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Il

BOLLETTINO

dei

MOAI

P AGINA

Luigi Penza 1.11.19461.05.2010


Questo numero dedicato a Luigi Penza, senza di lui nulla di tutto questo sarebbe stato possibile.

L'uomo dove il suo cuore, non dove il suo corpo. (Gandhi)

www.ilrifugiodeimoai.it

Il BOLLETTINO dei MOAI


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MALEDIZIONI!
scosti in profonde grotte, quelle di sarcofaghi celati da immense piramidi, quelle di Montezuma, quelle di cimiteri sconsacrati, quelle che lanciamo ai semafori alla macchina che non parte, quella che ci scappa di bocca quando non dovrebbe, quella che ci perseguita per tutta la vita, quella fantozziana della nuvola che scarica la pioggia solo quando il nostro week end libero. Eppure, mai come nella narrativa (scritta, visiva, tramandata), la Maledizione risulta essere uno dei temi pi usati e sfruttati. Film, romanzi, racconti, ma anche videogiochi, pittura, fotografia, tutto viene preso dal fascino delle maledizioni. Male Dizioni! Possono anche essere le cose dette male. Che poi alla fine una maledizione lanciata non altro che un insulto rivolto alla persona avversa. La copertina di questo numero opera di REMO FUIANO. Remo un bravissimo artista, lo trovate in fumetteria con SECSI IRINA, online al suo sito: Www.remofuiano.com

Ci sono momenti nella vita in cui tutto sembra volgere al peggio. Oltre alle catastrofi naturali (terremoti, alluvioni, tsunami), a quelle umane (lutti, tragedie, abbandoni, e quantaltro vorrete aggiungere allelenco), o persino quelle inumane (omicidi, violenze,). Oltre tutto questo ci sono, anche, le MALEDIZIONI! fantastiche, quelle di antichi forzieri di pirati na-

Gentilezza...
Mi riferisco a quella che mi aspetto da tutti voi che collaborate al BOLLETTINO dei MOAI e cio di verificare SEMPRE le citazioni che inserite allinterno dei vostri articoli/racconti/ recensioni. Cercate sempre, se potete, di informare lautore citato delluso che farete della sua opera. Nel caso contrario, e cio se vi trovate dalla parte del citato, sentitevi liberi di segnalare il sopruso alla nostra email: info@ilrifugiodeimoai.it, citando articolo e autore e dove possibile trovare la citazione. Mi dispiace comunicare che in caso di evidente plagio si provveder alla cancellazione dellarticolo. Purtroppo, per ovvie ragioni, non posso controllare la provenienza di tutti gli articoli, quindi:

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FACTOR V
Da fine marzo in edicola e fumetteria Factor-V, il fumetto scritto dal maestro degli effetti speciali, Sergio Stivaletti Sebastian, professore di biologia evoluzionistica, da tempo studia le tracce di una nuova razza da lui denominata Homo haemophagus che rappresenta la prossima fase della specie umana. Dopo la misteriosa morte della moglie Martha, Sebastian decide di dedicare tutto se stesso per svelare al mondo il grande mistero che circonda lesistenza di questi esseri che si confondono tra gli esseri umani potendo cos agire indisturbati. Durante uno dei suoi corsi conoscer Violaine, unadolescente dal passato burrascoso che si appena trasferita nella cittadina di Red Moutain. Ma da cosa sta scappando? Quali segreti nasconde? Perch sembra essere collegata ad una serie di omicidi che stanno sconvolgendo la comunit di Red Moutain? Intanto nel mondo sotterraneo di Abyssum il tiranno Morpheus sta preparando un diabolico piano per tornare in superficie e vendicarsi contro chi lo ha spedito in quel mondo infernale... Tutto questo (e molto...molto altro...) nella nuova mini serie targata Star Comics ideata da Sergio Stivaletti e disegnata da Daniele Statella, Matteo Bussola e Giuseppe Candita. INTERVISTA A MATTEO BUSSOLA, DISEGNATORE DI FACTOR-V > 1. la passione per il disegno, da quando? La passione per il disegno nasce con me, ma credo sia cos per tutti i bambini, no? Poi magari crescendo si tende a metterla da parte a favore della "vita vera", che un po' quello che ho fatto anch'io. Ma ogni volta che cercavo di far uscire il disegno dalla mia vita accadeva sempre qualcosa che ce lo faceva rientrare. Per cui a un certo punto mi sono semplicemente arreso al destino, credo. > 2. raccontaci come sei entrato nel mondo del fumetto, sia come lettore che come disegnatore. Anche qui: come lettore direi che i fumetti hanno sempre fatto parte della mia vita, fin da piccolissimo. A parte i soliti topolino eccetera il vero shock furono l'arrivo in Italia dei supereroi della Corno e, soprattutto, la famosa "invasione" dei cartoni giapponesi (il nick che uso in rete - Harlock - la dice lunga in tal senso). Poi crescendo ho iniziato a scoprire che coi fumetti si poteva trattare qualsiasi tipo di tematica, non solo l'"avventura", e credo sia l che nata in me la voglia di usare seriamente il linguaggio-fumetto per raccontare storie. Era il periodo in cui in Italia stavano uscendo Corto Maltese, Comic Art e soprattutto l'Eternauta e Totem e stavo scoprendo autori come Manara, Pazienza, Gimenez, Altuna, Lauzier. Quindi direi che il fumetto, da disegnatore, entrato prepotentemente nella mia vita durante l'adolescenza fino alla fine delle superiori. Poi stato meno presente durante il periodo dell'universit, fino a quando, divenuto architetto, mi sono posto seriamente il problema di cosa volessi fare da grande. La risposta non fu difficile, e me la diede in maniera chiara e inequivocabile quel famoso bambino che mi portavo dentro. Era semplice, volevo vivere della mia passione. Per cui per la prima volta mi misi con impegno a realizzare delle tavole di prova per un personaggio seriale (John Doe), le spedii a Roberto Recchioni che avevo conosciuto su un forum di fumetti, gli piacquero, e iniziai cos a collaborare con l'Eura Editoriale. Pi o meno il classico iter, credo. > 3. factor v, come ti sei trovato con questo "lavoro"? C os a ti piaciuto? Factor V arrivato in un momento particolare della mia vita e direi che era forse proprio la cosa di cui avevo bisogno, per varie ragioni. Su tutte che un fumetto con una gabbia non rigida e che ci ha consentito di sperimentare un bel po', cosa che nel fumetto mainstream non sempre possibile. Poi tratta certe tematiche horror da un'angolazione nuova e classica al contempo , e in questo senso il

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nome di Sergio Stivaletti (che l'autore del soggetto e della sceneggiatura insieme a Luca Cerretti) dovrebbe essere una garanzia almeno per gli appassionati. Realizzarlo poi mi ha divertito molto, per diversi motivi. Innanzitutto perch mi ha dato modo di approfondire la collaborazione con l'amico Daniele Statella (avevamo gi lavorato precedentemente insieme a un numero di Unit Speciale)e di imparare cosa significa davvero lavorare in team. Poi perch col fatto che Daniele si occupato delle matite, io ho potuto concentrarmi principalmente sul "segno", che era la cosa che pi mi interessava in quel momento. Avevo bisogno di sgravare la testa dall'impegno "concettuale" di realizzare i layout per potermi esprimere solo con la china e trovare una via grafica pi personale. Liberare la mente e lasciar andare la mano insomma, direi quasi una specie di terapia-zen. Per mia fortuna inoltre, a lavorare sulle matite di Daniele mi trovo benissimo e abbiamo sviluppato una sintonia tale che in realt i nostri non sono i canonici ruoli matitista/inchiostratore. Essendo disegnatore anch'io infatti, non mi limito a "ripassare" le sue matite, ma le interpreto con una certa libert, talvolta rielaborandone delle parti. Non a tutti i disegnatori questa cosa piace, perch mettere le mani sul lavoro di un altro sempre un gesto profondamente intimo. Daniele invece addirittura spinge in questa direzione e ci, oltre a essere sintomo di grande fiducia, porta a un risultato finale che superiore alla semplice somma delle parti. L'idea sarebbe quella di giungere un po' per volta a un sodalizio professionale che ci porti ad essere quasi "intercambiabili", al di fuori di ruoli rigidamente predefiniti. Factor V ci ha offerto il primo banco di prova su cui mettere a punto questa cosa, vedremo ora cosa ci riserver il futuro.

VIGnETTA DI MARIO PERROTTA.

http://ofumettista.blogspot.com/

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segnalazioni
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Scenari inquietanti, fatti strani ed episodi quasi paranormali che ricordano il 1908, anno in cui un terremoto mise in ginocchio non solo la citt di Messina, ma tutte le zone circostanti. Con maestria, nonostante sia il suo romanzo di esordio, Dario Ganci racconta le storie di un gruppo di amici che sconfiggono il male venuto a galla proprio da quelle scosse terrificanti. Fatti e storie certamente frutto della fantasia dell'autore, ma che a distanza di anni, seppur surreali, tengono il lettore con il fiato sospeso fino alla fine. Un libro in grado di sorprendere come pochi. _pubblicazione Dario Ganci, Edizioni Smasher, 2009 ISBN 978-88-6300-004-7 _scheda http://www.edizionismasher.it/ganci/ darioganci.html _note Dario Ganci nato a Messina nell'estate del 1982. Da sempre appassionato di letteratura, questo il suo romanzo d'esordio. Attualmente vive a Torino dove si occupa di comunicazione. _presentazione 21 marzo 2010, dalle ore 17.30, presso LAltro dellOrco (Via Nicola Fabrizi n. 10 MESSINA). Converser con lAutore Giulia Carmen Fasolo, Responsabile Edizioni Smasher. si presenta precaria sotto ogni aspetto. Un immaginario popolato da visioni taglienti e da una serie di intuizioni che rendono il libro unopera destabilizzante e profonda. ComicAmore un libro di Francesco L. Borghesi Se incontrate i protagonisti di questo libro, non cercate di fermarli: passerebbero anche sul vostro cadavere pur di far vincere il loro grande Amore. Le tragicomiche avventure di una coppia tenera e spassosissima, che tra colpi di scena e gags irresistibili strappa risate a ripetizione. I due sembrano usciti da un film di Stanlio e Ollio: lui distratto, pasticcione e combinaguai; lei tenerona, simpatica ed inguaribilmente ottimista. Niente li pu bloccare, nessuno riesce ad arginare le loro allegre devastazioni, perch sono guidati dall'Amore e dall'irresistibile desiderio di dare libera espress i o ne a i l o ro se nt i me nt i . Autore/i: Francesco L. Borghesi Editore: Autori Collana: mour lab Cento

LO SPICOTICO DOMATO : COLLANA NUVOLE IN TEMPESTA NPE ( Nicola Pesce Editore) Questo fumetto frutto della societ di oggi quindi se avete da lamentarvi fatelo allo specchio. Questa la chiave di lettura che lo stesso Toni Bruno usa per la sua prima grafic novel Lo psicotico domato,pubblicato dalla N P E , Nicola Pesce Editore, e presentato in anteprima a Napoli Comicon,con una presentazione di Marco Corona. Giovane talento del fumetto italiano, Toni Bruno,ci porta nel suo mondo e ci conduce negli angoli pi complessi e bui della sua mente. Limmagine che ne esce fuori quella di una generazione in affanno alla ricerca di un possibile equilibrio. Unautobiografia immediata, intima e travolgente, dove il fulcro linstabilit creata da una vita che

Hu-

Prezzo deastore.com 10.00 Data di pubblicazione: 2010

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La neve se ne frega

Di federico FOGLIETTA
Camuncoli in buona forma e con il suo tratto semplice ma deciso tratteggia la trama con la dovuta precisione. Una menzione particolare va data ai colori dello Studio Kmzero. Salvo rare eccezioni, si scelto di evitare le tonalit calde, trasmettendo in questo modo con grande efficacia tutta la freddezza e il distacco della Societ rappresentata nel romanzo completamente priva di calore umano. Un buon adattamento questa graphic novel, che forse verr apprezzata molto di pi da chi non ha letto il romanzo da cui tratta. Ligabue ha dichiarato che ladattamento cinematografico del libro praticamente impossibile e ha dunque espresso la sua contrariet a tale progetto. Mi piace pensarla allo stesso modo.

La neve se ne frega Testi: Matteo Casali Disegni: Giuseppe Camuncoli Miniserie di tre numeri marzo, aprile, maggio 2008 Panini Comics Tratto dallomonimo romanzo di Ligabue edito da Feltrinelli nel 2004

Come gi accennato in un altro post non amo particolarmente gli adattamenti. Magari se avr voglia dedicher allargomento un post apposito giustificando la mia contrariet alla cosa, per qui vorrei soffermarmi sulla miniserie che ha adattato a graphic novel il romanzo di Ligabue. Devo essere sincero, ho acquistato e letto il romanzo del rocker emiliano con molti dubbi e un po pre- http://angolodifox.blogspot.com/ venuto, ma sbagliavo. Il romanzo scorre via che un piacere e possiede una trama solida e buone idee di base. Praticamente una buonissima sorpresa. La versione a fumetti di La neve se ne frega ugualmente un buon prodotto che vede allopera due autori italiani che si stanno facendo largo anche nel panorama internazionale. Ladattamento risulta essere molto fedele al romanzo dorigine e racconta cosa sarebbe la nostra esistenza se, invece di nascere piccoli e invecchiare il processo fosse inverso (vi ricorda qualche film uscito nel 2009? Peccato che il romanzo sia del 2004). Cosa saremo se nel pieno della nostra maturazione interiore anche il nostro corpo fosse allapice della sua forza? I protagonisti sono DiFo e Natura una coppia predestinata che ringiovanisce col passare del tempo come tutti i loro simili. DiFo e Natura si muovo in un contesto futuristico e distopico, dove tutto gi deciso e tutto sotto rigido controllo dal Piano Vidor. In questo ambiente non esiste il libero arbitrio, tutto deve essere vissuto come stabilito e dove persino gli adulteri sono scritti e decisi. Il Piano Vidor, modello di convivenza civile, prevede diritti e doveri che sono categorici e regola un mondo apparentemente perfetto. Nonostante le sue regole il Piano Vidor non riesce a prevedere il sentimento pi umano di tutti. Lamore. Infatti al centro di tutto c lAmore, quello con la A maiuscola, quello vero, il legame che supera e abbatte ogni barriera e che porta a compiere miracoli. Casali e Camuncoli ce la mettono davvero tutta a mettere su tavola quello che lo spirito della storia. A tratti ci riescono, ma a conti fatti il romanzo rimane ancora un gradino sopra sia come psicologia dei personaggi sia come descrizione delle ambientazioni.

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Lucia Franciosa(Lucy Themeedes)


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http://www.myspace.com/lucythemeedes

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Di Francesco mastromarino

Alice in wonderland: ma dov finito tim?


Ladattamento che Tim Burton ha tratto da Lewis Carroll un ottimo prodotto dintrattenimento commissionatogli dalla scuderia Disney. Ma il film non riesce a diventare quel cult annunciato che molti si aspettavano. Mi rivolgo a voi, Burtoniani incalliti che stavate aspettando luscita di questo film, sin dal momento in cui il geniale regista aveva battuto il primo ciak sul set. Che cosa avrebbe potuto fare il talento della sua mente geniale con questo specifico materiale? Be, proprio voi che contavate i minuti alluscita della pellicola, sappiate che potreste ritrovarvi in sala a spettacolo concluso con una leggera sensazione di disappunto. Un retrogusto amaro che si concentrer in una domanda: E Tim Burton dovera esattamente nel film?. Perch diciamo la verit, Alice in Wonderland pi unopera su commissione che una nuova pietra miliare nella filmografia del regista. il lungometraggio attraverso il quale Burton e la Disney fanno definitivamente la pace, seppellendo lascia di guerra e con essa vecchi rancori risalenti a pi di ventanni fa, quando gli executives non riuscivano a capire fino in fondo il talento di quelluomo coi capelli da scienziato pazzo. stata la Disney a decidere tutto e in questo caso ha scelto il non plus ultra, ingaggiando Burton dietro la macchina da presa e allo stesso tempo assicurandosi di tenerlo a bada. Tutto funziona a dovere in "Alice in Wonderland": la struttura, il ritmo, il cast, la fantasia e i momenti di humour. Il risultato un ottimo film per il grande pubblico. I bambini si divertiranno e gli adulti torneranno bambini: per quasi due ore assistiamo ad una festa magica. Eppure manca qualcosa. Manca Tim Burton. Non c traccia del suo amato dark, tranne in pochissimi momenti. Come sempre, per, uno dei marchi di fabbrica del regista rimane e cio le splendide musiche del fidato Danny Elfman che si assicura di orchestrare un grande spettacolo. Il film, un concentrato ispirato a entrambi i libri di Carroll su Alice, si apre nella Londra dellOttocento dove la nostra eroina (teniamo docchio lottima Mia Wasikowska) fugge dalla mostruosit della borghesia che la vuole fare prigioniera attraverso una proposta di matrimonio. La ragazza decider invece di inseguire il Bianconiglio, finendo per cadere nella tana che la condurr a Wonderland. A quel punto Burton alza il sipario sugli elementi fantastici e il film diventa un mix di performance capture e live action, filtrato attraverso le lenti degli occhiali tridimensionali che in realt servono a poco: a quanto pare la pellicola stata convertita in 3D solo in postproduzione, leffetto comunque rimane ben studiato, colori, ambientazioni e personaggi degni di nota e dellimmaginario di Tim.anche se messo un po a freno in questo caso, visto che la magia di Wonderland a tratti sembra essere del tutto assente. E poi naturalmente c lui, con i suoi occhioni verdi, i capelli rossi e la pelle bianchissima: Johnny Depp in versione Cappellaio matto, entrato in scena dopo circa mezzora, Depp rimane presente per quasi tutto il film e si diverte come non mai, regalandoci un nuovo personaggio fuori di testa. Ma dove Burton ce la mette tutta nella messa in scena del mondo della Regina di cuori (Helena Bonham Carter mai stata cos irresistibile!). Un personaggio afflitto dal complesso di avere la testa grande quanto un pallone e che costringe i suoi cortigiani a conciarsi come dei mostri. Al suo fianco il sempre impeccabile Crispin Glover nei panni del Fante di cuori. E infine Anne Hathaway una Regina Bianca bella, ironica e a tratti un po' dark. Nella versione originale sentirete anche le voci di Michael Sheen (Bianconiglio), Alan Rickman (Brucaliffo) e del grande Stephen Fry (Stregatto). Nellera in cui "Avatar" riuscito a convincere gli spettatori che ci che non reale pu diventarlo davanti ai loro occhi, Alice in Wonderland soffre, invece, di effetti speciali non sempre impeccabili e facilmente scrutabili nei movimenti di alcuni personaggi (prendete ad esempio tutte le cavalcate del Fante di cuori). Burton, per, ce la mette tutta: fa parlare gli animali, orchestra epiche battaglie e alla fine lascia pure sessanta secondi a Johnny Depp per scatenarsi a ritmo di ballo nella strepitosa deliranza ! C proprio tutto in Alice in Wonderland, eppure siamo davanti ad un cult mancato. E viene da pensare che Burton sia sceso a compromessi come si fa a Hollywood fai un film per loro e poi uno per te. Il regista, infatti, sembra che gi al lavoro su una nuova versione 3D di Frankeenweenie, e speriamo che l si scatener davvero!

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Di Francesco mastromarino

A proposito di mutazioni: il ritorno delluomo lupo

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A 69 anni dalla sua prima apparizione sul grande schermo e dopo diverse imitazioni e rimodernamenti pi o meno efficaci che lo vedevano combattere contro altri 'mostri' sacri dell'orrore cinematografico e letterario o approdare nelle grandi metropoli contemporanee, il licantropo per eccellenza torna a terrorizzare le platee in una versione blockbuster davvero stupefacente. La pi leggendaria e misteriosa fra tutte le creature della Universal nata nel 1941 dalla penna dello sceneggiatore Curt Siodmak e ispirato dalla mitologia e dal folclore, luomo lupo non un essere completamente altro e avulso dalla societ umana, piuttosto un uomo condannato dal Fato a una diversit intermittente, che lo colpisce nelle notti di luna piena. Settantanni e diverse variazioni sul tema dopo (Frankenstein contro luomo lupo, Lululato, Un lupo mannaro americano a Londra), spetta a Joe Johnston rilanciare i licantropi, omaggiando la vecchia tradizione gotica e le gloriose produzioni B della Universal con un Remake di alta qualit, allungato, rimodernato nel look, variegato e ampliato per quel che riguarda i personaggi. Wolfman ha avuto una lavorazione lunga e travagliata che ha visto diverse sostituzioni, dal regista allo sceneggiatore, scene girate daccapo, tagli e aggiustamenti che hanno prorogato di molto la sua uscita nelle sale e messo a repentaglio la fluidit narrativa della storia che fortunatamente non ha accusato troppo il colpo. Litri e litri di sangue che schizzano ovunque, budella al vento, decine di teste e braccia strappate via ai legittimi proprietari, Wolfman assolve al suo compito dal primo all'ultimo minuto divertendo, spaventando e raccontando una storia d'altri tempi attualizzandone il contenuto, anzi usandolo come metafora sulla diversit e sull'amore, mostrando come dall'Ottocento ad oggi le cose non siano poi troppo cambiate. Siamo infatti di fronte ad una favola nera che racconta di una societ chiusa in se stessa che non accetta la diversit n la natura umana nella totalit delle sue accezioni. Notevole lo sforzo produttivo, stellare il cast, impeccabili le ricostruzioni della Londra vittoriana dominata da un ululato lunare che semina morte e distruzione. Tutto questo in uno spettacolare film d'intrattenimento ed insieme un rimodernamento assai fedele al classico del 1941, un prodotto che riporta agli antichi splendori un personaggio tra i pi popolari della cinematografia nera, un mostro che il pubblico di oggi avr il piacere di apprezzare in tutte le sue innumerevoli sfaccettature psicologiche. Protagonista pressoch perfetto Benicio Del Toro, capace di regalare al suo uomo lupo il volto livido, scavato e immalinconito di un attore 'bestiale', capace di immedesimarsi a tal punto nel 'suo' Amleto da non riuscire pi a distinguere tra il

suo essere o non essere, ma nel finale in grado di lasciare che sia l'amore l'unica ancora di salvezza da una guerra all'ultimo sangue con se stesso. In Conclusione il Film solido, potente e di razza. "The Wolfman" riesce a catturare lessenza del soggetto originale e a infondergli nuova linfa vitale malgrado, non nascondiamolo, la trama sia tutto fuorch sorprendente. Nellimpresa davvero bravo il regista Joe Johnston , capace di creare la giusta suspense con un mix riuscito di azione e dialoghi. La sceneggiatura, ad opera di David Self, dimostra mestiere e carattere nel saper maneggiare i diversi elementi narrativi. Self si lascia andare anche ad arditi riferimenti a complessi edipici e conflitti dettati dai legami di sangue, evocando rancori pi o meno espliciti nei personaggi, senza cadere mai nella retorica o nel banale.Benicio Del Toro non batte il grandissimo Lon Chaney Jr. nellinterpretare luomo lupo, ma un bello scontro comunque. Nella nebbia si intravedono anche un grave Anthony Hopkins e unatterrita Emily Blunt. Un cast che lascia il segno, insomma...

