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Uno scorpione in giro per la Kalsa

Palermo Mercoled 1-settembre-2009 08:00

La sveglia squill un paio di volte prima che Martina schiacciasse il pulsante, lasciandola a tacere inerme sul comodino di mogano che suo nonno aveva intarsiato di persona sessantanni prima. Anche quel giorno era stata inutile: la ragazza non aveva chiuso occhio. Si alz e usc dalla stanza strascicando i piedi nudi sul pavimento di marmo bianco, gelato. In bagno per prima cosa si sciacqu la faccia con abbondante acqua fredda. Sollevando la testa si trov a fissare una sconosciuta: viso scavato, borse sotto gli occhi verdi e spenti. I suoi capelli biondo scuro erano secchi e sfilacciati come paglia. Due mesi prima avrebbe faticato a credere che quello fosse uno specchio, ma da quella terribile notte si era vista appassire gradualmente giorno dopo giorno. E non le era importato nulla. Adesso per le cose sarebbero andate meglio. Da quel giorno la biblioteca riapriva e lei era gi daccordo per studiare con un paio di colleghe. Uscire un po, preparare un esame, vedere persone: a poco a poco tutto questo lavrebbe distratta e lei avrebbe potuto, col tempo, tornare la Martina serena di una volta. In cucina inizi a preparare il caff, sistemando sulla tavola i due pan di stelle che si sarebbe costretta a forza a mangiare. Aveva acceso la televisione solo per rompere il silenzio, ma la foto che vide in primo piano nel servizio del Tg1 le fece correre un brivido lungo la schiena. Era la faccia del tizio che le aveva rovinato la vita, era morto. Istintivamente alz il volume :<< la parola a Francesca Lodato per noi da Palermo.>> <<Grazie Michele,>> laccento siculo dellinviata prendeva brutalmente il posto di quello flemmatico del conduttore: << Mi trovo in vicolo del pallone, nel cuore del quartiere Kalsa; ledificio alle mie spalle proprio quello nel quale questa notte deceduto Emanuele Garzilli, gommista di appena ventiquattro anni, in circostanze veramente eccezionali. Sul suo corpo sono stati trovati i segni dei morsi di un ragno, nonch quelli di innumerevoli punture di scorpione. Non ci sono segni di scasso e non si ancora rinvenuto neanche uno degli animali. Il giovane era incensurato ma si vocifera avesse strette relazioni con la mafia locale. La questura sta perci indagando su una possibile resa di conti tra clan, sebbene, ripeto ancora, non siano stati trovati indizi pertinenti allintrusione di alcuno allinterno dellabitazione. Lipotesi che Garzilli si sia imbattuto per caso in un nido di questi animali resta comunque assai improbabile, data la presenza di almeno due tipi di puntura sensibilmente diversi. Per ora tutto Michele, a te la linea >>.<< Grazie a Francesca Lodato, passiamo ora al caso dellalpinista Triestino che>>. Martina si sedette pesantemente su una sedia e rest turbata a pensare. Non poteva essere un caso. E se lo era, era veramente incredibile. Del resto nessuno sapeva chi fosse, per ore intere lei

