Lezioni di diritto canonico

Problemi di definizione
L’espressione “diritto canonico” indica generalmente la manifestazione del diritto nella vita della Chiesa cattolica, un diritto che riguarda una grande comunità umana sparsa in tutto il mondo. Quindi questa espressione si può definire anche come “l’insieme delle norme giuridiche, poste o fatte valere dagli organi competenti della Chiesa cattolica, secondo le quali è organizzata e opera essa Chiesa e dalle quali è regolata l’attività dei fedeli, in relazione ai fini che sono propri della Chiesa”. In maniera più sintetica possiamo dire che il diritto canonico è l’ordinamento giuridico della Chiesa cattolica, cioè l’insieme di fattori che danno alla Chiesa la struttura di una società giuridicamente organizzata. Questa seconda definizione contiene la distinzione tra la giuridicità, che è insita nella Chiesa in quanto Corpo di Cristo che si incarna in un corpo sociale, ed il complesso delle norme poste dall’autorità ecclesiastica; distinzione ampiamente sottolineata anche da Giovanni Paolo II. Ma l’espressione “diritto canonico” può avere anche un altro significato: la scienza che studia la Chiesa nella sua dimensione giuridica e l’esperienza giuridica che essa produce, cioè la scienza che indaga il complesso di norme, che reggono la comunità ecclesiale, e le forme ed il funzionamento dell’organizzazione ecclesiastica. Si tratta infatti di una delle branche della scienza giuridica e quindi l’espressione “diritto canonico” si riferisce anche alla disciplina che è oggetto di insegnamento nelle istituzioni formative della Chiesa e nelle università secolari. In conclusione possiamo dire che l’espressione “diritto canonico” può riferirsi al diritto che disciplina la vita della Chiesa cattolica (quindi l’insieme delle regole o norme), l’organizzazione di questa comunità come realtà organizzata (quindi la società, la comunità umana) e la scienza che studia questo diritto (l’interpretazione di queste norme).

La questione terminologica
Dal punto di vista etimologico il termine “canonico” deriva dal greco “kánon” che significa regola. Inizialmente questo termine veniva utilizzato per indicare le leggi ecclesiastiche destinate a disciplinare la vita del popolo di Dio, in modo da poterle distinguere dalle leggi di diritto secolare, quindi in questo periodo del diritto romano. Fu il concilio di Nicea, nel 325 d.C., in cui si parlò delle norme giuridiche ecclesiastiche come “canones disciplinares” per distinguerle dai “canones fidei” (principi dogmatici) e dai “canones morum” (principi morali). L’espressione “diritto canonico” iniziò a indicare il diritto della Chiesa solo dal secolo VIII e nel divenire della storia il diritto della Chiesa aveva preso diverse denominazioni: ius sacrum, per distinguerlo da quello profano cioè lo ius civile, ma con questo senso il diritto canonico non è l’unico ius sacrum (quello dell’islam, degli ebrei); ius decretalium, usato nell’età medievale perché il legislatore della Chiesa emanava le leggi nella forma delle “decretali”; ius pontificium, ma il diritto canonico non è posto solo dal Papa (legislatore massimo) ma anche da altri legislatori come il concilio ecumenico, inoltre nel diritto canonico è molto importante la consuetudine; ius ecclesiasticum è un espressione polisemica, in senso proprio indica quella parte di diritto canonico che non è di origine divina quindi le norme di origine umana che possono mutare nel tempo, mentre le norme di origine divina non possono mutare. Infatti una particolarità del diritto canonico è di durare da 2000 anni in modo continuo, ininterrottamente, proprio perché non è un diritto di territorio o di lingua ma si rivolge a vari popoli ed essendo in parte di origine divina non può mutare. Si deve notare, comunque, che dopo il Concilio Vaticano II (1962 – 1965) per indicare il diritto della Chiesa si preferisce l’espressione “diritto ecclesiale” o “ius ecclesiale” al posto di “diritto canonico” perché sembra rispondere meglio alle sue ragioni fondative. Dal punto di vista terminologico, invece, bisogna fare ulteriori distinzioni basandoci sulle fonti. Si suole parlare infatti di diritto meramente ecclesiastico (ius mere ecclesiasticum) o di diritto umano (ius humanarum) per le norme poste dalla competente autorità ecclesiastica; distinto dal diritto divino naturale o diritto naturale (ius naturale) per l’insieme delle norme poste all’atto della creazione e comuni a tutti gli uomini; distinto ancora dal diritto divino positivo (ius divinum positivum) promulgato per mezzo della Rivelazione e contenuto nella Sacra Scrittura e nella Tradizione. Quindi il diritto della Chiesa ha un duplice elemento: umano e divino. Nel linguaggio giuridico l’espressione “diritto ecclesiastico” ha un altro significato: le norme poste dal legislatore statale a disciplina del fenomeno religioso e delle confessioni religiose. In questo senso sta

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a significare una parte del diritto statale, una branca del diritto pubblico inteso come insieme di norme che riguardano il fenomeno religioso e come la relativa scienza che le pone ad oggetto di studio.

Le ragioni dello studio del diritto canonico
Le ragioni per cui si studia il diritto canonico sono fondamentalmente tre: 1) Ragione culturale: la formazione generale del giurista. Il giurista infatti è chiamato a conoscere il diritto dello Stato per interpretare le norme in funzione di una loro corretta applicazione, ma per farlo ha bisogno di una solida formazione teorica. Da questo principio si può spiegare la presenza negli studi giuridici di insegnamenti di base (ad es. il diritto romano) e di insegnamenti affini o integrativi (appunto il diritto canonico) ritenuti indispensabili per la preparazione del giurista. Infatti è molto formativo anche lo studio del diritto comparato perché coglie gli elementi di somiglianza e di diversità tra i vari sistemi e ha lo scopo di aprire la cultura del giurista alla consapevolezza della pluralità. Dal punto di vista della comparazione il diritto canonico appare molto interessante perché, a differenza di altri diritti religiosi, manifesta una grande somiglianza ai diritti secolari mantenendo comunque le sue caratteristiche peculiari essendo orientato ad una prospettiva del tutto diversa. Infatti il diritto canonico è destinato a disciplinare la vita di una comunità di carattere universale, infatti è legato ad un elemento personale poiché i destinatari delle norme sono i battezzati della Chiesa cattolica. Inoltre lo studio del diritto canonico è utile per aprire le conoscenze alla realtà del diritto, per avere la consapevolezza della complessità delle esperienze giuridiche, per capire che il diritto non si esaurisce nel solo diritto della comunità politica. 2) Ragione storica: Nell’età medievale il diritto della Chiesa ha avuto un ruolo determinante nella formazione e nello sviluppo della civiltà giuridica europea. In una comunità politica costruita sul legame della stessa fede cristiana si era formato un connubio tra il diritto secolare (lex mundana) ed il diritto canonico (lex ecclesiastica), dando vita all’esperienza giuridica detta “l’uno e l’altro diritto” (utrumque ius). Il tramonto del medioevo frantumò il sacro romano impero in una pluralità di Stati sovrani che svilupparono dei diritti nazionali, portando alla fine di uno ius commune. In questo contesto il diritto canonico ha influenzato enormemente la formazione dei diritti secolari. Infatti la Chiesa ha dato un contributo fondamentale alla configurazione di principi che sono alla base dei moderni ordinamenti democratici come le fondazioni teoriche del principio maggioritario e tutti i principali concetti del diritto pubblico occidentale. Come fu la “Rivoluzione pontificia” di Gregorio VII a generare lo Stato moderno occidentale, la Chiesa stessa fu il primo esempio attraverso la forte affermazione della propria indipendenza nei confronti dell’Impero e l’esercizio di un potere legislativo autonomo. Nell’ambito del diritto privato, sono canonistiche le basi teoretiche della personalità giuridica, cioè la finzione per cui laddove esiste un insieme di persone o di beni destinati ad uno scopo l’ordinamento immagina sussistere una persona, e l’istituto del matrimonio civile non è nient’altro che la secolarizzazione del matrimonio canonico. Se il diritto canonico ha inciso così profondamente nei diritti secolari, il suo studio appare molto utile perché il giurista deve interpretare le norme e per coglierne appieno il contenuto a volte deve risalire all’origine di queste. In questa età di globalizzazione, inoltre, per il giurista è necessario conoscere gli altri ordinamenti giuridici secolari e sapere che questi si suddividono in due grandi famiglie giuridiche: quella di civil law, come l’ordinamento italiano, e quella di common law, gli ordinamenti anglo-americani. Tracce di diritto canonico si riscontrano sia nell’una che nell’altra famiglia perché il diritto della Chiesa ha influenzato il diritto secolare europeo da cui entrambe le famiglie traggono origine. 3) Ragione contemporanea: La realtà ordinamentale del nostro Paese. L’Italia è un paese a regime concordatario, cioè disciplina i suoi rapporti con la Chiesa cattolica attraverso un concordato, stipulato nel 1984. Alcune norme sono esclusivamente di diritto canonico (es. lo Stato riconosce il matrimonio canonico) e quindi è necessario avere delle conoscenze di questa materia. Uno studioso francese del diritto e delle istituzioni della Chiesa, Gabriel Le Bras, ha pubblicato un volume intitolato “La Chiesa del diritto” in cui scrive che all’inizio del diciannovesimo secolo l’ordine giuridico sembra ricostituito su fondamenta profane. La Chiesa, in effetti, aveva perso il potere che aveva durante l’ancien régime e il diritto delle Decretali era applicato solo in un organismo molto impoverito, quindi possiamo dire che il dualismo di potenza era finito. Questa annotazione faceva luce sul declino della rilevanza del diritto canonico negli ordinamenti giuridici secolari, ma subito dopo Le Bras mostra un

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fenomeno nuovo della risorgenza del diritto canonico in questi ordinamenti poiché il diritto canonico produceva i suoi effetti non per diretta vigenza ma attraverso la volontà del legislatore statale. Questo ha portato appunto a definire in termini concordatari i rapporti fra la Chiesa e gli Stati. Tra ottocento e novecento il diritto canonico sembra rientrare con sorprendente vitalità negli ordinamenti giuridici secolari. Una prima causa è la crescente attività concordataria perché le norme concordatarie divengono norme canoniche particolari vigenti anche negli ordinamenti civili e perché le disposizioni concordatarie a volte rinviavano esplicitamente a norme di diritto canonico. A seguito dei processi di globalizzazione, che mirano al superamento dei principi che furono all’origine dell’estromissione del diritto della Chiesa (territorialità, nazionalità e statualità), il diritto canonico conoscerà nel prossimo futuro una nuova vita. La globalizzazione esalterà i principi a favore del ritorno di vigenza del diritto canonico negli ordinamenti secolari.

Lo Spirito e la Carne
Perché il diritto
Il problema di che cosa sia il diritto risale sin dall’antichità poiché gli uomini vivono giuridicamente e non possono fare a meno di vivere giuridicamente, quindi c’è sicuramente una stretta connessione tra condizione umana e diritto. L’esigenza del diritto riflette il fatto che l’uomo ha dei limiti oggettivi che investono le capacità fisiche, intellettive o volitive. Ogni uomo ha innata in sé l’idea di perfezione dell’uomo ed è consapevole di ciò che gli manca e di ciò che ha bisogno. Avendo questa consapevolezza l’uomo cerca di superare la propria condizione ovviando ai propri difetti e bisogni associandosi con gli altri. Un esempio è sicuramente il matrimonio perché l’uomo non è una totalità (o è maschio o è femmina) perciò cerca il completamento di sé nell’altro attraverso appunto il matrimonio che fonde uomo e donna in una unità fisica, spirituale e affettiva. Un altro limite dell’uomo è temporale, cioè l’uomo è mortale anche se tende all’immortalità attraverso dei modi di prolungamento della propria esistenza come procreare o creare entità capaci di durare nel tempo (persone giuridiche). Per superare questi limiti l’uomo tende a vivere in relazione e proprio perché ha dei limiti ha bisogno dell’altro. La presenza dell’altro però è ambivalente perché gli altri possono essere una minaccia alla vita, all’integrità della persona, ai propri beni. In sostanza tutti gli uomini sono collocati in una condizione di coesistenzialità, condizione alla quale non si può sottrarre. Quando l’uomo crea un rapporto con l’altro c’è diritto perché il diritto è relazione, è il riconoscimento di sé nell’altro. Quindi la trama di relazioni sociali in cui ogni uomo è posto, lo colloca in una dimensione giuridica, “hominum causa omne ius constitutum est”. Il diritto, cioè lo ius, non si deve confondere con il diritto positivo, cioè la lex, perché lo ius fa riferimento al legislatore e la lex fa riferimento a delle norme di comportamento dell’uomo. Quindi lo ius fa riferimento a delle relazioni poiché è la regola della relazione dell’uomo con i suoi simili, animata dal valore etico della giustizia che riconosce la dignità di persona umana. Nel corso del tempo non sempre si è avuta questa situazione perché ogni legge positiva sarà sempre imperfetta per la difficoltà di inseguire e catturare, nella fattispecie, la complessità del reale e per la volontà del legislatore di avvicinarsi ad un modello che però non sempre riesce a realizzare compiutamente. Infatti ci sono stati dei casi in cui la lex è stata in contrasto con lo ius (come ad esempio le leggi naziste) ma in questi casi l’agire secondo giustizia (legittimità) e l’agire secondo la legge (legalità) non coincidono più. Il diritto come ius quindi c’è sempre, non lo creiamo noi come la lex e quindi non si esaurisce nelle forme normative delle istituzioni politiche ma è presente in tutte le forme associative umane, come dicevano i romani “ubi societas, ibi ius”.

Perché il diritto canonico
La Chiesa, in quanto realtà spirituale, sacramentale, carismatica, trascendente, le cui finalità sono rivolte al bene delle anime, non dovrebbe avere bisogno di diritto. Questo si rivolge all’uomo carnale poiché la dimensione propria del diritto è quella della secolarità, della socialità, dei rapporti esterni. All’interno della Chiesa sono nati diversi orientamenti di pensiero in discussione al diritto canonico: dallo gnosticismo ai diversi movimenti spiritualisti medioevali, alla Riforma luterana, alla contestazione antigiuridicista dell’età contemporanea. Negli ultimi secoli nell’ambito della teologia protestante c’è una contrapposizione tra legge e Vangelo, propria della dottrina di Lutero che ha una concezione

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Dobbiamo però distinguere tra la fede come patrimonio culturale e la fede come incarnazione sociale perché non tutte le religioni hanno un passaggio tra patrimonio dogmatico e organizzazione sociale. Questo non toglie la differenza tra diritto canonico e i diritti secolari. Quindi i diritti religiosi si differenziano da quelli statali sia per l’origine del loro diritto sia per la finalità. i diritti religiosi siano anche 4 . oltre ad una diversità con i diritti statali. La Chiesa organizzata in popolo di Dio. tante quante sono le forme di aggregazione umana. Se è naturale che ogni gruppo sociale umano si organizzi. Questa realtà divinoumana della Chiesa è congiunta alla realtà divino-umana di Cristo. dal punto di vista sociogiuridico. Questa però è solo una visione parziale della realtà complessa della Chiesa. è altrettanto naturale che la Chiesa in quanto gruppo umano organizzato produca diritto e viva secondo diritto. manifesta la struttura gerarchica della Chiesa. Le ragioni dell’esistenza e la giustificazione del diritto della Chiesa si colgono nelle esigenze della sua stessa missione. ma come un essenziale strumento che ne rende possibile e ne favorisce lo slancio apostolico senza rinnegare la ricchezza dei vari popoli e delle loro differenti tradizioni culturali. i diritti religiosi nella prospettiva ultramondana e ultratemporale. In questo senso si può notare che c’è una differenza di terminologia. Sin dalle origini la Chiesa si è organizzata e dotata di un sistema di norme. Il termine “chiesa” (deriva dal greco “ekklesia”) è strettamente legato al cristianesimo perché nasce appositamente per indicare le chiese cristiane. La Chiesa come comunità di puri spiriti non ha bisogno del diritto. il motivo è strettamente culturale. Il diritto canonico. l’insieme dei battezzati. i diritti religiosi costituiscono una famiglia giuridica a sé: i diritti statali riguardano l’uomo qui ed ora. Ad esempio i tre grandi diritti religiosi prodotti dalle tre grandi religioni del Libro: ebraismo. Infatti non sempre diritto e morale sono congruenti tra loro (ad esempio nelle questioni bioetiche). ma il diritto canonico usa il termine “comunità religiosa” per indicare l’insieme di uomini tenuti insieme da un’identità comune. Il diritto canonico non appare più soltanto come regola statica della vita interna di una comunità religiosa. Diritto canonico e altri diritti religiosi Il diritto non è solo il diritto dello Stato ma esistono altre espressioni della giuridicità. I primi sono costituiti dal diritto positivo. quindi se tutte le religioni non fossero anche comunità religiose. cristianesimo. cioè di nuclei di norme che si dirigono ai rispettivi fedeli e ne disciplinano la vita. che ha come fine la salvezza delle anime (“salus animarum”). però. posto dal legislatore umano. ma se la fede non è strutturata socialmente non costituisce diritto. la “Ecclesia triumphans” dei martiri e dei santi non ha bisogno del diritto. analogie con le altre forme associative umane. le esigenze della sua missione di evangelizzazione. quindi. Secondo alcuni studiosi di diritto comparato. promozione umana e santificazione danno conto dell’organizzazione della società ecclesiale. come nella celebre frase “ubi societas ibi ius”. ma la Chiesa militante (“Ecclesia militans”) cioè la comunità di persone in carne ed ossa vive giuridicamente ed ha bisogno del diritto. gli altri diritti religiosi non sono molto forti. che si incarna in un corpo sociale che vive nella storia. non avrebbero diritto. Anche il diritto canonico. Ma questi studiosi ritengono che. perciò i primi sono detti “laici” e gli altri “religiosi”. si presenta come fenomeno unico e peculiare e manifesta. La dimensione umana e storica della Chiesa non esaurisce la sua realtà ma ne rappresenta una piccola parte. C’è quindi una pluralità di diritti religiosi. si parla di una analogia tra l’Incarnazione e la Chiesa. anche se il diritto della Chiesa è venuto nel tempo a crescere e ad articolarsi. ogni credenza religiosa che si esplicita in una comunità umana organizzata produce diritto. così la Chiesa non è sottratta a queste leggi proprie delle formazioni sociali.della Chiesa come puramente carismatica e spirituale. Al contrario del diritto canonico. Diritto inteso sempre come organizzazione sociale e non come morale perché le leggi morali sono ben altro. Il diritto dello Stato usa il termine “confessione religiosa” per indicare la comunità religiosa. Ma allora come il Corpo del Signore non era sottratto alle leggi biologiche e fisiologiche. la costituzione dogmatica sulla Chiesa “Lumen gentium”. non è l’unico esempio di diritto religioso. In un documento del Concilio Vaticano II. i secondi sono composti principalmente dal diritto divino. la spiritualità della comunione conferisce un’anima al dato istituzionale. realtà spirituale. non può assicurare questo fine ma lo favorisce. La missione è l’unico vero scopo della società ecclesiale. un fine intrinseco ed immanente a tutto l’ordinamento. ma il diritto canonico è diretto a disciplinare quella comunità umana che è chiamata ad essere comunione. cioè il periodo in cui è nato il cristianesimo ha favorito molto per la sua formazione (cultura latina). ponendo precise regole. islam. Possiamo dire che non tutte le fedi si strutturano in confessioni o comunità religiose. infatti San Paolo parla della Chiesa come Corpo di Cristo. però le regole morali esistono anche senza regole giuridiche. Se la saggezza giuridica. cioè nel carattere di missionarietà. come ad esempio le religioni asiatiche.

costituiti dal solo diritto divino. anche se il canone 96 del codice di diritto canonico dice che solo mediante il battesimo l’uomo è incorporato alla Chiesa di Cristo. la qualità di cittadino si acquista grazie alla volontà dello Stato di concederla. Il diritto naturale. comunque il diritto canonico è più elastico degli altri diritti religiosi proprio perché costituito in gran parte da diritto umano.Tommaso. I canonisti utilizzano anche il termine diritto secolare. Esistono molti elementi di somiglianza perché il diritto canonico risulta essere prossimo ai diritti che fanno parte delle due grandi famiglie di civil law e common law. per portare in tutto il mondo e a tutti i popoli il messaggio di salvezza. Questo carattere della personalità deriva dal passato. costituito in buona parte anche dal diritto umano. Gesù Cristo. cioè la modifica di quella parte dell’ordinamento giuridico costituita da norme di diritto umano. Altri studiosi invece (un esempio è René David) ritengono che la differenza ricorre tra diritti appartenenti a differenti universi culturali. perciò il diritto canonico è più prossimo ai diritti secolari che non il diritto islamico. però. il ricorso dell’espressione latina vuole indicare il diritto prodotto dal legislatore statale nel suo complesso. a differenza del diritto canonico. il diritto divino. il diritto a ricevere il battesimo o l’annuncio del vangelo). i non battezzati sono soggetti di diritto canonico nel senso che sono destinatari di norme canoniche che gli conferiscono la titolarità di diritti (ad es. cioè il diritto applicabile al cittadino o allo straniero è quello vigente sul territorio in cui l’individuo si trova. Il diritto naturale viene sempre da Dio ma riguarda in generale tutti gli uomini. cioè notare le somiglianze e le differenze. Nel diritto canonico assume una certa evidenza anche l’attività interpretativa come uno strumento di adeguamento della legge. quindi. Di conseguenza è un ordinamento giuridico aperto. “ius civile”. visti come espressione della cultura occidentale. Esistono però anche alcuni elementi di differenziazione: un primo elemento è il carattere universale del diritto canonico. nel senso che almeno in potenza tutto gli uomini ne fanno parte. Mentre tutti gli uomini sono chiamati a far parte della Chiesa e quindi la qualità di fedele si acquista per libera determinazione. attraverso la via legislativa. “ius saeculare”. infatti essi contestano i diritti umani. La Chiesa è stata istituita dal suo Fondatore. quindi indica con precisione i diritti di quelle società le cui finalità sono limitate nel tempo. che regola quelle dimensioni dell’azione privata. Inoltre fa riferimento al “saeculum”. il diritto delle comunità politiche. sconosciuto nel diritto islamico e controverso nel diritto ebraico. il diritto naturale non è prettamente cristiano ma è un’idea classica. porta come conseguenza che anche il non battezzato ha rilevanza per la Chiesa. Quindi esistono due fasce di norme: le norme naturali e le norme rivelate. quindi non è limitata ad un territorio.differenti tra loro. non solo i cristiani quindi i battezzati. infatti i diritti secolari hanno la legittimazione di mutamento nel senso che negli stessi ordinamenti giuridici degli Stati il legislatore ha posto i principi del rinnovamento normativo. ad esempio con il diritto di libertà di culto. Ritengono inoltre che i diritti religiosi sono accomunati dal fondamento in una legge rivelata da Dio. i grandi imperi raccoglievano al loro interno molti popoli diversi e quindi vigevano 5 . per il diritto canonico è quello personale. cioè le norme sono dirette ai battezzati della Chiesa cattolica. Possiamo dire. Invece gli ordinamenti giuridici statali hanno alla base la distinzione tra cittadino e straniero. perciò si pongono in un atteggiamento di chiusura per proteggere il primo (amico) ed escludere l’altro (nemico) dall’appartenenza alla comunità politica. Invece nei diritti statali il criterio ordinale è quello territoriale. attraverso l’opera dell’interprete. In realtà tutti hanno elaborato dei meccanismi per garantire l’adeguamento dei propri apparati normativi e ognuno in maniera diversa: nell’ordinamento ebraico e in quello islamico. nell’ordinamento canonico. invece. viceversa i diritti religiosi sono irrigiditi in ragione dell’origine della legge. c’è un grande sviluppo del diritto umano che invece è più debole nelle altre due esperienze religiose. cioè al tempo storico. infatti ne troviamo degli esempi nell’Antigone di Sofocle e con S. sulla base del diritto divino. che gli altri diritti religiosi non hanno. tolgono una base comune e sotto una prospettiva relativista (secondo cui ogni cultura va rispettata) verrebbero legittimate situazioni come ad esempio la schiavitù. che per comparare i diritti delle tre grandi religioni monoteiste si può usare un canone interpretativo. più preciso perché non confonde l’insieme del diritto posto dal legislatore nella comunità con il diritto civile. Diritto canonico e diritto secolare Il diritto canonico indica con il termine diritto civile. Ad esempio nel diritto canonico. Gli altri due diritti religiosi non conoscono il diritto naturale ma solo il diritto divino rivelato. Un esempio sono i problemi che il divenire della storia pone in rapporto all’esigenza dei diritti religiosi di aggiornare il proprio sistema normativo. però contengono anche molte diversità. in questo modo. Inoltre il diritto canonico conosce il diritto naturale. Un altro elemento di diversità è il criterio ordinario e fondamentale di individuazione dei destinatari.

Il problema della fondazione del diritto canonico è studiato all’interno di una teologia del diritto 6 . Il Concilio Vaticano II aumenta la diversità tra Stato e Chiesa. Entra in crisi la concezione del diritto canonico come il diritto di uno stato. propriamente giuridico come il vizio occulto in un matrimonio). Questa rigidità trova la sua ragione nella certezza del diritto. con la prima guerra mondiale però questi imperi si disgregarono (ad es. Per questo motivo esistono degli istituti canonistici come la grazia. con questo termine si ritengono già esistenti). intese come comunità di docenti e studenti che insieme cercano di arricchire la loro conoscenza. In conclusione. Un altro elemento ancora è l’origine delle norme. con effetti conosciuti o conoscibili da parte della comunità dei fedeli (foro esterno. l’università teologica. perciò lo sa solo il diretto interessato. è espressa dall’antica regola iuris “dura lex. quindi come scienza nascono insieme ma anche la metodologia è simile: sia a Bologna che a Parigi utilizzano il metodo di Graziano. la norma non deve essere applicata.molti diritti personali. la scuola dogmatica si rifà alla scuola degli studiosi del diritto che a loro volta si rifacevano alla scuola tedesca. Sempre sconosciuta ai diritti secolari è la distinzione tra foro esterno e foro interno. ad opera di Graziano e disciplinata nel canone 130: nella Chiesa l’unica potestà di governo è normalmente esercitata in maniera pubblica e notoria. la rigidità del diritto secolare. in un caso concreto. cioè del “sic et non”. ne ha solo le caratteristiche ma la finalità è diversa. quindi senza sentenza cioè senza un pubblico processo infatti sono dette “latae sententia”. cioè non può essere ordinariamente mai derogato. sed lex”. nel sottolineare le differenze fra diritto canonico e diritti secolari e nel richiamare i rapporti ineludibili fra diritto canonico e teologia. rapporti giuridici pubblici come il matrimonio) ma può essere esercitata in forma segreta e senza che i suoi effetti vengano pubblicamente conosciuti (foro interno. infatti ogni religione ha le sue leggi. Al contrario. Un esempio di questa pluralità dei diritti si può fare in materia matrimoniale. la tolleranza. l’ultima caratteristica del diritto canonico è l’elasticità poiché è un diritto la cui forza è data dall’interiore adesione dei soggetti e non dal timore delle sanzioni. l’impero austro-ungarico). Tutti gli studiosi concordano nell’ammettere la peculiarità del diritto canonico. il primo ad utilizzarlo fu Platone nella “Repubblica” in cui si pone il problema dell’esistenza di Dio e dopo ci fu Aristotele nella “Metafisica” dove parla della conoscenza di ciò che non è misurabile. il sapere speculativo relativo a Dio. Diritto canonico e teologia Il termine “teologia” deriva dal greco “teos” Dio e “logos” discorso. Questi istituti ovviamente si applicano solo alle norme di diritto canonico poste dall’autorità umana per due ragioni: sia perché il diritto divino non può essere in contrasto con il bene spirituale. l’equità canonica che attenuano il rigore della legge per salvare l’interesse spirituale del fedele. Nei primi testi cristiani al posto del termine teologia c’era “logos” oppure “gnosi” cioè conoscenza. Nei primi secoli della Chiesa questo termine era sconosciuto. sia perché l’autorità umana non può mai dispensare dall’osservanza di una disposizione che non ha posto ma proviene da Dio. quindi è l’indagine su Dio. inoltre la finalità ultima è il bene spirituale delle anime quindi se una norma canonica. Un altro esempio si può fare nell’ambito del diritto penale canonico poiché esistono delle pene che vengono attuate immediatamente dopo aver commesso il reato. cercare le discordanze e vedere come superarle. Infine. cioè partire dai fondamentali per costruire un sistema teorico in cui inquadrare le fattispecie. anche se ammette una rilevanza del diritto naturale (ad es. il diritto canonico ha una pretesa infinitamente più alta rispetto a quella del diritto secolare. infatti il diritto canonico fa una distinzione tra diritto divino e diritto umano. Questo bene fondamentale però cede al bene supremo della salus animarum. perché la Chiesa è comparabile ad uno Stato ma non si confronta con gli altri stati. Infatti nasce insieme alla riflessione scientifica sul diritto e alle grandi università. soltanto dall’età medievale si affermerà il termine teologia che viene assunto per indicare non la fede ma la riflessione scientifica su Dio. 2 della Cost. dovesse divenire un impedimento al bene spirituale o addirittura causa di peccato. “i diritti inviolabili dell’uomo sono riconosciuti”. la metodologia è giuridica o teologica? Un problema sorto dopo il Concilio Vaticano II è quello dei rapporti tra diritto canonico e teologia. è concentrata nell’interpretazione canone per canone. Tra il 1800 e il 1900 la scienza canonistica ha diversi orientamenti: la più antica è la scuola esegetica. la dispensa. Infatti a Bologna nasce l’università degli studi giuridici e a Parigi nasce la Sorbonne. invece negli ordinamenti secolari il diritto è sempre di origine umana. cioè quel bene superiore nella vita dei consociati dato dalla possibilità per i singoli di conoscere con sicurezza ciò che la legge detta. cioè dell’esegesi o interpretazione. nell’art. raccogliere i documenti.

canonico poiché nessun dominio della Rivelazione può rimanere ignorato se si vuole esprimere nella fede il mistero della Chiesa. Le posizioni della canonistica sono però molto diverse: - la grande scuola canonistica laica italiana moderna, sviluppatasi dopo la codificazione canonica del 1917, reagisce in modo esegetico partendo dal presupposto del diritto canonico come diritto dato, cioè come ordinamento giuridico; la peculiarità del diritto canonico non starebbe nella sua natura bensì nella finalità, individuata nella salus animarum. Altre scuole tendono a valorizzare l’elemento teologico, infatti il diritto canonico non è generato dal dinamismo spontaneo della convivenza umana, ma da quello specifico inerente alla natura stessa della comunione ecclesiale; partono da differenti presupposti: il mistero dell’incarnazione, la Parola e il sacramento, l’insieme di questi ed altri elementi, la communio. - scuola di Monaco, ha individuato lo statuto ontologico del diritto canonico nella communio, cioè la specifica socialità originata dalla grazia e non da una dinamica sociologica, individuando il principio epistemologico cioè la fides; - scuola dell’Università Gregoriana, parte dal presupposto teologico per cui la Chiesa è una società umana elevata alla sfera sovrannaturale, la realtà interna e sacramentale si esprime in una forma sociale e quindi in una dimensione giuridica; - scuola dell’Università di Navarra, in una prospettiva ecclesiologica parte dalla categoria del popolo di Dio ed elabora una teoria generale del diritto canonico con contributi di diritto costituzionale; la chiave di comprensione è nella considerazione per cui fra gli impulsi che scaturiscono dalla vita cristiana è necessario mettere in evidenza la dimensione comunitaria, la missione e la comune responsabilità, tutti questi impulsi postulano un principio di ordine sociale nel quale trovano equilibrio attraverso la realizzazione della giustizia. Il dibattito sullo statuto epistemologico del diritto canonico si riflette nel dibattito sul metodo della relativa scienza e ciò ha prodotto quattro grandi orientamenti: 1) scuola canonistica laica italiana, il diritto è in funzione della giustizia quindi la scienza canonistica deve avere la stessa funzione della scienza giuridica, cioè il canonista deve far ricorso alle categorie concettuali ed agli strumenti elaborati dalla scienza giuridica secolare; il diritto canonico è scienza giuridica da esplicitarsi con metodo giuridico; 2) scuola di Monaco, parte dalla visione della Chiesa come communio contrapposta a quella della Chiesa come societas e ritiene impossibile l’uso di categorie della scienza giuridica secolare vista l’irriducibilità della Chiesa - mistero a qualsiasi società umana; l’ordinamento canonico non può essere compreso con la ragione bensì con la fede, da qui la legge canonica come “ordinatio fidei”; 3) scuola dell’Università Gregoriana, ritiene che la scienza canonistica deve tener conto di un duplice piano: quello naturale (l’uomo in tensione verso la redenzione) e quello soprannaturale, nel contesto di una pienezza escatologica già operante nella Chiesa visibile ma non ancora compiuta; da qui la necessità che la scienza canonistica elabori un concetto di giustizia superando quello ricavabile sul piano naturale; 4) scuola spagnola di Navarra, anche le dimensioni della Chiesa più evidentemente lontane dall’esperienza giuridica secolare si traducono in relazioni giuridiche ed atti di giustizia; il diritto canonico ha un vero carattere giuridico che si manifesta negli aspetti che testimoniano la sua essenziale originalità. Negli ultimi due orientamenti c’è uno sforzo di collegare la teologia al diritto, una profonda consapevolezza del carattere di scienza sacra e pure una riaffermazione della giuridicità del diritto canonico e quindi la scienza canonistica non può che essere scienza giuridica. In conclusione il diritto canonico ha carattere teologico nel senso che solo la teologia può fornire ragioni di senso, ma la rivendicazione del carattere teologico ci fornisce qualche indicazione ontologica ma non propriamente metodologica. Quindi il diritto canonico, in quanto diritto, non può essere studiato che con metodo giuridico.

Il tempo e lo spazio
L’esperienza giuridica nel divenire della storia
Parlare di esperienza giuridica nel divenire della storia significa parlare dell’evoluzione nel corso di venti secoli del diritto canonico, inteso come insieme di norme (diritto scritto) interpretate e la giurisprudenza (diritto vivente) ma anche inteso come complesso di istituti giuridici ovvero strutture

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ecclesiali. La conoscenza e lo studio della storia del diritto canonico sono importanti per due ragioni: la prima è di carattere culturale. La storia del diritto canonico svolge una funzione nella formazione della cultura del giurista, ha cioè lo scopo di far comprendere i forti nessi tra il diritto e la società che lo produce e di fargli comprendere inoltre che diritto non è solo il diritto positivo dello Stato. Vuole quindi fare del giurista un cultore del diritto. La seconda ragione è prettamente storica. L’ordinamento canonico si è sviluppato dalle origini della Chiesa fino ai giorni nostri senza soluzioni di continuità, gli stati invece si sono sempre modificati nel tempo e con loro i rispettivi ordinamenti giuridici. La soluzione di continuità può anche essere avvenuta per fattori diversi all’interno della realtà statuale; le moderne codificazioni hanno rappresentato sempre una rottura con il passato e sono state l’espressione di far diventare “storico” il diritto vigente sostituendolo con un diritto nuovo. Ad esempio, nel senso della territorialità sono passati dal diritto universale ad un diritto limitato al territorio; nel senso linguistico, dal diritto espresso in latino ad un diritto delle lingue volgari; nel senso culturale, da un diritto legato ad una visione religiosa del mondo e della vita, ad un diritto laico e neutrale. Nel caso del diritto canonico, la Chiesa ha conosciuto mutamenti ed istituzionali ma si sono venuti producendo sempre all’interno dello stesso corpo sociale che non ha conosciuto fratture. La codificazione canonica del 1917, infatti, non è stato un atto di rottura con il passato ma la riproposizione del vecchio diritto depurato di quanto era ormai superato e nella nuova forma di codificazione che serviva a sistemare il diritto già in vigore. La conoscenza della storia non ha solo una valenza culturale ma è assolutamente necessaria per il lavoro del giurista, perché ai fini ermeneutica può risultare necessario o utile conoscere quali furono le ragioni storiche per le quali quella determinata norma fu posta. Il canone 17 del vigente codice detta i criteri dell’interpretazione e dice che le norme sono da intendersi secondo il significato proprio delle parole considerato nel testo e nel contesto, inoltre se esse rimanessero dubbie o oscure, si deve ricorrere ai luoghi paralleli, se ce ne sono, al fine e alle circostanze della legge e all’intendimento del legislatore.

