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vademecum endas

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ENDAS – ENTE NAZIONALE DEMOCRATICO DI AZIONE SOCIALE

VADEMECUM PER I CIRCOLI E LE ASSOCIAZIONI SPORTIVE ENDAS

di Umberto Millepiedi

00185 Roma – via Merulana , 48 – tel. 06-487506879 – 485749 484836 – fax 06 – 4875067

VADEMECUM PER CIRCOLI E ASSOCIAZIONI SPORTIVE SOMMARIO: Presentazione L’Endas: un grande movimento al servizio della comunità civile Premessa
1. − − − − − − Natura giuridica dei circoli e delle associazioni sportive. Circoli ed associazioni sportive espressione della libertà di associazione. Circoli “ associazioni riconosciute ed “associazioni non riconosciute”. Disciplina delle “associazioni riconosciute” ed “associazioni non riconosciute”. Atti costitutivi e statuti. Obblighi derivanti dallo statuto sociale. Tutela dei dati personali dei soci.

2. La sede sociale dei circoli e delle associazioni sportive. - La sede sociale non è soltanto un luogo fisico. - Acquisizione della sede sociale. - Requisiti della sede sociale. - Destinazione d’uso dei locali utilizzati a sede sociale. 3. L’amministrazione dei circoli e delle associazioni sportive. Libri sociali Indirizzi di organizzazione contabile. Entrate Spese Inventario. Bilancio preventivo. Compilazione del bilancio. Controllo delle scritture contabili. Consegne a chi subentra.

4. Classificazione ai fini fiscali dei circoli e delle associazioni sportive. - I circoli e le associazioni “enti non commerciali”. - Attività non commerciali. - Condizioni affinché tali attività restino non commerciali. - Perdita della qualifica di ente non commerciale. - Attività commerciali. - Iter per le attività commerciali. - Regimi contabili. - Imposta sul valore aggiunto (IVA). - Imposta regionale sulle attività produttive. - Altre norme fiscali e tributarie. - Imposta sugli intrattenimenti ed imposta spettacolo. - Apparecchi da divertimento. - Imponibili forfetari 2007.

5. Classificazione ai fini “commerciali dei circoli e delle associazioni sportive”.
La sede di circolo e di associazione sportiva “locale privato”. Autorizzazioni comunali; Gestione delle attività di somministrazione; Gestione di uno spaccio di generi alimentari e prodotti vari; Igiene, salubrità e sicurezza dei prodotti alimentari; Requisiti dei locali.

6. Tombole, lotterie e pesche di beneficenza. - Definizione di tombole, lotterie e pesche di beneficenza; - Chi può svolgere le suddette attività; - Modalità operative; - Controlli; - Aspetti fiscali; - Tombole, lotterie e pesche di beneficenza fra soci

7. – – –

Attività turistiche e certificazione sanitaria. Attività “pericolose”; Attività turistiche; Certificazione sanitaria;

8. I circoli e le associazioni sportive quali sostituti d’imposta. - Lavoratori volontari; - Lavoratori dipendenti; - Lavoratori autonomi; - Lavoratori autonomi occasionali; - Lavoratori a progetto; - Lavoratori autonomi coordinati e continuativi - Lavoratori associati in partecipazione; - Compensi, premi, rimborsi ad allenatori e tecnici sportivi; - Emolumenti e rimborsi a dirigenti, amministratori segretari. 9. – 10. 11. Credito sportivo. Mutui del credito sportivo; Valutazione dell’investimento; Condizioni per accedere al credito; Documenti per l’istruttoria preliminare; Enti con personalità giuridica per provvedimento amministrativo; Enti morali; Tasso d’interesse sui mutui e contributi in conto interessi; Contributi da enti locali; Sede dell’Istituto per il Credito Sportivo. Canoni demaniali per le associazioni sportive e culturali e gestione di impianti sportivi pubblici. Concessioni e/o locazioni; Requisiti per accedere al canone; Condizioni per l’assegnazione dei beni; Altri soggetti ammessi al canone ricognitorio; Gestione di impianti sportivi pubblici. Organizzazioni non lucrative di utilità sociale. Enti non commerciali e ONLUS; Requisiti per ottenere la qualifica di ONLUS; Contenuti dello statuto ONLUS.

Modulistica

PRESENTAZIONE Con l’aggiornamento e la pubblicazione del “Vademecum per i circoli e le associazioni sportive dilettantistiche” l’Endas intende offrire uno strumento indispensabile per orientarsi nel mare magnum della normativa civile, fiscale, tributaria e nel disbrigo di tutti gli aspetti amministrativi legati allo svolgimento dell’attività dei circoli e delle ASD. Negli ultimi anni è avvenuto ciò che la dirigenza Endas aveva da tempo previsto: il consolidarsi del ruolo dell’associazionismo nel contesto socio-economico del nostro Paese. Con la promulgazione della Legge 383/2000 “Disciplina delle associazioni di promozione sociale” lo Stato ha riconosciuto l’impegno sociale che l’associazionismo di fatto svolgeva da anni. Finanziando i progetti, le istituzioni promuovono lo sviluppo delle associazioni in tutte le loro articolazioni territoriali e ne salvaguardano l’autonomia. La legge favorisce il contributo originale al conseguimento di finalità di carattere sociale, civile, culturale e di ricerca etica e spirituale che l’associazionismo liberamente costituito è in grado di apportare. In sette anni di applicazione della nuova disciplina la percentuale delle energie dedicate dall’associazionismo al sociale è cresciuta rapidamente. L’Endas è diventata protagonista di primo piano nel settore. La gestione del nuovo e più ampio ambito della promozione sociale pone problemi nuovi anche rispetto all’amministrazione stessa delle attività. E’ necessario dotare i circoli e le strutture di base di strumenti atti a facilitare non solo la gestione ordinaria delle iniziative ma anche a favorire la progettazione e lo sviluppo. Sappiamo che la realtà della nostra associazione non si limita solo al sociale. L’Endas è da sempre impegnato nella promozione sportiva, nella tutela del territorio e dell’ambiente, nella formazione, nella cultura del tempo libero. Inoltre, forte dell’esperienza maturata con l’obiezione di coscienza, l’Endas ha accolto con entusiasmo la possibilità di operare ulteriormente nel sociale mettendo a disposizione la sua struttura – centrale e periferica – per il Servizio Civile Nazionale. Con l’emanazione delle leggi 27 dicembre 2002 n° 289 e 21 maggio 2004 n° 128, poi, si è notevolmente ampliata la gamma dei soggetti che svolgono attività sportiva dilettantistica e che possono usufruire di agevolazioni fiscali e tributarie. Alla luce di tutto questo appariva evidente la necessità di revisionare il Vademecum.. Il nuovo Vademecum nasce con l’obiettivo di agevolare i dirigenti, i presidenti dei circoli e delle associazioni sportive dilettantistiche aderenti nello svolgimento delle loro mansioni, in considerazione del ruolo più impegnativo e qualificato affidato ormai all’associazionismo. Esso si configura come validissimo strumento di sostegno, agevole nella consultazione, ben organizzato, corredato di tabelle esplicative, modulistica e di tutti i riferimenti normativi. Scorrendo il sommario ci si rende conto che nessun aspetto rilevante è stato tralasciato. L’Endas ha maturato una competenza specifica nell’assistenza fiscale, amministrativa, previdenziale e da sempre la mette a disposizione dei suoi associati tramite la propria struttura nazionale, e più recentemente anche attraverso il web. Mi auguro che i destinatari del manuale possano trarne risposte e informazioni utili per lo svolgimento dei loro compiti. Buon lavoro a tutti. Piero Benedetti Presidente Nazionale Endas

L’ENDAS: un grande movimento al servizio della comunità civile
L’ Ente Democratico di Azione Sociale – ENDAS - è una associazione storica radicata nel costume della società civile iper i valori che esprime e il consenso che raccoglie. L’ENDAS è quindi parte viva della società civile e costituisce una risposta esemplare al diritto costituzionale di tutti i cittadini ad associarsi liberamente per raggiungere, con unità di intenti e di opere, importanti fini sociali, culturali e politici. L’Endas nasce dalla spinta solidaristica che ha tracciato una originale via italiana della democrazia associativa, in radicale contrapposizione alla lotta di classe estranea alla cultura umanistica della nostra tradizione. Ispirata ad una concezione “alta” del proprio ruolo, si è impegnata costantemente, senza farsi condizionare dalle vicende ideologiche, nella promozione dell’uomo come persona, unica e irripetibile, protagonista della storia, soggetto etico e fertile intelligenza creativa. L’ENDAS, come associazione rigorosamente democratica, ha quindi raccolto intorno a sé un consenso schietto, convinto disinteressato. I principi ispiratori dell’ENDAS si rifanno al pensiero laico di Giuseppe Mazzini, di cui è noto l’impegno nell’ambito delle libere associazioni del suo tempo, anche sotto il profilo della partecipazione diretta ed entusiasta che ne rileva la vocazione educativa e la straordinaria intuizione politica circa il ruolo di queste strutture sociali. Su queste basi l’ENDAS ha promosso la formazione di coscienze libere, lo sviluppo di una cultura aperta all’universo e la crescita di un volontarismo sociale svincolato dalla logica di quella appartenenza politica che ne ha frenato le potenzialità. L’ENDAS ha un ruolo proprio distintivo, originale e lo svolge con coerenza, con motivazioni crescenti, da oltre mezzo secolo. L’ENDAS opera con un incessante azione propositiva e formativa nell’ambito del tempo libero, in quella dimensione esistenziale che, oltre a consentire il recupero psicofisico dopo il logorante “tempo lavorato” secondo i vecchi schemi della società industriale, deve consentire lo sviluppo di tutte le potenzialità vitali e creative della persona. Il ruolo educativo dell’ENDAS è importante perché, sebbene il tradizionale “tempo libero” (noi preferiamo chiamarlo ”liberato”) sia cresciuto in modo significativo, molto spesso viene sprecato nella vana ricerca di valori illusori anche per l’incapacità di disegnare e gestire un progetto di vita personale, coerente e costruttivo . L’ENDAS è quindi, a pieno diritto, una delle componenti strutturali della società contemporanea che sviluppa spazi per la libera partecipazione dei cittadini alla formazione dell’opinione pubblica, della sensibilità morale e della cultura della convivenza civile. L’Associazionismo, esaltato dall’esemplare tradizione italiana, trova nell’ENDAS il custode fedele del suo significato originario, sintesi di libertà, fratellanza, eguaglianza, cultura, consapevolezza etica e solidarietà che formano l’identità nobile di un popolo ricco di valori “alti”. Grazie alla qualità e al numero delle proprie adesioni, l’ENDAS rappresenta oggi una realtà di centinaia di migliaia di associati collegati in circoli culturali, ricreativi e sportivi distribuiti su tutto il territorio nazionale.

Cultura, tempo libero, sport, turismo, ecologia sono riferimenti primari per un insieme di attività che fanno dell’ENDAS una importante struttura del terzo settore con funzioni determinanti per gli equilibri sociali e per l’evoluzione continua dei modelli di vita delle comunità locali che compongono la più vasta famiglia degli italiani. L’ENDAS attua quindi interventi in ambiti i più diversi, dall’educazione sanitaria al sostegno di iniziative quali il tribunale del malato, dalla promozione della cultura ecologica alla formazione armonica allo sport, dalla risposta ai problemi giovanili agli interventi alla ricerca delle dinamiche sociali.

I principali “riconoscimenti” dell’ENDAS
L’Endas, nato nel 1949 con il nome di Movimento di Associazione Sociale – MAS – è stato riconosciuta quale ente assistenziale con i decreti del Ministero dell’Interno del 7 giugno 1949 e 24 luglio 1954. L’ENDAS ha ottenuto il riconosciuto di Ente di promozione sportiva, con delibera del Consiglio Nazionale del CONI del 24 giugno 1976, riconoscimento cofermato con deliberazione del Consiglio Nazionale del CONI n° 1224 del 15 maggio 2002 in attuazione del Decreto Legislativo n° 242 del 23 luglio 1999. L’ENDAS è stato riconosciuto associazione di protezione ambientale con Decreto Ministeriale 17 dicembre 2001 (g.u. dell’11 giugno 2002 n° 135) L’Endas è stata riconosciuta quale Ente di promozione sociale ai sensi della legge 7 dicembre 2000 ed isciritto al n° 10 dell’apposito Registro Nazionale L’ENDAS, con decreto del inistero delle Infrastrutture e dei Trasporti, (G.U. del 7 dicembre 2003 n° 292) è stato inserito nell’elenco degli enti e associazioni di comprovata esperienza nel settore della prevenzione e della sicurezza stradale, di cui al DM n° 651 del 10 dicembre 1993. L’ENDAS è stato incluso nell’elenco dei soggetti accreditati/qualificati per la formazione personale della scuola con decreto del 10 ottobre 2005 ai sensi della Direttiva Ministeriale n° 90 del 1 dicembre 2003 del Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca.

PREMESSA

La gamma dei soggetti che svolgono attività sportiva dilettantistica e che possono usufruire di agevolazioni fiscali e tributarie, con l’emanazione delle leggi 27 dicembre 2002 n° 289 e 21 maggio 2004 n° 128 si è notevolmente ampliata. A seguito della citata normativa sono infatti ammesse al trattamento fiscale e tributario agevolato le seguenti forme organizzative: - associazioni sportive con personalità giuridica di diritto privato, ai sensi del regolamento di cui al DPR n° 361/2000 (articoli 14 e seguenti del codice civile); - associazioni sportive senza personalità giuridica (articoli 36, 37, 38 del codice civile); - società sportive di capitali (SpA, SrL) senza scopo di lucro (tit. V , cap. V; VI, VII codice civile); - società cooperative senza scopo di lucro (tit. VI codice civile). Le norme civili e fiscali per la costituzione dei suddetti soggetti non sono state toccate dalla recente produzione legislativa per cui: - le associazioni senza personalità giuridica (associazioni non riconosciute) hanno l’obbligo di costituirsi, a loro discrezione, nella forma dell’atto pubblico o della scrittura privata autenticata o registrata presso il competente Ufficio delle Entrate (art. 148, 8° comma del DPR 22/121986 n° 917 – TUIR); - le associazioni con personalità giuridica (associazioni riconosciute), le società di capitali (SpA, SrL) e le cooperative debbono necessariamente essere costituite per atto pubblico. Per accedere alle facilitazioni fiscali e tributarie è obbligatorio che tutte le forme organizzative suddette portino nella denominazione sociale la dizione” associazione sportiva dilettantistica” (o società o cooperativa “sportiva dilettantistica”) e nell’oggetto sociale “ l’organizzazione di attività sportiva dilettantistica compresa l’attività didattica” (comma 17, art. 90, L. 289/04). Occorre poi inserire negli statuti l’assenza di scopo di lucro, l’impegno a reinvestire nell’attività istituzionale eventuali avanzi di gestione, il divieto di distribuzione di utili fra gli associati, la devoluzioni, in caso di scioglimento, dei beni ad associazione similare (se non possibile comunque a fini di pubblica utilità) e le altre clausole contenute nell’articolo 148 del TUIR. Mentre per gli enti di tipo associativo la rappresentanza legale, sia sostanziale che processuale, è sempre in capo al presidente dell’associazione (o comunque al massimo esponente della stessa), per le società di capitali è invece necessario che venga chiaramente specificato chi detiene la rappresentanza legale in quanto in esse è consentito di regolare l’amministrazione con modalità diverse, potendoci essere uno o più amministratori che, a seconda delle norme contenute nello statuto, potranno agire in maniera disgiunta , congiunta o singolarmente. Adempiuto a quanto specificato, le società di capitali e le cooperative sono ammesse ad usufruire delle seguenti facilitazioni fiscali e tributarie già previste per le associazioni sportive dilettantistiche dalla normativa vigente (art. 148 TUIR, art. 90 L. 289/04 ecc.): - accesso alla c.d. contabilità forfetaria ( L. 16 dicembre 1991 n° 398) qualora i proventi non superino 250.000 euro annui; - accesso alla normativa sui compensi, premi, rimborsi forfetari di spese, ecc. (art. 67, comma 1, lettera m, del TUIR) corrisposti anche a dipendenti pubblici ( comma 23 dell’art. 90, L. 289/02) ed estesi alle collaborazioni coordinate e continuative che per le associazioni sportive dilettantistiche sono rimesse in essere; - esenzione dalla quota imponibile ai fini IRAP dei compensi, premi ecc. di cui all’art. 67 del TUIR;

- esclusione dall’obbligo della ritenuta d’acconto del 4% (comma 4, dell’art. 90 L. 289/02) sui contributi ricevuti dal CONI, dalle Federazioni e dagli Enti di Promozione Sportiva.

- applicazione dell’imposta di registro in misura fissa per gli atti costitutivi e di trasformazione delle società di capitali e delle cooperative; - esenzione dal versamento delle tasse di concessione governativa (comma 7, art. 90, L. 289/02), per esempio per la TV tenuta nella sede; - facoltà di ricevere da imprese, qualora svolgano attività giovanile, fino ad euro 200.000 annue, con la facoltà di queste di considerarle spese di pubblicità (comma 8 dell’art. 90) e conseguentemente di dedursele dal reddito complessivo; - possibilità di ricevere erogazioni liberali da persone fisiche, fino a 1500 euro, che il donatore può detrarsi ( 19% ) dal reddito personale ( comma 9, dell’art. 90, L. 289/02); - precedenza per l’uso e la gestione di impianti sportivi pubblici e impianti sportivi scolastici (commi 24, 25, 26 dell’art. 90 della legge 289/02) Le società, a differenza delle associazioni, sono esonerate dall’obbligo della “democraticità” nei rapporti interni (art. 4, comma 6 ter, lettera e, della legge 21/5/2004 n° 128) perché in contrasto con il codice civile, ma sono soggette, come le associazioni, all’obbligo dell’assicurazione degli atleti (art. 51, L. 289/02), al divieto per gli amministratori di ricoprire incarichi in altre società ed associazioni nell’ambito della medesima disciplina sportiva ( art. 4, comma 6 ter, legge 128/04). Le società di capitali e le cooperative sono, dal punto di vista civilistico, soggette a tutti gli obblighi e prescrizioni previste per esse dal codice civile (Titolo V, capi V, VI, VII e Titolo VI) per cui per lo statuto è necessario, come detto dianzi, l’atto pubblico, è obbligatoria l’iscrizione al registro delle imprese, hanno l’obbligo di tenere e compilare i registri sociali (libro delle assemblee, libro del consiglio di amministrazione, libro giornale ecc.) e le loro cessione di beni e prestazioni di servizi sono, dal punto di vista fiscale e tributario, sempre “commerciali” (compresi i corrispettivi per l’iscrizione all’attività sportiva, ecc.). Nel proseguo del presente lavoro si prenderanno in considerazione solo le strutture associative organizzate nella forma delle “ associazioni non riconosciute” e solo molto marginalmente le “associazioni riconosciute”, le società di capitali e le cooperative per le quali del resto le norme di comportamento sono ampiamente trattate dal codice civile.

1. NATURA GIURIDICA DEI CIRCOLI E DELLE ASSOCIAZIONI SPORTIVE 1.1 Circoli ed associazioni espressione della libertà di associazione: Le associazioni sportive dilettantistiche, come le altre associazioni di base (circoli, CRAL, gruppi folkloristici, corali, ecc.) rientrano nell’ambito della cosiddetta libertà di associazione prevista dall’art. 18 della Costituzione Italiana che recita testualmente: “tutti i cittadini sono liberi di associarsi, senza alcuna autorizzazione, per fini che non sono vietati al singolo dalla legge penale”. La Costituzione riconosce peraltro, e tutela, l’associazionismo con altri articoli: con l’articolo 2 quando riconosce che il cittadino forma la propria personalità, oltre che nella famiglia, anche nelle forme sociali; con l’articolo 9, che riconosce all’associazionismo di essere momento di cultura e formazione del cittadino contribuendo a rispondere ad uno dei suoi diritti fondamentali; all’articolo 17 che ne garantisce il diritto a riunirsi pacificamente, per non citare che quelli più espliciti. 1.2 Circoli “associazioni riconosciute “ ed “associazioni non riconosciute”. Dal punto di vista giuridico le nostre associazioni sportive, (ma anche i circoli) sono inquadrate nelle cosiddette “ associazioni riconosciute”,dotate cioè di capacità giuridica e di assumere quindi diritti e obbligazioni conseguenti alla sua attività, regolate dagli articoli 14 e seguenti del Codice Civile, e nelle “associazioni non riconosciute”, che non hanno personalità giuridica e sono regolate dagli articoli 36 – 37 – 38 del Codice Civile. La differenza fra le due specie consiste nel fatto che le associazioni riconosciute godono di una autonomia patrimoniale perfetta ; esiste cioè una distinzione netta fra patrimonio dell’associazione e patrimonio del singolo associato, nel senso che i creditori dell’associazione non possono agire nei confronti del patrimonio dei singoli associati ma solo sul patrimonio dell’associazione ed i creditori dei singoli associati non possono, come del resto nelle associazioni non riconosciute, aggredire il patrimonio dell’associazione per il recupero di crediti che vantino nei confronti di questi. La seconda differenza consiste nel fatto che gli amministratori delle associazioni riconosciute, a differenza di quelli delle associazioni non riconosciute, non rispondono “solidalmente” (cioè con i propri beni) delle obbligazioni assunte per conto dell’associazione e da questa non onorate. I terzi creditori potranno agire, per recuperare tali crediti, solo nei confronti dei beni dell’associazione e non sui beni degli amministratori Il procedimento per l’acquisizione della personalità giuridica delle associazioni è stato sensibilmente semplificato ed è attualmente regolato dal DPR 10 febbraio 2000 n° 361 (G:U. 7 dicembre 2000 n° 286) che prevede: - domanda al Prefetto della provincia in cui ha sede l’associazione sottoscritta dal suo rappresentante legale con allegati copia autentica dell’atto costitutivo e dello statuto; - iscrizione a cura del Prefetto nel registro provinciale delle persone giuridiche che ne avrà anche la sorveglianza; - impegno a comunicare tutte le variazioni statutarie, investimenti e tutto ciò che modifica la consistenza del patrimonio dichiarato inizialmente. Per il riconoscimento della personalità giuridica occorre dimostrare che lo scopo è “possibile e lecito” e che il patrimonio è “adeguato allo scopo”: La consistenza del patrimonio deve essere dimostrata da idonea documentazione: Attualmente sono pochissime le associazioni sportive dilettantistiche inquadrate sotto la forma giuridica delle associazioni riconosciute, ed in linea generale sono quelle che hanno scelto questa forma per ottenere, mutui dal credito sportivo. La stragrande maggioranza delle associazioni sportive dilettantistiche è inquadrata fra le associazioni non riconosciute, e cioè prive di personalità giuridica, in quanto tale forma permette di gestirle senza particolari adempimenti burocratici. 1.3 Disciplina delle associazioni non riconosciute.

Per le associazioni sportive, ed i circoli, inquadrate nelle associazioni non riconosciute: • L’ordinamento e l’amministrazione sono regolati dagli accordi definiti liberamente dagli associati (art. 36), trascritti in un documento chiamato Statuto, che è la raccolta delle norme di comportamento che i componenti le associazioni sportive ed i circoli si sono dati per raggiungere determinati fini. Tali norme sono vincolanti per tutti coloro che fanno parte dell’associazione, sia che ne siano amministratori che semplici soci (lo Statuto ha cioè natura contrattuale). Lo Statuto generalmente non disciplina compiutamente aspetti particolari della vita dell’associazione ( utilizzo delle strutture, modalità di pagamento di certi servizi ecc,) che sono invece demandati a specifici regolamenti interni. • Il fondo comune o patrimonio sociale (art. 37 c.c.), è costituito dai contributi degli associati, da contributi di Enti pubblici e privati e dai beni acquistati con questi contributi. Per contributi degli associati si intendono sia le quote associative annuali che eventuali versamenti per particolari servizi utilizzati dai soci (campi da tennis, bocce, ecc.) o versamenti finalizzati all’acquisto di particolari beni mobili e immobili. A seguito dell’emanazione della legge n. 383 del 7/12/2000 fanno parte del patrimonio anche eventuali donazioni, lasciti testamentari ecc. anche se l’associazione non è “associazione riconosciuta”. Il fondo comune è indivisibile. Il socio pertanto, in caso di recesso, non può pretenderne quota parte, né i suoi creditori possono rivalersi su di esso. • Per le obbligazioni assunte e non onorate, i terzi possono rivalersi sia sul patrimonio dell’associazione sportiva che sui beni personali di coloro che hanno assunto tali obbligazioni, (art. 38 c.c.). Chi agisce per conto dell’associazione è cioè responsabile in solido delle obbligazioni assunte. 1.4 Atti costitutivi e statuti. In conseguenza della loro natura giuridica, non sono previsti particolari oneri costitutivi per le associazioni non riconosciute potendo gli accordi essere addirittura verbali. Tuttavia è consigliabile, per eventuali fini probatori e per fruire delle agevolazioni fiscali previste per gli enti non commerciali, l’utilizzo della forma scritta (atto pubblico, scrittura privata autenticata o scrittura privata registrata) per l’atto costitutivo e lo statuto che deve essere stilato contestualmente alla fondazione dell’associazione sportiva e/o del circolo. La nuova normativa fiscale (Dlgs 460/97 e art. 4 Legge 21/5/2004 n. 128), pretende che nell’atto costitutivo o nello statuto (che può anche essere un unico atto) vengano inserite particolari clausole (vedi capitolo dedicato alle norme fiscali). Per le vecchie associazioni sportive e circoli che eventualmente non hanno a suo tempo stilato l’atto costitutivo e statuto, è utile sottolineare che l’atto costitutivo (ed eventualmente lo statuto) può essere stilato anche in un secondo tempo citando nello stesso la data di nascita dell’associazione, mantenendo così la propria anzianità di esistenza senza incorrere in sanzioni amministrative come invece avverrebbe per qualsiasi altro tipo di società. 1.5 Gli “obblighi” dello statuto sociale. Abbiamo visto che lo Statuto Sociale rimane la legge fondamentale a cui deve fare riferimento l’associazione sportiva o culturale che sia. L’ovvia conseguenza è che i dirigenti debbono applicarlo integralmente, con particolare riferimento alle convocazioni delle assemblee dei soci e del consiglio direttivo, alla stesura dei verbali degli organi (sottoscritti da chi li ha presieduti e dal segretario che li ha verbalizzati e/o in alcuni casi dal notaio -art. 2375 c.c.), alla modalità di ammissione dei soci, alle eventuali sanzioni previste, alla presentazione ai soci del rendiconto annuale delle attività sociali e sportive svolte e del rendiconto annuale economico e finanziario ecc. Quest’ultimo è peraltro reso obbligatorio, assieme alla pubblicizzazione ai soci delle delibere assembleari, dal D.Lgs 460/97 (oggi art. 148 del TUIR ), dalla Legge 289/02 e dalla Legge 128/04. Con l’introduzione per i circoli culturali, ricreativi ecc, ( per le associazioni sportive tale eventualità è stata abolita dall’art. 90, comma 11, della legge 289/02 ), della possibilità di perdere la qualifica di ente non commerciale qualora risultino prevalenti, anche sulla base di precisi parametri economici, le attività commerciali rispetto alle attività istituzionali (art: 149 TUIR), diventa per questi necessario accompagnare il rendiconto economico e finanziario con una relazione “ politica” che illustri con ampiezza le iniziative

organizzate durante l’anno dall’associazione e la partecipazione ad attività promosse da altri soggetti (altri livelli dell’associazione, enti locali, scuole, ecc.). Tale relazione deve esplicitare i contenuti di queste iniziative, i soci e i dirigenti che vi hanno partecipato, e gli strumenti (pubblicitari ecc.) eventualmente predisposti dall’associazione. Ciò ad evidenziare la vera natura dell’associazione che ha scopi ideali ed utilizza interamente eventuali iniziative economiche a sostegno delle proprie attività istituzionali. Non vi è dubbio che tale comportamento vada consigliato anche alle associazioni sportive anche se per ragioni diverse da quelle del rischio della perdita della qualifica di “ente non commerciale”che, come appena affermato, per esse non è applicabile. Particolare attenzione va poi riservata all’aggiornamento dell’elenco soci, alla tenuta dei libri sociali (libro verbali assemblee, libro verbali Consiglio Direttivo, libri contabilità, ecc.). E’ inoltre consigliabile tenere nella sede sociale copie dell’Atto Costitutivo e dello Statuto, il certificato di affiliazione/adesione all’associazione le cui finalità assistenziali sono state riconosciute dal Ministero dell’Interno e, se ottenuti, l’autorizzazione comunale per la somministrazione alimenti e bevande ai soci e infine la “dichiarazione “ SIAE per usufruire delle condizioni più favorevoli previste dall’accordo per l’utilizzo dei diritti d’autore. 1.6 Tutela dei dati personali dei soci. Le associazioni sportive, ed ovviamente anche i circoli, in quanto titolari di banche dati, sono tenute all’acquisizione preventiva del consenso al trattamento dei dati personali ed a tutelare la privacy dei propri soci, con particolare riferimento alle notizie di carattere cosiddetto sensibile (ad esempio sulla salute) per le quali occorre una gestione molto attenta. La normativa però, ad eccezione delle notizie suddette, non pone particolari problemi. Il nuovo “Codice della Privacy” (D.Lgs. 30 giugno 2003 n° 196) per queste strutture non apporta modifiche sostanziali alla normativa pregressa (L. 675/96) per cui il trattamento dei dati personali dei propri soci, quando è effettuato da circoli o da associazioni sportive senza scopo di lucro ed utilizzato per finalità istituzionali, non è soggetto a notificazione all’Ufficio del Garante e, per non contravvenire alla normativa in vigore, è sufficiente che l’associazione sportiva ( o circolo) comunichi al socio (art. 23 D.Lgs. 196/03) le finalità e le modalità del trattamento dei dati che lo riguardano, i soggetti ai quali verranno comunicati (CONI, FSN, EPS, società di assicurazione, ecc.), e chi è il responsabile del loro trattamento; insomma che l’utilizzo dei suoi dati personali è quello per la normale attività istituzionale e che verranno utilizzati con la dovuta riservatezza E’ necessario comunque inserire sulla domanda di adesione una formula di consenso che suoni pressappoco cosi’: “Ricevuta l’informativa sul trattamento dei miei dati personali ai sensi dell’art. 23 del D.Lgs. 196/03, consento al loro trattamento nella misura necessaria per il perseguimento degli scopi statutari e per le finalità e nei limiti indicati dalla menzionata informativa”. Ovviamente se l’utilizzo dei dati è più ampio ciò va esplicitato nella informativa al socio. L’articolo 31 del D.Lgs. 196/03 impone anche ai circoli ed alle associazioni sportive l’adozione di un sistema di protezione dei dati, sia “normali” ( età, professione, stato civile ecc.) che sensibili (salute, convinzioni politiche o religiose ecc.). Qualora i dati vengano conservati nel computer o a mezzo di materiale cartaceo, è necessario designare un responsabile dei dati e che questi, nel primo caso, inserisca una password a tutela degli stessi, e nel secondo tenga il tutto chiuso a chiave sotto la propria responsabilità. Tale sistema di protezione dei dati deve essere predisposto ( e verificato ed aggiornato entro il 31 marzo di ciascun anno) dai Circoli e dalle associazioni sportive e varia, come accennato, a seconda che avvenga con mezzi informatici o normali (art. 35); in ogni caso per l’accesso ai dati dovrà essere instaurata una procedura atta a garantire una accurata custodia e l’accesso consentito solo a persone di sicura affidabilità. Riteniamo che la suddetta procedura vada portata a conoscenza di tutto il consiglio direttivo, trasformata in Documento Programmatico sulla Sicurezza (DPS), trascritta nel libro dei verbali dell’organo di direzione e tenuta a disposizione per eventuali controlli.

Atto costitutivo di circolo, club, (di nuova costituzione) "_______________________________________________"
L’anno ............................... il giorno ............................... alle ore.....................................presso il locale situato in via ..............................................................................................n. ............................... di............................... si sono riuniti, per costituire un’associazione culturale ricreativa, sportiva i seguenti signori: 1).................................................………………nato a……….......................................................................... il...........e residente a..................………………..………via…...……………………………………n°………. C.F..............................…………….. 2).................................................………………nato a………........................................................................... il...........e residente a..................………………….…via……….…………………………………n°………. C.F..............................…………….. 3).................................................………………nato a………............................................................................ il...........e residente a..................………………………..via……...…………………………………n°………. C.F..............................…………….. 4).................................................................. (Elencare tutte le persone presenti alla riunione) I presenti chiamano a presiedere la riunione il Sig. .......................................................... il quale a sua volta nomina a segretario il Sig. ......................................................................... Il Presidente riassume i motivi che hanno spinto i presenti a farsi promotori della costituzione dell’associazione, del resto oggetto di incontri preliminari. Il presidente dà inoltre lettura della bozza di Statuto della costituenda associazione in precedenza distribuito ai convenuti. Tale Statuto stabilisce in particolare che l’adesione all’associazione è libera, che il suo funzionamento è basato sulla volontà democraticamente espressa dai soci, che le cariche sociali sono elettive, che è assolutamente escluso ogni scopo di lucro, che è fatto divieto di distribuire, anche in modo indiretto, utili o avanzi di gestione nonché fondi, riserve o capitale, che la quota sociale non è trasmissibile né rivalutabile e che in caso di scioglimento i beni comuni saranno destinati ad altra associazione similare o a finalità di utilità sociale. Dopo ampia discussione la costituzione dell’associazione e lo statuto sociale, questi nella stesura allegata al presente verbale, vengono approvati all’unanimità Il presidente dà inoltre lettura dello statuto dell’Ente Nazionale Democratico di Azione Sociale (ENDAS) riconosciuto dal Ministero dell’Interno quale associazione “assistenziale”. Nella considerazione dei comuni scopi il Presidente propone che l’associazione dia la sua adesione all’ENDAS nazionale adottandone la tessera nazionale quale tessera sociale dell’associazione. La proposta, dopo ampia discussione, viene messa ai voti ed approvata all’unanimità.

I presenti deliberano inoltre che l’associazione venga denominata:

“...........................................................”, con sede in .................................................... Via .............................................................. ed all’unanimità eleggono i seguenti signori a componenti il Consiglio Direttivo provvisorio, Consiglio che sarà modificato o ratificato in successive apposite elezioni. * Presidente * V. Presidente * Segretario .............................................................. .............................................................. ..............................................................

* Consiglieri .............................................................. Alle ore........................................... non essendovi altri argomenti all’o.d.g. e non avendo alcuno chiesto la parola, il presidente scioglie l’assemblea. Il Segretario …………………....... I Presenti ………………………………….. ………………………………….. ………………………………….. ………………………………….. …………………………………. ………………………………….. …………………………………. ………………………………… ………………………………… Il Presidente dell’assemblea ...........................................

Da stilare in duplice copia su carta uso bollo ed applicare una marca da bollo da € 14,62 ogni 4 pagine. Decidere poi se renderlo “pubblico” (notaio),autentificarlo (notaio) o depositarlo all’Ufficio Unico delle Entrate per la sua registrazione negli atti privati. STATUTO DEL CIRCOLO/ASSOCIAZIONE ART. 1 - COSTITUZIONE A norma dell'art. 18 della Costituzione Italiana e degli artt. 36-37-38 dei Codice Civile è costituita l'associazione “...................................”con sede sociale in ………….......................via…………….….n°..... L'associazione aderisce all'ENDAS, associazione nazionale "riconosciuta" quale Associazione assistenziale, quale associazione di promozione sociale e quale ente di promozione sportiva, ed usufruisce delle relative agevolazioni e facilitazioni di legge. ART. 2 - PRINCIPI E SCOPI GENERALI a). Ha il compito fondamentale di promuovere e gestire attività culturali, ricreative turistiche, sportive dilettantistiche, motorio sportive, assistenziali, ambientalistiche, educative, di prevenzione sanitaria valorizzando in particolare le iniziative che siano in grado di favorire atteggiamenti e comportamenti attivi utilizzando i metodi del libero associazionismo; b). Per raggiungere i suoi fini e rispondere alle esigenze del corpo sociale può creare strutture proprie o utilizzare quelle esistenti sul territorio; c). Si impegna nella promozione e nello stimolo delle libere opzioni ideali e politiche dei soci, garantendo insieme alla dialettica, anche atteggiamenti o linguaggi ai suo interno, che non offendono le diverse sensibilità e convinzioni; d). Può promuovere direttamente o in collaborazione con altri sodalizi lo sviluppo delle iniziative culturali, turistiche, sportive, ambientalistiche; e). Ricerca momenti di confronto con le forze presenti nella società, nella valorizzazione dei diversi ruoli, con le istituzioni pubbliche con gli enti locali ed enti culturali, turistici e sportivi per contribuire alla realizzazione di progetti che si collocano nel quadro di una programmazione territoriale delle attività dei tempo libero e dello sport. ART. 3 - CARATTERISTICHE DELL’ASSOCIAZIONE a) E' un istituto unitario ed autonomo; è amministrativamente indipendente; è diretto democraticamente attraverso il Consiglio Direttivo eletto da tutti i soci, che in quanto tali ne costituiscono la base sociale; b) Non ha finalità di lucro, intesa anche come divieto di ripartire utili o avanzi di gestione, nonché fondi, riserve, capitali e/o proventi fra gli associati in forme indirette o differite; c) Gli impianti, i servizi, le strutture, le attività promosse o organizzate sono a disposizione di tutti i soci, i quali hanno diritto di fruirne liberamente nel rispetto di eventuali appositi regolamenti; d) Con i regolamenti /sono eventualmente disciplinate le modalità di partecipazione e di fruizione dei familiari e dei soci; e) In considerazione della pluralità dei suoi fini e delle sue attività, può articolarsi in sezioni specializzate e gruppi di interesse; f) I compiti, i livelli di responsabilità, le norme di funzionamento delle sezioni specializzate, dei gruppi di interesse e degli altri organismi in cui si articola, possono essere stabiliti da appositi regolamenti tenendo conto della normativa vigente. ART. 4 - SOCI a) Possono essere soci tutti i cittadini che ne condividano le finalità; b) Le richieste di iscrizione vanno indirizzate al Consiglio Direttivo su modulo a ciò predisposto; e) Sono eleggibili alle cariche sociali tutti i soci in regola con le quote associative. Per le cariche che comportano responsabilità civili o verso terzi, sono eleggibili soci che hanno raggiunto la maggiore età; d) I soci sono tenuti:

- al pagamento della quota sociale annuale decisa dall'Assemblea. Tale quota non è trasmissibile né rivalutabile; - alla osservanza dello Statuto e degli eventuali regolamenti interni; e) I soci possono essere sospesi, espulsi o radiati per i seguenti motivi: - qualora non ottemperino alle disposizioni del presente statuto ed alle deliberazioni prese dagli organi sociali; - qualora si rendano morosi nel pagamento della quota sociale senza giustificato motivo; - qualora in qualche modo arrechino danni morali o materiali all'associazione; Non sono ammesse partecipazioni temporanee alla vita associativa. Art. 5 - GLI ORGANI Sono organi dell’associazione a) L'Assemblea; b) Il Consiglio Direttivo; c) Il Presidente. d) Il Collegio dei Revisori dei Conti (facoltativo) e) Il Collegio dei Probiviri (facoltativo). ART. 6 - L'ASSEMBLE a) L'Assemblea - organo sovrano dell'associazione - è composta da tutti i soci in regola con i versamenti. Non sono ammesse deleghe. b) L'Assemblea: - approva il Bilancio preventivo, il rendiconto economico e finanziario consuntivo ed il rendiconto patrimoniale; - approva il programma annuale e pluriennale di iniziativa, di attività e di investimenti ed eventuali interventi straordinari; - decide l'importo della quota associativa annuale; - elegge gli Organi del Circolo; - delibera la costituzione di servizi e di altri organismi e decide su eventuali controversie relative ai diversi regolamenti e sulla loro compatibilità con i principi ispiratori dello Statuto; - decide sulle eventuali irregolarità riscontrate dal Collegio dei Sindaci Revisori; - esamina i ricorsi presentati da soci avverso le decisioni dei Collegio dei Probiviri; - apporta le modifiche allo Statuto. c) L'Assemblea - sia ordinaria che straordinaria - è regolarmente costituita con la presenza di metà più uno dei soci. d) In seconda convocazione, l'Assemblea ordinaria è regolarmente costituita qualunque sia il numero degli intervenuti e delibera validamente a maggioranza assoluta dei soci presenti; e) La seconda convocazione dell'Assemblea può aver luogo almeno un giorno dopo la prima; f) L'Assemblea è convocata dal Consiglio direttivo in via ordinaria almeno due volte l'anno: in via straordinaria su richiesta di almeno 1/10 della base sociale o su richiesta del Collegio sindacale espressa all'unanimità. In questi casi l'Assemblea dovrà essere convocata entro 30 gg. dalla data in cui viene richiesta; g) L'annuncio della convocazione dovrà essere comunicato ai soci almeno 10 giorni prima mediante avviso affisso, nella bacheca della sede sociale, specificando la data, l'ora e la sede della riunione, nonché l'ordine del giorno in discussione; h) L'Assemblea, sia ordinaria che straordinaria, è presieduta da un Presidente nominato dall'Assemblea stessa; le deliberazioni adottate dovranno essere riportate su apposito libro dei verbali; i) Le votazioni sull'argomento all'ordine dei giorno, dirette e personali, possono avvenire per alzata di mano o a scrutinio segreto, qualora ne faccia richiesta 1/3 dei presenti; J) L'Assemblea per il rinnovo degli organi: - stabilisce il numero dei membri del Consiglio Direttivo composto di norma: da un minimo di tre ad un massimo di undici e, nel caso siano organi previsti, dai membri del Collegio dei Sindaci Revisori (tre effettivi e due supplenti) ed il numero dei membri dei Collegio dei Probiviri (tre effettivi e due supplenti) sulla base dell'entità numerica del corpo sociale;

- elegge il comitato elettorale per adempiere a tutte le operazioni inerenti il voto; - approva l'eventuale regolamento per le elezioni stabilendo criteri che garantiscono i diritti delle minoranze. k) Le elezioni si svolgono a scrutinio segreto con le modalità che favoriscono la partecipazione dell'intero corpo sociale; l) il Presidente dell'Assemblea comunica agli eletti i risultati delle elezioni e convoca entro 15 giorni il Consiglio Direttivo per I' assegnazione delle cariche; m) La riunione dei Consiglio direttivo è presieduta dal Consigliere che ha ricevuto il maggior numero di suffragi, in mancanza del secondo e così via; il Consiglio Direttivo uscente resta in carica per l'ordinaria amministrazione; n) Le deliberazioni dell'assemblea ed i rendiconti economici e finanziari saranno resi noti ai soci con le medesime modalità previste per la sua convocazione. ART. 7 - IL CONSIGLIO DIRETTIVO a) Il Consiglio Direttivo elegge al suo interno: il presidente, ed eventualmente uno o più vicepresidenti, il segretario e l'amministratore; b) Il Consiglio Direttivo, inoltre fissa le responsabilità dei consiglieri in ordine alle attività svolte per il conseguimento dei propri fini; C) Il Consiglio Direttivo, per compiti operativi nelle sezioni, nei gruppi di interesse e negli altri suoi organismi, può avvalersi dell'attività volontaria anche di cittadini non soci, in grado, per competenze specifiche, di contribuire alla realizzazione di specifici programmi; d) Il Consiglio Direttivo può avvalersi di commissioni di lavoro, da esso nominate; e) Il Consiglio Direttivo dura in carica, di norma, quattro anni. Ove venisse a mancare, per qualsiasi motivo, un membro del Consiglio Direttivo, gli subentra il primo dei non eletti; f) Il Consigliere che, salvo giustificate cause di forza maggiore, non interviene a 3 riunioni consecutive del Consiglio Direttivo, viene dichiarato decaduto; g) Il Consiglio Direttivo è convocato dal Presidente in via ordinaria di norma 4 volte l'anno, ed in via straordinaria, su richiesta di almeno un terzo dei suoi membri o su richiesta dei Collegio dei Sindaci Revisori; h) Le sedute del Consiglio Direttivo sono presiedute dal Presidente; i) Il Consiglio Direttivo: - formula i programmi di attività sociale previsti dallo Statuto e li sottopone all'Assemblea; - attua le deliberazioni dell'Assemblea; - decide l'importo delle quote suppletive per determinati servizi (giochi da tavolo, piscina, campi sportivi, biblioteca, ecc); - propone all'Assemblea il regolamento di applicazione della Statuto; - definisce i regolamenti delle sezioni, dei gruppi e degli altri organismi in cui si articola secondo le indicazioni dell'Assemblea; - decide sulle eventuali controversie che dovessero insorgere fra i soci e sulle eventuali misure disciplinari da infliggere ai soci; - decide le forme e le modalità di partecipazione alle attività organizzate nella zona e l'apertura delle proprie attìvità alle forze sociali ed ai singoli cittadini. ART. 8 - IL PRESIDENTE a) Il Presidente è il legale rappresentante dell’associazione e la rappresenta nei rapporti esterni personalmente o a mezzo di suoi delegati; - convoca e presiede il Consiglio Direttivo; - cura l'attenzione delle delibere del Consiglio Direttivo; - stipula gli atti inerenti l'attività; b) In caso di impedimento o di prolungata assenza dei Presidente, il vicepresidente lo sostituisce nei suoi compiti. c) Il Presidente uscente è tenuto a dare regolari consegne organizzative, finanziarie e patrimoniali al nuovo Presidente, entro 20 glomi dalla elezione di questi; tali consegne devono risultare da apposito processo verbale che deve essere portato a conoscenza del Consiglio Direttivo alla prima riunione.

ART. 8-bis– IL COLLEGIO DEI REVISORI DEI CONTI a) Il Collegio dei Sindaci Revisori dei Conti si compone di tre membri eletti dall’assemblea con le stesse modalità del Consiglio Direttivo e durano in carica per lo stesso periodo ma che non decadono se questi dovesse decadere, per qualsiasi ragione, anticipatamente; b) Alla prima riunione i Sindaci eleggono un Presidente che convoca e presiede le riunioni; c) Il Collegio dei Revisori dei Conti ha il compito di verificare periodicamente la contabilità, la cassa e l’inventario dei beni mobili ed immobili. Ha altresì il compito di esaminare e controllare il conto consuntivo e di redigere una relazione all’assemblea sui contenuti del bilancio consuntivo; d) I Revisori dei Conti possono partecipare alle riunioni del Consiglio Direttivo con voto consultivo. ART.8-ter – IL COLLEGIO DEI PROBIVIRI a) Il Collegio dei Probiviri è composto da tre membri effettivi ed un supplente nominati dall’assemblea dei soci tra i soci stessi e dura in carica per lo stesso periodo. b) Il Collegio dei Probiviri, di propria iniziativa o su richiesta scritta di un organo o di un socio dell’associazione, valuta eventuali infrazioni statutarie compiute da singoli soci o dagli organi dell’associazione, deliberando i provvedimenti del caso; c) Il Collegio svolge, inoltre funzioni arbitrali per la risoluzione di eventuali controversie interne all’associazione, se richiesto dalle parti; d) Al Collegio dei Probiviri spetta il compito di convocare l’assemblea generale dei soci in caso di omissione da parte del Consiglio Direttivo. ART. 9 - DIMISSIONI a) I soci possono dare le dimissioni in qualsiasi momento purché non siano pendenti impegni economici assunti dall'Assemblea per investimenti ed interventi straordinari. Le dimissioni da socio devono essere presentate per iscritto al Consiglio Direttivo. Il socio dimissionario è tenuto alla restituzione della tessera all'atto della presentazione delle dimissioni; b) Le dimissioni da organismi, incarichi e funzioni debbono essere espresse per iscritto al Consiglio Direttivo. Il Consiglio Direttivo ha facoltà di discutere e di chiedere eventuali chiarimenti prima di ratificare; c) In caso dimissioni dal Consiglio Direttivo, subito dopo la ratifica da parte dell'organo spesso spetta al Presidente dare comunicazione al subentrante (o ai subentranti) delle variazioni avvenute. ART. 10 - GRATUITA' DEGLI INCARICHI a) Le funzioni di membro dei Consiglio Direttivo, del Collegio Sindacale, del Collegio dei Probiviri e degli Organi delle sezioni, Società e gruppi o gli incarichi svolti dai cittadini che prestano attività volontaria sono completamente gratuite; b) Eventuali rimborsi spese, dovranno essere concordati e definiti specificatamente con il Consiglio Direttivo ed iscritti nel bilancio dei Circolo. ART. 11 - PATRIMONIO E BILANCIO a) Il Patrimonio sociale dell'associazione è costituito da: - proventi da tesseramento; - eventuali versamenti dei soci, dei loro familiari e di tutti coloro che fruiscono delle iniziative; - eventuali contributi pubblici; - proventi delle manifestazioni e delle gestioni dei Circolo o della Società sportiva; - donazioni, lasciti, elargizioni speciali, sia di persone che di Enti Pubblici o privati, concessi senza condizioni che limitino l'autonomia dei sodalizio; - beni mobili e immobili di proprietà.

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ART. 12 - ESERCIZI SOCIALI a) Gli esercizi sociali si chiudono al 31 dicembre di ogni anno; b) Alla fine di ogni esercizio il Consiglio Direttivo redige il rendiconto economico e finanziario che deve essere presentato alla approvazione dell'Assemblea entro il 31 marzo successivo. ART. 13 - RESPONSABILITA'AMMINISTRATIVE a) Per le operazioni di carattere amministratìvo, economico e finanziario, oltre alla firma del Presidente può essere richiesta quella dell'Amministratore; b) Il Consiglio Direttivo può peraltro nominare un altro componente per le incombenze di cui sopra in sostituzione, in caso di assenza o di impedimento dei responsabili. ART. 14 - MODIFICHE STATUTARIE a) Il presente Statuto può essere modificato con decisione dell'Assemblea; b) Sia in prima convocazione che in seconda convocazione le variazioni sono approvate dalla maggioranza dei presenti purché questi rappresentino il 50% più uno del corpo sociale. c) Per le variazioni imposte da futura legislazione civile o fiscale è competente il Consiglio Direttivo. ART. 15 - SCIOGLIMENTO DELL'ASSOCIAZIONE a) Lo scioglimento può avvenire con decisione dell'Assemblea e con il voto favorevole di almeno 3/4 dei soci presenti all'Assemblea purché questi rappresentino almeno il 50% più uno del corpo sociale; b) In caso di scioglimento il patrimonio residuo, dopo la liquidazione dovrà essere devoluto ad associazione similare o a fini di utilità sociale; c)La scelta del beneficiario è deliberata dall'Assemblea su proposta del Consiglio Direttivo, con la maggioranza qualificata prevista per lo scioglimento del sodalizio. ART. 16 Per quanto non contenuto nel presente Statuto valgono le norme contenute nello Statuto Nazionale dell'ENDAS ed eventualmente nel regolamento per i CRAS ed in ultima istanza dalle leggi in materia.

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Atto costitutivo di associazione sportiva (di nuova costituzione) "_______________________________________________"
L’anno ............................... il giorno ............................... alle ore.....................................presso il locale situato in via…………….. ...............................................................n........................... .............. di............................... si sono riuniti, per costituire un’associazione sportiva i seguenti signori: 1)................………………………………nato a………………………..il………………..e residente a………………………in via………………………………………n…..cf………………………….. 2)................………………………………nato a………………………..il………………..e residente a………………………in via………………………………………n…..cf………………………….. 3)................………………………………nato a………………………..il………………..e residente a………………………in via………………………………………n…..cf………………………….. 4).................................................................. (Elencare tutte le persone presenti alla riunione) I presenti chiamano a presiedere la riunione il Sig. .......................................................... il quale a sua volta nomina a segretario il Sig. ......................................................................... Il Presidente riassume i motivi che hanno spinto i presenti a farsi promotori della costituzione dell’associazione, del resto oggetto di incontri preliminari. Il presidente dà inoltre lettura della bozza di Statuto della costituenda associazione in precedenza distribuito ai convenuti. Tale Statuto stabilisce in particolare che l’adesione all’associazione è libera, che il suo funzionamento è basato sulla volontà democraticamente espressa dai soci, che le cariche sociali sono elettive, che è assolutamente escluso ogni scopo di lucro, che è fatto divieto di distribuire, anche in modo indiretto, utili o avanzi di gestione nonché fondi, riserve o capitale, che la quota sociale non è trasmissibile né rivalutabile e che in caso di scioglimento i beni comuni saranno destinati ad altra associazione sportiva o a finalità di utilità sociale. Dopo ampia discussione la costituzione dell’associazione e lo statuto sociale, questi nella stesura allegata al presente verbale, vengono approvati all’unanimità Il presidente dà inoltre lettura dello statuto dell’Ente Nazionale Democratico di Azione Sociale (ENDAS) riconosciuto dal CONI quale Ente di Promozione Sportiva ai fini sportivi e dal Ministero dell’Interno quale associazione “assistenziale”. Nella considerazione dei comuni scopi il Presidente propone che l’associazione dia la sua adesione all’ ENDAS nazionale adottandone la tessera nazionale quale tessera sociale dell’associazione. La proposta, dopo ampia discussione, viene messa ai voti ed approvata all’unanimità. I presenti deliberano inoltre che l’associazione venga denominata: “...........................................................,associazione sportiva dilettantistica” con sede in .................................................... Via .............................................................. ed all’unanimità eleggono i seguenti signori a componenti il Consiglio Direttivo provvisorio, Consiglio che sarà

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modificato o ratificato in successive apposite elezioni. * Presidente * V. Presidente * Segretario .............................................................. .............................................................. ..............................................................

* Consiglieri ..............................................................

Alle ore........................................... non essendovi altri argomenti all’o.d.g. e non avendo alcuno chiesto la parola, il presidente scioglie l’assemblea. Il Segretario …………………......... I Presenti ………………………………….. ………………………………….. ………………………………….. ………………………………….. …………………………………. ………………………………….. …………………………………. Il Presidente dell’assemblea .............................................

Da stilare in duplice copia su carta uso bollo ed applicare una marca da bollo da € 14,62 ogni 4 pagine. Decidere poi se renderlo “pubblico” (notaio),autentificarlo (notaio) o depositarlo all’Ufficio Unico delle Entrate per la sua registrazione negli atti privati.

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STATUTO DELL’ASSOCIAZIONE SPORTIVA DILETTANTISTICA
ARTICOLO 1

Costituzione, denominazione e durata E’ costituita una Associazione Sportiva Dilettantistica nella forma della associazione priva di personalità giuridica disciplinata dagli articoli 36 e seguenti del codice civile. L’Associazione assume la denominazione di ”………………………….. ………………………… - Associazione Sportiva Dilettantistica” L’Associazione Sportiva Dilettantistica ha la propria sede sociale nel Comune di …………………………………in via………….………… ed aderisce all’Endas del quale accetta lo Statuto ed i regolamenti. Altresì si impegna ad osservare le norme e i regolamenti del Coni, delle Federazioni Sportive e delle Discipline associate alle quali eventualmente aderisce . La durata è illimitata. ARTICOLO 2 Caratteristiche L’Associazione Sportiva Dilettantistica è autonoma e amministrativamente indipendente, è caratterizzata dalla democraticità della struttura e garantisce l’uguaglianza di tutti i soci. L’Associazione Sportiva Dilettantistica non persegue finalità di lucro e gli eventuali utili sono destinati interamente alla realizzazione degli scopi istituzionali, con divieto di distribuire, anche in modo indiretto, utili o avanzi di gestione nonché fondi, riserve o capitale durante la vita dell’Associazione Sportiva Dilettantistica, salvo che la destinazione o la distribuzione non siano imposte per legge. ARTICOLO 3 Scopi e attività L’Associazione Sportiva Dilettantistica, attraverso i metodi del libero associazionismo, ha il compito fondamentale di promuovere e gestire attività sportive dilettantistiche e motorio sportive compresa l’attività didattica per l’avvio, l’aggiornamento ed il perfezionamento dell’attività sportiva. Può altresì svolgere attività culturali, ambientali, ricreative, turistiche, assistenziali, di prevenzione sanitaria. Si propone, inoltre, come centro permanente di vita associativa, di favorire la partecipazione dei propri soci alla vita della comunità per la realizzazione di interessi a valenza collettiva. A tal fine l’Associazione Sportiva Dilettantistica potrà: a) attivare rapporti e sottoscrivere convenzioni con Enti pubblici per gestire impianti sportivi, culturali e ricreativi con annesse aree di verde pubblico attrezzato, nonché collaborare per lo svolgimento di progetti, manifestazioni e iniziative culturali, sportive, ricreative ed assistenziali; b) allestire e gestire bar, mense e punti di ristoro, collegati alla propria sede e/o ai propri impianti anche in occasione di manifestazioni; c) esercitare, in via meramente marginale ed occasionale, senza scopi di lucro, attività di natura commerciale per autofinanziamento, osservando le normative amministrative e fiscali vigenti. L’Associazione Sportiva Dilettantistica diffonde gli ideali associativi e la conoscenza delle attività svolte nelle forme più idonee in relazione alle proprie potenzialità ed ai destinatari dell’informazione, eventualmente anche attraverso notiziari periodici ed attività editoriali. L’Associazione Sportiva Dilettantistica non ha fini politico-partitici, religiosi o razziali. ARTICOLO 4 Soci All’Associazione Sportiva Dilettantistica possono aderire tutti i cittadini di ambo i sessi che si impegnino a contribuire alla realizzazione degli scopi sociali e ad osservare il presente statuto, i regolamenti e le deliberazioni degli organi statutari. I soci sono tenuti al pagamento della quota sociale annuale. Tale quota non è trasmissibile né rivalutabile. I soci, nel rispetto degli appositi regolamenti, hanno diritto di frequentare i locali e le strutture dell’Associazione Sportiva Dilettantistica, di usufruire dei relativi servizi e di partecipare a tutte le attività e manifestazioni indette dal circolo stesso. Il rapporto associativo e le modalità associative sono volte a garantire l’effettività del rapporto medesimo. Tutti i soci maggiori di età hanno diritto di voto ed il diritto ad essere eletti alle cariche sociali purchè: - abbiano cittadinanza italiana o di un Paese della U.E. - siano in regola con il pagamento delle quote associative; - non abbiamo riportato condanne penali passate in giudicato per delitti non colposi e non siano assoggettati da parte dell’ENDAS , del CONI o di una qualsiasi delle altre federazioni cui l’associazione svolge attività, a squalifiche o sospensioni per periodi complessivamente superiori ad un anno. Non sono ammessi soci temporanei. ARTICOLO 5

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Criteri di ammissione e esclusione dei soci L’ammissione all’Associazione Sportiva Dilettantistica è subordinata alle seguenti norme: a) presentazione della domanda; b)accettazione del presente statuto, degli eventuali regolamenti interni e delle deliberazioni prese dagli organi sociali. Il Consiglio direttivo cura l’annotazione dei nuovi aderenti nel libro dei soci dopo che gli stessi avranno versato la quota associativa. La domanda di ammissione a socio presentata da minorenne dovrà essere controfirmata dall’esercente la patria potestà. Il genitore che sottoscrive la domanda rappresenta il minore a tutti gli effetti nei confronti dell’Associazione Sportiva Dilettantistica e risponde verso lo stesso per tutte le obbligazioni dell’associato minorenne. La qualità di socio si perde per recesso, espulsione o decesso. I soci possono essere sospesi. Il recesso da socio deve essere comunicato per iscritto. Il Consiglio direttivo ne prende atto nella sua prima riunione utile e provvede alla cancellazione dal libro dei soci. L’espulsione o la sospensione di un socio può essere adottata dal Consiglio direttivo a maggioranza assoluta dei suoi membri, per i seguenti motivi: a) comportamento gravemente contrastante con gli scopi dell’Associazione Sportiva Dilettantistica o con le norme del presente statuto; b) infrazioni gravi ai regolamenti o non ottemperanza alle deliberazioni degli organi dell’Associazione Sportiva c) Dilettantistica;mancato pagamento delle quote associative; d) aver arrecato volontariamente danni morali o materiali all’Associazione Sportiva Dilettantistica. In ogni caso, prima di procedere all’espulsione o alla sospensione devono essere contestati per iscritto al socio gli addebiti che allo stesso vengono mossi, consentendo facoltà di replica. I soci espulsi possono ricorrere contro il provvedimento del Consiglio, il ricorso verrà esaminato dall’Assemblea nella prima riunione ordinaria. Per tutte le controversie insorgenti fra l’associazione ed i soci e tra i soci medesimi gli iscritti si impegnano all’esclusiva competenza degli organi interni all’associazione. ARTICOLO 6 Organi dell’Associazione Sportiva Dilettantistica Sono organi dell’Associazione Sportiva Dilettantistica: a) l’ Assemblea dei soci; b) il Consiglio direttivo; c) il Presidente. d) Il Collegio dei revisori dei conti (facoltativo) e) Il Collegio dei Probiviri (facoltativo) Tutte le cariche vengono ricoperte a titolo gratuito. ARTICOLO 7 L’Assemblea generale L’Assemblea generale dei soci è l’organo sovrano dell’associazione ed è composta da tutti i soci. L’assemblea può essere ordinaria e straordinaria ed è convocata dal Presidente previa determinazione del Consiglio direttivo. L’Assemblea straordinaria è inoltre convocata dal Presidente su richiesta motivata di 1/10 della base sociale; in quest’ultimo caso l’Assemblea dovrà aver luogo entro 30 giorni dalla data in cui viene richiesta. L’Assemblea ordinaria viene convocata almeno una volta all’anno entro quattro mesi dalla chiusura dell’esercizio sociale e adempie ai seguenti compiti: - approva gli indirizzi e le linee generali del programma di attività per l’anno sociale; - elegge il Consiglio direttivo e ne stabilisce il numero dei componenti; - delibera sulle questioni attinenti alla gestione sociale che eccedono l’ordinaria amministrazione; - delibera eventuali regolamenti interni e le loro variazioni; - decide l’importo della quota associativa annuale; - approva il bilancio preventivo ed il rendiconto economico, finanziario e patrimoniale dell’anno precedente; - decide su eventuali controversie relative ai regolamenti e sulla loro compatibilità con i principi ispiratori dello statuto; - esamina i ricorsi presentati dai soci avverso le decisioni di espulsione adottate dal Consiglio direttivo; - delibera le modifiche al presente statuto. Le convocazioni dell’Assemblea ordinaria sono effettuate con avviso scritto esposto presso la sede dell’Associazione Sportiva Dilettantistica almeno 20 giorni prima della data fissata. L’Assemblea straordinaria è convocata con avviso scritto spedito per lettera raccomandata al domicilio di ogni socio almeno 10 giorni prima della data fissata. Gli avvisi di convocazione debbono contenere: l’ordine del giorno, la data, l’orario ed il luogo della prima e dell’eventuale seconda convocazione. Tra la prima e la seconda convocazione deve intercorrere un intervallo non inferiore a tre ore.

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L’Assemblea sia ordinaria che straordinaria è validamente costituita in prima convocazione quando sia presente o rappresentata la metà più uno dei soci; in seconda convocazione l’Assemblea è validamente costituita qualunque sia il numero dei soci intervenuti o rappresentati, tranne nei casi di modifica dello statuto o di scioglimento dell’Associazione Sportiva Dilettantistica per cui si richiede la presenza della maggioranza dei soci ed il voto favorevole di almeno 3/4 dei presenti. L’Assemblea, sia ordinaria che straordinaria, è presieduta da un Presidente nominato dall’Assemblea stessa. Le votazioni possono avvenire per alzata di mano o per scrutinio segreto quando ne faccia richiesta 1/5 dei presenti. In caso di votazioni a scrutinio segreto vengono nominati dall’Assemblea tre scrutatori con il compito di sovrintendere alle operazioni di voto. Per l’elezione del Consiglio direttivo la votazione avviene di norma a scrutinio segreto. Di ogni Assemblea si dovrà redigere apposito verbale firmato da chi ha presieduto l’Assemblea stessa e dal verbalizzante. Le deliberazioni ed i rendiconti sono pubblicizzati ai soci con l’esposizione per 10 giorni dopo l’approvazione nella sede dell’Associazione Sportiva Dilettantistica. ARTICOLO 8 Il Consiglio direttivo Il Consiglio direttivo è composto da un minimo di 3 ad un massimo di 11 consiglieri eletti fra i soci. Il consiglio direttivo rimane in carica 2 anni (o 1 o 4 anni ) ed i suoi componenti sono rieleggibili. Il Consiglio elegge al suo interno il Presidente ed il Vice Presidente. Il Consiglio può attribuire incarichi particolari ai suoi componenti e costituire commissioni e settori di attività. I membri del Consiglio Direttivo non possono ricoprire cariche sociali in altre associazioni e/o società sportive dilettantistiche nell’ambito della medesima disciplina. Nel caso in cui per dimissioni o altre cause uno o più componenti il Consiglio decadano dall’incarico, il Consiglio può provvedere alla loro sostituzione nominando i primi fra i non eletti, che rimangono in carica fino allo scadere dell’intero Consiglio. In caso ciò non fosse possibile, il Consiglio può nominare altri soci che rimangono in carica fino alla successiva Assemblea che ne delibera l’eventuale ratifica. Ove decada oltre la metà dei membri del Consiglio, l’Assemblea deve procedere alla nomina di un nuovo Consiglio. Il consigliere che, fatte salve giustificate cause di forza maggiore, non interviene a tre riunioni consecutive del Consiglio direttivo viene dichiarato decaduto. Il Consiglio è convocato dal Presidente di propria iniziativa o su richiesta di almeno 1/3 dei consiglieri. Il Consiglio è validamente costituito se è presente la maggioranza dei consiglieri e delibera validamente con il voto favorevole della maggioranza dei presenti. Le riunioni vengono verbalizzate ed i verbali, sottoscritti dal Presidente e dal verbalizzante, sono conservati agli atti. Il Consiglio Direttivo ha il compito di: - redigere i programmi delle attività sulla base delle indicazioni e delle linee approvate dall’Assemblea dei soci; - curare l’esecuzione delle deliberazioni dell’Assemblea; - redigere il bilancio di previsione ed il rendiconto economico, finanziario e patrimoniale; - deliberare sulle domande di ammissione dei soci; - formulare gli eventuali regolamenti interni da sottoporre all’approvazione dell’Assemblea; - favorire la partecipazione dei soci all’attività dell’Associazione Sportiva Dilettantistica; - provvedere agli affari di ordinaria amministrazione, ivi compresa la determinazione delle quote suppletive per l’utilizzazione di determinati servizi o per la partecipazione a determinate attività; - adottare i provvedimenti di sospensione ed altri eventuali provvedimenti disciplinari previsti dai regolamenti. Le convocazioni del Consiglio debbono essere effettuate con avviso scritto da recapitarsi almeno 5 giorni prima della data della riunione, tale avviso deve contenere l’ordine del giorno, la data, l’orario ed il luogo della seduta. ARTICOLO 9 Il Presidente Il Presidente è eletto dal Consiglio direttivo. Al Presidente è attribuita la rappresentanza legale dell’Associazione Sportiva Dilettantistica sia di fronte ai terzi che in giudizio. Il Presidente ha il compito di presiedere il Consiglio direttivo e di curare l’attuazione delle deliberazioni assunte. In caso di sua assenza o impedimento le sue funzioni sono svolte dal Vice Presidente. Il Presidente uscente è tenuto a dare regolari consegne organizzative, finanziarie e patrimoniali al nuovo Presidente, entro venti giorni dalla elezione di questi; di tali consegne deve essere redatto verbale che deve essere portato a conoscenza del Consiglio direttivo alla sua prima riunione. ARTICOLO Il Collegio dei revisori dei conti (facoltativo) 1) Il Collegio Sindacale, qualora eletto, è costituito da tre membri , elegge nel suo seno il Presidente del Collegio, esercita il controllo amministrativo su tutti gli atti di gestione compiuti dall’associazione, accerta che la contabilità sia tenuta secondo le norme prescritte, esamina i bilanci e propone eventuali modifiche, accerta periodicamente la consistenza di cassa, l’esistenza dei valori e dei titoli di proprietà sociale e di

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quelli ricevuti dall’associazione a titolo cauzionale. 2) I Sindaci vengono nominati per la durata di 4 anni , possono essere confermati, sostituiti e revocati con le stesse modalità previste per i membri del Consiglio Direttivo. 3) I Sindaci sono tenuti a verbalizzare i propri atti. 4) Il Collegio sindacale non decade in caso di decadenza del Consiglio direttivo. ARTICOLO Il Collegio dei Probiviri (facoltativo) 1)Il Collegio dei Probiviri, qualora eletto, è costituito da tre membri effettivi e due supplenti, elegge fra i suoi membri effettivi il Presidente, dura in carica quattro anni e delibera senza obblighi di forma ed in via inappellabile. 2) Al Collegio dei Probiviri, indipendentemente dal numero delle parti,sono affidate tutte le controversie tra l’associazione e gli associati, e tra gli associati medesimi, ivi comprese le questioni statutarie. 3) Tutti gli associati hanno diritto di inviare per iscritto reclami al Collegio dei Probiviri, in relazione alle attività dell’associazione. 4) Il Collegio delibera in ordine alle materie ed alle questioni di propria competenza a norma del presente statuto e provvede a comunicare per iscritto le proprie deliberazioni agli interessati. 5) Tutti gli associati sono tenuti ad uniformarsi alle deliberazioni assunte dal Collegio dei Probiviri per le questioni di rispettiva competenza. 6) Il Collegio dei Probiviri, nel rispetto di attribuzioni e competenze di tali organi, potrà fornire indicazioni e raccomandazioni al Consiglio Direttivo e all’assemblea al fine di garantire l’attuazione dello Statuto. 7) Delle riunioni del Collegio dei Probiviri deve essere redatto verbale. 8) Il Collegio dei Probiviri non decade in caso di decadenza de Consiglio Direttivo.

ARTICOLO 10 Patrimonio I mezzi finanziari sono costituiti dalla quote associative, dai contributi di enti ed associazioni, da lasciti, donazioni e liberalità, dai proventi derivanti dalle attività organizzate, dai beni mobili ed immobili di proprietà. Gli eventuali utili di gestione debbono essere reinvestiti per finalità istituzionali. ARTICOLO 11 Anno sociale L’anno sociale e l’esercizio finanziario iniziano il primo gennaio e terminano il 31 dicembre di ciascun anno (o diverso periodo scelto dall’Associazione Sportiva Dilettantistica). ARTICOLO 12 Modifiche dello Statuto Il presente statuto può essere modificato dall’Assemblea dei soci con le modalità di cui al precedente art. 7. Le variazioni statutarie imposte da futura legislazione civile o fiscale possono essere deliberate dal Consiglio direttivo e presentate, per la ratifica, alla prima Assemblea. ARTICOLO 13 Scioglimento dell’Associazione Sportiva Dilettantistica In caso di scioglimento dell’Associazione Sportiva Dilettantistica, il patrimonio verrà devoluto ad altra Associazione con finalità analoghe o a fini di utilità sociale, fatta salva diversa destinazione imposta dalla legge. La scelta è deliberata dall’Assemblea. ARTICOLO 14 Rinvio Per quanto non convenuto nel presente statuto valgono le norme contenute nello statuto nazionale dell’Endas, nel regolamento dei C.R.A.S. ed in ultima istanza le norme previste della leggi in materia.

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NORMATIVA GENERALE DELLE SEZIONI Approvata nella seduta dell’assemblea dei soci del………………. (art. …… Statuto) Premessa. Il presente regolamento intende disciplinare i compiti, i livelli di responsabilità, le norme di funzionamento e le modalità di svolgimento delle attività delle sezioni, previste dall’art. …. dello Statuto Sociale (che rimane il riferimento normativo principale) in cui si articola l’associazione. Art. 1. Per costituire una sezione il gruppo di soci interessato deve presentare richiesta al C.D., accompagnata da un progetto di attività. Il C.D. valuta la richiesta, anche nei suoi aspetti economici ed autorizza la costituzione della sezione, determinando altresì ove possibile, lo stanziamento iniziale a favore della costituenda sezione. Art. 2. Ogni socio dell’associazione ha il diritto di far parte delle sezioni, Per entrare a far parte di una sezione il socio deve presentare richiesta scritta, dichiarando di accettare il regolamento della sezione. Art. 3. La sezione, per divenire operativa, deve dotarsi di un proprio regolamento che deve rispecchiare i principi statutari dell’associazione e deve essere approvato dal C.D. Il C.D. può predisporre un regolamento-tipo per tutte le sezioni dell’associazione. In questo caso ogni sezione ha facoltà di richiedere al C.D. emendamenti al proprio regolamento. Art. 4. Il Regolamento delle sezioni deve prevedere: - l’assemblea ordinaria annuale dei propri aderenti; - la possibilità di convocare assemblee straordinarie; - la firma negli atti economici del responsabile di sezione e di un cassiere-economo (nel caso di piccole sezioni le due responsabilità possono essere unificate in una sola persona). 37

Art. 5. L’Assemblea di sezione: - elegge il rappresentante della sezione e il cassiere-economo e fissa le modalità elettorali; - ha facoltà di discutere ed approvare il programma di attività; - ha facoltà di discutere ed approvare il bilancio della sezione: - ha facoltà di inviare ordini del giorno al C.D. dell’associazione, il quale è tenuto a discuterne. Art. 6. Il responsabile di sezione: - dirige e rappresenta la sezione nei confronti del C.D. e, se autorizzato dallo stesso, anche nei confronti di terzi; - convoca, in accordo con il Presidente dell’associazione, l’assemblea che sarà presieduta da un membro designato dal C.D.; - organizza e cura la realizzazione delle attività della sezione. Ne cura la pubblicazione nell’ambito della sezione e, in accordo con la Segreteria organizzativa dell’associazione, anche presso i soci delle altre sezioni; - cura che i soci che partecipano alle attività siano regolarmente coperti da assicurazione in relazione ai rischi connessi all’attività stessa e, nel caso di attività fisico-motoria, sia regolarmente documentata la loro idoneità fisica mediante certificazione medica: - sorveglia la conservazione ed il corretto utilizzo dei beni affidati alla sezione; cura, in accordo con il Presidente dell’associazione, i contatti con altre associazioni per la

realizzazione di iniziative comuni; - predispone e sottoscrive il bilancio preventivo della sezione e l’allegata relazione; - sottoscrive il rendiconto consuntivo della sezione, dopo la firma del cassiere-economo, prima della presentazione dall’Assemblea di sezione. Predispone e sottoscrive la relazione sull’attività svolta e quella economico finanziaria allegata al rendiconto

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-

esegue

ogni

altro

mandato

conferitogli

dall’Assemblea

di

sezione

e

dal

C.D.

dell’associazione;Il responsabile uscente è tenuto a dare regolari consegne al Presidente dell’associazione ed al nuovo responsabile entro 20 gg. dall’elezione di questi. Tali consegne devono risultare da apposito verbale. Art. 7. Il cassiere-economo: - è responsabile dei beni patrimoniali affidati alla sezione, dei quali è consegnatario; - cura l’amministrazione della sezione ed esegue tutte le operazioni relative; - predispone e sottoscrive il rendiconto annuale da presentare all’Assemblea; - collabora con il responsabile alla predisposizione del bilancio preventivo; Nello svolgimento dei suoi compiti è tenuto a seguire le indicazioni dell’Amministratore dell’associazione. Art. 8 Il segretario organizzativo ha i seguenti compiti: - provvede alla redazione ed alla tenuta dei verbali delle riunioni; - cura la corrispondenza della Sezione; - cura l’aggiornamento dell’elenco soci; - ha in consegna i libri sociali della Sezione; - quant’altro gli verrà affidato dal responsabile della Sezione.

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CIRCOLO “…………………………………………………….” (o POLISPORTIVA quale ASSOCIAZIONE SPORTIVA DILETTANTISTICA) Regolamento della sezione sportiva dilettantistica “…………………….” (approvata dal Consiglio Direttivo nella seduta del ………………… Atto costitutivo della sezione.
L’anno 200… nel mese di ……………… il giorno ……. alle ore ……….presso i locali………………. ………………………………..siti a ………………..in……………………………………………….. Via ……………………………………………n°……., su iniziativa del Consiglio Direttivo del circolo si sono riuniti, ai sensi dell’articolo ………. dello Statuto del circolo“ (della polisportiva) e della “normativa generale per le sezioni specializzate”, i seguenti cittadini italiani, tutti soci della suddetta associazione, per costituire la sezione “………………………..” con lo scopo di praticare e diffondere la disciplina sportiva dilettantistica………………………………….: 1) – cognome e nome ecc.

2) ………………………… 3) ……… I presenti chiamano a presiedere la riunione il Signor ……………………………….., in quanto Presidente pro – tempore del circolo………………………………………………., il quale, a sua volta, nomina Segretario il Sig……………………… ……………………….. Si da, quindi, lettura dello regolamento predisposto che stabilisce: 1. Che la sezione accoglie e fa propri i principi e le norme contenute nello Statuto sociale del circolo ”…………………………………..”, di cui è parte integrante, con particolare riferimento ai seguenti principi: - l’adesione all’Associazione è libera; - il suo funzionamento è basato sulla volontà democraticamente espressa dai Soci e sul principio delle pari opportunità; - le cariche sociali sono elettive; - è assolutamente escluso ogni scopo di lucro; - è fatto divieto di distribuire, anche in modo indiretto, utili o avanzi di gestione nonché riserve o capitali; - la quota sociale non è trasmissibile né rivalutabile; - che, in caso di scioglimento, i beni comuni saranno destinati ad associazioni similari o a finalità di utilità sociale 2.Che la sede sociale della sezione è in ……………………………………….………………………, Via ………………………………………………………….….n°……., presso la sede sociale del circolo “…………………………………..” e, successivamente, presso le Sedi scelte da questa. 3. Che la sezione accetta come proprio lo Statuto del circolo così come la “normativa generale per le sezioni specializzate”. 4. Che la sezione accetta come propri i componenti il Collegio dei Probiviri ed il Revisore dei Conti designati per il circolo.

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5. che la sezione accetta come proprio il garante della privacy del circolo. 6. Che la sezione, per facilitare il raggiungimento degli scopi sociali. Potrà aderire a Ente di Promozione Sportiva o federazione sportiva. Dopo un attento esame di ciascun Articolo il Presidente mette ai voti lo Statuto che viene approvato all’unanimità nella stesura allegata al presente atto. I convenuti decidono di denominare la sezione “…………………………………. - ASSOCIAZIONE SPORTIVA DILETTANTISTICA” Vengono, poi, eletti all’unanimità membri del comitato : Presidente Vicepresidente Consigliere Consigliere Consigliere …………………………………………………… …………………………………………………… ……………………………………………………. ……………………………………………………. ……………………………………………………..

L’incarico di tesoriere viene conferito allo stesso del circolo. Alle ore …………..non essendovi altri argomenti all’ordine del giorno e non avendo nessun altro chiesto la parola, il Presidente scioglie l’Assemblea. il Segretario dell’Assemblea il Presidente dell’Assemblea

i presenti:

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Regolamento
(Sezione di natura sportiva) ARTICOLO 1 - NATURA E SEDE
Ai sensi dell’Articolo………2 dello Statuto del circolo “…………………………………………” e della “normativa generale delle sezioni specializzate” è costituita la Sezione denominata “ ……………………..” (di seguito indicata come SEZIONE) di cui è parte integrante. La sede legale della sezione è in ……………….. presso ………………………………….., Via ……………………………. numero …….., anche sede del circolo e, successivamente, presso le Sedi scelte da questa. La Sezione………………………….., che è regolata dallo Statuto del circolo oltre che dal presente regolamento, non ha scopo di lucro, è apartitica, apolitica, aconfessionale, diretta democraticamente attraverso i suoi organi. La sezione si impegna a conformarsi e a rispettare le norme e le direttive del CONI nonché a rispettare e ad osservare lo Statuto dell’Ente di Promozione Sportiva cui intende affiliarsi, ad esercitare con lealtà le proprie attività osservando i principi e le norme sportive ed a perseguire l’uguaglianza e la pari opportunità tra tutti i Soci. La sezione potrà esplicare la propria attività sull’intero territorio nazionale e anche all’estero.

ARTICOLO 2 - SCOPI E FINALITA’
La sezione ha per scopo quello di favorire lo sviluppo della disciplina …………………………………………, fornendo adeguata assistenza ai propri associati e/o tesserati delle Organizzazioni nazionali di appartenenza. Essa ha, come sua finalità, quella di praticare e di diffondere la conoscenza del gioco, esaltando i valori dello sport, di affinare le qualità tecniche dei giocatori associati e di disciplinare l'attività didattica e agonistica nel rispetto della lealtà e correttezza nelle competizioni curando il rispetto delle norme antidoping secondo il regolamento delle Organizzazioni nazionali. Ciò si realizza anche attraverso la promozione, la diffusione e l’esercizio di attività di promozione sportiva. Per il raggiungimento degli scopi sociali la sezione potrà, pur non avendo fini di lucro, svolgere delle attività economiche (vendita di materiale, organizzazione di eventi per conto terzi, sponsorizzazioni, pubblicità, ecc.) sia per i Soci, sia per Aziende e Enti purché inerenti ai propri scopi sociali. Gli eventuali utili andranno interamente reinvestiti per il proseguimento esclusivo dell’attività sociale. ARTICOLO 3 - SOCI Alla sezione possono aderire tutti i soci del circolo “……………………”, di ambo i sessi, che si impegnino ad osservare il presente regolamento e le deliberazioni degli organi. I Soci sono tenuti al pagamento, oltre che della quota sociale annuale del circolo, di eventuali quote suppletive necessarie al funzionamento della sezione. I diritti e gli obblighi dei soci sono quelli, per quanto compatibili, derivanti dal vincolo statutario del circolo (primo fra tutti, il diritto al voto, attivo e passivo) e cioè, nel rispetto degli appositi regolamenti, frequentare i locali e le strutture della sezione o i locali e le strutture dove essa si appoggia; usufruire dei relativi servizi e avvalersi di eventuali altre agevolazioni; frequentare tutte le sedi di gara del territorio nazionale, partecipare a tutte le attività e manifestazioni indette dall’Associazione stessa e dalle Organizzazioni nazionali ed a

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partecipare, secondo le modalità che verranno, di volte in volta stabilite, alle manifestazioni indette dalla sezione e dalle organizzazioni nazionali delle varie discipline. ecc, ecc.;

3.1 - PROCEDURE PER AMMISSIONE A SOCI Per essere ammessi quali Soci della sezione, occorre: 1) essere già Soci del circolo “……………………………………………….”

2) presentare la relativa domanda al Comitato. che deciderà circa l’accettazione, nella sua prima riunione successiva alla domanda di ammissione e non sarà tenuto a dare nessuna motivazione in caso di non accettazione della domanda. Dal momento della domanda e fino alla sua accettazione, al richiedente non è riconosciuta nessuna qualifica. 3.2 - OBBLIGHI DEI SOCI I Soci hanno l'obbligo di: 1) osservare gli Statuti, i Regolamenti e le deliberazioni degli organi della sezione nonché quelli delle Organizzazioni nazionali cui aderisce, dalla stessa recepiti in quanto direttamente efficaci su ogni associato; 2) osservare gli Statuti, i “……………………………………………” Regolamenti e le deliberazioni del circolo

3) versare, nei tempi e nei modi stabiliti, le quote di tesseramento e le altre inerenti l'attività sportiva e agonistica, nonché provvedere all'ottemperanza delle norme di attuazione in proposito emanate; 4) rispettare, reciprocamente, l'obbligo di lealtà, probità e rettitudine. 3.3 - PERDITA DELLA QUALITA’ DI SOCIO E SANZIONI DISCIPLINARI I Soci cessano di far parte della sezione: 1) 2) 3) 4) per dimissioni; per espulsione; per mancato pagamento delle quote sociali dovute alla sezione; per decesso.

Le sanzioni sono irrogate dal Comitato e sono appellabili entro 30 (trenta) giorni dinanzi al Collegio dei Probiviri del circolo…………………………………... Il Socio che non intende rinnovare la tessera della Federazione nazionale deve darne avviso entro il 30 novembre. L’espulsione di un Socio dalla sezione è deliberata, a maggioranza, dal Comitato per i seguenti motivi: 1) 2) comportamento contrastante con gli scopi e il regolamento del circolo; comportamento contrastante con gli scopi e lo Statuto delle Organizzazioni nazionali;

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3) gravi infrazioni ai regolamenti o mancata ottemperanza alle deliberazioni degli organi nazionale, del circolo o della sezione; 4) 5) danni morali o materiali volontariamente arrecati al circolo o alla sezione. mancato pagamento della quota sociale.

6) comportamento palesemente contrastante con le norme della civile convivenza e nocivo al buon andamento dell’Associazione, a giudizio dalla maggioranza qualificata dei 2/3 del Consiglio Direttivo. L’espulsione per i motivi indicati al punto 6 non è ricorribile in giudizio. In ogni caso, prima di procedere all’espulsione, al Socio devono essere contestati, per iscritto, gli addebiti che allo stesso vengono mossi, consentendo facoltà di replica. I Soci espulsi possono ricorrere ai Probiviri contro il provvedimento del Consiglio Direttivo; il ricorso verrà esaminato nella loro prima riunione ordinaria successiva all’espulsione. Detto ricorso non sospende il provvedimento di espulsione. I Soci si impegnano a non ricorrere ad altre forme di giudizio all’infuori di quelle previste dal presente Statuto. 3.4 - AMMONIZIONE E SOSPENSIONE In casi di infrazioni ritenute meno gravi, potranno essere adottati i provvedimenti disciplinari dell'ammonizione o della sospensione dagli incarichi sociali, dalle gare e dalla frequenza dei locali e degli impianti. La durata della sospensione verrà stabilita a discrezione del Comitato. Il Socio verrà, comunque, espulso alla terza ammonizione o alla seconda sospensione. 3.5 - MODIFICA DELLA QUALIFICA DI SOCIO Le cancellazioni, le nuove iscrizioni e gli eventuali passaggi da una categoria all'altra vengono deliberati dal Comitato. Questi devono essere annotati, nell'apposito elenco e controfirmati dal Presidente e dal Segretario.

ARTICOLO 4 - ORGANI SOCIALI
Gli Organi sociali dell’Associazione sono: 1. L'ASSEMBLEA 2. IL COMITATO DI GESTIONE 3. IL PRESIDENTE 4. IL COLLEGIO DEI PROBIVIRI 5. IL REVISORE DEI CONTI 4.1 – ASSEMBLEA L'Assemblea è l’organo sovrano della sezione ed è composta da tutti i soci della sezione che hanno compiuto i sedici anni e che sono in regola con il versamento delle quote.

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L’assemblea ordinaria deve essere convocata dal Comitato, almeno una volta l’anno ed almeno trenta giorni prima di quella del circolo, per l’approvazione del rendiconto economico e del bilancio preventivo della sezione. L’assemblea deve, inoltre, essere convocata quando se ne ravvisi la necessità o quando ne sia fatta richiesta motivata, scritta, da almeno i 3/10 degli associati aventi diritto di voto. Se non si provvede, la convocazione deve essere concretata dal Presidente del circolo e, in mancanza, dal Collegio dei Probiviri dell’associazione. La convocazione dell'Assemblea dei soci deve avvenire per avviso scritto, con la precisazione del luogo, della data, dell’ora della prima e seconda convocazione nonché degli ordini del giorno in discussione. L’avviso si dovrà affiggere, almeno 15 (quindici) giorni prima della data stabilita, nella sede della Associazione e, ove possibile, nelle sedi di gara più frequentate in modo che gli associati ne vengano a conoscenza. L'assemblea può essere Ordinaria e Straordinaria. 4.1.1 - ASSEMBLEA ORDINARIA L'Assemblea Ordinaria deve tenersi: 1) Ogni anno, almeno trenta giorni prima dell’assemblea ordinaria del circolo: a) per valutare ed approvare la relazione tecnico morale dell'anno precedente; b) per deliberare sul rendiconto economico consuntivo e quello preventivo predisposti dal Comitato; c) per deliberare sugli altri argomenti posti all’ordine del giorno. 2) Ogni 4 (quattro) anni, non oltre il 30 aprile: a) per eleggere gli Organi Istituzionali della sezione, secondo le norme elettorali che, di volta in volta, il Consiglio Direttivo del circolo stabilirà. 4.1.2 - ASSEMBLEA STRAORDINARIA L'Assemblea Straordinaria deve tenersi: 1) ogni qualvolta il Consiglio Direttivo del circolo e/o del comitato lo ritenga opportuno, oppure su richiesta motivata e scritta di almeno i 3/10 di tutti i soci della sezione aventi diritto al voto. In tale ipotesi l'Assemblea dovrà essere indetta non oltre 30 (trenta) giorni dalla richiesta; 2) 3) in caso di dimissioni del Presidente (condizione che determina lo scioglimento dell’intero Comitato ); in caso di decadenza della metà più uno dei componenti il Comitato.

4) in caso di decadenza del Comitato per mancata presentazione del rendiconto annuale o sua mancata approvazione da parte dell’Assemblea dei soci della sezione. 4.1.3 - VALIDITA’ DELLE ASSEMBLEE L'Assemblea nomina, di volta in volta, l'Ufficio di Presidenza composto da: un Presidente, un Segretario e, nel caso di elezioni, tre Scrutatori. Per le elezioni alle cariche sociali è obbligatorio votare a scheda segreta salvo che l'Assemblea non deliberi, per acclamazione, la rielezione del Comitato in carica.

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Negli altri casi, salvo diverso avviso dell'Assemblea, si vota per appello nominale o per alzata di mano e controprova. L'Assemblea ordinaria è validamente costituita, in prima convocazione, con la presenza di almeno la metà più 1 (uno) degli associati. Se questo numero minimo non si raggiunge, l’assemblea è validamente costituita, in seconda convocazione, da tenersi almeno 2 (due) ore dopo la prima convocazione, qualunque sia il numero degli intervenuti. Le deliberazioni sono prese a maggioranza semplice, tranne i casi per i quali il presente regolamento richieda maggioranze diverse Non sono ammesse deleghe Per le questioni all’ordine del giorno sono valide le indicazioni già date per l’assemblea ordinaria. 4.2 – COMITATO DI GESTIONE La sezione è diretta e amministrata da un Comitato che deve essere formato esclusivamente da Soci della sezione e composto da un minimo di 3 (tre) fino ad un massimo di 5 (cinque) Consiglieri i quali, al loro interno, eleggono il Presidente, il Vice Presidente, il Tesoriere ed il Segretario. Le cariche di tesoriere e di segretario possono essere accorpate. Il numero totale dei componenti il Comitato deve essere sempre dispari. Tutti i Soci di maggiore età, possono far parte del Comitato purché: 1) abbiano cittadinanza italiana;

2) non abbiano riportate condanne penali passate in giudicato per reati non colposi a pene detentive superiori ad un anno, ovvero a pene che comportino l’interdizione dai pubblici uffici per un periodo superiore ad un anno; 3) non abbiano riportato nell’ultimo decennio, salvo riabilitazione, squalifiche od inibizioni complessivamente superiori ad un anno; 4) non abbiano subito sanzioni di sospensione dall’attività sportiva a seguito dell’utilizzo di sostanze e metodi che alterino le naturali prestazioni fisiche nelle attività sportive. Il Comitato è investito dei più ampi poteri per la gestione ordinaria della sezione. Per quanto attiene alla gestione straordinaria potrà compiere tutti gli atti, contrarre obbligazioni, assumere impegni, aprire conti correnti bancari o postali e compiere qualsiasi operazione volta al raggiungimento degli scopi sociali solo a seguito di specifiche autorizzazioni del Consiglio Direttivo del circolo. Il Comitato dura in carica 4 (quattro) anni e può essere riconfermato. E’ facoltà del Comitato, mediante apposite delibere, istituire diverse sedi operative. Il Comitato può attribuire incarichi particolari ai suoi componenti e costituire commissioni e settori di attività. Nel caso in cui, per dimissioni o altre cause, uno o più componenti il Comitato eletto dall’Assemblea decadano dall’incarico, il Comitato può provvedere, sentito il Consiglio Direttivo, alla sua/loro sostituzione cooptando liberamente tra i Soci della sezione. Qualora per dimissioni o altre cause venisse a mancare la maggioranza dei membri del Comitato eletto dall’Assemblea, lo stesso si intende decaduto.

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I nuovi Consiglieri aggiunti dovranno ottenere il gradimento dalla maggioranza del Comitato e del Consiglio Direttivodell’associazione e la scelta dovrà essere appositamente verbalizzata. A tali nuovi Consiglieri, per le delibere del Comitato, è riconosciuto il solo voto consultivo. Alla prima Assemblea utile, la scelta dei nuovi Consiglieri sarà sottoposta all’elezione da parte dei Soci, per cui, se eletti, sarà loro riconosciuto il diritto al voto deliberativo. Il Consigliere che, fatte salve giustificate cause di forza maggiore, non interviene a 3 (tre) riunioni consecutive del Comitato, può essere dichiarato decaduto. Il Comitato è convocato dal Presidente di propria iniziativa o su richiesta di almeno 1/3 dei Consiglieri. Il Comitato è validamente costituito se è presente la maggioranza dei Consiglieri che lo compongono e delibera validamente con il voto favorevole della maggioranza dei presenti. In caso di parità prevale il voto del Presidente. Le riunioni vengono verbalizzate dal Segretario. I verbali, sottoscritti dal Presidente, dal Segretario e da almeno uno dei presenti, debbono essere conservati agli atti. Sono, tra gli altri, compiti del Comitato: 1) attuare le linee programmatiche approvate dall’Assemblea generale dei soci dell’associazione e quelle dell’assemblea della sezione; 2) 3) 4) esaminare le domande di ammissione ed accettare o meno le iscrizioni; accettare le dimissioni dei Soci; curare gli affari d'ordine amministrativo;

5) compilare il rendiconto economico preventivo e consuntivo da sottoporre all'approvazione dell'Assemblea; 6) decidere i programmi sportivi della Associazione;

7) nominare Fiduciari o eventuali Delegati, tecnici, allenatori, arbitri da impegnare nelle discipline della sezione; 8) stabilire le date delle Assemblee ordinarie e convocare quelle straordinarie quando lo reputi necessario o ne venga fatta richiesta dai Soci; 9) scegliere le sedi di gioco e provvedere alla compilazione delle loro norme di funzionamento e regolamenti interni; 10) decidere di tutte le questioni che interessano la sezione e i Soci della stessa;

11) determinare eventuali quote associative annuali, oltre quelle di competenza delle Organizzazioni nazionali delle diverse categorie. 12) dovrà aver cura di esporre in bacheca, di volta in volta, l’importo e le modalità del pagamento della quota associativa annuale, così come le modalità di dimissioni da Socio.

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4.3 - PRESIDENTE Il Presidente, a norma del presente regolamento, dirige la sezione, in ogni evenienza, la rappresentante presso l’associazione. Dura in carica 4 (quattro) anni e può essere riconfermato. Il Presidente ha il compito di presiedere il Comitato, di curare l’attuazione delle deliberazioni prese ed in generale di rispondere ai compiti di cui all’articolo 6 della “normativa generale per le sezioni specializzate”. Nei casi di assenza o di impedimento temporaneo le funzioni di Presidente sono assunte dal Vicepresidente. Le dimissioni del Presidente fanno decadere l’intero Comitato. Il Presidente uscente è tenuto, mediante apposita Assemblea straordinaria, a curare le elezioni del nuovo Comitato e a dare regolari consegne organizzative, finanziarie e patrimoniali al nuovo Presidente, entro 30 (trenta) giorni dalla elezione di questi. Di tali consegne deve essere redatto verbale che sarà portato a conoscenza del Consiglio Direttivo dell’associazione e nella prima riunione del Comitato della sezione. Al Presidente può essere riconosciuta una indennità di carica mensile forfetaria o fissa stabilita dal Comitato. 4.4 - COLLEGIO DEI PROBIVIRI Il Collegio dei Probiviri è competente a decidere sulla condotta degli associati nonché sulle controversie tra questi e l’Associazione. Il Collegio dei Probiviri è lo stesso del circolo; competenze e modalità di lavoro sono quelle stabilite nello Statuto del circolo. 4.5 - REVISORE DEI CONTI Il Revisore dei Conti ha il compito di verificare, almeno ogni quattro mesi, la regolare tenuta della contabilità della sezione, controllando l’esistenza dei beni in inventario e la corrispondenza tra le scritture contabili e le pezze giustificative. Il Revisore dei Conti del circolo è anche revisore dei conti della sezione.

ARTICOLO 5 - INCOMPATIBILITA’
Le cariche di componente il Comitato di sezione, di membro del Collegio dei Probiviri e di Revisore dei Conti sono incompatibili fra loro. I componenti del Comitato non possono ricoprire cariche sociali in altre Società o Associazioni sportive nell’ambito della medesima disciplina, ma possono ricoprire altre cariche all’interno del circolo o di altre Sezioni di esso.

ARTICOLO 6 - ASSENZE O IMPEDIMENTI
Assenze o impedimenti dei Consiglieri, per periodi continuativi superiori a 3 (tre) mesi si considerano definitivi e comportano la decadenza dalla carica. In tal caso, ove necessario, il Comitato, in accordo con il Consiglio Direttivo del circolo, provvederà al reclutamento di altre persone scegliendole liberamente tra i Soci. ARTICOLO 7 - SISTEMA ELETTORALE

Le elezioni avvengono a maggioranza di voti e a scrutino segreto. 48

Possono votare, ed essere candidati, solo i Soci maggiorenni e non morosi per qualunque causa, che siano in possesso dei requisiti già elencati nell’articolo 4.2 del presente regolamento. Per quanto concerne il sistema elettorale e le altre regole si rinvia ai corrispondenti articoli dello Statuto del circolo.

ARTICOLO 8 - CARICHE SOCIALI - NATURA E DURATA
Tutte le cariche sociali elettive sono onorifiche. Il Comitato può però stabilire un rimborso spese per i suoi componenti, o per i Soci incaricati di svolgere particolari attività, purché documentate. In accordo con il Consiglio Direttivo può anche stabilire un compenso in caso di affidamento di compiti che comportino, comunque, spese o dedizione di tempo notevole. Il Presidente e i Membri decaduti o dimissionari, sono tenuti a restare in carica per l'ordinaria amministrazione fino a quando non saranno subentrati i sostituti e dopo il saldo di eventuali pendenze di natura economica. Nel caso nessuno accetti la carica di Presidente della sezione viene dato incarico al Consiglio Direttivo del circolo di sciogliere la sezione.

ARTICOLO 9 - PATRIMONIO E ENTRATE
La Sezione non ha un patrimonio proprio. Le entrate sono amministrate, in accordo con il Consiglio Direttivo del circolo secondo quanto stabilito dal presente regolamento e sono costituite da: 1) quote sociali specifiche ; 2) 3) 4) 5) contributi del circolo; eventuali contributi di Enti pubblici e privati; incassi di manifestazioni sportive o di servizi ad esse connessi; eventuali donazioni o lasciti;

6) altre entrate a qualsiasi titolo pervenute, previa delibera di accettazione da parte del Comitato sentito il Consiglio Direttivo dell’associazione. In considerazione della natura di associazione senza scopo di lucro è obbligatorio reinvestire o riportare a nuovo esercizio, fatti salvi eventuali accantonamenti a titolo di riserva o per investimenti, gli eventuali avanzi di gestione prodotti per le finalità istituzionali. Conseguentemente è vietato distribuire, anche in modo indiretto, utili o avanzi di gestione nonché fondi, riserve o patrimonio durante la vita dell’Associazione, salvo che la destinazione e la distribuzione non siano imposte dalla legge. ARTICOLO 10 - MODIFICA DEL REGOLAMENTO.

Le modifiche al presente regolamento debbono essere deliberate dall’assemblea della sezione ma diventano operative solo con l’approvazione dell’ Assemblea ordinaria del circolo. 49

ARTICOLO 11 - CONTROVERSIE I Soci e i componenti degli organi sociali s’impegnano a non adire in nessun caso le vie legali per eventuali questioni che dovessero insorgere tra di loro e/o con la sezione e/o il circolo. La mancata osservanza della suddetta clausola comporterà la radiazione.
E’ ammessa la richiesta al Consiglio Direttivo del circolo di scioglimento temporaneo di tale clausola. ARTICOLO 12 - DURATA - SCIOGLIMENTO – LIQUIDAZIONE La durata della sezione è illimitata. Lo scioglimento della sezione è legata alla vita del circolo “…………………………………..”ed al presente regolamento, per tale evenienza si rimanda all’Articolo 12 dello statuto del circolo.

ARTICOLO 13 - RIMANDI
Per quanto non convenuto nel presente regolamento si rimanda allo statuto del circolo ed eventualmente valgono le norme contenute negli statuti delle Organizzazioni nazionali cui il circolo o la sezione danno la propria adesione e, in ultima istanza, le norme previste dalle leggi in materia.

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Domanda di ammissione a Socio
Spettabile Consiglio Direttivo ..............................................

Il sottoscritto/a……….....................................nato a.......................................................……………... il.................e residente a…..............................………..Via.............................................……………… n...............Cap..................................Tel.................................................professione.............................. codice Fiscale n° ..............................................,documento d’identità n°...................................... rilasciato il ........................................dal Comune di............................................................................, di cittadinanza italiana, essendo in possesso dei requisiti, fa domanda per essere ammesso a Socio di codesta associazione. Dichiara di conoscere lo Statuto, di accettarlo integralmente, ad osservare le deliberazioni degli organi sociali e si impegna a fare quanto nelle sue possibilità per il raggiungimento degli scopi sociali. Lì, …………………………… Firma ............................................................... .

.

Ricevuta l’informativa sul trattamento dei miei dati personali ai sensi dell’art. 23 del D.Lgs.196/03, consento al loro trattamento nella misura necessaria per il perseguimento degli scopi statutari e per le finalità e nei limiti indicati dalla menzionata informativa. Consento altresì in particolare ai trattamenti derivanti dalla comunicazione dei dati ai soggetti indicati al punto 3) dell’informativa stessa.

Firma . ................................................................

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Informativa ai sensi del decreto legislativo 196/2003
(Codice in materia di protezione dei dati personali) e consenso ai trattamento dei dati sensibili Ai sensi dell’articolo 13 del decreto legislativo 196/2003 recante il nuovo “ Codice in materia di protezione dei dati personali”, si informa che i dati da lei forniti formeranno oggetto di trattamento nel rispetto della normativa sopra richiamata e degli obblighi di riservatezza. Tali dati verranno trattati per finalità istituzionali, quindi strettamente connesse e strumentali all’attività della associazione. Il trattamento dei dati avverrà mediante strumenti telematici e cartacei, idonei a garantire la sicurezza e la riservatezza. In relazione ai predetti trattamenti lei potrà esercitare i diritti di cui all’articolo 7 del decreto legislativo 196/2003, in particolare potrà ottenere, a cura del titolare o del responsabile della banca dati senza ritardo: • la cancellazione, la trasformazione in forma anonima o il blocco dei dati trattati in violazione di legge; • l’aggiornamento, la rettifica ovvero, qualora vi abbia interesse, l’integrazione dei dati; • di opporsi, in tutto o in parte, per motivi leggittimi, al trattamento dei dati personali che io riguardano, ancorché pertinenti allo scopo della raccolta; • di opporsi, in tutto o in parte, al trattamento dei dati personali che lo riguardano, previsto a fini di informazione commerciale o di invio di materiale pubblicitario o di vendita diretta ovvero per il compimento di ricerche di mercato o di comunicazione commerciale interattiva e di essere informato dal titolare, non oltre il momento in cui i dati sono comunicati o diffusi, della possibilità di esercitare gratuitamente tale diritto. Roma,

Consenso al trattamento dei dati sensibili II sottoscritto, acquisite le informazioni di cui all’articolo 13 del decreto legislativo 196/2003 acconsente al trattamento dei propri dati personali, dichiarando di avere avuto, in particolare, conoscenza che i dati medesimi rientrano nel novero dei dati “sensibili” di cui ali’ articolo 4, comma 1, lettera d) dei decreto citato, vale a dire i dati idonei rilevare l’origine razziale ed etnica, le convinzioni religiose, filosofìche o di altro genere, le opinioni politiche, l’adesione a partiti, sindacati, associazioni od organizzazioni a carattere religioso, filosofico, politico o sindacale, nonché i dati personali idonei a rilevare lo stato di salute e la vita sessuale. In particolare consento che i dati riguardanti il mio stato di salute contenuti nel certificato medico inviatevi siano comunicati al servizio di medicina sportiva e da questo trattati nella misura necessaria all’adempimento di obblighi previsti dalla legge e dai contratti. (firma di chi fornisce i dati) Roma,.............................. Sig.....................................................

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AVVISO DI CONVOCAZIONE DI ASSEMBLEA ORDINARIA

I soci del circolo ( o dell’associazione Sportiva) sono convocati in Assemblea ordinaria presso la Sede Sociale sita in via ..............................................................................per le ore ......del giorno.............................per discutere e deliberare sul seguente ordine del giorno:

1) Relazione del Consiglio direttivo sull’esercizio sociale …....; 2) Presentazione ed approvazione del rendiconto economico e finanziario anno ......; 3) Relazioni dei Sindaci sul rendiconto economico e finanziario anno ........; 4) Presentazione ed approvazione del programma di attività sportiva e sociale anno ........e relativo bilancio preventivo; 5) .................................................................................................................; 6) Varie ed eventuali.

L’Assemblea sarà validamente costituita, a norma di Statuto, con la presenza di almeno il 50% + uno dei soci. Nel caso il numero legale non venisse raggiunto, l’Assemblea si intende convocata in seconda convocazione, senza ulteriori avvisi, per le ore ........... dello stesso giorno (o del ............), nella stessa sede e con il medesimo ordine del giorno.

Data, .........................................

Il Presidente .........................................

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VERBALE DI ASSEMBLEA ORDINARIA (Andata deserta)
L'anno ………., il giorno ……….., del mese di ……… alle ore…………… presso la Sede Sociale del circolo, in ……………………., Via …… …………………………….n………..si è riunita l’assemblea ordinaria dei soci. Sono presenti n° ………. soci su n°……………. iscritti. Il Presidente dell’associazione fa rilevare che, pur essendo stata regolarmente convocata, il numero dei soci presenti, a norma di statuto, non è sufficiente per la validità dell’assemblea di prima convocazione. Invita pertanto i convenuti a presenziare all’assemblea di seconda convocazione che si terrà alle ore ……….nella stessa sede e con il medesimo ordine del giorno. Dichiara quindi conclusa la seduta. Il Presidente dell’associazione ………………………………

VERBALE DI ASSEMBLEA ORDINARIA
L'anno ………., il giorno ……….., del mese di ……… alle ore…………… presso la Sede Sociale del circolo, in ……………………., Via ………………………………….n……….. sono presenti n° ………. soci su ……………. iscritti. E' chiamato a presiedere la riunione il Sig. …………………………….. ed a fungere da Segretario il Sig. ………………………… Il Presidente rileva che l'Assemblea è stata regolarmente convocata a norma di Statuto e che il numero dei presenti supera quello richiesto dallo Statuto per la validità dell'Assemblea di ………………. convocazione. Dichiara pertanto che l'Assemblea deve ritenersi pienamente regolare e valida e l'invita a discutere e deliberare sul seguente ordine del giorno: 1. Relazione del Presidente sull'esercizio sociale ………; 2. Presentazione ed approvazione del rendiconto economico e finanziario dell’anno ………; 3. Relazione dei Sindaci sul rendiconto economico e finanziario dell’anno ………; 4. Programma attività sociale e sportiva per l'anno ………e relativo bilancio preventivo; 5. …………………………………………………………………………………………; 6 Varie ed eventuali. Il Presidente del Consiglio Direttivo prende la parola, relazionando sul primo punto all'ordine del giorno (per esempio relazione sull'attività svolta nell'anno sociale). La relazione viene allegata al verbale (oppure si riportano i dati salienti della relazione). 54

Alla relazione del Presidente fa seguito un dibattito a cui prendono parte: …………………………………………………………………………………………………………… …………………………………………………………………………………………………………… …………. Si passa al II° e III° punto all'ordine del giorno; l'amministratore legge la relazione sul rendiconto economico e finanziario e ne sottopone i dati all'Assemblea. Alla relazione segue la discussione alla quale partecipano i soci: …………………………………………………………………………………………………… …………………………………………………………………………………………………………… ……….. Messe ai voti relazione e rendiconto economico e finanziario vengono approvati all'unanimità e la loro stesura viene allegata al presente verbale. Il Presidente dei Sindaci revisori dei conti legge la relazione del collegio sindacale di seguito allegata. Il Presidente illustra quindi le linee programmatiche ed il bilancio preventivo per l'anno sociale ………….. Dopo ampia discussione la relazione ed il bilancio preventivo vengono approvati nella stesura allegata. Successivamente l'Assemblea approva: …………………………………………………………………………………………………………… ……………………………………………………………………………………………………… …………………………………………………………………………………………………………… ………………………………………………………………………………………………………

Alle ore ……………. Non essendovi più argomenti all'ordine del giorno e non avendo altri chiesto la parola, il Presidente dichiara chiusa la seduta. Il Segretario …………………………. Il Presidente dell’assemblea ………………………..

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RELAZIONE SULL'ATTIVITA' SOCIALE
L'Attività sociale svolta dal nostro circolo nell'anno …………….. è stata ampia ed ha visto una buona partecipazione degli iscritti alle iniziative sociali, tale attività peraltro è stata svolta in sintonia con le finalità dello Statuto sociale e con le norme in esso contenute. Il circolo è stato luogo d'incontro, socializzazione e dibattito prima di tutto per i soci, anche se registriamo con piacere che in gran parte lo è stato anche per gli abitanti di ………….. Il taglio che abbiamo dato alle nostre iniziative, con particolare riferimento a quelle __________________________________________________________________________________ _________________________________________________________________________ è stato quello di rendere visibile la volontà che ci anima ad operare per far crescere una società democratica e solidale. Per quanto concerne il Direttivo del circolo, posso assicurare che si è riunito con regolarità (sebbene spesso in modo informale) per organizzare le attività, ed affrontare i problemi connessi, secondo le linee programmatiche che l'assemblea dei soci, quale organo sovrano del circolo, ha consegnato al Direttivo. Peraltro il Direttivo non ha mancato di tenere regolari rapporti con la sede zonale e provinciale dell’ENDAS sia per armonizzare le proprie iniziative con quelle realizzate dagli altri livelli, sia per partecipare, come del resto ha fatto, coinvolgendo in questo anche numerosi soci, alle iniziative rivolte a tutte le strutture. Sottolineo quelle più significative: Zonali_____________________________________________________________________________ ________________________________________________________________________ Provinciali_________________________________________________________________________ _________________________________________________________________________ Regionali__________________________________________________________________________ ________________________________________________________________________ Nazionali__________________________________________________________________________ ________________________________________________________________________ Pare opportuno sottolineare anche le attività del Circolo nell'anno ………….. che non sempre hanno riscontrato nella illustrazione del rendiconto economico/finanziario che farà l'amministratore, in quanto non hanno costituito movimenti contabili essendo spese state assunte direttamente dagli stessi partecipanti o addirittura non hanno dato luogo ad esborsi. Le attività più importanti svoltesi nell'anno sociale sono state: 1) Promozione e gestione dell'attività del centro anziani, che da luogo solo ricreativo si è trasformato via via in attività partecipata, con incontri culturali, servizi sociali ), attività sportive (bocce, ginnastica "dolce"), gite culturali (a ……………..) e pranzi sociali. 2) Promozione dell'attività del gruppo giovani, cui partecipano ben …… ragazzi tra i 12 e i 21 anni. In primo luogo si è cercato di formare un gruppo affiatato con attività sportive (calcio, beach volley, pallavolo, basket……….) ed in seguito sono state promosse attività culturali e ricreative (dibattito con ………., corsi di ………, concerto di ………..) e di solidarietà (raccolta fondi durante la festa patronale).

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3) Festa patronale di San ……….; il circolo è stato uno dei principali artefici della festa, curando sia gli aspetti logistici e pubblicitari, sia i contenuti ideali dei festeggiamenti. In particolare il circolo ha cercato di far tornare la festa patronale all'antico importante ruolo di momento di incontro tra famiglie e le diverse generazioni. Infatti la festa non deve essere limitata solo ad una parte della popolazione, ma deve coinvolgere tutti, venendo incontro alle diverse esigenze. Per questo, oltre alle cene conviviali, si sono organizzati tornei sportivi di bocce e di ….., serate danzanti, spettacoli teatrali, esposizione di opere pittoriche ed un concorso poetico. Non è mancata l'attenzione solidale nei confronti dei più poveri: si è infatti preparato un piccolo banco di beneficenza per raccogliere fondi per don ……, il nostro ex parroco che ora è in missione in ………………………………. ( o altre persone che hanno svolto attività di volontariato nel …….). 4) Organizzazione di incontri culturali e di corsi di formazione. Durante l’anno …….. il circolo ha promosso alcuni momenti di dibattito e formazione per i propri soci:

• Gennaio:

- festa dell'Epifania con distribuzione di doni a ……………… - incontro con gli amministratori comunali per verificare l'attuazione del programma elettorale.

• Marzo-aprile: corso di ginnastica per le signore; corso di informatica gestito con l'aiuto del
centro formativo ………………………..; corso di danza per coppie; corso di lingua inglese e ……………………………

• Aprile (prima di Pasqua): incontro con don ……………………………. Missionario in
……………… che ci ha presentato la sua attività in favore di ………………………………..

• Giugno: presentazione del libro di ………….. sulla storia del nostro paese, con l'intervento
dell'autore e di ……………………..

• Settembre: festa dell'inizio dell'anno scolastico col dibattito sulla scuola (scuola pubblica e
privata o ……..)

• Ottobre. Presentazione ai soci dei servizi del…………………….., incontrando i dirigenti
zonali dell'associazione.

• Dicembre (prima di Natale): momento di riflessione sul natale con don ………………. Prima
della festa degli auguri. 5) Promozione dell'attività sportiva: il circolo ha organizzato corsi, incontri e gare per consentire ai soci di svolgere sport in ambiente sereno e ricco di stimoli. In particolare si è cercato di avviare i giovani verso l'attività sportiva con appositi corsi e con premi specifici per i ragazzi nelle diverse gare. Si è cercato anche di far comprendere i valori dell'impegno e della lealtà sportiva, assai più importanti del pur necessario spirito agonistico. In questa ottica ci si è impegnati a far partecipare alle attività anche i ragazzi con difficoltà fisiche e comportamentali. Le principali attività promosse sono state:

• bocce (organizzazione delle gare di ………… del corso di ……..) • pallavolo (torneo di …………. corso per ……….) • pallacanestro (torneo a ………… con ben ……. squadre)
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• ginnastica ( corso per……….., ecc) • calcio (torneo in occasione di …….., corso per pulcini………
La promozione dell'attività sportiva ha visto una partecipazione che possiamo quantificare ……………………………………………………………….. 6) Attività culturali (di spettacolo, musica, cineforum, teatro, visite guidate, corsi di cultura generale sui consumi alimentari, corsi di musica, ecc.)……………………………………… ………………………………………………………………………………………………….. 7) Attività di tempo libero (biliardo, fotografia, hobby filatelia, modellismo, radioamatori, scacchi, dama, corsi "fai da te", tombolate ecc….) 8) Attività di solidarietà (donazioni del sangue, iniziative emarginati ecc……..) Infine ritengo doveroso ringraziare tutti coloro che non solo hanno dato "volontariamente" parte del loro tempo libero al servizio del nostro Circolo, ma che spesso si sono assunti personalmente le spese relative. Ovviamente contiamo sul loro apporto, ed invitiamo tutti i soci a fare quanto nelle loro possibilità per la realizzazione del programma …………. che l'assemblea vorrà indicarci per il prossimo anno sociale. E' questa la condizione perché il Circolo continui la sua opera al servizio non solo dei propri soci, ma dell'intera comunità civile. Il Segretario ……………………………………. Il Presidente …………………………………….

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RELAZIONE DEI SINDACI ALL'ASSEMBLEA ORDINARIA Signori soci, nel corso dell'esercizio ……….. il Collegio Sindacale ha effettuato, anche più frequentemente da quanto previsto dallo Statuto sociale, i prescritti controlli alla Cassa, ai conti correnti bancari ed ai libri contabili, trovando sempre tutto in perfetta regola. Sono stati controllati inoltre, il rendiconto economico e finanziario annuale chiuso al 31 dicembre ………….. con le seguenti risultanze: attività passività e patrimonio utile netto di esercizio (o perdita d'esercizio) €………………………. €……………………… €…….…………………

Essendo il rendiconto economico e finanziario corrispondente ai risultati contabili, l'Assemblea è invitata ad approvarlo.

I Sindaci

……………………………. …………………………….

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VERBALE DI ASSEMBLEA STRAORDINARIA
(MODIFICHE STATUTARIE)

L’anno_______ il giorno ________ del mese ______ alle ore _____ presso ___________________ si sono riuniti i soci dell’associazione ________________ con sede in ___________ alla via _____________ n. ______ Sono presenti n. _____ soci su n. ______iscritti aventi diritto di voto. E’ chiamato a presiedere la riunione il sig. ________________________ed a fungere da segretario il sig. _________________________. Il Presidente, rilevato che l’assemblea è stata regolarmente convocata a norma di statuto e che il numero dei presenti supera quello richiesto dallo statuto per la validità dell’assemblea straordinaria, la dichiara pienamente regolare e valida e l’invita a discutere e deliberare nel seguente ordine del giorno: 1) comunicazione del Presidente; 2) modifiche da apportare allo statuto sociale; 3) varie ed eventuali. Il Presidente dell’associazione sig. _________________________ fa presente che occorre apportare delle modifiche ad alcuni articoli dello statuto sociale per renderlo più adeguato alle necessità dell’associazione ed alla legislazione vigente. Passa quindi ad esaminare articolo per articolo lo statuto che è stato distribuito, leggendo per ciascuno le modifiche proposte dal Consiglio Direttivo. Ad ogni articolo viene aperta una breve discussione cui partecipano attivamente i soci presenti. Infine il Presidente mette ai voti ciascun articolo nella stesura definitiva che viene approvato all’unanimità. Finita la lettura dei singoli articoli il Presidente mette ai voti lo statuto nel suo complesso che viene approvato all’unanimità nella stesura allegata al presente verbale sotto la lettera A). Alle ore __:__ , non essendoci altri argomenti all’ordine del giorno e non avendo alcuno richiesto la parola , il Presidente dichiara conclusa la seduta. Il Segretario (____________________________) Il Presidente dell’Assemblea (______________________________ )

NB Da stilare in duplice copia su carta uso bollo ed applicare una marca da bollo da € 14,62 ogni 4 pagine. Seguire poi quanto effettuato in sede di costituzione dell’associazione e cioè renderlo “pubblico” (notaio), o depositarlo all’Ufficio Unico delle Entrate per la sua registrazione negli atti privati.

