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DIRITTO DEL MERCATO UNICO EUROPEO

Il processo di integrazione europea

Dopo la II guerra mondiale si inizia ad affermare l idea di un Europa unita x evitare il ripetersi degli eventi disastrosi del conflitto mondiale. Gli stati dellEuropa danno vita a forme alternative di aggregazione militare (Patto di Varsavia) ed economica (comecon). Solo dopo la caduta del muro di belino e lo scioglimento della stessa Unione sovietica, tali Stati hanno cominciato a partecipare in misura crescente alle forme di integrazione di matrice occidentale. Lintegrazione dell Europa occidentale segue un metodo tradizionale e uno innovativo. Il metodo tradizionale si fonda su quella che viene spesso definita la cooperazione intergovernativa. Le caratteristiche di questo metodo sono: prevalenza di organi di stati prevalenza del principio di unanimit assenza o rarit del potere di adottare atti vincolanti Gli stati dellEuropa occidentale seguono il metodo della cooperazione intergovernativa in diversi settori il primo settore in cui il metodo della cooperazione intergovernativa trova applicazione quello della cooperazione militare: lUEO e la NATO.
LUEO ( unione Europa occidentale) viene fondata nel 1948 con il trattato di Bruxelles. Ad essa aderiscono dieci stati europei. Lorgano principale il Consiglio, composto dai rappresentanti permanenti degli Stati. Rivitalizzata nel 1984, rappresenta lo strumento attraverso cui attuare la componente relativa alla sicurezza e alla difesa comune della PESC. La NATO ( organizzazione del Trattato del nord atlantico) fondata con il Trattato di Washington il 4 Aprile 1949 non un organizzazione europea in senso geografico , posto che ad essa aderiscono anche gli stati extra europei. Lorgano principale costituito dal Consiglio del Nord Atlantico , composto dagli stati permanenti degli Stati, decisioni prese all unanimit.

Anche nel settore della integrazione economica, il metodo della cooperazione intergovernativa trova importanti applicazioni. Il piano Marshall: si tratta di un piano di aiuti finanziari accordati dagli USA allEuropa per favorire la ricostruzione economia e il consolidamento politico degli stati, usciti indeboliti dal conflitto mondiale. Tali aiuti sono subordinati alla condizione che la gestione avvenga in maniera coordinata tra gli stati. Per rispondere a tale condizione un nutrito gruppo di stati dell Europa occidentale , danno vita ad un apposita organizzazione lOECE ( organizzazione europea per la cooperazione economica) dove lorgano principale il Consiglio 1 rappresentante x ogni stato membro Decisioni all unanimit Carattere vincolante delle decisioni Nel 1960 (trattato di Parigi) l OECE viene trasformata in OCSE (org per la cooperazione e lo sviluppo economico) con obiettivi di cooperazione economica globale, alla quale aderiscono anche Usa e Canada, poi altri stati europei.

L INTEGRAZIONE SECONDO IL METODO COMUNITARIO: LE ORIGINI

Il metodo della cooperazione intergovernativa presenta elementi di notevole debolezza. Le organizzazioni Europee sono efficaci soltanto attraverso il consenso unanime degli Stati membri. Cosi si sviluppo un altro metodo, quello comunitario, che ha le seguenti caratteristiche: prevalenza degli organi di individui prevalenza del principio maggioritario ampiezza del potere di adottare atti vincolanti sistema di controllo giurisdizionale di legittimit degli atti adottati La nascita de metodo comunitario si fa risalire al 9 maggio 1950, data che oggi viene celebrata come giornata d Europa. In quel giorno il ministro dellestero Robert Schuman fece una importante dichiarazione. Egli esprime la convinzione che il contributo che un Europa organizzata (Federazione Europea) pu apportare alla civilt indispensabile per il mantenimento di relazioni pacifiche inoltre l Europa non sar costruita in una sola volta (Europa dei piccoli passi) Come prima tappa di questo percorso ci avviciniamo al traguardo di una Federazione europea. Il governo francese propone di mettere linsieme della produzione franco-tedesca di carbone sotto una comune Alta Autorit, aperta anche altri Stati. La proposta viene accolta da 6 stati ( belgio, francia, germana, italia, Lussemburgo, e paesi bassi) nasce cosi la cosiddetta Piccola Europa. I 6 stati danno appunto vita alla Comunit europea del carbone e dellacciaio (CECA) CECA (Comunit europea del carbone e dellacciaio) nata nel 1951 composta da sei stati. Si prevede listituzione di un mercato comune del carbone e dellacciaio, comprendente una zona di libero scambio tra gli Stati membri, il divieto di discriminazioni tra produttori, il divieto di sovvenzioni e di aiuti statali alle imprese e il divieto di pratiche restrittive della concorrenza. Dal punto di vista istituzionale La CECA formata da 4 organi istituzionali: lAlta autorit . il Consiglio speciale del ministri, lassemblea e la Corte di giustizia. Il ruolo centrale spetta allalta autorit , composto da un numero di persone parti a quella degli stati, nominati da loro stessi di comune accordo. Il consiglio speciale dei ministri ha funzioni consultive ma cmq il suo parere vincolante allalta autorit. Lassemblea comune ha funzioni consultive. La Corte di giustizia esercita funzioni di controllo sulla legittimit degli atti e i comportamenti delle altre istituzioni. Si cerca di replicare la formula adottata per la CECA ad altri settori. CED (1952) Cominit Europea di difesa. Trattato istitutivo che prevede un organo indipendente al quale spetta il comando unificato delle forse armate di tutti gli stati membri : il commissariato. Esso pero non entra mai in vigore a causa del rifiuto dellassemblea nazionale francese, dovuto ad un vizio intrinseco della nuova Comunit. Aderendo infatti al trattato, gli stati non si sarebbero limitati a sottoporre ad autorit un settore economico particolare, ma avrebbero trasferito ad un ente sovra nazionale il compito di difendere il territorio nazionale con la forma armata. Tale trasferimento avrebbe comportato una perdita radicale e immediata di sovranit . Dopo il fallimento della CED, seguono alcuni anni di stasi. Ci sono proposte di allargare ad altri settori lesperienza della CECA. Da un lato, infatti viene avanzata lidea di un mercato comune generale; dallaltro lato si prospetta la necessit di prevedere un regime speciale per alcuni settori e in particolare per lenergia atomica.

Con il trattato di Roma (1957) nasce La CEE (comunit economica europea) l Euratom o CEEA ( comunit europea dellenergia atomica) . la struttura istituzionale rispecchia quella della CECA

STATI MEMBRI. allindomani dei trattati il quadro dellintegrazione comunitaria presenta una certa complessit: esso infatti consta di tre comunit distinte ( CECA; CE e CEAC) Lobiettivo quindi fu quella di semplificare la struttura e di pervenire alla fusione delle tre Comunit, obiettivo raggiunto non completamente. La prima tappa fu la firma della Convenzione su alcune istituzioni comuni alle comunit europee, come lassemblea e la corte di giustizia. La seconda tappa costituita dal Trattato di Bruxelles (1965) che istituisce un consiglio e una commissione unici delle comunit europee. La terza tappa si realizzata da poco, in coincidenza con la scadenza del Trattato CECA. Gli stati infatti non l hanno rinnovata, quindi anche il settore carbosiderurgico rientra nel campo di applicazione del mercato comune disciplinato dal Trattato comunitario europeo (TCE)

L UNIFICAZIONE DEL QUADRO ISTITUZIONALE E L ALLARGAMENTO A NUOVI

LA RIDUZIONE DEL DEFICIT DEMOCRATICO Uno dei grandi problemi che la struttura istituzionale ancora oggi presenta costituita da quello che viene definito deficit democratico. In particolare, non risulta rispettato il principio della democrazia parlamentare, dal momento che, come si visto, listituzione dotata di maggiori poteri il Consiglio. Nel consiglio pertanto viene rappresentato il potere esecutivo di ciascuno stato membro e non quello legislativo. Il Parlamento Europeo (ex assemblea parlamentare), nasce con funzioni puramente consultive. La presenza del parlamento europeo, offre, almeno in prospettiva una soluzione. Bisognerebbe ampliare i poteri di tale istituzione, in modo da controbilanciare i poteri del Consiglio. Lampliamento avvenuto per tappe: la prima tappa risale allinizio degli anni 70 quando vengono approvati ed entrano in vigore il trattato firmato a Lussemburgo e poi in rapida successione quello firmato a Bruxelles , noti come Trattati di bilancio: un bilancio unificato venne adottato congiuntamente dal consiglio e dal parlamento. in quella stessa epoca si da attuazione ad una norma del TCE che conserva il passaggio al suffragio universale diretto per lelezione dei membri del parlamento. dopo lunghe discussioni , la ormai diffusa coscienza della necessit di una riforma porta alla firma dellatto unico europeo. Per quando riguarda i poteri del parlamento, si introducono due novit: la procedura di parere conforme, che impedisce al consiglio di approvare determinati atti senza lassenso parlamentare e la procedura di cooperazione che offre al parlamento maggiori opportunit per influire sulle deliberazioni del consiglio. Su questa stessa scia il 7 febbraio 1992 viene firmato a Maastricht il gi citato Trattato sullUnione Europea. Esso precede un'altra procedura decisionale, nella quale i poteri del parlamento sono accresciuti: la procedura di codecisione. Tuttavia esistono ancora alcune materie per cui il Parlamento svolge un ruolo consultivo.

LA RIEMERSIONE DELLA DIMENSIONE GOVERNATIVA Un primo segnale in questo senso stata listituzione del consiglio europeo, quale organo distinto dal consiglio. La prassi di convocare riunioni tra le massime cariche politiche ha inizio gia negli anni 60 ma viene istituzionalizzata soltanto nel vertice tenuto a Parigi nel dicembre del 1974. in quella occasione i Capi di Stato decidono di riunirsi tre volte lanno e ogni qualvolta risulter necessario come consiglio della Comunit e a titolo di cooperazione politica. La composizione resta quella decisa nel 1974: i capi di stato e di governo assistiti dai ministri degli esteri. Le deliberazioni vengono assunte allunanimit e sono estrinseche, non in atti formali, ma nelle conclusioni della presidenza un altro campo in cui si manifestato la riemersione della dimensione intergovernativa riguarda le deliberazioni del consiglio e in particolare le votazioni a maggioranza qualificata. Il TCE prevede infatti che in numerosi casi, il consiglio deliberi a maggioranza semplice. Tuttavia tale sistema di deliberazione non era applicabile immediatamente, ma solo allo scadere di un periodo transitorio della durata di 12 anni. Approssimandosi alla scadenza gli stati che pure avevano accertato il principio maggioritario manifestarono resistenza di fronte al rischio di trovarsi vincolare da deliberazioni per le quali avevano espresso il voto contrario. Molti stati, tra cui la Francia aprirono cosi la cosiddetta crisi del seggio vuoto. La soluzione viene trovata nel corso di una riunione straordinaria ( compromesso di Lussemburgo). La parte + importante dellaccordo riguarda le ipotesi in cui il TCE prevede che il consiglio deliberi a maggioranza qualificata. Inoltre si stabilisce che, qualora un membro del consiglio faccia valere interessi molto importanti del proprio Stato, la discussione sarebbe proseguita per un ragionevole lasso di tempo al fine di pervenire a soluzioni che possono essere adottate da tutti i membri del consiglio. Questo cmq comportava un aumento del tempo per prendere decisioni fin quando nn si fosse raggiunto un accordo unanime. Con il passare degli anni e con laumentare del numero degli stati , il compromesso di Lussemburgo, sembra ormai caduto in desuetudine.. in seguito ci fu il compromesso di Ioannina. Il problema risolto dal compromesso riguarda la definizione della minoranza di blocco, cio dal numero di voti sufficienti per impedire la formazione della maggioranza qualificata. Alcuni stati infatti affermavano che laumento degli stati membri, il potere di ciascuno stato nn avrebbe avuto + peso; essi quindi propongono di ridefinire la ponderazione dei voti utilizzata fino ad allora per il calcolo della maggioranza qualificata. Piuttosto che mettere mano ad un operazione cosi delicata, il compromesso stabilisce che, di fronte ad una minoranza non sufficiente ad impedire la maggioranza ma pur sempre importante, il consiglio nn passi subito al voto, ma prosegua la discussione per un tempo ragionevole al fine di raggiungere una soluzione che raccolga una maggioranza superiore al minimo necessario per lapprovazione.

DALLE COMUNIT EUROPEE ALLUNIONE EUROPEA anche lintroduzione dellUnione Europea avviene nel segno del metodo intergovernativo. Con il passare degli anni avvertono il bisogno di estendere la loro corporazione in settori inizialmente non rientranti nel campo di applicazione del trattati istitutivi. Lampliamento delle competenze materiali della CE comporta lassoggettamento dei nuovi settori ai principi del metodo comunitario anche se non sempre gli stati hanno accettato di agire nel modo descritto. il settore + importante in cui ci si verifica quello della politica estera generale. Il TUE attribuisce alla competenza comunitaria soltanto un aspetto della politica estera: quello attinente agli scambi commerciali internazionali. Ci implica per gli stati comunitari la necessit di un certo coordinamento, anche degli esperti non commerciali della rispettiva politica estera, al fine di evitare contraddizioni e di accrescere lefficacia delle loro azioni sul piano internazionale. Dopo un lungo periodo di gestazione, lAUE per la prima volta conferisce una forma precisa e istituzionalizzata a tale cooperazione. La seconda parte dellAUE composta di un unico, lunghissimo articolo, che disciplina la Cooperazione politica europea in materia di affari esteri. importante sottolineare che tra Comunit europee e CPE viene 5

mantenuta una netta distinzione. Infatti la CPE si volge in maniera del tutto indipendente rispetto alla cooperazione comunitaria. la netta distinzione tra cooperazione comunitaria e quella in materia di politica estera comincia tuttavia a venir meno con il TUE. Questo trasforma la PCE in Politica estera e di sicurezza comune e le affianca un terzo settore di attivit: la cooperazione in materia di giustizia e affari interni. Le tre Comunit, sono ricondotte ad una realt comune, lunione europea. Essa infatti paragonata ad un tempio greco, sorretto da tre pilastri. cooperazione comunitaria, PESC e il GAI. Bench distinti, i tre pilastri sono legati tra di loro. Essi peraltro vengono gestiti da un quadro istituzionale unico: il consiglio, la commissione e il parlamento europeo, che operano nellambito di tutti e tre i pilastri anche se cmq le modalit di azione sono diverse tra di loro. un ulteriore passo verso lassimilazione tra i tre pilastri ha luogo con il Trattato di Amsterdam e in minor misura con quello di Nizza. Da un lato, una parte consistente delle materie che fino ad allora rientrano nel pilastro GAI, vengono trasferite nel primo pilastro e vengono quindi comunitarizzate. Nel terzo pilastro permane sono la cooperazione di polizia e giudiziaria in materia penale; dallaltro lato si assiste allintroduzione parziale nel secondo e nel terzo pilastro di alcuni dei principi che caratterizzano la cooperazione comunitaria.

LEUROPA A + VELOCIT purtroppo la progressiva riduzione del metodo comunitario delle forma di cooperazione ha avuto come prezzo una certa contaminazione dello stesso metodo comunitario. Un esempio dato dal crescente ruolo che viene riservato nel pilastro comunitario al consiglio europeo e un esempio ancora piu notevole offerto dal sempre pi frequente ricorso a forme di cooperazione differenziata, cosi detta perch applicabile ad un numero ristretto di Stati membri: si tratta del fenomeno noto come Europa a + velocit , ovvero Europa a geometrie variabili. Il fenomeno nasce come soluzione di ripiego cui ricorreva quando si constata che lespansione della competenza comunitaria nel nuovo settore, rischia di essere bloccata per lopposizione di un numero molto ristretto di stati membri. un primo esempio indirettamente riconducibile al fenomeno si realizzato in ambito non comunitario, anche perch riguardava solo 5 stati membri. Si tratta dellaccordo relativo alleliminazione graduale dei controlli alle frontiere firmato da Belgio Francia, germana Lussemburgo e paesi bassi, noto come accordo di Schengen. Laccordo finalizzato a ridurre drasticamente i controlli fisici sulle persone alle frontiere, con misure di accompagnamento per coordinare l politica di immigrazione da paesi terzi. un esempio vero e proprio di Europa a + velocit rappresentato dallaccordo sulla politica sociale che costituisce un protocollo allegato al TUE mentre un secondo esempio riguarda lunione economica e monetaria (UEM). altri esempi simili si sono moltiplicati con il Trattato di Amsterdam. In particolare, attraverso appositi protocolli allegati al Trattato dellunione europea sono state previste a favore del regno unito, Irlanda, e della Danimarca delle clausole che consentono a tali stati di nn essere vincolati ai visiti, diritto dasilo, immigrazione e circolazione dei cittadini di paesi terzi.

Il quadro istituzionale

CONSIDERAZIONI GENERALI

la struttura su si cui si regge lunione europea alquanto complessa. Al suo interno si distinguono alcuni organi che, per limportanza delle funzioni che svolgono, sono denominati ISTITUZIONI: il Parlamento Europeo, il Consiglio, La commissione, la corte di giustizia e la Corte dei conti. Accanto alle istituzioni operano inoltre numerosi comitati ed altri organi minori con funzioni consultive e preparatorie. Lunicit del quadro costituzionale sancita dallarticolo 3 primo comma del Trattato dellunione europea, secondo il quale lunione dispone di un quadro istituzionale unico che assicura la coerenza e la continuit delle azioni svolte per il perseguimento dei suoi obiettivi , rispettando e sviluppando nel contempo lacquis comunitario Principio delle competenze di attribuzione: larticolo 5 dispone che le istituzioni esercitano le loro attribuzioni alle condizioni e ai fini previsti ,da un lato, dalle disposizioni del trattari che istituiscono le comunit europee e dallaltro, dalle altre disposizioni del trattato. Larticolo 7 ribadisce che ciascuna istituzione agisce nei limiti delle attribuzioni che sono conferite nel trattato. Il principio qui esaminato attiene ai rapporti tra le varie istituzioni e impone a ciascuna di esse di rispettare le competenze attribuite dai Trattati alle altre istituzioni. La violazione di tale principio trova apposita sanzione nel vizio di incompetenza e comporta lillegittimit dellatto . va segnalato un terzo principio che, anche se non espressamente sancito da alcuna norma: il principio della leale collaborazione , in forza del quale le istituzioni devono collaborare tra di loro. La corte ha desunto questo principio dallarticolo 10 il quale dispone gli stati membri facilitano la comunit nelladempimento dei propri compiti e si astengono da qualsiasi misura che rischi di compromettere la valorizzazione degli scopi del trattato. Bench la norma prevede soltanto un dovere di cooperazione a carico degli stati membri, essa stato interpretato dalla corte di giustizia come espressione di un principio generale che vincola le istituzioni nei rapporti tra di loro e con gli altri stati membri. infine opportuno menzionare il principio del rispetto dell acquis comunitario. Il termine acquis costituisce un neologismo di origine francese, che sta ad indicare linsieme del diritto comunitario e , in particolare gli atti delle istituzioni che sono stati adottati nel tempo. Ad esso si riferisce larticolo 5 il quale impone alle istituzioni di operare rispettando e sviluppando lacquis comunitario. delle 5 istituzioni, Parlamento europeo, consiglio e commissione possono definirsi le istituzioni politiche dellunione i quanto svolgono funzioni di politica attiva in misura diversa.. esse si distinguono nettamente dalle altre due che invece sono istituti di controllo: la corte di giustizia e la corte dei conti.

IL PARLAMENTO EUROPEO Ha sede a Strasburgo, ed composto da 785 membri eletti a suffragio diretto, con carica 5 anni.
La composizione deve garantire una adeguata rappresentanza dei popoli degli stati riuniti nella comunit

Nel 2002 il Consiglio ha introdotto dei principi comuni: - la preferenza di un sistema elettorale di tipo proporzionale, secondo cui lelezione dei membri del Parlamento avviene a scrutinio di lista, - il divieto di doppio mandato, stabilendo che la carica del membro del Parlamento Europeo incompatibile con quello di membro del Parlamento nazionale;
ORGANI

il Presidente (carica 2,5 anni), Assistito da 14 vicepresidenti, dirige i lavori del Parlamento europeo e dei suoi organi rappresenta il Parlamento all'esterno e nelle relazioni con le altre istituzioni comunitarie. I membri sono organizzati in gruppo politici. I presidenti dei gruppi con quello del parlamento costituiscono La conferenza dei presidenti dei gruppi. Il parlamento europeo lavora in aula o in commissione. Le commissioni sono di due tipi. permanenti che sono previste dal regolamento interno del parlamento e si ripartiscono a seconda della materia possono inoltre essere istituite delle commissioni temporanee di inchiesta.
FUNZIONI

le funzioni del Parlamento possono suddividersi in funzioni di: funzioni di controllo politico funzioni di partecipazione alladozione degli atti dellunione. x esercitare le funzioni di controllo politico , il Parlamento dispone di numerosi canali attraverso i quali riceve informazioni sulloperato delle altre istituzioni. Linformazione regolare e periodica del parlamento assicurata dalla presentazione allo stesso di relazioni o rapporti da parte di altre istituzioni, soprattutto dalla commissione. La pi importante la relazione generale annuale presentata dalla commissione ed esaminata dal parlamento Il parlamento pu procurarsi autonomamente informazioni, attraverso le interrogazioni, oppure con le audizioni, secondo cui a tutte le sedute possono assistere i membri della Commissione e a norma di questa essere uditi a loro richiesta il Parlamento pu trarre informazioni e stimolo anche dalliniziativa degli individui, 3 strumenti di comunicazione: petizioni: presentabili al Parlamento su una materia che rientra nel campo dattivit circa qualsiasi persona giuridica che risieda nel territorio comunitario, mediatore Europeo: al quale si pu ricorrere per lamentare casi di cattiva amministrazione, esso nominato dal Parlamento e, quando riceve un ricorso, effettua le proprie indagini e se ritiene che vi sia un caso di cattiva amministrazione si rivolge allistituzione interessata, tenuta a rispondere entro 3 mesi, in base alla risposta egli elabora una relazione che trasmette al Parlamento e alistituzione stessa; denunce: possibile presentarle al Parlamento in casi di cattiva amministrazione o di infrazione del diritto comunitario;

POTERI

il Parlamento dispone di poteri sanzionatori sullapparato della Commissione, che si esprimono nelle mozioni di censura, discutibili solo dopo tre giorni dalla data di deposito e poi votata con scrutinio pubblico, il cui effetto, se approvata, labbandono collettivo delle funzioni dei membri della Commissione mentre il controllo sullapparato del Consiglio ha solo carattere morale, poich tali organi sono istituzioni perfettamente complementari tra loro e quindi destinate a condividere i poteri invece di dipendere luna dallaltra vi la possibilit per il Parlamento di presentare ricorso alla Corte di Giustizia contro atti o comportamenti del Consiglio compiuti senza rispettare i poteri parlamentari.

IL CONSIGLIO un tipico organo di stato, in quanto composto da soggetti (ministri) che rappresentato i singoli Stati non ha carattere permanente e si riunisce di volta in volta, con la possibilit che uno Stato membro possa designare persone differenti a seconda delle riunioni, in base alla materia in oggetto
PRESIDENZA

al suo interno, il rappresentante di uno Stato membro esercita a turno la presidenza per una durata di 6 mesi, secondo l ordine stabilito dal consiglio, diventando anche presidente del Consiglio Europeo compiti presidente convocare le riunioni e stabilire lordine del giorno, tiene i rapporti con le altre istituzioni
MODI DI DELIBERA

del Consiglio sono: maggioranza semplice, qualificata, unanimit maggioranza qualificata: sistema di ponderazione dei voti: il voto di ogni Stato ha un peso differente in base allapplicazione di un coefficiente in base al trattato di Nizza, le delibere vengono approvate con: una soglia minima di voti ponderati pari a 232 su 321, voto favorevole di almeno la maggioranza degli Stati, se le deliberazioni attengono proposte della Commissione, viceversa occorre il voto favorevole dei 2/3 dei membri, gli Stati membri che compongono la maggioranza qualificata devono rappresentare almeno il 62% della popolazione dellUE

FUNZIONI

provvede al coordinamento delle politiche economiche generali degli stati membri dispone di un potere di decisione delega alla commissione l esecuzione delle norme che stabilisce

LA COMMISSIONE La commissione un organo di individui essendo composta da persone che non sono legate da un vincolo di rappresentanza ad uno stato membro, ma portano alla istituzione di cui fanno parte la propria esperienza professionale. In principio La commissione era composta da 20 membri, in carica x 5 anni di cui uno presidente il Trattato di Nizza ha previsto che a decorrere dal 1 nov 2004 la commissione comprende un cittadino di ciascuno stato membro, quindi essa oggi composta da 27 membri. Inoltre, il protocollo sull'allargamento allegato al trattato di Nizza prevede che quando entrer in carica la prima Commissione, dopo ladesione del 27 Stato membro (cio con decorrenza dal novembre 2009), il numero dei commissari sar inferiore al numero degli Stati membri. Il numero esatto sar fissato dal Consiglio, con deliberazione all'unanimit. I membri della commissione sono scelti in base alle loro competenze e devono offrire garanzia di indipendenza, non sollecitano ne accettano istituzioni da alcun governo ne da alcun organismo.
A sanzionare limportanza del requisito dellindipendenza, previsto che la corte di giustizia possa, su istanza del consiglio e della commissione, pronunciare le dimissioni dellufficio dei membri della stessa, nel caso di violazione dei loro obblighi.

