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Koi vtc

ANNO VII N.RO 05
del 01/05/2012


P Pa ag g. . p ps si ic co ol lo og gi ic ca a
H Ha au ud dr re ey y E Ep pb bu ur rn n
L L U Uo ov vo o c co os sm mi ic co o
L Le e B Ba ac cc ch hi id de es s
I I L Li ib br ri i d di i T To ot t
N Ni ic co od de em ma at te e
M Mi in na a 3 3 p pa ar rt te e
I Il l t tu un nn ne el l d de el ll la a p pa au ur ra a
D Da a T To or rr re e d de el l L La ag go o P P. .
E El le em m. . d di i p pa ar re em mi io ol lo og gi ia a
M Mo om me en nt to o t te en ne er ro o
P Pa ag gi in na a m me ed di ic ca a
A An nt tr ro op po ol lo og gi ia a
P Pi ie et tr ro o M Ma as sc ca ag gn ni i
I Il l g gi io oc co o d d a az zz za ar rd do o
L La ad dy y C Ch ha at tt te er rl le ey y
E Er ro os s n ne ei i s se ec co ol li i
C Cr ri it ti ic ca a l le et tt te er ra ar ri ia a
C Co on nc co or rs so o d di i p po oe es si ia a
P Pr ro og ge et tt to o O On nl ly y I It ta al li ia a
P Pi ia at tt ti i t ti ip pi ic ci i
D Da al ll la a R Re ed d. . d di i B Be er rg ga am mo o
D De en nt tr ro o l la a s st to or ri ia a
I Il l p pe er rs s. .g gg gi io o d de el l m me es se e
I Im mm ma ag g. . d d a al lt tr ro o t te em mp po o
A Ai is so op po os s f fa av vo ol le e i in n n na ap p. .
D De e c co og gn no om mi in ne e d di is sp pu ut t. .
D De en nt tr ro o l la a c ci it tt t
L Le ev vi io or ra a - - P Pu ub bb bl li ic ci it t










LE PROBLEMATICHE ADOLESCENZIALI

I COMPORTANENTI A RISCHIO (parte prima)

L adolescenza una fase dello sviluppo che pone il soggetto nella
necessit di crescere, sia in seguito ai cambiamenti fisici legati alla
maturazione sessuale, sia per la nuova struttura cognitiva che si va
delineando. Ne consegue che il prioritario compito di sviluppo di que-
sta fase consiste nellelaborazione dei numerosi cambiamenti in corso
so, che evidenziano l avvio di un processo, che porter alla struttura-
zione dellidentit dellindividuo, attraverso elevati investimenti di energia.
Attualmente, questo processo di crescita risulta particolarmente impegnativo, per i
mutamenti repentini dellattuale realt sociale ed economica, che si va sempre pi
configurando come un fluire rapido, senza norme e punti di riferimento, che possano
aiutare il giovane a crescere in modo armonico ed equilibrato. La societ, di stampo
consumistico e il trionfo incontrastato delle tecnologie impongono ideali iperattivi, la
cui competitivit esige sempre il massimo. Non c tempo e bisogna fare in fretta,
cercando di arrivare per primi. Inoltre, nei giovani doggi, tipica lesigenza di unicit
e visibilit che li conduce a mettere in atto anche comportamenti di provocazione, o
comunque eccentrici, con lo scopo di anticipare ladultit.
1

Questo desiderio, apparentemente irrefrenabile, di rischiare a tutti i costi che
spesso gli adolescenti mostrano di avere, una manifestazione della loro naturale
attrazione per comportamenti spericolati, che hanno lo scopo di soddisfare questo
loro bisogno di vivere sensazioni, sempre pi nuove ed eccitanti, e di rafforzare
conseguentemente la percezione della propria identit.
Ci che motiva gli innumerevoli comportamenti di questo periodo del ciclo di
vita, la costruzione di una propria identit e la partecipazione alle relazioni sociali.
La scelta delle azioni, poi, spetta alladolescente, che sar influenzato non solo
dallambiente di appartenenza e dalle opportunit sociali, ma anche da variabili
personali, legate allo sviluppo delle capacit individuali. Va da s che sfida, im-
pulsivit e senso di invulnerabilit sono funzionali alla costruzione dellidentit e
diventano un fattore di rischio, allorquando si vanno a superare i limiti.
Lincremento dellassunzione di rischio e lacting out, si pu quindi dire che
appartengono al normale processo di sviluppo degli adolescenti, a patto che non
sfocino nelle cosiddette condotte rischiose
2
.
Secondo la prospettiva evolutiva, il rischio pu essere considerato appunto come
funzionale alla crescita: per sua natura, ladolescente sente la necessit di mettersi alla
prova, di rendersi visibile e di sperimentarsi . Quindi, per certi aspetti, il rischio non
solo negativo, ma presenta aspetti legati alla maturazione, alla necessit di diventare
autonomi ed indipendenti, esplorando le nuove capacit acquisite.
Durante ladolescenza il rischio continuamente ricercato, proprio perch indub-
biamente affascinante, attraente ed in grado di far superare sentimenti di paura, insi-
curezza e vergogna. A ci si sommano le esigenze di unicit, di sperimentazione e
dimostrazione di controllo su di s, che portano al continuo bisogno di compiere
azioni rischiose. In alcuni casi, tali azioni hanno valenza costruttiva, praticare sport
estremi, svolgere attivit motorie, lesprimersi in attivit artistiche, eccetera; in altri
possono assumere significati involutivi e distruttivi: luso di sostanze stupefacenti,
promiscuit sessuale, episodi di violenza, bullismo, ed altro
3
.
Franco Pastore


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1. PETTER, PROBLEMI PSICOLOGICI DELLA PREADOLESCENZA. ED. LA NUOVA ITALIA.
2. PIETROPOLLI CHARMET GUSTAVO; I NUOVI ADOLESCENTI; RAFFAELLO CORTINA EDITORE.
3. CARBONE TIRELLI L.; PUBERTA ED ADOLESCENZA; FRANCO ANGELI, 2006.





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Antropos in the world




















































LA DONNA NELLA STORIA
HAUDREY EPBURN a cura di Andropos



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Nacque a Bruxelles come Audrey Kathleen Ruston,
dall' inglese Joseph Anthony Ruston e dalla sua
seconda moglie, la baronessa Ella van Heemstra,
un' aristocratica olandese. Anni dopo, il padre
della Hepburn aggiunse il cognome della nonna
materna Kathleen Hepburn, a quello della fami-
glia, trasformandolo, cos, in Hepburn - Ruston.
Aveva due fratellastri, Arnoud Robert Alexander
e Ian Edgar Bruce,

che la madre ebbe dal suo primo
matrimonio con un nobile olandese, Hendrik Gustaaf Adolf
Quarles van Ufford. Tra i suoi avi, la famiglia della Hepburn
contava Edoardo III d'Inghilterra e James Hepburn, quarto
Conte di Bothwell, dal quale potrebbe essere discesa anche
Katharine Hepburn. Il lavoro del padre presso una compagnia
di assicurazioni britannica obblig la famiglia a frequenti spo-
stamenti tra il Belgio, il Regno Unito e i Paesi Bassi.
Nel 1935 i genitori della Hepburn divorziarono e suo padre,
simpatizzante del Nazismo, abbandon la famiglia. Pi tardi
l'attrice dichiar che quello fu il momento pi traumatico
della sua vita. Anni dopo, tramite la Croce Rossa, riusc a
ritrovare il padre che si era nel frattempo trasferito a Dublino.
Rimase in contatto con lui aiutandolo anche finanziariamente,
fino alla sua morte. Nel 1939, la madre si trasfer insieme ai
figli nella citt olandese di Arnhem ed in quella citt la
Hepburn frequent il Conservatorio dal 1939 al 1945, dove
studi danza. Ma quando nel 1940 i tedeschi invasero
Arnhem, la Hepburn cambi il suo nome in Edda van Heem-
stra, a causa del suono "inglese" considerato pericoloso, del
suo vero nome.
Verso il 1944 Audrey Hepburn era divenuta una ballerina
a tutti gli effetti. Partecipava a spettacoli organizzati in
segreto per la raccolta fondi a favore del movimento di
opposizione al nazismo. Anni dopo disse: Il miglior
pubblico che io abbia mai avuto non faceva il minimo rumore
alla fine dello spettacolo.
Dopo lo sbarco in Normandia delle forze alleate, la
situazione sotto gli occupanti nazisti peggior. Durante la
carestia dell'inverno 1944, la brutalit crebbe e i nazisti
confiscarono le limitate riserve di cibo e carburante della
popolazione olandese. Senza riscaldamento nelle case o cibo
da mangiare, la popolazione moriva di fame o di freddo nelle
strade e, per la malnutrizione, la Hepburn svilupp diversi
problemi di salute. L'impatto di quei tempi difficili avrebbe
condizionato i suoi valori per il resto della vita.
La sua carriera di attrice inizi con un documentario edu-
cativo: Nederlands in Sieben Lessen (L'olandese in 7 lezioni)
del 1948. Inizi poi a recitare in teatro in una serie di musical.
Il suo primo ruolo per il grande schermo arriv nel 1951, nel
film di produzione britannica One Wild Oat, cui segu una
serie di ruoli minori in diverse produzioni cinematografiche.
Durante le riprese di Vacanze a Montecarlo, nel 51, la scrit-
trice Colette, il cui romanzo Gigi era stato recentemente
trasformato in una commedia per Broadway, la scelse per
interpretare la parte della protagonista. La commedia riscosse
un discreto successo di critica. Le repliche a New York frut-
tarono alla Hepburn il premio Theatre World Award.

Il suo primo ruolo significativo nel cinema fu nel film
The Secret People, del 1952, nel quale interpretava una
talentuosa ballerina. Nello stesso anno, la Hepburn si sot-
topose a un provino per il nuovo film del regista statu-
nitense William Wyler, Vacanze romane. La Paramount
Pictures voleva l'attrice inglese Elizabeth Taylor per il ruolo
della protagonista ma, dopo aver visionato il provino della
Hepburn, Wyler si convinse ad assegnarle il ruolo princi-
pale, quello della Principessa Anna.
Come rubare un milione di dollari e vivere felici, del
1966, fu uno degli ultimi film di Wyler e il terzo ed ultimo
in cui l'attrice lavor con il regista che l'aveva diretta nel
1953 nel suo primo ruolo da protagonista. Nella commedia
poliziesca l'attrice, protagonista nel ruolo della figlia di un
eccentrico falsario, recit al fianco di Peter O'Toole e Eli
Wallach. Vincitrice di un Oscar, di tre Golden Globe, di un
Emmy, di un Grammy Award, di quattro BAFTA, di due
premi Tony e di tre David di Donatello, la Hepburn fu una
delle figure di spicco del cinema statunitense degli anni
cinquanta e sessanta. Nel corso della sua carriera lavor con
registi come Billy Wilder, George Cukor e Blake Edwards,
oltre che con attori del calibro di Gregory Peck, Humphrey
Bogart, Cary Grant, Rex Harrison e William Holden, e
divenne famosa grazie a ruoli come quello della Principessa
Anna in Vacanze romane (1953), interpretazione che le valse
l'Oscar come migliore attrice, di Holly Golightly in Cola-
zione da Tiffany (1961) e di Eliza Doolittle nel film musicale
My Fair Lady (1964). Altri importanti film cui prese parte
sono Sabrina (1954), Sciarada (1963) e Come rubare un
milione di dollari (1966).
Negli anni settanta e ottanta apparve sempre pi rara-
mente sul grande schermo, preferendo dedicarsi alla fa-
miglia. Nel 1988, fu nominata ambasciatrice dell'UNICEF e,
da quel momento fino alla sua morte, si dedic assidua-
mente al lavoro umanitario, in riconoscimento del quale, nel
92, ricevette la Medaglia presidenziale della libert (Presi-
dential Medal of Freedom) e nel 1993 il Premio umanitario
Jean Hersholt (Jean Hersholt Humanitarian Award).Audrey
Hepburn stata proclamata, nel 1999, la terza pi grande
attrice di sempre dall'American Film Institute, ed ha una sua
stella sull'Hollywood Walk of Fame, al 1652 di Vine Street.
Audrey Hepburn mor il 20 gennaio 1993 a Tolochenaz
(Svizzera), dove fu sepolta. Aveva 63 anni. Ad officiare il
funerale era il sacerdote Maurice Eindiguer che, trentanove
anni prima, aveva sposato la Hepburn e Ferrer.
Lo stesso anno della sua morte, il figlio Sean fond
l'Audrey Hepburn Children's Fund per favorire la scolariz-
zazione nei Paesi africani.
_______________________
Colazione da Tiffany:
http://www.youtube.com/watch?feature=player_detailpage&v=W2UYwZX6l64
La vie an rose:
http://www.youtube.com/watch?feature=player_detailpage&v=uGqq005nZTw
Vacanze romane:
http://www.youtube.com/watch?feature=player_detailpage&v=FNustequ1Nc
Riceve lOscar per Vacanze romane:
http://www.youtube.com/watch?feature=player_detailpage&v=p-vR7D21wqI






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MITOLOGIA GRECO-LATINA







































VESUVIOWEB.COM
Di Aniello Langella
1

Cultura, arte, ricerche di sapore antropologico,
sulla vasta area tra il vulcano ed il mare: La porta di
Capotorre Villa Angelica Le torri aragonesi Vico
Equense - Sorrento e Capri - I Funari La villanella
Diz.rio torrese Eros a Pompei La lenga turrese -
Santa Maria di Costantinopoli a Torre del Greco di A.
Langella- Lincendio vesuviano del 26 aprile del 72 Il
monastero della SS.Trinit di Vico Equense
Lincendio vesuviano dellaprile del 1872 Sopranno-
mi sarnesi di A. Mirabella Il Vesuvio e la sirena
Storie di lazzari e briganti.

Ed ancora: 29 - Pillole linguistiche napoletane - Mazza e
ppivezo La cantata dei pastori - Salvatore Argenziano - Na
Capuzzata - 30 Carlo Iandolo - Pillole Lingistiche Napoletane
- Cafone - Otto Storie Turrese - Aniello Langella - Polpo
Vesuviano - Lorenzo di Donato -

Novit di aprile-maggio:
Orazio Gentileschi - Pompei e la Villa dei Misteri
Simon Pocock Campania 1943. Paesaggi perduti
Aniello Langella Medicina a Ercolano
Salvatore Argenziano H a all
Aniello Langella Archeologiae storia a contrada Sora di Torre d.G.
www.vesuvioweb.com






Nella religione orfica, una storia mitica gre-
ca, racconta come dall'uovo d'argento, deposto
dalla Notte, nell'oscurit dell'Erebo e fecondato
da un soffio di vento del Nord, contenente il
cosmo, sia nato Eros.
Nel mito dei Pelasgi, popola-
zioni che hanno preceduto le popolazioni Elle-
niche in Grecia, si racconta la stessa storia in
modo particolareggiato. Qui la dea Eurinome,
emersa dal caos e fecondata dal serpente Ofione,
che depone l'uovo universale, per cui
quest'uovo, come quello cinese, un uovo di un
rettile mitico, forse il basilisco.
Nella religione taoista cinese, nel IV secolo
d.C., l'uovo cosmico viene descritto nel mito di
Pangu, il creatore del mondo, coadiuvato dalla
tartaruga, da Qilin, un drago con le corna, simile
ad una chimera, dalla Fenice e dal dragone.
Nella religione buddista zen giapponese al-
l'inizio vi era un uovo con dentro il caos, al
centro del quale vi era un seme creatore.
Nella religione celtica il cerchio vuoto si
chiama Oiw ed il centro dell'evoluzione cos-
mica, simboleggiato dal Sole. Per i celti si
chiama Glain, un uovo rossastro nato da un
rettile marino che depone uova sulla spiaggia.
Nei Bambara all'inizio vi era un uovo vuoto
che si riempie e si sviluppa a causa di un soffio
creativo dello Spirito.
Nel mito polinesiano Vari-Ma-Tetakere vive
in una noce di cocco cosmica.
Nell'antica religione egizia, la Fenice a de-
porre l'uovo, dal quale rinascer, ciclicamente,
essa che dotata di alito vitale dal quale nasce il
dio dell'aria Shu. Prossima a morire, poi, la
Fenice costruisce un nido a forma di uovo e l
brucia completamente, ma da questa combustio-
ne si genera un uovo, che il Sole fa germogliare.
L'uovo cosmico, un archetipo cosmogonico,
di cui si trovano, per la prima volta, i tratti
strutturali presso i Sumeri; quindi, dalla Meso-
potamia, nel 2.000 a.C., si diffuso in India,

nel 1.600 a.C., nella religione induista e nello
antico Egitto, nell'antica Grecia, con l'orfismo
nell'800 a.C., e nei Pelasgi con il pelagismo.
Tardivamente si diffuso anche in altre reli-
gioni orientali, occidentali e africane, come in
Cina, nel 400, nella mitologia della creazione
giapponese, nelle regioni europee celtiche e in
Africa presso i Bambara.
Nella religione induista, l'uovo cosmico,
detto Hiranyagarbha, viene descritto nei libri
Bhagavad Gita Upanishads come un nucleo
universale immerso nell'oscurit e dal quale il
Signore Brahma lo ha reso manifesto, per mezzo
dell'Aum, una sillaba che permette l'emissione
respiratoria e che nell'induismo rappresenta il
soffio vitale originale.


LUOVO COSMICO
a cura di Franco Pastore
1) A. Langella nato a Torre del Greco. Nel 1978, si laurea in Medicina e
Chirurgia alla Federico II di Napoli. In seguito, si specializza in Ortopedia e
Traumatologia a Padova ed in Riabilitazione a Trieste Assunto in Ente
Ospedaliero Monfalcone, nel 2000, fonda il Gruppo Archeologico del
Mandamento Isontino. Ha scritto numerose pubblicazioni scientifiche
e, da pi di 30 anni, studia Torre e il Vesuvio con amore e dedizione.


Antropos in the world




















































IL TEATRO COMICO ROMANO
La parola commedia tutta greca: , "comoda", infatti, composta da , "Kmos", corteo festivo e ,"od",
canto. Di qui il suo intimo legame con indica le antiche feste propiziatorie in onore delle divinit elleniche, con probabile
riferimento ai culti dionisiaci . Peraltro, anche i primi ludi scenici romani furono istituiti, secondo Tito Livio, per scongiurare
una pestilenza invocando il favore degli di. I padri della lingua italiana, per commedia intesero un componimento poetico che
comportasse un lieto fine, ed in uno stile che fosse a met strada fra la tragedia e l'elegia. Dante, infatti, intitol comeda il suo
poema e consider tragedia lEneide di Virgilio. La commedia assunse una sua struttura ed una sua autonomia durante le
fallofrie dionisiache e la prima gara teatrale fra autori comici si svolse ad Atene nel 486 a.C. In altre citt si erano sviluppate
forme di spettacolo burlesche, come le farse di Megara, composte di danze e scherzi. Spettacoli simili si svolgevano alla corte del
tiranno Gerone, in Sicilia, di cui purtroppo, non ci sono pervenuti i testi.
A Roma, prima che nascesse un teatro regolare, strutturato cio intorno a un nucleo narrativo e organizzato secondo i canoni
del teatro greco, esisteva gi una produzione comica locale recitata da attori non professionisti, di cui non resta tuttavia
documentazione scritta. Analogamente a quanto era accaduto nel VI secolo a.C. in Attica, anche le prime manifestazioni
teatrali romane nacquero in occasione di festivit che coincidevano con momenti rilevanti dellattivit agricola, come laratura,
la mietitura, la vendemmia.
PLAUTO: LE BACCHIDES (III sec. a.C.)

