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GIANANDREA BONINI STUDIO LEGALE

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www.gbavvocato.com www.avvocatovarese-online.com Varese, 25 febbraio 2012 DOMANDA DI ALIMENTI DEL FIGLIO NEI CONFRONTI DEI GENITORI In relazione alla questione se il figlio maggiorenne possa ottenere dai genitori un contributo economico, occorre valutare e commentare la disciplina relativa agli alimenti. La questione giuridica, al cui soluzione consente di esprimere parere motivato, relativa all'interpretazione di pochi articoli del codice civile (433-448) che evito di trascrivere ma che esaminer ed illustrer brevemente nel loro contesto di applicazione. Gli alimenti possono essere richiesti - nell'ordine - al coniuge, ai figli, ai genitori e, solo in loro mancanza, ai nonni1; in difetto, possono essere richiesti
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E stato ad esempio deciso che il diritto agli alimenti previsto sussiste se risulta provato lo stato di bisogno nonch l'impossibilit dell'alimentando di provvedere in tutto o in parte al

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ai generi e alle nuore, ai suoceri e, infine, anche alle sorelle, soltanto da chi versi in stato di bisogno e non sia in grado di provvedere al proprio sostentamento. L'elencazione tassativa e progressiva, nel senso che il primo soggetto in grado di adempiere esclude gli altri e ci in ragione dell'intensit del vincolo familiare. Desidero subito chiarire che l'obbligazione alimentare a carico dei genitori ha carattere residuale rispetto al pi generale obbligo di mantenimento: ci significa che, quand'anche il figlio maggiorenne2 abbia raggiunto l'autonomia economica e poi l'abbia perduta, i genitori non saranno pi gravati dall'obbligo di mantenimento, bens da quello di prestare gli alimenti. Ci, peraltro, non sufficiente per dichiarare i genitori obbligati alla prestazione alimentare, atteso che occorre verificare se sussistano in capo al richiedente i due presupposti fondamentali dello "stato di bisogno" e dell'"incapacit di provvedere autonomamente ai propri bisogni". Per quanto concerne il primo profilo, si deve affermare che versa in stato di bisogno chi non in grado di far fronte dignitosamente alle esigenze fondamentali della propria vita, dovendosi intendere quest'ultime in relazione delle condizioni concrete e della posizione sociale del soggetto. Sono considerate "esigenze primarie" il vitto, la casa di abitazione, il vestiario, l'assistenza medica non coperta dal Servizio Sanitario e quei beni e servizi che, nell'attuale societ, integrano un minimo di vita dignitosa. E' utile ricordare che il diritto agli alimenti sussiste anche se il richiedente (c.d. "alimentando") versi in stato di bisgono per propria colpa, poich il principio di solidariet familiare - sul quale esso si fonda - prescinde da ogni valutazione di ordine morale e pertanto lo stato di bisogno non cessa nel caso in cui costituisca conseguenza della condotta disordinata, dissoluta e addirittura spregevole del soggetto, ferma, in questa ipotesi, solo la possibilit di una riduzione degli alimenti.
proprio sostentamento mediante la propria attivit lavorativa. Qualora quest'ultimo sia in grado di trovare un'occupazione confacente alle proprie attitudini ed alle proprie condizioni sociali, nulla pu pretendere dai soggetti indicati nell'art. 433 citato. In tal senso, nel caso concreto, stata corretta la sentenza gravata laddove aveva negato alla ricorrente il diritto di percepire un contributo economico per il mantenimento del figlio da parte dei nonni paterni, in luogo del padre inadempiente, in quanto, secondo il disposto dell'art. 433, comma 1, n. 3 c.c., gli ascendenti prossimi sono tenuti a versare gli alimenti in via succedanea e sostitutiva solo se (circostanza non rinvenuta nel caso di specie) i genitori non sono nelle condizioni di adempiere al loro personale obbligo di mantenimento dei figli (Cass. Civ. 30 settembre 2010, n20509). 2 Lo stato di bisogno dellalimentando minorenne , infatti, in re ipsa, non potendosi diversamente ritenere che la prole minore degli anni diciotto possa da sola provvedere alle proprie primarie esigenze di vita.

