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Facolt di Scienze della Formazione Corso di Laurea triennale in Scienze delleducazione Prof.

. LORENZO FOSSATI Storia della filosofia Materiali II

ARISTOTELE La meraviglia e la sapienza


Metafisica, 980a-983a, a cura di G. REALE, Vita e Pensiero, Milano 1993, II, pp. 3-15.

Tutti gli uomini per natura tendono al sapere. Segno ne lamore per le sensazioni: infatti, essi amano le sensazioni per se stesse, anche indipendentemente dalla loro utilit, e, pi di tutte, amano la sensazione della vista. In effetti, non solo ai fini dellazione, ma anche senza avere alcuna intenzione di agire, noi preferiamo il vedere, in certo senso, a tutte le altre sensazioni. E il motivo sta nel fatto che la vista ci fa conoscere pi di tutte le altre sensazioni e ci rende manifeste numerose differenze fra le cose. Gli animali sono naturalmente forniti di sensazione; ma, in alcuni, dalla sensazione non nasce la memoria, in altri, invece, nasce. Per tale motivo questi ultimi sono pi intelligenti e pi atti ad imparare rispetto a quelli che non hanno capacit di ricordare. Sono intelligenti, ma senza capacit di imparare, tutti quegli animali che non hanno facolt di udire i suoni (per esempio lape e ogni altro genere di animali di questo tipo); imparano, invece, tutti quelli che, oltre la memoria, posseggono anche il senso delludito. Orbene, mentre gli altri animali vivono con immagini sensibili e con ricordi, e poco partecipano dellesperienza, il genere umano vive, invece, anche darte e di ragionamenti. Negli uomini, lesperienza deriva dalla memoria: infatti, molti ricordi dello stesso oggetto giungono a costituire unesperienza unica. Lesperienza, poi, sembra essere alquanto simile alla scienza e allarte: in effetti, gli uomini acquistano scienza e arte attraverso lesperienza. Lesperienza, infatti, come dice Polo, produce larte, mentre linesperienza produce il puro caso. Larte si genera quando, da molte osservazioni di esperienza, si forma un giudizio generale ed unico riferibile a tutti i casi simili. Per esempio, il giudicare che a Callia, sofferente di una determinata malattia, ha giovato un certo rimedio, e che questo ha giovato anche a Socrate e a molti altri individui, proprio dellesperienza; invece il giudicare che a tutti questi individui, ridotti ad unit secondo la specie, sofferenti di una certa malattia, ha giovato un certo rimedio (per esempio ai flemmatici o ai biliosi o ai febbricitanti) proprio dellarte. Orbene, ai fini dellattivit pratica, lesperienza non sembra differire in nulla dallarte; anzi, gli empirici riescono anche meglio di coloro che posseggono la teoria senza la pratica. E la ragione sta in questo: lesperienza conoscenza dei particolari, mentre larte conoscenza degli universali; ora, tutte le azioni e le produzioni riguardano il particolare: infatti il medico non guarisce luomo se non per accidente, ma guarisce Callia o Socrate o qualche altro individuo che porta un nome come questi, al quale, appunto, accade di essere uomo. Dunque, se uno possiede la teoria senza lesperienza e conosce luniversale ma non conosce il particolare che vi contenuto, pi volte sbaglier la cura, perch ci cui diretta la cura , appunto, lindividuo particolare. E tuttavia, noi riteniamo che il sapere e lintendere siano propri pi allarte che allesperienza, e giudichiamo coloro che posseggono larte pi sapienti di coloro che posseggono la sola esperienza, in quanto siamo convinti che la sapienza, in ciascuno degli uomini, corrisponda al loro grado di conoscere. E, questo, perch i primi sanno la causa, mentre gli altri non la sanno. Gli empirici sanno il puro dato di fatto, ma non il perch di esso; invece gli altri conoscono il perch e la causa. Perci noi riteniamo che coloro che hanno la direzione nelle singole arti siano pi degni di onore e posseggano maggiore conoscenza e siano pi sapienti dei manovali, in quanto conoscono le cause delle cose che vengon fatte; invece i manovali agiscono, ma senza sapere ci che fanno, cos come agiscono alcuni degli esseri inanimati, per esempio, cos come il fuoco brucia: ciascuno di questi esseri inanimati agisce per un certo impulso naturale, mentre i manovali agiscono per abitudine. 1