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Come la satura, anche la recitazione dellatellana pre-
letteraria fu prerogativa dei giovani romani. Essi, nel tenta-
tivo di soddisfare il loro desiderio di recitazione senza incor-
rere nelle pene previste dalla legge per un cittadino che si
dedicasse in forma professionale alla carriera dellattore,
diedero vita ad una forma teatrale per dilettanti, caratte-
rizzata da unaccesa oscenit e da una forte aggressivit
verbale, oltre che dalla ricorrenza di maschere fisse (per
esempio, Marcus, "lo sciocco", Pappus, "il vecchio avaro").
Latellana trov collocazione in coda alla rappresentazione
degli spettacoli teatrali regolari di tipo tragico, con il nome
di exodium Atellanicum. Il teatro comico regolare si svilupp
a Roma, insieme a quello tragico, a partire dalla seconda
met del III secolo a.C.: l'aspetto rilevante che di questa
produzione comica non sono sopravvissuti solo frammenti,
come nel caso della tragedia latina arcaica, ma un cospicuo
numero di opere che costituisce un'eccezionale documen-
tazione: ventuno commedie di Plauto e sei di Terenzio.
Titus Maccus Plautus, nacque a Sarsina, tra il 255 e il
250 a.C.; i tria nomina si usano per chi dotato di
cittadinanza romana, e non sappiamo se Plauto labbia mai
avuta. Un antichissimo codice di Plauto, il Palinsesto
Ambrosiano, rinvenuto ai primi dell800 dal cardinale
Angelo Mai, port migliore luce sulla questione. Il nome
completo del poeta tramandato nel Palinsesto si presenta
nella pi attendibile versione Titus Maccius Plautus; da
Maccius, per errore di divisione delle lettere, era uscito
fuori il tradizionale M. Accius . Plauto fu un autore di
enorme successo, immediato e postumo, e di grande
prolificit. Inoltre il mondo della scena, per sua natura,
conosce rifacimenti, interpolazioni, opere spurie. Sembra
che nel corso del II secolo circolassero qualcosa come
centotrenta commedie legate al nome di Plauto: non
sappiamo quante fossero autentiche, ma la cosa era ogget-
to di viva discussione. Nello stesso periodo, verso la met
del II secolo, cominci una sorta di attivit editoriale, che
fu determinante per il destino del testo di Plauto.
La grande comicit generata dalle commedie di Plauto
prodotta da unoculata scelta del lessico, un sapiente
utilizzo di espressioni e figure tratte dal quotidiano, e da
una fantasiosa ricerca di situazioni ad effetto comico.
La commedia: Siamo in Atene. Due giovanotti sono

innamorati di due meretrici, ma i loro genitori si oppon-
gono; in loro aiuto accorre il servo furbo che risolver la
situazione. Ad ingarbugliare maggiormente la vicenda in-
terviene il fatto che le sorelle hanno lo stesso nome:
Bacchide e ci diviene motivo di scontro tra i due giova-
notti, che credono di competere per la stessa donna.
Pistoclero, adulescens, all'inizio sembra impaurito da
quella che sembra un'iniziazione amorosa, poi inevita-
bilmente cede alle moine delle meretrici.
Mnesiloco, amico di Pistoclero, di ritorno da un
viaggio ad Efeso, per ritirare un pagamento da un
debitore del padre. Ha incaricato l'amico di ritrovargli la
donna di cui era innamorato, Bacchide. Crisalo, servo di
Mnesiloco e suo alleato, si scaglia contro il padre del suo
padrone e scatena la sua ira. Come tutti i servi della
commedia plautina, egli astuto ed al bisogno irriverente,
non si fa scoraggiare dalle difficolt e mantiene sempre
fisso il suo obiettivo, per il quale teme di diventare
"pellaccia da scudisciate" se scoperto dal suo antagonista.
Nicobulo, vecchio padre di Mnesiloco, si fa ingannare
con facilit dal servo del figlio; si fida eccessivamente di
Mnesiloco e mantiene sempre alta la sua statura morale,
non all'altezza, per, della sua credulit. Lido, pedagogo
di Pistoclero, sconcertato dal comportamento immorale
del suo allievo, che si intrattiene con delle meretrici, lo
ostacola nelle sue azioni ma non trova un alleato nel
padre del giovane.
Filosseno, il padre di Pistoclero pi accondiscenden-
te verso la vita amorosa del figlio, Cleomaco, classico
soldato sbruffone, uno degli ostacoli che si frappongono
tra Mnesiloco e Bacchide, della quale detiene la pro-
priet. Esige del denaro per rinunciarvi, e la ricerca dei
soldi da pagare al soldato sar il fulcro attorno al quale
ruota la commedia.
SINOSSI: La commedia si basa su uno dei classici
schemi della Palliata: due giovanotti sono innamorati di
due meretrici, ma i loro genitori si oppongono; in loro
aiuto accorre il servo furbo, che in un esilarante
susseguirsi di equivoci e comici scambi di battute,
induce i due anziani padri a consentire agli amori dei
figli.


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I GRANDI MISTERI
I LIBRI DI TOT
A cura di Andropos

Considerato l'inventore della scrittura e il custode
dei segreti dei movimenti del cielo, secondo l'antica
tradizione Egizia, a Thot venivano attribuiti vari
appellativi tra cui il pi famoso "Thot, Tre Volte
Grande", da cui deriva il nome in greco del dio
stesso, Ermete Trismegisto.
Figlio di Ra, di cui era anche consigliere, era il
dio della Luna, della sapienza, della scrittura, della
magia, della misura del tempo e della matematica e
geometria. Gli Egizi, che lo raffiguravano con la
testa di Ibis, il cui becco somiglia a una Luna
crescente, gli attribuivano anche l'invenzione del
calendario di 365 giorni. Il mistero che lo circonda
dovuto,soprattutto, ai libri che
avrebbe scritto e nascosto.
Ma quale potrebbe essere il na-
scondiglio di questi libri? E che
cosa vi sarebbe scritto? Secondo
i " Testi delle Piramidi ", il dio
Thot avrebbe trascritto i misteri
dei cieli in alcuni libri sacri, che
che poi avrebbe nascosto sulla Terra perch solo i
pi degni, tra le generazioni future, li trovassero.
Secondo alcune teorie sarebbero nascosti in una
camera segreta situata al di sotto della Sfinge, ma le
ricerche effettuate con le pi moderne tecnologie, sia
sotto che nell'area circostante il monumento, non
hanno ancora rivelato la presenza di cripte sotter-
ranee. Secondo altre teorie, invece, li avremmo
sempre avuti davanti agli occhi. Si tratterebbe
dell'intero complesso delle Piramidi di Giza e della
Sfinge che, se esaminato nell'insieme, sarebbe una
copia "terrena" di una situazione astronomica ben
precisa calcolabile grazie alla precessione deglequi-
nozi
1
.
I Libri di Thot sono dei mitici libri, 42 in tutto,
redatti dal dio egizio Thot e lasciati sulla terra, nei
quali si troverebbero i misteri dei cieli e predizioni
di eventi planetari futuri. Questi libri profetici sa-
rebbero stati nascosti in biblioteche egiziane segrete
ed ora risulterebbero dispersi.
Si racconta che Tolomeo II, antico sovrano egizio,
chiese al sommo sacerdote di consultarli.
.

Si narra del viaggio di Neferkaptah, un principe
egizio che, insieme alla sua famiglia, and alla
ricerca di quei libri; alla fine li trovarono e vennero
seppelliti con il principe alla sua morte.




Il racconto lo si troverebbe descritto in antichi
papiri.
Si trattava di una conoscenza infinita e coloro che la
padroneggiavano venivano indicati come "Capi della casa
dei libri". Solo i sacerdoti potevano consultare tali testi.
Sanconiatone affermava di averne avuto solo una parte in
suo possesso.
Gaston Maspero, uno storico dell'antico Egitto nei suoi
testi ne parla di frequente, indicando come Cheope ne fosse
alla ricerca.
2

__________________________________________________
1) La precessione degli equinozi un movimento dell'asse terrestre,
simile a quello di una trottola, che ne fa cambiare l'orientamento rispetto
alla sfera celeste. E una rotazione talmente lenta che, per compiere un
giro su se stesso, l'asse terrestre impiega quasi 26000 anni, durante i
quali la posizione delle stelle sulla sfera celeste cambia, per poi tornare
al punto di partenza.
2) Gaston Maspero; A. H. Sayce, History of Egypt: V. II p. 212,
Kessinger Publishing, 2003. ISBN 978-0-7661-2771-5






ARECHI II, il principe che ebbe la
sfortuna di trovarsi sulla strada di
Carlo Magno, al quale diede i suoi
figli in ostaggio, per conservare la
vita ed il principato di Salerno.
Autore del dramma: Franco Pastore
Richiedi il Dvd ad 5,00 pi le spese di spedizione a:
antropos@fastwebnet.it koinotes@antropos.eu


LACCADEMIA
INTERNAZIONALE
FRANCESCO PETRARCA
INDICE ED ORGANIZZA
PER GLI OVER 16 RESIDENTI IN QUALSIASI PARTE DEL MONDO,
IL MARCO AURELIO IN CAMPIDOGLIO
CONCORSO che SCADE INDEROGABILE il MAGGIO 2012.
QUOTA DI ISCRIZIONE 5/00(CINQUE/00) DA TRASMETTERE IN
CONTANTI ED IN BUSTA CHIUSA, INSERITI NELLO STESSO PLICO
R/R DELLINVIO LAVORO.
PATROCINI:
STATO ITALIANO, REGIONE LAZIO, PROVINCIA DI VITERBO,
CASA DELLA LETTERATURA, COMUNE DI CAPRANICA,
ASSESSORATO COMUNI DI EUROPA, BENI CULTURALI,
ARCHIVIO STORICO ITALIA.
SEGRETERIA CONCORSO MARCO AURELIO IN CAMPIDOGLIO
LA ACCADEMIA FRANCESCO PETRARCA, VIA DEI Monti.
Tel segreteria: 0761678264 3385909435
IL CONCORSO E APERTO A QUALSIASI LAVORO
ARTISTICO /LETTERARIO/MUSICALE/TEATRALE
SENZA LIMITI DI ESPRESSIONE O CREATIVITA

e.mail goodcatullo@yahoo.it - francescopetrarca_vt@libero.it



Antropos in the world



















































NICODEMATE
LA GUERRA DEI PRONOMI PERSONALI
di Renato Nicodemo









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Sig. Rossi, stia zitta!
Ella un imbecille!
Diamoci del lui
Caro tu, diamoci del lei.
Caro lei, mi dia del voi.
Per cortesia non datemi del lei.
Mi dia del lei! Ha capito? Mi dia del lei! (Togliatti
ad un avversario politico che lo attaccava
rivolgendogli del tu)
Possiamo darci del tu? chiese un cronista del
Corriere al neo Direttore Spadolini il quale rispose:
Faccia lei.
Un signore al quale fu fatta la medesima proposta
da chi voleva far valere che si conoscevano ormai da
diverso tempo, rispose: E vero, la conosco ab-
bastanza ed per questo che preferisco che conti-
nuiamo a darci del lei.
Sembra essere tornato di attualit il dibattito sugli
allocutivi, su quei pronomi cio che usiamo quando
ci rivolgiamo direttamente, a voce o per iscritto, a
qualcuno.
Litaliano di oggi usa, per il singolare, il tu, come
forma confidenziale, ed il lei, come forma di cortesia
e di rispetto o, meno usate, anche voi ed ella.
1

Al plurale si usa il voi, sia come forma confidenziale
che di rispetto e il loro come forma di rispetto e di
cortesia. Lo stesso meccanismo esiste in molte altre
lingue. In Francia si d il tu nei rapporti amichevoli e
il voi (vous) in quelli formali.
In Spagna si ricorre al lei (usted che contra-
zione vuestra merced: vostra grazia ), cos come in
Portogallo.
In Germania si usa il lei (sie) sempre, finanche
negli spot pubblicitari e tra vecchi colleghi dufficio.
Anni fa un cantante fu processato per aver dato del tu
a un poliziotto che intendeva multarlo! Qui esiste
anche il cosidetto sie amburghese che consiste nel
chiamare in molti uffici gli impiegati col nome
preceduto appunto dal sie. Ci dicono che lunica
libert i tedeschi se la concedono nei giorni di
Carnevale, quando si ubriacano tutti insieme. Ed
allora capo uffici e fattorini si ritrovano a darsi del tu.
Il problema non riguarda linglese dove - a parte
il his/her honor o il his/her majesty da usare quando
occorre e sempre che non si voglia usare linglese
antico nel quale esisteva il thou (scomparso dal


XVII-XVIII secolo perch inizi ad acquisire un
valore spregiativo) - il celeberrimo you ( che
corrisponde al voi e non, come molti erroneamente
credono, al tu e che uguale per il singolare e il
plurale) risolve tutto.
Essi hanno, invece un altro tipo di problema,
quello cio delluso del nome o del cognome.
Cosicch mentre da noi , ad esempio, si chiede Ti
posso dare del tu?, in Inghilterra si chiede Posso
chiamarti per nome?.
Il tu e il voi - si sa - sono di origine latina e
sono stati usati da sempre. Nella Roma repubblicana
esisteva il solo tu, in quella cesarea comparve il voi
. Nel Medioevo il voi fu rivolto ad una singola per-
sona gerarchicamente superiore la quale, a sua
volta, si rivolgeva col tu a quella inferiore (uso
asimmetrico: segni/semantica del potere).
La tradizione rimasta in alcune isole dialettali
dellItalia centrale e meridionale, soprattutto nel
napoletano. Qui si dava anche ai genitori , ai nonni,
agli ecclesiastici, tra fidanzati
2
e tra marito e mo-
glie. Viene ancora usato dai doppiatori cinemato-
grafici e nei romanzi gialli. (continua)
____________

1. Cf TRIFONE-PALERMO,Grammatica italiana di base,
Milano 2007.
2. scurnusi ci parlavamu cu vuoi,da Na voce dinta a nuttata.
3. Renato Nicodemo: nato a Laurito, laureato in Pedagogia
e Diri-gente scolastico in pensione. Abilitato per
linsegnamento delle lettere, autore di articoli
pedagogicodidattici, di legislazione scolastica e no-terelle.
Appassionato di studi mariani, cura la pagina mariana di
alcune riviste cattoliche. Ha al suo attivo numerose
pubblicazioni; qui di seguito alcuni titoli: La Vergine nel
Corano, La Vergine nella Divina Commedia, Antologia
mariana, Umile ed Alta, Il bel paese, I nuovi programmi
della scuola elementare, Verso i nuovi Orienta-menti ed
altro.


Ella un
imbecille!
Diamoci del
lui


- 7 -


Antropos in the world


















































OMAGGIO AD UN GRANDISSIMO ARTISTA - A cura di Andropos

MINA (parte terza)

Il 18 aprile 1963 nasce a Milano, alla Clinica Mangia-
galli, il suo primo figlio Massimiliano, (ora arrangiatore e
produttore discografico) chiamato affettuosamente "Paciu-
ghino". La maternit le causa la "quarantena" da parte della
Televisione di Stato, mentre una fetta della stampa continua
ad additarla come peccatrice pubblica. Nulla per riesce a
rovinare la serenit di Mina, che ha voluto, senza porsi
alcun dubbio, tenere il proprio figlio "illegittimo". La
maggior parte del pubblico le dimostra comunque affetto e,
quando fa il suo rientro alla Bussola di Focette in Versilia,
con alcuni concerti nell'agosto di quello stesso anno, il
successo sar enorme. Durante tutto il 1963, le uniche
apparizioni della cantante sul piccolo schermo sono alcuni
caroselli dell'Industria Italiana della Birra girati alla fine del
1962, e messi in onda da aprile ad agosto. Oltre alla mera
nota biografica, la vicenda di Mina ha contribuito ad una
vera e propria evoluzione nel costume italiano: di fatto il
pubblico non manc di esprimere la propria solidariet,
chiedendo ed aspettando il suo ritorno alle scene.
Dopo il successo estivo di Stessa spiaggia stesso mare ,
nell'ottobre 1963 la Italdisc fa uscire un omonimo album e
un 45 giri contenente un piacevole twist dal titolo Vulcano,
ma Mina gi passata alla Ri-Fi, fino ad allora media
etichetta discografica, nonch l'unica a darle fiducia in
questo periodo di ostracismo. Nel dicembre 1963 esce un
disco tris composto da Citt vuota (It's a Lonely Town)/
inutile/Valentino vale: il 45 giri, grazie a Citt vuota, una
delle sue pi celebri canzoni, scala immediatamente la hit-
parade arrivando alla posizione numero 1 nell'aprile dell'an-
no successivo. Dopo la nascita di Massimiliano, la storia
d'amore con Pani entra in crisi. Ricorda Corrado: Era
fatale che finisse cos, io lavoravo molto, lei quasi pi di
me. Eravamo costretti a vederci raramente. Il momento ma-
gico si era spento. Mina inoltre, aveva conosciuto Martelli,
cos io mi ritirai. Con Augusto Martelli Mina visse fino
alla fine degli anni sessanta.
Il 10 gennaio 1964 Mina ritorna ufficialmente in tele-
visione nel programma di Mike Bongiorno La fiera dei
sogni, dove presenta Citt vuota ed inutile. Tre mesi
dopo partecipa nuovamente al programma lanciando
l'uomo per me, con cui riconferma la sua leadership in hit-
parade. Il 2 maggio la RAI manda in onda Alla ribalta 2 -
Speciale per Mina, dove la cantante propone Prendi una
matita, Munasterio 'e Santa Chiara e il nuovo successo
l'uomo per me. Poi esegue una fantasia di successi di
Gigliola Cinquetti, Rita Pavone e Ornella Vanoni, le colle-
ghe pi popolari del momento. Allo show parteciparono
ospiti come Adriano Celentano, Johnny Dorelli, Gorni
Kramer, Lelio Luttazzi, Ugo Tognazzi, e altri. Alla fine del
mese esce il nuovo 45 giri Un buco nella sabbia, un brano
a tematica balneare, che ricalca lo stile della Mina prima
maniera e che ottiene uno straordinario successo in
Giappone: Suna ni kieta namida, la versione in lingua,
giunger al primo posto in classifica. Alla fine del-
l'anno Mina verr eletta migliore artista
internazionale proprio in Giappone.
Un buco nella sabbia viene cantato
dal vivo assieme a l'uomo per
me nel programma di fine estate
Teatro 10, diretto da Antonello
Falqui e con Lelio Luttazzi. Gli ap-
plausi scroscianti del Teatro delle Vit-
torie dimostrano l'affetto e il sostegno del pubblico nei
confronti di Mina, ormai definitivamente riesplosa dopo
lo "scandalo".
Il 45 giri Un anno d'amore, del 1965, costituisce il suo
personale record di permanenza in classifica con sedici
settimane consecutive al numero 1 dell'hit-parade. In
settembre esce l'ennesimo 45 giri di successo, che
comprende le canzoni Io sono quel che sono e Tu farai,
presentate nel programma tv Il macchiettaro. Sempre nel
65, Falqui riporta Mina in tv come conduttrice di Studio
Uno. La formula pi o meno la stessa precedentemente
utilizzata: in ogni puntata Mina esegue brani del proprio
repertorio. A luglio di quellanno partecipa alla Mostra
Internazionale di Musica Leggera di Venezia con la sua
canzone per l'estate L'ultima occasione, gi cantata senza
successo da Tony Del Monaco (che la scrisse assieme a
Jimmy Fontana), e in seguito ripresa da Tom Jones. In
autunno partecipa a due puntate de La prova del nove,
dove fra l'altro ripropone il successo Due note
nuovamente arrangiato dal maestro Gianni Ferrio. La
sigla finale de La prova del nove la gi citata Ora o
mai pi, ennesimo 45 giri che scala i vertici dell'hit-
parade. Verr anche incluso come brano d'apertura nella
raccolta Mina & Gaber: un'ora con loro, realizzata dalla
Ri-Fi con le incisioni pi recenti dei due artisti e amici,
all'epoca compagni di scuderia.
Dopo il clamoroso esito dell'anno precedente, nel 1966
Mina viene riconfermata come conduttrice di Studio
Uno. Inizialmente, lo show prevede dodici puntate, tutte
con Mina. Ma la cantante non sembra intenzionata a
prendere un impegno del genere per un tempo cos
lungo, quindi la trasmissione viene divisa in quattro cicli
da cinque puntate ciascuno. Ogni ciclo comprende una
primadonna diversa: nei primi tre appaiono rispettiva-
mente Sandra Milo, Ornella Vanoni e Rita Pavone;
nell'ultimo la primadonna Mina. L'accoglienza
talmente trionfale che si decider per i programmi
successivi, di scegliere unicamente Mina.
(continua)

