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HANDBOUND
AT THE

UNIVERSITY OF

TORONTO PRESS

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http://www.archive.org/details/1899proceedings03inteuoft

T
^^l)

ACTES
DU

^ DOUZIEME CONGRES INTERNATIONAL


DES ORIEXTALISTES

ROME

i899

ACTES
DL'

DOUZIilME

CONliHES

INTERNATIONAL

DES ORIENTALISTES
BOME
1899

TOME TROISIEME
(PREMl^.Rt:

PARTIE)

SECTIONS LANGXJBS S^MITIQUES ET MONDE MUSTJLMAN


:

FLORENCE
Soci^Tfe

Typogbaphiqde Flobektik*
Rue Sam Uallo,
S3

MDOCCCII

Zo

v.i

VOCI

1)1

ORIGINE ARABA

NELLA LINGUA DELLE BALEARI

Gli

svelti

minareti
edifici,

di

Seller (Solar

la Concii >

furoDO

primi

die attrassero

gli avidi sgiiardi del

conqnistatore di Malloica,
egli
si

Giacomo

d'Aragona, quando

diresse dalla costa catalana verso la

maggiore

delle Isole Baleari, col proposito di conquistarla.


II

porto sicuro di SoUer agevolava V approdo, e le


il

scarse dit'ese di quel luogo ne avrebbero reso facile

possesso, con la speranza di poter quindi piombare, al-

r inattesa, per via di terra, su Palma.

Mentre
di

clie le vele della flotta conquistivtrice cor-

revano sul mare in tempesta, in vista delle amene alture


AV^adi

Musa, dimora estiva dei Re degli Hadduga, doveano accrescere


I

dalle boscose pendici di Banalbufar, le incantevoli bellezze del paesaggio


il

desiderio della
tiotta,

conquista.
al

Giacomo

(Jaime giunse, con la sua


gli tu

Pentalen, I'otto settembre 1229, e sbarc6 sul detto

isolotto, la

domenica, giorno 10, dove

condottii

innanzi una veccliia araba, fatta prigioniera. Nel veilere


il

Re Jaime,
Aetu du Kit'*'

1'

impressiono della vecchia tu protbnda,


du
OrimUtlitUi.

Oottffr*9

Vol.

II.

SECTION SEMITIQUE

aveva lungliissime braccia, ed una profezia araba diceva die un uomo dalle Imighe braccia avrebbe conquistato Mallorca. La vecchia, nel vedere le braccia
poiclie egli

sproporzionatamente langlie di Giacomo

esclani6
II

dnnqiie destinato

Mallorca sara tua.

die ac-

crebbe non poca baldanza al


le alture della stretta valle si

Re

d'Aragona. Frattanto,
deciso di

ricoprivano di Arabi difen-

sori; e

per6 dal

campo
il

di

Don Jaime venne


si

cercare piu avanti un miglior punto di sbarco.


sera del giorno 11

Nella

Re Jaime

rec6 a Santa Ponsa,

nella vicinanza del qual luogo fu

una prima

zuffa favoi

revole ai Cristiani, nella quale perirono tuttavia


telli

fra-

Moncada,
Allora
il

cari al Re.

campo

fu trasportato al

nord

di

Palma,
sol-

all'attuale Real,

ma
i

I'assedio alia piazza fu

messo

tanto

il

16 settembre. Nuiio Sanz, lo zio del Re, pren-

dendo

la

spada fra

denti, fece a tutti giurare di prenil

dere Palraa o morire, aggiungendo


vittcria,

voto, nel caso di


vittoria,

di costruire; iiel
;

luogo della

un Con-

vento di Cisterciensi

il

die avvenne poco appresso,

dopo

la conquista dell' isola.

Ma
poterono
spinti,

la difesa degli
1'

Arabi fu lunga ed accanita. In16 settembre, solo


il

cominciato
i

assedio

il

2 dicembre
;

Cristiani penetrare nella fortezza ma, rene rimasero fuori fino al 27 dicembre, quando, aperta una nuova gran breccia, per la quale la cavalleria pote penetrare,
il giorno 31, di gran mattino, ebbe luogo r assalto generale quasi tutti i Cristiani entrarono nella citta, insieme con Don Jaime, che si avanz6 per la porta di Babalcafal, oggi Puerta Pintod.
;

Presso che ventiniila cadaveri rimasero sul suolo; pochi Arabi superstiti scapparono, o si nascosero, la-

LUIGI SALVADORE D' AUSTRIA


sciando indifeso
il

quale dovette

Re Wali Said Ben el Uakeni, il arrenderi a Don Jaime, die, verso sera,
loro
di Alroudaina, di

prendeva possesso dell'ultimo recinto


cui
si

vede tuttora una porta. L'eccidio di quclla giori

nata fu tremendo. Le donne offrivano


soldati inferociti,

loro gioielli ai

domandando

soltanto die tbase loro

risparmiata la vita.

La

citta di

Palma, die contava gia


a un mucdiio
il

ottantamila abitanti, parve allora ridotta


di rovine, e
il

puzzo dei cadaveri era tale die

conquipiii
si

Htatore,

ad

inipedire, per la pestilenza,

un danno
la peste

grave, bandi un decreto di morte contro quanti


rifiutassero

a seppellire
,

cadaveri
lo

ma

venne

ad ogni
statore.

modo

decim6

stesso

esercito

conqui-

Degli Arabi scapparono allora in Africa,

soli

che

avevano mezzi,
pill,

clii

sa con quale schianto nel cuore dei

e,
;

in alcuni, forse la speranza di

un prossimo

ri-

torno

quanta poesia

di dolore in quella t'uga,

quando,

con

le loro alte vele latine, si

discostavano dalla loro

isola natia, desiderosi forse di salvaie


vita, la fede dei loro avi!

Come

gli

anche piu della Arabi fnggiaschi


le chiavi,

dellAndalusia, anclie gli Arabi di Mallorcii, dopo aver


cliiuso

a chiave

le loro case, si

portavano via

sperauzosi
perte.

che

essi

soli

I'avrebbero,

tornando,

ria-

Ma
civili dei

poveri, che

non potevano

partire, dovettero,
ci'istiaua.

rimanendo, confondersi con la popolazione

Piu

loro conquistatori, in possesso di parecchie arti


e,^

ed industrie, trovarono presto lavoro proficuo,

seb-

bene sottomessi nelle campagne, imposero, a mano a

mano,

la loro civilta al vincitore.


il

Non deve dunque

'e-

cnr moraviiilia che

fondo della popolazicne dell'isola

SECTION SEMITIQUE

cristianieggiata sia rimasta arabo, per quanto la sigiioria

aragonese
dell*

si

stbgasse a distruggere tutti gli eleGli

menti

antica tradizione e civilta musulmana.

artigiani e gli artisti nelle

iiuove costruzioni essendo


arabi,
tutte
le
1'

sempre artigiani ed
moresca
si

artisti

arte

tradizionale

prosegiiiva in

nuove costruzioni

aragonesi.

La

creta continuava a foggiare, sotto le dita esperte


le

di lavoranti arabi

stoviglie

domesticlie

secondo

il

costume arabico
glia
il

onde anclie oggi pu6 recar meravivicina Algeria,


le stesse e precise

trovare nella

specialmente nei

Monti della Cabilia,


tuttora in Mallorca.

forme che usano

Cosi le pietruzze tapin degli ac-

quedotti, gli strumenti agricoli,


di

come

I'aratro e la

zappa
ba-

Mallorca, ed

frantoi ricordano perfettamente quelli

de' vicini coltivatori

musulmani
1'

dell' Africa.

Cosi
1'

stimenti sciabecclii, con


vela latina, la

albero inclinato,
il

altissima
il

poppa sporgente,
religione

modo

di remare,
all'

modo
arabi,
di

di

accovacciarsi, sono ancora

conformi

uso

arabico.

Anche la come quelli


i

ha serbato

usi tradizionali

di portar pietre e gettarle sulla


le

tomba
nastri

un Santo, perche

sabbie del deserto non la rico;

prano e
cano

devoti possano riconoscerla

come
il

multicolori detti midas o misnge, che gli


alle grate

Arabi attacclero major-

dei

Santuari, avendo

chino, per dare a tal costume arabo


stiano, destinano tali nastri a servir

un carattere cricome misura della

statua della Vergine o del Santo di alcun Santuario,


del quale

dovevano a

quelli che

erano rimasti a casa,


verde, ch' e

portare, in segno di benedizione, I'altezza precisa della


stiitua
;

predomina

poi, tra

colori,

il

il

colore sacro del Prof eta Maometto.

LUIGI 8ALVAD0RE

D'

AUSTRIA
si

La inano
in

protettrice degli Arabi


di

vede scolpita

pietra sull' ingresso

parecchi
fe

edificj,

come, per

esempif), nel Mali di

Dega, che
Arabi

del 8ecf>lo

XVII

molte tegole
rossa,
poclii

di ceise anticlie la
gli

portano fatta con terra


con
V Ilenne.

come usano
tVa trave

Or ono

anni soltanto, un miiratore lacendo niiove pic


e trave, nella niontagna di Malgli

cole volte,

lorca,
,

domand6 che

dessero un vaso di terra rossa,

tuffandovi la mano, ne lasci6 Timpronta ad ogni trave;


disse di
;

ricliiesto perclie t'acesse codesto,

non saperlo,

ma

die

lo

aveva

visto fare

ad

altri

cosi egli tranianil

dava un antico
<i:nificato.

uso, senza conoscerne altri raenti

si-

Perci6 non parra, in alcun mode, strano, che, anche


nella lingua imposta dai conquistatori, siano, a lore pro-

pria insaputa, e a loro

traccie della lingua dei

masti nel linguaggio di

mal grado, rimaste non poche vinti. Molti de' nomi arabi riMallorca sono comuni a quelli
;

che

s'

introdussero nel Castigliano

altri,

al contrario,

che

la lingua

aragonese accolse, non furono accettati

<lalla

castigliana.

Le
;

cantilene poi che

si

usano nella

hattitura del grano e in altri lavori agresti, sono pertettaniente arabe


le

cosi che, se
si

non se ne discernessero

parole, nell'ascoltarle

potrebbe credere di trovarsi

trasportati in
niolte

un paese pienamente arabo. lo ne tiii volte colpito e venni, a mano a mano, segnando
;

alcuna impressione

mi si ^, a comporre il dizionarietto che presento come saggio o che potra da altri venire ampliato. II protessore Wahrmiuid (U Vienna ebbe la bonta di rivedere i primi appunti, aggiungendovi alcuna osservazione; richiesto dal

ma, a un po' per volta, il materiale per via ingrossato, di maniera clie sono venuto
;

SECTION SEMITIQUE

Presidente del Dodicesimo Congresso degli Orientalist!

mio piccolo contributo agli Atti lo feci coQ tanta maggior fiducia die i cliiarissimi e dotti prot'essori Celestino Schiaparelli e Fans to Lasinio s'iucaridi

tornire

11

carono
clie

di rivederne le

stampe, e mi sostiene la speranza


altri

possa questa prima raccolta spingere

a fare

meglio di me.

LUIGi &Ai.V ADORE

D*

AUSTRIA

DIZIONARIETTO DI VOCI

Dl ORIGINE

ARABA

NELLA

LIXr^T'A

DELLE BALEARI

A.ball6

(la

Abballa abbullua,

sorprente che M-aturisce dalla terra


castigl.

({uaiulo

cadono pioggie abbundanti,


alia

albafial.
bagtuire,

Si potrebbe pensare
dire, e

radice bll

L> ball a,

inumi~

doe

dalla forma

fjKi

balla (femm. delPelativo

L)i a ball)

molto inumidito (terreno) come

fwA<#^ ramdft

terra motto tcottantf.

Non

6 dabbio per6

che noi qui dobbiamo ricorrere alia radice %Xi

bala*a,
lu'a e

inghiottire, e cio6 alia

forma

ACiM

ball&'a (con ^^^^JL} balcompiucio, che in mezzo

^>pw

balu'a) bodola,

orijizio di cloaca,

alia casa ^ destinato ad inghiottire le acque Inride e che in occasione

di

grandi acquazzoni o simili

le

rigetta in

parte.

Bocthor ha per

I'Egitto:

^^JNj balld,'a
Dozy
attivo

terres absorbantes,

Pedro de Alcala: remolina


anche ^uLu muballi*

de agwi,
(partic.

Siippl. Tourbillon d'eau pel quale

II)

remolinadu de

agxui

(Alcala).

Bocthor:

WUk)V#

bH

u 'a

lunettes, ouvertnre ronde des latrines. Tutto questo prova che

I'applicazione anzidetta alle sorgenti piovane i probabilmente originale.

Anche

Dozy, Gloss,

p. 65,

riconosce le forme spagn. albafial e


le

albai\ar iu ^jV^ ballft'a, e dk pnre a r bo 11 on per cloaque, egout. ft bo j on,

forme spagnole. albellon,

^dalld

condottiero

di

gtterta,

JsjJ^
radic-e

dalil

(eoll'

articolo

JA3>^3i ad-dalil) condottiero dalla

jJ.) dll (jS

dalla.

condurre, most rare

la strada).

Dozy, Suppl.: Capitaine de comaire*, (Alcala; principt de cor*aro);

le

guide

et

chef de

la covalerie leg^re qui

court

le

pnytt ennrtni

8
pilotn.

SECTION SEMITIQUE
Anche nel Castigl. ad a lid, guide, conducteur de ckemin. 40 a d a 1 i d, port, a d a i 1 valenz. a d a 1 i 1 (dove si
:
,

Dozy,
e con-

Gloss., p.

servata la primitiva

finale).

Ainsi s'appellaient
p. 24:

les

guides et chefs

de

la cavalerie

legere qui couraient le pays enneini.

Voyez Mendoza,

Otterra de Granada, p. 41.

Ibid.

La

derni^re consonne, qu'on

entendait mal, est chaagee arbitraireinent.

De

a 1 -fen id (<yAJUu) al

f&nid,
Esp.

pers.

fan is, zucchero

candito) les port, ont fait

alfenim,

les

in spagn. e a

alfeuique. ^^*iU)) an-nesid, ve rsi recitati diventb anexir n e x m in port. da adalil ... adalid.
i
;

i^dobar
9mJ^

da dab age cmiciare pelli

castigl.

ado bar

l'

arabo

dabaga

cotieiare.

Dozy, Gloss, non ha ado bar,

ma

I'etimologia 6 sicura.

iV.duana
ai-ab.

ital.

doyana, frauc. do nam

castigl.

adiimm^ dal

pers.-

oj5^

diwan

nel

senso

di

locale

per gli impiegati di


(e

fnianxa. Si
arab. (jo>

i)ensi

anche

al pers.

6^

dukau
11

Ci^ji dukan),

dukkan

bottega^ greco 6&xavr

che pero non coi-

risponde foneticaniente.
Cosi pure Dozj^
Gloss,
s.

v.

duana,
les

p.

47.

All' arab.

ij^^)\
contre-

ad-dukkan
spagn.
jumelle, &.

nel senso

di pezzo

di pietra o di legno ci richiaina lo

adoquin

morce, pierre pour

paves,

adoquines,

Aduar

da

ad-duar

nsato metaforicamente a Minorca

come

ordi-

iiawento, ronfusione.
Si potrebbe alia

prima pensare, stando


j)>

alia pronuncia, alia

forma

^]3^\ ad war
il

(pi. di

dar

casa di campagna) senza articolo, usando

plurale invece del singolare,

come

in

^^*

J^ nas m'lah
ecc.

huoim genie, A*aj tab a* a subaltemi, 9l*J nise donne


Sta

per ad

ad-dawwSr
dei

{j]^di\) da
col

ad-duwwar
nel

(^I2<>JI)

acrampamenio
Gloss, p. 47.

circol^re

heduini,

bestiame

centre.

Dozy

LUIGI 8ALVAD0RE
A.ga.tge8
imni.
si
<\a.

D'

AUSTRIA
eHclwio
il

9
fitto

agala
^
la

affitto.

...

in

nature,
in

in

de-

A lets

forma piu usata

Minorca, mentro a Maiorca

pronun/ia acotcros.

Da \s^' a^^i

termine di pagamento, forse per6

per r:

tS^
h

agr

mercede, donde deriva la

IV forma

l^

Ik^^

affiUOj bail

ferme. Dozy non ha nulla di simile.

A.giitzi, Alquacil da alguazil mnlleradore^

castigl.

alguacil.

alquacll,

port,

alvacll, alvazll, alvazlr, alvastr, alp. 129;, si

vasil, alvacir, (Dozy, Gloss,

deriva dall'arabo

i^i

che, oltre a ministro, significa pore altri u5zi pi& bassi. 611 arabi c(alla

radice
col

^^^
il

derivano

jj^

\v

z r rarico ;

jij^ w e z 1 r

eolui che divide

Re

carico degli affari. Esso per6 trae la sna origine dal persiano

JV
spagn.

g*'ezir o g'^izir prefeito, comandante della Gnardia. Per lo

alguacil
il

si

pens6 pure alParabo j^*jo^\

al-wastl
il

tV

me-

diatore,

confidente (delazione ec.) a cui si

puo anche applicare

signi-

ficato suddetto di mallevadore.

A.lacli da yaloch
Dozy
Valencia,
Plinio,

{vitex agniis- cast its) piauta, castigl.

haloch.

Gloss,
1,

p.

284:

haloch

val.

Selon Pischer (Gemftlde von


(sn questa pianta v.

227) ce mot d^signe le

bupUurum

Hist.

Nat.

XXII, 36

pooTcXsOpov,

Xicander, Tberiaca, 686).

Dozy

lo

deriva dall'arabo ij^y^^ halftq,

nome che risponde a bn<w*^J/i


0'3

pleuran e a lingua di cane (KovofXwooov, arab.

adftn

el'arnab,
pelle,

orecchie di lepre)

il

cni sncco serve a

tingere in rosso la

Aladrochi
Dozy
liste

da arraeroc accitign non salata,

castigl.

aladroque.

Gloss., p. 53, mure, (anchoii qui n'est

pas
1.

sale).

d'especes

de

poissons,

Cazwini

(II,

120,

1)

cDans nne nomme anmi

i3jj^j*^ (ar-racroc), mais je ne sais pas si mot lie se trouve pas dans les dictionnaires >.

c'est I'anchois, car le

10

SECTION SEMITIQUE
pel
val.

Alafaya
E
moUo

arafaya

av. stoff'a.

con probability

AaOj^

ar-rafi'a

fern, di

^-J^J

sottile, fine,

leggera (stoffa) anche costosa.


lo

[Credo che sia

spagnolo faja che deriva dal

lat. fascia.

Dice.
se

Acad., Pieza de tela, de lana o seda, larga

y estrecha, con que

rodea

el

cuerpo dando varias vueltas,


faglia?
castigl.

ec. ec. ].

Ital. (comnierc.)

A-lame,
E
il

lama da aljam

alhume,

allume.

latino

alumen.

(Pliniiis, Hist. nat.

XXXV,

52).

A.lapi

da halebi tela di lino che ha 1ab1


,

si

fabbrica iu Aleppo.

^^A^
A.larb
feni.

aleppino.

Alar be.
p.

Dozy, Gloss.,
aspero, da

56: alar be, port,


al 'arabi, V arabo.

alarve hombre

barbaro, rudo,

^^JjM)

AAeirti
Si

da alarbi (arabo)

nonw

burbero, rude, castigl. alarbe.

puo pensare a

^^J*^
Per
guerra,

liarbi

(coll'artic.

al-harbi) guerrenon solo

sco, guerriero, soldato.


si

la derivazione di detto significato

pu6 pensare a

harb
si

ma

ancora a

harib

furente, scellerato,
p.

harab

furore. Piu

avvicina (anche Dozy, Gloss.,


berbero.

56)

^imM)

al-'arabi, arabo, beduino,

Alayde

da alcait,

castigl.

alcaide.

>Jb qaid

(coH'ai'tic.

<y.XAi) al-qaid) condottiero, comandante.


restreinte d'un
v. Alcaide).

Chez les Espagnols ce mot a re^u la signification plus Commandant d' una forteresse (Dozy, Gloss., p. 79, s.

A.lbard, an bar a.
Dozy, Gloss., p. 63
dipldme, poMe^port, de
:

albaUi, albaran, albarh, alvara quittance, cedule,

*^J!J) que P. de Alcala traduit par cedula

hoja

carta, ctmtrat.

LUIGI 8ALVAD0RE

D'

AUSTRU
6mo
d

11

Se significa realmente quietama ecc^


che ha detti significati.

''yR3| al

bsr&'a

Albard
Per

merraio

castigl.

albaU

da albarut. albard.

la derivazione del

col pensiero al

saddetto significato noi dobbiamo ricorrerd medio latino, italiano, spagnolo e provenxale barra,

stanga, abarra, catenaccio, al francese


laugirata (quindi anche

barre

nel senBO di barrieroy ba-

dotto ad Tino

barrean). Qnesto significato pa6 aver con.>' Hcnmbio coll'arabo iy^ barra (colPart. al-barra)
citth,

campo
ville,

libera

fuori della

d'onde territoire qui t'etend auUntr d'une


.dehors^
il

banlieue, e

faubourg e

quale significato
All'ara(>o
p. 63.

si
...

trova nello '"

spagn. albala, albara,

albarra, alvara.

*\^

bar&t,

quietama, appena

si

puu pensare. Cf. Dozy, Gloss.,

A.lbard^

aella

di ley no foilerata

da bardaah, bardau^

castigl.

ulburdan

(lag.

albarda).
specie di sella rivestita di tela di lino, co-

Abarda, albarda

niuneinente usata dalle si^ore di Minorca. .. ^ ^ <-.' .. ^ < I* ^ barda'a (anche A4>^ barda'a) volg.

^^ji

barda'a

(col-

I'artic.

a 1- bar da* a)

sella

da

asino.

Boctbor: bdi retnbourri pour un

dne, une mule.

Albercocli, albercoch da al-bercoc


foqiie,
fr.

albicocca, castigl. albari-

abric6t.
(coirartic.

^3_^o barqftq

^_^-u) al-barqAq)

qJMoocai, in

Siria pruyna. Dozy, Gloss., p. 67.

Albrot
La

da abbazoz(?), (alboroz?)

tu^Jtigl.

alborotu yrido.

derivazione da b u r fl z (coll'art. a 1 - b u r a z), wcita fettota d*Ua

popolazione incontro al principe, parata di yala, ecc. solo e veroaiiuiie


in quanto

venga dalla forma alboroz e conservato


tmcire all'uperto, in

il

significato origi-

nale di
,,

jjJ barazn,

campo aprrto
alLt

(in

oampam

,y^jf^. baraza harban andare

guerra; III forma,

farsi incontro a qualcuno in duello (fuori della


riporta soltanto la derivazione da

fila).

Doxy, Gloss,

p. 871,
''A''^^^^

-O/^ fnrnt

ri-<v>to.

4V

12
polvere da

SECTION SEMITIQUE
canmme
e

X.>**

'a r

bade

rissa,

pero senza propria di-

chiarazione.

i^lcacliofa, escarxofa da aljarxofa,


-

castigl.

alcachofa.

^w
mato

o /

^
1'

hursflf

(coll'art.

al-hursuf), specie di cardo chiauna forma mo-

in Siria

^^y*** cx*^ji^ ardi sauki. Essendo

strnosa per

arabo, non altrimenti che la tedesca artischoke,

mi pare
al Littre

che possa benissimo essere derivato dall'italiano carciofo, parola di cui


il

primo elemento 6 sicuramente cardo. Cf. Devic nel Suppl.


Artichaut. L'arabo ha pure

s. r.

j^^*m*^
di

"^

."

Ijarsfif.

A.lcaria

da

alcariya,

caso

camimyna,

castigl.

alcaria,

alqueria.

JO >*3 qarya, qarye,


fattoria.

(coll'art.

al-qarye),

casale, casamento,

Dozy,

G-loss, p. 86,

ferme, metairie.

A.lcagaba
Dozy, Gloss.,
^AAtf AJ
)

p. 90,

alcazaba,
a),

port,

alca^ova
ville,

forteresse

de

a 1-c a 9 a b a (a 1-q a s a b

bourgade,

capUale, forteresse.

-A.lcova da alcoba,
AAd qubbe
ecc, anche
t^olnta.

it.

alcova, franc, alcove, ted.

Alcoweu.
volta,

,^,,

qdbinetto (coll'art.

^aJU> al-qubbe)

cupola,

Alcoliol
Dozy, Gloss.,
4.^*^0*1
p.