Perci consideriamo i primi come pi sapienti, non perch capaci di fare, ma perch in possesso di un sapere concettuale e perch conoscono le cause. In generale, il carattere che distingue chi sa rispetto a chi non sa, lessere capace di insegnare: per questo noi riteniamo che larte sia soprattutto scienza e non lesperienza; infatti coloro che posseggono larte sono capaci di insegnare, mentre gli empirici non ne sono capaci. Inoltre, noi riteniamo che nessuna delle sensazioni sia sapienza: infatti, se anche le sensazioni sono, per eccellenza, gli strumenti di conoscenza dei particolari, non ci dicono, per, il perch di nulla: non dicono, per esempio, perch il fuoco caldo, ma solamente segnalano il fatto che esso caldo. logico, dunque, che chi per primo scopr una qualunque arte, superando le comuni conoscenze sensibili, sia stato oggetto di ammirazione da parte degli uomini, proprio in quanto sapiente e superiore agli altri, e non solo per lutilit di qualcuna delle sue scoperte. Ed anche logico che, essendo state scoperte numerose arti, le une dirette alle necessit della vita e le altre al benessere, si siano sempre giudicati pi sapienti gli scopritori di queste che non gli scopritori di quelle, per la ragione che le loro conoscenze non erano rivolte allutile. Di qui, quando gi si erano costituite tutte le arti di questo tipo, si pass alla scoperta di quelle scienze che non sono dirette n al piacere n alle necessit della vita, e ci avvenne dapprima in quei luoghi in cui gli uomini erano liberi da occupazioni pratiche. Per questo le arti matematiche si costituirono per la prima volta in Egitto: infatti, l era concessa questa libert alla casta dei sacerdoti. Si detto nellEtica quale sia la differenza fra larte e la scienza e le altre discipline dello stesso genere. E lo scopo per cui noi ora facciamo questo ragionamento di mostrare che col nome di sapienza tutti intendono la ricerca delle cause prime e dei principi. Ed per questo che, come si detto sopra, chi ha esperienza ritenuto pi sapiente di chi possiede soltanto una qualunque conoscenza sensibile: chi ha larte pi di chi ha esperienza, chi dirige pi del manovale e le scienze teoretiche pi di quelle pratiche. evidente, dunque, che la sapienza una scienza che riguarda certi principi e certe cause. Ora, poich noi cerchiamo proprio questa scienza, dovremo esaminare di quali cause e di quali principi sia scienza la sapienza. E forse questo diventer chiaro, se considereranno le concezioni che abbiamo del sapiente. Noi riteniamo, in primo luogo, che il sapiente conosca tutte le cose, per quanto ci possibile: non evidentemente che egli abbia scienza di ciascuna cosa singolarmente considerata. Inoltre, reputiamo sapiente chi capace di conoscere le cose difficili o non facilmente comprensibili per luomo (infatti la conoscenza sensibile comune a tutti, e, pertanto, facile e non affatto sapienza). Ancora, reputiamo che, in ciascuna scienza, sia pi sapiente chi possiede maggiore conoscenza delle cause e chi pi capace di insegnarle ad altri. Riteniamo, anche, che, tra le scienze, sia in maggior grado sapienza quella che scelta per s e al puro fine di sapere, rispetto a quella che scelta in vista dei benefici che da essa derivano. E riteniamo che sia in maggior grado sapienza la scienza che gerarchicamente sovraordinata rispetto a quella che subordinata: infatti, il sapiente non deve essere comandato ma deve comandare, n egli deve obbedire ad altri, ma a lui deve obbedire chi meno sapiente. Di tale natura e di tal numero sono, dunque, le concezioni generalmente condivise intorno alla sapienza e intorno ai sapienti. Ora, il primo di questi caratteri il conoscere ogni cosa deve necessariamente appartenere soprattutto a chi possiede la scienza delluniversale: costui, infatti, sa, sotto un certo rispetto, tutte le cose [particolari in quanto queste sono] soggette [alluniversale]. E le cose pi universali sono, appunto, le pi difficili da conoscere per gli uomini: sono, infatti, le pi lontane dalle apprensioni sensibili. E le pi esatte fra le scienze sono quelle soprattutto che vertono intorno ai primi principi: infatti, le scienze che presuppongono un minor numero di principi sono pi esatte di quelle che presuppongono, altres, laggiunta [di ulteriori principi], come ad esempio laritmetica rispetto alla geometria. Ma anche maggiormente capace di insegnare, la scienza che maggiormente indaga le cause: infatti, insegnano coloro che dicono quali sono le cause di ciascuna cosa. Inoltre, il sapere e il conoscere che hanno come fine il sapere e il conoscere medesimi si trovano soprattutto nella scienza di ci che in massimo grado conoscibile: infatti, colui che desidera la scienza per se medesima, desidera soprattutto quella che scienza in massimo grado, e tale , appunto, la scienza di ci che in massimo grado conoscibile. Ora, conoscibili in massimo grado sono i primi principi e 2

