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Impresa DE GLI ACADE MICI


O e C V
L T I.

f^TTi GLI immani


rono fempre
corpo
,

concetti

fi fpega-*

con gesi

<&

atti del

con

parola con

lettere,

con

imagini di cofe dalla Tslatitra dal l'arte prodotte con gefii B^fcio Gallo
.

Comedo qualunque concetto non men


uaniente ifprimeua
dre
,

ni-

che Cicerone

Ta

dcW Eloqueni^a Bimana


.

con la

Un*

gua con
fij

lettere poi,

ancorach con u'


,

caratteri fecondo

diuerfi

Idiomi

delle genti

quando di pre-

ferita

non

s' potuto

adoperar la noce, hanno fempre gli huomini


concepifcono
,

tra loro, quanto nell'animo


'Egittij

fignificato.

I facerdoti

con figure

di corpi naturali, che hicrogliphiche fi diman

fiaro::o,

molti'reconditi

& profondi

lor fcnfi efprefero;


celati

do, che uulgari

(& popolari huomini ueniuan

&

&

in

mo'

occulti

gli altisfimi mifcrij della 'Philojphia loro. Gli antichi Greci

&

Bimani (come hoggi fi u de nelle Medaglie ) quando con Imagini fole, quando compagini c-r lettere lafciarono impreffo qualche loro peculiare intento. Di qui poi con mae/lreuole c^ gratiofa teflura d Imagini,^ Motti hanno trouato i ualent huomini , non ha
gran tempo,
X.ti gli
le

Imprefe. nel compor delle quali tanto

fi

fono agw^'

ingegni

de Caaalieri

fin

tempi de nojiri

maggiori y

che per
fercitati

amor
;

delle

Donne

de*

Signori loro^

/?

bene ui fono

ef-

che que/ia facolt


fi

fi

ridotta quel colmo di belkT^dy


,

che affettare

pu

Et perche Clmprefa

mio giudicio

una-

mifura

rnifica di

pittura <& parole rapprefentante in picciolo

cam

p qualunque huomo di non ottufo Intelletto qualche recondito fenfo d'una di pi perfone ; non filo ogni honorato Caualierc >
ogni pellegrino In^ ogni gran Trencipe , ogni gentil' amante ^ gegnoima. ciafcuna ^cademia ancora, da molti anni in qua, fi pofia dri':^:^arne alcuna , come Indicio Dimo/lramento della

&

communefuaintentione
no di lingua

Et certo parmi conueneuole cofa, che qui

lunque fchierah collegio di^irtuofiych'adoperationi rare di


fi

ma'

dijponga

debba ancora con qualche fuo leggia


lo

dro fegno fimbolo rapprefentar altrui l'In/iituto , la Mente^


dioyouero Fin fuo.' Terilche l'^cademia de gli

Stu-

eviri

impie-

gando ognifua

cura,diligen'^a

& fatica
ci

in tener de/ia

& monda quel


d'im
p

la diurna particella, che

Iddio benedetto guifa difcintilla difuo'


ha occultato
;

co ne' penetrali de' corpi no/ir i


fio intento

c^

uolendo fpiegar que

& concetto
5"

fuo, ha eletto oltre molti d'ufare per corpo

prefa l'Imagine di

l e

n o non naturale ; ma

come fi folca da gli

antichi maefireuolmenteformare,inguifi,ch' aprire

& chiudere &

fi

tetta, percioche nel noto del corpo fuo ui riferbauano rinchiufo qual'

che bellisfimo Idolo di Dio di


la polue
j

del luto

Dea ; accio dall'ingiurie delruere,del/ non fi confumaffe ; ma nella fua intera perfettione

portata lungo tempo duraffe ; laqual" Imagine fu gi ricordata dal Chivs accademico alnosro Collegio, Di quefta Tlatone
nell'amorofo Conuito fuo fa chiara tefiimonian'^
,

con quefte parole

introducendo Alcibiade parlar dell'Innamorato Socrate jiio

Socratem
neant

affer

perfimilem Silenis
ita

ifis

qui fedentes nter alias


ut fjulas tibiase te-

Imagines Sculptoribus
,

figurantur
,

Qui fi
Deorum

bifariam diuidantitr

reperiuntur intus imaginem

habere

Dal qual

luoco habbiamo tratto a propofito noflro

teneuanfi con ogni cura tlmagini di Dei fpeciofisfime

come (^ degne
che
coft

d'ogni riueren"^ appreffo gli antichi Ethnici rinchiufc fitto quella fcor'2^alc copritnra di Sileni incompofa
,

ro'^a

c>

ridicola
ci

d'affaticarfi

intendiamo intorno gli animi nofriy che

fin dati

da

Dio peti

di luce

&
,

di helle^Pia diuina rtnchiuft

per qualche tempo


tenebre

(tto la fcoYT^a

de

corpi inconditi

&

& ^

celati

pieni di

di mortalit

Sotto

uelo del corpo di quello Sileno

arteficiale

afcondiamo l'anima dell'lmprefa, che l'intento primo di


la

mantener

parte no/Ira migliore nella fua natiua forma


il

&
,

pu^,

rifima luce. per u' aggiungiamo y qual fia


teral uesimento del

fine noftro fotto'l let"

Motto yluTvs

non extra,

cio

come

per entro al Sileno


noi nell'interna

y&

non per di fuori mirauano gli antichi; coft


di porre ogni

<& non nell'eHerna forma curiamo


pu trarre ;
quello
,

ftudio

Ma

perche queflo compoflo noflro ad alto ancora


fi

& bel"
modo

lifiimo fenfo

io dico
fi

ch'ejjendo eccelleutifiimo

& fomigliante a
tre
i

onde

gouernano

& reggono

tutti

Mondi, fouramondanO)

celefte

,& elementare, il coprir


le pretiofifiime
,

& &

occultare lo fplendore de gli alti miferij della Verit gli occhi


de' plebei

& minuti huominiy perche


il
>

gemme
la cui

della,,

philofphia non sauilifcano nella lordura di coloro


cipale Ulta
fenfo
;

pren

con queflo

5" i

l e n o, ch prima uia pare


,

tutti inetto

materiale,
,

&

ridicolo

dimofriamo, che [otto uelo

di fauole, parabole

od amori fempre far nojha mente d'occulta^

re cof remote dal cieco

&

forto giudici o delle turbe

?s[e ci

facciamo fen^a imitazione di chi meglio di noi feppero uelar,come Vitagoraja Dottrina loro Tercioche i Sacerdoti d'Egitto an-^
Cora con queflo medeftmo intento, pofero Jpra le porte d'i Tempij
la sfinge,
r^
ci
la

Mufeo

& Moife comparueper con faccia ^ Orpheo, & Lino & Empedocle fauoleggiando occultarono
uelata;
,

tefori della

fapiew^
,

loro

Di
.

dentro dunque
ecco nel

la midolla

c^

l'ottima parte
fotto la

c^ non di fuori (l Mondo noHro inferiore le


fotto gli accidenti
.

forme fanno Occulte

Materia

&

queHo nonfolo ne
perfetti appare
;

gli elementi

&n'

mifi cofi perfetti,come


:

im-

ma

nella nofra fpecie ancora


,

ofcuri figni di ?nouimento

di uegetale

cubata ueggiamo

la uera nofra

giamo al celefe Mondo;


pe gli afpetti ,
efferintefe

& pia & uederemo


,

&

conciofiacht fotto

di fenfttiua uirt oc/

nobile

forma

Ma pog"
quan

la uerit delle caufe di

to materialmente fortifce qua gi

far

&

Occulta ne' giri contrarij,

nelle congiuntioni ofcure,

& malageuolifime ad
,

dagli humani

intelletti,

F^ siaci

che al

Mondo

an/

gelco

& diulno penetriamo


y

nel quale ogni cof

che qua gii

fi.

opera i ordita

perrnelTa
,

>

<^ poi come

in nuuolofo aere-, O-jofca

Theatro fitto
/irata.

uifioni

prophetie-, <ZT figure gli occhi nofiri


il

mO'

Hora udiamo C^reopagita^


quefle parole.

grande) che dice Timo-

teo
>

fiio

Sola enim extenfione

quadam tum

feipfit

tum ab omnibus eX'


fublimiorem fubla-

jj
,,

pedita ad ipfiimdinin.i caligims radium


tis

ef'entia

omnibus

& abfilutus

ex omnibus cuolabis.

c^ altroue,
efi

Hanc ?tos pralucidam


tiaque fuperius.

calginem ingredi precamur,atq;per ui-

fus cognitionisq; uacationem uidere

&

nojj'e

quod

uifu noti -

Et

cofi in

molti altri luoghi quel Diuino

Huomo dimanda Idfipra

dio

Caligine rifpetto al fuo effer incomprcnftbile a tutti gli In^

telletti cofi

humaniy come
,

afratti &'feparati:eJfendo quel

ejfential bene

quella indiuiduain J/lan':(a


inintelligibile

Monade

quella fure^

minente caufa
ejfentia
,

<&

di
.

uitat ragione^

altrimenti) che in

& mente nube, &


fi

cos fi uede, nelC

gran lunga fuperiore ad ogni Exodo , che non

in caligine rifulgente apparue

Mos,

Ter

tutti quefii

ejfempi ueggiamo , come

nell'o(curit fia inuoltA


,

&

occulta la ferit, cos noi que/o flile tenendo

non fen^^ ra-

gione

OccvLTi
di

dimandiamo; <& non^ corn alcun prima

fac

eia penfar potrebbe-, perche da niuno fufimo conofciuti -,\^ intefu

^IClmagine
par effe
uile

1 1.

n o fu

iui
il
^

d'Alcibiade raffomigliato So -

crate-,non filo perche di fuori


-,

grauisftmo

&

fipientif.

huomo

foi;j^o

e^

negletto
s

dr di dentro poi
alla f^irtu gli

fuffe di

fommd
affai

pregiojbellisfimOi

parole fue

^ purgati fimo; come perche con animi humani moueua & fpronaua
,

ftffcacia delle

fische

la dolce doquen'2^a di Vericle-,0 di qiial ft uoglia

qua"

tempi celeberrimo Oratore

& cheU fuono


.

chtl temerario Satiro


di/forni-

Marfia

in Thrigia col

Ztiffolo

far folea <& perche non

gliante l'intento nofro

queUchcbbe Socrate
qucjh figura
,

di concitare ogni

huomo
li

docile alla yirty


I Satiri

di

5" i

l e

no

col

Zufolo

prefa habbiamo.

quando fon

cechi-,

Sileni s'appellano^

quali per effer inchinati aU'otio,alla crapula, al uino^ al finno^

y' alla libidine -ifimbolicaments ci raffigurano il

corpo nosro

il

quale punto

& fimulato

dal fornite della concupifcerr^a pey fuu

natura

inchina alle uitiofe operationi


,

cotal natura nel /ho Sileil


5^ i

no Verg. dipinge

Vero meriteuolmente

le
,

C^

//

Simulacro diuino\y che tien dentro occultato

n o al corpo > l'anima noe>//7\(o,

(ira

ucra fembianT^a di
^

o,raj]omigliare

fi

pu

T^e rimarr di dire

che ci conuenga quefi Imprefa

me, cjjendol
eulte gli

defidcrio nofiro di conojcere tutte quelle cofe


Intelletti nosri
,

che OC'
;

gli rendon rnen belli

<&

perfetti
,

fian quelle^ che per acquifiato habito poffcder fiponno

fiano an/

Cora di quella Jpecie, che folo per gratia

& per

reuelatione fuper
.

na ottener pofiiamo

delle quali dice il

Tropheta

Incerta & occulta fapienti tuoi manife/afii mihi

In quella guifa & con quello


eJplicatOy

<& con

gli altri fentimenti->cheh

l'^cademia noflra intende


,

s di fludiar

ogni perfettione

dell'intima parte noflra Occulta


cofe
i

& d'intendere
fciocco
.

tutte le pi
,

degne

che al debole lume de gli Intelletti nofiri permeffb


i

come di
diuina,

occultar fotto uelame


fapien':^a al

facri tefori fempre

deWhumana
Et

yulgo ignorante

&

&

in conchiuftone

con

flmprefa

delSiLEUO
il

informato dal Afoffo, /ntvs

non extra,
noflra

moHriamo(come poco anxjh detto)che impiegando ogni cura


nell'abbellir
pientifi.

di dentro., ft sforT^iamo d'ejfer tanto ftmili


,

quel fa^

Greco; quanto di/cimili coloro

che folo mofrandoft fu'

diofi del corpo, et nafcondendo un'animo contaminato et befliaki i Tempii de gli Egittij fi raffembrano .percioche (come dop nacque prouerbio) que Tempij erano con maeflreuolmano di Marmi dOro,

&

di Titture con uarii CjT'finifiimi colori di fuori ornati;

ma poi

den

tro, quello,

per cui

fi

riccamente eran fabricati,era qualche ridi Cane,

colo

& ferino animale, come Gatto,

Simia

Bue ,

Cro-

codilo, Clbis lor famigliar

uccello,Lupo,od altra fera. Bigione

uolmente dunque

fi

habbiam propojo quefla Imprefa per Simbolo

dell'intento nofiro;

non difegnando noi d'attender ad altro , ch'alia parte ueramente effentiale, &per laquale da ogn altro ani-

male

fi

amo

difinti

non folo;

ma

con

le fu perne

&

in-

tellettuali fojan'2^

communicare,

et nella

natura

di

Dio

trasformarft

pofiianto

ET

ILLVSTRE
LA

SIG.

SIGNORA

jy^

SumTFj,

la

nera Bellezza

ftelle

Donneai IL Signora^forte 0"Jaue


poft ((^gentili adoperar bene

cd-

iena a trarr e non flo gli animi ben com-

O"

uir^

f
ruuidi coftumijono.

tuofamente:

ma quelli ancorataluoltaQco

me di Cimonefi narrai che d^ignobili


^

La onde in ognifecolo chi nel?opre Caua


chi nellapoefia ,
<Zfy

lerejchcy chi nellefcienze

chi nelle morali

uirtjolo ejJercitandofi(^ Donne d^aka Bellezza


lor amando nonjenzd
loro. BelleJno tutte

O^ ^<t-

eftrema lode hanno terminato la uita


Fopre di

Dio ma
:

tra lejenfibili niuna

ha y che a paragone del?humana fattura HarpoJJa


belt tutte le lingue inuita

La cui

a lodarne quel?eterno Maellro ^ ch^in lei dijfiij et communi co la luce della facciaJua Quan ti animi nobili s*accendono ad altifsime operationi da raggio
di bellezz<^ dolcemente percofsi
5*

Quanti ebbri

di

quelfam^

brofia^

ci)

in bello <0"gratiofc> uolto


^

da portamento confort

me accompagnato
role fi bette ^

O"

<tlfuono dijaggie

CT

lodeuoli

pa-

hanno come da furor prefi altamente cantato

le

Donne loroy O" i lor propri) affetti: O'poi la/ciato il pan


in atrct

ticoUramoreyi'una
nel grembo

bdlexx^ trajcendendo^con ?aU


iti a.

deirIntelletto ZD* della P^olontdfeti

rtporji

alla, fine

aDio Etpur di quelle gloriofifeime

opere
concita,

(latafempre in animo tranquillo spurgato efea

mento

la

Donnefea Belt

Dafi cara CT

poffnte ca*

gione mofei i nofri Sig, ^^^cademici

Occviri^ hauendo

altre uolte in diuerfe occafioni cantato i loro

<^mori in Ri^
^ ci)

me: a me uenuto in mente di chiedergliene parte , la quale do*

molte contefe in dono ottenuta Qper conofeer efei

elle

nongiungono a granpexx<t a quella leggiadria^ cultura^

CT

altezza poetica ^ che loro fi conuerrebbe ) hommi auifato di

mandarle in luce : pere hefi ueggia non tanto il pregio de loro


Ingegni:, che ninno conojcono
:

ma in quanta /lima efi fenga^


laide

noie

belle

o^ ualorofe Donne : et alt incontroy quanto le


^

uitiofe habbiano afchiuo

che quando con quello fine per

fuafo lor non hanesfi : certo quefle JELime fi farebbero (j:omc Jliona il lor Nomt ) rimafe nafeoHe CT Occulte

M.afe
era

tutta la tellura di queflo J/^olume fiata parto

H Ingegno fpronato amor di


na:,a

Donna , conueneuol coft ancora^ che a Donna:, CT Donna di molte perfettioni do


fra me della perfo^ cui douea uolgermi, com^ afegno di quefo mio p enfer ,
io
:,

tatafi dedicajje .perilche difeorrendo

ancorach di molte mi ricordasfi

che in Italia con infini^


:

tofplendore del nome lorofi uiuono


,

nondimeno nclfanimo mio

P^. S Illu/l.preuakndo^ ho eletta lei , come Donna nobi^ hfima nonfelo di BfJ.sc i^ ^felicifima Vatria nofra:((^
con ocrnirinerenza conofciuta da tutti quefiSign,

ma come
di

quelia^chenelucdomle fio flato moflra un ritratto nero

guanto

ad un
,

perfetto compo/io nella

Do ftnejca

conditione

conuienfi

Ile he ho comprejo neluederla

da. tutti

uoglia di

i^ual fortuna CT' c[uahtdJano

con amoreuole concorrenza rs

uerita

ojjeruata.

Et certo chi uuol ueder

una milurapi

che ordinaria

<^ un armonia pia chehumana dihone/ldydi

O" uiuacitd d^ Ingegno^ di dolce trat^ t eni mento j difacondi a ^ digrada ^(^di cariteuole CT ufft* tiof co fiumey uenga afarfggio della gnor ile CT honorata.
creanza, di prontezZ'^

conuerjatione di

P^

S, (^* conofcerd ucramente ^ come le di^

uinefie qualitd lafanno non fio

perfingue :

ma per meriti

riguardeuole

CT lUuUre,

O Donna neramente d^ogni lau


le

de degna ^ de
(^^
i

d uoi ben pifi conuerrehhero le palme y leghirlan*

trophei ^ cl)d coloro , che col ferro hanno debellato

'Prouincie: poich nella uojlra pi frefca

giouanile etatt

rimaja J^ edoua^tra

le guerre

uifiete con animo inuitto

<^ le infidie mondane CT pudico fempr e mantenuta ow*


d'ijnfi
.

de ftrebbe forno della

Fama :fe nel continuar delfio grido


Dall^alore di /^* S ^ lieto <^ pronto animo porgo ZfT

non ui perpetuale il Mome fin tra le pijlrane


nationi del Mondo^non che tra noi^

^ barbare
%^nimc^

adunque bora co (Ir etto con


dono a quella
i

canti dolcfimi di quelThonorate

Et come molte bellif. Donne hanno caufato tanti ^^fi uarij


componimenti: cofi penfi
di tutti jfia quella

P^,S,

che^comefingolar e oggetto

Donna fola , nel cuigiocondifimo a/petto in uirtfi comprendono tutte le Donne amate commenda^
te

da loro :

^ tenga per

^
.

certo^ e biella e negli occhi


di

nel cuo^

re^ nella memoria ^

<^ nella lingua

ciaf uno CT

io per

me

non attender altra ri compeiija con

ejfo loro

da

]/^, S, fe^

non quella^che merta Icggitima CT integcrrimafrutyet can

dido ^purij?, telo


^uejle Rime
i

tumore

Leggera

Difcorfi del

So lusingo

^^ cade.mico fatti
^

V,

5. infime con

jpra ciafcufid Imprfafuorch fopra Ujiu del Capro Qche

fopra
pofj 3

(Quella io
/

ho prefo incarico d!ombreggiare

(guanto
injie^

profondi et reconditi fuoi fen ) et intenderci fi


.

me (guanto TIngegnofiofia fimite adeff Fera


lajempre monta aWerta^ et uapafcendofijolo
arbujcelli

che come quel

delle

cime degli

O" delli ferpi : cofi egli ujalendo ^(puntando le

fmmiti^quanto pu ;,delle liberali Dottrine ,<^ come quella


coricatafi alfombra dopol pa/colo ruminar fole : cofi egli
tacito (O"flitario ud riandando lecojpi alteftto

ombra
ci

difauole

cr d'allegorie,

T^ arer a

l^ S
^

che da ifenti-

menti

d^i

Di/corjijtano alquanto lontane


^

le

Rime ma
:

penfi eferfatto a bello /ludio

perche la dolce leggiadria di


quelli.

queflefia temperata dallaJuera grauitd di

Ora non mi refta :,Jnon pregar l^


eia
5

S, che^^comeper effy

come per Scalafi pu poggiar intendendo alle Stelle: cofifac


che mi jajlabilifimo mexo la
^

Gratiafua a poffder

quella di tanti lllujlri Signori

che la honorano

CT amano:
prencipak
,

Cr masfime

del

Cnif^so

^.^cademico

promotore di queflo mio cominciamento.

Et qui a J/^
il

S, III

pregandole felicitd^con ogni r inerenza mi raccomando

)airJy^cademia de gli M, D. Lxviii. tobre,

OccvLTi

xr il. di

Ot^

Di

P^,

Illullrt

Seruitore humilij?^

Il Secretano ,

'=!^l

RICCIO
terre/ire
,

d due generi

mar in

&

detto da Latini Echinust


,

o^ Erinaceus
l'Hifirce
.

dd

cui genere ancor


,

Tutti fono quadrupedi

&'

armati intorno una fpinofisfima cotica^ fuorch nella faccia, ne' piediy

&nel
I{ic -

uentre

Islafcono nella

pelle del

cioterrefire

(come dice gridatele)

pely

rifcono
fi

che poco poco degenerando sindu che pi a [pine


.

fatta-fnentc
fi

& becchi
,

acutiffmi,

che peli tu dine


fi

rajfomigliano

animale
fi
;

che molto della fliy

diletta.

D autunno
le

caccia uolentier per le fiepi


cofi

per

le -macchie^

k^ per

uigne

&
il

u procacciando
nelle buche
,

il

uit-nel-

to la Srate per iarfme ripofo


le

Iberno

'^
i

cauit degli alberi


;

non altrimenti che far fogliono

Ghiri

Tafj

Topi alpini .

artificio fo

&

di grand" indufria;

fercioche non pojfendo prender col grifo pi d un frutto per uolta , s'auiluppa tra le pera , i pomi , c^ con le fue acute /pi-

&

ne

infil'2^andor.e Je li reca feco. Vifieffo


;

fa nel tempo della uindfi

Via

percioche ali^indofi co pie ritto fa cader

grappi

dell'i

u, & dop rotolando tra loro


prouidenT^a

&
,

carica. Coft con mirabile , f ne lalimento i fuoi figliuoli y follecitudine prouede


.

riponendone per l'auenire

Jn lui

fi

uede un'imagine uiua di pru-

enT^j
tugi
,

&di

accortc'^T^

perche nella fua tana hauendo due per,

fneflre

Cuna

uerfo Olir
,

slipay

& chiude quella fempre


f nelle
fi

&t
,

altra uerfo B^uaio

fubito

donde preconofce douer

foffiar

Fen-

to.

(Clr

cafe uicne nutrito

come preuede uentoja


difcnderfene
.

confii-

tutionc d'aria;
jra quanto

riduce al
effer

muro per

llche ci

mo-

doliamo

prouidi nel ripararci dalle future ii-

mnenti calamitai

& doue non posfiamo far


dotte ci urta
,

contrafo, cinfcgna
la

ad accommodarci

c^ preuale

Fortuna

effendo

[omnia fciochcT^^a del Islocchicro groppo di uenti impetuoft


inchina
,

lo fpingere il

legno contr
.

un
i

&
y

il

non cedere loro

Et come
,

Thiftci periti fogliono aiutar la natura per quel uerfo


y

doue ella

deriuando Ihumor maligno <& nociuocofi con cgual

&

forte animo debbiamo fecondar

quando non ui

riparo
i

altim

peto d'una tempefia

come Ferg.
fecondo
il

defcriue^ che fecero

trau.gliati
il

Troiani
Italia
,

tion pojfendo
:

loro dcfiderio afferrar

lido d''

dicendo

Mutati tranfuerfa fremunt , & uefpere ah atro


Confnrgunt uenti ,atqi in nubem cogitur

^r
;

l^ec nos obniti contra


Sufficimus
,

nec tendere tantum

fnperat quoniam fortuna tfequamur


y

Quaq; uocat
fo configlio
,

uertarnus iter
i

Et queflo
nel Riccio
,

quel
;

maraugliO'

che confideran
diffe
,

fggi

onde ^rchilocho
ev y-lycc.

poeta greco

WcAA'o/'cA' 'awjsj^^

k\\\'%vo

cio

Multa quidernVulpesi magnum unus nouit Echinus ISlon altrimenti il Marino fi lafcia fouragi ungere da tempefoCi
moti del Cielo pcaioche prefentendo douerfi leuar fortunay gui"
,

Ja di "h^aue di molte pietruT;^^


la uiolentia dell'onde
fire

ft

carica^
,

non fia difiratto


,

&

& munifcey perche dalconquajfato. li terre-

qualunque uolta

da fcrpi
i

antipathia dimandano

Greci)

& da

con cui ha naturai nernij (che


cacciatori
ft

ft

uede infidia,

to yfubito fi rifringe in guifa di palla; ne


fc fiiffe morto')

fente fpirare
,

come

ne lafcia parte del corpo fuo fcoperta


;

che di fpi-

ne munita non fta

la

onde

il

ferpe quanto pi lo
,

preme

ge con lunghi giri


crudeli

^
,

&

& uoldi

fpire annodandolo
.

tanto pi

fi offende

atroci punture

Exameron donde in fi ingegnoy C^ tanta fcaltritCT;^^ da qual maejro ha imparato


Baccio

dicamifty dice ^mbrofio nel fuo pargoletto animale tanta fcientia , tant'y

Ma

il

ad

effer

augure ancora

nio difcorfiiiO animale nella

e' temuto dal

Lupo

&

tempii S'inganna limoprecognitione de tempi; il Baccio


de' futuri

&

chiarijfimo ejfempio d'afinew^a


,

conciofia che riferifcan gli Eliforici naturali fin

che Jia tal uolta

tuttunanno

intero fen':^a cibo.

Ora

lafciate molte altre coj

di raccontare di quefco animale

come fouerche
il

per uenir alte'

fpofnione di quejia degni IJima imprefa^cUc

Baccio terre/ire col


^

mottOyr ^DiQj/E rvTvs-, prefo da Horatio Toeta Lirico di co ; che quello nojlro ^cadcmico haimidofi prefo il cognome d una ^^f B s T R V s o , non lontano dal Titolo noftro comune, <& ad
certa fua pecoliar natura conforme
forf d'intender cofe ahflrufe
,

(per

dilettarfi

pi che ahri

& recondite
formidahiC

gli occhi di molti:


altrui-,

non perche uoglia mofirar


do, quando
fendo
fi

d'effer

come

Bjc"
;

ftrra in figura rotonda chi toccarlo prefume

ef-

egli genti fhuorno di piaceuolijfimo Genio]

ma

intende fignifi-

carcyche come contento delfuo fiato, ft u di continuo preparando con tra ogn infolen':^ di Fortuna inuolto folo nella ue/e del ralor
col quale fi ripara da ogni ingiuria del
,

fwy

Mondo
,

attribuendone
.

per corae Chrifliano , ogni lode al dator d'ogni bene


migliato a que[F animale in quefla parte
che come

Si ajf-

ejfo

non ha
,

ne gli infulti de uenenofi Serpi


che
il

d'altri

animali

altro ripara

ridurfi

<^ auuilupparft

tutto nella fua fpinofijfima pelle


i

cofi quefio gentilisfimo fpirito

conti

maligni
,

quiete fua

non troua altro munimento


,

che t auolgerfi
;

rarft tutto in f fieffo

&

nella Firtu fua

effendo egli

& nemici &


,

della

e riti -

lette^

ratifimo-,& nelle uirtu morali effercitato.Laqual cofa credo faccia

ad effempio del poco inan^i nominato Toeta, tanto fuo famiglia-

re, ilqualefcriuendo

Mecenate nel
negocio
,

lib. iij.

de uerfi Lirici fuoi diesi

Fortuna

fieno

Uta

&

Ludum

infolentem ludere pertinax

Tranfmutat incertos honores

J^unc mihi , nunc alij benigna ; Laudo manentem'fi celereis quatit


Tennas
;

refigno quji dedit,

& mea
.

Virtute inuoluo, probamq;

Vauperiem

fine dote

quxro

Cofi uiuendo quefio gent Uh us-

ino fi rende ficuro d'ogni parte dall'altrui offef,fondando ogni fio di-

fegno nella propria Firtcome dono di


fa d'ogni fua contentexp^.

Dio,& comeprosftma cauho comprefa ne cofiu

Laqual

cofa pi uolte
in yilla

mi fuoi;

conciofia che C-T-in

Citt,&

doul pi di fua ulta

tranquillamente difpcnfa, per dilettarfi molto, non folo della libert

JUa,delf^na aperta:ma
otioyche

della Cultura de fuoi poderi; tutto quel fi

pu

ritrar da negocij
,

confumi o co Libri

che chiama

fuoi fedelifimi compagni


penfieri;ft
la forte
;
,

o ritirato in f fcffo ne fuoi bellifiimi


,

uada racconfolando
mafiime

& fortificando contr


,

colpi del-

ritrouandofi orbo per morte di due carisfimi

fratelli

l'uno

di

quali per la bont


,

letteratura

&

ex celle n^

tia nella cognition delle ciuili Leggi

l'altro

per la foauit de' coobilifima

fiumi

&

cortefia erano di grandifirno fplendore alla

Famiglia lorOy& Tatria noflra. Conuencuolmente dunque j da lui tolta quc/a bellifiima imprcfa per rapprefentarci fotto il ftmbolo del Baccio raccolto in palla
lefi sforT^ di cffcquire
il
,

l'ufficio del

faggio huomoy ilquacje ci

quanto pu in quel 'modoy


ij.

defcriuepur

Lirico poeta nel libro

de' Sermoni^ nella Satira vij.

quando

dice^

Quisnam

igitur liber? fapiens yfibi qui imperiofus

Quem
FortiSi

neq'y

pauperies

neqi mors

neq; uincula terrent


y
.

B^fpor/farc cupidinibus ^contemnere honores

O'

in feipfo totus teres, atq; rotondus


di

Et qual mag'

giorficurex^pofiamohauere

quelUi che per la uirtficonfegue^

Que'safolo di f medefima cotcnta , di niun eflerno riparo et ornamen to bijognofajlafii intrepida cotrogni affalto della Fortuna,ch' tutti
ibelli dijgnifi uoletier cotrafia.

claudiano
fibi
;

in queflo propofito dice

Ipfa

quidem Virtus pretium

folaq; late

Fortun^t fecura nitet ;nec fafcibus ullis


Erigitur plaafue petit clarefcere uulgi
ISQl opis externje cupiens Diuitijs animofa fuis.
,

nil indiga

laudis

I quali uerfi^parmi, che traduceffe fe-

licemente un gentilifJimo fpirito in quefio modo't


E' la

Lungi da
Kle

Virt pretio f flejja , fola i colpi di Fortuna fplende ;


fuperbi fajci
>

&

s'al'^a al fa/lo de'

tenta dal fauor del mobil

Vulgo

F^ceuer lume
^

ne dcfia Jjegno

altronde che da f. non ha bifogno Di lode, & nelle ricche^^ interne


Sol' animofa.

Cofipofiiamdirey

cheP^utordi

quefla imprefa,

come Puccio raccolto,contento de beni dell'animo fi flta


ro d'ogni faagura, che conturbar lo poffa
.

& uiuaficH'

B^

Alma

felice,

che

la

verde fpoglia

Al fruttifero Autunno a pena giunta Nel pi bel tempo di tua frefca ctate Volando al tuo fttor, da me difgiunta
Lafciafti in terra;

&

noi in pianto, e'n doglia,

Mira (ti prego) dal celefte regno Quant'almc fconfolate

Piangon
Vdir

il

tuo partir; ne
i

ti

fia

sdegno

le (Irida, e

lachrimof accenti.

Che con

fofpri ardenti

Sparge tua patria colma di pietate,

Vedi, ch'inficme col mortai tuo giace Ogni mia gioia, ogni allegrezza & pace.

Qual

gi ne l'Ocean perduta
fpinfe

Naue,

Che

Eolo sdegnato mezo'l Verno

Tra duri fcogli,e'n folitaria arena Lacera il fianco, & fenza alcun gouerno; Hor tal mi rende il duol noiofo , & grane

Mentre per l'ampio Mar pien D'atri penfier mi mena


11

di tempefta

pio dolor, cbe'l cor tranquillo infefta.


sa pi

Ne

homa da cui fperaf


,

aita

Quefta

raifera vita.

Di fpeme uota
Se tucortefe:
il

& fol

di

timor piena ;

del Ciel

non preghi;

Che

dal carcere fuo quell'Alma sleghi.

E L

B S T

\y S

0.

Inuida Parca, inexorabil Morte, Perche ad vn colpo con la falce ria Non mi sgrauafte dal tcrreftrc pondo? C'hor teco in lieta & dolce compagnia
Frate, vedrei ne la beata corte

Mille

fpirti felici ,e'l

L'Alma da quefto

fommo immondo

Sole,

Mondo, che
Saria falita

folo

il

vulgo errante cole.

Dio

libera

,&

fciolta;

Ma

(laffo) ch'anco auolta

F pur nel nodo, che

legata al fondo

Di quefta valle i perpetui affanni La tien lontana da i celefti fcanni.

C on qual
Se

pi fiero

flral*
il

empia fortuna
,

Mi poteua Mi
suelfe

piagar

faldo petto

col rapirti noi, fpirto cortefe.


il

cor

&

ogni fuo diletto?

L'Alma, ch'i corpi noftri gi fol vna Reggea concordi in terra (laifo) come
Diuiia
al

Ciefafcefe?
le noftre fonie.

Perche depofte ambe

Non

vol intera

al deiiato

Amante?

Se le tue vocjlic tante Communicafti meco,& f ne refe Vnanim vna F,pt:rch' anzi tempo
Frate, lafciadi

me

c'homai m'attempo?

K
Deh quando
Vedr
mai
,

fi

chiaro,

& viuo

lume

D'alta pietate

& di verace fede


Nume)

nel tcnebrofo fecol noftro?


di Virti fu propria fede

D'Honor5&
L'Anima
Mentre

tua (c'hora del Ciel


il

veftiua

corrortibil

manto.

Ma

qual purgato inchioftro,


ftil fi

quale

mai fublime tanto.

Che
1

canti pien le fante tue virtudi?

tuoi penfieri,

&

(ludi

Non fur nel Oro vii, ne inGcmme,inOftro; Ma fol nel acquiftar quel, che l'huom rende
Degno qua
gi del Ciel, che pi rifplende.

Non

foner giamai quefta mia voce

Altro che pianto

,&

dolorofi carmi

In altibofchi,&folitari horrori.

Finche dal giro ottauo confolarmi


Pietofo

Ottavio

fcendi ;

e'I

duol atroce

Mi

fcemi

m parte l'alma tua

prefenza.

Gi pi co' miei dolori Tregua non voglio; ne pi il viuer fenza Te mi fi grato, oime con cui dolente

Come
Hor

folea fouente
s'i

Gli affanni partir,


fon diuifi
,

noftri cori
,

& te

libero
11

&

fciolto
>

Dal pefo tuo mortai

Ciel n'ha tolto

In

fel

In

felua horrida nata

Canzon colma
Fu^^i'l fercno,

di pianto

>&

di ro(piri>
trifla

&

va di notte

La uc'l dolor pi atrrifra I medi cor di gente Tconfolata;


Et
di;

che tanto auanza


il

il

dolor mio,
d'vn picciol Rio.

Quant' maggior

Mar

M A D.
Baci
che
le

Colombe

gi imitafte

Mentre

fra bei

Rubini

Di Lidia

PaftorelLi

AmorofettajCt bella

Suggendo andai licori alrnij^: diuini. L'Alma, che fu le labbra mi furafte,


Far ritorno in me^s'auien, che quella Infinita dolcezza vn'altra volta,

Merc
A'
L

di grato

Amor-, da

me

fi

colta.

Ma
AVRA
fparfe

D.
le belle

hauea

fronde

Vn
Et

verde Lauro allhora, Che'l vago Aprile i Colli, e


li

Prati infiora,

Smeraldi fparge in

sii

le

fponde.

Volaua Amor s\x gli odorati rami; Le Gratie5& lAure in dolce fchiera accolte Giuan fcherzando tra le frondi fcioltc;
e

Lacci, Hami Mille d'Oro teflendo Io mentre gli occhi, e'I cor intenti hauea

&

&

Nel bell'Arbor gentile,


Legato fui con difufato ftile Al tronco fuo felice, e' hor mi bea.
B

Alma
Chi

gentil, ch'in

degno manto auolta>


l'alta figura;

Tieni del primo bel


ffo

fi fura mira Ad ogni vii penfier5& chi t'afcolta Indi falendo poi l'Anima fciolta

in te ratto

D'ogni

vii

voglia, che la rende ofcura;

Con

le fant'ale

poggia5&

lieta,

&

pura

Al vero

& fommo ben, ond'efTa


&

tolta;

Et mentre mira lui, non fol fi gode Di fua bellezza; ma mirando s orna
D'alto valor
,

di celefte ardore.

Ebra

del bello poi, che gi Tadorna:

D'effer col fragil

Et brama

vnirfi

manto ancor fi rode> con l'eterno Amore

S Q^v A R e D'ogn

Tofcuro vel quefl:o bel Giorno atra nebbia, & ipiri Arabi odori Zephiro; fudin l'alte Quercie humori
I

Di Mei

rofido,

&

puro d'ogn'intorno.

La terra ,e'l Ciclo fian d'afpetto adorno Con noui chiari, inargentati Albori;
Sparga
le

piaggie ogn'hor d vaghi


flil'
il

fiori

Con
Ecco

difufato

fra

noi (mirabil detto)

Capricorno. il feme

Del gran ceppo di leflTcecco che fcendc Gi dal celefte Ouil l'Agnello puro,

C on
Al

cui

l'ira

di

Dio

fi

placa

&

rende

gi

morbofo gregge ferma ipeme>

Di

ritornar al pafco ilio ficuro

D E L V

^
,

B S

T B^F

S 0.

A MINTA
Contesta
L'Amica
di
i

ET

EgONE,
il

crini

& carca
i

fen di Rofe

Titone

Spargeuai Colli, i Prati 5 Di perle rugiadofe.

Campi, e
graditi;

Ldi

Di

be' Giacinti

&

di

Rubin

Allhora ch'alternare

Aminta, Egon

Queftelor note, che

Me NALc A

faggio

Con

torta falce incife in

vn bel Fa^^io. 'Ot3'

am.

Da C l o r

f il

principio
gentile.

mio , da

Clo

Nimpha
S'ornino

bella

,&

&

Monti, & Selue d'ognintorno

De* fuoi pregiati honori adorno Rifuoni ogn'horla mia Zampogna humile.
di plettro,

Degni

&

d'alto

flil

L'honorin'

&

Paftori,& Fauni,

Fra bei

fioriti

pafchi,& antri,

& Nimphe & limphe.

EO. Io

Prilli canto, Prilli D'Amor, di Gratie albergo,

vaga,

Philli

Ch'in belt tanto auanza5& in valore

NisA, Flora, Amarilli,


Quant' de
le

Mirici

Del fuo bel nome Ne fprezza il mio cantar; ma

Pin maggiore mille fcorze io vergo.


il

lieta,

&
B

snella

M'afcolta fpeffo in quefta piaggia ,e'n quella.

AM. Varcando vn Rio

l'altr'hier Glori trouai Ne le frefclV onde immerfa Cha fuoi bei crin telfea Fragole, Acanto ;

Vn
I

bacio

le furai;

Indi forrife,

&

tinfe d'Oftro

alquanto

bianchi fior, ond'ha


diffe

la faccia afperfa;

Et mi

fuggendo poi tremante;


fi

D'Aminta Glori

fedel

Amante

10.

Me P H

L L

chiama

fcaltra,

&

morbidetta

Con pomi Con

d'Or fouente

Et ride,& fugge ,& torna ,& poi s'afcondc


poca 5 & lenta fretta Dietro ad vn* Olmo, Salce, verdi Iponde, Talhor al mio Monton lieta , & ridente

D'Amorofe ghirlande

intreccia
j

corni;

E infiora

velli fuoi candidi

adorni

AM. A'

Glori

mia gentil

riferbo

vn nido

Di bianche Tortorelle, Et dieci Pomi , che con gran


Del fuo L I
e
I s

perigli

e A fido
;

Rubbai di notte Ti r s i & due Conigli Porr con lor' infieme;& queft5& quelle Chiudr vn vago Caneftro , c'hor' ordifco

Con lente

verghe di

fotti

Lentifco

DELV^BSTI^rSO.
EG.

-j

Et io recai

Philli vn
d' I

bel Ceruetto

Nel gran Natal

ola

Con

due

faui di

Mele5& Cafcio3&

Latte.

Gregge eletto Vn Capro, che col Tauro affai combatte: Quefto di P H L L I fi di P H I L L I fola; Quantunque per hauerlo Niella ancora Ouunque io v^mi preghi j&fegua ogn'hora,

Hoggi ho

dal

AM. Arde per

me
i I

la

vaga

Ga lat ea

Che
Et

col candor del Vifo;


be' Liguftri,& le Viole;

Agguaglia

NTH

A ancor n'ardea

Che

con T

Alba

danzar contender fole ;

Ma

mai non fi il mio cor conquifo Che da C l o r i d i mia , nel cui bel volto Quant' di vago in noi, fi vede accolto.
d'altra

EG.

Me Silvia
p
s

adoraj&

lafcia

Mo p

o dietro>

Mo

o di grasfi Armenti

Pi ricco affai del gran Paflor Et pur da lei m'arretro;

Montano;
vano

Ne men

di lei

Tirrena

bella in

Mi fegue,& prega ogn'hor con

fuoi lamenti.

Et col moflrarmi il ren5e i be^crin d'Oro; Perche fol P h i l l i mia bramo , & honoro

Il

AM. Frefche aure, che furando


I grati

odor

de' verdi prati

andate;
tanto amate

Vi prega

Ch' P H

EGON,eAMiNTA L L & C L o R da lor


j 3 I

II fiion de' verfi lor

recar vogliate.

^voLEcciA
rio nei

Ouido non fen^a. mifle delle fue

fecondo Libro
,

trasfor -

mationi

del Cigno

&
,

del fuo andarf

aficurando dal Folgore con llmbitar ne


luoghi bafii
,

paludofi

&

ne

Laghi

<& narra
--

come j gi

quejo generofo

eccello innan^ii alla fua

trasformatione

P^

de' Liguri; ilquale

come parente , od
fua cadule ri-

amante
ta in

di
;

Thetontc,
yjT'

corfe alla mifirabil


,

& mofruofa
,

uolendo pur ritrouarlo


,

giua errando lungo

u
te

& piangendo
,

c>^ dolendofi

altamente dtlla ruina

&
le

'mor-

dd fulminato Giouane.
<&
,

Onde auenne
anT^i erano

che tuttania empiendo

de paiti

delle fue querule uoci quel


ne""

fiume

quelle riue

&

quegli ^{Iberi
dilu
j

quali poc

trasformate
i

forelle

come

defideroj di cangiar nita

mato
non

in candido
,

& cancro Vccello


li.-bbia

& corpo

fi

uide trasforil

che ancora ritiene


,

nome

filo

ma

il

cofiwme di conuerfar ne' luoghi acquofi

sgomen-

tato dalfhorribil incendio celefe

Et ancora che altrouefi


di cotal

mentione dtun figliuolo di Marte


,

nome

che uccifo d achille


la

fu trasformato altres in
,

Cigno

nondimeno

uulgata

<&

fauolofa cagione
,

che quefo
ne"

cello habiti s uolentier nelle

Taludi

ne Laghi

&

Vc,

Stagni

attribuita al terrore

chebbe del Fulmine Cigno F^


.

de'

Liguri

ad cfsmpio
To

di

Vhetonte

llche intefo

ageuolmente uedremo ma'

nfefarfi l'allegorico finfo della


,

Imprefa del noflro

^ d o m b r a,

laquaf

formata
dice

[otto

profopopea del Cigno

che per

ejferfi

Ycourato altombra d'un Lauro: pianta priuilegiata da

Giove

contrai Fulmine

>(ON

COME SOGLIO

IL

FOLGORAR PAVENTO.
,

Lequali parole fcor-T^lmente fuonano

che tal la ftcurc'^'^ che

prende

9
prende
nelle
il

Cigno del priuilegio


,

&

effentone del

Lauro

che

come

Tal ud

&"

ne'

Laghi

doue per paura del Fulmine, fecon-

do la fauola
fiiol

per effer di temperatura

humidifiima uolentieri

babitare; cos all'ombra di quejia felici/sima pianta, non pi


fuole pauenta i Folgori^ che l'ira di
effer

come

Giove

taluolta factta.

Ora per

quefta

Imprefa compoja di quefi due bellifiimi


;

corpi del Lauro

&

del Cigno

l'uno tra gli alberi fempre uerde,


s

fempre uago,fempre odorato &gentile/altro tra gli eccelli


candore,
s

per

per lo canto,

&

anco per la pacifica C^

tranquilla fua

T^atura generofo >&

eccellente',

da confiderar ci che uoglia per

fua principal intentione fignificar queflo ^cademico nofiro . Et: primieramente ueggiamo ,come intende fotto il Cigno f /ieffo ; non
tanto, perche
fi

perfuada (come alcuni improuifamente potrebbo'


effere

no penjre) di

uno di qu Cigni

che portano

nomi de

gli momini ualorofi in bocca al

tade

difendendogli dalle rapine del

Tempio fublime dell'immortali' Tempo uorace,come con kg'

giadro figmento racconta C^rioflo nel trentefimoter':(o , <& tren* taquattrefimo Canto ; (che di tal pojfa efjere non fi /lima , non ar'
rogandofi punto cotanta facolt)

ma

fotto
,

il

Cigno

fi

conofce

ha

uer pi

to/io uoluto

dimoflrar l'integrit

la piaceuole':^a,la can-

dide'^i;a,la mode/iia,&' la

bont del fanimo fuo; ilquale ueggendo

niun pi certo pi ficuro riparo poterfi trouare nelle fortunofe


reuolutioni di queflo

Mondo,
,

che l'appoggiarfi alla Firt

',

me^o

accommodatif imo
ti i uiucnti de

& potenti/limo
e
,

alt acqui/lo della felicit da tut


;

f derata

da pochifiirm confeguita

con niun al.

tro corpo ha uoluto intenderla


cloche cornei

che con quello del Lauro

Lauro

pianta fauorita da
;

Giove, (^

^polline B^ della luce corporea


rita

coft la
,

Firt

da

IO

"Padre di tutti

lumi
il

& donatore d'ogni


&
',

Teramata da amata & fauointel-

lettual illuminatione.

Et come

Lauro fempre di propria natunell'horror del

ra ne

fi

mofira uerde

&

fiorito fin
:

Ferno

',

Coft

la yirt

mai non inuecchia

ma

fempre ha uigore
.

fi.orifce,

c>

fertile in ogni contrario

tempo

Cofi

fi

pu

dir

parabolicamencofi la

te, che

come

la corteccia del

Lauro

amarifima
,

Firt
:

ukn accompagnata
non confguendofi

dall' amar e-^^T^a della fatica

ella fen':;a

fudor e

&

de' trauagli

difficolt ycome diffeEfiodo,

TLt

come'l Liuro non fulminato

o fia
il

per ima fua aduerfa nx


per

tura

d Fulmine,

fi a

come fiima

compatiy/ienti

rotondo^

&

&
^

Fracafioro nel libro fuo de


,

contrariet naturali

effer il

Lauro molto
non puh ap'
,

di corteccia denfa ipolita, &lfcia-, cui

pigliarfi quella fuocofa

ejjalatione

che Fulmine

fi

dimanda

co-

me

nelle colonne
,

caua

& per
<&

&

ne^

luoghi concamerati per la fdperficie con;

la rotondit loro attiene


ci

Cofi la uirtu

quando

impreffa nell'animo noftro,


ce pur Horatio nella
te
i

rende [orti
;

&

robufii

Et come

di-

i^ij.

Satira fua
;

//

Sauio

C
.

uirtuofo for-

e tutto da f dependente

FoYtis

in fipfo totus teres


,

atq; rotundus
il

Ter quella
,

rotondit intendendo
il

che contiene in f

principio

finey non punto bijognofo d'eferni aiuti.

me?^ c^ La onde fecur amente


//

pojjamo

affermare

confiderata l'ingenuit dell'autore di quefla


,

Jmprefa
rale
,

&-

il

fuo dilettarfi e/remamente della Firtit


;

cofi

mo-

come

intellettiua

cje

uoglia dimoftrarey
della
,

ADOMBRATO
typerfecutioni
y

daW^lbero
,

come neramente yirtu non teme pi aduerficalunnie


,

inftdie

tentationi

od altra fpecie d

ifurbi,&' tribolationi mondane


quella: onero s'intenda quefa

hauendo l'animo munito di

per finfufo da

Dio y per

l'uno

Firtu poi per habito acquieto , h <6'^ per l'altro infieme. Oltrech
ne'

non negherei y che per compiacerft pi che mexanamente


ponimenti Toctici uolgari ( oltre
le

com-

Leggi

di eh' principalmente
,

profejfore) et l'uno et l'altro corpo, del


palale
y

di

cui

fi

come arbore triomcoronano g' hyiperadoriy&i Voeti, del Ci-

Lauro

&

gno come facro Thebo


dice Ouidio
;

per

effer

indouino della [u morte come

Sic ubi Fata uocant udis abielus in herbis

^d

uada Meandri concinit albus Olor ;

S per effer Fccel-

lo arnantif. della

mufca

<& infegna
lui:

di tutti coloro,che alla Toefia

dann' opera,

fi

conuengono

concorrendo qucfii due Corpi figni-

fcar la Toeftayl'uno

come Infegna di qucja diuina ^rte fecondo l'^l


',

ciato ne fuoi
te

Emblemi

l'altro,conie premio affegnatomifleriofamen'

iprofeffori

&

fin diofi fuoi.

Ter laqual ragione pu acconciamen-

te acccnnare,che fattofi

immortale per mei^ fuo,non hpi timore del

repentino et improuJQ occorjyod infuUo della More,che per uenir

IO
rapidamente Jpoglard d quefa uita , s'ajjmglla Folgore.

Ma
il

in fatto confiderato
,

il

luogo

onde

prefo

il

Motto

ch' il

Sonato del Tetrarca


come

che comincia;
mio-,

Quidoiis mc^o fon Senn uccio


t-a,

'^el quale mojlra ilToC'

nel uenir Valchiufa era flato

accompagnato da un tur
che poi giunto al de/lina'
,

bulentifimo

&

ferifimo temporale;
effer

ma

to albergo
bito
;

per

uicino al fuo amatifimo Lauro


,

ceffaffe

fU'
fi

la onde dice in quelf ifieffo Sonetto


,

che non per altro

rendea ficnro de Folgori


dolce

fenon perche non appena uifla l'aura,


t^"

& pura,ch'acqueta Caere


il

mette
offefo
,

tuoni in bando^ilcuor
,

fuo, ch'era da gelata

paura prima

sera raccefo

& hauea
^Z-

fpento affatto

timore ; fcher^an do con la urtu del

Lauro

berOi&di Laura Donna^^ deiC^ura ejjalationepiaceuolmentefo' fpinta;per effer il Lauro come albero nella corteccia^nelle fron* <ii.t& mafime ut' frutti ualorojamente cai do y&- Laura, come Donfia
,

con la uirt de' raggi della belt fua atta rifcaldare qua^

lunque torpida
operationi;

&

neghittofa

^nima

a uirtuofe^

&

pellegrine

&- l'aura ancora^ come aere piaceuolmente mofo daWeffalationi terrefiri , da quelle del cuore di Laura poffenti ad accendere il fuoco fopito , come fpento ; come Jfpi'

&
y

&

Yo di bella

Donna

atto defar quell'altro fuoco poi

che

^-

more chiamiamo.

Dico dunque

che da quefla Imprefa accom^


,

pagnata da quel yerfo del Tetrarca per Motto


quefia interpretatione
;

fi

pu trarre
in-

eh' effendo
il

l'autor fuo in et giouenile,


fi

probabil cofa

che come
,

Tetrarca

trou fieramente

namorato

di

Laura

che allegoricamente intefe fotto la uoce dei

Lauro

cofi ancor' egli,

per

effer di

cuor gentile y

fi a

prefo dall' -

^more
che
fi

di qualche giouane

Donna

di tal

nome

Et come Te^
,

trarca nella fua Cannone detta la picciola Metamorphofi

dice;

trasformo in Cigno , &- che

cofi

lungo l'amate riue di Sordi ragionare

gayoue foleua conuerfar Laura^in uece


ri

un canto querulo

&

mandauafuo^

lagrimeuole
;

con e/lrania uoce chia -

mando

fernpre merc del dolor fuo

cofi queflo noflro

co conuerfo in Cigno per le molte TotfiCyche per

tu di quefla fua Laura u

t effendo ;

&
,

^cademi' amor uir,

&
1

aficuratofi

neU honefo

&

caflo intendimento dell'

^mor

fuo

panificato per lo colore

&

tranquillit natia di queJloVccdlo,fi flia ficuro alCombra del

Lauro [ho de folgori

& tempere
,

riputando

ejfer di

tanta

for':^a il

fauore intefo per l'ombra

Donna fua , che niun male poffa incontrarlo & offenderlo. Onde con gran miflerio dimandato fieli '^cademia no/Ira t^ d o m e r a t o; effendo eglifeguace deldella
,

l'ombra del Lauro

coml Tetrarca ancora


.

nella

Semina, Cioua'

ne Donna

diffe in cotal fenf

Seguir l'ombra di quel dolce Lauro,

Et

in
,

un altra
dicendo;

ejpref-

fament e figur

in parte quefia bellifima Jmprcfa

^r

la dolce

ombra de

le belle

fiondi

C orft fuggendo un
ci) in fin qua,

difpietato

lume,
ter-T^ Cielo,

gi m^ardea dal

Della qual

ombra altro u diffe ; Fedeua la fua ombra honefamente Il mio signor federfi la mia Dea ,

&
,

Ma

perche

il

Tocdiffe.

ta in diuerfi

fenfi fi

ferue di quefia noce ombra,

come quando

Qual ombra ft crudel cbel feme adugge i Con la tua ombra acqueta i miei tormenti
.

Et altroue.

Et altroue, Et nel triom-

Forre l uero abbracciar , lafciando l'ombre pho d'amore primo .

yn

ombra alquanto men de


,

l'altre trifla ;
i

Ter leuar

la

eonfuftone coloro

che non fanno

uarij fuoi fenfr, dico, che

Om-

bra nel fuo primiero fenfo fignifica priuatione del primario lume;

come

la

doue dice

Oue porge ombra un Tino


falfycome in quel luogo.
Beato in fogno
,

altOi od

un
,

Colle,.

Toi per

traslato us quefia uoce per cofa

nana

od apparition di fgno

&

di languir contento

>

D abbracciar
Io per

l'ombre

&

fcguir l'aure efiiue.

Et per
Et taluol-

imagine fembian'^ci

me fon
,

un'

ombra,

&

hor

t'jo

detto.

ta per fimagine

funulacro di qualche

morto

Et nunc ?nagna mei fub terras ibit Imago, Et per nima i[ie(fa. Omnibus umbra locis adero i dabis mprobe pcnas , Dante nel primo del fuo Inferno i

t^'
Et

II
Miferere di

me gridai
fii

lui

, .

Qual

che tu

od ombrai od momo certo


,

Et neljejo.

T^oi pajjauam fu per tornire

cj

adona
le
.

La greue pioggia
femhiante

<& poneuam

piante

Sopra lor uunit , che par perfona


.

Et per

l'aria

Ou
efplicati

l'ombra, gentil del Fifo


,

humano

^
il

iquali [enfi

Comprendiamo
titolo

in qual fenfo fi pigli

cognome
[otto

di

DOMBRATO,
del

conforme

al Cigno

ricouerato

l'ombra

Lauro, C^ al

commune deU'^cademia

no/ira.

Terche

chi bene confider ,metaphoricamente ombra


timento intefa
,

in quefo fuo

prefa per protettione^fauore^ ricreamentOj


>"

&

fen
ri-

pofo cagionato dalla Firt intefa fottoH Lauro


lisfima

ouero dalla

bel-

Donna fua ]fi come ancor fu


,

prefa dall' i/ejfo Toeta

quan

do

diffe.

B^tta talta Colonna

el uerde Lauro

Che facean ombra al mio fianco penfiero,


chiudendo dico
to
l
l
,

Terilche cori'

che

t^ dombrato
,

nofiro rapprefentatofi fat-

Cigno Fccello innocentifiimo

per
ta

ombra

& protettione

della

Firtu
^

C^ magnanimo non teme pi , della fua Donna detauucrft alcuna di mali-

Lawr hyil

folgorar del Cielo

cio

gna Fortuna, ouer danno alcuno, che la Morte el


p fuole recar Mortali,

Tem"

I^

Ai

Sedi

dolce piccate vn crudo petto


atti

Empir

non fon pianto

fofpiri;

Onde

prelTo

Madonna

miei martiri

Habbian di pace al fin grato ricetto; MOR fa tu, che quefto freddo abietto

Mio

flil

s'agguagli a

caldi miei defiri

S, che cantando lei

meco

l'ammiri
perfetto
:

Chi mai non vide vn ben tanto

Che

forf ancora fi,che quel


il

Diamante,

Ond'ha

cor cinto

pianga di dolcezza

Vdendo chi Et moftrerasfi


Seruo
fi

di lei tanto alto cante;

cui d'alta bellezza


di

fece,&
vinca

maniere fante
durezza.

Come

fi

al fin alpra

"Non Di
Se

ch'io fappla dir qual fufi


il

il

vifo

leijche prima auenenommi


l'afpro

core.

mio

parlar

non

fai tu

Amore,
dolce
rifo.

Che'l fuo Angelico agguagli,

&

Cofe vidi,& prouai mirando fifo , Che ridir non le so; la Guancia Albore Matutino pareua;&lo fplendore

De

gli
il

occhi

il

Sol

la

bocca

il

Paradifo.

Duolo

piacer; freddo trouai

il

Sole;

Et de la Ncue Fuoco ardente farfi; Venir meno & goder; viuer morendo

Chi

tante merauiglie veder fuole?


vid'io pur; &c le trouai quand'arfi

Le

Per quefiio di belt Mofi:ro ftupendo.

D E
Se con
Volle

L L

^D MB

r{^^

0,

ii

man ,che'I cor m'impiaga Madonna dirmi, allhor ch'i fiori


la bella

Et me fpruzza ch'i miei cocenti ardori Ond'io mi ftruggOjclla di extinguer vaga;

Dolce
E'I

diuien l'aucnenata piaga

Mi

pianto 5 che verfai per gli occhi fuori. torna in gioia; de' Tuoi lunghi errori

&

L'alma

fi

Ma

s'ella

god pien contentasse paga. vnqua pens, che le foaui


piglialfe

Stille

fpargendo in me,qual ferro ardente.


il

Forza maggior

Vano

fu

fuo penfier;
fral

mio gran foco. che non han loco


il

In quefto corpo

Quando l'Alma

di duol

pene pi graui mancar Ci fente.

Qj^ EST, con cui


5

le Tue preci

deuote
i

Numerando folca porger D o. La Donna cui lo mio penfier' inuio,


Opra
d'induftre

K pur

di quella

man dono

manjche'l legno arrote; , che pot

Sola legarmi,

&

mi ammonifce,

ch'io

Lafciando dietro ogni terren defio, Drizzi le voglie al Ciel d' inlania vote.

Ben

fcorgo,facro donjl'alto difegno


lei, cui di

Di

Che

pur tanto cale. trar mi vorria fuor d'afpro periglio;

me

Ma

crudo

Amor,
s

che'n

me

fcocca ogni

ftrale,

Accieca

lo

mio debile ingegno.


peggior m'appiglio.

Che veggio il meglio,& al

K
Se non ha
il

cor di dura pietra, ghiaccio,

Homai deuria la mia nemica altera, Che ne vita mi d, ne vuol, ch'io pera, Vdendo mia ragion, trarmi d'impaccio. Ma chi accufo io, f me medefmo allaccio.
Et mi d
Sotto
in

preda difpietata fera?