92:

alcohol,

arag.

alcofol,

catal.

alcofoll de

al-cohl (al-kohl) Le

cohol est la galene ou sulphure de


le

plomh. C'est k tort que plusieurs auteurs ont traduit


antimoine*. (Prax,
Unters., p.

Commerce de I'Algerie, 107-109. Anche in Dozy, Suppl.


da alhabac.

p. 29).

mot cohol par Mahn, Etymol.

A.lfabaga, alfabega
Dozy, Gloss.,
p.

62:

albahaca, alfabega, alhabega, ala<~Aj>^

bega,

fv.

fabregne, espece d'herbe, basilic, de

al-habac

(al-

^abaq) mentha-

pulegium, puleggio.

LUIGI 8ALVAD0EE

D'

AUSTRIA

IS

Alfabrega,
bega

castigl. p.

albahaca.

Dozy, Gloss.,

62:

albahaca, alfabega, albftbega,


etp^e d'herbe,
basilic

al->

(franc, fabrique)

(par transposition)

de

^^^ ^
hiisiflr,

al-habaq, mentha- ptdegium

[pulicaria]. Nel Sappl. aggionge:

inenthf d' Arable, menthe snuvage^ Innrin' ronr.

^Ifacli,
Alfa

castigl.

alfa<|ae banco di erba marina presso

le custe,

da

SjHirto, giuiico niariuo.


p.

Dozy, Gloss.,

107:

Alfaqae,

banr dn
.

aable^

1ms fond

de?

(II.

Diz. dell'Acc. Sp. lo fa derivare da

Sono due cose diverse). Alfach come nome corrispondente a tSparto, proviene l>enis8imo da alalfa, arabo AftX^ al-halfa, noncbe
h a 1 fa jonc,
roseau,
le

wT^X^l

^vAX^

half&

AAX^

sainfoin epinetur, stipa tenacissimn, npnrU, que


e^spnrtfj

Pedro de Alcala traduit par


Gloss., p.

yerva

propria de Espaiia (Dozy,

100 e Suppl.

s.

v.

iiX^).

A.lfali

(la

alhaii' Hnufuxxhu) di grano: castigl. alfali.

Col suddetto alhari, magazzintt di grano s'intende

fSj^ hoinibblico

ryun,

volg.

huri

hori, coU'art. al-huri magazzino


i

di

grano, granaio, nonche magazzino di vettovaglie per


p.

soldati. Doz}', Gloss.,


ble,

139: alholi, alfoli, alforiz, grenier, magasin de


lat.

de <^^^4^

alhori

horrewn.

En Navarre

on disait

algorio
la

et le

mot arabe

a encore une fois passe dans I'espagnol sous

forme algorin ou

alguarin

Alforge
chiaina

(-es)

da alsarch

(?),

Wsoccm,

castigl. alfcrga; a

Minorca

si

comunemente bonctua o bunatus.


p.

Dozy, Gloss.,

116: alforja btsact da

"^j^

al

horj^

Z,J^

l)urg sacco da viaggio ecc.

A-lgaravia
Dozy, Gl.

canfimmie.
p.

119
algraviOy arabia

1) algarabia, algaravia, port, aussi,

la langue

arabe, baragouin, galimatias, bruit confits de pltuieurs voix.

Est Aa>^*)

al-'arabiya (al-'arabiyya)

la lingwi arabo.

14

SECTION SEMITIQUE
2)

algarabio, fem. algarabia en


(al-garbi) del regno d'Algarve.

port, avec la , est

^^j^\

*l-garbl
3)

Algarabia Due

piante, a)

euphrasia,

h)

plante du genre

centaaree.

Algebra.
Dozy, Gloss.,
egiz.
p. 123:

algebra

= j^^

al

djebr (al-gebr,

pr.

al-gabr, al-ghebr) W^:^ in origine: rimetter a posto forzatamente un osito ratio o slogato, quindi anche ridmione di equazione {ritolvere tin' equazione).

Algorfa.
Dozy, Gl.
p.

127: algorfa, algofra grenier, sobrado da <X3m%J\


..'eZ

algorfa (al-^rfe) presso Alcali:


chamhre haute solaio
y

da camara, cenader en sobrado,

camara donde doi'mimos, camara como guiera:


(soffitta).

Bocthor

(Egitto)

A-lliaja da haya,

ital.

gioia (gioiello).

Da

^J>\i^

Gloss., p. 133:

age (bisogno) cosa posseduta alhaja designe en general toute


1.1

(?)

utensile.

Dozy,
I'or-

chose qui a quelque

valeur et plus specialment tout ce qui est destine a I'usage ou k

nement d'une maison ou d'une personne


reaux, ou habits, bijoux, etc.

comme

tapisseries

lits,

bu-

Alimares
Dozy, Glos.,
p.

141

alimara, feu que

I'

on fait sur

la c6te i^our

donner quelque

avis,

de

^wjj) al-imara

signal, segnalc.

A.1JUP, aujup

dall'ar.

^'N^

al-gubb,

cisterna, fossa?

Spagn.

algibe, chibo.

Aljub

(arjub, anjub) dall' arabo.

^ubb
p. 125, 8. V.

(coU'art.

,y^al

lit

al

gubb,

cisterna.

Dozy, Gloss.,

algibe.

LUIGI SAI.VADORE
A.lmesli, aiimesch da almico.
Dozy, Gloss.
jjOA*)
,

D'

AU8TEIA

16

p.

162

mece

port,

aassi

almice, almi^a h
Magreb per ^^ki^j

al-mais od (,^*** al-meis al-mas], ])etU laii, serum lactis, $iero.

atwto al

Almirall,

almirant.
p.

Dozy, Gloss.,

164 seg.;

almirante,

ammiraglio, nlmiraglio,

port, amiralh, ec, ordinariamente spiegato con

f^SJ) J?^}

a 1-

bal;r,

comandante del mare, (anche ^lAi ^.f^l

am!r

al-mft comatt"
nlis

dante delV aequo).


a che fare

Dozy per6 osserva che


arabo,

la

desinenza al non ha nalla

coll' articolo

ma

e piattosto la desinenza latina


,

o alius (alviiralis, almiraUun, almiragius


dus, donde lo spagn.

amirarius

amiratus, amiran-

almiraje, almirage, almirante), inoltre la parola


in capo coll'

mir venne usata qual Comandante

aggiunta

t<r

mer, sur

Almirage fonetica di ^
terre.

de

la

mer. (Sarebbe per6 molto strana la scomparsa

bahr).

Amir

pero e arabo; la

(a

/mi ran te,

ted.

admiral)

e inserta.

A.lniogaver
Dozy, Gloss.,
rpurs.
fa
p. 172,

almagovares,

cavalerie
(a

le'gere.

avaiU-amcolui che
>">

plur.

di

^^ ^^X

m oga w

m uga w

r)

un assalto nemico, una scorreria

(^Lc gare), una

>^~'"^.

./i--

ziaiorc.

iVlmogna
htito,

da

almauua

clcHtosina,
si

castigl.

almogna

per tri-

contribuxione.

Nelle Baleari

dice pin alniogtia per Inr-

gixione pia.
Dall'arab.

Dozy, Gloss.,
raoyen
ftge, ce

dont
soit

le

Dans plasiears documenta da un impot sur les navires marchands produit devait servir h equiper une flotte centre lee Manres,

A)^** ma 'fine aiuto, p. 179: almoyna.


signifie, soit

soccorso.

mot

un don volontaire destine au

mSme

usage.

On

tronve done les ex-

pressions dons e almoynes et galea de la almoyna*. C'est Tarabe

^_^*il al-ma'ona
signait
:

(al-ma'ilne) qui signifie proprement aide et qui dele

une contribution extraordinaii'e, impos^e par

prince quand

16
le tresor

SECTION SEMITIQUE
public etait epuise*.

Come ^^
uj^ 'aun

i'ane, che ha

lo stesso
'

significato, derivata dalla radice

amto.

Almoradux, moradux
inayyiormta erba.

da almardadux

castigl.

almoradus

ii^ijA
dal pers.

mardaqus

(coll'art.

^^HjkS al-mardaqus)
(greco
s,

ji^XJj*^ marzangils
;

orccchio di topo,
> >

xoogcot'Ic)

maggiorana

in

pure , Spagna

jt*^
fin

ardadu

m urdadus
la

(secondo Dozy, Gloss., p. 174,


araba).

dal

sec.

non

si

usava

forma

Almoxarif da
castigl.

almoxarif

ricevitore delle gabelle (derechos) reali,

almojarife.
(coll'art.

u J

(^w^ musrif, mosrif


non pronunciarsi

al-musrif)

pi.

(.^W-i i.L

mesarif, Ispettore capo, ispettore delle finanze, delle gabelle erariali, (da
v-J^*****

musarrif). Dozy,

Gloss., p. 179:

almo-

xarif e,
se paie

port,

almosarife, almozarife, receveur de


ville

I'impot qui

aux portes de

et a

Pen tree des ports, de i^j^HtX) al

mosrif

inspecteur, intendant.

A.linut, aumut
Dozy, Gloss.,
y4) al
p.

1
180;

almud,

port,

almude nom
grammi).

de mesure de

moudd

(al-mudd) una misura


1

degli aridi (Nell'Irak 2

rati, nell'Higaz

Yj rati.

Un rati

= 2566

J^^

A.lquiinia.

^^^hI

Dozy, Gloss., alquimia alchimie de fLxCvXJ) al-kimiya


oggi anche Chemie. Significava in origine la pietra Jilosofale la p'ierre philosophale dal greco xojio? Jluidum, xo|iia,
'/(r^\Llcf.,

"

Chimica.

A.ina

da a ma halia
t

(Y).

^^\

a ma, a

me

(rad.

y\)

achiava, serva.

"

'

LUIGI 8ALVAD0RE D'ALbTlUA

17

Amburnia, albarnia
Dozy, Gloss., forme d'une
fictile in

(V).

p.

73;

albornia grand

vote vemittd

f[ui

la

icuelle

de

JUi\jj\

al-barntya (al-barnlyye)
:

vom

quo quid reconduni.


significasse

Belot

petU vas tU Urre,


deriverebbe da

terrin^.

Qaando

an

veMtito, allora

^Ui^

ber-

n!yye
dese),

l'esp.

be mi a, chez Alcal&

(de Hi)>erDia, deWIrlanda, irlan-

manteau en robe fourr^e de peau de loop on d'aotre peao velae, capote, vetement rustique k la fa^on des Irlandais*. L'Accad. gro6 drap de laine de dififerentes conleurs dont on faisait des manteaox qui

portaient le

meme nom

i^mo

da

amou

affittavolo, flttaiolo.

(jl*)

'nmman
u n) u

contadino,

fittaiolo

(propriamente

come

tr^'

u in

yy

mm

nomo

rozzo,

analfabeta.

Amoliinarse, amohiuat.
Esso pu6
maltrattante,

venire

da

i>A^ muhin,
'

disonorante
di

oltraggiante

partic.

attivo

della

IV forma

o\^

(per

u^

'

''

ha-

w ana)

valer jwco.

Andamio
les

da

addaima
p.

poute, usato dai mori, castigl.


port,

uudaniio.

Dozy, Gloss.,
mcu^ont.

190:

andaime, andaimo,
est:

echafaud pmtr

(L'accentuation

andaime) de
et

aJVC*^ ad-da'&im

Us poutrcs,
a3\Ci>

pi.

de A.^<^)
^
plur.
di

ad-di'ma

da A(V<^i

ad-di'ama.

da'il'im

^^^^

di*(lme, puntello, piUuiro.

Anfans

ar.

al -!'; fa ,'a.
p.

Dozy, Gloss.,

100: alfalfa herhe appeUe


OX'

le

grand

trtfie

[fi>^

num burgundicum, de AiA al-^alfa que


Dozy
fa

P. de Aloala traduit par

esparto, yerva propria de Espaita (Engelmann)].

osservare

che qui

Engelmann
sti

in

errore.

L'araiH)

IaX^

al-halfft (al-half&) aipxi^CA


(ill

pa

tenocissima e

mnutda p^
1

Aclet

XI I""

Congrft det OritnlalitU*.

Vol. III.

18
geios-

SECTION SEMITIQUE
ma
it.)

lo

spagn. alfalfa, alfylfe, alfalez e Trifle (greco

{ir^Stxr^,

erha me-

dica

Ituenie. Alcala traduce alfalfa per


le

fapfa^a.

En

effet la

forme

alfalfez, qui est

moins
al

alteree, est

une corruption de JiJAA/Aij)


e
il

al-fa^fa^a (Ji^aio^AJi
siano

fisfise) luzerne, medica che

per-

O^^mJUw) espist, LSa*aw) uspist. JX4mA4m1 uspust da


torna molto meglio
il

OcmAmi esfist. Pronunciando espist


esparcette, lo spagn. esparcilla .

fr.

Ante

da dante pelle di camoscio coiiciata,


p.

castigl.

ante

ital.

dante.
(selon

Dozy, Gloss.,

195:

Ante, dante,

port,

ant a, danta
mot
port,

les dictionnaiies buffle, aussi peait de huffle^.

Le

vient

de JS&J

lamt nom que

porte, dans les deserts africains,

un animal

du genre des antilopes. Marmol (Descripcion de AfFrica) qui ecrit el dante que los Affricaiios quelquefois ante, dit formellement
:

Uaman Lamt .

Dozy,

Suppl.

s.

v.

a)

On

se

ser\'^ait

de sa peau

pour en fabriquer des boucliers excellents et fort estimes, qui s'appellaient

JA*J

J^ji [daraqat lamt], en

espagnol

adaragadan te,
. [Cfr. il

dargaa dante, adarga da ante, dargadante


antilope o specie di cammello delle Ande. A. D. G.]

lama,

Arancel
i

I
iiffkiale
i

da alasar,
si

castigl.

araucel. Tariffa
le

che porta

prezzi a cui
si

devono veudere

merci ed

diritti

die

su

qucste

devouo pagare.
il

Non
si e
(cfr.

80 che cosa possa essere

detto
/

alasar. Torse
pi. di

il

pensiero

portato ad ^l^AwjJ)

al-as'ar

prezzi,

r^-*** si'r

prezzo

qui Part,

mostassa). Engelmann pensa ad


p. 197,

^UwJ)

ar-risela

missive

(ar-risale missiva). Dozy, Gloss., non ha mai il significato di


da

osserva invece che risale

decret, loi, e

propone

la derivazione

j^\jX\ al-marasin

(plurale abbreviate per


iracciato prescritto;

aJUmi*^

marasim

pi. di

^^mj^ mars dm
o
-

puo passare anche per


propria-

pi. di

^m) ream)

il

quale come decret, ordonnance esprime

mente

tutte le prescrizioni.

LUIGI 8ALVAD0RE

D'

AUSTRIA

IH

Arganells

da aleartel

I.* T'orA^/.

Teuto di sparto od altro per


bestie

pui-tarc le biiM'che d'

aequa

siille

da soma,

catal.

ar^adell.

fc I'arabo

J^^j^ qartal, AAbjJ qar^ale, ^'>^j^ qirUlle,


cesto di giunchi

^JUa^
Xon

qirt&1e
si

specialmente eorba da atino per fniHa.

trova nel Gloss, di Dozy,

ma

si

nel Sapplem. col rinvio al


in panta) cIm

greco xipraXoc xaf/caXXoc (corba che al basso termina

occorre nei Settanta ed in Clemente Alessandrino, dal Siriaco.

A.rgolla

<la

alfjoll, custigl.
p.

ar^ollu.

Dozy, Gloss,
1

198: argolla, port, argola j^atuj anntau dt ftr

4^*3} a -gull {gofpia^ maiutie).

A.rraiz

da ar-raiz mitiituto donde fopitaiio di fxistituento niomtro.


f

ft:

Preso da (J**^Jj

ra'is

(coll'art.

j^kOJl ar-ra'Is)

eapoy capi-

fano, capitano di nave ovvero

da ^J'^^ ra'is (che

significa lo stesso).

Dozy, Gloss,
sia
1'

p.

199 ha proposto Paltima forma, bench^

W"^^

ra'is

usata, e la forma Spagnuola

arrayz

governante, capitano di nav*

ppevenga da ra'is. Corrisponderebbero all'accento originale spa^aolo:


;irruez ovvero arruez?

Arraval, anabal
Dozy, Gloss.,
chia, quartiere)
p.

da ral)at solthonjo,

cjustigl.

arrabul.

198:

arrabal [raval] faubourg (anche parroeville,

da jjOJii ar-rabad (/m environs d'une


si

faubourgs).
in

Nel portog. arrabalde


ill

conserve ancora

1'

antico d

come

alcalde

^^-oLaJi

al-qadi

il

giudice (osservazione del Dozy).

Arreus
tirrvdo.

da arroyat struN/ento

(?),

ojistigl.

arre&s

(?)

Non

e in

Dozy, Gluss.
i

{J*^^
il

ris pfnne

pi.
il

jfcLj^i

ary&i ricoo,

goifica pure tutti


nicessaires h

viezzi

per

vivere e per

mantenimento, cAoM*
rtca-

la vie,

quindi ancbe ricchezza;


6

nonchi abito
pi.

maio:

la

detta parola

ovidentemente

il

aryds.

^*^^

rli

aijrette de

diamants mchAstis dans de Vor ou de Vargmi. (I^zy, Suppl.).

20

SECTION SEMITIQUE
erido per incitare bestie da soma, onde appunto
di bestie
il

Arri
II

castigliano

arricro conduttore

da soma, oppiu-e asinaio.

nome

di

arriero

applicato al conduttore di bestie da

soma

si

puo

con certezza derivare dal grido arri (arre, harre) che taluno deriverebbe dair arabo

j^ j^

harr harr
il

(grido del camelliere), L'abbate

Barges sentl
p.

in Algeria

grido
:

^/) errih.

Ma

Dozy,

Gloss.,,

203 osserva giustamente

Est-ce

que nous chercherons k present

Torigine de ce mot? Je crois que ce serait de la peine perdue, car a

mon

avis c'est

un

cri

comme
le

il

y en a tant

et qui

ne signifie absolu-

ment rien. Les mulets

comprennent, et cela

suffit .

Arroba

peso da

arruba

castigl.

arroba.
^yi^iAkS
il

Da ^J/* rub'
ar-rub'
(la

qtiarta parte

[die\

qintar

quintal\ coll'art.

finale

araba ha pure

nome

di a breve).

A.rrop
Da
ristrettOf

da arrabb
i-*^

castigl.

arrope mosto

cotto.

coll' art.

a r - r u b b s-u^o vegetale condensato,

mosto

cotto^

sciroppo di frutta.

Arselaga

da al djaiilac.
farine (Bocthor,.
si-

<~JL)^y^ g a u 1 a q e grand sac pour


Egitto).
gnifica

les grains, la

il

pers.
coffre

j\^^ guwal
(area,

{sacco di

lana]. Nella Spagna

JBI

anche

cox); pers.

'^y^ gaulah;
la

arab ^ftJ^^
sella,

gaulaq
colla.

esprime pure pannolano ruvido per coprire


Ar. Va3^|^ e inoltre
p. 371.
il

per co-

nome

di

un arbusto

sul

quale vedi

Dozy, Gloss.,

Aliega, anlaga, abulaga, ajonc,


Espagn.
le

wZecc ewro/Jaew*.

L'Accad,

traduit

Aliega
il

par ulex.

Alcala traduit

aliega par
lit

djaulac; (Dozy) mais


chez Ibn Baitar:
il

ne faut pas en deriver aliaga, car on


in

gaulaq

ispagnolo

si

chiama yal&ca spino

E il pers. yU^ixi j\^ dar sis'an (forma abbreviata uUAi j\^ d4r <i'4n albero spinoso grosso (crassus Wall.) la cui corteccia simile alia
>
fe

LUIGI SALVADOBE
<d&rasay8a'Aa. Questo
h

D'

AUSTRIA
si

21

VaspuUUhut che, come

trova Hcritto in

Most4!nl, in iapagnuolo si scrive pure ^^^J ynl&qa. Da qaeeto yul&qa, secondo Dozy, deriva lo spagnaolo anlaga donde abalaga. Dalla proDuucia yaluca, yalaga viene aliaga. Ma dana le man.
<ie

Naples du

Mosta'in!
I,

on

lit.

^SjK:^^\

jl)

A3A^ yoal&ca

ou

ar^il&ca. Je
de Europa, en

retroave ce

mot dans
248)

le dialecte

Valeucien: FiBcbar

(Gemalde von Valencia

Ulex Europaeus en sp. aliaga


.

val. argilaques d'

Europa

En France

aossi ou diaait
il

au moyen-&ge argilax. Quelle qne soit I'origine de ces mota,


certain qu'ils ne sent pas arabes
.

est

Con ardgilacn e

val. argilaques

con-

corda sopratutto arjalaga,

.AQOt

da avot frusta.
p.

Dozy, Gloss.,

228: azote, port,

a^onte

fouet de Jd^^aJi

Ati-saut (as-sut) frusta.


Spagn. azoot, azoth. asoth, azote sta pare per azoth

= 3^ iVi

da v3^J'"^^ az-zaftq universalis medicina, mercurittm {merciirio). Dozy, Gloss., s. v. azoque.

az-z&uq

A.QUQena.
Dozy, Gloss.,
p.

228

azucena

lis

blanc de

A) w^m^W) a s-s o u-

siisan
pers,

sen a (as-siisane) de ^ymy^i susan, ^j .iiy m sausaii. oLntym (di cui 11 precedento e nome d'unit^), ebraico TW^ susan,
rVM^AM susan, greco ooOgov.
da atalag^i torrc di t/nardia, rcdettn.

jALtalaga
yot

Atulugar stare alia vf delta da


[castigl.

atalayach donde anche talale

talayote) come sono chiamate

costruzioni meiraliti-

che costraite anticamente.

^iL
Ifti')

tali'a pi.

^^^

talar

(pi. coll'art.

V^^UaJl at-Ja-

sentinelle

avamate, avanguardia, esploratore.


plarale snddetto

La forma spagnaola
gli sorittori

atalaya

11

at-tal&T, quindi quale

cannella
iathus
(la

(a*;*)- Socondo Plinio, Hist. Nat. XIV.


cortoccia
?)

16 (leg.

XIV.

15!)

ftnriMi-

servo

ail

Aniiuatiz/ari'

il

vino.

22

SECTION SEMITIQUE
il
i

spagnuoli scrivono la parola nel senso di sentinella, guardki (cosi (part. II, Tit. XXYI, ley. arabo come il singolare) Alfonso
:

pL
et

como quier que sea muy peligroso


nada
p.

el oficio

de las atalayas porque han


(^Gruerra

a estar todo el dia catando a cada parte .

Mendoza
centinela,
la

de Gfra-

65)

<

Lo que

aliora

llamamos

amigos de vocables
el

estranjeros,
dia,

llamaban nuestros Espafioles, en

noche, escucha, en

atalaya*.
Pedro de Alcala da invece ad
(s.

guardia, specula

v.

atalayer

atalaya il significato di e especular stare alia


itAjfl.*

torre di
vedetta).

Per qaesta
e

(al plnr.) gli arabi

usano invece la parola

mat la'
ata-

iuOLw

tali'a

pi.

fcJj**^

tawali\ Per

sentinella Alcala usa

layador.

(II tutto

presso Dozy, Gloss., p. 209 seg.)

Atlot

da welled.
si e fatto

Sarebbe usata la forma femra. onde

atlota. La parola

non corrisponde ad altra radice latina, ecc, e senza dubbio dovrebbe derivare da welled, perocche la corrispondente voce propria catalana
e

noy noya,

[catal. e castigl.

novia, sposa recente^ che in Catalogua


la stessa cosa.

ed in parte anche in Minorca sono


Si

^H
i^^^
donna /e-

pu6 pensare a '>^


e,

wallade

partoriente,
'5<X)I

^M

conda,

stante
plur. di

Va

in principio di parola, a

ilde (per

i^j

i 1

d e)

<aJ_j

wa

ad

figlio.

A.tsebara
J^JiO

aloe^

da Sab bar a.

i
as-sabir)
Dozy
succo

sabir

(coll'art.

Ji^*Aj\

amaro

di

wm

pianta, mirra, aloe, succo di aloe. (Secondo


cia si bar,

in Ispagua si

pronun-

as-sibar).
(coll'ac-

Le forme portoghesi azevre, azebre con azevan


cento snl prime e) parlano in favore della forma as-sibar.

La

detta

atsebara (ma meglio- atsebura?) sembra a 9ab&ra (con ^ab&yra e <;abira presso Alcala
forma

che
s.

si

riferisca

v.