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Venerd 13
Tutto (o quasi) quel che c da sapere per affrontare il giorno pi malfamato nel calendario della superstizione. Se il calendario vi ha appena ricordato che oggi VENERDI 13 (la fatidica data!), non c davvero motivo di inquietarsi, n pi n meno che in qualunque altro giorno della settimana o del mese. A meno che non siate superstiziosi poich, a quanto pare, niente porta pi sfortuna che lesserlo. Sia il venerd che il 13 come numero in s trovano da sempre radicate tradizioni, non solo in Occidente, che li considerano come fattori negativi o infausti. Il pi evidente simbolismo, almeno per la nostra cultura, si trova nel novero dei commensali dellUltima Cena, con il tredicesimo del presenti, Giuda, che si rende traditore di Ges, il quale proprio di venerd muore sulla croce. Sono poi sufficienti poche coincidenze storiche perch la combinazione della data assuma o confermi loscura suggestione della propria fama. Per esempio, pare cadesse proprio di venerd quel 13 di ottobre del 1307 in cui re Filippo il Bello fece arrestare tutti i Templari sul territorio francese, confiscando i loro beni e consegnandoli allInquisizione. Se il numero 12 viene generalmente considerato come rappresentativo di un ciclo concluso (dodici i mesi, dodici i segni zodiacali, e via elencando), il 13 vi aggiunge una sorta di unit perturbante, estranea e complementare a un tempo, cos che il tredicesimo elemento si presenta come trasgressione, antitesi o minaccia di un sistema altrimenti ideale. Secondo un racconto del mito nordico, in una tarda versione apocrifa fortemente influenzata dal Cristianesimo, il malvagio Loki si unisce come tredicesimo convitato a un banchetto divino, e a causa delle sue macchinazioni ha luogo la morte del luminoso dio Balder. Il 13 ricorre nel calendario delle antiche societ matriarcali, basato su un ciclo lunare in 13 mesi di 28 giorni, in contrapposizione allanno solare della successiva e dominante civilt maschile. I filosofi greci definivano il 13 un numero imperfetto, mentre persino nella tradizione Induista un raduno di 13 persone nello stesso luogo era considerato di cattivo auspicio. Lusanza di escludere tale cifra dalluso quotidiano, specialmente diffusa in America, sembra risalire sino al XVII secolo, ignorando il 13 nella numerazione delle stanze dalbergo, dei piani di certi moderni palazzi, dei tavoli nei locali pubblici e in ogni altro utilizzo comune Esempi che potrebbero proseguire fino allossessione, trasformandosi in una vera e propria fobia patologia come la triscaidecafobia, ovvero la paura del numero 13. Altrettanto antica la fama del d solitamente indicato come il meno propizio della settimana, celebrato pure in un proverbio che lo indica come il pi inadatto, insieme al marted, per sposarsi, partire, o dar principio

DI LORENZO RAGNO CELLI


allarte. Se gi si accennato alla Crocifissione, nella tradizione biblica il venerd anche il giorno della tentazione di Adamo ed Eva, dellinizio del Diluvio Universale e della distruzione del Tempio di Salomone. Nella Roma pagana il sesto settimanale rappresentava il giorno delle esecuzioni, come pi tardi in Inghilterra per limpiccagione dei condannati. Nel Nord Europa, il venerd il giorno dedicato alla dea Freya (Friday in inglese, Freitag in tedesco), che se pu coincidere nel dies Veneris con la figura di Venere, possiede rispetto alla divinit greco-romana lulteriore caratteristica di essere protettrice delle arti magiche, e per estensione del culto delle streghe. Ulteriore spinta alla contemporanea diffusione di leggende e pregiudizi sulla sventura di questa particolare giornata, tanto da renderla leggenda comune a tutto il mondo, si deve in buona misura al ciclo cinematografico di Venerd 13, inaugurato dal primo FRIDAY THE 13th di Sean S. Cunningham nel 1980, film che ha consacrato la sinistra maschera di Jason Voorhees ad autentica icona del genere horror. Ecco tutti i film legati a questa (lunga) franchigia cinematografica: Venerd 13 (Friday the 13th, 1980, regia di Sean S. Cunningham) Venerd 13 Parte 2 Lassassino ti siede accanto (Friday the 13th Part II, 1981, regia di Steve Miner) Venerd 13 Parte 3 Weekend di terrore (Friday the 13th Part III, 1982, regia di Steve Miner) Venerd 13 Parte 4 Capitolo finale (Friday the 13th Part IV: The Final Chapter, 1984, regia di Joseph Zito) Venerd 13 Parte 5 Il terrore continua (Friday the 13th Part V: A New Beginning, 1985, regia di Danny Steinmann) Venerd 13 Parte 6 Jason vive (Friday the 13th Part VI: Jason Lives, 1986, regia di Tom McLoughlin) Venerd 13 Parte 7 Il sangue scorre di nuovo (Friday the 13th Part VII: The New Blood, 1988, regia di John Carl Buechler) Venerd 13 Parte 8 Incubo a Manhattan (Friday the 13th Part VIII: Jason Takes Manhattan, 1989, regia di Rob Hedden) Jason va allinferno (Jason Goes to Hell: The Final Friday, 1993, regia di Adam Marcus) Jason X Morte violenta (Jason X, 2001, regia di James Isaac) Venerd 13 (Friday the 13th, 2009, regia di Marcus Nispel)

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DI MASSIMILIANO ZAZZI proposition player


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STORIA DI BILL WILLINGHAM - DISEGNI DI :PAUL GUINAN, BILL WILLINGHAM, RON RANDAL Dall'Autore del pi che mai mitico FABLES ecco arrivare un nuovo entusiasmante fumetto, questa volta ambientato a Las Vegas, regno del gioco d'azzardo e dei falsi Dei. Trama: Ogni giorno "camionate di gente" si riversano nei locali della citt con la speranza di "SFONDARE" ma inesorabilmente falliscono. Questa la storia di Proposition Player, vale a dire colui che i casin assumono per riempire i tavoli in modo da far giocare i clienti. Un giorno, si ritrova a scommettere con i suoi colleghi che, non credendo praticamente in niente, gli avrebbero venduto l'anima per una birra. Cos che il nostro ignaro "Eroe" ora si ritrova con un bel gruzzoletto danime, che vengono immediatamente reclamate dal paradiso e dall'inferno. La sua vita ora ad un punto di svolta... quale piega prender? Conclusioni. Uno legge Fables e pensa questo si che un capolavoro, non uscir nient'altro di altrettanto simile... poi Mr Willigham se ne esce con questa "roba" fuori di melone. Allora si inizia a capire che Mr Bill non solo un genio, ma un di quelli "malati". Il tema non dei pi originali, Las Vegas, Vendita di Anime, Inferno e Paradiso. E come L'ha gestita. La genialit risiede proprio tutta l. Provate a pensare se voi aveste delle anime cosa accadrebbe?, Bene lui lo ha immaginato e lo ha trasformato in questo (passatemi il termine) fantasmagorico capolavoro. Assolutamente da leggere!!!!! Per quanto concerne i disegni, a qualcuno sicuramente potrebbero non piacere, io personalmente li trovo super ed azzeccatissimi per la storia. Non a caso PROPOSITION PALYER un prodotto Vertigo, marchio di qualit e sicurezza. Assolutamente da non perdere.

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Vogliamo vivere DI LIGURE APUANO


Vogliamo Vivere di E. Lubitsch USA 1942 Meravigliosa opera del regista Ernst Lubitsch e ultima apparizione sullo schermo della divina Carole Lombard, moglie di Clark Gable (che ne sar l'inconsolabile vedovo), affiancata da Jack Benny nel ruolo di Josef Tura. Una compagnia teatrale, dopo l'invasione nazista della Polonia, cambia la programmazione e passa da "Gestapo" a "L'Amleto". L'ansia per il precipitare degli eventi politici non impedir scaramucce, rivalit, tresche. Su tutto spicca il rapporto tra la tronfia sicumera del primattore Josef Tura ( io sono il grande, grande...) e la vitalit spumeggiante della sua non fedelissima moglie - interpretata dalla Lombard - incline a flirt con giovanotti irretiti dal suo fascino ( qui, un giovanissimo Robert Stack). La trama offre lo spunto a girandole di dialoghi brillanti, ironia fine, riferimenti tutti da trovare a personaggi esistenti ( Tura ricorda un misto di Laurence Olivier e Charles Naughton, i massimi interpreti shakespeariani innamorati di se stessi) fino al finale sull'attonita espressione di Tura, colpito dalla consapevolezza di non poter trattenere gli ardori di una moglie trascurata da un marito egocentrico, come la sua. Un Capolavoro.

animals DI MICHELA LANINI


ANIMALs. Fumetti, storie, la vita e nient'altro Degno di nota il magazine "ANIMAL s"a c a d e n z a mensile sui fumetti diretto da Laura Scarpa, edito dalla Coniglio editore. Riunisce in s comics di autori vari intervallati da racconti, riflessioni, interviste. Come afferma la direttrice della rivista: Non vogliamo spiegare non solo il nome, ma neanche la linea editoriale, perch la rivista se ha unanima si sveler da s "ANIMAls"rappresenta una delle riviste pi interessanti sul territorio nazionale che trattino di fumetti, illustrazioni(tra le quali segnaliamo quelle di Mattotti), interviste, racconti ecc.. Ucito ormai da diversi mesi (8 maggio 2009),ha gia guadagnato una buona fetta di lettori specializzati e non del settore. Autori d'eccezione quali Paolo Bacilieri,David B., Lorena Canottiere,Gipi,Riccardo Mannelli,Makkox,Lucia Mattioli,Davide Toffolo,Tuono Pettinato, Vanna Vinci, Bastien Vivs ecc.. trattano della realt e del presente, ma lo fanno "in forme diverse, con poesia e ironia"(Laura Scarpa)usando elementi autobiografici o di testimonianza. Scrittura e arte si incontrano e allontanano, storie e sceneggiature che spesso si fondono a tavole illustrate da grandi autori con tecniche nuove ed interessanti. La rivista rappresenta un dirompente e innovativo ritorno delle riviste a fumetti, che negli anni '70 e '80 portarono gli autori italiani alla ribalta. E'un rinnovamento di questa storia delleditoria, attenta ai cambiamenti, ai nuovi autori, ai nuovi fumetti non pi relegati alla forma giornaletto - e anche ai nuovi lettori, ai nuovi linguaggi e alla forza della carta stampata nel poter comunicare, rappresentare ed evocare, la vita, la realt, la storia.

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Shutter island

DI Francesco mastromarino
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in vantaggio sino all'ultima scena, senza mai titubanze o incertezze, con la sicurezza e la genialit di chi sa esattamente cosa vuole ottenere, per s e per chi guarda, ed consapevole di essere riuscito ad ottenerlo divertendosi come un pazzo.Un viaggio oscuro e misterioso nella psiche umana e insieme un'indagine poliziesca delle pi avvincenti al centro di Shutter Island, un marchingegno ad alta tensione che funziona come un meccanismo ad orologeria assolvendo al compito cui chiamato: creare distorsione della realt, alimentare la confusione, l'ambiguit e il disorientamento e insieme raccontare la storia di un uomo come tanti, chiamato a lottare contro tutto e tutti per vincere la sfida pi importante della sua vita. Anche a costo della stessa.Impossibile per lo spettatore distinguere tra realt e psicosi, tra incubo e allucinazione, tra presente e passato. Visivamente denso, disturbante nei toni, stilisticamente sovraccarico e multisfaccettato, Shutter Island ci racconta una storia di fantasmi, di quelli che non abitano un luogo ma una mente, quella di uomo costretto da un luogo infausto e dai misteriosi accadimenti a scontrarsi faccia a faccia con le sue paure pi profonde. Fitto di misteri irrisolti, intriso di ansia, paranoia e di una costante sensazione di cospirazione (il faro visto addirittura come simbolo di una dualit bizzarra tra pericolo e salvezza), immerso in contesto storico che lascia aperte le porte del complotto spionaggistico e in un'ambientazione naturale che la vera protagonista della scena, tanto selvaggia quanto tetra, Shutter Island non rappresenta sicuramente un capolavoro di genere ma la prova tangibile che non importante il contesto quanto l'alchimia esistente tra regista e attore protagonista, una simbiosi che prescinde da tutto il resto. La coppia Scorsese-Di Caprio esce vittoriosa anche da questa sfida, dalla difficile esplorazione di un terreno cinematografico decisamente inusuale per entrambi ma per questo motivo assai affascinante. Splendido protagonista di questo viaggio allucinante un Leonardo DiCaprio in grande spolvero capace di offrire una delle interpretazioni pi intense e terrificanti della sua carriera, escluso dalla concorrenza agli Oscar dai problemi finanziari che hanno spinto la Paramount a posticipare l'uscita americana del film da ottobre 2009 al febbraio 2010. Un vero peccato visto il risultato e i grandi nomi coinvolti nella realizzazione: se un plauso speciale va alle interpretazioni 'secondarie' di Max Von Sidow e Ben Kingsley, va anche sicuramente citato l'operato magistrale del direttore della fotografia Robert Richardson, collaboratore storico anche di Tarantino, e quello di Dante Ferretti e Francesca Lo Schiavo, autori delle superbe scenografie del film. Insoma Shutter Islands ancora una volta il risultato della mente geniale di un Grande del cinema Mondiale !

.La mente un'isola in balia di quello che non vogliamo accettare. Ci sono modi di dire e aggettivi talmente abusati che quasi perdono il significato originale, andando a banalizzarsi nell'uso quotidiano. Spesso si esclama incredibile! per cose in realt assolutamente plausibili. Si dice, a volte, fantastico! di opere che in realt di fantasioso e originale non hanno proprio niente. E si parla spesso a sproposito di qualcuno o qualcosa che ha lasciato il segno; si usa spesso nel cinema, parlando di taluni film o autori. Ma raramente con la giusta cognizione di causa. Di registi che hanno davvero impresso un'impronta sull'industria ce ne sono molti di meno di quanti se ne pensi comunemente, in realt, e Martin Scorsese uno di questi, senza se e senza ma. I suoi film sono diventati leggenda anche solo a partire dai titoli, che rievocano tutto un mondo. Un mondo ogni volta diverso, ma composto sempre di persone, di individui complessi, alle prese con le asprezze della vita e tutte le sue dualit. Di violenza, di fede (religiosa, nel denaro, nelle proprie possibilit), di nevrosi, di storia umana e morale che fa del progresso tecnologico e civile uno strumento nelle mani dell'uomo che, in fondo, rimane ancorato ai difetti e ai pregi di questa sua tanto sbandierata umanit, a dispetto della cosiddetta evoluzione. Ora il turno di Shutter IslandPoliziesco, thriller psicologico, horror gotico e un po' noir, il nuovo film di Martin Scorsese spazia in lungo e in largo nei meandri di un genere non ben definito ma di sicuro grande appeal. La paranoia, la malattia mentale, l'elaborazione del dolore vengono usati dal grande maestro del cinema mondiale per mettere in scena una delle storie pi affascinanti della letteratura contemporanea, gi di per s ricca di colpi di scena e mai prevedibile, frutto del genio di un grande scrittore che risponde al nome di Dennis Lehane, non di certo nuovo a trasposizioni cinematografiche di un certo livello. Ingrediendi indispensabili questi, usati come escamotage per sfidare ogni clich narrativo e reinventare un genere che in ogni epoca cinematografica e letteraria ha avuto i suoi geni. Alternando colpi di scena, continui cambi di prospettiva legati a diverse chiavi di lettura possibili, il tutto condito con un uso straordinario del flashback come non se ne vedevano da tempo, Scorsese costruisce sequenze oniriche ricche di macabra poesia che sfiorano la perfezione scenica, veri e propri piccoli capolavori che annoveriamo tra le perle visivamente pi ispirate di tutta la sua filmografia. Il suo inconfondibile tocco sulla macchina da presa, un uso perfetto dei meccanismi di attesa e di costruzione della tensione nonch la narrazione a mosaico costruita su ricordi, personaggi bizzarri, sogni, psicosi, trappole e indovinelli, permettono al regista due volte premio Oscar di spiazzare lo spettatore e di condurre il gioco

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DI FEDERICO FOGLIETTA Lalbero della vita & battlin jack


The Fountain Lalbero della vita Testi: Darren Aronofsky Disegni: Kent Williams Anno 2009 Planeta De Agostini Aronofsky un regista cinematografico. Questo volume frutto del desiderio del suo autore di realizzare questa storia visti i continui problemi che ha avuto per realizzarne il film. Con notevoli problemi di budget e quindi anche gli obbligati licenziamenti del suo staff, Aronofsky ha combattuto per far si che si potesse quanto meno leggere la storia sotto forma di graphic novel. Alla fine il regista ha vinto la sua battaglia ed riuscito ad autoprodursi la pellicola in Canada con un budget ridottissimo e parallelamente riuscito anche a mandare alle stampe la graphic novel sotto il marchio Vertigo della DC Comics. The Fountain una storia damore ma anche una lettura abbastanza ostica. Tocca molteplici temi. Si passa dal rapporto tra uomo e donna, tra le malattie terminali, tra la nostra umanit e la natura che ci circonda. E la storia del dott. Creo, scienziato che dopo la morte della moglie dovuta al cancro, rivolge tutte le sue energie verso la possibile cura di questa malattia. In un incastro di scene tra realt e finzione, il protagonista si trova a combattere nel romanzo incompiuto della moglie ambientato ai tempi dei conquistadores e la triste realt nuda e cruda della sua impotenza contro la terribile malattia. Al centro di tutta la trama della graphic novel abbiamo lAlbero della vita, loggetto della ricerca del romanzo della moglie, lo stesso albero citato nella Bibbia ed oggetto di culto dalla civilt Maya. Come gi detto The Fountain una lettura ostica sia per i continui cambi temporali che spesso spiazzano il lettore, sia per le scelte grafiche di Kent Williams. Eccellente pittore, Williams, tra queste pagine compie scelte grafiche particolari che mutano a seconda dei momenti in cui ci troviamo. Il disegnatore ha scelto di non rappresentare figure umane lineari e spesso lanatomia non perfetta. Questo tipo di rappresentazione pu essere riconducibile al desiderio di angoscia e instabilit che prova il nostro protagonista. The Fountain una lettura complicata ma sicuramente consigliata, sia per gli argomenti trattati sia perch ai pennelli troviamo Kent Williams, autore non molto prolifico che va sicuramente ammirato. 100% Marvel Devil: Battlin Jack Murdock Testi: Carmine di Giandomenico e Zeb Wells Disegni: Carmine Di Giandomenico Novembre 2008 Panini Comics Un uomo non si misura da come cade al tappeto, ma da come si rialza! Battlin Jack Murdock Questa una storia del riscatto di un uomo. E la storia di Battlin jack Murdock, pugile di buon livello e padre di Matt, futuro avvocato cieco e futuro eroe nelle vesti di Devil. E la storia di un pugile alla dipendenze di un boss locale, la storia di un esattore del pizzo che trova la sua ragion dessere solo sul ring. Ma Jack ha anche un figlio, Matt, fragile e cieco, e fa di tutto per proteggerlo e tenerlo lontano dalla strada per poter farlo studiare e portarlo lontano da quella mediocre esistenza. Il volume diviso in quattro parti, ognuna delle quali scandita da un round di un incontro di pugilato, dove Jack alla fine della quarta ripresa deve andare al tappeto. Si, perch lincontro truccato e il boss locale con la sua sconfitta ci far un sacco di soldi.

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DI ilaria dolino Anne brennet: rivelazioni di crimini impuniti


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Il sublime tratto del nostro Di Giandomenico ci porta in tanti flashback della vita di Jack. In poche pagine conosciamo il carattere combattivo di Murdock che viene represso dal desiderio di difendere il suo Matt. Uno sguardo commosso e partecipe alla vita di un padre che ha sacrificato tutto per il bene di suo figlio (tratto dalla quarta di copertina). Il volume Battlin Jack Murdock non racconta episodi lontani dalla continuity di Devil, in fondo chi segue le avventure di questo personaggio non scopre cose nuove del suo passato. Il volume v letto con attenzione per il modo in cui tutto questo viene raccontato e la straordinaria arte di Di Giandomenico. Una storia di sentimento e riscatto, che ci lascia splendidamente meravigliati. Ad essere cattivi, lunico difetto di questa bellissima storia la velocit di lettura. I quattro episodi scritti con un buon ritmo scivolano sotto i nostri occhi troppo velocemente. Ma forse diluire la storia con altri inutili capitoli avrebbe forse appesantito il tutto senza motivo. Giovanna Alessandra Fenili con il suo romanzo desordio, il giallo poliziesco Annette Brennet: rivelazioni di crimini impuniti, ci catapulta sulla scena del crimine, ci apre le porte del Police Department Investigation di una caotica San Francisco dei nostri giorni e ci fa seguire passo dopo passo le indagini del tenente Annette Brennet. La narrazione entra subito nel vivo: strane visioni, un omicidio, alcuni furti lintreccio creato senza dubbio coinvolgente. Annette una donna di 38 anni, bella, in gamba e con una caratteristica fuori dal comune, dotata di capacit extrasensoriali: vede cose che sfuggono agli altri e rivive episodi accaduti a persone che hanno legami con dei reati riuscendo a far emergere elementi determinanti per risolvere casi che altrimenti difficilmente giungerebbero ad una soluzione. Annette non sola, man mano che ci si addentra nella lettura ci si imbatte negli altri personaggi: Lorena lamica psicologa che laiuta a gestire le sue visioni, laffascinante e misterioso John che le fa battere il cuore portando scompiglio nella sua vita, lavvenente detective Sullivan e ovviamente tutti coloro che ruotano intorno alle indagini. Annette descritta in modo eccellente e minuzioso sia fisicamente sia psicologicamente. Il costante indugiare sullabbigliamento, sulle sue abitudini e piccole manie, ben delinea caratterialmente la giovane donna che dietro la sua apparente freddezza nasconde tutta la sua fragilit e le sue paure. Le indagini vengono narrate con precisione, i personaggi sono interessanti e ben costruiti, il linguaggio usato scorrevole e attuale. La storia avvincente, la trama intricata al punto giusto e il finale non scontato, le 300 pagine si leggono con piacere, coinvolgimento e curiosit: lidea di unire genere poliziesco e sfera paranormale d un tocco di originalit e mistero in pi a tutto il romanzo.