Ella pur n' cagion; ch'accorta,


l'efca ripon'il

& fiera
ad hora
;

duro laccio.
hor'

N afcon' in mezo l'Alma ad


Penfier di libert, voglie di

Morte

Ma
Et

vn guardo
di s

fol le affrena

mezo'l corfo;

Cagion, ch'io poi, ne


duro

in tutto viua ,

mora;

ftato (ahi

cruda forte

Con

l'altro il

primo

luftro

mi

gi fcorfo

Qj

giace

il

SEe

e o

il

cui

nome

gradito

Fiorir viuo queftc, quelle genti;

Mentre per l'Aria fpireranno i Venti, Et ondeggier il Mar in ogni lito Viffe con Marte, & con le Mufc vnito; Onde con l'Arme, & con fuoi dolci accenti
Refe
i

mortali

al

fuo valor intenti,

Di doppia

gloria l'animo arricchito;

Ma quando vicin* era fregiar d'Oftro La fua canuta & honorata Chioma:
Di
fue excelfe Virt

degno
tu'l

riflauro

A hi, eh*

allhor

morto
il

rapifti,RoMA;

Et poucro

lafciafti

fecol noftro

D'huom,che non hebbe par da l'Indo al Mauro.

Poi

DEL V^DOMB neutro,

ij

M
Po ic HE* L

D R.

languir

me

caro

Et caro ancor l'ardore; Occhi 5 che del mio dolce empio Signore Sete FacelIcj&Arco, Voi mentre al grato Varco
M'attendete pietofi de' miei mali.

Doppiate al cor li Strali, Et l'Alma la fiamma.

Che

fi

dolce] l'infiamma;

Sq petto

me

de

le fue gratie

auaro.

M
Q^y
A L hor

D R,

Donna ui miro

Mi pafce Amor con fi nobil obietto, Che d'i cclefti Dei prouo il diletto,
Tutto'l bello raccolto.

Che

piace 3

&

pi diletta in quefla vita.

Splende nel voftro Volto, Et de' bei raggi il Sol, ch'ai Ciel n'inuita, Mantien l'Alma finarrita
:

auien poi,ch'ogn'hor l'Anima fole Volgerfi voi,com* Helitropio al Sole.

Onde

A D R

CJ^ANDO mi moflra Amore (Che cof rado auiene) il dolce vifb,


Refla da tanta luce
il

cor conquifo

Ma gli antichi defiri Da que' fbaui giri.


Che
fanno
i

duo
la

be' rai.

Ritornano

fpene

Di por fin i lor lai; Onde l'amato bene

Con

fua prefenza tiene


tra

In vita l'Alma

mefta Se fercna

Perche reca martiro , e'I duolo affrena

"Spegni

la face

Amor:
;

rompi

li flrali

:'

Spezza l'Arco infelice;

& per tuoi danni


mali;

Non
Morte

pi

d'

amor

ma

fol d'acerbi itffanni

Moftrati

Dio

tra

noi egri mortali.

cagion

di s fpietati

Poich nel pi bel fior de' fuoi verd'anni Tolto ha coki,chcr dianzi in lieti panni Fatti ci haueua a pi felici eguali. Ohim, che'n picciol vafoje'n poca terra
Chiufa
l'alta

belt, di che'l tuo


tra gli altri

Regno
il

Superbo potea alzar

corno,

D eh perch'innanzi
Non
fai
5

lei chiufo fotterra


il

ce

non depo(
fi

mortai pegno,

Per non veder

tcnebrofo giorno^

D KLl!

^ D MB \^ T 0.
anzi che fa
la

14

Che

fa la

Donna ?

Tigre,

Del mio cor? brama pi come folia La morte mia? fatta humana>e pia, Le fon del mio ritorno l'hore pigre? LafTojtem'iOjChe pria le Neui nigre Cadran dal Ciel; & la fiia obliqua via Lafcicr il Sol morendo, oue s'inuia D'alto cadendo a l'Oceano il Tigre; Anzi che pioua in me grata & benigna Sue gratie la mia Stella, il cui bel raggio Rende l'Aria ferena,& queto il Mare.

ARN

o tu

che di fue doti rare


(ch' gli altri
fi

Natura orn

Matrigna)

Dimmi

quant'io di Wi pi fperar haggio?

Se

fi

a'

giamaijche'l mio nemico

Amore

Pace mi doni; e'I cor men grane opprima. 3 s 5 che da quefta ombrofa& ima Valle mi leui pi fublime honore; Io fpero ancor col voftro almo fauore Volar qual nouo Cigno l'alta cima
Signor

Di Pindo;&

l'afpra via

fegnata prima
:

Da
Et

voi calcar lafciando'l lungo errore

dir lo ftratio infieme,

& l'afpra guerra;


fol

Ch'io foftengo hor(che

lachrimc,& fpeme
)

Schermo mi fon

gli infiniti mali

Et

che'n voi

Phebo,& Ma rte

aduna,

& ferra

D'ogni excelfa virtute il chiaro feme, Ond'opre fate i gran defri eguali.

1^

I
il

M
i

E
il

Qv EST, eh a
Donna
Qiieta
gentil
,

mezo
,

Verno adduce
il

Maggio,

chi f5ch'

meiti eguale

Celebri mai
il

f di Tua Stella
al

raggio

Matjquando

Ciel pi irato Tale?

Io che tra rcogl5& onde in legno frale Vn tempo errai nel publico viaggio; Hor del fuo lume diuOjSc immortale Merc 5 porto fcuro5& tranquill'haggio.

C ome

grato potr chiuder in rime


il

Quel, eh a pena Se fora in dir di

pender in

f riferra;

lei

fianco ogni ftile^

Degna ,cbe'l nome fuo le pi alte cime Suonin i Pindo;& gloriofo in terra Sen voli dal Mar d'India quel di Thile

D V N Qj/ E
A hi

Anni Fabi o ne lafci? & hor che corre il frutta Douea di tue fatiche il Mondo tutto.
nel pi bel fior de' tuoi verd'

Ratto ten vai


5

gli celefti

fcanni?

qual ripofo haur fra tanti affanni;

Se tu col tuo partir' tal condutto M'hai 5 che non pi d'hauer il vifb afciutto
Spero in quefla d'horror ScluajSc d'inganni Deh 5 f 5 come folca, dal Ciel contefo M' il partir teco i dolci fludij,& l'hore. Et tolto ancor l'vdir le tue parole;

Prega

il

fourano noflro

Almo Signore
del mortai pefo,

Che
Onde

tofto fgraui

me

te lieto poi nei

Cielo io uole.

DElH^DOMB \^ TO,
O* DI

Ottavio

felice

Alma, & beata


;

Che

lafciando'l mortai corpo fotterra,

Vfcita Cd di perigliofa guerra

Et godi

in

Pace

la

Bont increata
tua giornata

Felice te 5 ch'ai

fin di

Del Teme Tanto , che fpargefti in terra. Il frutto hor mieti :& in quel Sol, che ferra
Il

tutto in f

ti

fpecchi immaculata.

Et

pi felice ancor, che lieta in

Di

Con

quell'Alme

ripofi Illufori,

&

chiare

Metello, & Fabio mio, ch'in quefta chioflra Moftr; che'l Cielo in lui fue gratie rare Rinchiufe,& poco inanzi te morio. Ahi quanto allhor perdeo la Patria noflra

Deh

perche non pofs*io,com*ho il deflo Colmarmi'l cor del voftro alto valore,

mio; che con tal guida fuorc Vfcirei del mio flato acerbo, 5c rio? In cui (corre il lefto Anno) il crudo Dio, Che'l Mondo chiama falfamente Amore, Et
la

LV zzAGo

Donna mi

tien, ch' tutte l'hore

Lieta gioifce de l'affanno

mio

Ma

f pur(laflb)

me

peruerfa forte

Queft'honefta mi tolle voglia mia,


Perch^io pur viua in feruitute,& mora:

Tolta almen dopo

il

mio morir non

(a

La penna voftra, che d'ofcura morte Mal grado, il nome mio rauuiui ancora*

]l

M
la

CAu

L L

o
di

che con pie fpedit05& franco


dotta fronte.

Cinto Poggi
I

verde Allor

di vera Gloria l'alto

monte

Lafciando adietro il camin torto ,& manco; o 3 che ferito (ahi crudo Amor) h'l fianco ;

Come
Mie

potr feguirtijs' le pronte


farfi

voglie pur di

chiare

&

conte

Egual forza non ho debile, & fianco? Felice te5che dal Vulgo lontano Viuendo fchif la non degna rete. In cui (laffo ) cadd'io fin da prim' Anni; Onde poi di Signor cieco ,& infano
Fatto preda
,

il

mio cor vergogna,


miete

&

danni

Dal fuo duro

feruir pentito

Chi

porger

al

mio canto

Si chiaro alto fauore;

Che
Dica

l'inuitto valore

di lei, che col vexillo Tanto

Il rifo

ha volto de'rubelli in pianto

Tu Diua, da

cui

il

nome

Prende quefla gran Donna; Che d'ogni ben s'indonna.

Lo

flil

debil foftien,che
fi

non

sa

come

Senza tefotto entrar

graui fome.

DEL VU DOMB^^TO.
Dlua
tUjChe'n pregione

Forte contta'l Tiranno


Sopportarti ogni

Et vincendo

il

danno ; fuperbo3&

Ponefti al capo tuo facre

Dragone Corone .
fier

pur, che mentre io tento


l'alta

Cantar

Vittoria

Degna

di chiara Hifloria;
la

Nafca de

mia voce tal concento; Ch'ai mio dir refti ogni mortai* intento.
quali

Ma

honor baftanti
fatti,

A' cofi egregi


Moftrafti

Che'n parole 5 &

in atti
,

Donna , fiano poi Non furo in huom fotto le

f tanti

Stelle erranti ?

Tu

pudica 3 tu bella.
faggia 5 ardita 5

Tu

& forte
Nauicella,
ria procella;

Con l'opere
Grande

tue apporre

aita la fianca

Ch'efce per te fuor d'alpra,&

Al Legno, di
Hebbe
il

che Pi

Ko

primo gouerno

Dop

il

Signor eterno;

Cui contra
L doue
il

vn nembo ofcurOjS: fiero BsLca tien fuo k^s^io altiero


furfe

F^

Qjal configlio, defio

Fu

il

tuo

FiAMENGo

allhora,

Ch'ufcir cercarti fuora,

Pofta la tua falute in nero oblio.

Del
E'I

facro Ouil,che regge

il

Paftor Pio?

corno troppo ardito Contra'l tuo R leuando,


te

Di

medcfmo in bando

Gifti,qual

huom
camin

di tenebre veftito.
il lun:ie

Cui

fa

in

Tuo fparito.

Forf non ti fouenne Del crudo , horrido fcempo

Che

fofFerfe

il

Gallo
le

empio,

Quando molTe

troppo audaci penne >

Ne al
Rado

fuo Signor l'antica f mantenne.

fuperbia

monta
tuo vicino

Contra'l

nome Diuino:
exempio allhor,che la man pronta Carlo fua vergogna , & onta
inuitto

E'IGerman
Pur
ti

die

Prou di
Qjuel

Carlo,
di colui
d'
,

M art e,
pafs
i

A' cui fu poco vn

Mondo,
pondo.
fegni ;

Che

che'l

Port

A T L A N T E,

& fartc
Vuopo

Dirizz a

noua,& non

pi villa parte.

Vuopo dunque ben

era

Che
Tue

di s chiaro

Padre

Figlia nata le fquadrc

difperdeffejqual Aquila altera

Suol de' piccioli Augei timida fchiera.

Te^qual Fulmine 5 vide

La fertile campagna. Cui Mofa inonda , & bagna. Vincer le genti al Rege Hifpano

infide,

Et pietofa faluar l'amiche, & fide.

Tu

di valor

armata
,

Pi, che di ferro

&

gente,

Vincerti arditamente

La

turba nel mal proprio folleuata,


al fin la

Portando
Tal gi
la

pace defiata.

gran Reina

Con
Et

vna treccia inuolta.


5

l'altra fparfa

&

fciolta.

Al

cui

nome
la

l'Asfiria

ancor s'inchina,

Corfe

Babilonica ruina.

Onde hor
Teflfe

di facro

Alloro

ghirlande

Roma,
tuo da l'Indo al

D'ornarti l'aurea chioma;

Et porta

il

nome

Moro

Lieto cantando, ogni

Cigno canoro.

Viui dunque felice

Gemma di noflra etate. De la cui chiaricate


Pi che del Sol
s'illuflra il

Mondo ,& dice;

Beato

Tei

godendo

tal

Phenice.

FvGGON

le frcddeNeuf, Et torna n rherbejei fiori;

A'riueftir le Piaggie,-& gli Arbofcelli

S'ornan d chiome lieui:

Ne' bei prati gli Amori Scherzano infieme pargoletti ,&

snelli;

femplicetti Augelli

Lieti cantando conti Fan li Amor fuoi felici; Et da l'erte pendici Sorgono i chiari & criftallini fonti; Il Ciel, Venere ;& Flora

La Terra
I noftri

gli

Anima

>

l'Aria

innamora

D veloci

Pi che Ceruoj Saetta, PaiTano: e'I tempo fugge janzi ne vola;

Ne
Il

cura noftre voci

Anzi Tempre pi
Et vna volta
fola

affretta

piede 3 che la vita noftra inuola;


tornar nega fcorfb.
fera la

Di

Sorda j&

Morte;

Ne'l debil flima 3 'I forte

D EL
Il

L'

a D M BI{^ T 0,

tS

Tuo verace ineiiitabil morfo;

Ma tutti

adegua 5 atterra,

E'n brcuc fpatio ogn'un chiude fotterra.

Non

ferma Cofa fotto la Luna;


(labile
tutto
fi

Ma

riuolue,

& gira intorno;

Felice

ben , chi ferma


la

In man de
Il

Fortuna

fuo fperarjfenza riceuerfcorno;

Quand'efra5quafi Torno

Volubile jfi mone;

Et muta tante voglie; Quante l'Autunno foglie. Tale qua gi la volle il fommo

Giove;

Che

de

la

buona 5 & rea

Sorte tra noi la fece

Donna, & Dea.

Ogni cofa ha fuo

fine;

Non

dura la bellezza,

Perch'hoggi fecco quel, che hicrfu verde*

Qualhor n'imbianca 1 crine

La

torpida Vecchiezza;

Fallace lo fpcrar , che pi rinuerdc

Et la vita Ci perde, Qual fiume 5 che va

al

bado ^

Se d'alto monte fcende, Ch' noi vnqua non rende L'onda, che corfe5& cofi il tempo (laflb) Danoi fifugge5& volue.
Fin che
ci

corna in

fumo ,& ombra ,&

poluct

B^

Godiamo dunque

lieti

Del viuer, che n'auanza;

Ne
Ne

di

troppo faper ingorda voglia

Gir ne faccia inquieti


di

honor uan fperanza


vn
tratto

Che

vita

,&

libert

ne fpoglia

Ci tenga Tempre

in doglia.

Defircieco5& infano Di voler col pender

De

le

cagioni

il

vero
la lor fcientia

Trouar, quando

in vano;

Poich

fchifar

il

Fato
fi

A* noi non

lice in qual

voglia flato.

Non

hebbi giorno mai

mio

defir

fecondo,
riuefto
i

Da che mi fpoglio, & mi Ma fol lachrime & guai


Pellegrino nel

panni;

Mondo
,&
mille affanni

Prouai

fra mille intoppi


li

Che

valfe

miei danni,

Merc di due begli occhi, Hauer'Vn tempo pace.


Sei lor raggio
,

qual face.

M'arde? onde prego Morte, c'homaifcocchi


In

me

l'vltimo Strale,

Per minor mio tormento ,& minor male.


Cofi dirai

Canzone

quel Signore,

Che col fuo chiaro flile Brescia rifonar da

l'India Thilc*

feJsf^

'Erto

non

forf

T^ome , od Imprcfa,
ci

che pia s'auicini ad uno degli intendi-

menti , che shahhiamo propoflo

di

tener occuli i et fecrcti i principali concetti,

ordini^ cognitioni^ dtfegni, decreti-,

&

mificrij di

quefla
,

nofra honoratisfima

^cademia

del prefente

che'l J^ome , l'imprefa, ^cadewico no/ro, ilquate

&

non conoscendo
propria ad efprirnere la
SecreteT^:!^^
,

cofa pia efficace


ifejfo ,

ne pi

cbcl Secreto

s'impof

nome
il

arcano,
Motto

che altro non fuona^ che Secreto. Et perche

Secreto non fecreto,fe non accompagnato dal

Svilenti o

ha prefo con qucfia notabilifiima Imprefa del Tordo in un prato


fiorito col
,

rAciTVRNiOR,

cf;

mofrar al Mondoy com'

per mantener inuiol abilmente

in ogni occorrew^t quella intera f-

crete'2^a de yirtuoft negotif,che tra noi fi trattano, di trat'

tar

fi

difegna, che alla propria fgnification del motto fuo

fi

con-

uiene.

natura fua , di' Et per uenir altinterpretation del Tordo non fi pone dall'autore , perche non ft oda giamai la uoce fua ; ma perche pi dogn altro sajiene dalla garcOi che quejo yccello

&

rulit

&ma[iime quando
,

per qualche prato o luogo piano s'inil

camina. La onde appreffo gli antichi


al Dio del Silentio

Tordo

facrificar fi foleua

come ^Animale

lui gratifiimo
y

per la
traffe

fua,

naturale taciturnit.

Quinci Eubolo Toet Greco

quel

TrouerbiOjVticPTf^cf k'cxam;,

cio pi taciturno del Tordo; per,

cioche

commune

credenT^a

che punto non fia garrulo

una

fpecie di Cicale detta

Scantina,

& laB^na Seriphia & la


,

fi

come

Cirina apprcjfo Tlatone fono riputate mutole.

Suole

nidar nella cima degli alberi,

&

farcii

nido di

Tordo anmota d lut9


il

to
qnaft tejTutOy& quiu generare, e' parerCy che fia pccoliare fuo difetto la [ordita, l^arra Tlinio , che agrippina moglie di Claudio Imperadore hebbe

un Tordo che

fauellana', ilche

tenuto. Il
nello j

Tordo

freccilo di paffaggio,come la
;

fu per Moflro Hondinejo Stor*

&

la

Merla

di

yerno

[e ne troua copia in
;

Germania
Tajfcr
le

di

State ha uariato colore dintorno al collo

ma

nella fredda flagioi


,

ne l'ha conforme. Volano


lacchie, e i
loy

Tordi fchiere come

Mi*

Talombi.

Ma

lafciati

molti particolari di qucfYcceU


dico, che fra

come non pertinenti al fentimento delClmprefa^

mol

te pitture^per lequaligli Egittij ftgnijcaronoil filcntio, ufxronoil la cui fronde figura la linTerficOy il cui frutto fimiglia il cuorey

&

gua y come

uoleffero direy che

parlare, frutto delClntellettono/ro,

deue hauer la fuafede nel cuorcy

&non nella

lingua.

Ma il Tordo

qui ycome figura di corpo pi nobile del Verfico fatofcelto dall'

^k

pi euidenteper effer tacito &facro al Dio CANO, come migliore ^rpocratey ch'i Greci Sigaliona chiamarono. Ma del S ile nt io detto chi non sa tra le immane cofe niuna cffere pia faluteuoky dcfidera^ LO' bile del Silentio , come non cofa pi brutta QJ- pericolofa della lodando Epaminonda quacit ? Tindaro Lirico tra Greci inimitabile

&

Telano
orecchie

diffcy

che di rado fi farebbe trouato unaltroy b che fapeffe pi

di luiy che di lui

men parlaffe.
ci

yedefty che la Klatura col darci due


,

& una

fola bocca

infegna

che ci conuiene pi l'udire, chel

parlare. Xenocrate comandaua fanciulli pi eh' i Loti atoriyche portaffero le fafcie gli orecchiy perche non haueffero udendo le in-

giurie de pejimi huominiy ributtargliele. Isl/ ridotti 6 comitij frequenti dimandato DemocritOyfe ufaua di tacere h per fcioche':^
'^ay

te

per pouert di parokyrifpofe; il fiocco no pu tacere. Bian Trieneo altreuolte comandato d'^mafide Egittioy che l'ottima pefiima parte gli mandaffe della Vittima
ycleffe di

&la
gli la

Lingua,

^n'^

che gli antichi non fol coflumauano di

mandarbaDito In

ciar giouenetti la bocca;

ma

le
y

orecchie ancora; quafi che haueffero

mofrarfi pi faui per quefie


dice fu

che per quella. Terilche

il

chiamato da loro Salutare.perchc per lui il Silentioycofa mor tali faluberrima.fi denonciajfe. Etlal^lotteapprefo Greci u4)^oVii

fu detta fol perche nel notturno filcntio ciajcuno meglio fi configli. uendo Meffmdro magno in un conflitto pojo in fuga Dario nellin

Ha

ueflgar

&

fpiare in qual paefe


dotte fi fuffe
;

fi //?' egli

riparato non potette

giamai conofcere

fol per lo incorrotto co/lume de Terftyche ne per paura^ne per fperani^t fcopriuano i fecreti maneggi d'i E^ loro giamai. L'antica difciplina di que/ii conferm

&
;
,

il filentio fatto

pena della Vita

& perci
fia

di pi

graue

caftigo
.

pu/iiuaft chi fcopriua

un
cofa

fecreto

che chi diceua una uillania

ne
che

certo s'attende

gran

da colui cui

moledo

il

tacere

pur ageuolifiima

cofa uolle la natura^ che ci fufje.


i

Et certo

(co

me
6^ov

differo

punto

Greci) ucAsv

(TuijS^i

Wi

xya-itiurt^Vycio

niuna cofa

pi utile delsilentio,
,

e^w

y\^<T(Tix

zs:>\\m s o\t'
.

'^'ycxj'tv

cio

la

lingua ha

condotto molti in rouina

Et

quante parole de gli huomini loro fono per lo gargaroT^ tornate^ chi danneggi mortalmente Staterio Bimano j Taufania

&

Lacedemone^ fenon
contro refe
so
,

la sfrenatc^^^^ della lor

Lingua?

Ma

chi alttn'
:

celebre Liona meretrice, quantunque infame


il

&- cau'
Lioiejfa

che appreffo gli stenlefi

(imbolo fio
y

ch'era
il

una

JnT^a lingua, publicamente fujfe propoflo

fenon

perpetuo filen-

tio,ch'ella<ifferu nella congiura contra i Tiranni?

Chi rec la uit

ad Hercole contra Troiani, fenon il Silentio? ond'ancora il "Promontorio Sigeo celebratifiimo Di quell'utile certo confapeuo le Titagora prima ch'infegnajfe i difcepoli fuoi uolea , che difim" limit loro un tempo , che deucffero/iar parafer fauellare
toria
.

&

muti,ilquale chiam %tu.viKv, cio taciturnit ,filentio, continen^a di lingua.


dine
:

Quinci

il

mijerio fuo traffe di fcacciar la


,

^on

non con altro fenfo , fenon perch'i cianciatori amici debbano hauer repulfa. Quel uerfo de Greci
'^\^\
civJ^^cK \'y^c<\t
.

ouero

i finti

affai
i

famofo

cmV

oKi'oc^;

cio

Difcaccia

frappato*

ri di cafa tua

Thilofophia
iSlatura
le
ci

Dimandato uno, che profitto haueffe tratto dalla. parlare. La rifpofe ; cio poffa tempo tacere
i

chi f la lingua co

denti

& con

&

le

labbra

per chi
.

parole irreuocabili non haueffero ad ufcirne ageuolmente

Tlauto Toeta Comico per mofirar, che col Sikntio fi deue prteflar ilSilentio,trou una uoce fen^a uocali di due confonanti, eh'
quefla ST.

^ppio

cieco per
l

hauer diuulgato

il

facrificio d' Merco-

cole tra ferui perdette

lume de gli occhi. Gli antichi Bimanifap-

piendo quanto la Loquacit fuffe d nocumentOtnon uollero mai,che'l

nome

nome proprio
i

delle Citt loro fuffe manifeflo


i

perche conofciutolo
.

nemici haurebbero potuto chiamar fuori

Dei loro tutelari


,

perci (Valerio Sorano uoleniolo prononciare

fthito

ne riporto la
,

pena. Qjieflo quel SilentiOy che preghiamo ne" Sacrifici^

chie-

dendo , che
ero della

ci

debbano fauorir con


,

le

lingue

Quinci

il

Simula-

Dea ^ngerona cornejjempio

dell'antica B^ligione,fufat
ft

to con la bocca ftgillata


alli xxi. di

& legata
Ter
.

alla quale

faceua facrifcio
fi

Decembre
,

la

medeftma cagione in ^tene


fconofciuti dedicato
.

ri-

uerina un altare

ch''era

Dei

Cofi

nome-

r interprete della Ferit uolendo biafimar molto Terfite^ lo chia-

ocu.^t^o'jS
i

cio prodigo di parole.

Terilche

Greci diffcro-,che

tutti

loquaci hanno perforata la punta della lingua.

Quinci

quella forte di cicaloni t^uVovd? XocXe^ ^ov^tcio pi garruli d'una

Tortore. & dijfero niun cianciatore trouarfi,che non fia odiofo

chiamandolo un

bron'i^jle di
,

Dodona

perche iui era formato un

gar-^on di metallo
li.

che aggirato dal uento batteua dodici bron'^ riputato fuio


;

Se un pa7^7^ tace,
.

& qualunque huomo


;

tacey

faputo

Et

uulgatifimo

quel detto di Titagora prudente , f tace.

Ogni huomo

quantunque ignorante

(limato
,

La onde quel
che fuffe

Thilofopho ancor rifpofe certi

che gli chiedeuano alcune cofe feio

creteiio brucerei anco la tonica mia ^s


confapeuole de" fatti miei
.

mi

credefi

Et interrogando un altro un gran Cadagli, alloggiamenti^ rifpo

pitano quando fuffe per

mouert efferato

f; tufolo jorfd farai fordo alfuon delle trombe^ tanta era la religione

allhora del filentio


rifpofe
;

Xenocrate ancor di'mandato perche


fon pentito d'hauer tacciuto
i
:

taceffcy

perche

mai non mi
fi

ma dha
per que
,

uer ragionato
nij

bene, Oueflo Silentio primieramente


;

Lacedetno-

inftgnauano figliuoli
i

per quella cagione


;

le battiture;

Jid tutti

dolori fojferiuano

il

che

fi

comprefe da quel giou.ine


,

che tenendo nafcofia una polpetta inuolata


il

perche non

fi

fcopriffe

furto

fi lafci pit tofio

roder

il

fianco: tanto era pertinace in

Su le porte ancora de' loro Cenacoli haueuano fegnato;Di oyi non riesca parola. Et quelStatouario ftngolareyche uolle formar il Dio del Silentio , gli pofe un capelfofferir il dolore col filentio.

letto in

capo

che altro non fignifica


,

fenon che qualunque cofa

ti

raccomandata in fecreto

ti

debbe

effer ne'

penetrali del cuore ri

pofia; onero che


tura, di tener
il

fi a in

facolt d ciafcmO merce della covtefeVjt/


;

Silentio

ma

non

cofi

eguale fia la licentia in eia,

fcuno di parlare; onero, perche la Garrulit fia uitio feruile


gli ingenui foto s appartenga
il

<&

Decoro del

Silentio.

Da

quefla in-

fermit fon mafiime trauagliati gli adulatori ji MaleuoU-, &'le

Femine
in tutti

Onde uenne quei Motto


i

di Tlauto, che

nonfiritrouhmai

fccoli

femina muta

del cui feffo ( eccettuando le rare


il
,

tialorofe

Donne)

proprio difetto

fare fchiamaT^T^y

cafe di cianciume,

&

&

empirle
,

di cicalecci

Tslfun curiofo fi troua


^

che lo-

quace non fta. Et

prouerbio tra Greci di coloro


il

eh'

tempo tac'
uijo.

dono. AuKc?

Vj&Af^^t zs^oVfi'orj cio

Lupo

mha

prima

&

queflo.chel Dio del Silentio ,ch'e tutf occhi, (& tutt' orecchi coi
talloni di lana, con
ufan'^a Laconica era
eie d'animale
le

labbra ri/rette
cuoio di

col capelletto in capo alla


coperto', percljf que/ia fpeil
,

un

Lupo

non fuolegran pena trarre

fato, non che urlare^

far alcun firepito in fegno

d allegrcT^i^
odono
,

come fan

l'altre fere,
i

quando ha fatto preda


ti

La Volpe non
,

garrifce; perche

pruden-

C^
;

ucrfuti

huomini

fa

& fopr tutta attendono


.

rifguardano,

& fpiano

ben ogni co-

che non efca loro di bocca parola,

(concia 6 fuori dipropofito

^n'^i fogliono dire ;


.

qualche cofa miglior chl tacere


tio gli antichi folcano

taci

parla d
del Silen-

queflo
(

Dio ottimo

ragioneuolmente
,

come ho
i

crifcare ff^ccelletto,ch'i Greci kik\iv

&

dian'^i detto) fa-

noi Tordo

dimandiamo.

"^

certo

nel Sacrifcio tremendo dell'altare


,

Sacerdoti noflri
Silentio.

ofjruano cofa pia ftueramentc

chel diuoto

& fanto

Ma

con qual altro fegno s'argoifce

la

marauiglia della Gloria di Dio^

conqualpi chiaro tejimonio dimosriamonoi


la cui bocca

l'infinita bont fuay che in adorarlo con profondo Silentio^ Queflo quel Slentio,nel'
,

dop

che gli Etnici gli hebbero facrificato

,fii

po/a

quella pietra di colore negrifima, che Ofsidiano porto dalf Etiopia } la cui uirt per confnj d'i tutti i Magi di render gli huomini

mutoli, <& come fuffero fen^a lingua

Quefo quel Silentio, dicoy

non

della

Marauiglia fgUuolo, cagione cn fbuomo philofopbaffe;


la

ma quello, che partor

Fede,del quale intende

& promette ^ rl'

CAN

o con

quella bellifima Imprefa fta nell"


d'cffere coflantifimo ojj'eruatore
.

demia no/ira

ce vita ^ca^' queflo dcgno^

21
Slento ci tira la Trudentia col legame conte/io

dd

timncro del-

k
ro

l^irtujequalifiahbraccianinfiemei

&

s intrecciano

come

s'ita
lo-

plicanu le ,Anclla in una catena nel giitflo Sregolato ordine


.

Et perche tante laudi C^ maggiori acquifa chi bene


i

6""

pru

dcntcmeme sa {piegar

concetti

quante chi sa tacere opportuna


di qucfa lodciwl' Impreja,
;

mente^ho da ricordare, come l autore


perfona di uaria dottrina
,

&
,

di bellifimo ingegno dotata

orna
c>"

mento non
Ferrava
,

fol di Fioren-^a

nellaquale

Cittadin

nacque

di

doue gi gran tempo habitaima etiandio di tutta Italia^


hora mofirar aU'^cademia no/ira
,
,

ha

uoliito

che non sa
il

men con

Silentio ojferuare le cofe

che d'occultar' intende

nofiro collcgiot

che acconciamente C^ con ogni ornamento & copia parlare di qual


fi

uoglia materia

commune a
quando con

lui propofta
la

Ter cloche

in tante

&
la

s uarie occafioni

penna

quando con

la noce oran

do qucfio nobiC

hiomo ,h

[coperto

i t efori

deW eloquenT^i

fual

mafiime nella
Greca

no/ira ben eulta lingua uolgarejaquale


di

homai con

c> Latina pub gir uan':^arle Le fue faconde


.

pari non fal

ma
,

di

gran lunga a

&

gratiofe lettere
,

le ricche

& graui
,

crationi con

puro candore di lingua

con tanta maef


bel

con

tanta dottrinai con tanto ieruOy' con

fi

f or

di concetti

com

pofle fono chiarifiimi tefiimonij deliexccllen'^ fua.

^n'T^i quan-

tunque uolte confider

il

ualor di quefto nofiro ^cadernico homai


y

iniiecchiato nell'arte del dire

panni y che
,

fia quell Hercole


i

pun-

to

che

apprcffo Luciano
y

fi

legge

che

Celti tennero per tipo

delt Eloquen'^a

formandolo con molte catene dalla fua bocca pen^ denti y con tequali fia gran frequen-:^ dlmomini per gli or e e chi ley

gati, T^iuno
voi tutti con

che legga fOratione

che ci mandoy quando fu da


,

fummo
,

applaufo nel numero nofiro riceuuto


fi

che non

ueggia

fi

fiera

&

copioft Inucttiua contra lOtio


fi

che maggio-

re afpettare da qual

uoglia perfetto dicitor non

potrebbe
nofra

Et quella fece
rnune ad altri

affine

che come con la

prima Imprefa
per
effirfi

del

focile percotente la pietra (laquale poi


-

ritrouata

comdal

hahbiamo

nella prcfcnte con miglior confglio can


i

giato) intendemmo
tutto tampifiimo

di moflrar Cafiiduo effcrctio nofiro


fi

cofi

Otio capital fuo nemico in tutto

allontanafiimo

Ora perche
,

campo

delle fue lodi correr

non poffo
'

conofcen2.

do, ch' fi lunga fpato non haflerehbe

lena dello flile mo

',

fola

auiferyche non hauenio Sonetti y


tendo

Cannoni, b fue Stan':^Tne UO'


,

lungo

pone in qiiejlo luogo Egloghe , Comedie od altro fimilc Toema (che pur quelli di pafati uidi un Egloga fua, det

ta la Vajo ella, tutta leggiadray' di mille bei fi&ri ornata) non

per mi
di lui
y

paruto di tralafciur
d quel

il

ricordo, che ohligato fono a fare


,

come

Gentilhuomo
,

che non fol della

noHra
,

ma

di tutte l'altre

^cademie
da

nellequali b po/lo l'opera fua


,

femprc

s moflrato

uerifimo

<& fingolar ornameuto


,

con fperan"^ poi

di ottenere

lui in quelle opere

che in fciolto par,

lare dal corpo nofro

ufciranno

qualche

[u [acondifilma y dot tifilm a, Qrfoa.


uijima profa^

15

p^o
,

A o

fol

noflhno

ma
.

u-

ghifimo

t!^

odoratifsimo Fiore

'^afce,

(come ogniuno sa) da uirgulti fpinofi


che [eco germogliauo
.

Di

cui non per


^

altro differo alcuni Thilofophi


f
fi a

che le co,

hanno profondamente inue^igato


conftcrata a

che

V enere ^fenon
-,

perche dal-

la influen-^a della fua Stella rceue l'odo'

re el color fuo foura tutti gli altri foauifimo

& gjocondlfimo
if.

La

onde non fen'^ miferio Virgilio fnge


con la bocca rofata
,

che la bella

Dina par
delfE-

laffe

come quando

di lei dice nel


;

neide nel ragionamento

che fece col figliuolo

Dcxtraq; prehenfum
Continuit
,

rofcoq; haec infuper addidt ore.

Et altroue nel primo.


Dixity &- auertens rofea cerulee
rofato alla bella
refulfit
;

Effendo'l color
fl

Venere conueneuole
nelle

& proprio^ non


Ter
;

ne labri;

ma

nel collo

<&

guancie ,

Quinci nacque prouerbio , che


cofe
.

quantunque uolte uno parlaua di


amabilifiimeifi dicea parlar
l\gfe

altrui giocondifiime
l

odore

& per
il

&
-

lo colore,

mafime purpureo facra Venere


noleggiando
i

ne altronde deriuarono fa
colore.,

Toeti quel fuo uiuacifsimo

che dal

fmgue

fuo:

quando

ella
,

correndo a difendere dal gelofb Marte

belifiimo

fuo ^done

inciamp

co'

pie nudi in

un

Tf^faio

dalle cui (pine

punta ne
tio fi

tinfe le
,

^ofey che prima erano candide. In

^cnlleTaloF^

fa ricordo

come Sapho Toeteffa Greca


Se

in

una Ode fua


crear'

d in cotal maniera la I\ofa;


fopra
i

Giov e
il

uoleffe

un

fori

la l\gfa tra loro ottenerebbe


,

I\egno
,

Terche
d'i

ella

uagbe^'^a delle piante

ornamento

della terra

occhio

fori.

purpura de prati
della giouent
y

fregio de colli
delle

pompa

de giardini

& uenuj
delle
,

gemma

menfe;

ella [pira

Ha tenere , amica
la

Mufe , morbida

nelle

ornare y Conci rondi , uaga nel f


,

chioma
fi

delle fue foglie

gareggia con l'aurora


y

phiro,
preffo

gode della rugiada

&
fi
;

ride con

Ze-

riparo di molte infermit.

^p

^nacreonte Urico Greco


latinamente tradotto

legge queflo hellifiimo

Epigram

ma

cofi

I{ofam

^moribus dicatam

Sociemus ad
Folif's

Lymm

F^fkm decoram

Capiti reuincientes ;
Caliccs iocemur inter
.

B^fa honor, B^fa cura


,

deciiscj;

fiorumi
;

amorq; ueris

B^a

ccelitum uoluptas

Byofeis

puer cytheres
corollis

Caput implicai

Charitum choros frequentans ,

^gedum ergo me corona^ Tater LyMy templis


Modulans
Byofeis
y

'

tuis ut ad/lem

comasq'y fertis

B^dimitus y atq; pulchra

Comitante
Choreas

me

puella

&
i

ipfe

ducam .

Belli/Simo

certo

&

u-

risftmo fmulacro habbiamo della Fita noflra nella J^sa ; conciofiache in quanto odorata , ^ uagamente colorita , uiuamente ci

rapprejenti

fuggitiui no/iri diletti

&

in quanto dalli fpinofi

Jmeraldi fuoi circondata


leflie

ci ricordi gli affanni y le noiey


i

&
lei fi
il

le

mO'
con -

pungentifiime della breue no/ira Vita


y

come prouiamo ogni


.

giorno

che l'ejremo del B^fo affagliel Tianto


:

In

fider la breuifiima ulta [u

laquale per non pajfar


,

termi'

ne d'un giorno
nifce
y

fimile alla noflra


y

che in una giornata for-

fecondo quel detto

Tota vita
,

dies vnvs.
quella

il

che ci

efprefie

pur
;

il

Mantouano Homero

in

diuina Elega

della

Bofa

perche dopo thauerci dipinta dinan':;i a gli Occhi

con excdlentijiimo artefcio la pompa, delle hellcT^^ fue


miferatone poi ci

com

moue con

la fragilit

&

breuit della uitafuay

dicendo

;
,

Mirabar celercm fugitiua citate rapinarti f dum nafimtnr y confenuijje J^gfas,

&

altrouc',
,

Qum
Quas
Et inaer

longa una dies^xtas


puhefccntes
,

tm longa V^farmn
.

im6la
fi

fenecla prcmit

come non

conofce fiore fra tanti-, che dalla

'<^atu -

ra prodotti fono graditi alt odorato

&

alla itifla no/ira^ che auan-^it


;

od agguaglila B^fa
cioche
ch'
fi

coft

niun altro, ychecofi mifleriofo fia

per-

come non posfiamo godere di queja momentanea Vita, guifa di fiore [puntar ueggiamo , macerarfiy & fuggirft a
:

guifa d'ombra
[eco

ne

mai fermarfi
infinite noie
,

in

un medeftmo

non prouiamo
,

cure,

& &

flato

f infieme

trauagli; coft non


,

f pu

coglier la T{ofa

che la
vi)-

mano
fi

tra le fpine
.

che le fan fiepe intor-

no, non

fi

punga

offenda
,

Trima
;

che giunga la B^fa al col,

mo

della fua perfettione

uede rinchiufa

& come tiranneggiaFita humana pri-

ta da ramofcelli frondofi <& pungenti

coft la

ma
no

che perfettione riceua

quante perturbationi (q

Di o immorGiacinto

tale) quante molefie, quante cure,

<& quante
il

angofcie la infidia-

& combattono^

La Fiola,il Giglio,

"^arciffo, eH

fin ancor efi i poco dureuoli fiori, come la I{pfa;ma effa quanto fa pi bella mojha di loro , gareggiando con Caurora in modo nel
lo [piegar

de uiui rubini fuoi fuor della buccia


colore all'aurora
,

che lafcia dubbio,


;

sella d

il

C aurora lei

tanto pia ci tila ueg-

ra

&

lega

maggior confideratione

&

piet:

quando poi

giamo inuecchiata nelCoccafo del Sole languire , fracida perdere le poco dianzi ammirate ricchex^e fue ^ppreffo per lei
,

&

non

foto ci fi

propone tutta la uita nofra


ci

ma

nellhora,che
il

all'"

^Iha u

fcoprendo l'occulto fuo teforo,

moflra

fiore della gio-

uane-^^a nofra fugace, per effer noi ftmili in quella prima tenera
etate alla B^fa nafcente
fuo
.

&

intatta

nella puritate

<&
,

nel color
rafiorni'

Onde l'^riofio

imitando leggiadramente Catullo


,

glia la Ferginella alla B$fa

quando dice nel primo Canto del

juo maggior Toema;

La Verginella

fimile la P^fa

Chen

15
Chen helgardn su la natuaffma^ Mentre fola &ficuraft ripofa y
l^e Gregge^ ne Tajorj le auicina,
L'^Aurafoaue
L'acqua,
e la terra
.

& l'alba rugiadofa

alfuofamr s inchina . Cioueni uaghi^ e Donne innamorate ornano hauerne efeni e tempie ornate . Hora hauendola ufata per Imprefa il C h i v s o
fpunta con
lo

nel grado

ch'ella

[puntar del Sole

dal cui calore prende l'informati"

u Fertili tutta odorata ^rugiadofa

,&

ridente, col Motto,

F^ a.
;

DiES APERiT,
[enfi,

prefo

pur da

la

virgiliana Elegia; Tra molti


il

che

mi fouengono per o

interpretatione fua, uno


il

principale

che hauendofi prejo que/lo honoratsfimo Spirito

cognome di

Chi

s
,

per alluder quello


ft

dell'

^cademia;
il

egli uoglia in-

tender

che

come un d

baja

ad

aprir'

gratiofo inuogiio del-

laB^o

s A,

cheguifa

d'ohelifcOifi (l attorniato dal calice fuoicofi


,

un D
firarin

folo bafieuole
effetto
,

prefentandogllft occaftone degna

di

ma -

quanto

fia defiderojo di
fi

perfettamente operare in
.

tutto quello

ch' prode Caualiere

conuiene

Et come un D
,

fcopre la qualit
fta
;

dell'amico, ci ualor dell'Huomo

qual egli

ft

coft in

quefla Imprefa accenna, che

un D

fta

per ifcoprir al

Mon-

le fr-:(e fue , quanto fia infiammato dell'amor della come tuttauia ne u porgendo euidentisftmi fegni. Vero virt : , che penfar fi potrebbe ancora ,che hauendo egli ritenuto chiufo

do , fecondo

&

celato per molti

^nni

qualche alto fuo

difegno

&

penfiero,

che un Dipoi

fu per

manifefiarlo opportunamente in opera non


.

fen'^ grandisfimo honore del nome fuo


irebbe effer da lui prefu la

Ma
',

uogliamo anco^
,

ra difcorrendo paffar ad altri occulti fenfi

dico

che forf

i^o
,

s a;

perche fignificando quella fecon,

do

Magi

Indiani

Gratta

Fauore,Eelle'^7^a

& Venuf ( oni

de quaihora uokuano conciliarfi gli animi de Vrencipi , foleuano


ungerfi la faccia con un certo lor facro oglio Bufato
r

come nome-

racccoma ancora dVliffe isbattuto dal 7iare,C^ tutto fquaL lido unto da Tallade, perche pi uenerabile,& degno compariffe;

&

del

Cadauero d'Hettore gettato a Cani unto con non rimaneffe )

effo

da

Ve

nerCi perche da loro offefo

cofi uoglia mofirar al'

trul

ch'egli uiue

con

fommo intendimento
i

d'ejfer

gratiofo

& fa-

uorito apprejj di tutti

buoni ^

fi

come per opra

di f^cner e ancoy

ra comparite Enea gratiofo nel Tempio in


di lui yergilioj nel uj. dell'Eneade
B^fiitit
;

Cartagine

come dice

^eneasy claraq; in

luce refulfit
;

Osy bumerosq; Beo fimilis

namj;

ipfa

decoram
^

Cefariem nato Genitrix, lumenij; iuuent^

Turpureumy <& Utos ocuiis


J^e lontano (limo
ciofia che
tefe,
fi a

afflarat bonores

l'effetto

dal fuo difegnoy

&
Ts^e

deftderio

cori"

nepipulitOynepi leggiadro della perfona, ne pia cor'


lui.

ne pia amabile Canaliere conofca di

farebbe da ri'

cujar qualche fentimcnto amoroj; effendo pur in etgioueniley e tut' to inchinato riuerir amar le belle i&ualorofe Donne; ' che

&

perci habbia uoluto dire


tia
fi

che un Di fpera d'ottener quanta gra-

pu
y

riceuer da belliffma
la uia.

Donna , doue
,

fin

chiufa

& impedita

qui gli fia fiata,

Ouero

eh' effendo chiufo

&

legato in
e fciol-

amorofa prigione ,fperi un D d'aprirla, <& ufcirne Ubero


to.

Tuo ancho

dinotare , che

fi

come un

fol

fupremo bene , bench


pi d^appre'^are
,

fia breue per fenteni^a

d'^iriflotele affai

che

molti beni leggieri

quantunque
f

dureuoli', cofi
;

pur
,

ch'egli confefi fujfe ;

gufca alcun gran bene

alquale afpira

per breue

cVegli

nondimeno

fi

riputerebbe beato ad imitat ione del Tetrarcdy ilquale


nella fua

bramando

piet

Laura

ft

credeua in un fai giorno


di molti

in una fola notte di poter rijlorare Li perdita

^nni >

quando dice',
-

Fede/fio in

lei piety ch'in

un fol giorno
e inan-T^i

Tuo

rifiorar molti

^nni;

l'alba
.

Tommi arricchir dal tramontar del Sole


I^el quale luogo imit Tropertioy che dice

l<lp6ie una quiuis uel Deus cffcpotefi. Hor ricordandomi deW^ finoTlatonico d'^puleo y che non racqufi mai llmmana forma , fin che dal Sacerdote con diuine parole mondato efpiato nonmangi una ghirlanda di frefchijfime Bq-

&

intendo folto queflo uelame un recondito fenfo; eh'effendo


s

la

i^o

indicio di

Trimauera

e del
il

ringiouanir dell'anno

&

simbolo di Qratia,

& d'amore;

Chi vs o

nojro u^cademico;

1(J/
lafcate molte imperfettioni
,

che dalle fufce recar faole

thumam
,

fpecie yhabba uoluto dire

che fia tofio per rinouellarfi


,

& per &

giugner ihiimana perfettione


fetto
,

liberandofi d'ogni difordimto af;

il

che

s' uiflo

in pochi anni nelle attioni fuc


, come fuoco

cU effendo

fiato nella fua faHciuUefca et

& riformato
,

fopito

hot a fuegliato

intende di

tia

nella luce de gli

muercy^^ fiorire con ogni amor' gr* Huomini guifa di mattutina J^osa. Moltt
(

altre hellifime confiderationi

potrebbero trarne miflicamentc

dalle ejjentiali parti di quefto delitioftfJimo Fiore;

come

glie, dalle granella gialle , dall' ombilico

bo;

dalle
,

prime

& dal feconde qualit fue, & &


,

dalle fo-

picciuolo

dalla

gamcommune conpi pro

fcren"^

che hai fucco fuo con uarij medicamenti faluteuoli alla


;

humana
lo
;

P'ifa

ma
;

haflimi hauer

pi communi

anT^i i

pri) fenfi fpiegato

non lafciando di aggiungenti ancor queflo fa che psr ejfcr la ^josa indicio di tranquilla Menta come
a conuiti apprejfo gli antichi dimojra
i

l'ufo d! inghirlandarfene

r autore
J;

di quefta Imprefa lungo

& per confcguente


,

tempo fiato molefiato &oppref


;

in tri/ii penfieri uiffo


il

hora potria fignifi'


,

care

che giunto homai fia

tempo

nelquale liberatofene

de con uguale

quieto,

& tranquillo animo


G

inten-

di ripofarfi.

^
In
Sii'l

E
m^ofTerfc

negro manto Amor Donna


vago Aprii
dal petto

de* miei giouenili

Anni>

Onde
Et

mio

terreni inganni.

Et voglie ftorte allhor tutte difperfe;


vidi quel
5

che forf

altri

non

fcerfe.

Come gloria s*acquifti ne gli affanni; Come per gir* D o fpieghinfi vanni,
i

Che'l Ciel tutte fue doti in

lei

cofperfe

Et come Pender

vero honor
fenili in

fomma

bellezza.

non canuto pelo

Sian giunt'in lei, eh ogni vii cofa fprezza; In fbmma nel felice fuo bel velo.

Che

qua gi brama, & apprezza Fuor c'honeftatejio vidi aperto il Cielo.


null'altro

Se COL

felice, che del

gran Monarca

Solo effempio in

cortei fcorgi verace.

Et da cui impari , come l'Alma pace Habbia co* fenfi, & come al Ciel fi uarca;
Specchiati in lei, che va difciolta
,

e fcarca

D'ogni

vii

pefo, cui quefta difpiace

Vita mortai, fenon quanto

Dio

piace,

Perch' di Senno pi, che d'Anni carca

E renate

il

gran defio, ch'efla voi torni.

Cittadine del Cielo

Alme

beate:

A voi lieue

vtil ,

noi graue danno;


;

Ma che tardi venir la su pregate

Per che fenza lei colmo d'affanno Vedremmo*] Mondo, & farfi Notti i Giorni.

D E L

S O.

tf

Come
E

potr allentar l'ardente foco,

fciorre'l
i

nodo, con che


prefo3&
arfi

Amor
e'I

mi

{Irinfc)

Quando
Ond'io

begli occhi aperfe,

crine auinfe;

fui

poco poco?

C ome

hauer potr mai tempo, ne loco, Perch'io del career' efca,che mi cinfe?

E fucila il Dardo, ch'ei


Si, che

mi

vai

mi fpinfe ogni rimedio poco?


nel cor

C ome l'acerba guerra in


Potr cangiar
Per due luci
la

dolce pace

,& mia morte in vita al mio mal prefte, & accorte?

Qual Di

(Laffo) f tanto

mi porger (chiedendo) aita, mi diletta & piace

Fima,Laccio,Prigion,Stral,Guerra,& Morte ?

Qj E L
Non

vino Sole, in cui gamai fermarfc pu vifta mortai : tanto ha fplendore;


arde
il

Onde in fiamma amorofa


Cinto

mio core.

Come fett'Anni adietro, &


Leggiadramente in
fi

alfe,

& arie;

di raggi mezo'l d m'apparfe

nouo colore;

Che

voleua importar fpeme,


io noi vidi

& timore,

Qual

vnqua

in tal guif farf;

Quafi volefle

dir; fredda paura.


l'alta

Che

s'ammorzi talhor

mia fpeme

L'Alma m'ingombra con dogliof cura: E t allhor io ; perche tuo valor reme ? Dico; non fai, che'l Sol per fua natura
Ogn'altra luce da f fcaccia ,

& preme

1{

Qj ANDO
Da

il

mio

fero , o'I

mio benigno Fato


frale.
l'ale

CondufTe innanzi voi queft'Alma

Onde hebbi
quel di

poi per inalzarmi

prima via pi degno flato;

Ben mi

Scudo armato: Ma incontra Amor nulla forte arma vale: Ma del Dardo ,& del Laccio non mi cale. Poi che fi dolce fui punto ,& legato; Facilmente il venen di due begli Occhi, Ne* quali Amor l'alte fueinfegne fpiega,
trouai di faldo

In verde et par, che nel cor trabocchi.

en torto giouinetta

Alma

fi

lega,

Ch'Aura foaue,che fpirando tocchi Tenera pianta, ouunque voi, la piega.

Per campagne^ perColl5& Scluce


Cacciando vjfi come voi mia
Stella,

Stagni

Vna

Fera crudel, leggiadra,


il

& bella,
il

Od
Et
Se Et

arda

Cielo , Nebbia

Mondo

bagni;

perche fempre io mi
preiTo di f

diftrugga,& lagni.
fnella.

m'ode; io fento, ch'ella


parte, piagni.

Fugge lungi da me veloce, e


lafia

fcritto,ondc

fi

Pur m'

di tanto

Amor
,

cortefe,& largo.

Che

trono
di

fi-efche le

bell'orme impreffe,

Ouunque

io corro

de' fuoi fanti piedi,

P rendon

me

piet l'herbette iftefie

Fatte verdi da lor, ch'in nano fpargo

Lagrime tante ;& par mi dican,riedi.

DELCHTp^SO.
La Sera
odiare ,& defiar l'Aurora
trifti

28

Soglion queft'inquict3&

Amanti

Portami il Giorno ogni hora & doglie, & piati; E' la Notte per me pi felice hora ; Perche'lmio Sol, non d'altro tempo jallhora
M'appare in
fi

pietofi

alti

fembianti.

Che s'acqueta il mio cor ne' fofpir tanti Che per lui trahe vegghiando adhorajadhora.

Amor,

mia Stella ringratio Che tempri almeno alcuna volta il duolo, E'I pianto mio ,di che mai non fon fatio. Qu^efto conforto Amor mi porge folo Con le fue man nel mio non degno ftratio; Poi che mi trafTcal fuofpietato Stuolo

Fortuna,

&

Qj E L

vino Sole, in cui mi fpecchio


la

&

tergo.

Senza abbagliar

mia

virt vifiua.

Quando

lui piace, f di f
il

mi

priua.

Et mi riuolge difdegnofo Allhor pianti, & fofpir tutti

tergo;

al

Ciel ergo.

Che mor

la fpeme, e'I rio timor s'auiua; Et bench giunto di mia gioia riua

Non mi
Che
Indi ver

so dipartir dal dolce albergo;

talhor parmi, ch'un ardente raggio

me

dolce efca sfauillando.


l'alta

Et miri con piet


A'

mia doglia.

Coi credendo, che fottrarmi voglia

tempo confumando In dubbia Fede,hoi: mi folleuojhor caggio.


l'afpro affanno,
il

Il

Da Gli

odorati , ampi, fuperbi feggi

L'horrendo MoftrOjChe tua feQ adhugge> FI Tanto Ouile poco poco fugge.
Scaccia

fommo

Paftor, fpegnij correggi;

Che

in tuo aiuto faran tuoi fidi greggi,

Ecco'l fiero Leon, che ardente rugge.

Ecco

l'Aquila,

e'I

Gallo, che

fi

ftrugge,

Contra'l nemico tuo di Giano

Ch'a l'imprefa douuta ancor vaneggi il tempio


l'infallibil

Apri fecur per

detto,

Che'l facro legno mai non

Et leuando

di fede
al

fi fommerga; homai quefto empio,

Racquifta

tuo fattor l'humil fuo tetto


crudeltate alberga.

Oue hor fuperbia,&

In parte giunto, oue Donna m'apparfe Pi che mai vaga,& pi leggiadre, e snelle. Sue dolci membra, & fiammeggiarle Stelle;

Ma
E

de' lor raggi

me

ritrofe,e fcarfe;

Merauiglia mi ftrinfe,come fparfe


fpente

Axmo

fi

tofto hauefie quelle

Gi fi ardenti ver me chiare fiammelle. Nel cor di lei, che fouente alfe,& arfe. Qual Fato borami toglie la fperanza

Di ricourar mio loco in quel bel petto, One dolce ricetto hauea fi fpeflb? Hor ben m'accorgo, che non mio difetto
Indi fcacciommi;

ma

l'antica vfanza

Di Fortuna,d*AMORi:,&

di quel SefTo.

Ne

la

DELCHJySO.
NE
LA

1$

flagion,
la

Verfo

che pi l'Alma s'eftollc via, che la conduce al Cielo,

Quafi difciolta dal terreflre velo;


Quella, chen forte

Amor

predar mi volle,

M'apparue pie d'vn Lauro, fopra vn Colle; Et diiTe; vn caldo ,& amorofo Zelo altre cofe celo Per te mi flrugge . Nel cor, che dirle honefa fama tolie.

&

Et

del

non poter

ftar

meco

fi

dolfe;

Perche ad

Amore
o,che'n

inuidiofo parue,

A f chiamarla ,onde repente fparue.


Ahi crudo Di
fi

mentite larue

Me la moftrjperche quelle non volfe. Non elfer finter perche! fonno fciolfe?

Felice

giorno , in cui tutte dilperfc Pur l'empie, ingiufte voglie 5e'l rio fofpetto
delicato petto,

Nel disdegnofo,&
Ch'

De

la

Occhi pietofi in me conuerfe mia Donna, e in vn tempo m'offerfe


gli

Amor
man

La

fua

bianca pi ch'auorio fchietto;


cor quel dolce effetto

Ma la

vifta, ne'l

Per fubta allegrezza non fofferfe; he IVn dal non fperato bene aggiunto.
L'altra abbagliata dal tcrreftre Sole,

Volfcrmi altroue timorofo

il

piede:

Ben ne

la fronte

mia vide
,

ella

punto.

Che

fpeifo

A m or &
l'altro

riuerenza fuole

Far l'vn de

ferma, & chiara fede.

Vn

tempo Amor, con dolce5& felice Aura, Per vn tranquillo Mar, fuor de gli Scogli Guid quefto mio incauto, & fragil Legno, Et hebbi alltor, quai non fur mai nel Cielo

Due

fi

fide ,per fcorta, ardenti Stelle,

Ch'io non curaua d'arriuare

in

Porto.

Nulla poco prczzaua allhora il Porto, Ma da quella foaue , & gentil'Aura Ferito gli Occhi, non temendo Stelle Crude, ne venti tempeftofi, Scogli, Credendo fempre far fereno il Cielo,

Abbandonai lunge

dal lito

il

Legno

Non

fck)lfe

mai

bel viaggio

Legno

Felicemente altro Nocchier dal Porto, Cornei mio m o r , ne con piti chiaro Ciclo;
Si queta,

A & grata

era ver

me

quell'Aura,

Si m'eran lunge horribil' Si deiauan lo

onde, e Scogli

mio ben

le Stelle.

Ma

(lafTo) in

vn momento
il
,

fiere Stelle

Surfero armate contra

debil

Legno;
in Porto,

Et Chiufe ogni via

lo ferr fra duri di

e fpesfi Scogli

mai giunger'
il

Vn'afpro Vento in cui cangiosfi l'Aura;

Et nebbia ofcura ricoperfe

Cielo
Cielo,

Che'n contra

Amor,&

gli Elementije'l

Neflbn' ha forza, ne girar di Stelle,

Dunque

di remi, d configlio,

&

d'aura

DELCHirSO.
Priuo
fi

50^

ftaua

combattendo
ritirarfi al

il

Legno i

Tentando pur 5 f

Porto

Potea fecuro fuor

di quelli Scogli

Ma non Ne per

fi

sgoment giamai
veder
cofi turbato

de' Scogli,
il

Ciclo

Si difper di giunger faluo in porto:

Ondejcome non so, tornar le Stelle Amiche dileguandofi dal Legno


5

Il

Vento acerbo volto

in benign' Aura.

Sento l'Aura feconda ,& fuor


Il

de' Scogli
il

Legno fcorg0 5& fenza Nube

Cielo,

Et per due Stelle ancor' attendo

il

Porto.

CH

m'affida di
parli
il
5

Cel

& m'asficura
vocc,'n carte a

Ch'io

fcriua, in viua

Se
A'

toglie

vanto colei jch'arfe Marte,

LAVRAj Bice,
forze,

&me l'Alma fura ?


eftrema cura
gli

Et

f lor

& ogni

Gli Angeli,

il

Cielo,

Elementi, & l'Arte

Pofer,per adornare parte parte

Quefta mia viua, angelica figura? Non la mia penna,- ma chi Sorga ,& Arno

De

l'alma fronde orn


fi

jfi

fiancherebbe

hebbe il corfo; Lo Spirto n, che poi che dolce bebbe De begli Occhi il venen,s'adopra indarno Per ritenerlo ogni polfente morfo
Ch'ai bel fentier
felice

K
Se'l valor di

Tomi

RI e di

Camilla
egregi
,

Et

d'altre

molte gli

alti fatti

Hebber nel mondo fi famofi fregi, C'hoggiillornome ancorluccesfauilla; Qua' fiandiquefta di o diletta ancilla.

Ma rgherita
Che
lieta fiede
al

Real

le lodi e

pregi

tra Duci & Regi Belga fedel pace tranquilla? Quelle accefe di van di fama zelo

hora

Data

Pronte s'armaro torta

&

crudel guerra

Et quefta per Quinci s'impara, come uera


i

e s v'

ftringe la fpada
in terra

Gloria s'acquifl:i;&

come

poi del Cielo

Aperta posfi ritrouar

la ftrada.