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VERBALE DI ASSEMBLEA STRAORDINARIA
(SCIOGLIMENTO DELL’ASSOCIAZIONE)

L’anno_______ il giorno ________ del mese ______ alle ore _____ presso ___________________ si sono riuniti in assemblea straordinaria i soci dell’associazione ________________ con sede in ___________ alla via _____________ n. ______ Sono presenti n. _____ soci su n. ______iscritti aventi diritto di voto. E’ chiamato a presiedere la riunione il sig. ________________________ed a fungere da segretario il sig. _________________________. Il Presidente, rilevato che l’assemblea è stata regolarmente convocata a norma di statuto e che il numero dei presenti supera quello richiesto dallo statuto per la validità dell’assemblea straordinaria, la dichiara pienamente regolare e valida e invita i convenuti a discutere e deliberare nel seguente ordine del giorno: 1) comunicazione del Presidente; 2) presentazione ed approvazione del rendiconto chiuso al ……………; 3) proposta di delibera di scioglimento dell’associazione; 4) nomina liquidatore/i 5) varie ed eventuali. Punto 1) Il presidente dell’associazione apre i lavori facendo rilevare che, nonostante l’impegno profuso, non siamo riusciti ad allargare l’adesione all’associazione e garantire una partecipazione significativa alle attività sociali e conseguentemente anche a renderla economicamente autonoma e sufficiente a far fronte alle spese necessarie al suo mantenimento. In conseguenza, dopo ampia riflessione, il Consiglio Direttivo ha ritenuto inderogabile seppure dolorosa, la proposta all’assemblea di chiusura dell’associazione. Punto 2) Per mettere l’assemblea in condizione di decidere con maggiore cognizione di causa, ed in osservanza alla normativa attuale, il Consiglio Direttivo ha ritenuto doveroso predisporre, e qui illustrare, il rendiconto economico e finanziario alla data odierna. I dati del rendiconto sono pochi e possono essere cosi riassunti: ENTRATE 1) …………………………… USCITE …………………………………. …………………………………

2)………………………………….

TOTALI

Crediti……………………………. 61

Debiti……………………………. Si può quindi notare che la situazione , compresi le voci crediti e debiti, risulta debitoria di una cifra pari ad euro…….. ai quali, se si decide di chiudere l’associazione, vanno aggiunti circa 200,00 euro per le operazioni burocratiche di chiusura (Ufficio delle entrate e marche da bollo). Nel caso di chiusura propone che a tale somma facciano fronte gli attuali soci in cifra uguale per ciascuno. La proposta, messa ai voti con il rendiconto economico e finanziario discusso, viene approvata all’unanimità Punto 3). Passando al terzo punto all’ordine del giorno il presidente invita i presenti a dire la propria opinione sulla proposta di scioglimento dell’associazione. I soci intervengono convenendo sullainsormontabilità delle difficoltà connesse alla gestione dell’associazione. A questo punto il Presidente mette ai voti la proposta di scioglimento dell’associazione che viene approvata all’unanimità assieme alle altre proposte avanzate. Punto 4) L’assemblea infine approva all’unanimità la nomina del/i liquidatore/i nella/e persona/e del/i sig /sigg:…………………., ………………..con l’incarico di raccogliere fra i soci quanto necessario, di saldare i debiti esistenti e di espletare le attività burocratiche per rendere esecutiva la decisione di scioglimento dell’associazione. Punto 5) Alle ore __:__ , non essendoci altri argomenti all’ordine del giorno e non avendo alcuno richiesto la parola , il Presidente dichiara conclusa la seduta. Il Segretario (______________________________) Il Presidente dell’Assemblea (______________________________ )

Ovviamente le ragioni per cui si decide di sciogliere un’associazione possono essere diverse, cosi come diverse possono essere le situazioni economico- finanziarie al momento della sua chiusura. Da tenere presente che a norma di legge, eventuali residui attivi debbono essere destinati ad associazioni similare o a finalità di utilità generale.

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Libro dei Verbali del Consiglio Direttivo. VERBALE DELLA SEDUTA DEL CONSIGLIO DIRETTIVO DEL ______ A seguito di regolare avviso a cura del Presidente, alle ore ............................................. del .................................. presso la Sede Sociale si è riunito il Consiglio Direttivo. Sono presenti ........................................................................................................................................ Sono inoltre presenti:…………………………………………………………………………………. Assume la Presidenza il Sig. ......................................................................... e funge da segretario il Sig. ................................................................................................................ Il Presidente Sig. ............................................. fatta rilevare la regolarità della seduta, invita i convenuti a discutere e deliberare in merito al seguente ordine del giorno: 1) Lettura ed approvazione del verbale della seduta precedente; 2) Comunicazioni del Presidente; 3) Criteri di ammissione soci; (a inizio anno) 4) Ammissione nuovi soci; (durante l’anno) 5) Apertura conti correnti bancari; 6) Tutela dei dati personali dei soci: adozione del documento programmatico sulla sicurezza; 7) Varie ed eventuali. Il Segretario apre i lavori con la lettura del verbale della seduta precedente che viene approvato all’unanimità. Il Presidente passa quindi ad illustrare il secondo punto all’ordine del giorno…………………… …………………………………………………………………………………………………….. Alla relazione fa seguito la discussione alla quale partecipano Consiglieri…............................................................................................................................... i

Su proposta di…………….……………… vengono quindi assunte le seguenti decisioni …………………………………………………………………………………………………......... Al terzo punto all’ordine del giorno il segretario fa presente che con il prossimo mese inizia la campagna adesioni per il prossimo anno sociale e che occorre stabilire i criteri di ammissione delle persone che esprimono la volontà di aderire alla nostra associazione. Propone che, in analogia con quanto stabilito gli anni scorsi, che hanno dato risultati soddisfacenti: a) l’iscrizione nel registro dei soci che rinnovano l’adesione avvenga a semplice saldo della quota associativa richiesta dall’associazione; b) l’iscrizione nel registro delle persone presentate da membri del Consiglio Direttivo a garanzia di serietà vengano trattate come i rinnovi dei soci; L’elenco dei rinnovi e delle adesioni di cui al punto b) verranno comunicate ai membri del Consiglio 63

alla prima riunione utile. c)le richieste di adesione di persone non conosciute saranno portate alla valutazione del Consiglio Direttivo. I membri del Consiglio Direttivo approvano unanimemente le proposte avanzate dal segretario in quanto ritenute in linea con le decisioni a suo tempo assunte. Al quarto punto all’ordine del giorno il segretario, dopo averne distribuito i nominativi, comunica che hanno aderito all’associazione n° ….. nuovi soci. La segreteria di fronte alle richieste ha messo in atto le modalità di iscrizione a suo tempo decise dal consiglio direttivo e cioè: i vecchi soci, avendo versato il corrispettivo del costo tessera per l’anno ………., sono stati iscritti nell’elenco soci (dal n° …. al n° …..); i nuovi soci sono tutti persone conosciute e presentate da membri del consiglio direttivo per cui anche essi sono stati iscritti nell’elenco soci (dal n°…… al n°……): E’ ovviamente facoltà dei membri del consiglio sollevare in questa sede eventuali osservazioni ed eccezioni. Il segretario tiene a sottolineare che non ci sono state richieste di adesione da parte di persone sconosciute che, come da delibera a suo tempo presa, non sarebbero state iscritte se non previo esame ed approvazione del consiglio direttivo. I membri del Consiglio Direttivo approvano unanimemente il comportamento del segretario ritenuto in linea con le decisioni a suo tempo assunte. Al quinto punto interviene l’amministratore che propone, sia per rendere sempre più trasparente la contabilità dell’associazione che per l’utilità che l’apertura del conto può apportare all’amministrazione dell’associazione, l’apertura di un conto corrente bancario. Ricevuto l’assenso di massima dei componenti del consiglio mette ai voti la seguente proposta: “il consiglio delibera di accendere a nome dell’associazione “………………………”.un conto corrente bancario ( o postale) presso la banca…………………………… …, agenzia…………. ……..………………….di via …………………………………n°……..di…………………..dando mandato al presidente dell’associazione sig…………….di compiere gli adempimenti opportuni e necessari, autorizzando altresì il medesimo al deposito delle firme che dovranno essere utilizzate nei rapporti con l’istituto di credito nelle persone del presidente e dell’amministratore sig………………..che firmeranno congiuntamente per tutte le operazioni connesse all’istituendo conto corrente.” La proposta è approvata all’unanimità. Al sesto punto riprende la parola il presidente per illustrare l’argomento sulla tutela dei dati personali dei soci. Non da oggi l’associazione si preoccupa dell’argomento tutela dei dati dei soci nel senso che tale tutela è sempre stata attuata e sempre si sono informati i soci dei loro diritti (art. 7 D.Lgs. 196/03) dell’uso dei loro dati, che peraltro sono quelli necessari al raggiungimento degli scopi statutari, che di tali dati non è stato fatto uso diverso da quello comunicato e che sono sempre stati trattati con doverosa riservatezza anche in ossequio alla normativa vigente. A seguito dell’approvazione del Codice della Privacy, ad ulteriore garanzia dei soci, viene richiesto dalla normativa vigente. a tutte le associazioni, l’adozione di un documento programmatico sulla sicurezza che preveda nel caso di documentazione cartacea la protezione dei dati personali dei soci ecc. attraverso la tenuta della stessa in armadi dotati di chiavi di sicurezza e che nei propri sistemi informatici sia assicurata una adeguata protezione contro virus, attacchi informatici, spam, sistemi e procedure di Disaster Recovery, sistemi e procedure di backup dei dati ed adeguate protezioni da possibili intrusioni esterne. Distribuisce ai presenti una bozza di DPS elaborata ed apre la discussione sull’argomento alla quale partecipano tutti i presenti. Infine viene approvato all’unanimità il Documento Programmatico sulla Sicurezza allegato al presente verbale sotto la lettera a) e la delibera di nomina del responsabile sotto la lettera b) . 64

Al settimo punto la Presidenza delibera all’unanimità (oppure sono favorevoli i consiglieri ........................, contrari ....................., astenuti ...............), (si riportano le decisioni adottate: :1)……………………………………………………………………………………………………… 2)……………………………………………………………………………………………………… 3)………………………………………………………………………………………………………. Alle ore……….,essendo stati esauriti gli argomenti dell’ordine del giorno e non avendo altri chiesto la parola, il Presidente dichiara chiusa la seduta.

Il Segretario ……………………………………………

Il Presidente ……………………………

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DOCUMENTO PROGRAMMATICO SULLA SICUREZZA (Data e luogo di approvazione del DPS)
PREMESSA

Il Circolo ( o l’associazione sportiva dilettantistica) “………………………………………” da sempre ha messo particolare attenzione alla tutela e al trattamento discreto dei dati ad essa pervenuti attraverso il tesseramento dei soci e delle persone che eventualmente sono venute a contatto del circolo tramite le sue iniziative; in particolare si è sempre premurato di rendere edotti i soci dell’uso dei propri dati personali e di quanti altri utilizzati, del resto necessari al perseguimento degli scopi statutari, ed ha richiesto la autorizzazione al loro uso fin dal primo momento di contatto. Il Circolo conferma inoltre la responsabilità del trattamento dei dati all’attuale presidente pro - tempore sig……………………… Viene qui confermata e sottoscritta la prosecuzione di tale comportamento assieme all’adozione del presente documento programmatico sulla sicurezza. In particolare si confermano: l’informativa preventiva al soggetto interessato circa la finalità e le modalità del trattamento cui sono destinati i dati; la natura obbligatoria o facoltativa del conferimento dei dati; le conseguenze di un eventuale rifiuto di rispondere (per esempio il diniego a partecipare a certe attività quali le gite, lo sport ecc); i soggetti o le categorie di soggetti ai quali i dati possono essere comunicati o possono venirne a conoscenza in qualità di responsabili e l’ambito di diffusione dei dati medesimi; i diritti di cui all’art. 7; gli estremi identificativi del responsabile.
CONTENUTI DEL DPS.

A)La premessa è parte integrante dei contenuti del DPS. B)Quadro complessivo del DPS: 1) Finalità perseguita e attività svolta: Promozione sociale attraverso iniziative rivolte alla crescita umana ed al soddisfacimento di esigenze culturali, ricreative, artistiche, sportive, 2) Categorie di persone interessate: Soci, dirigenti, familiari dei soci, collaboratori, fornitori, clienti ( sostanzialmente sponsor), partecipanti alle iniziative “aperte”, consulenti. 3) Natura dei dati trattati:

L’associazione tratta solamente dati anagrafici e non sensibili. (nelle associazioni sportive invece sicuramente vengono trattati anche dati sensibili quali ad esempio certificati medici) 66

4) Struttura associativa che tratta i dati: I dati anagrafici ecc, vengono ricevuti dalla segreteria organizzativa mentre nome e cognome vengono portati a conoscenza anche dei responsabili delle varie iniziative. (nelle associazione sportive i dati anagrafici possono essere visionati anche da istruttori ecc). 5) Rapporti con elementi esterni al Circolo. Il Circolo ha un rapporto costante e assiduo con la struttura provinciale alla quale trasmette i nominativi dei propri soci, i rispettivi dati anagrafici ed il loro indirizzo. Tali dati vengono trasmessi alle sedi superiori per le attività istituzionali e alla compagnia di assicurazione per tenere indenni i dirigenti da eventuali danni colposi procurati involontariamente ai soci e per la copertura assicurativa degli stessi per infortuni che dovessero subire durante le attività sociali. Il Circolo inoltre si avvale di un commercialista per le pratiche connesse alla gestione economica e finanziaria del Circolo. (Ovviamente vanno qui inseriti eventuali altri rapporti con strutture o persone esterne quali ad esempio consulenti del lavoro, ecc.). 6) Strumenti in dotazione al Circolo. Il Circolo utilizza per la propria attività di segreteria una linea telefonica, una macchina da scrivere e un personal computer dotato del collegamento internet, un armadio chiudibile, una scrivania con cassetti dotati di chiavi e un raccoglitore anche esso chiudibile. Tali strumenti sono utilizzati dai soli membri di segreteria.  C) Analisi dei rischi. 1) connessi alla struttura. I rischi possono consistere in ingressi di estranei a locali e/o aree del Circolo, nella sottrazione di strumenti contenenti i dati, in eventi distruttivi di varie specie. 2) Connessi agli strumenti informatici. I rischi possono consistere nell’azione di virus e attacchi informatici, spam, sistemi e procedure di Disaster Recovery, sistemi e procedure di backup, di programmi suscettibili di arrecare danno, nel malfunzionamento, indisponibilità o degrado degli strumenti, nella intercettazione di informazioni in rete, nella cancellazione di dati. 3) Connessi ai soggetti che trattano i dati. I rischi possono consistere nella sottrazione ed uso improprio di dati utilizzando illecitamente le credenziali di autenticazione, nella carenza di consapevolezza del proprio compito, nella disattenzione o incuria, in errori materiali o dolo. 4) Connessi ai soggetti esterni. I rischi sono simili a quelli dei soggetti interni all’associazione. In sostanza i rischi nel loro complesso, data anche la struttura limitata dell’associazione, possono definirsi bassi e controllabili. D) Attività di tutela. 1) Controllo strumenti informatici. 67

Annualmente il pc verrà sottoposto a controllo da personale qualificato e periodicamente verranno effettuati salvataggi dei dati di soci e partecipanti alle iniziative “aperte” tramite supporti magnetici che saranno trattati come i documenti cartacei e cioè immediatamente chiusi a chiave tenuta dal presidente e del responsabile designato dal Consiglio Direttivo. Il responsabile dei dati avrà il compito di sorvegliare il comportamento del responsabile designato dal Consiglio Direttivo soprattutto riguardo ad eventuali comportamenti superficiali, disattenzione, errori materiali e, seppure improbabili, comportamenti fraudolenti. 2) minaccia di virus e di sottrazione di dati. I pc del Circolo sono dotati di antivirus……………………….aggiornato e periodicamente monitorato. Per quanto concerne la sottrazione o l’uso improprio di dati è stata inserita una password e, come detto, la messa sotto chiave dei dati e la sorveglianza del responsabile sugli operatori Il Circolo inoltre utilizza un adeguato programma per la catalogazione dei dati e, con cadenza settimanale, si procura copie di sicurezza a mezzo di supporti magnetici e di software atti al recupero di dati eventualmente cancellati. 3) Attività formativa. Tutti gli incaricati che nel tempo saranno impiegati alla attività di controllo o elaborazione dati del Circolo saranno, in collaborazione con la propria sede provinciale impegnati a seguire corsi periodici. In caso di novità legislative o tecniche l’aggiornamento sarà invece contestuale.  Il Circolo comunque procederà, sotto la responsabilità dell’incaricato………………………, ad incontri periodici, se del caso a immediata convocazione, per problemi che dovessero verificarsi, ma anche per eventuali nuove attività o programmazione di eventi. 4) Rapporti con strutture e operatori esterni. Le strutture esterne che vengono in contatto con il Circolo sono la sede provinciale cui il Circolo aderisce, uno studio commerciale, saltuariamente con l’assicurazione …………….. per gli eventuali rapporti che si instaurano a seguito di sinistri o danni a cose. A questi elementi è fatta esplicita richiesta scritta che il trattamento dei dati dei soci del Circolo avverrà in modo strettamente connesso alle necessita burocratiche delle pratiche e che qualsiasi uso più ampio avverrà solo dietro esplicita autorizzazione della persona interessata. Firme dei membri del Consiglio Direttivo ……………………………………………… ………………………………………………. ………………………………………….. …………………………………………..

La presente bozza di documento programmatico sulla sicurezza è chiaramente esemplificativa; ogni Circolo o associazione sportiva dovrà adeguarla alle proprie condizioni oggettive, con particolare riferimento all’esame dei rischi concreti connessi . 68

Allegato b)
NOMINA INCARICATO DEL TRATTAMENTO DEI DATI DEI SOCI Il Consiglio Direttivo del Circolo (o Associazione Sportiva) "……………………..", visto l’art. 30 del D. Lgs. 196/2003 DESIGNA Il sig………………………………………. (carica nel circolo) ………………………………….. incaricato del trattamento dei dati personali dei soci. Il sig. ……………………………………… in quanto incaricato del trattamento sarà la sola persona che potrà avere accesso alle banche dati personali necessarie e pertinenti alle finalità perseguite esemplificativamente riportate in calce e comunque alle informazioni necessarie per lo svolgimento delle mansioni affidate. Nel trattamento dei dati personali il sig………….. dovrà attenersi alle norme del Codice della privacy, alle indicazioni del Consiglio Direttivo sul trattamento dei dati personali, a ogni altra disposizione di legge in materia e alle apposite prescrizioni e direttive che verranno impartite dal titolare e dal responsabile del trattamento . Il sig. ……………..dichiara di avere ricevuto l’allegato Manuale sulla sicurezza dei trattamenti a uso degli incaricati e si impegna ad osservarlo. Data e firma …………………………………………….Il titolare/responsabile del trattamento dei dati

personal

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Libro verbali del Collegio dei Sindaci Verbale della riunione dei sindaci del ……………………………

L’anno…………..il giorno…………………del mese di……………alle ore…….presso la sede sociale del Circolo si è tenuta la riunione del Collegio dei sindaci. Sono presenti i sindaci effettivi …………………………………………………….che in presenza dell’amministratore del Circolo sig ………........................hanno proceduto alla ispezione dei libri contabili, rilevando che la prima nota cassa e il libro giornale sono al corrente con la registrazione a tutto il ………………. . La cassa presenta i seguenti totali: - riscossioni - pagamenti - saldo di cassa € …………… €……………. €……………..

I Sindaci hanno constatato che sul conto corrente n° ………………….vi è un saldo attivo di €………..e che la rimanenza di €………….è effettivamente quella risultante dalla differenza del saldo cassa e quanto contenuto nel conto corrente. I Sindaci riferiscono in merito ai controlli nei mesi ………………….., ………………….,nel corso dei quali hanno controllato la fatture dei fornitori, le registrazioni contabili e le registrazioni di carico e scarico del magazzino. Infine il Presidente del Collegio sig. …………………invita il Sindaco sig………………….a controllare nei prossimi giornale bollette di consegna dei fornitori e il sindaco sig. …………………a spuntare i versamenti effettuati dal cassiere sig. ……………….. . Alle ore…………il Presidente del Collegio dei Sindaci dichiara chiusa la seduta. I sindaci ………………………………, ……………………………, …………………………….

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2. LA SEDE SOCIALE DEI CIRCOLI E DELLE ASSOCIAZIONI SPORTIVE 2.1 La sede sociale non è soltanto un luogo fisico. Occorre innanzitutto premettere che la sede di un’associazione, in conseguenza della sua natura giuridica, non è da considerarsi soltanto un luogo fisico ma una libera associazione di cittadini che, in linea di principio, può eleggere a propria sede qualsiasi luogo purché munito di certificato di abitabilità, senza richiedere alcuna autorizzazione se in essa non viene svolta attività di somministrazione di alimenti e/o bevande o di distribuzione degli stessi. Ciò in linea di principio, perché in pratica quello di trovare una sede sociale in cui operare è il primo problema che si trovano ad affrontare i promotori dell’associazione e/o del circolo. E’ infatti del tutto evidente che una sede fisica è necessaria per svolgere compiutamente il ruolo cui l’associazione è chiamata; è la casa del socio, il luogo dove si scambiano le esperienze associative, si progetta l’intervento, si promuovono le iniziative, si danno servizi concreti al corpo sociale. Fra questi servizi rientrano la somministrazione di alimenti e bevande, la mensa, lo spaccio di generi alimentari e vari che sono regolati da apposite leggi sul commercio che verranno trattate nel capitolo apposito (Cap. 5). La sede sociale, essendo riservata ai soli soci, è considerata dalla normativa vigente luogo privato. 2.2 Acquisizione della sede sociale. Per l’acquisizione della sede possono essere eseguite vie diverse a seconda della situazione concreta cui si trova: l’acquisto, l’affitto, il comodato. E’ importante, nel caso di affitto o di comodato, che vengano stilati e registrati i relativi contratti in quanto la registrazione è diventata obbligatoria per tutti i contratti di durata superiore a 30 giorni complessivi nell’anno e deve essere fatta entro i 30 giorni successivi alla stipula presso l’Agenzia delle Entrate competente per territorio. I documenti necessari sono: il contratto (1 originale e una copia), 1 marca da bollo da euro 14,62 per ogni 100 righe di testo, il modello 69, il modello 8 reperibili presso l’Agenzia stessa, e il versamento dell’imposta mediante modello F 23 (codice tributo 115T prima annualità, 112T annualità successive, 107T intero periodo). Il codice dell’ufficio da indicare è RP. L’importo da versare è pari al 2% del canone con un minimo di 51,65 euro. Il pagamento per il canone ultra-annuale può avvenire per ogni anno o cumulativamente; in questo ultimo caso compete una detrazione pari al 1,25% annuo (L. 311/04 – finanziaria 2005). Il contratto standard può essere acquistato presso le cartolerie o le tabaccherie specializzate. Attenzione perché per effetto di una norma del decreto legge sulla competitività, dal 17 marzo 2005 torna ad essere obbligatoria la denuncia alla Pubblica Sicurezza per ogni nuova locazione, o comunque cessione di disponibilità (locazione , comodato,compravendita) di fabbricato per un periodo superiore ad un mese. La denuncia deve essere fatta alle questure o al commissariato di Pubblica Sicurezza, ovvero al comune dove questi non esistono, entro 48 ore dalla consegna dell’immobile. Per l’acquisizione delle sedi di associazioni sportive e per quelle delle società c’è la possibilità di accesso al credito sportivo o a strutture del demanio pubblico come illustrato nei capitoli 10 e 11. 2.3 Requisiti della sede sociale. Nella scelta dei locali occorre tenere presente che essi debbono rispondere a particolari requisiti (igienicità, salubrità ecc.) e che debbono avere il certificato di agibilità rilasciato dall’amministrazione comunale: certificato condizionato soltanto al rispetto dell’abitabilità così come risulta sulla licenza di costruzione. Nel caso si intenda destinare parte dei locali a luogo per la somministrazione di alimenti e bevande (bar, mensa ecc.), occorre richiedere la relativa autorizzazione igienico-sanitaria rilasciata dalla ASL competente (vedi documentazione per la richiesta) 71

E’ frequente anche il caso in cui i locali della sede siano predisposti o vengano usati per spettacoli o intrattenimenti in genere: se l’intrattenimento è esclusivamente riservato ai soci non occorre nessun altro tipo di autorizzazione se non quella per i locali adibiti a sede sociale. Ciò non esonera ovviamente il circolo, o l’associazione sportiva che sia, dall’osservanza delle norme sui requisiti acustici delle sorgenti sonore (L. 26/10/1995 n° 447), con particolare riferimento alle occasioni in cui si esplica una attività di spettacolo o intrattenimento, specialmente se danzante o similare, anche se riservato ai soli soci (Dpcm n° 215/99). A questo proposito è interessante per i circoli la precisazione dell’ANCI (associazione Nazionale Comuni d’Italia) che, in riferimento all’articolo 7 della legge 179/2002 che ha modificato l’art. 3, comma 1, lettera h della legge n° 447/95, che non sono più soggetti alle disposizioni in materia di controllo preventivo, fatte da tecnici competenti in acustica, dei livelli di rumore generati dagli impianti elettroacustici di amplificazione e diffusione sonora di radio, TV, hi-fi, juke-box, karaoke ecc. “Pertanto, i titolari di queste attività non sono più tenuti a effettuare la valutazione preventiva del livello di pressione sonora che caratterizza il locale o l’area”. La precisazione riguardo ai circoli afferma che l’obbligo della valutazione preventiva “vige soltanto nei confronti dei titolari delle attività di pubblico spettacolo e di intrattenimento danzante, compresi i circoli privati in possesso dell’autorizzazione prescritta per i trattenimenti aperti anche ai non soci” (vedi Il Sole 24 Ore del 14/7/2003 n° 191 pag. 31). Le caratteristiche dei sistemi di controllo automatico del livello di pressione sonora interno ed esterno alla sede ove si esplicano le attività e le altre notizie tecniche per essere in regola sono contenute nel DPCM 18 settembre 1997 (GU 6/10/97 n° 233) al quale si rimanda. C’è inoltre da far notare che, nel caso in cui i locali ospitino più di cento persone contemporaneamente, viene richiesto, anche se si tratta di soci, il certificato di prevenzione incendi ai sensi del Dm del Ministero dell’Interno del 16/02/1982 e successive modificazioni. 2.4 Destinazione d’uso dei locali utilizzati a sede sociale. Qualora il circolo e/o associazione sportiva scelga di stabilire la propria sede in un locale precedentemente adibito ad altro uso, va stabilito che nessuna legge urbanistica vieta il mutamento di un immobile quando questo non comporti opere di trasformazione urbanistica e/o edilizia. In fatto di cambiamento di destinazione d’uso degli immobili c’è comunque molta confusione, per evitare la quale è necessario distinguere tale stato di fatto dal cambiamento di utilizzo degli immobili, che è cosa ben diversa. Infatti, il cambiamento di destinazione di un fabbricato si riferisce al suo mutamento oggettivo e strutturale rispetto alle sue condizioni originarie, conseguente a degli interventi edilizi (un magazzino trasformato in abitazione, l’autorimessa di un albergo trasformata in locali cucina, un teatro trasformato in scuola, ecc.). Il semplice cambiamento di utilizzazione o cambiamento d’uso, invece, si verifica quando il fabbricato viene usato in modo difforme da quello consentito e autorizzato dalla concessione edilizia, o dal certificato di abitabilità o agibilità, dalla licenza o autorizzazione comunale per lo svolgimento di quella determinata attività, senza alcun intervento edilizio di trasformazione delle strutture murarie, salvo i semplici lavori di manutenzione ordinaria, o anche straordinaria, ma al fine della buona conservazione dell’immobile conformemente alla sua originaria destinazione. Questo semplice cambiamento di utilizzazione, quindi, riguarda il comportamento dell’utente rispetto all’autorizzazione d’uso che gli è stata concessa a suo tempo, cambiamento che, se risulta abusivo, ovvero non autorizzato dall’autorità competente, non costituisce reato edilizio proprio perché non vi è stato alcun intervento straordinario di trasformazione o alterazione delle strutture originarie del fabbricato. Possiamo dire anche che, mentre il cambiamento di destinazione d’uso di un immobile è un fatto definitivo, irreversibile (a meno che non vengano demolite le opere abusivamente eseguite e rimesso in 72

pristino conformemente allo stato originario), il semplice cambiamento di utilizzazione è un fatto precario e revocabile senza alcun intervento edilizio e distruttivo. A conferma di quanto esposto aggiungiamo per maggior chiarezza che è ormai giurisprudenza costante l’affermazione del principio che nessuna legge in materia urbanistica vieta il mutamento d’uso di un immobile quando questo non comporti opere di trasformazione urbanistica e/o edilizia (e quindi dell’aspetto del territorio); poiché gli atti amministrativi emanati dalla pubblica autorità debbono sempre corrispondere a precise disposizioni di legge (principio della tipicità degli atti amministrativi), una norma che vieti il mutamento d’uso di un immobile quando questo immobile non comporti opere di trasformazione edilizia è da considerarsi illegittima. In tal senso, infatti, si sono pronunciate numerose sentenze del T.A.R., diversi pronunciamenti della 3^ sezione penale della Corte Suprema di Cassazione (vedasi in proposito l’ultimo di questi: sentenza 25/01/1982, n° 1824) ed infine il Consiglio di Stato con decisione n° 5205 del 25/07/1982 che afferma testualmente: “in base alla normativa vigente, il mutamento di destinazione d’uso di un immobile urbano, non accompagnato da lavori, non è soggetto a concessione edilizia comunale o ad autorizzazione”. Il parere dell’ANCI (Associazione Nazionale Comuni d’Italia) sull’argomento, espresso in più occasione in risposta a quesiti posti da vari Comuni e sempre coerente con questa linea, ha recentemente confermato nel quesito posto da un Comune il 22/09/1998 che un Circolo privato, se è tale, può avere in sede qualsiasi immobile, regolarmente costruito e dichiarato agibile, che abbia destinazione d’uso a civile abitazione. D’altra parte non sarebbe nemmeno facile individuare la destinazione d’uso di un circolo che, magari nella stessa giornata, può fare attività sportiva, più tardi o in altra sala attività formativa, alla sera festa da ballo, concerto jazz o altra attività musicale, oppure attività teatrale eccetera, tutte attività normalmente esercitate e può gestire uno spazio bar o altro quale momento “assistenziale” per i soci impegnati nelle varie attività. Qual è la destinazione d’uso più corretta? In conclusione, per affrontare uno degli argomenti più discussi, se il circolo, unitamente alle proprie finalità istituzionali, vuole esercitare, al proprio interno, anche la somministrazione di alimenti e bevande riservata ai propri soci, può farlo – ovviamente nel rispetto delle vigenti disposizioni di legge – senza che, per l’immobile, debba essere chiesto il cambio d’uso, da civile abitazione o industriale od altro, a commerciale (art. 32, comma 4, legge 7/12/2000 n° 383). Il circolo dipendenti di una fabbrica od altro ente o industria può somministrare, all’interno dell’azienda, senza che per questo, l’immobile cambi destinazione. Si tratta infatti di un’attività accessoria rispetto a quella principale che per altro, oggi può esserci domani no e pertanto non richiede modifiche di destinazione. Parimenti, la sede sociale di circolo e /o associazione sportiva è compatibile con la destinazione “di zona”: industriale, commerciale, artigiana, ecc. (art. 32, comma 4, legge 383/00).
divieto di fumo nei circoli Nonostante la dizione di cui all’art. 51, comma 1, lettera a) della legge 16 gennaio 2003 che escludeva dal divieto sul fumo “i locali privati non aperti ad utenti o al pubblico “, dizione che recludeva le sedi dei circoli dalle norme richiamate, il Ministero ha ritenuto che il suddetto divieto fosse applicabile anche ai circoli privati. Pertanto anche i Circoli e le associazioni sportive, se vorranno permettere ai propri soci di fumare nei locali associativi, dovranno attrezzarsi con apposite sale riservate ai fumatori e dotate di impianti per la ventilazione ed il ricambio di aria. Per quanto concerne l’individuazione del responsabile del rispetto del divieto d fumo, a meno di un atto formale di delega, questi è il rappresentante legale dell’associazione ed a lui sono addebitati eventuali richiami al rispetto di tale divieto ed ad assicurarsi dell’esposizione nella sede dei cartelli di divieto resi obbligatori dalla legge. 2.5

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Contratto di locazione di immobile commerciale (sede sociale e/o impianti)
tra Il signor ………………………….. nato a ………………………………………….il……………….., residente a …………………………………,via …………………, codice fiscale ……………………, di seguito per brevità “locatore” e Il circolo (o associazione sportiva dilettantistica) “……………………………………. (codice fiscale e/o P.Iva ), con sede in ………………………………. , rappresentata dal presidente e legale rappresentante signor……………………………….. , nato a ……………………………, il …………………………………., residente a…………………………………………………, codice fiscale………………………….. , di seguito per brevità “conduttore” si conviene e stipula quanto segue: il locatore concede in locazione con le precisazioni che seguono al conduttore, che accetta, un locale ad uso non abitativo, sito in ………………………..via……………………….., composto da:……………………}, a norma così come l’impianto elettrico, idrico ed il riscaldamento autonomo. ai seguenti patti e condizioni: Articolo 1 Durata di anni sei con inizio dal ………….. e termine il ……………. con diritto del locatore di recedere dopo i primi sei anni per i motivi di cui all’articolo 29 legge 392/1978; il contratto si intenderà rinnovato per un periodo di anni sei se nessuna delle due parti avrà comunicato all’altra, con lettera raccomandata da inviarsi almeno sei mesi prima della scadenza che non intende rinnovarlo. Il conduttore avrà facoltà di recedere anticipatamente ai sensi dell’articolo 27 legge 392/1978 con preavviso di almeno mesi ……………. Articolo 2 Il canone di locazione dovrà corrispondersi in rate mensili anticipate da ………….(………………………) euro ciascuna. Ogni rata mensile dovrà essere pagata in via anticipata entro il giorno …………… di ogni mese. Dal secondo anno di locazione il canone nelle misure contrattualmente stabilite, verrà aggiornato annualmente secondo quanto previsto dall’indice Istat e dalle vigenti norme, senza necessità di richiesta da parte del locatore. Il conduttore a titolo di deposito cauzionale consegna ad oggi al locatore alla firma del presente contratto di locazione, la somma di ………………….. euro pari alla somma di 3 mensilità del canone di locazione. Tale somma sarà restituita al conduttore solo al momento della riconsegna della cosa locata e quando tutti i patti del presente contratto saranno adempiuti. Il presente deposito dovrà inoltre essere proporzionalmente adeguato al variare del canone di locazione e dovrà essere ricostituito in caso di suo utilizzo. Il mancato pagamento del canone e degli oneri accessori costituirà motivo di risoluzione del contratto di locazione. Articolo 3 Il conduttore dichiara di aver constatato che l’immobile oggetto della locazione è in buono stato d’uso e ne prende possesso nello stato in cui si trova, ad ogni effetto di legge con il ritiro delle chiavi. Articolo 4 Il locatore dichiara che l’immobile oggetto della locazione è adatto per uso non abitativo e provvisto del relativo certificato di usabilità. Il conduttore dichiara di utilizzare il bene locato come {}, non prevedendosi afflusso di pubblico. Per il proprio utilizzo il conduttore si obbliga a propria cura e spesa, a richiedere ed ottenere tutte le autorizzazioni, licenze, concessioni e quant’altro previsto dalle vigenti disposizioni di legge.

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Articolo 5 Il conduttore dichiara di aver esaminato i locali affittati e di averli trovati adatti, in buono stato di manutenzione ed esenti da difetti e si obbliga ad usare la cosa locata con diligenza e di non apportare alcuna modifica, addizione o miglioria anche agli impianti, senza il preventivo consenso scritto della parte locatrice, che comunque sarà sempre esonerata da ogni responsabilità e dal corrispondere qualsivoglia indennità. La riconsegna della cosa locata dovrà avvenire nelle stesse condizioni in cui è stata consegnata, salvo il deterioramento dovuto all’uso. Se il locatore ha espresso consenso all’effettuazione di opere o trasformazioni o sistemazioni diverse di locali dell’immobile, sarà tenuto a pagare al conduttore un’indennità corrispondente alla minor somma tra l’importo della spesa ed il valore del risultato utile al tempo della riconsegna. Qualora il conduttore non abbia alcun diritto all’indennità, il valore dei miglioramenti può compensare i deterioramenti. In caso di addizioni effettuate dal conduttore, questi ha diritto di toglierle alla fine della locazione qualora ciò possa avvenire senza nocumento della cosa locata. E’ in facoltà del locatore ritenere le addizioni stesse dandone espressa comunicazione al conduttore; in tal caso e nel caso in cui le addizioni non sono separabili senza nocumento della cosa, il locatore dovrà pagare al conduttore una indennità pari alla minor somma tra l’importo della spesa ed il valore delle addizioni al tempo della riconsegna. Articolo 6 Il conduttore si impegna ad eseguire a sue spese la riparazioni di piccola manutenzione ai sensi dell’articolo 1576 del Codice Civile; non provvedendovi il conduttore, vi provvederà il locatore attingendo, per le spese, al deposito cauzionale. Sono a carico del locatore le spese per la straordinaria manutenzione dell’immobile e le spese per le riparazioni straordinarie. Qualora il locatore non provveda e/o in caso di riparazioni urgenti, il conduttore può eseguirle direttamente, salvo rimborso o compensando il credito relativo e pari alla somma spesa con i canoni di locazione dovuti o da corrispondere fino al termine del contratto. Articolo 7 Qualora l’esecuzione delle riparazioni si protrae per oltre un sesto della durata della locazione ed, in ogni caso, per oltre venti giorni, il conduttore avrà diritto alla riduzione del corrispettivo proporzionalmente all’intera durata delle riparazioni stesse ed all’entità del mancato godimento. Se l’esecuzione delle riparazioni, indipendentemente dalla sua durata, rende inutilizzabile tutta o parte della cosa locata, il conduttore potrà ottenere lo scioglimento del contratto. Articolo 8 Qualora il locatore sostenga delle spese per le opere di cui all’articolo 23 legge 392/78, il conduttore avrà l’obbligo di corrispondergli, con decorrenza dal primo mese successivo a quello di ultimazione dei lavori, un aumento integrativo del canone sopra convenuto, pari alla percentuale dell’interesse legale sulla spesa sostenuta dal locatore, maggiorato dei relativi aggiornamenti Istat. Articolo 9 Il conduttore sarà costituito custode dell’immobile locato e ne risponderà in caso di perdite e deterioramento anche se derivanti da incendio, qualora non provi che siano dovuti a cause a lui non imputabili. Articolo 10 Il locatore è esonerato da responsabilità in caso di interruzione dei servizi per cause indipendenti dalla sua volontà. Articolo 11 Esso potrà ispezionare o fare ispezionare i locali affittati, previo accordo con il conduttore sulle modalità dell’accesso. Articolo 12 L’inadempienza da parte del conduttore di uno dei patti contenuti in questo contratto, produrrà, ipso Iure, la sua risoluzione. Articolo 13 Saranno a carico del conduttore i consumi delle utenze di acqua, gas, luce, telefono, la tassa sui rifiuti urbani, eventuale quota parte di spese condominiale e quanto di spettanza del conduttore in genere. Articolo 14 Non è consentita la sublocazione totale o parziale dell’immobile in oggetto salvo consenso espresso prestato dal locatore.

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Articolo 15 Il conduttore potrà recedere dal contratto in qualsiasi momento dandone avviso al locatore mediante raccomandata con avviso di ricevimento almeno sei mesi prima dalla data in cui il recesso deve avere esecuzione. Articolo 16 Le parti eleggono per le eventuali controversie relative al presente contratto la competenza esclusiva del Foro di ………………………..}, le parti espressamente escludono la concorrenza del foro designato con gli altri previsti dalla legge. Articolo 17 A tutti gli effetti del presente contratto, ed anche per la notifica di eventuali atti giudiziari, compresi quelli relativi alle procedure di sfratto e di esecuzione, il conduttore dichiara di eleggere domicilio presso i locali oggetto della locazione. Articolo 18 Le spese di bollo per il contratto e di registrazione saranno a carico delle parti in egual misura. Articolo 19 Per quanto non specificato nel presente contratto le parti si rimettono alle disposizioni dettate in materia di locazione dal Codice Civile e dalle vigenti leggi.

Il locatore

………………………………………………..

Il conduttore

……………………………………………….

Le parti espressamente dichiarano che le clausole di cui al presente contratto sono state oggetto di trattativa individuale, ai sensi e per gli effetti di cui all’articolo 1341 e seguenti del Codice Civile approvano espressamente le clausole di cui agli articoli 5, 6, 7, 12 e 16.

Il locatore

…………………………………………………

Il conduttore

…………………………………………………

………………………addi ………………………………………..

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MODELLO DI CONTRATTO DI COMODATO
SCRITTURA PRIVATA TRA

a) …………………………………… (ente che è in possesso degli impianti sportivi o di uffici: persone fisiche o giuridiche, Parrocchie ecc. ), con sede in………………………….., via…………………………….……………………………. N……….., C.F/P.I…………………………………., legalmente rappresentata dal sig…………… …………………………………… nato a……………….. ……………….il……………………… e residente a………………. …….via………………………………. ……………………....n°……………..d'ora in poi indicata come "comodante" e b) l'Associazione…………………………………………….”, con sede in………………………………… …………………………via……………………. ……………………………………..n°………, C.F./P.I…………………………………/legalmente rappresentata dal sig……………………………….. , nato a ……………………………, il………………e residente a…………………………. via……………………………………………n°……..d'ora in poi indicato come "comodatario"
PREMESSO

• • •

che la comodante è proprietaria di un impianto sportivo, costituito da n. __ campi di _______, n. __ locali, [ecc.], sito in _____________, via _____________________, destinato ad attività sportive (oppure , per esempio, di un locale, sito in _____________, via _________"]; che il comodatario ha chiesto di poter utilizzare il predetto impianto per ivi svolgervi attività sportiva dilettantistica [oppure: "...che il comodatario ha chiesto di poter utilizzare il predetto locale per ivi svolgervi l'attività associativa" (oppure: "...per adibirlo a sede degli uffici dell'Associazione"/] ; che il comodatario aderisce al __________ (indicare l'ente di promozione sportiva di affiliazione:
TRA LE PARTI SI CONVIENE E SI STIPULA QUANTO SEGUE

1. II comodante concede in comodato al comodatario, che accetta, l'immobile sito in ______________, via _______ così identificato catastalmente ____________________________ e costituito da__________ _______ come da planimetria allegata sotto la lett. A. [nel caso in cui fossero concessi in uso anche beni mobili, occorre aggiungere: "Sono concessi in comodato anche le attrezzature e i beni mobili indicati nell'inventario allegato sotto la lettera B, che forma parte integrante del presente contratto."] II comodatario dichiara di aver preso visione dell'immobile in ogni sua parte [se si inserisce il precedente comma, occorre aggiungere: "...nonché delle attrezzature e dei beni mobili concessi in comodato"] e di averne constatato il perfetto stato di conservazione e manutenzione e di averlo trovato del tutto idoneo all'uso pattuito nel presente contratto ed immune da qualsiasi vizio o imperfezione ed in tale stato si obbliga a restituirlo alla scadenza del comodato, salvo il normale deterioramento a seguito dell'uso. 2. Il comodatario potrà usufruire dell'immobile sopra descritto per la durata di ____ (________ ) a partire da ___________ con scadenza il ___________. Alla scadenza il presente contratto si intenderà tacitamente rinnovato di ________, salvo disdetta a mezzo raccomandata R.R. con preavviso di almeno ____ (______ ).[oppure, se si opta per un comodato precario: "II comodatario potrà usufruire dell'immobile a tempo indeterminato, pertanto, il 77

rapporto di comodato e con esso l'occupazione dell'immobile potranno essere fatti cessare dal comodante in qualsiasi momento con semplice preavviso di _______ ( ________ ), a mezzo di raccomandata.. 3. L'immobile di cui sopra potrà essere utilizzato dal comodatario esclusivamente per ivi svolgervi attività sportiva dilettantistica [oppure: "per sede degli uffici dell'Associazione"], mantenendo un comportamento conforme allo spirito educativo del luogo in cui l'immobile è inserito. Viene esclusa fin d'ora ogni attività politica, partitica e sindacale. Nessun corrispettivo è dovuto per il presente comodato; 4. Il comodatario è tenuto a custodire e a conservare tutti i beni mobili e immobili oggetto di comodato con la diligenza del buon padre di famiglia ed è direttamente responsabile verso il comodante dei danni causati agli stessi e di quelli causati alle persone, sia terzi che soci. A tale scopo si obbliga a stipulare, a proprie spese, opportuna assicurazione presso una Compagnia Assicuratrice di primaria importanza e per un congrue massimale contro tutti i rischi che possano gravare sull'immobile, e per responsabilità civile, e ad esibire la polizza e le ricevute di pagamento dei premi su richiesta del comodante. La polizza dovrà prevedere l'obbligo a carico della Compagnia di risarcimento diretto del comodante o delle persone danneggiate, ai sensi dell'articolo 1917 del Codice Civile. 5. Il comodatario si assume ogni responsabilità civile, penale e fiscale per quanto concerne le attività svolte nell'immobile concesso in comodato. In particolare si impegna a richiedere tutte le autorizzazioni necessarie per l'espletamento delle attività e ad ottemperare alle disposizioni di legge in materia, li mancato rilascio anche di una sola delle predette autorizzazioni necessarie per lo svolgimento dell'attività sarà causa di risoluzione del presente contratto. 6. Il comodatario si obbliga a mantenere inalterata la destinazione di quanto viene affidato e consegnato, conformemente a quanto indicato nell'art. 3, nonché a pagare o rimborsare su richiesta del comodante ogni gravame di tasse e imposte relative inerenti l'immobile; le parti espressamente escludono che il predetto pagamento o rimborso costituiscano un corrispettivo per il presente comodato. Senza che ciò possa essere considerato corrispettivo per il presente comodato, sono a carico del comodatario le spese di manutenzione ordinaria e quelle necessarie per l'utilizzo dell'immobile, comprese quelle relative al riscaldamento e alle utenze (a titolo esemplificativo: acqua, luce, gas). 7. Si stabilisce espressamente il divieto assoluto per il comodatario di concedere a terzi (in comodato, locazione, o a qualsiasi altro titolo) anche solo parzialmente l'oggetto del presente comodato e di cedere a terzi, a qualunque titolo, il presente contratto nonché di invitare nell'impianto [o: "locale"] persone non autorizzate per iscritto dal comodante stesso. Il predetto divieto non si applica nel caso dì squadre ospitate per lo svolgimento di partite e/o tornei con le squadre del comodatario. In ogni caso, il comodatario solleva il comodante da qualsiasi responsabilità connessa all'utilizzo dell'immobile e allo svolgimento in esso dell'attività sportiva da parte di squadre esterne e di qualsiasi altro gruppo o persona ospitata o comunque ivi presente. 8. Ai sensi e per gli effetti di cui all'art. 1806 del Codice Civile, le parti convengono quale valore di stima del bene comodato, la somma complessiva di Euro _________________ (_______). Detta stima è effettuata unicamente al fine della responsabilità del deperimento del bene comodato, restando inteso che la proprietà del medesimo permane come per legge in capo al comodante. 9. Il comodatario dovrà pagare una penale di lire ______ (_______ ) al giorno, in caso di mancata riconsegna dell'immobile alla scadenza sopra stabilita, fatto salvo il risarcimento del danno ulteriore 10. L'inosservanza delle condizioni del presente contratto e in particolare di quelle previste dagli artt. 3, 5, 6 e 7 produrrà la risoluzione di diritto del contratto per fatto e colpa del comodatario, ai sensi degli artt. 1456 e 1804 c.c. 11. L'estinzione dell'Associazione, nonché la sua fusione, incorporazione o trasformazione in altro ente determinano la risoluzione del presente contratto, ai sensi dell'ari. 1353 c.c.. Qualunque modifica del presente contratto può aver luogo ed essere approvata solo mediante atto scritto. 12. Eventuali controversie che dovessero sorgere tra le parti circa l'utilizzo dell'impianto sportivo saranno amichevolmente risolte nell'ambito delle procedure conciliative (per esempio ad un giudice concordato fra le parti ecc.). 78

13. Bollo e tasse di registrazione ed ogni altro onere e gravame fiscale inerente al presente accordo sono a totale ed esclusivo carico del comodatario. 14. Per tutto quanto non specificato ci si attiene agli articoli 1803 e seguenti del Codice Civile che regolano il comodato. Letto, confermato e sottoscritto. ___, _____________ II Comodante [luogo e data] II Comodatario

Ai sensi dell'articolo 1341, secondo comma, del Codice Civile si approvano specificatamente le clausole di cui ai nn. 1, 2/4, 5, 6, 7, 8, 9,10, 11 ["...e 13": se inserito]. ________,________________[luogo e data] II Comodante II Comodatario

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CONCESSIONE LOCALI SCOLASTICI PER USI DIVERSI

CONVENZIONE TRA
L’associazione/società “…………………………associazione sportiva dilettantistica” C.F. ................................. ..... qui rappresentata nella persona di....,.... ......................... ....................nato a, ……………………. il ……………….domiciliato per la carica in……………………… .........................................via……………………………………………n°…………….
E

L’Istituto…………………………………………………………C.F. v.. . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . nella persona del Preside prof……………………………nato a …………………….il………… domiciliato per la carica in.......................................autorizzato alla stipula del presente atto con deliberazione del Consiglio d'Istituto n°.....................in data.................................. PREMESSO

• che l’associazione/ Società di...........................................ha la necessità di una palestra per lo svolgimento dell'attività …………………………….rivolta a gruppi di n°...........associati; • che la Scuola ha in concessione dal Comune di .................................................l'edificio sito in…………….. ……………......via………………………………..n°………………. per il quale l'Ente Locale provvede alle spese relative alle utenze compreso il riscaldamento; • che tale edificio è dotato di palestra e che l'Istituto si dichiara disponibile ad un accordo in tal senso nel rispetto delle priorità di utilizzo fissate in base alla normativa vigente; • che la Società utilizzerebbe i locali in orario compatibile con le attività istituzionali della scuola;
TUTTO CIO PREMESSO

le parti come sopra rappresentate e domiciliate convengono: 1) La Direzione Didattica - successivamente solo Istituto - mette a disposizione dell’associazione / Società - successivamente solo Società — la palestra evidenziata nelle allegate planimetrie da tratteggio siti al piano: l'Istituto conviene che le attività che la Società chiede di svolgere nei locali sopracitati sono compatibili con le attività didattiche e curriculari dell'Istituto. 2) La palestra, di cui al precedente punto 1) verrà utilizzata dall’associazione/Società per un periodo di . settimane, dal……......al.………... escluso il periodo delle vacanze pasquali e/o natalizie dal........../...........al....................e. successivamente, secondo il calendario delle lezioni annualmente concordato tra l’associazione /società e l'Istituto, secondo le seguenti modalità: • nei giorni da………………………………..con orario………..................................... 3) L’associazione/società provvederà a versare presso la banca …………………… filiale

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di………… … … … … … … . . , intestato a “ Direzione Didattica di………………………”, €…………...entro il 15 del mese successivo all'utilizzo, la somma dovuta in base alla tariffa oraria di .€..................(con l'aggiunta di €………. .. (……………………………. ..) a giornata per ciascun gruppo superiore a 30 associati) indicando nella distinta anche il numero delle giornate utilizzate. Per gli anni successivi, la Società si impegna a versare le tariffe orarie secondo gli aggiornamenti che saranno determinati in relazione agli oneri di gestione, salva facoltà di recesso. Sono a carico dell’associazione/società le incombenze di vigilanza e di pulizia della palestra. L’associazione/società si impegna a comunicare gli orari e le persone addette alla pulizia, prima dell'avvio dell'attività. 4) L’associazione/società si impegna a rispettare il calendario delle giornate concordate per l'utilizzo e a comunicare preventivamente eventuali modifiche. 5) L’associazione/società si impegna: a) a sollevare il Comune e l'Istituto da ogni responsabilità per danni a persone o cose che avessero a determinarsi in dipendenza dell'utilizzo dei locali di cui si tratta; a tal proposito si impegna a stipulare apposito contratto assicurativo con primaria Azienda di Assicurazione per R.C. con un massimale di €....................(………………………………............); b) a risarcire il Comune di qualunque danno a beni mobili, immobili ed impianti di proprietà di I tali Ente, che venisse causato in maniera inequivocabile in seguito all'utilizzo dei locali da parte dell’associazione/società e parimenti di risarcire l'Istituto dei danni a beni ed attrezzature dell'Istituto verificatesi in maniera inequivocabile in dipendenza dell'utilizzazione da parte dell’associazione/società. 6) L’associazione/società si impegna ad individuare una persona con il compito di verificare il regolare ! utilizzo della palestra ed a comunicarne il nominativo all'Istituto. 7) L'istituto si impegna ad effettuare giornalmente, al termine delle lezioni tenute dall’associazione/ società, un'accurata verifica dell'integrità dei locali, degli arredi e delle attrezzature utilizzati ed a contestare immediatamente all’associazione/società eventuali danneggiamenti, segnalandoli nel contempo alla Provincia. E' in facoltà dell’associazione/società fare altrettanto prima dell'inizio delle lezioni, facendone segnalazione verbale immediata al personale dell'Istituto e comunicazione scritta, entro le successive 48 ore, al Comune e all'Istituto. 8) II Comune e l'Istituto, nell'ambito delle rispettive competenze, curano gli adempimenti previsti a loro carico dalle disposizioni di cui al D.P.R. n° 626/94 in materia di sicurezza del ; lavoro e da tutte le altre norme in materia di sicurezza in genere. Si allega copia del documento rischio della palestra che l’associazione/società si impegna a rispettare. 9) II presente accordo avrà durata triennale a far tempo dall'anno scolastico......................................salvo disdetta motivata da comunicare alle altre parti con almeno tre mesi di anticipo. 10) E' assolutamente vietato lasciare nei locali scolastici, attrezzature e materiale vario necessario allo svolgimento delle attività. 1 l) Si precisa che il cortile all'interno dell'edificio non viene concesso in uso alla società, pertanto ogni qualvolta si svolgono incontri pomeridiani della scuola non è consentito il parcheggio. 12) II presente atto è esente da bollo ai sensi del D.P.R. 26.10.72 N°6.42. Le spese di registrazione sono a carico della Società. Data e firme. Il dirigente dell’istituto ………………………………….. Il presidente dell’associazione ………………………………….

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REGOLAMENTO PER LA GESTIONE ED IL FUNZIONAMENTO DEL CENTRO SPORTIVO COMUNALE

Art. 1) II Centro Sportivo di proprietà del Comune di …………………………, situato nella zona sportiva di via …………………………………., è composto dalle seguenti sezioni: - Sezione Palestre - Sezione Pista e Pedana di atletica Leggera -- Sezione campi di calcio Alla gestione ed al funzionamento del centro Sportivo, come all'organizzazione ed allo svolgimento delle attività ad esso connesse, il Comune provvede secondo le norme del presente Regolamento, stanziando all'uopo, annualmente speciali fondi nel bilancio ordinario a seconda delle necessità. Art. 2) L'Amministrazione Comunale, assistita dalla eventuale Commissione comunale competente, presiede nell'ambito delle norme del presente Regolamento, alla conservazione ed al funzionamento del Centro sportivo, nonché alla vigilanza delle attività inerenti, affidando le incombenze agli Uffici comunali competenti in materia. L'Ufficio Tecnico comunale provvede entro le direttive emanate dalla Giunta Municipale, al coordinamento delle attività e dei servizi specifici. Art. 3) La determinazione degli orari d'uso compete alla Giunta Municipale. Art. 4) II Centro Sportivo è a disposizione delle attività sportive svolte nell'ambito dell'organizzazione del CONI, delle Federazioni Sportive Nazionali e dei Gruppi sportivi locali interessati, con il solo onere del concorso nelle spese di gestione. Possono farne richiesta d'uso, gli Enti, le associazioni e le Società Sportive dilettantistiche e i cittadini privati residenti nel Comune. La richiesta dovrà essere presentata all'Amministrazione Comunale con un anticipo di giorni 30 per le attività continuative e giorni 10 per le attività saltuarie. Art. 5) A titolo di corrispettivo per le spese di gestione, il Comune provvede a richiedere al pubblico, alle associazioni, alle società, agli enti e ai gruppi utenti, sia per allenamenti che per manifestazioni, i canoni di concessione di cui ai tariffari deliberati annualmente. Il mancato pagamento delle tariffe stabilite comporta l'esclusione dell'insolvente da ogni ulteriore concessione e le normali azioni del Comune per il recupero del credito. E' fatto divieto ai beneficiari, di subaffittare le strutture loro concesse. Art. 6) La concessione dei servizi Bar, pubblicità, guardaroba, affitto cuscini ed altri servizi non

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espressamente indicati nel presente regolamento, deve formare oggetto di apposito separato Regolamento Art. 7) E' vietato l'ingresso al Centro sportivo, a tutti i cittadini che non siano stati espressamente autorizzati. Art. 8) I disabili in carrozzella possono accedere all'interno delle strutture sportive fornite di apposito permesso durante le manifestazioni sportive. Art. 9) Solo durante gli allenamenti è consentita l'introduzione delle biciclette che saranno depositate negli spazi appositamente destinati. Art. 10) Eventuali allacciamenti telefonici potranno essere eseguiti a cura e spese del Comune, dietro motivata richiesta dell’associazione/ società. Le spese d'uso e di gestione dell'utenza saranno a totale carico dell’associazione/ Società. Art. 11) Al termine della concessione il Presidente dell’associazione/ Società o il beneficiario dovrà restituire all'Ufficio Tecnico le chiavi in suo possesso. Art. 12) E' vietato l'ingresso al Centro sportivo a tutti i mezzi non espressamente autorizzati.

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DOMANDA DI AUTORIZZAZIONE DI TRASFERIMENTO DEL CIRCOLO

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3. L’AMMINISTRAZIONE DEI CIRCOLI E DELLE ASSOCIAZIONI SPORTIVE . 3.1 Libri sociali. Nei capitoli seguenti verranno esaminati i problemi relativi a tasse, tributi, ecc., e gli adempimenti a cui sono tenuti le associazioni e i circoli. Parleremo anche della tenuta obbligatoria di registri, libri contabili, ecc. Per libri obbligatori si intendono libri inerenti all’attività di circoli ed associazioni sportive che vengono considerate commerciali (gestione di mense, sponsorizzazione, ecc.). La normativa attuale, in effetti, non prevede per le attività istituzionali l’obbligo della tenuta dei libri contabili o particolari norme per la loro compilazione (ris. min. n° 11/189 del 22/4/85: “Per quanto concerne, invece, i proventi derivanti dall’attività istituzionale e quindi di natura non commerciale non sussiste, secondo la vigente normativa fiscale, l’obbligo delle scritture contabili richiamate dall’art. 20 del DPR n° 600/73”), e conseguentemente di indicare a chicchessia il luogo ove vengono conservati, limitandosi invece a prevedere l’obbligo di una contabilità ed un rendiconto separati da quello istituzionale oltre che per le attività commerciali, anche per le attività in cui vi è contributo pubblico e per le attività di raccolte pubbliche. Questi soggetti, quindi, dovranno tenere da una parte i libri e le scritture ove annotare i fatti istituzionali (incasso quote associative, liberalità, ecc.) e, dall’altra le scritture obbligatorie. Il rendiconto per le attività in cui vi è un contributo pubblico e quello di raccolte pubbliche, deve essere fatto entro quattro mesi dalla chiusura dell’esercizio e deve essere accompagnato da una relazione illustrativa in modo che risultino chiare e trasparenti entrate e spese per ciascun’attività. Non avere l’obbligo della tenuta dei libri contabili ufficiali non vuole significare affatto che il gruppo dirigente dell’associazione sportiva sia dispensato dal tenere quei libri sociali che permettono all’associazione di vivere una corretta vita democratica ed un efficace funzionamento amministrativocontabile. Se i libri contabili, vidimati e non dagli uffici competenti, sono necessari per non incorrere in sanzioni pecuniarie e penali, i libri interni (raccolta dei verbali delle assemblee dei soci, raccolta dei verbali del Consiglio di Presidenza e del Collegio dei Sindaci, prima nota cassa, libro di carico e scarico, giornale mastro, ecc.) vanno tenuti in ossequio a quei principi di rettitudine e di chiarezza che debbono esercitare coloro che amministrano i beni comuni. Ipotizzando un’associazione sportiva o un circolo medio-grande (per le associazioni sportive minori il ragionamento è certamente più semplice), diamo di seguito alcune indicazioni generali, consapevoli della loro inadeguatezza, rimandando alla volontà delle associazioni sportive l’organizzazione di attività formative specifiche per venire incontro all’esigenza di una conoscenza, seppure limitata, che i dirigenti debbono avere in materia di politica amministrativa. 3.2 Indirizzi di organizzazione contabile. La contabilità che i circoli e le associazioni sportive devono tenere è rivolta a: • Mettere in evidenza mediante classificazioni e registrazioni, le variazioni che si verificano negli elementi patrimoniali per effetto della gestione; • Rendere possibile il controllo dell’operato dei consegnatari, di seguire il movimento del denaro o delle merci e di quello dei debiti e dei crediti; • Fornire tempestivamente e periodicamente agli amministratori ogni elemento atto a stabilire lo stato della situazione economica e patrimoniale; • Fornire i dati per la compilazione dei bilanci di fine anno, con particolare riferimento a quelle attività considerate commerciali. Per tali attività la contabilità deve essere separata da quella delle attività non commerciali.

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3.3 Regolarità delle scritture contabili. La regolarità delle scritture contabili è indice della serietà e dell’efficienza organizzativa dell’associazione. La contabilità irregolare – o non esatta – è invece, indice della scarsa funzionalità dell’associazione, limita il controllo degli organismi sociali, desta sospetti, favorisce irregolarità di varie specie, turba la fiducia del corpo sociale e falsa la realtà. Per un proficuo e ordinato svolgimento delle attività dell’associazione sportiva e del circolo, spesso suddivisa in sezioni o gruppi di interesse, ciascuno di questi dovrebbe avere una propria contabilità e proprie scritture contabili e, secondo noi, dovrebbe procedere alla compilazione di un vero e proprio bilancio, sia preventivo che consuntivo, da allegare al rendiconto economico e finanziario ( o bilancio se cosi prevede lo statuto) complessivo dell’associazione. 3.4 Entrate. Le entrate delle associazioni sono costituite principalmente dalle quote associative determinate dal Consigli direttivo o dalla assemblea, dai proventi derivanti dalle attività organizzate dall’associazione, ma anche da contributi di enti pubblici e privati ed associazioni, da liberalità, lasciti e donazioni, e, non raramente da rapporti di sponsorizzazione e pubblicità. Come appena detto, per le entrate dell’associazione che non hanno riflessi fiscali non esistono particolari normative su come devono essere tenute; è tuttavia necessario distinguere le une dalle altre e comportarsi a seconda della loro natura. Per le entrate da attività fiscalmente rilevabili si rimanda al capitolo quarto del presente lavoro. Un discorso particolare va fatto per alcuni tipi di erogazioni liberali in quanto prevedono la possibilità per il donatore di detrarsele, e in qualche caso dedursele, dal proprio reddito. Tali erogazione sono: • erogazioni liberali effettuate da persone fisiche Le erogazioni liberali in denaro effettuate da persone fisiche in favore delle associazioni di promozione sociale e delle associazioni e società sportive dilettantistiche danno diritto ad una detrazione dall'lrpef del 19 per cento. Tale detrazione, che va fatta valere in sede di presentazione della dichiarazione dei rèdditi (modello 730,
modello UNICO), va calcolata su un importo complessivo non superiore a 2065 euro per le associazioni di promozione sociale ed a euro 1.500 per le associazioni (a meno che non abbiano assunto la qualifica di associazioni di promozione sociale) e le società sportive dilettantistiche. Nel caso in cui l'associazione abbia assunto la qualifica di ONLUS (Organizzazione Non Lucrativa di Utilità Sociale): « si possono dedurre le liberalità in denaro o in natura erogate nel limite del 10 per cento del reddito dichiarato e comunque nella misura massima di 70.000 euro annui. Tale importo va calcolato per ogni periodo d'imposta

Anche gli amministratori delle associazioni debbono saper, e renderlo noto agli erogatori, che qualunque sia la somma erogata, per fruire dell'agevolazione il versamento deve essere eseguito tramite banca, posta, carte di credito, bancomat, carte prepagate, assegni bancari e circolari non trasferibili intestati all'associazione destinataria. Come per altra documentazione comprovante l'effettuazione delle erogazioni liberali anche questa non va allegata alla dichiarazione dei redditi, ma conservata dal contribuente ed esibita, se richiesta, agli uffici competenti dell'Agenzia delle Entrate. Le associazioni suddette possono noltre essere destinatarie del 5 per mille dell'IRPEF dovuta. che i contribuenti decidono, in sede di presentazione della dichiarazione dei redditi, di destinare a loro. • Erogazioni liberali effettuate da società ed enti. Le medesime erogazioni previste per le persone fisiche possono essere concesse da enti e società ed alle medesime condizioni fiscali (detrazione del 19%), e di modalità di versamento. Le società e gli enti possono peraltro usufruire della possibilità di dedursi erogazioni (fino a 200.000,00 euro) per spese di sponsorizzazione di associazioni e società sportive dilettantistiche. La somma corrisposta è infatti considerata, per chi la eroga, una spesa di pubblicità e, come tale, deducibile nello stesso periodo d'imposta in cui è stata sostenuta o in quote costanti nell'esercizio di sostenimento della spesa e nei quattro successivi (vedi capitolo fiscale). 86

Infine, a partire dal 2007, per promuovere lo sport tra i bambini e i giovani dai 5 ai 18 anni, è stata introdotta una detrazione d'imposta del 19 per cento, calcolabile su un importo massimo di 210 euro, delle spese sostenute per l'iscrizione annuale e l'abbonamento ad associazioni sportive, palestre, piscine ed altre strutture ed impianti sportivi destinati alla pratica sportiva dilettantistica. 3.5 Spese. Per un retto andamento amministrativo del circolo e/o dell’associazione sportiva occorre disciplinare in un primo luogo il meccanismo degli acquisti e delle spese. Ogni spesa deve passare attraverso tre fasi: impegno – accertamento – pagamento. L’impegno deve essere preso legittimamente da chi ne ha la facoltà e con la procedura stabilita dallo Statuto o dai regolamenti interni: tali impegni devono essere presi solo entro i limiti deliberati a norma statutaria e regolamentare. L’accertamento della spesa consiste nella verifica che il prodotto o il servizio acquistato corrisponda per qualità e quantità a quello commissionato e che la fatturazione sia avvenuta secondo i patti convenuti (prezzo – data di pagamento – tempo e luogo di consegna – esattezza dei conteggi – ecc.). Il pagamento deve essere ugualmente autorizzato, dopo i suddetti controlli, da chi ne ha i poteri. Per rendere più facile l’operazione è opportuno che: 1. Il soggetto che ordina la merce non sia chi la riceve in consegna; 2. Colui che tiene la contabilità non faccia mai, neppure provvisoriamente, né da cassiere, né da provveditore; 3. I pagamenti siano effettuati esclusivamente dal cassiere, dietro un mandato di chi tiene la contabilità. La Legge 342/00 introduce la necessità di una documentazione di tipo bancario o postale per le operazioni inerenti all’attività istituzionale svolta dalle associazioni sportive per i proventi dalle stesse percepiti o somme corrisposte a qualsiasi titolo, per importi superiori a € 516,47. I circoli e le altre forme associative di base non sono tenute ad osservare le suddette prescrizioni. 3.6 Inventario. L’inventario viene redatto all’inizio dell’attività dell’associazione e successivamente ogni anno. Esso deve contenere l’indicazione del valore di attività e/o passività , l’elencazione puntuale dei beni posseduti, il loro valore iniziale e quello al momento della chiusura di ciascun bilancio annuale (o rendiconto economico/finanziario che sia). L’inventario si chiude con il rendiconto economico e finanziario o con il bilancio d’esercizio in questo caso composto dal conto economico e dallo stato patrimoniale (che dimostra l’impegno del capitale sociale conseguito e/o le perdite subite). Come abbiamo già visto il rendiconto, o bilancio, va redatto e presentato all’assemblea ogni anno entro la data fissata dallo Statuto. La valutazione dell’attività e della passività rappresenta un’operazione delicata e importante; infatti, mutando il criterio di valutazione (ossia cambiando i valori dell’inventario, un bilancio attivo può divenire passivo e viceversa). Il bilancio è un prospetto –bilanciante- dove si riassumono in poche voci tutte le attività e le passività inventariate e dove l’importo delle attività corrisponde esattamente (bilancio) a quello delle passività. 3.7 Bilancio preventivo. Il preventivo di esercizio consente di determinare anticipatamente il costo di uno o di vari servizi o attività, e di rendersi conto dei termini tecnico-economici entro i quali potranno effettuarsi. Esso consente inoltre il controllo dei costi e l’accantonamento tempestivo delle spese da liquidare, cioè quelle spese che maturano nel tempo ma che si manifesteranno in oneri reali soltanto periodicamente e occasionalmente, anche a distanza di anni (ad esempio deperimenti che esigono riparazioni, ammortamenti, indennità di fine rapporto di lavoro, ecc.). 87

3.8 Bilancio consuntivo ( o più propriamente rendiconto economico e finanziario). Il bilancio consuntivo, che statutariamente può riferirsi sia all’anno solare che all’anno sociale, è un documento che il consiglio direttivo e il collegio sindacale (ove esista) presentano all’assemblea per fornire ai soci i fatti amministrativi e il risultato della gestione dell’associazione. Dal bilancio si può anche rilevare se c’è equilibrio finanziario fra gli elementi patrimoniali e trarre quei dati statistici che siano di indicazione e guida per l’avvenire. Il Bilancio consuntivo – anche se riferito alle sole attività istituzionali – e la documentazione ad esso inerente, deve essere conservato per dieci anni. 3.9 Compilazione del bilancio. Il bilancio consuntivo si compone di due prospetti e di una relazione, e precisamente: 1. Situazione patrimoniale, che indica tutte le attività e le passività che formano lo stato patrimoniale al giorno indicato (chiusura di esercizio che in genere è il 31 dicembre di ogni anno), la cui differenza aritmetica è rappresentata, tolto il capitale o le riserve, dall’utile o dalla perdita dell’esercizio; 2. Conto profitti e perdite (o costi e ricavi), che indica come la gestione si è svolta durante l’esercizio. Esso rappresenta la vita economica dell’associazione sportiva e/o del circolo e indica come si è giunti all’utile o alla perdita risultante dalla situazione patrimoniale; 3. Relazione del consiglio direttivo con la quale si illustra in maniera critica e reale il bilancio. Per quanto riguarda la relazione occorre tenere presente che le cifre del bilancio e quelle relative ai risultati economici raggiunti, non sempre sono così significative e chiare da illustrare anche ai non esperti la reale consistenza patrimoniale dell’associazione sportiva e come si è svolto l’andamento della gestione. Pertanto, affinché l’interpretazione del bilancio sia alla portata di tutti, occorre che nella relazione si spieghino le cifre impostate all’attivo o al passivo, soffermandosi in particolar modo sulle differenze esistenti rispetto alla situazione patrimoniale del precedente esercizio. Inoltre la relazione deve spiegare in maniera chiara e comprensibile l’andamento della gestione in tutti quegli aspetti che possono mettere in luce i fatti salienti verificatisi durante la gestione stessa, i provvedimenti presi in conseguenza di tali fatti e i risultati raggiunti con tali provvedimenti. Deve essere ben chiaro che tali risultati – per un’associazione – non si devono limitare solo a quelli di carattere economico, ma estendersi ed investire la funzione sociale che sta alla base del circolo, della stessa associazione sportiva e cioè alla qualità e alla quantità delle iniziative prese o servizi effettuati per il soddisfacimento delle esigenze scaturite dal corpo sociale. 3.10 Controllo delle scritture contabili. Un sistema di controllo, effettuato in adempimento ad un preciso dovere sociale e morale, non può e non deve offendere alcuno. Si nota spesso la mancanza, in alcune associazioni, di un sistematico controllo e si giustifica ciò con il fatto che in una organizzazione di questo tipo tale misura non solo non è necessaria ma può offendere la sensibilità di chi la deve subire. Il controllo, viceversa, deve essere considerato da ognuno (dirigenti, associati, personale dipendente, ecc.) come uno strumento necessario che, mentre dal punto di vista materiale evita errori, abusi e reati, dal punto di vista morale costringe a perseguire quanto può infondere maggiore fiducia nei soci. La direzione ed il controllo dell’andamento organizzativo, amministrativo e contabile spettano al Consiglio di presidenza ed al Collegio dei sindaci revisori. Però, per lo spirito democratico che informa l’azione sociale del circolo e dell’associazione sportiva, occorre sollecitare costantemente la collaborazione dell’intero corpo sociale per dare in maniera democratica un valido aiuto all’opera che i due organismi svolgono in questo senso. 3.11 Consegne a chi subentra. Prima di entrare nel merito degli aspetti fiscali e tributari che riguardano i circoli, le associazioni sportive e le società, vogliamo sottolineare anche in questa sede 88

la necessità di effettuare un verbale di consegna, qualora vi siano dei cambiamenti nella direzione dell’associazione sportiva e/o del circolo. Il verbale deve contenere le situazioni pendenti (sia di natura politica che economica) e mettere in condizione colui che subentra nell’incarico (o il nuovo gruppo direttivo) di valutare immediatamente e con esattezza la situazione dei debiti e dei crediti dell’associazione, quando debbono essere saldati o riscossi, le obbligazioni che sono state assunte, nei confronti di chi e perché. Ovviamente il suddetto verbale serve anche a sollevare da responsabilità coloro che lasciano l’incarico che hanno prova di aver consegnato a chi di dovere la documentazione, in qualche caso obbligatoria per legge, dovuta.

89

RICEVUTA PER ACQUISTO TESSERE DA PARTE DI UN CIRCOLO

Associazione “…………………… ………………...............................” Sede provinciale Via .................................................... C.F................................................. Spett.le. Associazione/società sportiva/Circolo ………………………………………………… ………………………………………………… Si riceve la somma di € …………. ( …………………………….) a saldo di n° ………………tessere anno ………….dell’associazione ………………………. Il sottoscritto dichiara che è esonerato dall’obbligo di fatturazione in quanto il predetto corrispettivo non è soggetto ad IVA in base all’art. 4, quarto comma del DPR 633/72 né all’IRES in base all’art. 148 commi 1 e 3 del TUIR in quanto riferito al rilascio di tessere associative. ………………….li…………………………. _____________________________ Firma leggibile

Gli enti di promozione sportiva, le Federazioni riconosciute dal Coni (non quindi le associazioni e società di base) sono esenti dall’imposta di bollo per gli atti, documenti, istanze, contratti, copie (ANCHE SE DICHIARATE CONFORMI ), ESTRATTI, CERTIFICAZIONI, DICHIARAZIONI ED ATTESTAZIONI ai sensi dell’art. 90 comma 6 della legge 289/2002.

90

DICHIARAZIONE PER CONTRIBUTI VOLONTARI DA SOCI E/O DA PRIVATI

Associazione sportiva/Circolo “………………...............................” Via .................................................... C.F................................................. Spett.le. ……………………………………….. ………………………………………………… …………………………………………………

Il sottoscritto …………………………………………., nato a………………………… …….e residente in………………………………………, in qualità di Presidente pro-tempore dell'Associazione sportiva/circolo “...........................................................” C.F…...........................sito in …………………………………. Dichiara che Il socio (o l’Ente) ........................................................ nato a............................................il .......................e residente a……………………………………………………………….CF…….………………. versa a titolo di "CONTRIBUTO VOLONTARIO" la somma di €. .....................(€................................................) per il conseguimento degli scopi sociali dell’associazione. L’operazione è fuori campo di applicazione dell’IVA per assenza del presupposto oggettivo, in quanto non costituente il corrispettivo di una specifica prestazione di servizi o di una cessione di beni (Risoluz. Minister. 4/12/73 n. 504943).

……………..li……………………. Il Presidente ....................................................

Marca da bollo da € 1,81 per importi uguali o superiori a € 77,47. 91

RICEVUTA DA SOCI E DA PRIVATI PER VERSAMENTI LIBERALI

Associazione sportiva/Circolo “………………...............................” Via .................................................... C.F................................................. Spett.le. …………………………………… ……………………………………………… ………………………………………………… Il sottoscritto …………………………………………., nato a………………………… …….e residente in………………………………………, in qualità di Presidente pro-tempore dell'Associazione sportiva/circolo “...........................................................” C.F…...........................sito in …………………………………. Dichiara che Il socio (o l’Ente) ........................................................ nato a............................................il .......................e residente a………………………………………………….CF…….………………. versa a questa associazione la somma di €………… diconsi………………………………..) a titolo di liberalità. Operazione fuori del campo di applicazione dell’IVA per assenza del presupposto oggettivo in quanto non costituente il corrispettivo di una specifica prestazione di servizi o cessione di beni (Risoluzione Ministeriale 4/12/73 n°504943). ………………….li…………….. Il Presidente ………..…………………….

NB: Ia presente ricevuta può essere utilizzata per la detrazione del 19%, ai fini delle imposte dirette, su un importo massimo di 1500 euro concesso a titolo di liberalità ad associazioni sportive (art. 13bis, comma 1, lettera i-ter del TUIR) da persone fisiche, elevato a € 2065 per le associazioni di promozione sociale, a condizione che il versamento sia effettuato tramite modalità “rintracciabili” e cioè a mezzo accredito bancario, bollettino postale ecc.

92

RICEVUTA PER VERSAMENTI PER ATTIVITA’ OCCASIONALI

Associazione sportiva/Circolo “………………...............................” Via .................................................... C.F.................................................. Spett.le…………………………………….. ………………………………………………… ………………………………………………… C.F…………………………………..

Il sottoscritto …………………………………………., nato…………………..il……………..e residente a ………………..via………………………….,in qualità di Presidente pro-tempore dell'Associazione sportiva/circolo “........................................................”.C.F. ........................ Dichiara di aver ricevuto dalla ditta .......................................la somma di €.................(....................................) .per...........................................................……………………………………………………………….

Il sottoscritto dichiara di essere esonerato dagli obblighi di fatturazione in quanto l’operazione è fuori campo di applicazione dell’IVA (artt, 1.2.4 del DPR 633/72) per assenza del presupposto oggettivo, in quanto trattasi di attività puramente occasionale (Risoluzione Ministeriale 4/3/1985 e cassazione sezione 1 in data 12./3/ 1996 n° 2021): ……………..li………………….. Il Presidente ....................................................

93

RICEVUTA PER SPESE SOSTENUTE PER ATTIVITA’ MOTORIA PER RAGAZZI

Associazione sportiva/Circolo “………………...............................” Via .................................................... C.F................................................. Egregio Sig. …………………………………… ………………………………………………… ………………………………………………… Il sottoscritto …………………………………………., nato a………………………… …….e residente in………………………………………, in qualità di Presidente pro-tempore dell'Associazione sportiva/circolo “...........................................................” C.F…...........................sito in ………………………………..via………………………………………….. n°…….operante nella disciplina ……………………….. Dichiara che Il socio sig. ........................................................ nato a............................................il .......................e residente a…………………………via………………………n°…..CF…….………………. versa a mezzo assegno non trasferibile* n° …………..della banca ……………….intestato alla associazione (o società sportiva) “ ………………………………….” a titolo di quota di partecipazione del proprio figlio/a …………………… nato/a a ………………il ……… ad attività motoria dei ragazzi da 5 a 18 anni, la somma di €……………… (diconsi……………………………..) come previsto dall’articolo 15, comma 1, del DPR 22/12/1986 n° 917 (TUIR) Operazione fuori del campo di applicazione dell’IVA per assenza del presupposto oggettivo in quanto non costituente il corrispettivo di una specifica prestazione di servizi o cessione di beni a proprio socio (Risoluzione Ministeriale 4/12/73 n° 504943). ………………….li…………….. Il Presidente ………..…………………….

NB: Ia presente ricevuta può essere utilizzata per la detrazione del 19%, ai fini delle imposte dirette, su un importo massimo di 210 euro annui versato ad associazione sportiva per attività motoria dei minori. Attenzione la norma è operante dal 1° gennaio 2007 .*O altra modalità “tracciabile” (accredito postale o bancario, ecc

94

DICHIARAZIONE PER L’ESENZIONE DELLA RITENUTA IN OCCASIONE DI CONTRIBUTI PUBBLICI

Associazione sportiva/Circolo “………………...............................” Via .................................................... C.F.....................................................

Alla Spett.le Amministrazione ……………..…………………. …………………..…………….

Si riceve la somma di €. ................................. (.........................................................). come pattuito con la convenzione stipulata in data ............................... per l’organizzazione della attività .........................................................................................................svolta…………………………….. ................................................................................. si dichiara che il predetto corrispettivo non è soggetto all’IVA in base all’art. 4 del D.P.R. 633/72 né alla ritenuta alla fonte del 4% (IRES) in base all’art. 28 del D.P.R. 29/9/73 n. 600 ed alla Risoluzione Ministeriale della Direzione Generale delle Imposte Dirette n. 11/027 del gennaio 1988 in quanto l’associazione ricevente non è gestita in forma di impresa ed in quanto relativo ad attività istituzionali.

Data………………………………………..

Il Presidente . .........................................

95

ESEMPIO DI TENUTA DELLA CONTABILITA’
PRIMA NOTA CASSA

Foglio n°……….. cassa banca
uscite entrate uscite

riferim. data

descrizione

imponibile

IVA

entrate

riporto
1 2 3 4 5 6 7 8 9 10 11 12 13 14 15 16 17 18 19 20 21 22 23 24 25 02/01/2008 03/01/2008 05/01/2008 07/11/2008 07/01/2008 07/01/2008 07/01/2008 08/01/2008 10/01/2008 10/01/2008 11/01/2008 prestito da soci (4.000 in cassa 2.000 in banca) registrazione statuto acquisto libri sociali contratto telecom contratto acea (acqua) materiale pulizia cancelleria affitto gennaio • febbraio (assegno n. condominio gennaio - febbraio riscaldamento sede I rata n. 16 quote associative ) 750,00 150,00 40,00 60,00 175,00 630,00 110,00 100,00 83,30 28,00 180,00 520,00 500,00 27,00 62,00 160,00 900,00 ) 100,00 180,00 4.000,00 150,66 16,50 160,00 130,00 35,00 17,00 520,00 2.000,00

20/01/2008 acquisto computer (assegno n. 22/01/2008 cancelleria

23/01/2008 n. 6 quote associative 24/01/2008 26/01/2008 29/01/2006 30/01/2008 01/02/2008 04/02/2008 n. 21 tessere (acquisto) n. 21 quote per corso... .....
:

esta inizio corso

n. 10 quote associative n. 10 tessere rimborso spese Sig. ......

27/02/2008 riscaldamento sede II rata 28/02/2006 affitto marzo - aprile (assegno n. ) 28/02/2008 restituzione prima rata prestito rif. 1 10/03/2008 19/03/2008 spese postali pagamento bolletta Acea

96

totali foglio 1

4.320,00

2.624,46 2.000,00

1.940,00

schede
scheda riscaldamento data riferimento operazione riscaldamento sede prima rata riscaldamento sede seconda rata entrate uscite € 180,00 € 180,00

10/01/2008 10 27/02/2008 21

totale

€ 360,00

scheda tesseramento data riferimento operazione n. 16 quote associative n. 6 quote associative n. 21 tessere n. 10 quote asociative n. 10 tessere € 100,00 € 83,30 entate € 160,00 € 60,00 € 175,00 uscite

11/01/2008 11 23/01/2008 14 24/01/2006 15 30/01/2006 18
01/02/2008

19

totale 97

€ 320,00

€ 258,30

Rendiconto Economico e Finanziario
1 gennaio – 31 dicembre 200___
(Piano dei conti, Bilancio preventivo, Rendiconto) ENTRATE
Voci del rendiconto Avanzo di gestione anni precedenti

Consuntivo

Preventivo

Differenza

I. Ordinarie

1 Quota associativa annuale Soci

2 Interessi C/C bancario

3 Gestione Bar sociale

4 Gestione Spaccio Sociale

5 Gestione sala giochi

6 Gestione Attività ricreative

7 Diverse

Totale

II. Straordinarie da Contributi

1 Versamenti dei soci

2 Da sede provinciale Associazione

3 Da sede regionale Associazione

98

4 Da sede nazionale Associazione 5 Da Enti locali

6 Da Privati

Totale

III. Straordinarie da Attività

1 Quote di iscrizione a Corsi Formazione

2 Quote di iscrizione ad Attività Sportive

3 Quote di iscrizione ad Attività Culturali 4 Gestione diretta attività Commerciali

5 Abbinamenti commerciali

6 Pubblicazioni

7 Diverse

Totale

IV. Entrate per partite di giro

1 Prenotazione gite, manifestazioni o attività diverse 2 Incassi per conto terzi

pranzi,

3 Cauzione

4 Varie

99

Totale

V. Tesseramento successivo

di

competenza

anno

Totale Generale ENTRATE

Disavanzo di gestione

Totale a pareggio

100

USCITE
Voci del rendiconto

Consuntivo

Preventivo

Differenza

Disavanzo di gestione anni precedenti

I. Tesseramento

1 Affiliazione Circolo

2 Tesseramento Soci

3 Licenze Varie (da ……………)

Totale

II. Attività Istituzionali

1 Riunioni di Presidenza

2 Riunioni Tecnici

3 Riunioni Associative

4 Assemblee - Congressi

Totale III. Ammortamento Attrezzature e Impianti

1 Attrezzature Sociali

2 Attrezzature Sportive

3 Impianti sede sociale

101

4 Attrezzature d'ufficio 5 Manutenzione sede sociale

6 Manutenzione attrezzature

7 Automezzi

a) acquisto

b) gestione

c) manutenzione

8 Diverse

Totale

IV. Attività ordinaria

1 Rifornimenti bar sociale

2 Rifornimenti spaccio sociale

3 Organizzazione manifestazioni e gare

4 Premi e trofei

5 Tasse d'iscrizione 6 Affitto locali, campi, palestre

7 Spese trasferte

8 Spese per vitto e alloggio trasferte

9 Diverse

102

Totale

V. Attività straordinaria 1 Partecipazione a manifestazioni

2 Diverse

Totale

VI. Formazione

1 Corsi di aggiornamento

preparazione

ed

2 Corsi per operatori di servizi

3 Corsi per operatori sportivi

Totale

VII. Spese di gestione

1 affitto sede sociale

2 affitto attrezzature sede sociale

3 affitto impianti sede sociale

4 illuminazione

5 forza motrice e servizi (corrente elettrica, ecc.) 6 pulizie

7 postali telegrafiche

103

8 telefoniche

9 medico-sanitarie

10 compensi al personale

11 collaborazioni

12 assemblee e riunioni in sede

13 assemblee e riunioni fuori sede

14 assicurazione sede sociale

15 stampa manifesti e promo

16 diverse Totale

VIII. Spese per dirigenti 1 spese di rappresentanza

2 fondo spese presidenza

3 rimborsi 4 partecipazione a corsi di formazione

5 rimborsi spese, premi ed indennità

6 diverse

Totale

104

IX. Stampa 1 pubblicazione giornale

2 notiziari

3 collaborazioni

4 acquisto pubblicazioni

5 acquisto quotidiani

Totale

X. Imposte e tasse

1 Siae

2 IVA

3 IRPEG

4 IRAP

5 Licenze diverse (es. UTF)

6 Tasse Radio-Tv 7 Tasse affissione

8 Altre

Totale

105

XI USCITE per partite di giro

1 Gite, pranzi, manifestazioni diverse

2 Versamenti per conto terzi

3 Importi cauzionali

4 Diverse

Totale Totale Generale USCITE

Avanzo di gestione

Totale a pareggio

N.B. 1) Si consiglia di utilizzare lo schema proposto come "piano dei conti" per l'intero arco dell'anno; infatti la suddivisione delle voci per capitoli di spesa come sopra riportate può semplificare molto la stesura del rendiconto a fine anno.
2) E' logico che in occasione del Bilancio Preventivo ……… verrà compilata esclusivamente la colonna di destra, mentre in fase di Rendiconto economico e finanziario ……….. (da stilarsi fra gennaio e aprile del 200…) verrà completato con la colonna di sinistra.

106

Nota esplicativa voci del Rendiconto economico e finanziario Entrate e Uscite
Voci del rendiconto ENTRATE Avanzo di gestione anni precedenti I. Ordinarie 1 Quota associativa annuale Soci 2 Interessi C/C bancario 3 Gestione Bar sociale 4 Gestione Spaccio Sociale 5 Gestione sala giochi 6 Gestione Attività ricreative II. Straordinarie da Contributi e Liberalità 1 Versamenti dei soci 2 Da sede provinciale Associazione 3 Da sede regionale Associazione 4 Da sede nazionale Associazione 5 Da Enti locali 6 Da Privati III. Straordinarie da Attività 1 Quote di iscrizione a Corsi Formazione 2 Quote di iscrizione ad Attività Sportive 3 Quote di iscrizione ad Attività Culturali 4 Gestione diretta attività Commerciali 5 Abbinamenti commerciali 6 Pubblicazioni
Tutto ciò che è stato fatturato Sponsorizzazioni ecc. Comuni, pro-loco, ecc. Il costo della tessera a carico dei soci. Interessi derivanti da depositi bancari Tutti gli incassi della mescita Tutti gli incassi derivanti dallo spaccio Tutti gli incassi derivati dall'utilizzo dei giochi Manifestazioni in genere (feste di piazza, tombole, ecc.) Contributi non aventi natura commerciale erogati da soggetti vari L'utile di gestione risultante nell'anno precedente

107

IV. Entrate per partite di giro

Quote di partecipazione o incassi riscossi conto terzi

1 Prenotazione gite, pranzi, manifestazioni o attività es. cena sociale in cui ognuno paga la sua quota personale diverse 2 Incassi per conto terzi 3 Cauzioni V. Tesseramento di competenza anno successivo
Tessere acquistate nell'anno in corso valevoli per l'anno successivo es. tramite per i soci per Servizio fiscale

Voci del rendiconto USCITE Disavanzo di gestione anni precedenti I. Tesseramento 1 Affiliazione Circolo 2 Tesseramento Soci 3 Licenze Varie (da Endas ecc.) II. Attività Istituzionali 1 Riunioni di Presidenza 2 Riunioni Tecnici 3 Riunioni Associative 4 Assemblee - Congressi III. Ammortamento Attrezzature e Impianti 1 Attrezzature Sociali 2 Attrezzature Sportive 3 Impianti sede sociale 4 Attrezzature d'ufficio 5 Manutenzione sede sociale 6 Manutenzione attrezzature 7 Automezzi IV. Attività ordinaria 1 Rifornimenti bar sociale 2 Rifornimenti spaccio sociale 3 Organizzazione manifestazioni e gare 4 Premi e trofei Spese di rifornimento bar sociale Spese di rifornimento spaccio sociale La differenza del valore iniziale e finale dell'anno Affiliazioni (Endas.) e/o (Federazioni ecc.) Tutte le tessere ed i vari cartellini sportivi Aggregazione, somministrazione, ecc. Spese sostenute per l'organizzazione e la partecipazione a: La perdita dell'anno precedente

108

5 Tasse d'iscrizione 6 Affitto locali, campi, palestre 7 Spese trasferte 8 Spese per vitto e alloggio trasferte V. Attività straordinaria 1 Partecipazione a manifestazioni VI. Formazione 1 Corsi di preparazione ed aggiornamento 2 Corsi per operatori di servizi 3 Corsi per operatori sportivi VII. Spese di gestione 1 affitto sede sociale 2 affitto attrezzature sede sociale 3 affitto impianti sede sociale 4 illuminazione 5 forza motrice e servizi (corrente elettrica, ecc.) 6 pulizie 7 postali telegrafiche 8 telefoniche 9 medico-sanitarie 10 compensi al personale 11 collaborazioni 12 assemblee e riunioni in sede 13 assemblee e riunioni fuori sede 14 assicurazione sede sociale 15 stampa manifesti e promo VIII. Spese per dirigenti 1 spese di rappresentanza 2 fondo spese presidenza Netto corrisposto al dipendente + le varie imposte (Inps, inail) Netto corrisposto al collaboratore+Ritenuta d'acconto+Inps Organizzazione o partecipazione a:

109

3 rimborsi 4 partecipazione a corsi di formazione 5 rimborsi spese, premi ed indennità IX. Stampa 1 pubblicazione giornale 2 notiziari 3 collaborazioni 4 acquisto pubblicazioni 5 acquisto quotidiani X. Imposte e tasse 1 Siae 2 IVA 3 IRES 4 IRAP 5 Licenze diverse (es UTF) 6 Tasse Radio-Tv 7 Tasse affissione XI USCITE per partite di giro 1 Gite, pranzi, manifestazioni diverse 2 Versamenti per conto terzi 3 Importi cauzionali Costi per la stampa di libri e giornali fatti dal circolo

110

Rendiconto Economico e Finanziario
STATO PATRIMONIALE ATTIVITA' Impianti Mobili ed attrezzature Macchinari Cassa Banche Magazzino merci Crediti v/terzi Soci in conto Debiti v/terzi Ratei e Risconti Attivi Totale attività Perdita d'esercizio TOTALE GENERALE PASSIVITA' Fondo ammortamento Mobili e Attrezzature Fondo ammortamento Macchinari ed Impianti Fondo indennità Quiescenza Personale Fondo riserva Banche Ditte diverse per crediti v/Soci Debiti verso fornitori Debiti diversi Ratei e Risconti passivi Totale passività Utile d'esercizio TOTALE GENERALE

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Rendiconto Economico e Finanziario
Situazione Patrimonio Sociale Inventario beni e attrezzature Voce Banconi Frigoriferi Televisioni Radio Hi-Fi Sedie Tavoli Tovaglie Stoviglie Quantità Data acquisto Valore iniziale Valore al…….

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Rendiconto Economico e Finanziario
Situazione Patrimonio Sociale Magazzino merci

Voce

Quantità

Valore al…….

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BOZZA CONTRATTO DI SPONSORIZZAZIONE Tra i sottoscritti: a) sig...................................................................................... quale Presidente e legale rappresentante dell’associazione sportiva (o Circolo) “…………………………………...................................” con sede in .................................. ...via………………………………………………...……n°……….C.F. .................................................. b) sig ............................................................................... …quale ............................................... della Società ....................................................... (oppure: quale titolare della ditta ..................................) con sede in ...............................via……………………… n°…………C.F. ........................................ premesso * che l’associazione sportiva.................................... (oppure: il Circolo .......................................) svolge attività di ............................................... * che il Sig. ............................................... intende promuovere a fini pubblicitari la diffusione, la conoscenza e l'apprezzamento del nome della ditta ............................................... * che l’associazione sportiva ................................... (oppure: il Circolo .............................................) si è resa disponibile, dietro compenso, ad assecondare queste iniziative pubblicitarie dal ................................. * che il Sig................................................ riconosce alla associazione sportiva ............................ (oppure: al Circolo ..........................................) una particolare attitudine per il conseguimento degli scopi prefissi si conviene e si stipula quanto segue: 1) l’associazione sportiva ................................ (oppure: il Circolo ..........................................) per l'annata .......................................... e cioè da oggi sino al ......................................... si impegna a: (L'elencazione che segue è solo indicativa. Occorre elencare tutti e soltanto gli obblighi che effettivamente intendiamo assumere). a) far indossare in tutte le gare ufficiali agli atleti in campo ed alle riserve una maglia sulla quale compare la scritta ............................................... b) far indossare a tutti gli atleti, in ogni circostanza utile, una tuta recante l'iscrizione .................... c) dotare tutti gli atleti di una borsa per gli indumenti di gioco recante la dicitura ........................................ ed obbligando i medesimi ad usarla continuativamente. 114

d) porre sul campo di gioco, in occasione delle partite interne, un cartello con dimensioni ..........................uno striscione con dimensioni ................................ un mobile a centro campo di dimensioni ...............................................da collocare durante l'intervallo nonchè 30' prima dell'inizio delle gare qualora il campo sia libero; e) aggiungere il marchio .................. alla propria denominazione sociale che pertanto diviene ................... con conseguente aggiornamento di tutta la modulistica, tessere, carta intestata, targhe, ecc. f) organizzare nel periodo ....................... un torneo di .................................. denominato ......................... con l'indicazione che si tratta di torneo patrocinato da .................................

2) Il Sig. ...................................... a nome e per conto della ditta ..................................... si impegna a: (L'elencazione che segue è solo indicativa. Occorre elencare tutti e soltanto gli obblighi che effettivamente intendiamo assumere). a) fornire a proprie spese entro il ...................................n. ............ giochi di maglie suddivisi in n................................. giochi pesanti e n. ........................... giochi leggeri. Su questi indumenti dovrà apparire la scritta ............................................... secondo il logotipo già concordato tra le parti; le caratteristiche tecniche degli stessi dovranno essere preventivamente approvate dalla controparte. b) (idem per le tute); c) (idem per le borse); d) fornire a proprie spese entro il ....................... n. ............... palloni, n. ......................... paia di scarpe bullonate; n. ...............................................; e) fornire a proprie spese gli oggetti pubblicitari previsti al precedente punto 1 lett. d) impegnandosi altresì alla loro manutenzione e/o sostituzione in caso di deterioramento anche fortuito. f) fornire a proprie spese tutto il materiale indicato al precedente punto 1 lett. e) in quantità e qualità strettamente necessarie secondo un criterio di prudente apprezzamento che darà determinato dalla associazione sportiva .................................. (o da Circolo ...............................................). g) pagare a consuntivo, dietro presentazione di regolare documentazione, tutte le spese direttamente riferibili alla organizzazione e gestione del Torneo ......................................; h) pagare la quota di affiliazione a…………………………. dell’associazione sportiva ............................................... (ovvero: del Circolo ...............................................), le tasse di iscrizione alle manifestazioni cui partecipano nell'anno ...................... i soci della medesima (indicativamente n. ......................... squadre) nonchè il costo del tesseramento di tutti i soci. i) mettere a disposizione, completamente spesato, un autobus con minimo ................................ posti per tutte le trasferte della squadra ...................................... nell'anno ........................... L'impegno deve intendersi per tutte le gare ufficiali nonchè per un massimo di ................................... gare amichevoli e dovrà consentire la presenza sul campo ospite almeno ............................................. minuti prima dell'ora di inizio della gara. 3) Per tutte le forniture di beni e le prestazioni di servizi di cui al precedente punto 2) l’associazione 115

sportiva ............................ (oppure: il Circolo ....................................) per quanto di sua competenza, richiederà l'emissione di fattura intestata a ................................. con destinazione presso l’associazione sportiva ................................ (oppure: il Circolo .....................................). Per quanto concerne in particolare le spese di cui al punto 2 lett. h) l’associazione Sportiva (oppure: il Circolo) presenterà apposita nota di riepilogo con allegata copia delle ricevute rilasciate dal Comitato Prov. …………………………... 5) L’associazione sportiva ...................................(oppure: il Circolo ......................................) rilascia diritto di prelazione alla ditta ............................................... per il rinnovo della presente convenzione per l'annata ............................................... La ditta ................................. decadrà dal diritto qualora non stipuli il rinnovo entro il ........................ 5)Le parti si danno reciprocamente atto che il presente accordo non riveste carattere di esclusiva nel senso che l’associazione sportiva .......................... (oppure: il Circolo...................................) potrà stipulare altre convenzioni per aspetti della propria attività qui non previsti e che la ditta. ...................................potrà a sua volta stipulare altre convenzioni con altre associazioni, Società 6)sportive o Circoli purchè i termini di questi accordi non abbiano ad ingenerare confusione o concorrenza. 7)Qualsiasi controversia dovesse insorgere circa l'applicazione e l'interpretazione del presente contratto, le parti s'impegnano sin d'ora a designare un unico arbitro che deciderà inappellabilmente quale amichevole compositore in via di equità, arbitro da nominarsi, su richiesta della parte più diligente. ................... lì .......................... (firme) ......................................... .........................................

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VERBALE DI CONSEGNA (redatto in duplice copia) L’anno ............................., il giorno ............................., del mese di ............................., alle ore ............................. presso la Sede Sociale della Società Sportiva/Associazione si sono incontrati il Sig........................................................... Presidente uscente della Società Sportiva/Associazione ................................................................... ed il Sig.................................................... Presidente in carica, per procedere alle consegne del materiale di interesse della Società Sportiva/Associazione. Il Sig. ....................................................................................... consegna al Sig. ..........................................................n° ............................. Libri raccolta verbali delle Assemblee dei soci con verbali compilati fino alla data del ............................. (ultima assemblea dei soci); n° ............................. Libri raccolta verbali del Consiglio direttivo con verbali compilati fino alla data del............................. (ultima riunione del Consiglio direttivo uscente); n° ............................. Libri raccolta verbali del Collegio dei Sindaci compilati fino alla data del ............................. (ultima riunione del Collegio dei Sindaci uscenti); n° ......................... Libri dei Soci compilato fino alla data .............................; n°..............................Libretti dei conti correnti della banca .................................... contenente €.................................................. in contanti €. ..................................... n. ............................. Libri prima nota cassa n. ..................................... n. ............................. n....................................... Il Sig. .......................................................... consegna inoltre la denuncia IVA della Associazione/Società Sportiva riferita al ............................., la denuncia dei redditi riferita all’anno ….... ed un prospetto con il Bilancio di Cassa dal periodo 31/12 - ……….., alla data odierna. Il Sig. ..........................................................- fa presente che la situazione patrimoniale ha (o non ha) subito le seguenti variazioni dal 31/12 - ……….. e che la situazione debiti-crediti è la seguente: Debiti: 1) .............................€. ............................. per .............................-- nei confronti .............................. il cui impegno di pagamento è così concordato ................................................................................................................................... 2) ............................. €. ............................. per .............................-- nei confronti .............................. il cui impegno di pagamento è così concordato ................................................................................................................................... Crediti: 117

1) ............................. €. ............................. per .............................-- nei confronti .............................. il cui impegno di pagamento è così concordato .................................................................................................................................................................2) ............................. €. ............................. per .............................-- nei confronti .............................. il cui impegno di pagamento è così concordato ................................................................................................................................... 4) ............................. €. ............................. per .............................-- nei confronti .............................. il

cui impegno di pagamento è cosi’concordato......................................................................................... Il Sig. .......................................................................................fa inoltre presente che sono stati assunti dal Consiglio Direttivo uscente (vedi Verbali corrispondenti) i seguenti impegni: 1)….……………………………………………………………………………………………………… ……………………………………………………………………………………………………….2)… …………………………………………………………………………………………………………… ………………………………………………………………………………………………… 3).............................……………………………………………………………………………………… …………………………………………………………………………………………………… Il Sig. .......................................................... dichiara con la presente di non esservi altri impegni che quelli elencati. Data ............................. Visto e sottoscritto Firma …………………………… Presidente uscente Firma …………………………… Presidente entrante

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MODULO PER RIMBORSI SPESE A PIE’ DI LISTA
Lettera di incarico Incarichiamo il sig. ___________________________ nella sua qualità di _______________ ad effettuare trasferte e/o missioni per nostro conto secondo il programma predisposto dalla associazione e a tal fine, ove necessario lo autorizziamo ad usare il proprio automezzo per effettuare i percorsi necessari per i quali gli verrà riconosciuta una indennità _________ €/km. Data, timbro e firma dell’Ente _________________________

Nota delle spese sostenute per conto dell’Ente da: Cognome e Nome _______________________________________________________________________ Per recarsi da ___________________________ a _______________________________ per ____________________________________ il _________________________ Spese di viaggio e di trasferimento 1. Biglietto aereo/nave 2. Biglietto ferroviario 3. Prenotazione, supplemento rapido, cuccetta, ecc. 4. Auto propria km ______ x € ______ Percorso __________________________________ 5. Pedaggi autostradali 6. Taxi 7. Biglietto autolinee urbane, extraurbane 8. Altro (specificare) _____________________ TOTALE SPESE DI VIAGGIO E TRASFERIMENTO Spese di soggiorno 9. Pernottamenti n. _____ 10. Pasti n. _____ TOTALE SPESE DI SOGGIORNO TOTALE DA LIQUIDARSI € __________ € __________ € __________ € __________ € __________ € __________ € __________ € __________ € __________ € __________ € __________ € __________ € __________

Il sottoscritto dichiara che tutte le spese qui descritte sono derivati dall’incarico conferitogli. Allegati n. ______ documenti giustificativi di cui alle voci 1,2,3,4,5,6,7,8,9,10. In fede

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______________________ Data _______________

* Il presente modulo può essere compilato sia per ogni trasferta effettuata sia come riepilogo mensile delle trasferte del periodo di riferimento. In tale ultima ipotesi dovrà essere compilato il foglio allegato.

Marca da bollo da € 1,81 per importi maggiori di € 77,47. 4.CLASSIFICAZIONE AI FINI FISCALI DEI CIRCOLI E DELLE ASSOCIAZIONI SPORTIVE . 4.1 I circoli e le associazioni “enti non commerciali”. Non sussistono dubbi sul fatto che i circoli e le associazioni sportive, sia per la loro natura giuridica, sia per i fini statutari che perseguono, sia per l’attività effettivamente esercitata, vadano classificate fra i cosiddetti Enti non commerciali; tra gli enti cioè che non hanno per oggetto esclusivo o principale l’esercizio di un’attività commerciale e/o agricola (art. 73,comma 1, lettera c, del TUIR) per i quali il reddito complessivo è determinato dalla sommatoria dei redditi fondiari e/o di natura fondiaria se posseduti, di capitali o diversi ed infine, qualora l’associazione svolga una o più attività considerate dalla normativa vigente “commerciali”(art. 148, comma 4 del TUIR ed art. 4, comma 5, del DPR. 633/72), da redditi d’impresa, ciascuno determinato secondo le regole di ogni singola categoria o, in alcuni casi, se reddito d’impresa, anche secondo criteri forfetari. Se è corretto affermare che in linea di principio tali enti sono assoggettati alla disciplina generale degli enti non commerciali è altrettanto corretto specificare che, facendo parte della categoria degli “enti associativi”, sono destinatari di un particolare regime tributario agevolato, specialmente per le cessioni di beni e prestazioni di servizio rese all’interno dell’associazione. In conseguenza di quanto sopra, il trattamento fiscale delle operazioni poste in essere dai circoli e dalle associazioni sportive è disciplinato ai fini IRES dagli artt. 143, 144, 145, 146, 147, 148, 149, 150, del DPR 22/12/86 n° 917 (Testo unico delle imposte sui redditi: TUIR) nel testo attualmente in vigore, peraltro profondamente modificato dal D.Lgs. 4 dicembre 1997 n° 460, ed ai fini IVA principalmente dall’ art. 4 del DPR n° 633/1972. 4.2 Attività non commerciali. Sia pure molto sinteticamente, la normativa fiscale citata (in particolare art. 4, comma 4, del DPR 633/72 e art. 148, comma 3 -ex art. 111 comma 3- del DPR 917/86) stabilisce che sia ai fini IVA che ai fini IRES, per le associazioni politiche, sindacali e di categoria, religiose, assistenziali, culturali e sportive le prestazioni specifiche rese ai soci, associati o partecipanti dietro compensi ad hoc, anche ottenuti sotto forma di contribuzione supplementare, non si considerano svolte nell’esercizio di attività commerciale purché le stesse siano effettuate in conformità alle finalità istituzionali (siano cioè previste dallo Statuto Sociale). Dette prestazioni rimangono estranee al fisco anche quando sono rese a favore di altre associazioni svolgenti le stesse attività ed appartenenti alla medesima organizzazione locale o nazionale, ovvero ai soci di queste ultime (art. 148 TUIR) né sono considerate commerciali le cessione di pubblicazioni “prevalentemente” cedute agli associati. In linea generale pertanto le cessioni dei beni e le prestazioni di servizi resi ai soci dalle suddette associazioni non sono imponibili né ai fini IVA né ai fini IRES (ex IRPEG) né ai fini IRAP. Per maggiore comprensione possiamo semplificare nel presente prospetto le attività non considerate commerciali: Artistiche: Mostre, rassegne, spettacoli teatrali, cinematografici, foto, ecc. Culturali: Visite guidate a gallerie e musei, attività bibliotecarie e similari, grafiche, filateliche, numismatiche, hobbistiche, ecc. 120

Musicali: Attività corali, folkloristiche, musica leggera, classica, ecc. Sportive: Gare, tornei, incontri, battute di caccia e di pesca, attività subacquea con uso di attrezzature e impianti, gestione di impianti sportivi (per prestazioni ai soci o ad altre associazioni che svolgono la stessa attività facente parte di un'unica organizzazione locale o nazionale). Turistiche: Gite, crociere, soggiorni, vacanze, settimane bianche ad eccezione di quelle in cui il circolo sia ente organizzatore assimilabile all’agenzia di viaggio. Editoriali: Le pubblicazioni edite dalle associazioni, purchè cedute prevalentemente ai propri soci (art, 4, comma 5, DPR 633/72 e art. 148, comma 3, del TUIR) Varie: Tutti i corrispettivi corrisposti dai soci per le attività elencate in quanto, come detto, non considerate “commerciali” dalla legislazione fiscale vigente; somministrazione di bevande, dolci, caramelle, generi di caffetteria anche mediante corrispettivo corrisposto da soci e consiglieri. Contributi da Enti privati, da soci e consiglieri. Le quote associative ordinarie e straordinarie, nonché tutte le somme provenienti da attività non commerciali. La non imponibilità per i circoli aderenti ad associazioni di promozione sociale dei proventi da bar ed esercizi similari, sancita dal 5 comma dell’art. 148 del TUIR, è stata confermata da una decisione (22/11/96 n° 1430/97) della Commissione Tributaria Centrale e da una sentenza (15/1/2004 n° 280) della Suprema Corte di Cassazione. Il citato D.Lgs 460/97 esclude dalle attività considerate commerciali, (ai fini IRES, IVA, IRAP), anche se non rivolte ai soli soci, i fondi provenienti da raccolte pubbliche svolte occasionalmente (non più di due volte all’anno e per un introito massimo di € 51.647,00) ed i contributi corrisposti da amministrazioni pubbliche (ai soli fini IRES e IRAP) per lo svolgimento di attività convenzionate quali ad esempio gestione di biblioteche, parchi pubblici, impianti sportivi, mense ecc. (art. 143, comma 3, lettere a) e b) del TUIR), o in regime di accreditamento (art. 8, comma 7, del D.Lgs. 30/12/92 n° 502 come sostituito dall’art. 9, comma 1, lett. G) del D.Lgs. 7/12/93 n° 517) di attività aventi finalità sociali esercitate in conformità ai fini istituzionali dagli enti stessi. Le raccolte pubbliche suddette (cioè rivolte a chiunque voglia parteciparvi siano soci o no) sono quelle realizzate attraverso la richiesta di danaro a terzi durante determinati eventi: celebrazioni, ricorrenze o campagne di sensibilizzazione pubbliche (anniversario di vita dell’associazione,vincita di un campionato, organizzazione di una festa dello sport, inizio campagna tesseramento, inaugurazione nuova sede o nuovi impianti ecc.). L’art. 143 specifica che si tratta di eventi occasionali nei quali sarà possibile offrire, in cambio del danaro, beni di modico valore (ad esempio calendari del campionato dell’associazione stessa o della serie A, B o C, magliette di atleti famosi, gadget ecc,) per indurre a sovvenzionare l’associazione. Ricordiamo che di ogni raccolta di fondi, come per eventuali contributi pubblici, deve essere redatto entro quattro mesi dalla chiusura dell’esercizio uno specifico rendiconto (art. 20 , comma 2 del DPR 600/73) accompagnato da una relazione illustrativa che dimostri in modo chiaro e trasparente le entrate e le spese di ogni manifestazione organizzata. Il rendiconto e la relazione debbono essere allegati al rendiconto economico e finanziario complessivo (o bilancio) che il gruppo dirigente è obbligato a presentare ai soci per l’approvazione e tenuto a disposizione, quindi non inviato a chicchessia se non richiesto, per eventuali controlli. Tali adempimenti sono richiesti anche per distinguere la raccolta di fondi dalla semplice “liberalità” (in denaro o beni) effettuata in maniera spontanea che non genera alcun obbligo fiscale non essendo fatta in cambio di impegni (pubblicitari ecc,) promessi dall’associazione. Le associazioni sportive ed i circoli, quando svolgono le suddette attività a favore dei soci, anche in presenza di contributi suppletivi per particolari prestazioni (quote orarie per campi da tennis, bocce, corsi di apprendimento, gestione del bar, ecc.): • Pagano l’IVA quale ultimo consumatore; • Sono esentate dalle scritture contabili obbligatorie, dall’emissione di scontrino fiscale ecc. (ris.min. n° 11/189 del 22/4/1985); 121

• Sono esentate dalla presentazione del bilancio ad organismi esterni (al Tribunale, ecc.). Pertanto gli unici obblighi che competono loro, sono quelli di conservare per 10 anni le fatture di acquisto debitamente numerate e di richiedere il numero di codice fiscale (mettere, sia per i circoli che per le associazioni sportive, sotto la voce “natura giuridica”: 12 e sotto la voce “codice attività” per le associazioni sportive il n° 931200 – attività di club sportivi – e non più il n° 92624 e per i circoli il n° 949990 e non più il n° 91338). E’appena il caso di dire che tali attività vengono considerate non commerciali anche ai fini IRES (ex IRPEG) e che pertanto per il loro svolgimento non è richiesta neppure la denuncia dei redditi (mod. UNICO 200_ Enti non commerciali, ex mod. 760) a meno che le associazioni sportive ed i Circoli non posseggano beni fondiari (immobili) o di natura fondiaria (affitti di campi a terzi, ecc.) o di capitali (esclusi ovviamente gli interessi di c/c bancario che sono soggetti ad imposta all’origine). 4.3 Condizioni perché tali attività restino non commerciali. La normativa vigente elenca alcune condizioni affinché tali attività siano effettivamente annoverate quali non commerciali: • Le cessioni di beni e le prestazioni dei servizi debbono essere svolte nei confronti dei soci; • Per la gestione del bar l’associazione sportiva o il circolo deve essere iscritta ad un’associazione riconosciuta dal Ministero dell’Interno quale “assistenziale”; • Gli statuti debbono contenere obbligatoriamente (vedi art. 5 D.Lgs 460/97, art. 3 Legge 383/00, art. 4 Legge 128/04): − denominazione dell’associazione contenente anche la dizione di “associazione sportiva dilettantistica” (ovviamente ciò è richiesto alle sole associazioni o circoli che svolgono prevalentemente attività sportiva). − indicazione del rappresentante legale; − indicazione della sede sociale; − finalità istituzionali (per le associazioni sportive l’attività sportiva dilettantistica compresa l’attività didattica); − indicazione del fondo sociale; − poteri degli organi associativi e loro durata in carica; − mancanza di finalità lucrativa; − oggetto e scopo non economico; − divieto di distribuzione diretta o indiretta di utili, avanzi di gestione, fondi, riserve o capitali, durante la vita dell’associazione; − obbligo di devolvere, in caso di scioglimento dell’associazione, il patrimonio residuo ad altra associazione con finalità analoghe o a fini di pubblica utilità, sentito l’organo di controllo che dovrà essere nominato con decreto interministeriale; − disciplina uniforme del rapporto associativo, escludendo espressamente la temporaneità della partecipazione alla vita dell’associazione o limitazioni democratiche in funzione della scarsa partecipazione alle attività sociali (non è possibile limitare i diritti dei soci in relazione al tempo di adesione o alla frequenza per esempio della sede sociale ); − diritto di voto a tutti gli associati maggiori di età per l’approvazione e la modificazione dello statuto, dei regolamenti e per la nomina degli organi direttivi; − principio di voto singolo ai sensi dell’art. 2532 del codice civile; − sovranità dell’assemblea; − indicazione dei criteri di ammissione e di esclusione degli associati; − obbligo di redigere ed approvare il rendiconto economico e finanziario annuale ( o il bilancio nel caso così fosse previsto dallo statuto ); − idonee forme di pubblicità ai soci delle convocazioni delle assemblee, delle relative deliberazioni, dei bilanci o rendiconti; 122

− intrasmissibilità della quota o contributi associativi per atto tra vivi (può però prevedersi la possibilità di subentro dell’erede in caso di morte dell’associato); − non rivalutabilità della quota o contributi associativi; − divieto per gli amministratori di ricoprire la medesima carica in altre società o associazioni nell’ambito della medesima Federazione o, negli Enti di promozione Sportiva, nella medesima disciplina (anche questa clausola riguarda solo chi svolge attività sportiva ). Il Coni inoltre, per essere iscritti nel registro delle associazioni sportive pretende che nello statuto siano inoltre inserite la c.d. clausola compromissoria (dovere dei soci di adire per la giustizia le sole norme statutarie), le condizioni per essere eletti (essere cittadini italiani o UE, non aver subito condanne ecc.) accettazione delle misure disciplinari inflitte dal CONI, dalla federazione o dall’EPS cui l’associazione o la società aderisce, accettazione dei principi e delle regole del CONI, delle Federazioni e dell’EPS e dei rispettivi statuti. * per le associazioni e le società sportive i proventi pervenuti e le spese sostenute, per qualsiasi causa, di importo superiore a 516,47 euro debbono essere accompagnati da documentazione di tipo bancario o postale anche se riferiti ad attività istituzionale (legge 342/00). Il comma 18 dell’art. 90 della legge 289/02 prevedeva espressamente la gratuità delle cariche associative. La nuova formulazione del comma 18 (art. 4, comma 6 ter, L. 21/5/04 n° 128) non prevede più il divieto di erogare compensi agli amministratori; divieto che è invece previsto da leggi regionali, con particolare riferimento agli statuti delle associazioni di “promozione sociale”. L’inserimento nello statuto della clausola suddetta diventa quindi necessaria per l’iscrizione dell’associazione negli albi (o registri) regionali che spesso è la condizione per accedere ai contributi pubblici a questo livello. Per le associazioni sportive (ma anche per le società sportive di capitali) era inoltre previsto l’obbligo di conformare gli statuti ed i regolamenti alle direttive del CONI, delle relative federazioni o degli enti di promozione sportiva ed era prevista l’istituzione presso il CONI di un registro delle associazioni sportive suddiviso a seconda della natura giuridica delle stesse (commi 20, 21, 22 art. 90 L. 289/02); l’iscrizione al registro era titolo necessario per l’accesso ai contributi pubblici. La legge 128/04 abolisce tali norme. Chi scrive ritiene tuttavia che in considerazione che con D.L. 21/5/04 n° 136, è stato affidato al CONI il compito di certificare (direttamente o attraverso le federazioni o gli enti di promozione sportiva) l’effettivo svolgimento dell’attività sportiva dilettantistica da parte delle associazioni, società o cooperative, convenga inserire nello statuto la clausola suddetta. Inoltre lo stesso decreto assegna al CONI il compito di trasmettere ogni anno alla Agenzia delle Entrate del Ministero delle Finanze l’elenco delle associazioni, società e cooperative “riconosciuti” quali soggetti che svolgono attività sportiva dilettantistica ed alle quali possono essere concesse le agevolazioni fiscali. 4.4 Perdita della qualifica di ente non commerciale. Il D.Lgs. 460/97 prevede per il circolo (ma non per l’associazione sportiva: comma 11, art. 90 Legge 289/02) la perdita della qualifica di “ente non commerciale” qualora la gestione delle attività commerciali superi per un intero periodo d’imposta in redditi, immobilizzazioni, investimenti e ricavi, quella delle attività istituzionali. In questo caso anche le attività elencate al punto 4.2 debbono essere considerate commerciali e seguire gli adempimenti di cui al punto 4.6. La perdita di qualifica opera a partire dal 1 gennaio dell’anno d’imposta. La circolare esplicativa del D.Lgs 460/97(124/E del 1998) chiarisce giustamente che i suddetti parametri non sono tassativi, ma piuttosto un metro di giudizio per i pubblici ufficiali comandati al controllo delle attività dell’associazione e della loro coerenza con le norme fiscali.