_________________________________________________________________________
Buon Natale da Studio Uno 1961:
http://www.youtube.com/watch?feature=player_detailpage&v=i1swX9hmKDY
Un anno damore:
http://www.youtube.com/watch?feature=player_detailpage&v=3SmA7x7AQl4
E luomo per me:
http://www.youtube.com/watch?feature=player_detailpage&v=1vzwC3LYA-A




Antropos in the world



















































IL RACCONTO DEL MESE: Di Franco Pastore
IL CORAGGIO DELLA VERITA( parte 4
a
-)
Il tunnel della paura
Gli uomini temono il pensiero pi di qualsiasi cosa al mondo al mondo, pi della rovina, pi della stessa morte. Il pensiero rivoluzione e terribile e non bada ai
privilegi, a istituzioni stabilite ed alle abitudini confortevoli. Il pensiero senza lergge, indipendente da qualsivoglia autorit ed incurante della saggezza dellet. IL
pensiero pu contemplare labisso e non aver timore. BERTRAND RUSSEL



- 8 -

Quellavvenimento di cruda violenza simpresse nel-
la mia memoria come un marchio doloroso ed infaman-
te, che mi trascin allinterno di un tunnel senza uscite e
cominci linferno.
La mia ragione si abbarbic ad un sentimento
di stupida vergogna, nutrita da una incommen-
surabile paura, che popol le mie notti di
ninja e di fantasmi, che continuarono
a torturarmi allinfinito. Ma laspetto
pi deleterio di tutta la faccenda fu il
castello di congetture contrastanti ed
assurde che iniziarono a condurmi
alla follia: Come avrei potuto denun-
ciare i miei torturatori, senza generare
il sospetto di aver creato quella cosa,
per tirarmi fuori dalla mia prigionia? Tra laltro, sicura-
mente qualcuno avrebbe insanamente pensato che quella
barbara violazione sul mio corpo poteva essermi piaciuta.
Fu cos che il mio pensiero dilag in un mare di
congetture, che mi spinsero a non denunciare laccaduto,
ed a soffocare tutto ci che in me cra di umano.
Linconscio, dicendola con Freud, fece il resto, lavo-
rando a mia insaputa sul mio carattere e distruggendo a
poco a poco la mia personalit.
Del resto, il fine che si voleva raggiungere era ap-
punto quello di far tacere il mio io, uccidendo con la
dignit, la possibilit di ogni iniziativa futura, mentre
lincertezza ed il timore avrebbero minato, per sempre, la
mia credibilit.
Come un castello di sabbia, il microcosmo della mia
esistenza si sgretol miseramente, portando con s il
rapporto con i miei figli, la mia vita coniugale, la mia vita
relazionale ed il mio lavoro.
Iniziai cos a considerarmi un malato in una lenta
convalescenza, senza sapere che quella in sostanza era
unagonia.
Una sorta di schizofrenia paranoide, tra laltro cau-
sata da fatti reali e non fantasie, fece abortire tutti i tenta-
tivi di una confessione liberatoria.
E poi, chi avrei potuto denunciare? Chi avrebbe cre-
duto alla obbiettivit dei fatti, dal momento che non
conoscevo nemmeno i volti dei miei assalitori? Erano
domande cui non potevo rispondere.
No, dovevo tacere, poich io stesso, al solo pensiero
di quella notte, dovevo trattenere il respiro, e rimanere in
apnea per il terrore di "affogare", e soccombere cos in
un oceano di dolore.
Da subito, mi prese unansia, irrazionale ed ossessiva,
che altri, al solo guardarmi, potessero capire quanto mi
era accaduto e lanciarsi in ingiurie beffarde. O
che i miei stessi aguzzini potessero diffondere l'infor-
mazione per coprirmi di "vergogna", sminuendo la mia
credibilit nelle successive vertenze giudiziarie. Per non
parlare del timore che se si fosse saputo, i rapporti con
amici ed amiche sarebbero stati irrimediabilmente
condizionati dalla compassione e ci sarebbe stato
insopportabile. Cos, lentamente, divenni il demone pi
pericoloso di quellinferno virtuale che mi ero costruito,
in cui il mio io viveva compunto dalla paura e da una
mascolinit umiliata, come se lesser maschio potesse
dipendere dalla occasionalit, piuttosto che da una precisa
condizione genetica e di pensiero.
Quante donne stuprate, continuano la loro missione di
mogli e di madri, sostituendo alla umiliazione ed alla
rabbia, lamore e loperativit? Oggi son donne combat-
tive, che non hanno permesso che la loro vita fosse di-
strutta dallignobile cattiveria della feccia umana, dando
esempio di coraggio e di forza danimo.
Fu questa considerazione che mi spinse a mettere la
mia esperienza su carta e lanciarla sul web.
Si, ho scritto e quanto ho scritto! Comunque, sempre
meglio che rimuginare vendette o architettare il proprio
suicidio! Solo una cosa non riesco ancora oggi a spie-
garmi: non ho mai pianto, nemmeno una piccola lacri-
muccia liberatoria! E si che mavrebbe fatto bene, to-
gliendomi quella cappa di tristezza che ti fa pi male di
unangina pectoris.
Ma forse, per piangere si ha bisogno di un grembo
damore che ti accolga, di un rifugio spirituale che ti
solletichi quellessere uomo tra gli uomini, e ti ricordi
che lamore la medicina pi grande, in tutte le
vicissitudini ed avversit.
Purtroppo certi uomini sono soli e la solitudine ti
snatura, ti indurisce a tal punto che non c pi spazio per
le lacrime, n possibilit di liberazione. E poi, Cristo ha
forse pianto sulla Croce? Quando il dolore troppo forte,
non si piange, si geme.
Mai avrei pensato che leducazione militare e la pre-
parazione psicologia, prerogativa della mia professione,
nella possibilit di essere feriti o menomati o torturati in
balia del nemico, mi sarebbe servita in patria, a pochi
chilometri dalla mia famiglia e dalla mia casa.
Ho sempre creduto che tutte le ferite si possono
rimarginare, ed ho sempre saputo che ogni ferita lascia
comunque una cicatrice, che ti segna in maniera tanto pi
evidente, quanto pi essa profonda. Non so se quella
ferita, oggi, sia perfettamente cicatrizzata. Forse lo
appena un po' di pi, grazie a questa mia confessione,




- 9 -


Antropos in the world

















































Improvvisamente fui "solo" con le loro presenze,
come se una nebbia temporale mi separasse dai miei
compagni di passeggiata.
Mi sentii come preso da mistico dialogo con quei
poveri ragazzi, che mi parlavano tutti assieme, bench
riuscissi a distinguere e a capire ogni singola voce. E
fu come se quella folla di fantasmi, compresi i miei
compagni di reparto morti con loro, mi dicessero che,
in fondo, non mi ero impegnato a sufficienza, in
quegli anni, perch3 sulla loro morte splendesse la
luce della verit e della giustizia. Da solo, in silenzio,
sul fondo del mausoleo, che guarda verso il mare,
rimaneva il volto del loro assassino, un volto triste,
carico del peso di quelle morti. E fu come se intuissi
che anche lui aveva bisogno di quell'impegno che mi
veniva richiesto per la Verit e la Giustizia. Avevo
compreso il messaggio: dovevo far si che la verit
emergesse dalla nebbia dellomert.
La voce giocosa di Sasha, che sinerpicava sulle
rocce accanto al mausoleo, mi riport alla realt, tra i
miei amici. In quel momento era iniziato il processo
di cicatrizzazione della mia ferita.
(continua)

che mi costata un turbamento indicibile. Del resto, col
fuoco che si cauterizzano molte ferite e quindi, senza il
dolore della sviscerazione del mio problema avrei
rischiato la cancrena. Nei primi giorni successivi
alla mia scarce-
razione,raggiun
si, come avevo
promesso, gli
amici della Co-
munit Eccle-
siale, nella Oasi
del Sacro Cuo-
re di Calci, sot-
to il Monte Ser-
ra. Avevo svolto la meditazione sulla Incarnazione di
Cristo con una inconfessata angoscia. Al pomeriggio,
andammo tutti insieme a fare una passeggiata verso la
cima del monte.
Ci ritrovammo di fronte al mausoleo che ricordava i
ragazzi della Marina Militare, morti, nel 1977, assieme al
loro ufficiale accompagnatore, agli uomini dell'equi-
paggio ed al loro boia.



NOTERELLA DI RENATO NICODEMO
LA LEGGE
(1)


- La legge legge!
- E con ci? E poi in Italia la legge come lonore delle puttane (Malaparte).
- La legge uguale per tutti!
- Ma stai esagerando! Dimentichi che vi sono persone pi uguali delle altre!
- Tutti gli Stati hanno le leggi.
- E noi ne abbiamo una serqua: Corruptissima Repubblica plurimae leges! (Tacito) Abbiamo persino
leggi per interpretare altre leggi!!!
- Ma tu, le leggi, le vuoi o no?
- Si, le voglio, a condizione che, come avviene a Brobdingnag
2
, ognuna abbia un numero di parole non
superiore a quello delle lettere dellalfabeto, perch le lunghe leggi sono calamit pubbliche ( Saint.Jkust)
e che siano formulate in termini cos chiari e semplici da non potervi scoprire pi duna interpretazione,
in quanto sappiamo che mai poeta ha interpretato la na-
tura cos liberamente, come un giurista la realt (Girau-
doux). Scrivere, perci, un commento sopra una qualsia-
si legge, dovrebbe essere considerato un delitto capitale.
- Anche noi,a voler essere obiettivi, abbiamo delle buone-
ne leggi.
- A parte il fatto che in Italia, come disse il Poeta, le
leggi son, ma chi pon mano ad esse? , queste, circa
225.000 in vigore, sono cos buone da permettere di fare
tutto ed il contrario di tutto legalmente: solo que-
stione di forza e di onorario.

_____________
1) Renato Nicodemo, Il Bel Paese o dellItalia capovolta (Noterelle) Collana Verso il futuro, Editrice Menna Avellino 1988, pag.56- 57.
2) J. Swift, I viaggi di Gulliver Mondadori Mi. 1982, p.299.


...se fa tutto e il
contrario de tutto...
solo
questione de
sordi!...
Paul


Antropos in the world



















































- 10 -















































ot ko kok - Asopo, premessa
(I Beni e i Mali)
I Beni
erano troppo deboli
per difendersi
e i mali li cacciarono via.
Chiesero aiuto a Zeus,
che consigli di scendere
In aiuto degli uomini
uno alla volta.
Ecco perch i mali
che dimorano con gli uomini
arrivano subito;
mentre i beni,
dovendo scendere dal cielo
arrivano con molta lentezza
e non si ottengono
rapidamente.

_____________________________________________
Lexicon necessarium:
Puttte triunf: riusc ad avere la meglio.
Vatita ammuina: non dovete agitarvi.
Te va stuorte: quando tutto ti va male.
Scirte: sorte, destino.

(Da Asopos, favole in napoletano di F. Pastore)

STRANEZZE E PINZILLACCHERE

Per Pasolini, lItalia era un paese meraviglio-
so, prima che il consumismo desse lavvio al geno-
cidio delle culture. E che il potere in ogni modo ci
manipola: chi sta in alto ha sempre ragione, la
logica del pi forte; di qui la corsa ad appartenere
alla lite dei forti, parolai ed inconcludenti. Al
popolo? Alla popolo non rimane che ledonismo del
consumo quando pu. Non cambiato nulla!
Secondo uno studio australiano, le donne che
non hanno figli presentano livelli di salute generale,
di benessere mentale, di vitalit e di socialit
inferiori rispetto alle coetanee con figli. Le donne
senza figli invece sembra abbiano un livello di
benessere fisico maggiore.
In caso di gengivite consigliabile consumare
verdure a foglie, agrumi, ribes e peperoni rossi
perch sono ricchi di vitamina C e flavonoidi,
necessari per impedire che le gengive sanguinino e
si gonfino.




O BBNE E O MMLE

Proprie pecch o bbne bbne
o mmle puttte triunf
e mmiza nnuje rimanttere cc.
Allora Giove,
ca teneve e pplle,
dictte: - Nu vvata ammuin!
Scennte ncoppa terra uno a vta,
si vuie allmme o vult aiut -.
Ecco pecch o mmle
vene sbbete, chilammurte!
O bbene, invece, vene chinu chiane,
quanne proprie tutte te va sturte,
nu poche pe te d curgge,
nu poche pe farte suppurt
sta mala scirte.

______________
Fabula docet ( )
O mmale sta, a ognuno, arrte a porta.
Sule fsse soffrene e meno.
Quanne si mmurte, o mmle te cache o cazze.








Il cioccolato viene usato come ingrediente di
molti cosmetici e prodotti per il corpo perch
contiene polifenoli e bioflavoni che proteggono
dalle aggressioni esterne e contribuiscono a
rallentare il processo di invecchiamento cellulare,
ma anche proteine, sali minerali e vitamine, dalle
propriet nutritive, emollienti ed elasticizzati.
Per Ungaretti occorrerebbe andare alla riscoper-
ta primordiale dellinnocenza e della natura, per-
ch in tal modo lindividuo pu sentirsi una
docile fibra delluniverso". Altro valore ungarettia-
no il sentimento del tempo, che, col fluire rapi-
do delle cose produce, per contrasto, la nostalgia
del passato ed un pi tenace attaccamento alla vita.
Anche i grissini fanno ingrassare: a parit di pe-
so i grissini, contengono meno acqua del pane, ma
hanno quasi il doppio di calorie.
Carenza di vitamina C? In 4 settimane: astenia,
problemi alle gengive e dolori alle articolazioni.

AISOPOS ET PHAEDRUS IN NAPOLETANO




- 11 -

Antropos in the world















































DALLA REDAZIONE DI TORRE DEL LAGO PUCCINI - A cura di Silvestri Pastore Cesare

TORRE DEL LAGO ED IL MAESTRO PUCCINI























Fu nel 1891, che Giacomo Puccini arriv la prima
volta a Torre del Lago, dopo avere vissuto per sva-
riati anni in case d'affitto.
Dopo i successi di Manon Lescaut e della Boh-
me, dal 1893 al 1896, sui resti di un'antica torre che
gi dava il nome al luogo, fece costruire la sua villa.
Collaborarono alla costruzione ed alla decora-
zione della casa l'ing. Leone Puccinelli di Lucca, i
pittori Plinio Nomellini, Luigi de Servi e Ferruccio
Pagni . Le pareti dello studio all'inizio furono affre-
scate con allegorie delle ore da Plinio Nomellini. Ma
nel 1908, essendosi deteriorati a causa dell'umido gli
affreschi, Puccini scelse l'attuale decorazione
floreale e il camino ricoperto da piastrelle pro-
venienti dalle Manifatture Arte della Ceramica di
Borgo San Lorenzo di Galileo Chini.
Successivamente, ottenne dal marchese Carlo
Ginori, proprietario del lago, di interrare la parte
prospiciente alla villa per ricavarne il giardino e la
strada al di l della cancellata. La casa, elegante e
sobria, era dotata di tutte le comodit, dai termo-
sifoni al telefono.
Puccini amava risiedere a Torre del Lago, dove
gli era consentito andare a caccia e godere della
tranquillit necessaria per il suo lavoro, tanto che A
Torre del Lago compose gran parte delle sue opere:
come la Manon Lescaut, La Bohme,la Tosca, la
Madama Butterfly, La Fanciulla del West, La
Rondine e Il Trittico.
Il Maestro componeva soprattutto durante la notte
Quando poteva, andava a caccia e questa attivit gli
era molto facile data la posizione della casa. Davanti
alla cancellata teneva le barche, ed il lago e il padule
erano il dominio suo e dei suoi amici cacciatori.
Puccini facevano la vita semplice di una famiglia
borghese: la casa era frequentata da persone di tutte
le condizioni sociali. I pescatori e i cacciatori di
Torre del Lago erano compagni abituali del Mae-
stro.
Furono amici suoi anche alcuni pittori che abita-
vano a Torre del Lago, come Ferruccio Pagni, Fran-
cesco Fanelli, Plinio Nomellini e altri che fre-
quentavano l'amena localit lacustre, come Leonetto
Cappiello, i fratelli Tommasi, Raffaello Gambogi e
la moglie, la pittrice finlandese Elin Danielson.
Inoltre il marchese Ginori, i conti della Gherardesca,
il duca Salviati, la famiglia Orlando e il poeta Gio-
vanni Pascoli furono amici del Maestro.


Nel 1921 Puccini lasci
Torre del Lago divenuta
invivibile a causa di una
torbiera costruita a pochi
metri dalla Villa, e si
trasfer a Viareggio dove
si era fatto costruire una
nuova villa, nel nuovo
quartiere del Marco Polo,
dove visse sino al 1924,
anno della sua morte.
Dopo la morte del padre,
Antonio Puccini, unico fi-
glio del Maestro, fece costruire all'interno della villa
di Torre del Lago la cappella, dove il 29 novembre
1926 fu trasportata la salma di Puccini. In seguito vi
trovarono sepoltura i familiari.
La cappella, opera dell'ing. Vincenzo Pilotti e di
Adolfo De Carolis, contiene sculture di Antonio Ma-
raini e di adolfo De Carolis, la vetrata sopra l'altare e
il mosaico.


.