Le stagioni del diritto canonico
L’esperienza giuridica canonistica si divide in quattro grandi periodi. Questa periodizzazione mette in evidenza un singolare fenomeno di accelerazione, cioè i periodi non hanno la stessa lunghezza temporale ma sono segmenti di tempo sempre più brevi. Il primo periodo è detto pregrazianeo e abbraccia il primo millennio di vita della Chiesa, il secondo è detto classico e va dal XII al XVI secolo, il terzo è detto moderno e riguarda dal secolo XVII al secolo XIX, il quarto è detto periodo contemporaneo e si estende per tutto il secolo XX fino ai giorni nostri. Questa accelerazione dipende sicuramente dalla necessità per l’ordinamento giuridico della Chiesa di adeguarsi, ma anche l’espressione di società umane in sempre più rapida trasformazione. Il primo millennio è chiamato periodo pregrazianeo perché precede l’opera di Graziano. Nei primi tre secoli, dalle origini della Chiesa all’Editto di Costantino (313), grazie a quest’ultimo cessarono le persecuzioni contro i cristiani e il cristianesimo divenne “religio licita” nell’impero romano, inoltre le basi fondamentali del diritto canonico sono costituite dal diritto divino ricavabile dalla Sacra Scrittura e dagli altri scritti neotestamentari. Una rappresentazione della vita della primitiva comunità cristiana e le sue regole non scritte si trova negli Atti degli Apostoli, testo degli anni 80 d.C. Altre fonti scritte si trovano nella letteratura antica, dai Padri apostolici ai Padri della Chiesa. Un’altra importantissima fonte è la Tradizione, cioè gli insegnamenti degli Apostoli e dei loro successori. Il diritto delle prime comunità cristiane era essenziale, poco normato, debitore in molte parti del diritto ebraico. Ma le diverse comunità cristiane sparse in Medio Oriente iniziarono subito ad avere proprie tradizioni liturgiche e propri stili di vita, basta ricordare la famosa controversia sull’ammissibilità dei pagani nella Chiesa che vide convergere le posizioni di Pietro e di Paolo nel primo Concilio, il Concilio di Gerusalemme fra il 48 ed il 50 d.C. L’espansione del cristianesimo in Occidente lo porta a contatto con il mondo romano e il diritto canonico iniziò ad acquisire elementi giuridici tratti dall’esperienza romanistica. La strutturazione della Chiesa in Chiese particolari territorialmente individuate porta ai primi nuclei di una legislazione locale ad opera dei Vescovi. Le prime opere per poter ricostruire la disciplina della comunità ecclesiale sono per l’Oriente la Didaché o Doctrina duodecim apostolorum del II secolo (si ricorda anche la Didascalia nella seconda metà del III secolo) e per l’Occidente la Traditio Apostolica di s. Ippolito scritta in greco a Roma intorno al 218. Queste opere furono un modello per altre ed erano tutte caratterizzate dagli stessi elementi: una non distinzione tra norme giuridiche e norme morali; l’attenzione verso il culto e i sacramenti; la convivenza fra Chiesa carismatica e Chiesa istituzionale. A partire dall’editto di Teodosio o Costantinopoli (380) la religione

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cristiana divenne la religione ufficiale dell’impero romano, si attiva allora una importante esperienza conciliare per far fronte alle nuove esigenze di una comunità cristiana progressivamente crescente. I Concili sono riunioni di Vescovi di una determinata regione o addirittura di tutti i vescovi (Concili ecumenici) chiamati a risolvere questioni dottrinali e disciplinari. Proprio in questi Concili dal IV secolo si fissa il “credo”, cioè la formulazione esatta del dogma cristiano, e anche le regole giuridiche dette “canoni”. Le prime raccolte di decisioni conciliari e di canoni iniziarono in questo periodo, una delle più importanti fu quella commissionata a Dionigi il Piccolo dal Papa e redatta tra la fine del V secolo ed i primi decenni del VI, chiamata Codex canonum o Corpus canonum, più tardi nel VIII secolo detta Collectio Dionisio – Hadriana perché raccoglie tutte le decisioni conciliari e tutte le lettere decretali dei pontefici romani. Dimostrava inoltre il primato sia di onore sia di giurisdizione del Papa su tutta la Chiesa, attraverso provvedimenti pontifici sia amministrativi sia normativi detti le decretales. Alla fine del VII secolo, con il Concilio Trullano (692), si attiva il processo di separazione tra Chiesa d’Oriente e Chiesa d’Occidente. Lo sviluppo del diritto canonico in Occidente vede nella fine del VI secolo e l’inizio del seguente la nascita dei Canones poenitentiales apostolorum in Irlanda e in Inghilterra, pur non avendo ancora chiara la distinzione tra morale e diritto e quindi fra peccato e reato fu molto importante per il diritto penale moderno perché introdusse i sistemi di classificazione dei peccati e dei crimini a seconda della gravità, con conseguente graduazione delle pene. Il periodo classico inizia nella metà del XIII secolo grazie all’apporto dato sia alla scienza sia alla pratica del diritto dal Decretum di Graziano (1140 circa), monaco camaldolese e professore all’Università di Bologna, che per ragioni didattiche raccolse una molteplicità di fonti canoniche delle quali, di volta in volta, cercava di offrire un’interpretazione coerente. Per tale ragione l’opera fu denominata anche Concordia discordantium canonum, proprio perché cercava di rimediare alle contraddizioni tra le varie fonti. L’opera ebbe talmente tanto successo che fu poi incorporata nel Corpus Iuris Canonici, la compilazione di testi normativi come fonte ufficiale del diritto della Chiesa fino alla codificazione canonica del 1917. Il Corpus Iuris Canonici era dunque formato: dal Decretum, dalle Decretales Gregorii IX (1234) o anche dette Liber Extra (raccolta di decretali pontificie in cinque libri curata da s. Raimondo di Penyafort), dal Liber Sextus di Bonifacio VIII (1298), dalle Clementinae cioè le decretali di Clemente V (promulgate da Giovanni XXII nel 1317) e da due compilazioni di origine privata dette le Extravagantes Ioannis XXII e le Extravagantes communes (la prima costituzioni di Giovanni XXII e la seconda decretali di diversi pontefici). Queste collezioni furono oggetto di glosse, cioè di annotazioni a margine, da parte della dottrina giuridica. La nascita e lo sviluppo delle università nell’età medioevale favorì un rigoglioso sviluppo della scienza giuridica in generale, sviluppando anche un’ampia letteratura giuridica: decretisti (commentatori del Decretum), decretalisti (commentatori delle decretali pontificie), glossatori e commentatori dei testi del diritto romano. Si nota in questo periodo l’affermarsi progressivo di un ruolo fondamentale del diritto di origine pontificia, con il parallelo restringersi del diritto particolare cioè dei Vescovi diocesani, dei sinodi e dei concili provinciali. Si afferma anche la categoria delle “causae maiores” cioè le questioni di maggior momento riservate alla competenza esclusiva del Pontefice. Il periodo moderno è caratterizzato dalle riforme del Concilio di Trento (1545 – 1565), convocato per rispondere alla grave frattura operata nella Chiesa d’Occidente dal moto riformatore di Martin Lutero (1517). Il Concilio vuole rispondere alla Riforma protestante con una Riforma cattolica o Controriforma, adottare cioè una serie di provvedimenti sia di carattere dottrinale sia di carattere disciplinare. Vengono emanati perciò una serie di decreti destinati a riformare profondamente la vita della Chiesa, a questi si aggiungono gli atti dei Pontefici raccolti in serie cronologica dette “Bullarii”, le disposizioni amministrative e le decisioni giurisdizionali emanate dai dicasteri e dai tribunali della Curia romana (attraverso i quali, dopo le riforme di Sisto V nel 1588, i Papi governano la Chiesa universale). Il carattere di questo periodo, che va dal XVI al XVIII secolo, è l’attrazione della vita giuridica della Chiesa a livello romano. Si riducono le autonomie delle Chiese locali e dei Vescovi, il diritto canonico diventa sempre più diritto pontificio. Anche sul piano dell’organizzazione ecclesiastica assistiamo ad un processo di centralizzazione a Roma per difendere l’unità della Chiesa dai pericoli sia dall’interno sia dall’esterno, cioè dallo Stato sovrano che pretende di essere sopra alla Chiesa. Contro la politica e la legislazione ecclesiastica posta in essere dagli Stati per controllare la Chiesa (giurisdizionalismo), i canonisti rispondono difendendo le libertà ecclesiastiche, la non soggezione della Chiesa al potere politico anzi la sua indipendenza da esso poiché società giuridicamente perfetta (societas iuridice perfecta) come lo Stato. Si sviluppa una nuova branca della scienza giuridica canonistica detta diritto pubblico ecclesiastico esterno (ius publicum ecclesiasticum externum) che afferma che Stato e Chiesa sono una temporale e l’altra spirituale, società

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I codificatori del 1917 aveva piuttosto avvicinato il diritto canonico ai diritti secolari. Questa revisione fu manifestata da Giovanni XXIII il 25 gennaio 1959 ai cardinali riuniti presso la basilica di San Paolo fuori le mura. La fine dell’ancien régime e l’avvento dello Stato liberale. La revisione del codice avrebbe dovuto: tenere l’indole giuridica del codice. Una diversità non solo formale ma anche sostanziale. già auspicata nel Concilio Vaticano I. La codificazione per la Chiesa significa una riformulazione del diritto canonico senza la collaborazione del diritto secolare (etsiamsi Respublica non daretur). Si tratta dei Principia quae Codicis Iuris Canonici recognitionem proponuntur. Infatti il diritto canonico perde il sostegno dei diritti secolari. Lo sforzo d’armonizzazione del diritto canonico ai principi conciliari ha portato un’accentuazione delle distinzioni e delle particolarità del codice canonico rispetto alle moderne codificazioni civili. Una delle caratteristiche nel codice di diritto canonico promulgato il 25 gennaio 1983 da Giovanni Paolo II con la costituzione apostolica Sacrae disciplinae leges (in vigore dal 27 novembre dello stesso anno) era la diversità rispetto al codice precedente. il 3 febbraio 1983. con l’effetto di segnare il punto storico di più netta separazione tra la teologia ed il diritto canonico. osservava che i postulati conciliari trovano nel nuovo codice esatti e puntuali riscontri. voluto da Giovanni XXIII (1958 – 1963) insieme alla revisione del codice di diritto canonico. allo studio del Sinodo dei Vescovi del 1967. quindi all’opposto un periodo di maggior avvicinamento del diritto canonico ai diritti secolari. A conclusione della prima sessione plenaria della Commissione. Lo stesso Giovanni Paolo II. avvenuta il 12 novembre 1963. Il codex esprime un diritto canonico tutto orientato all’interno della società ecclesiale e tutto riposto nella propria forza interiore. Il distacco tra nuove e vecchie norme appare più accentuato tra la codificazione del 1983 e quella del 1917 che non tra questa ed il diritto previdente perché la funzione del codice del 1917 era trasformare nel moderno strumento del codice il complesso delle norme canoniche. Il conflitto e poi il distacco tra Chiesa e Stati si riflette in una progressiva separazione del diritto canonico dal diritto secolare che culmina dopo la rivoluzione francese. conferire in via ordinaria ai Vescovi diocesani della facoltà di dispensa dalle leggi generali. accentuare il carattere pastorale del diritto della Chiesa. riservando alla suprema autorità della Chiesa universale e alle altre autorità superiori quelle cause che esigano un’eccezione al principio della concessione. cioè la ecclesiologia conciliare. lo stesso Giovanni Paolo II scriveva: “questo nuovo Codice potrebbe intendersi come un grande sforzo di tradurre in linguaggio canonistico questa stessa dottrina. separatista. Il periodo contemporaneo è caratterizzato soprattutto dal Concilio Vaticano II. L’armonizzazione seguiva alcune linee direttive individuate dalla Commissione per la revisione del codice di diritto canonico e sottoposte. insieme alla politica concordataria.giuridicamente perfette per cui una indipendente dall’altra e i loro rapporti devono essere regolati su basi di parità. voluta da Pio X e promulgata nel 1917 da Benedetto XV. laico aveva marginalizzato ed estromesso il diritto della Chiesa. l’annuncio veniva poco tempo dopo l’elezione del cardinale Roncalli al soglio pontificio e fu avvertito come espressione di un pontificato non destinato alla gestione come si era pensato vista l’età avanzata del nuovo Pontefice. viceversa il legislatore del 1983 ha dovuto procedere all’armonizzazione del diritto canonico con i principi del Vaticano II. nei moderni Stati assolutistici il diritto canonico si era venuto sviluppando in simbiosi con il diritto statale. Al momento dell’annuncio Giovanni XXIII aveva parlato di revisione del codice. Si compiva una sua reviviscenza nel diritto degli Stati che poco a poco restituivano al diritto canonico il loro appoggio. migliorare la definizione e la tutela dei diritti della persona. Dopo l’esperienza della christianitas medioevale. assicurare uno stretto coordinamento tra foro esterno e foro interno. non di una nuova codificazione tanto che l’organismo appositamente costituito il 28 marzo 1963 fu denominato Pontificia Commissione per la revisione del codice di diritto canonico. per ordine di Paolo VI. inoltre costituisce il presupposto necessario. dogmatica Lumen Gentium e pastorale Gaudium et spes”. questo processo negativo si era prodotto proprio con il processo di codificazione. da questo scaturisce il ricorso del legislatore canonico al moderno istituto della codificazione. il giurisdizionalismo confessionista di quegli Stati aveva nonostante tutto dato appoggio al diritto canonico. distinguere meglio le funzioni della potestà ecclesiastica 10 . infatti il pontificato di Pio X segna il massimo isolamento della Santa Sede nelle relazioni internazionali. nel corso della cerimonia ufficiale di presentazione del nuovo codice. Nella costituzione apostolica Sacrae disciplinae leges. inoltre c’è un carattere di complementarità tra il Codice e le due Costituzioni. Gli effetti erano stai gravemente negativi. L’avvento del codex è il segno della fine della solidarietà tra diritto canonico e diritto degli Stati. approvati dall’assemblea sinodale il 7 ottobre 1967. i cardinali avvertirono la necessità di differire i lavori formali per la revisione del codice a dopo la conclusione del Concilio per la previsione che i deliberati conciliari avrebbero potuto incidere. perché il diritto canonico tornasse ad essere vigente negli ordinamenti statali. applicare nella Chiesa il principio di sussidiarietà.

l’altra più innovativa ed elastica. e quella Orientale. Il testo del nuovo codice promulgato nel 1983 manifesta una sostanziale e rigorosa fedeltà a queste linee direttive. Per capire il rapporto tra Chiesa latina e Chiese orientali richiamiamo alcuni documenti del Concilio Vaticano II. in Oriente una pluralità di Chiese ognuna delle quali si distingue per rito. Inoltre influì la vicenda storico politica della divisione dell’impero romano nelle due espressioni d’Occidente e di Oriente. dagli stessi sacramenti e dallo stesso governo. Un esempio è l’istituzione dei vicari apostolici.politica tra le due realtà del sacro romano impero in Occidente e l’impero bizantino in Oriente. figura istituzionale per 11 . dalla quale si staccarono con lo scisma del 1054. i quali godono di una proprio disciplina. In realtà lo scisma fu il punto di arrivo di un processo di allontanamento iniziato già nel VII secolo. Unità e varietà L’azione missionaria o “implantatio Ecclesiae”. ha un influsso sugli sviluppi del diritto canonico. La vita interna della Chiesa. La Chiesa cattolica universale nella propria unità si distingue in riti e quindi in Chiese sui iuris. I metodi missionari della terza erano nuovi perché legati a differenti condizioni ambientali. favorendo la nascita di nuove norme e nuovi istituti. Armena e Caldea. ma dal punto di vista pratico avviava i processi di riorganizzazione istituzionale e giuridico . da infliggersi solo nel foro esterno.) la seconda invece vita molto più lunga (crollo 1453). uniti nello Spirito Santo dalla stessa fede. sociali. Nel lungo corso della storia determinate comunità di fedeli hanno strutturato un proprio modo di vivere ed esprimere la comune fede cristiana producendo di conseguenza un diritto canonico proprio. rivedere il principio della permanenza dell’indole territoriale nell’esercizio del governo ecclesiastico. di un proprio uso liturgico. Nella costituzione dogmatica sulla Chiesa Lumen gentium (1964) si dice che per divina provvidenza è avvenuto che varie Chiese. le Chiese sui iuris orientali cattoliche. Le antiche Chiese patriarcali ne hanno generato altre che sono come loro figlie.e curare particolarmente il diritto processuale. insieme all’accentramento romano del governo. mantenere il diritto penale. I riti si strutturano giuridicamente in Chiese dette sui iuris o autonome avente ciascuna il proprio diritto. la Chiesa latina. nei Paesi d’antica cristianità. ed eliminazione al massimo delle pene latae sententiae. Ad esempio nel decreto Orientalium Ecclesiarum (1964) si dice che la Chiesa santa e cattolica si compone di fedeli. cioè quelle Chiese cristiane che non sono in comunione con la Chiesa cattolica. come organismo unitario e centralizzato. durante i secoli. nella loro particolarità esse sono tuttavia ugualmente affidate al pastorale governo del Romano Pontefice. Antiochena. All’interno di questo sistema il codex iuris canonici riguarda la sola Chiesa latina. dopo le reciproche scomuniche di papa Leone IX e del patriarca di Costantinopoli Michele Cerulario.C. Queste ultime sono state riconosciute in epoche diverse dalla suprema autorità della Chiesa cattolica. ma con generale riduzione delle sanzioni canoniche a pene ferendae sententiae. questi diritti particolari trovano riferimento comune nel Codex Canonum Ecclesiarum Orientalium promulgato da Giovanni Paolo II il primo ottobre 1990. Le scoperte geografiche segnano il passaggio dall’età di mezzo all’età moderna e creano una nuova espansione missionaria. Le tradizioni cui le ventuno Chiese cattoliche di rito orientale si riallacciano sono sostanzialmente cinque: Alessandrina. La Chiesa cattolica dunque esprime al proprio interno due tradizioni: la Chiesa latina. quando la Chiesa bizantina riunita nel concilio Trullano (691 – 692) emanò delle disposizioni che non furono recepite in Occidente. Occidente ed Oriente Il diritto canonico contiene due grandi tradizioni: quella Occidentale. cioè per patrimonio liturgico. Costantinopolitana. nei Paesi di missione. culturali e politiche. la prima destinata ad avere vita breve (crollo nel 476 d. perciò nuovi erano anche gli strumenti giuridico – istituzionali. Si forma quindi una branca specialistica del diritto canonico denominata diritto canonico missionario (ius missionarium). Il rapporto tra unità e pluralismo ecclesiale è evidenziato dai due documenti dove si afferma che nella comunione ecclesiastica vi sono legittimamente delle Chiese particolari che godono di proprie tradizioni. La frantumazione dell’unità politica dell’impero romano divenuto cristiano poneva però in crisi l’idea che all’unico regno celeste dovesse corrispondere un unico regno terrestre. si sono costituite in molti gruppi. spirituale e disciplinare. Da queste si distinguono le Chiese ortodosse. il codex canonum ecclesiarum orentalium riguarda tutte e sole le Chiese orientali cattoliche. di un patrimonio teologico e spirituale proprio. dopo la prima dell’età cristiana ad opera di Paolo verso i “gentili” e la seconda dell’età medioevale verso gli anglosassoni e gli slavi. Nascono nuove prassi di governo sia per la produzione normativa sia per l’amministrazione. teologico. vede due diverse modalità di reggimento del popolo di Dio: una tradizionale. che segue le grandi scoperte geografiche dell’inizio dell’era moderna (1492).

il diritto canonico. con quest’ultima il diritto missionario sembra scomparire dando luogo alla più generale estensione di un diritto comune divenuto poi più missionario. Inoltre si parla anche della condizione giuridica dei non battezzati che venivano chiamati ancora “infedeli”. motivata dalla reazione ai condizionamenti delle grandi potenze coloniali che tendevano ad avere nelle missioni un clero nazionale. Le sue norme ed i suoi istituti però hanno una notevole influenza sul diritto generale. Dal punto di vista istituzionale l’espansione missionaria. Le controversie giurisdizionalistiche del Patronato costituiscono un ripensamento sul senso e sul fine del diritto nella Chiesa: quello della sua finalizzazione pastorale. assommando tutte le funzioni ordinariamente ripartite. avendo il potere di emanare decreti generali aventi forza di legge. Al governo della Chiesa locale attraverso l’ordinaria gerarchia si sostituiva un governo accentrato nella Sede Apolitica che non poteva essere soggetto alla giurisdizione regia e che veniva espletato attraverso vicari. Le attribuzioni della Congregazione non si limitavano all’esercizio di funzioni amministrative ma si estendevano anche alla funzione legislativa. non potendosi armonizzare due potestà concorrenti. da un punto di vista storico rispondeva all’esigenza di emancipazione e dal punto di vista ecclesiologico e giuridico veniva ad introdurre significativi elementi di novità. La progressiva accentuazione di una concezione personalistica e non territorialistica delle Chiese locali nei territori di missione. e dopo la svolta Tridentina. lo ius nominandi dei Vescovi da parte del sovrano. La Congregazione. Si crea insomma una situazione di concorrenza tra due diverse autorità: quella ecclesiastica e quella regia. porta delle modifiche negli organi di governo della Chiesa universale. L’attribuzione di poteri senza la contestuale revoca dei privilegi concessi precedentemente alle corone spagnola e portoghese portò un conflitto con il Patronato. Gregorio XV istituisce la Congregazione “de Propaganda fide” destinata ad organizzare e sostenere la propagazione della fede cristiana. Questi prelati hanno la stessa dignità e potestà dei Vescovi diocesani. Dopo l’età medioevale. reagisce con l’emancipazione dell’azione missionaria e della vita delle giovani Chiese nei Paesi extraeuropei dai limiti e dagli impedimenti di Patronato. pur nel formale rispetto degli jura maiestatica circa sacra. da qui l’avvento del clero indigeno considerato anche più idoneo per portare il messaggio evangelico. che accentua la teologia dell’universalità della Chiesa e l’accentramento del suo governo. Lo ius missionarium nasco come diritto speciale rispetto al diritto generale e comune. Questo segna una prima svolta in senso spiritualista del diritto. Ha sviluppato essenzialmente la prima. con il principio della “plenitudo potestatis”. Aveva una duplice funzione: diffondere la religione cattolica presso gli infedeli (missio ad gentes) e tutelare il sacro patrimonio della fede nelle regioni europee devastate dall’eresia (missio ad intra). Gli argomenti principali del conflitto erano: la libertà di accesso dei rappresentanti di Propaganda e dei missionari nelle terre di missione. Con la costituzione apostolica Inscrutabili divinae Providentiae del 22 giugno 1622. la seconda sarà con la codificazione del 1917 e con la codificazione latina del 1983. Il conflitto tra le due autorità era in realtà sussistente in re ipsa. 12 . Infatti nasce una nuova attenzione ai problemi del reclutamento e della formazione del clero. che inizia alla fine del XV secolo. della sua strumentalità alla salus animarum. ecco perché questo dicastero è detto “ceteras Congregationes habet in ventre”. All’inizio si cercò di armonizzare le due differenti competenze ma quest’esperienza di collaborazione durò poco. l’esperienza missionaria costituisce la frontiera avanzata della sperimentazione di un diritto canonico di produzione pontificia. fedele al proprio Paese.poter provvedere al governo ecclesiastico delle Chiese particolari nei territori di missione. anziché come realtà istituzionale legata ad un territorio. il complesso di diritti e di obblighi che la Santa Sede aveva dato loro dalla metà del XV secolo affidando la parte orientale al Portogallo e la parte occidentale alla Spagna. il placet regio agli atti dell’autorità ecclesiastica. Viceversa alla Chiesa interessava favorire l’impegno missionario di un clero che fosse zelante nell’opera apostolica e fedele alla Santa Sede. Queste controversie portano quindi la nascita di un nuovo diritto canonico. Sin dal 1623 comincerà ad esercitare il governo delle missioni in maniera esclusiva. infatti quest’ultimo risulta essere l’estensione alla generalità della comunità dei fedeli di norme ed istituti nati nell’ambito dello ius canonicum missionarium. Un altro esempio dell’influenza del diritto missionario è il regime giuridico delle persone fisiche. Certamente questi avvenimenti accentuano il passaggio del diritto canonico a prevalente diritto pontificio. potevano essere nominati direttamente dalla Santa Sede senza formale violazione delle prerogative regie. l’estensione dei privilegi concessi dai Pontefici ai sovrani iberici. L’introduzione nei territori di missione di forme governo diverse ed originali immette nel diritto canonico e nella stessa ecclesiologia quell’idea della Chiesa locale come comunità di persone.

Le fonti storiche sono le raccolte nelle quali sono contenute le norme canoniche prodotte via via nel corso del tempo ma non più in vigore (ius vetus). Tra le fonti si aggiunge anche la giurisprudenza. sinodali. ai principi generali del diritto. ma da questa sono fatte valere. Nel diritto canonico le leggi previgenti sono molto importanti perché l’ordinamento giuridico della Chiesa si è venuto evolvendo senza soluzione di continuità e molto spesso per interpretare correttamente una disposizione risulta utile conoscerne le ragioni originarie. In particolare sono i tribunali pontifici della Segnatura Apostolica e della Rota romana ad avere questa rilevanza normativa. cioè da un’autorità umana. Le fonti di produzione. territoriali (le circostanze territoriali sono le diocesi con a capo il vescovo) e personali (nella Chiesa esistono delle situazioni particolari di cui l’ordinamento deve tener conto.Diritto divino e diritto umano Le fonti del diritto canonico Con il termine fonti si possono indicare varie realtà: fonti di produzione. o “fontes existendi”. istituto che ha una funzione correttiva della legge quando la sua applicazione in casi concreti è produttrice di ingiustizia o contrasta con lo spirito di carità e le esigenze spirituali dell’ordinamento canonico. generali (norme per tutti) e speciali (riguardano una materia nello specifico). fonti storiche. alla prassi della Curia romana) può costituire criterio per decidere una causa purché non sia un giudizio penale. le raccolte più importanti sono il Corpus Iuris Canonici e il codice di diritto canonico del 1917. quindi il giudice ecclesiastico non è legato solo al diritto formalmente prodotto dal legislatore ma è tenuto ad applicare nel proprio giudizio il diritto divino. conciliari (concilio ecumenico). Il diritto divino naturale e positivo La particolarità dell’ordinamento giuridico della Chiesa è che ha alla sua base il diritto divino. ha una certa rilevanza normativa. infatti il diritto canonico si avvicina molto alla regola giurisprudenziale tipica degli ordinamenti giuridici di common law. sono sia gli organi e le procedure attraverso le quali vengono prodotte le norme canoniche. cioè un complesso di norme che non sono state poste dal legislatore ecclesiastico. i Tribunali ecclesiastici diocesani e metropolitani. la Rota romana. non potendo creare nuove norme. “opinio iuris ac necessitatis” (elemento soggettivo). Anche la dottrina canonistica può diventare fonte normativa sussidiaria. capitolari. fonti di cognizione. Il giudice è chiamato ad applicare la legge. sono le raccolte e i documenti nei quali sono contenute le norme canoniche. sia le forme che tali norme assumono. nel caso di lacune dell’ordinamento il parere costante e comune dei canonisti (insieme all’analogia. Quindi la posizione di assoluta preminenza è tenuta dalle leggi. ma opera in un ordinamento aperto al diritto divino naturale e positivo. che possono distinguersi: a) per autore: pontificie (Papa). Questo può condurre fino alla disapplicazione di una norma di diritto positivo. episcopali (vescovo). alla giurisprudenza. In ragione delle modalità con le quali queste norme sono 13 . intesa come interpretare ed applicare la legge canonica ai casi concreti. invece. le raccolte più importanti sono il codice di diritto canonico ed il codice dei canoni delle Chiese orientali. il caso della “aequitas canonica”. Quindi la giurisprudenza. è prodotta da una determinata comunità organizzata attraverso la perenne osservanza (elemento oggettivo). b) per tipologia: universali (dirette a tutti i fedeli cattolici) e particolari (dirette ad una categoria di persone o ad un luogo). Si concede ampio spazio alla consuetudine che non deve essere contro il diritto divino ma “secundum legem” o “praeter legem” cioè al di là del diritto se il diritto non c’è. cioè le sentenza pronunciate dai competenti organi giudiziari della Chiesa ovvero la Segnatura Apostolica. Le fonti di cognizione. Alla legge si aggiunge la consuetudine (diritto oggettivo non scritto). ad esempio tra cattolici di rito diverso che vivono nella stesso territorio la legge si applica in base al rito di appartenenza). rafforzata dal convincimento generale della sua giuridicità e della sua necessità.

ma è bene notare che la predicazione di Gesù non era volta ad affermare una normativa più rigorosa in materia. Questo è un insegnamento tratto direttamente dal racconto della creazione contenuto nell’Antico Testamento nel libro della Genesi. Tra diritto naturale e diritto divino positivo possono anche non esserci nessi nel senso che il diritto divino positivo non vuole innovare il diritto naturale ma porre principi che vanno al di là di questo. dalla intrinseca validità. ma ciò non significa che non possa essere oggetto di approfondimenti. In parte è riconducibile alla figura dell’associazione perché sociologicamente è costituita da un gruppo organizzato di persone ma la sua esistenza. cioè la sussistenza prima ed a prescindere da qualsiasi legislatore positivo. Il diritto divino positivo è costituito dalle norme che sono state manifestate dalla Rivelazione divina e sono quindi ricavabili dall’Antico e dal Nuovo Testamento. 220). sottolinea la valenza unitiva del matrimonio e ne evidenzia le essenziali proprietà dell’unità e dell’indissolubilità. 219 e can. i mezzi da utilizzare. Dal complesso dei testi che toccano la questione emerge la coscienza nel popolo ebraico della mancata fede al progetto originario e una sensibilità per il divorzio che viene avvertito come un male tollerato. Un caso sono le norme che riguardano la Chiesa e la conformano secondo la volontà del suo Divino Fondatore. i mezzi. e diritto divino positivo. cioè le spettanze che ad ogni uomo vanno riconosciute in ragione della dignità della persona umana. è in parte una fondazione perché è un ente che ha finalità e mezzi determinati dalla figura del Fondatore ma è caratterizzata da una base personale e non patrimoniale. risulta un parziale abbandono del rigore del progetto originario causato dalla durezza del cuore. le regole fondamentali di governo ed i criteri di appartenenza. I Vangeli invece sono categorici nella condanna del divorzio. associazione e fondazione. Questi principi sono essenziali perché determinano la struttura e il funzionamento della costituzione della Chiesa. 96). altro caso è quello del riconoscimento dello “ius connubii” cioè diritto di contrarre matrimonio (can. nonché dalla Tradizione Apostolica. Il diritto divino positivo è immodificabile. Al diritto divino positivo si riconducono il complesso di diritti e doveri soprannaturali che si riferiscono non alla persona in quanto tale ma in quanto incorporata a Cristo mediante il battesimo (can. qui la parola della fede illumina la realtà naturale. le regole di organizzazione. La Chiesa quindi è realtà spirituale che si incarna in un organismo sociale e non è sottratta alle norme che per natura caratterizzano la vita dei corpi sociali. non sono determinate dalla volontà degli associati. ma partecipa sia ad una sia all’altra senza essere né l’una né l’altra. 750) che segue la Tradizione apostolica e tiene conto della prassi secolare della Chiesa. Questo diritto è caratterizzato dalla metapositività. Il diritto naturale non può non riguardare anche quella società di uomini costituita dai battezzati nella Chiesa cattolica. 336). come il diritto ad essere immuni da qualsiasi costrizione nella scelta dello stato di vita o dal diritto al buon nome e alla salvaguardia della vita privata (can. in realtà tende a riaffermare l’originale progetto del Creatore sul matrimonio. 1058). da una superiore obbligatorietà derivante dalla sua origine divina e non umana.state prodotte e dei destinatari. Un esempio di diritto naturale sono sicuramente i diritti umani. come ad esempio l’indissolubilità del matrimonio è un precetto di diritto naturale ma nel matrimonio-sacramento l’indissolubilità diviene assoluta per un precetto di diritto divino positivo. Al diritto divino positivo attiene anche la missione della Chiesa cioè annunciare la verità rivelata (can. 747). compito che spetta al Magistero ecclesiastico (can. La Chiesa non è inquadrabile nelle due grandi configurazioni in cui la dottrina giuridica riconduce la realtà artificiale delle persone morali. vige a prescindere da tutto. Tra diritto naturale e diritto divino positivo può esserci un nesso poiché il secondo ribadisce ed esplicita precetti che sono propri del primo. ovvero i mezzi con cui la Chiesa è chiamata ad operare cioè i sacramenti che sono segni e mezzi mediante i quali la fede viene espressa e irrobustita. dello stesso convincimento diffuso nella 14 . le possiamo distinguere in diritto divino naturale. o diritto naturale. le condizioni per farne parte. 331. Dunque il diritto divino positivo è dato dall’insieme di principi che sono intimamente e strutturalmente connessi con la Chiesa in quanto entità fondata da Cristo. Tutto il contesto è dominato dall’idea dell’una caro contenuta nel racconto biblico che offre il senso della struttura esistenziale del matrimonio. 330. chiamata necessariamente a vivere secondo le regole naturali d’ogni formazione sociale. dalla assiologia superiorità rispetto al diritto positivo. le sue finalità. come ad esempio il carattere gerarchico che vede due soggetti di suprema autorità congiunti in un’unità organica: il Romano Pontefice e il Collegio episcopale (composto dai Vescovi) il cui capo è il Pontefice (cann. Il diritto naturale è dato dall’insieme di principi non scritti che sono stati impressi da Dio nella coscienza dell’uomo e che hanno valore universale. Nell’Antico Testamento la previsione della legislazione mosaica. irriformabili perché posti dal legislatore divino. il quale ha dato precise finalità da perseguire nel tempo. o diritto divino rivelato. cioè restaurare il precetto di diritto naturale sull’indissolubilità del matrimonio (lettere di Paolo). che ammetteva in alcuni casi il ripudio.

La consuetudine può avere forza di legge ma è necessario che la condotta in cui si attualizza sia stata osservata da una comunità capace almeno di ricevere una legge (can. se invece la legge particolare è posta dal legislatore inferiore. In passato con la concezione positivistica si riteneva che i principi e le disposizioni di diritto divino entrassero a far parte dell’ordinamento tramite un atto di volontà del legislatore ecclesiastico (canonizzazione). cioè poste dal Pontefice. che sia ragionevole e non in contrasto con il diritto divino (can. 23) e 15 . Se il diritto umano di produzione umana dovesse divenire nel caso concreto impedimento al bene spirituale o addirittura occasione di peccato. 24). cioè il diritto posto dai soggetti competenti nella Chiesa. cioè i destinatari vengono ordinariamente individuati secondo il criterio territoriale (secondo i canoni 12 – 13 le norme universali sono rivolte a tutti. Queste leggi si distinguono in leggi generali. In quanto posto dall’autorità umana è storicamente contingente e mutevole. esse prevalgono. cioè il diritto umano è una sorta di trasposizione dei principi del diritto divino. e leggi particolari o speciali. Il diritto umano rappresentata nel divenire della storia la perenne tensione del legislatore ecclesiastico ad uniformarsi “modello”. Solo alle disposizioni di diritto umano si applicano gli istituti che rendono elastico il diritto canonico. che non sia stata espressamente approvata dal legislatore (can. Questa concezione è in realtà infondata perché il diritto divino vige in quanto tale a prescindere da qualsivoglia volontà di legislatore umano. Il Concilio Vaticano II esprime un ripensamento delle tradizionali teoriche dottrinali dando vita a due fondamentali orientamenti: la scuola canonistica di ispirazione teologica e la scuola spagnola di Navarra. 20). Ma anche il supremo legislatore può emanare leggi particolari. la tolleranza. l’equità canonica. 25). sono pubblicate sul bollettino ufficiale denominato Acta Apostolicae Sedis e dopo un periodo di vacatio legis di tre mesi entrano in vigore. è sempre perfettibile ma risulta vincolato al rispetto assoluto del diritto divino naturale e positivo. Quindi gli istituti che danno elasticità al diritto canonico non potranno mai trovare applicazione nel diritto divino. Le leggi canoniche devono essere promulgate (rese pubbliche) ed entrano in vigore dopo un periodo di tempo detto vacatio legis. La seconda pone una teoria che prospetta il rapporto tra diritto divino e diritto umano come un processo di progressivo approfondimento e recezione dei contenuti del primo delle norme positive attraverso il passaggio da una prima fase (positivazione) caratterizzata dalla presa di coscienza ecclesiale dei contenuti del diritto divino. Il diritto divino e il diritto umano non devono essere inquadrati come due ordini giuridici distinti ma in termini di esplicitazione sul piano del diritto umano dei principi di diritto divino. infatti nel caso in cui lo contraddice sarebbe una disposizione illegittima. tuttavia esistono leggi personali i cui destinatari sono individuati con il criterio personale. sovraordinato al diritto umano e dotato di una superiore obbligatorietà.comunità ecclesiale (sensus fidei). non può abrogare né derogare la legge universale che prevale. universali e quindi comuni a tutti. Nel can. l’autorità che ha posto la norma non solo può ma deve disapplicarla perché ci sarebbe la violazione da parte del diritto canonico della finalità suprema della Chiesa (salus animarum). da far venir meno. il quale è vigente. le seconde sono ordinariamente poste dal Vescovo diocesano. come per disciplinare una specifica materia con delle norme speciali: ad esempio i processi di beatificazione e canonizzazione. le norme particolari sono rivolte in un determinato territorio). Per quanto riguarda le leggi gerarchicamente pariordinate vale il principio secondo cui la legge posteriore abroga la precedente o deroga alla medesima (can. 135 infatti si precisa che da parte del legislatore inferiore non può essere data validamente una legge contraria al diritto superiore. Le leggi canoniche normalmente sono territoriali. cioè il costante tentativo di realizzare modalità di esercizio dei diritti e dei doveri che da esso derivano. Il rapporto tra leggi universali e leggi particolari è regolato secondo un rigoroso principio di gerarchia: se le leggi particolari sono poste dal supremo legislatore ecclesiastico. Le prime sono poste dal supremo legislatore nella Chiesa. assorbendo interamente il diritto divino nella teologia. la dispensa. le leggi universali. cioè la grazia. che non sono disciplinati dalle norme generali ma da una legge pontificia particolare (can. 29). ad una successiva in cui tali contenuti vengono formalmente inseriti nell’ordinamento giuridico (formalizzazione). 1403). infatti la loro efficacia è limitata ad un territorio o ad una specifica comunità di persone. Il diritto umano o ecclesiastico Altra fonte del diritto canonico è il diritto umano o ecclesiastico. Il problema si pone quando il diritto divino (naturale e rivelato) viene ad avere vigenza nell’ordinamento canonico. dalla Conferenza episcopale o dal Concilio particolare. Il diritto umano o ecclesiastico è posto ordinariamente nelle leggi ecclesiastiche (can. 7 ss) anche con altri atti come i decreti generali legislativi (can. La prima pone una netta separazione tra diritto divino e diritto umano ecclesiastico ma in direzione opposta rispetto alla tesi della canonizzazione.

Questa Costituzione della Chiesa presenta alcune caratteristiche: innanzitutto è non scritta o materiale. dal punto di vista giuridico – formale. inoltre parla della pena di morte e si pone contro poiché lo Stato non ha il diritto di uccidere perché il popolo non gli ha concesso questo diritto e lo Stato non ha più potere assoluto. ritenuto giusto e dovuto. Le Costituzioni degli Stati possono essere flessibili. allora la risposta sarà positiva. dall’altro dall’estrema adattabilità alle esigenze di tempo e luogo. Vennero elaborati una serie di progetti di legge fondamentale della Chiesa. Durante il Concilio Vaticano II nasce il problema di una formalizzazione della Costituzione promossa da Paolo VI nel 1965 richiamando la singolarità dell’ordinamento giuridico della Chiesa data la sussistenza di due codici: quello latino e quello orientale. A livello di pensiero invece la società reagisce in due modi diversi: con il giusnaturalismo. cioè la divisione dei tre poteri. Il diritto canonico è caratterizzato da un lato dalla rigidità del “corpus legum”. sia osservato per tempo stabilito (can. il fondamento teologico e giuridico della Lex. Se invece per Costituzione si intende. l’inserimento in essa del solo diritto divino o anche del diritto umano. Lex Ecclesiae fundamentalis. Infatti le fonti del diritto canonico positivo sono numerose. il caso più celebre di Costituzione non scritta è quello dell’Inghilterra. ora diventato persona giuridica. Inoltre la consuetudine ha forza di legge quando è “praeter legem”. Cesare Beccaria che scrisse “Dei delitti e delle pene” in cui vuole arrivare al diritto penale moderno per cui la legge predetermina i reati e la rispettiva sanzione. Questo carattere però è assolutamente originale perché attualmente la maggior parte delle Costituzioni sono scritte. Nell’antichità non era così poiché si riconoscevano dei limiti alla legge (es. in una prospettiva ideologico – politica. Un’altra caratteristica della Costituzione della Chiesa è la sua particolarità sotto il profilo della modificabilità. Giovanni Paolo II decise di non proseguire con il progetto ed una parte dei canoni (relativa ai diritti e doveri dei fedeli) furono inseriti nel codice del 1983. le sue finalità e i mezzi non provengono dalla volontà del popolo dei fedeli ma da quella del suo Fondatore. infatti la consuetudine “contra legem” è considerata illegittima mentre la consuetudine “secundum legem” è considerata come il migliore interprete della legge (can. In altre parole. 27). chiamati a cogliere i punti di equilibrio tra l’immobilità statuaria della meta e la mobilità delle forme della carovana. Se la Chiesa abbia una Costituzione A livello giuridico le costituzioni sono ciò che attiene alle grandi rivoluzioni (americana e francese) che segnano la reazione allo Stato assoluto. cioè modificabili con la legge ordinaria. cioè modificabili solo attraverso un procedimento speciale ed aggravato. A questo punto si pone il quesito se la Chiesa abbia o meno una Costituzione. cioè lo Stato nella figura del re (l’état c’est moi) al di sopra della legge (legibus solutus) senza divisione dei poteri. nato con l’idea del contratto sociale di Rousseau secondo cui l’autorità ha il potere che il popolo – sovrano gli delega. la configurabilità di diritti e doveri fondamentali dei fedeli. la compatibilità del carattere rigido delle costituzioni contemporanee con il peculiare aspetto gerarchico della Chiesa. Si pensò quindi di elaborare un testo comune e fondamentale ma la preoccupazione era quella di garantire una cornice giuridica unitaria. ma la sua istituzione. Tutto questo per costituire un limite al potere dello Stato. che però ricevettero molte critiche per vari motivi: la possibilità di trasferire al diritto canonico uno strumento ideologicamente caratterizzato come quello della Costituzione. Se per Costituzione si intende. 26). Il passaggio dalla piccola comunità di Gerusalemme delle origini all’immensa congregatio fidelium e communio ecclesiarum che compongono oggi la Chiesa avviene nel tempo attraverso complessi sviluppi giuridici che non possono sfuggire all’attenzione del canonista e dello storico. cioè l’esistenza del diritto naturale come diritto razionale.che il comportamento. e con l’illuminismo giuridico. che nasce sul presupposto di una sovranità popolare. quando la Costituzione è al vertice nella 16 . allora la risposta sarà negativa. Infatti la Chiesa è una comunità di fedeli. la meta finale determina e condiziona l’ordinamento giuridico. Abbiamo detto invece che a livello giuridico appaiono le costituzioni con l’idea di una legge fondamentale nella quale sono garantiti i diritti della persona e sono delineati i termini della procedura. cioè quando disciplina una materia non normata dal legislatore. la legge fondamentale che ha tra i suoi caratteri la partecipazione popolare alla sua formazione. ma il loro nucleo essenziale è dato dalle norme di diritto divino positivo contenute nella Rivelazione. Antigone). o rigide. In questo secondo orientamento troviamo un autore molto importante. a prescindere dall’esistenza di Dio (ragionare come se Dio non fosse). Potrebbe apparire come un contrasto insanabile tra “l’immobilità statuaria della meta e la voluta mobilità delle forme della carovana” (Le Bras) ma se osserviamo con attenzione svela la singolare economia fra divino ed umano che tutto pervade. l’insieme dei principi che sono al vertice del sistema normativo di un ordinamento primario.

che ovviamente non devono essere in contrasto con l’ordinamento italiano. il caso dei rapporti tra privati che presentano un elemento di estraneità perché intercorrono tra stranieri sul territorio statale o perché hanno ad oggetto beni situati all’estero. cioè forme di organizzazione dell’episcopato di una nazione. affermatesi tra il XIX ed il XX secolo. 342). organismo rappresentativo del collegio episcopale creato dopo il Concilio Vaticano II per favorire una stretta unione fra il Romano Pontefice e i Vescovi (can. piena. cioè degli accordi. è flessibile nella parte di norme poste dal legislatore ecclesiastico. divorzio ripudio. Ad esempio. 337). Anche nei rapporti tra ordinamento canonico e ordinamenti statali si possono porre problemi di questo tipo. in particolare da parte dello Stato. Infatti esistono diversi modelli di divorzio: divorzio sanzione. diciamo che ogni ordinamento si costruisce attorno a dei valori che lo tengono insieme e lo rendono chiuso alla penetrazione di valori che vengono dall’esterno. immediata e universale sulla Chiesa (can. i rapporti tra la Chiesa e lo Stato sono regolati dai concordati. che sancisce il principio di eguaglianza davanti alla legge). divorzio rimedio. Invece alla parte flessibile appartengono ad esempio le norme riguardanti le Conferenze episcopali. Ma questi modelli possono essere considerati validi (delibati)? L’organo destinato a deliberare le sentenze di divorzio esterne. altrimenti si potrebbe creare contrasto nell’ordine pubblico. La Costituzione della Chiesa cattolica è in parte rigida e in parte flessibile: è rigida nella parte di principi e norme di diritto divino. capo del Collegio dei Vescovi. Un altro esempio sono le disposizioni sul collegio episcopale. introdotte nel 1970. 331). è la Corte d’Appello (ad esempio il divorzio ripudio non è considerato valido secondo l’art. Vicario di Cristo e Pastore in terra della Chiesa universale. oppure dalle norme di diritto internazionale privato. il cui capo è il Sommo Pontefice e i cui membri sono i Vescovi. cioè il diritto posto dall’autorità secolare. 447). divorzio per mutuo consenso. Nella parte rigida troviamo ad esempio le norme che regolano la condizione del Papa come Vescovo della Chiesa di Roma. viceversa la rigidità della Costituzione ecclesiale è assoluta perché i suoi contenuti fondamentali non possono essere modificati dal legislatore umano. da qui l’assoluta diversità della Costituzione della Chiesa rispetto alle costituzioni rigide degli Stati: infatti la rigidità di queste ultime è relativa giacché possono essere modificate attraverso dei procedimenti speciali. se invece la Costituzione è sempre al vertice ma ha la stessa forza della norma ordinaria è detta flessibile perché si basa sull’interpretazione di una norma che ad esempio abroga una norma costituzionale. cioè una norma non segue quei valori. Un altro esempio sono le norme del Sinodo dei Vescovi. Nel diritto canonico sono frequenti i richiamo allo ius civile o lex civilis. Diritto canonico e “ius civile” Partendo dal presupposto che gli Stati sovrani negano l’esistenza di un’altra autorità sul popolo e sul territorio. insomma allo ius saeculare. i coniugi come hanno espresso insieme la volontà di sposarsi ora insieme esprimono la volontà di separarsi. in passato in Italia non esistevano norme che regolarizzavano il divorzio. Ad esempio la Costituzione italiana è rigida poiché l’art. è un modello repressivo e consiste nell’allontanamento da parte dell’uomo nei confronti della donna. ma bastava andare all’estero per poter ottenere il divorzio ed ecco che si aveva una situazione di contrasto. imposto dal giudice che si rende conto che ricorrono le circostanze previste dalla legge. 138 dispone per le leggi di revisione costituzionale procedure più complesse. quando non sono risolti in via bilaterale convenzionale. Si tratta perciò dei rapporti che sono oggetto di disciplina del diritto internazionale privato. 3 della Cost. il diritto canonico dispone unilateralmente le modalità con cui disciplinare quel determinato rapporto e nel far questo il legislatore canonico può richiamare una 17 . lo chiedeva il coniuge incolpevole ed è un modello rigoroso. cioè la disciplina da parte di un ordinamento di rapporti che presentano un elemento di estraneità: ad esempio. La prima riguarda il problema nei rapporti tra ordinamenti giuridici primari. Anche il diritto canonico è autoreferenziale e chiuso per quanto riguarda le norme.gerarchia delle fonti e ha una procedura speciale per essere modificata è detta rigida. Le ragioni di questi richiami sono diverse. quindi è unilaterale e rientra solo nel diritto ebraico ed islamico. per cui il Papa in forza del suo ufficio ha potestà ordinaria suprema. collegio che è pure soggetto di suprema e piena potestà sulla Chiesa universale (can. 336) che esercita in modo solenne nel Concilio Ecumenico (can. Si tratta quindi di strutture organizzative che sono sorte nel corso della storia per volontà del legislatore umano e possono quindi da questo essere nel tempo modificate o soppresse. I principi posti dal Divino Fondatore della Chiesa sono irreformabili (non modificabili). aventi la funzione di esercitare congiuntamente alcune funzioni pastorali (can.

