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Immaginate una biblioteca. Una biblioteca infinita.

Libri, riviste, fumetti, enciclopedie si accalcano e sgomitano nelle mensole e tra i ripiani. La biblioteca piena. Ogni volta che arriva una nuova pubblicazione per il proprietario sono guai. Si rimbocca le maniche e spinge con forza la fila di libri vicino allingresso. Cos facendo, poich i posti sugli scaffali sono infiniti, gli infiniti libri troveranno libero il posto successivo a quello loro precedentemente assegnato. Si crea cos lo spazio necessario per il nuovo arrivato. La biblioteca la vostra mente. I libri sono i vostri ricordi, le vostre esperienze, le vostre emozioni, le vostre idee. Il proprietario, neanche a dirlo, siete voi. Ora per provate a immaginare che la biblioteca non sia un infinito andito che corre dritto e lineare, ma che sia un infinito labirinto. Che si divida in pi piani, in pi strade, vie, sentieri, buchi, angoli, anfratti. Che ogni volta che spingete per fare posto i libri si accavallino, cadano, creino nuovi anditi, corridoi, scale. Il proprietario li dimentica. Sta l, allingresso della biblioteca, con le maniche rimboccate pronto a spingere. Ha paura di cercare i libri polverosi, di dimenticarsi egli stesso. Gli bastano i nuovi arrivati, lucidi e profumati o, al massimo, qualche grande classico a cui ha fatto spazio sulla sua scrivania e ogni tanto ha il piacere di sfogliare. Ora immaginate che un vecchio libro serva ad un cliente della biblioteca. Il proprietario non sa che fare, si scervella, riflette e alla fine chiama uno speleologo per mandarlo dentro, in fondo, dove lui non vuole andare a cercare. Lo speleologo sono io. - Bella metafora. - E come tale va presa con le molle. La realt molto pi complessa. - A me pare impossibile che la mente sia infinita. Dopotutto sta qua dentro. Si picchia la testa con lindice. - Che uno spazio finito. - La coscienza in un certo senso ha dei limiti. Cos come il preconscio. linconscio a essere infinito. Mi infastidisce rispondere a tutte quelle domande, ma il cliente, se paga, sacro. Non mi chiaro neanche il perch abbia voluto a tutti i costi assistere alloperazione di recupero. - infinito ma pieno. Eppure c sempre posto. Non pu essere che sia semplicemente elastico? - Sarebbe comunque unelasticit infinita, perch potenzialmente infiniti sono i ricordi. Il che non cambia il concetto. Sommando un nuovo ricordo ad infinito si ottiene sempre infinito. - Ma dai! Ad un certo punto i ricordi finiscono. Se lei si spingesse oltre, cosa troverebbe? - Oltre e infinito non sono due concetti accostabili. E comunque non saprei risponderle. Forse listinto, una forza primordiale, un misterioso senso della vita o Dio. Davvero, non so. - E la morte non un limite? - Per luomo si. Ma un limite che si pu eliminare se si ipotizza lesistenza dellanima immortale. O della mente come entit a s, avente il proprio fondamento funzionale nel cervello, ma essenzialmente distinta da esso. E comunque, anche in questo caso, si dovrebbe dare per certo che il tempo sia infinito. Linfinito spaziale si incrocia sempre con leternit. Insomma una strada contorta. A me inoltre non serve pormi tutti questi problemi. Solitamente entro, prendo e torno fuori. Per quanto ne so, da qualche parte si potrebbe anche trovare una fine o qualcosa di simile. Oppure linterruzione delle funzioni neuronali e delle sinapsi potrebbe far terminare le funzioni cognitive e punto. Sembra soddisfatto dalle mie risposte. - E come fa a trovare quello che cerca? Si, insomma, come riconoscer il ricordo che mi serve? - Ogni mente diversa. Quello che trovo creato in base alle esperienze vissute, dei posti che si visitato, dei desideri, fino ad arrivare a mondi completamente inventati. Una mente che ha vissuto esclusivamente dentro una stanza bianca non conoscendo altro riprodurr nel suo inconscio una serie infinita di stanze bianche. Anche se, ipoteticamente, potrebbe inventare mondi straordinari, la mente tende sempre a configurarsi in forme famigliari e rassicuranti. - Ne deriva che pi giovane la mente, pi facile trovare quello che cerco. Nelle menti anziane la situazione si complica perch nellinconscio sono decisamente pi accentuate le frustrazioni, le

