Lezioni di diritto canonico

Problemi di definizione
L’espressione “diritto canonico” indica generalmente la manifestazione del diritto nella vita della Chiesa cattolica, un diritto che riguarda una grande comunità umana sparsa in tutto il mondo. Quindi questa espressione si può definire anche come “l’insieme delle norme giuridiche, poste o fatte valere dagli organi competenti della Chiesa cattolica, secondo le quali è organizzata e opera essa Chiesa e dalle quali è regolata l’attività dei fedeli, in relazione ai fini che sono propri della Chiesa”. In maniera più sintetica possiamo dire che il diritto canonico è l’ordinamento giuridico della Chiesa cattolica, cioè l’insieme di fattori che danno alla Chiesa la struttura di una società giuridicamente organizzata. Questa seconda definizione contiene la distinzione tra la giuridicità, che è insita nella Chiesa in quanto Corpo di Cristo che si incarna in un corpo sociale, ed il complesso delle norme poste dall’autorità ecclesiastica; distinzione ampiamente sottolineata anche da Giovanni Paolo II. Ma l’espressione “diritto canonico” può avere anche un altro significato: la scienza che studia la Chiesa nella sua dimensione giuridica e l’esperienza giuridica che essa produce, cioè la scienza che indaga il complesso di norme, che reggono la comunità ecclesiale, e le forme ed il funzionamento dell’organizzazione ecclesiastica. Si tratta infatti di una delle branche della scienza giuridica e quindi l’espressione “diritto canonico” si riferisce anche alla disciplina che è oggetto di insegnamento nelle istituzioni formative della Chiesa e nelle università secolari. In conclusione possiamo dire che l’espressione “diritto canonico” può riferirsi al diritto che disciplina la vita della Chiesa cattolica (quindi l’insieme delle regole o norme), l’organizzazione di questa comunità come realtà organizzata (quindi la società, la comunità umana) e la scienza che studia questo diritto (l’interpretazione di queste norme).

La questione terminologica
Dal punto di vista etimologico il termine “canonico” deriva dal greco “kánon” che significa regola. Inizialmente questo termine veniva utilizzato per indicare le leggi ecclesiastiche destinate a disciplinare la vita del popolo di Dio, in modo da poterle distinguere dalle leggi di diritto secolare, quindi in questo periodo del diritto romano. Fu il concilio di Nicea, nel 325 d.C., in cui si parlò delle norme giuridiche ecclesiastiche come “canones disciplinares” per distinguerle dai “canones fidei” (principi dogmatici) e dai “canones morum” (principi morali). L’espressione “diritto canonico” iniziò a indicare il diritto della Chiesa solo dal secolo VIII e nel divenire della storia il diritto della Chiesa aveva preso diverse denominazioni: ius sacrum, per distinguerlo da quello profano cioè lo ius civile, ma con questo senso il diritto canonico non è l’unico ius sacrum (quello dell’islam, degli ebrei); ius decretalium, usato nell’età medievale perché il legislatore della Chiesa emanava le leggi nella forma delle “decretali”; ius pontificium, ma il diritto canonico non è posto solo dal Papa (legislatore massimo) ma anche da altri legislatori come il concilio ecumenico, inoltre nel diritto canonico è molto importante la consuetudine; ius ecclesiasticum è un espressione polisemica, in senso proprio indica quella parte di diritto canonico che non è di origine divina quindi le norme di origine umana che possono mutare nel tempo, mentre le norme di origine divina non possono mutare. Infatti una particolarità del diritto canonico è di durare da 2000 anni in modo continuo, ininterrottamente, proprio perché non è un diritto di territorio o di lingua ma si rivolge a vari popoli ed essendo in parte di origine divina non può mutare. Si deve notare, comunque, che dopo il Concilio Vaticano II (1962 – 1965) per indicare il diritto della Chiesa si preferisce l’espressione “diritto ecclesiale” o “ius ecclesiale” al posto di “diritto canonico” perché sembra rispondere meglio alle sue ragioni fondative. Dal punto di vista terminologico, invece, bisogna fare ulteriori distinzioni basandoci sulle fonti. Si suole parlare infatti di diritto meramente ecclesiastico (ius mere ecclesiasticum) o di diritto umano (ius humanarum) per le norme poste dalla competente autorità ecclesiastica; distinto dal diritto divino naturale o diritto naturale (ius naturale) per l’insieme delle norme poste all’atto della creazione e comuni a tutti gli uomini; distinto ancora dal diritto divino positivo (ius divinum positivum) promulgato per mezzo della Rivelazione e contenuto nella Sacra Scrittura e nella Tradizione. Quindi il diritto della Chiesa ha un duplice elemento: umano e divino. Nel linguaggio giuridico l’espressione “diritto ecclesiastico” ha un altro significato: le norme poste dal legislatore statale a disciplina del fenomeno religioso e delle confessioni religiose. In questo senso sta

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a significare una parte del diritto statale, una branca del diritto pubblico inteso come insieme di norme che riguardano il fenomeno religioso e come la relativa scienza che le pone ad oggetto di studio.

Le ragioni dello studio del diritto canonico
Le ragioni per cui si studia il diritto canonico sono fondamentalmente tre: 1) Ragione culturale: la formazione generale del giurista. Il giurista infatti è chiamato a conoscere il diritto dello Stato per interpretare le norme in funzione di una loro corretta applicazione, ma per farlo ha bisogno di una solida formazione teorica. Da questo principio si può spiegare la presenza negli studi giuridici di insegnamenti di base (ad es. il diritto romano) e di insegnamenti affini o integrativi (appunto il diritto canonico) ritenuti indispensabili per la preparazione del giurista. Infatti è molto formativo anche lo studio del diritto comparato perché coglie gli elementi di somiglianza e di diversità tra i vari sistemi e ha lo scopo di aprire la cultura del giurista alla consapevolezza della pluralità. Dal punto di vista della comparazione il diritto canonico appare molto interessante perché, a differenza di altri diritti religiosi, manifesta una grande somiglianza ai diritti secolari mantenendo comunque le sue caratteristiche peculiari essendo orientato ad una prospettiva del tutto diversa. Infatti il diritto canonico è destinato a disciplinare la vita di una comunità di carattere universale, infatti è legato ad un elemento personale poiché i destinatari delle norme sono i battezzati della Chiesa cattolica. Inoltre lo studio del diritto canonico è utile per aprire le conoscenze alla realtà del diritto, per avere la consapevolezza della complessità delle esperienze giuridiche, per capire che il diritto non si esaurisce nel solo diritto della comunità politica. 2) Ragione storica: Nell’età medievale il diritto della Chiesa ha avuto un ruolo determinante nella formazione e nello sviluppo della civiltà giuridica europea. In una comunità politica costruita sul legame della stessa fede cristiana si era formato un connubio tra il diritto secolare (lex mundana) ed il diritto canonico (lex ecclesiastica), dando vita all’esperienza giuridica detta “l’uno e l’altro diritto” (utrumque ius). Il tramonto del medioevo frantumò il sacro romano impero in una pluralità di Stati sovrani che svilupparono dei diritti nazionali, portando alla fine di uno ius commune. In questo contesto il diritto canonico ha influenzato enormemente la formazione dei diritti secolari. Infatti la Chiesa ha dato un contributo fondamentale alla configurazione di principi che sono alla base dei moderni ordinamenti democratici come le fondazioni teoriche del principio maggioritario e tutti i principali concetti del diritto pubblico occidentale. Come fu la “Rivoluzione pontificia” di Gregorio VII a generare lo Stato moderno occidentale, la Chiesa stessa fu il primo esempio attraverso la forte affermazione della propria indipendenza nei confronti dell’Impero e l’esercizio di un potere legislativo autonomo. Nell’ambito del diritto privato, sono canonistiche le basi teoretiche della personalità giuridica, cioè la finzione per cui laddove esiste un insieme di persone o di beni destinati ad uno scopo l’ordinamento immagina sussistere una persona, e l’istituto del matrimonio civile non è nient’altro che la secolarizzazione del matrimonio canonico. Se il diritto canonico ha inciso così profondamente nei diritti secolari, il suo studio appare molto utile perché il giurista deve interpretare le norme e per coglierne appieno il contenuto a volte deve risalire all’origine di queste. In questa età di globalizzazione, inoltre, per il giurista è necessario conoscere gli altri ordinamenti giuridici secolari e sapere che questi si suddividono in due grandi famiglie giuridiche: quella di civil law, come l’ordinamento italiano, e quella di common law, gli ordinamenti anglo-americani. Tracce di diritto canonico si riscontrano sia nell’una che nell’altra famiglia perché il diritto della Chiesa ha influenzato il diritto secolare europeo da cui entrambe le famiglie traggono origine. 3) Ragione contemporanea: La realtà ordinamentale del nostro Paese. L’Italia è un paese a regime concordatario, cioè disciplina i suoi rapporti con la Chiesa cattolica attraverso un concordato, stipulato nel 1984. Alcune norme sono esclusivamente di diritto canonico (es. lo Stato riconosce il matrimonio canonico) e quindi è necessario avere delle conoscenze di questa materia. Uno studioso francese del diritto e delle istituzioni della Chiesa, Gabriel Le Bras, ha pubblicato un volume intitolato “La Chiesa del diritto” in cui scrive che all’inizio del diciannovesimo secolo l’ordine giuridico sembra ricostituito su fondamenta profane. La Chiesa, in effetti, aveva perso il potere che aveva durante l’ancien régime e il diritto delle Decretali era applicato solo in un organismo molto impoverito, quindi possiamo dire che il dualismo di potenza era finito. Questa annotazione faceva luce sul declino della rilevanza del diritto canonico negli ordinamenti giuridici secolari, ma subito dopo Le Bras mostra un

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fenomeno nuovo della risorgenza del diritto canonico in questi ordinamenti poiché il diritto canonico produceva i suoi effetti non per diretta vigenza ma attraverso la volontà del legislatore statale. Questo ha portato appunto a definire in termini concordatari i rapporti fra la Chiesa e gli Stati. Tra ottocento e novecento il diritto canonico sembra rientrare con sorprendente vitalità negli ordinamenti giuridici secolari. Una prima causa è la crescente attività concordataria perché le norme concordatarie divengono norme canoniche particolari vigenti anche negli ordinamenti civili e perché le disposizioni concordatarie a volte rinviavano esplicitamente a norme di diritto canonico. A seguito dei processi di globalizzazione, che mirano al superamento dei principi che furono all’origine dell’estromissione del diritto della Chiesa (territorialità, nazionalità e statualità), il diritto canonico conoscerà nel prossimo futuro una nuova vita. La globalizzazione esalterà i principi a favore del ritorno di vigenza del diritto canonico negli ordinamenti secolari.

Lo Spirito e la Carne
Perché il diritto
Il problema di che cosa sia il diritto risale sin dall’antichità poiché gli uomini vivono giuridicamente e non possono fare a meno di vivere giuridicamente, quindi c’è sicuramente una stretta connessione tra condizione umana e diritto. L’esigenza del diritto riflette il fatto che l’uomo ha dei limiti oggettivi che investono le capacità fisiche, intellettive o volitive. Ogni uomo ha innata in sé l’idea di perfezione dell’uomo ed è consapevole di ciò che gli manca e di ciò che ha bisogno. Avendo questa consapevolezza l’uomo cerca di superare la propria condizione ovviando ai propri difetti e bisogni associandosi con gli altri. Un esempio è sicuramente il matrimonio perché l’uomo non è una totalità (o è maschio o è femmina) perciò cerca il completamento di sé nell’altro attraverso appunto il matrimonio che fonde uomo e donna in una unità fisica, spirituale e affettiva. Un altro limite dell’uomo è temporale, cioè l’uomo è mortale anche se tende all’immortalità attraverso dei modi di prolungamento della propria esistenza come procreare o creare entità capaci di durare nel tempo (persone giuridiche). Per superare questi limiti l’uomo tende a vivere in relazione e proprio perché ha dei limiti ha bisogno dell’altro. La presenza dell’altro però è ambivalente perché gli altri possono essere una minaccia alla vita, all’integrità della persona, ai propri beni. In sostanza tutti gli uomini sono collocati in una condizione di coesistenzialità, condizione alla quale non si può sottrarre. Quando l’uomo crea un rapporto con l’altro c’è diritto perché il diritto è relazione, è il riconoscimento di sé nell’altro. Quindi la trama di relazioni sociali in cui ogni uomo è posto, lo colloca in una dimensione giuridica, “hominum causa omne ius constitutum est”. Il diritto, cioè lo ius, non si deve confondere con il diritto positivo, cioè la lex, perché lo ius fa riferimento al legislatore e la lex fa riferimento a delle norme di comportamento dell’uomo. Quindi lo ius fa riferimento a delle relazioni poiché è la regola della relazione dell’uomo con i suoi simili, animata dal valore etico della giustizia che riconosce la dignità di persona umana. Nel corso del tempo non sempre si è avuta questa situazione perché ogni legge positiva sarà sempre imperfetta per la difficoltà di inseguire e catturare, nella fattispecie, la complessità del reale e per la volontà del legislatore di avvicinarsi ad un modello che però non sempre riesce a realizzare compiutamente. Infatti ci sono stati dei casi in cui la lex è stata in contrasto con lo ius (come ad esempio le leggi naziste) ma in questi casi l’agire secondo giustizia (legittimità) e l’agire secondo la legge (legalità) non coincidono più. Il diritto come ius quindi c’è sempre, non lo creiamo noi come la lex e quindi non si esaurisce nelle forme normative delle istituzioni politiche ma è presente in tutte le forme associative umane, come dicevano i romani “ubi societas, ibi ius”.

Perché il diritto canonico
La Chiesa, in quanto realtà spirituale, sacramentale, carismatica, trascendente, le cui finalità sono rivolte al bene delle anime, non dovrebbe avere bisogno di diritto. Questo si rivolge all’uomo carnale poiché la dimensione propria del diritto è quella della secolarità, della socialità, dei rapporti esterni. All’interno della Chiesa sono nati diversi orientamenti di pensiero in discussione al diritto canonico: dallo gnosticismo ai diversi movimenti spiritualisti medioevali, alla Riforma luterana, alla contestazione antigiuridicista dell’età contemporanea. Negli ultimi secoli nell’ambito della teologia protestante c’è una contrapposizione tra legge e Vangelo, propria della dottrina di Lutero che ha una concezione

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però. però le regole morali esistono anche senza regole giuridiche. posto dal legislatore umano. La Chiesa come comunità di puri spiriti non ha bisogno del diritto. ma il diritto canonico usa il termine “comunità religiosa” per indicare l’insieme di uomini tenuti insieme da un’identità comune. non può assicurare questo fine ma lo favorisce. Secondo alcuni studiosi di diritto comparato. Ma questi studiosi ritengono che. cioè di nuclei di norme che si dirigono ai rispettivi fedeli e ne disciplinano la vita. così la Chiesa non è sottratta a queste leggi proprie delle formazioni sociali. oltre ad una diversità con i diritti statali. In un documento del Concilio Vaticano II. Al contrario del diritto canonico. tante quante sono le forme di aggregazione umana. manifesta la struttura gerarchica della Chiesa. il motivo è strettamente culturale. La missione è l’unico vero scopo della società ecclesiale. dal punto di vista sociogiuridico. come nella celebre frase “ubi societas ibi ius”. perciò i primi sono detti “laici” e gli altri “religiosi”. i secondi sono composti principalmente dal diritto divino. cristianesimo. I primi sono costituiti dal diritto positivo. ma il diritto canonico è diretto a disciplinare quella comunità umana che è chiamata ad essere comunione. ma la Chiesa militante (“Ecclesia militans”) cioè la comunità di persone in carne ed ossa vive giuridicamente ed ha bisogno del diritto. la costituzione dogmatica sulla Chiesa “Lumen gentium”. Infatti non sempre diritto e morale sono congruenti tra loro (ad esempio nelle questioni bioetiche). i diritti religiosi costituiscono una famiglia giuridica a sé: i diritti statali riguardano l’uomo qui ed ora. In questo senso si può notare che c’è una differenza di terminologia. infatti San Paolo parla della Chiesa come Corpo di Cristo. Il diritto canonico non appare più soltanto come regola statica della vita interna di una comunità religiosa. Il termine “chiesa” (deriva dal greco “ekklesia”) è strettamente legato al cristianesimo perché nasce appositamente per indicare le chiese cristiane. cioè nel carattere di missionarietà. ponendo precise regole. Ad esempio i tre grandi diritti religiosi prodotti dalle tre grandi religioni del Libro: ebraismo. ogni credenza religiosa che si esplicita in una comunità umana organizzata produce diritto. quindi se tutte le religioni non fossero anche comunità religiose. C’è quindi una pluralità di diritti religiosi. Ma allora come il Corpo del Signore non era sottratto alle leggi biologiche e fisiologiche. un fine intrinseco ed immanente a tutto l’ordinamento. Questa realtà divinoumana della Chiesa è congiunta alla realtà divino-umana di Cristo. Questo non toglie la differenza tra diritto canonico e i diritti secolari. che si incarna in un corpo sociale che vive nella storia. è altrettanto naturale che la Chiesa in quanto gruppo umano organizzato produca diritto e viva secondo diritto. Il diritto dello Stato usa il termine “confessione religiosa” per indicare la comunità religiosa. i diritti religiosi nella prospettiva ultramondana e ultratemporale. Dobbiamo però distinguere tra la fede come patrimonio culturale e la fede come incarnazione sociale perché non tutte le religioni hanno un passaggio tra patrimonio dogmatico e organizzazione sociale. ma come un essenziale strumento che ne rende possibile e ne favorisce lo slancio apostolico senza rinnegare la ricchezza dei vari popoli e delle loro differenti tradizioni culturali. Diritto inteso sempre come organizzazione sociale e non come morale perché le leggi morali sono ben altro. si parla di una analogia tra l’Incarnazione e la Chiesa. La Chiesa organizzata in popolo di Dio. non è l’unico esempio di diritto religioso. Il diritto canonico. i diritti religiosi siano anche 4 . Anche il diritto canonico. analogie con le altre forme associative umane. non avrebbero diritto. come ad esempio le religioni asiatiche. La dimensione umana e storica della Chiesa non esaurisce la sua realtà ma ne rappresenta una piccola parte. gli altri diritti religiosi non sono molto forti. Sin dalle origini la Chiesa si è organizzata e dotata di un sistema di norme. islam. Se è naturale che ogni gruppo sociale umano si organizzi. Quindi i diritti religiosi si differenziano da quelli statali sia per l’origine del loro diritto sia per la finalità. Diritto canonico e altri diritti religiosi Il diritto non è solo il diritto dello Stato ma esistono altre espressioni della giuridicità.della Chiesa come puramente carismatica e spirituale. si presenta come fenomeno unico e peculiare e manifesta. promozione umana e santificazione danno conto dell’organizzazione della società ecclesiale. cioè il periodo in cui è nato il cristianesimo ha favorito molto per la sua formazione (cultura latina). le esigenze della sua missione di evangelizzazione. quindi. realtà spirituale. anche se il diritto della Chiesa è venuto nel tempo a crescere e ad articolarsi. che ha come fine la salvezza delle anime (“salus animarum”). Questa però è solo una visione parziale della realtà complessa della Chiesa. Le ragioni dell’esistenza e la giustificazione del diritto della Chiesa si colgono nelle esigenze della sua stessa missione. Se la saggezza giuridica. la “Ecclesia triumphans” dei martiri e dei santi non ha bisogno del diritto. l’insieme dei battezzati. ma se la fede non è strutturata socialmente non costituisce diritto. Possiamo dire che non tutte le fedi si strutturano in confessioni o comunità religiose. la spiritualità della comunione conferisce un’anima al dato istituzionale.

Mentre tutti gli uomini sono chiamati a far parte della Chiesa e quindi la qualità di fedele si acquista per libera determinazione. anche se il canone 96 del codice di diritto canonico dice che solo mediante il battesimo l’uomo è incorporato alla Chiesa di Cristo. il diritto a ricevere il battesimo o l’annuncio del vangelo). porta come conseguenza che anche il non battezzato ha rilevanza per la Chiesa. sulla base del diritto divino. cioè le norme sono dirette ai battezzati della Chiesa cattolica. Il diritto naturale viene sempre da Dio ma riguarda in generale tutti gli uomini. la qualità di cittadino si acquista grazie alla volontà dello Stato di concederla. Inoltre fa riferimento al “saeculum”. infatti i diritti secolari hanno la legittimazione di mutamento nel senso che negli stessi ordinamenti giuridici degli Stati il legislatore ha posto i principi del rinnovamento normativo. cioè al tempo storico. I canonisti utilizzano anche il termine diritto secolare. Un esempio sono i problemi che il divenire della storia pone in rapporto all’esigenza dei diritti religiosi di aggiornare il proprio sistema normativo.Tommaso. Possiamo dire. quindi non è limitata ad un territorio. quindi. i non battezzati sono soggetti di diritto canonico nel senso che sono destinatari di norme canoniche che gli conferiscono la titolarità di diritti (ad es. perciò il diritto canonico è più prossimo ai diritti secolari che non il diritto islamico. cioè notare le somiglianze e le differenze. Gli altri due diritti religiosi non conoscono il diritto naturale ma solo il diritto divino rivelato. però contengono anche molte diversità. ad esempio con il diritto di libertà di culto. il diritto naturale non è prettamente cristiano ma è un’idea classica. infatti essi contestano i diritti umani. viceversa i diritti religiosi sono irrigiditi in ragione dell’origine della legge. Il diritto naturale. Quindi esistono due fasce di norme: le norme naturali e le norme rivelate. visti come espressione della cultura occidentale. che per comparare i diritti delle tre grandi religioni monoteiste si può usare un canone interpretativo. Questo carattere della personalità deriva dal passato. nel senso che almeno in potenza tutto gli uomini ne fanno parte. tolgono una base comune e sotto una prospettiva relativista (secondo cui ogni cultura va rispettata) verrebbero legittimate situazioni come ad esempio la schiavitù. che gli altri diritti religiosi non hanno. il diritto delle comunità politiche.differenti tra loro. per il diritto canonico è quello personale. Inoltre il diritto canonico conosce il diritto naturale. comunque il diritto canonico è più elastico degli altri diritti religiosi proprio perché costituito in gran parte da diritto umano. In realtà tutti hanno elaborato dei meccanismi per garantire l’adeguamento dei propri apparati normativi e ognuno in maniera diversa: nell’ordinamento ebraico e in quello islamico. Esistono però anche alcuni elementi di differenziazione: un primo elemento è il carattere universale del diritto canonico. Invece nei diritti statali il criterio ordinale è quello territoriale. sconosciuto nel diritto islamico e controverso nel diritto ebraico. c’è un grande sviluppo del diritto umano che invece è più debole nelle altre due esperienze religiose. per portare in tutto il mondo e a tutti i popoli il messaggio di salvezza. in questo modo. che regola quelle dimensioni dell’azione privata. cioè la modifica di quella parte dell’ordinamento giuridico costituita da norme di diritto umano. più preciso perché non confonde l’insieme del diritto posto dal legislatore nella comunità con il diritto civile. il diritto divino. il ricorso dell’espressione latina vuole indicare il diritto prodotto dal legislatore statale nel suo complesso. Un altro elemento di diversità è il criterio ordinario e fondamentale di individuazione dei destinatari. a differenza del diritto canonico. “ius civile”. cioè il diritto applicabile al cittadino o allo straniero è quello vigente sul territorio in cui l’individuo si trova. attraverso l’opera dell’interprete. Esistono molti elementi di somiglianza perché il diritto canonico risulta essere prossimo ai diritti che fanno parte delle due grandi famiglie di civil law e common law. perciò si pongono in un atteggiamento di chiusura per proteggere il primo (amico) ed escludere l’altro (nemico) dall’appartenenza alla comunità politica. Di conseguenza è un ordinamento giuridico aperto. Diritto canonico e diritto secolare Il diritto canonico indica con il termine diritto civile. nell’ordinamento canonico. però. costituito in buona parte anche dal diritto umano. Ritengono inoltre che i diritti religiosi sono accomunati dal fondamento in una legge rivelata da Dio. i grandi imperi raccoglievano al loro interno molti popoli diversi e quindi vigevano 5 . Altri studiosi invece (un esempio è René David) ritengono che la differenza ricorre tra diritti appartenenti a differenti universi culturali. Nel diritto canonico assume una certa evidenza anche l’attività interpretativa come uno strumento di adeguamento della legge. invece. non solo i cristiani quindi i battezzati. costituiti dal solo diritto divino. attraverso la via legislativa. quindi indica con precisione i diritti di quelle società le cui finalità sono limitate nel tempo. Gesù Cristo. Invece gli ordinamenti giuridici statali hanno alla base la distinzione tra cittadino e straniero. infatti ne troviamo degli esempi nell’Antigone di Sofocle e con S. Ad esempio nel diritto canonico. La Chiesa è stata istituita dal suo Fondatore. “ius saeculare”.

la metodologia è giuridica o teologica? Un problema sorto dopo il Concilio Vaticano II è quello dei rapporti tra diritto canonico e teologia. l’equità canonica che attenuano il rigore della legge per salvare l’interesse spirituale del fedele. cioè del “sic et non”. la rigidità del diritto secolare. anche se ammette una rilevanza del diritto naturale (ad es. Infatti nasce insieme alla riflessione scientifica sul diritto e alle grandi università. cercare le discordanze e vedere come superarle. ne ha solo le caratteristiche ma la finalità è diversa. il sapere speculativo relativo a Dio. invece negli ordinamenti secolari il diritto è sempre di origine umana. quindi senza sentenza cioè senza un pubblico processo infatti sono dette “latae sententia”. Tra il 1800 e il 1900 la scienza canonistica ha diversi orientamenti: la più antica è la scuola esegetica. Diritto canonico e teologia Il termine “teologia” deriva dal greco “teos” Dio e “logos” discorso. cioè dell’esegesi o interpretazione. Un altro elemento ancora è l’origine delle norme. Il Concilio Vaticano II aumenta la diversità tra Stato e Chiesa. dovesse divenire un impedimento al bene spirituale o addirittura causa di peccato. ad opera di Graziano e disciplinata nel canone 130: nella Chiesa l’unica potestà di governo è normalmente esercitata in maniera pubblica e notoria. quindi è l’indagine su Dio. l’università teologica. Questo bene fondamentale però cede al bene supremo della salus animarum. Questa rigidità trova la sua ragione nella certezza del diritto. Un altro esempio si può fare nell’ambito del diritto penale canonico poiché esistono delle pene che vengono attuate immediatamente dopo aver commesso il reato. con la prima guerra mondiale però questi imperi si disgregarono (ad es. Tutti gli studiosi concordano nell’ammettere la peculiarità del diritto canonico. Infine. la norma non deve essere applicata. Infatti a Bologna nasce l’università degli studi giuridici e a Parigi nasce la Sorbonne. Per questo motivo esistono degli istituti canonistici come la grazia.molti diritti personali. perciò lo sa solo il diretto interessato. in un caso concreto. Un esempio di questa pluralità dei diritti si può fare in materia matrimoniale. Al contrario. Questi istituti ovviamente si applicano solo alle norme di diritto canonico poste dall’autorità umana per due ragioni: sia perché il diritto divino non può essere in contrasto con il bene spirituale. nel sottolineare le differenze fra diritto canonico e diritti secolari e nel richiamare i rapporti ineludibili fra diritto canonico e teologia. con questo termine si ritengono già esistenti). Nei primi testi cristiani al posto del termine teologia c’era “logos” oppure “gnosi” cioè conoscenza. sed lex”. cioè quel bene superiore nella vita dei consociati dato dalla possibilità per i singoli di conoscere con sicurezza ciò che la legge detta. il diritto canonico ha una pretesa infinitamente più alta rispetto a quella del diritto secolare. cioè non può essere ordinariamente mai derogato. con effetti conosciuti o conoscibili da parte della comunità dei fedeli (foro esterno. Nei primi secoli della Chiesa questo termine era sconosciuto. “i diritti inviolabili dell’uomo sono riconosciuti”. è concentrata nell’interpretazione canone per canone. sia perché l’autorità umana non può mai dispensare dall’osservanza di una disposizione che non ha posto ma proviene da Dio. In conclusione. Il problema della fondazione del diritto canonico è studiato all’interno di una teologia del diritto 6 . quindi come scienza nascono insieme ma anche la metodologia è simile: sia a Bologna che a Parigi utilizzano il metodo di Graziano. soltanto dall’età medievale si affermerà il termine teologia che viene assunto per indicare non la fede ma la riflessione scientifica su Dio. infatti il diritto canonico fa una distinzione tra diritto divino e diritto umano. è espressa dall’antica regola iuris “dura lex. Entra in crisi la concezione del diritto canonico come il diritto di uno stato. la scuola dogmatica si rifà alla scuola degli studiosi del diritto che a loro volta si rifacevano alla scuola tedesca. Sempre sconosciuta ai diritti secolari è la distinzione tra foro esterno e foro interno. propriamente giuridico come il vizio occulto in un matrimonio). 2 della Cost. la dispensa. il primo ad utilizzarlo fu Platone nella “Repubblica” in cui si pone il problema dell’esistenza di Dio e dopo ci fu Aristotele nella “Metafisica” dove parla della conoscenza di ciò che non è misurabile. infatti ogni religione ha le sue leggi. nell’art. rapporti giuridici pubblici come il matrimonio) ma può essere esercitata in forma segreta e senza che i suoi effetti vengano pubblicamente conosciuti (foro interno. la tolleranza. intese come comunità di docenti e studenti che insieme cercano di arricchire la loro conoscenza. l’ultima caratteristica del diritto canonico è l’elasticità poiché è un diritto la cui forza è data dall’interiore adesione dei soggetti e non dal timore delle sanzioni. inoltre la finalità ultima è il bene spirituale delle anime quindi se una norma canonica. l’impero austro-ungarico). perché la Chiesa è comparabile ad uno Stato ma non si confronta con gli altri stati. raccogliere i documenti. cioè partire dai fondamentali per costruire un sistema teorico in cui inquadrare le fattispecie.

canonico poiché nessun dominio della Rivelazione può rimanere ignorato se si vuole esprimere nella fede il mistero della Chiesa. Le posizioni della canonistica sono però molto diverse: - la grande scuola canonistica laica italiana moderna, sviluppatasi dopo la codificazione canonica del 1917, reagisce in modo esegetico partendo dal presupposto del diritto canonico come diritto dato, cioè come ordinamento giuridico; la peculiarità del diritto canonico non starebbe nella sua natura bensì nella finalità, individuata nella salus animarum. Altre scuole tendono a valorizzare l’elemento teologico, infatti il diritto canonico non è generato dal dinamismo spontaneo della convivenza umana, ma da quello specifico inerente alla natura stessa della comunione ecclesiale; partono da differenti presupposti: il mistero dell’incarnazione, la Parola e il sacramento, l’insieme di questi ed altri elementi, la communio. - scuola di Monaco, ha individuato lo statuto ontologico del diritto canonico nella communio, cioè la specifica socialità originata dalla grazia e non da una dinamica sociologica, individuando il principio epistemologico cioè la fides; - scuola dell’Università Gregoriana, parte dal presupposto teologico per cui la Chiesa è una società umana elevata alla sfera sovrannaturale, la realtà interna e sacramentale si esprime in una forma sociale e quindi in una dimensione giuridica; - scuola dell’Università di Navarra, in una prospettiva ecclesiologica parte dalla categoria del popolo di Dio ed elabora una teoria generale del diritto canonico con contributi di diritto costituzionale; la chiave di comprensione è nella considerazione per cui fra gli impulsi che scaturiscono dalla vita cristiana è necessario mettere in evidenza la dimensione comunitaria, la missione e la comune responsabilità, tutti questi impulsi postulano un principio di ordine sociale nel quale trovano equilibrio attraverso la realizzazione della giustizia. Il dibattito sullo statuto epistemologico del diritto canonico si riflette nel dibattito sul metodo della relativa scienza e ciò ha prodotto quattro grandi orientamenti: 1) scuola canonistica laica italiana, il diritto è in funzione della giustizia quindi la scienza canonistica deve avere la stessa funzione della scienza giuridica, cioè il canonista deve far ricorso alle categorie concettuali ed agli strumenti elaborati dalla scienza giuridica secolare; il diritto canonico è scienza giuridica da esplicitarsi con metodo giuridico; 2) scuola di Monaco, parte dalla visione della Chiesa come communio contrapposta a quella della Chiesa come societas e ritiene impossibile l’uso di categorie della scienza giuridica secolare vista l’irriducibilità della Chiesa - mistero a qualsiasi società umana; l’ordinamento canonico non può essere compreso con la ragione bensì con la fede, da qui la legge canonica come “ordinatio fidei”; 3) scuola dell’Università Gregoriana, ritiene che la scienza canonistica deve tener conto di un duplice piano: quello naturale (l’uomo in tensione verso la redenzione) e quello soprannaturale, nel contesto di una pienezza escatologica già operante nella Chiesa visibile ma non ancora compiuta; da qui la necessità che la scienza canonistica elabori un concetto di giustizia superando quello ricavabile sul piano naturale; 4) scuola spagnola di Navarra, anche le dimensioni della Chiesa più evidentemente lontane dall’esperienza giuridica secolare si traducono in relazioni giuridiche ed atti di giustizia; il diritto canonico ha un vero carattere giuridico che si manifesta negli aspetti che testimoniano la sua essenziale originalità. Negli ultimi due orientamenti c’è uno sforzo di collegare la teologia al diritto, una profonda consapevolezza del carattere di scienza sacra e pure una riaffermazione della giuridicità del diritto canonico e quindi la scienza canonistica non può che essere scienza giuridica. In conclusione il diritto canonico ha carattere teologico nel senso che solo la teologia può fornire ragioni di senso, ma la rivendicazione del carattere teologico ci fornisce qualche indicazione ontologica ma non propriamente metodologica. Quindi il diritto canonico, in quanto diritto, non può essere studiato che con metodo giuridico.

Il tempo e lo spazio
L’esperienza giuridica nel divenire della storia
Parlare di esperienza giuridica nel divenire della storia significa parlare dell’evoluzione nel corso di venti secoli del diritto canonico, inteso come insieme di norme (diritto scritto) interpretate e la giurisprudenza (diritto vivente) ma anche inteso come complesso di istituti giuridici ovvero strutture

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ecclesiali. La conoscenza e lo studio della storia del diritto canonico sono importanti per due ragioni: la prima è di carattere culturale. La storia del diritto canonico svolge una funzione nella formazione della cultura del giurista, ha cioè lo scopo di far comprendere i forti nessi tra il diritto e la società che lo produce e di fargli comprendere inoltre che diritto non è solo il diritto positivo dello Stato. Vuole quindi fare del giurista un cultore del diritto. La seconda ragione è prettamente storica. L’ordinamento canonico si è sviluppato dalle origini della Chiesa fino ai giorni nostri senza soluzioni di continuità, gli stati invece si sono sempre modificati nel tempo e con loro i rispettivi ordinamenti giuridici. La soluzione di continuità può anche essere avvenuta per fattori diversi all’interno della realtà statuale; le moderne codificazioni hanno rappresentato sempre una rottura con il passato e sono state l’espressione di far diventare “storico” il diritto vigente sostituendolo con un diritto nuovo. Ad esempio, nel senso della territorialità sono passati dal diritto universale ad un diritto limitato al territorio; nel senso linguistico, dal diritto espresso in latino ad un diritto delle lingue volgari; nel senso culturale, da un diritto legato ad una visione religiosa del mondo e della vita, ad un diritto laico e neutrale. Nel caso del diritto canonico, la Chiesa ha conosciuto mutamenti ed istituzionali ma si sono venuti producendo sempre all’interno dello stesso corpo sociale che non ha conosciuto fratture. La codificazione canonica del 1917, infatti, non è stato un atto di rottura con il passato ma la riproposizione del vecchio diritto depurato di quanto era ormai superato e nella nuova forma di codificazione che serviva a sistemare il diritto già in vigore. La conoscenza della storia non ha solo una valenza culturale ma è assolutamente necessaria per il lavoro del giurista, perché ai fini ermeneutica può risultare necessario o utile conoscere quali furono le ragioni storiche per le quali quella determinata norma fu posta. Il canone 17 del vigente codice detta i criteri dell’interpretazione e dice che le norme sono da intendersi secondo il significato proprio delle parole considerato nel testo e nel contesto, inoltre se esse rimanessero dubbie o oscure, si deve ricorrere ai luoghi paralleli, se ce ne sono, al fine e alle circostanze della legge e all’intendimento del legislatore.