1405 sancisce che il Romano Pontefice ha il diritto esclusivo di giudicare nelle cause spirituali o annesse alle spirituali i capi di Stato. cioè quando il diritto canonico non si ricollega ad una norma ma all’effetto: ad esempio. 1290 dispone che le norme di diritto civile vigenti nel territorio sui contratti e sui pagamenti. cioè le norme civili richiamate vengono assunte come norme canoniche. società sovrana nel suo ordine. Il richiamo delle norme secolari può avvenire con diverse modalità: a) rinvio formale o rinvio non ricettizio. siano ugualmente osservate per diritto canonico in materia soggetta alla potestà di governo della Chiesa. ciò significa che il diritto canonico riconosce dalle norme costituzionali chi è il Capo dello Stato. 1059 dispone che il matrimonio dei cattolici è retto non soltanto dal diritto divino ma anche da quello canonico. si ha nei casi in cui l’ordinamento canonico è incompetente a disciplinare una certa materia di competenza propria dello Stato e riconosce effetti giuridici alle norme poste da questa. purché non siamo contrarie al diritto divino e se il diritto canonico non dispone altrimenti. Ultima ragione dei rinvii al diritto statale si trova in alcuni casi in cui il diritto canonico rinuncia a disciplinare con proprie norme per evitare il rischio che tale disciplina non produca effetti anche nell’ordinamento dello Stato sul cui territorio si pone tale situazione. Ad esempio il can. questo comporta un rinvio mobile alle norme così che se queste mutano nell’ordinamento originario. cioè non sono state poste dal legislatore. Quando il diritto canonico richiama lo ius civile fa riferimento all’ordinamento giuridico secolare richiamato nella sua totalità. Esistono però delle materie che oggettivamente hanno una valenza sia nel piano temporale sia nel piano spirituale. La Chiesa. 18 . la Chiesa preferisce utilizzare il diritto statale avendo in questo modo la medesima disciplina in entrambi gli ordinamenti. Nel diritto canonico esiste anche la presupposizione. si ricorre a questo sistema perché porta una fissità della legge. riconosce la sovranità dello Stato nell’ordine che a questo è proprio. istituto civilmente rilevante ma che se contratto tra battezzati è sacramento. Il diritto canonico non conosce distinzione tra rinvio materiale e rinvio formale ma le accomuna in un unico istituto detto “canonizzazione”. muta anche l’ordinamento canonico adeguandosi. i figli adottati secondo le norme civili sono riconosciuti anche dal diritto canonico. In questo modo le norme civili divengono anche norme canoniche. La seconda ragione del richiamo è data da una differenza: mentre i contatti tra gli ordinamenti statali presuppongono sovranità che insistono su territori diversi e sudditi diversi ma aventi competenza nelle medesime materie. 22 secondo cui le leggi civili vengano osservate nel diritto canonico con i medesimi effetti. Ad esempio il can. le cosiddette materie miste (res mixtae o res mixti fori). quando l’ordinamento canonico prende atto di quanto è stato prodotto nell’ordinamento secolare e a questo riconduce effetti giuridici. quindi anche norme giuridiche che sono entrate a far parte di questo ordinamento. Le norme civili canonizzate sono assunte nello stesso significato che hanno nell’ordinamento di origine ma con un preciso limite dettato dal can. b) presupposizione della legge civile da parte del diritto canonico. salva la competenza dell’autorità civile circa gli effetti puramente civili del matrimonio. Se la Chiesa avesse interesse che quanto posto nel proprio ordinamento valga anche nell’ordinamento statale e questo problema non si sia risolto con degli accordi. b) rinvio mobile o formale: la norma rimane esterna ma il rinvio alla norma è costante.disposizione vigente nell’ordinamento dello Stato e farle avere effetti nell’ordinamento canonico. c) canonizzazione delle leggi civili. infatti non disciplina materie che attengono allo Stato ma rinvia al diritto secolare. A differenza del rinvio formale. Ad esempio il can. un esempio tipico è dato dal matrimonio. per i contatti tra ordinamento canonico e ordinamenti statali siamo di fronte a due sovranità che si trovano sul medesimo territorio e agiscono su soggetti in parte comuni ma con competenze in materie diverse (materie spirituali per la Chiesa e materie temporali per lo Stato). Nel caso di richiami tra diversi ordinamenti statali le modalità sono: a) rinvio materiale: quando lo Stato A prende le norme di uno stato B e le nazionalizza facendole proprie. c) presupposizione: fa discendere effetti giuridici nell’ordinamento dello Stato A con la legge dello Stato B. In passato ci si pose un problema: le norme di diritto divino (naturale o rivelato) come entrano nell’ordinamento? Le norme di diritto divino sono riconosciute vigenti senza essere nell’ordinamento perché non serve che il legislatore le introduca.

sia pure nel quadro di una comune responsabilità nella missione della Chiesa. 748) o il diritto all’istruzione cristiana (can. L’universalità di questo popolo. è intitolato “De populo Dei”. è di istituzione divina. dei ministeri. alla costituzione gerarchica della Chiesa. ma dalla fede e dalla partecipazione alla vita divina attraverso l’azione sacramentale. 96 secondo cui mediante il battesimo l’uomo è incorporato alla Chiesa di Cristo. che non nasce da fattori sociologicamente ricorrenti nelle altre società. In passato parte prevalente della dottrina riteneva che il termine “persona” adottato dal legislatore volesse dire “soggetto di diritto”. il riferimento a Dio sta a significare che non si tratta di un popolo qualunque. connesso con la dimensione storica ed escatologica di un popolo che vive nella storia ma è chiamato a trascenderla. la missione che Dio ha affidato alla Chiesa. quindi. Questo termine quindi non è assunto dal legislatore canonico in un senso strettamente tecnico – giuridico. Connesso a questo è il can. 96). I non battezzati non godono della piena capacità giuridica nell’ordinamento canonico ma 19 . aperto a tutti. All’inizio il giurista vedeva con diffidenza la trasposizione nel codice di una categoria di derivazione biblico – patristica. diversità sul piano dei carismi. 843). Dalla diversità sussistente tra i fedeli. Con l’assunzione di questa categoria. quindi il soggetto di diritto nell’ordinamento canonico non è solo il battezzato. ma di un popolo costituitosi in seguito alla chiamata divina.Il popolo di Dio La struttura sociale: la Chiesa come popolo di Dio Una delle più importanti operazioni effettuate dal legislatore canonico è la traduzione sul piano del diritto positivo di una categoria del tutto estranea alla tradizione culturale del giurista: la categoria di “popolo di Dio” assunta dalla codificazione canonica del 1983. del battesimo. Il libro secondo del codice intitolato “Il popolo di Dio” si apre con una disposizione che pone una nozione fondamentale: la nozione di “christifidelis” o fedele. L’unità di questo popolo. eppure tale categoria fu addirittura assunta tra i principi fondamentali del diritto costituzionale della Chiesa: Libro II del codice canonico del 1983. della comune dignità di redenti. 96 parla di “persona nella Chiesa di Cristo” e non di “persona in diritto canonico”. Il termine “popolo” fa riferimento all’elemento sociale. agli istituti di vita consacrata ed alle società di vita apostolica. i mezzi con cui perseguirle e l’autorità costituita. La nozione di popolo di Dio dà ragione dell’eguaglianza sostanziale e della diversità funzionale che caratterizza la condizione giuridica delle persone: uguaglianza sul piano della fede. nella quale erano predeterminate le finalità. Questa categoria comporta una serie di conseguenze: innanzitutto il carattere strumentale o funzionale che il diritto della Chiesa ha. secondo la condizione giuridica di ciascuno. il legislatore canonico applica l’ecclesiologia del Concilio Vaticano II (Lumen gentium). sul piano funzionale discende di conseguenza la diversità di diritti e di doveri. La Chiesa. I “Christifideles” e i diversi stati di vita I richiami al Concilio Vaticano II sono essenziali per comprendere l’impostazione data dal codice vigente alle norme sulle persone. dell’esperienza di fede. con i doveri e i diritti che ai cristiani sono propri. 204 e dice che i fedeli sono coloro che sono stati incorporati a Cristo mediante il battesimo e sono costituiti popolo di Dio. La riflessione dottrinale e l’esperienza giuridica hanno messo in evidenza le potenzialità sul piano giuridico. le norme relative ai fedeli. infatti ai non battezzati e ai catecumeni sono riconosciuti alcuni diritti. ad esempio il diritto di libertà religiosa (can. questo particolare fondamento dà ragione delle diverse condizioni personali e discipline giuridiche. sulla corresponsabilità di tutti i componenti del popolo di Dio nella vita e nella missione della Chiesa. ciò comporta per il diritto la singolarità data dal riconoscimento di diritti anche in capo a chi non è ancora incorporato nella Chiesa (can. 788) o ancora il diritto a ricevere il battesimo (can. in realtà indica l’individuo umano membro della Chiesa. inoltre sono chiamati ad attuare. Si trova nel can. in effetti dal punto di vista formale il can. infatti la nozione di popolo di Dio non nega la dimensione giuridica della Chiesa e contribuisce a porre in evidenza le particolarità che distinguono l’ordinamento giuridico della Chiesa dagli ordinamenti giuridici secolari.

tuttavia hanno una soggettività giuridica canonica perché sono destinatari di norme canoniche: ad esempio richiedere e ricevere il battesimo. che avevano il potere per governare il popolo di Dio. Un secondo caso è dato da coloro che non sono battezzati. santificare e reggere) radicato nel potere sacramentale sul corpo stesso di Cristo. rinunciano spontaneamente a ciò che è buono nella condizione umana. 861). i laici. ai fini giuridici. in generale non sono soggetti all’ordinamento canonico poiché non hanno il presupposto essenziale per far parte di questa società. obbedienza) ed emettendo i voti. cercare il Regno di Dio trattando e ordinando le cose temporali. il battezzato che non accetta uno o più dei sette sacramenti. cioè ai battezzati che non appartengono alla Chiesa cattolica. è una disposizione importante perché disciplina la vita di un consistente numero di persone che intendono entrare nella Chiesa e prevede esplicitamente che i non battezzati possano essere attualmente destinatari di diritti e doveri. Esistono poi delle situazioni particolari all’interno dell’ordinamento. gli altri fedeli sono chiamati laici. purché intenda fare ciò che fa la Chiesa e qualora il ministro ordinario del battesimo mancasse o fosse impedito (can. con a capo Pietro. e il battezzato che non accetta il vincolo del governo ecclesiastico. 751). Il codice contiene una esplicita previsione normativa riguardante i catecumeni che sono uniti con vincoli speciali alla Chiesa (can. Se si guarda sotto l’ottica del carisma. Il non battezzato è legittimato però ad amministrare il sacramento del battesimo. i laici vengono definiti in negativo. cioè coloro che vivono da cristiani nel mondo. un primo caso è dato dalle persone che hanno ricevuto il battesimo ma non fanno parte della Chiesa cattolica. in particolare qualora entrino in rapporti giuridici con persona battezzata: ad esempio il matrimonio tra un battezzato e un non battezzato. Il canone 207 afferma che per istituzione divina vi sono nella Chiesa i ministri sacri. 207 i chierici e i religiosi hanno una definizione in positivo. cioè del dono gratuito dello Spirito. siano battezzati e il can. cioè coloro che professando i consigli evangelici (povertà. Tutti i fedeli sono giuridicamente uguali in quanto battezzati e hanno i medesimi diritti e i medesimi doveri nella missione della Chiesa. detti chierici. oggi questo potere è esercitato dal Collegio dei Vescovi con a capo il Pontefice. il diritto canonico prende giusnaturalisticamente atto della sussistenza di una persona umana. coloro che sono chiamati a svolgere il ministero sacro. A differenza di molti legislatori civili. Queste persone sono il battezzato che non professa la fede cattolica. per il can. Quindi i religiosi sono o chierici o laici. cioè la loro definizione viene ricavata individuando coloro che non sono 20 . sin dal momento del concepimento. Ad esempio. 864). dei sacramenti e del governo ecclesiastico. è caratterizzata da un principio gerarchico. disciplinato dal can. mediante i voti o altri vincoli sacri riconosciuti e sanciti dalla Chiesa. si distinguono le posizioni dei ministri sacri da un lato e dei laici dall’altro. che per vocazione e condivisione vivono nel mondo esercitando azioni mondane. costituiti dai vincoli della professione di fede. Tuttavia. Un terzo caso riguarda la distinzione tra chierici. Il can. Nella Chiesa sussiste un’ineguaglianza funzionale tra i fedeli ed una diversità per stati di vita. 1398 punisce chi procura l’aborto. 205 che pone i criteri per accertare la piena comunione con la Chiesa. come da interpretazione del canone 96. i religiosi. 129 solo i chierici sono abili alla potestà di governo o potestà di giurisdizione. infatti il can. che riflette la volontà di Cristo a che tutti gli uomini siano salvi (can. Nel primo caso si parla di eresia (ostinata negazione ad una verità). La seconda diversità è data dalla struttura carismatica e istituzionale. Le basi della Chiesa sono state costituite dal suo Fondatore con l’istituzione del Collegio degli Apostoli. non assistiamo più ad una bipartizione ma ad una tripartizione: chierici. si possono distinguere i chierici. solo a questi ultimi è dato un potere sulla Chiesa – Corpo mistico di Cristo (cioè potere di insegnare. Mentre nel can. cioè i mezzi di salvezza istituiti nella Chiesa. secondo il quale vi sono funzioni e ministeri che sono esercitati in nome ed in rappresentanza di Cristo dalla gerarchia. In ragione del sacramento dell’ordine sacro. 205 determina l’ambito dell’obbligatorietà della legge ecclesiastica che non si applica ai cristiani non cattolici. nel secondo di scisma (rifiuto alla sottomissione al Papa o alla comunione dei membri della Chiesa) (can. castità. 206). vediamo che esiste un sacerdozio comune di tutti i fedeli ed un sacerdozio ministeriale o gerarchico. Quindi esiste una differenza nella condizione giuridica tra fedeli laici e fedeli chierici. ma il loro stato non riguarda la struttura gerarchica della Chiesa ma tuttavia appartiene alla sua vita ed alla sua santità. come ogni uomo sono soggetti alla legge naturale e quindi possono essere destinatari di norme canoniche in determinate circostanze. se vivi. quindi. 871 prevede che i feti abortivi. sono consacrati in modo speciale a Dio. Nella costituzione del Concilio Vaticano II Lumen gentium. La prima diversità è data dalla struttura gerarchica che non è solo una forma di organizzazione del governo della società ecclesiastica ma comporta una partecipazione specifica al sacerdozio di Cristo. i fedeli laici animano cristianamente le realtà temporali. infatti è proprio dei fedeli laici. religiosi e laici. La Chiesa. dagli uni e dagli altri provengono fedeli i quali. Cioè mentre i chierici amministrano la Parola di Dio ed i sacramenti. laici e religiosi.

presente nella Chiesa da un punto di vista sacramentale – ministeriale. 221). 209 in cui si dice che i fedeli sono tenuti 21 . A questo principio sono connessi i diritti e doveri fondamentali del cristiano ovvero i canoni 209 – 222. dovere di condurre una vita santa e di contribuire all’incremento ed alla santificazione della Chiesa (can. diritti e doveri comuni a tutti i fedeli se questi non godono di una posizione di eguaglianza all’interno dell’ordinamento. una sola fede. diritto alla libera scelta dello stato di vita (can. 210). 216). In questa parte del codice sono confluite le disposizioni contenute nel progetto “Lex Ecclesiae fundamentalis” mai portato a termine. grazie alla rigenerazione in Cristo. 217). nel senso che il legislatore della Chiesa ha preferito esplicitare i doveri mentre negli ordinamenti statali sono impliciti nella formulazione dei diritti. 212). diritti e doveri fondamentali di tutti i fedeli che troviamo al canone 208 poiché non vi possono essere libertà. diritto al buon nome nella comunità ecclesiastica (can. Questo risponde anche ai principi dell’ecclesiologia del Concilio Vaticano II e specialmente nella Lumen gentium dove troviamo che uno solo è il popolo eletto da Dio. basta pensare al principio di reciprocità o al principio dei limiti che la libertà di ciascuno incontra nella libertà dell’altro. In passato invece la Chiesa era organizzata come una società giuridicamente organizzata per ceti. Queste disposizioni aprono con l’affermazione del principio di eguaglianza che è formalmente entrato nella legislazione ecclesiastica solo con il codice ora in vigore. 222). diritto – dovere di partecipare all’opera di diffusione del messaggio evangelico (can. quindi non c’è nessuna ineguaglianza in Cristo e nella Chiesa. diritto alla libertà di associazione e di riunione nella Chiesa (can. 219). A differenza di quanto accade negli ordinamenti giuridici secolari. 208 invece afferma che fra tutti i fedeli c’è una vera uguaglianza nella dignità e nell’agire. 211). nonché il diritto – dovere di manifestazione del pensiero nella Chiesa su questioni concernenti il bene comune (can. Si tratta di una differenza che nasce dalla concezione canonistica fortemente tributaria dei diritti fondamentali. il loro ambito di operatività e le modalità del loro esercizio nella Chiesa non possono che essere particolari. diritto di esercitare personalmente l’apostolato (can. Oggi invece l’ordinamento canonico ha fatto proprio il principio di eguaglianza per cui le differenze di trattamento giuridico non derivano da uno status ma dalle differenti funzioni che ciascuno è chiamato a svolgere. diritto ai sacramenti e agli altri beni spirituali (can. un solo battesimo. 215). Lo statuto giuridico comune: i doveri e diritti fondamentali Dal canone 208 al canone 223 viene delineato lo stato comune a tutti i fedeli. 209). 213). Questa affermazione del principio di eguaglianza è la premessa al manipolo di libertà. 214). nonché diritto a non essere colpiti da sanzioni penali non a norma di legge (can. esiste un solo Signore. Queste disposizioni sono la diretta traduzione del principio della comunione (communio) già affermato nel can. diritto alla libertà di ricerca nelle sacre discipline (can. il legislatore canonico contempla. pure se si tratta di diritti rinvenibili negli ordinamenti secolari. 220). infatti in passato si preferiva il principio dell’ineguaglianza. e dunque tutti cooperano all’edificazione del Corpo di Cristo. sia dei diritti degli altri e dei propri doveri verso gli altri. 223 infatti afferma che ad ogni fedele incombe il diritto di tener conto sia del bene comune della Chiesa. Quindi il canone 207 permette la distinguibilità di forme di vita che danno luogo ad uno statuto canonico particolare. cioè il legislatore ha formulato una catalogo di doveri e diritti comuni sotto il titolo “Obblighi e diritti di tutti i fedeli” o “De omnium christifidelium obligationibus et iuribus”. Un esempio è il diritto di libertà di associazione. l’obbligo di sovvenire alle necessità della Chiesa provvedendo alle necessità dei poveri e degli emarginati (can. Il can. diritto alla tutela dei propri diritti e alla difesa in giudizio. i doveri fondamentali del fedele. Il can. che possiamo riassumere così: dovere di mantenere la comunione della Chiesa e soddisfare le obbligazioni personali verso la Chiesa (can. Inoltre si deve notare l’eterogeneità dei diritti fondamentali del cristiano nell’ordinamento canonico rispetto ai diritti dell’uomo e del cittadino racchiusi nelle costituzioni contemporanee. diritto all’educazione cristiana (can. per rendersi conto che tali diritti devono essere intesi in maniera coerente con le caratteristiche strutturali e finalistiche della Chiesa. 218). quasi prima dei diritti. diritto all’esercizio di culto ed alla propria spiritualità (can.né chierici né religiosi. cioè una società in cui l’appartenenza ai vari ceti comportava la titolarità di uno status e di diritti e doveri propri. non solo perché esistono diritti sanciti dal codice che non hanno alcun riscontro negli ordinamenti giuridici secolari. ma anche perché. dovere dei fedeli di obbedire ai propri pastori.

Questo elenco di diritti e doveri non sembra esaustivo per due motivi: per la genericità in cui sono formulati alcuni canoni. dignità della persona umana) ed è la concezione dell’ordinamento italiano che all’art. credeva che si sarebbe raggiunto un compromesso tramite un contratto e che non si sarebbe giunti a niente partendo dai fondamenti. La società si divide in due posizioni: concezione giusnaturalista. inizia precisando che esistono due categorie di fedeli (“Duo sunt genera christianorum”). cioè ritiene che i diritti umani non sono naturali ma sono riconosciuti dal legislatore quindi sono diritti storici e mutevoli. perché l’ordinamento canonico è un ordinamento aperto al diritto divino naturale e positivo. ad esempio il diritto di libertà religiosa. filosofo. ritiene che la posizione dell’individuo deve essere protetta dal legislatore ogni volta che voglia imporre se stesso. 2 della Costituzione riconosce i diritti umani. Senza dover aderire all’impostazione teorica della scuola canonistica di orientamento teologico. i diritti dei fedeli non rappresentano espressione e strumento della massima emancipazione dell’individuo da ogni vincolo sociale o istituzionale ma piuttosto costituiscono delle sfere autonome di azione del fedele sempre protese al conseguimento del fine supremo della Chiesa. mentre ha poco senso considerarlo nella Chiesa. nell’età medievale. Jacques Maritain.umana della Chiesa ponendo in rilievo elementi (sacramenti. nella seconda troviamo i fedeli laici che. dichiarato inviolabile nella dichiarazione “Dignitatis humanae” dal Concilio Vaticano II. società ad appartenenza volontaria. deve manifestare la volontà di ricevere il battesimo. Anche se il mondo occidentale viene aggredito da questa posizione. solo coloro a cui è permesso possedere beni temporali per i propri bisogni.all’obbligo di conservare sempre la comunione con la Chiesa. è la concezione comunista – Marxista dei paesi dell’est degli anni ’60. la tollera perché ha una visione relativista secondo cui ogni posizione deve essere tollerata perché ha la stessa dignità delle altre. Infatti troviamo il can. società ad appartenenza necessaria. giuspositivismo individualista. sono autorizzati a sposarsi… possono essere salvati se 22 . 748 il quale afferma che non è mai lecito indurre gli uomini con la costrizione ad abbracciare la fede cattolica contro la loro coscienza e il can. Appunti: Nell’ordinamento canonico sono contemplati i diritti fondamentali? E’ una questione ambigua perché si può essere d’accordo sulla loro applicazione ma non sul loro fondamento. Questo diritto ha un senso se si pone nello Stato. Questo manifesta la radicalizzazione. ritiene che lo Stato può dare e togliere. Il testo spiega che i cristiani si dividono in due categorie: nella prima troviamo sia i deputati al culto divino (chierici) sia coloro che ricercano il miglioramento dei propri costumi attraverso la scelta di un preciso stato di vita (monaci). riportato nel Decretum di Graziano. cioè dei diritti fondamentali che però prendono in considerazione non l’uomo in quanto tale ma l’uomo in quanto fedele (ad es. Ma al contrario dei diritti fondamentali degli ordinamenti secolari. cioè ritiene che i diritti fondamentali si trovano nell’etica naturale e spettano a tutti (ad es. Negli anni ’40 appare la Dichiarazione Universale dei Diritti dell’uomo da parte dell’ONU. Esistono poi dei diritti fondamentali che esprimono istanze proprie del diritto naturale. concezione giuspositivista. Dalla concezione giuspositivista emergono altri due filoni di pensiero: il giuspositivismo statalistico. per poter essere battezzato. della distinzione fra chierici e laici e l’accentuazione del processo di “clericalizzazione” poiché il Decretum di Graziano viene inserito nel Corpus Iuris Canonici. 213) detto diritto fondamentale del cristiano. Nel diritto canonico esiste una seconda categoria di diritti fondamentali. I fedeli laici Un famoso testo di s. il can. Nel dibattito avvenuto nel corso dell’avvento del codice (1983) non si parla di diritti fondamentali anche se il termine viene usato spesso. 209 afferma che il principio di comunione rappresenta uno degli elementi che più distingue la logica dell’ordinamento canonico da quella degli ordinamenti secolari. In conclusione si deve osservare che solo i battezzati che sono nella piena comunione con la Chiesa cattolica hanno attualmente ed effettivamente la pienezza dei diritti e dei doveri. il can. Una parte della cultura islamica si pone in modo polemico nei confronti dei diritti umani ritenendoli frutto della cultura occidentale e soprattutto cristiana. entrando a far parte delle fonti del diritto canonico del tempo. Girolamo. cioè anche laddove non fossero positivizzate esistono i diritti umani. Questo principio appartiene da sempre all’esperienza della Chiesa ma è stato ulteriormente rafforzato dal Concilio Vaticano II per sottolineare il passaggio da una ecclesiologia societaria (principio della societas) ad una ecclesiologia di comunione intenta a recuperare l’intera realtà divino . Nel diritto canonico troviamo una concezione giusnaturalistica. parola di Dio. imponendo una diversa concezione sia dei rapporti tra le varie istanze gerarchiche all’interno della Chiesa sia degli stessi diritti soggettivi. come spiega san Girolamo. 865 il quale afferma che un adulto. carismi) irriducibili all’esperienza giuridica secolare.

possono prendere parte al sinodo diocesano (can. poiché il matrimonio è la condizione di vita più comune tra i laici. ad esempio can. con il termine laici si intendono tutti i fedeli ad esclusione dei membri dell’ordine sacro e dello stato religioso sancito nella Chiesa. Il Concilio. ma prevede anche 23 . sono chiamati a cooperare col parroco (can. cioè contribuire alla santificazione del mondo. 519). Ovviamente il fedele laico ha un ministero diverso da quello dei chierici in ragione della sua condizione secolare. Nel decreto conciliare sull’apostolato dei laici “Apostolicam actuositatem” si dice che nella Chiesa c’è diversità di ministero ma unità di missione. La caratteristica dei fedeli laici è data dal compito di ordinare le cose temporali in conformità con lo spirito evangelico e di rendere testimonianza di Cristo nella trattazione delle cose temporali (can. 1064). Innanzitutto le disposizioni che riguardano la partecipazione dei fedeli laici all’unica missione della Chiesa. Si tratta di norme di principio chiamate a costituire criteri di interpretazione delle più specifiche disposizioni riguardanti i fedeli laici. Nel medioevo la rivendicazione della libertà della Chiesa (libertas Ecclesiae) da parte del Papato nei confronti del potere civile ebbe un forte influsso nella distinzione tra chierici e laici. che comporta la titolarità dei diritti e dei doveri relativi a tutti i fedeli (can. Questo ha portato ad un processo di identificazione della Chiesa con il ceto clericale perché la libertà della Chiesa dal potere secolare fu perseguita attraverso la progressiva emarginazione dei laici. Perciò i fedeli laici godono nell’ordinamento giuridico di una vera eguaglianza sostanziale. deve santificare sé stesso ed il mondo in cui vive. Ci sono molte ragioni per questo modo di pensare ai fedeli laici ma principalmente sono due. 443). al tempo stesso riflette una gerarchia di valori. anche qui ci sono diversi canoni. i secondi chiamati a svolgere un ruolo passivo (populus ductus). 377). nel can. segue un lungo periodo in cui si radicalizza la distinzione tra chierici e laici. ad esempio i laici possono presiedere associazioni pubbliche di fedeli (can. riaffermando l’importanza della mediazione ecclesiale tra il fedele e Dio. 317). Questa separazione si prolunga fino al Concilio Vaticano II il quale opera una rivalutazione del laicato. 225). Il codice contiene un’ampia parte dedicata al matrimonio sacramento. cioè anche i laici hanno il proprio compito nella missione del popolo di Dio. possono partecipare ai concili particolari e provinciali (can. i primi chiamati a svolgere un ruolo attivo nella Chiesa (populus ducens). 225 per il quale i fedeli laici hanno il diritto e il dovere di lavorare perché il messaggio di salvezza sia conosciuto e fatto proprio da tutti gli uomini. Per quanto riguarda la funzione dei laici nel mondo. Il diritto vigente nella disciplina di matrimonio e famiglia tiene conto di una duplice prospettiva. ci fu il Concilio di Trento che dovette reagire alla riforma protestante di Martin Lutero. 224). Quindi la missione della Chiesa non è esclusiva né si identifica con quella dei chierici ma è propria di tutto il popolo di Dio. 512). soprattutto in quelle circostanze concrete nelle quali l’azione dei chierici è difficile o impossibile. A proposito del matrimonio il diritto canonico non tende a definire il fedele laico in relazione allo status coniugale. Dopo il Concilio Vaticano II il laico viene inteso come la Chiesa stessa nel mondo. presenta la Chiesa come popolo di Dio. Ad esempio il can. verso l’esterno devono offrire viva testimonianza della santità e della indissolubilità del matrimonio cristiano. 226 dispone che coloro che vivono nello stato coniugale sono tenuti all’obbligo di lavorare ad edificare il popolo di Dio attraverso il matrimonio e la famiglia. I fedeli laici hanno anche una specifica funzione all’interno della Chiesa. Dopo Trento la distinzione tra chierici e laici si accentuò fino al codice del 1917 compreso. 224 – 231). Nella Lumen gentium. invece. 460).evitano i vizi e fanno del bene. Per questo si è dovuta rimarcare l’esistenza di un sacerdozio ordinato e distinto dalla comunità dei fedeli. in sostanza l’istituzione ecclesiastica lottò col potere imperiale per emanciparsi dalla sudditanza e riacquistare la propria autonomia. infatti il Concilio si occupò quasi esclusivamente del clero. Questo testo mostra una concezione clericale della Chiesa quindi manifesta una riaffermazione della Chiesa come società ineguale. ovviamente la sua vocazione è cercare il Regno di Dio trattando le cose temporali. All’interno della famiglia i coniugi devono essere apostoli reciprocamente e devono essere i primi annunciatori di Cristo ai propri figli. entrano a comporre il consiglio pastorale diocesano e parrocchiale (can. Il codice di diritto canonico disciplina lo stato dei fedeli laici con una serie di disposizioni che possono essere sistematizzate secondo una triplice prospettiva (cann. In conclusione alla prima età della Chiesa chierici e laici svolgono un ruolo attivo nella comunità ecclesiale. interna ed esterna. 227 viene riconosciuta ai fedeli laici la libertà nelle cose civili che spetta a tutti i cittadini. senza negare le concezioni gerarchico – giuridiche della Chiesa come istituzione e carismatico – spirituale come Corpo Mistico di Cristo. Nell’età moderna. mostrando una concezione restrittiva del fedele laico poiché vista come concessione alle umane debolezze e quindi non come la condizione migliore. possono essere consultati sulla nomina dei Vescovi e dei parroci (can. attraverso un approfondimento della natura della Chiesa. possono essere uditi dall’Ordinario del luogo per la predisposizione pastorale della famiglia (can. cioè comunità dei fedeli.

in particolare dai catechisti che sono chiamati in modo speciale alla prima predicazione del cristianesimo ai non cristiani (can. escludendo l’omelia che è riservata ai chierici. Esistono infatti modi diversi di partecipare alla funzione di insegnare (munus docendi): è esercitata in modo ufficiale. La cooperazione dei laici alle funzioni gerarchiche I fedeli laici possono essere chiamati a collaborare con i ministri sacri (chierici) all’esercizio delle loro tre funzioni. cioè i chierici. ai consigli per gli affari economici (can. 776 afferma che la formazione catechetica è funzione del parroco ma può farsi aiutare anche dai fedeli laici. Il can. l’ufficio ecclesiastico è qualunque incarico. 797) ma hanno il dovere di scegliere una scuola che dia un’educazione cattolica ai propri figli (can. 766 dispone che i fedeli laici possono in certe circostanze predicare in una chiesa o in un oratorio. 774). sia nell’ambito amministrativo che in quello giudiziario. possono essere stabilmente assunti. hanno il diritto di scegliere liberamente la scuola per i propri figli (can. ai ministeri di lettori e di accoliti. come si afferma nel can. Un altro caso si ha nelle associazioni pubbliche di fedeli con lo scopo di insegnare la dottrina cristiana (can. mediante rito liturgico. commentatore o cantore. 228 secondo cui i laici che risultano idonei sono giuridicamente abili ad essere assunti in quegli uffici ecclesiastici secondo le disposizioni del diritto. appartiene a tutto il popolo di Dio in ragione del carattere missionario della Chiesa. in particolare ai Vescovi. o di insegnare. in modo non ufficiale e privato dai fedeli comuni. Invece il can. aggiungendo che i fedeli possono cooperare a norma del diritto. In relazione ai rapporti tra genitori e figli. 793). I laici possono inoltre assistere alla celebrazione del matrimonio e amministrare alcuni sacramentali. 228). Per quanto riguarda la funzione profetica. 145. 492) e ai consigli in genere (can. con l’età e le doti giuste. 512). da esercitarsi per un fine spirituale. Una modalità di insegnamento della gerarchia è l’insegnamento scientifico o dottorale di scienza sacra e secondo il can. cioè dei ministeri istituiti (ufficialmente determinati per speciali compiti e mansioni) distinti dai ministeri di fatto (categoria aperta di servizi alla comunità ecclesiale). per renderli partecipi della santità di Cristo. nonché. e poi è distinta la particolare forma in cui tutti i fedeli partecipano a questa funzione. poiché queste associazioni possono essere presiedute da laici (can. è partecipata da ogni fedele in virtù del sacerdozio comune. 24 . celebrazione dei sacramenti) spetta solo ai chierici. vengono costituite dalla competente autorità e ricevono la missio per i fini che si propongono di conseguire. Questa funzione si trova nel can. dunque tra gli uffici si devono distinguere quelli strettamente clericali (stricte clericalia) e quelli meramente laicali per i quali non è richiesto l’ordine sacro. Si configura una partecipazione del laicato all’insegnamento pubblico della Rivelazione divina. Esistono casi nei quali il diritto canonico configura la possibilità di conferire ai laici uffici ecclesiastici che comportano la titolarità della potestas regiminis. A questa disposizione occorre aggiungere il can. pone a carico di entrambi i genitori l’obbligo di formare i figli nella fede cristiana (can. 835 in cui sono precisate le varie funzioni che spettano alla gerarchia. costituito per disposizione sia di diritto divino sia di diritto umano. 784). Ad esempio nell’ambito amministrativo la partecipazione dei laici ai consigli pastorali (can. mantenendo l’antico primato dell’eguaglianza tra i coniugi. Soprattutto su entrambi i genitori grava l’obbligo di seguire i propri figli per ricevere a tempo debito i sacramenti. in caso di mancanza di chierici. La funzione di santificare gli uomini (munus sanctificandi). una speciale funzione di santificazione (es. Nel can. 129 troviamo che sono abili alla potestà di governo (nella Chiesa per istituzione divina) coloro che hanno ricevuto l’ordine sacro. Il diritto canonico prevede anche casi in cui i fedeli comuni possono cooperare alla funzione di santificare propria della gerarchia. ai presbiteri e ai diaconi. Poi sulla base del can. Esistono dei casi però in cui i fedeli laici sono chiamati a cooperare al munus docendi della gerarchia.disposizioni relative alla famiglia che riguardano profili più attinenti alle competenze della Chiesa. autentico. quindi sono di diritto pubblico. 317) ma hanno finalità che si connettono con il munus docendi della gerarchia. Lo stesso canone permette ai laici di svolgere temporaneamente delle funzioni come lettore. di svolgere uffici non richiedenti l’ordine sacro. 796). 301). 759. nell’ambito giudiziario i laici possono essere assunti all’ufficio di giudice (can. Nel diritto canonico vigente gli uffici ecclesiastici non sono riservati ai chierici ma possono essere conferiti anche ai laici. Più complessa la cooperazione dei laici alla funzione regale o di governo della Chiesa (munus regendi). ad esempio il can. inoltre i genitori hanno il diritto – dovere di educare la prole e hanno il diritto di ricevere un aiuto dalla società civile per provvedere all’educazione cattolica dei figli (can. pubblico dai chierici. autorevole. 229 anche i laici idonei possono insegnare le scienze sacre. 230 dispone ad esempio che i laici di sesso maschile.