^avilla

yerva del acibar) che risponde alia forma magrebina 'i^jk^AjS as-sab-

b&ra. Dozy,

Gloss., p. 35.

LUIGI SALVADORE

D'

AUSTRIA

23

Atzur

(la

Lii/urd.
p. '221>
:

Dozy, Gloss.,
l'arale-per8an

azul. Ce mot semble tre one altoration da


^pero.

^/J^j*^
Idziili.

lAzouwerd
tazurino

l&zwerd

per

Aji_^:^y

lajicwerd)

laj)iA

X7C0''>0'.0V.

A.Ufabi

(jtrio ltd t)lio, rctti/ia (lu iilfuhia,

<'iLstipl.

alfubiu.

tAAjO

h&l)i'e Ijftbiye (da

Aaa> habje)
si

grande vato per vioo,

olio (coll' art.

al-l>Abiye).
1'

Non

trova in Dozy.

Cambiamento del$aco

I'arabo T'
i/io,

\y

in

come

in

alforjn

= ^^ad'

al-har^

da viag-

bisaccia.

alfango = ji^^)
voiia
p.
dii

al-hangar, pugnaU, 4. Dosy

Gloss., p. 13.

Averia,

avuer.
ital. arar/a, fr. avarie^

Dozy, PI.
trrivt'

217: averia, port, e

dommage

h un caigseau, a dts marchandises da j]y^


defectnosite, mutilation, insure; quindi ^JJ^JI*

'a

war, 'iwir,

"uwar

ma'awar, dan~

iieggiato, guoftto,

^\^^

0)3 ^aAam sil'a dtLtawftr merce avariata.


des niarchandises avarieet.

^ z*)^*

awariyye

B
BabUClia
fia. (od

da babus. babus.

rasti^liiuio

babucha.

ital.

I'^iU.m'^

ancho jHtp/tnrrta)

fraiu-.

baibouche.
copri-piedit ed

Pers.

^Ju

papiis pantofola (ietteralmente

an-

che

T^-?w babAg. Dozy,

Gloss., p. 251 lo crede posteriore alia

domi-

nazioue nraba in Ispagna, e derivato dal francese baftouche.

BadalUCh.

foniirlht

ihi

(f

mini in, ndvita,

ital.

bad a

lie

eo.

Pers. ^^AJJu

badgir,

lett.

pigliaveiUo esprime
in

una costruzione da
Ic

estate elevata sopra la casa, cliiusa

giro, con delle feritoie per


er\*e

quali

il

vento pu6 penetrare da ogni parte, e che

pnre alia ven-

24

SECTION SEMITIQUE
chiama pure

tilazione dei piani inferiori. Si

^^^.iu badheng

che

occorre anche colla forma

^jJUft^vj

badhilg
g

che notevolmente (sequale fu sostituita


detta forma

condo
1'

la

pronunzia egiz. della

[dura] alia
la

italiana

cc

la

spagnola ch) corrisponde

bada-

luch. Simile costruzione poteva pure servire come

torricella di guardia.
e

La forma

araba corrisponde a
Wiillers,

^vaift.3w
s.

badheng
nr*>U
,

^a^iJU

ba-

daheng.

Lex

Pers.-lat.

v.

^ktf^\* e rfSU^A.
castigl.

Sadana
badana
paree, de
dres.

da battaua pelle di eapra condata,

badana.

iiiUaJ bitane, propriamente fodera.


(franc,

Dozy,

Gloss., p. 231:

Paris cite par Ducange

basane. bedana dans un arret du parlement de [Gfloss. med et. infim. lat.]) peau de mouton predoublure.

^UflJ bitana

P. de Alcala le traduit par bal-

La badana

servait a doubler les chaussures et d'autres objets fait

de

cuir.

Bagage
Turco

da bacache

castigl.,

bagage

fi'anc.

bagace,

it.

bagnglio.

4aCVCkj

fagotto d'abiti, pers.


.. -'

b o g c i a fazzoletto per avviluppare e legare uv ^ V--' ..''' .. < T.^ 4stfVJL3 buqce, arab. ii^AJ buqge e ^wlU
pi.

buqse

pi.

.^Aj buqag, dal qual

deriva la detta forma. Manca.

in Dozy.

Sagatella

da bagatel,

castigl.

bagatela,

Ital.

bagateUa, franc,

bagatelle.
Secondo Diez e Littre e diminutivo del neo-latino
bagage
ciolo,
(sic),

baga

baquesX

cosa insignificante. [Cfr., tuttavia I'italiano bagattino, picdi quattrino, cosa da niente. A. D. G.].

moneta vilissima, un quarto


[II

Dizionario dell' Ace. Spagn. lo fa derivare

tWaUp baw

ati

pi. di

(.^J0u batil cosa inutile,

pero con punto interi'ogativo].

Balde
Dozy, Gloss.,
vain,
p.

233: balde,

de balde gratis, en balde


chose de
ecc.

en

baldo

port, depourvu,
inutile,

balda
frivolo,

pen de

valeur, ecc. ecc.

4^1 w batil vano,

LUIGI SALVADORE
Metatesi di
t

D'

AUSTRIA
per
^,^J0*3l

95

(d) e

come

in

arrelde

ar-rati

peso (di 2566

gr.),

rolde
dii

per rotulus, as paid a per pculula (Tknty).

Samus
(jtAJjJ^
ielto che

(bcrmis)

ulbonio^

rnpiimiin soliUt a imrtarxi

fini

rnfjaxxi.

burn us
it

(coll' art.

(j*<k3jjJi a

-burn us)

parte del

man'

copre

capo, cappuccio. Castigl.

albornoz,

portog.

albernoz.

Garragan
y
Cl /f

da

barracan

stoffa, castigl.

barragan.

M f

UD/> barrakan
barragan,
de
port,

(anche (JcT^
il

cammellotto a mantello donde

franc,
fr.

burrukan) nioffn fftossnhnia di bouracan. Dozy, Gloss, p. 237:


{jKorte

barragana,

bouracan

de gro$ camelot)

U o^ barracan,
da badaicoi heduino ed anche selvatifo, roxxo,
castigl.
ital.

Sedui
t

hcfluiiio, franc,

bedouin.
volg.

i^^y^ badawiyun
del deserto, relativo al deaerto

cO"^*?

badawi, bedewi
deserio).

ttomo

(da^Nj

badw

Sezzeff
II

dii

bctsef

i>/

(/ran (/ttrn/fifo.

magrebino

(alger.)

cJV^w biz-zef,

in quantith, moUo.

Bocaci
11

da bogacf, aprrir di fustagno,

stoffa.

Forse

lo stesso

die

tuivo

43^*^

bogcia

(cfr.

1'

articolo

bagage).
(del
la
jir.

[II

Dizionario

dell' Ace.

bogaci) m. Tela de
uno u otro
color.

hilo

Spagn. ha: bocaci mas gorda y basta que

(?)

(C\\M^
y de

holandilla

Secondo

me

il

bocassin del francese antico, che risponde al tarco


Toile d'un Tissv
peti 8err4

lyoLc^ bugiis
1'

qui

srrt

h /aire
s.

des

dmiblures. (Vedi Barbier de Meynard, Diet, turc-fran^ais


it.

v.] (Ofr.

hoccaccino o boccatcino tessuto di lino con bambagia. A. D. G.]

Hindoglou, Diet, turc-fran^. h- ci**^'CO boghase, cannrfan.

26

SECTION SKMITIQUE
inhhln
la

Boyra

chaboura.
1'

Humbert ha notato
JHiOL*^

egiz.

j_^U*< sabura

(forse dal persiano

sabwerd

cerchio intorno alia luna (alone)) brouillard;

ma

questo e totalinente smembrato. e la derivazione non e credibile.

Bufera

albufeia da albueira

pal/ide, castigl.

albufeva.
piccolo

Spagn. albol'era per

albohera da s^i^ buhayra;

mare (dimin. di
di

>^

b a h r mare [f invece di h
p.

cosi pure invece

h.]).

Dozy, Gloss,
da

91

s.

v.

albohera.
Setteutrionale,

Bugia

Bugia

neH'Affrica

donde

si

esportava

delhi cera, castigl.

bgia,

franc,
fr.

bougie.

Dozy, Gloss,

p.

243:

bugia

bougie,
Bugia,

chandelle de

cire,

da

^waBT bigaye
de
la cire.

vulgo

Bougie,

spagn.

d'ou

I'on

esportait

C
Caduf
(la

cad at" od alcaydiis rnso di

terra per tirar I'acqua dai

pozzi,

cadalie, acadiiz e arcaduz. Si dice pure eadufedjar

fer cadufos della coiifnsione d' intelktto della recchiaia, rivoltarsi

e rituffarsi

come

il

caduf, quale

sinibolo

dell'

affbndare

(luvecchiare).

Dozy,

Gloss,

p.

78:

alcadafe, alcadef, alcadefe


vendent,
et

(tutti

portog.) pot de terre en dessus duquel les cabaretiers et les boutiquiers

^_|

mesurent

les

liquides

qu'ils

qui

re^oit

I'excedant;

da

^Hj

v5'^*' al-codaf ou al-codef [al


talan avait

qudaf

va^o di tei'ra\
p.

cadaf

sans Particle arabe [come quij.

Le ca244: cadae,

^H

cadahe,
Dans ment

(pas dans les diet.)

designe k Grenade une mesure agraire.

les lexiques
le

arabas

^^S

cadah [qadah
Alcaduz,

hicchiere] est seule-

nom

d'une mesure de capacite.


ant.

[11
I'ar.

Dizionario dell'Ac. Esp. ha


cfr.
il

arcaduz

(dal-

^>>i^^^ cadu9);

gr. xd^o?.]

LUIGI SAJA'ADORE

D'

AUSTRIA

27

Cafe.
Dozy
Gl. p. 344:
re/o
<//

cafe de

i^^ qahwa, qahwe


caKtigl.

bevamdoj vino.

Cambux

thnna da eambux.
(pronuncia

cambuj.
da dtmna (Alcala:
Snppl.).

yjy^ Kanbfts
Dozy
Gloss, p. 245:

kambAs)

veto

antifa^ de novia, velo da mnger, Toca de

mager Dozy,

cambux
^uamise

xnasqne on voile e convrir le visage.


forse dal
Int.

Camisa
(jMU.#3
inii

((innciu da

eaniix.

qamts

camicUt, tunica (lat. cami$ia); dal sansorito

kahup. 377.

(kshaumi)

si fece

ksliaumas

<2a di /tno.

Dozy, Oloas.

Candil
Gloss,
p.

zucchero

(candito).

Pers. e arab.

Xa3

qand

tucchero

dal Sanscr.

hand a. Dozy
cadde.

247 cande, candi. port, pure candil

et

Canfora.
Pers.

io Kiifur
<la

canfora, sanscr.
castip:!.

Karpdra.

Caparrassa
Majorca)

aUubnisi.

alcaparassa (taparera a

rajjjM'ro.

Dozy, Gloss.,
ou iLoU)

p.

86

alcaparra cappero

da jLkii) [al-kabb&r]

al-cabb&ra
ont tire leur

[al-qabbar] alcabbar- plntot da nom d'unit^ f^^T^' qu'Alcala donne sous alcaparra. Bien qne ce mot

arabe soit d'oripne etrangere, I'article al demontre que les Espagnola

alcaparra
dn curmi.

de cette langiie et non du grec xisrap:?.

Carmesi

y^y^ qirmiz
qirmizi
il

(coll'art.

al-qirmiz) rt/cAwmw, qoindi

iS^j^

creuxinino

[dr. kviwi sauscrito,


traeva
il

= venne

da nn uenn*, detto
il

cocco, o cocciniglia si

rosso cermiglio, ossia

rosso del verme,

carminio: A. D. G.]

Dozy, Gloss.,

p.

185:

alquermez, carmes donde carmesi.


eas-tigl.

Catifa

lajtprto (la

aU-atifa,

alcatifa.

4Xk^]a3

qatlfe

vellnto (velours, satin).

T^ozy, Gloss., p. 88:

alcatifa, alquetifa
le

taput, cuuverhirr

da

AAaJoaIi al-cat!fa qui se dit dans

mdme

sens.

28

SECTION SEJSIITIQUE
da

Caviar
castigl.

hawiar nova

di

stoi-ioue

salatc e pressate,

can'ale,

Caviar.
neo ellenico

Turco^Vjl^ hawiyar per^y.jl:> hawiyar,

Oenefa

da a^^euefa (asceuifa), ciuiom,

castigl. aceiiet'a.

canepa.

sanife
..

(coll'art.
'.

as-sanife)

orlo,

fimbria del vestito;

1^ e

anche

AlU^ sinfe
p.

MA*a sanife

(probabilmente stoffa per gner-

nizione).

Dozy, Gloss.,

224
lit,

azanefa, zanefa, canefa,


horde en tapisserie de

port,

sanefa

h&uppe OM
ora veMis.

frange

de

AXXaa))

as-sanifa

L'accento

cenefa

si riferirebbe

a Ahk^a

sanife. sanife.
tirai-e

cenefa

^XAaaa^

Oerbatana

da zabatana canuoue per


[ital.

agli

uccelli,

castigl.

cerbataua,
Dozy, Gloss.,

cerbottana].

port,

p. 251: cebratana, cerbatana, zarbatana, sarabatana o saravatana, ital. zarabotana [leg. cerbottana], franc, sarbacane [e sarbatane] [neo-ellen. (japapOTava]

da

^Ua>j>^ zarbatana
les oiseaujr. A:'ab.

qui designe une sarbacane dent on se sert

pour tuer

anche ^iJlJflA^ che, secondo


vetro.

diz. arab.

originali, solo 8i*^nifica

un tuho di
da 8efer.

Cero, zero, azero


Dozy, Gloss.,
p.

253: cero,

ital.

zero,

fr.

zero da j%*0 cifr


devenu aussi
cifra,

{sifr). (V. cifro. ciro, cero).


chiffre.

Le meme mot

est

Ctiaffarrato
*j^***

da chafra, da(/a cnrtn

e lanja, castigl.

Cliafcrote.

safra,

taglio, filo delln

spada ed anche lama.


navaja de harvero

ttifra e

sufra anche

rasoio. Alcala:

s.

v.

safra e chifra

a 1-m ft 8,

m u8

e rasoio.

LUIGI SALVADORE D'AUSTBU


Dozy, Gloss.,
p.

raeioir oQiil de*

253: chifra

port., esp.

chifla

relieurs etc. poor amincir le cuir ecc.

fra. Alcala: Tranchete de t^npaUro. In

En Espagne on prononqut chichifarote, oU k la desinenzA

romanza.

Chaleco

<

.Jalccu da chalecH

ijitthlMtto, castigl.

chaiero:

franc.

Dozy, Supp.,
naissance a
(Muller).

p.

291: Jileco de
le franvais

chaleco;

giUt semble avoir la

wUL^ yelek. Ce mot 4 donne mSme origine


les

sM>.i

yelek (jelek)

est

un mot d'origine torque, que

Arabes ont adopte.

Ch.auz

da i-haiix aeryeute, chaux

iisato

in

Maiorca nel senso di

xchmis persona rozza e stupida.


11

turco

(JM^^^

>

cA5L9^*^

ciaus, ciawas, utdere, araldoy

Kergenie, apparitore, ecc.

Cofayna

da alchofaina.
p.

Dozy, Gloss.,

144 e 145: aljofaina, aljnt'aina, al djo-

faina, al djufaina est le diminutif arabe de 4aA;&) al-djafna (al-^afna), esp. aljafana, e cue lie, sen telle. E singolare in 6ofayna la sostituzione della 6 a cb, d j.

Cuscusso

da al-cuscu8ii, cibo de' Mori

fatto

a piccoli graoelli

tMiKli, ciL'^ti^l.

alcuzouzii. alcuzcnz.
e

fjDkS^mJ k

ask us, _%<m^4mJ kusknsfi


p.

u^4MkX4MJ

kuskn-

sAd

(nel Megrebino).

Dozy, Gloss.,
(JmwXamJ^) al
sorte de

96

alcuzcuz, alcuzcuzu, a 1 cose as a, de

couscous.

Chez

Alcala sont hormigos de ma$a, one

mets tres-nsit^ en Barberie.


import^ sans doute par lea n&gree africains

Saint Dominique, la semence mondee du mats est appelee coug't

couche ou couch ccousse,

(Davie, in Suppl. au Littrd). Cfr. pure Dozy, Sappl.

aO

SECTION SEMITIQUE

D
Dinar
da diuar, castigl. dinero. (hiiaro, dal latino.

iIaJJ
"/

dinar

in Oriente moneta d'oro dal lat.

denarius.
adrasana, ata-

IDressenet,
rezeua.

dresseual

da

at-taisaiia

castigl.

Derivato da ^fiLufi
I

il>

dar sina'a

^^LmLJ\
I

y)^

dar es-

sina'a, caa del lavoro, fabbrica, sezione del lavoro,


sena d'onde in oriente
si

ital.

arsena e dar-

derive poi 'i^^Mtji

Dozy,
s
i

Gloss., p. 205 seg., alia voce

tersane (per arsenale). arsenal si pronuncia per dar

n a 'a.

E
Sncola
da alcolla,
castigl,

alcolla o/\o

(1.

orcio).

AX3 qui la,


Dozy, Gloss.,

coll' art.

al-qulla

groaso vaso di terra.


I'arabe

p.

92:

alcolla grande cntche de

^Xjll)

al-coUa.

En

Ih
_

como Mlalioma.
.

(Eu
^^

come

<>^#).

in
:

Espressione

Dio come Mahometto


=:r:

con Dio come Maometto


easti^l.

EscabecllU
i'l

da sic bdc

oscabpclie salsa per cousrrrare

pesce.
:

Dozy, Gloss., p. 261

escabeche
le

port, aussi

escaveche

sorte de

sauce pour conserver longtemps

poisson, composes de vinaigre ou de

vin blanc, de feuilles de laurier, de citrons

&

de ^\jS.m

sikbag

ou

sikbgg.
Ar.

^UXm<

il

pers.

U^am

o U-^T^***

sirkeba

(sirke

acei^o).

LUIGI SALVADORE

D'

AU8TBU

SI
jptr tlitio

Eltzaboge

(comuneinente per Af^astre) twato u Minorc*

Helmtico, da

a/ZHbaehe,
p.

cMtigl.

acebiirhe*.

Dozy, Gloss.,
Alcala
lo

32:

acebache,

port,

aiambojo

r"rfr- rnir^r

deriva da

'^ks^jjijy\

az-sanbA^a. La

dictionnaire berbdre donne, boos olivier taufMigt ^^ ^ bangs. Glossarii arabi pi& reoenti hanno
z eltiiil^,

Le

s^k^^\j e

parola h b4)era. V V *^

Ty^j zenba^
castigl.

Tj^
nula

Stzerola,

atzerola

da

az-zarora,

acerola,

(iwaiuhi o Itr.xeroln.
Doz}', Gloss, p.

34: acerola, asarolla faap^oe da


azerolxu.

fruit)

da

\^-^J^jr

azza'rflra metpilu*
J
neflier, nefle,

3j)j*J

aubepine.

!xouar
la

(ajuur), exovar,
p.

exogar da
val.

ejtoir.

Dozy, Gloss.,

221:

axuar,

eixovar,

port, enxoval < lo

qua

muger

lleva

quando se

casa. de atavios, assi

de sa persona como dal

adorno,

servicio de sa casa

de^i^4J) ach-choa&r (aa-aawir,


catamiento doUj

as-siwar, as-saw&r).
de hija.

Alcala:

doU o

catomiemto

Mais ordiDaii-ement

axuar
:

signitie ameubUmtrntt mo&ilier,

de

meme

que

ach-chon&r

en arabe: supelUx domettUm, inmntam. Belot:


it

uteiisiles

de menage, bagngeg. BistAni

miglior dano.

Falaca
tia

da falai-a stninn'ido da tortnrn.

Ija

parola falaca deni-

tortiirftiv

uua

|K?i-soiia

tisiciunciitc

o spiritualinonte.

X >

^t-J^i

JUUi fiilaqa
est

ceppo per dare

le

baatonate.

Dozy, Gloss., pag.'265


port,

s. v.

falca a

paif.

264 .v.

faUoa.

~ Bn
oogifo

falca

un morceaa de bois carr^ qu'on % ooopA vtfc


^^
*

du trono d'un

arbre, de ^wftXi
il

falaca

(falaqa)

/wdr*, (Confroatii
il

tuttavia, difalcare, e
ffsXsxv; scure, accetia,

latino

falx, falce quella che iMglU, e


*

grero

mnnnaia^ stnimento di aapplisio.

'*

'^

32

SECTION SEMITIQUE
(la

Falca

talon

catal.

miiioi-c.

cimm

di ley/to

(ckuu da niadera),
f alaco)

^ ^^

Come

il

pi-ecedente,
eclat

da V.-AA3 falaqa spaccare (identico a


(Dozy, Suppl.). (Cfr. ancora
it.

JjSS falqa
to defalk).

de

boijf

difalcare, ingl,

Falea

da faluca,
p.

castigl.

falua

(halca).

Dozy, Gloss.,

214: laluca,

ital.

feluca, filuca,

fr.

felouque^
derivo dal

petit navire a voiles et k

rames

Jal.

La

parola

si

r arab.
rati,

UUli fulk

nave,

ma

e parola vecchia e

e certainente sconosciuta ai marinai del

qua e la usata dai piMedio Evo. Dozy de-

riva

faluca

dall'ax'.

A^\y^

Ci^ ^

^^^

nave incendiaria,

hrulotto

(da

v3y^
v,

haraqa
sopra
arabes

hruciarc), poi

generalinente harca

(harraqa-haloque
le

halca- fa loque, faluca).


(

Enfiu

mot

est retourae

aux

Ai^AA

fu

u ke

fa

u k e).

Fanal
tvJL9

da fanar

liime, castigl.

fanal,

ital.

female.

fanar

fanale, faro (greco mod. '^avapi).


castigl.

!Panfarr6

da faujora,

fanfarron,

ital.

fanfarone, franc.

fanfarDii,
Diez crede che sia lo spagn.

fan fa
portug.

folie,

vanterie, che

prende

per onomatopea. D'onde, secondo

il il

Littre, fanfare e quindi fanfaron.

La forma spagnuola farfante ed


occasione alia derivazione
chiacckierone,
dall'

farfalhar

(colla r) essere

danno

arabo

y^r^ farfara

leggero,

da cui

^w3

^ farfar leggero, chiacchierone (in ogni caso


;

per analogia,

come jJyJ <ar<ar chiacchierare


f.

alia

(s)

in arabo

Bubentra talvolta <_3

come

in

^yi

ixxxa.

>^i fiim

aglio).

Manca

in

Dozy.

S^arcli

(pereroso) da fa rag a.

^ Pj^ farig

vuoto (vaso); libera, jyronto, disoccupato, ozioso.

yarda
[ital.

da far da frnjoUo di ahbigliamenti domieschi,


fardello, franc,

castigl.

fardaj

fardeau].

p. 108 ha: alfarda, far da, port, alfitra esp^coj da contribution que payaient les Maures(iues qui vivaient sous la

Dozy, Gloss., a

LUICtI bAI.\

adore

D'

AUSTRIA
*,".

iniuatiou des chretiens

dall'arali,

li<3A3i

al-farJa

(per

A40 JUi)

taxe, chnrge, contribution.

A Ifarda

Terrne de charpentier,

diu cormnti vguali d^l cnvalUtto

da J|*3
paio

fard, meglio i>3 tarda pans parut


haitente di porta,
ecc.

nltfra I'una parte del


statfa (^triviere).

come un

una cinghia della

una
la

parte della

soma

pag. 38<):

fard a

port, vetemtnt de ttoldeU, unifr/rme, livrie^

cui derivazione dall'aralto egli rigetta.

In quanto
caso pensare a
t

tarda per

abbiglinmenti dimneschi

si

pa6

in ogni

-^r^ fart

moneta npicciola (nel mezzo di parola Jft


<JVl(aJ

piiM

suonar d cume in Itadiina per


J>'*

bitana

o batana).

ovvero a

in

5<N^3 faride

groxsa perla, gioiello ecc.

G
Gafet
(a),

ciisti^M.

uatota

iiorrhi-U). (jomii).

OV,Ja:> huttuf

gant-M.