stessa era stata in commissariato sfogliando foto segnaletiche, per identificare chi aveva ucciso Andrea. Ma non era servito: era un incensurato. Non si capiva bene come, dato il tipo, comunque era del tutto incensurato. E chiunque fosse stato a portare in casa sua quelle bestie, e poi a riportarle indietro, come aveva fatto a sapere della passione di Andrea per i ragni? La risposta le giunse improvvisa, senza fugare i suoi dubbi, ma quanto meno fornendo una spiegazione minimamente plausibile del tutto. Poteva essere stato Marco, il fratello di Andrea. chiaramente sapeva della sua passione, e non avrebbe avuto difficolt a procurarsi gli animali. O il ragno perlomeno: Andrea ne teneva in camera sua uno bello grosso. Come lei, studiava giurisprudenza in via Maqueda e una volta aveva visto Emanuele Garzilli importunarla fuori dalla facolt: dopo lassassinio era addirittura venuto anche lui in commissariato per cercare vanamente di identificarlo. E come suo fratello praticava il karate da molti anni: magari avrebbe potuto arrampicarsi alla finestra di quel tizio senza difficolt. Forse aveva versato dentro gli animali che poi erano scappati da soli. Daccordo la sua teoria non era perfetta, ma neanche del tutto inverosimile. Anche se in realt non risultava molto credibile neanche a lei. Ammesso che Marco lavesse trovato era difficile immaginare che lavrebbe ucciso. Per di pi in questo modo e a due mesi dalla morte del fratello. Anche lei lavrebbe voluto morto; ma nei fatti lavrebbe denunciato. Guard lora: le otto e diciassette. Chiam Giulia e le disse che proprio quel giorno non avrebbe potuto venire a studiare con lei e Monica, si sentiva improvvisamente male. Anche se aveva paura di tornare in quella casa voleva controllare che fine avesse fatto Ramon, la grossa tarantola di Andrea. Stava per andare a farsi una doccia quando al telegiornale giunsero degli aggiornamenti. Linviata parlava concitatamente a fianco di un uomo grasso e brizzolato, in camice e occhialetti tondi << Proprio cos Michele, stata appena convalidata lipotesi dolosa, ma lasciamo che ce ne parli il medico legale Silvio Cpponi, il primo a mettere in evidenza ci che conferma questa teoria>> << Ebbene il fatto abbastanza semplice >> spieg luomo con voce stranamente acuta << la morte stata determinata dal morso di un ragno sopra la clavicola sinistra. Nonostante questo il cadavere presenta dodici punture di scorpione, variamente localizzate sul corpo, delle quali solamente due contengono una quantit rilevante di veleno. come se qualcuno avesse costretto uno scorpione a pungere ripetutamente. chiaro che spontaneamente un unico scorpione avrebbe punto al massimo una volta sola. Per di pi posso aggiungere che lassassino aveva una conoscenza assai scarsa di questi animali: sembra avere utilizzato uno degli scorpioncini nostrani, e mi scusi ma ritengo abbastanza noto che con una puntura di questi ti prendi al massimo due giorni di febbre>>. << Ma certo professore la ringraziamo della collab >> il televisore si spense con un sibilo, Martina pos il telecomando e si apprest verso la doccia. Ma prima di arrivare in bagno si sedette in corridoio, si sedette e pianse. E pianse perch anche se lassassino aveva pagato, il suo Andrea era morto, e nulla lavrebbe fatto tornare.