Per risolvere questo problema la dottrina ha trovato varie soluzioni. in particolare i beni appartenenti alle persone giuridiche pubbliche entrano a comporre il patrimonio ecclesiastico (bona ecclesiastica). 328).associazioni private: sono costituite per iniziativa dei fedeli (can. Alle associazioni di fedeli laici si applicano anche alcune norme speciali. In particolare nei canoni 298 – 299 è sancito il diritto dei fedeli di formare associazioni con fini di pietà. Si potrebbe più semplicemente dire che in via generale gli uffici ecclesiastici che comportano esercizio della potestà di governo sono riservati ai soli chierici. In altre parole il diritto positivo viene a favorire la formazione di quelle associazioni che rispondono alla funzione dei fedeli laici nel mondo e che si ispirano al Concilio Vaticano II. esercitando funzioni autoritative. La missione della Chiesa non è propria ed esclusiva della gerarchia ma di tutto il popolo di Dio. Questa distinzione si ricollega alla più generale distinzione operata dal codice canonico tra persone giuridiche private e pubbliche (can. Non è facile quindi comprendere il canone 274 secondo il quale solo i chierici possono ottenere uffici il cui esercizio richieda la potestà di ordine o la potestà di governo. Secondo alcuni solo i chierici avrebbero un’abilità permanente alla potestas regiminis e i laici possono solo collaborare con i chierici titolari. secondo cui esistono azioni che i fedeli compiono individualmente in nome proprio e azioni che compiono in nome della Chiesa in comunione con i loro pastori. 301). propria denominazione e prevedere le modalità di iscrizione e dimissione dei soci (can. che potrebbe essere conferita anche a chi non ha l’ordine sacro. detta ecclesiale. 310). Possiamo dire che il canone 215 positivizza un diritto naturale proprio di ogni uomo. Secondo altri nella Chiesa esiste una duplice giurisdizione: una sacramentale e l’altra non sacramentale. Il codice distingue due tipi di associazioni: . perché sembra contraddire le altre disposizioni. 1424). In questi casi si tratta di una potestà di governo per il cui esercizio non è necessaria la sussistenza del presupposto dell’ordine sacro. di incrementare il culto pubblico (can. 299) . perciò l’associarsi dei membri della comunità ecclesiale è opportuno. 116). Coloro che presiedono a queste associazioni devono favorire la cooperazione con altre associazioni affinché siano di aiuto alle opere cristiane (can. Tra le disposizioni di carattere generale troviamo la necessità di avere il consenso da parte della competente autorità per poter dire che l’associazione è cattolica (can. fatta eccezione per i casi in cui il diritto ammette anche i fedeli laici. ciò è tanto più vero in relazione all’ordinamento canonico nel quale si realizza una compenetrazione della vita e del destino del singolo con la vita ed il destino del tutto e viceversa. le persone giuridiche pubbliche sono costituite dall’autorità competente e agiscono in nome di questa.1421) così come possono svolgere l’ufficio di assessore (can. In questo diritto di associazione si riflette la duplice missione dei laici: nella Chiesa e nel mondo e nella cooperazione al ministero gerarchico. Quest’ultimo è individuato nel Concilio Vaticano II che guarda alla Chiesa come popolo di Dio. che possono essere erette dalla competente autorità ecclesiastica. Soprattutto i responsabili devono curare la formazione dei consociati. le persone giuridiche private nascono per libera iniziativa dei fedeli e agiscono in nome propria per il perseguimento delle finalità proprie della Chiesa. apostolato. culto. Altri ancora sostengono che solo gli ordinati in sacris avrebbero una pretesa giuridicamente tutelata nell’ordinamento ad ottenere uffici ecclesiastici e i laici di conseguenza potrebbero ottenere uffici ecclesiastici con tale potestà senza che ciò risponda ad un preciso diritto. Questa distinzione si riflette sul regime giuridico delle associazioni. carità.associazioni pubbliche: costituite direttamente dall’autorità ecclesiastica o aventi lo scopo di insegnare la dottrina cristiana in nome della Chiesa. ma trova riconoscimento e disciplina nella misura in cui l’associazione persegue le finalità. Nella figura dell’associazione si trova lo strumento tecnico giuridico con cui realizzare strutture più complesse per 25 . 305). Le associazioni di fedeli Con il diritto di libertà di associazione riconosciuto dal can. 215. la necessità di avere propri statuti. non solo una formazione cristiana e generale in relazione alle finalità dell’associazione ma anche una preparazione professionale specifica sulle attività dell’associazione (il cosiddetto volontariato). 300). Le associazioni senza personalità giuridica possono possedere beni con l’effetto di far sorgere diritti in capo ai consociati intesi come comproprietari (can. Il fondamento del diritto di associazione in realtà è duplice: naturale e soprannaturale. In conclusione possiamo dire che la cooperazione dei fedeli laici alle funzioni dei ministri sacri possono essere considerate come forme di supplenza. ma sarebbe riduttivo poiché se è vero che il diritto di associazione non è mai fine a sé stesso. il codice detta un’ampia disciplina al fenomeno associativo nella Chiesa. in particolare è incoraggiata la loro costituzione per il perseguimento di fini spirituali.

ma presenta anche una forte dimensione istituzionale in virtù degli stretti vincoli di comunione. nata dalla chiamata del suo Fondatore. Si tratta di una facoltà che si traduce in capacità di carattere ontologico a realizzare atti capaci di generare la vita soprannaturale. dette tria munera Ecclesiae. Questa missione e i mezzi di salvezza differenziano la Chiesa da qualsiasi altra società o associazione. 211).esplicitare le funzioni propriamente laicali (associazioni private) o le funzioni derivate dal ministero gerarchico (associazioni pubbliche). 1752). can. manifestano una dimensione di giustizia nei rapporti interpersonali all’interno della Chiesa. è ricevuto dalla Chiesa e affidato agli Apostoli e ai suoi successori. La “sacra potestas” La predicazione del Vangelo. La sacra potestas discende dall’originario mandato apostolico e ne sono titolari supremi il Collegio episcopale e il Pontefice. Nel Concilio Vaticano II infatti si dice che Cristo ha stabilito nella sua Chiesa i vari ministeri. La potestà di ordine La potestà di ordine è ordinata alla santificazione degli uomini mediante l’azione liturgica e l’amministrazione dei sacramenti (can. Infatti in questa triplice potestà si manifesta il prolungamento dell’azione di Cristo nella Chiesa. questo vale soprattutto per i laici. Nel passato si rivolgeva essenzialmente ai credenti per insegnare loro le verità di fede. contrastare gli errori dottrinali e richiamarli all’osservanza dei precetti della morale cristiana. Oggi il magistero della Chiesa si rivolge anche all’esterno della comunità dei credenti per riaffermare i principi morali insiti nell’uomo. profetico e regale di Cristo. Il Governo della Chiesa La Chiesa è una societas gerarchicamente ordinata. insiti nella natura dell’uomo (diritto divino naturale). che producono la grazia ex opere operato. L’ordinato compimento dei tria munera richiede una complessa organizzazione ecclesiastica. La Chiesa quindi vista come comunione istituzionale gerarchicamente ordinata. i ministri sono rivestiti di sacra potestà e servono i loro fratelli. Si tratta quindi di un duplice compito: l’annuncio della verità rivelata o depositum fidei. da esercitarsi per un fine spirituale” (can. istituzione. ma per essere liberi nell’esercizio della potestà (ad actum expedita) deve accedere la canonica o giuridica determinazione (iuridica determinatio) o missio canonica. nella quale tali funzioni sono divise in distinte sfere di competenza. la riaffermazione di quei principi morali. Nella consacrazione troviamo un’ontologica partecipazione dei sacri uffici o munera. corrispondenti al triplice ufficio sacerdotale. potestà di magistero (munus docendi) e potestà di giurisdizione (munus regendi). La parola di Dio e i sacramenti sono dunque il bene più prezioso e la fonte più autentica dell’ordinamento ecclesiale e della sua organizzazione. Viene conferita mediante il sacramento dell’ordine e ha carattere personale perché viene conferita ad una persona imprimendole un carattere indelebile. Essa conferisce al suo titolare la facoltà di compiere segni sacramentali o segni sensibili istituiti da Cristo. infatti il culmine di queste funzioni è agire impersonando Cristo nell’eucarestia (in persona Christi Capitis). definito come “qualunque incarico. con un’unità elementare detta “ufficio ecclesiastico”. per libera elezione. per accettazione dell’eletto (can. costituito stabilmente per disposizione sia divina sia ecclesiastica. l’amministrazione dei sacramenti e la finalità suprema della salvezza delle anime (suprema lex. ha ricevuto dal suo Fondatore il compito di predicare il Vangelo a tutte le genti (munus docendi) e di amministrare i sacramenti (munus santificandi). 834). Si può entrare a far parte del Collegio episcopale in virtù della consacrazione episcopale (la pienezza dell’ordine) e con la comunione gerarchica con il Capo del Collegio e con gli altri membri. 145). conferma o ammissione. Infatti la Chiesa non solo fonda e organizza su questa base la sua struttura gerarchica e la potestas sacra. Tutti i fedeli hanno il diritto e il dovere di contribuire all’annuncio della salvezza (can. L’assegnazione di un ufficio avviene mediante libero conferimento. ma costituisce una comunità di persone legate tra loro da vincoli di comunione. Quest’ultima può consistere nella concessione di un particolare ufficio o nell’assegnazione di una parte di fedeli per il loro governo pastorale. quindi vincolanti per tutti gli uomini a prescindere dall’adesione di fede alla verità rivelata (per questo oggi vengono attenuati gli originari caratteri di potestas). impegnati nei vari 26 . 146 ss). Dunque il potere della Chiesa ha carattere personale in forza della consacrazione (la persona ordinata in sacris). Si distingue in potestà di ordine (munus sanctificandi). Questi segni realizzano alcune funzioni specifiche dell’azione di Cristo come capo della Chiesa. La potestà di magistero La potestà di magistero è il compito di predicare il Vangelo a tutte le genti e di annunciare sempre e dovunque i principi morali.

ha dunque un duplice fondamento: la rivelazione e il magistero della Chiesa. identificano una serie di attività e funzioni omogenee per meglio precisarne il regime di esercizio. o munus docendi. ne gode il legislatore. b) coloro che godono di una potestà esecutiva ordinaria generale. 753). 749).la potestà legislativa. L’origine della sacra potestas discende dall’appartenenza al Collegio episcopale. dotati almeno di potestà esecutiva ordinaria. ritenuta funzionale alle esigenze di governo della societas cristiana. si era affievolita la coscienza dell’unitarietà della potestas sacra. 27 . Una tecnica di trasferimento di funzioni è l’istituto della delega dei poteri. è il potere di governare i fedeli nella vita sociale della Chiesa ed esiste per istituzione divina (can. sono autentici dottori e maestri della fede per i fedeli a loro affidati (can. La potestà delegata viene trasferita per ragioni di urgenza. che li costituisce principali collaboratori del Vescovo. 129). i superiori maggiori degli istituti religiosi e della società di vita apostolica. c) per i propri membri. La potestà di giurisdizione La potestà di giurisdizione. i Vescovi diocesani e quelli preposti ad una chiesa particolare. o vicaria se è esercitata in rappresentanza di altri (es. dal diritto stesso o dal titolare del potere. una partecipazione ontologica spetta ai presbiteri in forza del sacramento dell’ordine. cioè sono tenuti ad osservare con cristiana obbedienza ciò che i sacri Pastori dichiarano come maestri della fede o dispongono come capi della Chiesa (can. esecutiva e giudiziaria (can. 131). è un mandato conferito alla persona stessa. 135 afferma che: . Anche la potestà di giurisdizione risulta quindi indissolubilmente legata alla dimensione ontologica del sacramento dell’ordine. L’ufficio di insegnare.ambiti della realtà temporale. Esistono diverse gradazioni: il livello supremo è l’infallibilità di cui gode il Pontefice in forza del suo ufficio. 752). La potestà ordinaria è quella che dallo stesso diritto è annessa a un ufficio (can. ossia i vicari generali ed episcopali. ciò ha comportato la riaffermazione dell’unitarietà della sacra potestas e del fondamento sacramentale del potere della Chiesa. 749). cioè una parte delle funzioni inerenti ad un ufficio di governo vengono affidate. l’ordinamento stesso della Chiesa si sviluppa sulla base del sacramento dell’ordine. 212). La potestà esecutiva ordinaria è ipso iure riconosciuta ad una serie di soggetti destinati unitariamente con il termine di Ordinario (can. 134). ad una persona o ad un ufficio avente carattere transitorio (delegato). 131) e può definirsi propria se è esercitata dalla persona titolare dell’ufficio. in questo caso i fedeli sono tenuti a prestare un religioso ossequio dell’intelletto e della volontà (can. analoga prerogativa spetta al Collegio episcopale quando i Vescovi si riuniscono in Concilio Ecumenico e dichiarano in un’unica sentenza da tenersi come definitiva per tutta la Chiesa una dottrina sulla fede o sui costumi (can. 750). Infatti riserva agli ordinati in sacris gli uffici con potestà di governo a cui i fedeli laici possono solo cooperare a norma del diritto (can. in comunione con il Capo e i membri del Collegio. 134). Infatti il can. è esercitato dalla gerarchia e assume carattere vincolante per i fedeli. Il Vaticano II opera un recupero della duplice e inscindibile natura misterico-sacramentale e gerarchico-istituzionale della Chiesa. portando ad una divaricazione tra potestà di ordine (riservata agli ordinati in sacris) e potestà di giurisdizione. Per Ordinario del luogo si intendono tutti quelli sopra elencati eccetto la lettera c) (can. Oggetto della fede sono tutte quelle cose che sono contenute nella parola di Dio scritta o tramandata e che sono proposte come divinamente rivelate sia dal magistero solenne della Chiesa (verità infallibile divina e cattolica) che dal suo magistero ordinario e universale (verità divina e cattolica) (can. 129). Si fa quindi una distinzione tra potestà ordinaria e potestà delegata. La tripartizione dei poteri Il codice ha introdotto ex novo la distinzione della potestas regiminis in potestà legislativa. Anche se non è stato recepito il principio della separazione dei poteri a distinti apparati e organi di governo. 135). Quindi questo è un magistero ordinario ma non infallibile. La fede è adesione piena dell’intelletto e della volontà a Dio. Ad un gradino inferiore troviamo il magistero autentico del Pontefice e del Collegio dei Vescovi. non in ragione dell’ufficio (can. o potestas regiminis. ad un altro soggetto perché le svolga in nome o per conto del primo. I Vescovi non godono dell’infallibilità ma. In passato. utilità o necessità. a causa del processo di assimilazione della Chiesa agli Stati. il vicario generale nella curia diocesana). ossia l’insegnamento circa la fede e i costumi impartito senza proclamarlo con atto definitivo. è da esercitarsi nel modo stabilito dal diritto. Nessuna dottrina è infatti infallibilmente definita se ciò non consta manifestamente (can. non può essere validamente delegata (perché spetta solo al Sommo Pontefice e ai Vescovi) se non è disposto esplicitamente altro dal diritto. destinata alla produzione di norme generali gerarchicamente superiori. questi soggetti sono: a) il Romano Pontefice.

il quale nel Collegio conserva integro il suo ufficio di Vicario di Cristo e Pastore della Chiesa universale. La suprema autorità della Chiesa è costituita dal Romano pontefice e dal Collegio dei Vescovi (can. Nei primi secoli del secondo millennio la rivendicazione del primato pontificio vide il suo culmine teorico prima nel “dictatus papae” di Gregorio VII (1073 – 1085) e poi nel successivo pontificato di Innocenzo III fino alla bolla “Unam sanctam” di Bonifacio VIII (1294 – 1303). è una successione organica e non personale poiché ogni nuovo Vescovo dal momento della consacrazione entra a far parte del Collegio e non succede singolarmente ad uno dei dodici apostoli. La costituzione gerarchica della Chiesa è quindi di istituzione divina ed è fondata sul Collegio dei Vescovi e sul primato del Pontefice. cioè di un gruppo di eguali. La “nota explicativa praevia” alla Lumen gentium precisa che l’espressione “collegio” non è da intendersi in senso strettamente giuridico. può essere delegata sia per un atto (delega speciale) che per un insieme di casi (delega generale) a meno che non sia disposto espressamente altro dal diritto (can. la potestà esecutiva ordinaria.- - la potestà giudiziale. ma di un gruppo stabile. avendo anche come riferimento un passo di Matteo. Entrambi godono della potestà suprema. 137). Nella Chiesa il potere o potestas sacra proviene sempre dall’alto. ad Avignone. La tesi più convincente è quella dei due soggetti inadeguatamente distinti titolari di potestà suprema sulla Chiesa universale (Betrams. anche se i deliberati furono approvati dal Pontefice. il Sommo Pontefice. Gli organi di governo della Chiesa universale . poiché in esso permane 28 . destinata al perseguimento dei fini dell’amministrazione ecclesiastica mediante l’applicazione delle leggi. Questo processo ebbe inizio con il Concilio di Trento (1545 – 1563) e il suo culmine con il Concilio Vaticano I (1870). Lo Castro). Il metodo collegiale ispira il funzionamento e la stessa istituzione di nuove strutture all’interno della Chiesa. nel quale fu affermato il principio dell’infallibilità del Papa in materia dottrinale quando egli parla ex cathedra.Il Collegio dei Vescovi Il Collegio dei Vescovi è formato da tutti i Vescovi in forza della consacrazione episcopale e della comunione gerarchica con il capo. inoltre volle che i loro successori. ma il primo può esercitarla liberamente e il Collegio dei Vescovi deve sempre intendersi con il suo capo. all’esterno a tutela delle sue prerogative contro le rivendicazioni giurisdizionalistiche degli Stati moderni. Il Collegio dei Vescovi è l’organo che succede all’originario Collegio apostolico. Agli Apostoli prepose il beato Pietro e in lui stabilì il principio dell’unità della fede e della comunione. Al contrario per l’ufficio del Pontefice abbiamo una successione personale all’apostolo Pietro. fondata sulla natura collegiale e sacramentale dell’episcopato. Questo determinò una grave crisi nel delicato equilibrio costituzionale che comportò il trasferimento per alcuni decenni della sede dei Papi in Francia. ne godono i giudici e i collegi giudiziari (potestà vicaria). Mentre prima le principali definizioni dottrinali furono il frutto di importanti concili orientali. ha quindi natura collegiale e insieme primaziale. poiché ha il merito di risolvere la contraddizione della loro esistenza recuperando l’unità del potere nella Chiesa a livello teologico. è da esercitarsi nel modo stabilito dal diritto. nei secoli successivi l’autorità del Pontefice si consolidò. Collegialità e primato: la dinamica del potere nella Chiesa Nella costituzione conciliare “Lumen gentium” si dice che Gesù Cristo ha edificato la santa Chiesa e ha mandato gli Apostoli. Il Concilio Vaticano II ha precisato la dottrina sui Vescovi e sulla Chiesa particolare. destinata alla risoluzione delle controversie mediante l’applicazione del diritto al caso concreto. Infatti il Collegio necessariamente e sempre cointende il suo Capo. non può essere delegata (perché teoricamente è già delegata). La questione del primato pontificio fu anche al centro delle tensioni che furono all’origine dello scisma d’Oriente (1054) e poi della Riforma protestante (1517). La Riforma cattolica portò un processo di centralizzazione del governo della Chiesa universale attorno al Pontefice in difesa all’interno della sua dottrina sacramentale contro le eresie. e con i membri. i Vescovi. non può assimilarsi dunque alla logica democratica degli Stati ma va considerata come espressione della natura della Chiesa come comunione. La rivalutazione operata dal Concilio della collegialità episcopale corrisponde alla natura originaria della Chiesa. Il Concilio di Costanza (1414 – 1418) rappresentò la massima affermazione di questa tendenza. Questa complessa costruzione costituzionale non ha eguali e ha suscitato una serie di tesi dottrinali che mirano a spiegarne il fondamento teorico. fossero nella sua Chiesa pastori fino alla fine dei secoli. 330). Il rapporto tra la collegialità e il primato è l’asse portante del sistema di governo della Chiesa.

scioglierlo e approvarne i decreti (can. cui presiede il cardinale Segretario di Stato. esclude qualsiasi intervento nel conclave di altre autorità e prevede che gli elettori. indetta o liberamente recepita dal Romano Pontefice (can. Inoltre sempre al Pontefice spetta il compito di determinare le questioni da trattare nel Concilio. come vicario di Cristo. In quanto successore di Pietro. Vi partecipano con voto deliberativo tutti e soli i Vescovi membri del Collegio episcopale. nel corso del tempo ha subito quattro ristrutturazioni e l’ultima è la costituzione apostolica “Pastor Bonus”. l’ufficio concesso dal Signore a Pietro e trasmesso ai suoi successori (can. 332). devono mantenere il segreto sulle vicende del conclave. 338). se è gia stato conferito del carattere episcopale ottiene la potestà al momento dell’accettazione (can. è anche capo del Collegio dei Vescovi. La costituzione apostolica “Pastor Bonus” del 1988 individua due caratteristiche: l’indole strumentale o ministerialità. in quanto capo visibile della comunità dei credenti. Il fatto che questa potestà sia esercitata liberamente significa che non incontra limiti in nessuna autorità umana (can. . piena perché non riguarda solo la dottrina. anche se possono essere chiamati anche altri soggetti (can. perché ogni espressione della collegialità episcopale va intesa con la concezione della Chiesa come comunione. 340). Venne istituita da Papa Sisto V con la costituzione apostolica “Immensa aeterni Dei” del 1588. insieme alla consacrazione episcopale. che ha il suo fondamento in una diretta concessione divina che va distinta dalla suprema potestà di governo su tutta la Chiesa universale. Come capo del Collegio episcopale svolge dei compiti già esaminati. il Concilio viene interrotto ipso iure (can. Il primato della potestà ordinaria si estende su tutte le Chiese particolari e i loro raggruppamenti. 331). 341). I decreti del Concilio hanno forza vincolante solo se sono approvati dal Pontefice.Il Romano Pontefice Il Romano Pontefice è il Vescovo della Chiesa di Roma. Il Papa è titolare dell’ufficio episcopale sulla diocesi di Roma. nominato dal Pontefice e suo principale collaboratore. forte aspirazione all’unità che si esprime con la ricerca all’interno del Collegio dell’unanimità. Vicario di Cristo e Pastore in terra della Chiesa universale (can. sulla Chiesa universale nel Concilio ecumenico ovvero l’azione congiunta dei Vescovi sparsi nel mondo. nell’esercizio delle funzioni di governo sulla Chiesa universale. è titolare di una potestà ordinaria vicaria o ministeriale. inoltre viene rafforzata la potestà che i vescovi hanno sulle Chiese particolari (can. 29 . sospenderlo. anche se i Padri conciliari possono aggiungere altre questioni che dovranno essere approvate dal Pontefice (can. il governo della Chiesa è affidato al Collegio cardinalizio. 337). naturale e rivelato. da lui accettata. Come supremo Pastore della Chiesa è sempre congiunto nella comunione con gli altri Vescovi e con tutta la Chiesa salvo il diritto di determinare il modo di esercitare tale ufficio (can. cioè non ha alcuna autorità o potere al di fuori di quelli che riceve dal Pontefice. immediata perché non necessita di intermediari e universale perché si estende a tutti. da lui confermati e promulgati. che però non deve apportare nessuna modifica o innovazione (can. E’ una potestà ordinaria perché è annessa ad un ufficio. 336). 335). 331). piena immediata e universale sulla Chiesa che può sempre esercitare liberamente (can. quindi in caso di morte del pontefice o per sua legittima rinuncia all’ufficio. L’eventuale rinuncia all’ufficio. Il Concilio ecumenico è la massima espressione della collegialità episcopale. come Pastore della Chiesa universale. Il Collegio dei Vescovi esercita la sua potestà. che esercita attraverso il Cardinale vicario e gli uffici del Vicariato di Roma. 331). La costituzione apostolica “Romano Pontifici eligendo” oggi in vigore e promulgata nel 1975. .La Curia romana Il Pontefice. è assistito dalla Curia romana. in caso di vacanza della Sede apostolica. 338). ha potestà ordinaria suprema. per essere valida. piena e suprema. L’ufficio di Sommo Pontefice ha carattere elettivo. infatti ne sono stati celebrati in tutto 21 dalle origini del cristianesimo ad oggi. Il funzionamento e l’operatività del Concilio ecumenico non dipendono però dall’applicazione del mero principio di maggioranza.perennemente il corpo apostolico (can. trasferire il Concilio. 339). ottiene quindi la potestà piena e suprema con l’elezione legittima. In caso di vacanza della Sede apostolica. 332). Il compito di eleggere il Papa spetta al collegio dei cardinali riuniti in conclave. suprema perché è al vertice dell’ordinamento. Questa stessa conferma vale anche per i decreti che il Collegio dei Vescovi emana al di fuori del Concilio (can. Questa è costituita da una serie di dicasteri e organismi coordinati dalla Segreteria di Stato. 333). al quale hanno diritto di partecipare tutti i cardinali che non hanno compiuto ottant’anni. deve essere fatta liberamente e debitamente manifestata (can. 333) ma non che sia una potestà illimitata perché incontra i limiti del diritto divino. Il rapporto tra il Concilio e il Pontefice è così stretto che. presiedendolo o personalmente o attraverso dei delegati. Spetta unicamente al Romano Pontefice convocare il Concilio. 333). sottoposti a clausura fino alla proclamazione dell’eletto (“cum clave”).

come la Camera Apostolica. per gli istituti di vita consacrata. E’ un’assemblea di Vescovi scelti dalle diverse regioni del mondo che si riuniscono per favorire una stretta unione tra il Romano Pontefice e i Vescovi. sono nove in tutto: Congregazione per la dottrina della fede (tutela la dottrina sulla fede e i costumi in tutta la Chiesa). l’altra giudica i conflitti di competenza tra i vari dicasteri. Nonostante ciò tutti i dicasteri della Curia si trovano in una situazione di parità giuridica e agiscono in nome del Pontefice con potestà ordinaria vicaria. c) Tribunali. per i Pontifici Consigli il potere è meramente consultivo e promozionale. della disciplina dei sacramenti.riguardo alla potestà legislativa. I dicasteri della Curia romana si suddividono in: a) Segreteria di Stato. e) Uffici. “Regimini Ecclesiae universae” 1967). La “Pastor Bonus” inoltre attua un processo di internazionalizzazione della Curia romana. per il clero. il Supremo Tribunale della Segnatura apostolica. in 1° istanza è un tribunale per le cause dei Vescovi. che hanno il compito di rappresentare il Pontefice presso gli Stati e le autorità pubbliche presso cui sono inviati per promuovere e sostenere le relazioni con le autorità civili dei singoli Stati (can. le sentenze dei Tribunali della Rota e della Segnatura apostolica pronunciate entro i limiti di competenza. cui spetta di convocarlo (non 30 . il Tribunale della Rota romana. coadiuva il Pontefice. 334). Inoltre esistono dei legati particolari detti nunzi. per studiare i problemi riguardanti l’attività della Chiesa nel mondo (can. Il Sinodo è interamente sottoposto all’autorità del Pontefice. è presieduta da un cardinale prefetto. 364). come membri del collegio episcopale e come pastori delle Chiese particolari. per le cause dei santi. ha due competenze: in 2° e 3° istanza è un tribunale ordinario per gli appelli. Congregazione per le Chiese orientali. composta da due sezioni: una giudica la validità degli atti amministrativi canonici. dalla “Pastor Bonus” sappiamo che sono dodici. in particolare la Penitenzieria apostolica. perciò queste due eccezioni sono direttamente imputabili ai dicasteri. . coordina gli altri dicasteri e cura i rapporti con gli Stati. è composta di due sezioni: la sezione per i rapporti con gli Stati e la sezione per gli affari generali. Congregazione per i Vescovi (nomina dei Vescovi per le Chiese particolari). per l’educazione cattolica. i dicasteri non possono emanare leggi o decreti generali aventi forza di legge. 343). Ha una funzione di carattere consultivo poiché deve discutere delle questioni proposte ed esprimere dei voti. esso realizza una forma di partecipazione dell’episcopato alle funzioni di governo sulla Chiesa universale (can. non può però emanare decreti salvo nei casi in cui non sia il Pontefice a concedergli tale potestà (can. per il dialogo interreligioso. per la famiglia. . per prestare aiuto con il loro consiglio al Romano Pontefice nella salvaguardia e nell’incremento della fede e dei costumi. rappresentano una sorta di ministeri. e insiste sul carattere di diaconia al servizio del ministero personale dei Vescovi. le decisioni di maggiore importanza sono soggette all’approvazione del Pontefice con due eccezioni: quelle per cui sono state attribuite speciali facoltà. d) Pontifici Consigli. già inaugurato da Paolo VI (cost. la massima istanza della giustizia amministrativa nella Chiesa. del culto divino. una funzione importante è svolta dai legati pontifici che hanno il compito di rappresentare il Pontefice presso le Chiese particolari per rendere sempre più saldi ed efficaci i vincoli di unità (can. competente per il foro interno e le indulgenze e presieduta da un cardinale penitenzierie. organo superiore di giustizia nell’ordinamento della Chiesa. né derogare alle prescrizioni del diritto universale vigente. 342). b) Congregazioni. Questo significa che i loro atti non sono imputabili direttamente al Pontefice o alla Santa Sede anche se soggetti titolari della potestà. per l’evangelizzazione dei popoli. 365). che amministra il patrimonio del Pontefice. ap. Per evitare questo inconveniente sono stati introdotti due criteri generali: . ricordiamo il Pontificio Consiglio per i laici. Questi dicasteri si differenziano anche per il tipo di potestà esercitata.carattere vicario. se non in singoli casi e con specifica approvazione del Sommo Pontefice.riguardo alla potestà esecutiva e giudiziaria. per i Tribunali è quella giudiziaria. o l’APSA che amministra il patrimonio della Sede Apostolica. Il Sinodo dei Vescovi è un’istituzione di diritto umano istituita da Paolo VI con la “Apostolica Sollicitudo” del 1965 per associare una rappresentanza dei Vescovi all’esercizio del governo supremo della Chiesa da parte del Papa. cioè essa non agisce per proprio diritto o per propria iniziativa. per le Congregazioni è quella esecutiva. non è un tribunale in senso proprio poiché non si chiede giustizia ma si implora una grazia. Per quanto riguarda la diplomazia della Chiesa.Il Sinodo dei Vescovi Il Sinodo dei Vescovi è uno dei vari modi con cui i Vescovi cooperano con il Pontefice. per l’unità dei cristiani.

altri sono nominati dal Pontefice. I Cardinali agiscono principalmente in modo collegiale attraverso i Concistori. che sceglie liberamente uomini costituiti almeno dell’ordine del presbiterato e che si siano distinti in modo eminente per dottrina. 31 . il cui incarico cessa con una nuova assemblea. 345) e i membri sono scelti dalle conferenze episcopali del luogo per il quale viene convocata l’assemblea. Poiché la valorizzazione delle Chiese particolari si fonda anche sulla riscoperta della centralità dell’elemento personale. nei quali si riuniscono su convocazione del Papa e sotto la sua presidenza. tutti i Cardinali che non sono Vescovi diocesani e che ricoprono un ufficio nella Curia romana sono tenuti all’obbligo di risiedere nell’Urbe. 349). per ogni assemblea il Pontefice nomina dei segretari speciali che restano in carica fino al termine dell’assemblea (can. membri di dicasteri competenti della Curia romana). di stabilirne gli argomenti di discussione. altri sono eletti da istituti religiosi clericali. Il Pontefice procede alla nomina mediante proprio decreto. 348).è un istituto permanente). ed in quest’ultimo caso esso può essere anche pubblico. di ratificare l’elezione dei suoi membri elettivi e procedere alla nomina degli altri. Quando invece si tratta di affari che riguardano direttamente una o più regioni determinate il Sinodo si riunisce in assemblea speciale (can. stavano alla guida delle diocesi suburbicarie (come Ostia e Velletri) ed eleggono al loro interno il Decano che presiede come primus inter pares il Collegio cardinalizio (can. nel caso di assemblea generale straordinaria la maggior parte dei membri sono designati dal diritto stesso in ragione della loro funzione. di presiederlo. La nomina o promozione dei membri spetta al Pontefice. portano una rinnovata concezione dei rapporti tra Chiesa universale e Chiese particolari. trasferirlo. pietà e prudenza. sia singolarmente nei diversi uffici dove prestano la loro opera nella cura quotidiana della Chiesa universale (can. Le Chiese particolari tendono oggi ad assumere la dignità di veri e propri soggetti costituzionali. i sacerdoti incardinati nelle più antiche chiese romane (o titoli cardinalizi). reso pubblico davanti al Collegio cardinalizio (nomina in pectore) riservandosi il nome quando ad esempio potrebbe esporre la persona a pericolo. La composizione di questa assemblea varia a seconda degli argomenti da trattare e delle circostanze. Oltre a questa funzione i Cardinali assistono il Romano Pontefice. i Cardinali diaconi. costumi. altri sono membri in ragione della loro funzione (es. Ma il Sinodo è dotato di una segreteria generale permanente presieduta dal Segretario generale. 346).I Cardinali Il Collegio cardinalizio è stato istituito con il Sinodo romano del 1150 perciò è un’istituzione di diritto umano a cui compete l’elezione del Pontefice. esaltando il carattere di comunione della Chiesa e il metodo collegiale nel governo della stessa. 352). quando lo suggeriscono peculiari necessità o si devono trattare questioni particolarmente gravi (can. che le definisce come formate ad immagine della Chiesa universale. Si riunisce in assemblea generale quando si trattano argomenti che riguardano direttamente il bene della Chiesa universale. titolari di altre chiese romane (o diaconie cardinalizie). Hanno origine da quei chierici che fin dai primi secoli collaboravano a vario titolo con il vescovo di Roma. A sua volta l’assemblea generale si suddivide in ordinaria e speciale: nel caso di assemblea generale ordinaria la maggior parte dei membri sono eletti dalle singole conferenze episcopali. In particolare anche per la forte valorizzazione delle Chiese particolari da parte del Concilio Vaticano II. sospenderlo o scioglierlo (can. In forza dell’obbligo di collaborazione assidua con il Pontefice. Quando il Pontefice dichiara conclusa l’assemblea. i Cardinali che invece hanno la cura di una Diocesi devono recarsi a Roma quando sono convocati dal Pontefice (can. nominato dal Pontefice e assistito da un consiglio di segreteria composto di Vescovi. 344). di concluderlo. il Concistoro straordinario in cui vengono convocati tutti i cardinali. espressione ripresa poi nel canone 368. cessa l’incarico per i suoi membri. altri sono nominati dal Pontefice e altri sono eletti da istituti religiosi clericali (can. di definirne l’ordine dei lavori. 350): i Cardinali vescovi. . ad esempio la previsione di alcuni consigli consultivi. 351). In base a questa origine si suddividono in tre ordini (can. implica un processo di maggiore coinvolgimento di tutte le componenti del popolo di Dio nel governo pastorale della Chiesa particolare. La differenza sta nel fatto che si convoca un’assemblea generale straordinaria per trattare affari che richiedono una soluzione sollecita. 356). chi non è Vescovo riceve la consacrazione episcopale (can. Esistono due tipi di concistori: il Concistoro ordinario in cui vengono convocati tutti i cardinali che si trovano a Roma per trattare questioni di più comune accadimento o per compiere atti della massima solennità. 353). i Cardinali preti. Le Chiese particolari La dottrina della collegialità e sacramentalità dell’ufficio dei Vescovi e la visione della Chiesa come popolo di Dio. sia collegialmente quando si riuniscono per trattare le questioni di maggiore importanza (concistori). ispirando un processo di adeguamento giuridico – canonico.

296). I Vescovi 32 . che la governa in nome del Sommo Pontefice (can. ministri del governo (i tria munera). 372). 403) infatti in caso di vacanza della sede episcopale il Vescovo coadiutore diviene immediatamente Vescovo della diocesi (can. Le prelature personali sono organizzazioni formate da presbiteri e diaconi del clero secolare. sacerdoti del sacro culto. questi ultimi però non possono essere esercitati se non nella comunione gerarchica con il Capo e con gli altri membri del Collegio (can. circoscritta territorialmente. per ragioni speciali e gravi. Fanno parte di quest’ultima categoria anche i Vescovi coadiutori e i Vescovi ausiliari. La natura della Chiesa particolare è connessa all’ufficio dei Vescovi. Viene proposto un Prelato come ordinario proprio. 377). Il modello assunto è la diocesi. Le Chiese particolari sono individuate in base ad un criterio territoriale. all’interno delle diocesi (consiglio pastorale diocesano) e delle parrocchie (consiglio pastorale parrocchiale). 371). 295). 409).rappresentativi dei fedeli. Fin dai primi secoli le esigenze della evangelizzazione su territori sempre più estesi hanno portato ad una progressiva suddivisione territoriale in più Chiese particolari. La nomina I requisiti per essere nominati Vescovi sono: aver raggiunto almeno 35 anni di età e la posizione di chierico. avere un dottorato o una licenza in Teologia. senza la comunione gerarchica l’ufficio sacramentale – ontologico non può essere esercitato. Nella costituzione “Lumen Gentium” troviamo che i Vescovi assunsero il servizio della comunità con i loro collaboratori presiedendo in luogo di Dio al gregge quali maestri di dottrina. la cura della quale viene affidata ad un Prelato o ad un Abate che la governa come suo pastore (can. 370). Sono detti Vescovi diocesani quelli a cui viene affidata la cura di una diocesi. definita come la porzione del popolo di Dio che viene affidata alla cura pastorale del Vescovo con la collaborazione del presbiterio (can. erette dalla Santa Sede che ne forma anche gli statuti. che la governa in nome del Sommo Pontefice (can. Il codice prevede che i Vescovi sono nominati liberamente dal Pontefice. 376) a cui viene assegnato il titolo di una diocesi soppressa e a cui sono affidati incarichi che non comportano di regola la cura delle anime. 377). il cui compito è reggere la porzione del popolo di Dio loro singolarmente affidata. con una procedura definita dal codice (can. gli altri sono detti Vescovi titolari (can. c) l’amministrazione apostolica: una determinata porzione del popolo di Dio che. la loro autorità discende dall’appartenenza al Collegio episcopale. trattandosi di uffici che devono essere esercitati da più soggetti. Oltre alla consacrazione episcopale occorre che intervenga anche la missione canonica (missio canonica) da parte dell’autorità gerarchica (il Pontefice). 369). 371). tuttavia nello stesso territorio possono essere erette chiese particolari sulla base del rito dei fedeli o per altri simili motivi (can. Un esempio di prelatura è l’Opus Dei. da uno gerarchico – istituzionale (la potestas del Vescovo) e da un nucleo costitutivo rappresentato dalla parola di Dio e dall’eucarestia. la cui erezione spetta oggi unicamente al Papa (can. La diocesi è costituita da un elemento personale (il popolo di Dio). Questo ulteriore requisito è richiesto ex natura rei. una buona reputazione. per volontà di Cristo gerarchicamente cooperanti. 294). Con la consacrazione episcopale i Vescovi ricevono l’ufficio di santificare e l’ufficio di insegnare e governare. una fede salda. b) il vicariato apostolico o la prefettura apostolica: una determinata porzione del popolo di Dio la quale non è stata ancora costituita come diocesi ed è affidata alla cura pastorale di un Vicario apostolico o di un Prefetto apostolico. Alla diocesi oggi sono assimilate altri tipi di Chiese particolari: a) la prelatura territoriale o l’abbazia territoriale: una determinata porzione del popolo di Dio. I Vescovi coadiutori sono costituiti d’ufficio dalla Santa Sede quando lo ritiene opportuno. non viene eretta come diocesi dal Sommo Pontefice e la cura pastorale della quale viene affidata ad un Amministratore apostolico. sono forniti di speciali facoltà e godono ipso iure del diritto di successione al Vescovo diocesano (can. Anche i laici possono dedicarsi alle opere apostoliche della prelatura mediante delle convenzioni (can. che ha il diritto di erigere un seminario nazionale o internazionale. diritto canonico o Sacra scrittura. doti morali. oppure da lui confermati se eletti in base a legittime consuetudini (can. 375). 373). L’ufficio dei Vescovi E’ un istituto di diritto divino in quanto i Vescovi sono successori degli Apostoli (successione apostolica). per promuovere o attuare speciali opere pastorali o missionarie per le diverse regioni o per le diverse categorie sociali (can. di incardinare gli alunni e di promuoverli agli ordini del servizio della prelatura (can. Le relative pratiche sono istruite all’interno della Curia romana dalla Congregazione per i vescovi.

deve inoltre vigilare che non si insinuino abusi nella disciplina ecclesiastica (can. fino alla costituzione dell’amministratore diocesano. Inoltre sono i principali collaboratori del Vescovo diocesano. 419). 384). deve favorire nella diocesi le sue diverse forme e curare che le diverse opere di apostolato siano coordinate sotto la sua direzione (can. è tenuto a difendere l’unità della Chiesa universale promuovendo la disciplina comune ed esigendo l’osservanza di tutte le leggi ecclesiastiche. Se manca il Vescovo coadiutore. 392). con verbalizzazione da parte del presbitero più anziano. 396). I poteri del Vescovo diocesano Il Vescovo diocesano gode nella sua diocesi di tutta la potestà ordinaria. al Vescovo ausiliare o se manca quest’ultimo al collegio dei consultori (can. inoltre secondo il codex tutto deve avvenire durante un atto liturgico in cattedrale (can. escluso ciò che non gli compete ex natura rei o per il diritto (can. 405 – 407). 427). In forza dei vincoli di comunione che lo legano al Pontefice e agli altri membri del collegio. la presa di possesso canonico avviene mediante comunicazione di tale lettera al clero e al popolo presenti in cattedrale. come pure deve mostrare umanità e carità nei confronti dei fratelli che non sono in piena comunione con la Chiesa cattolica e dei non battezzati (can. ciò deve avvenire entro quattro mesi dalla ricezione della lettera apostolica se non è già stato consacrato Vescovo ed entro due mesi se è gia stato consacrato. 401). Nell’ambito della sua funzione di governo (munus regendi) esercita la funzione legislativa personalmente. che ha il compito di reggere la diocesi fino alla presa di possesso del nuovo Vescovo. celebrare frequentemente la messa per il popolo (cann. 421). 428). quella esecutiva sia personalmente che mediante i vicari generali o episcopali. Entro otto giorni dalla notizia. can. 381). Inoltre è tenuto per legge alla residenza personale nella diocesi (can. fatta eccezione per quelle cause che dal diritto o da un decreto del Pontefice sono riservate alla suprema o ad altra autorità ecclesiastica (can. 430). 381). Fra i principali doveri troviamo: proporre e spiegare ai fedeli le verità della fede. La vacanza della sede episcopale La sede episcopale diviene vacante con la morte del Vescovo diocesano. nell’umiltà e nella semplicità di vita promuovendo con ogni mezzo la santità dei fedeli (can. 425). salvo che circostanze gravi suggeriscano l’assegnazione di un Vescovo ausiliare fornito di speciali facoltà (can. per i Vescovi ausiliari. quella di vicari episcopali (can. Quanto all’apostolato. Nel caso di una diocesi di nuova erezione. Ogni cinque anni deve presentare una relazione al Pontefice sullo stato della diocesi e recarsi a Roma per venerare le tombe degli Apostoli Pietro e Paolo e presentarsi al Romano Pontefice (visita ad limina) (cann. propria e immediata. che li consulta nelle questioni di maggiore importanza. 394). L’amministratore diocesano è tenuto agli stessi obblighi e ha la potestà del Vescovo diocesano. in particolare di sottrarre. è tenuto a visitare la diocesi (visita pastorale) in modo da visitarla tutta almeno ogni cinque anni (can. con il trasferimento o la privazione. 383). distruggere o modificare qualsiasi documento della curia diocesana (can. predicando personalmente e curando che il ministero della parola venga opportunamente assicurato all’interno della diocesi (munus docendi. 395) e una volta compiuti i settantacinque anni è invitato a presentare la rinuncia all’ufficio del Sommo Pontefice che provvederà ad accettarla (can. 387). cui compete la successione ipso iure. La sua eventuale rimozione è riservata alla Santa Sede (can. A tale ufficio si può candidare solo un sacerdote con almeno trentacinque anni di età (can. con la rinuncia accettata dal Pontefice. il governo della diocesi passa. 382). La frase “Sede vacante nihil innoventur” significa a coloro che provvedono interinalmente al governo della diocesi è proibito compiere qualsiasi atto che possa arrecare pregiudizio alla diocesi. Entrambi prendono possesso del loro ufficio mostrando la lettera apostolica di nomina al Vescovo diocesano (can. 399 – 400). vengono costituiti su richiesta del Vescovo diocesano quando lo suggeriscono le necessità pastorali della diocesi.ausiliari sono privi del diritto di successione. Il Vescovo diocesano deve mostrarsi sollecito nei confronti di tutti i fedeli. 386). 404). Inoltre deve rivolgere particolare attenzione ai suoi presbiteri (can. il collegio dei consultori deve eleggere l’Amministratore diocesano. 33 . 403). Se questo termine decorre la sua nomina spetta al Metropolita (can. Ottiene la relativa potestà dal momento in cui accetta l’elezione (can. ad essi spetta la funzione di vicario generale della diocesi o. Sono giuridicamente equiparati al Vescovo diocesano coloro che presiedono le altre Chiese particolari (can. Per poter esercitare l’ufficio deve prima prendere possesso canonico della diocesi cioè il momento in cui esibisce (personalmente o tramite procuratore) la lettera apostolica al collegio dei consultori a cui compete il governo della diocesi durante il periodo di vacanza e alla presenza del cancelliere della curia che ne redige un verbale. 391). offrire un esempio di santità nella carità. 388 – 389). 427). quella giudiziaria sia personalmente che mediante il vicario giudiziale e i giudici (can.

col consenso della maggioranza dei Vescovi suffraganei. 433 – 434). 431). difendere la disciplina ecclesiastica (can. le diocesi suffraganee raccolte attorno al Metropolita. i concili particolari e le conferenze episcopali. in vari luoghi. Il concilio plenario riunisce i Vescovi di tutte le Chiese particolari della medesima Conferenza episcopale. viene celebrato ogni volta che risulti opportuno alla maggioranza dei Vescovi diocesani (can. poi aggiunge che varie Chiese. soprattutto legislativa.Le province e le regioni ecclesiastiche Le province ecclesiastiche sono circoscrizioni territoriali. devono essere chiamati ma con voto consultivo i vicari generali e episcopali delle Chiese particolari del territorio. che riuniscono le diocesi tra loro più vicine al fine di promuovere un’azione pastorale comune e per favorire i rapporti dei Vescovi diocesani (can. spetta al Metropolita vigilare sull’osservanza della fede e della disciplina ecclesiastica e di informare il Pontefice su eventuali abusi. cioè cura che si provveda nel proprio territorio alle necessità pastorali del popolo di Dio e per questo scopo dispone di potestà di governo.I concili particolari Sono istituzioni dotate di potestà di governo. 431). esercitato dal suo titolare per il bene della Chiesa. I principali raggruppamenti o “coetus” sono le province e regioni ecclesiastiche. coadiutori. ausiliari.I raggruppamenti di Chiese particolari La costituzione “Lumen gentium” dice che l’unione collegiale appare anche nelle relazioni tra i singoli Vescovi e le Chiese particolari e la Chiesa universale. 135). Il Vescovo diocesano gode. l’inizio e la durata e il suo scioglimento (cann. i rettori delle università ecclesiastiche e cattoliche. cioè per decidere ciò che risulta opportuno per l’incremento della fede. A questi concili devono essere convocati e hanno voto deliberativo tutti i Vescovi del territorio (diocesani. introdurre. che riuniscono i Vescovi di un determinato territorio quando le circostanze lo suggeriscono. per ordinare l’attività pastorale comune. prorogarlo o scioglierlo (can. Come sono anche privi delle prerogative del singolo Vescovo. per regolare i costumi e per conservare. titolari). una delle sue peculiarità. ha il compito di convocarlo. 445). 442). La natura collegiale dell’episcopato è incompatibile con la concezione individualistica di tale ministero. le questioni da trattare. a cui competono vari compiti: convocarlo con l’approvazione della Sede Apostolica. dotate ipso iure di personalità giuridica. scegliere il luogo. . 440). A questo istituto spetta favorire la cooperazione e l’attività pastorale comune (cann. non sopra le altre Chiese né sopra la Chiesa universale. Le province ecclesiastiche più vicine possono essere congiunte dalla Santa Sede in regioni ecclesiastiche. soppressa o modificata solo dalla suprema autorità della Chiesa (can. 436). Possono essere di due tipi: plenari e provinciali. indire l’apertura e la durata. 435) che poi corrisponde alla città più importante del territorio (sede metropolitana). una rappresentanza dei superiori maggiori degli istituti religiosi e delle società di vita apostolica. ma in quanto membri del Collegio episcopale sono tenuti ad avere per tutta la Chiesa una sollecitudine che contribuisce al bene della Chiesa universale. 441). determinare la procedura e le questioni da trattare. Questi raggruppamenti non sono espressione di collegialità in senso stretto o perfetta poiché vi partecipano solo i Vescovi di un determinato territorio e sono prive di quegli attributi e prerogative di governo supremo della Chiesa. dette suffraganee. si sono costituite in vari raggruppamenti (“coetus”) organicamente congiunti che godono di una propria disciplina. Nel corso della storia la coscienza della natura collegiale dell’episcopato e le esigenze di un più efficace svolgimento delle funzioni pastorali e di governo. determinata o approvata dal Pontefice (can. eleggerne il presidente approvato dalla Santa Sede. in grado di conformare l’esercizio individuale del potere secondo le esigenze della comunione ecclesiale. che è l’Arcivescovo della diocesi in cui è preposto. Ciascuna diocesi inclusa all’interno del territorio deve far parte della provincia. Per le altre diocesi. determinarne la procedura. possono essere chiamati con voto meramente consultivo anche i presbiteri e altri fedeli (can. soprattutto legislativa. trasferirlo. Presiede la provincia ecclesiastica il Metropolita. su proposta della Conferenza episcopale e a cui può essere attribuita personalità giuridica. che per istituzione divina è all’interno della diocesi l’esclusivo titolare della potestà di governo (can. . hanno portato allo sviluppo di forme di esercizio congiunto dando vita a raggruppamenti di Chiese. senza poter interferire direttamente sulla diocesi (can. I concili particolari hanno competenza di carattere generale. Il Metropolita presiede il concilio e. in genere la sede episcopale. 439. i decani delle facoltà di teologia e diritto canonico del territorio. Il concilio provinciale raccoglie le diverse Chiese particolari della medesima provincia ecclesiastica. Si tratta quindi di istituzioni di diritto ecclesiastico che manifestano la permanente operatività nel sistema di governo della Chiesa di un’affectio collegialis. Il Vaticano II dice che i singoli Vescovi esercitano il loro pastorale governo sopra la porzione del popolo di Dio che è stata loro affidata. all’interno della 34 . scegliere il luogo. che può essere costituita. 443).