repressioni e i traumi. Do unocchiataccia al vecchio sdraiato sulla brandina di fianco alla mia. Alcuni infermieri lo stanno visitando. Le sue funzioni cognitive sono state interrotte attraverso la somministrazione di un cocktail di benzodiazepine e di farmaci che inibiscono parzialmente il sistema renina-angiotensina. - Non mi ha ancora risposto. Come trover il ricordo che mi interessa? - Ci sto arrivando. Fingo un sorriso. - I ricordi affidati ai Corrieri sono segnati. Sono costruiti in maniera tale da essere riconosciuti dalla coscienza del Corriere come traumatici e quindi spostati subito nellinconscio. Il Cursore Mentale lunico che conosce il codice per identificarli e decodificarli. - Non ha paura di non tornare pi fuori? - So che posso perdermi, ma non ho paura. Per me ogni volta come una catarsi. - In che senso? - una lunga storia. Oggi, comunque, per sicurezza user un filo di Arianna di nuova concezione e spero di cavarmela in poco tempo. Mi sdraio sul lettino. Un infermiere mi si avvicina e comincia le operazioni del transfert. - Allora buon viaggio. Il freddo del gel sulle tempie e il metallo degli elettrodi. - Grazie. La puntura della siringa. Chiudo gli occhi. Nel punto dove le menti si lambiscono, dove regnano gli archetipi, ho creato il Ponte. Lego un capo del filo a una trave piantata in profondit allingresso. Sono soddisfatto di questo nuovo Arianna: non subisce rigetto da parte dellospite ed decisamente pi resistente di quello che usavo prima. Assicuro laltro capo al mio Io e abbandono il mio S. Il paesaggio al di l del Ponte lo conosco bene. Sono gli ultimi ricordi del vecchio: il laboratorio, la brandina, gli infermieri, i tecnici dietro i vetri. Ci sono anchio inghiottito da una poltrona. Un andito. Le luci sono accecanti. arrivato in taxi, ecco che sta pagando un giovane indiano. C traffico. Lansia di arrivare in ritardo mi fa venire un lieve senso di vertigine. La casa. Alle pareti le foto di un bambino a cui stata cancellata la faccia. La cena: minestrone insipido e una mela. Ha dormito nel pomeriggio. Il pranzo: pollo freddo e una mela. Mattinata al parco. La colazione: caff bruciato. Ha passato una notte agitata. Un sonnifero prima di andare a letto. Ecco lincontro dove ha ricevuto il ricordo. Una giostra. Sembra un lunapark. Ci sono delle scale, un pozzo e alcuni treni in partenza. Il vecchio ha gi rimosso parte dellincontro. Per via dellet ha la coscienza ridotta ai minimi sindacali. Probabilmente hanno usato lui come Corriere per passare inosservato, ma questo rende il mio compito decisamente impegnativo. Seguendo il debole segnale del ricordo prendo uno dei treni. Attraverso un campo di grano; i vagoni sembrano galleggiare sulle spighe. un immenso mare dorato. Nellaria un dolce profumo di marialuisa e salvia. Sedute sulla panchine della stazione ci sono delle piccole volpi vestite come dei lord dellottocento. Hanno diverse valigie di cartone. Questo tizio completamente pazzo. Devo trovarmi nel preconscio e ci sono gi tutte le deviazioni tipiche dellinconscio. Una valigia si apre mentre una volpe sta cercando di caricarla sul treno. Al suo interno si intravede un bambino nudo. buio ma mi sembra di conoscerlo. Si sta guardando allo specchio e piange. La porta dietro lui si apre allimprovviso. Un urlo. Perch ha conservato questo ricordo nel preconscio? chiaramente un trauma, non dovrebbe essere qua. Probabilmente lo ha usato da poco, oppure un ricorrente. La volpe richiude la valigia e sale sul treno. Un enorme fienile rosso a due piani. Le porte si spalancano, il suo ventre nero, allinterno un forte vento caldo e un odore acre di ammoniaca. Controllo il filo ed entro. In un angolo, tra due mucche pezzate, un ragazzo sta rannicchiato mentre legge un romanzo. Ha un occhio nero, il labbro gonfio e un sottile rivolo di sangue sta uscendo dal naso sporcando il libro. Sono ricordi confusi ma potenti. Ne sento il peso. Il segnale sempre pi forte, devo sbrigarmi. Passo accanto a due cacciatori vestiti in tuta mimetica. Cercano in cielo anatre che non ci sono. Stanno nascosti tra le canne, con gli stivali immersi nellacqua. Una miriade di girini ruotano attorno ai loro piedi. Accanto a un laghetto una casa da t in stile giapponese. Entro. Le pareti sono stipate di origami. Orsi, cigni, gatti, maiali di carta sembrano respirare. Il tatami scricchiola. Tra due lepri di cartone svetta una