NOMINA MEMBRI

In passato era dominata dagli stati membri, i quali di comune accordo nominavano tutti i membri. Oggi, in base al trattato di Nizza, i membri sono nominati con deliberazione del Consiglio a maggioranza qualificata Procedura in 5 fasi: 1. designazione del Presidente da parte del Consiglio riunito a livello di capi di stato e di governo, che decide a maggioranza qualificata. 2. approvazione di tale designazione da parte del parlamento, 3. deliberazione del consiglio, presa a maggioranza qualificata , di comune accordo con il presidente designato, con la quale adotta lelenco delle altre persone che intende nominare membri della commissione. 4. il Presidente e gli altri membri della commissione sono soggetti collettivamente ad un voto di approvazione da parte del Parlamento europeo. 5. Il Consiglio, a maggioranza qualificata, nomina il Presidente e gli altri membri della commissione.

PRESIDENTE

Ricopre un ruolo centrale. La sua posizione gli attribuisce il compito di definire , oltre agli orientamenti della commissione, anche la sua organizzazione interna per garantire coerenza ed efficacia determina le funzioni attribuite ai membri e da esercitare sotto la sua autorit pu obbligare un membro a rassegnare le dimissioni previa approvazione del collegio. partecipa al consiglio europeo. le deliberazioni della commissione vengono prese a maggioranza del numero dei suoi membri

COMPITI

I compiti della commissione sono: Custode della legalit comunitaria: vigila sullapplicazione delle disposizioni del trattato
tale compito si esercita nei confronti degli stati membri attraverso lo strumento del ricordo per infrazione e nei confronti delle istituzioni attraverso lo strumento dei ricorsi di annullamento

Potere generale di raccomandazione: formula raccomandazioni e pareri nei settori definiti dal trattato, quando questo esplicitamente lo prevede o quando la commissione lo ritiene necessario.

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Potere autonomo di decisione e partecipa alla formazione degli atti del consiglio e del parlamento europeo Competenze di esecuzione: degli atti del Consiglio

LA CORTE DI GIUSTIZIA La corte , al suo interno, si articola in due rami: la corte di giustizia e il Tribunale di primo grado. Si tratta, in entrambi i casi, di organi di individui i cui componenti , pur dipendendo da una nomina di natura politica, svolgono le loro funzioni in piena imparzialit e secondo coscienza.

COMPOSIZIONE

La Corte di giustizia composta da 27 giudici (uno per stato membro) e da 8 avvocati generali. I giudici e gli avvocati generali sono designati di comune accordo dai governi degli Stati membri per un mandato di 6 anni rinnovabile. Essi vengono scelti tra giuristi che offrano tutte le garanzie di indipendenza. I giudici della Corte designano tra loro il presidente della Corte per un periodo rinnovabile di 3 anni. Il presidente dirige le attivit e i servizi della Corte e presiede le udienze e le deliberazioni per quanto riguarda i collegi giudicanti pi ampi. Gli avvocati generali assistono la Corte. Essi hanno il compito di presentare, in piena imparzialit e indipendenza, un parere giuridico, denominato conclusioni, nelle cause di cui sono investiti. Il cancelliere il segretario generale dellistituzione, di cui dirige i servizi sotto lautorit del presidente della Corte.

FORMAZIONI DI GIUDIZIO

la corte opera nelle seguenti formazioni di giudizio sezioni , composte da 3 o 5 giudici: la formazione ordinaria grande sezione, formata da 11 giudici tra cui il presidente ed convocata quando lo richiede uno stato membro o unistituzione seduta planaria, ossia con la partecipazione di tutti i giudici, per casi di eccezionale importanza la procedura dinnanzi alla corte di giustizia di divide in due fasi. la fase scritta, prevede lo scambio o deposito di memorie scritte La fase orale consiste in un udienza con le parti e nella lettura o il deposito delle conclusioni dellavvocato generale. La Corte si riunisce in camera di consiglio per deliberare, la sentenza letta in pubblica udienza.
FUNZIONI

La principali funzioni hanno natura giurisdizionale: la Corte assicura il rispetto del diritto nell interpretazione e applicazione del trattato Esercita anche funzioni consultiva, in base alle quali non chiamata a decidere una controversia ,ma ad esprimere un parere
I pareri della corte tuttavia, hanno un valore parzialmente vincolante, nel senso che il suo parere negativo pu avere effetto ostativo ai sensi dellarticolo 48 del trattato sullUnione europea.

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IL TRIUNALE DI PRIMO GRADO Il Tribunale di primo grado costituito da almeno un giudice per Stato membro (27 nel 2007). I giudici sono nominati di comune accordo dai governi degli Stati membri per un mandato di sei anni rinnovabile ed eleggono tra loro il presidente, per un periodo di tre anni. Il Tribunale non dispone di avvocati generali permanenti. Questa funzione, tuttavia, pu essere eccezionalmente attribuita a un giudice. I giudici esercitano le loro funzioni in totale imparzialit e indipendenza. Per quanto riguarda il rapporto giurisdizionale, invece, il tribunale si trova in posizione di subordinazione rispetto alla corte, considerato che le sue decisioni sono sempre soggette a giudizio dinanzi alla corte. Il ricorso dinnanzi alla corte di giustizia ammesso solo per motivi di diritto (incompetenza del tribunale,
violazione del diritto comunitario da parte del tribunale, vizi di procedura) FORMAZIONI DI GIUDIZIO

Il Tribunale si riunisce in sezioni composte di 3 o 5 giudici o, in determinati casi, si compone di un giudice unico. in grande sezione (13 giudici) o in seduta plenaria, qualora la complessit giuridica o limportanza della causa lo giustifichi.

COMPETENZE

Il Tribunale di primo grado competente a conoscere: dei ricorsi diretti proposti dalle persone fisiche o giuridiche e rivolti contro gli atti delle istituzioni comunitarie dei ricorsi proposti dagli Stati membri contro la Commissione dei ricorsi proposti dagli Stati membri contro il Consiglio riguardanti gli atti adottati nellambito degli aiuti di Stato, Le decisioni emanate dal Tribunale possono essere oggetto, entro 2 mesi, di unimpugnazione limitata alle questioni di diritto dinanzi alla Corte di giustizia. Un'altra novit introdotta dal trattato di nizza consiste nellistituto dell impugnazione del primo avvocato generale. attraverso il quale, a fronte di talune decisioni del tribunale, il primo avvocato generale pu proporre impugnazione davanti alla corte allorch ritiene che esista un grave rischio per lunit o la coerenza del diritto comunitario.

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Procedure interistituzionali per l adozione di atti dell Unione Europea

CONSIDERAZIONI GENERALI
Con il termine procedura interistituzionale si intende la sequenza di atti o fatti provenienti da + di una istituzione, richiesta dal Trattati affinch la volont dellUnione si possa manifestare attraverso determinati atti giuridici. Il carattere interistituzionale di tali procedure dato dunque dal fatto che gli atti giuridici dellUnione sono il risultato degli interventi di pi istituzioni.

I trattati prevedono non una ma numerose procedure interistituzionali. La distinzione tra le procedure risulta dal ruolo che in esse spetta alle varie istituzioni, in particolare al parlamento. Per stabilire quale procedura vada di volta in volta seguita, occorre definire la base giuridica dellatto che si intende adottare.
Occorre individuare la disposizione dei Trattati che attribuisce alle istituzioni di adottare un determinato atto. Sar la disposizione individuata ad indicare la procedura decisionale da seguire.

La sua individuazione ha portato a considerare le grandi differenze che intercorrono tra procedura e procedura e come al riguardo siano sorti numerosi conflitti tra le istituzioni. Il criterio per la corretta individuazione della base giuridica dato dallo scopo dellatto che va determinato in maniera oggettiva , valutando gli elementi che sono suscettibili di sindacato giurisdizionale. Pu tuttavia accadere che uno stesso atto persegua una pluralit si scopi, ma qualora non sia possibile determinare quale sia lo scopo principale, latto avr come base giuridica le disposizioni del Trattato, corrispondenti ai vari scopi perseguiti dall atto. Se tali scopi prevedono procedure diverse, la base giuridica sar costituita dalla diposizione di portata pi generale rispetto a quella di portata pi specifica.

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LA PROCEDURA DI BASE disciplinata dall art 250 del TCE la pi antica, costituendo un modello per tutte le altre. Spesso la proceduta di base denominata procedura di consultazione e sono attori principali solo la commissione che ha il potere di proposta e il consiglio che ha il potere di decidere.

FASE DELLA PROPOSTA

La procedura infatti si apre con la proposta della commissione. (Il TCE riconosce alla commissione un potere generale di iniziativa, dato che la
commissione portatrice dell interesse generale della comunit.) L esclusivit del potere della commissione si attenuato nel tempo, dando facolt ad altri organi il potere di sollecitare proposte. Parlamento europeo il potere di chiedere alla commissione di presentare adeguate proposte sulle questione per le quali reputa necessaria lelaborazione di un atto della comunit. Un analogo potere di sollecitazione viene riconosciuto anche al consiglio che pu chiedere alla commissione di sottoporgli tutte le proposte del caso. Altre proposte possono essere sollecitate da altri organi tra cui il consiglio europeo.

Ricordiamo che le proposte della commissione non arrivano direttamente al consiglio ma passano per il COREPER.

MODIFICA PROPOSTA

Pertanto dal presupposto che la commissione portatrice dellinteresse generale della comunit mentre il consiglio rappresenta gli interessi individuali di ciascuno stato , il TCE ,limita il potere del consiglio di modifica della proposta della commissione.
Si prevede solo che il consiglio pu emanare un atto che costituisca emendamento deliberandolo all unanimit.
(correzione/modifica)

della proposta solo

Il fatto che il consiglio possa emendare la proposta della commissione allunanimit da un lato garantisce che gli atti del consiglio perseguono l interesse generale della comunit dallaltro possa causare una situazione di stallo, il consiglio potrebbe non essere in grado di emendare all unanimit, per via dell opposizione di uno o pi stati membri che sono daccordo con la proposta della commissione. Al fine di evitare tale situazione la commissione pu infatti modificare la proposta finche il consiglio non ha deliberato, in modo che magari con i dovuti accorgimenti favorisce lapprovazione da parte del consiglio. Si ritiene che tra i poteri della commissione si sia anche quello di ritirare la proposta qualora il consiglio voglia modificarla radicalmente .
FASE DELLA CONSULTAZIONE

La fase della consultazione disciplinata da singole disposizioni del TCE che specifica che, per ladozione di atti in determinate materie , il consiglio debba assumere il parere di un'altra istituzione , ed in particolare del Parlamento europeo. Esistono 3 tipi di parere: parere facoltativo:, non prevista consultazione del parlamento ma il consiglio vuole lo stesso un parere, il quale per non vincola la decisione del consiglio parere consultivo: che si ha quando la consultazione del parlamento richiesta dalla disposizione del Trattato. Tale parere obbligatorio ma non vincolante parere conforme: (una procedura limitata a pochi ma importanti casi). Il parere del parlamento obbligatorio e vincolante. 14

In caso di parere non conforme, il consiglio non pu deliberare latto proposto. Il potere deliberativo condiviso dal consiglio con il parlamento, che si limita ad approvare o respingere latto.

TERMINE DI CONSULTAZIONE

Il TCE stabilisce un termine per lemanazione del parere del parlamento, solo in materia di accordi internazionali. In mancanza di un parere entro detto termine, il consiglio pu deliberare. Il parlamento deve cmq, in base allosservanza del principio leale di collaborazione emanare il proprio parere entro un termine ragionevole

SECONDA CONSULTAZIONE

E prevista quando il Consiglio intende deliberare un atto diverso (a seguito di una modifica) da quello sul quale il Parlamento ha espresso il proprio parere.

LA PROCEDURA DI COOPERAZIONE Essa disciplinata dall art 252 del TCE ed stata introdotta come un primo passo verso lestensione de poteri del parlamento. La procedura di cooperazione si basa su un sistema per cui la proposta della commissione sottoposta ad una doppia lettura da parte del parlamento e del consiglio. La prima fase si apre con una prima lettura da parte del parlamento il quale emette un parere (consultivo) segue una prima lettura da parte del consiglio, il quale non pu ancora adottare latto proposto ma deve limitarsi ad approvare a maggioranza qualificata, una posizione comune. La seconda fare prevede una lettura del parlamento e una del consiglio. Il parlamento ha 3 possibilit: approvare la posizione comune o decidere di pronunciarsi entro 3 mesi respingere la posizione comune (a maggioranza assoluta) proporre degli emendamenti alla posizione comune in questo caso la commissione viene di nuovo coinvolta, nel senso che deve formulare, sulla base degli emendamenti proposti dal parlamento, una proposta riesaminativa, che viene trasmetta al consiglio con il parere della commissione. Nella seconda lettura, il consiglio ha + possibilit: nel caso in cui il parlamento abbia deliberato, il consiglio adotta definitivamente latto in questione in conformit della posizione comune. Nel caso in cui ci sia il rigetto da parte del parlamento, il consiglio pu ancora adottare latto ma allunanimit nel caso in cui ci siano gli emendamenti da parte del parlamento, il consiglio ha 3 possibilit: a maggioranza qualificata pu approvare la proposta riesaminata dalla commissione allunanimit pu approvare gli emendamenti del parlamento non accolti dalla commissione sempre allunanimit pu modificare la proposta riesaminata

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In tutte queste ipotesi ci rendiamo conto che il potere deliberativo resti saldamente nelle mani del consiglio. Il parlamento pu soltanto costringerlo a ricorrere ad un voto unanime per lapprovazione definiva dellatto, mentre il ruolo della commissione alquanto indebolito rispetto alla procedura di base.

LA PROCEDURA DI CODECISIONE Essa disciplinata dall art 251 del TCE definita di codecisione perche in essa i poteri del parlamento raggiungono la massima intensit fino a condurre alladozione di atti che nn sono pi soltanto atti del consiglio ma atti del parlamento e del consiglio. Il parlamento congiuntamente con il consiglio adotta regolamenti e direttive. si fonda su una doppia lettura. Anche se la 2 lettura pu essere parzialmente o totalmente evitata.

La prima fase si pare con la proposta della commissione , la quale, viene indirizzata contemporaneamente al consiglio e al Parlamento. La prima lettura conduce alla formulazione di un parere consultivo.
Con la prima lettura del consiglio la procedura potrebbe terminare. Il consiglio se approva la proposta della commissione con tutti gli eventuali emendamenti contenuti nel parere parlamentare, adotta definitivamente latto in caso contrario vota a maggioranza qualificata una posizione comune.

Inizia quindi la seconda fase. Al termine della seconda lettura il parlamento ha 3 possibilit: approvare la posizione comune, l atto viene adottato respingere la posizione comune, la procedura si arresta, latto non viene adottato proporre emendamenti. Vi la seconda lettura del consiglio. In questo caso la commissione emette un parere. Il consiglio, a maggioranza qualificata, pu: approvare gli emendamenti del parlamento: atto adottato non approvare tutti gli emendamenti, terza fase terza fase: viene convocato un comitato di conciliazione, composto dai membri del consiglio e da membri del parlamento, con il compito di elaborare un progetto comune . se il comitato non riesce ad approvare un progetto comune entro il termine di 6 settimane , latto si considera non adottato. Se invece il comitato approva, questo deve essere poi definitivamente approvato dal parlamento e dal consiglio. Soffermandoci in questo caso ai poteri che sono stati attribuiti alle varie istituzioni, in questo caso il parlamento gode di un potere maggiore. Pu infatti bloccare un atto che non corrisponda ai suoi orientamenti.

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LORDINAMENTO COMUNITARIO

CONSIDERAZIONI GENERALI la corte ha qualificato la comunit europea come ente portatore di un proprio ordinamento giuridico, con proprie fonti di diritto Fonti di diritto primario sono il TCE ed i Protocolli allegati Fonti di diritto secondario o derivativo sono gli atti adottati dalle istituzioni (regolamenti, direttive e decisioni) Fonti di diritto intermedie, che prevalgono sulle fonti secondarie (principi generali del diritto, norme di diritto
internazionale, accordi internazionali)

LE FONTI DEL DIRITTO SECONDARIO atti vincolanti Regolamenti, direttive e decisioni, ma non e prevista una gerarchia, (una direttiva potrebbe
abrogare un regolamento e viceversa. Tali ipotesi molto rara. Il TCE specifica, materia x materia, il tipo di atto che pu essere adottato, evitando conflitti))

Si distinguono, inoltre: Atti di base e atti di Attuazione, quest ultimo deve rispettare l atto di base e non pu contenere deroghe, in caso di contrasto viene annullato. si distinguono anche in funzione dellistituzione o delle istituzioni dalle quali sono adottati. Nel caso in cui ci siano conflitti tra due atti indipendenti adottati da istituzioni diverse, il conflitto andr risolto in termini di corretta individuazione della base giuridica di ciascun atto.
Infatti se atti adottati secondo procedure decisionali diverse entrano in conflitto, uno di questi fondato su base giuridica errata, quindi viene annullato

LE FONTI DEL DIRITTO PRIMARIO : TRATTATO CE TCE ed i protocolli allegati, che ne costituiscono parte integrante. Una delle questioni consiste nell individuare la natura giuridica del TCE
trattato istitutivo di unorganizzazione internazionale o carta costituzionale di un entit di tipo statuale ?

Non si pu negare che il TCE assolve una funzione di natura costituzionale. Esso infatti prevede una serie di norme materiali che dettano i principi e le regole di base applicabili ai vari settori sottoposti alla competenza comunitaria. Questo pero non sufficiente a far divenire il Trattato una carta costituzionale statuale. Ci che invece fa del TCE qualcosa di diverso da un mero trattato internazionale sono la caratteristiche dellordinamento che nasce dal trattato stesso. Le norme non si limitano a disciplinare rapporti giuridici tra soggetti di diritto internazionale ma regolano anche rapporti tra i soggetti degli ordinamenti interni degli stati membri. L ordinamento riconosce come soggetti non solo gli Stati membri ma anche i soggetti degli ordinamenti nazionali. Laffermazione della soggettivit giuridica comunitaria dei soggetti degli ordinamenti interni rende dunque impossibile confinare lordinamento comunitario nellambito di quello internazionale.

La Corte di giustizia tratta e considera il TCE come una costituzione, piuttosto che come un trattato internazionale. 17

Tale concezione si riflette nei criteri interpretativi seguiti dalla corte che si discostano notevolmente dai criteri utilizzati per i trattati internazionali Un altro criterio interpretativo applicato alle norme del Trattato quello detto delleffetto utile. Tra le varie interpretazioni la corte preferisce quella che consente di riconoscer alla norma la maggiore effettivit possibile, in maniera che gli scopi a cui la norma rivolta possano essere raggiunti + compiutamente .

MODIFICA DEL TCE

Il TCE pu essere modificato ricorrendo alla procedura di revisione disciplinata dall art 48 TUE. La procedura si divide in 2 fasi: una preparatoria che si svolge allinterno dellapparato istituzionale dellUnione una fase deliberatoria che esterna a tale apparato e vede protagonisti dl stati membri. La fase preparatoria ruota attorno al consiglio che chiamato ad esprimere parere favorevole circa la convocazione di una conferenza tra i rappresentanti degli stati membri (CIG) , per deliberare sulle eventuali modifiche. Il parere viene reso sulla base di un progetto presentato dal governo di qualsiasi stato membro o dalla Commissione sul quale vengono consultati il parlamento europeo. Una volta che il consiglio abbia espresso parere favorevole, la CIG viene convocata dal Presidente del consiglio. Si passa cosi alla fase deliberatoria. Le modifiche ai trattati devono essere decise allunanimit. In particolare il parlamento viene tenuto informato dei lavori ed esprime un parere sul testo finale. Il testo finale prima di essere sottoposto alla firma dei rappresentanti degli stati membri, oggetto di approvazione da parte del consiglio europeo. Esse entrano in vigore dopo essere stata ratificate da tutti gli stati membri.

LIMITI MODIFICA

Ci si chiesti se vi siamo dei limiti al potere di revisione, se esistano cio delle parti del TCE che non possono essere modificate. L art 48 non prevede nulla al riguardo. Si pu ritenere che siano immodificabili le norme che costituiscono il nocciolo duro dellordinamento comunitario quali quelle sulla libert di circolazione e sulla concorrenza e quelle che sono espressione di principi generali del diritto comunitario.

PROCEDURA DI ADESIONE NUOVI STATI MEMBRI

Un altro modo per modificare i Trattati previsto dall art 49 TUE , che disciplina la procedura di adesione allUnione da parte di nuovi stati. Ai sensi di tale articolo, pu presentare domanda di adesione allUnione ogni stato Europeo che rispetti i principi sanciti dall art 6 (principi di libert, democrazia, rispetto dei diritti delluomo) La procedura di adesione si articola in 2 fasi: La prima fase valutazione della domanda di adesione che deve essere approvata allunanimit dal consiglio, previa consultazione della commissione e su parere conforme dal parlamento. La seconda fase solo scopo di stabilire le condizioni per lammissione e gli adattamenti da apportare ai trattati. Viene concluso tra gli Stati membri e lo stato candidato un trattato di adesione, che deve essere ratificato da tutti gli stati contraenti.

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Ci si posti la domanda se sia possibile modificare i Trattati al di fuori della procedura di revisione. Se si tiene conto della funzione costituzionale svolta dal trattato, ne consegue che la procedura prevista dall art 48 non pu non essere considerata obbligatoria, quindi eventuali modifiche introdotte senza il rispetto dell art 48 sarebbero da ritenere prive di valore giuridico

I PRINCIPI GENERALI DEL DIRITTO Tra le fonti intermedie si segnalano i principi generali del diritto. Categorie Una prima categoria : principi generali del diritto comunitario (assoluti, imperativi, inderogabili) Es: principio di non discriminazione art 12 TCE che vieta le discriminazioni legate alla nazionalit, (norme relative alla libert di
circolazione)

art 13 prevede l adozione di provvedimenti per combattere le discriminazioni fondate sul sesso, razza, religione art 34 vieta le discriminazioni tra produttori e consumatori; art 41 vieta le discriminazioni in materia salariale tra lavoratrici e lavoratori.

accanto alle discriminazioni palese e dirette sono state assimilate le discriminazioni occulte e indirette, discriminazioni dissimulate, fondate su altri criteri, che pervengono allo stesso risultato. La corte invece ritiene che non rientrino nel campo di applicazione del principio generale di non discriminazione , le discriminazioni alla rovescia. Si tratta di situazioni che si creano quando norme di uno Stato membro comportano per i propri cittadini un trattamento deteriore rispetto a quello riservato ai cittadini di altri stati membri, che deriva dalla combinazione tra ordinamento interno e quello comunitario.
Es: l ordinamento comunitario potrebbe imporre la disapplicazione di una norma interna in quanto limitava la libera circolazione dei lavoratori. Tuttavia dalla disapplicazione potrebbero avvantaggiarsi solo i cittadini che fruiscono della libera circolazione. In tal caso l ordinamento comunitario non determina l illegittimit della norma interna, considerandola una situazione puramente interna, estranea al campo d applicazione della libera circolazione. Di conseguenza si verifica una discriminazione alla rovescia, a svantaggio dei cittadini dello stato membro in questione.

Tra gli altri principi generali del diritto comunitario vanno annoverati: il principio della libera circolazione e il principio della tutela giurisdizionale. Sono talvolta considerati tali anche i principi previsti dallarticolo 5 del TCE : il principio della competenza di attribuzione e il principio di sussidiariet e il principio di proporzionalit.