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Diventa pertanto estremamente importante la relazione accompagnatoria (indicata nel punto 1.5) al rendiconto economico e finanziario per dimostrare la coerenza dell’associazione con i propri fini istituzionali. 4.5 Attività commerciali. Ciò in linea generale perché alcune attività sono indicate nell’art. 4, comma 5, del DPR 633/72, e nell’art. 148, comma 4°, del TUIR, come sinonimo di operazioni assistite dal carattere della commercialità per presunzione legale. Tali attività, indicate tassativamente dagli articoli citati, sono: • Cessione di beni nuovi prodotti dalle associazioni sportive o dai circoli con lo scopo di venderli, quali le pubblicazioni (escluse quelle che sono cedute prevalentemente all’interno delle associazioni); quadri (per esempio a seguito di una mostra di pittura organizzata dall’associazione fra i propri soci); modellismo (per esempio a seguito di una gara fra soci, ecc.); • Gestione di spacci aziendali e di mense, e di somministrazione di pasti, con esclusione per esempio della gestione del bar se l’associazione è affiliata ad associazione nazionale “riconosciuta” ed ha chiesto ed ottenuto l’autorizzazione ai sensi della normativa vigente sul commercio (articolo 3, comma 6, legge 287/91 e articolo 2, DPR 235 del 4.04.2001); • Trasporto e deposito merci; • Trasporto di persone; • Organizzazione di viaggi e soggiorni turistici, prestazioni alberghiere o di alloggio (il D.lgs 460 esclude dalla commercialità ai soli fini IRES l’organizzazione di viaggi e soggiorni turistici qualora tali attività risultino complementari a quelle svolte in diretta attenzione degli scopi istituzionali e rivolta ai soci); • Pubblicità commerciale (sponsorizzazione, ecc.); • Gestione di fiere ed esposizioni a carattere commerciale; • Telecomunicazioni e radiodiffusioni circolari; • Esercizio di attività di cui all’art. 2195 del codice civile; • Attività industriale di produzione di beni e servizi; • Attività intermediaria nella circolazione dei beni; • Attività bancaria e di assicurazione; • Attività ausiliare alle precedenti; • Attività in favore di terzi (anche se istituzionali) contro pagamento di corrispettivi. E’ necessario sottolineare che tali attività assumono la natura di attività commerciali se sono continuative e non occasionali: ad esempio una cena o una gita sociale, essendo di natura occasionale, non possono essere considerate commerciali (art. 4 comma 1 DPR 633/72, risol. Ministeriale 4/3/ 1985 n. 400686, Cassazione, sez. 1 12.03.1996 n. 2021). La normativa attuale (art. 1, comma 473 della legge 31/12/2004 n° 311), avendo inserito per definizione generale “la pubblicità, in qualunque modo realizzata negli impianti utilizzati per manifestazioni sportive dilettantistiche con capienza inferiore ai tremila posti”, fra le attività “occasionali,” esonera dall’imposta relativa le società e le associazioni sportive che ricevono corrispettivi da chicchessia a tale titolo. Esistono tuttavia problemi di applicabilità della suddetta norma in quanto per la sua applicazione il legislatore si è richiamato a d una legge abolita. 4.6 Iter per le attività commerciali. Per tali attività in linea generale l’iter da seguire è il seguente: • Presentare domanda di inizio attività chiedendo il numero di partita IVA all’ufficio provinciale competente; • Tenere registri acquisti, fatture e/o corrispettivi IVA sui quali vanno annotati cronologicamente tutti i movimenti delle attività commerciali; 124

• • • •

Eseguire le annotazioni periodiche ed effettuare il versamento IVA eventualmente a debito; Presentare la dichiarazione annuale IVA; Comunicare tutte le variazioni rispetto ai dati presentati; Oltre ai fini IVA, le attività elencate sono soggette ai fini delle imposte dirette (IRES ex IRPEG) per cui gli adempimenti da seguire sono: - tenuta della contabilità per rilevare costi e ricavi; - presentazione della dichiarazione annuale dei redditi mod. UNICO 2005 – enti non commerciali (ex mod. 760). 4.7 Regimi contabili. Esistono tuttavia notevoli differenziazioni nella tenuta della contabilità a seconda del volume di affari concernente l’attività considerata commerciale. Per gli enti non commerciali sono infatti previsti i seguenti regimi contabili: regime forfetario (L. n. 398/1991), regime forfetario (art. 145 del DPR 917/1986 -TUIR), regime semplificato (art. 18 DPR 600/1973), regime ordinario. Contabilità forfetaria A seguito dell’emanazione del D.Lgs. 460/97 gli enti non commerciali dal 1° gennaio 1998 sono ammessi alla determinazione del reddito in maniera forfetaria, cioè applicando al totale dei ricavi conseguiti nell’esercizio di attività commerciali un coefficiente di redditività per scaglioni ed a seconda dell’appartenenza del ricavo ad attività di prestazione di servizi o altro nella seguente misura: 1) per le attività di prestazione di servizi si applica il 15% fino a Euro 15.493,71; da tale cifra a 309.874,14 Euro si applica il 25%; 1)2) per le altre attività quali le cessioni di beni ecc: fino a 25.822,84 si applica il 10%; oltre e fino a 516.456,14 si applica il 15% (art. 146 TUIR). Lo stesso articolo 145 del TUIR specifica chiaramente (comma 1) che le associazioni sportive dilettantistiche, le associazioni senza scopo di lucro, le pro-loco (dal 2003 anche le società di capitali e le cooperative che svolgono attività sportiva dilettantistica e dal 2005 anche corali, bande musicali ecc. le quali ultime peraltro se organizzate in associazioni senza scopo di lucro rientravano già dal 1992 nella suddetta disciplina), possono continuare ad operare secondo le norme stabilite dalla legge 16 dicembre 1991 n° 398. In conseguenza, nel caso questi soggetti non superino nell’anno 250 mila euro di proventi al netto di IVA (ed a seguito dell’emanazione della Legge n° 289 del 27/12/02 art. 90,ciò vale anche per le società di capitali e le cooperative), possono usufruire delle norme contenute nella legge 16 dicembre 1991 n° 398, inizialmente prevista per le associazioni sportive ed estesa con Legge 66/92, (articolo 9-bis) a tutti gli enti associativi senza scopo di lucro ed alle pro-loco. Per il calcolo del suddetto limite, individuato in base al principio di cassa, occorre tener conto: - dei ricavi da attività commerciale (reddito d’impresa - art. 85 TUIR); - delle sopravvenienze attive (art. 88 TUIR); - di contributi pubblici erogati per l’esercizio dell’attività commerciale. Le società di capitali (SpA ed SrL) e le cooperative per accedere alla contabilità prevista dalla legge 398/91 debbono inserire obbligatoriamente nei loro statuti la mancanza di scopo di lucro, l’impegno a svolgere attività sportiva dilettantistica, l’impegno a reinvestire gli eventuali utili nell’attività sportiva dilettantistica e l’impegno a devolvere a strutture similari, in caso di scioglimento, i propri beni. Tale normativa prevede in sintesi: 1) possibilità di optare (con lettera raccomandata alla competente Agenzia delle Entrate ed alla SIAE di zona) per la disciplina di cui alla Legge 398/91 che semplifica gli adempimenti, perché esonera dagli obblighi di una contabilità altrimenti complessa (salvo conservazione copie fatture emesse e ricevute). Si utilizza infatti solo il prospetto riepilogativo di cui al DM 11/02/97, con versamento trimestrale IVA ed eventuale imposta sugli spettacoli attraverso il versamento in banca (mod. F24) con le modalità di cui all’articolo 74 comma 6 del DPR 633/72; 2) 125

Formattati: Elenchi puntati e numerati

utilizzo della disciplina forfetaria anche ai fini IRES e IRAP, basandosi su un coefficiente di redditività del 3% calcolato sul totale dei proventi di natura commerciale. In sostanza l’associazione sportiva, (e/o il circolo, e/o la società sportiva) dovrà versare ai fini IRES il 27,5% del 3% di quanto incassato (ignorando quindi le spese sostenute ma anche la relativa documentazione), ai fini IRAP il 3,9% sempre del 3% ed infine ai fini IVA il 50% dell’IVA dovuta (90% per le sponsorizzazioni). L’opzione per il regime forfetario è esercitata nella dichiarazione annuale dei redditi, (comportamento conclusivo) ha effetto dall’inizio del periodo d’imposta nel quale è esercitata fino a quando non è revocata e comunque per un quinquennio (art. 145 TUIR) L’associazione sportiva, il circolo, la società sportiva di capitali e la cooperativa sono esonerate dal rilascio di scontrino e/o ricevuta fiscale (art. 12, comma 3, del DL. 30/12/1991 N° 417) A seguito dell’emanazione della legge 342/00, per le associazioni sportive che hanno optato per la legge 398/91, viene confermato che non concorrono alla formazione del reddito i proventi realizzati nello svolgimento di attività commerciali in non più di due iniziative all’anno e per un introito non superiore a 51.647,00 euro. Il D.Lgs. 460/97 (art. 4, comma 1), fatto salvo quanto contenuto nella Legge 398/91, prevede, nel caso si superino i 250 mila euro di incasso per le attività che non siano prestazioni di servizio, la possibilità di continuare, dal primo giorno del mese successivo, con la contabilità semplificata, ordinaria o con la contabilità forfetaria fino a 516.470 euro: in questo caso la redditività non è più il 3% ma il 15%. L’associazione (o società o cooperativa) non potrà applicare nell’anno successivo la disciplina di cui alla legge 398/91. Contabilità semplificata Le associazioni sportive e le società che non optano per la contabilità forfetaria e che esercitano attività che non superano i 309.874 euro di volume d’affari all’anno per prestazione di servizi e 516.457 euro per le altre attività, possono accedere alla cosiddetta contabilità semplificata. Tale regime contempla pochi e semplici adempimenti. I soggetti in regime di contabilità semplificata debbono infatti tenere solamente i registri IVA. Sul registro IVA dei corrispettivi e/o fatture emesse, vanno registrati tutti gli incassi relativi alle attività commerciali: i primi dopo l’ultimo giorno festivo successivo all’incasso e i secondi entro 15 gg. dalla data dell’emissione. Sul registro IVA acquisti vanno annotate tutte le spese, anche quelle non IVA, cronologicamente ed entro i seguenti termini: • Per quelle IVA entro il mese successivo al ricevimento; • Non IVA entro 60 gg. dall’effettuazione dell’operazione; • Le annotazioni rimanenze e le scritture rettificative debbono essere fatte entro il termine della dichiarazione dei redditi. A fine anno, oltre alla denuncia IVA, l’associazione sportiva, è tenuta a presentare con la dichiarazione dei redditi, il prospetto dei costi e dei ricavi, senza quindi l’obbligo di predisposizione del bilancio (ciò non esime ovviamente dalla presentazione ai soci del già citato rendiconto economico e finanziario o bilancio). Se l’associazione sportiva o la società svolge più attività commerciali contemporaneamente deve tenere i libri IVA analitici. Contabilità ordinaria Con ricavi commerciali per attività di prestazione di servizi superiori a 309.874 euro (e per le altre attività superiori a 516.457 euro) le associazioni e le società debbono obbligatoriamente adottare la c.d. contabilità ordinaria e conseguentemente tenere tutte le scritture obbligatorie previste dal Codice Civile, cioè il registro delle fatture emesse, il registro dei corrispettivi, il registro degli acquisti, il libro giornale, il libro degli inventari, ecc. 126

Tutte le scritture debbono essere conservate per almeno 10 anni dalla data dell’ultima registrazione; per eguale periodo debbono essere conservate lettere, copie, fatture, ecc. Debbono infine essere tenute tutte quelle scritture ausiliarie per rilevare il patrimonio, il registro dei beni ammortizzabili, quando ne ricorrano i presupposti, i registri IVA ed infine, se vi sono dipendenti,il libro paga e matricola. Sul libro giornale vanno registrate cronologicamente le operazioni contabili entro 60 giorni. Il libro giornale non deve più essere preventivamente bollato e vidimato prima dell’uso (art. 8 L. 18 ottobre 2001 n° 383); le sue pagine debbono però essere numerate progressivamente prima della loro utilizzazione e per ciascun anno, con l’indicazione pagina per pagina, dell’anno cui si riferisce (ad esempio per l’anno 2006: 2006/1-2006/2 ecc.) Le vidimazioni, sempre comunque possibili, sono apposte dall’Ufficio del registro o da un notaio. Il libro inventari, anch’esso né bollato né obbligatoriamente vidimato, deve contenere l’inventario delle attività e delle passività della società, dell’associazione sportiva e/o del circolo. Il libro cespiti ammortizzabili deve contenere i dati di tutti i beni strumentali (relativi all’attività commerciale) raggruppati per categorie omogenee (ad esempio, autoveicoli, macchine ufficio, impianti, ecc.). Di tali beni devono venire indicate le quote di ammortamento annuali. I libri IVA debbono contenere i dati relativi alle fatture emesse (libro IVA clienti) e quelle ricevute (libro IVA fornitori o acquisti). Alle associazioni che adottano il regime ordinario si applicano le disposizioni contenute nel DPR 633/72; La possibilità di optare per la contabilità ordinaria è concessa anche alle associazioni non obbligate a tale regime per cui alcune vi accedono; ciò per evitare noiose ispezioni e controlli che sono più rari data la maggiore trasparenza, ma anche complessità, che il suddetto regime comporta. Proprio a causa di questa complessità delle operazioni contabili e fiscali, è consigliabile che i dirigenti delle associazioni sportive e/o dei circoli ed a maggior ragione delle società, si avvalgano di consulenze di esperti in materia. 4.8 Imposta sul valore aggiunto (IVA). Anche ai circoli ed alle associazioni sportive è data la facoltà di detrazione dell’IVA relativa agli acquisti effettuati nell’esercizio di attività commerciali indipendentemente dal regime di contabilità adottato. La legge (DPR 633/72) detta le seguenti condizioni per ottenere le detrazioni: - l’attività commerciale deve essere gestita con contabilità separata da quella istituzionale; - la contabilità deve essere conforme alle disposizioni in materia di corretta tenuta delle scritture contabili; - le “pezze giustificative” (fatture ricevute ecc,) devono essere fiscalmente valide; - la contabilità obbligatoria per legge, qualora beni e servizi (personale, telefono, affitti, corrente elettrica ecc,) vengano usati promiscuamente, deve essere estesa alla attività istituzionale e deve essere trasparente e comprensibile. Anzi, per quanto possibile è bene distinguere le spese inerenti l’una e l’altra in quanto può essere detratta solo l’IVA inerente all’attività commerciale e lo scorporo - delle spese promiscue è sempre soggetto a critiche in quanto manca per legge un criterio oggettivo di ripartizione per cui occorre affidarsi al buonsenso. L’IVA, da versare mensilmente o trimestralmente, va calcolata – tranne che quella afferente alla contabilità opzionata – sulla differenza fra quella dei corrispettivi e quella sugli acquisti ed ovviamente può risultare a debito o a credito. 4.9 Imposta Regionale sulle Attività Produttive (IRAP) – D.lgs 15/12/1997 n° 446. Il Consiglio dei Ministri ha approvato nel dicembre 1997 il decreto sull’imposta regionale sulle attività produttive e sulla finanza locale. Il Decreto prevede che anche i circoli, le associazioni sportive e le società siano assoggettate all’imposta (art. 3 comma 1 lettera e) e che l’aliquota sia pari al .3.90% 127

La base imponibile, definita per le nostre associazioni dall’art. 10 commi 1 e 2, è la seguente: a) Per chi svolge esclusivamente attività non commerciale è determinata in un importo pari alla sommatoria dell’ammontare delle retribuzioni corrisposte al personale dipendente e assimilate a quello del lavoro dipendente, e dei compensi erogati per collaborazioni coordinate e continuative ed autonome occasionali. A tale importo per le società e per le associazioni sportive dilettantistiche non vanno aggiunte le indennità, i premi ed i rimborsi corrisposte ai sensi dell’art. 37 della legge n°342/00 (vedi comma 10, art. 90, Legge 289/02). b) Per chi svolge anche attività commerciali è quella relativa alla differenza dei componenti positivi del reddito e quelli negativi (art. 5 comma 2). Per le associazioni, i circoli e le società che hanno optato per il regime forfetario (Legge 398/91 o D.lgs 460/97) la base imponibile è pari al 3% (o al 15%) dei proventi da attività commerciale. c) Per chi svolge attività commerciale ed ha personale dipendente o si avvale di collaborazioni, la base imponibile è la sommatoria di a)+b). I soggetti passivi sono tenuti a presentare la dichiarazione in concomitanza con la denuncia dei redditi. Ovviamente non sono tenuti alla dichiarazione le associazioni sportive, i circoli e le società che non svolgono attività commerciale e non elargiscono né retribuzioni, né compensi, salvo quelli previsti dall’art. 25 Legge 133/99 e successive modificazioni, con particolare riferimento all’art 67 lettera m) del TUIR (redditi diversi). Il decreto IRAP abolisce (art.36) i seguenti tributi: • Contributi per il servizio sanitario nazionale; • Imposta locale sui redditi (ILOR); • Imposta comunale per l’esercizio d’impresa, arti e professioni (ICIAP); • La tassa per l’attribuzione della partita IVA; • La tassa sulle concessioni comunali per alcolici (art. 51). Per le associazioni ed i circoli che detengono o somministrano alimenti e bevande anche alcoliche (bar, spacci, mense) è comunque necessaria a fine anno una comunicazione al Comune di “prosecuzione di attività” contenente inoltre la dichiarazione che è stata rinnovata l’adesione all’associazione nazionale riconosciuta quale assistenziale dal Ministero dell’Interno. 4.10 Altre norme fiscali e tributarie d’interesse delle associazioni sportive. Liberalità: L’art. 90, comma 9) della legge 289/02 consente alle persone fisiche di detrarsi dal reddito il 19% per le erogazioni liberali concesse alle associazioni sportive e/o società fino ad un massimo di 1.500 euro per ogni periodo d’imposta (art. 15, lett. i-ter del TUIR) Tali cifre vengono elevate a 2.065 euro per le persone fisiche e a 1.549 euro per le imprese se erogate a circoli e associazioni sportive affiliate ad associazioni di promozione sociale (L. 383/00). La possibilità di detrarsi dal reddito le erogazioni liberali è subordinata alle modalità di versamento delle somme erogate che debbono essere fatte obbligatoriamente attraverso conti correnti postali o bancari e comunque con modalità rintracciabili, ed intestati alla società od associazione. Lo stesso comma 9) abroga la possibilità di detrarsi le erogazioni liberali effettuate dai titolari di reddito d’impresa, a favore dei quali sono state introdotte agevolazioni sulle spese pubblicitarie (comma 8, art. 90, legge 289/02). Versamenti di natura pubblicitaria: Le imprese che erogano fino a 200.000 euro annue a società e associazioni sportive dilettantistiche che svolgono attività nei settori giovanili possono considerare questi versamenti spese di pubblicità e tale importo può essere dedotto interamente dal reddito imponibile delle spese (comma 8, art. 90 Legge 289/02). 128

Bolla di accompagno: quando l’associazione sportiva o il circolo deve trasportare o spedire beni ed attrezzature per l’esercizio dell’attività propria, occorre che il materiale sia accompagnato da una dichiarazione di esonero firmata dal Presidente. Imposta sulle manifestazioni sportive: è dovuta (vedi art. 24 DPR 640 del 26/10/1972 – così come modificato dal DL 26/02/99 n° 60) e si paga a mezzo modello F 24. Imposta sui premi e sulle vincite: non è più dovuta se il premio è assegnato da associazioni sportive o società sportive dilettantistiche per ragioni sportive (anche a non residenti) e se il suo ammontare è pari o inferiore a 7.500 euro; l’ammontare del premio non deve essere riportato nella dichiarazione dei redditi del percipiente. L’ imposta (20%) è invece dovuta per premi extra-sportivi assegnati da associazioni culturali ricreative ecc, ad eccezione di quelli erogati da cori amatoriali, bande e associazioni filodrammatiche (comma 253, L. 30/12/2004 n° 311- Finanziaria 2005) che seguono le norme delle associazioni e società sportive. In quest’ultimo caso se il premio è superiore a 7500 euro l’importo eccedente a tale cifra è soggetto a ritenuta seppure a titolo d’imposta.
Imposta comunale sulla pubblicità e sulle pubbliche affissioni:

non è dovuta da circoli e associazioni sportive per targhe o simili apposte per l’indicazione della sede sociale (art. 17, comma 1, lettera h) del D.Lgs. 15/11/ 1993 n° 507), né per volantini, ecc., distribuiti a propria cura; Non è più dovuta (finanziaria 2005 –Legge 30/12/2004 n° 311) per manifesti ecc: Infatti, in virtù di tale legge, (art. 1, comma 480), gli enti territoriali, i comitati, le associazioni, le fondazioni ed ogni altro ente che non abbia scopo di lucro, dal 1° gennaio 2005, non sono più soggetti all’imposta sulla pubblicità (vedi art. 20 del D.Lgs. 507/1993). Non è chiarito, anzi è causa di contrasti se il principio è valido anche se portano manchette pubblicitarie (ris. del Ministero delle Finanze N° 3/3360 del 12/8/1997), ed anche se l’affissione avviene a cura del circolo o dell’associazione sportiva (art 16, comma 1, lettera a) del D.Lgs. 507/97). Neppure è più dovuta l’imposta comunale sulla pubblicità realizzata dalle associazioni sportive dilettantistiche effettuata in impianti con capienza inferiore a tremila posti (Finanziaria 2006, Legge 23 dicembre 2005, n° 266, art. 1. comma 128) Ritenute sui contributi pubblici e privati: i contributi erogati dal CONI, dalle Federazioni e dagli enti di promozione sportiva a favore di circoli, associazioni e società sportive non sono soggetti a ritenuta d’acconto (del 4%). Tali contributi non sono soggetti a ritenuta anche se erogati da enti pubblici qualora il circolo o l’associazione sportiva esercitino attività non considerate commerciali, mentre è dovuta se esercitano anche una sola delle attività commerciali, elencate nel comma 4 dell’articolo 148 del TUIR (art. 28 comma 2 - DPR 600/73). Rimangono invece soggetti a ritenuta d’acconto i contributi (esclusi quelli erogati per l’acquisto di beni strumentali) corrisposti da Regioni, Province; Comuni ed altri enti pubblici a società sportive di capitali e cooperative in quanto la norma (art. 28 DPR 600/73) sulle ritenute si riferisce espressamente ai contributi alle “imprese” quali sono appunto le società di capitali e le cooperative. Tasse Concessioni Comunali: sono state abolite dall’IRAP. Non sono dovute nemmeno le tasse di concessione comunale per frigoriferi, apparecchi televisivi, flipper, biliardini, ecc. Tasse su pesi e misure: (bilance, misuratori, ecc.) non sono dovute. 129

Imposta UTF: non è più dovuta dalle associazioni anche se somministrano, detengono o vendono (asporto) bottiglie sigillate; è invece necessario dotarsi della licenza che va richiesta, su carta libera, all’Ufficio Tecnico di Finanza competente per territorio con allegati: 1 marca da bollo, una autocertificazione in cui si dichiara che non si sono subite condanne (contrabbando di alcolici, ecc.) e fotocopia del documento di identità del richiedente. Imposta Comunale per l’esercizio di imprese, di arti e professioni (ICIAP): non è più dovuta. Imposta ridotta per gas metano: le strutture associative (circoli, associazioni, ONLUS ecc.) che non hanno scopo di lucro e svolgono la propria attività nel campo sportivo dilettantistico possono accedere alla riduzione dell’imposta di consumo sul gas metano (D.Lgs. 26/10/1995 n° 504) in impianti sportivi e loro pertinenze. Infatti, a seguito dell’emanazione di una circolare delle dogane del 2000 (cir. N° 64/D del 3 aprile 2000), è stato chiarito che l’applicazione della agevolazione prevista per il riscaldamento degli impianti industriali è anche applicabile non solo agli impianti sportivi, ma anche a tutte quelle strutture (docce, locali adibiti a spogliatoi, uffici amministrativi ecc.) annesse agli impianti stessi anche qualora questi ultimi, per la loro natura, non siano soggetti al riscaldamento (campi da tennis, da calcio ecc.). Per poter accedere alla particolare aliquota di accisa prevista dalla legge citata, il rappresentante legale dell’associazione sportiva dilettantistica (a parere di chi scrive anche degli altri soggetti elencati dalla legge 289/02 e 128/04 e cioè società e cooperative) dovrà inoltrare alla società erogatrice del combustibile apposita domanda di riduzione dell’imposta specificando, ai sensi dell’ art. 47 del DPR 28/12/2000 n° 445, che l’associazione non ha scopo di lucro e che svolge attività sportiva dilettantistica. Occorre anche allegare alla domanda fotocopia di documento d’identità del legale rappresentante ed una serie di documenti (statuto, planimetria dei locali, ultima fattura ecc.) che saprà certamente precisare la società erogatrice del combustibile che con ogni probabilità avrà anche elaborato un apposito modulo di domanda con tutte le indicazioni necessarie. Imposta Comunale sugli Immobili (ICI): non è dovuta (DL 504/1992 – art. 7, comma 1, lettera i e comma 2bis), anche se nei locali viene svolta attività commerciale (non prevalente) se la sede è di proprietà dell’associazione o circolo. Se la sede è concessa in comodato gratuito o in affitto la valutazione è lasciata ai singoli comuni (ART. 39 d.l. 223/06). Minimun tax: non soggetta (DPR 917/86 art. 79 comma 6 bis). Imposta di bollo: anche ad alcuni atti di circoli,società ed associazioni sportive si applica la marca da bollo. L’imposta di bollo infatti va applicata a qualsiasi documento che abbia rilevanza giuridica; non solo quindi a quelli pubblici ma anche alle scritture private nelle quali si costituisca, si regoli, si modifichi, o si dichiari un rapporto giuridicamente rilevante. Ecco perché sugli atti, documenti, istanze, contratti, copie (anche se solo dichiarate conformi) estratti, certificazioni, dichiarazioni ed attestazioni e ricevute di importo superiore a 77,47 euro circoli, società ed associazioni sportive debbono apporre una marca da bollo da 1,81 euro. Sono invece esentate dall’imposta di bollo per i suddetti atti le federazioni sportive e gli enti di promozione sportiva (art. 90, comma 6 della legge 289/02). E’ bene chiarire che il bollo e l’IVA sono tributi alternativi: pertanto le fatture, le ricevute, le quietanze le note e i conti, le lettere di addebitamento e di accreditamento di somme riguardanti operazioni soggette ad IVA sono esenti in modo assoluto dall’imposta di bollo. A tal fine, i predetti documenti debbono indicare l’importo dell’IVA oppure riportare la dicitura che il documento è emesso in relazione al pagamento di corrispettivi assoggettati ad IVA. 130

Abbonamenti RAI: se nella sede vi sono radio e TV occorre pagare il canone radio (per il 2007 = € 27,35) e/o televisione ( €. 185,99). Le associazioni sportive ed i circoli che installano per la prima volta un apparecchio radio e/o televisivo dovranno richiedere l’abbonamento speciale RAI compilando ed inviando l’apposito formulario predisposto dalla RAI sul sito www.rai.it. L’importo dell’abbonamento è proporzionale ai mesi di utilizzo dello strumento. Tassa di concessione governativa. Oltre al canone le associazioni sono soggette al pagamento della tassa di concessione governativa per radio (€. 0,70) e per TV (€. 4,13) da effettuare con versamento sul c/c postale 8003, intestato all’Agenzia delle Entrate – Ufficio di Roma 2 – causale “tassa di concessione governativa”. Sono escluse dalla tassa di cc.gg. le associazioni sportive (art. 90, comma 7 legge 289/02). Diritti d’autore: oltre all’abbonamento radio e TV va versata alla SIAE la quota per i diritti d’autore (vedi l’accordo ENDAS/SIAE). 4.11 Imposta sugli intrattenimenti ed imposta spettacolo (DPR 640/99 e successive modificazioni). L’imposta sull’intrattenimento, sullo spettacolo e sui giochi è regolata in primo luogo dal Decreto Legislativo 26/2/1999 n° 60 recante il riordino dell’Imposta sugli spettacoli di cui al D.P.R. 26 ottobre 1972 n. 640 ridenominata “Imposta sugli intrattenimenti”, nonché modifiche al DPR 26/10/72 n. 633 concernente l’IVA, seppure limitatamente al settore dello spettacolo, degli intrattenimenti e dei giochi (G.U.n°59del12/3/99). Il citato Decreto 60/99, che è entrato in vigore nei gennaio 2001, è suddiviso in due parti: la prima che comprende gli artt. da 1 a 16, riguarda la nuova regolamentazione dell’imposta sugli intrattenimentì; la seconda (dall'art. 17 all’art. 22) reca disposizioni in materia di IVA per il settore spettacolistico, degli intrattenimenti e dei giochi. In sostanza il legislatore ha voluto distinguere le attività che presentano prevalentemente l'aspetto ludico e di puro divertimento da quelle che assumono anche una connotazione culturale, assoggettando le prime solo all’IVA secondo i criteri ordinari, e le seconde all’ imposta sugli intrattenimenti ed al regime speciale IVA. Il legislatore considera cioè come intrattenimento ciò che viene visto come divertimento; concetto che esplica la partecipazione attiva della persona all’evento. Lo spettacolo invece è caratterizzato dal concetto di rappresentazione, cioè la presenza passiva della persona ad unavvenimento; lo spettatore assiste al fenomeno e lo guarda senza mettere niente di suo. I Circoli e le associazioni sportive rientrano ne] campo dell'imposta sugli intrattenimenti quando svolgono esecuzioni musicali di qualsiasi genere (ad esclusione dei concerti musicali e strumentali); trattenimenti danzanti e sale da ballo per i quali l'esecuzione dal vivo "non sia prevalente” rispetto al complesso delle esecuzioni effettuate; la utilizzazione di apparecchi da divertimento e intrattenimento (biliardi, biliardini e qualsiasi tipo di congegno a gettone, moneta o scheda); utilizzazione ludica di strumenti multimediali; gioco del bowling; noleggio di go-kart, ecc. Rientrano, invece, nelle attività spettacolistiche e conseguentemente nel regime ordinario IVA (del 20% anche se alcune attività rimangono al 10%) spettacoli sportivi, cinematografici, esecuzioni musicali dal vivo, ecc. (vedi elenco completo al punto 4.2 della circolare del Ministero delle Finanze n° 165 del 7/9/00). Come abbiamo accennato le attività di intrattenimento sono soggette all’imposta relativa (del 16%) e rientrano nel campo di applicazione del regime speciale IVA di cui all’art. 74, sesto comma (come sostituito dal D.Lgs: 60/99) del DPR 633/72 salvo opzione per il regime ordinario. Sono cioè previste differenti percentuali di forfetizzazione delle detrazioni: in via ordinaria la detrazione è del 50% dell’imposta relativa alle operazioni imponibili (ivi comprese le prestazioni di pubblicità), del 10% per le prestazioni di sponsorizzazione, del 33% per le cessioni o le concessioni dei diritti di ripresa televisiva e di trasmissione radiofonica. Come accennato è comunque data facoltà – se ritenuto più favorevole – di optare per il regime ordinario 131

dandone comunicazione all’Ufficio delle Entrate ed alla SIAE competenti (in relazione al domicilio fiscale), prima dell’inizio dell’anno solare. Per quanto concerne le attività spettacolistiche queste sono soggette all’IVA secondo i criteri ordinari, sebbene con una disciplina peculiare per quanto riguarda il momento impositivo, le modalità di certificazione, l’accertamento ed alcune specifiche agevolazioni. La base imponibìle per i Cìrcoli e le associazioni sportive sugli intrattenimenti è data dalla somma del corrispettivo pagato per l’ingresso aumentato dai prezzi delle consumazioni e dai prezzi di eventuali servizi accessori imposti obbligatoriamente, dai proventi derivanti da sponsorizzazioni ed ogni altro provento connesso con l’utilizzazione degli intrattenimenti e delle altre attività. Oltre a ciò per le associazioni che organizzano eventi per i propri soci è considerato imponibile l’intero ammontare delle quote associative (per la parte che rimane per esempio al Circolo o alla associazione sportiva che organizzano l'evento) se il Circolo ha come unico scopo quello di organizzare tali intrattenimenti o attività (per esempio teatrali, musicali, ecc.) o sulla parte dell’ammontare della quota associativa (tessera) riferibile all'attività soggetta (un decimo, un centesimo, ecc.). Quest’ultima regola non si applica a circoli ed associazioni aderenti ad associazione nazionale iscritta al registro delle associazioni di promozione sociale in forza dell’art. 21 della legge 7/12/00 n° 383 che esclude dalla base imponibile le quote associative. Prima di vedere gli altri aspetti del provvedimento, sottolineiamo inoltre che per gli intrattenimenti i cui introiti sono destinati a fini di beneficenza, è prevista una riduzione del 50% della base imponibile. Gli eventi non devono però superare (per lo stesso soggetto) le dodici giornate nel corso dell’anno, all’associazione devono essere destinati almeno i due terzi degli incassi al netto delle imposte, la stessa deve presentare, prima dell’inizio della manifestazione, alla Agenzia delle Entrate apposita dichiarazione indicando le finalità di beneficenza. Infine l’associazione deve redigere uno specifico rendiconto per ogni singola iniziativa con il prospetto delle entrate e delle uscite; tale prospetto deve essere conservato, assieme al rendiconto economico e finanziario annuale e per lo stesso periodo, per eventuali controlli dell’autorità. L'esenzione totale spetta anche alle ONLUS e a tutti gli enti non commerciali, così come indicati dall'articolo 148, comma 3, del TUIR, a condizione che: • l'attività sia svolta occasionalmente; • sia svolta in concomitanza di celebrazioni, ricorrenze o campagne di sensibilizzazione; • sia data comunicazione dell'attività all'ufficio accertatore territorialmente competente prima dell'inizio della stessa. L'art. 14, comma 1, lettera b), del D.P.R. n. 640/72 dispone che i contribuenti che non abbiano superato il volume d'affari pari a € 25.822,84, possono determinare la base imponibile sul 50% degli introiti. Attenzione che tale modalità di calcolo è riservata alla sola attività d'intrattenimento con esecuzioni musicali dal vivo Le numerose precisazioni che hanno fatto seguito al Decreto legislativo n. 60 del 26/2/99 (D. Lgs 2/12/99 n.464; DPR 544 del 30/12/99; D. Lgs. 30/3/2000 n. 99; Circ. Min. 247/E del 29/12/99; Cir. Min. 165 del 7/9/2000), la dicono lunga sulla complessità della materia che qui si è cercato di sintetizzare. Per concludere diamo di seguito alcune indicazioni operative:i circoli, le società e/o le associazioni che svolgono attività continuativa dovranno rilasciare relativo titolo d'accesso in caso d'intrattenimento con pagamento, senza distinguere tra soci e non, - entro 10 giorni dalla chiusura dell'esercizio, presentare alla SIAE competente per zona, apposita dichiarazione, indicando le entrate ricevute dai soci e l'attività esercitata. - i circoli, le società o le associazioni che svolgono solo in via meramente occasionale l'attività d'intrattenimento dovranno: • presentare, prima dell'inizio dell'evento, una dichiarazione di cui all'art. 19 del D.P.R. n. 640/72; • presentare alla SIAE, entro il quinto giorno successivo al termine della manifestazione, un'apposita dichiarazione. Per i soggetti esenti (fino a € 25.822,84) basta la comunicazione alla SIAE. L'imposta così determinata deve, -ai sensi dell'articolo 6 del regolamentò emanato con il D.P.R. n. 54/99- essere versata tramite delega unificata (modello F24), nei seguenti termini: • in caso di attività continuativa, entro il 16 del mese successivo a quello dell’evento; • per le attività occasionali, entro il quinto giorno successivo alla conclusione dell'evento; 132

• per le quote o le contribuzioni, associative (in caso di entrata gratuita) entro il 16 del mese successivo a quello della chiusura dell'esercizio (considerando l’anno solare e non quello sociale che in qualche caso viene adottato dalle strutture associative, in particolare nel mondo sportivo). L'art. 74, comma 6, del DPR n. 633/72, prevede che la stessa base imponibile, su cui determinare l'imposta sugli intrattenimenti sia valida anche per la determinazione dell'imposta sul valore aggiunto con le seguenti precisazioni: • la determinazione dell'IVA è forfetizzata in base all'ari. 19, del D.P.R. n. 633/72, nella misura del 50%; • le modalità di versamento dell'IVA rimangono le stesse di quelle per l'imposta sugli intrattenimenti; • esonero da tutti gli adempimenti, IVA, a esclusione della fatturazione attiva e della registrazione della fatturazione passiva, ai sensi dell'ari. 25 del D.P.R. n. 633/72; • applicazione della contabilità separata, ai sensi dell'ari. 36, comma 4, del D.P.R. n. 633/72 in caso d'attività ulteriore oltre a quella di intrattenimento.

Aliquote relative alle attività di intrattenimento 1. 2. 3. 4. Esecuzioni musicali e trattenimenti danzanti con musica dal vivo non prevalente. Utilizzazione degli apparecchi da divertimento utilizzazione ludica strumenti multimediali, biliardo, bowling, go-kart Ingresso nelle sale da gioco in luoghi adibiti all'esercizio delle scommesse. Esercizio da gioco nelle case da gioco e altri luoghi a ciò destinati. 16% 8%. 60% 10%

Aliquote IVA applicabili alle attività di spettacolo: 1. Spettacoli cinematografici 2. Spettacoli «sportivi: a) con prezzo d'ingresso fino a € 12,91 b) con prezzo d’ingresso superiore a €. 12,91 3. Esecuzioni musicali con prevalenza di musica dal vìvo, anche se effettuate in discoteche e sale da ballo, lezioni collettive di ballo), corsi mascherati e in costume, rievocazioni storiche e giostre; 4. Spettacoli teatrali di (qualsiasi tipo, compresi balletto, opere liriche, prosa, operetta, commedie musicali, rivista, concerti vocali e strumentali, attività circensi e spettacolo viaggiante, burattini e marionette 5. Mostre, fiere campionarie, esposizioni scientifiche, artistiche ed industriali, rassegne cinematografiche riconosciute con decreto del Minierò delle Finanze 6. diffusioni radiotelevisive in locali aperti al pubblico ovvero a domicilio con accesso condizionato

10% 10% 20%

20%

10% 20% 20%

Le operazioni accessorie alle prestazioni relative alle attività di spettacolo, in forza del principio espresso dall’articolo 12 del DPR n. 633 del 1972, sono assoggettate all’aliquota propria delle prestazioni spettacolistiche principali. 4.12 apparecchi da divertimento. 133

Negli ultimi due anni vi è stata una copiosa produzione legislativa sugli apparecchi da divertimento che in pratica ha riguardato tutti i settori dei giochi. In sintesi la citata normativa ha: • Vietato dal 30 aprile 2004 l’uso dei video poker; • Diviso in due maxi categorie gli apparecchi e congegni da divertimento: - apparecchi e congegni automatici, semiautomatici ed elettronici (vedi comma 6 dell’art. 110 del TULPS –R.D. 18 giugno 1931 n° 773); - apparecchi e congegni meccanici ed elettromeccanici (biliardi, elettrogrammofoni, calciobalilla, flipper, Kiddle rides, ecc.) cioè quelli abitualmente installati nei circoli; * Stabilito l’imponibile medio forfetario annuo per tali congegni: l’importo è stato praticamente raddoppiato rispetto a quello precedente. L’imposta sugli intrattenimenti (ISI) dovuta è pari all’8% dell’imponibile sul quale grava l’IVA al 20%; • Determinato il numero massimo dei videogiochi installabili nei circoli. Peraltro solo in quelli in possesso dell’autorizzazione per la somministrazione di cibi e bevande, di cui al DPR 4/4/2001 n. 235. E’ installabile un solo apparecchio ogni 15 metri quadrati di superficie destinata alla somministrazione, 2 apparecchi per superficie di 50 metri quadrati, un altro per ulteriori 50 metri ed un quarto, numero massimo di apparecchi installabili, per ulteriori 50 metri. Soggetto passivo dell’imposta è il gestore degli apparecchi, vale a dire chi esercita un’attività organizzata, diretta alla distribuzione, installazione e gestione economica di tali apparecchi presso luoghi aperti al pubblico o in circoli o associazioni sportive. Il gestore, entro 5 giorni dal pagamento dell’imposta, deve inviare all’ispettorato compartimentale dei monopoli competente per territorio l’apposito modello nel quale devono essere indicati gli apparecchi per i quali ha assolto l’imposta e l’importo complessivo versato. L’ispettorato rilascia, per ogni apparecchio dichiarato, una quietanza di pagamento che deve essere conservata nel luogo dove è installato l’apparecchio in quanto responsabile è chi lo utilizza materialmente. Questo avviene nel caso in cui l’imprenditore (proprietario) dia al circolo un compenso, di norma parametrato agli incassi, a remunerazione per la tenuta degli apparecchi; ovviamente gli incassi derivanti dagli apparecchi saranno acquisiti direttamente dall’imprenditore/proprietario. Il circolo, per il compenso ricevuto, rilascerà a questi fattura gravata di IVA e considererà l’introito di “natura commerciale” e pertanto soggetto a IRES , IVA ed IRAP. Il pagamento dell’imposta intrattenimento (8% gravata di IVA) sarà a carico dell’imprenditore/proprietario. Una eccezione alla regola è prevista per gli apparecchi e congegni da divertimento che prevedono vincite in denaro (comma 6 , art. 110 tulps) e che sono soggetti al prelievo erariale unico (PREU) del 13,5% applicato agli incassi dei suddetti apparecchi. Dal 1 gennaio 2005, per effetto dell’articolo 1, comma 497, della legge 30/12/2004 n° 311, gli incassi, sia da parte del concessionario che del circolo, sono esenti da IVA ai sensi dell’art. 10, comma 1, n° 6 del DPR 633/72. Il circolo quindi rilascerà fattura (o semplice ricevuta se non svolge attività commerciali) indicando in essa il titolo di esenzione IVA richiamato. Ciò perché il PREU sostituisce le due imposte (IVA e intrattenimento) per cui pagando il PREU non sono più dovute dal circolo e neppure dal proprietario dell’apparecchio IVA e imposta intrattenimento. Esclusa la citata eccezione, nel caso invece in cui il circolo prenda in affitto l’apparecchio ed incassi i relativi proventi, riceverà dall’imprenditore la fattura relativa all’importo dell’affitto gravata di IVA; l’attività (ed i relativi introiti) è considerata “istituzionale”ai sensi dell’art. 4°, quarto comma del DPR 633/72 in quanto il circolo rende un servizio ai soci e pertanto non soggetta a IRES, IVA e IRAP. In questo secondo caso il circolo è tenuto al pagamento dell’imposta intrattenimento dell’8% ma non dell’IVA ( Agenzia delle Entrate: ris. 15/3/2004 n° 38). In entrambi i casi per il pagamento (il versamento deve essere effettuato normalmente entro il 16 marzo, ovvero entro il 16 del mese successivo a quello di prima installazione in ragione della frazione 134

di anno residua) occorre servirsi del modello “F24 Accisa” utilizzando il codice 5123 ( non più quindi il 2344) per l’imposta sugli intrattenimenti e 6729 per l’IVA qualora dovuta. Va inoltre precisato che l’attività di biliardo o biliardino svolta per finalità sportive (gare, campionati, dimostrazioni, ecc. sotto l’egida del CONI, della FIBIS, della federazione o dell’ente di promozione sportiva cui l’associazione aderisce) beneficia dell’esenzione dell’imposta sugli intrattenimenti. Tale esenzione è applicabile però solo se l’utilizzazione avviene da parte dei soli atleti e a titolo gratuito; non deve esserci quindi né uso ludico, né tariffa oraria, né l’esistenza di quote associative differenziate a seconda dell’uso del biliardo o biliardino. In conclusione, per la detenzione e la gestione, anche indiretta, dei giochi elettronici, automatici o semiautomatici presso i circoli è necessario: 1. procurarsi l’autorizzazione cui all’art. 86 del TULPS presso i competenti Uffici Comunali. Per l’ottenimento della stessa sarà necessario presentare il nulla osta dei Monopoli di Stato; 2. assicurarsi di possedere il nulla osta che è rilasciato dai Monopoli di Stato ai produttori e agli importatori degli apparecchi e congegni per il gioco lecito, nonché ai loro gestori. I produttori e gli importatori devono consegnare ai circoli detentori degli apparecchi e dei congegni una copia del nulla osta e, sempre per ogni apparecchio e congegno ceduto, la relativa scheda esplicativa. Gli Ufficiali e gli agenti di P.S., gli Ufficiali e gli agenti di Polizia Tributaria e gli Ufficiali e gli agenti della Guardia di Finanza effettuano il controllo degli apparecchi con accesso alle sedi di coloro che li detengono, anche temporaneamente, verificando che per ogni apparecchio e congegno risulti rilasciato il nulla osta e che l’apparecchio sia dotato della scheda esplicativa. In assenza del nulla osta, oltre alla sanzione amministrativa pecuniaria, può essere disposta la confisca degli apparecchi e dei congegni. 3. esporre nella sala dove sono installati gli apparecchi da gioco una tabella vidimata dal 4. Questore nella quale siano indicati, oltre ai giochi d’azzardo (vietati), quelli che la stessa autorità ritiene di vietare, nonché le prescrizioni e i divieti specifici che ritiene di disporre nel pubblico interesse. In tale tabella, inoltre, deve essere fatta espressa menzione del divieto delle scommesse. 5. conservare nel luogo ove è installato l’apparecchio di divertimento e di intrattenimento la quietanza di assolvimento della relativa imposta. Chi scrive ritiene infine necessaria una dichiarazione da parte del Ministero sull’uso gratuito del biliardo e del biliardino che molti circoli, data l’onerosità dell’imposta, applicano indipendentemente dall’uso sportivo. In questo caso, mancando il presupposto oggettivo, l’attività non dovrebbe essere esclusa dall’imposta sugli intrattenimenti? Restiamo in fiduciosa attesa della risposta da parte del Ministero. 4.13. Imponibili forfetari 2007. L’imposta dovuta per l’utilizzazione di biliardi, elettrogrammofoni, ecc, installati nei circoli od associazioni di qualunque specie, è pari all’ 8% sugli importi 2007, fissati dal Decreto del Direttore Generale dell’Amministrazione Autonoma dei Monopoli di Stato (G.U. 7 febbraio 2007 n° 31), sottoindicat

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CATEGORIA DI APPARTENENZA DEGLI APPARECCHI E RELATIVO IMPONIBILE FORFETTARIO Categoria di Appartenenza AM1 Collocazione tipologia Biliardo e apparecchi similari attivabili a moneta o gettone, ovvero affittati a tempo. Elettrogrammofono e apparecchi similari attivabili a moneta o gettone. Apparecchi meccanici attivabili a moneta o gettone, ovvero affittati a tempo: calcio balilla – biliardini e apparecchi similari. Apparecchi elettromeccanici attivabili a moneta o gettone, ovvero affittati a tempo: flipper – gioco elettromeccanico dei dardi e apparecchi similari. Apparecchi meccanici e/o elettromeccanici per bambini attivabili a moneta o gettone, ovvero affittati a tempo: congegno a vibrazione tipo “Kiddie rides” e apparecchi similari. Apparecchi elettromeccanici attivabili a moneta o gettone, ovvero affittati a tempo: gioco a gettone azionato da ruspe e apparecchi similari. 136 Imponibile forfetario € 3.500,00

AM2

€ 500,00

AM3

€ 470,00

AM4

€ 1000,00

AM5

€ 480,00

AM6

€ 1500,00

LETTERA DI OPZIONE IRES – IVA-IRAP Alla Agenzia delle entrate di ………………………………. Alla SIAE di ………………… LORO SEDI Oggetto: opzione per l’applicazione dell‘IRES, dell’IVA e dell’IRAP nel modo speciale ai sensi della legge 16/12/991 n° 398. Il Circolo (o l’associazione sportiva)……………………………con sede legale in………..……… Via……………………………………….n°….., titolare della partita IVA n°…………………….., in persona del suo legale rappresentante sig. ………………….nato a…………………..il………….. e residente a…………………… via……………………………n°…… CF………………………….. PREMESSO • • • di essere affiliato a……………………………………; di svolgere attività senza scopo di lucro; di non aver conseguito nell’anno……….proventi derivanti da attività commerciali per un importo superiore a € 250.000,00; DICHIARA di optare per l’applicazione dell’IRES, dell’IVA e dell’IRAP nel modo speciale ai sensi dell’articolo 2 della legge n° 398/91. L’opzione ha effetto dal…………………………………………. …………………..li……………………….. Il presidente ……………………………….

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MODULO PER RIMBORSI SPESE A PIE’ DI LISTA
Lettera di incarico Incarichiamo il sig. ___________________________ nella sua qualità di _______________ ad effettuare trasferte e/o missioni per nostro conto secondo il programma predisposto dalla associazione e a tal fine, ove necessario lo autorizziamo ad usare il proprio automezzo per effettuare i percorsi necessari per i quali gli verrà riconosciuta una indennità _________ €/km. Data, timbro e firma dell’Ente _________________________

Nota delle spese sostenute per conto dell’Ente da: Cognome e Nome _______________________________________________________________________ Per recarsi da ___________________________ a _______________________________ per ____________________________________ il _________________________ Spese di viaggio e di trasferimento 5. Biglietto aereo/nave 6. Biglietto ferroviario 7. Prenotazione, supplemento rapido, cuccetta, ecc. 8. Auto propria km ______ x € ______ Percorso __________________________________ 5. Pedaggi autostradali 6. Taxi 7. Biglietto autolinee urbane, extraurbane 8. Altro (specificare) _____________________ TOTALE SPESE DI VIAGGIO E TRASFERIMENTO Spese di soggiorno 9. Pernottamenti n. _____ 10. Pasti n. _____ TOTALE SPESE DI SOGGIORNO TOTALE DA LIQUIDARSI € __________ € __________ € __________ € __________ € __________ € __________ € __________ € __________ € __________ € __________ € __________ € __________ € __________

Il sottoscritto dichiara che tutte le spese qui descritte sono derivati dall’incarico conferitogli. Allegati n. ______ documenti giustificativi di cui alle voci 1,2,3,4,5,6,7,8,9,10. In fede ______________________ Data _______________

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* Il presente modulo può essere compilato sia per ogni trasferta effettuata sia come riepilogo mensile delle trasferte del periodo di riferimento. In tale ultima ipotesi dovrà essere compilato il foglio allegato.

Marca da bollo da € 1,81 per importi maggiori di € 77,47.
Spettabile Italgas Via …………………………………… 00000, Roma Servizio clienti

Oggetto: Istanza di riduzione dell'aliquota dell'accisa sul metano
Il sottoscritto ………………………………….nato a………………………………… il………………………………, domiciliato a…………………………..,… in via…………………………………………………………………..n°………. CF………………………………………….., in qualità di legale rappresentante di'……………………. associazione sportiva dilettantistica”, con sede in ………………………, via…………………………..n°…….., C.F. 00000000000, premesso

che la predetta associazione conduce, a titolo di …………………(proprietà, locazione,ecc.), i locali adibiti a ………………………..(palestra sportiva,calcetto, ecc.) situati in ………………….. in via ……………….n°…….. che nella citata struttura si svolge, senza fine di lucro, attività sportiva esclusivamente dilettantistica; vista

la disposizione di cui alla nota delle Dogane n° 64/D del 3 aprile 2000sull’articolo 26 del decreto legislativo 26 ottobre 1995, numero 504, secondo la quale risultano compresi negli usi industriali gli impieghi del gas metano negli impianti sportivi adibiti esclusivamente ad attività dilettantistiche e gestiti senza fini di lucro; chiede l'applicazione dell'imposta di consumo sull'utilizzo del gas metano impiegato nel citato impianto sportivo e nelle strutture ad esso annesse in base all'aliquota prevista per gli usi industriali. La presente istanza costituisce anche dichiarazione sostitutiva di atto notorio, ai sensi dell'articolo 47 del decreto del Presidente della Repubblica 28 dicembre 2000, numero 445.

Con osservanza (firma)

………………. Li……………………………………

Allegati: 1. Copia dello statuto sociale; 2. Schema “unifilare” dell'impianto gas esistente, dal contatore agli apparecchi utilizzatori, sottoscritto dal legale rappresentante;

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3. Planimetria dei locali con indicazione della destinazione d'uso e degli apparecchi (compresi i corpi scaldanti), sottoscritta dal legale rappresentante; 4. Lettura del contatore; 5. Copia dell'ultima fattura pagata; 6. Copia di un documento di identità del legale rappresentante.

5• CLASSIFICAZIONE AI FINI “COMMERCIALI” DELLE ASSOCIAZIONI SPORTIVE E DEI CIRCOLI 5.1 Le sedi di circolo e di associazione sportiva “locali privati”. Il circolo e le associazioni sportive possono essere assoggettate, per alcune attività svolte nei confronti dei soci (gestione di bar sociale, mense, ecc.) e, seppure raramente, nei confronti di terzi (gestione di feste dello sport, tornei, “dimostrazioni”ecc,) alla legislazione che nel nostro Paese disciplina il commercio. Tale normativa definisce le sedi di circolo e in generale delle associazioni culturali ricreative, artistiche ecc, “ locali privati” e non “esercizi pubblici”. Il carattere privato si mantiene anche quando il circolo e/o l’associazione sportiva richiedono autorizzazioni, e le ottengono (compresa quella per la somministrazione di alimenti o bevande e lo spaccio di generi alimentare e vari), per svolgere attività a favore del proprio corpo sociale, in quanto è da tutti riconosciuto che queste attività sono sussidiarie al conseguimento degli scopi sociali per cui sono costituiti ed al soddisfacimento delle esigenze dei soci ( culturali, ricreative, sportive, ecc.), pertanto non hanno finalità di lucro e conseguentemente la normativa sul commercio riserva loro un trattamento speciale. In sostanza dunque, il circolo e/o l’associazione sportiva, comunicandolo preventivamente al comune di appartenenza a mezzo di autocertificazione (art. 19 legge 7 agosto 1990 n° 241 come sostituito dall’art. 3, comma 1 della legge n° 80/05) può tra l’altro: • gestire nella sede un punto di somministrazione di alimenti e bevande: caffè, bibite alcoliche (cioè con oltre 1,2 gradi per litro) e non, pizzette, toast, panini, tramezzini, ecc.) da bar ed esercizi similari. Da sottolineare che qualora la gestione sia diretta (fatture e relativi pagamenti intestati al circolo) il circolo è considerato consumatore finale e pertanto il passaggio del bene o del servizio al socio è neutro rispetto al fisco (art. 148, comma 4° tuir e art. 4, comma 4 DPR 633/72). In sostanza non si ha bisogno di tenere una contabilità valida fiscalmente , di chiedere la partita IVA, di fare denuncia dei redditi ecc. Ovviamente per ragioni di trasparenza verso i soci, il circolo terrà, come del resto per tutte le altre attività, una contabilità idonea a presentare al corpo sociale un resoconto della gestione delle attività economiche della Associazione. • gestire nella sede sociale una mensa, un ristorante, una pizzeria. Le modalità di apertura sono quelle del bar ma in questo caso l’attività è considerata ai fini fiscali “commerciale” (occorre cioè aprire partita IVA, fare denuncia dei redditi ecc. ). Le società ed associazioni sportive possono tuttavia adottare la. contabilità forfetaria (L. 398/91) che è di semplice gestione ed economicamente più conveniente della contabilità ordinaria. • gestire uno spaccio di generi alimentari e di varia natura (divise sportive, ecc.). Trattasi non di consumo in sede ma di cessione per asporto delle derrate alimentari e di merce varia. Tale attività è comunque considerata dalla normativa fiscale vigente “commerciale”; per essa può essere adottata la cosiddetta contabilità forfetaria. Per la gestione di uno spaccio è necessario che il preposto sia iscritto al registro degli esercenti Il commercio (REC). • gestire iniziative “popolari “ (feste dello sport, patronali, sagre, ecc.). Alle associazioni “riconosciute” è permessa (in forza dell’ art. 103 del tulps e dell’art. 41 del DM 4/8/1988 n. 375, e, per le associazioni di “promozione sociale” dall’art. 31 comma 2 della L. 383/00) l’attività di somministrazione di alimenti e bevande (anche alcoliche) al “pubblico” , occorre, tuttavia, un’autorizzazione comunale per “attività temporanea” e la iscrizione al REC 140

della persona responsabile della somministrazione. Anche questa attività è considerata, dalla normativa vigente, fiscalmente rilevabile e può essere trattata, nello stesso modo della gestione di uno spaccio di generi alimentari e vari. Attenzione tuttavia che la somministrazione di bevande aventi un contenuto alcolico superiore ai 21 gradi non è consentita nel corso di sagre o fiere e simili, luoghi di convegno, nonché nel corso di manifestazioni sportive e musicali all’aperto. Anzi, il sindaco può eccezionalmente estendere tale divieto alle bevande con contenuto alcolico inferiore ai 21 gradi (art. 5 comma 2 della legge 25 agosto 1991 n° 287). 5.2 Autorizzazioni comunali. Le associazioni sportive ed i circoli affiliati ad associazione nazionale riconosciuta quale “assistenziale”dal Ministero dell’Interno, essendone parte integrante, possono richiedere al Comune di appartenenza le autorizzazioni relative, e questi deve rilasciarle alla sola condizione che siano rette da uno Statuto avente i requisiti di cui all’art. 148 del TUIR (democraticità, ecc.), e le sedi abbiano idonee condizioni igienico sanitarie; ciò senza peraltro assoggettarle al parere dell’apposita commissione sul commercio né sottostare ai vincoli fissati dal piano comunale e senza richiedere l’iscrizione al R.E.C. del presidente o gestore (vedi art. 2 del DPR n. 235 del 4 aprile 2001). Per i circoli non aderenti ad associazione nazionale le cui finalità assistenziali sono riconosciute dal Ministero dell’Interno, le norme di apertura e gestione del punto di ristoro sono decisamente più complesse, il “regolamento” (art. 3 DPR 235/2001) prevede infatti: - l’attività di somministrazione sia soggetta al rilascio dell’autorizzazione comunale; - il rilascio dell’autorizzazione sia legato alla disponibilità del contingente numerico; - la domanda di autorizzazione si consideri accolta se il diniego non è comunicato entro quarantacinque giorni; - Nel caso la gestione sia affidata a terzi questi devono essere iscritti al REC. Tornando ai circoli aderenti ad associazione “riconosciuta,” nella denuncia di inizio di attività (D.I.A.) il Presidente del sodalizio, nella sua qualità di legale rappresentante, dichiara: • l’ente nazionale con finalità assistenziale al quale aderisce (ENDAS); • il tipo di attività di somministrazione (bar, ristorante ecc.); • l’ubicazione (indirizzo) e la superficie dei locali adibiti alla somministrazione; • che l’associazione è regolata da uno statuto in linea con le indicazioni previste dall’art.111 (oggi 148) comma 3, 4 bis e 4 quinques del Testo Unico delle imposte sui redditi (ossia democrazia interna, destinazione alle finalità istituzionali di eventuali utili o avanzi di gestione, divieto di distribuire fra i soci tali utili, fondi, obbligo di devolvere il patrimonio ad altra associazione similare in caso di scioglimento ecc.); • che il locale ove è esercitata la somministrazione è conforme alle norme e prescrizioni in materia edilizia, igienico-sanitaria e ai criteri di sicurezza richiesti dalla normativa vigente. • I dati del gestore cui sono demandate le attività di somministrazione o di vendita dei prodotti. Alla denuncia va allegata una marca da bollo da € 14,62, copia semplice dell’atto costitutivo e dello statuto, certificato di affiliazione ad associazione nazionale “riconosciuta” e, in autocertificazione, residenza, stato di famiglia, carichi pendenti e antimafia del Presidente del sodalizio. Conviene sempre prima di inoltrare la denuncia prendere contatti con il Comune, perchè spesso gli stessi hanno predisposto un fac – simile di domanda, e perché il regolamento comunale può variare modalità e contenuti della suddetta denuncia, Il circolo può iniziare la propria attività trascorsi trenta giorni dal momento della denuncia (art. 3 L. 14/5/2004 n° 80); il sindaco ha invece quarantacinque giorni di tempo per verificare la veridicità della dichiarazione pervenutagli altrimenti l’autorizzazione si intende concessa per il principio del “silenzio assenso” Il circolo a sua volta deve tenere nella propria sede (ed eventualmente mandarne copia al Comune) a disposizione delle autorità competenti: 141

atto costitutivo e statuto; elenco soci aggiornato; certificato di affiliazione (e relativi nulla-osta) alla associazione nazionale riconosciuta; autorizzazione igienico – sanitaria dei locali; pianta planimetrica dei locali con l’indicazione del loro utilizzo (bar, segreteria ecc.); fotocopia del certificato di attribuzione del numero di codice fiscale dell’associazione certificato penale del Presidente; piano di autocontrollo igienicità e sicurezza alimenti e bevande (HACCP) ed indicazione del responsabile (presidente, preposto, segretario). Anche per la suddetta documentazione conviene sentire il Comune che in qualche caso riduce il numero dei documenti richiesti. Va infine tenuto presente che le cessioni di beni e le prestazioni di servizi vanno rese esclusivamente a soci. Eccezione alla regola solo in occasione di gare, tornei ecc. organizzate dal circolo nel qual caso sono ammessi ad usufruire dei servizi anche i partecipanti alle suddette manifestazioni (circolare Ministero dell’Interno 559/c. 5330. 12000° del 23/11/1994). 5.3 Gestione delle attività di somministrazione. È utile ricordare le regole fondamentali cui debbono attenersi i circoli, e le associazioni che intendono gestire le attività di: a) Gestione del bar: • Il locale mescita non deve dare sulla pubblica via; • I locali debbono trovarsi presso le sedi in cui viene svolta l’attività istituzionale; • Le targhe e le insegne che indicano la sede del circolo non devono pubblicizzare le attività di somministrazione esercitate all’interno (Decreto Ministero Interno del 17 dicembre 1992 n° 564, come modificato dal decreto Min. Int. del 5/8/94 n° 534); • L’attività di bar deve essere strettamente complementare a quella istituzionale; • Nel bar devono accedere solo soci del circolo, dell’associazione sportiva o soci di altre associazioni o circoli affiliati alla medesima associazione nazionale “riconosciuta” In sostanza il bar non deve essere aperto al pubblico; • L’attività di bar può essere iniziata trascorsi trenta giorni dalla data di ricezione da parte del Comune della comunicazione citata. Occorre inoltre che l’associazione sportiva o circolo si attenga alle seguenti condizioni: - avere almeno 100 soci (non è necessario consegnare l’elenco soci al Comune); il Sindaco può peraltro autorizzare l’apertura del bar anche nel caso non vengano raggiunti i 100 soci; in questo caso non è però “atto dovuto”; - somministrare solo alimenti e bevande per le quali si è in possesso di autorizzazione; - tenere esposti in luogo visibile l’autorizzazione comunale, l’elenco degli alimenti e delle bevande in distribuzione coi rispettivi prezzi, l’elenco dei giochi proibiti e, in caso di detenzione di alcolici, la licenza UTF; - rinnovare l’autorizzazione anno per anno attraverso la dichiarazione di “prosecuzione d’attività” (Circolari dipartimento delle Entrate n° 13/E del 19/1/1998 e n° 35/E /IV/7/12734 del 30/1/1998); - possedere la licenza igienico–sanitaria dei locali; - pagare la eventuale tassa annuale di concessione per il rilascio della licenza sanitaria istituita da alcune Regioni (da non confondersi con la licenza igienico–sanitaria rilasciata dal Comune); - possedere il libretto sanitario per chi maneggia derrate alimentari (in alcune Regioni vige una normativa diversa per cui occorre informarsi presso tali uffici). 142

• • • • • • • •

essere in regola con le norme di igiene, salubrità e sicurezza dei prodotti alimentari (D.Lgs. n. 155/97). Nei locali destinati alla somministrazione è vietato: - somministrare bevande alcoliche ai minori di anni 16, agli infermi di mente ed a persone manifestamente ubriache, ancorché soci; - adibire un minore di anni 18 alla somministrazione di bevande alcoliche senza la presenza del presidente o di un suo rappresentante maggiorenne; - il gioco d’azzardo Per la gestione del bar, come per quella della mensa, dei distributori automatici ecc, vi sono poi altre norme, sopratutto igienico–sanitarie, che sono disciplinate da leggi regionali o da regolamenti comunali ai quali si rimanda. Per quanto attiene al riposo settimanale (legge 14 ottobre 1974 n° 524) e all’orario di attività (art. 8 comma 4, L. 25/8/91 n° 287) i circoli privati non sono assoggettati alla normativa sul commercio. Ciò sia in considerazione della loro natura giuridica (rappresentano comunque l’espressione più autentica della libertà di associazione), che al fatto che la disciplina richiamata è volta ad indicare al “pubblico” i giorni ed i limiti di tempo entro i quali sono disponibili i servizi di cui l’utente può aver bisogno; viceversa l’attività di circolo, che è rivolta ad un gruppo ben definito – i soci- per i quali la somministrazione altri non è che un atto di “assistenza” durante l’attività associativa che può ovviamente essere svolta in qualsiasi giorno, festivo e non, ed in qualsiasi ora . Ecco dunque chiarito perché la dottrina è orientata a non ritenere sottoponibile ad alcun vincolo temporale l’attività dei circoli privati. La gestione del bar, se riservata ai soci, non è considerata commerciale ai fini fiscali (Commissione Tributaria centrale: decisione 22/11/96 n° 1430/97 e Suprema Corte: sentenza 15/1/2004 n° 280). b) Gestione della mensa: • Vale quanto detto per il bar; • La gestione della mensa è comunque considerata, ai fini fiscali, “attività commerciale” e può essere adottata la c.d. contabilità forfetaria (Legge 398/91 e Legge 66/92). c) Gestione di distributori automatici: Nella sede sociale i circoli e le associazioni sportive possono somministrare alimenti e bevande ai propri soci attraverso distributori automatici. • Non occorre l’autorizzazione da parte del Comune (salvo quanto detto sulle normative regionali e sui regolamenti comunali). • L’attività non è “commerciale” dal punto di vista fiscale. Per la detenzione di tali apparecchi non occorre effettuare il versamento di tasse. Non è neppure richiesta l’autorizzazione per frigoriferi, conservatori di gelati, banco frigo, né il pagamento per questi di alcuna tassa. d) Gestione di feste dello sport, patronali, sagre, ecc.: Come già accennato, ai sensi dell’art. 103 del TULPS, dell’art. 41 del DM 4/8/1988 n. 375 ( e dell’art. 31, comma 2 della Legge 383 del 7/12/00 per le associazioni iscritte nel registro delle “associazioni di promozione sociale”) può essere concessa ai Circoli ed alle associazioni sportive l’autorizzazione per la somministrazione di alimenti e bevande “al pubblico” in occasione di feste o particolari ricorrenze. Occorre l’autorizzazione del Sindaco e la iscrizione al REC della persona che a nome del circolo o dell’Associazione è addetta alla somministrazione. 5.4 Gestione di uno spaccio di generi alimentari vari. 143

-

Con l’entrata in vigore del D.lgs n. 114 del 31/03/98 (Decreto Bersani) la vecchia disciplina del settore distributivo (Legge 426/91) viene ampiamente riformata. Le novità introdotte riguardano anche l’esercizio dell’attività di gestione di spaccio e di vendita dei prodotti vari (vestiario, gadget ecc.) effettuate dai circoli e/o dalle associazioni sportive. Con il suddetto decreto, infatti, vengono meno i piani di commercio così come precedentemente definiti e l’esercizio dell’attività commerciale viene subordinato alla presenza dei requisiti soggettivi (assenza di cause ostative e professionalità per la vendita di derrate alimentari) e all’adempimento di procedure che variano a seconda delle modalità con cui viene effettuata la vendita. Per cause che impediscono l’esercizio di attività commerciali si intendono: • l’essere stati dichiarati falliti; • l’aver subito una condanna per reato non colposo che comporti l’applicazione di una pena detentiva superiore a tre anni • l’essere stati condannati per i reati di ricettazione, riciclaggio, emissione di assegni a vuoto, insolvenza fraudolenta, bancarotta fraudolenta, usura, sequestro di persona a scopo di estorsione, rapina. I soggetti che versano nelle predette situazioni potranno gestire un esercizio commerciale solo cinque anni dopo aver scontato la pena o qualora la pena si sia in altro modo estinta. Per professionalità nel settore della vendita di prodotti alimentari (per asporto), si intende che il titolare del sodalizio, ovvero il legale rappresentante o altra persona specificatamente preposta all’attività commerciale se si tratta di una società, dimostri di essere in possesso di quella professionalità necessaria per lo svolgimento dell’attività in oggetto. In particolare, il Decreto prevede che la suddetta professionalità risulti “dimostrata” in ognuno dei seguenti casi: qualora il soggetto interessato abbia sostenuto con profitto un corso di formazione professionale istituito o riconosciuto dalla regione; qualora abbia conseguito nell’ultimo quinquennio una esperienza biennale di venditore di prodotti alimentari in qualità di dipendente oppure in qualità, comprovata dall’iscrizione all’INPS, di coadiutore familiare; nel caso in cui sia coniuge, parente o affine all’imprenditore; qualora sia stato iscritto nell’ultimo quinquennio presso il Registro Esercenti di Commercio di cui alla Legge 426/71. Presupponendo che il circolo o associazione sportiva voglia aprire uno spaccio riservato ai propri soci, deve possedere: • autorizzazione del Sindaco (sempre a mezzo comunicazione ai sensi dell’art. 19 della Legge 241/90 e DPR 235 del 4/04/2001). Lo spaccio può essere aperto attesi 30 giorni da tale comunicazione; • licenza sanitaria degli addetti (in alcune Regioni –Emilia Romagna, Lombardia ecc. sull’argomento vi è una regolarizzazione diversa); • registratore di cassa (escluse le strutture che hanno optato per la contabilità forfetaria di cui alle leggi 398/91, 66/92 e 133/99 e che non superano 250 mila euro di volume di affari); • licenza UTF se vengono ceduti alcolici; • accesso ai soli soci; • tenere esposti in luogo visibile l’autorizzazione comunale ed il listino prezzi. E’ necessaria l’iscrizione al REC del preposto. La gestione dello spaccio è considerata “attività commerciale”. Anche per essa può essere adottata la c. d. “contabilità forfetaria”. 5.5 Igiene, salubrità e sicurezza di prodotti alimentari. Le strutture associative che somministrano o distribuiscono generi alimentari sono soggette al D.lgs. n. 155 del 26/5/1997 ( HACCP) che ha in sintesi i seguenti obiettivi: • l’autocontrollo delle varie attività connesse con la somministrazione o la vendita di prodotti alimentari (trasporto, deposito ecc.); • la realizzazione di un adeguato sistema di controllo dei punti critici attraverso un piano per la loro individuazione, e le procedure d’intervento per annullare e/o ridurre il rischio. Il suddetto 144

piano deve essere tenuto a disposizione delle autorità competenti al controllo (Aziende Sanitarie Locali – servizio di igiene degli alimenti e della nutrizione – servizi di medicina veterinaria /NAS); • la formazione permanente del personale addetto; Sono previste pesanti sanzioni per chi non ottempera a quanto dettato dal D.Lgs citato. Le strutture associative interessate al provvedimento debbono attuare i seguenti adempimenti: • designare il responsabile addetto alla sorveglianza della igienicità degli alimenti e bevande che vengono somministrate o distribuite. Tale persona può essere il Presidente, il gestore o altra persona; • predisporre il cosiddetto “piano di rischio”. Alcune Regioni hanno emanato sull’argomento leggi apposite; conviene quindi informarsi presso i rispettivi uffici regionali. 5.6 Requisiti dei locali. Diamo di seguito alcune indicazioni sui principali requisiti dei locali ove vengono somministrati o preparati o trasformati i prodotti alimentari: I locali devono: • essere tenuti puliti; • essere sottoposti a regolare manutenzione; • consentire un’adeguata pulizia o disinfezione; • essere realizzati in modo tale da impedire: - l’accumulo di sporcizia - il contatto con materiali tossici - la penetrazione di particelle nei prodotti alimentari - per quanto fattibile, la formazione di condensa o muffa sulle superfici; • consentire una corretta prassi igienica impedendo la contaminazione incrociata fra prodotti alimentari, apparecchiature, materiali, acqua, ricambio d’aria o interventi del personale; • impedire l’ingresso di agenti esterni di contaminazione quali insetti e altri animali nocivi; • fornire adeguate condizioni di temperatura per la lavorazione e l’immagazzinamento dei prodotti (frigoriferi ecc.); • disporre di lavabi in numero sufficiente, adeguatamente collocati e indicati per lavarsi le mani; • disporre di gabinetti in numero sufficiente; • assicurare una corretta aerazione meccanica o naturale, evitando il flusso meccanico di aria da una zona contaminata verso una zona pulita. I sistemi di aerazione devono essere tali da permettere un accesso agevole ai filtri e alle altre parti che devono essere pulite o sostituite; • disporre di un’adeguata illuminazione, naturale o artificiale; • ove necessario disporre di installazioni adeguate adibite a spogliatoio per il personale; i gabinetti: • non devono dare direttamente sui locali di manipolazione degli alimenti; • devono disporre di un buon sistema di areazione, naturale o meccanico; i lavabi: • devono disporre di acqua corrente fredda e calda, materiale per lavarsi le mani e un sistema igienico di asciugatura. La normativa richiede, inoltre, i seguenti requisiti specifici all’interno dei locali in cui i prodotti alimentari vengono preparati, lavorati o trasformati (sono esclusi i locali adibiti a mensa): i pavimenti: • devono essere facili da pulire e ove necessario da disinfettare; • devono essere in materiale resistente, non assorbente, lavabile e non tossico; 145

le pareti devono: • essere facili da pulire e, ove necessario, da disinfettare fino ad un’altezza opportuna per le operazioni; • essere in materiale resistente, non assorbente, lavabile, non tossico e con superficie liscia; i soffitti e le attrezzature sopraelevate devono: • essere costruiti e rifiniti in modo da evitare l’accumulo di sporcizia e ridurre la condensa, la formazione di muffa e lo spargimento di particelle; le finestre e le altre aperture devono: • essere costruite in modo da impedire l’accumulo di sporcizia; quelle che possono essere aperte verso l’esterno devono essere (se necessario) munite di reti anti-insetti facilmente amovibili per la pulizia; • restare chiuse e bloccate durante la produzione qualora vi sia rischio di contaminazione delle sostanze alimentari le porte devono: • avere superfici facilmente pulibili e se necessario disinfettabili; • avere superfici lisce e non assorbenti; i piani di lavoro a contatto con gli alimenti (comprese le superfici degli impianti) devono: • essere facili da pulire e se necessario da disinfettare; • essere in materiali lisci, lavabili e non tossici; gli strumenti di lavoro e gli impianti devono: • essere regolarmente puliti e disinfettati; • essere in materiale resistente alla corrosione; • essere facili da pulire ( è necessario prevedere adeguata erogazione di acqua calda e fredda); l’acquaio per il lavaggio degli alimenti: • occorre adeguata erogazione di acqua potabile calda e fredda onde poter essere mantenuto pulito.

Inserire qui i vari certificati: appartenenza alcolici mensa siae spaccio

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DENUNCIA DI INIZIO DI ATTIVITA' DI CIRCOLO O ASSOCIAZIONE SPORTIVA DILETTANTISTICA Marca da bollo € 14,62 Al Sindaco di ................................. Il sottoscritto ............................. nato a ...........……......... residente in........................................ nella sua qualità di Presidente pro-tempore dell’Associazione...…………....................... con sede legale in .....................…………….. via ……………….....................….........n............. e con codice fiscale ............................. affiliata all’Ente Nazionale Democratico di Azione Sociale (ENDAS) riconosciuto quale assistenziale con D.M. del 7 gennaio 1949 e del 24 luglio 1954 DENUNCIA Ai sensi dell’art.19 legge 241/90 come sostituito dall’art.2 comma 10 della 09/05/94 n° 411 L’INIZIO DI ATTIVITA’ dell’Associazione somministrazione di alimenti e bevande (anche alcoliche) ai in............................via...........................................n........ con superficie somministrazione. legge 24/12/93 n. 537 e D.P.R. Sportiva Dilettantistica con soli soci nei locali siti di mq ............adibiti alla

Il sottoscritto dichiara che l’Associazione possiede i presupposti ed i requisiti richiesti dalla normativa vigente, ai sensi dell'art. 2 del DPR 4/4/2001 n° 235 e dell’art.3 comma 1 della legge 25/12/91 n.287 ivi compresi quelli igienico-sanitari. Il sottoscritto fa inoltre presente che lo Statuto dell’Associazione è conforme alle clausole previste dall’art.111 commi 3, 4 bis, 4 quinques del TUIR. Dichiara infine che sarà rappresentato nella gestione della somministrazione dal sig..................................................................................... nato a........................................ e residente a...............................via..................................C.F............................... In fede ........................, lì.................. Il Presidente .........................................

Allegati: 1. copia Atto Costitutivo e Statuto; 2. certificato di affiliazione all’associazione ENDAS; 3. certificato di famiglia, di residenza, atto notorio sostitutivo antimafia e carichi pendenti del presidente (a mezzo di autocertificazione); 4. n.1 ulteriore marca da bollo € 14,62. A disposizione per eventuali verifiche: 1. autorizzazione igienico-sanitaria dei locali dell’Associazione, legge 283/62; 2. autocontrollo igienicità e sicurezza alimenti e bevande (D.Lgs.155/97); 3. pianta planimetrica dei locali dell’Associazione; 4. fotocopia del certificato di attribuzione del numero di codice fiscale dell’Associazione; 5. fotocopia del libretto sanitario del conduttore dello spaccio(presidente o rappresentante); 6. certificato penale del presidente; 7. copia verbale d’assemblea dal quale si evince che il presidente pro-tempore è stato regolarmente eletto(se non nell’atto costitutivo).

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RICHIESTA DI RILASCIO DELL’AUTORIZZAZIONE IGIENICO SANITARIA Marca da bollo di € 14,62

Al Presidente della ASL di…………………………. Via……………………….. 00000 ………………….

Il sottoscritto …………………………………..nella sua qualità di Presidente pro – tempore del Circolo culturale, ricreativo, sportivo “……………………………………….” con codice fiscale n° …………………………………….chiede, ai sensi delle vigenti disposizioni di legge, il rilascio della Autorizzazione igienico sanitaria dei locali del Circolo siti in……………………………….. via ……………………………………n° ………. A tal fine allega alla presente, la ricevuta dei versamenti in c.c.p. per l’importo di € …………………. Il Presidente ……………………………….. ……………….li…………………… Allegata: pianta planimetrica dei locali del Circolo.

NB. In linea generale è lo stesso Sindaco che ha il compito di chiedere alla ASL di verificare che 148

le condizioni igienico sanitarie del circolo siano in linea con la attuale normativa. La domanda presente può servire a snellire le procedure. DENUNCIA DI ESERCIZIO DI VENDITA DI PRODOTTI ALCOLICI

All’ UFFICIO TECNICO di FINANZA di _______________ Via _______________________ - Città ______________________ OGGETTO: Denuncia di esercizio di vendita di prodotti alcolici. Applicazione art. 29 T.U. approvato con D.Lgs 29.10.95 n. 504. Il/La sottoscritto/a_________________________nato/a_______________________________ Via/Piazza __________________________________________________________________ Codice Fiscale _______________________________________________________________ In qualità di rappresentante legale del _____________________________________________ ___________________________________________________ affiliato all’ENDAS con sede in __________________________________________________________________ Via/Piazza ___________________________________________________________________ Codice Fiscale/Partita IVA ______________________________________________________ DENUNCIA L’esercizio di vendita di liquori o bevande alcoliche tipo *________________________________ *(specificare tipo di attività bar, enoteca, spaccio, ristorante, ecc.) sito in _________________________________________________________________________ Via/Piazza ___________________________________________________ C.A.P. ____________ ALLEGA autocertificazione ai sensi dell’art. 46 del DPR n. 445/2000 attestante l’inesistenza di condanne per fabbricazione clandestina di alcolici o per l’evasione dell’accisa sull’alcol o sulle bevande alcoliche. Marca da bollo da € 14,62

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Luogo e data ________________________ Firma ___________________________

Dichiarazioni sostitutive di certificazioni
(art. 46 del DPR 28 dicembre 2000 n. 445) IL SOTTOSCRITTO Cognome _________________________ Codice Fiscale Nome ____________________________

‫ٱٱٱٱٱٱٱٱٱٱٱٱٱٱٱٱ‬
prov.: ____________________________ il __________________ attuale residenza ____________________

nato/a a : _________________________ sesso (M o F)

‫ٱ‬

prov. ______ indirizzo __________________________________________C.A.P. ________ titolare di un esercizio di vendita di prodotti alcolici nel circolo privato “_______________________________________________________” con sede in ______________________________________, soggetto a denuncia ai sensi dell’art. 29 del T.U. n. 504/1995. DICHIARA di non essere stato condannato per fabbricazione clandestina di alcool o per evasione dell’accisa sull’alcool o sulle bevande alcoliche. Il sottoscritto è consapevole delle sanzioni penali, richiamate dall’art. 76 del DPR 28 dicembre 2000 n. 445, cui può incorrere in caso di dichiarazioni non veritiere, di formazione e uso atti falsi, nonché della decadenza, prevista dall’art. 75 del citato DPR, degli effetti conseguenti al provvedimento emanato sulla base di dichiarazioni non veritiere. Il sottoscritto dichiara altresì di essere informato, ai sensi e per gli effetti dell’art. 10 della legge n. 675/1996, che i dati personali raccolti saranno trattati anche con strumenti informatici, nell’ambito del procedimento per il quale la presente dichiarazione viene resa. Si allega fotocopia del documento di identità del dichiarante Luogo e data ________________________ Il dichiarante __________________________
(firma apposta per esteso e leggibile) N.B la presente presente dichiarazione non necessita dell’autocertificazione delle firme e sostituisce a tutti gli effetti normali certificazioni richieste e destinate ad una pubblica amministrazione nonché ai gestori di pubblici servizii e ai privati che vi consentono.

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DICHIARAZIONE DI PROSECUZIONE DI ATTIVITA’ Marca da bollo € 14.62 Al Sindaco del Comune di ................................. Divisione Annona Ufficio Disciplina Commercio Il sottoscritto ................................................ nato a ................................... il ………………………. residente in ........................................ via …..…………………………… n .…… quale legale rappresentante del …………………………………”…………......................................................” con sede legale in .......................................... via ..........................................n..........CF……………... DICHIARA di voler proseguire anche per l’anno _____ lo svolgimento delle sotto elencate attività rivolte ai propri soci: ‫ٱ‬ Attività di somministrazione e bevande nel bar interno Aut.ne n. …............... del …………………………via………………………………………..

‫ٱ‬ ‫ٱ‬

Attività di ……………………………………………………………………………………... Aut.ne n. …............... del …………………………via……………………………………….. Attività di ……………………………………………………………………………………... Aut.ne n. …............... del …………………………via………………………………………..

1 di detenere presso la propria sede i seguenti apparecchi da gioco ‫ٱ‬ …………………………………………………………………

………………………………………………………………… 2 di possedere i requisiti richiesti dalla normativa vigente 3 di essere affiliato per l’anno ______ all’Ente Nazionale Democratico di Azione Sociale (ENDAS), Ente riconosciuto quale assistenziale dal Ministero dell’Interno con D.M. del 7/06/1949 e del 24/7/1954, di cui si allega relativo certificato di affiliazione per l’anno…….. Il sottoscritto si riserva di comunicare tempestivamente le eventuali cessazioni o variazioni che dovessero intervenire nel corso dell’anno. In fede ........................, li.................. Il Presidente pro-tempore .........................................

‫ٱ‬ ‫ٱ‬ ‫ٱ‬

………………………………………………………………… …………………………………………………………………

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N.B. La dichiarazione di prosecuzione di attività va inoltrata in carta da bollo da € 14,62 prima del 31/12 di ciascun anno.

Domanda di autorizzazione giochi leciti di carte e biliardo
Marca da bollo €. 14,62

Al Sindaco di.....................................................

Oggetto: domanda di autorizzazione giochi leciti di carte e bigliardo. Il Sottoscritto..................................................................................................................nato a..................................................................il ....................................................... residente in...................................................................via………………………………………………. nella sua qualità di presidente pro-tempore dell’associazione sportiva dilettantistica (o Circolo ricreativo culturale e sportivo)................................................. con sede in .................................................................................................................................Via.............................. ..................................... n........................ e con codice fiscale n........................................................... aderente all’Ente Nazionale Democratico di Azione Sociale (ENDAS), chiede che gli venga concessa l’autorizzazione per poter effettuare nei locali della associazione (o Circolo) suddetta (ivi compreso il locale di mescita delle bevande) i giochi consentiti dalle vigenti disposizioni di legge. ...............................lì, ...................... Il Presidente ........................................................

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Domanda per il rilascio di autorizzazione biliardino elettrico
marca da bollo € . 14,62

Al Sindaco di............................................................ ll Sottoscritto.................................................................................................................. nato a..................................................................il ....................................................... residente in................................................................... nella sua qualità di presidente pro-tempore del Circolo ricreativo culturale e sportivo................................................. con sede in .......................................... Via................................................................... n........................ e con codice fiscale n. ............................... aderente all’Ente Nazionale Democratico di Azione Sociale (ENDAS) chiede che gli venga rilasciata l’autorizzazione di cui all’art. 87 del T.U. della legge PS 18 giugno 1931 n. 773, per poter installare nel detto locale un biliardino elettrico da puro svago e divertimento. In ossequio alle norme della legge 20 maggio 1965 n. 507 e successive modificazioni ed integrazioni, nonché alle disposizioni impartite dal Ministero dell’Interno con circolare n. 1016400/12001 dell’8 luglio 1965, il sottoscritto, sotto la sua personale responsabilità, dichiara che il suddetto "biliardino elettrico" rientra fra gli apparecchi leciti autorizzati dalla legge stessa, non avendo insita la scommessa né consentendo la vincita di un qualsiasi premio in denaro o in natura, nemmeno sotto forma di consumazione o di ripetizione della partita. Il Presidente ........................................................ P.S.: Il nulla osta dei Monopoli di Stato relativo al pagamento dei diritti erariali seguirà ad esecuzione della presente. ALLEGARE: - fotografia e illustrazione dell’apparecchio e regolamento; - marca da bollo.

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Domanda per il rilascio di autorizzazione JUKE BOXES
marca da bollo €. 14,62

Al Sindaco di...........................................................

Il Sottoscritto.................................................................................................................. nato a..................................................................il ....................................................... residente in................................................................... nella sua qualità di presidente pro-tempore del Circolo ricreativo culturale e sportivo................................................. con sede in ................................................................................................................................. Via................................................................... n........................ e con codice fiscale n...................................................., aderente all’Ente Nazionale Democratico di Azione Sociale (ENDAS), chiede che gli venga rilasciata l’autorizzazione di cui all’art. 86 del T.U. della legge PS 18 giugno 1931 n. 773, per poter installare nel detto locale un apparecchio juke-boxes. Il Presidente ........................................................ P.S.: Il nulla osta del Monopolio di Stato relativo al pagamento dei diritti erariali seguirà ad esecuzione della presente. ALLEGARE: - fotografia e illustrazione dell’apparecchio e regolamento; marca da bollo.

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Autorizzazione temporanea per la somministrazione di alimenti e bevande
Su carta da bollo €. 14,62 Al Sindaco di ……………………….

Il sottoscritto................................................................................................... .Presidente pro-tempore dell’Associazione"...............................................................-associazione sportiva dilettantistica” sita in………………………………………………………………via……………………………………C. F…………………………..aderente all’Ente Nazionale Democratico di Azione Sociale (ENDAS) chiede ai sensi dell'art. 103 del TULPS, dell'art. 41 del DM 4/8/1988 n. 375 e dell’art. 31, comma 2, della Legge 7 dicembre 2000 n° 383, l'autorizzazione per la somministrazione di alimenti e bevande nei giorni................................. in occasione della festa di ......................................... Tale attività si svolgerà in località ............................................................. A tal fine fà presente che la associazione scrivente sarà rappresentata nella gestione dal Sig. ..............................................................................nato a ................................................ il ........................e residente a ....................................................... iscritto alla Camera di Commercio di ....................................................................con il n. ........................... Alla presente si allega ricevuta del versamento delle relative tasse di concessione comunale. In attesa di una risposta che si augura positiva il sottoscritto porge distinti saluti.

.................lì ......................... Il Presidente .............................................

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PATENTINO TABACCHI Marca da bollo Euro 14,62 All’Ispettorato Compartimentale dei Monopoli di Stato di ………… Via…..…………………………… 00000…………………. Oggetto:Istanza per rilascio di patentino generi di monopolio presso Circolo ENDAS. Il sottoscritto………………………nato a ……………………………………..il ………………….. e residente a …………………………..Via…………………………………n°……. CAP………………….. Codice Fiscale …………………., nella sua qualità di Presidente pro-tempore del Circolo ( o associazione sportiva)”…………………………………………” sito in ……………………..Via ………………n°……. CAP……………..,Codice Fiscale (e/o Partita IVA)……………………….., chiede per questi, ai sensi dell’art: 23 della legge 27/12/1957 n° 1293, la concessione del “patentino” per la vendita di tabacchi ai soli soci nei locali del Circolo. A tal fine dichiara che: - il circolo ha oltre ……….. iscritti; - l’associazione è in possesso di autorizzazione alla somministrazione ai propri soci di alimenti e bevande (anche alcoliche) rilasciata il ………. dal Comune di ……………………….; - i prelevamenti dei tabacchi verranno effettuati presso la rivendita tabacchi gestita dal sig. ……… ………sita in ………………..via………….…………………………..n°…… CAP……….. Certo che la seguente richiesta sarà benevolmente esaminata porge distinti saluti. ………………… li……………………… ……………………………………… firma Allegati: - dichiarazione di appartenenza all’ENDAS; - certificato penale del Presidente - marca da bollo da euro 14,62

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N.B. L’istanza può essere inviata solo nel primo bimestre di ciascun anno.

comunicazione dI SOSTITUZIONE DEL PRESIDENTE
Marca da bollo € 14,62 Al Sindaco di ......................................................... Il Sottoscritto..................................................................................................................

nato

a..................................................................il

.......................................................

residente

in................................................................... nella sua qualità di presidente pro-tempore del Circolo ricreativo culturale e sportivo............................................................................... con sede in

......................................................................................Via................................................................... n........................ e con codice fiscale n....................................................................chiede che venga intestata a suo nome l’autorizzazione per somministrazione di alimenti e bevande (anche alcooliche) a suo tempo rilasciata e intestata al sig. ................................................................... A tale scopo allega alla presente il nulla osta ENDAS - Ente Nazionale Democratico di azione sociale cui il Circolo aderisce, la licenza e una marca da bollo.

p. il Circolo ricr. cult. sp.................................

Il Presidente .................................................

ALLEGARE:
- copia di dichiarazione inizio attività o autorizzazione del Comune; - nulla osta dell’associazione cui il circolo aderisce; - marca da bollo - certificato di famiglia, di residenza, atto notorio sostitutivo antimafia e carichi pendenti del presidente

(a mezzo di autocertificazione); -copia verbale d’assemblea dal quale si evince che il presidente pro-tempore è stato regolarmente eletto(se non nell’atto costitutivo).

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Domanda di SOSTITUZIONE DEL RAPPRESENTANTE
Marca da bollo € 14,62

Al Sindaco di.................................................................... Il Sottoscritto.................................................................................................................. nato a ..................................................................il ....................................................... residente in................................................................... nella sua qualità di presidente pro-tempore del Circolo ricreativo culturale e sportivo................................................. con sede in…………………………… .. Via................................................................... n........................aderente all’ENDAS, chiede con la presente di essere rappresentato in sua assenza dal nuovo gestore sig.................................................¸ nato a ……………………. il……………………… residente in…………………………………via………………………………………………………..n°……. CF:…………………………………………………..in sostituzione del sig.......................................... A tale scopo allega alla presente una marca da bollo.

p. il Circolo ricr. cult. sp.................................

Il Presidente ........................................................

Il sottoscritto......................................................... dichiara di accettare la rappresentanza conferitagli dal sig.................................. Presidente del Circolo........................................

Il rappresentante ....................................................

ALLEGARE: - licenza per spaccio di alcolici; 158

- marca da bollo

6. TOMBOLE, LOTTERIE E PESCHE DI BENEFICENZA 6.1 Definizione di tombole, lotterie e pesche di beneficenza. Con l’art.19 capo III della manovra finanziaria 1998 (legge 449/97) ed il successivo regolamento di applicazione (DPR 26/10/2001 n° 430) il legislatore ha profondamente modificato la previgente normativa sulle tombole, lotterie e pesche di beneficenza; sia sotto l’aspetto normativo che sotto l’aspetto tributario. Innanzitutto il legislatore ha provveduto a definire le tre fattispecie, l’ambito di effettuazione e le consistenza economica nel modo seguente (art. 13, comma 2 del DPR 430/01): * per lotterie s’intende la manifestazione di sorte effettuata con la vendita di biglietti staccati da registri a matrice (in blocchetti da 50 o 100 biglietti in serie e numerazione progressiva) concorrenti ad uno o più premi secondo l’ordine di estrazione. La lotteria è consentita se la vendita dei biglietti limitata al territorio della provincia, l’importo complessivo dei biglietti che possono emettersi, comunque sia frazionato il prezzo degli stessi, non supera la somma di euro 51.645,69. * per tombole s’intende la manifestazione di sorte con l’utilizzo di cartelle portanti una data quantità di numeri, dal numero 1 al numero 90, con premi assegnati alle cartelle nelle quali, all’estrazione dei numeri, per prime si siano verificate le combinazioni stabilite. La tombola è consentita se la vendita delle cartelle è limitata al comune in cui la tombola si estrae e ai comuni limitrofi e le cartelle siano contrassegnate da serie e numerazione progressiva. Non esiste un limite al numero delle cartelle che si possono emettere per ogni tombola, ma i premi in palio non devono superare complessivamente la somma di euro 12.911,42, e a differenza di quelli per tombole, pesche e banchi di beneficenza, possono essere anche in denaro. * per pesche e/o banchi di beneficenza si intendono le manifestazione di sorte effettuate con vendita di biglietti, le quali, per loro organizzazione,non si prestano per la emissione dei biglietti a matrice, una parte dei quali è abbinata ai premi in palio. Le pesche o i banchi di beneficenza sono consentite se la vendita dei biglietti è limitata al territorio del comune ove si effettua la manifestazione ed il ricavato di essa non eccede la somma di euro 51.645,42. Per tutte e tre le fattispecie è vietata la vendita dei biglietti e delle cartelle a mezzo di ruote della fortuna o con altri sistemi analoghi: E’ inoltre obbligatorio che nella fattura di acquisto rilasciata dallo stampatore siano indicate la serie e la numerazione progressiva dei biglietti e delle cartelle. I premi delle lotterie e delle pesche o banchi di beneficenza debbono essere obbligatoriamente solo in servizi e in beni mobili, esclusi il denaro, i titoli pubblici e privati, i valori bancari, le carte di credito ed i metalli preziosi in verghe (art: 13 comma 3, DPR 430/01). 6.2 Chi può svolgere le suddette attività. Il legislatore, dopo aver vietato la effettuazione di lotterie, tombole e banchi di beneficenza ad esercizi pubblici ha ammesso alla loro effettuazione: * enti morali, associazioni e comitati senza fini di lucro, aventi scopi assistenziali, culturali ricreativi e sportivi disciplinati dagli articoli 14 e seguenti del codice civile e dalle ONLUS se dette manifestazioni sono necessarie per far fronte alle loro esigenze finanziarie. • partiti politici e loro movimenti purchè svolte nell’ambito di manifestazioni locali ed organizzate dagli stessi. 159

Sono inoltre consentite le tombole effettuate in ambito familiare e privato organizzate per fini prettamente ludici. In questa categoria rientrano le “tombolate”organizzate nei circoli e associazioni sportive riservate ai soli soci. 6.3 Modalità operative. Il rappresentante legale dovrà dare comunicazione al prefetto ed al sindaco del comune in si effettuerà l’estrazione almeno trenta giorni prima della sua effettuazione corredata del regolamento della manifestazione nel quale saranno indicati: * per le lotterie (art. 14 comma 2, lettera a) DPR 430/01): - quantità, natura e valore complessivo dei premi; - quantità e prezzi dei biglietti da vendere; - il luogo dove vengono esposti i premi; - il luogo fissato per l’estrazione dei premi ed il tempo fissato per la loro consegna ai vincitori. • Per le tombole ( art. 14, comma 2, lettera b) DPR 430/01): - il regolamento come per le lotterie; - la documentazione comprovante l’avvenuto versamento della cauzione in favore del comune in misura pari al valore complessivo dei premi promessi, determinato in base al loro prezzo di acquisto o, in mancanza, al valore normale degli stessi. La cauzione è prestata a favore del comune nel cui territorio si estrae la tombola ed ha scadenza non inferiore a tre mesi dalla data di estrazione: Detta cauzione è prestata mediante deposito in denaro o titoli di Stato o garantiti dallo Stao, al valore di borsa, presso la tesoreria provinciale o mediante fideiussione bancaria o assicurativa in bollo con autentica della firma del fideiussore; - dichiarazione sostitutiva di certificazione condanne penali; - autocertificazione antimafia; - copia completa del proprio documento di riconoscimento, in corso di validità. Prima della presentazione al comune della documentazione illustrata (l’ideale sarebbe 60 giorni prima) una copia della stessa, debitamente compilata e corredata del regolamento e dell’elenco dei premi ecc. deve essere inviata, anche via fax, all’Ispettorato Compartimentale Monopoli di Stato della propria Regione (Ufficio Lotterie) per il nulla osta di competenza.Decorsi trenta giorni dalla data di ricezione senza l’adozione di un provvedimento di diniego, il suddetto nulla osta si intende concesso: Tutto ciò perché l’Ispettorato ha il compito di valutare l’eventuale elusione del monopolio statale dei giochi ovvero se la manifestazione risulti difforme, per modalità di effettuazione e per contenuti da quanto previsto dagli articoli 13 e 14 del DPR 26/10/2001 n° 430. Nella comunicazione al comune va anche specificato il titolo di disponibilità dello spazio in cui si intende effettuare la manifestazione (area privata o suolo pubblico). 6.4 Controlli. La competenza dei controlli sul regolare svolgimento della manifestazione è del Comune ove avviene l’estrazione e si esplica mediante l’esame della documentazione pervenuta e la presenza, al momento dell’estrazione,di un incaricato del Sindaco che verifichi la regolarità dell’estrazione e sottoscriva, assieme al legale rappresentante del promotore, l’obbligatorio processo verbale (in triplice copia: una al Sindaco, una al Prefetto ed una all’ente organizzatore) relativo alle operazioni svolte. Il legale rappresentante dell’ente promotore della lotteria o tombola (o un suo rappresentante) prima dell’estrazione provvede a ritirare tutti i registri, nonché i biglietti e le cartelle rimaste invendute e le dichiara nulle all’effetto del gioco. Tale circostanza va inserita nel citato verbale, ed assieme all’estrazione ed ai premi vinti, va portata a conoscenza del pubblico presso tutti i comuni interessati alla manifestazione. 160

Ovviamente eventuali variazioni delle modalità di svolgimento della manifestazione devono essere comunicate al Sindaco in tempo utile per consentire l’effettuazione dei suddetti controlli. Infine gli organizzatori sono tenuti a presentare al sindaco ed al Prefetto una documentazione attestante l’avvenuta consegna dei premi ai vincitori o la messa a disposizione di quelli non ritirati. Il Sindaco o suo delegato, verificata la regolarità della documentazione prodotta dispone l’immediato svincolo della cauzione o, nel caso contrario ne dispone l’incameramento nelle casse del comune. 6.5 Aspetti fiscali. Gli importi pagati dai partecipanti alle lotterie, tombole e banchi di beneficenza sono esclusi da IVA: Sono inoltre esclusi da IRES ed IRAP gli incassi derivanti da lotterie tombole e banchi di beneficenza per le associazioni senza scopo di lucro (art. 143, comma 2 bis, lettera a) del DPR 22/12/86 n° 917) se svolte in occasione di ricorrenze particolari, sono occasionali e gli importi dei beni messi in palio sono di modico valore. Per i vincitori di premi superiori a € 25,91 è dovuta una ritenuta ai fini IRPEF del 10%, a titolo d’imposta (art: 30 DPR 29/9/1973 n° 6oo) esclusi quelli assegnati da associazioni o società sportive che non superino, assieme ad altri compensi, premi od altro percepiti, i 7500 euro nell’arco dell’anno. Attenzione che per i premi più importanti messi in palio occorre presentare, unitamente all’elenco dei premi, la fattura o lo scontrino fiscale ove risulti inequivocabilmente l’avvenuto pagamento del premio. Non ha valore come avvenuto pagamento la presentazione di qualsiasi “proposta di vendita”. 6.6 Attività rivolta ai propri soci da circoli, associazioni e società sportive. Qualora invece lo svolgimento di tombole, lotterie e pesche di beneficenza sia rivolto esclusivamente al proprio corpo sociale, non c’è bisogno di alcuna autorizzazione come sentenziato dalla suprema corte di cassazione a sezioni unite (sentenza n°. 16 del 12/5/1995) che ha incluse tali attività fra quelle effettuate in ambito “familiare e privati di cui all’articolo 13, comma 1 lettera c) del DPR 430/2001. Lo stesso Ministero delle Finanze è intervenuto sull’argomento con circolare n. 47/E del 10/2/1998 che recita: “in base a tali considerazioni, peraltro condivise dal competente Ufficio del Ministero dell’Interno, all’uopo interessato dalla scrivente, i giochi di sorte nelle società sportive e nei circoli possono essere svolti liberamente, senza alcuna preventiva autorizzazione da parte ndell’Amministrazione finanziaria purché, come detto, la conoscenza e la realizzazione dei medesimi sia circoscritta in un ambito privato e sia, altresì, esclusa, un’ampia, indiscriminata e generica partecipazione di pubblico, essendo gli stessi esclusi dall’ambito applicativo del citato articolo 114 della legge sul lotto pubblico”. Inoltre, rispondendo a specifica “istanza di interpello” proposto da un ente nazionale di promozione sociale, la Direzione regionale del Ministero delle Finanze del Lazio, il 4/11/2002 confermava che anche dopo l’emanazione del DPR 430/2001 rimanevano valide le sentenze della Suprema corte e la circolare ministeriale citata e conseguentemente esclusa per l’effettuazione di tombole riservata ai propri soci: - la comunicazione alle autorità competenti (Prefetto e Sindaco) dello svolgimento della tombola; - il versamento di cauzione in misura pari al valore complessivo dei premi: - la ritenuta alla fonte nella misura del 10% dei singoli premi vinti. Ad evitare speculazioni che si rifletterebbero negativamente sulle associazioni “oneste” riteniamo che tali attività siano organizzate nell’ambito di un’autoregolamentazione che preveda i seguenti punti chiave: • Premi non in denaro (in natura o buoni acquisto); • Divieto di ogni pubblicità all’esterno; • Destinazione di non oltre il 75% degli incassi al montepremi con relativa destinazione di almeno il 25% alle attività istituzionali; 161

Montepremi che preveda il maggior numero possibile di premiati con premi singoli di valore limitato; • Organizzazione dell’operazione in modo che il gioco sia chiaramente finalizzato ad incentivare i rapporti sociali e l’amicizia tra le persone. CIRCOLO “……………………….” Via………………………………… Ooooo …………………………….. - All’Ispettorato compartimentale dei Monopoli di Stato - Al Prefetto di …………………. - Al Sindaco di ………………… LORO SEDI

Oggetto: Comunicazione per effettuazione di una TOMBOLA. (D.P.R. 26 ottobre 2001 n. 430 – L. 24.1 1.2003 n° 326, art. 39, comma 13 quinquies –Circ. Minist.Fìnanze del 14.4,04 n. 2004/4632/COALTT)

II / La sottoscritto/a.............................................................................................nato/a,,..,.......................... il,,,,,,,,,.,......,. nazionalità ................... sesso M: O - F: O C.F.: ........................................... residente a ...................................................via/piazza ..................................................................................... n° ................. tel. N° ......../........................................... e-mail..............................@....................in nome e per conto………. ……………………………………C.F.: ...................................... con sede legale.............................………… via/piazza .........................................................................n°.........………….. Ai sensi dell'art. 14 del D.P.R. 26 ottobre 2001 n°430, della L. 24.11.2003 n.326 art. 39, comma 13 quinquies, nonché della Circolare del Ministero delle Finanze del 14.4.2004 n. 2004/4632/COALTT, richiede l’autorizzazione per l'effettuazione di una "TOMBOLA" che si svolgerà il giorno................……….alle ore ……… presso………......................................................nell'ambito della manifestazione denominata “…………………………………………………………………………………………………………… ..............................................................…………………………………………………………………….” al fine di far fronte alle esigenze finanziarie dell' associazione ( o ente o comitato) senza fine di lucro di cui all'art, 14 e seguenti del Codice Civile ( e/o delle organizzazioni non lucrative di utilità sociale dì cui all'art 10 del D.Lgs. 4 dicembre 1997 n.460); (oppure specificare altro fine: assistenziale, sociale e/o di beneficenza: ................................................) Ai fini di cui sopra, il sottoscritto nella predetta qualità, ai sensi dell’art. 47( R ) del D.P.R. n.445 del 28 dicembre 2000, Dichiara che la presente comunicazione, compilata in ogni sua parte e corredata del regolamento della manifestazione e dell'elenco dei premi, è stata inviata in data ....,,,.,....,..,,.... all'Ispettorato Compartimentale Monopoli di Stato di…………………per il nulla osta di competenza;

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|---------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------OPPURE O di aver ottenuto il nulla osta dell'Ispettorato Compartimentale Monopoli di Stato di…………….in data ................................ prot. n.............................; O che sono decorsi trenta giorni dalla data di ricezione della comunicazione da parte dell'Ispettorato, senza che questi abbia adottato alcun provvedimento, per cui il nulla osta di cui sopra deve intendersi comunque rilasciato; O che l'Ispettorato entro i trenta giorni dalla data di .ricezione della comunicazione ha espressamente subordinato il rilascio del nulla osta all’ottemperanza delle seguenti specifiche prescrizioni circa le modalità di svolgimento della manifestazione di cui trattasi..............................……………………………… prescrizioni che sono state puntualmente osservate dal sottoscritto, che ne ha data comunicazione al citato Ispettorato con nota del......................................; |________________________________________________________________________________________ | O di avere il seguente titolo di disponibilità (affitto, concessione ecc.) dello spazio in cui intende effettuare la lotteria: 2 3 Suolo pubblico Comunale:…………… Area Privata:………………………..

di cui si attesta la disponibilità; O che non sussistono nei propri confronti "cause di divieto, di decadenza o di sospensione di cui all'art. 10 della legge 31 maggio 1965 n, 575", come successivamente modificato, integrato ed indicato nell'allegato 1 del Decreto Legislativo 08.08.1994, n.490 (antimafia), e ai sensi dell 'art. 46 (R) del D.P.R. n° 445 del 28 dicembre 2000 (requisiti morali) O di non aver riportato condanne penali di cui al 1° e 2° comma dell'art. 11 del Regio Decreto 18.06.1931 n. 773; O di non essere a conoscenza di essere sottoposto a procedimenti penali,

O che l'Ente o l'Associazione da me rappresentata appartiene ad una categoria disciplinata dagli artt.14 e seguenti del Codice Civile, non ha scopi di lucro ma scopi: assìstenziali/culturali/ricreativi/sportivi ( o delle organizzazioni non lucrative di utilità sociale di cui all’art. 10 del D.Lgs. 4 dicembre 1997 n. 460) . Dichiara inoltre che : O la vendita delle cartelle è limitata al comune in cui sì estrae la tombola ed ai comuni limìtrofi e le cartelle sono contrassegnate da serie e numerazione progressiva; O i premi in palio non supereranno complessivamente la somma di € 12.911,42 .

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Note aggiuntive…………………………………………………………………………………………………………

II sottoscrìtto è consapevole che le dichiarazioni false, la falsità negli atti e l'uso di atti falsi comportano l'applicazione delle sanzioni penali previste dall'art. 76 (L) D.P.R, 28.12.2000, n° 445. Lì ........................................ Il / la Dichiarante …………………………..

Allegati : O documentazione comprovante l’avvenuto versamento della cauzione, a favore del comune di…………… , pari al valore complessivo dei premi promessi, determinato in base al loro prezzo diacquisto o in mancanza al valore normale degli stessi o fideiussione bancaria; O regolamento relativo alla tombola da effettuare, nel quale sono indicati la quantità delle cartelle, il loro prezzo, il luogo dove verranno esposti i premi ed il luogo ed il tempo fissati per l'estrazione e la consegna degli stessi ai vincitori; O elenco dei premi con il relativo ordine di estrazione; O copia completa del proprio documento di riconoscimento in corso di validità, in applicazione del
D.P.R. 28.12.2000 n. 445 art. 38 (L-R).

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REGOLAMENTO DELLA TOMBOLA
Art 14 comma 2 lettera b) D.P.R. 430/2001

La tombola (o lotteria) viene organizzata al fine di reperire fondi, finalizzati a………………………………………. …………………………………………………………………………………………………………………..dell 'Associazione/Ente…………………………….promotrice/tore della stessa tombola (o lotteria). II prezzo di ogni cartella che verrà consegnata è di € …………(………………………………………);

I premi posti ad estrazione di cui all'elenco allegato hanno un valore complessivo di € ……………….. (……………………………………..) e consistono in : O beni mobili; O servizi; O O denaro (solo per le tombole); altro _________________________________________

I vincitori dei premi possono ritirarli al momento dell'estrazione oppure entro giorni ……………………. dalla data di avvenuta estrazione presso la sede della Associazione / Ente sita

in_____________________ via__________________________________________n°________ nei giorni_________________dalle ore___________alle ore__________ o previo contatto telefonico al n° ________________ o cell. ____________________ direttamente sig. ……………………………………… al responsabile della tombola

Il Rappresentante dell'Ente .......................................

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ELENCO DEI PREMI IN PALIO Ordine di assegnazione dei premi 1° 2° 5° 4° 5° 6° 7° 8° 9° 10° 11° 12° 13° 14° 15° 16° 17° 18° 19° 20° N.B. in caso di un numero di premi superiore utilizzare un altro modello di elenco. Descrizione dei premi

II Rappresentante dell'Ente ………………………….

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7. ATTIVITA’ TURISTICHE E CERTIFICAZIONE SANITARIA 7.1 Svolgimento di alcune attività. Fra le attività dei circoli, delle associazioni e delle società sportive meritano una particolare attenzione, per la loro “pericolosità”, sia dal punto di vista normativo che fiscale ed infine civile e penale, quelle inerenti l’organizzazione di attività turistiche e la certificazione sanitaria dei partecipanti alle iniziative sportive. 7.2 Attività turistiche. Innanzitutto i circoli, le associazioni sportive (e tantomeno quelli costituiti in società), non aderenti ad associazione nazionale possono autonomamente organizzare attività turistica (viaggi, soggiorni, ecc.) se non servendosi di agenzie. L’art. 7 (commi 9 e 10) della Legge quadro del turismo (Legge 29/3/2001 n. 135) dispone infatti che, all’infuori delle Agenzie, possono organizzare attività turistica solo le Associazioni a carattere nazionale e le strutture ad esse associate e solo nei confronti dei propri soci (di persone cioè in possesso della tessera nazionale distribuita dalle medesime). Inoltre, la cosiddetta convenzione internazionale di Bruxelles (ratificata dal nostro Governo col Legge n. 1084 del 27/12/77), denominata CCV sancisce l’obbligatorietà della copertura assicurativa per la responsabilità civile per tutti gli organismi che operano nel turismo, con massimali piuttosto elevati. Tutte le leggi nazionali e regionali emanate in materia confermano ovviamente la suddetta normativa. Ciò dal punto di vista legale. Da un punto di vista fiscale, come del resto già specificato al punto 3.3, l’attività di turismo – se non esercitata attraverso agenzie e non occasionale – viene considerata commerciale ed assoggettata alle norme specificate al punto 4.3. Eccezione a tale regola viene concessa alle “associazioni di promozione sociale” per le quali tali attività sono considerate commerciali ai soli fini IVA purché siano strettamente complementari alle attività istituzionali (es. viaggi per congressi, per seguire le squadre, ecc.) vedi art. 148 del TUIR comma 4 bis. 7.3 Certificazione sanitaria. E’ compito delle società sportive e delle associazioni ottemperare agli obblighi previsti dalle norme vigenti in materia di tutela sanitaria delle attività sportive, e richiedere ai propri tesserati la relativa certificazione medica di idoneità. Nell’affiliazione alle federazioni ed agli enti di promozione sportiva i Presidenti delle società e delle associazioni sportive attestano che i propri associati atleti sono in regola con le norme sulla tutela sanitaria delle attività sportive. In relazione alla tutela sanitaria delle attività sportive chi scrive ritiene tuttavia palese l’inadeguatezza della legislazione in vigore in quanto non tutela compiutamente la salute dei praticanti sportivi. E pertanto necessario che venga perfezionata la normativa, attualmente in vigore contenuta nei Decreti del Ministero della Sanità del 18/02/1982 recante “Norme per la tutela sanitaria dell’attività sportiva agonistica” e quello del 28/02/1983 recante “Norme per la tutela dell’attività sportiva non agonistica” secondo i quali l’idoneità all’attività sportiva può essere ottenuta mediante: a) certificazione medica generica; certificato di stato di “idoneità” rilasciato dal medico di famiglia. 167

Questo certificato è valido per tutte quelle attività che possono essere considerate nella sfera “non agonistica”. Il certificato è valido un anno e dovrà essere conservato a cura della società sportiva o dell’associazione. b) certificazione di idoneità all’attività sportiva agonistica; il certificato è rilasciato dalla ASL, dai centri di medicina dello sport o da centri convenzionati, ha durata diversa a seconda delle specialità sportive e richiede vari tipi di indagini diagnostiche e strumentali. Va ricordato che le società sportive e le associazioni, (ma anche i circoli che svolgono, seppure in maniera non prevalente rispetto ad altre attività), in quanto soggetti giuridici dotati di autonomia sono direttamente responsabili, per il tramite dei loro legali rappresentanti, della mancata osservanza delle norme di cui al Decreto del Ministero della Sanità del 18 febbraio 1982 e del 28 febbraio 1983. Quanto affermato mantiene la propria validità anche se sull’argomento della certificazione sanitaria sono ultimamente intervenute alcune Regioni (Emilia Romagna, Toscana, Veneto) attraverso normative regionali specifiche (e ultimamente si è espressa sull’argomento anche la Regione Lazio con un parere della responsabile regionale per la tutela della salute) nelle quali si sostiene che “per la partecipazione ai corsi di apprendimento o perfezionamento di varie discipline sportive e ginnicomotorie per bambini, adulti e anziani, senza alcun impegno competitivo e attività parasportive quali corsi di ballo, di danza, attività teatrali (?), pur se svolti in forma organizzata, non occorre alcuna certificazione medica in quanto tali attività non possono rientrare nell’ambito delle attività sportive non agonistiche”. E’ pur vero che subito dopo il parere si consiglia “per la tutela della salute di coloro che praticano tale attività, è consigliabile il certificato di stato di buona salute al fine di limitare i rischi connessi all’espletamento di una attività fisica non coerente con lo stato di salute e le potenzialità dei soggetti interessati” (sic !). Chi scrive non può non dichiararsi più che perplesso sulle decisioni a cui sono pervenute le suddette Regioni: intanto non è leale addossare ai dirigenti delle associazioni (o ai responsabili di imprese che svolgono queste attività) la responsabilità di far partecipare ad attività che comunque comportano uno sforzo fisico ed un impegno psichico “bambini, adulti ed anziani”. Si pensi che lo stesso CONI, con senso di responsabilità, pretende il certificato medico “sportivo agonistico” per chi partecipa a tornei ufficiali, seppure di un certo livello, di scacchi, dama ecc, che notoriamente non attività che sottopongono le persone a particolari sforzi fisici. Una seconda ragione di dissenso nasce dalla considerazione (al di là delle già accennate responsabilità civili e penali dei dirigenti) che la visita medica, seppure generica, abitua le persone ad un controllo del proprio stato psico-fisico e costituisce atto di prevenzione che non deve essere sottovalutato. Infine non pare corretto addossare alla dirigenza delle associazioni (o di imprese) l’onere di una richiesta (quella del certificato medico) che, comportando un costo economico per alcuni oneroso, non è accolta con particolare simpatia. Se siamo tutti d’accordo che l’attività fisica concorre a mantenere sani, perché non intervenire sui costi delle visite ed investire sulla salute futura dei cittadini?