Le stagioni del diritto canonico
L’esperienza giuridica canonistica si divide in quattro grandi periodi. Questa periodizzazione mette in evidenza un singolare fenomeno di accelerazione, cioè i periodi non hanno la stessa lunghezza temporale ma sono segmenti di tempo sempre più brevi. Il primo periodo è detto pregrazianeo e abbraccia il primo millennio di vita della Chiesa, il secondo è detto classico e va dal XII al XVI secolo, il terzo è detto moderno e riguarda dal secolo XVII al secolo XIX, il quarto è detto periodo contemporaneo e si estende per tutto il secolo XX fino ai giorni nostri. Questa accelerazione dipende sicuramente dalla necessità per l’ordinamento giuridico della Chiesa di adeguarsi, ma anche l’espressione di società umane in sempre più rapida trasformazione. Il primo millennio è chiamato periodo pregrazianeo perché precede l’opera di Graziano. Nei primi tre secoli, dalle origini della Chiesa all’Editto di Costantino (313), grazie a quest’ultimo cessarono le persecuzioni contro i cristiani e il cristianesimo divenne “religio licita” nell’impero romano, inoltre le basi fondamentali del diritto canonico sono costituite dal diritto divino ricavabile dalla Sacra Scrittura e dagli altri scritti neotestamentari. Una rappresentazione della vita della primitiva comunità cristiana e le sue regole non scritte si trova negli Atti degli Apostoli, testo degli anni 80 d.C. Altre fonti scritte si trovano nella letteratura antica, dai Padri apostolici ai Padri della Chiesa. Un’altra importantissima fonte è la Tradizione, cioè gli insegnamenti degli Apostoli e dei loro successori. Il diritto delle prime comunità cristiane era essenziale, poco normato, debitore in molte parti del diritto ebraico. Ma le diverse comunità cristiane sparse in Medio Oriente iniziarono subito ad avere proprie tradizioni liturgiche e propri stili di vita, basta ricordare la famosa controversia sull’ammissibilità dei pagani nella Chiesa che vide convergere le posizioni di Pietro e di Paolo nel primo Concilio, il Concilio di Gerusalemme fra il 48 ed il 50 d.C. L’espansione del cristianesimo in Occidente lo porta a contatto con il mondo romano e il diritto canonico iniziò ad acquisire elementi giuridici tratti dall’esperienza romanistica. La strutturazione della Chiesa in Chiese particolari territorialmente individuate porta ai primi nuclei di una legislazione locale ad opera dei Vescovi. Le prime opere per poter ricostruire la disciplina della comunità ecclesiale sono per l’Oriente la Didaché o Doctrina duodecim apostolorum del II secolo (si ricorda anche la Didascalia nella seconda metà del III secolo) e per l’Occidente la Traditio Apostolica di s. Ippolito scritta in greco a Roma intorno al 218. Queste opere furono un modello per altre ed erano tutte caratterizzate dagli stessi elementi: una non distinzione tra norme giuridiche e norme morali; l’attenzione verso il culto e i sacramenti; la convivenza fra Chiesa carismatica e Chiesa istituzionale. A partire dall’editto di Teodosio o Costantinopoli (380) la religione

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cristiana divenne la religione ufficiale dell’impero romano, si attiva allora una importante esperienza conciliare per far fronte alle nuove esigenze di una comunità cristiana progressivamente crescente. I Concili sono riunioni di Vescovi di una determinata regione o addirittura di tutti i vescovi (Concili ecumenici) chiamati a risolvere questioni dottrinali e disciplinari. Proprio in questi Concili dal IV secolo si fissa il “credo”, cioè la formulazione esatta del dogma cristiano, e anche le regole giuridiche dette “canoni”. Le prime raccolte di decisioni conciliari e di canoni iniziarono in questo periodo, una delle più importanti fu quella commissionata a Dionigi il Piccolo dal Papa e redatta tra la fine del V secolo ed i primi decenni del VI, chiamata Codex canonum o Corpus canonum, più tardi nel VIII secolo detta Collectio Dionisio – Hadriana perché raccoglie tutte le decisioni conciliari e tutte le lettere decretali dei pontefici romani. Dimostrava inoltre il primato sia di onore sia di giurisdizione del Papa su tutta la Chiesa, attraverso provvedimenti pontifici sia amministrativi sia normativi detti le decretales. Alla fine del VII secolo, con il Concilio Trullano (692), si attiva il processo di separazione tra Chiesa d’Oriente e Chiesa d’Occidente. Lo sviluppo del diritto canonico in Occidente vede nella fine del VI secolo e l’inizio del seguente la nascita dei Canones poenitentiales apostolorum in Irlanda e in Inghilterra, pur non avendo ancora chiara la distinzione tra morale e diritto e quindi fra peccato e reato fu molto importante per il diritto penale moderno perché introdusse i sistemi di classificazione dei peccati e dei crimini a seconda della gravità, con conseguente graduazione delle pene. Il periodo classico inizia nella metà del XIII secolo grazie all’apporto dato sia alla scienza sia alla pratica del diritto dal Decretum di Graziano (1140 circa), monaco camaldolese e professore all’Università di Bologna, che per ragioni didattiche raccolse una molteplicità di fonti canoniche delle quali, di volta in volta, cercava di offrire un’interpretazione coerente. Per tale ragione l’opera fu denominata anche Concordia discordantium canonum, proprio perché cercava di rimediare alle contraddizioni tra le varie fonti. L’opera ebbe talmente tanto successo che fu poi incorporata nel Corpus Iuris Canonici, la compilazione di testi normativi come fonte ufficiale del diritto della Chiesa fino alla codificazione canonica del 1917. Il Corpus Iuris Canonici era dunque formato: dal Decretum, dalle Decretales Gregorii IX (1234) o anche dette Liber Extra (raccolta di decretali pontificie in cinque libri curata da s. Raimondo di Penyafort), dal Liber Sextus di Bonifacio VIII (1298), dalle Clementinae cioè le decretali di Clemente V (promulgate da Giovanni XXII nel 1317) e da due compilazioni di origine privata dette le Extravagantes Ioannis XXII e le Extravagantes communes (la prima costituzioni di Giovanni XXII e la seconda decretali di diversi pontefici). Queste collezioni furono oggetto di glosse, cioè di annotazioni a margine, da parte della dottrina giuridica. La nascita e lo sviluppo delle università nell’età medioevale favorì un rigoglioso sviluppo della scienza giuridica in generale, sviluppando anche un’ampia letteratura giuridica: decretisti (commentatori del Decretum), decretalisti (commentatori delle decretali pontificie), glossatori e commentatori dei testi del diritto romano. Si nota in questo periodo l’affermarsi progressivo di un ruolo fondamentale del diritto di origine pontificia, con il parallelo restringersi del diritto particolare cioè dei Vescovi diocesani, dei sinodi e dei concili provinciali. Si afferma anche la categoria delle “causae maiores” cioè le questioni di maggior momento riservate alla competenza esclusiva del Pontefice. Il periodo moderno è caratterizzato dalle riforme del Concilio di Trento (1545 – 1565), convocato per rispondere alla grave frattura operata nella Chiesa d’Occidente dal moto riformatore di Martin Lutero (1517). Il Concilio vuole rispondere alla Riforma protestante con una Riforma cattolica o Controriforma, adottare cioè una serie di provvedimenti sia di carattere dottrinale sia di carattere disciplinare. Vengono emanati perciò una serie di decreti destinati a riformare profondamente la vita della Chiesa, a questi si aggiungono gli atti dei Pontefici raccolti in serie cronologica dette “Bullarii”, le disposizioni amministrative e le decisioni giurisdizionali emanate dai dicasteri e dai tribunali della Curia romana (attraverso i quali, dopo le riforme di Sisto V nel 1588, i Papi governano la Chiesa universale). Il carattere di questo periodo, che va dal XVI al XVIII secolo, è l’attrazione della vita giuridica della Chiesa a livello romano. Si riducono le autonomie delle Chiese locali e dei Vescovi, il diritto canonico diventa sempre più diritto pontificio. Anche sul piano dell’organizzazione ecclesiastica assistiamo ad un processo di centralizzazione a Roma per difendere l’unità della Chiesa dai pericoli sia dall’interno sia dall’esterno, cioè dallo Stato sovrano che pretende di essere sopra alla Chiesa. Contro la politica e la legislazione ecclesiastica posta in essere dagli Stati per controllare la Chiesa (giurisdizionalismo), i canonisti rispondono difendendo le libertà ecclesiastiche, la non soggezione della Chiesa al potere politico anzi la sua indipendenza da esso poiché società giuridicamente perfetta (societas iuridice perfecta) come lo Stato. Si sviluppa una nuova branca della scienza giuridica canonistica detta diritto pubblico ecclesiastico esterno (ius publicum ecclesiasticum externum) che afferma che Stato e Chiesa sono una temporale e l’altra spirituale, società

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Gli effetti erano stai gravemente negativi. il giurisdizionalismo confessionista di quegli Stati aveva nonostante tutto dato appoggio al diritto canonico. Una diversità non solo formale ma anche sostanziale. insieme alla politica concordataria. Il codex esprime un diritto canonico tutto orientato all’interno della società ecclesiale e tutto riposto nella propria forza interiore. Il conflitto e poi il distacco tra Chiesa e Stati si riflette in una progressiva separazione del diritto canonico dal diritto secolare che culmina dopo la rivoluzione francese. approvati dall’assemblea sinodale il 7 ottobre 1967. accentuare il carattere pastorale del diritto della Chiesa. inoltre c’è un carattere di complementarità tra il Codice e le due Costituzioni. Dopo l’esperienza della christianitas medioevale. applicare nella Chiesa il principio di sussidiarietà. Si tratta dei Principia quae Codicis Iuris Canonici recognitionem proponuntur. assicurare uno stretto coordinamento tra foro esterno e foro interno. questo processo negativo si era prodotto proprio con il processo di codificazione. avvenuta il 12 novembre 1963. nei moderni Stati assolutistici il diritto canonico si era venuto sviluppando in simbiosi con il diritto statale. non di una nuova codificazione tanto che l’organismo appositamente costituito il 28 marzo 1963 fu denominato Pontificia Commissione per la revisione del codice di diritto canonico. con l’effetto di segnare il punto storico di più netta separazione tra la teologia ed il diritto canonico. La fine dell’ancien régime e l’avvento dello Stato liberale. da questo scaturisce il ricorso del legislatore canonico al moderno istituto della codificazione. dogmatica Lumen Gentium e pastorale Gaudium et spes”. laico aveva marginalizzato ed estromesso il diritto della Chiesa. voluta da Pio X e promulgata nel 1917 da Benedetto XV. La codificazione per la Chiesa significa una riformulazione del diritto canonico senza la collaborazione del diritto secolare (etsiamsi Respublica non daretur). A conclusione della prima sessione plenaria della Commissione. cioè la ecclesiologia conciliare. L’avvento del codex è il segno della fine della solidarietà tra diritto canonico e diritto degli Stati. perché il diritto canonico tornasse ad essere vigente negli ordinamenti statali. I codificatori del 1917 aveva piuttosto avvicinato il diritto canonico ai diritti secolari. inoltre costituisce il presupposto necessario. l’annuncio veniva poco tempo dopo l’elezione del cardinale Roncalli al soglio pontificio e fu avvertito come espressione di un pontificato non destinato alla gestione come si era pensato vista l’età avanzata del nuovo Pontefice. L’armonizzazione seguiva alcune linee direttive individuate dalla Commissione per la revisione del codice di diritto canonico e sottoposte. già auspicata nel Concilio Vaticano I. voluto da Giovanni XXIII (1958 – 1963) insieme alla revisione del codice di diritto canonico. Al momento dell’annuncio Giovanni XXIII aveva parlato di revisione del codice. distinguere meglio le funzioni della potestà ecclesiastica 10 . viceversa il legislatore del 1983 ha dovuto procedere all’armonizzazione del diritto canonico con i principi del Vaticano II.giuridicamente perfette per cui una indipendente dall’altra e i loro rapporti devono essere regolati su basi di parità. migliorare la definizione e la tutela dei diritti della persona. allo studio del Sinodo dei Vescovi del 1967. i cardinali avvertirono la necessità di differire i lavori formali per la revisione del codice a dopo la conclusione del Concilio per la previsione che i deliberati conciliari avrebbero potuto incidere. Si compiva una sua reviviscenza nel diritto degli Stati che poco a poco restituivano al diritto canonico il loro appoggio. riservando alla suprema autorità della Chiesa universale e alle altre autorità superiori quelle cause che esigano un’eccezione al principio della concessione. infatti il pontificato di Pio X segna il massimo isolamento della Santa Sede nelle relazioni internazionali. Nella costituzione apostolica Sacrae disciplinae leges. nel corso della cerimonia ufficiale di presentazione del nuovo codice. conferire in via ordinaria ai Vescovi diocesani della facoltà di dispensa dalle leggi generali. lo stesso Giovanni Paolo II scriveva: “questo nuovo Codice potrebbe intendersi come un grande sforzo di tradurre in linguaggio canonistico questa stessa dottrina. per ordine di Paolo VI. Infatti il diritto canonico perde il sostegno dei diritti secolari. Una delle caratteristiche nel codice di diritto canonico promulgato il 25 gennaio 1983 da Giovanni Paolo II con la costituzione apostolica Sacrae disciplinae leges (in vigore dal 27 novembre dello stesso anno) era la diversità rispetto al codice precedente. Il distacco tra nuove e vecchie norme appare più accentuato tra la codificazione del 1983 e quella del 1917 che non tra questa ed il diritto previdente perché la funzione del codice del 1917 era trasformare nel moderno strumento del codice il complesso delle norme canoniche. osservava che i postulati conciliari trovano nel nuovo codice esatti e puntuali riscontri. il 3 febbraio 1983. Questa revisione fu manifestata da Giovanni XXIII il 25 gennaio 1959 ai cardinali riuniti presso la basilica di San Paolo fuori le mura. La revisione del codice avrebbe dovuto: tenere l’indole giuridica del codice. Lo sforzo d’armonizzazione del diritto canonico ai principi conciliari ha portato un’accentuazione delle distinzioni e delle particolarità del codice canonico rispetto alle moderne codificazioni civili. Lo stesso Giovanni Paolo II. Il periodo contemporaneo è caratterizzato soprattutto dal Concilio Vaticano II. quindi all’opposto un periodo di maggior avvicinamento del diritto canonico ai diritti secolari. separatista.

Il testo del nuovo codice promulgato nel 1983 manifesta una sostanziale e rigorosa fedeltà a queste linee direttive. rivedere il principio della permanenza dell’indole territoriale nell’esercizio del governo ecclesiastico. in Oriente una pluralità di Chiese ognuna delle quali si distingue per rito. Antiochena. favorendo la nascita di nuove norme e nuovi istituti. Le scoperte geografiche segnano il passaggio dall’età di mezzo all’età moderna e creano una nuova espansione missionaria. che segue le grandi scoperte geografiche dell’inizio dell’era moderna (1492). In realtà lo scisma fu il punto di arrivo di un processo di allontanamento iniziato già nel VII secolo. e quella Orientale.C. il codex canonum ecclesiarum orentalium riguarda tutte e sole le Chiese orientali cattoliche. nei Paesi d’antica cristianità. Ad esempio nel decreto Orientalium Ecclesiarum (1964) si dice che la Chiesa santa e cattolica si compone di fedeli. culturali e politiche. mantenere il diritto penale. teologico. durante i secoli. si sono costituite in molti gruppi.) la seconda invece vita molto più lunga (crollo 1453). I riti si strutturano giuridicamente in Chiese dette sui iuris o autonome avente ciascuna il proprio diritto. dagli stessi sacramenti e dallo stesso governo. di un patrimonio teologico e spirituale proprio. La Chiesa cattolica universale nella propria unità si distingue in riti e quindi in Chiese sui iuris. la prima destinata ad avere vita breve (crollo nel 476 d. Nascono nuove prassi di governo sia per la produzione normativa sia per l’amministrazione. dopo le reciproche scomuniche di papa Leone IX e del patriarca di Costantinopoli Michele Cerulario. Costantinopolitana. Le antiche Chiese patriarcali ne hanno generato altre che sono come loro figlie. quando la Chiesa bizantina riunita nel concilio Trullano (691 – 692) emanò delle disposizioni che non furono recepite in Occidente. Un esempio è l’istituzione dei vicari apostolici. ed eliminazione al massimo delle pene latae sententiae. La vita interna della Chiesa. da infliggersi solo nel foro esterno. nei Paesi di missione. Per capire il rapporto tra Chiesa latina e Chiese orientali richiamiamo alcuni documenti del Concilio Vaticano II. spirituale e disciplinare. l’altra più innovativa ed elastica. i quali godono di una proprio disciplina. ha un influsso sugli sviluppi del diritto canonico. figura istituzionale per 11 . Il rapporto tra unità e pluralismo ecclesiale è evidenziato dai due documenti dove si afferma che nella comunione ecclesiastica vi sono legittimamente delle Chiese particolari che godono di proprie tradizioni. cioè per patrimonio liturgico. Unità e varietà L’azione missionaria o “implantatio Ecclesiae”. di un proprio uso liturgico. Inoltre influì la vicenda storico politica della divisione dell’impero romano nelle due espressioni d’Occidente e di Oriente. vede due diverse modalità di reggimento del popolo di Dio: una tradizionale. questi diritti particolari trovano riferimento comune nel Codex Canonum Ecclesiarum Orientalium promulgato da Giovanni Paolo II il primo ottobre 1990. cioè quelle Chiese cristiane che non sono in comunione con la Chiesa cattolica. come organismo unitario e centralizzato. La frantumazione dell’unità politica dell’impero romano divenuto cristiano poneva però in crisi l’idea che all’unico regno celeste dovesse corrispondere un unico regno terrestre. dopo la prima dell’età cristiana ad opera di Paolo verso i “gentili” e la seconda dell’età medioevale verso gli anglosassoni e gli slavi. Nella costituzione dogmatica sulla Chiesa Lumen gentium (1964) si dice che per divina provvidenza è avvenuto che varie Chiese. uniti nello Spirito Santo dalla stessa fede. insieme all’accentramento romano del governo. Queste ultime sono state riconosciute in epoche diverse dalla suprema autorità della Chiesa cattolica. sociali.e curare particolarmente il diritto processuale. perciò nuovi erano anche gli strumenti giuridico – istituzionali. All’interno di questo sistema il codex iuris canonici riguarda la sola Chiesa latina. ma dal punto di vista pratico avviava i processi di riorganizzazione istituzionale e giuridico . Armena e Caldea. nella loro particolarità esse sono tuttavia ugualmente affidate al pastorale governo del Romano Pontefice. le Chiese sui iuris orientali cattoliche. Le tradizioni cui le ventuno Chiese cattoliche di rito orientale si riallacciano sono sostanzialmente cinque: Alessandrina. Da queste si distinguono le Chiese ortodosse. Nel lungo corso della storia determinate comunità di fedeli hanno strutturato un proprio modo di vivere ed esprimere la comune fede cristiana producendo di conseguenza un diritto canonico proprio. La Chiesa cattolica dunque esprime al proprio interno due tradizioni: la Chiesa latina. dalla quale si staccarono con lo scisma del 1054. I metodi missionari della terza erano nuovi perché legati a differenti condizioni ambientali.politica tra le due realtà del sacro romano impero in Occidente e l’impero bizantino in Oriente. ma con generale riduzione delle sanzioni canoniche a pene ferendae sententiae. Si forma quindi una branca specialistica del diritto canonico denominata diritto canonico missionario (ius missionarium). Occidente ed Oriente Il diritto canonico contiene due grandi tradizioni: quella Occidentale. la Chiesa latina.

l’esperienza missionaria costituisce la frontiera avanzata della sperimentazione di un diritto canonico di produzione pontificia. Infatti nasce una nuova attenzione ai problemi del reclutamento e della formazione del clero. da qui l’avvento del clero indigeno considerato anche più idoneo per portare il messaggio evangelico. e dopo la svolta Tridentina. Un altro esempio dell’influenza del diritto missionario è il regime giuridico delle persone fisiche. Si crea insomma una situazione di concorrenza tra due diverse autorità: quella ecclesiastica e quella regia. Le controversie giurisdizionalistiche del Patronato costituiscono un ripensamento sul senso e sul fine del diritto nella Chiesa: quello della sua finalizzazione pastorale. 12 . Ha sviluppato essenzialmente la prima. che accentua la teologia dell’universalità della Chiesa e l’accentramento del suo governo. con quest’ultima il diritto missionario sembra scomparire dando luogo alla più generale estensione di un diritto comune divenuto poi più missionario. pur nel formale rispetto degli jura maiestatica circa sacra. con il principio della “plenitudo potestatis”. infatti quest’ultimo risulta essere l’estensione alla generalità della comunità dei fedeli di norme ed istituti nati nell’ambito dello ius canonicum missionarium. Certamente questi avvenimenti accentuano il passaggio del diritto canonico a prevalente diritto pontificio. Viceversa alla Chiesa interessava favorire l’impegno missionario di un clero che fosse zelante nell’opera apostolica e fedele alla Santa Sede. potevano essere nominati direttamente dalla Santa Sede senza formale violazione delle prerogative regie. Il conflitto tra le due autorità era in realtà sussistente in re ipsa. Lo ius missionarium nasco come diritto speciale rispetto al diritto generale e comune. ecco perché questo dicastero è detto “ceteras Congregationes habet in ventre”. La progressiva accentuazione di una concezione personalistica e non territorialistica delle Chiese locali nei territori di missione. motivata dalla reazione ai condizionamenti delle grandi potenze coloniali che tendevano ad avere nelle missioni un clero nazionale. assommando tutte le funzioni ordinariamente ripartite. il placet regio agli atti dell’autorità ecclesiastica. la seconda sarà con la codificazione del 1917 e con la codificazione latina del 1983. Al governo della Chiesa locale attraverso l’ordinaria gerarchia si sostituiva un governo accentrato nella Sede Apolitica che non poteva essere soggetto alla giurisdizione regia e che veniva espletato attraverso vicari. Questi prelati hanno la stessa dignità e potestà dei Vescovi diocesani. che inizia alla fine del XV secolo. L’introduzione nei territori di missione di forme governo diverse ed originali immette nel diritto canonico e nella stessa ecclesiologia quell’idea della Chiesa locale come comunità di persone.poter provvedere al governo ecclesiastico delle Chiese particolari nei territori di missione. Sin dal 1623 comincerà ad esercitare il governo delle missioni in maniera esclusiva. della sua strumentalità alla salus animarum. La Congregazione. L’attribuzione di poteri senza la contestuale revoca dei privilegi concessi precedentemente alle corone spagnola e portoghese portò un conflitto con il Patronato. Dopo l’età medioevale. non potendosi armonizzare due potestà concorrenti. lo ius nominandi dei Vescovi da parte del sovrano. Queste controversie portano quindi la nascita di un nuovo diritto canonico. Questo segna una prima svolta in senso spiritualista del diritto. reagisce con l’emancipazione dell’azione missionaria e della vita delle giovani Chiese nei Paesi extraeuropei dai limiti e dagli impedimenti di Patronato. Dal punto di vista istituzionale l’espansione missionaria. Gregorio XV istituisce la Congregazione “de Propaganda fide” destinata ad organizzare e sostenere la propagazione della fede cristiana. l’estensione dei privilegi concessi dai Pontefici ai sovrani iberici. il complesso di diritti e di obblighi che la Santa Sede aveva dato loro dalla metà del XV secolo affidando la parte orientale al Portogallo e la parte occidentale alla Spagna. Aveva una duplice funzione: diffondere la religione cattolica presso gli infedeli (missio ad gentes) e tutelare il sacro patrimonio della fede nelle regioni europee devastate dall’eresia (missio ad intra). Le attribuzioni della Congregazione non si limitavano all’esercizio di funzioni amministrative ma si estendevano anche alla funzione legislativa. Con la costituzione apostolica Inscrutabili divinae Providentiae del 22 giugno 1622. avendo il potere di emanare decreti generali aventi forza di legge. da un punto di vista storico rispondeva all’esigenza di emancipazione e dal punto di vista ecclesiologico e giuridico veniva ad introdurre significativi elementi di novità. All’inizio si cercò di armonizzare le due differenti competenze ma quest’esperienza di collaborazione durò poco. Inoltre si parla anche della condizione giuridica dei non battezzati che venivano chiamati ancora “infedeli”. fedele al proprio Paese. Gli argomenti principali del conflitto erano: la libertà di accesso dei rappresentanti di Propaganda e dei missionari nelle terre di missione. Le sue norme ed i suoi istituti però hanno una notevole influenza sul diritto generale. porta delle modifiche negli organi di governo della Chiesa universale. anziché come realtà istituzionale legata ad un territorio. il diritto canonico.

Anche la dottrina canonistica può diventare fonte normativa sussidiaria. ma da questa sono fatte valere. nel caso di lacune dell’ordinamento il parere costante e comune dei canonisti (insieme all’analogia. b) per tipologia: universali (dirette a tutti i fedeli cattolici) e particolari (dirette ad una categoria di persone o ad un luogo). quindi il giudice ecclesiastico non è legato solo al diritto formalmente prodotto dal legislatore ma è tenuto ad applicare nel proprio giudizio il diritto divino.Diritto divino e diritto umano Le fonti del diritto canonico Con il termine fonti si possono indicare varie realtà: fonti di produzione. Le fonti di produzione. infatti il diritto canonico si avvicina molto alla regola giurisprudenziale tipica degli ordinamenti giuridici di common law. il caso della “aequitas canonica”. Quindi la posizione di assoluta preminenza è tenuta dalle leggi. sono sia gli organi e le procedure attraverso le quali vengono prodotte le norme canoniche. intesa come interpretare ed applicare la legge canonica ai casi concreti. In particolare sono i tribunali pontifici della Segnatura Apostolica e della Rota romana ad avere questa rilevanza normativa. cioè le sentenza pronunciate dai competenti organi giudiziari della Chiesa ovvero la Segnatura Apostolica. invece. Tra le fonti si aggiunge anche la giurisprudenza. fonti di cognizione. fonti storiche. che possono distinguersi: a) per autore: pontificie (Papa). cioè un complesso di norme che non sono state poste dal legislatore ecclesiastico. rafforzata dal convincimento generale della sua giuridicità e della sua necessità. Il giudice è chiamato ad applicare la legge. istituto che ha una funzione correttiva della legge quando la sua applicazione in casi concreti è produttrice di ingiustizia o contrasta con lo spirito di carità e le esigenze spirituali dell’ordinamento canonico. conciliari (concilio ecumenico). ma opera in un ordinamento aperto al diritto divino naturale e positivo. territoriali (le circostanze territoriali sono le diocesi con a capo il vescovo) e personali (nella Chiesa esistono delle situazioni particolari di cui l’ordinamento deve tener conto. sono le raccolte e i documenti nei quali sono contenute le norme canoniche. sia le forme che tali norme assumono. le raccolte più importanti sono il codice di diritto canonico ed il codice dei canoni delle Chiese orientali. Nel diritto canonico le leggi previgenti sono molto importanti perché l’ordinamento giuridico della Chiesa si è venuto evolvendo senza soluzione di continuità e molto spesso per interpretare correttamente una disposizione risulta utile conoscerne le ragioni originarie. non potendo creare nuove norme. le raccolte più importanti sono il Corpus Iuris Canonici e il codice di diritto canonico del 1917. alla prassi della Curia romana) può costituire criterio per decidere una causa purché non sia un giudizio penale. “opinio iuris ac necessitatis” (elemento soggettivo). Questo può condurre fino alla disapplicazione di una norma di diritto positivo. capitolari. In ragione delle modalità con le quali queste norme sono 13 . Alla legge si aggiunge la consuetudine (diritto oggettivo non scritto). la Rota romana. Le fonti di cognizione. Il diritto divino naturale e positivo La particolarità dell’ordinamento giuridico della Chiesa è che ha alla sua base il diritto divino. episcopali (vescovo). o “fontes existendi”. Si concede ampio spazio alla consuetudine che non deve essere contro il diritto divino ma “secundum legem” o “praeter legem” cioè al di là del diritto se il diritto non c’è. ha una certa rilevanza normativa. generali (norme per tutti) e speciali (riguardano una materia nello specifico). ad esempio tra cattolici di rito diverso che vivono nella stesso territorio la legge si applica in base al rito di appartenenza). Le fonti storiche sono le raccolte nelle quali sono contenute le norme canoniche prodotte via via nel corso del tempo ma non più in vigore (ius vetus). i Tribunali ecclesiastici diocesani e metropolitani. cioè da un’autorità umana. è prodotta da una determinata comunità organizzata attraverso la perenne osservanza (elemento oggettivo). sinodali. Quindi la giurisprudenza. ai principi generali del diritto. alla giurisprudenza.

220). Il diritto divino positivo è costituito dalle norme che sono state manifestate dalla Rivelazione divina e sono quindi ricavabili dall’Antico e dal Nuovo Testamento. dalla assiologia superiorità rispetto al diritto positivo. compito che spetta al Magistero ecclesiastico (can. le possiamo distinguere in diritto divino naturale. e diritto divino positivo. sottolinea la valenza unitiva del matrimonio e ne evidenzia le essenziali proprietà dell’unità e dell’indissolubilità. 96). Dal complesso dei testi che toccano la questione emerge la coscienza nel popolo ebraico della mancata fede al progetto originario e una sensibilità per il divorzio che viene avvertito come un male tollerato. Nell’Antico Testamento la previsione della legislazione mosaica. Il diritto naturale non può non riguardare anche quella società di uomini costituita dai battezzati nella Chiesa cattolica. Tra diritto naturale e diritto divino positivo può esserci un nesso poiché il secondo ribadisce ed esplicita precetti che sono propri del primo. come il diritto ad essere immuni da qualsiasi costrizione nella scelta dello stato di vita o dal diritto al buon nome e alla salvaguardia della vita privata (can. risulta un parziale abbandono del rigore del progetto originario causato dalla durezza del cuore. chiamata necessariamente a vivere secondo le regole naturali d’ogni formazione sociale. 747). cioè la sussistenza prima ed a prescindere da qualsiasi legislatore positivo. 330. o diritto divino rivelato. qui la parola della fede illumina la realtà naturale. Dunque il diritto divino positivo è dato dall’insieme di principi che sono intimamente e strutturalmente connessi con la Chiesa in quanto entità fondata da Cristo. La Chiesa quindi è realtà spirituale che si incarna in un organismo sociale e non è sottratta alle norme che per natura caratterizzano la vita dei corpi sociali. La Chiesa non è inquadrabile nelle due grandi configurazioni in cui la dottrina giuridica riconduce la realtà artificiale delle persone morali. 750) che segue la Tradizione apostolica e tiene conto della prassi secolare della Chiesa. dalla intrinseca validità. Tra diritto naturale e diritto divino positivo possono anche non esserci nessi nel senso che il diritto divino positivo non vuole innovare il diritto naturale ma porre principi che vanno al di là di questo. irriformabili perché posti dal legislatore divino. in realtà tende a riaffermare l’originale progetto del Creatore sul matrimonio. ma è bene notare che la predicazione di Gesù non era volta ad affermare una normativa più rigorosa in materia. Il diritto naturale è dato dall’insieme di principi non scritti che sono stati impressi da Dio nella coscienza dell’uomo e che hanno valore universale. Questi principi sono essenziali perché determinano la struttura e il funzionamento della costituzione della Chiesa. le condizioni per farne parte. è in parte una fondazione perché è un ente che ha finalità e mezzi determinati dalla figura del Fondatore ma è caratterizzata da una base personale e non patrimoniale. Un esempio di diritto naturale sono sicuramente i diritti umani. 331. altro caso è quello del riconoscimento dello “ius connubii” cioè diritto di contrarre matrimonio (can. le sue finalità. come ad esempio il carattere gerarchico che vede due soggetti di suprema autorità congiunti in un’unità organica: il Romano Pontefice e il Collegio episcopale (composto dai Vescovi) il cui capo è il Pontefice (cann. associazione e fondazione. cioè le spettanze che ad ogni uomo vanno riconosciute in ragione della dignità della persona umana. da una superiore obbligatorietà derivante dalla sua origine divina e non umana. 1058). Tutto il contesto è dominato dall’idea dell’una caro contenuta nel racconto biblico che offre il senso della struttura esistenziale del matrimonio. ma ciò non significa che non possa essere oggetto di approfondimenti. il quale ha dato precise finalità da perseguire nel tempo. 336). nonché dalla Tradizione Apostolica. Un caso sono le norme che riguardano la Chiesa e la conformano secondo la volontà del suo Divino Fondatore. Questo diritto è caratterizzato dalla metapositività. o diritto naturale. dello stesso convincimento diffuso nella 14 . ovvero i mezzi con cui la Chiesa è chiamata ad operare cioè i sacramenti che sono segni e mezzi mediante i quali la fede viene espressa e irrobustita. non sono determinate dalla volontà degli associati. Al diritto divino positivo attiene anche la missione della Chiesa cioè annunciare la verità rivelata (can. In parte è riconducibile alla figura dell’associazione perché sociologicamente è costituita da un gruppo organizzato di persone ma la sua esistenza. Al diritto divino positivo si riconducono il complesso di diritti e doveri soprannaturali che si riferiscono non alla persona in quanto tale ma in quanto incorporata a Cristo mediante il battesimo (can. le regole fondamentali di governo ed i criteri di appartenenza. Il diritto divino positivo è immodificabile. vige a prescindere da tutto. Questo è un insegnamento tratto direttamente dal racconto della creazione contenuto nell’Antico Testamento nel libro della Genesi. cioè restaurare il precetto di diritto naturale sull’indissolubilità del matrimonio (lettere di Paolo). I Vangeli invece sono categorici nella condanna del divorzio.state prodotte e dei destinatari. che ammetteva in alcuni casi il ripudio. ma partecipa sia ad una sia all’altra senza essere né l’una né l’altra. i mezzi da utilizzare. i mezzi. 219 e can. le regole di organizzazione. come ad esempio l’indissolubilità del matrimonio è un precetto di diritto naturale ma nel matrimonio-sacramento l’indissolubilità diviene assoluta per un precetto di diritto divino positivo.

da far venir meno. che sia ragionevole e non in contrasto con il diritto divino (can. ad una successiva in cui tali contenuti vengono formalmente inseriti nell’ordinamento giuridico (formalizzazione). come per disciplinare una specifica materia con delle norme speciali: ad esempio i processi di beatificazione e canonizzazione. sono pubblicate sul bollettino ufficiale denominato Acta Apostolicae Sedis e dopo un periodo di vacatio legis di tre mesi entrano in vigore. sovraordinato al diritto umano e dotato di una superiore obbligatorietà. tuttavia esistono leggi personali i cui destinatari sono individuati con il criterio personale. le leggi universali. Il rapporto tra leggi universali e leggi particolari è regolato secondo un rigoroso principio di gerarchia: se le leggi particolari sono poste dal supremo legislatore ecclesiastico. Solo alle disposizioni di diritto umano si applicano gli istituti che rendono elastico il diritto canonico. l’autorità che ha posto la norma non solo può ma deve disapplicarla perché ci sarebbe la violazione da parte del diritto canonico della finalità suprema della Chiesa (salus animarum). la tolleranza. Il diritto umano o ecclesiastico è posto ordinariamente nelle leggi ecclesiastiche (can. le seconde sono ordinariamente poste dal Vescovo diocesano. che non sono disciplinati dalle norme generali ma da una legge pontificia particolare (can. cioè il diritto posto dai soggetti competenti nella Chiesa. In quanto posto dall’autorità umana è storicamente contingente e mutevole. infatti nel caso in cui lo contraddice sarebbe una disposizione illegittima. 135 infatti si precisa che da parte del legislatore inferiore non può essere data validamente una legge contraria al diritto superiore. cioè poste dal Pontefice. cioè il costante tentativo di realizzare modalità di esercizio dei diritti e dei doveri che da esso derivano. Le leggi canoniche devono essere promulgate (rese pubbliche) ed entrano in vigore dopo un periodo di tempo detto vacatio legis. la dispensa. cioè la grazia. il quale è vigente. Per quanto riguarda le leggi gerarchicamente pariordinate vale il principio secondo cui la legge posteriore abroga la precedente o deroga alla medesima (can. 29). cioè il diritto umano è una sorta di trasposizione dei principi del diritto divino. Le prime sono poste dal supremo legislatore nella Chiesa. se invece la legge particolare è posta dal legislatore inferiore. 20). non può abrogare né derogare la legge universale che prevale. che non sia stata espressamente approvata dal legislatore (can. Quindi gli istituti che danno elasticità al diritto canonico non potranno mai trovare applicazione nel diritto divino. Il diritto umano o ecclesiastico Altra fonte del diritto canonico è il diritto umano o ecclesiastico. Nel can. le norme particolari sono rivolte in un determinato territorio). e leggi particolari o speciali. cioè i destinatari vengono ordinariamente individuati secondo il criterio territoriale (secondo i canoni 12 – 13 le norme universali sono rivolte a tutti. Le leggi canoniche normalmente sono territoriali. Se il diritto umano di produzione umana dovesse divenire nel caso concreto impedimento al bene spirituale o addirittura occasione di peccato. In passato con la concezione positivistica si riteneva che i principi e le disposizioni di diritto divino entrassero a far parte dell’ordinamento tramite un atto di volontà del legislatore ecclesiastico (canonizzazione).comunità ecclesiale (sensus fidei). Questa concezione è in realtà infondata perché il diritto divino vige in quanto tale a prescindere da qualsivoglia volontà di legislatore umano. Il diritto umano rappresentata nel divenire della storia la perenne tensione del legislatore ecclesiastico ad uniformarsi “modello”. 23) e 15 . assorbendo interamente il diritto divino nella teologia. La seconda pone una teoria che prospetta il rapporto tra diritto divino e diritto umano come un processo di progressivo approfondimento e recezione dei contenuti del primo delle norme positive attraverso il passaggio da una prima fase (positivazione) caratterizzata dalla presa di coscienza ecclesiale dei contenuti del diritto divino. 1403). Il problema si pone quando il diritto divino (naturale e rivelato) viene ad avere vigenza nell’ordinamento canonico. universali e quindi comuni a tutti. infatti la loro efficacia è limitata ad un territorio o ad una specifica comunità di persone. 25). Queste leggi si distinguono in leggi generali. dalla Conferenza episcopale o dal Concilio particolare. Ma anche il supremo legislatore può emanare leggi particolari. Il Concilio Vaticano II esprime un ripensamento delle tradizionali teoriche dottrinali dando vita a due fondamentali orientamenti: la scuola canonistica di ispirazione teologica e la scuola spagnola di Navarra. è sempre perfettibile ma risulta vincolato al rispetto assoluto del diritto divino naturale e positivo. 7 ss) anche con altri atti come i decreti generali legislativi (can. 24). esse prevalgono. l’equità canonica. Il diritto divino e il diritto umano non devono essere inquadrati come due ordini giuridici distinti ma in termini di esplicitazione sul piano del diritto umano dei principi di diritto divino. La prima pone una netta separazione tra diritto divino e diritto umano ecclesiastico ma in direzione opposta rispetto alla tesi della canonizzazione. La consuetudine può avere forza di legge ma è necessario che la condotta in cui si attualizza sia stata osservata da una comunità capace almeno di ricevere una legge (can.

infatti la consuetudine “contra legem” è considerata illegittima mentre la consuetudine “secundum legem” è considerata come il migliore interprete della legge (can. il caso più celebre di Costituzione non scritta è quello dell’Inghilterra. dal punto di vista giuridico – formale. 27). Giovanni Paolo II decise di non proseguire con il progetto ed una parte dei canoni (relativa ai diritti e doveri dei fedeli) furono inseriti nel codice del 1983. la configurabilità di diritti e doveri fondamentali dei fedeli. allora la risposta sarà negativa. Vennero elaborati una serie di progetti di legge fondamentale della Chiesa. Si pensò quindi di elaborare un testo comune e fondamentale ma la preoccupazione era quella di garantire una cornice giuridica unitaria. la legge fondamentale che ha tra i suoi caratteri la partecipazione popolare alla sua formazione. Abbiamo detto invece che a livello giuridico appaiono le costituzioni con l’idea di una legge fondamentale nella quale sono garantiti i diritti della persona e sono delineati i termini della procedura. Le Costituzioni degli Stati possono essere flessibili. ma la sua istituzione. A livello di pensiero invece la società reagisce in due modi diversi: con il giusnaturalismo. cioè modificabili solo attraverso un procedimento speciale ed aggravato. Se invece per Costituzione si intende. In altre parole. la meta finale determina e condiziona l’ordinamento giuridico. Se la Chiesa abbia una Costituzione A livello giuridico le costituzioni sono ciò che attiene alle grandi rivoluzioni (americana e francese) che segnano la reazione allo Stato assoluto. dall’altro dall’estrema adattabilità alle esigenze di tempo e luogo. che nasce sul presupposto di una sovranità popolare. che però ricevettero molte critiche per vari motivi: la possibilità di trasferire al diritto canonico uno strumento ideologicamente caratterizzato come quello della Costituzione. ora diventato persona giuridica. Infatti la Chiesa è una comunità di fedeli. quando la Costituzione è al vertice nella 16 . sia osservato per tempo stabilito (can. nato con l’idea del contratto sociale di Rousseau secondo cui l’autorità ha il potere che il popolo – sovrano gli delega. cioè modificabili con la legge ordinaria. chiamati a cogliere i punti di equilibrio tra l’immobilità statuaria della meta e la mobilità delle forme della carovana. cioè l’esistenza del diritto naturale come diritto razionale. 26). Nell’antichità non era così poiché si riconoscevano dei limiti alla legge (es. Cesare Beccaria che scrisse “Dei delitti e delle pene” in cui vuole arrivare al diritto penale moderno per cui la legge predetermina i reati e la rispettiva sanzione. ritenuto giusto e dovuto. Infatti le fonti del diritto canonico positivo sono numerose. Il passaggio dalla piccola comunità di Gerusalemme delle origini all’immensa congregatio fidelium e communio ecclesiarum che compongono oggi la Chiesa avviene nel tempo attraverso complessi sviluppi giuridici che non possono sfuggire all’attenzione del canonista e dello storico. A questo punto si pone il quesito se la Chiesa abbia o meno una Costituzione. le sue finalità e i mezzi non provengono dalla volontà del popolo dei fedeli ma da quella del suo Fondatore. o rigide. Questa Costituzione della Chiesa presenta alcune caratteristiche: innanzitutto è non scritta o materiale. Se per Costituzione si intende. Durante il Concilio Vaticano II nasce il problema di una formalizzazione della Costituzione promossa da Paolo VI nel 1965 richiamando la singolarità dell’ordinamento giuridico della Chiesa data la sussistenza di due codici: quello latino e quello orientale. il fondamento teologico e giuridico della Lex. l’insieme dei principi che sono al vertice del sistema normativo di un ordinamento primario. allora la risposta sarà positiva. Questo carattere però è assolutamente originale perché attualmente la maggior parte delle Costituzioni sono scritte. e con l’illuminismo giuridico. l’inserimento in essa del solo diritto divino o anche del diritto umano. In questo secondo orientamento troviamo un autore molto importante. Tutto questo per costituire un limite al potere dello Stato. cioè la divisione dei tre poteri. Lex Ecclesiae fundamentalis.che il comportamento. inoltre parla della pena di morte e si pone contro poiché lo Stato non ha il diritto di uccidere perché il popolo non gli ha concesso questo diritto e lo Stato non ha più potere assoluto. in una prospettiva ideologico – politica. ma il loro nucleo essenziale è dato dalle norme di diritto divino positivo contenute nella Rivelazione. Inoltre la consuetudine ha forza di legge quando è “praeter legem”. la compatibilità del carattere rigido delle costituzioni contemporanee con il peculiare aspetto gerarchico della Chiesa. Un’altra caratteristica della Costituzione della Chiesa è la sua particolarità sotto il profilo della modificabilità. cioè quando disciplina una materia non normata dal legislatore. cioè lo Stato nella figura del re (l’état c’est moi) al di sopra della legge (legibus solutus) senza divisione dei poteri. a prescindere dall’esistenza di Dio (ragionare come se Dio non fosse). Antigone). Il diritto canonico è caratterizzato da un lato dalla rigidità del “corpus legum”. Potrebbe apparire come un contrasto insanabile tra “l’immobilità statuaria della meta e la voluta mobilità delle forme della carovana” (Le Bras) ma se osserviamo con attenzione svela la singolare economia fra divino ed umano che tutto pervade.

337). divorzio ripudio. aventi la funzione di esercitare congiuntamente alcune funzioni pastorali (can. è un modello repressivo e consiste nell’allontanamento da parte dell’uomo nei confronti della donna. i coniugi come hanno espresso insieme la volontà di sposarsi ora insieme esprimono la volontà di separarsi. Si tratta quindi di strutture organizzative che sono sorte nel corso della storia per volontà del legislatore umano e possono quindi da questo essere nel tempo modificate o soppresse. I principi posti dal Divino Fondatore della Chiesa sono irreformabili (non modificabili). capo del Collegio dei Vescovi. 342). Anche nei rapporti tra ordinamento canonico e ordinamenti statali si possono porre problemi di questo tipo. 331). Le ragioni di questi richiami sono diverse. Ma questi modelli possono essere considerati validi (delibati)? L’organo destinato a deliberare le sentenze di divorzio esterne. Ad esempio. Nel diritto canonico sono frequenti i richiamo allo ius civile o lex civilis. cioè una norma non segue quei valori. se invece la Costituzione è sempre al vertice ma ha la stessa forza della norma ordinaria è detta flessibile perché si basa sull’interpretazione di una norma che ad esempio abroga una norma costituzionale. il cui capo è il Sommo Pontefice e i cui membri sono i Vescovi.gerarchia delle fonti e ha una procedura speciale per essere modificata è detta rigida. divorzio rimedio. Diritto canonico e “ius civile” Partendo dal presupposto che gli Stati sovrani negano l’esistenza di un’altra autorità sul popolo e sul territorio. 447). è flessibile nella parte di norme poste dal legislatore ecclesiastico. immediata e universale sulla Chiesa (can. piena. in passato in Italia non esistevano norme che regolarizzavano il divorzio. Nella parte rigida troviamo ad esempio le norme che regolano la condizione del Papa come Vescovo della Chiesa di Roma. divorzio per mutuo consenso. Invece alla parte flessibile appartengono ad esempio le norme riguardanti le Conferenze episcopali. altrimenti si potrebbe creare contrasto nell’ordine pubblico. i rapporti tra la Chiesa e lo Stato sono regolati dai concordati. Infatti esistono diversi modelli di divorzio: divorzio sanzione. cioè forme di organizzazione dell’episcopato di una nazione. lo chiedeva il coniuge incolpevole ed è un modello rigoroso. 336) che esercita in modo solenne nel Concilio Ecumenico (can. ma bastava andare all’estero per poter ottenere il divorzio ed ecco che si aveva una situazione di contrasto. cioè il diritto posto dall’autorità secolare. insomma allo ius saeculare. che ovviamente non devono essere in contrasto con l’ordinamento italiano. 138 dispone per le leggi di revisione costituzionale procedure più complesse. Anche il diritto canonico è autoreferenziale e chiuso per quanto riguarda le norme. diciamo che ogni ordinamento si costruisce attorno a dei valori che lo tengono insieme e lo rendono chiuso alla penetrazione di valori che vengono dall’esterno. Un altro esempio sono le disposizioni sul collegio episcopale. per cui il Papa in forza del suo ufficio ha potestà ordinaria suprema. cioè la disciplina da parte di un ordinamento di rapporti che presentano un elemento di estraneità: ad esempio. 3 della Cost. organismo rappresentativo del collegio episcopale creato dopo il Concilio Vaticano II per favorire una stretta unione fra il Romano Pontefice e i Vescovi (can. da qui l’assoluta diversità della Costituzione della Chiesa rispetto alle costituzioni rigide degli Stati: infatti la rigidità di queste ultime è relativa giacché possono essere modificate attraverso dei procedimenti speciali. collegio che è pure soggetto di suprema e piena potestà sulla Chiesa universale (can. cioè degli accordi. introdotte nel 1970. Vicario di Cristo e Pastore in terra della Chiesa universale. è la Corte d’Appello (ad esempio il divorzio ripudio non è considerato valido secondo l’art. Un altro esempio sono le norme del Sinodo dei Vescovi. quindi è unilaterale e rientra solo nel diritto ebraico ed islamico. viceversa la rigidità della Costituzione ecclesiale è assoluta perché i suoi contenuti fondamentali non possono essere modificati dal legislatore umano. La Costituzione della Chiesa cattolica è in parte rigida e in parte flessibile: è rigida nella parte di principi e norme di diritto divino. che sancisce il principio di eguaglianza davanti alla legge). affermatesi tra il XIX ed il XX secolo. Ad esempio la Costituzione italiana è rigida poiché l’art. La prima riguarda il problema nei rapporti tra ordinamenti giuridici primari. quando non sono risolti in via bilaterale convenzionale. oppure dalle norme di diritto internazionale privato. imposto dal giudice che si rende conto che ricorrono le circostanze previste dalla legge. il diritto canonico dispone unilateralmente le modalità con cui disciplinare quel determinato rapporto e nel far questo il legislatore canonico può richiamare una 17 . Si tratta perciò dei rapporti che sono oggetto di disciplina del diritto internazionale privato. in particolare da parte dello Stato. il caso dei rapporti tra privati che presentano un elemento di estraneità perché intercorrono tra stranieri sul territorio statale o perché hanno ad oggetto beni situati all’estero.

