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a) l J\Iodi ritmici

li ri t mo modale si riferisce a due valori di tempo, uno breve e uno lungo,


che vengono indi cati come brt" e Jonga. Questi compaiono in determinati
rapport i stabiliti con precisione che sono chiamati Modi. Il sistema ritmico
dci sec. XIII completamente sviluppatO, come per lo piu viene spiegato negli
scritti teori ci del tempo (D,an/us posi/io "ulgar, Joh. de Garlandia, Odington
e altri), comprende sei Modi , cio:
primo modus: Formula base L D
secondo modus: Formula base B L
terzo modus: Formula base L B B
quarto modus: Formula base DBL
'1uinl o moclus: Formula base L L
sesto modus: Formula base B B D
Vale il principio che ci ascuna voce di una composizione (o in ogni caso cii
una sezione pi grancle) scritta in un determinato moclus, cio la ri spetti va
formul a base ripetuta continuamente. Una melodia in primo mo<lus av rebbe
dunque il seguente ritmo L 8 L 8 L 8 .. .
H primo modus era senza dubbio il pi antico, come anche di gran lunga
il pi usato. La sua fo rmula L 8 L 8 ... 0. scritto modernamente, J ).J )J ... ,
porta a '1 uel mClro ternario sul quale si basa tuttO il sistema c perci anche
tutta la musica dci sec. XIII . Il secondo modus mostra l'ordine inverso dei due
valori fondamentali. Questa serie non significa per, almeno in linea di
massima, una variante in anacrusi del primo modus )) il ... , ma un
nuovo ri tmo nel quale la breve sta all' inizio dell a battuta, cio: ilJ J"lJ ...
Tuttavia potreb1x certo capitare sporadicamente che la seri e B L 8 L. .. sia
da interpretare come variante in anacrusi del primo modus 7.
Il terzo modus, L 8 B L B B ... sulla base degli stessi valori pot rebbe
condurre ad un ritmo binario: J l)J J j) J> ... Tuttavia per, per poter essere
contrappunti sticamente collegatO con gli altri due, esso dovette essere
adattato al metro ternari o. Per raggiungere questo la L venne interpreta-
ta come valore tripartito ed il valore della seconda B raddoppiato:
"'. ... J '" (' 90' ) di \'1/. Nicm.nn, riguardano ".dusivo"",m" gh ilCriui 'eori(i . Le Ipies uioni
in 'ldN l , 10"' P, SI hmi,,,nu .i fond'm<"mi della nOlazione moda]e, in parucola, la notazione d"i ICi
Modi. Molto pi approfondito I: il compendio " Exkun Il , Obcr QuadralnOI .. ion und Rhylhmik.
ncl RtJH., i.", "p"".'" rt" "'i,,iI ti ",DI"Dr.", nlllllissi",i sfifi ( ''.l,o) dci Ludwig dal <lu.le abbi amo
eslrano di-u lC fond'IDem. li .
l Cos' d,cc f ranconc. con rifcrlmentO per ad unO stadio pi tardo dcII. notaz,one: Si " f"I Ht ..dlll
(.iJJIIS) p-J/ f"p " ""u, "". u ,. /ml"tl" "" .",,,1, III hit ""I" (scgue un framment o di un MOICIfO), ,,,,ri,,ll1'
pd,. (C" II S I , ,qa).
J. j, J J. )J J ... 8. Qui ci troviamo alla radice di quei concetti di perfezione,
alte razione e imperfezione, a noi gi noti da ll a notazione mensurale bianca.
Nel completo sistema dei Modi la L t ripartita del tcrl.O modus venne vista
come il valore normale e chiamata Jonga ptrfula. mentre la L bipartita del
primo e dci secondo modus di venne Jonga impufer/a. Allo stesso modo
vennero distinti due tipi di brtlJ, la brttJ rula e la brt" aJltra (letteralmente:
seconda brttJ), la seconda lunga il doppio della prima. evidente che la
formula ritmica del terl..O modus da interpretare come uno schema in 6/ 8 (o
due volte 3/ 8), non - come talvolta stato supposto - come uno schema in
3/ 4. Questo risulta gi dal fatto che il ter.lO modus entra spesso in rapporto
cont rappuntistico con il secondo modus, il cui ritmo corrisponde evidente-
mente ad uno schema in 3/ 8.
