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Proprietà dell'SF6

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Proprietà dell'SF6 (esafluoruro di zolfo)
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SF6

Il contenuto di questo pdf riassume alcuni paragrafi del testo “L. Bianconi, C. Mazzetti, A. Tomassi, PROPRIETA' DELL'ESAFLUORURO DI ZOLFO E SUE APPLICAZIONI INDUSTRIALI, Ed. La Goliardica, Roma 1990”. Per errori e altro contattatemi via mail.

Damiano Zito damianozito@gmail.com http://www.damianozito.org

SF6
Il gas SF6 è chimicamente inerte e stabile, ha buone caratteristiche di trasmissione del calore (ed è uno dei motivi che spiega il suo largo impiego negli interruttori in AT), presenta inoltre un valore di rigidità dielettrica 2,5 volte quella dell'aria. Queste ed altre proprietà che verranno spiegate avanti, consentono di ridurre le distanze di isolamento delle stazioni, delle sbarre, ecc. Quindi le stazioni isolate in SF6 sono più compatte di quelle isolate in aria. Una caratteristica di estrema importanza dell'SF6 consiste nell'elettronegatività, cioè la forte tendenza a catturare elettroni liberi dando luogo al fenomeno dell'attaccamento. In generale la tenuta dielettrica di un gas dipende essenzialmente dal comportamento delle sue molecole sotto l'urto di elettroni accelerati da un campo elettrico. Ai fini della scarica, le reazioni sono caratterizzate da: • coefficiente di attaccamento η , definito come il numero di collisioni che producono attaccamento, subite da un elettrone in un centimetro di cammino nella direzione del campo; • primo coefficiente di Townsend α , che rappresenta il numero medio di elettroni prodotti per urto, da un elettrone per un percorso di un centimetro nella direzione del campo elettrico applicato; • coefficiente di dissociazione ζ , che rappresenta il numero medio di reazioni dissociative prodotte da un elettrone che si sposta di un centimetro nella direzione del campo.

α=n f

( E ) dove n

n=

p è il numero di molecole per unità di volume, con K = costante di KT

Boltzmann. Il primo coefficiente di Townsend assume uno stesso valore per tutti gli stati del gas per i quali il rapporto p/T è lo stesso. Risulta allora conveniente rappresentare questi stati con la pressione particolare p 0 che si esercita sul gas quando questo è alla temperatura di riferimento T 0 , scelta una volta per tutte. Mantenendo costante p, α dipende solo dal campo elettrico applicato e risulta E esserne una funzione crescente: α= p 0 f . p0 Anche gli altri due coefficienti dipendono dal numero n e dall'energia degli elettroni. A pressione costante il coefficiente η è in generale una funzione decrescente del campo elettrico: infatti la probabilità di attaccamento è tanto minore quanto più è grande l'energia media degli elettroni.

( )

Nelle figure sono indicate le variazioni dei primi due coefficienti in funzione del campo elettrico riferiti alla pressione p 0 per l'aria e l'SF6.

Risulta evidente l'elevato valore di η dell'SF6 rispetto all'aria, e inoltre che il valore del campo critico

E c per l'SF6 è circa 3,7 volte quello per l'aria. Elettrodi Coassiali SF6 vs. Aria

Il gas SF6 rispetto all'aria presenta, a parità di altre condizioni, una tensione di soglia corona e una tensione di scarica molto superiori di quelle ottenute in aria; per valori modesti della pressione, le tensioni di scarica sono notevolmente superiori della tensione di innesco corona. Per valori elevati della pressione, 6 bar per l'SF6 e 15 bar per l'aria (fuori dal grafico), le tensioni di soglia corona e di scarica si confondono. Quindi sparisce il fenomeno corona, in quanto il primo canale ionizzato conduce direttamente alla scarica totale nel dielettrico gassoso. Parametri che influenzano la Rigidità Dielettrica dell'SF6 L'impiego industriale dell'SF6 nelle stazioni blindate è generalmente legato a configurazioni elettrodiche particolari (configurazione elettrodica cilindrica coassiale) e ad una pressione di circa 4 bar. In queste condizioni assumono un ruolo importante alcuni fattori: • Pressione

