Lezioni di diritto canonico

Problemi di definizione
L’espressione “diritto canonico” indica generalmente la manifestazione del diritto nella vita della Chiesa cattolica, un diritto che riguarda una grande comunità umana sparsa in tutto il mondo. Quindi questa espressione si può definire anche come “l’insieme delle norme giuridiche, poste o fatte valere dagli organi competenti della Chiesa cattolica, secondo le quali è organizzata e opera essa Chiesa e dalle quali è regolata l’attività dei fedeli, in relazione ai fini che sono propri della Chiesa”. In maniera più sintetica possiamo dire che il diritto canonico è l’ordinamento giuridico della Chiesa cattolica, cioè l’insieme di fattori che danno alla Chiesa la struttura di una società giuridicamente organizzata. Questa seconda definizione contiene la distinzione tra la giuridicità, che è insita nella Chiesa in quanto Corpo di Cristo che si incarna in un corpo sociale, ed il complesso delle norme poste dall’autorità ecclesiastica; distinzione ampiamente sottolineata anche da Giovanni Paolo II. Ma l’espressione “diritto canonico” può avere anche un altro significato: la scienza che studia la Chiesa nella sua dimensione giuridica e l’esperienza giuridica che essa produce, cioè la scienza che indaga il complesso di norme, che reggono la comunità ecclesiale, e le forme ed il funzionamento dell’organizzazione ecclesiastica. Si tratta infatti di una delle branche della scienza giuridica e quindi l’espressione “diritto canonico” si riferisce anche alla disciplina che è oggetto di insegnamento nelle istituzioni formative della Chiesa e nelle università secolari. In conclusione possiamo dire che l’espressione “diritto canonico” può riferirsi al diritto che disciplina la vita della Chiesa cattolica (quindi l’insieme delle regole o norme), l’organizzazione di questa comunità come realtà organizzata (quindi la società, la comunità umana) e la scienza che studia questo diritto (l’interpretazione di queste norme).

La questione terminologica
Dal punto di vista etimologico il termine “canonico” deriva dal greco “kánon” che significa regola. Inizialmente questo termine veniva utilizzato per indicare le leggi ecclesiastiche destinate a disciplinare la vita del popolo di Dio, in modo da poterle distinguere dalle leggi di diritto secolare, quindi in questo periodo del diritto romano. Fu il concilio di Nicea, nel 325 d.C., in cui si parlò delle norme giuridiche ecclesiastiche come “canones disciplinares” per distinguerle dai “canones fidei” (principi dogmatici) e dai “canones morum” (principi morali). L’espressione “diritto canonico” iniziò a indicare il diritto della Chiesa solo dal secolo VIII e nel divenire della storia il diritto della Chiesa aveva preso diverse denominazioni: ius sacrum, per distinguerlo da quello profano cioè lo ius civile, ma con questo senso il diritto canonico non è l’unico ius sacrum (quello dell’islam, degli ebrei); ius decretalium, usato nell’età medievale perché il legislatore della Chiesa emanava le leggi nella forma delle “decretali”; ius pontificium, ma il diritto canonico non è posto solo dal Papa (legislatore massimo) ma anche da altri legislatori come il concilio ecumenico, inoltre nel diritto canonico è molto importante la consuetudine; ius ecclesiasticum è un espressione polisemica, in senso proprio indica quella parte di diritto canonico che non è di origine divina quindi le norme di origine umana che possono mutare nel tempo, mentre le norme di origine divina non possono mutare. Infatti una particolarità del diritto canonico è di durare da 2000 anni in modo continuo, ininterrottamente, proprio perché non è un diritto di territorio o di lingua ma si rivolge a vari popoli ed essendo in parte di origine divina non può mutare. Si deve notare, comunque, che dopo il Concilio Vaticano II (1962 – 1965) per indicare il diritto della Chiesa si preferisce l’espressione “diritto ecclesiale” o “ius ecclesiale” al posto di “diritto canonico” perché sembra rispondere meglio alle sue ragioni fondative. Dal punto di vista terminologico, invece, bisogna fare ulteriori distinzioni basandoci sulle fonti. Si suole parlare infatti di diritto meramente ecclesiastico (ius mere ecclesiasticum) o di diritto umano (ius humanarum) per le norme poste dalla competente autorità ecclesiastica; distinto dal diritto divino naturale o diritto naturale (ius naturale) per l’insieme delle norme poste all’atto della creazione e comuni a tutti gli uomini; distinto ancora dal diritto divino positivo (ius divinum positivum) promulgato per mezzo della Rivelazione e contenuto nella Sacra Scrittura e nella Tradizione. Quindi il diritto della Chiesa ha un duplice elemento: umano e divino. Nel linguaggio giuridico l’espressione “diritto ecclesiastico” ha un altro significato: le norme poste dal legislatore statale a disciplina del fenomeno religioso e delle confessioni religiose. In questo senso sta

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a significare una parte del diritto statale, una branca del diritto pubblico inteso come insieme di norme che riguardano il fenomeno religioso e come la relativa scienza che le pone ad oggetto di studio.

Le ragioni dello studio del diritto canonico
Le ragioni per cui si studia il diritto canonico sono fondamentalmente tre: 1) Ragione culturale: la formazione generale del giurista. Il giurista infatti è chiamato a conoscere il diritto dello Stato per interpretare le norme in funzione di una loro corretta applicazione, ma per farlo ha bisogno di una solida formazione teorica. Da questo principio si può spiegare la presenza negli studi giuridici di insegnamenti di base (ad es. il diritto romano) e di insegnamenti affini o integrativi (appunto il diritto canonico) ritenuti indispensabili per la preparazione del giurista. Infatti è molto formativo anche lo studio del diritto comparato perché coglie gli elementi di somiglianza e di diversità tra i vari sistemi e ha lo scopo di aprire la cultura del giurista alla consapevolezza della pluralità. Dal punto di vista della comparazione il diritto canonico appare molto interessante perché, a differenza di altri diritti religiosi, manifesta una grande somiglianza ai diritti secolari mantenendo comunque le sue caratteristiche peculiari essendo orientato ad una prospettiva del tutto diversa. Infatti il diritto canonico è destinato a disciplinare la vita di una comunità di carattere universale, infatti è legato ad un elemento personale poiché i destinatari delle norme sono i battezzati della Chiesa cattolica. Inoltre lo studio del diritto canonico è utile per aprire le conoscenze alla realtà del diritto, per avere la consapevolezza della complessità delle esperienze giuridiche, per capire che il diritto non si esaurisce nel solo diritto della comunità politica. 2) Ragione storica: Nell’età medievale il diritto della Chiesa ha avuto un ruolo determinante nella formazione e nello sviluppo della civiltà giuridica europea. In una comunità politica costruita sul legame della stessa fede cristiana si era formato un connubio tra il diritto secolare (lex mundana) ed il diritto canonico (lex ecclesiastica), dando vita all’esperienza giuridica detta “l’uno e l’altro diritto” (utrumque ius). Il tramonto del medioevo frantumò il sacro romano impero in una pluralità di Stati sovrani che svilupparono dei diritti nazionali, portando alla fine di uno ius commune. In questo contesto il diritto canonico ha influenzato enormemente la formazione dei diritti secolari. Infatti la Chiesa ha dato un contributo fondamentale alla configurazione di principi che sono alla base dei moderni ordinamenti democratici come le fondazioni teoriche del principio maggioritario e tutti i principali concetti del diritto pubblico occidentale. Come fu la “Rivoluzione pontificia” di Gregorio VII a generare lo Stato moderno occidentale, la Chiesa stessa fu il primo esempio attraverso la forte affermazione della propria indipendenza nei confronti dell’Impero e l’esercizio di un potere legislativo autonomo. Nell’ambito del diritto privato, sono canonistiche le basi teoretiche della personalità giuridica, cioè la finzione per cui laddove esiste un insieme di persone o di beni destinati ad uno scopo l’ordinamento immagina sussistere una persona, e l’istituto del matrimonio civile non è nient’altro che la secolarizzazione del matrimonio canonico. Se il diritto canonico ha inciso così profondamente nei diritti secolari, il suo studio appare molto utile perché il giurista deve interpretare le norme e per coglierne appieno il contenuto a volte deve risalire all’origine di queste. In questa età di globalizzazione, inoltre, per il giurista è necessario conoscere gli altri ordinamenti giuridici secolari e sapere che questi si suddividono in due grandi famiglie giuridiche: quella di civil law, come l’ordinamento italiano, e quella di common law, gli ordinamenti anglo-americani. Tracce di diritto canonico si riscontrano sia nell’una che nell’altra famiglia perché il diritto della Chiesa ha influenzato il diritto secolare europeo da cui entrambe le famiglie traggono origine. 3) Ragione contemporanea: La realtà ordinamentale del nostro Paese. L’Italia è un paese a regime concordatario, cioè disciplina i suoi rapporti con la Chiesa cattolica attraverso un concordato, stipulato nel 1984. Alcune norme sono esclusivamente di diritto canonico (es. lo Stato riconosce il matrimonio canonico) e quindi è necessario avere delle conoscenze di questa materia. Uno studioso francese del diritto e delle istituzioni della Chiesa, Gabriel Le Bras, ha pubblicato un volume intitolato “La Chiesa del diritto” in cui scrive che all’inizio del diciannovesimo secolo l’ordine giuridico sembra ricostituito su fondamenta profane. La Chiesa, in effetti, aveva perso il potere che aveva durante l’ancien régime e il diritto delle Decretali era applicato solo in un organismo molto impoverito, quindi possiamo dire che il dualismo di potenza era finito. Questa annotazione faceva luce sul declino della rilevanza del diritto canonico negli ordinamenti giuridici secolari, ma subito dopo Le Bras mostra un

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fenomeno nuovo della risorgenza del diritto canonico in questi ordinamenti poiché il diritto canonico produceva i suoi effetti non per diretta vigenza ma attraverso la volontà del legislatore statale. Questo ha portato appunto a definire in termini concordatari i rapporti fra la Chiesa e gli Stati. Tra ottocento e novecento il diritto canonico sembra rientrare con sorprendente vitalità negli ordinamenti giuridici secolari. Una prima causa è la crescente attività concordataria perché le norme concordatarie divengono norme canoniche particolari vigenti anche negli ordinamenti civili e perché le disposizioni concordatarie a volte rinviavano esplicitamente a norme di diritto canonico. A seguito dei processi di globalizzazione, che mirano al superamento dei principi che furono all’origine dell’estromissione del diritto della Chiesa (territorialità, nazionalità e statualità), il diritto canonico conoscerà nel prossimo futuro una nuova vita. La globalizzazione esalterà i principi a favore del ritorno di vigenza del diritto canonico negli ordinamenti secolari.

Lo Spirito e la Carne
Perché il diritto
Il problema di che cosa sia il diritto risale sin dall’antichità poiché gli uomini vivono giuridicamente e non possono fare a meno di vivere giuridicamente, quindi c’è sicuramente una stretta connessione tra condizione umana e diritto. L’esigenza del diritto riflette il fatto che l’uomo ha dei limiti oggettivi che investono le capacità fisiche, intellettive o volitive. Ogni uomo ha innata in sé l’idea di perfezione dell’uomo ed è consapevole di ciò che gli manca e di ciò che ha bisogno. Avendo questa consapevolezza l’uomo cerca di superare la propria condizione ovviando ai propri difetti e bisogni associandosi con gli altri. Un esempio è sicuramente il matrimonio perché l’uomo non è una totalità (o è maschio o è femmina) perciò cerca il completamento di sé nell’altro attraverso appunto il matrimonio che fonde uomo e donna in una unità fisica, spirituale e affettiva. Un altro limite dell’uomo è temporale, cioè l’uomo è mortale anche se tende all’immortalità attraverso dei modi di prolungamento della propria esistenza come procreare o creare entità capaci di durare nel tempo (persone giuridiche). Per superare questi limiti l’uomo tende a vivere in relazione e proprio perché ha dei limiti ha bisogno dell’altro. La presenza dell’altro però è ambivalente perché gli altri possono essere una minaccia alla vita, all’integrità della persona, ai propri beni. In sostanza tutti gli uomini sono collocati in una condizione di coesistenzialità, condizione alla quale non si può sottrarre. Quando l’uomo crea un rapporto con l’altro c’è diritto perché il diritto è relazione, è il riconoscimento di sé nell’altro. Quindi la trama di relazioni sociali in cui ogni uomo è posto, lo colloca in una dimensione giuridica, “hominum causa omne ius constitutum est”. Il diritto, cioè lo ius, non si deve confondere con il diritto positivo, cioè la lex, perché lo ius fa riferimento al legislatore e la lex fa riferimento a delle norme di comportamento dell’uomo. Quindi lo ius fa riferimento a delle relazioni poiché è la regola della relazione dell’uomo con i suoi simili, animata dal valore etico della giustizia che riconosce la dignità di persona umana. Nel corso del tempo non sempre si è avuta questa situazione perché ogni legge positiva sarà sempre imperfetta per la difficoltà di inseguire e catturare, nella fattispecie, la complessità del reale e per la volontà del legislatore di avvicinarsi ad un modello che però non sempre riesce a realizzare compiutamente. Infatti ci sono stati dei casi in cui la lex è stata in contrasto con lo ius (come ad esempio le leggi naziste) ma in questi casi l’agire secondo giustizia (legittimità) e l’agire secondo la legge (legalità) non coincidono più. Il diritto come ius quindi c’è sempre, non lo creiamo noi come la lex e quindi non si esaurisce nelle forme normative delle istituzioni politiche ma è presente in tutte le forme associative umane, come dicevano i romani “ubi societas, ibi ius”.

Perché il diritto canonico
La Chiesa, in quanto realtà spirituale, sacramentale, carismatica, trascendente, le cui finalità sono rivolte al bene delle anime, non dovrebbe avere bisogno di diritto. Questo si rivolge all’uomo carnale poiché la dimensione propria del diritto è quella della secolarità, della socialità, dei rapporti esterni. All’interno della Chiesa sono nati diversi orientamenti di pensiero in discussione al diritto canonico: dallo gnosticismo ai diversi movimenti spiritualisti medioevali, alla Riforma luterana, alla contestazione antigiuridicista dell’età contemporanea. Negli ultimi secoli nell’ambito della teologia protestante c’è una contrapposizione tra legge e Vangelo, propria della dottrina di Lutero che ha una concezione

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i diritti religiosi siano anche 4 . i diritti religiosi nella prospettiva ultramondana e ultratemporale. però le regole morali esistono anche senza regole giuridiche. Secondo alcuni studiosi di diritto comparato. manifesta la struttura gerarchica della Chiesa. le esigenze della sua missione di evangelizzazione. La Chiesa organizzata in popolo di Dio. ma il diritto canonico usa il termine “comunità religiosa” per indicare l’insieme di uomini tenuti insieme da un’identità comune. non avrebbero diritto. quindi. la costituzione dogmatica sulla Chiesa “Lumen gentium”. anche se il diritto della Chiesa è venuto nel tempo a crescere e ad articolarsi. i secondi sono composti principalmente dal diritto divino. ma la Chiesa militante (“Ecclesia militans”) cioè la comunità di persone in carne ed ossa vive giuridicamente ed ha bisogno del diritto. islam. si presenta come fenomeno unico e peculiare e manifesta. Dobbiamo però distinguere tra la fede come patrimonio culturale e la fede come incarnazione sociale perché non tutte le religioni hanno un passaggio tra patrimonio dogmatico e organizzazione sociale. Ma allora come il Corpo del Signore non era sottratto alle leggi biologiche e fisiologiche. un fine intrinseco ed immanente a tutto l’ordinamento. Ma questi studiosi ritengono che. Il diritto dello Stato usa il termine “confessione religiosa” per indicare la comunità religiosa. è altrettanto naturale che la Chiesa in quanto gruppo umano organizzato produca diritto e viva secondo diritto. analogie con le altre forme associative umane. gli altri diritti religiosi non sono molto forti. Le ragioni dell’esistenza e la giustificazione del diritto della Chiesa si colgono nelle esigenze della sua stessa missione. Questa realtà divinoumana della Chiesa è congiunta alla realtà divino-umana di Cristo. Se è naturale che ogni gruppo sociale umano si organizzi. ma come un essenziale strumento che ne rende possibile e ne favorisce lo slancio apostolico senza rinnegare la ricchezza dei vari popoli e delle loro differenti tradizioni culturali. ponendo precise regole. Se la saggezza giuridica. l’insieme dei battezzati. dal punto di vista sociogiuridico. Al contrario del diritto canonico. Ad esempio i tre grandi diritti religiosi prodotti dalle tre grandi religioni del Libro: ebraismo. Possiamo dire che non tutte le fedi si strutturano in confessioni o comunità religiose. posto dal legislatore umano. La Chiesa come comunità di puri spiriti non ha bisogno del diritto. Anche il diritto canonico. Diritto inteso sempre come organizzazione sociale e non come morale perché le leggi morali sono ben altro. Il diritto canonico non appare più soltanto come regola statica della vita interna di una comunità religiosa. Questo non toglie la differenza tra diritto canonico e i diritti secolari. Il diritto canonico. cioè il periodo in cui è nato il cristianesimo ha favorito molto per la sua formazione (cultura latina). come nella celebre frase “ubi societas ibi ius”. si parla di una analogia tra l’Incarnazione e la Chiesa. In questo senso si può notare che c’è una differenza di terminologia. cioè nel carattere di missionarietà. non può assicurare questo fine ma lo favorisce. la spiritualità della comunione conferisce un’anima al dato istituzionale. ma il diritto canonico è diretto a disciplinare quella comunità umana che è chiamata ad essere comunione. La missione è l’unico vero scopo della società ecclesiale. il motivo è strettamente culturale. Sin dalle origini la Chiesa si è organizzata e dotata di un sistema di norme. Questa però è solo una visione parziale della realtà complessa della Chiesa. perciò i primi sono detti “laici” e gli altri “religiosi”. In un documento del Concilio Vaticano II. ogni credenza religiosa che si esplicita in una comunità umana organizzata produce diritto. quindi se tutte le religioni non fossero anche comunità religiose. i diritti religiosi costituiscono una famiglia giuridica a sé: i diritti statali riguardano l’uomo qui ed ora. non è l’unico esempio di diritto religioso. C’è quindi una pluralità di diritti religiosi. La dimensione umana e storica della Chiesa non esaurisce la sua realtà ma ne rappresenta una piccola parte. infatti San Paolo parla della Chiesa come Corpo di Cristo. Il termine “chiesa” (deriva dal greco “ekklesia”) è strettamente legato al cristianesimo perché nasce appositamente per indicare le chiese cristiane. come ad esempio le religioni asiatiche. Infatti non sempre diritto e morale sono congruenti tra loro (ad esempio nelle questioni bioetiche). la “Ecclesia triumphans” dei martiri e dei santi non ha bisogno del diritto. tante quante sono le forme di aggregazione umana. oltre ad una diversità con i diritti statali. I primi sono costituiti dal diritto positivo. che si incarna in un corpo sociale che vive nella storia. ma se la fede non è strutturata socialmente non costituisce diritto. così la Chiesa non è sottratta a queste leggi proprie delle formazioni sociali. però. Quindi i diritti religiosi si differenziano da quelli statali sia per l’origine del loro diritto sia per la finalità. cristianesimo.della Chiesa come puramente carismatica e spirituale. che ha come fine la salvezza delle anime (“salus animarum”). cioè di nuclei di norme che si dirigono ai rispettivi fedeli e ne disciplinano la vita. realtà spirituale. Diritto canonico e altri diritti religiosi Il diritto non è solo il diritto dello Stato ma esistono altre espressioni della giuridicità. promozione umana e santificazione danno conto dell’organizzazione della società ecclesiale.

Mentre tutti gli uomini sono chiamati a far parte della Chiesa e quindi la qualità di fedele si acquista per libera determinazione. quindi indica con precisione i diritti di quelle società le cui finalità sono limitate nel tempo. il ricorso dell’espressione latina vuole indicare il diritto prodotto dal legislatore statale nel suo complesso. Diritto canonico e diritto secolare Il diritto canonico indica con il termine diritto civile. visti come espressione della cultura occidentale. Quindi esistono due fasce di norme: le norme naturali e le norme rivelate. sconosciuto nel diritto islamico e controverso nel diritto ebraico. cioè le norme sono dirette ai battezzati della Chiesa cattolica. Possiamo dire. non solo i cristiani quindi i battezzati. Il diritto naturale viene sempre da Dio ma riguarda in generale tutti gli uomini. Esistono però anche alcuni elementi di differenziazione: un primo elemento è il carattere universale del diritto canonico.Tommaso. porta come conseguenza che anche il non battezzato ha rilevanza per la Chiesa. però. costituiti dal solo diritto divino. nel senso che almeno in potenza tutto gli uomini ne fanno parte. quindi. il diritto divino. I canonisti utilizzano anche il termine diritto secolare. In realtà tutti hanno elaborato dei meccanismi per garantire l’adeguamento dei propri apparati normativi e ognuno in maniera diversa: nell’ordinamento ebraico e in quello islamico. Invece gli ordinamenti giuridici statali hanno alla base la distinzione tra cittadino e straniero. Gesù Cristo. infatti essi contestano i diritti umani. la qualità di cittadino si acquista grazie alla volontà dello Stato di concederla. i non battezzati sono soggetti di diritto canonico nel senso che sono destinatari di norme canoniche che gli conferiscono la titolarità di diritti (ad es. La Chiesa è stata istituita dal suo Fondatore. cioè il diritto applicabile al cittadino o allo straniero è quello vigente sul territorio in cui l’individuo si trova. Esistono molti elementi di somiglianza perché il diritto canonico risulta essere prossimo ai diritti che fanno parte delle due grandi famiglie di civil law e common law. attraverso la via legislativa. “ius saeculare”. Nel diritto canonico assume una certa evidenza anche l’attività interpretativa come uno strumento di adeguamento della legge. ad esempio con il diritto di libertà di culto. Di conseguenza è un ordinamento giuridico aperto. tolgono una base comune e sotto una prospettiva relativista (secondo cui ogni cultura va rispettata) verrebbero legittimate situazioni come ad esempio la schiavitù. il diritto naturale non è prettamente cristiano ma è un’idea classica. che regola quelle dimensioni dell’azione privata. attraverso l’opera dell’interprete.differenti tra loro. infatti i diritti secolari hanno la legittimazione di mutamento nel senso che negli stessi ordinamenti giuridici degli Stati il legislatore ha posto i principi del rinnovamento normativo. Inoltre fa riferimento al “saeculum”. perciò si pongono in un atteggiamento di chiusura per proteggere il primo (amico) ed escludere l’altro (nemico) dall’appartenenza alla comunità politica. perciò il diritto canonico è più prossimo ai diritti secolari che non il diritto islamico. anche se il canone 96 del codice di diritto canonico dice che solo mediante il battesimo l’uomo è incorporato alla Chiesa di Cristo. che per comparare i diritti delle tre grandi religioni monoteiste si può usare un canone interpretativo. a differenza del diritto canonico. Un esempio sono i problemi che il divenire della storia pone in rapporto all’esigenza dei diritti religiosi di aggiornare il proprio sistema normativo. in questo modo. Ritengono inoltre che i diritti religiosi sono accomunati dal fondamento in una legge rivelata da Dio. cioè al tempo storico. nell’ordinamento canonico. “ius civile”. Un altro elemento di diversità è il criterio ordinario e fondamentale di individuazione dei destinatari. comunque il diritto canonico è più elastico degli altri diritti religiosi proprio perché costituito in gran parte da diritto umano. costituito in buona parte anche dal diritto umano. Altri studiosi invece (un esempio è René David) ritengono che la differenza ricorre tra diritti appartenenti a differenti universi culturali. Inoltre il diritto canonico conosce il diritto naturale. per il diritto canonico è quello personale. Invece nei diritti statali il criterio ordinale è quello territoriale. il diritto delle comunità politiche. per portare in tutto il mondo e a tutti i popoli il messaggio di salvezza. però contengono anche molte diversità. quindi non è limitata ad un territorio. Ad esempio nel diritto canonico. sulla base del diritto divino. che gli altri diritti religiosi non hanno. Questo carattere della personalità deriva dal passato. Gli altri due diritti religiosi non conoscono il diritto naturale ma solo il diritto divino rivelato. infatti ne troviamo degli esempi nell’Antigone di Sofocle e con S. viceversa i diritti religiosi sono irrigiditi in ragione dell’origine della legge. invece. c’è un grande sviluppo del diritto umano che invece è più debole nelle altre due esperienze religiose. cioè notare le somiglianze e le differenze. i grandi imperi raccoglievano al loro interno molti popoli diversi e quindi vigevano 5 . più preciso perché non confonde l’insieme del diritto posto dal legislatore nella comunità con il diritto civile. Il diritto naturale. cioè la modifica di quella parte dell’ordinamento giuridico costituita da norme di diritto umano. il diritto a ricevere il battesimo o l’annuncio del vangelo).

quindi senza sentenza cioè senza un pubblico processo infatti sono dette “latae sententia”. con questo termine si ritengono già esistenti). è concentrata nell’interpretazione canone per canone. invece negli ordinamenti secolari il diritto è sempre di origine umana. la rigidità del diritto secolare. Per questo motivo esistono degli istituti canonistici come la grazia. la dispensa. la metodologia è giuridica o teologica? Un problema sorto dopo il Concilio Vaticano II è quello dei rapporti tra diritto canonico e teologia. in un caso concreto. rapporti giuridici pubblici come il matrimonio) ma può essere esercitata in forma segreta e senza che i suoi effetti vengano pubblicamente conosciuti (foro interno. infatti il diritto canonico fa una distinzione tra diritto divino e diritto umano. anche se ammette una rilevanza del diritto naturale (ad es. nel sottolineare le differenze fra diritto canonico e diritti secolari e nel richiamare i rapporti ineludibili fra diritto canonico e teologia. Un altro esempio si può fare nell’ambito del diritto penale canonico poiché esistono delle pene che vengono attuate immediatamente dopo aver commesso il reato. con la prima guerra mondiale però questi imperi si disgregarono (ad es. la norma non deve essere applicata. intese come comunità di docenti e studenti che insieme cercano di arricchire la loro conoscenza. il sapere speculativo relativo a Dio. ad opera di Graziano e disciplinata nel canone 130: nella Chiesa l’unica potestà di governo è normalmente esercitata in maniera pubblica e notoria. Questi istituti ovviamente si applicano solo alle norme di diritto canonico poste dall’autorità umana per due ragioni: sia perché il diritto divino non può essere in contrasto con il bene spirituale. il diritto canonico ha una pretesa infinitamente più alta rispetto a quella del diritto secolare. Infatti nasce insieme alla riflessione scientifica sul diritto e alle grandi università. dovesse divenire un impedimento al bene spirituale o addirittura causa di peccato. “i diritti inviolabili dell’uomo sono riconosciuti”. infatti ogni religione ha le sue leggi. quindi è l’indagine su Dio. cioè dell’esegesi o interpretazione. Tra il 1800 e il 1900 la scienza canonistica ha diversi orientamenti: la più antica è la scuola esegetica. Questa rigidità trova la sua ragione nella certezza del diritto. inoltre la finalità ultima è il bene spirituale delle anime quindi se una norma canonica. 2 della Cost. la tolleranza. quindi come scienza nascono insieme ma anche la metodologia è simile: sia a Bologna che a Parigi utilizzano il metodo di Graziano. soltanto dall’età medievale si affermerà il termine teologia che viene assunto per indicare non la fede ma la riflessione scientifica su Dio. cioè quel bene superiore nella vita dei consociati dato dalla possibilità per i singoli di conoscere con sicurezza ciò che la legge detta. perciò lo sa solo il diretto interessato. la scuola dogmatica si rifà alla scuola degli studiosi del diritto che a loro volta si rifacevano alla scuola tedesca. In conclusione. Diritto canonico e teologia Il termine “teologia” deriva dal greco “teos” Dio e “logos” discorso.molti diritti personali. Il problema della fondazione del diritto canonico è studiato all’interno di una teologia del diritto 6 . Tutti gli studiosi concordano nell’ammettere la peculiarità del diritto canonico. l’ultima caratteristica del diritto canonico è l’elasticità poiché è un diritto la cui forza è data dall’interiore adesione dei soggetti e non dal timore delle sanzioni. il primo ad utilizzarlo fu Platone nella “Repubblica” in cui si pone il problema dell’esistenza di Dio e dopo ci fu Aristotele nella “Metafisica” dove parla della conoscenza di ciò che non è misurabile. Infatti a Bologna nasce l’università degli studi giuridici e a Parigi nasce la Sorbonne. sed lex”. propriamente giuridico come il vizio occulto in un matrimonio). Infine. con effetti conosciuti o conoscibili da parte della comunità dei fedeli (foro esterno. Questo bene fondamentale però cede al bene supremo della salus animarum. cioè partire dai fondamentali per costruire un sistema teorico in cui inquadrare le fattispecie. Nei primi testi cristiani al posto del termine teologia c’era “logos” oppure “gnosi” cioè conoscenza. nell’art. Al contrario. Un altro elemento ancora è l’origine delle norme. cioè non può essere ordinariamente mai derogato. perché la Chiesa è comparabile ad uno Stato ma non si confronta con gli altri stati. ne ha solo le caratteristiche ma la finalità è diversa. Entra in crisi la concezione del diritto canonico come il diritto di uno stato. Nei primi secoli della Chiesa questo termine era sconosciuto. l’equità canonica che attenuano il rigore della legge per salvare l’interesse spirituale del fedele. Un esempio di questa pluralità dei diritti si può fare in materia matrimoniale. raccogliere i documenti. Sempre sconosciuta ai diritti secolari è la distinzione tra foro esterno e foro interno. cioè del “sic et non”. è espressa dall’antica regola iuris “dura lex. sia perché l’autorità umana non può mai dispensare dall’osservanza di una disposizione che non ha posto ma proviene da Dio. Il Concilio Vaticano II aumenta la diversità tra Stato e Chiesa. l’università teologica. l’impero austro-ungarico). cercare le discordanze e vedere come superarle.

canonico poiché nessun dominio della Rivelazione può rimanere ignorato se si vuole esprimere nella fede il mistero della Chiesa. Le posizioni della canonistica sono però molto diverse: - la grande scuola canonistica laica italiana moderna, sviluppatasi dopo la codificazione canonica del 1917, reagisce in modo esegetico partendo dal presupposto del diritto canonico come diritto dato, cioè come ordinamento giuridico; la peculiarità del diritto canonico non starebbe nella sua natura bensì nella finalità, individuata nella salus animarum. Altre scuole tendono a valorizzare l’elemento teologico, infatti il diritto canonico non è generato dal dinamismo spontaneo della convivenza umana, ma da quello specifico inerente alla natura stessa della comunione ecclesiale; partono da differenti presupposti: il mistero dell’incarnazione, la Parola e il sacramento, l’insieme di questi ed altri elementi, la communio. - scuola di Monaco, ha individuato lo statuto ontologico del diritto canonico nella communio, cioè la specifica socialità originata dalla grazia e non da una dinamica sociologica, individuando il principio epistemologico cioè la fides; - scuola dell’Università Gregoriana, parte dal presupposto teologico per cui la Chiesa è una società umana elevata alla sfera sovrannaturale, la realtà interna e sacramentale si esprime in una forma sociale e quindi in una dimensione giuridica; - scuola dell’Università di Navarra, in una prospettiva ecclesiologica parte dalla categoria del popolo di Dio ed elabora una teoria generale del diritto canonico con contributi di diritto costituzionale; la chiave di comprensione è nella considerazione per cui fra gli impulsi che scaturiscono dalla vita cristiana è necessario mettere in evidenza la dimensione comunitaria, la missione e la comune responsabilità, tutti questi impulsi postulano un principio di ordine sociale nel quale trovano equilibrio attraverso la realizzazione della giustizia. Il dibattito sullo statuto epistemologico del diritto canonico si riflette nel dibattito sul metodo della relativa scienza e ciò ha prodotto quattro grandi orientamenti: 1) scuola canonistica laica italiana, il diritto è in funzione della giustizia quindi la scienza canonistica deve avere la stessa funzione della scienza giuridica, cioè il canonista deve far ricorso alle categorie concettuali ed agli strumenti elaborati dalla scienza giuridica secolare; il diritto canonico è scienza giuridica da esplicitarsi con metodo giuridico; 2) scuola di Monaco, parte dalla visione della Chiesa come communio contrapposta a quella della Chiesa come societas e ritiene impossibile l’uso di categorie della scienza giuridica secolare vista l’irriducibilità della Chiesa - mistero a qualsiasi società umana; l’ordinamento canonico non può essere compreso con la ragione bensì con la fede, da qui la legge canonica come “ordinatio fidei”; 3) scuola dell’Università Gregoriana, ritiene che la scienza canonistica deve tener conto di un duplice piano: quello naturale (l’uomo in tensione verso la redenzione) e quello soprannaturale, nel contesto di una pienezza escatologica già operante nella Chiesa visibile ma non ancora compiuta; da qui la necessità che la scienza canonistica elabori un concetto di giustizia superando quello ricavabile sul piano naturale; 4) scuola spagnola di Navarra, anche le dimensioni della Chiesa più evidentemente lontane dall’esperienza giuridica secolare si traducono in relazioni giuridiche ed atti di giustizia; il diritto canonico ha un vero carattere giuridico che si manifesta negli aspetti che testimoniano la sua essenziale originalità. Negli ultimi due orientamenti c’è uno sforzo di collegare la teologia al diritto, una profonda consapevolezza del carattere di scienza sacra e pure una riaffermazione della giuridicità del diritto canonico e quindi la scienza canonistica non può che essere scienza giuridica. In conclusione il diritto canonico ha carattere teologico nel senso che solo la teologia può fornire ragioni di senso, ma la rivendicazione del carattere teologico ci fornisce qualche indicazione ontologica ma non propriamente metodologica. Quindi il diritto canonico, in quanto diritto, non può essere studiato che con metodo giuridico.

Il tempo e lo spazio
L’esperienza giuridica nel divenire della storia
Parlare di esperienza giuridica nel divenire della storia significa parlare dell’evoluzione nel corso di venti secoli del diritto canonico, inteso come insieme di norme (diritto scritto) interpretate e la giurisprudenza (diritto vivente) ma anche inteso come complesso di istituti giuridici ovvero strutture

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ecclesiali. La conoscenza e lo studio della storia del diritto canonico sono importanti per due ragioni: la prima è di carattere culturale. La storia del diritto canonico svolge una funzione nella formazione della cultura del giurista, ha cioè lo scopo di far comprendere i forti nessi tra il diritto e la società che lo produce e di fargli comprendere inoltre che diritto non è solo il diritto positivo dello Stato. Vuole quindi fare del giurista un cultore del diritto. La seconda ragione è prettamente storica. L’ordinamento canonico si è sviluppato dalle origini della Chiesa fino ai giorni nostri senza soluzioni di continuità, gli stati invece si sono sempre modificati nel tempo e con loro i rispettivi ordinamenti giuridici. La soluzione di continuità può anche essere avvenuta per fattori diversi all’interno della realtà statuale; le moderne codificazioni hanno rappresentato sempre una rottura con il passato e sono state l’espressione di far diventare “storico” il diritto vigente sostituendolo con un diritto nuovo. Ad esempio, nel senso della territorialità sono passati dal diritto universale ad un diritto limitato al territorio; nel senso linguistico, dal diritto espresso in latino ad un diritto delle lingue volgari; nel senso culturale, da un diritto legato ad una visione religiosa del mondo e della vita, ad un diritto laico e neutrale. Nel caso del diritto canonico, la Chiesa ha conosciuto mutamenti ed istituzionali ma si sono venuti producendo sempre all’interno dello stesso corpo sociale che non ha conosciuto fratture. La codificazione canonica del 1917, infatti, non è stato un atto di rottura con il passato ma la riproposizione del vecchio diritto depurato di quanto era ormai superato e nella nuova forma di codificazione che serviva a sistemare il diritto già in vigore. La conoscenza della storia non ha solo una valenza culturale ma è assolutamente necessaria per il lavoro del giurista, perché ai fini ermeneutica può risultare necessario o utile conoscere quali furono le ragioni storiche per le quali quella determinata norma fu posta. Il canone 17 del vigente codice detta i criteri dell’interpretazione e dice che le norme sono da intendersi secondo il significato proprio delle parole considerato nel testo e nel contesto, inoltre se esse rimanessero dubbie o oscure, si deve ricorrere ai luoghi paralleli, se ce ne sono, al fine e alle circostanze della legge e all’intendimento del legislatore.