le cause; infatti, mediante essi e muovendo da essi si conoscono tutte le altre cose, mentre, viceversa, essi non si conoscono mediante le cose che sono loro soggette. E la pi elevata delle scienze, quella che pi deve comandare sulle dipendenti, la scienza che conosce il fine per cui vien fatta ogni cosa; e il fine, in ogni cosa, il bene, e, in generale, nella natura tutta, il fine il sommo bene. Da tutto ci che si e detto, dunque, risulta che il nome che oggetto della nostra indagine si riferisce a una unica e medesima scienza: essa deve speculare intorno ai principi primi e alle cause: infatti, anche il bene e il fine delle cose una causa. Che, poi, essa non tenda a realizzare qualcosa, risulta chiaramente anche dalle affermazioni di coloro che per primi hanno coltivato la filosofia. Infatti gli uomini hanno cominciato a filosofare, ora come in origine, a causa della meraviglia: mentre da principio restavano meravigliati di fronte alle difficolt pi semplici, in seguito, progredendo a poco a poco, giunsero a porsi problemi sempre maggiori: per esempio i problemi riguardanti i fenomeni della luna e quelli del sole e degli astri, o i problemi riguardanti la generazione dellintero universo. Ora, chi prova un senso di dubbio e di meraviglia riconosce di non sapere; ed per questo che anche colui che ama il mito , in certo qual modo, filosofo: il mito, infatti, costituito da un insieme di cose che destano meraviglia. Cosicch, se gli uomini hanno filosofato per liberarsi dallignoranza, evidente che ricercarono il conoscere solo al fine di sapere e non per conseguire qualche utilit pratica. E il modo stesso in cui si sono svolti i fatti lo dimostra: quando gi cera pressoch tutto ci che necessitava alla vita e anche allagiatezza e al benessere, allora si incominci a ricercare questa forma di conoscenza. evidente, dunque, che noi non la ricerchiamo per nessun vantaggio che sia estraneo a essa; e, anzi, evidente che, come diciamo uomo libero colui che fine a se stesso e non asservito ad altri, cos questa sola, tra tutte le altre scienze, la diciamo libera: essa sola, infatti, fine a se stessa. Per questo, anche, a ragione si potrebbe pensare che il possesso di essa non sia proprio delluomo; infatti, per molti aspetti la natura degli uomini schiava, e perci Simonide dice che dio solo pu avere un tale privilegio e che non conveniente che luomo ricerchi se non una scienza a lui adeguata. E se i poeti dicessero il vero, e se la divinit fosse veramente invidiosa, logico che se ne dovrebbero vedere gli effetti soprattutto in questo caso, e che dovrebbero essere sventurati tutti quelli che eccellono nel sapere. In realt, non possibile che la divinit sia invidiosa, ma, come afferma il proverbio, i poeti dicono molte bugie; n bisogna pensare che esista altra scienza pi degna di onore. Essa, infatti, fra tutte, la pi divina e la pi degna di onore. Ma una scienza pu essere divina solo in questi due sensi: o perch essa scienza che dio possiede in grado supremo, o, anche, perch essa ha come oggetto le cose divine. Ora, solo la sapienza possiede ambedue questi caratteri: infatti, convinzione a tutti comune che dio sia una causa e un principio, e, anche, che dio, o esclusivamente o in grado supremo, abbia questo tipo di scienza. Tutte le altre scienze saranno pi necessarie di questa, ma nessuna sar superiore. Daltra parte, il possesso di questa scienza deve porci in uno stato contrario a quello in cui eravamo allinizio delle ricerche. Infatti, come abbiamo detto, tutti cominciano dal meravigliarsi che le cose stiano in un determinato modo; cos, ad esempio, di fronte alle marionette che si muovono da s nelle rappresentazioni, o di fronte alle rivoluzioni del sole o alla incommensurabilit della diagonale al lato: infatti, a tutti coloro che non hanno ancora conosciuto la causa, fa meraviglia che fra luna e laltro non vi sia una unit minima di misura comune. Invece, bisogna pervenire allo stato danimo contrario, il quale anche il migliore, secondo quanto dice il proverbio. E cos avviene, appunto, per restare agli esempi fatti, una volta che si sia imparato: di nulla un geometra si meraviglierebbe di pi che se la diagonale fosse commensurabile al lato.