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Il pianista DI ELISABETTA SGAMATO


S a lve, m i c h iam o E lis abe t ta Sga ma t o ho ricevuto l'e-mail che mi informava di poter scrivere una recensione su un film/fumetto/ o libro preferito. Anche se sono una ragazzina, avrei un argomento da proporre, spero sia di vostro gradimento. Essendo una "pianista" in erba non potevo non vedere il film "Il Pianista" di Roman Polaski, tratto dal libro sulla vita di Wadysaw Szpilman. Szpilman era un pianista Polacco che viveva a Varsavia durante la seconda guerra mondiale. Questo film mi ha colpita molto: ci sono scene molto c rude per quanto rigua rda la guerra, altre scene piene di emozioni. Chi decide di abbracciare il ramo della musica, sa che ha vicino una grande amica che lo accompagner per tutta la vita. Szpilman riesce a sopravvivere grazie alla passione per la musica. La scena pi bella del film quella dove il pianista, suona al soldato tedesco la prima ballata di Chopin, quelle note ti penetrano nel cuore e ti fanno capire tutta la sofferenza e la malinconia che porta la guerra. Si sa, ogni film ha una storia d'amore, in questo film il pianista prova una grande ammirazione nei confronti della violoncellista Dorota, si rincontreranno dopo anni, ma lei gi sposata ed in dolce attesa. Il pianista comunque ne rimane innamorato. Il film emotivamente forte, tuttavia fa capire che l'amore per qualcosa o per qualcuno ci porta alla deriva, in questo caso l'amore per la musica. Vincitore di tre premi Oscar per la miglior regia, al migliore attore e alla migliore scenografia. Adrien Brody merita a pieno l'Oscar perch ha saputo costruire il personaggio ed riuscito a trasmettere l'emozioni che un musicista sa regalare. La scenografia non da meno, il set stato costruito a pennello perch rende appieno la tragedia della guerra. Un film che ci parla del passato e di una vita piena di tragedie ma pur sempre speciale.

rourke DI FEDERICO PENZA


Rourke un personaggio di Federico Memola. Ricordate Jonathan Steele? Quindi magari ricorderete anche che Memola lavora per la Star Comics quelli di TRIGGER, che tanto interesse aveva suscitato ma che stata cannata in malo modo. Ma va bene, lasciamo da parte le polemiche! (MALEDIZIONE!) Parliamo di ROURKE, un fumetto che si presenta con le belle copertine pastello di Sergio Gerasi. E che stato anticipato dal NUMERO ZERO, con una copertina altrettanto bella, ma che purtroppo, come capita spesso, allinterno presentava solo materiale di lavorazione. (MALEDIZIONE!) Certo, i gusti sono gusti, io prediligo trovare in un numero zero almeno un minimo di storia breve, una presentazione del personaggio a fumetti e anche qualche tavola di lavorazione, ma si, ci pu stare anche che ad altri piacciano tutte quelle chicche sulle facce usate per arrivare alla fisionomia del personaggio, le ambientazioni, le tavole ancora da inchiostrare. Ma tant e mi sono accontentato. Ho preso il numero UNO: LE PREDILETTE DELLA LUNA. In verit (MALEDIZIONE!) non mi ha entusiasmato molto. Tanti clich, disegni nella media, ma non originali o eccelsi. Ma la copertina, come il numero ZERO splendida! E interessante il fatto che il protagonista abbia una figlia e non sia sposato, questo si. Passo al numero DUE. Che a dirla tutta ha una copertina floscia. LE DIMORE SILENZIOSE. Intanto non posso non ammirare il logo in alto, in cui si vede Rourke in silhouette che brandisce una spada e la scritta ROURKE, in cui la O ha al suo interno la stella a cinque punte. Anche qui, a parte qualche tavola, non ci siamo distaccati dal bonellide tipo. Disegni fatti bene, ma che mancano di stile. Certo che la disegnatrice, Valentina Romeo ne far di strada. TRE. TERRA LONTANA. Qui devo dire che la copertina pecca di toni eccessivamente scuri. Qui invece i disegni hanno una loro anima particolare. Enza Fontana riesce a proporre delle strutture e delle trovate grafiche davvero originali e ben equilibrate. La serie, da qui, ha cominciato a piacermi. IL SEGNO DI BOR. QUATTRO. Devo dire che i colori della copertina sono migliorati. Quello che non mi va a genio sono i disegni! Mi sarei aspettato qualcosa di meglio sembra quasi che Gerasi qui sia andato di fretta. Il tratto di Manuela Soriani mi ha lasciato indifferente, anzi forse un tantino sotto la media. Avrei preferito un tratto pi marcato. CINQUE. GIORNO MALEDETTO. Una bella copertina gialla. Non se ne vedono tante in giro! Rourke in primo piano. La mamma in secondo campo e una strega che brucia sorridendo. Una buona

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prova da copertinista.Ivan Zoni, il disegnatore dellalbo, ha uno stile molto cartoon esco, che mlto particolare e interessante, peccato che non lo sfrutti per tutto lalbo e in maniera pi spregiudicata. (MALEDIZIONE! Ho dimenticato di dire che giorno maledetto, un titolo strausato nei fumetti, nei film, e mi fa tornare in mente uno dei primi Dlan Dog ah! Bei tempi andati! SEI. CACCIATORI DI STREGHE. Copertina ricca di facce (un tipi a destra di Rourke sembra Silvio Berlusconi) e totalmente blu, a parte il protagonista, con la sua solita mise (come duopo nel fumetto seriale bonelliano (mai nessuno che si cambi i vestiti in questi fumetti (forse fa eccezione Martin Mystere)). Allinterno vediamo Cosimo Ferri (lui aveva disegnato il numero UNO) tornare al tavolo da disegno. Ma devo dirvi, con rammarico, che non sembra affatto migliorato. La storia invece sembra aver preso una piega decisiva. I Rourke si mettono in viaggio e anche una strega africana Refiki parte. Ora non ci resta che aspettare gli ultimi due numeri, per vedere se la storia regge o meno. Ma devo dirvi che gi la copertina del numero SETTE: VITE SPEZZATE promette bene. Del resto da Memola non mi sarei aspettato una storia diversa da questa. Ma se quello che mi aspettavo allora non poco?

Voglio aggiungere, visto che c tempo, alcuni commenti sul numero VITE SPEZZATE. Devo dire che i disegni sono decisamente migliori di quelli dei primi albi. I disegni di Valentina Romeo valorizzano molto meglio la storia, che appare pi fluida, pi decisa nella narrazione. Volti, caratterizzazioni e sfondi sono ben curati, come dovrebbe essere un buon prodotto quale pretende di essere Rourke. Ora, se il prossimo numero si presenta confezionato in questo modo cos certosino potr solo dire: peccato che sia solo una mini serie o che lhanno fatta diventare tale. Ora non ci resta che goderci il finale.

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Maila nurmi
In memoria di Maila Nurmi Come molti gi sanno, il 10 gennaio del 2008 , si spenta lattrice Maila Nurmi, interprete negli anni 50 del personaggio Vampira. Oggi vogliamo dedicarle un articolo che vuole farla conoscere a chi purtroppo non sa chi . Maila Nurmi era nata a Petsamo, in Finlandia, il 21 dicembre del 1921, ma viveva negli Stati Uniti sin dallinfanzia. Fu scoperta da Howard Hawks, quando lavorava al Grand Guignol Spook Scandals di Michael Todd. Lidea del personaggio di Vampira le venne a una festa in maschera. Capelli corvini, unghie lunghissime e neri vestiti attillati. In queste vesti (che in seguito avrebbero ispirato il personaggio di Morticia Addams), attir lattenzione di una TV locale e fu messa sotto contratto da Channel 7. L'attrice compariva attraverso un corridoio ricoperto di ragnatele. La luce fioca dei candelabri illuminava le pareti. Poi lei urlava dentro la telecamera: "Buonasera. Io sono Vampira!". Cominciava cos il primo show dell'orrore notturno in America. La trasmissione si concludeva con la frase "Fate brutti sogni, cari!"; quindi lattrice si allontanava lungo il corridoio, passandosi le unghie tra i capelli e ridendo come una pazza. La macabra Signora and in onda per una sola stagione (195455), ma ottenne la nomination allEmmy e fan clubs si formarono in tutto il mondo. Apparve su numerose riviste e intraprese una sorta di tour che le fece visitare numerose citt in vari contest. Star nel film Furia damore (1958) e in Piano 9 da un altro spazio (di Ed Wood Jr., del 1959), Maila Nurmi fu diretta per tre volte dal Albert Zugsmith. Nel 1959 imperson la poetessa beatnik in Beat Generation, Gina in Corruzione nella citt e nel 1960 la scienziata Etta Toodie nella commedia Kittens Go to College. Nel 1962 interpret una strega nella pellicola fantasy La spada magica, di Bert Gordon, ma il suo successo era gi in declino. Alla fine degli anni 70 risale la sua riscoperta da parte del punk: fu omaggiata dai Misfits e dai Damned, che le dedicarono Plan 9 Channel 7. Negli ultimi anni ha vissuto modestamente in Sud California e, nel 1998, apparsa in un cameo nel film I Woke Up Early the Day I Died, su ultima sceneggiatura di Ed Wood Jr. Si spenta nel sonno per cause naturali il 10 gennaio scorso, nella sua casa di Los Angeles. Aveva 86 anni.

DI LORENZO RAGNO CELLI

Lillustrazione di questa pagine di Lorenzo Ragno Celli http://www.myspace.comFragnolc http://www.flickr.com/photos/ragnolc/ http://comic-soon.com/ragnolc/ http://comic-soon.com/lorenzoragnocelli/

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Ausonia: p-hpc

DI LORENZO RAGNO CELLI DI ELISABETTA SGAMATO


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P-HPC Post-Human Processing Center Leopoldo Bloom Editore Una piccola premessa : Il PAZZO colui che sogna, colui che distorce la realt in base a ci che immagina.Quindi lo posso dire AUSONIA un PAZZO!!! Dopo essere stato conquistato da Pinocchio Storia di un bambino edito da Pavesio, adesso ho tra le mani questo diamante, si un diamante, un piccolo oggetto prezioso , prezioso in quanto contenente la pazzia, o il genio se volete, di un visionario. Questo lavoro, anzi opera, un nuovo passo nellimmaginario della comunicazione grafica, un connubio sperimentale nato dopo sette anni. Unulteriore riprova della voglia di Ausonia di creare in libert assoluta. Una prova tesa a descrivere le infinite possibilit che larte visiva possa dare. Ma P HPC, ovvero Post-Human Processing Center, di cosa parla? In fondo non altro che una storia damore comune raccontata in un modo impensabile e fuori da ogni schema concepibile. E tu ? Lo vuoi fare? Vuoi entrare al Post-Human Processing Center? Cambiare? Dopo la perdita del sentimento, di tutto. Si pu? Forse. Puoi togliere un pezzo, modificare una parte, asportare ci che non serve, ci che ti rende imperfetto o ti fa star male alla ricerca della perfezione. Sarah lo vuole fare. Vuole diventare un robot. Linquadratura, allinizio del viaggio visionario di P-HPC, il centro per la riprogrammazione dellessere umano, per lei. lei che apre le porte e decide di andarsene dal quotidiano e dal ragazzo che la ama. Perch? Perch giusto cos, per entrambi. Lo fa con linconsapevolezza dei suoi pochi anni di adolescente, con una convinzione che solo un certo tempo della vita pu concedere, una voglia di autodistruzione e rinascita totale che solo i teenager possono sentire. Quando la luce scende su di lei per scomporre il suo corpo, ecco arrivare Uto, il suo ex, fin troppo legato ai suoi sentimenti. Uto, povero ragazzo, povero scarto di una societ in cui si sente estraneo. Una societ che aveva come unico lato sensato lei, Sarah. Lo conosciamo attraverso due vie: i suoi ricordi prima della separazione e nel suo presente, rappresentato dalla sua decisione di entrare al P-HPC, per seguire fino in fondo la sua unica ragione di vita. Ecco cos un continuo passaggio tra passato vissuto e presente attuale, un mix di immagini che sfumano, creando un connubio non facilmente decifrabile tra reale e irreale. Fino al definitivo, amaro (o forse no?) finale. Ausonia un autore complesso: oltre al suo tratto incredibile che si divide tra lillustrazione, il fumetto e la pittura , ecco la predilezione per un uso narrativo non lineare. In P-HPC, lautore tocca una punta altissima di sperimentazione e il risultato

non definibile in un genere, qui ritroviamo la summa in sintesi di letteratura ,grafica, fotografia , fumetto e narrativa. un sogno, una visione, una storia damore o una critica di una societ che uccide gli ideali a favore di una perfetta esteriorit, forma produttiva e non pensante, creata unicamente per un compito meccanico. Lunione del fumetto alla fotografia per realizzare un percorso di memorie, che scompaiono lentamente da Uto nel suo cammino tecnologico, uninnovazione. Il disegno raffigura momenti lontani, quasi relegati in un mondo a parte per la loro bellezza e profondit, mentre la fotografia larchivio di ricordi vivi, pulsanti e quotidiani, corrotto e sfocato dal percorso di spersonalizzazione in atto. Da leggere e ammirare!

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Piano, solo
Luca Flores era un pianista molto talentuoso che venne inseguito per tutta la sua vita dal ricordo della morte di sua madre,avvenuta in un incidente stradale. I fratelli e Luca riuscirono a salvarsi ma lui non riusc a dimenticare quel tremendo giorno. Luca,ormai diventato grande,si diploma al conservatorio in musica classica, per si avvicina alla musica jazz. Il suo successo lo porter a suonare con i pi grandi musicisti, fino ad arrivare a Chet Baker,ma quando Baker morir,Luca cadr in depressione e verr ricoverato. Purtroppo la depressione uno dei mali pi dolorosi che possono colpire l'uomo e quindi il grande pianista arriver al suicidio. L'amicizia e la fratellanza assumono un valore molto profondo in questo film, Luca infatti circondato da amici e da parenti, legato soprattutto alla sorella Baba che cercher di aiutarlo ad affrontare la depressione. Nella sua vita arriva Cinzia, una donna che si innamora perdutamente di lui, dopo vari mesi lei scopre di essere incinta, ma lui non pronto a diventare padre e quindi lei costretta ad abortire,la storia d'amore finir. Il film molto commovente e profondo, Kim Rossi Stuart rende a pieno il suo ruolo in questo film. Paola Cortellesi conosciuta come donna di grande umorismo riuscita a commuovere tutti in questo ruolo drammatico. Le scene sono molto belle, soprattutto i colori. Secondo una mia opinione i colori rispecchiano l'umore di Luca in quel momento. Molte frasi sono riuscite a colpire il mio animo...soprattutto questa " Io amo quei musicisti che cantano,scrivono e suonano ogni nota come se fosse l'ultima". Le scene belle sono tantissime, quella del suo diploma,ad esempio,la commissione del conservatorio gli porge un brano da leggere a prima vista,Luca riuscir a suonare il brano brillantemente e i giudici rimarranno esterrefatti. Un film che consiglio perch la vita di questo pianista degna di nota ;)

DI ???????

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Midnight nation
100% Cult Comics Midnight Nation vol1 e 2 Testi: J. Michael Straczynski Disegni: Gary Frank Anno 2009 Panini Comics Sicuramente presto ci faranno un film. Lidea di base di Midnight Nation troppo dirompente, troppo originale per passare inosservata. Straczynski ha fatto decisamente centro. Midnight Nation stata una delle sue prime prove per il mondo dei comics ma stata una prova eccezionale. Dopo una vita passata a sceneggiare serial televisivi e film (segnalo che la sceneggiatura di Changeling di Clint Eastwood porta la sua firma) il nostro Stracz ha fatto il suo ingresso trionfale nei comics con due miniserie per la Top Cow, Rising S t a r s e M i d n i g h t N a t i o n . Questultima, pubblicata sotto forma di miniserie di dodici numeri, racconta di David Gray e della sua odissea personale. Poliziotto di Los Angeles, David rimane quasi ucciso da dei misteriosi uomini detti Camminatori. Al suo risveglio in ospedale scopre di essere passato in una sorta di territorio che rimane tra la vita e la morte. Completamente invisibile alle persone comuni ma perfettamente visibile dalle persone finite come lui in questa sorta di limbo. Nella sua strada David trover Laurel, una sorta di personale Virgilio dantesco, che lo accompagner fino a New York nella speranza di ritrovare la sua anima. Senza di essa David si trasformer a sua volta in un camminatore. Midnight Nation una storia on the road. Il nostro protagonista si ritrover a compiere un lungo percorso personale che lo far maturare e capire certi aspetti della societ che lui stesso non credeva potessero esistere. Con una sceneggiatura semplice e lineare, pagina dopo pagina, ci vengono svelati tutti i segreti nascosti lungo il cammino di David. Chi realmente sono i camminatori, chi Laurel e perch deve accompagnare il protagonista fino alla sua meta. Alla fine sapremo tutto e non potremo non essere soddisfatti della bellezza della nostra lettura. La trama impeccabile di Straczynski accompagnata dai funzionali disegni di un Gary Frank in buona forma. Lineare e preciso, mette al servizio della sceneggiatura la sua buona tecnica senza mai concedersi troppi eccessi e lasciando alla trama il ruolo di protagonista. E inevitabile, prima o poi su Midnight Nation ci faranno un film. Angolodifox@blogspot.com

DI federico foglietta DI ELISABETTA SGAMATO


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Di RUBEN CURTO

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DI federico penza Intervista a mirella menciassi


Abbiamo approfittato della pubblicazione del fumetto CELL CURSE GIRL per realizzare questa breve intervista alla giovane fumettista Mirella Menciassi. 1. Raccontaci i tuoi inizi, la nascita della passione, come lettrice e poi autrice di fumetti. 1- Ho sempre amato leggere, fin da bambina, divoravo sia libri che fumetti. All'inizio disegnavo solo storielle con animaletti, poi a 19 anni passai ai personaggi umani, usando un rudimentale stile manga.Mentre frequentavo la Nemo e la Scuola Internazionale di Comics di Firenze ci fu la svolta: ispirata da Sky Doll decisi di lasciar perdere il "manga-manga" e di cercare di creare un ibrido tutto mio... attualmente sto ancora cercando di migliorarlo^^ Il mio primo fumetto stato "Essenza", un volume autoconclusivo pubblicato molti anni fa da Nicola Pesce Editore, ma sono passati molti anni, quindi considero il primo lavoro che ho realizzato "Elyzabeth - Dark Visions of the Moon", attualmente al quinto episodio online e con due volumetti cartacei per la Cagliostro EPress. 2. Le tue ispirazioni, i maestri che segui, gli spunti da dove nascono le tue idee. 2- Il mio autore preferito Ferri Gallieno, disegnatore di Zagor, lo adoro!! Il mio autore di riferimento Alessandro Barbucci, ma non voglio creare un clone del suo stile. Leggo di tutto: Bonelli, manga, Disney e qualche americano. Trovo le mie ispirazioni ovunque, sia nei romanzi, che nelle piccole cose che mi accadono, spesso le riverso nelle mie storie in maniera indiretta. Si pu dire che il mio cervello sia in continuo fermento, eheh! 3. Attualmente a cosa lavori? gwolf Mirari (storia "fantasy" di una lupacchiotta online su Deviantart all'indirizzo http:// runningwolf-mirari.deviantart.com/ , una storia breve per Talkink, "Double Fox" per il sito showfarm e un nuovo progetto per una serie... 4. Parlaci del fumetto "CELL CURSE GIRL". 4- CELL CURSE GIRL nasce sotto il segno di "The Ring", ma a un certo punto prende una strada tutta sua, come si vedr. La protagonista, Spina, una ragazza che a sua volta stata maledetta e per liberarsi del suo sigillo malefico dovr imporne 1000 ad altrettante vittime sventurate. 5. Su che fumetti vorresti lavorare? 5- confesso che mi piacerebbe lavorare per una casa editrice come Disney, ma sono ben conscia dei miei limiti. Mi piacerebbe poter realizzare fumetti o illustrazioni per qualche piccola casa editrice, anche per bambini. Inoltre mi piace tantissimo disegnare gli animali e non sarebbe male una storia con questi ultimi come protagonisti ;)

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3- In questo momento sto lavorando a diverse cose: il nuovo episodio di Elyzabeth, Runnin-

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CELL CURSE GIRL

DI mirella menciassi

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IL RISVEGLIO

Di ILARIO GOBBI

"Questo fumetto parla di poveri sfortunati che, anzich trovare conforto nella morte, vengono riportati in questa valle di lacrime da una mente potente e perversa,e destinati a visitare gli orrori dello spazio siderale... scritto da Ilario Gobbi e disegnato da Riccardo Massetti, si intitola T-Rev:il risveglio. Altre storie si troveranno sul sito www.gdrvitruvians.com"

Il sito presenta l'attivit dei Vitruvians, un gruppo italiano che mette insieme le competenze di sceneggiatori, illustratori, fumettisti, game designer, traduttori e appassionati per produrre giochi di ruolo, fumetti e scrivere libri a tema fantastico. Il gruppo Vitruvians una realt iniziata alla fine del 2009 a cui tutti possono partecipare.

Il loro curriculum vanta gi la pubblicazione del manuale prototipo CADMUS, la realizzazione di un concorso per fumettisti e di una mostra artistica, la partecipazione a diverse fiere e servizi pubblicati su siti e riviste.

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Scoprite chi siamo e i nostri giochi: numerose sono le novit per il 2010!!!

Volete pubblicare una notizia o aiutarci a scrivere articoli inerenti il mondo dei Giochi di Ruolo? Contattate la redazione all'indirizzo di posta whoa@hotmail.it

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IL RISVEGLIO

Di ILARIO GOBBI e Riccardo massetti


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IL RISVEGLIO

Di ILARIO GOBBI e Riccardo massetti

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Ultimate diabolik
Cosa succederebbe se... ...alcuni popolari eroi del fumetto popolare venissero ricreati in un'ottica revisionista e paranoica, per amanti delle teorie del complotto? ULTIMATE DIABOLIK Salvatore un piccolo delinquentello nato e cresciuto in un rione campano, controllato da un crudele clan della Camorra. Fin dalla giovane et si pone sotto l'ala protettrice di Nino O' Samurai Esposito, e sale lentamente i vertici dell'organizzazione: da corriere della droga diventa l'uomo di fiducia dei migliori killer della malavita campana. Un giorno per, durante un lavoro, la vittima prestabilita implora di aver salva la vita. In cambio di ci rivela a Salvatore l'esistenza di un nascondiglio, in cui si cela un vero e proprio arsenale di armi costosissime, di propriet del clan di Nino O Samurai. Dopo la soffiata Salvatore, d'accordo con gli amici, decide di uccidere lo stesso il tizio che ha rivelato tutto. Successivamente decidono di abbandonare il clan di Nino e costituirsi in una banda propria. Dopo la scissione nel rione scoppia una sanguinosa guerra di bande. Gli amici di Salvatore vengono ammazzati tutti, e solo lui riesce a fuggire, portando con s le armi e i soldi fatti con lo spaccio di droga. Con la complicit di un imprenditore cinese riesce a partire dal porto di Napoli verso Shangai. Si nasconde per alcuni anni girando l'oriente, prendendo contatti con la Yakuza e la Triade di Hong Kong, e imparando un sacco di cose nuove dai migliori criminali orientali. Salvatore torna poi in Italia, dove mette su una pericolosa organizzazione specializzata in rapimenti, estorsioni, e soprattutto omicidi di magistrati e personalit politiche scomode per l'establishment, agendo assieme a misteriosi referenti del governo italiano. Si innamora della bellissima Eva Kant, moglie di un imprenditore corrotto che vorrebbe entrare in politica. Ma qualcuno tradisce Salvatore, che costretto a nascondersi di nuovo, accusato di pesanti crimini contro il popolo italiano, tra cui alcuni attentati in cui non c'entrava nulla. I suoi vecchi nemici sembrano tornati alla caccia, e

DI MARCO FOTI
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non riesce pi a uscire dall'Italia. All'improvviso balena una nuova possibilit: l'ispettore Ginco del pool Antimafia di Palermo, tramite l'intercessione della sua fidanzata, la nobildonna Altea di Valtemberg, a sua volta contattata dall'amica Eva, offre a Salvatore di collaborare in una strana alleanza. Ufficialmente Ginco da la caccia a Salvatore, indicato come capo della Cupola da televisione e giornali. Nella realt invece, usando il nome in codice Diabolik, Salvatore diventa un agente segreto del pool, incaricato di missioni pericolosissime, infiltrazioni rischiose in ambienti legati a doppio filo con l'establishment. Salvatore usa le vecchie conoscenze per avvicinare personalit politiche di spicco, celando la propria identit tramite maschere in lattice ideate dai servizi segreti. Successivamente compie dei furti nelle loro abitazioni, rubando per documentazioni importanti e tutte le informazioni che servono al pool per condurre indagini complicatissime, tese a ricomporre il contorto mosaico dei legami politica-mafia. L'establishment non sta a guardare, e sguinzaglia contro Salvatore sicari mafiosi, ex agenti della sicurezza provenienti da teatri di guerra mediorientali, agenti dei servizi segreti corrotti e killer prezzolati di ogni genere... Il nostro Ultimate Diabolik dovr lottare per la propria vita, mentre ruba segreti essenziali alla lotta contro la mafia, usando un misto di conoscenze maturate un po' in tutto il mondo, tecniche di spionaggio e guerriglia ninja, e soprattutto la classica arte di arrangiarsi nota a ogni napoletano che si rispetti.