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Richiesta di certificato di stato di buona salute di cui al D.M. 28/2/1983
L’associazione “ .........................................................................................associazione sportiva dilettantistica”con sede in ................................……............ Via ..............................................……… n°......…….....affiliata a ……………………………, Ente di Promozione Sportiva riconosciuto dal CONI, D.P.R. 530 del 2/8/74, CHIEDE per il proprio atleta NON AGONISTA .............................................. nato a ................................... il ......................... residente in ......................................... Prov. ........................ Via .........................................................n°….. ........ il Certificato di buona salute di cui all’Art. 2 del D.M. 28/10/1983 per la pratica di attività sportiva non agonistica. Firma del Presidente e timbro della Società ................................................................... (da presentare ad un medico di medicina generale)

CERTIFICATO DI STATO DI BUONA SALUTE
(D.M. 28.2.83)

Cognome .................................................. Nome .........................................................nato a .................................................................................................................il .....................................................residente a ................................................. Via .............................................................n°……………………….N° Iscrizione al S.S.N. .................................................... Il soggetto, sulla base della visita medica da me effettuata, risulta in stato di buona salute e non presenta controindicazioni in atto alla pratica di attività sportive NON agonistiche. Il presente certificato ha validità annuale dalla data del rilascio.

.............................., lì .........................

IL MEDICO (timbro e firma)…………………………………… 169

NB. Molte Regioni hanno predisposto un apposito modulo 8. I CIRCOLI, LE ASSOCIAZIONI E LE SOCIETA’ SPORTIVE QUALI SOSTITUTI
D’IMPOSTA

8.1 Le collaborazioni per il funzionamento dei circoli e delle associazioni sportive. Uno dei problemi più complessi che debbono affrontare i Circoli e le associazioni sportive dilettantistiche è sicuramente quello delle collaborazioni necessarie al buon funzionamento della struttura associativa e della gestione delle diverse attività. Collaborazioni volontarie. E pur vero che spesso, se non sempre, queste sono ricche di prestazioni volontarie da parte dei soci, ma si tratta generalmente di contributi volti al raggiungimento di obiettivi culturali. artistici, sportivi di natura tecnica (preparazione di spettacoli teatrali, musicali, di rassegne di vario genere, preparazione degli atleti. dei materiali ecc.). Trattandosi comunque di collaborazioni prestate per passione , per amore dell’arte o dello sport, chi lo fa , pago della soddisfazione che gli viene dall’aver contribuito al raggiungimento delle finalità della propria associazione non richiederà alcun compenso per l’attività prestata. La legislazione attuale in questo caso non prevede versamenti o adempimenti di natura fiscale e/o di natura previdenziale. Naturalmente a questi collaboratori, come peraltro ai dirigenti dell’associazione o ad altri “volontari”, verranno rimborsate eventuali spese sostenute per conto del Circolo regolarmente rendicontate (c.d. a piè di lista). 8.2 Circoli ed associazioni sportive quali “sostituti d’imposta”. Spesso tuttavia il volontariato non è sufficiente ad assicurare il buon funzionamento dell’associazione nei suoi vari aspetti; è allora necessario ricorrere a rapporti retribuiti cercando ovviamente quello più adatto alle necessità dell’associazione, tenuto in dovuto conto il bilancio che spesso non lascia grandi margini di manovra. Se ciò avviene i circoli e le associazioni possono assumere la veste di “sostituto d’imposta”anche se non praticano alcuna attività di carattere commerciale: Esse infatti, possono instaurare rapporti di lavoro e di collaborazione ed erogare i seguenti emolumenti: • emolumenti a lavoratori dipendenti; • emolumenti a lavoratori autonomi che esercitano una professione in forma abituale; • emolumenti a lavoratori autonomi occasionali; • emolumenti a lavoratori “a progetto”; • emolumenti a collaboratori coordinati e continuativi che prestano la loro opera senza vincoli di subordinazione; • contratto di associazione in partecipazione; • emolumenti e rimborsi spese a dirigenti, tecnici, accompagnatori della Società sportiva e dell’associazione. Ovviamente qualora instaurino i suddetti rapporti le associazioni si assumono l’onere di effettuare le relative ritenute, a titolo d’acconto o a titolo d’imposta, che debbono versare alla esattoria o tramite banca o ufficio postale a mezzo del modello F24 indicando il codice fiscale dell’associazione e non quello del percipiente. Inoltre entro il 15 marzo di ciascun anno l’associazione deve rilasciare una dichiarazione in carta libera dei compensi lordi elargiti e degli importi trattenuti nell’anno precedente e regolarmente versati all’esattoria. 170

8.3 Caratteristiche e trattamento dei suddetti contratti. Seppure in estrema sintesi le caratteristiche ed il trattamento dei suddetti contratti è il seguente: Lavoratori dipendenti. Ai sensi dell’art. 2094 è lavoratore dipendente chi si obbliga mediante retribuzione a collaborare nell’impresa prestando il proprio lavoro intellettuale o materiale alle dipendenze e sotto la direzione dell’imprenditore. E evidente che in questo rapporto l’elemento fondamentale è la “ subordinazione”, ossia il vincolo di natura personale che assoggetta il prestatore d’opera, limitandone la libertà, al potere direttivo del datore di lavoro. Il reddito derivante è sottoposto a tassazione secondo il principio di cassa (art. 48, comma 1, DPR 597/73. Ad essi dovrà essere effettuata una ritenuta sullo stipendio al netto delle ritenute previdenziali ed in base ad aliquote progressive; dovranno inoltre essere redatte le buste paga ed effettuate le registrazioni sui libri INPS, INAIL o ENPALS. I soggetti legati ai circoli ed alle associazioni sportive (ed ovviamente alle società) da un rapporto di lavoro dipendente, possono percepire dei rimborsi spese in esenzione dell’imposta sul reddito delle persone fisiche a condizione che tali rimborsi siano analitici e documentati (rimborso a piè di lista, art. 48, comma 2). E’ altresì consentito il rimborso forfetario esente da IRPEF delle spese sostenute per le trasferte fuori dal comune di residenza nei limiti di una somma attualmente stabilita in 46,48 euro al giorno per le trasferte in Italia, ed in 77,47 euro per quelle all’estero (art. 48, comma 2). In tal caso sono dovuti i contributi previdenziali commisurati su un ammontare pari al 50% dell’indennità corrisposta (art. 12, comma 2 Legge 153/69): Lavoratori autonomi I lavoratori autonomi sono coloro che esercitano attività lavorativa per professione abituale ( architetti, commercialisti, avvocati , ma anche maestri di ballo, idraulici ecc.); sono in possesso della partita I VA e pertanto i compensi a tali collaboratori soggiacciono alla suddetta imposta; il collaboratore cioè al momento della riscossione del compenso è obbligato ad emettere regolare fattura gravata del 20% . A sua volta il Circolo ( o associazione sportiva che sia ) che si avvale di tale rapporto deve applicare sui compensi erogati, quale “sostituto d’imposta”, una ritenuta del 20% a titolo di acconto dell’imposta sul reddito delle persone fisiche dovuta da coloro che percepiscono i detti compensi. La citata trattenuta, calcolata sull’imponibile, dovrà essere versata dall’associazione alla esattoria comunale del Comune di residenza dell’associazione o del circolo, entro il giorno 16 del mese successivo alla data di pagamento ( e non dalla data di rilascio della fattura ). Va chiarito che la comune percentuale del 20% della ritenuta d’acconto e dell’IVA è solo connessa ad una facilità di conteggio; le due operazioni non hanno alcuna connessione tra loro e vanno completamente differenziate. Infatti la ritenuta d’acconto è IRPEF che paga il lavoratore autonomo per i compensi che percepisce, gravando dunque su quest’ultima dovrà essere sottratta ai compensi convenuti, l’IVA è invece l’imposta indiretta che grava sull’acquirente della prestazione del lavoratore autonomo e pertanto va aggiunta al compenso corrisposto. La fattura dovrà essere registrata nel registro acquisti IVA nonché sul libro giornale (nel caso questi debba essere tenuto a norma di legge). Le somme corrisposte quale rimborso spese ai professionisti autonomi concorrono a formare il reddito del percipiente. Infatti sono compresi tra i compensi del lavoratore autonomo tutti i rimborsi spese che si riferiscono all’attività di lavoro autonomo da lui svolta, purché non trattasi di somme anticipate in nome e per conto della società, dell’associazione o del circolo. Pertanto, al pari del compenso, sono soggette ad IVA ed a ritenuta d’acconto. 171

Lavoratori autonomi occasionali Sono quei compensi erogati a soggetti che effettuano prestazioni saltuarie per il circolo o per l’associazione, non esercitando altre attività di lavoro autonomo. Tali compensi non sono soggetti ad IVA, (ex art. 5 DPR 633/72); devono però sempre essere soggetti alla ritenuta IRPEF del 20% da versare nelle modalità già indicate. Dal lontano 1982 è previsto che i compensi fino a 25,82 (euro (dal 2008: € 50) corrisposti da “enti non commerciali” (e quindi da circoli e/o associazioni non costituite in forma di società di capitali) per prestazioni di lavoro autonomo non abituale, non sono soggetti a ritenute (art. 43 DPR 30/12/1980 n. 897), sempre che non costituiscano acconti di maggiori compensi. Ad esclusione della fattispecie citata per lavoratori occasionali si intendono coloro che nell’anno solare non percepiscono complessivamente compensi superiori a 5.164 euro ed il loro impiego non supera nello stesso periodo i 30 giorni. Tale limitazione è riferita a ciascun sostituto d’imposta e non al percipiente. Per i compensi erogati a lavoratori autonomi occasionali il percipiente dovrà rilasciare regolare ricevuta alla quale dovrà essere apposta la postilla: “IVA non applicabile ai sensi dell’art. 5, comma 2, DPR 633/72”. I compensi in argomento dovranno – se vengono erogati per attività commerciali – essere registrati nel registro acquisti IVA dell’associazione oltre che in contabilità. Tutto ciò fatto salvo quanto specificato al punto 8.3 del presente capitolo. Lavoratori “a progetto”. Il D.Lgs. 276/2003 (c.d. “legge Biagi”) sulla riforma del mercato del lavoro ha introdotto la figura contrattuale del “lavoro a progetto” in sostituzione dei rapporti di collaborazione coordinata e continuativa (co.co.co). In sostanza i vecchi co.co.co. devono essere ricondotti a uno o più progetti specifici o programmi di lavoro, o fasi di esso determinati dal committente (datore di lavoro) e gestito autonomamente dal collaboratore in funzione del risultato, nel rispetto del coordinamento con la struttura organizzativa del committente e indipendentemente dal tempo impiegato per l’esecuzione dell’attività lavorativa. L’art. 61,comma 3, del D.Lgs. ha fatto salvi i rapporti di co.co.co. per alcune categorie (giornalisti, amministratori ecc.) fra le quali successivamente ( art. 90 L. 289/2002) sono state inserite quelle rese e utilizzate ai fini istituzionali da associazioni e società sportive. Lavoratori autonomi coordinati e continuativi. Va innanzitutto sottolineato che nel nostro ordinamento è inquadrato nel contratto di collaborazione coordinata e continuativa (co.co.co.), il collaboratore che organizza autonomamente l’attività richiesta e diretta dall’associazione sportiva ed ha una certa continuità nel tempo (es. personale amministrativo, di segreteria, ecc.) E’ opportuno in questi casi, data la somiglianza al rapporto di lavoro dipendente e per evitare problemi di carattere sindacale e previdenziale, che tale rapporto sia formalizzato da una lettera d’incarico che delimiti e ne inquadri i compiti precisi. Il compenso, che non è imponibile ai fini IVA, a differenza delle altre categorie ammesse ad usufruire del contratto co.co.co. che rimane assoggettato alla ritenuta d’acconto – IRPEF con aliquote progressive per scaglioni di reddito in quanto assimilato al lavoro dipendente, è regolato dagli articoli 67 e 69 del TUIR ed è il seguente: - fino alla somma complessiva di 7500 euro annui è esente da imposta; - la somma compresa fra 7500 e 28.158,28 euro annui è soggetta a ritenuta a titolo d’imposta all’aliquota del 23% maggiorata dell’aliquota dell’addizionale regionale dello 0,9% o altra percentuale decisa dalla Regione di competenza. - Le somme superiori a 28.158,28 euro annui sono soggette a ritenuta a titolo d’acconto con aliquota del 23% più l’addizionale regionale dello 0,9% (o altra percentuale decisa dalla Regione), più l’addizionale comunale che varia da comune a comune. 172

I suddetti compensi di natura amministrativa-gestionale svolte a favore delle società o delle associazione sportive (non quindi a favore di CONI, FSN, EPS) non sono soggetti ad altra ritenuta, comprese quelle INPS (per le quali anzi non sono soggette, come per l’INAIL, anche le somme superiori a 7.500,00 euro-circolare INPS n° 32 del 7/2/2001 e n° 42 del 26/2/2003) ed INAIL (circolare INAIL del 2/5/2001), né concorrono alla formazione del reddito del percipiente se non superano i 28.158,28 euro annui. Tali compensi, si intendono al netto delle relative spese di vitto, alloggio e viaggio regolarmente documentate (o altre spese chilometriche calcolate sulle tariffe ACI se si viaggia in auto) se la trasferta è fuori del comune di residenza del percipiente. Le società sportive e le associazioni non dovranno pertanto sottoporre tali spese ad alcuna ritenuta. Per le società sportive e le associazioni c’è, invece, l’obbligo di far sottoscrivere al percipiente un’autocertificazione per altri compensi eventualmente percepiti da altre società e/o associazioni sportive, e di denunciare nel “mod. 770” le generalità del percipiente e l’importo erogato. I collaboratori dovranno rilasciare all’associazione sportiva e/o società regolare ricevuta (contenente la richiamata autocertificazione) con marca da bollo di 1,81 euro se il compenso è d’importo superiore ai 77,47 euro. Un particolare problema si pone per coloro che intendono aderire al contratto di co.co.co. ma vogliono essere iscritti alla cassa speciale INPS per la copertura previdenziale e pensionistica e corrispondere i relativi contributi che, come abbiamo detto non sono “obbligatori”. Riteniamo che non essere “obbligatorio” non precluda la possibilità dell’iscrizione all’INPS e l’allineamento alle norme previste dalla attuale legislazione per le collaborazioni coordinate e continuative per le altre categorie di lavoratori ammessi a questo rapporto contrattuale. La “Riforma delle pensioni” (Legge 8/8/1995 n. 335 – art. 2 comma 26 e seguenti e successive modificazioni) prevede per i co.co.co. che avevano altri rapporti di lavoro per i quali è prevista copertura assicurativa obbligatoria, un contributo da versare all’INPS. Per i compensi corrisposti a soggetti che non hanno altri rapporti di lavoro il contributo è del 23,00 % con futuri incrementi (nel 2008: 24%; nel 2009: 25%) fino a giungere al 26% nel 2010. In entrambi i casi il contributo è per 1/3 a carico del lavoratore e 2/3 a carico del committente. Il contributo INPS va calcolato sul compenso lordo detratti gli oneri previdenziali ed assistenziali, e versato entro il 16 del mese successivo alla corresponsione. Trattandosi di contributi previdenziali a carattere obbligatorio, la quota parte a carico del collaboratore potrà rientrare tra gli oneri deducibili in sede di dichiarazione dei redditi dello stesso lavoratore autonomo coordinato e continuativo. Occorre inoltre chiarire se per coloro che chiedono l’iscrizione all’INPS i relativi compensi sono anche soggetti all’INAIL. Associazione in partecipazione. E’ una forma di contratto per cui il circolo, la società e/o l’associazione sportiva (associante)mette a disposizione la struttura (per esempio bar, impianti ecc) ed il lavoratore (associato) provvede alla gestione di uno o più servizi come previsto dall’art. 2549 e seguenti del codice civile. Con il suddetto contratto l’associante attribuisce una partecipazione agli utili in cambio di un determinato apporto. Il codice civile disciplina alcuni aspetti del contratto in associazione e precisamente: - gli associati possono essere più di uno (art. 2550); - i terzi acquistano diritti ed assumono obbligazioni soltanto verso l’associante (art. 2551); - la gestione dell’impresa spetta all’associante; l’associato può esercitare attività di controllo secondo quanto determinato dal contratto, compreso quello sul rendiconto annuale (art. 2552); - l’associato partecipa solo agli utili e non alle perdite secondo i criteri dell’articolo 2102: “la partecipazione agli utili spettante al prestatore d’opera è determinata in base agli utili netti dell’impresa” (art. 2553). L’associazione in partecipazione si colloca tra i rapporti associativi e non tra le forme societarie, perché: 173

- manca il fondo comune (o capitale sociale) - l’associante mantiene la effettiva titolarità dell’impresa e la responsabilità verso terzi (amministrazione beni comuni, fornitori, soci ecc.) come precisato dalla sentenza della Corte Suprema di Cassazione n° 1433 del 9/7/1965 e n° 4653 del 16/12/1976. - nella società vi è una ripartizione tra i soci dei diritti e dei doveri circa la direzione e la gestione dell’impresa; - nell’associazione in partecipazione il potere spetta solo all’associante (nel circolo o associazione sportiva al consiglio direttivo). Possiamo cosi’ sintetizzare gli elementi costitutivi dell’associazione in partecipazione: - una attività economica/patrimoniale svolta dall’associante in nome proprio (es. il servizio bar per i soci dell’associazione); - una responsabilità che coinvolge il patrimonio dell’associante (il servizio bar che è parte integrante del fondo comune dell’associazione); - la disponibilità dell’associato ed il trasferimento di questa all’associante (la accettazione dell’associato a fornire mano d’opera e capacità professionale a favore del servizio bar); - il diritto di credito dell’associato verso l’associazione per il pagamento, previo regolare rendiconto, della sua quota di utili sul saldo attivo della gestione. Da sottolineare infine che il rapporto tra associante ed associato nel contratto di associazione in partecipazione si differenzia sostanzialmente dal rapporto di lavoro subordinato per la mancanza in esso del vincolo di dipendenza (e di subordinazione) nell’espletamento dell’attività e manca la certezza e garanzia di un guadagno (vedasi sentenza Corte Suprema di Cassazione n° 253 del 7/2/62 ; n° 2224 del 21/6/1969; n° 313 del 6/2/1971). Il contratto di associazione in partecipazione per quanto concerne la ritenuta d’acconto segue le norme previste per i lavoratori autonomi occasionali e come questi non è soggetto a IVA. Per i versamenti INPS dal 2004 anche al contratto di associazione in partecipazione si applica l’obbligo d’iscrizione nella Gestione separata prevista dalla legge 335/1995 (art. 43 DL 269/2005 convertito con modifiche dalla legge 326/2003 ed in seguito dall’art. 1, comma 157 della legge 311/2004). L’aliquota INPS prevista per il 2005 per questa categoria sarà pari al 17,5% sui redditi fino a 38.641,00 euro e del 18,5% sui redditi oltre tale limite anche se i percipienti sono iscritti ad altre forme di previdenza o pensionati. L’importo del versamento è a carico dell’associante in misura del 55% ed a carico dell’associato per il restante 45%. Per i non iscritti ad altre forme previdenziali ( e non pensionati) occorre inoltre aggiungere lo 0,5% a ciascuna delle suddette percentuali. Per la denuncia e le modalità di pagamento dei contributi si dovrà fare riferimento a quella prevista per i collaboratori iscritti alla Gestione separata e cioè il versamento dovrà essere effettuato con il modello F24 entro il giorno 16 del mese successivo a quello di corresponsione del compenso utilizzando i “codici tributo” C10 o CXX. Compensi, premi, rimborsi ad allenatori, tecnici ed altre figure sportive. Un particolare trattamento viene riservato dalla normativa vigente ai compensi corrisposti dalle associazioni e dalle società sportive dilettantistiche. Solo a queste è infatti concessa la facoltà di instaurare rapporti di lavoro e/o collaborazioni con figure tecnico/sportive usufruendo di un particolare trattamento tributario sui compensi elargiti nell'esercizio di tutte quelle attività sportive dilettantistìche disciplinate dapprima dalla legge 80/86, in seguito dalle leggi 133/99, 342/00 ed infine dall'art. 90 della legge 289/02. Con alcune figure di tecnici (allenatori, insegnanti delle varie discipline sportive, preparatori ecc.) è possibile instaurare un rapporto di collaborazione “permanente”in una delle forme contrattuali prevista dalla attuale normativa, ivi compresa quella autonoma coordinata e continuativa. Ovviamente il trattamento normativo e tributario sarà conseguente al contratto instaurato. Qualora tuttavia non si ricorra ad una forma contrattuale di quel genere la normativa vigente prevede altre forme di compenso: trattasi dei compensi, indennità di trasferta, rimborsi spese forfetari e premi che società ed 174

associazioni sportive dilettantistìche possono corrispondere in occasione di gare, allenamenti, prove ad alcuni soggetti (dirigenti accompagnatori, arbitri, atleti, giudici di gara, cronometristi ecc.) fra i quali anche allenatori, tecnici, preparatori, persone cioè impegnate nell'esercizio diretto di attività sportive dilettantistiche ed a coloro che sono chiamati a garantire la regolarità delle manifestazioni sportive. Tali compensi, premi ecc. non sono soggetti ad alcuna ritenuta, né concorrono alla formazione del reddito del percipiente se non superano i 7500 euro annui. Sui compensi eccedenti i 7500 euro dovrà essere operata dall’associazione, o società sportiva che sia, una ritenuta del 23%, più l'addizionale regionale dello 0,9% (percentuale da controllare presso la propria Regione perché tale percentuale in alcuni casi è stata aumentata), a tìtolo d'imposta per compensi da 7500 a 28.158 euro ed a tìtolo d'acconto per la parte che eccede tale importo. In quest'ultimo caso la somma eccedente, trattandosi di ritenuta a titolo d'acconto, va assoggettata anche all'addizionale comunale. I suddetti compensi, essendo annoverati fra i c.d redditi diversi di cui all'art. 67 del TUIR, non sono soggetti neppure alle ritenute INPS (circolare INPS n° 32 del 7/2/01 e n° 42 del 26/2/2003) né a quelle INAIL (circolare INAIL del 2/5/2001 ). Per esplicita previsione legislativa (comma 23, art. 90 L. 289/02) gli emolumenti a titolo di indennità ed i rimborsi forfetari, nonché i premi possono essere percepiti anche da dipendenti pubblici e da pensionati. Per i dipendenti pubblici è obbligatorio comunicare il rapporto instaurato con associazioni società esportive. Ai suddetti compensi si applica la disciplina sintetizzata anche se corrisposti ad atleti dilettanti stranieri (non residenti) poiché la norma che individua il trattamento tributario in questione non fa alcuna distinzione circa la condizione di cittadino italiano o straniero (ris. N° 142 dell’1/10/2001). Come già precisato, tali compensi, indennità, ecc., si intendono al netto delle relative spese di vitto, alloggio e viaggio regolarmente documentate (o spese chilometriche calcolate sulle tariffe ACI se si viaggia in auto), per le trasferte fuori del comune di residenza del percipiente. Le società sportive e le associazioni non dovranno pertanto sottoporre i conseguenti rimborsi spese ad alcuna ritenuta. Per le società sportive e le associazioni c’è, invece, l’obbligo di far sottoscrivere al percipiente un’autocertificazione per altri compensi eventualmente percepiti, e di denunciare nel “mod. 770” le generalità del percipiente e l’importo erogato. (Vedi modulo allegato). A riprova di quanto asserito vedasi le istruzioni alla dichiarazione dei redditi "Unico 2005" in cui si afferma che coloro che nell'anno 2004 hanno percepito compensi ecc. fino a 7.500 euro, cosi’ come coloro che hanno percepito solo redditi fino a 28.158 euro in conseguenza delle attività svolte a favore di società e/o associazioni sportive dilettantistìche o per premi ecc., non sono tenuti a presentare dichiarazioni dei redditi. Sono invece soggetti alla dichiarazione dei redditi coloro che hanno percepito oltre 28.158 euro e coloro che hanno percepito, da associazioni o società sportive, emolumenti superiori a 7.500 euro ed hanno percepito altri compensi da lavoro dipendente, a progetto o di pensione. E' appena il caso di dire che in quest'ultimo caso la dichiarazione può essere fatta sia con il “modello unico " che con il modello "730" (in questo caso servendosi di un CAF), che come è noto consente di adempiere agli obblighi tributari richiedendo al proprio datore di lavoro o all'ente previdenziale se pensionato, di effettuare i pagamenti delle imposte dovute o di effettuare i rimborsi eventualmente vantati versandoli sulla busta paga o sulla pensione. Le società, le cooperative e le associazioni sportive sono invece tenute alla compilazione e presentazione del modello “770” anche se corrispondono solo compensi, premi, rimborsi forfetari, ecc. che non superano 7.500 euro per ciascun percipiente. 8.4 Emolumenti e rimborsi spese a dirigenti, amministratori, segretari (dei circoli, delle associazioni, delle società sportive e delle cooperative). Per quanto concerne gli emolumenti, che seppur raramente, possono percepire i dirigenti dei circoli, delle associazioni e delle società sportive, o i rimborsi spese “forfetari”, questi non hanno un particolare trattamento e vanno considerati a seconda che il percipiente si trovi in una delle categorie sopra descritte, per i dirigenti dei circoli generalmente quella dei lavoratori autonomi occasionali. Un particolare trattamento viene invece riservato dalla normativa vigente agli eventuali compensi per attività svolte a favore delle società o delle associazione sportive (art. 37, L. 21/11/2000 n° 342), 175

di natura amministrativa – gestionale cui possono accedere addetti di segreteria, contabili ecc. (art. 90, comma 3, L. 27/12/2002 n° 289). Trattandosi di attività continuativa può essere instaurato per essi un rapporto di lavoro autonomo coordinato e continuativo, che come abbiamo visto è applicabile anche ad allenatori, tecnici ed altre figure sportive, e ricevere per questo il trattamento previsto per questo Per quanto concerne il rimborso delle spese vive sostenute durante la normale attività (viaggi, partecipazione a corsi, convegni, ecc.) il trattamento applicabile è il seguente: • rimborsi spese forfetari: vanno considerati alla stregua dei compensi per lavoro autonomo occasionale e pertanto assoggettati a ritenuta d’acconto (ad esclusione di quelli concessi per le attività sportive se di importo inferiore a 7.500,00 euro)); • rimborsi a piè di lista: cioè con documentazione analitica e documentata delle spese sostenute.Tali rimborsi non sono assoggettate ad alcuna imposta.

176

DICHIARAZIONE IN CASO DI COLLABORAZIONE VOLONTARIA

Spett. Consiglio Direttivo Via ___________________________ CAP ______ Località _______________
Il/La sottoscritto/a…………………………………………… nato a ……………………….il…………… e residente in………………………….via…………………..…..………n°…………….socio della nostra associazione dichiara di essere disponibile a dare il proprio contributo volontario e gratuito per l’affermazione e la crescita della nostra associazione, alle attività associative e la realizzazione delle manifestazioni indette dalla stessa. Per tale collaborazione il sottoscritto non richiederà alcun compenso in quanto spinto da motivazioni di carattere etico e sociale e comunque non economiche. E’ evidente, e qui ulteriormente sottolineata, la propria volontà di svolgere l’attività in modo del tutto volontario e gratuito e senza alcun vincolo di natura lavorativa o contrattuale nei confronti dell’associazione. Il sottoscritto è consapevole che gli saranno rimborsate unicamente le spese vive sostenute (soggiorno, vitto, viaggio ecc.) previa presentazione di idonea documentazione, autorizzate dal Consiglio Direttivo per lo svolgimento delle attività che gli verranno affidate. Il sottoscritto esonera da ogni responsabilità l’associazione nello svolgimento del proprio compito e dichiara che si avvarrà solamente delle coperture assicurative previste dal contratto in vigore con ……….. In fede

…………………………………
Luogo e data………………………..

NB Ovviamente la presente dichiarazione non va presentata in caso di attività rivolta al regolare svolgimento di manifestazioni sportive. 177

CONTRATTO PER COMPENSI AI SENSI DELLA LEGGE 133/99 E SUCCESSIVE MODIFICAZIONI SCRITTURA PRIVATA Con il presente atto da tenere e valere in ogni migliore modo di ragione e legge tra: a) L'associazione "…………………………associazione sportiva dilettantistica", aderente a………………… cod.fisc………………………………consedesociale in……………………Via……………………………………………..n°……… (prov………) qui rappresentata dal suo legale rappresentante nella persona del presidente pro-tempore sig………………………… ……………...nato a…………………………. il………………C.F……………………………….residente..a………………………………via …………………………………..n°…… prov…………………. ed il b)sig………………………………………….nato a…………………………………………… il……………….cod.fisc………………………………residente a…………………………. via…………………………………………n°……(prov.…….………………………………..) PREMESSO *che il sig. ………………………vanta una specifica competenza teorica e pratica in ordine alla attività di…………………...(allenatore, preparatore ecc.) nella disciplina …………; * che l’associazione sportiva ha necessità di assicurarsi una collaborazione professionalmente valida nella suddetta disciplina: *che il sig. ……………………. è interessato e disponibile a collaborare con l’associazione sportiva dilettantistica ed a svolgere il ruolo di ……………………….; *che le parti convengono che l’attività del presente contratto è da considerarsi svolta nello esercizio diretto di attività sportiva dilettantistica; Tutto ciò premesso quale parte integrante del presente accordo, fra le parti SI CONVIENE QUANTO SEGUE Il sig……………………………….effettuerà per il periodo……………………………… L'attività di……………………………………presso……………………………………….. secondo modalità di tempo ed orario da concordarsi in funzione delle esigenze dei propri soci/atleti e delle disponibilità degli impianti. L'associazione…………………………….. corrisponderà per tale collaborazione al sig………………….Euro…………………..(……………………………………………….). Tale compenso verrà elargito in rate…………………………….(mensili, trimestrali, etc.) da pagarsi entro il giorno cinque del …………………… . E' implicito che tale collaborazione esclude qualsiasi vincolo di subordinazione essendo quella prevista dal comma 4° dell'art. 25 della Legge 13 maggio 1999 n. 133 e successive modificazioni, con particolare riferimento all'art. 90 della L. 27/12/2002 n° 289. Sui corrispettivi che verranno erogati avendo il sig………………… dichiarato di non essere iscritto ad alcun albo professionale e non essendo titolare di partita IVA, sarà effettuata dalla associazione una ritenuta a titolo d'imposta per la parte eccedente la somma di € 7.500,00 e fino a € 28.158,28 ed a titolo 178

di acconto per la parte eccedente tale cifra nella misura fissata per il primo scaglione dei redditi dall'art. 11 del T.U.I.R. attualmente pari al 23% più l'addizionale regionale attualmente pari allo 0,9%. Il sig……………………………………………..………….si impegna a comunicare all'associazione ……………………………………….eventuali altri compensi, premi, rimborsi forfetari ecc. ricevuti anche da altre fonti tali da concorrere al superamento di € 7.500,00 o di € 28.158,28 annui complessivamente. Resta comunque inteso che in relazione alla natura della presente scrittura l'associazione può in qualsiasi momento revocare al sig…………………….. l'incarico di collaborazione, corrispondendogli il compenso dovuto per l'opera svolta fino al momento della revoca stessa ai sensi dell'art. 2227 del Codice Civile. ………………..il……………………………………
FIRME PER ACCETTAZIONE

Il collaboratore ……………………………

l’associazione …………………………..

________________________________________________________________________________

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Ricevuta ai sensi dell’art. 25 della Legge 13 maggio 1999 n. 133 e successive modificazioni quale ultima in base all’art. 90 della Legge 27/12/2002 n. 289
Spett. ___________________________ Via ___________________________ CAP ______ Località _______________ Il/La sottoscritto/a_________________________________________________________________ Dichiara di ricevere dal ____________________________________,la somma di € ___________( ._________________________) per _______________________________________________ Tale somma è stata così determinata: A) Esenti da ritenuta (fino a € 7.500) B) Soggetti a ritenuta a dedurre ritenuta IRPEF 23% a dedurre add.le Regionale a dedurre add.le Comunale NETTO CORRISPOSTO: AUTOCERTIFICAZIONE Il/la sottoscritto/a ____________________________ nato/a a _______________________(___) Il ___/____/______ e residente a ____________________ in via/piazza _____________________ Codice Fiscale Dichiara sotto la propria responsabilità che alla data odierna: che con la presente somma non supera € 7.500 di compensi regolati dall’art. 90 della Legge 27/12/2002 n. 289 che la somma su indicata supera il limite di € 7.500 di Euro ________,___ quale _________________ erogato ai sensi dell’art. 90 della Legge 27/12/2002 n. 289. Data, ______________ FIRMA ____________________ Euro ___________________________________ Euro ___________________________________ Euro ___________________________________ Euro ___________________________________ Euro ___________________________________ Euro ___________________________________

‫ٱٱٱٱٱٱٱٱٱٱٱٱٱٱٱٱ‬

‫ٱ‬ ‫ٱ‬

LIQUIDAZIONE IMPORTO Visto Organizzazione ___________________________

Visto Amministrazione ___________________________ Luogo _____________, il ______________ Firma percipiente ________________________

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Ricevuta ai sensi dell’art. 25 della Legge 13 maggio 1999 n. 133 e successive modificazioni, quale l’ultima LEGGE 27-12-2002 N. 289 ART. 90 La presente ricevuta vale per dirigenti accompagnatori, arbitri, allenatori, atleti, giudici di gara, tecnici, collaboratori di carattere amministrativo/gestionale, ecc. ed è riferibile a indennità di trasferta, rimborsi spese forfetari, premi e compensi erogati nell’esercizio di attività sportive dilettantistiche. Gli importi fino ad un massimo di 7500,00 Euro annui non sono soggetti a ritenuta d’acconto né concorrono alla formazione del reddito del percipiente. Sugli importi eccedenti i 7500,00 Euro dovrà essere effettuata una ritenuta pari al 23,00% più l’addizionale regionale; (0,9% altra percentuale decisa dalla Regione competente) a titolo d’imposta per la parte imponibile dei redditi da 7500,00 Euro a 28158,28 Euro ed a titolo d’acconto per la parte che eccede tale importo e che è soggetto oltre che alla addizionale regionale, alla eventuale addizionale comunale. Nei 7500,00 Euro (ma anche sulle cifre superiori) non vanno conteggiati i rimborsi spese documentati relativi al vitto, all’alloggio ed al viaggio (compresi i rimborsi chilometrici tabella ACI) sostenute in occasione di prestazioni effettuate fuori dal territorio comunale del percipiente. Nel caso di ricevute superiori a 77,47 Euro occorre apporre marca da bollo da 1,81 Euro. Le norme su indicate possono essere utilizzate oltre che dalle società sportive anche dai livelli di coordinamento (zonali, provinciali, regionali, nazionale, dell’Ente di Promozione Sportiva).

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Ricevuta ai sensi dell’art. 1, comma 253 della Legge 30 dicembre 2004 n. 311
Spett. ___________________________ Via ___________________________ CAP ______ Località _______________ Il/La sottoscritto/a_________________________________________________________________ Nella sua qualità di ……………………………………………………………dichiara di ricevere dal ____________________________,la somma d i €___________(_______________________) per ____________________________ Tale somma è stata così determinata:

A) Esenti da ritenuta (fino a € 7.500) B) Soggetti a ritenuta ___________________________________ a dedurre ritenuta IRPEF 23% a dedurre add.le Regionale a dedurre add.le Comunale NETTO CORRISPOSTO: AUTOCERTIFICAZIONE

Euro ___________________________________ Euro Euro ___________________________________ Euro ___________________________________ Euro ___________________________________ Euro ___________________________________

Il/la sottoscritto/a ____________________________ nato/a a __________________ _(___) Il___/____/______ e residente a ____________________ in via/piazza ___________________ Codice Fiscale ‫ٱ ٱ ٱ ٱ ٱ ٱ ٱ ٱ ٱ ٱ ٱ ٱ ٱ ٱ ٱ ٱ‬
A conoscenza del disposto dell’art. 26 della legge n° 15 del 4 gennaio 1968 dichiara sotto la propria responsabilità che alla data odierna: ‫ ٱ‬con la presente somma non supera nel corso del periodo d’imposta……… € 7.500 di compensi regolati dall’art. 1, comma 253, della legge 311/ 04 ‫ ٱ‬la somma su indicata nel corso del periodo d’imposta…….supera il limite di € 7.500 di Euro ________,___ quale _____________________ erogato ai sensi dell’art. 1, comma 253, della Legge n° 311/ 04.

Data, ______________

FIRMA ____________________ LIQUIDAZIONE IMPORTO

Visto Organizzazione ___________________________ Visto Amministrazione ___________________________ Luogo _____________, il ______________ Firma percipiente ________________________
182

Ricevuta ai sensi dell’art. 1, comma 253 della legge 30 dicembre 2004 n° 31125 La presente ricevuta vale per direttori di bandem musicali, direttori di corali, di filodrammatiche, dei loro collaboratori tecnici e collaboratori di carattere amministrativo/gestionale, ecc. ed è riferibile a indennità di trasferta, rimborsi spese forfetari, premi e compensi erogati nell’esercizio di attività musicali. Gli importi fino ad un massimo di 7500,00 Euro annui non sono soggetti a ritenuta d’acconto né concorrono alla formazione del reddito del percipiente. Sugli importi eccedenti i 7500,00 Euro dovrà essere effettuata una ritenuta pari al 23,00% più l’addizionale regionale; (0,9% o altra percentuale decisa dalla Regione competente) a titolo d’imposta per la parte imponibile dei redditi da 7500,00 Euro a 28158,28 Euro ed a titolo d’acconto per la parte che eccede tale importo e che è soggetto oltre che alla addizionale regionale, alla eventuale addizionale comunale. Nei 7500,00 Euro (ma anche sulle cifre superiori) non vanno conteggiati i rimborsi spese documentati relativi al vitto, all’alloggio ed al viaggio (compresi i rimborsi chilometrici tabella ACI) sostenute in occasione di prestazioni effettuate fuori dal territorio comunale del percipiente. Nel caso di ricevute superiori a 77,47 Euro occorre apporre marca da bollo da 1,81 Euro. Le norme su indicate possono essere utilizzate oltre che dalle suddette strutture anche dai loro livelli di coordinamento (zonali, provinciali, regionali, nazionale ).

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Contratto di associazione in partecipazione per istruttori
carta bollata da €. 14,62 SCRITTURA PRIVATA Con il presente atto da tenere e valere in ogni migliore modo di ragione e di legge, tra: L’associazione_____________________________________, aderente a……………………….. (Ente di Promozione Sportiva), cod. fisc.______________________________ con sede in _____________ via ____________________, qui rappresentato dal suo legale rappresentante nella persona del presidente pro-tempore sig. ___________________________ nato a.................. __________________ il __________ cod. fisc.____________________ e residente in.................................................via.......................................................................................................; b. il sig. __________________________ nato a ______________ il _________________ cod. fisc. _________________________ residente a ____________________ (prov._____) via_____________________________________: premesso - che l’Associazione _______________________________ è regolarmente costituita a norma degli articoli 37-37-38 del Codice Civile e che agisce in osservanza alle norme contenute nel proprio statuto sociale, secondo le quali l’Associazione stessa ha come finalità lo sport dilettantistico e non persegue fini di lucro; - che non esiste a tutt’oggi una legge quadro sull’associazionismo di promozione sociale che disciplini, tra l’altro, il particolare rapporto che si instaura tra il Circolo e i soci addetti al funzionamento del servizio psico-motorio rivolto alla generalità degli associati intenti alle attività sociali istituzionali; - che, per sopperire alla vacatio legis, l’assemblea dei soci, a norma dell'art. 36 del Cod. Civ., ha stabilito di utilizzare all’uopo come più confacente, il meccanismo previsto all’art.2549 e segg. del codice civile in materia di associazione in partecipazione, mutuandolo, nei suoi effetti pratici, limitatamente a quanto non in contrasto con le finalità istituzionali delle associazioni di promozione sociale; si conviene quanto segue: 1) Tra l’Associazione ______________(associante) ed il sig. _______________(associato) si costituisce una “associazione in partecipazione” stipulata ai sensi e per gli effetti dell’art. 2549 e segg. del Codice Civile. 2) Compito della costituendo associazione è unicamente quello di provvedere alla organizzazione del singolo corso di _______________; mentre l’associato sig. _______________ apporterà la sola prestazione di lavoro professionale e nessun altro apporto, l’associante _____________________ apporterà tutto quanto si renderà necessario ed utile per l’espletamento del corso stesso e precisamente: locali, arredi, attrezzature, eventuali autorizzazioni, ecc........ 3) Compito della costituenda associazione è altresì quello di creare le condizioni per completare ed integrare didatticamente i corsi di istruzione musicale e loro applicazioni; precisamente l’apporto del sig. _______________________ consiste; a nel fornire agli allievi tutte quelle nozioni e insegnamenti necessari per l’apprendimento della musica sia dal punto di visti teorico, che pratico applicativo. 184

b nel giudicare l’effettiva preparazione di ogni singolo allievo nelle varie fasi dell’apprendimento al fine di stabilire l’idoneità dello stesso c l’attività dovrà essere svolta nel rispetto di tutti i regolamenti e le disposizioni che di volta in volta il consiglio direttivo del Circolo intenderà adottare per il migliore funzionamento del servizio in favore dei soci e dei loro familiari. 4) Per tutta la durata del rapporto, per la propria attività il sig. _______________ riceverà dall’Associazione un compenso commisurato al numero di allievi effettivamente seguiti. Tutte le spese di carattere generale quali: i consumi (illuminazione, riscaldamento, acqua, ecc...), la pulizia, l’ammortamento attrezzature, le imposte e tasse relative alle autorizzazioni eventuali e simili e quant’altro saranno suddivise in maniera proporzionale tra tutte le attività effettuate dall’Associazione. Detta percentuale, che costituisce esclusivamente compenso per prestazione di lavoro professionale, non potrà dar luogo in nessun caso a compensi superiori del venti per cento rispetto a quelli previsti dal contratto collettivo di lavoro per la medesima qualifica. 5) All’associato sig. _________________ verrà attribuita una percentuale del ______% (______________ per cento) della quota marginale tra i costi generali attribuiti al corso, eventuali costi specifici strettamente inerenti e necessari al corso stesso e i corrispettivi versati dai relativi allievi. 6) Eventuali forniture saranno di competenza del sodalizio associante: le fatture relative saranno intestate al sodalizio stesso così come farà carico al sodalizio la responsabilità delle obbligazioni contratte a questo scopo. 7) La quota parte spettante all’associato sig. ____________________________ di cui al punto 4, sarà liquidata mediante la corresponsione di un acconto mensile di L _______________ (__________________) per _____ mesi e di un versamento a saldo da corrispondersi a fine anno sulla base del rendiconto annuo della gestione di cui l’associato sarà compartecipe della compilazione ed a cui sarà rilasciata copia. 8) Sulle quote corrisposte all’associato tanto a titolo di acconto quanto a titolo di saldo e conguaglio il sodalizio associante effettuerà la ritenuta d’acconto IRPEF nella misura di legge: ugualmente sarà cura del sodalizio provvedere all’inquadramento dell’associato (in qualità di socio) ai fini dell’assicurazione obbligatoria contro gli infortuni sul lavoro presso la competente sede INAIL. 9) L’associato sig.______________ avrà l’obbligo di versare mensilmente, nelle mani del cassiere del sodalizio, gli incassi del corso unitamente ad una distinta redatta per iscritto e firmata delle quote versate dai singoli allievi; di tali versamenti l’Associazione rilascerà apposita ricevuta. 10) Per tutta la durata del presente incarico, resta convenuto che il sig. _____________ non potrà svolgere attività anche indirettamente e in qualsivoglia forma, in concorrenza con quella svolta presso l’Associazione ________________ e ciò anche per l’eventuale periodo di tempo intercorrente tra la data di scioglimento del rapporto e la fine dell’anno scolastico in corso. 11) Per tutta la durata del presente incarico, nonchè indefinitivamente dopo la sua scadenza, il sig. ______________________ si impegna a non comunicare a terzi notizie attinenti alla organizzazione dell’associazione __________________ o, comunque, farne uso in modo da poter arrecare ad essa pregiudizio. Analogamente l’Associazione ____________ si impegna a mantenere la più stretta riservatezza sulla persona e sull’attività professionale del sig. ________________________________________. 12) Fermo restando che il sig. ____________________ non è sottoposto ad alcun vincolo di orario, al 185

fine di realizzare una maggiore funzionalità nella conduzione dei corsi, le parti convengono che gli allievi siano convocati secondo un calendario di lezioni predisposto dall’insegnante, previa comunicazione all’Associazione _________________ che si riserva il diritto di apportare eventuali variazioni in relazione alla migliore distribuzione delle ore d’insegnamento. Ogni possibile variazione di calendario delle lezioni, dovrà in ogni caso essere comunicata con necessario preavviso in modo tale da poter avvisare gli allievi e non arrecare ad essi alcun impedimento. 13) Il numero di ore di presenza settimanale dell’insegnante sarà preventivamente concordato tra le parti in funzione del numero degli iscritti. Per esigenze organizzative, il sig. ________________ dovrà comunque ritenersi a disposizione dell’Associazione ________________. 14) Il sig. ________________ potrà sospendere, preavvisando per tempo l’Associazione, per un periodo non superiore ad un mese, riservandosi di recuperare eventualmente le ore non fatte. Trascorso un mese di assenza senza validi e giustificati motivi, il sig. ___________________ si intende decaduto dall’incarico. Per impedimento giustificato del sig. _______________________ L’Associazione ________________ si riserva di provvedere alla sostituzione con un altro insegnante idoneo, al fine di garantire la necessaria continuità dell’insegnamento. In tal caso il compenso sarà comunque determinato proporzionalmente all’effettivo periodo di presenza dell’insegnante. In ogni caso il sig. _____________________ si impegna a non tenere nessun contatto con gli allievi al di fuori delle sedi indicate dall’Associazione _____________ e delle condizioni fissate nel presente contratto. 15) L’Associazione ____________________ si riserva la facoltà di eseguire sondaggi tra gli allievi al fine di accertare la presenza di eventuali contrasti tra gli allievi stessi e l’insegnante; in ogni caso il risultato di queste indagini sarà sempre comunicato all’insegnante. 16) La durata del presente contratto di associazione in partecipazione viene di comune accordo convenuta tra le parti e fissata per il periodo dal __________ al ______________: essa si intenderà tacitamente rinnovata per ugual periodo di tempo qualora almeno tre mesi prima della sua scadenza una delle parti non abbia notificato disdetta alla controparte a mezzo lettera raccomandata con ricevuta di ritorno. 17) L’Associazione ___________________ si riserva il diritto di risolvere anticipatamente il presente contratto di associazione in partecipazione qualora l’associato sig. ___________ non apporti la sua materiale prestazione nel rispetto e con l’osservanza delle norme sopracitate e non dimostri nella cura degli arredi in dotazione e nel disbrigo del servizio la diligenza del buon padre di famiglia. 18) Le spese di bollo e di registrazione del presente contratto sono a carico dell’associato sig.__________ 19) Per quanto non espressamente previsto dal presente contratto le parti di comune accordo si rifanno a quanto previsto dal Codice Civile sulle associazioni in partecipazione. Il presente atto redatto in triplice originale di cui uno per ciascuna delle parti contraenti ed uno per l’ufficio del registro, viene redatto, letto, confermato e sottoscritto. (luogo e data)_______________________________________ L’associato ______________________________________ (l’insegnante) 186 L’associante ______________________________________ (Il presidente del circolo)

Fac-simili di contratto di associazione in partecipazione del gestore
marca da bollo da euro 14,62
SCRITTURA PRIVATA Con il presente atto da tenere e valere in ogni migliore modo di ragione e di legge, tra: a. Il Circolo DENOMINAZIONE aderente a…………………… Cod.fisc 00000000000 con sede in LOCALITA’ INDIRIZZO qui rappresentato dal suo legale rappresentante nella persona del presidente pro-tempore Sig. NOME COGNOME nato a COMUNE il GG/MM/AAAA Cod.fisc. XXXXXXXXXXXXXXXX; b il Sig. NOME COGNOME nato a COMUNE il GG/MM/AAAA Cod.fisc premesso • che il Circolo DENOMINAZIONE è regolarmente costituito a norma degli artt. 36, 37 e 38 del Codice Civile e che agisce in osservanza alle norme contenute nel proprio statuto sociale, secondo le quali il circolo stesso non persegue fini di lucro; • che il Circolo DENOMINAZIONE è in possesso delle speciali autorizzazioni amministrative e sanitarie- rilasciate dalle competenti autorità – per la somministrazione ed il consumo di bevande analcoliche, alcoliche e superalcoliche nonché di alimenti e generi vari che consentono al circolo stesso l’organizzazione e la gestione di un servizio di bar a favore esclusivamente dei propri soci. Tutto ciò premesso si conviene quanto segue: 1. 2. tra il Circolo DENOMINAZIONE (associante) ed il sig. NOME COGNOME (associato) si costituisce una Compito della costituenda associazione è unicamente quello di provvedere alla gestione del servizio bar di cui alla “associazione in partecipazione” stipulata ai sensi e per gli effetti dell’art. 2549 e segg. del Codice Civile. premessa: mentre l’associato Sig. NOME COGNOME apporterà la sola prestazione di lavoro professionale e nessun altro apporto, l’associante Circolo DENOMINAZIONE apporterà tutto quanto si renderà necessario ed utile per l’espletamento del servizio stesso e precisamente: locali, arredi, attrezzature, merci autorizzazione, ecc. 3. La gestione del servizio bar dovrà svolgersi nel rispetto delle vigenti norme di legge in materia e nel rispetto degli orari di apertura e di chiusura del bar ( descrizione dell’orario) nonché di tutti i regolamenti e le disposizioni che di volta in volta il consiglio direttivo del Circolo intenderà adottare per il migliore funzionamento dei servizi in favore dei soci. 4. All’associato Sig. NOME COGNOME verrà attribuita una percentuale del ………..% ( ……………..per cento) della quota di margine tra il prezzo di acquisto delle merci ed il loro prezzo di cessione al socio consumatore, dedotte ovviamente tutte le spese di carattere generale attinenti al servizio bar, quali: i consumi (illuminazione, riscaldamento, acqua, ecc.) la pulizia, l’ammortamento attrezzature, le imposte e tasse relative alle autorizzazioni amministrative e simili e quant’altro strettamente pertinente ed inerente la gestione dal servizio bar. Detta percentuale, che costituisce esclusivamente compenso per prestazione di lavoro professionale, non potrà dar luogo in nessun caso a compensi superiori del venti per cento rispetto a quelli previsti dal contratto collettivo di lavoro per la medesima qualifica. 5. Le forniture dei prodotti saranno di competenza del circolo associante: le fatture relative saranno intestante alla circolo stesso così come farà carico al circolo la responsabilità delle obbligazioni contratte a questo scopo. A tal proposito si precisa che gli ordini controfirmati direttamente dall’associato, egli rappresenta, nella fattispecie, l’associante, e per ciò si assume in solido la responsabilità per le obbligazioni contratte in base alla percentuale di riparto di cui all’articolo 4 . 6. La quota parte spettante all’associato Sig. NOME COGNOME di cui al punto 4, sarà liquidata mediante la corresponsione di un acconto di €. TOT (......................................) per undici mesi e di un conguaglio a saldo da YYYYYYYYYYYYYYYY residente a COMUNE INDIRIZZO;

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corrispondersi a fine anno sulla base del rendiconto annuo della gestione di cui l’associato sarà compartecipe della compilazione ed a cui sarà rilasciata copia. 7. Sulle quote corrisposte all’associato tanto a titolo di acconto quanto a titolo di saldo e conguaglio il circolo ricreativo associante effettuerà la ritenuta d’acconto IRPEF, e la quota INPS spettante all’associato, nella misura di legge: ugualmente sarà cura del circolo provvedere all’inquadramento dell’associato (in qualità di socio) ai fini dell’assicurazione obbligatoria contro gli infortuni sul lavoro presso la competente sede INAIL. 8. L’associato Sig. NOME COGNOME avrà l’obbligo di effettuare settimanalmente, nelle mani dell’amministratore del Circolo, il versamento degli incassi del servizio bar unitamente ad una distinta, redatta per iscritto e firmata, degli incassi giornalieri; di tali versamenti il circolo rilascerà apposita ricevuta. 9. E’ espressamente consentito all’associato, Sig. NOME COGNOME in caso di sua assenza per qualsiasi motivo, di farsi sostituire da un congiunto. 10. La durata del presente contratto di associazione in partecipazione viene di comune accordo convenuta tra le parti e fissata per il periodo dal gg/mm/aaaa al gg/mm/aaaa, essa si intenderà tacitamente rinnovata per ugual periodo di tempo qualora almeno tre mesi prima delle sua scadenza una delle parti non abbia notificato disdetta alla controparte a mezzo lettera raccomandata con ricevuta di ritorno. 11. Il Circolo ricreativo DENOMINAZIONE si riserva il diritto di risolvere anticipatamente il presente contratto di associazione in partecipazione qualora l’associato Sig. NOME COGNOME non apporti la sua materiale prestazione nel rispetto e con l’osservanza delle norme sopra citate e non dimostri nella cura degli arredi in dotazione e nel disbrigo del servizio oltre che nella conservazione dei locali secondo norme igieniche ed estetiche; e un rapporto con soci e clienti all’insegna del rispetto e della correttezza la diligenza del buon padre di famiglia. 12. Le spese di bollo e di registrazione del presente contratto sono a carico dell’associato sig. NOME COGNOME 13. Per quanto non espressamente previsto dal presente contratto le parti di comune accordo si rifanno a quanto previsto dal Codice Civile sulle associazioni in partecipazioni. Il presente atto redatto in triplice originale di cui uno per ciascuna delle parti contraenti ed uno per l’ufficio di registro, viene redatto, letto, confermato e sottoscritto. …………………..li………………… L’ASSOCIATO -------------------POSSIBILI VARIANTI Punto 2 - Oltre al servizio bar anche eventualmente servizio pizzeria, mensa ecc. Punto 4 - Nei ricavi da considerare (e quindi anche negli utili) è possibile includere anche i ricavi di altra natura come, ad esempio, quelli derivanti dal gioco delle carte, del biliardo, dei flippers, ecc. Punto 6 - E' possibile prevedere rateizzazioni diverse durante l'anno, ma sempre con saldo annuale a conguaglio. Punto 9 - Normalmente la durata è di un anno, ma possono stabilirsi anche periodi più lunghi. Punto 11 - L'imputazione delle spese è libera e dipende dagli accordi intercorsi. L’ASSOCIANTE ----------------------

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CONTRATTO DI LAVORO A PROGETTO
Con il presente atto da tenere e valere in ogni migliore modo di ragione e di legge, tra: a. Il Circolo DENOMINAZIONE aderente a........................ Cod.fìsc 00000000000 con sede in LOCALITÀ' INDIRIZZO qui rappresentato dal suo legale rappresentante nella persona del presidente prò-tempore Sig. NOME COGNOME nato a COMUNE il GG/MM/AAAA Codfisc. XXXXXXXXXXXXXXXX; b il Sig. NOME COGNOME nato a COMUNE il GG/MM/AAAA Codfisc YYYYYYYYYYYYYYYY residente a COMUNE INDIRIZZO: " PREMESSO

Che il committente come sopra indicato e rappresentato svolge l'attività di Organizzazione Ricreative, Culturali, Sportive, Ambientali Formative ed è intenzionato a far svolgere la fase di un progetto ad un soggetto in possesso delle indispensabili conoscenze professionali da svolgere in assoluta autonomia; Che il Sig. …………………………risulta essere in possesso della professionalità necessaria; Che il Sig…………………………..intende accettare l'incarico propostogli; Si conviene quanto segue a) il committente come sopraindicato e rappresentato conferisce al collaboratore a progetto, che accetta, l'incarico destinato alla realizzazione della fase di progetto quale risulta dal progetto allegato che va inteso quale parte integrante del presente contratto; b) il rapporto di collaborazione a progetto è disciplinato dagli articoli contenuti nel Titolo VII (da 61 a 69) del D.L.vo n. 276/2003; c) il collaboratore a progetto svolgerà la propria attività in maniera del tutto autonoma, al di fuori di ogni vincolo predeterminato di orario e di presenza; d) il committente come sopraindicato e rappresentato non eserciterà nei confronti del collaboratore a progetto alcun potere gerarchico e disciplinare tipico del rapporto di lavoro subordinato; e) il collaboratore a progetto presterà la propria attività in modo del tutto autonomo fornendo la propria professionalità; f) le parti convengono, nel rispetto dei principi contenuti nell'art. 61 del D.L.vo n. 276/2003, di valutare periodicamente , settimanalmente, in un'ottica di coordinamento e nel rispetto dell'autonomia nell'esecuzione della prestazione, il lavoro svolto anche in relazione agli obiettivi alla base della fase del progetto g) la durata della fase del progetto è di mesi……….( …………………………..) con decorrenza dal __................................. e con scadenza il_.........................................; h) il compenso per la collaborazione prestata è fissato in euro_...................,00 (Euro………………………………./00) netti, tale importo è corrisposto a cadenza mensile di €…………..^00 netti. Le parti convengono sul fatto che il compenso è stato individuato nel rispetto della previsione dell'art. 63 del D.L.vo n. 276/2003 il quale afferma che lo stesso deve tener conto dei compensi normalmente corrisposti per analoghe prestazioni di lavoro autonomo nel luogo di esecuzione del rapporto e che è proporzionato alla quantità ed alla qualità del lavoro. Per quel che concerne la disciplina dei rimborsi spese ( se sostenute) vanno presentate le note giustificative: se il lavoratore a progetto utilizza mezzi propri di spostamento finalizzati all'espletamento dell'incarico ricevuto, viene riconosciuto un rimborso chilometrico sulla base delle tariffe ACI; i) il collaboratore a progetto nel rispetto di quanto previsto dall'ari 64 del D.L.vo n. 276/2003 si impegna a non svolgere attività in concorrenza né a diffondere notizie ed apprezzamenti
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attinenti ai programmi ed alla organizzazione di essi, né compiere, in qualsiasi modo, atti in pregiudizio delle attività del committente come sopra indicato e rappresentato; j) il collaboratore a progetto ha diritto ad essere riconosciuto quale autore della eventuale invenzione fatta nello svolgimento del rapporto, con pieno richiamo alla statuizione prevista dall'art.65 del D.L.vo n. 276/2003; k) per quel che riguarda le situazioni scaturenti da malattìa, infortunio e gravidanza si richiamano integralmente i contenuti dell'art. 66 del D.L.vo n.276/2003; 1) il committente come sopra indicato e rappresentato comunica al collaboratore a progetto le misure per la tutela della salute e della sicurezza, nel pieno rispetto delle norme di garanzia previste dall'art. 66, comma4, del D.L.vo n. 276/2003; m) il contratto di lavoro si risolve al momento della realizzazione della fase del progetto ; n) in caso di inadempimento del collaboratore a progetto di qualunque delle condizioni del presente accordo la società committente ha facoltà di considerare risolto automaticamente il contratto decorso il termine di 15 giorni dalla comunicazione scritta di avvalersi della presente clausola risolutiva espressa con il solo obbligo di pagare le competenze maturate fino alla data in cui ha effetto la risoluzione; o) il collaboratore a progetto potrà recedere il contratto previo preavviso scritto di 15 giorni; p) il collaboratore a progetto autorizza il committente a trattare ed a comunicare a terzi i propri dati personali in relazione ai soli adempimenti normativi connessi con il presente contratto; q) II committente come sopra indicato e rappresentato, provvede a trattenere dai compensi corrisposti le ritenute fiscali e previdenziali nei termini previsti dalla legislazione vigente; r) Per eventuali controversie si fa esplicito riferimento alla previsione contenuta nell'art. 409 c p c, anche per quel che concerne la competenza territoriale. Letto confermato e sottoscritto Luogo e data .—_———————————I II committente…………………………. II collaboratore a progetto…………………………… PROGETTO ALLEGATO Individuazione del progetto: Curare il settore ………………………………………………………………………………; Obiettivo: ……………………………………………………………………………………………; Curare il settore……………………………………………………………………………….. . Mezzi e Strumenti: per lo svolgimento dell'incarico è necessario l'utilizzo delle strutture ( computer, linee telefoniche, fax, e mail ) del committente_che si obbliga a dare la più ampia collaborazione all'incaricato del progetto . Organizzazione e coordinamento: l’incarico sarà svolto in stretta collaborazione con il sig………………………. A ciò appositamente designato dal committente.

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Fac-simile di contratto di collaborazione occasionale
marca da bollo da euro 14,62
SCRITTURA PRIVATA Con il presente atto da tenere e valere in ogni migliore modo di ragione e di legge, tra: a) Il Circolo DENOMINAZIONE aderente a…………………… Cod.fisc 00000000000 con sede in nato a COMUNE il GG/MM/AAAA Cod.fisc. LOCALITA’ residente INDIRIZZO qui rappresentato dal suo legale rappresentante nella persona del presidente pro-tempore Sig. NOME COGNOME XXXXXXXXXXXXXXXX, a…………………………………………………;d’ora i avanti denominato committente b) il Sig. NOME COGNOME nato a COMUNE il GG/MM/AAAA Cod.fisc YYYYYYYYYYYYYYYY residente a COMUNE INDIRIZZO , d’ora in avanti denominato collaboratore; 1. Il committente, ai sensi del comma 2 dell’art. 61 del D.Lgs. n° 276/2993, in applicazione della legge 30/2003, conferisce incarico al sig………………………….. il quale accetta di prestare la propria attività di collaborazione occasionale avente per oggetto……………………………………………………………………………………… 2. Il collaboratore si impegna a prestare la propria attività in forma di collaborazione occasionale senza alcun vincolo di subordinazione, secondo le modalità e le richieste che gli saranno avanzate dal legale rappresentante dell’associazione, nei limiti e con le modalità del presente contratto. 3. La prestazione avrà inizio nel giorno ………………per un’entità complessiva di giorni………….(massimo trenta n.d.r.) da espletarsi nel periodo………………………………………………………………………………… 4. Il corrispettivo della prestazione viene stabilito in € ……………..(importo non superiore a € 5000 - n.d.r.). Le spettanze del collaboratore saranno corrisposte in n°……….. soluzioni con periodicità ……………..(oppure in unica soluzione il………). Il collaboratore avrà diritto al rimborso per eventuali spese sostenute al fine di espletare il suo incarico o altre che dovesse sostenere a nome e per conto dell’associazione. 5. In caso di eventi quali la malattia, l’infortunio (e/o maternità se donna) che impediscano lo svolgimento della prestazione concordata, la scadenza contrattuale e lo svolgimento della prestazione si intendono prorogate con modalità e tempi da concordarsi fra le parti. 6. Il committente si impegna a non revocare unilateralmente il presente contratto se non in caso di grave inadempimento. In ogni caso il recesso deve essere comunicato con preavviso di almeno 5 giorni a mezzo raccomandata. Il collaboratore potrà sempre, se lo ritiene opportuno, far pervenire le proprie osservazioni e contestazioni entro 5 giorni dal ricevimento del preavviso. 7. Per i fini previsti dal presente contratto le parti concordano di prevedere modalità di conciliazione, cercando la bonaria composizione delle controversie di lavoro insorte tra committente e prestatore d’opera, nonché alla valutazione di possibili diversità interpretative del presente accordo. A questo fine i contraenti possono chiedere l’assistenza e/o delegare a terzi a cui conferire mandato. Il tentativo di conciliazione sarà tentato entro ….giorni dal ricevimento della richiesta di una delle parti e si dovrà concludere entro i successivi …..giorni. 8. Per tutto quanto non previsto ne presente contratto si intendono qui riportate le norme vigenti in materia purchè non in contrasto con quanto qui previsto. 9. Tutte le clausole del presente contratto sono da intendersi essenziali e inderogabili, tanto che anche l’inosservanza di una sola di esse produrrà immediatamente la risoluzione del contratto, con obbligo del risarcimento dei danni a carico della parte resa inadempiente.

Data, letto, confermato e sottoscritto dalle parti.

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9. CREDITO SPORTIVO 9.1 Mutui del Credito Sportivo. L’Istituto per il Credito Sportivo (ICS), istituito con legge 24/12/1957 n° 1295, ente di diritto pubblico con personalità giuridica, può accordare, attraverso un fondo speciale, contributi sul tasso d’interesse lordo sotto forma di mutui a medio e lungo termine, per costruire, ampliare, attrezzare e migliorare impianti sportivi, ivi compresa l’acquisizione delle relative aree, nonché per acquistare immobili da destinare ad attività sportive, tra cui sono comprese le sedi sociali. Sono ammessi a fruire del suddetto credito: - gli enti pubblici locali ed altri enti pubblici; - le federazioni sportive nazionali riconosciute dal CONI ; - le società e le associazioni sportive aventi personalità giuridica riconosciute dal CONI; - gli enti di promozione sportiva, aventi personalità giuridica, riconosciuti dal CONI; - le società e le associazioni sportive costituite senza fini di lucro, aventi personalità giuridica, affiliate ad enti di promozione sportiva riconosciuti dal CONI; - associazioni non riconosciute; - ogni altro ente che persegua, in conformità alla normativa che lo concerne e, sia pure indirettamente, finalità ricreative e sportive senza fini di lucro: 9.2 Valutazione dell’investimento. Prima di chiedere i finanziamenti è necessario valutare con piena cognizione di causa la validità dell’investimento, tenendo conto che si deve analizzare sempre e comunque il rapporto entrate/uscite legato a domanda – offerta di sport preesistente e potenziale nell’area considerata. La società sportiva di capitali e/o la cooperativa (ma il ragionamento che segue è valido anche per gli altri soggetti che intendono ricorrere al credito agevolato) interessata al finanziamento dovrà pertanto procedere alla: • verifica della destinazione urbanistica della zona cui dovrebbe sorgere l’impianto. E’ da tenere presente che una variante al Piano comporta un iter burocratico di circa due anni. A volte l’area risulta in posizione non conveniente per la collocazione dell’impianto, in questo caso va ripensata la sua collocazione in quanto risulterebbe priva dei requisiti indispensabili per potersi considerare economicamente valido; • verifica del bacino di utenza, cioè definizione del territorio in cui viene posto l’impianto, valutando attentamente i potenziali fruitori, la viabilità di accesso e gli sviluppi urbanistici stabiliti dai vari piani territoriali di sviluppo; • verifica della presenza di altri impianti e della loro funzionalità, come risposta sia al soddisfacimento di bisogni che alla razionalità strutturale; • definizione dei tempi di utilizzo degli impianti, sia coperti che all’aperto; • scelta tipologica dell’impianto per dimensioni e funzioni in esso contenute, in base all’utenza; • verifica della collocazione dell’impianto in funzione del territorio circostante, tenendo conto della forte incidenza sulla gestione, determinata dalla presenza o meno di altre strutture di servizio; • analisi della possibilità di eventuali ampliamenti; • analisi delle fonti di finanziamento, sia a livello locale che nazionale; • analisi delle modalità di gestione (chi – come – per quanto – quanto onerosa). E’ anche utile ricordare che in fase di elaborazione e realizzazione di un progetto, oltre alle normative generali riguardanti l’edilizia, occorre tenere presenti le norme per l’impiantistica sportiva emanate dal CONI con lo scopo di individuare livelli minimi qualitativi e quantitativi (delibera n° 851 del 15/7/99), e gli obblighi di sicurezza degli stessi (Ministero Interno – DM 18/3/1996 “norme di sicurezza per la costruzione e l’esercizio di impianti sportivi”).

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9.3 Condizioni per accedere al credito. Dopo e solo dopo aver risposto a questi quesiti, si passa alla richiesta del mutuo tenendo conto che per accedervi le società sportive e le cooperative devono: • essere riconosciute dal CONI o affiliate ad un ente di promozione sportiva; • possedere personalità giuridica o acquisirla in una delle forme previste dal Codice Civile: società per azioni, società a responsabilità limitata, società in accomandita per azioni, società cooperativa a responsabilità limitata. La forma più semplice è di costituirsi in cooperativa “normale” (oltre otto soci), o “piccola” (da tre a otto soci). Basta che i soci si presentino a un notaio che stenderà l’atto relativo). Le parrocchie e molte altre istituzioni religiose possiedono già personalità giuridica; • predisporre il progetto su cui il comitato provinciale del CONI (per una spesa fino a 1.032.920 euro), oppure l’apposita Commissione Impianti Sportivi (se la spesa supera i 1.032.920 euro) dovrà apporre il suo parere tecnico. Prima di preparare materialmente il progetto si consiglia di attendere le istruzioni dell’istituto per il Credito Sportivo e di prendere contatto con i responsabili provinciali o nazionali del CONI per gli impianti sportivi; • disporre dell’area, in proprietà o a qualche altro titolo, per un tempo non inferiore alla durata del mutuo (almeno dieci anni); in caso di acquisto dell’area, il mutuo può comprendere anche l’onere relativo; • offrire una garanzia che può essere una fideiussione bancaria o di una compagnia di assicurazione bancaria o immobiliare o dell’Ente pubblico locale (il quale, ad esempio, non può o non vuole costruire in proprio l’impianto, ma concede la propria fideiussione a una società sportiva o a una cooperativa) o, ancora, una garanzia personale (esempio un socio facoltoso) o, infine, reale (cioè beni immobili, tra cui la stessa area in proprietà su cui sorgerà il campo). 9.4 Documenti per l’istruttoria preliminare. I documenti necessari per l’istruttoria preliminare. in linea generale, sono i seguenti: 1) Inoltrare domanda di finanziamento (redatta su modulo ICS) firmata dal legale rappresentante dell’ente richiedente allegando: • copia autentica dell’Atto Costitutivo; • copia autentica dello Statuto e sue eventuali modifiche; • pubblicazione sul B.U.S.A.R.L. e B.U.S.A. (Bollettini ufficiali Società giuridicamente riconosciute); • certificazione attestante affiliazione al CONI, alla federazione e/o all’Ente di promozione sportiva; • certificazione di vigenza delle cariche sociali, rilasciata dalla Cancelleria Commerciale competente; • scheda informativa debitamente compilata e sottoscritta dal richiedente e dal CONI provinciale (su apposito modulo) qualora sia ammessa ad una convenzione stipulata con l’ICS da Federazione sportiva nazionale o da Ente di promozione sportiva; • proiezione gestionale dell’impianto relativa ai primi cinque anni di attività (vedi apposito schema); • documento comprovante la disponibilià dell’area interessata dall’impianto da finanziare, risultante da atto scritto, debitamente registrato e trascritto, di durata almeno pari a quella del mutuo; • numero di codice fiscale e di partita IVA; • ultimo bilancio approvato, completo della relazione degli amministratori e dei sindaci; • ogni altro documento necessario ai fini istruttori (su indicazione dell’Istituto). 2) L’Istituto a fronte della domanda pervenuta verificherà l’esistenza dei requisiti necessari e la finanziabilità dell’intervento richiesto e, in caso di esito favorevole, ammetterà l’ente richiedente al proseguimento dell’istruttoria, provvedendo contemporaneamente ad indicare le condizioni poste e a richiedere eventuale documentazione integrativa:

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9.5 Enti con personalità giuridica per provvedimento amministrativo. Nel caso che la personalità giuridica sia stata concessa per provvedimento amministrativo (ad esempio con decreto regionale), la documentazione per l’istruttoria preliminare è più ridotta: a) copia autentica dell’Atto costitutivo e dello Statuto vigente; b) documentazione comprovante il riconoscimento della personalità giuridica; c) certificazione attestante l’affiliazione al CONI, alla Federazione Sportiva o all’Ente di promozione sportiva; d) ultimo rendiconto approvato; e) ogni altro documento necessario ai fini istruttori. 9.6 Enti morali. Per gli Enti morali, i documenti per l’istruttoria preliminare sono i seguenti: a) copia autentica dell’Atto di fondazione o di costituzione o Statuto o regolamento vigente; b) documentazione comprovante la vigenza delle cariche; c) ultimo bilancio o rendiconto approvato; d) ogni altro documento necessario ai fini istruttori. 9.7 Istruttoria formale. Valutata positivamente la domanda di finanziabilità del progetto l’ICS aprirà la c.d. “istruttoria formale” e richiederà l’invio della seguente ulteriore documentazione: a) bonifico relativo al versamento del rimborso forfetario delle spese di istruttoria (cifra proporzionata al mutuo richiesto – minimo € 100,00 per mutui fino a 52.000,00 euro, massimo € 1300,00 per mutui oltre 2.600.000,00 euro); b) parere favorevole del CONI provinciale (per progetti di importo fino a € 1.032.913,80), completo della distribuzione di spesa sul progetto esecutivo, o della “commissione impianti sportivi” del CONI nazionale per progetti superiori all’importo citato; c) progetto esecutivo completo, regolarmente vistato dall’organo tecnico comunale con estremi della concessione edilizia e dal CONI (disegni, relazione tecnica, computo metrico-estimativo) e munito di ogni altra autorizzazione prevista dalla legislazione vigente; d) concessione edilizia; e) garanzie con annessa la seguente documentazione: - qualora venga prodotta fideiussione bancaria: lettera di disponibilità di un istituto di credito; - qualora venga prodotta fideiussione comunale: lettera di disponibilità del comune; - qualora venga indicata ipoteca su immobili diversi da quelli oggetto del finanziamento descrizione particolareggiata dei beni e relativa stima del loro valore (per finanziamento fino a € 258.228,45 l’ICS si riserva di acquisire come garanzia il bene oggetto del finanziamento assistita da polizza assicurativa rilasciata da compagnia primaria); - qualora vengano indicate altre forme di garanzia l’ICS si riserva di valutare, di volta in volta, la singola richiesta. 9.8 Tasso sui mutui e contributi in conto interessi. Il tasso sui mutui viene determinato periodicamente dal Consiglio di amministrazione dell’Istituto. Esso è in genere molto più basso di quello normalmente concesso dai normali Istituti di Credito. Infatti il tasso nominale annuo è del 4,25% che viene diminuito dal contributo in conto interessi che varia dallo 0,50% (per finanziamenti fino a 5.ooo.ooo di euro) al 2% a seconda dell’importo di spesa, dell’area geografica destinataria dell’investimento, dei soggetti mutuatari o nell’ambito di convenzioni (FSN, EPS ecc.). Conviene comunque approfondire questo argomento prima della stipula del mutuo. 9.9 Contributi da enti locali.Non sono rare le Regioni ed i Comuni che hanno stanziato fondi per interventi a favore dei soggetti che intendono acquistare, ampliare o migliorare impianti sportivi. 194

Tali interventi sono sia a fondo perduto che in partecipazione agli interessi sui mutui e non sono alternativi all’intervento del credito sportivo. Conviene informarsi presso i citati enti sulle possibilità offerte. 9.10.Nuovo Statuto dell’ ICS. Con l’approvazione del nuovo Statuto si è molto ampliata l’attività dell’Istituto per il Credito Sportivo ed oggi non si è lontani dalla verità se si afferma che l’ICI è diventato una banca a tutti gli effetti. Conseguentemente l’ICS ha anche ampliato il numero dei soggetti che possono accedere alle attività creditizie e finanziarie avendo inserito fra questi la CONI servizi Spa, società e associazioni culturali, enti di promozione culturale e dello spettacolo, nonché ogni altro soggetto pubblico o privato che persegua, anche indirettamente finalità sportive, ricreative e di sviluppo dei beni e delle attività culturali. E’ evidente che fra queste categorie sono comprese anche le associazioni sportive dilettantistiche costituite nella forma di “associazioni non riconosciute” Per un esame più approfondito della questione occorre attendere le delucidazioni del rinnovato Consiglio di amministrazione. 9.11 Sede dell’istituto per il credito sportivo. L’Istituto per il Credito Sportivo ha sede in Roma (Via Giambattista Vico, 5 – 00196 ROMA, tel. 06/324981 – fax 06/3236291 – sito : www.creditosportivo.

Si riportano il fac-simile di una domanda di mututo per investimenti nel campo delle attrezzature sportive ed una per l’acquisto di attrezzature. Nel sito del credito sportivo si possono reperire tutti i fac-simili necessari per accedere ai vari tipi di mutuo.

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Domanda di Mutuo per investimenti per strutture sportive
Spett.le ISTITUTO per il CREDITO SPORTIVO Via G. Vico, 5 00196 ROMA Il sottoscritto_________________________________nella sua qualità di________________________ e come legale rappresentante dell/della (riempire nel riquadro la categoria di appartenenza)
• Società_______________________________________________________ con sede in___________________, codice fiscale__________________________________________________, iscritta presso il Registro delle Imprese presso la CCIAA di_______________al N°__________riconosciuta dal C.O.N.I. come da certificazione rilasciata in data _______________________; affiliata a (1)_____________________________________________________________ • Associazione sportiva____________________________________________________con sede in________________, codice fiscale__________________________________________________, avente personalità giuridica a seguito del provvedimento del (2)__________________________ in data__________________________________ riconosciuta dal C.O.N.I. come da certificazione rilasciata in data___________________; affiliata a (1)_____________________________________________________________________________________ • Ente morale______________________________________________________________________________con sede in______________________, codice fiscale__________________________________________________, avente personalità giuridica a seguito del provvedimento del (2)__________________________ in data_______________________________ • Federazione Sportiva Nazionale_____________________________________________________________con sede in______________________, codice fiscale__________________________________________________, riconosciuta dal CONI come da certificazione rilasciata in data_______________________________________________ • Ente di Promozione Sportiva __________________________________________con sede in_______________ , codice fiscale__________________________________________________, avente personalità giuridica a seguito del provvedimento del (2)_____________________________ in data___________________________riconosciuta dal C.O.N.I. come da certificazione rilasciata in data_____________________________________________________________________

RICHIEDE UN MUTUO di € _______________________________ ( _____________________________________ ) rimborsabile in anni _________ con rate semestrali costanti da utilizzare per i seguenti investimenti (3):________________________________________________________________________________ ___________________________________________________________________________________ ___________________________________________________________________________________ ___________________________________________________________________________________ ___________________________________________________________________________________ PROGRAMMA DEGLI INVESTIMENTI COSTO Progr. Realizzato Alla data del Importi già pagati Alla data del

Acquisto terreni e/o fabbricati Lavori Attrezzature ……………….. ……………….. TOTALE

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(1) Indicare l’affiliazione alle Federazioni Sportive di competenza o eventuale affiliazione ad Enti di Promozione sportiva. (2) Indicare l’Autorità che ha eseguito il riconoscimento. (3) L’Istituto concede mutui per la costruzione, l’ampliamento, l’attrezzatura ed il miglioramento di impianti sportivi, ivi compreso l’acquisto delle relative aree, nonché per l’acquisto di immobili da destinare ad attività sportive.

PIANO FINANZIARIO PER LA COPERTURA DEGLI INVESTIMENTI Pagamenti effettuati €………………………….. Disponibilità proprie €………………………….. Finanziamento richiesto €………………………….. Altre Fonti (specificare) …………………………………… €…………………………. …………………………………… €…………………………. …………………………………… €…………………………. …………………………………… €………………………….. ……………………………………. €………………………….. TOTALE €…………………………... TEMPI DI REALIZZAZIONE DELL’OPERA Data inizio opere__________________ Data prevista ultimazione _________________ Data prevista per l’entrata in funzione _________________________________________________ Ubicazione dell’impianto ___________________________________________________________ INDICAZIONE DELLE GARANZIE (Ad esempio: fideiussione bancaria, fideiussione comunale, ipoteca etc..) __________________________________________________________________________________ __________________________________________________________________________________ __________________________________________________________________________________ Il sottoscritto richiedente: - Dichiara, sotto la propria responsabilità, che le notizie ed i dati forniti rispondono a verità e si impegna a comunicare tempestivamente eventuali successive modifiche anche relative al programma di spesa dichiarato nella presente domanda e si obbliga a completare la documentazione con quant’altro gli verrà richiesto; - Prende atto che, salvo che il fatto non costituisca più grave reato, l’aver fornito dati falsi oltre ad essere punito ai sensi dell’art.137 del D.Lgs. 385/1993, potrà comportare la revoca del finanziamento o la risoluzione del contratto, anche prima che il fatto venga giudizialmente accertato, ferma restando la responsabilità per il risarcimento del danno eventualmente subito dall’Istituto; - Dichiara formalmente di non avvalersi, per la trattazione della pratica di mutuo dell’opera di intermediari e di essere a conoscenza che non sono dovuti compensi o provvigioni per nessun titolo oltre le spese di istruttoria da versare direttamente nelle casse dell’Istituto immediatamente dopo l’ammissione alla trattativa; - Riconosce che l’ammissione alla trattativa della pratica non produrrà alcun obbligo a carico dell’ISTITUTO per il CREDITO SPORTIVO, l’eventuale concessione del mutuo avverrà infatti ad insindacabile giudizio degli Organi Deliberativi dell’Istituto medesimo in osservanza delle disposizioni di Legge e Statutarie. ___________________, li______________ ___________________________________ (luogo) (data) (timbro e firma del legale rappresentante) Recapiti Telefonici:__________________________________________________________________ Indicare cortesemente, con quale rappresentante del Credito Sportivo è avvenuto il primo contatto:__________________________________________________________________________ 197

Domanda di mutuo per acquisto attrezzature
Spett.le ISTITUTO SPORTIVO Via G. Vico, 5 OO196 ROMA Il sottoscritto ……………………………………………..nato a………………………il………………. Residente a ………………. In via ……………………………….codice fiscale……………………….. Nella sua qualità di…………………………..e come legale rappresentante del/la (es. associazione, società, Federazione sportivaNazionale, Ente di Promozione Sportiva ecc.)…………………………… Con sede in …………………….via…………………………..n°……..codice fiscale……………………. Richiede un mutuo di € (1) ……………………( ………………………………………………………………………….....) Rimborsabili in ……………anni (2) attraverso rate mensili costanti, da utilizzare per l’acquisto delleseguenti attrezzature…………………………………………………………………………………... …………………………………………………………………………………………………………… ….. …………………………………………………………………………………………………………… …………………………………………………………………………………………………………… ……. Il sottoscritto dichiara altresì che i beni da acquistare verranno utilizzati per favorire l’esercizio dell’attività sportiva presso l’impianto di………………………………………(3) sito a……………….. ……………………in via …………………………………………..n°……assicurandone, fin d’ora, la diligente manutenzione tecnica e operativaper tutta la durata del mutuo.
PIANO FINANZIARIO PER LA COPERTURA DELL?INVESTIMENTO

PER

IL

CREDITO

Costo totale dell’investimento………………….€ ……………….(……………………………………) Pagamenti effettuati…………………………….€ ……………….(……………………………………) Disponibilità propria …………………………..€ ……………….(…………………………………….) Finanziamento richiesto ……………………….€ ……………….(…………………………………….) Altre fonti (specificare) ………………………..€ ……………….( …………………………………….) …………………………………………………..€ ………………..( ……………………………………) …………………………………………………..€ ………………...(……………………………………..) TOTALE……………………………………….€ ………………...(…………………………………….)
INDICAZIONE DELLE GARANZIE ……………………………………………………………………………………………………………………

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……………………………………………………………………………………………………………………..

___________________________________ (1) fino a 50.000 €; (2) da 18 mesi a 5 anni;

(3) indicare la disciplina sportiva praticata

…………………………………………………………………………………………………………… … …………………………………………………………………………………………………………… … …………………………………………………………………………………………………………… … Il sottoscritto richiedente: - Dichiara, sotto la propria responsabilità, che le notizie ed i dati forniti rispondono a verità e si impegna a comunicare tempestivamente eventuali successive modifiche di quanto dichiarato nella presente domanda e si obbliga a completare la documentazione con quant'altro gli verrà richiesto; - Prende atto che, oltre a costituire reato nei casi previsti dalla legge, l'aver fornito dati falsi, potrà comportare la revoca del finanziamento o la risoluzione del contratto, anche prima che il fatto venga giudizialmente accertato, ferma restando la responsabilità per il risarcimento del danno eventualmente subito dall'Istituto; - Dichiara formalmente di non avvalersi, per la trattazione della pratica di mutuo dell'opera di intermediari e di essere a conoscenza che non sono dovuti compensi o provvigioni per nessun titolo oltre le spese di istruttoria da versare all'Istituto finanziatore; - Riconosce che l'ammissione alla trattativa della pratica non produrrà alcun obbligo a carico dell'ISTITUTO per il CREDITO SPORTIVO, l'eventuale concessione del mutuo avverrà infatti ad insindacabile giudizio degli Organi Deliberativi dell'Istituto medesimo in osservanza delle disposizioni di Legge e Statutarie.

li…………………………………….
(luogo) (data)

………………………………………….
(timbro e firma del legale rappresentante)

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10. CANONI DEMANIALI PER LE ASSOCIAZIONI SPORTIVE E PER LE ASSOCIAZIONI CULTURALI E GESTIONE DEGLI IMPIANTI SPORTIVI PUBBLICI. 10.1 Concessione e/o locazione beni demaniali. Il decreto del Ministero delle Finanze del 7 maggio 1998, n. 195. (Gazzetta Ufficiale n. 146 del 25 giugno 1998) disciplina la facoltà concessa, ai sensi dell’art. 1 della legge 11 luglio 1986, n. 390, all’amministrazione finanziaria di dare in concessione o in locazione a canone ricognitorio (che è pari al 10% rispetto ai valori di mercato) beni demaniali o patrimoniali dello Stato non suscettibili di uso governativo. Tale regolamento individua quali soggetti destinatari di tali concessioni le associazioni combattentistiche o d’arma e le associazioni sportive dilettantistiche, stabilendo le modalità e i criteri per tali concessioni e locazioni e precisando il contenuto dell’istanza da presentare al fine di ottenere l’applicazione di tale disposizione. 10.2 Requisiti per accedere al canone. I requisiti richiesti alle associazioni sportive per accedere al canone ricognitorio sono i seguenti: 1) assenza di fini di lucro; 2) affiliazione alle federazioni sportive nazionali o agli enti nazionali di promozione sportiva riconosciuti ai sensi delle leggi vigenti; 3) svolgimento di attività sportiva dilettantistica. E’ utile ricordare che il comma 8 bis dell’art. 5 della Legge 507/95 ha esteso tali attività anche agli eventi collaterali alle iniziative sportive quali quelle di carattere ricreativo, culturale ed economico. 10.3 Condizioni per l’assegnazione dei beni. Il decreto in oggetto elenca i criteri, le modalità e le condizioni di assegnazione dei beni che sono principalmente i seguenti: • espressa indicazione, nell’atto di concessione o di locazione, degli specifici fini per i quali l’immobile viene concesso o locato; • verifica periodica, per accertare che l’immobile concesso o locato sia effettivamente destinato alle finalità indicate nell’atto di concessione o di locazione; • durata della concessione o della locazione, da assentire in ogni caso su disposizione della direzione centrale del demanio, di regola non superiore ai 6 anni e comunque non eccedente i 19 anni; • assunzione da parte del concessionario o del locatario degli oneri di manutenzione ordinaria e straordinaria dei beni; • assunzione, da parte del concessionario o del locatario, degli oneri delle contribuzioni di qualsiasi natura gravanti sull’immobile; • applicazione di un canone pari al 10% di quello determinato dall’ufficio tecnico erariale sulla base dei valori locativi in comune commercio; • adeguamento annuale del canone stesso agli indici ISTAT; • acquisizione alla proprietà statale, al termine della concessione o della locazione, di tutte le addizioni e/o migliorie apportate all’immobile, senza diritto a rimborso o a indennizzo di sorta; • divieto assoluto di subconcessione o di sublocazione; • versamento di una cauzione a garanzia degli obblighi assunti dal concessionario o locatario, il cui importo non può comunque essere inferiore a due annualità di canone. 10.4 Altri soggetti ammessi al canone ricognitorio. La finanziaria 2001 ha allargato alle associazioni culturali la disciplina della Legge 390/86 che regola la concessione e le locazioni di beni immobili demaniali o patrimoniali dello Stato. 200

Con il comma 22 dell’art. 43 della Legge 388/00, l’Amministrazione Finanziaria, già a decorrere dal 1° gennaio 2001, può dare in concessione o in locazione per la durata massima di 19 anni tali beni oltre che alle associazioni sportive, anche alle associazioni di promozione sociale e ad altri soggetti che operano con finalità di utilità sociale 10.5 Gestione degli impianti sportivi pubblici. La gestione degli impianti, nei casi in cui l’ente pubblico territoriale proprietario non intenda gestirli direttamente, deve affidarne la gestione preferenzialmente a società e/o associazioni sportive dilettantistiche, enti di promozione sportiva, discipline associate e federazioni sportive nazionali, sulla base di convenzioni che ne stabiliscono i criteri d’uso e previa determinazione di criteri ed obiettivi stabiliti da apposita normativa regionale (comma 25, art. 90 legge 27/12/2002 n° 289) alla quale la legge 289/02 rimanda. La stessa legge (comma 26 dell’art. 90) stabilisce l’obbligo, compatibilmente con le esigenze delle attività delle scuole, di porre palestre, aree di gioco e in genere gli impianti sportivi scolastici, a disposizione di società, ed associazioni dilettantistiche, aventi sede nel medesimo comune in cui ha sede l’istituzione scolastica o nei comuni confinanti.

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11. ORGANIZZAZIONI NON LUCRATIVE DI UTILITA’ SOCIALE (ONLUS) 11.1 Enti non commerciali ed ONLUS. Il Decreto Legislativo 4 dicembre 1997 n. 460 recante “riordino della disciplina tributaria degli Enti non commerciali e delle organizzazioni non lucrative di utilità sociale”, è suddiviso in due capitoli: nel primo detta nuove norme per gli “enti non commerciali” (art. da 1 a 9), e nel secondo configura una nuova figura fiscale denominata ONLUS (art. 10 e seguenti). Vi è una netta distinzione fra gli enti non commerciali (fra i quali vengono sicuramente annoverati i circoli, le associazioni ecc.) e le ONLUS. Infatti fra gli enti non commerciali sono inclusi gli enti e le associazioni che non hanno per oggetto esclusivo o principale lo svolgimento di attività commerciali, mentre per rientrare fra le ONLUS è necessario per gli stessi soggetti (comunque Enti non commerciali): appartenere a determinate categorie soggettive, svolgere le proprie attività istituzionali esclusivamente in determinati settori, operare nell’esclusivo perseguimento di finalità di solidarietà sociale. 11.2 Requisiti per ottenere la qualifica di ONLUS. Il D.lgs. 460/97 pone infatti precisi requisiti per rientrare nelle ONLUS: • le organizzazioni non lucrative di utilità sociale debbono avere esclusivamente uno o più degli scopi elencati nella lettera a) dell’art. 10 fra i quali effettivamente anche lo sport dilettantistico; • debbono avere l’esclusivo perseguimento di finalità di solidarietà sociale. Lo stesso decreto specifica (art. 10 comma 2) che per solidarietà sociale deve intendersi attività dirette ad arrecare benefici a persone svantaggiate in ragione di condizioni fisiche, psichiche, economiche, sociali o familiari e che tali attività possono essere rivolte ai propri soci solo se questi si trovano nelle condizioni delle persone oggetto dell’intervento; • debbono rispettare il divieto di svolgere attività diverse da quelle elencate appunto dall’art. 10 comma 1 lettera a). 11.3 Contenuti dello statuto ONLUS. Il D.lgs. citato pone poi l’obbligo che l’atto costitutivo o lo statuto redatto nella forma dell’atto pubblico o della scrittura privata autenticata o registrata, prevedano espressamente: a) lo svolgimento di attività in uno o più dei seguenti settori: 1) assistenza sociale e socio – sanitaria; 2) assistenza sanitaria; 3) beneficenza; 4) istruzione; 5) formazione; 6) sport dilettantistico; 7) tutela, promozione e valorizzazione delle cose d’interesse artistico e storico di cui alla Legge 1° giugno 1939, n. 1089, ivi comprese le biblioteche e i beni di cui al decreto del Presidente della Repubblica 30 settembre 1963, n. 1409; 8) tutela e valorizzazione della natura e dell’ambiente, con esclusione dell’attività esercitata abitualmente, di raccolta e riciclaggio dei rifiuti urbani, speciali e pericolosi di cui all’art. 7 del decreto legislativo 5 febbraio 1997, n. 22; 9) promozione della cultura e dell’arte; 10) tutela dei diritti civili; 11) ricerca scientifica di particolare interesse sociale svolta direttamente da fondazioni ovvero da esse affidate ad università, enti di ricerca ed altre fondazioni che svolgono direttamente, in ambiti e secondo modalità da definire con apposito regolamento governativo emanato ai sensi dell’articolo 17 della Legge 23 agosto 1988, n. 400; b) l’esclusivo perseguimento di finalità di solidarietà sociale; 202

c) il divieto di svolgere attività diverse da quelle menzionate alla lettera a) ad eccezione di quelle ad esse direttamente connesse; d) il divieto di distribuire, anche in modo indiretto, utili e avanzi di gestione nonché fondi, riserve o capitale durante la vita dell’organizzazione, a meno che la destinazione o la distribuzione non siano imposte per legge o siano effettuate a favore di altre ONLUS che per legge, statuto o regolamento fanno parte della medesima ed unitaria struttura; e) l’obbligo di impiegare gli utili o gli avanzi di gestione per la realizzazione delle attività istituzionali e di quelle ad esse direttamente connesse; f) l’obbligo di devolvere il patrimonio dell’organizzazione, in caso di suo scioglimento per qualunque causa, ad altre organizzazioni non lucrative di utilità sociale o a fini di pubblica utilità, sentito l’organismo di controllo di cui all’articolo 3, comma 190, della Legge 23 dicembre 1996, salvo diversa destinazione imposta dalla Legge; g) l’obbligo di redigere il bilancio o rendiconto annuale; h) disciplina uniforme del rapporto associativo e delle modalità associative volte a garantire l’effettività del rapporto medesimo, escludendo espressamente la temporaneità della partecipazione alla vita associativa e prevedendo per gli associati o partecipanti maggiori d’età il diritto di voto per l’approvazione e le modificazioni dello statuto e dei regolamenti e per la nomina degli organi direttivi dell’associazione; i) l’uso, nella denominazione ed in qualsivoglia segno distintivo o comunicazione rivolta al pubblico della locuzione “organizzazione non lucrativa di utilità sociale” o dell’acronimo “ONLUS”. Negli atti costitutivi e negli statuti vanno inoltre inserite, come per gli altri enti associativi, le clausole contenute nel D.Lgs. 460/97 ( oggi art. 148 del TUIR ). In conseguenza, difficilmente le associazioni sportive ed i circoli possono fregiarsi dell’acronimo ONLUS e, pertanto, dal punto di vista fiscale seguiranno le regole stabilite per gli enti non commerciali di cui al capitolo 4° (classificazione ai fini fiscali dei circoli e delle associazioni sportive). La possibilità di essere annoverati fra le ONLUS è invece ammessa (art. 10, comma 9 D.Lgs 460/97) per i circoli e le associazioni sportive affiliati a enti le cui finalità assistenziali siano riconosciute dal Ministero dell’Interno che operano nei settori di attività di cui all’art. 10 lettera a) del citato D.Lgs. 460/97 (vedi tab. 3) agli stessi enti e associazioni si applicano le disposizioni anche agevolative del presente decreto, a condizione che per tali attività siano tenute separatamente le scritture contabili previste all’articolo 20 bis del DPR 29/9/1973 n° 600 introdotto dall’art 25, comma 1 del decreto 460/97. Le associazioni sportive ed i circoli nelle suddette condizioni pertanto, possono essere denominati ONLUS per un’eventuale attività di solidarietà (pro-portatori di handicap, attività di beneficenza, procomponenti comunità estere ecc.), e per il tempo strettamente necessario al compimento del progetto solidale. E’ ovvio che potranno beneficiare delle condizioni previste per le ONLUS esclusivamente per il progetto eventualmente realizzato e dovranno sottostare agli adempimenti previsti dal Dlgs. 460/97 (tenuta di una contabilità separata da quella “istituzionale”, presentazione di un bilancio e non di un rendiconto economico e finanziario ecc.). Valutando l’insieme, può non risultare conveniente assumere la figura fiscale ONLUS se non per progetti di ampie dimensioni.

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TAB. 1 CHI RIENTRA FRA GLI ENTI NON COMMERCIALI (ARTT. 1 – 9) 1. Associazioni riconosciute (art. 14 e segg. del c.c.) 2. Fondazioni riconosciute (art. 14 e segg. del c.c.) 3. Associazioni e fondazioni non riconosciute (art. 36 e segg. Del c.c.) 4. Comitati (art. 39 e segg. del c.c.) 5. Fondazioni e associazioni bancarie (Legge 30/7/1990 – D.lgs. 20/11/1990, n. 356) 6. Organizzazioni di volontariato (Legge 11/08/1991, n. 266) 7. Cooperative sociali (Legge 08/11/1991, n. 381) 8. I.P.A.B. (Istituzioni di Pubblica Assistenza e Beneficenza) pubbliche e private (Legge 17/07/1980, n. 6972) 9. Associazioni sportive (Legge 16/11/1991, n. 398) 10. Associazioni senza fine di lucro e pro – loco (Legge 06/02/1992, n. 66) 11. Enti ecclesiastici cattolici (Legge 20/05/1985, n. 222) 12. Enti religiosi di altre confessioni 13. Organizzazione non Governative (ONG) (art. 28, Legge 26/02/1987, n. 49) 14. Enti di promozione sociale (art. 3, comma 6, Legge 25/08/1991, n. 287) 15. Enti lirici (D.lgs. 29/06/1996, n. 367)

TAB.2 POSSONO DIVENTARE ONLUS (1) • associazioni • fondazioni • comitati • società cooperative • altri enti privati con o senza personalità giuridica SONO IN OGNI CASO ONLUS (2) • organizzazioni di volontariato (Legge 266/91) • organizzazioni non governative (Legge 49/87) • cooperative sociali (Legge 381/91) POSSONO DIVENTARE PARZIALMENTE ONLUS (3) • Associazioni di promozione sociale, Enti ecclesiastici delle confessioni religiose riconosciute, ecc. NON POSSONO DIVENTARE ONLUS (4) • Enti pubblici, IPAB, Società Commerciali diverse dalle Cooperative, fondazioni bancarie, partiti e movimenti politici, organizzazioni sindacali, associazioni di categoria 1) Per diventare ONLUS occorre che i soggetti indicati perseguano esclusivamente finalità di utilità sociale con il divieto di svolgere attività diverse da quelle elencate nella tabella 3 e che le cessioni di beni e le prestazioni di servizio siano rese nei confronti di persone (non soci) svantaggiate in ragioni di condizioni fisiche, pratiche, economiche, sociali e familiari o, nel caso di componenti estere, per aiuti umanitari. 2) Tali organizzazioni sono iscritte nelle ONLUS automaticamente. 204

3) Le associazioni di promozione sociale riconosciute quali assistenziali dal Ministero dell’Interno e gli enti ecclesiastici possono diventare ONLUS limitatamente all’esercizio delle attività indicate nella tabella 3 per il tempo che esercitano tali attività. Le associazioni predette per questa attività debbono tenere una contabilità separata secondo i criteri elencati all’art. 25 del D.Lgs. 460/97 .

TAB. 3 SETTORI DI ATTIVITA’ DELLE ONLUS 1. 2. 3. 4. 5. 6. 7. 8. 9. 10. 11. Assistenza sociale e sociosanitaria; assistenza sanitaria; beneficenza; istruzione; formazione; sport dilettantistico; tutela, promozione e valorizzazione delle cose d’interesse artistico; tutela e valorizzazione dell’ambiente; promozione della cultura e dell’arte; tutela dei diritti civili; ricerca scientifica di particolare interesse sociale.

NOTE: Attenzione! Con l’emanazione del D.Lgs. 460/97, è diventata obbligatoria la presentazione del bilancio sociale ai soci e la conservazione dello stesso e della documentazione amministrativa dal punto di vista civilistico per 10 anni.

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STATUTO ONLUS
ARTICOLO 1 Costituzione 1. Ai sensi dell’articolo 18 della costituzione italiana e degli articoli 36, 37, 38, del Codice Civile è costituta la "Associazione …………………………………………………………………. .......... Organizzazione Non Lucrativa di Utilità Sociale" in breve denominabile anche come "Associazione...............................Onlus" . ARTICOLO 2 Sede 1. La Associazione ha sede in ………………………..via………………………………………….n°……… ARTICOLO 3 Oggetto e scopo 1. La Associazione non ha scopo di lucro e persegue esclusivamente finalità di solidarietà sociale nel campo ………………………………………………………………………………….(uno o più delle attività della tabella 3). 2 La sua attività consiste principalmente……………..……………………………………………………………… …………………………………………………………………………………………………………………………… 3. La Associazione non può svolgere attività diverse da quelle sopra indicate a eccezione di quelle a esse strettamente connesse o di quelle accessorie a quelle statutarie, in quanto integrative delle stesse. ARTICOLO 4 Soci dell'Associazione 1. Possono aderire all’associazione tutti i cittadini che ne condividono le finalità; essi si suddividoni nelle seguenti categorie: • i Fondatori; • i Soci ordinari; • i Benemeriti della Associazione; • i Beneficiari della Associazione. 2. Sono Fondatori coloro che partecipano alla costituzione dell'originario fondo di dotazione della Associazione stessa. 3. Sono Soci ordinari della Associazione coloro che aderiscono all'Associazione nel corso della sua esistenza. 4. Sono Beneficiari della Associazione coloro cui vengono erogati i servizi che la Associazione si propone di svolgere. 5. Sono Benemeriti della Associazione coloro che effettuano versamenti al fondo di dotazione ritenuti di particolare rilevanza dal Consiglio Direttivo. 6. La divisione degli Aderenti nelle suddette categorie non implica alcuna differenza di trattamento tra gli Aderenti stessi in merito ai loro diritti nei confronti dell'Associazione. Ciascun Aderente, in particolare, ha diritto a partecipare effettivamente alla vita dell'Associazione. 7. L'adesione all'Associazione è a tempo indeterminato e non può essere disposta per un periodo temporaneo, fermo restando in ogni caso il diritto di recesso. 8. L'adesione all'Associazione comporta per l'associato maggiore di età il diritto di voto nell'assemblea per l'approvazione e le modificazioni dello statuto e dei regolamenti e per la nomina degli organi direttivi dell'Associazione. 9. Chi intende aderire alla Associazione deve rivolgere espressa domanda al Consiglio Direttivo recante la dichiarazione di condividere le finalità che la Associazione si propone e l'impegno ad approvarne e osservarne Statuto e Regolamenti. 10. Il Consiglio Direttivo deve provvedere in ordine alle domande di ammissione entro trenta giorni dal loro ricevimento (per il computo di detto periodo si applicano peraltro le norme circa la sospensione feriale dei termini giudiziali); in assenza di un provvedimento di accoglimento della domanda entro il termine 206

prescelto, si intende che essa è stata respinta. In caso di diniego espresso, il Consiglio Direttivo non è tenuto a esplicitare la motivazione di detto diniego. 11. Chiunque aderisca alla Associazione può in qualsiasi momento notificare la sua volontà di recedere dal novero dei partecipanti alla Associazione stessa; tale recesso (salvo che si tratti di motivata giusta causa, caso nel quale il recesso ha effetto immediato) ha efficacia dall'inizio del secondo mese successivo a quello nel quale il Consiglio Direttivo riceve la notifica della volontà di recesso. 12. In presenza di inadempienza agli obblighi di versamento oppure di altri gravi motivi, chiunque partecipi alla Associazione può esserne escluso con deliberazione del Consiglio Direttivo. L'esclusione ha effetto dal trentesimo giorno successivo alla notifica del provvedimento di esclusione, il quale deve contenere le motivazioni per le quali l'esclusione sia stata deliberata. Nel caso che l'escluso non condivida le ragioni dell'esclusione, egli può adire il Collegio Arbitrale di cui al presente Statuto; in tal caso l'efficacia della deliberazione di esclusione è sospesa fino alla pronuncia del Collegio stesso. ARTICOLO 5 Organi della Associazione 1. Sono Organi della Associazione: • l'Assemblea degli Aderenti alla Associazione; • il Presidente del Consiglio Direttivo; • il Consiglio Direttivo; • il Comitato Esecutivo; • il Collegio dei Revisori dei Conti. 2. L'elezione degli Organi dell'Associazione non può essere in alcun modo vincolata o limitata ed è informata a criteri di massima libertà di partecipazione all'elettorato attivo e passivo. ARTICOLO 6 Assemblea 1. L'Assemblea è composta da tutti gli aderenti alla Associazione ed è l'organo sovrano dell'Associazione stessa. 2. L'Assemblea si riunisce almeno due volte all'anno per l'approvazione del bilancio consuntivo (entro il 31 marzo) e del bilancio preventivo (entro il 30 ottobre). Essa inoltre: provvede alla nomina del Consiglio Direttivo, del Presidente e del Vicepresidente del Consiglio Direttivo, del Tesoriere e del Collegio dei Revisori dei Conti; delinea gli indirizzi generali dell'attività delle Associazione; delibera sulle modifiche al presente Statuto; approva i Regolamenti che disciplinano Io svolgimento dell'attività della Associazione; delibera sull'eventuale destinazione di utili di gestione comunque denominati, nonché di fondi, riserve o capitale durante la vita dell'Associazione stessa, qualora ciò sia consentito dalla legge e dal presente Statuto; delibera lo scioglimento e la liquidazione della Associazione e la devoluzione del suo patrimonio. 3. L'Assemblea è convocata dal Presidente ogni qualvolta questi lo ritenga opportuno oppure ne sia fatta richiesta da almeno. ………………Aderenti o da almeno…......... consiglieri oppure dal Collegio dei Revisori. Salvo motivi eccezionali, l'Assemblea è convocata nel territorio della Provincia di.... 4. La convocazione è fatta mediante lettera raccomandata, contenente l'indicazione del luogo, del giorno e dell'ora della riunione sia di prima che di seconda convocazione e l'elenco delle materie da trattare, spedita a tutti gli aderenti all'indirizzo risultante dal Libro degli Aderenti alla Associazione, nonché ai componenti del Consiglio Direttivo e ai Revisori dei Conti almeno dieci giorni prima dell'adunanza e che comunque giunga al loro indirizzo almeno tre giorni prima dell'adunanza stessa. 5. Qualora il numero degli aventi diritto al voto superi le quaranta unità, la raccomandata può essere sostituita da una lettera inviata senza raccomandazione, da spedirsi almeno quindici giorni prima del giorno 207

fissato per l'adunanza; in tal caso la notizia dell'adunanza va pubblicata almeno....... volte e con evidenza anche su un quotidiano a rilevante diffusione nell'ambito territoriale di operatività della Associazione. 6L'Assemblea è validamente costituita ed è atta a deliberare qualora in prima convocazione siano presenti la maggioranza degli iscritti con diritto di voto. 7.In seconda convocazione l'Assemblea è validamente costituita qualunque sia il numero dei presenti. L'adunanza di seconda convocazione non può svolgersi nello stesso giorno fissato per la prima convocazione. .8.Ogni Aderente all'Associazione ha diritto a un voto, esercitabile anche mediante delega apposta in calce all'avviso di convocazione. La delega può essere conferita solamente ad altro aderente all'Associazione che non sia Amministratore, revisore o dipendente dell'Associazione. Ciascun delegato non può farsi portatore di più di una delega. 9. Le deliberazioni sono assunte con il voto favorevole della maggioranza dei presenti; l'espressione di astensione si computa come voto negativo. Non è ammesso il voto per corrispondenza. 10. Per la nomina del Presidente, l'approvazione dei Regolamenti, le modifiche statutarie e la destinazione di utili, avanzi netti di gestione, riserve o fondi, occorre il voto favorevole della maggioranza dei voti attribuiti, tanto in prima che in seconda convocazione. Per le deliberazioni di scioglimento della Associazione e di devoluzione del suo patrimonio occorre il voto favorevole dei due terzi dei voti attribuiti, tanto in prima che in seconda convocazione . 11. L'Assemblea è presieduta dal Presidente del Consiglio Direttivo o, in caso di sua assenza o impedimento, dal Vice Presidente; in mancanza, su designazione dei presenti, da qualsiasi altro Aderente all'Associazione. ARTICOLO 7 Il Consìglio Direttivo 1. La Associazione è amministrata da un Consìglio Direttivo composto, a scelta dell'Assemblea, da un minimo di....... a un massimo dì....... membri, compresi il Presidente, il Vice Presidente, il segretario e il Tesoriere. 2. I Consiglieri devono essere Aderenti all'Associazione, durano in carica per....... anni e (non) sono rieleggibili (solo per una volta), 3. Qualora per qualsiasi motivo venga meno la maggioranza dei consiglieri, l'intero Consiglio Direttivo si intende decaduto e occorre far luogo alla sua rielezione, 4. In caso di cessazione per qualsiasi motivo un membro del Consiglio Direttivo, gli subentra il primo dei non eletti, e, in mancanza, il Consiglio stesso fa luogo alla sua sostituzione per cooptazione. Il consigliere cooptato dura in carica fino alla prossima Assemblea, al cui ordine del giorno deve essere posto l'argomento della sostituzione del consigliere cessato; chi venga eletto in luogo di consigliere cessato dura in carica per lo stesso residuo periodo durante il quale sarebbe rimasto in carica il consigliere cessato. 5. Dalla nomina a Consigliere non consegue alcun compenso, salvo il rimborso delle spese documentate sostenute per ragioni dell'ufficio ricoperto. 6. Al Consiglio Direttivo sono attribuite le seguenti funzioni: • la gestione della Associazione in ogni suo aspetto secondo gli indirizzi delineati dall'Assemblea e, in particolare, il compimento di atti di amministrazione ordinaria e straordinaria in relazione aglì indirizzi ricevuti; • la nomina del Segretario, da scegliersi tra i Consiglieri eletti, e del Comitato Esecutivo; • l'ammissione alla Associazione di nuovi Aderenti; • la predisposizione annuale del bilancio preventivo e del rendiconto consuntivo, 7. Il Consiglio Direttivo può delegare tutti o parte dei suoi poteri al Comitato Esecutivo nonché attribuire a uno o più dei suoi membri oppure, a mezzo del Presidente, anche a estranei il potere di compiere determinati atti o categorie di atti in nome e per conto della Associazione. 8. Il Consiglio Direttivo è convocato dal Presidente ogni qualvolta questi lo ritenga opportuno oppure ne sìa fatta richiesta da almeno un terzo dei consiglieri o dal Collegio dei Revisori, La convocazione è fatta mediante lettera raccomandata o altro mezzo idoneo,, contenente l'indicazione del luogo, del giorno e dell'ora della 208

riunione e l'elenco delle materie da trattare, spedita a tutti i componenti del Consiglio Direttivo e ai Revisori dei Conti almeno otto giorni prima dell'adunanza e che comunque giunga al loro indirizzo almeno tre giorni prima dell'adunanza stessa. 9. Il Consiglio Direttivo è comunque validamente costituito ed è atto a deliberare, anche in assenza delle suddette formalità dì convocazione, qualora siano presenti tutti i suoi membri e tutti i membri del Collegio dei Revisori dei Conti. 10. II Consiglio Direttivo è presieduto dal Presidente o, in caso di sua assenza o impedimento, dal Vice Presidente; in mancanza, su designazione dei presenti, da un altro membro del Consiglio Direttivo, 11. Il C onsìglio Direttivo è validamente costituito qualora siano presentì almeno la metà dei suoi membri. 12. Le deliberazioni del Consiglio Direttivo sono assunte con il voto favorevole della maggioranza dei presenti; l'espressione di astensione sì computa come voto negativo; in caso di parità di voti prevale il voto di chi presiede la riunione. 13. Per le deliberazioni dì straordinaria amministrazione (intendendosi comprese tra queste tutte quelle il cui valore comunque ecceda € ..........) occorre il voto favorevole della maggioranza dei consiglieri in carica. ARTICOLO 8 Il Presidente 1. Al Presidente dell'Associazione spetta la rappresentanza legale dell'Associazione stessa di fronte ai terzi e anche in giudìzio. Su deliberazione del Consiglio Direttivo, il Presidente può attribuire la rappresentanza dell'Associazione anche ad estranei al Consìglio stesso. 2. Al Presidente dell'Associazione compete, sulla base delle direttive emanate dall'Assemblea e dal Consiglio Direttivo, al quale comunque il Presidente riferisce circa l'attività compiuta, l’ordinaria amministrazione dell'Associazione; in casi eccezionali di necessità e urgenza il Presidente può anche compiere atti di straordinaria amministrazione, ma in tal caso deve contestualmente convocare il Consiglio Direttivo per la ratifica del suo operato. 3. Il Presidente convoca e presiede l'Assemblea, il Consiglio Direttivo e il Comitato Esecutivo, né cura l'esecuzione delle relative deliberazioni, sorveglia il buon andamento amministrativo dell'Associazione, verifica l'osservanza dello Statuto e dei Regolamenti, ne promuove la riforma ove se ne presenti la necessità, 4. Il Presidente cura la predisposizione del bilancio preventivo e del bilancio consuntivo da sottoporre per l'approvazione, al Consiglio Direttivo e poi all'Assemblea, corredandoli di idonee relazioni. ARTICOLO 9 Il Vice Presidente 1. Il Vice Presidente sostituisce il Presidente in ognì sua attribuzione ogni qualvolta questi sia impedito all'esercizio delle proprie funzioni. Il solo intervento del Vice Presidente costituisce per i terzi prova dell'impedimento del Presidente. ARTICOLO 10 Il Comitato Esecutivo 1. Il Comitato Esecutivo è composto dal Presidente, dal Vice Presidente, dal Segretario, dal Tesoriere e da altri ......... consiglieri. 2. Il Comitato Esecutivo esplica le attribuzioni e i compiti affidatigli dal Consiglio Direttivo. 3. Per le convocazioni delle adunanze del Comitato Esecutivo e per la validità delle relative deliberazioni si applicano, ove compatibili, le norme previste nel presente Statuto per le adunanze del Consìglio Direttivo. ARTICOLO 11 Il Segretario del Consìglio Direttivo 1. Il Segretario svolge la funzione di verbalìzzazione delle adunanze dell'Assemblea, del Consiglio Direttivo e del Comitato Esecutivo e coadiuva il Presidente e il Consiglio Direttivo nell'esplicazione delle attività esecutive che sì rendano necessarie od opportune per il funzionamento dell'amministrazione della Associazione. 2. Il Segretario cura la tenuta del Libro Verbali delle Assemblee, del Consiglio Direttivo, del Comitato Esecutivo nonché del Libro degli Aderenti all'Associazione. 209

ARTICOLO 12 Il Tesoriere 1. Il Tesoriere cura la gestione della cassa dell'Associazione e ne tiene idonea contabilità, effettua le relative verifiche, controlla la tenuta dei libri contabili, predispone, dal punto dì vista contabile, il bilancio consuntivo e quello preventivo, accompagnandoli da idonea relazione contabile. ARTICOLO 13 Collegio dei Revisori dei Conti 1. Il Collegio dei Revisori dei Conti si compone di tre membri effettivi e di due supplenti (questi ultimi subentrano in ogni caso dì cessazione di un membro effettivo). 2. L'incarico di Revisore dei Conti è incompatibile con la carica dì Consigliere. 3. Per la durata in carica, la rieleggibilità e il compenso valgono le norme dettate nel presente Statuto per i membri del Consiglio Direttivo. 4. 1 Revisori dei conti curano la tenuta del Libro delle Adunanze dei Revisori dei Conti, partecipano di diritto alle adunanze dell’ Assemblea e, senza diritto di voto, a quelle del Consiglio Direttivo e del Comitato Esecutivo, con facoltà dì parola ma senza diritto di voto, verificano la regolare tenuta della contabilità dell'associazione e dei relativi libri, danno pareri alle assemblee sui bilanci. ARTICOLO 14 Libri della Associazione 1. Oltre alla tenuta dei libri prescritti dalla legge, l'Associazione tiene i libri verbali delle adunanze e delle deliberazioni dell'Assemblea, del Consiglio Direttivo, del Comitato Esecutivo e dei Revisori dei Conti nonché il Libro degli Aderenti all'Associazione. 2. 1 libri dell'Associazione sono visibili a chiunque ne faccia motivata istanza; le copie richieste sono fatte dall'Associazione a spese del richiedente. ARTICOLO 15 Patrimonio ed entrate dell'Associazione 1. Il patrimonio della Associazione è costituito da beni mobili e immobili che pervengono alla Associazione a qualsia-si titolo, da elargizioni o contributi da parte di enti pubblici e privati o persone fisiche, dagli avanzi netti di gestione. 2. Il fondo di dotazione iniziale della Associazione è costituito dai versamenti effettuati dai fondatori, nella complessiva misura di €……............(…….……………………………….) versate come segue dai fondatori stessi……………………………………………….:..... 3. Per l'adempimento dei suoi compiti la Associazione dispone delle seguenti entrate: • dei versamenti effettuati dai fondatori originari, dei versamenti ulteriori effettuati da detti fondatori e da quelli effettuati da tutti coloro che aderiscono alla Associazione; • dei redditi derivanti dal suo patrimonio; * dei versamenti di enti pubblici e privati; • degli introiti realizzati nello svolgimento della sua attività. 4. Il Consiglio Direttivo annualmente stabilisce la quota di versamento minimo da effettuarsi all'atto dell'adesione alla Associazione da parte di chi intende aderire alla Associazione e la quota annuale di iscrizione all'Associazione. 6L'adesione alla Associazione non comporta obblighi di finanziamento o di esborso ulteriori rispetto al versamento originario all'atto dell'ammissione e al versamento della quota annua di iscrizione. È comunque facoltà degli Aderenti alla Associazione di effettuare versamenti ulteriori rispetto a quelli originari e a quelli annuali. 6.I versamenti al fondo di dotazione possono essere di qualsiasi entità, fatti salvi i versamenti minimi come sopra determinati per l'ammissione e l'iscrizione annuale, e sono comunque a fondo perduto; i versamenti non sono quindi ri valutabili né ripetibili in nessun caso, e quindi nemmeno in caso di scioglimento della Associazione né in caso di morte, di estinzione, di recesso o di esclusione dalla Associazione, può pertanto farsi luogo alla richiesta di rimborso di quanto versato alla Associazione a titolo di versamento al fondo di dotazione. 210

7. Il versamento non crea altri diritti di partecipazione e, segnatamente, non crea quote indivise di partecipazione trasmissibili a terzi, né per successione a titolo particolare né per successione a titolo universale, né per atto tra vivi né a causa di morte . 8. L'Associazione può emettere "Titoli di solidarietà”. ARTICOLO 16 Bilancio consuntivo t preventivo 1. Gli esercizi dell'Associazione si chiudono i1 31 dicembre di ogni anno. Per ogni esercizio è predisposto un bilancio preventivo e un bilancio consuntivo. 2. Entro il 28 febbraio di ciascun anno i1 Consiglio Direttivo è convocato per la predisposizione del bilancio consuntivo dell'esercizio precedente da sottoporre all'approvazione dell'Assemblea. 3. Entro il 30 settembre di ciascun anno i1 Consiglio Direttivo è convocato per la predisposizione del bilancio preventivo del successivo esercizio da sottoporre all'approvazione dell'Assemblea. 4. 1 bilanci debbono restare depositati presso la sede dell'Associazione nei 15 (quìndici) giorni che precedono l'Assemblea convocata per la loro approvazione, a disposizione dì tutti coloro che abbiano motivato interesse alla loro lettura. La richiesta dì copie è soddisfatta dall'Associazione a spese del richiedente. ARTICOLO 17 Avanzi di gestione 1. All'Associazione è vietato distribuire, anche in modo indiretto, utili o avanzi di gestione comunque denominati, nonché fondi, riserve o capitale durante la vita dell'Associazione stessa, a meno che la destinazione o la distribuzione non siano imposte per legge o siano effettuate a favore di altre Organizzazioni non lucrative dì utilità sociale (Onlus) che per legge, statuto o regolamento facciano parte della medesima e unitaria struttura). 2. L'Associazione ha l'obbligo di impiegare gli utili o gli avanzi di gestione per la realizzazione delle attività istituzionali e dì quelle ad esse direttamente connesse, ARTICOLO 18 Scioglimento 1. In caso dì suo scioglimento, per qualunque causa, l'Associazione ha 1’ obbligo di devolvere il suo patrimonio ad altre organizzazioni non lucrative di utilità sociale (onlus) o a fini di pubblica utilità, sentito l'organismo di controllo di cui all'artìcolo 3, comma 190, della legge 23 dicembre 1996 n.662, salvo diversa destinazione imposta dalla legge. ARTICOLO 19 Clausola compromissoria 1. Qualunque controversia sorgesse in dipendenza della esecuzione o «iter-prelazione del presente Statuto e che possa formare oggetto di compromesso, sarà rimessa al giudizio di un arbitro amichevole compositore che giudicherà secondo equità e senza formalità di procedura, dando luogo ad arbitrato irrituale. L'arbitro sarà scelto di comune accordo dalle parti contendenti; in mancanza di accordo alla nomina dell'arbitro sarà provveduto dal Presidente del Consiglio Notarile di......................................................................................................... ARTICOLO 20 Legge applicabile 1. Per disciplinare ciò che non sia previsto nel presente Statuto, si deve far riferimento alle norme contenute nei primi nove articoli del D.Lgs. n° 460/97e successive modificazioni , alle norme in materia di Enti contenute nel libro 1 del Codice civile e, in subordine, alle norme contenute nei Libro V del Codice civile

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Normativa citata
Costituzione Italiana Codice Civile Testo unico delle leggi di pubblica sicurezza (Regio decreto 18 giugno 1931, n. 773) “ Regolamento per l’esecuzione del Testo Unico 18 giugno 1931, n. 773 delle Leggi di Pubblica Sicurezza “ (Regio Decreto 6 maggio 1940, n. 635) Legge 2 dicembre 1957 n, 1295 (credito sportivo) Decreto del Presidente della Repubblica 26 ottobre 1972 n. 633 (IVA) Decreto del Presidente della Repubblica 26 ottobre 1972 n. 641 - art. 13/bis Decreto del Presidente della Repubblica 26 ottobre 1972 n. 642 - tabella art. 27-bis Decreto del Presidente della Repubblica 29 settembre 1973 n. 600 (scritture contabili enc) Decreto Ministero Sanità 18 febbraio 1982 (salute e attività agonistica) Decreto Ministero Sanità 28 febbraio 1983 (salute e attività non agonistica) Legge 11 luglio 1986 n. 390 (beni demaniali) Decreto del Presidente della Repubblica 22 dicembre 1986 n. 917 (Testo Unico delle imposte sui redditi) Decreto Ministeriale 4 agosto 1988 n. 375 (bar e spacci circoli) Legge 7 agosto 1990 n 241 – art. 19 (norme procedimenti amministrativi) Legge 25 agosto 1991 n. 287 – art. 3,comma 6. e art. 8, comma 4 (norme sul commercio) Legge 16 dicembre 1991 n. 398 (contabilità forfetaria) Decreto Legge 30 dicembre 1991 n. 417 Legge 6 febbraio 1992 n. 66 – art. 9bis (contabilità forfetaria per circoli e pro loco) Decreto Legislativo 15 novembre 1993 n. 507 (imposte comunali pubblicità, rifiuti ecc.) Decreto legislativo 7 dicembre 1993 n. 517 – art. 9, comma 1, lettera g. Legge 26 ottobre 1995 n. 447 Decreto Legislativo 26 ottobre 1995 n. 504 Decreto Ministeriale 11 febbraio 1997 Decreto Legislativo 26 maggio 1997 n. 155 (igiene prodotto alimentari - HACCP) Decreto Presidente Consiglio dei Ministri 18 settembre 1997 – G.U. 6/10/97 n. 233 Decreto legislativo 4 dicembre 1997 n. 460 - art. 1/9 (norme fiscali ENC e ONLUS) Decreto legislativo 15 dicembre 1997 n. 446 - art. 11,17 (IRAP) Decreto Legislativo 31 marzo 1998 n. 114 (spacci - commercio) Decreto Ministero Finanze 7 maggio 1998 n. 195 (beni demaniali) Decreto Legge 26 febbraio 1999 n. 60 (intrattenimento e spettacolo) Legge 13 maggio 1999 n. 133 - articolo 25 (compensi sportivi) Decreto interministeriale 10 novembre 1999 (G.U. n. 275 del 23 novembre 1999) a Decreto Ministeriale 26 novembre 1999 n. 473 Decreto del Presidente della Repubblica 10 febbraio 2000 n. 361(riconoscimento associazioni) Legge 21 novembre 2000 n. 342 - art. 37 (compensi sportivi) Legge 7 dicembre 2000 n. 383 (associazioni di promozione sociale) Decreto del Presidente della Repubblica 28 dicembre 2000 n. 445 Legge 29 marzo 2001 n. 135 – art. 7, commi 9 e 10 (turismo ENC) Decreto del Presidente della Repubblica 4 aprile 2001 n. 235 (somministrazione nei circoli). Legge 18 ottobre 2001 n. 383 – art. 8 (bollatura libri contabili) Decreto del Presidente della Repubblica 26 ottobre 2001 n. 430 (tombole e lotterie) Legge 27 dicembre 2002 n. 289 (Finanziaria 2003), art. 5, 51, 90 (normr associazioni sportive) Decreto legislativo 30 giugno 2003 n. 196 (Privacy) 212

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Decreto legge 19/8/2003 n° 220 (giustizia sportiva) Decreto legislativo 10/9/2003 (legge Biagi). Decreto legge 2 maggio 2004 n. 136 - art. 7 (registro CONI – vedi art. 7. L 27/7/04 n° 186) Legge 21 maggio 2004 n. 128, art 4 (modifiche al comma 18, art.90 della legge 289/2002) Legge 31 dicembre 2004 n. 311 (Finanziaria 2005) art. 1, commi 253 e 480 - compensi cori e imposta comunale sulla pubblicità negli impianti sportivi). Legge 23 dicembre 2005 n. 266 (Finanziaria 2006) (art. 1. comma imposta comunale pubblicità negli impianti sportivi). Legge 27 dicembre 2006 n. 296 (Finanziaria 2007), (art. 1, commi 251 e 319 – canoni aree demaniali e detrazioni attività motoria per minori). Circolare Ministero dell’Interno 19/2/1972 (licenze dei circoli – bar ecc.) Risoluzione Ministero Finanze 4 dicembre 1973 n. 504943 Circolare Ministero Finanze 3/8/1975 n° 25 (gestione bar) Risoluzione Ministero Finanze 22 aprile 1985 n. 11/189 Circolare Ministero Commercio 26/6/93 (iscrizione al REC del preposto) Circolare Ministero Interno 23 novembre 1994 559/c 5330 12000 (circolarità soci) Circolare Ministero Finanze 10 febbraio 1998 n. 47/E Circolare Ministero delle Finanze del 12 maggio 1998 n. 124/E (illustrazione D.Lgs. 460/97, regole fiscali per i circoli) Circolare del Ministero delle Finanze del 27 agosto 1998 n. 209 Circolare del Ministero delle Finanze del 6 dicembre 1999 n. 231 Circolare del Ministero delle Finanze del 29 dicembre 1999 n. 247/E Circolare del Ministero delle Finanze dell’8 marzo 2000 n. 43/E Circolare Dogane del 3 aprile 2000 n. 64/D Risoluzione dell’Agenzia delle Entrate del 26 marzo 2001 n. 34/E (compensi agli sportivi). Risoluzione dell’Agenzia delle Entrate 3 aprile 2001 n° 39/E ( compensi sportivi) Risoluzione dell’Agenzia delle Entrate 1/10/2001 n°142/E (compensi ad atleti non residenti). Risoluzione dell’Agenzia delle Entrate 14/11/2001 n° 47 (registro associazioni di promozione sociale) Circolare dell’Agenzia delle Entrate del 22 aprile 2003 n. 21/E Circolare dell’Agenzia delle Entrate del 27 giugno 2003 n. 34/E Circolare dell’Agenzia delle Entrate del 5 marzo 2003 n. 15/E Risoluzione dell’Agenzia delle Entrate del 23 aprile 2003 n. 94 Risoluzione Agenzia delle Entrate 15 marzo 2004 n. 38 (apparecchi da divertimento) Risoluzione dell’Agenzia delle Entrate del 15 giugno 2004 n. 86 Risoluzione dell’Agenzia delle Entrate del 3 giugno 2005 n. 74 Risoluzione dell’Agenzia delle Entrate dell’11 luglio 2005 n. 88/E Risoluzione dell’Agenzia delle Entrate del 16 maggio 2006 n. 63/E Risoluzione dell’Agenzia delle Entrate del 7 novembre 2006 n. 123/E Risoluzione dell’Agenzia delle Entrate del 25 gennaio 2007 n. 9/E istruzioni per la compilazione del Modello UNICO - Enti non commerciali ed equiparati

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Costituzione Italiana
Art. 2. - La Repubblica riconosce e garantisce i diritti inviolabili dell'uomo, sia come singolo, sia nelle formazioni sociali ove si svolge la sua personalita', e richiede l'adempimento dei doveri inderogabili di solidarieta' politica, economica e sociale". "Art. 3. - E' compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la liberta' e l'eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l'effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all'organizzazione politica, economica e sociale del Paese". "Art. 4. - Ogni cittadino ha il dovere di svolgere, secondo le proprie possibilita' e la propria scelta, una attivita' o una funzione che concorra al progresso materiale o spirituale della societa'". "Art. 9. - La Repubblica promuove lo sviluppo della cultura e la ricerca scientifica e tecnica. Tutela il paesaggio e il patrimonio storico e artistico della Nazione".