J)0/A', GI088., p. 2(37:

fatexu.
de
^'

i'Ult.

iaiuixu. mail

ntn<:iii

n inj,Htt

rectturbies,
}>

croc,

petite

ancre,

j^Ufl^
a
1

liottaf. volg.

hatt&f

1 1

t*,

donde anche
:

lo spa<ru.
,

e.

Pag. 271

; a fe t e

crochet.

Q-alima.
Dozy, GI088.,
p.

272

g a 1 i m a petit
/

vol,

de

^UuS

<!;

an

ma

(^;m^

Dime) *prae.da, rapina; connon.


per

per come in jLa^'.iw


p. 21'.

bAdingftl

u^jB'Ju bedin^ftn, melenxana. Dozy,


^ctM du

XH"*' Congrft

i/m On<ntali$Ut.

Vol. III.

34

SECTION SE.AIITIQUE
rastigl.

Gt-amuza,

gamuza,

((VHoscio.

M^^L^

gam As

e buffalo.

X.B. In questo caso ch sta per

ij,

come

p. e. in

gerra

charra

*jS^

garra, giara.

G-andul.
Doz^-.Gloss.,

p.272:de^^^A gandour (gandur). Alcala: gan-

dour

garden que se quiere casar, bai'ragan valiente, allegado en van-

do. rofian.

Pem.

gandoura, barragana, rofiana

ecc.

(Estesa

dissertazione presso Dozy).

Belot:

coquet, fat, faquin, pimpant.


s|)et'ie

G-arbell

di

raylio per

moudare

il

grauo, da guiibel castigl.


di

garbello. (Di qui

foi"se I'it.

gerbola testa leggiera. testa vaiia,


il

poeo seimo, che non tiene nulla, come

vaglio. A.

D. G.)

Jy
In

* garbal (garbel), girbal

vaglio.

Dozy

sotto

alvarral, arel
il

garbillo.
carafe, ImUiyUa. Garla botti-

Garraf
glia
'

da garuf, doude auclie

franc,

latu (grande: earnfa e carafon. nel piemontese, indicano


seinplice

e la

bottiglia

grande, come mrafina

la

bottiglia

piccola.

A. D. G.)

Dozy, Gloss., p. 274:

gar rat' a,
da

ital.

caraffa,

franc,

carafe

dall'ar.

<^%* ;sarrafa

(garrSfa)

l3*

garafa, attingere.
nel prelevaie

"
(jiia-

Grarraina,

si

usa quaudo vien

lunque imposta. Castigl.

meuo la giustizia derrama, garrama.

^^1^ garama
e

imposta, tassa, contribnzione, imtlfa. debito.

In Dozy, Gloss., che diviene percio un balzello. Sotto ga'rr

derrama.
rtirmhio da

Q-arrove

Ha

rub.

GarrOVa

rdnnha

Hn

Harruba.

V-5^/^ liarrul^

carrubio (al sing.

iXj^J^ harruba).
port,

In J)ozy, Gloss., sotto

algarroba

alfarroba.

U'TfiT

SALVADORE

D'

AUSTRIA

85

Oassemi

da

yasmiu

tiilsotnino hH"e.

Pera. ^>a^VV.
iniln,

yftsamln,
gelttomhto.

j><Vv#

yftgaman,

uW^

y-

a4mU

yAnam

Q-atzara.
Dozy, Gloss.,
ffdzzun-a
<tfn

p.

122:

alpazara,

port,

algazarra.

it.

gatzarm o

\'ij>y^

gazara]

rej(ntisauceit h
cris.

coups df carum. au bruit

instruments militaires, bruit,

Alcala:

gaz&ra
*\^

pnria,

mur-~

muHo

de gente, rw/do murmuraudo. roydo con yra.

\^

J^J^

^azzftr

canneto

(fruscio del vento?);

ij\^

una can na.

Furiscontratoconalgandar di cui sopra; sarebbe '; <>Jji3 1 al^anlara recherche dans In mise, faquinerie ecc. Vedi gandnl, gbandar*

ma

la

parola e la cosa non hanno che fare

1'

ana con T

altra.

da

pubana.

castigl.

gabarru.

t'rauc.

gabarie. Speiie

IG-avarra di nave.
[Ital .
[II

gabarra

= grossa

barca],

Diz. dell' Ace. Sp. fa derivare

gabarra da carabo

qaesto

dal greco xapa^oj donde I'arabo ^'-9 iarib pi.


Metatesi.
(Js.

wjl^

(|nwarib.")

O-avella
[II

da

(al)ila,

t-astii^i.

gabilla
gavilla

n/w/vV

i/f

gntm*.

Diz. deirAcc. Spagu. ha:

(del

ar.

^Xaji abila has

df

foi'vaje.)

Porcion

stielta

u atada dc sarin ientos ecc.].

G-ayta

da

guyta rornamujia
s|)e<.Malmeut*

o pirn, detta auclie xeremia.** [spagu.

rhlihnUi\

u Maioiva.

Crayte

suonatore. di cornavtnse.
p.

Dozy, Gloss.,

880: gaita instrument de musiquc, de


si

AIOaC

gaita (^aita) che


H Jiute in prestito dagli

trova in Ibn-Batouta,
gli

II, 126,

col

significato

(Engelmann). Dozy ^ d'opinione che

Arabi

lo

abbiano preM

Spagnoli (Ibu Batouta nacque in Taugeri I'aimo 1804)


s.

de

al

contrario dice: Suppl.:

4jaxi

(^^P-

gaita) au Maghrib esp^e^

/lautbois (Alculu

gayta).

36

SECTION SEMITIQUE

Greneta.
Dozy, Gloss.,
vette

p.

276 e Suppl.:

gineta

fr.

genette

espece de c/-

dont

la

peau s'emploie en fourrure, de

x^j^

garueit (gar-

nait), presso Cherbonneau (Magreb).

Q-erra.

iy^

garra

hrocca da acqua, orcio, giarra.


j

Dozy, Gloss., sotto a 1 j a r a e

arr

a.

Grinebro
in

da Az-ziucliibil, o meglio

piiu deiivare dal latino jtaii-

Ijerus, itel. f/inepro, castigl. ageugibre.

(Xell' italiano tiovasi piu-e,.


(1.)

lima, adoprato yinehro per (jinepro. A. D.

^Ajk^Jf zengebil
Dozy,
Gloss.
,

ginejjro.

p.

52:

Agengibre, gengibre. gengible,.


gingemhre.

^AA2P\Jl az-zengebil
Grirafe,
castigl.

giiafa

(jiniffa.

AJ 1)^

z a r a fa
p.

A5 )i)
278:

/.

u r a f e giraffa.

Dozy, Gloss.,

girafa de ^^]j3 zarafa

ou

zerafa^

G^unica,

castigl.
p.

(Juniia dega, punal.


282: guinia. port, goinia, a go
les

Dozy, Gloss.,
couteau
derivato

mi a, aguniii

combe en usage chez


il

Maures, espece de poiguard. da cni e


pugnale da
j^

magreb.

Ak<^i

kummiyye
si

mamcu.

|;er-

che, secondo I'opinione del Dozy,

so leva portare questo pugnale nell

manica.

Lo

stesso ripete nel Suppl.

G-Utaperclia
pirrn.

<la

(inta

pt-rcha.

castigl.

gutapciclia

i/ntta-

malese
s.

getah pertjah gomma

di Pertjah, cio6 di

Sumatra

Cf. Littre

v.

LUIOI SALVADOT^F D'AI'STTaA

87

Jacera, Jacena
Dozy,
CtIos8.,

do

i-iu>con.

p.

289

Jacena

toMnau, pouire

<fr

Irarerte or la-

quelle las solives sont assises.

Semit ce

VjU^

g>>'iz povliy &\f<

terminaison esp. e n a

J^^^
e

ga'iz trave, trave trasveraU donde chocen.

fa

il

pi.

U|j^* I^As^n

(J)'*a:^ iViz;"in

JTaique

dii

hagg

restitOy

mnntcUo,

castigl.

jaeqiie.

Corrisponde meglio al francese jaquet.


Littre,

(It. giaeehetta).
ita\. giaccn,

jaquet

diminutif de jaque,

On
fl'il

ignore Porigine de ce

tedesco jacke. mot (roman. ou allemand?) Ducange demande


les

ne vient pas de Jacques,


ici,

paysans revoltes (Jacquerie, 1358).

(On peut ajouter


en
17i>2 Thorrible

par analogie: qu'en Piemont et en France, on ap-

pela Carmagnola la jacque des ultra-revolutionnaires qui avaient chant

chanson intitulee La Carmagnole dirigee centre

la
le

Reine Marie Antouiette, et dont chaqne couplet se tenninait par


refrain:
II

Dansons

la

Carmagnole

Vive

le

son

Da

canon. A. D.

Ct.)

parait avoir ete fait dans le

XIV*

siecle.

iJ^A

haik

pi.

JU^

hiyfik) e

wmL>

hitik. hftjik en

Afrique grand manteau de laine, ordinairement blanc, qui sert de v6-

tement pendant
-e

le

jour et de couverture pendant la nuit. Dozy, Snppl.

Vetements 147-153.

Xilimona

da U\vtn<>nii. Inn mi.

ital.

littmur.

Pers. ^<v3

ni

OyCy

>"

'

C}y^

ft

n e

y^

Jaim A.

38

SECTION SEMITIQUE

M
Macatrafa
da majiatiaf. castigl. mequetrat'e.
^ f
o
*'
,

\^y^
j/^
(<JUiij.C)
II

^i

/'

ma qad

'in*ifa

cio che h gia noto,

co-

nosciuto, saptito.

4Ad%e

^3

l^ \*<

mi ma qad 'araftahu ('arafta)


tu
gift sai.

cib che

i^y^ ^^

^ ^

ma qad

'urrifa

cio

che

gm

stato

partecipato.

(JiijJU) v-3>*J' ^*

"i^

qad ta'rifu (ta'rifuhu)

cio chi

tu hen sai.

Sarebbe infondato forse:


I

4Jb

fcA)

U<

ma
ma

kata'rifihi

cio che e

come

la

sua

partecipazione, com'ei
>w-ftij,A3D

fn
e

partecipato.

Ua

ka't-ta'i'if

cit/

che

come

la par-i^

tecipazione,

come (fu) partecipato.

[Diz.Acxi.Spagn.: meqtietrefe (Da]Viii\


lante)

\^JiO-^^

mo gat r e

petu-.
Cs."'

m. fem. Hombre entremetido, bullicioso y


da

de poco provecho],

Magatzem.
tiaiK'.
.

almasceu.
J

ca.stigl.

almacen.

ital.

ntayaxxiiio,

niagasiu.
/
I

<j^a^<*

/ o

mal)zen

pi.

ijj\,se^^

mahazin

magazzino (luogo

di

accumulare, da riporre) da

Dozy, Gloss.,

p. 147,

s.

Uj^ Ijazana ammucchiare v. almacen, almagacen.

I
gawara

Mangara.
La cacemn che
donde
sarebbe

ijH/* magara {v J^^


si

^LC

g&ra) perche spesso

tira dalle Cavita.

LUIGI 8ALVAD0RK

I)'

AUSTRIA

89

Maravedis.
Dozy, GI088.,
(leri

tnoi-altati.

p.

301: luaravedi petit monnait de

dyiUMtie

Almoravides de

^iOySj^ mor&biti
une monnaie
d'or,

imar&l>i(I). EngolmaBn.

Dans

I'origine

an din&r:

^.bjI4

iLbi>

dinar mortibiti

(lu'on appellait

mornhUinuM, en proven^ftl waraboU-

pins tard c'est devenu nne monnaie d'ari'ent et luAme de cuivro.

"Masmorra,
Dozy,

fa>ti^l.

iiiii/iinura

<iai

niiii

Til

fHiijioiir,

CtIosu., p.

312:

mazmurra

cnchot, fontr, prison de

fi^tla^
primon.

mat mora (matmura)


cueWj
carcfil

que P. de Alcala traduit par

algibe,

en

el cainpo.

it^^tJ^^
'

matmAra
tamara

caveau, fose

011

Ton conserve

le

bl^ ecc.

/,/

silo

da

y^vO

riempirp (una fossa). Tossa per carcere.


atiirr dalKar.

Matafaluga, matafalua
Dozy, Gloss.,
p.

niata

halaa.
anin,

238:

batafalua, batafalnga
volg.

de Parabe

5A^ *V^ Iiabba-halva (habba hulwa,


dolce;

halwa) grano

per b e frequente (Dozy, p. 20).


(\n

IMatalaf

matrah,
t

valenz.

mat a! at",
si getta

ntnteraMMo.

T Ja^ m a
lelto,

ah

Inoffo

dove

qualche cosa, significa pure

materasso.

Dozy, Gloss.,
telas

p.

151:

almadraqne,
lit.

cat.

almatrah,

/i/,

mo-

de

Ja4)

al

matrah

Si veda anche Dozy, Snppl. ed


lestino Schiaparelli pag. 471 '^
p,

11

Vocabulista pubblicato dal prof. Ce'

yA*

'T

matrah

= Mafalafium,

marfega

18H

teped e 602 =: tepefion, matalof.].

Matraca
<<n

da matiaq.

Matiara

teitehir (rmjanella)

ymoXakW lopuo

asto

pur

di

lojjno attorno, flie

serve

di i*ainpHiiu in alciini
pui*e

^ioriii

della
di

sottinianai sjuUii.
lojjiio

Si

chiama
in
(|uei

MatrncM
si

<|UolU

stnimento
(invoco
(|o|

(TaheMa)

rhc

giorni

nsa airaltan'

canipanollM).

(3r^ mitraq
(<auhio.

e)

AdJfl^

uiitraqa, maririh, maytio,


rr-:-^n.

/-

Dozy, Gloss.,

31<:

matraca

,iont

on se frt

rh Vt^n

40

SECTION SEMITIQUE
sainte.

de cloches, dans la semaine in Bocthor crecelle.

de

ii^a-* mitraqa, marteau,

Maxiganga
Pers.

da

ma^xi

moscaio.
mosca, zamara.

(j**X*
ital.

meges

Mesqui,

nfesrhino, porero.

Dozy, Gloss.,
'LH>-WL--f

p.

314,

s.

v.

Mesqui no

qaS^***^

in

skin,
gleba).

meskiu

povero, misero
il fr,

(colui che e attaccato alia

Anche Littre deriva

mesquin dall'arabo.

ISCingO

da nienon, torse audie da

mi nor

il

miiiorc

Mitg

da metih, forse da mediits,


fnmc. miroir.

me wo.

Mirall.
..r
h^yj*

(Cfr. lat. niirabilis).

mir'at (^lii.^ mir'aje, <Ot.^ miraje)


.

-T

^'

specchio.

Dozy

Bon ha questa parola nel

Gloss.; cita per6 nel Supp.

Pedro de Alcala

\j^ mira
miraor,
mirer.

ef^pejo.

Littre,

miroir deriva da mirer; prov. mirador,

mireor

le

mireur, miroir, miroer, mirouer

= I'instrument
ital.
(?)

lyiisticll da mi stall specie di


^vld4M>'

i/(in\

castigl.

ed

mistiro.

inusattah,
tillac

sorte de navire, pent etre

un navire qui a

un pont, un

(^sJd4M piano, ponte, coperta) Dozy, Suppl.


p.

Dozy, Gloss.,

314: mistico, catal.


qu'il faut

mestech

sorte de navire

de

^Ja.w^ mi stall,

prononcer ^^ja4M

musattah.
ai

ISCostassa
relative.

Mostassaf colui

che sopriuteude

pesi e misiu-e;
rufticio

aliiiistacen, almotaiMMi,

almostahlaf. Mostasseria

Vw ftVrgV^iwJLi

m ustah

af

//

giurato, ispettore dei prezzi del

pane, della came, del vino, ecc.

Dozy, Gloss., p. 177:


t

almotacen, almutazafe,
et

port,

almoli

ace

inspecteur des poids

mesures, de

^Af*A^)

mo

as

I.UIGI
a1-

SAL V ADORE
del mercato.

D'

AL'STRIA
le

4!

mahta8

l>)

itpettore

DanM

Fttrro de Ma<Jrid

on

trouve la forme

almutaceb

(e <iij<Mto fa autorita).

^uare,

franc inoin-.
muliay}\r.

E^*
C'

moire (Boctbor,

Dozy, Snppl. (Mcondo Dt\'\c):Jt^ nnt^lot Kgitt.). Belou ("Lea observationtf de pltuieotit ingu
:

larites" ecc. Paris, 1588, pag. 451)

Camelut

ou moncayer

Eigentlicbe Beschreibung der Raisz" ecc^ Laogingen, 1582


lea

Raowolf 98^10
:

iiomme parmi

etofFes

**

TdrckiHche Macbeyer. "

Richarditon

a kind

of coarse caraelot or bair clotb .


piii si

luglene mohair,

cajardo, mucajardo, [e tnocajarro cbe

avvicina al

ital. momahay^'ar).

Mussulina
liua.
it.

da inancili

tela faltl)ricnia

3/osiil^ lu^tigl.

muse-

iHUfisolina.

^^A^c*-*

in a

ns

i 1

J-

yun

^^Xttf^4

mn^ilij-yan da ^^^*^
s. v.

mau8

i 1

j^*o ^^

mus

i 1

Mossul. Doz^', Gloss.,

mutelina.

N
Nadir
t\JA>
il

ooutnipposto alio Zenit, da Nadir, ra^tigl. Xathr.

nazir,

volg.

nadir,
il

corrlsjtoudentr

idetifirn.

^^i^ioj

<J1a.Am3i)

cioe la direzione verso (V


."

basso corrispoodeute alia direzione


coll' art.
V ,

verso Talto

-^^w seint
i

zenit ^

>AiJ' es-aemt,

l>ronunciato alia turca a z z

m u t).
v.-

Dozy, Gloss.,

p.

323

s.

nadir.

O
Oruga
Non
auche
si

Uruga

da orin-a

hmco

[ruga], t*astigl.

oruga.

trova in Dozy, Gloss.


pi.

3r*
per

'irq

v5j>r* nW<Ti<, vewe,


ai vti^mi.

si

U8a pure metaforicamente

filainenti,

barbe di radici e siraili; quindi non fa meraviglia ulie

sia applicato

ancbe

42

SECTION SEMITIQUE
vJ*V^' *^J^ 'irq-el-'ard
donne ce nom pare
cer de terre (lomqu'ils

Dozy, Gloss.,
brico).

t".

v.

On

seinble leur avoir


la terre.

ressemblant

JJ
aus veines de
forme
de
le

Du
..c
-'

pi.

^JjJT^

'uruq

le vulg.

en Espagne a
le

'

nom

d'unite

J^^Jt "uruqa,
la

qu'Alcala donne dans

sens

chenille, vcr

qui ronge

vigne (gusauo que roe los pampanos, oruga


viflas).

gnsano, pulgon que roe las


ce

L'espagnol

omga

vient peut etre de

mot

je n'ai pas ose I'admettre dans

le Gloss. Esp.,

parce qu'il peut

venir aussi du latin eruca, qui, de

meme

(\\yoruga, a le double sens

de

roquette (ruta) et de chenille (eruca, classica eruca).

Percal
E
il

da pergal,
pers.

castigl.

percal.
e

stoffa [percalle].

JOJ pergal

<OoO

per gale

anche

JOj->

pergare) genus panni sen


milis panni generi quod
pers.-lat.

vestis e

bysso vel bombyce crassioris, sidicitur.

3^*^'*

(mitqali)

Vullei*s,

Lex.

pure una specie di vestito di panno grossolano fatto di lino o


il

di cotone, simile al panno,

quale e chiamato

mitqali.

jUu^

mitqali
:

specie di lino, ibid.

Presso Littre

i^ercale, incertain.

Q,uinta

<la

<juintar,

custigl.

quintal peso

di

4 anubas.

it.

(iiihiUiU

Dozy, Gloss.,

p.

327

quintal poids de cent livres,

de

yXS^S

qintar

(q

in tar).
servi pure alia derivazione di Cnntaro.

^^Uai* qintar

LL'IGI S.\I.V.\BOBE D'

AUSTRIA

43

Q.Uitr^

ilit

<| II

it lit

II

iiilninif.

ij\yA3 qitran, ijnjai qa^rfln catrame. Anche qatir&iL


Dozy, Gloss.,
p.

186:

alqnitran goudron, (jSJoloS al-qai


Htillavit, gocciolart.

tran, du

verlje

jJ^^ qatara

R
Habada.
da rubedau.
p.

Dozy, Gloss.,

327:

rapadan
el

inaltre berger.
el sefior

El padre Ouadix

dize que vale tanto


la

como
a

gran pastor, o
lui

de las oveja^, en

lengna Arabiga

Je crois avec

qae
le

c'est

o*^*^*

VJ

rabb

ad -fill an (rabb

d-d

ft

n per dan),

maitre den mouton*.

flafa.1 da lalial,
fit tit.

castitrl.

ratal, rahal. rafiill" "/>" fimr! d^llo

J2^ rahl (come rachl) maison


hameau (Dozy
,

Suppl.),

hors d'une vUle, terre, mttairlf, 4r ^ ^ Propriamente luogo di fermntOj da ,V^J

rahala

andarsene, cambiar dimoivt.

p. 328: rafal, rahal, rafallo. A Majorque le mot rafal signifie tine maison hors d'nne ville, une tcrre, unf m/tairie, un hameau. C'est I'arabe xJ^'^^ rahl I'endroU un Von de~

Dozy, Gloss.,

menre.

Rambla

bene da

peita di sabbia.

ramleh (sahhia) piu*<seggiata con una strada ooLa ma^gior pai-te dclle oittA di Spagna haiino

tnlinariamcnto una rnmbln ombreggiata da piantc.


r

^X^j

hiugo copertO di sobbia,

grmuh

plains $abloHnft$se

(Dozy, Gloss., p. 329).

Flaqueta
^titrl.

da rah a stntiurnto prr


it.

ifiintrdrr nlin fxtUn ^h'1ii, <a-

ra(|ueta,
6 la

nuditHa

n hnrlnftn.

^^i
Ha
Cf.

palma delUi mam."

jxni/no, lonC'im

<

..fill...

^j

.V-

gazione araba: riempimento della

mano

con qaalche cosa che

si

prende}.

pure

il

significato di riposo, coniodithy ricrfOMhnf e (Doy, Sappl.)

n'cretttinn. divrriisspment.' partie de. plaiftir

(che qui pu6 anche paamre).

Dozy. Suppl. Nel hug Glossario nulla v'ha in propoeito.

44

SECTION SEMITIQUE
Littre, pure alia voce raquette, accenna a la racheite de la

main;
par la

la

rasqueite

du pied.

-^

Lorsque

les

iripots

furent introduits

France, on ne savait que c'estoit que de raquette, et on y jouoit seulement avec le plat de la main (Pasquier [1529-1615] recherches, IV,
15).

Mais

le

mot
il

est ancien
la

dans

la

Inngue sous la forme de rachctte,


la

rasquete,

et

signifie

j^aume de

main,

la plante des pieds,

et

c'est le dimiuutif

du bas

latin

racha

qui signifie le carpe, le tarse et

qui vient de I'arabe.

Hecamar,
Dall'arabo

it.

rkamare^

castigl.

reeamar.
ricamare, intessere,

*3j raqama
jfij

disegnare, scrivere,

decorare
ricanio.

tisser des raies.

raqm, raqam

scrithira, decorazione,

Dozy, Gloss.,

p. 319,

morcum: morgom

(ar.

mj3j^ m a r c 6
(*^^
s.

[marqum]

raye) e p. 329 re c a mo, ital. ricatno, hrodcrie

v.).

Rivet

<la

ribet, castigl. ribete Innga stn'scia di pcnuto, nastro


[foi'se

Franc, rivet,

o piue da coufrontarsi

il

li raff no di Dante,

striscia. leiiibo, ripely

cbe sta per lirafjHO A. D. G.]

Jow^ ribat
hande de

striscia.

Dozy, Gloss.,

p.

335:

ribete

bord,

Jo\^J ribet (ribat) que Bocthor

(pour TEgypte) traduit

per bande, lomfue morceau d'Hoffe.

Romana.
Dozy, Gloss.,
p.

I
franc, romaine

335

romana,

(peson

instrument

dont on se sert pour peser avec un seul poids) de JO^-^i ro in man a

(rumman).
TO mm ana

Bocthor, i>oid8 et romahif.

Anche nome

d'unita

<SJUJ

(rummftne) da

(J^J

romman

melogranato, portog.

rom&a.

I
S
ital.

abata.
Xon
si

cialmttn,

franc,

savate,

castigl.

zapato.