Qj EL

chiaro ,& viuo lume, che fembfante


dal

Non hebbe

Mar

d'Auftro al noftro Polo

ccrba morte ha fpento,

&

porto in duolo

Brescia, che
Hora, fprezzando
Verfo l'eterno,

fparge in van lachrime tante


il

cieco Vulgo errante


il

Queft' Anima gentile ha prefo

volo

& gloriofo fluolo. Simile lei de l'Alme elette, & fante.


Dunque perche debbiamo ogn hor
lagnarT,

Che

fi

tofto lafTatohabbia qui in terra


il

Squarciato

frale,

&

corrottibil velo;

Se vmti i fieri fuoi nemici, & fparfi Torna da rarpra,^ perigliofi guerra
Vittoriofa la fua patria in Cielo $

DELCHirSO.
HoRRiui
Monti

51

Bofchii&

rapidi Torrenti,

afpri

&

nudi jofcure Valli

&

fole,

Gunon

Ma

fol vi
il

maijne fere il Sole; giran Nebbie 5 0rfi,& Serpenti;


fcalda

S'vdifte

fuon di que'foaui accenti. Et de le dolci , angeliche parole, Che nel Tuo Giro il Cielo arredar fole. Et nel lor maggior corfo i Fiumi,e i Venti;

Perderebbe PattolOj&manfueta Saria ogni Fera 5 & priue di Veneno

Le

Serpi, e

Monti adorni,
fi

& l'Aria
al

pura;

Ma

l'Aura, ond'ei

forma, entro

mio fcno

Spira,

&

quindi difcacciaogni vii cura;

Ei

miei caldi defir tempra ,

&

acqueta

Se DA'legami,ond'iomi trouo cinto. Scioglier potesfi quefti membri miei; Ratto con nodo ardente elTer vorrei

Con voi, piche'lSol chiari, OccvLTi,auintO; Con la cui fcorta,me medefmo vinto.
Meglio, che dou'io fono,fpererei
Sceuro dagli Anni breui, acerbi, acrei; Viuer quand'altricrederammi eftinto.

pur
11

s'al

voflro valor, quel che foftiene

Le cofe

mifte per cagion feconda,

noftro agguaglia,
del

&

lui,com', mantiene;

Brescia

nome

fuo tofto haur piene

Le parti d'Auftro,& l'Iperborea fponda; Onde punta far d'Inuidia Atene.

1^

Af

VfD

I, ch'io

fon, Signor giiili:0j& fourano,

Nel

calle luilnghier; ch'in parte


il

adduce,

One

lume diuin giamai non luce


l

De la tua gratiajOnd'io fon lontano. Deh volgi il mio pcnfer fallace, e'nfano

la ftrada, ch'ai

Cicl dritto conduce;

Et non laffarjTpcnta per me tua luce; Ch'io caggia al crudo mio auuerfirio in mano De gli empi viti] homai rendimi fcarco. Acci che dopo il viuerjche m'auanza.
Ir pofTa leue al

duro vltimo varco;

Che

per quefla terrena ofcura fanza

M'acorgo benjch' morte eterna varco, S'in te fol non ripongo mia fperanza.

Q^' ELL'honefto defOjChVn tempo in forf Tenne mia vita5& la mia mente altera Frafperanza,& timor quafi giunt'era, Al verde 5 & l'hore mie(dicea)fon corfe; Quand'A m o r che di ci ratto s'accorfe, Non volendomi ancor dalla fua fchiera
,

Laffar partir jperche

non caggia, & pera.


lieto

La

fua candida

man

mi porfe;
Stelle

Et poi ne
:

le fue chiare

,& fide

Legger mi parue; che tuo valor manca? Vedi per te mi ftruggo poco poco
All'hor l'Alma fuegliosfi
afflitta e

ftanca

Quafi da vn lungo fonno;& le facelle

Spente raccefe de l'antico foco.

La

ad ve Ajmortalagrauofa falma

Talhor mi tienjche l'Ali al Cicl non fpicghi, Tal ch' Dio ancor mi ricongiungajSc leghi. Et dell'eterna goda inuitta palma:

Per

del Ciel Regina, vnca,


la tua gratia

&

alma.

Che
Di
I

mondo

cor non nieghi,


pentita

Prendi hor

gli afFettuofi5& caldi prieghi

quefta in error vilTa,

&

Alma.

miei fenfi terreni

&

imperfetti,

Ond'ella al ben oprar vaneggia,

& erra.
:

Frena sjch'

l'vfcir fia

de

gli Eletti

C he vedi

ben, Vergine pia, che in terra


aiFetti

Lo Spirto, il Mondo, Se quefti humani Mi dan continua, & perigliofa guerra.

In clvesto racro,&

venerabil giorno,
il

Che

ti

piacque Signor, fpargendo


falui di

fangue

Trarne

man
de

del crudel' Angue

Dando

noi gioia,

&

lui danno, e fcorno;

E'I vel fquarciando

l'error, ch'intorno

Copria le menti, tu reftando elTangue (Che l'Alma ancor de la memoria langue) Il mondo ritornar chiaro, & adorno; Leua quefto,che ingombra gli Occhi miei

Di
Et

terreni defir fallace velo;


la tua gratia

homai l'Alma mi tocchi;


rei

Senza laquale in angofciofi5&


Lamenti

eterni conuien,che trabocchi,

Doue

pi brama di pofarfi in Cielo

Il

mio

dcfre f

medefmo eguale
non pu^formar parole
5

Scioglier lingua

A' dir di voi 3 terreno

& viuo

Sole,

Ben foura ogn altra DiuajSc immortale:


Et qucfto sguardo cofi infermo ,& frale Tener fifo non polfo incontra'! Sole. Tenta cofi debile AugeUfe vole
Alzarfi al Cielo, indarno fpiegar l'Ale;

Si dir;

come

Stelle in Ciel colparte

Effci Bellezza,

& Caftit con

degno

Nodo

nel bel feren de gli Occhi voftri

Vieta Natura,

d'AM o r e, d'Arte Difetto dunque, ch'io non giunga al fegno, A* cui giunger non p forza d'inchioflri

& non

Da

clv 1 l pien di mifcria atro foggiorno,

Dou'io viucua,ou'ogni error s'annida; Ecco, Schiera gentil, per voi mi guida
ad vn felice & chiaro giorno ; Perche del vago,& nouo lume adorno Spero, poco prezzando ,& Graffo, & Mida, De l'alma fronde, che da l'Ira affida
,

A poLLo

Di

Ma

capo intorno intorno * con qual forza d'Intelletto, d'Arte


I

oV

ornarmi

il

Da

Haur poter giamai,& come,& quando coli ftretto, & forte nodo trarmi?
legato, in qucfa,

Dunque
Gli

&

quella parte,
di voi

Qual nouo Cigno , andr


alti

cantando

Coftumi,le Virtuti,& l'Armi.

DELCHIFSO.
Dando
Del Tuo
gioia nel Cicliche l'ha raccolta.
partir
,

Si

L'alma, che dal caduco ,& fragii manto Del buon Maker va, acerba morte ha fciolta.

&

noi doglia, Spianto;

Ode

inoftri lamenti

>&

dice, quanto

Vaneggi , & erri; & tu Tei morta ftolta Egra turba mortai ne* fenfi auolta Viua fon io nel lume eterno, & Tanto. Quell'era vn di que' fior, di cui Natura Raro al Mondo conceder cruda Morte,
:

Che i rei ne Che farem noi


Ahi de

laiTa

buon recide , & fura


?

debili, e infermi

ahi dura

A le noftre Iperanze ingiufta Sorte;


noftri

pender fallace cura

D'horror fon CHivsojChenon mi Pi il vago lume,& di virtute il

fi

moftra

fiore.

Che
Tu

di rara eccellenza,

&

di

fplendore

Sol fcco fteflb,& non con

altri gioftra.

chiudi de celi, fortunata chioftra.

La vera Caftit, l'unico Honore, Et quel non vifto altroue alto Valore;
Gloria Natura

,& fomma
('

gioia noftra.
felice;

Di me non
Il

ti

doler:

ancor

non ti chiudo ,& celo; Picciola Nube non adombra il Sole.


bel teforo io
il

Dorratti allhor, che priueranne

Cielo
lice.
I

De

l'altere

Bellezze in terra fole:

Che

quel> ch'ei fura>rihauer

non

Ti

Cercando v
Ma coni'

qualche fentiero amico Ond'efca fuor de l'amorofo bofco.

Pria chiaro,. piano; al fine alpcftre Se

& fofco:

mi riuoIg0 5o pi m'intrico. SpefTo piangendo mi riprendo, & dico: Ahi mio Intelletto da principio lofco , Anzi pronto al mirar; hor ben conofco.
pi

Per quinci

vfcir, ch'indarno m'affatico.

Sol la Fera gentil, c'hebbi l'entrata Per guida & efca;& c'hor fipoco veggio, P ben moftrarmi di falute il varco.

Ma

perche mi lamento?

&

S'io

godo hauer per

lei

che uaneggio? l'Alma legata

De

dolci laccijond'io fui prefo5& carco?

Non
Ne

pi s'oda
il

T e s e o nel Laberinto, graqde Al e d e l nel lido Mauro,


r

Per faluar
Hauer'
e'I

per torre

pomi d'Auro
Serpe eftinto;
fin'

Minotauro
i

,e'l

Ma s'oda O t t a v
D'vn
forte

o , poi ch'ai
il
fi

ha cinto

Barco
vince

fempre verde Lauro;


ricco Tefauro

Che come

Quelli, Ei cofi quefti di gloria ha vinto.

Homai

ficuro

il

bel Signor di

Delo

IlCarropofiin felua, in monte, in piaggia. Ne il corfo affretti per vfcir dell'Onde: Poi che difefa dal furor del Cielo,

Et da

l'ira

di Fera afpra

& feluaggia

Hor

far la fua

amata ,& aurea fronde.

54

HI fion
jmpre
la

s In quanto pregio fia fiata

Tittura

come
ji,

quella^ che tra

le dijtipline liberali

da gli antichi an

nouerata (ilche neltcttauo de fuoi pO'


litici

afferma ^riflotele) fi potrebbe

ma
j-

rauigliare, che'l

Desioso

nofiro

cadcmico jTittor raro, nell'ordine nofiro fia.


-'

Ma

f fi

confiderai difegno di
l

riceucr tra noi non foto un Vittore

ma
to
,

uno Scultore ,

& un Mufico
,

Teorico infieme

per ornamen,

come per

le bifogne

che tuttod occorrono dell'opre loro


i

ce//-

ra ogni merauiglia. Furono fempre


putatione , di che
il

ualenti Vittori in

fommari"di

grido
,

che fin quefi tempi pervenuto

Vrotogene , d'^pelle di Zeufi , di Timante , di Volignoto


rhafio
y

&

di molt altri antichi, fa uerifima


fi

&

di

Var

celebre teflimor-

nian'^i. TSlon

sdegnarono gli antichi nobili Bimani di' dar onofri d


,

pra quefa nobilifima ^rte (nellaquale a


gnolo Buonaruoti pafs
le

Michel'^-

for:^ de' mortali

&

Titiano (lato

giudicato diuino) Vero


fila

Q^ Fabio non
. ,

fenica grandifima gloria


i

ne riporto

nome

di Vittore

Et in tanta fima thebbero

Greci, che non uoleuano


f lecito

cV feruillmomo : ma fot ad ingenuo fuf

ad imprenderla

Ma

chi della excellenT^a della Vittura,


,

una ddt arti


quanto puh
lori
,

fattibili delf Intelletto prattico


,

ragione pu dubi-i

tare;pofciache concorre

&
i

g^i^^gg^^ ^^^ i^

Voefa nelfimitar^
i

la l>latura
,

La onde, per che


lumi procede
,

in quella guifa co

coi

con Cambre
,

& co
,

che fuole la Voefia co

numeri

con

le

noci
i

con

le figure

&

fattc':^'^ di

parlare

che

Vhrafi chiamano

Greci] per quefia tanta rafiomiglian':^a la Vit


,

tura dimandata Voefia muta


Verilche
fi

&ia

Voefia Vittura parlante.


delle

potrebbero chiama''

i "Poeti .Vittori

attioni di

5J
gli hnomini
,

Vittori Toeti delle firnhiani^e loro

ftando
i

cht

quelli con le parole prinierameme

attendono fpicgaf
opcrationi
; ,

concetti

&

gli affetti dell'animo

^
i

le
i

humane

&
c^
i

qucfi
i

han

no cura di rapprefentarci co
corpi, Tet uaria,

colori le proportioni

gefli d'i

&

gli haliti loro; ancorach

no taluolta di dipingere

corpi

&
,*

&

Toeti tenti,

Vittori gli animi per quel

lo che nel di fuori /piegare fi

pu.

^mbe

fimitatione

&

profitto
;

T.iKUycio imitatrici

onde fon dette da Greci ^mi* &" quefia loro imitatione uerfa ouer intordiletto

&

queff^Arti recano con

no a

cofc reali
,

& nere

dalla 'sjaturat

daW^rte,
panno
,

dal Cafo
;

prodotte

che per conettura

&"

fagacit

fi

rapprefcntare

ouer in cofe folo fantafliche

ro fenon nella vian dell'artefice.

legiojche hanno infieme


fio

& imaginarie Vero <& ^ Voeti


Vittori

che non han fejfer lo

quinci difcejb quel priui,


ifprejfo

da Hora-

nell'arte fua

doue dice ;

Viciorihus atq; Voetis

Quidlibet audendi femper fut ^qua poteflas.

Ora come ueggiamo


fine
i

que/i' Arti

accompagnate afpirar'ad

un'i/effo

&

la Vittura

non

efjer

meno una Voefia


effer

di colori, di queldi parole (ancora,

lo che ne fi

mofira la Voefia
for-i^a di

una Vittura
la Voefia

che ben librando la

amendue,

per hauer

il fico

'maggior fondamento nell'intelletto fpeculatiuo, fia di gran lunga,

maggiore)

cofi nel

Desioso

Accademico nofiro efendo quefie

due facolt per natura dijfeminate, come che nella Vittura fia la hauendo dal fuo Genio &* injinto principale profesfion fua ;

&

rnoffo,

compojio taluolta alcune T{ime,di quelle.parte


:

fi

pofa tra

quefie

conofcendole non inculte

an^i

fu

uogliamo hauer riguardo

come per pura naturai uena le u teffendo, degne damrniratione; ilche uedHto h. uoluto poi, come gli altri, difcoprire f intento fuo eh' una Colonna d'ordine Dorifiotto' l ueUme di quefia Imprefa
,

rico auuiluppata

dintorno da una fpecie di Folmdo detta Smila-

ce lifcia, Filuppo

maggiore fecondo

Tofani

la cui

natura

d'andarfi auuiluppando super gli Alberi',

&

pero la chiamano la lo-

ro fune',

&

di far menti piani,arrendeuoli,i& lifci,con certi fiori


,

can

didi filmili a campanelle

col

Motto

Vi

ri

e.

a r

cio

per-

che fia eretto , inal:^ato

c^

alto da terra leuato.

Dal quale cor-

artefciale attorniato dal

Foluulo Foluulo

ch' naturale, raccogllo-, co*


:

me

e^li intende per la Colonna la


,

yirtii.

baje
;

cadernia nofra

&

per

lo

fefefo

dell'^^ & che come quefa &


foflegno
l

pianta non pu giungere luogo fublime per f /ejTa ,fe con ta di qualche appoggio non s'inalT^a ; coft cjfo Vittore, come
s
I

ai-

D eyir

d'ogni lodeuole frutto ^intende

che appoggiandoli alla


,

ti

procura

& penfa

di giunger termine chiaro

& honorato
;

La

cagione finale spiegata felicemente col


i

Motto

non appog,

giandofi egli con efjbnoi per altro fine

uirtuofi

effercitij

che

per poterfi folleuare luogo eminente <& Illu/re: che

s accoriti

pagna
mente
li

la dolce manfuetudine

& candore

de fuoi cofiumi mifica,

fignificato per li racemi lifci, piani

<&

arrendeuoli,

&per

fiori

candidi

& uaghi

Terche poi fitto

la Colonna,

& Colon^

na d'ordine Dorico habbia uoluto intender la Virt: fondamento faldo delC^cadernia no/ira y egli da fapere,che le Colonne (oltre
fileuano ancor dri's^re appreffo gli antichi taluolta in f* gno di cattiuit,d Jpianamento,& dlnfamia) erano diri-^x^tc an-

che

fi

cor* in alto per fignificar'termine di paefe,come quelle, eh' Hercole

frofe allo firetto di Gibilterra

ouero perpetuit
,

vittoria, ouer altc:^ di Gloria

& fplendor
Desioso
,

&
di

ficurexX'^,ouer
,

Fama laquaU

per generarfi per uigor di qualche perfetto Voema,foleuano ancor


i

Greci

fiotto il

nome

di Colonne allegoricamente intender gli fief'


il

fi

Toemi, Conia Colonna dunque


per

(ottimo prefagio)

ha uoluto moflrar uno


fondata fopra la Virtvi

fpcciofifilmo fegno

che

t^cadernia nofra

fia

effer

dureuole, perpetua,

& dogn
li fu^

Yuina ficura :mafiime,che non potrebbe andar molto, che per


dori di molti alti ingegni
,

che in

effa
fi

uanno tuttaua abbondane


noglia altra, ch'in Italia ri'
fofegni

do , diuenir potrebbe par di qual


fplenda, chiara

&

gloriofa

Terche quantunque da deboli

habbia hauutol fuo nafcimento; nondimeno foflenenofi ogni d pi

fopra appoggi maggiori

<& robufi ,fperar fi

deue,che fia col fa-

do
ta

uore Diuino per farfi molti molfanni riguardeuole al Monche la Colonna fia principal Simbolo di ferme7^a,il Trophe^ .
fiotto la

&

perfona di

Dio
la

dice

parlando dhauer creato

Terra fida

Ego confirmaui Columnas eiust ferma . Isella Colon^

&

Fuoco ' di ^uuola J

ddio

condujfe

il

fuo Topolo eletta

5^
fuor della prigiona ^Egitto.
Il Tabernacolo

Colonne con

le

BronT^ fu fecondo' l precetto fu9 lame d'argento , formato ; il Tempio di Solomone fignifcante la Catolica Chicfa no
le bafi di

/ira

non

fia per cader

fa con mirabif ordine edificato Colonne , in fgnoy ch'ella, Tv^o^ fin?^^ ragione dunque il De terra .
propone quefia Colonna fua in forma Dorica
Virili,majiccie ^^" robufe,la Dorica
;

sioso
che tra
te
;

conciofta-

le

&'

ftgnifichi perci fiabilimento

^fortc:^
i

poi

&

& Virt

fa

pipre/an'
.

da quali

fi ritrouaffc-> ft

narrai che

Greci effendo

Come manda
alcu-

ti altre uolte in

Colonie per
y

li

paefi dell'afa',

& occupate
(cV

ne Bigioni

l intorno
;

deliberaron di fabricar
efii

un Tempio ad

^-

polline Tanionio

ma

non hauendo ancor


la

alcuna ragione di
la fitti

Simmetria

ii

Dori s'auifarono con

mifura

del piede
:

ma

parte del corpo Virile) di mifUrar le Colonne

pcnfando in queloro.

fia guifa dlauer trouato

fondamento dureuole C Edifcio

coft collocarono dette Colonne Virili pouere d'ornamenti

te

affine che moflraffero la Virile fembian-s^a


,

&

&

ifchiet"

de crebbe l cofiume

che quantunque uolte uoleuano

do come
tiri, e

Tempio qualche Ciov

D io
e,

per uirt faldeT^p^

Ondrii^r un d^^nimo memorati


proportionc.
i

^ Marte^ad Hercole; et come noi


y

fanti

Mar
il

hanno ualorofamente per Chrifio militato

fi

confecraua

Tempio d'opera Dorica ,laquale


corone ydentelliy gocciolatoi
fiera

nell'origine fua foleua effer

fen\A

ima

pi tofio con ro'j^ayrufiicay&au


d'ogni delicatura

forma , come
.

la

Tofana rimafa , lontana


grandi

&

uaghe:!^:(^a

Cofi

&

ualorofi Capitaniyche per la lodell'

ro Tatriay I\publicay B^ligione nelhffercitio

^rmi magna*
Dorico^

nimameme fon uiftiyparcychefia punto conueneuole l'ordine


comecoloroychefpre^^^ati gli agi <&

le delitie nell'horror delC-

^rmi per
O"

la falute di

molti hanno

menato

lor

ulta

effendo di
,

tutti i cinqi ordiui d'architettura l'ordine

Dorico fido

robufio

ciafcun

impeto renitente

&

faldo

^ppreffo come fu
i

ri-

trouata quefia fpecie di Colonna di fitte Tefie


portione dal corpo
bufio
,

prefa quefia prO'


i

humano
,

ilquale f non

nano

C^

fa
,

roco-

C^ ben quadrato
B s
i

giunge la medeftma altcs^a


quefia

fil

fette

Urti degne

o [tto dhuomo

mifura fittenaria
,

intende le

ingenuo

dellequali

m gran

parte

ft

diletta

f^cademia

noflra

&

quel numero di Sette

oltr'l
.

quale

ne principi^ [noi crefcere per una Legge fua non poteua


befi confiderar

Totreb-

ancora

che
>

fautore per

que/'opera Dorica uoglia

accefsiuamente intendere

come per naturai' inchination fua non

folofi dilettato di operare nella pittura;


la cognitione
,

ma
,

di dar faggio del


della Terfpettiua

che tiene

dell'

architettura

&

ancora

proue nha fatto effendo giouane nella Germa , come molte nia appreffo il Duca Mauritio , e;^ ^uguflo il fratello fucceffbre;
Elettori dell' Imperio
la
,

ambi

quali fu

talmente grato
,

che

quando
rimoffo
le lor

cura della Religione

e^
,

della fua fanit

che nel lor

paef uide contaminate


,

&

infette

non Chauejfe dalla lor feruit


fi

egli

con larghifiirna promfione


,

farebbe ancor appreffo


cft

EccelUn"^ trattenuto
uenuto gi

Ma

riceuendo da ciafcuno

loro

Tatenti autentiche dalla lor propria


iare fua yirti
,

mano

fottofcritte della [ingo-

molianni

rihabitare nella Tatria


la,

fua

&

noflra sfacendo

inpubUchey&

priuate Titture apparir

felicit del fuopennello,per la cui opera rimarr perpe

tua la memoria fua ne gli animi

noHri

t)EtDSOS.
Tv, CHE
Sopra
fpargijSigrofiCon larga vena
la

^1

Fiumi

di

Croce d le fante piaghq rangue5& vuoi, ch'indi fi paghe


pena;

De

noftri error la me^/.^ata

Mira la fragil l^^oglia terrena. Ch'intorno ha mille ingannatrici Maghe Di ma ruina auidamente vaghe; Et l'ingordigia lor tempra & affrena. Tu con l'alta virrute; onde l'eterno Padre hai placato ,& la Morte tolto
Il

mia

priuilegio5& chiufo noi l'Inferna*


in tante inique colpe inuolto:

Mirami

Dammijdolce Signor, dolore interno. Ch'io mcrti nel tuo grembo elTcr' accolto.

Il

gran Padre Ocean di fangue rofife L'onde vedendo del famofo Rheno,

Alzando
Pien

il

vifo fuor del vafto feno

di ftuporjcofi la lingua
fi

molTei

Onde fon quefte mirabil polfe. Che fanno horribilmente venir meno
Il

fangue

humano?

allhora

il

Ciel fereno

Di

cotal fuon l'orecchie gli pcrcofle.

Caftiga il fommo Di o gli empi rubelli. Et conrumaci di fua fanta Chiefa,

Col valor delTAugufta Margherita; Et vuol, per far la gloria fua infinita,
Che'l Paftor fante in Vatican fuggelli

Con

chiara Hifloria Thonorata imprefa.

E
di

Non
Ne

tema pi periglio alcun


del

Morte,

Tempo i mortali occulti inganni, L'occvLTA fchierajche gli arditi vanni

chiaro Augcl la fan ficura,& forte. Quefte vn' Aquila altera, che per forte Diuina prende gi pii di milI'Anni! Sua qualit dal Sole,&contra i danni
Altrui diftende le bell'ali accorte. Per chiara infcgna Illuftre Caualiero

DVn

La

porta;
di

onde dal fuo viuo fplendore


gratie5&
di fauor s'attende
.

Raggio

Col fondator del gran Romano Impero Conforme ha'I Nome, e tal' 'I fuo valore,
Ch'ogn'alto ipirto celebrarlo intende

B A B. B A R A Illuftre, ch'in lugubre manto Raggi d'alto valor chiari ,& lucenti. Spargete ouunque i fereni Occhi ardenti.
Girate col fembiante altero 5

&

fanto

Da

le

fuperne intelligenze quanto

Formate con foaui,

Recafte; quando'l Cielo,

& cari accenti & gli Elementi

Vi dieder fopra ogn'altra il pregio ,'1 vanto. tempio d'Honeftate, facto Albergo

Del vero Honore, Statua viua & chiara. Cui fon del vano Amor le fpoglie appefe,
Lafcia ogni
vii penfier'il

Mondo

tergo,

fol

da voi (degna d'Impero) impara

Ad

auezzarfi gloriofe imprefe

DEL DESIOSO.
Mentri, Signor, in vaghe
Vini tranquillo la ftagion fiorita,

j$

piaggc apriche.

Ch a poetar
Del
Tanto
Il fafcio

ogni bell'Alma inulta.


le

Choro de

Mufe amiche;

homai de le mie gran fatiche. Bramo deporda la noiof vita; Poi che nulla mi vai terrena aita
Per liberarmi da
le

doglie antiche.

Et

f in tanri
s

fldo amore; mi fi fempre fin a l'hore eftreme Che Dolce alimento l'anima, ch'attende, Ch' fc la chiami l'alto fuo Fattore

CE ARE D al viuo foco del tuo


:

tormenti alcuna fpcme, 5 mi riman tutta homai pende

Anima

bella che la frale fpoglia


;

In et cofi verde hai qui lafciata

Et nuda
Rimiri

be' celefti poggi alzata

me colmo

d'amara doglia
fi

Deh quando mai fi'l giorno, che fcioglia Dal Mondo quefta mia, che fconfolata. Gi diece luftri in me fpira ingannata

Da

fenfi;

& fcco'l

Redentor l'accoglia ?

Quando

fpogliata del mortale incarco

Eternamente di quel fommo bene Godr, ch'attendo nel celefte regno? Figlia, deh Figlia, al duro vltimo uarco Prega'l Signor, ch'in dolci hore ferenc Cangi'l mio flato , & non mi prenda sdegno.

Il buop

Otta viOjche

da

gli airi chioflri,

Scefo far tede noi del bene eterno.

Le Leggi

efpofe, ond'efce'l bel gouerno

Del Mon^o pien di fcelerati Moftri; Et con ftupoi; de gli atri giorni noftri;
Moftr fua luce Et
gli amati-

in qucfto cieco Inferno


L T
I

Oe e V

fempiterno
;

Nome don
Carco
Et B
R.

co* fuoi purgati inchioftri

Pofto poi fine fihonorate Imprefe


di mille gloriofe fpoglie
,

Lieto faliojnel Cielo, onde difcefc;


E s e
I

A cinta di funebri foglie

Con Ne fuoi

faci in

man

dichiara fiamma accefe,


la lingua fcioglie

diu.ini

honor

TR o N e A

le

pene tue con


j

la
i

Secufe /
,

De la coftanza A r n
Del (auto
Sian da re

&

con
la

la

face

Amor

contempra
le tue
le

predace

Fera tempefta de

fucnture.

immerfe

Nel cieco oblio; &


S'inalzi'l

mondane cure fol' Dio verace


,

tuo Intelletto
gli

Aquila jche nel Sol

conVaudacc Occhi asficure^

Che

fi d:i flutti

perigliofi,
i

&

falfi

In franco legno
Sicuri in porto
,

tuoi penlkr condotti

ogni timor difcioko;

Et ricco del teforo ,on,i? preualfi La bella fchiera de li fpirti dotti;


Lafcia nel fango
il

Vulgo errante inuolto

DEL DESIOSO.
Alme
Da
5

5^

che vi lafciate freni


f^^nfi

fciolti

ingordi fcnza alcun ritegno


al

Guidar capriue

tenebrofo regno,
ftolti;

Sotr'ombra di piacer fallaci, e

Deh

fiano

penile r voftri

homai

riuolti

Al chiaro elTempio d'ogni laude degno De la bell'ALB Ajc'hebbe tanto sdegno L'abiflb , oue noi fiam, viuendo , inuolti
Ella hora fciolta dal terreftre

nodo;

Et infiammata di celeftc Amore, Tra beati defia fcco vedcrui .

Sgombri dunq; da voi


,

l'vfato errore.

Che lei feguendo in difufato modo Domar potrete fenfi empi & proterui.
i

Di o Benedetta Alma reale, Che per confenfo vniuerfal del Cielo ,


DA
5

Veftilte quefto fral

corporeo velo

Di

gratie

adorna fopra ogni mortale;


gran Signor di Delo
il

Simil' voi da l'Orfe al Polo Aufttale,

Giamai non vide

il

Che
Onde

fpuntaire,^ fpegneflTe
r
,

foco,e'l telo

Al van'A m o
Virt ritorna

&

gli tarpaflfe l'ale

per voi nel Tuo primiero feggio


,

&

da profondo fonno,

Defto fvolge'l

Mondo

al

vero Fine;

Et

non bramo, Sccheggio, Che poter qucljchci fcni miei non ponno,
io

da

Giove

altro

Per

dir le gratie voftre alte 5c diuine

^
Donna
gentil
>

E
-

che nel terreno chioflro,

Splendete pi>che*l Sol mezzo giorno,'

Et rallegrare il Mondo d'ognintorno. Col vino lume del bel nome voftro ;

Quanto mi

dol,che'l

mio non

poffa

inchioflro

Lodar' pieni vago vifo adorno;

Ch'io tingerei d'Inuidia

&

d'alto fcorno.

Quante

fur

Ma

poi ch'

Donne ,0 fon nel me non lice l'alta


lo

fecol noftro.

imprefa

Giunger con

mio

ftil

debile ,& balTo,

Almen vagliami hauer Di farui honorcj fin ch'un

le voglie

pronte

freddo faffo

Copra l'elanguemia pallida fronte. Perche voflra virt fia al Mondo intefa.

Con

fi

felici pasfi

il

bel fentlero

Del vero honor Vincenzo mio, calcate;


Et con fi accefe voglie caminate, Ch' gran ragion potete girn'altero; Per ch'io de lefamofe frondi fpero Del verde Lauro ambe le tempie ornate Tofto vederui , & da le Mufe amate
Stimato pari de l'antico Homero.

Ond'alfuonpoi

de'voftri dolci accenti


i

Fiorir vedranfi

prati;

&
i

Paftori

Pafcer pi che mai


Ergerfiil

lieti

cari armenti;

Mondo

vil'ad alti honori;

Mar qucto da contrari venti Cantar le Nimphe in variati chori.


Et nei

4<

w^ R M

i^che nel
il

uede/ in quefa

notabilifii

ma

Impreja

ritrouamento del teforo


fi

per meT^o delC^ratro, juhito mi


prefenti quella fimilitudine
,

rap*

che molti

danno nel difinguer (fecondo ^Arifots


le)

due caufe per accidentei la Fcrtuna^


il

&
ende^ perche

Cafo

> ,

Cuna
che
fi
,

delle quali auiene in

quelle cofe

fan per elettione


che
fi

&
La.
je

l'altra in quelle

fan fuori.

tarare unattione proueniente da


,

l'huomoy che ope*

ra per elettione , dicono


la terra
,

che f chi

^ra
,

ritroua teforo nel ultar

que/lo ritrouaf Fortuna

non effendi Cerare per

caufa di ritrouar teforo (che f ci


effetto)

fiiffe
;

fempre produrrebbe cotal

ma
.

folo caufa per accidente

non effendo di fua natura


fotterra applicato a ritro-

quefta operatione di cacciar*il

yomero

uar

teforo

Ma perche per quello effetto di Fortunato caufa accidentale /'Incognito ^cademico Yiofro argutamente ha uoluto fignificar*
altrui un profondo miferio nell'arte de'
flruttifiimo non folo

campi
non

dcllaquale in^

&

peritifsimo
,

ma

ne ha dato Dottrina al
fen':^a

Mondo
poffo
j

chiara

euidente
,

e>^ utilifima

immortale fua

commendatione
Egli prende

fecondo fincarico, che ho prefo, fp legher quanto

rintentione fua
,

come

fi

uede,V^ratrOyCome principale i(lromento

fojfopra

& per confcguente fuenare & aprir terra & accloche Sole poffano fue feconde & tempi dopo allegorica^ fecondo fuoi mente ha & occultato a gli che era fotterraneo
chi,
la
,

nece/^ariffiimo altagricoltura, effendo fua operatione,

ilfarifoU
effer

uolgerlct

le uifcere
i

fcoperte al

fertili

deflinati

poflo

il

teforo

occhi altrui fcoperto pur dall'aratro

come da caufa ijromenta^ le ad9

4^
Il Motto ; r et e r e s k adoperata dal cultore della terra TELLVRE RECLVDiT, foth) intendendo thejauros come nel
. ,

primo dell'Eneide
fiato

di Virgilio fi legge

//

quale narra
,

che f ombra di
ejjendo

Skheo (chiamato in quel luogo a punto Ditifmus ^gri)


a.

tradimento uccifo da Tigmalione fuo Cognato dinanT^i


>

gli altari apparue in fogno a Bidone fua moglie dilettifima


effortandola alla fuga per lafciaf
il

&

& auaro fratello le fcoperfe i uecchi tefori yche ftterrahaueua ripoflo. Con tal Motto fi uede , come queflo ualente huomo ha leuato quella Imprefa , per opportudimoflrar gli huomini che una diligente ylaboriofa, na Coltiuatone fignificata per t aratro caufzjche la terra
tiranno
,

&

produca

tefori gioueuolifiimi
,

alle

humane

bifogne.

I quali tefori

fempre fiata
re ,
f

da

follecito
.

da che fa creata da Dio, prudente Cultore uien' esercitata Cufiodita,

accomodata produr'

&

C^

aiutata

Come , <& con quanta


fi

indii/iria poi

^ con quali
,

auertimenti

pojfano ritrovar quelli tefori nella terra gratifirriA


,

compenfatrice delle uigilie


fefore nobilifimo di s utile

& &

delle fatiche altrui

queflo pr

honeflo lauoro

fn qui
,

in un'Opera
>

fua

diflinta in

ragionamenti di

xiii Giornate

&
;

in altre

che

s'apparuchia d'aggiungere,abondeuolmcnte infegna

&

in

maniera^

che oltre quello, che di qualche momento hanno lafciato gli


fichi fcrittori a pojieri
,

^n-

molti fecreti
dtlle Fille

ha fioperto queflo eccellentiftimo ingegno al gouerno pertinenti alla coltura delle terre ,

&
i

<& poderi

Onde
,

auenuto
fi

che conofciuti quefli te^

fori della dottrina fua

pia uolte

fan

riflampati
,

Dialogi fuoi

inuintimefi; talch tutta t Italia da fuo diuenendo pi eulta &copiofa


,fi

f fertile

&
,

ricca per me^^o

potr rallegrare , che quelche per opera hu,

fottimo compimento fi
tna

fia

ridotta fagricoltura

rnana (credo) fl pojfa afpettare.

I^iuna Ffura

che pili leggiti;

fa
,

di quella

che contrattano gli huomini con la terra


,

la-

quale

quanto con fludio maggiore uien coltiuata


il

coft in
i

mille

doppi rende cor teffima


differo
,

frutto

T^e fenica caufa per

Toet

che Tlutone Iddio delle ricche'^^e habitaffe n' penetrali


,

della terra ;fe non perche altro non fono le ricche'^:(e


ti

che

frut/

y che con grandi fimo emolumento noflro raccogliamo da quella.

arte l'agricoltura del numero

delle fattiue

conHituita nelL'in-

ttlletto prattico,

gli habiti dell'intelletto fpecolatiito

hquale quantunque fu la men nobile di tutti > e^ del prattico attiuo ancofine
,

ra

nondimeno confiderata dal


delle

ci)

ilfofienimento de popoli,

<&

gemi, dril
lei

beneficio uniuerfale dell'mmana natura


fi

Ja-

quale few^a

male

reggerebbe-, nobile,

& degna
,cj

d'effer

tenu-

ta in grandifiimo pregio.

Et

f la

Medicina

pur'unaanc?'-

dla

delle arti fattine,

ha per fuo fine la fanit, degna d^honore;


difie

confiderata la finit

,come necejfaria thuomoi Onde

Solo-

mone ; Honora
Lifogno
,

il

Medico , perche
fi

/odio

llja creato per lo tuo

perche non
il

deuc hauer in
il

riueren'^^a
fi

queff altra

-,

che ci

fomminiftra

uittOyfen^a

quale lafanit

perderebbe ^

Que-

fl^lrte tra tutte s aiuta nel principio, accomodando , raffettando la terre/ire materia ; ma la T^atura fa il rimanente. Et tra tutte ialtre ^rtiy che con[erifi:ono i commodi, agi del corpo 3 & al mantenimento della fanit , l'agricoltura ottiene il

&

&

primo luogo.
nere hurnano,

Tercioche

oltre che fomminijlra gli alimenti al


,

&

m.isfirn amente filubcrrimi

&

gc

tiene

honorato
tejfercitio
.

commercio joon la Terra, noflra benignisfima Madre: con


fuo ancora /labilifce
gli huomini ualorofi
-ri.
,

confirma

&

de/la le for-:^e del corpo

Onde

,& prodi

nella

Mi litia

fi

fanno d'^gricoltO'

Ter il che , Hefiodo folo raccomand caldamente T agricoltura, Verfa fuo fratello, s per rifpetto delfutile, & profitto, che
ne trahe , come per quello deUhoneflo
.

pia fecura ,pH gioconda , ne che fia con thoneflo pi accompagnata di quella, che riceuiamo da quejt^rte del coltiuar i campi , alU
utilit

Et certo non

quale come congiunte, dr parenti saggiugne quella de'Taftoriy


de Cacciatori
,

& de

Vcfcatori
,

J^obile fen'^ dubbio ejjercitio

gentilisfima occupatione

da che da nobilifime mani fiata conti'


,

nuata

Et qual'era

la cagione

dice Tlinio
,

della douitia, che J-

co recaua ne' tempi antichi t agricoltura

non perche

campi

erano lauorati dalle mani degli Imper adori de gli efferati, ralk'
grandofi la terra dell'aratro laureato
tore^
fi in
,

&

del

Bifolco

triompha"

La

diligentia

,&

tasftduit di quei grandi huomini ufata co


,

quell'arte, come in quella della Militia

difponendo

femi,

le

piante,i poderi, c^prefiffo tempo opportunamente difpenfando le


lor fatiche, era la uera caufa della copia de' frutti
.

IB^,i Trincipi

42-

non ft sdegnarono di por


ro I^ de' Terft
il

mani ne lauori delle terre, Ciminore , Diocletiano Imperatore, ^Cincinnato,


le [ignorili
,

^tti Ho Serano , Ccnfirio Catone Licinio Stolone y ^dnceo , Seruimolti altri nobili non arrof/ Ho rada, Gelone il Siracufano, Tompilio pofe in riueren^a il Dio Kluma furono didarui opera

&

Termine, perche

gli agricoltori attendeffero folo

ad occupar
,

il

giuflo fpatio de'lor Toderi.

Magone

Cartaginefe

Ufci di tale
la/

difciplina fcrittiuintotto uolumi. Casfio Dionifio


fci uinti
,

d^tica ne
,

chefuron tradotti in Greco,

Columella , Farrone
.

VaU

ladio

& Hefiodo

(udiofarnente ne trattarono

Taccio di TliniOy

di rergilio,& di Crefcentio.Figuraronogli antichi Egittij per quejA . cagione lo fcettro B^ale , per l'agricoltura; conofcendola degna
j[er conofciuta

non folo;

ma ejfercitata da

Fi-

Ma qual'altra

cagio/

neydicamifijuychefi deificajferOfiriy icarOyCerereyTriptolemOySatttr lor noy Baccoy lano, che thauer efi infegnato mortali con perpetuo giouamentOy a piantare, feminare, ad arare, farchiareypotarCy

metere,farilmnOy& trouar gli {romenti connemuolialt^rte

Ma ritorniamo alpropofito della interpretation deltlmprefa


tigli ^Agricoltori quantufique uolte conofcano
i

dell'Isa

COGNITO noflro; non ejfendo di mia mente bora d'entrar nel largOy& chiama fortuna^ fpatiofo corfo delle laudi deWagricoltura, yergilio
loro

benuGrande

obli

go dunqueyanTii infinitOy fi deue hauer' all'^cademico noflro ; auertimenti ha che con tanti,&finumerofh&finoui,<& fi utili

pofcia-^

fcopertoiteforidelt^ne.chefnqui gli ignobili, roi^i, ^negligenfono flati na ti contadini, di cui in preda data la nobili sfma Terra,
fcofli,

Ejfo loro ha moflrato

beni, che poffono lor fenno trar della

non folo Terra, kjfocon ragione infallibile ha infegnato quanto fta fincero di puro, quefl'arteneceffaria; ma profitteuole,& colma ogni fuo bello,& raro bacon tefperien-^e accompagnato diletto.

&

Ejfo

documento.

Ter uarios ufus ^rtem Experientia fecit,

Dijfe Manilio Toeta.

tauia
cejfa

come che fia giunto

Huomo degno d aW^nno


.

laude in ueroi poich tut/


l

x x
,

delht fua
la fatica

non

meditando

di ritrouare uarij artefici^

che giouino quefla


,

preflantifiima agricoltura

La

fperien:^a

l'ufo

, un'ardentisfmo defiderio digiouar al Mondo , celebre prodotto dal fuo fertilijimo Ingegno l'Opera fua gi

hanno concetto

& &
,

2.

& accetta

tutti i Vaefttche del culto della terra


cofa
,

fi

dilettano.

Et /lato marauigliofa
pi) nel colmo

che t ottimo yecchioy bench non fta

uerfato ne gli /indi delle lingue^,


de"

&

delle fcien'^

nondimeno

(eh'

molti trauagli fuoij quaft nigilantifimo

G a i.OpC"

LOyannuntif
quanto
la

la luce confi rara, gioconda, necejjariay


fi

&

utile

ra all'agricoltura. Hefiodo

doleua, che
,

mortali non conofcejjero


uili, potef-

feno recar

Malua , commodo
,

& l'^lbuco

quantunque herbaggi
/'/

alle humanc cofe ;cofi

neoenito
,

no/iro

uasfi ramaricando

che hoggid l'agricoltura

come ^rte uile , <&


il

fordidafia fprexp^ta da molti;

& incognito

fia
il

ualore di quella.

Jncocnito

ueramente

fi

pu nominare

noftro ^cademicO'%

pofciache nella frequenT^ de" Cittadini della "Patria no/ira fla*

ta molti incognita
trattato di molti auifi
i

la

uera

coltiuatione

ouero

perche ha

ch'erano

prima

incogniti.
,

Sogliono, per lo

piiTlebei hauer

odiofi quei Cittadini


,

ce

fpuntano conia loro


,

propria Firt i perciocte

d'inuidia
f

dlgnoran'^a infetti

non

fanno alcuna [lima di loro. Et

pur leggono alcuna loro opera,


,

non mirano tutto


trattata;
fi

il

difegno

contorno

&

maffa della

matena

ma

inettamente (per non dir fcioccamente) apponendo^


,

ad una paroletta od qualche concetto friulo , fubito dannano


fatiche;
.

le altrui

& ninna

cofa operando efi,fi

farino

fcherno di
,

quelle d'altrui

La onde non fono punto

difimili a coloro
,

che
ri-

nel uoler far gludicio ajfoluto d'un quadro d Tittura

come

trouano una ciocca di capegli , un naftro , fimile cofuccia , che non flia lor modo, fanno tanto(o giudicio, che tutto il quadro
fia diforme,
(tri

& indegno
,

7<[pn

fi

perci da gli

^cademici no;

hauuto riguardo

alle oppofitioni de' uulgari

huomini

ma
,

co^

nofcendo l'opera fua

e>

utile

O- hone/a

&

diletteuole
,

&' be,

ne fpie'^ata

ma

pi Inuendo Genio
,

l'occhio alla

bont

al candore
,

*
eff

alla fchiettei^a del

di quePiO nobil'

huomo

auegnache

non

fta applicato

Tocfie

od

difcorfi Thilofophici

giamai , nel

grembo

nojlro,

biamo raccolto
flmprefa fua
per

non come fratello: ma come Tadre amoreuole l'habEt perci ragioneuolmcnte h.:bbiamo qui pofio
.

dell'. -Ir atro

conjarme per
noui
,

lo

corpo alla profefilone


;

fua

c>

Motto

&

utilifiimi ricordi fuoi

con li'

quali in quella guifa infgna a trouxr'i tefori della terra ^che

45
cerio

buon Tadre d famiglia


i

che haueua. foCtm picciol podere,


;

moflrh con dolce inganno


gli auifoyne
diJJ'c

figliuoli fuoi

conciofia clgli
teforo, che

non

dihfciar loro altro ^ che un


.

Japeua

credendo f non cfiicl tanto, che le parole del Tadre dette nel fin della ulta fua fuonarono , fi pofcro con ogni sformo , induflria a uoltar foffopra tutto quel terreno
cfii

effer ini nafcofo fot terra

Et

&

per ritrouarlo.

Onde non ritrovando altro che un


->

copiofo ricot-

to, che indi ufciua pii


i loro

[udori

&
,

de Wufato

s'accorfero
,

che

le loro uigilie,

il

tanto tritar la terra


,

loro con rafiri,con farchielli

con l'erpice,

& con faratro, erano


buona ter-

e^

effercitar" il

poder

in caufayche quegli occulti tefori,che nelle uene della

lu fine per conclufione d queflo mio ragionamento dico, che acconciamente il Motto d
ra fianno ripo/ii
uenif[ero in luce
.

^ETERES TELLVRE R^ CL\ D IT ,aggiunto


prefa, efprime l'antichit non fol dell'ulne
;

al corpo delflm
,

ma l" ufficio

nel quale

eflremamente

fi

diletta queso
,

legiufe riccheTip^

noftroich' di fio pr ir che dal culto della terra ft traggono : trattati'


^*l r.''

^cademico

do

egli

minutamente quanto promette il Mantouano Voeta,c^ pi^


fi

cora'ycome dijfufamente

pu uedere

nell'opra

Cv.cl\

olt'-

poco tempo ( con la 7 d d i gratia ft uedri ) ai gran Yunga / X X Giornate tutte utilifime ampliata . Ter Icquali , magnor/ mente fi ucdr il pretiofifiimo teforo , che hauer
.

ritrouato,

manifeflatoidi che con effhnoi fi rallegra, dando per tutta gloria d'ogni buona operatione juaaDio folamente, <& non Ce fefjoi conofendo, che tutti i beni, che egli pojfcde , gli fono conceduti dalla infinita clemeni^a fua . Ma per maggior teflimonianra del ualorfuolegganfi di molti &- molti Sonetti fatti in fua lode quelli pochi , li quali folo per fegno mi partita d

&
U

porre qui apprejfo.

DEL SOMMERSO.
Gallo,
che d'altro, che di gemme, d'oro Superbo vai pur tra l'Aratro e'I Bue,

Ch' noi ( merc de

le vigilie tue )

Scopre un pi ricco, & pi grato theforo; Tu carchi de le opime fpoglie loro

Cerere,& BAcco,irfaidirpiche& dVue


Onde'l cauto Bifolco de le fue Fatiche auido attende ampio riftoro.

Tu

perito Cultor

non meno
fi

infegni,

Come guardar dee l'Armento e'I Gregge Ne tempi aduerfi,& ferbar l'Api intatte.
Perche, non quale P an l'obliqua legge,
TofFerifcon deuoti Mele Latte;

Ma l'alma e'I cor, d'Oi. l

o ipaftor pi degni.

DELDESIOSO.
L'alme
rcchezze,ch' l'antiche genti,
di mil l'anni
i

Furon afcofe gi pi

E noi
Del

ferbate fotto

verdi panni.

pi graue di tutti gli Elementi, ne difcopre con Tuoi puri accenti. Hor Dop lunghe vigilie, & molti affanni. Il G A L L o tal , che con fpediti vanni

S'innalza fina gli Aftri pi lucenti

Curari' Api, gli Armenti,

Lini,i Prati,

Ne
Le Soni

campi

cari

il

fparfo
i

amato Teme,
grati,

facre piante , e

be' giardini adorni

thefori tutto'l

Mondo

Che'l cortefe fiio ingegno ha porto infieme. Con merauiglia de* prefcnti giorni.

45

Ta n d o
I
'

confider

c/;^

coloro^
fi

quali

p^r qualche [patio di tempo

fono af,

faticati ne gli fludi di Toefia

& per

meT^ loro hanno procurato d'acquifar/


fi

te

nome, c^ fama immortale, in molcofe conuengoio con quegli anima,

letti

eh e fanno lafetat che da Latini


fi

Bombyccs

chiamano, &- uolgarmente

Caualieri, non pojjb, fenon con ogni fpeeie di lode

commendar quefi" artcfciofifima Imprefa


.

dell'i

k tri-

e A T o nolro

Tercioc't) f noi
,

rare la natura de gli uni

uogliamo diligentemente confidec> de gli altri, li trouaremo fenica di*


,

hio tanto infra di loro conformi


quelli

che ragioneuolmente quefii


.

potremo in

pili

d^una cofa paragonare


fi

Et primieramente
teffere quel

noi fappiamo,chel Caualiere prima che


rauigliofo fio lauoro
,

ponga

ma.

il

quale pofcia ornamento ueramente di

tante gran
tadini
,

Donne

&

di tanti

ualorof Caualieri '& '^ohili Cit ,

attende per lo fpatio d'alcuni di prender cibo


,

dal Moro: albero, che dalllmmane


dentijimo
,

&

&

cibo

dalle diuine fcritture

pru-

&
,

fapientifti.no fra tutti gli altri uitne

addimandatol

onde pofcia
tiofa

bafcanT^ crefciuto,et fentendofi ripieno di quella fuapre

merce

per cui fola acqui/lare ha tanti giorni faticofamente


fi

fpefi,

& confumati,
humane
,

conduce j'abricarfi

d^ intorno

un uolonta--

rio carcere, dal quale non molto tempo dopo, (f contrario raggio

di Soie non gli uieta


qiialitati

il p-iffi

) libero

&

quafi fciolto da tutte

con l'ale di

mar auigliofo candore adorne, efce di


fua nuoua belk^^a prende

nuouo aitarla;
ra chi

& fra

f [effb della
,

Ad un medefimo tempo ammiratione

&

di.etto grandifiimo.

HO"
ri-

che quafi tutte quelli


Kl_on
,

cofi:
,

apertamente in un Toeta non

conofca f
tofciamo

ueggiamo noi
,

' per ifperien%a molto bene non coch'ai

che molto innanyj

compor

de' uerfi alcuno fi

ponga,

&

dia principio que Tocmi, che per lo pih in lode di Trencipi, et in

efaltaiions dipcrjonc per arme, per lettere nobilifi. fi foglionofa-

4<f
re, attende

confomma

dillgen'^^d fornrfi delle


effe

migliori fckn^e

la C9

gnitone delle quali in

grandemente

necejfaria ^

Et chi non

si che iVoetila compofitione de' propri uerfi molto fpejjo

chiamano
i

tefiimento ^ Is^on ce ne fa

ampia fede

il

Trencipe d tutti

Lirici

Tindaro

in

que uaghijimi uerfi della quarta delle 'J^em^

Voci To'cA'

kut/ko:

(p^iJ.t'ye

pi-t\09 Z!!t(pi>imvv.

I quali uerfi

cofi

ho traportato

Tojo contefj dolce Lira ma,

Vn gradito
flebile,

foaue yamabl canto


de'

j
,

che fatto fu

Lidi f armona

La quale

era querula,

i^mafiime d tutte f altre

all'et gouenle

accommodata

Ecco dop lui fra Latini Oratio Lrico jcruendo ad ^ugufo dice-

&

Et tenui deduca poemata fio.


ci

Ma
l

che diremo noi delizie


,

della candide;(^7^a fparfa per tutto

corpo

due

cofe tanto

da

Toeti celebrate^ che altro


Tsipn ufitata
,

danno ad intendere quelle parole ;


Vates.

nec tenui ferar

"Penna bformis per liquidum cethera

&
<?

^Album mutor
Superne
Toeti,
,

in alitem

7iafcunturq; leues
,

Ter digitos , humerosq; plum


il

Se non che"l premio de buoni

prender finalmente

la

forma d'un candidifi imo augello


i

che altro uuol dire quel uolontario carcere, che poco dian^^ ricordam-

mo, f non que primi raggi


da nera
que in
efii

d gloria,

quali non d'altronde ufciti,che

Virtii, con lofplendore loro

fifamente riguarda

empiendo di cieca Inudia qualun nafcondono <& celano gli occn de'
illusri attioni

maligni colui, dalle cui chiare


gne,

pare che hauefje riguardo Dante , quando nel \iu,Can.del Varad.ragionandon perfona di Carlo Martello,
?"

& princpio

&

hanno hauuto

ori-

^'

ci

&

togliendo la comparatione pur dei Caualiere

dice;

La mia letitia mi ti ten che mi raggia d'intorno


,

celato

& mi nafconde

Come animai
J^e fur quefle

di fua feta fafciato.

cofe nafco/e

gli occhi del Tetrarca,

il

quale con
pi ofcuri
2

la fottiglic'^'^a del fuo

diuino ingegno penetr tutti

fegret delle

Mufe ; percioche
,

egli fcruendo

Tomaffo da Mejnct
di

amico fuoy dice


locHtimi

che fi ritrouano Toeti di

due maniere, cio alcuni,


,

che fentendofi fpogliati


,

& d'accommodata inucntione &


quefi
.

uaghe
>

uanno accattando da

<& da
Et

quelli

il

/oggetto

&
il

la

maggior parte

de' uerfi loro

quc/ii tali

paragona al'

f^pi
1

ile quali niente hauendo di proprio, onde


,

mele

quello

quando da uno

&

ano comporre p off quando da un*altro fiore uan-

no [udiofamente raccogliendo Et alcuni altri, i quali di maggior in gegno dotati , da f fiefii noue inuentioni di faude, [celti modi

&

di dire ragioneuolmente imaginando, n'adornano con molta felicit


i

loro

Toemi

&

que/li,
,

come pia
la cui

nobili de gli altri, fono

da lui

rajfomigliati al Caualiere

natura per formar

la feta

non

ha bifogno d'altro, che di quel cibo,fen7;al quale egli modoniffuno ( manterrebbe in ulta Tutto ci hauendo diligentemente ef.

faminato l'autore della prefente Imprefa


alto

J^obile Vadouano, di

c^
;

felice ingegno,

<&

in tutte

&

tre le pi belle lingue effer,

citato

c^ uolendo

altrui dimoflrare

che quantunque egli fi

fio.

lungo tempo non fen':i^a molta indufiria affaticato nellifludi di Toe*


fia
',

non per tanto ancor peruenuto quella


,

fomma

perfet -

tione
il

alla quale egli afpira


rf'

cognome
,

i sVm prefo per ci fignificare , appreffo n t r i e a t o , // Caualiere rinchiufo in una Ga^

letta

c^

difpoflo in quella guifa a

punto, che
;

lo dimoflr il yida.

nel 11, de

Bombyc, con
,

quejie parole

Isnne uides cum carceribus exire


Jnfiant ardentes
,

reclufts

quanta nitantur opum ui^


,

Claufa obfat
"^ec

domus

&

fili

denfifiimus ordo

mora

nec requies ; uefiigant omnia circum

Explorantq; aditus omnes,ft qua potis extra


B^impere ,

& optata rurfm


di cotale

f reddere luci
,

Ma

percioche egli imponibile

che

fen':^a

alcun fegno e/feriore


la
il

thuomo sauegga
fommit
ali

mouimento interno i ha uoluto , clw


,

della Gaietta fia leggiermente pertugiata

aggiuntoui

Motto intorno
non pu
.

.ahiepos
le quali parole
di
fi

oy aynatai.
regiflrato

cio, Sen-^-

fono interamente leuate da quel

bdlfiimo

Epigramma

Tompeio

da Vlanue nel

im

de gli Epig. Qreci,

47
rJ/iH Wft:ptjSft:o"/Aa:
,

ToV K^fof ovroT'o'AaToa,

n/km

T-of^ <r 4)U>'V/v

Wf^o?
modo
il

ou

cAuvToa
y

i)oe fg// con uaghifiimo


rio Cefftre flato folgorato

riuolge in buono

&

[elice

augu-

Simolacro della littoria in J^o


,

ma

tirando fuo propofito quello

che dijfe Taufania intorno quella


rij'erifcono

Imagine

della littoria

che

(come
il

ctiandio Heliodoro,

O" Harpocratione ) contra


to

coflume di tutte l'altre nationi gli

^tenitfthaueuano fatto [colpire fen'j(^le. Et nel medefimo foggetfi legge anco un bel Tetraflico di M, Fabio Segni Fiorentino ,

ilquale

pu feruir altrui per breue commeto di quello


ne* fudetti uerfi

dir

Tompeo
Qu<:

Greci;

&

ck uolh

queflo;
,

Fulmine

difteCias

qud habet Filaria pennas

^ma

Tyberim impendens defpicit ^rcefuper; metu parcas : placidi hac Junt ftgna Tonantis
mouere gradus.
di fottogiungerc
cofi tradotti

ISle posfit uolucres inde

I quali uerft

parmi

Terche fuoco dal


Che da
la

Ciclo la littoria y
>

B^cca mirai Tehro altero

Hor

habbia fpennacchiate ambedue


di Gioue

l'ale j

T^on temer F^ma ; che


Stender altroue

amico

Quefli fon fcgni; perche non poffa indi


i

fuoi uolanti pafi,

Hora tornando

al proposto roflroyft
l'u(

come

egli

non uerifimile,

& par contra


gnificar /7
tale:

naturale) che'l Caualiere per f fiejfo efca del-

ia prigion fua ,fe

prima non ha n t ri e a t Ojch'era

fornito di far
impofihile
ci

l'ali icofi

uolle fi"

lui sbrigarfi
,

per ho-

ra da quefie hittc terrene

y^

acquifarfi grido

non hauendo ancor pofie quelle

&- loda immorpiuhiCydi che laFirt ad /

tera perfctt ione condotta

impenna l'ingegno a fuoi feguaci


u Sv-.ixrod

Oue-

ro pi foltamente conftder and ypofiiamo intenderyche l'autore di


quefa Imprefa con quel

Motto 35Te^o;
,

habbiahauU"

che f bene egli ha. infino qui conti' nouamente adoperato l'ingegno per conofcer non folamente fefleffoy
ta intentione di woflrare

&

le cofe

a
le

f eguali

^
y

le inferiori

ma

per contemplare pia


ci con-

da uicino

foprahumane

& cdefliinon ha per ancor

feguitOfper non hanere pieno ricourata la luce

deli Intelletto,

che (feguendo toplnione de' Titagorci) nel pajjaggo

che fanno

l'anime no/ire ne' corpi [ottolunari


luce
,

ci

abbandona

Et di quella
,

la quale fi diuide in due

lumi , cio nel naturale

&

nel fo-

pranaturale iinteferoj fecondai


roafro
f

commune parer

de gli iterpreti^Zo

lir

Tlatone

quando affegnarono allenirne no/ire dal lolegge nel Cratilo^ da Orfeo

ro nafiimcnto due^li,perlo cui me-^^o taluolta marauigliofamen^


te leuati

da quello corpo (che-,come

fi

fu carcere dell\Anima addmandato ) pofiamo ritornarci in Cie^


lo
.

^lla qual
Mille fiate ho

cofa hebbe

apertamente f occhio

il

Tetrarca

la

doue dice;
chiefe

Dio

quell'old
leua

Con

le

qua" dal mortale


fi
.

Career nofro Intelletto al Ciel

Et fen"^ dubbio Dante

nel principio deltxi. Can. del

Tarad. dicedoy

infnfata cura de mortali.