P R E M I O L E T T E R A R I O E U RO P E O
___________
Col Patrocinio di Provincia di Massa Carrara
Comune di Massa LAssociazione Culturale
Versilia Club, al fine di valorizzare le bellezze
paesaggi-stiche di questa zona apuana, felicemente
situata a confine fra le Regioni di Liguria e Toscana,
organizza e indce la sesta edizione 2012 del Premio
Letterario Europeo intitolato:

Massa, citt fiabesca
di mare e di marmo

Il Premio aperto a tutti coloro che amano scrivere e si
articola in cinque Sezioni:
Prima Sezione A) Poesia a tema libero, edita o ine-
dita, massimo due Poesie.
Seconda Sezione B) Libro di Poesie edito , pubbli-
cato negli ultimi dieci anni.
Terza Sezione C) Un Racconto,max. cento parole.
Quarta Sezione D) Libro di Narrativa edito.
Quinta Sezione E) Poesia in dialetto.
Per INFO e dettagli, chiedere al Coordinatore respon-
sabile del Premio, prof. Giuliano Lazzarotti, tel.:
0585/807912 cell. 338-6304153.
email: info@premiopoesiamassa.it - versiliaclub@libero.it
sito web: www.premiopoesiamassa.it


Antropos in the world




















































PROVERBI, DETTI E MODI DI DIRE
OVVERO, ELEMENTI DI PAREMIOLOGIA




- 12 -


Sirica Dora
A chillu santo ca nun fa bene nun cerc n
quanno va', n quanno vne.
'A cera se strje e 'a prucessione nun cammi-
na.
Accussi va o munno: chi nta e chi va a fn-
no.
Esplicatio: E' perfettamente inutile rivolgersi a
persone che non possono o non vogliono aiutarti.
Quando si indugia troppo in una impresa, si perde
del tempo inutilmente. In questo mondo c' sempre
chi emerge e chi va a fondo.
Implicanze semantiche:

STRUJE: presente indicativo del verbo intr. strujere.
Significati: consumare, portare alla consunzione; in for-




ma riflessiva: struggersi, consumarsi per qual-
cosa. Fraseologia: stammr
e
m
e
struj
e
.
Etim.: dal latino de.struere.
MUNNO: sost. masch., mondo. Etim.: dal-
lacc. lat. mundu-m, con evoluz. del gruppo
nd>nn; come onda in onna.
FUNNO: agg. e sost., fondo, la parte estrema,
profondo; ma anche inteso come porzione di terreno agricolo.
Etimologia: dallacc. del sost. lat. fundu-m. Da esso, la forma
avverbiale nfunno: in profondit.
IN POESIA:
Culo ncerato, culo chiatto e tunno,
tuosto comm'a nu marmulo rasato,
ca doppo ciento vote maniato
tu si' ssempre o chi tuosto 'e tutt' 'o munno...
muntagna ' sfizio senza funno,[]



IN TEMA DI PARAMIOLOGIA LETTERARIA a cura di Andropos
La paremiologia, dal greco tooio (proverbio,
detto), la scienza che studia i proverbi, i modi di dire ed
ogni frase che ha il fine di trasmettere la conoscenza
basata sull'esperienza.
La paremiologia comparativa studia nei proverbi
differenti linguaggi e culture. Essa si occupa dei proverbi,
delle informazioni accumulate in moltissimi anni di storia.
Queste informazioni possono in genere essere di:
sociologia meteorologia,, gastronomia, storia, , zoologia,
linguistica, religione, agronomia.
In letteratura, la Paremiologia trova largo impiego, sia
per evidenziare situazioni, sia per delineare usi e costumi
di un territorio. Il Verga ce ne d un gustoso esempio, ne I
MALAVOGLIA:
- Lasino bisogna attaccarlo dove vuole il padrone.
- Il non lavorare ammazza pi di qualunque fatica.
- Ubriachi e bambini il Signore li aiuta.
Grazia Deledda, non da meno e da ELIAS PORTULU:
- A ciascuno la scarpa va messa secondo il suo piede.
- Quando si teme Dio si pi sapienti dei re.
- Il vino guarisce tutti i mali.
Leonardo Sciascia, da IL GIORNO DELLA CIVETTA:
- Chi si mitti cu li sbirri, si appizza lu vinu e li sicarri.
- Chi comanda fa la legge.
- Lasino zoppo gode la sua vita.
Sempre Sciascia, DA PORTE APERTE:
-Non parlare di corda in casa dellimpiccato e nem
meno in casa del boia.
Spesso assai difficile risalire all'origine di un proverbio,
se esso transitato dalla tradizione orale alla letteratura o
viceversa, se di origine colta o popolare; anche la linea
di demarcazione tra proverbi, detti, motti, sentenze,
aforismi, assai sottile e forse non cos importante come
si crede risalire all'origine di un proverbio o di un

aforisma quanto piuttosto alle motivazioni che ne hanno
determinato sia la nascita che l'uso pi o meno frequente.
Ma, per rimanere strettamente legati allargomento,
non mancano esempi paremiologici che si servono della
letteratura medesima per argomentare i concetti:
- De gustibus non disputandum est.
- Amicus Plato sed magis amica veritas.
- Ecco il lupo della favola (lupus in fabula).
- Hai arrubbte lloro a Cristo.
- Nessuno profeta in patria ed in casa propria.
- Lo disse Dante e lo affermo Ariosto, che per le
femmine occorre tosto. (goliardico)
- Ciascuno artefice della propria fortuna o Faber quisque
suae fortunae est.
- Fare il Don Chisciotte contro i mulini a vento.
E spesso, nel linguaggio dei pi raffinati:
- Melius abundare quam deficere.
- Cicero pro domo sua.
- Stabat mater dolorosa.
- Ab immemorabili, per a memoria duomo.
- Divide et impera ( celeberrime, attribuite a Filippo il
Macedone e cos bene in uso presso i nostri politici).
- Perinde ac cadaver; ossia, nello stesso modo di un
cadavere. Formula dei gesuiti per esprimere, iperbo-
licamente, la sottomissione assoluta alla regola ed alla
volont dei superiori.



direzione@ilbandolo.it



- 13 -

Antropos in the world
























APPROFONDIMENTO LINGUISTICO

























MOMENTO TENERO


IL SARNO
di
Franco Pastore







LE FIGURE RETORICHE A cura di Andropos




Tu, che da Foce,
lurlo nella valle
degli antichi Sarrastri,
in tortuosi meandri,
ancor conduci,
rimani unica memoria
di passate glorie.
Lungo il tuo corso
cavalc leroe
della gran Disfida,
mirando ora i sassi,
or la verzura,
che dal maniero
longobardo adorna
lampia pianura,
lungo quellacque
dove alcunanguilla
sar pi pescata.
E mentre il monte
urla e non ha pace,
il fiume lento scorre
e lacqua tace.
LA MOGLIE DELLOSTE
Commedia musicale in due atti, tratta
dalla 12 novella de IL NOVELLINO di
MASUCCIO SALERNITANO.
Autore: Franco Pastore
Regia di Matteo Salsano.
_________________________________________________________________________________________________________________________________________________
Richiedi il Dvd ad antropos@fastwebnet.it per un costo comples-
sivo di 6,50.



LA CATACRESI

Io venni in loco d'ogne luce muto,
che mugghia come fa mar per tempesta,
se da contrari venti combattuto.
(Dante, Inferno, V, 28-30)

Ivi fra l'erbe, gi del pianger fioco
vinto dal sonno, vidi una gran luce
e dentro assai dolor con breve gioco.
(F. Petrarca, Trionfo d'Amore, I, 10-12)

T'alzi e t'avanzi sul ponticello
esiguo, sopra il gorgo che stride
(E. Montale, Falsetto, 42-43)

Sentivo una gran gioia, una gran pena;
una dolcezza ed un'angoscia muta.
(G. Pascoli, Sogno, 5-6, Myricae)

Oh! dormi col tremolio muto
dell'esile cuna che avesti!
non piangerlo tutto, il minuto
che avesti, dell'esile vita!
(G. Pascoli, Il sogno della vergine, 55-58)

Ed Ancora: la gamba del tavolo - il collo della bottiglia
bere un bicchiere - non stare pi nella pelle-

La catacrsi o abusine viene dal greco kat-
chrsis, abuso, da koto_ooi, io adopero.
una figura retorica ormai normalizzata, impiegata per
designare qualcosa per cui la lingua non offre un
termine specifico. Si tratta soprattutto di metafore e
metonimie non pi avvertite come tali.
Nella continua evoluzione della lingua e di fronte
alla necessit di designare oggetti o anche situazioni
nuovi, e dunque in caso di cosiddetta "inopia verbo-
rum" (assenza di parole), possibile che la catacresi
giunga in aiuto della lingua stessa, conferendo ad un
nuovo oggetto il nome di uno gi designato che ri-
corda o che rimanda in qualche modo a quello nuovo.






Antropos in the world



















































LA PAGINA MEDICA
DIETA E DIGIUNO TERAPEUTICO
- 14 -
La dieta senza cibo fa bene alla salute.
Parliamo di digiuno, ma, naturalmente, parliamo di un
digiuno limitato nel tempo: un giorno al mese. Detta cos
non sembra una grande idea perch il digiuno spesso
associato a pratiche religiose ed vissuto come una sorta di
punizione, almeno secondo la cultura cristiana, e non
nemmeno tanto nuova, perch qualcuno ci aveva gi
pensato come mezzo per dimagrire. Ma adesso le prove
scientifiche si stanno accumulando e secondo gli ultimi
studi, non solo sugli animali, ma anche sulluomo, stanno
dimostrando che chi digiuna ha meno malattie. I dati pi
numerosi arrivano dalle ricerche sugli animali.
E Mark Mattson del National Institute of Aging ameri-
cano spiega che nei test di laboratorio i topi tenuti a una
dieta che prevedeva un digiuno, vivevano pi a lungo,
sviluppavano meno tumori e, invecchiando, conservavano
migliori capacit mentali rispetto a quegli animali che
potevano mangiare liberamente.
Alcune osservazioni preliminari sulluomo hanno poi
dimostrato che un digiuno intermittente e una dieta povera
di calorie pu avere dei vantaggi sulla salute. In particolare
uno studio condotto da ricercatori dellUniversity of Utah a
Salt Lake City ha mostrato che il digiunare la prima
domenica del mese, una pratica diffusa fra i Mormoni che
si concentrano proprio in questo stato americano a
occidente delle Montagne Rocciose, riduce del 40 per cento
il rischio di malattie cardiovascolari. E vero che i
Mormoni non fumano, ma i ricercatori ne hanno tenuto
conto. Non solo: questa popolazione ha anche una minore
incidenza di diabete.
Secondo unaltra ricerca persone asmatiche, che digiu-
nano regolarmente, hanno meno sintomi e una migliore
funzione delle vie aeree. C materia su cui discutere
perch in realt non tutti sono daccordo con questa pratica
salutistica; cos la comunit scientifica si divide. Alcuni
ricercatori dicono che lastenersi periodicamente dal cibo
modifica il modo in cui il nostro corpo utilizza il cibo.
Secondo Marc Hellerstein endocrinologo allUniver-
sity of California a Berkeley lorganismo umano reagisce
bene al digiuno e di per s questultimo non pericoloso
per la salute.
Provare che il digiuno ha un effetto protettivo una
cosa, consigliarlo come scelta dietetica unaltra. Altri
esperti, di fronte a una pratica che sta diventando sempre
pi popolare soprattutto negli Stati Uniti, non sono comple-
tamente daccordo sui benefici del saltare i pasti per un
giorno.
Joanne Lunn, nutrizionista della British Nutrition
Foundation pensa che lasciare lorganismo a corto di
nutrienti che non possono essere accumulati nellorganismo
e che quindi devono sempre disponibili attraverso il cibo,
pu creare un senso di affaticamento.
Ognuno a questo punto pu scegliere di sperimentare

questa pratica. Ma anche utile che sappia che cosa
succede allorganismo ora dopo ora in caso di digiu-
no.
Dalle quattro alle otto ore dopo linizio del digiuno,
lorganismo finisce di metabolizzare il glucosio (un tipo
di zucchero che serve per produrre energia) presente nel
sangue dopo lultimo pasto e poi comincia a trasformare
il glicogeno (la forma chimica in cui il glucosio de-
positato nellorganismo) in glucosio.
I primi depositi di glicogeno che vengono intaccati
sono quelli del fegato. In queste ore chi digiuna sente i
morsi della fame e lo stomaco gorgogliare.
Fra le otto e le dodici ore , quando finisce il glico-
geno del fegato, lorganismo comincia a utilizzare quello
depositato nei muscoli; quando si esaurisce anche questo
allora vengono bruciati i grassi, trasformati in sostanze
chiamate chetoni che funzionano come sostituti del
glucosio. A questo punto si veramente affamati.
Oltre le prime dodici ore per lorganismo continua
a metabolizzare i grassi e molte persone affermano di non
avere pi fame.
Quando per le riserve di grasso sono sotto il 7 per
cento del peso del corpo, lorganismo comincer a usare
le proteine come carburante per produrre energia. E qui
cominciano i rischi.
ADRIANA BAZZI
(Corriere della sera.it)
Regimen Sanitatis Salernitanum
- Caput V -
De bono medicamine
Aut sitis atque fames moderata bonum
medicamen. Cumque superfluitant
important saepe gravamen. Ex magna
coena, enim, stomacho fit maxima poena.
Ut sis nocte levis, sit tibi coena brevis.

Un buon medicamento
Orben, la sete cum fame moderata
costituiscono un buon medicamento;
ma non leccesso desse,
ch implica spesso
dogni natura guai ogni momento.
Son le cene sontuose
allo stomaco dannose,
perch il sonno ti sia lieve,
la tua cena sia breve.







- 15 -



Antropos in the world
















































NOTE ANTROPOLOGICHE
UN LEGAME CHE RISALE AL PLEISTOCENE
IL RAPPORTO UOMO - CANE

Le fiabe popolari a ogni latitudine rappresentano la
trasformazione dell'uomo in animale come una puni-
zione di qualche vizio ostinato. Dalle Metamorfosi di
Apuleio al Pinocchio di Collodi trovarsi nel corpo di un
animale un'esperienza triste e persino terribile. La
credenza nella metempsicosi in ogni epoca e civilt ha
inserito l'esistenza individuale in un ciclo di trasfor-
mazioni animali concepite e vissute come un castigo e
insieme un cammino di riscatto. Ogni animale cos
identificato con una qualit morale.
La trasformazione in animale suscita orrore, ma
presuppone al tempo stesso una familiarit e una comune
natura tra tutti gli esseri viventi. L'uomo pu estraniarsi
nell'animale solo perch riconosce in quest'ultimo un
altro se stesso . Lo stesso Aristotele assegna un'anima
agli animali, anche se inferiore. La solidariet un po'
misteriosa che unisce tutti gli esseri viventi percepita
come un fatto sempre pi evidente e la nozione di alterit
si allargata dalla famiglia al clan e all'intera umanit.
Ma non basta. Il passo successivo l'obbligo di rico-
noscere la natura comune, il comune destino e il signifi-
cato che lega l'uomo a ogni altra creatura della terra.
L'etica animale va oltre il limite rappresentato dalle
relazioni umane. La nuova etica accoglie il principio del
rispetto della vita come tale e mette in discussione la
visione antropocentrica per la quale l'uomo l'essere pi
importante di ogni altra forma di vita. La nuova etica
della responsabilit, che si fonda sul rispetto per la vita,
restituisce al rapporto tra uomo e uomo tutta la sua
profondit e intensit. La vera etica universale in un
senso non kantiano; essa esprime l'impegno a conservare
e migliorare l'esistenza di ogni alterit concreta. "Tutto
ci che etico, scrive Albert Schwcitzer deriva da un
unico principio di moralit, cio la conservazione e lo
sviluppo della vita al massimo livello attraverso il
perfezionamento spirituale e morale di noi stessi".
1

Luso del verbo addomesticare. Di derivazione
latina, il verbo nasce da domesticus che significa ap-
partenente alla casa. La parola stessa ci suggerisce,
quindi, che addomesticare un animale, vuol dire
qualcosa di pi che renderlo sottomesso ai nostri biso-
gni, o assoggettarlo alle nostre volont, bens indica
la possibilit di farlo entrare nella casa e quindi nei
luoghi prettamente umani. E da notare che usualmente,
questo verbo viene, infatti, usato solo per razze quali
cane e gatto, quelle con il quale luomo, negli anni, ha
----------------------------------------------------
1)

Claudio Tugnoli , ricercatore presso l'Iprase del Trentino. Collabora
con il Corso Superiore di Scienze Religiose di Trento e il Dipartimento di
Filosofia dell'Universit degli Studi di Bologna.

instaurato un rapporto tipicamente
affettivo e non solo utilitaristico.
I primi tentativi daddomestica-
mento del cane sembra risalgano
probabilmente ad almeno 12.000
anni fa, alla fine del Pleistocene.
Le prime tracce pittoriche, rinve-
nute in una caverna in Iraq, raffigu-
ranti un cane, sembrano confermare
la datazione: nel Neozoico, quindi lecito pensare che,
lantenato delluomo e quello del cane, condividessero
territori e, probabilmente, cibo e spazi. Ma perch
proprio il cane?
Ci sono varie ipotesi a riguardo. In generale si pu
dire che l'addomesticamento del cane avvenne per un
concorso di fattori casuali, emotivi e opportunistici.
L'uomo e il cane selvatico vivevano nello stesso habi-tat,
entrambi andavano a caccia per procacciarsi il cibo, per
cui si incontravano e scontravano molto spesso. Facile
che in uno dei tanti scontri il cacciatore uccidesse
mamma cagna e che di fronte ai cuccioli rimasti orfani si
intenerisse, fino ad adottarli. I segnali infantili dei
cuccioli hanno sempre esercitato un forte ascendente
sull'uomo, stimolando la sua componente emotiva e lo
spirito di protezione e bloccando l'eventuale aggressivit
interspecifica.
Associate all'elemento affettivo c'erano poi quelle
caratteristiche tipiche che rendono alcune specie
animali pi addomesticabili di altre (preadattate):
l'alimentazione molto varia; la scarsa paura dell'uomo;
la grande capacit di adattamento a stili ed ambienti
diversi di vita; la tendenza alla vita collettiva ed
all'organizzazione gerarchica dei gruppi sociali al cui
vertice l'uomo poteva subentrare come sostituto del
capo branco; la tendenza a sviluppare forti legami
sociali in una fase ben precisa della crescita
(imprinting), che l'uomo poteva sfruttare per
consolidare definitivamente il legame con l'animale.
Infatti i cuccioli che in questa fase si trovavano a
vivere tra gli uomini, a loro si affezionavano per
sempre come al proprio capo branco. Quando, nel tardo
Paleolitico e allinizio del Mesolitico, i ghiacci
cominciarono a ritirarsi, cani e uomini seguirono la
dispersione delle mandrie di grossi animali; attirati
dalle carogne cacciate, i cani possono essersi avvi-
cinati agli agglomerati degli uomini, i quali li uccisero
per cibarsene; i cuccioli, ormai orfani, possono essere
stati presi ed addomesticati, per farne, magari,
compagni di caccia. (CONTINUA)



Antropos in the world



















































STORIA DELLA MUSICA - A cura di Ermanno Pastore
IL MELODRAMMA: RUGGERO LEONCAVALLO