La Chiesa. Nel caso di richiami tra diversi ordinamenti statali le modalità sono: a) rinvio materiale: quando lo Stato A prende le norme di uno stato B e le nazionalizza facendole proprie. questo comporta un rinvio mobile alle norme così che se queste mutano nell’ordinamento originario. 18 . cioè quando il diritto canonico non si ricollega ad una norma ma all’effetto: ad esempio. In passato ci si pose un problema: le norme di diritto divino (naturale o rivelato) come entrano nell’ordinamento? Le norme di diritto divino sono riconosciute vigenti senza essere nell’ordinamento perché non serve che il legislatore le introduca. le cosiddette materie miste (res mixtae o res mixti fori). Ad esempio il can. muta anche l’ordinamento canonico adeguandosi. un esempio tipico è dato dal matrimonio. c) presupposizione: fa discendere effetti giuridici nell’ordinamento dello Stato A con la legge dello Stato B. A differenza del rinvio formale. b) rinvio mobile o formale: la norma rimane esterna ma il rinvio alla norma è costante. istituto civilmente rilevante ma che se contratto tra battezzati è sacramento. ciò significa che il diritto canonico riconosce dalle norme costituzionali chi è il Capo dello Stato. cioè non sono state poste dal legislatore. cioè le norme civili richiamate vengono assunte come norme canoniche. Nel diritto canonico esiste anche la presupposizione. Il diritto canonico non conosce distinzione tra rinvio materiale e rinvio formale ma le accomuna in un unico istituto detto “canonizzazione”. per i contatti tra ordinamento canonico e ordinamenti statali siamo di fronte a due sovranità che si trovano sul medesimo territorio e agiscono su soggetti in parte comuni ma con competenze in materie diverse (materie spirituali per la Chiesa e materie temporali per lo Stato). si ricorre a questo sistema perché porta una fissità della legge. La seconda ragione del richiamo è data da una differenza: mentre i contatti tra gli ordinamenti statali presuppongono sovranità che insistono su territori diversi e sudditi diversi ma aventi competenza nelle medesime materie. salva la competenza dell’autorità civile circa gli effetti puramente civili del matrimonio. 1290 dispone che le norme di diritto civile vigenti nel territorio sui contratti e sui pagamenti. Esistono però delle materie che oggettivamente hanno una valenza sia nel piano temporale sia nel piano spirituale. riconosce la sovranità dello Stato nell’ordine che a questo è proprio. c) canonizzazione delle leggi civili. b) presupposizione della legge civile da parte del diritto canonico. si ha nei casi in cui l’ordinamento canonico è incompetente a disciplinare una certa materia di competenza propria dello Stato e riconosce effetti giuridici alle norme poste da questa. Il richiamo delle norme secolari può avvenire con diverse modalità: a) rinvio formale o rinvio non ricettizio. 1059 dispone che il matrimonio dei cattolici è retto non soltanto dal diritto divino ma anche da quello canonico. siano ugualmente osservate per diritto canonico in materia soggetta alla potestà di governo della Chiesa. Ad esempio il can.disposizione vigente nell’ordinamento dello Stato e farle avere effetti nell’ordinamento canonico. la Chiesa preferisce utilizzare il diritto statale avendo in questo modo la medesima disciplina in entrambi gli ordinamenti. purché non siamo contrarie al diritto divino e se il diritto canonico non dispone altrimenti. i figli adottati secondo le norme civili sono riconosciuti anche dal diritto canonico. Le norme civili canonizzate sono assunte nello stesso significato che hanno nell’ordinamento di origine ma con un preciso limite dettato dal can. Ultima ragione dei rinvii al diritto statale si trova in alcuni casi in cui il diritto canonico rinuncia a disciplinare con proprie norme per evitare il rischio che tale disciplina non produca effetti anche nell’ordinamento dello Stato sul cui territorio si pone tale situazione. Quando il diritto canonico richiama lo ius civile fa riferimento all’ordinamento giuridico secolare richiamato nella sua totalità. quindi anche norme giuridiche che sono entrate a far parte di questo ordinamento. quando l’ordinamento canonico prende atto di quanto è stato prodotto nell’ordinamento secolare e a questo riconduce effetti giuridici. Ad esempio il can. In questo modo le norme civili divengono anche norme canoniche. società sovrana nel suo ordine. 1405 sancisce che il Romano Pontefice ha il diritto esclusivo di giudicare nelle cause spirituali o annesse alle spirituali i capi di Stato. 22 secondo cui le leggi civili vengano osservate nel diritto canonico con i medesimi effetti. infatti non disciplina materie che attengono allo Stato ma rinvia al diritto secolare. Se la Chiesa avesse interesse che quanto posto nel proprio ordinamento valga anche nell’ordinamento statale e questo problema non si sia risolto con degli accordi.

sia pure nel quadro di una comune responsabilità nella missione della Chiesa. ad esempio il diritto di libertà religiosa (can. I “Christifideles” e i diversi stati di vita I richiami al Concilio Vaticano II sono essenziali per comprendere l’impostazione data dal codice vigente alle norme sulle persone. L’unità di questo popolo. ma dalla fede e dalla partecipazione alla vita divina attraverso l’azione sacramentale. I non battezzati non godono della piena capacità giuridica nell’ordinamento canonico ma 19 . Si trova nel can. L’universalità di questo popolo. le norme relative ai fedeli. in realtà indica l’individuo umano membro della Chiesa. In passato parte prevalente della dottrina riteneva che il termine “persona” adottato dal legislatore volesse dire “soggetto di diritto”. aperto a tutti. sulla corresponsabilità di tutti i componenti del popolo di Dio nella vita e nella missione della Chiesa. quindi. Il libro secondo del codice intitolato “Il popolo di Dio” si apre con una disposizione che pone una nozione fondamentale: la nozione di “christifidelis” o fedele. 96). eppure tale categoria fu addirittura assunta tra i principi fondamentali del diritto costituzionale della Chiesa: Libro II del codice canonico del 1983. questo particolare fondamento dà ragione delle diverse condizioni personali e discipline giuridiche. ma di un popolo costituitosi in seguito alla chiamata divina. infatti ai non battezzati e ai catecumeni sono riconosciuti alcuni diritti. Questa categoria comporta una serie di conseguenze: innanzitutto il carattere strumentale o funzionale che il diritto della Chiesa ha. infatti la nozione di popolo di Dio non nega la dimensione giuridica della Chiesa e contribuisce a porre in evidenza le particolarità che distinguono l’ordinamento giuridico della Chiesa dagli ordinamenti giuridici secolari. 748) o il diritto all’istruzione cristiana (can. dei ministeri. sul piano funzionale discende di conseguenza la diversità di diritti e di doveri. alla costituzione gerarchica della Chiesa. nella quale erano predeterminate le finalità. secondo la condizione giuridica di ciascuno. 96 secondo cui mediante il battesimo l’uomo è incorporato alla Chiesa di Cristo. 843). inoltre sono chiamati ad attuare. Dalla diversità sussistente tra i fedeli. La riflessione dottrinale e l’esperienza giuridica hanno messo in evidenza le potenzialità sul piano giuridico. è intitolato “De populo Dei”. è di istituzione divina.Il popolo di Dio La struttura sociale: la Chiesa come popolo di Dio Una delle più importanti operazioni effettuate dal legislatore canonico è la traduzione sul piano del diritto positivo di una categoria del tutto estranea alla tradizione culturale del giurista: la categoria di “popolo di Dio” assunta dalla codificazione canonica del 1983. Con l’assunzione di questa categoria. diversità sul piano dei carismi. 96 parla di “persona nella Chiesa di Cristo” e non di “persona in diritto canonico”. connesso con la dimensione storica ed escatologica di un popolo che vive nella storia ma è chiamato a trascenderla. Connesso a questo è il can. Questo termine quindi non è assunto dal legislatore canonico in un senso strettamente tecnico – giuridico. del battesimo. La nozione di popolo di Dio dà ragione dell’eguaglianza sostanziale e della diversità funzionale che caratterizza la condizione giuridica delle persone: uguaglianza sul piano della fede. La Chiesa. la missione che Dio ha affidato alla Chiesa. i mezzi con cui perseguirle e l’autorità costituita. il legislatore canonico applica l’ecclesiologia del Concilio Vaticano II (Lumen gentium). della comune dignità di redenti. 204 e dice che i fedeli sono coloro che sono stati incorporati a Cristo mediante il battesimo e sono costituiti popolo di Dio. 788) o ancora il diritto a ricevere il battesimo (can. che non nasce da fattori sociologicamente ricorrenti nelle altre società. All’inizio il giurista vedeva con diffidenza la trasposizione nel codice di una categoria di derivazione biblico – patristica. quindi il soggetto di diritto nell’ordinamento canonico non è solo il battezzato. agli istituti di vita consacrata ed alle società di vita apostolica. dell’esperienza di fede. in effetti dal punto di vista formale il can. con i doveri e i diritti che ai cristiani sono propri. ciò comporta per il diritto la singolarità data dal riconoscimento di diritti anche in capo a chi non è ancora incorporato nella Chiesa (can. il riferimento a Dio sta a significare che non si tratta di un popolo qualunque. Il termine “popolo” fa riferimento all’elemento sociale.

Mentre nel can. un primo caso è dato dalle persone che hanno ricevuto il battesimo ma non fanno parte della Chiesa cattolica. oggi questo potere è esercitato dal Collegio dei Vescovi con a capo il Pontefice.tuttavia hanno una soggettività giuridica canonica perché sono destinatari di norme canoniche: ad esempio richiedere e ricevere il battesimo. Queste persone sono il battezzato che non professa la fede cattolica. nel secondo di scisma (rifiuto alla sottomissione al Papa o alla comunione dei membri della Chiesa) (can. 864). quindi. 129 solo i chierici sono abili alla potestà di governo o potestà di giurisdizione. detti chierici. Tutti i fedeli sono giuridicamente uguali in quanto battezzati e hanno i medesimi diritti e i medesimi doveri nella missione della Chiesa. Quindi i religiosi sono o chierici o laici. se vivi. 751). infatti è proprio dei fedeli laici. si possono distinguere i chierici. vediamo che esiste un sacerdozio comune di tutti i fedeli ed un sacerdozio ministeriale o gerarchico. Il can. i fedeli laici animano cristianamente le realtà temporali. La seconda diversità è data dalla struttura carismatica e istituzionale. rinunciano spontaneamente a ciò che è buono nella condizione umana. infatti il can. 205 determina l’ambito dell’obbligatorietà della legge ecclesiastica che non si applica ai cristiani non cattolici. Cioè mentre i chierici amministrano la Parola di Dio ed i sacramenti. sin dal momento del concepimento. Un secondo caso è dato da coloro che non sono battezzati. laici e religiosi. i religiosi. solo a questi ultimi è dato un potere sulla Chiesa – Corpo mistico di Cristo (cioè potere di insegnare. sono consacrati in modo speciale a Dio. Esistono poi delle situazioni particolari all’interno dell’ordinamento. i laici vengono definiti in negativo. è caratterizzata da un principio gerarchico. cioè coloro che professando i consigli evangelici (povertà. 861). i laici. religiosi e laici. Nel primo caso si parla di eresia (ostinata negazione ad una verità). come ogni uomo sono soggetti alla legge naturale e quindi possono essere destinatari di norme canoniche in determinate circostanze. Se si guarda sotto l’ottica del carisma. cioè la loro definizione viene ricavata individuando coloro che non sono 20 . si distinguono le posizioni dei ministri sacri da un lato e dei laici dall’altro. per il can. che per vocazione e condivisione vivono nel mondo esercitando azioni mondane. dagli uni e dagli altri provengono fedeli i quali. Un terzo caso riguarda la distinzione tra chierici. ma il loro stato non riguarda la struttura gerarchica della Chiesa ma tuttavia appartiene alla sua vita ed alla sua santità. siano battezzati e il can. 207 i chierici e i religiosi hanno una definizione in positivo. è una disposizione importante perché disciplina la vita di un consistente numero di persone che intendono entrare nella Chiesa e prevede esplicitamente che i non battezzati possano essere attualmente destinatari di diritti e doveri. Quindi esiste una differenza nella condizione giuridica tra fedeli laici e fedeli chierici. ai fini giuridici. Il codice contiene una esplicita previsione normativa riguardante i catecumeni che sono uniti con vincoli speciali alla Chiesa (can. purché intenda fare ciò che fa la Chiesa e qualora il ministro ordinario del battesimo mancasse o fosse impedito (can. secondo il quale vi sono funzioni e ministeri che sono esercitati in nome ed in rappresentanza di Cristo dalla gerarchia. Tuttavia. in particolare qualora entrino in rapporti giuridici con persona battezzata: ad esempio il matrimonio tra un battezzato e un non battezzato. La Chiesa. dei sacramenti e del governo ecclesiastico. come da interpretazione del canone 96. Le basi della Chiesa sono state costituite dal suo Fondatore con l’istituzione del Collegio degli Apostoli. il battezzato che non accetta uno o più dei sette sacramenti. 1398 punisce chi procura l’aborto. costituiti dai vincoli della professione di fede. La prima diversità è data dalla struttura gerarchica che non è solo una forma di organizzazione del governo della società ecclesiastica ma comporta una partecipazione specifica al sacerdozio di Cristo. il diritto canonico prende giusnaturalisticamente atto della sussistenza di una persona umana. che riflette la volontà di Cristo a che tutti gli uomini siano salvi (can. Ad esempio. Il canone 207 afferma che per istituzione divina vi sono nella Chiesa i ministri sacri. gli altri fedeli sono chiamati laici. con a capo Pietro. In ragione del sacramento dell’ordine sacro. 871 prevede che i feti abortivi. Nella costituzione del Concilio Vaticano II Lumen gentium. e il battezzato che non accetta il vincolo del governo ecclesiastico. cioè i mezzi di salvezza istituiti nella Chiesa. castità. in generale non sono soggetti all’ordinamento canonico poiché non hanno il presupposto essenziale per far parte di questa società. mediante i voti o altri vincoli sacri riconosciuti e sanciti dalla Chiesa. 205 che pone i criteri per accertare la piena comunione con la Chiesa. che avevano il potere per governare il popolo di Dio. coloro che sono chiamati a svolgere il ministero sacro. cioè ai battezzati che non appartengono alla Chiesa cattolica. 206). obbedienza) ed emettendo i voti. cioè del dono gratuito dello Spirito. non assistiamo più ad una bipartizione ma ad una tripartizione: chierici. santificare e reggere) radicato nel potere sacramentale sul corpo stesso di Cristo. cioè coloro che vivono da cristiani nel mondo. Nella Chiesa sussiste un’ineguaglianza funzionale tra i fedeli ed una diversità per stati di vita. Il non battezzato è legittimato però ad amministrare il sacramento del battesimo. disciplinato dal can. cercare il Regno di Dio trattando e ordinando le cose temporali. A differenza di molti legislatori civili.

nonché diritto a non essere colpiti da sanzioni penali non a norma di legge (can. diritto alla libertà di associazione e di riunione nella Chiesa (can. un solo battesimo. Un esempio è il diritto di libertà di associazione. 221). diritto all’educazione cristiana (can. 214). ma anche perché. 208 invece afferma che fra tutti i fedeli c’è una vera uguaglianza nella dignità e nell’agire. diritto di esercitare personalmente l’apostolato (can. Quindi il canone 207 permette la distinguibilità di forme di vita che danno luogo ad uno statuto canonico particolare. basta pensare al principio di reciprocità o al principio dei limiti che la libertà di ciascuno incontra nella libertà dell’altro. sia dei diritti degli altri e dei propri doveri verso gli altri. Questa affermazione del principio di eguaglianza è la premessa al manipolo di libertà. 220). Il can. 211). nel senso che il legislatore della Chiesa ha preferito esplicitare i doveri mentre negli ordinamenti statali sono impliciti nella formulazione dei diritti. In questa parte del codice sono confluite le disposizioni contenute nel progetto “Lex Ecclesiae fundamentalis” mai portato a termine. Inoltre si deve notare l’eterogeneità dei diritti fondamentali del cristiano nell’ordinamento canonico rispetto ai diritti dell’uomo e del cittadino racchiusi nelle costituzioni contemporanee. 213). dovere di condurre una vita santa e di contribuire all’incremento ed alla santificazione della Chiesa (can. In passato invece la Chiesa era organizzata come una società giuridicamente organizzata per ceti. Il can. per rendersi conto che tali diritti devono essere intesi in maniera coerente con le caratteristiche strutturali e finalistiche della Chiesa. diritto al buon nome nella comunità ecclesiastica (can. quindi non c’è nessuna ineguaglianza in Cristo e nella Chiesa. grazie alla rigenerazione in Cristo. che possiamo riassumere così: dovere di mantenere la comunione della Chiesa e soddisfare le obbligazioni personali verso la Chiesa (can. Queste disposizioni sono la diretta traduzione del principio della comunione (communio) già affermato nel can. 212). 209). 209 in cui si dice che i fedeli sono tenuti 21 . 218). A differenza di quanto accade negli ordinamenti giuridici secolari. quasi prima dei diritti. diritti e doveri comuni a tutti i fedeli se questi non godono di una posizione di eguaglianza all’interno dell’ordinamento. e dunque tutti cooperano all’edificazione del Corpo di Cristo. Si tratta di una differenza che nasce dalla concezione canonistica fortemente tributaria dei diritti fondamentali. 223 infatti afferma che ad ogni fedele incombe il diritto di tener conto sia del bene comune della Chiesa. Queste disposizioni aprono con l’affermazione del principio di eguaglianza che è formalmente entrato nella legislazione ecclesiastica solo con il codice ora in vigore. esiste un solo Signore. 216). 217). l’obbligo di sovvenire alle necessità della Chiesa provvedendo alle necessità dei poveri e degli emarginati (can. 222). non solo perché esistono diritti sanciti dal codice che non hanno alcun riscontro negli ordinamenti giuridici secolari. il loro ambito di operatività e le modalità del loro esercizio nella Chiesa non possono che essere particolari. 215). diritto alla libera scelta dello stato di vita (can. dovere dei fedeli di obbedire ai propri pastori. cioè il legislatore ha formulato una catalogo di doveri e diritti comuni sotto il titolo “Obblighi e diritti di tutti i fedeli” o “De omnium christifidelium obligationibus et iuribus”. una sola fede. Oggi invece l’ordinamento canonico ha fatto proprio il principio di eguaglianza per cui le differenze di trattamento giuridico non derivano da uno status ma dalle differenti funzioni che ciascuno è chiamato a svolgere. diritto all’esercizio di culto ed alla propria spiritualità (can. pure se si tratta di diritti rinvenibili negli ordinamenti secolari. infatti in passato si preferiva il principio dell’ineguaglianza. cioè una società in cui l’appartenenza ai vari ceti comportava la titolarità di uno status e di diritti e doveri propri. i doveri fondamentali del fedele. diritto alla tutela dei propri diritti e alla difesa in giudizio. presente nella Chiesa da un punto di vista sacramentale – ministeriale. diritto – dovere di partecipare all’opera di diffusione del messaggio evangelico (can. diritto alla libertà di ricerca nelle sacre discipline (can. diritti e doveri fondamentali di tutti i fedeli che troviamo al canone 208 poiché non vi possono essere libertà. A questo principio sono connessi i diritti e doveri fondamentali del cristiano ovvero i canoni 209 – 222. Lo statuto giuridico comune: i doveri e diritti fondamentali Dal canone 208 al canone 223 viene delineato lo stato comune a tutti i fedeli.né chierici né religiosi. Questo risponde anche ai principi dell’ecclesiologia del Concilio Vaticano II e specialmente nella Lumen gentium dove troviamo che uno solo è il popolo eletto da Dio. 219). diritto ai sacramenti e agli altri beni spirituali (can. 210). nonché il diritto – dovere di manifestazione del pensiero nella Chiesa su questioni concernenti il bene comune (can. il legislatore canonico contempla.

cioè dei diritti fondamentali che però prendono in considerazione non l’uomo in quanto tale ma l’uomo in quanto fedele (ad es. Girolamo. Appunti: Nell’ordinamento canonico sono contemplati i diritti fondamentali? E’ una questione ambigua perché si può essere d’accordo sulla loro applicazione ma non sul loro fondamento. 213) detto diritto fondamentale del cristiano. perché l’ordinamento canonico è un ordinamento aperto al diritto divino naturale e positivo. ritiene che lo Stato può dare e togliere. entrando a far parte delle fonti del diritto canonico del tempo. Nel diritto canonico troviamo una concezione giusnaturalistica. cioè anche laddove non fossero positivizzate esistono i diritti umani. Jacques Maritain. credeva che si sarebbe raggiunto un compromesso tramite un contratto e che non si sarebbe giunti a niente partendo dai fondamenti. I fedeli laici Un famoso testo di s. La società si divide in due posizioni: concezione giusnaturalista. dignità della persona umana) ed è la concezione dell’ordinamento italiano che all’art. il can. Il testo spiega che i cristiani si dividono in due categorie: nella prima troviamo sia i deputati al culto divino (chierici) sia coloro che ricercano il miglioramento dei propri costumi attraverso la scelta di un preciso stato di vita (monaci). Questo principio appartiene da sempre all’esperienza della Chiesa ma è stato ulteriormente rafforzato dal Concilio Vaticano II per sottolineare il passaggio da una ecclesiologia societaria (principio della societas) ad una ecclesiologia di comunione intenta a recuperare l’intera realtà divino . 2 della Costituzione riconosce i diritti umani. è la concezione comunista – Marxista dei paesi dell’est degli anni ’60. Nel diritto canonico esiste una seconda categoria di diritti fondamentali. imponendo una diversa concezione sia dei rapporti tra le varie istanze gerarchiche all’interno della Chiesa sia degli stessi diritti soggettivi.all’obbligo di conservare sempre la comunione con la Chiesa. la tollera perché ha una visione relativista secondo cui ogni posizione deve essere tollerata perché ha la stessa dignità delle altre. Negli anni ’40 appare la Dichiarazione Universale dei Diritti dell’uomo da parte dell’ONU. nella seconda troviamo i fedeli laici che. Esistono poi dei diritti fondamentali che esprimono istanze proprie del diritto naturale. inizia precisando che esistono due categorie di fedeli (“Duo sunt genera christianorum”). Questo elenco di diritti e doveri non sembra esaustivo per due motivi: per la genericità in cui sono formulati alcuni canoni. In conclusione si deve osservare che solo i battezzati che sono nella piena comunione con la Chiesa cattolica hanno attualmente ed effettivamente la pienezza dei diritti e dei doveri. deve manifestare la volontà di ricevere il battesimo. Infatti troviamo il can. i diritti dei fedeli non rappresentano espressione e strumento della massima emancipazione dell’individuo da ogni vincolo sociale o istituzionale ma piuttosto costituiscono delle sfere autonome di azione del fedele sempre protese al conseguimento del fine supremo della Chiesa. dichiarato inviolabile nella dichiarazione “Dignitatis humanae” dal Concilio Vaticano II. Dalla concezione giuspositivista emergono altri due filoni di pensiero: il giuspositivismo statalistico. sono autorizzati a sposarsi… possono essere salvati se 22 . carismi) irriducibili all’esperienza giuridica secolare. Anche se il mondo occidentale viene aggredito da questa posizione. Questo manifesta la radicalizzazione. ad esempio il diritto di libertà religiosa. ritiene che la posizione dell’individuo deve essere protetta dal legislatore ogni volta che voglia imporre se stesso. 748 il quale afferma che non è mai lecito indurre gli uomini con la costrizione ad abbracciare la fede cattolica contro la loro coscienza e il can.umana della Chiesa ponendo in rilievo elementi (sacramenti. Una parte della cultura islamica si pone in modo polemico nei confronti dei diritti umani ritenendoli frutto della cultura occidentale e soprattutto cristiana. riportato nel Decretum di Graziano. parola di Dio. cioè ritiene che i diritti umani non sono naturali ma sono riconosciuti dal legislatore quindi sono diritti storici e mutevoli. per poter essere battezzato. giuspositivismo individualista. mentre ha poco senso considerarlo nella Chiesa. della distinzione fra chierici e laici e l’accentuazione del processo di “clericalizzazione” poiché il Decretum di Graziano viene inserito nel Corpus Iuris Canonici. 865 il quale afferma che un adulto. solo coloro a cui è permesso possedere beni temporali per i propri bisogni. nell’età medievale. come spiega san Girolamo. concezione giuspositivista. filosofo. 209 afferma che il principio di comunione rappresenta uno degli elementi che più distingue la logica dell’ordinamento canonico da quella degli ordinamenti secolari. il can. Senza dover aderire all’impostazione teorica della scuola canonistica di orientamento teologico. cioè ritiene che i diritti fondamentali si trovano nell’etica naturale e spettano a tutti (ad es. società ad appartenenza volontaria. Questo diritto ha un senso se si pone nello Stato. società ad appartenenza necessaria. Ma al contrario dei diritti fondamentali degli ordinamenti secolari. Nel dibattito avvenuto nel corso dell’avvento del codice (1983) non si parla di diritti fondamentali anche se il termine viene usato spesso.

sono chiamati a cooperare col parroco (can. segue un lungo periodo in cui si radicalizza la distinzione tra chierici e laici. All’interno della famiglia i coniugi devono essere apostoli reciprocamente e devono essere i primi annunciatori di Cristo ai propri figli. Dopo Trento la distinzione tra chierici e laici si accentuò fino al codice del 1917 compreso. 519). Si tratta di norme di principio chiamate a costituire criteri di interpretazione delle più specifiche disposizioni riguardanti i fedeli laici. I fedeli laici hanno anche una specifica funzione all’interno della Chiesa. 225 per il quale i fedeli laici hanno il diritto e il dovere di lavorare perché il messaggio di salvezza sia conosciuto e fatto proprio da tutti gli uomini. i secondi chiamati a svolgere un ruolo passivo (populus ductus). in sostanza l’istituzione ecclesiastica lottò col potere imperiale per emanciparsi dalla sudditanza e riacquistare la propria autonomia. nel can. Quindi la missione della Chiesa non è esclusiva né si identifica con quella dei chierici ma è propria di tutto il popolo di Dio. Questo ha portato ad un processo di identificazione della Chiesa con il ceto clericale perché la libertà della Chiesa dal potere secolare fu perseguita attraverso la progressiva emarginazione dei laici. 224 – 231). Il codice di diritto canonico disciplina lo stato dei fedeli laici con una serie di disposizioni che possono essere sistematizzate secondo una triplice prospettiva (cann. che comporta la titolarità dei diritti e dei doveri relativi a tutti i fedeli (can. mostrando una concezione restrittiva del fedele laico poiché vista come concessione alle umane debolezze e quindi non come la condizione migliore. Dopo il Concilio Vaticano II il laico viene inteso come la Chiesa stessa nel mondo. Nell’età moderna. Ad esempio il can. 377). entrano a comporre il consiglio pastorale diocesano e parrocchiale (can. al tempo stesso riflette una gerarchia di valori. ad esempio i laici possono presiedere associazioni pubbliche di fedeli (can. Innanzitutto le disposizioni che riguardano la partecipazione dei fedeli laici all’unica missione della Chiesa. riaffermando l’importanza della mediazione ecclesiale tra il fedele e Dio. interna ed esterna. ma prevede anche 23 .evitano i vizi e fanno del bene. soprattutto in quelle circostanze concrete nelle quali l’azione dei chierici è difficile o impossibile. 227 viene riconosciuta ai fedeli laici la libertà nelle cose civili che spetta a tutti i cittadini. In conclusione alla prima età della Chiesa chierici e laici svolgono un ruolo attivo nella comunità ecclesiale. 512). Il Concilio. ci fu il Concilio di Trento che dovette reagire alla riforma protestante di Martin Lutero. Il codice contiene un’ampia parte dedicata al matrimonio sacramento. Ovviamente il fedele laico ha un ministero diverso da quello dei chierici in ragione della sua condizione secolare. Questo testo mostra una concezione clericale della Chiesa quindi manifesta una riaffermazione della Chiesa come società ineguale. Nella Lumen gentium. senza negare le concezioni gerarchico – giuridiche della Chiesa come istituzione e carismatico – spirituale come Corpo Mistico di Cristo. Perciò i fedeli laici godono nell’ordinamento giuridico di una vera eguaglianza sostanziale. 443). Il diritto vigente nella disciplina di matrimonio e famiglia tiene conto di una duplice prospettiva. cioè anche i laici hanno il proprio compito nella missione del popolo di Dio. Per quanto riguarda la funzione dei laici nel mondo. con il termine laici si intendono tutti i fedeli ad esclusione dei membri dell’ordine sacro e dello stato religioso sancito nella Chiesa. cioè contribuire alla santificazione del mondo. 317). Nel medioevo la rivendicazione della libertà della Chiesa (libertas Ecclesiae) da parte del Papato nei confronti del potere civile ebbe un forte influsso nella distinzione tra chierici e laici. possono partecipare ai concili particolari e provinciali (can. Nel decreto conciliare sull’apostolato dei laici “Apostolicam actuositatem” si dice che nella Chiesa c’è diversità di ministero ma unità di missione. 225). invece. poiché il matrimonio è la condizione di vita più comune tra i laici. A proposito del matrimonio il diritto canonico non tende a definire il fedele laico in relazione allo status coniugale. deve santificare sé stesso ed il mondo in cui vive. 460). possono prendere parte al sinodo diocesano (can. possono essere consultati sulla nomina dei Vescovi e dei parroci (can. Per questo si è dovuta rimarcare l’esistenza di un sacerdozio ordinato e distinto dalla comunità dei fedeli. ad esempio can. Ci sono molte ragioni per questo modo di pensare ai fedeli laici ma principalmente sono due. attraverso un approfondimento della natura della Chiesa. ovviamente la sua vocazione è cercare il Regno di Dio trattando le cose temporali. 226 dispone che coloro che vivono nello stato coniugale sono tenuti all’obbligo di lavorare ad edificare il popolo di Dio attraverso il matrimonio e la famiglia. 224). presenta la Chiesa come popolo di Dio. infatti il Concilio si occupò quasi esclusivamente del clero. possono essere uditi dall’Ordinario del luogo per la predisposizione pastorale della famiglia (can. La caratteristica dei fedeli laici è data dal compito di ordinare le cose temporali in conformità con lo spirito evangelico e di rendere testimonianza di Cristo nella trattazione delle cose temporali (can. i primi chiamati a svolgere un ruolo attivo nella Chiesa (populus ducens). anche qui ci sono diversi canoni. verso l’esterno devono offrire viva testimonianza della santità e della indissolubilità del matrimonio cristiano. Questa separazione si prolunga fino al Concilio Vaticano II il quale opera una rivalutazione del laicato. 1064). cioè comunità dei fedeli.

Esistono dei casi però in cui i fedeli laici sono chiamati a cooperare al munus docendi della gerarchia.disposizioni relative alla famiglia che riguardano profili più attinenti alle competenze della Chiesa. o di insegnare. 796). inoltre i genitori hanno il diritto – dovere di educare la prole e hanno il diritto di ricevere un aiuto dalla società civile per provvedere all’educazione cattolica dei figli (can. 766 dispone che i fedeli laici possono in certe circostanze predicare in una chiesa o in un oratorio. quindi sono di diritto pubblico. sia nell’ambito amministrativo che in quello giudiziario. aggiungendo che i fedeli possono cooperare a norma del diritto. I laici possono inoltre assistere alla celebrazione del matrimonio e amministrare alcuni sacramentali. come si afferma nel can. escludendo l’omelia che è riservata ai chierici. commentatore o cantore. 774). vengono costituite dalla competente autorità e ricevono la missio per i fini che si propongono di conseguire. per renderli partecipi della santità di Cristo. ai consigli per gli affari economici (can. cioè dei ministeri istituiti (ufficialmente determinati per speciali compiti e mansioni) distinti dai ministeri di fatto (categoria aperta di servizi alla comunità ecclesiale). pubblico dai chierici. 228). A questa disposizione occorre aggiungere il can. Il can. ai ministeri di lettori e di accoliti. Nel can. 228 secondo cui i laici che risultano idonei sono giuridicamente abili ad essere assunti in quegli uffici ecclesiastici secondo le disposizioni del diritto. 512). ad esempio il can. In relazione ai rapporti tra genitori e figli. La funzione di santificare gli uomini (munus sanctificandi). Lo stesso canone permette ai laici di svolgere temporaneamente delle funzioni come lettore. Si configura una partecipazione del laicato all’insegnamento pubblico della Rivelazione divina. possono essere stabilmente assunti. Poi sulla base del can. in caso di mancanza di chierici. Il diritto canonico prevede anche casi in cui i fedeli comuni possono cooperare alla funzione di santificare propria della gerarchia. Invece il can. 797) ma hanno il dovere di scegliere una scuola che dia un’educazione cattolica ai propri figli (can. Per quanto riguarda la funzione profetica. pone a carico di entrambi i genitori l’obbligo di formare i figli nella fede cristiana (can. 230 dispone ad esempio che i laici di sesso maschile. con l’età e le doti giuste. 317) ma hanno finalità che si connettono con il munus docendi della gerarchia. celebrazione dei sacramenti) spetta solo ai chierici. 145. 129 troviamo che sono abili alla potestà di governo (nella Chiesa per istituzione divina) coloro che hanno ricevuto l’ordine sacro. Ad esempio nell’ambito amministrativo la partecipazione dei laici ai consigli pastorali (can. mediante rito liturgico. hanno il diritto di scegliere liberamente la scuola per i propri figli (can. Una modalità di insegnamento della gerarchia è l’insegnamento scientifico o dottorale di scienza sacra e secondo il can. 229 anche i laici idonei possono insegnare le scienze sacre. 784). nell’ambito giudiziario i laici possono essere assunti all’ufficio di giudice (can. costituito per disposizione sia di diritto divino sia di diritto umano. Esistono infatti modi diversi di partecipare alla funzione di insegnare (munus docendi): è esercitata in modo ufficiale. La cooperazione dei laici alle funzioni gerarchiche I fedeli laici possono essere chiamati a collaborare con i ministri sacri (chierici) all’esercizio delle loro tre funzioni. mantenendo l’antico primato dell’eguaglianza tra i coniugi. ai presbiteri e ai diaconi. autentico. appartiene a tutto il popolo di Dio in ragione del carattere missionario della Chiesa. Questa funzione si trova nel can. 835 in cui sono precisate le varie funzioni che spettano alla gerarchia. Esistono casi nei quali il diritto canonico configura la possibilità di conferire ai laici uffici ecclesiastici che comportano la titolarità della potestas regiminis. di svolgere uffici non richiedenti l’ordine sacro. dunque tra gli uffici si devono distinguere quelli strettamente clericali (stricte clericalia) e quelli meramente laicali per i quali non è richiesto l’ordine sacro. Più complessa la cooperazione dei laici alla funzione regale o di governo della Chiesa (munus regendi). l’ufficio ecclesiastico è qualunque incarico. in particolare ai Vescovi. da esercitarsi per un fine spirituale. 776 afferma che la formazione catechetica è funzione del parroco ma può farsi aiutare anche dai fedeli laici. una speciale funzione di santificazione (es. in particolare dai catechisti che sono chiamati in modo speciale alla prima predicazione del cristianesimo ai non cristiani (can. 301). 759. Un altro caso si ha nelle associazioni pubbliche di fedeli con lo scopo di insegnare la dottrina cristiana (can. autorevole. è partecipata da ogni fedele in virtù del sacerdozio comune. Soprattutto su entrambi i genitori grava l’obbligo di seguire i propri figli per ricevere a tempo debito i sacramenti. Nel diritto canonico vigente gli uffici ecclesiastici non sono riservati ai chierici ma possono essere conferiti anche ai laici. poiché queste associazioni possono essere presiedute da laici (can. 492) e ai consigli in genere (can. in modo non ufficiale e privato dai fedeli comuni. cioè i chierici. 793). 24 . nonché. e poi è distinta la particolare forma in cui tutti i fedeli partecipano a questa funzione.

culto. Questa distinzione si ricollega alla più generale distinzione operata dal codice canonico tra persone giuridiche private e pubbliche (can. la necessità di avere propri statuti. In questi casi si tratta di una potestà di governo per il cui esercizio non è necessaria la sussistenza del presupposto dell’ordine sacro. Soprattutto i responsabili devono curare la formazione dei consociati. 1424). che potrebbe essere conferita anche a chi non ha l’ordine sacro. 299) . Alle associazioni di fedeli laici si applicano anche alcune norme speciali. 116). In altre parole il diritto positivo viene a favorire la formazione di quelle associazioni che rispondono alla funzione dei fedeli laici nel mondo e che si ispirano al Concilio Vaticano II. Si potrebbe più semplicemente dire che in via generale gli uffici ecclesiastici che comportano esercizio della potestà di governo sono riservati ai soli chierici. In questo diritto di associazione si riflette la duplice missione dei laici: nella Chiesa e nel mondo e nella cooperazione al ministero gerarchico.1421) così come possono svolgere l’ufficio di assessore (can. ciò è tanto più vero in relazione all’ordinamento canonico nel quale si realizza una compenetrazione della vita e del destino del singolo con la vita ed il destino del tutto e viceversa. esercitando funzioni autoritative. 215. Per risolvere questo problema la dottrina ha trovato varie soluzioni. detta ecclesiale. secondo cui esistono azioni che i fedeli compiono individualmente in nome proprio e azioni che compiono in nome della Chiesa in comunione con i loro pastori. 310). Tra le disposizioni di carattere generale troviamo la necessità di avere il consenso da parte della competente autorità per poter dire che l’associazione è cattolica (can. Nella figura dell’associazione si trova lo strumento tecnico giuridico con cui realizzare strutture più complesse per 25 . 328). Secondo alcuni solo i chierici avrebbero un’abilità permanente alla potestas regiminis e i laici possono solo collaborare con i chierici titolari. propria denominazione e prevedere le modalità di iscrizione e dimissione dei soci (can. Secondo altri nella Chiesa esiste una duplice giurisdizione: una sacramentale e l’altra non sacramentale. in particolare è incoraggiata la loro costituzione per il perseguimento di fini spirituali. Altri ancora sostengono che solo gli ordinati in sacris avrebbero una pretesa giuridicamente tutelata nell’ordinamento ad ottenere uffici ecclesiastici e i laici di conseguenza potrebbero ottenere uffici ecclesiastici con tale potestà senza che ciò risponda ad un preciso diritto. Le associazioni senza personalità giuridica possono possedere beni con l’effetto di far sorgere diritti in capo ai consociati intesi come comproprietari (can. Il codice distingue due tipi di associazioni: .associazioni pubbliche: costituite direttamente dall’autorità ecclesiastica o aventi lo scopo di insegnare la dottrina cristiana in nome della Chiesa. In particolare nei canoni 298 – 299 è sancito il diritto dei fedeli di formare associazioni con fini di pietà. Coloro che presiedono a queste associazioni devono favorire la cooperazione con altre associazioni affinché siano di aiuto alle opere cristiane (can. Quest’ultimo è individuato nel Concilio Vaticano II che guarda alla Chiesa come popolo di Dio. che possono essere erette dalla competente autorità ecclesiastica. In conclusione possiamo dire che la cooperazione dei fedeli laici alle funzioni dei ministri sacri possono essere considerate come forme di supplenza. non solo una formazione cristiana e generale in relazione alle finalità dell’associazione ma anche una preparazione professionale specifica sulle attività dell’associazione (il cosiddetto volontariato). Non è facile quindi comprendere il canone 274 secondo il quale solo i chierici possono ottenere uffici il cui esercizio richieda la potestà di ordine o la potestà di governo. 305). il codice detta un’ampia disciplina al fenomeno associativo nella Chiesa. le persone giuridiche pubbliche sono costituite dall’autorità competente e agiscono in nome di questa. in particolare i beni appartenenti alle persone giuridiche pubbliche entrano a comporre il patrimonio ecclesiastico (bona ecclesiastica). ma trova riconoscimento e disciplina nella misura in cui l’associazione persegue le finalità. di incrementare il culto pubblico (can. Il fondamento del diritto di associazione in realtà è duplice: naturale e soprannaturale. fatta eccezione per i casi in cui il diritto ammette anche i fedeli laici. perché sembra contraddire le altre disposizioni. 300). Le associazioni di fedeli Con il diritto di libertà di associazione riconosciuto dal can. 301). perciò l’associarsi dei membri della comunità ecclesiale è opportuno. apostolato. le persone giuridiche private nascono per libera iniziativa dei fedeli e agiscono in nome propria per il perseguimento delle finalità proprie della Chiesa. La missione della Chiesa non è propria ed esclusiva della gerarchia ma di tutto il popolo di Dio. Possiamo dire che il canone 215 positivizza un diritto naturale proprio di ogni uomo. carità. ma sarebbe riduttivo poiché se è vero che il diritto di associazione non è mai fine a sé stesso. Questa distinzione si riflette sul regime giuridico delle associazioni.associazioni private: sono costituite per iniziativa dei fedeli (can.