Una seconda categoria costituita dal principi generali del diritto comuni agli ordinamenti degli stati membri. Tra quelli che risultano avere maggiore importanza sono alcuni principi inerenti allidea stessa di stato di diritto: il principio di legalit, in base al quale ogni potere esercitato dalle istituzioni deve trovare la sua fonte legittimante in una norma del Trattato il principio della certezza del diritto secondo ci chi tenuto al rispetto di una norma giuridica deve essere messo in condizione di poterlo fare e di conoscere il comportamento che la norma gli impone il principio del contraddittorio secondo cui lautorit comunitaria quando deve assumere un provvedimento sfavorevole a carico di un singolo deve consentire a questultimo di far valere il suo punto di vista prima che il provvedimento venga adottato. 19

I PRINCIPI ATTINENTI ALLA PROTEZIONE DEI DIRITTI FONDAMENTALI Tra i principi generali attinenti agli ordinamenti degli stati membri , compresa unulteriore tipologia di principi che per la loro importanza vengono trattati come una categoria a parte. Si tratta dei principi attinenti alla protezione dei diritti fondamentali delluomo. In origine il Trattato non si preoccupava di sancire a favore dei singoli determinati diritti fondamentali inviolabili, n prevedeva un apposito sistema di protezione. In tal modo si correva il rischio che, per effetto del trasferimento di determinati poteri dagli stati membri alla Comunit, i singoli subissero una riduzione di tutela, non essendo applicabili dalla Comunit le forme di protezione dei diritti dell uomo, garantiti, invece, dalle costituzioni nazionali. Una forte reazione a tale situazione venuta dalla corte costituzionale italiana e tedesca , partendo dal presupposto che le norme costituzionali che hanno permesso allItalia e alla Germania di aderire alla comunit non consentono di deroghe a quelle altre norme che definiscono e proteggono i diritti fondamentali della persona umana. Quindi tali norme devono essere rispettate anche dalla Comunit europea, mediante gli atti delle sue istituzioni. La corte costituzionale italiana ritiene che possono essere dichiarati illegittimi gli atti comunitari che violano i principi fondamentali del nostro ordinamento costituzionale, in materia di diritti fondamentali dell uomo I tedeschi vanno oltre e alludono ad un controllo diretto sull atto comunitario.
un atto delle istituzioni giudicato incompatibile con i diritti fondamentali protetti dalla Costituzione Italiana e Tedesca, non potrebbe essere applicato in Italia e Germania, ma troverebbe applicazione negli altri Stati della Comunit. Tale soluzione non praticabile perche mina il carattere unitario del diritto comunitario.

Tuttavia viene evidenziata una grave lacuna dello stesso. La soluzione elaborata dalla Corte si basa su 2 postulati.: in primo luogo vi il rifiuto di ammettere che la validit di un atto possa essere vagliato alla luce di norme nazionali; in secondo luogo la corte riconduce la tutela dei diritti fondamentali ai principi generali del diritto che le istituzioni comunitarie devono rispettare e la cui osservanza sottoposta al controllo della corte stessa. Secondo la corte quindi i diritti fondamentali vanno tutelati nellordinamento comunitario in quanto rientrano nel principi generali del diritto Stabilisce il loro contenuto, utilizzando quali fonti di ispirazione le tradizioni comuni e i trattati internazionali.
bene precisare che le tradizioni comuni e i relativi trattati internazionali non hanno valore normativo immediato nell ordinamento comunitario, quindi non vincolano direttamente la Corte

Ci vale anche per quanto riguarda la convenzione europea di salvaguardia dei diritti dell uomo e delle libert fondamentali firmata a Roma nel 1950. La corte ha preso a riferimento principale tale convenzione, ma essa non vincola la Comunit, non essendo la Comunit parte contraente. Quindi non ha valore normativo.

nel tempo vi sono state numerose proposte miranti a permettere ladesione alla convenzione europea di salvaguardia dei diritti dell uomo e delle libert fondamentali da parte della comunit. Tali proposte si sono tuttavia arenate di fronte al parere negativo della corte di giustizia. 20

La corte afferma che la Comunit non ha nessuna competenza per concludere un accordo come la convenzione citata, precisando che nessuna disposizione del Trattato attribuisce alle istituzioni comunitarie il potere di dettare norme in materie di diritto delluomo, o di concludere convenzioni internazionali in tale settore

SOLUZIONE

La soluzione elaborata stata consacrata dall art 6 del TCE, che afferma lunione rispetta i diritti fondamentali quali sono garantiti dalla convenzione europea per la salvaguardia delluomo e delle libert fondamentali, firmata a Roma e quali risultato dalle tradizioni costituzionali comuni degli stati membri , in quanto principi generali del diritto comunitario. La soluzione elaborata dalla giurisprudenza riserva alla corte un ruolo determinante. Alla corte spetta il compito di individuare quali diritti siano da considerare fondamentali alla luce delle tradizioni costituzionali comuni dei trattati internazionali, ma anche di deliberarne il contenuto e la portata. Tuttavia la corte non applica un testo scritto,ci rende perci poco trasparente il sistema. Tale ostacolo viene superato con lelaborazione di Carta dei diritti fondamentali dellUnione europea (Colonia, 1999) che sancisce limportanza e la portata di tali diritti. Anche se attualmente priva di valore normativo autonomo, grazie allampiezza dei suoi consenti la carta cmq rimane un punto di riferimento immancabile per linterprete.
Va segnalato come l impostazione data dalla giurisprudenza della corte di giustizia al problema della tutela dei diritti fondamentali nellordinamento comunitario non sembra soddisfare le corti costituzionali italiane e tedesche e non le ha indotte a rinunciare alla pretesa di assicurare un autonomo controllo sul rispetto di tali diritti da parte delle istituzioni. Nella sentenza Granital la corte italiana ha ribadito la sua competenza a controllare la persistente compatibilit con i principi fondamentali del nostro ordinamento con quelli del Trattato.

LA FUNZIONE DEI PRINCIPI GENERALI DEL DIRITTO essi assolvono una funzione strumentale, in quanto influiscono sullapplicazione di norme materiali derivanti da altre fonti . In primo luogo i principi generali vengono in rilievo come criteri interpretativi delle altre fonti del diritto comunitario.
Linterprete deve ispirarsi ad essi per individuare il corretto significato di ciascuna norma comunitaria e in presenza di pi interpretazioni possibili, dovr scegliere la soluzione pi coerente con i principi generali.

In secondo luogo, i principi generali fungono da parametro di legittimit per gli atti delle istituzioni.
Questi possono essere annullati o dichiarati invalidi per violazione dei principi generali.

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IL DIRITTO INTERNAZIONALE GENERALE E GLI ACCORDI INTERNAZIONALE La Comunit costituisce un soggetto di diritto internazionale autonomo rispetto agli stati membri. L art 281 del TCE dispone infatti che la comunit ha personalit giuridica. In quanto soggetto di diritto internazionale la comunit tenuta a rispettare le norme di diritto internazionale generale. Le norme di diritto internazionale generale vincolano la comunit soltanto nei confronti di soggetti terzi. Gli stati membri invece non possono invocare tali principi nei loro rapporti reciproci, quando agiscono nel campo di applicazione del Trattato. Infatti, per gli stati membri, il Trattato costituisce una lex specialis che prevale sul diritto generale

Le norme del diritto internazionale generale possono esser invocate dai soggetti degli ordinamento interni e debbono essere utilizzate dai giudici degli stati membri quando si trovano a giudicare su controversie che coinvolgono norme comunitarie

Gli accordi internazionali con stati terzi che vengono in rilievo rispetto allordinamento comunitario sono di tre tipi: 1. accordi conclusi dagli stati membri 2. accordi conclusi dalla comunit 3. accordi conclusi dalla comunit e dagli stati membri ( accordi misti)

Generalmente gli accordi internazionali conclusi da stati membri con altri stati terzi non fanno parte dellordinamento comunitario ma assumono rilevanza soltanto nella misura in cui un accordo del genere pu essere invocato dallo stato membro contraente come causa di giustificazione per il mancato rispetto di obblighi comunitario.
Tale possibilit riguarda gli accordi conclusi da uno stato membro con uno stato terzo prima della data in cui il Trattato entrato in vigore.

Ci risulta dal principio generale secondo cui il trattato concluso da due stati non pu essere emendato ne tanto meno abrogato per effetto della successiva conclusione di un altro trattato tra i due stati, quindi lo stato in questione tenuto a rispettare entrambi i trattati. Si prende in considerazione la clausola di compatibilit, l art 307 TCE, dispone che gli stati sono tenuti a ricorrere a tutti i mezzi per eliminare le incompatibilit derivanti dalla stipula dei 2 trattati
NB la clausola di compatibilit consente allo stato membro interessato di sottrarsi agli obblighi derivanti dal Trattato soltanto nella misura strettamente necessaria permettergli di rispettare gli obblighi assunti nei confronti dello stato terzo.

Nel caso di accordi conclusi con stati terzi anteriormente al Trattato ed aventi ad oggetto materie comprese nella competenza esclusiva della comunit, stata configurata una sorta di sostituzione della comunit nei diritti e obblighi contratti dallo stato membro.
Quindi la Comunit deve consentire allo stato di continuare a rispettare l accordo ed tenuta essa stessa a rispettarlo

Gli accordi conclusi dalla comunit con stati terzi o con altre organizzazioni occupano un posto molto importante allinterno dellordinamento comunitario. In quanto soggetto autonomo di diritti internazionali la comunit ha senza dubbio la capacit di concludere accordi internazionali senza dover passare attraverso i propri stati membri. Tuttavia la competenza esterna non ha portata limitata. Essa soggiace al principio della competenza dattribuzione. I casi in cui la comunit dotata di competenza esterna appartengono a due categorie: competenza esterna normativamente prevista: si tratta dei casi in cui il trattato dispone espressamente che la comunit pu concludere accordi internazionali. 22

competenza esterna parallela: la corte di giustizia ha stabilito che la comunit pu concludere accordi internazionali anche in tutte le materie per la quali disponga del potere di adottare atti sul piano interno (principio di parallelismo del potere).
Essa pu essere esercitata tanto dopo che la comunit abbia gi provveduto alladozione di atti sul piano interno, quanto quando la competenza interna attivata proprio in occasione della conclusione di un accordo internazionale

Molto diffusa la conclusione di Accordi misti, conclusi dalla Comunit e dagli stati membri. Tali accordi si rivelano utili in materie che non rientrano nelle competenze della Comunit, ma nella competenza concorrente di Comunit e stati membri L art 300 dispone che gli accordi conclusi sono vincolanti per le istituzione della comunit e per gli stati membri Quindi le istituzioni non possono adottare atti che non rispettino tali accordi misti.

GLI ATTI DELLE ISITUZIONI Accanto agli atti tipici ed atipici (elencati dall art 249) vanno annoverati alcuni tipi di atti affermatisi soltanto in via di prassi, soprattutto nel settore della disciplina della concorrenza e degli aiuti di stato In entrambi questi settori la commissione gode di poteri di controllo e di sanzione ma anche di un ampio margine di discrezionalit. Per orientare i comportamenti di tali poteri, la commissione pubblica periodicamente delle comunicazioni per rendere noto il modo in cui intende applicare le norme del Trattato. Pur non avendo un vero normativo, le comunicazioni sono considerate dalla giurisprudenza come atti attraverso cui la commissione definisce i limiti del proprio potere discrezionale.

Gli atti tipici descritti nellarticolo 249 sono 5: regolamenti, direttive, decisioni, raccomandazioni e pareri. Regolamenti, direttive e decisioni sono atti vincolanti raccomandazioni e pareri sono atti non vincolanti tra gli atti vincolanti possibile distinguere gli atti normativi: (regolamenti e le direttive) tali atti mirano a produrre una innovazione nellordinamento comunitario e negli ordinamenti interni degli stati membri. dagli atti amministrativi: (decisioni) hanno carattere amministrativo e sono utilizzate soprattutto nei settori in cui le istituzioni hanno poteri di gestione diretta.

I REGOLAMENTI Il regolamento viene definito dall art 249 TCE nei seguenti termini: il regolamento ha portata generale. Esso obbligatorio in tutti i suoi elementi e direttamente applicabile in ciascuno degli stati membri. La prima caratteristica la portata generale Esso pone regole di comportamento rivolte non a soggetti predeterminati ma alla generalit dei soggetti.
pu anche darsi che il campo di applicazione sia talmente esiguo che si possa individuare a priori coloro ai quali il regolamento si applicher. Non per questo motivo potr dirti che il regolamento privo di portata generale. Solo qualora il regolamento sia determinato in considerazione della situazione individuale in cui versa ciascuno dei soggetti ai quali il regolamento stesso sar applicato, si dovr parlare di un regolamento solo di nome, che costituisce una decisione individuale. In tal caso il regolamento pu essere impugnato attraverso il ricorso d annullamento.

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La seconda caratteristica l obbligatoriet integrale: il regolamento deve essere rispettato nella sua interezza, quindi gli stati membri non possono lasciare inapplicate talune disposizioni del regolamento e limitarne il campo di applicazione.

Lultima caratteristica del regolamento la diretta applicabilit in ciascun stato membro, che presenta 2 profili distinti: 1. Adattamento: l art 249 TCE prescrive che i. l adattamento degli ordinamenti interni al regolamento avviene direttamente cio immediatamente e automaticamente. 2. capacit di produrre effetti diretti all interno degli ordinamenti degli stati membri.

REQUISITI FORMALI

I regolamenti possono essere: adottati congiuntamente dal parlamento e dal consiglio adottati solo dal consiglio I regolamenti vengono pubblicati nella Gazzetta Ufficiale dellUnione europea ed entra in vigore 20 giorni dopo la pubblicazione, salvo che sia disposto diversamente.

LE DIRETTIVE L art 249 TCE prevede che la direttiva vincola lo stato membro cui rivolta per quando riguarda il risultato da raggiungere , salvo restando la competenza di organi nazionali in merito alla forma e ai mezzi
CARATTERISTICHE

portata individuale e non generale. Essa ha infatti dei destinatari definiti Spesso la direttiva posa nei confronti di tutti gli stati e quindi in qual caso si parla di direttiva generale. Le direttive rappresentano uno strumento di normazione in due fasi: la prima accentrata a livello comunitario, dove vengono fissati gli obbiettivi e i principi generali, la seconda decentrata a livello nazionale , dove ciascuno stato membro a i principi generali fissati dalla direttiva. obbligatoria in tutti i suoi elementi, non pu essere applicata parzialmente
Essa si limita ad imporre agli Stati membri un risultato da raggiungere lasciandoli liberi di scegliere le misure di adattamento necessarie per realizzare il risultato prescritto. La direttiva comporta un obbligo di risultato, mentre i regolamenti un obbligo di mezzi

Quanto alla diretta applicabilit, per quanto riguarda la non necessit di misura di adattamento, affermiamo che la direttiva non gode della diretta applicabilit
L adattamento interno dello stato membro destinatario della direttiva non immediato ed automatico. Il destinatario della direttiva tenuto a modificare l ordinamento interno per assicurare che il risultato sia raggiunto.

Quanto alla capacit della direttiva di produrre effetti diretti negli ordinamenti interni anche in mancanza di misure dattuazione da parte degli stati membri, la direttiva non gode dellefficacia diretta come il regolamento 24

L obbligo di attuazione di una direttiva assoluto per ciascuno stato membro al quale la direttiva rivolta.
Lunica ipotesi in ci possibile omettere di attivarsi, quando lo stato membro in grado di dimostrare che il proprio ordinamento interno gi perfettamente conforme alla direttiva. Lobbligo va adempiuto entro il termine di attuazione fissato dalla direttiva stessa. Il termine imperativo e perentorio: non possibile addurre giustificazioni per il mancato rispetto.

Secondo l art 249 gli stati mementi sono competenti quanto alla scelta delle forme e dei mezzi di attuazione. La scelta non del tutto libera in quanto necessario che gli strumenti scelti dl legislatore nazionale siano idonei a produrre la modificazione degli ordinamenti interni voluta dalla direttiva. In secondo luogo , devono essere scelti strumenti di attuazione che garantiscano trasparenza e certezza del diritto.

CONTENUTO DELLE DIRETTIVE

Larticolo 249 si articola intorno al binomio risultato / forme e mezzi. Il primo viene definito dalla direttive, il secondo scelto dalle autorit competenti. Nella prassi difficile tracciare la distinzione tra risultato, forme e mezzi.
Determinati risultati non possono essere raggiunti limitandosi ad indicare obiettivi e principi generali, ma richiedono l elaborazione di un quadro normativo dettagliato, che lascia agli stati una limitata libert della scelta di forme e mezzi.

REQUISITI FORMALI

Le direttive adottate congiuntamente dal parlamento e dal consiglio adottate solo dal consiglio o dalla commissione.
Sono pubblicate sulla Gazzetta ufficiale dellUnione ed entrano in vigore dopo 20 giorni dalla loro pubblicazione, salvo sia disposto diversamente

Tutte le altre direttive entrano in vigore nel momento in cui vengono notificate ai destinatari.

LE DECISIONI Sono disciplinate nell art 249 la decisione obbligatoria in tutti i suoi elementi per i destinatari da essa designati.
CARATTERISTICHE

obbligatoria in tutti i suoi elementi, non pu essere applicata parzialmente portata individuale, non generale, quindi vincola i soli destinatari da essa designati.

Oltre agli stati membri, le decisioni possono avere come destinatari anche i singoli. Le decisioni possono prescrivere un obbligo di facere (simile alle direttive) Possono contenere anche un obbligo di non facere : lo stato deve astenersi dall attivit vietata Le decisioni poi possono essere poi rivolte ai singoli.
I casi + importati sono rappresentati dalle decisioni che la Commissione adotta nellambito della disciplina della concorrenza che possono prevedere anche ma comminazione di sanzioni pecuniarie a carico delle imprese.

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REQUISITI FORMALI

Le decisioni possono essere adottate congiuntamente dal parlamento e dal consiglio adottate solo dal consiglio o dalla commissione.
Sono pubblicate sulla Gazzetta ufficiale dellUnione ed entrano in vigore dopo 20 giorni dalla loro pubblicazione, salvo sia disposto diversamente

Tutte le altre decisioni entrano in vigore nel momento in cui vengono notificate ai destinatari.

LADATTAMENTO DELL ORD ITALIANO AL DIRITTO COMUNITARIO. Come si visto, i Trattati si presentano nella forma di normali trattati internazionali. Lordine di esecuzione di ciascun trattato stato dato con la medesima legge con cui il parlamento ha autorizzato la ratifica del trattato stesso da parte del capo dello stato, ai sensi dell art 80 Costituzione Il ricorso ad una legge ordinaria per eseguire trattati cosi importanti come quelli europei ha dato luogo a difficolt. Molti ritenevano necessaria una norma ad hoc che autorizzasse laccettazione delle limitazioni di sovranit nazionale e conferisse alle comunit uno status costituzionale definito. Una norma del genere non mai stata adottata. In assenza di una norma costituzionale specifica si ritenuto di poter ricondurre ladesione italiana alla comunit e poi allunione all art 11 Costituzione che consente in condizioni di parit con gli altri stati, alle limitazioni di sovranit necessarie ad un ordinamento che assicuri la pace e la giustizia fra le nazioni ; promuove e favorisce le organizzazioni internazionali rivolte a tale scopo La possibilit di far rientrare nell art 11 anche la partecipazione alla Comunit Europea ha trovato conferma nella giurisprudenza della Corte Costituzionale, secondo quanto affermato nella sentenza Costa l art 11 una norma procedurale: consente di accettare limitazioni di sovranit, senza la necessit di procedere ad una revisione costituzionale
Sentenza Costa vs Enel Il giudice solleva eccezioni di costituzionalit, per violazione dell art 11, della legge sulla nazionalizzazione dell energia elettrica, ritenendola in contrasto con alcune norme del TCE, ed indirettamente con l art 11.

ATTUAZIONE DEL DIRITTO COMUNITARIO SECONDARIO

Pi difficile il risultato il compito di assicurare lattuazione in Italia del diritto comunitario secondario o derivato. Le maggiori difficolt si sono avute riguardo alle direttive, richiedendo ciascuna si esse un attivit di attuazione che il legislatore tenuto ad afferrare entro un termine perentorio. In Italia inizialmente si ricorreva allo strumento della delega con cui il Parlamento con legge, delegava al governo il compito di emanare decreti legislativi per lattuazione di un certo numero di atti comunitari. Tale sistema comportava problemi di ordine giuridico: potevano non essere rispettate le condizioni previste dall art 76 che disciplinava la delega di ordine pratico: tempi lunghi per l approvazione della legge delega e dei decreti legislativi.
LEGGE LA PERGOLA

Un efficiente meccanismo di attuazione degli atti comunitari stato introdotto con la legge La Pergola
LIMITE: una legge ordinaria, che pu essere abrogata o modificata con ogni altra legge ordinaria successiva:

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Tale legge istituisce un meccanismo legislativo annuale: ogni anno il parlamento approva una legge comunitaria che contiene provvedimenti volti a conformare lordinamento italiano a tutti gli obblighi comunitari. In primo luogo si tratta di obblighi che conseguono allemanazione di regolamenti, direttive decisioni e raccomandazioni . Vengono previsti tre metodi attraverso i quali lordinamento italiano si conforma agli obblighi. dellattuazione diretta: la stessa legge comunitaria abroga o modifica precedenti disposizioni legislative, il cui contenuto viene quindi reso conforme a quanto stabilito da un atto delle istituzioni o da una sentenza della corte di giustizia. delega legislativa al governo (art 76 Cost) La legge comunitaria ha il contenuto di una legge delega e prevede i criteri per l attuazione delle norme comunitarie da parte del Governo, attraverso decreti legislativi. attuazione in via regolamentare. Si prevede che la legge comunitaria pu contenere lautorizzazione al governo di attuare le direttive e le raccomandazioni CECA.
Il regolamento in grado di modificare norme di legge preesistenti, grazie all autorizzazione data dal parlamento nella legge comunitaria. (delegificazione delle materie interessate)

La legge La Pergola disciplina anche l attuazione del diritto comunitario da parte delle regioni. La disciplina attuale prevede che le regioni possono dare immediata attuazione alle direttive comunitarie. Ci non esclude completamente l intervento dello stato (potere sostitutivo) Lo stato interviene solo in caso di inadempimento determinato dall inattivit amministrativa Il coniglio dei ministri concede alla Regione inadempiente un termine per provvedere Decorso il termine viene nominata una commissione che adotta il provvedimento amministrativo.

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Fonti comunitarie e soggetti degli ordinamenti interni

CONSIDERAZIONI GENERALI Si gi visto come la caratteristica propria dell ordinamento comunitario consiste nel fatto di riconoscere come soggetti giuridici non soltanto gli stati membri ma anche i soggetti definiti come tali degli ordinamenti interni degli stati membri. Tale caratteristica comporta che le norme comunitarie presentano due dimensioni: una dimensione internazionale e una interna. Di tipo internazionalistico sono i rapporti giuridici che il diritto comunitario fa sorgere in capo agli stati membri e alla comunit. Il contenuto di tali rapporti costruito da una serie di diritti e obblighi che secondo i casi, la comunit attraverso le sue istituzioni o lo stato membro pu far valere nei confronti di un altro stato membro o un istituzione. I rapporti di tipo internazionalistico sfociano, in caso di controversia, nei procedimenti giudiziari di soluzione anchessi di stampo internazionale. Appartengono invece ad una dimensione interna allordinamento di ciascuno stato membro, i rapporti giuridici interessati dal diritto comunitario che coinvolgono soggetti di tali ordinamenti. Talvolta si tratta di rapporti che vedono contrapposti un soggetto privato con un altro ( rapporti orizzontali); + spesso essi sorgono tra un soggetto privato e un soggetto pubblico , in quanto riconducibile , ad un autorit statale o pubblica ( rapporti verticali).

Il diritto comunitario pu intervenire su tali rapporti con intensit variabile. In primo luogo pu darsi che il diritto comunitario fornisca in tutto o in parte la disciplina di tali rapporti. Ci avviene nel caso di applicazione dei regolamenti. Essi costituiscono una fonte che assume valore normativo anche allinterno degli ordinamenti nazionali disciplinando una interna materia e sostituendosi alle eventuali norme interne preesistenti (effetto di sostituzione). In secondo luogo il diritto comunitario pu interessare la disciplina di un rapporto giuridico dettando principi o regole generali che si limitano ad impedire lapplicazione di norme interne ad esse contrarie (effetto di opposizione).

