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Dante Alighieri (attribuito a)

Detto dAmore

Op. Grande biblioteca della letteratura italiana ACTA G. DAnna Thsis Zanichelli

Edizioni di riferimento elettroniche Liz, Letteratura Italiana Zanichelli a stampa Dante Alighieri, Detto dAmore, a cura di G. Contini, Milano, Mondadori, 1984

Design Graphiti, Firenze

Impaginazione Thsis, Firenze-Milano

Dante Alighieri (attribuito a) Il Detto dAmore

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Chi n ogni guisa parli E ched i faccia un detto, Che sia per tutto detto, Chi lag[g]ia ben servito. Po che meb[b]e nservito E chi gli feci omaggio, I l tenuto o maggio E ter[r] giam sempre; E questo fin asempr A ciascun amoroso, S c[h]Amor amoroso No gli sia nella fine, Anzi che metta a fine Ci che disira avere, Che val me c[h]altro avere. Ed egli s cortese Che chi gli sta cortese Od a man giunte avante, Esso s l mette avante Di ci ched e disira, E di tutto il dis-ira. Amor non vuol logag[g]io, Ma e vuol ben, lo gag[g]io, Ch l tu cuor, sia lu fermo. Allor dice: I tafermo Di ci che ttu domandi, Sanza che ttu do mandi; E dnati in presente, Sanzesservi presente Di fino argento o doro, Perchi a llui madoro Come leal amante. A llu fo graz[z]e, amante Quella che dogne bene s guernita bene Che n le non truov uon pare; E quand ella mapare,

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S grande gioia mi dona Che lo me cor sadona A le sempre servire, E di le vo servire, Tant in le piacimento. Non so se piacimento Le fia ched i la serva: Almen pu dir che serv, Come chi poco vaglia. Amor nessun non vaglia, Ma ciascun vuole ed ama, Chi di lui ben sinama, E di colu fa forza Che [n] compiacer fa forza E nonn-, i nulla, parte. Amor i nulla part Che non sia tutto presto A fine amante presto. Cos sue cose livera A chi lamor no llivera E mette pene e ntenza In far sua penetenza Tal chente Amor comanda A chi a llu sacomanda; E chi la porta in grado, Il mette in alto grado Di ci ched e disia: Per me cotal d sia! Per chi gi non dispero, Ma ciaschedun d spero Merz, po n su travaglio I son sanza travaglio, E sonvi s legato Chi non vo che legato Giamai me ne prosciolga: Se nn daltri pro, sciolga! Chi vo chAmor maleghi,

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Che che Ragion malleghi: Di lei il me cor sicura, N pi di lei non cura; Ella si fa dessa: 80 N ffu n fia di essa. Amor blasma ed isfama E dice che di[s]fama, Ma non del mi, certano: Perchi per le certan 85 Che ciaschedun sabatte; Me ched Amor sa, batte. Ed a me dice: Folle, Perch cos tafolle Daver tal signoria? 90 I dico, sign ri Chi porta su sug[g]ello. I per me non sug[g]ello, Della sua mprenta, breve, Ch troppo corta e breve 95 La gioia, e la noia lunga. Or taglia geti, e lunga Da lui, chegl[i] di parte Che, chi da lu si parte, fug[g]e e si va via. 100 Or non tener sua via, Se vuo da llu campare; E se non, mal campare, Che biado non vi grana, Anzi perde la grana 105 Chiunque la vi getta. Perdio, or te ne getta Di quel falso diletto, E fa che si a diletto Del mi, ched egli fine, 110 Che d gioia sanza fine. Lo dio dovi credenza Non ti far credenza Op. Grande biblioteca della letteratura italiana ACTA G. DAnna Thsis Zanichelli

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Se non come Fortuna. Tu sse in gran fortuna, 115 Se non prendi buon porto Per quel ched i t porto, Ed a me non taprendi E l mi sermone aprendi. Or mi rispondi e di, 120 Chegli ancor gran d A farmi tua risposta; Ma non mi far risposta A ci chi proposato. D tu se pro posat. 125 E, quandi eb[b]i intesa Ragion, ch stata intesa A trarmi de la regola DAmor, che l mondo regola, I le dissi: Ragione, 130 I salda ragione Con Amor, e dacordo Sin ben del nostro acordo, Ed scritto a mi conto Chi non sia pi tu conto. 135 la ragion dannata; Perchi t per dannata, Ed eb[b]i, per convento, Po chi fu del convento DAmor, cu Dio man tenga, 140 E sempre me mantenga. Tu mi vuo trar damare E di c[h]Amor amar: I l truov dolce e fine, E su comincio e fine 145 Mi pia[c]que e piacer, Ch n s gran piacer. Or come vivero?