Le stagioni del diritto canonico
L’esperienza giuridica canonistica si divide in quattro grandi periodi. Questa periodizzazione mette in evidenza un singolare fenomeno di accelerazione, cioè i periodi non hanno la stessa lunghezza temporale ma sono segmenti di tempo sempre più brevi. Il primo periodo è detto pregrazianeo e abbraccia il primo millennio di vita della Chiesa, il secondo è detto classico e va dal XII al XVI secolo, il terzo è detto moderno e riguarda dal secolo XVII al secolo XIX, il quarto è detto periodo contemporaneo e si estende per tutto il secolo XX fino ai giorni nostri. Questa accelerazione dipende sicuramente dalla necessità per l’ordinamento giuridico della Chiesa di adeguarsi, ma anche l’espressione di società umane in sempre più rapida trasformazione. Il primo millennio è chiamato periodo pregrazianeo perché precede l’opera di Graziano. Nei primi tre secoli, dalle origini della Chiesa all’Editto di Costantino (313), grazie a quest’ultimo cessarono le persecuzioni contro i cristiani e il cristianesimo divenne “religio licita” nell’impero romano, inoltre le basi fondamentali del diritto canonico sono costituite dal diritto divino ricavabile dalla Sacra Scrittura e dagli altri scritti neotestamentari. Una rappresentazione della vita della primitiva comunità cristiana e le sue regole non scritte si trova negli Atti degli Apostoli, testo degli anni 80 d.C. Altre fonti scritte si trovano nella letteratura antica, dai Padri apostolici ai Padri della Chiesa. Un’altra importantissima fonte è la Tradizione, cioè gli insegnamenti degli Apostoli e dei loro successori. Il diritto delle prime comunità cristiane era essenziale, poco normato, debitore in molte parti del diritto ebraico. Ma le diverse comunità cristiane sparse in Medio Oriente iniziarono subito ad avere proprie tradizioni liturgiche e propri stili di vita, basta ricordare la famosa controversia sull’ammissibilità dei pagani nella Chiesa che vide convergere le posizioni di Pietro e di Paolo nel primo Concilio, il Concilio di Gerusalemme fra il 48 ed il 50 d.C. L’espansione del cristianesimo in Occidente lo porta a contatto con il mondo romano e il diritto canonico iniziò ad acquisire elementi giuridici tratti dall’esperienza romanistica. La strutturazione della Chiesa in Chiese particolari territorialmente individuate porta ai primi nuclei di una legislazione locale ad opera dei Vescovi. Le prime opere per poter ricostruire la disciplina della comunità ecclesiale sono per l’Oriente la Didaché o Doctrina duodecim apostolorum del II secolo (si ricorda anche la Didascalia nella seconda metà del III secolo) e per l’Occidente la Traditio Apostolica di s. Ippolito scritta in greco a Roma intorno al 218. Queste opere furono un modello per altre ed erano tutte caratterizzate dagli stessi elementi: una non distinzione tra norme giuridiche e norme morali; l’attenzione verso il culto e i sacramenti; la convivenza fra Chiesa carismatica e Chiesa istituzionale. A partire dall’editto di Teodosio o Costantinopoli (380) la religione

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cristiana divenne la religione ufficiale dell’impero romano, si attiva allora una importante esperienza conciliare per far fronte alle nuove esigenze di una comunità cristiana progressivamente crescente. I Concili sono riunioni di Vescovi di una determinata regione o addirittura di tutti i vescovi (Concili ecumenici) chiamati a risolvere questioni dottrinali e disciplinari. Proprio in questi Concili dal IV secolo si fissa il “credo”, cioè la formulazione esatta del dogma cristiano, e anche le regole giuridiche dette “canoni”. Le prime raccolte di decisioni conciliari e di canoni iniziarono in questo periodo, una delle più importanti fu quella commissionata a Dionigi il Piccolo dal Papa e redatta tra la fine del V secolo ed i primi decenni del VI, chiamata Codex canonum o Corpus canonum, più tardi nel VIII secolo detta Collectio Dionisio – Hadriana perché raccoglie tutte le decisioni conciliari e tutte le lettere decretali dei pontefici romani. Dimostrava inoltre il primato sia di onore sia di giurisdizione del Papa su tutta la Chiesa, attraverso provvedimenti pontifici sia amministrativi sia normativi detti le decretales. Alla fine del VII secolo, con il Concilio Trullano (692), si attiva il processo di separazione tra Chiesa d’Oriente e Chiesa d’Occidente. Lo sviluppo del diritto canonico in Occidente vede nella fine del VI secolo e l’inizio del seguente la nascita dei Canones poenitentiales apostolorum in Irlanda e in Inghilterra, pur non avendo ancora chiara la distinzione tra morale e diritto e quindi fra peccato e reato fu molto importante per il diritto penale moderno perché introdusse i sistemi di classificazione dei peccati e dei crimini a seconda della gravità, con conseguente graduazione delle pene. Il periodo classico inizia nella metà del XIII secolo grazie all’apporto dato sia alla scienza sia alla pratica del diritto dal Decretum di Graziano (1140 circa), monaco camaldolese e professore all’Università di Bologna, che per ragioni didattiche raccolse una molteplicità di fonti canoniche delle quali, di volta in volta, cercava di offrire un’interpretazione coerente. Per tale ragione l’opera fu denominata anche Concordia discordantium canonum, proprio perché cercava di rimediare alle contraddizioni tra le varie fonti. L’opera ebbe talmente tanto successo che fu poi incorporata nel Corpus Iuris Canonici, la compilazione di testi normativi come fonte ufficiale del diritto della Chiesa fino alla codificazione canonica del 1917. Il Corpus Iuris Canonici era dunque formato: dal Decretum, dalle Decretales Gregorii IX (1234) o anche dette Liber Extra (raccolta di decretali pontificie in cinque libri curata da s. Raimondo di Penyafort), dal Liber Sextus di Bonifacio VIII (1298), dalle Clementinae cioè le decretali di Clemente V (promulgate da Giovanni XXII nel 1317) e da due compilazioni di origine privata dette le Extravagantes Ioannis XXII e le Extravagantes communes (la prima costituzioni di Giovanni XXII e la seconda decretali di diversi pontefici). Queste collezioni furono oggetto di glosse, cioè di annotazioni a margine, da parte della dottrina giuridica. La nascita e lo sviluppo delle università nell’età medioevale favorì un rigoglioso sviluppo della scienza giuridica in generale, sviluppando anche un’ampia letteratura giuridica: decretisti (commentatori del Decretum), decretalisti (commentatori delle decretali pontificie), glossatori e commentatori dei testi del diritto romano. Si nota in questo periodo l’affermarsi progressivo di un ruolo fondamentale del diritto di origine pontificia, con il parallelo restringersi del diritto particolare cioè dei Vescovi diocesani, dei sinodi e dei concili provinciali. Si afferma anche la categoria delle “causae maiores” cioè le questioni di maggior momento riservate alla competenza esclusiva del Pontefice. Il periodo moderno è caratterizzato dalle riforme del Concilio di Trento (1545 – 1565), convocato per rispondere alla grave frattura operata nella Chiesa d’Occidente dal moto riformatore di Martin Lutero (1517). Il Concilio vuole rispondere alla Riforma protestante con una Riforma cattolica o Controriforma, adottare cioè una serie di provvedimenti sia di carattere dottrinale sia di carattere disciplinare. Vengono emanati perciò una serie di decreti destinati a riformare profondamente la vita della Chiesa, a questi si aggiungono gli atti dei Pontefici raccolti in serie cronologica dette “Bullarii”, le disposizioni amministrative e le decisioni giurisdizionali emanate dai dicasteri e dai tribunali della Curia romana (attraverso i quali, dopo le riforme di Sisto V nel 1588, i Papi governano la Chiesa universale). Il carattere di questo periodo, che va dal XVI al XVIII secolo, è l’attrazione della vita giuridica della Chiesa a livello romano. Si riducono le autonomie delle Chiese locali e dei Vescovi, il diritto canonico diventa sempre più diritto pontificio. Anche sul piano dell’organizzazione ecclesiastica assistiamo ad un processo di centralizzazione a Roma per difendere l’unità della Chiesa dai pericoli sia dall’interno sia dall’esterno, cioè dallo Stato sovrano che pretende di essere sopra alla Chiesa. Contro la politica e la legislazione ecclesiastica posta in essere dagli Stati per controllare la Chiesa (giurisdizionalismo), i canonisti rispondono difendendo le libertà ecclesiastiche, la non soggezione della Chiesa al potere politico anzi la sua indipendenza da esso poiché società giuridicamente perfetta (societas iuridice perfecta) come lo Stato. Si sviluppa una nuova branca della scienza giuridica canonistica detta diritto pubblico ecclesiastico esterno (ius publicum ecclesiasticum externum) che afferma che Stato e Chiesa sono una temporale e l’altra spirituale, società

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La fine dell’ancien régime e l’avvento dello Stato liberale. allo studio del Sinodo dei Vescovi del 1967. Dopo l’esperienza della christianitas medioevale. Infatti il diritto canonico perde il sostegno dei diritti secolari.giuridicamente perfette per cui una indipendente dall’altra e i loro rapporti devono essere regolati su basi di parità. inoltre costituisce il presupposto necessario. approvati dall’assemblea sinodale il 7 ottobre 1967. Questa revisione fu manifestata da Giovanni XXIII il 25 gennaio 1959 ai cardinali riuniti presso la basilica di San Paolo fuori le mura. voluta da Pio X e promulgata nel 1917 da Benedetto XV. Gli effetti erano stai gravemente negativi. nel corso della cerimonia ufficiale di presentazione del nuovo codice. Al momento dell’annuncio Giovanni XXIII aveva parlato di revisione del codice. distinguere meglio le funzioni della potestà ecclesiastica 10 . L’armonizzazione seguiva alcune linee direttive individuate dalla Commissione per la revisione del codice di diritto canonico e sottoposte. dogmatica Lumen Gentium e pastorale Gaudium et spes”. Una delle caratteristiche nel codice di diritto canonico promulgato il 25 gennaio 1983 da Giovanni Paolo II con la costituzione apostolica Sacrae disciplinae leges (in vigore dal 27 novembre dello stesso anno) era la diversità rispetto al codice precedente. per ordine di Paolo VI. da questo scaturisce il ricorso del legislatore canonico al moderno istituto della codificazione. già auspicata nel Concilio Vaticano I. l’annuncio veniva poco tempo dopo l’elezione del cardinale Roncalli al soglio pontificio e fu avvertito come espressione di un pontificato non destinato alla gestione come si era pensato vista l’età avanzata del nuovo Pontefice. avvenuta il 12 novembre 1963. inoltre c’è un carattere di complementarità tra il Codice e le due Costituzioni. Una diversità non solo formale ma anche sostanziale. viceversa il legislatore del 1983 ha dovuto procedere all’armonizzazione del diritto canonico con i principi del Vaticano II. cioè la ecclesiologia conciliare. quindi all’opposto un periodo di maggior avvicinamento del diritto canonico ai diritti secolari. infatti il pontificato di Pio X segna il massimo isolamento della Santa Sede nelle relazioni internazionali. perché il diritto canonico tornasse ad essere vigente negli ordinamenti statali. i cardinali avvertirono la necessità di differire i lavori formali per la revisione del codice a dopo la conclusione del Concilio per la previsione che i deliberati conciliari avrebbero potuto incidere. osservava che i postulati conciliari trovano nel nuovo codice esatti e puntuali riscontri. Lo stesso Giovanni Paolo II. insieme alla politica concordataria. accentuare il carattere pastorale del diritto della Chiesa. voluto da Giovanni XXIII (1958 – 1963) insieme alla revisione del codice di diritto canonico. applicare nella Chiesa il principio di sussidiarietà. L’avvento del codex è il segno della fine della solidarietà tra diritto canonico e diritto degli Stati. La revisione del codice avrebbe dovuto: tenere l’indole giuridica del codice. il giurisdizionalismo confessionista di quegli Stati aveva nonostante tutto dato appoggio al diritto canonico. il 3 febbraio 1983. Il distacco tra nuove e vecchie norme appare più accentuato tra la codificazione del 1983 e quella del 1917 che non tra questa ed il diritto previdente perché la funzione del codice del 1917 era trasformare nel moderno strumento del codice il complesso delle norme canoniche. La codificazione per la Chiesa significa una riformulazione del diritto canonico senza la collaborazione del diritto secolare (etsiamsi Respublica non daretur). Il periodo contemporaneo è caratterizzato soprattutto dal Concilio Vaticano II. Nella costituzione apostolica Sacrae disciplinae leges. Si tratta dei Principia quae Codicis Iuris Canonici recognitionem proponuntur. I codificatori del 1917 aveva piuttosto avvicinato il diritto canonico ai diritti secolari. non di una nuova codificazione tanto che l’organismo appositamente costituito il 28 marzo 1963 fu denominato Pontificia Commissione per la revisione del codice di diritto canonico. Lo sforzo d’armonizzazione del diritto canonico ai principi conciliari ha portato un’accentuazione delle distinzioni e delle particolarità del codice canonico rispetto alle moderne codificazioni civili. assicurare uno stretto coordinamento tra foro esterno e foro interno. laico aveva marginalizzato ed estromesso il diritto della Chiesa. questo processo negativo si era prodotto proprio con il processo di codificazione. A conclusione della prima sessione plenaria della Commissione. Si compiva una sua reviviscenza nel diritto degli Stati che poco a poco restituivano al diritto canonico il loro appoggio. nei moderni Stati assolutistici il diritto canonico si era venuto sviluppando in simbiosi con il diritto statale. con l’effetto di segnare il punto storico di più netta separazione tra la teologia ed il diritto canonico. Il codex esprime un diritto canonico tutto orientato all’interno della società ecclesiale e tutto riposto nella propria forza interiore. migliorare la definizione e la tutela dei diritti della persona. lo stesso Giovanni Paolo II scriveva: “questo nuovo Codice potrebbe intendersi come un grande sforzo di tradurre in linguaggio canonistico questa stessa dottrina. riservando alla suprema autorità della Chiesa universale e alle altre autorità superiori quelle cause che esigano un’eccezione al principio della concessione. conferire in via ordinaria ai Vescovi diocesani della facoltà di dispensa dalle leggi generali. separatista. Il conflitto e poi il distacco tra Chiesa e Stati si riflette in una progressiva separazione del diritto canonico dal diritto secolare che culmina dopo la rivoluzione francese.

figura istituzionale per 11 . Armena e Caldea. Si forma quindi una branca specialistica del diritto canonico denominata diritto canonico missionario (ius missionarium). si sono costituite in molti gruppi. cioè per patrimonio liturgico.e curare particolarmente il diritto processuale. Nascono nuove prassi di governo sia per la produzione normativa sia per l’amministrazione. Il testo del nuovo codice promulgato nel 1983 manifesta una sostanziale e rigorosa fedeltà a queste linee direttive. Da queste si distinguono le Chiese ortodosse. in Oriente una pluralità di Chiese ognuna delle quali si distingue per rito. l’altra più innovativa ed elastica. I metodi missionari della terza erano nuovi perché legati a differenti condizioni ambientali. culturali e politiche. rivedere il principio della permanenza dell’indole territoriale nell’esercizio del governo ecclesiastico. cioè quelle Chiese cristiane che non sono in comunione con la Chiesa cattolica. favorendo la nascita di nuove norme e nuovi istituti. Ad esempio nel decreto Orientalium Ecclesiarum (1964) si dice che la Chiesa santa e cattolica si compone di fedeli. ma dal punto di vista pratico avviava i processi di riorganizzazione istituzionale e giuridico . La vita interna della Chiesa. dopo la prima dell’età cristiana ad opera di Paolo verso i “gentili” e la seconda dell’età medioevale verso gli anglosassoni e gli slavi. teologico. Il rapporto tra unità e pluralismo ecclesiale è evidenziato dai due documenti dove si afferma che nella comunione ecclesiastica vi sono legittimamente delle Chiese particolari che godono di proprie tradizioni. nella loro particolarità esse sono tuttavia ugualmente affidate al pastorale governo del Romano Pontefice. uniti nello Spirito Santo dalla stessa fede. i quali godono di una proprio disciplina. questi diritti particolari trovano riferimento comune nel Codex Canonum Ecclesiarum Orientalium promulgato da Giovanni Paolo II il primo ottobre 1990. quando la Chiesa bizantina riunita nel concilio Trullano (691 – 692) emanò delle disposizioni che non furono recepite in Occidente. sociali. di un patrimonio teologico e spirituale proprio. Unità e varietà L’azione missionaria o “implantatio Ecclesiae”. Inoltre influì la vicenda storico politica della divisione dell’impero romano nelle due espressioni d’Occidente e di Oriente. ha un influsso sugli sviluppi del diritto canonico. insieme all’accentramento romano del governo. La Chiesa cattolica dunque esprime al proprio interno due tradizioni: la Chiesa latina. di un proprio uso liturgico.) la seconda invece vita molto più lunga (crollo 1453). come organismo unitario e centralizzato.C. Occidente ed Oriente Il diritto canonico contiene due grandi tradizioni: quella Occidentale. In realtà lo scisma fu il punto di arrivo di un processo di allontanamento iniziato già nel VII secolo. mantenere il diritto penale. la Chiesa latina. Nella costituzione dogmatica sulla Chiesa Lumen gentium (1964) si dice che per divina provvidenza è avvenuto che varie Chiese. Costantinopolitana. La frantumazione dell’unità politica dell’impero romano divenuto cristiano poneva però in crisi l’idea che all’unico regno celeste dovesse corrispondere un unico regno terrestre. e quella Orientale. da infliggersi solo nel foro esterno. che segue le grandi scoperte geografiche dell’inizio dell’era moderna (1492). Queste ultime sono state riconosciute in epoche diverse dalla suprema autorità della Chiesa cattolica. Antiochena. Nel lungo corso della storia determinate comunità di fedeli hanno strutturato un proprio modo di vivere ed esprimere la comune fede cristiana producendo di conseguenza un diritto canonico proprio. vede due diverse modalità di reggimento del popolo di Dio: una tradizionale. Le scoperte geografiche segnano il passaggio dall’età di mezzo all’età moderna e creano una nuova espansione missionaria. Le tradizioni cui le ventuno Chiese cattoliche di rito orientale si riallacciano sono sostanzialmente cinque: Alessandrina. ed eliminazione al massimo delle pene latae sententiae. nei Paesi di missione. perciò nuovi erano anche gli strumenti giuridico – istituzionali. Le antiche Chiese patriarcali ne hanno generato altre che sono come loro figlie. il codex canonum ecclesiarum orentalium riguarda tutte e sole le Chiese orientali cattoliche. I riti si strutturano giuridicamente in Chiese dette sui iuris o autonome avente ciascuna il proprio diritto. dagli stessi sacramenti e dallo stesso governo. Per capire il rapporto tra Chiesa latina e Chiese orientali richiamiamo alcuni documenti del Concilio Vaticano II. Un esempio è l’istituzione dei vicari apostolici.politica tra le due realtà del sacro romano impero in Occidente e l’impero bizantino in Oriente. All’interno di questo sistema il codex iuris canonici riguarda la sola Chiesa latina. La Chiesa cattolica universale nella propria unità si distingue in riti e quindi in Chiese sui iuris. la prima destinata ad avere vita breve (crollo nel 476 d. nei Paesi d’antica cristianità. durante i secoli. le Chiese sui iuris orientali cattoliche. dalla quale si staccarono con lo scisma del 1054. ma con generale riduzione delle sanzioni canoniche a pene ferendae sententiae. spirituale e disciplinare. dopo le reciproche scomuniche di papa Leone IX e del patriarca di Costantinopoli Michele Cerulario.

Dal punto di vista istituzionale l’espansione missionaria. avendo il potere di emanare decreti generali aventi forza di legge. infatti quest’ultimo risulta essere l’estensione alla generalità della comunità dei fedeli di norme ed istituti nati nell’ambito dello ius canonicum missionarium. assommando tutte le funzioni ordinariamente ripartite. Ha sviluppato essenzialmente la prima. anziché come realtà istituzionale legata ad un territorio. Al governo della Chiesa locale attraverso l’ordinaria gerarchia si sostituiva un governo accentrato nella Sede Apolitica che non poteva essere soggetto alla giurisdizione regia e che veniva espletato attraverso vicari. Il conflitto tra le due autorità era in realtà sussistente in re ipsa. Questo segna una prima svolta in senso spiritualista del diritto. Le sue norme ed i suoi istituti però hanno una notevole influenza sul diritto generale. Inoltre si parla anche della condizione giuridica dei non battezzati che venivano chiamati ancora “infedeli”. ecco perché questo dicastero è detto “ceteras Congregationes habet in ventre”. porta delle modifiche negli organi di governo della Chiesa universale. Le controversie giurisdizionalistiche del Patronato costituiscono un ripensamento sul senso e sul fine del diritto nella Chiesa: quello della sua finalizzazione pastorale. con il principio della “plenitudo potestatis”. pur nel formale rispetto degli jura maiestatica circa sacra. reagisce con l’emancipazione dell’azione missionaria e della vita delle giovani Chiese nei Paesi extraeuropei dai limiti e dagli impedimenti di Patronato. motivata dalla reazione ai condizionamenti delle grandi potenze coloniali che tendevano ad avere nelle missioni un clero nazionale. Infatti nasce una nuova attenzione ai problemi del reclutamento e della formazione del clero. 12 . il complesso di diritti e di obblighi che la Santa Sede aveva dato loro dalla metà del XV secolo affidando la parte orientale al Portogallo e la parte occidentale alla Spagna. che inizia alla fine del XV secolo. Aveva una duplice funzione: diffondere la religione cattolica presso gli infedeli (missio ad gentes) e tutelare il sacro patrimonio della fede nelle regioni europee devastate dall’eresia (missio ad intra). Gli argomenti principali del conflitto erano: la libertà di accesso dei rappresentanti di Propaganda e dei missionari nelle terre di missione. l’esperienza missionaria costituisce la frontiera avanzata della sperimentazione di un diritto canonico di produzione pontificia. Queste controversie portano quindi la nascita di un nuovo diritto canonico. potevano essere nominati direttamente dalla Santa Sede senza formale violazione delle prerogative regie. della sua strumentalità alla salus animarum. l’estensione dei privilegi concessi dai Pontefici ai sovrani iberici. L’introduzione nei territori di missione di forme governo diverse ed originali immette nel diritto canonico e nella stessa ecclesiologia quell’idea della Chiesa locale come comunità di persone. Le attribuzioni della Congregazione non si limitavano all’esercizio di funzioni amministrative ma si estendevano anche alla funzione legislativa. la seconda sarà con la codificazione del 1917 e con la codificazione latina del 1983. Certamente questi avvenimenti accentuano il passaggio del diritto canonico a prevalente diritto pontificio.poter provvedere al governo ecclesiastico delle Chiese particolari nei territori di missione. Un altro esempio dell’influenza del diritto missionario è il regime giuridico delle persone fisiche. che accentua la teologia dell’universalità della Chiesa e l’accentramento del suo governo. La progressiva accentuazione di una concezione personalistica e non territorialistica delle Chiese locali nei territori di missione. con quest’ultima il diritto missionario sembra scomparire dando luogo alla più generale estensione di un diritto comune divenuto poi più missionario. non potendosi armonizzare due potestà concorrenti. Viceversa alla Chiesa interessava favorire l’impegno missionario di un clero che fosse zelante nell’opera apostolica e fedele alla Santa Sede. il placet regio agli atti dell’autorità ecclesiastica. Con la costituzione apostolica Inscrutabili divinae Providentiae del 22 giugno 1622. fedele al proprio Paese. Gregorio XV istituisce la Congregazione “de Propaganda fide” destinata ad organizzare e sostenere la propagazione della fede cristiana. Questi prelati hanno la stessa dignità e potestà dei Vescovi diocesani. All’inizio si cercò di armonizzare le due differenti competenze ma quest’esperienza di collaborazione durò poco. Dopo l’età medioevale. lo ius nominandi dei Vescovi da parte del sovrano. Si crea insomma una situazione di concorrenza tra due diverse autorità: quella ecclesiastica e quella regia. L’attribuzione di poteri senza la contestuale revoca dei privilegi concessi precedentemente alle corone spagnola e portoghese portò un conflitto con il Patronato. Sin dal 1623 comincerà ad esercitare il governo delle missioni in maniera esclusiva. Lo ius missionarium nasco come diritto speciale rispetto al diritto generale e comune. da un punto di vista storico rispondeva all’esigenza di emancipazione e dal punto di vista ecclesiologico e giuridico veniva ad introdurre significativi elementi di novità. e dopo la svolta Tridentina. il diritto canonico. La Congregazione. da qui l’avvento del clero indigeno considerato anche più idoneo per portare il messaggio evangelico.

Diritto divino e diritto umano Le fonti del diritto canonico Con il termine fonti si possono indicare varie realtà: fonti di produzione. i Tribunali ecclesiastici diocesani e metropolitani. Il giudice è chiamato ad applicare la legge. quindi il giudice ecclesiastico non è legato solo al diritto formalmente prodotto dal legislatore ma è tenuto ad applicare nel proprio giudizio il diritto divino. invece. le raccolte più importanti sono il Corpus Iuris Canonici e il codice di diritto canonico del 1917. rafforzata dal convincimento generale della sua giuridicità e della sua necessità. b) per tipologia: universali (dirette a tutti i fedeli cattolici) e particolari (dirette ad una categoria di persone o ad un luogo). ha una certa rilevanza normativa. Le fonti storiche sono le raccolte nelle quali sono contenute le norme canoniche prodotte via via nel corso del tempo ma non più in vigore (ius vetus). nel caso di lacune dell’ordinamento il parere costante e comune dei canonisti (insieme all’analogia. sono sia gli organi e le procedure attraverso le quali vengono prodotte le norme canoniche. fonti di cognizione. Nel diritto canonico le leggi previgenti sono molto importanti perché l’ordinamento giuridico della Chiesa si è venuto evolvendo senza soluzione di continuità e molto spesso per interpretare correttamente una disposizione risulta utile conoscerne le ragioni originarie. il caso della “aequitas canonica”. Quindi la posizione di assoluta preminenza è tenuta dalle leggi. ai principi generali del diritto. ma opera in un ordinamento aperto al diritto divino naturale e positivo. o “fontes existendi”. non potendo creare nuove norme. le raccolte più importanti sono il codice di diritto canonico ed il codice dei canoni delle Chiese orientali. Il diritto divino naturale e positivo La particolarità dell’ordinamento giuridico della Chiesa è che ha alla sua base il diritto divino. In particolare sono i tribunali pontifici della Segnatura Apostolica e della Rota romana ad avere questa rilevanza normativa. capitolari. territoriali (le circostanze territoriali sono le diocesi con a capo il vescovo) e personali (nella Chiesa esistono delle situazioni particolari di cui l’ordinamento deve tener conto. ad esempio tra cattolici di rito diverso che vivono nella stesso territorio la legge si applica in base al rito di appartenenza). sinodali. alla giurisprudenza. sono le raccolte e i documenti nei quali sono contenute le norme canoniche. la Rota romana. Si concede ampio spazio alla consuetudine che non deve essere contro il diritto divino ma “secundum legem” o “praeter legem” cioè al di là del diritto se il diritto non c’è. Alla legge si aggiunge la consuetudine (diritto oggettivo non scritto). Le fonti di produzione. sia le forme che tali norme assumono. “opinio iuris ac necessitatis” (elemento soggettivo). è prodotta da una determinata comunità organizzata attraverso la perenne osservanza (elemento oggettivo). fonti storiche. istituto che ha una funzione correttiva della legge quando la sua applicazione in casi concreti è produttrice di ingiustizia o contrasta con lo spirito di carità e le esigenze spirituali dell’ordinamento canonico. Anche la dottrina canonistica può diventare fonte normativa sussidiaria. alla prassi della Curia romana) può costituire criterio per decidere una causa purché non sia un giudizio penale. ma da questa sono fatte valere. Questo può condurre fino alla disapplicazione di una norma di diritto positivo. cioè un complesso di norme che non sono state poste dal legislatore ecclesiastico. conciliari (concilio ecumenico). episcopali (vescovo). cioè da un’autorità umana. che possono distinguersi: a) per autore: pontificie (Papa). generali (norme per tutti) e speciali (riguardano una materia nello specifico). intesa come interpretare ed applicare la legge canonica ai casi concreti. Le fonti di cognizione. Quindi la giurisprudenza. cioè le sentenza pronunciate dai competenti organi giudiziari della Chiesa ovvero la Segnatura Apostolica. Tra le fonti si aggiunge anche la giurisprudenza. In ragione delle modalità con le quali queste norme sono 13 . infatti il diritto canonico si avvicina molto alla regola giurisprudenziale tipica degli ordinamenti giuridici di common law.

le regole fondamentali di governo ed i criteri di appartenenza. 1058). dello stesso convincimento diffuso nella 14 . i mezzi da utilizzare. e diritto divino positivo. come ad esempio l’indissolubilità del matrimonio è un precetto di diritto naturale ma nel matrimonio-sacramento l’indissolubilità diviene assoluta per un precetto di diritto divino positivo. le sue finalità. in realtà tende a riaffermare l’originale progetto del Creatore sul matrimonio. 747). La Chiesa quindi è realtà spirituale che si incarna in un organismo sociale e non è sottratta alle norme che per natura caratterizzano la vita dei corpi sociali. chiamata necessariamente a vivere secondo le regole naturali d’ogni formazione sociale. I Vangeli invece sono categorici nella condanna del divorzio. 336). Al diritto divino positivo attiene anche la missione della Chiesa cioè annunciare la verità rivelata (can. i mezzi. ma è bene notare che la predicazione di Gesù non era volta ad affermare una normativa più rigorosa in materia. nonché dalla Tradizione Apostolica. Il diritto naturale non può non riguardare anche quella società di uomini costituita dai battezzati nella Chiesa cattolica. vige a prescindere da tutto. 96). associazione e fondazione. La Chiesa non è inquadrabile nelle due grandi configurazioni in cui la dottrina giuridica riconduce la realtà artificiale delle persone morali. cioè le spettanze che ad ogni uomo vanno riconosciute in ragione della dignità della persona umana. ovvero i mezzi con cui la Chiesa è chiamata ad operare cioè i sacramenti che sono segni e mezzi mediante i quali la fede viene espressa e irrobustita. come il diritto ad essere immuni da qualsiasi costrizione nella scelta dello stato di vita o dal diritto al buon nome e alla salvaguardia della vita privata (can. cioè la sussistenza prima ed a prescindere da qualsiasi legislatore positivo. compito che spetta al Magistero ecclesiastico (can. Questo è un insegnamento tratto direttamente dal racconto della creazione contenuto nell’Antico Testamento nel libro della Genesi. Un esempio di diritto naturale sono sicuramente i diritti umani. Al diritto divino positivo si riconducono il complesso di diritti e doveri soprannaturali che si riferiscono non alla persona in quanto tale ma in quanto incorporata a Cristo mediante il battesimo (can. Il diritto divino positivo è costituito dalle norme che sono state manifestate dalla Rivelazione divina e sono quindi ricavabili dall’Antico e dal Nuovo Testamento. Questi principi sono essenziali perché determinano la struttura e il funzionamento della costituzione della Chiesa. Il diritto naturale è dato dall’insieme di principi non scritti che sono stati impressi da Dio nella coscienza dell’uomo e che hanno valore universale. 220). irriformabili perché posti dal legislatore divino. In parte è riconducibile alla figura dell’associazione perché sociologicamente è costituita da un gruppo organizzato di persone ma la sua esistenza. ma partecipa sia ad una sia all’altra senza essere né l’una né l’altra. le regole di organizzazione. il quale ha dato precise finalità da perseguire nel tempo. Questo diritto è caratterizzato dalla metapositività. da una superiore obbligatorietà derivante dalla sua origine divina e non umana. non sono determinate dalla volontà degli associati. qui la parola della fede illumina la realtà naturale. dalla intrinseca validità. 219 e can. Tutto il contesto è dominato dall’idea dell’una caro contenuta nel racconto biblico che offre il senso della struttura esistenziale del matrimonio. o diritto divino rivelato. altro caso è quello del riconoscimento dello “ius connubii” cioè diritto di contrarre matrimonio (can. Un caso sono le norme che riguardano la Chiesa e la conformano secondo la volontà del suo Divino Fondatore. Il diritto divino positivo è immodificabile. Tra diritto naturale e diritto divino positivo possono anche non esserci nessi nel senso che il diritto divino positivo non vuole innovare il diritto naturale ma porre principi che vanno al di là di questo. sottolinea la valenza unitiva del matrimonio e ne evidenzia le essenziali proprietà dell’unità e dell’indissolubilità. 331. è in parte una fondazione perché è un ente che ha finalità e mezzi determinati dalla figura del Fondatore ma è caratterizzata da una base personale e non patrimoniale. Tra diritto naturale e diritto divino positivo può esserci un nesso poiché il secondo ribadisce ed esplicita precetti che sono propri del primo. ma ciò non significa che non possa essere oggetto di approfondimenti. che ammetteva in alcuni casi il ripudio. Nell’Antico Testamento la previsione della legislazione mosaica. le possiamo distinguere in diritto divino naturale. Dunque il diritto divino positivo è dato dall’insieme di principi che sono intimamente e strutturalmente connessi con la Chiesa in quanto entità fondata da Cristo. dalla assiologia superiorità rispetto al diritto positivo. le condizioni per farne parte. risulta un parziale abbandono del rigore del progetto originario causato dalla durezza del cuore. cioè restaurare il precetto di diritto naturale sull’indissolubilità del matrimonio (lettere di Paolo). o diritto naturale. Dal complesso dei testi che toccano la questione emerge la coscienza nel popolo ebraico della mancata fede al progetto originario e una sensibilità per il divorzio che viene avvertito come un male tollerato. 330.state prodotte e dei destinatari. 750) che segue la Tradizione apostolica e tiene conto della prassi secolare della Chiesa. come ad esempio il carattere gerarchico che vede due soggetti di suprema autorità congiunti in un’unità organica: il Romano Pontefice e il Collegio episcopale (composto dai Vescovi) il cui capo è il Pontefice (cann.

cioè il diritto umano è una sorta di trasposizione dei principi del diritto divino. come per disciplinare una specifica materia con delle norme speciali: ad esempio i processi di beatificazione e canonizzazione.comunità ecclesiale (sensus fidei). Le prime sono poste dal supremo legislatore nella Chiesa. Solo alle disposizioni di diritto umano si applicano gli istituti che rendono elastico il diritto canonico. assorbendo interamente il diritto divino nella teologia. 24). se invece la legge particolare è posta dal legislatore inferiore. sono pubblicate sul bollettino ufficiale denominato Acta Apostolicae Sedis e dopo un periodo di vacatio legis di tre mesi entrano in vigore. la dispensa. che non sono disciplinati dalle norme generali ma da una legge pontificia particolare (can. e leggi particolari o speciali. che non sia stata espressamente approvata dal legislatore (can. Il diritto umano o ecclesiastico è posto ordinariamente nelle leggi ecclesiastiche (can. Per quanto riguarda le leggi gerarchicamente pariordinate vale il principio secondo cui la legge posteriore abroga la precedente o deroga alla medesima (can. l’autorità che ha posto la norma non solo può ma deve disapplicarla perché ci sarebbe la violazione da parte del diritto canonico della finalità suprema della Chiesa (salus animarum). le leggi universali. 1403). Nel can. è sempre perfettibile ma risulta vincolato al rispetto assoluto del diritto divino naturale e positivo. le seconde sono ordinariamente poste dal Vescovo diocesano. Le leggi canoniche devono essere promulgate (rese pubbliche) ed entrano in vigore dopo un periodo di tempo detto vacatio legis. La consuetudine può avere forza di legge ma è necessario che la condotta in cui si attualizza sia stata osservata da una comunità capace almeno di ricevere una legge (can. non può abrogare né derogare la legge universale che prevale. 29). In passato con la concezione positivistica si riteneva che i principi e le disposizioni di diritto divino entrassero a far parte dell’ordinamento tramite un atto di volontà del legislatore ecclesiastico (canonizzazione). Queste leggi si distinguono in leggi generali. infatti la loro efficacia è limitata ad un territorio o ad una specifica comunità di persone. esse prevalgono. ad una successiva in cui tali contenuti vengono formalmente inseriti nell’ordinamento giuridico (formalizzazione). Questa concezione è in realtà infondata perché il diritto divino vige in quanto tale a prescindere da qualsivoglia volontà di legislatore umano. cioè poste dal Pontefice. Le leggi canoniche normalmente sono territoriali. tuttavia esistono leggi personali i cui destinatari sono individuati con il criterio personale. Il diritto umano rappresentata nel divenire della storia la perenne tensione del legislatore ecclesiastico ad uniformarsi “modello”. dalla Conferenza episcopale o dal Concilio particolare. Il Concilio Vaticano II esprime un ripensamento delle tradizionali teoriche dottrinali dando vita a due fondamentali orientamenti: la scuola canonistica di ispirazione teologica e la scuola spagnola di Navarra. In quanto posto dall’autorità umana è storicamente contingente e mutevole. cioè il costante tentativo di realizzare modalità di esercizio dei diritti e dei doveri che da esso derivano. l’equità canonica. Ma anche il supremo legislatore può emanare leggi particolari. cioè il diritto posto dai soggetti competenti nella Chiesa. che sia ragionevole e non in contrasto con il diritto divino (can. 23) e 15 . Quindi gli istituti che danno elasticità al diritto canonico non potranno mai trovare applicazione nel diritto divino. infatti nel caso in cui lo contraddice sarebbe una disposizione illegittima. 20). Il problema si pone quando il diritto divino (naturale e rivelato) viene ad avere vigenza nell’ordinamento canonico. universali e quindi comuni a tutti. 135 infatti si precisa che da parte del legislatore inferiore non può essere data validamente una legge contraria al diritto superiore. cioè la grazia. sovraordinato al diritto umano e dotato di una superiore obbligatorietà. le norme particolari sono rivolte in un determinato territorio). Se il diritto umano di produzione umana dovesse divenire nel caso concreto impedimento al bene spirituale o addirittura occasione di peccato. La seconda pone una teoria che prospetta il rapporto tra diritto divino e diritto umano come un processo di progressivo approfondimento e recezione dei contenuti del primo delle norme positive attraverso il passaggio da una prima fase (positivazione) caratterizzata dalla presa di coscienza ecclesiale dei contenuti del diritto divino. Il diritto umano o ecclesiastico Altra fonte del diritto canonico è il diritto umano o ecclesiastico. da far venir meno. cioè i destinatari vengono ordinariamente individuati secondo il criterio territoriale (secondo i canoni 12 – 13 le norme universali sono rivolte a tutti. La prima pone una netta separazione tra diritto divino e diritto umano ecclesiastico ma in direzione opposta rispetto alla tesi della canonizzazione. Il rapporto tra leggi universali e leggi particolari è regolato secondo un rigoroso principio di gerarchia: se le leggi particolari sono poste dal supremo legislatore ecclesiastico. 25). Il diritto divino e il diritto umano non devono essere inquadrati come due ordini giuridici distinti ma in termini di esplicitazione sul piano del diritto umano dei principi di diritto divino. 7 ss) anche con altri atti come i decreti generali legislativi (can. il quale è vigente. la tolleranza.

Il passaggio dalla piccola comunità di Gerusalemme delle origini all’immensa congregatio fidelium e communio ecclesiarum che compongono oggi la Chiesa avviene nel tempo attraverso complessi sviluppi giuridici che non possono sfuggire all’attenzione del canonista e dello storico. allora la risposta sarà positiva. A questo punto si pone il quesito se la Chiesa abbia o meno una Costituzione. il fondamento teologico e giuridico della Lex. Nell’antichità non era così poiché si riconoscevano dei limiti alla legge (es. quando la Costituzione è al vertice nella 16 . Se invece per Costituzione si intende. Se la Chiesa abbia una Costituzione A livello giuridico le costituzioni sono ciò che attiene alle grandi rivoluzioni (americana e francese) che segnano la reazione allo Stato assoluto. l’insieme dei principi che sono al vertice del sistema normativo di un ordinamento primario. Abbiamo detto invece che a livello giuridico appaiono le costituzioni con l’idea di una legge fondamentale nella quale sono garantiti i diritti della persona e sono delineati i termini della procedura. Infatti le fonti del diritto canonico positivo sono numerose. Questa Costituzione della Chiesa presenta alcune caratteristiche: innanzitutto è non scritta o materiale. sia osservato per tempo stabilito (can. Il diritto canonico è caratterizzato da un lato dalla rigidità del “corpus legum”. e con l’illuminismo giuridico. Inoltre la consuetudine ha forza di legge quando è “praeter legem”. la compatibilità del carattere rigido delle costituzioni contemporanee con il peculiare aspetto gerarchico della Chiesa. a prescindere dall’esistenza di Dio (ragionare come se Dio non fosse). allora la risposta sarà negativa.che il comportamento. la meta finale determina e condiziona l’ordinamento giuridico. che nasce sul presupposto di una sovranità popolare. Vennero elaborati una serie di progetti di legge fondamentale della Chiesa. Antigone). cioè modificabili con la legge ordinaria. Durante il Concilio Vaticano II nasce il problema di una formalizzazione della Costituzione promossa da Paolo VI nel 1965 richiamando la singolarità dell’ordinamento giuridico della Chiesa data la sussistenza di due codici: quello latino e quello orientale. Se per Costituzione si intende. Questo carattere però è assolutamente originale perché attualmente la maggior parte delle Costituzioni sono scritte. o rigide. Cesare Beccaria che scrisse “Dei delitti e delle pene” in cui vuole arrivare al diritto penale moderno per cui la legge predetermina i reati e la rispettiva sanzione. che però ricevettero molte critiche per vari motivi: la possibilità di trasferire al diritto canonico uno strumento ideologicamente caratterizzato come quello della Costituzione. dall’altro dall’estrema adattabilità alle esigenze di tempo e luogo. ora diventato persona giuridica. A livello di pensiero invece la società reagisce in due modi diversi: con il giusnaturalismo. ritenuto giusto e dovuto. 26). 27). il caso più celebre di Costituzione non scritta è quello dell’Inghilterra. la configurabilità di diritti e doveri fondamentali dei fedeli. In altre parole. Lex Ecclesiae fundamentalis. ma il loro nucleo essenziale è dato dalle norme di diritto divino positivo contenute nella Rivelazione. chiamati a cogliere i punti di equilibrio tra l’immobilità statuaria della meta e la mobilità delle forme della carovana. cioè lo Stato nella figura del re (l’état c’est moi) al di sopra della legge (legibus solutus) senza divisione dei poteri. Giovanni Paolo II decise di non proseguire con il progetto ed una parte dei canoni (relativa ai diritti e doveri dei fedeli) furono inseriti nel codice del 1983. Potrebbe apparire come un contrasto insanabile tra “l’immobilità statuaria della meta e la voluta mobilità delle forme della carovana” (Le Bras) ma se osserviamo con attenzione svela la singolare economia fra divino ed umano che tutto pervade. inoltre parla della pena di morte e si pone contro poiché lo Stato non ha il diritto di uccidere perché il popolo non gli ha concesso questo diritto e lo Stato non ha più potere assoluto. cioè la divisione dei tre poteri. Infatti la Chiesa è una comunità di fedeli. nato con l’idea del contratto sociale di Rousseau secondo cui l’autorità ha il potere che il popolo – sovrano gli delega. la legge fondamentale che ha tra i suoi caratteri la partecipazione popolare alla sua formazione. In questo secondo orientamento troviamo un autore molto importante. cioè quando disciplina una materia non normata dal legislatore. Un’altra caratteristica della Costituzione della Chiesa è la sua particolarità sotto il profilo della modificabilità. Tutto questo per costituire un limite al potere dello Stato. le sue finalità e i mezzi non provengono dalla volontà del popolo dei fedeli ma da quella del suo Fondatore. cioè modificabili solo attraverso un procedimento speciale ed aggravato. in una prospettiva ideologico – politica. cioè l’esistenza del diritto naturale come diritto razionale. dal punto di vista giuridico – formale. l’inserimento in essa del solo diritto divino o anche del diritto umano. Le Costituzioni degli Stati possono essere flessibili. infatti la consuetudine “contra legem” è considerata illegittima mentre la consuetudine “secundum legem” è considerata come il migliore interprete della legge (can. Si pensò quindi di elaborare un testo comune e fondamentale ma la preoccupazione era quella di garantire una cornice giuridica unitaria. ma la sua istituzione.

quindi è unilaterale e rientra solo nel diritto ebraico ed islamico. Infatti esistono diversi modelli di divorzio: divorzio sanzione. è flessibile nella parte di norme poste dal legislatore ecclesiastico. Invece alla parte flessibile appartengono ad esempio le norme riguardanti le Conferenze episcopali. Anche nei rapporti tra ordinamento canonico e ordinamenti statali si possono porre problemi di questo tipo. piena. insomma allo ius saeculare. 138 dispone per le leggi di revisione costituzionale procedure più complesse. il cui capo è il Sommo Pontefice e i cui membri sono i Vescovi. 447). se invece la Costituzione è sempre al vertice ma ha la stessa forza della norma ordinaria è detta flessibile perché si basa sull’interpretazione di una norma che ad esempio abroga una norma costituzionale. collegio che è pure soggetto di suprema e piena potestà sulla Chiesa universale (can. diciamo che ogni ordinamento si costruisce attorno a dei valori che lo tengono insieme e lo rendono chiuso alla penetrazione di valori che vengono dall’esterno. Diritto canonico e “ius civile” Partendo dal presupposto che gli Stati sovrani negano l’esistenza di un’altra autorità sul popolo e sul territorio. da qui l’assoluta diversità della Costituzione della Chiesa rispetto alle costituzioni rigide degli Stati: infatti la rigidità di queste ultime è relativa giacché possono essere modificate attraverso dei procedimenti speciali. introdotte nel 1970. cioè forme di organizzazione dell’episcopato di una nazione. La prima riguarda il problema nei rapporti tra ordinamenti giuridici primari. Nella parte rigida troviamo ad esempio le norme che regolano la condizione del Papa come Vescovo della Chiesa di Roma. Ma questi modelli possono essere considerati validi (delibati)? L’organo destinato a deliberare le sentenze di divorzio esterne. immediata e universale sulla Chiesa (can. 331). divorzio rimedio. Le ragioni di questi richiami sono diverse. lo chiedeva il coniuge incolpevole ed è un modello rigoroso. aventi la funzione di esercitare congiuntamente alcune funzioni pastorali (can. organismo rappresentativo del collegio episcopale creato dopo il Concilio Vaticano II per favorire una stretta unione fra il Romano Pontefice e i Vescovi (can. 337). cioè la disciplina da parte di un ordinamento di rapporti che presentano un elemento di estraneità: ad esempio. divorzio per mutuo consenso. cioè il diritto posto dall’autorità secolare. Ad esempio la Costituzione italiana è rigida poiché l’art. il caso dei rapporti tra privati che presentano un elemento di estraneità perché intercorrono tra stranieri sul territorio statale o perché hanno ad oggetto beni situati all’estero. Un altro esempio sono le norme del Sinodo dei Vescovi. Ad esempio. divorzio ripudio. in passato in Italia non esistevano norme che regolarizzavano il divorzio. per cui il Papa in forza del suo ufficio ha potestà ordinaria suprema. il diritto canonico dispone unilateralmente le modalità con cui disciplinare quel determinato rapporto e nel far questo il legislatore canonico può richiamare una 17 . i coniugi come hanno espresso insieme la volontà di sposarsi ora insieme esprimono la volontà di separarsi. Anche il diritto canonico è autoreferenziale e chiuso per quanto riguarda le norme. è la Corte d’Appello (ad esempio il divorzio ripudio non è considerato valido secondo l’art. affermatesi tra il XIX ed il XX secolo. 3 della Cost. altrimenti si potrebbe creare contrasto nell’ordine pubblico. 336) che esercita in modo solenne nel Concilio Ecumenico (can. in particolare da parte dello Stato. cioè una norma non segue quei valori. Si tratta quindi di strutture organizzative che sono sorte nel corso della storia per volontà del legislatore umano e possono quindi da questo essere nel tempo modificate o soppresse. Vicario di Cristo e Pastore in terra della Chiesa universale. Si tratta perciò dei rapporti che sono oggetto di disciplina del diritto internazionale privato. quando non sono risolti in via bilaterale convenzionale. Nel diritto canonico sono frequenti i richiamo allo ius civile o lex civilis. 342). ma bastava andare all’estero per poter ottenere il divorzio ed ecco che si aveva una situazione di contrasto. Un altro esempio sono le disposizioni sul collegio episcopale. capo del Collegio dei Vescovi. imposto dal giudice che si rende conto che ricorrono le circostanze previste dalla legge. i rapporti tra la Chiesa e lo Stato sono regolati dai concordati. La Costituzione della Chiesa cattolica è in parte rigida e in parte flessibile: è rigida nella parte di principi e norme di diritto divino. che ovviamente non devono essere in contrasto con l’ordinamento italiano. oppure dalle norme di diritto internazionale privato. I principi posti dal Divino Fondatore della Chiesa sono irreformabili (non modificabili). cioè degli accordi. viceversa la rigidità della Costituzione ecclesiale è assoluta perché i suoi contenuti fondamentali non possono essere modificati dal legislatore umano.gerarchia delle fonti e ha una procedura speciale per essere modificata è detta rigida. che sancisce il principio di eguaglianza davanti alla legge). è un modello repressivo e consiste nell’allontanamento da parte dell’uomo nei confronti della donna.