EFICACIA DIRETTA

Tanto nel caso di effetto di sostituzione quando nel caso di opposizione la norma comunitaria produce effetti diretti ovvero gode di una efficacia diretta negli ordinamenti interni e quindi nei confronti dei soggetti riconosciuti da tali ordinamenti. Lefficacia diretta di una norma comunitaria implica che il soggetto nei cui confronti la norma produce effetti favorevoli pu pretenderne il rispetto da parte dellaltro soggetto del rapporto (efficacia diretta in senso sostanziale). In caso si mancato rispetto lefficacia diretta comporta anche l invocabilit in giudizio: i soggetti favoriti dalla norma comunitaria possono chiedere al giudice nazionale lapplicazione in giudizio della norma stessa.
Non sempre le norme comunitarie presentano le caratteristiche necessarie per produrre effetti diretti. EFICACIA INDIRETTA

Lefficacia diretta non costituisce l unica forma attraverso cui le norme comunitarie assumono rilevanza normativa interna. La giurisprudenza ha individuato almeno due forme di efficacia indiretta. La prima si concreta nel riconoscere che il diritto comunitario ha un valore interpretativo cogente rispetto alle norme interne. I giudizi nazionali sono infatti soggetti ad un obbligo di interpretazione conforme, capace di ovviare a conflitti tra norme interne e norme comunitarie La seconda consiste nel riconoscere che la mancata attuazione di una norma non direttamente efficace fa sorgere, a favore del danneggiato dalla mancata attuazione, il diritto al risarcimento del danno, a carico dello stato membro responsabile. 28

I PRESUPPOSTI DELLEFFICACIA DIRETTA Si gi detto che non tutte le norme comunitarie hanno efficacia dirette. Pertanto affinch una norma comunitaria produca effetti diretti necessario verificare se la norma presenti determinate caratteristiche Le caratteristiche richieste dalla Corte di Giustizia ruotano attorno al concetto di sufficiente precisione e incondizionatezza della norma. sufficiente precisione: la norma deve contenere un precetto sufficientemente definito perch i soggetti destinatari possano comprenderne la portata, ed il giudice possa applicarlo. La norma comunitaria deve specificare: il titolare dellobbligo il titolare del diritto il contenuto del dirittoobbligo creato dalla norma stessa. incondizionatezza attiene all assenza di clausole che subordino lapplicazione della norma ad ulteriori interventi normativi da parte degli stati membri o delle istituzioni comunitarie. Lesistenza di norme che consentono agli stati membri di derogare allapplicazione di un'altra norma per determinati motivi non esclude lefficacia diretta di questultima

RAPPORTI ORIZZONTALI - VERTICALI

Le norme del Trattato hanno effetti diretti tanto nei rapporti verticali quando in quelli orizzontali. Si parla pertanto di efficacia diretta verticale e di efficacia diretta orizzontale. E quindi ammesso invocare il disposto di una norma comunitari anche nei confronti dei privati
sentenza Angonese in cui il signor Angonese contestava l esclusione di un concorso per un posto presso la cassa di risparmio di Bolzano dovuta al mancato possesso del patentino di bilinguismo italiano e tedesco. Invocando le conoscenze linguistiche acquisite durante i soggiorni in altri stati membri, il signor Angonese sosteneva che il requisito del patentino comportava una discriminazione nei suoi confronti, vietata dallarticolo 39 TCE. Il pretore di Bolzano si rivolse alla corte di giustizia per sapere se larticolo 39 possa essere invocato nei confronti di un soggetto privato come la cassa di risparmio. La corte di giustizia rileva innanzitutto che il principio di non discriminazione invocato dallarticolo 48 ( ora 39) formulato in termini generali e non rivolto in modo particolar solo agli stati membri quindi vale anche per un privato. Quindi la cassa di risparmio non pu opporre al signor Angonese una condizione discriminatoria per lammissione a un concorso

ACCORDI INTERNAZIONALI

Il problema dell efficacia diretta si pone anche riguardi agli accordi internazionali conclusi dalla comunit con stati terzi. infatti possibile che soggetti privati siano interessati a far valere la disciplina contenuta in tali accordi per contestare la legittimit di comportamenti e provvedimenti degli stati membri o delle istituzioni. La verifica svolta dalla corte per decidere circa lefficacia diretta delle disposizioni contenute in accordi internazionali si sostanzia in un analisi di 2 aspetti: occorre dimostrare che la natura e la struttura dellaccordo permettono di riconoscere effetti diretti alle sue disposizioni in generale. necessario provare che la specifica disposizione invocata presenti le caratteristiche della sufficiente precisione e della incondizionatezza.

REGOLAMENTI

Anche i regolamenti producono effetti diretti tanto nei rapporti verticali quanto in quelli orizzontali. Pertanto possibile parlare di efficacia diretta verticale e diretta orizzontale.

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IL CASO DELLE DIRETTIVE E DELLE DECISIONI Anche le direttive per essere direttamente efficaci devono presentare le caratteristiche che sono state descritte a proposito delle altre fonti: sufficiente precisione e incondizionatezza. Le differenze riguardano invece il momento a partire dal quale lefficacia diretta si produce (portata temporale) e i soggetti nei cui confronti pu essere fatta valere (portata soggetiva)
PORTATA TEMPORALE

Per quanto riguarda la sua portata temporale occorre tenere presente che per sua natura la direttiva concepita come fonte di effetti indiretti. Di norma le direttive hanno pertanto un efficacia normativa interna indiretta. A volte capita che gli stati attuino le direttive in ritardo oppure in forme non corrette o sufficienti in modo da impedire il raggiungimento del risultato voluto. Solo in questi casi si pone il problema di stabilire se, nonostante la mancanza o linsufficienza delle misure nazionali di attuazione, la direttiva possa produrre effetti diretti. Pertanto gli effetti diretti di una direttiva non pu parlarsi se non dopo la scadenza del termine per lattuazione concesso agli Stati membri. Prima di questo momento la direttiva non pu produrre effetti diretti oltre a quello di obbligare gli Stati ad attuarla.

PORTATA SOGGETTIVA

La giurisprudenza ha riconosciuto anche alle direttive non attuate la possibilit di produrre effetti diretti, sottolineando il nesso tra efficacia diretta e violazione dell obbligo d attuazione da parte degli stati.
Sentenza Ratti: al signor Ratti veniva contestato la violazione delle norme interne relative all etichettaggio delle vernici. Il signor Ratti si difendeva affermando che tali norme erano incompatibili con una direttiva comunitaria adottata in materia ma che le autorit italiane non avevano dato tempestiva attuazione e sostenendo che le sue etichette erano conformi alla direttiva citata. la corte afferma che lo stato membro che non ha recepito la direttiva e non gli ha dato la tempestiva attuazione , deve subire le conseguenze del proprio inadempimento e non pu impedire ai singoli di avvalersi dei diritti ad essi riconosciuti dalla direttiva inattuata.

Dal momento che lefficacia interna della direttiva inattuata conseguenza dellobbligatoriet della stessa nei confronti degli stati membri, si comprende perch la corte abbia limitato tale efficacia ai soli rapporti verticali. La direttiva pertanto ha solo efficacia diretta verticale, ossia solo nei confronti dei soggetti pubblici. I privati non possono essere ritenuti responsabili della mancata attuazione di una direttiva comunitaria In alcuni casi l applicazione di una direttiva inattuata produce effetti indiretti orizzontali, nei confronti dei privati RAPPORTI TRIANGOLARI. Questi sono rapporti in cui un privato invoca lapplicazione di una direttiva inattuata nei confronti di un organo pubblico ma anche nei confronti di altri soggetti privati, la cui posizione verrebbe compromessa dallapplicazione della direttiva.

DECISIONI Raramente la corte stata chiamata a pronunciarsi sull efficacia diretta delle decisioni. La corte ha riconosciuto la possibilit che tale decisione possa essere invocata non soltanto dalle istituzioni comunitarie ma anche da qualsiasi soggetto interessato al suo adempimento. La corte non ha mai avuto per occasione di precisare se le decisioni inadempiute possono avere efficacia diretta anche orizzontalmente oppure devono essere considerate come i regolamenti. 30

Dato che le decisioni sono obbligatorie nei confronti degli Stati membri cui sono rivolte, si potrebbe sostenere che esse sono prive di efficacia diretta orizzontale.

LOBBLIGO DI INTERPRETAZIONE COMFORME Si visto che ci sono motivi che escludono l efficacia diretta di una norma comunitaria Motivi: La norma manca delle caratteristiche di incondizionatezza e/o sufficiente precisione. Norma contenuta in una direttiva inattuata Norma non invocabile perch ne trae svantaggio un privato.
Ci si domanda se, in queste ipotesi, la norma comunitaria, possa assumere un valore normativo indiretto nellordinamento degli stati membri, e debba essere presa in considerazione dal Giudice nel risolvere una controversia.

L individuazione di forme di efficacia indiretta stata valorizzata soprattutto rispetto alle direttive, considerati i limiti temporali e soggettivi degli effetti diretti delle stesse. Si pu dire che il ricorso alle forme di efficacia indiretta servito alla corte per attenuare gli inconvenienti derivanti dalla giurisprudenza sulla mancanza di effetti diretti orizzontali. La prima forma di efficacia indiretta consiste nell obbligo di interpretazione conforme quando sono chiamati ad applicare norme interne, i giudici sono tenuti ad interpretarle in conformit con il diritto comunitario anche se questo non direttamente efficace.
La differenza tra diretta efficacia e interpretazione conforme risiede nel fatto che mentre nel primo caso il giudice applica direttamente la norma comunitaria nel secondo questi applica la norma interna sua pure interpretativa in modo aderente a qualche comunitaria.

L interpretazione conforme considerata anche dalla corte costituzionale italiana come un metodo per la soluzione dei conflitti tra norma interna e norma comunitaria.
LIMTI

La giurisprudenza ha inoltre precisato che linterpretazione conforme delle norme interne incontra alcuni limiti. In primo luogo, tale interpretazione non pu giungere fino al punto di comportare che ad un singolo venga opposto un obbligo previsto da una direttiva non trasporta. In caso contrario si avrebbe infatti la produzione di effetti orizzontali In secondo luogo nel riferirsi al contenuto delle direttive quando interpreta le norme del diritto interno il giudice deve rispettare i principi generali che fanno parte del diritto comunitario ed in particolare quelli della certezza del diritto e dell irretroattivit.

IL RISARCIMENTO DEL DANNO (FORMA DI EFFICACIA INDIRETTA) Un'altra forma di efficacia indiretta consiste nel riconoscere che la norma comunitaria anche se non direttamente efficace pu essere fonte di un diritto al risarcimento del danno. La Corte ammette il principio della responsabilit dello stato per danni causati ai singoli in violazione del diritto comunitario, imputabile allo stato stesso
Non vi dubbio che qualora uno stato membro leda il diritto attribuito ad un singolo da una norma comunitaria direttamente efficace, provocando un danno, tali organi sono tenuti al risarcimento.

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Pi problematica l ipotesi di mancata attuazione di una direttiva priva di efficacia diretta. In questo caso il comportamento omissivo degli organi statali impedisce il sorgere stesso del diritto che la direttiva intendeva garantire ai singoli. In tal caso si parla di efficacia indiretta della direttiva, in quanto il diritto al risarcimento del danno rappresenta un diritto a s stante.
CONDIZIONI

Le condizioni per il risarcimento sono 3: la norma violata deve essere diretta a conferire diritti ai singoli danneggiati la violazione deve essere grave e manifesta tra la violazione e il danno deve esistere un nesso di casualit diretto.

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IL PRIMATO DEL DIRITTO COMUNITARIO La capacita del diritto comunitario di produrre effetti diretti allinterno degli ordinamenti degli stati membri pone il problema dei conflitti che possono sorgere tra norme comunitaria e norme interne incompatibili. Molto spesso infatti la norma comunitaria ha per oggetto materie e aspetti che erano disciplinate da norme interne di contenuto diverso. Pu accadere anche che il conflitto sorga tra norma comunitaria e norma interna sopravvenuta. conflitti del genere sono risolti in base al principio del primato del diritto comunitario secondo il quale le norme nazionali non possono in alcuna materia ostacolare l applicazione del diritto comunitario allinterno degli ordinamenti degli stati membri.
La norma comunitaria, in caso di conflitto, prevale sempre su quella interna A cedere di fronte al diritto comunitario sono le norme interne di qualsiasi rango

Il principio del primato del diritto comunitario stato affermato per la prima volta dalla Corte nella sentenza Costa vs Enel
Caso costa vs enel Il sig Costa contestava la compatibilit con alcuni articoli del Trattato della legge italiana di nazionalizzazione dell energia elettrica. Il Governo italiano sosteneva l inammissibilit della questione, affermando che il Giudice tenuto ad applicare la legge interna.

Secondo la Corte di giustizia lordinamento comunitario non soltanto impone la prevalenza della norma comunitaria sulla norma interna incompatibile , ma determina altres l organo competente a far valere il principio del primato.
Se infatti si ammettesse che ciascun ordinamento nazionale libero di determinare in quali modi applicare il principio del primato, il carattere uniforme della norma comunitaria sarebbe meno in quanto i suoi effetti si produrrebbero in tempi e modi diversi in ogni stato.

Altra importante sentenza quella che riguarda il caso Simmenthal


caso simmentalh la quale chiedeva la restituzione di alcuni diritti di visita sanitaria riscossi dallamministrazione italiana in relazione allimportazione di carni bovine dorigine comunitaria. Da una precedente sentenza della corte risultava che i diritti in questione costituivano delle tasso deffetto equivalente ad un dazio doganale, ed erano quindi vietati. Per accogliere la domanda della Simmenthal il pretore avrebbe dovuto disapplicare le disposizioni italiane che prevedevano la riscossione di tali tributi.

La corte riconosce , in particolare, che il giudice nazionale, incaricato di applicare le disposizioni comunitarie, ha lobbligo di garantire la piena efficacia di tali norme, disapplicando all occorrenza la norma interna incompatibile, senza doverne chiedere la rimozione in via legislativa o mediante altro procedimento costituzionale

Lesigenza di assicurare la tutela giudiziaria delle norme comunitarie produttive di effetti diretti implica altres il potere per il giudice nazionale di emanare provvedimenti provvisori che comportano la sospensione dellapplicazione di una norma interna e chiede alla corte di giustizia cosa fare , in attesa che sia immediatamente accertato lincompatibilit. La circostanza che una norma interna sia incompatibile con il diritto comunitario e vada pertanto disapplicata dal giudice nazionale in forza del principio del primato, non sottrae lo stato membro interessato dal provvedere all abrogazione della norma incompatibile o alla sua modifica. In mancanza, la permanenza della norma allinterno dellordinamento mantiene elementi di incertezza 33

LA GIURISPRUDENZA DELLA CORTE COSTITUZIONALE ITALIANA La piena accettazione del principio del primato del diritto comunitario da parte della corte costituzionale risultata particolarmente difficoltosa. Lunico procedimento attraverso cui una legge in vigore pu essere resa inapplicabile la dichiarazione di incostituzionalit. La corte si preoccupa di individuare un aggancio che le consenta di riconoscere valenza costituzionale al diritto comunitario e comporti, come conseguenza, lincostituzionalit della norma di legge contraria. Nella sentenza Costa-Enel l aggancio non viene trovato. La Corte costituzionale stabilisce che le norme del trattato hanno rango di legge ordinaria e sono pertanto destinate a cedere di fronte ad una norma di legge successiva
La Corte costituzionale ritiene che la legge interne difforme dal Trattato non viola l art 11 della Costituzione
(limitazioni di sovranit necessarie ad un ordinamento che assicuri la pace e la giustizia fra le Nazioni; promuove e favorisce le organizzazioni internazionali rivolte a tale scopo.)

una norme interna successiva, incompatibile con il Trattato, non pu essere dichiarata incostituzionale.

Il contrasto tra la corte di giustizia e quella costituzionale palese: secondo la corte di Giustizia il giudice nazionale deve sempre applicare le norme del trattato disapplicando qualsiasi noma interna contraria secondo la corte costituzionale il giudice italiano pu applicare le norme del Trattato soltanto se non sia intervenuta una legge interna successiva incompatibile.

Un primo avvicinamento della posizione della corte costituzionale rispetto alla Corte comunitaria avviene con la sentenza ICIC . La corte costituzionale ne deduce che l art 11 Costituzione non soltanto consente allItalia di accettare limitazioni di sovranit con legge ordinaria ma esige altres che il legislatore rispetti le limitazioni di sovranit cosi accettate e non ostacoli, attraverso emanazioni di leggi successive, la diretta applicabilit dei regolamenti.
il giudice italiano, ha il potere di disapplicare solo una norma di legge interna, contraria al diritto comunitario, precedente alla norma comunitaria. Non ha il potere di fare altrettanto qualora il rapporto temporale sia inverso.

La sentenza Granital costringe la corte costituzionale a modificare nuovamente il proprio orientamento.


Il Tribunale di Genova, ritenendo di essere di fronte ad un conflitto tra norma comunitaria e legge interna successiva, solleva questione di costituzionalit delle norme stesse per violazione dell art 11 costituzione. La Corte dichiara inammissibile la questione.

Laspetto di maggiore novit del ragionamento della corte costituzionale consiste nel rifiuto di assimilare le norme comunitarie a norme nazionali di leggi. Quindi tali conflitti, tra norme di ordinamenti diversi, non possono essere risolti attraverso metodi usati per conflitti tra norme interne allo stesso ordinamento, compresa la dichiarazione di incostituzionalit, ai sensi dell art 134 Cost. Trattandosi di ordinamenti diversi, eventuali conflitti vanno risolti in base al Criterio della competenza: Bisogna stabilire se la materia disciplinata rientri tra quelle in relazioni alle quali lItalia ha accettato, in conformit con larticolo 11 Cost., di limitare la propria sovranit in favore della comunit. In tale caso il giudice italiano pu applicare la norma comunitaria e disapplicare la norma interna in conflitto.
NB: La norma comunitario non pu abrogare, modificare configgenti norme nazionali, la legge interna resta in vigore a non interferisce nella spera occupata da tale atto

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La corte costituzionale inoltre esclude in due ipotesi il potere del giudice di applicare immediatamente la norma comunitaria. norma comunitaria contraria ai principi fondamentali dellordinamento costituzionale e dei diritti delluomo norme dirette ad impedire il rispetto dei principi fondamentali del Trattato. Questi casi sono di competenza della Corte costituzionale, che valuta una questione di costituzionalit.

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Il sistema di tutela giurisdizionale

CONSIDERAZIONI GENERALI Lordinamento comunitario comprende un sistema di tutela giurisdizionale che assicura la protezione delle posizioni giuridiche sorte per effetto del diritto comunitario. Tale sistema ripartito tra giudice comunitario (corte di giustizia e Tribunale di primo grado) e giudici di stati membri Il TCE attribuisce alla competenza diretta del giudice comunitario,che gli interessati possono proporre direttamente allo stesso giudice comunitario: ricorsi per infrazione che vengono proposti nei confronti di uno stato membro accusato di aver violato gli obblighi derivanti dal Trattato ricorsi di annullamento attraverso i quali viene contestata la legittimit di atti delle istituzioni ricorsi in carenza attraverso i quali si vuole far constatare lillegittimit delle omissioni addebitabili alle istituzioni ricorsi per risarcimento che mettono in gioco la responsabilit extra-contrattuale delle istituzioni Il TCE attribuisce alla competenza diretta del giudice comunitario anche altre materie : le controversie tra le istituzioni e i propri dipendenti le controversie riguardanti la Banca europea degli investimenti A queste competenze di tipo contenzioso si aggiungono alcune competenze consultive: la + importante riguarda la compatibilit con il Trattato degli accordi internazionali la cui conclusione prevista dalle istituzioni Al di fuori di tali azioni vige la competenza dei giudici nazionali.

I due livelli di tutela giurisdizionale, quella dinnanzi al giudice comunitario e di fronte ai giudici nazionali, non operano in maniera del tutto distinta. Per evitare che i giudizi nazionali degli stati membri possono pregiudicare l uniformit del diritto comunitario, il TCE ha previsto uno strumento di raccordo con il giudice comunitario: procedura del rinvio pregiudiziale , grazie al quale il giudice nazionale ha la facolt e in alcuni casi lobbligo di deferire alla corte di giustizia le questioni riguardanti il diritto comunitario.

Secondo la corte di giustizia, il sistema comunitario di tutela giurisdizionale deve essere completo. L ordinamento comunitario infatti, rispetta il principio generale del diritto ad un rimedio giudiziario effettivo. Ne consegue che il titolare di una posizione soggettiva comunitaria deve avere la possibilit di esperire un ricorso effettivo, contro gli atti che pregiudicano la sua posizione. Qualora siano presenti delle lacune, che non consentono la protezione di determinate posizioni soggettive, la lacuna dovrebbe essere colmata attraverso un interpretazione evolutiva delle norme applicabili.

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IL RICORSO PER INFRAZIONE Il ricorso per infrazione disciplinato dagli art 226 e 227 TCE.
OGGETTO

violazione da parte di uno stato membro di uno degli obblighi derivanti dal trattato.
Per stato membro va inteso lo stato nella sua complessit (istituzioni ed enti territoriali) Particolarmente frequenti sono i ricorsi per mancata o non corretta attuazione delle direttive entro il termine.

Costituiscono ECCEZIONI per il ricorso: il rispetto del divieto di disavanzi eccessivi, sanzionato dal Consiglio. Violazione dei diritti dell uomo, sanzionata dal Consiglio.

La violazione che pu costituire loggetto di un ricorso per infrazione presa in considerazione nel momento in cui si manifesta. Lo stato membro non pu addurre giustificazioni di nessun tipo, come ad esempio lo scioglimento anticipato del
parlamento o il comportamento contrario al diritto comunitario tenuto da altri stati membri.

PROCEDIMENTO

Il procedimento per proporre un ricorso per infrazione varia a seconda del soggetto che ne assume liniziativa. Di solito la Commissione in quanto custode della legalit comunitaria. L art 227 contempla la possibilit che ad agire sia uno stato membro.
Non consentito ad altri soggetti, in particolare ai singoli, di aprire il procedimento. Questi possono denunciare la violazione alla Commissione o al proprio Stato membro per sollecitarli ad intervenire.

In entrambi i casi sono previste due fasi. La fase precontenziosa ha due scopi: favorire la composizione amichevole della controversia, imponendo alle parti di discutere tra di loro e di confrontare le posizioni rispettive in modo da cercare di risolvere la controversia evitando lintervento della corte Inoltre ha uno scopo processuale, il suo svolgimento condizione di ricevibilit del ricorso alla corte.
Un ricorso non preceduto da una fase precontenziosa non pu essere discusso dalla corte

La fase contenziosa: prevede il ricorso alla corte di giustizia

FASE PRECONTENZIOSA:

La fase precontenziosa si articola nei seguenti momenti: invio allo stato membro di un atto non formale noto come lettera di messa in mora con cui la commissione gli assegna un termine entro il quale presentare le proprie osservazioni; presentazione delle osservazioni da parte dello Stato membro emissione di un parere motivato mediante il quale la commissione espone gli addebiti mossi allo stato e lo invita a conformarsi entro il termine fissato.
Si noti come il parere motivato non un atto obbligatorio ma un atto con il quale la commissione si milita ad esprimere la propria opinione, ne consegue che lo stato membro non obbligato a conformarsi al parere motivato ma lo far solo se preferisce evitare la corte di giustizia.
Il potere di constatare infrazioni non spetta alla Commissione, ma alla Corte di giustizia

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Per alcune materie si applica un procedimento speciale, dove non necessaria la fase preconteziosa. In materie di controllo sugli aiuti di stato, la Commissione dopo aver intimato agli interessati presentare le loro conclusioni, prende una vera e propria decisione, con cui obbliga lo Stato in causa a sopprimere o modificare l aiuto, nel termine fissato. Se lo stato resta inerte, la Commissione pu adire direttamente la Corte di Giustizia, in deroga agli artt. 226 e 227

Il passaggio alla fase contenziosa possibile solo quanto il termine fissato nel parere motivato sia decorso invano. Ai sensi dell art 226 qualora lo stato in causa non si conformi a tale parere nel termine fissato dalla commissione, questa pu adire alla corte di giustizia. La Commissione non obbligata a ricorrere alla Corte, n a farlo entro un determinato termine. Una volta presentato ricorso, leventuale eliminazione da parte dello Stato membro della violazione contestata, non comporta la sospensione del procedimento di giudizio della Corte.
Come si evince dalla sentenza Commissione vs Germania, la Corte ha interesse al giudizio per stabilire le responsabilit dello stato membro in conseguenza dell inadempimento nei confronti degli altri stati, della Comunit e dei singoli

FASE CONTENZIOSA:

La fase contenziosa invece prevede il ricorso alla corte di giustizia Essa termina con una sentenza di mero accertamento della corte, quindi non vi condanna. Ai sensi dell art 228 La Corte si limita a riconoscere che lo Stato membro ha mancato ad un obbligo del Trattato. Lo stesso art 228 prevede che lo Stato membro tenuto a prendere i provvedimenti che l esecuzione della sentenza della corte di Giustizia comporta La mancata o ritardata adozione dei provvedimenti necessari a conformarsi con la sentenza pu indurre la commissione ad avviare nei confronti dello stato membro un secondo procedimento di infrazione, per violazione dell art 228 Tale procedimento pu indurre all emanazione, a carico dello stato membro, di una vera e propria sentenza di condanna o al pagamento di una sanzione pecuniaria.