- 16 -
Il melodramma italiano defin la sua struttura di opera
seria grazie al compositore Alessandro Scarlatti e si afferm
con Pietro Metastasio, autore di 27 testi, messi in musica
negli anni a seguire pi di ottocento volte. Metastasio stabil
la struttura drammaturgica e la metrica delle arie, auspican-
do una assoluta seriet nelle sceneggiature. In contrappo-
sizione, a Napoli nacque lOpera Buffa. Lo spunto venne da-
gli intermezzi musicali che gli autori inserivano tra un atto e
laltro per intrattenere il pubblico. Queste brevi scenette, che
narravano in chiave comica episodi tratti dalla quotidianit,
avevano un grande successo tra gli spettatori e nellarco di
poco tempo diventarono un genere teatrale a s stante.
Rispetto allopera seria, lopera buffa era molto pi libe-
ra da schemi precostituiti: i compositori sispiravano a vicen-
de legate alla vita di tutti i giorni che il pubblico capiva con
maggior facilit, riuscendo ad identificarsi nei personaggi.
Lopera buffa raggiunse lapice della sua espressione con Il
Barbiere di Siviglia di Rossini. Proprio Rossini, insieme a
Bellini, Donizetti e Verdi rappresent il periodo di maggior
popolarit del melodramma che nel frattempo assunse il
nome di Opera. Sul finire dell'Ottocento sorse la Scuola
verista, un movimento che, pur non rinunciando alla conce-
zione tradizionale del melodramma, lo rese pi vero ed ade-
rente alla vita quotidiana. Tra i musicisti ricordiamo Masca-
gni, Leoncavallo, Cilea, Giordano, oltre, naturalmente, a
Giacomo Puccini.
Leoncavallo nacque a Napoli, il 23 aprile del 1857. Era ancora
bambino quando, si trasfer con la famiglia, in provincia di
Cosenza, a Montalto Uffugo, dove il padre fu pretore.
In giovanissima et assistette ad un fatto di sangue che,
successivamente, lo ispir per la realizzazione dell'opera
Pagliacci. Studi al Conservatorio di San Pietro a Majella
nella sua citt natale. Dopo alcuni tentativi operistici
giovanili non particolarmente fortunati, sulla scia del
grande successo riportato nel 1890 da Cavalleria rusticana
di Mascagni, compose un'opera verista destinata a grande
fortuna: Pagliacci. Rappresentata per la prima volta nel
1892 al Teatro Dal Verme di Milano, sotto la direzione di
Arturo Toscanini, l'opera riscosse un successo immediato
ed , forse, l'unica creazione di Leoncavallo che non sia
mai uscita dal grande repertorio lirico. La sua aria pi
celebre, "Vesti la giubba", registrata da Enrico Caruso, fu
il primo disco al mondo a toccare il milione di copie di
vendita. L'anno successivo (1893) venne rappresentata a
Milano l'opera I Medici, ma n questa creazione, n la
successiva, Chatterton, rappresentata a Roma nel 1896,
ottennero il successo sperato.
Anche La bohme, rappresentata per la prima volta al
Teatro La Fenice di Venezia nel 1897, dopo un buon avvio
iniziale, fu messa in ombra dalla crescente notoriet
dell'opera omonima di Puccini (1896), con cui condivide il
titolo ed il soggetto, basato sul romanzo Scnes de la viede
Bohme di Henri Murger.
Dopo un periodo giovanile ricco di viaggi, verso la fine



del XIX secolo Leoncavallo
approd a Brissago (Svizze-
ra). Nel 1903 egli affid allo
architetto Bernasconi il com-
pito di costruirgli una villa a
Brissago, Villa Myriam. L il
Maestro visse fino al 1916, an-
no in cui dovette venderla per far
far fronte alle ristrettezze finanziarie.
Fino ad allora, la sua villa fu un punto
di ritrovo per direttori di teatro, scrittori, cantanti, editori
(Toscanini, Caruso, Sonzogno...) I brissaghesi, consa-
pevoli del suo attaccamento al loro villaggio, gli conces-
sero nel 1904 la cittadinanza onoraria.
Successivamente Leoncavallo compose Zaz (1900),
ricordata solo per due arie rimaste in repertorio. Tra le
molte romanze da lui composte, la pi famosa Mattinata
scritta per la Gramophone Company e prevista per la voce
di Caruso. Lo stesso Leoncavallo suon il pianoforte
durante la prima incisione della romanza avvenuta l'8
aprile del 1904 e interpretata da Caruso. Il compositore
mor a Montecatini Terme nel 1919. Fu seppellito a
Firenze nel cimitero delle Porte Sante. Le sue spoglie
mortali, assieme a quelle di sua moglie Berthe, dando
seguito al suo desiderio, verranno traslate a Brissago nel
1989. La tomba situata nel portico del XVII secolo,
accanto alla chiesa rinascimentale di Madonna del Ponte.
La sua pi celebre romanza, Vesti la giubba, ha ispirato
Bob Kane nella creazione del personaggio del Joker,
mentre Mattinata (L'aurora di bianco vestita), scritta per
Enrico Caruso che l'incise nel 1904, stata ripresa negli
anni settanta dal cantante di musica leggera Al Bano.
_____________________
Mattinata, cantata da Mario del Monaco:
http://www.youtube.com/watch?feature=player_detailpage&v=bIbbx35iIk8
I Pagliacci :Vesti la giubba canta Pavarotti:
http://www.youtube.com/watch?feature=player_detailpage&v=Z0PMq4XGtZ4#t=20s






Un libro inchiesta sulla
tragedia di Ustica, un via-
tico intrigante, raccontato
da uno dei protagonisti:
un eroico capitano della
Areonautica Militare, che
ancora aspetta giustizia.

Per prenotare:
3387052764 3771711064
e-mail:
antropos@fastwebnet.it



- 17 -

Antropos in the world



















































PREVENZIONE ED ANCORA PREVENZIONE
Di Vincenzo Andraous



Non c giorno in cui scorrendo le pagine di un
quotidiano non leggiamo di unoperazione di Poli-
zia che riguarda il fermo o larresto di giovanissimi
implicati nello spaccio, nellacquisto, o nel consu-
mo di sostanze stupefacenti.
Fin troppo facile esorcizzare il fattaccio asse-
rendo che sono episodi che investono il mondo gio-
vanile dalla notte dei tempi: forse il modo migliore
per affrontare questo suicidio generazionale parla-
re di droga ribadendo con forza che nessuna fa
bene, non ne esistono che fanno poco male. E un
imperativo che va portato avanti senza indugi e
senza tregue di comodo in famiglia, nelle classi di
ogni scuola, negli oratori, occorre farlo in maniera
progettuale, preventiva, non solamente quando
qualcosa sconvolge il quieto vivere.
Per evitare qualche dispiacere domani, meglio
parlarne oggi con la determinazione di chi sa quanto
dolore reca la droga, quanta sofferenza straripa dal
rimpianto che cresce per un mondo falsificato e
adagiato su mille bugie.
Ogni giorno giovanissimi che vanno in frantumi,
non un quadro sociale inventato, quello che
accade in ogni citt, in ogni periferia, una attualit
che non serve rimpicciolire e neppure ingigantire,
ma trattare con interventi coerenti, con lo sguardo in
alto di chi non intende venire meno al richiamo
della propria coscienza.
Ragazzi in carcere a imparare a vivere, a rimet-
tere insieme i cocci, a ripensare quel che stato; a
volte, ed tutto dire, con questo carcere che an-
nienta le personalit, perfino una cella pu diventare
un punto di partenza necessario per evitare scia-
gurate trasformazioni in inesistenti punti di arrivo.
E chiaro che non il carcere a poter risolvere luso
e abuso di sostanze da parte di chi strappa lado-
lescenza e prosegue dentro un futuro di rischi estre-
mi, di devianza latente, non possono essere le cate-
ne n la disumanit di un penitenziario a educare chi
ancora non lo stato. Fare prevenzione significa
incontrare le trib nelle classi, nelle scuole, negli
oratori, l c il territorio da esplorare con la testa e
con il cuore, testimoniando con la parola quanto pu
costare e quanto pu annientare usare droga, quanto
male pu portare lo stordimento di una canna, una
tirata di polvere, il reiterato calare gi di pasticche e
alcool, lo si pu e lo si deve fare attraverso la storia
personale di chi ha perduto tutto, peggio, ha dila-
niato tutto agli altri, anche la vita.


Prevenire significa agire un passo prima della
caduta, prima che il vizio divenga malattia, ma per
arrivare a questa condizione di aiuto sociale, bisogna
crederci e quindi mettercela tutta, per esserci dove
importante non essere assenti, per evitare di produrre
invisibili in serie, quelli che riteniamo per como-
dit disturbanti, a poco a poco irrecuperabili, addi-
rittura percepiti come interessi da pagare al benes-
sere a cui non intendiamo rinunciare.
Anche oggi un minore caduto, si fatto male, ha
causato sofferenza agli altri, il portone del carcere
s richiuso alle sue spalle, anche oggi un giovanis-
simo entrato in comunit per intraprendere un
percorso da entronauta, e comprendere come ri-
mandare il momento di affrontare un problema pu
significare non trovare per tempo una mano tesa a
trarti dallimpaccio della bugia, che non rispetta la
fragilit e le potenzialit di ognuno.
Forse alla prevenzione preziosa di cui parlo,
quella pratica che anticipa la caduta, possibile
arrivare con un ripetuto ritrovarsi sul campo, con un
progetto che si costruisce insieme.




Polichinelle
1

di Franco Pastore

Che forza
a navigar controcorrente
ed ignorare il riso,
che si nasconde
dietro ogni sorriso.
Una cultura tiepida, globale,
che tristemente arranca,
tra il nulla e il virtuale.
Chi sa qualcosa, oggi,
un Pulcinella,
che fa un po' pena
e vive sulla pelle
il triste dramma dell'ipocrisia:
avere sogni solo una follia!
La maschera
la porto in permanenza:
saltello, ridendo a crepapelle,
piango e m'inchino,
facendo Pulcinella.
_____________
1) Il Pulcinella francese


Andropos in the world




















































UNA DONNA NELLA LETTERATURA A cura di Andropos

CALIPSO

- 18 -

Nel mondo greco-latino, l'attrazione o appetitio
meramente sensuale si distingueva dalla perditio, il
perduto abbandono alla figura amata e all'oblio
oceanico di tutto il resto. Cra pure chi introduceva
una terza modalit dellamore: l'affectio, l'amore-
amicizia fondato sull'unione di attrazione fisica e
affinit intellettuale privo tuttavia d'incanto trista-
nico. Circe era l' appetitio , Calipso la perditio , Pe-
nelope l'affectio.
Calipso una ninfa, il cui nome deriva dal verbo
greco kalyptein (Colei che nasconde); ma sulla sua
genealogia le fonti sono discordi: Alcuni la consi-
derano figlia di Atlante e di Pleione. Secondo Omero
era invece figlia di Atlante e viveva sull'isola di
Ogigia, che gli autori pongono nell'Occidente medi-
terraneo e che simile alla penisola di Ceuta, di
fronte a Gibilterra ma anche una grotta in riva al
mare, nell'isola di Gozo, viene indicata come la
dimora di Calipso.
Un giorno Ulisse, scampato al vortice di Cariddi,
approd sull'isola e Calipso se ne innamor.
L'Odissea racconta come ella lo am e lo tenne
con s, secondo Omero, per sette anni, offrendogli
invano l'immortalit, che l'eroe con decisione rifiut.
Ulisse conservava in fondo al cuore il desiderio di
tornare ad Itaca, e non si lasci sedurre.
Calipso abitava in una grotta profonda, con molte
sale, che si apriva su giardini naturali, un bosco sacro
con grandi alberi e sorgenti che scorrevano attraverso
l'erba. Ella passava il tempo a filare, tessere, con le
schiave, anch'esse ninfe, che cantavano mentre lavo-
ravano.
Le lacrime di Ulisse vennero accolte da Atena, la
quale, dispiaciuta per il suo protetto, chiese a Zeus di
intervenire. Il dio allora mand Ermes per convin-
cere Calipso a lasciarlo partire e lei a malincuore ac-
consent. Gli diede legname per costruirsi una zat-
tera, e provviste per il viaggio. Gli indic anche su
quali astri regolare la navigazione.
Calipso, loccultatrice, solitaria come
nessunaltra, riesce a tenere occultato Ulisse il
periodo di tempo necessario a Saturno per formare
un aspetto di quadratura con la sua posizione iniziale,
e sufficiente perch molti dei suoi sudditi
decidessero di considerare morto il loro re.
In effetti lisola di Ogigia ha le caratteristiche di
un regno ai confini del mondo, il mare intorno
deserto e dalle terre non sale il fumo dei sacrifici.




Ulisse vi arriva naufrago, quasi morto, privo di tutti i
compagni, dopo aver compiuto il suo viaggio allAde,
dove ha incontrato le anime dei compagni morti e
della madre. Calipso lo salva dal mare e ne cura il
corpo stanco e ferito, ma sulla sua isola il tempo scor-
re lentissimo; come il giardino delle Esperidi, come i
Campi Elisi, Ogigia non un luogo per vivere, ma per
conoscere.
Dopo questa lunga analisi Ulisse, che tutti i giorni
piange sullo scoglio pi esposto guardando il mare,
di nuovo pronto per riprendere a navigare. Calipso,
lanalista, finito il suo compito, non pu che lasciarlo
andare, ma Ulisse sospetta che le sue parole di dolce
congedo nascondano un altro male, unaltra astuzia
per invischiarlo. Sono stati nemici che si sono battuti
fino allestremo con le loro armi, in silenzio e senza
testimoni, come succede in un rapporto analitico.
Ferita dalla tenerezza, Calipso chiama allora Ulisse
alitros, furfante, e gli accarezza la mano. Nessuna
altra donna avrebbe usato con lui una parola cos
intima e cos giusta.
Le leggende posteriori all'Odissea attribuiscono a
Ulisse e Calipso un figlio, chiamato Latino, pi spesso
considerato come figlio di Circe; talvolta, si racconta
ch'essi avessero avuto due figli, Nausitoo e Nausinoo,
i cui nomi ricordano la nave. Infine si attribuisce loro
come figlio anche Ausone, l'eponimo dell'Ausonia.

L'augusta ninfa, del Saturnio udita
la severa imbasciata, il prode Ulisse
Per cercar s'avv. Trovollo assiso
Del mar in su la sponda, ove le guance
Di lagrime rigava, e consumava
Col pensier del ritorno i suoi dolci anni;
Ch della ninfa non pungealo amore:
E se le notti nella cava grotta
Con lei vogliosa non voglioso passa,
Che altro l'eroe pu? Ma quanto il giorno,
Su i lidi assiso e su i romiti scogli,
Con dolori, con gemiti con pianti
Struggesi l'alma, e l'infecondo mare,
Lagrime spesse lagrimando, agguarda

(Omero, libro V dellOdissera)

IL DISCOBOLO:
I PIU GRANDI SUCCESSI DI SEMPRE
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Antropos in the world

















































LEROS NEI SECOLI A cura di Andropos
RINASCIMENTO E IL LIBERO AMORE
Tra i poeti de lo dolce stil novo e tra i trovatori la
donna veniva beatificata nella sua bellezza, soprat-
tutto spirituale. Attraverso la donna, Dante cerc di
purificarsi e fece di Beatrice un modello di virt:
Tanto gentile e tanto onesta pare
la donna mia, quand'ella altrui saluta,
ch'ogne lingua devn, tremando, muta,
e li occhi no l'ardiscon di guardare.
Ella si va, sentendosi laudare,
benignamente d'umilt vestuta,
e par che sia una cosa venuta
da cielo in terra a miracol mostrare.
Mostrasi s piacente a chi la mira
che d per li occhi una dolcezza al core,
che 'ntender no la pu chi no la prova;
e par che de la sua labbia si mova
un spirito soave pien d'amore,
che va dicendo a l'anima: Sospira.
1

Con il Rinascimento pero prevale sulla morale il
naturalismo, cosi si tendeva a dare sempre minore
importanza al fatto che i figli fossero legittimi o
illegittimi tanto che personaggi e artisti che vanno
per la maggiore, tra tutti Giorgione, l'Aretino e
Leonardo da Vinci erano nati da legami illegittimi.
Si racconta che lo stesso Lutero, padre della
Riforma, uomo di costituzione robusta, avesse di
tanto in tanto esplosioni di sessualit anche in et
avanzata. Anche dopo il suo matrimonio, Lutero
parlava con molta franchezza dei problemi del sesso.,
sostenendo che non era affatto disdicevole n vergo-
gnoso trattare di questioni riguardanti i rapporti
uomo-donna. Suo un famoso suggerimento agli spo-
si: Due volte alla settimana, un diritto della don-
na, non nuoce n a me n a te e fa centoquattro volte
all'anno . Anche in merito al divorzio Lutero era di
vedute larghe, come dimostr allorch un suo corre-
ligionario, il langravio Filippo di Assia, volle sepa-
rarsi dalla moglie Cristina di Sassonia, per unirsi a
un'altra donna. Lutero gli accord il proprio consen-
so, pronunciandosi a favore dell'introduzione del
divorzio.
L'8 aprile 1476 venne presentata una denuncia
anonima agli Ufficiali di notte e de' monasteri contro
Leonardo da Vinci, l'orefice Bartolomeo di Pasquino,
il farsettaio Baccino, residente in via de' Cimatori
presso Orsanmichele, e soprattutto Leonardo Torna-
buoni per sodomia consumata verso il diciassettenne
Jacopo Saltarelli, residente in via Vacchereccia, ac-
canto piazza della Signoria.
Anche se nella Firenze dell'epoca c'era una certa
tolleranza verso l'omosessualit, la pena prevista in
questi casi era severissima: l'evirazione per i sodo-
miti adulti e la mutilazione di un piede o della mano
per i giovani.
Fu proprio il coinvolgimento del Tornabuoni,
giovane rampollo della potentissima famiglia impa-
rentata con i Medici
,
che avrebbe giocato a favore
degli accusati: l'accusa venne, infatti, archiviata e
gli imputati furono tutti assolti "cum conditione ut
retumburentur".
Contro le innovazioni, ispirate anche al libero
amore, scese in campo la Chiesa di Roma, con il
Concilio di Trento ( 1545-1563) da cui ebbe origine
la Controriforma. Si giunse con l'Inquisizione a
cancellare tutti i nudi dai dipinti di famosi artisti
che avevano illustrato il Rinascimento, a
cominciare dalla Cappella Sistina. Ci non ha
impedito che la vita di corte nelle grandi monarchie
del secolo XVII si svolgesse spesso in forme
perverse, con rapporti anche incestuosi tra padri e
figlie, tra madri e figli. Frequenti anche i rapporti
omosessuali.
In una sua opera Pierre de Bourdeille, abate di
Brandome, ci ha consegnato una dettagliata descri-
zione dei vizi correnti dell'epoca, anche l'amore di
donna con donna, diffuso allora specialmente in
Spagna e in Francia. Spicca la figura di Caterina de'
Medici, definita dal Brandome "dame de qualit".
Anche Oltre Manica c'era una signora potente
che aveva abdicato all'attivit sessuale per il potere,
Elisabetta I d'Inghilterra, che aveva fatto sposare
uno dei suoi figli a Maria Stuarda, regina di Scozia.
Ma i suoi figli era sessualmente pervertiti. Enrico
III, il figlio prediletto, era un donnaiolo fino a
ventitr anni, ma da quell'et in poi si interess solo
degli uomini: i suoi amanti, i "mignons", lo hanno
reso ridicolo in ogni parte del mondo.
Persino in Spagna, una corte cattolica osser-
vante per tradizione, regnava una grossa confusione
al punto che Carlo V aveva suggerito di tenere il
nipote Don Carlos, figlio di Filippo II, lontano dalle
donne onde mettere fine agli scandali da lui perpe-
trati. Il fratellastro di Don Carlos, Filippo III, una
volta salito al trono, tenne a ristabilire alla Corte i
principi di moralit. E suo figlio Filippo IV eman
severe disposizioni contro il lusso e i vizi dei propri
sudditi.
______________
1) Dante Alighieri Dalla Vita Nova.