Spetta al Vescovo diocesano coordinare l’attività pastorale dei vicari. Al vertice della curia c’è il vicario generale. 455). Entrambi questi vicari possono essere liberamente rimossi dal Vescovo (can. 479). cioè elaborano i propri statuti. dove sono regolati i principali organi interni: riunione plenaria. 450). La struttura interna delle Chiese particolari . La segreteria generale ha una funzione di ausilio e di redazione degli atti. 448). di ampi poteri di dispensa dall’osservanza delle leggi disciplinari emanate dalla suprema autorità della Chiesa (can. Sono sorte spontaneamente già nella seconda metà del XIX secolo. Il consiglio permanente è l’organo esecutivo. possono essere invitati anche gli Ordinari di un altro rito con voto solo consultivo (can. Organismo permanente.Le conferenze episcopali Rivestono un ruolo fondamentale nella strutturazione e nell’azione della Chiesa nel mondo. 455). 457). Questo procedimento ha lo scopo di non pregiudicare le prerogative dei singoli Vescovi diocesani e l’autonomia della Chiesa particolare. a cui spetta di diritto la stessa potestà esecutiva su tutta la diocesi che spetta al Vescovo. Ne sono membri di diritto tutti i Vescovi diocesani del territorio e coloro ad essi equiparati. 88). Per l’approvazione dei decreti generali si richiede nella riunione plenaria il voto di almeno 2/3 dei membri con voto deliberativo. 452). poi con il Concilio Vaticano II (il decreto “Christus Dominus”) e il codice del 1983 hanno avuto una disciplina di diritto comune per tutta la Chiesa. nominato dal Vescovo. . che deve concedere la recognitio dei decreti da esso emanati. Ogni conferenza elegge al suo interno il proprio presidente e il segretario generale (can. 449). La loro erezione. Queste conferenze godono di autonomia statuaria. L’organo deliberativo è la riunione plenaria. i quali esercitano congiuntamente alcune funzioni pastorali per i fedeli di quel territorio (can. segreteria generale. 447). curando che l’intera amministrazione risponda al bene della porzione del popolo 35 . i relativi atti del concilio devono essere trasmessi alla Sede Apostolica. può infatti emanare decreti generali aventi valore legislativo. sia motu proprio sia su richiesta (can. Quindi possono emanare decreti solo nelle materie in cui lo abbia disposto il diritto universale o se lo stabilisce un mandato speciale della Sede Apostolica. ma prevede esplicitamente anche territori di ampiezza minore o maggiore (can. la sua composizione è stabilita negli statuti. di sua libera nomina. soggetti alla recognitio da parte della Santa Sede. 477). dei concili particolari o della conferenza episcopale (can. infine questi decreti sono soggetti alla recognitio della Santa Sede (can. consiste in un’assemblea dei Vescovi di una nazione o di un territorio. E’ una facoltà del Vescovo costituire uno o più vicari episcopali. che assegna ai singoli Vescovi il compito di pastori. soppressione o modifica spetta unicamente alla suprema autorità della Chiesa e godono ipso iure della personalità giuridica (can. di materia e di quorum deliberativo. quelli ad essi equiparati e i Vescovi coadiutori. 455). Una volta concluso. dall’altro esse sono semplici organismi la cui istituzione non può alterare l’originaria costituzione divina della Chiesa. Il codice esprime un favore per la dimensione nazionale delle conferenze episcopali. invece i Vescovi ausiliari e i Vescovi titolari hanno voto deliberativo o consultivo a seconda dello statuto (can. ne fanno parte con voto deliberativo i Vescovi diocesani. 476. consiglio permanente. cioè la potestà di porre tutti gli atti amministrativi salvo quelli che il Vescovo si sia riservato (can. prima della loro promulgazione (can. La potestà deliberativa però incontra un doppio limite. i Vescovi coadiutori. per un determinato genere di affari. per i fedeli di un determinato rito o per un gruppo di persone (cann. con la stessa potestà ordinaria che spetta al vicario generale ma circoscritta ad una parte determinata della diocesi. 480).La curia diocesana La curia diocesana ha il compito di assistere il Vescovo nella direzione dell’attività pastorale. nell’amministrazione della diocesi e nell’esercizio della potestà giudiziaria.diocesi. si tiene almeno una volta l’anno o secondo le necessità. devono mantenerlo informato sulle attività e non agire mai contro la sua volontà e il suo intendimento (can. 479). 87) e inoltre lo stesso Ordinario del luogo può dispensare validamente dalle leggi diocesane. nelle altre materie rimane la competenza di ogni singolo Vescovo diocesano e la conferenza episcopale non può agire in nome di tutti i Vescovi se non con il loro consenso unanime (can. provvede inoltre a comunicare alle conferenze episcopali confinanti gli atti e i documenti secondo le indicazioni ricevute. ha il compito di portare ad esecuzione le delibere assunte nella riunione plenaria e preparare le questioni da trattare in quella sede (can. inoltre i decreti sono soggetti ad un controllo preventivo da parte della Santa Sede. i Vescovi ausiliari e gli altri Vescovi titolari che svolgono nel territorio uno speciale incarico. Infatti da un lato le conferenze episcopali rappresentano la sede più adeguata per affrontare efficacemente delle questioni. 454). 446).

473). Il consiglio presbiterale è un gruppo di sacerdoti che. ha una competenza di carattere generale ma con funzioni meramente consultive (can. E’ composto da fedeli in piena comunione con la Chiesa. almeno una volta all’anno. Le sue funzioni sono studiare. ad es. formano una sorta di “senato del Vescovo”. in forza del quale i presbiteri sono intimamente associati all’ordine episcopale e chiamati a cooperare con il ministero del Vescovo. 492). delle condizioni sociali. 514). e di rendere di pubblica ragione le materie trattate (can. nominato dal Vescovo sempre per un quinquennio. 1277). sotto le indicazioni del Vescovo. realizzando una forma elitaria di senato del Vescovo che aveva importanti funzioni durante la vacanza della sede episcopale e in alcuni casi il compito di eleggere il Vescovo diocesano previa approvazione della Santa Sede. 494). cui spetta di coadiuvarlo nell’interesse del bene pastorale dei fedeli (can. 509). Le funzioni del consiglio sono consultive: il Vescovo deve ascoltarlo negli affari di maggiore importanza e chiede il suo consenso solo in casi espressamente previsti (can. 497). Pertanto i sacerdoti costituiscono insieme al loro Vescovo un unico presbiterio destinato a diversi uffici. 500). Trova il suo fondamento nel sacerdozio comune dei fedeli. 515). Il codice del 1983 ha introdotto organismi di partecipazione e supplenza al governo fondati su una maggiore rappresentatività del presbiterio. membri per un tempo determinato. rendendo opzionale l’istituzione della sola sede di rappresentanza effettiva del popolo di Dio. invece. Questo collegio è presieduto dallo stesso Vescovo. La durata in carica è stabilita negli statuti. ha il compito ogni anno di predisporre. Solo il Vescovo ha il compito di convocare e presiedere il consiglio pastorale. chierici. ha delle funzioni fondamentali indicate dal diritto. presieduto dal Vescovo. . 503. . cioè una determinata comunità di fedeli che viene costituita stabilmente nell’ambito di una Chiesa particolare. religiosi e soprattutto laici. . E’ un organismo necessario e dotato di propri statuti approvati dal Vescovo. 495). il codice prevede la sua costituzione in ogni diocesi ed è sotto l’autorità del Vescovo. in rappresentanza del presbiterio. in modo che il consiglio si rinnovi interamente nel corso di un quinquennio (can. invece. In passato esisteva il capitolo cattedrale. 486). ha funzioni minori come assolvere alle funzioni liturgiche più solenni e le altre affidategli specificamente dal Vescovo (can. si accede mediante designazione del Vescovo. altri membri di diritto in virtù del loro ufficio e altri liberamente nominati dal Vescovo (can. provvede alla compiuta redazione degli atti della curia e alla loro custodia nell’archivio o tabularium diocesano (can. che rende corresponsabile l’intero popolo di Dio della missione di salvezza della Chiesa. in caso di vacanza della sede episcopale e per i principali atti di amministrazione dei beni della diocesi. sono previsti dal codice del 1983 e sostituiscono quello che un tempo era il capitolo cattedrale. composto dai presbiteri più colti e di maggiore prestigio all’interno della diocesi. sotto l’autorità del Vescovo diocesano (can. la cui cura pastorale è affidata ad un parroco quale suo pastore proprio. delle professioni e delle varie forme di apostolato (can. lo presiede e stabilisce le questioni da trattare. scelti per rappresentare tutta la porzione del popolo di Dio tenendo conto delle varie zone del territorio.Il consiglio pastorale diocesano E’ un organismo di rappresentanza dell’intero popolo di Dio. 512). Il terminale operativo della funzione di governo pastorale della diocesi è la parrocchia.di Dio che gli è affidata (can. Questo organismo porta un rinnovamento conciliare (la Chiesa come popolo di Dio) ma nella nuova codificazione non ha avuto molta considerazione a causa della previsione della sua stessa facoltatività. inoltre nelle singole comunità locali rendono presente il Vescovo e ne prendono gli uffici. è composto da almeno tre fedeli esperti in economia e in diritto civile nominati dal Vescovo per un quinquennio (can. L’economo.Il sinodo diocesano 36 . Il fondamento di questi istituti risiede nel sacramento dell’ordine. amministra i beni della diocesi sotto l’autorità del Vescovo. inoltre è richiesto il suo parere obbligatorio (“consilium”) sugli atti di amministrazione della diocesi di maggiore importanza e il suo consenso (“consensus”) per quelli di amministrazione straordinaria (can. E’ il Vescovo che convoca il consiglio. valutare e proporre conclusioni operativa su quanto riguarda le attività pastorali della diocesi (can. Il cancelliere. 501). il bilancio preventivo della diocesi per l’anno successivo e approvare alla fine dell’anno il bilancio consuntivo delle entrate e delle uscite (can. Il consiglio per gli affari economici. effettua le spese che il Vescovo abbia ordinato e presenta nel corso dell’anno il bilancio delle entrate e delle uscite al consiglio per gli affari economici (can. è composto da sacerdoti per la metà eletti dagli stessi sacerdoti della diocesi. 493). 514). 511). a cui veniva concesso l’ufficio di canonico della chiesa cattedrale. Fra i membri di questo consiglio il Vescovo nomina liberamente fra i sei e i dodici sacerdoti che per un quinquennio costituiranno il collegio dei consultori. Al capitolo dei canonici.Il consiglio presbiterale e il collegio dei consultori Sono due organismi presbiterali che hanno un ruolo nel governo della diocesi.

Sul piano normativo a questa distinzione non corrisponde una distinzione degli atti sulla base del loro nomen iuris. Si distingue tra gli atti amministrativi singolari in senso stretto. i rescritti. secondo il Vaticano II. Spetta sempre al Vescovo diocesano sospendere o sciogliere il sinodo diocesano (can. Non sono sempre espressione di potestà esecutiva in quanto sono veri e propri atti del legislatore. Gli atti amministrativi singolari Sono una categoria eterogenea di atti che hanno un destinatario concreto (“singolare”). infatti gli altri membri hanno solo un voto consultivo ed è solo lui che sottoscrive le dichiarazioni e i decreti sinodali. correggere gli errori nella dottrina e nei costumi. Questi ultimi sono sottoposti al principio di legalità (non derogano alle leggi e le loro disposizioni che siano contrarie alle leggi sono prive di ogni vigore) e sono assimilabili ai regolamenti amministrativi negli ordinamenti secolari o disposizioni generali “esterne”. entro i limiti della loro competenza. Perciò se la regola generale configge nel caso concreto con il fine della salvezza del singolo. di competenza del legislatore. dispense. 35): 37 . Nel concilio di Trento si stabilì che il sinodo diocesano doveva essere convocato ogni tre anni. 19. cann. 460). possono essere chiamati anche altri fedeli (can. Vi è un evidente analogia tra il sinodo diocesano e il sinodo dei vescovi. che determinano i modi da osservare nell’applicare la legge o con cui si urge l’osservanza delle leggi (can. dopo le leggi ecclesiastiche e la consuetudine (fonti del diritto. Questo minore rigore formale trova ragione nell’elasticità del diritto canonico. 31). 468). che sono espressione di potestà esecutiva e quindi soggetti al principio di legalità (can. Nella categoria degli atti amministrativi singolari fanno parte (can. 29) o da chi disponga di un’espressa concessione da parte del legislatore (legislazione delegata) (can. Il regime degli atti Nel regime degli atti prende concretamente forma l’attività di governo del popolo di Dio. una rappresentanza di laici eletti dal consiglio pastorale diocesano e alcuni superiori di istituti religiosi. 463). dai decreti generali esecutivi. equità canonica) per poter derogare la norma. Il codice prevede che tutte le questioni proposte siano sottomesse alla libera discussione dei membri (can. che lo presiede personalmente o tramite il vicario generale o episcopale (cann. Le finalità di questo organismo possono essere: adattare l’applicazione delle leggi generali della Chiesa alle circostanze locali. emanati da coloro che godono di potestà esecutiva. quindi sono destinate a chi cura che le leggi siano mandate ad esecuzione (can. Si tratta quindi di un organismo temporaneo. 465) ma aggiunge anche che nel sinodo diocesano l’unico legislatore è il Vescovo diocesano. viene convocato dal Vescovo diocesano. 29 – 34) e la categoria degli atti amministrativi singolari (cann. ma col tempo cadde in disuso. poiché entrambi sono strumenti di ausilio all’esercizio di un ministero conferito ad una persona ma che deve essere svolto al servizio dell’intera comunità ecclesiale o detta communio ecclesiarum. meriterebbe di essere maggiormente utilizzato. i membri del consiglio presbiterale. Per questo loro carattere interno vengono denominate disposizioni generali “interne” e sono anch’esse sottoposte al principio di legalità. In tal caso atti singolari posso assumere natura formale di vere e proprie norme singolari. Le istruzioni provengono anch’esse da soggetti che godono di potestà esecutiva e rendono chiare le disposizioni delle leggi e sviluppano e determinano i procedimenti nell’eseguirle. che possono essere resi pubblici per la sua autorità (can. i decreti generali e le istruzioni (cann.E’ uno strumento di ausilio all’esercizio della funzione legislativa del Vescovo diocesano e. e le norme singolari. 35 – 93). oltre ai vari Vescovi e vicari. Il codice ha cercato di razionalizzarlo tenendo conto delle peculiarità del sistema di governo ecclesiale. in quanto emanati dal legislatore competente (can. cioè aventi efficacia sul piano legislativo. ma non tutti sono espressione di potestà esecutiva. 461 – 462). destinato a cessare una volta esaurita la sua funzione. Sono membri di diritto. 466). i privilegi e le dispense. Il Libro I del codice individua. al cui interno troviamo altri atti non sempre omogenei: i decreti e i precetti singolari. 1732). perché uno stesso atto può avere natura di atto amministrativo o di norma singolare. per prestare aiuto al Vescovo (can. 34). 30). 1752). emanare norme per l’azione pastorale e per il governo della diocesi. E’ l’assemblea dei sacerdoti e degli altri fedeli della Chiesa particolare. Tra i decreti generali infatti distinguiamo quelli aventi natura legislativa. stimolare le varie attività e iniziative. 38) e alla possibilità di ricorso (ca. 23). l’ordinamento canonico mette a disposizione degli istituti (privilegi. Decreti generali e istruzioni I decreti generali e le istruzioni hanno in comune l’essere atti subordinati alle leggi e rivolti ad una generalità di destinatari (atti amministrativi generali). poiché il primato è il fine della salvezza della anime (can.

gli altri presbiteri o i diaconi possano dispensare validamente da una legge universale e da una particolare. 49). un atto amministrativo dato per iscritto dalla competente autorità esecutiva tramite il quale. che può portare anche la disapplicazione di una norma (can. accordata per mezzo di un atto concesso dal legislatore o dall’autorità esecutiva (can. In caso vi sia difficoltà di ricorrere alla Santa Sede e pericolo di danno grave nell’attesa. 48). o la concessione di un favore o dispensa. questa facoltà non riguarda però le leggi processuali o penali. avente quindi natura imperativa. un decreto decisorio. una grazia in favore di determinate persone. Le norme singolari Sono una serie di atti che possono derogare a quanto stabilito nelle norme generali. nel secondo sulla sua validità. la risposta dell’autorità superiore. Lo stesso Ordinario del luogo può dispensare validamente dalle leggi diocesane e dalle leggi date dal Concilio plenario o provinciale e dalla Conferenza Episcopale (can. Il rescritto era definito in passato come “responsum principis ad instantiam petentis”. carattere reale se concesso direttamente e immediatamente ad una cosa e quindi cessa con la distruzione totale della cosa o del luogo (can. Oggi esso indica non solo l’atto conclusivo ma lo stesso procedimento amministrativo di esame e valutazione. può avere carattere personale. Un esempio è il can. . 85). utilizza mezzi che si classificano in due diversi ordini: l’insegnamento e la santificazione. . 59). pertanto è dato su iniziativa della autorità. il privilegio e la dispensa. per rispondere alle esigenze poste dal fine della salvezza delle anime. è la risposta data dalla Santa Sede o da un Ordinario con la quale si comunica una decisione o informazione dietro richiesta. i motivi che la sorreggono. 87). - Il matrimonio La Chiesa. nel caso in cui con un precetto siano imposti obblighi cui il destinatario non era previamente obbligato.b) il decreto singolare.la dispensa.il privilegio. Con l’insegnamento vengono trasmesse le verità rivelate e i 38 . 78). 135). un’esenzione (relaxatio) da una legge meramente ecclesiastica in un caso particolare. 90) Quest’ultimo limite dipende dall’autorità che ha concesso la dispensa. sia fisiche sia giuridiche. avrebbe efficacia innovativa e quindi si qualificherebbe come norma singolare. una dispensa o un’altra grazia (can. su domanda di qualcuno. alcuni rescritti possono provenire dal legislatore o concernere materie aventi natura legislativa. purché solitamente la Santa Sede la conceda nelle medesime circostanze. è concesso un privilegio. 88). . se il legislatore o altro organo dotato di potestà esecutiva: nel primo caso la sua inosservanza incide solo sulla liceità dell’atto. Anche la dispensa si presenta a volte come norma singolare poiché proviene da un’autorità dotata di potestà legislativa (can. se viene concesso ad una persona e dunque segue sempre la persona e si estingue con il suo decesso. Il can. concessa da coloro che godono di potestà esecutiva e da quelli cui compete di dispensare esplicitamente o implicitamente (can. con cui si impone direttamente e legittimamente a una persona o a persone determinate qualcosa da fare o da omettere per osservare il contenuto di una legge (can. La natura complessa dell’atto si riflette sul contenuto composto di tre elementi: la richiesta da parte del fedele. . 89 inoltre prevede che anche il parroco. quindi non avrebbero natura formale di atti amministrativi ma di norme singolari. Questo istituto riflette al massimo la caratteristica del diritto canonico di piegare la certezza formale del diritto al fine della salvezza delle anime. Il codice prevede un duplice limite generale per la dispensa: a) non sono dispensabili le leggi in quanto definiscono gli elementi costitutivi essenziali degli istituti o degli atti giuridici (can. 76). 86) non si dispensi senza giusta e ragionevole causa (can. per il raggiungimento del suo fine. un atto amministrativo emesso dalla competente autorità esecutiva mediante il quale è data per un caso particolare una decisione o viene fatta una provvisione (can. 87 in cui sono rafforzati i poteri di dispensa del Vescovo diocesano. a condizione che tale potestà sia stata loro espressamente concessa. che ha la facoltà di dispensare validamente i fedeli dalle leggi disciplinari ogni qualvolta giudichi che ciò giovi al loro bene spirituale. Tra di esse troviamo il precetto. quindi ha natura legislativa. dalle stesse leggi può dispensare qualunque Ordinario.il rescritto.il precetto singolare.

quindi la relazione nuziale tra l’uomo e la donna è la relazione fondamentale. ma lasciare suo padre e sua madre lo metterà nella condizione di essere solo e gli farà avvertire la debolezza dell’essere solo e il bisogno dell’altro. Dunque il Libro Sacro svela in parole semplici la struttura fondamentale del matrimonio. Per comprendere meglio la struttura del matrimonio possiamo fare riferimento alla Sacra Scrittura. il circolo si chiude. il matrimonio deve essere considerato come una liberazione dai limiti che segnano la condizione di ogni individuo. infatti. Come istituto naturale. da qui l’interesse della Chiesa per un sacramento che sostiene quei christifideles (laici) che sono chiamati a santificarsi nel mondo e ad animare cristianamente l’ordine temporale. 1055). cioè i sacramenti: battesimo. confermazione (cresima). il processo di approfondimento della coscienza di se stessi. quindi l’esigenza di rapportarsi con gli altri. un testo scritto per un popolo semplice. matrimonio. il culto dei santi. Il matrimonio è un istituto comune a tutti gli uomini e ha una struttura essenziale non mutevole. definito “nativo” perché originario e coessenziale alla stessa natura dell’istituzione ecclesiastica (can. Tutto questo viene disciplinato nel Libro IV del codice. l’annuncio dei precetti morali. nella quale si supera il limite di ciascun individuo nel vicendevole completamento tra marito e moglie. Attraverso i sacramenti si rende culto a Dio e si opera la santificazione degli uomini. eucaristia. si riferisce alla potestà d’ordine o potestas ordinis. Il sacramento del matrimonio è sempre quello oggetto di speciale attenzione poiché è l’unico preesistente all’istituto di questi mezzi di grazia. detto personalizzazione. non può riformare o modificare le basi naturali dell’istituto. è una relazione che va sino alla più profonda intimità. la catechesi. carne della stessa carne. Questa funzione viene esplicitata in modi diversi: con la predicazione. l’educazione cattolica nella famiglia. cioè l’ufficio di interpretare ed esporre la parola di Dio con autorità da parte del Papa e dei Vescovi. Lo stato matrimoniale è lo stato di vita più diffuso tra i fedeli. costituisce un vero diritto e dovere della Chiesa. l’espressione del giudizio morale su qualsiasi realtà umana. penitenza (confessione). insieme ai sacramenti abbiamo poi i sacramentali. unzione degli infermi. essa viene esercitata attraversi il magistero ecclesiastico. questo passo apre il racconto della creazione della donna e indica il superamento della condizione di difettività in una relazione uomodonna caratterizzata dalla complementarietà. non è completo se resta in balia del tempo ma deve affermarsi oltre il tempo. sottolinea il superamento del limite individuale e l’aspetto donativo del rapporto tra uomo e donna nel matrimonio. Questo comporta la predicazione evangelica a tutte le genti. di santificazione o munus sanctificandi. attraverso le pubblicazioni e gli altri mezzi di comunicazione sociale. che quindi è oggettivamente un limite. però. che tra i battezzati è stato elevato da Cristo alla dignità di sacramento (can. Il matrimonio come istituto naturale Un istituto naturale. b) “i due formeranno una sola carne”: “una caro”. l’uomo va incontro al mare grande della vita. Il diritto secolare. ossa delle stesse ossa. e in particolare al libro della Genesi in cui troviamo la struttura del matrimonio come istituto naturale in quattro passaggi: a) “non è bene che l’uomo sia solo”: mette in evidenza la consapevolezza della propria difettività e debolezza. Si tratta infatti di un istituto naturale. L’altra funzione. Tutto questo viene disciplinato nel Libro III del codice di diritto canonico. Il mutare della storia. Il matrimonio canonisticamente denominato matrimonio legittimo (matrimonium legitimum) è considerato vero dalla 39 .principi morali. nelle scuole e nelle università cattoliche. ordine sacro. d) “per questo l’uomo lascerà suo padre e sua madre”: acquisita la maturità. le esequie ecclesiastiche. 747). manifesta la natura relazionale dell’uomo nel senso che nessuno è capace di piena autonomia ma tutti hanno bisogno dell’aiuto e della solidarietà degli altri. è disciplinato dal diritto naturale ed integrato dal diritto secolare o dalle consuetudini sociali. la finalità procreativa del matrimonio indica il soddisfacimento del bisogno di ogni uomo di durare nel tempo. c) “crescete e moltiplicatevi”: indica la continuità nel tempo. Si esplicita attraverso l’amministrazione dei mezzi soprannaturali che Cristo ha affidato alla Chiesa. una società durevole tra uomo e donna voluta da entrambi allo scopo di dar vita ad altri individui e di aiutarsi reciprocamente. La funzione di insegnare (munus docendi) costituisce una manifestazione della potestà di magistero o potestas magisterii. l’azione missionaria. incide sulla concreta configurazione socio-giuridica di questo istituto ma solo in elementi non essenziali e di contorno.

cioè gli sposi. il “bonum sacramenti” alla indissolubilità. Bisogna precisare che il diritto canonico coglie soltanto alcuni aspetti. nel quale tutto il vissuto successivo è voluto dagli sposi. Per il matrimonio fra battezzati.Chiesa se contratto da non battezzati. 1057). fidei et sacramenti” cioè i tria bona. l’unità e l’indissolubilità. le caratteristiche essenziali del matrimonio sono: l’unità. neppure ecclesiastica (can. Per assumere pienamente queste finalità. minore invece è l’attenzione per la famiglia come insieme di rapporti. che sorge esclusivamente dalla libera volontà dei soggetti contraenti. 1055). le finalità del bene dei coniugi e della procreazione ed educazione dei figli. cioè gli atti sessuali. il diritto divino positivo o rivelato. 1055). che riguarda tutti i battezzati e indica ad esempio la peculiare stabilità in ragione del sacramento (can. quindi come atto costitutivo della famiglia. Il matrimonio sacramento Il matrimonio sacramento è un patto mediante il quale l’uomo e la donna pongono in essere un consorzio per tutta la vita. Secondo il diritto canonico la consumazione deve avvenire in modo umano (can. Il consenso contrattuale è la causa efficiente del sacramento. Il matrimonio è l’alleanza fra un uomo ed una donna che danno vita ad una comunità di vita e di amore. su di esso la Chiesa non ha competenza giuridica perciò rientra nell’ambito del munus docendi. ne deriva che qualora il contratto sia valido sussiste anche il sacramento. I fini e le proprietà del matrimonio sono considerati i “bona matrimonii”. e l’indissolubilità. Quindi contratto e sacramento non sono opposti ma dal contratto scaturiscono effetti sacramentali. l’insieme delle norme che hanno la funzione di regolamentare dettagliatamente l’istituto matrimoniale. e il “matrimonium in facto esse” cioè il rapporto matrimoniale che dura nel tempo o famiglia. attinenti alla validità del contratto. quindi nessuno può vincolare altri al matrimonio. salva la competenza dell’autorità civile circa gli effetti puramente civili. Quindi. che forgia la struttura del matrimonio in maniera comune a tutti gli uomini (la diversità sessuale. il sacerdote che assiste allo scambio del consenso è solo un testimone pubblico (testis qualificatus). La dottrina distingue inoltre tra “matrimonium in fieri”. Si chiama invece “matrimonio canonico” quello celebrato a norma dal diritto canonico da due battezzati nella Chiesa cattolica o da un cattolico e un non cattolico. cioè la funzione di insegnare la verità oggettiva del matrimonio. espressione derivata da s. infatti il can. la competenza a disciplinarlo giuridicamente spetta alla Chiesa. 1061) cioè secondo natura e con libera accettazione e si configura anche nel caso in cui all’atto non segua la procreazione. se invece il contratto fosse invalido sarà invalido anche il sacramento. Se il matrimonio è elevato a sacramento significa che il matrimonio validamente contratto tra battezzati produce gli effetti della grazia sacramentale. La Chiesa rivendica in particolare la competenza a disciplinare il matrimonio dei battezzati cattolici. 1056). poiché il diritto canonico riconosce che il matrimonio produce anche effetti meramente civili. Materia e forma del matrimonio sono nelle 40 . Le fonti normative che regolano il matrimonio canonico sono: il diritto divino naturale. sottolineando la connessione tra la felicità dell’individuo nella società e il buon rapporto coniugale. ordinata al bene dei coniugi ed alla procreazione ed educazione dei figli (can. competenza che ha sempre rivendicato rispetto ai poteri civili. l’impossibilità di scioglimento del vincolo matrimoniale durante la vita dei coniugi. lasciando gli altri all’attenzione e cura dell’attività pastorale della Chiesa. 1059 afferma che il matrimonio dei cattolici è retto non soltanto dal diritto divino ma anche da quello canonico. volontà che non può essere supplita da nessuna potestà umana. soprattutto dalla fine del Settecento in poi quando gli Stato hanno iniziato ad intromettersi con una disciplina propria (matrimonio civile). in questo senso si può anche intendere il precetto evangelico “l’uomo non separi ciò che Dio ha unito (Marco). il “bonum fidei” alla fedeltà vicendevole tra i coniugi. il diritto civile. si dice “matrimonio rato e consumato” (matrimonium ratum et consummatum). Agostino che parla di “bonum prolis. La dottrina sul matrimonio è stata elaborata dal Concilio di Trento. esclusione della poligamia. se il matrimonio è sia contratto sia sacramento. Per il diritto canonico è prevalente il suo interesse per l’atto costitutivo della famiglia. il diritto ecclesiastico. A questo proposito il can. Il Concilio Vaticano II con la costituzione pastorale “Gaudium et spes” parla del matrimonio come intima comunità di vita e di amore e ha rivalorizzato il rapporto interpersonale. che nello specifico riguardano la sostanza del matrimonio: il “bonum prolis“ attiene alla procreazione ed educazione della prole. 1061 afferma che il matrimonio validamente contratto tra battezzati si dice “matrimonio rato” (matrimonium ratum) e una volta che sia intervenuta la consumazione. essa indica che tra i battezzati non può sussistere un valido contratto matrimoniale che non sia esso stesso un sacramento (can. Struttura giuridica del matrimonio canonico Il matrimonio canonico è un patto (foedus) o contratto.

non viziato né nella sua formazione né nella sua manifestazione. Vista la centralità del consenso. Per capacità si intende l’idoneità del soggetto a valutare il proprio comportamento determinandosi coscientemente ad esso. b) L’ignoranza L’ignoranza è l’insufficiente conoscenza di cos’è il matrimonio e cosa comporta. dunque. deve essere accertata dal competente giudice ecclesiastico. un difetto o vizio di quest’ultimo produce l’invalidità del matrimonio anche se. ciò che conta è la volontà di entrambi. 1101) con cui gli sposi esprimono il consenso. Il consenso Il matrimonio è costituito dal libero consenso delle parti.coloro che per ragioni diverse. Quindi è richiesta una consapevolezza non specifica ma solo degli elementi essenziali: l’unione solidale tra uomo e donna. quindi la capacità di contrarre matrimonio significa avere una conoscenza sufficiente della natura e dei fini del matrimonio e l’idoneità a volerlo. narcisista. La validità del consenso. immaturo psichico-affettivo). . Essendo il matrimonio un rapporto al quale l’uomo è incline per natura. sadico e masochista) perché sono incapaci di condurre una sana vita coniugale. la libertà dei soggetti contraenti si esaurisce nella libera adesione al modello giuridicamente predeterminato. che può riguardare la sfera intellettiva e della conoscenza. la condizione. questi sono i casi delle alterazioni mentali temporanee contingenti come ad esempio l’alcool e l’ipnosi. dalla libertà di cui devono godere. danno e accettano reciprocamente se stessi per costituire il matrimonio (can. Quindi l’incapacità è la mancanza di tale idoneità. dai reali contenuti della volontà esternamente manifestata. con patto irrevocabile. per essere rilevante in foro esterno. 1095 sono incapaci a contrarre matrimonio: . quella attuativa o operativa. l’assenza di impedimenti. difettano gravemente di discrezione di giudizio circa i diritti e i doveri matrimoniali essenziali da dare e accettare reciprocamente. 1096 è necessario che i contraenti sappiano almeno che il matrimonio è la comunità permanente tra l’uomo e la donna. Un difetto o vizio del consenso rende invalido il matrimonio: l’incapacità di contrarre matrimonio. l’ignoranza. Per essere validamente celebrato il matrimonio ha bisogno di tre elementi: un consenso prestato da persona giuridicamente abile. l’errore. la simulazione. ad esempio non sono in grado di assumersi il dovere della fedeltà. questa incapacità è simile al caso precedente ma attiene a casi psicofisici nell’ambito della sfera sessuale (omosessuale. quella volitiva. la sua apertura alla procreazione attraverso il rapporto sessuale.parole o nei segni (can. 1057). il dolo. E’ una 41 .coloro che per cause di natura psichica non possono assumere gli obblighi essenziali del matrimonio. ninfomane e satiro. in particolare le parti non possono alterare il carattere eterosessuale del matrimonio o modificarne le proprietà e le finalità. . dipende dalla capacità di coloro che debbono prestarlo. Per il diritto sono irrilevanti i motivi che possono aver indotto l’individuo a sposarsi. Secondo il can. mancano di sufficiente uso di ragione e quindi non sono in grado di raggiungere una seppur minima conoscenza di che cosa sia il matrimonio. dalla conoscenza oggettiva di ciò che vogliono. mentre la forma è la manifestazione della reciproca accettazione del dono di sé. poiché non essendo in grado di adempiere gli obblighi non possono assumerli con la celebrazione del matrimonio. la sua durata nel tempo. questi sono i casi in cui anche se l’individuo sa di contrarre matrimonio non può discernere gli obblighi per alterazioni di carattere o anche detti conflitti di personalità (isterico. la violenza e il timore. I vizi del consenso: a) L’incapacità a contrarre matrimonio Secondo il can. La materia è costituita dalla reciproca dazione di se. La struttura essenziale del matrimonio è predefinita. ordinata alla procreazione della prole mediante una qualche cooperazione sessuale. acquisisce in via autonoma la conoscenza essenziale di che cosa il matrimonio sia e comporti. riguarda quindi soggetti che non sono portatori di vere e proprie affezioni psicotiche ma che per ragioni permanenti o temporanee della loro personalità non sono in grado di avere sufficiente consapevolezza e libertà nell’assumersi obblighi. la forma prescritta. temporanee o permanenti. per immaturità o per cause patologiche.coloro che. cioè l’atto della volontà con cui l’uomo e la donna.

qui il consenso sussiste ma è viziato (can. L’errore di fatto invece riguarda la persona dell’altro contraente il matrimonio. prodotta dal comportamento volontario di un’altra persona e non da eventi naturali. Qualora la qualità della persona sia voluta direttamente e principalmente all’atto di esprimere il consenso. Il dolo può essere posto dall’altra parte contraente o da una terza persona. 16 anni per l’uomo) non c’è più ignoranza ma una piccola conoscenza. si passa in quella volitiva determinando così il consenso. cioè errore sulle qualità della persona che diviene errore di persona. sociale ecc. Il can. 1099 afferma che l’errore circa l’unità o l’indissolubilità o la dignità sacramentale del matrimonio non vizia il consenso matrimoniale. questo principio si collega al diritto fondamentale del fedele ad essere immune da qualsiasi costrizione nella scelta dello stato di vita (can. f) La simulazione Si parla di simulazione (can. Ad esempio l’erronea convinzione che il matrimonio sia dissolubile incide se viene ad oggettivarsi nella volontà. Nel caso della violenza fisica. 125). Più frequente è il caso della violenza morale o del timore (metus). efficace. incussa dall’esterno. tale da annullare la libertà di determinazione. La simulazione può essere totale o parziale: totale quando non si vuole il matrimonio o si vuole per finalità diverse. quindi vi è una finzione del consenso. purché esplicitamente diretto ad indurre in errore. Un caso particolare è l’error redundans in errorem personae. In questo caso il nubente vuole un matrimonio diverso rispetto a quello che intende la Chiesa. 1098) è stato inserito nell’ultimo Codice (1983) perché in passato non si riteneva opportuno dare importanza a questo vizio poiché la maggior parte dei matrimoni erano basati su questo. Una fattispecie particolare è il timore reverenziale (metus reverentialis). c) L’errore Esiste il vizio per errore di diritto (error iuris) o per errore di fatto (error facti). Le preghiere. cioè colui il quale subisce la violenza ha come unica via per sottrarsi ad essa il matrimonio. 1101) quando ricorra una divergenza tra la manifestazione esterna del consenso matrimoniale e l’interno volere. in questo caso la qualità diventa l’oggetto del consenso matrimoniale. può consistere in un comportamento attivo o anche passivo od omissivo. e) La violenza e il timore Nessuno può validamente obbligarsi se non liberamente. di diritto naturale perché il consenso non è prestato validamente. Di conseguenza un consenso matrimoniale estorto con violenza o timore non è valido. La qualità può essere fisica. è una fattispecie contemplata nel codice del 1917 ma non più in quello vigente anche se è tuttora giuridicamente configurabile. d) Il dolo Il dolo (can. dalla sfera intellettiva. perché in genere questo errore non incide sulla validità. Più complesso è il caso dell’errore su una qualità della persona. 219). ma condizionamenti del consenso derivanti da ricatti affettivi o da abusi di autorità. cioè il contraente venga indotto in errore su una qualità dell’altra parte e per ciò presti il consenso. La 42 . Il consenso è viziato quando si pone in essere dolosamente un inganno. morale. 1097) perché il consenso è viziato in ragione del fatto che il matrimonio riguarda una persona concreta e determinata. ma quando oggettivamente diventano forme di pressione gravi e soggettivamente vengono da persone con forte personalità allora possono invalidare un matrimonio. parziale quando la volontà del soggetto è diretta a costituire il matrimonio ma con esclusione di elementi essenziali. La caratteristica di questo metus è che non produce elementi di violenza fisica o morale. ad esempio è l’errore sull’identità fisica della persona che rende invalido il matrimonio (can. L’errore di diritto riguarda le proprietà essenziali e la sacramentalità del matrimonio. purché non ne determini la volontà. esternamente si esprime la volontà di contrarre matrimonio ma internamente non si vuole. il matrimonio è nullo (can. E’ una disposizione di diritto umano o di diritto divino? Esistono due teorie: di diritto umano perché posta dal legislatore. i ricatti psicologici. Per provare l’invalidità occorre che la violenza sia: oggettivamente grave. Un esempio può essere il caso di sterilità taciuta con inganno all’altra parte per evitare il sottrarsi di quest’ultima al matrimonio. 125). le espressioni di dolore o di disappunto.conoscenza minimale ma sufficiente ad individuare l’oggetto specifico che si presume sussistere in ogni persona dopo la pubertà. il consenso viene addirittura a mancare (can. Diviene causa di invalidità quando. Ordinariamente questi fattori non invalidano un matrimonio. allora l’errore diviene rilevante invalidando il consenso. sono fattori che costringono un soggetto a contrarre matrimonio. Quindi se l’errore riguarda solo la conoscenza delle proprietà e dei fini del matrimonio è irrilevante giuridicamente. le suppliche. 1097). cioè dopo la pubertà (14 anni per la donna. che si produce in un rapporto caratterizzato da vincoli di dipendenza affettiva o psicologica. ma deve essere essenziale per il matrimonio o deve avere una natura tale da turbare gravemente la vita coniugale.

quindi il matrimonio contratto sotto condizione passata o presente senza detta licenza sarebbe illecito ma non invalido. 1060 in cui è consacrato il principio del favor matrimonii. cioè in caso di dubbio si debba stare. 1073). La ragione per cui il diritto canonico ammette rilievo giuridico alla condizione è di garantire il reale consenso degli sposi. quindi gli impedimenti sono legislativamente predefiniti e le norme che li contemplano sono soggette ad interpretazione restrittiva così il legislatore canonico particolare non può porre nuovi impedimenti o derogare impedimenti vigenti (cann. L’Ordinario del luogo può soltanto stabilire un divieto temporaneo al matrimonio per un caso peculiare. Gli impedimenti. purché sia intervenuta la species seu figura matrimonii. per questo esiste una disposizione nello stesso can. Invece il caso della condizione de futuro con effetti risolutivi è una condizione al verificarsi della quale il matrimonio verrebbe meno. o la generazione della prole (bonum prolis). g) La condizione Il consenso si può viziare a causa di una condizione. l’Ordinario invece può dispensare limitatamente al territorio da tutti gli impedimenti. Il potere di stabilire impedimenti è riservato alla suprema autorità ecclesiastica. La simulazione può essere bilaterale o unilaterale (riserva mentale). 1075 e 1077). Si classificano in dirimenti (rendono invalido il matrimonio) e impedienti (lo rendono illecito ma non invalido). lo è invece in diritto canonico. si distinguono in pubblici e occulti: sono pubblici quelli che possono essere provati in foro esterno (can. per lo stesso motivo non è ammessa in materia di impedimenti la consuetudine (can. 1102). Secondo il can. per la validità del matrimonio. o la sua indissolubilità (bonum sacramenti). per cui il matrimonio è valido o meno a seconda se sussista o meno il fatto dedotto in condizione (can. 1102 secondo cui non si può porre la condizione se non con la licenza scritta dell’Ordinario del luogo. 1102). da un punto di vista probatorio. il codice del 1983 contempla però solo i dirimenti. poiché normalmente c’è coincidenza tra manifestazione esterna ed interno volere. 1076). ma internamente esclude l’unità del matrimonio (bonum fidei). cioè condizione de futuro con effetti sospensivi. o il bene dei coniugi (bonum coniugum). cioè una congettura probabile di un fatto incerto stabilito dalla legge. la quale riguarda un fatto la cui realizzazione dipende dalla volontà dell’altra parte. perché non si possono lasciare in sospeso gli effetti giuridici e spirituali del matrimonio-sacramento al verificarsi futuro ed incerto di un determinato fatto.fattispecie si verifica quando esternamente il nubente esprime il consenso matrimoniale. inoltre è una presunzione iuris tantum poiché ammette la prova contraria. 1078 – 1082): la Santa Sede ha potere generale di dispensa. Il diritto canonico esclude la validità del matrimonio contratto con condizione propria. tale divieto ha forza impediente e non dirimente quindi il matrimonio è illecito ma non invalido. La presunzione risponde ad un dato di comune esperienza. tranne quelli riservati alla Santa Sede (l’ordine sacro. Si distinguono in impedimenti di diritto divino o di diritto ecclesiastico: i primi sono dichiarati tali dalla suprema autorità della Chiesa (can. fino a prova contraria. L’apposizione di condizioni de praeterito o de praesenti costituisce tuttavia un elemento di grave turbativa del consenso e del bene spirituale degli sposi. Tale licenza è richiesta ad liceitatem e non ad validitatem. Viceversa il diritto canonico ammette la celebrazione del matrimonio sotto condizione passata o presente. o il valore della sacramentalità. Perché il matrimonio sia invalido per simulazione non è sufficiente una generica intenzione contro il matrimonio. 1074). Il potere di dispensa per gli impedimenti di diritto ecclesiastico spetta alla Santa Sede e all’Ordinario del luogo (cann. La presunzione è da collegare al can. Un caso particolare è quello della condizione potestativa. per cui la validità o meno del contratto matrimoniale dipende dalla sussistenza di una determinata circostanza (can. il crimine). la simulazione unilaterale è giuridicamente irrilevante in diritto civile. bensì ci vuole un atto positivo di volontà diretto ad escludere il matrimonio stesso. si ha cioè la presunzione di conformità della dichiarazione esterna alla volontà interna. quindi in realtà si verserebbe in una simulazione per esclusione della indissolubilità. C’è un 43 . il voto pubblico di castità. quindi qualunque consenso si deve ritenere conforme alla sua manifestazione esterna. 1075) e non possono mai essere dispensati. 1075) però possono essere dispensati. Si tratta di una praesumptio iuris. i secondi sono sempre posti dalla stessa autorità suprema (can. 1101 il consenso interno dell’animo si presume conforme alle parole o ai segni adoperati nel celebrare il matrimonio. per una causa grave e limitatamente alla permanenza di questa. Gli impedimenti Gli impedimenti sono fatti o circostanze che rendono la persona inabile a contrarre matrimonio validamente (can. Nel primo caso la suprema autorità svolge una funzione magisteriale (munus docendi) cioè l’insegnamento dei limiti posti dal legislatore divino. gli altri sono detti occulti. nel secondo caso svolge il proprio munus regendi ponendo ulteriori ostacoli alla celebrazione del matrimonio.