RICORSO DA PARTE DI UNO STATO MEMBRO

Il ricorso per infrazione pu essere avviato anche da uno stato membro. Ai sensi dell art 227 lo stato deve: rivolgersi alla commissione la commissione invita gli stati interessati a presentare le loro osservazioni La commissione emette un parere motivato. Se il parere non viene emesso nel termine di 3 mesi dalla domanda, lo stato pu presentare ricorso direttamente alla Corte

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IL RICORSO PER ANNULLAMENTO disciplinato dagli artt 230 e ss costituisce la forma principale di controllo giurisdizionale di legittimit prevista per gli atti delle istituzioni comunitarie. Esso mira a ottenere l annullamento degli atti che risultano illegittimi. L art 230 definisce gli atti impugnabili facendo riferimento a tre criteri: lautore: possono essere impugnati: gli atti adottati congiuntamente dal parlamento e dal consiglio; gli atti del consiglio; gli atti della commissione ; gli atti del Parlamento il tipo: gli atti appartenenti alle categorie di cui all art. 219, ad eccezione delle raccomandazioni e pareri, ma anche atti atipici delle istituzioni dotate di legittimazione passiva. gli effetti: limpugnabilit limitata ad atti che producono effetti giuridici obbligatori, ci per giustificare lesclusione di pareri e raccomandazioni.

SOGGETTI LEGGITIMATI

La legittimazione attiva prevista per 3 categorie di ricorrenti. privilegiati: Stati membri, Parlamento, Consiglio e Commissione possono proporlo contro ogni atto impugnabile, senza dimostrare alcun interesse a ricorrere. intermedi: Corte dei Conti e BCE, possono ricorrere solo sostenendo che latto impugnato invade la sfera riservata alle loro competenze o ne pregiudica lesercizio. non privilegiati: il loro diritto sottoposto a restrizioni, l art 230 comma 4, prevede che qualsiasi persona fisica o giuridica pu proporre ricorso contro le decisioni prese nei suoi confronti, o nei confronti di altre persone, ma che la riguardano direttamente ed individualmente

In tal caso siamo di fronte a due ipotesi distinte. La prima ipotesi quella in cui una persona fisica o giuridica impugna una decisione presa nei suoi confronti, cio una decisione in cui il ricorrente sia il destinatario. In tal caso necessario dimostrare solo di aver interesse a ricorrere. La seconda ipotesi quella in cui una persona fisica o giuridica impugna un atto in cui formalmente non destinatario, in quanto appare come un regolamento o una decisione rivolta ad altre persone. In questo caso per ricorrere necessario dimostrare che latto in questione lo riguarda direttamente ed individualmente Lidentificazione dei casi in cui tale doppio requisito (interesse diretto ed individuale) pu dirsi soddisfatto costituisce un problema interpretativo dei pi difficili. Conviene affrontare lesame distinguendo a seconda che latto impugnato sia una decisione rivolta ad altre persone fisiche o giuridiche, un regolamento o una decisione rivolta ad uno o pi stati membri. Perch una persona fisica o giuridica possa impugnare una decisione rivolta ad un'altra persona fisica o giuridica, basta dimostrare che il ricorrente portatore di un interesse qualificato allannullamento dellatto. Qualora invece latto impugnato sia costituito da un regolamento o anche da una decisione rivolta ad uno o pi stati membri , l onere probatorio che il ricorrente deve superare senzaltro maggiore. Le difficolt non riguardano tanto linteresse diretto, inteso come dimostrare che il ricorrente pregiudicato direttamente dallatto impugnato e non da successivi provvedimenti di esecuzione. 39

Il vero scoglio costituito invece dallinteresse individuale. La corte infatti afferma che (sentenza Palumann) chi non sia destinatario di una decisione pu sostenere che lo riguarda individualmente solo qualora il provvedimento lo tocchi a causa di determinate qualit personali, ovvero di particolari circostanze atte a distinguerlo dalla generalit. Affinch possa considerarsi un atto individualmente, occorre dimostrare che latto prende in considerazione proprio la sua posizione individuale oppure produce effetti giuridici pi gravi rispetto a quelli a carico degli altri soggetti.

CASI IMPUGNAZIONE per INTERESSE INDIVIDUALE

Talvolta necessario ricorrere allo smascheramento dellatto: il ricorrente deve fornire la dimostrazione che latto non quello che appare ma una decisione individuale nei suoi confronti. In altri casi sufficiente dimostrare che l atto contiene disposizioni che riguardano in maniera individuale determinati operatori economici. La presenza di un interesse individuale inoltre dimostrata dalla circostanza che l atto impugnato contenga un espresso riferimento a determinati soggetti, ovvero alla circostanza che il comportamento di determinati soggetti sia stato preso in considerazione nel corso del procedimento per lemanazione dellatto impugnato.

VIZI DI LEGGITIMITA

L art 230 comma II, elenca i vizi di legittimit che possono essere fatti valere nellambito di un ricordo di annullamento: incompetenza violazione delle forme sostanziali violazione del trattato o di qualsiasi regola di diritto relativa alla sua applicazione sviamento di potere. L incompetenza pu essere interna o esterna. Si ha incompetenza interna nel caso in cui listituzione che emette latto non ha il potere di farlo si ha incompetenza esterna quando nessuna istituzione ha il potere di emanare latto in questione. La violazione delle forme sostanziali sussiste quando non sono rispettati quei requisiti formali di tale importanza da influire sul contenuto dellatto. Pu trattarsi di forme relative al procedimento da seguire per lemanazione dellatto
(es: obbligo di consultazione del Parlamento o del Consiglio)

La violazione dellobbligo di motivazione, quando questo del tutto assente oppure insufficiente. Il vizio di violazione del Trattato e di qualsiasi regola di diritto relativa alla sua applicazione il pi frequente invocato, dal momento in cui esso ingloba anche l incompetenza e la violazione delle forme sostanziali. Riguarda la violazione di qualsiasi norma giuridica che sia superiore rispetto all atto impugnato
(es: principi generali, diritti dell uomo, accordi internazionali)

Sviamento di potere che si ha quando un istituzione emana un atto che ha il potere di adottare, perseguendo scopi diversi rispetto a quelli per il quale potere stato attribuito.

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TERMINI DI RICORSO

A norma dellarticolo 230, il termine per il ricorso di 2 mesi. Esso decorre dalla pubblicazione sulla GUCE se latto stato pubblicato dalla notificazione se latto stato notificato in mancanza di pubblicazione o notifica, dal giorno in cui il ricorrente ha avuto conoscenza dell atto

L art 231 TCE disciplina l efficacia delle sentenze di annullamento, disponendo che se il ricorso fondato, la corte di giustizia dichiara nullo e non avvenuto latto impugnato, con efficacia retroattiva
ECCEZIONE

Il secondo comma dellarticolo prevede un eccezione alla regola generale: per quanto concerne i regolamenti, la corte di giustizia , pu disporre che il regolamento annullato solo nei confronti del ricorrente annullato con durata ex-nunc, non ha efficacia retroattiva
CONTROLLO degli ATTI

Il controllo sugli atti delle istituzioni esercitato dal giudice comunitario un controllo di mera legittimit. La sentenza pertanto si limita ad annullare latto qualora sia riscontrato lesistenza si un vizio di legittimit e il ricorso venga accolto.
L art 229 prevede che regolamenti del Parlamento e del Consiglio, o solo del Consiglio, possano attribuire al Giudice comunitario una competenza di merito, limitata al riesame delle sanzioni, in base alla quale il giudice comunitario pu modificare l ammontare delle sanzioni comminate.

LA COMPETENZA PREGIUDIZIALE: CONCETTI GENERALI A norma dell art 234 un giudice nazionale pu invitare la corte di giustizia a pronunciarsi, in via pregiudiziale, sulle questioni riguardanti il diritto comunitario. La pronuncia della corte ha quindi natura pregiudiziale sia in senso temporale, perche precede la sentenza del giudice nazionale sia in senso funzionale perch strumentale rispetto alla emanazione di tale sentenza. La competenza dunque competenza indiretta in quando liniziativa di rivolgersi alla corte non assunta direttamente dalle parti interessate ma dal giudice nazionale. competenza limitata potendo la corte esaminare soltanto le questioni di diritto comunitario sollevate da giudice nazionale. tale competenza ha 2 scopi: evitare l interpretazione autonoma, da parte dei giudici nazionali, delle norme comunitarie offrire ai giudici nazionali uno strumento di collaborazione per superare le difficolt interpretative che il diritto comunitario pu sollevare.

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AMMISSIBILITA E RILEVANZA DELLA QUESTIONE PREGIUDIZIALE


Il meccanismo della competenza pregiudiziale costituisce uno strumento di cooperazione tra giudici nazionali e la corte di giustizia, entrambi svolgono un ruolo complementare. L assenza di un rapporto di tipo gerarchico spiega perche la corte non eserciti alcun tipo di controllo sulla competenza del giudice nazionale, ovvero sulla regolarit del giudizio stesso e in particolare del procedimento di rinvio.

Al fine di evitare un uso improprio del rinvio pregiudiziale ad opera dei giudici nazionali, la corte si riservata il potere di verificare la rilevanza delle questioni pregiudiziali, allo scopo di controllare se essa sia competente a rispondere e se non sussista alcuna ipotesi patologiche, individuate dalla giurisprudenza ipotesi che non possono essere presentate sono questioni: - poste nellambito di controversie fittizie, ove le parti hanno solo interesse ad ottenere una pronuncia della corte che abbia efficacia erga omnes - manifestamente irrilevanti, la norma comunitaria palesemente inapplicabile - puramente ipotetiche, irrilevanti al fine della soluzione della controversia

Nella fase attuale latteggiamento della corte sembra nuovamente orientato verso maggiore prudenza. In base al principio secondo cui la corte tenuta a pronunciarsi sulle questioni sollevate dai giudici nazionali, relative all interpretazione di una norma comunitaria

LA NOZIONE DI GIURISDIZIONE La competenza pregiudiziale pu essere attivata soltanto da un organo che svolga una funzione giurisdizionale (es: Giudici nazionali) Nei casi dubbi devono essere verificati anche altri requisiti. lorigine legale dellorgano il suo carattere permanente il fatto che applichi norme giuridiche e che sia indipendente latteggiamento della Corte apparso pi rigido particolarmente verso gli arbitri, unica eccezione, in cui permette di sollevare questioni pregiudiziali, attiene i casi in cui le parti sono tenute per legge a sottoporre le loro controversie ad arbitrato

FACOLTA E OBBLIGO DI RINVIO Il rinvio pregiudiziale : Obbligatorio per un organo nazionale di ultima istanza. Essendo un giudizio di ultima istanza, un errore del giudice non avrebbe rimedio, quindi l obbligo rappresenta l estrema forma di tutela dei soggetti interessati. Facoltativo, quando pu essere proposto da un giudice non di ultima istanza. In tal caso gli interessati possono ricorrere ad altri gradi di giudizio L obbligo di rinvio a carico dei giudici di ultima istanza , stato ridimensionato. La corte ha individuato alcune ipotesi in cui il rinvio pu essere omesso.
In casi del genere si pu parlare di facolt di rinvio anche per i giudici di ultima istanza:

quando la questione identica ad un altra gi giudicata quando la risposta da dare alle questioni risulti da una giurisprudenza costante della corte quando la corretta applicazione del diritto comunitario palese

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LOGGETTO DELLE QUESTIONI PREGIUDIZIALI La competenza pregiudiziale della corte riguarda questioni di interpretazione e questioni di validit. le questioni pregiudiziali dinterpretazione possono avere a oggetto il trattato TCE gli atti compiuti dalle istituzioni della comunit. la corte non pu procedere allinterpretazione di norme interne degli stati membri pronunciarsi sull incompatibilit di una norma interna con il diritto comunitario
in caso di questioni pregiudiziali in cui il giudice chiede un giudizio di compatibilit con il diritto comunitario di specifiche norme interne, la Corte non le dichiara inammissibili, ma le riformula in modo da fornire al giudice nazionale gli elementi di interpretazione che consentano di valutare la compatibilit per la soluzione della causa.

le questioni pregiudiziali di validit, possono avere ad oggetto solo atti compiuti dalle istituzioni della Comunit o della BCE, che permettono alla Corte di operare un controllo sulla validit di tali atti.

IL VALORE DELLE SENTENZE PREGIUDIZIALI Le sentenze vincolano il giudice che aveva effettuato il rinvio, il quale non pu discostarsene, ma pu adire nuovamente la Corte per ulteriori chiarimenti tutte le sentenze hanno valore retroattivo, poich linterpretazione in esse contenute chiarisce il significato e la portata della norma

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DIRITTO DEL MERCATO UNICO EUROPEO

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Diritto del mercato unico europeo: Nozioni generali

GLI SCOPI DELLA COMUNIT EUROPEA Nella versione attualmente in vigore, lart 2 del Trattato istitutivo della Comunit europea stabilisce la comunit ha il compito di promuovere nellinsieme , mediante linstaurazione di un mercato comune e di un unione economica e monetaria e mediante lattuazione delle politiche e delle azioni, uno sviluppo armonioso, equilibrato, e sostenibile, un elevato livello di occupazione e di protezione sociale e dellambiente e il miglioramento di questo ultimo e del tenore di qualit della vita quanto agli obiettivi, va ricordato come il loro numero sia aumentato dai 5 della versione originale, agli attuali 9. Le modifiche introdotte hanno portato da un lato a definire con maggiore precisione gli obiettivi di tipo economico, dallaltro hanno sensibilmente aumentato limportanza degli obiettivo ambientale e sociale. Gli obiettivi di caratteri sociale consistono nella promozione di un elevato livello di occupazione e di protezione sociale, quanto alla parit tra uomo e donne. anche gli strumenti a disposizione della comunit per perseguire gli obiettivi hanno subito nel tempo numerosi mutamenti. Nella versione originale, tali strumenti erano soltanto due: linstraurazione di un mercato comune e il graduale ravvicinamento delle politiche economiche. Questo ultimo stata sostituito da un nuovo e pi avanti strumento consistente di un unione economica e monetaria. Lo stesso TUE ha provveduto a inserire nellarticolo 2 anche un terzo strumento, consistente nellattuazione delle politiche e azioni comuni. Lelenco delle politiche e azioni comuni previste sono notevolmente aumentate , come risultato del progressivo ampliamento, disposto a partire dallatto unico europeo. Le azioni e politiche previste sin dallinizio hanno caratterizzazione marcamente economica. Esse comportano, in particolare, la libera circolazione delle merci, delle persone, de servizi, e dei capitali, un regime di libera concorrenza e il ravvicinamento delle legislazioni nazionali. Lazione sociale la troviamo nella lettera f che si riferisce ad una politica nel settore sociale comprendente un fondo comune. Tra le azioni nuove vanno ricordate : la promozione del coordinamento tra le politiche degli stati membri in materia di occupazione; il rafforzamento della coesione economica e sociale; un contributo allistruzione; un aumento del livello di protezione della salute; misure relative allentrata e alla circolazione delle merci. Completano il quadro alcune azioni economiche: rafforzamento dellindustria, la promozione della ricerca e dello sviluppo tecnologico, la creazione di reti trans-europee

IL PRINCIPIO DELLA COMPETENZA DI ATTRIBUZIONE:

Risulta dallart. 5 comma 1 secondo cui la Comunit agisce nei limiti delle competenze che sono conferite e degli obbiettivi che le sono assegnati dal presente Trattato la Corte ha ammesso che la Comunit possa considerarsi competente ove lesercizio di un potere risulti indispensabile per il raggiungimento degli obbiettivi dellente.

I VARI TIPI DI COMPETENZA COMUNITARIA Innanzitutto occorre distinguere tra competenze esclusive da quelle concorrenti. esclusiva: quella degli Stati preclusa anche quando quella della Comunit non pienamente esercitata, in tal caso gli interventi statali hanno carattere transitorio e devono essere autorizzati dalla Comunit, concorrente: Comunit e Stati possono esercitare i propri poteri, ma con lazione della prima, diminuisce il campo dazione degli Stati; Ne risulta che, nei settori di competenza concorrente lestensione e la sopravvivenza stessa della competenza degli stati membri dipendono dai tempi e dai modi con cui la competenza comunitaria viene esercitata. 45

La Comunit infatti pu decidere di esercitare pienamente la propria competenza, tale da precludere gli stati membri, oppure pu preferire di lasciare a lungo inutilizzati i propri poteri o utilizzarli in maniera ridotta , facendo cosi sopravvivere i poteri degli stati membri. il Trattato non precisa quando una determinata competenza sia esclusiva o concorrente. Pertanto il problema di come classificare una determinata competenza va risolto in via interpretativa. Cosi la corte ha considerato esclusiva la competenza comunitaria nel settore della politica commerciale comune, sottolineando che tale politica concepita come prospettiva del funzionamento del mercato comune per la salvaguardia dellinteresse globale della comunit entro i cui limiti devono conciliarsi gli interessi dei rispettivi stati membri.
Ragionamento della corte

Se si consentisse agli stati membri di perseguire autonomamente i propri interessi nei rapporti commerciali con Stati Terzi, si comprometterebbe la possibilit di perseguire le finalit collettive della Comunit e si provocherebbe la distorsione di concorrenza tra le imprese dei vari stati membri che operano sui mercati esterni

Si discusso circa il carattere esclusivo della competenza comunitaria quanto alla realizzazione del mercato interno. Esso un obiettivo e non un settore o una materia. vero che solo la Comunit in grado di adottare misure miranti a realizzare o rafforzare il mercato interno, ma ci non implica tuttavia che, in assenza di interventi comunitari, agli stati membri sia precluso il potere di disciplinare il proprio mercato interno. accanto alle competenze esclusive e quelle concorrenti, il Trattato prevede inoltre un terzo tipo di competenze. In taluni settori, viene precisato che la competenza comunitaria venga esercitata in parallelo con quella degli stati membri attraverso azioni destinate a sostenere coordinare e integrare. Accanto alla competenza esclusiva e concorrente, parla anche di competenze per svolgere azioni di sostegno di coordinamento, e di completamento rispetto allazione degli stati membri. Nei settori in cui si doge di competenza esclusiva, lunione lunica a poter legiferare mentre gli stati membri possono farlo solo se autorizzati dallunione. Secondo invece la competenza concorrente lUnione e gli stati hanno la facolt di legiferare atti vincolanti in tale settori. Gli stati esercitano la loro competenza nella misura in cui lUnione non ha esercitato la propria o ha deciso di cessare di esercitarla. Nei settori oggetto di competenza di coordinamento, di sostegno o di coordinamento: in questo caso lUnione svolge un azione parallela a quella degli stati membri, senza tuttavia sostituirsi alla loro competenza in tali settori.

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IL PRINCIPIO DI SUSSIDIARIET Larticolo 5 del secondo comma afferma: nei settori che non sono di esclusiva competenza la comunit interviene secondo il principio di sussidiariet, soltanto se e nella misura in cui gli obiettivi dellazione prevista non possono essere sufficientemente realizzati tali stati membri e possono dunque essere realizzati meglio a livello comunitari Il principio in esame pone ad un livello successivo rispetto al principio dattribuzione. Esso presuppone che il Trattato abbia conferito alla Comunit la competenza in un certo settore e si preoccupa di regolare le modalit di esercizio. Il secondo comma dellarticolo 5 peraltro, specifica il campo dapplicazione del principio. Esso vale solo nei settori che non sono di competenza esclusiva comunitaria. Il principio di sussidiariet ha cmq del problemi. Le istituzioni pertanto si sono preoccupate d stabilire garanzie procedurali che favoriscano il rispetto di tale principio in occasione dellapprovazione di vari atti. Si a lungo discusso se il rispetto del principio di sussidiariet possa essere oggetto di controllo giurisdizionale o se si tratti di una indicazione meramente politica. Pur avendo accettato di estendere il proprio sindacato al rispetto di tale principio, la corte ha operato con una certa prudenza, in base alla convinzione che il principio di sussidiariet appartiene alla sfera che deve essere riservata alle istituzioni nella quale il giudice nn intende intromettersi , salvo nei casi di travalicamento dei limiti della discrezionalit. La violazione del principio di sussidiariet stato invocato dalle parti come vizio della motivazione. Successivamente la corte stata chiamata a verificare lesistenza della violazione del principio in esame in quanto vizio autonomo. la verifica del suo rispetto effettuata sotto 2 profili, occorre verificare: se lobbiettivo dellazione progettata potesse essere meglio realizzato a livello comunitario, lazione comunitaria non abbia oltrepassato la misura necessaria per realizzare lobbiettivo cui tale azione diretta.

IL PRINCIPIO DI PROPORZIONALIT: Lultimo dei principi richiamati dallart 5 il principio di proporzionalit: lazione della comunit non va al di la di quanto necessario per il raggiungimento degli obiettivi del Trattato Tanto nei settori di competenza esclusiva , quanto a quelli di competenza concorrente, lintervento della comunit , una volta che sia stato deciso, deve infatti essere limitato a quanto necessario per il raggiungimento degli obiettivi del trattato. Il principio di proporzionalit ,pertanto, ha la funzione di tutelare gli stati membri da interventi comunitari di portata ingiustificatamente ampia. gli stati membri, infatti, non hanno esitato ad utilizzare il principio per contestare la legittimit di atti delle istituzioni giudicati eccessivamente invasivi delle loro competenze. lesigenza d rispettare la proporzionalit comporta restrizioni per quanto riguarda tanto la scelta del tipo di atto da adottare , quanto il contenuto di questultimo. Circa il primo aspetto a parit di condizioni, le direttive dovrebbero essere preferite ai regolamenti e le direttive quadro a misure dettagliante. Quanto al contenuto dellatto, le misure comunitarie dovrebbero lasciare il maggior spazio possibile alle decisioni nazionali, purch sia garantito lo scopo della misura e siano soddisfatte le prescrizioni del trattato.

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LA CITTADINANZA DELLUNIONE INTRODOTTA DAL TRATTATO DI MAASTRICHT: In base allart. 17 par. 1 cittadino dellUnione chiunque abbia la cittadinanza di uno Stato membro i criteri per lattribuzione di tale cittadinanza sono rinviati a quelli stabiliti da ciascuno Stato membro. Pertanto uno stato membro non pu rifiutarsi di riconoscere ad un soggetto lo status di cittadino di un altro stato membro, imponendo il rispetto di condizioni previste dal proprio diritto interno.
caso Sig. Micheletti, avente doppia nazionalit (ARG e ITA), che invocava quella italiana per esercitare in Spagna il diritto di stabilimento, ma il codice spagnolo, prevede che, in caso di doppia cittadinanza, prevalga quella dello Stato di ultima residenza abituale (ARG), la Corte ha stabilito che non spetta alla legislazione di uno Stato limitare gli effetti dellattribuzione della cittadinanza di un altro Stato membro. Gli stati membri NON possono subordinare il riconoscimento dello status di cittadino comunitario aduna condizione come la residenza abituale dell interessato sul territorio di uno stato membro.

Dalla cittadinanza nazionale di uno stato membro deriva quella dellUnione. La cittadinanza dellUnione costituisce un complemento della cittadinanza nazionale e non sostituisce questultimo. Secondo larticolo 17 al cittadino dellunione spettano i diritti e i doveri previsti dal Trattato. Quanto ai diritti, essi sono i diritti di mobilit (circolazione del cittadino all interno dellunione), altri sono i diritti politici, in quanto riguardano la partecipazione al cittadino alla vita politica dellunione e degli stati membri. Tra i diritti di mobilit rientrano il diritto di circolazione e il diritto di soggiorno. ogni cittadino dellUnione ha il diritto di circolare e di soggiornare liberamente sul territorio degli stati membri, fatte salve le limitazioni e le condizioni previste dal presente trattato e dalle disposizioni adottate in applicazione dello stesso La corte ha rilevato che il diritto di soggiorno riconosciuto direttamente ad ogni cittadino dellUnione

Limitazioni
Quanto alle limitazioni e condizioni cui lesercizio del diritto di circolazione e del diritto di soggiorno sottoposto , esse dipendono dalla situazione particolare del soggetto interessato. Se si tratta di xsone rientranti in campo dapplicazione della libera circolazione dei lavoratori o prestazioni di servizi, assumeranno rilievo le disposizioni del Trattato. Se invece si tratta di xsone rientranti in alcuna delle citate categorie, le condizioni e i limiti del diritti di soggiorno vanno ricavati da alcuni atti adottati dalle istituzioni x disciplinare queste specifiche situazioni.

