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Riccardo Furegato 2aG Analisi del testo: Inferno XVI Mentre attraversa il terzo girone del settimo cerchio

Infernale, Dante incontra le anime di tre peccatori Fiorentini: Guido Guerra, Tegghiaio Aldobrandi e Jacopo Rusticucci. Questi sono puniti tra i violenti contro Dio nella natura, poich in vita furono sodomiti. Nei versi considerati (vv.58-85) si trova la parte conclusiva del dialogo tra il poeta ed i tre connazionali. Dopo che questi, nelle terzine precedenti, si sono presentati, Dante si dichiara di origini fiorentine, spiega lo scopo del suo viaggio e risponde alle domande dei suoi interlocutori sulla situazione a Firenze. Quindi Rusticucci esprime il loro desiderio di essere ricordati dai vivi e chiede all altro di ricordare la loro storia una volta concluso il suo viaggio. Tra i versi 58 e 60, il poeta afferma di aver sempre ascoltato e ripetuto i loro nomi e i racconti delle loro imprese con commozione e rispetto e di considerarli degni di onore. Inoltre due di questi personaggi erano gi stati citati all interno della Divina Commedia: infatti Ciacco, nel sesto canto, parla di Tegghiaio e Rusticucci quando gli viene chiesto il destino delle anime di alcuni illustri Fiorentini. (vv. 7980). Subito dopo (v.61) si trova una metafora, con cui viene espresso lo scopo del viaggio di Dante: lo fele cio il fiele rappresenta il peccato e la sua amarezza ed Alighieri dice di lasciarlo per raggiungere lo dolci pomi , cio i dolci frutti del bene. Per raggiungere questo obiettivo, promessogli dalla sua guida Virgilio, deve per passare dal centro dell universo, ovvero attraverso l intero Inferno. Poi Rusticucci chiede quale sia la situazione a Firenze, poich un anima giunta di recente, Guiglielmo Borsiere, gli aveva fatto temere che la citt stesse attraversando un periodo crisi; egli deve chiederlo a Dante poich, sebbene le anime conoscano il futuro, esse lo dimenticano appena si realizza. Gi nel canto X, tra gli eretici, Virgilio aveva spiegato questo fenomeno al compagno, quando questi era rimasto stupito dal fatto che

Cavalcante Cavalcanti non sapesse se il figlio Guido fosse vivo o morto. Dante quindi risponde al dannato (v.73 ss.), dicendo che l arrivo di nuovi cittadini, provenienti dal contado, di ricchezza recente, aveva generato il diffondersi di superbia sfrenatezza. Questo evento corrisponde all arrivo a Firenze della parte bianca dei guelfi, provenienti dalle campagne attorno alla citt, per la maggior parte mercanti che si erano arricchiti rapidamente. La nobilt della citt, di parte nera poich favorevole al papa, aveva reagito in modo aggressivo, creando contrasti accentuati dall avarizia e dalla superbia dimostrate da entrambi gli schieramenti. La richiesta finale delle anime pu essere definita un topos letterario presente in tutta la Commedia: infatti non solo i tre sodomiti pregano il poeta affinch ricordi le loro vite ai vivi, ma aveva gi fatto lo stesso anche la maggior parte dei defunti incontrati, come ad esempio Ciacco Dante affronta spesso temi politici all interno della Divina commedia, oltre al caso considerato, egli esprime le sue idee politiche, ad esempio nel canto XXX del Paradiso (vv.133141). Qui, gi arrivati nella Rosa dei Beati, Beatrice gli mostra un trono vuoto, con gi sopra una corona, e gli dice che, prima della morte del poeta, l sieder l anima dell Imperatore Arrigo. Questi tent di risolvere gli scontri all interno delle citt Italiane, per raggiungere la pace,ma fall, secondo Dante poich non era ancora giunto il momento. Egli dice che l Italia destinata a morire come il bambino che caccia via la balia, che simboleggia la figura dell imperatore. L idea del poeta era infatti che solo sotto la guida di un uomo, come un imperatore, che non potesse provare desiderio di potere dato che possedeva gi tutto, nelle citt come, ad esempio, Firenze si sarebbe potuto raggiungere la pace tra le varie fazioni.