Palermo

Sabato 20-giugno-2009

23:34

Andrea era sdraiato sul prato, la testa di Martina poggiata sul petto e una bottiglia di birra ghiacciata nella sinistra. In alto le stelle brillavano in un cielo senza nuvole, mentre centinaia di giovani gironzolavano intorno scherzando e ridendo, alcuni ballando. Il giorno prima aveva passato brillantemente lesame di chimica generale e almeno per il weekend non avrebbe toccato libro. In caso contrario Martina lavrebbe ucciso. Avevano passato lultima settimana a litigare, con lei che si lamentava di quanto si vedessero poco, e lui aveva deciso che almeno fino a luned ci sarebbe stato solo per lei. Poi avrebbe studiato elettromagnetismo fino al venti di luglio, e gi si pregustava la libert dellestate se lultimo esame fosse andato bene. Quella sera erano andati alla Magione: la Forst sponsorizzava un festival e come artista principale avrebbe suonato Neffa, indubbiamente non il miglior musicista in circolazione, ma sicuramente lideale per una serata spensierata e divertente. Erano venuti con amici ma mentre questi erano a saltare sotto il palco, loro avevano preferito sdraiarsi vicino la statua di Padre Pio e stare un po insieme. Intorno a loro cerano centinaia di persone e non passavano cinque minuti senza incontrare un conoscente. <<Marti, quella non una tua collega?>> le parole gli erano volate alle labbra senza pensarci, in realt avrebbe preferito non dirglielo e non perdersi di nuovo in convenevoli. <<Dove?>>. Ormai il danno era fatto << L in fondo, accanto allingresso del pubsotto il lampione>>. La sua ragazza mand un gridolino deliziato << Silvia!>> si alz e le corse incontro, costringendolo, non senza un sospiro, ad alzarsi e ad avviarsi a seguirla. Ma a met della sua corsa un braccio afferr Martina sopra il gomito, costringendola a fermarsi. << guarda un po chi c qui!>> La voce raggiunse anche Andrea che rimase un attimo interdetto: dal tono non sembravano amici. Quando Martina url spaventata <<lasciami!>> comunque anche lui aveva gi capito. In un attimo lasci cadere la birra, si mise fra i due e spinse con forza il ragazzo tarchiato, che indietreggi alcuni metri, ma non cadde. Aveva la tipica faccia del mala carne, i capelli ingellati in una posa ridicola e una maglietta rosa aderente che metteva in risalto due braccia tozze e muscolose. Ovviamente non era solo: alla sua destra cera un ragazzo pi alto e magro con una polo grigia, visibilmente pi giovane, e alla sinistra un coetaneo dai capelli corti e rossi, la faccia butterata da un acne che doveva essere stata molto aggressiva, e occhiaie scure. Appena ripreso lequilibrio, il primo, infuriato, sembrava sul punto di scagliarsi avanti ma il ragazzo in polo lo ferm prima che prendesse slancio << c gente, lasciamo perdere >>. Sembrava spaventato. Spaventato sia di essere beccato che dellamico che aveva fermato. <<Me ne sbatto della gente!>> disse questi svincolando bruscamente il braccio, ma nei fatti si era fermato e guardava fisso Andrea senza muoversi. Dal canto suo Andrea contraccambiava con tutto il disprezzo di cui era capace. << Questo quello stronzo che ti ha infastidito davanti la facolt? >> chiese a Martina senza

staccargli gli occhi di dosso. Lei gli si mise davanti, lo abbracci e inizi a spingerlo indietro << Ti prego andiamo vianon importanon successo nulla, andiamoti prego>>. Di malavoglia arretr di qualche passo << Era lui o no?>> insistette mentre ladrenalina cominciava a scorrergli nelle vene. Nel frattempo la gente che passava davanti iniziava a separarli dal terzetto. << Non importante>> continuava a dire Marti spingendolo indietro << andiamo via e basta, non ne vale la pena>>. Ormai con i ragazzi che passavano tra loro e lei che lo costringeva ad arretrare quei tre non si vedevano pi <<Va bene>> disse Andrea guardandosi intorno << Che fa? Raggiungiamo Silvia? ancora l>>. <<Andiamo!>> disse Martina sorridendo e tirandoselo dietro per la mano. Dopo una decina di metri lui per si ferm <<Scusa Marti, ti dispiace se mi allontano un attimo? Ho lasciato la birra sotto Padre Pio e ne avevo preso appena un sorso>><<Che problema c, puoi comprarla qua davanti>><< Qui c solo Becks, lo sai che non mi piace ci metto un minuto preciso>>. Lei si avvicin a lui e giocherell con la sua maglietta guardando in basso << Non vuoi tornare da quelli, vero?>> sembrava preoccupata. Lui lattir a s e le mise le mani sui fianchi, sotto la maglietta, baciandole piano il collo << ti stai forse preoccupando per me?>>le sussurr in un orecchio. Lei continuava a guardare in basso. Lui la strinse un po pi forte, e sent di volerla; poi le sollev delicatamente il mento e guardandola dritto negli occhi verdi la baci piano sulle labbra << Non preoccuparti, tra un minuto sono qui >>. Sorrise: <<Prendo una birra e torno, solo questo. Aspettami con Silvia>>. Sorrise anche lei e lo baci su una guancia. Poi si gir e corse a salutare la sua collega. Andrea la osserv alcuni istanti. Poi si gir e and e a cercarli. Li trov pi o meno nello stesso posto di prima: i pi grandi osservavano un gruppetto di ragazze con un certo interesse. Il terzo, quello alto con la polo, sembrava a disagio: continuava a guardarsi intorno nervosamente. Doveva avere circa sedici anni mentre gli altri erano abbondantemente sopra i venti. Andrea punt direttamente su quello grosso con la maglietta rosa. << Ehi tu! Vedi di lasciare in pace la mia ragazza, ci siamo capiti? >>. Vedendolo laltro aveva preso ad avanzare verso di lui a testa bassa<< Se no che fai, compare? Ah?>>. Anche il tizio rosso e butterato aveva preso ad avvicinarsi. Andrea li tenne a distanza girando, cercando di mantenerli dallo stesso lato <<Cump, che da solo non ce la fai? Hai bisogno di aiuto?>>. Come sempre si adattava anche al linguaggio. << Muto cump>> rispose quello << che stasera ti fai male>>. Detto questo avanz col destro, pronto a tirare un pugno. Andrea fu pi rapido e intercett il suo ginocchio col piede, mandandolo quasi a terra. Alla sua destra nel frattempo anche il rosso si era mosso verso di lui. Andrea gli tir un calcio allinguine mentre si avvicinava, poi, mentre quello si piegava in due dal dolore, gli spezz il naso con un diretto. Il sangue schizz abbondante sulla sua maglietta bianca e sullerba, mentre si accasciava a terra. Con la coda dellocchio Andrea scorse un movimento quasi alle sue spalle: il tizio in rosa