LUNIONE DOGANALE A norma dellart. 23 la Comunit fondata su ununione doganale che si estende al complesso degli scambi di merci Lunione doganale assume infatti un importanza centrale ai fini della realizzazione del mercato comune. La nozione non e nata con il trattato : Una definizione di unione doganale la troviamo nellaccodo generale sulle tariffe e sul commercio (GATT) e ora ripreso in allegato istitutivo dellorganizzazione mondiale del commercio (OMC). Secondo lart. XXIV costituisce Unione Doganale la sostituzione di un solo territorio doganale a 2 o pi territori doganali, quando questa sostituzione comporta che i: dazi doganali e le altre regolamentazioni commerciali restrittive siano eliminate dagli scambi tra i territori dellunione diritti doganali e le altre regolamentazioni siano applicate da ciascun membro dellunione al commercio con i territori che non sono compresi in essa identici nella sostanza; 48

Per quanto riguarda gli scambi dei beni con i paesi non appartenenti allUnione europea, larticolo 26 prevede la fissazione di una vera e propria tariffa doganale comune in sostituzione delle presistenti tariffe doganali.

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La libera circolazione delle merci

QUADRO NORMATIVO La disciplina della libera circolazione delle merci all'interno della comunit interamente contenuta nel Trattato. art 25 in particolare vieta i dazi doganali e le tasse tra gli stati membri art 28 e 31 vietano le restrizioni quantitative. A questi si soliti aggiungere l'art 90 relativo alle imposizioni interne contro il dazio, tale articolo svolge una funzione complementare rispetto alle norme sull abolizione dei dazi doganali Importanti compiti di normazione derivata spettano invece al consiglio nel settore limitrofo del ravvicinamento delle legislazioni attraverso numerosi articoli che mirano a rimuovere ostacoli alla circolazione delle merci derivanti dalla disparit delle varie legislazioni nazionali.
Il ravvicinamento delle legislazioni mira ad eliminare o a ridurre le differenze esistenti tra i vari ordinamenti nazionali nei settori in cui il persistere di differenze normative da ostacolo all'unificazione dei mercati nazionali.

Lo strumento generalmente utilizzato la direttiva: essa infatti consente che ciascuno stato mantenga una propria normativa internazionale e ne impone soltanto l'armonizzazione che abbia un incidenza diretta sull'instaurazione o sul funzionamento del mercato comune. La circostanza che le norme del Trattato relative alla circolazione delle merci siano redatte in termini precisi ed assoluti spiega perch le stesse siano considerate come dotate di efficacia diretta.

IL DIVIETO DEI DAZI DOGANALI E TASSE D'EFFETTO EQUIVALENTE Negli scambi tra gli stati, i dazi doganali tanto all' importazione quanto all' esportazione sono oggetto di un divieto assoluto. Il motivo per cui essi sono stati aboliti legato agli effetti che i dazi producono. La loro riscossione infatti provoca un aumento del costo dei prodotti importati rispetto alle merci nazionali. Quanto alla portata del divieto, occorre ricordare che esso si applica soltanto negli scambi di merci fra gli stati membri e riguarda dunque le merci originarie degli stati e quelle importate da paesi terzi. Pi problematica stata invece l'applicazione del correlativo divieto delle tasse d'effetto equivalente. Lo scopo del divieto di impedire che l'effetto liberatorio derivante dalla soppressione dei dazi doganali possa essere frustato, consentendo agli stati membri di percepire sulle merci importate prelievi fiscali che, sebbene diversi dal dazio, hanno gli stessi effetti di un vero e proprio dazio doganale. Pu dunque dirsi che il divieto di tasse d'effetto equivalente serve a rendere pi piena la portata del divieto principale, il divieto dei dazi doganali. nozione di tassa d'effetto equivalente: secondo la corte infatti qualsiasi onere pecuniario che colpisca merci in ragione del fatto che esse varcano la frontiera, se non un dazio donatale vero e proprio, costituisce una tassa di effetto equivalente anche se non sia riscosso a profitto Di qui occorre definire alcuni punti: deve trattarsi di un onere pecuniario, ossia consistere in un versamento di una somma di denaro a 50

favore del soggetto autorizzato alla riscossione. Sono escluse prestazioni di contenuto diverso. Deve trattarsi di un onere imposto solo alle merci che varcano la frontiera nazionale. Deve trattarsi di un onere imposto al soggetto obbligato al pagamento, ci esclude il caso in cui vi sia un pagamento in occasione del passaggio attraverso la frontiera qualora questo onere rappresenta il corrispettivo di un servizio effettivamente prestato. Deve trattarsi di un onere imposto unilateralmente dallo stato membro di importazione; ci esclude che vadano considerati come tasse d'effetto equivalente gli oneri pecuniari riscossi solo su prodotti importati qualora risultino previsti o autorizzati da norme di diritto comunitario.

Una volta stabilito che ci si trova di fronte ad una tassa d'effetto equivalente, le concrete modalit di percezione sono ininfluenti (Es: tassa riscossa non alla frontiera, ma all interno del territorio dello stato)

IL DIVIETO DI IMPORTAZIONE INTERNE DISCRIMINATE O PROTEZIONISTICHE Le norme relative all'abolizione dei dazi doganali e delle tasse di effetto equivalente vanno integrate dall'articolo 90. Questa norma cos dispone: nessuno stato membro applica direttamente o indirettamente ai prodotti degli altri stati membri imposizioni interne, di qualsiasi natura, superiori a quelle applicate direttamente ai prodotti nazionali similari. Inoltre nessuno stato applica ai prodotti degli altri stati imposizioni intese a proteggere indirettamente altre produzioni. Lo scopo della norma il seguente. Da un lato essa riconosce che ciascuno stato pu tassare i prodotti provenienti da altri stati dall'altro lato per la norma limita tale potere vietando agli stati membri di colpire i prodotti importati in maniera discriminatoria Senza questa limitazione la liberalizzazione non sarebbe completa visto che gli stati membri potrebbero continuare ad ostacolare le importazioni attraverso lo strumento fiscale. Quanto alla nozione di imposizione interna, occorre distinguere un'imposizione interna da una tassa d'effetto equivalente a un dazio doganale le tasse di effetto equivalente sono vietate sempre le imposizioni interne sono vietate solo nella misura in cui sono discriminatorie nei confronti dei prodotti importati in favore della produzione interna. la differenza essenziale fra una tassa di effetto equivalente e un dazio doganale e un tributo interno consiste nel fatto che la prima colpisce esclusivamente il prodotto importato in quanto tale, mentre il secondo grava ad un tempo sulle merci importate e su quelle nazionali. Passando al contenuto dell'articolo 90 occorre distinguere il primo comma dal secondo. Il primo comma vieta agli stati membri di applicare, indirettamente o direttamente, ai prodotti importati da altri stati membri, imposizioni interne superiori a quelle applicate ai prodotti nazionali similari. Per stabilire poi se il sistema di tassazione in causa sia o meno contrario al primo comma dell'articolo 90 basta confrontare l'onere fiscale gravante sul prodotto importato con quello gravante sul prodotto nazionale.

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Il secondo comma vieta di applicare ai prodotti importati imposizioni interne volte a proteggere indirettamente altre produzioni

Perch risulti applicabile il secondo comma dell'articolo 90 invece, sufficiente che il prodotto importato si trovi in concorrenza col prodotto nazionale protetto in uno o pi impegni economici anche se non costituisce un vero e proprio prodotto similare ai sensi dell'articolo 95.
Un rapporto di concorrenza sussiste quando tra i vari prodotti esiste una certa sostituibilit. Il prodotto importato in altre parole deve rappresentare una scelta alternativa per il consumatore o quanto meno in determinati casi.

Una volta accertata l'esistenza di un rapporto di concorrenza tra prodotto nazionale e prodotto importato maggiormente tassato, occorre poi stabilire se questa maggiore tassazione si traduca in una protezione del prodotto nazionale.

IL DIVIETO DI RESTRIZIONI QUANTITATIVE E MISURE D'EFFETTO EQUIVALENTE Il trattato ha previsto due distinte disposizioni: la prima (art 28) vieta le restrizioni quantitative e le misure di effetto equivalente all'importazione la seconda (art 29) contiene un divieto formulato in termini assolutamente identici per quanto riguarda l'esportazione. La portata dei divieti in esame riguarda soltanto gli scambi intracomunitari e non quelli con stati terzi. Essi si applicano ai prodotti agricoli anche se soggetti ad organizzazione comune di mercato.

Nozione di restrizione quantitativa : Secondo la corte il divieto di restrizioni quantitative riguarda le misure aventi il carattere di proibizione totale o parziale d'importare, di esportare o di far transitare, a seconda dei casi, determinate merci
La corte ritiene dunque che rientrano nella nozione di restrizione quantitativa i provvedimenti di uno stato membro che vietano del tutto l'importazione o l'esportazione di una certa merce e i provvedimenti che vietano l'importazione o l'esportazione di una merce oltre un certo quantitativo massimo.

Pi problematica stata invece la definizione di ci che deve intendersi per misura di effetto equivalente. Trattasi infatti di una nozione originale allo scopo di pervenire ad una liberalizzazione degli scambi pi completa di quella che si sarebbe raggiunta abolendo soltanto gli strumenti protezionistici tradizionali. Per rendere pi agevole l'esposizione dei risultati conviene esaminare separatamente i due seguenti quesiti: cosa si intende per MISURA? e cosa per EFFETTO EQUIVALENTE AD UNA RESTRIZIONE QUANTITATIVA?
MISURA

si intende qualsiasi atto o comportamento che sia riferibile ai pubblici poteri e dunque a non semplici privati

Passando ad esaminare la nozione di EFFETTO EQUIVALENTE, va osservati che, misura di effetto equivalente sono tutti quei provvedimenti di uno stato membro che indipendentemente producono lo stesso risultato. Occorre tuttavia ricordare come la nozione di effetto equivalente abbia portata diversa a seconda che si tratti di importazione o di esportazione.

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MISURE ALL IMPORTAZIONE

Limitando per adesso l'esame alle sole misure all'importazione, la corte ha statuito che costituisce una misura del genere ogni normativa commerciale degli stati membri che possa ostacolare direttamente o indirettamente gli scambi intracomunitari.
Sentenza Dassonville: Caso: Una normativa Belga che, per limportazione di prodotti aventi una denominazione controllata, richiedeva un attestazione dello stato di provenienza. Nella specie, si trattava di whisky scozzese acquistato in Francia (dove era in libera pratica) ed importato in Belgio. Limportatore opponeva che, dato le condizioni dacquisto, gli era impossibile procurarsi l attestazione richiesta. La corte afferma che: La richiesta del certificato dorigine costituisce una misura d effetto equivalente ad una restrizione quantitativa, incompatibile con il trattato, in quanto il documento richiesto pi facilmente accessibile all importatore diretto di un prodotto rispetto a chi ha acquistato lo stesso prodotto in un altro stato membro (diverso dal paese d origine) dove il prodotto stesso si trovava in libera pratica

Secondo la formula Dassonville per far scattare l'art 28 (vieta le restrizioni quantitative e le misure di effetto equivalente all'importazione) infatti sufficiente che la normativa commerciale di uno stato possa provocare un ostacolo agli scambi. Inoltre l'ostacolo agli scambi pu avere carattere indiretto o potenziale: non occorre quindi dimostrare che la normativa in questione riguardi espressamente le importazioni, ne abbia effettivamente provocato una diminuzione delle stesse Occorre innanzitutto tracciare una netta distinzione tra le misure restrittive che si applicano ai soli prodotti importati (misure distintamente applicabili) e le misure che invece sono previste per qualsiasi merce che si trovi nel territorio dello stato membro, indipendentemente dall'origine (misure indistintamente applicabili ) Inizialmente la corte si era occupata solo della prima categoria (articolo 28, restrizioni vietate anche quando esiste un minimo). Quanto alle misure indistintamente applicabili, la protratta assenza di pronunce della corte al riguardo aveva indotto a ritenere che misure del genere sfuggissero per definizione al divieto di cui all'articolo 28. In seguito la giurisprudenza ha mostrato come in alcuni casi, una misura indistintamente applicabile pu essere considerata misura di effetto equivalente. L'esempio pi antico costituito da provvedimenti adottati dagli stati membri per il controllo dei prezzi. Tali provvedimenti sono applicabili indistintamente tanto ai prodotti nazionali quanto a quelli importati. Provvedimenti nazionali del genere, proprio perch applicabili a tutti, non ostacolano la libera circolazione delle merci tra gli stati e non possono quindi considerarsi misure di effetto equivalente.

Ci per non esclude che provvedimenti sui prezzi possono entrare in conflitto con l'art 28, come nelle seguenti ipotesi: per quel che riguarda i provvedimenti che fissano un prezzo massimo, quando il prezzo fissato ad un livello talmente basso che gli operatori che intendono importarli, possono farlo soltanto in perdita. 53

per quel che riguarda i provvedimenti che fissano il prezzo minimo, qualora il livello dei prezzi sia tale da svantaggiare i prodotti importati rispetto ai prodotti nazionali corrispondenti, in quanto essi non possono essere smerciati con profitto.

In entrambe le ipotesi descritte i provvedimenti in materia di prezzi, producono un effetto negativo sugli scambi non in quanto tali ma perch sfavoriscono i prodotti importati, trattandoli alla stregua di quelli nazionali. Un esempio pi recente, ma anche quantitativamente pi importante di misure d'effetto equivalente indistintamente applicabili legato al problema dei cosiddetti ostacoli tecnici agli scambi. La nozione copre quegli ostacoli che sono provocati dalla persistente diversit delle normative con cui ciascuno stato disciplina le modalit di fabbricazione, composizione, imballaggio dei prodotti industriali o agro-industriali La diversit fa si che il prodotto fabbricato secondo le norme vigenti nello stato di produzione non possa essere posto in vendita nel territorio di un altro stato, se non previa adattamento alle norme vigenti di quest'ultimo. Inizialmente si discuteva se i provvedimenti nazionali di questo genere potevano rientrare nella nozione di misura d'effetto equivalente. Si riteneva che gli ostacoli derivanti dalle differenze riscontrabili tra le varie legislature nazionali andassero eliminate mediante direttive di riavvicinamento previste dall'articolo 94.

Il dubbio stato chiarito con la sentenza pronunciata sul


Caso del Cassis de Dijon. Caso: Liquore francese la cui importazione in Germania era impedita dalla non conformit del prodotto alla legislazione tedesca sul contenuto alcolico minimo Sentenza: La corte afferma che in mancanza di una normativa comune in materia di produzione e commercio dell alcol, spetta agli stati membri disciplinare, ciascuno nel suo territorio, ci che riguarda produzione, commercio di alcol e bevande alcoliche. Tuttavia non ammette l esistenza di un potere assoluto degli stati di imporre le proprie condizioni a prodotti importati da altri stati membri. Il pensiero della corte dunque il seguente: la normativa di uno stato membro riguardante i requisiti tecnici dei prodotti pu essere applicata ai prodotti importati solo qualora tale normativa sia giustificata da esigenze d'ordine generale. La corte ha accettato di considerare come esigenze imperative quelle attinenti all'efficacia dei controlli fiscali, alla protezione della salute pubblica, alla lealt dei negozi commerciali e alla difesa dei consumatori. Al contrario, qualora la legislazione nazionale non risulti giustificata da uno dei motivi elencati, non si potr esigere il rispetto dei propri requisiti tecnici per i prodotti provenienti dagli altri stati membri.

Lo stato membro che intende imporre ai prodotti importati la propria normativa tecnica non pu limitarsi a sostenere che questa giustificata da una o pi esigenze imperative richiamate ma ha l'onere di dimostrare la presenza delle seguenti condizioni: la normativa in questione deve applicarsi indiscriminatamente tanto ai prodotti importati quanto a quelli nazionali. non devono esistere disposizioni comunitarie tali da rendere superflua la normativa nazionale. la normativa in questione deve essere necessaria per il conseguimento dello scopo prefissato e non devono esistere altri mezzi meno restrittivi per consentire lo stesso risultato. 54

L'esigenza da ultimo segnalata implica che, nel campo delle normative tecniche, pu parlarsi di un obbligo di mutuo riconoscimento delle legislazioni nazionali derivante dal divieto di cui all' art 28: gli stati membri sono tenuti a non insistere sull'applicazione della propria normativa tecnica, qualora quella in vigore nello stato di produzione della merce sia equivalente a quello dello stato di importazione. Non sono tuttavia mancati casi in cui la corte ha riconosciuto che la regola tecnica in questione non costituiva una misura d'effetto equivalente, in quanto adeguatamente giustificata da una esigenza imperativa.

Un ultimo tipo di misure indistintamente applicabili dalla cui riconducibilit nel campo di applicazione dell'articolo 28, si a lungo discusso, rappresentato dalle disposizioni che disciplinano in ciascuno stato, le modalit di vendita dei prodotti Inizialmente la corte aveva intenzione di considerare questo tipo di misure alla stregua delle normative tecniche: da un lato la corte riteneva che il divieto di certe modalit di vendita fossero capaci di produrre un effetto restrittivo sulle importazioni dall'altro lato non riteneva vietate misure del genere qualora esse fossero giustificate da esigenze imperative. Con la sentenza keck la corte ha invertito l'approccio seguito fino ad ora.
Il pensiero della corte il seguente: di norma, le disposizioni nazionali relative alle modalit di vendita dei prodotti non costituiscono una misura d'effetto equivalente ad una restrizione a condizione che si tratti di disposizioni applicabili a tutti gli operatori interessati e che non pregiudicano la vendita dei prodotti importati pi di quanto avviene nei confronti dei prodotti nazionali.

La giurisprudenza inaugurata con la sentenza Keck da luogo a non poche difficolt. La prima riguarda la stessa distinzione tra norme tecniche e norme sulla modalit di vendita. La distinzione molto importante dal momento che le norme tecniche sono vietate dall'articolo 28 salvo che ricorrono le condizioni previste dalla giurisprudenza Cassis de Dijon mentre le norme sulla modalit di vendita sono sottratte del tutto dall'articolo 28 salvo che ricorrano le condizioni previste dalla giurisprudenza keck, con conseguente diverso riparto del relativo onere della prova. Un' ulteriore difficolt si pone poi per stabilire se una norma relativa alle modalit di vendita pregiudica la commercializzazione dei prodotti pi di quanto pregiudichi la commercializzazione dei prodotti nazionali. Il criterio cui la corte sembra ricorrere in situazioni del genere quello dell'ostacolo all'eccesso del mercato

MISURE ALL ESPORTAZIONE

Per quanto riguarda le misure d'effetto equivalente all' esportazione occorre osservare che la corte ha accolto una nozione di effetto equivalente molto pi ristretta rispetto all'analoga nozione di cui l'articolo 28. Per incorrere al divieto di cui all'articolo 29 infatti una misura non deve solo produrre effetti restrittivi, ma deve altres avere un carattere discriminatorio nel senso di applicarsi ai soli prodotti destinati all'esportazione e non anche a quelli destinati al mercato interno. Pertanto le misure discriminatorie sono state considerate vietate dall'articolo 29. 55

Sfuggono invece al divieto in esame le misure indistintamente applicabili cio i provvedimenti nazionali applicabili alla generalit dei prodotti, nonostante essi provochino degli effetti restrittivi sulle esportazioni. Sono state considerate misure di effetto equivalente soltanto con riferimento ai prodotti agricoli soggetti ad organizzazioni comuni di mercato.

LE DEROGHE AL DIVIETO DI RESTRIZIONI QUALITATIVE Un provvedimento nazionale qualificabile come restrizione quantitativa e quindi vietato ai sensi dell'art 28 o 29, pu sottrarsi a tale divieto qualora possa essere invocato l' articolo 30: le disposizioni degli articoli 28 e 29 lasciano impregiudicati i divieti e le restrizioni all importazione, esportazione e al transito giustificati da motivi di moralit pubblica, di ordine pubblico, di tutela della salute e di preservazione dei vegetali, di protezione del patrimonio artistico, storico e archeologico nazionale e di tutela della propriet industriale e commerciale La logica che sottende all' articolo 30 che la protezione degli interessi generali pu richiedere, in alcuni casi, l'imposizione alle merci importate o esportate di misure tali di salvaguardia, nonostante che da ci possa derivare una restrizione degli scambi. Tuttavia proprio in quanto permette un'eccezione ad un principio fondamentale del trattato, l' articolo 30 deve essere oggetto di una interpretazione restrittiva e non come se prevedesse a favore degli stati membri una sorta di dominio riservato. Gli stati membri non godono di un potere illimitato per la scelta delle misure x salvaguardare gli interessi generali. Le loro scelte sono soggette al controllo della Commissione ed al giudizio della Corte Lart 30 non po essere invocato per giustificare misure degli stati membri volte alla Riscossione di tasse d effetto equivalente a dazi doganali Tutela di esigenza nazionale di carattere economico (risanamento bilancia dei pagamenti) La corte considera tassativa l' elencazione degli interessi contenuti nell'articolo 30. Gli stati membri non possono quindi invocare questa norma per giustificare misure restrittive che perseguono obiettivi diversi da quelli menzionati. Secondo la giurisprudenza, lo stato membro che invoca l'art 30 per giustificare una propria misura restrittiva deve dimostrare che tale misura non soltanto finalizzata a tutelare uno degli interessi generali ivi previsti ma anche che essa necessaria a tal fine.

In particolare la corte ritiene che sia presente il carattere della necessit quando gli effetti restrittivi non siano proporzionali rispetto agli interessi generali che la misura stessa intende tutelare quando esistono sufficienti misure adottate a livello comunitario per proteggere gli stessi interessi.

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Libert di circolazione dei Lavoratori

QUADRO NORMATIVO: Il trattato disciplina la libera circolazione dei lavoratori agli articoli 39 e 42. essi definiscono la libera circolazione dei lavoratori. Larticolo 39 stabilisce: il diritto di svolgere unattivit di lavoro subordinato in qualsiasi stato membro, labolizione di qualsiasi discriminazione a danno di tali lavoratori rispetto ai lavoratori nazionali. una norma con efficacia diretta, che pu invocarsi dai lavoratori interessati nei confronti di enti pubblici e nei confronti di privati
caso del sig. Royer, il quale viveva in Belgio, ove lavorava la moglia, non avendo mai chiesto alle autorit locali una qualsivoglia autorizzazione al soggiorno, era stato oggetto di un provvedimento di espulsione, al quale si oppose invocando lart. 39, la Corte ritenne che lomissione di Royer non giustificasse tale provvedimento, trattandosi di un diritto acquisito in forza dello stesso Trattato.

I BENEFICIARI: Sono i lavoratori subordinati, occorre che essi possano considerarsi come migrati, nel senso che stiano esercitando diritti compresi nella libert di circolazione per la nozione di lavoratore subordinato devono ricorrere 3 presupposti in capo a questi: vincolo di subordinazione, durata prolungata, remunerazione, La liberta di circolazione pu essere invocata anche da un ex-lavoratore. Infatti , una volta acquisita la qualit di lavoratore non si perde se lattivit lavorativa viene interrotta.

IL CONTENUTO DELLA LIBERT DI CIRCOLAZIONE DEI LAVORATORI: Larticolo 39 stabilisce: il diritto di svolgere unattivit di lavoro subordinato in qualsiasi stato membro, labolizione di qualsiasi discriminazione a danno di tali lavoratori rispetto ai lavoratori nazionali. Inoltre tale articolo elenca una serie di diritti ulteriori che spettano al lavoratore e che sono strumentali rispetto al diritto di accesso al lavoro: rispondere a offerte di lavoro, spostarsi liberamente a tal fine nel territorio degli Stati membri, prendere dimora in uno Stato membro per svolgervi unattivit lavorativa, rimanere sul territorio dello Stato dopo avervi occupato un impiego; perch vi sia violazione dei diritti garantiti dall art 39 non occorre che le disposizioni nazionali impediscano al lavoratore di esercitarli, ma basta che lo dissuadano dal farlo, rendendo la sua posizione meno favorevole rispetto agli altri Alcuni atti delle istituzioni hanno contribuito a precisare il contenuto delle modalit di esercizio di alcuni diritti dellart. 39, come la direttiva del Consiglio 68/360 CEE, circa le modalit di esercizio del diritto di trasferimento e soggiorno, il regolamento del Consiglio precisa il contenuto della libert di circolazione relativo allaccesso e allimpiego, per cui tutti possono accedere ad unattivit lavorativa e vieta di applicare ai lavoratori degli Stati membri disposizioni che li sottopongono a limiti e condizioni non previste per i lavoratori nazionali. 58

In particolare stabilisce i documenti ce sono necessari per il trasferimento e il soggiorno dei loro cittadini. Luscita dallo stato di provenienza a quello dello stato di occupazione consentito dietro presentazione di un semplice documento didentit valido da cui risulti la cittadinanza. Il diritto a soggiornare nel paese doccupazione comprovato da una carta di soggiorno di cittadino di uno stato membro della CEE, dietro esibizione tra laltro di una dichiarazione dassunzione o attestato di lavoro. Il solo fatto di over omesso di munirsi della citata carta di soggiorno non costituisce motivo sufficiente per ordinare lespulsione del lavoratore interessato. Il regolamento 1612\68 relativo alla libera circolazione dei lavoratori allinterno della comunit invece ha provveduto a dare un contenuto pi preciso e dettagliato a quegli aspetti della libera circolazione che riguardano laccesso allimpiego e le condizioni per lesercizio dellattivit lavorativa. Per quando riguarda il primo aspetto ogni cittadino di uno stato membro , qualunque sia il suo luogo di residenza, ha il diritto di accedere ad un attivit subordinata e di esercitarla sul territorio di un altro stato membro, conformemente alle disposizioni legislative, regolamenti, ed amministrative che disciplinano loccupazione dei lavoratori nazionali di uno stato. Quando alle condizioni di esercizio dellimpiego, larticolo 7 prevede linapplicabilit di qualsiasi disposizione legislativa , sia individuali che collettivi, che comportino discriminazione diretta o indiretta a danno dei lavoratori di un altro stato, in particolare per quanto riguarda la retribuzione, il licenziamento, e la reintegrazione professionale. Il regolamento 1612\68 riconosce taluni diritti anche ai familiari del lavoratore cittadino di uno stato membro occupato in un altro stato della comunit: trattasi pero di diritti derivati perch chi ne titolare il lavoratore. Tal diritti quindi sorgono solo a condizione che il lavoratore eserciti o abbia esercitato la libera circolazione. Larticolo 10 di questo regolamento prevede il cosiddetto diritto al congiungimento familiare. I familiari del lavoratore possono stabilirsi presso il loro congiunto; si richiede cmq che il lavoratore disponga per la propria famiglia un alloggio che sia considerato normale nella regione in cui occupato. La corte ha cmq stabilito che la mancanza dellalloggio nn puo essere fatta valere x rifiutare il rinnovo della carta di soggiorno. Il coniuge e i figli a carico godono inoltre del diritto di accesso alle attivit subordinate.