giraffa di stagnola. Il segnale mi dice che lei il ricordo che devo recuperare. La prendo. Afferro il filo per tenderlo e comincio a seguirlo. I cacciatori sono ancora l, uno di loro si acceso una sigaretta e la fuma con il volto contratto. Allimprovviso il caos. Una serie di immagini scorre sopra di me, sotto di me, a destra, a sinistra. Mi sembra di essere affacciato al finestrino di un treno, meravigliato nel veder correre il paesaggio. Il flusso dei ricordi, delle emozioni, dei sentimenti ha ripreso il suo corso. Il proprietario della biblioteca sta spingendo i libri per far posto ai nuovi. E io sono ancora dentro! Il vecchio di nuovo cosciente. Ma com possibile? Calmo, cazzo, calmo. Vengo investito da un pullman giallo e trascinato dentro ad un garage fatiscente, alle pareti chiavi inglesi, cacciaviti, cinghie. Un forte odore di lubrificante e benzina. Parcheggiate in una lunga fila ci sono macchine sportive di ogni marca, anno e modello. Tra i sedili alcune donne si accoppiano furiosamente. Cerco il filo e non lo trovo. fuori, devo uscire. Certo qua dentro sono al sicuro, protetto. Devo solo avere pazienza, appena si accorgeranno del problema bloccheranno nuovamente le funzioni cognitive del vecchio e io uscir. Ma pi aspetto e pi alta la probabilit di non ritrovare lArianna. Il frastuono degli amplessi e la puzza del carburante mi sta facendo impazzire. Basta, esco. Una foresta bassa e grigia. A perdita docchio. I rami degli alberi mi cercano, quando mi sfiorano sono umidi e caldi. Gelatinosi. Devo essere nella zona pi profonda dellEs. Eros. Istinti naturali. Pulsioni autodistruttive. Non mi sono mai spinto cos oltre, ma conosco i pericoli. Questa lOmbra. la parte della psiche pi sgradevole e negativa. Impersona tutto ci che l'individuo rifiuta di riconoscere e che nello stesso tempo influisce sul suo comportamento esprimendosi con tratti sgradevoli del carattere o con tendenze incompatibili con la parte conscia delluomo. In alto alcuni elicotteri perlustrano la foresta. Sento le urla dei soldati eccitati nonostante il frastuono dei rotori e la distanza. Mi nascondo sotto unenorme quercia. Seduto tra le foglie umide mi rigiro tra le mani la giraffa di stagnola. Cosa conterr? Alla fine solo per portare fuori lei che sono arrivato a questo punto. Comunque sono decisamente tranquillo. Conosco i rischi del lavoro che faccio. Avevo messo in conto una situazione del genere. In un certo senso lo avevo scelto per punirmi e forse sono cos calmo perch desideravo che finisse cos. Ho avuto a che fare con la mente per anni e ancora non riesco ancora a capire la mia. Sorrido. Inserisco il codice di decodifica nella giraffa e questa si apre. Piano la stagnola si svolge e tra le minuscole pieghe dellalluminio appare il vecchio. seduto accanto al fuoco. - Salve, Amati. Mi saluta. - Deve sapere il perch di quello che le sta succedendo. Il mio nome Andrea Gigli. Sono il padre di Riccardo. Il bambino che lei ha stuprato dieci anni fa quando ancora abitava a Milano. Si agita sulla sedia. - Sono qua per dirle che Riccardo si ucciso un mese fa buttandosi sotto allo scuolabus. Fa una pausa. - Bene, non uno stupido e avr capito. Nonostante lei abbia scontato il carcere, si sia riabilitato agli occhi della societ e tutte le altre puttanate - Si passa una mano davanti al viso, sembra incartato. - Insomma, io la condanno a stare per sempre dentro la mia mente. Tra i demoni e gli incubi che mi perseguitano. La sua immagine si dissolve. Sono nel niente. Catturato dal flusso dei ricordi sono stato spinto al confine dellinfinita mente. Anche se confine non una definizione accettabile. Vago nel niente, che contemporaneamente spazio da riempire. Anche se spazio non una definizione accettabile. Lo spazio, il tempo e qualsiasi cosa quantificabile tale ed esiste solo in funzione dei suoi stessi limiti, delle sue caratteristiche: uno spazio illimitato, sconfinato, uno spazio chiaramente senza pi alcun genere di limiti o confini. Cos perde gli attributi che lo rendono tale e quindi semplicemente non si pu pi chiamare spazio, lo spazio non c' pi e quindi c' assenza di spazio, ovvero l'infinito. nella sua esatta definizione. Conosco una storiella, mi pare labbia scritta Borges:

Achille, simbolo di rapidit, deve raggiungere la tartaruga, simbolo di lentezza. Achille corre dieci volte pi svelto della tartaruga e le concede dieci metri di vantaggio. Achille corre quei dieci metri e la tartaruga percorre un metro; Achille percorre quel metro, la tartaruga percorre un decimetro; Achille percorre quel decimetro, la tartaruga percorre un centimetro; Achille percorre quel centimetro, la tartaruga percorre un millimetro; Achille percorre quel millimetro, la tartaruga percorre un decimo di millimetro, e cos via allinfinito; di modo che Achille pu correre per sempre senza raggiungerla.