Odiamo fon difetti ui fiUogismi Quei i che ti fanno in baffo batter tali.
Et molto chiaramente
la
il

medefimo nel xxvij. del Turgat. accenil

nando quanto per raquifiare


Volont
,

perduto lume dell'Intelletto uaglia

Tanto noler foura uoler mi uenne

De

^l
Et
di

cVad ogni paffo poi sii mi fentia crejcer le penne. quefle ^li , come s intendano
teffer
;

uolo

&

cone

quadrino queHa
,

Imprefa

chi uuol uedere alcuna cofa pia lungo


,

legga
,

il

Fedro

di Tlatone

&

la Teologia di Marfilio Ficino f ne ragiona


difcorre.
,

dous

ampiamente

(^

D E

L' I

Tarili

C^T 0*

4*

Gi

f v'

che'l cor d graui affanni carco

Com'al Ciel piacque ,& al mio FatOjvisf, E dure leggi al mio voler prefcrisfi,

Mifcrjfoggetto l'Amorofo incarco. ralhor chiufoj'n folitario varco

Crudele

il

Ciel , empie le Stelle


il

disfi;

mio dolor defcrisfi d'Agio r le Retile l'Arco. Beftemmiando La(ro3& hor veggio ben jcome fouente
E'n mille carte
Folle error ne lufinga
,

e'n certa
i

pena
fa oltraggio;

N'adduce

lui

che folo
fallir

buon
fen'
il

Ma

poi che'l fuo

uede, e

pente
viaggio,

L'alma 3 feguendo andr lieto

Che

per erto fcnticro al Ciel ne

mena.

Lo

Speglio

in ch'io mirar folca


falli

me ftefTo

Tal volta, e de' miei

accorto farmi
ghiaccio armarmi.
;

Soauementejc'ncontro
Per cui
Il
la

al

morte vn tempo hebbi daprefTo lume 5 al cui bel raggio ardendo fpeffo Auenturato ofai meco chiamarmi; Lume d' A M o R fola potentia , & armi

Hor dura nebbia


In viuo foco
3

offende ,&

me con

efib,

Mifero;& pur conuien, ch'io mi confume


e

da fperanza lunge

mia noiofajC graue; Ma fc la fiamma da l'ufato lume Vigor non prende ,& efca altra non haue, Ond'jch'ella s tardo al fuo fin giunge >
la vita

Meni

n^

M
,

E
r tocca

Non

fon quefli

li

ftrali

ond'A m o

Si dolce altrui?

A' lo cui

non fon le Luci quefte, Lampeggiar nouoje Celefte


il

D'amarifsima gioia

Cor

trabocca ?

P ura Neue
Sembran

e dal Sol giamai


le

non tocca

Guance,

e viue Rofe intefte

Oftro le Labbia 5 onde s'adorna, e vefte

Dolce, vermiglia, e pretiofa Bocca. Ma f pur fono,& non m'inganna Amore Con fnte larue,*oime, perche non fento La celefte armonia de la fauella? D olce mia pena,& mio foaue ardore, Chitipofe ne gli Occhi arco, e quadrella, Et non ti die piet del mio tormento^

Che

faremjIafTo,

Am oRjpoi
noftra al

che repente
fola;

Parte la

Donna

Mondo

E me partendo

me medefmo

inuola,

Ch' viuer fenza lei non fon poffente Ricorro te,che'l mio bel Sol prelente Pur dianzi (oime si tofto il tempo vola?) A' vn dolce fguardo,vn rifo,vna parola Fefti'l mio Cor di doppia fiamma ardente. C ofi piangendo ai mio Signor taluolta

Ramento

il

duol, che'l mifer petto ingombra;

Ed

ci

pietofo ogni
:

oi rifponde

mio detto afcolta. Dal Cor la tema fgombra,


ch'Aura
al

Che

f foffe pii

fuggir fciotay

L'andrem feguendo ^com'il Corpo l'Ombra. Il

Il

crespo
I chiari

aurato crin

dou

Amor tende

Nafcofti lacci a pi difciolti cori :

lumi, in cui d'honefti ardori


rifplende;

Mai Tempre interno raggio arde, e


Il rifo, che fereno intorno rende

L'Aer grauato de

terreftri

humori;

le Perle, e

Rubini jOnd'efce fuori

Angelic' armonia che'l Cielo accende;

In breue Ipatio al fin condotti 5 terra Cader vedranfijpur qual fogno, od ombra
Cieca, che'l Sol
co' rai fcotejC difperge
:

Ma

l'ingegno diuin,ch'ogn'altro adombra.


al

Donna, fi pronto

Ciel

vi al

leua,ed erge.

Che

farete la

Morte, e

Tempo

guerra

Po

che nebbia d'error torbido offende


s,

Quefl:'Alma

che non ho raggio, ond'io

Sceuro da Morte, e da Fato empio, e rio M'erga la' ue'l defir s'inalza , e ftende;
A* voi, lo cui valor, s'ammira, e'ntende Ouunque grido di virt s'udio ;
Com'affetato Cerno fonte, rio

Per vie lunghe, e diftorte

il

V eng' io
Cui
Per

Spirti celefti

& f

camin prende; mai chiaro


cale;

Fi,che

di voi fplendor

m'incenda, e allume.
paro.

di moftrarfi al

Vulgo hoggi non

Fors'auerr,che di

mill'altri

le veftigia anch'io del vofiro

Poggiando andr qual

deflro

lume Augel su l'ale.

Il

E
al

Non

ben cI'Hippocrene
anch'io
in
i

dolce Riua
uolta immerfi;

Le fecche Labbra

tal

N perche
Quai nora

Apollo
in carte

me

Tua grada verfi,


>

miei pcnfier defcriuo

Fijche quanto

di voi parlo, n ferino

Con

vario ftilcen

modi

alti, e diuerfi,

Difpreggiando'l furor de' Fati auuerfi

Viuajquand'io far di vita priuo. Ma'l Celefle fplendor^che'n voi s'interna.

Donna, perch'io da lunge arfi altamente, Vien,che m'aite,e'l mio dir fofco illuftre;
S dir
il

Mondo
verfi

poi feco fouente


voi chiaro, ed illuftre;

Com'io diuenniin

E voi ne*

miei viurete eterna

MVT

Onde

che da la flrada obliqua , e torta. tardi fi poggia al dritto, al vero.

Vi fete per brcuifsimo fentiero Condotto al Sol, ch'eterno lume apporta; Mentr'io con faccia errando afflitta, e fmorta Simiglio in duro Mar ftanco Nocchiero,

di giugnere in porto horaai difpero.

Nel

periglio

maggior

llatemi fcorta.

C he

f fra

l'onde procellofe,e fcure

Al Cielo in odio, e al Mar,di voftraluce Lampeggiando ir vedr fcintilla ardente;


S urto
in paiti per voi liete, e fecure,
al

Humil ficrando

voftro Aitar la
,

Mente,
.

Dirui m'udrete e Castore

Pollvce

Anc H*io

da folle audacia vn tempo

f3nto,

Per le veftigia andai del maggior Tofco,

Anniballe

gentil , per poggiar vofco

A' i Colli di Parnaflb , quei di

nt o;

Ma come d'afpra

e ria fatica vinto

Mifero Peregrin manca per bofco;

Cos per dubbio

calle infermo, e lofco


di Lauri cinto.

Cadd'io pur d'altro, che

Lafro;enonfLipcr rileuarmijaita Chi mi porgefle al gran bifognojond'io Dietro al buon Mantouan mi riconuerfi.

Con

quefti io canter l'alma ,6 gradita


;al fuon di pi leggiadri verfi

Colonna
Voi

la torrete

da l'eterno oblio.

Mentre
L

qui

al

dolce mormorio de Tonde


i

Pafcon le Pecorelle
prefTo quella

Fiori, e l'Herba,
alta, e

Quercia

fuperba

Pon

Da META

l'Aitar cinto di fronde;

Ch'io v quefto Monton su quelle fponde FEBO offrir, che d'afpra pena acerba Libero il caro I o l a hoggi mi ferba . Eccolo gi,ch' noi le Stelle afconde. Lucente D o, ch'ai Mondo errante informe Con l'eterno tuo lume eterna vita. Benigno accetta il facrificio indegno. D iceua E g o n e e co'l voler conforme

Dando

il

Sol d'allegrezza aperto fegno,


s

Stefe inanzi l'Aitar l'H o

a gradita

1^

E
arfi

Qv E L

Sole 5 al cui gran raggio

repente

In dolci nodi volontari] ftretto;

Fido foftegno la mia vita eletto, Qu^al' hora al fuo cader l'alma confente;

vero Amor
in

l'alte fauille

fpente

Raccende

me con

difufato effetto
fatto perfetto,

Si, ch'ai bel

lume fuo

Soura humano pender ergo la mente Quindi condotto ne* fuperni Giri,

Veggo gli effempijC le beate Forme, Onde fcefe fplendor fra noi si raro ; Cos d'ogni mio error pentito imparo. Come il torto fi fugga & per quali orme Al fommo Ben da terra alto scalpiti
,

Fede, che la mia F primiera hai vinta, Per cui Madonna vn tempo fdegno m'hebbe;

doglia 3 piet negando, accrebbe.


fii

mia vita al fin fofpinta Poi che l'indegna fiamma in tutto eftinta. Che marfe,e fatto'l cor cenere haurebbe, E de lacci, ou ancor l'Alma farebbe, Viue,la tua merc, libera, e fcinta; Con quel defir,che d'afpro Verno rio
quafi
:

Che

Campata Naue,e da orgogliofi Venti Fugge del rifco fuo pentita in porto:
A' te volgo lo Spirto humile Ma tjche'n dolce libert
,

&

pio

l'hai

fcorto.

Che del bel lume tuo viua confenti

51

\
\\ TVTTi
giore^

uaghi

&

nobili artefici^'
,

che nelle Imprefefi fogliono ufare

il

mag-

<&

forf

il

prencipale , quando u-

no pi corpi in una Iwprefa accennano


il

nome

della

Famiglia

rapprefentan

^
TVRNO
^cademico

<& insieme il Cognome (f per d'alcun cognome notato ) delt^utoY fuo. llche fi uede dal 7\^ o Tl'Infegna od jtrme-i

noflro fpiegato acconciamente

&

con felici-

t in quefia fua bellisfma Imprefa della Lucciola col Motto,

M e-

vs iGNis AB

ORTv;
il

conciofiache habbia fjgnifcato

il

cogno-

me fuo

per la

J^^ottet

Tayclta, mato Isl^OT T \ KH o ;


pose detta

& per una fon qui nome Famiglia fua Egli chia^ & Lucciola animale ^lato J^otturdelle Stelle Fergilie, che
,

della

la

no, formato cofi luminofo ^ come ci appar distate allhora, che ueg giamo t^ria imbrunirfi Con Latina uoce l-a Famiglia fua fi chiama Tayceta (ancorach per corrottela del Vulgo fi dimandi
.

TAGLIETTI j
le Lucciole
j

&
una

di quefie stelle, alf apparir delle quali

compaiono
col

dimandata ancora Tayceta. La vcciola


iflejja

fuoco fuo naturale rapprefenta la perfona

dell'autore y che
di fuoco
,

fin dal fuo J^atale ha fempre portato accefo

l'animo

prefoftaper d^.fiderio

philofophico, per quel puro ainorofo, che mafil

fime trauaglia la giouent.per

che ueggiamo apertamente, co,

me
fle

niun corpo pofio in quefia Imprefa ad ornamento

delf Intento;

ma

con arteficio

&

& fuor
p,

miflerio.

Le

Stelle, che fono

fegnatarnente in quefio Cielo fon dette da Latini Vergilie


;

&

Sucule

da Greci Tleiadi <& fecondo alcuni Hiadi; da nofri Bifol,

ci hoggi, le Gallinelle

h la Chioccia

Furono (come riferifcono al-

cuni ) fgliuole d'atlante


ro nudrito

&

di Tleone,che per hauer col latte lo-

Giove, meritarono d'ejfer collocate in

compagnia

d'ai-

5*
tre Stelle in Cielo nel fegno del Toro.

Fariamentc ne fauoleggia.-

Tono gli antichi ) perche Vherecide ^theueo, ^4utor CrccOidice,


che tutte
ro
cefi

&

fette quele Fergilie

Tleiadi (dalla numerofit lo-

appellate) juron figliuole di Licurgo

iC^

che nacquero nel

tifala di'{axo;poi diceyC)e per hauer educato Bacco furono tra-

Jlate in Cielo

&

ch'i iomi loro

fono Elettra^^lcione^CelenOy^'

fteropet Merope, Taygttay

& Maia,
.

^rato

dice

che la fettima f

ne fugg per paura d'Orione, altri dicono, che fu, Elettra , la qual non fojj'crendo di ueder la Morte d'i pronepoti fuoi dolorofatnente

piangendo f ne fugg fcapigliata


fa di

La onde ancora

ci

appare in gui-

Cometa, ^dlcuni

altri uogliono^chefia

Merope^^ nonEletc^ che ftano lu-

tray ne

Maia. Mufeo Toeta,

& Theologo
che per

tra gli Etnici grandi fimo

ftimay%e

dette Stelle fuffero figliuole d'orlante,

centifiime tutte fuor che

una ^ eh e gran pena fi


,

lafcia uedere,

&

quefia dice effer

Merope

efferfi l'altre forclle

congiunte

con Dei
nafcofia

&

ella fola

con Sifipho mortale per uergogna fiar fuole

Onde Ouidio nel mi. de Fafi dice : Tleiades incipient humeros releuare paternos
.

Qu feptem
Seti

dici,fex tamen

effe

folent

;
',

qud in amplexus fex bine uenere Dcorum

l>{am Stcropem

Mani
,
,

concuhuiffe ferunt
te

Isleptuno .Alcionem

Maiam
Tcenitct

& Ele&ram
,

&

formofa

CeUno ,
;
,

Taygetamq; Ioni

Septima mortali Merope


Cv*

tibi Sifiphe nupfit


.

fiii fola pudore latet

Son dette

Vergilie-,

perche

il

lornafcimento mattutino intorno t E-

quinottiodi Trimauerai ouero perche quando cominciano ad apparirci, la

Trimauerafi parte,

eh' intorno gli xi. di


il

Maggio
le loro

Hiad

fur dette dalle pioggie,

& Sucule, perche


ch'elle

Ciacco nel nafcer

& tra-

montar
tiffirne

loro

fi

gode del fango,


.

producono con

frequen-

pioggie

Onde Ouidio

nel v.de' Fafi dice;

^C

Siihul induccnt ohfcura crepufcula

no&em
,

Tars Hyadum,toto de gregge

nulla latet;

Ora micant Tauri feptem radiantia Flammis T^uita quas Hyadas Graius ab imbre uocat ;
Toeta;
Tleiadas hauftt aquofas.

& Claudiana

Ma

fi

ritroua altre effer le Hiadi

e^
le

altre
le

le

Tlead

che le

fette Tleiadi

gi figlinole di Licurgo, tra


nel dojjo del Toro,

quali, la ricordata

Tayceta , fono
te
,

&

Hiadi , che fono altretan-

rilucon nella faccia fua nate d'atlante

& Etra
,

Celio

^^

dogino nel Uh. ix. delle Icttioni antiche dice,che folo fon cinque no-

minate da Hefiodo
chiare
.

di quelle forf intendendo folo


le

che rifplendon

Vergilio nel primo de' fuoi Georgia


Stellis

diflingue dicendo',

T^auita tutn
Tleiadas
,

numeros

& nomina

fecit,
,

Hyadas, claranq; Lcaonis ^rion


illuflre

Troclo nella fatta Tlatonica


te Tleiadi
,

intende non

effcr altro le fet


,

Fergilie

che le fette Intelligence delle fette Sphere

collocando

Celeno Saturno, Sterope Cioue, Merope a Marte,

Elettra al Sole

Tayceta alla Luni Col , alcione y enere , tramontar cronico di quefe Vergilie conofciamo il tempo oppor.

&

tuno di feminar

il

fromento

Onde Fergilio

nel Uh. ifteffo;

^nte

tibi

EOie^tlantides abfcondantur

Cnofiaq; ardentis decedat Stella corona.

Debita

quXm

fklcis

committas femina

qumq;
.

Inuit properes anni fpem credere terne


con quejla medefima coflellatione fegna
i

Et pur nel mi.

due tempi acconci


dice
i

lauorar dell'api

&

&

al

al raccorre
;

Bis grauidji cogunt fcetus

Mele , quando duo tempora mefiisi


il

lor

Targete fimul
Tleias

os terris ojendit honeflum

,&

Oceani fpretos pede reppulit amneis,


pifcis aquofi

^ut
Or per

eadem fydus fugiens ubi

Trifiior hybernas edo defcendit in


ifpofttion di quefla argutijima

undas
Imprefa
,

dico

che quejle

Stelle fono qui pofe dall'


la Lucciola
ci
;

autore per hauer

effe

gran fimbolo con


non
no/ira fi

conciofiache quefla (pecie d'^nimaluccio infetto


uifla

appaia fenon quanto tempo dette Fergilie alla


,

[coprono

cio dalli vii.

d'aprile
,

fin

alli

xxvii. d'Ottobre din^

torno. Et perci , che dice

che dalfinflujfo di quefle Stelle, co '


, ,

me da caufa remota a^ uniuerfale efficiente & da putredine come da materiale la Lucciola prodotta da Greci detta XK^mv^n
',

da lampa, lume,

& da
y

Latini Tslo^iluca.

Ha

quejlo

^nimalet
la cui

to due alette fottilijime

come

in alcuni altri infetti fi ueggiono,

5^
la cui parte pofirema del
CT- iifcici

mntre per cfer

di color biondo

fottiU,

nella trafparcn'^i dell'aere IS^ot turno fa rifultare di fuoco


^

un Ih

me come

onde l

Carmelitano Toeta;
Larapyrides alis

Splcndidulis nolani ilU no5lu

^uegnadioche non fan l'alette; ma la parte efrema del corpo quella j che riluce la J^ottc ; <& fal ne giorni di State , come fa
tejiimonio

Dante

nel xxvi. dell'inferno


fi ripfa

Quale

yillan,c)al poggio
,

T^el tempo

che colui

che'l

La

faccia fua noi tien

Mondo fchiara men afcofa,

Come

la Mofca cede a la ZcnT^aray yede Lucciole gi per la Fal'ca


,

Forf col

doue uindemia
guifa, di

^ ara
,

Ef perche fono
chiamarle
nio nel lib.xviu.
tefe <dr

Stelle

noi raglomnolmente potrefimo

Fe igilie

terreflri yconie le Fergilie Lucciole Cele/i,Tli'

ddla fua naturale


;

hiforia in perjna della cor-

Cur calum intuearis agricola? Cur fjdcraquxras ^uHice? lamte breuiorefomno feffurnpremunt
pronida l^latura dice
"l^oles.

Ecce tibi Inter herbas tuas fpargo peculiares /iellas,easq; udifiungenti o/endo; ac ne po/^is preterire
,

fpcre & ab opere


folicito.

miraculo

yides'ne ut fulgor igni ftmilis alarum compreffu tegatur,

ftcum/j;

lucem habeat

(jT-

nocie? Dalle quali parole

fi

comprende,

che non l'^li;ma'l fentre ha quella

liicidc'^:^ay et poco inayi'2;ipYen

dendo l'apparir della Lucciola per fegno uulgare


mieter Corxot
)>
>j

<jr di

feminar fubito

il

Miglio

Efq;

fignum

illius

maturitatis
.

& hortim
la

&

&
il

ruficano di

Tanico dice;

fationis

cornmune luuolatus
,

centes uefpere cicindeU

ita

appclUnt

rullici ftellantes

>

Graduer Lampyridas

incredibili benignitate "tritura.

& per
te

Ma come

q:t.il

cagione rilucala is^ottela Lucciola philofjphicamen.

difior riamo

Hora perche
dell'
i

cagione di quefio effetto pi

certa riirouar

fi

pofli) fupponiamo per

jondamento quello
che

>

che da

^rilot. nel fecondo

minima c^ da Teripatetici
,

fuoi ancora
colorata
,

per certifumo tenuto


lucida
colore to
;

che ciafcuna cofa

fi

uede

percioche qualunque cofa

mone

la uifa mefier
fpeffe

^che fiah
uolte
fiot-

lucCyper laqual ragione la

Luce d'alcuni

nome

di colore chiamata

tie

ci indirettamente; iffindo la lu

ce ifieffx

itifibile

gli occhi

& concorrendo
di

alla

formale genera,

tion

del colore.
quefi

Con quefo fondamento


cio
,

nccejjari a cofa

che di-

chiamo
non

animaletti nederfi
,

\otte per
lucidi

rifpctto della luce,

per quello del colore

come

come

colorati
,

Ma
ucdecolori

da dir , che

fi

heggiano

perche fian colorati


;

che in quefi

lla guija cotale fplcndore

non

fol di l^otte

ma

di Giorno

rebbe ancora

&

poi-,

perche molto uarij

& indeterminati
fi

circonfcriiiono cotali animaletti-i f quefo Splendore da colore ri'


fultaffe
,

pi di Giorno
,

che di <lottc egli

uederebbe

For^a
,

dunque

che

fi

ueggiano

rifplendano per cdgion della luce


ci)

Cv"

non del colore.


fa
,

Ma

quefia Luce
;

in loro

per natura imprefinfna per natu-

od altronde commiinicata
perche
i

no)i iniprejja Zr
,

ra

corpi femplici Cele/li fon quelli


,

che per loro natura

propria fon lurninofi

' con

quefli quelli

quali la J^atu-

ra foura tutte le cof per quefia cagione ha largito una certa traJpareno^a
:

perche indi ancora c^ la luce


alla

\:^ lo

fplendore cornmuni-

cato a

corpi inferiori concorreffer"

Vifione <& alla perfet-

tione delf/^niuerfo.

altronde

que/ii
>

animaletti dunque hanno decerto da Corpi fuperni

riuato quefia luce b fplcndore


lefi
j

<^

& ce^
ma-

li
.

quali come cagion uniuerfale concorrono alla loro genera-

tione

Or perche non ogni


,

cofa

tifce tal luce

che di lS(otte rifplenda


effer
il

da Celefie agente prodotta for/ ; per quefia ragione la ca -

gion di quefo efetto da


teria
.

attribuita alla diuerfit della


Cielo comrnunichi tutti
;

Tercioche quantunque
,

corpi

una certa trafparen:^


ro
:^a,
fi

fattamente tenne

& ancor un certo fplendore molti pefplendor O" trafparen&


in
fittile quefo

che tali corpi nel primo atto fempre fon lucidi


fi

ima

'nel

fecondo

mai non
teria
;

comprendono

tali

Et

ci auiene per rifpetto della

ma-

conciofiache ogni agente faccia ottima la fua operatione in


difpo/o;
,

un patiente bene
la fua
fi

c^ tanto communichi l'agente


amianto efo permette

lui del-

forma
.

rende

& natura Terilche &


lume

& arrendeuole
fi

gli

quefi animaletti nfplendono

di J^otte^ non

filo perch'l Cielo concorrendo alla loro generatione pre/ii loro co-

tale chiarc^T^a di

ma

perche di tal -frateria


il

generano,
fuperni.

che mafiim amente acconcia riceuer

lume

de' corpi

&

tale

materia putrida loroy ond:

fi

fanno

la quale

tanto

54
agitata

& Informata da un
,

certo fprito

&

calore

ci in uece
-

di femCi quanto fa di me/iero


fa prenda alla fine tale

che tal materia rettamente difpo


tali accidenti.
j

forma con

Ma

perche non

cloche fi genera di 'materia putrida cofi lucido


della notte

che po/io al buio

mona Caccino
conuiene
,

dalle notturne

tenebre fafciato all'atto

del uedere

che la cagione di cotaC effetto piti partico -

larmente
feria
.

fi

ajfegni tale

&

&

particolar ragione di putrefcente


,

ma

tale

ne

la ragione

cJie la

pia tenue

&

fattile

e^ pia

juocofa parte di quella materia con qualche per tcrrefreit

con giunta la loro materiale cagione La onde nafce , che uinto fo paco dal trafparente fofcuro dal luminofo non pojfan tali

&

&

cofi certi colori


Iter
l

rifultar nella fupcrficie,che di

Giorno poffanomo
;

occhio [otto qualche determinata ragione di colore

ma

pia

tofio di 7\[otte fi

ueggiano quelli animaletti lampeggiare , men.

tre uanno l\dria confine loro corpcelli illuflrando

Et quefla

fu

la

cagion^per
,

Li

quale Sofigcne Matflro d'Mejfandro inuefli-

gando onde

nufceffe
,

cotat

effetto

affermo quefli corpi , che di


della

T^t

te rifplendono

cffer

partecipi

tutti

natura

della

quinta

folauT^ ipercioche di tal portion di materia fon generati, che non impedifce, anTJ pi tofio aiuta l'operai ione del generante del

&

Cielo

che le comtnunica la luce


le

Quinci noi

fi

fa manifeflo

perche

Lucciole fol di J^otte rifplcndano;


di

perche la picciolifil-

ma
la

lume impreffa nelfefremit loro coperta da Cali T<lotte;&il Giorno , comunque fia , fouerchiata dal maggior lu uedere non
ft
,

panie ella

me

pojfa

Detto
,

bajian':i^a

&

delle Vergilie
il

&

della Lucciola

conacneuole cofa

che confideriamo

Motto
y

fuo,

Mevs

csis AB

ORTv.

parole applicate alla Luccio!a

il

CUI ful-

gore detto fuocoycome le Stelle ancora fon chiamate Fuochi, Virg.

Fos Memi Ignes :


Stando
no
i
,

che qualunque cofa da

la Tratte rifplende foglio


,

faggi Scrittori

dimandar fuocofa

effer

natiuo

E \ s iGNis AB prendiamo y che ^Autore per


belk'^^T^a di

& non artefidale


Donna

&

di natura ignea per

queflo fplendore nella Lucciola dice y


fotto le cui

ORTV,
effer''
,

paroU com-

accefo di eccellente
che'l

&
,

perfetta
,

uoglia accennare
:

fuoco fuo non acci


influffo

dentale

uolontano

ma

filo per

un certo

deflino

derio, fuoco traslatiuamente detto

fato in lui fin dal f0 nafcere naturato a l qual* ^more ^ bdefi, acconfenta poi con felettionjua;
.

mggendoy che per

la

contemplation della hellifiima

Donna

fua

fi

folleui per molti grad poi quella di

Dio

il

che ageiwlmente con,

feguiamo , quando incontriamo in Donna per yalore


corpo excellente
;

& gratia di

la

quale conftderata da noi

come perfetta

&

adorna di tanti doniy cifepara


uili
, ci7*

la parte intellettiua dalle corporee-,

immonde

delle cofe diuine

ci fa poggiar alla fo-mmit non filo col diletto delf animo ; ma etiandio con
y

& come per rapto


i
.

quello del corpo,

come d'ambidue
ii

quefli diletti

il
,

Tetr. refe tesii-

monioy

&

nelle

Qual Donna
come

attende

&

Canovai

[he de gli Occhi

'

nel Sonetto

in quelf altro,

Quando fra t altre Donnei


in
altri
.

in quelCaltrOyVafco la mente,

<&

in quell'altro mirabilifiimoy

Si corri eterna yita ueder

Dio,

da conftderare
,che

cie

mai uago

& molti & leggiadro


nobile

Oltre ch\

Intelletto non furfe^


.

d'amore non s'infammaffe


fuo;

&

alto

come Dante nel'

f Inferno
Con

^mor,cW

cor gentil ratto s'apprende.


il

quefla confideratione

Ts^^ottvrno noflro come contempla'


del Giorno alle

pu

(per

effer la Tsiptte

tempo pi accommodato

eontemplationi) ha uoluto fignifcar l'amor fuo


nir dalla Stella fua ftguendo
pili
il

effer

fatale

& UC'
quan

diuino Tofco,c} nelle rime fue in


Cielo, come

luoghi afferma anch' egli


Sefl.

f^mor fiiouenir dal


da
le

do dice nella

qualunque animai
Stelle;

Lo mio fermo

deftr uien

& doue

dice altroue

^mor lafpinge <& tiray


'hlpn per elettion
s'egli pur
:

ma per Defin o ;
>

Et

mio De/lino

Ciilo in ci s'adopra;
y

Et

nella

r<i:<j.

Toi che per mio Deflino

dir

7{on mio

mi sfo\a quelCaccefa uogla; iioler; ma mia Stella fcguendo


poi nella Cany^

Et
,

ancorach

Laffomeyft riconofcef d'errare ad at,

tribur tanta for^^a al Cielo

&

al

Fato

Defin fuo

quan*

do dice; che parlai don

io

fono ^ b chi m'inganna

55
^Itr ch'io
Gi
s'io

fiejjb

el defiar fouerchio

trafcor)ol

del

di cerchio in cerchio

T^eJJun Vianet a pianger mi condanna

Ma
dro
j

l'^cademico nofro appoggiafi al parer di Socrate nel The-

quando parla dcltranfno dell'anime ne corpi qua gi


le

e^fo-

me

perdano

due ^li^che fono

Bene

nell'intelletto

&

due Infinti ingeniti del J^ero i^ del


i

nella

Volont

& come

fi

recuperino

nel

qual ragionamento ( come ancor nel Timeo

riferifce) fecondo gli or

dini delle stelle diuerfi^ che fono le caufe feconde^

Dei Giouani dimandate, ejjendone afignata una per ogni particolar anima dice^
ifltfjo

&

che ciafcuna di loro come incontra in un altra delf


Stellare, fecondo la

ordine

maggior c^ minor proportion'


rimane della
belle'2;;^a

[contro con la
,

intima forma, che

le

diuina

rapita da diui'

no furore

di eccelfo

^more
,

& tutta memore


l
,

della belle'^7ia,diche
.

hauea goduto in Cielo

s'infiamma di defiderio di ricuperarla

Ter il
tico

che pofiiamo arguire, che

Tn^ottvrno

no/iro

come TlatO'

feguendo t opinion fua hahhia detto


,

chel fuo fuoco


,

^morofo
alberga

fia fatale

O"

prefcrittogli dalla Stella fua

di cotal opinione feguace nella Se/. in terra


,

^ qualunque animai
,

come pare , chel Tetr^

f accennale dicendo dell'anima fua


pargoletta

QuefTan-

cor dubbia del fatai fuo corfo Sola penfando

&

fciolta

Entr
bel

di

Trimauera

in

un

Bofco,

B^

O ANIMA

gentil

che mi richiami

A' l'antiche i'Amor falde Catene Con tua bellezza 3 & vuoi 5 ch'io prezz3& ami

Via pi che libert , feruaggio , & pene; Perch'io del lume tuo fol pafcer brami
Quell'Ocelli miei 5 cui luce altra non vene,

quand'io penfo3& quand'io parlo chiami


ou' riporta ogni

Te Tempre,

mia fpene;

io

non

martir;

ma

gioia alta mi fora

Se'n tejpoiche'l

mio cor oppreflTolangue,


; ,

Scorgefsi di pietate vn picciol fcgno

Mal

mio mal pi cruda ch'Angue, Et pi fordajfi m'angcetm'addolora. Ch'odio me fteffo, & ho la vita a fdegno
vederti al

CH

o gran tempo in Valle ofcura e torta Errai 5 ma non per fmarrito il fegno Mi fu di vera luce, mentre fdegno Non m'hebbe la mia bella, e fida fcorta; Ho^f ch'ella non mi guida, e non apporta
I

L'ufato i lafsi miei Spirti foftegno,

Qual di fido Nocchier fpogliato Legno, Cui l'onda e'I Vento rio fcote e trafporta Condutto al duro,& perigliofo Varco,

Mouo

languendo

il

piede; e dou'io giunga

Ancor non so, nel camin a fpro, incerto , L affo; temo 3 non qui mi fopragiunga La notte ond'io di ciechi errori carco. Mai non fcorga il fentier ficuro^e certo.

DEL
Come

7^0 T T FB^T^O

5^

vermiglio, amoro fctto Fiore,

Quand'ORioNE ingombra pii il terreno Di graue pioggia, nel materno feno China la tefta per fouerchio humore; Poi perdendo il natio vago colore, Languido giace, e adhor adhor vien meno;

par,che fol
il

Pheeo,&

al

fereno

Ciel chieggia

Tuo vital primo vigore;

C osi io vo confumando la
Del mio Sol come
,

mia

vita

In pianto amaro ,poiche'l dolce fguardo


fiiol,

non mi conforta;

e per so fperar altronde aita

Mirero,&

fiami ogni rimedio tardo,

S'egli tolto fQCcorfo

non mi apporta.

DA me

defata,piiche

Rio
fere molefle;

Chiaro da Infermo, cui


In ch'io m'affondo,

O' Porto in uan chiamato le tempefte


fin

del voler

mio.

Donna gentile; mentre'l Fato rio Non mi contefe il uoftro almo e


Leggiadro afpetto,

celefte

& a quell'Occhi
da' voftri vfcio;

defte

Luce col lume, che

Pres'io da voi foftcgnoje

non mai graue

Fummi

il

mondan

viaggio; hor l'eftremo

Varco fon giunto ,oue mia vita caggia;

C he me di voi priuan
Poich
l'ufato
tal

le Stelle

& temo

cibo ella non haue,

Mifera in

digiun lena non haggia

B^

M
5

E
comc'I Cicl volle,
visfi,

SoT

T o' L

giogo d'A M o R

Quefti anni dietro in molti affanni


,

Et hor cercando vn prato & hor vn colle A'rherbejinifsi jle mie pene difsij

Et

che ad ogn altra il nome tollc Cantai, e del mio mal piangendo fcrifsi;
di lei
5

per mai jquellafpro orgoglio molle Far feppi piano jond'io'l mio duol finifsi. ora Tento slegarmi ,& la pregione

Ne

Aperta veggio, & pur non efco fuore. Tanto m'aggrada que^che gi m'increbbe;

Chi pu

empio Signore, Et non lo fugge, ben quegli a ragione Eternamente fe'-uo effer dourebbe
fuggir crudel

L' A

R A piaga
fero
il

& mortai

che due begli Occhi


li

Mi

primo

di, ch'io

mirai,

Non

fana lairo,&

temo non homai

Quella fpoglia di duol pera e trabocchi ; S'egli auerr, ch'in me'l fuo dardo fcocchi
Quella, che fola
trar

mi pu

di guai.

Tu
Et

per cui vien

c'hor viua in pene , e in lai.


il

fi

torto di Lete

Bella Donna, &


Tal' hor

Fiume tocchi crudel, mio Fato reo


e'I

piangendo,

vifo di pietate

Tinta dirai; quefti mio feruo fue; Ch' me in grado via pi ch'odor Sabeo,

Et pi che Merci d'Arabi pregiate, Fia'l dolce humor de le lachrime tue.

Con

DEL
Con

Ti

T T
il

rim 0.
maggior Tofco

57

LO ftiljonde chiaro

Io piagnerci mio ftaro amaro e trifto Mifcro 5 in cui mi pofe Jcijc'ha mirto

Entro

al

mio poco mei non poco

tofco:

poi ch'A m o r in career tetro e fofco M'ha chiufo j fcmpre in tenebre m'attrifto, Taccio 5 ne fede la mia pena acquifto; Che le dotte forelle non conofco. Tu, cui ben fon l'afpre mie doglie conte. Canoro Augel^che fpcffo in riua l'Arno Ti leui al Ciel con gloriofe piume. Canta 5 che del mio Sol fofpiro indarno Gli Occhi lucenti, & la ferena fronte, Priuo del mio virai gradito lume.

Ma

Si come fuol poi che le neui sgombra Fauonio,e rende le campagne i Fiori Entrar' in prato joue fue chiome infiori
5

Vergine vaga, e d'ogni cura sgombra,

Et hor di fiepe,hor di bofchetto l'ombra, Rofe,& Gigli mirar, Mirti, & Allori,
Et
fra
fi

grati

&

dilettofi

odori

Di

pura gioia haucr l'anima ingombra;

Indi confufa per gran copia fiedc Penfofajne ben sa doue incominci
Defiata ghirlanda l'aurea tefta
;

Tal fon, quando cantar vcgno con quefta

Mia roca Cetra,


^

il

bel, ch'in te
Stil

fi

vede

Donna ,ch'ogn' alto

co

merti vinci

B^

M
D.

MA
Poich
nel

mio

tei

reno
si

Career fofcojnon ho chi

m allume,

Come'l bel voftro Lume,

Che

fplende pi

ch'i

Sol chiaro ,& fercno;

A' voi diuina Luce,

Luce del terzo CieULuce gentile. Volgo il debil mio ftile

Con
E
t

quel defio, ch' farui honor m'induce;


begli Occhi voftri

A' le tenebre mie faran dolce

Alba,
gliOflri.

Quanto l'Aurora inalba Difprezzer, non chele Gemme, e

Col

tuo leggiadro

ftile

eterni honori

Rendrai, Soncino, a queft'Alma Fenice, Ch' te foauemente cantar lice.

Onde Febo

di

Lauro
a'I

il

crin t'honori

Tu

in

compagnia
,

di mille augei canori,

Poggierai ratto
Salir

Cielo,
la tua

fi

difdice

me mentre

Beatrice

Tento cantar s, ch'ella m'aualori. Io poich'AMG R m'affanna, amari accenti Spargo, piangendo il mio paffito Aprile, E la mia roca Cetra altro non canta;
Perch'io taccio di lei,e'n atto humile

Freno

il

defir,ch' le profane genti


lice di

Dir non

Dea

celefte,

& fanta

DEL
Non

'^OTT riiTiO

58

perche I'Avra in su l'eburneo Collo > Voftro dorato crin voli ondegge

&

Et pura neue e non tocche d' A p o l l o Rofe la Guancia, e'I bel petto paregge;

Ne

fia

di celebrarui

vnqua

fatollo

Saggio Scrittor ^che per Tua Dea v'elegge, Fora per 5 che non IVItimo crollo

De

la

Parca temefte

& l'afpra Legge.


fi

Ma

l'Angelico fennojin

verd'anni,

degno d" H o m b r o Et di qualunque mai fcriffe altamente. Vi leua al Cicl con fi fpediti vanni. Ch'offender non ui p l'horrido & fiero Di Morte artiglio, ne d'Inuidiail Dente.
E'I raro alto valor,

Mentre

per vaghi Colli

&

verdi

Campi

mormorar de l'Ora, Hor Cerere mirandOjhorBAccOjhor Flora HorBorco, Ninfa le veftigia ftampi; I o Donna , lunge da' fereni Lampi
Spatiate al dolce
,

De'

be' voftri
:

Occhi fofpirando ogn'hora

Mi

ftruggo e tal di voi defio m'accora Ch'io non ho fchermo , onde da Morte fcampi.

La(fo,& come Nocchier,cui Notte ofcura,


tempcftofo Ciel ,d'horrore ingombra; Benigna Stella in damo attende, & piange; Tal fenza voi rimango; & Fumo,& Ombra Ci che miro mi fcmbrare'l cor trift'ange Ardente foco,& gelida paura.

^
Caro
Oue
la bella

Augellin , che da l'Idalio Bofco,

Madre Citcrea
e f ftcfTa bea

Con

fefta

& canto altri


tolfe inuida

Per forte ad habitar venirti nofco; Indi giungendo il Giorno auaro & fofco;

Che mi
Mia

ti
,

Morte

& rea.

vita

che da
i

te gioia attendea,

Ingombrarti, e

penfer, d'amaro tofco.

Le

noti tue, con che foaucmente

Meco

alternauije l'Aria intorno fpefTo

Tutta accendcui di dolcezza eftrcraa, Mi ftanno ancor fi fife ne la mente >

Che fecco fi Che per te in

pi torto
verfi

il

bel Permeffo,

non

fofpiri e

gema.

Po

che

ti

piacque

Cura 3 due luftri , tenermi Mentre per afpro calle j fuggir prefta Fera feguia, con pasfi lenti je'nferm. Dato m'hauefti almeno ad amar quefta
,

A m o r in & pi laffo
, ,

fi

molerta

LV e E

gentil ; per cui d'ofcuri

&

bermi

Abifsi tratto,

&

fuor d'atra tempefta,

Concerto m'era

Di
non

o giunto vedermi;
vifta

C he mirando belt
Salito
al

vnquanco.

Et fenno,le cui lodi alte, farebbe Qualunque pronto ingegno,&pigro,&ftanco5


Ciel farei; donde mi torfe

Gipenfier folle;

& detto

il

mondo haurebbe,

A'

tal

camino

ella lo fpinfe, e fcorfe.

DEL
FI
VM
E
5

"tiO T T

rilJi 0,

5P

SU le cui verdi amate fponde


ripofo quefte

Hebber

mie dolenti
fproni afpri e pungenti
di tue bell'onde;

Membra 3 qualhor con


Spinfcmi
al

varco
5

A m or
i

Gi mi

vederti
il

mentre Aure feconde


miei
defri

Spiraua

Cielo

ardenti.

Temprar con gioia tale i miei tormenti. Che non potea maggior venirmi altronde; Hor m'vdirai, qual chi per doglia immenfa
Smarriti ha
i

fenfijin

duro acerbo lutto


;

Empir

di ftridi

ogni vicina piaggia

C he de le mie fatiche joime, difpenfa


Madonna ad
altri la

mercede

e'I

frutto;

Ne

sjcom'io dal duol vinto non caggia

Tv, CHE mi

fempre empia e molefta Crudel Sirena, mentre il Mare infido


forti

D'amor

varcando

il

defiato lido

Trouar vietommi iniqua atra tempefta. Si come forti la mia vita infefta.
Altri cofi t'afflige;hor

ami,&

fido

Non
Et

onde ti rtruggi,e'l grido Odo fouente,che tua fama inferta.


t'

quel, ch'ami;

io gioifco

e di tuo ftato rio

Ben

fui

prefago, alhor ch'in doglia e'n pianto

Mi
Ch'io

tenta i'amorofa afpra faetta;


ri

dicea;non

elTer

vaga tanto

Del mo martir,che none lunge il Dio, Che de le pene mie far vendetta.

?^

Come
Le

purpurea Rofa al primo Albore

dolcemente ftende D'aura nutrita ,& di rugiada; & rende L'Aria ingombrata di foaue odore,
fuc bellezze
I

ndi tofto che'l Sol rifurgc fuore

Da

l'Oceano 5 & ratto

al

Cielo afcende.

Ella da caldi rai tocca, s'incende.

Languida, e perde

il

primo Tuo vigore;


la

C A R L o, tal eri A

tu

quando

Parca

Al tuo candido ftame die di morfo. Che ben douea condurti alla vecchiezza, hi Sorte al noftro bene inuida e parca.

Come

tu in quefto breue
,

humano

corfo

Tofto ne togli quel

che pi s'apprezza.

Co

^ -^^^X^\^^^^^^^g<rf

E MA
pYcfa

fono uelame

dt alcun

corpo d'ini'
j

fi

dimoflrato chiaro ejjetnpio

&
ef-

intendimento religiofo <& pio; quefo ri

uno quanto pia tra Meteorici corpi in


ui^a dannofo

fito fuo pi gioueuole

& mortale &


,

tanto nelt

falutiferoycfj

falationi fuocofe

un Is^uuolo ofcuro , nero , grauido di ef'& da uenti in uarie ,

parti agitato

i&
ft

diflrattoi ilquale par,

che con frequenti baleni

Z^

folgori fuoi minacci


rifolua

una

jerifiima
,

tempeda

&

poi per diuina difpofitione

in gradita
fit

&

fxluberrima pioua. Tale

tempefofa conflituton
i

diaria
,

quella,

che da Giunone fu moffa contra


nel

nemici Troiani

&

da Virgilio

primo deWEneide uiuamente dcfcritta, quando dice;


,

Eripiunt fuhito jquhes coslumq;

die-mq;

Teucrorum ex
mtonuere

oculis

Volato

nox incubat

atra:

Toli,&

crebris micat ignibus ather,

Trtxfente/nq; uiris intentant


11
1
.

omnia mortem

Et nel

in perjona di

Giunone

,"

lis ego

nigrantem commifta grandine

T^ymbum

Dum

trepidant aUyfaltusq; indagine cingunt

Dcfuper infundam^cr tonitru calum omne cicbo. De le quali pitturer defcrittioni di fortunofi tempi ciafcuno fuo

ano pu hauer
lib.

copia fra Toeti

com^ ancor

deU iflejfo Toeta

nel

pruno

de' Georg, quando dice.

Et poi; Omnia uentorum concurrere prdia uidiy uenit agmen aquarum. Spe etiam immenfum calo Et fcedam glomerant tempefiatem imbribus atris Et poco dopo; Colle^ ex alto nubes :ruit arduus ather
Jpfe

Tater media

l^ymborum

in

no^e, corufca

Fulmina

Fulmina molitur dextraiquo maxima motu mortdia corda : Ter gentes humilis firauit pauor : ille flagranti
Terra tremit :fugre fer

&
y
,

,Aut ^ton^aut Bjiodopen


Deijcit
y

aut alta Ceraunia

telo
:

ingeminant ^uflri

& denftfiimus Imher


:

IsQtnc nemora ingenti uento

nimc

littore

piangimi
,

Et nelC^riofo nel quarantefimo primo Canto

doue

ci

dipiyige

una fortuna

di

Mare

^ per conpjquente un
,

turbamento d'aria,
;

com' quefio pofo per Imprefa

come

l
,

doue dice

Di

fpeff

lampi l\Aria

raccende
,

P^fuona

il

del

di fpauentofi tuoni

Et poco pi

oltre

Mone

crudele,
i

& fpauentofo
all' e/Ir

affali

Da
che

tutti

lati il tempefofo
il

yernoy
,

Et in un fuo Sonetto;

Chiufo era
fi

Ciel

da tensbrof uelo

jendea fin

De

Ori-:^nte, <&
,

eme fponde mormorar le fronde


,

Sudiano

e i

tuoni andar fcorrenddl Cielo

Ma

perche (come talhor auiene) in quefio corpo


,

d! Imprefa il

l^u

uolo formato rifoluto in leggieri fiima

& proftteuole pioggia


melivs,
;

accompagnato dal Motto y rettvlit in quando dice dalfifeffo Toeta nell'undecimo


,

prefo

pur

Multa
Lufit

dics

uariusq; labor mutabilis aui


alterna reuifens

'B^ttulit in
y

mdius , multos
ci

CT" in folido

rurfus fortuna locauit;


il

chiaramente

fa fapere

7s^

vb

o
,

o,

autore fuOygentithuO'

mo

oltre la dottrina fua delle


fi a uijTo
;

animofifiimo y come

ad ogni honorata operatione un tempo con timore di qualche gran


Leggi
col prefidio

rouina

c^ calamit fua
y

tutto quello
uifio ridotto

onde fofpettaua douer ufcir grauifimi danni yhabba

ad inafpettatOy
y

nel prefente fuo [iato

affai
,

& poi & fauor Dio & ottimo che ricono quieto & tranquillo ydopo molte gra^
di
fine.
Il
egli
fce
,

uifime fue perfecutioni

che incredibile mokfiia gli recauano alts

animo

Clr al

corpo.
,

De' quali per pieno intendimento

della

fua toleranxa
nita bont di
fuoii

della lor

buona
,

ufcita (di che

d gloria

all'infi-

&

Dio) una fu

che ritrouandofi nel fior de gli

^nni

nel colmo di tutti quegli honoris cui ottimo Cittadino

nella patria fua peruenr fuole

da

fi

Jera indfpofitio/ie,che

tiranneggiato ; fu fouraprefo , lungamente rimafone infermo^^ con

&

pericolo di morte per cura della fallite fua fu configliato trala-

[dar

lo fi lidio delle

Leggio nelle quali era molto occupato


le

c^ri-

durfi in

Filla^doue richiamando
,

Mufe

Latine,

come
come

loro per
cofi

Genio inchinatifimo

attcfe
,

confumar tutto quelt Otio


che ha poi ricuperato
, ,

in

pr della fanit smarrita


rno [no uago di Tocfia
.

dell'ani^

Valtra fu
,

che uno fuo fratello Giona,

ne di fomma afpcttatione

&

di qualche titolo nel Clero


^

tre mafnadicriyquantunque innocente

ma-^to
da
certi

ma

poi dalla giu/la


d
,

fia che nel

medcfimo

che fecero qucfto


,

amici fuoi furono feriti

& crudelmente aDio uendicato mano misfatto & dr morti, & dopo^ come fcetradito,
di
;

fu da

concio-

tutti

tre

Icratifimii fuori

di tre porte della noflra Citt con cjfemplare


,

fpettacolo appefi

Onde
de'

egli

uenne in ammiratione non fenT^a

fuo gran conforto

, Et non ha molto; ch^efjendo un fuo figliuolo: fanciullo di fomma uaghe'^i

prfondifilmi giudici^ diuini

& chiamato & piangendo dirottamente


d'alta fperanT^a^
delle fue delitie
, ,

Carlo,
morte fua

tolto
,

anT^ tempo di ulta,


di colui, ch'era
il

la

come

cumulo

uenuto in fermo penfiero di non por

pi fuo diletto
guifa

c-r fperan':^a in quefle

mondane
in

donde
'}

fono in continuo

moto, ne mai

cofe , le quali un medefimo gra*

do non
rifcono

fal fi

trouano

ma
il

fpeffo

ma

di acquetar

appena ci appaiono , che fpagi torbido animo fuo col uolere di


la

Dio.
pioggia
uolo
,

Oiies-t
,

adunque

faluteude

lenta, vd> opportuni

che lo fpirito Santo ha tratto da quel tempeofo 7y_M-

di cui fi

fufi nel cuore delC autore


/n'^a niflerio

formata queHa [ingoiare fua Imprefa ; inil quale i come fuori di quella, non , in meui aggiunge il Motto, I^ettvltt
,

&
,

li v
no.

s,

cio

/DOTO benedetto
,

ha riportato
di quello
',

ridotto

n-

uolto in meglio quefle fortune mie

che portendeuai

Quinci non folo con l'cffewpio fuo


le

ma
,

di tutti

pij fi de-

u ogni huomo confidare tra


uideni^a diiiina
;

auuerfit fue

nelfalti/sima pr-

&

tener per

fermo

ci)

ella

ancor da

le

pernoi

fecutioni

<&

anguflie

no^re

&

coglie grandifimo frutto per

quello

chi fpefje uolte penfiamo douere effere

noHra miferiay

6z

&
Ha

perditone , fliole condurre ( merc della


,

man

rione

&

fua ) confola-

fallite no/ira

I Tsltmoli
,

che fono

il

corpo di que

Imprefa rifolumtifi in pioggia


,

ti fenft pajTare

che da loro

nero (f uogliamo molcome da J^imol , trar fi ponno )


/;/

nelle facre lettere fono

imefi per

li

Trophcti

li

quali fotto in
,

uoglio di parole

guifa di

7\(/<o//
,

ritengono

&

uerfano le

pioggie de lor ueraci miserij


TU bifogno
pili
,
.

quando

y^&

in qual luogo fa lo*


di

Terche come

i 'ISliuioli
;

fiy
ti

& meno acquofi, &


pili
;
,

afcondono guifa
,

la luce del Sole

quanto pia

& meno fono den-

uelami

quanto

ingombrate

di uapori terrefri ripieni ; cofi le humane Mene> meno fono da gli affetti , c^ pafiioni terrene tanto pi , meno impedifcono i raggi delC eter^

&

na luce no
;

di

D io
efii

Gli Oracoli finti a Tiuuoli

fi

afomigliaro-

che come
,

chiaro

Et come de T^uuoli alcuni fono & trafparenti, & candidi, per uapore He/ u <& raro fono e^ per uapore acquofo & parte aduflo con uni & tempera fono tesimoni & & anagogicamente uni fcurano

&

&

fono corpi miHi di fofco , di lucido , di di opaco , perche communicaio della natura terre^re,
coft quefti

&

acrea. :

fono Huti me::^ come tra due efremiytra,


lucidi
,

Dio,
,

noi

cfjer fatti di
,

fottilifimo
,

altri

fofchi
,

caliginoft

neri

horridi

effere di
;

terrestre in

denfati

coft gli
,

di ferenit
;

gli altri di

meffaggieri

gli

le

grandi operationi di
,

Dio

fatte fenfibili alla


bcnefcij
,"

gli altri le mortaliffime tentationi yche ci fa flutterfario no/ro per diuina permif'
i

tione

c^

fuoi

grandinimi

&

mmana

condi

pone per tentarci , Omnes Is^ymbi ,


In
tra
Is^iiuolo chiaro
le
,

& & flu&us

cattiuarci

Onde pur

dice

il

Tropheta

tui fupcr

me

tranfierimt
al Cielo
, ,

(&' lucido afcefe

Cu risto

^
di

l^uuole del Cielo uerr ancora alf uniuerfale

e^ ultimo

Di tal maniera la Colonna di T>^uuoli , che vii fan Cotale fu quel ISliiuolo , per cui uide ET^echiele , ineffabile gloria di Et datale udita fi ufcir la uoce (pra .
Ciudicio.

Trono

Dio

GiES V
te^ar
fi

mentre da Giouanni

//

fece,

fimle

Temolo

Battista, nel Giordano batera uelito Congelo , che ?ui^


J\i^e

d Giouanni nella fua ^pocalifsi.


li >

d'altra fpetie erano quel-

che cinfero

Mofe

in fttl

Monte ^ quando

prefe la legge.

Ma

ninnolo
naccioj,

ofciiro

fiero

agitato a
yfignifca

pienti
i

come

que/o tutto
le tentatoni

mper-

& fpaucnteuole
Dio
,
,

flagelli ^

&

uerfeyche

permette tal uolta affine di rivolgerci fua


ci

Mae^

fi. Onde fpauentati che


fidenti nella bont fiia

h^fe

ci ritroua [aldi

forti

c^ con^

difilla

come Sole con

la omipoten7;a de*

raggi

fiioi la fiercT^a

&

l'orgoglio dello fpaucnteuole Tslemho

cio de' travagli )

(&

flagelli;
;

di conforto

&

&

lo
il

conuerte in Tioggia faluteuole

ripofo

perche

Signor non recuja


il fio
,

tie

fpreT^a

fhumilt di coloroy che

afflitti

ricorrono lui
i

foccorf invo-

cando. Il ISltmolo ufarono ancora

Toeti Etni(:i

quando alcun
alcun
fiio

TSlume per qualche me%p


to
,

fi)ccorreyafi:ondey(} difende
il
i

ekt^
,

come Fergilio nel v. quando yencre contando u^ -^ ihaueua corfo Enea:c.on\Achille dice;v."

pericolo
->
'
*

che

'
'

^'

Telide

t une

tgo forti

'

""*
' '

Congreffiim
ISltibe

^eneam

nec Djs

nec uirbus :equis

caua eripui

Et nel primo pur di Enea


f'epfit
,

dice;

,At Venus obfcuro gradientes aere


Cernere ne quis eos

Et multo J^ebuU circum Dea fudit ami&u


,

neu quis contingere poffet

Onde

effendof poi afi curato infieme col fuo

^cate

conta

il

Toe*

ta dicendo;

Etfortis ^Achates,
J<(jibem
il

EtTater ^eneasiamdudum erampere


^rdt'bant
perle creature del

Si confider fimilmente

7{uuolo

Mondo

per

le

quali

come peruefligia contemefjere

pliamo Ceffentia

di

Dio,

non poffendo noi fen^ameT^yper


f

imperfettifimiyconfiderarlay

non per gradi y come

Di o

poi ci fa
;

pi degni folleuandoci alla uifla del luminofifimo afpetto fuo

che

come la uirt
lume
dey

nofcra uifiua non


,

pu per

lo

fproportionato oggetto del

affifarci nel Sole

&

uederlo;cofi l'intelletto noflro inhabile

a foflener

la luce intenfifima

<& immenfa fouranaturale


di quello

fi

difper'

inefplicabile
fi di

uno Ente, incomprenftbile & confonde nelf^biffo & fommoifeper qualche me%o non [pone & baffe":^ fua & accommoda
y ,

delle cofe create egli


.

alla picciole':^a
;

Onde Dauid non


-'

fenr^a cagione dice

7{iibes

&

caligo in circuitu eius.

Et Dante non pofi.

fendo fpiegar

bstitudine fuperna-,nel Canto

del Taradifo

<^5

7{el

del che pia de


j

la fua luce

prende,

Fu

io

&

uidi cofc

che ridire
la

Kle sa, ne pu qualdi

su difcende
,

Ma

lafciando quefli fmfi in difparte


,

per ritornar alla intentone


,

del 7v(_ V B I L o s o, dico che ha uoluto fignifcarci come ogni fuo gran trauaglio, fortuna finalmente conuerfx (la Dio merc) in pace yconfolatione ,& falute fia ; accufando tutta uia la

&

ignoran-ii^a

&

diffiden'2^a

di coloroyche dubitano
,

che

pre non guidi gli huomini

&

o fem^

mafime
;

gnato da
uenire.

la

humana prudentia
,

ma

buoni , non fine defi quello , al quale dalU folo


i

fua certifima
lato 7s( V B

&

infallibile

prouiden^a loro conceffo di perl'autore non appel,

Ora mi
I

re/la di fottogiongere, che

Los

o,

perche fta difdegnofo

c^r

pieno di cruccio
dice

>

come

in quefio fenfo
s'io

fu prefa quefia uoce dal Tetr. doue

Ben

non erro di pietade un raggio


;

Scorgo fral l^ubilof altero ciglio


che nel corfo di fua uita per tenebrofi
offefe
,

(Ejfendo egli piaceuolifimoy'' cortefe par d'ogn altro)


,

ma

per-

&
i

denfifs'imi ISQiuoli delle

che inuidiofa Fortuna fiwl fare a

buoni
fi

con generofo,
acquifa
,

grand: animo paJTando , non picciolo honore


tuttauia difcgna,

&

de mondani di/urbi, di

<& fpera quieto nella inquietudine menar il rimanente

de gli anni fuoi con la gratia


del

fmmo

& eterno

Iddio.

^>

K
Giove
dal Cielo in

Nuuol d'Oro vfcio, Et lieto del Tuo amore il frutto colfe; La Dea di P a p h o in caua Nube tolfe

Da

le

mani d'AcniLLE

il

figliuol pio.

Quefti fpinto da Nuuol atrOjSc rio

Do N

ne l'Antro nouo
ella

Amor
fi

riuolfe;

Ne

prima

da

lui

pronta

fciolfe.

Che Che

fren con la Morteli gran dcfio

Icch'un tempo
A' Fiori
5

dubbiai di

Nuuol nero.

da Venti aggirato con baleni

minacciaua guerra. Sicura pace hor da la Pioggia (pero. Che lenta cade,& rende i campi ameni

& Frutti

Et

tutta fa ringiouenir la terra

La Bellezza, el

valor voftro, ch'accende.

Donna ogni
3

chiaro fpirto dir di voi,

SpefTo mi fpinge ad honorarui,& poi

Che

Uingegno oltre fue forze non fi ftende; fe'l mio ftil giungefle douc fplendc Il voftro morto ,e'l mio voler: tra noi
V'inuidieriano quante da gli Eoi

lidi

Hefperii

il

Ciel pi

fi

Illuftri

rende.
:

Ma poi
Non

che mancan
facri

l'ale

gran volo

Almcn non mancher, ch'ai nome


il

voftro

bel penfier, c'h di lodarui.

Et ben mentre penfai di farlo, folo Errai credendo ch'altra voce, einchioftro.
5

Che

di

Ap

L L o potelTe celebrami.

DEL V^VBILOSO,
Venere
Pur
lei

6^

voi non fete5& di bellezza


vincete 5

Ne

voi

non che l'altre belle; CvpiDO fiete3& le facellc


allegrezza,

Son voftrcjc'hor dan duolo jhor


Vincete
le pi illuftr5& le

N e Solane Stella fietc, & di vaghezza


vaghe Stelle; noue alme forelle. Et pur voi Mufa ogn'alto fpirto apprezza. e fiete Mar, ne Terra , n'Elemento Alcun ; & l'Aria , il Mar , la Terra , e'I Foco Son pur materia d'ibe membri voftri. Et io 5 che fon tra Cigni vn Augel roco. Tacendo ft in dilpartej&odo intento Le lodi 3 che ui danno i primi inchioftri.

Ne

(lete

de

Se'l Giouane Tro i a n, quando la moglie Rap di Menelao, veduta hauefTe


Quella belt, che nel mio cor imprefle

Amo Riquando
Non hauerian
i

mi

tralTe le Tue

voglie;

Greci hauute fpogh'e.

Ne le fuperbe mura d'Ilio opprefTe Ne quel, che con Nettvno Troia ereflj
Fatto Daphne cangiar in verdi foglie;

N e di TiNDARo pur la figlia haurebbe,


O
di

PE

ma la

gran

Dea

di

Gn

do

Vinto coirei 5 che per mio mal mi piacque. Miracol non dunque s'ardo, & grido.