La seconda ragione del richiamo è data da una differenza: mentre i contatti tra gli ordinamenti statali presuppongono sovranità che insistono su territori diversi e sudditi diversi ma aventi competenza nelle medesime materie. A differenza del rinvio formale. 1405 sancisce che il Romano Pontefice ha il diritto esclusivo di giudicare nelle cause spirituali o annesse alle spirituali i capi di Stato. La Chiesa. In questo modo le norme civili divengono anche norme canoniche. purché non siamo contrarie al diritto divino e se il diritto canonico non dispone altrimenti. Quando il diritto canonico richiama lo ius civile fa riferimento all’ordinamento giuridico secolare richiamato nella sua totalità. infatti non disciplina materie che attengono allo Stato ma rinvia al diritto secolare. si ha nei casi in cui l’ordinamento canonico è incompetente a disciplinare una certa materia di competenza propria dello Stato e riconosce effetti giuridici alle norme poste da questa. b) presupposizione della legge civile da parte del diritto canonico. la Chiesa preferisce utilizzare il diritto statale avendo in questo modo la medesima disciplina in entrambi gli ordinamenti. società sovrana nel suo ordine. c) presupposizione: fa discendere effetti giuridici nell’ordinamento dello Stato A con la legge dello Stato B. un esempio tipico è dato dal matrimonio. quando l’ordinamento canonico prende atto di quanto è stato prodotto nell’ordinamento secolare e a questo riconduce effetti giuridici. 18 . per i contatti tra ordinamento canonico e ordinamenti statali siamo di fronte a due sovranità che si trovano sul medesimo territorio e agiscono su soggetti in parte comuni ma con competenze in materie diverse (materie spirituali per la Chiesa e materie temporali per lo Stato). Nel caso di richiami tra diversi ordinamenti statali le modalità sono: a) rinvio materiale: quando lo Stato A prende le norme di uno stato B e le nazionalizza facendole proprie. ciò significa che il diritto canonico riconosce dalle norme costituzionali chi è il Capo dello Stato. muta anche l’ordinamento canonico adeguandosi. Ad esempio il can. 1059 dispone che il matrimonio dei cattolici è retto non soltanto dal diritto divino ma anche da quello canonico. si ricorre a questo sistema perché porta una fissità della legge. cioè le norme civili richiamate vengono assunte come norme canoniche. 22 secondo cui le leggi civili vengano osservate nel diritto canonico con i medesimi effetti. istituto civilmente rilevante ma che se contratto tra battezzati è sacramento. riconosce la sovranità dello Stato nell’ordine che a questo è proprio. Nel diritto canonico esiste anche la presupposizione. b) rinvio mobile o formale: la norma rimane esterna ma il rinvio alla norma è costante. Il richiamo delle norme secolari può avvenire con diverse modalità: a) rinvio formale o rinvio non ricettizio. siano ugualmente osservate per diritto canonico in materia soggetta alla potestà di governo della Chiesa. i figli adottati secondo le norme civili sono riconosciuti anche dal diritto canonico. Le norme civili canonizzate sono assunte nello stesso significato che hanno nell’ordinamento di origine ma con un preciso limite dettato dal can. In passato ci si pose un problema: le norme di diritto divino (naturale o rivelato) come entrano nell’ordinamento? Le norme di diritto divino sono riconosciute vigenti senza essere nell’ordinamento perché non serve che il legislatore le introduca. Ultima ragione dei rinvii al diritto statale si trova in alcuni casi in cui il diritto canonico rinuncia a disciplinare con proprie norme per evitare il rischio che tale disciplina non produca effetti anche nell’ordinamento dello Stato sul cui territorio si pone tale situazione. 1290 dispone che le norme di diritto civile vigenti nel territorio sui contratti e sui pagamenti. Il diritto canonico non conosce distinzione tra rinvio materiale e rinvio formale ma le accomuna in un unico istituto detto “canonizzazione”. cioè quando il diritto canonico non si ricollega ad una norma ma all’effetto: ad esempio. Se la Chiesa avesse interesse che quanto posto nel proprio ordinamento valga anche nell’ordinamento statale e questo problema non si sia risolto con degli accordi. cioè non sono state poste dal legislatore. quindi anche norme giuridiche che sono entrate a far parte di questo ordinamento. questo comporta un rinvio mobile alle norme così che se queste mutano nell’ordinamento originario. Ad esempio il can. Ad esempio il can. Esistono però delle materie che oggettivamente hanno una valenza sia nel piano temporale sia nel piano spirituale.disposizione vigente nell’ordinamento dello Stato e farle avere effetti nell’ordinamento canonico. le cosiddette materie miste (res mixtae o res mixti fori). salva la competenza dell’autorità civile circa gli effetti puramente civili del matrimonio. c) canonizzazione delle leggi civili.

ma di un popolo costituitosi in seguito alla chiamata divina. 96 parla di “persona nella Chiesa di Cristo” e non di “persona in diritto canonico”. nella quale erano predeterminate le finalità. ciò comporta per il diritto la singolarità data dal riconoscimento di diritti anche in capo a chi non è ancora incorporato nella Chiesa (can. All’inizio il giurista vedeva con diffidenza la trasposizione nel codice di una categoria di derivazione biblico – patristica. in effetti dal punto di vista formale il can. Dalla diversità sussistente tra i fedeli. 204 e dice che i fedeli sono coloro che sono stati incorporati a Cristo mediante il battesimo e sono costituiti popolo di Dio. dei ministeri. I non battezzati non godono della piena capacità giuridica nell’ordinamento canonico ma 19 . questo particolare fondamento dà ragione delle diverse condizioni personali e discipline giuridiche. La nozione di popolo di Dio dà ragione dell’eguaglianza sostanziale e della diversità funzionale che caratterizza la condizione giuridica delle persone: uguaglianza sul piano della fede. alla costituzione gerarchica della Chiesa. il legislatore canonico applica l’ecclesiologia del Concilio Vaticano II (Lumen gentium). in realtà indica l’individuo umano membro della Chiesa. il riferimento a Dio sta a significare che non si tratta di un popolo qualunque. infatti la nozione di popolo di Dio non nega la dimensione giuridica della Chiesa e contribuisce a porre in evidenza le particolarità che distinguono l’ordinamento giuridico della Chiesa dagli ordinamenti giuridici secolari. connesso con la dimensione storica ed escatologica di un popolo che vive nella storia ma è chiamato a trascenderla. quindi il soggetto di diritto nell’ordinamento canonico non è solo il battezzato. Questo termine quindi non è assunto dal legislatore canonico in un senso strettamente tecnico – giuridico. sul piano funzionale discende di conseguenza la diversità di diritti e di doveri. con i doveri e i diritti che ai cristiani sono propri. ma dalla fede e dalla partecipazione alla vita divina attraverso l’azione sacramentale. è intitolato “De populo Dei”. 96 secondo cui mediante il battesimo l’uomo è incorporato alla Chiesa di Cristo. aperto a tutti. Il libro secondo del codice intitolato “Il popolo di Dio” si apre con una disposizione che pone una nozione fondamentale: la nozione di “christifidelis” o fedele. Connesso a questo è il can. inoltre sono chiamati ad attuare. L’universalità di questo popolo. secondo la condizione giuridica di ciascuno. 788) o ancora il diritto a ricevere il battesimo (can. Il termine “popolo” fa riferimento all’elemento sociale. dell’esperienza di fede. ad esempio il diritto di libertà religiosa (can. agli istituti di vita consacrata ed alle società di vita apostolica. 748) o il diritto all’istruzione cristiana (can. i mezzi con cui perseguirle e l’autorità costituita. la missione che Dio ha affidato alla Chiesa. quindi. In passato parte prevalente della dottrina riteneva che il termine “persona” adottato dal legislatore volesse dire “soggetto di diritto”. le norme relative ai fedeli. eppure tale categoria fu addirittura assunta tra i principi fondamentali del diritto costituzionale della Chiesa: Libro II del codice canonico del 1983. è di istituzione divina. infatti ai non battezzati e ai catecumeni sono riconosciuti alcuni diritti. della comune dignità di redenti. Questa categoria comporta una serie di conseguenze: innanzitutto il carattere strumentale o funzionale che il diritto della Chiesa ha. Si trova nel can. La riflessione dottrinale e l’esperienza giuridica hanno messo in evidenza le potenzialità sul piano giuridico. 96). sia pure nel quadro di una comune responsabilità nella missione della Chiesa. che non nasce da fattori sociologicamente ricorrenti nelle altre società. I “Christifideles” e i diversi stati di vita I richiami al Concilio Vaticano II sono essenziali per comprendere l’impostazione data dal codice vigente alle norme sulle persone. L’unità di questo popolo. La Chiesa.Il popolo di Dio La struttura sociale: la Chiesa come popolo di Dio Una delle più importanti operazioni effettuate dal legislatore canonico è la traduzione sul piano del diritto positivo di una categoria del tutto estranea alla tradizione culturale del giurista: la categoria di “popolo di Dio” assunta dalla codificazione canonica del 1983. Con l’assunzione di questa categoria. del battesimo. diversità sul piano dei carismi. sulla corresponsabilità di tutti i componenti del popolo di Dio nella vita e nella missione della Chiesa. 843).

205 determina l’ambito dell’obbligatorietà della legge ecclesiastica che non si applica ai cristiani non cattolici. laici e religiosi. Tutti i fedeli sono giuridicamente uguali in quanto battezzati e hanno i medesimi diritti e i medesimi doveri nella missione della Chiesa. cioè i mezzi di salvezza istituiti nella Chiesa. religiosi e laici. castità. sin dal momento del concepimento. mediante i voti o altri vincoli sacri riconosciuti e sanciti dalla Chiesa. Nel primo caso si parla di eresia (ostinata negazione ad una verità). che riflette la volontà di Cristo a che tutti gli uomini siano salvi (can. Un terzo caso riguarda la distinzione tra chierici. A differenza di molti legislatori civili. Mentre nel can. detti chierici. In ragione del sacramento dell’ordine sacro. se vivi. cioè coloro che professando i consigli evangelici (povertà. e il battezzato che non accetta il vincolo del governo ecclesiastico. Le basi della Chiesa sono state costituite dal suo Fondatore con l’istituzione del Collegio degli Apostoli. Il non battezzato è legittimato però ad amministrare il sacramento del battesimo. 861). siano battezzati e il can. cioè del dono gratuito dello Spirito. santificare e reggere) radicato nel potere sacramentale sul corpo stesso di Cristo. 751). dei sacramenti e del governo ecclesiastico. cioè coloro che vivono da cristiani nel mondo. cioè ai battezzati che non appartengono alla Chiesa cattolica. Ad esempio. costituiti dai vincoli della professione di fede. obbedienza) ed emettendo i voti. non assistiamo più ad una bipartizione ma ad una tripartizione: chierici. Tuttavia. oggi questo potere è esercitato dal Collegio dei Vescovi con a capo il Pontefice. purché intenda fare ciò che fa la Chiesa e qualora il ministro ordinario del battesimo mancasse o fosse impedito (can. con a capo Pietro. come ogni uomo sono soggetti alla legge naturale e quindi possono essere destinatari di norme canoniche in determinate circostanze. il battezzato che non accetta uno o più dei sette sacramenti. coloro che sono chiamati a svolgere il ministero sacro. i fedeli laici animano cristianamente le realtà temporali. i laici vengono definiti in negativo. in generale non sono soggetti all’ordinamento canonico poiché non hanno il presupposto essenziale per far parte di questa società. 205 che pone i criteri per accertare la piena comunione con la Chiesa. Nella Chiesa sussiste un’ineguaglianza funzionale tra i fedeli ed una diversità per stati di vita. vediamo che esiste un sacerdozio comune di tutti i fedeli ed un sacerdozio ministeriale o gerarchico. sono consacrati in modo speciale a Dio. si possono distinguere i chierici. per il can. quindi. infatti il can. La seconda diversità è data dalla struttura carismatica e istituzionale. 129 solo i chierici sono abili alla potestà di governo o potestà di giurisdizione. 1398 punisce chi procura l’aborto. Se si guarda sotto l’ottica del carisma.tuttavia hanno una soggettività giuridica canonica perché sono destinatari di norme canoniche: ad esempio richiedere e ricevere il battesimo. La prima diversità è data dalla struttura gerarchica che non è solo una forma di organizzazione del governo della società ecclesiastica ma comporta una partecipazione specifica al sacerdozio di Cristo. 864). secondo il quale vi sono funzioni e ministeri che sono esercitati in nome ed in rappresentanza di Cristo dalla gerarchia. infatti è proprio dei fedeli laici. che avevano il potere per governare il popolo di Dio. cioè la loro definizione viene ricavata individuando coloro che non sono 20 . si distinguono le posizioni dei ministri sacri da un lato e dei laici dall’altro. il diritto canonico prende giusnaturalisticamente atto della sussistenza di una persona umana. in particolare qualora entrino in rapporti giuridici con persona battezzata: ad esempio il matrimonio tra un battezzato e un non battezzato. Quindi esiste una differenza nella condizione giuridica tra fedeli laici e fedeli chierici. gli altri fedeli sono chiamati laici. 207 i chierici e i religiosi hanno una definizione in positivo. 871 prevede che i feti abortivi. 206). Il can. un primo caso è dato dalle persone che hanno ricevuto il battesimo ma non fanno parte della Chiesa cattolica. solo a questi ultimi è dato un potere sulla Chiesa – Corpo mistico di Cristo (cioè potere di insegnare. Il codice contiene una esplicita previsione normativa riguardante i catecumeni che sono uniti con vincoli speciali alla Chiesa (can. Il canone 207 afferma che per istituzione divina vi sono nella Chiesa i ministri sacri. come da interpretazione del canone 96. Esistono poi delle situazioni particolari all’interno dell’ordinamento. Un secondo caso è dato da coloro che non sono battezzati. è caratterizzata da un principio gerarchico. Queste persone sono il battezzato che non professa la fede cattolica. ai fini giuridici. è una disposizione importante perché disciplina la vita di un consistente numero di persone che intendono entrare nella Chiesa e prevede esplicitamente che i non battezzati possano essere attualmente destinatari di diritti e doveri. Nella costituzione del Concilio Vaticano II Lumen gentium. nel secondo di scisma (rifiuto alla sottomissione al Papa o alla comunione dei membri della Chiesa) (can. che per vocazione e condivisione vivono nel mondo esercitando azioni mondane. Cioè mentre i chierici amministrano la Parola di Dio ed i sacramenti. Quindi i religiosi sono o chierici o laici. i religiosi. ma il loro stato non riguarda la struttura gerarchica della Chiesa ma tuttavia appartiene alla sua vita ed alla sua santità. rinunciano spontaneamente a ciò che è buono nella condizione umana. La Chiesa. cercare il Regno di Dio trattando e ordinando le cose temporali. dagli uni e dagli altri provengono fedeli i quali. i laici. disciplinato dal can.

il loro ambito di operatività e le modalità del loro esercizio nella Chiesa non possono che essere particolari. 215). 210). Queste disposizioni sono la diretta traduzione del principio della comunione (communio) già affermato nel can. dovere di condurre una vita santa e di contribuire all’incremento ed alla santificazione della Chiesa (can. diritto alla tutela dei propri diritti e alla difesa in giudizio. grazie alla rigenerazione in Cristo. 220). nel senso che il legislatore della Chiesa ha preferito esplicitare i doveri mentre negli ordinamenti statali sono impliciti nella formulazione dei diritti. 217). i doveri fondamentali del fedele. 213). per rendersi conto che tali diritti devono essere intesi in maniera coerente con le caratteristiche strutturali e finalistiche della Chiesa. diritto di esercitare personalmente l’apostolato (can. 216). diritto all’educazione cristiana (can. diritto alla libera scelta dello stato di vita (can. diritto ai sacramenti e agli altri beni spirituali (can. Queste disposizioni aprono con l’affermazione del principio di eguaglianza che è formalmente entrato nella legislazione ecclesiastica solo con il codice ora in vigore. diritto alla libertà di ricerca nelle sacre discipline (can. 209 in cui si dice che i fedeli sono tenuti 21 . cioè il legislatore ha formulato una catalogo di doveri e diritti comuni sotto il titolo “Obblighi e diritti di tutti i fedeli” o “De omnium christifidelium obligationibus et iuribus”. il legislatore canonico contempla. Si tratta di una differenza che nasce dalla concezione canonistica fortemente tributaria dei diritti fondamentali. In passato invece la Chiesa era organizzata come una società giuridicamente organizzata per ceti. ma anche perché. 219). basta pensare al principio di reciprocità o al principio dei limiti che la libertà di ciascuno incontra nella libertà dell’altro. Oggi invece l’ordinamento canonico ha fatto proprio il principio di eguaglianza per cui le differenze di trattamento giuridico non derivano da uno status ma dalle differenti funzioni che ciascuno è chiamato a svolgere. che possiamo riassumere così: dovere di mantenere la comunione della Chiesa e soddisfare le obbligazioni personali verso la Chiesa (can. 209). dovere dei fedeli di obbedire ai propri pastori. diritti e doveri fondamentali di tutti i fedeli che troviamo al canone 208 poiché non vi possono essere libertà. A questo principio sono connessi i diritti e doveri fondamentali del cristiano ovvero i canoni 209 – 222. infatti in passato si preferiva il principio dell’ineguaglianza. quasi prima dei diritti. pure se si tratta di diritti rinvenibili negli ordinamenti secolari. Questo risponde anche ai principi dell’ecclesiologia del Concilio Vaticano II e specialmente nella Lumen gentium dove troviamo che uno solo è il popolo eletto da Dio. Il can. 212). e dunque tutti cooperano all’edificazione del Corpo di Cristo. diritto all’esercizio di culto ed alla propria spiritualità (can. 221). diritto – dovere di partecipare all’opera di diffusione del messaggio evangelico (can. Quindi il canone 207 permette la distinguibilità di forme di vita che danno luogo ad uno statuto canonico particolare. diritto al buon nome nella comunità ecclesiastica (can. l’obbligo di sovvenire alle necessità della Chiesa provvedendo alle necessità dei poveri e degli emarginati (can. quindi non c’è nessuna ineguaglianza in Cristo e nella Chiesa.né chierici né religiosi. In questa parte del codice sono confluite le disposizioni contenute nel progetto “Lex Ecclesiae fundamentalis” mai portato a termine. un solo battesimo. 222). cioè una società in cui l’appartenenza ai vari ceti comportava la titolarità di uno status e di diritti e doveri propri. 214). 218). Un esempio è il diritto di libertà di associazione. presente nella Chiesa da un punto di vista sacramentale – ministeriale. una sola fede. diritto alla libertà di associazione e di riunione nella Chiesa (can. A differenza di quanto accade negli ordinamenti giuridici secolari. diritti e doveri comuni a tutti i fedeli se questi non godono di una posizione di eguaglianza all’interno dell’ordinamento. 211). 223 infatti afferma che ad ogni fedele incombe il diritto di tener conto sia del bene comune della Chiesa. nonché diritto a non essere colpiti da sanzioni penali non a norma di legge (can. 208 invece afferma che fra tutti i fedeli c’è una vera uguaglianza nella dignità e nell’agire. sia dei diritti degli altri e dei propri doveri verso gli altri. non solo perché esistono diritti sanciti dal codice che non hanno alcun riscontro negli ordinamenti giuridici secolari. nonché il diritto – dovere di manifestazione del pensiero nella Chiesa su questioni concernenti il bene comune (can. Inoltre si deve notare l’eterogeneità dei diritti fondamentali del cristiano nell’ordinamento canonico rispetto ai diritti dell’uomo e del cittadino racchiusi nelle costituzioni contemporanee. Il can. Questa affermazione del principio di eguaglianza è la premessa al manipolo di libertà. esiste un solo Signore. Lo statuto giuridico comune: i doveri e diritti fondamentali Dal canone 208 al canone 223 viene delineato lo stato comune a tutti i fedeli.

748 il quale afferma che non è mai lecito indurre gli uomini con la costrizione ad abbracciare la fede cattolica contro la loro coscienza e il can. la tollera perché ha una visione relativista secondo cui ogni posizione deve essere tollerata perché ha la stessa dignità delle altre. Nel diritto canonico troviamo una concezione giusnaturalistica. I fedeli laici Un famoso testo di s. mentre ha poco senso considerarlo nella Chiesa. società ad appartenenza volontaria. Negli anni ’40 appare la Dichiarazione Universale dei Diritti dell’uomo da parte dell’ONU. cioè ritiene che i diritti umani non sono naturali ma sono riconosciuti dal legislatore quindi sono diritti storici e mutevoli. La società si divide in due posizioni: concezione giusnaturalista. 2 della Costituzione riconosce i diritti umani. inizia precisando che esistono due categorie di fedeli (“Duo sunt genera christianorum”). entrando a far parte delle fonti del diritto canonico del tempo. i diritti dei fedeli non rappresentano espressione e strumento della massima emancipazione dell’individuo da ogni vincolo sociale o istituzionale ma piuttosto costituiscono delle sfere autonome di azione del fedele sempre protese al conseguimento del fine supremo della Chiesa. sono autorizzati a sposarsi… possono essere salvati se 22 . 213) detto diritto fondamentale del cristiano. imponendo una diversa concezione sia dei rapporti tra le varie istanze gerarchiche all’interno della Chiesa sia degli stessi diritti soggettivi. dichiarato inviolabile nella dichiarazione “Dignitatis humanae” dal Concilio Vaticano II. nell’età medievale.all’obbligo di conservare sempre la comunione con la Chiesa. Nel dibattito avvenuto nel corso dell’avvento del codice (1983) non si parla di diritti fondamentali anche se il termine viene usato spesso. Appunti: Nell’ordinamento canonico sono contemplati i diritti fondamentali? E’ una questione ambigua perché si può essere d’accordo sulla loro applicazione ma non sul loro fondamento. riportato nel Decretum di Graziano. Senza dover aderire all’impostazione teorica della scuola canonistica di orientamento teologico. In conclusione si deve osservare che solo i battezzati che sono nella piena comunione con la Chiesa cattolica hanno attualmente ed effettivamente la pienezza dei diritti e dei doveri. 209 afferma che il principio di comunione rappresenta uno degli elementi che più distingue la logica dell’ordinamento canonico da quella degli ordinamenti secolari. ritiene che la posizione dell’individuo deve essere protetta dal legislatore ogni volta che voglia imporre se stesso. nella seconda troviamo i fedeli laici che. come spiega san Girolamo. è la concezione comunista – Marxista dei paesi dell’est degli anni ’60. Questo manifesta la radicalizzazione. della distinzione fra chierici e laici e l’accentuazione del processo di “clericalizzazione” poiché il Decretum di Graziano viene inserito nel Corpus Iuris Canonici. dignità della persona umana) ed è la concezione dell’ordinamento italiano che all’art. Dalla concezione giuspositivista emergono altri due filoni di pensiero: il giuspositivismo statalistico. Anche se il mondo occidentale viene aggredito da questa posizione. Questo diritto ha un senso se si pone nello Stato. società ad appartenenza necessaria. Ma al contrario dei diritti fondamentali degli ordinamenti secolari. giuspositivismo individualista. ad esempio il diritto di libertà religiosa. il can. Nel diritto canonico esiste una seconda categoria di diritti fondamentali. per poter essere battezzato. solo coloro a cui è permesso possedere beni temporali per i propri bisogni. concezione giuspositivista. Questo elenco di diritti e doveri non sembra esaustivo per due motivi: per la genericità in cui sono formulati alcuni canoni. Questo principio appartiene da sempre all’esperienza della Chiesa ma è stato ulteriormente rafforzato dal Concilio Vaticano II per sottolineare il passaggio da una ecclesiologia societaria (principio della societas) ad una ecclesiologia di comunione intenta a recuperare l’intera realtà divino . Infatti troviamo il can. cioè ritiene che i diritti fondamentali si trovano nell’etica naturale e spettano a tutti (ad es. Girolamo. parola di Dio. 865 il quale afferma che un adulto. Una parte della cultura islamica si pone in modo polemico nei confronti dei diritti umani ritenendoli frutto della cultura occidentale e soprattutto cristiana. deve manifestare la volontà di ricevere il battesimo. Il testo spiega che i cristiani si dividono in due categorie: nella prima troviamo sia i deputati al culto divino (chierici) sia coloro che ricercano il miglioramento dei propri costumi attraverso la scelta di un preciso stato di vita (monaci). Esistono poi dei diritti fondamentali che esprimono istanze proprie del diritto naturale. carismi) irriducibili all’esperienza giuridica secolare. filosofo. credeva che si sarebbe raggiunto un compromesso tramite un contratto e che non si sarebbe giunti a niente partendo dai fondamenti. perché l’ordinamento canonico è un ordinamento aperto al diritto divino naturale e positivo. il can. cioè anche laddove non fossero positivizzate esistono i diritti umani.umana della Chiesa ponendo in rilievo elementi (sacramenti. ritiene che lo Stato può dare e togliere. cioè dei diritti fondamentali che però prendono in considerazione non l’uomo in quanto tale ma l’uomo in quanto fedele (ad es. Jacques Maritain.

Perciò i fedeli laici godono nell’ordinamento giuridico di una vera eguaglianza sostanziale. La caratteristica dei fedeli laici è data dal compito di ordinare le cose temporali in conformità con lo spirito evangelico e di rendere testimonianza di Cristo nella trattazione delle cose temporali (can. Il codice di diritto canonico disciplina lo stato dei fedeli laici con una serie di disposizioni che possono essere sistematizzate secondo una triplice prospettiva (cann. verso l’esterno devono offrire viva testimonianza della santità e della indissolubilità del matrimonio cristiano. Dopo Trento la distinzione tra chierici e laici si accentuò fino al codice del 1917 compreso. I fedeli laici hanno anche una specifica funzione all’interno della Chiesa. attraverso un approfondimento della natura della Chiesa. Il Concilio. anche qui ci sono diversi canoni. Il codice contiene un’ampia parte dedicata al matrimonio sacramento. Ad esempio il can. possono essere consultati sulla nomina dei Vescovi e dei parroci (can. 224 – 231). Questa separazione si prolunga fino al Concilio Vaticano II il quale opera una rivalutazione del laicato. All’interno della famiglia i coniugi devono essere apostoli reciprocamente e devono essere i primi annunciatori di Cristo ai propri figli. cioè anche i laici hanno il proprio compito nella missione del popolo di Dio. soprattutto in quelle circostanze concrete nelle quali l’azione dei chierici è difficile o impossibile. i primi chiamati a svolgere un ruolo attivo nella Chiesa (populus ducens). ci fu il Concilio di Trento che dovette reagire alla riforma protestante di Martin Lutero. possono partecipare ai concili particolari e provinciali (can. cioè contribuire alla santificazione del mondo. al tempo stesso riflette una gerarchia di valori. ad esempio can. riaffermando l’importanza della mediazione ecclesiale tra il fedele e Dio. invece. 519). cioè comunità dei fedeli. Per questo si è dovuta rimarcare l’esistenza di un sacerdozio ordinato e distinto dalla comunità dei fedeli. sono chiamati a cooperare col parroco (can. ma prevede anche 23 . 443). Nell’età moderna. i secondi chiamati a svolgere un ruolo passivo (populus ductus). possono prendere parte al sinodo diocesano (can. Questo testo mostra una concezione clericale della Chiesa quindi manifesta una riaffermazione della Chiesa come società ineguale. interna ed esterna. poiché il matrimonio è la condizione di vita più comune tra i laici. Ci sono molte ragioni per questo modo di pensare ai fedeli laici ma principalmente sono due. 1064). segue un lungo periodo in cui si radicalizza la distinzione tra chierici e laici. mostrando una concezione restrittiva del fedele laico poiché vista come concessione alle umane debolezze e quindi non come la condizione migliore. Nella Lumen gentium. Si tratta di norme di principio chiamate a costituire criteri di interpretazione delle più specifiche disposizioni riguardanti i fedeli laici. possono essere uditi dall’Ordinario del luogo per la predisposizione pastorale della famiglia (can. ad esempio i laici possono presiedere associazioni pubbliche di fedeli (can. Nel decreto conciliare sull’apostolato dei laici “Apostolicam actuositatem” si dice che nella Chiesa c’è diversità di ministero ma unità di missione. A proposito del matrimonio il diritto canonico non tende a definire il fedele laico in relazione allo status coniugale. Dopo il Concilio Vaticano II il laico viene inteso come la Chiesa stessa nel mondo. infatti il Concilio si occupò quasi esclusivamente del clero. Per quanto riguarda la funzione dei laici nel mondo. con il termine laici si intendono tutti i fedeli ad esclusione dei membri dell’ordine sacro e dello stato religioso sancito nella Chiesa. 226 dispone che coloro che vivono nello stato coniugale sono tenuti all’obbligo di lavorare ad edificare il popolo di Dio attraverso il matrimonio e la famiglia. nel can. 224). 317). 225 per il quale i fedeli laici hanno il diritto e il dovere di lavorare perché il messaggio di salvezza sia conosciuto e fatto proprio da tutti gli uomini. in sostanza l’istituzione ecclesiastica lottò col potere imperiale per emanciparsi dalla sudditanza e riacquistare la propria autonomia. senza negare le concezioni gerarchico – giuridiche della Chiesa come istituzione e carismatico – spirituale come Corpo Mistico di Cristo. entrano a comporre il consiglio pastorale diocesano e parrocchiale (can. Il diritto vigente nella disciplina di matrimonio e famiglia tiene conto di una duplice prospettiva. Quindi la missione della Chiesa non è esclusiva né si identifica con quella dei chierici ma è propria di tutto il popolo di Dio. 377). Nel medioevo la rivendicazione della libertà della Chiesa (libertas Ecclesiae) da parte del Papato nei confronti del potere civile ebbe un forte influsso nella distinzione tra chierici e laici. Ovviamente il fedele laico ha un ministero diverso da quello dei chierici in ragione della sua condizione secolare. 460). che comporta la titolarità dei diritti e dei doveri relativi a tutti i fedeli (can. deve santificare sé stesso ed il mondo in cui vive. 512). In conclusione alla prima età della Chiesa chierici e laici svolgono un ruolo attivo nella comunità ecclesiale. 225). presenta la Chiesa come popolo di Dio.evitano i vizi e fanno del bene. Innanzitutto le disposizioni che riguardano la partecipazione dei fedeli laici all’unica missione della Chiesa. 227 viene riconosciuta ai fedeli laici la libertà nelle cose civili che spetta a tutti i cittadini. Questo ha portato ad un processo di identificazione della Chiesa con il ceto clericale perché la libertà della Chiesa dal potere secolare fu perseguita attraverso la progressiva emarginazione dei laici. ovviamente la sua vocazione è cercare il Regno di Dio trattando le cose temporali.

759. hanno il diritto di scegliere liberamente la scuola per i propri figli (can. pubblico dai chierici. una speciale funzione di santificazione (es. quindi sono di diritto pubblico. In relazione ai rapporti tra genitori e figli. I laici possono inoltre assistere alla celebrazione del matrimonio e amministrare alcuni sacramentali. in caso di mancanza di chierici. di svolgere uffici non richiedenti l’ordine sacro. appartiene a tutto il popolo di Dio in ragione del carattere missionario della Chiesa. Una modalità di insegnamento della gerarchia è l’insegnamento scientifico o dottorale di scienza sacra e secondo il can. celebrazione dei sacramenti) spetta solo ai chierici. per renderli partecipi della santità di Cristo. Lo stesso canone permette ai laici di svolgere temporaneamente delle funzioni come lettore. La cooperazione dei laici alle funzioni gerarchiche I fedeli laici possono essere chiamati a collaborare con i ministri sacri (chierici) all’esercizio delle loro tre funzioni. in particolare ai Vescovi. con l’età e le doti giuste. come si afferma nel can. Esistono casi nei quali il diritto canonico configura la possibilità di conferire ai laici uffici ecclesiastici che comportano la titolarità della potestas regiminis. Questa funzione si trova nel can. cioè dei ministeri istituiti (ufficialmente determinati per speciali compiti e mansioni) distinti dai ministeri di fatto (categoria aperta di servizi alla comunità ecclesiale). dunque tra gli uffici si devono distinguere quelli strettamente clericali (stricte clericalia) e quelli meramente laicali per i quali non è richiesto l’ordine sacro. è partecipata da ogni fedele in virtù del sacerdozio comune. Si configura una partecipazione del laicato all’insegnamento pubblico della Rivelazione divina. autentico. autorevole. escludendo l’omelia che è riservata ai chierici. 776 afferma che la formazione catechetica è funzione del parroco ma può farsi aiutare anche dai fedeli laici. Più complessa la cooperazione dei laici alla funzione regale o di governo della Chiesa (munus regendi). mediante rito liturgico. ai ministeri di lettori e di accoliti. 835 in cui sono precisate le varie funzioni che spettano alla gerarchia. 796). o di insegnare. commentatore o cantore. 228). 793). 766 dispone che i fedeli laici possono in certe circostanze predicare in una chiesa o in un oratorio. costituito per disposizione sia di diritto divino sia di diritto umano. poiché queste associazioni possono essere presiedute da laici (can. La funzione di santificare gli uomini (munus sanctificandi). ai consigli per gli affari economici (can. 797) ma hanno il dovere di scegliere una scuola che dia un’educazione cattolica ai propri figli (can. Un altro caso si ha nelle associazioni pubbliche di fedeli con lo scopo di insegnare la dottrina cristiana (can. A questa disposizione occorre aggiungere il can. Soprattutto su entrambi i genitori grava l’obbligo di seguire i propri figli per ricevere a tempo debito i sacramenti. Il diritto canonico prevede anche casi in cui i fedeli comuni possono cooperare alla funzione di santificare propria della gerarchia. Per quanto riguarda la funzione profetica. Esistono infatti modi diversi di partecipare alla funzione di insegnare (munus docendi): è esercitata in modo ufficiale. 145. Ad esempio nell’ambito amministrativo la partecipazione dei laici ai consigli pastorali (can. aggiungendo che i fedeli possono cooperare a norma del diritto. Il can.disposizioni relative alla famiglia che riguardano profili più attinenti alle competenze della Chiesa. 492) e ai consigli in genere (can. da esercitarsi per un fine spirituale. nell’ambito giudiziario i laici possono essere assunti all’ufficio di giudice (can. ad esempio il can. Nel can. sia nell’ambito amministrativo che in quello giudiziario. in modo non ufficiale e privato dai fedeli comuni. 229 anche i laici idonei possono insegnare le scienze sacre. nonché. 129 troviamo che sono abili alla potestà di governo (nella Chiesa per istituzione divina) coloro che hanno ricevuto l’ordine sacro. vengono costituite dalla competente autorità e ricevono la missio per i fini che si propongono di conseguire. ai presbiteri e ai diaconi. 228 secondo cui i laici che risultano idonei sono giuridicamente abili ad essere assunti in quegli uffici ecclesiastici secondo le disposizioni del diritto. 784). 230 dispone ad esempio che i laici di sesso maschile. mantenendo l’antico primato dell’eguaglianza tra i coniugi. 24 . 512). 317) ma hanno finalità che si connettono con il munus docendi della gerarchia. e poi è distinta la particolare forma in cui tutti i fedeli partecipano a questa funzione. cioè i chierici. 774). pone a carico di entrambi i genitori l’obbligo di formare i figli nella fede cristiana (can. l’ufficio ecclesiastico è qualunque incarico. Invece il can. possono essere stabilmente assunti. Esistono dei casi però in cui i fedeli laici sono chiamati a cooperare al munus docendi della gerarchia. Nel diritto canonico vigente gli uffici ecclesiastici non sono riservati ai chierici ma possono essere conferiti anche ai laici. 301). in particolare dai catechisti che sono chiamati in modo speciale alla prima predicazione del cristianesimo ai non cristiani (can. Poi sulla base del can. inoltre i genitori hanno il diritto – dovere di educare la prole e hanno il diritto di ricevere un aiuto dalla società civile per provvedere all’educazione cattolica dei figli (can.

1424). La missione della Chiesa non è propria ed esclusiva della gerarchia ma di tutto il popolo di Dio. secondo cui esistono azioni che i fedeli compiono individualmente in nome proprio e azioni che compiono in nome della Chiesa in comunione con i loro pastori. carità. In particolare nei canoni 298 – 299 è sancito il diritto dei fedeli di formare associazioni con fini di pietà. le persone giuridiche pubbliche sono costituite dall’autorità competente e agiscono in nome di questa. di incrementare il culto pubblico (can.associazioni pubbliche: costituite direttamente dall’autorità ecclesiastica o aventi lo scopo di insegnare la dottrina cristiana in nome della Chiesa. Tra le disposizioni di carattere generale troviamo la necessità di avere il consenso da parte della competente autorità per poter dire che l’associazione è cattolica (can. perché sembra contraddire le altre disposizioni. Quest’ultimo è individuato nel Concilio Vaticano II che guarda alla Chiesa come popolo di Dio. fatta eccezione per i casi in cui il diritto ammette anche i fedeli laici. le persone giuridiche private nascono per libera iniziativa dei fedeli e agiscono in nome propria per il perseguimento delle finalità proprie della Chiesa. 215. detta ecclesiale. Si potrebbe più semplicemente dire che in via generale gli uffici ecclesiastici che comportano esercizio della potestà di governo sono riservati ai soli chierici. 310). 116). 301). ciò è tanto più vero in relazione all’ordinamento canonico nel quale si realizza una compenetrazione della vita e del destino del singolo con la vita ed il destino del tutto e viceversa. Questa distinzione si riflette sul regime giuridico delle associazioni. Nella figura dell’associazione si trova lo strumento tecnico giuridico con cui realizzare strutture più complesse per 25 . 305). non solo una formazione cristiana e generale in relazione alle finalità dell’associazione ma anche una preparazione professionale specifica sulle attività dell’associazione (il cosiddetto volontariato). Questa distinzione si ricollega alla più generale distinzione operata dal codice canonico tra persone giuridiche private e pubbliche (can. In altre parole il diritto positivo viene a favorire la formazione di quelle associazioni che rispondono alla funzione dei fedeli laici nel mondo e che si ispirano al Concilio Vaticano II. Le associazioni senza personalità giuridica possono possedere beni con l’effetto di far sorgere diritti in capo ai consociati intesi come comproprietari (can. Non è facile quindi comprendere il canone 274 secondo il quale solo i chierici possono ottenere uffici il cui esercizio richieda la potestà di ordine o la potestà di governo. 300). che potrebbe essere conferita anche a chi non ha l’ordine sacro. Possiamo dire che il canone 215 positivizza un diritto naturale proprio di ogni uomo. perciò l’associarsi dei membri della comunità ecclesiale è opportuno. In questo diritto di associazione si riflette la duplice missione dei laici: nella Chiesa e nel mondo e nella cooperazione al ministero gerarchico.associazioni private: sono costituite per iniziativa dei fedeli (can. 328). Alle associazioni di fedeli laici si applicano anche alcune norme speciali.1421) così come possono svolgere l’ufficio di assessore (can. il codice detta un’ampia disciplina al fenomeno associativo nella Chiesa. ma sarebbe riduttivo poiché se è vero che il diritto di associazione non è mai fine a sé stesso. ma trova riconoscimento e disciplina nella misura in cui l’associazione persegue le finalità. apostolato. In conclusione possiamo dire che la cooperazione dei fedeli laici alle funzioni dei ministri sacri possono essere considerate come forme di supplenza. 299) . Per risolvere questo problema la dottrina ha trovato varie soluzioni. che possono essere erette dalla competente autorità ecclesiastica. in particolare i beni appartenenti alle persone giuridiche pubbliche entrano a comporre il patrimonio ecclesiastico (bona ecclesiastica). in particolare è incoraggiata la loro costituzione per il perseguimento di fini spirituali. Secondo altri nella Chiesa esiste una duplice giurisdizione: una sacramentale e l’altra non sacramentale. la necessità di avere propri statuti. propria denominazione e prevedere le modalità di iscrizione e dimissione dei soci (can. Secondo alcuni solo i chierici avrebbero un’abilità permanente alla potestas regiminis e i laici possono solo collaborare con i chierici titolari. esercitando funzioni autoritative. Le associazioni di fedeli Con il diritto di libertà di associazione riconosciuto dal can. Il codice distingue due tipi di associazioni: . In questi casi si tratta di una potestà di governo per il cui esercizio non è necessaria la sussistenza del presupposto dell’ordine sacro. Coloro che presiedono a queste associazioni devono favorire la cooperazione con altre associazioni affinché siano di aiuto alle opere cristiane (can. culto. Soprattutto i responsabili devono curare la formazione dei consociati. Il fondamento del diritto di associazione in realtà è duplice: naturale e soprannaturale. Altri ancora sostengono che solo gli ordinati in sacris avrebbero una pretesa giuridicamente tutelata nell’ordinamento ad ottenere uffici ecclesiastici e i laici di conseguenza potrebbero ottenere uffici ecclesiastici con tale potestà senza che ciò risponda ad un preciso diritto.