Antropos in the world



















































CRITICA LETTERARIA
BERNARDINO TELESIO
di Pietro De Leo


- 20 -
Leterna disputa sulla modernit dei classici si fa pi che
mai attuale con questo volume curato da Pietro De Leo in
occasione del cinquecentesimo anniversario della nascita
del pi illustre pensatore cosentino, Bernardino Telesio
omaggio al primo degli uomini nuovi (Editoriale Progetto
2000, pp. 120, 8,00). unopera interessante e
originale, su quello che, a ragione, viene considerato
liniziatore della nuova filosofia della natura. De Leo,
presidente dellIstituto di Epistemologia La Magna
Grecia, nonch docente presso lUniversit degli Studi
della Calabria, traccia un attento profilo non solo del
pensiero ma anche della vita del filosofo.
Lopera suddivisa in tre parti: in apertura, quella pi
didattica, presenta un saggio dellaccademico francese
Christian Bartholmess, tradotto qui per la prima volta; la
parte centrale dedicata al ritratto di Telesio e di suo zio
Antonio, affidata alla penna di Carlo Antonio De Rosa,
dignitario di Villarosa e curatore dei Ritratti poetici di
alcuni uomini di lettere antichi e moderni del Regno di
Napoli; infine alcune brevi notazioni dello stesso De Leo
sullimportanza della riscoperta di Telesio e della
modernit del suo messaggio.
Il De Bernardino Telesio di Bartholmess
Per la prima volta viene tradotta in italiano la monografia
di Bartholmess, De Bernardino Telesio, stampata nel
1849 a Parigi. Si tratta di unopera essenziale, importante
non solo per le idee ma soprattutto per la ricchezza di
riferimenti biografici che possibile trovare in essa.
Il pensiero di Telesio viene esposto da Bartholmess
facendo riferimento a quello che era il bersaglio naturale
della sua critica: Aristotele e le sue teorie. Il Cosentino
contesta principalmente allo Stagirita (fatto del tutto
nuovo e rivoluzionario per lepoca) la concezione
secondo la quale ogni cosa pu essere attinta dal solo
intelletto, rifiutando dunque la conoscenza acquisita
attraverso lesperienza umana e quella trasmessa da Dio.
La dottrina telesiana viene spiegata facendo riferimento
ai due termini sui quali egli enunci molte cose,
ovvero luomo e il mondo. Dal ritratto di Bartholmess
appare con esattezza il Telesio considerato il primo dei
nuovi filosofi naturalisti dellepoca rinascimentale:
molto vicino alle figure dei grandi pensatori classici e,
come questi, assorto nella meditazione della natura, egli
convinto che solo mediante losservazione dei
fenomeni naturali si possa realmente giungere alla
conoscenza.
Telesio: generazione di fenomeni
La parte centrale del libro dedicata a un ritratto di
Telesio. Ma non solo Bernardino, oggetto specifico
dello studio, ma anche suo zio Antonio passa sotto la
lente del marchese di Villarosa, nobile dignitario che
attorno alla met del 1800 compil i Ritratti poetici di
alcuni uomini di lettere antichi e moderni del Regno di
Napoli. Attraverso la lettura di queste due brevi
fotografie si apprende di una famiglia, quella dei
Telesio, quasi geneticamente dotata di un intelletto e di
una statura morale decisamente fuori dalla norma. Le
due figure, soltanto ultime scintille di un maglio che in
passato aveva gi dato lustro alla citt di Cosenza,
vengono analizzate approfonditamente. Molto
importante, inoltre, la redazione di un elenco preciso
delle opere scritte dai due filosofi.
La chiusura del volume, ad opera dello stesso De Leo,
tira un po le fila del lavoro precedentemente svolto.
Bernardino Telesio. Omaggio al primo degli uomini
nuovi si inserisce bene nel contesto delle celebrazioni
per lanniversario del filosofo della Terra dei Bruzi
presentando alcune note interessanti riguardo la vita di
questo pensatore assurto al titolo di antesignano
dellera moderna; la figura del filosofo cosentino si
ritaglia una posizione di primordine accanto a
pensatori quali Giordano Bruno, Cartesio e Francis
Bacon, da lui direttamente influenzati.
Questa sorta di instant book dedicato ai cultori del
genere, riesce sicuramente nel suo intento, quello di
porre in rilievo non solo la statura di primordine di
Telesio, ma al tempo stesso di calarlo prepotentemente
allinterno della realt meridionale, in particolare
calabrese, grazie ai continui rimandi biografici che
arricchiscono il libro, rendendolo una piccola chicca
per i novelli discepoli dellillustre Cosentino.
Non va poi sottovalutato il messaggio che De Leo
lancia nelle ultime pagine del libro: si necessita di una
nuova fase di alfabetizzazione contro la dilagante
scomparsa dei valori del sapere classico, spesso bollato
come retaggio di un passato ormai privo di concreta
applicazione nella contemporaneit.
Bernardino Telesio, in definitiva, appare come
unopera dedicata non solo a mantenere salda la
memoria di un grande pensatore, ma anche ad
alimentare la scintilla del sapere in una civilt, quella
meridionale, troppe volte dimentica delle proprie
origini.

Valerio Villano Barbato
(www.excursus.org, anno IV, n. 31, febbr. 2012)

Grandezza e attualit del filosofo cosentino riaffermate in un libro targato Editoriale Progetto 2000


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Antropos in the world


















































POLITICA E NAZIONE, FALLIMENTO E DECLINO
ovvero, il pensiero spicciolo del cittadino comune













Oggi, per lItalia mala tempora currunt. Milioni di
italiani che, nel corso degli anni, si sono sacrificati
allestero, o si sono trapiantati nel nord, per dare, con un
lavoro duro, un futuro migliore ai propri figli, hanno
visto vanificati i loro sacrifici, a causa di una politica
irresponsabile, che ha catapultato lItalia in una crisi
economica senza precedenti, con conseguenze disastrose
per leconomia e la stabilit sociale .
Non c da meravigliarsi, dunque, se da nord a sud
dilaga la sfiducia nei confronti dei politici, dei partiti e
delle istituzioni. Le cronache quotidiane sono lo specchio
di ci che sta accadendo, mentre il malessere aumenta e
con esso lo scontento, che avviluppa anche quei gruppi
sociali che si sono sempre sentiti al sicuro.
Intanto, nel mentre che lItalia sprofondava, i politici
avevano massima cura dei loro interessi, in barba ai
cittadini ed alla volont popolare. Basta ricordare il
referendum sul finanziamento ai partiti, nel quale votarono
per labolizione, il 90,3% degli italiani. I partiti, abituati a
guazzare nelloro, nel 1987, fecero una legge che con-
sentiva agli italiani di dare il 4 per mille del loro reddito ai
partiti, ma, non concludendo granch con il contributo
volontario dei cittadini, i politici pensarono bene di
anticiparsi contributi esorbitanti, senza che nessuno
intervenisse in merito, nemmeno i magistrati.
Il perch dellimmobilismo della magistratura appare
semplice. La contropartita potrebbe essere stata la mai
attuata legge sulla responsabilit civile dei giudici (refe-
rendum del 1985 voluta dall80,2% degli italiani). Il
Parlamento approvava la Legge 13 aprile 1988 n. 117 sul
"Risarcimento dei danni cagionati nellesercizio delle
funzioni giudiziarie e responsabilit civile dei magistrati",
nota come legge Vassalli, (votata da Pci, Psi, Dc) il cui
disposto si allontanava decisamente dalla decisione presa
dagli italiani nel referendum, facendo ricadere la respon-
sabilit di eventuali errori non sul magistrato ma sullo
Stato, che successivamente poteva rivalersi sullo stesso,
ma solo entro il limite di un terzo di annualit dello
stipendio, ma nessuna sentenza di condanna mai stata
pronunciata sulla base di tale legge.
Nel 1999, consumando fino in fondo il tradimento
dello spirito referendario, fu voluto e introdotto dal cen-
trosinistra (ULIVO) il rimborso elettorale. I partiti, oggi,
ricevono molti pi soldi con il rimborso elettorale (7 volte
in pi) di quanti ne percepissero prima con il finanzia-
mento pubblico.
Sempre in tema di ennesimo tradimento referendario
va ricordato che gli italiani nel 1995 furono chiamati ad
esprimersi sulla norma che definisce pubblica la RAI.
Ebbene il risultato fu favorevole e, di conseguenza, si
doveva avviarne la privatizzazione. Ma per continuare ad
ingozzarsi con i soldi del popolo sovrano i nostri politici
hanno mortificato ancora una volta la volont referenda-
ria. E allora non lamentiamoci se ventanni dopo Mario



Chiesa le mani sono sempre pi sporche. Altro che mani
pulite. Infatti la Corte dei Conti nella sua analisi annuale
stata chiara : la corruzione dilaga. Infatti il risultato
sotto gli occhi di tutti: la nazione allo sfascio . In soli
otto mesi si sono persi pi di ottantamila posti di lavoro
mentre i tesorieri dei partiti (vedi Lusi (PD/Ulivo) ge-
stiscono milioni di euro degli italiani per interessi privati.
Limmaturit e gli interessi dei nostri politici non ha
consentito di contrapporre un atteggiamento serio alla
gravit della crisi in cui si dibatte il nostro paese.
Nel totale fallimento della politica, il governo Monti,
con il suo governo di tecnici, per quel che ha fatto fino ad
oggi, poteva essere sostituito da chiunque. Dove sono,
infatti, le necessarie e tanto decantate riforme strutturali,
finalizzate a sostenere la competitivit e creare nuovi posti
di lavoro? Al contrario, il calo del prodotto interno lordo
dello 0,7% nellultimo trimestre del 2011, ci ha condotto
in piena recessione. Qualsiasi tentativo di crescita viene
stroncato dalle tasse, con aumenti dellIVA e delle accise
sui carburanti. Nessuna nazione al mondo in grado di
sviluppare la propria economia se gravata dal 50% delle
tasse.
Grazie al governo Monti nessuna azienda investe pi in
maniera strutturale, per carenza di fiducia nel domani e
molte di esse chiudono, accrescendo sensibilmente la
disoccupazione.
In verit, pur essendo preparati ad accettare regole pi
rigorose, speravamo in interventi di qualit, che seguissero
i sacrosanti principi di equit e della crescita, invece che
essere assassinati da un decreto salva-Italia, degno di un
chirurgo che opera, senza anestesia, sul povero corpo di
classi sociali gi in fin di vita.
I provvedimenti per il rilancio delleconomia e pro
occupazione possono attendere, in barba a tutti i principi
empirici (= esperienza) degli ultimi duemila anni.
Ergo, dicendola con Maffeo Pantaleone, qualunque imbe-
cille pu inventare e imporre tasse
1
. Leconomista abile,
infatti, quello che ha labilit di eliminare gli sprechi,
ridurre le spese, senza influire negativamente sulla qualit
e lefficienza dei servizi, senza influire negativamente
sulla produzione ed il commercio o per lo meno, cercando
di fare meno danni possibili.
Mario Bottiglieri
__________________________________________
1) Professore ordinario di Economia politica alle Universit di Napoli,
Pavia e Roma, fu un esponente dell'economia neoclassica. Fu anche
direttore del Giornale degli economisti dal 1890 al 1925.

, .
Heis moi myrioi, ean aristos n
Uno per me vale come dieci mille, se il mi-
gliore. (Eraclito di Efeso)

Antropos in the world




















































PIATTI TIPICI DEL MEDITERRANEO - A cura di Rosa Maria Pastore

( le ricette )




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FRISELLE PRIMAVERA
Ingredienti e preparazione (per 4 persone). Tagliare un
cipollotto a rondelle, 400 g di pomodorini a spicchietti e 300
g di petto di pollo arrosto a striscioline. Condire i pomodori
con olio, maggiorana, sale e pepe. Bagnare le friselle con un
poco dacqua, in modo che si ammorbidiscano senza per
perdere consistenza. Distribuire sulle friselle i pomodorini,
poi alcune rondelle di cipollotto e completare con le
striscioline di pollo. Irrorare con un filo dolio e profumare
con fogliolina di maggiorana.
FOCACCIA LEGGERA AI POMODORINI
Ingredienti e preparazione (per 4 persone). Unire 400 g di
farina O 100 g di farina integrale e aprirle a fontana. In una
tazza sciogliere 25 g di lievito di birra in acqua appena
tiepida. Impastare la farina con il lievito sciolto, 5 cucchiai di
olio extravergine doliva, 1 cucchiaino di sale e lacqua ne-
cessaria ad ottenere una pasta elastica e morbida. Porre lim-
pasto in una ciotola spolverizzata di farina e farlo lievitare
protetto per 30 minuti. Rimpastare la massa aggiungendo 1
cucchiaino di foglioline di timo, dividerla in due, modellare
due focacce, adagiarle in altrettante teglie unte, proteggerle
con un canovaccio e farle lievitare ancora 30 minuti. Infilare
nelle focacce quindi ungerle con un filo di olio, insaporire
con un po di sale grosso e porre in forno a 200 per 30/40.
POMODORI GRATINATI
Ingredienti e preparazione. (per 4 persone). Mondare 8
grossi pomodori, eliminare il picciolo e tagliare la calotta.
Svuotarli dai semi, salarli e lasciarli sgocciolare capovolti. In
una padella con olio rosolare peperone giallo tagliato a
dadini e lasciarlo cuocere per 10 minuti. Trasferirlo in una
ciotola e unire 2 cucchiai di capperi e tritati, 1 cucchiaio di
prezzemolo tritato, 3 cucchiai di parmigiano grattugiato, una
fetta di pane sbriciolata, un po di sale e di pepe. Condire con
alcuni cucchiai di olio e distribuire il ripieno nei pomodori
spolverizzando con pangrattato salato. Adagiare i pomodori
in una teglia unta, irrorare con olio e porre in forno a 190
per 30/40 minuti.
FRITTATA POMODORI E MELANZANE
Ingredienti e preparazione (per 4 persone). Sgusciare in
una ciotola 7 uova, poi unire 80 g di mascarpone, 5 cucchiai
di pecorino grattugiato e 5 fette di melanzane grigliate a pez-
zetti. Regolare di sale e pepe e arricchire il composto con il
prezzemolo. Versare la frittata in uno stampo di 24 cm di
diametro foderato con carta oleata e unto con olio. Distribuire
in superficie 400 g di pomodori perini tagliati a met. Irrorare
ancora con un filo dolio e infornare a 200 per 20/30 minuti.
SFORMATO DI POMODORI
Ingredienti e preparazione (per 4 persone). Sbollentare 750
g di pomodori maturi, quindi privarli della buccia e tagliarli
grossolanamente. Versare dellolio in una casseruola, aggiun-
gere la polpa di pomodoro e lasciar cuocere a fuoco lento per
20 minuti. Intanto scottare a fuoco vivo due peperoni,
sbucciarli e privarli dei semi. Frullare la polpa di pomodoro
con i peperoni.



Versare il composto in una ciotola, ag-
giungere 2 uova intere e 3 tuorli, 1 cuc-
chiaio di basilico tritato, sale, pepe e
mescolare bene. Trasferire il composto
in uno stampo per forno. Far cuocere in
forno gi caldo per 30 minuti.
TORTA CILIEGINA
Ingredienti e preparazione (per 6/8 persone). Foderare
uno stampo di 25x25 cm con 600 g di pasta da pizza gi
lievitata stesa sottile, facendola debordare. Lavare 20
pomodorini e tagliarli a met. In una terrina lavorare 4 uova,
125 g di panna fresca, 125 g di ricotta e 50 g di parmigiano
con lo sbattitore elettrico. Quando gli ingredienti saranno
ben amalgamati, regolare di sale e pepe e aromatizzare con
il basilico e il prezzemolo. Versare la farcia sulla pasta, poi
arricchire con i pomodorini ben unti e 100 g di mozzarella
tritata. Ribattere la pasta verso il centro della torta e passare
in forno a 180 per 55 minuti. Spegnere il forno lasciando
riposare per altri 5 minuti.
VINO E ACCOSTAMENTO GASTRONOMICO
Nessun abbinamento mai categorico, ma va sempre in-
terpretato al momento, tenendo presenti alcune regole gene-
rali a cui ci si dovrebbe certamente attenere scrupolosa-
mente. La prima riguarda il numero dei vini e la loro suc-
cessione. Salvo casi particolari, evitare di mettere in tavola
pi di tre o quattro vini. La seconda indica lordine di
servizio e di abbinamento: il vino leggero prima di quello
robusto; il vino giovane prima di quello vecchio; il vino
normale prima di quello importante.
La terza si riferisce agli abbinamenti veri e propri:
Aperitivi : Un vino spumante secco.
Antipasti : vini bianchi secchi e rosati.
Primi piatti: per le minestre, cio primi in brodo o
minestroni o passati di verdura o creme si suggeriscono vini
morbidi, di gusto neutro. Risotti, e pasta con condimento di
pesce chiamano vini bianchi secchi, giovani, mentre sulle
zuppe di pesce non stonano alcuni rosati. Per quelli di carne,
al di l di chi non vuole vino sulla pasta, occorrono rossi
leggeri e giovani.
Secondi piatti: sul pesce si asserisce che di rigore il vino
bianco secco. Tutto dipende da come cucinato. Se la pre-
parazione semplice, va bene un bianco secco giovane e
leggero. Se pi complessa, meglio un bianco pi forte e di
buona struttura. Se ricca di aromi e sapori, un fresco
rosato non stona. Per quanto riguarda la carne, sui lessi vini
rosati o rossi morbidi, ma non sono neppure da escludere i
vini bianchi. Sugli arrosti, invece, vini di gran corpo. Per gli
umidi, vini gi di qualche anno, pieni, che si collocano tra
quelli per i lessi e quelli per gli arrosti.
Formaggi: vale ci che stato gi detto: leggero col leg-
gero, medio col medio, forte col forte.
Dolci e gelato: accanto agli spumanti dolci, tutti i vini li-
quorosi, aromatici, passiti e dolci, che ogni regione italiana
non manca di produrre.