aveva recuperato lequilibrio e si stava avventando contro di lui. Senza perdere tempo si gir tirando un ampio calcio circolare proprio davanti alla faccia dellaggressore, che arretr intimidito. Andrea si mise in guardia con deliberata lentezza invitandolo ad attaccare. Neffa aveva appena finito Io e la mia signorina e si apprestava a cominciare Il mondo nuovo; la folla intorno non li degnava di uno sguardo; solo una vecchia continuava a stare china sul rosso: << Figliolo non ti senti bene?Figliolo?...>>. Andrea sistem meglio la sua posizione e si prepar ad attaccare per primo stavolta: se aveva buonsenso quel tizio non avrebbe infastidito Marti mai pi. Si asciug il sudore dalla fronte col dorso della mano e abbass le anche, pronto a colpire. Una finta sarebbe stata perfetta: quellallocco ci sarebbe caduto in pieno, riparandosi la testa e lasciando scoperto lo stomaco. Il suo cuore pompava a mille, si sentiva forte e invulnerabile, stava per attaccare. Un dolore improvviso e accecante gli lacer la schiena. Le gambe gli cedettero e cadde in ginocchio. Mentre crollava in avanti il suo avversario balz contro di lui e gli diede una ginocchiata in piena faccia, fracassandogli i denti davanti. Cadde sulla schiena e allimpatto qualcosa entr ancora pi profondamente in lui lacerandogli le carni. Non prov dolore in questo. Non prov nulla. E quando credeva di essere sparito per sempre si accorse di essere ancora l. Il suo spirito era ancora nel corpo ed era consapevole di tutto ci che vi avveniva: il sangue che fluiva dalla ferita, le cellule cerebrali che gi si spegnevano e le lente reazioni in quelle che sarebbero sopravvissute ancora un po; sentiva anche il corpo estraneo: il collo di bottiglia lungo e frastagliato che gli aveva squarciato le carni e tagliato laorta. Poi la sua consapevolezza cominci a espandersi allambiente circostante: i fili derba schiacciati sotto di lui, i diversi invertebrati nel sottosuolo, una zanzara che passava ronzando alcuni centimetri sopra il suo corpo. La terra, in ogni molecola organica e inorganica, dai piccoli semi tra le radici agli elettroni dislocati tra i nuclei di silicio. Laria, nel suo moto disordinato, le correnti ascensionali e le perturbazioni dovute ai movimenti circostanti, ogni pi piccola goccia di umidit e ogni grano di polvere in sospensione. Il suo spirito continu a espandersi. A un metro dal suo corpo, dentro una piccola pesca marcita, delle uova di mosca si stavano schiudendo. Avvert la presenza delle piccole larve: il loro spirito era cos fragile che avrebbe potuto spodestarlo senza alcuna difficolt. Non prov alcun desiderio di farlo. Poco dopo venne a contatto col primo essere umano: la vecchia che aveva cercato di aiutare il rosso. Il suo spirito era confuso dal corpo malato e stanco, ma aveva unenergia immensa: era ancora concentrato, mentre quello di Andrea si espandeva e perdeva densit, come una nube che si dirada. Sent lorrore della vecchia alla vista del suo corpo e percep lurlo che aveva emesso. Quasi nello stesso istante un uomo si avvicin e lui ne conobbe ogni cosa. La conoscenza istantanea di tutta la vita delluomo non lo turb: anche le sue emozioni cominciavano a diluirsi nello spazio e nel tempo. Era un medico: il primo a cercare di soccorrerlo.