I tre rimanenti Modi non portano sostanziali novit. Il quarto modus
rappresenta una specie di capovolgimento del terzo. Il quinto consta da una
semplice successione di L, ciascuna del le quali da intendere naturalmente
t ripartita (pe rfetta). Il sestO formato da una serie di B. che devono sempre
comparire in gruppi di tre. Presentiamo ancora una volta i sei Modi insieme
in t rascrizione moderna:
Come oggi gene ral mente in uso, abbiamo riprodott o tutti i Modi in
battute di 6/ 8, cio due perfezioni (}/ 8) raggruppate in una battuta. Per il
terzo e quarto modus questo procedimento si gi ustifica dal fatto che la stessa
formula base composta da due perfezioni; per gli altri, da ragioni pratiche,
perch si pu constatare chc la formu la base compare comunemente in un
numerO par di ripeti zioni. Le fras i musicali per lo pi entrano faci lmente
nella battuta di 6/ 8, c spesso con l'uso di questa battuta vengono superate
facilmente cert e difficolt di trascrizione. Tuttavia bisogna sempre ricordarsi
che la battuta di 6/ 8 non fondata sull 'essenza dell a teoria modale. In realt vi
sono casi nei '1uali non pu essere usata (cfr. p. 170 sgg., z80).
In correlazione con la precedente raffigurazione dci sei Modi accenniamo
anco ra brevemente alla questi one dei valori da scegliere per la trascrizione.
Divcrsi t"orici dd scc. XIII r,cordono che in 'empi Imichi la L non UI usuale. ,' B ma I due B, p.
"s. Walter Odington: I--'PIU "pJl(/ p,io,tI D'!I'"i/I", 'MQ '"''1.''' Nhll '''''l'D''' (C " J l, 1jlb). H. Riemann e
ahri hanno suppostO, In riferimcnTO Si mili ossc" l2ioni, uno Illdio pn::mod.le dclla ri'mica, nel <luale
do minava I. battUta pori. TUtta,,. I. concl usione di L binarie su ballU(e binari" non convincente, dalO
che od primo C ncl secondo modu, ]' union( d, una L bin.ria con UfUI B di una ballUtl lun.aria.
di OdinSton pu dunquc CH<' ' inlerpn::lala in modo che, P"""!oO Sii antichi
erano in U!oO !o01t2nto ,I primo e il sec(MIdo modul.
Che una riduzione dei valori originali sia necessaria, evidente. Gli stessi
editori pi conservatori non sono mai arrivati al puntO da t radurre brani
musicali del sec. XIII in lunghe e brevi (1=1 In libri pi antichi
(Coussemaker, Wooldridge) si riduce in rapportO 1:4 (L = o , B = d), mentre
editori pi recenti praticano una riduzione 1:8 (L = d, B = J ; Ludwig,
Handschin, Husmann) oppure 1:16 (L=J , B=l ; Gastou, Rokseth). Noi
preferiamo l'ultima, perch essa corrisponde al nostro principio gene rale della
triscr/zione-tempo, di conseguenza la nota, che rappresenta il battito modera-
to della musica - qui senza dubbio la L -, da riprodurre come seminima.
Infine dobbiamo ancora richiamare l'attenzione su una terminologia che
identifica i sei Modi con certi piedi di versi dell'antica poesia greca e quindi
vengono chiamati come segue: ( I) Trocheo - v ; ( : ) Giambo v - ; (3)
Danilo - v v ; (4) Anapesto v v - ; (S) - - __ ;. (6) :fribraco
v v v . Anche se qucsti nomi in scritti pi recenti sono Stati occasionai mente
usati essi hanno tuttavia appena qualche significato e legittimit storica.
L'unico teorico medievale che li usa Walter OdingtOn, che del resto alle sei
formule fondamen tali ne aggiunge ancora altre con nomi cos poco usati
come proult u!JIalicuJ e pyrr;chiuJ (COUJJ J I, :40 sg.) . Gi da questo si dimostra
chiaramente che i suoi riferimenti ai piedi dei versi greci sono il risultato di
studi filologici personali. In contrapposizione ad una opinione una volta
molto diffusa (cfr. 1-IdN I, p. :0:) si deve sonolinea re, che queste
denominazioni non danno nessun diritto alla congettura che i Modi ritmici si
siano sviluppati dai piedi dei versi dell'antica poesia greca.