Zapa-

tcro. clobattino.
trova in Dozy,
Glos.*?.,

ma

in Suppl.

s.

v.

LUIGI S.U,V.U)ORK
JdLmm Siibb&t
laisse le

D'

AUSTRIA
talon, et: Soulier

4b

pantouflf.

jaune tans

runge qui
il

cou-de-pied enti^rement k d^uvert.


:

Egli dichiara

voc-

holo

come basco (citando Mahn

EtymologiBche UotoraaehuD}^ aui

dem Gebiete der Roman iscben Spracben


berberi.

Sarebiie dunqoe dalla p. 16). Spagna passato nel Magreb, e qaindi anche introdotto ni Lumci

Littre
cinvatta,

s. v.

suvate. Origine

incertaine. Picard.
z

piemon tese aavata.

Mab n

apa

a oulier :

chavate, ital. zapatain eordom-

nicr (basijue).
8. V.

sabot. Origine

incertaine.

Cependant on ne peat gnere M'emefuiltaU.

pecher de la rattacher au mot savate, ba-Iatin rnhhatum,

Saetia.

pifio/a nm-r a diiv a Uteri

jital.

So**.

XIV-XVI
rst

xrirtita] CK.

Si potrebbo pensare a

^\.jA*m .sattA.b qui

toujoun en mouve-

iiiiitit

(moulin);
:

magreb.

danseiir, fern.

W^IjAm

>^iiMuha

daneeue*

(Alcala

hailador, ha'dadora, dancador, dancadora). Dozy, Suppl.

Xel Mar Rosso ed Indiano


.taU- (fern, di
'
I

Aa^Um
^

.sii'iya e hcUtelUi rapido,

po-

^U
*"

^I^U s^

rapulo, ..sso po.taU: per

J^Ju.
cognome

'

**A*W4*(

sefine sa'iye

luive rapida).

(In Sicilia, e rimasto

il

Say a,

pronunciato saiya. l^orse e

(lui

da pensare
t-osa

al latino
si

sagitta,
dice che r

cbe guizza e diviene sartta nelT italiano; di

rapida

come una saetta termine che poteva convenire ad una nave rapida. Si
riconli
il

Virgiliano nel decimo

(\e\V

Eneide:

Dixerat et dextra, iliscedenH, impnlit altaui.

Hand ignara
Ocior
et

moli,

pnppim: fugit

ilia

per undah

jncnlo,

v^uUts aequante sngitta^

e applicato, per V appunto, ad


[Diz. dell'Acc. Spagn.:
t;es palos

una nave. A. D. G.)


(de
tiatta).

Saetia

Emlarcacion latina d

y una sola cubierta menor y pam

*jue el jaleiU6

y mayor qoe

la

galeotn. qu3 servia para corso

mercancia].

Si
'

veda pern

il

Dozy Suppl. V jekm dove


Jul.

si

trova qaeata spiaga-

-on rinvio

al

46

SECTION SEMITIQUE
da zauahoiia. {Pastinaca).

Safennari, sefennari

Dozy, Gloss., p. 224: azanoria, zanahoria, azahanoria, acenoria, cenoria; chez Alcala (janahoria. izfernia; Yalenz. sa-

fenoria. de JOj\jJbM safnariya, safunarija, panais.

jmathutca.

Safereig.
Dozy, Gloss.,
p.

358:

zafareche

etang, et zafariche endroit ou Von


buffet),
s

met des cruches pleines d'ean (par exemple au

de

^ij^*a
ci-

sihrig (anche
gtema, vasca.

^ jL^Afl

suharig, pi.

^ij^^*a

ah a rig) Hang,

Safra,

it.

xafferano^ franc,

safiau,
(la

castigl.

azafran.

jjjJlC^ za'faran zafferano


giallo,

rassomiglianza con i\y,%ia .safra

femm. non

e clie accidentale).
p.

Dozy, Gloss.,

223: asafran, port,

apafrao da ul A\j\ az-

za'feran.

Salema.

Cantaiido
(?)

si

suol
tii

dii-e:

(/niiin

mlema

has

il

che torna

air esp^e^<sione

che

stia bene (?) da

salem,

saluto.

mjK/m sal am
geda
la

significa pure la l)enedizione con cui


le

I'imam

con.

comunita; quindi:

second

cri

des moezzins dans les nuits


;

du mois de ramadhan, une demi-heure apres minuit


con quanto sopra. (Lane presso Dozy).

il

che combina

I
[it.

Samarra,
Samareta,

da xaniarra

fra/^, ve^ti'fo

xiinana].

piii'<'

xamaiota
hj-^Mt
volg.

diinimitivo.

Dozy Suppl.

8. V.

samra,

vestimentum est peut etre


est d'origine

I'esp.

chamarra, zamarra
les bergers

chambra qui

basque (Diez)

et qui signifie vetement de

peau de mouton avec

laine,

que portent

en hiver.

Ksprossione,

io

oredo,

rnista di

spagnuolo ed arabo cioc

t^nieii

ha

(^mi

A4^M

chi

ha

la

salute non ha bl3oa;no d'altro*".

LUTGr S A LV ADORE

D'

AUSTRIA

47
Piaiiui [luttUw,

Saragatana
lHllic(lli<t\.

da /.unatautt,

iiusiipl.

xaragutaiia.

Dozy,

Glosti. p.

365

zaragatona, zargatona,

A^rfte auac |NMt,

semble etre une alteration da ^ki^JAd


t

u n &) plantafjo pttflliwn, herbe

yV basr catftnA (bear 4a* mix pucen ( Boctbor). II aemble d'ori-

gine peraane (Vullers, Lex. pers.-lat.

ha:

w^JAiji^

zerqat&nA Mi
bear
h tewtt.

u^-5j|j^ lezr tiatiina psyllhnn).


P. de Alcala traduit

jji

od anche

^X{

zargetona

per

zarcatdna.

Saraquello

saiMifell da sarauil.
p.

Dozy, Gloss.,
culottes plissceadix

305: zaraguelles, port,

ceronlas

norte d'ancieHne*

^_^)jj>M sarawil

pi. di

J'-^ airwftl ntlotU

(pantaloDS tres larges).

Sarralii

da xar(|iiin.

custio;!,

sarrateuo.

ital.

.tamceno,

frauc.

sarrasin.
Si deriva in varia

maniera

da

(j^a3*nm#
sarcj
oi'iente),

sarqiyyvin

volg.

sarqij'yin

orlentali

(da

s3j*'*

e qnesta io credo la vera derivazione:

oppure da:
' . ^t * C.1%^ I 4*# s a rra
(]

un

volg.

sa rr

a.

htlri utatricolati, hriptniti

da t3f*** ntbare).

Seca,

castigl. sec-a.

ital.

\('trii.

4^4M sikka, sikke,


dar es-sikke

conio.

coniatura

moneta

^K i

) i

^i>

rasa delUi moneta, veneziano tecca d'onde yAih*.

Sen, senet,

ttonfo
p.

recvhio

(lat.

seuis, senior).

Dozy, Gloss.,
franc,

340: sen, sena, senes.port. aene, aense,


o

sene da LLm sena


hinihthi.

sen^

(volg. senft,

anche ^^Miaena).

Sini

Sini

e lo spagn. (ireua che vu'iu' dairar.

AAiUdiJi aa-aAnlya,
.-..lo^ioeto

che e quel meccauismo cliiainato in Tosoana

/'"'''<'

di

aim

48

SECTION SEMITIQUE
legati a catena,
e

raota su cui girano de' sacchi

mossa con ingranaggioI'arabo

da uu asino o altro animale)


AftfLkJi

corrisponde alia noria che e

an-na'ur, usato
Siui.

in

Spagna, Siria ed Egitto.

Senia, como

Dozy, Gloss. ,p. 33:

aceuia, asenha,
AaJLmmi
i

acena, acenia, port, azena, azenia, assania, espece de machine hydranliquo de


.

as-saniyah, as-seuiya [as-seniya, raddolcimento


della lunga d in rj que P. de Alcala traduit par ace/la.
:

ma

Belot

roue hydrnulique

hete qui la fait totimer.

Sequi,

castigl.

re(|iii,

ital.

\('trhino. tVanc. se(iuin.

Vedi Seca.

Sindria
s
i

(ciudiia)

da Sindiya

cocowero

castigl.

aceudria.

n d i a.

4U<yA4M sindiyye
(India, la regione del fiume
14/

fern, di

CJXa<m sindi che viene dal Sind,

Sindhu o fndo), specie di melone (cocomero}

pour

(^y^tt^J) M^ldAJ)
(Dozy,
CtIoss., p.

el-Ijittih es sindi.
s. r.

339,

sandia).
coHihiirc
raiijiiii

Siquia

cjistigl.

af(.M|uia

nniiilr per

|ad

usn

di

irrigazione

ec.].

AOW4M

sii(|iyii,

Siiqiye,

coll'art.

^A.9L.w*3i

as-sa(jiye.

cn-

nale da irrit/are, condotta d'acqua, canale.

Dozy, Gloss.,

p.

34: ace quia,

cequia

canal,

conduit d'eau da

4a3L4mJ)

as-siiquiya ou as-sequiya.
e

(In arabo occorre sovente

luoga per d lunga, e questa sostitudeviamento [cioe raddolcimento

zione prende
di vocale]).

il

nonie

<li

<WUl iniale

3oca

11

limn

f/'af/xro.

da soc,
truiirn

castiji'l.

zoca.

^3^"~***

=*''q

'iniiihit,

il'tiffjero.

LUIGI SALVABORE

D'

AU8TBIA

49

Sofa

da soffa.
(tIoss., p. 34<):

Dozy,

sofa

port, et franc. ie
:

Hoffa) hanco

di pietra.

Belot

e<yuin

quf Von

Mta ^offa mH tui^

(fnffa,
la
ett,

^trade, banquette. (Cfr.

ital. soffire).

Sitjja,

ratal, sija,

luof/o j)pr fare it carhone.

Credo che venga da


resto,

A^JOMtjS as-sattha
azotea
e Sappl.

piauatn. Vedi, dl
s.

Dozy, Gloss.,
s.

p. 228, s. v.
v.

v.

faw*

Dio

cion. Acad. Esp.

azotea.
da Heniar;
sonime^
cfr.
iM^te
1'

Somera

(asina?) foi-se

italiauu

ttomaro. Hi ynb
ria

anclie derivaie

da

ttottta,

n ttomme, hrMtia
(f'n-'*int'.

8omn.

So 111 er ill da heinerjeli,


Se

comiitttnrf

somereh
1.1

significasse conduttore
J

d'nsini

tornerebbe aIl'ara>>o

<CjLjr
*^

ma r

(per

\JT

l.i

m m a r).

che cosi pronuncerei in tale


"^

"

supposizione: e quindi somera sarebbe B^y-ST

''I

himftra

a$ina.

Intorno a somme

si

legge in Littre: somme charge d'nn cheval^


:

d'an kne, d'an mulet. Environs de Paris


prov. sauma, esp. salma, ital. soma

sSme, g^nev

Mume

ftneese

du

bas-latin saltna qni rient

du

latin sarjma, qui est le grec odcY'Ji* selle, charye.

Mistral, Diet, prov.-fran^.: ttattmo, saume, soumo, sowo (jrom. smtme,

somme, somma),

catal.

sauma

bas-lat. salma, satpna, grec (3a7[ia charge

d'une bete de somme. Anche dnesse, bourriqve.

Surell

da xuril specie

di pesce, castigl. xiirel, jurel.

Dozy, Suppl.:
garden, Alcala scurel
[fr.

J)w sural
el

esp. poisson

de

mer semhIaN* au
qi-

pescado.

saurel. II Diz. dell'Acc. Sp. fa derivnre jurel da saurel e

sto dal greco oipSaC?)].

Tabal,

cast,

tamborni, da tabal

e atabal o attabal.

Atahalar

(axordai) assordare lol Uiwburo.

^^^
Aclet

tamburo.

du Xir^* Conffrtt

du

Ori*ntalistt$.

Vol.

Ill

50

SECTION SEMITIQUE
mei<chhio castigl.

Tacany
Puo
de
II

tacano da taeach.

[it.

taccagno].

Ta-

cauyeries meschinerie.
essei'e

forse (jli^VJd

tahhan

(Miiller,

s.

v.)

leno, trafiquant

dfifmtiche, cocu.

Dozy, Suppl.
guarda
alle piccole tacche, ai

Diz. dell' Ace. Sp. lo fa derivare dall'italiano taccagno, che vale

sordido, spilorcio, avaro, (forse colui che


nei, alle macchiette; cfr.
il

francese

tache. A. D.
olio^

G.)

Tafona

da tahona miilmo, molhio da

castigl.

tahoiia.

A>y>^Jo t a h u n e hona, port, atafona.

molino Dozy, Gloss., p. 2(D9

atahona, ta-

Tafon^

coltii

eke attende al molino da

olio.

Non pu6
Suppl.

essere che

oL^U tahhan
dent

mugnaio

(v.

sop ra). Dozy.

ha
{fjni

AiV.^V

tahhane

molaire.

Ne'Lessici:
[bos in

^^j&U^

t'ahin

mout, qui se tient an centre de I'aire

media area
bete

consistens, Freyt.].

Dozy,

Gloss., p. 347:

tahen (tahin)
tahine
meule

de

somme qui

fait tourner la meule.

^A^\,\a

&

moulin.

Dozy, Supp!.).

Taifa

(uiunmixa, horgata, gente.

AXy>JO taifa
zione, ecc.

congregazixme,
:

compagnia, comunith, tribh, corporale

Dozy, Suppl., ha pure

tribunal supreme.

Talcu
de

pietra traspa rente, Talco, castigl. talco.


p.

Dozy, Gloss.,

347
11

talco

talque,

franc, talc, pierre speculaire

WaAJ^

talq.

persiano JlJLj

talk.

Taleca,

castigl.

talega, xnrco4i

tela

cmio^
:

largo.

^AaAAj
<~aX 'aliqa
dere.

'1 i

q a qualche cosa da atiaccare

collana, sacco 9ce.,

da

/J/
aderire; altra fonna ^^-aXc
p.

'allaqa

atiaccare, sospen-

Dozy, Gloss.,

64

al

ah ilea colgadura,

6 tapiceria para ador-

LUIGI SAI.VADORK

D'

AUSTRIA

6i

nar
ted.

las

paredes

= arab.

AAA/Ol

al-'ih|a nmuleto, corthta


at-ta'ftltq
di

i^veochio

IJmhehancf), anclie V-AaJ WAaJ)

^LMI

pi.

vr AJiA^

l-.l.

ta'Hqa

7
per cortine.
ciisti^l.

Tamarell,

taniaiindo

(piaiita

tawnrindo).

l^^iJb fi tamiun hindiyyan,


rindo.

volg.

tamr hindl,
(^^JJ^

tama-

Dozy, Gloss.,

p.

347

tamarindau

de

yi

tamr

hindi

datte des

ludes.

Tambor.
Dozy, Gloss.,
^/^^juld
p.

374:

atambor, tambor,

it.

tamhuro, ecc. da

tonbour (tunbftr) mot

arabe qui derive du persan tanerreur.

hour (Engelmann).
una lunga
di
tastiera;
(timballo).

C'est une grave


il

L'arab.j{%Julo
%J>AJ'

indica

persiano significa un grosso tamburo da gnerra

rame

HH^

tebire
un mot

tebir,

yjS^y^

teburak,

tamburello.

pas

C'est

(peut'etre d'origine celtique),

{secondo Pott) emprunte aux Espagnols et que les Mauresqnes de Gre-

nade ecrivaient,
<Dozy).

non

^^juh

tunbfir,

mais

)y*^ tenbur

Tara,

ital.

Utm.
diffalco,

T Jd
cw
cAe

tar ah

T'yO

defalco,

nottrazione

^S^yiO tarha

</i/fa?cato.

(Spagn, anche atara,


p.

coll' art.

<i^*ia) at-tarha).

V. Dozy Gloss.,

813:

Merma

(ci6

die e detratto)

= tara.

Tarcol

da talc

lalco.

^-aXLs talq

=
i

toko, talquef (Cfr.

TalcnV
tar id a.

Tarida

da tar da battel lo do
p.

tr(iitj)orto, castigl.

Dozy, Gloss.,

350:

Terides

val ciertas navecillas siu remos,

para Uevar cavallos


sjtoH. Tfad.

cat. et prov.

tarida (tar!da) vautmt de

Iron-

J)J0 tar;\da

cacciare, cacciare o spingeif innanzi a $^ e si-

52

SECTION SEMITIQUE
Anche SSJia tarrad
e

mill.

'>)*

tarrade,

noin d'un bdtiment^

Dozy, Suppl.

Tarifa

da taiifa,

castigl.

tariffa,

ital.

iariffa. (Tariffa,

secondo che

si aifernia,

dalla oitta

omonima dove

fu introdotta

per la

prima

volta, o false).

iub**i>

a'

rife (altra forma

di

sAJ'^^aj ta'rif)

il

portare a

cognizione, notijicazione sul prezzo, ec. dallaV


scere, II

c-5^

"

ara

sapere, cono--

forma:

c3r*

'

ar r af a /ar

conoscere.

Dozy,

Grloss., p.

348 tarifa.

Tarima

datarima
p.

tavolato mobile, castigl,

tarima.

Dozy, Gloss,

348:

tarima

(port, aussi

tarimba)

estrade de

Jk^jjo tarima (tarima) que P. de Alcala traduit par cama de madera.


Dozy, Suppl.
nairement sous

J^ y>0

lit

de bols, couche ou chalit de bois k la


I'on

moresque; tribunal eleve de trois ou quatre degres que


les dais,

met ordi

marchepied

Taronja
j^ j^

da tai-oncha,

castigl.

narauja,

tiraiio.

turung
p.

arancio,

nome
nj a

d'unita (un pezzo)


sorte de citron de

AsSTjj turuuge.^
AserJi torondje

Dozy, Gloss.,

351

oro

(turunge).

Tasso

cji-stigl.

taza

ital.

laxxa.

(J** tass, ^*]o tassa, bicchiere, tazza.

Dozy, Gloss., 349

taza,

franc, t a s z e de

^mJO tassa.

Tova

da tub mattane non cotto,

cast,

adobe.
y w

Dozy, Gloss., p.46:adobe6WywecrMcde<-J>_^W\ at-tob (at-tub)

matUme.

Nome

d'uniti (un pezzo)

^j^tube

e coll'articolo

at-tub e^

LUIGI 8ALV ADOBE

D'

AU8TBL4
fr.

60
ital.

Trutximan
(/o/ua/aio.

(triichiman)

iiUerjmte,

dro^man,

f/rw-

O^'j^ targumftn
imn,
trutHchehiifin ecc.;
il

interpi-etc

(da cui derivano: Tantico

dunU-

tedeaco 6 derivato dal polacco

boemo tlumac'
Dozy,

TIamaes

la parola stessa h

antichiasima aemitica).
I

^^
tar-

(t1o88., p.

351

trujman,

val.

torcimony dau^i^

geiuiin,

tergom&n, torgoman,

interpriU-.

Tuxnbago
Littre:

anello lisch da tonbac-, cimtigk

tiimbaga.
it.

liacco du malais

tombac, esp. tumbaye, port, tombaqne, tamh&ga, cuivre (Diz. 344>).


catigl.

tom-

Tupi

da tepe,

tupi, pettinato a /to.


alta: earott. tupi.

.Si

dice pure dei

i-a-

valli

che hauuo nn'imghia

Toiifji'

deriva dalla

stessa radice.

Turco

orientale

ciagataico

^^

tap6 gommet
la tete;

iiUy

montkule (Pavet de Courteille, Diet, turooriental).


Littre:

ton pet, bourgnignon topo hnut de

diminutit
rftevuj-.

de I'ancien franyais to up qui vient de I'allem.


(Cfr.
it.

zopf

touffe

d*-

toppo, in-toppo).

Turque nwnnu,
Ar. cj^y^
Littre:

iinchiito da tinjui, castigl. turquf.

turki,
turchese.

turco.

turquoise
it.

qui

etait

I'adiectif

de turc. Prov. et asp.

turquese,
et

Les

turquoises ont ete trouvees d'abord dans

ce que (le voyageur) Chardin (1(;43-1713)


veritable.
e

nomme

la

Tarquie anciniM

(La turchina o turchese

si

trova gia ricordatii nelle riom

del Berni

nelle novelle del Firenzuola, nel cinquecento, e \ tacava

derivare dal colore, che allora si chiamava ardttico o turchinv;

ma

certa I'origine della pietra turchese dal paese dei Turcomaoni. A. D. Q.)
Jlistral (Diet, prov.-fr.):
cat.

turques, esc,

turquese

orginaire de Tnniuia.

turque^, enn. Turqueso, turk ecc.


roui.

54

SECTION SEMITIQUE

U
XJbergillia, uibeiginia da baianchana
tese

n/e/ftn\ann {in 'piemonalia

niannxanay che parrebbe alludeie


si

sua amarexxa la

quale
fn

toglie soltauto, canibiandole I'acqua tre volte,


bollire.

dopo che

messa a

A. D. G.) Pianta

castigl.

albergeua, beren-

geua,
Littre
r

franc,

aubergine.

aubergine diminutif de auberge, alberge, sorte de peche ecc.

esp. aJberchigo, iga.

Mot douteux. Menage

le tire

de albus, a cause de

la
il

blancheur du

fruit,

ma

e falso. (Forse

da confrontarsi, dato che


alber-cocco,
Gr.)

primo elemento sia albero


Dozy, Gloss.,
239:

con

albi-cocco,

in piemontese,

arbi-coc, con aprikose e con albaricoque.


p.

A. D.
port,

berengena.

beringela. bringella
solanum me-

melongene^aubergineda, (j^>'i^i^,
longenn.

bedingen (badingan)

On

trouve aussi alberengena avec Fart, arabe.

Xalec
salam
(*>aX*

(propriameute fer xalec) far complinientl da salaui aleik.


/

Dozy, Gloss.,

p.

362:
salut

zalema
,

reverence, sahit respectueux de

aJ^am

ou

salem
j\4m
les

ou

bien ^de

V expi-ession
toi.

a1a

'aleik

salam "aleik a)
salamelecs,

salut sur
et

Comme

les flatteurs
le

prodiguent
jlatterie,

zalama

zalameria ont re^u

sens de

adulation outree.

Hacer

zalameries (oppure zalemes) cajolar,

flatter ecc.

Xaloq.
Dozy, Gloss.,
p. 355.

X
volg.

rqu e

vent

du sud-esf da ^^^ Jm

ha

qu

(s

arq

y y u n,

locco, port,

sarqi orientale), ital. scirocco, pronunciato dal xaroco. xarouco, espagn. xaloque.
est

volgo, anche sci~

Ce xaloque

revenu aux Arabes.


c

lis I'ont

prononce: (J[^JL>w

OjXm chalouc, chelouc.

hoi cue

(saluq,

suluq,

saluk,H

LUIGI SA1.V.\D0RE D'AUSTRU


ioluk). Gik P. de Alcala ha iParaho)
y nustro.

66
emirt oriemtf

xulAq,

cienlo

Xa.par

to s/Hncalo.

Pq6 per metatesi derivare da


8a
e
'1)0 (pi. i^VJl4M

s,>i^*i

8a'

aba

teparant^

Ajk^m
[ftMsa]

8i*&b) fmtty creva$te.

(Cfr. I'iul. chiappa

KchUipim, col valore di ttcheggia, frantume; nchiapparf^ antiqaato nt\

sent^o di fendera,

ma

rimasto viviHsimo nel pieiiionteae aeiapt. A. D. G.)

Xa.p

da \iipa(*h la sjMiet'fUura. Vedi

jti/xir.

Xarrup,
nipach.

caxtigl.
(Cfr.

axarope. Xarrupar,
1'

Itere

surchiatuio da
iin

sh^

italiano seilopixire).

8i

dice pure:

xarrnp

d'aygua, una

hihita d'acqun.
signitica lo stesso che

Beure

xarrups
hibita,

xarrapar.
here.

^Kam
as-sarab

sar&b

hevanda da <^y***

sariba

Dozy, Gloss., p. 218: euvarabe, axarave,


potion.
(Cfr.

xarabe {nrop)de v^i*>^)


sciloppo,

italiano sciroppO e

bevanda che

succhia perche dolce).

Xebec, xlbech, chirbecli, xabega


nave
(Hii

da xabech specie di

tre vele latine, castigl.

Javciiuc.
port.

Dozy, Gloss.,

p.