211). è ricevuto dalla Chiesa e affidato agli Apostoli e ai suoi successori. Infatti la Chiesa non solo fonda e organizza su questa base la sua struttura gerarchica e la potestas sacra. Viene conferita mediante il sacramento dell’ordine e ha carattere personale perché viene conferita ad una persona imprimendole un carattere indelebile. La “sacra potestas” La predicazione del Vangelo. Si distingue in potestà di ordine (munus sanctificandi). Oggi il magistero della Chiesa si rivolge anche all’esterno della comunità dei credenti per riaffermare i principi morali insiti nell’uomo. profetico e regale di Cristo. ma presenta anche una forte dimensione istituzionale in virtù degli stretti vincoli di comunione. 145). istituzione. infatti il culmine di queste funzioni è agire impersonando Cristo nell’eucarestia (in persona Christi Capitis). 1752). la riaffermazione di quei principi morali. costituito stabilmente per disposizione sia divina sia ecclesiastica. Si tratta quindi di un duplice compito: l’annuncio della verità rivelata o depositum fidei. Quest’ultima può consistere nella concessione di un particolare ufficio o nell’assegnazione di una parte di fedeli per il loro governo pastorale. La potestà di magistero La potestà di magistero è il compito di predicare il Vangelo a tutte le genti e di annunciare sempre e dovunque i principi morali. Tutti i fedeli hanno il diritto e il dovere di contribuire all’annuncio della salvezza (can. L’ordinato compimento dei tria munera richiede una complessa organizzazione ecclesiastica. dette tria munera Ecclesiae. Infatti in questa triplice potestà si manifesta il prolungamento dell’azione di Cristo nella Chiesa. Nel passato si rivolgeva essenzialmente ai credenti per insegnare loro le verità di fede. conferma o ammissione. impegnati nei vari 26 . contrastare gli errori dottrinali e richiamarli all’osservanza dei precetti della morale cristiana. 834). Essa conferisce al suo titolare la facoltà di compiere segni sacramentali o segni sensibili istituiti da Cristo. Si può entrare a far parte del Collegio episcopale in virtù della consacrazione episcopale (la pienezza dell’ordine) e con la comunione gerarchica con il Capo del Collegio e con gli altri membri. quindi vincolanti per tutti gli uomini a prescindere dall’adesione di fede alla verità rivelata (per questo oggi vengono attenuati gli originari caratteri di potestas). insiti nella natura dell’uomo (diritto divino naturale). potestà di magistero (munus docendi) e potestà di giurisdizione (munus regendi). che producono la grazia ex opere operato. Si tratta di una facoltà che si traduce in capacità di carattere ontologico a realizzare atti capaci di generare la vita soprannaturale. l’amministrazione dei sacramenti e la finalità suprema della salvezza delle anime (suprema lex. Il Governo della Chiesa La Chiesa è una societas gerarchicamente ordinata. Nella consacrazione troviamo un’ontologica partecipazione dei sacri uffici o munera.esplicitare le funzioni propriamente laicali (associazioni private) o le funzioni derivate dal ministero gerarchico (associazioni pubbliche). manifestano una dimensione di giustizia nei rapporti interpersonali all’interno della Chiesa. Nel Concilio Vaticano II infatti si dice che Cristo ha stabilito nella sua Chiesa i vari ministeri. per accettazione dell’eletto (can. ha ricevuto dal suo Fondatore il compito di predicare il Vangelo a tutte le genti (munus docendi) e di amministrare i sacramenti (munus santificandi). La potestà di ordine La potestà di ordine è ordinata alla santificazione degli uomini mediante l’azione liturgica e l’amministrazione dei sacramenti (can. questo vale soprattutto per i laici. Dunque il potere della Chiesa ha carattere personale in forza della consacrazione (la persona ordinata in sacris). corrispondenti al triplice ufficio sacerdotale. ma per essere liberi nell’esercizio della potestà (ad actum expedita) deve accedere la canonica o giuridica determinazione (iuridica determinatio) o missio canonica. La Chiesa quindi vista come comunione istituzionale gerarchicamente ordinata. da esercitarsi per un fine spirituale” (can. nata dalla chiamata del suo Fondatore. 146 ss). Questi segni realizzano alcune funzioni specifiche dell’azione di Cristo come capo della Chiesa. per libera elezione. La parola di Dio e i sacramenti sono dunque il bene più prezioso e la fonte più autentica dell’ordinamento ecclesiale e della sua organizzazione. i ministri sono rivestiti di sacra potestà e servono i loro fratelli. L’assegnazione di un ufficio avviene mediante libero conferimento. nella quale tali funzioni sono divise in distinte sfere di competenza. ma costituisce una comunità di persone legate tra loro da vincoli di comunione. can. definito come “qualunque incarico. La sacra potestas discende dall’originario mandato apostolico e ne sono titolari supremi il Collegio episcopale e il Pontefice. con un’unità elementare detta “ufficio ecclesiastico”. Questa missione e i mezzi di salvezza differenziano la Chiesa da qualsiasi altra società o associazione.

o munus docendi. non in ragione dell’ufficio (can. La potestà esecutiva ordinaria è ipso iure riconosciuta ad una serie di soggetti destinati unitariamente con il termine di Ordinario (can. Nessuna dottrina è infatti infallibilmente definita se ciò non consta manifestamente (can. ossia l’insegnamento circa la fede e i costumi impartito senza proclamarlo con atto definitivo. 135). La potestà delegata viene trasferita per ragioni di urgenza. è il potere di governare i fedeli nella vita sociale della Chiesa ed esiste per istituzione divina (can. c) per i propri membri. b) coloro che godono di una potestà esecutiva ordinaria generale. una partecipazione ontologica spetta ai presbiteri in forza del sacramento dell’ordine. 129). dal diritto stesso o dal titolare del potere. Anche la potestà di giurisdizione risulta quindi indissolubilmente legata alla dimensione ontologica del sacramento dell’ordine. 129). cioè sono tenuti ad osservare con cristiana obbedienza ciò che i sacri Pastori dichiarano come maestri della fede o dispongono come capi della Chiesa (can. ne gode il legislatore. in questo caso i fedeli sono tenuti a prestare un religioso ossequio dell’intelletto e della volontà (can. La tripartizione dei poteri Il codice ha introdotto ex novo la distinzione della potestas regiminis in potestà legislativa. L’origine della sacra potestas discende dall’appartenenza al Collegio episcopale. ossia i vicari generali ed episcopali. La potestà di giurisdizione La potestà di giurisdizione.la potestà legislativa. o potestas regiminis. 134). Infatti riserva agli ordinati in sacris gli uffici con potestà di governo a cui i fedeli laici possono solo cooperare a norma del diritto (can. 135 afferma che: . Infatti il can. ciò ha comportato la riaffermazione dell’unitarietà della sacra potestas e del fondamento sacramentale del potere della Chiesa. i superiori maggiori degli istituti religiosi e della società di vita apostolica. La fede è adesione piena dell’intelletto e della volontà a Dio. Ad un gradino inferiore troviamo il magistero autentico del Pontefice e del Collegio dei Vescovi. che li costituisce principali collaboratori del Vescovo. In passato. si era affievolita la coscienza dell’unitarietà della potestas sacra. sono autentici dottori e maestri della fede per i fedeli a loro affidati (can. 131). La potestà ordinaria è quella che dallo stesso diritto è annessa a un ufficio (can. cioè una parte delle funzioni inerenti ad un ufficio di governo vengono affidate. Anche se non è stato recepito il principio della separazione dei poteri a distinti apparati e organi di governo. o vicaria se è esercitata in rappresentanza di altri (es. 749). destinata alla produzione di norme generali gerarchicamente superiori. 27 . è esercitato dalla gerarchia e assume carattere vincolante per i fedeli. L’ufficio di insegnare. in comunione con il Capo e i membri del Collegio. non può essere validamente delegata (perché spetta solo al Sommo Pontefice e ai Vescovi) se non è disposto esplicitamente altro dal diritto. I Vescovi non godono dell’infallibilità ma. a causa del processo di assimilazione della Chiesa agli Stati. 212). 131) e può definirsi propria se è esercitata dalla persona titolare dell’ufficio.ambiti della realtà temporale. esecutiva e giudiziaria (can. identificano una serie di attività e funzioni omogenee per meglio precisarne il regime di esercizio. Si fa quindi una distinzione tra potestà ordinaria e potestà delegata. 753). questi soggetti sono: a) il Romano Pontefice. Oggetto della fede sono tutte quelle cose che sono contenute nella parola di Dio scritta o tramandata e che sono proposte come divinamente rivelate sia dal magistero solenne della Chiesa (verità infallibile divina e cattolica) che dal suo magistero ordinario e universale (verità divina e cattolica) (can. ad un altro soggetto perché le svolga in nome o per conto del primo. ritenuta funzionale alle esigenze di governo della societas cristiana. 750). il vicario generale nella curia diocesana). 749). utilità o necessità. analoga prerogativa spetta al Collegio episcopale quando i Vescovi si riuniscono in Concilio Ecumenico e dichiarano in un’unica sentenza da tenersi come definitiva per tutta la Chiesa una dottrina sulla fede o sui costumi (can. 752). dotati almeno di potestà esecutiva ordinaria. Il Vaticano II opera un recupero della duplice e inscindibile natura misterico-sacramentale e gerarchico-istituzionale della Chiesa. Esistono diverse gradazioni: il livello supremo è l’infallibilità di cui gode il Pontefice in forza del suo ufficio. Per Ordinario del luogo si intendono tutti quelli sopra elencati eccetto la lettera c) (can. ad una persona o ad un ufficio avente carattere transitorio (delegato). 134). è un mandato conferito alla persona stessa. Quindi questo è un magistero ordinario ma non infallibile. l’ordinamento stesso della Chiesa si sviluppa sulla base del sacramento dell’ordine. è da esercitarsi nel modo stabilito dal diritto. ha dunque un duplice fondamento: la rivelazione e il magistero della Chiesa. Una tecnica di trasferimento di funzioni è l’istituto della delega dei poteri. i Vescovi diocesani e quelli preposti ad una chiesa particolare. portando ad una divaricazione tra potestà di ordine (riservata agli ordinati in sacris) e potestà di giurisdizione.

è una successione organica e non personale poiché ogni nuovo Vescovo dal momento della consacrazione entra a far parte del Collegio e non succede singolarmente ad uno dei dodici apostoli. La tesi più convincente è quella dei due soggetti inadeguatamente distinti titolari di potestà suprema sulla Chiesa universale (Betrams. destinata alla risoluzione delle controversie mediante l’applicazione del diritto al caso concreto.- - la potestà giudiziale. Nella Chiesa il potere o potestas sacra proviene sempre dall’alto. può essere delegata sia per un atto (delega speciale) che per un insieme di casi (delega generale) a meno che non sia disposto espressamente altro dal diritto (can. la potestà esecutiva ordinaria. Questo determinò una grave crisi nel delicato equilibrio costituzionale che comportò il trasferimento per alcuni decenni della sede dei Papi in Francia. i Vescovi. Questo processo ebbe inizio con il Concilio di Trento (1545 – 1563) e il suo culmine con il Concilio Vaticano I (1870). La questione del primato pontificio fu anche al centro delle tensioni che furono all’origine dello scisma d’Oriente (1054) e poi della Riforma protestante (1517). Il rapporto tra la collegialità e il primato è l’asse portante del sistema di governo della Chiesa. La Riforma cattolica portò un processo di centralizzazione del governo della Chiesa universale attorno al Pontefice in difesa all’interno della sua dottrina sacramentale contro le eresie. ad Avignone. ma di un gruppo stabile. cioè di un gruppo di eguali. Il metodo collegiale ispira il funzionamento e la stessa istituzione di nuove strutture all’interno della Chiesa. non può assimilarsi dunque alla logica democratica degli Stati ma va considerata come espressione della natura della Chiesa come comunione. il quale nel Collegio conserva integro il suo ufficio di Vicario di Cristo e Pastore della Chiesa universale. Il Concilio Vaticano II ha precisato la dottrina sui Vescovi e sulla Chiesa particolare. Nei primi secoli del secondo millennio la rivendicazione del primato pontificio vide il suo culmine teorico prima nel “dictatus papae” di Gregorio VII (1073 – 1085) e poi nel successivo pontificato di Innocenzo III fino alla bolla “Unam sanctam” di Bonifacio VIII (1294 – 1303). La “nota explicativa praevia” alla Lumen gentium precisa che l’espressione “collegio” non è da intendersi in senso strettamente giuridico. Il Collegio dei Vescovi è l’organo che succede all’originario Collegio apostolico. nei secoli successivi l’autorità del Pontefice si consolidò. Questa complessa costruzione costituzionale non ha eguali e ha suscitato una serie di tesi dottrinali che mirano a spiegarne il fondamento teorico. inoltre volle che i loro successori. Mentre prima le principali definizioni dottrinali furono il frutto di importanti concili orientali. all’esterno a tutela delle sue prerogative contro le rivendicazioni giurisdizionalistiche degli Stati moderni. ne godono i giudici e i collegi giudiziari (potestà vicaria). 330). Entrambi godono della potestà suprema. ha quindi natura collegiale e insieme primaziale. non può essere delegata (perché teoricamente è già delegata). ma il primo può esercitarla liberamente e il Collegio dei Vescovi deve sempre intendersi con il suo capo. fossero nella sua Chiesa pastori fino alla fine dei secoli. Collegialità e primato: la dinamica del potere nella Chiesa Nella costituzione conciliare “Lumen gentium” si dice che Gesù Cristo ha edificato la santa Chiesa e ha mandato gli Apostoli. il Sommo Pontefice. Lo Castro). poiché in esso permane 28 . poiché ha il merito di risolvere la contraddizione della loro esistenza recuperando l’unità del potere nella Chiesa a livello teologico. 137). La costituzione gerarchica della Chiesa è quindi di istituzione divina ed è fondata sul Collegio dei Vescovi e sul primato del Pontefice. La rivalutazione operata dal Concilio della collegialità episcopale corrisponde alla natura originaria della Chiesa. Gli organi di governo della Chiesa universale . avendo anche come riferimento un passo di Matteo. nel quale fu affermato il principio dell’infallibilità del Papa in materia dottrinale quando egli parla ex cathedra. La suprema autorità della Chiesa è costituita dal Romano pontefice e dal Collegio dei Vescovi (can. e con i membri. è da esercitarsi nel modo stabilito dal diritto. Al contrario per l’ufficio del Pontefice abbiamo una successione personale all’apostolo Pietro. Infatti il Collegio necessariamente e sempre cointende il suo Capo. anche se i deliberati furono approvati dal Pontefice. Il Concilio di Costanza (1414 – 1418) rappresentò la massima affermazione di questa tendenza. fondata sulla natura collegiale e sacramentale dell’episcopato. Agli Apostoli prepose il beato Pietro e in lui stabilì il principio dell’unità della fede e della comunione. destinata al perseguimento dei fini dell’amministrazione ecclesiastica mediante l’applicazione delle leggi.Il Collegio dei Vescovi Il Collegio dei Vescovi è formato da tutti i Vescovi in forza della consacrazione episcopale e della comunione gerarchica con il capo.

Venne istituita da Papa Sisto V con la costituzione apostolica “Immensa aeterni Dei” del 1588. se è gia stato conferito del carattere episcopale ottiene la potestà al momento dell’accettazione (can. La costituzione apostolica “Pastor Bonus” del 1988 individua due caratteristiche: l’indole strumentale o ministerialità. 338). Il Concilio ecumenico è la massima espressione della collegialità episcopale. 336). La costituzione apostolica “Romano Pontifici eligendo” oggi in vigore e promulgata nel 1975. come vicario di Cristo. infatti ne sono stati celebrati in tutto 21 dalle origini del cristianesimo ad oggi. suprema perché è al vertice dell’ordinamento. insieme alla consacrazione episcopale. anche se possono essere chiamati anche altri soggetti (can. E’ una potestà ordinaria perché è annessa ad un ufficio. l’ufficio concesso dal Signore a Pietro e trasmesso ai suoi successori (can. Il Papa è titolare dell’ufficio episcopale sulla diocesi di Roma. L’eventuale rinuncia all’ufficio. indetta o liberamente recepita dal Romano Pontefice (can. Questa stessa conferma vale anche per i decreti che il Collegio dei Vescovi emana al di fuori del Concilio (can. il governo della Chiesa è affidato al Collegio cardinalizio. Il fatto che questa potestà sia esercitata liberamente significa che non incontra limiti in nessuna autorità umana (can.La Curia romana Il Pontefice. piena perché non riguarda solo la dottrina. ha potestà ordinaria suprema. 333) ma non che sia una potestà illimitata perché incontra i limiti del diritto divino. Come supremo Pastore della Chiesa è sempre congiunto nella comunione con gli altri Vescovi e con tutta la Chiesa salvo il diritto di determinare il modo di esercitare tale ufficio (can. L’ufficio di Sommo Pontefice ha carattere elettivo. deve essere fatta liberamente e debitamente manifestata (can. 338). 339). 337). 331). . da lui confermati e promulgati. presiedendolo o personalmente o attraverso dei delegati. Come capo del Collegio episcopale svolge dei compiti già esaminati. devono mantenere il segreto sulle vicende del conclave. cioè non ha alcuna autorità o potere al di fuori di quelli che riceve dal Pontefice. anche se i Padri conciliari possono aggiungere altre questioni che dovranno essere approvate dal Pontefice (can. 331). in caso di vacanza della Sede apostolica. sospenderlo. Il rapporto tra il Concilio e il Pontefice è così stretto che. Il compito di eleggere il Papa spetta al collegio dei cardinali riuniti in conclave. al quale hanno diritto di partecipare tutti i cardinali che non hanno compiuto ottant’anni. . il Concilio viene interrotto ipso iure (can. perché ogni espressione della collegialità episcopale va intesa con la concezione della Chiesa come comunione. Vi partecipano con voto deliberativo tutti e soli i Vescovi membri del Collegio episcopale. nel corso del tempo ha subito quattro ristrutturazioni e l’ultima è la costituzione apostolica “Pastor Bonus”. Il primato della potestà ordinaria si estende su tutte le Chiese particolari e i loro raggruppamenti. è assistito dalla Curia romana. In quanto successore di Pietro. Il Collegio dei Vescovi esercita la sua potestà. naturale e rivelato. Inoltre sempre al Pontefice spetta il compito di determinare le questioni da trattare nel Concilio. immediata perché non necessita di intermediari e universale perché si estende a tutti. in quanto capo visibile della comunità dei credenti. Questa è costituita da una serie di dicasteri e organismi coordinati dalla Segreteria di Stato. 29 . In caso di vacanza della Sede apostolica. esclude qualsiasi intervento nel conclave di altre autorità e prevede che gli elettori. Vicario di Cristo e Pastore in terra della Chiesa universale (can. quindi in caso di morte del pontefice o per sua legittima rinuncia all’ufficio. 333). 332). 335). piena immediata e universale sulla Chiesa che può sempre esercitare liberamente (can. sottoposti a clausura fino alla proclamazione dell’eletto (“cum clave”). 340). trasferire il Concilio. come Pastore della Chiesa universale.perennemente il corpo apostolico (can. 341). che ha il suo fondamento in una diretta concessione divina che va distinta dalla suprema potestà di governo su tutta la Chiesa universale. Spetta unicamente al Romano Pontefice convocare il Concilio. nell’esercizio delle funzioni di governo sulla Chiesa universale. I decreti del Concilio hanno forza vincolante solo se sono approvati dal Pontefice. 332). ottiene quindi la potestà piena e suprema con l’elezione legittima. Il funzionamento e l’operatività del Concilio ecumenico non dipendono però dall’applicazione del mero principio di maggioranza. cui presiede il cardinale Segretario di Stato. 331).Il Romano Pontefice Il Romano Pontefice è il Vescovo della Chiesa di Roma. piena e suprema. che esercita attraverso il Cardinale vicario e gli uffici del Vicariato di Roma. sulla Chiesa universale nel Concilio ecumenico ovvero l’azione congiunta dei Vescovi sparsi nel mondo. che però non deve apportare nessuna modifica o innovazione (can. è titolare di una potestà ordinaria vicaria o ministeriale. da lui accettata. 333). scioglierlo e approvarne i decreti (can. è anche capo del Collegio dei Vescovi. forte aspirazione all’unità che si esprime con la ricerca all’interno del Collegio dell’unanimità. inoltre viene rafforzata la potestà che i vescovi hanno sulle Chiese particolari (can. nominato dal Pontefice e suo principale collaboratore. per essere valida.

364). per i Tribunali è quella giudiziaria. 342). “Regimini Ecclesiae universae” 1967). . . Nonostante ciò tutti i dicasteri della Curia si trovano in una situazione di parità giuridica e agiscono in nome del Pontefice con potestà ordinaria vicaria. ap. 334). cioè essa non agisce per proprio diritto o per propria iniziativa. 365). una funzione importante è svolta dai legati pontifici che hanno il compito di rappresentare il Pontefice presso le Chiese particolari per rendere sempre più saldi ed efficaci i vincoli di unità (can. composta da due sezioni: una giudica la validità degli atti amministrativi canonici. come la Camera Apostolica. E’ un’assemblea di Vescovi scelti dalle diverse regioni del mondo che si riuniscono per favorire una stretta unione tra il Romano Pontefice e i Vescovi. I dicasteri della Curia romana si suddividono in: a) Segreteria di Stato. per il clero. per i Pontifici Consigli il potere è meramente consultivo e promozionale. e) Uffici. rappresentano una sorta di ministeri. in particolare la Penitenzieria apostolica. coadiuva il Pontefice. c) Tribunali. Congregazione per le Chiese orientali. l’altra giudica i conflitti di competenza tra i vari dicasteri. cui spetta di convocarlo (non 30 . per l’evangelizzazione dei popoli. b) Congregazioni. ricordiamo il Pontificio Consiglio per i laici. non può però emanare decreti salvo nei casi in cui non sia il Pontefice a concedergli tale potestà (can. sono nove in tutto: Congregazione per la dottrina della fede (tutela la dottrina sulla fede e i costumi in tutta la Chiesa). per il dialogo interreligioso. Il Sinodo dei Vescovi è un’istituzione di diritto umano istituita da Paolo VI con la “Apostolica Sollicitudo” del 1965 per associare una rappresentanza dei Vescovi all’esercizio del governo supremo della Chiesa da parte del Papa. Questi dicasteri si differenziano anche per il tipo di potestà esercitata. in 1° istanza è un tribunale per le cause dei Vescovi. per l’unità dei cristiani. per prestare aiuto con il loro consiglio al Romano Pontefice nella salvaguardia e nell’incremento della fede e dei costumi. Ha una funzione di carattere consultivo poiché deve discutere delle questioni proposte ed esprimere dei voti. per le cause dei santi. del culto divino. Per evitare questo inconveniente sono stati introdotti due criteri generali: . coordina gli altri dicasteri e cura i rapporti con gli Stati. dalla “Pastor Bonus” sappiamo che sono dodici. per la famiglia. esso realizza una forma di partecipazione dell’episcopato alle funzioni di governo sulla Chiesa universale (can. o l’APSA che amministra il patrimonio della Sede Apostolica. che amministra il patrimonio del Pontefice. Per quanto riguarda la diplomazia della Chiesa. Congregazione per i Vescovi (nomina dei Vescovi per le Chiese particolari). per l’educazione cattolica. che hanno il compito di rappresentare il Pontefice presso gli Stati e le autorità pubbliche presso cui sono inviati per promuovere e sostenere le relazioni con le autorità civili dei singoli Stati (can.riguardo alla potestà esecutiva e giudiziaria. già inaugurato da Paolo VI (cost. d) Pontifici Consigli.Il Sinodo dei Vescovi Il Sinodo dei Vescovi è uno dei vari modi con cui i Vescovi cooperano con il Pontefice. non è un tribunale in senso proprio poiché non si chiede giustizia ma si implora una grazia. La “Pastor Bonus” inoltre attua un processo di internazionalizzazione della Curia romana. il Supremo Tribunale della Segnatura apostolica. il Tribunale della Rota romana. perciò queste due eccezioni sono direttamente imputabili ai dicasteri. per studiare i problemi riguardanti l’attività della Chiesa nel mondo (can.riguardo alla potestà legislativa. le sentenze dei Tribunali della Rota e della Segnatura apostolica pronunciate entro i limiti di competenza. è composta di due sezioni: la sezione per i rapporti con gli Stati e la sezione per gli affari generali. i dicasteri non possono emanare leggi o decreti generali aventi forza di legge. né derogare alle prescrizioni del diritto universale vigente. le decisioni di maggiore importanza sono soggette all’approvazione del Pontefice con due eccezioni: quelle per cui sono state attribuite speciali facoltà. Inoltre esistono dei legati particolari detti nunzi. Questo significa che i loro atti non sono imputabili direttamente al Pontefice o alla Santa Sede anche se soggetti titolari della potestà. ha due competenze: in 2° e 3° istanza è un tribunale ordinario per gli appelli. per gli istituti di vita consacrata. della disciplina dei sacramenti. organo superiore di giustizia nell’ordinamento della Chiesa. la massima istanza della giustizia amministrativa nella Chiesa. per le Congregazioni è quella esecutiva. 343). e insiste sul carattere di diaconia al servizio del ministero personale dei Vescovi. se non in singoli casi e con specifica approvazione del Sommo Pontefice. Il Sinodo è interamente sottoposto all’autorità del Pontefice. come membri del collegio episcopale e come pastori delle Chiese particolari. è presieduta da un cardinale prefetto.carattere vicario. competente per il foro interno e le indulgenze e presieduta da un cardinale penitenzierie.

La nomina o promozione dei membri spetta al Pontefice. sia singolarmente nei diversi uffici dove prestano la loro opera nella cura quotidiana della Chiesa universale (can. In forza dell’obbligo di collaborazione assidua con il Pontefice.I Cardinali Il Collegio cardinalizio è stato istituito con il Sinodo romano del 1150 perciò è un’istituzione di diritto umano a cui compete l’elezione del Pontefice. i Cardinali preti. chi non è Vescovo riceve la consacrazione episcopale (can. reso pubblico davanti al Collegio cardinalizio (nomina in pectore) riservandosi il nome quando ad esempio potrebbe esporre la persona a pericolo. per ogni assemblea il Pontefice nomina dei segretari speciali che restano in carica fino al termine dell’assemblea (can. che le definisce come formate ad immagine della Chiesa universale. portano una rinnovata concezione dei rapporti tra Chiesa universale e Chiese particolari. stavano alla guida delle diocesi suburbicarie (come Ostia e Velletri) ed eleggono al loro interno il Decano che presiede come primus inter pares il Collegio cardinalizio (can. nominato dal Pontefice e assistito da un consiglio di segreteria composto di Vescovi. ad esempio la previsione di alcuni consigli consultivi. di ratificare l’elezione dei suoi membri elettivi e procedere alla nomina degli altri. i sacerdoti incardinati nelle più antiche chiese romane (o titoli cardinalizi). di presiederlo. tutti i Cardinali che non sono Vescovi diocesani e che ricoprono un ufficio nella Curia romana sono tenuti all’obbligo di risiedere nell’Urbe. Poiché la valorizzazione delle Chiese particolari si fonda anche sulla riscoperta della centralità dell’elemento personale. 352). esaltando il carattere di comunione della Chiesa e il metodo collegiale nel governo della stessa. Ma il Sinodo è dotato di una segreteria generale permanente presieduta dal Segretario generale. implica un processo di maggiore coinvolgimento di tutte le componenti del popolo di Dio nel governo pastorale della Chiesa particolare. La differenza sta nel fatto che si convoca un’assemblea generale straordinaria per trattare affari che richiedono una soluzione sollecita. 345) e i membri sono scelti dalle conferenze episcopali del luogo per il quale viene convocata l’assemblea. 356). di stabilirne gli argomenti di discussione. nei quali si riuniscono su convocazione del Papa e sotto la sua presidenza. sia collegialmente quando si riuniscono per trattare le questioni di maggiore importanza (concistori). Oltre a questa funzione i Cardinali assistono il Romano Pontefice. espressione ripresa poi nel canone 368. altri sono membri in ragione della loro funzione (es. Le Chiese particolari tendono oggi ad assumere la dignità di veri e propri soggetti costituzionali. Si riunisce in assemblea generale quando si trattano argomenti che riguardano direttamente il bene della Chiesa universale. che sceglie liberamente uomini costituiti almeno dell’ordine del presbiterato e che si siano distinti in modo eminente per dottrina. titolari di altre chiese romane (o diaconie cardinalizie). Quando il Pontefice dichiara conclusa l’assemblea. In particolare anche per la forte valorizzazione delle Chiese particolari da parte del Concilio Vaticano II. 344). Quando invece si tratta di affari che riguardano direttamente una o più regioni determinate il Sinodo si riunisce in assemblea speciale (can. pietà e prudenza. 351). In base a questa origine si suddividono in tre ordini (can. altri sono nominati dal Pontefice e altri sono eletti da istituti religiosi clericali (can. altri sono nominati dal Pontefice. 31 . . cessa l’incarico per i suoi membri.è un istituto permanente). di definirne l’ordine dei lavori. il cui incarico cessa con una nuova assemblea. ispirando un processo di adeguamento giuridico – canonico. di concluderlo. il Concistoro straordinario in cui vengono convocati tutti i cardinali. costumi. sospenderlo o scioglierlo (can. i Cardinali diaconi. altri sono eletti da istituti religiosi clericali. membri di dicasteri competenti della Curia romana). 350): i Cardinali vescovi. trasferirlo. Le Chiese particolari La dottrina della collegialità e sacramentalità dell’ufficio dei Vescovi e la visione della Chiesa come popolo di Dio. La composizione di questa assemblea varia a seconda degli argomenti da trattare e delle circostanze. A sua volta l’assemblea generale si suddivide in ordinaria e speciale: nel caso di assemblea generale ordinaria la maggior parte dei membri sono eletti dalle singole conferenze episcopali. 353). nel caso di assemblea generale straordinaria la maggior parte dei membri sono designati dal diritto stesso in ragione della loro funzione. Esistono due tipi di concistori: il Concistoro ordinario in cui vengono convocati tutti i cardinali che si trovano a Roma per trattare questioni di più comune accadimento o per compiere atti della massima solennità. I Cardinali agiscono principalmente in modo collegiale attraverso i Concistori. 349). ed in quest’ultimo caso esso può essere anche pubblico. 346). i Cardinali che invece hanno la cura di una Diocesi devono recarsi a Roma quando sono convocati dal Pontefice (can. quando lo suggeriscono peculiari necessità o si devono trattare questioni particolarmente gravi (can. 348). Il Pontefice procede alla nomina mediante proprio decreto. Hanno origine da quei chierici che fin dai primi secoli collaboravano a vario titolo con il vescovo di Roma.

per ragioni speciali e gravi. Questo ulteriore requisito è richiesto ex natura rei. che ha il diritto di erigere un seminario nazionale o internazionale. questi ultimi però non possono essere esercitati se non nella comunione gerarchica con il Capo e con gli altri membri del Collegio (can. Fanno parte di quest’ultima categoria anche i Vescovi coadiutori e i Vescovi ausiliari. tuttavia nello stesso territorio possono essere erette chiese particolari sulla base del rito dei fedeli o per altri simili motivi (can. Un esempio di prelatura è l’Opus Dei. La diocesi è costituita da un elemento personale (il popolo di Dio). 409). 296). Le relative pratiche sono istruite all’interno della Curia romana dalla Congregazione per i vescovi. una fede salda. 377). Sono detti Vescovi diocesani quelli a cui viene affidata la cura di una diocesi. Alla diocesi oggi sono assimilate altri tipi di Chiese particolari: a) la prelatura territoriale o l’abbazia territoriale: una determinata porzione del popolo di Dio. che la governa in nome del Sommo Pontefice (can. 370). Viene proposto un Prelato come ordinario proprio. 376) a cui viene assegnato il titolo di una diocesi soppressa e a cui sono affidati incarichi che non comportano di regola la cura delle anime. la loro autorità discende dall’appartenenza al Collegio episcopale. I Vescovi 32 . 403) infatti in caso di vacanza della sede episcopale il Vescovo coadiutore diviene immediatamente Vescovo della diocesi (can.rappresentativi dei fedeli. che la governa in nome del Sommo Pontefice (can. b) il vicariato apostolico o la prefettura apostolica: una determinata porzione del popolo di Dio la quale non è stata ancora costituita come diocesi ed è affidata alla cura pastorale di un Vicario apostolico o di un Prefetto apostolico. oppure da lui confermati se eletti in base a legittime consuetudini (can. Nella costituzione “Lumen Gentium” troviamo che i Vescovi assunsero il servizio della comunità con i loro collaboratori presiedendo in luogo di Dio al gregge quali maestri di dottrina. La nomina I requisiti per essere nominati Vescovi sono: aver raggiunto almeno 35 anni di età e la posizione di chierico. 369). avere un dottorato o una licenza in Teologia. Con la consacrazione episcopale i Vescovi ricevono l’ufficio di santificare e l’ufficio di insegnare e governare. 371). diritto canonico o Sacra scrittura. non viene eretta come diocesi dal Sommo Pontefice e la cura pastorale della quale viene affidata ad un Amministratore apostolico. Il modello assunto è la diocesi. La natura della Chiesa particolare è connessa all’ufficio dei Vescovi. Le prelature personali sono organizzazioni formate da presbiteri e diaconi del clero secolare. per volontà di Cristo gerarchicamente cooperanti. ministri del governo (i tria munera). il cui compito è reggere la porzione del popolo di Dio loro singolarmente affidata. la cui erezione spetta oggi unicamente al Papa (can. Fin dai primi secoli le esigenze della evangelizzazione su territori sempre più estesi hanno portato ad una progressiva suddivisione territoriale in più Chiese particolari. di incardinare gli alunni e di promuoverli agli ordini del servizio della prelatura (can. sacerdoti del sacro culto. 295). definita come la porzione del popolo di Dio che viene affidata alla cura pastorale del Vescovo con la collaborazione del presbiterio (can. doti morali. la cura della quale viene affidata ad un Prelato o ad un Abate che la governa come suo pastore (can. trattandosi di uffici che devono essere esercitati da più soggetti. una buona reputazione. con una procedura definita dal codice (can. per promuovere o attuare speciali opere pastorali o missionarie per le diverse regioni o per le diverse categorie sociali (can. sono forniti di speciali facoltà e godono ipso iure del diritto di successione al Vescovo diocesano (can. 373). circoscritta territorialmente. 372). I Vescovi coadiutori sono costituiti d’ufficio dalla Santa Sede quando lo ritiene opportuno. 377). erette dalla Santa Sede che ne forma anche gli statuti. 371). 375). gli altri sono detti Vescovi titolari (can. c) l’amministrazione apostolica: una determinata porzione del popolo di Dio che. L’ufficio dei Vescovi E’ un istituto di diritto divino in quanto i Vescovi sono successori degli Apostoli (successione apostolica). senza la comunione gerarchica l’ufficio sacramentale – ontologico non può essere esercitato. all’interno delle diocesi (consiglio pastorale diocesano) e delle parrocchie (consiglio pastorale parrocchiale). Il codice prevede che i Vescovi sono nominati liberamente dal Pontefice. da uno gerarchico – istituzionale (la potestas del Vescovo) e da un nucleo costitutivo rappresentato dalla parola di Dio e dall’eucarestia. 294). Le Chiese particolari sono individuate in base ad un criterio territoriale. Oltre alla consacrazione episcopale occorre che intervenga anche la missione canonica (missio canonica) da parte dell’autorità gerarchica (il Pontefice). Anche i laici possono dedicarsi alle opere apostoliche della prelatura mediante delle convenzioni (can.

403). cui compete la successione ipso iure. 430). 383). Inoltre è tenuto per legge alla residenza personale nella diocesi (can. 381). 427). deve inoltre vigilare che non si insinuino abusi nella disciplina ecclesiastica (can. Entrambi prendono possesso del loro ufficio mostrando la lettera apostolica di nomina al Vescovo diocesano (can. offrire un esempio di santità nella carità. il collegio dei consultori deve eleggere l’Amministratore diocesano. fino alla costituzione dell’amministratore diocesano. quella esecutiva sia personalmente che mediante i vicari generali o episcopali. La sua eventuale rimozione è riservata alla Santa Sede (can. Nel caso di una diocesi di nuova erezione. L’amministratore diocesano è tenuto agli stessi obblighi e ha la potestà del Vescovo diocesano. Se manca il Vescovo coadiutore. come pure deve mostrare umanità e carità nei confronti dei fratelli che non sono in piena comunione con la Chiesa cattolica e dei non battezzati (can. quella giudiziaria sia personalmente che mediante il vicario giudiziale e i giudici (can. Nell’ambito della sua funzione di governo (munus regendi) esercita la funzione legislativa personalmente. escluso ciò che non gli compete ex natura rei o per il diritto (can. 425). 394). Ottiene la relativa potestà dal momento in cui accetta l’elezione (can. Entro otto giorni dalla notizia. è tenuto a difendere l’unità della Chiesa universale promuovendo la disciplina comune ed esigendo l’osservanza di tutte le leggi ecclesiastiche. 396). in particolare di sottrarre. 395) e una volta compiuti i settantacinque anni è invitato a presentare la rinuncia all’ufficio del Sommo Pontefice che provvederà ad accettarla (can. 427). I poteri del Vescovo diocesano Il Vescovo diocesano gode nella sua diocesi di tutta la potestà ordinaria. 392). inoltre secondo il codex tutto deve avvenire durante un atto liturgico in cattedrale (can. con la rinuncia accettata dal Pontefice. con il trasferimento o la privazione. 399 – 400). che li consulta nelle questioni di maggiore importanza. 388 – 389). quella di vicari episcopali (can. ad essi spetta la funzione di vicario generale della diocesi o. celebrare frequentemente la messa per il popolo (cann. Se questo termine decorre la sua nomina spetta al Metropolita (can. deve favorire nella diocesi le sue diverse forme e curare che le diverse opere di apostolato siano coordinate sotto la sua direzione (can. A tale ufficio si può candidare solo un sacerdote con almeno trentacinque anni di età (can. con verbalizzazione da parte del presbitero più anziano. Per poter esercitare l’ufficio deve prima prendere possesso canonico della diocesi cioè il momento in cui esibisce (personalmente o tramite procuratore) la lettera apostolica al collegio dei consultori a cui compete il governo della diocesi durante il periodo di vacanza e alla presenza del cancelliere della curia che ne redige un verbale. che ha il compito di reggere la diocesi fino alla presa di possesso del nuovo Vescovo. al Vescovo ausiliare o se manca quest’ultimo al collegio dei consultori (can. fatta eccezione per quelle cause che dal diritto o da un decreto del Pontefice sono riservate alla suprema o ad altra autorità ecclesiastica (can. Sono giuridicamente equiparati al Vescovo diocesano coloro che presiedono le altre Chiese particolari (can. 386). 381). il governo della diocesi passa. Fra i principali doveri troviamo: proporre e spiegare ai fedeli le verità della fede. predicando personalmente e curando che il ministero della parola venga opportunamente assicurato all’interno della diocesi (munus docendi. 421). Ogni cinque anni deve presentare una relazione al Pontefice sullo stato della diocesi e recarsi a Roma per venerare le tombe degli Apostoli Pietro e Paolo e presentarsi al Romano Pontefice (visita ad limina) (cann. 404). Inoltre deve rivolgere particolare attenzione ai suoi presbiteri (can.ausiliari sono privi del diritto di successione. 391). 384). 405 – 407). 428). la presa di possesso canonico avviene mediante comunicazione di tale lettera al clero e al popolo presenti in cattedrale. propria e immediata. La vacanza della sede episcopale La sede episcopale diviene vacante con la morte del Vescovo diocesano. per i Vescovi ausiliari. ciò deve avvenire entro quattro mesi dalla ricezione della lettera apostolica se non è già stato consacrato Vescovo ed entro due mesi se è gia stato consacrato. Inoltre sono i principali collaboratori del Vescovo diocesano. salvo che circostanze gravi suggeriscano l’assegnazione di un Vescovo ausiliare fornito di speciali facoltà (can. 33 . è tenuto a visitare la diocesi (visita pastorale) in modo da visitarla tutta almeno ogni cinque anni (can. 401). In forza dei vincoli di comunione che lo legano al Pontefice e agli altri membri del collegio. Quanto all’apostolato. Il Vescovo diocesano deve mostrarsi sollecito nei confronti di tutti i fedeli. La frase “Sede vacante nihil innoventur” significa a coloro che provvedono interinalmente al governo della diocesi è proibito compiere qualsiasi atto che possa arrecare pregiudizio alla diocesi. distruggere o modificare qualsiasi documento della curia diocesana (can. 419). vengono costituiti su richiesta del Vescovo diocesano quando lo suggeriscono le necessità pastorali della diocesi. 382). 387). can. nell’umiltà e nella semplicità di vita promuovendo con ogni mezzo la santità dei fedeli (can.

431). Il concilio plenario riunisce i Vescovi di tutte le Chiese particolari della medesima Conferenza episcopale. 440). scegliere il luogo. che può essere costituita. ausiliari. indire l’apertura e la durata. Il Vescovo diocesano gode. 431). Ciascuna diocesi inclusa all’interno del territorio deve far parte della provincia. in genere la sede episcopale. per regolare i costumi e per conservare. spetta al Metropolita vigilare sull’osservanza della fede e della disciplina ecclesiastica e di informare il Pontefice su eventuali abusi. Possono essere di due tipi: plenari e provinciali. non sopra le altre Chiese né sopra la Chiesa universale. Presiede la provincia ecclesiastica il Metropolita. 439. Come sono anche privi delle prerogative del singolo Vescovo. 435) che poi corrisponde alla città più importante del territorio (sede metropolitana). Questi raggruppamenti non sono espressione di collegialità in senso stretto o perfetta poiché vi partecipano solo i Vescovi di un determinato territorio e sono prive di quegli attributi e prerogative di governo supremo della Chiesa. viene celebrato ogni volta che risulti opportuno alla maggioranza dei Vescovi diocesani (can. cioè cura che si provveda nel proprio territorio alle necessità pastorali del popolo di Dio e per questo scopo dispone di potestà di governo. A questi concili devono essere convocati e hanno voto deliberativo tutti i Vescovi del territorio (diocesani. possono essere chiamati con voto meramente consultivo anche i presbiteri e altri fedeli (can. si sono costituite in vari raggruppamenti (“coetus”) organicamente congiunti che godono di una propria disciplina. I principali raggruppamenti o “coetus” sono le province e regioni ecclesiastiche. Il Metropolita presiede il concilio e.I concili particolari Sono istituzioni dotate di potestà di governo. a cui competono vari compiti: convocarlo con l’approvazione della Sede Apostolica. 442). esercitato dal suo titolare per il bene della Chiesa. 445). soprattutto legislativa. soppressa o modificata solo dalla suprema autorità della Chiesa (can. Il concilio provinciale raccoglie le diverse Chiese particolari della medesima provincia ecclesiastica. che è l’Arcivescovo della diocesi in cui è preposto. eleggerne il presidente approvato dalla Santa Sede. dette suffraganee. A questo istituto spetta favorire la cooperazione e l’attività pastorale comune (cann. 443). in vari luoghi. soprattutto legislativa. I concili particolari hanno competenza di carattere generale. Per le altre diocesi. hanno portato allo sviluppo di forme di esercizio congiunto dando vita a raggruppamenti di Chiese. . i rettori delle università ecclesiastiche e cattoliche. . coadiutori. determinare la procedura e le questioni da trattare. 441). i decani delle facoltà di teologia e diritto canonico del territorio. poi aggiunge che varie Chiese. Il Vaticano II dice che i singoli Vescovi esercitano il loro pastorale governo sopra la porzione del popolo di Dio che è stata loro affidata. ma in quanto membri del Collegio episcopale sono tenuti ad avere per tutta la Chiesa una sollecitudine che contribuisce al bene della Chiesa universale. Le province ecclesiastiche più vicine possono essere congiunte dalla Santa Sede in regioni ecclesiastiche. i concili particolari e le conferenze episcopali. che per istituzione divina è all’interno della diocesi l’esclusivo titolare della potestà di governo (can. senza poter interferire direttamente sulla diocesi (can.I raggruppamenti di Chiese particolari La costituzione “Lumen gentium” dice che l’unione collegiale appare anche nelle relazioni tra i singoli Vescovi e le Chiese particolari e la Chiesa universale. che riuniscono i Vescovi di un determinato territorio quando le circostanze lo suggeriscono. col consenso della maggioranza dei Vescovi suffraganei. 436). una rappresentanza dei superiori maggiori degli istituti religiosi e delle società di vita apostolica. una delle sue peculiarità. prorogarlo o scioglierlo (can. le diocesi suffraganee raccolte attorno al Metropolita. Si tratta quindi di istituzioni di diritto ecclesiastico che manifestano la permanente operatività nel sistema di governo della Chiesa di un’affectio collegialis. scegliere il luogo. trasferirlo. introdurre. La natura collegiale dell’episcopato è incompatibile con la concezione individualistica di tale ministero. devono essere chiamati ma con voto consultivo i vicari generali e episcopali delle Chiese particolari del territorio. ha il compito di convocarlo. per ordinare l’attività pastorale comune. determinata o approvata dal Pontefice (can. all’interno della 34 . che riuniscono le diocesi tra loro più vicine al fine di promuovere un’azione pastorale comune e per favorire i rapporti dei Vescovi diocesani (can. determinarne la procedura. dotate ipso iure di personalità giuridica. in grado di conformare l’esercizio individuale del potere secondo le esigenze della comunione ecclesiale. difendere la disciplina ecclesiastica (can. Nel corso della storia la coscienza della natura collegiale dell’episcopato e le esigenze di un più efficace svolgimento delle funzioni pastorali e di governo. l’inizio e la durata e il suo scioglimento (cann. 433 – 434). cioè per decidere ciò che risulta opportuno per l’incremento della fede.Le province e le regioni ecclesiastiche Le province ecclesiastiche sono circoscrizioni territoriali. le questioni da trattare. su proposta della Conferenza episcopale e a cui può essere attribuita personalità giuridica. 135). titolari).