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DI davide cappelletti La maledizione della prima luna

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LUltimo Giorno
I libri hanno/gli stessi nemici che luomo/il fuoco/lumido/le bestie il tempo/e il loro stesso contenuto 17 FEBBRAIO DUEMILA..... Giornale radio: LAgenzia di Stato Nuova Cina ha diramato il seguente comunicato: Oggi alle ore 17,00 la Repubblica Popolare e Capitalistica della Cina ha sperimentato con successo una nuova bomba: la bomba Z che svapora gli uomini lasciando intatte tutte le altre cose.... Come ogni mattina Ginevra andava, immusonita, al suo lavoro di impiegata della prestigiosa banca di Camelot, aveva un rapporto eccentrico col lavoro che svolgeva, laccettava perch era il suo dovere, era la normalit, era il: non cadere nel mondo metafisico della mente come mille e mille volte le avevano enunciato limperiosa madre e il pavido padre. Ma lei non amava quel lavoro, avrebbe voluto far la pittrice, la poetessa: larte era il suo mondo. Ora doveva far quel lavoro scelto e voluto dal padre. Ma non ci riusciva, lunica sua consolazione era immergersi nella letteratura e il disegno: il dividere i pensieri con la grande letteratura o inseguire i ghirigori dei colori era il suo rifugio. 20 FEBBRAIO DUEMILA...... Giornale radio: Il mondo sconvolto dalle notizie di crescenti tensioni tra la Cina e lIndia. Trecentomilioni di Indiani fuggono dal grande deserto che si formato, in pochi anni, ove prima vi era la lussureggiante foresta del Bengala e premono alla frontiera con la Cina. Fonti descritte attendibili affermano che anche lIndia abbia sperimentato con successo la bomba Z.... Ora la vera vita di Ginevra era dedicata esclusivamente alla lettura dei suoi piacevoli libri intervallati dal disegno multicromo. E poi vi era Lancillotto. Un tipo strano, sapeva che lamava, e forse anche lei lo amava. Ma la vita andava come un fiume in piena, e lei non trovava la forza di affrontarla e veniva sempre trascinata via. E cos non affrontava neanche questa cosa strana che lamore e si rifugiava sempre pi nei libri. Lancillotto le dava sempre qualcosa da leggere: Qualche libro, qualcosa scritto da lui. Erano tutti messaggi, erano tutti remi che le donava per aiutarla a navigare nel grande oceano vorticoso della sua vita, ma lei non riusciva ad afferrarli, le sfuggivano dalle mani, era distratta dai troppi

Di giancarlo nobile
doveri imposti. Di parole Lancillotto non riusciva a offrirgliene molte Ginevra non aveva tempo...non aveva tempo...non aveva tempo. 23 FEBBRAIO DUEMILA..... Giornale radio: Cresce la tensione in Asia si teme lo scontro tra la Cina e lIndia, con i loro sei miliardi di abitanti sono le pi popolate nazioni del mondo; Il Presidente del Pakistan ha dichiarato che lIndia trama contro lintegrit musulmana con la sua nuova Bomba Z e ha affermato che stringer una alleanza tecnico-militare con la Cina.. Ginevra andava al lavoro, sapeva che avrebbe rivisto gli occhi indagatori di Lancillotto, avrebbe subito anche la sua impacciata scortesia. Ma sapeva che era lamore per lei che lo spingeva ad agire cos. Ma non sapeva cosa fare. Avrebbe voluto parlare con lui. Ma come? In quali termini? Quando? Cos passavano i giorni senza poter dare risposta a questi interrogativi. E si rifugiava sempre pi nei suoi libri, nella sua pittura. Nella borsa aveva sempre qualcosa da leggere. Voleva un po' di tempo in pi, un po' di pace per poter leggere. Quel maledetto ufficio, tutte quelle persone attorno che la giudicavano, la spiavano, che la volevano come erano loro.. schiavi della televisione e della pubblicit. 26 FEBBRAIO DUEMILA..... Giornale radio: A Kabul stato stipulato un trattato tra lUnione delle Nazioni Islamiche e la Cina per la difesa reciproca contro lavventurismo dellIndia e dei suoi alleati occidentali. La Russia ha sperimentato con successo la bomba Z. Gli Stati Uniti sono pronti a sperimentarla anchessi nel poligono di Alamogordo dove nacque la bomba A..

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Quella mattina di tardo inverno era inondata da un inusitato tepore, il caldo delleffetto serra si faceva sempre pi sentire donando uneterna, ma sfibrante, estate. Aveva riposto nella borsa le fotocopie del libro donatole da Lancillotto. Le erano arrivate a casa accompagnate da una letterina delicata, con accenni tecnici sulla struttura del libro e in cui si auspicava che lei potesse affrontare i problemi che laffliggevano con logica come era logico il discorso espresso nel libro. Era il de Magia larringa di Apuleio accusato da truffaldini ed ignoranti di essere un mago. Lancillotto aveva rilevato il parallelismo tra la pochezza degli accusatori di Apuleio e gli impiegati di banca che la tormentavano. E aveva invitato Ginevra ad utilizzare i libri che le inviava come fonte di cultura per alzare una sana barriera tra lei e le cretinate dei suoi colleghi. La cultura non doveva essere un isola ove rifugiarsi, ma lo strumento per interpretare e vivere il mondo. La lettera si chiudeva con un accenno ad un certo sentimento. Ginevra aveva riposto questa lettera tra la montagna di carte che Lancillotto le aveva inviato. Come sempre non avrebbe risposto. Erano lettere, pezzi di diario, racconti, poesie, favole e quantaltro una mente sulfurea potesse inventarsi. Ora aveva preso queste fotocopie e cercava il tempo di leggerle in pace. 28 FEBBRAIO DUEMILA.... Giornale radio: LIndia ha firmato con i paesi del Patto Atlantico e la Comunit Stati Asiatici (Corea, Giappone, Taiwan, Malaysia) un trattato di aiuto militare. La Comunit Stati Asiatici ha conferito allIndia un miliardo di Asia per il finanziamento di ricerche spaziali. Gli Stati Uniti e lUnione Europea hanno sperimentato con successo la Bomba Z...

Morgana del Lago e di Merlino sono pronte?. No, non erano pronte...Aveva troppo fantasticato....doveva far presto...doveva completare la documentazione...doveva andare nellUfficio di Lancillotto per sollecitare...quante cose...non aveva tempo...

2 MARZO DUEMILA.... Giornale radio: Truppe indiane hanno occupato la valle di Keipurand nel Pakistan orientale. Il Pakistan ha dichiarato guerra. In ottemperanza al trattato di mutua amicizia tutti i paesi musulmani hanno dichiarato guerra allIndia. Tutti le davano fretta, tutti volevano qualcosa da lei, tutti la spiavano, tutti la giudicavano. Voleva star sola. Voleva che tutti gli uomini evaporassero e lei libera potesse dedicarsi a se stessa, alle sue lettura, alle sue fantasticherie, finalmente sola. S, sarebbe stato bello non dover dar conto a nessuno, non dover ragionare sul quellamore che le veniva gettato addosso da Lancillotto. Aveva lasciato tanto tempo fa Art che, dopo lo stage alla Excalibur University, era assurto alla mitica posizione di Direttore Generale della Banca di Camelot. Era stato il suo amore studentesco che era giunto quasi al matrimonio, ma lei laveva troncato per star libera, non voleva nessun legame. Voleva star sola: con i suoi libri e i suoi disegni colorati.

4 MARZO DUEMILA... Giornale radio: L Unione Europea e i paesi della Confederazione Stati Euro Sarmatici hanno dichiarato guerra alla Cina e ai suoi alleati islamici...... Con questi pensieri si precipit nellUfficio ove stata nascosto in un angolo, dietro un armadio, Lancillotto. Trov lUfficio vuoto. Si guard attorno, gli altri impiegati erano tutti fuori, gir lo sguardo sulla grande tavola rotonda desolatamente vuota e vide Lancillotto, balbett qualcosa, ma ebbe risposte smozzicate: i fatti della banca non sono fatti miei o vieni pi tardi o vai in direzione. Erano passati tanti anni che Lancillotto era ufficialmente impiegato, di quella banca, vi era entrato per un errore dei computer, ma nella sua lunga permanenza in quei luoghi non aveva mai toccato carte inerenti alla banca, per lui quello era un mondo sconosciuto, alieno. Utilizzava lUfficio per la sua attivit di cavaliere errante del

Era entrata nel suo ufficio, era molto squallido, nel suo color sterco chiaro. Sul computer aveva riposto una figurina nera: era una rondine di cartone donatele da Lancillotto, sulla stampante aveva appeso un piccolo aeroplanino di carta su cui Lancillotto aveva scritto Ruit hora il tempo fugge. La rondine e laereoplanino simboleggiavano la sua voglia di fuggire via. Ma non ne aveva la forza, il coraggio...non aveva tempo. Lancillotto lavvertiva con quellaccenno al tempo che fuggiva di darsi una scossa. Guard con sussiego questi oggetti, ma mentre cercava di entrare nel merito della realt che la circondava si sent chiamare.: Le pratiche di

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Siamo tutti, indistintamente, parassiti di qualcosa su questo pianeta morente Questo affascinava e allarmava Ginevra: era il ciglio del baratro e Lancillotto sembrava che potesse precipitarvi dentro da un momento allaltro, lei aveva paura, aveva paura che Lancillotto, se le si avvicinava troppo, lavrebbe fatta precipitare gi nella metafisica. Fugg da quellUfficio, ma aveva bisogno di quelle pratiche, si rivolse a Meleagant il suo perfido capoufficio che si precipit sui passi fatti da Ginevra. Non trov nessuno. Lancillotto era n o t o ria me nt e c on s id e ra to un c re t in o raccomandato e non era il caso di rivolgergli parola. 6 MARZO DUEMILA.... Giornale radio: Nuova Dehli stata bombardata ingenti perdite umane...La Libia ha invaso la Sicilia...LIraq e lIran hanno stipulato un trattato di unificazione delle forze armate per distruggere Israele... bombe umane di palestinesi fanno strage a Tel Aviv. Gli Stati Uniti hanno dichiarato guerra alla Cina e allUnione Nazione Islamiche. Ginevra riprese il controllo di se, era tornata nel suo ufficio. Era sola l dentro; ma sentiva che la spiavano, a tutti sembrava strana per quella sua tendenza alla solitudine, la sua avvenenza che spingeva i bancari a farle avance anche pesanti, e alle bancarie di spettegolare, sentiva che la percepivano debole e cercavano di approfittarne. Essere donna ed essere, nel contempo, una persona era troppo difficile. Sbuff, lasci i pensieri, doveva lavorare. Riprese le pratiche, ma mancavano le fotocopie, doveva tornare nellUfficio ove, nascosto come era nascosta la sua coscienza, vi era Lancillotto. Sospir profondamente, prese i documenti e si rec nellufficio maledetto. 8 MARZO DUEMILA.... Giornale radio: Tokyo stata bombardata dai Cinesi...la Corea ha invaso la Manciuria.... Los Angeles in preda al panico per la sommossa dei Cinesi residenti...attentati islamici a Parigi con migliaia di morti... Entr svogliatamente nellUfficio, si rec alla fotocopiatrice, cercava di concentrarsi nel lavoro, sentiva per degli sguardi. Alz gli occhi era Lancillotto che da lontano losservava. Erano

sguardi di intenso amore. Gli occhi si incontrarono ma insieme ne fuggirono. Sentiva il peso di quegli sguardi, sentiva il sentimento che vi era dietro. Ma lei non poteva rispondere. Doveva resta sola. Il suo io non aveva bisogno di un altro io. Si sarebbe specchiato in se stesso. Le sovvenne lultima volta che aveva parlato con Lancillotto, gli aveva chiesto: tu che hai letto tutti i libri.. e lui acido aveva risposto: non ho letto tutti i libri ho letto solo i libri che servono per il mio mestiere, ne ho letto qualcuno in pi per farlo meglio. E se ne era andato via, con gli occhi pieni di rabbia e dimpotenza. Provava tenerezza per lui. Ma gi quel sentimento lo sentiva eccessivo, gi la legava a qualcuno. Non poteva, non aveva tempo, non doveva aver legami. 10 MARZO DUEMILA..... Giornale radio: Il Mexico si schierato con la Cina e ha dichiarato guerra agli Stati Uniti e ha gi iniziato le operazione belliche invadendo il Texas e la California ove i residenti ispano-messicani e cinesi hanno iniziato una feroce guerriglia....Cuba ha dichiarato guerra agli Stati Uniti e alla Comunit Europea... Usc da quellufficio turbata, ma sent dietro di s i passi noti di Lancillotto, rallent, aspett che lui laffiancasse. Inizi a parlare tutto di un fiato: Il libro che mi hai donato fotocopiato non lho ancora letto, non ci vedo pi, ho comprato i nuovi occhiali per poter leggere, lho con me, se trovo il tempo lo legger. Impacciato, come sempre quando stava con lei, rispose: E quel lavoretto sul pensare lhai letto? Quello lho scritto proprio per te, va bene che tutto ci che scrivo, tutto ci che penso rivolto a te ma quello era speciale gi nellincipit: pensare non rilassante, chi vuol pensare sa che unattivit dura un mettersi in gioco senza rete, senza certezze, pensare raggiungere quella pagina bianca, che tu chiami erroneamente metafisica, ma che invece la realt vera e inconoscibile e su cui dobbiamo scrivere la nostra personale interpretazione della verit, sotto la nostra, soggettiva, responsabilit...Si amore mio, mia dolce Ginevra, occorre assumersi le proprie responsabilit in tutte le cose che si fanno e le cose che si fanno sono prodotte dal pensiero: dunque il pensiero che pu rendere liberi.

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12 MARZO DUEMILA.... Giornale radio: I Paesi arabi hanno invaso la Spagna....la situazione della guerra si fa confusa:, difficile...New York, Boston e Filadelfia sono state bombardate dal mare...Il Quomintang Cinese ha ipotizzato di utilizzare la bomba Z... Ginevra annu, fuggi lontana, sent solo lultima parte del discorso di Lancillotto: Solo con gli altri, insieme agli altri possiamo pensare e vivere...tutti siano legati a tutti gli altri...non esiste un io senza un tu... Si rifugi nel suo ufficio. No. Non doveva pensare, non poteva stare con gli altri...non aveva bisogno di nessuno...doveva lavorare...non aveva tempo...non aveva tempo Riprese le pratiche, erano pesanti faldoni, ma non fece in tempo ad aprirli. Meleagant, il capiufficio, entr rapido con un sorriso beffardo e menando un foglio: Da oggi sei trasferita al Tesoro, devi andare immediatamente laggi nel Grande Graal cos era denominata la grande cassaforte. Frastornata Ginevra non fece parola, desiderava lasciare quel posto che le sembrava ostile, come automa prese le sue cose e scese gi nel sottosuolo della banca ove vi era, sprofondata nella roccia, limmensa cassaforte blindata con mura di acciaio e blundsteno di 3 metri di spessore. 14 MARZO DUEMILA..... Giornale radio: gli alleati India, Stati Uniti, Unione Europea, CSES, si sono riuniti a Reykjavik per decidere il prosieguo della guerra si parlato della possibilit di utilizzare la bomba Z.... Il vecchio funzionario stizzoso laccolse con studiata noncuranza, laccompagn al suo nuovo lavoro e le assegn una scrivania dentro la cassaforte, infine le diede i moduli e le impart le disposizioni, la guard con sguardo libidinoso soffermandosi sulle belle gambe e sui piedi affusolati e umettando in modo lascivo se ne and. Era sola Ginevra in quella grande cassaforte, sentiva il silenzio che lavvolgeva, i rumori dei cassieri che venivano a depositare il denaro e i valori era attutito, assorbito da quellacciaio e dal rosso placentale delle luci. Era lora di pranzo, tutti uscirono, Ginevra rimase sola. Pigi il meccanismo di chiusura della pesante porta e rimase dentro la cassaforte. Pul gli occhiali, prese il libro datole da Lancillotto e inizi a leggere. Si immerse nella lettura, era piacevole leggere in quel silenzio, il

tempo passava e lei non se ne accorgeva. Quando trasognata alz gli occhi dal libro, ritorn alla realt, guard lorologio, erano passate tre ore, ma gli impiegati stranamente non erano ancora tornati. Azion il Comando di apertura della cassaforte. Non sentiva alcun rumore, usci fuori circospetta, timorosa, si inoltr nel corridoio percepiva solo il ticchettio nervoso dei suoi passi sui marmi luccicanti, sal piano piano le scale, vi era un silenzio irreale. Entr nellatrio della banca...non cera nessuno, le porte erano aperte ma non vi era neanche la guardia...a terra, sparsi, indumenti come in un negozio devastato...usc fuori, non vi era nessuno...le strade erano deserte, alcune macchine erano accese, ma non vi era nessuno al posto di guida, guard nei negozi non cera nessuno...non cera nessuno...non cera nessuno. Solo vestiti sparsi ovunque, svuotati del loro contenuto...solo la roba era rimasta a terra vide un giornale con titolo: E stato deciso di utilizzare la Bomba Z che svapora gli uomini ma non lascia radiazioni, e preserva le cose Un fremito di paura linvase....era lunica sopravvissuta della follia umana! 17 MARZO DUEMILA.... Comando del Pianeta XZ!V ora astrale Apha Omega - Sul pianeta Terra si svolta un immensa battaglia con missili con testate armate con bombe Z...Tutti gli antropopitechi onirici del pianeta sono svaporati, non vi sono radiazioni, tutto rimasto intatto.... Barcollando si inoltr in quel silenzio irreale...Tutto era fermo come fosse entrata in una fotografia....Cammin con stupore nelle strade piombate nel silenzio...Girovag meravigliata per il dedalo vuoto della citt...le strade piene degli oggetti degli uomini: vestiti di lusso e poveri, telefonini da migliaia deuro, orologi di plastica e doro, collane e scarpe tutto gettato cos come...una discarica. Sent, improvvisamente, dei rumori. Sobbalz timorosa poi, la curiosit vinse, allung il passo. Gir un vicolo, si apr alla sua vista una larga piazza con al centro il grande mercato. Si inoltr. Non vi erano uomini. Gabbiani gracchiando e gatti ronfando si contendevano il pesce sui banchi. Cani latrando e topi squittendo si disputavano la carne e i formaggi delle salsamenterie. Pens a Lancillotto: Non moriva il pianeta. Moriva il mondo degli uomini: i grandi parassiti

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Riprese il libero vagare...si trov davanti alla grande biblioteca nazionale col suo trilione di libri. Entr dentro. Sent un senso di vuoto attorno a se. Non vi era pi lacida inserviente che perentoriamente la fermava sempre per darle il tagliando dentrata. Si sent libera. Entr nella grande sala, girava lo sguardo rapita l vi era Blixen, l Dostoevkij, ecco l Wilde ed ancora Maupassant, Tolstoi, Kafka, Musil, Joyce James, un po' nascosti i libri di Bll...ma anche Balzac, Poe, Pasolini e Cechov chiss perch vicini, l vi era Stevenson di l Welles ed Hemigway, Nievo, Cardinal, Morante e Moravia e il fantastico Calvino e laggi il suoi amato Proust. Il macro ed il micro si erano incontrati. La sua piccola vita, la sua quotidianit fatta di frustrazioni, banca e sentimenti aveva incontrato la grande vita dellumanit. Lei, piccolo granello, aveva vinto. Gli uomini aveva avuto paura di giungere a quella pagina bianca del pensiero che responsabilizza. Tutto era annichilito. Lei era libera di non pensare e lasciarsi andare. Non vi era pi nessuno che la volesse condizionare, aveva tutto il tempo davanti a se. Erano tutti svaporati: la madre imperiosa e il padre pavido, gli impiegati e il capoufficio: pettegoli e pornografi, il funzionario libidinoso e Lancillotto; con lui era svaporato anche il suo amore? Un fremito la percorse. Avrebbe letto tutti i libri, aveva tutto il tempo davanti a s. Il suo io si sarebbe specchiato in se stesso usando il riflesso dei libri, non aveva bisogno degli altri, non aveva bisogno dellamore, dei sentimenti, dei pensieri, degli altri. Aveva il suo tempo ed era finalmente sola. Si aggiust gli occhiali, e si avvicin alla grande scaffalatura inizi ad accarezzare i dorsi dei libri cercando con il tatto il libro che avrebbe scelto. Tocco Orwell...Si sporse...perse lequilibrio...inciamp...gli occhiali caddero a terra. Le ombre lavvolsero, si chin rabbiosa a cercare gli occhiali li trov...ma le orbite erano vuote, il vetro era in mille pezzi. Mentre il trilione di libri si tramuta in una ammasso di cellulosa con dei segni incomprensibili lasciati da antropopitechi onirici, un spasmodico fremito invase Ginevra, e il pianto arriv violento e totale. Era prigioniera del suo tempo....ed era sola...era sola.

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Lourdes
Si sentiva che laria era diversa. Un refolo insistente gli scompigliava i capelli. La sua testa vibrava. Lontano, coperto dalle sterminate teste dei pellegrini, il santuario saliva bianco, e rifletteva la luce di un sole gratuito pi che mai, caldo, imponente. Accanto a lui il cigolio strascicato di carrozzine, il mormorio di migliaia di preghiere, qualche singhiozzo. Una mamma provata teneva per mano un ragazzino down. Sorrideva, toccandosi con la mano la cintura dei pantaloni. Tommaso teneva uniti i lunghi piedi, pauroso di pestarli a qualcuno, e a piccoli passetti procedeva. Nonostante quella calca, ordinata certo, ma opprimente, si sentiva solo. Era solo. Da un bel po daltronde. I volontari cercavano di creare fili per le piscine, spiccavano in quel marasma di indumenti colorati grazie alle loro divise sobrie, monocromatiche. Manco a dirlo bianche, ma bianche panna, un bianco non aggressivo insomma. Ogni tanto davano indicazioni, spesso in francese, qualche volta in italiano. Gli era impossibile seguire i discorsi dei vicini intorno a lui, quelli che non pregavano: un po perch erano troppi, e le voci ora si alzavano ora si abbassavano, un po perch coperti dai rosari di tutti gli altri. Afferrava brandelli di conversazioni, molto simili. Laria ora raffreddava il sudore sulla sua nuca, poi spariva per qualche minuto. No, signora, non per me per i miei figli diceva un uomo con dei tubi sul naso. Lui prov a seguirli, e vide che terminavano in una bombola, come quella usata per gonfiare i palloncini, che luomo trascinava grazie a due curiose rotelle. Sar la settima volta, vero Carla? diceva luomo a qualcuno che Tommaso non riusciva a vedere in volto. Prendendo la bottiglietta piena dalla tasca e portandola alla bocca, fu costretto ad alzare gli occhi. Al cielo. Cosa avrebbe pensato detto o fatto se l, in quello specchio dazzurro riverberato di sole gli fosse apparsa la Signora? A lui, e solo a lui? Avrebbe gridato? Lavrebbe tenuto per s? Quale era la sua paura? Senza dirselo mai, ma solo avvertendolo, cera quel senso di colpa non richiesto, e non rinfacciatogli mai da nessuno. Che non fosse un grande credente, che non ci avesse mai pensato alle cose di chiesa. Neanche adesso, se per questo, adesso che stava in attesa di immergersi nelle piscine (quanto ci voleva ancora? La pazienza faceva parte del mistero?). Di sicuro centrava labbandono di Giulia. Il guasto silenzioso che aveva apportato al meccanismo della sua vita. La lentezza a cui era costretto.