Art. 17.- I cittadini hanno diritto di riunirsi pacificamente e senz'armi. Per le riunioni, anche in luogo aperto al pubblico, non è richiesto preavviso. Delle riunioni in luogo pubblico deve essere dato preavviso alle autorità, che possono vietarle soltanto per comprovati motivi di sicurezza o di incolumità pubblica. "Art. 18. - I cittadini hanno diritto di associarsi liberamente, senza autorizzazione, per fini che non sono vietati ai singoli dalla legge penale. Sono proibite le associazioni segrete e quelle che perseguono, anche indirettamente, scopi politici mediante organizzazioni di carattere militare."

Codice Civile
CAPO II Delle associazioni e delle fondazioni Art. 14 Atto costitutivo Le associazioni e le fondazioni devono essere costituite con atto pubblico (1350, 2643). La fondazione può essere disposta anche con testamento (600). Art. 15 Revoca dell'atto costitutivo della fondazione L'atto di fondazione può essere revocato dal fondatore fino a quando non sia intervenuto il riconoscimento, ovvero il fondatore non abbia fatto iniziare l'attività dell'opera da lui disposta. La facoltà di revoca non si trasmette agli eredi. Art. 16 Atto costitutivo e statuto. Modificazioni L'atto costitutivo e lo statuto devono contenere la denominazione dell'ente, l'indicazione dello scopo, del patrimonio e della sede, nonché le norme sull'ordinamento e sulla amministrazione. Devono anche determinare, quando trattasi di associazioni, i diritti e gli obblighi degli associati e le condizioni della loro 214

ammissione; e, quando trattasi di fondazioni, i criteri e le modalità di erogazione delle rendite. L'atto costitutivo e lo statuto possono inoltre contenere le norme relative alla estinzione dell'ente e alla devoluzione del patrimonio, e, per le fondazioni, anche quelle relative alla loro trasformazione (28). Le modificazioni dell'atto costitutivo e dello statuto devono essere approvate dall'autorità governativa nelle forme indicate nell'art. 12 (att. 4). Art. 17 Acquisto di immobili e accettazione di donazioni, eredità e legati La persona giuridica non può acquistare beni immobili, né accettare donazioni o eredita, né conseguire legati senza l'autorizzazione governativa (473, 782; att. 5-7). Senza questa autorizzazione, l'acquisto e l'accettazione non hanno effetto. Art. 18 Responsabilità degli amministratori Gli amministratori sono responsabili verso l'ente secondo le norme del mandato (1710 e seguenti). E' però esente da responsabilità quello degli amministratori il quale non abbia partecipato all'atto che ha causato il danno, salvo il caso in cui, essendo a cognizione che l'atto si stava per compiere, egli non abbia fatto constare del proprio dissenso (2392). Art. 19 Limitazioni del potere di rappresentanza Le limitazioni del potere di rappresentanza, che non risultano dal registro indicato nell'art. 33, non possono essere opposte ai terzi, salvo che si provi che essi ne erano a conoscenza (1353, 2298, 2384). Art. 20 Convocazione dell'assemblea delle associazioni L'assemblea delle associazioni deve essere convocata dagli amministratori una volta l'anno per l'approvazione del bilancio. L'assemblea deve essere inoltre convocata quando se ne ravvisa la necessità o quando ne è fatta richiesta motivata da almeno un decimo degli associati. In quest'ultimo caso, se gli amministratori non vi provvedono, la convocazione può essere ordinata dal Presidente del tribunale (att. 8). Art. 21 Deliberazioni dell'assemblea Le deliberazioni dell'assemblea sono prese a maggioranza di voti e con la presenza di almeno la metà degli associati. In seconda convocazione la deliberazione è valida qualunque sia il numero degli intervenuti. Nelle deliberazioni di approvazione del bilancio e in quelle che riguardano la loro responsabilità gli amministratori non hanno voto. Per modificare l'atto costitutivo o lo statuto, se in essi non è altrimenti disposto, occorrono la presenza di almeno tre quarti degli associati e il voto favorevole della maggioranza dei presenti.

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Per deliberare lo scioglimento dell'associazione e la devoluzione del patrimonio occorre il voto favorevole di almeno tre quarti degli associati (11). Art. 22 Azioni di responsabilità contro gli amministratori Le azioni di responsabilità contro gli amministratori delle associazioni per fatti da loro compiuti sono deliberate dall'assemblea e sono esercitate dai nuovi amministratori o dai liquidatori (2941). Art. 23 Annullamento e sospensione delle deliberazioni Le deliberazioni dell'assemblea contrarie alla legge, all'atto costitutivo o allo statuto possono essere annullate su istanza degli organi dell'ente, di qualunque associato o del pubblico ministero. L'annullamento della deliberazione non pregiudica i diritti acquistati dai terzi di buona fede in base ad atti compiuti in esecuzione della deliberazione medesima (1445, 2377). Il Presidente del tribunale o il giudice istruttore, sentiti gli amministratori dell'associazione, può sospendere, su istanza di colui che l'ha proposto l'impugnazione, l'esecuzione della deliberazione impugnata, quando sussistono gravi motivi. Il decreto di sospensione deve essere motivato ed è notificato agli amministratori (att. 10). L'esecuzione delle deliberazioni contrarie all'ordine pubblico o al buon costume può essere sospesa anche dall'autorità governativa (att. 9). Art. 24 Recesso ed esclusione degli associati La qualità di associato non è trasmissibile, salvo che la trasmissione sia consentita dall'atto costitutivo o dallo statuto. L'associato può sempre recedere dall'associazione se non ha assunto l'obbligo di farne parte per un tempo determinato. La dichiarazione di recesso deve essere comunicata per iscritto agli amministratori e ha effetto con lo scadere dell'anno in corso, purché sia fatta almeno tre mesi prima. L'esclusione d'un associato non può essere deliberata dall'assemblea che per gravi motivi; l'associato può ricorrere all'autorità giudiziaria entro sei mesi dal giorno in cui gli è stata notificata la deliberazione. Gli associati, che abbiano receduto o siano stati esclusi o che comunque abbiano cessato di appartenere all'associazione, non possono ripetere i contributi versati, né hanno alcun diritto sul patrimonio dell'associazione.

Art. 25 Controllo sull'amministrazione delle fondazioni L'autorità governativa esercita il controllo e la vigilanza sull'amministrazione delle fondazioni; provvede alla nomina e alla sostituzione degli amministratori o dei 216

rappresentanti, quando le disposizioni contenute nell'atto di fondazione non possono attuarsi; annulla, sentiti gli amministratori, con provvedimento definitivo, le deliberazioni contrarie a norme imperative, all'atto di fondazione, all'ordine pubblico o al buon costume; può sciogliere l'amministrazione e nominare un commissario straordinario, qualora gli amministratori non agiscano in conformità dello statuto e dello scopo della fondazione o della legge. L'annullamento della deliberazione non pregiudica i diritti acquistati dai terzi di buona fede in base ad atti compiuti in esecuzione della deliberazione medesima (1445, 2377). Le azioni contro gli amministratori per fatti riguardanti la loro responsabilità devono essere autorizzate dall'autorità governativa e sono esercitate dal commissario straordinario, dai liquidatori o dai nuovi amministratori. Art. 26 Coordinamento di attività e unificazione di amministrazione L'autorità governativa può disporre il coordinamento della attività di più fondazioni ovvero l'unificazione della loro amministrazione, rispettando, per quanto è possibile, la volontà del fondatore. Art. 27 Estinzione della persona giuridica Oltre che per le cause previste nell'atto costitutivo e nello statuto, la persona giuridica si estingue quando lo scopo è stato raggiunto o è divenuto impossibile. Le associazioni si estinguono inoltre quando tutti gli associati sono venuti a mancare. L'estinzione è dichiarata dall'autorità governativa, su istanza di qualunque interessato o anche d'ufficio (att. 10). Art. 28 Trasformazione delle fondazioni Quando lo scopo è esaurito o divenuto impossibile o di scarsa utilità, o il patrimonio e divenuto insufficiente, l'autorità governativa, anziché dichiarare estinta la fondazione, può provvedere alla sua trasformazione, allontanandosi il meno possibile dalla volontà del fondatore. La trasformazione non e ammessa quando i fatti che vi darebbero luogo sono considerati nell'atto di fondazione come causa di estinzione della persona giuridica e di devoluzione dei beni a terze persone. Le disposizioni del primo comma di questo articolo e dell'art. 26 non si applicano alle fondazioni destinate a vantaggio soltanto di una o più famiglie determinate (att. 10). art. 29 Divieto di nuove operazioni Gli amministratori non possono compiere nuove operazioni, appena è stato loro comunicato il provvedimento che dichiara l'estinzione della persona giuridica o il provvedimento con cui l'autorità, a norma di legge, ha ordinato lo scioglimento dell'associazione, o appena è stata adottata dall'assemblea la deliberazione di 217

scioglimento dell'associazione medesima. Qualora trasgrediscano a questo divieto, assumono responsabilità personale e solidale (1292).

Art. 30 Liquidazione Dichiarata l'estinzione della persona giuridica o disposto lo scioglimento dell'associazione, si procede alla liquidazione del patrimonio secondo le norme di attuazione del codice (att. 11-21).

Art. 31 Devoluzione dei beni I beni della persona giuridica, che restano dopo esaurita la liquidazione, sono devoluti in conformità dell'atto costitutivo o dello statuto. Qualora questi non dispongano, se trattasi di fondazione, provvede l'autorità governativa, attribuendo i beni ad altri enti che hanno fini analoghi, se trattasi di associazione, si osservano le deliberazioni dell'assemblea che ha stabilito lo scioglimento e, quando anche queste mancano, provvede nello stesso modo l'autorità governativa. I creditori che durante la liquidazione non hanno fatto valere il loro credito possono chiedere il pagamento a coloro ai quali i beni sono stati devoluti, entro l'anno della chiusura della liquidazione, in proporzione e nei limiti di ciò che hanno ricevuto (2964 e seguenti). Art. 32 Devoluzione dei beni con destinazione particolare Nel caso di trasformazione o di scioglimento di un ente, al quale sono stati donati o lasciati beni con destinazione a scopo diverso da quello proprio dell'ente, l'autorità governativa devolve tali beni, con lo stesso onere, ad altre persone giuridiche, che hanno fini analoghi. Art. 33 Registrazione delle persone giuridiche In ogni provincia e istituito un pubblico registro delle persone giuridiche (att. 22 e seguenti). Nel registro devono indicarsi la data dell'atto costitutivo, quella del decreto di riconoscimento, la denominazione, lo scopo, il patrimonio, la durata, qualora sia stata determinata, la sede della persona giuridica e il cognome e il nome degli amministratori con la menzione di quelli ai quali è attribuita la rappresentanza. La registrazione può essere disposta anche d'ufficio. Gli amministratori di un'associazione o di una fondazione non registrata, benché riconosciuta, rispondono personalmente e solidalmente, insieme con la persona giuridica, delle obbligazioni assunte (1292). Art. 34 Registrazione di atti 218

Nel registro devono iscriversi anche le modificazioni dell'atto costitutivo e dello statuto, dopo che sono state approvate dall'autorità governativa, il trasferimento della sede e l'istituzione di sedi secondarie, la sostituzione degli amministratori con indicazione di quelli ai quali spetta la rappresentanza, le deliberazioni di scioglimento, i provvedimenti che ordinano lo scioglimento o dichiarano l'estinzione, il cognome e il nome dei liquidatori. Se l'iscrizione non ha avuto luogo, i fatti indicati non possono essere opposti ai terzi, a meno che si provi che questi ne erano a conoscenza. Art. 35 Disposizione penale Gli amministratori e i liquidatori che non richiedono le iscrizioni prescritte dagli artt. 33 e 34, nel termine e secondo le modalità stabiliti dalle norme di attuazione del codice (att. 25 e seguenti) sono puniti con l'ammenda da L. 20.000 a L. 1.000.000. CAPO III Delle associazioni non riconosciute e dei comitati Art. 36 Ordinamento e amministrazione delle associazioni non riconosciute L'ordinamento interno e l'amministrazione delle associazioni non riconosciute come persone giuridiche sono regolati dagli accordi degli associati. Le dette associazioni possono stare in giudizio nella persona di coloro ai quali, secondo questi accordi, e conferita la presidenza o la direzione (Cod. Proc. Civ. 75, 78). Art. 37 Fondo comune I contributi degli associati e i beni acquistati con questi contributi costituiscono il fondo comune dell'associazione. Finche questa dura, i singoli associati non possono chiedere la divisione del fondo comune, né pretendere la quota in caso di recesso. Art. 38 Obbligazioni Per le obbligazioni assunte dalle persone che rappresentano l'associazione i terzi possono far valere i loro diritti sul fondo comune. Delle obbligazioni stesse rispondono anche personalmente e solidalmente le persone che hanno agito in nome e per conto dell'associazione (Cod. Proc. Civ. 19). Art. 39 Comitati I comitati di soccorso o di beneficienza e i comitati promotori di opere pubbliche, monumenti, esposizioni, mostre, festeggiamenti e simili sono regolati dalle disposizioni seguenti, salvo quanto e stabilito nelle leggi speciali. Art. 40 Responsabilità degli organizzatori Gli organizzatori e coloro che assumono la gestione dei fondi raccolti sono responsabili personalmente e solidalmente della conservazione dei fondi e della loro destinazione allo scopo annunziato. 219

Art. 41 Responsabilità dei componenti. Rappresentanza in giudizio Qualora il comitato non abbia ottenuto la personalità giuridica (12), i suoi componenti rispondono personalmente e solidalmente delle obbligazioni assunte. I sottoscrittori sono tenuti soltanto a effettuare le oblazioni promesse. Il comitato può stare in giudizio nella persona del Presidente (Cod. Proc. Civ. 75). Art. 42 Diversa destinazione dei fondi Qualora i fondi raccolti siano insufficienti allo scopo, o questo non sia più attuabile, o, raggiunto lo scopo, si abbia un residuo di fondi, l'autorità governativa stabilisce la devoluzione dei beni, se questa non è stata disciplinata al momento della costituzione. Art. 1218 Responsabilità del debitore Il debitore che non esegue esattamente (1307, 1453) la prestazione dovuta è tenuto al risarcimento del danno (2740), se non prova (1673, 1681, 1693, 1784, 1787, 1805-2, 1821) che l'inadempimento o il ritardo è stato determinato da impossibilità della prestazione derivante da causa a lui non imputabile (1256; att. 160). Art. 2043 Risarcimento per fatto illecito. [I]. Qualunque fatto doloso o colposo [1176], che cagiona ad altri un danno ingiusto, obbliga colui che ha commesso il fatto a risarcire il danno [7, 10, 129 bis] [840, 844, 872 comma 2, 935 comma 2, 939 comma 3, 948, 949, 1440] [1494 comma 2, 2395, 2504 quater, 2600, 2818, 2947;] [185 comma 2, 198 c.p.; 22 ss. c.p.p.] [55, 60, 64 comma 2, 96, 278 c.p.c.] (1). Art. 2047 Danno cagionato dall'incapace In caso di danno cagionato da persona incapace d'intendere o di volere (Cod. Pen. 85 e seguenti), il risarcimento è dovuto da chi e tenuto alla sorveglianza dell'incapace, salvo che provi di non aver potuto impedire il fatto. Nel caso in cui il danneggiato non abbia potuto ottenere il risarcimento da chi è tenuto alla sorveglianza, il giudice, in considerazione delle condizioni economiche delle parti, può condannare l'autore del danno a un'equa indennità. Art. 2048 Responsabilità dei genitori; dei tutori, dei precettori e dei maestri d'arte Il padre e la madre, o il tutore, sono responsabili del danno cagionato dal fatto illecito dei figli minori non emancipati (314 e seguenti, 301, 390 e seguenti) o delle persone soggette alla tutela (343 e seguenti, 414 e seguenti), che abitano con essi. La stessa disposizione si applica all'affiliante. I precettori e coloro che insegnano un mestiere o un'arte sono responsabili del danno cagionato dal fatto illecito dei loro allievi e apprendisti (2130 e seguenti) nel tempo in cui sono sotto la loro vigilanza. 220

Le persone indicate dai commi precedenti sono liberate dalla responsabilità soltanto se provano di non avere potuto impedire il fatto.

Art. 2049 Responsabilità dei padroni e dei committenti I padroni e i committenti sono responsabili per i danni arrecati dal fatto illecito dei loro domestici e commessi nell'esercizio delle incombenze a cui sono adibiti.

Art. 2050 Responsabilità per l'esercizio di attività pericolose Chiunque cagiona danno ad altri nello svolgimento di un'attività pericolosa, per sua natura o per la natura dei mezzi adoperati, e tenuto al risarcimento, se non prova di avere adottato tutte le misure idonee a evitare il danno. Art. 2051 Danno cagionato da cosa in custodia Ciascuno e responsabile del danno cagionato dalle cose che ha in custodia, salvo che provi il caso fortuito (1218,1256). Art. 2052 Danno cagionato da animali Il proprietario di un animale o chi se ne serve per il tempo in cui lo ha in uso, è responsabile dei danni cagionati dall'animale, sia che fosse sotto la sua custodia, sia che fosse smarrito o fuggito, salvo che provi il caso fortuito (1218,1256; Cod. Pen. 672). Art. 2053 Rovina di edificio Il proprietario di un edificio o di altra costruzione è responsabile dei danni cagionati dalla loro rovina, salvo che provi che questa non e dovuta a difetto di manutenzione o a vizio di costruzione (1669; Cod. Pen. 677). Art. 2054 Circolazione di veicoli Vedere anche Leggi Speciali su Assicurazioni Il conducente di un veicolo senza guida di rotaie è obbligato a risarcire il danno prodotto a persone o a cose dalla circolazione del veicolo, se non prova di aver fatto tutto il possibile per evitare il danno. Nel caso di scontro tra veicoli si presume, fino a prova contraria, che ciascuno dei conducenti abbia concorso ugualmente a produrre il danno subito dai singoli veicoli. Il proprietario del veicolo, o, in sua vece, l'usufruttuario (978 e seguenti) o l'acquirente con patto di riservato dominio (1523 e seguenti), è responsabile in solido (1292) col conducente, se non prova che la circolazione del veicolo è avvenuta contro la sua volontà. In ogni caso le persone indicate dai commi precedenti sono responsabili dei danni derivati da vizi di costruzione o da difetto di manutenzione del veicolo. 221

Art. 2055 Responsabilità solidale Se il fatto dannoso è imputabile a più persone, tutte sono obbligate in solido (1292) al risarcimento del danno. Colui che ha risarcito il danno ha regresso contro ciascuno degli altri, nella misura determinata dalla gravità della rispettiva colpa e dall'entità delle conseguenze che ne sono derivate (1299). Nel dubbio, le singole colpe si presumono uguali. Regio decreto 18 giugno 1931, n. 773 Testo unico delle leggi di pubblica sicurezza (nel testo aggiornato e vigente al 31 marzo 2003) Capo III - Delle autorizzazioni di polizia 8. (art. 7 T.U. 1926). - Le autorizzazioni di polizia sono personali: non possono in alcun modo essere trasmesse né dar luogo a rapporti di rappresentanza, salvi i casi espressamente preveduti dalla legge. Nei casi in cui è consentita la rappresentanza nell'esercizio di una autorizzazione di polizia, il rappresentante deve possedere i requisiti necessari per conseguire l'autorizzazione e ottenere la approvazione dell'autorità di pubblica sicurezza che ha conceduta l'autorizzazione. 9. (art. 8 T.U. 1926). - Oltre le condizioni stabilite dalla legge, chiunque ottenga un'autorizzazione di polizia deve osservare le prescrizioni, che l'autorità di pubblica sicurezza ritenga di imporgli nel pubblico interesse. Capo I - Degli spettacoli e trattenimenti pubblici 68. (art. 67 T.U. 1926). - Senza licenza del Questore non si possono dare in luogo pubblico o aperto o esposto, al pubblico accademie, feste da ballo, corse di cavalli, né altri simili spettacoli o trattenimenti, e non si possono aprire o esercitare circoli, scuole di ballo e sale pubbliche di audizione. Per le gare di velocità di autoveicoli e per le gare aeronautiche si applicano le disposizioni delle leggi speciali. 69. (art. 68 T.U. 1926). - Senza licenza della autorità locale di pubblica sicurezza è vietato dare, anche temporaneamente, per mestiere, pubblici trattenimenti, esporre alla pubblica vista rarità, persone, animali, gabinetti ottici o altri oggetti di curiosità, ovvero dare audizioni all'aperto. Capo II - Degli esercizi pubblici 86. (art. 84 T.U. 1926). - Non possono esercitarsi, senza licenza del Questore, alberghi, compresi quelli diurni, locande, pensioni, trattorie, osterie, caffè o altri esercizi in cui si vendono al minuto o si consumano vino, birra, liquori od altre bevande anche non alcooliche, né sale pubbliche per bigliardi o per altri giuochi leciti o stabilimenti di bagni, ovvero locali di stallaggio e simili. 222

La licenza è necessaria anche per lo spaccio al minuto o il consumo di vino, di birra o di qualsiasi bevanda alcoolica presso enti collettivi o circoli privati di qualunque specie, anche se la vendita o il consumo siano limitati ai soli soci. La licenza è altresì necessaria per l'attività di distribuzione di apparecchi e congegni automatici, semiautomatici ed elettronici di cui al quinto comma dell'articolo 110, e di gestione, anche indiretta, dei medesimi apparecchi per i giochi consentiti. La licenza per l'esercizio di sale pubbliche da gioco in cui sono installati apparecchi o congegni automatici, semiautomatici ed elettronici da gioco di cui al presente comma e la licenza per lo svolgimento delle attività di distribuzione o di gestione, anche indiretta, di tali apparecchi, sono rilasciate previo nulla osta dell'Amministrazione finanziaria, necessario comunque anche per l'installazione degli stessi nei circoli privati. 110. 1. In tutte le sale da biliardo o da gioco e negli altri esercizi, compresi i circoli privati, autorizzati alla pratica del gioco o alla installazione di apparecchi da gioco è esposta una tabella, vidimata dal questore, nella quale sono indicati, oltre ai giochi d'azzardo, quelli che la stessa autorità ritiene di vietare nel pubblico interesse, nonché le prescrizioni e i divieti specifici che ritiene di disporre nel pubblico interesse. 2. Nella tabella di cui al comma 1 è fatta espressa menzione del divieto delle scommesse. 3. L'installabilità degli apparecchi automatici di cui ai commi 6 e 7, lettera b), del presente articolo è consentita negli esercizi assoggettati ad autorizzazione ai sensi degli articoli 86 o 88. 4. L'installazione e l'uso di apparecchi e congegni automatici, semiautomatici ed elettronici da gioco d'azzardo sono vietati nei luoghi pubblici o aperti al pubblico e nei circoli ed associazioni di qualunque specie. 5. Si considerano apparecchi e congegni automatici, semiautomatici ed elettronici per il gioco d'azzardo quelli che hanno insita la scommessa o che consentono vincite puramente aleatorie di un qualsiasi premio in denaro o in natura o vincite di valore superiore ai limiti fissati al comma 6, escluse le macchine vidimatrici per i giochi gestiti dallo Stato. 6. Si considerano apparecchi e congegni automatici, semiautomatici ed elettronici da trattenimento o da gioco di abilità, come tali idonei per il gioco lecito, quelli che si attivano solo con l'introduzione di moneta metallica, nei quali gli elementi di abilità o trattenimento sono preponderanti rispetto all'elemento aleatorio, il costo della partita non supera 50 centesimi di euro, la durata di ciascuna partita non è inferiore a dieci secondi e che distribuiscono vincite in denaro, ciascuna comunque di valore non superiore a venti volte il costo della singola partita, erogate dalla macchina subìto dopo la sua conclusione ed esclusivamente in monete metalliche. In tal caso le vincite, computate dall'apparecchio e dal congegno, in modo non predeterminabile, su un ciclo complessivo di 7.000 partite, devono risultare non inferiori al 90 per cento delle somme giocate. In ogni caso tali apparecchi non possono riprodurre il gioco del poker o comunque anche in parte le sue regole fondamentali. 7. Si considerano, altresì, apparecchi e congegni per il gioco lecito: a) quelli elettromeccanici privi di monitor attraverso i quali il giocatore esprime la sua abilità fisica, mentale o strategica, attivabili unicamente con l'introduzione di monete metalliche, di valore complessivo non superiore, per ciascuna partita, a un euro, che distribuiscono, direttamente e immediatamente dopo la conclusione della partita, premi consistenti in prodotti di piccola oggettistica, non convertibili in denaro o scambiabili con premi di diversa specie. In tal caso il valore complessivo di ogni premio non è superiore a venti volte il costo della partita;

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b) quelli automatici, semiautomatici ed elettronici da trattenimento o da gioco di abilità che si attivano solo con l'introduzione di moneta metallica, di valore non superiore per ciascuna partita a 50 centesimi di euro, nei quali gli elementi di abilità o trattenimento sono preponderanti rispetto all'elemento aleatorio, che possono consentire per ciascuna partita, subito dopo la sua conclusione, il prolungamento o la ripetizione della partita, fino a un massimo di dieci volte. Dal 1° gennaio 2003, gli apparecchi di cui alla presente lettera possono essere impiegati solo se denunciati ai sensi dell'articolo 14-bis del decreto del Presidente della Repubblica 26 ottobre 1972, n. 640, e successive modificazioni, e se per essi sono state assolte le relative imposte. Dal 1° gennaio 2004, tali apparecchi non possono consentire il prolungamento o la ripetizione della partita e, ove non ne sia possibile la conversione in uno degli apparecchi per il gioco lecito, essi sono rimossi. Per la conversione degli apparecchi restano ferme le disposizioni di cui all'articolo 38 della legge 23 dicembre 2000, n. 388, e successive modificazioni; c) quelli, basati sulla sola abilità fisica, mentale o strategica, che non distribuiscono premi, per i quali la durata della partita può variare in relazione all'abilità del giocatore e il costo della singola partita può essere superiore a 50 centesimi di euro. 8. L'utilizzo degli apparecchi e dei congegni di cui al comma 6 è vietato ai minori di anni 18. 9. Ferme restando le sanzioni previste dal codice penale per il gioco d'azzardo, chiunque procede all'installazione o comunque consente l'uso in luoghi pubblici o aperti al pubblico o in circoli ed associazioni di qualunque specie degli apparecchi e congegni di cui al comma 4 ovvero di apparecchi e congegni, diversi da quelli di cui al comma 4, non rispondenti alle caratteristiche e prescrizioni indicate nei commi 6 e 7, è punito con l'ammenda da 4.000 a 40.000 euro. È inoltre sempre disposta la confisca degli apparecchi e congegni, che devono essere distrutti. In caso di recidiva la sanzione è raddoppiata. Con l'ammenda da 500 a 1.000 euro è punito chiunque, gestendo apparecchi e congegni di cui al comma 6, ne consente l'uso in violazione del divieto posto dal comma 8. Fermo quanto previsto dall'articolo 86, nei confronti di chiunque procede alla distribuzione od installazione o comunque consente l'uso in luoghi pubblici o aperti al pubblico o in circoli ed associazioni di qualunque specie di apparecchi e congegni in assenza del nulla osta previsto dall'articolo 38 della legge 23 dicembre 2000, n. 388, e successive modificazioni, si applica la sanzione amministrativa pecuniaria da 1.000 a 5.000 euro e può, inoltre, essere disposta la confisca degli apparecchi e congegni. In caso di sequestro degli apparecchi, l'autorità procedente provvede a darne comunicazione all'amministrazione finanziaria. 10. Se l'autore degli illeciti di cui al comma 9 è titolare di licenza per pubblico esercizio, la licenza è sospesa per un periodo da uno a sei mesi e, in caso di recidiva ovvero di reiterazione delle violazioni ai sensi dell'articolo 8-bis della legge 24 novembre 1981, n. 689, è revocata dal sindaco competente, con ordinanza motivata e con le modalità previste dall'articolo 19 del decreto del Presidente della Repubblica 24 luglio 1977, n. 616, e successive modificazioni. 11. Oltre a quanto previsto dall'articolo 100, il questore, quando sono riscontrate violazioni alle disposizioni concernenti gli apparecchi di cui al presente articolo, può sospendere la licenza dell'autore degli illeciti, informandone l'autorità competente al rilascio, per un periodo non superiore a tre mesi. Il periodo di sospensione disposto a norma del presente comma è computato nell'esecuzione della sanzione accessoria.

Regio Decreto 6 maggio 1940, n. 635
" Regolamento per l'esecuzione del Testo Unico 18 giugno 1931, n. 773 delle Leggi di Pubblica Sicurezza "

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159
Gli enti collettivi e i circoli privati autorizzati alla minuta vendita di bevande alcooliche ai propri soci, a termini dell'art. 86 della Legge, possono esercitare la vendita al pubblico senza bisogno di altra licenza. L'autorizzazione è in ogni caso rilasciata a chi abbia la legale rappresentanza degli enti o dei circoli e in tale sua qualità.

Art. 180
I pubblici esercenti debbono tenere esposte nel locale dell'esercizio, in luogo visibile al pubblico, la licenza e l'autorizzazione e la tariffa dei prezzi. Hanno pure l'obbligo di tenere in luogo visibile al pubblico l'elenco delle bevande alcoliche indicate nell'art. 89 della Legge che trovansi in vendita nell'esercizio, nonché la riproduzione a stampa degli artt. 96, 97 e 101 della Legge e 173 176 a 181 e 186 del presente regolamento.

Art. 194
Nei pubblici esercizi non sono permessi i giuochi, ove non ne sia stata data espressa autorizzazione.

Art. 195
La tabella dei giuochi proibiti, prescritta dall'art. 110 della Legge, deve essere tenuta esposta in luogo visibile nell'esercizio. In deroga a quanto previsto dall'art. 110, primo comma, della Legge, la vidimazione e' effettuata dal Sindaco o suo delegato, in ottemperanza agli elenchi dei giochi vietati, oltre a quelli d'azzardo, stabiliti dal Questore o, se si tratta di giochi in uso in tutto lo Stato, dal Ministero dell'Interno. Nelle sale di bigliardo deve essere tenuta costantemente a disposizione dei giuocatori la relativa tariffa.

CREDITO SPORTIVO
LEGGE 24DICEMBRE1957, n. 1295(GUn.009del13/01/1958) COSTITUZIONE DI UN ISTITUTO PER IL CREDITO SPORTIVO CON SEDE IN ROMA.

art. 1. E’ istituito l’istituto per il credito sportivo, ente di diritto pubblico con personalità giuridica e gestione autonoma. L’istituto ha sede legale in roma. art. 2. il patrimonio dell’istituto è costituito: a) dal fondo di dotazione di lire 500 milioni da versarsi per lire 250 milioni dal comitato olimpico nazionale italiano (c.o.n.i.) e per lire 250 milioni dalla banca nazionale del lavoro; b) da un fondo di garanzia di lire 2500 milioni, da conferirsi dal c.o.n.i.; c) dalla riserva ordinaria di cui all’art. 13; d) da eventuali riserve straordinarie. il fondo di dotazione dell’istituto può essere aumentato con versamenti di quote non inferiori a lire 100 milioni conferite anche da altri partecipanti. 225

tanto i nuovi conferimenti quanto i trasferimenti delle quote già conferite devono essere approvati dal consiglio di amministrazione dell’istituto. art. 3. l’istituto esercita, sotto forma di mutui a medio e lungo termine, il credito a favore di enti pubblici locali e di altri enti pubblici che, in base a progetti approvati ai sensi di legge, sentito il parere tecnico del c.o.n.i., intendano costruire, ampliare, attrezzare e migliorare impianti sportivi. i mutui saranno assistiti da garanzie mobiliari ed immobiliari oppure da delegazioni su imposte, sovrimposte e tributi permanenti che gli enti richiedenti i mutui siano autorizzati per legge ad esigere con le norme stabilite per la riscossione delle imposte dirette ed a cederle. art. 4. l’istituto provvede alla concessione del credito: a) con il fondo di dotazione; b) con il fondo di garanzia; c) con la riserva ordinaria e con le riserve straordinarie; d) con eventuali anticipazioni degli enti partecipanti; e) con l’emissione di obbligazioni per un importo massimo pari a tre volte quello del patrimonio formato ai sensi dell’art. 2. art. 5. l’istituto può concedere contributi agli interessi sui mutui anche se accordati da altre aziende di credito per le finalità della presente legge, con le disponibilità di un fondo speciale da costituire presso l’istituto medesimo e da alimentarsi con il versamento da parte del c.o.n.i dell’aliquota dell’1 per cento calcolata sugli incassi lordi dei concorsi pronostici a norma dell’art. 6 del decreto legislativo 14 aprile 1948, n. 496, nonché con l’importo dei premi dei concorsi medesimi colpiti da decadenza sia anteriormente che posteriormente alla costituzione dell’istituto. art. 6. tanto i mutui di cui all’art. 3 quanto i contributi di cui all’art. 5 saranno concessi, con preferenza, agli enti locali delle zone depresse carenti di impianti sportivi. ai fini della presente legge si intendono depresse le zone nelle quali è autorizzata ad operare la cassa per opere straordinarie di pubblico interesse nell’italia meridionale (cassa per il mezzogiorno), istituita con legge 10 agosto 1950, n. 646, nonché, per le rimanenti regioni d’italia, i comuni considerati montani ai sensi della legge 25 luglio 1952, n. 991, e quelli che, ad altri effetti, siano stati riconosciuti similari ai comuni del mezzogiorno. art. 7. sono organi dell’istituto: a) il presidente; b) il consiglio di amministrazione; c) il collegio dei sindaci. art. 8. il consiglio di amministrazione dell’istituto, al quale compete anche la concessione dei contributi di cui all’art. 5, è composto; dal presidente; da tre membri designati rispettivamente dal presidente del consiglio dei ministri, dal ministro per il tesoro e dal ministro per le finanze; da due membri designati dalla giunta esecutiva del c.o.n.i.; da due membri designati dalla banca nazionale del lavoro; da un membro nominato dagli altri partecipanti, per ogni 500 milioni di quote da essi conferite. il presidente del consiglio di amministrazione è nominato con decreto del presidente del consiglio dei ministri di concerto con il ministro per il tesoro, sentiti il c. o. n. i. ed il comitato interministeriale per il credito ed il risparmio. i consiglieri sono nominati con decreto del presidente del consiglio dei ministri di concerto con il ministro per il tesoro. il consiglio di amministrazione dura in carica quattro anni. nella prima fase di attuazione della presente legge, il consiglio di amministrazione scadrà con l’approvazione del bilancio dell’esercizio 1960. art. 9. il collegio sindacale dell’istituto è composto di cinque membri effettivi e due supplenti, nominati con decreto del presidente del consiglio dei ministri, di concerto col ministro per il tesoro, designati rispettivamente: 226

uno effettivo e uno supplente dal presidente del consiglio dei ministri; uno effettivo e uno supplente dal ministro per il tesoro; uno effettivo dal ministro per le finanze; uno effettivo dalla banca nazionale del lavoro; uno effettivo dal comitato olimpico nazionale italiano. il collegio sindacale è presieduto dal sindaco effettivo designato dal presidente del consiglio dei ministri. i sindaci durano in carica per quattro anni ed esercitano le loro funzioni secondo le norme del codice civile. ai sindaci si applica il disposto dell’ultimo comma dell’art. 8. art. 10. il bilancio annuale dell’istituto si chiude il 31 dicembre ed è approvato, entro i quattro mesi successivi, dal consiglio di amministrazione. art. 11. il bilancio dell’istituto, con un elenco dei mutui concessi annualmente, deve essere allegato allo stato di previsione del ministero del tesoro, presentato al parlamento. art. 12. l’attività e l’ordinamento dell’istituto saranno regolati dallo statuto da predisporsi dal consiglio di amministrazione e da approvarsi, sentito il comitato interministeriale per il credito ed il risparmio, con decreto del ministro per il tesoro, di concerto con il ministro per le finanze. art. 13. gli utili netti di bilancio saranno assegnati, per una quota non inferiore al 30 per cento, alla riserva ordinaria. il residuo avrà la destinazione che verrà stabilita nello statuto. art. 14. l’istituto è sottoposto a vigilanza in conformità alle disposizioni del regio decreto-legge 12 marzo 1936, n. 375 e successive modificazioni ed integrazioni, nonché del decreto legislativo 23 agosto 1946, n. 370. art. 15. le operazioni creditizie in carico alla banca nazionale del lavoro per la gestione speciale del credito sportivo sono trasferite di diritto all’istituto per il credito sportivo. sono altresì trasferiti all’istituto stesso i diritti, i privilegi e le facoltà spettanti alla banca nazionale del lavoro relativamente alle operazioni suddette. i pubblici uffici sono autorizzati ad annotare, a richiesta della banca nazionale del lavoro e dell’istituto per il credito sportivo, il trasferimento a favore di questo delle garanzie costituite a favore della banca nazionale del lavoro in relazione alle operazioni di cui al precedente comma. le operazioni relative alla esecuzione del presente articolo sono esenti da ogni tributo. la presente legge, munita del sigillo dello stato, sarà inserta nella raccolta ufficiale delle leggi e dei decreti della repubblica italiana. è fatto obbligo a chiunque spetti di osservarla e di farla osservare come legge dello stato

ISTITUZIONE E DISCIPLINA DELL’IMPOSTA SUL VALORE AGGIUNTO (Decreto del Presidente della Repubblica 26 ottobre 1972 n. 633 e successive modificazioni ed integrazioni 4. Esercizio di imprese. 1. Per esercizio di imprese si intende l’esercizio per professione abituale, ancorché non esclusiva, delle attività commerciali o agricole di cui agli articoli 2135 e 2195 del codice civile, anche se non organizzate in forma di impresa, nonché l’esercizio di attività, organizzate in forma d’impresa, dirette alla prestazione di servizi che non rientrano nell’articolo 2195 del codice civile . 2. Si considerano in ogni caso effettuate nell’esercizio di imprese: 1) le cessioni di beni e le prestazioni di servizi fatte dalle società in nome collettivo e in accomandita semplice, dalle società per azioni e in accomandita per azioni, dalle società a responsabilità limitata, dalle società cooperative, di mutua assicurazione e di armamento, dalle società estere di cui all’art. 2507 del codice civile e dalle società di fatto;

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2) le cessioni di beni e le prestazioni di servizi fatte da altri enti pubblici e privati, compresi i consorzi, le associazioni o altre organizzazioni senza personalità giuridica e le società semplici, che abbiano per oggetto esclusivo o principale l’esercizio di attività commerciali o agricole. 3. Si considerano effettuate in ogni caso nell’esercizio di imprese, a norma del precedente comma, anche le cessioni di beni e le prestazioni di servizi fatte dalle società e dagli enti ivi indicati ai propri soci, associati o partecipanti. 4. Per gli enti indicati al n. 2) del secondo comma, che non abbiano per oggetto esclusivo o principale l’esercizio di attività commerciali o agricole, si considerano effettuate nell’esercizio di imprese soltanto le cessioni di beni e le prestazioni di servizi fatte nell’esercizio di attività commerciali o agricole. Si considerano fatte nell’esercizio di attività commerciali anche le cessioni di beni e le prestazioni di servizi ai soci, associati o partecipanti verso pagamento di corrispettivi specifici, o di contributi supplementari determinati in funzione delle maggiori o diverse prestazioni alle quali danno diritto, ad esclusione di quelle effettuate in conformità alle finalità istituzionali da associazioni politiche, sindacali e di categoria, religiose, assistenziali, culturali, sportive dilettantistiche, di promozione sociale e di formazione extra-scolastica della persona anche se rese nei confronti di associazioni che svolgono la medesima attività e che per legge, regolamento o statuto fanno parte di una unica organizzazione locale o nazionale, nonché dei rispettivi soci, associati o partecipanti e dei tesserati dalle rispettive organizzazioni nazionali. [Per le cessioni di beni e le prestazioni di servizio effettuate da associazioni culturali o sportive costituite ai sensi dell’articolo 36 del codice civile, la disposizione si applica nei confronti degli associati o partecipanti minori d’età e, per i maggiorenni, a condizione che questi abbiano il diritto di voto per l’approvazione e le modificazioni dello statuto e dei regolamenti e per la nomina degli organi direttivi dell’associazione ed abbiano diritto a ricevere, nei casi di scioglimento della medesima, una quota del patrimonio sociale, se questo non è destinato a finalità di utilità generale] . 5. Agli effetti delle disposizioni di questo articolo sono considerate in ogni caso commerciali, ancorché esercitate da enti pubblici, le seguenti attività: a) cessioni di beni nuovi prodotti per la vendita, escluse le pubblicazioni delle associazioni politiche, sindacali e di categoria, religiose, assistenziali, culturali, sportive dilettantistiche, di promozione sociale e di formazione extrascolastica della persona cedute prevalentemente ai propri associati; b) erogazione di acqua, gas, energia elettrica e vapore ; c) gestione di fiere ed esposizioni a carattere commerciale; d) gestione di spacci aziendali, gestione di mense e somministrazione di pasti; e) trasporto e deposito di merci; f) trasporto di persone; g) organizzazione di viaggi e soggiorni turistici; prestazioni alberghiere o di alloggio; h) servizi portuali e aeroportuali; i) pubblicità commerciale; l) telecomunicazioni e radiodiffusioni circolari. Non sono invece considerate attività commerciali: - le operazioni relative all’oro e alle valute estere, compresi i depositi anche in conto corrente, di cui siano parti la Banca d’Italia, l’Ufficio italiano dei cambi o le banche agenti; - la gestione, da parte delle amministrazioni militari o dei corpi di polizia, di mense e spacci riservati al proprio personale ed a quello dei Ministeri da cui dipendono, ammesso ad usufruirne per particolari motivi inerenti al servizio; - la prestazione alle imprese consorziate o socie, da parte di consorzi o cooperative, di garanzie mutualistiche e di servizi concernenti il controllo qualitativo dei prodotti, compresa l’applicazione di marchi di qualità; le cessioni di beni e le prestazioni di servizi effettuate in occasione di manifestazioni propagandistiche dai partiti politici rappresentati nelle Assemblee nazionali e regionali ; 228

le cessioni di beni e prestazioni di servizi poste in essere dalla Presidenza della Repubblica, dal Senato della Repubblica, dalla Camera dei deputati e dalla Corte costituzionale, nel perseguimento delle proprie finalità istituzionali; - le prestazioni sanitarie soggette al pagamento di quote di partecipazione alla spesa sanitaria erogate dalle unità sanitarie locali e dalle aziende ospedaliere del Servizio sanitario nazionale. Non sono considerate, inoltre, attività commerciali, anche in deroga al secondo comma: a) il possesso e la gestione di unità immobiliari classificate o classificabili nella categoria catastale A e le loro pertinenze, ad esclusione delle unità classificate o classificabili nella categoria catastale A10, di unità da diporto, di aeromobili da turismo o di qualsiasi altro mezzo di trasporto ad uso privato, di complessi sportivi o ricreativi, compresi quelli destinati all’ormeggio, al ricovero e al servizio di unità da diporto, da parte di società o enti, qualora la partecipazione ad essi consenta, gratuitamente o verso un corrispettivo inferiore al valore normale, il godimento, personale, o familiare dei beni e degli impianti stessi, ovvero quando tale godimento sia conseguito indirettamente dai soci o partecipanti, alle suddette condizioni, anche attraverso la partecipazione ad associazioni, enti o altre organizzazioni; b) il possesso, non strumentale né accessorio ad altre attività esercitate, di partecipazioni o quote sociali, di obbligazioni o titoli similari, costituenti immobilizzazioni, al fine di percepire dividendi, interessi o altri frutti, senza strutture dirette ad esercitare attività finanziaria, ovvero attività di indirizzo, di coordinamento o altri interventi nella gestione delle società partecipate . 6. Per le associazioni di promozione sociale ricomprese tra gli enti di cui all’articolo 3, comma 6, lettera e), della legge 25 agosto 1991, n. 287, le cui finalità assistenziali siano riconosciute dal Ministero dell’interno, non si considera commerciale, anche se effettuata verso pagamento di corrispettivi specifici, la somministrazione di alimenti e bevande effettuata, presso le sedi in cui viene svolta l’attività istituzionale, da bar ed esercizi similari, sempreché tale attività sia strettamente complementare a quelle svolte in diretta attuazione degli scopi istituzionali e sia effettuata nei confronti degli stessi soggetti indicati nel secondo periodo del quarto comma . 7. Le disposizioni di cui ai commi quarto, secondo periodo, e sesto si applicano a condizione che le associazioni interessate si conformino alle seguenti clausole, da inserire nei relativi atti costitutivi o statuti redatti nella forma dell’atto pubblico o della scrittura privata autenticata o registrata: a) divieto di distribuire anche in modo indiretto, utili o avanzi di gestione nonché fondi, riserve o capitale durante la vita dell’associazione, salvo che la destinazione o la distribuzione non siano imposte dalla legge; b) obbligo di devolvere il patrimonio dell’ente, in caso di suo scioglimento per qualunque causa, ad altra associazione con finalità analoghe o ai fini di pubblica utilità, sentito l’organismo di controllo di cui all’articolo 3, comma 190, della legge 23 dicembre 1996, n. 662, e salvo diversa destinazione imposta dalla legge; c) disciplina uniforme del rapporto associativo e delle modalità associative volte a garantire l’effettività del rapporto medesimo, escludendo espressamente ogni limitazione in funzione della temporaneità della partecipazione alla vita associativa e prevedendo per gli associati o partecipanti maggiori d’età il diritto di voto per l’approvazione e le modificazioni dello statuto e dei regolamenti e per la nomina degli organi direttivi dell’associazione; d) obbligo di redigere e di approvare annualmente un rendiconto economico e finanziario secondo le disposizioni statutarie; e) eleggibilità libera degli organi amministrativi, principio del voto singolo di cui all’articolo 2532, secondo comma, del codice civile, sovranità dell’assemblea dei soci, associati o partecipanti e i criteri di loro ammissione ed esclusione, criteri e idonee forme di pubblicità delle convocazioni assembleari, delle relative deliberazioni, dei bilanci o rendiconti; è ammesso il voto per corrispondenza per le associazioni il cui atto costitutivo, anteriore al 1° gennaio 1997, preveda tale modalità di voto ai sensi dell’articolo 2532, ultimo comma, del codice civile e sempreché le stesse abbiano rilevanza a livello nazionale e siano prive di organizzazione a livello locale ; 229

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f) intrasmissibilità della quota o contributo associativo ad eccezione dei trasferimenti a causa di morte e non rivalutabilità della stessa . 8. Le disposizioni di cui alle lettere c) ed e) del settimo comma non si applicano alle associazioni religiose riconosciute dalle confessioni con le quali lo Stato ha stipulato patti, accordi o intese, nonché alle associazioni politiche, sindacali e di categoria . 9. Le disposizioni sulla perdita della qualifica di ente non commerciale di cui all’articolo 111-bis del testo unico delle imposte sui redditi, approvato con decreto del Presidente della Repubblica 22 dicembre 1986, n. 917, si applicano anche ai fini dell’imposta sul valore aggiunto (ndr. escluse le associazioni sportive dilettantistiche – art. 90, L. 289/02).

SCRITTURE CONTABILI ENTI NON COMMERCIALI D.P.R. 29-9-1973 n. 600
Disposizioni comuni in materia di accertamento delle imposte sui redditi. Pubblicato nella Gazz. Uff. 16 ottobre 1973, n. 268, S.O. n. 1. Art. 20. Scritture contabili degli enti non commerciali. 1. Le disposizioni degli artt. 14, 15, 16, 17 e 18 si applicano, relativamente alle attività commerciali eventualmente esercitate, anche agli enti soggetti all’imposta sul reddito delle persone giuridiche che non hanno per oggetto esclusivo o principale l’esercizio di attività commerciali (15/e). 2. Indipendentemente alla redazione del rendiconto annuale economico e finanziario, gli enti non commerciali che effettuano raccolte pubbliche di fondi devono redigere, entro quattro mesi dalla chiusura dell’esercizio, un apposito e separato rendiconto tenuto e conservato ai sensi dell’articolo 22, dal quale devono risultare, anche a mezzo di una relazione illustrativa, in modo chiaro e trasparente, le entrate e le spese relative a ciascuna delle celebrazioni, ricorrenze o campagne di sensibilizzazione indicate nell’articolo 108, comma 2-bis, lettera a), testo unico delle imposte sui redditi, approvato con decreto del Presidente della Repubblica 22 dicembre 1986, n. 917 (15/f). 3. Gli enti soggetti alla determinazione forfettaria del reddito ai sensi del comma 1 dell’articolo 109bis del testo unico delle imposte sui redditi, approvato con decreto del Presidente della Repubblica 22 dicembre 1986, n. 917, che abbiano conseguito nell’anno solare precedente ricavi non superiori a lire 30 milioni, relativamente alle attività di prestazione di servizi, ovvero a lire 50 milioni negli altri casi, assolvono gli obblighi contabili di cui all’articolo 18, secondo le disposizioni di cui al comma 166 dell’articolo 3 della legge 23 dicembre 1996, n. 662 (15/g). Art. 20-bis. Scritture contabili delle organizzazioni non lucrative di utilità sociale. 1. Le organizzazioni non lucrative di utilità sociale (ONLUS) diverse dalle società cooperative, a pena di decadenza di benefìci fiscali per esse previsti, devono: a) in relazione all’attività complessivamente svolta, redigere scritture contabili cronologiche e sistematiche atte ad esprimere con compiutezza ed analiticità le operazioni poste in essere in ogni periodo di gestione, e rappresentare adeguatamente in apposito documento, da redigere entro quattro mesi dalla chiusura dell’esercizio annuale, la situazione patrimoniale, economica e finanziaria della organizzazione, distinguendo le attività direttamente connesse da quelle istituzionali, con obbligo di conservare le stesse scritture e la relativa documentazione per un periodo non inferiore a quello indicato dall’articolo 22; b) in relazione alle attività direttamente connesse tenere le scritture contabili previste dalle disposizioni di cui agli articoli 14, 15, 16 e 18; nell’ipotesi in cui l’ammontare annuale dei ricavi non sia superiore a lire 30 milioni, relativamente alle attività di prestazione di servizi, ovvero a lire 50 milioni negli altri casi, gli adempimenti contabili possono essere assolti secondo le disposizioni di cui al comma 166 dell’articolo 3 della legge 23 dicembre 1996, n. 662. 230

2. Gli obblighi di cui al comma 1, lettera a), si considerano assolti qualora la contabilità consti del libro giornale e del libro degli inventari, tenuti in conformità alle disposizioni di cui agli articoli 2216 e 2217 del codice civile. 3. I soggetti richiamati al comma 1 che nell’esercizio delle attività istituzionali e connesse non abbiano conseguito in un anno proventi di ammontare superiore a lire 100 milioni, modificato annualmente secondo le modalità previste dall’articolo 1, comma 3, della legge 16 dicembre 1991, n. 398, possono tenere per l’anno successivo, in luogo delle scritture contabili previste al primo comma, lettera a), il rendiconto delle entrate e delle spese complessive, nei termini e nei modi di cui all’articolo 20. 4. In luogo delle scritture contabili previste al comma 1, lettera a), le organizzazioni di volontariato iscritte nei registri istituiti dalle regioni e dalle province autonome di Trento e di Bolzano ai sensi dell’articolo 6 della legge 11 agosto 1991, n. 266, le organizzazioni non governative riconosciute idonee ai sensi della legge 26 febbraio 1987, n. 49, possono tenere il rendiconto nei termini e nei modi di cui all’articolo 20. 5. Qualora i proventi superino per due anni consecutivi l’ammontare di due miliardi di lire, modificato annualmente secondo le modalità previste dall’articolo 1, comma 3, della legge 16 dicembre 1991, n. 398, il bilancio deve recare una relazione di controllo sottoscritta da uno o più revisori iscritti nel registro dei revisori contabili . Art. 21. Scritture contabili dei sostituti d’imposta. 1. I soggetti indicati nel terzo comma dell’articolo 13 devono indicare, per ciascun dipendente, nel libro matricola o in altri libri obbligatori tenuti ai sensi della vigente legislazione sul lavoro, le detrazioni di cui agli articoli 12 e 13 del testo unico delle imposte sui redditi, approvato con D.P.R. 22 dicembre 1986, n. 917, attribuite in base alla richiesta del dipendente effettuata a norma dell’articolo 23. 2. Le somme e i valori corrisposti a ciascun dipendente devono risultare dal libro paga o da documenti equipollenti tenuti ai sensi della vigente legislazione sul lavoro (16/a). Art. 22. Tenuta e conservazione delle scritture contabili. 1. Fermo restando quanto stabilito dal codice civile per il libro giornale e per il libro degli inventari e dalle leggi speciali per i libri e registri da esse prescritti, le scritture contabili di cui ai precedenti articoli ad eccezione delle scritture ausiliarie di cui alla lettera c) e alla lettera d) dell’art. 14 e dei conti individuali di cui al secondo comma dell’art. 21, devono essere tenute a norma dell’art. 2219 e numerate e bollate a norma dell’art. 2215 del codice stesso, in esenzione dai tributi di bollo e di concessioni governative. 2. La numerazione e la bollatura possono essere eseguite anche dagli uffici del registro. 3. Le registrazioni nelle scritture cronologiche e nelle scritture ausiliarie di magazzino devono essere eseguite non oltre sessanta giorni (16/b). 4. Le scritture contabili obbligatorie ai sensi del presente decreto, di altre leggi tributarie, del codice civile o di leggi speciali devono essere conservate fino a quando non siano definiti gli accertamenti relativi al corrispondente periodo d’imposta, anche oltre il termine stabilito dall’articolo 2220 del codice civile o da altre leggi tributarie, salvo il disposto dell’art. 2457 del detto codice. 5. Gli eventuali supporti meccanografici, elettronici e similari devono essere conservati fino a quando i dati contabili in essi contenuti non siano stati stampati sui libri e registri previsti dalle vigenti disposizioni di legge. 6. L’autorità adita in sede contenziosa può limitare l’obbligo di conservazione alle scritture rilevanti per la risoluzione della controversia in corso . 7. Fino allo stesso termine di cui al precedente comma devono essere conservati ordinatamente, per ciascun affare, gli originali delle lettere, dei telegrammi e delle fatture ricevuti e le copie delle lettere e dei telegrammi spediti e delle fatture emesse. 8. Con decreti del Ministro per le finanze potranno essere determinate modalità semplificative per la tenuta del registro dei beni ammortizzabili e del registro riepilogativo di magazzino, in considerazione delle caratteristiche dei vari settori di attività . 231

Art. 28.comma 2. Ritenuta sui compensi per avviamento commerciale e sui contributi degli enti pubblici. 1. I soggetti indicati nel primo comma dell’art. 23, quando corrispondono compensi per la perdita di avviamento in applicazione della legge 27 gennaio 1963, n. 19, devono operare all’atto del pagamento una ritenuta del quindici per cento, con l’obbligo di rivalsa, a titolo di acconto dell’imposta sul reddito delle persone fisiche o dell’imposta sul reddito delle persone giuridiche dovuta dal percipiente. 2. Le regioni, le province, i comuni, gli altri enti pubblici e privati devono operare una ritenuta del quattro per cento a titolo di acconto delle imposte indicate nel comma precedente e con obbligo di rivalsa sull’ammontare dei contributi corrisposti ad imprese, esclusi quelli per l’acquisto dei beni strumentali.
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Disciplina delle locazioni di immobili urbani
lEGGE Pubblicata nella Gazzetta Ufficiale del 29 luglio 1978, n. 211 TITOLO I Del contratto di locazione Capo I Locazione di immobili urbani adibiti ad uso di abitazione Art. 1 Durata della locazione La durata della locazione avente per oggetto immobili urbani per uso abitazione non può essere inferiore a quattro anni. Se le parti hanno determinato una durata inferiore o hanno convenuto una locazione senza determinazione di tempo la durata si intende convenuta per quattro anni. Il disposto del comma precedente non si applica quando si tratti di locazioni stipulate per soddisfare esigenze abitative di natura transitoria. Art. 2 Disciplina della sublocazione Il conduttore non può sublocare totalmente l’immobile, né può cedere ad altri il contratto senza il consenso del locatore. Salvo patto contrario il conduttore ha la facoltà di sublocare parzialmente l’immobile, previa comunicazione al locatore con lettera raccomandata che indichi la persona del subconduttore, la durata del contratto ed i vani sublocati. Art. 3 Rinnovazione tacita Il contratto si rinnova per un periodo di quattro anni se nessuna delle parti comunica all’altra, almeno sei mesi prima della scadenza, con lettera raccomandata, che non intende rinnovarlo. La stessa disciplina si applica ad ogni altra successiva scadenza. Art. 4 Recesso del conduttore È in facoltà delle parti consentire contrattualmente che il conduttore possa recedere in qualsiasi momento dal contratto dandone avviso al locatore, con lettera raccomandata, almeno sei mesi prima della data in cui il recesso deve avere esecuzione. Indipendentemente dalle previsioni contrattuali il conduttore, qualora ricorrano gravi motivi, Capo II Locazione di immobili urbani adibiti ad uso diverso da quello di abitazione Art. 27 Durata della locazione La durata delle locazioni e sublocazioni di immobili urbani non può essere inferiore a sei anni se gli immobili sono adibiti ad una delle attività appresso indicate: industriali, commerciali e artigianali; di interesse turistico comprese tra quelle di cui all’articolo 2 della legge 12 marzo 1968, n. 326. La disposizione di cui al comma precedente si applica anche ai contratti relativi ad immobili adibiti all’esercizio abituale e professionale di qualsiasi attività di lavoro autonomo. La durata della locazione non può essere inferiore a nove anni se l’immobile, anche se ammobiliato, è adibito ad attività alberghiere. Se è convenuta una durata inferiore o non è convenuta alcuna durata, la locazione si intende pattuita per la durata rispettivamente prevista nei commi precedenti. Il contratto di locazione può essere stipulato per un periodo più breve qualora l’attività esercitata o da esercitare 232

nell’immobile abbia, per sua natura, carattere transitorio. Se la locazione ha carattere stagionale, il locatore è obbligato a locare l’immobile, per la medesima stagione dell’anno successivo, allo stesso conduttore che gliene abbia fatta richiesta con lettera raccomandata prima della scadenza del contratto. L’obbligo del locatore ha la durata massima di sei anni consecutivi o di nove se si tratta di utilizzazione alberghiera. é in facoltà delle parti consentire contrattualmente che il conduttore possa recedere in qualsiasi momento dal contratto dandone avviso al locatore, mediante lettera raccomandata, almeno sei mesi prima della data in cui il recesso deve avere esecuzione. Indipendentemente dalle previsioni contrattuali il conduttore, qualora ricorrano gravi motivi, può recedere in qualsiasi momento dal contratto con preavviso di almeno sei mesi da comunicarsi con lettera raccomandata.

Art. 28 Rinnovazione del contratto. Per le locazioni di immobili nei quali siano esercitate le attività indicate nei commi primo e secondo dell’articolo 27, il contratto si rinnova tacitamente di sei anni in sei anni, e per quelle di immobili adibiti ad attività alberghiere, di nove anni in nove anni; tale rinnovazione non ha luogo se sopravviene disdetta da comunicarsi all’altra parte, a mezzo di lettera raccomandata, rispettivamente almeno 12 o 18 mesi prima della scadenza. Alla prima scadenza contrattuale, rispettivamente di sei o di nove anni, il locatore può esercitare la facoltà di diniego della rinnovazione soltanto per i motivi di cui all’articolo 29 con le modalità e i termini ivi previsti. può recedere in qualsiasi momento dal contratto con preavviso di almeno sei mesi da comunicarsi con lettera raccomandata. Art. 42 Destinazione degli immobili a particolari attività I contratti di locazione e sublocazione di immobili urbani adibiti ad attività ricreative, assistenziali, culturali e scolastiche, nonché a sede di partiti o di sindacati, e quelli stipulati dallo Stato o da altri enti pubblici territoriali in qualità di conduttori, hanno la durata di cui al primo comma dell’articolo 27. A tali contratti si applicano le disposizioni degli articoli 32 e 41, nonché le disposizioni processuali di cui al titolo I capo III, ed il preavviso per il rilascio di cui all’articolo 28.

Norme per la tutela sanitaria delle attività sportive non agonistiche
Decreto Ministero della Sanità 28 febbraio 1983 (Pubblicato sulla G.U. del 15/3/983 n. 72) Art. 1 Ai fini della tutela della salute devono essere sottoposti a controllo sanitario per la pratica di attività sportive non agonistiche: a) gli alunni che svolgono attività fisico sportive organizzate dagli organi scolastici nell’ambito delle attività parascolastiche; b) coloro che svolgono attività organizzate dal CONI, da società sportive affiliate alle federazioni sportive nazionali o agli enti di promozione sportiva riconosciuti dal CONI e che non siano considerati atleti agonisti ai sensi del decreto ministeriale 18 febbraio 1982; c) coloro che partecipano ai Giochi della Gioventù, nelle fasi precedenti quella nazionale. Art. 2 Ai fini della pratica delle attività sportive non agonistiche i soggetti di cui al precedente art. 1 devono sottoporsi, preventivamente e con periodicità annuale, a visita medica intesa ad accertare il loro stato di buona salute. In caso di motivato sospetto clinico, il medico ha facoltà di richiedere accertamenti specialistici integrativi, rivolgendosi anche al personale sanitario e alle strutture di cui all’art. 5, ultimo comma, della legge n. 33/80). 233

La certificazione di stato di buona salute riscontrato all’atto della visita medica deve essere redatta in conformità al modello di cui all’allegato l. Art. 3 La certificazione di cui al precedente art. 2 è rilasciata ai propri assistiti dai medici di medicina generale e dai medici specialisti pediatri di libera scelta, a sensi dell’art. 23 dei rispettivi accordi collettivi vigenti. Art. 4 Il presente decreto verrà pubblicato nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica Italiana

Concessioni e locazioni di beni immobili demaniali
LEGGE 11 luglio 1986, n. 390 – Disciplina delle concessioni e delle locazioni di beni immobili demaniali e patrimoniali dello Stato in favore di enti o istituti culturali, degli enti pubblici territoriali, delle unità sanitarie locali, di ordini religiosi e degli enti ecclesiastici. Articolo 1 1. L’Amministrazione finanziaria può dare in concessione o locazione, per la durata di non oltre diciannove anni, beni immobili demaniali o patrimoniali dello Stato, non suscettibili anche temporaneamente di utilizzazione per usi governativi: a) a istituzioni culturali indicate nella tabella emanata con il decreto del Presidente della Repubblica 6 novembre 1984, n. 834; b) a enti pubblici, indicati con decreto del Ministro delle finanze, da emanarsi sentito il Ministro per i beni culturali e ambientali, che fruiscono di contributi ordinari previsti dalle vigenti disposizioni e che perseguono esclusivamente fini di rilevante interesse culturale; b-bis) ad associazioni di promozione sociale iscritte nei registri nazionale e regionali; c) ad altri enti o istituti o a fondazioni o associazioni riconosciute, istituiti o costituiti successivamente data di pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale del predetto decreto, che perseguono esclusivamente fini di rilevante interesse culturale e svolgono, in relazione a tali fini, attività sulla base di un programma almeno triennale; c-bis) alle cooperative sociali, alle associazioni di volontariato ed alle associazioni di promozione sociale che perseguono rilevanti finalità culturali o umanitarie. Le concessioni e le locazioni sono rispettivamente assentite e stipulate per un canone ricognitorio annuo non inferiore a lire centomila e non superiore al 10 per cento di quello determinato, sentito il competente ufficio tecnico erariale, sulla base dei valori in comune commercio. Gli immobili devono essere destinati a sede dei predetti soggetti o essere utilizzati per lo svolgimento delle loro attività istituzionali o statutarie. 2. Le concessioni e le locazioni di cui al comma precedente devono prevedere la assunzione, da parte del concessionario o locatario, degli oneri della manutenzione ordinaria e straordinaria, salvo, per quest’ultima, che lo Stato ritenga necessario provvedervi direttamente, nonché degli oneri, delle contribuzioni e degli obblighi di qualsiasi natura gravanti sull’immobile. Qualora l’immobile oggetto della concessione faccia parte del demanio artistico, storico o archeologico, le opere di ordinaria e straordinaria manutenzione devono essere eseguite secondo le prescrizioni delle competenti sovrintendenze. 3. Con decreto del Ministro delle finanze è nominata una commissione composta da due rappresentanti del Ministero delle finanze, di cui uno appartenente alla Direzione generale del demanio che la presiede, da un rappresentante del Ministero del tesoro e da due rappresentanti del Ministero per i beni culturali e ambientali. La commissione esamina le richieste diconcessione o locazione tenendo in particolare conto quelle presentate da soggetti che curano le raccolte museali, bibliografiche, 234

archivistiche e scientifiche. Qualora proponga l’accoglimento di tali richieste in considerazione della rilevanza dell’attività concretamente svolta, la commissione indica l’ammontare del canone, entro i limiti di cui al comma 1, avuto anche riguardo alla entità delle opere di manutenzione straordinaria che il richiedente si impegna ad eseguire. 4. Nel caso di richiesta di utilizzazione di una porzione dell’immobile per finalità diverse da quelle di cui al comma 1, deve essere corrisposto, per l’utilizzo di tale porzione, un distinto canone determinato, sentito il competente ufficio tecnico erariale, sulla base dei valori in comune commercio. 5. La concessione è revocata e la locazione è risolta per sopravvenuta necessità di utilizzazione dei beni per usi governativi. 6. L’utilizzo dei beni per fini diversi da quelli per i quali è stata assentita la concessione o stipulata la locazione, ne determina rispettivamente la decadenza o la risoluzione. Gli stessi effetti sono prodotti dalla violazione del divieto di subconcessione o sublocazione ovvero dal mancato pagamento del canone. 7. Le disposizioni dei commi precedenti si applicano anche alle concessioni, a favore di ordini religiosi, di immobili statali che fanno parte del demanio artistico, storico o archeologico, anche ai fini della loro custodia, costituenti abbazie, certose e monasteri, per l’esercizio esclusivo di attività religiosa, di assistenza, di beneficenza o comunque connessa con le prescrizioni di regole monastiche. Articolo 2 1. I rapporti tra lo Stato e le aziende autonome statali prive di personalità giuridica, in materia di utilizzazione di beni immobili, sono reciprocamente regolati a norma del secondo comma dell’articolo 1 del regio decreto 18 novembre 1923, n. 2440. 2. Con decreto del Ministro delle finanze sono stabiliti i criteri e le modalità per la concessione o la locazione di beni immobili demaniali o patrimoniali dello Stato in favore di enti pubblici territoriali, ivi compresi gli Enti Parco nazionali, delle unità sanitarie locali, nonché di enti ecclesiastici, civilmente riconosciuti, della Chiesa cattolica e delle altre confessioni religiose i cui rapporti con lo Stato siano regolati per legge sulla base delle intese di cui all’articolo 8 dellaCostituzione. Alle concessioni e alle locazioni si applicano le disposizioni del comma 1 dell’articolo precedente per quanto riguarda la durata e l’ammontare del canone annuo ricognitorio, nonché le disposizioni dei commi 2, 4, 5 e 6 dello stesso articolo. Articolo 3 1. Alle concessioni assentite e alle locazioni stipulate a norma degli articoli precedenti si applicano, salvo quanto previsto nella presente legge, le disposizioni del regio decreto 18 novembre 1923, n. 2440, concernente l’amministrazione del patrimonio e la contabilità generale dello Stato, e del relativo regolamento di esecuzione approvato con il regio decreto 23 maggio 1924, n. 827, nonché quelle del decreto ministeriale 24 agosto 1940, n. 2984, di approvazione delle istruzioni generali sui servizi del Provveditorato generale dello Stato. 2. Restano ferme le disposizioni di legge che prevedono, in favore dei soggetti di cui agli articoli precedenti, l’utilizzazione gratuita di beni immobili demaniali o patrimoniali dello Stato. Articolo 4 1. Le disposizioni dell’articolo 1 concernenti l’ammontare del canone annuo ricognitorio si applicano alle utilizzazioni da parte dei soggetti indicati nei precedenti articoli 1 e 2, in corso alla data di entrata in vigore della presente legge, per le quali alla stessa data non sono stati posti in essere i relativi atti di concessione o locazione, ferme rimanendo acquisite all’erario le somme già corrisposte a titolo di indennità di occupazione per importi superiori a quello determinato con i criteri previsti dalla presente legge. 1-bis. Il canone ricognitorio annuo si applica per i periodi di utilizzazione precedenti la data di entrata in vigore della presente legge, anche nell’ipotesi in cui sia stato accertato, con provvedimento giurisdizionale passato in giudicato, l’obbligo del pagamento di somme superiori, secondo la disciplina anteriormente vigente. 235

Testo unico delle imposte sui redditi
TUIR Dpr. 22 dicembre 1986 n. 917 - Approvazione del testo unico delle imposte sui redditi ART. 67. Redditi diversi ……omissis m) le indennità di trasferta, i rimborsi forfetari di spesa, i premi e i compensi erogati nell’esercizio diretto di attività sportive dilettantistiche dal CONI, dalle Federazioni sportive nazionali, dall’Unione Nazionale per l’Incremento delle Razze Equine (UNIRE), dagli enti di promozione sportiva e da qualunque organismo, comunque denominato, che persegua finalità sportive dilettantistiche e che da essi sia riconosciuto. Tale disposizione si applica anche ai rapporti di collaborazione coordinata e continuativa di carattere amministrativo-gestionale di natura non professionale resi in favore di società e associazioni sportive dilettantistiche e di cori, bande e filodrammatiche da parte del direttore e dei collaboratori tecnici; ART. 69 Premi, vincite ed indennità 1. I premi e le vincite di cui alla lettera d) del comma 1 dell’articolo 67 costituiscono reddito per l’intero ammontare percepito nel periodo di imposta, senza alcuna deduzione. 2. Le indennità, i rimborsi forfettari, i premi e i compensi di cui alla lettera m) del comma 1 dell’articolo 67 non concorrono a formare il reddito per un importo non superiore complessivamente nel periodo d’imposta a 7.500 euro. Non concorrono, altresì, a formare il reddito i rimborsi di spese documentate relative al vitto, all’alloggio, al viaggio e al trasporto sostenute in occasione di prestazioni effettuate fuori dal territorio comunale. Art. 73 Soggetti passivi 1.Sono soggetti all’imposta sul reddito delle società: a) le società per azioni e in accomandita per azioni, le società a responsabilità limitata, le società cooperative e le società di mutua assicurazione residenti nel territorio dello Stato; b) gli enti pubblici e privati diversi dalle società, residenti nel territorio dello Stato, che hanno per oggetto esclusivo o principale l’esercizio di attività commerciali; c) gli enti pubblici e privati diversi dalle società, residenti nel territorio dello Stato, che non hanno per oggetto esclusivo o principale l’esercizio di attività commerciali; d) le società e gli enti di ogni tipo, con o senza personalità giuridica, non residenti nel territorio dello Stato. 2. Tra gli enti diversi dalle società, di cui alle lettere b) e c) del comma 1, si comprendono, oltre alle persone giuridiche, le associazioni non riconosciute, i consorzi e le altre organizzazioni non appartenenti ad altri soggetti passivi, nei confronti delle quali il presupposto dell’imposta si verifica in modo unitario e autonomo. Tra le società e gli enti di cui alla lettera d) del comma 1 sono comprese anche le società e le associazioni indicate nell’articolo 5. 3. Ai fini delle imposte sui redditi si considerano residenti le società e gli enti che per la maggior parte del periodo di imposta hanno la sede legale o la sede dell’amministrazione o l’oggetto principale nel territorio dello Stato. 4. L’oggetto esclusivo o principale dell’ente residente è determinato in base alla legge, all’atto costitutivo o allo statuto, se esistenti in forma di atto pubblico o di scrittura privata autenticata o registrata. Per oggetto principale si intende l’attività essenziale per realizzare direttamente gli scopi primari indicati dalla legge, dall’atto costitutivo o dallo statuto. 5. In mancanza dell’atto costitutivo o dello statuto nelle predette forme, l’oggetto principale dell’ente residente è determinato in base all’attività effettivamente esercitata nel territorio Capo III - Enti non commerciali residenti Articolo 143 Reddito complessivo 236

1. Il reddito complessivo degli enti non commerciali di cui alla lettera c) del comma 1 dell’articolo 73 è formato dai redditi fondiari, di capitale, di impresa e diversi, ovunque prodotti e quale ne sia la destinazione, ad esclusione di quelli esenti dall’imposta e di quelli soggetti a ritenuta alla fonte a titolo di imposta o ad imposta sostitutiva. Per i medesimi enti non si considerano attività commerciali le prestazioni di servizi non rientranti nell’articolo 2195 del codice civile rese in conformità alle finalità istituzionali dell’ente senza specifica organizzazione e verso pagamento di corrispettivi che non eccedono i costi di diretta imputazione. 2. Il reddito complessivo è determinato secondo le disposizioni dell’articolo 8. 3. Non concorrono in ogni caso alla formazione del reddito degli enti non commerciali di cui alla lettera c) del comma 1 dell’articolo 73: a) i fondi pervenuti ai predetti enti a seguito di raccolte pubbliche effettuate occasionalmente, anche mediante offerte di beni di modico valore o di servizi ai sovventori, in concomitanza di celebrazioni, ricorrenze o campagne di sensibilizzazione; b) i contributi corrisposti da Amministrazioni pubbliche ai predetti enti per lo svolgimento convenzionato o in regime di accreditamento di cui all’articolo 8, comma 7, del decreto legislativo 30 dicembre 1992, n. 502, come sostituito dall’articolo 9, comma 1, lettera g), del decreto legislativo 7 dicembre 1993, n. 517, di attività aventi finalità sociali esercitate in conformità ai fini istituzionali degli enti stessi. Articolo 144 Determinazione dei redditi 1. I redditi e le perdite che concorrono a formare il reddito complessivo degli enti non commerciali sono determinati distintamente per ciascuna categoria in base al risultato complessivo di tutti i cespiti che vi rientrano. Si applicano, se nel presente capo non è diversamente stabilito, le disposizioni del titolo I relative ai redditi delle varie categorie. Per i redditi derivanti da immobili locati non relativi all’impresa si applicano comunque le disposizioni dell’articolo 90, comma 1, ultimo periodo (1). 2. Per l’attività commerciale esercitata gli enti non commerciali hanno l’obbligo di tenere la contabilità separata. 3. Per l’individuazione dei beni relativi all’impresa si applicano le disposizioni di cui all’articolo 65, commi 1 e 3-bis. 4. Le spese e gli altri componenti negativi relativi a beni e servizi adibiti promiscuamente all’esercizio di attività commerciali e di altre attività, sono deducibili per la parte del loro importo che corrisponde al rapporto tra l’ammontare dei ricavi e altri proventi che concorrono a formare il reddito d’impresa e l’ammontare complessivo di tutti i ricavi e proventi; per gli immobili utilizzati promiscuamente è deducibile la rendita catastale o il canone di locazione anche finanziaria per la parte del loro ammontare che corrisponde al predetto rapporto. 5. Per gli enti religiosi di cui all’articolo 26 della legge 20 maggio 1985, n. 222, che esercitano attività commerciali, le spese relative all’opera prestata in via continuativa dai loro membri sono determinate con i criteri ivi previsti. 6. Gli enti soggetti alle disposizioni in materia di contabilità pubblica sono esonerati dall’obbligo di tenere la contabilità separata qualora siano osservate le modalità previste per la contabilità pubblica obbligatoria tenuta a norma di legge dagli stessi enti. (1) Periodo aggiunto dal comma 1 dell’articolo 7 del Dl 203/2005 come convertito dalla legge 248/2005, con la decorrenza indicata nel comma 2 dello stesso articolo. Articolo 145 Regime forfetario degli enti non commerciali 1. Fatto salvo quanto previsto, per le associazioni sportive dilettantistiche, dalla legge 16 dicembre 1991, n. 398, e, per le associazioni senza scopo di lucro e per le pro-loco, dall’articolo 9-bis del decreto-legge 30 dicembre 1991, n. 417, convertito, con modificazioni, dalla legge 6 febbraio 1962, n. 66, gli enti non commerciali ammessi alla contabilità semplificata ai sensi dell’articolo 18 del decreto del Presidente della Repubblica 29 settembre 1973, n. 600, possono optare per la determinazione forfetaria del reddito d’impresa, applicando all’ammontare dei ricavi conseguiti nell’esercizio di attività commerciali il coefficiente di redditività corrispondente alla classe di appartenenza secondo la tabella seguente ed aggiungendo l’ammontare dei componenti positivi del reddito di cui agli articoli 237

86, 88, 89 e 90: a) attività di prestazioni di servizi: 1) fino a lire 30.000.000, coefficiente 15 per cento; 2) da lire 30.000.001 a lire 360.000.000, coefficiente 25 per cento; b) altre attività: 1) fino a lire 50.000.000, coefficiente 10 per cento; 2) da lire 50.000.001° a lire 1.000.000.000, coefficiente 15 per cento. 2. Per i contribuenti che esercitano contemporaneamente prestazioni di servizi ed altre attività il coefficiente si determina con riferimento all’ammontare dei ricavi relativi all’attività prevalente. In mancanza della distinta annotazione dei ricavi si considerano prevalenti le attività di prestazioni di servizi. 3. Il regime forfetario previsto nel presente articolo si estende di anno in anno qualora i limiti indicati al comma 1 non vengano superati. 4. L’opzione è esercitata nella dichiarazione annuale dei redditi ed ha effetto dall’inizio del periodo d’imposta nel corso del quale è esercitata fino a quando non è revocata e comunque per un triennio. La revoca dell’opzione è effettuata nella dichiarazione annuale dei redditi ed ha effetto dall’inizio del periodo d’imposta nel corso del quale la dichiarazione stessa è presentata. 5. Gli enti che intraprendono l’esercizio d’impresa commerciale esercitano l’opzione nella dichiarazione da presentare ai sensi dell’articolo 35 del decreto del Presidente della Repubblica 26 ottobre 1972, n. 633, e successive modificazioni. Articolo 146 Oneri deducibili 1. Dal reddito complessivo si deducono, se non sono deducibili nella determinazione del reddito d’impresa che concorre a formarlo, gli oneri indicati alle lettere a), f) e g) del comma 1 dell’articolo 10. In caso di rimborso degli oneri dedotti ai sensi del presente articolo, le somme corrispondenti concorrono a formare il reddito complessivo del periodo di imposta nel quale l’ente ha conseguito i rimborso. Articolo 147 Detrazione d’imposta per oneri 1. Dall’imposta lorda si detrae, fino alla concorrenza del suo ammontare, un importo pari al 19 per cento degli oneri indicati alle lettere a), g), h), h-bis), i), i-bis) e i-quater) del comma 1 dell’articolo 15. La detrazione spetta a condizione che i predetti oneri non siano deducibili nella determinazione dei singoli redditi che concorrono a formare il reddito complessivo. In caso di rimborso degli oneri per i quali si è fruito della detrazione l’imposta dovuta per il periodo nel quale l’ente ha conseguito il rimborso è aumentata di un importo pari al 22 per cento dell’onere rimborsato. Articolo 148 Enti di tipo associativo 1. Non è considerata commerciale l’attività svolta nei confronti degli associati o partecipanti, in conformità alle finalità istituzionali, dalle associazioni, dai consorzi e dagli altri enti non commerciali di tipo associativo. Le somme versate dagli associati o partecipanti a titolo di quote o contributi associativi non concorrono a formare il reddito complessivo. 2. Si considerano tuttavia effettuate nell’esercizio di attività commerciali, salvo il disposto del secondo periodo del comma 1 dell’articolo 143, le cessioni di beni e le prestazioni di servizi agli associati o partecipanti verso pagamento di corrispettivi specifici, compresi i contributi e le quote supplementari determinati in funzione delle maggiori o diverse prestazioni alle quali danno diritto. Detti corrispettivi concorrono alla formazione del reddito complessivo come componenti del reddito di impresa o come redditi diversi secondo che le relative operazioni abbiano carattere di abitualità o di occasionalità. 3. Per le associazioni politiche, sindacali e di categoria, religiose, assistenziali, culturali, sportive dilettantistiche, di promozione sociale e di formazione extra-scolastica della persona non si considerano commerciali le attività svolte in diretta attuazione degli scopi istituzionali, effettuate verso pagamento di corrispettivi specifici nei confronti degli iscritti, associati o partecipanti, di altre associazioni che svolgono la medesima attività e che per legge, regolamento, atto costitutivo o statuto fanno parte di un’unica organizzazione locale o nazionale, dei rispettivi associati o partecipanti e dei tesserati dalle rispettive organizzazioni nazionali, nonché le cessioni anche a terzi di proprie 238

pubblicazioni cedute prevalentemente agli associati. 4. La disposizione del comma 3 non si applica per le cessioni di beni nuovi prodotti per la vendita, per le somministrazioni di pasti, per le erogazioni di acqua, gas, energia elettrica e vapore, per le prestazioni alberghiere, di alloggio, di trasporto e di deposito e per le prestazioni di servizi portuali e aeroportuali né per le prestazioni effettuate nell’esercizio delle seguenti attività: a) gestione di spacci aziendali e dimense; b) organizzazione di viaggi e soggiorni turistici; c) gestione di fiere ed esposizioni a carattere commerciale; d) pubblicità commerciale; e) telecomunicazioni e radiodiffusioni circolari. 5. Per le associazioni di promozione sociale ricomprese tra gli enti di cui all’articolo 3, comma 6, lettera e), della legge 25 agosto 1991, n. 287, le cui finalità assistenziali siano riconosciute dal Ministero dell’interno, non si considerano commerciali, anche se effettuate verso pagamento di corrispettivi specifici, la somministrazione di alimenti e bevande effettuata, presso le sedi in cui viene svolta l’attività istituzionale, da bar ed esercizi similari e l’organizzazione di viaggi e soggiorni turistici, sempreché le predette attività siano strettamente complementari a quelle svolte in diretta attuazione degli scopi istituzionali e siano effettuate nei confronti degli stessi soggetti indicati nel comma 3. 6. L’organizzazione di viaggi e soggiorni turistici di cui al comma 5 non è considerata commerciale anche se effettuata da associazioni politiche, sindacali e di categoria, nonché da associazioni riconosciute dalle confessioni religiose con le quali lo Stato ha stipulato patti, accordi o intese, sempreché sia effettuata nei confronti degli stessi soggetti indicati nel comma 3. 7. Per le organizzazioni sindacali e di categoria non si considerano effettuate nell’esercizio di attività commerciali le cessioni delle pubblicazioni, anche in deroga al limite di cui al comma 3, riguardanti i contratti collettivi di lavoro, nonché l’assistenza prestata prevalentemente agli iscritti, associati o partecipanti in materia di applicazione degli stessi contratti e di legislazione sul lavoro, effettuate verso pagamento di corrispettivi che in entrambi i casi non eccedano i costi di diretta imputazione. 8. Le disposizioni di cui ai commi 3, 5, 6 e 7 si applicano a condizione che le associazioni interessate si conformino alle seguenti clausole, da inserire nei relativi atti costitutivi o statuti redatti nella forma dell’atto pubblico o della scrittura privata autenticata o registrata: a) divieto di distribuire anche in modo indiretto, utili o avanzi di gestione nonché fondi, riserve o capitale durante la vita dell’associazione, salvo che la destinazione o la distribuzione non siano imposte dalla legge; b) obbligo di devolvere il patrimonio dell’ente, in caso di suo scioglimento per qualunque causa, ad altra associazione con finalità analoghe o ai fini di pubblica utilità, sentito l’organismo di controllo di cui all’articolo 3, comma 190, della legge 23 dicembre 1996, n. 662, e salvo diversa destinazione imposta dalla legge; c) disciplina uniforme del rapporto associativo e delle modalità associative volte a garantire l’effettività del rapporto medesimo, escludendo espressamente la temporaneità della partecipazione alla vita associativa e prevedendo per gli associati o partecipanti maggiori d’età il diritto di voto per l’approvazione e le modificazioni dello statuto e dei regolamenti e per la nomina degli organi direttivi dell’associazione; d) obbligo di redigere e di approvare annualmente un rendiconto economico e finanziario secondo le disposizioni statutarie; e) eleggibilità libera degli organi amministrativi, principio del voto singolo di cui all’articolo 2532, comma 2, del codice civile, sovranità dell’assemblea dei soci, associati o partecipanti e i criteri di loro ammissione ed esclusione, criteri e idonee forme di pubblicità delle convocazioni assembleari, delle relative deliberazioni, dei bilanci o rendiconti; è ammesso il voto per corrispondenza per le associazioni il cui atto costitutivo, anteriore al 1° gennaio 1997, preveda tale modalità di voto ai sensi dell’articolo 2532, ultimo comma, del codice civile e sempreché le stesse abbiano rilevanza a livello nazionale e siano prive di organizzazione a livello locale; 239

f) intrasmissibilità della quota o contributo associativo ad eccezione dei trasferimenti a causa di morte e non rivalutabilità della stessa. 9. Le disposizioni di cui alle lettere c) ed e) del comma 8 non si applicano alle associazioni religiose riconosciute dalle confessioni con le quali lo Stato ha stipulato patti, accordi o intese, nonché alle associazioni politiche, sindacali e di categoria. Articolo 149 Perdita della qualifica di ente non commerciale 1. Indipendentemente dalle previsioni statutarie, l’ente perde la qualifica di ente non commerciale qualora eserciti prevalentemente attività commerciale per un intero periodo d’imposta. 2. Ai fini della qualificazione commerciale dell’ente si tiene conto anche dei seguenti parametri: a) prevalenza delle immobilizzazioni relative all’attività commerciale, al netto degli ammortamenti, rispetto alle restanti attività; b) prevalenza dei ricavi derivanti da attività commerciali rispetto al valore normale delle cessioni o prestazioni afferentile attività istituzionali; c) prevalenza dei redditi derivanti da attività commerciali rispetto alle entrate istituzionali, intendendo per queste ultime i contributi, le sovvenzioni, le liberalità e le quote associative; d) prevalenza delle componenti negative inerenti all’attività commerciale rispetto alle restanti spese. 3. Il mutamento di qualifica opera a partire dal periodo d’imposta in cui vengono meno le condizioni che legittimano le agevolazioni e comporta l’obbligo di comprendere tutti i beni facenti parte del patrimonio dell’ente nell’inventario di cui all’articolo 15 del decreto del Presidente della Repubblica 29 settembre 1973, n. 600. L’iscrizione nell’inventario deve essere effettuata entro sessanta giorni dall’inizio del periodo di imposta in cui ha effetto il mutamento di qualifica secondo i criteri di cui al decreto del Presidente della Repubblica 23 dicembre 1974, n. 689. 4. Le disposizioni di cui ai commi 1 e 2 non si applicano agli enti ecclesiastici riconosciuti come persone giuridiche agli effetti civili ed alle associazioni sportive dilettantistiche. Articolo 150 Organizzazioni non lucrative di utilità sociale 1. Per le organizzazioni non lucrative di utilità sociale (ONLUS), ad eccezione delle società cooperative, non costituisce esercizio di attività commerciale lo svolgimento delle attività istituzionali nel perseguimento di esclusive finalità di solidarietà sociale. 2. I proventi derivanti dall’esercizio delle attività direttamente connesse non concorrono alla formazione del reddito imponibile.

Norme sul procedimento amministrativo
Legge 7 agosto 1990, n. 241 Art.19 (Dichiarazione di inizio attività) (articolo così sostituito dall’articolo 3, comma 1, legge n. 80 del 2005) 1. Ogni atto di autorizzazione, licenza, concessione non costitutiva, permesso o nulla osta comunque denominato, comprese le domande per le iscrizioni in albi o ruoli richieste per l’esercizio di attività imprenditoriale, commerciale o artigianale il cui rilascio dipenda esclusivamente dall’accertamento dei requisiti e presupposti di legge o di atti amministrativi a contenuto generale e non sia previsto alcun limite o contingente complessivo o specifici strumenti di programmazione settoriale per il rilascio degli atti stessi, con la sola esclusione degli atti rilasciati dalle amministrazioni preposte alla difesa nazionale, alla pubblica sicurezza, all’immigrazione, all’amministrazione della giustizia, alla amministrazione delle finanze, ivi compresi gli atti concernenti le reti di acquisizione del gettito, anche derivante dal gioco, alla tutela della salute e della pubblica incolumità, del patrimonio culturale e paesaggistico e dell’ambiente, nonché degli atti imposti dalla normativa comunitaria, è sostituito da una dichiarazione dell’interessato corredata, anche per mezzo di autocertificazioni, delle certificazioni 240

e delle attestazioni normativamente richieste. L’amministrazione competente può richiedere informazioni o certificazioni relative a fatti, stati o qualità soltanto qualora non siano attestati in documenti già in possesso dell’amministrazione stessa o non siano direttamente acquisibili presso altre pubbliche amministrazioni. 2. L’attività oggetto della dichiarazione può essere iniziata decorsi trenta giorni dalla data di presentazione della dichiarazione all’amministrazione competente. Contestualmente all’inizio dell’attività, l’interessato ne dà comunicazione all’amministrazione competente. 3. L’amministrazione competente, in caso di accertata carenza delle condizioni, modalità e fatti legittimanti, nel termine di trenta giorni dal ricevimento della comunicazione di cui al comma 2, adotta motivati provvedimenti di divieto di prosecuzione dell’attività e di rimozione dei suoi effetti, salvo che, ove ciò sia possibile, l’interessato provveda a conformare alla normativa vigente detta attività ed i suoi effetti entro un termine fissato dall’amministrazione, in ogni caso non inferiore a trenta giorni. È fatto comunque salvo il potere dell’amministrazione competente di assumere determinazioni in via di autotutela, ai sensi degli articoli 21-quinquies e 21-nonies. Nei casi in cui la legge prevede l’acquisizione di pareri di organi o enti appositi, il termine per l’adozione dei provvedimenti di divieto di prosecuzione dell’attività e di rimozione dei suoi effetti sono sospesi, fino all’acquisizione dei pareri, fino a un massimo di trenta giorni, scaduti i quali l’amministrazione può adottare i propri provvedimenti indipendentemente dall’acquisizione del parere. Della sospensione è data comunicazione all’interessato. 4. Restano ferme le disposizioni di legge vigenti che prevedono termini diversi da quelli di cui ai commi 2 e 3 per l’inizio dell’attività e per l’adozione da parte dell’amministrazione competente di provvedimenti di divieto di prosecuzione dell’attività e di rimozione dei suoi effetti.

Attività dei pubblici esercizi
LEGGE 25 agosto 1991, n. 287 Aggiornamento della normativa sull’insediamento e sull’attività dei pubblici esercizi. GU n. 206 del 3-9-1991 Art. 1. Ambito di applicazione della legge e abrogazioni espresse 1. La presente legge si applica alle attività di somministrazione al pubblico di alimenti e di bevande. Per somministrazione si intende la vendita per il consumo sul posto, che comprende tutti i casi in cui gli acquirenti consumano i prodotti nei locali dell’esercizio o in una superficie aperta al pubblico, all’uopo attrezzati. 2. La presente legge si applica altresì alla somministrazione al pubblico di alimenti e bevande effettuata con distributori automatici in locali esclusivamente adibiti a tale attività. 3. Sono abrogati la legge 14 ottobre 1974, n. 524, e l’articolo 6 della legge 11 giugno 1971, n. 426. Restano abrogati gli articoli 89, 90, 91, 95, 96, 97, 98 e 103, terzo e quarto comma, del testo unico delle leggi di pubblica sicurezza, approvato con regio decreto 18 giugno 1931, n. 773, nonche’ le disposizioni contenute nei decreti legislativi del Capo provvisorio dello Stato 28 giugno 1946, n. 78, e 10 luglio 1947, n. 705, ratificati con legge 22 aprile 1953, n. 342, e le disposizioni di cui alla legge 8 luglio 1949, n. 478. 4. Le disposizioni della presente legge si applicano nelle regioni a statuto speciale in quanto compatibili con le norme dei rispettivi statuti. 5. Restano ferme le disposizioni della legge 5 dicembre 1985, n. 730, nonche’ l’articolo 5, sesto comma, della legge 8 agosto 1985, n. 443. Art. 6 limiti numerici. 1. I limiti numerici determinati ai sensi del comma 4 non si applicano per il rilascio delle autorizzazioni concernenti la somministrazione di alimenti e di bevande: a) al domicilio del consumatore; 241

b) negli esercizi annessi ad alberghi, pensioni, locande o ad altri complessi ricettivi, limitatamente alle prestazioni rese agli alloggiati; c) negli esercizi posti nelle aree di servizio delle autostrade e nell’interno di stazioni ferroviarie, aeroportuali e marittime; d) negli esercizi di cui all’articolo 5, comma 1, lettera c), nei quali sia prevalente l’attività congiunta di trattenimento e svago; e) nelle mense aziendali e negli spacci annessi ai circoli cooperativi e degli enti a carattere nazionale le cui finalità assistenziali sono riconosciute dal Ministero dell’interno; f) esercitata in via diretta a favore dei propri dipendenti da amministrazioni, enti o imprese pubbliche; g) in scuole; in ospedali; in comunità religiose; in stabilimenti militari, delle forze di polizia e del Corpo nazionale dei vigili del fuoco; h) nei mezzi di trasporto pubblico. Art. 8. Orario di attività 1. Il sindaco, sentite le associazioni di categoria maggiormente rappresentative e l’azienda di promozione turistica nonche’ le associazioni dei consumatori e degli utenti maggiormente rappresentative a livello nazionale, determina l’orario minimo e massimo di attività, che può essere differenziato nell’ambito dello stesso comune in ragione delle diverse esigenze e caratteristiche delle zone considerate. 2. E’ consentito all’esercente di posticipare l’apertura e anticipare la chiusura dell’esercizio fino a un massimo di un’ora rispetto all’orario minimo stabilito e di effettuare una chiusura intermedia dell’esercizio fino al limite massimo di due ore consec- utive. 3. Gli esercenti hanno l’obbligo di comunicare preventivamente al comune l’orario adottato e di renderlo noto al pubblico con l’esposizione di apposito cartello, ben visibile. 4. Le disposizioni di cui ai commi 1, 2 e 3 non si applicano agli esercizi di cui all’articolo 3, comma 6. 5. Il sindaco, al fine di assicurare all’utenza, specie nei mesi estivi, idonei livelli di servizio, predispone, sentite le organizzazioni di categoria interessate nonche’ le associazioni dei consumatori e degli utenti maggiormente rappresentative a livello nazionale, programmi di apertura per turno degli esercizi di cui alla presente legge. Gli esercenti devono rendere noti i turni al pubblico mediante l’esposizione, con anticipo di almeno venti giorni, di un apposito cartello ben visibile.

CREDITO SPORTIVO Legge del 16/12/1991 n. 398
Disposizioni tributarie relative alle associazioni sportive dilettantistiche. (N.D.R.: Per l’applicazione delle disposizioni della presente legge vedi anche il primo comma dell’art. 6 del decreto-legge 8 luglio 2002, n 138, poi abrogato dalla legge di conversione 8 agosto 2002 n. 178, entrata in vigore l’11 agosto 2002; vedi anche l’ art. 2, comma 31, L. 24 dicembre 2003 n.350.) art. 1 Soggetti interessati. Opzione per il regime speciale IVA e imposte dirette. 1. Le associazioni sportive e relative sezioni non aventi scopo di lucro, affiliate alle federazioni sportive nazionali o agli enti nazionali di promozione sportiva riconosciuti ai sensi delle leggi vigenti, che svolgono attivita’ sportive dilettantistiche e che nel periodo d’imposta precedente hanno conseguito dall’esercizio di attivita’ commerciali proventi per un importo non superiore a lire 360 milioni, possono optare per l’applicazione dell’imposta sul valore aggiunto, dell’imposta sul reddito delle persone giuridiche e dell’imposta locale sui redditi secondo le disposizioni di cui all’articolo 2. L’opzione e’ esercitata mediante comunicazione a mezzo lettera raccomandata da inviare al competente ufficio dell’imposta sul valore aggiunto; essa ha effetto dal primo giorno del mese successivo a quello in cui e’ esercitata, fino a quando non sia revocata e, in ogni caso, per almeno un triennio. I soggetti che intraprendono l’esercizio di attivita’ commerciali esercitano l’opzione nella dichiarazione da presentare ai sensi dell’articolo 35 del decreto del Presidente della Repubblica 26 242

ottobre 1972, n. 633, e successive modificazioni. L’opzione ha effetto anche ai fini delle imposte sui redditi e di essa deve essere data comunicazione agli uffici delle imposte dirette entro i trenta giorni successivi. 2. Nei confronti dei soggetti che hanno esercitato l’opzione di cui al comma 1 e che nel corso del periodo d’imposta hanno superato il limite di lire 100 milioni, cessano di applicarsi le disposizioni della presente legge con effetto dal mese successivo a quello in cui il limite e’ superato. 3. (Comma abrogato). (N.D.R.: Le modifiche introdotte dall’art.25 L.n.133 del 13 maggio 1999 si applicano, ai sensi dell’art.37 L.21 novembre 2000, n.342, a decorrere dal 1 gennaio 2000; l’importo fissato nel primo comma - gia’ elevato, unitamente a quello del secondo comma, dall’art.1 D.P.C. 10 novembre 1998 e’ elevato a lire 360 milioni a decorrere dal periodo d’imposta successivo a quello in corso alla data del 18 maggio 1999. L’importo fissato dal primo comma del presente articolo e’ stato elevato a 310.000 euro dal comma 2 dell’articolo 6 del decreto-legge 8/7/2002, n. 138, a decorrere dal periodo d’imposta ivi indicato. Successivamente l’anzidetto art. 6 e’ stato abrogato dalla legge di conversione 8 agosto 2002, n. 178, entrata in vigore l’11/8/2002. L’art. 90, secondo comma, L. 27 dicembre 2002 n. 289 ha ulteriormente elevato l’importo previsto dal primo comma a 250.000 euro.”). Testo: in vigore dal 10/12/2000 modificato da: L del 13/05/1999 n. 133 art. 25 art. 2 Regime speciale IVA e imposte dirette. 1. I soggetti di cui all’articolo 1 che hanno esercitato l’opzione sono esonerati dagli obblighi di tenuta delle scritture contabili prescritti dagli articoli 14, 15, 16, 18 e 20 del decreto del Presidente della Repubblica 29 settembre 1973, n. 600, e successive modificazioni. Sono, altresi’, esonerati dagli obblighi di cui al titolo II del decreto del Presidente della Repubblica 26 ottobre 1972, n. 633. 2. I soggetti che fruiscono dell’esonero devono annotare nella distinta d’incasso o nella dichiarazione di incasso previste, rispettivamente, dagli articoli 8 e 13 del decreto del Presidente della Repubblica 26 ottobre 1972, n. 640, opportunamente integrate, qualsiasi provento conseguito nell’esercizio di attivita’ commerciali. 3. Per i proventi di cui al comma 2, soggetti all’imposta sul valore aggiunto, l’imposta continua ad applicarsi con le modalita’ di cui all’articolo 74, sesto comma, del decreto del Presidente della Repubblica 26 ottobre 1972, n. 633. 4. Le fatture emesse e le fatture di acquisto devono essere numerate progressivamente per anno solare e conservate a norma dell’articolo 39 del decreto del Presidente della Repubblica 26 ottobre 1972, n. 633, e dell’articolo 22 del decreto del Presidente della Repubblica 29 settembre 1973, n. 600. Sono fatte salve le disposizioni previste dalla legge 10 maggio 1976, n. 249, in materia di ricevuta fiscale, dal decreto del Presidente della Repubblica 6 ottobre 1978, n. 627, in materia di documento di accompagnamento dei beni viaggianti, nonche’ dalla legge 26 gennaio 1983, n. 18, in materia di scontrino fiscale. 5. In deroga alle disposizioni contenute nel testo unico delle imposte sui redditi, approvato con decreto del Presidente della Repubblica 22 dicembre 1986, n. 917, il reddito imponibile dei soggetti di cui all’articolo 1 e’ determinato applicando all’ammontare dei proventi conseguiti nell’esercizio di attivita’ commerciali il coefficiente di redditivita’ del 3 per cento e aggiungendo le plusvalenze patrimoniali. 6. Con decreto del Ministro delle finanze, da emanarsi entro novanta giorni dalla data di entrata in vigore della presente legge, saranno approvati i modelli di distinta e di dichiarazione d’incasso di cui al comma 2 e stabilite le relative modalita’ di compilazione. Testo: in vigore dal 10/12/2000 modificato da: L del 13/05/1999 n. 133 art. 25. art. 3 Indennita’ di preparazione e promozione: trattamento ai fini delle imposte sul reddito.

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1. Il premio di addestramento e formazione tecnica di cui all’articolo 6 della legge 23 marzo 1981, n. 91, e successive modificazioni, percepito dai soggetti di cui all’articolo 1, non concorre alla determinazione del reddito dei soggetti stessi. Testo: in vigore dal 21/11/1996 modificato da: DL del 20/09/1996 n. 485 art. 2 convertito art. 4 Diritti alle prestazioni sportive degli atleti. Aliquota IVA. Testo: in vigore dal 01/01/1992 1. Le cessioni dei diritti alle prestazioni sportive degli atleti effettuate dalle associazioni sportive di cui alla presente legge sono soggette all’imposta sul valore aggiunto con l’aliquota del 9 per cento. Testo: in vigore dal 01/01/1992

Imposta comunale sulla pubblicita’ e sulle pubbliche affissioni,
DECRETO LEGISLATIVO 15 novembre 1993, n. 507 Revisione ed armonizzazione dell’imposta comunale sulla pubblicita’ e del diritto sulle pubbliche affissioni, della tassa perl’occupazione di spazi ed aree pubbliche dei comuni e delle prov- ince nonche’ della tassa per lo smaltimento dei rifiuti solidi urbani a norma dell’art. 4 della legge 23 ottobre 1992, n. 421, concernente il riordino della finanza territoriale. Art.16 (Riduzioni dell’imposta) La tariffa dell’imposta e’ ridotta alla meta’: a) per la pubblicita’ effettuata da comitati, associazioni, fondazioni ed ogni altro ente che non abbia scopo di lucro; b) per la pubblicita’ relativa a manifestazioni politiche, sindacali e di categoria, culturali, sportive, filantropiche e religiose, da chiunque realizzate, con il patrocinio o la partecipazione degli enti pubblici territoriali; c) per la pubblicita’ relativa a festeggiamenti patriottici, religiosi, a spettacoli viaggianti e di beneficenza. Art.17 (Esenzionidall’imposta) 1.Sono esenti dall’imposta: omissis h) le insegne, le targhe e simili apposte per l’individuazione delle sedi di comitati, associazioni, fondazioni ed ogni altro ente che non persegua scopo di lucro; Art. 20 (Riduzioni del diritto) 1. La tariffa per il servizio delle pubbliche affissioni e’ ridotta alla meta’: a) per i manifesti riguardanti in via esclusiva lo Stato e glienti pubblici territoriali e che non rientrano nei casi per i quali e’ prevista l’esenzione ai sensi dell’art. 21; b) per i manifesti di comitati, associazioni, fondazioni ed ogni altro ente che non abbia scopo di lucro; c) per i manifesti relativi ad attivita’ politiche, sindacali e di categoria, culturali, sportive, filantropiche e religiose, da chiunque realizzate, con il patrocinio o la partecipazione degli enti pubblici territoriali; d) per i manifesti relativi a festeggiamenti patriottici, religiosi, a spettacoli viaggianti e di beneficenza; e) per gli annunci mortuari. Art. 21. Esenzioni dal diritto) 244

1. Sono esenti dal diritto sulle pubbliche affissioni: a) i manifesti riguardanti le attivita’ istituzionali del comune da esso svolte in via esclusiva, esposti nell’ambito del proprio territorio; b) i manifesti delle autorita’ militari relativi alle iscrizioni nelle liste di leva, alla chiamata ed ai richiami alle armi; c) i manifesti dello Stato, delle regioni e delle province in materia di tributi; d) i manifesti delle autorita’ di polizia in materia di pubblica sicurezza; e) i manifesti relativi ad adempimenti di legge in materia di referendum, elezioni politiche, per il parlamento europeo, regionali,amministrative; f) ogni altro manifesto la cui affissione sia obbligatoria per legge; g) i manifesti concernenti corsi scolastici e professionali gratuiti regolarmente autorizzati. Art. 58. Istituzione della tassa smaltimento rifiuti) 1. Per il servizio relativo allo smaltimento dei rifiuti solidiurbani interni ed equiparati ad ogni effetto ai sensi dell’art. 60, svolto in regime di privativa nell’ambito del centro abitato, delle frazioni, dei nuclei abitati ed eventualmente esteso alle zone del territorio comunale con insediamenti sparsi, i comuni debbono istituire una tassa annuale, da disciplinare con apposito regolamento ed applicare in base a tariffa con l’osservanza delle prescrizioni e dei criteri di cui alle norme seguenti.