- 23 -

Antropos in the world


















































DALLA REDAZIONE DI BERGAMO






CONVEGNO SU GIUSEPPE TAINO
Il medico dei poveri

Circa duecento persone hanno gremito la sala del
Mutuo Soccorso e gli ambienti adiacenti per celebrare,
sabato 21 aprile, il 67 anniversario della Liberazione
alla presenza di un testimone e protagonista
deccezione degli anni cruciali del nostro Novecento:
Giuseppe Taino
In apertura, il sindaco Franco Tentorio ha voluto
portare il saluto della citt, il ringraziamento e la
stima di tutta lAmministrazione e di tutte le parti
politiche a Giuseppe Taino, consigliere comunale di
Bergamo per ventanni. Molti i relatori che hanno
ricostruito gli eventi della grande storia italiana
attraverso la figura di Taino e di altri notabili della
storia locale compagni di strada del partigiano Elio.
Angelo Bendotti dellIsrec, Salvo Parigi dellAnpi,
Claudio Merati del Mutuo Soccorso di Bergamo e
Luigi Battaglia della Cooperativa Paci-DellOrto hanno
alternato memorie personali e testimonianze pubbliche,
con interessanti commenti fotografici ad interventi
musicali a cura del coro Pane e Guerra.
I ricercatori Lorenzo Migliorati ed Elisabetta
Ruffini, assieme ad Angelo Bendotti e alla figlia di
Taino, Raffaella, hanno tracciato il ritratto complesso e
toccante di una personalit di spicco del panorama
culturale e politico bergamasco.
Dallantifascismo dei primi anni, alla partecipa-
zione alla lotta di liberazione, allimpegno civile come
medico nellimmediato dopoguerra, alla militanza nel
partito comunista, alla cofondazione del Manifesto, alla
conseguente uscita dal Pc.
Post bellum, Taino continu il suo impegno civile
per le categorie pi deboli, creando un Ambulatorio
per i poveri, in via Ambrogio da Calepio.
Festival Cultura di Bergamo
premio alla carriera a Ronconi

Quest'anno, il Festival Internazionale della Cul-
tura Bergamo ha consegnato al regista Ronconi, nel
corso di una cerimonia al Teatro sociale, il premio alla
carriera artistica, che si intrecciata con i destini delle
maggiori istituzioni teatrali italiane. Alla cerimonia
hanno partecipato gli allievi della Scuola per attori del
Piccolo Teatro fondata da Giorgio Strehler e diretta
dallo stesso Ronconi. La serata stata presentata da
Gianfranco Capitta, critico teatrale de 'Il Manifesto'.
"Con il Premio alla carriera a Luca Ronconi -
spiega il direttore artistico del Festival Interna-
zionale della Cultura Bergamo Gianni Tangucci
abbiamo inteso rendere omaggio non solo ad uno dei
massimi esponenti del teatro del nostro tempo, ma
anche ad un artista a cui va il merito di aver esaltato
il fantastico mondo della prosa, dell'opera lirica e
della televisione, con oltre un centinaio di spettacoli di
prosa e altrettanti di lirica. Luca Ronconi, con la sua
eccezionale attivit di regista e direttore, ha dunque
fornito un grandissimo contributo al teatro europeo
d'opera e prosa, coniugando alla lettura del patri-
monio classico una grande opera di rinnovamento
della visione drammaturgica".
"Inoltre, non dimentichiamo - continua Tangucci -
che Luca Ronconi, con grande partecipazione, da anni
dedica risorse ed energie ai giovani nel suo eremo di
Santa Cristina e alla scuola per attori del Piccolo
Teatro di Milano. Il Festival Internazionale della
Cultura Bergamo una manifestazione dedicata ai
giovani e in quanto tale non poteva che rendere
omaggio ad un grande artista come Ronconi, che ha
messo la sua grande esperienza a servizio delle nuove
generazioni".

I CANI NON PIANGONO
Rimase sorpreso Franco, quando gli arriv la cartolina. Non se laspettava. Eppure avrebbe dovuto aspettarsela.
Era gi arrivata la cartolina precetto a tutti i suoi amici, a tutti i suoi coetanei e anche a tanti molto pi giovani
di lui. E allora perch non se laspettava? Forse perch Franco un po come fanno tutti tendeva a rimuovere dai
suoi pensieri le cose spiacevoli. Non se laspettava perch gli sembrava che ora stava proprio bene. Ma lora era
giunta: doveva partire. E la destinazione era un luogo lontano, sconosciuto, mai visto, mai sentito, non presente
nelle carte geografiche. Un luogo, si direbbe, nemmeno immaginato, nemmeno immaginabile. Terra incognita.
Terra di nessuno, anche se di tutti.
La mattina in cui Franco part, nessuno se ne accorse. La vita si svolgeva come al solito. Ognuno attendeva
frenetico alle proprie effimere, urgenti e inutili incombenze. Il sole splendeva allegro come ogni giorno, i fiori
cantavano un inno alla gioia. Era primavera. Le rondini incrociavano nel cielo con striduli garriti di felicit. Cera
nellaria una voglia di festosit, voglia di non pensare, voglia di vivere. Tutto era un inno alla vita.
Nessuno pianse per la partenza di Franco. Solo il cane aveva gli occhi tristi e lo accompagn fino al luogo della
partenza. Ma non pianse, perch i cani non sanno piangere.
Amerigo Iannacone
(Da Il foglio volante di maggio 2012)



Antropos in the world



















































- 24 -






Prima opera matura di F. Wilhelm Nietzsche, fu
concepita, inizialmente, come un testo di breve respiro.
Venne redatta e allargata su suggerimento di Richard
Wagner all'epoca amico di Nietzsche e contiene gi in
nuce molti dei temi della filosofia matura del filosofo
tedesco: la teorizzazione del Dionisiaco come forma di
pessimismo antidecadente, la critica al razionalismo
socratico, la ricerca di una palingenesi morale della
societ tedesca ed europea ricerca che sfocer pi
avanti nella teorizzazione dell Oltreuomo. Il testo, per la
novit delle interpretazioni proposte, ricevette inizial-
mente forti critiche e Wilamowitz in persona si mosse per
attaccare Nietzsche. Nonostante sia tra i suoi testi pi letti
e studiati, La Nascita della Tragedia sar pi tardi
parzialmente ripudiato da Nietzsche, che esprimer per
esso un'autocritica in Ecce Homo.
La Nascita della Tragedia esprime un percorso
parallelo tra la storia della tragedia e quella della societ
greca un percorso di ascesa e decadenza che Nietzsche
ascrive all'espressione di dinamiche comuni. Da questo
primo parallelismo Nietzsche prende spunto per una
riflessione sulla decadenza dello spirito europeo e sulla
necessit di una palingenesi che si aspettava provenire da
un rinato spirito dionisiaco della musica tedesca.

Il testo inizia in medias res ponendo la questione
dell'origine del pessimismo greco, qualora questo sia da
interpretare necessariamente come un sintomo di
decadenza o se non possa invece esistere una forma di
pessimismo nobile e non decadente. Per giustificare
questa tesi, Nietzsche introduce il lettore alle forze
opposte e simmetriche di Apollineo simbolo del
Sogno, delle arti plastiche, della calma magnificenza
delle divinit olimpiche e Dionisiaco simbolo invece
dell'Ebbrezza, della musica, della frenesia orgiastica
delle feste di Dioniso. In quest'ultimo Nietzsche identi-
fica la ragione e l'origine del pessimismo greco e la sua
natura non decadente: per Nietzsche, Dionisiaco anche
gettare lo sguardo nell'abisso, confrontarsi con l'orro-
re dell'esistenza senza esserne piegati, accettandolo e
secondo una formulazione successiva dicendo s alla
vita.
Per cogliere l'intero scatenarsi di tutte queste forze
simboliche, occorre raggiungere quella stessa esalta-
zione dell'essere, che le ha create: il seguace ditirambico
di Dioniso viene compreso soltanto dal suo simile. Tutto
questo nuovo mondo artistico si agita nella sua
affascinante e sconosciuta magnificenza, sostenendo
terribili lotte, entro la grecit apollinea.


DALLA REDAZIONE DI PAGANI

ALZATI, RIVESTITI DI LUCE!
di Mons. Giuseppe Giudice
Quo vadis?, Cos la
fede? Cosa rappresenta la
Parrocchia? La risposta
unica ed inequivocabile: La
fede un dono sempre
giovane, di cui non ci si
deve vergognare, un incon-
tro speciale con un amico,
che morto per noi: Ges.

don Flaviano Calenda

___________
Mons. Giuseppe giudice nata a Sala Consilina il 10
settembre del 1956.
Il 13 maggio del 2011, ha ricevuto la consacrazione
episcopale dal cardinale Vallini e dal 4 giugno dello stesso
anno il Pastore della Diocesi di Nocera Inferiore e Sarno.



Moderno, attuale, semplice e profondamente
umano, questo dialogo di fede si scioglie come
neve al sole e si fa ruscello di vita. E un dialogo
damore tra padre e figlio, tra fratelli di fede, un
invito a camminare insieme sulla strada della luce,
quella indicata da Ges, con la Sua Resurrezione.
Ben conscio delle problematiche psico-esi-
stenziali delladolescenza, il Vescovo si rivolge al
giovane con parole nuove, e virtualmente prende
la sua mano per avviarsi, in un contesto di
Vangelo vivo , verso la riscoperta della fede,
attraverso un Rosario damore, fatto di consape-
volezza delle vere finalit della nostra esistenza
terrena. A questo punto il viatico ricorre alla fia-
ba ed identifica, efficacemente, il pericolo e la de-
vianza nei personaggi del lupo e della volpe, che
tentano di distogliere ladolescente dalla retta
via.





I GRANDI PENSATORI: a cura si Andropos
La Nascita della Tragedia dallo Spirito della Musica
(Die Geburt der Tragdie aus dem Geiste der Musik)
ALZATI,
rivestiti di luce!

Il Vescovo
Giuseppe scrive
agli adolescenti
per riannodare il
filo della fede


Diocesidi Nocera Inf - Sarno


- 25 -

Antropos in the world


















































DENTRO LA STORIA A cura di Andropos
I FATTI DI BRONTE
(prima parte)

La dittatura di Garibaldi
(1)








Dal 29 Luglio al 6 Agosto 1860, una sequenza
impressionante di odio di classe e di violenza si
abbatt su Bronte.
La popolazione, allo sbarco dei Mille era divisa in
due fazioni: da un lato i "Comunisti" o Comunali
(capeggiati dall'avv. Nicol Lombardo, decisi a
difendere gli interessi del Comune e dei popolani,
desiderosi di dividersi i demani comunali ed avere
finalmente accesso ad un pezzo di terra); dall'altro i
"Civili" o Ducali, amici del Duca Nelson e difensori
delle sue prerogative (all'epoca dei fatti la Ducea era
nelle mani di Charlotte Nelson-Bridport, nipote di
Horatio Nelson, sposata a Samuel Hood, secondo
visconte di Bridport).
E sebbene fra i due gruppi non si fosse mai venuto
ad guerra aperta, pure - scrive lo storico brontese
Benedetto Radice - tramavansi e macchinavansi a
vicenda sin dal 1848 atroci calunnie, onde alcuni dei
comunisti patirono il carcere. Si calunniavano a vicen-
da, e nel loro disaccordo, brontolavano i contadini.
Con decreto del 2 giugno Garibaldi aveva promesso
la divisione delle terre, il 14 maggio aveva ordinato lo
scioglimento e la ricostituzione dei Consigli civici e la
formazione della Guardia Nazionale e con un altro
decreto del 17 giugno escludeva dai consigli tutti i
favoreggiatori diretti e indiretti della restaurazione
borbonica. Ma a Bronte sembrava non cambiasse
niente, tutto restava fermo.
Indette, nella seconda quindicina di giugno si erano
svolte le elezioni, e contro ogni previsione e speranza
il partito dei comunisti ne era uscito battuto.
Invece del Lombardo era stato eletto a presidente del
Municipio Sebastiano De Luca, e il Barone Vincenzo
Meli, uomo imbelle, a Presidente del Consiglio.
Questa sconfitta - continua il Radice - crucci ed
esasper i proletari, dei quali crebbe vieppi lesaspe-
razione, quando invece del Lombardo venne eletto a
giudice lavv. Cesare; il quale, allargatasi la lotta nei
partiti, in quellaspro cozzare, fu non piccola causa del
tragico tumulto.
Gli interessi opposti di classe, le ambizioni delu-
se, la sete di vendetta, gli inveterati odii covati nel
seno dei contadini resero il conflitto inevitabile, fatale.
Il seme della discordia germogli generando la ma-
la contentezza del popolo che male interpretando lo
spirito che animava la spedizione garibaldina in








Sicilia, resosi conto che si facevano solo promesse,
non avendo pi fiducia nei tribunali per operazioni
legali n in chi gestiva il Comune, decise di scendere
in piazza armato e compatto, fomentando disordini e
creando un clima di terrore.
Gi dal mese di luglio unimmensa folla inizi a
percorrere minacciosa le vie della citt gridando:
Abbasso il Municipio! Abbasso i Borbonici! Viva
Garibaldi! Viva Lombardo! Vogliamo la divisione!
Tutti reputarono passeggera quella tempesta, e,
imprevidenti non saffrettarono a soddisfare i
desideri dei contadini che, fiduciosi di potersi
liberare dal giogo ducale e sicuri di potersi
impadronire dellimmenso patrimonio terriero della
Ducea, sfogarono il loro odio e la loro rabbia
secolari con un aberrante eccidio di "cappelli" (cos
venivano chiamati i possidenti ed i feudatari
brontesi) e di "ducali".
L'eccidio era da tempo nell'aria fin dai primi
giorni di agosto ed era stato quasi annunciato: un
popolano, Nunzio Ciraldo Fraiunco, ritenuto demen-
te, amplificava, infatti, gridando per le vie del Paese,
sotto abitazioni artatamente indicatigli, la ripetitiva
benaugurante cantilena:
"Cappelli guaddtivi, lura du giudizziu savvicina,
ppulu non mancari allappellu".
Saliva continua il Radice - anche sul Casino dei
civili e l, malaugurata Cassandra, ripeteva il suo
rozzo, minaccioso e fatidico sermone, condito di sali
e infarcito di scempiaggini.
I galantuomini, veri dementi, ridevano del matto,
mentre i popolani affilavano scuri e coltelli e
preparavano polveri, aprendo lanima alla brama di
selvagge vendette.
(Continua)
__________________________________________
1) Gesualdo de Luca, Storia della citt di Bronte - ristampa
del 1987 - Atesa Editrice, Bologna 1987).




Antropos in the world




















































IL PERSONAGGIO DEL MESE -
ANGEL KEYS
Lamericano che adott la dieta dei contadini del Cilento

- 26 -
La lettera K come Keys compare per la prima volta
durante la seconda guerra mondiale, quando i soldati
americani si nutrivano di una particolare confezione
alimentare che il Pentagono aveva richiesto al gi
affermato studioso nel 1941.
Keys
1
aveva delle gallette che contenevano cioc-
colato in barre, amidi, proteine, zuccheri che rappre-
senavano il massimo del potere nutritivo per giovani
che dovevano combattere. Nel novembre del 1962
Keys si rec a Napoli per motivi di studio presso
lIstituto di fisiologia umana. Il direttore, Gino Ber-
gami, gli propose di restare in Italia e di trovare una
residenza tra Capri e la costiera Amalfitana. Keys
non cercava una residenza prediletta dai vacanzieri,
ma un posto tranquillo per la meditazione e lo studio.
Il Fisiologo americano si rec nel Cilento, arriv a
Palinuro dove trov un terreno da acquistare a buon
prezzo e poi raggiunse Agnone e Pioppi. Qui incon-
tr un giovane, allora studente di medicina, Alessan-
dro Notaro, che si offr di fargli da guida e gli indic
un albergo dove poter soggiornare provvisoriamente.
Infine il padre di Alessandro, Enrico, gli propose di
acquistare un terreno di 5 ettari in localit Canne-
tiello, tra Pioppi ed Acciaroli, al prezzo di 300 lire al
metro quadrato per complessivi 15 milioni.
Il professore resto entusiasta di quella localit,
che gli offriva anche la veduta di Palinuro e del golfo
di Velia, con il monte Stella alle spalle, ricco di mac-
chia mediterranea, uno dei migliori microclimi del
mondo.
La casa rifugio che Keys si costru fu battezzata
minnelea , dal nome della terra di origine. Keys fu
la guida spirituale del giovane Alessandro Notaro,
che dopo la laurea in medicina divenne il suo medico
di fiducia, incarico che onor per oltre quarantanni.
A Pioppi Keys, trascorreva sei mesi lanno, soprat-
tutto nel periodo invernale. Seguiva le varie
coltivazioni dei contadini e la loro alimentazione.
Con il progetto seven contries elabor una interes-
sante inchiesta sullalimentazione delle popolazioni
di Pioppi e S. Mauro Cilento, verificando le variazio-
ni dei tassi di colesterolo, in regime alimentare
povero di grassi animali. Nellorto di Minnelea, in
quasi un ettaro di terreno, con la collaborazione di
Angelo Rispoli, coltivava prodotti tipici della zone e
ne consumava lintera produzione.
Si faceva eccezione, nella festa americana del
Ringraziamento, quando in casa di Enrico Notaro si

festeggiava con il tradizionale tacchino ripieno.
I prodotti della terra dei contadini del Cilento, ed
in particolare lolio di oliva extra vergine, oggi sono
diventati gli elementi del moderno nutrizionismo,
che costituiscono la base di quella che definita la
dieta mediterranea. I dati raccolti e le conferme di
altri ricercatori rilevarono che le popolazioni del
bacino mediterraneo che si cibavano di pasta, pesce,
prodotti ortofrutticoli, come condimento lolio di
oliva avevano una percentuale pi bassa di mortali-
t per cardiopatia ischemica, nei confronti dei sog-
getti residenti in Finlandia e in Olanda, dove il
regime alimentare include grassi saturi, quale burro,
strutto, latte, carni rosse. Nel settembre del 1969,
nel castello Vinciprova, fu tenuto il congresso
internazionale sulla prevenzione delle malattie car-
diovascolari. Quel congresso che faceva il punto
sugli studi di Keys, vide la partecipazione di molte
autorit del mondo scientifico e per il Governo. Col
sostegno e la collaborazione della Provincia di
Salerno, del comune di Pollica e del Parco del
Cilento la societ Dieta mediterranea ha istituito,
presso il Palazzo Vinciprova di Pioppi, il museo
della Dieta mediterranea dedicato ad Ancel Keys.
Il Testimone, la memoria vivente di Keys, imper-
sonata nella figura del dottor Alessandro Notaro,
che ha seguito e ricorda i momenti salienti, le emo-
zioni di un personaggio americano, che innamorato
dellItalia, ha scoperto la vitalit e la ricchezza delle
tradizioni di un popolo contadino, antico e gene-
roso.
Gaetano Rispoli
2



____________________
1) Ancel Benjamin Keys, nato a Colorado Springs, il 24 gennaio 1904
e morto a Minneapolis, il 20 novembre 2004. E stato un biologo e
fisiologo statunitense, noto soprattutto per i suoi studi sull'epidemio-
logia delle malattie cardiovascolari, che lo condussero a formulare le
ipotesi sull'influenza dell'alimentazione su tali patologie e sui benefici
apportati dall'adozione della cosiddetta dieta mediterranea, polirematica
da lui coniata. Dal 1934 al 1936 fu professore assistente all'Universit
Harvard e dal 1937 all'Universit del Minnesota. In quest'ultima uni-
versit fond il Laboratorio di Igiene Fisiologica, che diresse dal 1939
fino al suo ritiro dalla professione, nel 1975.

2) Gaetano Rispoli nato a Salerno, il 22 gennaio del 1930. Cittadino
Onorario di Ottati, un artista di chiara fama, come testimoniano criti-
che di personalit del livello di Domenico Rea, Eduardo De Filippo,
Alberico Sale, Luigi Compagnoni ed altri. Personalit poliedrica, il
Rispoli, attualmente, riscuote successo anche nella narrativa e nella
saggistica. Laureato in Scienze politiche, Consulente dArte di
Antropos in the world.