Avvert la sua delusione e amarezza scoprendo che non cera nulla da fare e lo spostamento daria che generava scuotendo la testa. Nel frattempo continuava a espandersi e a diluirsi, la sua conoscenza abbracciava sempre pi materiale ma in modo sempre pi attutito. Alcuni metri sotto terra cerano delle gallerie di topi. Uno di questi per non era solo un topo. Era Marcello Guidoni, architetto. Era morto l vicino e aveva avuto la cognizione degli antichi acquedotti sotto la piazza. Aveva cercato di forzare il suo spirito nel corpo di un topo per poterli esplorare, e ci era riuscito, almeno in parte. Ma i condotti erano troppo in profondit per essere raggiunti e non avendo il coraggio di uscire da quel corpo e sparire, trascorreva unesistenza grama e penosa. Espanse ancora. Le persone con cui venne a contatto continuarono ad aumentare e lui li attravers e insieme ne fece parte. Per la prima volta cap veramente cosa voleva dire non essere soli. Il suo spirito aveva ormai occupato uno spazio considerevole. In aria venne a contatto con parecchi gabbiani, avvertendone il tanfo di spazzatura e percependo chiaramente la schizofrenia che covava nelle loro menti insonni. Uno di loro era pi forte e fiero, a ogni possente colpo dala sembrava urlarecome siamo caduti in basso!. Nel frattempo aveva raggiunto anche gli acquedotti: un opera di scarso rilievo. Larchitetto doveva avere avuto pi paura di dissolversi che voglia di esplorare, sebbene la parte rimasta nel topo non ne serbasse ricordo. Il sangue, nel frattempo aveva smesso di fuoriuscire dal corpo che una volta gli apparteneva, mentre la folla dei curiosi si riuniva intorno. Tutto il suo essere, sebbene disperso e distante, trem violentemente allondata di dolore che giunse quando Martina comprese ci che era successo. Nessuno in quella piazza aveva ancora provato qualcosa di cos intenso. Un altro spirito lo incroci: un anziano era morto al terzo piano di unabitazione di fronte la chiesa. Si espandeva pi rapidamente di lui: non vedeva lora di raggiungere la pace che agognava dallinizio del suo calvario, un tumore al pancreas. Mischiandosi si sentirono intensamente. Quello che era stato il vecchio, avendo coscienza di ci che Andrea era costretto a lasciare, non riusc a non provarne pena: se ne andava lasciando tutto a posto e nonostante il dolore provato cap che non era un dono riservato a tutti. Lessenza di Andrea aveva raggiunto quasi tutta la piazza e la sua coscienza era quasi nulla quando invase il portico nel quale si erano rifugiati i tre che avevano segnato il suo destino. A ucciderlo era stato Niccol Bassi, quello con la polo. Da lui emanava una paura quasi palpabile. Non avrebbe voluto ucciderlo: aveva agito nel panico e nel terrore di quello che gli sarebbe successo se non lavesse fatto. Ma laveva fatta grossa: avrebbe preferito essere pestato come vigliacco dai suoi amici che uccidere qualcuno. Giacomo Bassi, suo fratello, continuava a sputare sangue, non aveva ancora capito nulla dellaccaduto e voleva solo tornare a casa; gli altri lo avevano trascinato fin l a braccia. Ma ci che attirava la sua attenzione era il flusso di pensieri di Emanuele Garzilli: il ragazzo sembrava completamente pazzo. Non cera alcuna paura o rimorso in lui, solo un insana eccitazione. Quella sera era stato sfidato e aveva schiacciato loppositore: la gerarchia era ristabilita e consolidata. E