1084). cioè nei confronti di tutti. E’ un impedimento di diritto ecclesiastico perciò è dispensabile. e impotentia generandi. cioè non curabile. della seconda fanno parte il coniugicidio e il ratto. 1125). da qui la possibilità di dispensa dall’impedimento. Può essere dell’uomo o della donna.Il precedente matrimonio L’impedimento del precedente vincolo matrimoniale (can. che può riguardare sia l’uomo che la donna.La disparità di culto L’impedimento è fra una persona battezzata nella Chiesa cattolica e una persona non battezzata (can. 277). Perciò viene considerato un impedimento di diritto divino fino alla pubertà. e una ragione praticopastorale. Ad esempio la Conferenza episcopale italiana ha fatto uso di tale facoltà in considerazione dell’età nuziale fissata dal legislatore civile (art. Per rendere nullo il matrimonio l’impotenza deve essere (can. la copula coniugale. quindi l’esclusività del rapporto fra i coniugi. privilegio paolino e petrino). Questo impedimento nasce dalle difficoltà che possono insorgere nei matrimoni misti sia per la fede. L’impotentia coeundi è quindi l’impossibilità di compiere. can. quindi il legislatore ha fissato un limite minimo che ovviamente può non coincidere con l’effettiva maturazione del singolo. Infatti per avere la dispensa è necessario che ricorra una causa giusta e ragionevole. 1087) deriva dall’obbligo del celibato previsto nella Chiesa (can. 1083 non possono contrarre validamente matrimonio l’uomo che non abbia compiuto i sedici anni e la donna che non ne abbia compiuto quattordici.L’ordine sacro e il voto religioso perpetuo L’impedimento per ordine sacro (can. invece. cioè sussistente al momento del consenso. l’impotenza. L’impotentia generandi o sterilità.L’impotenza L’impedimento di impotenza può essere di due tipi: impotentia coeundi. . Questo impedimento nasce con l’esigenza di garantire che i nubendi abbiano raggiunto la maturità biologica e psicologica necessaria. cioè l’individuo non è in grado di procreare ma solo di compiere l’atto. l’impedimento viene meno se il precedente matrimonio sia stato dichiarato nullo o nei casi specifici in cui il diritto canonico ammette lo scioglimento (dispensa dal matrimonio rato e non consumato. ma ad alcune condizioni tra cui la promessa sincera della parte cattolica di fare quanto è in suo potere perché i figli siano battezzati ed educati nella Chiesa cattolica (can. se l’impedimento è dubbio. comportamento delittuoso. Per far sì che l’impedimento sussista è necessario che ci sia un matrimonio validamente contratto. per cui il matrimonio si scioglie solo con la morte di uno dei due coniugi. sia per l’educazione cattolica dei figli (can. l’affinità. non impedisce il matrimonio né lo rende invalido (can. e perpetua. 793). E’ un impedimento di diritto divino naturale e quindi non può essere dispensato. si tratta quindi di un obbligo di non sposare che si è affermato nell’età medievale per due ragioni: una ragione spirituale. 8 del Concordato fra la Santa Sede e l’Italia i matrimoni canonici possono conseguire effetti civili. 1084) precedente al matrimonio. vincoli di parentela. 1083) altrimenti il matrimonio sarebbe valido ma illecito. L’impedimento per voto religioso perpetuo riguarda coloro che hanno emesso il voto pubblico e perpetuo di castità in un istituto religioso (can. dopo la pubertà invece di diritto umano. può essere assoluta. In questo caso il divieto non deriva 44 . Della prima categoria fanno parte l’età. . . per anomalie organiche o psichiche. solo nei confronti di una persona determinata. 226. per una piena ed indivisa adesione a Cristo. o relativa. 1086). per una maggiore disponibilità al servizio divino e dei fedeli. il matrimonio non può essere impedito (can. la pubblica onestà e l’adozione.L’età Secondo il can. 1084) poiché la sterilità non impedisce ai coniugi di porre in essere l’atto sessuale naturale. cioè l’incapacità di avere rapporti sessuali causata da malformazioni fisiche o cause psicologiche. cioè l’atto con cui i coniugi divengono una caro. Gli impedimenti sono suddivisi nel codice in tre categorie: capacità personale. Quindi è un impedimento di diritto divino e non può mai essere dispensato. Il legislatore canonico ha anche previsto che le Conferenze episcopali possono fissare un’età maggiore per la lecita celebrazione del matrimonio (can. della terza fanno parte la parentela. il precedente matrimonio. 1085) vuole tutelare le proprietà del matrimonio: l’unità. . . e l’indissolubilità. la disparità di culto e l’ordine sacro. 84 CC) e grazie all’art. L’eventuale divorzio civile non fa venire meno l’impedimento perché il matrimonio per la dottrina cattolica è indissolubile.ampliamento delle competenze dell’Ordinario nel caso di urgente pericolo di morte e nel caso che la sussistenza di un impedimento dispensabile risulti quando già è tutto pronto e non è possibile attendere la dispensa dalla Santa Sede. E’ dispensabile ma solo dalla Santa Sede in caso di vocazione viziata o nel caso in cui il chierico abbia abbandonato la vita sacerdotale. 1088).

E’ un impedimento di diritto divino e quindi non dispensabile. 1090 esistono due diverse fattispecie: il caso di chi uccide (o fa uccidere) il coniuge di un’altra persona con cui vuole contrarre matrimonio o il proprio.La pubblica onestà La pubblica onestà (publica honestas) è un impedimento che nasce dal matrimonio invalido in cui c’è stata vita comune. La ragione di questo impedimento è la tutela della vita e la salvaguardia della positività del modello matrimoniale. anche se non al fine di sposarsi. Questi matrimoni portavano delle conseguenze negative sul piano morale e sociale anche perché risultavano di difficile o impossibile prova. L’affinità è il vincolo che sussiste tra il coniuge e i consanguinei dell’altro coniuge.Il ratto Questo impedimento è diretto a garantire pienamente la libertà della donna a contrarre matrimonio e a sposare una persona determinata. 1091 è nullo il matrimonio contratto tra consanguinei in linea retta. con il decreto Tametsi del 1563. Secondo il can. . il caso di coloro che hanno cooperato fisicamente o moralmente all’uccisione del coniuge di uno dei due. Il sistema romanistico ci ha tramandato che l’impedimento di consanguineità è infinito in linea retta (padre. è un impedimento di diritto ecclesiastico e quindi è dispensabile. 1094 c’è il divieto di contrarre matrimonio a coloro che sono uniti. figlio. con la nascita 45 . cioè quei matrimoni celebrati al di fuori di qualunque forma solenne e pubblica. è un impedimento di diritto umano quindi dispensabile anche se è molto difficile. nonno) mentre in linea collaterale fino al quarto grado incluso (dal codice del 1983) e indica tutti quelli che hanno in comune un capostipite. cioè il matrimonio putativo. 1092 l’affinità in linea retta rende nullo il matrimonio in qualunque grado. Questo impedimento è detto di parentela legale e nasce dal fatto che l’adozione conferisce all’adottato lo stato di figlio legittimo riconosciuto dal diritto canonico. altrimenti è in linea collaterale. 1093). Secondo il can. Questo impedimento è sorto perché quando vi è una sentenza di nullità di un matrimonio cessa anche l’affinità. quindi l’inosservanza della forma di celebrazione comporta l’invalidità del matrimonio. Ci sono due requisiti: è la donna che deve essere rapita. E’ un impedimento di diritto ecclesiastico e quindi è dispensabile. cugini primi). L’obbligo di scambiare il consenso matrimoniale in una forma giuridica predeterminata ad valitatem è stato introdotto dal Concilio di Trento. Prima del Concilio bastava lo scambio di consensi e non era obbligatoria la pubblicità quindi era nato il problema dei matrimoni clandestini. in linea retta o nel secondo grado della linea collaterale. da parentela sorta da adozione.La consanguineità e l’affettività L’impedimento di consanguineità riguarda tutti coloro che discendono da un antenato comune. Per il can. E’ riservato in linea retta ai consanguinei dell’altro coniuge legati a quest’ultimo da un rapporto di discendenza l’uno dall’altro. inserito all’epoca del concilio per tutelare il sesso debole da questa usanza. allora la Chiesa ha previsto questo impedimento perché riteneva sconveniente un matrimonio con il consanguineo di una persona con la quale si sia intrattenuta una relazione intima.Il crimine Questo impedimento sorge nel caso di coniugicidio.da un obbligo esterno ma è la conseguenza della libera scelta del soggetto che rinuncia all’esercizio della sessualità (can. . lasciando incerto lo stato giuridico delle persone coinvolte nel rapporto. zio e nipote. . Ovviamente si tratta della forma giuridica o canonica che si distingue dalla forma liturgica. la quale non è un requisito di validità del matrimonio. 1089 non è possibile costituire un valido matrimonio fra l’uomo e la donna rapita purché ciò sia fatto allo scopo di contrarre matrimonio. L’impedimento non è dispensabile. La forma canonica di celebrazione Il matrimonio è un negozio a forma vincolante. Secondo il can. Per il can. ma viene meno una volta che la donna separata dal rapitore e posta in un luogo sicuro. . in qualsiasi grado. E’ un impedimento di diritto ecclesiastico per cui è dispensabile ma solo dal Pontefice. L’impedimento di pubblica onestà rende nulle le nozze nel primo grado della linea retta tra il coniuge e i consanguinei dell’altro. è di diritto ecclesiastico e perciò può essere dispensato. quello contratto tra consanguinei in linea collaterale è nullo fino al quarto grado incluso (fratelli. l’autore deve agire con l’intento di contrarre matrimonio. abbia la libertà di determinarsi e scegliere spontaneamente di contrarre matrimonio con l’uomo che l’ha rapita. o da concubinato pubblico e notorio (can. 573). ma la gravità ha indotto il legislatore a riservare alla Santa Sede il potere di dispensa. In particolare era difficile l’accertamento della effettiva volontà delle parti: il matrimonio.

1108) consiste nello scambio del consenso tra gli sposi alla presenza di un testimone qualificato (testis qualificatus). l’attribuzione dello stato di figlio legittimo a chi è nato da matrimonio valido. l’acquisto dello status giuridico di coniugi e la legittimità dei figli eventualmente generati. più precisamente non sempre gli Stati hanno ritenuto di dover considerare esclusivamente il proprio matrimonio come atto capace di far conseguire gli status familiari. Vi sono anche forme straordinarie di celebrazione: . ma anche morale e religiosa della prole. e che gli stessi sposi sono sostenuti dalla speciale grazia conferita loro dal sacramento. ma riconoscono giuridica 46 . è una presunzione iuris tantum quindi ammette una prova contraria. I figli legittimati sono del tutto equiparati ai legittimi perché l’ordinamento canonico non pone trattamenti giuridici discriminatori. 1124 ss). Il diritto canonico considera padre il legittimo marito della donna che ha partorito e presume come legittimi i figli nati almeno 180 giorni dopo la celebrazione del matrimonio o entro 300 giorni dallo scioglimento della vita coniugale. 1134 – 1140 il legislatore canonico si limita a dettare alcune disposizioni precisando che una volta celebrato il matrimonio sorge tra gli sposi un vincolo perpetuo ed esclusivo. infatti la pubblica celebrazione potrebbe suscitare disappunto o addirittura scandalo. Infatti nei cann. o solo una promessa di matrimonio. se gli Stati hanno ritenuto di istituire un proprio matrimonio (matrimonio civile) non tutti gli Stati hanno ritenuto di doverlo rendere obbligatorio per tutti (come la Francia). con conseguente illegittimità di convivenza e della prole e non acquisto dello stato coniugale. il matrimonio così celebrato non viene annotato nel registro parrocchiale dei matrimoni ma in uno speciale registro conservato presso la curia della diocesi . questa potrebbe essere la forma del matrimonio civile che in tal caso sarebbe matrimonio canonico. il diritto dovere di curare l’educazione non solo fisica. Con il decreto Valenzi fu stabilito che i matrimoni celebrati fino a quel momento erano considerati validi anche se celebrati in altre forme. Per quanto riguarda gli effetti civili. non il rapporto che dura nel tempo.di una legittima convivenza. questo caso ricorre in particolare nei territori di missione . E’ posto il principio dell’eguaglianza in quanto a doveri e diritti dei coniugi.il matrimonio segreto (omissis denunciationibus et secreto) (cann. che può avvenire qualora i genitori naturali si sposino (legittimazione per susseguente matrimonio) o per provvedimento della Santa Sede (con rescritto pontificio). in quanto chiede la manifestazione del consenso e la riceve in nome della Chiesa. mentre da quel momento in poi i matrimoni per essere validi dovevano essere celebrati con la forma stabilita dalla Chiesa. La forma ordinaria (can. con cui si accerta che nulla impedisca che il matrimonio sia contratto lecitamente e validamente (cann. di qui la segretezza della celebrazione alla presenza del ministro sacro e dei due testimoni ma senza le previe pubblicazioni e con il vincolo di segretezza per coloro che intervengono. 1117). 1130 – 1133). Il ministro sacro assiste alla celebrazione. in questo caso l’autorità ecclesiastica può persino dispensare dall’obbligo della forma canonica purché rimanga la necessità della celebrazione del matrimonio in una qualche forma pubblica (can. Per questa ragione il diritto canonico si occupa dell’atto e non del rapporto. ma non amministra il sacramento perché a farlo sono gli stessi sposi. 1066 – 1067).lo scambio del consenso davanti ai soli testimoni comuni (coram solis testibus) senza la presenza del ministro sacro (can. 1116) in caso di pericolo di morte di uno o di entrambi gli sposi e non è possibile avere la presenza di un ministro di culto entro un mese. sia di persona che tramite procuratore (can. ad esempio. cioè per togliere da una situazione di peccato. l’Ordinario del luogo o il parroco (o un sacerdote o un diacono se delegati). due concubini o due persone conviventi da anni e che tutti ritengono sposati. Prima della celebrazione sono effettuate le pubblicazioni. 1127) e il consenso venga espresso contemporaneamente. Dal 1907 invece questo decreto venne esteso a tutta la Chiesa. L’entrata in vigore di questo decreto era prevista entro trenta giorni ma non fu subito pubblicato in tutte le diocesi quindi troviamo una situazione di incertezza poiché i luoghi tridentini avevano ricevuto il decreto e gli altri invece no. Sono obbligati alle disposizioni canoniche tutti i battezzati nella Chiesa cattolica (can.matrimoni misti tra un battezzato e un non battezzato (cann. 1104). Il diritto canonico prevede anche l’istituto della legittimazione del figlio nato fuori dal matrimonio. Gli effetti del matrimonio Sacramento è il matrimonio come atto. al quale si ricorre per ragioni pastorali. sociale e culturale. Le pubblicazioni sono sostituibili con altri mezzi di accertamento. e di almeno due testimoni comuni (testes communes). Lo scambio del consenso deve avvenire con parole alla contemporanea presenza degli sposi.

il consenso deve essere rinnovato secondo le modalità prescritte dal diritto. continuare a convivere come fratello e sorella. purché perseveri il consenso e l’impedimento sia venuto meno o sia stato dispensato. che si ha quando sia stato celebrato in buona fede da almeno una delle parti e fintanto che entrambe le parti non divengano consapevoli della sua nullità (can. ancora negli Stati Uniti è riconosciuta agli sposi la libertà di celebrare il matrimonio in forma religiosa o in forma civile. un impedimento non dispensabile o non dispensato. è sufficiente il rinnovo del consenso in segreto. 1156 – 1160) cioè la rinnovazione del consenso di entrambe o almeno una delle parti purché l’altra perseveri nel consenso dato all’atto della celebrazione. il diritto canonico contempla solo casi di nullità. in particolare al matrimonio canonico. precisando che il matrimonio religioso ha effetti civili. 1074): se il motivo è pubblico. La sanatio in radice non può applicarsi nel caso di matrimonio nullo per mancanza o per vizio del consenso perché per il diritto canonico il consenso delle parti non può essere supplito da nessuna potestà (can. 1137) o la loro legittimazione per susseguente matrimonio (can. quando il matrimonio è invalido per un impedimento o vizio di forma ma il consenso era valido. chi è stato causa della nullità deve rinnovare il consenso e l’altra parte deve perseverare il suo. A volte ciò è avvenuto per iniziativa unilaterale statale. la volontà matrimoniale deve essere nuovamente espressa in forma pubblica. che contempla la nullità (anomalia radicale dell’atto che coinvolge la sua essenza ontologica) e l’annullabilità (anomalia più limitata e relativa che non coinvolge l’atto nella sua essenza). inoltre aggiunge che le sentenze di nullità di matrimonio dei tribunali ecclesiastici sono dichiarate efficaci nella Repubblica italiana. altre volte per via di accordi dell’autorità statale con la Chiesa. Quindi il matrimonio putativo produce gli stessi effetti del matrimonio validamente contratto per quanto riguarda la legittimità dei figli (can. a condizione che l’atto relativo sia trascritto nei registri dello stato civile. solo nel caso in cui venga meno il motivo che ha prodotto l’invalidità. che si esprime nella presunzione (iuris tantum) per cui nel dubbio il matrimonio si deve ritenere valido fino a prova contraria (can. quindi. 1139). fermo restando che agli effetti del riconoscimento civile il matrimonio è regolato dalla legge civile sia per i requisiti materiali sia per la forma. 8 del Concordato italiano. ad esempio il caso del consenso matrimoniale posto per scherzo (ioci causa) o sulla scena teatrale da due attori. Questo dovere 47 . La convalidazione del matrimonio si ha nella forma della convalidazione semplice (convalidatio simplex) (cann. La convalidazione semplice può avvenire in modalità diverse. 1060) e che si manifesta nella possibilità offerta dall’ordinamento agli sposi di convalidare il matrimonio. il consenso può essere rinnovato solo se l’impedimento è venuto meno o è stato dispensato. un vizio di forma. Un altro tipo di convalida è la sanazione in radice (sanatio in radice) mediante la quale. 1055) che comporta il dovere di osservare la coabitazione tra gli sposi. come ad esempio nel matrimonio legittimo tra infedeli. perché la salus animarum (favor fidei) è considerata più importante del favor matrimonii. Il matrimonio è oggetto di particolare favore nell’ordinamento canonico (favor matrimonii). se il motivo è occulto. 1057). che riconosce gli effetti civili ai matrimoni contratti secondo le norme del diritto canonico. Infatti la sentenza di nullità produce effetti retroattivamente (ex tunc) fatti salvi gli effetti del cosiddetto matrimonio putativo. 1061). Un esempio del secondo caso è l’art. 163 della Costituzione del Brasile (1967) in ossequio al principio della libertà di coscienza e del libero esercizio di culto è garantita la libertà di contrarre matrimonio in forma religiosa o in forma civile. può essere sanato per concessione dell’autorità ecclesiastica competente. Questa concessione può essere data anche all’insaputa delle due parti o di una di esse. Se il matrimonio è nullo a causa di un impedimento. Il contratto matrimoniale. chiedere la convalida. Separazione e scioglimento del matrimonio L’essenza della condizione matrimoniale è data dalla comunità per tutta la vita (consortium totius vitae: can. A differenza del diritto civile. di mensa e di abitazione (communio tori. mensae et habitationis). se il vizio deriva dalla forma. è inefficace e senza effetto sin dall’origine e la relativa nullità può essere giudizialmente accertata in ogni tempo. Il matrimonio canonico è considerato inesistente qualora manchi addirittura l’atto o esso si presenti anomalo rispetto alla fattispecie delineata dal legislatore. se è nullo a causa di un vizio del consenso. Nullità e convalidazione del matrimonio Il matrimonio è contratto invalidamente se c’è un vizio del consenso.rilevanza al matrimonio religioso. a seconda se il motivo sia pubblico o occulto (can. Questo principio non si applica sempre. E’ quindi un atto amministrativo che comporta la dispensa dell’impedimento o del vizio. Dunque in presenza di vizi i coniugi possono scegliere se: chiedere l’annullamento. quindi la comunanza di letto. Un esempio del primo caso è nell’art.

Tuttavia la possibilità di deferimento della causa al giudice civile non legittima i coniugi cattolici a separarsi a condizioni diverse da quelle previste dal diritto canonico. l’odio tra i due coniugi. Questo per l’esigenza etica di evitare un irragionevole accumulo di beni temporali al di là delle obbiettive esigenze ed evitare un loro utilizzo per finalità estranee alla Chiesa. viene detta dispensa dal matrimonio rato e non consumato (can.può venire meno solo per: adulterio. la ragione è che solo il matrimonio rato e consumato è per diritto divino assolutamente indissolubile. Lo scioglimento avviene quando la parte battezzata celebra a norma del diritto canonico un nuovo matrimonio. può scegliere uno fra i vari coniugi e sposarlo canonicamente. 1148 – 1149). Lo scioglimento avviene con provvedimento pontificio di dispensa che può essere richiesto da entrambi i coniugi o da uno solo anche se l’altro sia contrario. è anche vero che solo con la consumazione si realizza quell’una caro in cui gli sposi divengono integralmente una cosa sola e si compie radicalmente il dono reciproco di sé. 1697 – 1706). una volta che sia rato e consumato non può essere sciolto per nessuna ragione e da nessuna autorità. cioè essi da non battezzati non potevano percepire il primato assoluto del bene della fede. Per poter ottenere lo scioglimento la non consumazione deve verificarsi dopo la celebrazione del matrimonio. 1142. La facoltà pontificia di sciogliere si estende al di là del solo matrimonio rato. Il can. per il procedimento cann. se la parte non battezzata non voglia farsi battezzare e non viva pacificamente con il coniuge. di cui rivendicava il diritto della Chiesa ad acquisirli e amministrarli liberamente (can. Nel caso della dispensa super rato è una risoluzione del contratto per un vizio attinente al funzionamento dello stesso: la mancata consumazione. Il ricorso ai beni terreni si giustifica solo nella misura in cui è strettamente necessario alla vita 48 . non deve derivare da anomalie fisiche o psichiche che impediscono la copula perché si rientrerebbe nella fattispecie tipica dell’impotenza. Il primo caso è quello del matrimonio rato e non consumato tra battezzati o tra una parte battezzata ed una non battezzata. Il matrimonio canonico è perpetuo e indissolubile. Nel privilegio paolino lo scioglimento è giustificato dal fatto che il bene della fede prevale sull’indissolubilità. la dissociatio animorum. dono che non può più essere ripetuto. I beni della Chiesa Un problema di legittimazione Con il precedente codice del 1917. 1692) anche se non esclude una competenza dell’autorità civile (can. Nella dispensa super rato la mancata consumazione impedisce l’attuazione nella sua pienezza del segno sacramentale dell’unione fra Cristo e la Chiesa. ferma restando che la separazione non fa venire meno l’obbligo della fedeltà e della indissolubilità come gli obblighi per il sostentamento e l’educazione dei figli. Esistono tuttavia due casi di scioglimento del vincolo matrimoniale. La non consumazione. cioè quando il pagano poligamo riceve il battesimo e non può o gli è gravoso rimanere solo con il primo coniuge. è un provvedimento di carattere amministrativo che viene concesso dal Pontefice e si dice dato “graziosamente” cioè come grazia per cui i coniugi non hanno un diritto soggettivo ad ottenerlo ma una mera aspettativa. Il diritto canonico tende a favorire sia il perdono sia la riconciliazione tra i coniugi. gli altri matrimoni non godono di una indissolubilità estrinseca assoluta mancando l’elemento della consumazione o della sacramentalità. la dispensa si può avere infatti anche nel caso di matrimonio tra un battezzato e un non battezzato. se successivamente uno dei coniugi ha ricevuto il battesimo. L’altro caso è il cosiddetto privilegio paolino. La separazione personale dei coniugi battezzati è di competenza dell’autorità ecclesiastica (can. 1495 codice pio-benedettino). pertanto viene meno solo con la morte di uno dei coniugi (can. perché trova fondamento teologico nella prima lettera ai Corinti di s. Paolo. A questa fattispecie ne viene assimilata un’altra detta privilegio petrino (cann. è una rescissione del contratto matrimoniale perché concluso a condizioni inique fra i soggetti che erano ottenebrati dall’intelletto in quanto si trovavano in infidelitate. 1141). 1151 – 1155). deve essere debitamente accertata dalla Santa Sede e deve inoltre sussistere una giusta causa: ad es. per poter essere causa dello scioglimento. Se è vero che il matrimonio canonico ha come unica causa efficiente il consenso. se è stata chiesta la separazione civile ecc. la durezza della vita comune (cann. 1143 prevede le condizioni per sciogliere un matrimonio naturale anche se sia stato consumato ma che sia contratto: tra non battezzati. oppure quando il pagano che riceve il battesimo non può ristabilire la convivenza con il coniuge naturale a causa della prigionia o della persecuzione. grave compromissione del bene spirituale o corporale di uno dei coniugi o della prole. la dottrina canonistica ricercava i principi legittimanti il godimento di quei beni temporali. 1692). La separazione consiste nella possibilità di vivere separatamente per cause legittime mantenendo fermo il vincolo coniugale.

in secondo luogo sono beni appartenenti alla Chiesa. Dobbiamo quindi distinguere tra: i tributi. 1257 e 1254 troviamo precisamente il concetto giuridico di “beni ecclesiastici” sia sotto il profilo soggettivo. cioè quelle cose che con la consacrazione o con la benedizione sono immediatamente destinate al culto divino. A questa categoria possiamo ricondurre beni di diverso genere: beni materiali (res corporales) cioè le parti del mondo sensibile aventi un valore economico. le Università cattoliche (can.della comunità e all’aiuto dei poveri. esercitare opere di apostolato sacro e di carità. quei beni appartenenti a persone giuridiche pubbliche nella Chiesa. nel can. 1205 sono dettate norme minuziose sui luoghi sacri. Il patrimonio ecclesiastico è costituito dunque dai beni appartenenti alle persone giuridiche pubbliche. cioè le prestazioni dovute al mero titolo di appartenenza ad una Chiesa. cioè questi beni sono destinati ad ordinare il culto divino. e beni immateriali (res incorporales). I beni della Chiesa. 349 – 359) e dei capitoli dei canonici (cann. 1254. le res sacrae. gli istituti religiosi. le parrocchie (can. La Chiesa ha infatti il diritto di esigere dai fedeli quanto le è necessario per le finalità sue proprie (can. ha colmato la lacuna. i seminari (can. 503 – 510). Le res sacrae. le associazioni pubbliche di fedeli (can. specialmente al servizio dei poveri. 113) ponendole al di sopra delle altre per la loro origine divina. cioè quei luoghi che vengono destinati al culto divino o alla sepoltura dei fedeli mediante la dedicazione o la benedizione. afferma che la Chiesa cattolica ha il diritto nativo. 1262). non sono oggetto del diritto canonico. 1259). le oblazioni o offerte. 116. 301). 373). Infatti il can. 432). infatti i beni ecclesiastici non sono costituiti solo da res sacrae e queste ultime possono trovarsi in proprietà di privati. 1303). cioè secondo il can. Il codice parla genericamente di beni temporali della Chiesa. Ambrogio. 1257 troviamo due parametri per individuare i beni detti ecclesiastici: in primo luogo sono beni temporali. Questo sensibile miglioramento della tecnica di legiferazione è un’applicazione di quanto prescritto dal Concilio Vaticano II costituendo il criterio di legittimazione della disponibilità e del godimento dei beni temporali da parte di una Chiesa che vuole essere povera. quegli insiemi di persone o cose (universitates personarum aut rerum) costituite dalla competente autorità ecclesiastica perché compiano in nome della Chiesa il compito ad essa affidato. E’ da considerarsi conservata la personalità giuridica ipso iure del collegio cardinalizio (cann. 433). le conferenze episcopali (can. da queste si passa poi alla elaborazione di criteri per una sana amministrazione e per un corretto esercizio dei poteri di controllo e vigilanza. Nel can. distinti dai beni spirituali. anche in proprietà di privati. senza ulteriori distinzioni. sia sotto il profilo oggettivo. cioè attraverso l’esercizio del potere di imperio della Chiesa. Esse acquistano la personalità giuridica o ipso iure. i beni immobili e i beni mobili. 807) e le Università e Facoltà ecclesiastiche (cann. 815 – 816). le province ecclesiastiche (can. cioè le prestazioni dovute in compenso di atti della potestà esecutiva a vantaggio dei singoli fedeli. da farsi in occasione dell’amministrazione dei sacramenti e sacramentali. cioè per disposizione di legge. possedere. o con provvedimento amministrativo della competente autorità ecclesiastica (can. 515). 1260) e i fedeli sono invitati a contribuire alle necessità della Chiesa (can. Sono persone giuridiche pubbliche ipso iure: le Chiese particolari (can. Il codice conferisce la qualificazione di “persone morali” alla Sede Apostolica e alla Chiesa universale (can. diceva s. l’altro di diritto pubblico. che apre il libro V intitolato “I beni temporali della Chiesa”. alla Sede Apostolica e alle altre persone giuridiche pubbliche nell’ordinamento canonico. di acquistare. 449). Il legislatore del codice vigente. cioè facendo ricorso agli istituti giuridici previsti dai diritti secolari per l’acquisto del diritto di proprietà. Sul piano tecnico – giuridico questa ricerca è volta alla precisa individuazione delle finalità proprie del patrimonio ecclesiastico. indipendentemente dal potere civile. sono “patrimonia pauperum” cioè bene dei poveri. quei beni temporali la cui destinazione è vincolata alle individuate finalità della Chiesa. Fra i beni ecclesiastici e le res sacrae non c’è identificazione. ma nel can. 116). provvedere ad un onesto sostentamento del clero. 634). I beni ecclesiastici Il codice non detta una definizione chiara. le loro province e case (can. 709). le conferenze dei superiori maggiori (can. 238). Possono acquistare personalità giuridica con decreto dell’autorità ecclesiastica: le regioni ecclesiastiche (can. Ad es. le tasse. amministrare e alienare i beni temporali per conseguire i fini che le sono propri. che può imporre alle persone fisiche e giuridiche ad essa soggette di devolvere parte dei loro redditi agli enti ecclesiastici. le pie fondazioni autonome (can. consapevole di questa esigenza. Nell’ultimo caso si tratta di prestazioni avente una certa doverosità ma 49 . La costituzione del patrimonio ecclesiastico Esistono due modi di acquisto dei beni temporali da parte della Chiesa: uno di diritto privato (can.

in particolare riguarda l’operato degli organi di governo e l’utilizzazione dei beni delle persone giuridiche. non abbandonare arbitrariamente le proprie funzioni. L’amministrazione dei beni ecclesiastici Il diritto canonico precisa quali sono gli organi legittimati a porre in essere gli atti necessari all’incremento. le collette speciali (can. I criteri per determinare quali atti sono definiti straordinari sono: negli statuti sono stabiliti quali sono gli atti “straordinari”. 505 – 506). I compiti degli amministratori sono contemplati nei canoni 1284 – 1287 e sono: curare la conservazione del patrimonio. nel caso in cui né la legge. per le opere di apostolato e di carità. conservare ed erogare i redditi e proventi secondo gli statuti. delle associazioni pubbliche di fedeli (can. I compiti di vigilanza e di controllo sull’amministrazione dei beni sono attribuiti alla Santa Sede e all’Ordinario. 1281). Amministratore della persona giuridica pubblica è colui che presiede a norma di legge o per disposizioni statuarie o fondazionali (can. fatta eccezione per i religiosi mendicanti. Mentre la Santa Sede è organo generale ed universale di vigilanza e di controllo secondo il can. L’attività di vigilanza riguarda la costante verifica della corrispondenza della vita e dell’attività della persona giuridica. per il quale il Pontefice è supremo amministratore ed economo di tutti i beni ecclesiastici. 1705 CC). attenersi scrupolosamente alle norme canoniche e civili. osservare le leggi in materia di lavoro. impiegare le attività di bilancio per fini propri della Chiesa. da effettuarsi nelle chiese e negli oratori aperti al pubblico. non procedere a donazioni che nei limiti dell’ordinaria amministrazione e solo per fini di pietà o carità. 1284) e di sottoscrivere un inventario dei beni aventi rilevante valore economico o culturale. né le tavole di fondazione determinino gli organi di amministrazione. 1282) ed è escluso che essi possano agire come titolari di un mandato senza rappresentanza (art. Gli amministratori sono tenuti ad adempiere ai loro compiti in nome della Chiesa (can. can. esigere. 1276). E’ impedita la regolare amministrazione del patrimonio: nei casi di difetto o di negligenza dei legittimi organi di amministrazione. fedelmente. la cui copia viene conservata nell’archivio della Curia diocesana. in quest’ultimo caso il diritto canonico prevede che la capacità dell’amministratore della persona giuridica debba essere integrata dall’intervento dell’autorità ecclesiastica che ha poteri di controllo. 1273. 1266). con la diligenza del buon padre di famiglia (can. 1279). cioè le offerte di fedeli per un fine religioso. Tra i doveri e i diritti fondamentali dei fedeli c’è anche l’obbligo di sovvenire alle necessità della Chiesa. 319). 393) e il parroco per la parrocchia (can. concedendo un onesto compenso ai propri dipendenti. l’Ordinario è il normale ed immediato organo di vigilanza e di controllo (can. né gli statuti. versare le quote di interesse e di capitale connesse a mutui o ipoteche. alla conservazione. 1283) è richiesto agli amministratori di prestare giuramento di svolgere le proprie funzioni onestamente. le tavole di fondazione e le disposizioni di legge. l’Ordinario diocesano. 532). sia in positivo sia in negativo. spetta all’Ordinario nominare come amministratori persone idonee che restano in carica per un triennio. allora il potere è attribuito all’autorità gerarchicamente sovraordinata (il Pontefice. composto da fedeli esperti in materia economica e conoscitori del diritto secolare per dare un adeguato sostegno all’amministratore (can. in caso di silenzio degli statuti. 1279). 1280). can. si è cercato di ridurre l’esercizio del potere di imposizione per accentuare l’aspetto della libera e responsabile partecipazione. disposte dalla competente autorità ecclesiastica. con possibilità di essere confermate (can. L’attività di controllo attiene agli atti di straordinaria amministrazione e all’autorizzazione a stare in giudizio. raccolte attraverso inviti generalizzati e che possono essere effettuate solo previa autorizzazione. la custodia dei documenti e degli strumenti. A differenza del passato. Per quanto riguarda le acquisizioni di carattere pubblico invece distinguiamo tra: le questue (can. Per atti eccedenti l’ordinaria amministrazione si intendono quelli che producono sostanziali innovazioni alla situazione patrimoniale della persona giuridica. Ogni persona giuridica deve avere un consiglio per gli affari economici.comunque volontarie. 1265). predisporre tutele della proprietà in forme valide. la redazione del bilancio preventivo e l’elaborazione del rendiconto annuale. Esempi di amministratori ex lege sono il Vescovo per la diocesi (can. esempi di amministratori determinati dagli statuti o dalle tavole di fondazione sono quelli dei capitoli (cann. Prima dell’assunzione dell’incarico (can. alla fruizione e all’alienazione del patrimonio ecclesiastico. 1279). perché questa possa disporre di quanto è necessario per il culto divino. 222). non agire nel foro civile senza autorizzazione della competente autorità. per il sostentamento del clero (can. per gli istituti religiosi spetta ai propri competenti 50 . curare la regolare tenuta dei libri contabili. per evitare ogni erronea impressione che la prestazione pecuniaria del singolo fedele corrispondesse al valore del sacramento o peggio che i sacramenti fossero amministrati a pagamento (simonia). 1303). spetta al Vescovo diocesano determinare tali atti (can. 1273. delle fondazioni pie autonome (can.