P RINCIPIO DEL TRATTAMENTO NAZIONALE: A norma dellart. 39, la libert di circolazione implica labolizione di qualsiasi discriminazione fondata su nazionalit tra lavoratori degli Stati membri per impiego, retribuzione e altre condizioni di lavoro tale divieto si applica anche se fonte della discriminazione una clausola contenuta in un contratto di lavoro collettivo o individuale. Le misure discriminatorie possono essere anche indirette, e sono disposizioni nazionali che di fatto sfavoriscono gli altri Stati membri, o norme che prevedono un trattamento differenziato in base alle conoscenze linguistiche e al riconoscimento dei diplomi.

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LE DEROGHE ALLA LIBERA CIRCOLAZIONE: Sono previste solo per motivi di ordine pubblico, pubblica sicurezza e sanit pubblica, e vanno interpretate in senso restrittivo per ordine pubblico o pubblica sicurezza valida solo in relazione al comportamento personale dellindividuo e non pu fondarsi sullesistenza di condanne penali o scadenza del documento didentit per la sanit pubblica, si prevede che solo a malattia o infermit previste espressamente nella direttiva del Consiglio.

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Diritto di stabilimento e la libera prestazione di servizi

QUADRO NORMATIVO: il trattato stabilisce, con gli art. da 43 a 48 per lo stabilimento e da 49 a 55 per i servizi, i principi di base dei 2 istituti: diritto di ogni cittadino di uno Stato membro di esercitare, sotto forma di stabilimento o di prestazione di servizi, unattivit autonoma in un altro Stato principio del trattamento nazionale

Nella versione attuale, larticolo 43 si limita a vietare le restrizioni alla libert di stabilimento, lart. 49 fa altrettanto x quanto riguarda le restrizioni alla libera prestazione di servizi. Gli articoli da 43 a 49 godono di efficacia diretta allart. 47 prevista ladozione di direttive intese ad agevolare laccesso alle attivit non salariate e allesercizio di queste, finalizzate a permettere il reciproco riconoscimento dei titoli e a coordinare le disposizioni legislative degli Stati.

LA DISTINZIONE TRA STABILIMENTO E PRESTAZIONE DI SERVIZI: Il trattato si occupa di soggetti esercenti attivit non salariate sotto 2 profili: diritto di stabilimento: il TCE considera il caso del soggetto che intende stabilirsi , cio esercitare stabilmente un attivit autonoma in uno stato membro nel quale egli non era stabilito precedentemente. libera prestazione di servizi: si riferisce alla possibilit che il soggetto presti la propria attivit in uno Stato diverso da quello dov stabilito senza stabilirsi nello Stato della prestazione;

la ragione della distinzione La prestazione non salariata puo essere effettuata anche senza stabilirsi nello stato in cui la prestazione avviene. NB: La prestazione salariata presuppone, invece, lo stabilimento nello stato d occupazione lo Stato in cui un soggetto si stabilisce, ai sensi dellart. 43, conserva poteri nei suoi confronti, potendogli imporre il rispetto di condizioni di esercizio che non potrebbero richiedersi ad un soggetto che agisce in quello stesso Stato a titolo di libera prestazione di servizi (art 49) Il criterio distintivo quello della Temporaneit dellattivit svolta in un certo stato. Larticolo 50 nel descrivere il contenuto della libera prestazione di servizi, autorizza il prestatore ad esercitare la propria attivit a titolo temporaneo e per lesecuzione della sua prestazione cio di una prestazione determinata e non di una serie indefinita di prestazioni.

I BENEFICIARI: Sono i soggetti che esercitano unattivit economica autonoma, senza vincolo di subordinazione rispetto al destinatario della prestazione. Affinch un soggetto possa beneficiare del diritto di stabilimento e della libera prestazione di servizi, non necessario che egli abbia una cittadinanza diversa dallo stato ove intende stabilirsi. 61

Bench alcune norme del TCE sono chiaramente concepite partendo dal presupposto che il soggetto interessato non abbia la cittadinanza dello stato ospitante , stato ritenuto che il diritto di stabilimento vada esteso ai cittadini di un determinato stato qualora questi, x il fatto di aver risieduto regolarmente nel territorio di un altro stato membro e di avervi acquistato una qualificazione professionale riconosciuta dal diritto comunitario, si trovano, rispetto al loro stato, in una situazione analoga a quella di altri soggetti che fruiscono dei diritti e delle libert garantite dal diritto comunitario. Viceversa le disposizioni del Trattato relative alla libert di stabilimento e alla libera prestazione di servizi non si applicano ad attivit i cui elementi si trovano tutti riuniti allinterno di un solo stato membro. Questi casi sono considerati situazioni puramente interne, non sono quindi applicabili le norme comunitarie in materia di libera circolazione. Tra i beneficiari degli istituti in esame rientrano tanto le persone fisiche quanto le persone giuridiche e in particolare le societ. Le societ godono solo del diritto di stabilimento secondario, potendo aprire agenzie, succursali o filiali in uno stato diverso da quello della sede, ma non potendo trasferire la propria sede legale da uno stato membro allaltro, se non questo nn sia ammesso dalle legislazioni in entrambi gli stati interessati. In merito ai soggetti che possono beneficiare della libera prestazione occorre accennare anche alla categoria dei destinatari di servizi. La corte ha affermato che rientra nel campo di applicazione delle norme del trattato sulla libera prestazione di servizi il caso del prestatore che si reca nello stato membro in cui il destinatario stabilito il caso del destinatario che si reca nello stato di stabilimento del prestatore. La libera prestazione di servizi non puo essere invece invocata dal cittadino di uno stato membro che stabilisce la sua residenza principale nello stato membro per beneficiare di prestazioni x una durata illimitata.

IL DIRITTO DI STABILIMENTO: Larticolo 43, I comma, prevede che le restrizioni alla libert di stabilimento dei cittadini di uno stato membro nel territorio di un altro stato membro vengono vietate. Tale divieto si estende altres alle restrizioni relative allapertura di agenzie, filiali e succursali da parte di cittadini di uno stato membro stabilito sul territorio di un altro stato membro. Le forme di stabilimento sono pertanto due: il diritto di stabilimento vero e proprio che si realizza quando un soggetto stabilisce in uno stato membro diverso dal proprio il proprio unico centro di attivit il diritto di aprire agenzie, succursali e filiali si realizza quando un soggetto, che gi esercita il diritto di stabilimento primario in uno stato membro, crea un ulteriore attivit in un altro stato membro (stab secondario)

Essi cmq hanno 2 diversi problemi

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IL DIRITTO DI STABILIMENTO PRIMARIO

La libert di stabilimento importa l accesso alle attivit non salariali e al loro esercizio, nonch la costituzione e la gestione di imprese o societ, ai sensi dellarticolo 48, alle condizioni stabilite dalla legislazione del paese di stabilimento nei conforti dei propri cittadini. La norma ha un doppio contenuto: diritto di accesso e condizioni d esercizio. Sotto il primo profilo ( diritto di accesso) larticolo 43 vieta qualsiasi normativa che impedisca ai cittadini di altri stati di svolgere determinate attivit non salariate ovvero le riservi ai cittadini nazionali. Sotto il secondo profilo ( condizioni d esercizio) larticolo 43 prescrive che i cittadini di altri stati membri possono svolgere un attivit non salariata con il rispetto delle stesse disposizioni applicabili ai cittadini dello stato dello stabilimento. In questi casi viene consacrato anche il principio del trattamento nazionale , con il conseguente divieto di ogni discriminazione fondata sulla nazionalit. Il principio del trattamento nazionale violato in presenza di disposizioni che, pur consentendo lo svolgimento di attivit non salariate da parte di cittadini di altri stati membri, assoggettano costoro a condizioni diverse e meno favorevoli dei cittadini nazionali (discriminazione diretta) qualora la normativa di uno stato membro, pur applicando in base a criteri indipendenti dalla nazionalit, discrimini di fatto i cittadini di altri stati membri. (discriminazione indiretta). anche in presenza di una norma applicabile tanto i cittadini nazionali , quanto a quelli degli stati membri, quando questi ultimi siano di fatto sfavoriti (discriminazione materiale)

DIRITTO DI STABILIMENTO SECONDARIO

Il diritto di stabilimento secondario consente al soggetto gi stabilito in uno stato membro di aprire e gestire in un altro stato, un secondo centro di attivit senza rinunciare allo stabilimento nel primo stato. Il testo dellarticolo 43, riferendosi a nozioni quali agenti , succursali o filiali , sembrerebbero alludere a centri di attivit subalterni rispetto ad un centro principale di attivit situato in un altro stato membro. Tuttavia, secondo la giurisprudenza non sempre lesistenza nello stato membro di origine di un centro (svolgimento di attivit commerciale), costituisce presupposto necessario per lesercizio del diritto si stabilimento secondario in un altro stato membro.
La soluzione contraria stata infatti accolta per quanto riguarda le societ.
Caso Centros: societ registrata nel Regno Unito, dove non svolge nessuna attivit commerciale, chiede di poter esercitare il diritto di stabilimento secondario aprendo una succursale in Danimarca. Tale operazione permetteva di eludere le pi severe norme danesi in materia di liberazione di un capitale sociale minimo. La Corte ha stabilito che la Centros pu esercitare il diritto. Quindi per le societ, il diritto di stabilimento secondario spetta anche quando la succursale aperta in uno stato membro diverso da quello della sede, rappresenta l unico o il principale centro di attivit della societ stessa.

Anche riguardo il diritto di stabilimento secondario occorre parlare di un doppio contenuto. diritto di apertura ossia il diritto di aprire una filiale succursale o agenzia in un altro stato membro. larticolo 43 determina le condizioni di esercizio,imponendo il principio di trattamento nazionale. 63

Per le condizioni di esercizio di stabilimento secondario ,va ricordato che larticolo 43 prescrive il principio del trattamento nazionale indipendentemente dalla forma che lo stabilimento assume. Inoltre tale principio si risolve nel divieto di discriminazione basate sulla nazionalit. Per lo stabilimento secondario invece lo stesso principio impone talvolta che ai soggetti che nel territorio nazionale posseggono soltanto un centro di attivit secondario sia esteso il trattamento nazionale che la legislazione localebriserva ai soggetti che hanno nel territorio nazionale lo stabilimento principale (indipendentemente dalla loro nazionalit)

LA LIBERA PRESTAZIONE DI SERVIZI: E definita dagli artt. 48: le restrizioni alla libera prestazione di servizi allinterno della Comunit sono vietate nel confronti dei cittadini degli Stati membri, stabiliti in un paese della Comunit che non sia quello del destinatario della prestazione 50: senza pregiudizio delle disposizioni del diritto di stabilimento, il prestatore pu esercitare, a titolo temporaneo, la sua attivit nello Stato dove la prestazione fornita, alle stesse condizioni imposte dal paese stesso ai suoi cittadini,

anche la libert di prestazione ha un duplice contenuto: attribuisce al prestatore stabilito in uno Stato membro il diritto di esercizio temporaneo della propria attivit nello Stato dove la prestazione fornita si definiscono le condizioni alle quali lo Stato della prestazione pu subordinare lesercizio di tale diritto facendo riferimento al principio del trattamento nazionale
(le condizioni imposte a libero prestatore devono essere infatti quelle imposte dal paese ai propri cittadini)

circa il diritto di esercizio temporaneo gli articoli citati comportano il divieto non soltanto delle clausole di nazionalit ma soprattutto di quelle disposizioni presenti nelle legislazioni nazionali, che riservano l esercizio di una determinata attivit ai soli soggetti residenti o stabiliti sul territorio dello stato (clausole di residenza e stabilimento) Tali disposizioni nazionali sono incompatibili con gli artt. 48 e50 , in quanto costituiscono la negazione stessa della libera prestazione di servizi. Circa il trattamento nazionale occorre ricordare che gli articoli 49 e 50 non impediscono ad uno stato membro di disciplinare lesercizio nel proprio territorio di un attivit indipendente, sottoponendolo a determinare condizioni e restrizioni, anche se sono vietate le discriminazioni dirette o palesi, ossia normative che prevedono un trattamento diverso e meno favorevole per i liberi prestatori, rispetto a quello applicato a soggetti stabiliti.

NORMATIVE NAZIONALI INDISTINTAMENTE APPLICABILI E OSTACOLI ALLA LIBERT DI CIRCOLAZIONE DI PERSONE E SERVIZI. La Corte, attualmente, non distingue i vari casi di discriminazione, stabilendo che possono costituire restrizioni alla libera prestazione di servizi anche le misure applicabili, senza alcuna discriminazione, a tutti coloro che svolgono una data attivit autonoma (misure indistintamente applicabili).

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Inoltre la Corte stabilisce che costituiscono restrizioni alla libera prestazione di servizi anche le normative professionali, normative dettate da uno stato x l esercizio di una determinata attivit professionale e rivolte ai prestatori stabiliti e non.
sentenza Webb. In tale sentenza la Corte ridimension il principio del trattamento nazionale, sentenziando che non tutta la legislazione statale, applicabile ai residenti, poteva essere integralmente applicata alle attivit esercitate dagli stranieri. L incompatibilit investe qui delle misure indistintamente applicabili, che per comportano un onere maggiore per gli operatori stabiliti in un paese diverso da quello in cui effettuano la prestazione.

Secondo lart. 50 occorre precisare che lo Stato membro non pu imporre al prestatore non stabilito il rispetto di tutte le condizioni di esercizio previste dalla sua normativa La corte ha stabilito che la libera prestazione di servizi, in quanto principio fondamentale del Trattato, pu essere limitata solo da norme giustificate da motivi imperativi di pubblico interesse (tutela ordine sociale, lotta alla
criminalit, lotta contro frode)

secondo la Corte affinch una normativa professionale nazionale possa estendersi a prestatori non stabiliti necessario che: si applichi in modo non discriminatorio sia giustificata da motivi imperativi sia idonea a garantire il perseguimento dello scopo perseguito non deve andare oltre a quanto necessario per il raggiungimento di questo Inoltre si deve verificare se linteresse generale non sia tutelato dalle norme a cui il prestatore soggetto nello Stato in cui stabilito
nella sentenza Bosman la Corte afferma che la normativa della federazione calcistica belga limita la libert di circolazione del calciatori che vogliono svolgere la loro attivit in un altro Stato membro poich impediscono di lasciare la societ cui appartengono o distolgono dal farlo.

LE DEROGHE AL DIRITTO DI STABILIMENTO DELLA LIBERA PRESTAZIONE DI SERVIZI: A norma dellart 46, i diritti previsti agli art. da 43 a 49 possono essere derogati, purch tali limitazioni siano giustificate da motivi di ordine pubblico, pubblica sicurezza e sanit pubblica. unaltra deroga sancito nellart. 45 per il quale sono escluse dallapplicazione delle disposizioni le attivit che in tale Stato membro partecipano allesercizio dei pubblici poteri

RICONOSCIMENTO DEI DIPLOMI: necessario che il titolo di studio o il titolo professionale posseduto possa valere in tutti gli Stati membri per permettere il riconoscimento dei titoli, il Consiglio in virt dellart. 47 adotta direttive rivolte a tale scopo il ritardo e lincompetenza di queste hanno portato la Corte ad interrogarsi se il riconoscimento di diplomi dei cittadini degli Stati membri, costituisca loggetto di un obbligo derivante direttamente dal Trattato e non di normative nazionali, come la lasciava pensare la
sentenza Thieffry, di nazionalit belga, avendo conseguito nel proprio Paese il diploma di docteur en droit, otteneva in Francia la dichiarazione di equivalenza e labilitazione alla professione di avvocato, ma il Consiglio dellordine degli avvocati di Parigi gli rifiutava liscrizione allalbo, sostenendo che la dichiarazione ottenuta avesse solo valore accademico la Corte ha affermato che tale rifiuto costituisce una violazione dellart. 43

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La libera circolazione dei capitali e dei pagamenti

QUADRO NORMATIVO: Le norme del Trattato sono state sostituite dagli artt. da 56 a 60 del TUE, prevedendo un regime di liberalizzazione molto pi accentuato. in materia di pagamenti lart. 56 sancisce la liberalizzazione dei pagamenti anche con riguardo ai paesi terzi la Corte ha affermato che il divieto di restrizioni al movimento di capitali tra gli Stati membri e tra questi e Paesi terzi possa invocarsi dinnanzi al giudice nazionale e determinare linapplicabilit delle norme nazionali in contrasto con esso si tratta dunque di una norma dotata di efficacia diretta.

IL DIRITTO DI RESTRIZIONI AI MOVIMENTI DI CAPITALE E AI PAGAMENTI: Lart. 56 prevede che sono vietate tutte le restrizioni ai: movimenti di capitali tra stati membri, e tra questi e pesi terzi pagamenti tra stati membri, e tra questi e pesi terzi secondo la Corte per pagamenti sintendono trasferimenti di valuta che costituiscono una controprestazione nellambito di un negozio sottostante mentre per movimenti di capitali sintendono operazioni finanziarie che riguardano essenzialmente la collocazione o linvestimento di cui trattasi e non il corrispettivo di una prestazione recentemente essa ha individuato che anche normative nazionali indistintamente applicabili sono vietate dallart. 56, ma tali restrizioni possono sfuggire a tale divieto se giustificate da ragioni imperative di interesse pubblico e sempre che sia rispettato il principio di proporzionalit.

LE DEROGHE ALLA LIBERT DI CIRCOLAZIONE DEI CAPITALI E DEI PAGAMENTI: Lart. 58 prevede deroghe applicabili sia nei rapporti tra gli Stati, che tra Pesi terzi la prima riguarda disposizioni di carattere tributario in cui si opera una distinzione tra contribuenti che non si trovano nella medesima situazione, per il loro luogo di residenza o di collocamento del loro capitale Un' altra deroga la seguente: questa da salvo il diritto di ciascuno stato membro di: prendere tutte le misure appropriate per impedire la violazione di disposizione in particolare in materia fiscale e di vigilanza stabilire procedure x la dichiarazione dei movimenti di capitali adottare misure giustificate da motivi di ordine pubblico e di pubblica sicurezza Per quanto riguarda i movimenti di capitale e i pagamenti tra stati membri e paesi terzi, larticolo 57 consente di continuare ad applicare le restrizioni previste dalla legislatura di uno stato membro e delle disposizioni comunitarie in vigore alla data del 31.12.1993 ai movimenti che implichino investimenti diretti,inclusi quelli in propriet immobiliarie, lo stabilimento, la prestazione di servizi finanziari

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Lart. 59 consente l adozione di misure di salvaguardia temporanee, per un periodo non superiore ai 6 mesi qualora, in circostanze eccezionali, i movimenti di capitali, da o verso paesi terzi, causino o minaccino di causare difficolt gravi per il funzionamento dell Unione economica e monetaria

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Le regole di concorrenza applicabili alle imprese

QUADRO NORMATIVO: Lart 3 prevede che vengano poste in essere azioni per la previsione di un regime inteso a garantire che la concorrenza non sia falsata nel mercato interno Tali disposizioni sono contenute negli artt. da 80 a 89, divisi in due sezioni la: prima: artt. da 80 a 86: si occupa delle regole applicabili alle imprese seconda: si occupa degli aiuti concessi alle imprese, in particolare: artt. 81 e 82: vietano lintesa e lo sfruttamento abusivo di posizione dominante, artt. da 83 a 85: riguardano aspetti di carattere procedurale. art. 86: si occupa delle imprese pubbliche Tali fonti sono state completate da altre fonti derivate: lart. 83 attribuisce al Consiglio le competenze per adottare i necessari atti dapplicazione (regolamenti e direttive) una particolarit del settore data dallampio ricorso alla delega dei poteri in favore della Commissione, in materia amministrativa e normativa. (regolamenti di secondo grado) i divieti contenuti negli artt. 81 e 82 sono considerati come dotati di efficacia diretta e sono suscettibili di applicazione dai giudici nazionali.

REGOLE APPLICABILI ALLE IMPRESE E OBBLIGHI DEGLI STATI MEMBRI: Gli artt. da 81 a 86 impongono divieti alle imprese gli Stati membri hanno l obbligo di non emanare o mantenere in vigore provvedimenti che possano rendere inefficaci tali norme secondo la giurisprudenza vi violazione di tale obbligo nellipotesi di: misure statali causanti un rafforzamento degli effetti di unintesa contraria allart. 81 delega da parte dei pubblici poteri di proprie competenze ad operatori privati in caso di misure nazionali che impongano la conclusione di intese vietate dallart. 81, si pone il problema di stabilire se lesistenza di tali misure esclude la responsabilit delle imprese coinvolte la giurisprudenza si domanda se le misure nazionali lascino sopravvivere un certo grado di concorrenza, quindi in caso di risposta affermativa le imprese avrebbero concluso unintesa che elimina ogni residuo margine di concorrenza mentre se si dimostra che la normativa nazionale non lascia alle imprese interessate alcun potere discrezionale, queste non possono considerarsi responsabili di alcuna violazione dellart. 81.

P ORTATE DELLE REGOLE APPLICABILI ALLE IMPRESE: Gli art. 81 e 82 impongono alle imprese dei divieti circa comportamenti che mirano a pregiudicare il commercio tra gli Stati membri occorre stabilire se la competenza comunitaria attiene solo gli effetti anticoncorrenziali sul piano comunitario, o anche su quello nazionale si pone quindi il problema dellapplicazione parallela del diritto comunitario e di quello nazionale sulla concorrenza ad una stessa fattispecie 69

teoricamente vi sono due soluzioni: doppia barriera, ossia applicare ad una medesima fattispecie entrambi i diritti, barriera unica, ossia la fattispecie che ricade nel campo di applicazione del diritto comunitario viene sottratta allapplicazione del diritto nazionale la Corte ha preferito la prima soluzione (doppia barriera), ma ha imposto che ci avvenisse nel rispetto dei principio del primato del diritto comunitario su quello nazionale

APPLICAZIONE EXTRATERRITORIALE

Altro problema riguarda l applicazione extraterritoriale delle regole comunitarie sulla concorrenza, cio della possibilit di farle valere verso imprese di stati terzi. Il diritto comunitario investe le imprese extracomunitarie qualora queste abbiano tenuto un comportamento produttivo di effetti anticoncorrenziali all interno del territorio comunitario, anche attraverso filiali o agenti

NOZIONE DI IMPRESA

la Corte definisce impresa qualsiasi entit che esercita un attivit economica consistente nell offerta di beni e/o servizi sul mercato In base a tele definizione sono considerate imprese anche gli enti pubblici, i liberi professionisti, e le attivit senza fine di lucro. Non costituiscono attivit economiche le attivit che svolgono una funzione sociale.