quella ragazza sarebbe stata il suo trofeo; quando le fossero ricominciate le lezioni ovviamente: non sapeva dove abitasse e non era il caso di cercarla adesso. in pericolo. La consapevolezza di questo raggiunse lintero spirito, quello che aleggiava nellaria calda di fine giugno e quello che attraversava il sottosuolo, fino a quello che inconsciamente si dirigeva verso piazza Marina, per raggiungere quella che era stata casa sua. E con enorme sforzo lessenza di Andrea si contrasse e inizi a riprendere maggiore coscienza di s. Lo spirito del vecchio, ormai quasi inconsistente, seppe e gli augur buona fortuna. Le percezioni esterne si fecero sempre pi forti, mentre i limiti della sua conoscenza diminuivano. Aveva bisogno di un corpo; lavrebbe utilizzato solo provvisoriamente: a pericolo scongiurato sarebbe andato per la sua strada. Forse un gatto. Ma come avrebbe fatto un gatto a fermare quel pazzo? Come nuotando controcorrente, sfidando con la volont lordine naturale delle cose, continu a contrarsi. Non poteva finire come larchitetto: doveva restare integro e compatto. Infine avvert uno scorpione che fuggiva al rumore della festa, sempre pi in profondit tra le pietre di un muretto; e il suo piano prese corpo. Continu a cercare di ridurre le sue dimensioni e a concentrarsi vicino lanimale. Un giorno avrebbe potuto lasciare quel corpo e seguire il destino, allargarsi nelluniverso fino a essere ovunque, ed essere al contempo niente, entrare nellessenza stessa delle cose perdendo la sua individualit: non essere pi Andrea e lasciare che tutto il resto fosse un po Andrea. Ma era ancora presto, doveva a tutti i costi salvare Martina. Glie lo doveva, era per il suo stupido orgoglio che lei ora era sola. Lo scorpione chiaramente aveva uno spirito, ma era estremamente semplice ed elementare, staremo stretti per un po noi due. Il modo in cui formulava pensieri era ritornato quello di sempre: le sue dimensioni dovevano essere ottimali. Se avesse avuto un corpo avrebbe trattenuto il respiro; rendendosi conto di non averne si concesse solo un secondo di humour sempre meglio uno scorpione che un topo, idealmente sorrise, e poi non per me per lei ed entr.

Palermo

Mercoled 1-settembre-2009

10:29

Quando Martina giunse a piazza Marina il sole di settembre gi riluceva sulle piastre di porfido scuro che costituivano la strada. Smont dal motorino e lo incaten a pochi metri dallimponente portone di legno, dopo aver sistemato il casco nella sella. Per spingere il tasto del citofono ci volle uno sforzo di volont, ma fortunatamente le aprirono senza rispondere. Entr nellingresso fresco e ombroso ed ebbe il primo tuffo al cuore: lultima volta che ci era stata lui era con lei, vivo. Fece le scale, sperando che il movimento le desse un po di colore sulle guance. Inspiegabilmente non voleva apparire troppo trasandata. A met strada si rese conto che erano reminiscenze di quando voleva fare buona impressione ai genitori di lui e nuovamente sent il vuoto allo stomaco. Arrivata sul pianerottolo, al secondo piano, rest quasi un minuto ferma a fissare la