In particolare i beni culturali ecclesiastici sono quei beni culturali che sono in proprietà di persone giuridiche canoniche pubbliche e non hanno necessariamente un carattere religioso né necessariamente devono essere costituiti da materiali preziosi. Il codice non dispone che tali istituti abbiano personalità giuridica canonica. dai beni e offerte dei fedeli. costituito dai beni forniti dagli stessi appartenenti al clero e dalle liberalità dei fedeli. per sovvenire alle necessità di quanti prestano servizio a favore della Chiesa (cann.istituto per il sostentamento del clero. dunque la Chiesa ha un proprio diritto penale al quale è dedicato il libro sesto del codice intitolato “le sanzioni nella Chiesa”. Nel caso di atti posti in essere illegittimamente. per la loro destinazione a scopi profani. 1281). da istituirsi in ogni diocesi. Tradizionalmente era imperniato sul sistema beneficiale. alle pensioni di invalidità e vecchiaia. nel decreto sul ministero e la vita sacerdotale “Presbyterorum Ordinis”. costituito con fondi individuati dal diritto locale e dalle liberalità dei fedeli. Solo dopo il Concilio Vaticano II è cresciuto il rilievo di questa categoria. 1274). favorire un’eguaglianza tra loro. in sostanza accanto ad ogni ufficio ecclesiastico si costituiva una massa patrimoniale. Il codice prevede una disposizione transitoria (can. in relazione alla sua destinazione. Gli amministratori rispondono sia nel caso di atti posti invalidamente. 1389.fondo per la previdenza sociale del clero. Il diritto canonico universale pone alcune norme per la loro conservazione. Il can. . può portare persino ad una fattispecie criminosa. dispose che il sistema beneficiale deve essere riformato in modo che la parte beneficiale sia trattata come cosa secondaria e venga messo in primo piano l’ufficio stesso. . 1283 menziona i beni da inventariare e non ci sono solo le cose preziose ma anche i beni culturali: ad esempio oltre i beni destinati al culto sono anche le testimonianze della pietà popolare. 368). 230 – 231). Sul patrimonio della diocesi la competenza in materia è della Conferenza episcopale (can. da istituire in ogni diocesi qualora nella realtà nazionale non esistano già forme di sicurezza sociale. 1311 afferma che la Chiesa ha il diritto nativo e proprio di costringere con sanzioni penali i fedeli che hanno commesso delitti.organismi (can. sono le cose di interesse storico o artistico. la persona giuridica risponde solo nei limiti in cui l’atto posto invalidamente sia tornato a suo vantaggio o nel caso di atti validi ma illeciti. per il restauro. e all’irrogazione di un’adeguata sanzione penale nei confronti dell’amministratore responsabile dell’atto. promuovere azioni di solidarietà (can. i beni ambientali. gli archivi ecclesiastici e le biblioteche ecclesiastiche. 1277). In questa categoria rientrano tutti i beni che costituiscono testimonianza materiale di un valore di civiltà o si pongono come strumenti di civilizzazione. ha il compito di provvedere all’assistenza sanitaria del clero. in relazione alla sua tutela e conservazione. provvede al sostentamento dei chierici che prestano servizio a favore della diocesi. sia nel caso di atti validi ma illeciti che abbiano recato danni alla persona giuridica: in entrambi i casi quest’ultima può rifarsi contro gli amministratori che le abbiano recato danno (can. la Chiesa rivendica un’azione coercitiva che esplicita nelle forme del diritto penale. Disciplinare e punire Nozioni generali Il can. detta beneficio. L’aver posto o omesso illegittimamente atti relativi all’amministrazione del patrimonio. avente personalità giuridica e su cui si sosteneva il chierico. anche se il diritto particolare prende in considerazione i beni culturali con disposizioni frammentarie. o beni di recente creazione. Il sostentamento del clero Il sistema di sostentamento del clero è stato profondamente modificato nel corso del tempo. il patrimonio è costituito dai patrimoni dei benefici soppressi. o le bellezze naturali. per le autorizzazioni alla loro alienazione. 1272) in sostituzione del sistema beneficiario e tre diversi istituti attraverso i quali garantire il sostentamento dei chierici. 51 . ma si presume debba sussistere. Il cambiamento è avvenuto con il Concilio Vaticano II che. Una categoria particolare: i beni culturali I beni culturali sono una categoria unitaria di beni considerati degni di una particolare protezione perché connessi allo sviluppo integrale della persona umana. Possono entrare in evidenza dal punto di vista giuridico per tre motivi: in relazione alla proprietà. che siano andati a svantaggio. . prevista dal can. Questa disposizione ha una ragione verso l’esterno.fondo comune. cioè a fronte della pretesa dello Stato moderno di avere in esclusiva la titolarità della funzione penale.

la sentenza. che stabiliscano qualche pena per i trasgressori. 1399 secondo cui la violazione esterna di una legge divina o canonica può essere punita con una giusta pena solo quando la speciale gravità della violazione esige una punizione e urge la necessità di prevenire o riparare gli scandali. Perché vi sia un delitto occorrono quindi tre elementi: uno oggettivo. 135): quindi sia il legislatore universale sia i legislatori particolari. uno soggettivo o psicologico. che non può interdirne l’esercizio né porsi quale garante dei diritti della persona all’interno della comunità ecclesiastica e giudice cui ricorrere nel caso di una loro pretesa lesione (appello per abuso). Si è dubitato però della necessità di un diritto penale canonico. 52 . In realtà la Chiesa ha sempre esercitato questa funzione punitiva. quindi l’evento dannoso non è voluto dall’agente ma si verifica per la sua imprudenza. 221 afferma che i fedeli hanno il diritto di non essere colpiti da pene canoniche se non a norma di legge. che poggia sul principio di legalità (“nullum crimen sine lege”) giacché il can. al quale si assoggetta con libertà chi liberamente è entrato a far parte della Chiesa. non derivato da altre autorità. Il can. produrre un interpretazione secundum legem. Secondo il diritto canonico può emanare leggi penali chiunque abbia potestà legislativa (can. il divieto di rapporti con il reo. 1311 vuole sottolineare l’indipendenza della potestà coattiva della Chiesa nei confronti di ogni autorità umana. 19). l’azione dell’agente lede interessi giuridicamente protetti di persone fisiche o giuridiche e l’interesse generale della comunità ecclesiale (soggetti passivi del delitto). nella forma più severa con la separazione dalla comunità (scomunica) di chi si è reso responsabile di fatti gravi. la contumacia. Esiste poi una ragione interna. le previe ammonizioni. 1399 legittima il superiore ecclesiastico ad irrogare una pena quand’anche questa non sia stata prevista ma sia stata violata una legge. Sin dai testi del Nuovo Testamento troviamo misure con finalità di protezione della comunità ecclesiale e di emenda del caduto in una colpa particolarmente grave. Infatti proprio il carattere di società volontaria dà ragione di una peculiarità del diritto penale canonico. il fatto. Si deve considerare che la misericordia non può prescindere dal perseguimento della giustizia. la necessità del pentimento. Secondo altri invece lo strumento penalistico non contrasta con lo spirito del diritto canonico. l’esclusione dalla comunità. l’atteggiamento mentale del soggetto agente. Il diritto canonico pone divieto di interpretazione estensiva della legge penale (can. perciò ha in sé anche l’idoneità e la legittimazione a ricorrere alla coercizione. la finalità medicinale. i quali possono anche statuire sanzioni per la violazione di norme poste da altro legislatore (cann. 18) ed esclude il ricorso all’analogia in materia penale (can. ad esempio troviamo il presupposto del fatto grave e notorio. l’antigiuridicità del fatto. mentre è da escludere che con una consuetudine possano essere introdotte nuove fattispecie criminose. Elementi del delitto Il codice non fornisce una definizione ma può essere ricavata dal can. Dunque la Chiesa è legittimata a reagire anche con sanzioni penali e il carattere volontario e non necessario della società ecclesiastica rafforza la ragione di un diritto penale. per dolo o per colpa. destinate ad una particolare categoria di fedeli. La sussistenza del delitto può mancare per cause oggettive o soggettive (can. o diventerebbe oggettiva complice del male e quindi cattiva pedagoga nel far discernere le azioni virtuose da quelle malvage. Inoltre chiunque abbia potestà legislativa può emanare pure precetti penali.Diritto che è nativo della Chiesa. Questo elemento si può configurare come dolo o come colpa: sia ha dolo quando la violazione della legge o del precetto è deliberata. L’elemento oggettivo è il comportamento dell’agente e l’evento che ne deriva. Questo principio è temperato dal can. Viceversa non esclude che la consuetudine possa abrogare una norma penale. cioè comandi diretti non alla generalità ma a soggetti determinati (can. sono irretroattive e nel caso di successioni di leggi nel tempo si applica la legge più favorevole al reo. 13) a meno che non si tratti di leggi personali. di una legge o di un precetto. 1321 che individua il soggetto passivo nelle sanzioni penali: si ha delitto quando vi sia la violazione esterna e gravemente imputabile. Infatti il can. poiché sarebbe in contraddizione con la Chiesa come comunità volontaria e la costrizione penale contrasterebbe con la libertà religiosa e di coscienza. un comportamento non meramente attribuibile all’agente ma a lui imputabile in quanto atto umano e libero. scaturente dalla sua stessa natura. si ha colpa quando la violazione deriva dalla omissione della dovuta diligenza nella produzione dell’atto che dà luogo alla violazione della legge. introdurre esimenti. L’elemento soggettivo è l’atteggiamento psicologico dell’agente nel momento in cui pone in essere il comportamento scatenante l’evento. 49 e 1319). legati da un rapporto causale. 1315 – 1318). Per le leggi penali vige il principio della territorialità (can. e proprio. L’ordinamento canonico è originario e sovrano. non trae esistenza e legittimazione da altro ordinamento. originario. negligenza o imperizia. diretta a sottolineare che nella misura in cui il popolo di Dio si pone come società umana giuridicamente organizzata non può fare a meno di un diritto penale.

l’aver commesso il fatto come delitto colposo nonostante la previsione dell’evento e senza aver adottato le necessarie precauzioni per evitarlo. quindi una mancanza non abituale. Questo vale per i delitti comuni.1323). l’essere il delinquente rivestito di particolare dignità. Una situazione particolare è quella del Pontefice. Sono circostanze attenuanti (can. 1324). riparare lo scandalo e promuovere il pentimento e l’emenda del reo. secondo cui si deve sempre considerare la condizione più favorevole a chi pure ha commesso un delitto. 1323). E’ un aspetto del principio penalistico del favor rei. 1366 riguarda solo i genitori qualora facciano battezzare o educare i figli in una Chiesa o comunità cristiana non cattolica. si precisa anche che solo i battezzati nella Chiesa cattolica sono tenuti alle leggi puramente ecclesiastiche. il grave incomodo o lo stato di necessità se si tratta di atto illecito di per sé o torni a danno delle anime. Perché il fedele sia responsabile è necessario che sia imputabile. 1404). 1329). Infatti se da un lato si afferma che la Chiesa ha il diritto nativo e proprio di irrogare sanzioni penali. vi sono però dei casi in cui soggetto attivo del delitto può essere solo il fedele con delle determinate qualità: ad esempio. 1322 e 1323) a meno che questa condizione non sia voluta per commettere il delitto o avere una giustificazione (can. Si distinguono in due tipi: pene medicinali o censure e pene espiatorie (can. In questo caso non si dà luogo a sanzione a meno che non si debba sanzionare l’eventuale scandalo o ne sia derivato un grave danno o pericolo (can. l’eccesso colposo nella legittima difesa. il can. In generale tutte le pene canoniche hanno lo scopo di restaurare la giustizia. ricomporre l’ordine pubblico leso. Le pene espiatorie hanno invece lo scopo di punire il delinquente. mentre le circostanze aggravanti possono essere prese in considerazione. 1321). Il soggetto attivo del delitto Soggetti attivi del delitto sono solo i fedeli cattolici. 1324): la passione non volontariamente provocata e che non tolga la capacità di volere ma la attenui. Le circostanze aggravanti (can. le circostanze attenuanti devono determinare l’applicazione di una pena meno grave. o per inavvertenza ed errore. che gode di immunità personali strettamente attinenti e funzionali al suo altissimo ufficio. il timore grave. come coautori o come complici (can. il delitto è tentato quando per un motivo qualsiasi l’evento delittuoso non si produce. L’imputabilità può mancare o attenuarsi a seconda delle circostanze: non è imputabile il minore di anni sedici (can. 1394 riguarda solo il chierico perché tratta della violazione dell’obbligo del celibato proprio del suo stato. A queste circostanze possono poi aggiungersi delle altre. le seconde sono quelle in cui incorre il reo automaticamente per il semplice fatto di aver commesso il 53 . l’aver agito con la debita moderazione per legittima difesa contro un ingiusto aggressore. o per necessità o per grave incomodo purché non sia un atto intrinsecamente illecito o che si risolva in un danno spirituale per le anime. Le pene si distinguono anche “ferendae sententiae” e “latae sententiae”: le prime sono irrogate dopo la condanna da parte della competente autorità. Tra le cause oggettive troviamo: l’aver agito per timore grave. Il singolo delitto può essere caratterizzato da alcuni elementi detti circostanze del delitto. aver commesso il fatto con abuso di autorità o di ufficio. 1326) sono: la recidiva. è una presunzione iuris et de iure (non ammette prova contraria) poiché al di sotto di tale età non sussiste maturità psicologica. secondo cui la Santa Sede non è giudicata da nessuno (can. la grave e ingiusta provocazione altrui. l’aver agito per mancanza dell’uso di ragione al momento del delitto. chi ha compiuto sedici anni ma non ancora diciotto è punito con una pena minore o con una penitenza (can. 1325). Tra le cause soggettive troviamo: l’aver agito per violenza fisica o per caso fortuito non prevedibile o non rimediabile. il can. Le cause attenuanti sono ricollegabili alle cause oggettive ma rimane sempre una responsabilità penale dell’agente. l’aver agito nell’ignoranza incolpevole della legge o del precetto. Le pene Le pene canoniche consistono nella privazione di un bene spirituale o temporale. che comportano un aumento o una diminuzione della gravità dello stesso che si riflette sull’entità della pena. Le pene medicinali sono le più gravi e hanno lo scopo di favorire l’emenda del reo e di farlo recedere dalla sua condotta illecita. Esiste una distinzione tra il delitto consumato e il delitto tentato: il delitto è consumato quando gli atti posti in essere dal delinquente risultano produttivi del fatto. l’imputabilità può venire meno per ragioni patologiche come l’infermità di mente o per gli effetti involontari di alcool o droga (cann. 1328). egli infatti non può essere soggetto attivo di delitto perché le norme promanano da lui stesso. formulato nel “Dictatus Papae” di Gregorio VII. cioè che abbia la capacità di intendere e di volere uniti alla responsabilità morale. Inoltre più persone possono concorrere nella commissione del medesimo delitto. Il codice ribadisce un principio classico.

la riprensione. Poi ci sono i delitti contro le autorità ecclesiastiche e la libertà della Chiesa (cann. di una grazia. per la morte del delinquente. pietà o carità.delitto (can. La pena può cessare per l’espiazione. 1390 – 1391) come la calunnia. di oltraggio al pudore. 1341 – 1353). i Vescovi. Infine i delitti contro la vita e la libertà umana (cann. di un diritto. ovvero una legge penale che sopprime quella fattispecie. ma solo limitatamente alla partecipazione al culto (can. la violazione del sigillo sacramentale. funzione. le lesioni gravi. 1362). sostituirla con adeguate penitenze. a chi con il proprio comportamento ha causato scandalo. l’adesione ad associazioni che tramino contro la Chiesa. 1312 la legge può stabilire altre pene espiatorie che privino il fedele di qualche bene spirituale e temporale. Questi sono i delitti esplicitamente previsti nel libro del codice relativo alle sanzioni nella Chiesa (Libro VI). 1314). Le pene espiatorie sono più numerose ma possiamo ricordare (can. Non sono atti che però vanno confusi con le penitenze che il confessore impone durante il sacramento della penitenza. sospenderla. 1331). Il delitto viene comunque sanzionato nel caso di pene latae sententiae. L’applicazione delle pene Il diritto canonico è ispirato al principio secondo cui il ricorso alla coazione penale deve costituire l’ultima ratio. Un altro gruppo sono i delitti di usurpazione degli uffici ecclesiastici e nell’esercizio degli stessi (cann. la violazione di altri obblighi speciali degli ecclesiastici. Per determinati delitti la legge prevede una certa pena come obbligatoria. 1333 – 1334). 1392 – 1396) come l’esercizio del commercio da parte di ecclesiastici e religiosi. 1339) dove troviamo l’ammonizione. Un primo gruppo sono i delitti contro la religione e l’unità della Chiesa (cann. la falsità nei documenti. Prima di ricorrere all’imposizione di una pena si tentano altre misure di carattere pastorale. i religiosi. la violazione degli obblighi derivanti da una pena. per la prescrizione dell’azione penale (can. l’aborto. dell’ufficio. 1397 – 1398) l’omicidio. Le fattispecie delittuose Il codice classifica i delitti in sei categorie diverse. Seguono i delitti contro obblighi speciali (cann. il trasferimento. lo spergiuro. congruenti con il fine soprannaturale della Chiesa. di vilipendio della Chiesa. 1370 – 1377) come la violenza fisica contro il Pontefice. L’interdetto produce gli stessi effetti. ministero o incarico nella Chiesa (can. Ma la pena può cessare anche per cause esterne. l’apostasia. cioè per l’intervento della legittima autorità ecclesiastica con un atto che si chiama remissione della pena (cann. alcuni tipi di bestemmia. a seconda della natura dell’interesse che l’azione delittuosa lede. 1353 – 1361). di un titolo. Inoltre secondo il can. o di governo. non può celebrare né ricevere sacramenti e sacramentali. La scomunica è la pena più grave e comporta l’esclusione del delinquente dalla comunione ecclesiastica: non può partecipare come ministro a nessun atto di culto. 1340) consistono nell’obbligo fatto al fedele di esercitare le opere di religione. 1336): la proibizione o l’obbligo di dimorare in un certo luogo. l’interdetto e la sospensione. dell’incarico. l’ordinazione sacra amministrata in violazione delle prescrizioni canoniche. Le pene medicinali sono tre: la scomunica. la privazione della potestà. il ricorso al Concilio ecumenico contro gli atti del Romano Pontefice. la consacrazione di un Vescovo senza mandato della Santa Sede. 1332). la violazione della libertà della Chiesa. il sacrilegio contro le sacre specie. di una facoltà. 1364 – 1369) come l’eresia. i chierici. l’abuso generico di ufficio. per questo l’applicazione delle pene ha una disciplina molto articolata (cann. di un privilegio. un atto che ha valore di diffida (tipo preventivo) o di sanzione di chi si ritiene prossimo al compimento di un delitto. il rapimento. la diffamazione. 1378 – 1389) come la celebrazione simulata dei sacramenti o per simonia. o all’esercizio di diritti o funzioni inerenti ad un ufficio ecclesiastico (cann. le penitenze (can. lo scisma. Sono poi contemplate nell’ordinamento misure penali diverse dalle pene. La sospensione può essere irrogata soltanto ai chierici ed è il divieto totale o parziale di atti relativi alla potestà d’ordine. la corruzione attiva e passiva per atto contrario ai doveri di ufficio. inoltre il giudice può valutare le circostanze per mitigare la pena. L’amministrazione della giustizia 54 . il sacrilegio. come ad esempio i rimedi penali (can. ispirata al principio di gradualità e discrezionalità. la dimissione. non può esercitare qualsiasi ufficio. la pertinace deviazione dottrinale o la disobbedienza alle autorità ecclesiastiche. la violazione degli obblighi del celibato e della castità. Sono poi contemplati i delitti di falsità (cann.

Queste direttive si trovavano un tempo tutte insieme nell’antico istituto dell’episcopalis audientia. detta anche potestà di giurisdizione. i Vescovi. Nella prospettiva di un’applicazione della legge che aiuti il fedele sulla via della perfezione spirituale. Anche se i poteri sono uniti. non è lecito alla Chiesa trattenere nel vincolo coniugale chi effettivamente non abbia contratto valido matrimonio. Altro elemento è il ruolo della giurisprudenza. in queste parole troviamo una sorta di correzione fraterna. sed lex”. Nell’ordinamento canonico la potestà di governo. ad eccezione dei casi nei quali non è ammesso. che non sono separati ma fanno capo ad un’unica autorità: il Pontefice. in particolare la funzione giudiziaria deve essere esercitata in base al diritto vigente. Essa ha la preoccupazione di garantire la giustizia nel caso concreto ed evitare che la formalistica applicazione della legge si risolva in una violazione della giustizia. Se nella materia matrimoniale. non si accontenta di applicare il diritto ma persegue l’attuazione della giustizia. che devono essere risolti per assicurare la giustizia e la pacifica convivenza. ma via via si sono separate. Questi testi fondano una triplice direttiva: la preferenza o la riserva di una giurisdizione domestica. il loro esercizio è comunque distinto e soggetto alla legge. ha un paradigma nella pagina del Vangelo di Matteo (“trova al più presto l’accordo con il tuo contendente mentre ancora vai con lui in tribunale”) dove troviamo elementi di saggezza popolare come l’invito a correre al più presto ad accordarsi col contendente. Anche la funzione di rendere giustizia nella Chiesa è segnata dal fine salvifico. segnalando la capacità naturale di ciascuno di cercare giustizia. Il diritto canonico va oltre e tende. Lo spirito della giustizia canonica La Chiesa ha un diritto originario e proprio di assicurare davanti ad un giudice la tutela dei diritti e dei relativi doveri contemplati dal diritto canonico. le cause matrimoniali. la riconciliazione costituisce finalità primaria dell’ordinamento canonico. una misericordia che costituisce l’incarnazione più perfetta della giustizia. il giudice è chiamato a ricercare la giustizia avendo il modello di perfezione della giustizia divina.La soluzione delle controversie nella Chiesa Anche nella comunità ecclesiale possono insorgere dei conflitti fra i consociati. si devono trovare all’interno della comunità le modalità alternative (“tra di voi non c’è una persona saggia capace di giudicare tra fratelli”). ad evitare il pericolo per il bene spirituale. per le Chiese particolari. Nella “Decretales Gregorii IX” troviamo che il giudice deve prodigarsi per favorire la transazione tra le parti. perché i christifideles ricorrano al giudice ecclesiastico e non a quello secolare. il diritto della Chiesa non può ammettere la transazione per porre fine al processo o evitarlo. Il legislatore ecclesiastico è comunque soggetto ad una legge superiore (diritto divino) che non può abrogare né derogare. Le pagine evangeliche hanno una radicalità innovatrice delle tradizionali esperienze umane e mostrano l’impossibilità di sperimentare vera comunione con Dio al di fuori di una fraternità ecclesiale. attraverso il ricorso all’equità. che svela la diffidenza popolare di sempre per una giustizia umana incerta. la pacificazione piuttosto che il giudizio. Troviamo quindi anche una potestà giudiziaria a comporre la funzione di governo o munus regendi. Il favor iuris. esecutivo e giudiziario. Esistono poi alcune particolarità. l’atteggiamento di Paolo non è di critica ma intende sottolineare che tra fratelli nella fede è possibile trovare nuovi modi di relazione interpersonale. non si limita alla repressione del male e alla punizione del delinquente ma tende alla sua emenda. si struttura nei tre poteri legislativo. come in quella penale. l’invito ad una riconciliazione che superi ogni dimensione giuridica. infatti la giustizia canonica non si accontenta della verità processuale ma tende alla verità oggettiva. distinta dall’aequitas naturalis o dall’aequitas civilis. Ecco perché anche a distanza di molto tempo la questione può essere riesaminata. Di qui una giustizia temperata dalla misericordia. il consiglio ad evitare o a risolvere in via extraprocessuale ogni controversia. 1643). La direttiva di valore. in rapporto al bene spirituale del fedele non è indifferente il matrimonio erroneamente dichiarato nullo dal giudice ecclesiastico ma in realtà oggettivamente valido o viceversa. Anche per il diritto canonico il giudice è soggetto 55 . né lasciar andare chi al contrario è validamente sposato. Troviamo anche un passo di Paolo che invita i cristiani a non adire i tribunali pagani (“non lasciarsi vincere dal male ma vincere il male con il bene”). come nel matrimonio. è inteso nel senso che per disposizione canonica il giudice ecclesiastico non solo è legittimato a indurre le parti a superare di comune accordo il conflitto che le divide ma è tenuto a fare ogni sforzo per raggiungere questo fine. L’istanza all’equità si oppone a quell’idea del diritto positivo “dura lex. per la Chiesa universale. di cui l’ordinamento canonico ha sempre goduto. Qualora non si riuscisse a risolvere pacificamente le liti. per aiutare il fratello che cade nel peccato. La direttiva dell’ordinamento canonico consiste nel fare di tutto pur di superare i conflitti senza dover ricorrere al giudice. Lo spirito che anima la giustizia nella Chiesa è l’istituto dell’aequitas canonica. come le cause che riguardano lo stato delle persone non passano mai in giudicato (can.

mentre il can. nella misura in cui un determinato fatto venga considerato come autonoma figura delittuosa anche dal diritto canonico. secondo il quale la Chiesa per diritto proprio ed esclusivo giudica le cause che riguardano cose spirituali e annesse alle spirituali. cioè l’orientamento assunto dai giudici nell’interpretare ed applicare la legge. cioè quel diritto scritto così come interpretato ed integrato dalla giurisprudenza. il domicilio delle parti. 1672 dispone che le cause sugli effetti puramente civili del matrimonio spettano al giudice statale. come ad esempio l’eresia. La giurisdizione è delineata nel can. nel senso che deve applicarne le disposizioni quindi non si sostituisce al legislatore ma è chiamato ad attuarne le volontà. 1407). il can. c’è il criterio territoriale. Questa regola non è assoluta ma ci sono diverse eccezioni. questo principio riflette il primato di giurisdizione del Pontefice su tutta la Chiesa e ha una duplice applicazione: l’immunità personale di cui gode il Papa. o potestas iudicialis. Si tratta dell’applicazione sul terreno processuale del principio dualista cristiano: se le res spirituales spettano al giudice ecclesiastico. In alcuni casi si tratta di reati perseguiti anche dal diritto dello Stato. i Vescovi nelle cause penali (can. è sancita l’incompetenza assoluta di qualsiasi giudice ecclesiastico a giudicare atti o strumenti confermati in forma specifica dal Pontefice. Il giudice però non opera una mera trasposizione della norma al caso. Si tratta infatti di casi. come ad esempio il caso dell’omicidio. Nel diritto canonico inoltre è assicurato ad ogni fedele il diritto di ricorrere al giudizio del Pontefice. Essendo il Pontefice al vertice della struttura gerarchica della Chiesa. ma è chiamato ad un’opera di interpretazione della legge (can. La sua attività si estende sulla produzione di tale diritto. ad esempio il can. infatti in base al can. la non impugnabilità dei provvedimenti giurisdizionali e amministrativi. per cui il giudice inferiore potrebbe trovarsi in una situazione di soggezione o di difficoltà. La competenza è riservata ad una determinata autorità giudiziaria. cioè la controversia che riguardi beni lasciati mortis causa per fini che sono propri della Chiesa. 1671 dispone che le cause matrimoniali dei battezzati per diritto proprio spettano al giudice ecclesiastico. giudice supremo nell’ordinamento della Chiesa. in qualsiasi causa ed in qualunque momento (can. Questo sistema di riserva o di avocazione pontificia è espressione del primato di giurisdizione del Pontefice e si giustifica per la necessità di garantire la piena libertà della formazione del giudizio canonico. Le cause riservate alla giurisdizione ecclesiastica sono quelle che riguardano le cose spirituali. i cardinali. dando luogo al “diritto vivente”. Le cause in materie connesse con l’ordine spirituale spettano al giudice ecclesiastico. Ribadendo un antico principio di Gregorio VII nel “Dictatus Papae”. Questa disposizione rivendica una potestà propria della Chiesa ed esclusiva. come la materia del contendere. ciò significa non solo che il giudice ecclesiastico è il giudice competente ma anche che è il solo giudice competente con esclusione di ogni altro giudice. 1419) e sarebbero giudici di sé stessi. in particolare sono i tribunali pontifici della Segnatura Apostolica e della Rota romana. Sono riservati alla Rota romana i procedimenti che hanno come parti i Vescovi o i superiori di congregazioni monastiche o di istituti religiosi di diritto pontificio (can. i legati pontifici. 1417). 56 . 1405). Così al giudizio esclusivo del Pontefice sono riservate le cause riguardanti i capi di Stato. si giustifica poiché costoro sono titolari della potestà giudiziaria nell’ambito della propria diocesi (can. Per la competenza. il grado di giudizio (can. 1401. Giurisdizione e competenza Il termine giurisdizione. quelle temporales spettano al giudice statale. la violazione delle leggi ecclesiastiche e ciò che è ragione di peccato. 16) e si avvale degli stessi criteri utilizzati nei diritti secolari ma che nel diritto canonico significa una valutazione di quella che risulta essere maggiormente conforme al diritto divino. Alla Rota romana la costituzione apostolica “Pastor bonus” del 1988 attribuisce il compito di provvedere all’unità della giurisprudenza aiutando con le proprie sentenze i tribunali di grado inferiore. quando si tratti di delitti propriamente canonici. per ragione delle persone o delle materie. Dunque la giurisprudenza. Il Papa inoltre può avocare a sé il giudizio su ogni altra causa. non può conseguentemente essere giudicato da autorità inferiori. ovvero competente a giudicare è di norma il giudice del territorio in cui abita la parte. ad esempio i legati pii.alla legge. Il termine competenza indica la misura del potere di giudicare attribuita a ciascun giudice ecclesiastico. indica il potere conferito al giudice ecclesiastico di giudicare controversie e di applicare le norme canoniche. cioè l’individuazione di quale fra i diversi giudici ecclesiastici sia legittimato a pronunciarsi. acquisisce una certa rilevanza “normativa”. 19 (purché non si tratti di causa penale) il giudice ecclesiastico è legittimato a dirimere la causa ricorrendo all’analogia. Nell’attività interpretativa il giudice ecclesiastico esplicita e integra il dato normativo. Rientrano infine nella competenza ecclesiastica le cause penali. per cui sussiste una assoluta incompetenza di ogni altro giudice ecclesiastico. 1405). a meno che non vi sia uno specifico mandato pontificio. 1404 dispone che la prima Sede non è giudicata da nessuno.

le controversie amministrative. il Difensore del vincolo. e di seconda istanza (can. istituiti in ogni diocesi. A queste funzioni sono chiamati dei chierici competenti in diritto canonico. L’ordinamento è completato dai tribunali della Santa Sede. il cui compito è relazionare il collegio sui vari aspetti della causa e a redigere la sentenza. che di regola avviene per iscritto (can. l’ispezione di luoghi o cose. 1425). Le funzioni istruttorie possono essere affidate ad un uditore (can. il codice prevede che il giudice può essere monocratico o collegiale. ad esempio. 1501) aperta dalla presentazione al giudice competente del libello introduttivo della lite. Si distinguono in presunzioni hominis. e presunzioni iuris et de iure. Nel tribunale di prima istanza giudice è il Vescovo. La fase istruttoria si conclude con il decreto del giudice di conclusione in causa che segna il passaggio alla fase della discussione. da ricordare la Penitenzieria Apostolica. ad alcune di esse anche dei fedeli laici. un esempio di presunzione iuris et de iure lo troviamo nel can. se invece il giudice deve decidere su una questione preliminare pronuncia una sentenza interlocutoria. cioè formulate dal giudice. cioè stabilite dalla legge. Per l’organizzazione interna dei tribunali. la Rota romana e il Supremo Tribunale della Segnatura Apostolica: la prima è il tribunale pontificio di appello dei fedeli e giudice competente per alcuni tipi di cause. che è la forma ordinaria. la diversa composizione dipende dall’importanza e dalla gravità delle materie da trattare. il presidente del collegio designa tra i componenti un ponente o giudice relatore. le deposizioni dei testimoni. il secondo è il supremo tribunale della Chiesa che giudica i ricorsi contro le sentenze rotali. infatti l’appello si propone al tribunale del Vescovo Metropolita. attraverso tre strumenti di tutela concessi dal diritto canonico: l’appello. un pubblico ministero tenuto ad intervenire in ogni causa sul bene pubblico e le cause penali. 1419). la querela di nullità e la restitutio in integrum. quando richiesto. Essa può essere impugnata dalla parte che la ritiene non giusta. Le prove possono essere: le dichiarazioni delle parti. in base al motu proprio “Qua cura” di Pio XI (1938). Anche le Conferenze episcopali possono costituire tribunali di secondo grado. perizie. citerà in giudizio l’altra parte (can. che normalmente avviene per iscritto. Questo tipo di processo. Esistono poi i giudici diocesani che formano. In ogni tribunale è presente il Promotore di giustizia (can. 1428). 1438) istituiti presso l’arcidiocesi. 1060 secondo cui il matrimonio. Ci sono poi altri tribunali della Santa Sede con leggi proprie. nel proprio territorio e con il consenso della Santa Sede. risolve i conflitti di competenza tra tribunali ecclesiastici ed ha funzioni di vigilanza e di controllo sui tribunali inferiori. che interviene nelle cause di nullità della sacra ordinazione e di nullità o scioglimento del matrimonio. 1513). il collegio giudicante. Un esempio di presunzione iuris tantum è il favor matrimonii contenuto nel can. 1598). che ha competenza per le materie che attengono al foro interno. le cause matrimoniali sono giudicate dai tribunali regionali. Segue poi la pubblicazione degli atti. Queste ultime a loro volta si suddividono in presunzioni iuris tantum. 1430). 1432). se collegiale composto da tre o cinque giudici (can. Il processo è chiuso con la sentenza definitiva che decide la causa (can. 1507) per la contestazione della lite. 1607). cioè per definirne i termini sulla base delle richieste di parte attrice e delle repliche della parte convenuta (can. in modo che le parti possano prenderne visione e decidere la loro difesa anche con la richiesta di presentazione di nuove prove. 57 . La sentenza deve rispondere a tutti i dubbi formulati nel libello e deve essere motivata. per porre tutti gli argomenti possibili contro la nullità o lo scioglimento (can. cioè coloro che non hanno abitualmente l’uso della ragione sono ritenuti incapaci di delitto. cioè ammettono la prova contraria. 1437).L’ordinamento giudiziario E’ strutturato in tribunali di prima istanza (can. 1420). 1322 che in materia penale esclude imputabilità e punibilità. si deve ritenere valido fino a che non sia provato il contrario. documenti. nel dubbio. Se il giudice adito ritiene di dover accogliere la domanda. un notaio che svolge le funzioni di cancelliere redigendo e sottoscrivendo gli atti processuali (can. che non ammettono la prova contraria. Nel caso del tribunale collegiale. e presunzioni iuris. che esercita la funzione attraverso un Vicario giudiziale o un Officiale (can. Poi c’è la fase istruttoria (can. è costituito da una fase introduttiva (can. cioè le deduzioni probabili su una cosa incerta ma a partire da un fatto certo. In casi particolari l’organizzazione può essere strutturata in modo diverso: in Italia. Il giudizio ordinario e i giudizi speciali Il sistema processuale canonico è costituito da un unico modello di processo detto giudizio contenzioso ordinario. Nelle prove possono rientrare anche le presunzioni. 1526) con la raccolta delle prove fornite dalla parte che asserisce un determinato fatto. nel quale è indicato l’oggetto e i punti di diritto su cui si basa la domanda.

Gli atti che strutturano e costituiscono i processi di beatificazione e canonizzazione si trovano nella cosiddetta “demografia celeste”. che non sono disciplinate dal codice ma da una legge speciale data da Giovanni Paolo II con la costituzione apostolica “Divinus perfectionis Magister” del 25 gennaio 1983. a ragione di irregolarità particolarmente gravi verificatesi nel corso del processo: ad esempio nel caso di nullità insanabili l’incompetenza assoluta del giudice (can. 1619) è un rimedio processuale tendente ad invalidare la sentenza perché inficiata da una nullità insanabile o sanabile. Il provvedimento che conclude il processo di canonizzazione ne proclama solennemente le virtù e lo propone ai fedeli come esempio. 1645). 1697). a questo accertamento segue l’azione criminale. La res iudicata produce diritto tra le parti con la conseguenza che la sentenza diviene immediatamente eseguibile. 1620) oppure nel caso di nullità sanabili la non motivazione della sentenza (can. cioè l’atto pubblico diretto ad infliggere o dichiarare la pena (can. Dio manifesta la sua presenza. ma la loro funzione è meramente dichiarativa ed i loro effetti non si producono sui fedeli ma su coloro che sono ancora pellegrini sulla terra. può essere proposto fino a che la sentenza non sia passata in giudicato (res iudicata). 1622). di 58 . modello di vita cristiana. pedagogo sapiente e stimolante a cammini di santità. 1732). Tra i processi speciali ricordiamo le cause relative al matrimonio che si distinguono in: cause per la dichiarazione di nullità di matrimonio (can. riservate alla Santa Sede e possono essere trattate in via amministrativa presso la Congregazione per il culto divino e la disciplina dei sacramenti. 1400). 1708). da parte della competente autorità ecclesiastica. la dichiarazione di morte presunta del coniuge (can. 1445). diretti ad accertare l’eventuale commissione di un delitto. nel corso della loro vita terrena. legittimandone il culto (promotio ad cultum). Demografia celeste La santità canonizzata Con il termine “santità canonizzata” si indica la solenne proclamazione. Quest’ultimo si svolge davanti al tribunale pontificio della Segnatura Apostolica (can. inoltre preclude la possibilità di investire nuovamente il giudice della questione a meno che non si tratti di causa relativa allo stato delle persone poiché non passano mai in giudicato. Particolari peculiarità si trovano nei processi penali (can. nel senso che attraverso atti giuridici si attinge la Chiesa di coloro che sono già nella visione beatifica di Dio. collaudatore e maestro di un itinerario spirituale di perfezione. non creano un santo. Infatti se un atto dell’autorità ecclesiastica lede un diritto del fedele costui ha assicurati dall’ordinamento canonico precisi strumenti di tutela: ricorso gerarchico (ricorso amministrativo gerarchico) all’autorità ecclesiastica immediatamente superiore. La santità canonizzata è una delle espressioni più singolari della solidarietà e del rapporto esistenti tra la realtà misterica della Chiesa e la sua espressione sociale ed istituzionale. 1717). hanno praticato in modo eroico le virtù e sono vissuti nella fedeltà alla grazia di Dio. Esiste un’unità sostanziale della santità. alle parti o allo stesso diritto. La restitutio in integrum si ha contro una sentenza che sia passata in giudicato ma consti palesemente della sua ingiustizia (can. Quindi non attiene al contenuto della sentenza ma alla sua validità formale. Ciò avviene quando per legge non è più possibile un ulteriore giudizio o quando sono trascorsi i termini per proporre l’appello. Tutti i battezzati sono chiamati alla santità ma non tutti sono destinati alla santità canonizzata. Il Concilio Vaticano II afferma che nella vita di quelli perfettamente trasformati nell’immagine di Cristo. testimone peculiare delle realtà soprannaturali. Il santo canonizzabile deve essere portatore di un messaggio divino all’umanità. anche se esistono delle differenze. perciò si può parlare per entrambe di un’unità nell’unica santità ontologica. La querela di nullità (can. la dispensa dal matrimonio rato e non consumato (can. cause di separazione personale dei coniugi (can. o in via giudiziaria presso un tribunale designato dalla Congregazione (can. 1362). Si deve ricordare poi i processi che integrano la giustizia amministrativa nella Chiesa (can. che determinati fedeli. 1671).L’appello (can. Non sono provvedimenti giuridici costitutivi di uno stato. Nei processi speciali troviamo poi le cause per la dichiarazione della nullità della sacra ordinazione. 1628) si limita alla conferma o alla riforma della sentenza impugnata. una profonda identità tra santità comune e santità canonizzata. Infine vanno ricordati tra i processi speciali le cause di beatificazione e canonizzazione. Oggetto dei processi di beatificazione e canonizzazione è l’accertamento di quell’amore eroico. E’ un rimedio giuridico straordinario a cui si ricorre in caso di manifesta ingiustizia relativamente all’impianto probatorio. davanti al tribunale amministrativo (ricorso contenzioso amministrativo) (can. 1692). 1707).

Anche questo culto nasce da spontanei moti del popolo e non si danno ancora interventi dell’autorità ecclesiastica poiché anche qui si trattava di esperienze di dominio pubblico. dei miracoli operati da Dio per sua intercessione. cioè coloro che avevano reso testimonianza a Cristo con la propria vita. cioè i cataloghi dei martiri. La beatificazione è carente del carattere di definitività ed è destinata al perfezionamento. Si trattava di esperienze che avevano provato quanti le avevano sperimentate ad una sorta di incruento martirio. nel senso che non ha mai origine dalla potestà pontificia. infallibile. Anche se il Concilio Vaticano I non ricomprese la canonizzazione come oggetto dell’infallibilità pontificia. che discerne la santità con la formazione della fama sanctitatis e ne promuove il riconoscimento ufficiale. Entrambi i provvedimenti vengono emanati a conclusione di un complesso di operazioni dirette all’accertamento della santità e strutturate in forma processuale. Si tratta di un caso singolare in cui non esiste separazione di poteri e la giurisdizione è unitaria. per far sì che i fedeli seguano il suo esempio e siano sostenuti dalla sua intercessione (can.quella pietas verso Dio e verso gli uomini. La disciplina della beatificazione e canonizzazione esprime un interessante caso di bilanciamento fra poteri: da un lato quello del popolo cristiano. dal momento che il martirio era un fatto di dominio pubblico. spontanea. La canonizzazione è il provvedimento col quale la stessa suprema autorità decreta che un servo di Dio venga iscritto nell’elenco dei santi e sia venerato in tutta la Chiesa. si aggiunse il culto dei confessori. Dunque nel primo 59 . il culto presso il sepolcro. per i quali si utilizzano strumenti tipicamente processuali. Nel diritto canonico esistono casi nei quali l’esercizio della funzione legislativa o di quella amministrativa presuppone accertamenti di fatti. 1187). La canonizzazione non è mai espressione del potere ecclesiastico. irrevocabile. nel senso che ascrive il fedele nel catalogo dei santi e ne promuove il culto nell’intero orbe cattolico. Viceversa l’atto di canonizzazione ha carattere precettivo. 1186). cioè un provvedimento canonico che esime i fedeli dall’obbligo di osservare la norma che vieta atti di culto ecclesiastico e pubblico a persone (can. verificare e confermare il giudizio popolare espresso. L’atto pontificio concessivo del culto pubblico (beatificazione) o dichiarativo della santità (canonizzazione) costituisce esercizio della potestà di giurisdizione o potestas regiminis. novità) caratterizzanti la funzione legislativa. è caratterizzato dal culto dei martiri. con il quale viene permesso il culto pubblico di un fedele che visse e morì in concetto di santità e viene perciò indicato come “servo di Dio”. per la ricorrenza di quegli elementi (generalità. anche se il procedimento assume la forma del processo. per dottrina comune il Pontefice gode veramente di infallibilità. Il primo periodo va dalle origini al V secolo. di lotta contro gli errori e le eresie. indice di una perfezione superiore. ma è sempre espressione del populus fidelis. astrattezza. giacché nessuna causa può essere introdotta senza la cosiddetta “fama di santità”. la data del martirio o dies natalis (giorno della nascita al Paradiso). dall’altro lato quello della istituzione. di fuga dal mondo. E’ un provvedimento preparatorio e non definitivo. Esistono delle differenze anche sul piano giuridico. viceversa la disciplina di particolari forme processuali comincia a svilupparsi solo agli albori del secondo millennio: nel tempo si giunge da forme più semplici ad un complesso e articolato sistema processuale. Più precisamente si tratta di un atto che è espressione della potestà legislativa e non giudiziale. l’accertamento dell’esercizio in grado eroico delle virtù teologali o morali di una persona. E’ un culto che nasce spontaneamente e non è sottoposto ad autorizzazioni dell’autorità ecclesiastica. della fama di santità in vita o dopo la morte. Si possono distinguere sei grandi periodi. dove si annotava il nome. di ascesi. ciò non significa che possa essere messo in dubbio il principio di non erranza della suprema autorità ecclesiastica. del martirio eventualmente sofferto per amore di Dio. cioè la profonda. infatti l’atto di beatificazione ha un carattere permissivo o concessivo presentandosi come un indulto. Finita l’età delle persecuzioni con la pace costantiniana (313) e divenuto il cristianesimo religione ufficiale dell’impero (380). Insieme a questo culto nascono i martirologi. genuina convinzione diffusa tra molti fedeli che una persona defunta vive nella Chiesa celeste. che ha il compito di esprimere un giudizio. Le evoluzioni storiche La venerazione dei fedeli è presente sin dai primi tempi della Chiesa. limitato nel tempo e territorialmente. Solo la canonizzazione è un atto definitivo. il luogo della sepoltura. La santità canonizzata non può essere teologicamente definita come oggetto di fede divina ma solo come oggetto di fede ecclesiastica. La beatificazione è un provvedimento della suprema autorità della Chiesa. cioè quei fedeli che avevano patito la violenza delle persecuzioni senza arrivare alla morte o quei fedeli che si erano assolutamente distinti per la conformazione a Cristo della propria vita terrena: per le esperienze di penitenza. con la funzione di controllare.