Quest’ultima può consistere nella concessione di un particolare ufficio o nell’assegnazione di una parte di fedeli per il loro governo pastorale. costituito stabilmente per disposizione sia divina sia ecclesiastica. l’amministrazione dei sacramenti e la finalità suprema della salvezza delle anime (suprema lex. La Chiesa quindi vista come comunione istituzionale gerarchicamente ordinata. da esercitarsi per un fine spirituale” (can. insiti nella natura dell’uomo (diritto divino naturale). Oggi il magistero della Chiesa si rivolge anche all’esterno della comunità dei credenti per riaffermare i principi morali insiti nell’uomo. Questi segni realizzano alcune funzioni specifiche dell’azione di Cristo come capo della Chiesa. per accettazione dell’eletto (can. Nel Concilio Vaticano II infatti si dice che Cristo ha stabilito nella sua Chiesa i vari ministeri. can. conferma o ammissione. L’ordinato compimento dei tria munera richiede una complessa organizzazione ecclesiastica. nata dalla chiamata del suo Fondatore. per libera elezione. Si tratta quindi di un duplice compito: l’annuncio della verità rivelata o depositum fidei. Dunque il potere della Chiesa ha carattere personale in forza della consacrazione (la persona ordinata in sacris). Si tratta di una facoltà che si traduce in capacità di carattere ontologico a realizzare atti capaci di generare la vita soprannaturale. 834).esplicitare le funzioni propriamente laicali (associazioni private) o le funzioni derivate dal ministero gerarchico (associazioni pubbliche). L’assegnazione di un ufficio avviene mediante libero conferimento. ma presenta anche una forte dimensione istituzionale in virtù degli stretti vincoli di comunione. istituzione. questo vale soprattutto per i laici. dette tria munera Ecclesiae. Il Governo della Chiesa La Chiesa è una societas gerarchicamente ordinata. i ministri sono rivestiti di sacra potestà e servono i loro fratelli. La parola di Dio e i sacramenti sono dunque il bene più prezioso e la fonte più autentica dell’ordinamento ecclesiale e della sua organizzazione. Nella consacrazione troviamo un’ontologica partecipazione dei sacri uffici o munera. la riaffermazione di quei principi morali. impegnati nei vari 26 . Si può entrare a far parte del Collegio episcopale in virtù della consacrazione episcopale (la pienezza dell’ordine) e con la comunione gerarchica con il Capo del Collegio e con gli altri membri. Tutti i fedeli hanno il diritto e il dovere di contribuire all’annuncio della salvezza (can. Viene conferita mediante il sacramento dell’ordine e ha carattere personale perché viene conferita ad una persona imprimendole un carattere indelebile. Questa missione e i mezzi di salvezza differenziano la Chiesa da qualsiasi altra società o associazione. quindi vincolanti per tutti gli uomini a prescindere dall’adesione di fede alla verità rivelata (per questo oggi vengono attenuati gli originari caratteri di potestas). ma costituisce una comunità di persone legate tra loro da vincoli di comunione. Infatti la Chiesa non solo fonda e organizza su questa base la sua struttura gerarchica e la potestas sacra. potestà di magistero (munus docendi) e potestà di giurisdizione (munus regendi). ha ricevuto dal suo Fondatore il compito di predicare il Vangelo a tutte le genti (munus docendi) e di amministrare i sacramenti (munus santificandi). La sacra potestas discende dall’originario mandato apostolico e ne sono titolari supremi il Collegio episcopale e il Pontefice. nella quale tali funzioni sono divise in distinte sfere di competenza. La potestà di ordine La potestà di ordine è ordinata alla santificazione degli uomini mediante l’azione liturgica e l’amministrazione dei sacramenti (can. che producono la grazia ex opere operato. manifestano una dimensione di giustizia nei rapporti interpersonali all’interno della Chiesa. Nel passato si rivolgeva essenzialmente ai credenti per insegnare loro le verità di fede. con un’unità elementare detta “ufficio ecclesiastico”. infatti il culmine di queste funzioni è agire impersonando Cristo nell’eucarestia (in persona Christi Capitis). 211). Infatti in questa triplice potestà si manifesta il prolungamento dell’azione di Cristo nella Chiesa. definito come “qualunque incarico. 1752). corrispondenti al triplice ufficio sacerdotale. 146 ss). La potestà di magistero La potestà di magistero è il compito di predicare il Vangelo a tutte le genti e di annunciare sempre e dovunque i principi morali. profetico e regale di Cristo. La “sacra potestas” La predicazione del Vangelo. contrastare gli errori dottrinali e richiamarli all’osservanza dei precetti della morale cristiana. ma per essere liberi nell’esercizio della potestà (ad actum expedita) deve accedere la canonica o giuridica determinazione (iuridica determinatio) o missio canonica. è ricevuto dalla Chiesa e affidato agli Apostoli e ai suoi successori. Essa conferisce al suo titolare la facoltà di compiere segni sacramentali o segni sensibili istituiti da Cristo. 145). Si distingue in potestà di ordine (munus sanctificandi).

ambiti della realtà temporale. in questo caso i fedeli sono tenuti a prestare un religioso ossequio dell’intelletto e della volontà (can. cioè una parte delle funzioni inerenti ad un ufficio di governo vengono affidate. Il Vaticano II opera un recupero della duplice e inscindibile natura misterico-sacramentale e gerarchico-istituzionale della Chiesa. 749). in comunione con il Capo e i membri del Collegio. è il potere di governare i fedeli nella vita sociale della Chiesa ed esiste per istituzione divina (can. In passato. cioè sono tenuti ad osservare con cristiana obbedienza ciò che i sacri Pastori dichiarano come maestri della fede o dispongono come capi della Chiesa (can. 129). destinata alla produzione di norme generali gerarchicamente superiori. b) coloro che godono di una potestà esecutiva ordinaria generale. portando ad una divaricazione tra potestà di ordine (riservata agli ordinati in sacris) e potestà di giurisdizione. si era affievolita la coscienza dell’unitarietà della potestas sacra. Esistono diverse gradazioni: il livello supremo è l’infallibilità di cui gode il Pontefice in forza del suo ufficio. Anche se non è stato recepito il principio della separazione dei poteri a distinti apparati e organi di governo. 135 afferma che: . 134). ne gode il legislatore. o munus docendi. il vicario generale nella curia diocesana).la potestà legislativa. l’ordinamento stesso della Chiesa si sviluppa sulla base del sacramento dell’ordine. 752). una partecipazione ontologica spetta ai presbiteri in forza del sacramento dell’ordine. 27 . ad un altro soggetto perché le svolga in nome o per conto del primo. I Vescovi non godono dell’infallibilità ma. 131) e può definirsi propria se è esercitata dalla persona titolare dell’ufficio. a causa del processo di assimilazione della Chiesa agli Stati. La fede è adesione piena dell’intelletto e della volontà a Dio. Una tecnica di trasferimento di funzioni è l’istituto della delega dei poteri. utilità o necessità. 212). dotati almeno di potestà esecutiva ordinaria. Infatti riserva agli ordinati in sacris gli uffici con potestà di governo a cui i fedeli laici possono solo cooperare a norma del diritto (can. identificano una serie di attività e funzioni omogenee per meglio precisarne il regime di esercizio. è un mandato conferito alla persona stessa. che li costituisce principali collaboratori del Vescovo. esecutiva e giudiziaria (can. Oggetto della fede sono tutte quelle cose che sono contenute nella parola di Dio scritta o tramandata e che sono proposte come divinamente rivelate sia dal magistero solenne della Chiesa (verità infallibile divina e cattolica) che dal suo magistero ordinario e universale (verità divina e cattolica) (can. dal diritto stesso o dal titolare del potere. La potestà delegata viene trasferita per ragioni di urgenza. Per Ordinario del luogo si intendono tutti quelli sopra elencati eccetto la lettera c) (can. c) per i propri membri. Quindi questo è un magistero ordinario ma non infallibile. 129). o vicaria se è esercitata in rappresentanza di altri (es. La potestà esecutiva ordinaria è ipso iure riconosciuta ad una serie di soggetti destinati unitariamente con il termine di Ordinario (can. 131). sono autentici dottori e maestri della fede per i fedeli a loro affidati (can. i Vescovi diocesani e quelli preposti ad una chiesa particolare. ad una persona o ad un ufficio avente carattere transitorio (delegato). 134). L’ufficio di insegnare. non in ragione dell’ufficio (can. ossia i vicari generali ed episcopali. La tripartizione dei poteri Il codice ha introdotto ex novo la distinzione della potestas regiminis in potestà legislativa. questi soggetti sono: a) il Romano Pontefice. analoga prerogativa spetta al Collegio episcopale quando i Vescovi si riuniscono in Concilio Ecumenico e dichiarano in un’unica sentenza da tenersi come definitiva per tutta la Chiesa una dottrina sulla fede o sui costumi (can. ossia l’insegnamento circa la fede e i costumi impartito senza proclamarlo con atto definitivo. Anche la potestà di giurisdizione risulta quindi indissolubilmente legata alla dimensione ontologica del sacramento dell’ordine. Infatti il can. 749). ritenuta funzionale alle esigenze di governo della societas cristiana. ciò ha comportato la riaffermazione dell’unitarietà della sacra potestas e del fondamento sacramentale del potere della Chiesa. è da esercitarsi nel modo stabilito dal diritto. i superiori maggiori degli istituti religiosi e della società di vita apostolica. non può essere validamente delegata (perché spetta solo al Sommo Pontefice e ai Vescovi) se non è disposto esplicitamente altro dal diritto. 135). La potestà ordinaria è quella che dallo stesso diritto è annessa a un ufficio (can. 750). 753). La potestà di giurisdizione La potestà di giurisdizione. Nessuna dottrina è infatti infallibilmente definita se ciò non consta manifestamente (can. L’origine della sacra potestas discende dall’appartenenza al Collegio episcopale. ha dunque un duplice fondamento: la rivelazione e il magistero della Chiesa. o potestas regiminis. Ad un gradino inferiore troviamo il magistero autentico del Pontefice e del Collegio dei Vescovi. è esercitato dalla gerarchia e assume carattere vincolante per i fedeli. Si fa quindi una distinzione tra potestà ordinaria e potestà delegata.

Il Concilio Vaticano II ha precisato la dottrina sui Vescovi e sulla Chiesa particolare. poiché in esso permane 28 . i Vescovi. fossero nella sua Chiesa pastori fino alla fine dei secoli. ne godono i giudici e i collegi giudiziari (potestà vicaria). La “nota explicativa praevia” alla Lumen gentium precisa che l’espressione “collegio” non è da intendersi in senso strettamente giuridico. La tesi più convincente è quella dei due soggetti inadeguatamente distinti titolari di potestà suprema sulla Chiesa universale (Betrams. Agli Apostoli prepose il beato Pietro e in lui stabilì il principio dell’unità della fede e della comunione. La rivalutazione operata dal Concilio della collegialità episcopale corrisponde alla natura originaria della Chiesa. Lo Castro). ma di un gruppo stabile. La Riforma cattolica portò un processo di centralizzazione del governo della Chiesa universale attorno al Pontefice in difesa all’interno della sua dottrina sacramentale contro le eresie. ma il primo può esercitarla liberamente e il Collegio dei Vescovi deve sempre intendersi con il suo capo. Questo determinò una grave crisi nel delicato equilibrio costituzionale che comportò il trasferimento per alcuni decenni della sede dei Papi in Francia. La costituzione gerarchica della Chiesa è quindi di istituzione divina ed è fondata sul Collegio dei Vescovi e sul primato del Pontefice. destinata al perseguimento dei fini dell’amministrazione ecclesiastica mediante l’applicazione delle leggi. poiché ha il merito di risolvere la contraddizione della loro esistenza recuperando l’unità del potere nella Chiesa a livello teologico. è una successione organica e non personale poiché ogni nuovo Vescovo dal momento della consacrazione entra a far parte del Collegio e non succede singolarmente ad uno dei dodici apostoli. anche se i deliberati furono approvati dal Pontefice. Mentre prima le principali definizioni dottrinali furono il frutto di importanti concili orientali.- - la potestà giudiziale. Gli organi di governo della Chiesa universale . all’esterno a tutela delle sue prerogative contro le rivendicazioni giurisdizionalistiche degli Stati moderni. fondata sulla natura collegiale e sacramentale dell’episcopato. il quale nel Collegio conserva integro il suo ufficio di Vicario di Cristo e Pastore della Chiesa universale. inoltre volle che i loro successori. Il Collegio dei Vescovi è l’organo che succede all’originario Collegio apostolico. La questione del primato pontificio fu anche al centro delle tensioni che furono all’origine dello scisma d’Oriente (1054) e poi della Riforma protestante (1517). non può essere delegata (perché teoricamente è già delegata). e con i membri. Al contrario per l’ufficio del Pontefice abbiamo una successione personale all’apostolo Pietro. è da esercitarsi nel modo stabilito dal diritto. nei secoli successivi l’autorità del Pontefice si consolidò. il Sommo Pontefice. avendo anche come riferimento un passo di Matteo. Entrambi godono della potestà suprema. Il metodo collegiale ispira il funzionamento e la stessa istituzione di nuove strutture all’interno della Chiesa. Questo processo ebbe inizio con il Concilio di Trento (1545 – 1563) e il suo culmine con il Concilio Vaticano I (1870). Nei primi secoli del secondo millennio la rivendicazione del primato pontificio vide il suo culmine teorico prima nel “dictatus papae” di Gregorio VII (1073 – 1085) e poi nel successivo pontificato di Innocenzo III fino alla bolla “Unam sanctam” di Bonifacio VIII (1294 – 1303). non può assimilarsi dunque alla logica democratica degli Stati ma va considerata come espressione della natura della Chiesa come comunione.Il Collegio dei Vescovi Il Collegio dei Vescovi è formato da tutti i Vescovi in forza della consacrazione episcopale e della comunione gerarchica con il capo. nel quale fu affermato il principio dell’infallibilità del Papa in materia dottrinale quando egli parla ex cathedra. Infatti il Collegio necessariamente e sempre cointende il suo Capo. 137). cioè di un gruppo di eguali. Collegialità e primato: la dinamica del potere nella Chiesa Nella costituzione conciliare “Lumen gentium” si dice che Gesù Cristo ha edificato la santa Chiesa e ha mandato gli Apostoli. la potestà esecutiva ordinaria. ha quindi natura collegiale e insieme primaziale. destinata alla risoluzione delle controversie mediante l’applicazione del diritto al caso concreto. ad Avignone. Nella Chiesa il potere o potestas sacra proviene sempre dall’alto. Questa complessa costruzione costituzionale non ha eguali e ha suscitato una serie di tesi dottrinali che mirano a spiegarne il fondamento teorico. La suprema autorità della Chiesa è costituita dal Romano pontefice e dal Collegio dei Vescovi (can. 330). Il Concilio di Costanza (1414 – 1418) rappresentò la massima affermazione di questa tendenza. Il rapporto tra la collegialità e il primato è l’asse portante del sistema di governo della Chiesa. può essere delegata sia per un atto (delega speciale) che per un insieme di casi (delega generale) a meno che non sia disposto espressamente altro dal diritto (can.

immediata perché non necessita di intermediari e universale perché si estende a tutti. anche se i Padri conciliari possono aggiungere altre questioni che dovranno essere approvate dal Pontefice (can. Il Collegio dei Vescovi esercita la sua potestà. come vicario di Cristo. 331). sottoposti a clausura fino alla proclamazione dell’eletto (“cum clave”). Vi partecipano con voto deliberativo tutti e soli i Vescovi membri del Collegio episcopale. il Concilio viene interrotto ipso iure (can. che però non deve apportare nessuna modifica o innovazione (can. piena immediata e universale sulla Chiesa che può sempre esercitare liberamente (can. Venne istituita da Papa Sisto V con la costituzione apostolica “Immensa aeterni Dei” del 1588. come Pastore della Chiesa universale. naturale e rivelato. Come capo del Collegio episcopale svolge dei compiti già esaminati. devono mantenere il segreto sulle vicende del conclave. 339). La costituzione apostolica “Romano Pontifici eligendo” oggi in vigore e promulgata nel 1975. che esercita attraverso il Cardinale vicario e gli uffici del Vicariato di Roma. I decreti del Concilio hanno forza vincolante solo se sono approvati dal Pontefice. ottiene quindi la potestà piena e suprema con l’elezione legittima. suprema perché è al vertice dell’ordinamento. sospenderlo.Il Romano Pontefice Il Romano Pontefice è il Vescovo della Chiesa di Roma. In quanto successore di Pietro. 333). Il Concilio ecumenico è la massima espressione della collegialità episcopale. Inoltre sempre al Pontefice spetta il compito di determinare le questioni da trattare nel Concilio. nell’esercizio delle funzioni di governo sulla Chiesa universale. forte aspirazione all’unità che si esprime con la ricerca all’interno del Collegio dell’unanimità. Il funzionamento e l’operatività del Concilio ecumenico non dipendono però dall’applicazione del mero principio di maggioranza. 341). indetta o liberamente recepita dal Romano Pontefice (can. Vicario di Cristo e Pastore in terra della Chiesa universale (can. esclude qualsiasi intervento nel conclave di altre autorità e prevede che gli elettori. Il primato della potestà ordinaria si estende su tutte le Chiese particolari e i loro raggruppamenti. sulla Chiesa universale nel Concilio ecumenico ovvero l’azione congiunta dei Vescovi sparsi nel mondo. è anche capo del Collegio dei Vescovi. da lui accettata. Il Papa è titolare dell’ufficio episcopale sulla diocesi di Roma. scioglierlo e approvarne i decreti (can. piena perché non riguarda solo la dottrina. cui presiede il cardinale Segretario di Stato. E’ una potestà ordinaria perché è annessa ad un ufficio. al quale hanno diritto di partecipare tutti i cardinali che non hanno compiuto ottant’anni. L’ufficio di Sommo Pontefice ha carattere elettivo. Questa è costituita da una serie di dicasteri e organismi coordinati dalla Segreteria di Stato. per essere valida. da lui confermati e promulgati. Questa stessa conferma vale anche per i decreti che il Collegio dei Vescovi emana al di fuori del Concilio (can. che ha il suo fondamento in una diretta concessione divina che va distinta dalla suprema potestà di governo su tutta la Chiesa universale. 335). nel corso del tempo ha subito quattro ristrutturazioni e l’ultima è la costituzione apostolica “Pastor Bonus”. l’ufficio concesso dal Signore a Pietro e trasmesso ai suoi successori (can. . La costituzione apostolica “Pastor Bonus” del 1988 individua due caratteristiche: l’indole strumentale o ministerialità. il governo della Chiesa è affidato al Collegio cardinalizio. 331). in quanto capo visibile della comunità dei credenti. presiedendolo o personalmente o attraverso dei delegati. 340). 332). 331). quindi in caso di morte del pontefice o per sua legittima rinuncia all’ufficio. è titolare di una potestà ordinaria vicaria o ministeriale. In caso di vacanza della Sede apostolica. è assistito dalla Curia romana. Il rapporto tra il Concilio e il Pontefice è così stretto che. Come supremo Pastore della Chiesa è sempre congiunto nella comunione con gli altri Vescovi e con tutta la Chiesa salvo il diritto di determinare il modo di esercitare tale ufficio (can. perché ogni espressione della collegialità episcopale va intesa con la concezione della Chiesa come comunione. piena e suprema. 338). . ha potestà ordinaria suprema. anche se possono essere chiamati anche altri soggetti (can. trasferire il Concilio. cioè non ha alcuna autorità o potere al di fuori di quelli che riceve dal Pontefice. Il fatto che questa potestà sia esercitata liberamente significa che non incontra limiti in nessuna autorità umana (can. 29 . nominato dal Pontefice e suo principale collaboratore. Il compito di eleggere il Papa spetta al collegio dei cardinali riuniti in conclave. 333). infatti ne sono stati celebrati in tutto 21 dalle origini del cristianesimo ad oggi. 332). inoltre viene rafforzata la potestà che i vescovi hanno sulle Chiese particolari (can.La Curia romana Il Pontefice. Spetta unicamente al Romano Pontefice convocare il Concilio.perennemente il corpo apostolico (can. 337). in caso di vacanza della Sede apostolica. 338). deve essere fatta liberamente e debitamente manifestata (can. 333) ma non che sia una potestà illimitata perché incontra i limiti del diritto divino. insieme alla consacrazione episcopale. L’eventuale rinuncia all’ufficio. 336). se è gia stato conferito del carattere episcopale ottiene la potestà al momento dell’accettazione (can.

Nonostante ciò tutti i dicasteri della Curia si trovano in una situazione di parità giuridica e agiscono in nome del Pontefice con potestà ordinaria vicaria. Il Sinodo è interamente sottoposto all’autorità del Pontefice. rappresentano una sorta di ministeri. c) Tribunali. per i Pontifici Consigli il potere è meramente consultivo e promozionale. non può però emanare decreti salvo nei casi in cui non sia il Pontefice a concedergli tale potestà (can. né derogare alle prescrizioni del diritto universale vigente.riguardo alla potestà esecutiva e giudiziaria. per il clero. ha due competenze: in 2° e 3° istanza è un tribunale ordinario per gli appelli. per l’unità dei cristiani. cui spetta di convocarlo (non 30 . esso realizza una forma di partecipazione dell’episcopato alle funzioni di governo sulla Chiesa universale (can. i dicasteri non possono emanare leggi o decreti generali aventi forza di legge. o l’APSA che amministra il patrimonio della Sede Apostolica.Il Sinodo dei Vescovi Il Sinodo dei Vescovi è uno dei vari modi con cui i Vescovi cooperano con il Pontefice. non è un tribunale in senso proprio poiché non si chiede giustizia ma si implora una grazia. è presieduta da un cardinale prefetto. . le decisioni di maggiore importanza sono soggette all’approvazione del Pontefice con due eccezioni: quelle per cui sono state attribuite speciali facoltà. come la Camera Apostolica. l’altra giudica i conflitti di competenza tra i vari dicasteri. b) Congregazioni. per gli istituti di vita consacrata. come membri del collegio episcopale e come pastori delle Chiese particolari. sono nove in tutto: Congregazione per la dottrina della fede (tutela la dottrina sulla fede e i costumi in tutta la Chiesa). per prestare aiuto con il loro consiglio al Romano Pontefice nella salvaguardia e nell’incremento della fede e dei costumi. 364). e insiste sul carattere di diaconia al servizio del ministero personale dei Vescovi. per l’evangelizzazione dei popoli. e) Uffici. è composta di due sezioni: la sezione per i rapporti con gli Stati e la sezione per gli affari generali. per i Tribunali è quella giudiziaria. Congregazione per le Chiese orientali. per l’educazione cattolica. coadiuva il Pontefice. la massima istanza della giustizia amministrativa nella Chiesa. per le cause dei santi. del culto divino. Inoltre esistono dei legati particolari detti nunzi. . Congregazione per i Vescovi (nomina dei Vescovi per le Chiese particolari). il Supremo Tribunale della Segnatura apostolica. dalla “Pastor Bonus” sappiamo che sono dodici. per studiare i problemi riguardanti l’attività della Chiesa nel mondo (can. della disciplina dei sacramenti. che amministra il patrimonio del Pontefice. Ha una funzione di carattere consultivo poiché deve discutere delle questioni proposte ed esprimere dei voti. le sentenze dei Tribunali della Rota e della Segnatura apostolica pronunciate entro i limiti di competenza. 365). competente per il foro interno e le indulgenze e presieduta da un cardinale penitenzierie.carattere vicario.riguardo alla potestà legislativa. già inaugurato da Paolo VI (cost. I dicasteri della Curia romana si suddividono in: a) Segreteria di Stato. se non in singoli casi e con specifica approvazione del Sommo Pontefice. Il Sinodo dei Vescovi è un’istituzione di diritto umano istituita da Paolo VI con la “Apostolica Sollicitudo” del 1965 per associare una rappresentanza dei Vescovi all’esercizio del governo supremo della Chiesa da parte del Papa. Questi dicasteri si differenziano anche per il tipo di potestà esercitata. La “Pastor Bonus” inoltre attua un processo di internazionalizzazione della Curia romana. E’ un’assemblea di Vescovi scelti dalle diverse regioni del mondo che si riuniscono per favorire una stretta unione tra il Romano Pontefice e i Vescovi. 342). 343). d) Pontifici Consigli. perciò queste due eccezioni sono direttamente imputabili ai dicasteri. per la famiglia. in 1° istanza è un tribunale per le cause dei Vescovi. in particolare la Penitenzieria apostolica. coordina gli altri dicasteri e cura i rapporti con gli Stati. Per evitare questo inconveniente sono stati introdotti due criteri generali: . ricordiamo il Pontificio Consiglio per i laici. Per quanto riguarda la diplomazia della Chiesa. cioè essa non agisce per proprio diritto o per propria iniziativa. che hanno il compito di rappresentare il Pontefice presso gli Stati e le autorità pubbliche presso cui sono inviati per promuovere e sostenere le relazioni con le autorità civili dei singoli Stati (can. una funzione importante è svolta dai legati pontifici che hanno il compito di rappresentare il Pontefice presso le Chiese particolari per rendere sempre più saldi ed efficaci i vincoli di unità (can. per le Congregazioni è quella esecutiva. Questo significa che i loro atti non sono imputabili direttamente al Pontefice o alla Santa Sede anche se soggetti titolari della potestà. organo superiore di giustizia nell’ordinamento della Chiesa. ap. per il dialogo interreligioso. composta da due sezioni: una giudica la validità degli atti amministrativi canonici. 334). “Regimini Ecclesiae universae” 1967). il Tribunale della Rota romana.

In forza dell’obbligo di collaborazione assidua con il Pontefice. esaltando il carattere di comunione della Chiesa e il metodo collegiale nel governo della stessa. Si riunisce in assemblea generale quando si trattano argomenti che riguardano direttamente il bene della Chiesa universale. nei quali si riuniscono su convocazione del Papa e sotto la sua presidenza. titolari di altre chiese romane (o diaconie cardinalizie). che sceglie liberamente uomini costituiti almeno dell’ordine del presbiterato e che si siano distinti in modo eminente per dottrina. ispirando un processo di adeguamento giuridico – canonico. Ma il Sinodo è dotato di una segreteria generale permanente presieduta dal Segretario generale. 31 . altri sono eletti da istituti religiosi clericali. ed in quest’ultimo caso esso può essere anche pubblico. che le definisce come formate ad immagine della Chiesa universale. 356). il Concistoro straordinario in cui vengono convocati tutti i cardinali. cessa l’incarico per i suoi membri. portano una rinnovata concezione dei rapporti tra Chiesa universale e Chiese particolari. costumi. quando lo suggeriscono peculiari necessità o si devono trattare questioni particolarmente gravi (can. altri sono nominati dal Pontefice e altri sono eletti da istituti religiosi clericali (can. stavano alla guida delle diocesi suburbicarie (come Ostia e Velletri) ed eleggono al loro interno il Decano che presiede come primus inter pares il Collegio cardinalizio (can. La composizione di questa assemblea varia a seconda degli argomenti da trattare e delle circostanze. membri di dicasteri competenti della Curia romana). i sacerdoti incardinati nelle più antiche chiese romane (o titoli cardinalizi). 353). . sia collegialmente quando si riuniscono per trattare le questioni di maggiore importanza (concistori). di stabilirne gli argomenti di discussione. i Cardinali preti. espressione ripresa poi nel canone 368. Quando invece si tratta di affari che riguardano direttamente una o più regioni determinate il Sinodo si riunisce in assemblea speciale (can. implica un processo di maggiore coinvolgimento di tutte le componenti del popolo di Dio nel governo pastorale della Chiesa particolare. chi non è Vescovo riceve la consacrazione episcopale (can. Quando il Pontefice dichiara conclusa l’assemblea. per ogni assemblea il Pontefice nomina dei segretari speciali che restano in carica fino al termine dell’assemblea (can. I Cardinali agiscono principalmente in modo collegiale attraverso i Concistori. sospenderlo o scioglierlo (can. di presiederlo. reso pubblico davanti al Collegio cardinalizio (nomina in pectore) riservandosi il nome quando ad esempio potrebbe esporre la persona a pericolo. 350): i Cardinali vescovi. 345) e i membri sono scelti dalle conferenze episcopali del luogo per il quale viene convocata l’assemblea. 349). 351). Esistono due tipi di concistori: il Concistoro ordinario in cui vengono convocati tutti i cardinali che si trovano a Roma per trattare questioni di più comune accadimento o per compiere atti della massima solennità. A sua volta l’assemblea generale si suddivide in ordinaria e speciale: nel caso di assemblea generale ordinaria la maggior parte dei membri sono eletti dalle singole conferenze episcopali. altri sono nominati dal Pontefice. ad esempio la previsione di alcuni consigli consultivi. di concluderlo.è un istituto permanente). Il Pontefice procede alla nomina mediante proprio decreto. altri sono membri in ragione della loro funzione (es. trasferirlo. pietà e prudenza. 344). il cui incarico cessa con una nuova assemblea. La nomina o promozione dei membri spetta al Pontefice. di definirne l’ordine dei lavori. 348). sia singolarmente nei diversi uffici dove prestano la loro opera nella cura quotidiana della Chiesa universale (can. tutti i Cardinali che non sono Vescovi diocesani e che ricoprono un ufficio nella Curia romana sono tenuti all’obbligo di risiedere nell’Urbe. In base a questa origine si suddividono in tre ordini (can. nel caso di assemblea generale straordinaria la maggior parte dei membri sono designati dal diritto stesso in ragione della loro funzione. nominato dal Pontefice e assistito da un consiglio di segreteria composto di Vescovi. 346). di ratificare l’elezione dei suoi membri elettivi e procedere alla nomina degli altri. 352). i Cardinali che invece hanno la cura di una Diocesi devono recarsi a Roma quando sono convocati dal Pontefice (can. Hanno origine da quei chierici che fin dai primi secoli collaboravano a vario titolo con il vescovo di Roma. La differenza sta nel fatto che si convoca un’assemblea generale straordinaria per trattare affari che richiedono una soluzione sollecita.I Cardinali Il Collegio cardinalizio è stato istituito con il Sinodo romano del 1150 perciò è un’istituzione di diritto umano a cui compete l’elezione del Pontefice. In particolare anche per la forte valorizzazione delle Chiese particolari da parte del Concilio Vaticano II. Le Chiese particolari tendono oggi ad assumere la dignità di veri e propri soggetti costituzionali. Le Chiese particolari La dottrina della collegialità e sacramentalità dell’ufficio dei Vescovi e la visione della Chiesa come popolo di Dio. Poiché la valorizzazione delle Chiese particolari si fonda anche sulla riscoperta della centralità dell’elemento personale. i Cardinali diaconi. Oltre a questa funzione i Cardinali assistono il Romano Pontefice.

370). Il codice prevede che i Vescovi sono nominati liberamente dal Pontefice. 371). doti morali. con una procedura definita dal codice (can. Anche i laici possono dedicarsi alle opere apostoliche della prelatura mediante delle convenzioni (can. Alla diocesi oggi sono assimilate altri tipi di Chiese particolari: a) la prelatura territoriale o l’abbazia territoriale: una determinata porzione del popolo di Dio. non viene eretta come diocesi dal Sommo Pontefice e la cura pastorale della quale viene affidata ad un Amministratore apostolico. 377). Con la consacrazione episcopale i Vescovi ricevono l’ufficio di santificare e l’ufficio di insegnare e governare. 377). La diocesi è costituita da un elemento personale (il popolo di Dio). questi ultimi però non possono essere esercitati se non nella comunione gerarchica con il Capo e con gli altri membri del Collegio (can. oppure da lui confermati se eletti in base a legittime consuetudini (can. 403) infatti in caso di vacanza della sede episcopale il Vescovo coadiutore diviene immediatamente Vescovo della diocesi (can. Oltre alla consacrazione episcopale occorre che intervenga anche la missione canonica (missio canonica) da parte dell’autorità gerarchica (il Pontefice). trattandosi di uffici che devono essere esercitati da più soggetti. circoscritta territorialmente. tuttavia nello stesso territorio possono essere erette chiese particolari sulla base del rito dei fedeli o per altri simili motivi (can. Fin dai primi secoli le esigenze della evangelizzazione su territori sempre più estesi hanno portato ad una progressiva suddivisione territoriale in più Chiese particolari. L’ufficio dei Vescovi E’ un istituto di diritto divino in quanto i Vescovi sono successori degli Apostoli (successione apostolica). Fanno parte di quest’ultima categoria anche i Vescovi coadiutori e i Vescovi ausiliari. 409). la cura della quale viene affidata ad un Prelato o ad un Abate che la governa come suo pastore (can. da uno gerarchico – istituzionale (la potestas del Vescovo) e da un nucleo costitutivo rappresentato dalla parola di Dio e dall’eucarestia. per ragioni speciali e gravi. senza la comunione gerarchica l’ufficio sacramentale – ontologico non può essere esercitato.rappresentativi dei fedeli. 376) a cui viene assegnato il titolo di una diocesi soppressa e a cui sono affidati incarichi che non comportano di regola la cura delle anime. diritto canonico o Sacra scrittura. Questo ulteriore requisito è richiesto ex natura rei. per volontà di Cristo gerarchicamente cooperanti. 375). sono forniti di speciali facoltà e godono ipso iure del diritto di successione al Vescovo diocesano (can. Le prelature personali sono organizzazioni formate da presbiteri e diaconi del clero secolare. 294). Le Chiese particolari sono individuate in base ad un criterio territoriale. c) l’amministrazione apostolica: una determinata porzione del popolo di Dio che. 371). Viene proposto un Prelato come ordinario proprio. definita come la porzione del popolo di Dio che viene affidata alla cura pastorale del Vescovo con la collaborazione del presbiterio (can. b) il vicariato apostolico o la prefettura apostolica: una determinata porzione del popolo di Dio la quale non è stata ancora costituita come diocesi ed è affidata alla cura pastorale di un Vicario apostolico o di un Prefetto apostolico. ministri del governo (i tria munera). 369). 373). Sono detti Vescovi diocesani quelli a cui viene affidata la cura di una diocesi. avere un dottorato o una licenza in Teologia. sacerdoti del sacro culto. Il modello assunto è la diocesi. una buona reputazione. I Vescovi coadiutori sono costituiti d’ufficio dalla Santa Sede quando lo ritiene opportuno. che la governa in nome del Sommo Pontefice (can. 295). per promuovere o attuare speciali opere pastorali o missionarie per le diverse regioni o per le diverse categorie sociali (can. una fede salda. all’interno delle diocesi (consiglio pastorale diocesano) e delle parrocchie (consiglio pastorale parrocchiale). la cui erezione spetta oggi unicamente al Papa (can. di incardinare gli alunni e di promuoverli agli ordini del servizio della prelatura (can. Le relative pratiche sono istruite all’interno della Curia romana dalla Congregazione per i vescovi. Nella costituzione “Lumen Gentium” troviamo che i Vescovi assunsero il servizio della comunità con i loro collaboratori presiedendo in luogo di Dio al gregge quali maestri di dottrina. La natura della Chiesa particolare è connessa all’ufficio dei Vescovi. La nomina I requisiti per essere nominati Vescovi sono: aver raggiunto almeno 35 anni di età e la posizione di chierico. I Vescovi 32 . la loro autorità discende dall’appartenenza al Collegio episcopale. 372). il cui compito è reggere la porzione del popolo di Dio loro singolarmente affidata. che ha il diritto di erigere un seminario nazionale o internazionale. erette dalla Santa Sede che ne forma anche gli statuti. gli altri sono detti Vescovi titolari (can. Un esempio di prelatura è l’Opus Dei. che la governa in nome del Sommo Pontefice (can. 296).

394). Nell’ambito della sua funzione di governo (munus regendi) esercita la funzione legislativa personalmente. 396). Inoltre sono i principali collaboratori del Vescovo diocesano. 395) e una volta compiuti i settantacinque anni è invitato a presentare la rinuncia all’ufficio del Sommo Pontefice che provvederà ad accettarla (can. inoltre secondo il codex tutto deve avvenire durante un atto liturgico in cattedrale (can. Ogni cinque anni deve presentare una relazione al Pontefice sullo stato della diocesi e recarsi a Roma per venerare le tombe degli Apostoli Pietro e Paolo e presentarsi al Romano Pontefice (visita ad limina) (cann. Entrambi prendono possesso del loro ufficio mostrando la lettera apostolica di nomina al Vescovo diocesano (can. quella di vicari episcopali (can. che li consulta nelle questioni di maggiore importanza. 405 – 407). distruggere o modificare qualsiasi documento della curia diocesana (can. 419). celebrare frequentemente la messa per il popolo (cann. 399 – 400). predicando personalmente e curando che il ministero della parola venga opportunamente assicurato all’interno della diocesi (munus docendi. La vacanza della sede episcopale La sede episcopale diviene vacante con la morte del Vescovo diocesano. come pure deve mostrare umanità e carità nei confronti dei fratelli che non sono in piena comunione con la Chiesa cattolica e dei non battezzati (can. 381). Per poter esercitare l’ufficio deve prima prendere possesso canonico della diocesi cioè il momento in cui esibisce (personalmente o tramite procuratore) la lettera apostolica al collegio dei consultori a cui compete il governo della diocesi durante il periodo di vacanza e alla presenza del cancelliere della curia che ne redige un verbale. con il trasferimento o la privazione. Se questo termine decorre la sua nomina spetta al Metropolita (can. Il Vescovo diocesano deve mostrarsi sollecito nei confronti di tutti i fedeli. 386). salvo che circostanze gravi suggeriscano l’assegnazione di un Vescovo ausiliare fornito di speciali facoltà (can. 392). offrire un esempio di santità nella carità. escluso ciò che non gli compete ex natura rei o per il diritto (can.ausiliari sono privi del diritto di successione. fatta eccezione per quelle cause che dal diritto o da un decreto del Pontefice sono riservate alla suprema o ad altra autorità ecclesiastica (can. 401). 384). Se manca il Vescovo coadiutore. propria e immediata. quella esecutiva sia personalmente che mediante i vicari generali o episcopali. La frase “Sede vacante nihil innoventur” significa a coloro che provvedono interinalmente al governo della diocesi è proibito compiere qualsiasi atto che possa arrecare pregiudizio alla diocesi. per i Vescovi ausiliari. in particolare di sottrarre. La sua eventuale rimozione è riservata alla Santa Sede (can. che ha il compito di reggere la diocesi fino alla presa di possesso del nuovo Vescovo. con verbalizzazione da parte del presbitero più anziano. il collegio dei consultori deve eleggere l’Amministratore diocesano. A tale ufficio si può candidare solo un sacerdote con almeno trentacinque anni di età (can. Sono giuridicamente equiparati al Vescovo diocesano coloro che presiedono le altre Chiese particolari (can. 430). Entro otto giorni dalla notizia. Fra i principali doveri troviamo: proporre e spiegare ai fedeli le verità della fede. Inoltre deve rivolgere particolare attenzione ai suoi presbiteri (can. 404). 33 . 428). al Vescovo ausiliare o se manca quest’ultimo al collegio dei consultori (can. nell’umiltà e nella semplicità di vita promuovendo con ogni mezzo la santità dei fedeli (can. Quanto all’apostolato. 403). 391). deve inoltre vigilare che non si insinuino abusi nella disciplina ecclesiastica (can. quella giudiziaria sia personalmente che mediante il vicario giudiziale e i giudici (can. Inoltre è tenuto per legge alla residenza personale nella diocesi (can. 425). il governo della diocesi passa. 383). ad essi spetta la funzione di vicario generale della diocesi o. cui compete la successione ipso iure. la presa di possesso canonico avviene mediante comunicazione di tale lettera al clero e al popolo presenti in cattedrale. 388 – 389). can. fino alla costituzione dell’amministratore diocesano. deve favorire nella diocesi le sue diverse forme e curare che le diverse opere di apostolato siano coordinate sotto la sua direzione (can. è tenuto a visitare la diocesi (visita pastorale) in modo da visitarla tutta almeno ogni cinque anni (can. 387). Ottiene la relativa potestà dal momento in cui accetta l’elezione (can. Nel caso di una diocesi di nuova erezione. In forza dei vincoli di comunione che lo legano al Pontefice e agli altri membri del collegio. 427). 421). ciò deve avvenire entro quattro mesi dalla ricezione della lettera apostolica se non è già stato consacrato Vescovo ed entro due mesi se è gia stato consacrato. 382). è tenuto a difendere l’unità della Chiesa universale promuovendo la disciplina comune ed esigendo l’osservanza di tutte le leggi ecclesiastiche. 427). 381). con la rinuncia accettata dal Pontefice. I poteri del Vescovo diocesano Il Vescovo diocesano gode nella sua diocesi di tutta la potestà ordinaria. vengono costituiti su richiesta del Vescovo diocesano quando lo suggeriscono le necessità pastorali della diocesi. L’amministratore diocesano è tenuto agli stessi obblighi e ha la potestà del Vescovo diocesano.

una delle sue peculiarità. 445). 433 – 434). Il concilio plenario riunisce i Vescovi di tutte le Chiese particolari della medesima Conferenza episcopale. A questi concili devono essere convocati e hanno voto deliberativo tutti i Vescovi del territorio (diocesani.Le province e le regioni ecclesiastiche Le province ecclesiastiche sono circoscrizioni territoriali. scegliere il luogo. determinata o approvata dal Pontefice (can. dotate ipso iure di personalità giuridica. . Le province ecclesiastiche più vicine possono essere congiunte dalla Santa Sede in regioni ecclesiastiche. ausiliari. titolari). indire l’apertura e la durata. in genere la sede episcopale. esercitato dal suo titolare per il bene della Chiesa. soprattutto legislativa. ma in quanto membri del Collegio episcopale sono tenuti ad avere per tutta la Chiesa una sollecitudine che contribuisce al bene della Chiesa universale. per regolare i costumi e per conservare. ha il compito di convocarlo. cioè per decidere ciò che risulta opportuno per l’incremento della fede. Si tratta quindi di istituzioni di diritto ecclesiastico che manifestano la permanente operatività nel sistema di governo della Chiesa di un’affectio collegialis. determinare la procedura e le questioni da trattare. Per le altre diocesi. che è l’Arcivescovo della diocesi in cui è preposto. l’inizio e la durata e il suo scioglimento (cann. difendere la disciplina ecclesiastica (can. trasferirlo. introdurre. una rappresentanza dei superiori maggiori degli istituti religiosi e delle società di vita apostolica. 436). 431). Ciascuna diocesi inclusa all’interno del territorio deve far parte della provincia. in vari luoghi. La natura collegiale dell’episcopato è incompatibile con la concezione individualistica di tale ministero. Il Metropolita presiede il concilio e. si sono costituite in vari raggruppamenti (“coetus”) organicamente congiunti che godono di una propria disciplina. i rettori delle università ecclesiastiche e cattoliche. Il Vescovo diocesano gode. soprattutto legislativa. i concili particolari e le conferenze episcopali. Il Vaticano II dice che i singoli Vescovi esercitano il loro pastorale governo sopra la porzione del popolo di Dio che è stata loro affidata. 439. Il concilio provinciale raccoglie le diverse Chiese particolari della medesima provincia ecclesiastica. a cui competono vari compiti: convocarlo con l’approvazione della Sede Apostolica. spetta al Metropolita vigilare sull’osservanza della fede e della disciplina ecclesiastica e di informare il Pontefice su eventuali abusi. Possono essere di due tipi: plenari e provinciali. senza poter interferire direttamente sulla diocesi (can. su proposta della Conferenza episcopale e a cui può essere attribuita personalità giuridica.I raggruppamenti di Chiese particolari La costituzione “Lumen gentium” dice che l’unione collegiale appare anche nelle relazioni tra i singoli Vescovi e le Chiese particolari e la Chiesa universale. I principali raggruppamenti o “coetus” sono le province e regioni ecclesiastiche. scegliere il luogo. I concili particolari hanno competenza di carattere generale. determinarne la procedura. 135). 435) che poi corrisponde alla città più importante del territorio (sede metropolitana). Presiede la provincia ecclesiastica il Metropolita. cioè cura che si provveda nel proprio territorio alle necessità pastorali del popolo di Dio e per questo scopo dispone di potestà di governo. poi aggiunge che varie Chiese. soppressa o modificata solo dalla suprema autorità della Chiesa (can. i decani delle facoltà di teologia e diritto canonico del territorio. col consenso della maggioranza dei Vescovi suffraganei. possono essere chiamati con voto meramente consultivo anche i presbiteri e altri fedeli (can. 443). eleggerne il presidente approvato dalla Santa Sede. Nel corso della storia la coscienza della natura collegiale dell’episcopato e le esigenze di un più efficace svolgimento delle funzioni pastorali e di governo. in grado di conformare l’esercizio individuale del potere secondo le esigenze della comunione ecclesiale. . che per istituzione divina è all’interno della diocesi l’esclusivo titolare della potestà di governo (can. che riuniscono le diocesi tra loro più vicine al fine di promuovere un’azione pastorale comune e per favorire i rapporti dei Vescovi diocesani (can. 431). non sopra le altre Chiese né sopra la Chiesa universale. devono essere chiamati ma con voto consultivo i vicari generali e episcopali delle Chiese particolari del territorio. che può essere costituita. le questioni da trattare. dette suffraganee. per ordinare l’attività pastorale comune. che riuniscono i Vescovi di un determinato territorio quando le circostanze lo suggeriscono. prorogarlo o scioglierlo (can.I concili particolari Sono istituzioni dotate di potestà di governo. Questi raggruppamenti non sono espressione di collegialità in senso stretto o perfetta poiché vi partecipano solo i Vescovi di un determinato territorio e sono prive di quegli attributi e prerogative di governo supremo della Chiesa. Come sono anche privi delle prerogative del singolo Vescovo. 442). A questo istituto spetta favorire la cooperazione e l’attività pastorale comune (cann. hanno portato allo sviluppo di forme di esercizio congiunto dando vita a raggruppamenti di Chiese. 440). le diocesi suffraganee raccolte attorno al Metropolita. coadiutori. viene celebrato ogni volta che risulti opportuno alla maggioranza dei Vescovi diocesani (can. 441). all’interno della 34 .