477). Sono sorte spontaneamente già nella seconda metà del XIX secolo.diocesi. 455). consiglio permanente. 479). che deve concedere la recognitio dei decreti da esso emanati. Entrambi questi vicari possono essere liberamente rimossi dal Vescovo (can. 450). 476. .La curia diocesana La curia diocesana ha il compito di assistere il Vescovo nella direzione dell’attività pastorale. Il codice esprime un favore per la dimensione nazionale delle conferenze episcopali. i quali esercitano congiuntamente alcune funzioni pastorali per i fedeli di quel territorio (can. nominato dal Vescovo. ha il compito di portare ad esecuzione le delibere assunte nella riunione plenaria e preparare le questioni da trattare in quella sede (can. L’organo deliberativo è la riunione plenaria. 457). soggetti alla recognitio da parte della Santa Sede. Quindi possono emanare decreti solo nelle materie in cui lo abbia disposto il diritto universale o se lo stabilisce un mandato speciale della Sede Apostolica. consiste in un’assemblea dei Vescovi di una nazione o di un territorio. Ne sono membri di diritto tutti i Vescovi diocesani del territorio e coloro ad essi equiparati. dei concili particolari o della conferenza episcopale (can. Al vertice della curia c’è il vicario generale. i relativi atti del concilio devono essere trasmessi alla Sede Apostolica. E’ una facoltà del Vescovo costituire uno o più vicari episcopali. quelli ad essi equiparati e i Vescovi coadiutori. inoltre i decreti sono soggetti ad un controllo preventivo da parte della Santa Sede. curando che l’intera amministrazione risponda al bene della porzione del popolo 35 . dove sono regolati i principali organi interni: riunione plenaria. Per l’approvazione dei decreti generali si richiede nella riunione plenaria il voto di almeno 2/3 dei membri con voto deliberativo. 454). prima della loro promulgazione (can. può infatti emanare decreti generali aventi valore legislativo.Le conferenze episcopali Rivestono un ruolo fondamentale nella strutturazione e nell’azione della Chiesa nel mondo. La struttura interna delle Chiese particolari . a cui spetta di diritto la stessa potestà esecutiva su tutta la diocesi che spetta al Vescovo. i Vescovi coadiutori. La potestà deliberativa però incontra un doppio limite. segreteria generale. soppressione o modifica spetta unicamente alla suprema autorità della Chiesa e godono ipso iure della personalità giuridica (can. nell’amministrazione della diocesi e nell’esercizio della potestà giudiziaria. Il consiglio permanente è l’organo esecutivo. ma prevede esplicitamente anche territori di ampiezza minore o maggiore (can. Una volta concluso. La segreteria generale ha una funzione di ausilio e di redazione degli atti. per i fedeli di un determinato rito o per un gruppo di persone (cann. 452). 446). Questo procedimento ha lo scopo di non pregiudicare le prerogative dei singoli Vescovi diocesani e l’autonomia della Chiesa particolare. di sua libera nomina. 449). devono mantenerlo informato sulle attività e non agire mai contro la sua volontà e il suo intendimento (can. che assegna ai singoli Vescovi il compito di pastori. invece i Vescovi ausiliari e i Vescovi titolari hanno voto deliberativo o consultivo a seconda dello statuto (can. la sua composizione è stabilita negli statuti. i Vescovi ausiliari e gli altri Vescovi titolari che svolgono nel territorio uno speciale incarico. per un determinato genere di affari. si tiene almeno una volta l’anno o secondo le necessità. nelle altre materie rimane la competenza di ogni singolo Vescovo diocesano e la conferenza episcopale non può agire in nome di tutti i Vescovi se non con il loro consenso unanime (can. cioè la potestà di porre tutti gli atti amministrativi salvo quelli che il Vescovo si sia riservato (can. sia motu proprio sia su richiesta (can. dall’altro esse sono semplici organismi la cui istituzione non può alterare l’originaria costituzione divina della Chiesa. provvede inoltre a comunicare alle conferenze episcopali confinanti gli atti e i documenti secondo le indicazioni ricevute. Queste conferenze godono di autonomia statuaria. di ampi poteri di dispensa dall’osservanza delle leggi disciplinari emanate dalla suprema autorità della Chiesa (can. Organismo permanente. La loro erezione. 448). 455). Infatti da un lato le conferenze episcopali rappresentano la sede più adeguata per affrontare efficacemente delle questioni. cioè elaborano i propri statuti. 480). Spetta al Vescovo diocesano coordinare l’attività pastorale dei vicari. con la stessa potestà ordinaria che spetta al vicario generale ma circoscritta ad una parte determinata della diocesi. 88). infine questi decreti sono soggetti alla recognitio della Santa Sede (can. 87) e inoltre lo stesso Ordinario del luogo può dispensare validamente dalle leggi diocesane. Ogni conferenza elegge al suo interno il proprio presidente e il segretario generale (can. di materia e di quorum deliberativo. 447). ne fanno parte con voto deliberativo i Vescovi diocesani. poi con il Concilio Vaticano II (il decreto “Christus Dominus”) e il codice del 1983 hanno avuto una disciplina di diritto comune per tutta la Chiesa. 479). possono essere invitati anche gli Ordinari di un altro rito con voto solo consultivo (can. 455).

provvede alla compiuta redazione degli atti della curia e alla loro custodia nell’archivio o tabularium diocesano (can. si accede mediante designazione del Vescovo.Il sinodo diocesano 36 . E’ un organismo necessario e dotato di propri statuti approvati dal Vescovo. Solo il Vescovo ha il compito di convocare e presiedere il consiglio pastorale. rendendo opzionale l’istituzione della sola sede di rappresentanza effettiva del popolo di Dio. E’ il Vescovo che convoca il consiglio. scelti per rappresentare tutta la porzione del popolo di Dio tenendo conto delle varie zone del territorio. Le funzioni del consiglio sono consultive: il Vescovo deve ascoltarlo negli affari di maggiore importanza e chiede il suo consenso solo in casi espressamente previsti (can. In passato esisteva il capitolo cattedrale. delle professioni e delle varie forme di apostolato (can. 514). Il consiglio presbiterale è un gruppo di sacerdoti che. composto dai presbiteri più colti e di maggiore prestigio all’interno della diocesi. realizzando una forma elitaria di senato del Vescovo che aveva importanti funzioni durante la vacanza della sede episcopale e in alcuni casi il compito di eleggere il Vescovo diocesano previa approvazione della Santa Sede. il bilancio preventivo della diocesi per l’anno successivo e approvare alla fine dell’anno il bilancio consuntivo delle entrate e delle uscite (can. 494). sotto l’autorità del Vescovo diocesano (can. la cui cura pastorale è affidata ad un parroco quale suo pastore proprio. 492). Questo organismo porta un rinnovamento conciliare (la Chiesa come popolo di Dio) ma nella nuova codificazione non ha avuto molta considerazione a causa della previsione della sua stessa facoltatività. Trova il suo fondamento nel sacerdozio comune dei fedeli. effettua le spese che il Vescovo abbia ordinato e presenta nel corso dell’anno il bilancio delle entrate e delle uscite al consiglio per gli affari economici (can. formano una sorta di “senato del Vescovo”. in caso di vacanza della sede episcopale e per i principali atti di amministrazione dei beni della diocesi. 500). ha una competenza di carattere generale ma con funzioni meramente consultive (can. in modo che il consiglio si rinnovi interamente nel corso di un quinquennio (can. altri membri di diritto in virtù del loro ufficio e altri liberamente nominati dal Vescovo (can. ha funzioni minori come assolvere alle funzioni liturgiche più solenni e le altre affidategli specificamente dal Vescovo (can. 514). amministra i beni della diocesi sotto l’autorità del Vescovo. invece. .Il consiglio presbiterale e il collegio dei consultori Sono due organismi presbiterali che hanno un ruolo nel governo della diocesi. è composto da sacerdoti per la metà eletti dagli stessi sacerdoti della diocesi. religiosi e soprattutto laici. L’economo. inoltre nelle singole comunità locali rendono presente il Vescovo e ne prendono gli uffici. Il consiglio per gli affari economici. ha delle funzioni fondamentali indicate dal diritto. cioè una determinata comunità di fedeli che viene costituita stabilmente nell’ambito di una Chiesa particolare. invece. 512). 497). Le sue funzioni sono studiare. 1277). . valutare e proporre conclusioni operativa su quanto riguarda le attività pastorali della diocesi (can. cui spetta di coadiuvarlo nell’interesse del bene pastorale dei fedeli (can. 493). Il cancelliere.di Dio che gli è affidata (can. in rappresentanza del presbiterio. Il terminale operativo della funzione di governo pastorale della diocesi è la parrocchia. 515). Al capitolo dei canonici. 503. Il fondamento di questi istituti risiede nel sacramento dell’ordine. a cui veniva concesso l’ufficio di canonico della chiesa cattedrale. La durata in carica è stabilita negli statuti. 495). chierici. delle condizioni sociali. lo presiede e stabilisce le questioni da trattare. ha il compito ogni anno di predisporre. sono previsti dal codice del 1983 e sostituiscono quello che un tempo era il capitolo cattedrale. presieduto dal Vescovo. 486). E’ composto da fedeli in piena comunione con la Chiesa. 473). in forza del quale i presbiteri sono intimamente associati all’ordine episcopale e chiamati a cooperare con il ministero del Vescovo. sotto le indicazioni del Vescovo. 511). 501). 509).Il consiglio pastorale diocesano E’ un organismo di rappresentanza dell’intero popolo di Dio. membri per un tempo determinato. Fra i membri di questo consiglio il Vescovo nomina liberamente fra i sei e i dodici sacerdoti che per un quinquennio costituiranno il collegio dei consultori. e di rendere di pubblica ragione le materie trattate (can. Pertanto i sacerdoti costituiscono insieme al loro Vescovo un unico presbiterio destinato a diversi uffici. nominato dal Vescovo sempre per un quinquennio. Questo collegio è presieduto dallo stesso Vescovo. è composto da almeno tre fedeli esperti in economia e in diritto civile nominati dal Vescovo per un quinquennio (can. che rende corresponsabile l’intero popolo di Dio della missione di salvezza della Chiesa. . almeno una volta all’anno. il codice prevede la sua costituzione in ogni diocesi ed è sotto l’autorità del Vescovo. ad es. inoltre è richiesto il suo parere obbligatorio (“consilium”) sugli atti di amministrazione della diocesi di maggiore importanza e il suo consenso (“consensus”) per quelli di amministrazione straordinaria (can. Il codice del 1983 ha introdotto organismi di partecipazione e supplenza al governo fondati su una maggiore rappresentatività del presbiterio.

30). 1752).E’ uno strumento di ausilio all’esercizio della funzione legislativa del Vescovo diocesano e. 23). possono essere chiamati anche altri fedeli (can. 35 – 93). al cui interno troviamo altri atti non sempre omogenei: i decreti e i precetti singolari. 461 – 462). 29 – 34) e la categoria degli atti amministrativi singolari (cann. E’ l’assemblea dei sacerdoti e degli altri fedeli della Chiesa particolare. destinato a cessare una volta esaurita la sua funzione. Questi ultimi sono sottoposti al principio di legalità (non derogano alle leggi e le loro disposizioni che siano contrarie alle leggi sono prive di ogni vigore) e sono assimilabili ai regolamenti amministrativi negli ordinamenti secolari o disposizioni generali “esterne”. Sono membri di diritto. oltre ai vari Vescovi e vicari. In tal caso atti singolari posso assumere natura formale di vere e proprie norme singolari. Si distingue tra gli atti amministrativi singolari in senso stretto. Il regime degli atti Nel regime degli atti prende concretamente forma l’attività di governo del popolo di Dio. Tra i decreti generali infatti distinguiamo quelli aventi natura legislativa. Sul piano normativo a questa distinzione non corrisponde una distinzione degli atti sulla base del loro nomen iuris. ma col tempo cadde in disuso. 29) o da chi disponga di un’espressa concessione da parte del legislatore (legislazione delegata) (can. ma non tutti sono espressione di potestà esecutiva. 460). Nel concilio di Trento si stabilì che il sinodo diocesano doveva essere convocato ogni tre anni. infatti gli altri membri hanno solo un voto consultivo ed è solo lui che sottoscrive le dichiarazioni e i decreti sinodali. l’ordinamento canonico mette a disposizione degli istituti (privilegi. 466). 19. quindi sono destinate a chi cura che le leggi siano mandate ad esecuzione (can. perché uno stesso atto può avere natura di atto amministrativo o di norma singolare. 1732). stimolare le varie attività e iniziative. 38) e alla possibilità di ricorso (ca. i rescritti. Spetta sempre al Vescovo diocesano sospendere o sciogliere il sinodo diocesano (can. equità canonica) per poter derogare la norma. una rappresentanza di laici eletti dal consiglio pastorale diocesano e alcuni superiori di istituti religiosi. che lo presiede personalmente o tramite il vicario generale o episcopale (cann. correggere gli errori nella dottrina e nei costumi. 468). 463). Gli atti amministrativi singolari Sono una categoria eterogenea di atti che hanno un destinatario concreto (“singolare”). dopo le leggi ecclesiastiche e la consuetudine (fonti del diritto. Nella categoria degli atti amministrativi singolari fanno parte (can. che sono espressione di potestà esecutiva e quindi soggetti al principio di legalità (can. Perciò se la regola generale configge nel caso concreto con il fine della salvezza del singolo. viene convocato dal Vescovo diocesano. e le norme singolari. poiché il primato è il fine della salvezza della anime (can. emanati da coloro che godono di potestà esecutiva. Decreti generali e istruzioni I decreti generali e le istruzioni hanno in comune l’essere atti subordinati alle leggi e rivolti ad una generalità di destinatari (atti amministrativi generali). che possono essere resi pubblici per la sua autorità (can. 35): 37 . secondo il Vaticano II. i membri del consiglio presbiterale. cioè aventi efficacia sul piano legislativo. Il codice prevede che tutte le questioni proposte siano sottomesse alla libera discussione dei membri (can. Il codice ha cercato di razionalizzarlo tenendo conto delle peculiarità del sistema di governo ecclesiale. Per questo loro carattere interno vengono denominate disposizioni generali “interne” e sono anch’esse sottoposte al principio di legalità. in quanto emanati dal legislatore competente (can. di competenza del legislatore. meriterebbe di essere maggiormente utilizzato. i privilegi e le dispense. i decreti generali e le istruzioni (cann. Il Libro I del codice individua. 31). Le istruzioni provengono anch’esse da soggetti che godono di potestà esecutiva e rendono chiare le disposizioni delle leggi e sviluppano e determinano i procedimenti nell’eseguirle. dispense. entro i limiti della loro competenza. Questo minore rigore formale trova ragione nell’elasticità del diritto canonico. emanare norme per l’azione pastorale e per il governo della diocesi. dai decreti generali esecutivi. 34). che determinano i modi da osservare nell’applicare la legge o con cui si urge l’osservanza delle leggi (can. Vi è un evidente analogia tra il sinodo diocesano e il sinodo dei vescovi. Non sono sempre espressione di potestà esecutiva in quanto sono veri e propri atti del legislatore. poiché entrambi sono strumenti di ausilio all’esercizio di un ministero conferito ad una persona ma che deve essere svolto al servizio dell’intera comunità ecclesiale o detta communio ecclesiarum. 465) ma aggiunge anche che nel sinodo diocesano l’unico legislatore è il Vescovo diocesano. Le finalità di questo organismo possono essere: adattare l’applicazione delle leggi generali della Chiesa alle circostanze locali. Si tratta quindi di un organismo temporaneo. per prestare aiuto al Vescovo (can. cann.

. un’esenzione (relaxatio) da una legge meramente ecclesiastica in un caso particolare. un decreto decisorio. a condizione che tale potestà sia stata loro espressamente concessa. 87). se viene concesso ad una persona e dunque segue sempre la persona e si estingue con il suo decesso. è la risposta data dalla Santa Sede o da un Ordinario con la quale si comunica una decisione o informazione dietro richiesta. con cui si impone direttamente e legittimamente a una persona o a persone determinate qualcosa da fare o da omettere per osservare il contenuto di una legge (can. 86) non si dispensi senza giusta e ragionevole causa (can. su domanda di qualcuno. è concesso un privilegio. 90) Quest’ultimo limite dipende dall’autorità che ha concesso la dispensa. concessa da coloro che godono di potestà esecutiva e da quelli cui compete di dispensare esplicitamente o implicitamente (can. Oggi esso indica non solo l’atto conclusivo ma lo stesso procedimento amministrativo di esame e valutazione. se il legislatore o altro organo dotato di potestà esecutiva: nel primo caso la sua inosservanza incide solo sulla liceità dell’atto. un atto amministrativo dato per iscritto dalla competente autorità esecutiva tramite il quale. o la concessione di un favore o dispensa. - Il matrimonio La Chiesa. avrebbe efficacia innovativa e quindi si qualificherebbe come norma singolare. una dispensa o un’altra grazia (can. alcuni rescritti possono provenire dal legislatore o concernere materie aventi natura legislativa. Lo stesso Ordinario del luogo può dispensare validamente dalle leggi diocesane e dalle leggi date dal Concilio plenario o provinciale e dalla Conferenza Episcopale (can. dalle stesse leggi può dispensare qualunque Ordinario. . nel caso in cui con un precetto siano imposti obblighi cui il destinatario non era previamente obbligato. 78). 89 inoltre prevede che anche il parroco. utilizza mezzi che si classificano in due diversi ordini: l’insegnamento e la santificazione. Anche la dispensa si presenta a volte come norma singolare poiché proviene da un’autorità dotata di potestà legislativa (can. carattere reale se concesso direttamente e immediatamente ad una cosa e quindi cessa con la distruzione totale della cosa o del luogo (can. 85). pertanto è dato su iniziativa della autorità. questa facoltà non riguarda però le leggi processuali o penali. un atto amministrativo emesso dalla competente autorità esecutiva mediante il quale è data per un caso particolare una decisione o viene fatta una provvisione (can. avente quindi natura imperativa. nel secondo sulla sua validità. Le norme singolari Sono una serie di atti che possono derogare a quanto stabilito nelle norme generali. In caso vi sia difficoltà di ricorrere alla Santa Sede e pericolo di danno grave nell’attesa. la risposta dell’autorità superiore. Con l’insegnamento vengono trasmesse le verità rivelate e i 38 . Il can. accordata per mezzo di un atto concesso dal legislatore o dall’autorità esecutiva (can. quindi non avrebbero natura formale di atti amministrativi ma di norme singolari. 87 in cui sono rafforzati i poteri di dispensa del Vescovo diocesano.il precetto singolare. gli altri presbiteri o i diaconi possano dispensare validamente da una legge universale e da una particolare. può avere carattere personale. il privilegio e la dispensa.il rescritto. 76). una grazia in favore di determinate persone.la dispensa. Un esempio è il can. 135). Questo istituto riflette al massimo la caratteristica del diritto canonico di piegare la certezza formale del diritto al fine della salvezza delle anime. 48). Il codice prevede un duplice limite generale per la dispensa: a) non sono dispensabili le leggi in quanto definiscono gli elementi costitutivi essenziali degli istituti o degli atti giuridici (can. quindi ha natura legislativa. 59). i motivi che la sorreggono. sia fisiche sia giuridiche.b) il decreto singolare. per rispondere alle esigenze poste dal fine della salvezza delle anime. La natura complessa dell’atto si riflette sul contenuto composto di tre elementi: la richiesta da parte del fedele. purché solitamente la Santa Sede la conceda nelle medesime circostanze. . 88). che può portare anche la disapplicazione di una norma (can. che ha la facoltà di dispensare validamente i fedeli dalle leggi disciplinari ogni qualvolta giudichi che ciò giovi al loro bene spirituale. Tra di esse troviamo il precetto.il privilegio. . Il rescritto era definito in passato come “responsum principis ad instantiam petentis”. per il raggiungimento del suo fine. 49).

non è completo se resta in balia del tempo ma deve affermarsi oltre il tempo. un testo scritto per un popolo semplice. ma lasciare suo padre e sua madre lo metterà nella condizione di essere solo e gli farà avvertire la debolezza dell’essere solo e il bisogno dell’altro. Per comprendere meglio la struttura del matrimonio possiamo fare riferimento alla Sacra Scrittura. 1055). il processo di approfondimento della coscienza di se stessi. insieme ai sacramenti abbiamo poi i sacramentali. Tutto questo viene disciplinato nel Libro IV del codice.principi morali. è una relazione che va sino alla più profonda intimità. quindi la relazione nuziale tra l’uomo e la donna è la relazione fondamentale. carne della stessa carne. Il matrimonio è un istituto comune a tutti gli uomini e ha una struttura essenziale non mutevole. e in particolare al libro della Genesi in cui troviamo la struttura del matrimonio come istituto naturale in quattro passaggi: a) “non è bene che l’uomo sia solo”: mette in evidenza la consapevolezza della propria difettività e debolezza. incide sulla concreta configurazione socio-giuridica di questo istituto ma solo in elementi non essenziali e di contorno. La funzione di insegnare (munus docendi) costituisce una manifestazione della potestà di magistero o potestas magisterii. essa viene esercitata attraversi il magistero ecclesiastico. costituisce un vero diritto e dovere della Chiesa. non può riformare o modificare le basi naturali dell’istituto. L’altra funzione. Il mutare della storia. Il matrimonio come istituto naturale Un istituto naturale. infatti. Dunque il Libro Sacro svela in parole semplici la struttura fondamentale del matrimonio. Lo stato matrimoniale è lo stato di vita più diffuso tra i fedeli. di santificazione o munus sanctificandi. Questa funzione viene esplicitata in modi diversi: con la predicazione. è disciplinato dal diritto naturale ed integrato dal diritto secolare o dalle consuetudini sociali. ordine sacro. sottolinea il superamento del limite individuale e l’aspetto donativo del rapporto tra uomo e donna nel matrimonio. confermazione (cresima). l’uomo va incontro al mare grande della vita. il circolo si chiude. quindi l’esigenza di rapportarsi con gli altri. che quindi è oggettivamente un limite. 747). matrimonio. nelle scuole e nelle università cattoliche. eucaristia. la catechesi. cioè i sacramenti: battesimo. Come istituto naturale. il matrimonio deve essere considerato come una liberazione dai limiti che segnano la condizione di ogni individuo. la finalità procreativa del matrimonio indica il soddisfacimento del bisogno di ogni uomo di durare nel tempo. una società durevole tra uomo e donna voluta da entrambi allo scopo di dar vita ad altri individui e di aiutarsi reciprocamente. attraverso le pubblicazioni e gli altri mezzi di comunicazione sociale. l’espressione del giudizio morale su qualsiasi realtà umana. Si tratta infatti di un istituto naturale. b) “i due formeranno una sola carne”: “una caro”. l’azione missionaria. Il diritto secolare. che tra i battezzati è stato elevato da Cristo alla dignità di sacramento (can. c) “crescete e moltiplicatevi”: indica la continuità nel tempo. l’educazione cattolica nella famiglia. manifesta la natura relazionale dell’uomo nel senso che nessuno è capace di piena autonomia ma tutti hanno bisogno dell’aiuto e della solidarietà degli altri. le esequie ecclesiastiche. il culto dei santi. ossa delle stesse ossa. Tutto questo viene disciplinato nel Libro III del codice di diritto canonico. penitenza (confessione). si riferisce alla potestà d’ordine o potestas ordinis. Attraverso i sacramenti si rende culto a Dio e si opera la santificazione degli uomini. Il sacramento del matrimonio è sempre quello oggetto di speciale attenzione poiché è l’unico preesistente all’istituto di questi mezzi di grazia. Questo comporta la predicazione evangelica a tutte le genti. nella quale si supera il limite di ciascun individuo nel vicendevole completamento tra marito e moglie. Si esplicita attraverso l’amministrazione dei mezzi soprannaturali che Cristo ha affidato alla Chiesa. detto personalizzazione. Il matrimonio canonisticamente denominato matrimonio legittimo (matrimonium legitimum) è considerato vero dalla 39 . definito “nativo” perché originario e coessenziale alla stessa natura dell’istituzione ecclesiastica (can. d) “per questo l’uomo lascerà suo padre e sua madre”: acquisita la maturità. da qui l’interesse della Chiesa per un sacramento che sostiene quei christifideles (laici) che sono chiamati a santificarsi nel mondo e ad animare cristianamente l’ordine temporale. però. cioè l’ufficio di interpretare ed esporre la parola di Dio con autorità da parte del Papa e dei Vescovi. questo passo apre il racconto della creazione della donna e indica il superamento della condizione di difettività in una relazione uomodonna caratterizzata dalla complementarietà. l’annuncio dei precetti morali. unzione degli infermi.

1061) cioè secondo natura e con libera accettazione e si configura anche nel caso in cui all’atto non segua la procreazione. la competenza a disciplinarlo giuridicamente spetta alla Chiesa. il diritto civile. il sacerdote che assiste allo scambio del consenso è solo un testimone pubblico (testis qualificatus). I fini e le proprietà del matrimonio sono considerati i “bona matrimonii”. nel quale tutto il vissuto successivo è voluto dagli sposi. fidei et sacramenti” cioè i tria bona. Secondo il diritto canonico la consumazione deve avvenire in modo umano (can. e l’indissolubilità. Bisogna precisare che il diritto canonico coglie soltanto alcuni aspetti. Struttura giuridica del matrimonio canonico Il matrimonio canonico è un patto (foedus) o contratto. Le fonti normative che regolano il matrimonio canonico sono: il diritto divino naturale. minore invece è l’attenzione per la famiglia come insieme di rapporti. in questo senso si può anche intendere il precetto evangelico “l’uomo non separi ciò che Dio ha unito (Marco). cioè gli sposi. Il matrimonio sacramento Il matrimonio sacramento è un patto mediante il quale l’uomo e la donna pongono in essere un consorzio per tutta la vita. che nello specifico riguardano la sostanza del matrimonio: il “bonum prolis“ attiene alla procreazione ed educazione della prole. Il consenso contrattuale è la causa efficiente del sacramento. l’unità e l’indissolubilità. che riguarda tutti i battezzati e indica ad esempio la peculiare stabilità in ragione del sacramento (can. il diritto ecclesiastico. cioè gli atti sessuali. 1055). cioè la funzione di insegnare la verità oggettiva del matrimonio. le caratteristiche essenziali del matrimonio sono: l’unità. Materia e forma del matrimonio sono nelle 40 . l’insieme delle norme che hanno la funzione di regolamentare dettagliatamente l’istituto matrimoniale. quindi nessuno può vincolare altri al matrimonio. salva la competenza dell’autorità civile circa gli effetti puramente civili. volontà che non può essere supplita da nessuna potestà umana. competenza che ha sempre rivendicato rispetto ai poteri civili. Quindi. 1056). Per il diritto canonico è prevalente il suo interesse per l’atto costitutivo della famiglia. le finalità del bene dei coniugi e della procreazione ed educazione dei figli. che forgia la struttura del matrimonio in maniera comune a tutti gli uomini (la diversità sessuale. 1057). attinenti alla validità del contratto. Agostino che parla di “bonum prolis. su di esso la Chiesa non ha competenza giuridica perciò rientra nell’ambito del munus docendi. Quindi contratto e sacramento non sono opposti ma dal contratto scaturiscono effetti sacramentali. espressione derivata da s. poiché il diritto canonico riconosce che il matrimonio produce anche effetti meramente civili. e il “matrimonium in facto esse” cioè il rapporto matrimoniale che dura nel tempo o famiglia. esclusione della poligamia.Chiesa se contratto da non battezzati. A questo proposito il can. Il matrimonio è l’alleanza fra un uomo ed una donna che danno vita ad una comunità di vita e di amore. 1059 afferma che il matrimonio dei cattolici è retto non soltanto dal diritto divino ma anche da quello canonico. La dottrina distingue inoltre tra “matrimonium in fieri”. Se il matrimonio è elevato a sacramento significa che il matrimonio validamente contratto tra battezzati produce gli effetti della grazia sacramentale. se invece il contratto fosse invalido sarà invalido anche il sacramento. Per assumere pienamente queste finalità. essa indica che tra i battezzati non può sussistere un valido contratto matrimoniale che non sia esso stesso un sacramento (can. La Chiesa rivendica in particolare la competenza a disciplinare il matrimonio dei battezzati cattolici. ne deriva che qualora il contratto sia valido sussiste anche il sacramento. infatti il can. quindi come atto costitutivo della famiglia. l’impossibilità di scioglimento del vincolo matrimoniale durante la vita dei coniugi. La dottrina sul matrimonio è stata elaborata dal Concilio di Trento. che sorge esclusivamente dalla libera volontà dei soggetti contraenti. Il Concilio Vaticano II con la costituzione pastorale “Gaudium et spes” parla del matrimonio come intima comunità di vita e di amore e ha rivalorizzato il rapporto interpersonale. soprattutto dalla fine del Settecento in poi quando gli Stato hanno iniziato ad intromettersi con una disciplina propria (matrimonio civile). ordinata al bene dei coniugi ed alla procreazione ed educazione dei figli (can. 1055). il “bonum sacramenti” alla indissolubilità. sottolineando la connessione tra la felicità dell’individuo nella società e il buon rapporto coniugale. Per il matrimonio fra battezzati. Si chiama invece “matrimonio canonico” quello celebrato a norma dal diritto canonico da due battezzati nella Chiesa cattolica o da un cattolico e un non cattolico. il “bonum fidei” alla fedeltà vicendevole tra i coniugi. si dice “matrimonio rato e consumato” (matrimonium ratum et consummatum). 1061 afferma che il matrimonio validamente contratto tra battezzati si dice “matrimonio rato” (matrimonium ratum) e una volta che sia intervenuta la consumazione. lasciando gli altri all’attenzione e cura dell’attività pastorale della Chiesa. neppure ecclesiastica (can. il diritto divino positivo o rivelato. se il matrimonio è sia contratto sia sacramento.

1095 sono incapaci a contrarre matrimonio: . Per il diritto sono irrilevanti i motivi che possono aver indotto l’individuo a sposarsi. Per essere validamente celebrato il matrimonio ha bisogno di tre elementi: un consenso prestato da persona giuridicamente abile. il dolo. dunque. E’ una 41 . che può riguardare la sfera intellettiva e della conoscenza. poiché non essendo in grado di adempiere gli obblighi non possono assumerli con la celebrazione del matrimonio. Un difetto o vizio del consenso rende invalido il matrimonio: l’incapacità di contrarre matrimonio. Vista la centralità del consenso. per essere rilevante in foro esterno. in particolare le parti non possono alterare il carattere eterosessuale del matrimonio o modificarne le proprietà e le finalità. mancano di sufficiente uso di ragione e quindi non sono in grado di raggiungere una seppur minima conoscenza di che cosa sia il matrimonio. . 1101) con cui gli sposi esprimono il consenso. acquisisce in via autonoma la conoscenza essenziale di che cosa il matrimonio sia e comporti.coloro che. b) L’ignoranza L’ignoranza è l’insufficiente conoscenza di cos’è il matrimonio e cosa comporta. 1057). sadico e masochista) perché sono incapaci di condurre una sana vita coniugale. temporanee o permanenti. immaturo psichico-affettivo). quella volitiva. Quindi l’incapacità è la mancanza di tale idoneità. la condizione. narcisista. la sua apertura alla procreazione attraverso il rapporto sessuale. questi sono i casi in cui anche se l’individuo sa di contrarre matrimonio non può discernere gli obblighi per alterazioni di carattere o anche detti conflitti di personalità (isterico. dalla conoscenza oggettiva di ciò che vogliono. la libertà dei soggetti contraenti si esaurisce nella libera adesione al modello giuridicamente predeterminato. la violenza e il timore. . la simulazione. La validità del consenso. Per capacità si intende l’idoneità del soggetto a valutare il proprio comportamento determinandosi coscientemente ad esso. deve essere accertata dal competente giudice ecclesiastico.parole o nei segni (can. ninfomane e satiro. ciò che conta è la volontà di entrambi. l’errore. la sua durata nel tempo. con patto irrevocabile. riguarda quindi soggetti che non sono portatori di vere e proprie affezioni psicotiche ma che per ragioni permanenti o temporanee della loro personalità non sono in grado di avere sufficiente consapevolezza e libertà nell’assumersi obblighi. l’assenza di impedimenti. La struttura essenziale del matrimonio è predefinita. mentre la forma è la manifestazione della reciproca accettazione del dono di sé.coloro che per cause di natura psichica non possono assumere gli obblighi essenziali del matrimonio. ad esempio non sono in grado di assumersi il dovere della fedeltà. Secondo il can. quella attuativa o operativa. difettano gravemente di discrezione di giudizio circa i diritti e i doveri matrimoniali essenziali da dare e accettare reciprocamente. Il consenso Il matrimonio è costituito dal libero consenso delle parti. un difetto o vizio di quest’ultimo produce l’invalidità del matrimonio anche se. non viziato né nella sua formazione né nella sua manifestazione.coloro che per ragioni diverse. l’ignoranza. quindi la capacità di contrarre matrimonio significa avere una conoscenza sufficiente della natura e dei fini del matrimonio e l’idoneità a volerlo. dai reali contenuti della volontà esternamente manifestata. I vizi del consenso: a) L’incapacità a contrarre matrimonio Secondo il can. ordinata alla procreazione della prole mediante una qualche cooperazione sessuale. Quindi è richiesta una consapevolezza non specifica ma solo degli elementi essenziali: l’unione solidale tra uomo e donna. danno e accettano reciprocamente se stessi per costituire il matrimonio (can. questi sono i casi delle alterazioni mentali temporanee contingenti come ad esempio l’alcool e l’ipnosi. dipende dalla capacità di coloro che debbono prestarlo. dalla libertà di cui devono godere. Essendo il matrimonio un rapporto al quale l’uomo è incline per natura. questa incapacità è simile al caso precedente ma attiene a casi psicofisici nell’ambito della sfera sessuale (omosessuale. cioè l’atto della volontà con cui l’uomo e la donna. per immaturità o per cause patologiche. la forma prescritta. La materia è costituita dalla reciproca dazione di se. 1096 è necessario che i contraenti sappiano almeno che il matrimonio è la comunità permanente tra l’uomo e la donna.

ma condizionamenti del consenso derivanti da ricatti affettivi o da abusi di autorità. prodotta dal comportamento volontario di un’altra persona e non da eventi naturali. cioè il contraente venga indotto in errore su una qualità dell’altra parte e per ciò presti il consenso. sono fattori che costringono un soggetto a contrarre matrimonio. 219). allora l’errore diviene rilevante invalidando il consenso. le espressioni di dolore o di disappunto. Le preghiere. qui il consenso sussiste ma è viziato (can. cioè errore sulle qualità della persona che diviene errore di persona. cioè dopo la pubertà (14 anni per la donna. tale da annullare la libertà di determinazione. e) La violenza e il timore Nessuno può validamente obbligarsi se non liberamente. le suppliche. Il can. efficace. dalla sfera intellettiva. In questo caso il nubente vuole un matrimonio diverso rispetto a quello che intende la Chiesa. 16 anni per l’uomo) non c’è più ignoranza ma una piccola conoscenza. La qualità può essere fisica. perché in genere questo errore non incide sulla validità. può consistere in un comportamento attivo o anche passivo od omissivo. purché non ne determini la volontà. L’errore di diritto riguarda le proprietà essenziali e la sacramentalità del matrimonio. Qualora la qualità della persona sia voluta direttamente e principalmente all’atto di esprimere il consenso. ma quando oggettivamente diventano forme di pressione gravi e soggettivamente vengono da persone con forte personalità allora possono invalidare un matrimonio. Diviene causa di invalidità quando. f) La simulazione Si parla di simulazione (can. questo principio si collega al diritto fondamentale del fedele ad essere immune da qualsiasi costrizione nella scelta dello stato di vita (can. Ad esempio l’erronea convinzione che il matrimonio sia dissolubile incide se viene ad oggettivarsi nella volontà. L’errore di fatto invece riguarda la persona dell’altro contraente il matrimonio. di diritto naturale perché il consenso non è prestato validamente. i ricatti psicologici. ma deve essere essenziale per il matrimonio o deve avere una natura tale da turbare gravemente la vita coniugale. sociale ecc. E’ una disposizione di diritto umano o di diritto divino? Esistono due teorie: di diritto umano perché posta dal legislatore. c) L’errore Esiste il vizio per errore di diritto (error iuris) o per errore di fatto (error facti). Di conseguenza un consenso matrimoniale estorto con violenza o timore non è valido. d) Il dolo Il dolo (can. Un esempio può essere il caso di sterilità taciuta con inganno all’altra parte per evitare il sottrarsi di quest’ultima al matrimonio. si passa in quella volitiva determinando così il consenso. Un caso particolare è l’error redundans in errorem personae. 1097) perché il consenso è viziato in ragione del fatto che il matrimonio riguarda una persona concreta e determinata. La simulazione può essere totale o parziale: totale quando non si vuole il matrimonio o si vuole per finalità diverse. 1101) quando ricorra una divergenza tra la manifestazione esterna del consenso matrimoniale e l’interno volere.conoscenza minimale ma sufficiente ad individuare l’oggetto specifico che si presume sussistere in ogni persona dopo la pubertà. La caratteristica di questo metus è che non produce elementi di violenza fisica o morale. Il consenso è viziato quando si pone in essere dolosamente un inganno. il consenso viene addirittura a mancare (can. 125). incussa dall’esterno. parziale quando la volontà del soggetto è diretta a costituire il matrimonio ma con esclusione di elementi essenziali. quindi vi è una finzione del consenso. è una fattispecie contemplata nel codice del 1917 ma non più in quello vigente anche se è tuttora giuridicamente configurabile. 1097). Quindi se l’errore riguarda solo la conoscenza delle proprietà e dei fini del matrimonio è irrilevante giuridicamente. Il dolo può essere posto dall’altra parte contraente o da una terza persona. 125). Nel caso della violenza fisica. Più frequente è il caso della violenza morale o del timore (metus). in questo caso la qualità diventa l’oggetto del consenso matrimoniale. 1098) è stato inserito nell’ultimo Codice (1983) perché in passato non si riteneva opportuno dare importanza a questo vizio poiché la maggior parte dei matrimoni erano basati su questo. cioè colui il quale subisce la violenza ha come unica via per sottrarsi ad essa il matrimonio. Una fattispecie particolare è il timore reverenziale (metus reverentialis). Più complesso è il caso dell’errore su una qualità della persona. ad esempio è l’errore sull’identità fisica della persona che rende invalido il matrimonio (can. 1099 afferma che l’errore circa l’unità o l’indissolubilità o la dignità sacramentale del matrimonio non vizia il consenso matrimoniale. morale. esternamente si esprime la volontà di contrarre matrimonio ma internamente non si vuole. purché esplicitamente diretto ad indurre in errore. che si produce in un rapporto caratterizzato da vincoli di dipendenza affettiva o psicologica. Per provare l’invalidità occorre che la violenza sia: oggettivamente grave. La 42 . Ordinariamente questi fattori non invalidano un matrimonio. il matrimonio è nullo (can.