Di vito ferro
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Il sentirsi irreparabilmente disperato. Solo un pudore congenito gli aveva impedito di strepitare. Ma non di ricorrere a quello. Pudore e senso delle proporzioni. Io qui, accanto a paralizzati e ciechi e storpi? Ma poi si diceva che tutti hanno bisogno di speranza. Chi pi chi meno, chi per questo o chi per quello. E non giusto sentirsi indegno soltanto perch ci tocca una porzione di dolore meno significativa. Luomo coi tubi nel naso ora aveva abbassato gli occhi e sembrava raccolto. Attorno a Tommaso, nuovo, intatto silenzio e assenza di vento. Un voce da qualche altoparlante declinava unindicazione incomprensibile. Furono le cinque. La grotta era gi in vista. Le file si erano fatte perfette, strette dagli imbuti di ingresso, presidiati da suore. I pensieri meno vorticanti, le preghiere smesse. Tommaso vedeva le mani delle persone toccare la pietra umida man mano che gli sfilavano accanto. Lo far anche io, si chiese? Perch non dovrei? Alcune persone si erano lentamente abbassate e ora procedevano lungo la passerella di cemento sulle ginocchia. Un frate stava sdraiato sulla pancia, la faccia coperta dalle mani. Nuovo senso di colpa, per un retro pensiero che era apparso nella mente di Tommaso. Quando cera Giulia, innegabile questo, avrebbe trovato questa gente schifosa. Quando cera lei, lui era diverso. Prov imbarazzo, e cerc negli occhi della gente attorno, in quelli delluomo coi tubi, che prima, nella lunga fila, ogni tanto laveva guardato sorridendogli, la condanna. Ma nessuno lo stava guardando. Tocco la pietra, e la sua mano accarezz, lungo le asperit bagnate della roccia tutto il tragitto, una linea sbilenca. Poi fu dentro. Le piscine erano piccole, pi piccole di quello che si immaginava. Grigie, di pietra, parevano bagni turchi in miniatura, non finiti. La gente si spogliava davanti a tutti, in un anticamera rivestita di mattonelle. Prendeva lasciugamano che i volontari porgevano, si immergeva. Lacqua, verde scuro, ribolliva al contatto coi corpi. Bambini donne vecchi corpi deturpati e storti sorretti da parenti. E fu dentro anche lui. Due minuti. Poi bisognava lasciare il posto agli altri. Lacqua era fredda. Gli arricci i peli, gli raggrinz la pelle. Respir forte. And sottacqua, a fatica perch il livello era molto basso. Giulia, sussurr facendo bollicine leggere. Bevve un piccolo sorso. Stava uscendo dalla minuscola vasca, il braccio teso sulla scaletta, quando avvert il formicolio. Uno strano solletico che tendeva al bruciore, partiva dal palmo della mano destra e arrivava alla spalla. Non aveva sensibilit. Spost velocemente

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la presa dal destro al sinistro, a fatica fu fuori. Giusto in tempo perch anche dal braccio sinistro, tutto, scomparisse la ricettivit. Aiuto, url quando fu in ginocchio, gli arti inferiori evaporati, fusi. Nessuna sensazione di essi, nessun controllo. La pancia doleva e sentiva cedere gli intestini. Gente gli fu attorno, quando si accasci goffo contro lo stipite di una porta. Signore, che succede? gli disse in francese una volontaria che non seppe sollevarlo. Non poteva parlare. I pensieri suoi girarono come la vista, incapace di concentrasi su un solo punto. In meno di quaranta secondi fu completamente paralizzato, se non per il respiro, che gli era ancora permesso. Medici accorsero tutto attorno dopo il suono di un campanello. Ma non era malato! Vi dico che entrato con le sue gambe ripeteva la volontaria che non era stata in grado di sollevarlo. I gradi dellacqua? Stabili, come al solito Non ipotermia, a temperatura c Riesce a muoversi? Dobbiamo portarlo in clinica Alziamolo allora Signore, mi sente? Cuore? Regolare E lucido, guarda gli occhi Riesce a sentirci, pu parlare? Non capisco Cosa si sente? Non si muove Controlla che Signore, dobbiamo portarla via Prendi quellasciugamano, presto Tommaso non era in pericolo. Questo lo sapeva, lo sentiva bene. Lo portarono a braccia verso una serie infinita di porte. Per tutto il tempo le sue mani penzolavano da quella barella

umana, la testa ballonzolata, linsensibilit di tutto caldo freddo luce dolore, pot scorgere bene gli occhi, astiosi, dei pellegrini che sfioravano nelle file per le piscine. Il senso di colpa, il senso di colpa, si diceva nella mente mentre infine lo adagiarono su di un letto, e qualcuno sottovoce disse la parola permanente.

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LELENCO TELEFONICO DI TRAPANI DI NUCCIA DI GIUSEPPE


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Recensione dell'elenco telefonico di Trapani e provincia( isole comprese) co. Giacalone il parrucchiere, il fornaio, il tappezziere, il dottore, il notaio e persino il farmacista. Che poi Giacolone significhi sorta di ghiro una cosa che nessuno sa. Il cognome che il pi rassicurante Pace. Pace che pu essere un saluto, un augurio, o la fine di una guerra. S, perch da noi le guerre si sono susseguite a ritmo incalzante ed naturale che alla fine Pace diventasse il cognome di qualcuno, almeno come augurio per un futuro diverso. Dispersi su tutto il territorio viaggiano i cognomi di derivazione: De pasquale, Di Maria, Di Giuseppe, Di Giacomo, Di Bartolo, Di Battista, Di Benedetto,Di Carlo,Di Leo. Questi poveri cognomi sembrano dei liberti che si sono appena liberati dai padroni che li hanno tenuti schiavi e non sono neanche degni di portare un cognome vero e proprio. Io ahim faccio parte di questi. I nomi Carmela, Maria, Santina, Antonina,Sarina fanno posto ai piu moderni Jessica, Deborah, Margot, forse pi snelli e meno pesanti delle tradizioni, e poi nomi nuovi come Mohamed, Atres, Azim perch la provincia la patria del vento e sente gli echi lontani di gente affamata che cerca qui il suo paradiso, mentre i nostri Salvatore, Vito e Rosario cercano altri paradisi in terre sconosciute prima di morire tra le pagine in bianco e nero di un solitario elenco telefonico. Vivonello chiude l'elenco.Cognome solitario, unico, un po' orso, alla lettera V dell'ultima ( ma solo in elenco) citta della provincia che solo per puro caso inizia per V.

398 pagine che si distendono da Alcamo a Vita toccando tutte le lettere dell'alfabeto e persino le isole di Favignana e Marettimo. Trionfa Trapani che si allunga come donna in amore sulla via Fardella ai piedi della montagna Erice sino al mare a bagnare i piedi o forse a farsi scompigliare dal vento dei grandi eventi e grandi barche, estranee all'economia locale.. L'incipit elegante e quasi regale, sta s in alto senza scale, Abadir Resort, inizia cos l'elenco telefonico, ma non illudiamoci perch poi c' una folla di uomini e donne, pietosi, arrabbiati, umani, allegri, sensibili, giovani, vecchi in poche parole vive! A Trapani e in provincia gli Adragna si accompagnano ai Barraco come tradizione vuole di origine spagnola, nulla da dividere con gli altri. Gli Asaro sono tanti, di derivazione araba, assar o azar, si distinguono in citt con il nomignolo dialettalmente ngiuria, gli Asaro del filone ammazzapatri, quelli appartenenti a sfasciavarchi, quelli altezzosi dei cardiddra, e gi a seguire per una ventina di filoni diversi. Cosi pu che capitare che una mia amica Asaro del filone nfurnapatri prese in sposo un Asaro sfasciavarchi e che la loro figlia ormai grande, in et da marito, incontri un giovane di cui si innamora il cui padre un Asaro testadilignu mentre la madre una Asaro cardiddra. Guai a nascere in una famiglia siffata, ci vuole mezz'ora per trovarsi nell'elenco telefonico. Pi sofisticato il cognome Buscemi, di origine araba anch'esso, si trova sparso in tutta la Sicilia, ma spruzzato come il prezzemolo nella provincia trapanese giacch ognuno possa essere ritrovato subito. Non mancano i cognomi come Palermo, Messina,Trapani come a dire che nella sicilia vivo e il cognome proprio porto. Un discorso a parte meritano i Giacalone. Una miriade, o meglio uno sciame d'api. Sono dovunque, in ogni citt della provincia pi occidentale, dalla distinta Trapani alla marinara Mazara, sino a trovarli persino sul men delle pizzerie. Pizza Giacalone, una specialit che si trova anche nell'elenco telefoni-

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POLVERE

DI GIUSY BARBERA

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Lillustrazione di questa pagina di Chiara Maria Lazzaroni http://

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POLVERE

DI GIUSY BARBERA
La casa immersa nel silenzio. E il mio giorno libero e voglio nutrirmi di quel silenzio, crogiolarmi in un sano otium; mi aggiro invece inquieta, consapevole che da l a poco accadr una lotta con quella dannata bestia. La polvere! S, lei, la maledetta: ci sono momenti in cui mi avviluppa, prende il sopravvento e mi sento come un animale braccato, senza scampo, ma non le ho mai permesso di arrivare al mio cuore. Mi viene incontro, o sono io che vado verso di lei come attratta da un magnete, proprio quando la lotta che ho ingaggiato tra laccettare la sua presenza e il rifuggirla tocca lapice pi lancinante. Indugio prima di armare la mano con il panno; il pensiero di rispondere alla mail di Federica si fa strada nella mente, non incontra ostacoli, come un viaggio libero. Punto dritta alla mia postazione internet, non trascurando un dettaglio importante: la casella di posta stracolma, occorre far pulizia! Mi compiaccio dellacuta osservazione che mette a tacere la mia coscienza: per il momento non mi occorre il panno, ma solo un colpo docchio per eliminare le centinaia di comunicazioni obsolete. Shift + Canc, Shift + Cancma che diavolo mi domando: e questa? Un brivido percorre la schiena, nonostante i 25. Un dubbio atroce mi assale: cancello o leggo? Prevale la curiosit morbosa di riandare a quel contenuto ormai dimenticato e che, per uno strano gioco del destino, ancora l, pronto a essere fagocitato e poi spezzettato in mille frammenti che andranno in circolo tra le mie sinapsi, creando chiss quali seghe mentali Ho trascorso un p di tempo guardando le foto che sul tuo sito hai messo di recente e leggendo i commenti mi accorgo di quanto poco io conosca di te, di quello che ti piace fare, guardare, ma soprattutto non conosco la tua prospettiva sull'osservarti il mondo attorno.... Lo ammetto, ho l'impressione di non conoscerti affatto o meglio di avere scoperto solo una delle sfaccettature della (sicuramente!!) preziosa pietra, della tua poliedrica vita. Ho paura di rovinare tutto, la nostra amicizia, la nostra corrispondenza.... Voglio riuscire a stare buono buonino qui in un angolo ad osservare quello che succede, cercando di tornare a cogliere le pi profonde sfumature ed i particolari del nostro vagare, trattenendo le nostre mail come delle istantanee di un viaggio insieme. Ciao Sempre vicino Renato.

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Lillustrazione di questa pagina di Lucia "TheMeeDes" Franciosa www.myspace.com/lucythemeedes www.flickr.com/photos/luciathemeedes/ http://lucythemeekdes.deviantart.com/ lucythemeedes@gmail.com

I miei occhi si rannuvolano fino ad assumere unombra quasi feroce.

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Resto a fissare lo schermo, immobile, ma tale non la mia mente. Rivedo quel muovermi pericolosamente lungo la frontiera tra il perdersi e il trovarsi, con provocazioni, malintesi, bugie, reticenze, da cui sono esplose sensazioni sopite. In tutto quel caos il tempo fa la parte del corruttore: avvelena, trasforma o spegne anno dopo anno e alla fine si perde sempre qualcosa. La luce dalla finestra riesce a trovare uneco solamente nellaritmia del mio respiro, come un battito dali di farfalle agonizzanti. Mi stringo nelle spalle. Sono nervosa, vedo limmagine spietata di me stessama no, forse mi sbaglio. Eppure, quante volte ho gironzolato vicino a quel maledetto il giorno che tho incontrato! per poi lasciare il posto a quel non dire stupidaggini, in fondo stato bello!. Stronzate. Dopo anni, ancora la stessa sensazione che credevo anestetizzata: delusione! Ma stranamente, e in maniera assai curiosa, mi sentivo pi leggera. Sentivo il bisogno di tirare fuori la testa da quel marasma, di darmi risposte misurate. Avvicino la mano alla tastiera e decisa premo Shift + Canc.

Lillustrazione di questa pagina di

Mi alzo, con la sensazione di aver pulito a fondo, di essermi lasciata alle spalle una spirale di maledizioni cadute nel vuoto. Ho voglia di respirare alla luce del sole, di correre contro vento, di vedere il mare; mi occorrono pochi minuti: pantaloncini, scarpette, canotta. Raccolgo i capelli con un fermaglio, preparo il mio fido lettore mp3, afferro una bottiglietta dacqua. Nelle mie corse lungo il litorale non c mai polvere. Mai.

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Helga

DI Ligure Apuano

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Lillustrazione di questa pagina di Carita Lupattelli http://caritasworld.blogspot.com/

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Helga
Una storia degli anni sessanta Helga Mayer usc dal negozio di casalinghi ed elettrodomestici, soddisfatta e inquieta al tempo stesso. Aveva appena acquistato una bilancia pesapersone ultimo modello, con il proponimento di seguire una dieta ferrea e mettersi in forma. Era in Italia da dieci anni. Un giorno, nel quartiere portuale di Amburgo, insieme alla sua amica del cuore Gertrude, stava bevendo una birra al suo bar preferito, un ritrovo di hippy e marinai, di propriet di Otto, il vecchio amico di suo padre, quando entr lui, Giacomo Ferretti. La colpirono il viso dolce, la morbidezza mediterranea delle movenze, sul fisico alto e slanciato. Gli occhi scuri e liquidi la fissarono, lei ricambi: colpo di fulmine. Come era carina, allora. Percorrendo a piedi lantica strada romana che lavrebbe condotta a casa, un blando tentativo di perdere calorie, Helga ricord la sua passata immagine : snella, teutonica, biondissima, occhi color fiordaliso, faceva girare tutti i maschi della citt, ma aveva in mente la carriera, voleva fare il medico. Deluse la famiglia, per correre dietro al bellitaliano. Abbandon luniversit, in sei mesi si ritrov sposata. I primi tempi furono duri. Non conosceva una parola di quella lingua. Giacomo, ufficiale di bordo, la sistem, subito incinta, nella casa dei genitori, un ex villino padronale riadattato, vicino al torrente Verbella, per poi ripartire subito. Il rio, per lunghi tratti coperto dalla pedemontana e dai nuovi casermoni di cemento, scorreva inquieto e minaccioso nei giorni di pioggia , con un rumore che lei detestava e la teneva sveglia;in pi, il dialogo con i due gi maturi suoceri risult difficile. Malei era tedesca, che diamine! Si impegn: prima della nascita di August, era gi in grado di esprimersi e farsi intendere; allarrivo del secondogenito, Mauro, lanno dopo, parlava un italiano quasi fluente. Certo, le sarebbe sempre rimasta addosso quella pronuncia inconfondibile: posso afere un chilo di pane, per fafore? E qualche verbo senza le finali giuste e qualche articolo di meno. Al mercato, le aleggiavano intorno le risatine di negozianti e cittadini. Ah,lItalia! Sole, pizza e mandolini, ma i suoi abitanti: una massa di provinciali, chiassosi, disordinati, incapaci di seguire le regole, anzi le

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recole! Finalmente arriv al portone del condominio, un po stanca. Sistem la pianta nellandrone, indispettita, pensando che pagavano inutilmente giardiniere e donna delle pulizie: nulla era mai a posto! Stavano in quel nuovo complesso da un paio danni. Con Giacomo divenuto comandante di navi da crociera, avevano potuto permettersi un bellappartamento di otto vani e doppi servizi, liberandosi, anzi liberando soprattutto lei, dalla convivenza con i Ferretti senior. Meglio cos: in fondo non la avevano mai del tutto accettata, ma fecero un dramma del trasloco, che avrebbe sottratto loro la vista quotidiana dei nipotini. Allingresso, Helga incroci sulla porta dellascensore lunica persona che non avrebbe voluto vedere, la sposina dirimpettaia del pianerottolo, una che aveva fatto la modella e l attrice a Roma. Buonciorno Buongiorno a lei replic laltra, sussiegosa. I bambini a scuola, Giacomo assente: che meraviglioso silenzio! Pos la borsa sul trumeau nellingresso, appoggi la scatola con il nuovo acquisto sul tavolo della cucina, and in camera da letto. Si spogli lentamente, davanti allo specchio dellarmadio, rimanendo nella sua sottoveste bluette, e subito le cal addosso il malumore: aveva addosso almeno venti chili di troppo, anche se distribuiti su un bel metro e settantacinque; anzi, proprio laltezza evidenziava la sua nuova corpulenza. Il viso sera come allargato, la mascella si presentava pi che volitiva, marziale. Colpa di tutti quegli spachetti e quel meraviglioso pane. Era diventata una macarona, senza rinunciare a wurstel e birre: un disastro. Si sistem addosso la vestaglia, attanagliata dai rimorsi per la sua disordinata condotta alimentare e la sopravvenuta pigrizia, autentica vergogna per una come lei, gi campionessa ai giovanili di nuoto nell annuale campionato tra lander! E poi cera la gelosia, a tormentarla. Oh beh, anche Giacomo sera inquartato, aveva debordato dal peso forma, ma...ma per gli uomini sempre diverso. Intanto, aveva conservato i capelli, folti, scuri, e poi era in una posizione di prestigio e con la divisa faceva sempre la sua figurachiss le turiste e le hostess della Sea Joy come se lo contendevano. Calmati, Helga. Ricordati gli ammonimenti di

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Helga
mamma: Fai sempre di testa tua, mia cara bambina. Hai voluto il don Giovanni italiano, ma poi non lamentarti lamentarsi da latini cos le aveva detto,versando una contenuta lacrimuccia, la defunta Hellen, alla fine del ricevimento di nozze. Predispose il rag, intervallando lassaggio degli ingredienti. Estrasse da un lungo cassetto il tagliere grande, occupato dalla distesa dei ravioli fatti in casa con le sue mani, alla maniera del posto. Aveva imparato a lavorarli alla perfezione, meritandosi i complimenti della signora che la aiutava nei mestieri due giorni alla settimana. Ne assaggi parecchi ancora crudi, prima di buttarli nellacqua: che delizia. Si dedic alle polpette fritte, da passare al sugo, sbocconcellandone un po. In quel momento, sent il rumore delle chiavi. Sei tu, Ciacomo? Chi vuoi che sia? Certo che sono io! Anche la tonna ha le chiavi! protest Helga, che davanti al marito si lasciava prendere dalla soggezione. Lui la baci lievemente: Spero proprio che oggi non sia il suo giorno. Ho voglia di sbracarmii un po . Ecco. Dopo otto mesi lanno in doveri di protocollo, tra un giro ai Caraibi e laltro al Golfo del Leone, a casa infilava il pigiama e diventava un pantofolaio, inchiodato al divano del salotto e ai quiz televisivi. Com antata allacenzia? Tutto a posto, ho sistemato quella storia dellassicurazione. Riparto a gennaio, tour Oceano Indiano, turisti americani. La conversazione fu interrotta dai bambini, che rientravano da scuola in compagnia della vicina del dodici e i figli di questultima. Mi ami sempre? ansim Helga, mentre Giacomo le baciava il collo. S che ti amo, stupidona, valchiriona mia! Sono troppo crassa! Ma che dici, mi piaci cos. Questa estate vieni a bordo con i ragazzi, facciamo la stagione insieme Giacomo le carezz il seno prosperoso. Tettona bella, mi fai impazzire Tu ha sempre addosso quelle assistenti tella compagnia e le clientiio non vete quello che tu fa! Neanche io vedo te, se per questotu defe fidare di me, heil! scherz Giacomo, assaltandola. Alluscita mattutina, per accompagnare a scuola August e Mauro, Helga quasi cadde inciampando

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in quel sacchetto.Stronza! sibil. Chi, mamma? Niente, Mauro, non niente. Sempre furibonda, deposit i figli e fil indietro, saltando la spesa. Non la sopportava pi. Chi si credeva di essere quella stronzetta da due soldi, solo perch aveva bazzicato Cinecitt, era magra e un po pi giovane? Dieci anni prima, glielavrebbe fatta vedere lei, chi era la migliore. Con quel marito insignificante, un avvocatuccio da due soldi, fuori tutto il giorno, finiva che la mogliettina annoiata leggeva fotoromanzi stesa sulla sdraio del terrazzo in bikini e , svogliata comera, non si prendeva nemmeno la briga di portare il sacchetto della spazzatura nel cassonetto, no! Lo lasciava la sera fuori dalla porta, che puzzava, e naturalmente gli altri dovevano scansarlo, fino a che quella non si fosse stancata di rosolarsi , decidendo di portarlo gi, coperta appena da un vestitino corto che attirava tutti gli sguardi. E anche Giacomo, s, la sbirciava, di sottecchi. Schifosa puttana! Febbrilmente chiam lascensore; giunta al piano si catapult allinterno undici, Chiara Denevi avv. Lorenzo Leone, prese a premere il campanello senza levare il dito per secondi. Dallinterno, non giunse alcun rumore. Helga tempest il campanello, fino a scorticarsi un lembo di pelle. In una pausa, avvert dei passi che si avvicinavano, senza fretta. Il ferro morto veniva aperto, la cricca girata, sempre con molta calma. Apparve lei. Bionda, occhi azzurri, alta, snella, come la Helga di tanti anni prima, solo italiana. Lombra dellingresso era rotta da un cono di luce che ne illuminava la silhouette, avvolgendola. Tutto in quella figura emanava sensualit, giovinezza, calore, la pelle color del miele, i piedini calzati da zoccoletti e un accappatoio rosa; era hollywoodiana, eterea, torpida, sinuosa, lussuriosa, dolce. In un lampo Helga la immagin nuda, gioiosa di felicit fisica, quella che a lei era concessa di rado e senza lorgoglio di un corpo ormai pesante. La mente le invi altri pensieri sconnessi, schegge di una volutt mai sospettata, la brama di toccarla, baciarla, buttarla su un letto, possederla, ci che certo Giacomo avrebbe desiderato e si intuiva nelle occhiate bieche che gli erano sfuggite vedendola, ebbene lo avrebbe voluto fare Helga stessa, per levare la rivale dal proscenio della bellezza, da cui lei era ormai esclusa. Ma le parole le sfuggirono, penose in una lingua non sua.

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Tu..tusempre lascia qui tua porcheria! Noi non siamo tue servi, kvi, sporcacciona! Le torn indietro una risata squillante, lieve, argentina; Chiara mostr la dentatura di porcellana, bianca, perfetta, mentre tra le dita della mano destra teneva la sigaretta e in una pausa dal ridere aspir un tiro, buttandole il fumo in faccia. Helga perse la ragione. Si slanci verso la donna; la sigaretta cadde, quella fu sospinta verso il muro, mentre la tedesca la tempestava di schiaffi, e nel farlo percepiva il suo buon profumo, di epidermide giovane e tiepida, e olio solare. Gli strepiti richiamarono sul pianerottolo Giacomo, che corse, pi perplesso che spaventato. Fece per dividerle, per trascinare via la moglie, che non si staccava da quel corpo desiderabile, da cui laccappatoio si era sfilato, lasciando addosso solo il due pezzi, ma il top si stava slacciando, un seno era fuori. Chiara gridava. Frastornato, anche Giacomo url E piantala, scema!, riuscendo, con uno strattone, ad allontanarla: Chiara fin per terra. In nome del popolo italiano.visti gli articoli.considerate le attenuanti generiche e specifiche Il pretore enunciava. Giacomo sussurr , avvicinandosi al suo legale. Ma, dico io, non cera proprio modo di mettersi daccordo? Ehmmmchi ha rovinato tutto stata la vicina dellinterno dodicivi ha vistoha detto che la stavate picchiandoe chi poteva poi immaginare che la signora Chiara fosse pure incinta? Ringrazi che non ha perso il bambino. Violazione di domicilio, violenza privata, lesioni otto mesi con la condizionale, per tutti e due, pi un risarcimento di qualche milione. Helga, che in quei mesi aveva perso s dei chili, per lansia, la rabbia e la frustrazione, si alz, inviperita, fissando quella frau smorfiosa con il pancione, che faceva la scena di un pianto convulso, mentre il marito avvocato la abbracciava Vieni tesoro, tutto finito, ora dobbiamo pensare al futuro, alla nostra vita, al piccolo. Sulla soglia del palazzo di giustizia, un vecchio edificio scrostato, le due coppie si scontrarono. Gli occhi non si abbassarono, lodio galleggiava. Helga sbott: Tue kvel piccolo pampino l tentro, maletettii!. Lavvocato Leone stava per avventarsi, il loro legale lo trattenne, mentre Giacomo ed Helga affrettavano il passo, scantonando alla svelta.