Con il codice piano-benedettino troviamo una sorta di positivismo giuridico. comincia a formarsi progressivamente l’istituto della canonizzazione come atto formale di autorizzazione al culto di nuovi santi posto dal Vescovo locale. In questi 142 canoni la distinzione tra beati e santi è assolutamente chiara. risponde all’esigenza di evitare i sempre più frequenti abusi. nasce cioè quell’assoluta rilevanza del miracolo che diviene prova per eccellenza della santità ed esprime gli orientamenti di una cultura popolare che cerca la via semplice e facile per ottenere i favori divini. La canonizzazione è anche espressione di collegialità dell’episcopato locale riunito in un sinodo o in un concilio. virtù. la presentazione di questa composizione al giudizio del Vescovo diocesano o del sinodo. Il quinto periodo è costituito dal XX secolo. solo il diritto poteva fornire strumenti adeguati per l’acquisizione della documentazione necessaria e per la sua analisi. L’utilizzo della metodologia storica e della scienza medica tende a ridurre il ruolo del diritto. come anche i ruoli e le competenze in ogni parte del processo. che diventerà la sede di celebrazione della festa liturgica annuale del nuovo santo. a vantaggio del culto dei santi nuovi. Un terzo periodo va dal XII secolo al XVI secolo. nella quale furono trasfuse nei canoni 1999 – 2141. previo accertamento. la canonizzazione dal Sommo Pontefice. gli interventi di Urbano VIII contenuti nel “Coelestis Hierusalem cives” del 1634 resero più rigorosa la procedura.periodo non vi sono ancora formalizzazioni processuali poiché manca la necessità di un accertamento pubblico ed autorevole di santità. la canonizzazione viene progressivamente attratta nelle causae maiores Ecclesiae. la loro approvazione del culto pubblico. Con la riserva alla Santa Sede. il processo di canonizzazione inizia a formarsi come processo canonico speciale. a livello normativo. Inoltre impone il divieto del culto pubblico previo all’intervento pontificio. Un secondo periodo va dal VI all’XI secolo. a livello istituzionale nasce la sacra Congregazione dei riti ad opera di Sisto V con la costituzione “Immensa” del 1588. davanti alla necessità di accertamento dei fatti dai quali evincere la santità (fama di santità. a volte è particolarmente qualificata per autorevolezza e solennità dalla presenza del Pontefice alla elevatio del corpo del canonizzato dal luogo della sepoltura ed alla sua traslatio in una chiesa. Il quarto periodo va dal XVII al XIX secolo. E’ caratterizzato dall’integrazione di forme processuali canoniche comuni e forme processuali peculiari. Le disposizioni dettate nel tempo rimasero fino alla codificazione del 1917. La beatificazione fu definita più precisamente da Alessandro VII con il “Decretum super cultu beatis non canonizatis praestando” del 1659. miracoli). Gli elementi essenziali della procedura vengono stabiliti dall’età merovingica e carolingia: la fissazione del requisito della pubblica fama di santità e della sussistenza di miracoli. Tra il popolo si avvia un fenomeno di peculiare considerazione delle doti taumaturgiche dei santi. il “De servorum Dei”. La traduzione della canonizzazione a fatto giuridico e quindi ai formalismi del processo giudiziario. Il pontificato di Urbano II (1088 – 1099) pose le premesse per l’elaborazione di questa disciplina disponendo un’accurata investigazione dei fatti anche attraverso l’assunzione di prove testimoniali come condizione per poter procedere alla canonizzazione da parte del Pontefice. la cui violazione comporta un impedimento all’introduzione della causa. o del martirio. Con la decretale “Audivimus” del 1170. ma la sua successiva inserzione nelle “Decretales Gregorii IX” e quindi nel Corpus Iuris Canonici ne farà un testo normativo. dei martiri e dei confessori. Lo sviluppo rigoglioso della scienza canonistica. caratterizzati dall’abbandono del culto dei santi più antichi. istituito da Leone X (1513 – 1521) per garantire una migliore tutela degli interessi della fede e dell’osservanza del diritto. in materia probatoria e di miracoli. considerati come intercessori di grazie. processo sull’effettiva esistenza di una fama sanctitalis e sul riconoscimento del grado eroico delle virtù e dell’autenticità dei miracoli. segnando 60 . ha avuto un ruolo importante visto che. cioè quelle cause riservate alla competenza dell’autorità pontificia. la decretale era in realtà un provvedimento singolare. Alla Santa Sede premeva recuperare l’equilibrio tra il modello di santità taumaturgica ed il modello della santità come esempio di virtù e condotta di vita. Papa Alessandro III affermò il principio per cui le cause di canonizzazione erano riservate al Pontefice (riserva papale). temperato sotto il pontificato di Pio XI dall’erezione presso la Congregazione dei riti di una Sezione storica (1930) e sotto il pontificato di Pio XII di una Consulta medica (1948). Benedetto XIV (1740 – 1758) scrisse un’importante opera dottrinale sulla beatificazione e canonizzazione. che nel tempo si arricchisce di nuove figure come il Promotor fidei. Si parla di “canonizzazione vescovile” perché la legittimità viene legata ad un previo atto autorizzativi del Vescovo diocesano che segue ad un’inchiesta ed alla redazione della Vita del santo. anche grazie alla nascita delle Università. Papa Barberini distingue tra beatificazione e canonizzazione in due diverse procedure: la beatificazione nella diocesi del Vescovo. la stesura di una vita del canonizzando.

Ricordiamo il “Congressus peculiaris”. Tre sembravano essere le caratteristiche negative del codice del 1917: la riduzione in minimi termini del ruolo dei vescovi diocesani. Nel primo caso il procedimento avverrà secondo le regole processuali. Da un punto di vista processuale. Alla Congregazione per le cause dei santi spetta la seconda fase. A seguito del Concilio. In particolare ha contribuito il diritto romano. Si aggiungono poi le “Normae servandae in inquisitionibus ab Episcopis faciendis”. tende alla valutazione della vita e delle virtù. in età medievale. cioè lo studio del materiale e il dibattimento sugli atti di causa per l’accoglimento dell’istanza o per la sua archiviazione. che forniscono maggiori dettagli su tutta la materia. ma al tempo stesso influisce sull’evoluzione di entrambi. Il processo di canonizzazione assume elementi del processo canonico ordinario e del processo canonico criminale. La distinzione è data dalla possibilità di provare l’esercizio in grado eroico delle virtù o il martirio attraverso testimoni oculari o testimoni de auditu a videntibus. rafforza quei ruoli mettendo in luce i fondamenti teologici affermando che ogni fedele è chiamato alla santità. Congregazione dei riti. quindi abbandona la pretesa di vedere nel codice un’unica legge ma rinvia in più punti al diritto speciale ed a quello particolare. L’istruttoria sui miracoli è fatta invece dall’Ordinario del luogo in cui il fatto miracoloso è avvenuto. L’odierna disciplina Tutto il procedimento assume carattere inquisitorio. con il motu proprio “Sacra Rituum Congregatio” del 1969 viene creata la s. Uffizio quando venivano ad essere la controfaccia delle procedure davanti alla Congregazione dei riti. date dalla Congregazione per le cause dei santi nel 1983. “Sanctitas clarior” del 1969 si ha una riforma delle procedure: si semplifica il processo riducendolo ad uno articolato in due fasi. basti pensare alle procedure inquisitoriali del S. da un punto di vista istituzionale arrivano le riforme di Paolo VI. Contribuisce inoltre il diritto germanico per quanto attiene al regime delle prove e a certe inflessioni inquisitoriali del processo. Il sesto periodo parte dal Concilio Vaticano II. Allo straordinario crescere del numero di beatificazioni e canonizzazioni sembra rispondere la progressiva riduzione dell’utilizzo dello strumento giuridico. Nel tempo il processo di beatificazione e canonizzazione viene a configurarsi con un centro indice di particolarità. autorizzati dalla competente autorità ecclesiastica (l’Ordinario diocesano). In questo modo si recupera un significativo ruolo del Vescovo locale e della dimensione sinodale. persone giuridiche ecclesiastiche o civili. Questo favorisce il formarsi di una cultura nuova che pensa alle investigazioni sulla santità canonizzata in termini teologici. l’eccessiva lunghezza e complessità delle procedure. una dibattimentale a livello romano. Il ricorso al metodo storico-critico fu limitato alle cause storiche. per cui non poteva costituirsi un apparato probatorio con i tradizionali mezzi processuali. cioè i soggetti privati del processo. come elementi canonistici vengono ceduti al diritto secolare. Congregazione per le cause dei santi creando un distacco dalla s. Gli attori della causa. possono essere singoli fedeli. Il codice di diritto canonico del 1983 rinvia alla legge speciale costituita dal provvedimento di Giovanni Paolo II. detta le regole generali. o del martirio. con la costituzione apostolica “Divinus Perfectionis Magister” del 1983. Competente ad istruire il processo è l’Ordinario diocesano. della diocesi in cui il servo di Dio è deceduto. del servo di Dio. la raccolta delle prove. A loro spetta l’onere di sostenere le spese della causa e possono agire soltanto attraverso un procuratore denominato “postulatore”. Il moderno diritto secolare ha un’influenza sul processo di canonizzazione per l’incidenza dell’ideologia illuministica della codificazione sulla dimensione dell’esperienza giuridica canonistica. con il m. spetta alla Diocesi. all’esame dei suoi scritti per la loro coerenza col dogma e con la morale. l’assenza di sinodalità nella formazione del giudizio da sottoporre al Papa. riguardante il grado eroico delle virtù e la fama signorum. anch’esso approvato 61 . Al Pontefice spetta di pronunciare la decisione definitiva.l’inizio di un’evoluzione. Peculiarità del processo di beatificazione e canonizzazione Alcuni elementi del diritto secolare entrano a comporre le procedure canoniche. associazioni. storici e medico-scientifici. all’accertamento dei miracoli. sulla struttura dell’ordo giustinianeo. un canone che rimanda ad una legge speciale. nel secondo caso l’accertamento dei fatti avverrà con l’utilizzo delle più moderne metodologie della critica storica. Giovanni Paolo II. Quindi la prima fase del processo. una istruttoria a livello locale. Successivamente venne adottato sempre più ampiamente al punto da essere oggi la base del procedimento. infatti il processo canonico si costruisce.p. Per queste ragioni il Concilio propone una riforma radicale. oppure previa autorizzazione della Congregazione per le cause dei santi un altro Ordinario locale. Anche il processo penale delle società secolarizzate è stato influenzato dal processo di canonizzazione. Vengono suddivise le cause “recenti” da quelle “antiche”. oppure soltanto a fonti scritte.

I miracoli sono oggetto di una specifica procedura in cui intervengono periti e teologi. i relativi atti (detti transunto) sono trasmessi in duplice copia autenticata alla Congregazione per le cause dei santi e gli originali restano nell’archivio della curia diocesana. ma nelle società già cristianizzate si è ricaduti nei sistemi monisti ogni qual volta il cristianesimo si sia affievolito e le istituzioni politiche si siano affermate (come il nazismo e il marxismo). In particolare devono tutelare i diritti della fede e l’osservanza delle norme processuali. ma anzi credere in una profonda compenetrazione dell’elemento religioso con l’elemento politico. in cui l’elemento religioso e spirituale prevale su quello politico e sociale. infatti il culto degli dei era funzionale alla grandezza politica di Roma: l’imperatore era anche pontifex maximus. raccolte le deposizioni testimoniali sulle virtù o sul martirio. ed è il Promotore di giustizia nel tribunale diocesano e il Promotore della fede presso la Congregazione per le cause dei santi. Il sistema dualista è stato portato dal cristianesimo. e a Dio ciò che è di Dio”) mostra proprio questo principio dualistico e 62 . I sistemi monisti sono stati tipici di società non toccate dal cristianesimo. essendo insieme atto di governo ed atto di magistero. l’organizzazione politica del popolo ebraico era funzionale al rispetto dell’Alleanza di Dio con Abramo e la legge religiosa era anche legge civile. Perciò le conclusioni del processo di beatificazione e canonizzazione costituiscono il presupposto del successivo provvedimento pontificio che investe il munus regendi e il munus docendi del Pontefice. in quest’ultimo caso inizia la fase istruttoria vera e propria in cui vengono valutati gli scritti del servo di Dio. Accolta l’istanza. si apre l’inchiesta sui miracoli. i periti in ricerche storico – archivistiche. Il processo si svolge in due fasi: la fase istruttoria a livello locale. cioè l’istanza rivolta dall’attore tramite il postulatore perché si inizi il giudizio e si istruisca la causa. cui unicamente spetta di decretare il culto pubblico ecclesiastico. il Vescovo diocesano consulta la Conferenza episcopale e notifica a tutti i fedeli la petizione. cioè per l’accertamento del vero. che debbono valutare che negli scritti del servo di Dio non ricorrano errori.dall’Ordinario diocesano. Il procedimento è aperto dal supplex libellus. Il mondo antico precristiano era caratterizzato dal sistema monista poiché la distinzione tra cittadino e fedele era del tutto impensabile. Ampio spazio è dato all’ausilio dei periti: i censori teologi. che devono raccogliere e valutare tutto il materiale. I sistemi monisti nel tempo hanno conosciuto diverse esplicitazioni. Anche a Roma la religione era fattore di identificazione e coesione civile. Tra i testimoni vengono compresi coloro che fossero eventualmente contrari alla causa o avessero a deporre contro. Intervengono poi i consultori teologi e il promotore della fede che si pronunciano sulla causa. la fase dibattimentale e decisionale presso la Congregazione per le cause dei santi. un sacerdote che prepara la positio sulle virtù o sul martirio (positio super virtutibus vel super martyrio) cioè la raccolta delle prove documentali e testimoniale e degli atti del processo. prima di essere portati in discussione. Nei sistemi monisti rientrano quelle realtà sociopolitiche caratterizzate dal fatto di non conoscere distinzione fra temporale e spirituale. addotti dagli attori o d’ufficio. Le sentenze pronunciate sono rimesse al Pontefice. La divinizzazione degli imperatori rappresentò il punto più alto di sacralizzazione della politica. Nell’episodio evangelico del tributo tratto dalle pagine di Marco (“rendete a Cesare ciò che è di Cesare. Nel processo interviene anche una parte pubblica. la religione infatti era considerata un elemento fondamentale nell’edificazione della società politica ed un fattore di coesione sociale e di identità nazionale. Chiesa e realtà temporali Il dualismo cristiano I rapporti fra religione e politica si sono definiti secondo assetti riconducibili alla fondamentale distinzione tra sistemi monisti e sistemi dualisti. Questa fase si può chiudere con il rigetto dell’istanza o con l’accoglimento. nel senso che la sua funzione è posta a tutela del bene pubblico. dove il principio politico predominò su quello religioso e l’attività religiosa fu considerata come una parte dell’attività statale. i periti medici. Finita l’istruttoria diocesana. si verifica che non vi siano segni di culto in onore del servo di Dio. Una è la ierocrazia. essi intervengono nel processo pro rei veritate. La fase dibattimentale e decisionale si apre con un previo controllo di legittimità da parte del sottosegretario del dicastero e con la nomina di un relatore. Un’altra esplicitazione si ha nella Chiesa di Stato. Un ruolo importante è svolto dai testimoni. che devono valutare i miracoli. Il postulatore ha la rappresentanza processuale degli attori e svolge le funzioni di avvocato della causa. come nelle società islamiche. o governo della classe sacerdotale. I loro voti sono sottoposti al collegio dei cardinali e dei vescovi della Congregazione a cui è rimessa la decisione. un esempio è lo Stato di Israele del Vecchio Testamento. cioè se esiste o meno una fama di santità e se questa è sostanziale.

Non si nota però un atteggiamento né di favore né contrario nei confronti dei concordati. riportandola all’interno dei suoi limiti. cioè quell’orientamento volto a restituire un primato dell’autorità civile (Cesare) sull’autorità religiosa (il Papa). Esso tuttavia non sempre è stato di semplice attuazione. Si possono dunque desumere i principi direttivi sui rapporti fra Chiesa e comunità politica: l’indipendenza e l’autonomia della Chiesa e della comunità politica. caratterizzato da un duplice orientamento degli Stati: la tutela del cattolicesimo assunto come religione ufficiale. da parte statale. Esiste quindi una sovranità distinta dalle sovranità temporali. ha lo scopo di garantire alle Chiese locali più o meno ampi spazi di libertà. perché 63 . Una prima espressione si trova nel periodo del basso impero romano e nell’alto medioevo. Con l’ammonimento a distinguere Dio da Cesare si distinse conseguentemente tra società civile e società religiosa. la costituzione dogmatica “Lumen gentium”. nel caso di Stati democratici. Diverso sistema fu espresso dalla teoria canonistica della potestà giuridica indiretta della Chiesa sulla realtà temporale (potestas indirecta Ecclesiae in temporalibus). caratterizzati dalla tornante tendenza ad un ricongiungimento fra potere religioso e potere politico. si venne inoltre a creare il problema della doppia fedeltà del cittadino-fedele. autorità e società. E’ rilevante anche il patrimonio costituito dalla dottrina sociale della Chiesa. Altra espressione della medesima tendenza si trova nell’età medievale con la riforma gregoriana e dopo la vittoria del papato sull’impero nella lotta per le investiture. perché per elaborare una teoria dei rapporti tra Chiesa e comunità politica. Il principio dualistico cristiano ha messo in moto un processo di secolarizzazione della politica. la libertas Ecclesiae. il sistema giurisdizionalista confessionista. caratterizzato da un regime di pesanti controlli e condizionamenti nei confronti di tutte le organizzazioni religiose. la sana collaborazione con la comunità politica. la sottoposizione della Chiesa e delle istituzioni ecclesiastiche a pesanti controlli. cioè la rivendicazione di poter godere nell’ordinamento statale di tanta libertà quanta è richiesta dalla sua missione. in tutti gli Stati liberali nell’Ottocento e negli Stati marxisti nel Novecento. Questo sistema ha avuto una diversa connotazione: nel caso di Stati totalitari o autoritari. A questi sistemi separatisti si è opposto il sistema concordatario o di collaborazione fra le due autorità. XVII – XVIII). individuale e collettiva. Fra XIX e XX secolo prevalsero altri due sistemi: il sistema separatista integrale. a causa delle diversità di condizioni ambientali e territoriali. che presuppone la distinzione fra leggi. Questi due sistemi furono accomunati dalla considerazione della distinzione fra Cesare e Dio anche come distinzione di società giuridicamente organizzate. all’epoca della Controriforma e osservata fino alle soglie del Vaticano II. mezzi di presenza della Chiesa nella società politica. Innanzitutto i cosiddetti sistemi dualisti embrionali. la rinuncia da parte della Chiesa a trattamenti di privilegio e a diritti qualora il loro esercizio possa offuscare la testimonianza della Chiesa. vie. ma ha dovuto trovare diversi modi e forme. Le difficoltà di attuazione del principio dualista in questo periodo emersero non sul piano della distinzione fra leggi o fra società. Da questo momento si cominciò a pensare al rapporto tra Chiesa e Stato in termini di due ordinamenti paralleli. Questo spiega la forte reazione della Chiesa e le aspre controversie con gli Stati. in base alla quale sussisteva un primato dell’autorità ecclesiastica su quella politica solo in alcune materie (res mixtae). rappresentata dalla teoria della potestà giuridica diretta della Chiesa sulla realtà temporale (potestas directa Ecclesiae in temporalibus). espressione della dottrina liberale che riconduce il fenomeno religioso a fatto privato. Esistono poi altri documenti. cioè accordi di diritto internazionale. ma delle autorità o potestà. tra autorità civile e autorità religiosa. sia in quanto delinea una società politica conformata al disegno divino sia in quanto indica obbiettivi. come nel processo a Gesù dinnanzi a Pilato dalle pagine di Giovanni (“il mio regno non viene da questo mondo”). Ad essa si contrappose. Tale collaborazione è richiesta dal fatto che entrambe sono a servizio della stessa persona umana. il sistema giurisdizionalista agnostico e separatista. come il decreto “Apostolicam actuositatem” sull’apostolato dei laici. quindi il vero bene di quest’ultima può essere perseguito solo in un regime di collaborazione fra le due autorità. serve a favorire la sana collaborazione fra la Chiesa e la comunità politica. con il cosiddetto cesaropapismo. Si sono infatti avute diverse modalità di realizzazione concreta del principio dualista. la libertà religiosa. sarà preliminarmente necessario avere ben presente che cos’è la Chiesa.trova riscontro anche in altre pagine del Vangelo. nel millennio che va dal IV al XIV secolo. partendo dall’agnosticismo dello Stato o addirittura dall’ateismo e dall’anticlericalismo. proprio delle monarchie assolute (sec. il decreto “Christus Dominus” sull’ufficio pastorale dei vescovi. tra legge civile e legge religiosa. Principi canonistici sui rapporti fra Chiesa e comunità politica Una teoria canonistica dei rapporti fra Chiesa e comunità politica si può elaborare sulla base di due testi del Concilio Vaticano II: la costituzione pastorale “Gaudium et spes” e la dichiarazione “Dignitatis humanae” sulla libertà religiosa.

si pensi agli insegnamenti conciliari in materia di autonomia dell’ordine temporale o alla costituzione “Gaudium et spes” dove si afferma che nei rapporti con la comunità politica la Chiesa ha sempre e dovunque il diritto di predicare con vera libertà la fede e dare il suo giudizio morale anche su cose che riguardano l’ordine politico. Inoltre nuove materie entrano a formare oggetto di disciplina concordata: i beni culturali. tale concezione importava di conseguenza il relativismo. in questa prospettiva si pone l’enciclica “Evangelium vitae” (1995).come affermato dal Vaticano II l’auspicata e sana collaborazione fra Chiesa e comunità politica deve trovare attuazione secondo le modalità adatte e il concordato può essere uno dei modi ma non è detto che sia il migliore. Si deve distinguere inoltre dalla tolleranza religiosa. La dottrina canonistica sulla potestas magisterii ha avuto un grande sviluppo dopo il Vaticano II. che costituisce uno dei contenuti della libertà religiosa. In quanto diritto suo proprio e originario. In particolare: il principio di libertà religiosa La libertà religiosa venne recisamente condannata nel 1864 da Pio IX nel “Sillabo” e un secolo dopo fu riconosciuta dal Concilio Vaticano II nella dichiarazione “Dignitatis humanae” del 1965. contesti che sono immediatamente ricollegabili al ruolo svolto dalla Chiesa nel passaggio dalla dittatura alla democrazia. Tornando ai principi direttivi. quindi la libertà religiosa ha una valenza propriamente giuridica. Una particolarissima attenzione della Santa Sede va nei confronti degli Stati dell’Europa centrale ed orientale. La prima si pone sul piano giuridico ed è la libertà di cui la Chiesa deve godere nell’ordine temporale. poiché verità ed errore non 64 . la Chiesa non ha il potere di annullare o abrogare le leggi ma ha il diritto di esprimere un giudizio morale su tale legislazione. venisse disconosciuto o negato. La potestà di magistero implica di esprimere liberamente il giudizio su qualsiasi realtà umana e questo diritto entra a qualificare e comporre la libertas Ecclesiae. Nell’età contemporanea distinguiamo tre grandi periodi. nei contenuti normativi e nei contesti culturali e spirituali. l’obiezione di coscienza. in un determinato ordinamento statale. questo gruppo di accordi chiude l’arco temporale di due secoli e richiama il primo accordo. gli accordi sono marcati dal rapporto personale tra il Papa e il capo dello Stato contraente. E’ ovvio che tali posizioni sono incompatibili con l’essere stesso della Chiesa. quello napoleonico. Ovviamente il Concilio Vaticano II ha ribadito questi insegnamenti affermando che sul piano morale sussiste l’obbligo di cercare e seguire la verità. Dopo la prima guerra mondiale e a seguito della rinnovata politica internazionale di Benedetto XV. infatti l’esercizio della potestà di magistero prescinde da qualsiasi riconoscimento. per cui non può essere indifferente credere o non credere. essi sono inquadrati nel contesto della potestà di insegnamento che la Chiesa rivendica nel modo più pieno nella società. la carità. la bioetica. il sincretismo e l’indifferentismo in materia religiosa. Dal Concordato napoleonico (1801) alla prima guerra mondiale. La libertà religiosa è da distinguersi anche dalla libertà della Chiesa (libertas Ecclesiae) e dalla libertà cristiana. che evoca il non perseguire un fenomeno religioso che si vorrebbe represso. Diversa dalla libertà religiosa è la libertà di coscienza. Ma la libertà religiosa può essere oggetto di valutazione anche in altri ambiti come quello filosofico e teologico. nel senso che anche gli accordi in questione sono chiamati spesso a restaurare la Chiesa nei rispettivi Paesi. Il Concilio Vaticano II dedica un intero paragrafo della “Gaudium et spes” ai rapporti fra Chiesa e comunità politica e auspica che si persegua una sana collaborazione. Le relazioni convenzionali infatti si pongono anche con Stati di orientamento ideologico o con tradizioni religiose molto lontane oppure con Organizzazioni ed Organismi Intergovernativi. si apre una nuova stagione concordataria. L’attività convenzionale della Santa Sede conosce delle significative innovazioni. segnata da accordi con Stati totalitari o autoritari e con moderne democrazie. la seconda si pone sul piano teologico e consiste nel moto spontaneo verso il bene della persona. la privacy. segno che le frontiere che marcano l’ordine della Chiesa e l’ordine degli Stati sono storicamente mobili. La potestà di insegnamento si ricollega al munus docendi della gerarchia e si esplicita nel dare il giudizio morale su cose che riguardano l’ordine temporale. ma si può anche dire che è la libertà di coscienza a comprendere quella religiosa se si intende la prima come libertà di avere o meno un credo religioso mentre la seconda l’esercizio della libertà di coscienza nello specifico ambito religioso. dove i caratteri salienti sono il rapporto tra verità ed errore e la doverosità o meno di aderire alla verità una volta che sia stata conosciuta. sussiste anche qualora. Nel 1936 una pronuncia della Corte di Giustizia dell’Aia definisce tali accordi come veri trattati di carattere internazionale. Per altri aspetti invece appaiono radicalmente nuovi. è la libertà di andare verso la verità e comporta il superamento della legge esteriore per intima adesione alla legge di Dio. Nella “Mirari vos” e nel “Sillabo” veniva condannata la concezione filosofica della libertà religiosa. con esclusione di qualsivoglia impedimento proveniente dall’esterno. Dal punto di vista storico la libertà religiosa nasce come rivendicazione del diritto dei credenti di poter professare liberamente la propria fede religiosa. Infatti ricorrono questioni analoghe a quelle risolte dal cardinale Con salvi nell’elaborazione del concordato napoleonico. una potestà non giuridica ma morale che non costituisce una illegittima intromissione nell’autonomia propria del secolare.

condiviso dalla dottrina canonistica. Senza la ratifica l’accordo non acquista forza vincolante e non produce effetti giuridici. cioè un diritto del soggetto che si esprime nei rapporti per i quali si manifesta il potere di comando (imperium). Tratta infatti delle responsabilità che incombono sullo Stato nell’assicurare a tutti quella piena libertà grazie alla quale ciascuno può soddisfare l’obbligo morale di conoscere e seguire la verità. di beneficenza. con cui Benedetto XV delineò la politica concordataria dopo i grandi sconvolgimenti della prima guerra mondiale. questa avviene automaticamente per l’ordinamento canonico perché l’accordo viene pubblicato sugli “Acta Apostolicae Sedis”. infatti a motivo della loro dignità tutti quanti gli uomini sono spinti dalla loro stessa natura a cercare la verità. nella quale è chiarito il pensiero della Chiesa sulla libertà religiosa come diritto dell’uomo. Sicuramente con la Lettera ai Capi di Stato sulla libertà religiosa e sul documento finale di Helsinki. la nomina dei plenipotenziari con relativa verifica dei poteri. ma in futuro non è da escludere che si possano stipulare anche con altri soggetti internazionali. che gode di soggettività giuridica internazionale. Giovanni Paolo II la colloca in un contesto positivo. fondato sulla dignità della stessa persona umana. di svolgere attività di educazione. 748 ed 865). Sono titolari di questo diritto tutti gli uomini. in particolare come diritto delle singole confessioni religiose. del primo settembre 1980. 362 il Pontefice esercita lo ius legationis nei confronti dei governi civili nel rispetto delle norme di diritto internazionale. La libertà religiosa comporta il diritto di non essere impediti ad agire in conformità della propria coscienza. Sul piano comunitario libertà religiosa è la libertà che ad ogni comunità religiosa deve essere assicurata di scegliere liberamente i propri ministri. La formazione segue la procedura tipica delle convenzioni internazionali (Convenzione di Vienna sul diritto dei trattati 1969): i negoziati ufficiosi. di comunicare ed insegnare la fede con ogni mezzo. autorizzato dal competente organo costituzionale. E’ da ricordare l’allocuzione concistoriale “In hac quidem” del 1921. Infatti nell’esercizio di tutte le libertà si deve osservare il principio morale della responsabilità personale e sociale: quindi tener conto tanto dei diritti altrui quanto dei propri doveri verso gli altri. ovvero accordi di diritto internazionale. nella libertà di culto o nella libertà di proselitismo. E’ precisato che sul piano personale libertà religiosa significa anche libertà di educazione religiosa dei figli. essa sostiene la ragion d’essere delle altre libertà. Più complessa la situazione per gli ordinamenti statali: in alcuni casi l’adattamento è automatico (sistema 65 . Il diritto interno della Chiesa vieta ogni coazione nell’opera di evangelizzazione e nell’amministrazione del battesimo (cann. di esercizio del ministero. spetta soprattutto al potere civile provvedere a tale protezione secondo norme giuridiche conformi all’ordine morale oggettivo. Con il pontificato di Giovanni Paolo II il magistero sulla libertà religiosa è stato approfondito. che si definisce diritto ad essere immuni da coercizioni esterne in materia religiosa. Ad esempio nel can. I concordati e gli altri accordi La tradizionale forma di collaborazione sono i concordati. libertà di non subire limitazioni e discriminazioni nelle diverse manifestazioni di vita. la redazione e la firma dell’accordo da parte dei plenipotenziari e infine lo scambio delle ratifiche. quindi agire secondo giustizia e umanità. che parte da una definizione in negativo della libertà religiosa. Però gli uomini non sono in grado di soddisfare a questo obbligo se non godono della libertà psicologica e dell’immunità dalla coercizione esterna. soprattutto quella concernente la religione. Nella misura in cui la libertà religiosa raggiunge la sfera più intima dello spirito. Per parte della Chiesa il soggetto competente a stipulare un concordato è la Santa Sede. Nella “Dignitatis humanae” la libertà religiosa è considerata come un diritto naturale. la libertà delle persone di beneficiare dell’assistenza religiosa. di pubblicare libri religiosi. Quindi interlocutore del documento conciliare è l’autorità pubblica che non deve obbligare le coscienze ma garantire ciascuno da eventuali coazioni. E’ stato favorevole lo sviluppo dell’esperienza giuridica internazionale. di assistenza. alla quale per il diritto canonico spetta lo ius legationis e lo ius tractandi. che spetta in primo luogo ad ogni uomo ma di cui possono essere titolari anche formazioni sociali. Si tratta dunque di un diritto pubblico soggettivo. Nella Chiesa è sempre stato costante l’insegnamento per cui l’atto di fede non può che essere libero. di avere istituti di formazione religiosa. La ratifica è atto unilaterale con cui ciascuna parte approva l’operato dei suoi plenipotenziari. perciò nessuno può essere costretto ad abbracciare la fede contro la sua volontà. Per l’individuazione dei soggetti competenti è necessario rifarsi alle norme costituzionali dei diversi Stati. cioè è matrice e fondamento di tutte le altre libertà. Si dilunga nell’individuare e definire i singoli contenuti del diritto di libertà religiosa. spetta quindi al Pontefice e al capo dello Stato. Poiché la società civile ha il diritto di tutelarsi contro gli abusi. individuale e collettivo. Viceversa la dichiarazione conciliare affronta la questione della libertà religiosa dal punto di vista giuridico. evidenziando come nella moderna società non possa essere più ristretto nella classica libertà di professare la propria credenza religiosa.sono sullo stesso piano. Il Vaticano II afferma che l’uomo deve rispondere volontariamente a Dio credendo. ma ciò può incontrare dei limiti. relativamente alle responsabilità nel rimuovere tutti gli ostacoli che impediscono il pieno sviluppo della vita religiosa a livello individuale e a livello collettivo. Limite legittimo al diritto di libertà religiosa è quello che si uniforma rigorosamente ai diritti umani o diritti naturali. Perché possa produrre effetti è necessaria anche l’esecuzione. Rispetto alla “Dignitatis humanae”. libertà di non essere costretti a compiere degli atti contrari alla propria fede. ed è al contempo un diritto individuale ed un diritto collettivo. Lo Stato è parte contraente del concordato.

Si possono individuare tre diverse fattispecie: . con un carattere meramente politico. Il problema appare più politico. . Nel decreto conciliare sull’ufficio pastorale dei vescovi “Christus Dominus” è attribuito al Vescovo diocesano il munus di promuovere e curare i rapporti con l’autorità civile. Si deve anche contemplare il caso che singoli Vescovi o le conferenze episcopali. però si tratta pur sempre di accordi che nascono in un ordinamento giuridico terzo. interno all’ordinamento statale. Ad esempio nell’articolo 14 del concordato italiano è stabilito che se in avvenire sorgessero difficoltà di interpretazione. ad esempio l’intesa fra Vescovo diocesano e competente autorità scolastica per la nomina dei docenti di religione. Tale teoria e tale prassi discendevano da ragioni politiche e giuridiche: da un lato si è sempre considerato che il papato fosse più libero rispetto all’autorità politica e quindi più capace di far valere le ragioni della libertas della Chiesa particolare. la Santa Sede e la Repubblica italiana affideranno la ricerca di un’amichevole soluzione ad una Commissione paritetica da loro nominata.la terza è data dagli accordi aventi un contenuto normativo. posti originariamente all’accordo. 20 della convenzione del 1957 con la Bolivia troviamo che questa Convenzione avrà la durata di dieci anni dalla ratifica. quelli contenenti i principi informatori dei rapporti. C’è poi il caso per il verificarsi di una clausola risolutoria prevista nell’accordo. stipulino accordi con l’autorità statale. e gli accordi attuativi sulle singole materie. anche se in molti casi l’azione della Santa Sede è più incisiva nella difesa della libertas Ecclesiae. nel quale le due autorità contraenti si incontrano su un piano di parità. Infine l’estinzione per denuncia unilaterale che deve essere contemplata nell’accordo.monista).la prima è data dagli accordi fra episcopato ed autorità politica. L’Accordo di modificazione del concordato lateranense del 18 febbraio 1984. L’interpretazione di cui si parla non è quella della dottrina (interpretazione dottrinale). Altra causa è la scadenza dei termini. Esiste poi il problema dell’interpretazione poiché da un lato è frutto di un avvicinamento delle due parti da posizioni originarie diverse sicché la formulazione si può prestare ad interpretazioni differenti. ad esempio la convenzione con la Repubblica di El Salvador (1968) afferma che questa convenzione resterà in vigore a meno che una delle Alte Parti la denunci con un anno di anticipo. Una prima causa è data dal consenso reciproco delle parti contraenti. in questo caso si rientrerebbe nella fattispecie concordataria e rientrano i “concordati quadro”. Il problema di maggior rilievo è quello della quantificazione degli accordi in questione. Un problema nasce dalla possibilità di accordi tra Chiese particolari e comunità politica. ad esempio nell’art. oltre ad essere in vigore nell’ordinamento internazionale. C’è anche la possibilità dell’estinzione per la denuncia da parte di uno dei contraenti per violazione di una o più disposizioni. come conseguenza del Vaticano II. con il consenso e con il mandato della Santa Sede. Per l’estinzione dei concordati valgono le regole generali relative ai trattati internazionali. quindi interpretato ed applicato allo stesso modo. Ora la situazione appare mutata. . anche se nel tempo non sono mancati casi di accordi fra le Chiese particolari e corrispondenti autorità politiche. Non è affatto vero che oggi la Chiesa sia più libera che in passato. per far sì che l’autorità politica competente adotti nell’ambito dell’ordinamento civile quei provvedimenti di natura normativa o amministrativa che sono attuazione di quanto convenuto con l’autorità ecclesiastica. ma quella autentica compiuta dalle parti o in via unilaterale (interpretazione unilaterale) o in via bilaterale (interpretazione bilaterale). cioè attiene più a questioni di opportunità e di convenienza. un esempio è l’accordo di Villa Madama del 1984 tra la Santa Sede e la Repubblica italiana nelle quali sono apportate delle modifiche al Concordato lateranense del 1929. in ragione della sua indiscussa soggettività giuridica internazionale. la seconda è stabilita d’accordo fra le due parti. dall’altro lato le disposizioni creano un diritto oggettivo comune. a meno che sei mesi prima che termini il mandato una delle due Alte Parti dichiari il contrario. in altri casi è necessaria una legge di esecuzione (sistema dualista) senza la quale il concordato non produce effetti giuridici interni. che si considera tacitamente rinnovata di dieci anni in dieci anni. Non hanno natura concordataria poiché la Chiesa particolare non è soggetto di diritto internazionale e spesso anche l’altra parte non lo è. è tradizione della Santa Sede non fare ricorso a questa forma. senza contare i sempre rinascenti sospetti per il pericolo del formarsi di Chiese nazionali assoggettate allo Stato. Le disposizioni concordatarie vigono contestualmente nei due ordinamenti. cioè volti ad innovare l’ordinamento giuridico statale. da 66 . E’ evidente che i contenuti dell’accordo devono poi trovare esecuzione nell’ordinamento civile e in quello canonico.la seconda è data dagli accordi con carattere meramente amministrativo. Fino al Concilio Vaticano II c’era l’esclusiva competenza della Santa Sede. dall’altro si rafforzava l’idea della esclusiva competenza della Santa Sede. La prima è sempre legittima purché in buona fede. Non hanno la natura di accordi internazionali né possono qualificarsi come concordati.

S. nelle carceri. ma sia sotto il profilo dei suoi rapporti con le Organizzazioni Internazionali Governative. cioè quella politica e quella legislazione in materia ecclesiastica tendente a sottomettere la Chiesa sempre più direttamente al controllo dell’autorità civile. Il mutato atteggiamento della Santa Sede è dovuto anche ad un mutamento della vita della comunità internazionale: dal “modello di Westfalia”. sia sotto quello della sua partecipazione a convenzioni multilaterali. il secondo qualificato dalla pace come fine supremo. Il primo fondato sulla concezione del diritto internazionale in termini di regole poste dalle grandi potenze. l’autodeterminazione dei popoli. la buona fede.un lato pone delle norme quadro in determinate materie: insegnamento della religione nelle scuole pubbliche.E. negli ospedali e negli istituti di ricovero. Dall’origine della comunità internazionale è stato presente anche il papato. L’intensa e crescente partecipazione a partire dal secondo dopoguerra fu soprattutto da parte di Paolo VI e Giovanni Paolo II. affermatosi dalle origini della comunità stessa. Le ragioni storiche sono da ricavare nella sovranità temporale dei Papi e nell’indiscussa posizione di primato sulle sovranità temporali che il papato aveva. la solidarietà e la cooperazione internazionale. Quest’accordo ha introdotto il principio del rispetto dei diritti umani negli ordinamenti comunisti dell’Est. sotteso allo spirito di un nuovo ordine internazionale. La Chiesa ha seguito e favorito molti processi di trasformazione e ha sospinto verso modelli democratici. La vera ragione di tale presenza è da ricercarsi nell’evolvere della prima esperienza dello Stato moderno verso forme di giurisdizionalismo. quindi come strumento di potenza e non come strumento di giustizia. Dall’altro prevede una clausola generale secondo cui ulteriori materie potranno essere regolate sia da nuovi accordi sia da intese con le competenti autorità. E’ un fenomeno nuovo per cui la Santa Sede partecipa a pari titolo con gli Stati alla produzione delle norme di diritto internazionale generale codificato. Il giurisdizionalismo univa la rivendicazione di una serie di diritti nei riguardi della istituzione ecclesiastica (iura maiestatica circa sacra) che finivano sostanzialmente per violare in maniera grave la libertas Ecclesiae e per soggiogare pesantemente la Chiesa allo Stato. Ora la Santa Sede non è più solo produttrice e destinataria di norme nascenti dai singoli accordi. Nel passato l’attività internazionale era costituita da attività concordataria. La Chiesa e la comunità internazionale La presenza della Chiesa nella vita della comunità internazionale è un dato storico incontrovertibile. 67 . la giustizia e l’equità nei loro rapporti. Questa è qualificata dalla rivendicazione delle libertà che alla Chiesa sono necessarie e dall’affermazione dei diritti umani. nel secondo sembra un rapporto di sostituzione della Conferenza episcopale italiana alla Santa Sede. l’eguaglianza fra gli Stati. In sostanza la Santa Sede perseguiva un duplice scopo. la Santa Sede ora partecipa alla stessa produzione delle norme di diritto internazionale. nonché dal perseguimento della pace tra i popoli e di relazioni internazionali improntate a giustizia. Si tratta di un fenomeno di estremo rilievo che porta ad una sempre più incisiva presenza della Santa Sede che contribuisce a produrre trasformazioni che hanno riflessi all’interno delle stesse società statali. di cui gli stessi Stati saranno poi destinatari. Nel primo caso si tratta di un mandato della Santa Sede a convenire con l’autorità statale. Il modello di Westfalia era ispirato a principi inaccettabili come il diritto della forza (ius quia iussum) che contrasta con la condizione ontologica dell’uomo e del vivere giuridico in quanto ordine di giustizia (ius quia iustum). inoltre vengono assunti quali principi fondamentali: il rispetto dei diritti umani. al “modello della Carta delle Nazioni Unite”. Oggi le ragioni sono mutate. contribuendo alla creazione di quel clima di moderazione che ha evitato forme di violenza e ha favorito l’evolversi delle relazioni internazionali verso modelli più consoni alle esigenze di giustizia e di pace. l’emancipazione dal giurisdizionalismo statale e la garanzia dell’unità della Chiesa. con oggetto la garanzia volta ad assicurare la libertas Ecclesiae. offrendo il significato della partecipazione della Santa Sede nella vita della comunità internazionale. di assistenza spirituale nelle forze armate.) con il trattato di Helsinki del 1975. Questa politica trovava un ostacolo nel carattere sopranazionale della Chiesa. La Chiesa non può accettare una concezione del diritto contraria ai capisaldi del magistero ecclesiastico. La politica di presenza della Santa Sede nell’ordinamento internazionale risponde ad un’esigenza politica ben precisa: sottrarre le Chiese locali alla giurisdizione nazionale dei moderni Stati sovrani e trattare con gli Stati la regolamentazione delle materie di interesse ecclesiastico. di tutela del patrimonio storico ed artistico. Essi coincidono con il magistero ecclesiastico sui rapporti internazionali. questo fu un elemento che sorresse l’altra tendenza a favorire la nascita di Chiese nazionali cioè avente un’organizzazione autonoma rispetto al papato.C. Viene dunque rifiutata la forza come principio ordinatore delle relazioni internazionali. La manifestazione più evidente ci fu alla firma dell’atto finale della Conferenza sulla Sicurezza e Cooperazione in Europa (C. partendo da un piano di parità. da riconoscersi e garantirsi ovunque.

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