352

xabeque, xaveque,
/

xabeco,fr.

ch^

/ /

beck
Jilet

[da alcuni derivatoj de


cacciatori,

AXjum chabecha (sabake, 8abeko)

(rete di

pescatori, (juindi anche pecAn>, pttea^ prsca^

giotie)

quindi:

(JLum sabbak,

(JL*m

schobbac,
c

ou selon la pronouciation africaine

sabb&k. Dozy chabbaoh chabbio, chebbio,


:

bbec

barca.

Dozy, Suppl.
de prchetir,

uLuM sabbaq

barque. C'etait aatrefois one barque


Jal. (Glossaire nautique .

comma Ta prouve m.

C%a6ee

et enx<il}eque).
petit

present on en tend sons

Uwmm iobbAk, sabbAk


le

on

batiment de guerre en usage dans

MMiterrante.

(Cfr. italiano

sciabica rete

da pesca,

e sciatnbecco

bastimento a vele ed a mni, annalo

in corso. A. D. Ct.)

56

SECTION SEMITIQUE
una quantita di
gente, da selim,

Xelum, xelam

salam.

V. xalec. Le reciproche Qongratulazioni


^>

ecc.

accoglienze

ecc,

donde

il

turco

AX# j^w

se

1 i t]

sala di ricevimento.

Xia

f^fwo di domasco rosso con frangia attonio, che

xurttdos portaeastigl.

vano nelle rieehe sepolture in Minorca.


uel

Da

xia,

aeia

senso di

una parte

di

vestito,

che era indizio di nobilta e

dignita.

[Ar.
8. V.

^^AtM
essere

si 'a, a separate or distinct, 2)arty or sect of men.

Lane

Puo

metonimicamente adoperato

il

nome

del distintivo per

la classe distinta].

Xifra, zefer

ar.

JUa

sifr

(cfr.

cifra ed

i:

zpucpiala vpafJ-t'-ata dei

Greci, iettere misteriose e conveuzionali) xero.

V. cero, zero.

Aeciddca Luigi Salvadoee d'Austria.

GLI ANTECEDENT! BELLA


ni:li.a hibbia

CABBALA

e nella

letteratura talmudica

I.

oriiiai

con tutta certezza stabilito dagli studi di

storia critica che la plena tbrmazione in seno del Giu-

daismo del sistema teosofico della Cabbala non e anteriore al secolo decimo terzo. Ci6 crediamo necessario
ripetere fino dal principio di questo nostro studio, per
togliere ognl possibile sospetto che noi volessimo ripor-

tare le origini della Cabbala ai tempi biblici o a quelli

Le origini di un fatto, di nn sistema, di una tilosofia, di una religione, sono bene da distingucrsi dagli antecedenti. Le origini di una cosa sono il printahnudici.
cipio stesso

da cui deriva, e con essa sono


:

unite, nfe se
i

ne possono staccare
anteriori

gli

antecedenti invece sono


in

t'atti

che con essa stanno

qualche relazione di
uniti, e

somiglianza,

ma

non sono con essa

potrebbero

stare senza che quella esistesse. Per6 e difficile clie

un

importante tatto storico non abbia

suoi anteoedenti.

La Cabbala sembra a prima

vista in piena oon-

traddizione col Giudaismo. Al piu rigoroso monoteismo,


al principio della creazione si sostituisce
Acttt

oon quella una


t*

du

Ztl^

Congrit

dm Qrimt m liH-.

Tmm

III.

58

SECTION SEMITIQUE

[2]

pluralita di persone nella divinita, le dieci Sefiroth, e la

emanazione da una sola sostanza, la luce ha - En Sof, come origine dell' universe.

infinita,

Or

non percio i cabbalisti giudaici si mostrano in verun mode non solo nei loro principii, ma nemmeno per luiigo tempo, come eretici. Sono dati anzi come i
veri interpret] dei piu protbndi mister i della

Ma

religione.

Non
i

vi

e per alcuni

secoli scissura fra

Talmudisti e
i

credenti nella Cabbala. Questi

anzi a tutti

riti

del

Talmud trovano profondo


arrivare fino alia seconda

significato teosotico. Si

deve

meta

del secolo

XVII, perche

prima
della

Sabbatiani, o partigiani di Sabbatai Zebi, poi,


i

nel secolo seguente,

Hasidim o

gli

Zohariti formino

Cabbala un nuovo credo opposto a quello antico del Giudaismo, e una setta che combatte il Talmudismo. Se pure qualche voce di tratto in tratto sorge per
opporsi alle teoriche cabbalistiche, rimane isolata
;

la

Cabbala

e considerata invece
di ci6

generalmente come qualil

che cosa piu


tmrio.
II

che costituisce

necessario per la

fede giudaica, non

un che

di avverso

ad essa o

di con-^

Cabbalista per lungo

tempo

e tenuto nel Giu-

daismo come chi sa della religione e dei suoi misteri


ci6

che

gli altri,

anche

dotti,

non sanno,

rispettato^

e venerate

come un pio ed un santo. Ci6 non sarebbe avvenuto, se la Cabbala si fosse annunziata come un sistema nuovo, come una rivolu-^|(l zione religiosa. Lo stesso nome che prese di Cabbala,
ciofe tradizione,

mostra

le

sue pretensioni di essere antioi


di
in^

quanto tutto
essersi

il

rimanente della religione giudaica, e


fra gli adepti per

manteimta segnamento orale

mezzo

di
il

un

e segreto,

fino

che giunse

tempc

[3]

DAVID CASTELLI
si

UU
iscritto.

Ora queste pretensioni della Cabbala non meritano piu nemroeno di essere sul serio confutate; ma dalPaltro lato rimane sempre a spiegarsi come abbia potuto nel GiudaiHmo
nascere e mettere radici.

in cui

cominci6 a metterla per

Le analogie che
degli Gnofltici
e quella.
si

essa presenta con

varii Bistemi

appalosano subito a chi conosce questi


nulla di
;

Dimodocho

piii

vero che la C/abbala

una Gnosi gindaica con questa differenza per6, che mentre la Gnosi combatte il Cristianesimo ortodofiso, la Cabbala invece vuole per lungo tempo viverc d'accordo col Giudaismo ufficiale, ne accetta tutte le pre^
scrizioni e
i

riti,

e soltanto ne

da una spiegazione

tutta

sua, attribuendo

un

significato mistico a tutte lo parti

della religione.

Ora ci6 difficilmente avrebbe potuto avvenire, so nel Giudaismo non ci fosse stata qualche cosa, che, in
parte almeno, giustificasse le teoricbe
della

Cabbala.

Questa pretende
cbio Testamento
alle I'rasi

di ritrovarsi tutta intei^ nel Vec-

e nel

Talmud, dando

alle parole

ed

di

questo e di quello
avere.

tali significati

che in

nessun

modo possono
Genesi, tutti
in principio.

basti a chiarire la coea

un solo esempio.
II

lo

sanno, comincia con la parola


i

Cabbalisti questa paOra per rola sta invece a signiticare una delle ipostasi divine, una delle Sefiroth come essi dicono nel lore segreto
Itereshithj

linguaggio,

ciofe

la

Hochmh^

la Sapienza; e

la parola

Klohim, Dio, significii la Binh, T Intelligenza, un' altra


ipostasi.

Se per antecedenti della Cabbala


dere qualche

si

volesse inten

cosa di simile, questo nostro

studio sa-

60

SECTION SEMITIQUE

'

[4]

rcbbe non solo contrario al metodo storico,


al

ma

anche

buon senso, e da relegarsi fra le fole e i sogni dei Cabbalisti. Ma invece io ho voluto ricercare se in ci5
che realmente risulta dalla piana e letterale interpretazione della Scrittura e del

Talmud

vi

e qualche cosa

cbe con

present! analogia anche


ci6
al

lontana,

anche

piccola,

che

poi

Cabbalisti lianno

insegnato.

in

quanto
si

Talmud

e alia vasta letteratura che

con esso

non vi e dubbio che vi si fa piu d' una volta allusione a una dottrina mistica e segi'eta che non b da divulgarsi ma di questo meglio piii innanzi. Ora incominciamo dalla Scrittura.
collega,
:

II.

II

Dio

d' Israel^
:

che e ancora

il

Dio creatore

del-

r Universe, e Uno

di ci6,

secondo
i

il

Vecchio Testamento,

non pu6
ripetono

dubitarsi; la legge,

profeti, gli agiografi lo

sazieta.

Ma
ma

pure, ad osservare piu sottilsi

mente, questo
apparisca

Dio talvolta
due,

sdoppia.

Non

dico die

come

certo sotto due aspetti,

uno

come ente
rivela, si

in se, I'altro

manifesta nel

come ente che esce da se e si mondo ed agli uomini. Ci6 ha


si

bisogno di essere spiegato nei suoi particolari.

noto

che

nella Bibbia

parla di angeli, e

si

chiamano Malachim,
singolare,
il

messaggeri, inviati;

ma

1'

angelo in

Malach, b spesso non un inviato, un mes-

saggero di Dio, un essere per quanto eccelso, sempre


create,

ma

Dio

stesso, in

quanto esce da

se,

si

rivela

agli uomini, o in altra

maniera opera nel mondo.

f5]

DAVID CA8TELLI
I passi biblici

61

dai quali rosulta questo Hdoppiamento

della Divinita sono parecchi. Nel capitolo 16 del GeneHi


si

racconta la t'uga di
si

Agar da Sara sua padnma. Nel


il

verso 7

dice die la incontro

Malach

di Jahveli, e

poi ripetutamente ai vv. 9,

10 e 11 die que^to Htesso

Malach
qiiei

di Jaliveh le parla.

Ma

ad

uii tratto

nel

v.

13

ha parlato non 6 piu dotto Malach, ma Jail vol stosso. Dunque il Malach non 6 un angelo nel si^nificato comune clie si da a questa parola, ma una manit'estazione divina, una appariziono della Divinita.
clie le
I

Lo
faiiia

stesso deve dirsi deir altra iiarrazione a questA

parallela nel cap. 21, vv. 17-19, dove la

medesima
di

teo-

ad Agar ora e rappresentata


nel sacrifizio di
si

col

uome

Maiach

Elohimj ora con quello solo di Elohlm.

Anche

veh (22, 11-18)

Jsahah Malach Jahveh e Jaliscambiano come siano un essere solo.


(31, 11-13)
il

Al patriarca Jacob
dice: io

Malach-ha-Elohim

sono

il

Dio

di Beth-El.

sebbene non sia chiaMalach

ramente spiegato, pure e dato


citati e

inferire dai passi fin qui


il

da

altri

che addurremo, che

Iicufgoely

I'angelo redeiitore invocato dallo stesso


sul letto di morte,

Jacob

(48, 16;

come

quello che lo

ha salvato da ogni

sciagura, e
i

suoi

come quello da cui implora benedizione per nepoti, non e un angelo creato, ma Dio stesso, in
si

quanto

^ rivelato al patriarca.

Nella celebre apparizione divina a Mos6 attra verso

un pinino (Esodo,
rivela e
V. 4

3),

1'

essere soprannaturale che gli


v. 2*

si

chiamato nel

Malach Jahveh,

ma

poi nel

Jahveh ed Elohim, e cosl fino al termine di questa prima teofania mosaica (4, 17;. 'ki pure da tenersi una manit'estazione di Dio stesso, anzicli6 un angelo, il Malach che doveva gui6 detto

62

SECTION S^MITIQUE
gli

[6]

dare
23,

Ebrei alia conquista della Palestina (Esodo


;

32-23

32,
il

34

33, 2).
22,
si

Anclie
35; se
si

Malach che apparisce a Balaam (Num.


il v.

confronta con questo passo

8 del cap. 23,

vede che e lo stesso Jahveh.

La medesima

cosa deve dirsi del Malach Jaliveh,


di Giosiie

che sarebbe apparso agli Ebrei dopo la morte

per rimproverarli del peccato d'idolatria (Giudici 2, 1-5),

perch e parla della proraessa da lui fatta ai patriarchi e


del patto stabilito con

gV

Israeliti

e la

promessa e

il

patto sappiamo che erano fatti da Dio.


II

Malach che

si

mostra a Gedeone

(ivi 6,

11-24), e

quelle manifestatosi ai genitori di Sansone


si

(ivi 13,

3-23)

cont'ondono nelle due nan^azioni con Dio

stesso.

pu6 concludere che era antico nel popolo ebreo il concepire, o, se si vuol raeglio, 1' immaginare sotto il nome di Malach una esteriorita dell'essenza divina, quando Dio voleva rivelarsi, o in qualche modo
si

Dimodoche

operare sul creato.

notisi

che

passi citati dal Penta-

teuco appartengono tutti alle antiche fonti Jahvistiche

ed Elohistiche, e anche quelli di


tra
i

altri libri storici

sono

piu antichi frammenti raccolti dai compilatori.*


poi che
il

A
gli

mano a mano

concetto di Dio

si

va presso

Ebrei piu spiritualizzando, questo


rivelazioni divine
si

modo

di descrivere le

dilegna, ed esse prendono altra for-

ma,

ma non
'

scomparisce del tutto. Anche nel Deuteropasso dei Giudici


1-6,

E
;

da

farsi eccezione per

il

2,

che proba-

bilmente nello stato presente del testo ha subito una iuterpolazioue dal
redattore

ma

anche nella forma originale dello scrittore jahvista doveva

dare significato uguale a quello che noi gli attribuiamo. V. Kautzsch,

Die

heilige

Schrift des Alien

Testaments,

Textkrvtische

Erld'uteriingen,

pag. 6.

[71

DAVID CASTELLI
durante reailio babiloneHO vediamo
clie
fe

Isaia,

chiamato.

Malach della presenza divina Tessere che ha di continuo salvato gli Ebroi ilnaia, 63, 9)/ E in una delle viHioni di

Zacharia torna con Jahveh a idcntificarMi

(3,

1-4,

7).

Ma
lilno
di

nelle visioni d' Isaia

(6),

di Ezechiel (I) o del


ci
il

Daniel

(7) la

persona di Die

appare dagli
seg^uito e la

angeli distinta, anzi questi ne Ibrmano


corte.

Di piu nel libro di Daniel, segiiataniente nei

passi 8, 10 e seg. e 10, 6 e seg., e

un angelo inviato

da Dio che spiega


r avvenire.

il

significato

delle visioni e rivela

III.

Un'

iiltra

forma nella quale Dio


due
ispiratrice.

ai

manitesta nel

mondo
che

e lo spirito, e sotto

aspetti, ciofe di potenza,

ora creatrice, ora

prima e da avvertirc

spirito in ebraico

dicesi liuah

(nome usato per la


quella parte che ha

massima parte
la Riiah

in geriere

femminile) e la RuaJi che crea,

che

ispira.

Dimodoch^ per

di vero la teorica di

Max

MiiUer che I'uso del lingiiag-

gio ha avuto molta influenza suUa tbrmazione dei miti,


il

genere femminile ha fatto del nome Ruak una


femminile,
e,

ipo-

stasi

com' e giunto a supporre

il

Clerdel

mont-Ganneau,^ perfino nella Ruah del


Genesi
di
si

2 verso

veduta la paredra femminile di Jahveh o


per6 che in quesio

Elohim, come se fosse gia nelle antiche oredenze


stti

popolari dell' Ebraismo. Fatto

passo del Genesi la Ruah

ci

appare come uno sdop-

Revue Critique, 12 Jauvier 1880.

64

SECTION SEMITIQUE

[8]

piamento femminile di Elohim. Questi e V autore delr Universe accennato solennemente nel primo verso
:

<

In principio cre6 Elohim

il

cielo

e la terra

Ma

nel secondo verso la


feth) sulla superficie

Buah Elohim e volitante (merahe' deiracqua. Elohim con la parola


sull'

crea,

ma

la

Ruah posa

elemento primigenio del


1'

create,

come

nel Genesi e rappresentata

acqua, non

differendo da altre antiche teoriclie cosmogoniche, che

pongono r acqua come primo elemento.

Anche in altri luoghi della Scrittura si ta allusione alia Ruah creatrice. Nel libro di Job (26, 13) si afferma che con la Ruah Dio ha fatto belli i cieli, Elihu dice (ivi 33, 4): la Ruah di El mi ha fatto, e nei Salmi (33, 6)
si

vede che con la Riiah della bocca divina sono


celesti,

fatti gli

eserciti

e (104, 30) die

Dio mandando

la

sua

RnaJi fa che siano create tutte le cose.

inutile

poi dilungarsi

sulla

Ruah

di

Dio come
sapienza e

ispiratrice negli

uomini della

forza, della

della parola divina.


di sogni, e

Da Giuseppe

che,

chiamato uomo nel quale e


si

come interprete la Ruah di Elohim


settanta anziani

(Genesi 41, 88), ci6

ripete per Bezalel artefice del Ta30),

bernacolo (Esodo 31, 2; 36,


eletti

per
il

da Mose a governare con


per Othiniel (Giud.
(ivi 11, 20),

lui

popolo (Numeri 11,


(ivi 6, 34),

17, 25),

3, 10),

per Gedeone
(ivi

per Jefte

per Sansone

13, 25),

per Saul
(1"

(lSam.
chiel (2,

10, 6, 10),

per David

(ivi 16, 13),

per Elia
(3, 8),

Re

18, 12), per Eliseo (2"


2),
i

Re 2,

9),

per Micha

per Eze-

per Zerubbabel (Zacharia


profeti
(ivi 7,

4, 6), e
9, 30),

poi in ge-

nerale per

12;

Nehemia

per I'aspet-

tato rampollo della famiglia di Jesse (Isaia 9, 11), e per


tutte le genti nell'eta messianica senza distinzione
stirpe

n^

di

nk

di classe. (Joel, 3, 1 e seg.).

[9]

DAVID CASTELLI
Si potrebbe torse osservare

6ft

da alcuno che
luoghi

la fraiie

spirito di

Dio

pu6 essere
che
in

n.sata

metatbricameDte.
si

Ma

a ci6

si

risponde

alcuni

parla

della

Ruah come qualche cosa


la

di og^ettivo,

che real-

inente investe

persona

ispirata e la fa operare e

parlare in quella data maniera. iiiHpetto ai 70 anziani


si

dice che la

Rvah po86 sopra


11,

di
;

lore,

siocbe prot'e-

tizzarono
stesso:

(Num.
entr6 in

25 e seg.
.

Ezechiel dice per se

me Rnah

Dunque

si

vuule rap-

presentare
divina, che
e

con

questa

parola una reale emanazione


gi-azia agli uomioi,
la
ritira,

Dio comunica per sua rendono colpevoli

quando

essi si

cx>me

si

narra di Saul, quando cadde in disgrazia presso Dio

(r Sam.

16,
vi k

14).

anche una Ruah cattiva die pai*te anclie questa da Dio, qual' k quella appunto che s'impo88e886
di

Ma

Saul per disturbarlo

ivi

14 e seg.

e che

talvolta

seduce gli uomini al male, come la buona Ruah ispira


al bene.

Singolarissimo h in questx) rispetto


del

il

note passo
il

libro

dei

Re
che

(22,

19-23),
Spirito

nel
si

quale

profeU
dinanzi

Michajhu
dei
gli

narra

lo

presenta

a Dio promettendo
prot'eti

di forsi ispiratore di t'alsita in

boooa

di

Achab per

indurlo ad una guerra che

sarebbe riuscita

t'unesta.

Qui cei*tamente

lo Spirito

da Dio, perch^ parla con lui ed apparisce nel medesimo tempo qualche cosa di differente e d'inferiore alia vera e propria Ruah Elohim. E gii uno spirito maligno, e sianio a poca distanza dal Satan del libro di Job e di quello di Zacharia, che i come diverse

piace di avversare

il

V)ene e

buoni.

Altra manitesti\zione divina e quella detta Chabod,


AeUt du

XIr**

CMtgrtt

du

OritHtmiittM.

Tom*

111.

SECT:I0N SEMITIQUE

[10]

gloria, magnificenza, maesta. II


si

Chabod e Dio in quanto

appalesa nel creato, in quanto viene in comunica-

zione con gli uomini, specialmente col suo popolo Israel


e coi profeti. Prende Taspetto ora di nube lEsodo 40, 34),

ora di fuoco e
seg.),

livi 13,
il

21, 22), scende sul Sinai (ivi 24, 16


d' Israel,

guida

popolo
il

riempie

il

Taberna-

colo

ivi,

40, 34^ e

Tempio
;

(1

Re

8, 11) e

ne

esula,

quando questo e distrutto tanto e vero che Ezechiel ne ha la visione presso il fiume Ohebar in Babilonia
(1,

28

e lo

vede ritornare nel tempio che nella rapita

fantasia egli
i

immagina gia
e

ricostrnito (43,

5).

Di

tutti

profeti egli

quello

che

piu

usa
1'

dell'

espressione

Chebod Jahveh

per significare

apparizione divina.
in

II

Chabod
(v.

e la presenza reale di

Dio

mezzo

al

suo
e

popolo

Ezechiel. 43,

7),

sebbene per Isaia


in

(6, 3)

per r autore della doxologia del Salmo 72 sia piuttosto la reale presenza
di

Dio

tutto

il

creato, e

il

Chebod Jahveh riempia tutta la terra, Anclie la parola di Dio,


il

Debar-Jahveh o Elohim,

e talvolta cosi person ificata che con leggerissimo tra-

passo di viene una vera e propria ipostasi.


rola di Jaliveli sono stati fatti
(SSj 6;, e
i

Con
il

la pa-

cieli,

dice

Salmista

questa stessa parola rimane eternamente in

cielo (119, 89).

Ma

piu di tutti e notevole

il

luogo del

Deutero-Isaia nel quale la personificazione della pa-

maggiormente spiccata. La parola che esce dalla mia bocca (dice Iddio) non ritomera a me
rola divina 6

a vuoto,

ma

fara ci6 che io voglio, e ot terra ci6

per

cui I'avrb
II

mandata

(65,11.
degli

trapasso qui al Logos di Filone e

Ales-

sandrini e facilissimo, e doveva a v venire, quando sulla


Scrittura
si

costrui

una metafisica

una

teologia. Alia

[llj

DAVID

(A8TEJ.LI

87

l^ersoniticazione poi della Sapienza

come

ipostasi diviiia
'8,

dovevano dare luogo

celebri

passi dei Proverbi

12-36* del Job ^28, 12-28) e del Siraoide /24, I-22j,

dove la Sapieiiza e lodata, iVa


pregi, per quello

^li altri

altiBHimi suoi

ancora che sedeva a lato deirEteriio


quali e rappreeeiisi

nella creazione dell' Universo.

Tutti questi varii aspetti, nei


tato
il

Dio

die esce da

se

stesso e

coniuiiica ai
il

mondo, spiegano fino ad un certo punto


seno del Giudaisino di una
teosofia

sorgere in
ri^oroso

die

al

monoteismo

sostituisce

una

pluralita

non
iie

di essenze,

ma
nfe

di persone divine.

Noi qui non vogliamo occupard

del Filonismo

della teologia cristiana, die trovano in tali espres-

sioni biblidie la spiegazione della lore origine,

ma

solo

Cabbala giudaica. La quale andie per un' altra parte delle sue dottrine ha nella Bibbia suoi antecedella
i

denti, cioe

1'

esistenza degli

angeli
fini,

medii fra Dio e I'uomo e a due


i

come esseri inter* doe per eseguirne


i

mandati

e per rivelarne

voleri e

pensieri.
insistere,

Su questo punto non sarebbe necessario


perclie e cosa conosciutissima e

da

tutti aocettata,

che

nella Bibbia

si

ammette V

esistenza

degli angeli.

Ma

non 6

inutile vedere

brevemente

in quali diversi aspetti

anciie questi esseri intermedii sono nel Vecchio Testa-

mento rappresentati. Gli angeti tbrmano


ci
si

in

prima

la corte di Dio. Coal


(6), le

rappresentano
1
,

Serafim in Isaia
celesti

Hajjoth in
dei

Ezechiel
(22,
19),

le

schiere
le

nel

1"

libro

Re
lodi
pii

le

migliaia e
(7,

miriadi di esseri
e celebrano di

soprannale

turali in

Daniel

10),

Dio

(Salmi 102, 20; 148,2).

Accompaguano

gli

uomini

68

SECTION SEMITIQUE

[12]

per proteggerli e difenderli (Gen. 28, 12, Salmi 91, 11; 34, 8i, consigliano al bene (Isaia 44, 26), e rivelano la
parola divina a Elia
Zacliaria
gli
(1, 9,

(1"

Re, 19, 5-7;

Re'l,

3, 15) e

12, 24; 2, 2, 7).