i Vescovi ausiliari e gli altri Vescovi titolari che svolgono nel territorio uno speciale incarico. 477). La potestà deliberativa però incontra un doppio limite. curando che l’intera amministrazione risponda al bene della porzione del popolo 35 . soggetti alla recognitio da parte della Santa Sede. E’ una facoltà del Vescovo costituire uno o più vicari episcopali. 476. Il codice esprime un favore per la dimensione nazionale delle conferenze episcopali. consiste in un’assemblea dei Vescovi di una nazione o di un territorio. consiglio permanente. di sua libera nomina.La curia diocesana La curia diocesana ha il compito di assistere il Vescovo nella direzione dell’attività pastorale. infine questi decreti sono soggetti alla recognitio della Santa Sede (can. possono essere invitati anche gli Ordinari di un altro rito con voto solo consultivo (can. si tiene almeno una volta l’anno o secondo le necessità. 455). Quindi possono emanare decreti solo nelle materie in cui lo abbia disposto il diritto universale o se lo stabilisce un mandato speciale della Sede Apostolica. 87) e inoltre lo stesso Ordinario del luogo può dispensare validamente dalle leggi diocesane. Sono sorte spontaneamente già nella seconda metà del XIX secolo. Per l’approvazione dei decreti generali si richiede nella riunione plenaria il voto di almeno 2/3 dei membri con voto deliberativo. che assegna ai singoli Vescovi il compito di pastori. 457). di materia e di quorum deliberativo. poi con il Concilio Vaticano II (il decreto “Christus Dominus”) e il codice del 1983 hanno avuto una disciplina di diritto comune per tutta la Chiesa. 446).diocesi. la sua composizione è stabilita negli statuti.Le conferenze episcopali Rivestono un ruolo fondamentale nella strutturazione e nell’azione della Chiesa nel mondo. Al vertice della curia c’è il vicario generale. 480). prima della loro promulgazione (can. nominato dal Vescovo. nell’amministrazione della diocesi e nell’esercizio della potestà giudiziaria. invece i Vescovi ausiliari e i Vescovi titolari hanno voto deliberativo o consultivo a seconda dello statuto (can. i relativi atti del concilio devono essere trasmessi alla Sede Apostolica. La loro erezione. devono mantenerlo informato sulle attività e non agire mai contro la sua volontà e il suo intendimento (can. 88). Queste conferenze godono di autonomia statuaria. con la stessa potestà ordinaria che spetta al vicario generale ma circoscritta ad una parte determinata della diocesi. provvede inoltre a comunicare alle conferenze episcopali confinanti gli atti e i documenti secondo le indicazioni ricevute. Ogni conferenza elegge al suo interno il proprio presidente e il segretario generale (can. 479). 455). dei concili particolari o della conferenza episcopale (can. Organismo permanente. 450). ne fanno parte con voto deliberativo i Vescovi diocesani. cioè elaborano i propri statuti. Infatti da un lato le conferenze episcopali rappresentano la sede più adeguata per affrontare efficacemente delle questioni. . che deve concedere la recognitio dei decreti da esso emanati. Ne sono membri di diritto tutti i Vescovi diocesani del territorio e coloro ad essi equiparati. Una volta concluso. di ampi poteri di dispensa dall’osservanza delle leggi disciplinari emanate dalla suprema autorità della Chiesa (can. soppressione o modifica spetta unicamente alla suprema autorità della Chiesa e godono ipso iure della personalità giuridica (can. 448). quelli ad essi equiparati e i Vescovi coadiutori. 449). La segreteria generale ha una funzione di ausilio e di redazione degli atti. sia motu proprio sia su richiesta (can. dall’altro esse sono semplici organismi la cui istituzione non può alterare l’originaria costituzione divina della Chiesa. 447). inoltre i decreti sono soggetti ad un controllo preventivo da parte della Santa Sede. ma prevede esplicitamente anche territori di ampiezza minore o maggiore (can. La struttura interna delle Chiese particolari . ha il compito di portare ad esecuzione le delibere assunte nella riunione plenaria e preparare le questioni da trattare in quella sede (can. Il consiglio permanente è l’organo esecutivo. nelle altre materie rimane la competenza di ogni singolo Vescovo diocesano e la conferenza episcopale non può agire in nome di tutti i Vescovi se non con il loro consenso unanime (can. per i fedeli di un determinato rito o per un gruppo di persone (cann. i Vescovi coadiutori. i quali esercitano congiuntamente alcune funzioni pastorali per i fedeli di quel territorio (can. per un determinato genere di affari. dove sono regolati i principali organi interni: riunione plenaria. 455). Entrambi questi vicari possono essere liberamente rimossi dal Vescovo (can. Questo procedimento ha lo scopo di non pregiudicare le prerogative dei singoli Vescovi diocesani e l’autonomia della Chiesa particolare. Spetta al Vescovo diocesano coordinare l’attività pastorale dei vicari. 454). 479). segreteria generale. cioè la potestà di porre tutti gli atti amministrativi salvo quelli che il Vescovo si sia riservato (can. 452). L’organo deliberativo è la riunione plenaria. può infatti emanare decreti generali aventi valore legislativo. a cui spetta di diritto la stessa potestà esecutiva su tutta la diocesi che spetta al Vescovo.

Questo organismo porta un rinnovamento conciliare (la Chiesa come popolo di Dio) ma nella nuova codificazione non ha avuto molta considerazione a causa della previsione della sua stessa facoltatività. 515). si accede mediante designazione del Vescovo. Solo il Vescovo ha il compito di convocare e presiedere il consiglio pastorale. membri per un tempo determinato. Le funzioni del consiglio sono consultive: il Vescovo deve ascoltarlo negli affari di maggiore importanza e chiede il suo consenso solo in casi espressamente previsti (can. il codice prevede la sua costituzione in ogni diocesi ed è sotto l’autorità del Vescovo. 497). 509). 493). 503. 514). 495). in rappresentanza del presbiterio. il bilancio preventivo della diocesi per l’anno successivo e approvare alla fine dell’anno il bilancio consuntivo delle entrate e delle uscite (can. sono previsti dal codice del 1983 e sostituiscono quello che un tempo era il capitolo cattedrale. Il terminale operativo della funzione di governo pastorale della diocesi è la parrocchia. che rende corresponsabile l’intero popolo di Dio della missione di salvezza della Chiesa. presieduto dal Vescovo. realizzando una forma elitaria di senato del Vescovo che aveva importanti funzioni durante la vacanza della sede episcopale e in alcuni casi il compito di eleggere il Vescovo diocesano previa approvazione della Santa Sede. La durata in carica è stabilita negli statuti. cui spetta di coadiuvarlo nell’interesse del bene pastorale dei fedeli (can. 486). 511). composto dai presbiteri più colti e di maggiore prestigio all’interno della diocesi. scelti per rappresentare tutta la porzione del popolo di Dio tenendo conto delle varie zone del territorio. E’ un organismo necessario e dotato di propri statuti approvati dal Vescovo. Il codice del 1983 ha introdotto organismi di partecipazione e supplenza al governo fondati su una maggiore rappresentatività del presbiterio. . lo presiede e stabilisce le questioni da trattare. Fra i membri di questo consiglio il Vescovo nomina liberamente fra i sei e i dodici sacerdoti che per un quinquennio costituiranno il collegio dei consultori. sotto l’autorità del Vescovo diocesano (can. L’economo. sotto le indicazioni del Vescovo. invece. Le sue funzioni sono studiare. amministra i beni della diocesi sotto l’autorità del Vescovo. in caso di vacanza della sede episcopale e per i principali atti di amministrazione dei beni della diocesi. e di rendere di pubblica ragione le materie trattate (can. . Al capitolo dei canonici. inoltre nelle singole comunità locali rendono presente il Vescovo e ne prendono gli uffici.Il consiglio pastorale diocesano E’ un organismo di rappresentanza dell’intero popolo di Dio. ha una competenza di carattere generale ma con funzioni meramente consultive (can. provvede alla compiuta redazione degli atti della curia e alla loro custodia nell’archivio o tabularium diocesano (can. Il cancelliere. formano una sorta di “senato del Vescovo”. in modo che il consiglio si rinnovi interamente nel corso di un quinquennio (can. Pertanto i sacerdoti costituiscono insieme al loro Vescovo un unico presbiterio destinato a diversi uffici. è composto da almeno tre fedeli esperti in economia e in diritto civile nominati dal Vescovo per un quinquennio (can. altri membri di diritto in virtù del loro ufficio e altri liberamente nominati dal Vescovo (can. ha funzioni minori come assolvere alle funzioni liturgiche più solenni e le altre affidategli specificamente dal Vescovo (can. ha il compito ogni anno di predisporre. chierici. almeno una volta all’anno.di Dio che gli è affidata (can. la cui cura pastorale è affidata ad un parroco quale suo pastore proprio. In passato esisteva il capitolo cattedrale. ha delle funzioni fondamentali indicate dal diritto. 1277). religiosi e soprattutto laici. delle condizioni sociali. .Il consiglio presbiterale e il collegio dei consultori Sono due organismi presbiterali che hanno un ruolo nel governo della diocesi. nominato dal Vescovo sempre per un quinquennio. delle professioni e delle varie forme di apostolato (can. in forza del quale i presbiteri sono intimamente associati all’ordine episcopale e chiamati a cooperare con il ministero del Vescovo. Trova il suo fondamento nel sacerdozio comune dei fedeli. Questo collegio è presieduto dallo stesso Vescovo. inoltre è richiesto il suo parere obbligatorio (“consilium”) sugli atti di amministrazione della diocesi di maggiore importanza e il suo consenso (“consensus”) per quelli di amministrazione straordinaria (can. cioè una determinata comunità di fedeli che viene costituita stabilmente nell’ambito di una Chiesa particolare. 492). ad es. 494). Il fondamento di questi istituti risiede nel sacramento dell’ordine. 501). invece. E’ il Vescovo che convoca il consiglio. Il consiglio per gli affari economici. a cui veniva concesso l’ufficio di canonico della chiesa cattedrale. 512). Il consiglio presbiterale è un gruppo di sacerdoti che. 514). E’ composto da fedeli in piena comunione con la Chiesa. valutare e proporre conclusioni operativa su quanto riguarda le attività pastorali della diocesi (can. rendendo opzionale l’istituzione della sola sede di rappresentanza effettiva del popolo di Dio. 473).Il sinodo diocesano 36 . effettua le spese che il Vescovo abbia ordinato e presenta nel corso dell’anno il bilancio delle entrate e delle uscite al consiglio per gli affari economici (can. 500). è composto da sacerdoti per la metà eletti dagli stessi sacerdoti della diocesi.

equità canonica) per poter derogare la norma. l’ordinamento canonico mette a disposizione degli istituti (privilegi. 465) ma aggiunge anche che nel sinodo diocesano l’unico legislatore è il Vescovo diocesano. meriterebbe di essere maggiormente utilizzato. secondo il Vaticano II. 468). e le norme singolari. Vi è un evidente analogia tra il sinodo diocesano e il sinodo dei vescovi. possono essere chiamati anche altri fedeli (can. 38) e alla possibilità di ricorso (ca. 1752). che sono espressione di potestà esecutiva e quindi soggetti al principio di legalità (can.E’ uno strumento di ausilio all’esercizio della funzione legislativa del Vescovo diocesano e. 461 – 462). Decreti generali e istruzioni I decreti generali e le istruzioni hanno in comune l’essere atti subordinati alle leggi e rivolti ad una generalità di destinatari (atti amministrativi generali). i rescritti. i membri del consiglio presbiterale. dai decreti generali esecutivi. 35): 37 . In tal caso atti singolari posso assumere natura formale di vere e proprie norme singolari. Il codice ha cercato di razionalizzarlo tenendo conto delle peculiarità del sistema di governo ecclesiale. che possono essere resi pubblici per la sua autorità (can. 34). entro i limiti della loro competenza. Il Libro I del codice individua. i privilegi e le dispense. che lo presiede personalmente o tramite il vicario generale o episcopale (cann. al cui interno troviamo altri atti non sempre omogenei: i decreti e i precetti singolari. in quanto emanati dal legislatore competente (can. per prestare aiuto al Vescovo (can. viene convocato dal Vescovo diocesano. destinato a cessare una volta esaurita la sua funzione. Le istruzioni provengono anch’esse da soggetti che godono di potestà esecutiva e rendono chiare le disposizioni delle leggi e sviluppano e determinano i procedimenti nell’eseguirle. Perciò se la regola generale configge nel caso concreto con il fine della salvezza del singolo. 29) o da chi disponga di un’espressa concessione da parte del legislatore (legislazione delegata) (can. 466). Si tratta quindi di un organismo temporaneo. Questi ultimi sono sottoposti al principio di legalità (non derogano alle leggi e le loro disposizioni che siano contrarie alle leggi sono prive di ogni vigore) e sono assimilabili ai regolamenti amministrativi negli ordinamenti secolari o disposizioni generali “esterne”. quindi sono destinate a chi cura che le leggi siano mandate ad esecuzione (can. oltre ai vari Vescovi e vicari. Per questo loro carattere interno vengono denominate disposizioni generali “interne” e sono anch’esse sottoposte al principio di legalità. 460). una rappresentanza di laici eletti dal consiglio pastorale diocesano e alcuni superiori di istituti religiosi. emanare norme per l’azione pastorale e per il governo della diocesi. 29 – 34) e la categoria degli atti amministrativi singolari (cann. perché uno stesso atto può avere natura di atto amministrativo o di norma singolare. cann. Il regime degli atti Nel regime degli atti prende concretamente forma l’attività di governo del popolo di Dio. Spetta sempre al Vescovo diocesano sospendere o sciogliere il sinodo diocesano (can. infatti gli altri membri hanno solo un voto consultivo ed è solo lui che sottoscrive le dichiarazioni e i decreti sinodali. poiché il primato è il fine della salvezza della anime (can. dispense. di competenza del legislatore. Gli atti amministrativi singolari Sono una categoria eterogenea di atti che hanno un destinatario concreto (“singolare”). ma non tutti sono espressione di potestà esecutiva. Non sono sempre espressione di potestà esecutiva in quanto sono veri e propri atti del legislatore. ma col tempo cadde in disuso. 35 – 93). dopo le leggi ecclesiastiche e la consuetudine (fonti del diritto. 19. Le finalità di questo organismo possono essere: adattare l’applicazione delle leggi generali della Chiesa alle circostanze locali. Questo minore rigore formale trova ragione nell’elasticità del diritto canonico. poiché entrambi sono strumenti di ausilio all’esercizio di un ministero conferito ad una persona ma che deve essere svolto al servizio dell’intera comunità ecclesiale o detta communio ecclesiarum. Sono membri di diritto. 23). correggere gli errori nella dottrina e nei costumi. 31). Nel concilio di Trento si stabilì che il sinodo diocesano doveva essere convocato ogni tre anni. Sul piano normativo a questa distinzione non corrisponde una distinzione degli atti sulla base del loro nomen iuris. E’ l’assemblea dei sacerdoti e degli altri fedeli della Chiesa particolare. Nella categoria degli atti amministrativi singolari fanno parte (can. Il codice prevede che tutte le questioni proposte siano sottomesse alla libera discussione dei membri (can. 30). cioè aventi efficacia sul piano legislativo. 463). emanati da coloro che godono di potestà esecutiva. Tra i decreti generali infatti distinguiamo quelli aventi natura legislativa. che determinano i modi da osservare nell’applicare la legge o con cui si urge l’osservanza delle leggi (can. Si distingue tra gli atti amministrativi singolari in senso stretto. stimolare le varie attività e iniziative. 1732). i decreti generali e le istruzioni (cann.

se il legislatore o altro organo dotato di potestà esecutiva: nel primo caso la sua inosservanza incide solo sulla liceità dell’atto. 88). pertanto è dato su iniziativa della autorità. avrebbe efficacia innovativa e quindi si qualificherebbe come norma singolare. che ha la facoltà di dispensare validamente i fedeli dalle leggi disciplinari ogni qualvolta giudichi che ciò giovi al loro bene spirituale. è concesso un privilegio. Il can. che può portare anche la disapplicazione di una norma (can. .la dispensa. un decreto decisorio. Anche la dispensa si presenta a volte come norma singolare poiché proviene da un’autorità dotata di potestà legislativa (can. Il rescritto era definito in passato come “responsum principis ad instantiam petentis”. i motivi che la sorreggono. .il privilegio. su domanda di qualcuno. 49). sia fisiche sia giuridiche. Lo stesso Ordinario del luogo può dispensare validamente dalle leggi diocesane e dalle leggi date dal Concilio plenario o provinciale e dalla Conferenza Episcopale (can. quindi non avrebbero natura formale di atti amministrativi ma di norme singolari. 90) Quest’ultimo limite dipende dall’autorità che ha concesso la dispensa. avente quindi natura imperativa. utilizza mezzi che si classificano in due diversi ordini: l’insegnamento e la santificazione. In caso vi sia difficoltà di ricorrere alla Santa Sede e pericolo di danno grave nell’attesa. nel caso in cui con un precetto siano imposti obblighi cui il destinatario non era previamente obbligato. 85). Oggi esso indica non solo l’atto conclusivo ma lo stesso procedimento amministrativo di esame e valutazione. Con l’insegnamento vengono trasmesse le verità rivelate e i 38 . un’esenzione (relaxatio) da una legge meramente ecclesiastica in un caso particolare. Le norme singolari Sono una serie di atti che possono derogare a quanto stabilito nelle norme generali. - Il matrimonio La Chiesa. 76). la risposta dell’autorità superiore. 78). per rispondere alle esigenze poste dal fine della salvezza delle anime. 86) non si dispensi senza giusta e ragionevole causa (can. il privilegio e la dispensa. dalle stesse leggi può dispensare qualunque Ordinario.il precetto singolare. può avere carattere personale. Un esempio è il can.il rescritto. gli altri presbiteri o i diaconi possano dispensare validamente da una legge universale e da una particolare. quindi ha natura legislativa. è la risposta data dalla Santa Sede o da un Ordinario con la quale si comunica una decisione o informazione dietro richiesta. una grazia in favore di determinate persone. questa facoltà non riguarda però le leggi processuali o penali. concessa da coloro che godono di potestà esecutiva e da quelli cui compete di dispensare esplicitamente o implicitamente (can. 87 in cui sono rafforzati i poteri di dispensa del Vescovo diocesano. Tra di esse troviamo il precetto. con cui si impone direttamente e legittimamente a una persona o a persone determinate qualcosa da fare o da omettere per osservare il contenuto di una legge (can. Il codice prevede un duplice limite generale per la dispensa: a) non sono dispensabili le leggi in quanto definiscono gli elementi costitutivi essenziali degli istituti o degli atti giuridici (can. La natura complessa dell’atto si riflette sul contenuto composto di tre elementi: la richiesta da parte del fedele. a condizione che tale potestà sia stata loro espressamente concessa. Questo istituto riflette al massimo la caratteristica del diritto canonico di piegare la certezza formale del diritto al fine della salvezza delle anime. 59). 87). 89 inoltre prevede che anche il parroco. per il raggiungimento del suo fine.b) il decreto singolare. . purché solitamente la Santa Sede la conceda nelle medesime circostanze. un atto amministrativo dato per iscritto dalla competente autorità esecutiva tramite il quale. carattere reale se concesso direttamente e immediatamente ad una cosa e quindi cessa con la distruzione totale della cosa o del luogo (can. 135). . alcuni rescritti possono provenire dal legislatore o concernere materie aventi natura legislativa. accordata per mezzo di un atto concesso dal legislatore o dall’autorità esecutiva (can. se viene concesso ad una persona e dunque segue sempre la persona e si estingue con il suo decesso. nel secondo sulla sua validità. o la concessione di un favore o dispensa. 48). un atto amministrativo emesso dalla competente autorità esecutiva mediante il quale è data per un caso particolare una decisione o viene fatta una provvisione (can. una dispensa o un’altra grazia (can.

l’espressione del giudizio morale su qualsiasi realtà umana. incide sulla concreta configurazione socio-giuridica di questo istituto ma solo in elementi non essenziali e di contorno. detto personalizzazione. infatti. il matrimonio deve essere considerato come una liberazione dai limiti che segnano la condizione di ogni individuo. carne della stessa carne. di santificazione o munus sanctificandi. c) “crescete e moltiplicatevi”: indica la continuità nel tempo. essa viene esercitata attraversi il magistero ecclesiastico. eucaristia. cioè i sacramenti: battesimo. l’annuncio dei precetti morali. Lo stato matrimoniale è lo stato di vita più diffuso tra i fedeli. matrimonio. un testo scritto per un popolo semplice.principi morali. unzione degli infermi. però. Si tratta infatti di un istituto naturale. che tra i battezzati è stato elevato da Cristo alla dignità di sacramento (can. insieme ai sacramenti abbiamo poi i sacramentali. manifesta la natura relazionale dell’uomo nel senso che nessuno è capace di piena autonomia ma tutti hanno bisogno dell’aiuto e della solidarietà degli altri. confermazione (cresima). ossa delle stesse ossa. Il matrimonio è un istituto comune a tutti gli uomini e ha una struttura essenziale non mutevole. Questa funzione viene esplicitata in modi diversi: con la predicazione. l’educazione cattolica nella famiglia. b) “i due formeranno una sola carne”: “una caro”. l’azione missionaria. costituisce un vero diritto e dovere della Chiesa. Si esplicita attraverso l’amministrazione dei mezzi soprannaturali che Cristo ha affidato alla Chiesa. L’altra funzione. Il diritto secolare. è disciplinato dal diritto naturale ed integrato dal diritto secolare o dalle consuetudini sociali. penitenza (confessione). Il mutare della storia. è una relazione che va sino alla più profonda intimità. sottolinea il superamento del limite individuale e l’aspetto donativo del rapporto tra uomo e donna nel matrimonio. si riferisce alla potestà d’ordine o potestas ordinis. nella quale si supera il limite di ciascun individuo nel vicendevole completamento tra marito e moglie. una società durevole tra uomo e donna voluta da entrambi allo scopo di dar vita ad altri individui e di aiutarsi reciprocamente. d) “per questo l’uomo lascerà suo padre e sua madre”: acquisita la maturità. Il matrimonio come istituto naturale Un istituto naturale. 1055). non può riformare o modificare le basi naturali dell’istituto. Il matrimonio canonisticamente denominato matrimonio legittimo (matrimonium legitimum) è considerato vero dalla 39 . ordine sacro. il culto dei santi. Come istituto naturale. il processo di approfondimento della coscienza di se stessi. ma lasciare suo padre e sua madre lo metterà nella condizione di essere solo e gli farà avvertire la debolezza dell’essere solo e il bisogno dell’altro. quindi l’esigenza di rapportarsi con gli altri. Il sacramento del matrimonio è sempre quello oggetto di speciale attenzione poiché è l’unico preesistente all’istituto di questi mezzi di grazia. La funzione di insegnare (munus docendi) costituisce una manifestazione della potestà di magistero o potestas magisterii. Per comprendere meglio la struttura del matrimonio possiamo fare riferimento alla Sacra Scrittura. Attraverso i sacramenti si rende culto a Dio e si opera la santificazione degli uomini. attraverso le pubblicazioni e gli altri mezzi di comunicazione sociale. Dunque il Libro Sacro svela in parole semplici la struttura fondamentale del matrimonio. non è completo se resta in balia del tempo ma deve affermarsi oltre il tempo. la catechesi. le esequie ecclesiastiche. nelle scuole e nelle università cattoliche. cioè l’ufficio di interpretare ed esporre la parola di Dio con autorità da parte del Papa e dei Vescovi. Questo comporta la predicazione evangelica a tutte le genti. la finalità procreativa del matrimonio indica il soddisfacimento del bisogno di ogni uomo di durare nel tempo. Tutto questo viene disciplinato nel Libro IV del codice. Tutto questo viene disciplinato nel Libro III del codice di diritto canonico. che quindi è oggettivamente un limite. definito “nativo” perché originario e coessenziale alla stessa natura dell’istituzione ecclesiastica (can. il circolo si chiude. quindi la relazione nuziale tra l’uomo e la donna è la relazione fondamentale. l’uomo va incontro al mare grande della vita. questo passo apre il racconto della creazione della donna e indica il superamento della condizione di difettività in una relazione uomodonna caratterizzata dalla complementarietà. 747). da qui l’interesse della Chiesa per un sacramento che sostiene quei christifideles (laici) che sono chiamati a santificarsi nel mondo e ad animare cristianamente l’ordine temporale. e in particolare al libro della Genesi in cui troviamo la struttura del matrimonio come istituto naturale in quattro passaggi: a) “non è bene che l’uomo sia solo”: mette in evidenza la consapevolezza della propria difettività e debolezza.

il “bonum fidei” alla fedeltà vicendevole tra i coniugi. 1057). si dice “matrimonio rato e consumato” (matrimonium ratum et consummatum). La dottrina distingue inoltre tra “matrimonium in fieri”. La Chiesa rivendica in particolare la competenza a disciplinare il matrimonio dei battezzati cattolici. che riguarda tutti i battezzati e indica ad esempio la peculiare stabilità in ragione del sacramento (can. Per il diritto canonico è prevalente il suo interesse per l’atto costitutivo della famiglia. il diritto divino positivo o rivelato. ordinata al bene dei coniugi ed alla procreazione ed educazione dei figli (can. infatti il can. quindi come atto costitutivo della famiglia. Secondo il diritto canonico la consumazione deve avvenire in modo umano (can. l’insieme delle norme che hanno la funzione di regolamentare dettagliatamente l’istituto matrimoniale. 1055). poiché il diritto canonico riconosce che il matrimonio produce anche effetti meramente civili. Agostino che parla di “bonum prolis. 1055). cioè gli atti sessuali. il diritto ecclesiastico. cioè gli sposi. nel quale tutto il vissuto successivo è voluto dagli sposi. Il Concilio Vaticano II con la costituzione pastorale “Gaudium et spes” parla del matrimonio come intima comunità di vita e di amore e ha rivalorizzato il rapporto interpersonale. Bisogna precisare che il diritto canonico coglie soltanto alcuni aspetti. Struttura giuridica del matrimonio canonico Il matrimonio canonico è un patto (foedus) o contratto. La dottrina sul matrimonio è stata elaborata dal Concilio di Trento. le finalità del bene dei coniugi e della procreazione ed educazione dei figli. Quindi. Per il matrimonio fra battezzati. e l’indissolubilità. Le fonti normative che regolano il matrimonio canonico sono: il diritto divino naturale. sottolineando la connessione tra la felicità dell’individuo nella società e il buon rapporto coniugale. che forgia la struttura del matrimonio in maniera comune a tutti gli uomini (la diversità sessuale. A questo proposito il can. Si chiama invece “matrimonio canonico” quello celebrato a norma dal diritto canonico da due battezzati nella Chiesa cattolica o da un cattolico e un non cattolico. le caratteristiche essenziali del matrimonio sono: l’unità. 1056). che sorge esclusivamente dalla libera volontà dei soggetti contraenti. quindi nessuno può vincolare altri al matrimonio. 1059 afferma che il matrimonio dei cattolici è retto non soltanto dal diritto divino ma anche da quello canonico. la competenza a disciplinarlo giuridicamente spetta alla Chiesa. su di esso la Chiesa non ha competenza giuridica perciò rientra nell’ambito del munus docendi. cioè la funzione di insegnare la verità oggettiva del matrimonio. Il matrimonio sacramento Il matrimonio sacramento è un patto mediante il quale l’uomo e la donna pongono in essere un consorzio per tutta la vita. se il matrimonio è sia contratto sia sacramento. l’impossibilità di scioglimento del vincolo matrimoniale durante la vita dei coniugi. fidei et sacramenti” cioè i tria bona. 1061 afferma che il matrimonio validamente contratto tra battezzati si dice “matrimonio rato” (matrimonium ratum) e una volta che sia intervenuta la consumazione. Quindi contratto e sacramento non sono opposti ma dal contratto scaturiscono effetti sacramentali. essa indica che tra i battezzati non può sussistere un valido contratto matrimoniale che non sia esso stesso un sacramento (can. Il matrimonio è l’alleanza fra un uomo ed una donna che danno vita ad una comunità di vita e di amore. lasciando gli altri all’attenzione e cura dell’attività pastorale della Chiesa. l’unità e l’indissolubilità. e il “matrimonium in facto esse” cioè il rapporto matrimoniale che dura nel tempo o famiglia. I fini e le proprietà del matrimonio sono considerati i “bona matrimonii”. il sacerdote che assiste allo scambio del consenso è solo un testimone pubblico (testis qualificatus). minore invece è l’attenzione per la famiglia come insieme di rapporti. espressione derivata da s. volontà che non può essere supplita da nessuna potestà umana. Materia e forma del matrimonio sono nelle 40 .Chiesa se contratto da non battezzati. soprattutto dalla fine del Settecento in poi quando gli Stato hanno iniziato ad intromettersi con una disciplina propria (matrimonio civile). competenza che ha sempre rivendicato rispetto ai poteri civili. Per assumere pienamente queste finalità. 1061) cioè secondo natura e con libera accettazione e si configura anche nel caso in cui all’atto non segua la procreazione. esclusione della poligamia. attinenti alla validità del contratto. che nello specifico riguardano la sostanza del matrimonio: il “bonum prolis“ attiene alla procreazione ed educazione della prole. neppure ecclesiastica (can. se invece il contratto fosse invalido sarà invalido anche il sacramento. il “bonum sacramenti” alla indissolubilità. Se il matrimonio è elevato a sacramento significa che il matrimonio validamente contratto tra battezzati produce gli effetti della grazia sacramentale. salva la competenza dell’autorità civile circa gli effetti puramente civili. Il consenso contrattuale è la causa efficiente del sacramento. in questo senso si può anche intendere il precetto evangelico “l’uomo non separi ciò che Dio ha unito (Marco). il diritto civile. ne deriva che qualora il contratto sia valido sussiste anche il sacramento.

dalla libertà di cui devono godere. l’errore. 1096 è necessario che i contraenti sappiano almeno che il matrimonio è la comunità permanente tra l’uomo e la donna. Il consenso Il matrimonio è costituito dal libero consenso delle parti. questi sono i casi delle alterazioni mentali temporanee contingenti come ad esempio l’alcool e l’ipnosi. b) L’ignoranza L’ignoranza è l’insufficiente conoscenza di cos’è il matrimonio e cosa comporta. . Essendo il matrimonio un rapporto al quale l’uomo è incline per natura. Quindi è richiesta una consapevolezza non specifica ma solo degli elementi essenziali: l’unione solidale tra uomo e donna. la forma prescritta. ninfomane e satiro. Un difetto o vizio del consenso rende invalido il matrimonio: l’incapacità di contrarre matrimonio. in particolare le parti non possono alterare il carattere eterosessuale del matrimonio o modificarne le proprietà e le finalità. danno e accettano reciprocamente se stessi per costituire il matrimonio (can. I vizi del consenso: a) L’incapacità a contrarre matrimonio Secondo il can. 1101) con cui gli sposi esprimono il consenso.parole o nei segni (can. l’assenza di impedimenti. poiché non essendo in grado di adempiere gli obblighi non possono assumerli con la celebrazione del matrimonio. Per capacità si intende l’idoneità del soggetto a valutare il proprio comportamento determinandosi coscientemente ad esso. acquisisce in via autonoma la conoscenza essenziale di che cosa il matrimonio sia e comporti. temporanee o permanenti. Per il diritto sono irrilevanti i motivi che possono aver indotto l’individuo a sposarsi. ad esempio non sono in grado di assumersi il dovere della fedeltà. questa incapacità è simile al caso precedente ma attiene a casi psicofisici nell’ambito della sfera sessuale (omosessuale. deve essere accertata dal competente giudice ecclesiastico. mancano di sufficiente uso di ragione e quindi non sono in grado di raggiungere una seppur minima conoscenza di che cosa sia il matrimonio. quella volitiva. questi sono i casi in cui anche se l’individuo sa di contrarre matrimonio non può discernere gli obblighi per alterazioni di carattere o anche detti conflitti di personalità (isterico. la libertà dei soggetti contraenti si esaurisce nella libera adesione al modello giuridicamente predeterminato. la simulazione. narcisista. il dolo. E’ una 41 . non viziato né nella sua formazione né nella sua manifestazione. un difetto o vizio di quest’ultimo produce l’invalidità del matrimonio anche se. Secondo il can. . dai reali contenuti della volontà esternamente manifestata. sadico e masochista) perché sono incapaci di condurre una sana vita coniugale.coloro che per cause di natura psichica non possono assumere gli obblighi essenziali del matrimonio. La validità del consenso. La struttura essenziale del matrimonio è predefinita. quindi la capacità di contrarre matrimonio significa avere una conoscenza sufficiente della natura e dei fini del matrimonio e l’idoneità a volerlo. che può riguardare la sfera intellettiva e della conoscenza. la violenza e il timore. per immaturità o per cause patologiche. dalla conoscenza oggettiva di ciò che vogliono. immaturo psichico-affettivo).coloro che. la condizione. difettano gravemente di discrezione di giudizio circa i diritti e i doveri matrimoniali essenziali da dare e accettare reciprocamente. per essere rilevante in foro esterno. Quindi l’incapacità è la mancanza di tale idoneità. La materia è costituita dalla reciproca dazione di se. dipende dalla capacità di coloro che debbono prestarlo. riguarda quindi soggetti che non sono portatori di vere e proprie affezioni psicotiche ma che per ragioni permanenti o temporanee della loro personalità non sono in grado di avere sufficiente consapevolezza e libertà nell’assumersi obblighi. la sua apertura alla procreazione attraverso il rapporto sessuale. Vista la centralità del consenso. quella attuativa o operativa. ordinata alla procreazione della prole mediante una qualche cooperazione sessuale. l’ignoranza. dunque. 1057). Per essere validamente celebrato il matrimonio ha bisogno di tre elementi: un consenso prestato da persona giuridicamente abile. mentre la forma è la manifestazione della reciproca accettazione del dono di sé. con patto irrevocabile. cioè l’atto della volontà con cui l’uomo e la donna. la sua durata nel tempo. 1095 sono incapaci a contrarre matrimonio: .coloro che per ragioni diverse. ciò che conta è la volontà di entrambi.

La 42 . morale. è una fattispecie contemplata nel codice del 1917 ma non più in quello vigente anche se è tuttora giuridicamente configurabile. allora l’errore diviene rilevante invalidando il consenso. Un esempio può essere il caso di sterilità taciuta con inganno all’altra parte per evitare il sottrarsi di quest’ultima al matrimonio. Ordinariamente questi fattori non invalidano un matrimonio. Un caso particolare è l’error redundans in errorem personae. il consenso viene addirittura a mancare (can. il matrimonio è nullo (can. dalla sfera intellettiva. tale da annullare la libertà di determinazione. le espressioni di dolore o di disappunto. purché esplicitamente diretto ad indurre in errore. i ricatti psicologici. ma deve essere essenziale per il matrimonio o deve avere una natura tale da turbare gravemente la vita coniugale. questo principio si collega al diritto fondamentale del fedele ad essere immune da qualsiasi costrizione nella scelta dello stato di vita (can. La caratteristica di questo metus è che non produce elementi di violenza fisica o morale. parziale quando la volontà del soggetto è diretta a costituire il matrimonio ma con esclusione di elementi essenziali. sono fattori che costringono un soggetto a contrarre matrimonio. prodotta dal comportamento volontario di un’altra persona e non da eventi naturali. Il dolo può essere posto dall’altra parte contraente o da una terza persona. Le preghiere. cioè il contraente venga indotto in errore su una qualità dell’altra parte e per ciò presti il consenso. Ad esempio l’erronea convinzione che il matrimonio sia dissolubile incide se viene ad oggettivarsi nella volontà. che si produce in un rapporto caratterizzato da vincoli di dipendenza affettiva o psicologica. Nel caso della violenza fisica. ad esempio è l’errore sull’identità fisica della persona che rende invalido il matrimonio (can. efficace. 1099 afferma che l’errore circa l’unità o l’indissolubilità o la dignità sacramentale del matrimonio non vizia il consenso matrimoniale. 125). Per provare l’invalidità occorre che la violenza sia: oggettivamente grave. di diritto naturale perché il consenso non è prestato validamente. quindi vi è una finzione del consenso. cioè colui il quale subisce la violenza ha come unica via per sottrarsi ad essa il matrimonio. 16 anni per l’uomo) non c’è più ignoranza ma una piccola conoscenza. cioè dopo la pubertà (14 anni per la donna. Il consenso è viziato quando si pone in essere dolosamente un inganno. 219). L’errore di diritto riguarda le proprietà essenziali e la sacramentalità del matrimonio. 1101) quando ricorra una divergenza tra la manifestazione esterna del consenso matrimoniale e l’interno volere. 1097) perché il consenso è viziato in ragione del fatto che il matrimonio riguarda una persona concreta e determinata. ma condizionamenti del consenso derivanti da ricatti affettivi o da abusi di autorità. si passa in quella volitiva determinando così il consenso. cioè errore sulle qualità della persona che diviene errore di persona. Più frequente è il caso della violenza morale o del timore (metus). L’errore di fatto invece riguarda la persona dell’altro contraente il matrimonio. Più complesso è il caso dell’errore su una qualità della persona. e) La violenza e il timore Nessuno può validamente obbligarsi se non liberamente. qui il consenso sussiste ma è viziato (can. le suppliche.conoscenza minimale ma sufficiente ad individuare l’oggetto specifico che si presume sussistere in ogni persona dopo la pubertà. ma quando oggettivamente diventano forme di pressione gravi e soggettivamente vengono da persone con forte personalità allora possono invalidare un matrimonio. purché non ne determini la volontà. d) Il dolo Il dolo (can. E’ una disposizione di diritto umano o di diritto divino? Esistono due teorie: di diritto umano perché posta dal legislatore. 1098) è stato inserito nell’ultimo Codice (1983) perché in passato non si riteneva opportuno dare importanza a questo vizio poiché la maggior parte dei matrimoni erano basati su questo. Diviene causa di invalidità quando. f) La simulazione Si parla di simulazione (can. 125). in questo caso la qualità diventa l’oggetto del consenso matrimoniale. Di conseguenza un consenso matrimoniale estorto con violenza o timore non è valido. esternamente si esprime la volontà di contrarre matrimonio ma internamente non si vuole. c) L’errore Esiste il vizio per errore di diritto (error iuris) o per errore di fatto (error facti). può consistere in un comportamento attivo o anche passivo od omissivo. Il can. La simulazione può essere totale o parziale: totale quando non si vuole il matrimonio o si vuole per finalità diverse. 1097). La qualità può essere fisica. Quindi se l’errore riguarda solo la conoscenza delle proprietà e dei fini del matrimonio è irrilevante giuridicamente. sociale ecc. In questo caso il nubente vuole un matrimonio diverso rispetto a quello che intende la Chiesa. incussa dall’esterno. Qualora la qualità della persona sia voluta direttamente e principalmente all’atto di esprimere il consenso. Una fattispecie particolare è il timore reverenziale (metus reverentialis). perché in genere questo errore non incide sulla validità.