porta prima di suonare. Anche il suono del campanello fu un varco nel tempo che si apriva fugacemente innanzi a lei: quanti altri dettagli aveva smarrito nelle sue memorie? Sent lo sbatacchiare delle ciabatte sul parquet, poi la porta si apr. Anche la madre di Andrea aveva avvertito pesantemente il colpo. Magra, borse scure sotto gli occhi, sembrava invecchiata di cinque anni in una estate. Quando vide Martina sul pianerottolo rest un attimo stupita, poi cerc di tirare su un sorriso << Scusa, credevo fosse mio maritoscorda sempre le chiavi>>. Martina cerc di articolare qualche parola, pi volte, ma tutte le si strozzarono in gola, poi abbass lo sguardo per nascondere gli occhi lucidi. << Entra cara>> disse dolcemente la madre di Andrea mettendole un braccio su una spalla << mi chiedevo come mai non fossi venuta prima>>. La accompagn dentro e la guid in cucina, qui prese una chiave da un armadietto e le fece cenno di seguirla. Davanti la camera di Andrea si ferm << Marco a Londra per lestate, quindi non centra nessuno da pi di un mese, spero mi scuserai per la polvere >> fece scattare la serratura due volte << Ti lascio solaprendi pure quello che vuoi >>. Marti attese che la donna si allontanasse, poi con mano tremante abbass la maniglia ed entr. La stanza era in penombra. Si avvicin alla finestra, tir su la serranda e apr i battenti lasciando entrare luce e un po daria fresca. Si trov inconsciamente a scrutare con cura in tutti gli scaffali: le foto, i libri che lui aveva letto e dei quali le aveva parlato, i quaderni nei quali aveva studiato. Apr il suo cassetto e trov il suo odore nei vestiti. Poi si sdrai nel letto, quel letto che li aveva ospitati abbracciati cos tante volte, e pianse a lungo. Infine si alz e si avvicin allangolo della scrivania dal quale era sempre stata lontana: quello che ospitava il ragno. Una serie di lentine erano disposte in fila come nel domino tra la finestra e la teca di plastica, ognuna in bilico su un precario strato di plastilina scura. Proprio in corrispondenza di questo insolito corridoio un ammasso di fogliettini carbonizzati giaceva sotto il varco che il fuoco aveva sciolto nella plastica. Del ragno nessuna traccia. Martina non cap. Del resto chi avrebbe immaginato uno scorpione entrare in una casa dalla cassetta della serranda solo per liberare un ragno. Chi avrebbe potuto anche solo supporre che per settimane non aveva fatto altro che sbrindellare un foglio di carta e sistemare sui suoi escrementi delle lentine, dannandosi di avere solo delle inutili pinze per aiutarsi. Infine quale essere razionale avrebbe fantasticato su uno scorpione che, giorno dopo giorno, cerca di ottenere lallineamento perfetto affinch i raggi del sole, attraverso le lentine, appicchino il fuoco alla carta. Cos Martina non cap; ma sent che non aveva importanza. Stacc da sopra il letto la foto che le piaceva di pi, ed usc dalla stanza. Trov la madre in cucina << Grazie di tutto>> le disse, e aggiunse << ho preso la foto di Malaga>>. La donna sorrise con laffetto di chi ha un dolore comune << Hai fatto benestavate proprio bene in quella foto>>. Laccompagn alla porta e con naturalezza si abbracciarono. Martina fece le scale di corsa, senza voltarsi indietro. Mentre toglieva la catena al motorino una macchina si ferm ad una

decina di metri: dai finestrini aperti la radio suonava a tutto volume live and let die. Andrea non amava i GunsnRoses pens ma questa gli piaceva. Quella notte fece un sogno strano. Un Ragno e uno scorpione avanzavano fianco a fianco sotto la luna, tra le pietre del foro italico. Il ragno trovava tutto nuovo e strano, non aveva mai visto il mondo esterno; il mare lo affascinava e lo spaventava. Lo scorpione era Andrea. La strana coppia rest alcuni minuti a osservare lorizzonte, le luci delle navi, il pulsare verde dellindicatore alla fine del molo, la luna riflessa sullacqua. Poi lo scorpione non era pi Andrea, ma Andrea era ovunque; e laveva protetta. Lo scorpione fugg. Rimase solo il ragno ad ascoltare ancora le onde che gorgogliavano tra i frangiflutti.