Secondo il can. 1102). si ha cioè la presunzione di conformità della dichiarazione esterna alla volontà interna. Un caso particolare è quello della condizione potestativa. per questo esiste una disposizione nello stesso can. 1060 in cui è consacrato il principio del favor matrimonii. 1075 e 1077). C’è un 43 . Si classificano in dirimenti (rendono invalido il matrimonio) e impedienti (lo rendono illecito ma non invalido). tale divieto ha forza impediente e non dirimente quindi il matrimonio è illecito ma non invalido. La presunzione è da collegare al can. o il bene dei coniugi (bonum coniugum). quindi qualunque consenso si deve ritenere conforme alla sua manifestazione esterna. la quale riguarda un fatto la cui realizzazione dipende dalla volontà dell’altra parte. 1074). quindi il matrimonio contratto sotto condizione passata o presente senza detta licenza sarebbe illecito ma non invalido. Il potere di stabilire impedimenti è riservato alla suprema autorità ecclesiastica. il voto pubblico di castità. gli altri sono detti occulti. Gli impedimenti Gli impedimenti sono fatti o circostanze che rendono la persona inabile a contrarre matrimonio validamente (can. il crimine). Il potere di dispensa per gli impedimenti di diritto ecclesiastico spetta alla Santa Sede e all’Ordinario del luogo (cann. il codice del 1983 contempla però solo i dirimenti. 1075) e non possono mai essere dispensati. i secondi sono sempre posti dalla stessa autorità suprema (can. 1078 – 1082): la Santa Sede ha potere generale di dispensa. per cui il matrimonio è valido o meno a seconda se sussista o meno il fatto dedotto in condizione (can. quindi gli impedimenti sono legislativamente predefiniti e le norme che li contemplano sono soggette ad interpretazione restrittiva così il legislatore canonico particolare non può porre nuovi impedimenti o derogare impedimenti vigenti (cann. per cui la validità o meno del contratto matrimoniale dipende dalla sussistenza di una determinata circostanza (can. Gli impedimenti. cioè una congettura probabile di un fatto incerto stabilito dalla legge. 1073). 1102). La presunzione risponde ad un dato di comune esperienza. per lo stesso motivo non è ammessa in materia di impedimenti la consuetudine (can. l’Ordinario invece può dispensare limitatamente al territorio da tutti gli impedimenti. 1102 secondo cui non si può porre la condizione se non con la licenza scritta dell’Ordinario del luogo. o la generazione della prole (bonum prolis). Si distinguono in impedimenti di diritto divino o di diritto ecclesiastico: i primi sono dichiarati tali dalla suprema autorità della Chiesa (can. per una causa grave e limitatamente alla permanenza di questa. inoltre è una presunzione iuris tantum poiché ammette la prova contraria. o la sua indissolubilità (bonum sacramenti). fino a prova contraria. perché non si possono lasciare in sospeso gli effetti giuridici e spirituali del matrimonio-sacramento al verificarsi futuro ed incerto di un determinato fatto. 1075) però possono essere dispensati. La ragione per cui il diritto canonico ammette rilievo giuridico alla condizione è di garantire il reale consenso degli sposi. per la validità del matrimonio. Perché il matrimonio sia invalido per simulazione non è sufficiente una generica intenzione contro il matrimonio. tranne quelli riservati alla Santa Sede (l’ordine sacro. Si tratta di una praesumptio iuris. bensì ci vuole un atto positivo di volontà diretto ad escludere il matrimonio stesso. o il valore della sacramentalità. L’apposizione di condizioni de praeterito o de praesenti costituisce tuttavia un elemento di grave turbativa del consenso e del bene spirituale degli sposi. Il diritto canonico esclude la validità del matrimonio contratto con condizione propria. si distinguono in pubblici e occulti: sono pubblici quelli che possono essere provati in foro esterno (can. Nel primo caso la suprema autorità svolge una funzione magisteriale (munus docendi) cioè l’insegnamento dei limiti posti dal legislatore divino. La simulazione può essere bilaterale o unilaterale (riserva mentale). Viceversa il diritto canonico ammette la celebrazione del matrimonio sotto condizione passata o presente. Invece il caso della condizione de futuro con effetti risolutivi è una condizione al verificarsi della quale il matrimonio verrebbe meno. la simulazione unilaterale è giuridicamente irrilevante in diritto civile. ma internamente esclude l’unità del matrimonio (bonum fidei). nel secondo caso svolge il proprio munus regendi ponendo ulteriori ostacoli alla celebrazione del matrimonio. da un punto di vista probatorio. 1101 il consenso interno dell’animo si presume conforme alle parole o ai segni adoperati nel celebrare il matrimonio. quindi in realtà si verserebbe in una simulazione per esclusione della indissolubilità. 1076). lo è invece in diritto canonico.fattispecie si verifica quando esternamente il nubente esprime il consenso matrimoniale. g) La condizione Il consenso si può viziare a causa di una condizione. purché sia intervenuta la species seu figura matrimonii. cioè in caso di dubbio si debba stare. poiché normalmente c’è coincidenza tra manifestazione esterna ed interno volere. Tale licenza è richiesta ad liceitatem e non ad validitatem. L’Ordinario del luogo può soltanto stabilire un divieto temporaneo al matrimonio per un caso peculiare. cioè condizione de futuro con effetti sospensivi.

1084) poiché la sterilità non impedisce ai coniugi di porre in essere l’atto sessuale naturale. dopo la pubertà invece di diritto umano. cioè l’incapacità di avere rapporti sessuali causata da malformazioni fisiche o cause psicologiche. quindi il legislatore ha fissato un limite minimo che ovviamente può non coincidere con l’effettiva maturazione del singolo. E’ un impedimento di diritto ecclesiastico perciò è dispensabile. In questo caso il divieto non deriva 44 . 1083) altrimenti il matrimonio sarebbe valido ma illecito. per una maggiore disponibilità al servizio divino e dei fedeli. . 277). 8 del Concordato fra la Santa Sede e l’Italia i matrimoni canonici possono conseguire effetti civili. Questo impedimento nasce con l’esigenza di garantire che i nubendi abbiano raggiunto la maturità biologica e psicologica necessaria. Questo impedimento nasce dalle difficoltà che possono insorgere nei matrimoni misti sia per la fede.Il precedente matrimonio L’impedimento del precedente vincolo matrimoniale (can.ampliamento delle competenze dell’Ordinario nel caso di urgente pericolo di morte e nel caso che la sussistenza di un impedimento dispensabile risulti quando già è tutto pronto e non è possibile attendere la dispensa dalla Santa Sede. L’impedimento per voto religioso perpetuo riguarda coloro che hanno emesso il voto pubblico e perpetuo di castità in un istituto religioso (can. se l’impedimento è dubbio. non impedisce il matrimonio né lo rende invalido (can. si tratta quindi di un obbligo di non sposare che si è affermato nell’età medievale per due ragioni: una ragione spirituale. da qui la possibilità di dispensa dall’impedimento. 1125).L’impotenza L’impedimento di impotenza può essere di due tipi: impotentia coeundi. della terza fanno parte la parentela. per una piena ed indivisa adesione a Cristo. Infatti per avere la dispensa è necessario che ricorra una causa giusta e ragionevole. comportamento delittuoso. Perciò viene considerato un impedimento di diritto divino fino alla pubertà. Quindi è un impedimento di diritto divino e non può mai essere dispensato. della seconda fanno parte il coniugicidio e il ratto. L’impotentia coeundi è quindi l’impossibilità di compiere.La disparità di culto L’impedimento è fra una persona battezzata nella Chiesa cattolica e una persona non battezzata (can. privilegio paolino e petrino). quindi l’esclusività del rapporto fra i coniugi. 1084). . cioè l’individuo non è in grado di procreare ma solo di compiere l’atto. la pubblica onestà e l’adozione. 1084) precedente al matrimonio. . per cui il matrimonio si scioglie solo con la morte di uno dei due coniugi. sia per l’educazione cattolica dei figli (can. 793). 226. il matrimonio non può essere impedito (can. vincoli di parentela. invece. e l’indissolubilità. che può riguardare sia l’uomo che la donna. e impotentia generandi. cioè l’atto con cui i coniugi divengono una caro. L’eventuale divorzio civile non fa venire meno l’impedimento perché il matrimonio per la dottrina cattolica è indissolubile. l’affinità. 1085) vuole tutelare le proprietà del matrimonio: l’unità. L’impotentia generandi o sterilità. può essere assoluta. Può essere dell’uomo o della donna. la disparità di culto e l’ordine sacro. cioè non curabile. Ad esempio la Conferenza episcopale italiana ha fatto uso di tale facoltà in considerazione dell’età nuziale fissata dal legislatore civile (art.L’età Secondo il can. Per rendere nullo il matrimonio l’impotenza deve essere (can. o relativa. l’impotenza.L’ordine sacro e il voto religioso perpetuo L’impedimento per ordine sacro (can. 1088). e una ragione praticopastorale. 1086). ma ad alcune condizioni tra cui la promessa sincera della parte cattolica di fare quanto è in suo potere perché i figli siano battezzati ed educati nella Chiesa cattolica (can. Il legislatore canonico ha anche previsto che le Conferenze episcopali possono fissare un’età maggiore per la lecita celebrazione del matrimonio (can. E’ dispensabile ma solo dalla Santa Sede in caso di vocazione viziata o nel caso in cui il chierico abbia abbandonato la vita sacerdotale. E’ un impedimento di diritto divino naturale e quindi non può essere dispensato. 1087) deriva dall’obbligo del celibato previsto nella Chiesa (can. 1083 non possono contrarre validamente matrimonio l’uomo che non abbia compiuto i sedici anni e la donna che non ne abbia compiuto quattordici. solo nei confronti di una persona determinata. cioè nei confronti di tutti. per anomalie organiche o psichiche. . Per far sì che l’impedimento sussista è necessario che ci sia un matrimonio validamente contratto. 84 CC) e grazie all’art. cioè sussistente al momento del consenso. il precedente matrimonio. Della prima categoria fanno parte l’età. e perpetua. Gli impedimenti sono suddivisi nel codice in tre categorie: capacità personale. l’impedimento viene meno se il precedente matrimonio sia stato dichiarato nullo o nei casi specifici in cui il diritto canonico ammette lo scioglimento (dispensa dal matrimonio rato e non consumato. can. la copula coniugale. .

inserito all’epoca del concilio per tutelare il sesso debole da questa usanza. 1090 esistono due diverse fattispecie: il caso di chi uccide (o fa uccidere) il coniuge di un’altra persona con cui vuole contrarre matrimonio o il proprio. cioè il matrimonio putativo.La consanguineità e l’affettività L’impedimento di consanguineità riguarda tutti coloro che discendono da un antenato comune. la quale non è un requisito di validità del matrimonio. è di diritto ecclesiastico e perciò può essere dispensato. Secondo il can. Questo impedimento è sorto perché quando vi è una sentenza di nullità di un matrimonio cessa anche l’affinità. è un impedimento di diritto ecclesiastico e quindi è dispensabile. nonno) mentre in linea collaterale fino al quarto grado incluso (dal codice del 1983) e indica tutti quelli che hanno in comune un capostipite. quindi l’inosservanza della forma di celebrazione comporta l’invalidità del matrimonio. è un impedimento di diritto umano quindi dispensabile anche se è molto difficile. . 573). Per il can. 1094 c’è il divieto di contrarre matrimonio a coloro che sono uniti. Secondo il can. E’ un impedimento di diritto divino e quindi non dispensabile. con il decreto Tametsi del 1563. figlio. . il caso di coloro che hanno cooperato fisicamente o moralmente all’uccisione del coniuge di uno dei due. ma viene meno una volta che la donna separata dal rapitore e posta in un luogo sicuro. L’impedimento non è dispensabile. E’ un impedimento di diritto ecclesiastico per cui è dispensabile ma solo dal Pontefice. La ragione di questo impedimento è la tutela della vita e la salvaguardia della positività del modello matrimoniale. 1089 non è possibile costituire un valido matrimonio fra l’uomo e la donna rapita purché ciò sia fatto allo scopo di contrarre matrimonio. . cugini primi). . l’autore deve agire con l’intento di contrarre matrimonio. L’obbligo di scambiare il consenso matrimoniale in una forma giuridica predeterminata ad valitatem è stato introdotto dal Concilio di Trento. in qualsiasi grado. Per il can. in linea retta o nel secondo grado della linea collaterale. da parentela sorta da adozione. Secondo il can. allora la Chiesa ha previsto questo impedimento perché riteneva sconveniente un matrimonio con il consanguineo di una persona con la quale si sia intrattenuta una relazione intima. 1093). Questi matrimoni portavano delle conseguenze negative sul piano morale e sociale anche perché risultavano di difficile o impossibile prova. L’impedimento di pubblica onestà rende nulle le nozze nel primo grado della linea retta tra il coniuge e i consanguinei dell’altro. La forma canonica di celebrazione Il matrimonio è un negozio a forma vincolante. Prima del Concilio bastava lo scambio di consensi e non era obbligatoria la pubblicità quindi era nato il problema dei matrimoni clandestini. abbia la libertà di determinarsi e scegliere spontaneamente di contrarre matrimonio con l’uomo che l’ha rapita. Il sistema romanistico ci ha tramandato che l’impedimento di consanguineità è infinito in linea retta (padre. 1091 è nullo il matrimonio contratto tra consanguinei in linea retta. L’affinità è il vincolo che sussiste tra il coniuge e i consanguinei dell’altro coniuge. Ovviamente si tratta della forma giuridica o canonica che si distingue dalla forma liturgica. quello contratto tra consanguinei in linea collaterale è nullo fino al quarto grado incluso (fratelli. In particolare era difficile l’accertamento della effettiva volontà delle parti: il matrimonio. 1092 l’affinità in linea retta rende nullo il matrimonio in qualunque grado. ma la gravità ha indotto il legislatore a riservare alla Santa Sede il potere di dispensa.La pubblica onestà La pubblica onestà (publica honestas) è un impedimento che nasce dal matrimonio invalido in cui c’è stata vita comune. cioè quei matrimoni celebrati al di fuori di qualunque forma solenne e pubblica. altrimenti è in linea collaterale. lasciando incerto lo stato giuridico delle persone coinvolte nel rapporto.Il ratto Questo impedimento è diretto a garantire pienamente la libertà della donna a contrarre matrimonio e a sposare una persona determinata.da un obbligo esterno ma è la conseguenza della libera scelta del soggetto che rinuncia all’esercizio della sessualità (can. E’ un impedimento di diritto ecclesiastico e quindi è dispensabile. Ci sono due requisiti: è la donna che deve essere rapita. E’ riservato in linea retta ai consanguinei dell’altro coniuge legati a quest’ultimo da un rapporto di discendenza l’uno dall’altro. zio e nipote. anche se non al fine di sposarsi.Il crimine Questo impedimento sorge nel caso di coniugicidio. o da concubinato pubblico e notorio (can. Questo impedimento è detto di parentela legale e nasce dal fatto che l’adozione conferisce all’adottato lo stato di figlio legittimo riconosciuto dal diritto canonico. con la nascita 45 .

1116) in caso di pericolo di morte di uno o di entrambi gli sposi e non è possibile avere la presenza di un ministro di culto entro un mese.il matrimonio segreto (omissis denunciationibus et secreto) (cann. ad esempio. con cui si accerta che nulla impedisca che il matrimonio sia contratto lecitamente e validamente (cann. mentre da quel momento in poi i matrimoni per essere validi dovevano essere celebrati con la forma stabilita dalla Chiesa. Sono obbligati alle disposizioni canoniche tutti i battezzati nella Chiesa cattolica (can.matrimoni misti tra un battezzato e un non battezzato (cann. che può avvenire qualora i genitori naturali si sposino (legittimazione per susseguente matrimonio) o per provvedimento della Santa Sede (con rescritto pontificio). 1104). con conseguente illegittimità di convivenza e della prole e non acquisto dello stato coniugale. ma anche morale e religiosa della prole. l’Ordinario del luogo o il parroco (o un sacerdote o un diacono se delegati). La forma ordinaria (can. ma riconoscono giuridica 46 . 1127) e il consenso venga espresso contemporaneamente. 1134 – 1140 il legislatore canonico si limita a dettare alcune disposizioni precisando che una volta celebrato il matrimonio sorge tra gli sposi un vincolo perpetuo ed esclusivo. due concubini o due persone conviventi da anni e che tutti ritengono sposati. 1066 – 1067). questa potrebbe essere la forma del matrimonio civile che in tal caso sarebbe matrimonio canonico. Le pubblicazioni sono sostituibili con altri mezzi di accertamento. infatti la pubblica celebrazione potrebbe suscitare disappunto o addirittura scandalo. e che gli stessi sposi sono sostenuti dalla speciale grazia conferita loro dal sacramento. è una presunzione iuris tantum quindi ammette una prova contraria. più precisamente non sempre gli Stati hanno ritenuto di dover considerare esclusivamente il proprio matrimonio come atto capace di far conseguire gli status familiari. Con il decreto Valenzi fu stabilito che i matrimoni celebrati fino a quel momento erano considerati validi anche se celebrati in altre forme. E’ posto il principio dell’eguaglianza in quanto a doveri e diritti dei coniugi. Infatti nei cann. l’attribuzione dello stato di figlio legittimo a chi è nato da matrimonio valido. il matrimonio così celebrato non viene annotato nel registro parrocchiale dei matrimoni ma in uno speciale registro conservato presso la curia della diocesi . l’acquisto dello status giuridico di coniugi e la legittimità dei figli eventualmente generati. o solo una promessa di matrimonio. Vi sono anche forme straordinarie di celebrazione: . 1117). Dal 1907 invece questo decreto venne esteso a tutta la Chiesa. 1130 – 1133). Prima della celebrazione sono effettuate le pubblicazioni. ma non amministra il sacramento perché a farlo sono gli stessi sposi. sociale e culturale. 1108) consiste nello scambio del consenso tra gli sposi alla presenza di un testimone qualificato (testis qualificatus). Lo scambio del consenso deve avvenire con parole alla contemporanea presenza degli sposi.di una legittima convivenza. I figli legittimati sono del tutto equiparati ai legittimi perché l’ordinamento canonico non pone trattamenti giuridici discriminatori. in questo caso l’autorità ecclesiastica può persino dispensare dall’obbligo della forma canonica purché rimanga la necessità della celebrazione del matrimonio in una qualche forma pubblica (can. Per quanto riguarda gli effetti civili. Il diritto canonico prevede anche l’istituto della legittimazione del figlio nato fuori dal matrimonio. Il diritto canonico considera padre il legittimo marito della donna che ha partorito e presume come legittimi i figli nati almeno 180 giorni dopo la celebrazione del matrimonio o entro 300 giorni dallo scioglimento della vita coniugale. Per questa ragione il diritto canonico si occupa dell’atto e non del rapporto. sia di persona che tramite procuratore (can.lo scambio del consenso davanti ai soli testimoni comuni (coram solis testibus) senza la presenza del ministro sacro (can. non il rapporto che dura nel tempo. Gli effetti del matrimonio Sacramento è il matrimonio come atto. al quale si ricorre per ragioni pastorali. se gli Stati hanno ritenuto di istituire un proprio matrimonio (matrimonio civile) non tutti gli Stati hanno ritenuto di doverlo rendere obbligatorio per tutti (come la Francia). e di almeno due testimoni comuni (testes communes). questo caso ricorre in particolare nei territori di missione . di qui la segretezza della celebrazione alla presenza del ministro sacro e dei due testimoni ma senza le previe pubblicazioni e con il vincolo di segretezza per coloro che intervengono. 1124 ss). L’entrata in vigore di questo decreto era prevista entro trenta giorni ma non fu subito pubblicato in tutte le diocesi quindi troviamo una situazione di incertezza poiché i luoghi tridentini avevano ricevuto il decreto e gli altri invece no. in quanto chiede la manifestazione del consenso e la riceve in nome della Chiesa. il diritto dovere di curare l’educazione non solo fisica. Il ministro sacro assiste alla celebrazione. cioè per togliere da una situazione di peccato.

è sufficiente il rinnovo del consenso in segreto. 1060) e che si manifesta nella possibilità offerta dall’ordinamento agli sposi di convalidare il matrimonio. in particolare al matrimonio canonico. chi è stato causa della nullità deve rinnovare il consenso e l’altra parte deve perseverare il suo. quindi la comunanza di letto. a seconda se il motivo sia pubblico o occulto (can. Nullità e convalidazione del matrimonio Il matrimonio è contratto invalidamente se c’è un vizio del consenso. Infatti la sentenza di nullità produce effetti retroattivamente (ex tunc) fatti salvi gli effetti del cosiddetto matrimonio putativo. 1055) che comporta il dovere di osservare la coabitazione tra gli sposi. 1139). chiedere la convalida. altre volte per via di accordi dell’autorità statale con la Chiesa. ancora negli Stati Uniti è riconosciuta agli sposi la libertà di celebrare il matrimonio in forma religiosa o in forma civile. quindi. il consenso deve essere rinnovato secondo le modalità prescritte dal diritto. A differenza del diritto civile. che si esprime nella presunzione (iuris tantum) per cui nel dubbio il matrimonio si deve ritenere valido fino a prova contraria (can. Se il matrimonio è nullo a causa di un impedimento. La convalidazione del matrimonio si ha nella forma della convalidazione semplice (convalidatio simplex) (cann. può essere sanato per concessione dell’autorità ecclesiastica competente. Il matrimonio è oggetto di particolare favore nell’ordinamento canonico (favor matrimonii). 1057). un vizio di forma. Questo principio non si applica sempre. quando il matrimonio è invalido per un impedimento o vizio di forma ma il consenso era valido. mensae et habitationis). ad esempio il caso del consenso matrimoniale posto per scherzo (ioci causa) o sulla scena teatrale da due attori. La sanatio in radice non può applicarsi nel caso di matrimonio nullo per mancanza o per vizio del consenso perché per il diritto canonico il consenso delle parti non può essere supplito da nessuna potestà (can. 1074): se il motivo è pubblico. il diritto canonico contempla solo casi di nullità. Dunque in presenza di vizi i coniugi possono scegliere se: chiedere l’annullamento. perché la salus animarum (favor fidei) è considerata più importante del favor matrimonii. se è nullo a causa di un vizio del consenso. A volte ciò è avvenuto per iniziativa unilaterale statale. la volontà matrimoniale deve essere nuovamente espressa in forma pubblica. 1061). un impedimento non dispensabile o non dispensato. Il matrimonio canonico è considerato inesistente qualora manchi addirittura l’atto o esso si presenti anomalo rispetto alla fattispecie delineata dal legislatore. purché perseveri il consenso e l’impedimento sia venuto meno o sia stato dispensato. 163 della Costituzione del Brasile (1967) in ossequio al principio della libertà di coscienza e del libero esercizio di culto è garantita la libertà di contrarre matrimonio in forma religiosa o in forma civile. E’ quindi un atto amministrativo che comporta la dispensa dell’impedimento o del vizio. è inefficace e senza effetto sin dall’origine e la relativa nullità può essere giudizialmente accertata in ogni tempo. Separazione e scioglimento del matrimonio L’essenza della condizione matrimoniale è data dalla comunità per tutta la vita (consortium totius vitae: can. Questa concessione può essere data anche all’insaputa delle due parti o di una di esse. il consenso può essere rinnovato solo se l’impedimento è venuto meno o è stato dispensato. Un esempio del secondo caso è l’art. di mensa e di abitazione (communio tori.rilevanza al matrimonio religioso. 1137) o la loro legittimazione per susseguente matrimonio (can. fermo restando che agli effetti del riconoscimento civile il matrimonio è regolato dalla legge civile sia per i requisiti materiali sia per la forma. Un esempio del primo caso è nell’art. come ad esempio nel matrimonio legittimo tra infedeli. che riconosce gli effetti civili ai matrimoni contratti secondo le norme del diritto canonico. 1156 – 1160) cioè la rinnovazione del consenso di entrambe o almeno una delle parti purché l’altra perseveri nel consenso dato all’atto della celebrazione. Questo dovere 47 . Un altro tipo di convalida è la sanazione in radice (sanatio in radice) mediante la quale. solo nel caso in cui venga meno il motivo che ha prodotto l’invalidità. La convalidazione semplice può avvenire in modalità diverse. continuare a convivere come fratello e sorella. che si ha quando sia stato celebrato in buona fede da almeno una delle parti e fintanto che entrambe le parti non divengano consapevoli della sua nullità (can. se il motivo è occulto. a condizione che l’atto relativo sia trascritto nei registri dello stato civile. 8 del Concordato italiano. precisando che il matrimonio religioso ha effetti civili. che contempla la nullità (anomalia radicale dell’atto che coinvolge la sua essenza ontologica) e l’annullabilità (anomalia più limitata e relativa che non coinvolge l’atto nella sua essenza). Quindi il matrimonio putativo produce gli stessi effetti del matrimonio validamente contratto per quanto riguarda la legittimità dei figli (can. se il vizio deriva dalla forma. Il contratto matrimoniale. inoltre aggiunge che le sentenze di nullità di matrimonio dei tribunali ecclesiastici sono dichiarate efficaci nella Repubblica italiana.

La separazione personale dei coniugi battezzati è di competenza dell’autorità ecclesiastica (can. 1143 prevede le condizioni per sciogliere un matrimonio naturale anche se sia stato consumato ma che sia contratto: tra non battezzati. grave compromissione del bene spirituale o corporale di uno dei coniugi o della prole. per il procedimento cann. la durezza della vita comune (cann. Per poter ottenere lo scioglimento la non consumazione deve verificarsi dopo la celebrazione del matrimonio. cioè quando il pagano poligamo riceve il battesimo e non può o gli è gravoso rimanere solo con il primo coniuge. L’altro caso è il cosiddetto privilegio paolino. 1148 – 1149). Paolo. Il primo caso è quello del matrimonio rato e non consumato tra battezzati o tra una parte battezzata ed una non battezzata. La non consumazione. se la parte non battezzata non voglia farsi battezzare e non viva pacificamente con il coniuge. 1141). I beni della Chiesa Un problema di legittimazione Con il precedente codice del 1917. Nella dispensa super rato la mancata consumazione impedisce l’attuazione nella sua pienezza del segno sacramentale dell’unione fra Cristo e la Chiesa. pertanto viene meno solo con la morte di uno dei coniugi (can. di cui rivendicava il diritto della Chiesa ad acquisirli e amministrarli liberamente (can. 1151 – 1155). la dispensa si può avere infatti anche nel caso di matrimonio tra un battezzato e un non battezzato. viene detta dispensa dal matrimonio rato e non consumato (can. A questa fattispecie ne viene assimilata un’altra detta privilegio petrino (cann. cioè essi da non battezzati non potevano percepire il primato assoluto del bene della fede. Lo scioglimento avviene quando la parte battezzata celebra a norma del diritto canonico un nuovo matrimonio. è un provvedimento di carattere amministrativo che viene concesso dal Pontefice e si dice dato “graziosamente” cioè come grazia per cui i coniugi non hanno un diritto soggettivo ad ottenerlo ma una mera aspettativa. può scegliere uno fra i vari coniugi e sposarlo canonicamente. La facoltà pontificia di sciogliere si estende al di là del solo matrimonio rato. Nel privilegio paolino lo scioglimento è giustificato dal fatto che il bene della fede prevale sull’indissolubilità.può venire meno solo per: adulterio. l’odio tra i due coniugi. Il matrimonio canonico è perpetuo e indissolubile. 1692) anche se non esclude una competenza dell’autorità civile (can. Tuttavia la possibilità di deferimento della causa al giudice civile non legittima i coniugi cattolici a separarsi a condizioni diverse da quelle previste dal diritto canonico. perché trova fondamento teologico nella prima lettera ai Corinti di s. Se è vero che il matrimonio canonico ha come unica causa efficiente il consenso. ferma restando che la separazione non fa venire meno l’obbligo della fedeltà e della indissolubilità come gli obblighi per il sostentamento e l’educazione dei figli. 1495 codice pio-benedettino). se è stata chiesta la separazione civile ecc. la dissociatio animorum. per poter essere causa dello scioglimento. 1142. se successivamente uno dei coniugi ha ricevuto il battesimo. Lo scioglimento avviene con provvedimento pontificio di dispensa che può essere richiesto da entrambi i coniugi o da uno solo anche se l’altro sia contrario. 1692). Nel caso della dispensa super rato è una risoluzione del contratto per un vizio attinente al funzionamento dello stesso: la mancata consumazione. Il can. oppure quando il pagano che riceve il battesimo non può ristabilire la convivenza con il coniuge naturale a causa della prigionia o della persecuzione. Il diritto canonico tende a favorire sia il perdono sia la riconciliazione tra i coniugi. non deve derivare da anomalie fisiche o psichiche che impediscono la copula perché si rientrerebbe nella fattispecie tipica dell’impotenza. Questo per l’esigenza etica di evitare un irragionevole accumulo di beni temporali al di là delle obbiettive esigenze ed evitare un loro utilizzo per finalità estranee alla Chiesa. La separazione consiste nella possibilità di vivere separatamente per cause legittime mantenendo fermo il vincolo coniugale. la ragione è che solo il matrimonio rato e consumato è per diritto divino assolutamente indissolubile. dono che non può più essere ripetuto. la dottrina canonistica ricercava i principi legittimanti il godimento di quei beni temporali. Il ricorso ai beni terreni si giustifica solo nella misura in cui è strettamente necessario alla vita 48 . gli altri matrimoni non godono di una indissolubilità estrinseca assoluta mancando l’elemento della consumazione o della sacramentalità. Esistono tuttavia due casi di scioglimento del vincolo matrimoniale. 1697 – 1706). una volta che sia rato e consumato non può essere sciolto per nessuna ragione e da nessuna autorità. è una rescissione del contratto matrimoniale perché concluso a condizioni inique fra i soggetti che erano ottenebrati dall’intelletto in quanto si trovavano in infidelitate. deve essere debitamente accertata dalla Santa Sede e deve inoltre sussistere una giusta causa: ad es. è anche vero che solo con la consumazione si realizza quell’una caro in cui gli sposi divengono integralmente una cosa sola e si compie radicalmente il dono reciproco di sé.

cioè per disposizione di legge. Possono acquistare personalità giuridica con decreto dell’autorità ecclesiastica: le regioni ecclesiastiche (can. sia sotto il profilo oggettivo. senza ulteriori distinzioni. le loro province e case (can. La Chiesa ha infatti il diritto di esigere dai fedeli quanto le è necessario per le finalità sue proprie (can. Questo sensibile miglioramento della tecnica di legiferazione è un’applicazione di quanto prescritto dal Concilio Vaticano II costituendo il criterio di legittimazione della disponibilità e del godimento dei beni temporali da parte di una Chiesa che vuole essere povera. 1205 sono dettate norme minuziose sui luoghi sacri. quei beni appartenenti a persone giuridiche pubbliche nella Chiesa. cioè le prestazioni dovute al mero titolo di appartenenza ad una Chiesa. 815 – 816). che apre il libro V intitolato “I beni temporali della Chiesa”. possedere. Infatti il can. o con provvedimento amministrativo della competente autorità ecclesiastica (can. le oblazioni o offerte. cioè quelle cose che con la consacrazione o con la benedizione sono immediatamente destinate al culto divino. E’ da considerarsi conservata la personalità giuridica ipso iure del collegio cardinalizio (cann. non sono oggetto del diritto canonico. le conferenze dei superiori maggiori (can. le res sacrae. amministrare e alienare i beni temporali per conseguire i fini che le sono propri. 373). Sul piano tecnico – giuridico questa ricerca è volta alla precisa individuazione delle finalità proprie del patrimonio ecclesiastico. specialmente al servizio dei poveri. in secondo luogo sono beni appartenenti alla Chiesa. Ad es. e beni immateriali (res incorporales). 1257 e 1254 troviamo precisamente il concetto giuridico di “beni ecclesiastici” sia sotto il profilo soggettivo. quegli insiemi di persone o cose (universitates personarum aut rerum) costituite dalla competente autorità ecclesiastica perché compiano in nome della Chiesa il compito ad essa affidato. le province ecclesiastiche (can. 449). Dobbiamo quindi distinguere tra: i tributi. A questa categoria possiamo ricondurre beni di diverso genere: beni materiali (res corporales) cioè le parti del mondo sensibile aventi un valore economico. alla Sede Apostolica e alle altre persone giuridiche pubbliche nell’ordinamento canonico. cioè secondo il can. provvedere ad un onesto sostentamento del clero. le conferenze episcopali (can. 1254. La costituzione del patrimonio ecclesiastico Esistono due modi di acquisto dei beni temporali da parte della Chiesa: uno di diritto privato (can. 113) ponendole al di sopra delle altre per la loro origine divina. afferma che la Chiesa cattolica ha il diritto nativo. nel can. le associazioni pubbliche di fedeli (can. 116). sono “patrimonia pauperum” cioè bene dei poveri. Le res sacrae. l’altro di diritto pubblico. 349 – 359) e dei capitoli dei canonici (cann. cioè le prestazioni dovute in compenso di atti della potestà esecutiva a vantaggio dei singoli fedeli.della comunità e all’aiuto dei poveri. Esse acquistano la personalità giuridica o ipso iure. le Università cattoliche (can. anche in proprietà di privati. 1262). infatti i beni ecclesiastici non sono costituiti solo da res sacrae e queste ultime possono trovarsi in proprietà di privati. quei beni temporali la cui destinazione è vincolata alle individuate finalità della Chiesa. I beni ecclesiastici Il codice non detta una definizione chiara. i seminari (can. di acquistare. che può imporre alle persone fisiche e giuridiche ad essa soggette di devolvere parte dei loro redditi agli enti ecclesiastici. le pie fondazioni autonome (can. 1257 troviamo due parametri per individuare i beni detti ecclesiastici: in primo luogo sono beni temporali. 238). 515). indipendentemente dal potere civile. le tasse. cioè quei luoghi che vengono destinati al culto divino o alla sepoltura dei fedeli mediante la dedicazione o la benedizione. le parrocchie (can. diceva s. 1303). 301). Nell’ultimo caso si tratta di prestazioni avente una certa doverosità ma 49 . 1260) e i fedeli sono invitati a contribuire alle necessità della Chiesa (can. ma nel can. Fra i beni ecclesiastici e le res sacrae non c’è identificazione. 634). esercitare opere di apostolato sacro e di carità. I beni della Chiesa. 116. cioè questi beni sono destinati ad ordinare il culto divino. da queste si passa poi alla elaborazione di criteri per una sana amministrazione e per un corretto esercizio dei poteri di controllo e vigilanza. 433). cioè facendo ricorso agli istituti giuridici previsti dai diritti secolari per l’acquisto del diritto di proprietà. gli istituti religiosi. cioè attraverso l’esercizio del potere di imperio della Chiesa. 503 – 510). Il codice conferisce la qualificazione di “persone morali” alla Sede Apostolica e alla Chiesa universale (can. Il legislatore del codice vigente. distinti dai beni spirituali. Il codice parla genericamente di beni temporali della Chiesa. ha colmato la lacuna. Nel can. 807) e le Università e Facoltà ecclesiastiche (cann. Ambrogio. Il patrimonio ecclesiastico è costituito dunque dai beni appartenenti alle persone giuridiche pubbliche. 432). i beni immobili e i beni mobili. 1259). Sono persone giuridiche pubbliche ipso iure: le Chiese particolari (can. da farsi in occasione dell’amministrazione dei sacramenti e sacramentali. 709). consapevole di questa esigenza.

1273. can. A differenza del passato. né gli statuti. predisporre tutele della proprietà in forme valide. curare la regolare tenuta dei libri contabili. spetta all’Ordinario nominare come amministratori persone idonee che restano in carica per un triennio. 1279). in caso di silenzio degli statuti. impiegare le attività di bilancio per fini propri della Chiesa. 1283) è richiesto agli amministratori di prestare giuramento di svolgere le proprie funzioni onestamente. Gli amministratori sono tenuti ad adempiere ai loro compiti in nome della Chiesa (can. 393) e il parroco per la parrocchia (can. l’Ordinario diocesano. 532). 1284) e di sottoscrivere un inventario dei beni aventi rilevante valore economico o culturale. con la diligenza del buon padre di famiglia (can. 1265). L’amministrazione dei beni ecclesiastici Il diritto canonico precisa quali sono gli organi legittimati a porre in essere gli atti necessari all’incremento. fatta eccezione per i religiosi mendicanti. da effettuarsi nelle chiese e negli oratori aperti al pubblico. Mentre la Santa Sede è organo generale ed universale di vigilanza e di controllo secondo il can. can. Esempi di amministratori ex lege sono il Vescovo per la diocesi (can. conservare ed erogare i redditi e proventi secondo gli statuti. E’ impedita la regolare amministrazione del patrimonio: nei casi di difetto o di negligenza dei legittimi organi di amministrazione. le tavole di fondazione e le disposizioni di legge. allora il potere è attribuito all’autorità gerarchicamente sovraordinata (il Pontefice. 1280). 1276). in particolare riguarda l’operato degli organi di governo e l’utilizzazione dei beni delle persone giuridiche. composto da fedeli esperti in materia economica e conoscitori del diritto secolare per dare un adeguato sostegno all’amministratore (can. alla conservazione. la cui copia viene conservata nell’archivio della Curia diocesana. né le tavole di fondazione determinino gli organi di amministrazione. Ogni persona giuridica deve avere un consiglio per gli affari economici. l’Ordinario è il normale ed immediato organo di vigilanza e di controllo (can. versare le quote di interesse e di capitale connesse a mutui o ipoteche. Tra i doveri e i diritti fondamentali dei fedeli c’è anche l’obbligo di sovvenire alle necessità della Chiesa. 1273. le collette speciali (can. per evitare ogni erronea impressione che la prestazione pecuniaria del singolo fedele corrispondesse al valore del sacramento o peggio che i sacramenti fossero amministrati a pagamento (simonia). L’attività di vigilanza riguarda la costante verifica della corrispondenza della vita e dell’attività della persona giuridica. 1279). per il quale il Pontefice è supremo amministratore ed economo di tutti i beni ecclesiastici. per le opere di apostolato e di carità. non agire nel foro civile senza autorizzazione della competente autorità. Per atti eccedenti l’ordinaria amministrazione si intendono quelli che producono sostanziali innovazioni alla situazione patrimoniale della persona giuridica. 319). perché questa possa disporre di quanto è necessario per il culto divino. per gli istituti religiosi spetta ai propri competenti 50 . 1281). 1279). I compiti degli amministratori sono contemplati nei canoni 1284 – 1287 e sono: curare la conservazione del patrimonio. non abbandonare arbitrariamente le proprie funzioni. sia in positivo sia in negativo. non procedere a donazioni che nei limiti dell’ordinaria amministrazione e solo per fini di pietà o carità. I criteri per determinare quali atti sono definiti straordinari sono: negli statuti sono stabiliti quali sono gli atti “straordinari”. si è cercato di ridurre l’esercizio del potere di imposizione per accentuare l’aspetto della libera e responsabile partecipazione. esempi di amministratori determinati dagli statuti o dalle tavole di fondazione sono quelli dei capitoli (cann. cioè le offerte di fedeli per un fine religioso. 1266). 1282) ed è escluso che essi possano agire come titolari di un mandato senza rappresentanza (art. 1303). nel caso in cui né la legge.comunque volontarie. Prima dell’assunzione dell’incarico (can. fedelmente. disposte dalla competente autorità ecclesiastica. concedendo un onesto compenso ai propri dipendenti. 1705 CC). la redazione del bilancio preventivo e l’elaborazione del rendiconto annuale. alla fruizione e all’alienazione del patrimonio ecclesiastico. in quest’ultimo caso il diritto canonico prevede che la capacità dell’amministratore della persona giuridica debba essere integrata dall’intervento dell’autorità ecclesiastica che ha poteri di controllo. I compiti di vigilanza e di controllo sull’amministrazione dei beni sono attribuiti alla Santa Sede e all’Ordinario. Per quanto riguarda le acquisizioni di carattere pubblico invece distinguiamo tra: le questue (can. 222). spetta al Vescovo diocesano determinare tali atti (can. 505 – 506). Amministratore della persona giuridica pubblica è colui che presiede a norma di legge o per disposizioni statuarie o fondazionali (can. con possibilità di essere confermate (can. la custodia dei documenti e degli strumenti. L’attività di controllo attiene agli atti di straordinaria amministrazione e all’autorizzazione a stare in giudizio. delle fondazioni pie autonome (can. per il sostentamento del clero (can. raccolte attraverso inviti generalizzati e che possono essere effettuate solo previa autorizzazione. osservare le leggi in materia di lavoro. esigere. attenersi scrupolosamente alle norme canoniche e civili. delle associazioni pubbliche di fedeli (can.