Igiene dei prodotti alimentari
“Attuazione delle direttive 93/43/CEE e 96/3/CE concernenti l’igiene dei prodotti alimentari” pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 136 del 13 giugno 1997 - Supplemento Ordinario n. 118 ART. 1 (Campo di applicazione) 1. Il presente decreto stabilisce, fatte salve le disposizioni previste da norme specifiche, le norme generali di igiene dei prodotti alimentari e le modalita’ di verifica dell’osservanza di tali norme. ART. 2 (Definizioni) 1. Ai fini del presente decreto si intende per: a) igiene dei prodotti alimentari, di seguito denominata “igiene”: tutte le misure necessarie per garantire la sicurezza e la salubrita’ dei prodotti alimentari. Tali misure interessano tutte le fasi successive alla produzione primaria, che include tra l’altro la raccolta, la macellazione e la mungitura, e precisamente: la preparazione, la trasformazione, la fabbricazione, il confezionamento, il deposito, il trasporto, la distribuzione, la manipolazione, la vendita o la fornitura, compresa la somministrazione, al consumatore; b) industria alimentare: ogni soggetto pubblico o privato, con o senza fini di lucro, che esercita una o piu’ delle seguenti attivita’: la preparazione, la trasformazione, la fabbricazione, il confezionamento, il deposito, il trasporto, la distribuzione, la manipolazione, la vendita o la fornitura, compresa la somministrazione, di prodottialimentari; c) alimenti salubri: gli alimenti idonei al consumo umano dal punto di vista igienico; d) autorita’ competente: il Ministero della sanita’, le regioni e le province autonome di Trento e Bolzano, i comuni e le unita’ sanitarie locali, secondo quanto previsto dalla legge 23 dicembre 1978, n. 833, esuccessive modificazioni; e) responsabile dell’industria alimentare: il titolare dell’industria alimentare ovvero il responsabile specificatamente delegato. ART. 3 (Autocontrollo) 245

1. Il responsabile dell’industria deve garantire che la preparazione, la trasformazione, la fabbricazione, il confezionamento, il deposito, il trasporto, la distribuzione, la manipolazione, la vendita o la fornitura, compresa la somministrazione, dei prodotti alimentari siano effettuati in modo igienico. 2. Il responsabile della industria alimentare deve individuare nella propria attivita’ ogni fase che potrebbe rivelarsi critica per la sicurezza degli alimenti e deve garantire che siano individuate, applicate, mantenute ed aggiornate le adeguate procedure di sicurezza avvalendosi dei seguenti principi su cui e’ basato il sistema di analisi dei rischi e di controllo dei punti critici HACCP (Hazard Analysis and Critical Control Points): a)analisi dei potenziali rischi per gli alimenti; b) individuazione dei punti in cui possono verificarsi dei rischi per gli alimenti; c) decisioni da adottare riguardo ai punti critici individuati, cioe’ a quei punti che possono nuocere alla sicurezza dei prodotti; d) individuazione ed applicazione di procedure di controllo e di sorveglianza dei punti critici; e) riesame periodico, ed in occasione di variazioni di ogni processo e della tipologia d’attivita’, dell’analisi dei rischi, dei punti critici e delle procedure di controllo e di sorveglianza. 3. Il responsabile dell’industria alimentare deve tenere a disposizione dell’autorita’ competente preposta al controllo tutte le informazioni concernenti la natura, la frequenza e i risultati alla procedura di cui al comma 2. 4. Qualora a seguito dell’autocontrollo di cui al comma 2, il responsabile dell’industria alimentare constati che i prodotti possano presentare un rischio immediato per la salute provvede al ritiro dal commercio dei prodotti in questione e di quelli ottenuti in condizione tecnologiche simili informando le autorita’ competenti sulla natura del rischio e fornendo le informazioni relative al ritiro degli stessi; il prodotto ritirato dal commercio deve rimanere sotto la sorveglianza e la responsabilita’ dell’autorita’ sanitaria locale fino al momento in cui, previa autorizzazione della stessa, non venga distrutto o utilizzato per fini diversi dal consumo umano o tratto in modo da garantirne la sicurezza; le spese sono a carico del titolare dell’industria alimentare. 5. Le industrie alimentari devono attenersi alle disposizioni di cui all’allegato, fatte salve quelle piu’ dettagliate o rigorose attualmente vigenti purche’ non costituiscano restrizione o ostacolo agli scambi; modifiche a tali disposizioni possono essere effettuate con regolamento del Ministro della sanita’ previo espletamento delle procedure comunitarie. Art. 4 (Manuali di corretta prassi igienica) 1. Al fine di facilitare l’applicazione delle misure di cui all’articolo 3, possono essere predisposti manuali di corretta prassi igienica tenendo conto, ove necessario, del Codice internazionale di prassi raccomandato e dei principi generali di igiene del Codex Alimentarius. 2. L’elaborazione dei manuali di cui al comma 1 e’ effettuata dai settori dell’industria alimentare e dai rappresentanti di altre parti interessate quali le autorita’ competenti e le associazioni dei consumatori, in consultazione con i soggetti sostanzialmente interessati tenendo conto, se necessario, del Codice internazionale di prassi raccomandato e dei principi generali di igiene del Codex Alimentarius. 3. I manuali di cui ai commi 1 e 2 possono essere elaborati anche dall’Ente nazionale italiano di unificazione (UNI). 4. Il Ministero della sanita’ valuta la conformita’ all’articolo 3 dei manuali di cui ai commi 1 e 2 secondo le modalita’ da esso stabilite e, se li ritiene conformi, li trasmette alla Commissione europea. 5. Ai fini dell’attuazione delle norme generali di igiene e della predisposizione dei manuali di corretta prassi igienica, le industrie alimentari possono tenere anche conto delle norme europee della serie EN 29000 ovvero ISO 9000. Art. 5 (Controlli) 1. Il controllo ufficiale per accertare che le industrie alimentari osservino le prescrizioni previste dall’articolo 3, si effettua conformemente a quanto previsto dal decreto legislativo 3 marzo 1993, n. 123; per tale controllo si deve tener conto dei manuali di corretta prassi igienica di cui all’articolo 4. 2. Gli incaricati del controllo di cui al comma 1 effettuano una valutazione generale dei rischi potenziali concernenti la sicurezza degli alimenti, in relazione alle attivita’ svolte dall’industria 246

alimentare, prestando una particolare attenzione ai punti critici di controllo dalla stessa evidenziati, al fine di accertare che le operazioni di sorveglianza e di verifica siano state effettuate correttamente dal responsabile. 3. Al fine di determinare il rischio per la salubrita’ e la sicurezza dei prodotti alimentari si tiene conto del tipo di prodotto, del modo in cui e’ stato trattato e confezionato e di qualsiasi altra operazione cui esso e’ sottoposto prima della vendita o della fornitura, compresa la somministrazione al consumatore, nonche’ delle condizioni in cui e’ esposto o in cui e’ immagazzinato. 4. I locali utilizzati per le attivita’ di cui all’articolo 2, comma 1, lettera b), vengono ispezionati con la frequenza, ove prevista, indicata nel decreto del Presidente della Repubblica 14 luglio 1995, pubblicato nel supplemento ordinario n. 132 alla Gazzetta Ufficiale n. 260 del 7 novembre 1995; tale frequenza puo’ tuttavia essere modificata in relazione al rischio. 5. Il controllo di prodotti alimentari in impostazione si effettua in conformita’ al decreto legislativo 3 marzo 1993, n. 123. Art. 6 (Educazione sanitaria in materia alimentare) 1. Il Ministero della sanita’, d’intesa con le regioni, le province autonome di Trento e Bolzano e le unita’ sanitarie locali, promuove campagne informative dei cittadini sull’educazione sanitaria in materia di corretta alimentazione, anche, d’intesa con il Ministero della pubblica istruzione, nelle scuole di ogni ordine e grado, con la partecipazione dei docenti di materie scientifiche e di educazione fisica, nell’ambito delle attivita’ didattiche previste dalla programmazione annuale. Art. 7 (Modifiche di talune disposizioni preesistenti) 1. All’articolo 4, primo comma, della legge 30 aprile 1962, n. 283, dopo la parola: “alimentazione” sono inserite le seguenti: “, materiali e oggetti destinati a venire a contatto con sostanze alimentari” e, dopo la parola: “campioni” le parole: “delle sostanze stesse” sono sostituite dalle seguenti: “di tali sostanze, materiali e oggetti”. 2. All’articolo 2-bis, comma 1, lettera a), del decreto del Presidente della Repubblica 23 agosto 1982, n. 777, introdotto dall’articolo 2 del decreto legislativo 25 gennaio 1992, n. 108, sono soppresse le parole: “di zinco”. Art. 8 (Sanzioni) 1. Salvo che il fatto costituisca reato il responsabile dell’industria alimentare e’ punito con: a) la sanzione amministrativa pecuniaria da lire due milioni a lire dodici milioni per l’inosservanza dell’obbligo di cui all’articolo 3, comma 3; b) la sanzione amministrativa pecuniaria da lire tre milioni a lire diciotto milioni per la mancata o non corretta attuazione del sistema di autocontrollo di cui all’articolo 3, comma 2, o per l’inosservanza delle disposizioni di cui all’articolo 3, comma 5; c) la sanzione amministrativa pecuniaria da lire dieci milioni a lire sessanta milioni per la violazione degli obblighi di ritiro dal commercio previsti dall’articolo 3, comma 4. 2. L’Autorita’ incaricata del controllo procede all’applicazione delle sanzioni amministrative di cui al comma 1, lettere a) e b), qualora il responsabile dell’industria alimentare non provveda ad eliminare il mancato o non corretto adempimento delle norme di cui all’articolo 3, commi 2 e 3, entro un congruo termine prefissato. 3. Il mancato rispetto delle prescrizioni di cui al comma 2, ovvero la violazione dell’obbligo di ritiro dal commercio previsto dall’articolo 3, comma 4, e’ punito, se ne deriva pericolo per la salubrita’ e la sicurezza dei prodotti alimentari, con l’arresto fino ad un anno e l’ammenda da lire seicentomila a lire sessanta milioni. Art. 9 (Norme transitorie e finali) 1. Le industrie alimentari devono adeguarsi alle disposizioni del presente decreto entro dodici mesi dalla data della sua entrata in vigore, fatta eccezione per quelle che vendono o somministrano prodotti alimentari su aree pubbliche, le quali devono adeguarsi entro diciotto mesi dalla data della sua pubblicazione. 247

2. Nella applicazione delle disposizioni di cui ai capitoli I e II dell’allegato, alle lavorazioni alimentari svolte per la vendita diretta ai sensi della legge 9 febbraio 1963, n. 59, e per la somministrazione sul posto ai sensi della legge 5 dicembre 1985, n. 730, nonche’ per la produzione, la preparazione e il confezionamento in laboratori annessi agli esercizi di vendita al dettaglio di sostanze alimentari destinate ad essere vendute nei predetti esercizi, l’autorita’ sanitaria competente per territorio tiene conto delle effettive necessita’ connesse alla specifica attivita’.

Disciplina tributaria degli enti non commerciali e delle onlus
Decreto Legislativo 4 dicembre 1997, n. 460
“Riordino della disciplina tributaria degli enti non commerciali e delle organizzazioni non lucrative di utilita’ sociale” pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 1 del 2 gennaio 1998 - Supplemento Ordinario n. 1 Sezione I Modifiche alla disciplina degli enti non commerciali in materia di imposte sul reddito e di imposta sul valore aggiunto. Art. 1. Qualificazione degli enti e determinazione dei criteri per individuarne l’oggetto esclusivo o principale di attivita’. 1. Nel testo unico delle imposte sui redditi, approvato con decreto del Presidente della Repubblica 22 dicembre 1986, n. 917, all’articolo 87, il comma 4 e’ sostituito dai seguenti: ”4. L’oggetto esclusivo o principale dell’ente residente e’ determinato in base alla legge, all’atto costitutivo o allo statuto, se esistenti in forma di atto pubblico o di scrittura privata autenticata o registrata. Per oggetto principale si intende l’attivita’ essenziale per realizzare direttamente gli scopi primari indicati dalla legge, dall’atto costitutivo o dallo statuto. 4-bis. In mancanza dell’atto costitutivo o dello statuto nelle predette forme, l’oggetto principale dell’ente residente e’ determinato in base all’attivita’ effettivamente esercitata nel territorio dello Stato; tale disposizione si applica in ogni caso agli enti non residenti.”. Art. 2. Occasionali raccolte pubbliche di fondi e contributi per lo svolgimento convenzionato di attivita’ 1. Nell’articolo 108, del testo unico delle imposte sui redditi, approvato con decreto del Presidente della Repubblica 22 dicembre 1986, n. 917, concernente il reddito complessivo degli enti non commerciali, dopo il comma 2, e’ aggiunto, in fine, il seguente: ”2-bis. Non concorrono in ogni caso alla formazione del reddito degli enti non commerciali di cui alla letterac)delcomma1dell’articolo87: a) i fondi pervenuti ai predetti enti a seguito di raccolte pubbliche effettuate occasionalmente, anche mediante offerte di beni di modico valore o di servizi ai sovventori, in concomitanza di celebrazioni, ricorrenzeocampagnedisensibilizzazione; b) i contributi corrisposti da amministrazioni pubbliche ai predetti enti per lo svolgimento convenzionato o in regime di accreditamento di cui all’articolo 8, comma 7, del decreto legislativo 30 dicembre 1992, n. 502, come sostituito dall’articolo 9, comma 1, lettera g), del decreto legislativo 7 dicembre 1993, n. 517, di attivita’ aventi finalita’ sociali esercitate in conformita’ ai fini istituzionali degli enti stessi.”. 2. Le attivita’ indicate nell’articolo 108, comma 2-bis, lettera a), del testo unico delle imposte sui redditi, approvato con decreto del Presidente della Repubblica 22 dicembre 1986, n. 917, come 248

modificato dal comma 1, fermo restando il regime di esclusione dall’imposta sul valore aggiunto, sono esenti da ogni altro tributo. 3. Con decreto del Ministro delle finanze, da emanarsi ai sensi dell’articolo 17, comma 3, della legge 23 agosto 1988, n. 400, possono essere stabiliti condizioni e limiti affinche’ l’esercizio delle attivita’ di cui all’articolo 108, comma 2-bis, lettera a), del testo unico delle imposte sui redditi, approvato con decreto del Presidente della Repubblica 22 dicembre 1986, n. 917, possa considerarsi occasionale. Art. 3. Determinazione dei redditi e contabilita’ separata 1. All’articolo 109 del testo unico delle imposte sui redditi, approvato con decreto del Presidente della Repubblica 22 dicembre 1986, n. 917, concernente la determinazione dei redditi degli enti non commerciali, sono apportate le seguenti modificazioni: a) i commi 2 e 3 sono sostituiti dai seguenti: ”2. Per l’attivita’ commerciale esercitata gli enti non commerciali hanno l’obbligo di tenere la contabilita’separata. 3. Per l’individuazione dei beni relativi all’impresa si applicano le disposizioni di cui all’articolo 77, commi1e3-bis. 3-bis. Le spese e gli altri componenti negativi relativi a beni e servizi adibiti promiscuamente all’esercizio di attivita’ commerciali e di altre attivita’, sono deducibili per la parte del loro importo che corrisponde al rapporto tra l’ammontare dei ricavi e altri proventi che concorrono a formare il reddito d’impresa e l’ammontare complessivo di tutti i ricavi e proventi; per gli immobili utilizzati promiscuamente e’ deducibile la rendita catastale o il canone di locazione anche finanziaria per la parte del loro ammontare che corrisponde al predetto rapporto.”; b) il comma 4-bis e’ sostituito dal seguente: ”4-bis. Gli enti soggetti alle disposizioni in materia di contabilita’ pubblica sono esonerati dall’obbligo di tenere la contabilita’ separata qualora siano osservate le modalita’ previste per la contabilita’ pubblica obbligatoria tenuta a norma di legge dagli stessi enti.”. Art. 4. Regime forfetario di determinazione del reddito 1. Nel testo unico delle imposte sui redditi approvato con decreto del Presidente della Repubblica 22 dicembre 1986, n. 917, dopo l’articolo 109 e’ inserito il seguente: ”Art. 109-bis (Regime forfetario degli enti non commerciali). - 1. Fatto salvo quanto previsto, per le associazioni sportive dilettantistiche, dalla legge 16 dicembre 1991, n. 398, e, per le associazioni senza scopo di lucro e per le pro-loco, dall’articolo 9-bis del decreto-legge 30 dicembre 1991, n. 417, convertito, con modificazioni, dalla legge 6 febbraio 1962, n. 66, gli enti non commerciali ammessi alla contabilita’ semplificata ai sensi dell’articolo 18 del decreto del Presidente della Repubblica 29 settembre 1973, n. 600, possono optare per la determinazione forfetaria del reddito d’impresa, applicando all’ammontare dei ricavi conseguiti nell’esercizio di attivita’ commerciali il coefficiente di redditivita’ corrispondente alla classe di appartenenza secondo la tabella seguente ed aggiungendo l’ammontare dei componenti positivi del reddito di cui agli articoli 54, 55, 56 e 57: a) attivita’ di prestazioni di servizi: 1) fino a lire 30.000.000, coefficiente 15 percento; 2) da lire 30.000.001 a lire 360.000.000, coefficiente 25 per cento; b) altre attivita’: 1) fino a lire 50.000.000, coefficiente 10 per cento; 2) da lire 50.000.001 a lire 1.000.000.000, coefficiente 15 per cento. 2. Per i contribuenti che esercitano contemporaneamente prestazioni di servizi ed altre attivita’ il coefficiente si determina con riferimento all’ammontare dei ricavi relativi all’attivita’ prevalente. In mancanza della distinta annotazione dei ricavi si considerano prevalenti le attivita’ di prestazioni di servizi. 3. Il regime forfetario previsto nel presente articolo si estende di anno in anno qualora i limiti indicati al comma 1 non vengano superati. 4. L’opzione e’ esercitata nella dichiarazione annuale dei redditi ed ha effetto dall’inizio del periodo d’imposta nel corso del quale e’ esercitata fino a quando non e’ revocata e comunque per un triennio. 249

La revoca dell’opzione e’ effettuata nella dichiarazione annuale dei redditi ed ha effetto dall’inizio del periodo d’imposta nel corso del quale la dichiarazione stessa e’ presentata. 5. Gli enti che intraprendono l’esercizio d’impresa commerciale esercitano l’opzione nella dichiarazione da presentare ai sensi dell’articolo 35 del decreto del Presidente della Repubblica 26 ottobre 1972, n. 633, e successive modificazioni.”. Art. 5. Enti di tipo associativo 1. All’articolo 111 del testo unico delle imposte sui redditi, approvato con decreto del Presidente della Repubblica 22 dicembre 1986, n. 917, concernente l’attivita’ svolta dagli enti di tipo associativo, sono apportateleseguentimodificazioni: a) il comma 3 e’ sostituito dal seguente: ”3. Per le associazioni politiche, sindacali e di categoria, religiose, assistenziali, culturali, sportive dilettantistiche, di promozione sociale e di formazione extra-scolastica della persona non si considerano commerciali le attivita’ svolte in diretta attuazione degli scopi istituzionali, effettuate verso pagamento di corrispettivi specifici nei confronti degli iscritti, associati o partecipanti, di altre associazioni che svolgono la medesima attivita’ e che per legge, regolamento, atto costitutivo o statuto fanno parte di un’unica organizzazione locale o nazionale, dei rispettivi associati o partecipanti e dei tesserati dalle rispettive organizzazioni nazionali, nonche’ le cessioni anche a terzi di proprie pubblicazioni cedute prevalentemente agli associati.”; b) dopo il comma 4, sono aggiunti, in fine, i seguenti: ”4-bis. Per le associazioni di promozione sociale ricomprese tra gli enti di cui all’articolo 3, comma 6, lettera e), della legge 25 agosto 1991, n. 287, le cui finalita’ assistenziali siano riconosciute dal Ministero dell’interno, non si considerano commerciali, anche se effettuate verso pagamento di corrispettivi specifici, la somministrazione di alimenti e bevande effettuata, presso le sedi in cui viene svolta l’attivita’ istituzionale, da bar ed esercizi similari e l’organizzazione di viaggi e soggiorni turistici, sempreche’ le predette attivita’ siano strettamente complementari a quelle svolte in diretta attuazione degli scopi istituzionali e siano effettuate nei confronti degli stessi soggetti indicati nel comma 3. 4-ter. L’organizzazione di viaggi e soggiorni turistici di cui al comma 4-bis non e’ considerata commerciale anche se effettuata da associazioni politiche, sindacali e di categoria, nonche’ da associazioni riconosciute dalle confessioni religiose con le quali lo Stato ha stipulato patti, accordi o intese, sempreche’ sia effettuata nei confronti degli stessi soggetti indicati nel comma 3. 4-quater. Per le organizzazioni sindacali e di categoria non si considerano effettuate nell’esercizio di attivita’ commerciali le cessioni delle pubblicazioni, anche in deroga al limite di cui al comma 3, riguardanti i contratti collettivi di lavoro, nonche’ l’assistenza prestata prevalentemente agli iscritti, associati o partecipanti in materia di applicazione degli stessi contratti e di legislazione sul lavoro, effettuate verso pagamento di corrispettivi che in entrambi i casi non eccedano i costi di diretta imputazione. 4-quinquies. Le disposizioni di cui ai commi 3, 4-bis, 4-ter e 4-quater si applicano a condizione che le associazioni interessate si conformino alle seguenti clausole, da inserire nei relativi atti costitutivi o statuti redatti nella forma dell’atto pubblico o della scrittura privata autenticata o registrata: a) divieto di distribuire anche in modo indiretto, utili o avanzi di gestione nonche’ fondi, riserve o capitale durante la vita dell’associazione, salvo che la destinazione o la distribuzione non siano imposte dalla legge; b) obbligo di devolvere il patrimonio dell’ente, in caso di suo scioglimento per qualunque causa, ad altra associazione con finalita’ analoghe o ai fini di pubblica utilita’, sentito l’organismo di controllo di cui all’articolo 3, comma 190, della legge 23 dicembre 1996, n. 662, e salvo diversa destinazione imposta dalla legge; c) disciplina uniforme del rapporto associativo e delle modalita’ associative volte a garantire l’effettivita’ del rapporto medesimo, escludendo espressamente la temporaneita’ della partecipazione alla vita associativa e prevedendo per gli associati o partecipanti maggiori d’eta’ il diritto di voto per l’approvazione e le modificazioni dello statuto e dei regolamenti e per la nomina degli organi direttivi 250

dell’associazione; d) obbligo di redigere e di approvare annualmente un rendiconto economico e finanziario secondo le disposizioni statutarie; e) eleggibilita’ libera degli organi amministrativi, principio del voto singolo di cui all’articolo 2532, secondo comma, del codice civile, sovranita’ dell’assemblea dei soci, associati o partecipanti e i criteri di loro ammissione ed esclusione, criteri e idonee forme di pubblicita’ delle convocazioni assembleari, delle relative deliberazioni, dei bilanci o rendiconti; f) intrasmissibilita’ della quota o contributo associativo ad eccezione dei trasferimenti a causa di morte e non rivalutabilita’ della stessa. 4-sexies. Le disposizioni di cui alle lettere c) ed e) del comma 4-quinquies non si applicano alle associazioni religiose riconosciute dalle confessioni con le quali lo Stato ha stipulato patti, accordi o intese, nonche’ alle associazioni politiche, sindacali e di categoria.”. 2. Nell’articolo 4 del decreto del Presidente della Repubblica 26 ottobre 1972, n. 633, relativo all’esercizio di imprese ai fini dell’imposta sul valore aggiunto, sono apportate le seguenti modificazioni: a) nel quarto comma, secondo periodo, relativo al trattamento di talune cessioni di beni e prestazioni di servizi effettuate da enti di tipo associativo, le parole: “e sportive” sono sostituite dalle seguenti: “sportive dilettantistiche, di promozione sociale e di formazione extra-scolastica della persona”; nello stesso comma, il terzo periodo e’ soppresso; b) nel quinto comma, lettera a), relativo al trattamento delle pubblicazioni curate da enti di tipo associativo, le parole: “e sportive” sono sostituite dalle seguenti: “sportive dilettantistiche, di promozione sociale e di formazione extra-scolastica della persona”; c) dopo il quinto comma, sono aggiunti, in fine, i seguenti: ”Per le associazioni di promozione sociale ricomprese tra gli enti di cui all’articolo 3, comma 6, lettera e), della legge 25 agosto 1991, n. 287, le cui finalita’ assistenziali siano riconosciute dal Ministero dell’interno, non si considera commerciale, anche se effettuata verso pagamento di corrispettivi specifici, la somministrazione di alimenti e bevande effettuata, presso le sedi in cui viene svolta l’attivita’ istituzionale, da bar ed esercizi similari, sempreche’ tale attivita’ sia strettamente complementare a quelle svolte in diretta attuazione degli scopi istituzionali e sia effettuata nei confronti degli stessi soggetti indicati nel secondo periodo del quarto comma. Le disposizioni di cui ai commi quarto, secondo periodo, e sesto si applicano a condizione che le associazioni interessate si conformino alle seguenti clausole, da inserire nei relativi atti costitutivi o statuti redatti nella forma dell’atto pubblico o della scrittura privata autenticata o registrata: a) divieto di distribuire anche in modo indiretto, utili o avanzi di gestione nonche’ fondi, riserve o capitale durante la vita dell’associazione, salvo che la destinazione o la distribuzione non siano imposte dalla legge; b) obbligo di devolvere il patrimonio dell’ente, in caso di suo scioglimento per qualunque causa, ad altra associazione con finalita’ analoghe o ai fini di pubblica utilita’, sentito l’organismo di controllo di cui all’articolo 3, comma 190, della legge 23 dicembre 1996, n. 662, e salvo diversa destinazione imposta dalla legge; c) disciplina uniforme del rapporto associativo e delle modalita’ associative volte a garantire l’effettivita’ del rapporto medesimo, escludendo espressamente ogni limitazione in funzione della temporaneita’ della partecipazione alla vita associativa e prevedendo per gli associati o partecipanti maggiori d’eta’ il diritto di voto per l’approvazione e le modificazioni dello statuto e dei regolamenti e per la nomina degli organi direttivi dell’associazione; d) obbligo di redigere e di approvare annualmente un rendiconto economico e finanziario secondo le disposizioni statutarie; e) eleggibilita’ libera degli organi amministrativi, principio del voto singolo di cui all’articolo 2532, secondo comma, del codice civile, sovranita’ dell’assemblea dei soci, associati o partecipanti e i criteri di loro ammissione ed esclusione, criteri e idonee forme di pubblicita’ delle convocazioni assembleari, delle relative deliberazioni, dei bilanci o rendiconti; 251

f) intrasmissibilita’ della quota o contributo associativo ad eccezione dei trasferimenti a causa di morte e non rivalutabilita’ dellastessa. Le disposizioni di cui alle lettere c) ed e) del settimo comma non si applicano alle associazioni religiose riconosciute dalle confessioni con le quali lo Stato ha stipulato patti, accordi o intese, nonche’ alle associazioni politiche, sindacali e di categoria.”. 3. Entro sei mesi dalla data di entrata in vigore del presente decreto, le associazioni costituite prima della predetta data predispongono o adeguano il proprio statuto, ai sensi dell’articolo 111, comma 4quinquies, del testo unico delle imposte sui redditi, approvato con decreto del Presidente della Repubblica 22 dicembre 1986, n. 917, come modificato dal comma 1, lettera b), ed ai sensi dell’articolo 4, settimo comma, del decreto del Presidente della Repubblica 26 ottobre 1972, n. 633, come modificato dal comma 2, lettera b). 4. Per le associazioni politiche, sindacali e di categoria, il termine di cui al comma 3 e’ di dodici mesi dalla data di entrata in vigore del presente decreto. Art. 6. Perdita della qualifica di ente non commerciale 1. Nel testo unico delle imposte sui redditi, approvato con decreto del Presidente della Repubblica 22 dicembre 1986, n. 917, dopo l’articolo 111, e’ inserito il seguente: ”Art. 111-bis (Perdita della qualifica di ente non commerciale). - 1. Indipendentemente dalle previsioni statutarie, l’ente perde la qualifica di ente non commerciale qualora eserciti prevalentemente attivita’ commerciale per un intero periodo d’imposta. 2. Ai fini della qualificazione commerciale dell’ente si tiene conto anche dei seguenti parametri: a) prevalenza delle immobilizzazioni relative all’attivita’ commerciale, al netto degli ammortamenti, rispetto alle restanti attivita’; b) prevalenza dei ricavi derivanti da attivita’ commerciali rispetto al valore normale delle cessioni o prestazioniafferentileattivita’istituzionali; c) prevalenza dei redditi derivanti da attivita’ commerciali rispetto alle entrate istituzionali, intendendo per queste ultime i contributi, le sovvenzioni, le liberalita’ e le quote associative; d) prevalenza delle componenti negative inerenti all’attivita’ commerciale rispetto alle restanti spese. 3. Il mutamento di qualifica opera a partire dal periodo d’imposta in cui vengono meno le condizioni che legittimano le agevolazioni e comporta l’obbligo di comprendere tutti i beni facenti parte del patrimonio dell’ente nell’inventario di cui all’articolo 15 del decreto del Presidente della Repubblica 29 settembre 1973, n. 600. L’iscrizione nell’inventario deve essere effettuata entro sessanta giorni dall’inizio del periodo di imposta in cui ha effetto il mutamento di qualifica secondo i criteri di cui al decreto del Presidente della Repubblica 23 dicembre 1974, n. 689. 4. Le disposizioni di cui ai commi 1 e 2 non si applicano agli enti ecclesiastici riconosciuti come persone giuridiche agli effetti civili.”. 2. Nel decreto del Presidente della Repubblica 26 ottobre 1972, n. 633, recante disciplina dell’imposta sul valore aggiunto, all’articolo 4, dopo l’ultimo comma, e’ aggiunto il seguente: “Le disposizioni sulla perdita della qualifica di ente non commerciale di cui all’articolo 111-bis del testo unico delle imposte sui redditi, approvato con decreto del Presidente della Repubblica 22 dicembre 1986, n. 917, si applicano anche ai fini dell’imposta sul valore aggiunto.”. Art. 7. Enti non commerciali non residenti 1. All’articolo 114 del testo unico delle imposte sui redditi, approvato con decreto del Presidente della Repubblica 22 dicembre 1986, n. 917, riguardante gli enti non commerciali non residenti nel territorio dello Stato, nel comma 2, le parole: “senza tenerne contabilita’ separata si applicano le disposizioni dei commi 2 e 3 dell’articolo 109” sono sostituite dalle seguenti: “si applicano le disposizioni dei commi 2, 3 e 3-bis dell’articolo 109”. Art. 8. Scritture contabili degli enti non commerciali 1. Nell’articolo 20 decreto del Presidente della Repubblica 29 settembre 1973, n. 600, riguardante le scritture contabili degli enti non commerciali, dopo il primo comma, sono aggiunti, in fine, i seguenti: 252

”Indipendentemente alla redazione del rendiconto annuale economico e finanziario, gli enti non commerciali che effettuano raccolte pubbliche di fondi devono redigere, entro quattro mesi dalla chiusura dell’esercizio, un apposito e separato rendiconto tenuto e conservato ai sensi dell’articolo 22, dal quale devono risultare, anche a mezzo di una relazione illustrativa, in modo chiaro e trasparente, le entrate e le spese relative a ciascuna delle celebrazioni, ricorrenze o campagne di sensibilizzazione indicate nell’articolo 108, comma 2-bis, lettera a), testo unico delle imposte sui redditi, approvato con decreto del Presidente della Repubblica 22 dicembre 1986, n. 917. Gli enti soggetti alla determinazione forfetaria del reddito ai sensi del comma 1 dell’articolo 109-bis del testo unico delle imposte sui redditi, approvato con decreto del Presidente della Repubblica 22 dicembre 1986, n. 917, che abbiano conseguito nell’anno solare precedente ricavi non superiori a lire 30 milioni, relativamente alle attivita’ di prestazione di servizi, ovvero a lire 50 milioni negli altri casi, assolvono gli obblighi contabili di cui all’articolo 18, secondo le disposizioni di cui al comma 166 dell’articolo 3 della legge 23 dicembre 1996, n. 662.”. Art. 9. Agevolazioni temporanee per il trasferimento di beni patrimoniali 1. Il trasferimento a titolo gratuito di aziende o beni a favore di enti non commerciali, con atto sottoposto a registrazione entro il 30 settembre 1998, e’ esente dalle imposte sulle successioni e donazioni, ipotecaria e catastale, sull’incremento di valore degli immobili e relativa imposta sostitutiva, non da’ luogo, ai fini delle imposte sui redditi, a realizzo o a distribuzione di plusvalenze e minusvalenze, comprese quelle relative alle rimanenze e compreso il valore di avviamento, ne’ costituisce presupposto per la tassazione di sopravvenienze attive nei confronti dell’ente cessionario, a condizione che l’ente dichiari nell’atto che intende utilizzare direttamente i beni per lo svolgimento della propria attivita’. Qualora il trasferimento abbia a oggetto l’unica azienda dell’imprenditore cedente, questi ha l’obbligo di affrancare le riserve o fondi in sospensione d’imposta eventualmente costituiti in precedenza previo pagamento di un’imposta sostitutiva dell’imposta sul reddito delle persone fisiche ovvero dell’imposta sul reddito delle persone giuridiche, dell’imposta locale sui redditi e dell’imposta sul valore aggiunto pari al 25 per cento, secondo le modalita’ determinate con decreto del Ministro delle finanze. Per i saldi attivi di rivalutazione costituiti ai sensi delle leggi 29 dicembre 1990, n. 408, e 30 dicembre 1991, n. 413, recanti disposizioni tributarie per la rivalutazione dei beni, lo smobilizzo di riserve e di fondi e per la rivalutazione obbligatoria dei beni immobili delle imprese, l’imposta sostitutiva e’ stabilita con l’aliquota del 10 per cento e non spetta il credito d’imposta previsto dall’articolo 4, comma 5, della predetta legge n. 408 del 1990 e dall’articolo 26, comma 5, della predetta legge n. 413 del 1991; le riserve e i fondi indicati nelle lettere b) e c) del comma 7 dell’articolo 105 del testo unico delle imposte sui redditi, approvato con decreto del Presidente della Repubblica 22 dicembre 1986, n. 917, sono assoggettati ad imposta sostitutiva della maggiorazione di conguaglio con l’aliquota, rispettivamente, del 5 per cento e del 10 per cento. 2. L’ente non commerciale che alla data di entrata in vigore del presente decreto utilizzi beni immobili strumentali di cui al primo periodo del comma 2 dell’articolo 40 del testo unico delle imposte sui redditi, approvato con decreto del Presidente della Repubblica 22 dicembre 1986, n. 917, puo’, entro il 30 settembre 1998, optare per l’esclusione dei beni stessi dal patrimonio dell’impresa, mediante il pagamento di una somma a titolo di imposta sostitutiva dell’imposta sul reddito delle persone giuridiche, dell’imposta locale sui redditi e dell’imposta sul valore aggiunto, nella misura del 5 per cento del valore dell’immobile medesimo, determinato con i criteri di cui all’articolo 52, comma 4, del testo unico delle disposizioni concernenti l’imposta di registro, approvato con decreto del Presidente della Repubblica 26 aprile 1986, n. 131, nel caso in cui gli stessi provengano dal patrimonio personale, e del 10 per cento nel caso di acquisto in regime di impresa. Per bene proveniente dal patrimonio si intende il bene di proprieta’ dell’ente stesso non acquistato nell’esercizio di impresa indipendentemente dall’anno di acquisizione e dal periodo di tempo intercorso tra l’acquisto e l’utilizzazione nell’impresa.

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3. Con decreto del Ministro delle finanze, da pubblicare nella Gazzetta Ufficiale entro sessanta giorni dalla data di entrata in vigore del presente decreto, sono stabilite le modalita’ di presentazione della dichiarazione di opzione e di versamento delle imposte sostitutive previste ai commi 1 e 2. Sezione II Disposizioni riguardanti le organizzazioni non lucrative di utilita’ sociale Art.10.Organizzazioni non lucrative di utilita’ sociale 1. Sono organizzazioni non lucrative di utilita’ sociale (ONLUS) le associazioni, i comitati, le fondazioni, le societa’ cooperative e gli altri enti di carattere privato, con o senza personalita’ giuridica, i cui statuti o atti costitutivi, redatti nella forma dell’atto pubblico o della scrittura privata autenticata o registrata, prevedono espressamente: a) lo svolgimento di attivita’ in uno o piu’ dei seguenti settori: 1) assistenza sociale e socio-sanitaria; 2) assistenza sanitaria; 3) beneficenza; 4) istruzione; 5) formazione; 6) sportdilettantistico; 7) tutela, promozione e valorizzazione delle cose d’interesse artistico e storico di cui alla legge 1 giugno 1939, n. 1089, ivi comprese le biblioteche e i beni di cui al decreto del Presidente della Repubblica 30 settembre 1963, n. 1409; 8) tutela e valorizzazione della natura e dell’ambiente, con esclusione dell’attivita’, esercitata abitualmente, di raccolta e riciclaggio dei rifiuti urbani, speciali e pericolosi di cui all’articolo 7 del decreto legislativo 5 febbraio 1997, n.22; 9) promozione della culturae dell’arte; 10) tutela dei diritti civili; 11) ricerca scientifica di particolare interesse sociale svolta direttamente da fondazioni ovvero da esse affidata ad universita’, enti di ricerca ed altre fondazioni che la svolgono direttamente, in ambiti e secondo modalita’ da definire con apposito regolamento governativo emanato ai sensi dell’articolo 17 della legge 23 agosto 1988, n.400; b) l’esclusivo perseguimento di finalita’ di solidarieta’ sociale; c) il divieto di svolgere attivita’ diverse da quelle menzionate alla lettera a) ad eccezione di quelle ad esse direttamente connesse; d) il divieto di distribuire, anche in modo indiretto, utili e avanzi di gestione nonche’ fondi, riserve o capitale durante la vita dell’organizzazione, a meno che la destinazione o la distribuzione non siano imposte per legge o siano effettuate a favore di altre ONLUS che per legge, statuto o regolamento fanno parte della medesima ed unitaria struttura; e) l’obbligo di impiegare gli utili o gli avanzi di gestione per la realizzazione delle attivita’ istituzionali e di quelle ad esse direttamente connesse; f) l’obbligo di devolvere il patrimonio dell’organizzazione, in caso di suo scioglimento per qualunque causa, ad altre organizzazioni non lucrative di utilita’ sociale o a fini di pubblica utilita’, sentito l’organismo di controllo di cui all’articolo 3, comma 190, della legge 23 dicembre 1996, n. 662, salvo diversa destinazione imposta dalla legge; g) l’obbligo di redigere il bilancio o rendiconto annuale; h) disciplina uniforme del rapporto associativo e delle modalita’ associative volte a garantire l’effettivita’ del rapporto medesimo, escludendo espressamente la temporaneita’ della partecipazione alla vita associativa e prevedendo per gli associati o partecipanti maggiori d’eta’ il diritto di voto per l’approvazione e le modificazioni dello statuto e dei regolamenti e per la nomina degli organi direttivi dell’associazione; i) l’uso, nella denominazione ed in qualsivoglia segno distintivo o comunicazione rivolta al pubblico, della locuzione “organizzazione non lucrativa di utilita’ sociale” o dell’acronimo “ONLUS”. 2. Si intende che vengono perseguite finalita’ di solidarieta’ sociale quando le cessioni di beni e le prestazioni di servizi relative alle attivita’ statutarie nei settori dell’assistenza sanitaria, dell’istruzione, 254

della formazione, dello sport dilettantistico, della promozione della cultura e dell’arte e della tutela dei diritti civili non sono rese nei confronti di soci, associati o partecipanti, nonche’ degli altri soggetti indicati alla lettera a) del comma 6, ma dirette ad arrecare benefici a: a) persone svantaggiate in ragione di condizioni fisiche, psichiche, economiche, sociali o familiari; b) componenti collettivita’ estere, limitatamente agli aiuti umanitari. 3. Le finalita’ di solidarieta’ sociale s’intendono realizzate anche quando tra i beneficiari delle attivita’ statutarie dell’organizzazione vi siano i propri soci, associati o partecipanti o gli altri soggetti indicati alla lettera a) del comma 6, se costoro si trovano nelle condizioni di svantaggio di cui alla lettera a) del comma 2. 4. A prescindere dalle condizioni previste ai commi 2 e 3, si considerano comunque inerenti a finalita’ di solidarieta’ sociale le attivita’ statutarie istituzionali svolte nei settori della assistenza sociale e sociosanitaria, della beneficenza, della tutela, promozione e valorizzazione delle cose d’interesse artistico e storico di cui alla legge 1 giugno 1939, n. 1089, ivi comprese le biblioteche e i beni di cui al decreto del Presidente della Repubblica 30 settembre 1963, n. 1409, della tutela e valorizzazione della natura e dell’ambiente con esclusione dell’attivita’, esercitata abitualmente, di raccolta e riciclaggio dei rifiuti urbani, speciali e pericolosi di cui all’articolo 7 del decreto legislativo 5 febbraio 1997, n. 22, della ricerca scientifica di particolare interesse sociale svolta direttamente da fondazioni, in ambiti e secondo modalita’ da definire con apposito regolamento governativo emanato ai sensi dell’articolo 17 della legge 23 agosto 1988, n. 400, nonche’ le attivita’ di promozione della cultura e dell’arte per le quali sono riconosciuti apporti economici da parte dell’amministrazione centrale dello Stato. 5. Si considerano direttamente connesse a quelle istituzionali le attivita’ statutarie di assistenza sanitaria, istruzione, formazione, sport dilettantistico, promozione della cultura e dell’arte e tutela dei diritti civili, di cui ai numeri 2), 4), 5), 6), 9) e 10) del comma 1, lettera a), svolte in assenza delle condizioni previste ai commi 2 e 3, nonche’ le attivita’ accessorie per natura a quelle statutarie istituzionali, in quanto integrative delle stesse. L’esercizio delle attivita’ connesse e’ consentito a condizione che, in ciascun esercizio e nell’ambito di ciascuno dei settori elencati alla lettera a) del comma 1, le stesse non siano prevalenti rispetto a quelle istituzionali e che i relativi proventi non superino il 66 per cento delle spese complessive dell’organizzazione. 6. Si considerano in ogni caso distribuzione indiretta di utili o di avanzi di gestione: a) le cessioni di beni e le prestazioni di servizi a soci, associati o partecipanti, ai fondatori, ai componenti gli organi amministrativi e di controllo, a coloro che a qualsiasi titolo operino per l’organizzazione o ne facciano parte, ai soggetti che effettuano erogazioni liberali a favore dell’organizzazione, ai loro parenti entro il terzo grado ed ai loro affini entro il secondo grado, nonche’ alle societa’ da questi direttamente o indirettamente controllate o collegate, effettuate a condizioni piu’ favorevoli in ragione della loro qualita’. Sono fatti salvi, nel caso delle attivita’ svolte nei settori di cui ai numeri 7) e 8) della lettera a) del comma 1, i vantaggi accordati a soci, associati o partecipanti ed ai soggetti che effettuano erogazioni liberali, ed ai loro familiari, aventi significato puramente onorifico e valore economico modico; b) l’acquisto di beni o servizi per corrispettivi che, senza valide ragioni economiche, siano superiori al loro valore normale; c) la corresponsione ai componenti gli organi amministrativi e di controllo di emolumenti individuali annui superiori al compenso massimo previsto dal decreto del Presidente della Repubblica 10 ottobre 1994, n. 645, e dal decreto-legge 21 giugno 1995, n. 239, convertito dalla legge 3 agosto 1995, n. 336, e successive modificazioni e integrazioni, per il presidente del collegio sindacale delle societa’ per azioni; d) la corresponsione a soggetti diversi dalle banche e dagli intermediari finanziari autorizzati, di interessi passivi, in dipendenza di prestiti di ogni specie, superiori di 4 punti al tasso ufficiale di sconto; e) la corresponsione ai lavoratori dipendenti di salari o stipendi superiori del 20 per cento rispetto a quelli previsti dai contratti collettivi di lavoro per le medesime qualifiche. 255

7. Le disposizioni di cui alla lettera h) del comma 1 non si applicano alle fondazioni, e quelle di cui alle lettere h) ed i) del medesimo comma 1 non si applicano agli enti riconosciuti dalle confessioni religiose con le quali lo Stato ha stipulato patti, accordi o intese. 8. Sono in ogni caso considerati ONLUS, nel rispetto della loro struttura e delle loro finalita’, gli organismi di volontariato di cui alla legge 11 agosto 1991, n. 266, iscritti nei registri istituiti dalle regioni e dalle province autonome di Trento e di Bolzano, le organizzazioni non governative riconosciute idonee ai sensi della legge 26 febbraio 1987, n. 49, e le cooperative sociali di cui alla legge 8 novembre 1991, n. 381. Sono fatte salve le previsioni di maggior favore relative agli organismi di volontariato, alle organizzazioni non governative e alle cooperative sociali di cui, rispettivamente, alle citate leggi n. 266 del 1991, n. 49 del 1987 e n. 381 del 1991. 9. Gli enti ecclesiastici delle confessioni religiose con le quali lo Stato ha stipulato patti, accordi o intese e le associazioni di promozione sociale ricomprese tra gli enti di cui all’articolo 3, comma 6, lettera e), della legge 25 agosto 1991, n. 287, le cui finalita’ assistenziali siano riconosciute dal Ministero dell’interno, sono considerati ONLUS limitatamente all’esercizio delle attivita’ elencate alla lettera a) del comma 1; fatta eccezione per la prescrizione di cui alla lettera c) del comma 1, agli stessi enti e associazioni si applicano le disposizioni anche agevolative del presente decreto, a condizione che per tali attivita’ siano tenute separatamente le scritture contabili previste all’articolo 20-bis del decreto del Presidente delle Repubblica 29 settembre 1973, n. 600, introdotto dall’articolo 25, comma 1. 10. Non si considerano in ogni caso ONLUS gli enti pubblici, le societa’ commerciali diverse da quelle cooperative, gli enti conferenti di cui alla legge 30 luglio 1990, n. 218, i partiti e i movimenti politici, le organizzazioni sindacali, le associazioni di datori di lavoro e le associazioni di categoria. Art. 11. Anagrafe delle ONLUS e decadenza dalle agevolazioni 1. E’ istituita presso il Ministero delle finanze l’anagrafe unica delle ONLUS. Fatte salve le disposizioni contemplate nel regolamento di attuazione dell’articolo 8 della legge 29 dicembre 1993, n. 580, in materia di istituzione del registro delle imprese, approvato con il decreto del Presidente della Repubblica 7 dicembre 1995, n. 581, i soggetti che intraprendono l’esercizio delle attivita’ previste all’articolo 10, ne danno comunicazione entro trenta giorni alla direzione regionale delle entrate del Ministero delle finanze nel cui ambito territoriale si trova il loro domicilio fiscale, in conformita’ ad apposito modello approvato con decreto del Ministro delle finanze. La predetta comunicazione e’ effettuata entro trenta giorni dalla data di entrata in vigore del presente decreto da parte dei soggetti che, alla predetta data, gia’ svolgono le attivita’ previste all’articolo 10. Alla medesima direzione deve essere altresi’ comunicata ogni successiva modifica che comporti la perdita della qualifica di ONLUS. 2. L’effettuazione delle comunicazioni di cui al comma 1 e’ condizione necessaria per beneficiare delle agevolazioni previste dal presente decreto. 3. Con uno o piu’ decreti del Ministro delle finanze da emanarsi, entro sei mesi dalla data di entrata in vigore del presente decreto, ai sensi dell’articolo 17, comma 3, della legge 23 agosto 1988, n. 400, sono stabilite le modalita’ di esercizio del controllo relativo alla sussistenza dei requisiti formali per l’uso della denominazione di ONLUS, nonche’ i casi di decadenza totale o parziale dalle agevolazioni previste dal presente decreto e ogni altra disposizione necessaria per l’attuazione dello stesso. Art. 12. Agevolazioni ai fini delle imposte sui redditi 1. Nel testo unico delle imposte sui redditi, approvato con decreto del Presidente della Repubblica 22 dicembre 1986, n. 917, dopo l’articolo 111-bis, introdotto dall’articolo 6, comma 1, del presente decreto,e’inseritoilseguente: ”Art. 111-ter (Organizzazioni non lucrative di utilita’ sociale). - 1. Per le organizzazioni non lucrative di utilita’ sociale (ONLUS), ad eccezione delle societa’ cooperative, non costituisce esercizio di attivita’ commerciale lo svolgimento delle attivita’ istituzionali nel perseguimento di esclusive finalita’ di solidarieta’ sociale. 2. I proventi derivanti dall’esercizio delle attivita’ direttamente connesse non concorrono alla formazione del reddito imponibile.”. Art. 13. Erogazioni liberali 256

1. Al testo unico delle imposte sui redditi, approvato con decreto del Presidente della Repubblica 22 dicembre 1986, n. 917, sono apportate le seguenti modificazioni: a) all’articolo 13-bis sono apportate le seguenti modificazioni: 1) nel comma 1, relativo alle detrazioni d’imposta per oneri sostenuti, dopo la lettera i), e’ aggiunta, in fine, la seguente: “i-bis) le erogazioni liberali in denaro, per importo non superiore a 4 milioni di lire, a favore delle organizzazioni non lucrative di utilita’ sociale (ONLUS), nonche’ i contributi associativi, per importo non superiore a 2 milioni e 500 mila lire, versati dai soci alle societa’ di mutuo soccorso che operano esclusivamente nei settori di cui all’articolo 1 della legge 15 aprile 1886, n. 3818, al fine di assicurare ai soci un sussidio nei casi di malattia, di impotenza al lavoro o di vecchiaia, ovvero, in caso di decesso, un aiuto alle loro famiglie. La detrazione e’ consentita a condizione che il versamento di tali erogazioni e contributi sia eseguito tramite banca o ufficio postale ovvero mediante gli altri sistemi di pagamento previsti dall’articolo 23 del decreto legislativo 9 luglio 1997, n. 241, e secondo ulteriori modalita’ idonee a consentire all’Amministrazione finanziaria lo svolgimento di efficaci controlli, che possono essere stabilite con decreto del Ministro delle finanze da emanarsi ai sensi dell’articolo 17, comma 3, della legge 23 agosto 1988, n. 400.”; 2) nel comma 3, relativo alla detrazione proporzionale, in capo ai singoli soci di societa’ semplice, afferente gli oneri sostenuti dalla societa’ medesima, le parole: “Per gli oneri di cui alle lettere a), g), h) e i)” sono sostituite con le seguenti: “Per gli oneri di cui alle lettere a), g), h), i) ed i-bis)”; b) nell’articolo 65, comma 2, relativo agli oneri di utilita’ sociale deducibili ai fini della determinazione del reddito d’impresa, dopo la lettera c-quinquies), sono aggiunte, in fine, le seguenti: ”c-sexies) le erogazioni liberali in denaro, per importo non superiore a 4 milioni o al 2 per cento del reddito d’impresa dichiarato, a favore delle ONLUS; c-septies) le spese relative all’impiego di lavoratori dipendenti, assunti a tempo indeterminato, utilizzati per prestazioni di servizi erogate a favore di ONLUS, nel limite del cinque per mille dell’ammontare complessivo delle spese per prestazioni di lavoro dipendente, cosi’ come risultano dalla dichiarazione dei redditi.”; c) nell’articolo 110-bis, comma 1, relativo alle detrazioni d’imposta per oneri sostenuti da enti non commerciali, le parole: “oneri indicati alle lettere a), g), h) e i) del comma 1 dell’articolo 13-bis” sono sostituite dalle seguenti: “oneri indicati alle lettere a), g), h), i) ed i-bis) del comma 1 dell’articolo 13bis”; d) nell’articolo 113, comma 2-bis, relativo alle detrazioni d’imposta per oneri sostenuti da societa’ ed enti commerciali non residenti, le parole: “oneri indicati alle lettere a), g), h) e i) del comma 1 dell’articolo 13-bis” sono sostituite dalle seguenti: “oneri indicati alle lettere a), g), h), i) ed i-bis) del comma1dell’articolo13-bis”; e) nell’articolo 114, comma 1-bis, relativo alle detrazioni d’imposta per oneri sostenuti dagli enti non commerciali non residenti, le parole: “oneri indicati alle lettere a), g), h) e i) del comma 1 dell’articolo 13-bis” sono sostituite dalle seguenti: “oneri indicati alle lettere a), g), h), i) ed i-bis) del comma 1 dell’articolo 13-bis”. 2. Le derrate alimentari e i prodotti farmaceutici, alla cui produzione o al cui scambio e’ diretta l’attivita’ dell’impresa, che, in alternativa alla usuale eliminazione dal circuito commerciale, vengono ceduti gratuitamente alle ONLUS, non si considerano destinati a finalita’ estranee all’esercizio dell’impresa ai sensi dell’articolo 53, comma 2, del testo unico delle imposte sui redditi, approvato con il decreto del Presidente della Repubblica 22 dicembre 1986, n. 917. 3. I beni alla cui produzione o al cui scambio e’ diretta l’attivita’ d’impresa diversi da quelli di cui al comma 2, qualora siano ceduti gratuitamente alle ONLUS, non si considerano destinati a finalita’ estranee all’esercizio dell’impresa ai sensi dell’articolo 53, comma 2, del testo unico delle imposte sui redditi, approvato con il decreto del Presidente della Repubblica 22 dicembre 1986, n. 917. La cessione gratuita di tali beni, per importo corrispondente al costo specifico complessivamente non superiore a 2 milioni di lire, sostenuto per la produzione o l’acquisto, si considera erogazione liberale ai fini del limite di cui all’articolo 65, comma 2, lettera c-sexies), del predetto testo unico. 257

4. Le disposizioni dei commi 2 e 3 si applicano a condizione che delle singole cessioni sia data preventiva comunicazione, mediante raccomandata con avviso di ricevimento, al competente ufficio delle entrate e che la ONLUS beneficiaria, in apposita dichiarazione da conservare agli atti dell’impresa cedente, attesti il proprio impegno ad utilizzare direttamente i beni in conformita’ alle finalita’ istituzionali e, a pena di decadenza dei benefici fiscali previsti dal presente decreto, realizzi l’effettivo utilizzo diretto; entro il quindicesimo giorno del mese successivo, il cedente deve annotare nei registri previsti ai fini dell’imposta sul valore aggiunto ovvero in apposito prospetto, che tiene luogo degli stessi, la qualita’ e la quantita’ dei beni ceduti gratuitamente in ciascun mese. Per le cessioni di beni facilmente deperibili e di modico valore si e’ esonerati dall’obbligo della comunicazione preventiva. Con decreto del Ministro delle finanze, da emanarsi ai sensi dell’articolo 17, comma 3, della legge 23 agosto 1988, n. 400, possono essere stabilite ulteriori condizioni cui subordinare l’applicazione delle richiamate disposizioni. 5. La deducibilita’ dal reddito imponibile delle erogazioni liberali a favore di organizzazioni non governative di cui alla legge 26 febbraio 1987, n. 49, prevista dall’articolo 10, comma 1, lettera g), del testo unico delle imposte sui redditi, approvato con decreto del Presidente della Repubblica 22 dicembre 1986, n. 917, e’ consentita a condizione che per le medesime erogazioni il soggetto erogante non usufruisca delle detrazioni d’imposta di cui all’articolo 13-bis, comma 1, lettera i-bis), del medesimo testo unico. 6. La deducibilita’ dal reddito imponibile delle erogazioni liberali previste all’articolo 65, comma 2, lettere a) e b), del testo unico delle imposte sui redditi, approvato con decreto del Presidente della Repubblica 22 dicembre 1986, n. 917, e’ consentita a condizione che per le medesime erogazioni liberali il soggetto erogante non usufruisca delle deduzioni previste dalla lettera c-sexies) del medesimo articolo 65, comma 2. 7. La deducibilita’ dal reddito imponibile delle erogazioni liberali previste all’articolo 114, comma 2bis, lettere a) e b), del testo unico delle imposte sui redditi, approvato con decreto del Presidente della Repubblica 22 dicembre 1986, n. 917, e’ consentita a condizione che per le medesime erogazioni liberali il soggetto erogante non usufruisca delle detrazioni d’imposta previste dal comma 1-bis, del medesimo articolo 114. Art. 14. Disposizioni relative all’imposta sul valore aggiunto 1. Al decreto del Presidente della Repubblica 26 ottobre 1972, n. 633, recante la disciplina dell’imposta sul valore aggiunto, sono apportate le seguenti modificazioni: a) nell’articolo 3, terzo comma, primo periodo, relativo alla individuazione dei soggetti beneficiari di operazioni di divulgazione pubblicitaria che non sono considerate prestazioni di servizi, dopo le parole: “solidarieta’ sociale,” sono inserite le seguenti: “nonche’ delle organizzazioni non lucrative di utilita’sociale(ONLUS),”; b) all’articolo 10, primo comma, relativo alle operazioni esenti dall’imposta, sono apportate le seguenti modificazioni: 1) nel numero 12), dopo le parole: “studio o ricerca scientifica” sono aggiunte, in fine, le seguenti: “e alle ONLUS”; 2) nel numero 15), dopo le parole: “effettuate da imprese autorizzate” sono aggiunte, in fine, le seguenti: “ ed a ONLUS”; 3) nel numero 19), dopo le parole: “societa’ di mutuo soccorso con personalita’ giuridica” sono inserite leseguenti: “e da ONLUS”; 4) nel numero 20), dopo le parole: “rese da istituti o scuole riconosciute da pubbliche amministrazioni” sono inserite le seguenti: “ed a ONLUS”; 5) nel numero 27-ter), dopo le parole: “o da enti aventi finalita’ di assistenza sociale” sono inserite le seguenti: “ed a ONLUS”; c) nell’articolo 19-ter, relativo alla detrazione per gli enti non commerciali, nel secondo comma, le parole: “di cui all’articolo 20” sono sostituite dalle seguenti: “di cui agli articoli 20 e 20-bis”. Art. 15. Certificazione dei corrispettivi ai fini dell’imposta sul valore aggiunto 258

1. Fermi restando gli obblighi previsti dal titolo secondo del decreto del Presidente della Repubblica 26 ottobre 1972, n. 633, le ONLUS, limitatamente alle operazioni riconducibili alle attivita’ istituzionali, non sono soggette all’obbligo di certificazione dei corrispettivi mediante ricevuta o scontrino fiscale. Art. 16. Disposizioni in materia di ritenute alla fonte 1. Sui contributi corrisposti alle ONLUS dagli enti pubblici non si applica la ritenuta di cui all’articolo 28, secondo comma, del decreto del Presidente della Repubblica 29 settembre 1973, n. 600. 2. Sui redditi di capitale di cui all’articolo 41 del testo unico delle imposte sui redditi, approvato con decreto del Presidente della Repubblica 22 dicembre 1986, n. 917, corrisposti alle ONLUS, le ritenute alla fonte sono effettuate a titolo di imposta e non si applica l’articolo 5, comma 1, del decreto legislativo 1 aprile 1996, n. 239, recante modificazioni al regime fiscale degli interessi, premi e altri frutti delle obbligazioni e titoli similari, pubblici e privati. Art. 17. Esenzioni dall’imposta di bollo 1. Nella Tabella allegata al decreto del Presidente della Repubblica 26 ottobre 1972, n. 642, relativa agli atti, documenti e registri esenti dall’imposta di bollo in modo assoluto, dopo l’articolo 27, e’ aggiunto,infine,ilseguente: ”Art. 27-bis - 1. Atti, documenti, istanze, contratti, nonche’ copie anche se dichiarate conformi, estratti, certificazioni, dichiarazioni e attestazioni poste in essere o richiesti da organizzazioni non lucrative di utilita’ sociale (ONLUS).”. Art. 18. Esenzioni dalle tasse sulle concessioni governative 1. Nel decreto del Presidente della Repubblica 26 ottobre 1972, n. 641, recante disciplina delle tasse sulle concessioni governative, dopo l’articolo 13, e’ inserito il seguente: ”Art. 13-bis (Esenzioni). - 1. Gli atti e i provvedimenti concernenti le organizzazioni non lucrative di utilita’ sociale (ONLUS) sono esenti dalle tasse sulle concessioni governative.”. Art. 19. Esenzioni dall’imposta sulle successioni e donazioni 1. Nell’articolo 3, comma 1, del testo unico delle disposizioni concernenti l’imposta sulle successioni e donazioni, approvato con decreto legislativo 31 ottobre 1990, n. 346, relativo ai trasferimenti non soggetti all’imposta, dopo le parole: “altre finalita’ di pubblica utilita’” sono aggiunte, in fine, le seguenti: “, nonche’ quelli a favore delle organizzazioni non lucrative di utilita’ sociale (ONLUS)” Art. 20. Esenzioni dall’imposta sull’incremento di valore degli immobili e dalla relativa imposta sostitutiva 1. Nell’articolo 25, primo comma, lettera c), del decreto del Presidente della Repubblica 26 ottobre 1972, n. 643, recante disciplina dell’imposta sull’incremento di valore degli immobili, relativo all’esenzione dall’imposta degli incrementi di valore di immobili acquistati a titolo gratuito, dopo le parole: “pubblica utilita’”, sono inserite le seguenti: “, nonche’ da organizzazioni non lucrative di utilita’ sociale (ONLUS)”. 2. L’imposta sostitutiva di quella comunale sull’incremento di valore degli immobili di cui all’articolo 11, comma 3, del decreto-legge 28 marzo 1997, n. 79, convertito, con modificazioni, dalla legge 28 maggio 1997, n. 140, non e’ dovuta dalle organizzazioni non lucrative di utilita’ sociale. Art. 21. Esenzioni in materia di tributi locali 1. I comuni, le province, le regioni e le province autonome di Trento e di Bolzano possono deliberare nei confronti delle ONLUS la riduzione o l’esenzione dal pagamento dei tributi di loro pertinenza e dai connessi adempimenti. Art. 22. Agevolazioni in materia di imposta di registro 1. Alla tariffa, parte prima, allegata al testo unico delle disposizioni concernenti l’imposta di registro, approvato con decreto del Presidente della Repubblica 26 aprile 1986, n. 131, sono apportate le seguenti modificazioni: a) nell’articolo 1, concernente il trattamento degli atti traslativi a titolo oneroso della proprieta’ di beni immobili e degli atti traslativi o costitutivi di diritti reali immobiliari di godimento, dopo il settimo periodo, e’ aggiunto, in fine, il seguente: “Se il trasferimento avviene a favore di organizzazione non lucrativa di utilita’ sociale (ONLUS) ove ricorrano le condizioni di cui alla nota II-quater): lire 259

250.000.”; nel medesimo articolo, dopo la nota II-ter), e’ aggiunta, in fine, la seguente: “II-quater). A condizione che la ONLUS dichiari nell’atto che intende utilizzare direttamente i beni per lo svolgimento della propria attivita’ e che realizzi l’effettivo utilizzo diretto entro 2 anni dall’acquisto. In caso di dichiarazione mendace o di mancata effettiva utilizzazione per lo svolgimento della propria attivita’ e’ dovuta l’imposta nella misura ordinaria nonche’ una sanzione amministrativa pari al 30 per cento della stessa imposta.”; b) dopo l’articolo 11 e’ aggiunto, in fine, il seguente: “Art. 11-bis - 1. Atti costitutivi e modifiche statutarie concernenti le organizzazioni non lucrative di utilita’ sociale: lire 250.000.”. Art. 23. Esenzioni dall’imposta sugli spettacoli 1. L’imposta sugli spettacoli non e’ dovuta per le attivita’ spettacolistiche indicate nella tariffa allegata al decreto del Presidente della Repubblica 26 ottobre 1972, n. 640, svolte occasionalmente dalle ONLUS nonche’ dagli enti associativi di cui all’articolo 111, comma 3, del testo unico delle imposte sui redditi, approvato con decreto del Presidente della Repubblica 22 dicembre 1986, n. 917, come modificato dall’articolo 5, comma 1, lettera a), in concomitanza di celebrazioni, ricorrenze o campagne di sensibilizzazione. 2. L’esenzione spetta a condizione che dell’attivita’ richiamata al comma 1 sia data comunicazione, prima dell’inizio di ciascuna manifestazione, all’ufficio accertatore territorialmente competente. Con decreto del Ministro delle finanze, da emanarsi ai sensi dell’articolo 17, comma 3, della legge 23 agosto 1988, n. 400, potranno essere stabiliti condizioni e limiti affinche’ l’esercizio delle attivita’ di cui al comma 1 possa considerarsi occasionale. Art. 24. Agevolazioni per le lotterie, tombole, pesche e banchi di beneficenza 1. Nell’articolo 40, primo comma del regio decreto-legge 19 ottobre 1938, n. 1933, convertito, con modificazioni, dalla legge 5 giugno 1939, n. 973, recante riforma delle leggi sul lotto pubblico, sono apportate le seguenti modificazioni: a) al numero 1), relativo alla autorizzazione a promuovere lotterie, dopo le parole: “enti morali,” sono inserite le seguenti: “organizzazioni non lucrative di utilita’ sociale (ONLUS),”; b) al numero 2), relativo alla autorizzazione a promuovere tombole, dopo le parole: “enti morali,” e’ inseritalaseguente:“ONLUS,”; c) al numero 3), relativo alla autorizzazione a promuovere pesche o banchi di beneficenza, dopo le parole: “enti morali,” e’ inserita la seguente: “ONLUS,”. Art. 25. Disposizioni in materia di scritture contabili e obblighi formali delle organizzazioni non lucrative di utilita’ sociale 1. Nel decreto del Presidente della Repubblica 29 settembre 1973, n. 600, dopo l’articolo 20, e’ inserito il seguente: ”Art. 20-bis (Scritture contabili delle organizzazioni non lucrative di utilita’ sociale). - 1. Le organizzazioni non lucrative di utilita’ sociale (ONLUS) diverse dalle societa’ cooperative, a pena di decadenza di benefici fiscali per esse previsti, devono: a) in relazione all’attivita’ complessivamente svolta, redigere scritture contabili cronologiche e sistematiche atte ad esprimere con compiutezza ed analiticita’ le operazioni poste in essere in ogni periodo di gestione, e rappresentare adeguatamente in apposito documento, da redigere entro quattro mesi dalla chiusura dell’esercizio annuale, la situazione patrimoniale, economica e finanziaria della organizzazione, distinguendo le attivita’ direttamente connesse da quelle istituzionali, con obbligo di conservare le stesse scritture e la relativa documentazione per un periodo non inferiore a quello indicato dall’articolo 22; b) in relazione alle attivita’ direttamente connesse tenere le scritture contabili previste dalle disposizioni di cui agli articoli 14, 15, 16 e 18; nell’ipotesi in cui l’ammontare annuale dei ricavi non sia superiore a lire 30 milioni, relativamente alle attivita’ di prestazione di servizi, ovvero a lire 50 milioni negli altri casi, gli adempimenti contabili possono essere assolti secondo le disposizioni di cui al comma 166 dell’articolo 3 della legge 23 dicembre 1996, n. 662. 2. Gli obblighi di cui al comma 1, lettera a), si considerano assolti qualora la contabilita’ consti del libro giornale e del libro degli inventari, tenuti in conformita’ alle disposizioni di cui agli articoli 2216 260

e 2217 del codice civile. 3. I soggetti richiamati al comma 1 che nell’esercizio delle attivita’ istituzionali e connesse non abbiano conseguito in un anno proventi di ammontare superiore a lire 100 milioni, modificato annualmente secondo le modalita’ previste dall’articolo 1, comma 3, della legge 16 dicembre 1991, n. 398, possono tenere per l’anno successivo, in luogo delle scritture contabili previste al primo comma, lettera a), il rendiconto delle entrate e delle spese complessive, nei termini e nei modi di cui all’articolo 20. 4. In luogo delle scritture contabili previste al comma 1, lettera a), le organizzazioni di volontariato iscritte nei registri istituiti dalle regioni e dalle provincie autonome di Trento e di Bolzano ai sensi dell’articolo 6 della legge 11 agosto 1991, n. 266, le organizzazioni non governative riconosciute idonee ai sensi della legge 26 febbraio 1987, n. 49, possono tenere il rendiconto nei termini e nei modi di cui all’articolo 20. 5. Qualora i proventi superino per due anni consecutivi l’ammontare di due miliardi di lire, modificato annualmente secondo le modalita’ previste dall’articolo 1, comma 3, della legge 16 dicembre 1991, n. 398, il bilancio deve recare una relazione di controllo sottoscritta da uno o piu’ revisori iscritti nel registro dei revisori contabili.”. 2. Ai soggetti di cui all’articolo 10, comma 9, le disposizioni del comma 1 si applicano limitatamente alle attivita’ richiamate allo stesso articolo 10, comma 1, lettera a). Art. 26. Norma di rinvio 1. Alle ONLUS si applicano, ove compatibili, le disposizioni relative agli enti non commerciali e, in particolare, le norme di cui agli articoli 2 e 9 del presente decreto. Art. 27. Abuso della denominazione di organizzazione non lucrativa di utilita’ sociale 1. L’uso nella denominazione e in qualsivoglia segno distintivo o comunicazione rivolta al pubblico delle parole “organizzazione non lucrativa di utilita’ sociale”, ovvero di altre parole o locuzioni, anche in lingua straniera, idonee a trarre in inganno e’ vietato a soggetti diversi dalle ONLUS. Art. 28. Sanzioni e responsabilita’ dei rappresentanti legali e degli amministratori 1. Indipendentemente da ogni altra sanzione prevista dalle leggi tributarie: a) i rappresentanti legali e i membri degli organi amministrativi delle ONLUS, che si avvalgono dei benefici di cui al presente decreto in assenza dei requisiti di cui all’articolo 10, ovvero violano le disposizioni statutarie di cui alle lettere c) e d) del comma 1 del medesimo articolo sono puniti con la sanzione amministrativa da lire 2 milioni a lire 12 milioni; b) i soggetti di cui alla lettera a) sono puniti con la sanzione amministrativa da lire 200 mila a lire 2 milioni qualora omettono di inviare le comunicazioni previste all’articolo 11, comma 1; c) chiunque contravviene al disposto dell’articolo 27, e’ punito con la sanzione amministrativa da lire 600 mila a lire 6 milioni. 2. Le sanzioni previste dal comma 1 sono irrogate, ai sensi dell’articolo 54, primo e secondo comma, del decreto del Presidente della Repubblica 29 settembre 1973, n. 600, dall’ufficio delle entrate nel cui ambito territoriale si trova il domicilio fiscale della ONLUS. 3. I rappresentanti legali ed i membri degli organi amministrativi delle organizzazioni che hanno indebitamente fruito dei benefici previsti dal presente decreto legislativo, conseguendo o consentendo a terzi indebiti risparmi d’imposta, sono obbligati in solido con il soggetto passivo o con il soggetto inadempiente delle imposte dovute, delle relative sanzioni e degli interessi maturati. Art. 29. Titoli di solidarieta’ 1. Per l’emissione di titoli da denominarsi “di solidarieta’” e’ riconosciuta come costo fiscalmente deducibile dal reddito d’impresa la differenza tra il tasso effettivamente praticato ed il tasso di riferimento determinato con decreto del Ministro del tesoro, di concerto con il Ministro delle finanze, purche’ i fondi raccolti, oggetto di gestione separata, siano destinati a finanziamento delle ONLUS. 2. Con lo stesso decreto di cui al comma 1 sono stabiliti i soggetti abilitati all’emissione dei predetti titoli, le condizioni, i limiti, compresi quelli massimi relativi ai tassi effettivamente praticati e ogni altra disposizione necessaria per l’attuazione del presente articolo. Art. 30. Entrata in vigore 261

1. Le disposizioni del presente decreto entrano in vigore il 1° gennaio 1998 e, relativamente alle imposte sui redditi, si applicano a decorrere dal periodo d’imposta successivo a quello in corso alla data del 31 dicembre 1997.

Imposta regionale sulle attività produttive
Decreto Legislativo del 15-12-1997 n. 446 (vigente al 23-03-2005) Istituzione dell’imposta regionale sulle attività produttive, revisione degli scaglioni, delle aliquote e delle detrazioni dell’Irpef e istituzione di una addizionale regionale a tale imposta, nonché riordino della disciplina dei tributi locali. Art. 1 - Istituzione dell’imposta 1. È istituita l’imposta regionale sulle attività produttive esercitate nel territorio delle regioni. 2. L’imposta ha carattere reale e non è deducibile ai fini delle imposte sui redditi. Art. 2 - Presupposto dell’imposta 1. Presupposto dell’imposta è l’esercizio abituale di una attività autonomamente organizzata diretta alla produzione o allo scambio di beni ovvero alla prestazione di servizi. L’attività esercitata dalle società e dagli enti, compresi gli organi e le amministrazioni dello Stato, costituisce in ogni caso presupposto di imposta. (1) (1) Articolo così modificato dall’art. 1, D.Lgs. 10 aprile 1998, n. 137. Art. 3 - Soggetti passivi 1. Soggetti passivi dell’imposta sono coloro che esercitano una o più delle attività di cui all’articolo 2. Pertanto sono soggetti all’imposta (1): a) le società e gli enti di cui all’articolo 87, comma 1, lettere a) e b), del testo unico delle imposte sui redditi, approvato con decreto del Presidente della Repubblica 22 dicembre 1986, n. 917; b) le società in nome collettivo e in accomandita semplice e quelle ad esse equiparate a norma dell’articolo 5, comma 3, del predetto testo unico, nonché le persone fisiche esercenti attività commerciali di cui all’articolo 51 del medesimo testo unico; c) le persone fisiche, le società semplici e quelle ad esse equiparate a norma dell’articolo 5, comma 3, del predetto testo unico esercenti arti e professioni di cui all’articolo 49, comma 1, del medesimo testo unico; d) i produttori agricoli titolari di reddito agrario di cui all’articolo 29 del predetto testo unico, esclusi quelli con volume di affari annuo non superiore a cinque o a quindici milioni di lire esonerati dagli adempimenti agli effetti dell’imposta sul valore aggiunto ai sensi dell’articolo 34, comma 6, del decreto del Presidente della Repubblica 26 ottobre 1973, n. 633, come sostituito dall’articolo 5, comma 1, del decreto legislativo 2 settembre 1997, n. 313, sempreché non abbiano rinunciato all’esonero a norma dell’ultimo periodo del citato comma 6 dell’articolo 34; 262

e) gli enti privati di cui all’articolo 87, comma 1, lettera c), del citato testo unico n. 917 del 1986, nonché le società e gli enti di cui alla lettera d) dello stesso comma; e-bis) le Amministrazioni pubbliche di cui all’articolo 1, comma 2, del decreto legislativo 3 febbraio del 1993, n. 29, nonché le amministrazioni della Camera dei Deputati, del Senato, della Corte costituzionale, della Presidenza della Repubblica e gli organi legislativi delle regioni a statuto speciale; (2) (5) Periodi soppressi dall’art. 5, D.Lgs. 10 aprile 1998, n. 137. Art. 10 - Determinazione del valore della produzione netta dei soggetti di cui all’articolo 3, comma 1, lettera e) 1. Per gli enti privati non commerciali di cui all’articolo 3, comma 1, lettera e) che svolgono esclusivamente attività non commerciali e in ogni caso per i consorzi di garanzia collettiva fidi di primo e secondo grado, anche costituiti sotto forma di società cooperativa o consortile, previsti dagli articoli 29 e 30 della legge 5 ottobre 1991, n. 317, iscritti nell’apposita sezione dell’elenco previsto dell’articolo 106 del decreto legislativo 1 settembre 1993, n. 385, la base imponibile è determinata in un importo pari all’ammontare delle retribuzioni spettanti al personale dipendente, dei redditi assimilati a quelli di lavoro dipendente di cui all’articolo 47 del testo unico delle imposte sui redditi, approvato con decreto del Presidente della Repubblica 22 dicembre 1986, n. 917, e dei compensi erogati per collaborazione coordinata e continuativa di cuiagli articoli 49, comma 2, lettera a), nonché per attività di lavoro autonomo non esercitate abitualmente di cui all’articolo 81, comma 1, lettera l, del citato testo unico n. 917 del 1986. Sono in ogni caso escluse dalla base imponibile le remunerazioni dei sacerdoti e gli assegni ad esse equiparati di cui all’articolo 47, comma 1, lettera d), del predetto testo unico, nonché le somme di cui alla lettera c) dello stesso articolo 47 del medesimo testo unico esenti dall’imposta sul reddito delle persone fisiche relative a borse di studio o assegni attribuiti fino al 31 dicembre 1999.(1) (2) 2. Se i soggetti di cui al comma 1 esercitano anche attività commerciali la base imponibile a queste relativa è determinata secondo la disposizione dell’articolo 5, [comma 2] (3) [o, ricorrendone le condizioni, comma 3] (4), computando i costi deducibili ivi indicati non specificamente riferibili alle attività commerciali per un importo corrispondente al rapporto tra l’ammontare dei ricavi e degli altriproventi considerati dalle predette disposizioni e l’ammontare complessivo di tutti i ricavi e proventi. La base imponibile relativa alle altre attività è determinata a norma del precedente comma 1, ma l’ammontare degli emolumenti ivi indicati è ridotto dell’importo di essi specificamente riferibile alle attività commerciali. Qualora gli emolumenti non siano specificamente riferibili alle attività commerciali, l’ammontare degli stessi è ridotto di un importo imputabile alle attività commerciali in base al rapporto indicato nel primo periodo del presente comma. (5) 3. [...] (6) 4. Per gli altri soggetti di cui all’articolo 3, comma 1, lettera e), la base imponibile è determinata: a) per le società ed enti commerciali secondo le disposizioni degli articoli 5, 6 e 7 che risultano ad essi applicabili; b) per le società ed associazioni esercenti arti e professioni secondo la disposizione dell’articolo 8; c) [...] (7) 5. Ai fini dell’applicazione del presente titolo le attività commerciali sono quelle considerate tali ai fini delle imposte sui redditi. (1) Comma così modificato dall’art. 6, D.Lgs. 10 aprile 1998, n. 137. (2) Comma così modificato dall’art. 4, D.Lgs. 19 novembre 1998, n. 422. (3) Periodo soppresso dall’art. 1, D.Lgs. 30 dicembre 1999, n. 506. (4) Periodo soppresso dall’art. 4, D.Lgs. 19 novembre 1998, n. 422. (5) Comma così modificato dall’art.1, D.Lgs. 30 dicembre 1999, n. 506. (6) Comma abrogato dall’art. 1, D.Lgs. 30 dicembre 1999, n. 506. (7) Lettera abrogata dall’art. 1, D.Lgs. 30 dicembre 1999, n. 506. Art. 10-Bis - Determinazione del valore della produzione netta dei soggetti di cui all’articolo 3, comma 1, lettera e-bis 263

1. Per i soggetti di cui all’articolo 3, comma 1, lettera e-bis), la base imponibile è determinata in un importo pari all’ammontare delle retribuzioni erogate al personale dipendente, dei redditi assimilati a quelli di lavoro dipendente di cui all’articolo 47 del testo unico delle imposte sui redditi, approvato con decreto del Presidente della Repubblica 22 dicembre 1986, n. 917, e dei compensi erogati per collaborazione coordinata e continuativa di cui all’articolo 49, comma 2, lettera a), nonchè per attività di lavoro autonomo non esercitate abitualmente di cui all’articolo 81, comma 1, lettera l), del citato testo unico. Sono escluse dalla base imponibile le somme di cui all’articolo 47, comma 1, lettera c), del medesimo testo unico esenti dall’imposta sul reddito delle persone fisiche attribuite fino al 31 dicembre 1999. Le disposizioni del presente articolo non si applicano ai soggetti indicati nel primo periodo qualificati ai fini delle imposte sui redditi quali enti commerciali in quanto aventi per oggetto esclusivo o principale l’esercizio di attività commerciale per i qual la base imponibile è determinata secondo le disposizioni contenute negli articoli precedenti. Sono in ogni caso escluse dalla base imponibile le borse di studio e gli altri interventi di sostegno erogati dalle regioni, dalle province autonome e dai relativi organismi regionali per il diritto allo studio universitario, nonché dalle università, ai sensi della legge 2 dicembre 1991, n. 390. (1) 2. Se i soggetti di cui al comma 1 esercitano anche attività commerciali, gli stessi possono optare per la determinazione della base imponibile relativa a tali attività commerciali secondo le disposizioni dell’articolo 5, computando i costi deducibili ivi indicati non specificamente riferibili alle attività commerciali per un importo corrispondente al rapporto tra l’ammontare dei ricavi e degli altri proventi considerati dalla predetta disposizione e l’ammontare complessivo di tutte le entrate correnti. La base imponibile relativa alle altre attività è determinata a norma del precedente comma 1, ma l’ammontare degli emolumenti ivi indicati è ridotto dell’importo di essi specificamente riferibile alle attività commerciali. Qualora gli emolumenti non siano specificamente riferibili alle attività commerciali, l’ammontare degli stessi è ridotto di un importo imputabile alle attività commerciali in base al rapporto indicato nel primo periodo del presente comma. Si considerano attività commerciali quelle rilevanti ai fini delle imposte sui redditi, ovvero, per i soggetti di cui all’articolo 88, comma 1, del testo unico delle imposte sui redditi, approvato con decreto del Presidente della Repubblica 22 dicembre 1986, n. 917, esclusi dall’imposta sul reddito delle persone giuridiche, quelle rilevanti ai fini dell’imposta sul valore aggiunto.(2) (1) Comma così modificato dal D.L. 18 settembre 2001, n. 347. (2) Articolo introdotto dall’art. 1 D.Lgs. 30 Dicembre 1999, n. 506. Art. 11 - Disposizioni comuni per la determinazione del valore della produzione netta 1. Nella determinazione della base imponibile a) sono ammessi in deduzione i contributi per le assicurazioni obbligatorie contro gli infortuni sul lavoro e le spese relative agli apprendisti, ai disabili, e, nei limiti del 70 per cento, le spese per il personale assunto con contratti di formazione lavoro; (1) b) non sono ammessi in deduzione: 1) i costi relativi al personale classificabili nell’articolo 2425, primo comma, lettera B), numeri 9) e 14), del codice civile; 2) i compensi per prestazioni di lavoro autonomo non esercitate abitualmente di cui all’articolo 81, comma 1, lettera l), del testo unico delle imposte sui redditi, approvato con decreto del Presidente della Repubblica 22 dicembre 1986, n. 917, [...] (2) ; 3) i costi per prestazioni di collaborazione coordinata e continuativa di cui all’articolo 49, commi 2, lettera a), e 3, del predetto testo unico delle imposte sui redditi; 4) i compensi per prestazioni di lavoro assimilato a quello dipendente ai sensi dell’articolo 47 dello stesso testo unico delle imposte sui redditi; 5) gli utili spettanti agli associati in partecipazione di cui alla lettera c) del predetto articolo 49, comma 2, del testo unico delle imposte sui redditi;

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6) il canone relativo a contratti di locazione finanziaria limitatamente alla parte riferibile agli interessi passivi determinata secondo le modalità di calcolo, anche forfetarie, stabilite con decreto del Ministro delle finanze. 2. Tra i costi di cui al comma 1, lettera b), vanno, in ogni caso, escluse le somme erogate a terzi per l’acquisizione di beni e di servizi destinati alla generalità dei dipendenti e dei collaboratori e quelle erogate ai dipendenti e collaboratori medesimi a titolo di rimborso analitico di spese sostenute nel compimento delle loro mansioni lavorative. Gli importi spettanti a titolo di recupero di oneri di personale distaccato presso terzi non concorrono alla formazione della base imponibile. Nei confronti del soggetto che impiega il personale distaccato, tali importi si considerano costi relativi al personale non ammessi in deduzione ovvero concorrenti alla formazione della base imponibile ai sensi dell’articolo 10, comma 1, e dell’articolo 10-bis, comma 1. 3. Al fini della determinazione della base imponibile di cui agli articoli 5, 6 e 7 concorrono anche i proventi e gli oneri classificabili fra le voci diverse da quelle indicate in detti articoli, se correlati a componenti positivi e negativi del valore della produzione di periodi d’imposta precedenti o successivi e, in ogni caso, le plusvalenze e le minusvalenze relative a beni strumentali non derivanti da operazioni di trasferimento di azienda, nonché i contributi erogati a norma di legge con esclusione di quelli correlati a componenti negativi non ammessi in deduzione. 4. Indipendentemente dalla collocazione nel conto economico, i componenti positivi e negativi sono accertati in ragione della loro corretta classificazione.(3) (4) (5) (6) (7) (8) (9) (10) 4-bis. Per i soggetti di cui all’articolo 3, comma 1, lettere da a) ad e), sono ammessi in deduzione dalla base imponibile, fino a concorrenza, i seguenti importi: a) lire 10.000.000 se la base imponibile non supera lire 350.000.000; b) lire 7.500.000 se la base imponibile supera lire 350.000.000 ma non lire 350.100.000; c) lire 5.000.000 se la base imponibile supera lire 350.100.000 ma non lire 350.200.000; d) lire 2.500.000 se la base imponibile supera lire 350.200.000 ma non lire 350.300.000. 4-ter. I soggetti di cui all’articolo 4, comma 2, applicano la deduzione di cui al comma 4-bis sul valore della produzione netta prima della ripartizione dello stesso su base regionale. (11) (1) Lettera così modificato dal D.L. 18 settembre 2001, n. 347. (2) Parole soppresse dall’art. 3, dl 8 luglio 2002, n. 138. (3) Comma così modificato dall’art. 1, D.Lgs. 10 giugno 1999, n. 176. (4) Lettera così modificata dall’art. 7 del D.Lgs. 10 aprile 1998, n. 137. (5) Lettera così modificata dall’art. 1, D.Lgs. 10 giugno 1999, n. 176. (6) Lettera così modificata dall’art. 7 del D.Lgs. 10 aprile 1998, n. 137. (7) Lettera così modificata dall’art. 7 del D.Lgs. 10 aprile 1998, n. 137. (8) Comma così introdotto dall’art. 7, D.Lgs. 10 aprile 1998, n. 137. (9) Comma così introdotto dall’art. 7, D.Lgs. 10 aprile 1998, n. 137. (10) Articolo così modificato dall’art.1, D.Lgs. 30 dicembre 1999, n. 506. (11) Comma così modificato dal D.L. 18 settembre 2001, n. 347. Art. 11-Bis - Variazioni fiscali del valore della produzione netta 1. I componenti positivi e negativi che concorrono alla formazione del valore della produzione, così come determinati ai sensi degli articoli 5, 6, 7, 8 e 11, si assumono apportando ad essi le variazioni in aumento o in diminuzione previste ai fini delle imposte sui redditi. Tuttavia, non si applicano le disposizioni degli articoli 58, 63, e 75, commi 5, seconda parte, e 5-bis, del testo unico delle imposte sui redditi, approvato con decreto del Presidente della Repubblica 22 dicembre 1986, n. 917, e dell’articolo 17, comma 4, del decreto legislativo 30 dicembre 1992, n. 504. Le erogazioni liberali, comprese quelle previste dall’articolo 65, comma 2, del predetto testo unico delle imposte sui redditi, non sono ammesse in deduzione.”. 2. Ai componenti indicati nel comma 1 vanno aggiunti i ricavi, le plusvalenze e gli altri componenti positivi di cui agli articoli 53, comma 2, 54, comma 1, lettera d), e 76, comma 5, del testo unico delle 265

imposte sui redditi, approvato con decreto del Presidente della Repubblica 22 dicembre 1986, n. 917. (1) (1) Articolo introdotto dall’art. 1 D.Lgs. 30 Dicembre 1999, n. 506. Art. 12 - Determinazione del valore della produzione netta realizzata fuori dal territorio dello Stato o da soggetti non residenti 1. Nei confronti dei soggetti passivi residenti nel territorio dello Stato che esercitano attività produttive anche all’estero la quota di valore a queste attribuibili secondo i criteri di cui all’articolo 4, comma 2, è scomputata dalla base imponibile determinata a norma degli articoli da 5 a 10-bis. (1) 2. Nei confronti dei soggetti passivi non residenti nel territorio dello Stato si considera prodotto nel territorio della regione il valore derivante dall’esercizio di attività commerciali, di arti o professioni o da attività non commerciali esercitate nel territorio stesso per un periodo di tempo non inferiore a tre mesi mediante stabile organizzazione, base fissa o ufficio, ovvero derivante da imprese agricole esercitate nel territorio stesso. Qualora le suddette attività o imprese siano esercitate nel territorio di più regioni si applica la disposizione dell’articolo 4, comma 2. 3. Le persone fisiche e gli altri soggetti passivi si considerano residenti nel territorio dello Stato quando ricorrono le condizioni, rispettivamente applicabili, previste negli articoli 2, comma 2, 5, comma 3, lettera d), e 87, comma 3, del testo unico delle imposte sui redditi, approvato con decreto del Presidente della Repubblica 22 dicembre 1986, n. 917. Se il soggetto passivo esercita attività produttive mediante l’utilizzazione di navi iscritte nel registro di cui all’articolo 1, comma 1, del decreto-legge 30 dicembre 1997, n° 457, convertito, con modificazioni, dalla legge 27 febbraio 1998, n. 30, la quota di valore a queste attribuibile, determinata a norma dell’articolo 5, è scomputata dalla base imponibile. (2) (1) Comma così modificato dall’art.1, D.Lgs. 30 dicembre 1999, n. 506. (2) Periodo aggiunto dall’art. 8, D.Lgs. 10 aprile 1998, n. 137. Art. 13 - Disposizioni concernenti il GEIE 1. Il valore della produzione netta del gruppo economico di interesse europeo residente, a norma dell’articolo 12, comma 3, nel territorio dello Stato o di una stabile organizzazione di un gruppo non residente è determinato secondo le disposizioni dell’articolo 5, ed è imputato a ciascun membro nella proporzione prevista dal contratto di gruppo o, in mancanza, in parti uguali. Il valore si considera prodotto, anche nei confronti di membri non residenti, nel territorio della regione in cui il gruppo o la stabile organizzazione ha sede, salvo il disposto dell’articolo 4, comma 2. 2. Nei confronti del gruppo residente e di quello non residente relativamente alla stabile organizzazione nel territorio dello Stato si applicano le disposizioni degli articoli 19 e 20. 3. Ciascun membro del gruppo è obbligato in solido con gli altri al versamento dell’imposta dovuta sul valore prodotto. 4. Il gruppo residente e la stabile organizzazione di un gruppo non residente si considerano domiciliati nel territorio del comune nel quale hanno il domicilio fiscale ai fini delle imposte sui redditi. Art. 14 - Periodo di imposta 1. L’imposta è dovuta per periodi di imposta a ciascuno dei quali corrisponde una obbligazione tributaria autonoma. Il periodo di imposta è determinato secondo i criteri stabiliti ai fini delle imposte sui redditi. Art. 15 - Spettanza dell’imposta 1. L’imposta è dovuta alla regione nel cui territorio il valore della produzione netta è realizzato. Art. 16 - Determinazione dell’imposta 1. L’imposta è determinata applicando al valore della produzione netta l’aliquota del 4,25 per cento, salvo quanto previsto dal comma 2, nonché nei commi 1 e 2 dell’articolo 45. 266

2. Nei confronti dei soggetti di cui all’articolo 3, comma 1, lettera e-bis), relativamente al valore prodotto nell’esercizio di attività non commerciali, determinato ai sensi dell’articolo 10-bis, si applica l’aliquota dell’8,5 per cento. (1) (2) 3. A decorrere dal terzo anno successivo a quello di emanazione del presente decreto, le regioni hanno facoltà di variare l’aliquota di cui al comma 1 fino ad un massimo di un punto percentuale. La variazione può essere differenziata per settori di attività e per categorie di soggetti passivi. (3) (1) Comma così sostituito dall’art. 9, D.Lgs. 10 aprile 1998, n. 137. (2) Comma così modificato dall’art.1, D.Lgs. 30 dicembre 1999, n. 506. (3) Comma così modificato dall’art.1, D.Lgs. 30 dicembre 1999, n. 506. Art. 17 - Agevolazioni di carattere territoriale e per categorie di soggetti 1. Per i soggetti che alla data di entrata in vigore del presente decreto hanno acquisito il diritto a fruire di uno dei regimi di esenzione decennale a carattere territoriale dell’imposta locale sui redditi nel rispetto delle condizioni e dei requisiti previsti dalle singole leggi di esonero, il valore prodotto nel territorio della regione ove è ubicato lo stabilimento o l’impianto cui il regime agevolativo si riferisce, determinato a norma degli articoli 4 e 5, è ridotto per il residuo periodo di applicabilità del detto regime di un ammontare pari al reddito che ne avrebbe fruito. 2. Per i soggetti che ai fini delle imposte sui redditi si avvalgono di regimi forfetari di determinazione del reddito, con esclusione di quelli indicati nell’articolo 9, comma 1, il valore della produzione netta può determinarsi aumentando il reddito calcolato in base a tali regimi delle retribuzioni sostenute per il personale dipendente, dei compensi spettanti ai collaboratori coordinati e continuativi di quelli per prestazioni di lavoro autonomo non esercitate abitualmente, delle indennità e dei rimborsi di cui all’articolo 81, comma 1, lettera m), del citato testo unico delle imposte sui redditi e degli interessi passivi.(1) 3. Ai soggetti che svolgono attività produttive attraverso stabilimenti industriali tecnicamente organizzati impiantati nel territorio del Mezzogiorno di cui alla decisione della Commissione delle Comunità europee 1 marzo 1995, n. 95/455/CE, spetta una detrazione dall’imposta determinata ai sensi del precedente articolo 10 di ammontare pari, rispettivamente, al 2 per cento dell’ammontare delle retribuzioni per prestazioni di lavoro dipendente risultante dalle dichiarazioni presentate ai fini fiscali relative al periodo di imposta in corso al 1° gennaio 1998 e all’1 per cento per il periodo di imposta in corso al 1° gennaio 1999, qualora sussistano le condizioni per l’applicazione delle disposizioni relative alla fiscalizzazione degli oneri sociali. (2) 4. Per le cooperative edilizie a proprietà indivisa e, sino al frazionamento del mutuo, per quelle a proprietà divisa, la base imponibile è determinata ai sensi dell’articolo 10, commi 1 e 2. (3) 5. Per le cooperative sociali di cui all’articolo 1, comma 1, lettera b), della legge 8 novembre 1991, n. 381, il costo del lavoro delle persone svantaggiate di cui all’articolo 4 della medesima legge, è deducibile per intero dalla base imponibile. 6. Per l’anno 1998, le cooperative sociali di cui all’articolo 1, comma 1, lettera a), della legge 8 novembre 1991, n. 381, nonché le cooperative di lavoro e gli organismi di fatto di cui al decreto del Presidente della Repubblica 30 aprile 1970, n. 602,deducono dalla base imponibile una somma pari alla differenza tra l’ammontare delle retribuzioni effettivamente corrisposte e quello calcolato in base ai salari convenzionali. Per gli anni 1999 e 2000 la somma da dedurre dalla base imponibile è pari, rispettivamente, al 75 per cento e al 50 per cento della predetta differenza calcolata con le medesime modalità. A decorrere dall’anno 2001 la base imponibile è determinata in maniera ordinaria. (4) (1) Comma così sostituito dall’art. 10, D.Lgs. 10 aprile 1998, n. 137. (2) Comma così modificato dall’art. 4, D.Lgs. 19 novembre 1998, n. 422. (3) Comma così modificato dall’art. 10, D.Lgs. 10 aprile 1998, n. 137. (4) Comma così modificato dall’art. 10, D.Lgs. 10 aprile 1998, n. 137.

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SPACCI NEI CIRCOLI Decreto Legislativo 31 marzo 1998, n. 114
“Riforma della disciplina relativa al settore del commercio, a norma dell’articolo 4, comma 4, della legge 15 marzo 1997, n. 59” pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 95 del 24 aprile 1998 - Supplemento Ordinario n. 80 Titolo I Principi generali Art 1. Oggetto e finalita’ 1. Il presente decreto stabilisce i principi e le norme generali sull’esercizio dell’attivita’ commerciale. 2. Le regioni a statuto speciale e le province autonome di Trento e Bolzano provvedono a quanto disposto dal presente decreto secondo le previsioni dei rispettivi statuti e delle relative norme di attuazione. 3. La disciplina in materia di commercio persegue le seguenti finalita’: a) la trasparenza del mercato, la concorrenza, la liberta’ di impresa e la libera circolazione delle merci; b) la tutela del consumatore, con particolare riguardo all’informazione, alla possibilita’ di approvvigionamento, al servizio di prossimita’, all’assortimento e alla sicurezza dei prodotti; c) l’efficienza, la modernizzazione e lo sviluppo della rete distributiva, nonche’ l’evoluzione tecnologica dell’offerta, anche al fine del contenimento dei prezzi; d) il pluralismo e l’equilibrio tra le diverse tipologie delle strutture distributive e le diverse forme di vendita, con particolare riguardo al riconoscimento e alla valorizzazione del ruolo delle piccole e medie imprese; e) la valorizzazione e la salvaguardia del servizio commerciale nelle aree urbane, rurali, montane, insulari. Titolo VI Forme speciali di vendita al dettaglio Art. 16. Spacci interni 1. La vendita di prodotti a favore di dipendenti da enti o imprese, pubblici o privati, di militari, di soci di cooperative di consumo, di aderenti a circoli privati, nonche’ la vendita nelle scuole e negli ospedali esclusivamente a favore di coloro che hanno titolo ad accedervi e’ soggetta ad apposita comunicazione al comune competente per territorio e deve essere effettuata in locali non aperti al pubblico, che non abbiano accesso dalla pubblica via. 2. L’attivita’ puo’ essere iniziata decorsi trenta giorni dal ricevimento della comunicazione di cui al comma 1. 3. Nella comunicazione deve essere dichiarata la sussistenza dei requisiti di cui all’articolo 5 della persona preposta alla gestione dello spaccio, il rispetto delle norme in materia di idoneita’ dei locali, il settore merceologico, l’ubicazione e la superficie di vendita. Art. 17. Apparecchi automatici 1. La vendita dei prodotti al dettaglio per mezzo di apparecchi automatici e’ soggetta ad apposita comunicazione al comune competente per territorio. 2. L’attivita’ puo’ essere iniziata decorsi trenta giorni dal ricevimento della comunicazione di cui al comma 1. 3. Nella comunicazione deve essere dichiarata la sussistenza del possesso dei requisiti di cui all’articolo 5, il settore merceologico e l’ubicazione, nonche’, se l’apparecchio automatico viene installato sulle aree pubbliche, l’osservanza delle norme sull’occupazione del suolo pubblico. 4. La vendita mediante apparecchi automatici effettuata in apposito locale ad essa adibito in modo esclusivo, e’ soggetta alle medesime disposizioni concernenti l’apertura di un esercizio di vendita. 268

Imposta sugli intrattenimenti
DECRETO LEGISLATIVO 26 febbraio 1999, n. 60

(GUn.059del12/03/1999) Istituzione dell’imposta sugli intrattenimenti, in attuazione della legge 3 agosto 1998, n. 288, nonché modifiche alla disciplina dell’imposta sugli spettacoli di cui ai decreti del Presidente della Repubblica 26 ottobre 1972, n. 640 e n. 633, relativamente al settore dello spettacolo, degli intrattenimenti e dei giochi. Titolo I Imposta sugli intrattenimenti Art. 1. Presupposto dell’imposta 1 . L’articolo 1 del decreto del Presidente della Repubblica 26 ottobre 1972, n. 640, è sostituito dal seguente: ”Art. 1 (Presupposto dell’imposta). - 1. Sono soggetti all’imposta gli intrattenimenti, i giochi e le altre attività indicati nella tariffa allegata al presente decreto, che si svolgono nel territorio dello Stato..” Art. 2. Soggetti d’imposta 1 . L’articolo 2 del decreto del Presidente della Repubblica 26 ottobre 1972, n. 640, è sostituito dal seguente: ”Art. 2 (Soggetti d’imposta). - 1. È soggetto d’imposta chiunque organizza gli intrattenimenti e le altre attività di cui alla tariffa allegata al presente decreto ovvero esercita case da gioco. 2. Nei casi in cui l’esercizio di case da gioco è riservato per legge ad un ente pubblico, questi è soggetto d’imposta anche se ne delega ad altri la gestione..” Art. 3. Base imponibile 1 . L’articolo 3 del decreto del Presidente della Repubblica 26 ottobre 1972, n. 640, è sostituito dal seguente: ”Art. 3 (Base imponibile). - 1. La base imponibile è costituita dall’importo dei singoli titoli di accesso di cui agli articoli 6 e 6-bis, venduti al pubblico per l’ingresso o l’occupazione del posto o dal prezzo comunque corrisposto per assistere o partecipare agli intrattenimenti ed alle altre attività elencati nella tariffa, al netto dell’imposta sul valore aggiunto in quanto dovuta. 2. Costituiscono altresì base imponibile: a) gli aumenti apportati ai prezzi delle consumazioni o servizi offerti al pubblico; b) i corrispettivi delle cessioni e delle prestazioni di servizi accessori, obbligatoriamente imposte; c) l’ammontare degli abbonamenti, dei proventi derivanti da sponsorizzazione e cessione dei diritti radiotelevisivi, dei contributi da chiunque erogati, nonché il controvalore delle dotazioni da chiunque fornite e ogni altro provento comunque connesso all’utilizzazione ed alla organizzazione degli intrattenimenti e delle altre attività. 3. Qualora gli intrattenimenti e le altre attività di cui al comma 1 siano organizzati da enti, società o associazioni per i propri soci, l’imposta si applica: a) sull’intero ammontare delle quote o contributi associativi corrisposti, se l’ente abbia come unico scopo quello di organizzare tali intrattenimenti ed attività; b) sulla parte dell’ammontare delle quote o contributi anzidetti, riferibile all’attività soggetta all’imposta, qualora l’ente svolga anche altre attività; c) sul prezzo dei titoli di accesso e dei posti riservati e sulle somme o valori corrisposti per le voci di cui alle lettere a), b) e c) del comma 2. 4. Per le case da gioco la base imponibile è costituita giornalmente dalla differenza attività fra le somme introitate per i giochi e quelle pagate ai giocatori per le vincite e da qualsiasi altro introito connesso all’esercizio del gioco. 5. Sono escluse dal computo dell’ammontare imponibile le somme dovute a titolo di rivalsa obbligatoria dell’imposta sugli intrattenimenti e di quanto è dovuto agli enti pubblici concedenti, a cui è riservato per legge l’esercizio delle case da gioco..” Art. 4. A l i q u o t e 269

1 . L’articolo 4 del decreto del Presidente della Repubblica 26 ottobre 1972, n. 640, è sostituito dal seguente: ”Art. 4 (Aliquote). - 1. Le aliquote dell’imposta sono quelle stabilite dalla tariffa annessa al presente decreto in vigore al momento iniziale dell’intrattenimento..” Art. 5. Finalità di beneficenza 1 . L’articolo 5 del decreto del Presidente della Repubblica 26 ottobre 1972, n. 640, è sostituito dal seguente: ”Art. 5 (Finalità di beneficenza). - 1. In caso di intrattenimenti ed altre attività i cui introiti sono destinati a enti pubblici ed organizzazioni non lucrative di utilità sociale di cui all’articolo 10 del decreto legislativo 4 dicembre 1997, n. 460, per essere utilizzati a fini di beneficenza, la base imponibile relativa a tali introiti, è ridotta del 50 per cento. Tale riduzione è riconosciuta purchè gli intrattenimenti, a tal fine organizzati da un medesimo soggetto, non superino nel corso dell’anno dodici giornate di attività. 2. I fondi raccolti, dedotte le spese e comunque in misura non inferiore ai due terzi degli incassi al netto delle imposte, debbono essere destinati all’ente beneficiario. 3. L’agevolazione spetta a condizione che l’organizzatore presenti preventivamente la dichiarazione prevista all’ufficio accertatore e rediga un apposito rendiconto dal quale risultino le entrate e le spese relative a ciascuna iniziativa, tenuto e conservato ai sensi dell’articolo 22 del decreto del Presidente della Repubblica 29 settembre 1973, n. 600. 4. Se la manifestazione di beneficenza viene organizzata da enti pubblici, l’imposta non è dovuta, purchè siano rispettate tutte le condizioni indicate nei commi da 1 a 3. 5. Restano ferme le disposizioni agevolative previste dal decreto legislativo 4 dicembre 1997, n. 460, per le attività di intrattenimento di cui alla tariffa allegata al presente decreto svolte in concomitanza di celebrazioni, ricorrenze o campagne di sensibilizzazione alle condizioni e nel rispetto degli adempimenti ivi previsti..” Art. 6. Titoli di accesso per gli intrattenimenti e le altre attività soggette ad imposta 1 . L’articolo 6 del decreto del Presidente della Repubblica 26 ottobre 1972, n. 640, è sostituito dal seguente: ”Art. 6 (Titoli di accesso per gli intrattenimenti e le altre attività soggette ad imposta). - 1. Gli esercenti e gli altri soggetti d’imposta hanno l’obbligo di consegnare a ciascun partecipante o spettatore, all’atto del pagamento del prezzo, un titolo di accesso rilasciato mediante misuratori fiscali, conformi al modello approvato dal Ministero delle finanze, ovvero mediante biglietterie automatizzate già in servizio, purchè conformi alle caratteristiche degli apparecchi misuratori fiscali previsti dalla legge 26 gennaio 1983, n. 18. 2. Il Ministero delle finanze, con proprio decreto, in considerazione di particolari condizioni dell’intrattenimento può autorizzare l’uso di speciali apparecchiature di distribuzione dei titoli di accesso aventi anche caratteristiche diverse da quelle previste dal comma 1. La richiesta può essere inoltrata dai produttori delle apparecchiature o dai titolari dei locali dove debbono essere installate. 3. I titoli di accesso possono essere emessi mediante sistemi elettronici centralizzati gestiti anche da terzi; il Ministero delle finanze con proprio decreto stabilisce i criteri e le modalità per l’applicazione dell’imposta relativamente ai titoli di accesso emessi mediante sistemi elettronici centralizzati, nonché per i relativi controlli..” Art. 7. Abbonamenti 1 . Nel decreto del Presidente della Repubblica 26 ottobre 1972, n. 640, dopo l’articolo 6 è inserito il seguente: ”Art. 6-bis (Abbonamenti). - 1. Per le prestazioni rese in abbonamento la base imponibile è pari all’importo complessivo diviso per il numero delle prestazioni od attività cui l’abbonamento stesso dà diritto e il tributo è liquidato su ciascuna rendicontazione d’incasso. 2. Sono ammessi abbonamenti anche per attività organizzate da più soggetti in diversi locali. 3. Con decreto del Ministero delle finanze sono emanate le disposizioni di attuazione del presente articolo..” 270

Art. 8. Imponibili medi 1 . L’articolo 14 del decreto del Presidente della Repubblica 26 ottobre 1972, n. 640, è sostituito dal seguente: ”Art. 14 (Imponibili medi). - 1. L’imposta si applica su imponibili determinati a norma del comma 2: a) per le esecuzioni musicali non dal vivo e senza altre prestazioni sostitutive ed accessorie obbligatoriamente imposte ai partecipanti, effettuate in pubblici esercizi; b) per le attività di minima importanza e per quelle soggette ad imposta svolte congiuntamente ad altre che non vi sono soggette. 2. Per i soggetti che esercitano le attività di cui alla lettera a) del comma 1, la base imponibile è determinata nella misura del 50 per cento dei proventi conseguiti. Per quelli che esercitano le attività di cui alla lettera b) del comma 1, la base imponibile è costituita dal 50 per cento dei proventi conseguiti, semprechè i ricavi dell’anno solare precedente siano ammontati ad un importo non superiore a cinquantamilionidilire. 3. È data facoltà di optare per la determinazione dell’imponibile in via ordinaria..” Art. 9. Apparecchi da divertimento e intrattenimento 1 . Nel decreto del Presidente della Repubblica 26 ottobre 1972, n. 640, dopo l’articolo 14 è inserito il seguente: ”Art. 14-bis (Apparecchi da divertimento e intrattenimento). - 1. Per gli apparecchi da divertimento e intrattenimento, con esclusione degli apparecchi meccanici, l’imposta è assolta attraverso l’acquisto di schede magnetiche a deconto, o strumenti similari, da inserire negli apparecchi stessi. 2. Le schede di cui al comma 1, contenenti il codice identificativo dell’esercente o gestore e distribuite dall’ufficio accertatore, debbono essere conformi al modello approvato con decreto del Ministero delle finanze, che ne stabilisce anche le modalità di utilizzo. 3. Per gli apparecchi meccanici, la base imponibile è stabilita forfettariamente con decreto del Ministero delle finanze, in relazione alle caratteristiche tecniche degli apparecchi medesimi..” Art. 10. Semplificazione degli adempimenti dei contribuenti 1 . L’articolo 15 del decreto del Presidente della Repubblica 26 ottobre 1972, n. 640, è sostituito dal seguente: ”Art. 15 (Semplificazione degli adempimenti dei contribuenti). - 1. Per quanto riguarda gli adempimenti contabili previsti per i soggetti d’imposta di cui all’articolo 2, nonché per le modalità ed i termini di pagamento dell’imposta liquidata ai sensi degli articoli precedenti si applica l’articolo 3, comma 136, della legge 23 dicembre 1996, n. 662..” Art. 11. Concessione del servizio 1 . All’articolo 17 del decreto del Presidente della Repubblica 26 ottobre 1972, n. 640, sono apportate le seguenti modificazioni: a) nel comma 1, dopo la parola: “decreto” sono inserite le seguenti: “di concerto con il Ministero del tesoro, del bilancio e della programmazione economica”; b) nel comma 2, è aggiunto, in fine, il seguente periodo: “Annualmente il Ministero delle finanze provvede alla relativa regolazione contabile”. 2 . La convenzione con il concessionario di cui all’articolo 17 del decreto del Presidente della Repubblica 26 ottobre 1972, n. 640, è prorogata sino al 31 dicembre 1999, ferme restando le percentuali di aggio fissate per il 1997 e con esclusione di qualunque procedura di adeguamento delle medesime. Alla Società italiana degli autori e degli editori possono essere affidate, anche in costanza della convenzione prevista dall’articolo 17 del decreto del Presidente della Repubblica 26 ottobre 1972, n. 640, nel rispetto della normativa vigente, attività di controllo, accertamento e riscossione di entrate erariali e locali diverse dall’imposta sugli intrattenimenti. Art. 12. V i g i l a n z a 1 . La lettera c) del comma 1 dell’articolo 18 del decreto del Presidente della Repubblica 26 ottobre 1972, n. 640, è sostituita dalla seguente: ” c) al personale del concessionario di cui all’articolo 17, con rapporto professionale esclusivo, 271

previamente individuato in base al possesso di una adeguata qualificazione e inserito in apposito elenco comunicato al Ministero delle finanze..” Art. 13. Dichiarazione di effettuazione di attività 1 . L’articolo 19 del decreto del Presidente della Repubblica 26 ottobre 1972, n. 640, è sostituito dal seguente: ”Art. 19 (Dichiarazione di effettuazione di attività). - 1. Gli esercenti e gli organizzatori degli intrattenimenti e delle altre attività soggette ad imposta sugli intrattenimenti debbono produrre al competente ufficio accertatore, nei casi in cui è obbligatoria la licenza di pubblica sicurezza, di cui agli articoli 68 e 69 del testo unico delle leggi di pubblica sicurezza, approvato con regio decreto 18 giugno 1931, n. 773, preventiva dichiarazione personale relativa al possesso della suddetta licenza. I soggetti che presentano la dichiarazione, su richiesta del predetto ufficio, prestano idonea garanzia diretta ad assicurare il regolare pagamento dell’imposta presumibilmente dovuta..” Art. 14. Titoli di ingresso a riduzione 1 . Nell’articolo 20 del decreto del Presidente della Repubblica 26 ottobre 1972, n. 640, dopo il primo comma, è aggiunto in fine il seguente: “Per i titoli di accesso venduti a prezzo ridotto a favore di categorie di partecipanti determinate dall’organizzatore, l’imposta è commisurata al prezzo pagato in misura ridotta.”. Art. 15. Titoli di accesso gratuiti 1 . L’articolo 26 del decreto del Presidente della Repubblica 26 ottobre 1972, n. 640, è sostituito dal seguente: ”Art. 26 (Titoli di accesso gratuiti). - 1. Per le attività previste dal presente decreto che si svolgono con carattere periodico, le tessere nominative permanenti ed i titoli di accesso gratuiti non sono soggetti all’imposta nel limite del 5 per cento della capienza del locale, ragguagliato a ciascuna categoria di posti. 2. Per le attività a carattere non periodico, non sono soggetti all’imposta i titoli di accesso gratuiti limitamente al 2 per cento dei posti di ciascuna categoria di cui il locale dispone. 3. Per i luoghi, ove si svolgono gli intrattenimenti o le altre attività, senza una capienza determinata le percentuali di cui ai precedenti commi vengono calcolate giornalmente sui titoli di accesso a pagamento esitati. 4. Per i titoli di accesso gratuiti concessi oltre i limiti di cui ai commi precedenti l’imposta è dovuta in relazione ai prezzi stabiliti per la corrispondente categoria di titoli di accesso a pagamento. 5. Nelle percentuali e nei quantitativi di cui ai commi precedenti non vanno computate le tessere e i titoli di accesso rilasciati alle autorità investite, a norma delle vigenti disposizioni, di particolari funzioni o compiti di istituto..” Art. 16. Termini di decadenza - Rimborsi 1 . L’articolo 40 del decreto del Presidente della Repubblica 26 ottobre 1972, n. 640, è sostituito dal seguente: ”Art. 40 (Termini di decadenza - Rimborsi) . - 1. L’accertamento del tributo e delle violazioni e l’irrogazione delle sanzioni debbono avvenire, a pena di decadenza, nel termine di cinque anni dal giorno nel quale è stata commessa la violazione. 2. Entro cinque anni dal giorno in cui è stato effettuato il pagamento, il contribuente può chiedere, a pena di decadenza, la restituzione delle imposte erroneamente od indebitamente pagate..” Titolo II Disposizioni in materia di imposta sul valore aggiunto Art. 17. Modifiche al regime I.V.A. per il settore degli intrattenimenti e dei giochi 1 . Il sesto comma dell’articolo 74 del decreto del Presidente della Repubblica 26 ottobre 1972, n. 633, èsostituitodalseguente: ”Per gli intrattenimenti, i giochi e le altre attività di cui alla tariffa allegata al decreto del Presidente della Repubblica 26 ottobre 1972, n. 640, l’imposta si applica sulla stessa base imponibile dell’imposta sugli intrattenimenti ed è riscossa con le stesse modalità stabilite per quest’ultima. La detrazione di cui all’articolo 19 è forfettizzata in misura pari al cinquanta per cento dell’imposta relativa alle operazioni imponibili. Se nell’esercizio delle attività incluse nella tariffa vengono effettuate anche prestazioni di 272

sponsorizzazione e cessioni o concessioni di diritti di ripresa televisiva e di trasmissione radiofonica, comunque connesse alle attività di cui alla tariffa stessa, l’imposta si applica con le predette modalità ma la detrazione è forfettizzata in misura pari ad un decimo per le operazioni di sponsorizzazione ed in misura pari ad un terzo per le cessioni o concessioni di ripresa televisiva e di trasmissione radiofonica. I soggetti che svolgono le attività incluse nella tariffa sono esonerati dall’obbligo di fatturazione, tranne che per le prestazioni di sponsorizzazione, per le cessioni o concessioni di diritti di ripresa televisiva e di trasmissione radiofonica e per le prestazioni pubblicitarie; sono altresì esonerati dagli obblighi di registrazione e dichiarazione, salvo quanto stabilito dall’articolo 25; per il contenzioso si applica la disciplina stabilita per l’imposta sugli intrattenimenti. Le singole imprese hanno la facoltà di optare per l’applicazione dell’imposta nei modi ordinari dandone comunicazione al concessionario di cui all’articolo 17 del decreto del Presidente della Repubblica 26 ottobre 1972, n. 640, competente in relazione al proprio domicilio fiscale, prima dell’inizio dell’anno solare ed all’ufficio delle entrate secondo le disposizioni del decreto del Presidente della Repubblica 10 novembre 1997, n. 442; l’opzione ha effetto fino a quando non è revocata ed è comunque vincolante per un quinquennio.”. Art. 18. Regime I.V.A. per le attività spettacolistiche 1 . Dopo l’articolo 74-ter del decreto del Presidente della Repubblica 26 ottobre 1972, n. 633, è inserito il seguente: ”Art. 74-quater (Disposizioni per le attività spettacolistiche) . - 1. Le prestazioni di servizi indicate nella tabella C allegata al presente decreto, incluse le operazioni ad esse accessorie, salvo quanto stabilito al comma 5, si considerano effettuate nel momento in cui ha inizio l’esecuzione delle manifestazioni, ad eccezione delle operazioni eseguite in abbonamento per le quali l’imposta è dovuta all’atto del pagamento del corrispettivo. 2. Per le operazioni di cui al comma 1 le imprese assolvono gli obblighi di certificazione dei corrispettivi con il rilascio di un titolo di accesso emesso mediante apparecchi misuratori fiscali ovvero mediante biglietterie automatizzate nel rispetto della disciplina di cui alla legge 26 gennaio 1983, n. 18,esuccessivemodificazionieintegrazioni. 3. Il partecipante deve conservare il titolo di accesso per tutto il tempo in cui si trattiene nel luogo in cui si svolge la manifestazione spettacolistica. Dal titolo di accesso deve risultare la natura dell’attività spettacolistica, la data e l’ora dell’evento, la tipologia, il prezzo ed ogni altro elemento identificativo delle attività di spettacolo e di quelle ad esso accessorie. I titoli di accesso possono essere emessi mediante sistemi elettronici centralizzati gestiti anche da terzi. Il Ministero delle finanze con proprio decreto stabilisce le caratteristiche tecniche, i criteri e le modalità per l’emissione dei titoli di accesso. 4. Per le attività di cui alla tabella C organizzate in modo saltuario od occasionale, deve essere data preventiva comunicazione delle manifestazioni programmate al concessionario di cui all’articolo 17 del decreto del Presidente della Repubblica 26 ottobre 1972, n. 640, competente in relazione al luogo incuisisvolgelamanifestazione. 5. I soggetti che effettuano spettacoli viaggianti, nonché quelli che svolgono le altre attività di cui alla tabella C allegata al presente decreto che nell’anno solare precedente hanno realizzato un volume di affari non superiore a cinquanta milioni di lire, determinano la base imponibile nella misura del 50 per cento dell’ammontare complessivo dei corrispettivi riscossi, con totale indetraibilità dell’imposta assolta sugli acquisti, con esclusione delle associazioni sportive dilettantistiche, le associazioni proloco e le associazioni senza scopo di lucro che optano per l’applicazione delle disposizioni di cui alla legge 16 dicembre 1991, n. 398. Gli adempimenti contabili previsti per i suddetti soggetti sono disciplinati con regolamento da emanare ai sensi dell’articolo 3, comma 136, della legge 23 dicembre 1996, n. 662. È data facoltà di optare per l’applicazione dell’imposta nei modi ordinari secondo le disposizioni del decreto del Presidente della Repubblica 10 novembre 1997, n. 442; l’opzione ha effetto fino a quando non è revocata ed è comunque vincolante per un quinquennio. 6. Per le attività indicate nella tabella C, nonché per le attività svolte dai soggetti che optano per l’applicazione delle disposizioni di cui alla legge 16 dicembre 1991, n. 398, e per gli intrattenimenti di cui al decreto del Presidente della Repubblica 26 ottobre 1972, n. 640, il concessionario di cui 273

all’articolo 17 del medesimo decreto coopera, ai sensi dell’articolo 52, con gli uffici delle entrate anche attraverso il controllo contestuale delle modalità di svolgimento delle manifestazioni, ivi compresa l’emissione, la vendita e la prevendita dei titoli d’ingresso, nonché delle prestazioni di servizi accessori, al fine di acquisire e reperire elementi utili all’accertamento dell’imposta ed alla repressione delle violazioni procedendo di propria iniziativa o su richiesta dei competenti uffici dell’amministrazione finanziaria alle operazioni di accesso, ispezione e verifica secondo le norme e con le facoltà di cui all’articolo 52, trasmettendo agli uffici stessi i relativi processi verbali di constatazione. Si rendono applicabili le norme di coordinamento di cui all’articolo 63, commi secondo e terzo. Le facoltà di cui all’articolo 52 sono esercitate dal personale del concessionario di cui all’articolo 17 del decreto del Presidente della Repubblica 26 ottobre 1972, n. 640, con rapporto professionale esclusivo, previamente individuato in base al possesso di una adeguata qualificazione e inserito in apposito elenco comunicato al Ministero delle finanze. A tal fine, con decreto del Ministero delle finanze sono stabilite le modalità per la fornitura dei dati tra gli esercenti le manifestazioni spettacolistiche, il Ministero per i beni e le attività culturali il concessionario di cui al predetto articolo 17 del decreto n. 640 del 1972 e l’anagrafe tributaria. Si applicano altresì le disposizioni di cui agli articoli 18, 22 e 37 dello stesso decreto n. 640 del 1972..” 2 . Al decreto del Presidente della Repubblica 26 ottobre 1972, n. 633, è aggiunta, in fine, la tabella C, allegata al presente decreto. Art. 19. Disposizioni di coordinamento 1 . Il numero 123) della tabella A, parte terza, allegata al decreto del Presidente della Repubblica 26 ottobre 1972, n. 633, è sostituito dal seguente: ”123) Spettacoli teatrali di qualsiasi tipo, compresi opere liriche, balletto, prosa, operetta, commedia musicale, rivista; concerti vocali e strumentali; attività circensi e dello spettacolo viaggiante, spettacoli di burattini e marionette ovunque tenuti;.” 2 . Per l’anno 1999 la detrazione forfettizzata dell’imposta sul valore aggiunto di cui all’articolo 74, quinto comma, del decreto del Presidente della Repubblica 26 ottobre 1972, n. 633, continua ad applicarsi nella misura di due terzi dell’imposta relativa alle operazioni imponibili. I versamenti di imposta in eccedenza, determinati a decorrere dal 1 gennaio 1999 con l’applicazione della percentuale di detrazione forfettaria nella misura del cinquanta per cento, possono essere compensati in sede di liquidazioni periodiche successive alla data di entrata in vigore del presente decreto. 3 . Nell’articolo 3 del decreto del Presidente della Repubblica 26 ottobre 1972, n. 633, dopo il quarto comma, è inserito il seguente: “Non costituiscono inoltre prestazioni di servizi le prestazioni relative agli spettacoli ed alle altre attività elencati nella tabella C allegata al presente decreto, rese ai possessori di titoli di accesso, rilasciati per l’ingresso gratuito di persone, limitatamente al contingente e nel rispetto delle modalità di rilascio e di controllo stabiliti ogni quadriennio con decreto del Ministro delle finanze: a) dagli organizzatori di spettacoli, nel limite massimo del 5 per cento dei posti del settore, secondo la capienza del locale o del complesso sportivo ufficialmente riconosciuta dalle competenti autorità; b) dal Comitato olimpico nazionale italiano e federazioni sportive che di esso fanno parte; c) dall’Unione nazionale incremento razze equine; d) dall’Automobile club d’Italia e da altri enti e associazioni a carattere nazionale.”. 4 . All’articolo 36, quarto comma, del decreto del Presidente della Repubblica 26 ottobre 1972, n. 633, le parole: “di cui all’articolo 74, ultimo comma”, sono sostituite dalle seguenti: “di cui all’articolo 74, sesto comma”; nel medesimo comma, sono aggiunte, in fine, le seguenti parole: “e per quelle di cui al comma 5 dell’articolo 74-quater”. Art. 20. Credito di imposta per esercenti sale cinematografiche 1 . Agli esercenti sale cinematografiche è riconosciuto un credito d’imposta in sostituzione degli abbuoni previsti ai fini del versamento dell’imposta sugli spettacoli che non concorre alla 274

formazione del reddito imponibile e può essere compensato ai sensi dell’articolo 17 del decreto legislativo 9 luglio 1997, n. 241. 2 . Con decreto del Ministro delle finanze, di concerto con i Ministri del tesoro, del bilancio e della programmazione economica e per i beni e le attività culturali, sono determinati l’ammontare del credito, le condizioni ed i criteri per la sua concessione, nonché le modalità dei controlli. 3 . All’articolo 17, comma 2, del decreto legislativo 9 luglio 1997, n. 241, dopo la lettera hbis) è aggiunta, in fine, la seguente: ”hter) al credito d’imposta spettante agli esercenti sale cinematografiche..” Art. 21. Norma di copertura a norma dell’articolo 1 comma 1, lettera o), della legge di delega 1 . Nei concorsi pronostici il cui esercizio è riservato al Comitato olimpico nazionale italiano (CONI), la quota destinata allo stesso ente, ai sensi dell’articolo 3, comma 4, della legge 29 dicembre 1988,n. 555, è determinata nella misura del 23 per cento. 2 . Per i concorsi pronostici indicati nel comma 1, l’aliquota dell’imposta unica prevista dalla legge 22 dicembre 1951, n. 1379, è fissata nella misura del 29 per cento della base imponibile. 3 . Il comma 1 dell’articolo 3 della legge 29 dicembre 1988, n. 555, è abrogato. Art. 22. Disposizioni transitorie e finali 1 . Le disposizioni del presente decreto, ad esclusione di quelle recate dall’articolo 11, comma 2, si applicano dal 1 gennaio 2000 e con la medesima decorrenza sono abrogati gli articoli 7, 8, 9, 10, 11, 12, 13, 21, 23, 24, 25, del decreto del Presidente della Repubblica 26 ottobre 1972, n. 640. 2 . Con la medesima decorrenza di cui al comma 1, la tariffa allegata al decreto del Presidente della Repubblica 26 ottobre 1972, n. 640, è sostituita da quella di cui all’allegato A al presente decreto. 3 . I richiami all’imposta sugli spettacoli, di cui al decreto del Presidente della Repubblica 26 ottobre 1972, n. 640, contenuti in altre norme debbono intendersi riferiti all’imposta sugli intrattenimenti disciplinata dal presente decreto legislativo. Il presente decreto, munito del sigillo dello Stato, sarà inserito nella Raccolta ufficiale degli atti normativi della Repubblica italiana. È fatto obbligo a chiunque spetti di osservarlo e di farlo osservare. Annesso A ALLEGATO A Tariffa dell’imposta sugli intrattenimenti

-NOTE:

1 . Gli intrattenimenti diversi da quelli espressamente indicati nella tariffa, ma ad essi analoghi, sono soggetti all’imposta stabilita dalla tariffa stessa per quelli con i quali, per la loro natura, essi hanno maggiore analogia. 2 . Per gli intrattenimenti e le altre attività soggetti ad imposta organizzati congiuntamente ad altri non soggetti oppure costituiti da più attività soggette a tassazione con differenti aliquote, l’imponibile sarà determinato con ripartizione forfettaria degli incassi in proporzione alla durata di ciascuna componente. 3 . Per l’utilizzazione degli apparecchi da divertimento e intrattenimento di cui all’articolo 14-bis, comma 1, l’aliquota è fissata al 6 per cento. Annesso B ALLEGATO B TABELLA C SPETTACOLI ED ALTRE ATTIVITÀ 1) Spettacoli cinematografici e misti di cinema e avanspettacolo, comunque ed ovunque dati al pubblico anche se in circoli e sale private; 2) spettacoli sportivi, di ogni genere, ovunque si svolgono; 3) esecuzioni musicali di qualsiasi genere esclusi i concerti vocali e strumentali, anche se effettuate in discoteche e sale da ballo qualora l’esecuzione di musica dal vivo sia di durata pari o superiore al 50 per cento dell’orario complessivo di apertura al pubblico dell’esercizio, escluse quelle effettuate a mezzo elettrogrammofoni a gettone o a moneta o di apparecchature similari a getttoni o a moneta; 275

lezioni di ballo collettive; corsi mascherati e in costume, rievocazioni storiche, giostre e manifestazioni similari: 4) spettacoli teatrali di qualsiasi tipo, compresi balletto, opere liriche, prosa, operetta, commedia misicale, rivista; concerti vocali strumentali, attività circensi e dello spettalcolo viaggiante, spettacoli di burattini e marionette ovunque tenuti; 5) mostre e fiere campionarie; esposizioni scientifiche, artistiche e industriali, rassegne cinimatografiche riconosciute con decreto del Ministero delle finanze ed altre manifestazioni similari. 6) prestazioni di servizio fornite in locali aperti al pubblico mediante radiodiffusioni circolari, trasmesse in forma codificata; la diffusione radiotelevisiva, anche a domicilio, con accesso condizionato effettuata in forma digitale a mezzo di reti via cavo o via satellite.