Sull'uso dei Modi su melodie di diversa lunghezza si formul un altro
concetto fondamentale della teoria modale, cio l'ordo (pl. ordinu). L'ordo
indica quante vohe la formula fondamentale di un modus viene ripetuta,
prima che si giunga ad una pausa:
P,imlll (mio SUllfIdm or"" TlTtilll orio
l. IJ N
"
IJ N .l>IJ
,
IJ .l>J .l>IJ N
"
2. I.I>J .1>1 ,.I>J.I>J 1.1>1 I.I>J N IN .\1
3. IJ. N IJ.II IJ. N IJ.
N IJ. 1'1 IJ. N IJ . .l>J IJ. N,J'I"
4. IJ>J J.
IN/'I
IN J. I.I>J J. IN 11 IN J. IN J.
Im. INI'
5. IJ. J. IJ. 11 IJ. J. IJ. J. IJ. 11 IJ. J. IJ. J. IJ. J. IJII
6. lm.l>", ,mm,.l>" Imm,m.l>nl
A ciascun ordo segue necessariamente una pausa, la cui lunghezza dipende
dallo schema ritmico del modus: nel primo modus essa ha il valore di una B
(pa usa di croma), nel secondo di una L imperfetta, nel terzo di una L perfetta
e cos via 9. Nel primo, secondo e sesto modus gli ordina pari (Jtcundll!, quarlu!
ecc.) danno una lunghezza di frasi che vanno olt re la struttura di 6/ 8. Essi
sono perci molto pi rari degli ordina dispa ri (primu!, /trliu! ecc.).
Alcuni teorici del sec. XIII ampliano nOtevolmente il sistema dei Modi,
indicando i sopra citati Modi come modi ptrjuli e ad essi associando una
corrispondente serie di modi imptrju li. Specialmente Joh. de Garlandia e
l'Anonimo IV trattano j Modi imperfetti con gromde ampiezza (cfr. COU!$ SI,
l O: sgg., 329 sgg. ). Nella prassi i Modi imperfetti non si presentano quasi mai
e potrebbero quindi essere qui tralasciati. Dato per che essi nella leneratura
pi recente non sono stati rappresentati del tutto esanamente (HdN I, :p; G.
Reese, /I1N!;' in Ihl Middlt Aga, p. z8o), si possono qui spiegare brevemente.
I Modi perfetti sono ca ratterizzati dal fatto che terminano con la stessa
nota con la quale iniziano: ptifUIII$ didlur quando Itrminalllr per tamdtm
quanlalem qua incipil - un passo che tuttavia non risulta vero per il quarto
modus. Nei Modi imperfetti vale l'i nverso: modu! imperju/uJ ... Itrmina/ur per
aliam quam illam in qua ind/lil (Ga rl andia; Couu S I, 97). Come si pens di
realizzare praticamente questo principio, emerge sufficientemente dai seguenti
esempi (cfr. Anoni mo IV; Couu S I, P9 sgg.):
Pri .. us 7fCodus t",jerfeclus
Pri .. us orda: IJ .Il Il .Il I J
, I
Secund_ ardo; IJ .ilI J .Il Il .Il I J .il I J
, I
TertilU orda; IJ .Il I J .Il I J .Il I I ..il I J .Il I J ) 11 J , I
h i .. _ ordo:
Sec.7Idw.s ordo:
" J
9 I dci SCc. XllJ danno regole sintctiche a riguardo delle pausc. che per non
risultano 'cn:. Gulandia dice cosI: -'1"'11'111 tll/NII"fl;lIfll, '11"'11 tll .. (C",,, S l . 98), cosa che per non
avviene nel terzo c nel quano modul. Stranamente Garlandia fa un'cnionc per il quinto modus. che
IoQndo lui pu lermilUn: O con uni pausa di L o con una pausa di B. Di validit pi la n:gola
del Garlandia per la qualc ciascun modus tumina con la tieni ROIa con lo quale inizio. ( ... .lui"il P" Il,1.,,,
flil!llt'lJlt", I<MI; "" iI"'_ fIIIJ ;,,<ipit, CfMJI S I. 17(1), da cui risulti il valore della pausa filUlc. La regolo
.il uha vera PC' lUlli i Modi. eKluso il quano.