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import Flight SynEp*;

titolo setup(){
LiveInput.start();
}

/*
SynE come synesthesia, perché questo viaggio ha come intento la sollecitazione delle
evocazioni intrapsichiche che stimolano simultaneamente diversi sensi, accrescendo
cosí l’esperienza percettiva.

Ep (Ep=~1.22 × 1019 GeV), l’energia di Planck, è l’energia alla quale la dimensione


spazio-temporale diventa instabile. In relatività generale, l’Ep rappresenta la soglia
che permette l’attraversamento dell’orizzonte degli eventi oltre ad essere considerata
l’energia necessaria per la formazione di buchi neri.
*/

obiettivo setup(){
LiveInput.start();
}

/*
Confronto sensoriale dei due universi paralleli dello sviluppo tecnologico;
Wetecho; // l’umido mondo biotecnologico
versus;
Virtù-algorhythm; // l’asciutta realtà virtuale
*/

Wetecho setup(){
LiveInput.start();
}

/*
Wetecho – Wet Tech Echo

La dimensione biotecnologica recupera la presenza materica del corpo. Questo ci appare


rassicurante da un lato, perché normalmente siamo portati a collegare l’organico con
la vita, con ciò che è senza dubbio reale. Dall’altro lato invece l’effetto presenza
del biologico assume un significato inquietante, perché non né siamo più abituati.
Non conosciamo più il colore del sangue, né le emozioni della vita nascente presenti
ad un parto, né l’odore della morte e talvolta nemmeno la tattilità immersiva di
un rapporto sessuale. I processi organici vengono infatti isolati negli ospedali,
laboratori e ospizi. Oppure si preferisce sostituirli con rappresentazioni ed
esperienze virtuali che sono molto più tranquillizzanti, sterili e controllabili
rispetto alla mutevolezza biologica, la quale è portata a decomporsi col tempo.

L’estetica usata nel video e nel sonoro vuol rimandare alla pastosità viscerale del
corpo e dei suoi liquidi per ricreare le sensazioni di disagio che oggi nutriamo per
il biologico.
*/

Virtù-algorhythm setup(){
LiveInput.start();
}

/*
Virtù-algorhythm – Virtù-al Algo-rhythm

La realtà virtuale recupera la bellezza estetica, però al prezzo di un impoverimento


dell’esperienza sensoriale, soprattutto tattile. La possibilità di creazione di
simulate realtà autonome rende possibile il controllo esterno dei processi ed
estende il narcisismo tecnologico. Una visione della realtà idealizzata, semplificata,
purificata, ma assolutamente sterile e inafferrabile trattandosi di un simulacro.

Astratta, nobile, perfetta?


Si!
Forse anche troppo …
*/

conclusione setup(){
LiveInput.start();
}

/*
L’ effetto delle sempre più presenti contaminazioni virtuali influenza la nostra
percezione della vita. Nella realtà virtuale tutto sembra possibile: la sospensione
della temporalità dell’orologio o del calendario, le metamorfosi del corpo e dello
spazio, la smaterializzazione e l’immortalità.

L’idealizzata dimensione virtuale deve comunque essere presa con riserva, affinché il
senso di onnipotenza non ci porti a scambiare l’effetto dell’interazione col medium
per realtà. La soluzione a tali problematiche percettive e cognitive si può risolvere
attraverso un programmato aumento di consapevolezza che ci permette di costruire un
equilibrio tra vita “reale” e “virtuale”. Le immersioni nel cyberspazio dovrebbero
essere perciò vissute in simbiosi con esperienze “terrene” di intensa coscienza
corporea; per non trovarci mai in scenari post-umani degradati e senza sentimenti come
quelli descritte nei racconti di Michel Houellebecq.

La possibilità di un’isola dovrebbe perciò, nella vita quotidiana, riprendere quella


dimensione immaginaria ma impegnata dell’Utopia che si evolve dall’essere un’isola
separata dal resto diventando il tessuto che collega il Continente chiamato Umanità.
*/
}

Syntax error, maybe a missing right parenthesis?

Flight SynEp_OtherehtO_Milano, Giugno 2008