DISPOSIZIONI TRBUTARIE PER ASSOCIAZIONI SPORTIVE DILETTANTISTICHE Legge 13 maggio 1999, n. 133 (in SO n. 96/L alla GU 17 maggio 1999, n. 113) Art. 25. Disposizioni tributarie in materia di associazioni sportive dilettantistiche 1. Per le società sportive dilettantistiche comprese quelle non riconosciute dal CONI o dalle Federazioni sportive nazionali purchè riconosciute da enti di promozione sportiva che si avvalgono dell’opzione di cui all’articolo 1 della legge 16 dicembre 1991, n. 398, e successive modificazioni, non concorrono a formare il reddito imponibile, se percepiti in via occasionale e saltuaria, e comunque per un numero complessivo non superiore a due eventi per anno e per un importo non superiore al limite annuo complessivo fissato con decreto del Ministro delle finanze, di concerto con il Ministro del tesoro, del bilancio e della programmazione economica e con l’Autorità di governo competente in materia di sport: a) i proventi realizzati dalle società nello svolgimento di attività commerciali connesse agli scopi istituzionali; b) i proventi realizzati per il tramite di raccolte di fondi effettuate con qualsiasi modalità. 2. A decorrere dal periodo di imposta successivo a quello in corso alla data di entrata in vigore della presente legge, l’importo di lire 100 milioni, fissato dall’articolo 1, comma 1, della legge 16 dicembre 1991, n. 398, come modificato da ultimo con decreto del Presidente del Consiglio dei ministri 10 novembre 1998, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 285 del 5 dicembre 1998, in lire 130.594.000, è elevato a lire 360 milioni (oggi € 250.000 - L 289/2002). 3. All’articolo 2, comma 5, della legge 16 dicembre 1991, n. 398, e successive modificazioni, le parole: “6 per cento” sono sostituite dalle seguenti: “3 per cento”. 4. Le società sportive dilettantistiche comprese quelle non riconosciute dal CONI o dalle Federazioni sportive nazionali purchè riconosciute da enti di promozione sportiva che corrispondono compensi comunque denominati, comprese le indennità di trasferta ed i rimborsi forfettari, per le prestazioni inerenti alla propria attività, devono operare all’atto del pagamento, relativamente alla parte del compenso eccedente la somma di lire 90.000 per ciascuna prestazione e comunque di lire 6.000.000 complessive annue per ciascun percipiente (oggi € 7500 ed è stato abolito il limite giornaliero), una ritenuta a titolo di imposta nella misura fissata dall’articolo 11 del testo unico delle imposte sui redditi, approvato con decreto del Presidente della Repubblica 22 dicembre 1986, n. 917, per il primo scaglione di reddito, maggiorata delle addizionali all’imposta sul reddito delle persone fisiche. Con decreto del Ministro delle finanze possono essere modificati i limiti di importo relativi a ciascuna prestazione e all’ammontare complessivo annuo per ciascun percipiente di cui al primo periodo, in
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relazione alle variazioni del valore medio dell’indice dei prezzi al consumo per le famiglie di operai e impiegati. 5. All’articolo 13-bis, comma 1, del testo unico delle imposte sui redditi, approvato con decreto del Presidente della Repubblica 22 dicembre 1986, n. 917, è aggiunta, in fine, la seguente lettera: “i-ter) le erogazioni liberali in denaro, per un importo complessivo in ciascun periodo di imposta non superiore a un milione di lire (oggi € 1500 – L. 289/2002), in favore delle società sportive dilettantistiche”. 6. All’articolo 91-bis, comma 1, del testo unico delle imposte sui redditi, approvato con decreto del Presidente della Repubblica 22 dicembre 1986, n. 917, sono aggiunte, in fine, le seguenti parole: “,nonchè dell’onere di cui all’articolo 13-bis, comma 1, lettera i-ter), ridotto alla metà”. 7. Con decreto del Ministro delle finanze, da emanare entro trenta giorni dalla data di entrata in vigore della presente legge, ai sensi dell’articolo 17, comma 3, della legge 23 agosto 1988, n. 400, sono stabilite le modalità di attuazione delle disposizioni di cui al presente articolo, anche al fine di realizzare una semplificazione degli adempimenti previsti per i contribuenti in sede di dichiarazione e conservazione documentale, nonchè le procedure di controllo, richiedendo anche la necessaria documentazione di tipo bancario per le operazioni inerenti all’attività istituzionale svolta dalle società sportive dilettantistiche e per i proventi alle stesse corrisposti a qualsiasi titolo, aventi ad oggetto importi non inferiori a lire 100.000 (oggi € 516 – L. 342/2000), in funzione del contenimento del fenomeno dell’evasione fiscale e contributiva. 8. Le disposizioni di cui al comma 7 si applicano a tutti i soggetti che organizzano o promuovono attività sportive senza l’impegno di atleti qualificati professionisti ai sensi delle vigenti disposizioni di legge.

Riconoscimento di persone giuridiche private
DECRETO DEL PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA 10 febbraio 2000, n.361

Regolamento recante norme per la semplificazione dei procedimenti di riconoscimento di persone giuridiche private e di approvazione delle modifiche dell’atto costitutivo e dello statuto (n. 17 dell’allegato 1 della legge 15 marzo 1997, n. 59). Art. 1. Procedimento per l’acquisto della personalita’ giuridica 1. Salvo quanto previsto dagli articoli 7 e 9, le associazioni, le fondazioni e le altre istituzioni di carattere privato acquistano la personalita’ giuridica mediante il riconoscimento determinato dall’iscrizione nel registro delle persone giuridiche, istituito presso le prefetture. 2. La domanda per il riconoscimento di una persona giuridica, sottoscritta dal fondatore ovvero da coloro ai quali e’ conferita la rappresentanza dell’ente, e’ presentata alla prefettura nella cui provincia e’ stabilita la sede dell’ente. Alla domanda i richiedenti allegano copia autentica dell’atto costitutivo e dello statuto. La prefettura rilascia una ricevuta che attesta la data di presentazione della domanda. 3. Ai fini del riconoscimento e’ necessario che siano state soddisfatte le condizioni previste da norme di legge o di regolamento per la costituzione dell’ente, che lo scopo sia possibile e lecito e che il patrimonio risulti adeguato alla realizzazione dello scopo. 4. La consistenza del patrimonio deve essere dimostrata da idonea documentazione allegata alla domanda. 5. Entro il termine di centoventi giorni dalla data di presentazione della domanda il prefetto provvede all’iscrizione. 277

6. Qualora la prefettura ravvisi ragioni ostative all’iscrizione ovvero la necessita’ di integrare la documentazione presentata, entro il termine di cui al comma 5, ne da’ motivata comunicazione ai richiedenti, i quali, nei successivi trenta giorni, possono presentare memorie e documenti. Se, nell’ulteriore termine di trenta giorni, il prefetto non comunica ai richiedenti il motivato diniego ovvero non provvede all’iscrizione, questa si intende negata. 7. Il riconoscimento delle fondazioni istituite per testamento puo’ essere concesso dal prefetto, d’ufficio, in caso di ingiustificata inerzia del soggetto abilitato alla presentazione della domanda. 8. Le prefetture istituiscono il registro di cui al comma 1, entro novanta giorni dalla data di entrata in vigore del presente regolamento. 9. Le prefetture e le regioni provvedono, ai sensi dell’articolo 6 del decreto legislativo 28 agosto 1997, n. 281, ad attivare collegamenti telematici per lo scambio dei dati e delle informazioni. 10. Con decreto del Ministro per i beni e le attivita’ culturali, da adottarsi entro novanta giorni dalla data di entrata in vigore del presente regolamento, sentito il Ministro dell’interno, sono determinati i casi in cui il riconoscimento delle persone giuridiche che operano nelle materie di competenza del Ministero per i beni e le attivita’ culturali e’ subordinato al preventivo parere della stessa amministrazione, da esprimersi nel termine di sessanta giorni dalla richiesta del prefetto. In mancanza del parere il prefetto procede ai sensi dei commi 5 e 6. Art. 2. Modificazioni dello statuto e dell’atto costitutivo 1. Le modificazioni dello statuto e dell’atto costitutivo sono approvate con le modalita’ e nei termini previsti per l’acquisto della personalita’ giuridica dall’articolo 1, salvo i casi di riconoscimento della personalita’ giuridica per atto legislativo. 2. Alla domanda sono allegati i documenti idonei a dimostrare la sussistenza dei requisiti previsti dall’articolo 21, secondo comma, del codice civile. 3. Per le fondazioni, alla domanda e’ allegata la documentazione necessaria a comprovare il rispetto delle disposizioni statutarie inerenti al procedimento di modifica dello statuto. Art. 3. Registro delle persone giuridiche 1. Il registro di cui all’articolo 1, comma 1, consta di due parti, l’una generale e l’altra analitica. 2. Nella prima parte del registro sono iscritte le persone giuridiche con la sola indicazione della loro denominazione. 3. L’iscrizione e’ contrassegnata da un numero d’ordine ed e’ accompagnata dall’indicazione della data, del nome del richiedente, delle pagine riservate nella parte analitica alla stessa persona giuridica e del volume in cui sono contenuti lo statuto e l’atto costitutivo e di quello dove sono raccolte le copie delle deliberazioni e dei provvedimenti iscritti nel registro. Alla fine della parte generale il registro e’ munito di una rubrica alfabetica contenente il nome della persona giuridica, il numero della pagina in cui la stessa e’ iscritta e il riferimento alla parte analitica del registro . 4. Nella seconda parte del registro, distintamente per ogni persona giuridica, sono iscritti tutti gli elementi e i fatti indicati nell’articolo 4. 5. Ad ogni persona giuridica e’ riservato nella seconda parte del registro un intero foglio costituito da due pagine contrapposte. Le iscrizioni successive si fanno nello stesso foglio. Quando il foglio riservato ad una persona giuridica e’ esaurito, le iscrizioni sono fatte in un foglio successivo. La continuazione deve risultare chiaramente dalla pagina esaurita. 6. Il registro, prima di essere posto in uso, deve essere numerato e vidimato in ciascun foglio dal prefetto ovvero da un funzionario da questi delegato con decreto da iscriversi nella prima pagina del registro. Nell’ultima pagina il prefetto indica il numero dei fogli di cui e’ composto il registro. 7. Per ottenere l’iscrizione dei fatti indicati nell’articolo 4, comma 2, il richiedente deve presentare copia autentica in carta libera della deliberazione o del provvedimento da iscrivere. Tali copie restano depositate in prefettura e sono ordinate in volumi muniti di rubrica alfabetica. 8. Il registro e i documenti relativi possono essere esaminati da chiunque ne fa richiesta. La prefettura deve rilasciare gli estratti e i certificati che sono richiesti. 278

9. Agli adempimenti di cui al presente regolamento e’ data attuazione, ove possibile, mediante l’utilizzo dei mezzi telematici previsti dalle norme vigenti. Art. 4. Iscrizioni nel registro 1. Nel registro devono essere indicati la data dell’atto costitutivo, la denominazione, lo scopo, il patrimonio, la durata, qualora sia stata determinata, la sede della persona giuridica e il cognome, il nome e il codice fiscale degli amministratori, con menzione di quelli ai quali e’ attribuita la rappresentanza. 2. Nel registro devono altresi’ essere iscritte le modificazioni dell’atto costitutivo e dello statuto, il trasferimento della sede e l’istituzione di sedi secondarie, la sostituzione degli amministratori, con indicazione di quelli ai quali e’ attribuita la rappresentanza, le deliberazioni di scioglimento, i provvedimenti che ordinano lo scioglimento o accertano l’estinzione, il cognome e nome dei liquidatori e tutti gli altri atti e fatti la cui iscrizione e’ espressamente prevista da norme di legge o di regolamento. Art. 5. Decentramento amministrativo 1. Le funzioni amministrative gia’ attribuite all’autorita’ governativa dalle norme del capo II, titolo II, libro I del codice civile, sono esercitate dalle prefetture ovvero dalle regioni o dalle province autonome competenti. Art. 6. Estinzione della persona giuridica 1. La prefettura, la regione ovvero la provincia autonoma competente accerta, su istanza di qualunque interessato o anche d’ufficio, l’esistenza di una delle cause di estinzione della persona giuridica previste dall’articolo 27 del codice civile e da’ comunicazione della dichiarazione di estinzione agli amministratori e al presidente del tribunale ai fini di cui all’articolo 11 delle disposizioni di attuazione del codice civile. 2. Chiusa la procedura di liquidazione, il presidente del tribunale provvede che ne sia data comunicazione ai competenti uffici per la conseguente cancellazione dell’ente dal registro delle persone giuridiche. Art. 7. Competenze delle regioni e delle province autonome 1. Il riconoscimento delle persone giuridiche private che operano nelle materie attribuite alla competenza delle regioni dall’articolo 14 del decreto del Presidente della Repubblica 24 luglio 1977, n. 616, e le cui finalita’ statutarie si esauriscono nell’ambito di una sola regione, e’ determinato dall’iscrizione nel registro delle persone giuridiche istituito presso la stessa regione. 2. Entro novanta giorni dalla data di entrata in vigore del presente regolamento le regioni a statuto ordinario istituiscono il registro delle persone giuridiche di cui al comma 1. Fino a quando non abbiano provveduto, le regioni applicano le norme del presente regolamento. 3. Le regioni a statuto speciale e le province autonome di Trento e di Bolzano provvedono ad adeguare i rispettivi ordinamenti. Art. 8. Coordinamento con il codice civile e con le norme di attuazione 1. I richiami a norme abrogate dal presente regolamento contenuti nel codice civile e nelle leggi speciali s’intendono riferiti alle corrispondenti disposizioni del regolamento medesimo. Ogni riferimento a competenze dell’autorita’ giudiziaria in tema di acquisto della personalita’ giuridica, di tenuta del registro delle persone giuridiche e di iscrizioni nello stesso s’intende fatto alla prefettura ovvero alla regione o provincia autonoma competenti. 2. Le sanzioni di cui all’articolo 35 del codice civile si applicano alle ipotesi di mancata richiesta di iscrizione nei termini e secondo le modalita’ previste nel presente regolamento.

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Art. 9. Norme speciali 1. Le norme del presente regolamento sono applicabili ai procedimenti di riconoscimento delle associazioni previste dall’articolo 10 della legge 20 maggio 1985, n. 222, fatto salvo quanto disposto dal secondo e terzo comma del medesimo articolo. 2. Nulla e’ innovato nella disciplina degli enti ecclesiastici civilmente riconosciuti, in base alla legge 20 maggio 1985, n. 222, nonche’ degli enti civilmente riconosciuti in base alle leggi di approvazione di intese con le confessioni religiose ai sensi dell’articolo 8, terzo comma, della Costituzione. Nei confronti di tali enti trovano applicazione le disposizioni contenute negli articoli 3 e 4. 3. Sono fatte comunque salve le altre norme speciali derogatorie rispetto alla disciplina delle persone giuridiche di cui al libro I, titolo II, del codice civile, alle relative disposizioni di attuazione e alle norme del presente regolamento. Art. 10. Norme finali e transitorie 1. I compiti spettanti in base alle disposizioni del presente regolamento al prefetto e alle prefetture si intendono riferiti, per le province autonome di Trento e di Bolzano ai commissari di governo e ai rispettivi uffici, e per la regione Valle d’Aosta al presidente della commissione di coordinamento e al suo ufficio. 2. Le amministrazioni dello Stato provvedono, entro novanta giorni dalla data di entrata in vigore del presente regolamento, a trasmettere alle prefetture competenti per territorio gli atti relativi ai procedimenti pendenti, nonche’ quelli concernenti le persone giuridiche private che hanno conseguito il riconoscimento nel vigore della precedente disciplina. 3. Entro il medesimo termine, le cancellerie dei tribunali trasmettono alle prefetture, alle regioni ovvero alle province autonome, secondo le rispettive competenze, gli atti relativi alle persone giuridiche iscritte nel registro. 4. I termini di conclusione di tutti i procedimenti pendenti alla data di entrata in vigore del presente regolamento, nonche’ di quelli relativi a domande presentate nelle more dell’istituzione del registro decorrono dalla data di istituzione del medesimo. 5. Fino al momento dell’effettivo trasferimento dei registri e dei relativi atti alle prefetture, ovvero alle regioni o province autonome, al rilascio dei certificati concernenti le persone giuridiche provvede la cancelleria del tribunale. Art. 11. Abrogazioni 1. Al sensi dell’articolo 20, comma 4, della legge 15 marzo 1997, n. 59, dalla data di entrata in vigore del presente regolamento, sono abrogate le seguenti disposizioni: a) articolo 12 del codice civile; b) articolo 16, terzo comma, del codice civile; c) articolo 27, terzo comma, del codice civile; d) articoli 33 e 34, del codice civile; e) articolo 35, limitatamente alle parole: “dagli articoli 33 e 34, nel termine e secondo le modalita’ stabilite dalle norme di attuazione del codice”; f) articoli 1, 2, 4, 10, 20, secondo comma, 22, 23, 24, 25, 26, 27, 28, 29 e 30 delle disposizioni di attuazione del codice civile e disposizioni transitorie, approvate con regio decreto 30 marzo 1942, n. 318. Art. 12. Entrata in vigore 1. Il presente regolamento entra in vigore il quindicesimo giorno successivo a quello della sua pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica italiana. Il presente decreto, munito del sigillo dello Stato, sara’ inserito nella Raccolta ufficiale degli atti normativi della Repubblica italiana. E’ fatto obbligo a chiunque spetti di osservarlo e di farlo osservare. 280

N O T E: Note alle premesse: • L’art. 87, comma quinto, della Costituzione conferisce al Presidente della Repubblica il potere di promulgare le leggi e di emanare i decreti aventi valore di legge e i regolamenti. • Si riporta il testo dell’art. 20 e dell’allegato 1, n. 17 della legge 15 marzo 1997, n. 59, e successive modificazioni, “Delega al Governo per il conferimento di funzioni e compiti alle regioni ed enti locali, per la riforma della pubblica amministrazione e per la semplificazione amministrativa: “Art. 20. - 1. Il Governo, entro il 31 gennaio di ogni anno, presenta al Parlamento un disegno di legge per la delegificazione di norme concernenti procedimenti amministrativi, anche coinvolgenti amministrazioni centrali, locali o autonome, indicando i criteri per l’esercizio della potesta’ regolamentare nonche’ i procedimenti oggetto della disciplina, salvo quanto previsto alla lettera a) del comma 5. In allegato al disegno di legge e’ presentata una relazione sullo stato di attuazione della semplificazione dei procedimenti amministrativi. 2. In sede di attuazione della delegificazione, il Governo individua, con le modalita’ di cui al decreto legislativo 28 agosto 1997, n. 281, i procedimenti o gli aspetti del procedimento che possono essere autonomamente disciplinati dalle regioni e dagli enti locali. 3. I regolamenti sono emanati con decreto del Presidente della Repubblica, previa deliberazione del Consiglio dei Ministri, su proposta del Presidente del Consiglio dei Ministri - Dipartimento della funzione pubblica, di concerto con il Ministro competente, previa acquisizione del parere delle competenti commissioni parlamentari e del Consiglio di Stato. A tal fine la Presidenza del Consiglio dei Ministri, ove necessario, promuove, anche su richiesta del Ministro competente, riunioni tra le amministrazioni interessate. Decorsi trenta giorni dalla richiesta di parere alle commissioni, i regolamenti possono essere comunque emanati. 4. I regolamenti entrano in vigore il quindicesimo giorno successivo alla data della loro pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica italiana. Con effetto dalla stessa data sono abrogate le norme, anche di legge, regolatrici dei procedimenti. 5. I regolamenti si conformano ai seguenti criteri e princi’pi: a) semplificazione dei procedimenti amministrativi, e di quelli che agli stessi risultano strettamente connessi o strumentali, in modo da ridurre il numero delle fasi procedimentali e delle amministrazioni intervenienti, anche riordinando le competenze degli uffici, accorpando le funzioni per settori omogenei, sopprimendo gli organi che risultino superflui e costituendo centri interservizi dove raggruppare competenze diverse ma confluenti in una unica procedura; b) riduzione dei termini per la conclusione dei procedimenti e uniformazione dei tempi di conclusione previsti per procedimenti tra loro analoghi; c) regolazione uniforme dei procedimenti dello stesso tipo che si svolgono presso diverse amministrazioni o presso diversi uffici della medesima amministrazione; d) riduzione del numero di procedimenti amministrativi e accorpamento dei procedimenti che si riferiscono alla medesima attivita’, anche riunendo in una unica fonte regolamentare, ove cio’ corrisponda ad esigenze di semplificazione e conoscibilita’ normativa, disposizioni provenienti da fonti di rango diverso, ovvero che pretendono particolari procedure, fermo restando l’obbligo di porre in essere le procedure stesse; e) semplificazione e accelerazione delle procedure di spesa e contabili anche mediante adozione ed estensione alle fasi di integrazione dell’efficacia degli atti, di disposizioni analoghe a quelle di cui all’art. 51, comma 2, del decreto legislativo 3 febbraio 1993, n. 29, e successive modificazioni; f) trasferimento ad organi monocratici o ai dirigenti amministrativi di funzioni anche decisionali, che non richiedano, in ragione della loro specificita’, l’esercizio in forma collegiale, e sostituzione degli organi collegiali con conferenze di servizi o con interventi, nei relativi procedimenti, dei soggetti portatori di interessi diffusi; g) individuazione delle responsabilita’ e delle procedure di verifica e controllo; 281

g-bis) soppressione dei procedimenti che risultino non piu’ rispondenti alle finalita’ e agli obiettivi fondamentali definiti dalla legislazione di settore o che risultino in contrasto con i princi’pi generali dell’ordinamento giuridico nazionale o comunitario; g-ter) soppressione dei procedimenti che comportino, per l’amministrazione e per i cittadini, costi piu’ elevati dei benefici conseguibili, anche attraverso la sostituzione dell’attivita’ amministrativa diretta con forme di autoregolamentazione da parte degli interessati; g-quater) adeguamento della disciplina sostanziale e procedimentale dell’attivita’ e degli atti amministrativi ai principi della normativa comunitaria, anche sostituendo al regime concessorio quello autorizzatorio; g-quinquies) soppressione dei procedimenti che derogano alla normativa procedimentale di carattere generale, qualora non sussistano piu’ le ragioni che giustifichino una difforme disciplina settoriale; g-sexies) regolazione, ove possibile, di tutti gli aspetti organizzativi e di tutte le fasi del procedimento; g-septies) adeguamento delle procedure alle nuove tecnologie informatiche; 5-bis. I riferimenti a testi normativi contenuti negli elenchi di procedimenti da semplificare di cui all’allegato 1 alla presente legge e alle leggi di cui al comma 1 del presente articolo si intendono estesi ai successivi provvedimenti di modificazione. 6. I servizi di controllo interno compiono accertamenti sugli effetti prodotti dalle norme contenute nei regolamenti di semplificazione e di accelerazione dei procedimenti amministrativi e possono formulare osservazioni e proporre suggerimenti per la modifica delle norme stesse e per il miglioramento dell’azione amministrativa. 7. Le regioni a statuto ordinario regolano le materie disciplinate dai commi da 1 a 6 nel rispetto dei princi’pi desumibili dalle disposizioni in essi contenute, che costituiscono princi’pi generali dell’ordinamento giuridico. Tali disposizioni operano direttamente nei riguardi delle regioni fino a quando esse non avranno legiferato in materia. Entro due anni dalla data di entrata in vigore della presente legge, le regioni a statuto speciale e le province autonome di Trento e di Bolzano provvedono ad adeguare i rispettivi ordinamenti alle norme fondamentali contenute nella legge medesima. 8. In sede di prima attuazione della presente legge e nel rispetto dei principi, criteri e modalita’ di cui al presente articolo, quali norme generali regolatrici, sono emanati appositi regolamenti ai sensi e per gli effetti dell’art. 17, comma 2, della legge 23 agosto 1988, n. 400, per disciplinare i procedimenti di cui all’allegato 1 alla presente legge, nonche’ le seguenti materie: a) sviluppo e programmazione del sistema universitario, di cui alla legge 7 agosto 1990, n. 245, e successive modificazioni, nonche’ valutazione del medesimo sistema, di cui alla legge 24 dicembre 1993, n. 537, e successive modificazioni; b) composizione e funzioni degli organismi collegiali nazionali e locali di rappresentanza e coordinamento del sistema universitario, prevedendo altresi’ l’istituzione di un Consiglio nazionale degli studenti, eletto dai medesimi, con compiti consultivi e di proposta; c) interventi per il diritto allo studio e contributi universitari. Le norme sono finalizzate a garantire l’accesso agli studi universitari agli studenti capaci e meritevoli privi di mezzi, a ridurre il tasso di abbandono degli studi, a determinare percentuali massime dell’ammontare complessivo della contribuzione a carico degli studenti in rapporto al finanziamento ordinario dello Stato per le universita’, graduando la contribuzione stessa, secondo criteri di equita’, solidarieta’ e progressivita’ in relazione alle condizioni economiche del nucleo familiare, nonche’ a definire parametri e metodologie adeguati per la valutazione delle effettive condizioni economiche dei predetti nuclei. Le norme di cui alla presente lettera sono soggette a revisione biennale, sentite le competenti commissioni parlamentari; d) procedure per il conseguimento del titolo di dottore di ricerca, di cui all’art. 73 del decreto del Presidente della Repubblica 11 luglio 1980, n. 382, e procedimento di approvazione degli atti dei concorsi per ricercatore in deroga all’art. 5, comma 9, della legge 24 dicembre 1993, n. 537; e) procedure per l’accettazione da parte delle universita’ di eredita’, donazioni e legati, prescindendo da ogni autorizzazione preventiva, ministeriale o prefettizia. 282

9. I regolamenti di cui al comma 8, lettere a), b) e c), sono emanati previo parere delle commissioni parlamentari competenti per materia. 10. In attesa dell’entrata in vigore delle norme di cui al comma 8, lettera c), il decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri previsto dall’art. 4 della legge 2 dicembre 1991, n. 390, e’ emanato anche nelle more della costituzione della Consulta nazionale per il diritto agli studi universitari di cui all’art. 6 della medesima legge. 11. Con il disegno di legge di cui al comma 1, il Governo propone annualmente al Parlamento le norme di delega ovvero di delegificazione necessarie alla compilazione di testi unici legislativi o regolamentari, con particolare riferimento alle materie interessate dalla attuazione della presente legge. In sede di prima attuazione della presente legge, il Governo e’ delegato ad emanare, entro il termine di sei mesi decorrenti dalla data di entrata in vigore dei decreti legislativi di cui all’art. 4, norme per la delegificazione delle materie di cui all’art. 4, comma 4, lettera c), non coperte da riserva assoluta di legge, nonche’ testi unici delle leggi che disciplinano i settori di cui al medesimo art. 4, comma 4, lettera c), anche attraverso le necessarie modifiche, integrazioni o abrogazioni di norme, secondo i criteri previsti dagli articoli 14 e 17 e dal presente articolo”. “Allegato 1 (Omissis). 17. Procedimenti di riconoscimento di persone giuridiche private, di approvazione delle modifiche dell’atto costitutivo e dello statuto, di autorizzazione all’acquisto di beni immobili, all’accettazione di atti di liberalita’ da parte di associazioni o fondazioni, nonche’ di donazioni o lasciti in favore di enti: codice civile, articoli 12, 16 e 17; disposizioni attuative del codice civile, articoli 5 e 7; legge 5 giugno 1850, n. 1037, e successive modificazioni; regio-decreto 26 giugno 1864, n. 1817; legge 21 giugno 1896, n. 218, e successive modificazioni; regio-decreto 26 luglio 1896, n. 361, e successive modificazioni; legge 30 aprile 1969, n. 153, art. 65, e successive modificazioni”. • Il titolo II del codice civile reca: “Titolo II DELLE PERSONE GIURIDICHE” Il capo I e capo II del titolo II del codice civile recano: “Capo IDisposizioni generali Capo II Delle associazioni e delle fondazioni”. • Il regio decreto 30 marzo 1942, n. 318, reca: “Disposizioni per l’attuazione del codice civile e disposizioni transitorie”. • Il capo I reca: “Capo I Disposizioni di attuazione”. • La sezione I reca: “Sezione I Disposizioni relative al libro I”. • Il decreto del Presidente della Repubblica 24 luglio 1977, n. 616, reca: “Attuazione della delega di cui all’art. 1 della legge 22 luglio 1975, n. 382”. • Si riporta il testo dell’art. 17, comma 2, della legge 23 agosto 1988, n. 400 (Disciplina dell’attivita’ di Governo e ordinamento della Presidenza del Consiglio dei Ministri): “2. Con decreto del Presidente della Repubblica, previa deliberazione del Consiglio dei Ministri, sentito il Consiglio di Stato, sono emanati i regolamenti per la disciplina delle materie, non coperte da riserva assoluta di legge prevista dalla Costituzione, per le quali le leggi della Repubblica, autorizzando l’esercizio della potesta’ regolamentare del Governo, determinano le norme generali regolatrici della materia e dispongono l’abrogazione delle norme vigenti, con effetto dall’entrata in vigore delle norme regolamentari”. Note all’art. 1: • Si riporta il testo dell’art. 6 del decreto legislativo 28 agosto 1997, n. 281, recante: “Definizione ed ampliamento delle attribuzioni della Conferenza permanente per i rapporti tra lo Stato, le 283

regioni e le province autonome di Trento e Bolzano ed unificazione, per le materie ed i compiti di interesse comune delle regioni, delle province e dei comuni, con la Conferenza Stato-citta’ ed autonomie locali”. “Art. 6 (Scambio di dati e informazioni). - 1. La Conferenza Stato-regioni favorisce l’interscambio di dati ed informazioni sull’attivita’ posta in essere dalle amministrazioni centrali, regionali e delle province autonome di Trento e di Bolzano. 2. La Conferenza Stato-regioni approva protocolli di intesa tra Governo, regioni e province autonome di Trento e di Bolzano, anche ai fini della costituzione di banche dati sulle rispettive attivita’, accessibili sia dallo Stato che dalle regioni e dalle province autonome. Le norme tecniche ed i criteri di sicurezza per l’accesso ai dati ed alle informazioni sono stabiliti di intesa con l’Autorita’ per l’informatica nella pubblica amministrazione. 3. I protocolli di intesa di cui al comma 2 prevedono, altresi’, le modalita’ con le quali le regioni e le province autonome si avvalgono della rete unitaria delle pubbliche amministrazioni e dei servizi di trasporto e di interoperabilita’ messi a disposizione dai gestori, alle condizioni contrattuali previste ai sensi dell’art. 15, comma 1, della legge 15 marzo 1997, n. 59”. Nota all’art. 2: • Si riporta il testo dell’art. 21, secondo comma, del codice civile: “Art. 21 (Deliberazioni dell’assemblea). (Omissis). Per modificare l’atto costitutivo e lo statuto, se in essi non e’ altrimenti disposto, occorrono la presenza di almeno tre quarti degli associati e il voto favorevole della maggioranza dei presenti”. Note all’art. 5: • Il libro I del codice civile reca: “Delle persone e della famiglia”. • Per il titolo del titolo II, capo II, vedi note alle premesse. Note all’art. 6: • Si riporta il testo dell’art. 27 del codice civile, come modificato dal regolamento qui pubblicato. “Art. 27 (Estinzione della persona giuridica). - Oltre che per le cause previste nell’atto costitutivo e nello statuto, la persona giuridica si estingue quando lo scopo e’ stato raggiunto o e’ divenuto impossibile. Le associazioni si estinguono, inoltre, quando tutti gli associati sono venuti a mancare”. • Si riporta il testo dell’art. 11, delle disposizioni di attuazione del codice civile, approvato con regio decreto 30 marzo 1942, n. 318: “Art. 11 (Persone giuridiche pubbliche). - Quando la persona giuridica e’ dichiarata estinta o quando l’associazione e’ sciolta, il presidente del tribunale, su istanza degli amministratori, dei soci, dei creditori, del pubblico ministero o anche di ufficio, nomina uno o piu’ commissari liquidatori, salvo che l’atto costitutivo o lo statuto non preveda una diversa forma di nomina e a questa si proceda entro un mese dal provvedimento. La preventiva designazione dei liquidatori nell’atto costitutivo o nello statuto non ha effetto. Quando lo scioglimento dell’associazione e’ deliberato dall’assemblea, la nomina puo’ essere fatta dall’assemblea medesima con la maggioranza prevista dall’art. 21 del codice. Possono essere nominati liquidatori anche gli amministratori uscenti. In ogni caso la nomina fatta dall’assemblea o nelle forme previste nell’atto costitutivo o nello statuto deve essere comunicata immediatamente al presidente del tribunale”. Nota all’art. 7: • Si riporta il testo dell’art. 14 del citato decreto del Presidente della Repubblica 24 luglio 1977, n. 616: “Art. 14 (Persone giuridiche private). - E’ delegato alle regioni l’esercizio delle funzioni amministrative di organi centrali e periferici dello Stato concernenti le persone giuridiche di cui 284

all’art. 12 del codice civile che operano esclusivamente nelle materie di cui al presente decreto e le cui finalita’ statutarie si esauriscono nell’ambito di una sola regione”. Nota all’art. 8: • Si riporta il testo dell’art. 35 del codice civile, come modificato dal regolamento qui pubblicato: “Art. 35 (Disposizione penale). Gli amministratori e i liquidatori che non richiedono le iscrizioni prescritte sono puniti con la sanzione amministrativa del pagamento di una somma da lire ventimila a lire un milione”. Note all’art. 9: • Si riporta il testo dell’art. 10 della legge 20 maggio 1985, n. 222, recante: “Disposizioni sugli enti e beni ecclesiastici in Italia e per il sostentamento del clero cattolico in servizio nelle diocesi”: “Art. 10. Le associazioni costituite o approvate dall’autorita’ ecclesiastica non riconoscibili a norma dell’articolo precedente, possono essere riconosciute alle condizioni previste dal codice civile. Esse restano in tutto regolate dalle leggi civili, salvi la competenza dell’autorita’ ecclesiastica circa la loro attivita’ di religione o di culto di poteri della medesima in ordine agli organi statutari. In ogni caso e’ applicabile l’art. 3 delle presenti norme”. • Si riporta il testo dell’art. 8, terzo comma, della Costituzione: “I loro rapporti con lo Stato sono regolati per legge sulla base di intese con le relative rappresentanze”. • Per il titolo del libro I, capo II, del codice civile vedi note all’art. 5. Note all’art. 11: • Per il testo dell’art. 20 della legge 15 marzo 1997, n. 59, vedi nelle note alle premesse. • Si riporta il testo dell’art. 16 del codice civile, come modificato del regolamento qui pubblicato: “Art. 16 (Atto costitutivo e statuto. Modificazioni). - L’atto costitutivo e lo statuto devono contenere la denominazione dell’ente, l’indicazione dello scopo, del patrimonio e della sede, nonche’ le norme sull’ordinamento e sull’amministrazione. Devono anche determinare, quando trattasi di associazioni, i diritti e gli obblighi degli associati e le condizioni della loro ammissione, quando trattasi di fondazioni, i criteri e le modalita’ di erogazione delle rendite. L’atto costitutivo e lo statuto possono inoltre contenere le norme relative alla estinzione dell’ente e alla devoluzione del patrimonio, e, per le fondazioni, anche quelle relative alla loro trasformazione”. • Si riporta il testo dell’art. 20 delle disposizioni di attuazione del codice civile e disposizioni transitorie, approvate con regio decreto 30 marzo 1942, n. 318, come modificato dal regolamento qui pubblicato: “Art. 20. - Chiusa la liquidazione, il presidente del tribunale ordina la cancellazione dell’ente dal registro delle persone giuridiche”.

Disciplina delle associazioni di promozione sociale
Legge 7/12/2000 n. 383
(Pubblicata in Gazzetta Ufficiale del 27 dicembre 2000, n. 300)
Capo I DISPOSIZIONI GENERALI

Art.1. (Finalità e oggetto della legge) 1. La Repubblica riconosce il valore sociale dell’associazionismo liberamente costituito e delle sue molteplici attivita’ come espressione di partecipazione, solidarieta’ e pluralismo; ne promuove lo sviluppo in tutte le sue articolazioni territoriali, nella salvaguardia della sua autonomia; favorisce il suo apporto originale al conseguimento di finalita’ di carattere sociale, civile, culturale e di ricerca
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etica e spirituale. 2. La presente legge, in attuazione degli articoli 2, 3, secondo comma, 4, secondo comma, 9 e 18 della Costituzione, detta princi’pi fondamentali e norme per la valorizzazione dell’associazionismo di promozione sociale e stabilisce i princi’pi cui le regioni e le province autonome devono attenersi nel disciplinare i rapporti fra le istituzioni pubbliche e le associazioni di promozione sociale nonche’ i criteri cui debbono uniformarsi le amministrazioni statali e gli enti locali nei medesimi rapporti. 3. La presente legge ha, altresi’, lo scopo di favorire il formarsi di nuove realta’ associative e di consolidare e rafforzare quelle gia’ esistenti che rispondono agli obiettivi di cui al presente articolo. Art.2. (Associazioni di promozione sociale) 1. Sono considerate associazioni di promozione sociale le associazioni riconosciute e non riconosciute, i movimenti, i gruppi e i loro coordinamenti o federazioni costituiti al fine di svolgere attivita’ di utilita’ sociale a favore di associati o di terzi, senza finalita’ di lucro e nel pieno rispetto dellaliberta’edignita’degliassociati. 2. Non sono considerate associazioni di promozione sociale, ai fini e per gli effetti della presente legge, i partiti politici, le organizzazioni sindacali, le associazioni dei datori di lavoro, le associazioni professionali e di categoria e tutte le associazioni che hanno come finalita’ la tutela esclusivadiinteressieconomicidegliassociati. 3. Non costituiscono altresi’ associazioni di promozione sociale i circoli privati e le associazioni comunque denominate che dispongono limitazioni con riferimento alle condizioni economiche e discriminazioni di qualsiasi natura in relazione all’ammissione degli associati o prevedono il diritto di trasferimento, a qualsiasi titolo, della quota associativa o che, infine, collegano, in qualsiasi forma, la partecipazione sociale alla titolarita’ di azioni o quote di natura patrimoniale. Art.3. (Atto costitutivo e statuto)
Le associazioni di promozione sociale si costituiscono con atto scritto nel quale deve tra l’altro essere indicata la sede legale. Nello statuto devono essere espressamente previsti: a) la denominazione; b) l’oggetto sociale; c) l ’attribuzione della rappresentanza legale dell’associazione; d) l’assenza di fini di lucro e la previsione che i proventi delle attivita’ non possono, in nessun caso, essere divisi fra gli associati, anche in forme indirette; e) l’obbligo di reinvestire l’eventuale avanzo di gestione a favore di attivita’ istituzionali statutariamente previste; f) le norme sull’ordinamento interno ispirato a principi di democrazia e di uguaglianza dei diritti di tutti gli associati, con la previsione dell’elettivita’ delle cariche associative. In relazione alla particolare natura di talune associazioni, il Ministro per la solidarieta’ sociale, sentito l’Osservatorio nazionale di cui all’articolo11,puo’consentirederogheallapresentedisposizione; g) i criteri per l’ammissione e l’esclusione degli associati e di loro diritti e obblighi; h) l’obbligo di redazione di rendiconti economico-finanziari, nonche’ le modalita’ di approvazione degli stessi da parte degli organi statutari; i) le modalita’discioglimento dell’associazione; l) l’obbligo di devoluzione del patrimonio residuo in caso di scioglimento, cessazione o estinzione, dopo la liquidazione, a fini di utilita’ sociale.

Art. 4. (Risorse economiche) 1. Le associazioni di promozione sociale traggono le risorse economiche per il loro funzionamento eperlosvolgimentodelleloroattivita’da: a) quote e contributi degli associati; b) eredita’, donazioni e legati; c) contributi dello Stato, delle regioni, di enti locali, di enti o di istituzioni pubblici, anche finalizzati al sostegno di specifici e documentati programmi realizzati nell’ambito dei fini statutari; 286

d) contributi dell’Unione europea e di organismi internazionali; e) entrate derivanti da prestazioni di servizi convenzionati; f) proventi delle cessioni di beni e servizi agli associati e a terzi, anche attraverso lo svolgimento di attivita’ economiche di natura commerciale, artigianale o agricola, svolte in maniera ausiliaria e sussidiaria e comunque finalizzate al raggiungimento degli obiettivi istituzionali; g) erogazioni liberali degli associati e dei terzi; h) entrate derivanti da iniziative promozionali finalizzate al proprio finanziamento, quali feste e sottoscrizioni anche a premi; i) altre entrate compatibili con le finalita’ sociali dell’associazionismo di promozione sociale. 2. Le associazioni di promozione sociale sono tenute per almeno tre anni alla conservazione della documentazione, con l’indicazione dei soggetti eroganti, relativa alle risorse economiche di cui al comma 1, lettere b), c), d), e), nonche’, per le risorse economiche di cui alla lettera g), della documentazione relativa alle erogazioni liberali se finalizzate alle detrazioni di imposta e alle deduzioni dal reddito imponibile di cui all’articolo 22. Art. 5. (Donazioni ed eredita’) 1. Le associazioni di promozione sociale prive di personalita’ giuridica possono ricevere donazioni e, con beneficio di inventario, lasciti testamentari, con l’obbligo di destinare i beni ricevuti e le loro rendite al conseguimento delle finalita’ previste dall’atto costitutivo e dallo statuto. 2. I beni pervenuti ai sensi del comma 1 sono intestati alle associazioni. Ai fini delle trascrizioni dei relativi acquisti si applicano gli articoli 2659 e 2660 del codice civile. Art. 6. (Rappresentanza) 1. Le associazioni di promozione sociale anche non riconosciute sono rappresentate in giudizio dai soggetti ai quali, secondo lo statuto, e’ conferita la rappresentanza legale. 2. Per le obbligazioni assunte dalle persone che rappresentano l’associazione di promozione sociale i terzi creditori devono far valere i loro diritti sul patrimonio dell’associazione medesima e, solo in via sussidiaria, possono rivalersi nei confronti delle persone che hanno agito in nome e per conto dell’associazione.
Capo II REGISTRI E OSSERVATORI DELL’ASSOCIAZIONISMO

Sezione I Registri nazionale, regionali e provinciali Art. 7. (Registri) 1. Presso la Presidenza del Consiglio dei Ministri - Dipartimento per gli affari sociali e’ istituito un registro nazionale al quale possono iscriversi, ai fini dell’applicazione della presente legge, le associazioni di promozione sociale a carattere nazionale in possesso dei requisiti di cui all’articolo 2, costituite ed operanti da almeno un anno. Alla tenuta del registro si provvede con le ordinarie risorse finanziarie, umane e strumentali del Dipartimento per gli affari sociali. 2. Per associazioni di promozione sociale a carattere nazionale si intendono quelle che svolgono attivita’ in almeno cinque regioni ed in almeno venti province del territorio nazionale. 3. L’iscrizione nel registro nazionale delle associazioni a carattere nazionale comporta il diritto di automatica iscrizione nel registro medesimo dei relativi livelli di organizzazione territoriale e dei circoli affiliati, mantenendo a tali soggetti i benefici connessi alla iscrizione nei registri di cui al comma 4. 4. Le regioni e le province autonome di Trento e di Bolzano istituiscono, rispettivamente, registri su scala regionale e provinciale, cui possono iscriversi tutte le associazioni in possesso dei requisiti di cui all’articolo 2, che svolgono attivita’, rispettivamente, in ambito regionale o provinciale.
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Art. 8. (Disciplina del procedimento per le iscrizioni ai registri nazionale, regionali e provinciali) 1. Il Ministro per la solidarieta’ sociale, entro centoventi giorni dalla data di entrata in vigore della presente legge, emana un apposito regolamento (D.M. 14/11/2001 n° 471 – G.U. n° 21 del 25/1/2001) che disciplina il procedimento per l’emanazione dei provvedimenti di iscrizione e di cancellazione delle associazioni a carattere nazionale nel registro nazionale di cui all’articolo 7, comma 1, e la periodica revisione dello stesso, nel rispetto della legge 7 agosto 1990, n. 241. 2. Le regioni e le province autonome di Trento e di Bolzano disciplinano con proprie leggi, entro centottanta giorni dalla data di entrata in vigore della presente legge, l’istituzione dei registri di cui all’articolo 7, comma 4, i procedimenti per l’emanazione dei provvedimenti di iscrizione e di cancellazione delle associazioni che svolgono attivita’ in ambito regionale o provinciale nel registro regionale o provinciale nonche’ la periodica revisione dei registri regionali e provinciali, nel rispetto dei princi’pi della legge 7 agosto 1990, n. 241. Le regioni e le province autonome trasmettono altresi’ annualmente copia aggiornata dei registri all’Osservatorio nazionale di cui all’articolo11. 3. Il regolamento di cui al comma 1 e le leggi regionali e provinciali di cui al comma 2 devono prevedere un termine per la conclusione del procedimento e possono stabilire che, decorso inutilmente il termine prefissato, l’iscrizione si intenda assentita. 4. L’iscrizione nei registri e’ condizione necessaria per stipulare le convenzioni e per usufruire dei benefici previsti dalla presente legge e dalle leggi regionali e provinciali di cui al comma 2. Art. 9. (Atti soggetti ad iscrizione nei registri) 1. Nei registri di cui all’articolo 7 devono risultare l’atto costitutivo, lo statuto, la sede dell’associazioneel’ambitoterritorialediattivita’. 2. Nei registri devono essere iscritti altresi’ le modificazioni dell’atto costitutivo e dello statuto, il trasferimento della sede, le deliberazioni di scioglimento. Art.10. (Ricorsi avverso i provvedimenti relativi alle iscrizioni e alle cancellazioni) 1. Avverso i provvedimenti di rifiuto di iscrizione e avverso i provvedimenti di cancellazione e’ ammesso ricorso in via amministrativa, nel caso si tratti di associazioni a carattere nazionale, al Ministro per la solidarieta’ sociale, che decide previa acquisizione del parere vincolante dell’Osservatorio nazionale di cui all’articolo 11; nel caso si tratti di associazioni che operano in ambito regionale o nell’ambito delle province autonome di Trento e di Bolzano, al presidente della giunta regionale o provinciale, previa acquisizione del parere vincolante dell’osservatorio regionale previsto dall’articolo 14. 2. Avverso i provvedimenti di rifiuto di iscrizione e avverso i provvedimenti di cancellazione e’ ammesso, in ogni caso, entro sessanta giorni, ricorso al tribunale amministrativo regionale competente, che decide, in camera di consiglio, nel termine di trenta giorni dalla scadenza del termine per il deposito del ricorso, sentiti i difensori delle parti che ne abbiano fatto richiesta. La decisione del tribunale e’ appellabile, entro trenta giorni dalla sua notifica, al Consiglio di Stato, il q
Capo II REGISTRI E OSSERVATORI Sezione II Osservatorio nazionale e osservatori regionali dell’associazionismo Art. 11. (Istituzione e composizione dell’Osservatorio nazionale) 1. In sede di prima attuazione della presente legge, con decreto del Presidente del Consiglio dei ministri, su proposta del Ministro per la solidarieta’ sociale, e’ istituito l’Osservatorio nazionale dell’associazionismo, di seguito denominato “Osservatorio”, presieduto dal Ministro per la solidarieta’ sociale, composto da 26 membri, di cui 10 rappresentanti delle associazioni a carattere nazionale maggiormente rappresentative, 10 rappresentanti estratti a sorte tra i nominativi indicati daaltreassociazionie6esperti. 288

2. Le associazioni di cui al comma 1 devono essere iscritte nei registri ai rispettivi livelli. 3. L’Osservatorio elegge un vicepresidente tra i suoi componenti di espressione delle associazioni. 4. L’Osservatorio si riunisce al massimo otto volte l’anno, dura in carica tre anni ed i suoi componenti non possono essere nominati per piu’ di due mandati. 5. Per il funzionamento dell’Osservatorio e’ autorizzata la spesa massima di lire 225 milioni per il 2000 e di lire 450 milioni annue a decorrere dal 2001. 6. Entro tre anni dalla data di entrata in vigore della presente legge, il Ministro per la solidarieta’ sociale, sentite le Commissioni parlamentari competenti, emana un regolamento per disciplinare le modalita’ di elezione dei membri dell’Osservatorio nazionale da parte delle associazioni di promozione sociale iscritte nei registri nazionale e regionali. 7. Alle attivita’ di segreteria connesse al funzionamento dell’Osservatorio si provvede con le ordinarie risorse finanziarie, umane e strumentali del Dipartimento per gli affari sociali. Art. 12. (Funzionamento e attribuzioni) 1. Per lo svolgimento dei suoi compiti l’Osservatorio, che ha sede presso il Dipartimento per gli affari sociali, adotta un apposito regolamento entro sessanta giorni dall’insediamento. 2. Con regolamento, approvato con decreto del Presidente del Consiglio dei ministri ai sensi della legge 23 agosto 1988, n. 400, entro sessanta giorni dalla data di entrata in vigore della presente legge, sono disciplinati le procedure per la gestione delle risorse assegnate all’Osservatorio e i rapporti tra l’Osservatorio e il Dipartimento per gli affari sociali. 3.All’Osservatorio sono assegnate le seguenti competenze: a) assistenza alla Presidenza del Consiglio dei ministri - Dipartimento per gli affari sociali, nella tenuta e nell’aggiornamento del registro nazionale; b) promozione di studi e ricerche sull’associazionismo in Italia e all’estero; c) pubblicazione di un rapporto biennale sull’andamento del fenomeno associativo e sullo stato di attuazione della normativa europea, nazionale e regionale sull’associazionismo; d) sostegno delle iniziative di formazione e di aggiornamento per lo svolgimento delle attivita’ associative nonche’ di progetti di informatizzazione e di banche dati nei settori disciplinati dalla presente legge; e) pubblicazione di un bollettino periodico di informazione e promozione di altre iniziative volte alla diffusione della conoscenza dell’associazionismo, al fine di valorizzarne il ruolo di promozione civile e sociale; f) approvazione di progetti sperimentali elaborati, anche in collaborazione con gli enti locali, dalle associazioni iscritte nei registri di cui all’articolo 7 per fare fronte a particolari emergenze sociali e per favorire l’applicazione di metodologie di intervento particolarmente avanzate; g) promozione di scambi di conoscenze e forme di collaborazione fra le associazioni di promozione sociale italiane e fra queste e le associazioni straniere; h) organizzazione, con cadenza triennale, di una conferenza nazionale sull’associazionismo, alla quale partecipino i soggetti istituzionali e le associazioni interessate; i) esame dei messaggi di utilita’ sociale redatti dalle associazioni iscritte nei registri di cui all’articolo 7, loro determinazione e trasmissione alla Presidenza del Consiglio dei ministri. 4. Per lo svolgimento dei propri compiti l’Osservatorio si avvale delle risorse umane e strumentali messe a disposizione dal Dipartimento per gli affari sociali. 5. Per gli oneri derivanti dall’attuazione del presente articolo e’ autorizzata la spesa massima di lire 745 milioni per il 2000 e di lire 1.490 milioni annue a decorrere dal 2001. Art. 13. (Fondo per l’associazionismo) 1. E’ istituito, presso la Presidenza del Consiglio dei ministri - Dipartimento per gli affari sociali, il 289

Fondo per l’associazionismo, finalizzato a sostenere finanziariamente le iniziative ed i progetti di cui alle lettere d) e f) del comma 3 dell’articolo 12. 2. Per il funzionamento del Fondo e’ autorizzata la spesa massima di lire 4.650 milioni per il 2000, 14.500 milioni per il 2001 e 20.000 milioni annue a decorrere dal 2002. Art. 14. (Osservatori regionali) 1. Le regioni istituiscono osservatori regionali per l’associazionismo con funzioni e modalita’ di funzionamento da stabilire con la legge regionale di cui all’articolo 8, comma 2. 2. Per gli oneri derivanti dall’attuazione del presente articolo e dell’articolo 7, comma 4, e’ autorizzata la spesa di lire 150 milioni per il 2000 e di lire 300 milioni annue a decorrere dal 2001. 3. Al riparto delle risorse di cui al comma 2 si provvede con decreto del Ministro per la solidarieta’ sociale, sentita la Conferenza permanente per i rapporti tra lo Stato, le regioni e le province autonome di Trento e di Bolzano. Art. 15. (Collaborazione dell’ISTAT) 1. L’Istituto nazionale di statistica (ISTAT) e’ tenuto a fornire all’Osservatorio adeguata assistenza per l’effettuazione di indagini statistiche a livello nazionale e regionale e a collaborare nelle medesime materie con gli osservatori regionali. 2. Per gli oneri derivanti dall’attuazione del presente articolo e’ autorizzata la spesa di lire 50 milioni per il 2000 e di lire 100 milioni annue a decorrere dal 2001. Art. 16. (Rapporti con l’Osservatorio nazionale per il volontariato) 1. L’Osservatorio svolge la sua attivita’ in collaborazione con l’Osservatorio nazionale per il volontariato di cui all’articolo 12 della legge 11 agosto 1991, n. 266, sulle materie di comune interesse. 2. L’Osservatorio e l’Osservatorio nazionale per il volontariato sono convocati in seduta congiunta almeno una volta all’anno, sotto la presidenza del Ministro per la solidarieta’ sociale o di un suo delegato. 3. Per gli oneri derivanti dall’attuazione del presente articolo e’ autorizzata la spesa massima di lire 50 milioni annue a decorrere dal 2000. Art. 17. (Partecipazione alla composizione del CNEL) 1. L’Osservatorio e l’Osservatorio nazionale per il volontariato designano dieci membri del Consiglio nazionale dell’economia e del lavoro (CNEL), scelti fra le persone indicate dalle associazioni di promozione sociale e dalle organizzazioni di volontariato maggiormente rappresentative. 2. L’alinea del comma 1 dell’articolo 2 della legge 30 dicembre 1986, n. 936, e’ sostituito dal seguente: “Il Consiglio nazionale dell’economia e del lavoro e’ composto di esperti, rappresentanti delle associazioni di promozione sociale e delle organizzazioni di volontariato e rappresentanti delle categorie produttive, in numero di centoventuno, oltre al presidente, secondo la seguente ripartizione:”. 3. All’articolo 2, comma 1, della citata legge n. 936 del 1986, dopo il numero I), e’ inserito il seguente: ”1-bis) dieci rappresentanti delle associazioni di promozione sociale e delle organizzazioni di volontariato dei quali, rispettivamente, cinque designati dall’Osservatorio nazionale dell’associazionismo e cinque designati dall’Osservatorio nazionale per il volontariato;”. 4. All’articolo 4 della citata legge n. 936 del 1986, dopo il comma 2 e’ inserito il seguente: ”2-bis. I rappresentanti delle associazioni di promozione sociale e delle organizzazioni di volontariato sono designati ai sensi delle norme vigenti. Le designazioni sono comunicate al
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PresidentedelConsigliodeiministri”. 5. Per gli oneri derivanti dall’attuazione del presente articolo e’ autorizzata la spesa massima di lire 240 milioni per il 2000 e di lire 482 milioni annue a decorrere dal 2001.
Capo III PRESTAZIONI DEGLI ASSOCIATI, DISCIPLINA FISCALE E AGEVOLAZIONI Sezione I Prestazioni degli associati

Art. 18. (Prestazioni degli associati) 1. Le associazioni di promozione sociale si avvalgono prevalentemente delle attivita’ prestate in forma volontaria, libera e gratuita dai propri associati per il perseguimento dei fini istituzionali. 2. Le associazioni possono, inoltre, in caso di particolare necessita’, assumere lavoratori dipendenti o avvalersi di prestazioni di lavoro autonomo, anche ricorrendo a propri associati. Art. 19. (Flessibilita’ nell’orario di lavoro) 1. Per poter espletare le attivita’ istituzionali svolte anche in base alle convenzioni di cui all’articolo 30, i lavoratori che facciano parte di associazioni iscritte nei registri di cui all’articolo 7 hanno diritto di usufruire delle forme di flessibilita’ dell’orario di lavoro o delle turnazioni previste dai contratti o dagli accordi collettivi, compatibilmente con l’organizzazione aziendale. Sezione II Disciplina fiscale, diritti e altre agevolazioni Art. 20. (Prestazioni in favore dei familiari degli associati) 1. Le cessioni di beni e le prestazioni di servizi rese nei confronti dei familiari conviventi degli associati sono equiparate, ai fini fiscali, a quelle rese agli associati. 2. Per gli oneri derivanti dall’attuazione del presente articolo e’ autorizzata la spesa massima di lire 2.700 milioni per il 2000, lire 5.400 milioni per il 2001 e lire 5.400 milioni a decorrere dal 2002. Art. 21. (Imposta sugli intrattenimenti) 1. In deroga alla disposizione di cui all’articolo 3, comma 3, del decreto del Presidente della Repubblica 26 ottobre 1972, n. 640, come modificato, da ultimo, dal decreto legislativo 26 febbraio 1999, n. 60, le quote e i contributi corrisposti alle associazioni di promozione sociale non concorrono alla formazione della base imponibile, ai fini dell’imposta sugli intrattenimenti. 2. Per gli oneri derivanti dall’attuazione del presente articolo e’ autorizzata la spesa massima di lire 3.500 milioni per il 2001 e lire 3.500 milioni a decorrere dal 2002. Art. 22. (Erogazioni liberali) 1. Al testo unico delle imposte sui redditi, approvato con decreto del Presidente della Repubblica 22 dicembre 1986, n. 917, e successive modificazioni, sono apportate le seguenti modificazioni: a) all’articolo 13-bis: 1) al comma 1, relativo alle detrazioni di imposta per oneri sostenuti, dopo la lettera i-ter) e’ aggiunta la seguente: “i-quater) le erogazioni liberali in denaro, per importo non superiore a 4 milioni di lire, a favore delle associazioni di promozione sociale iscritte nei registri previsti dalle vigenti disposizioni di legge. Si applica l’ultimo periodo della lettera i-bis)”; 2) al comma 3, relativo alla detrazione proporzionale, in capo ai singoli soci di societa’ semplice, afferente gli oneri sostenuti dalla societa’ medesima, le parole: “Per gli oneri di cui alle lettere a), g), h), h-bis), i) ed i-bis)” sono sostituite dalle seguenti: “Per gli oneri di cui alle lettere a), g), h), h-bis), i), i-bis) e i-quater)”; b) all’articolo 65, comma 2, relativo agli oneri di utilita’ sociale deducibili ai fini della determinazione del reddito di impresa, dopo la lettera c-septies) e’ aggiunta la seguente: ”c-octies) le erogazioni liberali in denaro, per importo non superiore a 3 milioni di lire o al 2 per cento del reddito di impresa dichiarato, a favore di associazioni di promozione sociale iscritte nei registri previsti dalle vigenti disposizioni di legge”;
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c) all’articolo 110-bis, comma 1, relativo alle detrazioni di imposta per oneri sostenuti da enti non commerciali, le parole: “oneri indicati alle lettere a), g), h), h-bis), i) ed i-bis) del comma 1 dell’articolo 13-bis” sono sostituite dalle seguenti: “oneri indicati alle lettere a), g), h), h-bis), i), ibis) e i-quater) del comma 1 dell’articolo 13-bis”; d) all’articolo 113, comma 2-bis, relativo alle detrazioni di imposta per oneri sostenuti da societa’ ed enti commerciali non residenti, le parole: “oneri indicati alle lettere a), g), h), h-bis), i) ed i-bis) del comma 1 dell’articolo 13-bis” sono sostituite dalle seguenti: “oneri indicati alle lettere a), g), h), hbis), i), i-bis) e i-quater) del comma 1 dell’articolo 13-bis”; e) all’articolo 114, comma 1-bis, relativo alle detrazioni di imposta per oneri sostenuti dagli enti non commerciali non residenti, le parole: “oneri indicati alle lettere a), g), h), h-bis), i) ed i-bis) del comma 1 dell’articolo 13-bis” sono sostituite dalle seguenti: “oneri indicati alle lettere a), g), h), hbis), i), i-bis) e i-quater) del comma 1 dell’articolo 13-bis”. 2. Per gli oneri derivanti dall’attuazione del presente articolo e’ autorizzata la spesa massima di lire 71.500 milioni per il 2001 e lire 41.000 milioni a decorrere dal 2002. Art. 23. (Tributi locali) 1. Gli enti locali possono deliberare riduzioni sui tributi di propria competenza per le associazioni di promozione sociale, qualora non si trovino in situazioni di dissesto ai sensi del decreto legislativo 25 febbraio 1995, n. 77, e successive modificazioni. Art. 24. (Accesso al credito agevolato e privilegi) 1. Le provvidenze creditizie e fideiussorie previste dalle norme per le cooperative e i loro consorzi sono estese, senza ulteriori oneri per lo Stato, alle associazioni di promozione sociale e alle organizzazioni di volontariato iscritte nei rispettivi registri che, nell’ambito delle convenzioni di cui all’articolo 30, abbiano ottenuto l’approvazione di uno o piu’ progetti di opere e di servizi di interesse pubblico inerenti alle finalita’ istituzionali. 2. I crediti delle associazioni di promozione sociale per i corrispettivi dei servizi prestati e per le cessioni di beni hanno privilegio generale sui beni mobili del debitore ai sensi dell’articolo 2751-bis del codice civile. 3. I crediti di cui al comma 2 sono collocati, nell’ordine dei privilegi, subito dopo i crediti di cui alla lettera c) del secondo comma dell’articolo 2777 del codice civile. Art. 25. (Messaggi di utilita’ sociale) 1. Ai sensi dell’articolo 3 della legge 7 giugno 2000, n. 150, la Presidenza del Consiglio dei ministri trasmette alla societa’ concessionaria del servizio pubblico radiotelevisivo i messaggi di utilita’ sociale ricevuti dall’Osservatorio. 2. All’articolo 6, primo comma, della legge 14 aprile 1975, n. 103, dopo le parole: “alle associazioni nazionali del movimento cooperativo giuridicamente riconosciute,” sono inserite le seguenti: “alle associazioni di promozione sociale iscritte nei registri nazionale e regionali,”. Art. 26. (Diritto all’informazione ed accesso ai documenti amministrativi)
1. Alle associazioni di promozione sociale e’ riconosciuto il diritto di accesso ai documenti amministrativi di cui all’articolo 22, comma 1, della legge 7 agosto 1990, n. 241. 2. Ai fini di cui al comma 1 sono considerate situazioni giuridicamente rilevanti quelle attinenti al perseguimento degli scopi statutari delle associazioni di promozione sociale.

Art. 27. (Tutela degli interessi sociali e collettivi) 1. Le associazioni di promozione sociale sono legittimate: a) a promuovere azioni giurisdizionali e ad intervenire nei giudizi promossi da terzi, a tutela dell’interesse dell’associazione; b) ad intervenire in
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giudizi civili e penali per il risarcimento dei danni derivanti dalla lesione di interessi collettivi concernenti le finalita’ generali perseguite dall’associazione; c) a ricorrere in sede di giurisdizione amministrativa per l’annullamento di atti illegittimi lesivi degli interessi collettivi relativi alle finalita’ di cui alla lettera b). 2. Le associazioni di promozione sociale sono legittimate altresi’ ad intervenire nei procedimenti amministrativi ai sensi dell’articolo 9 della legge 7 agosto 1990, n. 241. Art. 28. (Accesso al Fondo sociale europeo) 1. Il Governo, d’intesa con le regioni e con le province autonome di Trento e di Bolzano, promuove ogni iniziativa per favorire l’accesso delle associazioni di promozione sociale e delle organizzazioni di volontariato ai finanziamenti del Fondo sociale europeo per progetti finalizzati al raggiungimento degli obiettivi istituzionali, nonche’, in collaborazione con la Commissione delle Comunita’ europee, per facilitare l’accesso ai finanziamenti comunitari, inclusi i prefinanziamenti da parte degli Stati membri e i finanziamenti sotto forma di sovvenzioni globali. Art. 29. (Norme regionali e delle province autonome) 1. Le leggi regionali e le leggi delle province autonome di Trento e di Bolzano concorrono alla promozione e favoriscono lo sviluppo dell’associazionismo di promozione sociale, salvaguardandone l’autonomia di organizzazione e di iniziativa. Art. 30. (Convenzioni) 1. Lo Stato, le regioni, le province autonome di Trento e di Bolzano, le province, i comuni e gli altri enti pubblici possono stipulare convenzioni con le associazioni di promozione sociale, iscritte da almeno sei mesi nei registri di cui all’articolo 7, per lo svolgimento delle attivita’ previste dallo statuto verso terzi. 2. Le convenzioni devono contenere disposizioni dirette a garantire l’esistenza delle condizioni necessarie a svolgere con continuita’ le attivita’ stabilite dalle convenzioni stesse. Devono inoltre prevedere forme di verifica delle prestazioni e di controllo della loro qualita’ nonche’ le modalita’ di rimborso delle spese. 3. Le associazioni di promozione sociale che svolgono attivita’ mediante convenzioni devono assicurare i propri aderenti che prestano tale attivita’ contro gli infortuni e le malattie connessi con lo svolgimento dell’attivita’ stessa, nonche’ per la responsabilita’ civile verso terzi. 4. Con decreto del Ministro per la solidarieta’ sociale, di concerto con il Ministro dell’industria, del commercio e dell’artigianato, da emanare entro sei mesi dalla data di entrata in vigore della presente legge, sono individuati meccanismi assicurativi semplificati con polizze anche numeriche o collettive e sono disciplinati i relativi controlli. 5. La copertura assicurativa di cui al comma 3 e’ elemento essenziale della convenzione e gli oneri relativi sono a carico dell’ente con il quale viene stipulata la convenzione medesima. 6. Le prescrizioni di cui al presente articolo si applicano alle convenzioni stipulate o rinnovate successivamente alla data di entrata in vigore della presente legge. Art. 31. (Strutture e autorizzazioni temporanee per manifestazioni pubbliche) 1. Le amministrazioni statali, con le proprie strutture civili e militari, e quelle regionali, provinciali e comunali possono prevedere forme e modi per l’utilizzazione non onerosa di beni mobili e immobili per manifestazioni e iniziative temporanee delle associazioni di promozione sociale e delle organizzazioni di volontariato previste dalla legge 11 agosto 1991, n. 266, nel rispetto dei princi’pi di trasparenza, di pluralismo e di uguaglianza. 2. Alle associazioni di promozione sociale, in occasione di particolari eventi o manifestazioni, il sindaco puo’ concedere autorizzazioni temporanee alla somministrazione di alimenti e bevande in deroga ai criteri e parametri di cui all’articolo 3, comma 4, della legge 25 agosto 1991, n. 287. Tali autorizzazioni sono valide soltanto per il periodo di svolgimento delle predette manifestazioni e per i
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locali o gli spazi cui si riferiscono e sono rilasciate alla condizione che l’addetto alla somministrazione sia iscritto al registro degli esercenti commerciali. 3. Le associazioni di promozione sociale sono autorizzate ad esercitare attivita’ turistiche e ricettive per i propri associati. Per tali attivita’ le associazioni sono tenute a stipulare polizze assicurative secondo la normativa vigente. Possono, inoltre, promuovere e pubblicizzare le proprie iniziative attraverso i mezzi di informazione, con l’obbligo di specificare che esse sono riservate ai propri associati. Art. 32. (Strutture per lo svolgimento delle attivita’ sociali)
Lo Stato, le regioni, le province e i comuni possono concedere in comodato beni mobili ed immobili di loro proprieta’, non utilizzati per fini istituzionali, alle associazioni di promozione sociale e alle organizzazioni di volontariato previste dalla legge 11 agosto 1991, n. 266, per lo svolgimento delle loro attivita’ istituzionali. 2. All’articolo 1, comma 1, della legge 11 luglio 1986, n. 390, dopo la lettera b), e’ inserita la seguente: ”b-bis) ad associazioni di promozione sociale iscritte nei registri nazionale e regionali;”. 3. All’articolo 32, comma 3, della legge 23 dicembre 1994, n. 724, dopo le parole: “senza fini di lucro,” sono inserite le seguenti: “nonche’ ad associazioni di promozione sociale iscritte nei registri nazionale e regionali,”. Per gli oneri derivanti dall’attuazione del presente comma e’ autorizzata la spesa di lire 1.190 milioni annue a decorrere dall’anno 2000. 4. La sede delle associazioni di promozione sociale ed i locali nei quali si svolgono le relative attivita’ sono compatibili con tutte le destinazioni d’uso omogenee previste dal decreto del Ministro per i lavori pubblici 2 aprile 1968, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 97 del 16 aprile 1968, indipendentemente dalladestinazioneurbanistica. 5. Per concorrere al finanziamento di programmi di costruzione, di recupero, di restauro, di adattamento, di adeguamento alle norme di sicurezza e di straordinaria manutenzione di strutture o edifici da utilizzare per le finalita’ di cui al comma 1, per la dotazione delle relative attrezzature e per la loro gestione, le associazioni di promozione sociale sono ammesse ad usufruire, nei limiti delle risorse finanziarie disponibili, di tutte le facilitazioni o agevolazioni previste per i privati, in particolare per quanto attiene all’accesso al credito agevolato.

Capo IV DISPOSIZIONI FINANZIARIE Art. 33. (Copertura finanziaria) 1. All’onere derivante dall’attuazione della presente legge, valutato nella misura di lire 10.000 milioni per l’anno 2000, di lire 98.962 milioni per l’anno 2001 e di lire 73.962 milioni a decorrere dall’anno 2002, si provvede mediante riduzione dello stanziamento iscritto, ai fini del bilancio triennale 2000-2002, nell’ambito dell’unita’ previsionale di base di parte corrente “Fondo speciale” dello stato di previsione del Ministero del tesoro, del bilancio e della programmazione economica per l’anno finanziario 2000, allo scopo parzialmente utilizzando, quanto a lire 10.000 milioni per l’anno 2000, lire 90.762 milioni per l’anno 2001 e lire 67.762 milioni a decorrere dall’anno 2002, l’accantonamento relativo al Ministero del tesoro, del bilancio e della programmazione economica, e quanto a lire 8.200 milioni per l’anno 2001 e lire 6.200 milioni a decorrere dall’anno 2002, l’accantonamento relativo al Ministero dell’ambiente. 2. Il Ministro del tesoro, del bilancio e della programmazione economica e’ autorizzato ad apportare, con propri decreti, le occorrenti variazioni di bilancio. La presente legge, munita del sigillo dello Stato, sara’ inserita nella Raccolta ufficiale degli atti normativi della Repubblica italiana. E’ fatto obbligo a chiunque spetti di osservarla e di farla osservare come legge dello Stato. Data a Roma, addi’ 7 dicembre 2000 CIAMPI Amato, Presidente del Consiglio dei Ministri Visto, Il Guardasigilli: Fassino LAVORI PREPARATORI Camera dei deputati (atto n. 159): Presentato dall’on. Corleone il 9 maggio 1996. Assegnato alla I commissione (Affari costituzionali), in sede referente, il 18 giugno 1996, con pareri delle commissioni V, VI, VII,
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VIII e XII. Esaminato dalla I commissione, in sede referente, il 14, 20, 27 maggio; 18 settembre 1997, 18, 19 febbraio 1998; 5 maggio 1999; 29 marzo; 31 maggio; 20 giugno 2000. Relazione scritta presentata il 17 luglio 2000 (atto n. 159-285-577-1167-2674-3300-3969/A - relatore on. Soda). Assegnato nuovamente alla I commissione, in sede redigente, il 18 luglio 2000. Presentazione del testo degli articoli il 18 luglio 2000 (atto n. 159-285-577-1167-2674-3300-3969-A/RED - relatore on. Soda). Esaminato dalla I commissione, in sede redigente, il 19 luglio 2000. Esaminato in aula e approvato il 25 luglio 2000 in un testo unificato con gli atti nn. 285 (Scalia); 577 (Lua’ ed altri); 1167 (Di Capua e Chiavacci); 2674 (Massidda ed altri); 3300 (Errigo) e 3969 (Galeazzi ed altri). Senato della Repubblica (atto n. 4759): Assegnato alla 1° commissione (Affari costituzionali), in sede referente, l’8 settembre 2000 con pareri delle commissioni 2°, 4°, 5°, 6°, 7°, 9°, 10°, 11°, 12°, giunta affari Comunita’ europee e parlamentare per le questioni regionali. Esaminato dalla 1° commissione, in sede referente, il 10 e 18 ottobre 2000. Assegnato nuovamene alla 1° commissione, in sede redigente, il 25 ottobre 2000. Esaminato dalla 1° commissione, in sede redigente, il 25 ottobre 2000. Presentazione del testo degli articoli annunciata il 26 ottobre 2000 (atto n. 4759/REDrelatore sen. Andreoli). Esaminato in aula e approvato l’8 novembre 2000. Avvertenza: Il testo delle note qui pubblicato e’ stato redatto dall’amministrazione competente per materia, ai sensi dell’art. 10, commi 2 e 3, del testo unico delle disposizioni sulla promulgazione delle leggi, sull’emanazione dei decreti del Presidente della Repubblica e sulle pubblicazioni ufficiali della Repubblica italiana, approvato con D.P.R. 28 dicembre 1985, n. 1092, al solo fine di facilitare la lettura delle disposizioni di legge modificate o alle quali e’ operato il rinvio. Restano invariati il valore e l’efficacia degli atti legislativi qui trascritti. Nota all’art. 1, comma 2: - I testi degli articoli 2, 3, secondo comma, 4, secondo comma, 9 e 18 della Costituzione sono i seguenti: “Art. 2. - La Repubblica riconosce e garantisce i diritti inviolabili dell’uomo, sia come singolo, sia nelle formazioni sociali ove si svolge la sua personalita’, e richiede l’adempimento dei doveri inderogabili di solidarieta’ politica, economica e sociale”. “Art. 3. - E’ compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la liberta’ e l’eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l’effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all’organizzazione politica, economica e sociale del Paese”. “Art. 4. - Ogni cittadino ha il dovere di svolgere, secondo le proprie possibilita’ e la propria scelta, una attivita’ o una funzione che concorra al progresso materiale o spirituale della societa’”. “Art. 9. - La Repubblica promuove lo sviluppo della cultura e la ricerca scientifica e tecnica. Tutela il paesaggio e il patrimonio storico e artistico della Nazione”. “Art. 18. - I cittadini hanno diritto di associarsi liberamente, senza autorizzazione, per fini che non sono vietati ai singoli dalla legge penale. Sono proibite le associazioni segrete e quelle che perseguono, anche indirettamente, scopi politici mediante organizzazioni di carattere militare.”. Nota all’art. 5, comma 2: - I testi degli articoli 2659 e 2660 del codice civile sono i seguenti: “Art. 2659 (Nota di trascrizione). - Chi domanda la trascrizione di un atto tra vivi deve presentare al conservatore dei registri immobiliari, insieme con la copia del titolo, una nota in doppio originale, nella quale devono essere indicati: 1) il cognome e il nome, il luogo e la data di nascita e il numero di codice fiscale delle parti, nonche’ il regime patrimoniale delle stesse, se coniugate, secondo quanto risulta da loro dichiarazione resa nel titolo o da certificato dell’ufficiale di stato civile; la denominazione o la ragione sociale, la sede e il numero di codice fiscale delle persone giuridiche, delle societa’ previste dai capi II, III e IV del titolo V del libro quinto e delle associazioni non
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riconosciute, con l’indicazione, per queste ultime e per le societa’ semplici, anche delle generalita’ delle persone che le rappresentano secondo l’atto costitutivo; 2) il titolo di cui si chiede la trascrizione e la data del medesimo; 3) il cognome e il nome del pubblico ufficiale che ha ricevuto l’atto o autenticato le firme, o l’autorita’ giudiziaria che ha pronunciato la sentenza; 4) la natura e la situazione dei beni a cui si riferisce il titolo, con le indicazioni richieste dall’art. 2826, nonche’ nel caso previsto dall’art. 2645-bis, comma 4, la superficie e la quota espressa in millesimi di cui a quest’ultima disposizione. Se l’acquisto, la rinunzia o la modificazione del diritto sono sottoposti a termine o a condizione, se ne deve fare menzione nella nota di trascrizione. Tale menzione non e’ necessaria se, al momento in cui l’atto si trascrive, la condizione sospensiva si e’ verificata o la condizione risolutiva e’ mancata ovvero il termine e’ scaduto”. “Art. 2660 (Trascrizione degli acquisti a causa di morte). - Chi domanda la trascrizione di un acquisto a causa di morte deve presentare, oltre l’atto indicato dall’art. 2648, il certificato di morte dell’autore della successione e una copia o un estratto autentico del testamento, se l’acquisto segue in base a esso. Deve anche presentare una nota in doppio originale con le seguenti indicazioni: 1) il cognome e il nome, il luogo e la data di nascita dell’erede o legatario e del defunto; 2) la data di morte; 3) se la successione e’ devoluta per legge, il vincolo che univa all’autore il chiamato e la quota a questo spettante; 4) se la successione e’ devoluta per testamento, la forma e la data del medesimo, il nome del pubblico ufficiale che l’ha ricevuto o che l’ha in deposito; 5) la natura e la situazione dei beni con le indicazioni richieste dall’art. 2826; 6) la condizione o il termine, qualora siano apposti alla disposizione testamentaria, salvo il caso contemplato dal secondo comma del precedente articolo, nonche’ la sostituzione fidecommissaria, qualora sia stata disposta a norma dell’art. 692.”. Nota all’art. 8, commi 1 e 2: - La legge 7 agosto 1990, n. 241, recante: “Nuove norme in materia di procedimento amministrativo e di diritto di accesso ai documenti amministrativi”, e’ pubblicata nella Gazzetta Ufficiale 18 agosto 1990, n. 192. Nota all’art. 12, comma 2: - La legge 23 agosto 1988, n. 400, recante: “Disciplina dell’attivita’ di Governo e ordinamento della Presidenza del Consiglio dei Ministri”, e’ pubblicata nella Gazzetta Ufficiale 12 settembre 1988, n. 214, supplemento ordinario. Nota all’art. 16, comma 1: - La legge 11 agosto 1991, n. 266 recante: “Legge-quadro sul volontariato”, e’ pubblicata nella Gazzetta Ufficiale 22 agosto 1991, n. 196. Il testo dell’art. 12, e’ il seguente: “Art. 12 (Osservatorio nazionale per il volontariato). - 1. Con decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri, su proposta del Ministro per gli affari sociali, e’ istituito l’Osservatorio nazionale per il volontariato, presieduto dal Ministro per gli affari sociali o da un suo delegato e composto da dieci rappresentanti delle organizzazioni e delle federazioni di volontariato operanti in almeno sei regioni, da due esperti e da tre rappresentanti delle organizzazioni sindacali maggiormente rappresentative. L’Osservatorio, che si avvale del personale, dei mezzi e dei servizi messi a disposizione dal Segretariato generale della Presidenza del Consiglio dei Ministri, ha i seguenti compiti: a) provvedere al censimento delle organizzazioni di volontariato ed alla diffusione della conoscenza delle attivita’ da esse svolte; b) promuovere ricerche e studi in Italia e all’estero; c) fornire ogni utile elemento per la promozione e lo sviluppo del volontariato; d) approvare progetti sperimentali elaborati, anche in collaborazione con gli enti locali, da organizzazioni di volontariato iscritte nei registri di cui all’art. 6 per far fronte ad emergenze sociali e per favorire l’applicazione di metodologie di intervento particolarmente avanzate; e) offrire sostegno e consulenza per progetti di informatizzazione e di banche-dati nei settori di competenza della presente legge; f) pubblicare un rapporto biennale sull’andamento del fenomeno e sullo stato di attuazione delle normative nazionali
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e regionali; g) sostenere, anche con la collaborazione delle regioni, iniziative di formazione ed aggiornamento per la prestazione dei servizi; h) pubblicare un bollettino periodico di informazione e promuovere altre iniziative finalizzate alla circolazione delle notizie attinenti l’attivita’ di volontariato; i) promuovere, con cadenza triennale, una Conferenza nazionale del volontariato, alla quale partecipano tutti i soggetti istituzionali, i gruppi e gli operatori interessati. 2. E’ istituito, presso la Presidenza del Consiglio dei Ministri - Dipartimento per gli affari sociali, il fondo per il volontariato, finalizzato a sostenere finanziariamente i progetti di cui alla lettera d) del comma 1.” Note all’art. 17, commi 2 e 3: - La legge 30 dicembre 1986, n. 936, recante: “Norme sul Consiglio nazionale dell’economia e del lavoro”, e’ pubblicata nella Gazzetta Ufficiale del 5 gennaio 1987, n. 3. - Si riporta il testo dell’art. 2, come modificato dalla legge qui pubblicata: “Art. 2. - Il Consiglio nazionale dell’economia e del lavoro e’ composto di esperti rappresentanti delle associazioni di promozione sociale e delle organizzazioni di volontariato e rappresentanti delle categorie produttive in numero di centoventuno, oltre al presidente secondo la seguente ripartizione: I) dodici esperti, qualificati esponenti della cultura economica, sociale e giuridica, dei quali: a) otto nominati dal Presidente della Repubblica; b) quattro proposti dal Presidente del Consiglio dei Ministri; I-bis) dieci rappresentanti delle associazioni di promozione sociale e delle organizzazioni di volontariato dei quali, rispettivamente, cinque designati dall’Osservatorio nazionale dell’associazionismo e cinque designati dall’Osservatorio nazionale per il volontariato; II) novantanove rappresentanti delle categorie produttive di beni e servizi nei settori pubblico e privato, dei quali quarantaquattro rappresentanti dei lavoratori dipendenti, diciotto rappresentanti dei lavoratori autonomi, trentasette rappresentanti delle imprese. 2. La rappresentanza dei lavoratori dipendenti e’ articolata in modo da garantire quella dei lavoratori dell’agricoltura e della pesca, dell’industria, del commercio e dell’artigianato, dei servizi, con particolare riguardo ai settori del trasporto, del credito e delle assicurazioni, nonche’ della pubblica amministrazione. Dei quarantaquattro membri di cui essa consiste, cinque rappresentano i dirigenti pubblici e privati e i quadri intermedi. 3. La rappresentanza dei lavoratori autonomi e’ cosi’ composta: a) cinque rappresentanti dei coltivatori diretti; b) cinque rappresentanti degli artigiani; c) quattro rappresentanti dei liberi professionisti; d) quattro rappresentanti delle cooperative di produzione e di consumo. 4. La rappresentanza delle imprese e’ cosi’ composta: a) cinque rappresentanti dell’agricoltura e della pesca; b) quattordici rappresentanti dell’industria; c) sette rappresentanti del commercio e del turismo in modo che sia comunque assicurata una adeguata rappresentanza al settore del turismo; d) otto rappresentanti dei servizi in modo che sia comunque assicurata una adeguata rappresentanza ai settori del trasporto, del credito e delle assicurazioni; e) un rappresentante dell’IRI; f) un rappresentante dell’ENI; g) un rappresentante dell’EFIM.0 5. Nell’ambito della rappresentanza, di cui al comma 4, con particolare riferimento ai settori dell’industria e del trasporto, e’ garantita la presenza delle imprese a partecipazione statale e delle imprese municipalizzate.”. Nota all’art. 17, comma 4: - Il testo dell’art. 4 della citata legge 30 dicembre 1986, n. 936, e’ il seguente: “Art. 4 (Procedura di nomina dei rappresentanti delle categorie produttive). - 1. Nove mesi prima della scadenza del mandato dei membri del Consiglio, la Presidenza del Consiglio dei Ministri da’ avviso di tale scadenza e dei termini di cui al presente articolo, con pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale. 2. Le organizzazioni sindacali di carattere nazionale, entro trenta giorni dalla pubblicazione dell’avviso nella Gazzetta Ufficiale, fanno pervenire alla Presidenza del Consiglio dei Ministri le designazioni dei rappresentanti delle categorie produttive di cui all’art. 2. 2-bis. I rappresentanti delle associazioni di promozione sociale e delle organizzazioni di volontariato sono designati ai sensi delle norme vigenti. Le designazioni sono comunicate al Presidente del Consiglio
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dei Ministri. 3. Il Presidente del Consiglio dei Ministri, nei trenta giorni successivi, uditi i Ministri interessati, definisce l’elenco dei rappresentanti delle organizzazioni sindacali maggiormente rappresentative e lo comunica a tutte le organizzazioni designanti. 4. Il ricorso avverso tale atto e’ presentato dalle organizzazioni, entro trenta giorni dalla comunicazione del medesimo, alla Presidenza del Consiglio dei Ministri, che ne da’ comunicazione alle altre organizzazioni interessate. 5. Nel ricorso le organizzazioni sono tenute a fornire tutti gli elementi necessari dai quali si possa desumere il grado di rappresentativita’, con particolare riguardo all’ampiezza e alla diffusione delle loro strutture organizzative, alla consistenza numerica, alla loro partecipazione effettiva alla formazione e alla stipulazione dei contratti o accordi collettivi nazionali di lavoro e alle composizioni delle controversie individuali e collettive di lavoro. 6. Analoga documentazione, a tutela dei propri interessi, possono fornire, entro i successivi trenta giorni dalla notifica del ricorso, le organizzazioni controinteressate. 7. Il ricorso e’ deciso, udite le parti, entro quarantacinque giorni con provvedimento del Presidente del Consiglio dei Ministri, su deliberazione del Consiglio dei Ministri. 8. Le norme di cui al presente articolo si applicano anche alle imprese a carattere nazionale a gestione pubblica, non rappresentate da organizzazioni sindacali, le quali intendano procedere a designazioni nell’ambito della rappresentanza delle imprese. In caso di ricorso, gli interessati sono tenuti a fornire tutti gli elementi necessari dai quali si possa desumere il proprio grado di rappresentativita’ nel settore di appartenenza, con particolare riferimento al valore aggiunto e all’indice occupazionale. 9. Le disposizioni di cui ai precedenti commi non si applicano ai rappresentanti dell’IRI, dell’ENI e dell’EFIM, le cui designazioni sono effettuate dai rispettivi organi deliberanti, nonche’ ai rappresentanti dei liberi professionisti, le cui designazioni sono effettuate dagli ordini nazionali dei professionisti scelti, di volta in volta, dal Ministro di grazia e giustizia d’intesa con la Presidenza del Consiglio dei Ministri. 10. I membri del CNEL, di cui al presente articolo, sono nominati con decreto del Presidente della Repubblica su proposta del Presidente del Consiglio dei Ministri, previa deliberazione del Consiglio dei Ministri.”. Nota all’art. 21, comma 1: - Il decreto del Presidente della Repubblica 26 ottobre 1972, n. 640, come modificato, da ultimo, dal decreto legislativo 26 febbraio 1999, n. 60, recante: “Imposta sugli spettacoli”, e’ pubblicato nella Gazzetta Ufficiale dell’11 novembre 1972, n. 292, supplemento ordinario n. 2. Il testo dell’art. 3, comma 3, e’ il seguente: “3. Qualora gli intrattenimenti e le altre attivita’ di cui al comma 1 siano organizzati da enti, societa’ o associazioni per i propri soci, l’imposta si applica: a) sull’intero ammontare delle quote o contributi associativi corrisposti, se l’ente abbia come unico scopo quello di organizzare tali intrattenimenti ed attivita’; b) sulla parte dell’ammontare delle quote o contributi anzidetti, riferibile all’attivita’ soggetta all’imposta, qualora l’ente svolga anche altre attivita’; c) sul prezzo dei titoli di accesso e dei posti riservati e sulle somme o valori corrisposti per le voci di cui alle lettere a), b) e c) del comma 2.” Note all’art. 22, comma 1: - Il decreto del Presidente della Repubblica 22 dicembre 1986, n. 917, e successive modificazioni, recante: “Approvazione del testo unico delle imposte sui redditi”, è pubblicato nella Gazzetta Ufficiale del 31 dicembre 1986, n. 302, supplemento ordinario. - Si riporta il testo degli articoli 13-bis, 65, 110-bis, 113 e 114, come modificati dalla legge qui pubblicata: “Art. 13-bis (Detrazioni per oneri). - 1. Dall’imposta lorda si detrae un importo pari al 19 per cento dei seguenti oneri sostenuti dal contribuente, se non deducibili nella determinazione dei singoli redditi che concorrono a formare il reddito complessivo: a) gli interessi passivi e relativi oneri accessori, nonche’ le quote di rivalutazione dipendenti da clausole di indicizzazione, pagati a soggetti residenti nel territorio dello Stato o di uno Stato membro della Comunita’ europea ovvero a stabili organizzazioni nel territorio dello Stato di soggetti non residenti in dipendenza di prestiti o mutui agrari di ogni specie, nei limiti dei redditi dei terreni dichiarati; b) gli interessi passivi, e relativi oneri accessori, nonche’ le quote di rivalutazione dipendenti da clausole di indicizzazione pagati a
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soggetti residenti nel territorio dello Stato o di uno Stato membro della Comunita’ europea ovvero a stabili organizzazioni nel territorio dello Stato di soggetti non residenti in dipendenza di mutui garantiti da ipoteca su immobili contratti per l’acquisto dell’unita’ immobiliare da adibire ad abitazione principale entro sei mesi dall’acquisto stesso, per un importo non superiore a 7 milioni di lire. L’acquisto della unita’ immobiliare deve essere effettuato nei sei mesi antecedenti o successivi alla data della stipulazione del contratto di mutuo. Non si tiene conto del suddetto periodo nel caso in cui l’originario contratto e’ estinto e ne viene stipulato uno nuovo di importo non superiore alla residua quota di capitale da rimborsare, maggiorata delle spese e degli oneri correlati. Per abitazione principale si intende quella nella quale il contribuente dimora abitualmente. La detrazione spetta non oltre il periodo d’imposta nel corso del quale e’ variata la dimora abituale; non si tiene conto delle variazioni dipendenti da trasferimenti per motivi di lavoro. In caso di contitolarita’ del contratto di mutuo o di piu’ contratti di mutuo il limite di 7 milioni di lire e’ riferito all’ammontare complessivo degli interessi, oneri accessori e quote di rivalutazione sostenuti. La detrazione spetta, nello stesso limite complessivo e alle stesse condizioni, anche con riferimento alle somme corrisposte dagli assegnatari di alloggi di cooperative e dagli acquirenti di unita’ immobiliari di nuova costruzione, alla cooperativa o all’impresa costruttrice a titolo di rimborso degli interessi passivi, oneri accessori e quote di rivalutazione relativi ai mutui ipotecari contratti dalla stessa e ancora indivisi; c) le spese sanitarie, per la parte che eccede lire 250 mila. Dette spese sono costituite esclusivamente dalle spese mediche, diverse da quelle indicate nell’art. 10, comma 1, lettera b), e dalle spese chirurgiche, per prestazioni specialistiche e per protesi dentarie e sanitarie in genere. Le spese riguardanti i mezzi necessari all’accompagnamento, alla deambulazione, alla locomozione e al sollevamento e per sussidi tecnici e informatici rivolti a facilitare l’autosufficienza e le possibilita’ di integrazione dei soggetti di cui all’art. 3 della legge 5 febbraio 1992, n. 104, si assumono integralmente. Tra i mezzi necessari per la locomozione dei soggetti indicati nel precedente periodo, con ridotte o impedite capacita’ motorie permanenti, si comprendono i motoveicoli e gli autoveicoli di cui, rispettivamente, agli articoli 53, comma 1, lettere b), c) ed f), e 54, comma 1, lettere a), c) ed f), del decreto legislativo 30 aprile 1992, n. 285, anche se prodotti in serie e adattati in funzione delle suddette limitazioni permanenti delle capacita’ motorie. Tra i veicoli adattati alla guida sono compresi anche quelli dotati di solo cambio automatico, purche’ prescritto dalla commissione medica locale di cui all’art. 119 del decreto legislativo 30 aprile 1992, n. 285. Tra i mezzi necessari per la locomozione dei non vedenti sono compresi i cani guida e gli autoveicoli rispondenti alle caratteristiche da stabilire con decreto del Ministro delle finanze. Tra i mezzi necessari per la locomozione dei sordomuti sono compresi gli autoveicoli rispondenti alle caratteristiche da stabilire con decreto del Ministro delle finanze. La detrazione spetta una sola volta in un periodo di quattro anni, salvo i casi in cui dal Pubblico registro automobilistico risulti che il suddetto veicolo sia stato cancellato da detto registro, e con riferimento a un solo veicolo, nei limiti della spesa di lire trentacinque milioni o, nei casi in cui risultasse che il suddetto veicolo sia stato rubato e non ritrovato, nei limiti della spesa massima di lire trentacinque milioni da cui va detratto l’eventuale rimborso assicurativo. E’ consentito, alternativamente, di ripartire la predetta detrazione in quattro quote annuali costanti e di pari importo. Si considerano rimaste a carico del contribuente anche le spese rimborsate per effetto di contributi o premi di assicurazione da lui versati e per i quali non spetta la detrazione d’imposta o che non sono deducibili dal suo reddito complessivo ne’ dai redditi che concorrono a formarlo. Si considerano, altresi’, rimaste a carico del contribuente le spese rimborsate per effetto di contributi o premi che, pur essendo versati da altri, concorrono a formare il suo reddito, salvo che il datore di lavoro ne abbia riconosciuto la detrazione in sede di ritenuta; d) le spese funebri sostenute in dipendenza della morte di persone indicate nell’art. 433 del codice civile e di affidati o affiliati, per importo non superiore a 3 milioni di lire per ciascuna di esse; e) le spese per frequenza di corsi di istruzione secondaria e universitaria, in misura non
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superiore a quella stabilita per le tasse e i contributi degli istituti statali; f) i premi per assicurazioni aventi per oggetto il rischio di morte o di invalidita’ permanente superiore al 5 per cento da qualsiasi causa derivante, ovvero di non autosufficienza nel compimento degli atti della vita quotidiana, se l’impresa di assicurazione non ha facolta’ di recesso dal contratto, per un importo complessivamente non superiore a lire 2 milioni e 500 mila. Con decreto del Ministero delle finanze, sentito l’Istituto per la vigilanza sulle assicurazioni private (ISVAP), sono stabilite le caratteristiche alle quali devono rispondere i contratti che assicurano il rischio di non autosufficienza. Per i percettori di redditi di lavoro dipendente e assimilato, si tiene conto, ai fini del predetto limite, anche dei premi di assicurazione in relazione ai quali il datore di lavoro ha effettuato la detrazione in sede di ritenuta; g) le spese sostenute dai soggetti obbligati alla manutenzione, protezione o restauro delle cose vincolate ai sensi della legge giugno 1939, n. 1089, e del decreto del Presidente della Repubblica 30 settembre 1963, n. 1409, nella misura effettivamente rimasta a carico. La necessita’ delle spese, quando non siano obbligatorie per legge, deve risultare da apposita certificazione rilasciata dalla competente soprintendenza del Ministero per i beni culturali e ambientali, previo accertamento della loro congruita’ effettuato d’intesa con il competente ufficio del territorio del Ministero delle finanze. La detrazione non spetta in caso di mutamento di destinazione dei beni senza la preventiva autorizzazione dell’Amministrazione per i beni culturali e ambientali, di mancato assolvimento degli obblighi di legge per consentire l’esercizio del diritto di prelazione dello Stato sui beni immobili e mobili vincolati e di tentata esportazione non autorizzata di questi ultimi. L’Amministrazione per i beni culturali ed ambientali da’ immediata comunicazione al competente ufficio delle entrate del Ministero delle finanze delle violazioni che comportano la perdita del diritto alla detrazione; dalla data di ricevimento della comunicazione inizia a decorrere il termine per la rettifica della dichiarazione dei redditi; h) le erogazioni liberali in denaro a favore dello Stato, delle regioni, degli enti locali territoriali, di enti o istituzioni pubbliche, di comitati organizzatori appositamente istituiti con decreto del Ministro per i beni culturali e ambientali, di fondazioni e associazioni legalmente riconosciute senza scopo di lucro, che svolgono o promuovono attivita’ di studio, di ricerca e di documentazione di rilevante valore culturale e artistico o che organizzano e realizzano attivita’ culturali, effettuate in base ad apposita convenzione, per l’acquisto, la manutenzione, la protezione o il restauro delle cose indicate nell’art. 1 della legge giugno 1939, n. 1089, e nel decreto del Presidente della Repubblica 30 settembre 1963, n. 1409, ivi comprese le erogazioni effettuate per l’organizzazione in Italia e all’estero di mostre e di esposizioni di rilevante interesse scientifico-culturale delle cose anzidette, e per gli studi e le ricerche eventualmente a tal fine necessari, nonche’ per ogni altra manifestazione di rilevante interesse scientifico-culturale anche ai fini didattico-promozionali, ivi compresi gli studi, le ricerche, la documentazione e la catalogazione, e le pubblicazioni relative ai beni culturali. Le iniziative culturali devono essere autorizzate, previo parere del competente comitato di settore del Consiglio nazionale per i beni culturali e ambientali, dal Ministero per i beni culturali e ambientali, che deve approvare la previsione di spesa ed il conto consuntivo. Il Ministero per i beni culturali e ambientali stabilisce i tempi necessari affinche’ le erogazioni liberali fatte a favore delle associazioni legalmente riconosciute, delle istituzioni e delle fondazioni siano utilizzate per gli scopi indicati nella presente lettera e controlla l’impiego delle erogazioni stesse. Detti termini possono, per causa non imputabile al donatario, essere prorogati una sola volta. Le erogazioni liberali non integralmente utilizzate nei termini assegnati affluiscono all’entrata del bilancio dello Stato, o delle regioni e degli enti locali territoriali, nel caso di attivita’ o manifestazioni in cui essi siano direttamente coinvolti, e sono destinate ad un fondo da utilizzare per le attivita’ culturali previste per l’anno successivo, Il Ministero per i beni culturali e ambientali comunica, entro il 31 marzo di ciascun anno, al centro informativo del Dipartimento delle entrate del Ministero delle finanze l’elenco nominativo dei soggetti erogatori, nonche’ l’ammontare delle erogazioni effettuate entro il 31 dicembre dell’anno
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precedente; h-bis) il costo specifico o, in mancanza, il valore normale dei beni ceduti gratuitamente, in base ad apposita convenzione, ai soggetti e per le attivita’ di cui alla lettera h); i) le erogazioni liberali in denaro, per importo non superiore al 2 per cento del reddito complessivo dichiarato, a favore di enti o istituzioni pubbliche, fondazioni e associazioni legalmente riconosciute che senza scopo di lucro svolgono esclusivamente attivita’ nello spettacolo, effettuate per la realizzazione di nuove strutture, per il restauro ed il potenziamento delle strutture esistenti, nonche’ per la produzione nei vari settori dello spettacolo. Le erogazioni non utilizzate per tali finalita’ dal percipiente entro il termine di due anni dalla data del ricevimento affluiscono, nella loro totalita’, all’entrata dello Stato; i-bis) le erogazioni liberali in denaro, per importo non superiore a 4 milioni di lire, a favore delle organizzazioni non lucrative di utilita’ sociale (ONLUS), nonche’ i contributi associativi, per importo non superiore a 2 milioni e 500 mila lire, versati dai soci alle societa’ di mutuo soccorso che operano esclusivamente nei settori di cui all’art. 1 della legge 15 aprile 1886, n. 3818, al fine di assicurare ai soci un sussidio nei casi di malattia, di impotenza al lavoro o di vecchiaia, ovvero, in caso di decesso, un aiuto alle loro famiglie. La detrazione e’ consentita a condizione che il versamento di tali erogazioni e contributi sia eseguito tramite banca o ufficio postale ovvero mediante gli altri sistemi di pagamento previsti dall’art. 23 del decreto legislativo 9 luglio 1997, n. 241, e secondo ulteriori modalita’ idonee a consentire all’Amministrazione finanziaria lo svolgimento di efficaci controlli, che possono essere stabilite con decreto del Ministro delle finanze da emanarsi ai sensi dell’art. 17, comma 3, della legge 23 agosto 1988, n. 400; i-ter) le erogazioni liberali in denaro, per un importo complessivo in ciascun periodo di imposta non superiore a un milione di lire, in favore delle societa’ sportive dilettantistiche. 1-bis. Dall’imposta lorda si detrae un importo pari al 19 per cento per le erogazioni liberali in denaro in favore dei partiti e movimenti politici per importi compresi tra 100.000 e 200 milioni di lire effettuate mediante versamento bancario o postale. 1-ter. Ai fini dell’imposta sul reddito delle persone fisiche, si detrae dall’imposta lorda, e fino alla concorrenza del suo ammontare, un importo pari al 19 per cento dell’ammontare complessivo non superiore a 5 milioni di lire degli interessi passivi e relativi oneri accessori, nonche’ delle quote di rivalutazione dipendenti da clausole di indicizzazione pagati a soggetti residenti nel territorio dello Stato o di uno Stato membro delle Comunita’ europee, ovvero a stabili organizzazioni nel territorio dello Stato di soggetti non residenti, in dipendenza di mutui contratti, a partire dal gennaio 1998 e garantiti da ipoteca, per la costruzione dell’unita’ immobiliare da adibire ad abitazione principale. Con decreto del Ministro delle finanze sono stabilite le modalita’ e le condizioni alle quali e’ subordinata la detrazione di cui al presente comma. 1-quater. Dall’imposta lorda si detrae, nella misura forfettaria di lire un milione, la spesa sostenuta dai non vedenti per il mantenimento dei cani guida; i-quater) le erogazioni liberali in denaro, per importo non superiore a 4 milioni di lire, a favore delle associazioni di promozione sociale iscritte nei registri previsti dalle vigenti disposizioni di legge. Si applica l’ultimo periodo della lettera i-bis). 2. Per gli oneri indicati alle lettere c), e) e f) del comma 1 da detrazione spetta anche se sono stati sostenuti nell’interesse delle persone indicate nell’art. 12 che si trovino nelle condizioni ivi previste, fermo restando, per gli oneri di cui alla lettera f), il limite complessivo ivi stabilito. 3. per gli oneri di cui alle lettere a), g), h), h-bis), i), i-bis), e i-quater) del comma 1 sostenuti dalle societa’ semplici di cui all’art. 5 la detrazione spetta ai singoli soci nella setessa proporzione prevista nel menzionato art. 5 ai fini della imputazione del reddito. Art. 65 (Oneri di utilita’ sociale). - 1. Le spese relative ad opere o servizi utilizzabili dalla generalita’ dei dipendenti o categorie di dipendenti volontariamente sostenute per specifiche finalita’ di educazione, istruzione, ricreazione, assistenza sociale e sanitaria o culto, sono deducibili per un ammontare complessivo non superiore al 5 per mille dell’ammontare delle spese per prestazioni di lavoro dipendente risultante dalla dichiarazione dei redditi. 2. Sono inoltre deducibili: a) le erogazioni liberali fatte a favore di persone giuridiche che perseguono esclusivamente finalita’ comprese fra quelle indicate nel comma 1 o finalita’ di ricerca scientifica,
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nonche’ i contributi, le donazioni e le oblazioni di cui alla lettera g) dell’art. 10, per un ammontare complessivamente non superiore al 2 per cento del reddito d’impresa dichiarato; b) le erogazioni liberali fatte a favore di persone giuridiche aventi sede nel Mezzogiorno che perseguono esclusivamente finalita’ di ricerca scientifica, per un ammontare complessivamente non superiore al 2 per cento del reddito d’impresa dichiarato; c) le erogazioni liberali fatte a favore di universita’ e di istituti di istruzione universitaria, per un ammontare complessivamente non superiore al 2 per cento del reddito d’impresa dichiarato; c-bis) le erogazioni liberali a favore dei concessionari privati per la radiodiffusione sonora a carattere comunitario per un ammontare complessivo non superiore all’1 per cento del reddito imponibile del soggetto che effettua l’erogazione stessa; c-ter) le spese sostenute dai soggetti obbligati alla manutenzione, protezione o restauro delle cose vincolate ai sensi della legge giugno 1939, n. 1089, e del decreto del Presidente della Repubblica 30 settembre 1963, n. 1409, nella misura effettivamente rimasta a carico. La necessita’ delle spese, quando non siano obbligatorie per legge, deve risultare da apposita certificazione rilasciata dalla competente soprintendenza del Ministero per i beni culturali e ambientali, previo accertamento della loro congruita’ effettuato d’intesa con il competente ufficio del territorio del Ministero delle finanze. La deduzione non spetta in caso di mutamento di destinazione dei beni senza la preventiva autorizzazione dell’amministrazione per i beni culturali e ambientali, di mancato assolvimento degli obblighi di legge per consentire l’esercizio del diritto di prelazione dello Stato sui beni immobili e mobili vincolati e di tentata esportazione non autorizzata di questi ultimi. L’amministrazione per i beni culturali ed ambientali da’ immediata comunicazione al competente ufficio delle entrate del Ministero delle finanze delle violazioni che comportano la indeducibilita’ e dalla data di ricevimento della comunicazione inizia a decorrere il termine per la rettifica della dichiarazione dei redditi; cquater) le erogazioni liberali in denaro a favore dello Stato, di enti o istituzioni pubbliche, di fondazioni e di associazioni legalmente riconosciute che senza scopo di lucro svolgono o promuovono attivita’ di studio, di ricerca e di documentazione di rilevante valore culturale e artistico, effettuate per l’acquisto, la manutenzione, la protezione o il restauro delle cose indicate nell’art. 1, legge giugno 1939, n. 1089, e nel decreto del Presidente della Repubblica 30 settembre 1963, n. 1409, ivi comprese le erogazioni effettuate per l’organizzazione di mostre e di esposizioni, che siano di rilevante interesse scientifico o culturale, delle cose anzidette per gli studi e le ricerche eventualmente a tal fine necessari. Le mostre, le esposizioni, gli studi e le ricerche devono essere autorizzati, previo parere del competente comitato di settore del Consiglio nazionale per i beni culturali e ambientali, dal Ministero per i beni culturali e ambientali, che dovra’ approvare la previsione di spesa ed il conto consuntivo. Il Ministero per i beni culturali e ambientali stabilisce i tempi necessari affinche’ le erogazioni fatte a favore delle associazioni legalmente riconosciute, delle istituzioni e delle fondazioni siano utilizzate per gli scopi preindicati, e controlla l’impiego delle erogazioni stesse. Detti termini possono, per causa non imputabile al donatario, essere prorogati una sola volta. Le erogazioni liberali non integralmente utilizzate nei termini assegnati, ovvero utilizzate non in conformita’ alla destinazione, affluiscono, nella loro totalita’, all’entrata dello Stato; c-quinquies) le erogazioni liberali in denaro, per importo non superiore al 2 per cento del reddito d’impresa dichiarato, a favore di enti o istituzioni pubbliche, fondazioni e associazioni legalmente riconosciute che senza scopo di lucro svolgono esclusivamente attivita’ nello spettacolo, effettuate per la realizzazione di nuove strutture, per il restauro ed il potenziamento delle strutture esistenti, nonche’ per la produzione nei vari settori dello spettacolo. Le erogazioni non utilizzate per tali finalita’ dal percipiente entro il termine di due anni dalla data del ricevimento affluiscono, nella loro totalita’, all’entrata dello Stato; c-sexies) le erogazioni liberali in denaro, per importo non superiore a 4 milioni o al 2 per cento del reddito d’impresa dichiarato, a favore delle ONLUS; csepties) le spese relative all’impiego di lavoratori dipendenti, assunti a tempo indeterminato, utilizzati per prestazioni di servizi erogate a favore di ONLUS, nel limite del cinque per mille
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dell’ammontare complessivo delle spese per prestazioni di lavoro dipendente, cosi’ come risultano dalla dichiarazione dei redditi; c-octies) le erogazioni liberali in denaro per importo non superiore a 3 milioni di lire o al 2 per cento del reddito di impresa dichiarato, a favore di associazioni di promozione sociale iscritte nei registri previsti dalle vigenti disposizioni di legge. 3. (Abrogato). 4. Le erogazioni liberali diverse da quelle considerate nei precedenti commi e nel comma 1 dell’art. 62 non sono ammesse in deduzione.”. “Art. 110-bis (Detrazioni d’imposta per oneri). - 1. Dall’imposta lorda si detrae, fino alla concorrenza del suo ammontare, un importo pari al 19 per cento degli oneri indicati alle lettere a), g), h), h-bis), i), i-bis) e i-quater) del comma 1 dell’art. 13-bis del comma 1 dell’art. 13-bis. La detrazione spetta a condizione chi i predetti oneri non siano deducibili nella determinazione dei singoli redditi che concorrono a formare il reddito complessivo. In caso di rimborso degli oneri per i quali si e’ fruito della detrazione l’imposta dovuta per il periodo nel quale l’ente ha conseguito il rimborso e’ aumentata di un importo pari al 22 per cento dell’onere rimborsato. Art. 113 (Societa’ ed enti commerciali). - 1. Per le societa’ e gli enti commerciali con stabile organizzazione nel territorio dello Stato, eccettuate le societa’ semplici, il reddito complessivo e’ determinato secondo le disposizioni del capo II sulla base di apposito conto dei profitti e delle perdite relativo alla gestione delle stabili organizzazioni e delle altre attivita’ produttive di redditi imponibili in Italia (30/m). 2. In mancanza di stabili organizzazioni nel territorio dello Stato i redditi che concorrono a formare il reddito complessivo sono determinati secondo le disposizioni del titolo I relative alle categorie nelle quali rientrano. Dal reddito complessivo si deducono gli oneri indicati alle lettere a) e g) del comma 1 dell’art. 10 e, per quote costanti nel periodo d’imposta in cui avviene il pagamento e nei quattro successivi, l’imposta di cui all’art. 3 del decreto del Presidente della Repubblica 26 ottobre 1972, n. 643. Si applica la disposizione dell’art. 110, comma 1, terzo periodo (30/n). 2-bis. Dall’imposta lorda si detrae, fino alla concorrenza del suo ammontare, un importo pari al 19 per cento degli oneri indicati alle lettere a), g), h), h-bis), i), i-bis) e i-quater) del comma 1 dell’art. 13-bis. Si applica la disposizione dell’articolo 110-bis, comma 1, ultimo periodo. 3. Per la determinazione del reddito complessivo delle societa’ semplici e delle associazioni ad esse equiparate a norma dell’art. 5 si applicano in ogni caso le disposizioni del comma 2. 4. Per le societa’ di tipo diverso da quelli regolati nel codice civile si applicano le disposizioni dei commi 1 e 2 o quelle del comma 3 secondo che abbiano o non abbiano per oggetto l’esercizio di attivita’ commerciali. Art. 114 (Enti non commerciali). - 1. Il reddito complessivo degli enti non commerciali e’ determinato secondo le disposizioni del titolo I. Dal reddito complessivo si deducono, se non sono deducibili nella determinazione del reddito d’impresa che concorre a formarlo, gli oneri indicati alle lettere a) e g) del comma 1 dell’art. 10 e l’imposta di cui all’art. 3 del decreto del Presidente della Repubblica 26 ottobre 1972, n. 643. Si applica la disposizione dell’art. 110, comma 1, terzo periodo. 1-bis. Dall’imposta lorda si detrae, fino alla concorrenza del suo ammontare, un importo pari al 19 per cento degli oneri indicati alle lettere a), g), h), h-bis), i), i-bis), e i-quater) del comma 1 dell’art. 13-bis. La detrazione spetta a condizione che i predetti oneri non siano deducibili nella determinazione del reddito d’impresa che concorre a formare il reddito complessivo. Si applica la disposizione dell’art. 110-bis, comma 1, terzo periodo. 2. Agli enti non commerciali che hanno esercitato attivita’ commerciali mediante stabili organizzazioni nel territorio dello Stato si applicano le disposizioni dei commi 2, 3 e 3-bis dell’art. 109. 2-bis. Sono altresi’ deducibili: a) le erogazioni liberali in denaro a favore dello Stato, di altri enti pubblici e di associazioni e di fondazioni private legalmente riconosciute, le quali, senza scopo di lucro, svolgono o promuovono attivita’ dirette alla tutela del patrimonio ambientale, effettuate per l’acquisto, la tutela e la valorizzazione delle cose indicate nei numeri 1) e 2) dell’art. 1, legge 29 giugno 1939, n. 1497, facenti parte degli elenchi di cui al primo comma dell’art. 2 della medesima legge o assoggettati al vincolo della inedificabilita’ in base ai piani di cui all’art. 5 della medesima legge e al decreto-legge 27 giugno 1985, n. 312, convertito, con modificazioni, dalla legge
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8 agosto 1985, n. 431, ivi comprese le erogazioni destinate all’organizzazione di mostre e di esposizioni, nonche’ allo svolgimento di studi e ricerche aventi ad oggetto le cose anzidette; il mutamento di destinazione degli immobili indicati alla lettera c) del presente comma, senza la preventiva autorizzazione del Ministro dell’ambiente, come pure il mancato assolvimento degli obblighi di legge per consentire l’esercizio del diritto di prelazione dello Stato sui beni immobili vincolati, determina la indeducibilita’ delle spese dal reddito. Il Ministro dell’ambiente da’ immediata comunicazione ai competenti uffici tributari delle violazioni che comportano la decadenza delle agevolazioni; dalla data di ricevimento della comunicazione iniziano a decorrere i termini per il pagamento dell’imposta e dei relativi accessori; b) le erogazioni liberali in denaro a favore di organismi di gestione di parchi e riserve naturali, terrestri e marittimi, statali e regionali, e di ogni altra zona di tutela speciale paesistico-ambientale come individuata dalla vigente disciplina, statale e regionale, nonche’ gestita dalle associazioni e fondazioni private indicate alla lettera a), effettuate per sostenere attivita’ di conservazione, valorizzazione, studio, ricerca e sviluppo dirette al conseguimento delle finalita’ di interesse generale cui corrispondono tali ambiti protetti; c) le spese sostenute dai soggetti obbligati alla manutenzione e alla protezione degli immobili vincolati ai sensi della legge 29 giugno 1939, n. 1497, facenti parte degli elenchi relativi ai numeri 1) e 2) dell’art. 1 della medesima legge o assoggettati al vincolo assoluto di inedificabilita’ in base ai piani di cui all’art. 5 della stessa legge e al decreto-legge 27 giugno 1985, n. 312, convertito, con modificazioni, dalla legge 8 agosto 1985, n. 431. 2-ter. Il Ministro dell’ambiente e la regione, secondo le rispettive attribuzioni e competenze, vigilano sull’impiego delle erogazioni di cui alle lettere a), b) e c) del comma 2-bis del presente articolo effettuate a favore di soggetti privati, affinche’ siano perseguiti agli scopi per i quali le erogazioni stesse sono state accettate dai beneficiari e siano rispettati i termini per l’utilizzazione concordati con gli autori delle erogazioni. Detti termini possono essere prorogati una sola volta dall’autorita’ di vigilanza, per motivi non imputabili ai beneficiari modificazioni. Nota all’art 23, comma 1: - Il decreto legislativo 25 febbraio 1995, n. 77, recante “Ordinamento finanziario e contabile degli enti locali” e’ pubblicato nella Gazzetta Ufficiale 18 marzo 1995, n. 65, supplemento ordinario. Nota all’art. 24, comma 2: - Il testo dell’art. 2751-bis del codice civile e’ il seguente: “Art. 2751-bis (Crediti per retribuzioni e provvigioni, crediti dei coltivatori diretti, delle societa’ od enti cooperativi e delle imprese artigiane). - Hanno privilegio generale sui mobili i crediti riguardanti: 1) le retribuzioni dovute, sotto qualsiasi forma ai prestatori di lavoro subordinato e tutte le indennita’ dovute per effetto della cessazione del rapporto di lavoro, nonche’ il credito del lavoratore per i danni conseguenti alla mancata corresponsione, da parte del datore di lavoro, dei contributi previdenziali ed assicurativi obbligatori ed il credito per il risarcimento del danno subito per effetto di un licenziamento inefficace, nullo o annullabile; 2) le retribuzioni dei professionisti e di ogni altro prestatore d’opera intellettuale dovute per gli ultimi due anni di prestazione; 3) le provvigioni derivanti dal rapporto di agenzia dovute per l’ultimo anno di prestazione e le indennita’ dovute per la cessazione del rapporto medesimo; 4) crediti del coltivatore diretto, sia proprietario che affittuario, mezzadro, colono, soccidario o comunque compartecipante, per i corrispettivi della vendita dei prodotti, nonche’ i crediti del mezzadro o del colono indicati dall’art. 2765; 5) i crediti dell’impresa artigiana e delle societa’ od enti cooperativi di produzione e di lavoro, per i corrispettivi dei servizi prestati e della vendita dei manufatti; 5-bis) i crediti delle societa’ cooperative agricole e dei loro consorzi per i corrispettivi della vendita dei prodotti.”. Nota all’art. 24, comma 3: - Il testo del secondo comma, lettera c), dell’art. 2777 del codice civile e’ il seguente: “c) i crediti di cui all’art. 2751-bis, numeri 4 e 5.”.
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Nota all’art. 25, comma 1: - La legge 7 giugno 2000, n. 150, recante “Disciplina delle attivita’ di informazione e di comunicazione delle pubbliche amministrazioni” e’ pubblicata nella Gazzetta Ufficiale del 13 giugno 2000, n. 136. Il testo dell’art. 3 e’ il seguente: “Art. 3 (Messaggi di utilita’ sociale e di pubblico interesse). - 1. La Presidenza del Consiglio dei Ministri determina i messaggi di utilita’ sociale ovvero di pubblico interesse, che la concessionaria del servizio pubblico radiotelevisivo puo’ trasmettere a titolo gratuito. Alla trasmissione di messaggi di pubblico interesse previsti dal presente comma sono riservati tempi non eccedenti il due per cento di ogni ora di programmazione e l’uno per cento dell’orario settimanale di programmazione di ciascuna rete. Le emittenti private, radiofoniche e televisive, hanno facolta’, ove autorizzate, di utilizzare tali messaggi per passaggi gratuiti. 2. Nelle concessioni per la radiodiffusione sonora e televisiva e’ prevista la riserva di tempi non eccedenti l’uno per cento dell’orario settimanale di programmazione per le stesse finalita’ e con le modalita’ di cui al comma 1. 3. Fatto salvo quanto stabilito dalla presente legge e dalle disposizioni relative alla comunicazione istituzionale non pubblicitaria, le concessionarie radiotelevisive e le societa’ autorizzate possono, per finalita’ di esclusivo interesse sociale, trasmettere messaggi di utilita’ sociale. 4. I messaggi di cui al comma 3 non rientrano nel computo degli indici di affollamento giornaliero ne’ nel computo degli indici di affollamento orario stabiliti dal presente articolo. Il tempo di trasmissione dei messaggi non puo’, comunque, occupare piu’ di quattro minuti per ogni giorno di trasmissione per singola concessionaria. Tali messaggi possono essere trasmessi gratuitamente; qualora non lo fossero, il prezzo degli spazi di comunicazione contenenti messaggi di utilita’ sociale non puo’ essere superiore al cinquanta per cento del prezzo di listino ufficiale indicato dalla concessionaria.”. Note all’art. 25, comma 2: - La legge 14 aprile 1975, n. 103, recante “Nuove norme in materia di diffusione radiofonica e televisiva” e’ pubblicata nella Gazzetta Ufficiale n. 102 del 17 aprile 1975. Si riporta il testo dell’art. 6, come modificato dalla legge 14 aprile 1975, n. 103 qui pubblicata: “Art. 6. - Sono riservati dalla societa’ concessionaria, per apposite trasmissioni, tempi non inferiori al 5 per cento del totale delle ore di programmazione televisiva e al 3 per cento del totale delle ore di programmazione radiofonica, distintamente per la diffusione nazionale e per quella regionale, ai partiti ed ai gruppi rappresentati in Parlamento, alle organizzazioni associative delle autonomie locali, ai sindacati nazionali, alle confessioni religiose, ai movimenti politici, agli enti e alle associazioni politiche e culturali, alle associazioni nazionali del movimento cooperativo giuridicamente riconosciute, alle associazioni di promozione sociale iscritte nei registri nazionale e regionale ai gruppi etnici e linguistici e ad altri gruppi di rilevante interesse sociale che ne facciano richiesta. Per le testate dei giornali quotidiani che non siano organi ufficiali di partito e’ istituita una tribuna della stampa. La sottocommissione permanente per l’accesso, costituita nell’ambito della commissione parlamentare, procede almeno trimestralmente, sulla base delle norme stabilite dalla commissione stessa, all’esame delle richieste di accesso, delibera su di esse, determina il tempo di trasmissione complessivamente riservato all’accesso ai programmi nazionali e locali, provvede alla ripartizione del tempo disponibile tra i soggetti ammessi. Le norme emanate dalla commissione parlamentare devono ispirarsi: a) all’esigenza di assicurare la pluralita’ delle opinioni e degli orientamenti politici e culturali; b) alla rilevanza dell’interesse sociale, culturale ed informativo delle proposte degli interessi; c) alle esigenze di varieta’ della programmazione. La sottocommissione stabilisce le modalita’ di programmazione, sentita la concessionaria. Contro le decisioni della sottocommissione e’ ammesso ricorso da parte del richiedente alla commissione parlamentare in seduta plenaria. I soggetti interessati devono designare la persona responsabile, agli effetti civili e penali, del programma da ammettere alla trasmissione e comunicare alla sottocommissione ed alla concessionaria il contenuto del programma stesso. I soggetti ammessi
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all’accesso devono, nella libera manifestazione del loro pensiero, osservare i principi dell’ordinamento costituzionale, e tra essi in particolare quelli relativi alla tutela della dignita’ della persona nonche’ della lealta’ e della correttezza del dialogo democratico e astenersi da qualsiasi forma di pubblicita’ commerciale. I soggetti che fruiscono dell’accesso, nell’organizzare il proprio programma in modo autonomo, possono avvalersi della collaborazione tecnica gratuita della concessionaria secondo norme ed entro limiti fissati dalla commissione parlamentare per soddisfare esigenze minime di base”. Nota all’art. 26, comma 1: - La legge 7 agosto 1990, n. 241, recante “Nuove norme in materia di procedimento amministrativo e di diritto di accesso ai documenti amministrativi” e’ pubblicata nella Gazzetta Ufficiale del 18 agosto 1990, n. 192. Il testo dell’art. 22 e’ il seguente: “Art. 22. - 1. Al fine di assicurare la trasparenza dell’attivita’ amministrativa e di favorirne lo svolgimento imparziale e’ riconosciuto a chiunque vi abbia interesse per la tutela di situazioni giuridicamente rilevanti il diritto di accesso ai documenti amministrativi, secondo le modalita’ stabilite dalla presente legge. 2. E’ considerato documento amministrativo ogni rappresentazione grafica, fotocinematografica, elettromagnetica o di qualunque altra specie del contenuto di atti, anche interni, formati dalle pubbliche amministrazioni o, comunque, utilizzati ai fini dell’attivita’ amministrativa. 3. Entro sei mesi dalla data di entrata in vigore della presente legge le amministrazioni interessate adottano le misure organizzative idonee a garantire l’applicazione della disposizione di cui al comma 1, dandone comunicazione alla commissione di cui all’art. 27.” Nota all’art. 27, comma 2: - Il testo dell’art. 9 della citata legge n. 241 del 1990, e’ il seguente: “Art. 9. - 1. Qualunque soggetto, portatore di interessi pubblici o privati, nonche’ i portatori di interessi diffusi costituiti in associazioni o comitati, cui possa derivare un pregiudizio dal provvedimento, hanno facolta’ di intervenire nel procedimento”. Nota all’art. 31, comma 1: - Il testo della legge 11 agosto 1991, n. 266, recante “Legge-quadro sul volontariato”, e’ pubblicata nella Gazzetta Ufficiale del 22 agosto 1991, n. 196. Nota all’art. 31, comma 2: - La legge 25 agosto 1991, n. 287, recante “Aggiornamento della normativa sull’insediamento e sull’attivita’ dei pubblici esercizi”, e’ pubblicata nella Gazzetta Ufficiale n. 206 del 3 settembre 1991. - Il testo dell’art. 3, comma 4, e’ il seguente: “Art. 3 (Rilascio delle autorizzazioni). - 4. Sulla base delle direttive proposte dal Ministro dell’industria, del commercio e dell’artigianato - dopo aver sentito le organizzazioni nazionali di categoria maggiormente rappresentative - e deliberate ai sensi dell’art. 2, comma 3, lettera d), della legge 23 agosto 1988, n. 400, le regioni, sentite le organizzazioni di categoria maggiormente rappresentative, a livello regionale - fissano periodicamente criteri e parametri atti a determinare il numero delle autorizzazioni rilasciabili nelle aree interessate. I criteri e i parametri sono fissati in relazione alla tipologia degli esercizi tenuto conto anche del reddito della popolazione residente e di quella fluttuante, dei flussi turistici e delle abitudini di consumo extradomestico”. Nota all’art. 32, comma 1: - Per il titolo della legge n. 266 del 1991, si veda in nota all’art. 31, comma 1. Note all’art. 32, comma 2: - La legge 11 luglio 1986, n. 390, recante “Disciplina delle concessioni e delle locazioni di beni immobili demaniali e patrimoniali dello Stato in favore di enti o istituti culturali, degli enti pubblici territoriali, delle unita’ sanitarie locali, di ordini religiosi e degli enti ecclesiastici”, e’ pubblicata nella Gazzetta Ufficiale n. 170 del 24 luglio 1986. - Si riporta il testo dell’art. 1, come modificato dalla legge qui pubblicata: “Art. 1. - 1. L’Amministrazione finanziaria puo’ dare in concessione o locazione, per la durata di non oltre diciannove anni, beni immobili demaniali o patrimoniali dello Stato, non suscettibili anche temporaneamente di
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utilizzazione per usi governativi: a) a istituzioni culturali indicate nella tabella emanata con il decreto del Presidente della Repubblica 6 novembre 1984, n. 834; b) a enti pubblici, indicati con decreto del Ministro delle finanze, da emanarsi sentito il Ministro per i beni culturali e ambientali, che fruiscono di contributi ordinari previsti dalle vigenti disposizioni e che perseguono esclusivamente fini di rilevante interesse culturale; b-bis) ad associazioni di promozione sociale iscritte nei registri nazionale e regionali; c) ad altri enti o istituti o a fondazioni o associazioni riconosciute, istituiti o costituiti successivamente alla data di pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale del predetto decreto, che perseguono esclusivamente fini di rilevante interesse culturale e svolgono, in relazione a tali fini, attivita’ sulla base di un programma almeno triennale. Le concessioni e le locazioni sono rispettivamente assentite e stipulate per un canone ricognitorio annuo non inferiore a lire centomila e non superiore al 10 per cento di quello determinato, sentito il competente ufficio tecnico erariale, sulla base dei valori in comune commercio. Gli immobili devono essere destinati a sede dei predetti soggetti o essere utilizzati per lo svolgimento delle loro attivita’ istituzionali o statutarie. 2. Le concessioni e le locazioni di cui al comma precedente devono prevedere la assunzione, da parte del concessionario o locatario, degli oneri della manutenzione ordinaria e straordinaria, salvo, per quest’ultima, che lo Stato ritenga necessario provvedervi direttamente, nonche’ degli oneri, delle contribuzioni e degli obblighi di qualsiasi natura gravanti sull’immobile. Qualora l’immobile oggetto della concessione faccia parte del demanio artistico, storico o archeologico, le opere di ordinaria e straordinaria manutenzione devono essere eseguite secondo le prescrizioni delle competenti sovrintendenze. 3. Con decreto del Ministro delle finanze e’ nominata una commissione composta da due rappresentanti del Ministero delle finanze, di cui uno appartenente alla direzione generale del demanio che la presiede, da un rappresentante del Ministero del tesoro e da due rappresentanti del Ministero per i beni culturali e ambientali. La commissione esamina le richieste di concessione o locazione tenendo in particolare conto quelle presentate da soggetti che curano le raccolte museali, bibliografiche, archivistiche e scientifiche. Qualora proponga l’accoglimento di tali richieste in considerazione della rilevanza dell’attivita’ concretamente svolta, la commissione indica l’ammontare del canone, entro i limiti di cui al comma 1, avuto anche riguardo alla entita’ delle opere di manutenzione straordinaria che il richiedente si impegna ad eseguire. 4. Nel caso di richiesta di utilizzazione di una porzione dell’immobile per finalita’ diverse da quelle di cui al comma 1, deve essere corrisposto, per l’utilizzo di tale porzione, un distinto canone determinato, sentito il competente ufficio tecnico erariale, sulla base dei valori in comune commercio. 5. La concessione e’ revocata e la locazione e’ risolta per sopravvenuta necessita’ di utilizzazione dei beni per usi governativi. 6. L’utilizzo dei beni per fini diversi da quelli per i quali e’ stata assentita la concessione o stipulata la locazione, ne determina rispettivamente la decadenza o la risoluzione, Gli stessi effetti sono prodotti dalla violazione del divieto di subconcessione o sublocazione ovvero dal mancato pagamento del canone. 7. Le disposizioni dei commi precedenti si applicano anche alle concessioni, a favore di ordini religiosi, di immobili statali che fanno parte del demanio artistico, storico o archeologico, anche ai fini della loro custodia, costituenti abbazie, certose e monasteri, per l’esercizio esclusivo di attivita’ religiosa. di assistenza, di beneficenza o comunque connessa con le prescrizioni di regole monastiche.”. Nota all’art. 32, comma 3: - La legge 23 dicembre 1994, n. 724, recante “Misure di razionalizzazione della finanza pubblica” e’ pubblicata nel supplemento ordinario alla Gazzetta Ufficiale n. 304 del 30 dicembre 1994. “Art. 32 (Beni patrimoniali e demaniali). - 1. A decorrere dall’anno 1995, i canoni annui per i beni patrimoniali dello Stato, concessi o locati a privati, sono, in deroga alle altre disposizioni di legge in vigore, rivalutati rispetto a quelli dovuti per l’anno 1994 di un coefficiente pari a 2, 5 volte il canone stesso, salvo quanto previsto al comma 2. 2. A decorrere dal gennaio 1995 i canoni annui per i beni patrimoniali e demaniali dello Stato destinati ad uso
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abitativo, concessi o locati a privati, sono, in deroga alle altre disposizioni di legge in vigore, rivalutati rispetto a quelli dovuti per l’anno 1994 di un coefficiente pari a: due volte il canone stesso, per i soggetti appartenenti ad un nucleo familiare con un reddito complessivo, riferito all’anno di imposta 1993, non superiore ad ottanta milioni di lire; cinque volte il canone stesso, per i soggetti appartenenti ad un nucleo familiare con un reddito complessivo, riferito all’anno di imposta 1993, uguale o superiore ad ottanta milioni di lire. Ai fini del calcolo dell’aumento di cui al presente comma non si tiene conto dell’eventuale incremento del canone relativo all’anno 1994, conseguente alla emanazione, successiva alla data di entrata in vigore della presente legge, dei decreti ministeriali previsti dal comma 3 dell’art. 9 della legge 24 dicembre 1993, n. 537. I soggetti assegnatari sono, comunque, tenuti a corrispondere il canone determinato sulla base dei predetti decreti ministeriali, quando lo stesso sia superiore a quello derivante dall’applicazione del presente comma. 3. Sono esclusi dall’incremento di cui al comma 2 gli alloggi di servizio, quelli in godimento delle vedove o alle persone gia’ a carico, e finche’ mantengano i requisiti per essere considerati tali, di pubblici dipendenti deceduti per causa di servizio, a soggetti appartenenti ad un nucleo familiare con un reddito complessivo, riferito all’anno di imposta 1993, non superiore a quaranta milioni di lire, e alle associazioni e fondazioni con finalita’ culturali, sociali, sportive, assistenziali e religiose senza fini di lucro, nonche’ ad associazioni di promozione sociale iscritte nei registri nazionale e regionali, individuate con apposito decreto del Ministro delle finanze da emanare entro tre mesi dalla data di entrata in vigore della presente legge, nonche’ i beni patrimoniali adibiti ad abitazione e gestiti dagli Istituti autonomi case popolari, gia’ assoggettati al regime dell’equo canone. 4. Le maggiorazioni dei canoni previste dai commi 1 e 2 hanno effetto dal gennaio 1995, indipendentemente dalla data di scadenza dei rapporti in corso. 5. Nel caso in cui le maggiorazioni dei canoni operate ai sensi del presente articolo siano considerate eccessive, gli interessati possono chiedere, entro sei mesi dalla data di entrata in vigore della presente legge, la risoluzione del rapporto, restituendo contestualmente il bene. 6. (Abrogato). 7. A decorrere dalla data di entrata in vigore della presente legge, le superfici destinate ad attraversamento di torrenti o fiumi, che costituiscono un necessario ed insostituibile accesso a case di civile abitazione su fondo intercluso, sono soggette al pagamento di un canone meramente ricognitorio. 8. A decorrere dal gennaio 1995 i canoni annui per i beni appartenenti al patrimonio indisponibile dei comuni sono, in deroga alle disposizioni di legge in vigore, determinati dai comuni in rapporto alle caratteristiche dei beni, ad un valore comunque non inferiore a quello di mercato, fatti salvi gli scopi sociali.”.
Nota all’art. 32, comma 4: - Il testo del decreto ministeriale 2 aprile 1968 reca “Limiti inderogabili di densita’ edilizia, di altezza, di distanza fra i fabbricati e rapporti massimi tra spazi destinati agli insediamenti residenziali e produttivi e spazi pubblici o riservati alle attivita’ collettive, al verde pubblico o a parcheggi da osservare ai fini della formazione dei nuovi strumenti urbanistici o della revisione di quelli esistenti, ai sensi dell’art. 17 della legge 6 agosto 1967, n. 765”.