Dalle figure si osservano delle prove per impulso 1,2/50 μs e a frequenza industriale, notando che per quest'ultima il gradiente di scarica ha un valore più basso. È infatti a 50 Hz che viene dimensionato l'isolamento. Delle due figure assume più importanza la seconda perché rappresenta le prova su una configurazione cilindrica. • Distanza dell'isolamento (il prodotto p⋅d influenza la tensione di scarica secondo la curva di Paschen) Forma d'onda: il grafico che segue serve per ricordare che nel momento in cui la tensione raggiunge la tensione di soglia corona (si innescano scariche parziali sull'elettrodo interno) queste possono degenerare rapidamente in un breakdown (scarica). La tensione di innesco del corona e della scarica sono (nel SF6) piuttosto vicine che non nell'aria. L'interesse è evitare che si formi questo fenomeno. Per evitarlo cerchiamo di ridurre tutte le possibili rugosità sugli elettrodi e sporcizie. Cerchiamo poi di evitare la presenza di altre particelle inquinanti nel gas. Il grafico è significativo inoltre perché fa capire il motivo per cui è stata scelta come pressione di esercizio quella a 4 bar: in corrispondenza di tale pressione la differenza tra la tensione di scarica e la tensione di innesco corona è massima.

Rugosità: all'aumentare della rugosità il gradiente di scarica subisce una diminuzione indipendentemente dal tipo di tensione applicata. Al di sotto di 0,4μ m la variazione del gradiente è molto piccola.

Influenza di particelle conduttrici e isolanti: Se il gas non è particolarmente puro, la rigidità dielettrica del gas può decadere come mostra il grafico che segue:

Pulizia degli elettrodi: il grafico è sperimentale, ci dà la sensazione di come varia la rigidità dielettrica al variare del numero di applicazioni della tensione a frequenza industriale. Al crescere del numero di applicazione della tensione, la rigidità dielettrica inizialmente è molto bassa, poi va aumentando, però se l'elettrodo è sporco, la rigidità è ben al di sotto del valore che si dovrebbe riscontrare con l'elettrodo perfettamente pulito.

Umidità: La curva che segue mette la tensione di scarica in funzione dell'umidità relativa (quantità di acqua presente nel gas)

La curva 1 mostra che al crescere dell'umidità relativa tra 20 - 30% la V s non ne risente, dopo però se l'umidità supera 30 – 40% c'è un decadere molto rapido della V s che da 350 kV può arrivare a 150 kV. Pertanto i blindati devono essere ermetici per evitare che si introduca umidità. La curva 2 ha un'influenza molto minore e fa riferimento a compartimenti all'esterno in zone a temperatura molto bassa. In quel caso però c'è il rischio che il gas diventi liquido. Coni Isolanti Ogni compartimento è individuato da setti (o coni) isolanti. I coni isolanti sono naturalmente costituiti da materiale isolante. Devono avere determinate proprietà di resistenza meccanica. In effetti hanno una duplice funzione: • meccanica: cioè di sostenere il conduttore in tensione. • elettrica: per isolare il conduttore dall'involucro. In genere vengono impiegate delle resine che hanno appunto buone prestazioni in tal senso. Sono resine di vario tipo, spesso epossidiche, caricate con degli elementi di rinforzo (solidità meccanica). Il problema è che mentre il dielettrico gassoso ha una costante dielettrica pari a 1, la costante dielettrica della resina è maggiore di 1 (può essere tra 4 – 8) .

Se si utilizzasse un disco rigido verticale ci sarebbe una distorsione delle linee di forza del campo elettrico molto alta. Così invece di fare un disco rigido verticale, si dà una forma a cono e quindi studiando il campo elettrico si può assegnare il profilo più idoneo che rende minima la distorsione delle linee del campo nel passaggio dall'SF6 alla resina. Perché è pericolosa questa situazione? Perché se si realizzasse un addensamento lungo questa superficie e se ci fossero particelle inquinanti, queste rimbalzerebbero dal conduttore all'involucro e potrebbero innescare un arco interno. In fase di progettazione del cono isolante si sceglie la forma e profilo più opportuno al fine di evitare una distorsione del campo elettrico e mantenere quest'ultimo il più uniforme possibile! Ricorda: i collegamenti di terra degli involucri metallici devono essere i più brevi possibili. Conducibilità Termica dell'SF6

Presenta un max proprio intorno ai 2000 – 3000 K che sono le temperature dell'arco elettrico il quale si stabilisce tra due poli di un interruttore. Quindi l'SF6 è un mezzo particolarmente adatto a trasmettere il calore verso l'esterno (“è adatto per spegnere l'arco”). Tuttavia la temperatura dell'arco elettrico non è costante, così come mostra il grafico seguente:

Si ha la temperatura in funzione della distanza rispetto al raggio dell'arco (immaginando un cilindro di dimensione R, ci si sposta radialmente). Vediamo come varia la T man mano che ci spostiamo dal cuore dell'arco verso la periferia: la T sarà maggiore nel cuore e va man mano diminuendo con l'andamento in figura. Le curve sono ottenute per valori di corrente diverse che vengono interrotte. Inconvenienti e svantaggi dell'SF6 L'SF6 è un gas molto costoso, quindi si è pensato di utilizzare SF6 con delle miscele con azoto. Al fine non modificare le caratteristiche elettriche e termiche, le miscele con azoto (gas più adatto) possono essere impiegate, purché l'azoto non superi una quantità pari al 20-30% dell'SF6, altrimenti la rigidità dielettrica della miscela decade rapidamente. Prodotti di dissociazione Problematica legata alla conservazione dell'ambiente. Se l'SF6 si dissocia sotto l'azione dell'arco elettrico (scarica ad alta energia) i prodotti della decomposizione (che nono sono tossici) si possono ricombinare e alcuni tra questi prodotti ricombinati possono essere particolarmente tossici. Dall'analisi dei prodotti di decomposizione è possibile risalire alla sorgente del danno. Tale metodo è quello di diagnostica di tipo chimico e la raccolta dei dati aiuta a comprendere quali sono i livelli tollerabili. Scariche parziali (Partial Discharges) Le scariche parziali possono nascere da particelle conduttrici (addensamento di campo elettrico) oppure da rugosità degli elettrodi o ancora possono nascere in corrispondenza dei coni isolanti. Le scariche parziali sono comunque di energie abbastanza limitate (1000 Joule/impulso). Infatti queste scariche si muovono in campi di frequenze fino a qualche decina di kHz. Alcuni metodi di diagnostica dello stato dei compartimenti blindati, fanno uso del metodo elettrico di rilevare i campi elettromagnetici, tramite sensori, prodotti dalle scariche parziali. Quindi si inseriscono delle antenne all'interno del blindato che captano i campi prodotti dagli impulsi di scarica che seppure di energia molto piccola possono far capire se un fenomeno di scarica parziale o un fenomeno corona possa degenerare e ci sia danneggiamento. Spark (Scariche a Basso Contenuto Energetico) È il termine inglese per indicare scariche a basso contenuto energetico. La particolare geometria cilindrica (dal punto di vista elettrico vista come una configurazione capacitiva) implica che si possano verificare scariche per effetti capacitivi. In termini energetici si parla di pochi Joule (da 0,01 J fino a 100 J) per scarica in un campo abbastanza ampio con impulsi di alcuni microsecondi. Switch Dall'azione di sezionatori presenti nel blindato, possono nascere degli impulsi molto rapidi ad alta frequenza (che somigliano alle sovratensioni di origine atmosferica e a volte anche più brevi). Queste sovratensioni creano problemi di compatibilità elettromagnetica. Arco di Potenza Può nascere dall'azionamento di interruttori che interrompono correnti di corto circuito o da guasti in servizio che provocano arco interno. Le corrente corrispondenti all'arco di potenza sono di valore molto elevato (centinaia di kA), per durate di qualche parecchie decine di millisecondi. L'energia associata vale circa 107 Joule. Arco interno Può essere monofase a terra, bifase o trifase. Deve essere previsto in fase di progettazione perché i suoi effetti sono di tipo elettrodinamico nei confronti dei componenti presenti nei compartimenti. Le conseguenze provocate dall'arco interno sono: • aumento della pressione

• • •

deterioramento del compartimento (quindi della stazione) erosione dell'involucro perché l'arco sotto l'azione delle forze elettrodinamiche si muove determinando una zona di erosione inquinamento per prodotti di dissociazione dell'SF6 quindi anche problemi sui distanziatori perché l'arco si può muovere longitudinalmente e può determinare guasti di non poca importanza.

In fase di progettazione per tarare le membrane che rappresentano la protezione limite, si determina la I⋅t sovrapressione Δ p=C 1 dove C1 = coefficiente che dipende dal tipo di costruzione e dalla V potenza dell'arco e V = volume del compartimento interessato (dm3) Se la pressione supera il valore limite di taratura, la valvola si apre (scoppia). Una volta fissato il materiale da utilizzare (es. acciaio o alluminio) e fissato il valore della corrente dell'arco è importante determinare, dal punto di vista progettuale, lo spessore dell'involucro in base al tempo di permanenza dell'arco (che è legato al tempo di intervento delle protezioni): t m=C 2 dove C2 = coefficiente che dipende dal tipo di materiale, s = spessore dell'involucro α = coefficiente che varia tra 1 e 2. sα I

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