Si tratta di una praesumptio iuris. Viceversa il diritto canonico ammette la celebrazione del matrimonio sotto condizione passata o presente. quindi qualunque consenso si deve ritenere conforme alla sua manifestazione esterna. da un punto di vista probatorio. La ragione per cui il diritto canonico ammette rilievo giuridico alla condizione è di garantire il reale consenso degli sposi. poiché normalmente c’è coincidenza tra manifestazione esterna ed interno volere. gli altri sono detti occulti. i secondi sono sempre posti dalla stessa autorità suprema (can. 1102). si ha cioè la presunzione di conformità della dichiarazione esterna alla volontà interna. tale divieto ha forza impediente e non dirimente quindi il matrimonio è illecito ma non invalido. o il bene dei coniugi (bonum coniugum). per questo esiste una disposizione nello stesso can. inoltre è una presunzione iuris tantum poiché ammette la prova contraria. il voto pubblico di castità. quindi il matrimonio contratto sotto condizione passata o presente senza detta licenza sarebbe illecito ma non invalido. quindi in realtà si verserebbe in una simulazione per esclusione della indissolubilità. il crimine). per una causa grave e limitatamente alla permanenza di questa. Un caso particolare è quello della condizione potestativa. Gli impedimenti. fino a prova contraria. Il diritto canonico esclude la validità del matrimonio contratto con condizione propria. 1102 secondo cui non si può porre la condizione se non con la licenza scritta dell’Ordinario del luogo. 1073). il codice del 1983 contempla però solo i dirimenti. per lo stesso motivo non è ammessa in materia di impedimenti la consuetudine (can. ma internamente esclude l’unità del matrimonio (bonum fidei). o la sua indissolubilità (bonum sacramenti). la quale riguarda un fatto la cui realizzazione dipende dalla volontà dell’altra parte. l’Ordinario invece può dispensare limitatamente al territorio da tutti gli impedimenti. La presunzione risponde ad un dato di comune esperienza. Nel primo caso la suprema autorità svolge una funzione magisteriale (munus docendi) cioè l’insegnamento dei limiti posti dal legislatore divino. Il potere di stabilire impedimenti è riservato alla suprema autorità ecclesiastica. 1078 – 1082): la Santa Sede ha potere generale di dispensa. purché sia intervenuta la species seu figura matrimonii. L’apposizione di condizioni de praeterito o de praesenti costituisce tuttavia un elemento di grave turbativa del consenso e del bene spirituale degli sposi. Invece il caso della condizione de futuro con effetti risolutivi è una condizione al verificarsi della quale il matrimonio verrebbe meno. C’è un 43 . si distinguono in pubblici e occulti: sono pubblici quelli che possono essere provati in foro esterno (can. Gli impedimenti Gli impedimenti sono fatti o circostanze che rendono la persona inabile a contrarre matrimonio validamente (can. o la generazione della prole (bonum prolis). g) La condizione Il consenso si può viziare a causa di una condizione. 1076). La presunzione è da collegare al can. tranne quelli riservati alla Santa Sede (l’ordine sacro. 1074). 1060 in cui è consacrato il principio del favor matrimonii. bensì ci vuole un atto positivo di volontà diretto ad escludere il matrimonio stesso. o il valore della sacramentalità. 1075 e 1077). nel secondo caso svolge il proprio munus regendi ponendo ulteriori ostacoli alla celebrazione del matrimonio. Si distinguono in impedimenti di diritto divino o di diritto ecclesiastico: i primi sono dichiarati tali dalla suprema autorità della Chiesa (can. Secondo il can. cioè condizione de futuro con effetti sospensivi. la simulazione unilaterale è giuridicamente irrilevante in diritto civile. per cui il matrimonio è valido o meno a seconda se sussista o meno il fatto dedotto in condizione (can. perché non si possono lasciare in sospeso gli effetti giuridici e spirituali del matrimonio-sacramento al verificarsi futuro ed incerto di un determinato fatto. lo è invece in diritto canonico. Tale licenza è richiesta ad liceitatem e non ad validitatem.fattispecie si verifica quando esternamente il nubente esprime il consenso matrimoniale. cioè una congettura probabile di un fatto incerto stabilito dalla legge. 1102). cioè in caso di dubbio si debba stare. Il potere di dispensa per gli impedimenti di diritto ecclesiastico spetta alla Santa Sede e all’Ordinario del luogo (cann. quindi gli impedimenti sono legislativamente predefiniti e le norme che li contemplano sono soggette ad interpretazione restrittiva così il legislatore canonico particolare non può porre nuovi impedimenti o derogare impedimenti vigenti (cann. 1075) e non possono mai essere dispensati. 1101 il consenso interno dell’animo si presume conforme alle parole o ai segni adoperati nel celebrare il matrimonio. per cui la validità o meno del contratto matrimoniale dipende dalla sussistenza di una determinata circostanza (can. Perché il matrimonio sia invalido per simulazione non è sufficiente una generica intenzione contro il matrimonio. La simulazione può essere bilaterale o unilaterale (riserva mentale). Si classificano in dirimenti (rendono invalido il matrimonio) e impedienti (lo rendono illecito ma non invalido). per la validità del matrimonio. 1075) però possono essere dispensati. L’Ordinario del luogo può soltanto stabilire un divieto temporaneo al matrimonio per un caso peculiare.

l’impedimento viene meno se il precedente matrimonio sia stato dichiarato nullo o nei casi specifici in cui il diritto canonico ammette lo scioglimento (dispensa dal matrimonio rato e non consumato. Può essere dell’uomo o della donna. cioè nei confronti di tutti. L’impedimento per voto religioso perpetuo riguarda coloro che hanno emesso il voto pubblico e perpetuo di castità in un istituto religioso (can. la pubblica onestà e l’adozione. . 8 del Concordato fra la Santa Sede e l’Italia i matrimoni canonici possono conseguire effetti civili. cioè non curabile. cioè sussistente al momento del consenso. cioè l’incapacità di avere rapporti sessuali causata da malformazioni fisiche o cause psicologiche. quindi il legislatore ha fissato un limite minimo che ovviamente può non coincidere con l’effettiva maturazione del singolo. e l’indissolubilità. che può riguardare sia l’uomo che la donna. dopo la pubertà invece di diritto umano. 1125). della seconda fanno parte il coniugicidio e il ratto.L’età Secondo il can. . da qui la possibilità di dispensa dall’impedimento. 226. solo nei confronti di una persona determinata. E’ dispensabile ma solo dalla Santa Sede in caso di vocazione viziata o nel caso in cui il chierico abbia abbandonato la vita sacerdotale. Infatti per avere la dispensa è necessario che ricorra una causa giusta e ragionevole. L’eventuale divorzio civile non fa venire meno l’impedimento perché il matrimonio per la dottrina cattolica è indissolubile. può essere assoluta. 1088). Per rendere nullo il matrimonio l’impotenza deve essere (can. Questo impedimento nasce con l’esigenza di garantire che i nubendi abbiano raggiunto la maturità biologica e psicologica necessaria. cioè l’atto con cui i coniugi divengono una caro. non impedisce il matrimonio né lo rende invalido (can. l’impotenza. Per far sì che l’impedimento sussista è necessario che ci sia un matrimonio validamente contratto. Della prima categoria fanno parte l’età. Questo impedimento nasce dalle difficoltà che possono insorgere nei matrimoni misti sia per la fede. e una ragione praticopastorale. vincoli di parentela. della terza fanno parte la parentela. In questo caso il divieto non deriva 44 . 793). . Quindi è un impedimento di diritto divino e non può mai essere dispensato. can. il precedente matrimonio. Ad esempio la Conferenza episcopale italiana ha fatto uso di tale facoltà in considerazione dell’età nuziale fissata dal legislatore civile (art. 1085) vuole tutelare le proprietà del matrimonio: l’unità. cioè l’individuo non è in grado di procreare ma solo di compiere l’atto. E’ un impedimento di diritto ecclesiastico perciò è dispensabile. sia per l’educazione cattolica dei figli (can. privilegio paolino e petrino). la copula coniugale.Il precedente matrimonio L’impedimento del precedente vincolo matrimoniale (can. . e perpetua. 1084). e impotentia generandi. per anomalie organiche o psichiche.L’impotenza L’impedimento di impotenza può essere di due tipi: impotentia coeundi. quindi l’esclusività del rapporto fra i coniugi.L’ordine sacro e il voto religioso perpetuo L’impedimento per ordine sacro (can.ampliamento delle competenze dell’Ordinario nel caso di urgente pericolo di morte e nel caso che la sussistenza di un impedimento dispensabile risulti quando già è tutto pronto e non è possibile attendere la dispensa dalla Santa Sede.La disparità di culto L’impedimento è fra una persona battezzata nella Chiesa cattolica e una persona non battezzata (can. E’ un impedimento di diritto divino naturale e quindi non può essere dispensato. L’impotentia generandi o sterilità. per una piena ed indivisa adesione a Cristo. 1084) precedente al matrimonio. Il legislatore canonico ha anche previsto che le Conferenze episcopali possono fissare un’età maggiore per la lecita celebrazione del matrimonio (can. Gli impedimenti sono suddivisi nel codice in tre categorie: capacità personale. 1084) poiché la sterilità non impedisce ai coniugi di porre in essere l’atto sessuale naturale. 1086). Perciò viene considerato un impedimento di diritto divino fino alla pubertà. . si tratta quindi di un obbligo di non sposare che si è affermato nell’età medievale per due ragioni: una ragione spirituale. l’affinità. 1083) altrimenti il matrimonio sarebbe valido ma illecito. comportamento delittuoso. ma ad alcune condizioni tra cui la promessa sincera della parte cattolica di fare quanto è in suo potere perché i figli siano battezzati ed educati nella Chiesa cattolica (can. o relativa. 277). per cui il matrimonio si scioglie solo con la morte di uno dei due coniugi. 1087) deriva dall’obbligo del celibato previsto nella Chiesa (can. 1083 non possono contrarre validamente matrimonio l’uomo che non abbia compiuto i sedici anni e la donna che non ne abbia compiuto quattordici. se l’impedimento è dubbio. invece. L’impotentia coeundi è quindi l’impossibilità di compiere. la disparità di culto e l’ordine sacro. 84 CC) e grazie all’art. il matrimonio non può essere impedito (can. per una maggiore disponibilità al servizio divino e dei fedeli.

La pubblica onestà La pubblica onestà (publica honestas) è un impedimento che nasce dal matrimonio invalido in cui c’è stata vita comune. 1089 non è possibile costituire un valido matrimonio fra l’uomo e la donna rapita purché ciò sia fatto allo scopo di contrarre matrimonio. altrimenti è in linea collaterale. allora la Chiesa ha previsto questo impedimento perché riteneva sconveniente un matrimonio con il consanguineo di una persona con la quale si sia intrattenuta una relazione intima. con il decreto Tametsi del 1563. in qualsiasi grado. il caso di coloro che hanno cooperato fisicamente o moralmente all’uccisione del coniuge di uno dei due. Ci sono due requisiti: è la donna che deve essere rapita. Per il can. In particolare era difficile l’accertamento della effettiva volontà delle parti: il matrimonio. zio e nipote. abbia la libertà di determinarsi e scegliere spontaneamente di contrarre matrimonio con l’uomo che l’ha rapita. Ovviamente si tratta della forma giuridica o canonica che si distingue dalla forma liturgica. con la nascita 45 . è un impedimento di diritto ecclesiastico e quindi è dispensabile. Questo impedimento è detto di parentela legale e nasce dal fatto che l’adozione conferisce all’adottato lo stato di figlio legittimo riconosciuto dal diritto canonico. inserito all’epoca del concilio per tutelare il sesso debole da questa usanza. o da concubinato pubblico e notorio (can. Questo impedimento è sorto perché quando vi è una sentenza di nullità di un matrimonio cessa anche l’affinità. 1094 c’è il divieto di contrarre matrimonio a coloro che sono uniti. L’impedimento non è dispensabile. . Secondo il can. Per il can. cioè quei matrimoni celebrati al di fuori di qualunque forma solenne e pubblica. è un impedimento di diritto umano quindi dispensabile anche se è molto difficile. L’affinità è il vincolo che sussiste tra il coniuge e i consanguinei dell’altro coniuge. quello contratto tra consanguinei in linea collaterale è nullo fino al quarto grado incluso (fratelli. Secondo il can. lasciando incerto lo stato giuridico delle persone coinvolte nel rapporto. E’ un impedimento di diritto divino e quindi non dispensabile.Il ratto Questo impedimento è diretto a garantire pienamente la libertà della donna a contrarre matrimonio e a sposare una persona determinata. 1090 esistono due diverse fattispecie: il caso di chi uccide (o fa uccidere) il coniuge di un’altra persona con cui vuole contrarre matrimonio o il proprio. figlio. Il sistema romanistico ci ha tramandato che l’impedimento di consanguineità è infinito in linea retta (padre. E’ riservato in linea retta ai consanguinei dell’altro coniuge legati a quest’ultimo da un rapporto di discendenza l’uno dall’altro. l’autore deve agire con l’intento di contrarre matrimonio. La ragione di questo impedimento è la tutela della vita e la salvaguardia della positività del modello matrimoniale. ma viene meno una volta che la donna separata dal rapitore e posta in un luogo sicuro. 1092 l’affinità in linea retta rende nullo il matrimonio in qualunque grado. da parentela sorta da adozione.La consanguineità e l’affettività L’impedimento di consanguineità riguarda tutti coloro che discendono da un antenato comune. La forma canonica di celebrazione Il matrimonio è un negozio a forma vincolante. L’obbligo di scambiare il consenso matrimoniale in una forma giuridica predeterminata ad valitatem è stato introdotto dal Concilio di Trento. . 1091 è nullo il matrimonio contratto tra consanguinei in linea retta. cioè il matrimonio putativo. E’ un impedimento di diritto ecclesiastico e quindi è dispensabile. cugini primi).da un obbligo esterno ma è la conseguenza della libera scelta del soggetto che rinuncia all’esercizio della sessualità (can. Secondo il can. anche se non al fine di sposarsi. nonno) mentre in linea collaterale fino al quarto grado incluso (dal codice del 1983) e indica tutti quelli che hanno in comune un capostipite. . L’impedimento di pubblica onestà rende nulle le nozze nel primo grado della linea retta tra il coniuge e i consanguinei dell’altro. è di diritto ecclesiastico e perciò può essere dispensato. in linea retta o nel secondo grado della linea collaterale.Il crimine Questo impedimento sorge nel caso di coniugicidio. Questi matrimoni portavano delle conseguenze negative sul piano morale e sociale anche perché risultavano di difficile o impossibile prova. Prima del Concilio bastava lo scambio di consensi e non era obbligatoria la pubblicità quindi era nato il problema dei matrimoni clandestini. ma la gravità ha indotto il legislatore a riservare alla Santa Sede il potere di dispensa. E’ un impedimento di diritto ecclesiastico per cui è dispensabile ma solo dal Pontefice. . la quale non è un requisito di validità del matrimonio. quindi l’inosservanza della forma di celebrazione comporta l’invalidità del matrimonio. 1093). 573).

il matrimonio così celebrato non viene annotato nel registro parrocchiale dei matrimoni ma in uno speciale registro conservato presso la curia della diocesi . Prima della celebrazione sono effettuate le pubblicazioni. 1124 ss).lo scambio del consenso davanti ai soli testimoni comuni (coram solis testibus) senza la presenza del ministro sacro (can. è una presunzione iuris tantum quindi ammette una prova contraria. infatti la pubblica celebrazione potrebbe suscitare disappunto o addirittura scandalo.di una legittima convivenza. ad esempio. Il diritto canonico considera padre il legittimo marito della donna che ha partorito e presume come legittimi i figli nati almeno 180 giorni dopo la celebrazione del matrimonio o entro 300 giorni dallo scioglimento della vita coniugale. E’ posto il principio dell’eguaglianza in quanto a doveri e diritti dei coniugi. l’Ordinario del luogo o il parroco (o un sacerdote o un diacono se delegati).matrimoni misti tra un battezzato e un non battezzato (cann. 1108) consiste nello scambio del consenso tra gli sposi alla presenza di un testimone qualificato (testis qualificatus). l’acquisto dello status giuridico di coniugi e la legittimità dei figli eventualmente generati. ma anche morale e religiosa della prole. Vi sono anche forme straordinarie di celebrazione: . e di almeno due testimoni comuni (testes communes). Lo scambio del consenso deve avvenire con parole alla contemporanea presenza degli sposi. Gli effetti del matrimonio Sacramento è il matrimonio come atto. l’attribuzione dello stato di figlio legittimo a chi è nato da matrimonio valido. ma riconoscono giuridica 46 . due concubini o due persone conviventi da anni e che tutti ritengono sposati. con conseguente illegittimità di convivenza e della prole e non acquisto dello stato coniugale. se gli Stati hanno ritenuto di istituire un proprio matrimonio (matrimonio civile) non tutti gli Stati hanno ritenuto di doverlo rendere obbligatorio per tutti (come la Francia). Il ministro sacro assiste alla celebrazione. L’entrata in vigore di questo decreto era prevista entro trenta giorni ma non fu subito pubblicato in tutte le diocesi quindi troviamo una situazione di incertezza poiché i luoghi tridentini avevano ricevuto il decreto e gli altri invece no. Con il decreto Valenzi fu stabilito che i matrimoni celebrati fino a quel momento erano considerati validi anche se celebrati in altre forme. 1134 – 1140 il legislatore canonico si limita a dettare alcune disposizioni precisando che una volta celebrato il matrimonio sorge tra gli sposi un vincolo perpetuo ed esclusivo. al quale si ricorre per ragioni pastorali. di qui la segretezza della celebrazione alla presenza del ministro sacro e dei due testimoni ma senza le previe pubblicazioni e con il vincolo di segretezza per coloro che intervengono. sia di persona che tramite procuratore (can. 1066 – 1067). cioè per togliere da una situazione di peccato. o solo una promessa di matrimonio. 1116) in caso di pericolo di morte di uno o di entrambi gli sposi e non è possibile avere la presenza di un ministro di culto entro un mese. e che gli stessi sposi sono sostenuti dalla speciale grazia conferita loro dal sacramento. Il diritto canonico prevede anche l’istituto della legittimazione del figlio nato fuori dal matrimonio. Infatti nei cann. con cui si accerta che nulla impedisca che il matrimonio sia contratto lecitamente e validamente (cann. il diritto dovere di curare l’educazione non solo fisica. 1127) e il consenso venga espresso contemporaneamente. non il rapporto che dura nel tempo. sociale e culturale. I figli legittimati sono del tutto equiparati ai legittimi perché l’ordinamento canonico non pone trattamenti giuridici discriminatori. Per questa ragione il diritto canonico si occupa dell’atto e non del rapporto.il matrimonio segreto (omissis denunciationibus et secreto) (cann. 1117). questa potrebbe essere la forma del matrimonio civile che in tal caso sarebbe matrimonio canonico. in quanto chiede la manifestazione del consenso e la riceve in nome della Chiesa. che può avvenire qualora i genitori naturali si sposino (legittimazione per susseguente matrimonio) o per provvedimento della Santa Sede (con rescritto pontificio). più precisamente non sempre gli Stati hanno ritenuto di dover considerare esclusivamente il proprio matrimonio come atto capace di far conseguire gli status familiari. Dal 1907 invece questo decreto venne esteso a tutta la Chiesa. in questo caso l’autorità ecclesiastica può persino dispensare dall’obbligo della forma canonica purché rimanga la necessità della celebrazione del matrimonio in una qualche forma pubblica (can. La forma ordinaria (can. Sono obbligati alle disposizioni canoniche tutti i battezzati nella Chiesa cattolica (can. questo caso ricorre in particolare nei territori di missione . 1130 – 1133). mentre da quel momento in poi i matrimoni per essere validi dovevano essere celebrati con la forma stabilita dalla Chiesa. 1104). Per quanto riguarda gli effetti civili. ma non amministra il sacramento perché a farlo sono gli stessi sposi. Le pubblicazioni sono sostituibili con altri mezzi di accertamento.

che riconosce gli effetti civili ai matrimoni contratti secondo le norme del diritto canonico. purché perseveri il consenso e l’impedimento sia venuto meno o sia stato dispensato. quindi la comunanza di letto. Il matrimonio è oggetto di particolare favore nell’ordinamento canonico (favor matrimonii). che contempla la nullità (anomalia radicale dell’atto che coinvolge la sua essenza ontologica) e l’annullabilità (anomalia più limitata e relativa che non coinvolge l’atto nella sua essenza). inoltre aggiunge che le sentenze di nullità di matrimonio dei tribunali ecclesiastici sono dichiarate efficaci nella Repubblica italiana. Separazione e scioglimento del matrimonio L’essenza della condizione matrimoniale è data dalla comunità per tutta la vita (consortium totius vitae: can. Il matrimonio canonico è considerato inesistente qualora manchi addirittura l’atto o esso si presenti anomalo rispetto alla fattispecie delineata dal legislatore. 1055) che comporta il dovere di osservare la coabitazione tra gli sposi. è inefficace e senza effetto sin dall’origine e la relativa nullità può essere giudizialmente accertata in ogni tempo. il consenso deve essere rinnovato secondo le modalità prescritte dal diritto. fermo restando che agli effetti del riconoscimento civile il matrimonio è regolato dalla legge civile sia per i requisiti materiali sia per la forma. Il contratto matrimoniale. se il motivo è occulto. chi è stato causa della nullità deve rinnovare il consenso e l’altra parte deve perseverare il suo. Questo dovere 47 . la volontà matrimoniale deve essere nuovamente espressa in forma pubblica. perché la salus animarum (favor fidei) è considerata più importante del favor matrimonii. Un esempio del primo caso è nell’art. ad esempio il caso del consenso matrimoniale posto per scherzo (ioci causa) o sulla scena teatrale da due attori. Quindi il matrimonio putativo produce gli stessi effetti del matrimonio validamente contratto per quanto riguarda la legittimità dei figli (can. è sufficiente il rinnovo del consenso in segreto. Questo principio non si applica sempre. Infatti la sentenza di nullità produce effetti retroattivamente (ex tunc) fatti salvi gli effetti del cosiddetto matrimonio putativo. Se il matrimonio è nullo a causa di un impedimento. chiedere la convalida. Un altro tipo di convalida è la sanazione in radice (sanatio in radice) mediante la quale. a seconda se il motivo sia pubblico o occulto (can. di mensa e di abitazione (communio tori. E’ quindi un atto amministrativo che comporta la dispensa dell’impedimento o del vizio. che si esprime nella presunzione (iuris tantum) per cui nel dubbio il matrimonio si deve ritenere valido fino a prova contraria (can. Nullità e convalidazione del matrimonio Il matrimonio è contratto invalidamente se c’è un vizio del consenso. 8 del Concordato italiano. 1057). che si ha quando sia stato celebrato in buona fede da almeno una delle parti e fintanto che entrambe le parti non divengano consapevoli della sua nullità (can. 1139). 163 della Costituzione del Brasile (1967) in ossequio al principio della libertà di coscienza e del libero esercizio di culto è garantita la libertà di contrarre matrimonio in forma religiosa o in forma civile. il diritto canonico contempla solo casi di nullità. come ad esempio nel matrimonio legittimo tra infedeli. La convalidazione del matrimonio si ha nella forma della convalidazione semplice (convalidatio simplex) (cann. se il vizio deriva dalla forma. in particolare al matrimonio canonico. Questa concessione può essere data anche all’insaputa delle due parti o di una di esse. ancora negli Stati Uniti è riconosciuta agli sposi la libertà di celebrare il matrimonio in forma religiosa o in forma civile. un vizio di forma. precisando che il matrimonio religioso ha effetti civili. il consenso può essere rinnovato solo se l’impedimento è venuto meno o è stato dispensato. A volte ciò è avvenuto per iniziativa unilaterale statale. 1156 – 1160) cioè la rinnovazione del consenso di entrambe o almeno una delle parti purché l’altra perseveri nel consenso dato all’atto della celebrazione. A differenza del diritto civile. solo nel caso in cui venga meno il motivo che ha prodotto l’invalidità. quindi. quando il matrimonio è invalido per un impedimento o vizio di forma ma il consenso era valido. 1061). mensae et habitationis). altre volte per via di accordi dell’autorità statale con la Chiesa. può essere sanato per concessione dell’autorità ecclesiastica competente. se è nullo a causa di un vizio del consenso. Un esempio del secondo caso è l’art. 1060) e che si manifesta nella possibilità offerta dall’ordinamento agli sposi di convalidare il matrimonio. La convalidazione semplice può avvenire in modalità diverse. 1074): se il motivo è pubblico. un impedimento non dispensabile o non dispensato. La sanatio in radice non può applicarsi nel caso di matrimonio nullo per mancanza o per vizio del consenso perché per il diritto canonico il consenso delle parti non può essere supplito da nessuna potestà (can. Dunque in presenza di vizi i coniugi possono scegliere se: chiedere l’annullamento. continuare a convivere come fratello e sorella.rilevanza al matrimonio religioso. 1137) o la loro legittimazione per susseguente matrimonio (can. a condizione che l’atto relativo sia trascritto nei registri dello stato civile.

se successivamente uno dei coniugi ha ricevuto il battesimo. Nel privilegio paolino lo scioglimento è giustificato dal fatto che il bene della fede prevale sull’indissolubilità. pertanto viene meno solo con la morte di uno dei coniugi (can. Nella dispensa super rato la mancata consumazione impedisce l’attuazione nella sua pienezza del segno sacramentale dell’unione fra Cristo e la Chiesa. 1692). dono che non può più essere ripetuto. Nel caso della dispensa super rato è una risoluzione del contratto per un vizio attinente al funzionamento dello stesso: la mancata consumazione. perché trova fondamento teologico nella prima lettera ai Corinti di s. cioè quando il pagano poligamo riceve il battesimo e non può o gli è gravoso rimanere solo con il primo coniuge. Il ricorso ai beni terreni si giustifica solo nella misura in cui è strettamente necessario alla vita 48 . Il matrimonio canonico è perpetuo e indissolubile. La separazione consiste nella possibilità di vivere separatamente per cause legittime mantenendo fermo il vincolo coniugale. la durezza della vita comune (cann. 1151 – 1155). La facoltà pontificia di sciogliere si estende al di là del solo matrimonio rato. non deve derivare da anomalie fisiche o psichiche che impediscono la copula perché si rientrerebbe nella fattispecie tipica dell’impotenza. l’odio tra i due coniugi. 1495 codice pio-benedettino). 1143 prevede le condizioni per sciogliere un matrimonio naturale anche se sia stato consumato ma che sia contratto: tra non battezzati. Per poter ottenere lo scioglimento la non consumazione deve verificarsi dopo la celebrazione del matrimonio. è un provvedimento di carattere amministrativo che viene concesso dal Pontefice e si dice dato “graziosamente” cioè come grazia per cui i coniugi non hanno un diritto soggettivo ad ottenerlo ma una mera aspettativa. la dispensa si può avere infatti anche nel caso di matrimonio tra un battezzato e un non battezzato. per poter essere causa dello scioglimento. Lo scioglimento avviene quando la parte battezzata celebra a norma del diritto canonico un nuovo matrimonio.può venire meno solo per: adulterio. 1697 – 1706). L’altro caso è il cosiddetto privilegio paolino. I beni della Chiesa Un problema di legittimazione Con il precedente codice del 1917. per il procedimento cann. è anche vero che solo con la consumazione si realizza quell’una caro in cui gli sposi divengono integralmente una cosa sola e si compie radicalmente il dono reciproco di sé. la dottrina canonistica ricercava i principi legittimanti il godimento di quei beni temporali. è una rescissione del contratto matrimoniale perché concluso a condizioni inique fra i soggetti che erano ottenebrati dall’intelletto in quanto si trovavano in infidelitate. viene detta dispensa dal matrimonio rato e non consumato (can. la ragione è che solo il matrimonio rato e consumato è per diritto divino assolutamente indissolubile. deve essere debitamente accertata dalla Santa Sede e deve inoltre sussistere una giusta causa: ad es. grave compromissione del bene spirituale o corporale di uno dei coniugi o della prole. ferma restando che la separazione non fa venire meno l’obbligo della fedeltà e della indissolubilità come gli obblighi per il sostentamento e l’educazione dei figli. oppure quando il pagano che riceve il battesimo non può ristabilire la convivenza con il coniuge naturale a causa della prigionia o della persecuzione. Esistono tuttavia due casi di scioglimento del vincolo matrimoniale. gli altri matrimoni non godono di una indissolubilità estrinseca assoluta mancando l’elemento della consumazione o della sacramentalità. se la parte non battezzata non voglia farsi battezzare e non viva pacificamente con il coniuge. Se è vero che il matrimonio canonico ha come unica causa efficiente il consenso. La non consumazione. 1692) anche se non esclude una competenza dell’autorità civile (can. La separazione personale dei coniugi battezzati è di competenza dell’autorità ecclesiastica (can. può scegliere uno fra i vari coniugi e sposarlo canonicamente. la dissociatio animorum. cioè essi da non battezzati non potevano percepire il primato assoluto del bene della fede. Lo scioglimento avviene con provvedimento pontificio di dispensa che può essere richiesto da entrambi i coniugi o da uno solo anche se l’altro sia contrario. 1142. se è stata chiesta la separazione civile ecc. Tuttavia la possibilità di deferimento della causa al giudice civile non legittima i coniugi cattolici a separarsi a condizioni diverse da quelle previste dal diritto canonico. Il can. una volta che sia rato e consumato non può essere sciolto per nessuna ragione e da nessuna autorità. di cui rivendicava il diritto della Chiesa ad acquisirli e amministrarli liberamente (can. 1141). Questo per l’esigenza etica di evitare un irragionevole accumulo di beni temporali al di là delle obbiettive esigenze ed evitare un loro utilizzo per finalità estranee alla Chiesa. A questa fattispecie ne viene assimilata un’altra detta privilegio petrino (cann. Il primo caso è quello del matrimonio rato e non consumato tra battezzati o tra una parte battezzata ed una non battezzata. 1148 – 1149). Il diritto canonico tende a favorire sia il perdono sia la riconciliazione tra i coniugi. Paolo.

Il codice conferisce la qualificazione di “persone morali” alla Sede Apostolica e alla Chiesa universale (can. non sono oggetto del diritto canonico. gli istituti religiosi. da queste si passa poi alla elaborazione di criteri per una sana amministrazione e per un corretto esercizio dei poteri di controllo e vigilanza. cioè attraverso l’esercizio del potere di imperio della Chiesa. 433). 1257 e 1254 troviamo precisamente il concetto giuridico di “beni ecclesiastici” sia sotto il profilo soggettivo. le Università cattoliche (can. ma nel can. 709). le associazioni pubbliche di fedeli (can. diceva s. 634). cioè le prestazioni dovute in compenso di atti della potestà esecutiva a vantaggio dei singoli fedeli. 1262). consapevole di questa esigenza. 503 – 510). Nel can. sia sotto il profilo oggettivo. A questa categoria possiamo ricondurre beni di diverso genere: beni materiali (res corporales) cioè le parti del mondo sensibile aventi un valore economico. quei beni appartenenti a persone giuridiche pubbliche nella Chiesa. 1303). le parrocchie (can. Esse acquistano la personalità giuridica o ipso iure. 116. alla Sede Apostolica e alle altre persone giuridiche pubbliche nell’ordinamento canonico. cioè per disposizione di legge. amministrare e alienare i beni temporali per conseguire i fini che le sono propri. Fra i beni ecclesiastici e le res sacrae non c’è identificazione. indipendentemente dal potere civile. i beni immobili e i beni mobili. l’altro di diritto pubblico. I beni della Chiesa. di acquistare. Le res sacrae. quei beni temporali la cui destinazione è vincolata alle individuate finalità della Chiesa. da farsi in occasione dell’amministrazione dei sacramenti e sacramentali. Dobbiamo quindi distinguere tra: i tributi. cioè le prestazioni dovute al mero titolo di appartenenza ad una Chiesa. ha colmato la lacuna. 1254. 815 – 816). 1205 sono dettate norme minuziose sui luoghi sacri. Questo sensibile miglioramento della tecnica di legiferazione è un’applicazione di quanto prescritto dal Concilio Vaticano II costituendo il criterio di legittimazione della disponibilità e del godimento dei beni temporali da parte di una Chiesa che vuole essere povera. Sono persone giuridiche pubbliche ipso iure: le Chiese particolari (can. e beni immateriali (res incorporales). specialmente al servizio dei poveri. 373). le loro province e case (can. le oblazioni o offerte. le res sacrae. 1259). provvedere ad un onesto sostentamento del clero. nel can. 1260) e i fedeli sono invitati a contribuire alle necessità della Chiesa (can. 116). Infatti il can. 349 – 359) e dei capitoli dei canonici (cann. che può imporre alle persone fisiche e giuridiche ad essa soggette di devolvere parte dei loro redditi agli enti ecclesiastici. Ad es. senza ulteriori distinzioni. cioè questi beni sono destinati ad ordinare il culto divino. infatti i beni ecclesiastici non sono costituiti solo da res sacrae e queste ultime possono trovarsi in proprietà di privati. che apre il libro V intitolato “I beni temporali della Chiesa”. La costituzione del patrimonio ecclesiastico Esistono due modi di acquisto dei beni temporali da parte della Chiesa: uno di diritto privato (can. E’ da considerarsi conservata la personalità giuridica ipso iure del collegio cardinalizio (cann. afferma che la Chiesa cattolica ha il diritto nativo. 515). esercitare opere di apostolato sacro e di carità. Ambrogio. cioè secondo il can. 238). 1257 troviamo due parametri per individuare i beni detti ecclesiastici: in primo luogo sono beni temporali. Il patrimonio ecclesiastico è costituito dunque dai beni appartenenti alle persone giuridiche pubbliche. cioè facendo ricorso agli istituti giuridici previsti dai diritti secolari per l’acquisto del diritto di proprietà. quegli insiemi di persone o cose (universitates personarum aut rerum) costituite dalla competente autorità ecclesiastica perché compiano in nome della Chiesa il compito ad essa affidato. i seminari (can. 449). Il codice parla genericamente di beni temporali della Chiesa. Il legislatore del codice vigente. le province ecclesiastiche (can. Sul piano tecnico – giuridico questa ricerca è volta alla precisa individuazione delle finalità proprie del patrimonio ecclesiastico. possedere. 807) e le Università e Facoltà ecclesiastiche (cann. 432).della comunità e all’aiuto dei poveri. 113) ponendole al di sopra delle altre per la loro origine divina. I beni ecclesiastici Il codice non detta una definizione chiara. le conferenze episcopali (can. anche in proprietà di privati. le pie fondazioni autonome (can. le tasse. distinti dai beni spirituali. le conferenze dei superiori maggiori (can. cioè quelle cose che con la consacrazione o con la benedizione sono immediatamente destinate al culto divino. 301). cioè quei luoghi che vengono destinati al culto divino o alla sepoltura dei fedeli mediante la dedicazione o la benedizione. Possono acquistare personalità giuridica con decreto dell’autorità ecclesiastica: le regioni ecclesiastiche (can. sono “patrimonia pauperum” cioè bene dei poveri. o con provvedimento amministrativo della competente autorità ecclesiastica (can. Nell’ultimo caso si tratta di prestazioni avente una certa doverosità ma 49 . La Chiesa ha infatti il diritto di esigere dai fedeli quanto le è necessario per le finalità sue proprie (can. in secondo luogo sono beni appartenenti alla Chiesa.

versare le quote di interesse e di capitale connesse a mutui o ipoteche. 1281). Per atti eccedenti l’ordinaria amministrazione si intendono quelli che producono sostanziali innovazioni alla situazione patrimoniale della persona giuridica. attenersi scrupolosamente alle norme canoniche e civili. L’amministrazione dei beni ecclesiastici Il diritto canonico precisa quali sono gli organi legittimati a porre in essere gli atti necessari all’incremento. per le opere di apostolato e di carità.comunque volontarie. per il quale il Pontefice è supremo amministratore ed economo di tutti i beni ecclesiastici. delle associazioni pubbliche di fedeli (can. Gli amministratori sono tenuti ad adempiere ai loro compiti in nome della Chiesa (can. conservare ed erogare i redditi e proventi secondo gli statuti. l’Ordinario è il normale ed immediato organo di vigilanza e di controllo (can. I criteri per determinare quali atti sono definiti straordinari sono: negli statuti sono stabiliti quali sono gli atti “straordinari”. L’attività di controllo attiene agli atti di straordinaria amministrazione e all’autorizzazione a stare in giudizio. 532). 1284) e di sottoscrivere un inventario dei beni aventi rilevante valore economico o culturale. I compiti di vigilanza e di controllo sull’amministrazione dei beni sono attribuiti alla Santa Sede e all’Ordinario. concedendo un onesto compenso ai propri dipendenti. raccolte attraverso inviti generalizzati e che possono essere effettuate solo previa autorizzazione. si è cercato di ridurre l’esercizio del potere di imposizione per accentuare l’aspetto della libera e responsabile partecipazione. la cui copia viene conservata nell’archivio della Curia diocesana. 1283) è richiesto agli amministratori di prestare giuramento di svolgere le proprie funzioni onestamente. con possibilità di essere confermate (can. non abbandonare arbitrariamente le proprie funzioni. 1276). delle fondazioni pie autonome (can. l’Ordinario diocesano. Mentre la Santa Sede è organo generale ed universale di vigilanza e di controllo secondo il can. 1282) ed è escluso che essi possano agire come titolari di un mandato senza rappresentanza (art. esigere. esempi di amministratori determinati dagli statuti o dalle tavole di fondazione sono quelli dei capitoli (cann. le tavole di fondazione e le disposizioni di legge. E’ impedita la regolare amministrazione del patrimonio: nei casi di difetto o di negligenza dei legittimi organi di amministrazione. 1265). osservare le leggi in materia di lavoro. 1266). da effettuarsi nelle chiese e negli oratori aperti al pubblico. in quest’ultimo caso il diritto canonico prevede che la capacità dell’amministratore della persona giuridica debba essere integrata dall’intervento dell’autorità ecclesiastica che ha poteri di controllo. fatta eccezione per i religiosi mendicanti. nel caso in cui né la legge. per il sostentamento del clero (can. can. L’attività di vigilanza riguarda la costante verifica della corrispondenza della vita e dell’attività della persona giuridica. 222). per gli istituti religiosi spetta ai propri competenti 50 . 393) e il parroco per la parrocchia (can. alla conservazione. in particolare riguarda l’operato degli organi di governo e l’utilizzazione dei beni delle persone giuridiche. Per quanto riguarda le acquisizioni di carattere pubblico invece distinguiamo tra: le questue (can. 1279). impiegare le attività di bilancio per fini propri della Chiesa. non agire nel foro civile senza autorizzazione della competente autorità. Ogni persona giuridica deve avere un consiglio per gli affari economici. 1303). Prima dell’assunzione dell’incarico (can. né le tavole di fondazione determinino gli organi di amministrazione. allora il potere è attribuito all’autorità gerarchicamente sovraordinata (il Pontefice. in caso di silenzio degli statuti. 1705 CC). le collette speciali (can. sia in positivo sia in negativo. fedelmente. spetta all’Ordinario nominare come amministratori persone idonee che restano in carica per un triennio. la redazione del bilancio preventivo e l’elaborazione del rendiconto annuale. la custodia dei documenti e degli strumenti. spetta al Vescovo diocesano determinare tali atti (can. 1279). Esempi di amministratori ex lege sono il Vescovo per la diocesi (can. 505 – 506). per evitare ogni erronea impressione che la prestazione pecuniaria del singolo fedele corrispondesse al valore del sacramento o peggio che i sacramenti fossero amministrati a pagamento (simonia). predisporre tutele della proprietà in forme valide. disposte dalla competente autorità ecclesiastica. alla fruizione e all’alienazione del patrimonio ecclesiastico. 1273. non procedere a donazioni che nei limiti dell’ordinaria amministrazione e solo per fini di pietà o carità. 1280). can. perché questa possa disporre di quanto è necessario per il culto divino. Tra i doveri e i diritti fondamentali dei fedeli c’è anche l’obbligo di sovvenire alle necessità della Chiesa. con la diligenza del buon padre di famiglia (can. 1279). 1273. curare la regolare tenuta dei libri contabili. né gli statuti. Amministratore della persona giuridica pubblica è colui che presiede a norma di legge o per disposizioni statuarie o fondazionali (can. A differenza del passato. composto da fedeli esperti in materia economica e conoscitori del diritto secolare per dare un adeguato sostegno all’amministratore (can. cioè le offerte di fedeli per un fine religioso. 319). I compiti degli amministratori sono contemplati nei canoni 1284 – 1287 e sono: curare la conservazione del patrimonio.

anche se il diritto particolare prende in considerazione i beni culturali con disposizioni frammentarie. per sovvenire alle necessità di quanti prestano servizio a favore della Chiesa (cann. . 1311 afferma che la Chiesa ha il diritto nativo e proprio di costringere con sanzioni penali i fedeli che hanno commesso delitti. Il can. Il cambiamento è avvenuto con il Concilio Vaticano II che. costituito con fondi individuati dal diritto locale e dalle liberalità dei fedeli. Solo dopo il Concilio Vaticano II è cresciuto il rilievo di questa categoria. nel decreto sul ministero e la vita sacerdotale “Presbyterorum Ordinis”. dispose che il sistema beneficiale deve essere riformato in modo che la parte beneficiale sia trattata come cosa secondaria e venga messo in primo piano l’ufficio stesso. 1272) in sostituzione del sistema beneficiario e tre diversi istituti attraverso i quali garantire il sostentamento dei chierici. Il codice prevede una disposizione transitoria (can. 1283 menziona i beni da inventariare e non ci sono solo le cose preziose ma anche i beni culturali: ad esempio oltre i beni destinati al culto sono anche le testimonianze della pietà popolare. Il sostentamento del clero Il sistema di sostentamento del clero è stato profondamente modificato nel corso del tempo. sono le cose di interesse storico o artistico. favorire un’eguaglianza tra loro. Gli amministratori rispondono sia nel caso di atti posti invalidamente. da istituirsi in ogni diocesi. provvede al sostentamento dei chierici che prestano servizio a favore della diocesi. per la loro destinazione a scopi profani. 368). promuovere azioni di solidarietà (can. alle pensioni di invalidità e vecchiaia. ma si presume debba sussistere. dunque la Chiesa ha un proprio diritto penale al quale è dedicato il libro sesto del codice intitolato “le sanzioni nella Chiesa”. Possono entrare in evidenza dal punto di vista giuridico per tre motivi: in relazione alla proprietà. In particolare i beni culturali ecclesiastici sono quei beni culturali che sono in proprietà di persone giuridiche canoniche pubbliche e non hanno necessariamente un carattere religioso né necessariamente devono essere costituiti da materiali preziosi. cioè a fronte della pretesa dello Stato moderno di avere in esclusiva la titolarità della funzione penale. per le autorizzazioni alla loro alienazione. in sostanza accanto ad ogni ufficio ecclesiastico si costituiva una massa patrimoniale. la persona giuridica risponde solo nei limiti in cui l’atto posto invalidamente sia tornato a suo vantaggio o nel caso di atti validi ma illeciti. da istituire in ogni diocesi qualora nella realtà nazionale non esistano già forme di sicurezza sociale. 1274).istituto per il sostentamento del clero. o le bellezze naturali. detta beneficio. Tradizionalmente era imperniato sul sistema beneficiale. 1389. 230 – 231). dai beni e offerte dei fedeli. Disciplinare e punire Nozioni generali Il can. gli archivi ecclesiastici e le biblioteche ecclesiastiche. Nel caso di atti posti in essere illegittimamente. In questa categoria rientrano tutti i beni che costituiscono testimonianza materiale di un valore di civiltà o si pongono come strumenti di civilizzazione. in relazione alla sua tutela e conservazione. ha il compito di provvedere all’assistenza sanitaria del clero. e all’irrogazione di un’adeguata sanzione penale nei confronti dell’amministratore responsabile dell’atto. 1281). 1277). . prevista dal can. Sul patrimonio della diocesi la competenza in materia è della Conferenza episcopale (can. avente personalità giuridica e su cui si sosteneva il chierico. o beni di recente creazione. può portare persino ad una fattispecie criminosa.fondo per la previdenza sociale del clero. in relazione alla sua destinazione. per il restauro. che siano andati a svantaggio. . Il codice non dispone che tali istituti abbiano personalità giuridica canonica. 51 . sia nel caso di atti validi ma illeciti che abbiano recato danni alla persona giuridica: in entrambi i casi quest’ultima può rifarsi contro gli amministratori che le abbiano recato danno (can. Questa disposizione ha una ragione verso l’esterno.organismi (can. il patrimonio è costituito dai patrimoni dei benefici soppressi.fondo comune. L’aver posto o omesso illegittimamente atti relativi all’amministrazione del patrimonio. Una categoria particolare: i beni culturali I beni culturali sono una categoria unitaria di beni considerati degni di una particolare protezione perché connessi allo sviluppo integrale della persona umana. la Chiesa rivendica un’azione coercitiva che esplicita nelle forme del diritto penale. i beni ambientali. costituito dai beni forniti dagli stessi appartenenti al clero e dalle liberalità dei fedeli. Il diritto canonico universale pone alcune norme per la loro conservazione.