turismo
LEGGE 29 marzo 2001, n. 135 Riforma della legislazione nazionale del turismo

(G.U. n. 92, 20 aprile 2001, Serie Generale)
Capo I PRINCIPI, COMPETENZE E STRUTTURE

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Art. 1. (Principi) 1. La presente legge definisce i princìpi fondamentali e gli strumenti della politica del turismo in attuazione degli

articoli 117 e 118 della Costituzione ed ai sensi dell’articolo 56 del decreto del Presidente della Repubblica 24 luglio 1977, n. 616, della legge 15 marzo 1997, n. 59, e del decreto legislativo 31 marzo 1998, n. 112. 2. La Repubblica: a) riconosce il ruolo strategico del turismo per lo sviluppo economico e occupazionale del Paese nel contesto internazionale e dell’Unione europea, per la crescita culturale e sociale della persona e della collettività e per favorire le relazioni tra popoli diversi; b) favorisce la crescita competitiva dell’offerta del sistema turistico nazionale, regionale e locale, anche ai fini dell’attuazione del riequilibrio territoriale delle aree depresse; c) tutela e valorizza le risorse ambientali, i beni culturali e le tradizioni locali anche ai fini di uno sviluppo turistico sostenibile; d) sostiene il ruolo delle imprese operanti nel settore turistico con particolare riguardo alle piccole e medie imprese e al fine di migliorare la qualità dell’organizzazione, delle strutture e dei servizi; e) promuove azioni per il superamento degli ostacoli che si frappongono alla fruizione dei servizi turistici da parte dei cittadini, con particolare riferimento ai giovani, agli anziani percettori di redditi minimi ed ai soggetti con ridotte capacità motorie e sensoriali; f) tutela i singoli soggetti che accedono ai servizi turistici anche attraverso l’informazione e la formazione professionale degli addetti; g) valorizza il ruolo delle comunità locali, nelle loro diverse ed autonome espressioni culturali ed associative, e delle associazioni pro loco; h) sostiene l’uso strategico degli spazi rurali e delle economie marginali e tipiche in chiave turistica nel contesto di uno sviluppo rurale integrato e della vocazione territoriale; i) promuove la ricerca, i sistemi informativi, la documentazione e la conoscenza del fenomeno turistico; l) promuove l’immagine turistica nazionale sui mercati mondiali, valorizzando le risorse e le caratteristiche dei diversi ambiti territoriali. 3. Sono fatti salvi poteri e prerogative delle regioni a statuto speciale e delle province autonome di Trento e di Bolzano nelle materie di cui alla presente legge nel rispetto degli statuti di autonomia e delle relative norme di attuazione. Art. 7. (Imprese turistiche e attività professionali) 1. Sono imprese turistiche quelle che esercitano attività economiche, organizzate per la produzione, la commercializzazione, l’intermediazione e la gestione di prodotti, di servizi, tra cui gli stabilimenti balneari, di infrastrutture e di esercizi, compresi quelli di somministrazione facenti parte dei sistemi turistici locali, concorrenti alla formazione dell’offerta turistica. 9. Le associazioni senza scopo di lucro, che operano per finalità ricreative, culturali, religiose o sociali, sono autorizzate ad esercitare le attività di cui al comma 1 esclusivamente per i propri aderenti ed associati anche se appartenenti ad associazioni straniere aventi finalità analoghe e legate fra di loro da accordi internazionali di collaborazione. A tal fine le predette associazioni devono uniformarsi a quanto previsto dalla Convenzione internazionale relativa al contratto di viaggio (CCV), resa esecutiva con legge 27 dicembre 1977, n. 1084, dal decreto legislativo 23 novembre 1991, n. 392, di attuazione della direttiva n. 82/470/CEE nella parte concernente gli agenti di viaggio e turismo, e dal decreto legislativo 17 marzo 1995, n. 111, di attuazione della direttiva n. 90/314/CEE concernente i viaggi, le vacanze ed i circuiti “tutto compreso”. 10. Le associazioni senza scopo di lucro che operano per la promozione del turismo giovanile, culturale, dei disabili e comunque delle fasce meno abbienti della popolazione, nonché le associazioni pro loco, sono ammesse, senza nuovi o maggiori oneri per il bilancio dello Stato, ai benefici di cui alla legge 11 luglio 1986, n. 390, e successive modificazioni, relativamente ai propri fini istituzionali.

Somministrazione di alimenti e bevande da parte di circoli privati.
D.P.R. 4 aprile 2001, n. 235 309

Regolamento recante semplificazione del procedimento per il rilascio dell’autorizzazioneallasomministrazione di alimenti e bevande da parte di circoli privati.
Art. 1.Oggetto e definizioni 1. Le disposizioni del presente regolamento si applicano al procedimento relativo alla somministrazione di alimenti e bevande da parte di circoli privati. 2. Ai fini del presente regolamento si intende per: a) testo unico delle imposte sui redditi, il testo unico delle imposte sui redditi, approvato con decreto del Presidente della Repubblica 22 dicembre 1986, n. 917, e successive modificazioni; b) legge, la legge 25 agosto 1991, n. 287. Art. 2. Associazioni e circoli aderenti ad enti o organizzazioni nazionaliaventifinalita’assistenziali 1. Le associazioni e i circoli, di cui all’articolo 111, comma 3, del testo unico delle imposte sui redditi, aderenti ad enti o organizzazioni nazionali le cui finalita’ assistenziali sono riconosciute dal Ministero dell’interno, che intendono svolgere direttamente attivita’ di somministrazione di alimenti e bevande a favore dei rispettivi associati presso la sede ove sono svolte le attivita’ istituzionali, presentano al Comune, nel cui territorio si esercita l’attivita’, che la comunica per conoscenza alla competente Azienda Sanitaria Locale (A.S.L.) per il parere necessario all’eventuale rilascio dell’autorizzazione di idoneita’ sanitaria, una denuncia di inizio attivita’ ai sensi dell’articolo 19 della legge 7 agosto 1990, n. 241, e successive modificazioni. Detta denuncia puo’ essere presentata anche su supporto informatico, laddove le Amministrazioni comunali abbiano adottato le necessarie misure organizzative. 2. Nella denuncia il legale rappresentante dichiara: a) l’ente nazionale con finalita’ assistenziali al quale aderisce; b) il tipo di attivita’ di somministrazione; c) l’ubicazione e la superficie dei locali adibiti alla somministrazione; d) che l’associazione si trova nelle condizioni previste dall’articolo 111, commi 3, 4-bis e 4-quinquies, del testo unico delle imposte sui redditi; e) che il locale, ove e’ esercitata la somministrazione, e’ conforme alle norme e prescrizioni in materia edilizia, igienico-sanitaria e ai criteri di sicurezza stabiliti dal Ministero dell’interno ai sensi dell’articolo 3, comma 1, della legge e, in particolare, di essere in possesso delle prescritte autorizzazioni in materia. 3. Alla denuncia e’ allegata copia semplice, non autenticata, dell’atto costitutivo o dello statuto. 4. Se l’attivita’ di somministrazione e’ affidata in gestione a terzi, questi deve essere iscritto al registro degli esercenti il commercio di cui all’articolo 2 della legge. 5. Se il circolo o l’associazione non si conforma alle clausole previste dall’articolo 111, comma 4quinquies, del testo unico delle imposte sui redditi, l’esercizio dell’attivita’ di somministrazione di alimenti e bevande e’ subordinatoall’iscrizione nel registrodegli esercenti il commercio, di cui all’articolo 2, comma 1, dellalegge, del legale rappresentante del circolo o dell’associazione o di un suo delegato ed al rilascio dell’autorizzazione di cuiall’articolo 3 della medesima legge. 6. Il legale rappresentante dell’associazione o del circolo e’ obbligato a comunicare immediatamente al Comune le variazioni intervenute successivamente alla dichiarazione di cui al comma 2, in merito alla sussistenza dell’adesione agli enti di cui all’articolo 3, comma 6, lettera e), della legge, nonche’ alla sussistenza delle condizioni previste dall’articolo 111, comma 4-quinquies, del testo unico delle imposte sui redditi e dal presente articolo. Resta ferma la possibilita’ per il Comune di effettuare controlli ed ispezioni.
Note all’art. 2: - Si trascrive il testo dell’art. 111 del decreto del Presidente della Repubblica 22dicembre1986,n.917: ”Art. 111 (Enti di tipo associativo). - 1. Non e’ considerata commerciale l’attivita’ svolta nei confronti degli associati o partecipanti, in conformita’ alle finalita’ istituzionali, dalle associazioni, da consorzi e dagli altri enti non commerciali di tipo

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associativo. Le somme versate dagli associati o partecipanti a titolo di quote o contributi associativi non concorrono a formare il reddito complessivo. 2. Si considerano tuttavia effettuate nell’esercizio di attivita’ commerciali, salvo il disposto del secondo periodo del comma 1 dell’art. 108, le cessioni di beni e le prestazioni di servizi agli associati o partecipanti verso pagamento di corrispettivi specifici, compresi i contributi e le quote supplementari determinati in funzione delle maggiori o diverse prestazioni alle quali danno diritto. Detti corrispettivi concorrono alla formazione del reddito complessivo come componenti del reddito di impresa o come redditi diversi secondo che le relative operazioni abbiano carattere di abitualita’ o di occasionalita’. 3. Per le associazioni politiche, sindacali e di categoria, religiose, assistenziali, culturali, sportive dilettantistiche, di promozione sociale e di formazione extra-scolastica della persona non si considerano commerciali le attivita’ svolte in diretta attuazione degli scopi istituzionali, effettuate verso pagamento di corrispettivi specifici nei confronti degli iscritti, associati o partecipanti, di altre associazioni che svolgono la medesima attivita’ e che per legge, regolamento, atto costitutivo o statuto fanno parte di un’unica organizzazione locale o nazionale, dei rispettivi associati o partecipanti e dei tesserati dalle rispettive organizzazioni nazionali, nonche’ le cessioni anche a terzi di proprie pubblicazioni cedute prevalentemente agli associati. 4. La disposizione del comma 3 non si applica per le cessioni di beni nuovi prodotti per la vendita, per le somministrazioni di pasti, per le erogazioni di acqua, gas, energia elettrica e vapore, per le prestazioni alberghiere, di alloggio, di trasporto e di deposito e per le prestazioni di servizi portuali e aeroportuali ne’ per le prestazioni effettuate nell’esercizio delle seguenti attivita’: a) gestione di spacci aziendali e di mense; b) organizzazione di viaggi e soggiorni turistici; c) gestione di fiere ed esposizioni a carattere commerciale; d) pubblicita’ commerciale; e) telecomunicazioni e radiodiffusioni circolari. 4-bis. Per le associazioni di promozione sociale ricomprese tra gli enti di cui all’art. 3, comma 6, lettera e), della legge 25 agosto 1991, n. 287, le cui finalita’ assistenziali siano riconosciute dal Ministero dell’interno, non si considerano commerciali, anche se effettuate verso pagamento di corrispettivi specifici, la somministrazione di alimenti e bevande effettuata, presso le sedi in cui viene svolta l’attivita’ istituzionale, da bar ed esercizi similari e l’organizzazione di viaggi e soggiorni turistici, sempreche’ le predette attivita’ siano strettamente complementari a quelle svolte in diretta attuazione degli scopi istituzionali e siano effettuate nei confronti degli stessi soggetti indicati nel comma 3. 4-ter. L’organizzazione di viaggi e soggiorni turistici di cui al comma 4-bis non e’ considerata commerciale anche se effettuata da associazioni politiche, sindacali e di categoria, nonche’ da associazioni riconosciute dalle confessioni religiose con le quali lo Stato ha stipulato patti, accordi o intese, sempreche’ sia effettuata nei confronti degli stessi soggetti indicati nel comma 3. 4-quater. Per le organizzazioni sindacali e di categoria non si considerano effettuate nell’esercizio di attivita’ commerciali le cessioni delle pubblicazioni, anche in deroga al limite di cui al comma 3, riguardanti i contratti collettivi di lavoro, nonche’ l’assistenza prestata prevalentemente agli iscritti, associati o partecipanti in materia di applicazione degli stessi contratti e di legislazione sul lavoro, effettuate verso pagamento di corrispettivi che in entrambi i casi non eccedano i costi di diretta imputazione. 4-quinquies. Le disposizioni di cui ai commi 3, 4-bis, 4-ter e 4-quater si applicano a condizione che le associazioni interessate si conformino alle seguenti clausole, da inserire nei relativi atti costitutivi o statuti redatti nella forma dell’atto pubblico o della scrittura privata autenticata o registrata: a) divieto di distribuire anche in modo indiretto, utili o avanzi di gestione nonche’ fondi, riserve o capitale durante la vita dell’associazione, salvo che la destinazione o la distribuzione non siano imposte dalla legge; b) obbligo di devolvere il patrimonio dell’ente, in caso di suo scioglimento per qualunque causa, ad altra associazione con finalita’ analoghe o ai fui di pubblica utilita’, sentito l’organismo di controllo di cui all’art. 3, comma 190, della legge 23 dicembre 1996, n. 662, e salvo diversa destinazione imposta dalla legge; c) disciplina uniforme del rapporto associativo e delle modalita’ associative volte a garantire l’effettivita’ del rapporto medesimo, escludendo espressamente la temporaneita’ della partecipazione alla vita associativa e prevedendo per gli associati o partecipanti maggiori d’eta’ il diritto di voto per l’approvazione e le modificazioni dello statuto e dei regolamenti e per la nomina degli organi direttivi dell’associazione; d) obbligo di redigere e di approvare annualmente un rendiconto economico e finanziario secondo le disposizioni statutarie; e) eleggibilita’ libera degli organi amministrativi, principio del voto singolo di cui all’art. 2532, secondo comma, del codice civile, sovranita’ dell’assemblea dei soci, associati o partecipanti e i criteri di loro ammissione ed esclusione, criteri e idonee forme di pubblicita’ delle convocazioni assembleari, delle relative deliberazioni, dei bilanci o rendiconti; e’ ammesso il voto per corrispondenza per le associazioni il cui atto costitutivo, anteriore al 1° gennaio 1997, preveda tale modalita’ di voto al sensi dell’art. 2532, ultimo comma, del codice civile e sempreche’ le stesse abbiano rilevanza a livello nazionale e siano prive di organizzazione a livello locale; f) intrasmissibilita’ della quota o contributo associativo ad eccezione dei trasferimenti a causa di morte e non rivalutabilita’ della stessa.

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4-sexies. Le disposizioni di cui alle lettere c) ed e) del comma 4-quinquies non si applicano alle associazioni religiose riconosciute dalle confessioni con le quali lo Stato ha stipulato patti, accordi o intese, nonche’ alle associazioni politiche, sindacali e di categoria”. - Per il riferimento all’art. 19, della legge 7 agosto 1990, n. 241, si vedano le note alle premesse. - Per il riferimento alla legge 25 agosto 1991, n. 287, si vedano le note alle premesse. - Si trascrive il testo degli articoli 2 e 3, della legge 25 agosto 1991, n. 287: ”Art. 2 (Iscrizione nel registro degli esercenti il commercio) - 1. L’esercizio delle attivita’ di cui all’art. 1, comma 1, e’ subordinato alla iscrizione del titolare dell’impresa individuale o del legale rappresentante della societa’, ovvero di un suo delegato, nel registro degli esercenti il commercio di cui all’art. 1 della legge 11 giugno 1971, n. 426, e successive modificazioni e integrazioni, e al rilascio dell’autorizzazione di cui all’art. 3, comma 1, della presente legge. 2. L’iscrizione nel registro di cui al comma 1 e’ subordinata al possesso dei seguenti requisiti: a) maggiore eta’, ad eccezione del minore emancipato autorizzato a norma di legge all’esercizio di attivita’ commerciale; b) aver assolto agli obblighi scolastici riferiti al periodo di frequenza del richiedente; c) aver frequentato con esito positivo corsi professionali istituiti o riconosciuti dalle regioni o dalle province autonome di Trento e di Bolzano, aventi a oggetto l’attivita’ di somministrazione di alimenti e di bevande, o corsi di una scuola alberghiera o di altra scuola a specifico indirizzo professionale, ovvero aver superato, dinanzi a una apposita commissione costituita presso la camera di commercio, industria, artigianato e agricoltura, un esame di idoneita’ all’esercizio dell’attivita’ di somministrazione di alimenti e di bevande. 3. Sono ammessi all’esame previsto al comma 2, lettera c), coloro che sono in possesso di titolo di studio universitario o di istruzione secondaria superiore nonche’ coloro che hanno prestato servizio, per almeno due anni negli ultimi anni, presso imprese esercenti attivita’ di somministrazione di alimenti e di bevande, in qualita’ di dipendenti qualificati addetti alla somministrazione, alla produzione o all’amministrazione o, se trattasi di coniuge, parente o affine entro il terzo grado dell’imprenditore, in qualita’ di coadiutore. 4. Salvo che abbiano ottenuto la riabilitazione, e fermo quanto disposto dal comma 5, non possono essere iscritti nel registro di cui al comma 1 e, se iscritti, debbono essere cancellati coloro: a) che sono stati dichiarati falliti; b) che hanno riportato una condanna per delitto non colposo a pena restrittiva della liberta’ personale superiore a tre anni; c) che hanno riportato una condanna per reati contro la moralita’ pubblica e il buon costume o contro l’igiene e la sanita’ pubblica, compresi i delitti di cui al libro secondo, titolo VI, capo II, del codice penale; per delitti commessi in stato di ubriachezza o in stato di intossicazione da stupefacenti; per reati concernenti la prevenzione dell’alcolismo, le sostanze stupefacenti o psicotrope, il gioco d’azzardo, le scommesse clandestine e la turbativa di competizioni sportive; per infrazioni alle norme sul gioco del lotto; d) che hanno riportato due o piu’ condanne nel quinquennio precedente per delitti di frode nella preparazione o nel commercio degli alimenti, compresi i delitti di cui al libro secondo, titolo VIII, capo II, del codice penale; e) che sono sottoposti a una delle misure di prevenzione di cui all’art. 3 della legge 27 dicembre 1956, n. 1423, e successive modificazioni, o nei cui confronti e’ stata applicata una delle misure previste dalla legge 31 maggio 1965, n. 575, e successive modificazioni ed integrazioni, ovvero sono sottoposti a misure di sicurezza o sono dichiarati delinquenti abituali, professionali o per tendenza; f) che hanno riportato condanna per delitti contro la personalita’ dello Stato o contro l’ordine pubblico, ovvero per delitti contro la persona commessi con violenza, o per furto, rapina, estorsione, sequestro di persona a scopo di rapina o di estorsione. 5. Nelle ipotesi di cui al comma 4, lettere b), e), d) ed f), il divieto di iscrizione nel registro di cui al comma 1 ha la durata di cinque anni a decorrere dal giorno in cui la pena e’ stata scontata o si sia in qualsiasi altro modo estinta ovvero, qualora sia stata concessa la sospensione condizionale della pena, dal giorno del passaggio in giudicato della sentenza. Art. 3 (Rilascio delle autorizzazioni). – 1. L’apertura e il trasferimento di sede degli esercizi di somministrazione al pubblico di alimenti e di bevande, comprese quelle alcoliche di qualsiasi gradazione, sono soggetti ad autorizzazione, rilasciata dal sindaco del comune nel cui territorio e’ ubicato l’esercizio, sentito il parere della commissione competente, ai sensi dell’art. 6, con l’osservanza dei criteri e parametri di cui al comma 4 del presente articolo e a condizione che il richiedente sia iscritto nel registro di cui all’art. 2. Ai fini del rilascio dell’autorizzazione il sindaco accerta la conformita’ del locale al criteri stabiliti con decreto del Ministro dell’interno, ovvero si riserva di verificame la sussistenza quando cio’ non sia possibile in via preventiva. Il sindaco, inoltre, accerta l’adeguata sorvegliabilita’ dei locali oggetto di concessione edilizia per ampliamento.

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2. L’autorizzazione ha validita’ fino al 31 dicembre del quinto anno successivo a quello del rilascio, e’ automaticamente rinnovata se non vi sono motivi ostativi e si riferisce esclusivamente ai locali in essa indicati. 3. Ai fini dell’osservanza del disposto di cui all’art. 4 del decreto-legge 9 dicembre 1986, n. 832, convertito, con modificazioni, dalla legge 6 febbraio 1987, n. 15, i comuni possono assoggettare a vidimazione annuale le autorizzazioni relative agli esercizi di somministrazione al pubblico di alimenti e bevande ubicati in aree a particolare mteresse storico e artistico. 4. Sulla base delle direttive proposte dal Ministro dell’industria, del commercio e dell’artigianato – dopo aver sentito le organizzazioni nazionali di categoria maggiormente rappresentative - e deliberate al sensi dell’art. 2, comma 3, lettera d), della legge 23 agosto 1988, n. 400, le regioni - sentite le organizzazioni di categoria maggiormente rappresentative, a livello regionale - fissano periodicamente criteri e parametri atti a determinare il numero delle autorizzazioni rilasciabili nelle aree interessate. I criteri e i parametri sono fissati in relazione alla tipologia degli esercizi tenuto conto anche del reddito della popolazione residente e di quella fluttuante, dei flussi turistici e delle abitudini di consumo extradomestico. 5. Il comune, in conformita’ al criteri e ai parametri di cui al comma 4, sentita la commissione competente ai sensi dell’art. 6, stabilisce, eventualmente anche per singole zone del territorio comunale, le condizioni per il rilascio delle autorizzazioni. 6. I limiti numerici determinati ai sensi del comma 4 non si applicano per il rilascio delle autorizzazioni concernenti la somministrazione di alimenti e di bevande: a) al domicilio del consumatore; b) negli esercizi annessi ad alberghi, pensioni, locande o ad altri complessi ricettivi, limitatamente alle prestazioni rese agli alloggiati; c) negli esercizi posti nelle aree di servizio delle autostrade e nell’interno di stazioni ferroviarie, aeroportuali e marittime; d) negli esercizi di cui all’art. 5, comma 1, lettera c), nei quali sia prevalente l’attivita’ congiunta di trattenimento e svago; e) nelle mense aziendali e negli spacci annessi ai circoli cooperativi e degli enti a carattere nazionale le cui finalita’ assistenziali sono riconosciute dal Ministero dell’interno; f) esercitata in via diretta a favore dei propri dipendenti da amministrazioni, enti o imprese pubbliche; g) in scuole; in ospedali; in comunita’ religiose; in stabilimenti militari, delle forze di polizia e del Corpo nazionale dei vigili del fuoco; h) nei mezzi di trasporto pubblico. 7. Le attivita’ di somministrazione di alimenti e di bevande devono essere esercitate nel rispetto delle vigenti norme, prescnziom e autorizzazioni in materia edilizia, urbanistica e igienica-sanitaria, nonche’ di quelle sulla destinazione d’uso dei locali e degli edifici, fatta salva l’irrogazione delle sanzioni relative alle norme e prescrizione violate”.

Art. 3. Associazioni e circoli non aderenti ad enti o organizzazioni nazionali con finalita’assistenziali
1. Le associazioni e i circoli di cui all’articolo 111, comma 3, del testo unico delle imposte sui redditi,

non aderenti ad enti o organizzazioni nazionali le cui finalita’ assistenziali sono riconosciute dal Ministero dell’interno, che intendono svolgere direttamente attivita’ di somministrazione di alimenti e bevande a favore dei rispettivi associati presso la sede ove sono svolte le attivita’ istituzionali, presentano al Comune, nel cui territorio siesercita l’attivita’, domanda di autorizzazione ai sensi dell’articolo 3 della legge. Detta domanda puo’ essere presentata anche su supporto informatico, laddove le Amministrazioni comunali abbiano adottato le necessarie misure organizzative. 2. Nella domanda, il legale rappresentante dichiara: a) il tipo di attivita’ di somministrazione; b) l’ubicazione e la superficie del locale adibito alla somministrazione; c) che l’associazione ha le caratteristiche di ente non commerciale, ai sensi degli articoli 111 e 111-bis del testo unico delle imposte sui redditi; d) che il locale, ove e’ esercitata la somministrazione, e’conforme alle norme e prescrizioni in materia edilizia,igienico-sanitaria e ai criteri di sicurezza stabiliti dal Ministero dell’interno, ai sensi dell’articolo 3, comma 1, della legge e, in particolare, di essere in possesso delle prescritte autorizzazioni in materia. 3. Alla domanda e’ allegata copia semplice, non autenticata, dell’atto costitutivo o dello statuto. 4. Se l’attivita’ di somministrazione e’ affidata in gestione a terzi, questi deve essere iscritto al registro degli esercenti il commercio di cui all’articolo 2 della legge. 5. Il Comune, ai fini del rilascio dell’autorizzazione, verifica che lo statuto dell’associazione di cui al comma 1, preveda modalita’ volte a garantire l’effettivita’ del rapporto associativo, escludendo espressamente la temporaneità della partecipazione alla vita associativa, nonche’ lo svolgimento effettivo 313

dell’attivita’ istituzionale. Il Comune, nel provvedere al rilascio delle autorizzazioni di cui al presente articolo e comunque in tutti i casi che non rientrano nella deroga di cui all’articolo 3, comma 6, lettera e), della legge, si attiene alle disposizioni di cui all’articolo 3, commi 4 e 5 della stessa legge. 6. La domanda si considera accolta qualora non sia comunicato il diniego entro quarantacinque giorni dalla presentazione della domanda. 7. Se il circolo o l’associazione non rispetta le condizioni previste dagli articoli 111 e 111-bis del testo unico delle imposte sui redditi, l’esercizio dell’attivita’ di somministrazione di alimenti e bevande e’ subordinato all’iscrizione nel registro degli esercenti il commercio di cui all’articolo 2, comma 1, della legge, del legale rappresentante del circolo o dell’associazione o di un suo delegato. 8. Il legale rappresentante dell’associazione o del circolo e’ obbligato a comunicare immediatamente al Comune le variazioni intervenute successivamente alla dichiarazione di cui al comma 2 in merito al rispetto delle condizioni previste dagli articoli 111 e 111-bis del testo unico delle imposte sui redditi e dal presente articolo. Resta ferma la possibilita’ per il Comune di effettuare controlli ed ispezioni. Note all’art.3:
- Per il riferimento all’art. 111, del decreto del Presidente della Repubblica 22 dicembre 1986, n. 917, si vedano le note all’art. 2. - Per il riferimento agli articoli 2 e 3, della legge 25 agosto 1991, n. 287, si vedano le note all’art. 2. - Per il riferimento al decreto del Presidente della Repubblica 22 dicembre 1986, n. 917, si vedano le note alle premesse. - Si trascrive il testo dell’art. 111-bis, del decreto del Presidente della Repubblica 22 dicembre 1986, n. 917: ”Art. 111-bis (Perdita della qualifica di ente non commerciale). - 1. Indipendentemente dalle previsioni statutarie, l’ente perde la qualifica di ente non commerciale qualora eserciti prevalentemente attivita’ commerciale per un intero periodo d’imposta. 2. Ai fini della qualificazione commerciale dell’ente si tiene conto anche dei seguenti parametri: a) prevalenza delle immobilizzazioni relative all’attivita’ commerciale, al netto degli ammortamenti,rispetto alle restanti attivita’; b) prevalenza dei ricavi derivanti da attivita’commerciali rispetto al valore normale delle cessioni o prestazioni afferenti le attivita’ istituzionali; c) prevalenza dei redditi derivanti da attivita’ commerciali rispetto alle entrate istituzionali, intendendo per queste ultime i contributi, le sovvenzioni, le liberalita’ e le quote associative; d) prevalenza delle componenti negative inerenti all’attivita’ commerciale rispetto alle restanti spese. 3. Il mutamento di qualifica opera a partire dal periodo d’imposta in cui vengono meno le condizioni che legittimano le agevolazioni e comporta l’obbligo di comprendere tutti i beni facenti parte del patrimonio dell’ente nell’inventario di cui all’art. 15 del decreto del Presidente della Repubblica 29 settembre 1973, n. 600. L’iscrizione nell’inventano deve essere effettuata entro sessanta giorni dall’inizio del periodo di imposta in cui ha effetto il mutamento di qualifica secondo i criteri di cui al decreto del Presidente della Repubblica 23 dicembre 1974, n. 689. 4. Le disposizioni di cui al comma 1 e 2 non si applicano agli enti ecclesiastici riconosciuti come persone giuridiche agli effetti civili”.

Art.4.Disposizionifinali 1. La denuncia di inizio di attivita’ di cui all’articolo 2 e l’autorizzazione di cui all’articolo 3 valgono anche come autorizzazione ai fini di cui al secondo comma dell’articolo 86 del testo unico delle leggi di pubblica sicurezza, approvato con regio decreto 18 giugno 1931, n. 773. 2. In caso di violazione degli obblighi stabiliti dagli articoli 2 e 3, salvo quanto previsto da specifiche norme, si applica la sanzione amministrativa prevista dall’articolo 10 della legge. 3. L’organo comunale competente ordina la cessazione delle attivita’ di cui agli articoli 2 e 3 svolte in assenza di denuncia di inizio attivita’ o di autorizzazione, nonche’ ogni qualvolta si riscontri la mancanza dei requisiti necessari. Il presente decreto, munito del sigillo dello Stato, sara’ inserito nella Raccolta ufficiale degli atti normativi della Repubblica 314

italiana. E’ fatto obbligo a chiunque spetti di osservarlo e di farlo osservare.
Note all’art. 4: - Si trascrive il testo dell’art. 86, del regio decreto 18 giugno 1931, n. 773: ”Art. 86 (art. 84 testo unico 1926). - Non possono esercitarsi, senza licenza del Questore, alberghi, compresi quelli diurni, locande, pensioni, trattorie, osterie, caffe’ o altri esercizi in cui si vendono al minuto o si consumano vino, birra, liquori od altre bevande anche non alcoliche, ne’ sale pubbliche per bigliardi o per altri giuochi leciti o stabilimenti di bagni, esercizi di rimessa di autoveicoli o di vetture, ovvero locali di stallaggio e simili. La licenza e’ necessaria anche per lo spaccio al minuto o il consumo di vino, di birra o di qualsiasi bevanda alcolica presso enti collettivi o circoli privati di qualunque specie. anche se la vendita o il consumo siano limitati al soli soci”. - Per il riferimento alla legge 25 agosto 1991, n. 287,si vedano le note alle premesse. - Si trascrive il testo dell’art. 10, della legge 25 agosto 1991, n. 287: ”Art. 10. - 1. A chiunque eserciti l’attivita’ di somministrazione al pubblico di alimenti e bevande senza l’autorizzazione di cui all’art. 3, ovvero quando questa sia stata revocata o sospesa, si applica la sanzione amministrativa del pagamento di una somma da lire un milione a lire sei milioni. 2. Alla stessa sanzione sono soggette le violazioni alle disposizioni della presente legge, ad eccezione di quelle relative alle disposizioni dell’art. 8 per le quali si applica la sanzione amministrativa da lire trecentomila a lire due milioni. 3. Nelle ipotesi previste dal commi 1 e 2, si applicano le deposizioni di cui agli articoli 17-ter e 17-quater del testo unico delle leggi di pubblica sicurezza, approvato con regio decreto 18 giugno 1931, n. 773. 4. L’ufficio provinciale dell’industria, del commercio e dell’artigianato riceve il rapporto di cui all’art. 17 della legge 24 novembre 1981, n. 689, e applica le sanzioni amministrative. 5. Per il mancato rispetto dei turni stabiliti al sensi dell’art. 8, comma 5, il sindaco dispone la sospensione dell’autorizzazione di cui all’art. 3 per un periodo non inferiore a dieci giorni e non superiore a venti giorni, che ha inizio dal termine del turno non osservato”.

(Soppressione dell’obbligo di numerazione e bollatura di alcuni libri contabili obbligatori).
Legge 18 ottobre 2001, n. 383 “Primi interventi per il rilancio dell’economia” Gazzetta Ufficiale n. 248 del 24 ottobre 2001
CAPO IV SOPPRESSIONE DI ADEMPIMENTI INUTILI E SEMPLIFICAZIONE

ART. 8. (Soppressione dell’obbligo di numerazione e bollatura di alcuni libri contabili obbligatori). 1. L’articolo 2215 del codice civile è sostituito dal seguente: “ART. 2215. - (Modalità di tenuta delle scritture contabili). - I libri contabili, prima di essere messi in uso, devono essere numerati progressivamente in ogni pagina e, qualora sia previsto l’obbligo della bollatura o della vidimazione, devono essere bollati in ogni foglio dall’ufficio del registro delle imprese o da un notaio secondo le disposizioni delle leggi speciali. L’ufficio del registro o il notaio deve dichiarare nell’ultima pagina dei libri il numero dei fogli che li compongono. Il libro giornale e il libro degli inventari devono essere numerati progressivamente e non sono
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soggetti a bollatura né a vidimazione”. 2. Al decreto del Presidente della Repubblica 26 ottobre 1972, n. 633, concernente l’istituzione e la disciplina dell’imposta sul valore aggiunto (IVA), l’articolo 39, primo comma, è sostituito dal seguente: ”I registri previsti dal presente decreto, compresi i bollettari di cui all’articolo 32, devono essere tenuti a norma dell’articolo 2219 del codice civile e numerati progressivamente in ogni pagina, in esenzione dall’imposta di bollo. È ammesso l’impiego di schedari a fogli mobili o tabulati di macchine elettrocontabili secondo modalità previamente approvate dall’Amministrazione finanziaria su richiesta del contribuente”. 3. Al decreto del Presidente della Repubblica 29 settembre 1973, n. 600, recante disposizioni comuni in materia di accertamento delle imposte sui redditi, l’articolo 22, primo comma, è sostituito dal seguente: ”Fermo restando quanto stabilito dal codice civile per il libro giornale e per il libro degli inventari e dalle leggi speciali per i libri e registri da esse prescritti, le scritture contabili di cui ai precedenti articoli, ad eccezione delle scritture ausiliarie di cui alla lettera c) e alla lettera d) del primo comma dell’articolo 14, devono essere tenute a norma dell’articolo 2219 del codice stesso e numerate progressivamente in ogni pagina, in esenzione dall’imposta di bollo. Le registrazioni nelle scritture cronologiche e nelle scritture ausiliarie di magazzino devono essere eseguite non oltre sessanta giorni”. 4. All’articolo 16 della Tariffa, parte prima, annessa al decreto del Presidente della Repubblica 26 ottobre 1972, n. 642, concernente la disciplina dell’imposta di bollo, come sostituita dal decreto del Ministro delle finanze 20 agosto 1992, pubblicato nel supplemento ordinario alla Gazzetta Ufficiale n. 196 del 21 agosto 1992, sono apportate le seguenti modificazioni: a) nelle note, dopo il numero 2, è aggiunto il seguente: ”2-bis. Se i libri di cui all’articolo 2214, primo comma, del codice civile sono tenuti da soggetti diversi da quelli che assolvono in modo forfettario la tassa di concessione governativa per la bollatura e la numerazione di libri e registri a norma dell’articolo 23 della Tariffa allegata al decreto del Presidente della Repubblica 26 ottobre 1972, n. 641, come sostituita dal decreto del Ministro delle finanze 28 dicembre 1995, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 303 del 30 dicembre 1995, l’imposta è maggiorata di lire 20.000”; b) nella colonna “Modo di pagamento”, dopo le parole: “Marche o bollo a punzone da applicarsi sull’ultima pagina numerata”, sono aggiunte le seguenti: “o nei modi di di cui al decreto legislativo 9 luglio 1997, n. 237, e successive modificazioni”.

TOMBOLE E LOTTERIE
D.P.R. 26 ottobre 2001, n. 430 Regolamento concernente la revisione organica della disciplina dei concorsi e delle operazioni a premio, nonché delle manifestazioni di sorte locali, ai sensi dell’articolo 19, comma 4, della L. 27 dicembre 1997, n. 449 ( Pubblicato nella Gazz. Uff. 13 dicembre 2001, n. 289).

TITOLO II Manifestazioni di sorte locali Art. 13. Àmbito applicativo.
1. È vietata ogni sorta di lotteria, tombola, riffa e pesca o banco di beneficenza, nonché ogni altra manifestazione avente analoghe caratteristiche. Ferma restando la vigente disciplina in materia di lotterie nazionali, sono, tuttavia, consentite:

a) le lotterie, le tombole e le pesche o banchi di beneficenza, promossi da enti morali, associazioni e comitati senza fini di lucro, aventi scopi assistenziali, culturali, ricreativi e sportivi disciplinati dagli articoli 14 e seguenti del codice civile, e dalle organizzazioni non lucrative di utilità sociale di cui all’articolo 10, del decreto legislativo 4 dicembre 1997, n. 460, se dette manifestazioni sono necessarie per far fronte alle esigenze finanziarie degli enti stessi; 316

b) le lotterie, le tombole e le pesche o banchi di beneficenza, organizzate dai partiti o movimenti politici di cui alla legge 2 gennaio 1997, n. 2, purché svolte nell’àmbito di manifestazioni locali organizzate dagli stessi. In caso di svolgimento al di fuori delle dette manifestazioni locali si applicano le disposizioni previste per i soggetti di cui alla lettera a); c) le tombole effettuate in àmbito familiare e privato, organizzate per fini prettamente ludici. 2. Ai fini della disposizione di cui alla lettera a) del comma 1: a) per lotterie s’intende la manifestazione di sorte effettuata con la vendita di biglietti staccati da registri a matrice, concorrenti ad uno o più premi secondo l’ordine di estrazione. La lotteria è consentita se la vendita dei biglietti è limitata al territorio della provincia, l’importo complessivo dei biglietti che possono emettersi, comunque sia frazionato il prezzo degli stessi, non supera la somma di lire 100.000.000, pari ad euro 51.645,69, e i biglietti sono contrassegnati da serie e numerazione progressive; b) per tombola s’intende la manifestazione di sorte effettuata con l’utilizzo di cartelle portanti una data quantità di numeri, dal numero 1 al 90, con premi assegnati alle cartelle nelle quali, all’estrazione dei numeri, per prime si sono verificate le combinazioni stabilite. La tombola è consentita se la vendita delle cartelle è limitata al comune in cui la tombola si estrae e ai comuni
limitrofi e le cartelle sono contrassegnate da serie e numerazione progressiva. Non è limitato il numero delle cartelle che si possono emettere per ogni tombola, ma i premi posti in palio non devono superare, complessivamente, la somma di lire 25.000.000, pari ad euro 12.911,42;

c) per pesche o banchi di beneficenza s’intendono le manifestazioni di sorte effettuate con vendita di biglietti, le quali, per la loro organizzazione, non si prestano per la emissione dei biglietti a matrice, una parte dei quali è abbinata ai premi in palio. Le pesche o i banchi di beneficenza sono consentiti se la vendita dei biglietti è limitata al territorio del comune ove si effettua la manifestazione e il ricavato di essa non eccede la somma di lire 100.000.000, pari ad euro 51.645,69. 3. È vietata la vendita dei biglietti e delle cartelle a mezzo di ruote della fortuna o con altri sistemi analoghi. I premi delle manifestazioni di cui alle lettere a) e c) del comma 2, consistono solo in servizi e in beni mobili, esclusi il denaro, i titoli pubblici e privati, i valori bancari, le carte di credito ed i metalli preziosi in verghe.
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Art. 14. Adempimenti dei promotori e controlli. 1. I rappresentanti legali degli enti organizzatori delle manifestazioni ne danno comunicazione, almeno trenta giorni prima, al Prefetto competente e al Sindaco del comune in cui è effettuata l’estrazione. Eventuali variazioni delle modalità di svolgimento della manifestazione sono comunicate ai predetti organi in tempo utile per consentire l’effettuazione dei controlli. 2. Alla comunicazione di cui al comma 1, va allegata la seguente documentazione: a) per le lotterie, il regolamento nel quale sono indicati la quantità e la natura dei premi, la quantità ed il prezzo dei biglietti da vendere, il luogo in cui vengono esposti i premi, il luogo ed il tempo fissati per l’estrazione e la consegna dei premi ai vincitori; b) per le tombole: 1) il regolamento con la specificazione dei premi e con l’indicazione del prezzo di ciascuna cartella; 2) la documentazione comprovante l’avvenuto versamento della cauzione in misura pari al valore complessivo dei premi promessi, determinato in base al loro prezzo di acquisto o in mancanza al valore normale degli stessi. La cauzione è prestata a favore del comune nel cui territorio la tombola si estrae ed ha scadenza non inferiore a tre mesi dalla data di estrazione. La cauzione è prestata mediante deposito in denaro o in titoli di Stato o garantiti dallo Stato, al valore di borsa, presso la Tesoreria provinciale o mediante fidejussione bancaria o assicurativa in bollo con autentica della firma del fidejussore. 3. Per le pesche o banchi di beneficenza l’ente organizzatore indica nella comunicazione di cui al comma 1 il numero dei biglietti che intende emettere ed il relativo prezzo. 4. Il Prefetto vieta lo svolgimento delle manifestazioni in mancanza: a) delle condizioni previste dal presente regolamento; 317

b) della necessità di ricorrere allo svolgimento della manifestazione per far fronte alle esigenze finanziarie dell’ente promotore, diverso dai partiti e movimenti politici di cui alla legge 2 gennaio 1997, n. 2. 5. I comuni effettuano il controllo sul regolare svolgimento delle manifestazioni di sorte locali e sono l’autorità competente a ricevere il rapporto e a cui pervengono i proventi delle sanzioni. Alle manifestazioni di sorte locali si applicano le sanzioni di cui al regio decreto-legge 19 ottobre 1938, n. 1933, convertito, con modificazioni, dalla legge 5 giugno 1939, n. 973, da ultimo modificato dall’articolo 19, comma 5, lettera a), della legge 27 dicembre 1997, n. 449. 6. La serie e la numerazione progressiva dei biglietti e delle cartelle è indicata nella fattura di acquisto rilasciata dallo stampatore. 7. L’estrazione della lotteria e della tombola è pubblica; le modalità della stessa sono portate a conoscenza del pubblico presso tutti i comuni interessati alla manifestazione. Nell’avviso sono indicati gli estremi della comunicazione fatta ai predetti organi, il programma della lotteria e della tombola, le finalità che ne motivano lo svolgimento nonché la serie e la numerazione dei biglietti e delle cartelle messe in vendita. 8. Per le lotterie e per le tombole un rappresentante dell’ente organizzatore provvede prima dell’estrazione a ritirare tutti i registri, nonché i biglietti o le cartelle rimaste invendute e verifica che la serie e la numerazione dei registri corrispondano a quelle indicate nelle fatture d’acquisto. I biglietti e le cartelle non riconsegnati sono dichiarati nulli agli effetti del gioco; di tale circostanza si dà atto al pubblico prima dell’estrazione. L’estrazione è effettuata alla presenza di un incaricato del Sindaco. Di dette operazioni è redatto processo verbale del quale una copia è inviata al Prefetto ed un’altra consegnata all’incaricato del Sindaco. 9. Per le pesche o banchi di beneficenza un responsabile dell’ente promotore controlla il numero dei biglietti venduti e procede, alla presenza di un incaricato del Sindaco, alla chiusura delle operazioni redigendo il relativo processo verbale del quale una copia è inviata al Prefetto e un’altra consegnata all’incaricato del Sindaco. 10. Per le tombole, entro trenta giorni dall’estrazione, l’ente organizzatore presenta all’incaricato del sindaco la documentazione attestante l’avvenuta consegna dei premi ai vincitori. Detto incaricato, verificata la regolarità della documentazione prodotta, dispone l’immediato svincolo della cauzione. Il comune dispone l’incameramento della cauzione in caso di mancata consegna dei premi ai vincitori nel termine di cui al presente comma. 11. Le disposizioni del presente articolo, ad eccezione di quelle di cui ai commi 4 e 5, si applicano con riferimento alle manifestazioni di cui all’articolo 13, comma 1, lettera a).

Norme per le associazioni sportive dilettantistiche
LEGGE 27 dicembre 2002, n.289 Disposizioni per la formazione del bilancio annuale e pluriennale dello Stato (legge finanziaria 2003). Art. 5 (Riduzioni dell’imposta regionale sulle attivita’ produttive)
(OMISSIS)

2. All’articolo 11 del decreto legislativo 15 dicembre 1997n . 446, recante disposizioni comuni per la determinazione del valore della produzione netta, sono apportate le seguenti modificazioni: a) al comma 1
(OMISSIS)

2) alla lettera b), il numero 2 è sostituito dal seguente: 318

2) i compensi per attività commerciali e per prestazioni di lavoro autonome non esercitate abitualmente, di cui all’art, 81, comma 1, lettere e, e l, del testo unico delle imposte sui redditi, di cui al decreto del Presidente della Repubblica 22 dicembre 1986, n. 917.

Art. 51 (Disposizioni in materia di assicurazione degli sportivi) 1. A decorrere dal 1º luglio 2003, sono soggetti all’obbligo assicurativo gli sportivi dilettanti tesserati in qualita’ di atleti, dirigenti e tecnici alle Federazioni sportive nazionali, alle discipline sportive associate e agli enti di promozione sportiva. 2. L’obbligatorieta’ dell’assicurazione comprende i casi di infortunio avvenuti in occasione e a causa dello svolgimento delle attivita’ sportive, dai quali sia derivata la morte o una inabilita’ permanente.
Art. 90 (Disposizioni per l’attività sportiva dilettantistica)
Le disposizioni della legge 16 dicembre 1991, n. 398, e successive modificazioni, e le altre disposizioni tributarie riguardanti le associazioni sportive dilettantistiche si applicano anche alle società sportive dilettantistiche costituite in società di capitali senza fine di lucro. A decorrere dal periodo di imposta in corso alla data di entrata in vigore della presente legge, l’importo fissato dall’articolo 1, comma 1, della legge 16 dicembre 1991, n. 398, come sostituito dall’articolo 25 della legge 13 maggio 1999, n. 133, e successive modificazioni, é elevato a 250.000 euro. Al testo unico delle imposte sui redditi, di cui al decreto del Presidente della Repubblica 22 dicembre 1986, n. 917, e successive modificazioni, sono apportate le seguenti modificazioni: all’articolo 81, comma 1, lettera m), é aggiunto, in fine, il seguente periodo: “Tale disposizione si applica anche ai rapporti di collaborazione coordinata e continuativa di carattere amministrativo-gestionale di natura non professionale resi in favore di società e associazioni sportive dilettantistiche.”; all’articolo 83, comma 2, le parole: “a lire 10.000.000” sono sostituite dalle seguenti: “a 7.500 euro”. Il CONI, le Federazioni sportive nazionali e gli enti di promozione sportiva riconosciuti dal CONI non sono obbligati ad operare la ritenuta del 4 per cento a titolo di acconto sui contributi erogati alle società e associazioni sportive dilettantistiche, stabilita dall’articolo 28, secondo comma, del decreto del Presidente della Repubblica 29 settembre 1973, n. 600. Gli atti costitutivi e di trasformazione delle società e associazioni sportive dilettantistiche, nonché delle Federazioni sportive e degli enti di promozione sportiva riconosciuti dal CONI direttamente connessi allo svolgimento dell’attività sportiva, sono soggetti all’imposta di registro in misura fissa. Al n. 27-bis della tabella di cui all’allegato B annesso al decreto del Presidente della Repubblica 26 ottobre 1972, n. 642, sono aggiunte, in fine, le seguenti parole: “e dalle federazioni sportive ed enti di promozione sportiva riconosciuti dal CONI”. All’articolo 13-bis, comma 1, del decreto del Presidente della Repubblica 26 ottobre 1972, n. 641, dopo le parole: “organizzazioni non lucrative di utilità sociale (ONLUS) “ sono inserite le seguenti: “e le società e associazioni sportive dilettantistiche”. Il corrispettivo in denaro o in natura in favore di società, associazioni sportive dilettantistiche e fondazioni costituite da istituzioni scolastiche, nonché di associazioni sportive scolastiche che svolgono attività nei settori giovanili riconosciuta dalle Federazioni sportive nazionali o da enti di promozione sportiva costituisce, per il soggetto erogante, fino ad un importo annuo complessivamente non superiore a 200.000 euro, spesa di pubblicità, volta alla promozione dell’immagine o dei prodotti del soggetto erogante mediante una specifica attività del beneficiario, ai sensi dell’articolo 74, comma 2, del testo unico delle imposte sui redditi, di cui al decreto del Presidente della Repubblica 22 dicembre 1986, n. 917. Al testo unico delle imposte sui redditi, di cui al decreto del Presidente della Repubblica 22 dicembre 1986, n. 917, e successive modificazioni, sono apportate le seguenti modificazioni: all’articolo 13-bis, comma 1, la lettera i-ter) é sostituita dalla seguente: “i-ter) le erogazioni liberali in denaro per un importo complessivo in ciascun periodo d’imposta non superiore a 1.500 euro, in favore delle società e associazioni sportive dilettantistiche, a condizione che il versamento di tali erogazioni sia eseguito tramite banca o ufficio postale ovvero secondo altre modalità stabilite con decreto del Ministro dell’economia e delle finanze, da adottare ai sensi dell’articolo 17, comma 3, della legge 23 agosto 1988, n. 400”; all’articolo 65, comma 2, la lettera cocties) é abrogata. All’articolo 17, comma 2, del decreto legislativo 15 dicembre 1997, n. 446, le parole: “delle indennità e dei

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rimborsi di cui all’articolo 81, comma 1, lettera m), del citato testo unico delle imposte sui redditi” sono soppresse. All’articolo 111-bis, comma 4, del testo unico delle imposte sui redditi, di cui al decreto del Presidente della Repubblica 22 dicembre 1986, n. 917, sono aggiunte, in fine, le seguenti parole: “ed alle associazioni sportive dilettantistiche”. Presso l’Istituto per il credito sportivo é istituito il Fondo di garanzia per la fornitura di garanzia sussidiaria a quella ipotecaria per i mutui relativi alla costruzione, all’ampliamento, all’attrezzatura, al miglioramento o all’acquisto di impianti sportivi, ivi compresa l’acquisizione delle relative aree da parte di società o associazioni sportive dilettantistiche con personalità giuridica. Il Fondo é disciplinato con apposito regolamento adottato, ai sensi dell’articolo 17, comma 3, della legge 23 agosto 1988, n. 400, dal Ministro per i beni e le attività culturali, di concerto con il Ministro dell’economia e delle finanze, previa deliberazione del Consiglio nazionale del CONI. Il regolamento disciplina, in particolare, le forme di intervento del Fondo in relazione all’entità del finanziamento e al tipo di impianto. Il Fondo é gestito e amministrato a titolo gratuito dall’Istituto per il credito sportivo. La garanzia prestata dal Fondo é di natura sussidiaria, si esplica nei limiti e con le modalità stabiliti dal regolamento di cui al comma 13 e opera entro i limiti delle disponibilità del Fondo. La dotazione finanziaria del Fondo é costituita dall’importo annuale acquisito dal fondo speciale di cui all’articolo 5 della legge 24 dicembre 1957, n. 1295, e successive modificazioni, dei premi riservati al CONI a norma dell’articolo 6 del decreto legislativo 14 aprile 1948, n. 496, colpiti da decadenza. Le società e associazioni sportive dilettantistiche devono indicare nella denominazione sociale la finalità sportiva e la ragione o la denominazione sociale dilettantistica e possono assumere una delle seguenti forme: associazione sportiva priva di personalità giuridica disciplinata dagli articoli 36 e seguenti del codice civile; associazione sportiva con personalità giuridica di diritto privato ai sensi del regolamento di cui al decreto del Presidente della Repubblica 10 febbraio 2000, n. 361; società sportiva di capitali costituita secondo le disposizioni vigenti, ad eccezione di quelle che prevedono le finalità di lucro.

Comma 18 (cosi come sostituito dalla legge 21 maggio 2004 n° 128) 18. Le società e le associazioni sportive dilettantistiche si costituiscono con atto scritto nel quale deve tra l’altro essere indicata la sede legale. Nello statuto devono essere espressamente previsti: • la denominazione (comprensiva della dizione associazione sportiva dilettantistica); • l’oggetto sociale con riferimento all’organizzazione di attività sportive dilettantistiche, compresa l’attività didattica; • l’attribuzione della rappresentanza legale dell’associazione; • l’assenza di fini di lucro e la previsione che i proventi delle attività non possono, in nessun caso, essere divisi tra gli associati, anche in forme indirette; • le norme sull’ordinamento interno ispirato a principi di democrazia e di uguaglianza dei diritti, di tutti gli associati, con la previsione dell’elettività delle cariche sociali, fatte salve le società sportive dilettantistiche che assumono la forma di società di capitali o cooperative per le quali si applicano le disposizioni del codice civile; • l’obbligo di redazione di rendiconti economici-finanziari, nonché le modalità di approvazione degli stessi da parte degli organi statutari; • le modalità di scioglimento dell’associazione; • l’obbligo di devoluzione ai fini sportivi del patrimonio in caso di scioglimento delle società e delle associazioni. 18-bis. E’ fatto divieto agli amministratori delle società e delle associazioni sportive dilettantistiche di ricoprire la medesima carica in altre società o associazioni sportive dilettantistiche nell’ambito della medesima federazione sportiva o disciplina associata se riconosciuto dal CONI, ovvero nell’ambito della medesima disciplina facente capo ad un ente di promozione sportiva, 18-ter. Le società e le associazioni sportive dilettantistiche che, alla data di entrata in vigore della presente legge, sono in possesso dei requisiti di cui al comma 18, possono provvedere all’integrazione della denominazione sociale di cui al comma 17 attraverso verbale della determinazione assunta in tal 320

senso dalla assemblea dei soci.
19. Sono fatte salve le disposizioni relative ai gruppi sportivi delle Forze armate, delle Forze di polizia e del Corpo

nazionale dei vigili del fuoco, di cui all’articolo 6, comma 4, della legge 31 marzo 2000, n. 78, firmatari di apposite convenzioni con il CONI. 20. Abrogato 21. Abrogato 22. Abrogato 23. I dipendenti pubblici possono prestare la propria attività, nell’ambito delle società e associazioni sportive dilettantistiche, fuori dall’orario di lavoro, purché a titolo gratuito e fatti salvi gli obblighi di servizio, previa comunicazione all’amministrazione di appartenenza. Ai medesimi soggetti possono essere riconosciuti esclusivamente le indennità e i rimborsi di cui all’articolo 81, comma 1, lettera m), del testo unico delle imposte sui redditi, di cui al decreto del Presidente della Repubblica 22 dicembre 1986, n. 917. 24. L’uso degli impianti sportivi in esercizio da parte degli enti locali territoriali é aperto a tutti i cittadini e deve essere garantito, sulla base di criteri obiettivi, a tutte le società e associazioni sportive. 25. Ai fini del conseguimento degli obiettivi di cui all’articolo 29 della presente legge, nei casi in cui l’ente pubblico territoriale non intenda gestire direttamente gli impianti sportivi, la gestione é affidata in via preferenziale a società e associazioni sportive dilettantistiche, enti di promozione sportiva, discipline sportive associate e Federazioni sportive nazionali, sulla base di convenzioni che ne stabiliscono i criteri d’uso e previa determinazione di criteri generali e obiettivi per l’individuazione dei soggetti affidatari. Le regioni disciplinano, con propria legge, le modalità di affidamento. 26. Le palestre, le aree di gioco e gli impianti sportivi scolastici, compatibilmente con le esigenze dell’attività didattica e delle attività sportive della scuola, comprese quelle extracurriculari ai sensi del regolamento di cui al decreto del Presidente della Repubblica 10 ottobre 1996, n. 567, devono essere posti a disposizione di società e associazioni sportive dilettantistiche aventi sede nel medesimo comune in cui ha sede l’istituto scolastico o in comuni confinanti.

Codice in materia di protezione dei dati personali
Decreto Legislativo 30 giugno 2003, n. 196
“Codice in materia di protezione dei dati personali” pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 174 del 29 luglio 2003 - Supplemento Ordinario n. 123
PARTE I DISPOSIZIONI GENERALI Titolo I PRINCIPI GENERALI

Art. 1 (Diritto alla protezione dei dati personali) 1. Chiunque ha diritto alla protezione dei dati personali che lo riguardano. Art. 2 (Finalita) 1. Il presente testo unico, di seguito denominato “codice”, garantisce che il trattamento dei dati personali si svolga nel rispetto dei diritti e delle liberta’ fondamentali, nonche’ della dignita’ dell’interessato, con particolare riferimento alla riservatezza, all’identita’ personale e al diritto alla protezione dei dati personali. 2. Il trattamento dei dati personali e’ disciplinato assicurando un elevato livello di tutela dei diritti e delle liberta’ di cui al comma 1 nel rispetto dei principi di semplificazione, armonizzazione ed efficacia delle modalita’ previste per il loro esercizio da parte degli interessati, nonche’ per l’adempimento degli obblighi da parte dei titolari del trattamento. Art. 3 (Principio di necessita’ nel trattamento dei dati) 1. I sistemi informativi e i programmi informatici sono configurati riducendo al minimo l’utilizzazione di dati personali e di dati identificativi, in modo da escluderne il trattamento quando le finalita’ 321

perseguite nei singoli casi possono essere realizzate mediante, rispettivamente, dati anonimi od opportune modalita’ che permettano di identificare l’interessato solo in caso di necessita’. Art. 4 (Definizioni) 1.Aifinidelpresentecodicesiintendeper: a) “trattamento”, qualunque operazione o complesso di operazioni, effettuati anche senza l’ausilio di strumenti elettronici, concernenti la raccolta, la registrazione, l’organizzazione, la conservazione, la consultazione, l’elaborazione, la modificazione, la selezione, l’estrazione, il raffronto, l’utilizzo, l’interconnessione, il blocco, la comunicazione, la diffusione, la cancellazione e la distruzione di dati, anche se non registrati in una banca di dati; b) “dato personale”, qualunque informazione relativa a persona fisica, persona giuridica, ente od associazione, identificati o identificabili, anche indirettamente, mediante riferimento a qualsiasi altra informazione, ivi compreso un numero di identificazione personale; c) “dati identificativi”, i dati personali che permettono l’identificazione diretta dell’interessato; d) “dati sensibili”, i dati personali idonei a rivelare l’origine razziale ed etnica, le convinzioni religiose, filosofiche o di altro genere, le opinioni politiche, l’adesione a partiti, sindacati, associazioni od organizzazioni a carattere religioso, filosofico, politico o sindacale, nonche’ i dati personali idonei a rivelare lo stato di salute e la vita sessuale; e) “dati giudiziari”, i dati personali idonei a rivelare provvedimenti di cui all’articolo 3, comma 1, lettere da a) a o) e da r) a u), del d.P.R. 14 novembre 2002, n. 313, in materia di casellario giudiziale, di anagrafe delle sanzioni amministrative dipendenti da reato e dei relativi carichi pendenti, o la qualita’ di imputato o di indagato ai sensi degli articoli 60 e 61 del codice di procedura penale; f) “titolare”, la persona fisica, la persona giuridica, la pubblica amministrazione e qualsiasi altro ente, associazione od organismo cui competono, anche unitamente ad altro titolare, le decisioni in ordine alle finalita’, alle modalita’ del trattamento di dati personali e agli strumenti utilizzati, ivi compreso il profilodellasicurezza; g) “responsabile”, la persona fisica, la persona giuridica, la pubblica amministrazione e qualsiasi altro ente, associazione od organismo preposti dal titolare al trattamento di dati personali; h) “incaricati”, le persone fisiche autorizzate a compiere operazioni di trattamento dal titolare o dal responsabile; i) “interessato”, la persona fisica, la persona giuridica, l’ente o l’associazione cui si riferiscono i dati personali; l) “comunicazione”, il dare conoscenza dei dati personali a uno o piu’ soggetti determinati diversi dall’interessato, dal rappresentante del titolare nel territorio dello Stato, dal responsabile e dagli incaricati, in qualunque forma, anche mediante la loro messa a disposizione o consultazione; m) “diffusione”, il dare conoscenza dei dati personali a soggetti indeterminati, in qualunque forma, anche mediante la loro messa a disposizione o consultazione; n) “dato anonimo”, il dato che in origine, o a seguito di trattamento, non puo’ essere associato ad un interessatoidentificatooidentificabile; o) “blocco”, la conservazione di dati personali con sospensione temporanea di ogni altra operazione deltrattamento; p) “banca di dati”, qualsiasi complesso organizzato di dati personali, ripartito in una o piu’ unita’ dislocate in uno o piu’ siti; q) “Garante”, l’autorita’ di cui all’articolo 153, istituita dalla legge 31 dicembre 1996, n. 675, 2. Ai fini del presente codice si intende, inoltre, per: a) “comunicazione elettronica”, ogni informazione scambiata o trasmessa tra un numero finito di soggetti tramite un servizio di comunicazione elettronica accessibile al pubblico. Sono escluse le informazioni trasmesse al pubblico tramite una rete di comunicazione elettronica, come parte di un servizio di radiodiffusione, salvo che le stesse informazioni siano collegate ad un abbonato o utente ricevente, identificato o identificabile; b) “chiamata”, la connessione istituita da un servizio telefonico accessibile al pubblico, che consente la comunicazione bidirezionale in tempo reale; 322

c) “reti di comunicazione elettronica”, i sistemi di trasmissione, le apparecchiature di commutazione o di instradamento e altre risorse che consentono di trasmettere segnali via cavo, via radio, a mezzo di fibre ottiche o con altri mezzi elettromagnetici, incluse le reti satellitari, le reti terrestri mobili e fisse a commutazione di circuito e a commutazione di pacchetto, compresa Internet, le reti utilizzate per la diffusione circolare dei programmi sonori e televisivi, i sistemi per il trasporto della corrente elettrica, nella misura in cui sono utilizzati per trasmettere i segnali, le reti televisive via cavo, indipendentemente dal tipo di informazione trasportato; d) “rete pubblica di comunicazioni”, una rete di comunicazioni elettroniche utilizzata interamente o prevalentemente per fornire servizi di comunicazione elettronica accessibili al pubblico; e) “servizio di comunicazione elettronica”, i servizi consistenti esclusivamente o prevalentemente nella trasmissione di segnali su reti di comunicazioni elettroniche, compresi i servizi di telecomunicazioni e i servizi di trasmissione nelle reti utilizzate per la diffusione circolare radiotelevisiva, nei limiti previsti dall’articolo 2, lettera c), della direttiva 2002/21/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 7 marzo 2002; f) “abbonato”, qualunque persona fisica, persona giuridica, ente o associazione parte di un contratto con un fornitore di servizi di comunicazione elettronica accessibili al pubblico per la fornitura di tali servizi, o comunque destinatario di tali servizi tramite schede prepagate; g) “utente”, qualsiasi persona fisica che utilizza un servizio di comunicazione elettronica accessibile al pubblico, per motivi privati o commerciali, senza esservi necessariamente abbonata; h) “dati relativi al traffico”, qualsiasi dato sottoposto a trattamento ai fini della trasmissione di una comunicazione su una rete di comunicazione elettronica o della relativa fatturazione; i) “dati relativi all’ubicazione”, ogni dato trattato in una rete di comunicazione elettronica che indica la posizione geografica dell’apparecchiatura terminale dell’utente di un servizio di comunicazione elettronica accessibile al pubblico; l) “servizio a valore aggiunto”, il servizio che richiede il trattamento dei dati relativi al traffico o dei dati relativi all’ubicazione diversi dai dati relativi al traffico, oltre a quanto e’ necessario per la trasmissione di una comunicazione o della relativa fatturazione; m) “posta elettronica”, messaggi contenenti testi, voci, suoni o immagini trasmessi attraverso una rete pubblica di comunicazione, che possono essere archiviati in rete o nell’apparecchiatura terminale ricevente, fino a che il ricevente non ne ha preso conoscenza. 3.Ai fini del presente codicesi intende, altresi’, per: a) “misure minime”, il complesso delle misure tecniche, informatiche, organizzative, logistiche e procedurali di sicurezza che configurano il livello minimo di protezione richiesto in relazione ai rischi previstinell’articolo31; b) “strumenti elettronici”, gli elaboratori, i programmi per elaboratori e qualunque dispositivo elettronico o comunque automatizzato con cui si effettua il trattamento; c) “autenticazione informatica”, l’insieme degli strumenti elettronici e delle procedure per la verifica ancheindirettadell’identita’; d) “credenziali di autenticazione”, i dati ed i dispositivi, in possesso di una persona, da questa conosciuti o ad essa univocamente correlati, utilizzati per l’autenticazione informatica; e) “parola chiave”, componente di una credenziale di autenticazione associata ad una persona ed a questa nota, costituita da una sequenza di caratteri o altri dati in forma elettronica; f) “profilo di autorizzazione”, l’insieme delle informazioni, univocamente associate ad una persona, che consente di individuare a quali dati essa puo’ accedere, nonche’ i trattamenti ad essa consentiti; g) “sistema di autorizzazione”, l’insieme degli strumenti e delle procedure che abilitano l’accesso ai dati e alle modalita’ di trattamento degli stessi, in funzione del profilo di autorizzazione del richiedente. 4. Ai fini del presente codice si intende per: a) “scopi storici”, le finalita’ di studio, indagine, ricerca e documentazione di figure, fatti e circostanze del passato; b) “scopi statistici”, le finalita’ di indagine statistica o di produzione di risultati statistici, anche a 323

mezzodisistemiinformativistatistici; c) “scopi scientifici”, le finalita’ di studio e di indagine sistematica finalizzata allo sviluppo delle conoscenze scientifiche in uno specifico settore. Art. 5 (Oggetto ed ambito di applicazione) 1. Il presente codice disciplina il trattamento di dati personali, anche detenuti all’estero, effettuato da chiunque e’ stabilito nel territorio dello Stato o in un luogo comunque soggetto alla sovranita’ dello Stato. 2. Il presente codice si applica anche al trattamento di dati personali effettuato da chiunque e’ stabilito nel territorio di un Paese non appartenente all’Unione europea e impiega, per il trattamento, strumenti situati nel territorio dello Stato anche diversi da quelli elettronici, salvo che essi siano utilizzati solo ai fini di transito nel territorio dell’Unione europea. In caso di applicazione del presente codice, il titolare del trattamento designa un proprio rappresentante stabilito nel territorio dello Stato ai fini dell’applicazione della disciplina sul trattamento dei dati personali. 3. Il trattamento di dati personali effettuato da persone fisiche per fini esclusivamente personali e’ soggetto all’applicazione del presente codice solo se i dati sono destinati ad una comunicazione sistematica o alla diffusione. Si applicano in ogni caso le disposizioni in tema di responsabilita’ e di sicurezza dei dati di cui agli articoli 1 e 31. Titolo II DIRITTI DELL’INTERESSATO Art. 7 (Diritto di accesso ai dati personali ed altri diritti) 1. L’interessato ha diritto di ottenere la conferma dell’esistenza o meno di dati personali che lo riguardano, anche se non ancora registrati, e la loro comunicazione in forma intelligibile. 2. L’interessato ha diritto di ottenere l’indicazione: a) dell’origine dei dati personali; b) delle finalita’ e modalita’ del trattamento; c) della logica applicata in caso di trattamento effettuato con l’ausilio di strumenti elettronici; d) degli estremi identificativi del titolare, dei responsabili e del rappresentante designato ai sensi dell’articolo 5, comma 2; e) dei soggetti o delle categorie di soggetti ai quali i dati personali possono essere comunicati o che possono venirne a conoscenza in qualita’ di rappresentante designato nel territorio dello Stato, di responsabili o incaricati. 3. L’interessato ha diritto di ottenere: a) l’aggiornamento, la rettificazione ovvero, quando vi ha interesse, l’integrazione dei dati; b) la cancellazione, la trasformazione in forma anonima o il blocco dei dati trattati in violazione di legge, compresi quelli di cui non e’ necessaria la conservazione in relazione agli scopi per i quali i dati sono stati raccolti o successivamente trattati; c) l’attestazione che le operazioni di cui alle lettere a) e b) sono state portate a conoscenza, anche per quanto riguarda il loro contenuto, di coloro ai quali i dati sono stati comunicati o diffusi, eccettuato il caso in cui tale adempimento si rivela impossibile o comporta un impiego di mezzi manifestamente sproporzionato rispetto al diritto tutelato. 4. L’interessato ha diritto di opporsi, in tutto o in parte: a) per motivi legittimi al trattamento dei dati personali che lo riguardano, ancorche’ pertinenti allo scopo della raccolta; b) al trattamento di dati personali che lo riguardano a fini di invio di materiale pubblicitario o di vendita diretta o per il compimento di ricerche di mercato o di comunicazione commerciale. Art. 8 (Esercizio dei diritti) 1. I diritti di cui all’articolo 7 sono esercitati con richiesta rivolta senza formalita’ al titolare o al responsabile, anche per il tramite di un incaricato, alla quale e’ fornito idoneo riscontro senza ritardo. Titolo III REGOLE GENERALI PER IL TRATTAMENTO DEI DATI CAPO I REGOLE PER TUTTI I TRATTAMENTI Art. 11 (Modalita’ del trattamento e requisiti dei dati) 324

1.I dati personali oggetto di trattamento sono: a)trattatiinmodolecitoesecondocorrettezza; b) raccolti e registrati per scopi determinati, espliciti e legittimi, ed utilizzati in altre operazioni del trattamento in termini compatibili con tali scopi; c)esattie, se necessario, aggiornati; d) pertinenti, completi e non eccedenti rispetto alle finalita’ per le quali sono raccolti o successivamente trattati; e) conservati in una forma che consenta l’identificazione dell’interessato per un periodo di tempo non superiore a quello necessario agli scopi per i quali essi sono stati raccolti o successivamente trattati. 2. I dati personali trattati in violazione della disciplina rilevante in materia di trattamento dei dati personali non possono essere utilizzati. Art. 13 (Informativa) 1. L’interessato o la persona presso la quale sono raccolti i dati personali sono previamente informati oralmenteoperiscrittocirca: a) le finalita’ e le modalita’ del trattamento cui sono destinati i dati; b) la natura obbligatoria o facoltativa del conferimento dei dati; c)le conseguenze di un eventuale rifiuto di rispondere; d) i soggetti o le categorie di soggetti ai quali i dati personali possono essere comunicati o che possono venirne a conoscenza in qualita’ di responsabili o incaricati, e l’ambito di diffusione dei dati medesimi; e) i diritti di cui all’articolo 7; f) gli estremi identificativi del titolare e, se designati, del rappresentante nel territorio dello Stato ai sensi dell’articolo 5 e del responsabile. Quando il titolare ha designato piu’ responsabili e’ indicato almeno uno di essi, indicando il sito della rete di comunicazione o le modalita’ attraverso le quali e’ conoscibile in modo agevole l’elenco aggiornato dei responsabili. Quando e’ stato designato un responsabile per il riscontro all’interessato in caso di esercizio dei diritti di cui all’articolo 7, e’ indicato tale responsabile. 2. L’informativa di cui al comma 1 contiene anche gli elementi previsti da specifiche disposizioni del presente codice e puo’ non comprendere gli elementi gia’ noti alla persona che fornisce i dati o la cui conoscenza puo’ ostacolare in concreto l’espletamento, da parte di un soggetto pubblico, di funzioni ispettive o di controllo svolte per finalita’ di difesa o sicurezza dello Stato oppure di prevenzione, accertamento o repressione di reati. 3. Il Garante puo’ individuare con proprio provvedimento modalita’ semplificate per l’informativa fornita in particolare da servizi telefonici di assistenza e informazione al pubblico. 4. Se i dati personali non sono raccolti presso l’interessato, l’informativa di cui al comma 1, comprensiva delle categorie di dati trattati, e’ data al medesimo interessato all’atto della registrazione dei dati o, quando e’ prevista la loro comunicazione, non oltre la prima comunicazione. 5. La disposizione di cui al comma 4 non si applica quando: a) i dati sono trattati in base ad un obbligo previsto dalla legge, da un regolamento o dalla normativa comunitaria; b) i dati sono trattati ai fini dello svolgimento delle investigazioni difensive di cui alla legge 7 dicembre 2000, n. 397, o, comunque, per far valere o difendere un diritto in sede giudiziaria, sempre che i dati siano trattati esclusivamente per tali finalita’ e per il periodo strettamente necessario al loro perseguimento; c) l’informativa all’interessato comporta un impiego di mezzi che il Garante, prescrivendo eventuali misure appropriate. dichiari manifestamente sproporzionati rispetto al diritto tutelato, ovvero si riveli, a giudizio del Garante, impossibile. CAPO III REGOLE ULTERIORI PER PRIVATI ED ENTI PUBBLICI ECONOMICI Art. 23 (Consenso) 1. Il trattamento di dati personali da parte di privati o di enti pubblici economici e’ ammesso solo con il consenso espresso dell’interessato. 2. Il consenso puo’ riguardare l’intero trattamento ovvero una o piu’ operazioni dello stesso. 325

3. Il consenso e’ validamente prestato solo se e’ espresso liberamente e specificamente in riferimento ad un trattamento chiaramente individuato, se e’ documentato per iscritto, e se sono state rese all’interessato le informazioni di cui all’articolo 13. 4. Il consenso e’ manifestato in forma scritta quando il trattamento riguarda dati sensibili. Art. 24 (Casi nei quali puo’ essere effettuato il trattamento senza consenso) 1. Il consenso non e’ richiesto, oltre che nei casi previsti nella Parte II, quando il trattamento: a) e’ necessario per adempiere ad un obbligo previsto dalla legge, da un regolamento o dalla normativa comunitaria; b) e’ necessario per eseguire obblighi derivanti da un contratto del quale e’ parte l’interessato o per adempiere, prima della conclusione del contratto, a specifiche richieste dell’interessato; c) riguarda dati provenienti da pubblici registri, elenchi, atti o documenti conoscibili da chiunque, fermi restando i limiti e le modalita’ che le leggi, i regolamenti o la normativa comunitaria stabiliscono per la conoscibilita’ e pubblicita’ dei dati; d) riguarda dati relativi allo svolgimento di attivita’ economiche, trattati nel rispetto della vigente normativa in materia di segreto aziendale e industriale; e) e’ necessario per la salvaguardia della vita o dell’incolumita’ fisica di un terzo. Se la medesima finalita’ riguarda l’interessato e quest’ultimo non puo’ prestare il proprio consenso per impossibilita’ fisica, per incapacita’ di agire o per incapacita’ di intendere o di volere, il consenso e’ manifestato da chi esercita legalmente la potesta’, ovvero da un prossimo congiunto, da un familiare, da un convivente o, in loro assenza, dal responsabile della struttura presso cui dimora l’interessato. Si applica la disposizione di cui all’articolo 82, comma 2; f) con esclusione della diffusione, e’ necessario ai fini dello svolgimento delle investigazioni difensive di cui alla legge 7 dicembre 2000, n. 397, o, comunque, per far valere o difendere un diritto in sede giudiziaria, sempre che i dati siano trattati esclusivamente per tali finalita’ e per il periodo strettamente necessario al loro perseguimento, nel rispetto della vigente normativa in materia di segreto aziendale e industriale; g) con esclusione della diffusione, e’ necessario, nei casi individuati dal Garante sulla base dei principi sanciti dalla legge, per perseguire un legittimo interesse del titolare o di un terzo destinatario dei dati, anche in riferimento all’attivita’ di gruppi bancari e di societa’ controllate o collegate, qualora non prevalgano i diritti e le liberta’ fondamentali, la dignita’ o un legittimo interesse dell’interessato; h) con esclusione della comunicazione all’esterno e della diffusione, e’ effettuato da associazioni, enti od organismi senza scopo di lucro, anche non riconosciuti, in riferimento a soggetti che hanno con essi contatti regolari o ad aderenti, per il perseguimento di scopi determinati e legittimi individuati dall’atto costitutivo, dallo statuto o dal contratto collettivo, e con modalita’ di utilizzo previste espressamente con determinazione resa nota agli interessati all’atto dell’informativa ai sensi dell’articolo 13; i) e’ necessario, in conformita’ ai rispettivi codici di deontologia di cui all’allegato A), per esclusivi scopi scientifici o statistici, ovvero per esclusivi scopi storici presso archivi privati dichiarati di notevole interesse storico ai sensi dell’articolo 6, comma 2, del decreto legislativo 29 ottobre 1999, n. 490, di approvazione del testo unico in materia di beni culturali e ambientali o, secondo quanto previsto dai medesimi codici, presso altri archivi privati. Art. 26 (Garanzie per i dati sensibili) 1. I dati sensibili possono essere oggetto di trattamento solo con il consenso scritto dell’interessato e previa autorizzazione del Garante, nell’osservanza dei presupposti e dei limiti stabiliti dal presente codice, nonche’ dalla legge e dai regolamenti. 2. Il Garante comunica la decisione adottata sulla richiesta di autorizzazione entro quarantacinque giorni, decorsi i quali la mancata pronuncia equivale a rigetto. Con il provvedimento di autorizzazione, ovvero successivamente, anche sulla base di eventuali verifiche, il Garante puo’ prescrivere misure e accorgimenti a garanzia dell’interessato, che il titolare del trattamento e’ tenuto ad adottare. 3.Il comma 1 non si applica al trattamento: a) dei dati relativi agli aderenti alle confessioni religiose e ai soggetti che con riferimento a finalita’ di natura esclusivamente religiosa hanno contatti regolari con le medesime confessioni, effettuato dai 326

relativi organi, ovvero da enti civilmente riconosciuti, sempre che i dati non siano diffusi o comunicati fuori delle medesime confessioni. Queste ultime determinano idonee garanzie relativamente ai trattamenti effettuati, nel rispetto dei principi indicati al riguardo con autorizzazione del Garante; b) dei dati riguardanti l’adesione di associazioni od organizzazioni a carattere sindacale o di categoria ad altre associazioni, organizzazioni o confederazioni a carattere sindacale o di categoria. 4. I dati sensibili possono essere oggetto di trattamento anche senza consenso, previa autorizzazione del Garante: a) quando il trattamento e’ effettuato da associazioni, enti od organismi senza scopo di lucro, anche non riconosciuti, a carattere politico, filosofico, religioso o sindacale, ivi compresi partiti e movimenti politici, per il perseguimento di scopi determinati e legittimi individuati dall’atto costitutivo, dallo statuto o dal contratto collettivo, relativamente ai dati personali degli aderenti o dei soggetti che in relazione a tali finalita’ hanno contatti regolari con l’associazione, ente od organismo, sempre che i dati non siano comunicati all’esterno o diffusi e l’ente, associazione od organismo determini idonee garanzie relativamente ai trattamenti effettuati, prevedendo espressamente le modalita’ di utilizzo dei dati con determinazione resa nota agli interessati all’atto dell’informativa ai sensi dell’articolo 13; b) quando il trattamento e’ necessario per la salvaguardia della vita o dell’incolumita’ fisica di un terzo. Se la medesima finalita’ riguarda l’interessato e quest’ultimo non puo’ prestare il proprio consenso per impossibilita’ fisica, per incapacita’ di agire o per incapacita’ di intendere o di volere, il consenso e’ manifestato da chi esercita legalmente la potesta’, ovvero da un prossimo congiunto, da un familiare, da un convivente o, in loro assenza, dal responsabile della struttura presso cui dimora l’interessato. Si applica la disposizione di cui all’articolo 82, comma 2; c) quando il trattamento e’ necessario ai fini dello svolgimento delle investigazioni difensive di cui alla legge 7 dicembre 2000, n. 397, o, comunque, per far valere o difendere in sede giudiziaria un diritto, sempre che i dati siano trattati esclusivamente per tali finalita’ e per il periodo strettamente necessario al loro perseguimento. Se i dati sono idonei a rivelare lo stato di salute e la vita sessuale, il diritto deve essere di rango pari a quello dell’interessato, ovvero consistente in un diritto della personalita’ o in un altrodirittooliberta’fondamentaleeinviolabile; d) quando e’ necessario per adempiere a specifici obblighi o compiti previsti dalla legge, da un regolamento o dalla normativa comunitaria per la gestione del rapporto di lavoro, anche in materia di igiene e sicurezza del lavoro e della popolazione e di previdenza e assistenza, nei limiti previsti dall’autorizzazione e ferme restando le disposizioni del codice di deontologia e di buona condotta di cui all’articolo 111. 5. I dati idonei a rivelare lo stato di salute non possono essere diffusi. Art. 27 (Garanzie per i dati giudiziari) 1. Il trattamento di dati giudiziari da parte di privati o di enti pubblici economici e’ consentito soltanto se autorizzato da espressa disposizione di legge o provvedimento del Garante che specifichino le rilevanti finalita’ di interesse pubblico del trattamento, i tipi di dati trattati e di operazioni eseguibili. TITOLO IV SOGGETTI CHE EFFETTUANO IL TRATTAMENTO Art. 28 (Titolare del trattamento) 1. Quando il trattamento e’ effettuato da una persona giuridica, da una pubblica amministrazione o da un qualsiasi altro ente, associazione od organismo, titolare del trattamento e’ l’entita’ nel suo complesso o l’unita’ od organismo periferico che esercita un potere decisionale del tutto autonomo sulle finalita’ e sulle modalita’ del trattamento, ivi compreso il profilo della sicurezza. Art. 29 (Responsabile del trattamento) 1. Il responsabile e’ designato dal titolare facoltativamente. 2. Se designato, il responsabile e’ individuato tra soggetti che per esperienza, capacita’ ed affidabilita’ forniscano idonea garanzia del pieno rispetto delle vigenti disposizioni in materia di trattamento, ivi compreso il profilo relativo alla sicurezza. 3. Ove necessario per esigenze organizzative, possono essere designati responsabili piu’ soggetti, anche mediante suddivisione di compiti. 4. I compiti affidati al responsabile sono analiticamente specificati per iscritto dal titolare. 327

5. Il responsabile effettua il trattamento attenendosi alle istruzioni impartite dal titolare il quale, anche tramite verifiche periodiche, vigila sulla puntuale osservanza delle disposizioni di cui al comma 2 e delle proprie istruzioni. Art. 30 (Incaricati del trattamento) 1. Le operazioni di trattamento possono essere effettuate solo da incaricati che operano sotto la diretta autorita’ del titolare o del responsabile, attenendosi alle istruzioni impartite. 2. La designazione e’ effettuata per iscritto e individua puntualmente l’ambito del trattamento consentito. Si considera tale anche la documentata preposizione della persona fisica ad una unita’ per la quale e’ individuato, per iscritto, l’ambito del trattamento consentito agli addetti all’unità medesima. Titolo V SICUREZZA DEI DATI E DEI SISTEMI CAPO I MISURE DI SICUREZZA Art. 31 (Obblighi di sicurezza) 1. I dati personali oggetto di trattamento sono custoditi e controllati, anche in relazione alle conoscenze acquisite in base al progresso tecnico, alla natura dei dati e alle specifiche caratteristiche del trattamento, in modo da ridurre al minimo, mediante l’adozione di idonee e preventive misure di sicurezza, i rischi di distruzione o perdita, anche accidentale, dei dati stessi, di accesso non autorizzato o di trattamento non consentito o non conforme alle finalita’ della raccolta. CAPO II MISURE MINIME DI SICUREZZA Art. 33 (Misure minime) 1. Nel quadro dei piu’ generali obblighi di sicurezza di cui all’articolo 31, o previsti da speciali disposizioni, i titolari del trattamento sono comunque tenuti ad adottare le misure minime individuate nel presente capo o ai sensi dell’articolo 58, comma 3, volte ad assicurare un livello minimo di protezione dei dati personali. Art. 34 (Trattamenti con strumenti elettronici) 1. Il trattamento di dati personali effettuato con strumenti elettronici e’ consentito solo se sono adottate, nei modi previsti dal disciplinare tecnico contenuto nell’allegato B), le seguenti misure minime: a) autenticazione informatica; b) adozione di procedure di gestione delle credenziali di autenticazione; c) utilizzazione di un sistema di autorizzazione; d) aggiornamento periodico dell’individuazione dell’ambito del trattamento consentito ai singoli incaricati e addetti alla gestione o alla manutenzione degli strumenti elettronici; e) protezione degli strumenti elettronici e dei dati rispetto a trattamenti illeciti di dati, ad accessi non consentiti e a determinati programmi informatici; f) adozione di procedure per la custodia di copie di sicurezza, il ripristino della disponibilita’ dei dati e dei sistemi; g) tenuta di un aggiornato documento programmatico sulla sicurezza; h) adozione di tecniche di cifratura o di codici identificativi per determinati trattamenti di dati idonei a rivelare lo stato di salute o la vita sessuale effettuati da organismi sanitart. Art. 35 (Trattamenti senza l’ausilio di strumenti elettronici) 1. Il trattamento di dati personali effettuato senza l’ausilio di strumenti elettronici e’ consentito solo se sono adottate, nei modi previsti dal disciplinare tecnico contenuto nell’allegato B), le seguenti misure minime: a) aggiornamento periodico dell’individuazione dell’ambito del trattamento consentito ai singoli incaricati o alle unita’ organizzative; b) previsione di procedure per un’idonea custodia di atti e documenti affidati agli incaricati per lo svolgimento dei relativi compiti; c) previsione di procedure per la conservazione di determinati atti in archivi ad accesso selezionato e disciplina delle modalita’ di accesso finalizzata all’identificazione degli incaricati. Art. 36 (Adeguamento) 328

1. Il disciplinare tecnico di cui all’allegato B), relativo alle misure minime di cui al presente capo, e’ aggiornato periodicamente con decreto del Ministro della giustizia di concerto con il Ministro per le innovazioni e le tecnologie, in relazione all’evoluzione tecnica e all’esperienza maturata nel settore. PARTE II DISPOSIZIONI RELATIVE A SPECIFICI SETTORI TITOLO I TRATTAMENTI IN AMBITO GIUDIZIARIO CAPO I PROFILI GENERALI Art. 46 (Titolari dei trattamenti) 1. Gli uffici giudiziari di ogni ordine e grado, il Consiglio superiore della magistratura, gli altri organi di autogoverno e il Ministero della giustizia sono titolari dei trattamenti di dati personali relativi alle rispettive attribuzioni conferite per legge o regolamento. 2. Con decreto del Ministro della giustizia sono individuati, nell’allegato C) al presente codice, i trattamenti non occasionali di cui al comma 1 effettuati con strumenti elettronici, relativamente a banche di dati centrali od oggetto di interconnessione tra piu’ uffici o titolari. I provvedimenti con cui il Consiglio superiore della magistratura e gli altri organi di autogoverno di cui al comma 1 individuano i medesimi trattamenti da essi effettuati sono riportati nell’allegato C) con decreto del Ministro della giustizia. Art. 47 (Trattamenti per ragioni di giustizia) 1. In caso di trattamento di dati personali effettuato presso uffici giudiziari di ogni ordine e grado, presso il Consiglio superiore della magistratura, gli altri organi di autogoverno e il Ministero della giustizia, non si applicano, se il trattamento e’ effettuato per ragioni di giustizia, le seguenti disposizioni del codice: a) articoli 9, 10, 12, 13 e 16, da 18 a 22, 37, 38, commi da 1 a 5, e da 39 a 45; b) articoli da 145 a 151. 2. Agli effetti del presente codice si intendono effettuati per ragioni di giustizia i trattamenti di dati personali direttamente correlati alla trattazione giudiziaria di affari e di controversie, o che, in materia di trattamento giuridico ed economico del personale di magistratura, hanno una diretta incidenza sulla funzione giurisdizionale, nonche’ le attivita’ ispettive su uffici giudiziart. Le medesime ragioni di giustizia non ricorrono per l’ordinaria attivita’ amministrativo-gestionale di personale, mezzi o strutture, quando non e’ pregiudicata la segretezza di atti direttamente connessi alla predetta trattazione. Art. 48 (Banche di dati di uffici giudiziari) 1. Nei casi in cui l’autorita’ giudiziaria di ogni ordine e grado puo’ acquisire in conformita’ alle vigenti disposizioni processuali dati, informazioni, atti e documenti da soggetti pubblici, l’acquisizione puo’ essere effettuata anche per via telematica. A tale fine gli uffici giudiziari possono avvalersi delle convenzioni-tipo stipulate dal Ministero della giustizia con soggetti pubblici, volte ad agevolare la consultazione da parte dei medesimi uffici, mediante reti di comunicazione elettronica, di pubblici registri, elenchi, schedari e banche di dati, nel rispetto delle pertinenti disposizioni e dei principi di cui agli articoli 3 e 11 del presente codice. Art. 49 (Disposizioni di attuazione) 1. Con decreto del Ministro della giustizia sono adottate, anche ad integrazione del decreto del Ministro di grazia e giustizia 30 settembre 1989, n. 334, le disposizioni regolamentari necessarie per l’attuazione dei principi del presente codice nella materia penale e civile. CAPO II MINORI Art. 50 (Notizie o immagini relative a minori) 1. Il divieto di cui all’articolo 13 del decreto del Presidente della Repubblica 22 settembre 1988, n. 448, di pubblicazione e divulgazione con qualsiasi mezzo di notizie o immagini idonee a consentire l’identificazione di un minore si osserva anche in caso di coinvolgimento a qualunque titolo del minore in procedimenti giudiziari in materie diverse da quella penale. CAPO III INFORMATICA GIURIDICA Art. 51 (Principi generali) 329

1. Fermo restando quanto previsto dalle disposizioni processuali concernenti la visione e il rilascio di estratti e di copie di atti e documenti, i dati identificativi delle questioni pendenti dinanzi all’autorita’ giudiziaria di ogni ordine e grado sono resi accessibili a chi vi abbia interesse anche mediante reti di comunicazione elettronica, ivi compreso il sito istituzionale della medesima autorita’ nella rete Internet. 2. Le sentenze e le altre decisioni dell’autorita’ giudiziaria di ogni ordine e grado depositate in cancelleria o segreteria sono rese accessibili anche attraverso il sistema informativo e il sito istituzionale della medesima autorita’ nella rete Internet, osservando le cautele previste dal presente capo. Art. 52 (Dati identificativi degli interessati) 1. Fermo restando quanto previsto dalle disposizioni concernenti la redazione e il contenuto di sentenze e di altri provvedimenti giurisdizionali dell’autorita’ giudiziaria di ogni ordine e grado, l’interessato puo’ chiedere per motivi legittimi, con richiesta depositata nella cancelleria o segreteria dell’ufficio che procede prima che sia definito il relativo grado di giudizio, che sia apposta a cura della medesima cancelleria o segreteria, sull’originale della sentenza o del provvedimento, un’annotazione volta a precludere, in caso di riproduzione della sentenza o provvedimento in qualsiasi forma, per finalita’ di informazione giuridica su riviste giuridiche, supporti elettronici o mediante reti di comunicazione elettronica, l’indicazione delle generalita’ e di altri dati identificativi del medesimo interessato riportati sulla sentenza o provvedimento. 2. Sulla richiesta di cui al comma 1 provvede in calce con decreto, senza ulteriori formalita’, l’autorita’ che pronuncia la sentenza o adotta il provvedimento. La medesima autorita’ puo’ disporre d’ufficio che sia apposta l’annotazione di cui al comma 1, a tutela dei diritti o della dignita’ degli interessati. 3. Nei casi di cui ai commi 1 e 2, all’atto del deposito della sentenza o provvedimento, la cancelleria o segreteria vi appone e sottoscrive anche con timbro la seguente annotazione, recante l’indicazione degli estremi del presente articolo: “In caso di diffusione omettere le generalita’ e gli altri dati identificativi di....”. 4. In caso di diffusione anche da parte di terzi di sentenze o di altri provvedimenti recanti l’annotazione di cui al comma 2, o delle relative massime giuridiche, e’ omessa l’indicazione delle generalita’ e degli altri dati identificativi dell’interessato. 5. Fermo restando quanto previsto dall’articolo 734-bis del codice penale relativamente alle persone offese da atti di violenza sessuale, chiunque diffonde sentenze o altri provvedimenti giurisdizionali dell’autorita’ giudiziaria di ogni ordine e grado e’ tenuto ad omettere in ogni caso, anche in mancanza dell’annotazione di cui al comma 2, le generalita’, altri dati identificativi o altri dati anche relativi a terzi dai quali puo’ desumersi anche indirettamente l’identita’ di minori, oppure delle parti nei procedimenti in materia di rapporti di famiglia e di stato delle persone. 6. Le disposizioni di cui al presente articolo si applicano anche in caso di deposito di lodo ai sensi dell’articolo 825 del codice di procedura civile. La parte puo’ formulare agli arbitri la richiesta di cui al comma 1 prima della pronuncia del lodo e gli arbitri appongono sul lodo l’annotazione di cui al comma 3, anche ai sensi del comma 2. Il collegio arbitrale costituito presso la camera arbitrale per i lavori pubblici ai sensi dell’articolo 32 della legge 11 febbraio 1994, n. 109, provvede in modo analogo in caso di richiesta di una parte. 7. Fuori dei casi indicati nel presente articolo e’ ammessa la diffusione in ogni forma del contenuto anche integrale di sentenze e di altri provvedimenti giurisdizionali. Art. 56 (Tutela dell’interessato) 1. Le disposizioni di cui all’articolo 10, commi 3, 4 e 5, della legge 1 aprile 1981, n. 121, e successive modificazioni, si applicano anche, oltre che ai dati destinati a confluire nel Centro elaborazione dati di cui all’articolo 53, a dati trattati con l’ausilio di strumenti elettronici da organi, uffici o comandi di polizia.

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disposizioni in materia di giustizia sportiva
Decreto-legge 19 agosto 2003, n. 220, disposizioni urgenti in materia di giustizia sportiva” pubblicata nella Gazzetta Ufficiale n. 243 del 18 Ottobre 2003 Testo del decreto-legge coordinato con la legge di conversione pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 243 del 18 Ottobre 2003 (*) Le modifiche apportate dalla legge di conversione sono stampate con caratteri corsivi Art. 1. Principi generali 1. La Repubblica riconosce e favorisce l’autonomia dell’ordinamento sportivo nazionale, quale articolazione dell’ordinamento sportivo internazionale facente capo al Comitato Olimpico Internazionale. 2. I rapporti tra l’ordinamento sportivo e l’ordinamento della Repubblica sono regolati in base al principio di autonomia, salvi i casi di rilevanza per l’ordinamento giuridico della Repubblica di s