Sul patrimonio della diocesi la competenza in materia è della Conferenza episcopale (can. per il restauro.fondo per la previdenza sociale del clero. costituito con fondi individuati dal diritto locale e dalle liberalità dei fedeli. prevista dal can. costituito dai beni forniti dagli stessi appartenenti al clero e dalle liberalità dei fedeli. Il codice non dispone che tali istituti abbiano personalità giuridica canonica. 1272) in sostituzione del sistema beneficiario e tre diversi istituti attraverso i quali garantire il sostentamento dei chierici. 51 . . Una categoria particolare: i beni culturali I beni culturali sono una categoria unitaria di beni considerati degni di una particolare protezione perché connessi allo sviluppo integrale della persona umana. per le autorizzazioni alla loro alienazione. da istituirsi in ogni diocesi. nel decreto sul ministero e la vita sacerdotale “Presbyterorum Ordinis”. la persona giuridica risponde solo nei limiti in cui l’atto posto invalidamente sia tornato a suo vantaggio o nel caso di atti validi ma illeciti. . Il codice prevede una disposizione transitoria (can. per la loro destinazione a scopi profani. che siano andati a svantaggio. Possono entrare in evidenza dal punto di vista giuridico per tre motivi: in relazione alla proprietà. Il cambiamento è avvenuto con il Concilio Vaticano II che. o le bellezze naturali. in relazione alla sua destinazione. 1389. Questa disposizione ha una ragione verso l’esterno.fondo comune. Tradizionalmente era imperniato sul sistema beneficiale. dai beni e offerte dei fedeli. ha il compito di provvedere all’assistenza sanitaria del clero. sono le cose di interesse storico o artistico. In particolare i beni culturali ecclesiastici sono quei beni culturali che sono in proprietà di persone giuridiche canoniche pubbliche e non hanno necessariamente un carattere religioso né necessariamente devono essere costituiti da materiali preziosi. per sovvenire alle necessità di quanti prestano servizio a favore della Chiesa (cann. Il diritto canonico universale pone alcune norme per la loro conservazione. favorire un’eguaglianza tra loro. Nel caso di atti posti in essere illegittimamente. alle pensioni di invalidità e vecchiaia. in sostanza accanto ad ogni ufficio ecclesiastico si costituiva una massa patrimoniale. provvede al sostentamento dei chierici che prestano servizio a favore della diocesi. il patrimonio è costituito dai patrimoni dei benefici soppressi. L’aver posto o omesso illegittimamente atti relativi all’amministrazione del patrimonio. da istituire in ogni diocesi qualora nella realtà nazionale non esistano già forme di sicurezza sociale. 230 – 231). Disciplinare e punire Nozioni generali Il can. 1277). dunque la Chiesa ha un proprio diritto penale al quale è dedicato il libro sesto del codice intitolato “le sanzioni nella Chiesa”. anche se il diritto particolare prende in considerazione i beni culturali con disposizioni frammentarie. Il sostentamento del clero Il sistema di sostentamento del clero è stato profondamente modificato nel corso del tempo. e all’irrogazione di un’adeguata sanzione penale nei confronti dell’amministratore responsabile dell’atto. dispose che il sistema beneficiale deve essere riformato in modo che la parte beneficiale sia trattata come cosa secondaria e venga messo in primo piano l’ufficio stesso. promuovere azioni di solidarietà (can. Il can. 1311 afferma che la Chiesa ha il diritto nativo e proprio di costringere con sanzioni penali i fedeli che hanno commesso delitti. cioè a fronte della pretesa dello Stato moderno di avere in esclusiva la titolarità della funzione penale. sia nel caso di atti validi ma illeciti che abbiano recato danni alla persona giuridica: in entrambi i casi quest’ultima può rifarsi contro gli amministratori che le abbiano recato danno (can. In questa categoria rientrano tutti i beni che costituiscono testimonianza materiale di un valore di civiltà o si pongono come strumenti di civilizzazione. Solo dopo il Concilio Vaticano II è cresciuto il rilievo di questa categoria. ma si presume debba sussistere. Gli amministratori rispondono sia nel caso di atti posti invalidamente.istituto per il sostentamento del clero. i beni ambientali. 1274). 1283 menziona i beni da inventariare e non ci sono solo le cose preziose ma anche i beni culturali: ad esempio oltre i beni destinati al culto sono anche le testimonianze della pietà popolare. può portare persino ad una fattispecie criminosa. 1281). gli archivi ecclesiastici e le biblioteche ecclesiastiche.organismi (can. 368). in relazione alla sua tutela e conservazione. . avente personalità giuridica e su cui si sosteneva il chierico. la Chiesa rivendica un’azione coercitiva che esplicita nelle forme del diritto penale. detta beneficio. o beni di recente creazione.

al quale si assoggetta con libertà chi liberamente è entrato a far parte della Chiesa. i quali possono anche statuire sanzioni per la violazione di norme poste da altro legislatore (cann. cioè comandi diretti non alla generalità ma a soggetti determinati (can. e proprio. la finalità medicinale. che stabiliscano qualche pena per i trasgressori. produrre un interpretazione secundum legem. 1315 – 1318). uno soggettivo o psicologico. nella forma più severa con la separazione dalla comunità (scomunica) di chi si è reso responsabile di fatti gravi. il divieto di rapporti con il reo. si ha colpa quando la violazione deriva dalla omissione della dovuta diligenza nella produzione dell’atto che dà luogo alla violazione della legge. L’elemento oggettivo è il comportamento dell’agente e l’evento che ne deriva. la contumacia. o diventerebbe oggettiva complice del male e quindi cattiva pedagoga nel far discernere le azioni virtuose da quelle malvage. non derivato da altre autorità. Il can. Elementi del delitto Il codice non fornisce una definizione ma può essere ricavata dal can. L’ordinamento canonico è originario e sovrano. di una legge o di un precetto. l’atteggiamento mentale del soggetto agente. 1399 secondo cui la violazione esterna di una legge divina o canonica può essere punita con una giusta pena solo quando la speciale gravità della violazione esige una punizione e urge la necessità di prevenire o riparare gli scandali. Infatti proprio il carattere di società volontaria dà ragione di una peculiarità del diritto penale canonico. 135): quindi sia il legislatore universale sia i legislatori particolari. Perché vi sia un delitto occorrono quindi tre elementi: uno oggettivo. Per le leggi penali vige il principio della territorialità (can. Il diritto canonico pone divieto di interpretazione estensiva della legge penale (can. Dunque la Chiesa è legittimata a reagire anche con sanzioni penali e il carattere volontario e non necessario della società ecclesiastica rafforza la ragione di un diritto penale. scaturente dalla sua stessa natura. 18) ed esclude il ricorso all’analogia in materia penale (can. poiché sarebbe in contraddizione con la Chiesa come comunità volontaria e la costrizione penale contrasterebbe con la libertà religiosa e di coscienza. legati da un rapporto causale. 1311 vuole sottolineare l’indipendenza della potestà coattiva della Chiesa nei confronti di ogni autorità umana. perciò ha in sé anche l’idoneità e la legittimazione a ricorrere alla coercizione. ad esempio troviamo il presupposto del fatto grave e notorio. 52 . l’antigiuridicità del fatto. 49 e 1319). negligenza o imperizia. l’esclusione dalla comunità. la sentenza. l’azione dell’agente lede interessi giuridicamente protetti di persone fisiche o giuridiche e l’interesse generale della comunità ecclesiale (soggetti passivi del delitto). Viceversa non esclude che la consuetudine possa abrogare una norma penale. originario. che poggia sul principio di legalità (“nullum crimen sine lege”) giacché il can. le previe ammonizioni. Si deve considerare che la misericordia non può prescindere dal perseguimento della giustizia. La sussistenza del delitto può mancare per cause oggettive o soggettive (can. il fatto. 19). per dolo o per colpa. non trae esistenza e legittimazione da altro ordinamento. Inoltre chiunque abbia potestà legislativa può emanare pure precetti penali. 1321 che individua il soggetto passivo nelle sanzioni penali: si ha delitto quando vi sia la violazione esterna e gravemente imputabile. Secondo il diritto canonico può emanare leggi penali chiunque abbia potestà legislativa (can. Questo elemento si può configurare come dolo o come colpa: sia ha dolo quando la violazione della legge o del precetto è deliberata. 13) a meno che non si tratti di leggi personali. quindi l’evento dannoso non è voluto dall’agente ma si verifica per la sua imprudenza. Questo principio è temperato dal can. mentre è da escludere che con una consuetudine possano essere introdotte nuove fattispecie criminose. la necessità del pentimento. In realtà la Chiesa ha sempre esercitato questa funzione punitiva.Diritto che è nativo della Chiesa. Esiste poi una ragione interna. Sin dai testi del Nuovo Testamento troviamo misure con finalità di protezione della comunità ecclesiale e di emenda del caduto in una colpa particolarmente grave. Infatti il can. 1399 legittima il superiore ecclesiastico ad irrogare una pena quand’anche questa non sia stata prevista ma sia stata violata una legge. Secondo altri invece lo strumento penalistico non contrasta con lo spirito del diritto canonico. sono irretroattive e nel caso di successioni di leggi nel tempo si applica la legge più favorevole al reo. che non può interdirne l’esercizio né porsi quale garante dei diritti della persona all’interno della comunità ecclesiastica e giudice cui ricorrere nel caso di una loro pretesa lesione (appello per abuso). Si è dubitato però della necessità di un diritto penale canonico. 221 afferma che i fedeli hanno il diritto di non essere colpiti da pene canoniche se non a norma di legge. introdurre esimenti. un comportamento non meramente attribuibile all’agente ma a lui imputabile in quanto atto umano e libero. destinate ad una particolare categoria di fedeli. L’elemento soggettivo è l’atteggiamento psicologico dell’agente nel momento in cui pone in essere il comportamento scatenante l’evento. diretta a sottolineare che nella misura in cui il popolo di Dio si pone come società umana giuridicamente organizzata non può fare a meno di un diritto penale.

Tra le cause oggettive troviamo: l’aver agito per timore grave. Esiste una distinzione tra il delitto consumato e il delitto tentato: il delitto è consumato quando gli atti posti in essere dal delinquente risultano produttivi del fatto. 1366 riguarda solo i genitori qualora facciano battezzare o educare i figli in una Chiesa o comunità cristiana non cattolica. Le circostanze aggravanti (can. 1326) sono: la recidiva. Le pene medicinali sono le più gravi e hanno lo scopo di favorire l’emenda del reo e di farlo recedere dalla sua condotta illecita. l’essere il delinquente rivestito di particolare dignità. le circostanze attenuanti devono determinare l’applicazione di una pena meno grave. secondo cui si deve sempre considerare la condizione più favorevole a chi pure ha commesso un delitto. 1329). Le pene espiatorie hanno invece lo scopo di punire il delinquente. Inoltre più persone possono concorrere nella commissione del medesimo delitto. cioè che abbia la capacità di intendere e di volere uniti alla responsabilità morale. Una situazione particolare è quella del Pontefice. Tra le cause soggettive troviamo: l’aver agito per violenza fisica o per caso fortuito non prevedibile o non rimediabile. L’imputabilità può mancare o attenuarsi a seconda delle circostanze: non è imputabile il minore di anni sedici (can. In questo caso non si dà luogo a sanzione a meno che non si debba sanzionare l’eventuale scandalo o ne sia derivato un grave danno o pericolo (can. che comportano un aumento o una diminuzione della gravità dello stesso che si riflette sull’entità della pena. 1323). Perché il fedele sia responsabile è necessario che sia imputabile. Le pene si distinguono anche “ferendae sententiae” e “latae sententiae”: le prime sono irrogate dopo la condanna da parte della competente autorità. Le pene Le pene canoniche consistono nella privazione di un bene spirituale o temporale. 1394 riguarda solo il chierico perché tratta della violazione dell’obbligo del celibato proprio del suo stato. Si distinguono in due tipi: pene medicinali o censure e pene espiatorie (can. l’eccesso colposo nella legittima difesa. formulato nel “Dictatus Papae” di Gregorio VII. l’aver commesso il fatto come delitto colposo nonostante la previsione dell’evento e senza aver adottato le necessarie precauzioni per evitarlo. 1324). A queste circostanze possono poi aggiungersi delle altre. l’aver agito con la debita moderazione per legittima difesa contro un ingiusto aggressore. In generale tutte le pene canoniche hanno lo scopo di restaurare la giustizia. E’ un aspetto del principio penalistico del favor rei. egli infatti non può essere soggetto attivo di delitto perché le norme promanano da lui stesso. Il soggetto attivo del delitto Soggetti attivi del delitto sono solo i fedeli cattolici. Il codice ribadisce un principio classico. il grave incomodo o lo stato di necessità se si tratta di atto illecito di per sé o torni a danno delle anime. vi sono però dei casi in cui soggetto attivo del delitto può essere solo il fedele con delle determinate qualità: ad esempio. il can. l’aver agito nell’ignoranza incolpevole della legge o del precetto. chi ha compiuto sedici anni ma non ancora diciotto è punito con una pena minore o con una penitenza (can. l’aver agito per mancanza dell’uso di ragione al momento del delitto. che gode di immunità personali strettamente attinenti e funzionali al suo altissimo ufficio. 1325). 1321). si precisa anche che solo i battezzati nella Chiesa cattolica sono tenuti alle leggi puramente ecclesiastiche. o per necessità o per grave incomodo purché non sia un atto intrinsecamente illecito o che si risolva in un danno spirituale per le anime. 1404). il timore grave. è una presunzione iuris et de iure (non ammette prova contraria) poiché al di sotto di tale età non sussiste maturità psicologica. Sono circostanze attenuanti (can. secondo cui la Santa Sede non è giudicata da nessuno (can. l’imputabilità può venire meno per ragioni patologiche come l’infermità di mente o per gli effetti involontari di alcool o droga (cann. o per inavvertenza ed errore. 1328). Questo vale per i delitti comuni. il can. come coautori o come complici (can. Il singolo delitto può essere caratterizzato da alcuni elementi detti circostanze del delitto. Le cause attenuanti sono ricollegabili alle cause oggettive ma rimane sempre una responsabilità penale dell’agente. quindi una mancanza non abituale. 1324): la passione non volontariamente provocata e che non tolga la capacità di volere ma la attenui. mentre le circostanze aggravanti possono essere prese in considerazione. aver commesso il fatto con abuso di autorità o di ufficio. ricomporre l’ordine pubblico leso. 1322 e 1323) a meno che questa condizione non sia voluta per commettere il delitto o avere una giustificazione (can.1323). riparare lo scandalo e promuovere il pentimento e l’emenda del reo. le seconde sono quelle in cui incorre il reo automaticamente per il semplice fatto di aver commesso il 53 . il delitto è tentato quando per un motivo qualsiasi l’evento delittuoso non si produce. la grave e ingiusta provocazione altrui. Infatti se da un lato si afferma che la Chiesa ha il diritto nativo e proprio di irrogare sanzioni penali.

delitto (can. per la morte del delinquente. 1362). un atto che ha valore di diffida (tipo preventivo) o di sanzione di chi si ritiene prossimo al compimento di un delitto. congruenti con il fine soprannaturale della Chiesa. inoltre il giudice può valutare le circostanze per mitigare la pena. 1378 – 1389) come la celebrazione simulata dei sacramenti o per simonia. di vilipendio della Chiesa. la consacrazione di un Vescovo senza mandato della Santa Sede. Le fattispecie delittuose Il codice classifica i delitti in sei categorie diverse. la dimissione. 1340) consistono nell’obbligo fatto al fedele di esercitare le opere di religione. 1336): la proibizione o l’obbligo di dimorare in un certo luogo. 1332). 1341 – 1353). 1331). la privazione della potestà. Le pene medicinali sono tre: la scomunica. o all’esercizio di diritti o funzioni inerenti ad un ufficio ecclesiastico (cann. il ricorso al Concilio ecumenico contro gli atti del Romano Pontefice. ispirata al principio di gradualità e discrezionalità. le lesioni gravi. sostituirla con adeguate penitenze. la violazione della libertà della Chiesa. a seconda della natura dell’interesse che l’azione delittuosa lede. lo spergiuro. cioè per l’intervento della legittima autorità ecclesiastica con un atto che si chiama remissione della pena (cann. la pertinace deviazione dottrinale o la disobbedienza alle autorità ecclesiastiche. dell’ufficio. o di governo. non può esercitare qualsiasi ufficio. pietà o carità. 1312 la legge può stabilire altre pene espiatorie che privino il fedele di qualche bene spirituale e temporale. ovvero una legge penale che sopprime quella fattispecie. di un privilegio. Poi ci sono i delitti contro le autorità ecclesiastiche e la libertà della Chiesa (cann. l’ordinazione sacra amministrata in violazione delle prescrizioni canoniche. ma solo limitatamente alla partecipazione al culto (can. il trasferimento. non può celebrare né ricevere sacramenti e sacramentali. L’interdetto produce gli stessi effetti. la diffamazione. 1333 – 1334). Ma la pena può cessare anche per cause esterne. a chi con il proprio comportamento ha causato scandalo. Un primo gruppo sono i delitti contro la religione e l’unità della Chiesa (cann. Questi sono i delitti esplicitamente previsti nel libro del codice relativo alle sanzioni nella Chiesa (Libro VI). le penitenze (can. la falsità nei documenti. 1339) dove troviamo l’ammonizione. l’interdetto e la sospensione. per la prescrizione dell’azione penale (can. di un diritto. Non sono atti che però vanno confusi con le penitenze che il confessore impone durante il sacramento della penitenza. 1397 – 1398) l’omicidio. Un altro gruppo sono i delitti di usurpazione degli uffici ecclesiastici e nell’esercizio degli stessi (cann. lo scisma. La sospensione può essere irrogata soltanto ai chierici ed è il divieto totale o parziale di atti relativi alla potestà d’ordine. i religiosi. i Vescovi. 1370 – 1377) come la violenza fisica contro il Pontefice. l’apostasia. l’aborto. La pena può cessare per l’espiazione. Inoltre secondo il can. i chierici. di un titolo. per questo l’applicazione delle pene ha una disciplina molto articolata (cann. sospenderla. alcuni tipi di bestemmia. la violazione degli obblighi del celibato e della castità. 1392 – 1396) come l’esercizio del commercio da parte di ecclesiastici e religiosi. 1364 – 1369) come l’eresia. di oltraggio al pudore. Sono poi contemplate nell’ordinamento misure penali diverse dalle pene. 1314). il sacrilegio. dell’incarico. 1390 – 1391) come la calunnia. Sono poi contemplati i delitti di falsità (cann. il rapimento. di una facoltà. Per determinati delitti la legge prevede una certa pena come obbligatoria. la violazione di altri obblighi speciali degli ecclesiastici. come ad esempio i rimedi penali (can. 1353 – 1361). la violazione degli obblighi derivanti da una pena. la violazione del sigillo sacramentale. L’applicazione delle pene Il diritto canonico è ispirato al principio secondo cui il ricorso alla coazione penale deve costituire l’ultima ratio. Prima di ricorrere all’imposizione di una pena si tentano altre misure di carattere pastorale. la corruzione attiva e passiva per atto contrario ai doveri di ufficio. il sacrilegio contro le sacre specie. ministero o incarico nella Chiesa (can. Il delitto viene comunque sanzionato nel caso di pene latae sententiae. Seguono i delitti contro obblighi speciali (cann. Le pene espiatorie sono più numerose ma possiamo ricordare (can. Infine i delitti contro la vita e la libertà umana (cann. funzione. L’amministrazione della giustizia 54 . l’abuso generico di ufficio. la riprensione. l’adesione ad associazioni che tramino contro la Chiesa. La scomunica è la pena più grave e comporta l’esclusione del delinquente dalla comunione ecclesiastica: non può partecipare come ministro a nessun atto di culto. di una grazia.

perché i christifideles ricorrano al giudice ecclesiastico e non a quello secolare. che devono essere risolti per assicurare la giustizia e la pacifica convivenza. Di qui una giustizia temperata dalla misericordia. Il favor iuris. La direttiva dell’ordinamento canonico consiste nel fare di tutto pur di superare i conflitti senza dover ricorrere al giudice. come nel matrimonio. Anche per il diritto canonico il giudice è soggetto 55 . Troviamo quindi anche una potestà giudiziaria a comporre la funzione di governo o munus regendi. Nell’ordinamento canonico la potestà di governo. Il diritto canonico va oltre e tende. Il legislatore ecclesiastico è comunque soggetto ad una legge superiore (diritto divino) che non può abrogare né derogare. Nella prospettiva di un’applicazione della legge che aiuti il fedele sulla via della perfezione spirituale. il giudice è chiamato a ricercare la giustizia avendo il modello di perfezione della giustizia divina. Ecco perché anche a distanza di molto tempo la questione può essere riesaminata. la pacificazione piuttosto che il giudizio. che non sono separati ma fanno capo ad un’unica autorità: il Pontefice. L’istanza all’equità si oppone a quell’idea del diritto positivo “dura lex. Altro elemento è il ruolo della giurisprudenza. esecutivo e giudiziario.La soluzione delle controversie nella Chiesa Anche nella comunità ecclesiale possono insorgere dei conflitti fra i consociati. non si limita alla repressione del male e alla punizione del delinquente ma tende alla sua emenda. Le pagine evangeliche hanno una radicalità innovatrice delle tradizionali esperienze umane e mostrano l’impossibilità di sperimentare vera comunione con Dio al di fuori di una fraternità ecclesiale. Esistono poi alcune particolarità. detta anche potestà di giurisdizione. in queste parole troviamo una sorta di correzione fraterna. ha un paradigma nella pagina del Vangelo di Matteo (“trova al più presto l’accordo con il tuo contendente mentre ancora vai con lui in tribunale”) dove troviamo elementi di saggezza popolare come l’invito a correre al più presto ad accordarsi col contendente. l’invito ad una riconciliazione che superi ogni dimensione giuridica. segnalando la capacità naturale di ciascuno di cercare giustizia. di cui l’ordinamento canonico ha sempre goduto. Questi testi fondano una triplice direttiva: la preferenza o la riserva di una giurisdizione domestica. né lasciar andare chi al contrario è validamente sposato. non si accontenta di applicare il diritto ma persegue l’attuazione della giustizia. non è lecito alla Chiesa trattenere nel vincolo coniugale chi effettivamente non abbia contratto valido matrimonio. Lo spirito che anima la giustizia nella Chiesa è l’istituto dell’aequitas canonica. la riconciliazione costituisce finalità primaria dell’ordinamento canonico. una misericordia che costituisce l’incarnazione più perfetta della giustizia. il consiglio ad evitare o a risolvere in via extraprocessuale ogni controversia. ad eccezione dei casi nei quali non è ammesso. che svela la diffidenza popolare di sempre per una giustizia umana incerta. come in quella penale. il loro esercizio è comunque distinto e soggetto alla legge. per le Chiese particolari. Qualora non si riuscisse a risolvere pacificamente le liti. Lo spirito della giustizia canonica La Chiesa ha un diritto originario e proprio di assicurare davanti ad un giudice la tutela dei diritti e dei relativi doveri contemplati dal diritto canonico. 1643). Queste direttive si trovavano un tempo tutte insieme nell’antico istituto dell’episcopalis audientia. Se nella materia matrimoniale. per la Chiesa universale. per aiutare il fratello che cade nel peccato. infatti la giustizia canonica non si accontenta della verità processuale ma tende alla verità oggettiva. ma via via si sono separate. distinta dall’aequitas naturalis o dall’aequitas civilis. in rapporto al bene spirituale del fedele non è indifferente il matrimonio erroneamente dichiarato nullo dal giudice ecclesiastico ma in realtà oggettivamente valido o viceversa. le cause matrimoniali. l’atteggiamento di Paolo non è di critica ma intende sottolineare che tra fratelli nella fede è possibile trovare nuovi modi di relazione interpersonale. La direttiva di valore. come le cause che riguardano lo stato delle persone non passano mai in giudicato (can. si devono trovare all’interno della comunità le modalità alternative (“tra di voi non c’è una persona saggia capace di giudicare tra fratelli”). Anche se i poteri sono uniti. i Vescovi. Anche la funzione di rendere giustizia nella Chiesa è segnata dal fine salvifico. si struttura nei tre poteri legislativo. Troviamo anche un passo di Paolo che invita i cristiani a non adire i tribunali pagani (“non lasciarsi vincere dal male ma vincere il male con il bene”). il diritto della Chiesa non può ammettere la transazione per porre fine al processo o evitarlo. attraverso il ricorso all’equità. in particolare la funzione giudiziaria deve essere esercitata in base al diritto vigente. Essa ha la preoccupazione di garantire la giustizia nel caso concreto ed evitare che la formalistica applicazione della legge si risolva in una violazione della giustizia. è inteso nel senso che per disposizione canonica il giudice ecclesiastico non solo è legittimato a indurre le parti a superare di comune accordo il conflitto che le divide ma è tenuto a fare ogni sforzo per raggiungere questo fine. sed lex”. Nella “Decretales Gregorii IX” troviamo che il giudice deve prodigarsi per favorire la transazione tra le parti. ad evitare il pericolo per il bene spirituale.

Questa disposizione rivendica una potestà propria della Chiesa ed esclusiva. La sua attività si estende sulla produzione di tale diritto. per cui il giudice inferiore potrebbe trovarsi in una situazione di soggezione o di difficoltà. infatti in base al can. La giurisdizione è delineata nel can. il grado di giudizio (can. i cardinali. acquisisce una certa rilevanza “normativa”. In alcuni casi si tratta di reati perseguiti anche dal diritto dello Stato. Questo sistema di riserva o di avocazione pontificia è espressione del primato di giurisdizione del Pontefice e si giustifica per la necessità di garantire la piena libertà della formazione del giudizio canonico. Nel diritto canonico inoltre è assicurato ad ogni fedele il diritto di ricorrere al giudizio del Pontefice. Per la competenza. i Vescovi nelle cause penali (can. giudice supremo nell’ordinamento della Chiesa. Giurisdizione e competenza Il termine giurisdizione. secondo il quale la Chiesa per diritto proprio ed esclusivo giudica le cause che riguardano cose spirituali e annesse alle spirituali. Si tratta dell’applicazione sul terreno processuale del principio dualista cristiano: se le res spirituales spettano al giudice ecclesiastico. come la materia del contendere. quelle temporales spettano al giudice statale. 1407). Si tratta infatti di casi. 1401. 56 . Essendo il Pontefice al vertice della struttura gerarchica della Chiesa. i legati pontifici. cioè la controversia che riguardi beni lasciati mortis causa per fini che sono propri della Chiesa. nella misura in cui un determinato fatto venga considerato come autonoma figura delittuosa anche dal diritto canonico. Il giudice però non opera una mera trasposizione della norma al caso. per ragione delle persone o delle materie. questo principio riflette il primato di giurisdizione del Pontefice su tutta la Chiesa e ha una duplice applicazione: l’immunità personale di cui gode il Papa. ovvero competente a giudicare è di norma il giudice del territorio in cui abita la parte. cioè quel diritto scritto così come interpretato ed integrato dalla giurisprudenza. 16) e si avvale degli stessi criteri utilizzati nei diritti secolari ma che nel diritto canonico significa una valutazione di quella che risulta essere maggiormente conforme al diritto divino. Le cause riservate alla giurisdizione ecclesiastica sono quelle che riguardano le cose spirituali. Alla Rota romana la costituzione apostolica “Pastor bonus” del 1988 attribuisce il compito di provvedere all’unità della giurisprudenza aiutando con le proprie sentenze i tribunali di grado inferiore. si giustifica poiché costoro sono titolari della potestà giudiziaria nell’ambito della propria diocesi (can. quando si tratti di delitti propriamente canonici. Dunque la giurisprudenza. Le cause in materie connesse con l’ordine spirituale spettano al giudice ecclesiastico. in particolare sono i tribunali pontifici della Segnatura Apostolica e della Rota romana. Nell’attività interpretativa il giudice ecclesiastico esplicita e integra il dato normativo. Così al giudizio esclusivo del Pontefice sono riservate le cause riguardanti i capi di Stato. per cui sussiste una assoluta incompetenza di ogni altro giudice ecclesiastico. 1405). è sancita l’incompetenza assoluta di qualsiasi giudice ecclesiastico a giudicare atti o strumenti confermati in forma specifica dal Pontefice. ad esempio il can. 1419) e sarebbero giudici di sé stessi. dando luogo al “diritto vivente”. come ad esempio il caso dell’omicidio. mentre il can. Rientrano infine nella competenza ecclesiastica le cause penali. Il Papa inoltre può avocare a sé il giudizio su ogni altra causa. indica il potere conferito al giudice ecclesiastico di giudicare controversie e di applicare le norme canoniche. ad esempio i legati pii. 19 (purché non si tratti di causa penale) il giudice ecclesiastico è legittimato a dirimere la causa ricorrendo all’analogia. il can. cioè l’individuazione di quale fra i diversi giudici ecclesiastici sia legittimato a pronunciarsi. Sono riservati alla Rota romana i procedimenti che hanno come parti i Vescovi o i superiori di congregazioni monastiche o di istituti religiosi di diritto pontificio (can. Il termine competenza indica la misura del potere di giudicare attribuita a ciascun giudice ecclesiastico. c’è il criterio territoriale. 1671 dispone che le cause matrimoniali dei battezzati per diritto proprio spettano al giudice ecclesiastico. nel senso che deve applicarne le disposizioni quindi non si sostituisce al legislatore ma è chiamato ad attuarne le volontà. 1404 dispone che la prima Sede non è giudicata da nessuno. non può conseguentemente essere giudicato da autorità inferiori. o potestas iudicialis. 1405). 1672 dispone che le cause sugli effetti puramente civili del matrimonio spettano al giudice statale. la violazione delle leggi ecclesiastiche e ciò che è ragione di peccato. La competenza è riservata ad una determinata autorità giudiziaria. il domicilio delle parti. ciò significa non solo che il giudice ecclesiastico è il giudice competente ma anche che è il solo giudice competente con esclusione di ogni altro giudice. Ribadendo un antico principio di Gregorio VII nel “Dictatus Papae”. Questa regola non è assoluta ma ci sono diverse eccezioni. la non impugnabilità dei provvedimenti giurisdizionali e amministrativi. a meno che non vi sia uno specifico mandato pontificio. ma è chiamato ad un’opera di interpretazione della legge (can. 1417). come ad esempio l’eresia. in qualsiasi causa ed in qualunque momento (can.alla legge. cioè l’orientamento assunto dai giudici nell’interpretare ed applicare la legge.

1437). un esempio di presunzione iuris et de iure lo troviamo nel can. è costituito da una fase introduttiva (can. un pubblico ministero tenuto ad intervenire in ogni causa sul bene pubblico e le cause penali. l’ispezione di luoghi o cose. cioè per definirne i termini sulla base delle richieste di parte attrice e delle repliche della parte convenuta (can. citerà in giudizio l’altra parte (can. Si distinguono in presunzioni hominis. il collegio giudicante. cioè stabilite dalla legge. Queste ultime a loro volta si suddividono in presunzioni iuris tantum. le cause matrimoniali sono giudicate dai tribunali regionali. attraverso tre strumenti di tutela concessi dal diritto canonico: l’appello. in base al motu proprio “Qua cura” di Pio XI (1938). 1501) aperta dalla presentazione al giudice competente del libello introduttivo della lite. che esercita la funzione attraverso un Vicario giudiziale o un Officiale (can. 1322 che in materia penale esclude imputabilità e punibilità. il Difensore del vincolo. le controversie amministrative. Il giudizio ordinario e i giudizi speciali Il sistema processuale canonico è costituito da un unico modello di processo detto giudizio contenzioso ordinario. da ricordare la Penitenzieria Apostolica. che ha competenza per le materie che attengono al foro interno. nel proprio territorio e con il consenso della Santa Sede. Se il giudice adito ritiene di dover accogliere la domanda. il presidente del collegio designa tra i componenti un ponente o giudice relatore.L’ordinamento giudiziario E’ strutturato in tribunali di prima istanza (can. Nelle prove possono rientrare anche le presunzioni. se collegiale composto da tre o cinque giudici (can. la querela di nullità e la restitutio in integrum. perizie. La fase istruttoria si conclude con il decreto del giudice di conclusione in causa che segna il passaggio alla fase della discussione. risolve i conflitti di competenza tra tribunali ecclesiastici ed ha funzioni di vigilanza e di controllo sui tribunali inferiori. per porre tutti gli argomenti possibili contro la nullità o lo scioglimento (can. Essa può essere impugnata dalla parte che la ritiene non giusta. Un esempio di presunzione iuris tantum è il favor matrimonii contenuto nel can. quando richiesto. nel dubbio. La sentenza deve rispondere a tutti i dubbi formulati nel libello e deve essere motivata. 1419). 1598). il cui compito è relazionare il collegio sui vari aspetti della causa e a redigere la sentenza. e di seconda istanza (can. in modo che le parti possano prenderne visione e decidere la loro difesa anche con la richiesta di presentazione di nuove prove. infatti l’appello si propone al tribunale del Vescovo Metropolita. 57 . 1607). Il processo è chiuso con la sentenza definitiva che decide la causa (can. cioè coloro che non hanno abitualmente l’uso della ragione sono ritenuti incapaci di delitto. In casi particolari l’organizzazione può essere strutturata in modo diverso: in Italia. documenti. e presunzioni iuris et de iure. 1438) istituiti presso l’arcidiocesi. 1513). e presunzioni iuris. Anche le Conferenze episcopali possono costituire tribunali di secondo grado. 1428). Per l’organizzazione interna dei tribunali. che è la forma ordinaria. A queste funzioni sono chiamati dei chierici competenti in diritto canonico. la Rota romana e il Supremo Tribunale della Segnatura Apostolica: la prima è il tribunale pontificio di appello dei fedeli e giudice competente per alcuni tipi di cause. il codice prevede che il giudice può essere monocratico o collegiale. un notaio che svolge le funzioni di cancelliere redigendo e sottoscrivendo gli atti processuali (can. Ci sono poi altri tribunali della Santa Sede con leggi proprie. Le prove possono essere: le dichiarazioni delle parti. che normalmente avviene per iscritto. cioè le deduzioni probabili su una cosa incerta ma a partire da un fatto certo. L’ordinamento è completato dai tribunali della Santa Sede. la diversa composizione dipende dall’importanza e dalla gravità delle materie da trattare. 1526) con la raccolta delle prove fornite dalla parte che asserisce un determinato fatto. Le funzioni istruttorie possono essere affidate ad un uditore (can. che interviene nelle cause di nullità della sacra ordinazione e di nullità o scioglimento del matrimonio. che non ammettono la prova contraria. ad esempio. nel quale è indicato l’oggetto e i punti di diritto su cui si basa la domanda. ad alcune di esse anche dei fedeli laici. che di regola avviene per iscritto (can. Esistono poi i giudici diocesani che formano. 1432). 1507) per la contestazione della lite. istituiti in ogni diocesi. 1420). cioè formulate dal giudice. In ogni tribunale è presente il Promotore di giustizia (can. 1425). se invece il giudice deve decidere su una questione preliminare pronuncia una sentenza interlocutoria. il secondo è il supremo tribunale della Chiesa che giudica i ricorsi contro le sentenze rotali. Poi c’è la fase istruttoria (can. 1430). 1060 secondo cui il matrimonio. le deposizioni dei testimoni. Nel tribunale di prima istanza giudice è il Vescovo. Nel caso del tribunale collegiale. cioè ammettono la prova contraria. Segue poi la pubblicazione degli atti. Questo tipo di processo. si deve ritenere valido fino a che non sia provato il contrario.

Dio manifesta la sua presenza. modello di vita cristiana. Tra i processi speciali ricordiamo le cause relative al matrimonio che si distinguono in: cause per la dichiarazione di nullità di matrimonio (can. 1620) oppure nel caso di nullità sanabili la non motivazione della sentenza (can. La querela di nullità (can. alle parti o allo stesso diritto. di 58 . 1697). a questo accertamento segue l’azione criminale. diretti ad accertare l’eventuale commissione di un delitto. nel corso della loro vita terrena. che non sono disciplinate dal codice ma da una legge speciale data da Giovanni Paolo II con la costituzione apostolica “Divinus perfectionis Magister” del 25 gennaio 1983. cause di separazione personale dei coniugi (can. 1708). la dispensa dal matrimonio rato e non consumato (can. Non sono provvedimenti giuridici costitutivi di uno stato. davanti al tribunale amministrativo (ricorso contenzioso amministrativo) (can. perciò si può parlare per entrambe di un’unità nell’unica santità ontologica. non creano un santo. Infatti se un atto dell’autorità ecclesiastica lede un diritto del fedele costui ha assicurati dall’ordinamento canonico precisi strumenti di tutela: ricorso gerarchico (ricorso amministrativo gerarchico) all’autorità ecclesiastica immediatamente superiore. 1707). Il santo canonizzabile deve essere portatore di un messaggio divino all’umanità. o in via giudiziaria presso un tribunale designato dalla Congregazione (can. cioè l’atto pubblico diretto ad infliggere o dichiarare la pena (can. 1445). La res iudicata produce diritto tra le parti con la conseguenza che la sentenza diviene immediatamente eseguibile. 1732). Infine vanno ricordati tra i processi speciali le cause di beatificazione e canonizzazione. la dichiarazione di morte presunta del coniuge (can. 1645). Demografia celeste La santità canonizzata Con il termine “santità canonizzata” si indica la solenne proclamazione. testimone peculiare delle realtà soprannaturali. può essere proposto fino a che la sentenza non sia passata in giudicato (res iudicata). hanno praticato in modo eroico le virtù e sono vissuti nella fedeltà alla grazia di Dio. Il provvedimento che conclude il processo di canonizzazione ne proclama solennemente le virtù e lo propone ai fedeli come esempio. inoltre preclude la possibilità di investire nuovamente il giudice della questione a meno che non si tratti di causa relativa allo stato delle persone poiché non passano mai in giudicato. nel senso che attraverso atti giuridici si attinge la Chiesa di coloro che sono già nella visione beatifica di Dio. che determinati fedeli. 1362). Quindi non attiene al contenuto della sentenza ma alla sua validità formale.L’appello (can. Nei processi speciali troviamo poi le cause per la dichiarazione della nullità della sacra ordinazione. pedagogo sapiente e stimolante a cammini di santità. Oggetto dei processi di beatificazione e canonizzazione è l’accertamento di quell’amore eroico. 1400). Particolari peculiarità si trovano nei processi penali (can. 1692). Esiste un’unità sostanziale della santità. La santità canonizzata è una delle espressioni più singolari della solidarietà e del rapporto esistenti tra la realtà misterica della Chiesa e la sua espressione sociale ed istituzionale. da parte della competente autorità ecclesiastica. La restitutio in integrum si ha contro una sentenza che sia passata in giudicato ma consti palesemente della sua ingiustizia (can. Quest’ultimo si svolge davanti al tribunale pontificio della Segnatura Apostolica (can. anche se esistono delle differenze. Si deve ricordare poi i processi che integrano la giustizia amministrativa nella Chiesa (can. Ciò avviene quando per legge non è più possibile un ulteriore giudizio o quando sono trascorsi i termini per proporre l’appello. Il Concilio Vaticano II afferma che nella vita di quelli perfettamente trasformati nell’immagine di Cristo. Gli atti che strutturano e costituiscono i processi di beatificazione e canonizzazione si trovano nella cosiddetta “demografia celeste”. E’ un rimedio giuridico straordinario a cui si ricorre in caso di manifesta ingiustizia relativamente all’impianto probatorio. una profonda identità tra santità comune e santità canonizzata. a ragione di irregolarità particolarmente gravi verificatesi nel corso del processo: ad esempio nel caso di nullità insanabili l’incompetenza assoluta del giudice (can. 1619) è un rimedio processuale tendente ad invalidare la sentenza perché inficiata da una nullità insanabile o sanabile. collaudatore e maestro di un itinerario spirituale di perfezione. 1671). 1622). legittimandone il culto (promotio ad cultum). riservate alla Santa Sede e possono essere trattate in via amministrativa presso la Congregazione per il culto divino e la disciplina dei sacramenti. ma la loro funzione è meramente dichiarativa ed i loro effetti non si producono sui fedeli ma su coloro che sono ancora pellegrini sulla terra. Tutti i battezzati sono chiamati alla santità ma non tutti sono destinati alla santità canonizzata. 1717). 1628) si limita alla conferma o alla riforma della sentenza impugnata.

dove si annotava il nome. è caratterizzato dal culto dei martiri. cioè un provvedimento canonico che esime i fedeli dall’obbligo di osservare la norma che vieta atti di culto ecclesiastico e pubblico a persone (can. La canonizzazione non è mai espressione del potere ecclesiastico. spontanea. Solo la canonizzazione è un atto definitivo. verificare e confermare il giudizio popolare espresso. L’atto pontificio concessivo del culto pubblico (beatificazione) o dichiarativo della santità (canonizzazione) costituisce esercizio della potestà di giurisdizione o potestas regiminis. di lotta contro gli errori e le eresie. E’ un culto che nasce spontaneamente e non è sottoposto ad autorizzazioni dell’autorità ecclesiastica. La disciplina della beatificazione e canonizzazione esprime un interessante caso di bilanciamento fra poteri: da un lato quello del popolo cristiano. Viceversa l’atto di canonizzazione ha carattere precettivo. Esistono delle differenze anche sul piano giuridico. che ha il compito di esprimere un giudizio. il culto presso il sepolcro. viceversa la disciplina di particolari forme processuali comincia a svilupparsi solo agli albori del secondo millennio: nel tempo si giunge da forme più semplici ad un complesso e articolato sistema processuale. La canonizzazione è il provvedimento col quale la stessa suprema autorità decreta che un servo di Dio venga iscritto nell’elenco dei santi e sia venerato in tutta la Chiesa. E’ un provvedimento preparatorio e non definitivo. Dunque nel primo 59 . dei miracoli operati da Dio per sua intercessione. Più precisamente si tratta di un atto che è espressione della potestà legislativa e non giudiziale. cioè i cataloghi dei martiri. 1186). nel senso che non ha mai origine dalla potestà pontificia. del martirio eventualmente sofferto per amore di Dio. genuina convinzione diffusa tra molti fedeli che una persona defunta vive nella Chiesa celeste. la data del martirio o dies natalis (giorno della nascita al Paradiso). Insieme a questo culto nascono i martirologi. La beatificazione è carente del carattere di definitività ed è destinata al perfezionamento. per i quali si utilizzano strumenti tipicamente processuali. Finita l’età delle persecuzioni con la pace costantiniana (313) e divenuto il cristianesimo religione ufficiale dell’impero (380). per dottrina comune il Pontefice gode veramente di infallibilità. Anche questo culto nasce da spontanei moti del popolo e non si danno ancora interventi dell’autorità ecclesiastica poiché anche qui si trattava di esperienze di dominio pubblico. indice di una perfezione superiore. irrevocabile. La beatificazione è un provvedimento della suprema autorità della Chiesa. cioè quei fedeli che avevano patito la violenza delle persecuzioni senza arrivare alla morte o quei fedeli che si erano assolutamente distinti per la conformazione a Cristo della propria vita terrena: per le esperienze di penitenza. cioè coloro che avevano reso testimonianza a Cristo con la propria vita. nel senso che ascrive il fedele nel catalogo dei santi e ne promuove il culto nell’intero orbe cattolico. ciò non significa che possa essere messo in dubbio il principio di non erranza della suprema autorità ecclesiastica. dall’altro lato quello della istituzione. per far sì che i fedeli seguano il suo esempio e siano sostenuti dalla sua intercessione (can.quella pietas verso Dio e verso gli uomini. astrattezza. con il quale viene permesso il culto pubblico di un fedele che visse e morì in concetto di santità e viene perciò indicato come “servo di Dio”. anche se il procedimento assume la forma del processo. che discerne la santità con la formazione della fama sanctitatis e ne promuove il riconoscimento ufficiale. Le evoluzioni storiche La venerazione dei fedeli è presente sin dai primi tempi della Chiesa. Si tratta di un caso singolare in cui non esiste separazione di poteri e la giurisdizione è unitaria. si aggiunse il culto dei confessori. cioè la profonda. infallibile. giacché nessuna causa può essere introdotta senza la cosiddetta “fama di santità”. per la ricorrenza di quegli elementi (generalità. novità) caratterizzanti la funzione legislativa. ma è sempre espressione del populus fidelis. infatti l’atto di beatificazione ha un carattere permissivo o concessivo presentandosi come un indulto. limitato nel tempo e territorialmente. Si trattava di esperienze che avevano provato quanti le avevano sperimentate ad una sorta di incruento martirio. di ascesi. Il primo periodo va dalle origini al V secolo. Anche se il Concilio Vaticano I non ricomprese la canonizzazione come oggetto dell’infallibilità pontificia. della fama di santità in vita o dopo la morte. dal momento che il martirio era un fatto di dominio pubblico. il luogo della sepoltura. La santità canonizzata non può essere teologicamente definita come oggetto di fede divina ma solo come oggetto di fede ecclesiastica. l’accertamento dell’esercizio in grado eroico delle virtù teologali o morali di una persona. Entrambi i provvedimenti vengono emanati a conclusione di un complesso di operazioni dirette all’accertamento della santità e strutturate in forma processuale. Si possono distinguere sei grandi periodi. 1187). con la funzione di controllare. Nel diritto canonico esistono casi nei quali l’esercizio della funzione legislativa o di quella amministrativa presuppone accertamenti di fatti. di fuga dal mondo.

a livello normativo. virtù. cioè quelle cause riservate alla competenza dell’autorità pontificia. che diventerà la sede di celebrazione della festa liturgica annuale del nuovo santo. Papa Alessandro III affermò il principio per cui le cause di canonizzazione erano riservate al Pontefice (riserva papale). La canonizzazione è anche espressione di collegialità dell’episcopato locale riunito in un sinodo o in un concilio. comincia a formarsi progressivamente l’istituto della canonizzazione come atto formale di autorizzazione al culto di nuovi santi posto dal Vescovo locale. Con la decretale “Audivimus” del 1170. Benedetto XIV (1740 – 1758) scrisse un’importante opera dottrinale sulla beatificazione e canonizzazione. Lo sviluppo rigoglioso della scienza canonistica. dei martiri e dei confessori. istituito da Leone X (1513 – 1521) per garantire una migliore tutela degli interessi della fede e dell’osservanza del diritto. Il quinto periodo è costituito dal XX secolo. solo il diritto poteva fornire strumenti adeguati per l’acquisizione della documentazione necessaria e per la sua analisi. la canonizzazione dal Sommo Pontefice. previo accertamento. E’ caratterizzato dall’integrazione di forme processuali canoniche comuni e forme processuali peculiari. anche grazie alla nascita delle Università. la cui violazione comporta un impedimento all’introduzione della causa. La traduzione della canonizzazione a fatto giuridico e quindi ai formalismi del processo giudiziario. la decretale era in realtà un provvedimento singolare. a volte è particolarmente qualificata per autorevolezza e solennità dalla presenza del Pontefice alla elevatio del corpo del canonizzato dal luogo della sepoltura ed alla sua traslatio in una chiesa. gli interventi di Urbano VIII contenuti nel “Coelestis Hierusalem cives” del 1634 resero più rigorosa la procedura. miracoli). Si parla di “canonizzazione vescovile” perché la legittimità viene legata ad un previo atto autorizzativi del Vescovo diocesano che segue ad un’inchiesta ed alla redazione della Vita del santo. Tra il popolo si avvia un fenomeno di peculiare considerazione delle doti taumaturgiche dei santi. la loro approvazione del culto pubblico. a vantaggio del culto dei santi nuovi. in materia probatoria e di miracoli. Il pontificato di Urbano II (1088 – 1099) pose le premesse per l’elaborazione di questa disciplina disponendo un’accurata investigazione dei fatti anche attraverso l’assunzione di prove testimoniali come condizione per poter procedere alla canonizzazione da parte del Pontefice. La beatificazione fu definita più precisamente da Alessandro VII con il “Decretum super cultu beatis non canonizatis praestando” del 1659. ha avuto un ruolo importante visto che. L’utilizzo della metodologia storica e della scienza medica tende a ridurre il ruolo del diritto. la stesura di una vita del canonizzando. considerati come intercessori di grazie. Le disposizioni dettate nel tempo rimasero fino alla codificazione del 1917. Alla Santa Sede premeva recuperare l’equilibrio tra il modello di santità taumaturgica ed il modello della santità come esempio di virtù e condotta di vita. Con la riserva alla Santa Sede. nella quale furono trasfuse nei canoni 1999 – 2141. come anche i ruoli e le competenze in ogni parte del processo. In questi 142 canoni la distinzione tra beati e santi è assolutamente chiara. Con il codice piano-benedettino troviamo una sorta di positivismo giuridico. a livello istituzionale nasce la sacra Congregazione dei riti ad opera di Sisto V con la costituzione “Immensa” del 1588. segnando 60 . Inoltre impone il divieto del culto pubblico previo all’intervento pontificio.periodo non vi sono ancora formalizzazioni processuali poiché manca la necessità di un accertamento pubblico ed autorevole di santità. davanti alla necessità di accertamento dei fatti dai quali evincere la santità (fama di santità. il processo di canonizzazione inizia a formarsi come processo canonico speciale. la canonizzazione viene progressivamente attratta nelle causae maiores Ecclesiae. Gli elementi essenziali della procedura vengono stabiliti dall’età merovingica e carolingia: la fissazione del requisito della pubblica fama di santità e della sussistenza di miracoli. temperato sotto il pontificato di Pio XI dall’erezione presso la Congregazione dei riti di una Sezione storica (1930) e sotto il pontificato di Pio XII di una Consulta medica (1948). ma la sua successiva inserzione nelle “Decretales Gregorii IX” e quindi nel Corpus Iuris Canonici ne farà un testo normativo. Il quarto periodo va dal XVII al XIX secolo. processo sull’effettiva esistenza di una fama sanctitalis e sul riconoscimento del grado eroico delle virtù e dell’autenticità dei miracoli. risponde all’esigenza di evitare i sempre più frequenti abusi. caratterizzati dall’abbandono del culto dei santi più antichi. la presentazione di questa composizione al giudizio del Vescovo diocesano o del sinodo. Un terzo periodo va dal XII secolo al XVI secolo. che nel tempo si arricchisce di nuove figure come il Promotor fidei. nasce cioè quell’assoluta rilevanza del miracolo che diviene prova per eccellenza della santità ed esprime gli orientamenti di una cultura popolare che cerca la via semplice e facile per ottenere i favori divini. il “De servorum Dei”. Papa Barberini distingue tra beatificazione e canonizzazione in due diverse procedure: la beatificazione nella diocesi del Vescovo. Un secondo periodo va dal VI all’XI secolo. o del martirio.