221 afferma che i fedeli hanno il diritto di non essere colpiti da pene canoniche se non a norma di legge. In realtà la Chiesa ha sempre esercitato questa funzione punitiva. L’elemento soggettivo è l’atteggiamento psicologico dell’agente nel momento in cui pone in essere il comportamento scatenante l’evento. di una legge o di un precetto. Il can. uno soggettivo o psicologico. Per le leggi penali vige il principio della territorialità (can. 49 e 1319). che stabiliscano qualche pena per i trasgressori. perciò ha in sé anche l’idoneità e la legittimazione a ricorrere alla coercizione. legati da un rapporto causale. 1315 – 1318). 18) ed esclude il ricorso all’analogia in materia penale (can. Si deve considerare che la misericordia non può prescindere dal perseguimento della giustizia. per dolo o per colpa. al quale si assoggetta con libertà chi liberamente è entrato a far parte della Chiesa. Questo elemento si può configurare come dolo o come colpa: sia ha dolo quando la violazione della legge o del precetto è deliberata. un comportamento non meramente attribuibile all’agente ma a lui imputabile in quanto atto umano e libero.Diritto che è nativo della Chiesa. 1311 vuole sottolineare l’indipendenza della potestà coattiva della Chiesa nei confronti di ogni autorità umana. le previe ammonizioni. 1399 legittima il superiore ecclesiastico ad irrogare una pena quand’anche questa non sia stata prevista ma sia stata violata una legge. 13) a meno che non si tratti di leggi personali. 1321 che individua il soggetto passivo nelle sanzioni penali: si ha delitto quando vi sia la violazione esterna e gravemente imputabile. 1399 secondo cui la violazione esterna di una legge divina o canonica può essere punita con una giusta pena solo quando la speciale gravità della violazione esige una punizione e urge la necessità di prevenire o riparare gli scandali. mentre è da escludere che con una consuetudine possano essere introdotte nuove fattispecie criminose. Esiste poi una ragione interna. l’esclusione dalla comunità. quindi l’evento dannoso non è voluto dall’agente ma si verifica per la sua imprudenza. destinate ad una particolare categoria di fedeli. Secondo altri invece lo strumento penalistico non contrasta con lo spirito del diritto canonico. L’elemento oggettivo è il comportamento dell’agente e l’evento che ne deriva. la contumacia. 52 . 19). Questo principio è temperato dal can. Si è dubitato però della necessità di un diritto penale canonico. Dunque la Chiesa è legittimata a reagire anche con sanzioni penali e il carattere volontario e non necessario della società ecclesiastica rafforza la ragione di un diritto penale. Infatti il can. diretta a sottolineare che nella misura in cui il popolo di Dio si pone come società umana giuridicamente organizzata non può fare a meno di un diritto penale. nella forma più severa con la separazione dalla comunità (scomunica) di chi si è reso responsabile di fatti gravi. Inoltre chiunque abbia potestà legislativa può emanare pure precetti penali. che non può interdirne l’esercizio né porsi quale garante dei diritti della persona all’interno della comunità ecclesiastica e giudice cui ricorrere nel caso di una loro pretesa lesione (appello per abuso). La sussistenza del delitto può mancare per cause oggettive o soggettive (can. sono irretroattive e nel caso di successioni di leggi nel tempo si applica la legge più favorevole al reo. la sentenza. scaturente dalla sua stessa natura. i quali possono anche statuire sanzioni per la violazione di norme poste da altro legislatore (cann. Elementi del delitto Il codice non fornisce una definizione ma può essere ricavata dal can. e proprio. Infatti proprio il carattere di società volontaria dà ragione di una peculiarità del diritto penale canonico. che poggia sul principio di legalità (“nullum crimen sine lege”) giacché il can. cioè comandi diretti non alla generalità ma a soggetti determinati (can. Secondo il diritto canonico può emanare leggi penali chiunque abbia potestà legislativa (can. produrre un interpretazione secundum legem. ad esempio troviamo il presupposto del fatto grave e notorio. Il diritto canonico pone divieto di interpretazione estensiva della legge penale (can. l’atteggiamento mentale del soggetto agente. il divieto di rapporti con il reo. il fatto. 135): quindi sia il legislatore universale sia i legislatori particolari. negligenza o imperizia. si ha colpa quando la violazione deriva dalla omissione della dovuta diligenza nella produzione dell’atto che dà luogo alla violazione della legge. introdurre esimenti. poiché sarebbe in contraddizione con la Chiesa come comunità volontaria e la costrizione penale contrasterebbe con la libertà religiosa e di coscienza. Viceversa non esclude che la consuetudine possa abrogare una norma penale. non trae esistenza e legittimazione da altro ordinamento. o diventerebbe oggettiva complice del male e quindi cattiva pedagoga nel far discernere le azioni virtuose da quelle malvage. L’ordinamento canonico è originario e sovrano. non derivato da altre autorità. l’antigiuridicità del fatto. la necessità del pentimento. l’azione dell’agente lede interessi giuridicamente protetti di persone fisiche o giuridiche e l’interesse generale della comunità ecclesiale (soggetti passivi del delitto). la finalità medicinale. Perché vi sia un delitto occorrono quindi tre elementi: uno oggettivo. Sin dai testi del Nuovo Testamento troviamo misure con finalità di protezione della comunità ecclesiale e di emenda del caduto in una colpa particolarmente grave. originario.

Tra le cause oggettive troviamo: l’aver agito per timore grave. l’aver agito nell’ignoranza incolpevole della legge o del precetto. Questo vale per i delitti comuni. l’essere il delinquente rivestito di particolare dignità. 1329). è una presunzione iuris et de iure (non ammette prova contraria) poiché al di sotto di tale età non sussiste maturità psicologica. 1321). la grave e ingiusta provocazione altrui. le seconde sono quelle in cui incorre il reo automaticamente per il semplice fatto di aver commesso il 53 . 1366 riguarda solo i genitori qualora facciano battezzare o educare i figli in una Chiesa o comunità cristiana non cattolica. Esiste una distinzione tra il delitto consumato e il delitto tentato: il delitto è consumato quando gli atti posti in essere dal delinquente risultano produttivi del fatto. l’imputabilità può venire meno per ragioni patologiche come l’infermità di mente o per gli effetti involontari di alcool o droga (cann. Le pene medicinali sono le più gravi e hanno lo scopo di favorire l’emenda del reo e di farlo recedere dalla sua condotta illecita. che comportano un aumento o una diminuzione della gravità dello stesso che si riflette sull’entità della pena. 1326) sono: la recidiva. Le pene si distinguono anche “ferendae sententiae” e “latae sententiae”: le prime sono irrogate dopo la condanna da parte della competente autorità. l’aver commesso il fatto come delitto colposo nonostante la previsione dell’evento e senza aver adottato le necessarie precauzioni per evitarlo. cioè che abbia la capacità di intendere e di volere uniti alla responsabilità morale. 1323). o per inavvertenza ed errore. egli infatti non può essere soggetto attivo di delitto perché le norme promanano da lui stesso. il timore grave. il grave incomodo o lo stato di necessità se si tratta di atto illecito di per sé o torni a danno delle anime. l’aver agito per mancanza dell’uso di ragione al momento del delitto. si precisa anche che solo i battezzati nella Chiesa cattolica sono tenuti alle leggi puramente ecclesiastiche. Le cause attenuanti sono ricollegabili alle cause oggettive ma rimane sempre una responsabilità penale dell’agente. L’imputabilità può mancare o attenuarsi a seconda delle circostanze: non è imputabile il minore di anni sedici (can. secondo cui la Santa Sede non è giudicata da nessuno (can. Il soggetto attivo del delitto Soggetti attivi del delitto sono solo i fedeli cattolici. Il singolo delitto può essere caratterizzato da alcuni elementi detti circostanze del delitto. il delitto è tentato quando per un motivo qualsiasi l’evento delittuoso non si produce. Perché il fedele sia responsabile è necessario che sia imputabile. ricomporre l’ordine pubblico leso. In generale tutte le pene canoniche hanno lo scopo di restaurare la giustizia. 1324): la passione non volontariamente provocata e che non tolga la capacità di volere ma la attenui. Una situazione particolare è quella del Pontefice. 1404). 1322 e 1323) a meno che questa condizione non sia voluta per commettere il delitto o avere una giustificazione (can. Sono circostanze attenuanti (can. l’eccesso colposo nella legittima difesa. Il codice ribadisce un principio classico. il can. 1394 riguarda solo il chierico perché tratta della violazione dell’obbligo del celibato proprio del suo stato. il can. In questo caso non si dà luogo a sanzione a meno che non si debba sanzionare l’eventuale scandalo o ne sia derivato un grave danno o pericolo (can. 1324). che gode di immunità personali strettamente attinenti e funzionali al suo altissimo ufficio. A queste circostanze possono poi aggiungersi delle altre. Inoltre più persone possono concorrere nella commissione del medesimo delitto. come coautori o come complici (can. quindi una mancanza non abituale. 1328). 1325). aver commesso il fatto con abuso di autorità o di ufficio. l’aver agito con la debita moderazione per legittima difesa contro un ingiusto aggressore. chi ha compiuto sedici anni ma non ancora diciotto è punito con una pena minore o con una penitenza (can. Le pene espiatorie hanno invece lo scopo di punire il delinquente.1323). Infatti se da un lato si afferma che la Chiesa ha il diritto nativo e proprio di irrogare sanzioni penali. formulato nel “Dictatus Papae” di Gregorio VII. Si distinguono in due tipi: pene medicinali o censure e pene espiatorie (can. Tra le cause soggettive troviamo: l’aver agito per violenza fisica o per caso fortuito non prevedibile o non rimediabile. Le pene Le pene canoniche consistono nella privazione di un bene spirituale o temporale. E’ un aspetto del principio penalistico del favor rei. vi sono però dei casi in cui soggetto attivo del delitto può essere solo il fedele con delle determinate qualità: ad esempio. o per necessità o per grave incomodo purché non sia un atto intrinsecamente illecito o che si risolva in un danno spirituale per le anime. riparare lo scandalo e promuovere il pentimento e l’emenda del reo. Le circostanze aggravanti (can. mentre le circostanze aggravanti possono essere prese in considerazione. secondo cui si deve sempre considerare la condizione più favorevole a chi pure ha commesso un delitto. le circostanze attenuanti devono determinare l’applicazione di una pena meno grave.

il trasferimento. Questi sono i delitti esplicitamente previsti nel libro del codice relativo alle sanzioni nella Chiesa (Libro VI). alcuni tipi di bestemmia. o di governo. di oltraggio al pudore. la consacrazione di un Vescovo senza mandato della Santa Sede. 1340) consistono nell’obbligo fatto al fedele di esercitare le opere di religione. il ricorso al Concilio ecumenico contro gli atti del Romano Pontefice. L’applicazione delle pene Il diritto canonico è ispirato al principio secondo cui il ricorso alla coazione penale deve costituire l’ultima ratio. di un diritto. Ma la pena può cessare anche per cause esterne.delitto (can. L’interdetto produce gli stessi effetti. la violazione della libertà della Chiesa. o all’esercizio di diritti o funzioni inerenti ad un ufficio ecclesiastico (cann. Un altro gruppo sono i delitti di usurpazione degli uffici ecclesiastici e nell’esercizio degli stessi (cann. Le pene espiatorie sono più numerose ma possiamo ricordare (can. Seguono i delitti contro obblighi speciali (cann. Sono poi contemplate nell’ordinamento misure penali diverse dalle pene. di vilipendio della Chiesa. di una grazia. per la prescrizione dell’azione penale (can. la privazione della potestà. sostituirla con adeguate penitenze. la violazione degli obblighi del celibato e della castità. congruenti con il fine soprannaturale della Chiesa. di un titolo. 1332). un atto che ha valore di diffida (tipo preventivo) o di sanzione di chi si ritiene prossimo al compimento di un delitto. 1370 – 1377) come la violenza fisica contro il Pontefice. non può celebrare né ricevere sacramenti e sacramentali. La sospensione può essere irrogata soltanto ai chierici ed è il divieto totale o parziale di atti relativi alla potestà d’ordine. L’amministrazione della giustizia 54 . 1333 – 1334). Prima di ricorrere all’imposizione di una pena si tentano altre misure di carattere pastorale. i religiosi. Infine i delitti contro la vita e la libertà umana (cann. la pertinace deviazione dottrinale o la disobbedienza alle autorità ecclesiastiche. ovvero una legge penale che sopprime quella fattispecie. Le pene medicinali sono tre: la scomunica. 1339) dove troviamo l’ammonizione. per questo l’applicazione delle pene ha una disciplina molto articolata (cann. di un privilegio. a chi con il proprio comportamento ha causato scandalo. i chierici. l’aborto. sospenderla. il sacrilegio. 1336): la proibizione o l’obbligo di dimorare in un certo luogo. dell’incarico. Le fattispecie delittuose Il codice classifica i delitti in sei categorie diverse. le lesioni gravi. la corruzione attiva e passiva per atto contrario ai doveri di ufficio. la violazione di altri obblighi speciali degli ecclesiastici. pietà o carità. 1362). Poi ci sono i delitti contro le autorità ecclesiastiche e la libertà della Chiesa (cann. 1341 – 1353). come ad esempio i rimedi penali (can. funzione. la riprensione. la dimissione. la diffamazione. l’ordinazione sacra amministrata in violazione delle prescrizioni canoniche. Non sono atti che però vanno confusi con le penitenze che il confessore impone durante il sacramento della penitenza. la violazione del sigillo sacramentale. La pena può cessare per l’espiazione. ministero o incarico nella Chiesa (can. cioè per l’intervento della legittima autorità ecclesiastica con un atto che si chiama remissione della pena (cann. Sono poi contemplati i delitti di falsità (cann. lo spergiuro. Un primo gruppo sono i delitti contro la religione e l’unità della Chiesa (cann. Il delitto viene comunque sanzionato nel caso di pene latae sententiae. a seconda della natura dell’interesse che l’azione delittuosa lede. l’interdetto e la sospensione. la falsità nei documenti. Inoltre secondo il can. Per determinati delitti la legge prevede una certa pena come obbligatoria. le penitenze (can. La scomunica è la pena più grave e comporta l’esclusione del delinquente dalla comunione ecclesiastica: non può partecipare come ministro a nessun atto di culto. 1392 – 1396) come l’esercizio del commercio da parte di ecclesiastici e religiosi. per la morte del delinquente. 1397 – 1398) l’omicidio. il sacrilegio contro le sacre specie. non può esercitare qualsiasi ufficio. 1312 la legge può stabilire altre pene espiatorie che privino il fedele di qualche bene spirituale e temporale. 1378 – 1389) come la celebrazione simulata dei sacramenti o per simonia. 1390 – 1391) come la calunnia. 1353 – 1361). il rapimento. inoltre il giudice può valutare le circostanze per mitigare la pena. 1314). ma solo limitatamente alla partecipazione al culto (can. la violazione degli obblighi derivanti da una pena. ispirata al principio di gradualità e discrezionalità. di una facoltà. 1364 – 1369) come l’eresia. dell’ufficio. lo scisma. i Vescovi. 1331). l’abuso generico di ufficio. l’adesione ad associazioni che tramino contro la Chiesa. l’apostasia.

in rapporto al bene spirituale del fedele non è indifferente il matrimonio erroneamente dichiarato nullo dal giudice ecclesiastico ma in realtà oggettivamente valido o viceversa. come le cause che riguardano lo stato delle persone non passano mai in giudicato (can. Esistono poi alcune particolarità. Le pagine evangeliche hanno una radicalità innovatrice delle tradizionali esperienze umane e mostrano l’impossibilità di sperimentare vera comunione con Dio al di fuori di una fraternità ecclesiale. distinta dall’aequitas naturalis o dall’aequitas civilis. Questi testi fondano una triplice direttiva: la preferenza o la riserva di una giurisdizione domestica. si struttura nei tre poteri legislativo. La direttiva di valore. ad evitare il pericolo per il bene spirituale. l’invito ad una riconciliazione che superi ogni dimensione giuridica. per aiutare il fratello che cade nel peccato. in queste parole troviamo una sorta di correzione fraterna. il consiglio ad evitare o a risolvere in via extraprocessuale ogni controversia. 1643). segnalando la capacità naturale di ciascuno di cercare giustizia. per la Chiesa universale. ha un paradigma nella pagina del Vangelo di Matteo (“trova al più presto l’accordo con il tuo contendente mentre ancora vai con lui in tribunale”) dove troviamo elementi di saggezza popolare come l’invito a correre al più presto ad accordarsi col contendente. infatti la giustizia canonica non si accontenta della verità processuale ma tende alla verità oggettiva. Il diritto canonico va oltre e tende. Altro elemento è il ruolo della giurisprudenza. attraverso il ricorso all’equità. per le Chiese particolari. le cause matrimoniali. Troviamo anche un passo di Paolo che invita i cristiani a non adire i tribunali pagani (“non lasciarsi vincere dal male ma vincere il male con il bene”). il loro esercizio è comunque distinto e soggetto alla legge. il diritto della Chiesa non può ammettere la transazione per porre fine al processo o evitarlo. Qualora non si riuscisse a risolvere pacificamente le liti. che devono essere risolti per assicurare la giustizia e la pacifica convivenza.La soluzione delle controversie nella Chiesa Anche nella comunità ecclesiale possono insorgere dei conflitti fra i consociati. L’istanza all’equità si oppone a quell’idea del diritto positivo “dura lex. Queste direttive si trovavano un tempo tutte insieme nell’antico istituto dell’episcopalis audientia. la riconciliazione costituisce finalità primaria dell’ordinamento canonico. Anche se i poteri sono uniti. Il favor iuris. come nel matrimonio. Anche la funzione di rendere giustizia nella Chiesa è segnata dal fine salvifico. Di qui una giustizia temperata dalla misericordia. La direttiva dell’ordinamento canonico consiste nel fare di tutto pur di superare i conflitti senza dover ricorrere al giudice. perché i christifideles ricorrano al giudice ecclesiastico e non a quello secolare. Se nella materia matrimoniale. Essa ha la preoccupazione di garantire la giustizia nel caso concreto ed evitare che la formalistica applicazione della legge si risolva in una violazione della giustizia. non si accontenta di applicare il diritto ma persegue l’attuazione della giustizia. Il legislatore ecclesiastico è comunque soggetto ad una legge superiore (diritto divino) che non può abrogare né derogare. che svela la diffidenza popolare di sempre per una giustizia umana incerta. non si limita alla repressione del male e alla punizione del delinquente ma tende alla sua emenda. i Vescovi. di cui l’ordinamento canonico ha sempre goduto. in particolare la funzione giudiziaria deve essere esercitata in base al diritto vigente. l’atteggiamento di Paolo non è di critica ma intende sottolineare che tra fratelli nella fede è possibile trovare nuovi modi di relazione interpersonale. esecutivo e giudiziario. Lo spirito che anima la giustizia nella Chiesa è l’istituto dell’aequitas canonica. Nella prospettiva di un’applicazione della legge che aiuti il fedele sulla via della perfezione spirituale. non è lecito alla Chiesa trattenere nel vincolo coniugale chi effettivamente non abbia contratto valido matrimonio. Nell’ordinamento canonico la potestà di governo. Ecco perché anche a distanza di molto tempo la questione può essere riesaminata. è inteso nel senso che per disposizione canonica il giudice ecclesiastico non solo è legittimato a indurre le parti a superare di comune accordo il conflitto che le divide ma è tenuto a fare ogni sforzo per raggiungere questo fine. Troviamo quindi anche una potestà giudiziaria a comporre la funzione di governo o munus regendi. il giudice è chiamato a ricercare la giustizia avendo il modello di perfezione della giustizia divina. sed lex”. la pacificazione piuttosto che il giudizio. si devono trovare all’interno della comunità le modalità alternative (“tra di voi non c’è una persona saggia capace di giudicare tra fratelli”). una misericordia che costituisce l’incarnazione più perfetta della giustizia. che non sono separati ma fanno capo ad un’unica autorità: il Pontefice. Nella “Decretales Gregorii IX” troviamo che il giudice deve prodigarsi per favorire la transazione tra le parti. Lo spirito della giustizia canonica La Chiesa ha un diritto originario e proprio di assicurare davanti ad un giudice la tutela dei diritti e dei relativi doveri contemplati dal diritto canonico. ad eccezione dei casi nei quali non è ammesso. né lasciar andare chi al contrario è validamente sposato. come in quella penale. Anche per il diritto canonico il giudice è soggetto 55 . ma via via si sono separate. detta anche potestà di giurisdizione.

la violazione delle leggi ecclesiastiche e ciò che è ragione di peccato. per cui il giudice inferiore potrebbe trovarsi in una situazione di soggezione o di difficoltà. ovvero competente a giudicare è di norma il giudice del territorio in cui abita la parte. 1671 dispone che le cause matrimoniali dei battezzati per diritto proprio spettano al giudice ecclesiastico. come ad esempio il caso dell’omicidio. 1417). 1672 dispone che le cause sugli effetti puramente civili del matrimonio spettano al giudice statale. il domicilio delle parti. secondo il quale la Chiesa per diritto proprio ed esclusivo giudica le cause che riguardano cose spirituali e annesse alle spirituali. cioè l’orientamento assunto dai giudici nell’interpretare ed applicare la legge. Sono riservati alla Rota romana i procedimenti che hanno come parti i Vescovi o i superiori di congregazioni monastiche o di istituti religiosi di diritto pontificio (can. Dunque la giurisprudenza. per ragione delle persone o delle materie. 1405). Giurisdizione e competenza Il termine giurisdizione. il grado di giudizio (can. 19 (purché non si tratti di causa penale) il giudice ecclesiastico è legittimato a dirimere la causa ricorrendo all’analogia. ad esempio i legati pii. 1407). ma è chiamato ad un’opera di interpretazione della legge (can. c’è il criterio territoriale. nella misura in cui un determinato fatto venga considerato come autonoma figura delittuosa anche dal diritto canonico. cioè quel diritto scritto così come interpretato ed integrato dalla giurisprudenza. Il termine competenza indica la misura del potere di giudicare attribuita a ciascun giudice ecclesiastico. Il giudice però non opera una mera trasposizione della norma al caso.alla legge. 1419) e sarebbero giudici di sé stessi. dando luogo al “diritto vivente”. nel senso che deve applicarne le disposizioni quindi non si sostituisce al legislatore ma è chiamato ad attuarne le volontà. i Vescovi nelle cause penali (can. Le cause riservate alla giurisdizione ecclesiastica sono quelle che riguardano le cose spirituali. 56 . Nell’attività interpretativa il giudice ecclesiastico esplicita e integra il dato normativo. giudice supremo nell’ordinamento della Chiesa. La competenza è riservata ad una determinata autorità giudiziaria. indica il potere conferito al giudice ecclesiastico di giudicare controversie e di applicare le norme canoniche. Il Papa inoltre può avocare a sé il giudizio su ogni altra causa. si giustifica poiché costoro sono titolari della potestà giudiziaria nell’ambito della propria diocesi (can. o potestas iudicialis. Per la competenza. 1404 dispone che la prima Sede non è giudicata da nessuno. cioè la controversia che riguardi beni lasciati mortis causa per fini che sono propri della Chiesa. Rientrano infine nella competenza ecclesiastica le cause penali. Si tratta dell’applicazione sul terreno processuale del principio dualista cristiano: se le res spirituales spettano al giudice ecclesiastico. mentre il can. non può conseguentemente essere giudicato da autorità inferiori. 1405). Ribadendo un antico principio di Gregorio VII nel “Dictatus Papae”. Essendo il Pontefice al vertice della struttura gerarchica della Chiesa. i legati pontifici. a meno che non vi sia uno specifico mandato pontificio. Questa regola non è assoluta ma ci sono diverse eccezioni. in particolare sono i tribunali pontifici della Segnatura Apostolica e della Rota romana. come ad esempio l’eresia. In alcuni casi si tratta di reati perseguiti anche dal diritto dello Stato. acquisisce una certa rilevanza “normativa”. ciò significa non solo che il giudice ecclesiastico è il giudice competente ma anche che è il solo giudice competente con esclusione di ogni altro giudice. Questa disposizione rivendica una potestà propria della Chiesa ed esclusiva. cioè l’individuazione di quale fra i diversi giudici ecclesiastici sia legittimato a pronunciarsi. Così al giudizio esclusivo del Pontefice sono riservate le cause riguardanti i capi di Stato. Nel diritto canonico inoltre è assicurato ad ogni fedele il diritto di ricorrere al giudizio del Pontefice. Alla Rota romana la costituzione apostolica “Pastor bonus” del 1988 attribuisce il compito di provvedere all’unità della giurisprudenza aiutando con le proprie sentenze i tribunali di grado inferiore. infatti in base al can. 16) e si avvale degli stessi criteri utilizzati nei diritti secolari ma che nel diritto canonico significa una valutazione di quella che risulta essere maggiormente conforme al diritto divino. il can. come la materia del contendere. è sancita l’incompetenza assoluta di qualsiasi giudice ecclesiastico a giudicare atti o strumenti confermati in forma specifica dal Pontefice. la non impugnabilità dei provvedimenti giurisdizionali e amministrativi. i cardinali. quelle temporales spettano al giudice statale. Questo sistema di riserva o di avocazione pontificia è espressione del primato di giurisdizione del Pontefice e si giustifica per la necessità di garantire la piena libertà della formazione del giudizio canonico. 1401. in qualsiasi causa ed in qualunque momento (can. per cui sussiste una assoluta incompetenza di ogni altro giudice ecclesiastico. Le cause in materie connesse con l’ordine spirituale spettano al giudice ecclesiastico. La sua attività si estende sulla produzione di tale diritto. quando si tratti di delitti propriamente canonici. questo principio riflette il primato di giurisdizione del Pontefice su tutta la Chiesa e ha una duplice applicazione: l’immunità personale di cui gode il Papa. ad esempio il can. La giurisdizione è delineata nel can. Si tratta infatti di casi.

le deposizioni dei testimoni. che interviene nelle cause di nullità della sacra ordinazione e di nullità o scioglimento del matrimonio. cioè coloro che non hanno abitualmente l’uso della ragione sono ritenuti incapaci di delitto. nel quale è indicato l’oggetto e i punti di diritto su cui si basa la domanda. La fase istruttoria si conclude con il decreto del giudice di conclusione in causa che segna il passaggio alla fase della discussione. citerà in giudizio l’altra parte (can. Queste ultime a loro volta si suddividono in presunzioni iuris tantum. che di regola avviene per iscritto (can. Ci sono poi altri tribunali della Santa Sede con leggi proprie. un notaio che svolge le funzioni di cancelliere redigendo e sottoscrivendo gli atti processuali (can. Un esempio di presunzione iuris tantum è il favor matrimonii contenuto nel can. il secondo è il supremo tribunale della Chiesa che giudica i ricorsi contro le sentenze rotali. è costituito da una fase introduttiva (can. quando richiesto.L’ordinamento giudiziario E’ strutturato in tribunali di prima istanza (can. il presidente del collegio designa tra i componenti un ponente o giudice relatore. Per l’organizzazione interna dei tribunali. Anche le Conferenze episcopali possono costituire tribunali di secondo grado. 1322 che in materia penale esclude imputabilità e punibilità. e presunzioni iuris. che normalmente avviene per iscritto. 1060 secondo cui il matrimonio. 1598). 1425). ad alcune di esse anche dei fedeli laici. 1437). 1432). Essa può essere impugnata dalla parte che la ritiene non giusta. che è la forma ordinaria. se invece il giudice deve decidere su una questione preliminare pronuncia una sentenza interlocutoria. Segue poi la pubblicazione degli atti. istituiti in ogni diocesi. attraverso tre strumenti di tutela concessi dal diritto canonico: l’appello. cioè ammettono la prova contraria. 1430). un esempio di presunzione iuris et de iure lo troviamo nel can. L’ordinamento è completato dai tribunali della Santa Sede. in modo che le parti possano prenderne visione e decidere la loro difesa anche con la richiesta di presentazione di nuove prove. si deve ritenere valido fino a che non sia provato il contrario. Si distinguono in presunzioni hominis. Se il giudice adito ritiene di dover accogliere la domanda. Poi c’è la fase istruttoria (can. le cause matrimoniali sono giudicate dai tribunali regionali. se collegiale composto da tre o cinque giudici (can. 1507) per la contestazione della lite. 1501) aperta dalla presentazione al giudice competente del libello introduttivo della lite. la diversa composizione dipende dall’importanza e dalla gravità delle materie da trattare. le controversie amministrative. Le prove possono essere: le dichiarazioni delle parti. cioè formulate dal giudice. Esistono poi i giudici diocesani che formano. e di seconda istanza (can. la Rota romana e il Supremo Tribunale della Segnatura Apostolica: la prima è il tribunale pontificio di appello dei fedeli e giudice competente per alcuni tipi di cause. risolve i conflitti di competenza tra tribunali ecclesiastici ed ha funzioni di vigilanza e di controllo sui tribunali inferiori. Nel caso del tribunale collegiale. A queste funzioni sono chiamati dei chierici competenti in diritto canonico. Nelle prove possono rientrare anche le presunzioni. il Difensore del vincolo. documenti. che non ammettono la prova contraria. 1607). il cui compito è relazionare il collegio sui vari aspetti della causa e a redigere la sentenza. l’ispezione di luoghi o cose. nel dubbio. per porre tutti gli argomenti possibili contro la nullità o lo scioglimento (can. e presunzioni iuris et de iure. che esercita la funzione attraverso un Vicario giudiziale o un Officiale (can. cioè stabilite dalla legge. in base al motu proprio “Qua cura” di Pio XI (1938). cioè le deduzioni probabili su una cosa incerta ma a partire da un fatto certo. il collegio giudicante. cioè per definirne i termini sulla base delle richieste di parte attrice e delle repliche della parte convenuta (can. che ha competenza per le materie che attengono al foro interno. 1526) con la raccolta delle prove fornite dalla parte che asserisce un determinato fatto. Le funzioni istruttorie possono essere affidate ad un uditore (can. 57 . Questo tipo di processo. In casi particolari l’organizzazione può essere strutturata in modo diverso: in Italia. La sentenza deve rispondere a tutti i dubbi formulati nel libello e deve essere motivata. In ogni tribunale è presente il Promotore di giustizia (can. da ricordare la Penitenzieria Apostolica. un pubblico ministero tenuto ad intervenire in ogni causa sul bene pubblico e le cause penali. il codice prevede che il giudice può essere monocratico o collegiale. 1428). ad esempio. la querela di nullità e la restitutio in integrum. 1420). 1419). Il processo è chiuso con la sentenza definitiva che decide la causa (can. perizie. nel proprio territorio e con il consenso della Santa Sede. Nel tribunale di prima istanza giudice è il Vescovo. Il giudizio ordinario e i giudizi speciali Il sistema processuale canonico è costituito da un unico modello di processo detto giudizio contenzioso ordinario. infatti l’appello si propone al tribunale del Vescovo Metropolita. 1438) istituiti presso l’arcidiocesi. 1513).

a questo accertamento segue l’azione criminale. La santità canonizzata è una delle espressioni più singolari della solidarietà e del rapporto esistenti tra la realtà misterica della Chiesa e la sua espressione sociale ed istituzionale. riservate alla Santa Sede e possono essere trattate in via amministrativa presso la Congregazione per il culto divino e la disciplina dei sacramenti. non creano un santo.L’appello (can. di 58 . Il santo canonizzabile deve essere portatore di un messaggio divino all’umanità. una profonda identità tra santità comune e santità canonizzata. modello di vita cristiana. La res iudicata produce diritto tra le parti con la conseguenza che la sentenza diviene immediatamente eseguibile. Quindi non attiene al contenuto della sentenza ma alla sua validità formale. Infine vanno ricordati tra i processi speciali le cause di beatificazione e canonizzazione. cause di separazione personale dei coniugi (can. 1628) si limita alla conferma o alla riforma della sentenza impugnata. Il provvedimento che conclude il processo di canonizzazione ne proclama solennemente le virtù e lo propone ai fedeli come esempio. anche se esistono delle differenze. hanno praticato in modo eroico le virtù e sono vissuti nella fedeltà alla grazia di Dio. da parte della competente autorità ecclesiastica. 1645). nel senso che attraverso atti giuridici si attinge la Chiesa di coloro che sono già nella visione beatifica di Dio. 1620) oppure nel caso di nullità sanabili la non motivazione della sentenza (can. Esiste un’unità sostanziale della santità. la dichiarazione di morte presunta del coniuge (can. perciò si può parlare per entrambe di un’unità nell’unica santità ontologica. che determinati fedeli. Nei processi speciali troviamo poi le cause per la dichiarazione della nullità della sacra ordinazione. 1707). Ciò avviene quando per legge non è più possibile un ulteriore giudizio o quando sono trascorsi i termini per proporre l’appello. può essere proposto fino a che la sentenza non sia passata in giudicato (res iudicata). diretti ad accertare l’eventuale commissione di un delitto. Dio manifesta la sua presenza. Tra i processi speciali ricordiamo le cause relative al matrimonio che si distinguono in: cause per la dichiarazione di nullità di matrimonio (can. ma la loro funzione è meramente dichiarativa ed i loro effetti non si producono sui fedeli ma su coloro che sono ancora pellegrini sulla terra. Particolari peculiarità si trovano nei processi penali (can. a ragione di irregolarità particolarmente gravi verificatesi nel corso del processo: ad esempio nel caso di nullità insanabili l’incompetenza assoluta del giudice (can. testimone peculiare delle realtà soprannaturali. 1692). Demografia celeste La santità canonizzata Con il termine “santità canonizzata” si indica la solenne proclamazione. nel corso della loro vita terrena. 1697). cioè l’atto pubblico diretto ad infliggere o dichiarare la pena (can. 1622). inoltre preclude la possibilità di investire nuovamente il giudice della questione a meno che non si tratti di causa relativa allo stato delle persone poiché non passano mai in giudicato. Gli atti che strutturano e costituiscono i processi di beatificazione e canonizzazione si trovano nella cosiddetta “demografia celeste”. Quest’ultimo si svolge davanti al tribunale pontificio della Segnatura Apostolica (can. Oggetto dei processi di beatificazione e canonizzazione è l’accertamento di quell’amore eroico. o in via giudiziaria presso un tribunale designato dalla Congregazione (can. 1732). 1362). La querela di nullità (can. 1708). 1619) è un rimedio processuale tendente ad invalidare la sentenza perché inficiata da una nullità insanabile o sanabile. 1717). che non sono disciplinate dal codice ma da una legge speciale data da Giovanni Paolo II con la costituzione apostolica “Divinus perfectionis Magister” del 25 gennaio 1983. 1445). davanti al tribunale amministrativo (ricorso contenzioso amministrativo) (can. pedagogo sapiente e stimolante a cammini di santità. Infatti se un atto dell’autorità ecclesiastica lede un diritto del fedele costui ha assicurati dall’ordinamento canonico precisi strumenti di tutela: ricorso gerarchico (ricorso amministrativo gerarchico) all’autorità ecclesiastica immediatamente superiore. Il Concilio Vaticano II afferma che nella vita di quelli perfettamente trasformati nell’immagine di Cristo. Tutti i battezzati sono chiamati alla santità ma non tutti sono destinati alla santità canonizzata. la dispensa dal matrimonio rato e non consumato (can. alle parti o allo stesso diritto. Non sono provvedimenti giuridici costitutivi di uno stato. collaudatore e maestro di un itinerario spirituale di perfezione. E’ un rimedio giuridico straordinario a cui si ricorre in caso di manifesta ingiustizia relativamente all’impianto probatorio. 1671). La restitutio in integrum si ha contro una sentenza che sia passata in giudicato ma consti palesemente della sua ingiustizia (can. legittimandone il culto (promotio ad cultum). Si deve ricordare poi i processi che integrano la giustizia amministrativa nella Chiesa (can. 1400).

irrevocabile. Più precisamente si tratta di un atto che è espressione della potestà legislativa e non giudiziale. La beatificazione è carente del carattere di definitività ed è destinata al perfezionamento. Anche questo culto nasce da spontanei moti del popolo e non si danno ancora interventi dell’autorità ecclesiastica poiché anche qui si trattava di esperienze di dominio pubblico. di lotta contro gli errori e le eresie. Si trattava di esperienze che avevano provato quanti le avevano sperimentate ad una sorta di incruento martirio. l’accertamento dell’esercizio in grado eroico delle virtù teologali o morali di una persona. il luogo della sepoltura. Esistono delle differenze anche sul piano giuridico. infatti l’atto di beatificazione ha un carattere permissivo o concessivo presentandosi come un indulto. con la funzione di controllare. 1187). la data del martirio o dies natalis (giorno della nascita al Paradiso). che ha il compito di esprimere un giudizio. La canonizzazione non è mai espressione del potere ecclesiastico. nel senso che non ha mai origine dalla potestà pontificia.quella pietas verso Dio e verso gli uomini. di fuga dal mondo. Il primo periodo va dalle origini al V secolo. E’ un provvedimento preparatorio e non definitivo. ma è sempre espressione del populus fidelis. per la ricorrenza di quegli elementi (generalità. novità) caratterizzanti la funzione legislativa. indice di una perfezione superiore. dall’altro lato quello della istituzione. che discerne la santità con la formazione della fama sanctitatis e ne promuove il riconoscimento ufficiale. La beatificazione è un provvedimento della suprema autorità della Chiesa. con il quale viene permesso il culto pubblico di un fedele che visse e morì in concetto di santità e viene perciò indicato come “servo di Dio”. La disciplina della beatificazione e canonizzazione esprime un interessante caso di bilanciamento fra poteri: da un lato quello del popolo cristiano. cioè i cataloghi dei martiri. Le evoluzioni storiche La venerazione dei fedeli è presente sin dai primi tempi della Chiesa. Si tratta di un caso singolare in cui non esiste separazione di poteri e la giurisdizione è unitaria. ciò non significa che possa essere messo in dubbio il principio di non erranza della suprema autorità ecclesiastica. verificare e confermare il giudizio popolare espresso. Anche se il Concilio Vaticano I non ricomprese la canonizzazione come oggetto dell’infallibilità pontificia. per i quali si utilizzano strumenti tipicamente processuali. La santità canonizzata non può essere teologicamente definita come oggetto di fede divina ma solo come oggetto di fede ecclesiastica. per far sì che i fedeli seguano il suo esempio e siano sostenuti dalla sua intercessione (can. dove si annotava il nome. genuina convinzione diffusa tra molti fedeli che una persona defunta vive nella Chiesa celeste. dal momento che il martirio era un fatto di dominio pubblico. astrattezza. Entrambi i provvedimenti vengono emanati a conclusione di un complesso di operazioni dirette all’accertamento della santità e strutturate in forma processuale. dei miracoli operati da Dio per sua intercessione. cioè la profonda. cioè quei fedeli che avevano patito la violenza delle persecuzioni senza arrivare alla morte o quei fedeli che si erano assolutamente distinti per la conformazione a Cristo della propria vita terrena: per le esperienze di penitenza. della fama di santità in vita o dopo la morte. giacché nessuna causa può essere introdotta senza la cosiddetta “fama di santità”. Solo la canonizzazione è un atto definitivo. spontanea. di ascesi. viceversa la disciplina di particolari forme processuali comincia a svilupparsi solo agli albori del secondo millennio: nel tempo si giunge da forme più semplici ad un complesso e articolato sistema processuale. Insieme a questo culto nascono i martirologi. cioè coloro che avevano reso testimonianza a Cristo con la propria vita. L’atto pontificio concessivo del culto pubblico (beatificazione) o dichiarativo della santità (canonizzazione) costituisce esercizio della potestà di giurisdizione o potestas regiminis. 1186). per dottrina comune il Pontefice gode veramente di infallibilità. La canonizzazione è il provvedimento col quale la stessa suprema autorità decreta che un servo di Dio venga iscritto nell’elenco dei santi e sia venerato in tutta la Chiesa. il culto presso il sepolcro. Dunque nel primo 59 . Si possono distinguere sei grandi periodi. è caratterizzato dal culto dei martiri. anche se il procedimento assume la forma del processo. E’ un culto che nasce spontaneamente e non è sottoposto ad autorizzazioni dell’autorità ecclesiastica. nel senso che ascrive il fedele nel catalogo dei santi e ne promuove il culto nell’intero orbe cattolico. cioè un provvedimento canonico che esime i fedeli dall’obbligo di osservare la norma che vieta atti di culto ecclesiastico e pubblico a persone (can. Nel diritto canonico esistono casi nei quali l’esercizio della funzione legislativa o di quella amministrativa presuppone accertamenti di fatti. infallibile. limitato nel tempo e territorialmente. del martirio eventualmente sofferto per amore di Dio. si aggiunse il culto dei confessori. Viceversa l’atto di canonizzazione ha carattere precettivo. Finita l’età delle persecuzioni con la pace costantiniana (313) e divenuto il cristianesimo religione ufficiale dell’impero (380).