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SanzAmor vive reo Chi si governa al mondo; SanzAmor egli mondo Dogne buona vertute, N non pu far vertute; SanzAmor s nua, Che, con cu regna, envia Dandarne dritto al luogo L dove Envia lluogo. E perci non ti credo, Se ttu dicessil Credo E l Paternostro e llAve, S poco in te sennve. Adio, ched i mi torno, E fine amante torno Per devisar partita Comell ben partita E di cors e di membra, S come a me mi membra.

Cape doro battuto Paion, che mn battuto, Quelli che porta in capo, 170 Per chi a llor fo capo. La sua piacente ciera Nonn- sembiante a cera, Anz s fresca e bella Che lo me cor sabella 175 Di non le mai affare, Tant piacente affare. La sua fronte, e le ciglia, Bielt dognaltreciglia: Tanto son ben voltati 180 Che mie pensier voltati Anno ver lei, che gioia Mi d pi c[h]altra gioia In su dolze riguardo. Op. Grande biblioteca della letteratura italiana ACTA G. DAnna Thsis Zanichelli

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Di n[i]u mal riguardo 185 Cu ella guarda in viso, Tant piacente aviso; Ed s chiara luce Chal sol to la sua luce, E loscura e laluna 190 S come il sol la luna. Per chi a quella spera O messa la mia spera, E si ben co llei regno, I non voglialtro regno. 195 La bocca e l naso e l mento A pi belli, e non mento, Chunque nonn-eb[b]e Alena; Ed pi dolce alena C[he ne]ssuna pantera. 200 Per chi ver sua pantera I mi sono, n fed, ito, E dentro v fedito; Ed mene s preso Ched i vi son s preso 205 Che mai, di mia partita, No mi far partita. La gola sua, e l petto, S chiar, cha Dio a petto Mi par esser la dia 210 Chi veg[g]io quella dia. Tant bianca e lattata, Che ma non fu alattata Nulla di tal valuta. A me tropp valuta, 215 Ched ella s m dritto In saper tutto l dritto C[h]Amor usa in sua corte, Che non v leg[g]e corte. Mani lunghette e braccia, 220 E chi co llei sabraccia Op. Grande biblioteca della letteratura italiana ACTA G. DAnna Thsis Zanichelli

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Giamai mal nonn- gotta N di ren n di gotta: Il su nobile stato S mette in buono stato Chiunque la rimira. Per che l me cor si mira In lei e notte e giorno, E sempre a llei ag[g]iorno, ChAmor s ll inchesto, Nd e non inchesto Se potesse aver termine, C[h]amar vorria san termine. E quando va per via, Ciascun di lei nvia Per landatura gente; E quando parla a gente, S umilmente parla Che boce dagnol par l. Il su danzar e l canto Val vie pi ad incanto Che di nulla serena, Ch llaria fa serena: Q[u]ando la boce lieva, Ogne nuvol si lieva E laria riman chiara. Per che l me cor s chiar Di non far giamai cambio Di lei a nessun cambio; Chell di s gran pregio Chi non troveria pregio Nessun, che mai la vaglia. Amor, se Dio mi vaglia, Il terreb[b]e a ffollore, E ben seria follo re Quandio il pensasse punto. MAmor l s a punto Nella mia mente pinta,

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Chi la mi veg[g]io pinta Nel cor, si dormo o veglio. Unque asessino a Veglio Non fu giamai s presto, N a Dio mai il Presto, Comio a servir [a]mante Per le vert ch mante. E sio in lei pietanza Truov, o duna pietanza Del suamor son contento, I sar pi contento, Per la sua gran valenza, Che sio avesse Valenza. Se Gelosia n s gina Di tormene segina, Lo Dio dAmor mi mente: Chd i ben a mente Ci ched e meb[b]e in grado Sed i l servisse a grado. Ben ci egli un camino Pi corto, n l camino, Perci chi nonn- entrata Ched i per quellentrata Potesse entrar un passo. Ric[c]hez[z]a guarda il passo, Che non fa buona cara A que che no ll cara. E s fu i s sag[g]io Ched i ne feci sag[g]io Si potesse oltre gire. Per neente tag[g]ire, Mi disse, e co mal viso: Tu sse da me diviso, Perci il passo ti vieto; Non perch ttu sie vieto, Ma ttu no macontasti Unque, ma mi contasti;

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295 E o ciasc schifo, Chi di me si fa schifo. Va tua via e s procaccia, Chi so ben, chi pro caccia, Convien che bestia prenda. 300 Se fai che Veno imprenda La guerra Gelosia, Come che n gelo sia, Convien chella si renda, E ched ella ti renda 305 Del servir guiderdone, Sanza che guiderdone. Ma tutor ti ricorde: Se ma meco tacorde, Oro e argento aporta; 310 I taprir la porta, Sanza che ttu faccioste. E s avrai ad oste Folle-Larghez[z]a mala, Che scioglier la mala 315 E far gran dispensa In sale ed in dispensa E n guardarobe e n cella. Povert suancella: Quella convien tapanni 320 E che tti trag[g]a panni E le tue buone calze, Che giamai no lle calze, E la camiscia e brache, Se ttu co lle timbrache. 325 Figlia fu a Cuor-Fallito: Perdio, guarda n fallito Non sia ci chi t detto; E sie conmeco adetto, E mostra ben voglienza 330 Daver mia benvoglienza; Ch Povertat insom[m]a Op. Grande biblioteca della letteratura italiana ACTA G. DAnna Thsis Zanichelli