Nel

libro di

Daniel poi

angeli prendono

contorni pin determinati, lianno

un nome; due
chael (10, 21);

di loro si
il

chiamano Gabriel (8, 16) e Miprimo di questi in forma d'uomo parla

a lungo con Daniel per rivelargli I'avvenire e le sorti del suo popolo; e, cosa piu notevole, cominciano ad
apparire
i

genii protettori delle diverse nazioni,

si

no-

mina

il

principe o genio tutelare della Persia (10, 13)


(ivi

e quello della Grecia

20) e
1).

Michael e detto genio


a poco a
ap-

tntelare degli Israeliti ^12,

Ma

gli angeli o

meglio alcuni tra

essi,

poco come esecutori dei voleri divini divengono anche


accusatori delle colpe
poilatori di mali,
fe

umane
di

(Ecclesiaste
inflitte

5,

5;

come

pene

da Dio. Tale
fare
;

r angelo che apporta la mortalita in Gerusalemme,


il

per

peccato commesso da
del popolo (2

David

di

il

censi-

mento

Sam

24,

16 e seg.

1"

Cron. 21,

15 e seg.) ed

chiamato allora

angelo
di

distruttore.

Tale e I'angelo che fa perire I'esercito


(2

Sennacherib
5j,

Re
.

19,

35;

2"

Cron. 32, 21, Salmi 35,


tali

e allora

gli angeli,

quando esercitano

missioni sono

chia-

mati addirittura cattivi fSalmi 78, 34). Da questi a un essere soprannaturale malvagio, che si compiace del
male, o cerca con tutti
mini,
il
,

mezzi di farci cadere

gli uo-

trapasso e facilissimo, ed eccoci al Satan,


al
,

al

demonio rappresentato nella Scrittura come il maligno nemico di Job, come 1' avversario del sacerdote Jehoshua' ripristinatore del culto dopo
diavolo
il

ritorno dall' esilio babilonese ('Zacharia,

3;

come

<

'

(13)

DA\'n) CA8TEI.LI

69

setluttore di
21,

David per

farlo cadere in peccato

2*Cron.

2>
Questi pochi tratti biblici bast<ivano, percli6
la teoiii-

logia posteriore popolasse

1'

Uni verso

di uii

nuraero

finito di esseri benefici e inalefici


fligliarlo al

all'

uomo, per cone

bene o per sedurlo


e

al

male, e per recar^H

quindi o
zione
;

t'elicita

beatitudine,
i

sventura

danna-

ecco gli angeli e

deraoni. Questi, 6 vero,

non
reli-

fiirono solo parte della Cabbala,

ma
:

di

tiitta

la

gione sia giudaica sia cristiana, specie nelle lorme popolari


e

come

si

dice

folkluriste

nella

Cabbala per6

ebbero maggiore importanza.

IV.

II

passaggio fra questi antecedenti biblici della Cab-

bala e quelli talmudici 6 nelle versioni aramaiche del

Vecchio Testamento,
letterale del testo.

o,

come
di

dicesi, nei

Targumim^
dal

clie

ebbero talvolta motivo

allontanarsi

significato

massime nelle sue parti piu antiche e nel medesimo tempo piu popolari, ^ veraniente piena di antropomorfismi, e non come dice
Se osserviamo bene
la Scrittura,
il

poeta

Cosi parlar conviensi al vostro ingegno

Perocche solo da sensato apprende Cio che fa poscia d' intelletto degno. Per questo la Scrittura condescende

vostra facilitate, e piedi e

mauo
;

Attribuisce a Dio, ed altro intende

Divina Commedia. ParadUo, 4, 40-46.

70

SECTION SEMITIQUE
perche, alia
in

[14]

ma

mente
si

degli

antichi

Ebrei, Dio,
si

al-

meno

quanto

manifestava agli uomini,

rappre-

sentava veramente come nn uomo.


e detto che Dio

se in alcun luogo

non e uomo che possa mentire ne figlio d'uomo che si penta (Num. 2, 3, 19; V Sam 16, 29) ci6 significa soltanto che in Dio non accadono tali debolezze nmane.

Ma

lo spiritiialismo,

per

il

quale

si

vuole spogiiare

forma sensibile e materiale e una concezione filosofica clie molto piu tardi e penetrata
la Divinita di ogni

nella religione. Tutte le religioni antiche popolari

hanno

immaginato Dio, o gli Dei, sotto una forma materiale e tangibile. Per le antiche credenze ebraiche la forma
piu nobile nella quale puo immaginarsi

Dio

quella

umana. Anche i profeti piu elevati di vedere Dio sotto questa forma.
Isaia vede
etl
il

idealisti

dicono

Signore seduto sopra un trono alto

eccelso, e vestito di
il

un manto

cui

lembi

riem-

piono

tempio

(6, 1).

Ezechiel, di sopra al firmamento,

che

si

stende sul capo delle Hajjoth, vede

un

colore di

zaffiro,

una

figura

di

un trono,
sul

sopra

questo

un
co-

aspetto d'

uomo

(1, 26).

Daniel rappresenta Dio come


trono,
vestito
di

r Antico dei giorni seduto


lore candido

come

la neve, e coi capelli

bianchi

come

lana

(7, 9).

Abbiamo

citati questi passi

come

piu esprimenti,
stessa

ma

da

altri

non

poclii

resulterebbe

la

conse-

guenza.

infatti,

se

si

vuole rappresentare Dio sotto


1'

qualche forma, e necessario che


corra
il
;

immaginazione
di

vi

con-

perche la mente

dell'

uomo non puo


cosa

concepire

reale, se

non come qualche

sensibile.

Ci6

clie e assolutamente spogliato di ogni

parte di sensi-

[15]

DAVID
pura idea,

(:.\8TKLLI

71

bile o la

ma appunto

perche idea non pu6

essere reale.
Si sa clie

anche molti dei piu

aiiticlii

teologi, diHii^nifi-

cendo che Dio e Taniina sono


che cosa come
d*

Hpirito,

vollero

care soltanto una materia piu tenue,

piii

sottile, qual-

non asfiolutamente la privazione di ogni materialita. Per ci6 che concerae rantico Ebraismo il Luzzatto riconosce che non eecludeva
che solo dal Maimonide in poi rassoluta immaterialita di Dio divennc un dogma ^
la corporeita divina, e

imponderabile,

ma

Ma

dall'altro lato possianio dire che

rantropomorfismo

delle frasi bibliche cominci6 a tbrmare

una

difficolta,

quando

nelle credenze ebraiche penetr6 la


le

filosofia el-

lenica ed anclie

scuole palestinesi

bahilonesi

ne

risentirono

1'

influenza. Si terae che quelle


lato,

espressioni

potessero, da un

rappresentare la

religione giu-

daica

come troppo grossolana,


;

dall'altro che potessero

generare errori

e perci6 giust'appunto nelle paratrasi


la
tii-

aramaiche, che erano destinate a rendere popolare


cognizione della Bibbia,
le

frasi

antroporaorfiohe

rono corrette e sostituite da altre che


spirituali.

tenevansi piu

Per oi6 che concerne


di

il

nostro argomento la

t'rase

piu importante delle paratrasi


iletto

aramaiche e quella di
al semplice

Dio (Memrii), sostituita

nome

divine,

quando sembrava che si attribuisse a Dio un'azione o una passione troppo umana, e si credeva cosl di evitare
rantropomorfismo e Tantropopatismo. Nei framnienti della paratrasi aramaica
gerosolimitana in tutto
il

cosi delta

racconto della cretizione al

'

Ozar Xechmad, IV, pag.

llti.

72

SECTION S^MITIQUE
,

[16]

semplice .di8se Iddio

Dio creo
il

del testo ebraico

b sostituita I'espressione

disse
ci

verbo di Dio
al

il

verbo di Dio cre6

II

die

riconduce

concetto

sopra accennato della parola di Dio considerata come


forza creatrice.

Quando
plasti, subito

poi nel Genesi

(3, 8)

si

dice die

Proto-

dopo

il

peccato udirono la voce di Jaliveh


nel giardino, le versioni cal-

Eloliim, die

camminava

daiche sostituiscono
Eloliim
e
il

la
il

voce

del

detto

di

Jahveh

Ecco dunque

detto di Dio

personificato,

Memra

delle scuole babilonesi e palestinesi, sotto

certo rispetto, corrisponde al


e al

Logos degli Alessandrini

Verbo ddla teologia

cristiana.
il

se pure in questo
in-

passo I'avere aggiunto


tendersi solo

detto

Memrb, potrebbe

come una amplificazione della trase originale, abbiamo altri luoghi, dove il Memrct apparisce non solo come I'estrinsecazione di Dio, in quanto parla
agli uomini,

ma
il

anche

in

quanto opera.

Laddove
veh percosse

testo ebraico dice (Esodo, 12, 29)


i

Jah

tutti

priniogeniti nella terra d' Egitto

Pseudo-Jonathan ha invece il Memrct Jahveh uccise . Un Memra, un Verbo, un Logos che uccide non si pu6 immaginare die come una energia divina, una ipostasi. Parimente dove si narra che Jahveh combatte conla parafrasi dello

di

tro gli Egiziani (Esodo, 14, 25) nella parafrasi detta di

Onkelos
sta

si

legge inveco

la

potenza di Jahveh

e que-

pu6 essere una interpretazione nazionaie, ma nello Pseudo-Jonathan abbiamo anche qui il Memrct di Dio

che combatte. Cosi anche in Giosue (23, 8) alle parole del testo Jahveh vostro Dio Egli combatte per voi al

pronome Egli

la parafrasi sostituisce

il

suo detto Memreh.

[17]

DAVID CASTELLI
Oltre la

78

Memra,

nella paratVasi dello PseudonJona-

tlian

sul

Pentateuco,

e in quella nui libri prot'etici

si

trova talvolta un' altra

parola sostituita al

nome

di

Dio, oioe Shechinh, die veramente si^nifica abitazione,


e sta a rappresentare la

Maesta

di

Dio

in

quanto sogio-

giorna tra gli uomini.

fe

la Skechinh

che cammina

nanzi agli Ebrei per guidarli, quando escono dairE^itto

(Esodo
(ivi

IB, 21), h la Sfiechinh

che riempie che


si

il

Tabernacoio
di abi-

40,

34 e

seg.)> ^ la Shechinci

compiace

tare in

Gerusalemme

e nel

Tempio

(1

Re

8,
i

12, 16).

Ma
il

piu di tutti e note vole nelle version


6.

aramaiche

passo deir Esodo 34,

In questa teot'ania a

Mos^

le

frasi del testo

ebraico sono tutte antroponiorfiche,

ma

per noi importa fermarci sul verso citato.

Le parole
vanti a lui

del testo suonano:

e passb

Jahveh da-

(a Mose).

In un framn\ento della versione


si

cosi detta gerosoliraitana

traduce

pass6 la maesta

Jahveh . aramaiche dicono Jahveh


della

Shechina

di

Ma

le

altre

due versioni

fece passare la sua She-

china davanti a

lui

II

verbo nella torma causativa

fece passare, a' abar,

ha secondo me importanza somma; perche abbiamo Jahveh e la Shechifitl, uno come ageote e r altra come paziente, non sono due Dei, ma ceiio due persone, due forme neU'essenza stessii della Divinita. Questa era la somma grazia che Dio concedeva
a Mose, come al massimo dei profeti, cio6 fargli oonoscere la propria maesta, in

quanto

si

rivela agli

uo-

mini, opera del create, ed 6 presente in

mezzo

al

suo
il

popolo.

Ma come

la reale

presenza della Shechinti 6


gl'Israeliti, oosl
i

massimo tavore divino presso

quando
poeti dila sua

per significare lo sdegno di Dio,

profeti e

cono con frase antropomorfica che Egli nasoonde

74

SECTION SEMITIQUE
la
pill

[18]

faccia,

paratrasi

aramaica, credendo di

usare

iin

modo

spirituale, dice

che Dio fa dipartire la sua

Shechinh di

mez^o

il

suo popolo, o dalla citta di Ge6;

riisalemme (Isaia 67, 17; Jeremia 33,


nelle paratrasi aramaiche, e piu

Salmi 44,
lo

25).

Questo concetto della Shechinh, quale

vediamo
questo
si

ampiamente
che con

svolto nel

Talmud
coYinette.

e in

tutta

la

letteratura

Ma

prima

di scendere ai particolari
si

vediamo

ci6

che in generale dal Talmud

pu6 rilevare intorno

una dottrina teosofica, che era in origine segretamente o almeno con molte precauzioni inair esistenza di

segnata.

V.

Sotto

il

nome

di misteri della legge, Sitre I'orh,

si

allude in un luogo

del

Talmud

a quelle parti della

dottrina religiosa che Dio ha voluto lasciare nel mistero,


e cosi

devono essere lasciate da ogni studioso timorato.


nipote Shemuel ben

L' Isaacita e suo

Meir commendel carro,

tano

in

questo passo che per misteri della legge debba


si

intendersi ci6 che altrove

chiama I'opera

Maase

Merchabci, e
il

1'

opera della creazione Maase Be-

reshith; e

secondo aggiunge anche la spiegazione del

nome

divino.
si

sono questi infatti


a questo proposito

tre punti princi-

pali a cui

accenna ripetutamente nel Talmud.


il

E
della

classico

primo paragi'afo
Haghiga, e Tarnsi

Mishna nel secondo capitolo

di

pliazione della

Ghemara che I'accompagna. Vi

parla

Pesnhim

119*.

im

DAVID C.\8TELLI

75

del Ma'as^ Bereshith e del

Maas^

Meicfuibh

come

di ar-

gomenti dei quali non k permesso dare spiegazione, se non a pochissimi. La traHe della MiHhna: non apiegano,
non commentavo,
spiegazione, al

En

doreshin,

si

riterisce

certamente alia

commento

di qnalclie

passo hibiico. 8i

sa che era costume degli antichi Dottori ebrei di pren-

dere a testo

passi biblici per fondarci sopra le loro

ampie
darash.

spiegazioni,

rituali,

o morali, o dottrinarie.
la legge,

Era questo
Ora
Mevchabh
currOf

ci6 che essi

chiamavano spiegarc

in questo
il il

passo, per

Maas^
del

Bereshith
'

deve

intendere

primo

capitolo

Genesi,

per

Matisi

primo capitolo

di Ezeeliiel, detto Merchabh^


si

perche nella vision e narrata da quel proteta


il

rappresenta
la

carro, sul quale

si

immagina muoversi

maesta divina.

da questo passo desumere che i Dottori del Talmud nella spiegazione del primo capitolo del Genesi esponevano tutta una dottrina della
di potersi

Sembra

creazione

dell'

Universo pju estesa e

piii

particolareg-

giata di quella contenuta nel testo

biblicx),

si

pone-

mente umana si b sempre proposta, ma nel medesimo tempo determinavano dei limiti, di la dai quali imponevano di nou oltrepassare. Difatti nello stesso paragratb della Mishna si legge
vano quei problemi che
la

che

bene non cercare


nfe

ci6

che e di sopra n6 ci6

che 6 disotto,

ci6

che h stato prima, n6 ci6 ohe

Secondo Rabbenu

Tam

per Ma'ase Bepeshith


di

ai

dovrebbe intra-

fdere la spiegazione del

nome divino
11').

dalla diversa combinazione delle lettere nei

quaranUdatt lettere realUBt doe primi verai del Gene*.

(Vedi

Tosafisti,

Haghig&

76

SECTION SEMITIQUE

[20]

sara alia fine.

Si voleva cosi consigliare

a non absi

baiidonarsi a ricerche, in cui la

mente umana

perde,

se vnole troppo approtbndarle, e corre rischio ancora

di cadere in eresia.

Ma

non perci6

si

astenevano

Dottori ebrei dal

fare delle ricerche sul

modo
'^

di

formazione della terra,

die, secondo alcuni,


altri dalla

ebbe principio dal centro, secondo


e dal
si

circonferenza

domandare su die cosa


regge.
^

fondata e sopra che cosa

Come pure

si

occupano degli elementi primitivi, della materia


nale Urstoff (direbbero
tale
i i

origi-

Tedeschi)

ammisero come
*

tre elementi acqna, aria e fuoco.

'^

In alcuni passi dei


al

Midrashim alquanto posteriori

Talmud pare che

si

ammetta

addirittura

1'

emana-

zione in luogo della

creazione dal nulla,


primi.

almeiio per
il

parte degli elementi

La

luce

che rischiara

mondo sarebbe un raggio


notare che ci6 e detto
gretezza,
in
dall'

della luce divina,

ed e da

uno

all'

altro Dottore in se-

come

se

si

trattasse di dottrina riposta.

Ma
pri-

quanto a tutte

le altre

parti deir Universe la

mitiva dottrina talmudica

nienza

dall'

essenza divina,
di

non non

iie
si

ammette la provepu6 dire insomnia

che ammetta I'unita


concerne
*

sostanza. Questo per ci6 che

la

creazione.
1'

Secondo

Isaacita, ci6 che

noi

intendiamo relative
dal

al

tempo,

sarebbe invece relative alio spazio.


16', bi ivi
i

Ma
noi

Talmud

stesso piu innanzi.

vede che la spiegazione da

seguxta e

da

preferirsi. (Ved.

Tosafisti).

Joinh 54'.

'
*

Haghigh

12*'.

Shemoth Mabbh,
Pesikth

15.

I
,

de

R.

Kahanh
;

145'

BereshUfi

Jfabbh,

Shemoth

Rabbh, 50; Vaikrh Sabbh, 31

Shoher Tob, Sal mo 104.

f211

DAVID CA8TELLI
L'altra parte poi della dottrina segreta,
il

77

Maati

Merchaha riguardava certo la natura di Dio e deUa corte celeste, cui si riconnettevano i misteri contenuti
nei

nomi

divini e in quelli degli angeli.

Ma

6 impoesi-

linguaggio sirabolico e tutto inetaforico e allegorico col quale si parla nel Talmud e nei Midrasiiiin
bile dal

intorno al Ma'as^ Merchaba desumerne una qualciie


notizia precisa e ordinata della dottrina rabbinica in-

torno alia natura di


distoglierne

Dio.

Tanto piu che


ispirando
quasi

si

voleva
se

dallo

studio,

terrore

alcuno voleva occuparsene. Si racconta die un giovanetto,

mentre leggeva

la visione di Ezechiel, essendosi

ferniato sulla parola hashmal

per ispiegarne

il

niiste-

rioso significato, rimase bruciato dal tiioco che ne uscl


fuori.
'

Si cliiama poi Fardes, paradiso, giardino, tutto

I'in-

sieme

di

queste dottrine segrete, e

si

racconta che di

Ben 'Azzai ne mori, Ben Zonia ne impazz6, Elisha Ben Abujja ne


quattro Dottori che se ne occuparono,
.divenne eretico e quindi dannato, e
il

solo 'Akiba

ri-

mase
que

illeso e in tranquilla

pace.

"

Erano pochi dunsi

quelli

che volevano esporsi a

gravi pericoli
quelli poi

j)er

istudiare queste dottrine segrete.


le

Anche

che

studiavano, nulla o poco ne lasciavano trapelare ai

prot'ani.

Pure qua e

la,

cercando nel Talmud e nei


di

Midrashim qualche cosa ^ dato raccogliere. Nulla


ordinato e di sistematico,
late notizie.
Haghigh,

ma

solo alcune spai^ne e iso-

'

13<^.

La

parola hashmal

nel

significato

letterala vaol

dire soltanto metallo o bronxo rilucente,


il

ma

se n' i latto nel miatioiamo

nome d'un

angelo, e poi, nel plnrale, di

un ordine d'aogeli.

Haghigh 14\

78

SECTION SEMITIQUE

[22]

VI.

si

Se gia nella Scrittura, come abbiamo veduto, Dio sdoppia, in quanto ora e Dio in se, ora Dio in quanto
manif'esta agli uomini
;

si

se nelle parafrasi aramaiclie


il

al

Dio trascendente

si

unisce

Verbo,

il

Memra^ e

la

sua apparenza nel niondo, la Shechina^ nel


nei

Talmud e
gli attri-

Midrasbim

si
si

oggettivano e

s'

impersonano

buti divini, e
ipostasi,

pu6 dire che divengono energie

divine,

come

nella filosofia di Filone.


si

Le

qualita di-

vine sono dette Middoth, delle quali

parla non solo

come
reali.
I

di attributi inerenti

ad un

essere,

ma come
i

esseri

due principali attributi divini ed


il

piu impor-

tanti per

governo provvidenziale
e la Pieta, che

dell'

Universe sono
fra

la Giustizia

talvolta

non possono

loro accordarsi. Questi due attributi sono chiamati dai

Rabbini
strano,

Middath haddin e Middath harahamim \

fino
di

che se ne discorresse come di due attributi,

nulla

ma

li

vediamo propriamente impersonati,


quanto persone,
esseri
creati,
distinti

ipo-

stasiati, e, in

da Dio

^;

ne sono

angeli,
questi.

cioe

ma

superiori e anteriori

La Middath
trodotta nel
si

haddin, la Giustizia, e alcune volte

Talmud a parlare con Dio per


dovuto rigore chi
;

esigere che
^
;

a
si

tratti col

lo

meriterebbe
si

'

Sifrh. II, 27

cfr.

Ilaghiga

14",

dove

dice

invece

Din e

Zedaka.

Pesahim 119*, Sanhedr'm 94".


Shabbjth 56.

(23]

DAVID CASTELLI
i

TO

giunge perfino a dire che Dio salva da essa


penitenti.

pecoatori

L' osfigesi rabbinica ha dato ai norai di Dio Jahveh

ed Eiohim

il

diverse Hignificato
il

che

il
'.

priino

rappredlKtin*

senti la pieta,

secondo la giustizia

Queta

zione di nomi e applicata

anche

alia

creazione

del-

rUniverao; e siccome nel Genesi e usato nei Bettegiomi


della creazione
cosi se
il

Dorae Elohinij e non


il

il

tctragramma,

ne conclude che

mondo

e stato creato con la


'.

Giustizia, cioe con la Middath haddin

D' altra parte

si

dice al trove che

il

mondo
fbrzii

stato

creato con dieci detti ^ attribnendo cosl


alia parola, e in altro
si

creativa

luogo con dieci


cose,

flefjarim^

che non
idee,

sa se debba intendersi
:

discorsi,

queate sono

sapienza, intelligenza, conoscenza, tbrza,


*.

grido, potenza, carita, giustizia, pieta e misericordia

Ecco I'antecedente talmudico


di queste frasi del

delle dieci Sefiroth

della

Cabbala, sebbene non siano la stessa cosa. Perche molte

Talmud

dei

Midrashim devono
e

intendersi

come un linguaggio
e
si

allegorico,
;

sono pid

che altro figure di personificazione


zioni sono pericolose,

ma

le personifica-

corre

rischio che

vengano

Non sono nate forse cosi molte delle divinita, tanto nel mondo orientale quanto in quelle greco-romano ? Non e certo per6 espressione metatb*
prese aUa lettera.
rica, e si

deve intendere in senso proprio, la

Sheekinik^

dove se ne parla come della reale presenza

di

Dio nel

mondo.
*

Shemoth Jfobhh, 3 Pesikth de Rah Kahanh, 1G4*. Sh>-moth Bahhh, 30.


;

Ahoth, V,

1,

Btre$hUh Haftbh,

13.

Ilaghujh, 12'.

80

SECTION S^MITIQUE

[24]

Riprendiamo ora
dell a Shechinh nelle

ci6

che sopra abbiamo accennato


del

parafrasi aramaiche
concetti sono nel

Vecchio
e nei

Testaniento.

G-li stessi

Talmud
:

Midi'ashim piu chiaramente e ripetutamente enumerati.

La

Shechinci ci

appare sotto due aspetti

come

la

reale presenza di

Dio

2"

come

quella che

posa spe-

cialmente sugli uomini piu meritevoli per ispirarli tanto

ad operare

il

bene, quanto a predicare

il

vero.

Non

si

pu6 sperare

di trovare negli

insegnamenti

rabbinici unita e coerenza di

dottrina.