- 27 -

Antropos in the world



















































IMMAGINI DUN ALTRO TEMPO:
Pier Sandro Vanzan
GESUITA NELLA COERENZA E NELLA GENEROSITA




Quando si parla o si scrive di una persona che non c
pi, a cui ci si legati per un lungo tragitto di vita insieme,
a dispetto di qualsiasi avversit, c sempre il rischio di
incorrere in una idealizzazione, di appiccicare addosso
medaglie e nastrini, sommando parole che non confortano
il dolore di questa assenza.
Padre Pier Sandro Vanzan non era solamente un Gesuita
senza paura, un giornalista e uno scrittore arguto e
instancabile di Civilt Cattolica, della carta stampata,
stato soprattutto un amico, un fratello, un padre, e un
orizzonte a vista per tutti noi della Comunit Casa del
Giovane, una consueta coscienza critica, a volte aspra e
ammonitrice, ma sempre colma di amore, in nome della
amicizia con don Enzo Boschetti, fondatore di questa
grande casa-comunit di servizio-terapeutica.
Pochi mesi fa era tornato nuovamente tra noi per
svolgere ulteriori esami clinici dal Prof. Vigan, con il
quale era nato un rapporto affettivo bellissimo, basato sulla
stima reciproca. Stava in mezzo a noi con il passo pi lento,
con ludito meno buono, ma con la mente lucida di chi non
aveva timore di sporcarsi le mani nel dolore e nelle tragedie
degli uomini.
Per ogni suo amico, sono certo, ci sar un momento di
sbandamento, ma altrettanto convintamene, indipenden-
temente dalla fede che si professa, c bisogno di ricordare
ci che questo uomo diceva, scriveva, faceva, perch da
questa esperienza personale e comunitaria potranno sorgere
e rafforzarsi nuove energie cui fare leva, nuove forze
interiori per imparare a amare con ardimento: i Santi non
sono cartoline illustrate da acquistare nei giorni di festa, ma
il respiro di cui non possiamo fare a meno per avere fede e
credere a quella Croce dove ora Padre Vanzan sta al suo
legno.
Per chi segue il solco di un Vangelo mai ripiegato su se
stesso, non difficile tradurre dalle intenzioni di tante
storie tramandate, pi che mai attuali, lo stile di vita, i
comportamenti quotidiani, e non irriguardoso accostare
Padre Vanzan a un prosieguo della storia pi antica e
giovane, per continuare ad avvicinare le parole che ci ha
lasciato, senza per questo disegnare una verit folgorante
che gi c, il rischio pi palese e vicino alla terra sotto i
nostri piedi, cio di raccontare e narrare senza sosta la vita
di quel legno stretto alle sue mani, facendo ulteriore
prossimit con Dio, e non pi a quel dubbio che ci serve a
nascondere le nostre stanchezze, i nostri limiti, le nostre
incapacit ad abbandonarci a ci che . Nei tanti anni che ci
hanno visti accanto, ho conosciuto sotto-pelle Padre
Vanzan, siamo stati insieme, come lo stata tutta la Casa
del Giovane, fino a diventare la sua grande casa, non era
mai un pensiero scontato, non era semplice seguire le sue
tracce, le sue orme, perch a volte parevano cos profonde
da incutere timore, manco fossero di un orso eretto al cielo.






Sono tanti gli episodi che danno
lidea del carico di autorevolezza
di questo sacerdote profeta nella
santit profetica di chi lo attra-
versava e accompagnava come
don Enzo Boschetti e le sue intui-
zioni, la sua vista prospettica, il
coraggio delle scelte, la genero-
sit della coerenza.
Insieme hanno cresciuto un albero della vita impor-
tante, la Casa del Giovane, una radice formidabile
perch affondata nel loro amore.
Lintensit della passione quando postulava Giovanni
Palatucci, il famoso Questore buono, la sua capacit di
raccontare quanta giustizia albergava nel cuore di questo
funzionario di Polizia, di questo uomo delle istituzioni, e
di quanto un uomo possa scegliere di essere giusto,
mentre schiacciato e ucciso dallingiustizia pi ine-
narrabile.
C un bisogno sincero di onorare persone come
queste, di ancorarle al cuore, alla vita spirituale di
ognuno, alle fatiche dellesistenza, per farne esempio da
rileggere ogni volta che servir.
Vincenzo Andraous



DAL CELERIFERO AL VELOCIPEDE

Il precursore del Velocipede fu il celerifero, che fu
presentato dal conte francese Mde de Sivrac nel lontano
1796, ancora mancante di pedali e di un sistema di
controllo e di manovra. Dopo pochi anni, intorno al 1815,
il nobile tedesco Karl Friedrich Drais von Sauerbrounn
invent la draisina, attrezzata gi di una sella e di un
manubrio per governare la ruota anteriore. Grazie ad una
intensa e rapida evoluzione, in pochi anni si arriver al
velocipede, lantenato della nostra bicicletta.





Antropos in the world


































































































DE COGNOMINE DISPUTMUS a cura di Gaetano Rispoli



- 28 -
Il soprannome lorma di una identit forte, che si
imposta per una consuetudine emersa dimprovviso, il rico-
noscimento di una nobilt popolare, conquistata in virt di un
ruolo circoscritto alla persona, quasi una spinta naturale a
proseguire nella ricerca travagliata di un altro s. Il sistema
antroponimico era dunque binominale, formato da un nome
seguito o da unindicazione di luogo (per es.: Jacopone da
Todi), o da un patronimico (Jacopo di Ugolino) o da un
matronimico (Domenico di Benedetta) o da un attributo
relativo al mestiere (Andrea Pastore), et cetera. Il patrimonio
dei cognomi era pertanto cos scarso, che diventava necessa-
rio ricorrere ai soprannomi, la cui origine non ha tempi e
leggi tali, da permettere la conoscenza di come si siano for-
mati, e la maggior parte di essi resta inspiegabile a studiosi e
ricercatori.
Spesso, la nascita di un soprannome rimanda ad acco-
stamenti di immagini paradossali ed arbitrari. Inutilmente ci
si sforzerebbe di capire il significato e lorigine di sopran-
nomi come "centrellaro" o come "strifizzo" o "trusiano", lavo-
rando solo a livello di ricerca storica e filologica. E cos,
moltissimi soprannomi restano inspiegabili, incomprensibili,
perch si perso ormai il contesto storico, sociale e culturale
o, addirittura, il ricordo delloccasione in cui il soprannome
nato. Verso il XVIII secolo, il bisogno di far un po d'ordine e
la necessit di identificare popolazioni diventate ormai troppo
popolose porta all'imposizione per legge dell'obbligo del
cognome.
Questo mese, ci occuperemo del cognome:BOTTAZZI
un cognome a diffusione internazionale ed in Italia,
1198 persone hanno il cognome Bottazzi. molto diffuso
in Lombardia ed in Emilia, nell'alessandrino e nel geno-
vese, Bottazzo ha un ceppo veneto nel padovano e venezia-
no ed uno pugliese soprattutto nel leccese, questi cognomi
potrebbero essere derivati da un soprannome caratterizzato
dalla corporatura grassoccia dei capostipiti, tale da richia-
mare l'immagine della botte, o anche, ma meno probabil-
mente, dall'attivit di bottai. Variazioni sono Bottazzo e
Bottai. PERSONAGGI:
Bottazzi Filippo: professore di fisiologia presso numerosi
e prestigiosi atenei fino a quando non divenne professore
straordinario presso l'Universit di Napoli (nel chiostro di
Sant'Andrea delle Dame della Seconda Universit degli
Studi di Napoli presente un' aula a lui dedicata), nella
citt a cui fu molto legato, infatti rinunci alla cattedra
offertagli dall' Universit di Roma, presso la quale si era
laureato. Fu inoltre direttore della prestigiosa Stazione
Zoologica di Napoli dal 1915 al 1923.
Luigi Bottazzo, nato a Presina di Piazzola, il 9 luglio 1845
e morto a Padova, il 29 dicembre 1924. stato un organista
e compositore italiano.
Giuseppe Bottai, nato a Roma, il 3 settembre 1895 ed ivi
morto il 9 gennaio 1959. stato un politico italiano e
ministro delle Corporazioni e ministro dell'Educazione
Nazionale. Il 25 luglio del 1943 aderisce insieme ad altri
19 gerarchi all'Ordine del giorno Grandi, una mozione che
mette in minoranza Benito Mussolini. A causa di ci,



Bottai sar condannato a morte in contumacia al
Processo di Verona, nel 1944, da un Tribunale della
neocostituita Repubblica Sociale Italiana.



Sogno svanito

Mi t r ovo di not t e
sot t o un ci el o s t el l at o,
mi r i vedo gi ovane
vi vo e pi eno di sogni .

Nel l azzur r o dei mi ei occhi
non c i ndi f f er enza,
nel mi o cuor e vi ve
l emozi one per ogni cos a.

I n di fesa dei debol i ,
al s er vi zi o degl i oppr essi ,
ho consumat o gl i anni del l a
mi a gi ovane esi st enza.

Non mi sono mai ar r eso,
non er a un sogno
ho sempr e r emat o
e nul l a cambi at o.

Sono un mendi cant e
chi edo compr ensi one
vor r ei un mondo
di pace e d amor e.

Armando Fusaro


VIAGGIO NELL'ARTE
Pier Francesco Mastroberti
Vernissage: Gioved, 29 marzo 2012 alle
20.00, in Piazza Sedile di Portarotese,14 di
Salerno. Ha presenziato alla inaugurazione
lon. GIANFRANCO VALIANTE.
Ha coordinato la serata il giornalista Peppe
Iannicelli.
La mostra rester aperta al pubblico dal 29
marzo al 9 aprile 2012 dalle ore 18 .00 alle
20.00



- 29 -

Antropos in the world



















































DENTRO LA CITTA DI SALERNO

SALERNITANI, TUTTI A PIEDI!
di Sofia Gargano

Cosa rispondere a coloro che si chiedono perch i trasporti urbani ed extraurbani non funzionano,
nonostante laumento esagerato del costo di biglietti e degli abbonamenti?
Una delle ipotesi che ai pi fa comodo pensare che molti, soprattutto i giovani, non obliterano il
biglietto. Ma credo che non sia questo il vero motivo.
Il problema che qualcuno ruba; e forse pi di qualcuno. Dunque, lavidit di alcuni, che
determina anche il rischio di sopprimere posti di lavoro, che reca disagio a tante famiglie e crea disordine e
disuguaglianza sociale.
Ma sembra che ci poco importi a coloro che ci governano e che sono al riparo da certe strategie, che
alienano il benessere delle masse.
Poi, c anche chi ha la faccia tosta di dire, che dobbiamo lasciare le auto a casa, e scegliere la
comodit del servizio pubblico. Per convincere i pi cocciuti, aumentato, in modo esorbitante, il ticket
dei parcheggi. Il risultato, dunque, non certo piacevole: rimaniamo tutti a piedi, autisti ed utenti.

IN QUESTO MESE
La Rivista ANTROPOS IN THE WORLD, di lettere
arti e scienze, bandisce il premio internazionale di
Poesia, riservato a poeti italiani e stranier,
Salerno in the world
Si pu partecipare con una lirica edita o inedita,
mai premiata in altri concorsi. I componimenti do-
vranno essere redatti in cinque copie e rigorosa-
mente in lingua italiana, mentre le generalit del-
lautore accompagneranno gli elaborati, inseriti in
busta chiusa ed inviati al seguente indirizzo:
Al Direttore responsabile di Andropos in the
world, prof. Franco Pastore, via Posidonia, 171/h
84128 Salerno Italy.
Per le spese di segreteria richiesto linvio di
10,00 da spillare alla domanda di partecipazione,
redatta nei modi previsti dalla consuetudine: nome,
cognome, indirizzo, numero di telefono, titolo del
lavoro e la dicitura chiede di partecipare al pre-
mio. Le medesime modalit valgono anche per i
partecipanti stranieri.
Il termine ultimo di presentazione degli elaborati
fissato per il trenta MAGGIO 2012.
La giuria, composta da noti esponenti del mondo
della cultura, sar resa nota al momento della pre-
miazione. Il giorno e la sede della premiazione sa-
ranno comunicati sulla rivista entro il 30 aprile.
I premi consisteranno in: coppe e medaglie, og-
getti ed opere darte, libri e pubblicazioni, labbo-
namento gratuito al giornale per un anno e la pub-
blicazione sulla rivista dei lavori premiati.
Per informazioni: androposintheworld@fastwebnet.it
N.d.D.









SALERNO IN THE WORLD
PREMIO INTERNAZIONALE DI POESIA


Buona Liberazione!!!

Il 25 Aprile in Italia festa nazionale, pi chia-
ramente festa di liberazione, ancora meglio
festa di ognuno e di ciascuno, di tutti gli uomini,
persino di chi tace e di chi ascolta, anche di chi
non c pi, festa degli uomini piegati da una
solitudine imposta, costretti a una mera sopravvi-
venza, obbligati alla prossimit della morte.
E festa degli uomini e delle donne, dei giovani e
degli anziani, dei sacerdoti e dei militari, di ieri e
di oggi, che insieme, nella fede che ognuno pro-
fessa, hanno scelto la lotta pi giusta, per la demo-
crazia, il rispetto delle uguaglianze, della libert
che tale perch significa farsi carico di una re-
sponsabilit, e questa responsabilit diventa azio-
ne, una vera e propria scelta morale.
Festa degli intuitivi delle idee politiche, dei crea-
tivi delle passioni del cuore, dei coerenti della
mente e generosi della pancia, nuovamente festa
di tutti.
Festa dei legacci tolti ai polsi, festa dei vincitori,
festa dei vinti, festa nelle parole di Calvino, di
Tobino, di Fenoglio, di Pavese, festa di amare il
prossimo tuo come fosse te stesso, finalmente, nelle
parole di Ges, anche per te che credi nelle parole
resistenti, anche per me che credo nei gesti resi-
lienti.
Buon 25 aprile a tutti.
Vincenzo Andraous

Vincenzo Andraous
CdG




Antropos in the world



















































LEVIORA


La barzelletta illustrata da Paolo Liguori -

Commissario:
- E lei viene a denunciare la scomparsa
di sua moglie dopo un mese?-
Marito:
- Sa, in un primo momento non osavo crederci! -



Cose dellaltro mondo
C' una lunghissima coda in autostrada. Una persona al volante della sua auto comincia ad innervosirsi, e
ad un certo punto spazientito abbassa il finestrino ed urla ad uno che si sta avvicinando a piedi:
- Ma che succede ? -
- Un gruppo di terroristi ha preso il governo tecnico in ostaggio e chiede 50 milioni di euro di riscatto,
altrimenti, hanno detto, che lo cospargono di benzina e gli danno fuoco! Stiamo facendo una colletta tra
tutti gli automobilisti per raccogliere il necessario...-
-...e quanto avete raccolto fino ad ora ? - - 500 litri di super e quattro accendini...

Sui simpatici ed ottimi carabinieri
Il generale sta passando in rivista una compagnia di carabinieri, si ferma vicino ad un
carabiniere e chiede: - Qual la differenza tra un libro e una donna?
- E facile signor Generale: il libro inizia con l'introduzione e finisce con l'indice, mentre la
donna inizia con l'indice e finisce con l'introduzione!-.
Un Maresciallo antipatico ad un appuntato: - Che differenza c tra un cardinale che fa all'amore con
Miss Italia e tu che fai all'amore con Miss Italia? Orbene, se lo fa il Cardinale un peccato, se lo fai tu
un miracolo!-
Son cose da pazzi
In piena crisi economica, un uomo va in banca e chiede allimpiegato un prestito per comprarsi una casa.
Limpiegato risponde: Ci sono qui pronti 400mila euro. Allora luomo insospettito dice: Non mi star
mica prendendo per il lo?. Limpiegato: Certo, per ha cominciato prima lei...!.
vecchia, ma sempre efficace
Al mare:
- Pap, mi compri il materassino a forma di bagnino?-
- Ma non esistono questi materassini?-
- Ma come, la mamma ne sta gonfiando uno dietro lo scoglio!-
La pi stupida del mese
Sapete cosa dice il professore di greco entrando in un'aula piena di fumo e surriscaldata? "Eschilo,
Eschilo, che qui si Sofocle... e attenti alle scale Euripide che vi Tucidite".
La risposta: "Ma chi Senofonte!".
Freddure ed altro-
Se la museruola si mette sul muso, dove si mette la cazzuola?
Guardo il cielo e vedo te, guardo il sole e vedo te, guardo le stelle e vedo te, guardo il
mare e vedo te, guardo la spiaggia e vedo te, guardo una barca e vedo te: per l'amor di
tutti i Santi, ti vuoi toglier dalle palle?
Capufficio condannato per molestie sessuali. Aveva detto: "Signorina, voglio quel rapporto
sulla mia scrivania entro le 9.
Una volta ho conosciuto un tale con una mente cos ristretta, che poteva guardare dal buco della
serratura con tutte e due gli occhi.
La storia di Adamo ed Eva fu il primo melo-dramma?
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Antropos in the world
LANGOLO DELLA SATIRA

INNO ALLA MORTE





















































NOMI E TITOLI
DELLA VERGINE
di Renato Nicodemo
pag. 128 - euro 20 - Editore: Viva Liber
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Di Matilde Maisto
Soluzione dinformazione giovane e brillante
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ALBERTO MIRABELLA:
Il valore paradigmatico dei soprannomi a Sarno
Termini, mestieri e giochi finiti nelloblio.
Ovvero ri stuortonmme. strangenmme
_________
Brunolibri Editore, Salerno, 2010 - ISBN 978-88-86836-60-9







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Regina delleternit, inclita dea,
tu che sei giusta e senza compromessi
ascolta, di grazia, i prighi pi sommessi:
prendi, tra le tue braccia millenarie,
chi arraffa nel torbido degli eventi,
vivendo da reuccio impertinente,
sovra le miserevoli pene della gente!
Chi ha ricchezze immense, i miliardari,
ch i soldi non si fanno onestamente
e, sotto sotto, trovi le lacrime
di tanta brava gente!
Subito dopo, prendi i parassiti,
i portaborse e le figure mezzane,
che leccano da sempre,
a dismisura, i culi dei parolai
e dei faccendieri, che crescono
e guadagnano sui guai!
Prendi di poi, adagio, dolcemente,
tutti i politici che ammorbano la gente!

Prima i pi piccoli, poi i sor baroni
che tra gli scanni hanno messo tenda,
contrari a tutto e non decidon niente.
In ultimo, ti prego, fa attenzione
a chi sta in testa ed il pi coglione!
Ai specialisti e servi de barni,
che, difensori accesi di ricchezza,
sono resti ad aiuta sto popolo
dinni pecorni.
Ai voglia de dar foco a queste carni
pe smuovere qualcosa tra gli scanni,
lass, so ottusi come buoi
e manco sarricordano
che ce lavemo messi noi.
Pensaci tu, allora, morte mia adorata,
un po di pulizia non fa male,
se la giustizia tace e questItalia
tutto un funerale!
ANDROPOS

LANGOLO DELLA PUBBLICIT













































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