Che da cagion tant'alta il foco nacque. Che me non fol, mal Cielo arder potrebbe.

T^

Bench

dotto Pittor talhora fuole


gli

Moftrar

occhi vn faflbjvn montCjVn piano

Vn colle, vn

fiume ^vn fonte, vnvifo humano>


viole;

Oro 5 frond', ond', antr*, oftrOjhcrbe, & A* pien per non p de l'alta mole
Imitar
il

Fattore ,& fora infano


la

Defio di chi tentafTe con

mano

Finger in carte

C ofide la
Parte
il

fuonOj le parole; mia Donna ben potrei


il

bello ombreggiar^ch'inqucflo ancora


ftile

Non

poria mai lo

agguagliar l'opra;

Ma

che giongano

al fin gli affanni

miei

Giamai non (pero,&

fol

attendo vn'hora,
rallenti
5

Chel foco ( ond'ardo ) fi

& copra.

Canz,

Dolci

fofpir3& cari

Sdegni 3 furon cagion de la mia vita; Hor poi chel Ciel m'ha in odio, ne m'aita

La
Io

voftra lieta vifta

moio,& s'altri

crede, ch'io

fia

viuo

S'inganna, poi che priuo

Del

voftro afpetto fon, nel quale acquifla

Amor

forza,

& ardire;
il

Et bench in tutto al fin non so morire. Pur viuo fenza cor,che*l meglio viue
In voijdoue ogni gratia

Ciel prcfcriue.

Et

DEL
Et

v^y

S 0,

cs

Et hor conuien 5 ch'impari Quanto fia duro hauer lungi

la

fiamma.

ftruggerfi da preffo dramma, dramma. So ben 3 Che non m'intende Chiunque m'ode ,& quefto pi mi piace ; Che come la mia pace Non fu aota ad alcun , cofi non prende La doglia aiuto altronde. Anzi penfando in f pi fi confonde;

Et come

il

Cielo gira,

ella in f fteffa

Ritorna , ne giamai girando cefla.

Ahi

Fati ingiufti auari.

Perche m'alzafte tanto, che felice Dir mi poteua?& hor non pi mi lice; Che quanto era contento,

Hor mefto fon,& via pi,che'l mio bene Son le doglie, & le pene;
Et mentre agguaglio al bene il maI,c'hor fento.
Affai fouerchia quefto.

non godo; ma molefto fol la doglia mia M' fempre Auanza quanto bene il mondo cria

Che

pi del ben
il

male,&

Canzon;fevedi mai quella, che pari Non hebbe,ne haur in terra.


Dille quel
;

che per voi foftien

la guerra

Crudel d'A m o r , piangendo merc chiede. Et corre a Morte per feruarui Fede

F^

Se col vero valor

falite al chioflro

De

ia

Fama

per via lene, e Tpcdita,

Come

potr fcguirui io fenza aita D'altrui jfj co i minor anco non gioftro?
roftro
falita

Ma le l'Aquila bianca me col


Amor,
non

Portafiej con gli artigli cu'

Pervoijd'una crucici, che fprezza ardita


canterei le Perle, e rOIlro;
colf.

Ma

ffguendo lo ftil,che da voi


di

Le

lodi vollrc in parte anch'io direi.

non pi poter l'ingegno duoll; pcrjienon dir quel, che dcurci, Cagion n' pur, che dal lido mi fciolfi A' cui tornar (ma tardi) ancor vorrei

Ma

U V

r a foaue^ che fpirando,


i

fiori

Apre ne
Cofi

lieti

herbofi campi voftri,

vi fia

benigna,

&

vinta moftri
i

Lesati in vn bel nodo

voftri cori;

e omc

conucngono gli honori. Che ponno dar i pi famofi inchioftri,


vi
fi

Ond'io contempli voi ne* Colli noftri Da Pallade honorato,& da gli Amori.
Ella nel pi bel
fior v'alza tant' alto,
il

Che
Et

ritogliete

grido molti ingegni.

fate col valor al

tempo guerra;
s

Hora

s'A m o r vi accoglie ne Tuoi regni


leuarui al Ciel di

Veggio

gran

falto.

Che

pi

non fpero riuederui

in terra.

DEL
CosTAciAR mio
Adictro Cile Veglio
gii
j

71

S 0.

66

che col fapcr lafciatc


clii

Anni; onde
fiate,

v'ode crede,

&

chi vi mira, vede

Maturo fenno

in giouenil ctate

Voi

le virt di mille gratic ornate

Con

dotta lingua ritornate in fede.


la

Tal che col nobil Zio, che de


Salda

kdc

Colonna, il

uoftro

Monte ornate.
Metauro:

Ne

folo ei ft di quefta gloria altero

Col chiaro Tuo


Ma'l Tebro,
il

corrente,

& bel

P,riftro,ribero,e'lRheno5

E t per

li

merti Tuoi vederlo io fpero


quel, che in

Secondo

con
il

l'et

de l'auro

Di Roma ha

mano

facrofanto freno

EMp M
I

d'alta obliuion la

mente

Signor, poi che m'hai tolto il dolce Figlio, Di cui pi bello, pi foaue Giglio

&

Tra rOccafo non nacque ,& l'Oriente. Tu fpengefti quel fior (oime) repente.

Et

me

tant'anni lafsi in quello efsiglio,


,

V di fperanza priuo &


Bramo
Et
ti

di configlio

riftor dal'

Alma

Tua innocente

C'hor so, che


Ch'alialfe

fiede innanti al tuo cofpetto.


il

prega, che tempri

mio martire,
il

me, quando

lafci

fuo velo.

D unque

Signor benigno, dal mio petto

Scaccia quefl:o cordoglio

l, ch'io

o col morire lo venga riuedcr nel Cielo.


,

2.

Come

Fulgore noi
in Ciel
,

fi

fcopre,
il

&

prcflo

Ritorna

cofi

mio dolce

Carlo
.

Di cui piangendo in mille carte parlo , Venne, & part me qulafciando mcfto Et per molte ragion m' il duol molefto;

Ma pi perche Ne con lingua


Onde
pianti,

non pofTo feguitarlo ; 5 con penna so ritrarlo.

&

fofpir

Tempre fon deflo.


figlio

Ah

dolce

Carlo,

ah caro

Tei?

Mort' per

te pur fatta troppo altera.

Et troppe forze acquifta ne' miei danni a poi che rio dcftin vuol , ch'io m'affanni Com'effer p f fono tutti i miei
,

>

piacer tcco fepolti, ch'io non pera?

BENeH
Che

o fappia, che'l pianger la tua morte

Altro non Figliuol, che l'hauer doglia.


tu iafciando quella
falito alle celefti

humana
;

fpoglia.

Ne

fij

porte

Et bench'io veggia quanti danni apporto quanti il brcue toglia; Il viuer lungo,

&

Non
Il

trono per effetto, che difcioglia rio dolor: ne che mi riconforto.


il

So

c'hor tu godi

fommo

bene,ou*io

per non poffo,che non piagna. quefto mondo Quefta fenfibil carne,
far

De Ma

le miferieviuo nel profondo;

&

Nel rimembrar

di te

fanno

che'l

mio

Mifcro cor safflige indarno,

& lagna.

BEL
L'a R
B

J^

S 0.
fiori
, ,

C-J

oR E

ond'io fpcraua

&

&

frutti

Suclt'hai troppo per

tempo

Morte
lutti

fera;

Et hor ne vai di quefta gloria altera.

Me

qui lafciando in dolorofi


fi

Gli occhi mici pi non

vedranno afciutti, Poi che la mia terrena (pemc 5 & vera Hai ricondutta la celeftc Sphera Et me nel Mar dei Mondo anco ributti. Deh f piet de le parole huraane Prendi 5 pietate habbi di me, che l'hore

Spendo piangendo fconfolatOsSc mcfto.

Qui veggio

tutte le fperanze

vane,

Toglimi dunque tu, poi che qui redo Nel pianto inuoltOj^c colmo di dolore.

ARN

mo che
3
5

fai

con
il

la tua
i

Cetra
fiumi

I fasfi

molli

e affreni

corfo

me (f pur ti lice) da que Numi Che raggirano Cieli, vn dono impetra. Del mio Figlio rauorio,& l'oftro in pietra Fredda, Mort' hammi chiufo; e Gigli in Dumi
Per
i i

Conuerfojonde conuienjche mi confumi


In quefta valle lachrimofa

,&

tetra

Io de l'empia mi doglio ,ne altri incolpo: Se tu piegarla col tuo canto poi Fa, che mi fpogli quefta frale fcorza;
O' prega l'alto mio Signor , che poi Che quefta dato m'ha tant'afpro colpo.

Mi

dia

(come ben p) contr'efla forza

Perche, come deurei, la lingua dz^a Non ho pi tofo dir del fommo bene,
C'hora tu ,

C a r l o,

godi fuor
afflitta

di

pene

Nel Ciel afcero5&

fuor d'ogni tempefta;

Che
Il

contar con la voce

,&

mcfta

A' Monti inculti

5& a
in

deferte arene

martirjche mi ftrugge fenza fpenc.


di

Et pi

giorno

giorno mi molefta?
il

Ma

quefto auien, perche produce

fenfo

Effetti lui

conformi 5 onde il dolore Mi confuma; ne mai s'allenta ,0 parte;


s'al

Che

tuo ben penfafsi eterno, immenfo;


li

Rallegrando

fpirti,& gli occhi je'i core.

Tanti affanni, & fofpir porrci da parte.

Come

pu , ch'un duol fi lungo , & graue , Che non fi allenta ,& mai da me non parte.
effer

Non habbia fin qui rotte & remi, & farte De la mia ftanca & traungh'ata Nane?

C he poi
Che

che parti

il

tempo ( oimc ) foaue

Salendo in Ciel di me la miglior parte. Ho tanti pianti indarno ,& voci fparte.
fol nel

rimembrar lo

fpirto
fi

paue.

Et

pur per queflo


Pafi la

Mar

ver

me

fero

Nane mia

fenza gouerno;

Che
Perche
Et
la

pi
le

non fpera entrar ficura m porto; manc il fido fuo Nocchiero

fperanza alhor fugg in eterno.


vide

Che

Ca

p.

mio

fi

tolto

morto

68

3>B

.,

f^ESTA Lanternetta con


tro accefu
;

la

Lucerna den

notifiimo ifromento al
,

Man

do &" famigliare
terna
fuo
il
,

da Latini detto La-

perche flia vinchi ufo nel corpo

terna; Onde Tlauto

lume , ora per corrotta noce LanneW ^mphitrioncy

Quo ambulas tu, qui Vulcar.um inMartiale d fum in cornu geris f nel xml. de gli Epigr. fuoi

&

Laterna ni^yclaufis feror aurea flammisy Et tuta e[i gremio parua Lucerna meo. lo fcccciar delle tenebre con taiul!u[o fuo , corn ogniuno sa
,

Dux

to del

lume

che nel

grembo

fi
,

porta

&- con

quello della la -

7na di corno, ond' circondato


to
y

defender lo

iflefjo

lume dal uen*


,

C-r dalla
,

pioggia

affine che mantcnendofi uiuo


,

//

portas infci-

tor fuo

&

chi lo fegue pofja ueder doue

<& per qual luogo

camini

la onde col

Motto Fti
fi

v
j'

ob noxam,
.

licet Kloiis,

leggiadramente

uede qui accompagnata

Di que-

llo corpo arteficiale per fua

Imprefi
,

fruito

/'Offvscato

^cadeniico nofro^fignijicandoci che come quella Lucerna quan-

un certo modo occultata fia nel corpo della Lanterna; per meTfi nondimeno della trafparcni:a del Corno ne lume della bont , dell' intelligenfi fi uedere nelle tenthre; cofi
tunque
ripofla
j

&

in

^ &
,

del candor dell'animo fuo

trafparendo con

infiliti

raggi

per
nie,

lo uelo del
dell'

corpo
,

rifplende nel mcT^o della l{otte delle

Calun-

IgnoranT^a

&

del Liuore de' maluagi d quello fecola,

l^e fin^a ragione fi ponno gli huomini giufli , C^ d'integerrima uita afomigliar Lanterne , trafparendo in loro quel fulgore del-

l\/mmo , come

la

Lucerna accefa per

lo

Corno trafpare. Coft

dif

quel

69
quel Toeta Latino j il Sonno hauer due porte
tra d'Onorio;
rlo
i

Cuna

di

CornoJal-

&per

quella di Cor ho

ueriypcr faltra di tuo.

faifi

<&

confufi fogni falere apparire


port^e,

Sunt geminx Sornni

quarum

altera fertur

Cornea^ qua ueris facilis datur exitus urnbris altera candenti perfe&a nitens Elephanto; Sed falfa ad ccslum mittunt infornnia manes .
TSlpn altrimenti gli

animi no/ir i
abondano
,

,fc fino pieni di uerit, di

bonla-

di gentile'^7^ tralucono fchietti di

per

li

corpi loro^
y

come per

me
t

Corno

rma

di men-^ogne

di fraudi

fi

u.m nafcondendo

^ fuggendo da

,&

di uil-

gli occhi

de

qualche fpcciofi coprimento^


roycorne per

& fupcrfciali appareni^ de


pulito
, ,

buoni fitto
corpi lo.
fia

^uorioy il quale come che


la denfit

& tenufimo
&

fatto
ce
,

nondimeno con

fua efclude, c> impedifcc ogni luchiarij


indubitati;

ne rende cornei Corno gli oggetti certi


confufi, perturbati
,

ma

& fai

fi

Trarr Laertio,come Diogene il Cinico mc^ giorno con una Lucerna accefa in mano and una uolta per la pia-^T^a quando ui , era mai maggior numero di gente , come fi ricercajje alcuna cofa perduta ; c-r dimandato , che cofa egli cercaffe ; unHuomo
rifpofi
.

Folle quel libero Thlofopho dar ad intendere con quefo atto, quanto di rado fi trouaffi Huomo , che neramente fuffe Huomo . Quefla fua Lucerna , che altro figniHcaua midicamente , chel /-

me duu
inuero

perfetto

& fano
jiOy

Ciudicio, col quale

fi

comprendono,

&

fi difiernon le differeni^ delle

mondane

cofi?

Conforme Imprefa
,

c^ al nome comune

dell'

^cadernia noflra

&

all'alto

giiidicio

dcU ^utor

il

XAM,

prefo da f^irgilio

quald nel Motto; F<iys ob not nel primo delf Eneide y intende di ripa'
fola cofa
,

rarfi dal

nocumento d'una
per
lo

ch' la Ts^otte delClgnoran'^ay

la quale

pi accompagnata

dal uento
,

dell'

Inuidia

&

della tempeftofa pioggia delle

calamit
onde'l

delle quali cauf


,

pur fo-

no

fpejfo le noflrc ignorani^e


.

Tropheta

Ignorantias meas

ne memineris Domine

Firtu , c> quefio d'ognintorno chiufo dal folido Corno del buon propofito delfanimOy
il

Lo feudo fuo

lume

della

in cui rifplende, ribatte l'ofcurit delle tenebre de* uitif,

fcorta

ficurjhma

& fedelijima

& diuiene
Mon
S

tutti

viatori

di quefio

do
di

Totrcbkfi ancora pia

oltre conftderare
,

che V autore lluftrs


i

[angue neW^ntetiorea Tania fta

douc pi mite ha fatto

Colli

Euganei de fuoi candidi

tierfi

Latini rifuonar dolcemente;

fchermir fpcfo incontrarfi nelle tenebre de' maligni uoglia pi alto fenf rapprefentare da loro in uirt di fi cio , che [otto la Lucerna rincbiufa nella Lanterna intenda! Ver-

per

lo [no

,&

Dio

bo diuino
tolato
eccoci
.

>

non

folo la

come Chrifliano ; ma come


Lucerna s'intenda J d d
.

nella
,

I{eligione
il

ti-

che per

Dauid

nel xxii

Capo

d'i

2^,

Verbo fuo Ojtia tu Lucerna mea Doi

&

Et nel Salmo Domine tenebras meas. mine, Lumen femitis Lucerna pedibus meis Verbum tuum , cxvi. meis. Et nel Salmo xviii. Tu illuminas Lucernam Domine De' Della for%a dunque del US meus : tu illuminas tenebras meas conculca tutte Verbo diuino conjdatofi [animo fuo [caccia ,
tu illuminabis

&

&

le

humane

tenebre

& & auuerfit & con eguale forma


,

di penfie^

ri pijjiimi

u continuando
i

cor[o della fua ulta


egli la

fenT^ inciampare

in fosfi

burroni

hauendo
fi

Lucerna di

Dio

in

mano.
in

Con

que/ia confideratione

pu fermamente argoire^che

que^

fta fua Impre[a d'un fol corpo contenta habbia hauuto [Occhio quelle mifliche Lucerne , dellequali fi fa mentione [otto precetto

di

Dio

Mos neU'Exodo
;

nel LeuiticOy
,

& ne

IS^umeri, [enon

fecondo la forma fimili a quefla fua


la intentione

non difilmili almeno giufla


di quelle

&
,

quelle

Lampadi paraboliche ancora


,

Vergini prudenti

che di notte accefe

&
;

fornite d'Oglio portaro^

no per incontrar' il loro dilettifimo fpofo


fua , come per quelle s'intende
Fede
,
,

fignificando
,

per quefla

[interna giufiitia
;

e^ monditia di
,

di SperanT^a

rifaica,

& frodolente fantimona


quejo nobilifiimo fpirito
,

&

di Charit piena
.

& non l'edema


pio di fuggi'

pha*

La qual

intende cofi

&

re,come di profeguir [altra con


tutte fue
for'i^e

DELVOFFrSC^TO.
Qj/
E
s

-Ja

T A di ricche

gemme

ornata,

& chiara

Colonna, di
Canti
la Tua

virtute

ampio

ricetto

Degli' 5 ch'ogni diuin (pirito eletto

eccellenza, e belt rara;

E t di man Con ftil


II

tolga

Morte inuida , auara

d'ogn altro pi purgato

& netto,
rifchiara.

fupremo Valor, l'alto Intelletto


lei,che'l fecol noftro orna
il
,

Di

&

D egno del Mantouan fora


Et

lauoro,

O' di quel 5 che con Pheeo arfe in par foco> di Phebo form poi degno il canto,
,
,

N on di me

che con fuon debile & roco Poflfo appena adombrare il Vifo fanto. Et la fronte d'Auorio,c i bei crin d'Oro.

Volgendo

gli

Occhi

il

noftro

almo Fattore

A' la da f creata

humana gente,

Ramentosfi quell'H

ercole

poflente.

Che

fu de' primi fecoli fplendore,

A Ihor diffe; rinouifi


In terra d'vn tal

l'honore

HuomOjOnde

repente

Nouo HERcoLE,da nouo

alto Oriente

Venirti voi, di quel primo migliore.

C he quel, perche
Hebbe,ogni

del ver l'Anima

sgombra

ftudio fpefe,ogni fatica


;

Solo per acquiftar Gloria terrena

Ma voi

cui nullo error la

mente

intrica.

Alzando l'Alma in parte pi ferena. Sete HERCQLverOj&eid'HERcoL fu l'ombra.

'

T^

Si
Il

come

ria

tempcfta alhorjche fpcra


il

mifero Cultor cogliere

grano,

Rende fallace in vn momento ,& vano Quanto dal largo Ciel promcflb gli era;

C ofi

ia vn punto inuidiofa ,3^ fera Fortuna aducrfa me toglie di mano

Tutto quel , ch'ai dcfr mio lungo infano Promelfo hauea mia dolce alma Gucrrera. Ahi forte de gli Amanti iniqua & fella.

Che

gioua
il

m Mar haucr placida l'onda.


porto poi vento
n'afifalc?

Se prellb

i tali affanni il mio Signor abonda. Et hor non fatio del mio graue male Con noue empie percolTc f m'appella.

R o e o Animai ch""afpetto hai diuerfo Da queljche'l lungo variar de gli Anni


,

fi

Ti tolfe,&
I

vefti

poi di quefti panni,

Onde in Cicala feiT iton conuerfo; Ben mi moftr'hor' il tuo conforme verfo.

Come

fei

fuor di molti,

&

lunghi affanni.

Et come l'Amor tuo viuendo inganni Non hebbe mai, Fato alcuno aduerfo . Deh almen fi come in nome,& in bellezza A' la tua s'asfimiglia la mia Diua; Cofi haueffe piet delle mie pene; Che qual Cigno n'andrei pien di vaghezza CantandOjCome da mia fiamma viua. Non I'Alca foljma Notte , & Di mi viene.

WW00^
TANTE
che
fi

marauiglie

d tanti Mofr,
quefio
il
,

ueggion nel

Mare uno

Tefce (mirabt opra di Ts^atura)


le

qua

ftando nell'acque la notte frena


,

&"

tranquilla bocca aperta


ri di

manda fuocome

quella un

Lume
il

fplendido,

f hauefe la lingua^

palato^
.

&

le

aU

tre parti della bocca fuocofe

diman

dato da Latini Miluus; da Greci fecon-

do Oppiano JeCcx^ &' V^wf


noftri Tefce

da Spagnuoli yolador', da Volgari

fondine Miluagoi da Tietro Cillio nella tradotton

d'Eliano,^ccip:ter.

Ma

Tlinio nel libro ix. car. 27. lo chia

ma

dallo fplendor della bocca fua nella notte


effo

Lucerna

ancora

che in

luogo s'inganni

dicendo

che gitti fuori la lingua rof;

feggiante-i& fplendidaiCOne di fuoco


fia in

conciofia che la lingua fua


,

modo

affiffa alle

parti della bocca

che per niun

modo

la

pu uibrar fuori.
detto
,

Et perche
,

ci un'altro

Tefce, che Bendine

dauertire per
;

che

nella

format come nel uolo fon dif-

ferenti

percioche l'altro uola affai pi alto di quefo,

& pi
per

raf-

fembra

la

Bendine Fcccllo
s
:

Oucfio

ch' fiato prefo qui

Im-

prefa,uola

baffo fopra

facqua,

che lafcia dubbio, f pi nuoti

rada l'onde che noli. Onde Oppiano parlando di lui dice ^t raduni fummam Milui lati <quoris undam,

Hos

nanti ftmiles dices ,fimilesq; uolanti.


(f

J^on uola pi in lungo C^ ci fa, quando teme


tempe/ia
.

di qualche
fi

pur uola) che ad un gittar Moftro marino ,


in alto
,

di pietrai
di

futura
-

^/:^(?r
,

non

pu molto

per la gran

de'^a
cofe

del capo

per la picciole\7^a delle fue ali . Qj^eje poche


:

ho uoUito dir della natura fua


,

lafciata quella
,

minuta

zir

fienifilma defcrittione

raffiguramento

che ne fa Hippolito Sai-

72-

ulati Thifico graiiflmo e dottfmo nel libro fuo de

Tefci

Et

per uenir alt ifpofitione pur di quefa Imprcfa

col

Motto,

F v l-

c ET IN que
per

VN

dico, che po/o ha

f^utor

fuo que/io corpo

con la bocca fplendiday <& rilucente fecondo la fua natura nell'acl'

tempi notturni i non per altro, fenon per uolerci dimoHrar


acque
le tribolationi
,

le

trauagli infiniti

comedi Tropie

Omnes nymbi fluBus tui fuper me tranfieSalmo xux.intsf , dicendo; Saluum me fac Domine, quoniam pcnctrauerunt aqu^e ad aniynam meam . Hjreo in
ta nel

Salmo

xlii.

&

rum; Et

nel

profundo luto, ubi folum nullum es; ueni

in

altum pelagus,

&
in-

ynd^
bus.

obruunt
,

me

Et nel Salmo xviii

Manum

ergo mittehat

ex alto

&

arripiebat

me

& extrahebat
,

de aquis uehementinotte ferena


,

Ma

per

lo pefce ,che nella bocca riluce la

tende nnocentia, la Inerita, C^ la Bont: lequali nelle tenebre

&

nelle

acque

delle auuerfit
fol

delle calunnie,

<&

della malignit

fempre rifplenderono non


ra.

nell'animo fuo;

ma

nella bocca anco-

^n%i

(coj che di rado auiene)ft ueduto per chiara proua,


delle

come neW impeto


j'a

temperie alla fua falute

allhonore

&
y

quel poco, che gli ha concejjo la Fortuna, coitrarie , fempre gui-

&

di nouello Socrate fi moflrato

d\Animo
,

tranquillo
,

franco

fedato

ne con altro

che con lieto fembiante


effer

quando pia camaninconico.


feconda,'^*
,

gione doueua hauere di

turbato
e

triflo

&

Gran

fortc:^?^

d'animo nelf una


pur
fi

neU altra Fortuna

auuerfa f effer immutabile, &" fempre d'un medefimo tenore

co^

me

di Socrate fapientifUmo

narra; che mai non fu uifio per


;

qualunque mal^ incontro alterato nel uolto


rena e

ma

fempre d'aria

fe-

d\/inimo placidifiimo

llquale animo cos formato e

Ha fi-

hilito fecondo gli Stoici, che gli affetti

leuarono dal Sauio

mile ad un
moffo in

Mare , Lago fomma bonaccia


,

che da niun ^4ura, non che da


e tranquillit nel letto

Fenta

fuo

fi

giace.

La qual
che n,
affetto

opinione confiderata rigorofamente pare an7^ impofiibile


il

ritrouar

ueruno commoffo non

un'animo humano,che da perturbatione , od. fia. Mapofsiamo ben dire,che f da


affetti
,

primi mouimenti , che fanno in noi gli


guifa guardare
,

non
;

ci

poliamo in
fortifiimi

che

l'animo non
s

fi

fenta colpito

pofiiamo ben

prepararlo i

& munirlo

fattamente di ripari

alti

&

corina Cngtme della Fortuna


terato
,

che da fenfihl pcrturhatlone al-

&

conitiofTo

non rimarr.

LaquaL Firt
[pino
fi

in tutto

cor-

beilijimo J della iita fin qui di qncfio

potuto prol

na uedere.

Ma

perche [otto ofcuro nome

d'^
il

qj/

a felicemenancora inten

te ha cantato le lodi d'una fua

Donna
y y

cui ualore quaft chia*


efjer

rifiima

^vrora

riluce al

Mondo
,

potrebbe

tion fua di mo!ra>ciyCome nell'onde


re s adopra in ogni

&

nelle

tcmpeHe d'amo-

maniera
;

perche rifplenda la lingua fua di


defiderando pi oltre di

fautifiimo '^lo infanimata

& come non


le

quello i che poffcdejin cotale flato d'altifiima quiete,


ripieno
, fi

& contento

sfor-^a di

far rifplender

Firt

pi che mai sfotto quella ofcurit del


forf intende
i

c^ qualit fueuin nomctonde la chiama. Et


,

eh" egli

guifa d'aquila fopra


fi alto
,

tali del celebre in

gegno
debba

fuo

fia per portarla

che alr^andola fin alle Stelle

cffer

con effoki rlguardeuole queflo mondano Theatro. Et

come
ne
rt
,

in queflo Tefce la princip.il parte,


lo

&

degna di ammiratio,

fplendor della bocca fua


il

cofi confider

che oltre la fnice-

&
,

candor

de' cofumi delt autore di quefa


s

rmprefxy per

laquale nelle conuerfation

caro, <& giocondo, come amico del

Vero ,
cuore

ch'egli ; che la

fama,

eh'

nata di lui

ha tratto origine dal


:

dalla bocca
,

dalla lingua,

C^ dalla penna fua

lequali tut,

te di fincerit

di fapere,

&
,

di belUfiimo flile arricchite

incarni

nandofi dar per molte opre faggio delf eccellenza fua, come chia
rifiima Stella, rifpknde nelle tenebre
tioni di
dell'
,

Et noflra

Le tradot,

Tomponio Mela
,

di jO. Curtio

c^

di Ciuflino
;

fatte

fi

lucide

& proprie
il

ne recano indubitata fede

e^

di pi eh' egli

sha ingemmato
l' Hfloriche

l^ome con
:

le

dottifiime fatiche fue intorno als


,

Gioie

apparecchiando al Secol noflro quella


,

ben
<'

ordinata Collana loro


precedemmo.
,

onde fecondo

la difpofitione de'

tempi

&

ferie

de gli jlutori ha

ridotto la confiifione di
.

tutta la maffa Hiftorica in regolatifiimo tcfimento

T^on

man
Bar-

cato in dichiararci

le

cagioni delle Guerre de' Greci,

barli

&

di ci n'ha dato in luce


,

un primo uolume
di Storie antiche

',

altro de' Taralelli


ci

Varagoni

^ con un'& moderne


pu

&

de'

to

hi moflrato breuemente , che la noflra non ha da inuidiar pun Et perche l'indegno fuo , come fertilifiimo , -non l'antica Etate
.

7.^

pu tradurre

giorni in olio ule

ma

quando pur

fi

uuol rcUf-

fare itiittauia non ceffa di produr qualche faporiti/mo frutto de-

gno di f; perci nelle horCt che pi


che commentando,

ripofare fuol darfi.non ha moliOy

& ofcruando

l'Egloghe del SannaTaro, ha da,

to euidentifiimo ftgno dell'crudition fua


fia
:

&

di che uaria Lettura

hauendo

egli letto tanti

^/utori in

quefa fua fnfchifiima

Et , che marauiglia reca ciafcuno, come in fi hreue [patio d'^n ni y <& in tanti , &- s nu?nerofi trauagli-, & occupationi tanto
habbia
io fon
letto

^^
^

(ch' pit) minuta-mente f ne ricordi.


,

La onde

uenuto in opinione

che di diligentia
f
,

folertia

nuit di fiudio
fintile

quando per

& quando per


nobile Jpirito

&
fi

conti-

altri operando, fia

quel Tlinio,che per eccesfiua cura di fapere

procac-

ci la

Morte. Fedefhche quefo


,

douunque capitan
,

per determinato configlio


alcuna cofi fcriue
fi
,

per accidente fempre offerua


,

fcmprc

d'alcuna ragiona
quefi

difcorre

che dottrina

tempi per commisfione impofia^li ha fatto la Defcrittione di Corno , c^ del Lago fuo , che Lario chiaconuienc
.

Et pur

marono

Latini;

&
la

appreffo le Storie fue u tejfendo

non tra,

lafciando antico uefigio alcuno di quel felicifiimo Taefe

&

7{a.

don

K[obile

che non illumini con la lingua fua

quali cofe;
te dire
,

& per

natura fua amabilifiima

fi

Ter tutte le pupropriamen


fi

che nelCofcurity c>^ peruerfit della Fortuna (ondegli

chiama

se

vko )

facondia della

come quel Tefce Z, v e e r n a , conia fua lingua , accompagnato da una ferenit


riluca

d'animo purifiimay

& rara.

Il

E
al

Era

de* miei verdi

Anni

mezo

pena.

Giunto 5 quando

l'Inuidia

audace

aftalfe

Con
Mia

mentire nouellejaccufe

falfe

vita alhor d'ogn' innocentia piena.

Per abbaffarmi l'empia opr Tua lena; Ma Tempre le calunnie il verpreualf. Pi in cima in quefti affanni il premio falfe.
Ch'ai fondo
trar

non
,

fole altrui la

pena.
migliore

LvcERNA
La Notte
Imprefa

Pefce

la cui

bocca luce

in

mezo

l'acque.

& quai

il

mio pender forma, & produce?


ha fplendore,

Chi

co'l faucr ne' trauagli

Senonfe l' innocente? io per tal luce Rifplendo3& poi fon pien d'ofcuro horrore

La bella Donna,
Hebbe de
Ch'io
gli

cui fon dato in preda,

A nni

miei quel verde fiore.

di lei colgo con le man d'A m ore; Et pare ancor, ch'io fogni, & ch'io no'l creda. Altri ' piaceri fuoi pcnfando ,veda,

Come fen' van col dipartir de l'hore; De la Morte , del Tempo il rio furore Non fpegne noi, f quanto vuol ci preda.

V ano

defire gli altri

ingombra
i

il

petto:
i

Tengon

folo

Cvp
i

d o intenti

lumi;

Et di tanta

follia

prendon diletto.
facrofanti

Ma

noi del Cielo

Numi,

C'humilmentc adoriam,fon vero obietto;

Cangi

in

meglio, chi pu, vita

& coftutni

D E L

1^

S e

?^0,

74

I 05 e H E fiiggetto in libertate viuo

De la ma Donna, di cui cantar parmi Con finto nome d' A ovvila miei carmi;
Pien di ftupor5di quella

& parlo &

ferino.

Sento per

virt Tua, ch'ai

Cielo arriuo,
lei

Dou'ellafol 5 quando

penfo, alzarmi:

Sento d'huom balTo


Tra pi purgati

&

viljquiui formarmi

fpirti

vn'Angel diuo

Ma f forza non
Di
Scufimi

han

le incolte
il

Rime
fono.
Califto;

far del fuo valore vdire

Tra quanto cinge Antartico


il

&

Mondo; ch'i

fuoi metti

fono

Conti su

l'alte intelligentie

prime:

Ne

lice lui di s

gran don l'acquifto

Qv ELLA, che di portar mai


L'Armi
al

non

fu fianca

gran

Dio, che fulminaua


negra
:

Flegra,

A Q^v
Quella

L A fu di color tutta
I

L'a q^v

l a mia di color tutta bianca l'huomo il vedere atrifta,e fianca:

Quefla

gli

d vigore, & lo rallegra:

Quella d'afpetto torna, e altrui par' egra: Quefta tutta benigna, & fembra franca. Hanno per le qualit conformi: Regina quella de gli Augelli:& quefla

D'ogni virtute ha reccellentia,e'l uanto. Quella port gi Ganimede prcfla. Pu quefla mia col folo fguardo fanto
Per bearmi, su
al

Ciel veloce tormi.

?^

E
del Cielo

NuN

pi Saette al
I

fommo R
3

U o^v l a porta Non pi l fotto


Arde

e a l'opera

Vvlea no

il

monte

Siciliano

i caldo nel pi algente gelo:

Ma

d'honeftabontjdi cafto zelo Per me trafrra il cor pietofojhumano;

Vibra nel petto mio con dolce

mano

Del

ftio

pi ardente
il

Amor

pungente telo.

Et

io pronto riceuo

colpo acuto,
nel

Quantunque volte

mio cor Timprima;

Ne

medicina imploro, od altro aiuto. ol cangiata la Tua forte prima, L'a q^v I l a ha tanto don dal Cielo hauuto.

Che Donna

di quel, ch'era Ancella

prima.

Non

pi nel Sol, di che rifplende


i

il

Mondo,
,

Fifa rA':^v

la mia

lo fguardo altero:

me il primo impero Et io d lei maggior l'ho del fecondo; CoL de lo mio cor porge nel fondo
fi

Ma,

com'ella ha di

Gli occhi

fj.oi

lampeggianti, e fcerne

il

vcro;

Che

non hebbi mai penfiero Quefto Amorofo mio flato giocondo.


di cangiar
.

Noua mutatione

Io miro

ffo

Ne

le

due luci fue,che


i

di fplendore

due del Ciel lumi migliori. Q^v I L A gi non fono & ho vigore Perduto in lor,di non reftar conquifo.
:

Vincono

Quai miracoli

Amor

puoi far maggiori

DELVOSCFB^O.
Veggonsi in Ciel De le Stelle chc'l
3

75

gli fpesf

raggi ardenti

fan chiaro
i

,& adorno,
corno,
il

Hor che

lor rende

dianzi lumi fpenti


il

L'inargentata Liina5& cela

P reda riman

de' freddi fuoi tormenti


5

T o N gelofo

hor che rimena

giorno

Et tacendo gli augei , le frondi , e i venti Fa l'indorata A v r o r a a noi ritorno

Et io riueggo in te viiie fauille De le fiamme fopite , hor che da noi Fugge la Ria , che ne tenea difgiunti Fammi tu preda de gli artigli tuoi, Aq^v I L A dunque; onde noi fiam congiunti

Di /

lodato

Amor

mille

Anni

& mille.

S Q^v A R e I A la terra il nudo , horrido manto Et rafciuga il fouerchio, ingrato humore; Ridono i prati di nouel colore. Di Narcifo dipinti & d'Amaranto S quarcio l'habito O s e v r o , afciugo il pianto
,

Ritorna viuo in

me

l'antico

Amore:
il

Lieto ofFerifco per mio voto

core

chi di

nodo mi leg

fanto;

Hor che

l'Ac^v ila mia fuoi vanni fpiega

Et dal feggio del Ciel Giove la manda confolar queft'Alma afflitta & mefta.
te

C ofi

Padre humilemente prega


pace eterna , honefa

Ch'ella pi l'Ali fue per te non fpanda:

Ma refli feco in

Ti

Se vaga

l'ali,

AcLviLA miajdiftendi;
il

Io per feguirti

camin teco prendo.


l'Ali diftendo.
il

Per teco alto volar

Ella alhor mi rifponde;

camin prendi.

M a pria le fiamme
Quando
5

tue fopite accendi

per re qui venni , e'I cor ti rendo. mai fopite furo: ecco io le accendo. Se Soggiungo quando in mio poter ti rendi Di conforme volere infieme aggiunti, Uvn dona l'altro il corejSc ratti al Cielo Sentiam gli fpirti in tanta gioia affunti. Tuoi miracoli Amor, tacendo , celo
Qjjefto dir.

Due

altri

cor trapunti

Pi

felici

non

hai d'aurato telo.

Voglie

al

fuo ben feguir

d'altri

fon tarde

Col defir miojche pur m'affembra lento. Core in foco pi ardente v^nqua non arde, Quanto fa me quel, che mi pare fpento.
F orze feruo d'A m o r non ha gagliarde Com'io, f ben troppo languir mi fento;

Ne lo
Ch'

Specchio di Fede alcun non guarde,

di

me

proprio;

& vi

fon poco intento.

Qual fii, qual' ,qual fi d'A more herede> Ch'amando miri me, ne poi s'abbagli Nobile fpirto,& mi perdoni il vero.
Fa, che non pure ogni allegrezza fpero L'aqjv ila in lei: ma al mio, che non s'agguagli Altrui defir 5 Foco, Fortezza, & Fede.

h E L r
Et
felice per l'A q^v
dirfi)

s e

V\ 0.
mi trouo,

-JC

La m o Rjdi ch'io mi gloriojC in ch'io mi fpecchio.


i

l a

(Mirabil cofa

Et, cangiata

fiia

ognihora vecchio , Sorte, ogni hora nouo.

Tanto

hieri l'amai,

che

s'io

m'inuecchio,

Dicea^in amarla pi non mi rinouo;

Ma nullo

al

foco fu quell'apparecchio,

C'hoggi nel core incendiofo prouo Q^ial' hebbi quafi alhor ficura fpeme

Non in me pi crefcelle; tal paura. Che doman non m'inganni ,11 cor mi preme

Non

Natura? Vn dare E s o n da rinouarfi il feme. e d e a ne prenda cura Senza ch'altra


quefto

vn

far torto la

Se de

la voftra aria turbata certo

non temo non l'hauerferena: E fpero al mio fedel feruire il merto Maggior 3 ch'ai mio grane fallir la pena. D isfi di troppo amar ma veggo aperto, Ch'AMOR, quanto voi grande,accrefce in Iena. Disfijc'hier poco amauarhoggi ab experto Sua froda intendo di dolcezza piena. Poco v'amaua parmijSc non mai quanto Hor mi fento ad amami indotto in voi A CLv I L A mia non comprendete tanto Chiamafi quefto fallir grane in noi?
Fofs'io;
;

Crefcer femprc in

Amore

honefto

,&

fanto

Non

la gioiate

premio d'ambidoi?

T{^

M
&

C o M E la terra
Se
Fra
le

di color s'infiora

Oltramarino , candido ,
fpira grato

vermiglio

amor Fauonio,& Flora


il

Viole,

Fioralifo^e'! Giglio:

Coli tratta del duolo interno fora, Afciuga B R E s e I A il lachrimofo ciglio Et ride, quando il Tuo ip'm amato Figlio Quafi P H E B o lei vien dopo l'A v r o r a, Q^uefti il Tuo caro Alfonso, Alfonso, cui Ogni Pianeta pi benigno arride.
Et
fa

Chi tal Qual

fenno,& valor fplendere in lui. dolcezza in cara Madre vide ?


altra

Gratia heroica in altrui.

Che

nel

buon

Capr

o l

non

fia

s'asfidc

Tanto

d valor faggio
,

hauete moftro.

Et di bont pi. che i pu , infinita Ch' fedel Vita noi, la voftra Vita, E Stato d'ogni honor lo Stato voftro Di voi rofcuro mio s'adorna Inchioflro, Et riede al dritto calle la fmarrita Anima mia; che chi f fteffo inulta Fa effempio f, perche fia elfempio noftro. SeRuend'io voi: lo Stil natio riuolfi
A' lodar
la

bianca A q^v
A R

l a

ma

lei

Cantai quanto potei; non quanto

volfi.

atc voi

CE

quello

'

Verfi miei

Splendor ,ch'io gi di non poter mi dolCi;

Se

vi fian grati

lempre

Huomin3& Dd.

77

E NT: A dubbio
ardenti
i

que^a Catafa

d legna

detta l\ogo da Latini,


,

& Tira
ci

da Greci , con trrna apprefp)


prefenta gli occhi uno
chi riti,
d'i

rap-

molti anti-

<& cofiumi

d Efjequie

d'huma

ni corpi ^per lo

cju.tIc

intende

Pintore

d dimo[rarci [otto uclo d"

Imprefa^apA/ o
,

plicandoui'l motto prefo da Ouidio, nel

xml
LE

delle trasformationi.

r T as

REPVRCAT,

ch'egH

s col

chiamarfi
,

il

Sep olto

con
,

quefi due corpi del I{Qgo

quanto

alCeffetto fta

&- delf Frna morto al mondo


,

quanto al defiderio
;

&

alle [u uolutt

& che
fi

per mexp del fuoco della Virt

dell'amor diuino purgato

faccia degno d'habitar nella celefe

Magione.

Ora prima
florie

ch'io

uenga altinterpretatione di quella nobiliftima


y

fi pu trarre dalle Greche Hicome Homcro Vlutarco , Dionifio Halicarnajfeo , e^ altri di raccor le ceneri, <& fan fede, Cufo d'abbrufciaf i cadaueri, riporle in qualche Frna inualfe lungo tempo apprejfo i Greci, che primo fu ritrouar quefo rito , appreffo al tempo di Siila

Imprefa, dico, che per quello che


,
,

&

&

Romani;
hoggid
f
,

conciofiache

prima fcondo Macrobio

fi fepe.liffero

(come

fi

fuole,
,

&

appreffo gli Ebrei


,

fmpre

fi

feruato) in caf-

od

polcri
to in

^rche Tombe Fofii o foli , h con altri , che tutti Sepercommune nome ft dimandano, l^uma Tompilio ffepol un^rca di Marmo in R^ma nel colle lanicolo i &- coft
,

perfeuero quello rito di fpelir

fa

Siila

il

quale

perche altri
fatto

non haueffero ad incrudelire contrai cadauero fuo, com'egli

hanea contra

l'altrui,

me, alla ufan^a de' (limonio. La onde poi crebbe

comando, chel corpo fio fujje dato alle fam Greci, come Vlutarco nella uta jiia ne fa tel'ufo d'abbrufciar i

Cadaueri humanit

78
//
il

quale cejlo nel tempo de gli Antonini Imper adori


rito
,

"Et

tat era

chs

Ututo con acque odorifere


,

il

Cadauero da alcuni

cotafufficio dcfinati

detti Libitinarij

lo uefinano di candidifi-

me
uen

uefiimenta;

&
;

cofi lo

riponeuano [opra la Tira B^goiponen


^

dogli dintorno molti altri fuoi panni

& uerfando

liquori^
il

&pol'
morto
.

odoratifi ime
i

dopo con publica oratione lodauano

il che fatto

gnaie

uno de parenti fuoi uolte le [palle alla catofia delle ledaual fuoco con una delle fa celle ^ con cui fhaueuano acali incendio; poi diceuano, J l
i

compagnato

e et,

cio prendafi con


le ceneri

gedo ciafcuno , che gli diamo

licentia

Raccolto

& iof
tre

fa^&

pofe nelT l^rna la

portauano al fepolcro
;

haueiian diri^ij^ato un altare


uolte fi partiuano
Ouefi'ufo
,

&

dinanzi alqualc

cefi dettogli

tefremo

yak

da glihahitatori del Da fa feruato da gli Indiani , da tutti i Settentrionali , bench diuerfamente , , O" con ceremonie , firagi d'huomini crudelifiime . Et perche quello co
nullo

&

&

&

fiume d'arder'

Cadaueri fu

infiituito

da gli antichi

perche

ft

penfafferoy che tutto quelych' in noi di diuino^per

me'^

del fuo,

co

come per accommodato

uehicolo

ft
,

conduceffe al Cielo

<^

quiui reflando dietro la parte fecciofa


f con l'altre cofe fuperne

<&
l

&
^

terrena ^fi mifchiaf


il

celefiiouerOi perche hauendo

fuo-

co una facolt di purgare

purificata in lui

me

efpiata delle fue macchie , falir pot effe

anima humana^ copra le Stelle ^ &-gode f


?ioflro fotto
,

re dell eterna beatitudine ;il

Sepolto

quefa figu-

ra rapprefentante quel rito ha uoluto intendere


tic'iche per

non come gli an^

mei^
,

del fuoco elementare, fperi di purgarfi di quel


che'l fnfo
, ti;-

la contagiofa pefe
cofe inuifibili

la carne ci lafcia
fi

ma come
;

le

per

le mfibli

s'intendono t&
i

dichiarano

cofi

per

qucfio fuoco fenfibile, ch'in abbruciar

corpi in cotaf occafionc ado


lo

perarono molte Genti, intende, che per


la

fuoco della

y irta,

del-

charit, per quello delle tribolationi attende, fpcra purgar


purifcarfi di tutte quelle imperfettioni
,

fi,C^

macchie , brutture

&

corrottele

che dal mondo,dalla carne,

& dal demonio riceuiamo.


il
i~ e p o l t o ; perci Morte , col dirfi fepol-

pero non fen":^ miferio cognominato

che la fpoltura effcndo confegueme alla


to ci fignifica , che

prima

fia

morto

di qual

Morte intenda

re -

fi a

u deve

vUtone

nel fuo

Timeo fima

che

L^nima
,

hurna-

na nelC
Cielo
,

auuilupp.irfi

ne

legami del Corpo-, quando difiende dal


,

doiie
;
,

Iddio

Ha creata

diuenga pa'^\a
di

&
,

tutta de-

forme
diuerfs

perciocbe in quefi'

accompagnamento
,

due parti tanto


,

che concorrono inftcme


;

luna

di
l'

natura mortale

lai-

tra

d'

immortale

dall'

immortale nafce

I nielligenT^a
;

la Scien,

^i"

la contemplation delle diuine cofe


uitij
,

dalla mortale
,

le

per-

turbationiygli errori ,i

le [alfe

opinioni

>

le difcordie.

La onde
trarij
y

amene-, cieffendo quefii due moti dell'animo tanto con


;

nonch diuerft
,

& deriuando
d\Anima,

queja
col

nemifi dalf accom,

pagnamcnto
candida
incoio
;

ciT*

legame dell'anima

Corpo

all'hora

diuien (olta,
,

&

tenebroj, cio fenT^ quella prifina

l'anima Mente pura^^


primo u-

eh' ell'haueua,

guidata dal corpicello

& da quella

mifcela

&

celefej fuo

di

Corpo uenga l'orgine di

tutte le fue perturbationi. Terche hauendo noi la

Mente da
s

Dio

(fecondo lui)
la retta

& l'anima
l'anima

fenfitiua col corpo organi'^ato


le pasfioni

& da quella
bene poffa

ragionei& da quefia tutte

nafcendo-, auiene,

che intrando

nel corpo a lei afTegnato, c-r con effo lui ri-

Jiretta ;fegua gli errori

&
;

le pasfioni

corporee; ne

coft

ujre la Firt fua

come quando

libera
il

da

legami fuoi. per

laqual

cofi

oppr effo, domito y


,

maggior uigore
uigorato
preffa
fi
,

&

&
&-

cafligato

CorpOyl' ^nima riceue

uita

all'incontro effendo in delitie,


,

l'anima
.

allhor piega dal dritto fuo camino


la can[h
,

& & de-

troua

Et quefia

che Socrate nel fuo The^


,

dono dice la Morte deuerfi defiderar dal Sauio


recuperi la fua purifiima luce

miglior uita.
te

Et certo

perche l'anima uirty& per confeguente pafii a per quefia ragione fi pu dir, che la Mor-

&

non

abfolutamente male

',

perciocbe f la Fita dijpenfata nel

la religione di
lit,

Di Oy

pi tofio

un trafport amento all'immorta-

&

al

fommo
praui

Bene.

Ma f
,

alcuno ignudo di Virt tutto imnelle

merfo

ne'

defiderij

&

concupifcen^ieyfuhitofoggace
fi

ad una fempterna &penofifima Morte; perche


lutt.

come

fi

ha per-

petua Ulta nella Firth,cofi s'incorre in perpetua Morte

nella

Vo-

La Morte dunque

t^nima
y

fi

pefiilente contagio del Corpo,

un principio d'immortalit

purga &fi monda (fogni una

procreatione della futura Vita

cadendo per legge naturale al tem

19
p
fiio

il

corpo
y

Ma

pofpojo che intenda, il

evolto
dell'

noflro di

queflu

Morte come

di naturale diuidfione

^nima
3

dal Cor^

p (la quale fecondo ^rifotcle non


del calar naturale
,

altro

che lesinguerft

facendoft in noi una continua perdita della

foHanT^i nofra per l'operation perpetua del calore fatta

nelHmda con-

mido natiuo

<&-

radicato )

dico
,

che fendo una fpecie di


;

Morte

che pofiiam far in uita


,

detta philofophica
,

fiderar fenici dubbio


carfi d'ogni

che per meT^p di quefia

intenda di purifi.

menda
,

lordura

mondana
li

& mortale
,

Il

gran

Tlatonico Tlotino

nel Libro fiio delle Firtu


,

digerifce

& difpone
philofo-

quelle in quattro gradi

per

quali
,

l'animo humano
abbellifce
,

phicamente

fi

difpone

Q purga
fi

i'

&
i

in
;

un certo
le

modo fi

beatifica.
,

Le prime

dimandan Toliriche
i

fecon,

de Turgatorie
purificate
(j7"
,

Catartiche fecondo

Greci

le ter-:^

Ture

>

cio dell'
;

^nimo

quando

gi mondo

le

ultime

fupreme

Ideali onero Effemplari.


nel
,

Le Tolitiche fono

primo grado

per

lo

me animai
penfieri
fine
.

fciabile

&
,

& gregario
,

quale llmomo
tutti
i

co-

u.

indir i':!^ndo

fuo

attioni con l'archipen'2^olo della


la

& fono
,

ragione ad ottimo
la

Trudentia

la Giufitia

Temperantia

&
f

la Forte'^a

ciafcuna dellequali guifa


;

di

Fonte conduce

co molti riuoli di Firti


cilit

come

dalla Trudentia
,

uien la Do,

llntelligenTo,

la

T?rouiden\a
.

l'accorgimento
,

&
^

uria
,

certa habituale preconofcen'^a


la

dalla Giufitia poi

l'innocentia

vietai la Concordia

,
.

la Religione,

l'^micitia^ (& la Via^

ceuoleTi'^

&" Humanit
,

dalla Temperantia
,

la

Vergogna

la la

Continentia

/'

^fiinentia
,

la

Sobriet
.

la

Tarftmonia
,

Tudicitia

l^HoneH
,

dT" la
,

Modefia
la

dalla Forte-^a
,
,

la

Ma,

gnanimit

la SecureT;;:^
.

Confden":^

la

FermeT^^a

&
-

la Toleran%a

Le Turgatorie fono quelle


,

che fono impreffe in


in coloro
,

un^nimo
tichc

capace della diuinit

come auiene
,

feque/irati dalle ciuili conuerfationi

& fuggendo
dan
i
,

che gi

tutte le prat-

humane

ridotti in folitudine fi
.

tutti alle

contempla
,

rioni delle diuine cofe

Ter quese

Tlatonici credeuano

che

fhuomo

fi
i

purgaffe dal contagio del


iiicij ,

Mondo

&
,

lafciajfe

die',

tro tutti

<&

tutti

negotij profani

e^ abho.nineuQli

& contemplando imparale k


,

fpogliarfi di tutti gli

bimani

affetti,

Ouefla tal purgat ione dimandarono i Tlat onici Morte, mortiloro) la, ficationc feconda dell'animo ne uitij ; effendo (fecondo

prima Morte dell'anima quando dal Cielo per la porta del Can ero cele/le , difcende nel corpo fuo , come in un carcere , o fpolcro . morendo al Mondo , Rimano ejfer Cofi quelli tali purgandofi

&

proprio della loro Trudentia

il

difpreT^p^arlOi

&
,

affifar tutti i lor

penfteri nelle cofe diune ideila


gli agi del corpo
,

Temperantia
;

l'abbandonar tutti
il

&

tutte le delitie

della Forte-^^^a,

non rice-

uer terrore , quantunque fentano

difcofiarfi

l'anima

dal corpo die

tro alla [corta della Sapientia^ne sgomentarfi punto per l'erta della Giuflitia, un perpetuo com faticofa falita loro uerfo

&

Iddio;

giunger al defiinato figno. Le ter^e gi purgato d'ogni feccia fon quelle, che b contratto unimmo forbiti di affetto terreno, tal, che in lui, coni in lucentifiimo
piacimento delle

r irta, per

&
;

fimo la Trudentia

Crifallo

non

fi

fcorga pur un neo di mondano penfiero. lui

non elegger'

& anteporre

le cofe

diuine

alle

im-

mane ; ma
ni affetti;

come non baueffe mai hauuto altro oggetto


il

in quelle
i

meditar fempre. la Temperantia loro , non

reprimere

terre"
:

ma

[cordar fene in tutto, la Forte'XX^ non uincer l'ira


;

ma

non [aperla

& non bauer


,

dtfiderio [enon di
s

Dio

la

Gi

fiitia

,laccompagnar[i

c^

//

legarfi

fattamente con
effolei

la

diuina,

fourana Mente, che ferui imitandola con

un perpetuo

fatto,

& cofume.
di

Le fupreme
la

differo effer quelle, che fon nella

Mente

o, fatte effemplari,
.

& Idee

di quelle altre inferiori


,

tia

& imperfette & Temperantia no, & eguale


.

La onde

Trudentia in colui

che ueramente

t?,

caufa di tutte le Ef[entie, la ifleffa

fua ab eterno Trouiden

la

quella conforynit, che ha [eco (effo con eter


.

tenore
.

la

ForteT^

il

[uo effer immutabile

&

l'ifieffo

fempre la Giuflitia , il non piegar punto dalla fua retta uolont. Le prime politiche preparan l'animo fuperar le paf
proprie di

ftoni.le feconde le leuano.le ter-^ le

preme, per
tra noi
.

effer

Dio

fanno fcordare. ma nelle fu , abhomineuol cofa l'applicarle


fi

Ora perche tra Chri/iani

tiene

che

lmomo

in -

quanto biomo pi nobili,


poffa giungere jdir

&

eccellenti flirta delle politiche

non

fermamente pofiiamo,che quelle

yirta, per le

So
quali morendo al
nella

Mondo umiamo
,

d'eterna ulta

ci

pano

infufe

mente per gratta diuina


,

<sir

non acqui/ate con


.

le no/ire

pe

collari foi":!^

come tollero

Vlatonici

per quelle fiamo

giufiiffi

cati;per quelle accetti alla diuina Maefiiper quelle [eco


.

can-

gi ungiamo La fomma ^ ch'alia nera Fita non fi pu far pajfag gio f non per la Mortella quale ci libera da tutti que legami ,
che e impedijcouo alla falita
.

noi conofciamo

che quando l'animo


,

noflro ne da dolore, ne da piacere ,tie

da

fenfo rnojjb

che pernella pr

turbar

lo

poffaima

tutto raccolto in f fiejfo


il

abbandona
,

fonda fua meditatione

corpo (com'auien' coloro

che in eHafi
i

rapiti fi trouano ) che allhora rifulge nella propria fua diuinit

mafimc
tijy

quando purgato fecondo

la Chri/iana Religione de" ui-

s'afffa tutto in

Dio.
se'l

Jn uerit ui dico (dice Chriflo)


in terra prima non far morto
,

grano del fromento caduto


;

effo refia fola


,

ma

f far

mortOy

produrr molto frutto

che cornei grano


cofi

&
ma
le;
fi

prima non

morto

fepolto nella terra

non fa frutto;

l'animo

nofro yfe pri'

non

morto piaceri terreni ,

&

alle cupidit

^riman fieri*

& come

quello morto uiue rifurgendo in fertilifilma fpicaicO'


noflro per quefia

l'animo

Morte

rifurge alfopre fedeli

& gra
,

te nel cofpetto di

Dio
:

Vado

Coloffenft fcriuendo dice

Qu furfum funt fapite


&- poco pia
oltre
;

non qux fupra terram, Mortui enim

efiisi
.

Mortificate ergo

membra
del
,

ueflra terreflria

Cofi tale credo effer la

ferma intentione
amorofo

5'epolto ^ca

demico noflro (fuorch


fi,

f in flato
,

& inquieto ritrouando,

non

uolcffe intendere

che

t^nimo

fuo fuffe nel corpo di qual-

che fua

Donna

fepolto)

&

tale deuc effere quella di cafcu

no, ch'afpira giocondifiima


terna Vita,

& fempi-

K.

Per doma r Fere5&


Vane

fpauentofi Moflri;

fatiche de gli antichi Eroi,


i

Alto| grido da Efpcria a

liti

Eoi,

Eccelfa

Viue hoggi ancor ne* pi lodati inchioftri; Marche r ita , hor chiaro moflri

Co

fatti

valorofi,& fanti tuoi,

fama,rhonore, e i pregi vuoi Inuolarloro,& dargli i tempi noftri. Quelli hor empi Leoni, hor fieri Draghi
la

Che

Vinfer;

ma

tu hor' hai fcacciata

&

vinta

De'

rubelli di

Di

o l'iniqua Setta;

Ond'

egli vuol,che'l tuo valor s'appaghi d'eterni fregi cinta,

Di Corona
Mentre

lafTufo in

Ciel feco t'afpetta.

Almo

Signor,

il

cui gran" nome altero


fi

Da rOrfe l'Auftro rifuonar E in cui Vert ,come bel lume

fente,

ardente.

Scorge di vero honor dritto fentero; Hor che per lo diuin giudicio intero
Vofiro, l'antica pace habbiam prefente.

Et

de*

maluagi ancor
il

le furie fpente,

Vi ferba Duce

Ciel del vofro Impero.

Veggo

d'Adria per voi le ricche fponde

Liete 5

&

gioiore,& veggo voi d'intorno

Serbarfi alti trofei

,&

alte imprefe;

Et veggo Apollo ancor de la fua fronde Cinto le tempie, intento farui adorno

Di

Gloria je'l Ciel di gratie voi cortcfe.

Se

DELSETOLTO,
Se prima
le
il

8i

pianger mojDonna,

ti

piacque,

pene mie diletto hai prefo; Et da Ne il lungo lachrimarjchc per te ho fpcfo. Ne l'amaro penar per re mi (piacque;

Hor

quel dcfirjche d'amarti mi nacque.


;

Fugge

& mi

fcarco da

fi

graue pefo

forma d'un bel lume acccfo Gi volentier portai 5poi mi difpiacque. Adopri pur Amor Tuo ingegno ,& arte. Et faccia quanto sa Fortuna el Cielo, Ch'efler feguace fuo mai pi non voglio; P i tofto lafcier'l mortai mio uelo. Che quefto mio penfier lungi fi parte. Che pijCh'AMOR'alTaipu vn giudo Orgoglio.
fotto

Che

Qv ELLA
Di

di

Vcrt fera empia nemica


ch'ad ogn'alto illuftre ardire

Invidia,

Si volentier refifte;e'l

vera gloria

mio mi trauolue
;

defire

e intrica

or ha pur ogni fua forza e fatica

Prouata ne miei danni

&

tute Tire

Sfogate nel mio male, onde fuggire

Non
Ben mi

vaimi arte
credeua

riftor di

mano amica.

aliai

deftro e leggero

E'n fu
E'n

Potermi alzar, quand'allargai le penne> l'ale d'Honor mi pofi a volo;


il

M a laflb; ch'ella pur chiufe


mezo
al

fentero,

corfo forza mi ritenne;

Hor

penfate al cader qual fui

mio duolo.