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Dogne dolor la somma. Ancor non t nomato Un su figliuol nomato: Imbolar uon lapella; Chi da llu non sapella, Egli l mena a le forche, L dove nonn- for che monti per la scala, Dovogne ben gli scala, E danza a ssuon di vento, Sanzav mai avento. Or s tt letto il salmo: Ben credo, a mente sa l mo, S l t mostrato ad agio. Se mai vien per mi agio, Pensa desser maestro Di ci chi tamaestro, Che Povert tua serva Non sia, n mai ti serva, Ch l su servigio malo, E ben pu dicer mal Cu ella spoglia o scalza: Ch dogne ben lo scalza, E mettelo in tal punto Cha vederlo par punto. E gli amici e parenti No gli son aparenti: Ciascun le ren gli torna E ciascun se ne torna. .................... * .................... PerchAmor mag[gi]a matto, O che mi tenga a matto Ragion, cui poco amo,

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Gi, se Dio piace, ad amo 365 Chellag[g]ia no macroc[c]o. Amor m cinto il croc[c]o, Con che vuol ched i tenda Si vo gir co llui n tenda. E dice, si balestro 370 Se non col su balestro, O si credo a Ragione Di nulla sua ragione Chella mi dica o punga, O sed i metto in punga 375 Ric[c]hez[z]a per guardare, O si miro in guardare, A llui se non, ci ch, Di lui non faccia c; Ma mi getta di taglia, 380 E dice che n sua taglia I non prenda ma soldo, Per livra n per soldo Ched i giam gli doni. Amor vuol questi doni: 385 Corpo e avere e anima; E con colui sinanima, Chi gliel d certamente (E chi altrac[c]erta, mente), E sol lui per tesoro 390 Vuol chuon metta n tesoro. E chi di lui preso, S vuol che sia apreso Dogne bellordinanza Che l su bellor dinanza. 395 Chi l cheta come dee, Sachita ci che dee. Dorgoglio vuol sie vto, Chd egli fatto voto D[i] non amarti guar d 400 Se dorgoglio nol guardi: Op. Grande biblioteca della letteratura italiana ACTA G. DAnna Thsis Zanichelli

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Ch fortemente pec[c]a Que che dorgoglio pec[c]a. Cortese e franco e pro Convien che sie, e pro Salute e doni e rendi: Se ttu a cci ti rendi, DAmor sarai in grazia, E s ti far grazia. E se se forte e visto, A caval sie avisto Di punger gentemente, S che la gente mente Ti pongan per diletto. Non ti truovi di letto Matino a qualche canto. Se ttu sai alcun canto, Non ti pesi il cantare Quanto pesa un cantare, S che noda la nota Quella che l tu cor nota. Se ssai giucar di lancia, Prendila e s lla lancia, E corri e sali e salta, Che troppo gente asalta: Far cosa che llor seg[g]ia Gli mette in alta seg[g]ia. Belle robe a podere, Secondo il tu podere, Vesti, fresche e novelle, S che noda novelle Lamor, cu tu caro Pi che l Soldano il Caro. E selle son di lana, S non ti paia lana A devisar li ntagli, Se ttu chi gli ntagli. Nove scarpette e calze

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Convien che tuttor calze; Della persona conto Ti tieni; e nul mal conto Di tua boc[c]a non loda, Ma ciascun pregia e loda. Servi donne ed onora, Ch via troppo donor Chi vi mette sua ntenta. Salcuno il diavol tenta Di lor parlare a taccia, S li d che ssi taccia. Sie largo; e daltra parte Non far del tu cuor parte; Tutto n quel luogo il metti L dove tu lametti: Chegli dAmor partito Chi l su cuor partito, Ch e non tien leal fino Chi va come lalfino, Ma sol con que sacorda Che l su camin v corda. Mi detto ancor non fino, Ch dun amico fino Chieder convien ti membri, Che metta cuor e membri Per te, se tti bisogna, E n ogne tua bisogna Ti sia fedele e giusto. Ma, f che d a san Giusto, Seminati son chiari I buonamici chiari. Ma, se l truovi perfetto, Pi ricco che l Perfetto Sarai di sua compagna; E s bella compagna, La tua fia pi sicura, Ch Veno non si cura

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475 Che non faccia far tratto, Di che lamor tratto. Di lor pi il fatto isveglia, N ma per suon di sveglia N per servir che faccia 480 Nol guarda dritto in faccia .................... ....................

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