Helga sorrise. Per la prima volta dopo tanto tempo. La vedovanza era una triste condizione, ma lei, in fondo , era abituata alla solitudine, per tutti quegli anni trascorsi nellattesa che Giacomo sbarcasse. August e Mauro gi lavoravano, il grande era prossimo alle nozze, ed oras, giustizia era fatta. Inforc gli occhiali, rilesse: Grave incidente stradale sullautostrada. Lex modella ed attrice Chiara Denevi, alla guida della sua Mercedes 190, ha perso il controllo della vettura, schiantandosi contro il guard rail. Nellimpatto morto sul colpo il figlio Daniel, che viaggiava con lei. Ora mi metto a dieta, stabil solennemente Helga

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UNA NOTTE DA DIMENTICARE DI luca marrandino


La tangenziale si srotola in una serie infinita di curve e tornanti. Dalle casse dello stereo esce fuori, digrignante e cattivo, Iggy Pop con Search and Destroy, e il tergicristalli cerca di non concedere troppo spazio alla bufera che sabbatte sulla macchina. Prendo una sigaretta dal pacchetto, cercando di non distogliere lo sguardo dalla strada, ch quasi non si vede nulla per colpa di questo temporale. A saperlo prima, che quella stronza di Loredana voleva lasciarmi e senza neanche unultima sveltina daddio! mi sarei risparmiato volentieri questa traversata appenninica notturna nel bel mezzo del diluvio universale per raggiungere il suo paesello dimenticato da dio. Dico io, ormai tutti utilizzano la tecnologia, i social network e quantaltro per ridurre al minimo il contatto fisico, e io stavo con lunica persona al mondo che ancora ha bisogno di guardare negli occhi qualcuno prima di lasciarlo e, ripeto, ultimo giro sulla giostra, niente! Tra laltro, poi, mica son riuscito a capire perch mha lasciato?! Qualcosa riguardante il fatto che secondo lei non lascolto boh pi o meno questo diceva. Vabbe, una volta appurato che lo struscio daddio non ci sarebbe stato, ho fatto spallucce e me ne sono andato, ch se mi sbrigo riesco almeno a vedere il posticipo di serie A. Sempre che il tir davanti a me si decida a spostarsi per farmi passare! Scalo fino alla terza e premo lacceleratore, mi sposto sulla corsia di sinistra e mi preparo per il sorpasso, quando sento un rumore sordo e la macchina che tende senza il mio permesso verso il guard rail. Mentre lo spartitraffico diventa sempre pi vicino, gi mi figuro lo schianto, la carrozzeria che va in mille pezzi segandomi le ossa, lo straziante riconoscimento della mia salma da parte dei miei, i funerali con gli amici piangenti e la stronza che continua a ripetere E' colpa mia, se solo gli avessi concesso per unultima volta il mio fiore, tutto questo non sarebbe successo! Non so spiegarmi neanche io come, ma riesco a rimettere in riga la macchina, decelero distinto e, placido, maccosto alla corsia demergenza. La stronza s risparmiata un mucchio di pianti. Prima di scendere dalla macchina so gi quel che successo. Maccendo una sigaretta e mi preparo alla doccia gelata della pioggia e alla ruota anteriore destra bucata; sbuffo via una voluta di fumo e mi consegno al temporale. Corro al portabagagli per prendere il cric e la ruota di scorta, cercando di ignorare le secchiate dacqua e le luci accecanti delle altre macchine, che sembrano divertirsi a schivarmi allultimo. * Ormai sono talmente zuppo dacqua che non mi d neanche pi fastidio. Dopo un paio di tentativi riesco a fissare il cric e provo a sollevare la macchina. Quando mi sembra che la ruota squarciata si sia sollevata abbastanza da terra, svito i bulloni, congratulandomi mentalmente con me stesso per il sangue freddo che sfoggio in situazioni come queste. Stacco la ruota ormai inutilizzabile e faccio per sollevare quella di scorta, quando vedo due cerchi infuocati a qualche metro da me. Mi preparo alla prossima macchina sfrecciante. Poi per guardo meglio e mi accorgo che i cerchi infuocati non sono di una macchina, ma di un mostro orribile con zanne e bava che escono dalla bocca pelosa. Resto immobile, paralizzato dalla bestia che si sta avvicinando nel buio. Una macchina passa, incurante di me e del mostro. Neanche il mostro d retta alla macchina, ma quando questa lo illumina mi rendo conto che forse avevo un po esagerato a definirlo mostro. Ad occhio e croce dovrebbe essere un pastore maremmano. Mi rilasso e gli vado incontro, ch quella povera bestia deve averne passate un sacco. Gli sorrido, cercando di fargli capire che il peggio passato, e che appena metto in sesto la ruota potremo metterci in marcia verso un posto caldo dove poter asciugarci e mangiare qualcosa. Solo che, guardando la bava schiumosa che cola dal muso del molosso, mi accorgo che lui non tanto disposto ad aspettare per la cena. Con un balzo improvviso mi si avventa contro, azzannandomi un braccio. Solo adesso mi accorgo che ho ancora in mano lo svitabulloni e, senza pensarci, glielo sbatto sul muso. Mi rialzo cercando di non pensare al sangue che cola dal braccio e a tutte le potenziali malattie che il cane potrebbe mischiarmi, ch lo stronzo gi di nuovo in piedi. Scavalco il guard rail e mi metto a correre nel boschetto che costeggia la tangenziale, cercando di seminare quel demone travestito da cane, ma intanto gli arbusti le fronde degli alberi i cespugli mi si parano davanti e ora sono ricoperto da graffi ed ematomi. Ma il fiato pesante del pastore maremmano mi sprona a non fermarmi, ed intanto mi chiedo quanto possa insistere a correre un cane * affamato e che sente odore di sangue fresco prima di mollare una preda e, soprattutto, quanto il mio istinto di sopravvivenza possa ancora spingermi avanti. * Quando esco dallintrico di arbusti rami e foglie sono ormai pieno di lividi e graffi. La cosa positiva, per, che non sento pi il maremmano mannaro alle mie spalle. Probabilmente deve aver trovato una preda pi docile.

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Intanto ha smesso anche di piovere. Mi tolgo la giacca e guardo la ferita al braccio; sembrava peggio, ma solo un graffio profondo. Appena torno in citt, per, mi toccher andare da un medico. Ho i nervi a fior di pelle, e sento che il passo si fa via via pi pesante. Mi accendo una sigaretta e subito inizio a rilassarmi. Sto un po a riflettere se tornare indietro a recuperare la macchina. Non vorrei che la bestia sia rimasta ad aspettarmi l per tendermi un agguato. Intanto che rifletto mi guardo un po intorno, e maccorgo che a qualche centinaia di metri da me c una vecchia masseria. Magari mi faranno usare il telefono senza rischiare di cadere nelle grinfie del satana a quattro zampe. Il pergolato della casa malmesso, e in pi punti cola acqua mista a fango. I piastroni di legno del pavimento cigolano ad ogni mio passo, e sembra quasi che debbano cedere da un momento allaltro. Se non avessi visto una fievole luce in una delle stanze, quando camminavo verso la casa, la crederei disabitata. Indugio un po sulluscio, ch ormai veramente tardi e non vorrei rompere le palle a questora. Eppoi gi mimmagino la scena: il vecchio capofamiglia apre la porta e si trova davanti un tizio con i vestiti stracciati e la faccia livida, che dice daver avuto un incidente e che magari, se potesse usare il telefono, gli sarebbe davvero grato. Non serve aver visto Arancia Meccanica, al vecchio capofamiglia, per pensare che la famiglia sia in pericolo soprattutto sarebbe in pericolo, secondo lui, la candida verginit delle sue due figliole. Vado ancora un po avanti a fantasticare sulla famiglia che abita allinterno della casa, e intanto maccendo una sigaretta, sentendomi comunque un po pi al sicuro accovacciato sotto al portico, e mentre caccio via una nuvola di fumo, mi giro di lato e vedo, in lontananza, arrivare larciduca degli inferi, luccisore di anime, il pastore maremmano di Belzeb. Malzo di scatto e mi guardo intorno per capire dove poter fuggire. Scorgo alle spalle della casa una rimessa e mi ci fiondo incontro, sperando di e s se re p i ve lo ce dellangelo della morte.

Per fortuna la porta della rimessa solo accostata, quindi riesco a buttarmi dentro, al sicuro, prima che le zanne infernali mi si attacchino di nuovo addosso. Dentro buio pesto, e la labile luce dellaccendino serve solo ad illuminare i miei prossimi due passi. Tasto un po a casaccio la parete, sperando di trovare un interruttore, ma niente, cos mi metto a camminare cauto, raso al muro, per evitare di inciampare. Pi facile a dirsi che a farsi. Prima che gli occhi si abituino al buio sbatto un paio di volte le ginocchia contro gli oggetti pi impensabili, quindi decido di rimanere fermo per un po. Illumino una sigaretta e mi accuccio in un angolo, lasciandomi trasportare dai pensieri pi tetri. Quando passa un tempo ragionevolmente lungo, decido che il molosso tenebroso deve essersi ormai stancato di giocare con me, quindi ora di uscire dalloscuro capanno e tornare alla macchina. Intravedo nel buio quella che mi sembra essere la porta da cui sono entrato e mi ci incammino. Probabilmente, per, devo aver perso lorientamento gironzolando al buio. Infatti non so cosa sia quella che intravedo, ma di sicuro non la porta della rimessa. Non riesco, per, ad indagare oltre, che prima un piede e poi un altro perdono il contatto con il terreno, e cado in quella che dovrebbe essere una buca nel pavimento. Ruzzolo violentemente gi, urtando dei gradini. Poi, con ogni probabilit, svengo.

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UNA NOTTE DA DIMENTICARE DI luca marrandino


* Quando riprendo i sensi non so quanto tempo abbia passato svenuto. Se dovessi fidarmi della mia percezione, direi pochi minuti, ma non so fino a che punto ci si possa fidare di me, ora come ora. La buca dove sono caduto , se possibile, ancora pi buia della rimessa. Tasto un po le pareti intorno a me e mi rendo conto che non sono dentro una buca, ma in un corridoio sotterraneo. In un punto non meglio precisato intravedo una debole luce, quindi, non avendo alternative migliori, cammino zoppicando verso la lucina. Mi sento le ossa scricchiolare e i muscoli indolenziti, ma cerco di non pensare al dolore; accendo una sigaretta e vado avanti. * Cammino per qualche minuto in direzione della luce bianca, che guadagna un po alla volta sempre pi spazio rispetto al nero circostante, ed intanto rifletto su tutta lassurda nottata che sto passando. Ma soprattutto rimugino su Loredana e su come mha mollato. Certo, so di non essere propriamente la persona pi romantica del mondo, ma non significa che non tenessi a lei! Maveva pi volte rimproverato oltre a quella cosa assurda che secondo lei non lascolterei mai! di non lasciarmi andare alle emozioni. Bah, se lo dice lei sar cos. Intanto arrivo ad una porta che incornicia la luce che stavo seguendo, e mi ritrovo in una stanza dal chiarore abbacinante. Sar perch sono stato al buio per tutto questo tempo, ma in questa stanza mi sembra che ci sia stipata tutta la luce del mondo. Appena gli occhi si abituano alla nuova gradazione, vedo che la stanza piena di quei ganci che si usano nelle macellerie per appenderci maiali, vitelli e quantaltro. Sono schierati intorno al muro di mattonelle bianche, scintillando. Se li usa un macellaio, sti ganci, mi sa che non fa affari da un po, a giudicare da come sono lucidi e puliti. Faccio per accendermi una sigaretta, ma un po mi spiace di appestare questo ambiente asettico. Il rimorso dura giusto il tempo che impiega la rotella dellaccendino a sfregare la pietrina e a provocare la fiammella. Dallaltra parte della stanza c una porta e, mentre mi ci avvicino, penso a me stesso come ad un personaggio di quei videogiochi a cui capita di tutto, ma loro non battono ciglio e vanno avanti, guidati dalla mano esperta del giocatore. Mai piaciuti poi tanto, i videogiochi! Comunque, apro la porta e cerco di immaginarmi cosa mi aspetti una volta entrato nellaltra stanza. La prima cosa che noto che fuori sta facendo giorno. Il chiarore del mattino trapassa le finestre impolverate, filtrando in una teoria di colori scintillanti il pulviscolo stagliato a mezzaria. Devo essere dentro la casa, che chiaramente volendo dar retta allaria dimessa tuttintorno devessere disabitata da un bel po. Niente padre con il fucile in mano che difende la virt delle due figliole, quindi! C qualcosa che non torna, per. Un odore che cerca di prendere il sopravvento sulla puzza di chiuso e stantio. Un odore che ci metto un po ad isolare e riconoscere come caff appena fatto. In effetti un po strano che in una casa abbandonata ci sia odore di caff fresco di moka, e intanto mi torna in mente la luce che avevo visto alla finestra mentre mi avvicinavo, la notte scorsa. Comunque sia, vado verso quella che mi sembra la cucina, ch sprecare del caff che ancora ribolle nella macchinetta un peccato punibile con la perdita dellanima. Se poi uno ha gi la sigaretta stretta in un angolo delle labbra, pronta per essere accesa, la pena pu diventare ancora pi severa. A vedermi dallesterno, probabilmente, mi si vedrebbe come in una di quelle scene dei cartoni animati dove lanimaletto antropomorfo di turno segue la scia profumata di un eldorado che, puntualmente, non raggiunger, rivelandosi, anzi, come lennesima trappola del suo antagonista di sempre. In effetti neanche io riesco ad arrivare in cucina. Seguendo la scia non guardo a terra e, senza preavviso, inciampo su qualcosa si soffice che non riesco a distinguere nella penombra, e mi ritrovo riverso sul pavimento. Incasso lennesima botta della nottata con una dignit dettata pi che altro dalla rassegnazione. Mi volto verso la cosa che mha fatto inciampare, e vedo il mastino del diavolo, il maremmano degli inferi riverso a terra, zampe allaria, in una pozza di sangue violaceo che gli sgorga dallo stomaco. Fa un po impressione come scena, ma non riesco a dispiacermi per lui. Decido, per, che forse meglio rinunciare al caff e andar via dalla casa e mi volto verso luscita. E li vedo vicino alla porta, a mo di appendiabiti. Un uomo e due ragazzine. Solo che luomo non imbraccia il fucile per difendere la verginit delle giovani figliole. Sia luomo che le ragazzine, infatti, sono appesi per dei ganci come quelli che avevo visto nella stanza bianca di sotto. A differenza di quelli, per, questi ganci non sono lindi, ma zuppi del sangue dei tre poveracci, in chiodati al muro per la nuca e, probabilmente, lasciati a morire dissanguati.

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Ok. Decisamente devo andar via da questa casa. Apro la porta, ma mi si para subito davanti questo tizio con un pastrano nero e un cappello a tesa larga che gli copre il viso. Appena lo vedo, lui vede me e mi rifila un piastrone dritto sotto il mento. E vedo tutto nero. Mi risveglio con un sole generoso che mi accarezza le guance. Se non mi trovassi allingresso della casa abbandonata, pieno di lividi e con i vestiti strappati e lerci, penserei che tutto quello che successo durante la nottata stato un sogno. Per sono pieno di lividi e con i vestiti strappati e lerci, davanti alla casa abbandonata. Voglio andar via il pi in fretta possibile da quel posto. Rivolgo unultima occhiata misericordiosa ai corpi appesi a imputridire sui ganci da macellaio e me ne vado. Solo che il cane delloscurit, prima di crepare, deve avermi lasciato unultima trappola. Infatti nellerba calpesto qualcosa di molle e viscido. Abbasso gli occhi e vedo una grossa merda attorcigliata sotto le scarpe. Ok, non nulla, mi dico. Niente che una buona sigaretta non potr aiutami a superare. Tasto la tasca dei pantaloni e prendo il pacchetto. Lo apro e prendo una Son finite le sigarette, maledizione!!!

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illustrazione DI chiara maria lazzaroni

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AVAMPOSTO NUMERO NOVE Di Pierluigi d'Ambrosio


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La lettera la port il Caleffi, del terzo fanteria. - Tre ore di franchigia per te, - disse il tenente. E poi spar dietro un muro ancora in piedi, busta in mano. Sdraiati alla meglio sulla paglia, al coperto del muro di cinta, trecento metri dalla linea di fuoco, protetti dalla bancata, fucile ed elmetto pronti, sonnecchiavano tutti; tutti tranne l'ufficiale, in piedi nel comando, leggeva la lettera alla luce fioca di un lume a petrolio. Il tenente Bartoli, alto, bruno, solido, veterano, era arrivato col secondo battaglione. Aveva rilevato il sergente Alfieri, perlustrato l'avamposto, cambiato qualche sentinella, aggiunto una vedetta in cima al campanile, dato un'occhiata al mitragliatore e alle munizioni e si era ritirato. Il tenente conosceva bene la fama dell'avamposto numero nove. Di poche parole, schivo, l'avevano scelto per tenere la posizione e perch non era superstizioso. E lui, al comando della squadra migliore, aveva caricato i muli di viveri e munizioni e si era inerpicato su per la collina col buio, a dispetto delle voci e delle chiacchiere che lavevano preceduto. A poca distanza dalla linea di fuoco la serata scorreva tranquilla. La lettera del Caleffi, il Bartoli se l'era infilata in tasca ripiegata in due, ma non senza qualche fremito. Letta e riletta, aveva scosso la testa, e deciso di buttarla o bruciarla sul lume che spargeva odore di petrolio e fumo, ma poi indugiando aveva deciso dindagare meglio e con lo sguardo torvo e la mascella contratta, se lera infilata in tasca insieme a una manciata di pallottole per la sua pistola. Non era tipo da credere a certe stronzate, per di pi scritte in una lettera anonima e quindi laveva archiviata nella memoria. Per carattere, al silenzio e al buio rischiarato da un timido quarto di luna, preferiva il rumore delle mitraglie, ma non quella sera. Quella sera aveva nel cuore un presentimento, ma mai lavrebbe confessato; da ore si ripeteva la stessa litania: le maledizioni? Scuse buone per i perdenti e i cagasotto. Punto! In lontananza un cane guaiva; i gemiti si confondevano col vociare sommesso di un coro che arrivava lieve da qualche trincea. Non ci sarebbe stata azione quella sera, pens, prima di stendersi sulla brandina; la notte sarebbe passata e lindomani, avrebbero ripiegato. Ci fu uno sparo; poi altri ne seguirono e altri ancora. E tutti dalla stessa direzione. Il Bartoli sbuc dal comando come un lampo con la testa per aria. - Da dove hanno sparato? - Chiese alla vedetta in cima al campanile. - Laggi de bass, contro el posto de guardia numero sei. Di corsa dopo un minuto arrivarono il sergente Esposito, detto il napoletano, e Testa Matta il caporale; moschetto in spalla, mitraglia imbracciata, pronti all'azione. - Ma che cazzo... - disse il sergente, - sparano pure e notte sti strunz? Torn il silenzio ma c'era attesa e il sergente disse: - Ue! Testa Matta, ce lo facciamo quel rotto in culo del cecchino? - Sergente,- disse il tenente - niente sciocchezze stanotte; mandi una ronda, tra poche ore sloggiamo. Non fece in tempo a muoversi nessuno che un soldato arriv dal posto di guardia numero sei con un biglietto in mano; il tenente lesse in silenzio e annu. Un crepitare di mitraglia lo fece trasalire. Si affacci dalla feritoia in tempo per vedere i lampi dei colpi che vagavano verso il punto di osservazione sul canalone. Si ripar e cacci un urlo verso le trincee: - Hei, passate voce: han voglia di menar le mani stanotte; ma nessuno apra il fuoco. Al coperto e pronti a ripiegare! Poi punt il binocolo sulla linea di fuoco come un fucile; sembrava avesse dimenticato qualcosa, si volt e chiese: Chi di guardia sul canalone? - L'Ersilio, - rispose il napoletano. - Manda qualcuno. Avvertitelo: ci ritiriamo! - Aggiunse il tenente. Il sergente si volt verso il muro di cinta e chiam Mandal che sonnecchiava nel suo buco. - Guagli u, numero tredici, tocca a te; presto pronto, armamento liggiero. Il poveretto scatt in piedi mezzo addormentato; riemp di bombe a mano la giberna, la mise a tracolla col fucile e rispose: - Comandi! - Ue, Mandal! Statti accorto; stanotte le pietre tengono l'uocchi. - Disse il sergente sistemandogli l'elmetto a manate. - Sissignore, signore! - Aggiunse con due dita in fronte pronto a partire. Vent'anni o poco meno. Faccia pulita, sincero come un bicchiere di vino, secco e allampanato, aria sveglia; se c'era da usare la picozza o il badile Mandal rispondeva sempre con la stessa tiritera: - tengo la febbre! - ma se c'era da menar le mani, era sempre il primo. Mandal... stai coperto hai capito? Vai e torna con l'Ersilio mi raccomando! - Disse il tenente. - Sissignore, signore. - Rispose lui mentre savviava.

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- Stai basso, - disse tra s il tenente. - Copriti cazzo! Non cos!- aggiunse sotto voce. Quel minchione del Mandal, nel punto pi pericoloso, si abbass come se l'avesse sentito; s'inginocchi, strisci, sollev la testa per rispondere al richiamo dell'Ersilio e la fucilata arriv con una fiammata dal lato di sinistra. Si accasci. - Merda! - Grid il tenente col pugno rivolto allo sparo incerto se scatenare un inferno da quel lato; ma non ebbe tempo di reagire. Un altro colpo risuon dalla stessa direzione. - E due! - disse un soldato dietro di lui. - L'Ersilio! - esclam il sergente. - Che cazzo dici, - url Bartoli allibito. - Signor tenente ma nun aviti visto? - disse stupito, - Ha aizato la capa, e l'hanno preso. L'ho visto cadere. A Est intanto cominciava a schiarire; la luce lasciava intravedere i due corpi dei soldati distesi sulle pietre. Il tenente si ripar dalla luce, si sporse oltre la bancata e rivolto al sergente, aggiunse: - Esposito... prima di ripiegare, manda qualcuno; vivi o morti che siano riportali indietro. Poi si mise la mano in tasca e fece un sospiro. Strinse la lettera ed ebbe un fremito, un presentimento, quasi un gelo. L'ultimo colpo fu di un moschetto a lunga gittata. Lo centrarono in mezzo agli occhi e lo stesero sulla bancata, la lettera ripiegata scivol dalla tasca e si pos ai suoi piedi come una farfalla con le ali spezzate. La guerra del tenente Bartoli fin cos. Il sergente prese il foglio ripiegato in due dal fango e lo lesse sottovoce. Poche parole. Tenente, benarrivato. Domani mattina alle cinque e dieci minuti, sarai gi morto; come tutti i tenenti merdosi e

veterani del cazzo prima di te, venuti a fare gli eroi allavamposto numero nove. Non hai scampo. La conosci la maledizione? Ricorda: alle 5 e dieci minuti sarai fottuto! Un rotto in culo come te! Il Sergente guard l'ora: le 5 e quattro minuti. Ripose il foglio nella tasca del tenente e lo fece portare via senza dire una parola. Qualcuno quella notte compose una ballata. La cantano per spegnere il lampo di uno sparo o per addolcire le guerre di chi, seduto a una scrivania, decide di farla combattere a qualche fesso nel fango e nel fosso di una trincea dove vive cos la sua maledizione: Siamo venuti fin qui da cos lontano per una guerra, mamma di cui nulla sappiamo. Prega per noi ogni sera intanto che proviamo a capire a chi toccher la prossima fiammata. E tu tenente dormi e lasciaci sognare per un'altra notte ancora la tua maledizione pu aspettare.