Padre

Che Dopo

giudo , & del Mondo ako Monarca , qua gi fcorgisSc libri ogni penfero,
l'hauer gran

tempo

il

bel Tenter
fi

Perduto, ondai tuo gran regno


Ridurr'

varca;

Piacciati la mia frale ,& debil Barca

homai

nel

camin

dritto

& vero

Tal 5 ch'io

pofTa

folcandoil corfo intero,

Ritrarla in porto di Tue merci carca

H or volge
A' feguir

il

fettim'
5

anno, ch'io m'accinfi

honorata impreia , Che dopo Morte l'huom rende immortale; Ma da vento jtempefta, & pioggia tale
l'alta

&

Fu

la

mia Nane

in

mezo
il

l'onde pref.
*

Che

quafi in Scoglio

debil legno fpinfi

Tra

gli adorni famofi Euganei Monti Socto'l pi chiaro, & temperato Cielo Sorge d'acque cocenti vn chiaro Fiume,
ancor correnti Riui Efcon, empiendo intorno ad ogni parte
miir
altri

Da cui

D'ardente fumo

&

camp, &

colli,

&

valli.

Et

io

mutando hor quefte,hor quelle

Valli,

Et cercando ogni giorno noui Monti, Loco da ripofar non trono in parte. Che de grani fofpir la terra e'I Cielo Non vada empiendo; & pur continui riui M'efcon da gli occhi,ond'ardo in focoje'n fiume.

L n L
Se gran pioggia

S E

L T 0.

Sz

tal'hor fcendejquel

Fiume

LafTa l'ardorjonde l'ombiofe Valli

humor da i be' correnti Riui; Et le campagne fecche, & gli arf Monti, Mentre le Nubi in pioggia volge il Cielo Tempran il lor femore in qualche parte.

Han

grato

M a(laflro)in me non
E'n piaggie aperte,

fi

gi alcuna parte.

Cui pofl raffreddar Ghiaccio , ne Fiume ; Ch'ardo la pioggia, & al fereno Cielo,

&

tra le chiufe Valli.

Et fir fenza ardor toflo ch'i Monti Nutrino i Pefcij^ l'afpre Fere i Riui.

M entre amcran
Et dar lume

le
il

Nimphe

frefchi

Riui,
,

Sole. quefta parte

Grati mi faran Tempre quefti Monti

Che

fon cagon,ch'un

Vcrfi da gli occhi in

abondante Fiume quefte opache Valli


fi

Con fiamma

tal,ch'afcende al terzo Cielo.

Io ben deurei chiamar crudel' il Cielo, L'Aer ingrato, e'i Mar con tutti i Riui,

Che fan tregua alla terra, & le Valli, Hor riftorando quefta,hor quella parte; E'n me pi crefce ogn'hor vn'alto Fiume Che bagna, & arde meco i Piani, e Monti.
i

Non fpero mai Monti mutando, o Cielo, Ne varcando altro Fiume, od altri Riui
In altra Parte hauer pi amene Valli

Jl

Passato
Il

c gi de' miei caldi fofpiri

rcttim'annojou'io fon vifTo

&

vino.

Et hor ardente pi che dianzi io viuo Col cor, che par, che Tempre foco Ipiri.

Ma

fi

dolce de' miei empi martiri


cagion, per cui hor piango, hor fcriuo.
pi tofto vorrei di vita priuo
5

F la
Che
Effer

che rallentar

fi

bei defiri.

Le

celefti bellezze

alme

&

diuine.

Le Fanno, che nel mio mal felice io viua. Nafceran pria le Rofe fenza fpine,

parole cortefi accorte

& faggie

Gigli in fecche
del

& arenofe

piaggie.

Che

mio

fiero ardor

mai giunga riua

NE

pi honefto , e pi cortefe affetto

Potea moftrarfi

Amor

pi adorno e pieno

Che quando al mio

bel Sol viuo e fereno>

MolTe piet nell'indurato petto. Senno fu ben d'angelico intelletto,

Che vedendomi La man mi prefe


Riuolfe
il

alhora venir
,

meno.

con

fi

dolce freno

mio morir in gran diletto. Candida man, che la pi bianca Neue Vinci d'airai,ch' lo mio ardente foco

Di vital fiamma fofti efca & focile. Quando fi mai, ch'ogni afpra pena leuc
Et non mi
fia'l

morir foaue gioco

Ec non

s'alzi

per te

mio

baOTo ftile?

DEL SEVOLTO,

S5

MA N

mio 5 quella infelice forte Ch'io trasfi meco indn da teneri anni.
E

Non

fatia de'

miei lunghi amari affanni


forte.

Contra me ponfi ogn'hor pi dura e Mirate per quai vie maluagie & torte

D'Inuidia armata a noftri eftremi danni,

Hor m'ha con fraude, & difufati inganni A' fi alto mio piacer chiufe le porte
Voi
5

ch' rara Vert congiunta hauete


Ci

Fortuna, cui

lieto corfo afpira.

Et
S'al

di fua gratia in
fia

cima alto fedete,


s

fauor voflro

quanto

aggira

D'intorno noi, fate (che ben potete)

Che

lafci l'odio,

& non

ftia

meco

in ira.

Dal

1' ,

eh'

amor

(opra

me

ftef

il

braccio

Legandomi

del cor la miglior vena fua dura catena.

Con

l'inuifibil

Sempre fon'arfo in mezzo vnviuo ghiaccio; Et hor ben pi che mai mi ftruggo,& sfaccio ,
Fifando gli occhi in quell'alma Sirena,

Ch' me fu data per mia dolce pena. Et che di me poffede il duro laccio. Ma che debbo far io, poi che mercede A' me fperar non lice pij ne A m o r e Vuol darmi il guiderdon de la mia fede?

cocenti fofpir pafcer

il

cuore
^

non chiede mia Nemica ,& l'empio mio Signore. La


Et
di lamenti :poi ch'altro

Jl

Ne perche
Dou*
Terra

io

fia

dou' ogni grafia abonda

V chiufe fon
fol di

le

porte

ambe

di

a n o;

sbandito ogni furore infano:

Virt colma e feconda;

Quella piaga mortai, alta, e profonda. Che duo begli occhi con macftra mano Al cor mi dicro, (a preflb, lontano Poffo fuggir, ne perch'io mi nafconda. Sol quand' io penfo a voi, l'alma (1 fura Dal career tetro del commune errore;

Con

voi fpedito

al

Ciel fpiegando Tale,

Deh, perche com'

Non

ci

il

il penfier noftro eguale Fato ancor pari ventura;

Et perche voi piacer a

me

dolore $

L'empia manjc'hebbe ogni pietate sdegno. Troncando L i v i a i giorni almi e felici Infieme ha fuelto infin da le radici
D'honeft,di valor l'alto foflegno. Mifera RoMA^hor che'l pi caro pegno,

C'hebbero mai i fette Colli aprici, Perdendo 5 gli anni haurai trifti,e infelici;

Ne in

te pi di

Vert

far alcun
il

fegno.

Ben puon

l'alme tre

Diue

fuo teforo

Pianger cercando ,& dir

Viuer conuienti nel celefte

Alma perfetta Coro


.

Ma f

del noftro oprar merro s'afpetta.


fi

Ne Non

tardi

pu hauer pi di tal ben riftoro. almen di ci giufla vendetta.

DEL SEVOLTO,
Ho R CHE
Tenne
l'alta

84

CoLONNAjin

cui mole' anni

il Tuo kg^io Amor fermo e fecuro. Rotta da vn empio ferro iniquo e duro. Al Mondo ha moftro i fuoi vltimi danni; S cmpre il mio viucr (la colmo d'affanni,

E'I bel

lume del Sol lucido, e puro


fia

Per

me

fempre nubilofo ofcuro;


frode ,& inganni

veggia

fol fiorir
,

Itro

non s'oda che grani lamenti;

E'n vece di piacer, di gioia ,& canti In me fian pene fempre afprcjc cocenti.

Efcan da

gli

occhi miei fol


il

trifti

pianti

Confumin

mio cor

foipiri ardenti;

Bench' auerr^che'i duol mVccida innanti.

VE N

R 3 vorrei poter fpiegarui in carte

Quel 3 che d'alto defir il cor m'accende. Lodar voflra vertjchc luce & fplende, Qual nouo Sole in ogni eftrema parte.

Ma come auien
Col
Il

tal'horjche

s'in difparte

chiaro Sol vifta mortai contende.


s

vino raggio

l'abbaglia e offende,
fi

Che'l vifuo vigor

fpegne,& parte.
cffer'

C ofi me
Col
Voi,

auien penfando

eguale

mio pur baffo ,3! voftro alto valore;


e offefo dal foucrchio

L'ingegno
Scufate
il

lume.

in cui viue

ogni real coftume,

mio troppo animofo cuore, Sei mio Stil' tal fegno alto non fale

^
Tante
Donna, nel formar

gratic diuine h'l Ciel raccolto.

Ho De

creduto
l'alto

voi, che col mio ingegno hor giunger al fegno voftro honor, leggiero e fciolto;
tal'

Mirando poi

l'imagin del bel volto,

Sentomi trasformar; & tal diuegno, Qual huom fordito^ cui forte ritegno Habbia il fennojla forza jc'l parlar tolto Tal* hor prendo baldanza; ma'l defire Si fpauenta vcggendo fi alta impref Degna di qual ia piti canora tromba; Voi 3 il cui nome aflai per f rimbomba. Con mente di fi dolci lumi accef Date aita, perdon al mio alto ardire

primo Vero il Sol s'aperf A' la mia Mente; e i bei raggi lucenti Del Sole eterno ,& le celcfti Menti Dopo vn lungo fudar' il mio cor fcerfe; on pili di quefto mio mortai fofferfe Tener lo fJ3rt0 5 & li penneri intenti Tra piacer vani , inutili tormenti Et nel rio Mondo ogn'hor le voglie immerf* Ma le rinchiufe in vn Sepolcro angufto. Et l'Alma ufcendo for del laberinto Reft purgata de l'error vetufto Carlo gentil , hor vengo teco accinto Poggiando al Colle faticofo augufto
del

Qj ANDO

Alter del vitio fuperato,&; vinto.

85

e 1 A che intendo qui

rf'

interpretar

Clmprefa del
nofiro
tione^

'olinco ^cademico

come degna d molta confider&- piena d'altijimi fenftj la quaC


,

uno Stembucco [opra una I\upe

col

Motto;

/NSVETVM PER
i

IT

E Ry

prC

fi da Virgilio nel vi.

parlando di Deegli di

daloi che uol per farla


filer di [piegar

me,

prima

la

natura

&

qualit di quefi'

animale

per poter poi penetrar difcorrendo in

qual

fi

uoglia intentione dell'autor fuo :mafime non effendo tra


,

noi uulgato

y:^

famigliare;

ma

flranio

" Jaluatico.
,

Lo S T E}>iBv
Becco noflrale
,

eco

del
,

genere Caprino
.

maggior

affai

d'un

notabile

& corpulento
,

I Latini lo

dimandano
,

ibex

cofi detto

fecondo iftdoro
,

quafi

^uex
,

perche

come

mettejfe ale, tutto licue

*.,

agile falti

fi

fpicca d'una in altra

^'

hal^a. Habita fopra

piarduiy <&

excelfi gioghi de' Monti in

mo

gran pena da hurnana uifa pu efkr ueduto. Dauid Kimhi lo dimanda laal dalfalire. ^Itri lo dimandan Becco mon tano I Germani lo chiaman StcinboCi onde Lombardi ufurpando
,

eh'

do quella uoce, foglion ancor


tro non fuona,che Becco su
i

efii

dimandarlo Stembucco, che al-

Sasft.

liberto magno nel xxu.li"

ho

de gli

animali
y

dice; che niun

animale

a par deWlbice rafi

f^

pido yueloce

<&

deflro;

&

che ni un altro ha

gran corna

in ca

p; conciofiay che fin alle pofreme parti del corpo fi fiendanoydel' le quali fi aiuta auuiluppatofi co" piedi guifa di ^uota; &- tra-

bocca fenica
prccipitio
y

&

ojfef

fua ueruna

difefo

da loro per qual


.

fi

uoglia

rouinofa gola de'

Monti
,

Onde

l'han

dimandato al
.

cuni ,

co.iie

Garrone , Capra B^ota

Becco R^uotato

T^lla de-

8(J

fcrhtone che fa Francefco T^egro del Vaefe de* Grifoni , che ^etia

dicono

Latini y fi legge;
tibi

VAVcitur hCi Capricorne^ tamcn

Tanos amice

^Anna qud cxornes c^ pulchra


^
.

infignia Geritisi

Hiic longain hic

uitam uiuens , ingentia ia&as

armos, i perq; plicas rugofa , repandaque in Formo fisq; nigris uillis in montibus errasi ^ucgnadio che Capricorno tra Latini s'intenda folo il Tropico Se^ gno celcjeyda Greci detto KyKt^^ &- quelt Animai maritimo,
Cortjua
nel quale fi trasformo
tri Iddij

Tan Dio

dell'arcadia
fi

quando con
.

gli al*

fpauentato da Giganti in fuga


,

pofe

Que['^niwale
,

fecondo Tolibio

difpecie non diffomigliante dal Cerno


,

fuorch

nella ceri4ice,& ne' peli


meflico.

ne' quali rapprefenta

un Caprone do
frequenta

Lo

'tembvcco,
Monti loroy&
temperatura
le
,

come

fi

legge 7i libri CrO"


,

nici de gli Heluetij b Suii:^eri di

Giouanni Stumpfio

negli

altifimi

sane'^7:a

fer di caldifiima
C-r

ma/sime in quelli y per ef^ doue mai non fi rifoluel ghiaccio


,

doue durano

neui perpetue
fittili

perche altrimenti perderebbe la


,

uifla.

Ha

le

gambe
rofiigno

ycl capo picciolo

barba acuta
color fuluo

&

com'i Ceruiiha la

folta; gli occhi uiuaci,

&fplendidi. La pelle fua di

ofcuro;&

iinfofco
nij
,

ha le ugnie bifalcate y
y

& acute
;

in alcuni di color negroy


,

odaqui'

com'hanno a punto iDa-

le

Damme
,

Camoccie

lequali auanT^a di

gran lunga dileg,

giere-i^ nel montar delle l{upi


lo

an^

tanto falifce

che appena chi

mira
i

no

o( come dicoLombardi) corna, che poggiando non fuperi pur cheui tro' y
perche non
cofi difcofcefa balT^a
,

lo crede ;

ui qualche fpatio
an":^

ancor che picciolo


falir sii

doue poffa pofar


di

il

piede

se

uifio

ancora

per un

muro , trouandolo
gran pefo; Cjr , come pi

fcabro,

difuguale, &-afpro.

curuano uerfo
uecchiando
.

doffo

Le corna fue fon <& moltiplicano


,

gli s'in^
fi

in nodi

u in-

Studia quefla Fera

quando
co:^'!^o

ajfalita dal Cacciato'


y

reyfe pur ha campo, di dargli di


lo;

nel petto

non poffa , fi lafcia far f prigione. Caccia inuero giocondiffima ;ma molto laboriofa , di non ha interuallo
,

ma

&

&

precipitar-

ritirarfi

pericoli piena

perilche gli efperti Cacciatori fogliono con

bugi

& Mofchetti ( quando non

archiX

pojfano per altra uia ) farne preda.

Vibice

j'c prefo

gouanetto
j

fi

dime/ica

&
fi

uaffene col gregge

Caprino al pafcolo
tura fua Solit:ga

ma

in progrcffo di ter/fo ritorna poi alla


:

na-

&

falnatica

& quando

conofce uicino alla


[alito
,
^

morte , poggia qualche


de' corni juoi nel fafo
;

altifilma

E^ipCdouc

appunta uno
che fpirando

<& tanto

s'aggira intorno

l'anima cade alla finmcrto.


blinti

& majfe ^
loro

Laonde perche ufi di morire infumai non fi trotta ( dicono) il fuocadautro fenon che mentre rouinano gi dell'^Ipi fnifurati ruotoli

&
',

inaccefsibili luoghi^

di neue

f incontrano ibici^od altre Feretfuffocati dentro

-ili
j

alberi

menano fecoprecipitojamente fin al piano: tirandofifeco <& tugurij fafii ^ Cr quanto incontrano infeme.
,

&

miparuto di raccontar prima della natura 9 ^ propriet di qitefl' animale per uia di fcelta tra. molte altre cO' f , che di lui fi narrano di memoria degne , f per ejfcr tHifloria c^ con molta accurate:^ dei fua uaga , c^ non cofi diuidgata uarij autori per lo Gefnero ampiamente raccolta; s perche meTutte quelle
cofe
,

glia con la confideratione fua

pofa

uenir' alla intelligen'i^a di que


y

fia mi/leriofifiima Imprefa per tutte quelle uie

che

mi fi fcoprono,
5"

ponderate

le

qualit migliori dell'iblee

&
,

icoflurni del

o li n-

co

conciofiache (

come

in ogni Imprefa fi offerua) non tutte le

propriet qualit di qualunque corpo s'accommodino gli


tori delllmprefe
;

^'
.

mafolo qualche pecoliar


,

natura , ufoiforma, uir

tu

cofume di detto corpo

naturale

odartefciaki che
lo

fa

dunque da confderar primieramente , che come


,

Stembucremocof fopra

co od iblee u su per l'^tlpi folo poggiando


tifiime dalla frequen'^ de gli huornini

C^

in parti
;

habitar fuele
;

quejid natura fua

fi

fondfl

0"

oli neo

conciofache egli come


Jfian':^^

uago

della cognitione delle fiiperne

&

fmplici

^
,

delle co

f di queflo uil

Mondo fatieuole

tutto raccolto nel

grembo de

fuoi

pe?iferii alla fpecolatione

te fi alititi, la quale

angelico flato paffato

& di quella fommamen/ delfhHomo come in come ottimo figura per l'alpe Monte arduo & emidiuinaf doni,
ejftrcitio
ft

nente, s per ejfcr la pia deuata parte della i::rray ch' gli occhi nofri

pare toccar
maliy che

il

Ciclo;

perche gli huornini

che pi di puri ani'


difficolti

(Chuomim -.dann argomento y pav grandifiima

ralrarft co loro intelletti alle cekfli contempUtioni ^ come ineb-

37
hrati fol di que* piaceri
,

che gradir fog'iono

fenft

Et pit
mijenj

Ch

RI ST o

ajccfe al

Monte qualhor uolca,

oiter palefar

gratidiffmi

i fuoi figliaci iOuer far preghi alf eterno fuo Tadre. al Monte i quando fi trasfigurai per dar faggio della Clo" ^fieje
dopo
la

ria fi a

Morte.
:

SuH Monte
il

in Croce ejjaltato fece di j


,

medcfimo

(acrifido
i

immolando
,

fuo corpo innocentifiimo


prefe la Legge

per fai,

f :(^4 di tutti

credenti

Sul Monte

Mos

&

nella partt inteliettual

dell'anima fina rapito tutto


Cabali/l

intefe

ad unirft

con

Dio;

ilejuafatto d'unione
i

^insica,

Morte

di bacio dimandarono

KjT ci

auiene

quefirata in tutto della cura del

, quando l'anima nofirafecorpo , C^ a/lratta fi congiunge

meditando con

la Diuinit.

Quis
cto

afcendet in

montem Domini f aut


.

quis fiabit in loco fati"

eiiis f dice'l

Tropheta

Ejfendo dunque tutto lo fudio del

^olinco
,

d'incaminarfi

altifiimo giogo della diuina contemplatione,parmi ^che fimbo*

lo alcuno piti fielto delClbice^

come

folitario

su l'alpi ritrouar

non potfie giamai.


fi

Cofi

Dante

finarrito nelCofcurit della Selua

confort raggia che rifplendtuano in cima del Collega pie del

quale era nelCufiir di quella alla fi.n per uenuto t come nel primo can to deirinferno fuo ;

Guarda

in aito:

&

nidi le fue fpalle


,

yefiite gi de raggi del Tianeta

che mena

dritto altrui per ogni calle:


,

^lii}or fa la paura un poco queta

che

Kel lago del cor m'era indurata

La '^{Qtte , eh io pafai con tanta piet . Et perche pochifimi per quedo fintiero uanno

come

nufttato ni

Mondo cicco <& iter; come f


l'erto

fioltOy ui
diccjje
;

aggiunge

il

Motto;

Jnsyetvm per

per difufato calle m'accingo falir fopra

y&

eminente giogo del uero

& non adombrato Honoretper


Onde'l
>

vie-:^ delCitttllettual cognitione


.

Bembo

yfcito fuor della prigion trilu/re

Et dtpoflo de
Salir gi

f^lma

ilgraue incarco

mi parea

fpedito

&

[carco

,
.

Ter

la fira.U

dHonor Montana

llluftre

Tercic^ tutti

buoni Toeti

Greci

come Latini

& Tofcani

firn

pre di quella uirtuofaSolitudine^, &'di quefl'alta meditationeua-

ghi

fi

fono mo/irati
fajfofa
,

quantunque [appiano di poggiar per uia ar,

dua ,
gli

foli tari a

&- da pcrfonc

fal

cje

di folitaria uita

fi

dilettano^ calpefata; le quali per effer poche in

numero i<& ilpiide

huomini amici dellotio

& de

terreni acquifii piaceri aui"

difiimi , dieder occapone al Tetr.

di dire

Touera
Dice
la

& nuda
Turba

_
l

uai Vhilofophia

al uil

guadagno

intefa

Tochi compagni haurai per faltra uia

Et Dante
uia dicey

nei

primo Canto

del Turgatorio accennando quefia

,7^i andauam per lo Solingo piano, Cornhuom che torna la fnarritaflrada ; eh n fin ad ejfa gli par ir in uar,o Et con quejto me defimo fenfo nel xxvi, ddf Inferno
, .

Et profeguendo la Solinga uia Tra le fiheggie , tra rocchi de lo fcoglio , Lo pie fenT^a la man non fi fpedia til Bembo nella Can^^, sil penfter che m'ingombra Et perche poi ft moia

&

"^on ci toglieffe

il

gir folinghi uolo


5"

Tero non

fen'i^a

cagione

l t

n e o s dimandato ;
il

concioftache

tutto fchiuo delyulgoftuiua; curandoft fol d'aguii^^^ar

focchio delTetrarca di

i intelletto

per la quale operatione ufaua, ancora

andar

5"

come in

piit

luoghi fa fede

come ,
ir

Tien d'un uago penfier^che mi defuia

Da

tutti gli altri


io

Solo

era tra bofchetti

Qui mi fio i" o L ; Hor rime , bor uerfi ,


,An':(i uoglio

& fammi Mondo Solo; & & & o & ^mor nimulta hor & altroue &
al
colli

corti

colgo herbette

fiori;

morir <& uiuer S

olo
yfa,

Oltre che in molti altri luoghi del fuo diui nifilmo Canxpniero

mentione di quef'honorata Solitudine , come doue dice ;

Ogni fegnato

calle

Trouo contrario la i ranquilla uita l

&

altroue

ss
Ogni hahtato loco

nemico mortai de gli occhi miei

Et perche pochi
la fna

& remotifimi uiuono

gli cxcelft ingegni , ricotto*


belle'^';^e

fcendo cotal dono quefo gentilifiimoToeta dalle rare

del-

Laura i dice nel Sonetto. Gli occhi i dando Che mliauean s da me fiejjb diuifo ,
l'altra gente,

la loda loro.

Et fatto fingular da
Il

Bembo fimilmente; Di quella , che dal Fulgo mi diparte Jl che poi nella Donna fua comprefo nel Cap. d'amore dice,
Cofi feluaggia

ter':^o

delTriompho

&

ribellante fuole
5"

Da
t/imor

tinfegne
io

&

d!^mor andar

n e a.

&nel

Son,

Qual

dolce'::^.^

ne la Jlagion acerba

S ola, co penfier fuo infieme v4* che aggiungo ; ch\f[mdo due Torte del Sole dette
lederla
ir

&

Solflitij ,

runa
baffo

del

Cancro

la quale

chiamarono

Vlatonici de' Mortali ^per

la quale [condono

l'anime con

infiinto alla generat ione in queflo

mondo
le

quale

<& l'altra del Capricorno de gli Immortali , per la anime purgate &- lucide ritornano per me%o della con;

templatione alle

cele/li flan'^^e

effendol Cancro cafa della

che ha predominio ne' corpi humidi

&

Luna

uegetabili

&

il

Capricor-

no, cafa di Saturno, remotifiimo Tianeta,interpretato da gli anti* chi Mente , che ha uigore neWintellettual operationei potrebbe effer,

cheH
torno
pofito in

5"

o LI N G o con queflo fuo Capro terreflre fignificajfe il ri' dclC^nima fua per meTip del celefle Come queflo prThilippo Einafchi nouo Homero de noslri tempi in un fuo Son,
.

morte

dclfllluflre Sig. Beatrice

Dorimberga accenna,

yiucH juo Islome


I{egna laffufo

in tutte le fauelle.
,

Et in que' frutti

di che

fk radice,

C^nima

felice,
il

Ouil

Capro
,

d'entrar

p affo

dielle.
,

Si confider ancora, che come lo Stembucco infidiatiflimo


che non dia danno
i"

come
coftl

(^ uiua

in luoghi inhofpiti

& feluaggi
fi

o L I N G o, quantunque

uiua di uita innocente , fempre

ritroua

da ingratitudine

da calunnie

& da rapine d'huowini maluagi


Stemhucco per afpro,borridOi&
non
folo e dell' Scademia no/ira, tut-

moleHato.

Et pi oltre; come
;

lo

interrotto fentiero sinuia

cofi quef,' inuittifimo Spirito

Scader/lieo
to che la

ma

etiandio

^vto r

Fortuna fempre nemica

fia fiata

&

fia

molti

me-

riti fuoi , nondimeno da philofophici auift munito felicemente sincamina ; &fpera alla fine fuperato ognitrauagliofo contrafloydi poggiar in cima al Monte della Gloria La della Immortalit

&

quale cofa potr un d (f Morte an':^i tempo non ce lo toglie , non perdonando egli fatica ueruna) pien confeguire ; &" come
fcelto dalla numerofifima fchiera de"

Fulgari

flarfi in

dijparte

godere deltacquiftata felicit

Tiu oltre pajfando col difcorfo , dico ; ch'effondo qucft* animale y come Becco Montano co/ijecrato Bacco, il cui furore od iliu/ra' tione di mente per diuina operatione s occupa intorno gli cc V L T I reconditi facri mijerij , potrebbe il 5" o l i n e o in,

&

tendere , che per

meT^

di quelli^ chrifiianamente philofophando, in-

tenda d'accoppiarfi con Dio.

Horatio Lirico nel lib.i. de uerfifuoi;

Bacchum

in remots
:

carmina F^pibus

Fidi docentem

credite poferi

Et nel

terT^o

Ouo me Bacche

rapis tui

Tlenum^quiC nemora, Velox mente noua f


Et quello Pur or e,
IntellettOy
d'
eh'

& quos agor infpecus


d'i

uno

quattro

che folleuano
,

Vaumano

dimandato per

ci Mifieriale

doue de gli altri tre

Mufe i <& d'Spolline Cuna uien dimandato SmO' rofo j l'altro Toetico , c-r l'ultimo Trophetico Come ancora per quattro gradi , cio della Mente , della Ragione , dell'Opinione ,
,

Smore

delle

&

dellalSlatura
fcefa in terra.

ISnima
Quefo
,

nofra ritorna quel primo Vno , ondediche per lo Becco Montano , Stembucco fa
,

ero Dionifio lignificato

un uehemente

&

concitato appetito

dell'animo in quelle cofe

ch'ai culto della F^ligionCi

&

alla Teolo

gica meditatione
ebbriato ftfiail

fi
5'

conuengono. Che di quello fantifiimo Furore inl


i

n e o,
y

lo fan manifefo

te le l\imefue Spiritali
briache:;;:^ fanta
:

che con infiniti

i Salmi fuoiy&tut* mifi erij ha compofio. Eb-

Furor diuino figurato da Teologi antichi per


la

89
la T'^:^:^^ di Bacco poja trai Cancro ci Leone

ripieno tra Greci Orpheo^tra Hebrei


le Sibille
,

Di queflo furor fu. DauidiCome del prophetico


. .

& Epimenidc furono


ariiat colles
i

infpirati

La onde Firg,
[otto

dice

Eacchus

^Accenn and

quelle parole

quanto humano

intelletto

per exceffo dipenfiero fcparato dalle co-

f mortali inebhriar fi pojja del '^ettare^che ne colli


ti de" fcrofanti Miflerij di

& ne

mon

Dio
il

beuer

ft fuole

Ma

non ueg-

giamo
morofo

noli die appreffo queflo

'olinco
, ,

ha confeguito

&

t^e>^

il

Toetico furore ancora

dall'uno de' quali

Sapho

^nacreontey

&

dall'altro

Callimaco

Homeroy - Ouidio furono


C^r-

firnolati? percioche dal Toetico mojfojh celebrato in molti


cioli

pic-

Toemi alcuni

rari

&

ualorofi

Caualier3& dall'^morofo^coyin acerba

me
li

iacutifimo Eflro punto


l'alte

& fcaldato

&-in matura
quali nella

Etate b cantato

belle'^e di due nobilifiime Donne, non qua'


;

con la 'materia de corpi loro congiunte uedea

ma

fua Idea in

Et que/e fiamme di furore , cl/i Greci fogliono dimandar t'vT'^KTKKcrfji^ ageuolmente vafcono nel cuor fuo ; percioche la Fenujl,la Gratia,la Leggiaperfettione formate s'hauea.

fimma

dria d'una

Donna uagheggiata da
fouramodo
la

lui preflantifiimo
,

mc^o , che
di uero fi-

dilettandoft egli

della fua dolce uifa

come

mulacro della diuina bclk'^


in 'mente la diuina
,

&' per cotaC Imagine riducendof quale primieramente ammira ; da repentino


fuperne condurre,

etardeitifi. defiderio di quella fi lafcia alle cofe

Totrebbefi ancora aggiunger quefia confiderationei che'l "olin-

GO per lo Stembucco C^ per poggi bermi


ta
y

&

che s'incamina per fafii ne monti pi ardui,


aprici, uoglia dinotar la laboriofa fuaui'

la quale tolerantijjimo

b fatto
fi

& fperconfeguir
,

la

Firty di

lettandofi egli

fmmamente
&"
in

de poetici

come de philofophicifui

di

come

in molte publicbe fue Letture fopra

due Toeti maggiori

della Tofcana lingua,


riche,

un Opra fua

delle Imprefiioni

&

Meteo-

in

un fuo

picciolo Catalogo di precetti morali^ detto

Tre

fidio dellhurnana ulta,

ha refo chiarifiima fin qui teflimonianray oltre molte altre materie , eh'ad ufo del Mondo u non men dot tamente , che ornatamente fpiegando, Simonide Toeta Lirico Greco
citato da
belle parole ; (tv t$ AoJ'of TYv o^erviv vt&v cAuCKwjSaTOfp tssl roeV^cc/?. dot,

Clemente ^leffandrino prononci quefe

dicefi

che la Finii habita nelle I^pi

difficili

ad

effer falite

Que

fio quel poggio alto


ferifo dice nel

&

faticofo

del quale Silio Italico in cotal

xv. lib.fuo della guerra Cartaginefey


faxofo perducit jcmita cliuo

^rdua

^j'pera principio ( nec enim mihi jalkre

mos

e/i)

Vroj'eqHitur labor ad nitcndum intrare nolenti

Hefiudo Greco ne' uerfi ,che

cofi
.

latinamente tradotti

fi

leggono,

ne fa funile te/limonio dicendo

Firtutem fudorbus undique Diui longas ad hanc ,perque ardua Trjcfepferey

&

callis

&efi primumifed ubi alta cacumina uiior Contigeris , iam ft facilis , licet ardua dudum . Ter tutte le quali cofe poffo dir del 5" o l i n e o quello , che gi
n^fper
,

Monfignor

della Cafa fcriffe M. Bernardo Capello Hor con la Mente 'non dlnuidia fgombra ripoflo y Te giunto miro giogo erto

in

unfuoSon,

&
,

Oue non

fegno pria uefligio dberba


di dire

Et finalmente non rimarr


Imprej tutto pieno di
pi uolte
T^elo

che efendo l'autore d quefia


chrifiiana
;
,

& piet
i

confidentif^imo
,

nella diuina bont in tutti


dal

trauagli fuoi

sando

che

Dio

Tropheta Dauid chiamato Vietra, Rupey B^cca,

&

Trefidio (come nel

Salmo xxvitt.
es

^dte Domine I{upes mea


,

clamo

&
fi

nel

Salmo xxxi. Tu
i

B^pes mea

& ^rx mea )

probabilif"

fima

cofa

cK intenda

che come flbice da Cacciatori perfguitato

difende col ridurfi alle pi alte

<& minaccieuoli B^pi

cofi egli

ricorra fempre ne maggior

conflitti della turbulentifiima forte

fua

Dio
il

fua Tietra^O" fua F{upe ,come ancor dell'alma fua par


Tetr. nel Son.
s la

land

^mor

io fallo.

dice

Et
camino
pi
alle

fproniy
.

Ch'ognajpra uia per fua falute tenta

Et perche cotal
,

da gran copia di perJone abbandonato

come da quelle

cye

proprie forT^ey

&

faiiori del

Mondo

fallace s'appoggiano,

chea

Dio;

per aggiugJiel Motto

^I^swetvm per iter,

Cofi con qiicfi

bellif. Centimcnti riputo d'hauerefplicata

&

fcQ

perta la midolla della no h ilifilma Imprefa del nostro 6^ o L 1 N G o .

DELSOLIl^GO.
Se Talhor
fcarco di
vii

50

cura

&

voto

human dcHo, Per difufato calle al Cicl m'inuio Con piume di penfier alto & remoto ; ndi SoLiNGO quel , che moue immoto
Le feconde cagioni, io falgo; e'I mio Gran volo acqueto cof'l mondo oblio,
.

Io fon 5 che produr foJc

Et quanto inuolue'l fuo perpetuo moto In tanto refta'l corpo immobii pondo

Di quel

natio vigor' ignudo

&
i

caffo.
fenfi

Che

fpeffo

qugi tiemmi

auinto;
;

O gran
Se

contrafto al bel viuer fecondo

Terreno incarco mi recide'l paffo.


in tutto

non

pria

domito

Se

vinto.

O Gloria

d'Aragona alta & reale Colonna, onde traluce quel celefte Splendor, che qua gi tien l'anime defte.
:

Perch'ai Principio loro inalzin

l'ale;

Ogni

leggiadro ingegno ;ogn immortale

Penna

ben

dritto, che ui laudi,

&preftc

Tributo; poi ch'in noue forme honefte Col poggiate, oue di rado huom fale.

RoLA
far'

Per

in corpo

Angel nouo in terra fcefo human exempio folo.

Et fede noi de l'opre eterne & belle, DegnateVn,ch' di voi per fama accefo,
Solleuar s,che poi

Solingo volo

Con

voi formonti le fuperne Stelle.

\
Mentre
Dietro
per ampi

n
l'auree Stelle

fpatij

Gite poggiando; e'n vaghe forme


la fcorta

de l'Augel

di

& nouc G ovb


i

Cantate cofe merauiglia belle;

Io da Di

funefte horribili procelle


penfier
trifti

oppreffo

VUO5& doue

Sia ancor

non prouo

chi m'inalzi

&

giouc:
^

Cofi mie forti fon peruerfe

&

felle.

C ol

candor fuo

TA <^v

l a voftr' altera

lume de l'eterno Sole, Chele forma vn Diadema al capo intorno.


V'inuita al

Felice voi 5 che ne l'empirea Spera Giunto 5 di lei l'alte bellezze & fole

Mirar potrete 5

mai femprc Giorno.

Dittamo,

Signor mio, ne Panacea Ponno faldar la cruda piaga antica, C'hebbi da gli occhi de la mia nemica,

C'h

di

Demonio

cor, volto di

Dea.

E Ila

in habito fembra quell'Hebrea,

Che

gi moftrofsi ad

Oloferne amica.

Et poi ruccife;& quefta par, che dica;

Tamo; ma

in atto pur feluaggia

& rea

Mi fquarcia'l petto, & con fembiante infnto Mi piagne humano Crocodilo & nouo;
pianto

& tifo fallace l'cfca & l'harao.


la vita

Chi mi

da l'alto laberinto Feritoraorte^horpoiche nullo prouo


trarr

Scampo

mia, di morir bramo

/
/

D E L

S
,

7^C 0.
il

^I

Giovane Donna
De'

cui Natura

vifb

Tuoi pi be* color dipinge


ftar

&

orna

Tal 5 che null'altro p

feco proua;

Quando

mirarui ardifco intento


fi

& fifo,

L'Alma da me

parte;

ma non

torna;

Che

pi cara magion'in voi ritroua

Alhor poi faccio proua Di ricourarla; onde vn foaue fguardo Cerco inuolarui,& indi qual Phenice Sopr' Araba pendice
Volta
al

Sol 3 dopo Morte io nafco

& ardo;

Che'l voftro dolce lume Tempre

fia

Dolce alimento de

la vita

mia

Se

di voi viuojperch' farui

honore

Ogn'horjviuo mio Sole, non debb'io Mouer la lingua, exercitar lo ftile^ Spiri nel petto mio l'alto fauore La bella Diua e'I pharetrato Dio S, ch'in parte'l mio dir ui fia fimile. Nel voftro almo & gentile
Volto fereno io fcopro adhora adhora Frefche rofe vermiglie & mattutine
Infra le calde brine;

Et veggio aprirfi la pi vaga Aurora Che mai vedefTe occhio mortai dal Cielo

Tor de

la terra

il

fofco horrido velo

B^ I

Veggio nel mouer de' begli occhi voftri Onde di ben' oprar pende la norma
Fiammeggiar
l'Aria

dolcemente intorno.
i

Da

qual Ciclo fccndcfti


bella, d'Angel

giorni noftri
in

Anima

formai Stagion felice: auenturofo Giorno, Quand'in fembiante adorno Rare bellezze difcoprifti & tante; Soaue nodo poijdoue fi colfe

nono

Lo mio

cor',

&

s'auolfe

A' l'armonia de le parole fante, Che fogliono donar gioia falute

&

Ad

ogni Spirto amico di virtute

Se mi fi moftra dopo'l trfto Verno Nel verde Aprii, nel bel frondofo Maggio Ombrofo colle, & ricca aprica piaggia;
Farmi veder allhor con occhio
interno'

In quel Fior, in qiieft'Orno,& in quel Faggio

La

Icggiadretta

mia cortefe
faggia

Maggia.

Ella honorata

&

Et di dentro

&

di fuor riluce

&

fplende,
il

Quafi Criftallo,in cui percota

Sole,

Se talhor,come fole.

Legge qualche bel detto ,0 cetra prende Canora fembra apunto vna di quelle, Ch'accompagnano P h e b o alme Sorelle.
,

DELSOLI'Kl^CO,

^i

Quante Gratie & Virtuti in altrui fparfe Sono 5 che fanno & quefta & quella degna D'Honor, tutte in lei veggio infieme accolte; Per f torto fiamma gentil m'arfe.
Ch'io vidi
S'auien
lei d*

Amor

fotto l'Infegna

Cangiata in volto
,

sfauillar pi volte;

ch'alcun m'afcolte
.

Spirto gentil , ifcuferammi

&

certo

Pria l'acqua dura

fi,

piano ogni colle.

Et

il

Diafpro molle,

Ch' lei non fia lo mio cor ftanco aperto; Poi ch'una villa Tua chiara & ferena

Mi pu

far

dolce ogni

raartir'

& pena

Vergine bella , il cui Nel cor mi fona

Vergineo Nome
l'alba

& le squille,

Com'al SolClitia, &qual Nocchiero Polo, A voi mi volgOj&horle bionde chiome, Hor la bocca vagheggiojhor gli occhijhor mille
che vado contemplando Solo. Cofi leuato volo Con l'ali del penferjdoue che gite, (Saflfelo Amo r) ui feguo in ogni tempo.
Parti
5

Se dop in qualche tempo A' gli occhi trifti miei lieta apparite; D'elTer mi par beato Spirto & fciolto,

MeiKre

ui

miro

fol,

mentre v'afcolto.

B^

Vattene pur Canzone;

Et quella troua Che guardando


Poi
di
;

al

Tempio
,

della

Pace,

& parlando

mi

fa Guerra;

f la

lingua erra

Di voi. Donna, cantando; ^cfc qui tace; Ci nafce dal profondo alto fubietto.

Che mi confonde;ond'io perdono

afpetto.

PoN, Ri e CHI N freno


5

al

duolo; il pianto

arre/la

Che'l cor t

affligejSc gliocchi

ambi t'ingombra;

Mentre de la tua Figlia chiami l'ombra Lungi da te quinci partita meda ; Breue3dubbia5dogliofa,& uana quefta Vita 3 che l'Intelletto noftro adombra; Et ogni cofa qua gi Morte fgombra

Con

la rapace atra fua

man

funefta

Spera;ch'ancorin pi

felice flato

Ricongiunto

farai

V di voi ftefsi in
Cedi ia Legge

con ella in Cielo, D I o fempre godrete;

vniuerfale^al Fato;

Ne d'affetto terren t'occupi'l velo; Ma moflra 1 vifoj & le tue luci liete
HVMA

D E

V^G

^J

HvMANO CaPRIOL
Da
la

tU fugg lUHg

mia

villa

per pendici

&
ti

rupi

Et Mifero ftommi. ah perche

io ne miei penfer profondi

& cupi

difgiungi?

Perche

al

mio maggior huopo hora non giungi.

Pria che rifco maggior' il cor m'occupi.

Cani , & Corbi , & Lupi? Perche le acerbe piaghe mie non vngi Non vedihomaijcom'io Solingo gemo, Ou'io non veggio la fatai mia L v e e ; Ne del pallor mio nouo anco t'accorgi. Graue'l duol certo; & pur io ploro & temo; Ma^hor che'l Sol' gli occhi miei non luce, Perch' tempo foccorfo non mi porgi?

Che

par mi ftratijn

Taccian con Taltre antiche 5 illuftrij& belle, LeMerauiglie Barbare Memphite; Poi ch'in Barbara fono infieme vnite Quante Gratie qua gi piouon le Stelle, egna ch'un' altro Z e v s i , vn nouo Apelle: D Pinga le membra fue nel Ciclo ordite.
,

Che porian dar al tenebrofb Dite Lume & fubietto tutte le fauelle Quando tra noi & Barbarie vide
5

Barbara
Fattura
(

tale,&

fi

leggiadra

Donna,

Gentil ,6 ricco pegno?

Ahjch' quel grado, ou'honorata afside Quefta d'alto Valor falda Colonna, Volar non p mortai penna d'Ingegno,

K
Qv
r

M
,

E
i

T R A l'ombrofe valli e

verdi colli

Per piaggic ,
Fate

& fclue & per pendici apriche


per vie dritte, horper obllche

Vagando hor
i

voftri defir lieti

Io

tra penfier'inuolto

&

,& fatolli; vani& folli!'

Solo men
Et ho
fi

vo; ne so chi mi diftriche;


le

crude

mie piaghe antiche.


,

Che

le

gote ne porto

&

gli

occhi molli.

V oi tra

Mirti odorati ,

, Et Rofe 5 5 Damme, & le fugaci Lepri, van le Viuete queto; io l'incantate Felci

& be' Ginepri & Violette & Faggi & Elei,

Prouo, colpa d'AMOR,-& pruni, & vepri Sentomi al cor pi duri affai > che Scici.

Perche
Nube
di

v'adombra'l bel lucido volto

fdegno? ohim, perche! cordoglio

Fate maggior in

me

col voftro orgoglio

Perche pirnon ui veggio, & non v*afcoIto> Lcue ingiufta cagion hor mi v'ha tolto; Et queft' quel,dich'ogn'hor pi mi doglio;

Et

io pur refto,quaI tra

Tonde fcoglio.

Fermo

in

amarui voi fola riuolto

Deh
Il

moftratemi homai chiaro


notti
l'ira'l

& freno

guardo, che veggio hor turbato

& fofco,

Lv e E de le mie
Stringete (prego) a

humide

& adre

corfo,e*l freno;

Ne fofFerite,che*I
Le

mortai fuo tofco

voflre voglie turbi alte

&

leggiadre.

v.

D E

L I 7^ G

0.

54

Col

pie' rpedito di col penfier veloce

SoLiNGo in qucfto Colle almo & Biato Vo pur cercando'l caro volto amato. Che ne le fiamme ancor mi ftempra & cocc; Et chiamo in alta & miferabil voce

Nome fuojche'l Ciel mi dicdein Fato: Et parmi di vederla in ogni lato Tra Pini & Fonti; mal ver poi mi noce. I o la figuro in su l'herbetta molle Afsif con la man fotto la gota;
Il

O' qual Cerucrta gir errando intorno.

Ahi dolcezza

fugace (iodico)

& folle;
Giorno

Non

fai>ch'ella
l'error

da te lungi remota?
fi

Cof con

mio

parte'l

Odorato,

viuace, alto

Ginebr o.

In cui s'annida

&

nutre

Amor celefte;

Et rime indi dettar dolce contefte Talhor fuol Phbbo me di dolcezza ebro; (^ual Pianta rende gloriofol Tebro,
L'Arno, e'lSebeto;e'n cui Virti s'inneftc Di Salvar noi da torbide tempefte.
Simile te, che nel mio cor celebro? E t Fiori Frutti ne* tuoi rami frondi

&

&

Moftran

fertile al

Mondo eterno

Aprile,

Pianta, che

fol

d'Ambrofa irriga Giove,

C ome t'inchino burnii, nel cor m'infondi


Valor, ch'io pofTa con pi chiaro
flile

Le Glorie

tue cantar antiche

& noue.

QvALHOR de
L'alte

&

mia Donna io miro Scpenfo noue bellezze parte parte


la

Perici tratto in difparte


(

Cofi mi regge
gli

A m o r ) la vifta affilo
la

De

Elementi ne lo fpatio immenfo

Natura l'Arte Tanto qua gi comparte Di bello 5 che rafTembri'l Tuo bel Vifo

Per veder CoyCc

Che

dal

Vulgo mi

tien fcelto

& diuifo.
Imago
con
flilc

Ahi 5 che
L'occhio

l sii fra le lucenti rote

Sol' adombrar la
e'I

puote
altrui

penfier.iui la vera

Scorgo, & tento moftrarla Non d'altr'obietto vago;

Ch'

lei

cofa mortai

non
al

fmilc

Onde

s'io
i

veggio innanzi
lieta

Sol l'Aurora

Ne

lucidi confini d'Oriente

Sparger

&

ridente

Le gran piaggie del Cicl di Rofe & d'Oro; Le belle Gote e i Crin cofperf allhora Del Collo fuo foprala neue ardente
Parmi veder fouenre. Sc'i Sol, mentre del'Hore
il mobii choro pronto lauoro Scgue'l diurno fuo

Veggio

apparir,

&

rimenarne'i Giorno;

Ecco'l bel Vifo a derno


l'arre mie Notti rifchiara. miro fola in Ciel girar la Luna Alihor l'altera & rara

DicOjche

S'io

Sembianza fua mi rafsimiglia

& vna.

DELSOLI'^GO,
Qjiando trapunto io guardo Stelle mille Dal bel Cerchio di Latte il Ciel diftinto
D'alto defir fofpinto,
;

5)5

L'habito Tuo d'orientai Zaphiro

Che

par, che dentro fiamme auree sfauillc>

Veggio da fregio d'ogn'intorno cinto

Di neue

in color tinto

Se la su con Andromeda pur miro Cassiopea in vn medefmo Giro

vagajiouado ancor guardando In quale fpatio & quando Vedr la Donna mia nel Ciel traslata Lucer via pijche'lSol' mezzo'l Die
Scintillar

Di

Stelle coronata;

Ne

mai

partir

da

me Tue

luci pie

S'io miro l'Aureo in Ciel maggior pianeta

Ratto

farfi

vicino qualche Stella,

Od'

lui

pigro quella;

Che

poi Iparir la faccia col gran lume.


e'I

Ch'i campi infiora5& l'Aria

Vento acqueta;

Miro pur

lei d'ogn'altra affai

pi bella

Ne l'et fua

nouella

che per coftumc Seco fpatiando vafsi. Se le piume Trattar' il Sol pur veggio; & poi lontano
L'altre ofcurar allhor,

Scoprirfi

amano amano
affai di lui

Vn lume vago

minore;

Al mio Sol penfojda

lui

quando intanto

Si parte altro fplendore,

Che

lontan fiammeggiar cominci alquanto.

\
S'io

veggio mai ne

la Stagion'eftiua

Folgorar

Phe

o verfo'l noftro CIQia

Quando

pi poggia in cima

Al fuo grand' Arco ; ho purne gli occhi & fcnto Nel cor quella fuperba fiamma & viua, Che m'auamp fi dolcemente in prima.
Ch'in parlar fciolto e'n rima M'udrai Mondo lodar, fin ch'io fia (pento. Se veggio ancor d un'humor frefco & lento
Il

caldo Aere temprato, la

Mente haue

Qiiella pioggia foaue.

Che da begli occhi fuoi infinga l'alma Mi cadde vn giorno; & temper Tarfura
Troppo grauofa falma

A la mia debil vita, che non dura

Se da le corna tue d'argento io guardo. Vaga LvciNA mia, fpuntar vn raggio


Nel breue tuo viaggio,
Fuor d'un
fottile

& bianco

nuuoletto;

M'efce dal cor vn fofpir graue

& tardo,

Membrado'l Vel,ch'in modo afpro & feluaggio Spedo mi face oltraggio Coprendo'l viro,ond'ho pena & diletto; Che pur malgrado Tuo quel diuo afpetto
Si fcopresSc fuori,
E'I cor m'afciuga

come

dentro, fplende;

e'ncende.

Nuntio de li Dei Veggio ,& con l'altra luna Intelligenza,


Se con Venere
il

Di veder penfo

in lei

Infinita Bellezza

&

Eloquenza.

D E L

71G

0.

^^

Sed'ARiANNA

io miro la

Corona,
:

Che le c^on di S e m e l e il figliuolo Vn bel leggiadro ftuolo Di Donne, & di Donzelle veggio, c'hanno
li

Lei di Fior cinta. Se balena, tuona Ciel,Ia veggio irata. f del Polo

&

NoAro contemplo Solo.


Que* lumi, eh a Phenici
il

corfo danno.

Quando l'ondofo Mar folcando vanno; Mi volgo gli Occhi Tuoi almi,& lucenti.

Che
Di
E'I

da procelle, & venti


fpatio

Schermo mi fono ,& per Solingo


gir al Ciel m'infegnano'l

camino;

Ond'humil

lor ringratio,

benigno,

& cortefe mio Deftino


Marocco
la fola

Ma fedietro
Veggio

le fpalledi
:

fconderfi'l Sol

LvcE,

fembra che mi s'inuola.

Et m'abandona in negra Notte inuolto, Quarhuora d'inuidia& di difdegno tocco Perche mentre col Giorno altrui confoJa,

Lo mio
S'io

Spirto fen'uola

il mio Sol se volto. miro il Crin di Berenice fcioltO Sopra la coda del Leon Nemeo; La Donna mia d' O r p h e o Degna, & di maggior Lira afsif veggio

Subito l, doue

Con

gli aurati

Capelli l'Aure fparfi:


la

Et come

in proprio feggio

Nel Tuo Triompho

Belt moftrarfi

Ti

C anzon
Che

s'akun di

lei ti

chiede!

nome 9

m'alza le celefti ahne contrade

Per diiufate ftrade. Di; da quella Romana, che

d'AvcvsTO
fburano

Fu Suora,

piglia'l

nome

alto

&

La Donna j cui fi angufto Quanto mai potr oprar Ingegno humano.

Dvnqve'l gran Varchi noAro, Anton mio caro. Quinci varcando quel celefte Regno

V uiue eterno
De
Per
l'aito

giunto al proprio fegno

Tuo defio, pregiato ,& chiaro?


alteri

L'Arno 5 e'I Mugnon, che gian


lui del

paro

TebrOjSc del Penco, fan fegno

dolor graue; e'I Benedetto ingegno Braman qua gi, che noi veggiam fi raro. IIBembo, il Casa, il Molza, & I'Alemanni , I due Thofchi maggiori, e'I buon Martello
L'accolfer
lieti il

Di

d,ch'aperfe

vanni

Del

career fuori ( (Ingoiar Drapello)

Or ne piange Helicona;

&

de* fuoi

danni

Si fai Ciel vago merauiglia

& bello
Otta

DELSOLIJ^CO.
Ottavio,
Del
cicco

^7

Mondo

che da l'ombre ofcure & denf ne l'et nouella


fei falito

Dritto operando

quella

Luce, che gi d'alto defirt'accenfe;

Bench de gli anni'! fiotti fuelfe & fpenfe Morte importuna, & di piet rubella; Suo mal grado per, l'Alma tua bella Viue la su tra l'allegrezze immenfe.

Noi

fenza te piangiamo

afflitti

&

Soli

In quefta valle tenebrofa 6c ima

Di trifti accenti empiendo l'Aere intorno; Et tu calcando lieto ambidue i Poli,


Ti godi in contemplar la cagion prima;

Et bramij&preghi'l noftro Wi ritorno

Perch'anzi tempo (ohim) Morte ti

fuellc

Dal noftro feno Ottavio? & fi repente Sparito 'I lume tuo ne l'Occidente, Viuendo qui tant'alme empie & rubelle?

Dal Mondo
Salit'

ofcuro le lucenti Stelle io fon fra la beata gente,

Dou'era dianzi ancor volta mia Mente Per contemplar l'eterne cofc & belle.

H or poi chel Ciel s'allegra 5OUC


Et vedi in

{{:

gito.

altra guifa'l giufojc'l vero.

Che non

folcui ne
e'I

Thumane
fei

leggi;

Cefsi'l pianto

dolor acerbo
occhi noftri

&

fero.

Che

da

gli

partito,

Iininortal viui ne ceLfti fegg

BB

I^

E
turbato
il

FV

o R de

Tonde

del

Mar

&

fero

Port gi in Tauro

Europa

Dio

conuerfo

Che fcaccio'l Padre fuoi configli aduerfo. Et dom di Ti p H E o l'orgoglio altero; Cos'io merc del mio bel Ta v ROjfpero Degno pi ch'altri di perpetuo verfo Di non reftar ne le cieche onde immerfb
5

O*

Del Mar,ch'auanza'l Mar, dou entra Ibero. Dio, s'egli ficur mi porta al lido Sjch'ofcura procella non m'afFonde, Come l'infaufto Giouene d'Asi do;
Vorr
corna ;& con eterno grido S'vdrU T A V R o oue'l Sol s apre afconde.
le

Inghiilandarglidi feftiua fronde

&

Sopra'l TAVRocredea varcando


Giunger'
al fine
,

l'onde.

gloriofo in porto;

Or temo , ohim di non reftar' afforto Nel Mar; che'l lido e'I porto mi s'afconde. Deh fofs'io almen vicino l'alte fponde Del vafto Gorgo, oue'l defir m'ha fcorto;

Ma

d'ogni aita priuo

& di

conforto.

L'onde aduerfe fent'iojche fur feconde. Non mi foftien pi ITavro; ma cadendo Nel Golfojio fembro vn'IcAROjVn Phetonte:
Pato reo Ciel nemico empia Fortuna Ah penficr folle ;deuea dir partendo
;
;

D.i

colli

Euganei con

ficura fronte;

Cofa

ftabil

non

Torto la

L v na.

D E L

7^G

0.

^8

Ecco

furgela Luce,-ecco'l bel

Maggio,

Ch'infiora Ottobre ci

Verno horrido&ftrano;

Cinto di fior gii difdegnofojhor piano Lo Stron correndo affrettai Tuo viaggio; Poi eh a LvcRETio valorofo & faggio, Caualier d'inuitto animo & fourano. Lega il fanto Himeneo la fida mano

Di GivLiA,
Illuftre

fplende di bellezze*! raggio.

coppia 5 in voi l'eterno


felici

& vino
rampolli

Foco sfauilli;& con

auguri

Spuntin dal ceppo voftro

alti

Venga toflo da Ciel chi Di Gambara rhonor


Et rollio
e'I

raffiguri

inclito de diuo
i

Glifi

fi

rallegri e

colli

Sest.

HiERi

meriggio de la

mia

ver*

Alba

Sfauillar vidi la diuina L v e e

Maggior
Indi'!

affai di

quanti lumi hai Cielo;

fuono sVdio d'alcune voci. Che ben moftrar,come venia da Dio Tal luce ,& non dal foco da le Stelle.

C ome fparir
Et
la fua

fi

veggiono

le Stelle
ba;

A* diece , cento lo fpuntar de l' A l Cofi al parlar d'ell'Angela di Di o.


diuina altera

Lv

ee

Reftano vinte noflre humanevoci,


E'nfieme
i

corpi lumiaofi in Cielo.

Pi volte h poi mirando la su in Cielo Il numero infinito de le Stelle


Sciolto la lingua in coli fatte voci;

Quando

fi

vide mai
,

fi

candida

Alba
,

Da mortali Come quella

fi
3

chiara

& pura L v e e

che proprio aflfembra

Dio>

B en p la noftra et ringratiar Dio, Che dopo vn lungo raggirar del Cielo, Mandato ci habbia cortefc L v e e.
fi

Et non

fi

curi

vagheggiar
l'illufire

le Stelle

Chi mirar p
Et

&

foaue

Alba,

afcoltar fue benedette voci.

Quelle fue dolci & honorate voci Suonan le lingue d'i corrier di Dio. Ah non mai parta quefa candida Alba Dal chiaro noftro auenturofo Cielo; Ma col Sole apparifca & con le Stelle
,

Et fiammeggiar

fi

veggia

la fua

L v e e.

S corger mi pot la fua vaga L v e e. Et dettarmi fi belle & alte voci.

Che
Et

poggerei
al

fin

fopra l'alte Stelle

Dinanzi

feggio de l'eterno

Dio;
Cielo

farei s;

eh altro

la Terra, e'I

Non

vdrian rimbombar, che la bell'ALB a,

Quefl'ALEA ancor vedrafsi & quefta L v e Splender in Cielo, & tra l'eterne voci

De

gli

Angeli di Dio calcar

le Stelle.

DELSOLI^CO,

pp

Sparita I'Alb a, & quella vua Lv e e, Che'l Mondo vn tempo feo fi adorno & chiaro. Ahi Cicl de'noftri maggior beni auaro,
Perch'clla pi tra noi

non fplende

& luce?

G iunta e dinanzi al fommo eterno


De
Per
gli

Duce

Ricca di grafie la bell'Alma paro

Angeli 3 che

lieti la

incontrare

la Stellata

viajch a

Dio

conduce.

H or

foura quefte alzata

ombre terrene

Sprezzando'! viuer noftro

immondo &vilc

Al primo Sol s' ricongiunta T A l b a ; Et contemplando in quello eterno Aprile L vci A, la luce 5 il frutto di Tua fpene
Cogliesse via pi che mai
s'illuftra,

e Inalba,

D' o T I o & d'Error horride nubi intorno Del noftro Ciel folean coprir fouente
Il

gran Teatro;

& ancor pigre & lente


gli

Tentan

di far' l'alma luce fcorno;

Quando

fcoprendo a

occhi noftri

il

Giorno,

Che'l Sol de la Virt viuo

&

lucente

Seco n'adduce, fcintillafti ardente Stella col crin di mille raggi adorno. Quinci per te nouella gioia & fpeme Surfe nel petto mio, che ferenando Da rOrizonte homai fpariffer l'ombre; a'I Vitio (lafTo) ci contende & preme L'honorato dcfir; te n; eh alzando Il tuo fplendorjnon fi mai^ches'adombre.

A.

M
i

Santi

lumi voftri Veftan la Figlia del Cefareo Marte; Et voi di D I o Corrieri in ogni parte

fochi del Cielo,

Portate!

Nome

fuo ne gli
gli

alti chioftri

Poi ch'ella armata

empi
s

infidi

Moftri

De

Belgi 5
la

& le

lor frodi
d'

ha vinte,
i

& fparte;

Onde

Donna

Av

tr

a in mille carte

Spirer ancor per gli immortali inchioftri.


L'inuittifsima

Avgvsta Margherita,

Domita l'alterezza de* rubelli Del fucceflTor fantifsimo di Piero, Et fpoglie,& palme al Vaticano ardita
Sacra maggior
d'i

Bruti,

&

d'i

Marcelli;

Gioia

al

Tebro fedel; Gloria l'ibero.

