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7.3 Il capitolo 7.3 si concentra soprattutto sulla figura del mediatore culturale.

Una figura professionale che viene quindi chiamata a operare da tramite, da ponte tra due culture; viene solitamente chiamato come traduttore da magistrati o altri operatori istituzionali per spiegare alle due parti (l'istituzione appartenente alla cultura A, l'individuo appartenente alla cultura B) la cultura dell'altro. Questa attivit, per, si presta troppo facilmente a delle generalizzazioni molto pericolose. Innanzitutto, il capitolo sottolinea come non esista una sola cultura per un solo popolo. Ovvero, noi non possiamo, come si dice in Italiano, fare di tutta l'erba un fascio (hacer todo en el mismo saco) e considerare, ad esempio, un individuo Marocchino come il Marocco. Questo perch ogni individuo a s stante, ha una sua identit, e, oltretutto, reinterpreta la sua cultura in maniera personale, quindi l'accento non va posto sulla cultura in s, bens sull'individuo che fa parte di una cultura e la vive in maniera soggettiva.

Questo non significa che non ci si debba preoccupare del nostro retaggio (patrimonio) culturale, tutt'altro, significa solo che dobbiamo vivere una vita priva di etichette pregresse, di pregiudizi, di stereotipi preconfezionati. Il mediatore culturale, quindi, per operare al meglio, deve essere cosciente di avere davanti a s sempre l'individuo, non la cultura. Inoltre, l'individuo stesso pu anche non fare parte della sua presupposta cultura d'origine ma, come abbiamo gi visto studiando Luhmann e la Struttura Sistemica delle Societ, pu al momento trovarsi in quel limbo tra due culture, spaesato, confuso. E' quindi il compito del mediatore culturale cercare di valorizzare la sua identit, spiegando allo stesso tempo all'altra parte (che, come abbiamo detto prima, solitamente un'istituzione di qualche tipo: magistratura, scuola, ect.) comunque le caratteristiche culturali della persona, non tanto partendo dalla cultura preconfezionato, quanto partendo dall'individuo stesso, comprendendolo e traducendo quindi la sua visione culturale in quella dell'altra parte. Un processo che non significa cambiare, ma far comprendere all'altro, liberandolo da tutte quelle etichette sbagliate e limitative che potrebbero influenzare il suo giudizio in maniera non corretta.