Alla Congregazione per le cause dei santi spetta la seconda fase. storici e medico-scientifici. tende alla valutazione della vita e delle virtù. una istruttoria a livello locale. L’odierna disciplina Tutto il procedimento assume carattere inquisitorio. all’esame dei suoi scritti per la loro coerenza col dogma e con la morale. Anche il processo penale delle società secolarizzate è stato influenzato dal processo di canonizzazione. Nel tempo il processo di beatificazione e canonizzazione viene a configurarsi con un centro indice di particolarità.p. quindi abbandona la pretesa di vedere nel codice un’unica legge ma rinvia in più punti al diritto speciale ed a quello particolare. con il motu proprio “Sacra Rituum Congregatio” del 1969 viene creata la s. con il m. Il codice di diritto canonico del 1983 rinvia alla legge speciale costituita dal provvedimento di Giovanni Paolo II. “Sanctitas clarior” del 1969 si ha una riforma delle procedure: si semplifica il processo riducendolo ad uno articolato in due fasi. Si aggiungono poi le “Normae servandae in inquisitionibus ab Episcopis faciendis”. A seguito del Concilio. associazioni. Questo favorisce il formarsi di una cultura nuova che pensa alle investigazioni sulla santità canonizzata in termini teologici.l’inizio di un’evoluzione. L’istruttoria sui miracoli è fatta invece dall’Ordinario del luogo in cui il fatto miracoloso è avvenuto. Allo straordinario crescere del numero di beatificazioni e canonizzazioni sembra rispondere la progressiva riduzione dell’utilizzo dello strumento giuridico. Ricordiamo il “Congressus peculiaris”. l’assenza di sinodalità nella formazione del giudizio da sottoporre al Papa. da un punto di vista istituzionale arrivano le riforme di Paolo VI. basti pensare alle procedure inquisitoriali del S. Il sesto periodo parte dal Concilio Vaticano II. detta le regole generali. con la costituzione apostolica “Divinus Perfectionis Magister” del 1983. date dalla Congregazione per le cause dei santi nel 1983. Il ricorso al metodo storico-critico fu limitato alle cause storiche. possono essere singoli fedeli. nel secondo caso l’accertamento dei fatti avverrà con l’utilizzo delle più moderne metodologie della critica storica. spetta alla Diocesi. per cui non poteva costituirsi un apparato probatorio con i tradizionali mezzi processuali. Congregazione dei riti. Il moderno diritto secolare ha un’influenza sul processo di canonizzazione per l’incidenza dell’ideologia illuministica della codificazione sulla dimensione dell’esperienza giuridica canonistica. del servo di Dio. Da un punto di vista processuale. all’accertamento dei miracoli. oppure previa autorizzazione della Congregazione per le cause dei santi un altro Ordinario locale. l’eccessiva lunghezza e complessità delle procedure. Il processo di canonizzazione assume elementi del processo canonico ordinario e del processo canonico criminale. o del martirio. infatti il processo canonico si costruisce. Vengono suddivise le cause “recenti” da quelle “antiche”. in età medievale. Gli attori della causa. la raccolta delle prove. Congregazione per le cause dei santi creando un distacco dalla s. autorizzati dalla competente autorità ecclesiastica (l’Ordinario diocesano). Nel primo caso il procedimento avverrà secondo le regole processuali. Tre sembravano essere le caratteristiche negative del codice del 1917: la riduzione in minimi termini del ruolo dei vescovi diocesani. persone giuridiche ecclesiastiche o civili. che forniscono maggiori dettagli su tutta la materia. Al Pontefice spetta di pronunciare la decisione definitiva. ma al tempo stesso influisce sull’evoluzione di entrambi. Peculiarità del processo di beatificazione e canonizzazione Alcuni elementi del diritto secolare entrano a comporre le procedure canoniche. rafforza quei ruoli mettendo in luce i fondamenti teologici affermando che ogni fedele è chiamato alla santità. Contribuisce inoltre il diritto germanico per quanto attiene al regime delle prove e a certe inflessioni inquisitoriali del processo. A loro spetta l’onere di sostenere le spese della causa e possono agire soltanto attraverso un procuratore denominato “postulatore”. In questo modo si recupera un significativo ruolo del Vescovo locale e della dimensione sinodale. una dibattimentale a livello romano. cioè lo studio del materiale e il dibattimento sugli atti di causa per l’accoglimento dell’istanza o per la sua archiviazione. come elementi canonistici vengono ceduti al diritto secolare. sulla struttura dell’ordo giustinianeo. riguardante il grado eroico delle virtù e la fama signorum. della diocesi in cui il servo di Dio è deceduto. La distinzione è data dalla possibilità di provare l’esercizio in grado eroico delle virtù o il martirio attraverso testimoni oculari o testimoni de auditu a videntibus. cioè i soggetti privati del processo. oppure soltanto a fonti scritte. Per queste ragioni il Concilio propone una riforma radicale. In particolare ha contribuito il diritto romano. un canone che rimanda ad una legge speciale. Quindi la prima fase del processo. anch’esso approvato 61 . Competente ad istruire il processo è l’Ordinario diocesano. Giovanni Paolo II. Uffizio quando venivano ad essere la controfaccia delle procedure davanti alla Congregazione dei riti. Successivamente venne adottato sempre più ampiamente al punto da essere oggi la base del procedimento.

in quest’ultimo caso inizia la fase istruttoria vera e propria in cui vengono valutati gli scritti del servo di Dio. In particolare devono tutelare i diritti della fede e l’osservanza delle norme processuali. Il procedimento è aperto dal supplex libellus. si verifica che non vi siano segni di culto in onore del servo di Dio. Nel processo interviene anche una parte pubblica. Intervengono poi i consultori teologi e il promotore della fede che si pronunciano sulla causa. La divinizzazione degli imperatori rappresentò il punto più alto di sacralizzazione della politica. o governo della classe sacerdotale. I sistemi monisti nel tempo hanno conosciuto diverse esplicitazioni. Perciò le conclusioni del processo di beatificazione e canonizzazione costituiscono il presupposto del successivo provvedimento pontificio che investe il munus regendi e il munus docendi del Pontefice.dall’Ordinario diocesano. ma nelle società già cristianizzate si è ricaduti nei sistemi monisti ogni qual volta il cristianesimo si sia affievolito e le istituzioni politiche si siano affermate (come il nazismo e il marxismo). ed è il Promotore di giustizia nel tribunale diocesano e il Promotore della fede presso la Congregazione per le cause dei santi. cioè l’istanza rivolta dall’attore tramite il postulatore perché si inizi il giudizio e si istruisca la causa. un esempio è lo Stato di Israele del Vecchio Testamento. Anche a Roma la religione era fattore di identificazione e coesione civile. essi intervengono nel processo pro rei veritate. Nei sistemi monisti rientrano quelle realtà sociopolitiche caratterizzate dal fatto di non conoscere distinzione fra temporale e spirituale. nel senso che la sua funzione è posta a tutela del bene pubblico. cui unicamente spetta di decretare il culto pubblico ecclesiastico. un sacerdote che prepara la positio sulle virtù o sul martirio (positio super virtutibus vel super martyrio) cioè la raccolta delle prove documentali e testimoniale e degli atti del processo. Il postulatore ha la rappresentanza processuale degli attori e svolge le funzioni di avvocato della causa. Un ruolo importante è svolto dai testimoni. Accolta l’istanza. Un’altra esplicitazione si ha nella Chiesa di Stato. ma anzi credere in una profonda compenetrazione dell’elemento religioso con l’elemento politico. cioè per l’accertamento del vero. Nell’episodio evangelico del tributo tratto dalle pagine di Marco (“rendete a Cesare ciò che è di Cesare. Il sistema dualista è stato portato dal cristianesimo. e a Dio ciò che è di Dio”) mostra proprio questo principio dualistico e 62 . come nelle società islamiche. I miracoli sono oggetto di una specifica procedura in cui intervengono periti e teologi. la fase dibattimentale e decisionale presso la Congregazione per le cause dei santi. Chiesa e realtà temporali Il dualismo cristiano I rapporti fra religione e politica si sono definiti secondo assetti riconducibili alla fondamentale distinzione tra sistemi monisti e sistemi dualisti. la religione infatti era considerata un elemento fondamentale nell’edificazione della società politica ed un fattore di coesione sociale e di identità nazionale. I loro voti sono sottoposti al collegio dei cardinali e dei vescovi della Congregazione a cui è rimessa la decisione. che debbono valutare che negli scritti del servo di Dio non ricorrano errori. si apre l’inchiesta sui miracoli. Ampio spazio è dato all’ausilio dei periti: i censori teologi. infatti il culto degli dei era funzionale alla grandezza politica di Roma: l’imperatore era anche pontifex maximus. i periti in ricerche storico – archivistiche. dove il principio politico predominò su quello religioso e l’attività religiosa fu considerata come una parte dell’attività statale. i relativi atti (detti transunto) sono trasmessi in duplice copia autenticata alla Congregazione per le cause dei santi e gli originali restano nell’archivio della curia diocesana. Il processo si svolge in due fasi: la fase istruttoria a livello locale. La fase dibattimentale e decisionale si apre con un previo controllo di legittimità da parte del sottosegretario del dicastero e con la nomina di un relatore. i periti medici. Una è la ierocrazia. prima di essere portati in discussione. Tra i testimoni vengono compresi coloro che fossero eventualmente contrari alla causa o avessero a deporre contro. essendo insieme atto di governo ed atto di magistero. I sistemi monisti sono stati tipici di società non toccate dal cristianesimo. che devono raccogliere e valutare tutto il materiale. Finita l’istruttoria diocesana. addotti dagli attori o d’ufficio. il Vescovo diocesano consulta la Conferenza episcopale e notifica a tutti i fedeli la petizione. che devono valutare i miracoli. cioè se esiste o meno una fama di santità e se questa è sostanziale. raccolte le deposizioni testimoniali sulle virtù o sul martirio. l’organizzazione politica del popolo ebraico era funzionale al rispetto dell’Alleanza di Dio con Abramo e la legge religiosa era anche legge civile. Questa fase si può chiudere con il rigetto dell’istanza o con l’accoglimento. in cui l’elemento religioso e spirituale prevale su quello politico e sociale. Il mondo antico precristiano era caratterizzato dal sistema monista poiché la distinzione tra cittadino e fedele era del tutto impensabile. Le sentenze pronunciate sono rimesse al Pontefice.

Esso tuttavia non sempre è stato di semplice attuazione. Diverso sistema fu espresso dalla teoria canonistica della potestà giuridica indiretta della Chiesa sulla realtà temporale (potestas indirecta Ecclesiae in temporalibus). il sistema giurisdizionalista agnostico e separatista. quindi il vero bene di quest’ultima può essere perseguito solo in un regime di collaborazione fra le due autorità. tra legge civile e legge religiosa. all’epoca della Controriforma e osservata fino alle soglie del Vaticano II. sia in quanto delinea una società politica conformata al disegno divino sia in quanto indica obbiettivi. serve a favorire la sana collaborazione fra la Chiesa e la comunità politica. perché 63 . Questo sistema ha avuto una diversa connotazione: nel caso di Stati totalitari o autoritari. Non si nota però un atteggiamento né di favore né contrario nei confronti dei concordati. Principi canonistici sui rapporti fra Chiesa e comunità politica Una teoria canonistica dei rapporti fra Chiesa e comunità politica si può elaborare sulla base di due testi del Concilio Vaticano II: la costituzione pastorale “Gaudium et spes” e la dichiarazione “Dignitatis humanae” sulla libertà religiosa. in base alla quale sussisteva un primato dell’autorità ecclesiastica su quella politica solo in alcune materie (res mixtae). XVII – XVIII). nel caso di Stati democratici. la libertà religiosa. caratterizzati dalla tornante tendenza ad un ricongiungimento fra potere religioso e potere politico. caratterizzato da un duplice orientamento degli Stati: la tutela del cattolicesimo assunto come religione ufficiale. Innanzitutto i cosiddetti sistemi dualisti embrionali. Ad essa si contrappose. partendo dall’agnosticismo dello Stato o addirittura dall’ateismo e dall’anticlericalismo. il sistema giurisdizionalista confessionista. ha lo scopo di garantire alle Chiese locali più o meno ampi spazi di libertà. Si possono dunque desumere i principi direttivi sui rapporti fra Chiesa e comunità politica: l’indipendenza e l’autonomia della Chiesa e della comunità politica. Da questo momento si cominciò a pensare al rapporto tra Chiesa e Stato in termini di due ordinamenti paralleli. Esiste quindi una sovranità distinta dalle sovranità temporali. proprio delle monarchie assolute (sec. tra autorità civile e autorità religiosa. vie.trova riscontro anche in altre pagine del Vangelo. cioè accordi di diritto internazionale. Il principio dualistico cristiano ha messo in moto un processo di secolarizzazione della politica. come il decreto “Apostolicam actuositatem” sull’apostolato dei laici. Si sono infatti avute diverse modalità di realizzazione concreta del principio dualista. perché per elaborare una teoria dei rapporti tra Chiesa e comunità politica. mezzi di presenza della Chiesa nella società politica. la libertas Ecclesiae. Le difficoltà di attuazione del principio dualista in questo periodo emersero non sul piano della distinzione fra leggi o fra società. individuale e collettiva. riportandola all’interno dei suoi limiti. Una prima espressione si trova nel periodo del basso impero romano e nell’alto medioevo. Fra XIX e XX secolo prevalsero altri due sistemi: il sistema separatista integrale. a causa delle diversità di condizioni ambientali e territoriali. autorità e società. cioè la rivendicazione di poter godere nell’ordinamento statale di tanta libertà quanta è richiesta dalla sua missione. la costituzione dogmatica “Lumen gentium”. sarà preliminarmente necessario avere ben presente che cos’è la Chiesa. la sottoposizione della Chiesa e delle istituzioni ecclesiastiche a pesanti controlli. con il cosiddetto cesaropapismo. Tale collaborazione è richiesta dal fatto che entrambe sono a servizio della stessa persona umana. da parte statale. Questo spiega la forte reazione della Chiesa e le aspre controversie con gli Stati. rappresentata dalla teoria della potestà giuridica diretta della Chiesa sulla realtà temporale (potestas directa Ecclesiae in temporalibus). espressione della dottrina liberale che riconduce il fenomeno religioso a fatto privato. Con l’ammonimento a distinguere Dio da Cesare si distinse conseguentemente tra società civile e società religiosa. nel millennio che va dal IV al XIV secolo. ma delle autorità o potestà. Esistono poi altri documenti. la rinuncia da parte della Chiesa a trattamenti di privilegio e a diritti qualora il loro esercizio possa offuscare la testimonianza della Chiesa. come nel processo a Gesù dinnanzi a Pilato dalle pagine di Giovanni (“il mio regno non viene da questo mondo”). che presuppone la distinzione fra leggi. Questi due sistemi furono accomunati dalla considerazione della distinzione fra Cesare e Dio anche come distinzione di società giuridicamente organizzate. A questi sistemi separatisti si è opposto il sistema concordatario o di collaborazione fra le due autorità. E’ rilevante anche il patrimonio costituito dalla dottrina sociale della Chiesa. la sana collaborazione con la comunità politica. Altra espressione della medesima tendenza si trova nell’età medievale con la riforma gregoriana e dopo la vittoria del papato sull’impero nella lotta per le investiture. ma ha dovuto trovare diversi modi e forme. il decreto “Christus Dominus” sull’ufficio pastorale dei vescovi. caratterizzato da un regime di pesanti controlli e condizionamenti nei confronti di tutte le organizzazioni religiose. in tutti gli Stati liberali nell’Ottocento e negli Stati marxisti nel Novecento. cioè quell’orientamento volto a restituire un primato dell’autorità civile (Cesare) sull’autorità religiosa (il Papa). si venne inoltre a creare il problema della doppia fedeltà del cittadino-fedele.

Dopo la prima guerra mondiale e a seguito della rinnovata politica internazionale di Benedetto XV. poiché verità ed errore non 64 . tale concezione importava di conseguenza il relativismo. che evoca il non perseguire un fenomeno religioso che si vorrebbe represso. La potestà di magistero implica di esprimere liberamente il giudizio su qualsiasi realtà umana e questo diritto entra a qualificare e comporre la libertas Ecclesiae. contesti che sono immediatamente ricollegabili al ruolo svolto dalla Chiesa nel passaggio dalla dittatura alla democrazia. La potestà di insegnamento si ricollega al munus docendi della gerarchia e si esplicita nel dare il giudizio morale su cose che riguardano l’ordine temporale. Le relazioni convenzionali infatti si pongono anche con Stati di orientamento ideologico o con tradizioni religiose molto lontane oppure con Organizzazioni ed Organismi Intergovernativi. Dal punto di vista storico la libertà religiosa nasce come rivendicazione del diritto dei credenti di poter professare liberamente la propria fede religiosa. che costituisce uno dei contenuti della libertà religiosa. l’obiezione di coscienza. Nel 1936 una pronuncia della Corte di Giustizia dell’Aia definisce tali accordi come veri trattati di carattere internazionale. Il Concilio Vaticano II dedica un intero paragrafo della “Gaudium et spes” ai rapporti fra Chiesa e comunità politica e auspica che si persegua una sana collaborazione. dove i caratteri salienti sono il rapporto tra verità ed errore e la doverosità o meno di aderire alla verità una volta che sia stata conosciuta. Ma la libertà religiosa può essere oggetto di valutazione anche in altri ambiti come quello filosofico e teologico. L’attività convenzionale della Santa Sede conosce delle significative innovazioni. In particolare: il principio di libertà religiosa La libertà religiosa venne recisamente condannata nel 1864 da Pio IX nel “Sillabo” e un secolo dopo fu riconosciuta dal Concilio Vaticano II nella dichiarazione “Dignitatis humanae” del 1965. segno che le frontiere che marcano l’ordine della Chiesa e l’ordine degli Stati sono storicamente mobili. Ovviamente il Concilio Vaticano II ha ribadito questi insegnamenti affermando che sul piano morale sussiste l’obbligo di cercare e seguire la verità. il sincretismo e l’indifferentismo in materia religiosa. per cui non può essere indifferente credere o non credere. la privacy. Per altri aspetti invece appaiono radicalmente nuovi. infatti l’esercizio della potestà di magistero prescinde da qualsiasi riconoscimento. quello napoleonico. questo gruppo di accordi chiude l’arco temporale di due secoli e richiama il primo accordo. Diversa dalla libertà religiosa è la libertà di coscienza. la carità. sussiste anche qualora. nel senso che anche gli accordi in questione sono chiamati spesso a restaurare la Chiesa nei rispettivi Paesi. Dal Concordato napoleonico (1801) alla prima guerra mondiale. Inoltre nuove materie entrano a formare oggetto di disciplina concordata: i beni culturali. ma si può anche dire che è la libertà di coscienza a comprendere quella religiosa se si intende la prima come libertà di avere o meno un credo religioso mentre la seconda l’esercizio della libertà di coscienza nello specifico ambito religioso.come affermato dal Vaticano II l’auspicata e sana collaborazione fra Chiesa e comunità politica deve trovare attuazione secondo le modalità adatte e il concordato può essere uno dei modi ma non è detto che sia il migliore. E’ ovvio che tali posizioni sono incompatibili con l’essere stesso della Chiesa. la Chiesa non ha il potere di annullare o abrogare le leggi ma ha il diritto di esprimere un giudizio morale su tale legislazione. in questa prospettiva si pone l’enciclica “Evangelium vitae” (1995). Si deve distinguere inoltre dalla tolleranza religiosa. la bioetica. essi sono inquadrati nel contesto della potestà di insegnamento che la Chiesa rivendica nel modo più pieno nella società. La dottrina canonistica sulla potestas magisterii ha avuto un grande sviluppo dopo il Vaticano II. una potestà non giuridica ma morale che non costituisce una illegittima intromissione nell’autonomia propria del secolare. Tornando ai principi direttivi. gli accordi sono marcati dal rapporto personale tra il Papa e il capo dello Stato contraente. Nella “Mirari vos” e nel “Sillabo” veniva condannata la concezione filosofica della libertà religiosa. venisse disconosciuto o negato. la seconda si pone sul piano teologico e consiste nel moto spontaneo verso il bene della persona. La prima si pone sul piano giuridico ed è la libertà di cui la Chiesa deve godere nell’ordine temporale. Una particolarissima attenzione della Santa Sede va nei confronti degli Stati dell’Europa centrale ed orientale. La libertà religiosa è da distinguersi anche dalla libertà della Chiesa (libertas Ecclesiae) e dalla libertà cristiana. è la libertà di andare verso la verità e comporta il superamento della legge esteriore per intima adesione alla legge di Dio. si apre una nuova stagione concordataria. in un determinato ordinamento statale. si pensi agli insegnamenti conciliari in materia di autonomia dell’ordine temporale o alla costituzione “Gaudium et spes” dove si afferma che nei rapporti con la comunità politica la Chiesa ha sempre e dovunque il diritto di predicare con vera libertà la fede e dare il suo giudizio morale anche su cose che riguardano l’ordine politico. In quanto diritto suo proprio e originario. segnata da accordi con Stati totalitari o autoritari e con moderne democrazie. nei contenuti normativi e nei contesti culturali e spirituali. Infatti ricorrono questioni analoghe a quelle risolte dal cardinale Con salvi nell’elaborazione del concordato napoleonico. Nell’età contemporanea distinguiamo tre grandi periodi. con esclusione di qualsivoglia impedimento proveniente dall’esterno. quindi la libertà religiosa ha una valenza propriamente giuridica.

748 ed 865). evidenziando come nella moderna società non possa essere più ristretto nella classica libertà di professare la propria credenza religiosa. Si dilunga nell’individuare e definire i singoli contenuti del diritto di libertà religiosa. nella quale è chiarito il pensiero della Chiesa sulla libertà religiosa come diritto dell’uomo. Nella misura in cui la libertà religiosa raggiunge la sfera più intima dello spirito. Il Vaticano II afferma che l’uomo deve rispondere volontariamente a Dio credendo. perciò nessuno può essere costretto ad abbracciare la fede contro la sua volontà. del primo settembre 1980. con cui Benedetto XV delineò la politica concordataria dopo i grandi sconvolgimenti della prima guerra mondiale. che si definisce diritto ad essere immuni da coercizioni esterne in materia religiosa. cioè un diritto del soggetto che si esprime nei rapporti per i quali si manifesta il potere di comando (imperium). la redazione e la firma dell’accordo da parte dei plenipotenziari e infine lo scambio delle ratifiche. di beneficenza. Limite legittimo al diritto di libertà religiosa è quello che si uniforma rigorosamente ai diritti umani o diritti naturali. La formazione segue la procedura tipica delle convenzioni internazionali (Convenzione di Vienna sul diritto dei trattati 1969): i negoziati ufficiosi. Il diritto interno della Chiesa vieta ogni coazione nell’opera di evangelizzazione e nell’amministrazione del battesimo (cann. Viceversa la dichiarazione conciliare affronta la questione della libertà religiosa dal punto di vista giuridico. in particolare come diritto delle singole confessioni religiose. Senza la ratifica l’accordo non acquista forza vincolante e non produce effetti giuridici. E’ stato favorevole lo sviluppo dell’esperienza giuridica internazionale. la nomina dei plenipotenziari con relativa verifica dei poteri. spetta quindi al Pontefice e al capo dello Stato. Nella Chiesa è sempre stato costante l’insegnamento per cui l’atto di fede non può che essere libero. Poiché la società civile ha il diritto di tutelarsi contro gli abusi. Però gli uomini non sono in grado di soddisfare a questo obbligo se non godono della libertà psicologica e dell’immunità dalla coercizione esterna. ovvero accordi di diritto internazionale. Perché possa produrre effetti è necessaria anche l’esecuzione. E’ da ricordare l’allocuzione concistoriale “In hac quidem” del 1921. che gode di soggettività giuridica internazionale. di svolgere attività di educazione. Sono titolari di questo diritto tutti gli uomini. Lo Stato è parte contraente del concordato. Nella “Dignitatis humanae” la libertà religiosa è considerata come un diritto naturale. I concordati e gli altri accordi La tradizionale forma di collaborazione sono i concordati. Rispetto alla “Dignitatis humanae”. alla quale per il diritto canonico spetta lo ius legationis e lo ius tractandi. nella libertà di culto o nella libertà di proselitismo. ma in futuro non è da escludere che si possano stipulare anche con altri soggetti internazionali. condiviso dalla dottrina canonistica. relativamente alle responsabilità nel rimuovere tutti gli ostacoli che impediscono il pieno sviluppo della vita religiosa a livello individuale e a livello collettivo. libertà di non essere costretti a compiere degli atti contrari alla propria fede. Sicuramente con la Lettera ai Capi di Stato sulla libertà religiosa e sul documento finale di Helsinki. E’ precisato che sul piano personale libertà religiosa significa anche libertà di educazione religiosa dei figli. la libertà delle persone di beneficiare dell’assistenza religiosa. di esercizio del ministero. 362 il Pontefice esercita lo ius legationis nei confronti dei governi civili nel rispetto delle norme di diritto internazionale. ed è al contempo un diritto individuale ed un diritto collettivo. individuale e collettivo. fondato sulla dignità della stessa persona umana. Tratta infatti delle responsabilità che incombono sullo Stato nell’assicurare a tutti quella piena libertà grazie alla quale ciascuno può soddisfare l’obbligo morale di conoscere e seguire la verità. La libertà religiosa comporta il diritto di non essere impediti ad agire in conformità della propria coscienza. infatti a motivo della loro dignità tutti quanti gli uomini sono spinti dalla loro stessa natura a cercare la verità. libertà di non subire limitazioni e discriminazioni nelle diverse manifestazioni di vita. spetta soprattutto al potere civile provvedere a tale protezione secondo norme giuridiche conformi all’ordine morale oggettivo. Sul piano comunitario libertà religiosa è la libertà che ad ogni comunità religiosa deve essere assicurata di scegliere liberamente i propri ministri. Si tratta dunque di un diritto pubblico soggettivo. essa sostiene la ragion d’essere delle altre libertà. Per parte della Chiesa il soggetto competente a stipulare un concordato è la Santa Sede. ma ciò può incontrare dei limiti. autorizzato dal competente organo costituzionale. di assistenza. cioè è matrice e fondamento di tutte le altre libertà. questa avviene automaticamente per l’ordinamento canonico perché l’accordo viene pubblicato sugli “Acta Apostolicae Sedis”. Quindi interlocutore del documento conciliare è l’autorità pubblica che non deve obbligare le coscienze ma garantire ciascuno da eventuali coazioni. di pubblicare libri religiosi. di avere istituti di formazione religiosa. soprattutto quella concernente la religione. che parte da una definizione in negativo della libertà religiosa. che spetta in primo luogo ad ogni uomo ma di cui possono essere titolari anche formazioni sociali. quindi agire secondo giustizia e umanità. Con il pontificato di Giovanni Paolo II il magistero sulla libertà religiosa è stato approfondito. Ad esempio nel can. Giovanni Paolo II la colloca in un contesto positivo. Per l’individuazione dei soggetti competenti è necessario rifarsi alle norme costituzionali dei diversi Stati. Infatti nell’esercizio di tutte le libertà si deve osservare il principio morale della responsabilità personale e sociale: quindi tener conto tanto dei diritti altrui quanto dei propri doveri verso gli altri.sono sullo stesso piano. di comunicare ed insegnare la fede con ogni mezzo. La ratifica è atto unilaterale con cui ciascuna parte approva l’operato dei suoi plenipotenziari. Più complessa la situazione per gli ordinamenti statali: in alcuni casi l’adattamento è automatico (sistema 65 .

con il consenso e con il mandato della Santa Sede. Fino al Concilio Vaticano II c’era l’esclusiva competenza della Santa Sede. 20 della convenzione del 1957 con la Bolivia troviamo che questa Convenzione avrà la durata di dieci anni dalla ratifica. stipulino accordi con l’autorità statale. quelli contenenti i principi informatori dei rapporti. è tradizione della Santa Sede non fare ricorso a questa forma.monista). Esiste poi il problema dell’interpretazione poiché da un lato è frutto di un avvicinamento delle due parti da posizioni originarie diverse sicché la formulazione si può prestare ad interpretazioni differenti. Una prima causa è data dal consenso reciproco delle parti contraenti. . La prima è sempre legittima purché in buona fede. Si possono individuare tre diverse fattispecie: . senza contare i sempre rinascenti sospetti per il pericolo del formarsi di Chiese nazionali assoggettate allo Stato. E’ evidente che i contenuti dell’accordo devono poi trovare esecuzione nell’ordinamento civile e in quello canonico. Non hanno natura concordataria poiché la Chiesa particolare non è soggetto di diritto internazionale e spesso anche l’altra parte non lo è. interno all’ordinamento statale. ad esempio la convenzione con la Repubblica di El Salvador (1968) afferma che questa convenzione resterà in vigore a meno che una delle Alte Parti la denunci con un anno di anticipo. C’è poi il caso per il verificarsi di una clausola risolutoria prevista nell’accordo. Un problema nasce dalla possibilità di accordi tra Chiese particolari e comunità politica. Non hanno la natura di accordi internazionali né possono qualificarsi come concordati. Infine l’estinzione per denuncia unilaterale che deve essere contemplata nell’accordo. in altri casi è necessaria una legge di esecuzione (sistema dualista) senza la quale il concordato non produce effetti giuridici interni. quindi interpretato ed applicato allo stesso modo. nel quale le due autorità contraenti si incontrano su un piano di parità. Si deve anche contemplare il caso che singoli Vescovi o le conferenze episcopali. con un carattere meramente politico. che si considera tacitamente rinnovata di dieci anni in dieci anni. a meno che sei mesi prima che termini il mandato una delle due Alte Parti dichiari il contrario. Ora la situazione appare mutata. ad esempio l’intesa fra Vescovo diocesano e competente autorità scolastica per la nomina dei docenti di religione. anche se in molti casi l’azione della Santa Sede è più incisiva nella difesa della libertas Ecclesiae. posti originariamente all’accordo. la Santa Sede e la Repubblica italiana affideranno la ricerca di un’amichevole soluzione ad una Commissione paritetica da loro nominata. Non è affatto vero che oggi la Chiesa sia più libera che in passato. Il problema di maggior rilievo è quello della quantificazione degli accordi in questione. L’interpretazione di cui si parla non è quella della dottrina (interpretazione dottrinale). Il problema appare più politico. e gli accordi attuativi sulle singole materie. da 66 . Altra causa è la scadenza dei termini.la terza è data dagli accordi aventi un contenuto normativo. L’Accordo di modificazione del concordato lateranense del 18 febbraio 1984. cioè attiene più a questioni di opportunità e di convenienza. Nel decreto conciliare sull’ufficio pastorale dei vescovi “Christus Dominus” è attribuito al Vescovo diocesano il munus di promuovere e curare i rapporti con l’autorità civile. per far sì che l’autorità politica competente adotti nell’ambito dell’ordinamento civile quei provvedimenti di natura normativa o amministrativa che sono attuazione di quanto convenuto con l’autorità ecclesiastica. Ad esempio nell’articolo 14 del concordato italiano è stabilito che se in avvenire sorgessero difficoltà di interpretazione.la seconda è data dagli accordi con carattere meramente amministrativo. C’è anche la possibilità dell’estinzione per la denuncia da parte di uno dei contraenti per violazione di una o più disposizioni.la prima è data dagli accordi fra episcopato ed autorità politica. come conseguenza del Vaticano II. ad esempio nell’art. dall’altro lato le disposizioni creano un diritto oggettivo comune. . Tale teoria e tale prassi discendevano da ragioni politiche e giuridiche: da un lato si è sempre considerato che il papato fosse più libero rispetto all’autorità politica e quindi più capace di far valere le ragioni della libertas della Chiesa particolare. cioè volti ad innovare l’ordinamento giuridico statale. in questo caso si rientrerebbe nella fattispecie concordataria e rientrano i “concordati quadro”. Per l’estinzione dei concordati valgono le regole generali relative ai trattati internazionali. oltre ad essere in vigore nell’ordinamento internazionale. anche se nel tempo non sono mancati casi di accordi fra le Chiese particolari e corrispondenti autorità politiche. ma quella autentica compiuta dalle parti o in via unilaterale (interpretazione unilaterale) o in via bilaterale (interpretazione bilaterale). però si tratta pur sempre di accordi che nascono in un ordinamento giuridico terzo. la seconda è stabilita d’accordo fra le due parti. in ragione della sua indiscussa soggettività giuridica internazionale. dall’altro si rafforzava l’idea della esclusiva competenza della Santa Sede. un esempio è l’accordo di Villa Madama del 1984 tra la Santa Sede e la Repubblica italiana nelle quali sono apportate delle modifiche al Concordato lateranense del 1929. Le disposizioni concordatarie vigono contestualmente nei due ordinamenti.

La vera ragione di tale presenza è da ricercarsi nell’evolvere della prima esperienza dello Stato moderno verso forme di giurisdizionalismo. la solidarietà e la cooperazione internazionale. questo fu un elemento che sorresse l’altra tendenza a favorire la nascita di Chiese nazionali cioè avente un’organizzazione autonoma rispetto al papato. da riconoscersi e garantirsi ovunque. La manifestazione più evidente ci fu alla firma dell’atto finale della Conferenza sulla Sicurezza e Cooperazione in Europa (C. quindi come strumento di potenza e non come strumento di giustizia. Nel primo caso si tratta di un mandato della Santa Sede a convenire con l’autorità statale. la giustizia e l’equità nei loro rapporti. la Santa Sede ora partecipa alla stessa produzione delle norme di diritto internazionale. Si tratta di un fenomeno di estremo rilievo che porta ad una sempre più incisiva presenza della Santa Sede che contribuisce a produrre trasformazioni che hanno riflessi all’interno delle stesse società statali.un lato pone delle norme quadro in determinate materie: insegnamento della religione nelle scuole pubbliche. partendo da un piano di parità. Nel passato l’attività internazionale era costituita da attività concordataria. Il giurisdizionalismo univa la rivendicazione di una serie di diritti nei riguardi della istituzione ecclesiastica (iura maiestatica circa sacra) che finivano sostanzialmente per violare in maniera grave la libertas Ecclesiae e per soggiogare pesantemente la Chiesa allo Stato. Il mutato atteggiamento della Santa Sede è dovuto anche ad un mutamento della vita della comunità internazionale: dal “modello di Westfalia”. contribuendo alla creazione di quel clima di moderazione che ha evitato forme di violenza e ha favorito l’evolversi delle relazioni internazionali verso modelli più consoni alle esigenze di giustizia e di pace. Ora la Santa Sede non è più solo produttrice e destinataria di norme nascenti dai singoli accordi. 67 . negli ospedali e negli istituti di ricovero. Il modello di Westfalia era ispirato a principi inaccettabili come il diritto della forza (ius quia iussum) che contrasta con la condizione ontologica dell’uomo e del vivere giuridico in quanto ordine di giustizia (ius quia iustum). di assistenza spirituale nelle forze armate. il secondo qualificato dalla pace come fine supremo. inoltre vengono assunti quali principi fondamentali: il rispetto dei diritti umani. Dall’altro prevede una clausola generale secondo cui ulteriori materie potranno essere regolate sia da nuovi accordi sia da intese con le competenti autorità. L’intensa e crescente partecipazione a partire dal secondo dopoguerra fu soprattutto da parte di Paolo VI e Giovanni Paolo II. nelle carceri. cioè quella politica e quella legislazione in materia ecclesiastica tendente a sottomettere la Chiesa sempre più direttamente al controllo dell’autorità civile. E’ un fenomeno nuovo per cui la Santa Sede partecipa a pari titolo con gli Stati alla produzione delle norme di diritto internazionale generale codificato. Quest’accordo ha introdotto il principio del rispetto dei diritti umani negli ordinamenti comunisti dell’Est. Dall’origine della comunità internazionale è stato presente anche il papato. Essi coincidono con il magistero ecclesiastico sui rapporti internazionali.E. nonché dal perseguimento della pace tra i popoli e di relazioni internazionali improntate a giustizia. sia sotto quello della sua partecipazione a convenzioni multilaterali. l’eguaglianza fra gli Stati. Il primo fondato sulla concezione del diritto internazionale in termini di regole poste dalle grandi potenze. La Chiesa ha seguito e favorito molti processi di trasformazione e ha sospinto verso modelli democratici. con oggetto la garanzia volta ad assicurare la libertas Ecclesiae. Questa è qualificata dalla rivendicazione delle libertà che alla Chiesa sono necessarie e dall’affermazione dei diritti umani. la buona fede. Le ragioni storiche sono da ricavare nella sovranità temporale dei Papi e nell’indiscussa posizione di primato sulle sovranità temporali che il papato aveva. nel secondo sembra un rapporto di sostituzione della Conferenza episcopale italiana alla Santa Sede.) con il trattato di Helsinki del 1975. In sostanza la Santa Sede perseguiva un duplice scopo.S. offrendo il significato della partecipazione della Santa Sede nella vita della comunità internazionale. di tutela del patrimonio storico ed artistico. Oggi le ragioni sono mutate. l’emancipazione dal giurisdizionalismo statale e la garanzia dell’unità della Chiesa. La Chiesa e la comunità internazionale La presenza della Chiesa nella vita della comunità internazionale è un dato storico incontrovertibile. l’autodeterminazione dei popoli. ma sia sotto il profilo dei suoi rapporti con le Organizzazioni Internazionali Governative.C. Questa politica trovava un ostacolo nel carattere sopranazionale della Chiesa. La Chiesa non può accettare una concezione del diritto contraria ai capisaldi del magistero ecclesiastico. Viene dunque rifiutata la forza come principio ordinatore delle relazioni internazionali. al “modello della Carta delle Nazioni Unite”. La politica di presenza della Santa Sede nell’ordinamento internazionale risponde ad un’esigenza politica ben precisa: sottrarre le Chiese locali alla giurisdizione nazionale dei moderni Stati sovrani e trattare con gli Stati la regolamentazione delle materie di interesse ecclesiastico. affermatosi dalle origini della comunità stessa. sotteso allo spirito di un nuovo ordine internazionale. di cui gli stessi Stati saranno poi destinatari.

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