Ahi, che

dal

fommo Ben

troppo fon lungc

Ancor, bench S o l i n e o & peregrino Per ripofl:o,fairofo5alto camino Poggi; che mio poter lafs non giunge;

Ma

si

caldo defir m'infiamma

Ch' onta d'ogni aduerfo Spero al Giogo falir almen vicino.

& punge, & rio Deftino

Onde terreftre pondo mi disgiunge. Ben Voi, cui purga il corpo in Mar Sommerso
D' ogni ^QCQ mortai cortefe Fato, Hor veggo lene Di o rapto & conuerfo;

Et

fuor de l'onde horribili portato

Da

Diuino voler, rimirar verfo

QjJel

Sol5SALA,chefoloHuom

fa beato.

DKLSOLI'IGO.
Tr a'l
Ouc
Serio
e'I

100

fopra vn* erto Colle Giace vna Terra dirupata macra

Brembo
fi

&

per molte vie

rcende5& poggia;
dcftin volle,

Quiui da doglia prefo intenfa5& aera


Entrai

Soli NGO;& come'l

ftranio albergo alloggia, Piazza, Feneftra,& Loggia Giua mirando; quando mi s'ofFerfe

Qual peregria 5 che'n

che m'aperfe (Alta ventura mia) ne gli occhi'l core,


al fin,

Donna

Doue

per

man d'AM ore


la mia vera Imago come NARcisso,vago
.

Dipinta vidi
Fatto di lei,

C opria

Tue vaghe

& leggiadrette membra


in color perfo,

Sottil ferica

gonna

le braccia candidette & crude; Ch'allhor Sirio cocca maligno aduerfo. Ahi, eh ancor con rofpiri mi rimembra,

Fuor che

Come d'O e e v l t a naturai Virtudc Mors'io,quandol Sol chiude Ne rOcean'il Giorno, lei mi volfi. Et vn fuo fguardo accolfi
Si dolce, ch'io

mi tenni

in

sii

quel punto

cotal grado giunto,

Vno

punto di que i Paradifo;


rimirarla fifo

Tanto godea nel

Ella col vifo Tuo lieto & iereno


Parca 5 che da la bocca mia pendefle Mentre feco parlai in atto humile . Allhor laimagin fua corfeiSc s'impreilc
S faldo nel mio Cor, che venir meno Per tempo non poria,*ch'ogn*aItra vile

Appo

quefta gentile

Stimo,

& qual'altro fia penfier men bello.


fua vifta.

Come'l Real Augello Vagheggiai Sol,cof l'anima trilla

Da l'amata

Ch'ai lume 5 l'ombra ne la mente porto, Prendea vital ne gli occhi alto conforto.

Occhi 5 che

fufte

me

tanto cortefi

De

l'angelico voftro

&

diuin

lume,

PofTente ad acquetar Venti 5&Tempefte;

Perche Natura non m*ha dato piume. Che fin da pi remoti afpri paefi A' voi verrei con l'ali accorte, & prefte?

Et con preghiere honefte Qual mendico digiun pria ch'altri'l chiame, Trarmi vorrei la fame , Ch'io ho di riuederu , occhi miei cari;

Ne voi farete auari; Ma quella vita breue,che m'


Softerrete

data,

con

l'efca

alma

& beata
Ma

DELSOLIX^O.
Ma
pai che'l Cicl

IO!

non mi da

tal'

aita.

Quanto p ingegno human , vo cercand'io Voftra propria gentil Cimi forma;

Ma

non ritroua pofa'l dcfir mio Dopo rarpra,& penofa dipartita; Che di fi belle luci non s'informa

Humana

vita

l'orma

Per feguo di voi , la traccia voftra. Gloria de l'et noftra,


Fatali Stelle

mie, voi mi fcorgete,

Qualhor
A'

ui riuolgete

me

per deftro alto fentiero al Cielo,


graui'l rio terreftre velo

Bench mi

Ohim,' perche

fi

torto

mi conuenne
gradita fpoglia?

voi rimaner caffo, occhi felici,


di

Che

me

hauefte

Ci

Voi, che del viuer mio fiete radici Sapete ben, ci che per voi m'auenne.
voi fu nota la mia interna vogh'a. Hora,le angofcia,& doglia

Che

Mi van

f:ruggendo;enon merauiglia.
ui fimiglia

Qual cofa

In parte pur vo ritrouando;

&

fento

Scemar lo mio tormento Vn poco,imaginando di vederui Quelli occhi miei voftri feguaci&

ferui,

ce

B^

Cofi produco con

fi

dolci inganni,
i

Laflb 5 partendo col piacer'

guai

mia vita odiofa & fchiua; Ma sa vederui , Occhi , ritorno mai Bench pi di martir carco, che danni Qual Nocchier trauagliato giunto riua Cinto di verde Oliua

Lo Stame

di

Starouui inanzi rimirar daprellb

mi fi concelTo ) Quel foaue rotar de' voftri Giri ; Pregando Am o r , ch'infpiri


(Se pur

Colei, che

vi

Ne

la fperanza

gouernaj darmi pace mia renda fallace.

Canzon

vattene doue

Si poggia la Cittade alpeftre

& dura;

Et iui pDn tua cura Per ritrouar la Donna , ch'alzai Corno D' altere laudi adorno
Fra quante di belt portano'l vanto;

E inchina

gli

Occhi del bel vifo Tanto

DELSOLin^GO.
Se voi
Sete
,

loi

fete'I

mio cor
gentil
,

fc

voi la Vira
la

Donna
,

de

mia Morte;

Come pofs'io partir, che prima Morte Non giunga & iafsi quefta mortai Vita>
Vita non
la

miaprefente Vita;

Anzi

la viua

imaginc

di

Et fenza voi pi dolce

me

Morte; la Morte,

Che

rimaner oue non fcte,

m Vita
Vita,

LafTo 5 che debb'io

far pi in quefta

Se non la tronca volontaria Morte, Poi che mor fenza voi quefta mia Vita?

Non

temer dunque Anima mia la Morte; Ma vola in grembo la mia cara Vita; Ohim che pi non poffo. ecco la Morte,
;

FvoR

di loco infelice, ombrofo


viffo in

&

hermo,

magion' vile ofcura. Stranio, & Selvaggio Augello l'Aria pura Per mirar' il mio Sol' audace, & fermo Si pofe vn Giorno ; mal fuo lume infermo
I rai caldi

Dou'cra

&

lucenti oltre mifura

Pur non

fofFerfe

vn poco (ah fua suentura)

Ne contra lor giamai poteo far fchermo; Che rimafe orbo; & de l'ardir fuo folle
Tal port premio; onde feco
fi

dolfe

Con

roca voce in antri horridi

& bui;

Fin ch' piet l'Idolo mio fi volfe Dandogli lume; & come exempio volle De l'alta fua bont lafciarlo altrui.

ce

B^

M
di

L* H o R R

D o fpeco
in

ouc

Cigno

in

Coibo

Cangiato ,
Speli

trifti

&

doloroii auguri

mie voci vn tempo ;& penfier duri mio Sol mendico & orbo, D ifperfo h'l nido; & l'aer negro & torbo. Che feco foF adduce accenti ofcuri. Girando vaiTi; & non ancor chi curi L'antica doglia mia jlVfato morbo. Ma ben per voi ridotto in lieto Nido, Signor 5 torner Augel bianco & canoro,
M'afflifTer del

Pofta la fpoglia fquallida

Se non; alzar m'udrete


Et qual trilingue

al

& lugubre; Cielo il grido;


Moro

irato al lido

Fifchiando 6c venenofo andr colubre.

M ADR.
Con
dolce & caro affetto Dolci parole 5 & pi ch'in
d'un'inuifibil
da.

Scritto m'hauea la

marmo falde Donna mia nel petto.

Ardea

Che

fiamma leue. begli occhi fuoi mi (pir Amore,


foco alto
falia;

Mentre

viibil

Qu^an d'una falda m'auent di neue

Per temprar forf

il

viuo interno ardore.

Che

ftrugge la dolente

anima mia;

M a feo contrario effetto


La fredda Neue, che
Refe
le

pi ardenti

&

calde

fiamme, ond'h duolo ,&

diletto.

DELSOLIT^GO.
Qv A L

lO^

pioggia vento tcmpcftofo & fero. Mentre al Mondo fioria chiaro & diletto, j Spento &diuelto h'lpibel Giglio eletto ju.:3 Onde mai gifTe il Bacchiglione altero? .-^^ [i Morto e Lelio gentil , che con penfiero hi-j^ iQ Et viuo & alto il nobile Intelletto

O
i

Drizzaua

al

Ciel;

dentp chiudendo

al

pettoCF
'~\

Zelo ardente del ben; cura del vero

Spuntauadi Tua et

l'Aprile appena.

Che
Hora
Tra

dal Tuo ricco

&

pellegrino ingegno

Frutti anzi

tempo

vfcian maturi

& rari;

falito nel celefte


affai

Regno
vicini

Viue

pi che'l Sol vita ferena

gli altri fpirti

Di o

& cari.

Qv ANDO mi
Veggio

volfi

voflri occhi poflenti

Donna, ad illuminar Notti & Abifsi, Lumi del tuo pi chiari , Sole, io difsi

& pi belli & lucidi Orienti.


m'auampai fiamme cocenti.

Ben

d'alte

Mentre dinoto in lor tenni i miei fifsi Et fi mie voglie ingorde circonfcrifsi

Che Di me

tutti altri defir fur'in

me

fpenti.

la

miglior parte in Voi conuerfi.

Et ne ritraili voftra gentil Forma; Ond'altrojche voi feffa,non fon'io. M'auidi'l D, che in Voi mie luci aperfi,
Chiaro,fi

comccon

Texerapio mio,
fi

L'Amante ne l'Araaco

trasforma'.

T^

Germe
Che Che

gentil del

Fortvnato Teme,

gi furfe in Parnaflb,e'l facro Fonte,


col pie aperfe di

Bellerophonte Il gran DcftrierjOrna & ombreggia infeme; Di generofo sdegno'l cor mio freme. Che far non polTa le tue laudi conte , Donde s'inalza il Padre di Phetonte Fin doue il Mar d'AriANTE al lido geme.
Crefc pur alto,
Frutti

& di Vert ne

moftra

foau5& immortai corona

Fa di te ftefTo l'Aevi la vermiglia; Ch'allhor cantando i Cigni d'Helicona I pregi tuoijf colma l'et noftra D' inufitata & nobil merauiglia

ST.

Sotto

Barbaro , freddo, horrido Clima


gradir' vn*

Ne* gran deferti ,& ne l'ofcure Selue

amorofo canto; Perch'iui fol' farfi fcherno3& preda De l'Alma mia noua Medvsa volta; Qual' Afpe vevfi^Sc come Venti l'Alpe

Mal p

Io volea pur poggiar* in cima l'Alpe Di veder vago inufitato Clima,

Come gi defiai pi d'vna volta; Ma poi veggendo di lontan le Selue,


E
i

gran Deferti per non darmi in preda

A' cruda Fera io cangiai Stile,

&

canto

DEL
Hora

T^G

0.

104

cangiato la mia cetra'I canto. De' miei gran danni accorto io fuggo l'Alpe, Et l'orme di colei, ch'adduce in preda

Chiunque

fotto'l

fuo gelato

Clima

Paffa per negre ,& fpauentofe Selue,

Doue poc' anzi

era

mia fpeme volta.


fuon fallace volta,

A hi, che l'orecchia

al

PareajCh'vdilfe de la

Donna

il

canto

Si dolce 5 che ne giffero le felue,

Et fi fcuotcfTe le fue voci ogn* Alpe ; (Cofa non mai pi vifta in alcun Clima)

Ma cieco non

fcorgea l'arte,

& la preda.

Tolgami D i o,che mai diuenga preda Di quefta Donna, c'h la mente volta Sol' f ftefla, & al fuo freddo Clima; Onde non pregia altrui preghi, ne canto; Ma ftasfi immobil nel penfier com'Alpe Lafciando gli altri errar per Monti , & Selue.

C he

frutto

colgo da
l'effer

Ci

ftrane Selue,

Altro, che

d'vna Fera in preda

Et correr rifcho di perir fu l'Alpe? Meglio per me fi dunque homai dar volta. Et impiegar' in altra Donna il canto. Che viua fotto temperato Clima.
Sotto

Clima ,& Volgo'l mio canto


altro
lei

in pi verdi

Selue

& per

non

effer

preda

Di

l'Anima volta fuggir l'Alpe.

Il

M
sii

E
la.vcide riua

Del

tranquIll'Ollio in

Giunto SoLiNGO per deferta via


Vidi
l'altrhier

qucll'ANCELETTA mia,

Onde
1

conuienjch'in mille carte io fcriua.

Nuda le braccia e'I pie timida & fchiua. Che uiuo Auorio hauefsi vifto pria.
voire5& con tal leggiadria. Che penfai fofTe vna Tua Nimpha , Diua Dircinre'llcmbo;& ne l'andar fcoperfe, Che mortai cofa ella non era in terra:
Ratto
fi

Tali fon fue bellezze al

Mondo

folej

Et come'l guardo gli occhi miei conuerfej Ch'apre in vn punto la mia vita & ferra, Reftai come di neue Statua al Sole

Qjr

ANTO mi

flringa

Amor Guerrero & Mago,

Onde conuien 5 che quella Pianta ocante, C'ha d'Or le frondi e'I tronco di Diamante,
occhi mi trahe di pianto vn lago, S ignor vedete; & fui del duol prefago ; Ma chi p contrai fuo Deftino?& tante

Et da

gli

Infidic>ohime5che quel gentil fembiantc Mi trafle al varco , onde fui tanto vago

Ma f mai

fi, ch'ai

placido Ollio arriue;

Tenter d'allentar l'afpre catene. Con cui due rami d'oro mi legaro, Ch'allhor tra Quercie & Salci l'ombre eftiuc
voi temprando l'amorofe pene, chiaro. Volger gli occhi al vero lume

Con

&

Stando

DELSOIIV^GO,
Stando SoLiNcoin
parte alta

105

& filucftra.

Onde vedea fol lamia Donna j&Vna, Per cui me fteflTo vn tempo hebbi in oblio; Mentr'era il Sol* in Tauro , da man deftra
M'apparue vn D
la

mia

terreftre

Lv

na

Da

l'ombra d'vna Nube horrida


afflitta
i

& negra

In vifta

& egra

InecclifTata

be' lucenti rai

Parca con voci languide diceflc Quefte parole iftelfe;

Scemar

la

luce mia tofto vedrai

Ne

fperar pi,

che mi rinoui mai.

A' pie de*

vna gran Donna vidi Starfi penfora , & in et matura Hauer di Tua beltate & frutti , & fiori ; Et lei giunger poi da ftrani lidi

Colli

Serpe

vorace in horrida figura


furori,

Temprando! fuo venenjeifuoi 1 pargoletti Amori


Indi vna voce vfcio di

Dibattend'iuan Tali quella intorno.

mezzo i Colli,

Ch'allhora notar volli,

Defio d'Honor(dicea) Timor di fcorno Viue nel vifo di mia Donna adorno

DD

"-

Il I

ndi per Tonde chiare del Tefino

Vidi vna

vaga^^
Poppe
fparfi

ricca Nauicella,

Che

su la Vela hauea due

Spade

in croce;

Afsifa in

A' l'Aure
5

era co i crin d'Or fino vna leggiadra & bella


5

Donna ch'in chiara & diletteuol voce. Che l'alma ancor mi coce;
Dolce cantando
ferenaua'l Cielo.

In riua eran PhilofophijSc Poeti

Dela

fua vifta lieti;


lei

Ch'iuan di

parlando fotto velo

Alti Milterijche fra l'ombre io celo.

Fuor d'vna Selua il chiaro fuon d un Corno Vdia 5 quando poi vidi vn Giouenetto,

Che

parca fcefo dal celefte coro Quefti co' veltri Tuoi arditi intorno

Tenea vna Fera^c'hauea humano'l petto. Et ne la bocca angclica'l teforo

De

gli Indi

quel lauoro
il

Intento ardeua

cacciator gentile.

Fera pigenerora5& manfueta

Non
Che

vede quel Pianeta


fcalda

01impo5Battro5& Calpc&Tile
Stile.

Degna d'ogn'alroj&honorato

DEL

Isl^

0.

lo6

Per vna ricca intanto & nobii Corte Mouer'io vidi i Tuoi leggiadri pasfi Ad vna 5 che d'Amazon' Iiaue'l NJbme. Quefta Donna gentil' ha fcco in forte Le Gratie5& col fuo pi fa molli i fafsi.

Non

potrei dir in mille verfijcome

Gli animi pieghi ,&

dome
la bell'aria

A' vn nfo , vn cenno ,

vaga.

Fugge ogni p oia al fuo Da quello almo Paefe;

apparir

Cortese

TaJ lafcia l'alma mia contenta ,& paga

mio cor , & Diua Maga Potrai ben dir Canzone, Di cinqjLie vifioni al mio Signore

La

fatai del

Cortcfe e

flato

fua

mercede)

Amore.

O V V N<^v E

vaga Paftorella, La feguo;& cioche fjcioche fauella, Ofleruo, geli'l cielo, meco auampi;

errando Quefta mia cruda

il

fuo bel piede flampi

&

Et

pur

l'altr'hier l'ud,
fi

che ne*

fuoi-

campi

Mietendo

lagnaua.ahi cruda Stella,


terra ingrata quefta quella

Diceua,ahi

Speme, che
E' quefto'l

Et

la

tu mi rendi, perch'io campi? feme mio, che gi ti diedi. fperanza mia di fi lungo anno?
,

Trifto

infeice,& fonnacchiofo Loglio.

ofi

piangcua; ond'io;

come non

vedi.

Et

tu, Donna crudel,ch'anch'io

raccoglio

Odio d'A M o R 5

& da la Fede

Inganno ?

DD

Nova

Phenicc: albergo i giorni noftri


gentile.
vile,

Di quanto habbiam di vago & di Lume non veggio in queftofecol

Che'l Sol pareggi de begli occhi voftri. Quando apparile ^fparuer tutti i Moftri ;

Cantaro
Rife'l

Cigni

in pi

foaue Stile;

Da
Et
i

Ciel; nacque! bel fiorito Aprile; le piaggie fpuntar Giacinti Oflri

&

Fiorir le Rofe,

Gigli,

&

le

Viole, -^

Lauri pi ch'anzi verdeggiaro,

A' cui conuienjche'I mio cor ftanco appoggi

Tre volte

fofpir d'inuidial Sole;

S'addolc'l tofco

&

l'Aconito amaro;
le Valli ei

Et Flamminia Tuonar

Poggi.

Donna, non Donna n; ma

Circe immonda,

Doue mai di Virt non piouu (lilla; Caribdi ingorda & ria vorace Se ILLA,
Mobil pi ch'aura

&

pi ch'in arbor fronda.

La

tua mentita intorno trezza bionda.


diftilla,

Gli occhi fallaci, onde venen


E'I

fenojin cui

vii

fiamma arde
piaga afpra

& sfauilla.
profonda

Che mi
Talpa
al

fer gi la
fi

&
&

H or fuggo; che
Cura

perfida Tiranna
al

ben, Argo
il

mal non vu,che


vaghi.

fia

de' miei penfier candidi

tua beltate

Vel pi non m'appanna


pria

La Viftajcruda Tigre; ne qual

Mi

legan gli occhi Incantatori

&

Maghi,

Z)I
Piagato m'hai
?

'hlG 0,

107

Crvdel' Amo Rjperche'lfiniftro fianco


perche con le tue faci
sfaci A' poco poco mi confumi [ci giamai di tormentarmi fianco? Ne

&

Bella Gucrrera hai contra me prefo anco, A' cui non fimil da gli Indi i Daci,

Non Che

baftaui tu folo ?ah perche taci ?

Perche non hai piet, s'io vengo manco?


pr
ti

vien ferir vnjche

more
ria.

Debil*, inerme 5

&

volontario feruo?

Ferifci lei jch' tua

nemica
5

&

fuo gran core G loria maggior n'haurai Armato impiaghi & domi Arcier proteruo,
fe'l

Che

infanguinarti inquefta fpogliamia.

Stella, che poco

dianzi rHemifpero

lucente Noftro fplendeui pi chiara Del Soljquand'efce fuor de l'Oriente

&

Con la gemmata fua Quadriga altero; Hor prende altro viaggio: altro fentero
La su nel Ciel Del corpo tuo
la tua

diuina Mente,
(pente

l'alte fauille

Da

mortai nube ,

& da

Fato empio

&
i

fero.

Contrario afpettodi nemica Stella, (Ahi duro incontro) inccclilTato ha De la vfibil forma tua gentile;

raggi

Ma

l'inuifibil

poi celefte
de*

Ne

le

memorie

& bella pi giudi &

faggi

Riluce eterna al fuo Fattor fimile.

Il

Orpheo

non fono; & Morte il cor s'impetra S, che non , chi amollir lei prefumi;
Et poi jc'h de
la vita

extinto

lumi
s'arretra.

Del

Figlio tuo leggiadro 5 e

non

Fier colpo, crudo ftrale,afpra pharetra. Et duri incxorabili coftumi.

Che

par,che'l ferro arroti ei vanni impiumi

Contra noi; ne per lachrime fi fpetra. Io nel penfarui mi diftruggo & fpolpo; Ne cofa ho pi, che mi conturbi e annoi.

Che

la fua

legge ,ch' morir

ci

sforza.

Caggiono
Cesare
Per
ti
.

fotto lei

Duci

^^

Heroi,

antico error, ne

queta;e.'l

me ne fcolpo; fenno tuo rinforza.

Santo

At^ofcel , che nel mio petto inferto


di fua

M'ha gi gran tempo


Pianta che
5

mano Amore;

fpargi'l

tuo foaue odore

Sotto quefo fereno aere aperto.

Se ben

corrifpondefti al

mio gran merto,

A
Di

l'alta

cui

Fede, al mio cocente ardore. non vede in terra il Sol maggiore.

Non

farei trifto,& di

me

ftcffo

incerto.

Viuo GiNEERo,che mi pungi


11 cori,

& moki

Con

che per te ogn'hor fi f:rugge ange, l'ombra'l foco mio tempra & rinfrefca,
il

&

C ofi

verfi in te

Ciel rugiade dolci,


fi

Ne'l tuo color giamai

turbi

cange,

Et Giove

rami tuoi fdc accrefca

DELSOLIT^GO,
La Donna tuajSoNciN, con
l'ali

io8

impigre

voIa;& cria Et concetti & parole,* ma la mia Par, che via pi contrai mio cor s'intigre. Ne mi vai pi; che mille volte migre L'Alma del career Tuo, ch'ella m'oblia; Anzi roftien(s'l mio morir deia)
pender' te fen

De fui

Che

crudel tate

il

nome

fuo denigre.

mia piaga fanguigna (Ah coftume ferino, empio 5 & feluaggio) Ne in hi pur fegno di pietate appare . Ma tu ben fei felice, che fi chiare Hai Doti, che non p Stella maligna
l'occulta

V ede

Torcere l'amprofo tuo viaggio

Qj

lachrime verfo vn largo Rio

SoLiNGo

errando d'un in altro bofco

Pien di mortale

&

amorofo tofco
vfcio;

Che dal bel guardo di mia Donna Con meno mia vita,e'l dolor rio.
Signor, mi sface
l'aer

chiaro, al fofco.

Et ro,che vidi lei con occhio lofco: Vera cagion del lungo ftratio mio. Non tcmpra'l foco mio Rufccllo Fiume, Che mormorando bagni, od ombra d'Elee; Ne Raggio Vento il trifto humor mi fugge;
Ch'ella pi dura

&

fredda aflfaijche Selce,

Nulla ha pietate, perch'io mi cOnfume;

Et

f lei

feguo , ella s'aiconde fugge

K
PA ss E
R*

Tortorella mai non furo


che furge fopra l'Orizonte

Quant'io Soli NGHij Capro in colle> in mote.

Che da
Il

Sol, fin

quando

lalTal

Cicrofcuro,

Per non fegnato

calle andar fol curo;

Et fora Piaggia ,3 Seluaj Riuoj Fonte L'occulte voglie mie cerco far conte;
Ch'altroue
il

viuer

mio non

afTecuro.

Hoggi
Il

& Gemme non ammira & di giudicio priuo Virtute in fondo & Honeftate in bando. Sacra d'Or fame Io trauolue & gira;
altro ch'Oftro

Mondo

fciocco

Per meco medefmo


Il

i*

uo penfando

mio ben vero

& Solitario viuo

M E N TR

mio Sol nei cor viuo dipingo y Qual Capro, che con pileue & fedito A l'Alpi poggia per fentier non trito.
n*

Cos'io

men vo

ne' miei penfier Solingo.

Indi cantar l'opere fue m'accingo. Perche fian note in ogni ftranio lito;

Et feco

d'i

piacer terreni vnito


l'alta

Nel dolce oblio

memoria intngo.

SoUche'l Sole & tutte l'altre Stelle Allumi 5 & fcaldi co* tuoi vini raggi
D'eterno amor
gli angelici Intelletti,

Spirami graui altifsimi concetti.

Acci

Tue

& belle laudi ;& fpiri fra pi fanti & fggi.


ch'io verghi in pure carte

DEL
Vidi vna

V^G
n
e b

0.

lop

A' Pie' d'un odorifero

o
bella

Capriola

adorna

&

S, che del canto degna farebbe ella

Di
Et

chi moife I'Atlante

arreft

THcbro;

Per,fc quefta Fera orno


fpefb

celebro;

torno folpirando quella


d'inuidia carchi

Pianta 3 che rende cofi altero'! Mella,

Che van
Et
f

par, ch'altro
la

Che

Fera

,e'l

Tebro; Notte & D non chiami, bel Tronco, che m'adombra.


l'Arno,
e'I

&

Amor
De

Et nel mio cor le fue radici afconde ; mi f:ringe,& uuol, ch'altro non ami.

Che

la

fugace

Capriola, &

l'ombra

le

dolce pungenti

&

verdi fronde.

Me ntre'l
Et da noi

Pianeta gira in Capricorno,

Che fcaldahorqueftohor quell'altro


fi

hemifpe(ro;

diparte'l

Gelido jbreue,

&
i

nubilofo

mio Sol nero, il Giorno.

Gli arbori nudi, e

monti ftanno intorno

Veftiti del color contrario al nero;

Et con fembiante rio,fqua]lido, & fero Hor Auflro fpira,hor' Aquilon dal corno. Mafe'l mio Sol d'altera luce pieno Torna; quantunque l'altro lungi fia;

Ne VQX
Vedr

noi volga pigro

il

carro leue;

temprato'!

D, lungo

&

fereno;

Gli Arbori hauer le frondi


Fiorir'
il

Ghiaccio

&

come pria. fiammeggiar la Neue. EE

P^

Ai
la

Esce

bocca voftra D'aurea Eloqucntia, & tal ; che quel d'Arpino


alto

Fiume da

Et l'aduernirio del facondo E s e h i n o Inuidiano la lingua, & l'et noftra;

In quefta mai non s'vdiobalTa chioftra


Stile jch'auanzi'l voftro alto
' Anzi ha men pregio il il Del ThofcojChe per voi s'imperla einoftra; O nde l'Ambro il Tefin il Mintio, & l'Ollio O.Mercvrio fecondo nouo Orpheo, Corron pi- che mai lieti al gran R loro:
,

& diuino; Latino Greco &

Alberto

intanto fonan l'onde

&

Lollio;

Et vicin de le Nimphe'l fanto choro v s eo Inchinai voftro celebre

NoBiL

Fi AM MA d'Amor; cada Sirena Surfe ne l'onde d'Adria, non men bella Di lei, che Cipro regge, e'n Cielo Stella Luce con l'Alba, & l'aria rafferena; Qjjando Proteo del lido ne l'arena Segn; ch'ancor ne l'et fua nouella Simile in nome al Matjdoue nacqu'ella.
Seco fi giunto per fatai catena Quaf purpureo Fior, ch'in colle' aprico Spiega fua chioma de l'Aurora al pianto S'aprio la Fiamma la gradita fpeme: A llhor le Stelle con afpetto amico
Tra lor conuerfe,in facro nodo Legar

&

fanto

Flami NI A,

& Adriano

infieme.

IO

Zavco
,

nell'onde

Mark ime
5"

di bifora-

me figura fatto imprefa del o m m e r so ^cademico no/iro, quel VefcatO'


rei d cui cant Quid, nel lib.xiij. delle

fue Trasformationi

quando

finge-, ch'e-

gli fieramente innamoratofi della Belt


di Scilhi le raccontajfe per ajlicurarlay in

qual modo di huomo terreno


,

fujfe di
i

uenuto un Dio Marino

doue dice

^nte tamen

mortalis eram

[ed

fi:ilicet

altis

Deditus Jporihus ^tantum exercebar in illisi Is^am modo ducebam ducentia retia pifiesy

T^unc in mole fedens moderabar arundine Unum Gl a ve o , come ueggendo , che i Te/ci y che haueua gittati su Ihcrba , come che fufjero morti , nel toccarla era.

Cosi u narrando

no ritornati in uita
prouare
,/
j

e tutti gui-^T^ati in

Mare onde
; ,

uolendo egli

da detta herba nafceua tal facolt

^^ fiSS^o

che fiibito falt in


altri

Mare ;

& per cornmiftratione


e

non appena ne fdi T^et-

tunoye de gli

Dei Marini purgato


fita
y
,

mondo

d'ogni imperfet-

tione della mortalit


iflejfo

j fatto ddio. Ilqual fuccejfo nello

luogo racconta

quando dice,

Fix

bene combiberant ignotos guttura fuccosy


fubito trepidare intus pr^cordia fenfi

Cum

^Itcriusque rapi naturx peCius amore


Tsljc potui re/lare
,

diu

repetendaque

nunquam
;

Terra uale , dixi corpusque fub jequore merfi


Dtj maris exceptum focio dignantur honore.

Onde

Dante

nel

primo delTaradifo.

T^el fuo afpetto tal dentro

mi

fei

Qual

fi

nel gujar de therba f Glauco

Ili
Cbel f confine i mar de gli
nel fecondo Cap. del triompho
altri
.

Dei,

EtilTetr,

d'amore

Glauco ondeggiar per entro quella [chiera


SeriT^ colei
,

cui fla

par che pregi

l<lornando un altra amante acerba

& fera

Et

Monfignor

della
,

Cafa

Gi

lefii

& hor conofco


Mar
fi

Glauco nel

pofe

in me ,ft come huom puro <' chiaro ,

Et come fue fembiauT^e

fi

mifchiaro

Di
'Islon

fpurna

<& conche ,
,

ci> ferfi

alga fue chiome,


y

mi

nafcojo

che altri babbi an detto


;

eccellentifiimo nuotatore fitto acqua


Tslicola
y

& come
,,

che Glauco fu gi
fi

un

narra del pefce

che dopo Ccfferft pi uolte in confpetto di molti lanciato


,

nell'onde
tofi

dentro

& ritornato qualche tempo & & non ritornando come foleua yal lido; fu creduto,
indi
.

alla fin tuffa-

che da' Dei Marini fuffe flato Deificato


co in quefa

Comunque

fi

fia

Glau-

Impresa
d'i

intefo
.

per quello yc)e d'huomo fu trasfor


Thilofirato lo defcriue con
le

matoin uno
te fpra gli

Dei del Mare

Ubar
;

ba bianca t tutta bagnata <& molle', <& con

chiome fue parimen

homeri fparfeycon

le ciglia folte

yC^ raggiunte
il

&

che col braccio fi tagli l'onde dinanzi y <& habbia

petto carco di

uerde lanugine <& d'alga


pefce
y

&' poi

fia di

che tenga aliata la coda fuor

dell' acquay fi

forma dal uentre in gii come ancora de

Tritoni per fauoleggiarnento

Mare

y cio che babbiano

il

fi legge y che fiano Moftri biformi de primo afpetto dfmomOy &- il rimanen-

te di pefce

uolendo forf que

Simbolici Teologi antichi ne' loro

miferiofi figmenti fgnificar la


ella talbor falute

doppia natura dell'acqua


;

recando

tre fon dolci tre

& talbor nocumento Et perche laghi ycome fiumi & &


de'
,

delle

acque al

de'

de' fonti;

&

al-

amare

come

del

Mare
>

ancor che Tlinio nel libro nonOy

&

Uleffandro nel
loro buccine
rali

teriip

de Di Gen. facciano fede de' Tritoni con le

&

cornette

delle J\ereidi

come

di corpi

natu-

Z^ ueri Mora per uenir

alla efpofitione di quefia

Imprefai laqualepUr

il

Dio Glauco ingolfato nel

Marcy

col

Motto;

Q^\

o'

fata

T RAH V

NT >

da confiderare , che l'autore da molti

& grauif-

ftmi trauagU infeflato fempre ha confentito col uoler


Hno .onde
tribolationi

& fato

di-

n auennto
Sommerfo

che quantunque in

mezp

dell'acque delle

fi

fu

egli

nondimeno
fo/ienuto
.

(iato dalla infnita

&" immenfa puro h uomo

prouidenT^a di

Dio

Et come Glavco di
da credere, che
;

f li trasformato in Dio
y

Marino

;cofi
t

uoglia intendere

che di puro

huomo naturale

eh' egli

cofi

Som

merfo nel colmo de fuoi affanni


uinit

& trauagli

afpiri

fempre alla D-

hellifiimo

<& Immortalit : rilucendo in lui un integerrima bont, un Ingegno, <& un' affinatifiimo Giudicio Quinci deriuar
.

fofiamo que/o

belli fimo fenfo


,

che chi s'affronta col Fato

&

deli

beratione del uoler diuino


offef

&

fofferendo con
;

ingiurie del

Mondo

animo inuitto merita poi defere fegnato

tutte le
nel nu, -

mero

de' figliuoli di

Dio,

&

di confeguire

una immortale Gloria*

Ma perche

Motto fi fa mentione del Fato , che altri Defino uolgarmente dimandano, non m'increfcer di fpiegar breuemente il
nel

uario fenfo di que/o termine


che
/

Da
,

tutti

Thilofuphi conceffo
le

DD

fia

prima caufa

da cui dependono

feconde
il

le t

quali fono per

commune

opinione quattro uniuer[ali, cio

Fato

la lslatHra,la Fortuna,

&

la

Volont.
:

Et da

quelle dependono
,

poi

le particolari co' loro eletti


.

lequali ritornano Dio

come

loro Trincipio

Et que/o

quel belli/imo cerchio


,

&

ab/lutifii,

ma

periodo di cau/
,

&'

d'effetti

che rie/cono da
.

primo autore
niere
fic
,

& ritornano
,

Dio

come da
due ma-

in lui flcfTo

il

Fato

di

^'0 Thifico

depender da

Dio,
,

idrologi /limano
iandQ,che

Thi^ come da prima caufa L'^fronomico gli che penda dal corfo dall'influenT^a delle Stel.

l'altro

^/Ironomico.

il Vhifico dicono i

&

le,pito/o per conietturar

il

futuro

che per affermarlo di certo:

nelle coTtellationi fia pi toso

una certa uirt&in'


,

fluendo., che e inclinai che necefJit nel caufar effetti

mafiimehu
^/ronone' libri fuoi

mani , er da nosro
mico gagliardamente
cantra gli ^firologi

arbitrio dependenti

Qjicflo fato

impugnato

et

abbattuto dal

Pico

Ma

il

Fato in fomma fecondo


di caufe

Vhilofophi

un concatenamento

& ordine perpetuo


Dio,

&

d'effetti, de-

pendente per dalla Vrouiden^a di


llche non altro
la i/effa
,

Dio, come

da prima caufa ,

che effetto d'effa

Diuina TrouidenT^aJa quale

Sapiem;^a di

con la quale uedelecofe paffate ,pre

Ili
/enti
,

& future

i' Mortali.

pur uuoi

dire

la Vroniden'^a di

Dio una fermx ab eterno ^di tutte le

&

certa fcienTia, concetta nella


cofe
,

che fono fiano


,

Mente Diuina mai per occorrere al

Mondo i necejfar'amente ouero per contingeni^a La Vrouiden'^a in queflo poi digerente dal Fato ; che
per la fua Vrouiden^a precono fce tutte
necejjarie
;

& accidente.
/

dd

le cofe
;

necejfarie

c^ non

tutte le contingenti

&
le

fortuite

&
,
.

quelle

che uolon-

tarie

&

arbitrarie fono.
,

Cos preuede
le

Iddio
alla

al Fato le cofe

fue necejfarie
contingenti
,

alla

l^atura

fue naturali

Fortuna

le fue

O"

alla

Volont

fue uolontarie

Ma

per

lo

Fato

poi fua Diuina Maeffolo


bili
^

indriT^T^a et difpone le cofe fatali cofi

mo

come immobili-, circonfcriuendole tutte

col lor
.

moto^ luogo

forma , tempo, e^

altre circonfiantie congiunte

Ter che fi pu chia


,

mar

quefa Diuina difpofitione cos ordine delle cofe al loro fine


delle parti al loro tutto.

come ordine

Secondo

Teripateticipoi

concatenamento fatale. Tri' modo t ordine &,uarij effetti de gli Indiuidui uen gono dal moto de gli ammali' di corpi mifii, libero, come nelfi ojfcrua in queflo

&

mai

ch'i ftngolari, particolari

le attioni de gli

huomini

che operano per elettione


,

non libero:

ma

folo
,

per naturale in/into

come

ne' fanciulli
il

bruti

& come
;

& ne
.

gli animali
.

ne' corpi inanimati,

cui

moto

naturale

Se

condo

che

il

moto

& gli

effetti de"

corpi mifli rifultano fecondo


Ter'^o
;

l'armonia de gli Elementi

&

delle

prime qualit
fi

che

il
.

moto de gli Elementi ^ loro qualit


Sphere
celefli
;

attribifcc quello delle

come de Tianeti moto


loro

Quarto

che'l

&

&

delle Stelle del

Firmamento

e delle Stelle fiff fi regge

da quello del

primo Mobile, vltimo^che'l moto

del

primo Mobile

b fupremo cie-

bile

& Motore, & Mente


lo
,

l'infuen'^ fua
cio di

ft

regge fecondo la prouidenT^a del primo

Dio,

che altrimente dimandarono primo

Immo-

prefidcnte

&

infufa nellVniuerf

<&

fueparti, del

la quale Firg. nel vi.

Trincipio ccelum

ac terras
,

camposq; liquenteis,

Luccntemq; globum Luns Titaniaq; aflra


Spiritus intus alit ,totamq\ infufa per artus

Mens Di

agitai

molem , (& magno


il

corpore mifcet
effer

qacfii moti folo

fecondo c^

il

ter^o dicono

fatale

ma

non per che fm


,

fiihto

ineutMe da
genere
,

loro conceffo

ancora eh e

le caufe fiano necefiarie in

perche gli
le

effetti della

natura

fpefio impediti fianoy impedite ejjendo

caufe loro.
,

Ma

ben affer-

mano

che'l

moto fingoUr

della
,

prima

fpccie

cio la naturale ope


>

ratione di ciafcuno indiuiduo

fia fen'^anima, od irragioneuole


foggetto al

uolontario

ci)

nelfkuomo non
;

Fato

obfequente alla cau;a fua


cio gli effetti de gli

& co
,

ma

si

ben

fi le

fingolari caufe e

loro effetti,
iecefarij
:

Indiuidui non fono fecondo loro

ma
gli

contingenti

fian poi naturali,

od animali, uolontarij .

gnache
da

nelle Virtt heroiche


fi

&-

nel naturale

humani Ingegni

defla

&

& diuino impeto de


cfuaft

^ue

s'accende

Panimo

fatalmente

ad operar qualche opera fingolare egregia , Cos ^leffandrOfil Grande^ da fatale diuino impeto a combatter felicemente &" ualorofamente era rapito Cos Homero Virgi-

Dio

&

&

lio alla

Toefta

cofi

Demofene

&

Cicerone dal Fato furono alla


d'ef-

eloquen'^ rapiti.
fetti
,

Ouefla quell'aurea catena di caufe

& &

della quale
,

nelNttauo
iui

della fua iliade parl

il

Trencipe de
fatale K^e,

Toeti

accennando

Iddio non
.

effere obligato alla

cefiit,

( come uollero gli Stoici) non che alla T<[atura

alla Forpof-

tuna

& alla Volont

^nT^i crediam certo , che

Iddio
;

fa ( uolendo ) diflrugger tutte le caufe


lui ogni cofa in ciclo
ter
,

&

&

il

Fato infieme
i

perche

in terra fuggetta
.

& pende

dal fuo uo
,

dalla fua Trouideni^a

La onde non cade un

Tuffer

ne

una fronda fen^aH uoler di Dio , ancorch fortuita fa la cud ta. Et infine da (limar, che molte cofe non ft ano fatali, ne ffac
ciano neceffariamente
bitrio noflro
:

ma

occorrano fortuitamente ,9 fecondo far


.

c^ accidentalmente
effer

Cos quelle cofe


,

che preconofce
,

Iddio
de douer

douer

fortuitamente

uolontariamente
Ile
,

fono

pu -

ramente accidentali^
effer

Et alf incontro qa

che ab eterno preue Cos la Diui,

naturali

& fatali,
.

fono neceffarie.

tri caufe contingenti


lo
,

na Vrouidcn^^i difpone ad <& fortuite


che

altri effetti caufe neceffarie

e^ ad

al

La onde pofiiam

dire (per quel-

humano

giudicio pu capere ) che la 'Prouiden7:a di


nel quale fiano fognate

Dio

fia

come un libro,

&

fcritte

ab eterno tutpadre

te le cofe fatte ,che

tingenti

&

f
;

fanno, e^ fono per farfi neceffarie, con-

fortuite

credendo per fempre, che

Iodio fa

cortefe

cortefe in tutte le cofe

& che da
,

lui riceuiamo bene

ma

che

mali

&
i

uitif

perniano pi to(o dalla nofraiwpiel c^ paT^T^i^u


che dalla fua
di reproba

dalla Diabolica [rande

fomma Bont
mente

ancorch gli

huomini mal' informati


di tutti

&

riferifcano la caufa loro flir-

mali [contri
forte
(t
.

Dio,

&
.

di tutti ibcni alla

ta

&

buona

Come Gioue punto


duole dicendo

nel

primo dclfodijfea

appreffo

Homcro

(Tcpi<Tiv o(rro(cr6K>imcriv l'ros^ fj-o^cv

'c^yi

tXvaiV

il fenfo delle quali parole

fignifca
i

come certamente
noi affermano uenr
la loro paT^Ta
i

torto

Mortali incolpano
le

Dei

perche da

mali

&

fciagure loroy [offerendole efiper

& colpa
Fato
,

oltre ogni no:1ro

Fato

Ouefia noce

paia diucrfamente;

adunque in fo'mma ha pi fenfi ;& ufr Concio(tache prima Fato fig?jifichi Decreto

Diuino nelle

cofe

che da

Dio
fi

gouernate fono
feconda
;
,

ma

caufa

& non

da caufa alcuna

come da profiiLa onde quando


no
ci s'ap-

hajieuoli caufe feconde non


tij fi

ponno mofirare
}{ojfo
.

come perche gli Egit;

fommergeffero nel

Mar
,

& gli

ifraelit

plica al Duino Decreto Fato

Fato ancor s'ufurpa per quel'


le

i ordine ,
ro

& concatenamento che hanno & infieme conuerfione & congiuntione


la
influfii.

caufe naturali tra lo^


delle Stelle co* Iqy9

temperamenti, <&

Onde ilTetr.
le Stelle

il d, che costei

nacque eran

che producon fra noi


In luoghi alti

felici cjfettiy

<&- eletti

L'una uer

l'altra

con amor conuerfe


afpett

Venere el Tadre con benigni

Tenean

le

parti fignorili

&"

belle.
,

Secondo ^riflotele poi Fato non altro

che legge d 7{a^

tura, ouer ordine et dipenden'^^a di caufe naturali: come farebbe a dire, per Fato l^atura , fecondo lui, ( Huomo genera l'HuomOy

&

il

cane

il

cane

ma
il

pero non mifchia ^riftotele que^o Fato


;

con le uolontarie operationi


feffando libero effere
uoler

ma il luogo delC Huomo ,

loro le affegna
cofe

con

& molte

effereac

FF

cidentali

& fortuite

Il

Fato

d cui intende
^

t^cadcmico no

flro

figni^CiX la

Duina TrouidenT^a

nella quale confiderarft de-

uej che fi Lime nt e le cofe gtufe , che traggono la loro orgine daU la uolont d Dio y fino aiutate da lu , fi dicono auenrper Fato Cos le cofitutioni de gli Imperi^ non fi riferifiono alle Stel-

&

le

yne caufe alcune feconde

ma

filo

Dio.

Onde yerg.

nel

primo delfEneid.
Italiam Fato profugus
Littora.
,

Lauinaq; uent

caufe

men

principali

come gli ingegni immani y <&

Et que/ia Vrouiden'T^a h Fato eccita le i momenti de


delle

tempi yindirT^T^andole tutte adun fine;comeTlatone nel mi.


leggi cruditifimamente ne ferine
.

Cos f^irg. ancora nel vi. per

Fato

intefi la

TrouidenT^t Dimna,parlando del ramo (foroy doue dice,


,

IS^amq; pfe uolens y facilsq; fequetur

Si te fata uocant

aliter

non uribus

ulls

Fine ere , nec duro poter is conuellere ferro


Cio y f la Duina TrouidcnT^a non tifoccorre.
caufa per fi
poffa
,

Et quejo Fatoi

non per necefiit Stoica


necefiit di

fare:ma per

latuito ordinatorey
li noflri delitti fi

da
Z) I

Dio;

Le pene dateci per ponno dir fatali ; perche fono giufe ordinate &- per Fato non attengono li fcelerati caft , perche da
del tutto.

& gouernatore
,

Iddio altrimenti non confequeni^a percioche da Dio


y

che

&

o non fino ordinati

ne fino immutahl

neceffarij

Et ben*

che fua Duina Mae/l gli uegga (non ejfendo gli occhi fuoi na^
fio/la cofa
le

maligne uolont
le leggi fue

ueruna ) nondimeno non uuoky ne approua , ne foccorre i ma pia tofo fi fdegna con loro , perche fon

cantra

&

le

humane

hauendo

Iddio

dato gli

huomni urt
tiue operationi

di raffrenar gli appetiti loro dalle


.

maluage

& cat
So
-

Ma

ueggiamo che

bella fimiglian':^a prefe

crate nel. x. della \epub. d Glauco con


dice. Islpn

l'anima no/Ira y quando altrimenti confueriamo l'anima humana impurayche


;

facciam Glauco taluolta

conciofiache coloro non


,

ponno fenon ma-

lageuolmente confiderar l'antica natura fua


corpo
y

le

part antiche del

parte rotte

parte fihiacciate
,

cariche tutte di pietre

<& parte dall'onde difpate, dalga , " d conchglie , in modo , che


,

fpeffo

ha fembante

pi, toflo di

Fera, che deltufato fuo uolto /;-

114

mano; COSI f^nma


laminata
quella
,

( dice Socrate ) ritrouiamo ^u per


,

lo

pi con

corrotta, et fparuta

in

modo

che tion ci fer/;bra piii


,

che dal Cielo nel noflro corpo difcefe


in que/ia
,

Hor ejjcndo
d'alga
noflro
dofi
,

Imprcfz

di luto
5"

di conchiglie
E

Clavco ; ma puro

& chiaro ifegno


,

non couerto di pietre

che

il

oMM

R s o per

effa ci

uuol mofrare

c)e

come fcopren,

Glauco fuor del

Mare

nella Diuinit [u fi fa uedere

cos

l'anima fua ufcita (quando che fta) dal turnultuofo e tempejofo mare di queflo uil Mo?ido ; fia per comparirci da ferena luce ac*
compagnatatHtta purifiima cr candidi/lima in Ciclo. Chi uoleffe anco interpretar con amorofo fcntimento quefa Jmprefa , non fi fcoflerehbe in tutto da qualcje fecreta intentiune dell'autore Che

come fu Glauco tratto dal Fato ad ardere per Scilla ancor confuo dan' no',& non redo d'amarla ^ bench da lei fuffe fempre fpreT^Tato et
ributtato
;

con uoglia

dire

il

5"

omme r
che tutto
,

o ^cadcmico
s

noflro

ch'egli defiinato

parimente ad amar Donna


et di piet
'>

fera

,&ne'

mica d'amore
ro de

chUifa nel nume-

yirtuofi Spiriti
;

in quello de Dei

come Glauco fa poHs nondimeno fi troua

da

lei

non pur non riamato:

ingiu/iamente odiato
difpre'7;p:^to.

ma

FF

Ti

Amor
Il

d tu per

Tuo crefpo

me quando diuifb & fin* or Prilli gentile


,

D'una parte facea ricco monile

De

l'altra

ombra

& riparo al
alfi;&
,

fuo bel Vifo;


rifo

Come
Arfi

fra certa

pena e dubbio

tremando

&

muto

&

vile

In quel punto reftai

ch'altera

humile

M'aprio di nube alperfo vn paradifo

Ma
E

poi che la bell'opra

al fin raccolfe;

Et con vn
i

rio fofpir le luci al

Cielo 5
qual gelo
tolfe,

pafsi altroue difdegnofa volfc;

eguale al

Sol

fece

fcorno:&

me
mi

Timido

airalfe,*& come'l cor

Chi'l potr dir.

Amor,

fetecoil celo?

Prima

di dolor fatia e di fofpiri

Haur quell'Alma homai ripofo & pace. Sicura oue non chi la tua Face Fuor del tuo Regno, Amor, tema& ammiri; Che'l fuo foco allentando vnqua relpiri: Mentre al tuo Giogo ardente humil foggiace. Et vaga di languir fi ftrugge e tace
L'alta cagion de' fuoi cari martiri

Mifera,&bendeurebbe,hor che la fprona Giudo fdegno5tornar nel proprio fcggio,


Fuor de
le torbid'

Onde , ou' Sommersa.


fine
il

Ma

prefago vn penfier nel cuor mi fuona


fi

mal Se non cangia chi pu mia


(Lairo)che
del fuo

peggio,

forte aduerfi.

DEL
Lachrime
Per
far

MM

\S

0,

115

falfe,

che miniftra
fol di

& vaga
pianto herede,

Del mio vero martir Philli mi diede.


queft'AIma hor

Allhor accorta e del fuo mal prefaga; Q^eftejch alto dolor da interna piaga Manda per gli occhi far de la mia i^dQ

Certa

lei,

che vicino
ftratio

il

mio

fin

vede.

Ne del mio

Non

difpregiate voi lachrime

indegno ancor s'appaga; almeno.

S'ella

ben

le fchernifce ingrata

&

ria:

Colma

pur del fuo primo empio veneno.

ben nemica ,& quando fia, Ch'amorofa piet ti ftringa'l feno.


del tuo

Onde

s'allenti l'aipra

pena mia?

Gi' veloce La

affrettando

il

corfo vfato

L'aere copria del fuo pi fofco velo

credo ben,che'l Cielo Fufle allhor per piet moffo & turbato;

cieca Notte;

&

Quand'in fogno

il

bel Vifo innamorato


,

De

la

Donna

gentil

ch'adoro

& celo.

Al cor mi giunfe (ohim) con foco & gelo. Di fdegno e di dolor tinto e bagnato.
Ella in atto parca d'animo inuitto Vinta dirmi; ti lafcio ,& m' difcaro,
Lafciart5& pur lafciommi arfoe traffitto.

In quefto
Et

fenfi

tocchi

fi

deftaro

Smarriti 3 ond'io nel duol rimafi afflitto;


verfai fofpirando

vn pianto amaro

li

M
i

Alma
Che

ben nata

o tanto gradita,

del tuo breue exilio et d'ogni cura

Sciolta ritorni lui candida

&

pura,
;

Anzi tempo chiamata

miglior vita

Ben

potr quefta fubita partita


la tua fatale alta

Farmi

ventura

PH

I L L I mcn graue in quefta cieca & dura Prigion fenza'l tuo lume5& fcnz'aita

Ma come potr

mai contra fi fiero Dolor jfe d'ogni bene il Ciel mi priua Por freno al pianto , od fofpir ritegno? Hor tu nuoua Angeletta il mio fincero Amor rifguardai et non ti mona fdegno, Chel mio mal pianga, & le tue lodi iofcriua.

QvEL
Hor
In vn

Et viuo

Sol,che mi tenea, mentre fu meco & lieto fol de la fua luce,

qui folo

mi

lafcia fenza

Duce
et cieco.

Mar

di dolor

Sommerso

Ne so far
Altroue
^

altro, che

lagnarmi teco,

Amor , gridando , ahi qual forza m'adduce


la

mia

fcortaj ingrata luce,

Dunque'l Corpo viur ,fc l'Alma feco?

Teco partio queft'Alma,che non volfe Del fuo lume vital reftar mendica,

PH

LL

I,

quando'l tuo Sol s'afcofe


'

Noi

L2ilb.& ben troppo

miei defir nemica


ti

Inuida Stella fu, che mi

tolfe

Si repente fui fior de gli anni tuoi.

DEL
Qj E L
chiaro

MM

I{,S 0,

ii<J

vago lume, che Natura Ne die benigna; inuida Morte & fera N'ha tolto. ahi come in van qua gi fi fpera

&

Quel ben , che tofto ne fi cela & fura Piange l'amata L ve E belka&pura,

Hor

cieca

Breseia
afflitta

in tencbrofa fera;

Et mentre

indarno fidifpera,
il

Quafi da piet vinto

Ciel
fi

ofcura.

Miferajche purduolfi5&

querela.

Del fuo vero fplendor

fubito priua

Quando

gi

Ci

vedea fuperba,

D eh

perch' mezzo'l corfo

& lieta. altera & dina

Forza ritenne,

& ci

Quel Sol 5 ch'eterna

nafconde5& vieta de fofca nube hor vela^

P o I e h' A L
Per

fin del

tuo breue erto camino,

BoRNATO,

in patria torni,

onde

partirti.

la diritta via,

che qui

t'aprifti

Con
P
iange

valor
il

non humano:madiuino; gran lume lei non pi vicino

Con

accenti d fdcgno e di duol mifti

Brescia;& ben moftra ogn'hor,quanto s attrifti (Laira)del fuo peruerfo empio deftino; Del tuo non gi, che ne la morte hor troui Eterna vita;e'n Ciel tua Luce chiara.

Del fuo corfo terren giunta l'Occafo; Cornei Sol, cui fouente inuidia moui
Poiche'l noftro di lui priuo rimafo,
Fors'altro

Mondo

allegra, orna, e rifchiara.

Il

E
al

Deh
Fra'l

perche le due luci

mondo

fole

Non

vid'io nel feren celefteVifo

Lampeggiar con vn
fuon de
le

cafto e dolce rifo

dolcifsime parole;
il

Mentre

vedeftc voi fermar

Sole

Da

pi raro rplcndor vinto e derifo

Donna, eh' Angcl mi par di Paradifo, Qui doue l'Alma e'I cor par, che m'inuole
5

O' tre volte felice

& fortunato

Signor, ch'udifte

Di Quanto
Fu

quefta

le note amorofe Diua Angelica Sirena;

v'inuidio allhor, che qui beato

lo fpirto di

Voi

fra

Perle

& Rofe

Quali rapito al Ciel fuor d'ogni pena

Non
Ma

pi qual pria di ricche


di neglette

&

facre fronde

canne hor coronato, Moflra'l pouero i n t i o in uan turbato D'ogni vaghezza nude ambe le fponde.

Et

feco

il

gran

e n a e

o intorno l'onde

Inquiete volgendo tutto irato.

D'alga vile ricopre il Ietto aurato, Et quanto hauea di bello inuido afconde;

Poi che dogliofi,

A n g e l, ne
che

lafci

e torni

La, doue

alter nel fuo felice feno lieto


ti

Adria, non men

raccoglie.

A hi

che troppo repente ne ritoglie Tcco ogni ben quel Ciel fempre fereno.
illuftri,

Cui tanto

e del tuo

lume adorni

Poi

DEL
Poich
s

MM

E
,

J{,S 0,

117

tofo noi t'inuoli

&

quefte

Riue per

te gi

tanto liete
al

&

care,

N G

E L,

tornando

tuo fuperbo Mare,

Senza

te lafci

abbandonate

&

mefte;

Chi da
Il

le procellofe afprc

tempefte

Pi n'alTecura homai,s'altroue appare


diuo lume , che tranquille & chiare Rendca queft'acque hor torbide et molefte? O' almo Sol da cui grato riftauro Prendon le cofe afflitte ouunque (pieghi
5

De

la tua gratia

luminofi

rai

Prima'l D furga fuor del lido Mauro,


E'I fuo

fplendor Cinthia

la

Notte neghi.

Ch'altra luce quell'aria allegri mai.

Mentre

da

gli

occhi miei gran fpatio lunge

ARNiGiOjite SoLiNGo
In parte,ou'occhio
Laffojch' feguir voi

&

peregrino

Per afpro,difufato, erto camino

human
mi
;

forf

sferza

&

non giunge; punge


deftino,

Vn magnanimo
Quant'io
ui

ardir

ma'l

mio

fono col penfier vicino,

Tanto da voi m'arretra & mi difgiunge. unque i' ftar fra qucfte onde Sommerso, Doue mi traffe irrcparabil Fato,

Non Dio: ma
Et

puro Spirto Dio conuerfb; voi per calle angufto al ciel portato
la

Da

propria Virt, n'andrete verfo


folo ui

Quel Sol, che

pu

far

beato

CG

Beffa,

quel Sol , che da' Tuoi raggi infonde


la

S dolce Tuono

tua nobil Cetra,


il

Che
Gi

fouente fatt'ebbro

corfo arretra

Il Clifi le

tue note alte et profonde;

teco alter fopra quell'aurea Fronde,

Ch'eterno Aprii da minor luce impetra,


S'alza da quefta

Notte olcura e

tetra

Oue'l

D fempre chiaro
il

noi s'afconde.

elicifsima lei, che bella

&

diua

Di

fantifsimo foco

cor t'accefe.
;

Perche feco immortale al Ciel ne voli Et le tue carte in van dal tempo ofFefe; Cui uera lode,illuftre,& fempre viua

Rende

l'alma Belt, ch'

Morte inuoli^.

Alme,
Che

cui bel defio d'honor accende.


l'ali

del voftro valor su

alzate,

Verfo quel giogo altfsimo fpiegate L'altero voljch'oltrale Stelle afcende;

Mentre
Il

perfida Inuidia in

van conrende
nate

D'ofcurar l'opre chiare, ond'illuftrate


voftro nobil ceppo.

Alme ben
fteffa

Etftolta et cieca pur f

offende;

E eco

leuarfi al

Ciel pi che mai uerde


s

L'Arbor gentil , che

bei

Rami ha
Alloro;
feccarfi.

fparfi

Ond'emula

fi

fa del facro

Di

cui le frondi pria

vedrem

Che

chi tutto
il

qua gi guafta

et difperde,

Vifpenga

Nome

mai, che in carte honoro

DEL
Sala, che
Per
la ftrada

MM

E B^S

0.

Il8

fuor de la vii turba errante.

d'honor famofo
le Sirti al
al

&

folo

Yen' gite da

freddo Polo,

da l'ultima Battro
bel

Mauro Atlante;
di tante

O' fortunato voi 5 cui

Dio
,

Gratie f

don

ch'inuidia et duolo

Ne

rode altrui, mentre con dcftro volo


al ciel voftrc

V'ergon

opre inuitte et fante.

Seguite pur doue'l camin u'ha moftro

Quel cor d'ogni eccellenza facro nido. D'empi flagel d'afflitti almo riftoro; C he per voi veggo con perpetuo grido
,

De
11

le voftre virt jcangiarfi in

oro

duro ferro

&

vii

del fecol noftro.

Mentre l'inflabil Dea la


Quafi che
fol

faccia tinta

Del fuo fatai veneno ancor ui moftra,


de
la

ruina voftra

L'haggia d'un rio penfier fempre dipinta;

Ve^go^Sii^norjche gi delufa

&

vinta

Cede

al raro valor, ch'inuitto gioftra

Contrai fuo cieco fdegno,onde s'inoflra Voftra fama non mai dal Tempo extinta

Cosi

pian piano de' Miniftri fuoi

Render vani gli empi et ftolti affanni L'Ardir, il Senno, & la Ragion ,ch' in voi. Allhor vedr ciafcun quant'hor s'inganni

Chi

gi s'inchina ,et
'I

non

s'humilia, poi
*

Che'ndarno

Ciel riuolto

uofri danni.