(Ispirato a - In Trincea - racconto di Federico De Roberto)

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Odiavo quel posto. Ci avevo trascorso gran parte della mia infanzia e in qualche modo aveva reso la mia vita migliore, eppure facevo di tutto per restarci il meno possibile. Lo detestavo soprattutto il sabato, quando a scuola non cera il tempo pieno e a ora di pranzo, mentre i miei compagni di classe se ne tornavano a casa, io dovevo salire al piano di sopra e stare con quelli del semiconvitto. Dovevo mangiare con loro, fare la pennichella con loro, giocare con loro. Per questo il sabato minventavo ogni scusa per restarmene a casa, ma non sempre venivo accontentato. Con quelli del semiconvitto non ci volevo stare. vero, eravamo tutti handicappati, bambini accomunati dalla stessa malasorte; non potevo permettermi di fare troppo lo schizzinoso, ma sentivo che con quei miei simili non avevo nulla da spartire. Eravamo una ventina, pi quelli ricoverati giorno e notte. Gli interni, come li chiamavano le addette allassistenza, erano messi ancora peggio di noi: colpiti da patologie che riguardavano anche la sfera cognitiva, erano stati abbandonati dalle famiglie al loro irreversibile destino da ultimi del mondo. Con loro entravamo in contatto solo per il pranzo, uno dei momenti pi critici della giornata allistituto: una battaglia ingaggiata tra i bimbi e le assistenti non appena le pareti e il pavimento del grande corridoio propagavano fino alla stanza in fondo lo sferraglio del carrello con i pasti in uscita dallascensore. Il cibo arrivava direttamente dalla cucina al pianterreno e il menu non era molto variegato: nei giorni pari pasta asciutta con polpette o involtini di carne, nei dispari legumi o addirittura minestrone e per secondo pesce in bianco. Verdura e frutta di stagione erano la costante. Chi aveva problemi intestinali poteva chiedere riso scaldato, ma doveva essere molto convincente nel manifestare il suo malessere. Io, nei giorni dispari, a volte ci provavo a dichiararmi in diarrea, per difficilmente ottenevo la benevolenza dellassistente intenta a girare per le classi per raccogliere le richieste. Durante la settimana pranzavo nel refettorio del secondo piano, quello dove si raccoglievano insegnanti e alunni della scuola ospitata nellistituto. Negli anni Settanta, dopo il bradisismo che aveva colpito Pozzuoli, la direzione aveva stretto un accordo con il circolo didattico rimasto a corto di aule a seguito delle lesioni subite dagli edifici scolastici: listituto aveva concesso alla scuola elementare un piano intero in cambio dellaccoglienza dei bambini disabili pi idonei a stare in classe con gli altri allievi. Un progetto avveniristico che anticipava di almeno un decennio il tentativo di assicurare agli handicappati il diritto allo studio.

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LULTIMA BESTEMMIA

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Al refettorio della scuola mimponevano di mangiare da solo, dietro ordine tassativo di Giovanna, la mia fisioterapista. Lintento era pi che lodevole, ma la conseguenza era che, con la mia estrema lentezza, mentre gli altri avevano gi iniziato la digestione, io ero appena a met dellopera. Cos venivo abbandonato nella grande sala, con il grembiule imbrattato di sugo e olio, sostenuto solo dallinfantile speranza che i piatti di plastica colorata davanti a me sparissero di colpo, rendendomi di nuovo un bimbo libero. Quanto odiavo quel posto, non soltanto di sabato. Anche al semiconvitto dovevo sbrigarmela da me. L, pi che alle disposizioni della fisioterapista, le assistenti ubbidivano alla regola del buon senso, preferendo imboccare chi proprio non riusciva a portare le posate alla bocca. E poi le poverette dovevano combattere con quelli che la bocca nemmeno laprivano; con gli svitati che facevano volare piatti e posate; con i furbi che, sentito cosa proponeva lo chef, lamentavano improvvisi attacchi di pancia e pretendevano il riso scaldato. Perci quei pochi dotati di senno dovevano starsene buoni e non creare problemi. Spesso la battaglia terminava con un paio di ceffoni che la pazienza non era riuscita a trattenere, qualche bambino in lacrime e le signorine che sbraitavano contro i pi capricciosi. Un nervosismo che, ovviamente, subivamo tutti. Dopo il pranzo ci portavano in bagno per lavarci, dissetarci ed espletare i bisogni fisiologici. I bagni erano situati nella stanza dove noi del semiconvitto dovevamo stazionare quando non svolgevamo altre attivit. Nei giorni infrasettimanali i bambini che frequentavano la scuola nemmeno ci salivano a quel piano: di mattina si stava in classe, nel pomeriggio si seguivano le attivit extrascolastiche e ci si recava nella palestra del pianterreno per lora di fisioterapia. Di sabato le attivit extrascolastiche non cerano e le fisioterapiste non lavoravano. Il sabato odiavo quel posto pi degli altri giorni. Usciti dal bagno, le assistenti cominciavano a stendere a terra i materassini blu, allineandoli sotto al muro. Dovevamo dormire e farle stare tranquille almeno unoretta. Io mi adagiavo su uno di quei tappeti di spugna rivestiti con tessuto impermeabile, ma lodore che emanavano non conciliava certo con il sonno. Saliva, sudore e chiss cosaltro avevano lasciato sui materassi le loro tracce fetide che restavano attaccate l fino al prossimo lavaggio. Qualcuno riusciva ad addormentarsi, altri continuavano a fare di tutto per indispettire le assistenti. Io speravo solo che si arrendessero presto allevidenza che la loro ora di tranquillit era un desiderio irrealizzabile e che ci lasciassero giocare.

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Come per il menu, anche nei giochi non avevamo molte alternative. Nascondino era il passatempo pi semplice e veloce da organizzare, ma in uno spazio cos ampio, privo di mobili e pilastri sporgenti, era difficile sparire dalla vista di qualcuno. Se una delle assistenti era in giornata, da un ripostiglio ubicato lungo il corridoio, e tenuto rigorosamente chiuso a chiave, tirava fuori il bowling con birilli e bocce di plastica. Il tempo di esibirci in un paio di tiri, poi i soliti svitati iniziavano a lanciare i birilli per aria o a usarli come clave per randellarsi a vicenda. A quel punto le signorine sedavano la rissa e ci spedivano di nuovo sui tappeti dove dovevamo attendere il momento del ritorno a casa. Raramente le nostre richieste insistenti riuscivano a ottenere che dallo stanzino magico venisse fuori il Supersantos, vero oggetto del desiderio per noi bimbi, infinita rottura di scatole per le assistenti, che ce lo cedevano malvolentieri e con la raccomandazione di non fare troppo casino. Io ci provavo a formare due squadre e a organizzare una partita di calcio seria, ma molti dei miei compagni di giochi non conoscevano nemmeno la regola fondamentale e continuavano a prendere il pallone con le mani. Ironia della sorte, lunico che ci capiva qualcosa era Leo, un ragazzino dalla testa enorme e il corpo minuto, costretto sulla sedia a rotelle da una malattia che gli aveva offeso i quattro arti. A lui assegnavo il ruolo di arbitro, ma era come affidare un gregge di pecore a un cane in gabbia. Pochi minuti e lanarchia prendeva il sopravvento, lasciando su quel campetto di calcio fittizio un gruppo di storpi scalmanati che si affannavano a disputarsi la palla per uno scopo misterioso. Lintervento delle assistenti era inevitabile, come la

promessa di far sparire per sempre il Supersantos dalla nostra vista. Fu in una di quelle rare occasioni di gioia collettiva che mi ruppi i denti davanti. Quella volta ero inginocchiato su una linea di porta immaginaria, impegnato a respingere i tiri degli avversari per nulla trascendentali. Certi erano cos lenti che ero costretto a mettere in scena voli plastici per bloccarli e rendere il gioco pi spettacolare. Su uno di quei tiri mi lanciai con la pancia sul pallone che rotol in avanti, facendomi sbattere il muso sul pavimento. Due incisivi spezzati e la morfologia della mia bocca mutata per sempre. Quanto ho imprecato contro quel posto. Quanti anatemi gli ho lanciato addosso. Spesso andavo in giro per listituto minacciando di mettere una bomba nelle fondamenta una volta o laltra. Negli ultimi tempi della mia permanenza l, invece, demandavo al terremoto il compito di tirarlo gi. Lillustrazione di questa pagina di Lorenzo Ragno Celli http://www.myspace.comFragnolc http://www.flickr.com/photos/ragnolc/ http://comic-soon.com/ragnolc/ http://comic-soon.com/lorenzoragnocelli/

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Pozzuoli era di nuovo tormentata dal bradisismo e la terra aveva preso a tremare a tutte le ore. Io ne ero spaventato, ma mi sollevava il pensiero del mio addio imminente. Ormai avevo dieci anni, lelementari erano finite e la scuola media sotto casa gi mi aspettava. Il giorno dei saluti avrebbe dovuto sancire la mia definitiva liberazione, al contrario mi restitu la consapevolezza che sarei rimasto incatenato per sempre a quei muri, a quei corridoi e alle persone che ogni giorno li animavano. Per Giovanna fu una soddisfazione immensa condurmi sottobraccio fino alluscita e vedermi percorrere gli ultimi metri da solo, senza che mi appoggiassi a niente e a nessuno. Aveva seguito la mia riabilitazione fin dallapprodo allistituto, quando lidea che riuscissi a reggermi in piedi in un futuro lontano era solo unipotesi di lavoro alla quale, forse, solo lei aveva creduto. Quasi in lacrime, mi abbracci forte, poi mi lasci a Caterina, una delle assistenti. Il suo profumo mischiato al tanfo di sigarette, sue pi fedeli compagne di vita, mi stord come sempre. Qui non sar lo stesso senza di te, mi sussurr strofinando il suo viso scavato sulla mia testa. A liberarmi da quella morsa dolce e asfissiante fu la voce soffice di Raffaele, un ragazzino down che negli ultimi tempi si era affezionato molto a me. Voleva salutarmi di nuovo e provare ancora a farsi promettere che gli avrei portato un pacco di figurine lindomani. Gli ribadii che nei mesi estivi il centro restava chiuso e che sicuramente ci saremo rivisti a settembre. In cambio gli chiesi per lennesima volta il gesto della farfallina e lui, senza esitare un attimo, alz le braccia al cielo e fece svolazzare nellaria le manine, fissandomi con quegli occhioni a mandorla neri e lucidi. Glielo avevo detto per tranquillizzarlo e per tenere a bada quella strana malinconia che mi stava azzannando lo stomaco. Crescendo avrei capito che in quel momento non stavo mentendo a Raffaele. Col tempo mi sarei reso conto che quel posto da cui ero tanto impaziente di fuggire era la mia seconda casa, il terreno nel quale affondavano le mie radici pi profonde. Quel giorno, mentre guardavo commosso il mio amichetto dagli occhi giapponesi agitare per me le sue manine nellaria, inconsciamente sapevo che sarei tornato; ma non potevo immaginare che avrei ritrovato un edificio lacerato e senza pi unanima. La notizia arriv un giorno destate. Ho incontrato Giovanna al supermercato, mi disse mia madre. Il centro sta per chiudere, il terremoto lha reso inagibile. Tanto che hai fatto, tanto che hai detto. Avevo detto e fatto troppo. Le mie bestemmie avevano colpito, ma non sapevo se ricambiare lo sguardo fiero di manna o se chinare il capo per

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sguardo sulledificio di fronte: le finestre sventrate somigliano tanto a buchi neri che hanno inghiottito i giorni della mia infanzia. E mentre mi allontano da quel luogo, un solo desiderio mi anima: rivedere di nuovo la luce filtrare da quelle finestre. Per me e per quelli come me.

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HEARTH SHAPED BOX

DI DOROTEA GIZZI
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INDIAN GARDENS
Indian Gardens si trova lungo il sentiero che, partendo dal Grand Canyon Village, da 2100 metri circa di altitudine, conduce 1400 metri pi in basso, lungo le rive dell'impetuoso Colorado, sul fondo del Canyon pi famoso del mondo; Bright Angel Trail il nome di questo sentiero, di derivazione indiana, come gran parte della toponomastica del Sudovest statunitense. Ho avuto la fortuna di vivere, seppure per un periodo di tempo molto breve, grazie ad una vacanza-lavoro, al Grand Canyon Village, e, dopo molti anni, ancora serbo dentro di me la fragranza resinosa trasportata dal vento, ed il suono di quest'ultimo che carezza le foglie aghiformi della rada foresta di eroici pini loricati, capaci di sfidare la steppa ed il deserto sul bordo di quell'enorme piaga della Terra. Le tempeste all'orizzonte, capaci di scaricare contemporaneamente anche quattro o cinque fulmini, creano sgomento e meraviglia; la vista libera di spaziare all'infinito su lande sconfinate, aride polverose, dimenticate da Dio, ricorda di quanto noi uomini siamo piccoli, insignificanti, sparati nell'Universo dalle giganti ed invisibili mani del caso. E' forse quest'ultimo a determinare i destini o, per lo meno, le opportunit di ciascuno di noi? Il nascere in un posto piuttosto che in un altro, in una determinata epoca piuttosto che in un'altra, sembra in effetti porsi, a seconda dei casi, come una fortuna; oppure, come una maledizione. Qual stata l'alchimia in base a cui gli Indiani d'America, ad un certo punto della storia, sono entrati in contatto con l'uomo bianco, che aveva invaso le loro terre? E' stata forse la maledizione scagliata su di essi dal loro dio Manit, o dal nostro, a provocarne il genocidio materiale e culturale? O stata, invece, la maledizione prodotta dal degenerare di una cultura e di un'economia che si sono dimostrate ingorde ed aggressive, senza freni, incapaci di arrestarsi di fronte alla sofferenza altrui? Come che sia, quando partii per l'Arizona avevo l'aspettativa di rivedere negli occhi dei Nativi lo sguardo fiero ed altero dei loro antenati, che avevo visto ed ammirato nei film che parlavano di loro, ed in particolare in Balla coi lupi, capolavoro commovente ed irripetibile; invece, temo di aver visto soltanto le conseguenze dell'odio e dell'arroganza dell'uomo sull'uomo: le conseguenze di una vera e propria maledizione, senza alcunch di divino o di diabolico. Una maledizione molto umana. La nazione (come gli Indiani definiscono le loro trib) Navajo oggi relegata in una riserva dalle dimensioni comunque piuttosto ragguardevoli, tra Utah, Colorado, Arizona e New Mexico. Si tratta di luoghi bellissimi quanto inospitali, dove centinaia

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e centinaia di chilometri di deserto multicolore separano tra di loro i vari centri abitati, senza che in mezzo si noti la minima presenza umana. Ho conosciuto alcuni Nativi durante la mia permanenza al Grand Canyon: il mio taciturno compagno di stanza in ostello, lavapiatti in un albergo del Village, che si isolava nel suo mondo, in cui scriveva poesie, creava disegni bellissimi, ed ascoltava ininterrottamente heavy metal e hard rock; le donne della trib, alcune delle quali erano mie colleghe di lavoro nello stesso hotel dove lavoravo, tanto pi fiere quanto pi in avanti negli anni, e relegate a svolgere in via definitiva mestieri che, data la loro umilt e mancanza di prospettive, i bianchi generalmente svolgono solo da giovani durante la pausa estiva. In alcuni dei Nativi ho visto un forte senso di spaesamento e di smarrimento, che divengono vera e propria spersonalizzazione nel numero abnorme di omosessuali, molti dei quali effeminati, che si incontrano negli uomini della trib. Non che fossi rimasto disturbato dalla cosa in s; rimasi per profondamente colpito dalla constatazione di quanto questo fenomeno fosse statisticamente improbabile, se non impossibile, data la sua impressionante incidenza nella popolazione della trib. Non solo numerico; non solo materiale e culturale: lo sterminio perpetrato nei confronti dei Native Americans anche psicologico, al punto che un uomo non sa pi neanche se sia uomo o donna, non sa pi qual il suo posto all'interno della societ e dell'umanit. Ulteriori conferme in tal senso le ebbi nel villaggio di Supai, all'interno della Havasupai Indian Reservation. L'insediamento, un paio di centinaia di abitanti in tutto, gli ultimi superstiti della trib, si trova nel fondo di un canyon che, a sua volta, confluisce nel Grand Canyon. Lo Havasupai Canyon davvero bellissimo, alterna paesaggi di desolazione ad altri multicolori e pittoreschi, fino a raggiungere l'oasi, ricca di acqua, in cui sorge il paese; per giungervi necessario munirsi di automobile e percorrere i circa 200 km che separano il Grand Canyon Village dall'inizio del sentiero, da dove si pu procedere, per circa 16 km, soltanto a piedi o a dorso di mulo. Negli Stati Uniti questo luogo molto famoso per la presenza delle bellissime Havasupai Falls, cascate cristalline che si replicano con un rombo spettacolare, con pi salti, alcuni dei quali di oltre 80 m di altezza, per circa un chilometro lungo quest'affluente del Colorado. Del villaggio mi sono rimasti vivi nella mente gli sguardi assenti dei ragazzini indiani, mentre camminavano scalzi per le strade polverose, con la canottiera di Michael Jordan indosso e con il walkman nelle orecchie: senza meta apparente,

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senza un perch. E qui, in questo villaggio, incontrai una persona del luogo che mi parl proprio di Indian Gardens. Quest'uomo era comunque felice di vivere a contatto con la natura del canyon, ed in quella stessa natura, mi disse, vedeva il Divino. Indian Gardens, mi raccont, era un insediamento dove originariamente viveva gran parte degli Havasupai, a circa 200 km di distanza da Supai, tra cui i suoi nonni. La trib visse avvolta da questa natura divina, praticamente ignorata dall'uomo bianco, fino al 1916, anno in cui, anche su di essa, si abbatt la maledizione. I bianchi avevano deciso che da quel momento il Grand Canyon era diventato parco nazionale, ossia territorio federale: poche chiacchiere! Le fiamme, appiccate dai Rangers, distrussero il villaggio, e gli antenati del mio ospite furono deportati laddove oggi sorge Supai. Quell'uomo mi raccontava queste cose senza tradire emozioni particolari, con lo spirito di chi sta comunicando qualcosa cercando di farti capire che cos e basta. Quanti Indian Gardens ci sono al mondo? In realt, anche in Italia abbiamo i nostri; anche in Italia abbiamo le nostre fiamme maledette, che purificano il paesaggio ai nostri occhi, trasformandolo in un deserto interiore, in uno spazio in cui si fluttua, senza meta, senza sapere dove si sta andando... che importanza ha sapere dove si va? Villa Literno a met anni Novanta, e poi, nel 2008 Ponticelli, nel 2010 Rosarno. Africani zingari extracomunitari romeni albanesi che portano via il lavoro agli italiani tutti delinquenti che stuprano le nostre donne che rubano che si ubriacano che aiutiamoli a casa loro che risolviamo prima i nostri di problemi Nel deserto chiamato Italia non pare esserci soluzione praticabile tra gli estremi del razzismo xenofobo e della retorica di un'accoglienza priva

di progettualit: non sembra essere capace, l'Italia, di proporre soluzioni civili basate su una convivenza con lo straniero fondata su principi di tolleranza, rispetto, dignit. Troppe chiacchiere! Il fuoco della mafia di turno, cui si alleano le ruspe statali nel caso di Rosarno (un po' come i Rangers del 1916 che appiccano l'incendio...), pi che sufficiente a risolvere il problema. Se ne tornassero a casa loro! Gi, dimenticavo, gli Havasupai di Indian Gardens erano a casa loro quando vennero cacciati via. Gli africani di Villa Literno e di Rosarno o di Castelvolturno no, e neanche gli zingari di Ponticelli (e se fossero stati Sinti con il passaporto italiano? Suvvia, dettagli!) Ma allora, chiedo: baster stare quindici anni in un posto, a raccogliere arance per 5 eurocent al chilo, per potersi vedere riconosciuti diritti paragonabili a quelli di una persona, in quello stesso posto? Perch, se non basta, allora proprio vero che la vita di ciascuno segnata dal caso, dal nascere qui oppure l, oggi oppure 50 anni fa, o tra un secolo: rieccoci, tra le mani giganti ed invisibili del caso. Messa cos, la peggiore delle maledizioni. E' la negazione stessa di Dio.

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MA COME PARLA?
Ma come parla? Le parole sono importanti! Ma come parla? Nanni Moretti, Palombella Rossa Moretti: No, sa cosa stavo pensando? Io stavo pensando una cosa molto triste, e cio che io anche in una societ pi decente di questa mi trover sempre con una minoranza di persone, ma non nel senso di quei film dove c un uomo e una donna che si odiano, si sbranano su unisola deserta perch il regista non crede nelle persone, io credo nelle persone per non credo nella maggioranza delle persone, mi sa che mi trover sempre a mio agio e daccordo con una minoranza Automobilista: Vabbe, auguri. Nanni Moretti, Caro diario

Di andrea marchetti
diventato il tormentone del 2010. Che credete, che non sappia come si dice? Lo sa benissimo. Ma lui a modo suo che le parole sono importanti lo ha perfettamente presente. Mettiamo la guerra, per esempio. Una cosa dire: massacro di civili, altra cosa dire: effetti collaterali. Una parte consistente della popolazione, quella ormai anestetizzata da anni di televisioni berlusconiane, continuerebbe comunque a mangiarsi gli spaghetti davanti alla tv e gliene importerebbe una sega delle questioni semantiche, ma magari quelli cui sono rimasti un po di neuroni attivi avrebbero limpressione che si sta parlando di due cose diverse. E magari una parte di loro davanti al massacro di civili sincazzerebbe anche. Come io mincazzo quando sento parlare di partito dellamore da parte di uno che da quindici anni (o di pi? Madonna, magari anche di pi, come passa il tempo) offende quotidianamente quella met degli italiani che non vota per il suo gruppo politico pi tutti quelli che comunque la pensino non sono daccordo con lui o magari al colmo della follia si permettono perfino di domandarsi se piuttosto di essere un unto del signore non sia un signore che unge (giudici, funzionari e politici). Lo so che non sono il solo a incazzarsi, e mi sta anche bene trovarmi daccordo come al solito con una minoranza, ma so anche che se le cose venissero chiamate con il loro nome, se non venissero male-dette, a incazzarci saremmo di pi. Don Milani invitava a dire pane al pane e culo al culo; Zavattini si augurava di vedere un mondo in cui buongiorno voglia dire davvero buongiorno: buona gente, che sapeva limportanza delle parole. Sentiamoci gente cos, gente che fa caso alle parole, che le usa bene e con onest. Gli altri (aggiungo: comunque la pensino, tanto per non cadere nellequivoco che il bene sta tutto da una parte e il male dallaltra), quelli che le parole le usano male, che male-dicono, seppelliamoli con una risata. Lo scrivevano sui muri gli studenti nel 68 a chi deteneva il potere (una risata vi seppellir) e per ora a ridere sempre chi detiene il potere, inclusi alcuni di quegli studenti di allora nel frattempo riconvertiti (esempi ce ne sono anche da noi, paese specializzato in riconversioni a pagamento). Ridiamo sempre meno: anche a ridere le male-dizioni ci stanno disabituando, a meno che non sia delle battute da caserma del nostro primo ministro. Ma chiss che non riprendiamo labitudine, che non ricominciamo a ridere in faccia a chi usa le parole per prenderci per il culo, e che a ridere per ultimi stavolta tocchi a noi. Andrea Marchetti su Strada da cani: http://www.facebook.com/group.php? gid=125139550302 http://www.youtube.com/user/and0960

Le parole sono importanti, ma a questo non facciamo pi attenzione e in tempi in cui c sempre qualcuno che ti segue con un barattolo di vasellina in mano le disattenzioni si pagano care. Soprattutto con le parole, che sono lo specchio del mondo. Perch c un mondo reale, fatto di cose che si toccano, si vedono, si annusano, e c un mondo raccontato: quasi tutto quello che sappiamo mondo raccontato, e se raccontato male quello che sappiamo non ci serve a niente, o al massimo serve a qualcun altro. I maggiori disastri che abbiamo davanti agli occhi nascono da cose raccontate male. Dire male la maledizione del nostro tempo. Tanto per capire: molti anni fa ho incontrato Wim Wenders, era poco dopo Il cielo sopra Berlino. Parlava con entusiasmo delle nuove tecnologie: potr farti vedere un film in cui compare un fiume e tu non saprai mai se quel fiume esiste davvero o me lo sono inventato io, se lho costruito con un computer. Ecco, chi ha in mano il mondo sta cosa laveva capita gi da prima. Ci fanno scorrere davanti un fiume (giornali, telegiornali, radio, riviste, internet, tutto quanto) e quando va bene ci rimane il dubbio che sia reale o inventato, quando va male crediamo che sia reale senza farci domande. Wim Wenders il fiume se lo poteva costruire al computer, questi invece il fiume lo costruiscono con le parole. Dicono male, maledicono e intanto preparano la vasellina. Facciamo attenzione alle parole ragazzi, che anche con tutta la vasellina del mondo certe cose pare facciano male comunque. Impariamo da quel genio di Mourinho (essendo del Bara lo ammetto malvolentieri, ma non se ne pu fare a meno) che uno che le parole le sa usare benissimo. Se avesse detto nessun titolo il giorno dopo ce lo saremmo scordati tutti. Ha detto zero tituli ed

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Di dorotea gizzi
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Cosa ci faccio qui?