Con la decretale “Audivimus” del 1170. In questi 142 canoni la distinzione tra beati e santi è assolutamente chiara. in materia probatoria e di miracoli. che diventerà la sede di celebrazione della festa liturgica annuale del nuovo santo. Con il codice piano-benedettino troviamo una sorta di positivismo giuridico. la canonizzazione dal Sommo Pontefice. a vantaggio del culto dei santi nuovi. la decretale era in realtà un provvedimento singolare. nella quale furono trasfuse nei canoni 1999 – 2141. Alla Santa Sede premeva recuperare l’equilibrio tra il modello di santità taumaturgica ed il modello della santità come esempio di virtù e condotta di vita. il “De servorum Dei”. Con la riserva alla Santa Sede. la presentazione di questa composizione al giudizio del Vescovo diocesano o del sinodo. anche grazie alla nascita delle Università. Il quarto periodo va dal XVII al XIX secolo. ma la sua successiva inserzione nelle “Decretales Gregorii IX” e quindi nel Corpus Iuris Canonici ne farà un testo normativo. a volte è particolarmente qualificata per autorevolezza e solennità dalla presenza del Pontefice alla elevatio del corpo del canonizzato dal luogo della sepoltura ed alla sua traslatio in una chiesa. E’ caratterizzato dall’integrazione di forme processuali canoniche comuni e forme processuali peculiari. Lo sviluppo rigoglioso della scienza canonistica. Gli elementi essenziali della procedura vengono stabiliti dall’età merovingica e carolingia: la fissazione del requisito della pubblica fama di santità e della sussistenza di miracoli. Un secondo periodo va dal VI all’XI secolo. La traduzione della canonizzazione a fatto giuridico e quindi ai formalismi del processo giudiziario. La canonizzazione è anche espressione di collegialità dell’episcopato locale riunito in un sinodo o in un concilio. che nel tempo si arricchisce di nuove figure come il Promotor fidei. come anche i ruoli e le competenze in ogni parte del processo. il processo di canonizzazione inizia a formarsi come processo canonico speciale. la loro approvazione del culto pubblico. la cui violazione comporta un impedimento all’introduzione della causa. L’utilizzo della metodologia storica e della scienza medica tende a ridurre il ruolo del diritto. miracoli). processo sull’effettiva esistenza di una fama sanctitalis e sul riconoscimento del grado eroico delle virtù e dell’autenticità dei miracoli. Benedetto XIV (1740 – 1758) scrisse un’importante opera dottrinale sulla beatificazione e canonizzazione.periodo non vi sono ancora formalizzazioni processuali poiché manca la necessità di un accertamento pubblico ed autorevole di santità. ha avuto un ruolo importante visto che. temperato sotto il pontificato di Pio XI dall’erezione presso la Congregazione dei riti di una Sezione storica (1930) e sotto il pontificato di Pio XII di una Consulta medica (1948). segnando 60 . Papa Alessandro III affermò il principio per cui le cause di canonizzazione erano riservate al Pontefice (riserva papale). cioè quelle cause riservate alla competenza dell’autorità pontificia. La beatificazione fu definita più precisamente da Alessandro VII con il “Decretum super cultu beatis non canonizatis praestando” del 1659. dei martiri e dei confessori. solo il diritto poteva fornire strumenti adeguati per l’acquisizione della documentazione necessaria e per la sua analisi. considerati come intercessori di grazie. Inoltre impone il divieto del culto pubblico previo all’intervento pontificio. davanti alla necessità di accertamento dei fatti dai quali evincere la santità (fama di santità. a livello istituzionale nasce la sacra Congregazione dei riti ad opera di Sisto V con la costituzione “Immensa” del 1588. caratterizzati dall’abbandono del culto dei santi più antichi. comincia a formarsi progressivamente l’istituto della canonizzazione come atto formale di autorizzazione al culto di nuovi santi posto dal Vescovo locale. virtù. Il quinto periodo è costituito dal XX secolo. a livello normativo. la canonizzazione viene progressivamente attratta nelle causae maiores Ecclesiae. Papa Barberini distingue tra beatificazione e canonizzazione in due diverse procedure: la beatificazione nella diocesi del Vescovo. risponde all’esigenza di evitare i sempre più frequenti abusi. o del martirio. Un terzo periodo va dal XII secolo al XVI secolo. Si parla di “canonizzazione vescovile” perché la legittimità viene legata ad un previo atto autorizzativi del Vescovo diocesano che segue ad un’inchiesta ed alla redazione della Vita del santo. Le disposizioni dettate nel tempo rimasero fino alla codificazione del 1917. Il pontificato di Urbano II (1088 – 1099) pose le premesse per l’elaborazione di questa disciplina disponendo un’accurata investigazione dei fatti anche attraverso l’assunzione di prove testimoniali come condizione per poter procedere alla canonizzazione da parte del Pontefice. Tra il popolo si avvia un fenomeno di peculiare considerazione delle doti taumaturgiche dei santi. nasce cioè quell’assoluta rilevanza del miracolo che diviene prova per eccellenza della santità ed esprime gli orientamenti di una cultura popolare che cerca la via semplice e facile per ottenere i favori divini. gli interventi di Urbano VIII contenuti nel “Coelestis Hierusalem cives” del 1634 resero più rigorosa la procedura. previo accertamento. la stesura di una vita del canonizzando. istituito da Leone X (1513 – 1521) per garantire una migliore tutela degli interessi della fede e dell’osservanza del diritto.

come elementi canonistici vengono ceduti al diritto secolare. tende alla valutazione della vita e delle virtù. del servo di Dio. Ricordiamo il “Congressus peculiaris”. infatti il processo canonico si costruisce. Congregazione per le cause dei santi creando un distacco dalla s. In particolare ha contribuito il diritto romano. date dalla Congregazione per le cause dei santi nel 1983.p. A loro spetta l’onere di sostenere le spese della causa e possono agire soltanto attraverso un procuratore denominato “postulatore”. Nel primo caso il procedimento avverrà secondo le regole processuali. Al Pontefice spetta di pronunciare la decisione definitiva. A seguito del Concilio. Gli attori della causa. Peculiarità del processo di beatificazione e canonizzazione Alcuni elementi del diritto secolare entrano a comporre le procedure canoniche. con la costituzione apostolica “Divinus Perfectionis Magister” del 1983. basti pensare alle procedure inquisitoriali del S. all’esame dei suoi scritti per la loro coerenza col dogma e con la morale. possono essere singoli fedeli. L’istruttoria sui miracoli è fatta invece dall’Ordinario del luogo in cui il fatto miracoloso è avvenuto. Il sesto periodo parte dal Concilio Vaticano II. Tre sembravano essere le caratteristiche negative del codice del 1917: la riduzione in minimi termini del ruolo dei vescovi diocesani. Si aggiungono poi le “Normae servandae in inquisitionibus ab Episcopis faciendis”. autorizzati dalla competente autorità ecclesiastica (l’Ordinario diocesano). rafforza quei ruoli mettendo in luce i fondamenti teologici affermando che ogni fedele è chiamato alla santità. della diocesi in cui il servo di Dio è deceduto. In questo modo si recupera un significativo ruolo del Vescovo locale e della dimensione sinodale. cioè lo studio del materiale e il dibattimento sugli atti di causa per l’accoglimento dell’istanza o per la sua archiviazione. Il codice di diritto canonico del 1983 rinvia alla legge speciale costituita dal provvedimento di Giovanni Paolo II. Vengono suddivise le cause “recenti” da quelle “antiche”. Il moderno diritto secolare ha un’influenza sul processo di canonizzazione per l’incidenza dell’ideologia illuministica della codificazione sulla dimensione dell’esperienza giuridica canonistica. con il motu proprio “Sacra Rituum Congregatio” del 1969 viene creata la s. una istruttoria a livello locale. Giovanni Paolo II. una dibattimentale a livello romano. Nel tempo il processo di beatificazione e canonizzazione viene a configurarsi con un centro indice di particolarità. Quindi la prima fase del processo. Il processo di canonizzazione assume elementi del processo canonico ordinario e del processo canonico criminale. Anche il processo penale delle società secolarizzate è stato influenzato dal processo di canonizzazione. con il m. che forniscono maggiori dettagli su tutta la materia. associazioni. o del martirio. oppure soltanto a fonti scritte. per cui non poteva costituirsi un apparato probatorio con i tradizionali mezzi processuali. cioè i soggetti privati del processo. nel secondo caso l’accertamento dei fatti avverrà con l’utilizzo delle più moderne metodologie della critica storica. Alla Congregazione per le cause dei santi spetta la seconda fase. Uffizio quando venivano ad essere la controfaccia delle procedure davanti alla Congregazione dei riti. L’odierna disciplina Tutto il procedimento assume carattere inquisitorio. detta le regole generali. oppure previa autorizzazione della Congregazione per le cause dei santi un altro Ordinario locale. persone giuridiche ecclesiastiche o civili. Da un punto di vista processuale. Per queste ragioni il Concilio propone una riforma radicale. l’assenza di sinodalità nella formazione del giudizio da sottoporre al Papa. Successivamente venne adottato sempre più ampiamente al punto da essere oggi la base del procedimento. l’eccessiva lunghezza e complessità delle procedure. quindi abbandona la pretesa di vedere nel codice un’unica legge ma rinvia in più punti al diritto speciale ed a quello particolare. all’accertamento dei miracoli. La distinzione è data dalla possibilità di provare l’esercizio in grado eroico delle virtù o il martirio attraverso testimoni oculari o testimoni de auditu a videntibus. da un punto di vista istituzionale arrivano le riforme di Paolo VI. Questo favorisce il formarsi di una cultura nuova che pensa alle investigazioni sulla santità canonizzata in termini teologici. Allo straordinario crescere del numero di beatificazioni e canonizzazioni sembra rispondere la progressiva riduzione dell’utilizzo dello strumento giuridico.l’inizio di un’evoluzione. Contribuisce inoltre il diritto germanico per quanto attiene al regime delle prove e a certe inflessioni inquisitoriali del processo. Congregazione dei riti. in età medievale. Competente ad istruire il processo è l’Ordinario diocesano. spetta alla Diocesi. storici e medico-scientifici. anch’esso approvato 61 . Il ricorso al metodo storico-critico fu limitato alle cause storiche. un canone che rimanda ad una legge speciale. la raccolta delle prove. sulla struttura dell’ordo giustinianeo. ma al tempo stesso influisce sull’evoluzione di entrambi. “Sanctitas clarior” del 1969 si ha una riforma delle procedure: si semplifica il processo riducendolo ad uno articolato in due fasi. riguardante il grado eroico delle virtù e la fama signorum.

in cui l’elemento religioso e spirituale prevale su quello politico e sociale. che debbono valutare che negli scritti del servo di Dio non ricorrano errori. Una è la ierocrazia. Il mondo antico precristiano era caratterizzato dal sistema monista poiché la distinzione tra cittadino e fedele era del tutto impensabile. Un ruolo importante è svolto dai testimoni. infatti il culto degli dei era funzionale alla grandezza politica di Roma: l’imperatore era anche pontifex maximus. Questa fase si può chiudere con il rigetto dell’istanza o con l’accoglimento. la fase dibattimentale e decisionale presso la Congregazione per le cause dei santi. Perciò le conclusioni del processo di beatificazione e canonizzazione costituiscono il presupposto del successivo provvedimento pontificio che investe il munus regendi e il munus docendi del Pontefice. Tra i testimoni vengono compresi coloro che fossero eventualmente contrari alla causa o avessero a deporre contro. cioè l’istanza rivolta dall’attore tramite il postulatore perché si inizi il giudizio e si istruisca la causa. Nell’episodio evangelico del tributo tratto dalle pagine di Marco (“rendete a Cesare ciò che è di Cesare. che devono raccogliere e valutare tutto il materiale. raccolte le deposizioni testimoniali sulle virtù o sul martirio. come nelle società islamiche. La divinizzazione degli imperatori rappresentò il punto più alto di sacralizzazione della politica. prima di essere portati in discussione. Il postulatore ha la rappresentanza processuale degli attori e svolge le funzioni di avvocato della causa. un sacerdote che prepara la positio sulle virtù o sul martirio (positio super virtutibus vel super martyrio) cioè la raccolta delle prove documentali e testimoniale e degli atti del processo. I sistemi monisti sono stati tipici di società non toccate dal cristianesimo. cioè per l’accertamento del vero. Chiesa e realtà temporali Il dualismo cristiano I rapporti fra religione e politica si sono definiti secondo assetti riconducibili alla fondamentale distinzione tra sistemi monisti e sistemi dualisti. si verifica che non vi siano segni di culto in onore del servo di Dio. essi intervengono nel processo pro rei veritate. Intervengono poi i consultori teologi e il promotore della fede che si pronunciano sulla causa. Nel processo interviene anche una parte pubblica. ma nelle società già cristianizzate si è ricaduti nei sistemi monisti ogni qual volta il cristianesimo si sia affievolito e le istituzioni politiche si siano affermate (come il nazismo e il marxismo). Nei sistemi monisti rientrano quelle realtà sociopolitiche caratterizzate dal fatto di non conoscere distinzione fra temporale e spirituale. o governo della classe sacerdotale. Il processo si svolge in due fasi: la fase istruttoria a livello locale. essendo insieme atto di governo ed atto di magistero. Anche a Roma la religione era fattore di identificazione e coesione civile. ed è il Promotore di giustizia nel tribunale diocesano e il Promotore della fede presso la Congregazione per le cause dei santi. Le sentenze pronunciate sono rimesse al Pontefice. nel senso che la sua funzione è posta a tutela del bene pubblico. Il sistema dualista è stato portato dal cristianesimo. che devono valutare i miracoli. Accolta l’istanza. La fase dibattimentale e decisionale si apre con un previo controllo di legittimità da parte del sottosegretario del dicastero e con la nomina di un relatore. un esempio è lo Stato di Israele del Vecchio Testamento. Il procedimento è aperto dal supplex libellus. I sistemi monisti nel tempo hanno conosciuto diverse esplicitazioni. la religione infatti era considerata un elemento fondamentale nell’edificazione della società politica ed un fattore di coesione sociale e di identità nazionale. In particolare devono tutelare i diritti della fede e l’osservanza delle norme processuali. i periti in ricerche storico – archivistiche. Ampio spazio è dato all’ausilio dei periti: i censori teologi. addotti dagli attori o d’ufficio.dall’Ordinario diocesano. dove il principio politico predominò su quello religioso e l’attività religiosa fu considerata come una parte dell’attività statale. l’organizzazione politica del popolo ebraico era funzionale al rispetto dell’Alleanza di Dio con Abramo e la legge religiosa era anche legge civile. ma anzi credere in una profonda compenetrazione dell’elemento religioso con l’elemento politico. e a Dio ciò che è di Dio”) mostra proprio questo principio dualistico e 62 . il Vescovo diocesano consulta la Conferenza episcopale e notifica a tutti i fedeli la petizione. i periti medici. I miracoli sono oggetto di una specifica procedura in cui intervengono periti e teologi. i relativi atti (detti transunto) sono trasmessi in duplice copia autenticata alla Congregazione per le cause dei santi e gli originali restano nell’archivio della curia diocesana. si apre l’inchiesta sui miracoli. I loro voti sono sottoposti al collegio dei cardinali e dei vescovi della Congregazione a cui è rimessa la decisione. cui unicamente spetta di decretare il culto pubblico ecclesiastico. Finita l’istruttoria diocesana. cioè se esiste o meno una fama di santità e se questa è sostanziale. Un’altra esplicitazione si ha nella Chiesa di Stato. in quest’ultimo caso inizia la fase istruttoria vera e propria in cui vengono valutati gli scritti del servo di Dio.

cioè quell’orientamento volto a restituire un primato dell’autorità civile (Cesare) sull’autorità religiosa (il Papa). Una prima espressione si trova nel periodo del basso impero romano e nell’alto medioevo. che presuppone la distinzione fra leggi. quindi il vero bene di quest’ultima può essere perseguito solo in un regime di collaborazione fra le due autorità. sarà preliminarmente necessario avere ben presente che cos’è la Chiesa. la sana collaborazione con la comunità politica. XVII – XVIII). cioè accordi di diritto internazionale. ha lo scopo di garantire alle Chiese locali più o meno ampi spazi di libertà. Questo sistema ha avuto una diversa connotazione: nel caso di Stati totalitari o autoritari. Con l’ammonimento a distinguere Dio da Cesare si distinse conseguentemente tra società civile e società religiosa. partendo dall’agnosticismo dello Stato o addirittura dall’ateismo e dall’anticlericalismo. proprio delle monarchie assolute (sec. all’epoca della Controriforma e osservata fino alle soglie del Vaticano II.trova riscontro anche in altre pagine del Vangelo. autorità e società. in base alla quale sussisteva un primato dell’autorità ecclesiastica su quella politica solo in alcune materie (res mixtae). caratterizzato da un regime di pesanti controlli e condizionamenti nei confronti di tutte le organizzazioni religiose. il sistema giurisdizionalista confessionista. A questi sistemi separatisti si è opposto il sistema concordatario o di collaborazione fra le due autorità. Altra espressione della medesima tendenza si trova nell’età medievale con la riforma gregoriana e dopo la vittoria del papato sull’impero nella lotta per le investiture. nel millennio che va dal IV al XIV secolo. vie. ma ha dovuto trovare diversi modi e forme. Fra XIX e XX secolo prevalsero altri due sistemi: il sistema separatista integrale. Principi canonistici sui rapporti fra Chiesa e comunità politica Una teoria canonistica dei rapporti fra Chiesa e comunità politica si può elaborare sulla base di due testi del Concilio Vaticano II: la costituzione pastorale “Gaudium et spes” e la dichiarazione “Dignitatis humanae” sulla libertà religiosa. mezzi di presenza della Chiesa nella società politica. espressione della dottrina liberale che riconduce il fenomeno religioso a fatto privato. nel caso di Stati democratici. caratterizzato da un duplice orientamento degli Stati: la tutela del cattolicesimo assunto come religione ufficiale. Innanzitutto i cosiddetti sistemi dualisti embrionali. riportandola all’interno dei suoi limiti. Ad essa si contrappose. si venne inoltre a creare il problema della doppia fedeltà del cittadino-fedele. il decreto “Christus Dominus” sull’ufficio pastorale dei vescovi. tra autorità civile e autorità religiosa. da parte statale. Tale collaborazione è richiesta dal fatto che entrambe sono a servizio della stessa persona umana. il sistema giurisdizionalista agnostico e separatista. Esiste quindi una sovranità distinta dalle sovranità temporali. Esso tuttavia non sempre è stato di semplice attuazione. la libertà religiosa. perché per elaborare una teoria dei rapporti tra Chiesa e comunità politica. ma delle autorità o potestà. caratterizzati dalla tornante tendenza ad un ricongiungimento fra potere religioso e potere politico. individuale e collettiva. Da questo momento si cominciò a pensare al rapporto tra Chiesa e Stato in termini di due ordinamenti paralleli. la costituzione dogmatica “Lumen gentium”. Questi due sistemi furono accomunati dalla considerazione della distinzione fra Cesare e Dio anche come distinzione di società giuridicamente organizzate. Si sono infatti avute diverse modalità di realizzazione concreta del principio dualista. Non si nota però un atteggiamento né di favore né contrario nei confronti dei concordati. con il cosiddetto cesaropapismo. Diverso sistema fu espresso dalla teoria canonistica della potestà giuridica indiretta della Chiesa sulla realtà temporale (potestas indirecta Ecclesiae in temporalibus). Questo spiega la forte reazione della Chiesa e le aspre controversie con gli Stati. Esistono poi altri documenti. sia in quanto delinea una società politica conformata al disegno divino sia in quanto indica obbiettivi. Il principio dualistico cristiano ha messo in moto un processo di secolarizzazione della politica. come il decreto “Apostolicam actuositatem” sull’apostolato dei laici. la sottoposizione della Chiesa e delle istituzioni ecclesiastiche a pesanti controlli. E’ rilevante anche il patrimonio costituito dalla dottrina sociale della Chiesa. cioè la rivendicazione di poter godere nell’ordinamento statale di tanta libertà quanta è richiesta dalla sua missione. rappresentata dalla teoria della potestà giuridica diretta della Chiesa sulla realtà temporale (potestas directa Ecclesiae in temporalibus). Le difficoltà di attuazione del principio dualista in questo periodo emersero non sul piano della distinzione fra leggi o fra società. a causa delle diversità di condizioni ambientali e territoriali. in tutti gli Stati liberali nell’Ottocento e negli Stati marxisti nel Novecento. tra legge civile e legge religiosa. la libertas Ecclesiae. serve a favorire la sana collaborazione fra la Chiesa e la comunità politica. perché 63 . la rinuncia da parte della Chiesa a trattamenti di privilegio e a diritti qualora il loro esercizio possa offuscare la testimonianza della Chiesa. come nel processo a Gesù dinnanzi a Pilato dalle pagine di Giovanni (“il mio regno non viene da questo mondo”). Si possono dunque desumere i principi direttivi sui rapporti fra Chiesa e comunità politica: l’indipendenza e l’autonomia della Chiesa e della comunità politica.

è la libertà di andare verso la verità e comporta il superamento della legge esteriore per intima adesione alla legge di Dio. E’ ovvio che tali posizioni sono incompatibili con l’essere stesso della Chiesa. Si deve distinguere inoltre dalla tolleranza religiosa. La potestà di magistero implica di esprimere liberamente il giudizio su qualsiasi realtà umana e questo diritto entra a qualificare e comporre la libertas Ecclesiae. la privacy. La prima si pone sul piano giuridico ed è la libertà di cui la Chiesa deve godere nell’ordine temporale. segnata da accordi con Stati totalitari o autoritari e con moderne democrazie. una potestà non giuridica ma morale che non costituisce una illegittima intromissione nell’autonomia propria del secolare. per cui non può essere indifferente credere o non credere. la Chiesa non ha il potere di annullare o abrogare le leggi ma ha il diritto di esprimere un giudizio morale su tale legislazione. sussiste anche qualora. nel senso che anche gli accordi in questione sono chiamati spesso a restaurare la Chiesa nei rispettivi Paesi. si apre una nuova stagione concordataria. Inoltre nuove materie entrano a formare oggetto di disciplina concordata: i beni culturali. si pensi agli insegnamenti conciliari in materia di autonomia dell’ordine temporale o alla costituzione “Gaudium et spes” dove si afferma che nei rapporti con la comunità politica la Chiesa ha sempre e dovunque il diritto di predicare con vera libertà la fede e dare il suo giudizio morale anche su cose che riguardano l’ordine politico. Ovviamente il Concilio Vaticano II ha ribadito questi insegnamenti affermando che sul piano morale sussiste l’obbligo di cercare e seguire la verità. la bioetica. La potestà di insegnamento si ricollega al munus docendi della gerarchia e si esplicita nel dare il giudizio morale su cose che riguardano l’ordine temporale. nei contenuti normativi e nei contesti culturali e spirituali. contesti che sono immediatamente ricollegabili al ruolo svolto dalla Chiesa nel passaggio dalla dittatura alla democrazia. quello napoleonico. gli accordi sono marcati dal rapporto personale tra il Papa e il capo dello Stato contraente. Infatti ricorrono questioni analoghe a quelle risolte dal cardinale Con salvi nell’elaborazione del concordato napoleonico. L’attività convenzionale della Santa Sede conosce delle significative innovazioni. Tornando ai principi direttivi. poiché verità ed errore non 64 . La dottrina canonistica sulla potestas magisterii ha avuto un grande sviluppo dopo il Vaticano II. Le relazioni convenzionali infatti si pongono anche con Stati di orientamento ideologico o con tradizioni religiose molto lontane oppure con Organizzazioni ed Organismi Intergovernativi. In particolare: il principio di libertà religiosa La libertà religiosa venne recisamente condannata nel 1864 da Pio IX nel “Sillabo” e un secolo dopo fu riconosciuta dal Concilio Vaticano II nella dichiarazione “Dignitatis humanae” del 1965. Diversa dalla libertà religiosa è la libertà di coscienza. la seconda si pone sul piano teologico e consiste nel moto spontaneo verso il bene della persona. Dopo la prima guerra mondiale e a seguito della rinnovata politica internazionale di Benedetto XV. essi sono inquadrati nel contesto della potestà di insegnamento che la Chiesa rivendica nel modo più pieno nella società. che evoca il non perseguire un fenomeno religioso che si vorrebbe represso. Nel 1936 una pronuncia della Corte di Giustizia dell’Aia definisce tali accordi come veri trattati di carattere internazionale. La libertà religiosa è da distinguersi anche dalla libertà della Chiesa (libertas Ecclesiae) e dalla libertà cristiana. Una particolarissima attenzione della Santa Sede va nei confronti degli Stati dell’Europa centrale ed orientale. Per altri aspetti invece appaiono radicalmente nuovi. questo gruppo di accordi chiude l’arco temporale di due secoli e richiama il primo accordo. tale concezione importava di conseguenza il relativismo. che costituisce uno dei contenuti della libertà religiosa. venisse disconosciuto o negato. Nella “Mirari vos” e nel “Sillabo” veniva condannata la concezione filosofica della libertà religiosa.come affermato dal Vaticano II l’auspicata e sana collaborazione fra Chiesa e comunità politica deve trovare attuazione secondo le modalità adatte e il concordato può essere uno dei modi ma non è detto che sia il migliore. ma si può anche dire che è la libertà di coscienza a comprendere quella religiosa se si intende la prima come libertà di avere o meno un credo religioso mentre la seconda l’esercizio della libertà di coscienza nello specifico ambito religioso. dove i caratteri salienti sono il rapporto tra verità ed errore e la doverosità o meno di aderire alla verità una volta che sia stata conosciuta. Dal punto di vista storico la libertà religiosa nasce come rivendicazione del diritto dei credenti di poter professare liberamente la propria fede religiosa. segno che le frontiere che marcano l’ordine della Chiesa e l’ordine degli Stati sono storicamente mobili. quindi la libertà religiosa ha una valenza propriamente giuridica. in questa prospettiva si pone l’enciclica “Evangelium vitae” (1995). Dal Concordato napoleonico (1801) alla prima guerra mondiale. In quanto diritto suo proprio e originario. Nell’età contemporanea distinguiamo tre grandi periodi. Ma la libertà religiosa può essere oggetto di valutazione anche in altri ambiti come quello filosofico e teologico. con esclusione di qualsivoglia impedimento proveniente dall’esterno. in un determinato ordinamento statale. la carità. il sincretismo e l’indifferentismo in materia religiosa. l’obiezione di coscienza. Il Concilio Vaticano II dedica un intero paragrafo della “Gaudium et spes” ai rapporti fra Chiesa e comunità politica e auspica che si persegua una sana collaborazione. infatti l’esercizio della potestà di magistero prescinde da qualsiasi riconoscimento.

di assistenza. La formazione segue la procedura tipica delle convenzioni internazionali (Convenzione di Vienna sul diritto dei trattati 1969): i negoziati ufficiosi. Si dilunga nell’individuare e definire i singoli contenuti del diritto di libertà religiosa. di esercizio del ministero. Sul piano comunitario libertà religiosa è la libertà che ad ogni comunità religiosa deve essere assicurata di scegliere liberamente i propri ministri. la nomina dei plenipotenziari con relativa verifica dei poteri. I concordati e gli altri accordi La tradizionale forma di collaborazione sono i concordati. Il Vaticano II afferma che l’uomo deve rispondere volontariamente a Dio credendo. ma ciò può incontrare dei limiti. Si tratta dunque di un diritto pubblico soggettivo. del primo settembre 1980. quindi agire secondo giustizia e umanità. cioè è matrice e fondamento di tutte le altre libertà. condiviso dalla dottrina canonistica. La libertà religiosa comporta il diritto di non essere impediti ad agire in conformità della propria coscienza. spetta quindi al Pontefice e al capo dello Stato. soprattutto quella concernente la religione. con cui Benedetto XV delineò la politica concordataria dopo i grandi sconvolgimenti della prima guerra mondiale. individuale e collettivo. Poiché la società civile ha il diritto di tutelarsi contro gli abusi. Tratta infatti delle responsabilità che incombono sullo Stato nell’assicurare a tutti quella piena libertà grazie alla quale ciascuno può soddisfare l’obbligo morale di conoscere e seguire la verità. alla quale per il diritto canonico spetta lo ius legationis e lo ius tractandi. ovvero accordi di diritto internazionale. che parte da una definizione in negativo della libertà religiosa. Con il pontificato di Giovanni Paolo II il magistero sulla libertà religiosa è stato approfondito. Lo Stato è parte contraente del concordato. Ad esempio nel can.sono sullo stesso piano. la redazione e la firma dell’accordo da parte dei plenipotenziari e infine lo scambio delle ratifiche. Più complessa la situazione per gli ordinamenti statali: in alcuni casi l’adattamento è automatico (sistema 65 . evidenziando come nella moderna società non possa essere più ristretto nella classica libertà di professare la propria credenza religiosa. Giovanni Paolo II la colloca in un contesto positivo. nella quale è chiarito il pensiero della Chiesa sulla libertà religiosa come diritto dell’uomo. libertà di non essere costretti a compiere degli atti contrari alla propria fede. di pubblicare libri religiosi. spetta soprattutto al potere civile provvedere a tale protezione secondo norme giuridiche conformi all’ordine morale oggettivo. di comunicare ed insegnare la fede con ogni mezzo. essa sostiene la ragion d’essere delle altre libertà. Sono titolari di questo diritto tutti gli uomini. ed è al contempo un diritto individuale ed un diritto collettivo. di avere istituti di formazione religiosa. fondato sulla dignità della stessa persona umana. Però gli uomini non sono in grado di soddisfare a questo obbligo se non godono della libertà psicologica e dell’immunità dalla coercizione esterna. Limite legittimo al diritto di libertà religiosa è quello che si uniforma rigorosamente ai diritti umani o diritti naturali. nella libertà di culto o nella libertà di proselitismo. relativamente alle responsabilità nel rimuovere tutti gli ostacoli che impediscono il pieno sviluppo della vita religiosa a livello individuale e a livello collettivo. cioè un diritto del soggetto che si esprime nei rapporti per i quali si manifesta il potere di comando (imperium). E’ da ricordare l’allocuzione concistoriale “In hac quidem” del 1921. che si definisce diritto ad essere immuni da coercizioni esterne in materia religiosa. di beneficenza. infatti a motivo della loro dignità tutti quanti gli uomini sono spinti dalla loro stessa natura a cercare la verità. autorizzato dal competente organo costituzionale. La ratifica è atto unilaterale con cui ciascuna parte approva l’operato dei suoi plenipotenziari. 748 ed 865). Nella Chiesa è sempre stato costante l’insegnamento per cui l’atto di fede non può che essere libero. che gode di soggettività giuridica internazionale. Infatti nell’esercizio di tutte le libertà si deve osservare il principio morale della responsabilità personale e sociale: quindi tener conto tanto dei diritti altrui quanto dei propri doveri verso gli altri. E’ precisato che sul piano personale libertà religiosa significa anche libertà di educazione religiosa dei figli. Senza la ratifica l’accordo non acquista forza vincolante e non produce effetti giuridici. Per l’individuazione dei soggetti competenti è necessario rifarsi alle norme costituzionali dei diversi Stati. Perché possa produrre effetti è necessaria anche l’esecuzione. che spetta in primo luogo ad ogni uomo ma di cui possono essere titolari anche formazioni sociali. Per parte della Chiesa il soggetto competente a stipulare un concordato è la Santa Sede. 362 il Pontefice esercita lo ius legationis nei confronti dei governi civili nel rispetto delle norme di diritto internazionale. Nella misura in cui la libertà religiosa raggiunge la sfera più intima dello spirito. Nella “Dignitatis humanae” la libertà religiosa è considerata come un diritto naturale. Il diritto interno della Chiesa vieta ogni coazione nell’opera di evangelizzazione e nell’amministrazione del battesimo (cann. Rispetto alla “Dignitatis humanae”. Sicuramente con la Lettera ai Capi di Stato sulla libertà religiosa e sul documento finale di Helsinki. perciò nessuno può essere costretto ad abbracciare la fede contro la sua volontà. di svolgere attività di educazione. in particolare come diritto delle singole confessioni religiose. Viceversa la dichiarazione conciliare affronta la questione della libertà religiosa dal punto di vista giuridico. E’ stato favorevole lo sviluppo dell’esperienza giuridica internazionale. libertà di non subire limitazioni e discriminazioni nelle diverse manifestazioni di vita. Quindi interlocutore del documento conciliare è l’autorità pubblica che non deve obbligare le coscienze ma garantire ciascuno da eventuali coazioni. questa avviene automaticamente per l’ordinamento canonico perché l’accordo viene pubblicato sugli “Acta Apostolicae Sedis”. ma in futuro non è da escludere che si possano stipulare anche con altri soggetti internazionali. la libertà delle persone di beneficiare dell’assistenza religiosa.

un esempio è l’accordo di Villa Madama del 1984 tra la Santa Sede e la Repubblica italiana nelle quali sono apportate delle modifiche al Concordato lateranense del 1929. Le disposizioni concordatarie vigono contestualmente nei due ordinamenti. la Santa Sede e la Repubblica italiana affideranno la ricerca di un’amichevole soluzione ad una Commissione paritetica da loro nominata. però si tratta pur sempre di accordi che nascono in un ordinamento giuridico terzo.la seconda è data dagli accordi con carattere meramente amministrativo. come conseguenza del Vaticano II. dall’altro lato le disposizioni creano un diritto oggettivo comune. Il problema di maggior rilievo è quello della quantificazione degli accordi in questione. 20 della convenzione del 1957 con la Bolivia troviamo che questa Convenzione avrà la durata di dieci anni dalla ratifica. Un problema nasce dalla possibilità di accordi tra Chiese particolari e comunità politica.monista). nel quale le due autorità contraenti si incontrano su un piano di parità. ad esempio la convenzione con la Repubblica di El Salvador (1968) afferma che questa convenzione resterà in vigore a meno che una delle Alte Parti la denunci con un anno di anticipo. Ora la situazione appare mutata. . con il consenso e con il mandato della Santa Sede. Non hanno natura concordataria poiché la Chiesa particolare non è soggetto di diritto internazionale e spesso anche l’altra parte non lo è. oltre ad essere in vigore nell’ordinamento internazionale.la prima è data dagli accordi fra episcopato ed autorità politica. ma quella autentica compiuta dalle parti o in via unilaterale (interpretazione unilaterale) o in via bilaterale (interpretazione bilaterale). Infine l’estinzione per denuncia unilaterale che deve essere contemplata nell’accordo. Tale teoria e tale prassi discendevano da ragioni politiche e giuridiche: da un lato si è sempre considerato che il papato fosse più libero rispetto all’autorità politica e quindi più capace di far valere le ragioni della libertas della Chiesa particolare. cioè attiene più a questioni di opportunità e di convenienza. . Il problema appare più politico. E’ evidente che i contenuti dell’accordo devono poi trovare esecuzione nell’ordinamento civile e in quello canonico. Per l’estinzione dei concordati valgono le regole generali relative ai trattati internazionali. per far sì che l’autorità politica competente adotti nell’ambito dell’ordinamento civile quei provvedimenti di natura normativa o amministrativa che sono attuazione di quanto convenuto con l’autorità ecclesiastica. ad esempio l’intesa fra Vescovo diocesano e competente autorità scolastica per la nomina dei docenti di religione. anche se nel tempo non sono mancati casi di accordi fra le Chiese particolari e corrispondenti autorità politiche. dall’altro si rafforzava l’idea della esclusiva competenza della Santa Sede. e gli accordi attuativi sulle singole materie. Esiste poi il problema dell’interpretazione poiché da un lato è frutto di un avvicinamento delle due parti da posizioni originarie diverse sicché la formulazione si può prestare ad interpretazioni differenti. è tradizione della Santa Sede non fare ricorso a questa forma. stipulino accordi con l’autorità statale. in questo caso si rientrerebbe nella fattispecie concordataria e rientrano i “concordati quadro”.la terza è data dagli accordi aventi un contenuto normativo. Fino al Concilio Vaticano II c’era l’esclusiva competenza della Santa Sede. quelli contenenti i principi informatori dei rapporti. con un carattere meramente politico. da 66 . Non hanno la natura di accordi internazionali né possono qualificarsi come concordati. Una prima causa è data dal consenso reciproco delle parti contraenti. L’Accordo di modificazione del concordato lateranense del 18 febbraio 1984. la seconda è stabilita d’accordo fra le due parti. in ragione della sua indiscussa soggettività giuridica internazionale. C’è poi il caso per il verificarsi di una clausola risolutoria prevista nell’accordo. Nel decreto conciliare sull’ufficio pastorale dei vescovi “Christus Dominus” è attribuito al Vescovo diocesano il munus di promuovere e curare i rapporti con l’autorità civile. Si possono individuare tre diverse fattispecie: . L’interpretazione di cui si parla non è quella della dottrina (interpretazione dottrinale). cioè volti ad innovare l’ordinamento giuridico statale. a meno che sei mesi prima che termini il mandato una delle due Alte Parti dichiari il contrario. quindi interpretato ed applicato allo stesso modo. C’è anche la possibilità dell’estinzione per la denuncia da parte di uno dei contraenti per violazione di una o più disposizioni. posti originariamente all’accordo. Ad esempio nell’articolo 14 del concordato italiano è stabilito che se in avvenire sorgessero difficoltà di interpretazione. Non è affatto vero che oggi la Chiesa sia più libera che in passato. interno all’ordinamento statale. Si deve anche contemplare il caso che singoli Vescovi o le conferenze episcopali. senza contare i sempre rinascenti sospetti per il pericolo del formarsi di Chiese nazionali assoggettate allo Stato. ad esempio nell’art. Altra causa è la scadenza dei termini. che si considera tacitamente rinnovata di dieci anni in dieci anni. anche se in molti casi l’azione della Santa Sede è più incisiva nella difesa della libertas Ecclesiae. in altri casi è necessaria una legge di esecuzione (sistema dualista) senza la quale il concordato non produce effetti giuridici interni. La prima è sempre legittima purché in buona fede.

la buona fede. ma sia sotto il profilo dei suoi rapporti con le Organizzazioni Internazionali Governative.un lato pone delle norme quadro in determinate materie: insegnamento della religione nelle scuole pubbliche. offrendo il significato della partecipazione della Santa Sede nella vita della comunità internazionale. La manifestazione più evidente ci fu alla firma dell’atto finale della Conferenza sulla Sicurezza e Cooperazione in Europa (C. nelle carceri. da riconoscersi e garantirsi ovunque. Il primo fondato sulla concezione del diritto internazionale in termini di regole poste dalle grandi potenze. la solidarietà e la cooperazione internazionale. Il mutato atteggiamento della Santa Sede è dovuto anche ad un mutamento della vita della comunità internazionale: dal “modello di Westfalia”. In sostanza la Santa Sede perseguiva un duplice scopo. l’eguaglianza fra gli Stati. nel secondo sembra un rapporto di sostituzione della Conferenza episcopale italiana alla Santa Sede. con oggetto la garanzia volta ad assicurare la libertas Ecclesiae. negli ospedali e negli istituti di ricovero. La vera ragione di tale presenza è da ricercarsi nell’evolvere della prima esperienza dello Stato moderno verso forme di giurisdizionalismo. La Chiesa e la comunità internazionale La presenza della Chiesa nella vita della comunità internazionale è un dato storico incontrovertibile. Il modello di Westfalia era ispirato a principi inaccettabili come il diritto della forza (ius quia iussum) che contrasta con la condizione ontologica dell’uomo e del vivere giuridico in quanto ordine di giustizia (ius quia iustum). Viene dunque rifiutata la forza come principio ordinatore delle relazioni internazionali. di cui gli stessi Stati saranno poi destinatari. cioè quella politica e quella legislazione in materia ecclesiastica tendente a sottomettere la Chiesa sempre più direttamente al controllo dell’autorità civile. l’emancipazione dal giurisdizionalismo statale e la garanzia dell’unità della Chiesa. Essi coincidono con il magistero ecclesiastico sui rapporti internazionali. quindi come strumento di potenza e non come strumento di giustizia. Nel primo caso si tratta di un mandato della Santa Sede a convenire con l’autorità statale. affermatosi dalle origini della comunità stessa. il secondo qualificato dalla pace come fine supremo. Si tratta di un fenomeno di estremo rilievo che porta ad una sempre più incisiva presenza della Santa Sede che contribuisce a produrre trasformazioni che hanno riflessi all’interno delle stesse società statali. contribuendo alla creazione di quel clima di moderazione che ha evitato forme di violenza e ha favorito l’evolversi delle relazioni internazionali verso modelli più consoni alle esigenze di giustizia e di pace. La Chiesa non può accettare una concezione del diritto contraria ai capisaldi del magistero ecclesiastico. inoltre vengono assunti quali principi fondamentali: il rispetto dei diritti umani.C. questo fu un elemento che sorresse l’altra tendenza a favorire la nascita di Chiese nazionali cioè avente un’organizzazione autonoma rispetto al papato. al “modello della Carta delle Nazioni Unite”. L’intensa e crescente partecipazione a partire dal secondo dopoguerra fu soprattutto da parte di Paolo VI e Giovanni Paolo II. Nel passato l’attività internazionale era costituita da attività concordataria. La Chiesa ha seguito e favorito molti processi di trasformazione e ha sospinto verso modelli democratici. Dall’origine della comunità internazionale è stato presente anche il papato. Ora la Santa Sede non è più solo produttrice e destinataria di norme nascenti dai singoli accordi.) con il trattato di Helsinki del 1975. sotteso allo spirito di un nuovo ordine internazionale. E’ un fenomeno nuovo per cui la Santa Sede partecipa a pari titolo con gli Stati alla produzione delle norme di diritto internazionale generale codificato. Oggi le ragioni sono mutate. la Santa Sede ora partecipa alla stessa produzione delle norme di diritto internazionale. di tutela del patrimonio storico ed artistico. Il giurisdizionalismo univa la rivendicazione di una serie di diritti nei riguardi della istituzione ecclesiastica (iura maiestatica circa sacra) che finivano sostanzialmente per violare in maniera grave la libertas Ecclesiae e per soggiogare pesantemente la Chiesa allo Stato. Questa politica trovava un ostacolo nel carattere sopranazionale della Chiesa. 67 .S. l’autodeterminazione dei popoli. Le ragioni storiche sono da ricavare nella sovranità temporale dei Papi e nell’indiscussa posizione di primato sulle sovranità temporali che il papato aveva. nonché dal perseguimento della pace tra i popoli e di relazioni internazionali improntate a giustizia. Quest’accordo ha introdotto il principio del rispetto dei diritti umani negli ordinamenti comunisti dell’Est. La politica di presenza della Santa Sede nell’ordinamento internazionale risponde ad un’esigenza politica ben precisa: sottrarre le Chiese locali alla giurisdizione nazionale dei moderni Stati sovrani e trattare con gli Stati la regolamentazione delle materie di interesse ecclesiastico. Dall’altro prevede una clausola generale secondo cui ulteriori materie potranno essere regolate sia da nuovi accordi sia da intese con le competenti autorità. sia sotto quello della sua partecipazione a convenzioni multilaterali. partendo da un piano di parità. di assistenza spirituale nelle forze armate. la giustizia e l’equità nei loro rapporti.E. Questa è qualificata dalla rivendicazione delle libertà che alla Chiesa sono necessarie e dall’affermazione dei diritti umani.

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