!{_

Phebo,

de l'antico acerbo errore

Importuno pender ti punge & preme; Per cui del P l'acque innocenti je'nfieme

Te fteflb odiarti jc'l Giouenil furore; Sgombra da te l'amaro empio dolore,


noua fpeme Di veder del tuo illuftre inclito Teme L'alta fama acquiftar forza maggiore; erc d'Alma gentil , che le tue Diue Difperfe accoglie jc'n ricco Albergo honora Sopra quelle hor felici amate fponde. Talch d'opra s degna :&feco ancora
lieto apri le porte

Del gran Lol

li o conuienjche'l grido arriuc

Oue

fpuntal tuo lume

& finafconde.

HoR

con fauor d'aure feconde Varcher quefto Mar, ch'atra procella Gi rainacciommi;e dou'AMOR m'appella Sicuro andrjche'l legno non afFonde.
lieto

Ne temOjfe'l mio

Sol talhor s'afconde:

Mentre al lume di Voi, benigna Stella, Solcando va mia debil Nauicella D'alto & fermo fperar si tranquill'onde O' del mio van dolor faldo conforto; O' mia fcorta & mia luce in quefto errante. Et gi dubbiofo mio fatai viaggio ; E eco pietofe homai le luci fante Di leijchebbe gi'l core afpro& feluaggio,
Vicin moflrarmi
il

defato porto.

il

*>{

ocn'

Imprefa fempre
fi

fi

ojTeruatOt
fefieffo fot -

che

tintore

comprende
^

to alcuno de' corpi fuoi

ouer nel Motto;


quelli.

ouer che s'intende efiratto da

In quefta fcn'^a dubbio fottol corpo deL


la

Luna^ che guardata dal

Sole u il'

luminandofi poco poco , col Motto Fti lYS ASi'ECTv ; fi uede , che l'^ti
tore
ta platonicamente f medefimo
,

Caualicro llluftre
;

fi

rapprejen-

fignifcando per la Luna l'ani-

ma

fua

mafimamente , che

col

mirar in
.

Dio

eterno Sole delle

anime
mente
ta de
Cielo
del
te
;

fi

u ognid pi illufrando
habbia raffomigliata

Hor quanto ragioienolmenfua alla Luna;

egli

t^nma

& quan',

ti fcnfi fi
i
;

poffano trarre da qucfa fua miflerioffiirna Jmprej fatbelli et fpeciofi corpi,


,

due pia

che habbia creato

Iddi o:in^
J^ot'Z
,

come
,

quelli

che fua Diuina Maef coslitu nel principio

Mondo

che fuffero

Luminari luno
,

al Giorno, l'altro alla

per cognitione di tutto ci

che

fi

contiene fotto quelle figure


,

ricordarfi

prima debbiamo

che la

Luna

come

Stella fra l'altre

non
da

folo erratiche:

ma

fife, di corpo denfo

& opaco, non ha


pi&
.

luce

f fieffa,fenon

quanto dal lume del Sole ukne


,

meno permanifcfloi
fia tutta

coffa nella faccia fiiperiore

nella inferiore

ben
,

che fempre la met del Globo fuo illufirata dal Sole


la faccia
,

che

fi

uolge uerfo
,

il

Mondo

cele/ie (il

che auiene, quan-

do

congiunta con effolui


,

cio pofa

come per Diametro fottol


uerfo
l

Sole) ouero tutta l'altra

che

guarda

Mondo

elementare.

Et qucfio auien fempre (f non ineccliffata) quando in fronte, ouero rimpetto del Sole : ouero maggior parte della faccia fua minor della infima : ouero alfincontro ; ouer in eguali fublime

&

portioni yfi u illuminando

fi

come

ella

pi

fi

dilungai saucina

Ilo
fomma i che da quel tempo , nelquale fi u fcoflando dal Sole, quanto pi di lume guadagna nella pane , ci) uolta
al Sole, la
uerfo di noi-, tanto perde di quello-, che

haucua^mentrera con
,

ejfo

lu congiunta

nell'altra

che mira
,

le

fphere cele/i

finche al

Di

V. del

fuo corfo giunta

uiene in oppofitione ad hauer tutta la


;

faccia inferiore illuflrata dal Sole


ricongiungerfi con effolui
i

<&

cos poi

dando uolta per

quanto perde di lume nella faccia, che


,

mira

le

contrade elementari
,

tanto ne acquifla nell altra, che miquefa guifa la


,

ra le cele/li
la fua

La onde auiene , che


i

met

della pal^

fempre da
.

raggi Solari illuminata


Terilche

ofcura

& opaca
,

&

C altra rimane

gli occhi nofri la Luna appare


,

inuarie forme: quando cornuta &' falcata


Spherico

quando me^^ corpo

c^ quando piena Z^ rotonda


,

chiamandola noi [cerna

crefcente, piena

come ne

fi

u mosrando pia
in

& men chiara

& luminofa

Onde Monfignor Bembo


.

un fuo Son, al Card,

Bibbiena dice nel fecondo Quatern

Verbis l^apparir
che
tal

del bel

Tianeta
fi
,

non torna mai, qual

diparte;

Hehbi conforto l'alma dentro


'Rifletti in uifia defiofa

& Quinci fu chiamata Dua Triforme & Triuia & Trigemna,J' per & appreffoiToeti dimandata quando
lieta;
,

& parte

lo

li

uarij afpctti ftoi:

Luna quando Troferpina , quando Diana , quando Ecate, &quan doThebe. Bora confiderai a quefla diuerfttd' illuflrationei<* come queHa luce Lunare luce partecipata c-r non natiua,fem'
,

plice

& pura

ma

mifia con l'opacit corporea, troueremo


la

ch'el

ia Simulacro

dell'anima nofira:

quale quando tutta s occupi

&

fi

uolge alla parte intellcttiiia fuperiore,come Sole^allhorft


,

fa luminofa nella parte

che alla contcmplatione appartiene; al-

Ihora fpoglia le cofe della materia loro,

& allhor &


fi

ft

fa ueramente

fapente ^rimanendo nella parte, che ferue gli ufi del corpo, et alle
ciuili

& pratiche operatloni


,

tenebrofa

negletta

Ma f

in

quella parte

che alla cura delle cofe corporee dcflinata^feruen'


,

dofi della luce intellettuale

fi

efferata

&

diletta irefia allhora

la parte fua, che

mira

uerfo C Intelletto, ofcura

&

&

ojfufcata tutta;
s affacciai chia*

quell'altra

che aferuigi delle terrene

membra

ra

&

fplendida.

Onde cauiamo quefta


[enfi

conchnfioityche

chmlgt
,

tutte le

potentie dell'anima jua

alla parte Intellettuale

allhora

difprcT^T^a le

cure de

&

del corpo; et tutto a/tratto &' remo


fi

to dalle

Immane

conuerfationi

congiunge con Dio

come

col j'uo

Sole

llcbe quando occorre ( che per di rado ) al


di tenebre
.

Mondo pare
luce

morto y & per conflguente pieno


nelle attiue o

Ma

f della

&

uigor dello Intelletto alcuno ftferuefolo nelle corporali attioni,'


prattiche amminifirationi
;

allhora perla prouideninferior del


,

:(aycbe

ufo,

nelle

humane

cojy quefia
,

noHra parte

f^nima
la

diuien lucidifiima

rimanendo ofcura nella fuperiore per


,

qual mutatione di luce intellettuale quando nella fuperna


nell'infima faccia

&

quando
%a

delf^nimaj generata

quefi a famigli an,

della

Luna
i

quando

congiunta col Sole

quando gli

contrapolla

cio in ajpetto ( come dicono gli


fi

^[ronomi) aduerfo
y

C^ nemico. Et come

troua chi pi attende al contemplare

che
alla,

ali* operare youero all'incontro; chi tanto alCattiuay quanto

contemphtiua facolt fi dona ; coft ne' due Trini y<:^ ne dueSefii" li afpetti del corpo Lunare ( che afpetti di diminuita amicitia di'

mandan gli^4(ironomiy)
l'altra uien fopr

ft

troua

che non

contende egualmente
:

la luce della furana faccia allhora con l'infima

ma

l'una dal-

auan^ata

di

lume

ben ne due afpetti quadrati

(che

litigiofi

s'appellano) di pari contra/ia nel

lume l'una con fai

tra faccia Lunare. Ter quefla conformit di alternata mutatiO' ne ne gli afpetti Lunari^ diciamo, eh' rf] Luna, che girando fi mO'

uej
moto
le i

fimbolo

dell'.Anima no/ira
y

ch'

numero

f fejfo

mouente in
le

circolare

perche ancor

come

quella infima di tutte


.

stel'

cos qucfa infima di tutte le Inteliigen'^


ejjer

Et come

quella.

per

pi profiima alla B^gion elementare


,

& fordido Mondo


ti
i

ttncbrofa

opaca

&
ma

&

quefio baffo
di tut-

la

men perfetta

cortji cele/li

cofi

quefla per effer congiunta con quefla Maffct


infettay da.

terre/ire del corpo

noHro , come da mortale contagiane

fi non ha

come

U
,

Luna
,

al fenfuiuo appetito
inecclijTata
,

f inchina foura modo diuien ( come quella dall'ombra della terra)


,

luce alcuna

ojcura

imperfettifiimu
,

gUante

& pi & meno


.

come pi
Vero non

& & meno

alla ferina
ft

anima forni"

perde

&

inuefca

ne brutti compiacimenti

fenT^mifiero gli Egittif

ado-

pera

tu
forarono la Lunx per heroglphico fogno della '^atura

Humana

come ufarono

il

Sole per

Diuina

Concio fiache ycotne qucfano^

flra Tritura di limoy

di terra fu creata da Dio; cosi la Luna chiamata terra celefie , cielo terrefre ; come da Thilofphi fiata

&

per una certa fomiglian'^% ycon queflo nome la chiamarono ancor

Titagora dr^Arifiotele. Et come la nofira conditione uaria


mutabile
fri la
',

&
-

cos [otto diuerfi afpetti fi

u cangiando gli occhi no

Luna, Et come mai l'humano uolto non ft mofira (f non per miracolo , come in Socrate ) queirifleffb ; percioche hora ucggiaino un huomo con crucciofoy hora con lieto , hora con piaceuole , hora con rigido
,

wr confuperbo
il

&- hor con manfueto fembiante

cos

mai non riuolgiamo guardo nel corpo Lunare; che horacandidoy hora a'^rrino , hora caliginofo & liuido , horajrenoy hora ne grcggiante
,

& hor rofb non


fi
;

lo

ueggiamo

Et

in fine
,

come tminima
f

nofira hora

accoppia col lume della Verit

hora

ne dilmigay
fi

O" hor con


giunge
lui rimota
,

debito riconofcimento deWerror fuo con effa

ricon -

cofi la

Luna quando

col fuo Sole coigiunta

quando da
.

& quando
Luna per

lui ritornata

ueder ne

fi

lafcia

Ter tut^

te le quali anagogiche proportioni fi puh chiaramente comprendere

cheU

Trasformato

nofro uoglia fignifcar al

Mondo >

che come la che


rifleffa

lafpetto del Sole riceue tutta quella luce

gran parte le tenebre dellu notte' l'anima fuafi uada illuflrando per lo fguardo d'un Dio Tacon eff.i luce uada lungi da f dre <& Creatore di tutte le cofe; Et come da al[cacciando lombre dell Ignorammo, di f medefimo tro corpo celefie fuor che dal Solare non riconofce la Luna la fua
dal corpo juo fuga in
cos

&

luce; cos intende

che daniunoyfuor che da


,

Dio

eterno
,

f^ni

ma

fua non riconofce alcuna perfettione


y

belleT;?^

qualit

Cos potrebbefi interpretare

che come la Luna in fegno di gratitu

dine

mai non
fia

riuolge le fue corna

incontrai Sole

cos

egli
,

mai
che

non

per moflrarft ingrato uerfo gli innumerabili benefcij


y

ulla cafa fua

Cj'

f fleffo

dalla

fomma
come

diuina Bont
.

& Cle^
Em
ddio

men":^ fatti y <& farft tuttauia chiaramente conofce


cor parimente haucr intentione
la del
,

Totr ebbefan/

che

la

Luna

quafi fatta

Soky girando intorno

lo

uagheggiay et d'accoppiarf con lui ft

gode; cos egli perci

Trasformato

chiamandoft

HH

St)l di

guflhU contemplando ^fludi

d [eco

umrft

&
.

di trasfor-^

marfi
hilit

&

lui totalmente: ouer deftderi

almeno di riceuer cotalha*


che fia rapito un d
i

illulratione nel f anima fua

& coh
Mondo
i

legato con quello inaccefiibil lume di tutti

lumi

Et

in que/la

tomparatione non
riceue

?a
,

dubbio alcuno, che come queflo baffo

uint

calore

& lume dal Sole


la

cele/e,

&
,

fenftbile

cos

gli Intelletti nofri dal Sol" eterno, incomprenfibile


ftauo riceuono
il

&

fouramon*
alta

lume, f amor e,

forma,

(jr la loro perfettione.


fi

Ma

perche

queflo
,

ualorofo Signore potrebbe trafuiare da

peratione ; parmi
nefio fuo penfiero
,

che non fia da riprouare alcun'

mafime in queflo
gli

fiore di

amorofo Ciouane:^a
indegno

& hopofcia
diro':^}
il

che

^more fpoglia
fonnacchiofi
,

animi

nofri d'ogni atto


,

i&

j&

gli fa gentili e fuegliati

Card. Bembo

nelle fue marauigliofe flan-^e

come ben ci moftra , quando dice .

^mor
C^ belle

d'ogni uilt
ci

C^nime fpoglia.
honefli defiderifi
:

^Perche fempre

u accendendo <& fpronando ad

\^ honorate imprcfe

generando nell'anime concetti


:

degni di quei petti, douigli alberga fprcT^ando


fieri
,

altri noofi

pen^

de"

quali hora la maggior parte del

Mondo
,

ripiena. llche

uerificandofi in lui,

come

in honeflifimo

amante
,

non
;

fi

pu al'

trimenti cfporre quefla coppia di corpi

celcfli col

Motto

^n i v S
;

ASPECTv,

f non che in quella guifa

che la
,,

Luna

riceue lu cofi

me e^ fplendore daWufpetto d'un fol corpo


(h'egli riceue dallo fguardo d'una

eh' il Sole

an-

bcllifima
il

Donna

fplendore

-virt

Et quando ( come

J imo ) fta

Juo penfiero locato

& ri^

&

volto tutto in amar perfettamente qualche Donna, che


-biaper fingolar obietto degli occhi fuoi,
re tutto in lei trasformarfi procuri
;

fcelt a

fthab

&per rne'^ di queflo amo

dico certo, eh ei non poteua

Spiegar meglio queflo fuo penficro con titolo di

nome conforme al commune ( effendo la trasformai ione un' occultamento ) c}e con U Luna nouella,od arcata, che miri nel Sole :percioche, cow.e'l Tetrarca non feppe con pi uaga metaphora
,

che quella del Soler

proportione nominar Laura, come quando dice,

Fno

Spirto cele/e

un uiuo Sole

c^

Ter far lume

al ptifter torbido c-r fofco


;

Cercai mio Sole

<&

I22r

Cechi miei ofcuratotl rwjlro Sole.

Et in mille
be{le:i^a

altri luoghi
,

cofi

lautore non poteua rapprcfentar


in

U
-

& fhonef

ambe

fonma perfettione nella fua Don^


.

na

che [otto la figura del Sole


,

Et apprcjfo per mofrdr^ che da


,

altro

che dallo [guardo di

lei

non riceue lume


,

fplcndore

orna

mento ^'

ripofo all'anima fua

come poteua meglio ci figurar,

che /otto la

Luna , laquale

jlo dall' afpetto Solare

(come hahbiam

detto) riceue la fua luce

&

la fua perfettione^

^i

che ragione'

uolmente s'aggiugne
nel corfo fuo
,

che come la

<&

alla fine

Luna per diuerf forine mutatx giunta , come dejlinato fogno , al Sole,
fi

occultandoci a gli occhi iofri fico

coigiungc

coft egli

intende

che pofciUfchein
to

iiarie g:fe nel corfo della feruitu fua fi


<&

mofra-

come honorato

riamato della fua Donna


Volgari
in lei

in fine per uia ce-

lata

col corpo fuo efj'endo -^jcondoVlatonciy quel foto pcrfct" nimo te &- agnati fjmo amore i quando f amante fi trasforma nclCama"
'i

& &

occulta gli occhi de

fi

trasformi con l'a-

to

oidc dicel

Tetr. nelfuna delle tre fonile

Ma

quante mite

me

ui riuolgete
,

^
.

Conofcete in altrui quel


Fauoleggiuft
fi
t

che uoi fcte

che

Dei amando

sfotto uarie figure d'animali bruti


i

cangiarono : uolendo mijicamente


nofira

Tosti intendere

che la par"

te diuina
,

intellettmlc per colpa dell amor (nfitiuo trali .

fenfo

gnando da ferino appetito fi lafcia fignoreggiare I^e con altro Homero finf , che i compagni d' Kliffe foffero da Circe traf/ formati in Fere :fe non perche allettati & corrotti dalle fallaci
lufinghe

& da

lafciui fuoi

ue'^':^i ,

non pi come animali ragio-

neuoliymacome
uiuenti morti

Befie fi reffero.
i

Et quando
,
5

Dei per commi'

feratione per caJiigOy differo


,

Toeti

c)e

trasformarono alcuni

come Daphne

in

Lauro
,

Giacinto in Fiore, l>{i[ii'


in

mene in
.per

"slottola, l>{iobe in

Fonte

et

^racne
,

^ragna

uollero

intendere, che d'una in miglior conditione

od in peggiore; onero

un immortale ricrdo

& fomiglianT^, che hj.ucuano con alcu,

ni di detti corpi animati

od inanimati per diuin Fato alcuni

fi

tramut affer

Toffono ben naturalmente alcuni corpi


,

duna

for-

ma

in un'altra tramutarfi
fi

ritenendo folla primiera figura come


quali per occulta loro propriet

d'alcune acque

narra

nelle

HH

d congelire

legni in faf

& inminera

trasformare

ft

fo^lionO

momo in animai bruto ( come di Licaone in Lupo , e5* d Hecuba in Cagna fi narra ) naturalmente fi trasformi , gamai
che

Ma

non

fi

troua. Et ancora che alcuni Titagora attribuifcuno fopi^

nione della Metempftcofi TrafrnigrationedelCanimahumanadicot

in corpo

nondimeno

cono/cinta

per mera calunnia di quel

Thilofpho ; percioche fotto quello f.gmento uolle intendere la de"

prauata natura humana, quando per habitouitiofoCr peruerfo,fcor


datofi Hmomo del proprio ufficio jito , rafjorniglia co fuoi praui cor fiumi quando una Fera c> quando un'altra Et cotale trasfor" matione uaria di f fleffo in quel primo fuo amor fenfitiuo H'
.

&

tefe il Tetr.

nella

Cani^neych' detta

la picciola

Metamorphofi

Hor
fi

d'altra

maniera di trasformatione que/io gentilifiimo Signore


conciofia che
,

chiama

Trasformato;
<&
f le operationi
i

miriamo >

come l\Amante morto


l'anima

in f fejjo uiue nell'amato obietto per

me"

4^0 del penftero propria operatione


3

& infeparabile

dalhfjen':^ del-

non

folo fono indicatrici delle

ma
fono

indiuifibili da loro
i

quefle operationi
fi

forme t dell'amante ( che pur


,

penfieri ) effendo

fattamente unite col loro obietto

ch'

Donna yfenT^a dubbio diuerr con effolei una cofa ijejfairitrouandofi l'anima fempre douefala fua operatione. Si puh dir dunque fermamente , che l'amante penfando ognhor ffamente nella fua Donna in lei fi trasformi ancora, ^rifi, nel lila fua bellifilma

bro i\,de Juoi Morali dice pari-mente, che allhor

Cimante fitrafdeh
ulta
fio,

muta

nella fua
di

Donna, quando con


;

l'affetto fi difpone uerfo di leiy


tal' il

come uerfo l'amante


delfamata

femedefimo

percioche

uigor dell'affetto

C7" dell' accommodarfi in

tutto i cojumi
lei
.

&
,

alla

Donna
;

che diuenta un altra

cofi

pare

che non

pili quello, ch'era

ma

tutto Trasformato fia nell'obietto fuo. In co


fi

Tal guif'a dicono

Tocti,chel'huomo

trasforma in
,

o, quanil

do tutto infiammato dell'amor fuo non cura altro


piacer

&

fenon

com-

unirfi con la fua diuina

Folont,

Il Tetr, dell'amor

della fua

Laura incbbriato dice;


s'io

Et

non

poffo
fia
,

trasformarmi in

lei.

Vili ch'io

mi

non eh a merc mi uaglia >

D qual

pietra pi rigida s'intaglia

US
Tenfofo ne la uifia boggi farei
CratiCi c/ pochi.

Et nelSon.
Dice in
fine d<hdella fia

p l'bauer connumerato molte [ingoiar i conditioni

Donnui

Da

quefi

Magi trasformato
la

fui

, ,

<&

nel S- can,

d'amore*

So de

mia nemica cercar forme


di trouarla
;

Et temer

&
fi

fo in qualguifa

Vernante
l^e

ne f amato

trasforme

Et prendere
z, quat, dice.

dolo per trasfigurarfi nel Son,


cos bello il Sol

giamai

leuarfi

Islel

In quanti fiammeggiando trasformarfi


T^el d
,

ch'io prcfi
,

Camorofo incarco

Qiiel Fifa

al qual (

&fon
&
,

nel

mio dir parco)


marauigla rimaner folca

l^dla
Et perche

cofa

mortai pot agguagliarfi .


di flupore
eccejjua

fpejfo
^T
,

come mutolo
dufa nel Son

immobile

dice accennando alla Fattola di

Me*

Laura

cclefle ych'n

quel uerde Lauro

*^lz,quater.

Tuo

mecche nel gran uecchio Mauro Medufa quando in Selce trasformollo ,


quello in
,

Cofi pofiam giudicare y che riguardando

il

pio coflumedel

SFORMATO,
di alto pregio

ouero qualche ragioncuole


,

amor jiio

uerfo

TraDonna

egli accenni

con quc/a Irnprefa

&

col cogno-

me

fuo

ouer di afpirar alla conter/:pU:ione diuinai

ouero col penfar di continouo alle Doti

fm*

goUri

della fua

Donna
lei in

di trasfor-

marfi in

quella

guifa migliore

&
pi degna
,

che

pon

no

le for^^e

fue.

K
S VOLGO
gli

M
il

occhi rimirar intenti

De

le rote

fuperne

moto eterno,

Ei lumi 5 che

nelciel fplendon lucenti,

E*i lor mirabil magiftero interno;

Io dico; Mente mia, perche pauenti?

Non
Et

vedi(fc

dal. fai fo

il

ver difcerno)

Miracoli maggior tra noi prefenti?


quefti regge

ancor

l'alto

gouerno

Raro moto

nell'alma voftra io fcorgo.

Barbara, di valorjdi cortefia , E in afpetto Rcal vaga figura


(Mcrauiglie del Mondo) ond'io m'accorgo, Che'l mirar voi al fommo ben m'inuia,
'

C dei primo Motor nobil fattura


D VE

rilucenti Stelle, anzi

duo Pol

Del tcmpeftofo Mar


Fiammeggiar
Quafi nel
ciel

del viuer noftro

vidi tra

TAuorio

&

l'Oflro,

due luminofi Soli.

O' beati , foaui , alteri ,

& foli

Raggi 5 che

fol col

dolce foco voftro

L'alme accendete ancor del fommo chioftro. Che par, che dolce voi gli fguardi inuoli,

Qual

merauiglia,s'al fatai fplendore


farfalla

Corro come

maggior lume?
e'I

(Che

pi fplende pi mortai

foco)

Quefti fon gli occhi voftri, che nel core

Donna mi fcolpio Amor, perche confumc La vita, non che l'ale poco poco.

Amor,
E

che

gli

occhi miei
fpegni nel

&

apri

& vel3
il

incendi,

&

mio

petto

focoj

Et hor mi

tieni in pianto
,

&

hor in gioco,

Hora m'abbafsi hor mi foileui i Cieli Hor pictofi mi moftr5& hor crudeli Que' duo bei lumi, cui lodar fon roco;
Et talhorvitaj&fpelTo morte inuoco;

Onde
Solco'l

quefto

mio ardente cor


tranquillo,

s'aggeli.

Mar hor

& hor turbato;

C'hor Giove tuona , & hor fereno e'I Cielo, Hor veggio Primauera,hor neue & ghiaccio, Tra fi duri contrari in dubbio flato

V in et verde variando il pelo; E inanzi al mio bel Sol m'induro &

sfaccio.

Qv ANDO

fAMOR, che'I mio Lucente Sole Volga ver me quell'amorofa luce

Et empia gli occhi miei di tanta luce. Che vagheggiando mi trasformi in Sole? Notturno Augello io fono, & bramo! Sole, Vago di viuer'fol ne la fua luce;

Ma

fi

m'abbaglia

la fouerchia luce;
i'

u fuggendo'! Sole. Deftin, Fortuna iniqua ,& cruda Morte Seguono. me come l'un onda l'altra. Perche ripofo mai non proui in vita. Ma forf ancor' le mie luci morte

Ch' mal mio grado

Splender'! Sol chiaro

&

lucente in altra

Men

perigliofa,& pi tranquilla vita.

A.

Non

di

Ti
i

t io Io cor lacero,

&

rofo,

Ne d'IxioN'il fero immortai fccmpio. Ne di S s p H o duolo acerbo & empio ,


i

il

Nc'l tormento di
S'agguagliai! al

Me t

o afpro

mio mifero
fi

& noiofo & dogliofo

Stato 5 onde di pietatc ogni fera empio;

Ne tra

dannati

dcfcriue elTempio,

Che pareggi'! mio

duro

Altro Vccello^altra Rota,

& lachrimofo & altro Saffo

Mifer,mirode'l cor,mi lega,& preme; Et pi feri dcftricr m'aprono il petto.

Ma

non haurai Donna cruJel, tua fpeme Compita mai, poi che fon giunto al paffo. Che finir il mio Duolo, e I tuo Diletto.
,

E S T.
c'I

Come

fuelato'l Ciel'io vidi

Sole,

Et frenati dal corfo i fieri Venti, Et acquetato l'impeto de l'onde,


Etfarfi pi tranquillo

&

chiaro
il

il

Mare;

Allhor fuor di fofpetto


Sperai condurre vn

picciol legno

fecuro in Porto.

Ma hor che
Temo
,

pafla s lontan dal


il

Porto,

Et pi che mai s'ofcura


che'l fragii

chiaro Sole,

mio

picciolo legno

Percolfo da gelati horridi Venti,

Et agitato dal furor del Mare

Non fommerga al fin


fi

in

mezzo Tonde.
Stanco

DEL

T IIJ S F

0\M^

T 0,

115

Stanco gi fono difolcar queft'onde; Che pur (lafTo) vorrei giungcr'in Porto;

Ma

fi

contrario miei Defiri

c'I

Mare,

Sole, Et f non celTan la tcmpcftaje i Venti; Veggo tra fcogli homai rotto'l mio legno.
veder
lafcia

Che

Lume non mi

Fera

ftella

mi guidai dcbil legno.

Et congiurate contra meion l'onde. La Vela in preda de' contrari Venti, Che mi contendon la falute e'I Porto; Ma pur ch'vn D mi fia benigno'! Cielo,
Spero
vfcir fuor dei

tempeftofo Mare.

Tu, che reggi. Signor, la terra, e'I Marc, Habbi piet di quefto errante legno;
Et
de' tuoi raggi m'apparifcal

Sole

S, che temer

non

pofTa oltraggio d'onde;

Ma da lor fceuro arriui lieto in Porto; Sommo riparo al gran furor de* Venti.
Frenate dunque
il

voftro orgoglio Venti.

non vu l'horribil Mare; Et fi ben tempo di ritrarre in Porto Quefto mio ftanco &trauagliato legno. Acci ch'ufcito al fin fuori de l'onde,
pifolcar
PoiTa renderne gratie al

Che

fommo
i

Sole.

Ma

fi

del Sole

il

lume orcuro;e

Venti

L'onde non gonfieran del fero Mare, Anzi che giunto! legno io veggia in porto
li

\
Che
fai
,

E
5

Alma infelice bora che

fuore

Del dolce albergo

efclufa, e in te romita

Teco piangendo

Per hcrmi campi hai da menar tua vita in vano il tuo dolore

?
;

Non pi rorpir;non pi da gli occhi humore Non pi chieder' al Ciel mifer'aita.


nodo (ahi dura dipartita) Et perduto ogni bene in fi poche hore.
Stretto gi
1

Ingiuft'AMOR, quante promefle

il

vento

Ne porta ? deftin ferOj Seflb rio. Che pi volubil Tei, che leggier foglia. Come cangi penfieri in vn momento ? Ma f d'amarti hebbi giamai defio
Hora d odiarti ( ingrato )haur
pi voglia.

TV

e H1

tra mille

Arn

o, alti

tormenti

maggior parte; Et dal Vulgo profan tratto in difpartc Poggi SoLiNco ie fourane Menti ;
di tua vita hai

Varcato

Hot che

nel caro nido in dolci accenti


paflti
l'ire
,

De* tuoi
Spiegaui

amori in mille carte


in tranquilla parte

&
i

Menar credeui

giorni tuoi contenti*

Sembri Nocchicr, che fuor del Mar turbato. Quando fecuro effer mai pi fi crede, Perde fue merci, & rompe'llegno in Porto. Deh come mortai bene raro & corto; Come Fortuna u mutando flato. O' corrotta del mondo infida Fede.

DEL
L'alma jche

T ?^^

S F

0\M^ T 0,

Il

pura in ciel creata fue,

D'ogni pefo terrcn leggiera & fcarca Primicr conobbe! bel del paradifo
Et del

Mondo
fi

l'eterno alto

Monarca,

Mirando

quelle forme elette fuc.

Che

fol

pafcon del celefte vifo.

Ma
Di

poi che da beati alteri chioftri

Qua

gi difcefe iu quefto career tetro

noiofipenfier'

ingombra ,&

dietro,

A' voglie ingorde volta.

Che

foglion adombrar queft'occhi noflri.


le bellezze eterne;

Pi non rimembra

Et pur, s'alcuna volta

Sembianza

di la fu

vede

&

difcerne,
il

Squarciato allhor del lume

fofco velo,
.

Di

lei

s'appaga,

&

parie efTer in Cielo

Et

quinci auien,ch'ouunque riuolgete.


, i

Gentil mia donna

pasfi honefti

&

fanti.

L'alma quafi al fuo volo fpiega l'ale

Doue fiammeggian que' be' lumi tanti. Che fede al Mondo fanno, che voi fete
Raggio
\ quel diuno

Splendor, che l'una

Onde

s' l'apparir

immortale alluma voftro ramento

&

&

l'altra vita

Quante bellezze vidi,&


Deftarmi entro nel core Fuoco lieto, che m'arde
Queft' di voi,

allhor fento

&

non confuma;

Donna

del

Mondo

&

mia,

Vera Gloria

&

honore;
Il
i

Che

cioche remirai la su di pria

B^

Io fcoigo ne' vofli'occhi tutto cxprefTo,

Et cloche chiudc'l Cicl anco

in f ftciTo.

mi dolgo, & s'io fofpiro Per voi, mio Solcj&fto col cor gelato, Et Tpcffo trcmo,& fpcfTo arroilb e'mbianco lobenedico'lmio benigno fato;
f talhor

Ch' un rotar de voftr'occhi ogni martiro, Et quanto per A m o r fofFerfi vnquanco (Bench piagato'! cor) pongo in oblio. Sperando l'alma al Tuo celefte nido, Qual Nocchier trauagliato al caro lido, Merc di que' duo lumi Fuori di quello mar torbido, & rio Ratto poggiando al Ciel far fuo ritorno; Ne perc'hora confumi
negra notte l giorno. In tenebrofa Perci m'auien , ch' quell'immenfa luce

&

Non

volga ancor

la

mia turbata luce,

O" felice d' A M o R foaue frutto O* occhi miei, cagion,chc col penfiero Hora tant'alto formontando io m'erga.

Poich affifando trai bel bianco

&

nero

Le

voftre luci abbarbagliate in tutto

Da

diuin raggi , in cui

Amor'

alberga

Beuefle'l dolce

& non mortai

veleno.

Ch'ai cor trabocca con Ci larga vena. Che gi ne fento ogni fua fibra piena. Et ogni mio fenfo ebro .

Ondcjs'al folle ardir non pongo freno.

DEL
Ch'in
fi
3

J{jA S

OT^M^ T
affifa'l

0,
>

117

sfrenato obietto

guardo

Temo che l'Arno e'I Tebro Non fpengeran quel foco in cui fempr'ardo; Che gi verfando vado poco poco
,

Qual MongibcUo ardente


S

& fiamme & foco.

ben

ch'ingegno
luci

humano
,

& d'alto flile

Non

potr dir quel

che nel cor mi fanno


mortai' affanno,

Quelle due
L'ira del

ad acquetar poffenti
e'I

Cielo

mio

Luci beate jch'ogni penfier vile Sf^ombra da voi come la nebbia

venti

Deftando i pigri A' fempre degne

& fonnachiofi cori & honoratelmprefe.

Ne

giamai foco arido legno accefe


gi in ogni parte
fauille di celefti ardori.
5
,

Com'io
Sento

Da voi occhi miei dolci quel ch'io Non gi da ftudio d'arte

fono

Ben riconofco per cortefe dono, Cagionjche di ParnafTo i facri poggi Afcenda, oue di pochi orme fon'hoggi.

Canzon
Nata

de

la

ma mente primier parto

tra

querele in folitaria cella,

S'unqua per mia ventura


Scoprir' quelle luci al

Amor

rivuole

Mondo

folei

Di

pur io fon fattura


:

f rubella Voftra lumi del Cielo, D'ogni piet non fi iniqua Sorte

&

AI mio Signor dura


// 5

P^

M
gli

E
anni fuol
la

Al verde Aprii de
Vdrasfi'l

morte,

Nome

voftro altero
al

&

folo

Suonar dal'arfa zona

freddo Polo.

M A D.
Lieti colli beati, Doue talhor dolce
ripofo troua

Deh

Queft'Almaj perche hor nel caro voftro feno Mi turbai bel feren Fortuna ria;

cui piacer nuU'altro goua;

Et

fpeme & timor' in dubbia via Ad vn tempo mi fprona & mi pon freno? Soccorretemi voi: datemi almeno,
tra

Ch'io pofTa

colpi Tuoi

af^ri

&

mortali

Portar con forze miei

defir'

eguali

Se non femprc

di

Nubi

carco*! Cielo,

Ne d'Aquilon i'Ocean turbato. Ne di fue frondil faggio ogn'horfpogliato. Ne copre campi fempre horrido gelo; Ma pur fquarciato de la terra il velo
i

Ritorna

il

Mondo

ancor di

fiori

ornato,

armato Strugge le Neui il gran Signor di Delo. Hor perche dunque il voftro duro orgoglio. Donna, non cefiajne'l mio pianto vnquanco,

FI Mar fi pofa,& de

fuoi raggi

Che
Qual
Si

per antica vfanza fatto eterno^

fu giamai in cor feluaggio fcoglio

fermo l'onde lachrimofe,ch'anco


cangiafTe fuo
ftil

Non

la State 'I

Verno?

M A D.
Candido, vago &
,

Icggiadretto velo

Che

quelle dolci

membra

Copri , torto lor fai ; ne ti rimembra Ch'afcondi quel , di che fi pafce il Ciclo Tue fono quelle fila, onde le reti
Ordifce ogn'hor

Amore
duro varco
il

Per intricarmi

al

core,.

Acci

ne' lacci colto

Tu

quali

nube

veli

il

homai m'acqueti. mio bel Sole;


i

Ma

lui celar

non puoi;
raggi fuoi
di Viole
:

Che fuor tralucon'anco


Sparfi di bianchi Gigli

&

La s s o; da
Spero
E'
Laffo
al

ria

tempefla in duro fcoglio


faldo

Soipinta la mia Naue; n pi fchermo

mio duol jpoi che

fi

& fermo

contrame
,

del Ciel Tingiufto orgoglio.

che fparger preghi pi non voglio Caduto di fperanza; hor fianco e infermo
per alpeltri monti in folingo
il

Vo

hermo
*

Sfogar con pianto eterno


LalTo, tra
fiori al'erto

gran Cordoglio
in

Olimpo

cima

Mi

vidi asfifo;& hor precipitando

Tra rupi & elei oppreffo al fondo giaccio; Ma poi che fon di pace & di me in bando Amor fa almen j ch'anzi al morir mio prima. Io veggia incenerirfi vn cor di ghiaccio

IL FINE.

TAOVOLA
ET

DE'

DISCOI^SI

D E L ACADEMICI OCCVLTI,

LE B^I M E DE

CU

DISCOBJO SOTB^^ L*lMT?J.Su

LORO,

SOV\^

L'JMTPJ^.S^ DEL SIC. CIPJ)L^MO


Bormio detto l'^ j s T r v
Difcorfo.
s

o.
car,
i

II

}^ I

M
S.

V E,
di

C A N 2. In morte del

Ottauio D.

Leggi.

lAlwa felice che la uerde fpoglia,

$ 5
%
5

MAD. r^ura fparfe bauea k belle frondL ,A*


SON
xAbna gentil) ci) in degno manto auolta^

MAD.
Baci che le colombe gi mtafle,

E
Cornelia
i

GLOGA
crn^

Paftorale.

SON.

t^y- carca il feti di E^e perJoNataldiChrifto.

Squarci l'ofcuro uel qutflo helgiorno.

SOTIl^

L'

IMTT{ES^ DEL

SIC.

TIETBS>
?

Antonio Soncino detto /'^^dombrato, Ili, Difcorfo.


1^1 M E
S

SON.
Che fa la Donna
Al
Sig.

aiSolngo Academico.
^ an^i , che fa la Tigre Camillo Faita.

amlloy che con pifpedito

& franco

C A N Z.

per
in

la uirtoria di

Madama la Ducheffa di Piacene


gli heretici.

za hauuta

Fiandra coner

'chi porger al mio canto

^$

T
SO N.
Dunque
Al
sig.

^.
Stella,

in

morte del Sig. Fabio

nel pia heljor de' tuoi uercf anni.

i^
i 5

Gio. Paolo Luzzago D.


,

di

Leggi,

Deh perche non pofiio coniho'l defio. C A N Z. i l'Abftrufo Academico.


Tuggon le fredde neui.

SON.
Tronfia, ch'io fappia dir qud fufjel ttifo, In morte del Sig. Ottaiiio Bornato D.
1 1
di

Leggi
1

C di Ottauio felice, alma, & beata.


M A D.
Toi chel languir ni caro ,

SON,
Quefla, con culle fife preci deuote.
In morte del
1
di

Nicol Secco D. di leggi, & Ambafc. gi V.al gran Ture o, & Capitan di Giullitia in Milano,
Sig.

Carlo

Qui giace l Secco, il

cui

Klome gradito.

MAD.
Qualhor, Donna ui miro.
1 i

Quando mi mojha ^more. SON.


<^iefia, ch'

me^jl Verno adduce l Maggio


un crudo petto. man, chel cor m'impiaga.

14
1 1 i
1

Se

di dolce piotate
bella
il

Se con la

1 r ^

Se non ha

cor di dura petra ghiaccio,

Spegni la Face^

^mor,

rompi li [rali,

Sefgiai/iai, che'l mio nemico

^more,

14

SOTP^^ L^IMTF^ES^ DEL SIC. .ALEE'BJ'O Lollio detto t^ R e A N o.

SENZA RIME.
.Alfonfo Canriuolo detto
Difcorfo
i\^I
.

Difcorfo.

1 1 1 1.

i^

SOTB^^ VIMTI{ES^ dell'ili. SIG. COISTE


il

C h i v s o.
15

V. S V E

SOM.
Come
potr allentar t ardente foco^

17

lj.
$o

m'asficura, chi m'affida d Celia , Cercando u qualche fentiero amico Vagli odorati, ampiyfuperbi feggi.

&

$$

z%
$5
in

Da

linei pien di

mi feria atro aggiorno


Illuft. Sig.

Per

]a

molto

Claudia Rangoiu, mentrt s'era

Roma
j|

ridutta in monaftcro.

D'horror fon chiufoy che non

mi fi mofira

Felice Giorno, in cui tutto difperfe.

if
$t
1^

Al Sepolto Academico.
Horridi hofchi
Ift

&

rapidi torrenti.'

negro Manto ^Amor Donna m*offerf,

In parte giuntOjOue Donna m'apparfe, In quefio faroj uenerabil Giorno. Per la Magnifica M. Ifabea Senuta,

&

i$
Nei Venerd Sacro.
5%

2l

mio defirfe medefino egua le


k

5*

Lafira odiar

&

defiar t aurora

A 'Maria Vergine.
La caduca mortai grauofa [alma.
In morte del Sig. Francefco Matierba giouane di uaria dottrina.

5*
S5

L'alma, che dal caduco &fragil manto,

T^e la fiagion^che pi l'alma sejolle. Nelle Nozze dell*Illuftrc Sig. Conte Ottaulo Martincngo
da Barco con
la

ip

Signora Laura Calina.

T^on pi soda Thefeo nel Lab erinto,


Stagni, Ter campagnCiper colli, &feluey Quel uiuo Sole, in cuigiamai fermarfe. QuandoH mio fero, oUmio benigno Fato,
Sllfel uiuo Sole,in cui mifpecchio

S5
1 zf
17
18

&

&

tergo,

S^el chiaro <& uiuo hme,chefembiante, QueWhonefio defio^ch'un tempo in forf,


Per
la uittoria dell'IUuftrifs.

5
$
la

adama

Duchc/Ta

di

Piacenza.

SeH ualor di Tornir i,

&

di Camilla,

$o

^,
i6
5 r ap
5 1

Secol felice, che del gran

Monarca,

Se da legami^ond^io mi trono cinto.

SEST.

yu tempo ^mor con dolce & felice aura, A D IO.


ycdii

duo fon,

Signor giu/io

& fourano.
il

S0T1{y4

a JMTT{ES^ DI M. F^A'XCESCO
Pacchino detto

Desioso.
''

Difcorfo,
J^
$
I

VI.
S

51
E
.

O N. in morte d'una fua unica figliuola.


che la frale fpoglia.

^nma bella,

5g jp

^Ime,

che ui lafciate
All'Illult.

a.

freni fciolti

Signora Barbara Calina.

Barbara

Illufire, ch'in

lugubre

Manto

57

Donna gentil che nel terreno

chioflro,
di

jp
j7
^8

Nella Vittoriofa Imprefa

Madama Margherita d'Auftria,

Jlgran Tadre Ocea n di pingue roffe.


In morte del
Sig.

Ottauio Bornato.

il buon'Ottauio, che dagli alti chioflri.

Al Nubilofo Academico.

Mentre Signor
"Kion

le uaghepiaggie apriche, Per lo Trasformato Academico.

58
>

tema pi periglio alcun di Morte. A' M. Benedetta Arnigia Moretti. da Dio benedetta alma reale,
A' Giefu Crocififlb.

jp
j -j

Tu, chefpargi, Signor, con larga uena,


Rifpofta
tali,

al S

O N. del Solingo Academico nelle Rime fueSpiri& di pene alte & dure.
j

che cominciajCarco d'oltraggi

Tronca le pene tue con lafecure >

SOTB^A L'1MTF{ES^ DEL SIG. SCOSTITI


Gallo, detto

/'incognito.
VII.

Difcorf.

Con fei S O N. di uari;

4^

Autori in lode fua.

L^^
SIC. ^'^(rO'^^IO
45
i.

SOTI{^ ClMTF^ES^ DEL


pijcorfo.

Querfngo detto /'/ntricato.


vili.
s

J^

SO
.uncino da
che farenh
-a

N.

alSig. Annibale Buon'agente.

folle

audacia un tempo fpinto,

50

lajjoj

^mor, poi che repente ,


grani affanni carco,
,

lede
Gi

che la
,

mia F primiera hai uinta.

fi

che'l cor di

4S 50 48

Jl crefpo aurato crin

dou^mor
folca

tende
Jieffo
,

49
48

Lo fpecchio
Al
,

in cui

mirar

me

Sig.

Mutio,
la frada obliqua

Mutio che da

& torta

4^
50 48

Mentre qui al dolce mormorio de tonde 'Hpn fon qucfi li flrali^ond'^mor tocca, ^on f ben dHippocrene al dolce riuo .
A'
i

4^
4P
50

Sig. Academici Occulci.

Toi che nebbia

d'error torbida offende.

^el

Sole, al cui

gran raggio

arfi repente,

SOT\^ L'IMTJ{ES^ DEL


Taglietti detto
//

S.

GIO.^T^T 7^10
51

7^ or t v r n o.
IX.

Difcorfo.

i^

SVI.

Chiufo gran tempo in inaile ofcura

& Torta.

Come
Con

uermiglio amorofetto Fiore.

55 56?

lo fin,

onde chiarori maggior Thofco. A' TAdombrato Academico,


file eterni honori.

57
57
58
55?
55>

Col tuo leggiadro

Caro augellin , che da l'i dallo bofco. Come purpurea I\ofa al primo albore Fiume, sa le cui uerdi amate fponde,

T
L^afpra piaga

s4
j

L ^,
begli occhi
,

Mentre peruaghi colli uerdi campi. J^on perch' l'aure in sii Ivburneo collo ^nima gentili che mi richiami,
da me defiata pia che I{io A D. Toi che nel mio Terreno.

& mortai che due &


.

58 58 58
55

'

5^ ^j
58

SON.
Toi che
Sotto
l

ti

piacque

^mor

in fi molefia,

giogo

d'amor,

cornei Ciel uolle

Si come jUol poich le neui fgmbra . TUi che mi fojli fempre empia molefia,

&

5^ 57
5^

SOTB^A L'IMV\ES^ D EL
Ducco detto
1^
I

S I G. C ES^ I{E

il

TS^vb il
,

oso,
^o
E.

Difcorfo

X.
S

S O N. al Solingo Academico . ^rnigio mio , che fai con la tua cetra,


Bench dottto pittar talhora fuole.
In morte del fuo figliuoletto Carlo.

^7 ^4 66 66

Bench fappia , chel pianger la tua morte.


A' Monfignor Pietro Fauni da Coftacciaro.
Cofaccar mio
,

che col faper lafilate.


fcopre

In morte del figliuolo medefimo.

Come

folgore noi

fi

&

prejo.

Com'effer

pu

eh' un

duol

fi

lungo

& graue,

66
57
^^

C A N Z.
Dolci fofpiri <& cari, SON. in morte pur di Tuo
figliuolo.

mpimi

d'alta obliuion la mente,

66
6s
6i

Sopra rimprefafua.

Cioue dal Cielo in T^ube d'oro

ufi io,

La

belle-^a el ualor uoflro

eh* accende,
.

Al Sig. Aurelio Porcelaga

L'aura foaue , che fpirando

fiori.

6^

In merce del fudecto figliuol fuo.

T
Terche i come deu reh
Rifpofta
al S

^ F
&
fiori

^.
frutti,

V/trhore,oniiofperaM

&

6f

la lingua defta,

6f
64
^%

Sei Ciouane Troian^quando la moglie,

O N. dcU'Ofcuro, che comincia

Tanto

di

ualor faggio hauete moftro,

Secolueromlorfalitealchiojiro,

y enere noi non [et e & di helleT^a.


SOTJ^^ L'JMTB^ES^ DELfiLL
Difcorfo,
}^ 1
S

^4
S.

COJiTE
d$

Carlo da S. Bonifacio detto /'Offvscato.

X
S

I.

E.

O N.

per l'Illuft. Signora Girolama Colonna Aragona.

f^efia di Bieche Gemme ornata

& chiara.

1^

f^co animali ch'afpeito hai fi diuerfo,


Si come ria
terr/pcfi.i

70
"Jo

allbor^che fpera,

Volgendo gli occhi il nojro almo fattore

io

S0TF^4 L'IMTPJES^ DEL SIC.


Torcachi
detto /'O s
Difcorfo.

THOM^SO
7*

2^1

e v R O, XII. S V E.

Come la terra di color s'infiora,


Sopra flmprefa fua.

7^
75

Era

de"

miei uercCanni al mcT^ a pens

JOt chefuggetto in liberiate uiuo. Lamor, di ch'io mi glorio, e in cui mifpecchio,

74 7^
75

La

bella

"V^on pili faette


'2\(on

Donna, a cui fon dato in preda. alfommo B^ del Cielo .


il

pi nel Sol, di che rifplende

Mondo,

Quella, che di portar inai non j fianca. Squarcia la terra il nudo horrido Manto,

74 74 74
7$

Se de la uoflra aria turbata certo.

1^
7

Se uaga tMi, aquila mia diftendi,


Al Nubilofo Academico.

Tanto di ualor faggio hauete mofiro,

7^

KX

F^e^onfi in Cel li fpesft- raggi ardenti f^o^ie al fuo ben feguir d altri fon tarde,

'

-7^.

75'

S0VB^4 L'JMVT{E^U DEL SIC. LODOf^ICO


\^
!"^

Federici

detto

il

S-

e-

p.

L- T.

o-

Difcorj,

XIII.

77

^Imo signors cui gran nome altero.


DalDCH'^mor [opra me ftefel braccio.
In morte deirilluft. Signora Liuia Colonna;.
'

80
8j

Hor che talta Colonna^

in cui moli' anni.

84
85 SS
-

l!empia man-, chehbe ogni pietate [degno, AlSig. FrancefcoM.mcrba.

Manerba mioj

quell'infelice forte,

T^edi pi honefio, e> pi cortefe affetto.


All'Adombrato Acaderaico.
J^eperch'io fu, douogni Gratia abonda, Perla uittoriolalmprefadi Madama d'Auflria

Si.

8j
in Fiandra.

Txr domar Fere, s^fpauentofi Moflri a' dio. Tadregiii% del mondo alto Monarca

8o'

&

818 Si

"Paffato gi de miei caldi fofpiri.

Qjiell di
:

F irta fera empia nemica.


Sig.

Al

Carlo Turco D.

di leggi.

Quando del primo uero il Sol s'aperj.


Se prima
il

84
8

pianger mio, Donna ,

ti piacque'

Tante gratie diurne hai del raccolto


s E s T.

84
Si

T^^gli adorni, famofi Euganei monti. S O N. al Clarifs. Domenico Veniero,


p'^enier, uorrei

poter fpiegarui in carte,

84

\A

r
il
5"

^.
S,

SOVAy^ 1!JMVBJ.S^ DEL


^rnigio detto
Dfcorfo.

B^B^TLOMm
'

o l i n e o XI III.

85

I^ I

V E.

Rifpofta al

O N. del Sommerfo, che comincia


gli

Mentre da

occhi mei gran fpatio lunge. car.

17.

^hi, che dalfommo ben troppo fon lunge.

^' pie d'uri odorifero Cimbro.


Col pie fpeditOi

&

col penfier ueloce

99 o9 ^4
o1

M A D.
Co n dolce

& caro

(affetto,

SON.
Crudet untori perche il finifro fianco A' M. Antonio Befta.

107

Dunque ilgran Varchi noHrOy .Anton mio caro


Al Sig. Honorio
D'otio
Stella

$^
5>5>-

D. di Leggi.
intorno,

& derror horride nubi


la

Djl tranquill'ollio in su

uerde riua.

1 04^

Contr'una,sirena Greca.

Donna, non Donna

no;

ma

Circe

immonda.

io ^

Al Chiufo Academico.

Dittamo, Signor mio, ne Tanacea. Nelle Nozze dell'Illuftre Sig. Conte Lucretio Gambata
:

90
'

con

la

Signora Giulia Maggia.

Ecco furge la Luce; eccol btl Maggio,


A' l'Arcano Academico.
Efce alto

p8
''

Fiume da

la bocca

uoH ra,

op

Jiuor de fonde del

Mar turbato

&

fero,

Soprai Tauro credea uarcando

Condt

91 91
i o^

Euor di

hermo, loco infelice, ombrofo, A Z. alla Sig. Virginia Maggia.

&
il

C N

Giouanc Donna^ cui ^atura

Fifo,

9^

r \A F
$

^.
loj

O N. AirUluftrc Conte Giorgio Martinengo.

Cermegentil del Fortunato feme. AlChiufo Academico.

Humana Capriol tu
S

fug^ lungi

pj
<>8

T. per l'i Jltift. Signora Lucia Albana.

Hieri meriggio de la ma ucr'^lbit

SON.
L'horridofpcco, oue di Cigno in Corbo All'Adombrato Academico.

io* zc3

La Donna

tua, Soncin^ con

lakimpigve,

All'ofciiro

Academico.

Mentre per ampifpatij l'auree fielU,

Mentre* l mio Sol nel cor uiuo dipngo, Mentre l Vianet a gira in Capricorno

tot
l

op
o^

A'M.
Nel

Flaminia Moretti
i

Trotta Vhenice, albergo a


maritai io di

Giorni noflri.
del

lingo

M. Adriano Moretti Nipote con detta M. Flaminia,

So-

l^ohil fiamma d\ymo r cafia Sirena, AiriUuftreSig. Girolama Aragona Colonna,

op

d Gloria d'Aragona
na.

alta

&

reale.

^q

AU'liluftre Signora Gineura Saluiati Baglio-

Odorato, uuaccy altoGinebro. In morte del Sig. Ottauio Bornato,


OttaniOi
c)e

^a.

da l'ombre ofcure
al

&
la

denfe,

py

Rifpofta

SON. del NubilofoAcademIcOjche comincia


fai

Arnigio mio, che

con

tua Cetra.

rpheo non fon

& MorteH cor s'impetra,

l 7

Ouunque errando Ifio bel piede fi ampi.


AlDefiofo Academico.

lojl

Von

Fj^cchin

Freno al duolo;

il pianto

arrejia,

Terche u adombrai bel Incido uolto

p^

L .4

In morte del Sig. OttauioBornato.

TeriariT^i tempo ( ohim ) morte ti fuellc

^-j

TaJJe/ Ter torcila mai non furo.


Al Nubilofo Academico.
j^; tra COmbrofc ualii
,

io8

uerdi

colli.

CANZ.
Qualhor de
S

^j

la

mia Donna
in

io

miro &penfo*

O N.

p^
105

morte

del

S ig. Lelio Chieregato

Qual

pioggia uento tempeftofo

&fero.

Quando mi

uolfi

uoflri occhi pojfenti

105

Al Trasformato Academico.

Quanto mi flringa
Al

^mor

Cuerrero

& Mago*

104
108

Chili fo Academico.

Qui

di lachrime uerjo

un largo B^o.

se talhor fcarco di uil cura uoto, In morte deirilluft. Sig. Lucia Albana.
Sparita l'alba

&

^o

&

quella uiua Luce.

pp

Per l'Illuftrifsiraa Madama Margherita d'Auflria, dopo rimprefa di Fiandra.

Santi fochi del

cielo i

lumi uoHri.

pp

Se uoi

fetel

mio cor, f uoi la ulta. io* SEST. Coner una Barbara ingrata Donna Alemanna
.

Sotto Barbaro

freddo

horrido clima .

CANZ.
l'illuilre

05

Doue

finge cinque uifioni per cinque nobili

PauefeiCio,

l'Illuftre

Signora Alda Torcila Lunati.,


la

Contefla Paola Vifconti Beccaria,


il

Signo-

ra Liuia Beccaria Spairani,

Sign.

Girolamo Cornaz-

zano con Corre

la

moglie fua

& la

Signora Hippolita da

Stando Solingo in parte altay

&

Siine/ira.

io5

T
S

^:
Franccfco^Stella-.

O N.

In morte di

Mons. Gio.

Stella

che poco dUnT^i l'Hemifpero.

oj

Santo ^rbofcelyche
Ali'IIIiiftre

mi mio
,

petto inferi o,

107

Sig. Barbara Cilini.

Taccian con
Tra'l Serio

l'altre

antiche

illii/lrij

&

belle,
.

^^
^

C.AN7.
e'I

Bremho foprimcrto

colle.

S'OV^^

l!l

MTJ{ES^ DEL
Sala detto
il

SIC.

DIOMEDE
Ilo

Sommerso.
XV.
S

Difcorfo.

i^
di tu per

I,

^mor
^Ime

me , quando

diuifo
.

\Aima ben nata Dio tanto gradita


A'i signori Lodouico
,

114 115
fratelli.

& Giorgio

Giorgi

cui bel defio d'honor accende

A' M. Antonio BefFa.


Beffay quel Sol, che de fuoi raggi infonde,

117
x

Al

Sig.

Giorgio Giorgi.

Deh perche

le

due luci al mondo fole


corfo tifato,

i^

Gi ueloce affrettandol

115

Hor

lieto

con fauor d'aure feconde

Lachrime morte , che miniflra,


Al Solingo Academico.

^ uaga,

nS
1 1 <

Mentre da
Al

gli occhi miei


Sig.

gran fpato lunge,

117
i

Giulio Sala.

Mentre

fin/iabil

Dea

la faccia tinta.

ig

Al ClarirsimoM. Angelo Zeno gi ProueditordiPcfchJe


ra nella partenza
fiia

J<lon piti qual pria di ricche

Voi che
Theho i

fi tofo

noi

t'nuoli

& &
,

facre fronde.
quefe

n-t n-j
11%

All'Arcano Academico.
f de l'antico

acerbo errore,

Trma

di dolor fatia

&

di fojpir,

ns
In

r
In

V
Bornato

L ji,
sii

morte

t\ Si.

dettOi
1 1

Toi

c/;'^/ fin del tuo breue erto camino.

^
^

In morte

dell'IJiuftre Sig.
,

Lucia Albana.
.

Quel

chiaro
^<

& uago lume


Nicol Sala.

che T^atura

1 1

Quel Sol , che mi tenea , mentre fu meco,


Al
sig.

115

Sala yche fuor de la uil turba errante,

118

SOT?K^ L'iMVTxES^ DELL'ILI, S. CIVLIO Trasformato Martinengo detto


il

Difcorfo. XVI,

& ultimo,
S

ip

1^1

ME

E.

SON.
*/f wor
j

che gli occhi miei

& apri, &


l Sole.

ueli,

24
24

SEST.
Comefuelatol Cielo io nidi e
1

SON.
r/;e fai

Mma
MAD,
SON.

infelice

hora che fuor e,


uelo,

115

Candido uago

& leggiadretto

1^6
125

Due rilucenti Stelle ; an7;i duo Voli, eANZ ,


L'alma^ che pura in Ciel creata fuCy

128

MAD.
Lieti colli beati.

12^

SON.
Laffo
;

da ria tcmpe/ia in durofcoglio,

?y^o di Titio lo cor lacero

&

rofo,

Quando Ha

^mor

cheH mio lucente Sole .


Barbara Calini.
intenti,

12^ 24 124

Airilliift. sig.

Se uolgogli occhi rimirar

125

Se non fempre di J^ubi carco


AlSolingo Academico.

il

Cielo,

116
12 5

Tu , che tra

mille ,

^rnigio ^alti tormenti

Il fine*
LL

^i

L e

y J^E M E 71 D E C NELLO STAMPARE.


faccia
I

T^S E

A' carte.

$.

primi correggi.

Licori almi
A'car..f.
r.

& diuini.)

Liquori almi &diuini

Lidi) I campi e i Liti Nei tin d'un uerfo ) di dori ) da dori. A' car. y.f.i. Niellaancuraj HieJIa ancora. con l'Alba) con Alba.
e
i

Campi

A^c.22.

f. r.

Gran frequenzid'huomini per gli orecchi


Per
gli al

legati)

leggi

orecchi iegnta.

A"c. 35.f.

I.

R.iro

A'car.37.f.i. Ilfangnehiniu-i)

Mondo concede) Raro al Mondo produce. Il feme human


)

A'car.75.f z. Di ud i'ofcuro
A'car.i^^.f.
I

Per uoi l'ofcuro.


neldifcorfc.

'tvTC\J<T[0((rfi9)'fv6C\J(Tic((riii

XIIL

Nella Tauola.

Nel Son.

del Sig.

Conce Alfonfo Ciuriuolo


A' i Signori Acadetnici OccuIm.

Se da ledami, ond'io mi crouo cinto)

Manca i'jnfcricrione,

BRESCIA,
APPRESSO VINCENZO DI SABBIO.
M D LX
VI li.

^'

SPECIAL^

85-5

.'i

il