Cosa ci faccio qui?Le mie dita cominciano a premere i tasti e come per incanto riesco a vedere ogni singola lettera, ogni parola prende forma, messa l per dare un senso. Forse anche noi siamo come le parole. Senza una non esisterebbe laltra e cos via. Via in un circolo vizioso. Via in una spirale che ci tiene mortalmente uniti, maledettamente legati. Sono cos strani i rapporti che si creano tra gli esseri umani. Quasi simbiotici. Come se ognuno di noi fosse legato allaltro tramite un filo invisibile. Molte volte me lo immagino. E molte volte immagino me stesso recidere questo filo per vedere che effetto fa, cosa si prova. Cerco di immaginare il piacere, quasi sadico. Affondo le lunghe lame scintillanti della mia forbice inesistente ezzzac! Tutto finito. Vedrei gente accasciarsi al suolo, guarderei nei loro occhi agonizzanti la paura, il terrore. Gente che si aggrappa a qualcosa per cercare ancora di rimanere radicata qui, per provare a riattaccare con un nodo magico quel filo. E pensare che volevo solo farvi un favore Noi non siamo qui. Siamo solo il riflesso di qualcosa che vogliamo disperatamente ma non avremo mai. Siamo in attesa E siamo ipocriti, falsi, bugiardi, ladri, puttane. Cosa ci vuoi fare, siamo cos. Hai paura, per caso? Pensi che io stia solo delirando? Guarda che sei cos anche tu, idiota. Anche tu un piccolo pezzo di carne infarcito di vigliaccheria e meschinit. Un tempo ero come te, credevo nellumanit, camminavo per strada e sorridevo alla gente, accarezzavo i cani randagi e lasciavo gli spiccioli ai mendicanti. Avevo qualcosa in cui credere. Per un periodo ho anche pensato di possedere delle ali. S, delle ali. No, non sono pazzo. Lo credi tu. Perch non conosci. Perch non sai. Perch non hai visto. Perch non hai vissuto. Perch non hai amato. Perch non hai avuto lei Anche lei aveva le ali, sai? Erano belle. Bianche, e quasi ti facevano male gli occhi a guardarle. Erano morbide. Gli angeli forse si sdraiavano sulle nuvole per poterle ammirare. Fu la prima cosa che notai di lei la prima volta che la vidi. No, non era bella se intendi la bellezza secondo i canoni moderni. Ma cera in lei qualcosa di assolutamente diafano e puro che sarebbe stato difficile non innamorarsi di lei. E io, credimi, la amavo. La amavo di un amore assurdo, pieno, folle. La amavo perch mi avvolgeva e mi proteggeva con le sue ali. La amavo perch semplicemente esisteva. Era su questa terra, in questo mondo, in questo spazio e in questo istante. La amavo perch era qui, accanto a me, anche quando non cera. Poipoi le sue ali cos belle e bianche allimprovviso si sono sporcatecos rosse

DI ROSSELLA LEGITTIMO
cercavo di pulirle ma non ci riuscivo. E mi sporcavo le mani, il volto, il petto. E urlavo. Dio, quanto ho urlato. Non sono stato capace di farle splendere di nuovo, ancora una volta. Splendere per il mondo, splendere per me, splendere per le mie ali, che erano illuminate dalle sue. E ho visto che il filo si era spezzato, ed era rosso, anche lui. Non ho fatto nulla. Lho solo guardato. Lho guardato mentre ricadeva gentilmente, mentre scivolava lungo la mia anima, fin sotto i piedi e poi svaniva. Poi ho alzato lo sguardo, fisso nel suo. Per un momento ho pensato che ero io ad essere morto. S, ero io, perch in quel momento lo desideravo. Oh, non c cosa che abbia desiderato di pi che morire in quel momento. E lho guardata mentre lentamente scivolava, mentre lasciava questo mondo in punta di piedi, mentre mi parlava in silenzio. Sai qual stata la cosa pi strana? Che le sue ali sono sparite, cos, allimprovviso. E lei aveva perso tutto. Qualsiasi cosa. Qualsiasi cosa che mi facesse ricordare di lei. Qualsiasi cosa che mi facesse pensare a lei come qualcosa di vero. Perch continua a lacerarmi dentro. Si trasformata nella cosa che pi ho odiato al mondo. Odio ci che sento, mi fa impazzire e so che lei che lo sta provocando. Lei. Che non so dove sia ora. Non lo so. E cosa me ne devo fare delle mie ali adesso? Cosa? Cos sporche, cos grigie non riescono pi a proteggermi non pi. Sai cosa ho fatto? Le ho tagliate non le volevo, perci le ho strappate via. Non mi servono pi. Non servono pi a questo corpo inutile, a questanima infima. Non pi. Perci io le do a te. S, a te. Cosa c di strano? Ci che ho amato di pi diventata la mia maledizione. Quindi adesso tocca a te. E anche se ti rifiuti di prendere le mie, sappi che un giorno le avrai anche tu, e ti sembrer di avere la cosa pi preziosa di questo mondo, non vorresti mai toglierle E poi un giorno ti ritroverai in ginocchio come me. Ti ritroverai con le mani intrise di sangue, il volto contratto in una smorfia di dolore lacerante. Urlerai, ti contorcerai, probabilmente ti farai anche del male. Ma non potr nulla. Perch quelle ali nel frattempo ti stringeranno in una morsa atroce e poi toccher a te. Farai ci che ho fatto io. E adesso me ne vado. S, me ne vado. Tutto arriva ad una fine. Tutto inizia per poter poi finire. E cos che va nel mondo, per tutte le cose. E io mi chiedo che ci fai ancora l. Puoi venire con me, se vuoi. Per quel che pu valere la tua vita qui se ancora ti ostini a chiamarla vita.

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Morte nel pomeriggio


Nello star system numerose sono state le stelle maledette ascese e poi finite male: River Phoenix, John Belushi, o Heath Ledger, ma questo titolo, tratto dal saggio di Hemingway, ci porta a parlare della morte (e delle maledizioni) di James Dean. Ribelle per eccellenza: Vivi in fretta, muori giovane e sii un cadavere bello da vedere,dopo uninfanzia difficile e gavetta al teatro, riesce ad approdare alla Warner Bros. La fissazione per la morte e allamore per la corsa lo portarono a Paso Robles, nel pomeriggio del 30 settembre 1955, giorno in cui cominci la leggenda che narra di mille maledizioni, tra le quali la sua auto, Little Bastard e il disgraziato film Giovent bruciata. Subito dopo lincidente, quel che restava della Porche 550 spider che Dean guidava, venne acquistato da George Barris, il quale vendette parti del motore ad un ortopedico di Beverly Hills, che mor il giorno stesso in una corsa. Niente in confronto alla grave maledizione colp il film Giovent Bruciata: oltre a James Dean, Nathalie Wood mor nel 1981 per affogamento, Sal Mineo venne trovato morto nel suo garage e il produttore del film, Davis Weisbat mor improvvisamente nel 1967. Come Mineo, mor a 37 anni Nick Adams che recit un piccolo ruolo nella pellicola e doppi la parte finale de Il Gigante, infine qualche anno pi tardi, Nicholas Ray scopr di essere malato di cancro, ma decise di girare un film con Wim Wenders. Que-

DI SIMON ALBANS
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ste solo alcune delle maledizioni che ancora oggi fasciano il mito e lasciano Il pellegrinaggio del giovane James Byron Dean senza una decadente vecchiaia, ma con un eterno alone maledetto negli occhi.

(Le informazioni sono state tratte dal libro James Dean di M.Giovannini, edito per Oscar Mondadori)

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MALEDIZIONI
il 2007 quando lattore Sean Penn questa volta in veste di regista porta sul grande schermo, accompagnata da unottima colonna sonora composta dallabile Eddie Vedder (leader dei Pearl Jam), la vicenda di Alexander Supertramp, al secolo Christopher Johnson McCandless. La vicenda del giovane Alex porta alla ribalta una realt di vita poco conosciuta. il 1992 quando il corpo di Alex viene ritrovato senza vita in un autobus in Alaska, due settimane dopo il decesso. Jon Krakauer, giornalista e alpinista professionista, si lascia appassionare da questa vicenda e pubblica un articolo sulla rivista Outside e successivamente ripercorre, per pi di un anno, il tragitto fatto dal ragazzo per raggiungere lAlaska, raccogliendo testimonianze da chi lo aveva incontrato durante il suo viaggio. Con le dichiarazioni raccolte da Krakauer nasce un libro, Nelle terre selvagge (edito in Italia da Corbaccio), da cui viene tratto il citato film diretto da Sean Penn. Chris McCandless un ragazzo americano di buona famiglia, cresciuto in un ricco sobborgo di Washington D.C., distintosi alluniversit per gli ottimi risultati sia accademici che sportivi. Dopo aver conseguito la laurea nel 1990, decide di intraprendere unesperienza che lo porta ai limiti della societ: sinventa una nuova identit, dona i suoi risparmi alla Oxfam America, unassociazione di beneficenza che combatte la fame, abbandona auto, beni personali e brucia i pochi soldi rimastigli. Sparisce senza lasciare tracce, senza avvisare nessuno, nemmeno la sorella Carine cui era tanto legato. La famiglia non avr pi notizie fino a quando nellaprile del 1992, un gruppo di cacciatori dalci ritrover il suo corpo ormai in decomposizione. Dichiaratamente non imparziale nel raccontare la vicenda, Jon Krakauer nel ripercorrere lavventura di Alex/Chris simbatte in temi ben pi vasti come il fascino esercitato dai territori selvaggi nellimmaginario americano, la forza di attrattiva che svariate attivit ad alto rischio esercitano su alcuni ragazzi, il complicato legame tra padri e figli. Affatto sprovveduto di cultura, Chris era un ragazzo molto profondo, segnato da un forte idealismo, difficile, se non impossibile, da conciliare con la vita moderna. Affascinato dallopera di Thoreau e Tolstoj, ammirava di questultimo soprattutto la capacit che aveva avuto nellabbandonare una vita fatta di benessere e privilegi per dedicarsi agli indigenti. Quando si avventur nei territori dAlaska, i pericoli, le avversit e le rinunce tolstoiane erano proprio quello che sperava di trovare. Le trov e le super bene: se non fosse stato per poche negligenze, sarebbe probabilmente uscito

Di marina sgamato
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vivo da quellesperienza. Chiunque incontr Chris nel suo cammino ne rimase profondamente affascinato e legato. La redazione di Outside fu sommersa di lettere dopo larticolo di Krakauer e la vicenda divise lAmerica in due: tra chi lo sosteneva e chi lo accusava di essere lennesimo sognatore acerbo avventuratosi nella natura per cercare una risposta ai propri problemi e finito con un pugno di mosche e una morte solitaria. Eppure la vicenda di Alex non sola nella storia: decine di personaggi ai margini della societ si sono inoltrati nei vasti e desolati territori dellAlaska, cos simili tra loro da essere diventati per qualcuno quasi un clich collettivo. Gi negli anni 70 unidealista si inoltr in quelle zone dichiarando di voler trascorrere il resto della vita a contatto con la natura. Dopo qualche mese furono ritrovate le sue propriet, ma nessuna traccia del giovane. Poi fu la volta del veterano del Vietnam che decise di scappare dalla gente e mor di fame in quegli stessi territori. Gli anni 80 furono invece segnati dal quarantenne nominato dai cittadini dAlaska il Sindaco di Hippie Cove, una baia a nord della citt, rifugio di capelloni di passaggio, in cui il Sindaco aveva vissuto per qualche anno. Nato Gene Rossellini, figlio di un facoltoso ristoratore, come McCandless il Sindaco leggeva ossessivamente e aveva riportato ottimi voti alluniversit, senza mai laurearsi per perch sosteneva che la ricerca della conoscenza era un obiettivo valido di per s, e non necessitava di alcuna convalida esterna. Raggiunta lAlaska voleva capire se fosse possibile vivere in maniera indipendente dalla moderna tecnologia. Accettata limpossibilit di compiere tale progetto decise di girare il mondo con lo zaino in spalla. Ma il viaggio non ebbe mai inizio, perch nel novembre del 91 fu ritrovato morto suicida con un coltello nel cuore e senza alcun biglietto di spiegazione. Lelenco potrebbe continuare ancora a lungo. McCandless, Rossellini e gli altri hanno molti aspetti in comune, e tutti sono contrassegnati dalla stessa inesorabile fine. Una sorta di maledizione per chi come loro si lascia affascinare e trascinare nei territori ostili, fatti di pura natura e di poche opportunit di vita. La possibilit di una vita a stretto contatto con la natura allora solo il sogno irrealizzabile di pochi emarginati e presuntuosi conoscitori della natura, o il riscatto di una natura che leopardianamente non mantiene ci che promette nellimmaginario di questi sognatori?

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Website Horror
Websitehorror.net nasce dalla mente vulcanica di Marco Candida. Grande fan di Stephen King e dei racconti horror. Grazie anche alla collaborazione della casa editrice Intermezzi Marco Candida ha messo su il wesitehorror.net un bel sito in cui lettori e autori possono pubblicare i propri racconti a tema horror. Dopo questo exploit lesperienza prende corpo in quella che (a ottobre del 2010) sar lAntologia di Website Horror, di seguita presentata da Marco Candida. L'Antologia di Website Horror! Abbiamo il piacere di annunciare che ricaveremo unantologia dal Websitehorror. Lantologia verra pubblicata ad Halloween del prossimo anno. Leditore sara Intermezzi. I curatori dellantologia saranno il sottoscritto Marco Candida e Chiara Fattori. I testi verranno scelti seguendo i criteri qui di seguito enunciati per punti: pipistrelli di fango} Prima di tutto appare necessario chiarire lo spirito delliniziativa, e lo faremo con unimmagine. Immaginatevi un poco alticci alla fine di una serata tutta divertimento. Albeggia. Siete fermi con lautomobile in qualche solitario angolo di collina. Vi siete appena fatti un croissant caldo a meta prezzo tolto fresco dalla teglia del fornaio che ve lo ha passato dal retro del suo esercizio (non ceravate soltanto voi, ma anche altri, perche nella cittadina dove abitate piu o meno tutti sanno che in quel giorno particolare della settimana sul far dellalba quel fornaio distribuisce croissant caldi). Siete con i vostri amici. Ce Mauro larchitetto. Ce Alberto lavvocato. Ce Giovanni che in attesa di qualcosa di meglio lavora come commesso al Blockbuster. Siete tutte persone rispettabili, e vi state solo passando una serata tra amici e niente mogli, fidanzate o amanti, grazie. Ad un tratto mentre siete schiacciati in auto con la testa che gira leggermente e osservate i chiarori dellalba che gettano una luce di magia attorno vi lasciate andare a qualche immaginazione. Magari partite dalla trama di un film fuori commercio che conoscete solo voi o di quel fumetto introvabile che con leta che avete ancora non smettete di leggere o di quel videogioco mai sentito che avete regalato a vostro nipote. A voi non piace mai fare la parte di quelli che hanno troppa immaginazione. Comunque si tratta di una storia che fa paura, e mentre la raccontate cambiate la trama, aggiungete scene, insomma ci mettete del vostro, rein-

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ventate. State ritornando ragazzini, forse addirittura state tornando bambini. Ridete. Fate ululati. Fate buh! ai vostri amici. Nella migliore delle versioni di questo bel quadretto a un certo punto vi ritrovate fuori dallauto a rincorrervi uno con laltro con le mani alzate come fanno i morti viventi. Proprio voi, si, che siete architetti, avvocati, che comunque andate sempre in giro ordinati, in giacca e cravatta, e che di solito siete persone che fanno della serieta il fondamento primo della loro professione e be, della loro esistenza. Ecco. Questo e precisamente lo spirito del Websitehorror. Quattro amici che giocano a spaventarsi soltanto un poco luno e laltro gufi di gelatina} Benche assai soddisfatti per come stanno procedendo le cose, i racconti pubblicati sul Websitehorror, come e sotto gli occhi dei lettori, che certo non hanno bisogno di essere guidati nella lettura cosi come quando si ascolta la musica di un violino e anche senza essere degli esperti si riconoscono subito le stonature un poco e lo stesso anche con le parole - non tutti sono buoni racconti. Anzi alcuni sono proprio deludenti. Non abbiamo ritenuto pero per adesso di fare alcuna selezione perche lo spirito del Websitehorror e, e rimane, soltanto quello di creare uno spazio dove poter praticare un genere letterario che, almeno secondo la nostra osservazione, se si eccettuano rari, rarissimi casi sembra non essere frequentato affatto dagli autori italiani. Percio pur trattandosi di una proposta pacifica e ispirata dal puro divertimento, essa contiene alle radici unobiezione piuttosto inequivocabile: possibile che nel nostro Paese certi generi di storie debbano per forza essere importate? Non possiamo, invece, fabbricarcele da noi, queste storie? Possibile che dobbiamo considerare queste storie il Male, il Nemico, il Diavolo, decidere che unintera pratica del fare storie e spazzatura, chiuderla in un cassone e consegnarla alle tarme e alle ragnatele in soffitta? E questo latteggiamento giusto? Non e invece piu saggio addomesticarlo, il mostro? Facciamocele da noi, le nostre storie. Chi ha detto che non siamo capaci? vomito di plastica} Come dicevamo, ad ogni modo, benche soddisfatti per come le cose stanno procedendo, per lantologia che abbiamo intenzione di ricavare dal Websitehorror purtroppo saremo costretti a indossare il cappello da maestrina, salire in cattedra e dire tu si e tu la prossima volta.

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tormenta di ranocchi} Prima di passare a specificare meglio i criteri della sanguinaria selezione alla quale i racconti dellorrore verranno sottoposti desideriamo chiarire ancora un poco il respiro generale di questa iniziativa, cosa che evidentemente ci sembra molto importante fare, in particolare specificando meglio cio che abbiamo espresso brevemente nel punto gufi di gelatina. Abbiamo scritto che alcuni racconti sono molto deludenti. Abbiamo osato il paragone tra il suono delle note del violino e le parole di un testo. Pero potrebbe anche darsi il caso che a qualcuno le stonature di quel violino piacciano, e che anzi non le giudichi affatto delle stonature, ma note che esaltano e vivificano unarmonia e una melodia altrimenti troppo piatte, troppo banali. Legittimo. Ecco allora che si rende necessario spiegare di che cosa noi andiamo in cerca. Cio che ci ha reso perplessi e che in molte delle storie pubblicate sul sito ci si accontenta di raccontare i fatti senza chiarire le condizioni che rendano possibile il verificarsi di questi fatti. Se scrivo che un vampiro della Transilvania ha posteggiato la sua Cadillac volante nella Piazza del Duomo di Parma come lettore io voglio essere messo nello spirito di poter credere a questo evento. Come convinto consumatore di gastronomie al sapor dorrore questa idea mi solletica, e io voglio, oh si, lo voglio con tutto me stesso di poterci credere. Pero subito mi domando: ma a che ora il vampiro della Transilvania ha posteggiato la sua Cadillac volante in Piazza Duomo a Parma? Non cera nessuno in giro che lha visto atterrare? I vigili non gli hanno chiesto se aveva il permesso di posteggiare li la Cadillac? Esiste per caso un sistema di monitor che osserva che cosa accade sui cieli di Parma se ci sono aerei che sbagliano traiettoria, meteoriti, mongolfiere, astronavi spaziali e automobili volanti? Come ha costruito il vampiro la sua Cadillac? Dove lha trovata? Ogni singolo fatto che compone una storia diventa migliore se acquista un suo corpo, un suo spessore, e probabilmente diventa realmente anche piu gustoso. La parte interessante del raccontare storie e prima di tutto la documentazione. Scrivere e unavventura culturale, sempre. Anche se leggo di una gara di oscenit tra una strega di Salem e il cannibale di Rotenburg (che, si potrebbe immaginare, ha preso una macchina del tempo ed e ritornato nel 1691 per incontrare la figura che ha, Dio ci scampi, ispirato maggiormente la sua condotta etica) sia come lettore che come autore io voglio poter imparare qualcosa alla fine: voglio uscirne arricchito di qualcosa che non sapevo: mi basta anche solo un fatto, una parola, un modo di immaginare, luso della virgola Senza esagerare, pero, eh! Che dopo mi stanco, mi sembra di leggere uno che scrive per tener corsi di scrittura creativa, e non di uno che tiene corsi di scrittura creativa perche scrive coboldi di zucchero filato} Attenzione attenzione attenzione! Siamo tra amici! Ci dispiace se nel punto tormenta di ranocchi siamo apparsi presuntuosi nel dir la nostra, ma cercavamo solo di esprimere il nostro desiderio come lettori circa le storie che vorremmo leggere! teschietti di sughero} Alcuni racconti dal sito dellorrore ci sono parsi comunque buoni. Non diremo quali sono di modo che agli autori di questi racconti magari venga voglia di consegnarci qualcosa di ancora migliore. cornacchie venete} Alcuni autori presenti nel sito dellorrore ci sono parsi interessanti. Li contatteremo per chiedere a loro storie fatte ancora meglio. polipi di gomma} Verranno presi in considerazione anche racconti scritti in lingua straniera sia da autori italiani che stranieri. motosega rumorosa} Se non e ancora chiaro dopo la premessa contenuta nel punto pipistrelli di fango, qui ribadiamo di preferire racconti che non presentino soggetti troppo violenti e desideriamo non alimentare credenze superstiziose circa loccultismo caproni del sabba, messe nere, pentacoli urlo di vecchiaccia strangolata} Sentitevi comunque liberi di fare tutto quello che vi pare e ricordate: in una storia dellorrore piu e credibile e piu e incredibile! (Questa e mia; non di Stephen King) ossa di brontosauro in padella} I racconti presenti nellantologia verranno preventivamente pubblicati sul Websitehorror. Lindirizzo del sito e http://www.websitehorror.com. Chi desidera partecipare puo inviare i racconti allindirizzo che trovera sul sito. Terremo aggiornati i lettori e i partecipanti attraverso il gruppo Facebook e usando ogni altro canale a disposizione compresi i megafoni e le trombe da stadio. Abbiamo un anno per fare le cose per bene e vi promettiamo che non verra solo un cosa bella, ma sara proprio una cosa che vi fara restare secchi sul ring nel giro di tre round. Percio siete ancora tutti in tempo per fregarci lidea! MARCO CANDIDA

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Tu eri la vita e le cose. In te desti respiravamo sotto il cielo che ancora in noi. Non pena non febbre allora, non quest'ombra greve del giorno affollato e diverso. O luce, chiarezza lontana, respiro affannoso, rivolgi gli occhi immobili e chiari su noi. buio il mattino che passa senza la luce dei tuoi occhi." (Cesare Pavese

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Di nedeliko bajalika
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a t u t t i q u e l l i c h e a s c o l t a n o ecco l'alba! mentre il sole si leva sul mare color d'inchiostro, dietro di noi le tenebre avanzano! il mondo finisce... di Giovanni Maria De Pratti la fine del mondo! cazzo...un sorso di birra e vediamo che succede! di Lorenzo Ragno Celli "Non si potrebbe avere ancora un po' di tempo, giusto per finire il mio ultimo racconto?" di Giuseppe Della Monica finalmente siamo arrivati alla fine ... spero certa gente sia scomparsa prima di me in modo da poterla veder soffrire! fi Blinky Bill

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