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Preciso subito che, nell'ambito dell'esame della colpa e della responsabilit dell'alimentando, il principio si riferisce all'esame dei motivi che hanno causato l'indigenza economica e non alla causa dell'impossibilit di rimediarvi: in altre parole, la Legge riconosce all'alimentando il diritto di ottenere gli alimenti se egli abbia colposamente provocato la condizione di indigenza economica (es.: eccessive spese in vestiti, investimenti finanziari sbagliati, alcool, slot machine, etcc...) ma esclude tale facolt se l'alimentando non provi il tentativo di procacciarsi autonomamente i mezzi per superare tale contesto. Personalmente, ritengo di potere prosaicamente riassumere questo principio di diritto con la massima che "la Legge tutela i figli cattivi ma non i figli fannulloni" e ritorner sul punto in sede di conclusioni. Assorbente e decisivo ai fini del quesito poi la valutazione dell'impossibilit di svolgere un'attivit lavorativa idonea a procurare quanto necessario per vivere, con la precisazione che la prova del presupposto grava sull'alimentando. E' opinione radicata che essere in grado provvedere al proprio sostentamento significhi trovarsi nelle condizioni idonee al procacciamento (lecito) dei mezzi di sussistenza, il che si verifica nei confronti di chi, essendo capace di svolgere attivit lavorativa retribuita, avrebbe concrete possibilit, in una soluzione economica di piena occupazione, di ricavare dall'attivit medesima quanto necessario per vivere. Tale condizione va valutata in concreto e sussiste anche quando l'alimentando sia abile al lavoro ma non riesca a trovarlo, con la dovuta precisazione che deve tenersi conto dell'et, delle condizioni di salute e delle attitudini dellalimentando: questi, ai fini del riconoscimento dellimpossibilit, non tenuto a ricercare qualsiasi lavoro ma soltanto tra quelli confacenti alle proprie condizioni fisiche e psichiche nonch alle proprie condizioni sociali3. Nello stretto ambito di queste note, utile richiamare il contenuto dellart. 443 c.c.4 che attribuisce allobbligato la facolt di adempiere allobbligo alimentare in forma specifica. La Prassi riconosce tuttavia che la scelta della convivenza non possa essere imposta, pena il sorgere di problemi di compatibilit con la tutela costituzionale della libert personale. Pertanto, il Giudice - in relazione alleventuale controversia tra obbligato ed alimentando sui modi di somministrazione degli alimenti (o nel caso in cui l'obbligato non effettui la scelta in ordine al modo di somministrazione) 3 4

Da intendere nel contesto delle abitudini impartite dalla famiglia. chi deve somministrare gli alimenti ha la scelta di adempiere questa obbligazione o mediante un assegno alimentare corrisposto in periodi anticipati, o accogliendo e mantenendo nella propria casa colui che vi ha diritto. L'autorit giudiziaria pu per, secondo le circostanze, determinare il modo di somministrazione(Omissis)"

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interviene con ampia discrezionalit, dovendo tenere in prevalente considerazione l'interesse del richiedente. In conclusione, ai fini dellottenimento di un assegno alimentare, sarebbe auspicabile che il richiedente fornisse prova documentale: 1) per quanto riguarda lo stato di bisogno: di avere ricevuto la minaccia di sfratto per il mancato pagamento del canone di locazione; di avere comunque ricevuto solleciti di pagamento da parte di Enti di somministrazione di prestazioni periodiche (enel, aspem, etc...); di avere contratto finanziamenti per l'adempimento di debiti relativi all'acquisto di beni di prima necessit (es.: acquisto di mobili, pentole, materassi); 2) per quanto riguarda il tentativo di sopperire autonomamente alla situazione di bisogno: di essere concretamente alla ricerca di un lavoro, mediante esibizione della domanda di iscrizione ad una delle Agenzie del Lavoro; dovendo precisare che l'elencazione meramente esemplificativa e non tassativa e che, relativamente al punto 1), non indispensabile produrre tutta la documentazione indicata ma che la domanda di alimenti avr tante pi possibilit di essere accolta quanto pi sar supportata da prove. Avv. Gianandrea Bonini