IL DIVIETO DI INTESE: art. 81 prevede che: sono incompatibili con il mercato comune e vietati tutti gli accordi tra imprese, tutte le pratiche concordate che possono pregiudicare il commercio tra gli stati membri e che mraino ad impedire, restringere o falsare il gioco della concorrenza all interno del mercato comune

NOZIONE DI INTESA Presuppone la presenza di una pluralit di imprese. Tale pluralit manca quando l intesa e posta in essere tra imprese legate da un rapporto di controllo completo ed effettivo di una societ sull altra, in modo che la controllata non dispone di autonomia nella determinazione del proprio comportamento sul mercato (es: societ-madre che controlla una o pi societ-figlie)

F ORME D INTESA L art 81 prevede 3 forme di intesa: Accordo: esistenza di una vera e propria volont tra le parti circa il comportamento da assumere sul mercato. Laccordo valido anche se tacito, non necessaria quindi la forma scritta. Pratica concordata: non richiede una manifestazione di volont tra le parti. 70

Definita come una forma di consapevole coordinamento e collaborazione tra imprese che influisce sulle condizioni di concorrenza del mercato Le imprese agiscono in maniera identica o simile (parallelismo di comportamenti), occorre provare che sussiste concertazione.
Una prova di pratica concordata consiste nelle organizzazioni di riunioni periodiche tra imprese di uno stesso mercato, nelle quali vi scambio di informazioni che normalmente dovrebbero essere riservate.

Decisioni di associazioni di imprese: decisioni prese da qualsiasi organizzazione che riunisce imprese operanti su un dato mercato.

CARATTERISTICHE DI INTESA

perch unintesa ricada sotto il divieto dell art 81, devono essere soddisfatte 2 condizioni lintesa deve essere in grado di provocare anche solo potenzialmente un pregiudizio al commercio tra gli Stati membri deve avere per oggetto o per effetto limpedimento, il restringimento, del gioco della concorrenza
Non e necessario il verificarsi delle condizioni, pu bastare anche che l intesa sia capace di produrre tali effetti. Sono sufficienti gli effetti potenziali che un intesa in grado di produrre.

PREGIUDIZIO ALLA CONCORRENZA

circa il pregiudizio alla concorrenza vietata ogni intesa quando questa ha per oggetto lalterazione della concorrenza effetti anticoncorrenziali Sono vietate le intese Orizzontali: tra imprese che operano allo stesso livello del ciclo produttivo o di commercializzazione, in concorrenza diretta tra loro
(Es: accordi tra produttori di uno stesso tipo di prodotto/servizi allo scopo di ripartirsi tra loro i mercati attraverso il fissare in comune prezzi di vendita o altre condizioni)

Verticali: tra imprese che operano a differenti livelli


(Es: accordi di distribuzione, di acquisto o fornitura, presi in considerazione per l effetto cumulativo che una rete di accordi produce sulla concorrenza)

le restrizioni alla concorrenza possono derivare da intese concluse tra imprese operanti allo stesso livello del ciclo produttivo o di commercializzazione, in concorrenza diretta tra loro (intese orizzontali) a differenti livelli (intese verticali)

PREGIUDIZIO AL COMMERCIO TRA STATI MEMBRI

circa il pregiudizio al commercio, vi rientra ogni intesa atta ad incidere sulla libert del commercio tra gli Stati membri, impedendo la realizzazione di un mercato unico, modificando la struttura della concorrenza nel mercato comune un caso particolare rappresentato dal pregiudizio al commercio tra Stati, determinato da imprese nazionali (tra imprese di un solo stato), in generale le intese nazionali sfuggono a tale divieto. Tal imprese sono vietate quando hanno come obiettivo o come effetto il rafforzamento delle barriere nazionali ,proteggendo i prodotti nazionali

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REQUISITI DELLE INTESE affinch unintesa sia vietata deve produrre un pregiudizio al commercio e una restrizione alla concorrenza rilevante (pregiudizio sensibile) vi quindi una soglia min. al di sotto della quale le eventuali restrizioni non rientrano nel divieto, determinata con il criterio della quota detenuta dall insieme delle imprese aderenti allaccordo, fissata nel: 15% per le intese verticali 10% per le intese orizzontali 5% in caso di effetto cumulativo di preclusione prodotto da reti di accordi (di fornitura o distribuzione) Inoltre vi sono casi di restrizioni gravi per le quali non stabilito un requisito minimo
(es: intese orizzontale sui prezzi o sulla ripartizione dei mercati)

ART. 81 - PARTE SECONDA contiene un elenco dintese che consistono nel: fissare i prezzi di acquisto o vendita limitare o controllare produzione, sbocchi ripartire i mercati o le fonti di approvvigionamento DEROGA AL DIVIETO DI INTESE il divieto di intese non assoluto, infatti prevista la possibilit di dichiaralo inapplicabile per una determinata o per categorie dintese linapplicabilit subordinata a delle condizioni: miglioramento oggettivo della produzione o distribuzione promuovere il progresso tecnico o economico vi deve essere un vantaggio per i consumatori lindispensabilit della restrizione alla concorrenza causata dallaccordo, ci sempre nel rispetto del principio della proporzionalit (le limitazioni previste dall accordo devono essere
proporzionate al contributo dello stesso al progresso economico o tecnico)

lintesa deve mantenere la concorrenza in una parte sostanziale dei prodotti in oggetto

SANZIONE lart. 81 prevede come sanzione, in caso di inosservanza del divieto, la nullit dell accordo La nullit riguarda solo gli accordi e le decisioni di associazione vengono escluse le pratiche concordate La nullit assoluta: l accordo nullo privo di effetti parziale: se riguarda solo le clausole vietate dall art 81, e se queste possono essere separate dal resto dell intesa LABUSO DI POSIZIONE DOMINANTE lart. 82, stabilisce che incompatibile con il mercato comune, e vietato lo sfruttamento abusivo di una posizione dominante sul mercato, quando costituisce un pregiudizio al commercio tra stati membri Oggetto del divieto non la detenzione o acquisizione di una posizione dominante sul mercato, ma soltanto il suo sfruttamento.
vietato anche il rafforzamento di una posizione dominante attuato attraverso acquisizione di imprese concorrenti

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Per stabilire se unimpresa ha una posizione dominante occorre individuare il mercato rilevante, ossia la frazione di mercato sulla quale tale posizione si realizza. Il mercato rilevante va inteso sia in termini geografici che in termini di prodotti o servizi circa il mercato geografico, lart. 82 consente di considerare anche unara pi ristretta del mercato comune, purch si tratti di una parte sostanziale del mercato comune per definire il mercato dei prodotti occorre considerare, oltre ai prodotti identici a quelli dellimpresa in oggetto, anche quelli sostituibili in ragione del prezzo e quantit

una volta individuato un rilevant market occorre stabilire se limpresa in questione detiene o meno una posizione dominante, ossia una posizione di potenza economica grazie alla quale limpresa che la detiene in grado di ostacolare la concorrenza sul mercato in questione ed ha la possibilit di tenere comportamenti alquanto indipendenti nei confronti dei concorrenti, clienti e consumatori; occorre poi uno sfruttamento abusivo di tale posizione, che si ha quando limpresa assume comportamenti che ostacolano lo sviluppo della concorrenza in un mercato in cui la concorrenza, proprio a causa della presenza di tale imprese, risulta gi indebolita

Inoltre le imprese dominanti hanno limiti dazione riguardo la fissazione dei prezzi , infatti non possono praticare prezzi non equi, eccessivi rispetto ai costi prezzi troppo bassi (predatori), quando vi intenzione di eliminare i concorrenti

SCONTI

Anche una politica di sconti ai clienti praticata da imprese dominanti possono costituire un abuso. In particolare sono vietati gli sconti di fedelt, legali all impegno di rifornirsi esclusivamente dall impresa dominante.

ASSOLUTEZZA Il divieto dettato dall art 82 assoluto, non possibile alcuna dichiarazione di inapplicabilit

LE PROCEDURE PER LAPPLICAZIONE DEGLI ARTT . 81 E 82: Esso affidato alla Commissione Autorit Nazionali garanti della concorrenza Giudici nazionali

LE IMPRESE PUBBLICHE E LE IMPRESE INCARICATE DELLA GESTIONE DI SERVIZI DI INTERESSE ECONOMICO GENERALE: art. 86 Le imprese pubbliche sono soggette alle regole della concorrenza

per impresa pubblica sintende ogni impresa verso la quale i pubblici poteri possono esercitare uninfluenza dominante 73

ad esse sono assimilate le imprese titolari di diritti speciali o esclusivi imprese anche private alle quali lo Stato concede di esercitare una certa attivit

lo scopo art. 86 porre, a carico degli Stati membri, un obbligo di non emanare o mantenere in vigore alcuna norma contraria al Trattato si precisa che la mera attribuzione di un diritto esclusivo di esercitare una data attivit non vietata, ma lo diventa se limpresa che lo detiene lo esercita in modo improprio, abusando della propria posizione.

86 PAR. 2 il par. 2 rivolto alle imprese incaricate della gestione di servizi di interesse economico generale (es: rete
ART telecomunicazioni, servizio postale, fornitura energia elettrica)

Lo scopo del par 2 quello di limitare la sottoposizioni di tali imprese alle regole del Trattato nei limiti in cui lapplicazione di tali norme non ostacoli ladempimento della loro specifica missione Per questo il par 2 dell art 86 rappresenta una deroga alle norme del trattato.

SERVIZI DI INTERESSE ECONOMICO GENERALE


esempi: rete telecomunicazioni, servizio postale, fornitura energia elettrica

La gestione di tali servizi affidata alle imprese (pubbliche o private) attraverso concessioni di un diritto di esclusiva A volte il gestore del servizio ha l obbligo di fornire un servizio universale, a favore di tutti gli utenti di un territorio nazionale, a tariffe uniformi e a condizioni eque

ESTENSIONE DIRITTO ESCLUSIVO La Corte ha sollevato dubbi, in particolare quando all impresa concessionaria viene garantito un monopolio anche per servizi non rientranti nel servizio universale

F INANZIAMENTO Problemi pu sollevare la maniera in cui viene assicurato il finanziamento del servizio universale Infatti il servizio universale comporta notevoli costi, spesso non coperti dagli introiti percepiti la giurisprudenza ha esaminato 2 soluzioni far partecipare ai costi del servizio anche le imprese che operano su mercati attigui attribuire allimpresa in questione aiuti statali la prima soluzione era stata seguita dal Governo italiano, come nel caso del Servizio Postale
Sentenza TNT Traco: La corte ammette che lart 86, par. 2, possa giustificare l obbligo, per i fornitori di servizi postali non rientranti nel servizio universale (corrieri), di contribuire al finanziamento del servizio universale mediante il pagamento di un diritto postale. Ci consentirebbe al titolare della missione (poste italiane) di operare in condizioni economiche equilibrate. la Corte esige che anche l ente poste corrisponda il diritto in questione per le sue spedizioni in servizio di corriere espresso e che non faccia in alcun modo gravare sul servizio universale i costi totali di tale suo servizio.

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IL CONTROLLO DELLE CONCENTRAZIONI: Tale materia disciplinata dal Reg. 139/2004, relativo al controllo delle concentrazioni tra le imprese
NOZIONE DI CONCENTRAZIONE

l art 3, par.1, dispone Si ha una concentrazione quando si produce una modifica duratura del controllo a seguito: delle fusione di 2 o + imprese indipendenti dell acquisizione, da parte di 1 o + imprese, del controllo diretto o indiretto di 1 o + altre imprese
NOZIONE DI CONTROLLO

l art 3, par. 2, definisce il controllo di un impresa su unaltra come la Possibilit di esercitare un influenza determinante sull attivit di un impresa

APPLICAZIONE

la procedura di controllo si applica quando la concentrazione presenta dimensione comunitaria una concentrazione ha dimensione comunitaria quando il fatturato totale: mondiale realizzato dalle imprese interessate maggiore di 5 miliardi di individuale realizzato da almeno 2 imprese superiore a 250 milioni di

COMPATIBILITA Le operazioni di concentrazione sono ammesse solo e soltanto quando sono compatibili con il mercato comune, cioe quando Non ostacolano l effettiva concorrenza tra imprese nel mercato comune

PROCEDURA DI CONTROLLO

E affidata alla Commissione la procedura di controllo prevede che le operazioni di concentrazione siano notificate alla Commissione, la quale provvede ad un esame informale di essa se non vi sono dubbi, dichiara la concentrazione compatibile con il mercato comune in caso contrario da luogo ad un esame formale, in ogni caso deve decidere entro 25 giorni dalla notifica, in mancanza di una decisione essa ritenuta compatibile. La procedura formale deve concludersi entro 90 giorni lavorativi, con una decisione che dichiara la concentrazione compatibile o incompatibile con il mercato comune

OBBLIGO DI SOSPENSIONE

le operazioni di concentrazione sono soggette ad un obbligo di sospensione, non possono essere realizzate prima di essere notificate alla Commissione, e prima che vengano riconosciute compatibili con il mercato comune. se lobbligo non viene rispettato, la Commissione pu ordinare la separazione delle imprese la cessazione del controllo comminare ammende (che possono arrivare anche fino al 10% del fatturato totale realizzato dall imprese in
questione)

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La disciplina degli aiuti alle imprese

QUADRO NORMATIVO: Gli aiuti pubblici alle imprese vengono disciplinati dagli artt. 87-88-89. Art 87 pone il principio di incompatibilit degli gli aiuti con il mercato comune. Prevede inoltre i casi di deroghe ed esenzione dell applicazione di tale principio. Art 88 disciplina le procedure di controllo dell applicazione del principio di incompatibilit
Procedure affidate alla Commissione

Art 89 attribuisce al Consiglio il potere di stabilire tutti i regolamenti utili al fine dellapplicazione degli artt. 87 e 88 e fissare le condizioni per lapplicazione dellart. 88, par. 3, nonch le categorie di aiuti che sono dispensate da tale procedura

in passato il Consiglio non aveva utilizzato tale potere, poi ha approvato 2 importanti regolamenti: n 994/98 che abilita la Commissione ad adottare regolamenti di secondo grado che specificano le condizioni in cui gli aiuti orizzontali sono considerati compatibili con il mercato comune n 659/99 recante le modalit di applicazione dellart. 88.

LA NOZIONE DI AIUTO: lart. 87 stabilisce che Salvo deroghe previste dal trattato, sono incompatibili con il mercato comune gli aiuti che favorendo alcune imprese e talune produzioni falsino o minaccino di falsare la concorrenza

TIPOLOGIE DI AIUTO

art 87 menziona 2 diverse ipotesi, ossia gli aiuti: concessi dagli Stati membri: rientrano anche gli aiuti erogati da enti pubblici o privati istituiti dallo stato concessi mediante risorse statali: se le risorse utilizzate provengono da contributi e/o prelievi fiscali Non occorre che essi consistano in un materiale trasferimento di risorse finanziarie, potendo consistere anche in una RINUNCIA AD UN INTROITO DA PARTE DELLO STATO, come: esonero o agevolazione fiscale a determinate imprese nazionali fissazione di prezzi di favore per determinati beni pubblici partecipazione dello stato nel capitale di imprese in difficolt (dissimulano un aiuto quando avvengono
in particolari condizioni, senza le quali i privati non le avrebbero effettuate)

SELETTIVITA

Gli aiuti presi in considerazione dal Trattato devono presentare un carattere di selettivit, lart. 87, par. 1, considera incompatibili con il mercato comune gli aiuti che favorendo solo alcune imprese e talune produzioni falsino o minaccino di falsare la concorrenza

una misura di carattere generale non pu essere considerata selettiva se il suo godimento da parte delle imprese subordinato ad una decisione discrezionale dallautorit pubblica 77

Sentenza Ecotrade Piaggio ove veniva chiesto alla Corte di chiarire se rientrasse nella nozione di aiuto la normativa italiana che prevedeva per le grandi imprese in crisi la sottrazione alla procedura ordinaria di fallimento e la sottoposizione alla procedura speciale di amministrazione straordinaria la Corte considera che si tratta di un aiuto selettivo tenuto conto della categoria delle imprese in cui si riferisce la normativa interna e dellestensione del potere discrezionale di cui gode il Ministro, quando autorizza unimpresa insolvente a continuare la sua attivit

DISTINZIONE TRA AIUTI E REGIME DI AIUTI

aiuti individuali quelli concessi a singole imprese che vengono individuate nello stesso atto istitutivo dellaiuto regimi di aiuti atti di portata generale che autorizzano la successiva adozione di provvedimenti individuali di erogazione

AIUTI VIETATI

Non tutti gli aiuti sono vietati ai sensi dellart. 87 sono incompatibili solo gli aiuti che determinano un pregiudizio al commercio tra Stati ed un pregiudizio alla concorrenza occorre dimostrare che laiuto provochi il rafforzamento della posizione dellimpresa beneficiaria, rispetto ai suoi concorrenti, evitando o riducendo i costi per l impresa l impresa opera in un mercato aperto agli scambi tra stati membri, quindi su tale mercato sono presenti imprese di pi stati
Entrambe le condizioni devono essere soddisfatte: non sufficiente sostenere che l aiuto rivolto ad unimpresa operante solo sul mercato nazionale, in quanto il rafforzamento della posizione di tale impresa pu determinare una maggiore difficolt di penetrazione sul mercato nazionale da parte di imprese di altri stati membri

PREGIUDIZIO SENSIBILE

in seguito alladozione dalla Commissione del Reg. n 69/2001 anche nel settore di aiuti pubblici alle imprese richiesto che il pregiudizio alla concorrenza e agli scambi tra Stati sia sensibile. Sono ammessi aiuti di importanza minore, il cui importo non deve superare 100.000 euro su un periodo di 3 anni
Il reg 69/2001 non si applica al settore dei trasporti, alle attivit legate direttamente alla produzione, trasformazione e commercializzazione dei prodotti agricoli

IL PRINCIPIO DI INCOMPATIBILIT E LE SUE DEROGHE: Lart. 87 vieta di istituire aiuti che non sono autorizzati dalla Commissione il par. 2 prevede 2 categorie di aiuti automaticamente compatibili (previsti dal trattato) aiuti a carattere sociale concessi a singoli consumatori aiuti destinati a risarcire i danni arrecati da calamit naturali
Nei confronti di questi aiuti le istituzioni si limitano ad accertare la sussistenza delle condizioni previste dal trattato, senza esercitare alcun potere discrezionale

Le istituzioni esercitano poteri discrezionali per gli aiuti esentabili previsti dal par.3 dell art 87 ossia aiuti destinati a: favorire lo sviluppo economico di regioni dove il tenore di vita basso 78

promuovere la realizzazione di un importante progetto europeo di comune interesse, agevolare lo sviluppo di talune attivit o alcune regioni promuovere la cultura e la conservazione del patrimonio

la prassi della Commissione ha portato ad individuare categorie non del tutto coincidenti con quelle elencate dal par3 dell art 87, ossia aiuti: con finalit regionali: per favorire lo sviluppo delle regioni che presentano particolari difficolt con finalit settoriali: rivolti a favorire lo sviluppo di particolari settori di attivit bisognosi di sostegno aiuti orizzontali: volti a favorire obbiettivi d uno specifico interesse comunitario e si applicano a tutte le regioni e settori (es: aiuti per la tutela ambientale)

LA PROCEDURA PER IL CONTROLLO DEGLI AIUTI: in base all art 88, affidata alla Commissione e prevede l intervento eccezionale del Consiglio, il Consiglio pu decidere, su richiesta di uno stato membro, deliberando allunanimit che un aiuto, gi istituito o da istituire, sia compatibile con il mercato comune, in deroga alle disposizioni dell art 87 o dei regolamenti, quando circostanze eccezionali giustificano tale decisione.
La richiesta dello stato comporta la sospensione della procedura che la Commissione ha eventualmente aperto.

Il consiglio ha 3 mesi per pronunciarsi, poi la commissione delibera.

2 IPOTESI DI AIUTI lart. 88 disciplina le ipotesi di aiuti: aiuti esistenti e nuovi aiuti Aiuti esistenti: in esecuzione prima dellentrata in vigore del Trattato,per questi previsto: esame permanente della Commissione, qualora siano incompatibili, la Commissione intima agli interessati di presentare le loro osservazioni, la Commissione pu adottare una decisione per ordinare allo Stato membro di sopprimere o modificare laiuto, entro un dato termine se lo stato non si conforma entro il termine stabilito, la Commissione o un altro Stato membro possono adire la Corte di Giustizia, senza seguire la procedura di ricorso per infrazione Nuovi aiuti: tutti quelli individuati che non sono aiuti esistenti, per essi lart. 88 prevede: gli Stati non possono dare esecuzione ai nuovi aiuti prima che la Commissione abbia adottato una decisione finale, (obbligo di standstill) tutti i progetti che li istituiscono o li modificano devono essere comunicati in tempo utile alla Commissione, affinch possa presentare le proprie osservazioni se questa ritiene che il progetto non compatibile inizia senza indugio la procedura di indagine formale La procedura di indagine formale comporta: l intimazione agli interessati di presentare le loro osservazioni l emanazione di una decisione, con cui viene ordinata la modifica o la soppressione dell aiuto in caso di inottemperanza, il ricorso alla Corte di Giustizia Prima di tale procedura la Commissione sottopone gli aiuti ad un esame preliminare E possibile quindi che la procedura non si avvii quando l esame preliminare accerta: la misura dello stato non costituisce aiuto costituisce aiuto compatibile con il mercato comune se non vi sono dubbi sulla compatibilit si avvia l indagine. 79

TERMINE INIZIO PROCEDURA L art 88 non precisa il termine per l apertura della procedura d indagini, tale lacuna colmata dalla Corte che stabilisce che la Commissione deve intervenire entro 2 mesi dalla notifica.
Decorso tale termine, se la commissione non avvia l indagine, lo stato pu, dopo aver informato la commissione della sua intenzione, applicare l aiuto.

Se la commissione avvia l indagine, lo Stato ha 1 mese per presentare le sue osservazioni,

TEMPI DELLA PROCEDURA La procedura dovrebbe concludersi entro 18 mesi


Scaduto il termine, lo stato membro pu chiedere alla Commissione di decidere in base alle informazione in sui possesso Se le info sono insufficienti, la commissione prende una decisione negativa

la procedura pu concludersi con una decisione: positiva: aiuto compatibile con il mercato comune condizionale: aiuto compatibile solo nel rispetto di alcuni obblighi e/o condizioni negativa: aiuto non pu essere data esecuzione, in quanto incompatibile le decisioni sono oggetto de controllo giurisdizionale della Corte o del Tribunale di primo grado

RICORSO CONTRO DECISIONE E ammesso, in base all art. 230, il ricorso contro la decisione negativa della Commissione, per le imprese beneficiarie dell aiuto in oggetto per gli enti territoriali che hanno istituito l aiuto E ammesso, in base all art. 230, il ricorso contro la decisione positiva della Commissione, per l impresa concorrente che si ritiene danneggiata dall aiuto in oggetto se lo Stato membro non si conforma alla decisione della Commissione, questa o un altro Stato membro possono presentare ricorso per infrazione se lo Stato membro da attuazione allaiuto, senza attendere la decisione della Commissione, questo viene considerato come un aiuto illegale, quindi essa, con decisione provvisoria, ordina la sospensione dell applicazione dell aiuto.
Dopo questa fase provvisoria la Commissione deve seguire la procedura ordinaria, prendendo in considerazione eventuali motivi che possono giustificare una deroga. Infatti la violazione dell obbligo di standstill, non comporta automaticamente che l aiuto sia incompatibile con il mercato comune. Aiuto illegale: Caso Alitalia: prestito ponte 300 milioni di euro.

RECUPERO la Commissione pu ordinare allo Stato membro di recuperare laiuto gi erogato, quando questo dichiarato illegale
DECISIONE DI

in base all art. 14 il recupero deve avvenire senza indugio: anche senza imporre un termine preciso, lo Stato obbligato ad agire immediatamente
Se vi sono particolari difficolt lo stato deve chiedere la collaborazione della Commissione per trovare una soluzione alternativa soddisfacente in caso dimpossibilit assoluta, lo stato membro esentato dall obbligo di recupero

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secondo le procedure previste dalla legge dello Stato stesso, a condizione che esse consentano lesecuzione immediata ed effettiva della decisione della commissione.

La commissione, in alcuni casi, pu NON ordinare il recupero , es: quando ci in contrasto con un principio generale

EFFICACIA DIRETTA

Lart 87 non dotato di efficacia diretta, quindi invocabile in giudizio dai privati.
Ci trova giustificazione nel fatto che le procedure dell art 87 sono complesse, e complesso stabilire se un aiuto sia compatibile o meno con il mercato comune.

Ai Giudici nazionali riconosciuto un ruolo importante rispetto agli aiuti illegali.


Gli interessati possono rivolgersi al giudice nazionale per ottenere tutela contro un aiuto erogato senza essere stato notificato alla commissione

Il giudice pu annullare i provvedimenti interni di concessione degli aiuti e disporre la restituzione degli stessi.

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