Le

varie

opi-

nioni souo anzi registrate senza curarsi molte volte di


stabilire

quale debba avere la prevalenza

perche in

certe question i
liberta
;

dogmatiche era lasciata


i

la piu

grande

e variavano

pensieri

da luogo a luogo, da

tempo a tempo e da persona a persona. Secondo ci6 che troviamo accennato in due dei piu antichi Midrashim \ la Shechina non sarebbe stata sempre tra gli uomini,
versi,

ma

vi

sarebbe scesa

tempi

di-

quando I'occasione lo ricliiedeva. Queste discese della Shechina in mezzo agli uomini sono fissate in numero di dieci ma per determinare quali siano si deve ricorrere a piu recenti compilazioni le quali non sono tra loro concordi. Secondo I'una, nove discese sa;

^,

rebbero avvenute nel


terrestre per punire

modo seguente
abitanti

1*

nel paradise

Adamo

ed Eva, 2* nella torre di


di

Babele, 3* per punire gli

Sodoma,

4*

in

Egitto per liberarne

gl' Israeliti,

5* nel

Mar Rosso

per

punire gli Egiziani, 6* nel


7* nella

Sinai

per dare la legge,

colonna di nube per guidare Israel nel deserto,

'

Mechilth,

Bahodesh 3 Sifre I, 93. Aboih de' Rahh\ Nathan, 34 Pirke de' Unbfn Eliezer, 14.
;
;

(25J

DAVID CA8TELLI
iiel

81

8*

tabernacolo, 9* nel tempio. L'altra compilazione

Bostituisce alia discesa in Egitto quella nel roveto nel-

I'apparizione a Mosfe, e poi ne pone due nelle duo volte

che

si

fende la rupe per tare scaturire Tacqua

',

due

nel tabernacolo.

porre la

duo compilazioni nel decima discesa delta Shechina nell'eta raec*


le
il

Sono d'accordo

sianica. D'allora in poi


gli

soggiorno della Shechina tra


? Sii

uomini sarebbe continuo


tacciono,
vi

questo
altri

punto
passi,

le

ci-

tate tonti

ma

secondo

che

in
at-

breve riporteremo,
t'ermativa.

sarebl)e

da rispondere per V

Altra e la dottrina secondo la quale


della

il

soggiorno

Shechina sarebbe stato continuo o

in

mezzo

agli
i

uomirii o

almeno

in

mezzo ad

Israel, e soltanto per

peccatori di quelli e di questo sarebbe stato interrotto.

Sebbene posteriore

alia compilazione del

Talmud

ve-

diamo prima iin passo del Commento Magno al Genesi. Secondo questo la Shechina risiedeva nel mondo,
(a lettera nelle regioni

inferiori, battahtonim

fino dalla

creazione
lire al

'.

II

peccato di

Adamo
al

la t'ece dipartire e sa-

primo

cielo; quelle di Caino, al


di

secondo; quello
;

dei

contemporanei

Enosh,

terzo

della

genera-

zione del diluvio, al quarto; della ton*e di Babele, al

quinto; dei Sodomiti, al sesto; degli Egiziani contem-

poranei di Abramo,

al

settimo.

Ma

sette giusti

la

fe-

cero successivamente riavvicinare o quindi abitare tni


gli

uomini, cioe: Abramo, Isacco, Jacob, Levi, Kehath,


e Mos6.

'Annam

Secondo un

altro passo del


il

Midi^ash,

dipartita la Shechina dagli uomini do]>o

peccato di

'

Esodo, 17,

fi

Xumeri,

20, 11.

BereshUh Iiabb<\ 19.


du Xll"** VongrU

Aete*

du OrUMuUtU:

Vmw

III.

82

SECTION SEMITIQUE
vi ritorn6 fino clie

[26]

Adamo non
nacolo.
*

non

fu eietto

il

tabei-

L'opinione poi prevalerrte e

clie discesa la Sliechina,

come presenza

reale di Dio, tra


si

gV

Israeliti nel taber-

nacolo fino dai tempi mosaic!

poso suU'arca e non se


poi,
edi-

ne diparti fino alia distruzione del tempio. ^ Ritorn6 dopo I'esilio di Babilonia a soggiornare nel tempio
ficato dai reduci?
^

Secondo un passo del Talmud babilonese, la Sliechina non avrebbe soggiornato in questo secondo tempio. Ma dall' altra parte abbiamo un luogo deJl'antico Midrash sull'Esodo, ^ dove si vuole clie sempre la Shechina abbia accompagnato Israel aiiche uel-

esiliO;

anche nella dispersione


e
li

in Babele, in Persia, in
^

Roma,

accompagnera

nella redenzione messialiica.

Dottrina questa confermata nel

Talmud gerosolimitano ^
la disper-

che fra la Persia e

Roma

aggiunge ancora

sione nei paesi greci.

Questo e
deir esilio

1'

antecedente della dottrina cabbalistica

della

Shechina [galuth

haslisliechina)

ultima

delle ipostasi divine,

staccata dall' unita delle ipostasi

superior! e decaduta dai suo grado,


riunirvisi all' era messianica.

ma

che aspetta di

E
1'

la Sofia dello gnostici-

smo

di

Valentino che turba


di

armonia
'

in seno al Ple-

roma, e ha bisogno

una ristorazione,

di

una reden-

zione, perclie I'armonia sia ristabilita.

Bamidbar

liabba. 12.
1.

Mechilta Bo,

JomK 9^
Mechilth Bo, 14.
CI".

*
*

MegJnlla, 29.

Ta'anjoth, 64*.

'

Matter, Histoire

critique

du Gnoaticisme,

vol. II, pag. 67-76.

127J

DAVID CASTELLI
*Ma
fino chfc restiamo nol
<

Bft

Talmud

e nei Midrashim

I'errore della Sliecliina

presentato piuttosto

come

sim-

bolo poetico del concetto die Dio noii abbandona mai il 8U0 popolo e lo accompagna anche nelle sciagure.

Sebbene secondo un
nel

altio passo, che


*

si

trova parallelo

con poche ditferenze di lezione, la Shechina, che aveva femio il soggionio nel
'

Talmud
lo

e nel Midrasli

abbandon6 con molta reluttanza, e indugiando da una parte aH'altra, neir aspettativa che gli
tempio,
Israeliti
si

pentissero, e

allora

saiebbe ritornata fra


si

essi;

ma

vedutili induriti nel peccare,

ritir6 nel

sue

primiero soggiorno, che sarebbe in

cielo.

VII.

Una conseguenza

dell'
i

allontananiento della Sheprofeti

china e che cess6, dopo


Malachi, la vera profezia,
Spirito Santo,
libri

Haggai, Zacharia e

il

comunicai*si

airuomo
^

delio
nei

della

Ruah
si

Hakkodesii.
la

Giacche

talmudici questa

contbude con

Shechina, come
Scrittura,

pure questa vien detta, del pari che nella


Cliabod, gloria, maesta.
supplisce in parte, cioe

Ma

altra

emanazione divina
di

una eco della voce


Bath-Kol.
il
*

Dio chiaserve di

mata

figlia della voce,

La

quale

comunicazione fra Dio e

suo popolo, dopo che la

Shechina o
uomini
*

lo Spirito

Santo non posa piu nemmeno sugli

piii

meritevoli. Perche,

come abbiamo

avvertito,

Jiogh Jleuhshanh,

31\

Evhh
Joma,

Jiabhati, 48'.

*
*

Jer. Ta'aujoth, 66'.


i)^',

8(4ii.

^^

Hanhedrin, 11\

84

SECTION SEMITIQUE
Shechina,
oltre al risiedere nel

[28)

la

Tempio
^

e in

mezzo
ispi-

ad
e

Israel, era iinita

con

gli uoniini

piu grandi per


-

rarli.

Aveva accompagnato Giuseppe, Mose, David, ^ ispirato tutti i profeti e sommi sacerdoti quando quedavano
i

sti

responsi.
stati

"*

Vi sono

anche nei tempi posteriori uomini

degni die posasse su loro ]a Shechina, e che la


liakkudesh gl'ispirasse,

Ruah

ma

tempi sventurati piu uon


rivela questo alto

lo consentivano, e la stessa

Bath-Kol

mistero, e fa intendere quali questi uomini fossero. Se-

condo alcuni passi sarebbero


il

stati Hillel,
"

Sliemuel detto
"

piccolo

"

ed Eliezer ben Hirkanos;


i

secondo un altro

passo, anche

trenta piu meritevoli discepoli d'Hillel.


il

Ma

fatto sta che, secondo

Talmud, questa Bath-

Kol, inleriore manitestazione di Dio, supplisce alia pre-

senza dello Spirito Santo, e da veri e propri responsi

come oracolo
II

divino.

misticismo qui e palese, e

si

accorda con la coil

municazione divina, alia quale, secondo


cabbalistico, possono aspirare
i

teosofismo

piu meritevoli dei suoi

adepti. Comunicazione, che, sotto aspetto piu antropo-

morfico,

Midrashim attribuiscono ad alcuni uomini sommi. Si vuole che a Simone il Giusto Dio
il

Talmud

apparisse nel giorno


'

dell' espiazione,

nel recesso

san-

Bereshith Rabbh, 86.

'

Shabbath, 8V.
Ivi, 56".

Joma,
Jer.

73**.

Soth, 48'';

Sanhedrin, 11*.
Sota, 24
;

*
'

Abodh Zarh, 42';

Ihrajoth, 48".

Succhh, 28*.
Meghilla, 32*; 'Irnbin,
3**.

6^

13'';

Jer. Beracltoth,

I,

7; Sota, 19;

Jebamoth,

(29]

DAVID CASTFJ.LI
forma di vecchio
vestito e

86

tissimo, in

ammantato
Dio

di
sa-

bianco.

'

Secondo un

altro passo del Midrasli,


il

rebbe apparso agli Ebrei preseo

^lar Roeso
in
si

ooine

un giovane bello e aitante, ' ma Bempre umana. Alia quale rappresentazione divina
giunge
i

fomia
ricon-

il

nome
clie

di

uomo

attribuito a Dio, clie, secondo


*

Rabbini, e cbiamato hh, uomo.

questo

si

accorda
relativa*

con quello

sopra abbiamo detto anoiie

mente

alia Scrittura.

lare dei

nomi

divini

siamo oondotti a parche formano una delle parti piu


ci^ poi

Da

important! delle dottrine

segrete, a cui

si

accenna nel

Talmud

e hei Midrashim.

VIII.

Gia nolla Scrittura vediamo una pluralita di nomi


divini,

che

il

Talmud determina

in

numero

di otto,

tenersi santi e venerabili, cioe: El, Elolia, tCIohim,

da Ehj6

asher Ehj6, Adonai, Jahveh, Shaddai, Zebaoth.


questi

Tra

nomi
in
"

il

tetragramma
^

fti

tenuto da un
il

certo

tempo
ziarlo.

poi ineffabile

e peccato mortale fu

pronunsigni*
'

Dimodoche
che
i'

in tal norae

riposto

un

non adepti non conoscevano. Ma a questi nomi Ijiblici altri ne aggiunsero i Talnmdisti, alcuni dei quali hanno significato metaficato segreto

Jer.

Jomh, 42*; Vaikrh RablnX 21.

Shevwth Jtahbh, 23.


Sanhedrin, 96.
Shebtioth, 36*; Shemoth JiaMt, 3.

'
*

*
'

Pesahim, 60'

fCiddnshin, 71'.

Snnhedi'in. {K)^

Jer. Jom?t.

40''.

86
fisico, altri

SECTION SKMITIQUE

[30]

significato morale, e altri sono cV indole cosi

mistica clie rimangono impenetrabili.

Tra

qnelli della

prima
la

specie, certo e

molto note vole

clie nella lettera-

tura rabbinica sia divenuto

nome

freqnentissimo di Dio
I'articolo.
il

parola Makom,

meglio hammakom con

Makom
nome

nel linguaggio biblico significa luogo. Ora che

luogo.

anzi

il

luogo per eccellenza, stia a signi-

ficare la divinita, e cosa,

come da

altri fu gia osservato,

importantissima. Nei passi piu anticbi del


e cliiamato semplicemente

Talmud Dio

come se e uno dei nomi divini. E primo secolo a. C; perch^


gazione,

hammakom, senza darne spiepianamente si dovesse intendere che


I'uso

rimonta per

lo

meno
si

al

nella

Mishna*

I'usa

Schim'on
e
si

ben Shatah, parlando con Honi. Nel Midrash poi


e detto,

tentato di dare spiegazione dell'uso di questo nome, e

commentando
e

il

passo biblico dell'Esodo 33, 21,

che Dio e cosi

cliiamato,
il

perche egli e
il

il
*

luogo del
panteismo,
e

mondo,
e

non

mondo
dall'

luogo
si

di lui.

Con questa

spiegazione, e inutile negarlo,

rasenta

il

siamo a un passo
di

emanatismo dei Cabbalisti,


forse
i

dair unita

sostanza.

Ma

pin antichi rabbini


,

non avevano quest' idea metafisica e, chiamando Dio hammakom, intendevano solo I'appreseptare Tonnipotenza
divina.

Secondo
i

il

Landau^

I'uso di questo
i

nome

presso

rabbini sarebbe derivato dai Persiani,

quali adora-

Ta'anith, S, 8.

Bereshith Bnbba, 68.

'

Die dem

Raume entnommene Synonlma fi'ir Gott in


qiiesta

der nen-hebrdipag.
6-10, e
di

grhen Liieratur, pag. 41 e seg. In

stessa

opera,

data una lista assai estesa dei sinonimi


Dio,

rabbinici

nel
il

significato

ma

piii

non sono da prendersi

in

esame per

nostro assunto.

'

[31]

DAVID CASTEUJ
il

g7

vano Dio Hotto

duplice aspetto dell' infinito

tempo e

deirinfinito spazio.
di

ci6 e probabile, date le relazioni


alciini
ti;ra\H\i

Shim'on ben Sliatah con


degli antecedent!

persinni.

noi basta di avere accennato I'uho di queto

nome
stemo

come uno

talmudici della Cabbala,

e certo dei piu significant!,

non solo

perchfe lo

nome

e usato dai CabbaliHti per indicare ofa la prima,

ora la sesta delle divine ipostasi,

ma

perche

rabbini,

almeno da un certo tempo


nno spazio
Altro
tafisico, b

in poi,

pensavano Dio come

infinito

che contiene TUniverso.

nome

divino, che

pn6 avere significato me-

qnello di potenzaj forza; cosi nel

Talmud Dio

non

di
il

rado cbianiato Ghetmra die anche nel la Cabnorae di una delle


Sefiroth, ciofe di quella ipo-

bala h
stasi

che rappresenta la Giustizia. Gheburh e chiamato


riil

Dio principalniente qiiando apparisce sul Sinai per


velare
il

decalogo,

"

qnando minaccia

di punizione

sno popolo, se sara ribelle alia legge,' e quando ispira


i

piu

alti proteti

*.

Ma
i

anche piu
di

significativi dal lato metafisico

8ono

pronomi

intesi

prima persona An^, come nomi divini, quasi


oi*a

e quello di
si

terza

Hu

volesse

indicare la

personalita per eccellenza,


stessa
Into
si

annuncia
s'

si

che

individua e

come quella che da 86 aifernia come lo, Tessere assoafferma se stesso; ora come 6
che
lo

tale riconosciuto dagli

uomini,
si

chiamano
o,

Awi,
il

[uegli di cui

veramente

pu6 dire che

giacch^

./er.

Berachoth VII, 2; Naxir. V. 6.

ififri, I,

112; Shaftbath, 87*; Maeehoth, 24; liorojcth,

8.

'
*

Meffhillh,

PetikUt iU

31^ Rab

Kalianii, lao*.

38

SECTION SEMITIQUE
di t-erza

[32]

pronome
II

persona in ebraico significa anclie

e,

la terza persona del verbo essere.

passo della Mishna, che sarebbe la piu antica

fonte talmudica cbe


di

nomi

divini,

nella testa delle


Avvi

da a quest! pronomi il significato e quello dove Rabbi Jehuda vuole che capanne s' invochi Dio in questa forma:
^

va-Hu osanna

che e rimasto sacramentale nelle

preghiere ebraiche. I due pronomi sono passati poi nella

Cabbala a rappresentare due


per essa ^ divenuto

ipostasi, due/Se^ro/A, anzi

nome

di altra Sefira

anche

il

pro-

nome
cui
si

di

seconda persona, e anche quello

di terza per-

sona femminile.

Ma

noi fermiamoci ai due pronomi di

trova cenno ncl Talmud.


critica

Non

da

tacersi per6
'^

che la

moderna, rappresentata qui dal Geiger,

ha voluto correggere la lezione del passo citato, e invece di: Anl va^Hu, im ^3i5, leggere, niiT i<3t< Anna Jahveh; e allora, se questa congettura tbsse
I'uso di questi

da accettarsi,

pronomi come nomi


Geiger sta
il

divini

mancherebbe

nel

Talmud

della sua primitiva sorgente.


fatto che
i

Ma

contro

la congettura del

manoscritti,

le edizioni antiche, gli antichi

commentatori, I'antico

lessico

talmudico di Natan di

Eoma hanno
il

due pro-

nomi, con la sola differenza che


tano, le due antiche edizioni della

Talmud

gerosolimir

Pesaro,

il

citato lessico

danno

i<in

con

1'

alef

Mishna di Napoli e di talmudico ^ e il Machzor Vitry * come generalmente si scrive il

* *

SuccMi, 46.

Ozar Nechmad,

III, pag. 119.


et in

'

Rabbinovicz, ]'ariae Lectiones in MiscJmam

Talmud haby'

lonicum, vol. Ill, pag. 1.^, nota 6.


*

Pag. 447 e seg.

[38]

DAVID CA6TEUJ
di terza pei>^ona, e

10

pronome
THl;

non

la scrittura deficiente
^^ruficii.

ma
Di

questa e una differenza soltanto


piu, oltre questa

prova

estertia,

abbiamo come
il

prova interna della correttezza della lezione vulgata

contesto della Mishna ntessa. Rabbi Jehuda viiole espri-

mere

in

quanto

alia

forma della

i>rogliiera

una

diver-

sita di

opinione da quella antecedentemente euunciata.


si

Ora se

leggesse
vi

come vorrebbe

il

Geiger, queeta

dif-

ferenza non

sarebbe piu.
',

In un altro passo poi del Talmud


del significato delle lettere,
in
si

dove

parla

dice die la combinazione


si

forma un nome divino, e


la lezione

accorda in ci6

pert'et-

tameute con
pare molto

vulgata della Mishna. Ora non


si

una gua.<ta lezione. Per ultimo un accenno die due pronomi Ilu e An^ rappresentino nomi divini lo abbiamo anclie nel Midrash. ^ Per lo che teniamo die tino dai tempi della Mishna si sia dato ai rammentati pronomi tale mistioo significato. E per ispiegare la maniera per la quale i
facile

die gia

fosse introdotta
i

rabbini vi siano giunti, arrischiamo

la
si

congettura che,

senza averlo detto esplicitamente,

siano fondati sul


:

passo biblico del Deuteronoinio 32,39 che suona


.471^

i4n),

Hu,

le quali

parole certo lett^ralniente non signi-

ficano altro se non: lo, to sono quello;

ma

non ^ da

maravigliarsi

che

rnbbini

vi

abbiano

veihito

due
Ztid"

nomi

della Divini ta.

Nomi

di significato

morale sono

'fob.

buono^'

Shahhnth, 104'.

Echu

liabhati, intio<iuzKine, verso la fine.


77^'
;

'

Jer. Ifatjhitja,

Berthith Rabbh, 4.

'

90
dikf giusto,
^

SECTION SEMITIQUE
Shalom,
pace,
^

[34}

Rahamanh

o Rahman, piepregliiere,

toso,

nsato molto

comunemeiite

nelle

passati poi
listica.

anche

tiitti

questi nella terniinologia cabba-

Finalmeiite

iiomi divini die nel

gono non spiegati sono quelli indicati r lino di dodici, e 1' altro di quarantadne
senza dirci qnali queste
pronunzia. Solo
si

Talmud rimancome composti


lettere,

ma

siano e quale ne sarebbe la

accenna che questi nomi segretissimi


s'

ed efficacissimi non

insegnavano ormai

se

non a

quelli

che per la santita della vita se ne mostrassero degni.*


L' Isaacita

nel

non
gia

conoscerli;

commento a questo passo ma il suo nipote Rabbenu


avvertito,

confessa di
Tarn,
di

come

sopra

abbiamo

mostra

conoscere
lo spieghi.

quelle di quarantadue lettere, sebbene


I Cabbalisti posteriori poi
'"

non

non hanno

esitato

a darne

ampia spiegazione. Deir altro nome piu complicato, ma egualmente misteriosissimo, composto di settantadue lettere, non si ha cenno nel Talmud, ma solo nel Midrash" dove si dice
che tal

nome

era contenuto in una parte delle lettere


4" del
i

comprese nel verso 34 del capitolo


I Cabbalisti invece

Deuteronomio.

hanno formato

settantadue nomi
let-

segretissimi di

Dio dalla varia combinazione delle


dell'

tere dei versi 19, 20 e 21 del capitolo 14


'

Esodo.

Beresfhith

Rahha,

1.

* ^

Sifrl, I, 42.

PesaJiim 39'; Shekalim, 8^:

Babh

Mezi'a,

3':

Chethuboth, 45*;

Ghittin, 17*; Cherithoth,


*

T.

hidduithin, 21'.

CoRPOvEuo, Sefer Pardes Rimmonim, Sha'ar Perath hashshemoth.


Bereithith

*
'

Rnhbh, 44; Vaikrh Rabbh, 23.


citato.

CoRDOVERO, luogo

[35]

UA\ ID CASTELLI
mostrano cogniti
e
i i *

91

di ci6 si

commentatori del Talcorona di


fij^lio

mud, r Isaacita
Altro

Tosafisti.
fe

nome
quale

divino
il

qnello di Arhetriei

Die

col

sacerdnte

Rabbi Ishmael

di

Elisha cbiama Dio apparso^li nel recesso del Santuario.*


fc

evidento che di qui

Cabbalisti lianno preso

il

nome

di

Cheter, corona, per indicare la prima delle ipostan

divine.

Ma

ragionevolmente

lo

Znnz

'

il

Bacher*

sospettano che qnesto passo talnnulico Bia nna recente


interpolazioiie.

IX.

Alia teorica dei nomi e delle ipostasi


qiiella del Mctntron,
gli

si

riconnette

essere iiitermedio fra la Diviniti e

nomini,

ma

di natn7*a
il

non bene
si

definita; perchfe ora


il

appare soltanto come

primo degli angeli,

piu ec-

celso degli esseri creati, ora


di

rappresenta quasi come

natura divina, e piuttosto da questa emanato. Si


sul

disputa

significato

e la derivazione di questa pa-

rola certo

non

di origine ebraica

ne semitica.
clie alcuni

Fra

le

proposte etimologie
vedervi
il

rammenteremo
^

vogliono

Mitra persiano,

altri

un vietathronon o un

'

Vedi

coinmenti a Succhh, 45.

* ' * '

Jierachoth, 7*.

Die

finttfigdieustUchen

Vortriigr der
I,

Judm,

pg.

1>4,

not*

t.

Die Agadn der Tannaiten,

pag.

2i8.

Vedi Krai'88

S.,

Orieehiache und lairiniMche IjehmtrtirUr im TalI,

mud. Midratth und Targvm,


*

pag. 260 e aeg.

KoHUT

A..

Ueher die jilditche AngelolfMur und Do^momolotue %n

hrer Abfu'ivfjigkeii

vom

Parxisviux, pag. 36-42.

92

SECTION SEMITIQUE

[30]

metaiyrannon, derivaiidolo cosi dal greco, e altri la parola latin a metaior.

Se

11

oi

stessiino

a due

jiassi

del

Midrash

dove

Metatron e soltanto di misiirare i confini della terra proraessa, la sua identificazione col latino metaior sarebbe da accettarsi. Ma altri j^assi fan no del

officio del

Metatron un essere bene


identificato col principe del

altramente

importante.
ha'olam,
^

mondo, Sar

come

se ^a Dio avesse avuto


il

1'

incarico di goveraare tutto


il

create.

detto ancora

principe della divina precolui clie dinanzi a quella

senza, Sar happanim^

come
''

pu6 preseu tarsi senza velo. E chiamato il grande scrivanOj Safrcb Babbh* come il maggiore ministro della
oorte celeste.
le

il

giovane sacerdote, Na'ar,


in

clie offre
^

anime

dei

giusti

espiazione d' Israel.


clie

Ma
il

ci6

che

lo ta quasi di

natura divina, e
lui si

porta
il

nome
scrit-

stesso di

Dio

^
;

perche a

applica

passo
io

turale," nel quale

Jahveh dice a Mose:

Ecco

mando

r angelo dinanzi a te per guardarti nella via e per condurti al luogo che ho preparato. Riguardati dalla sua

presenza e obbedisci la sua voce, non gli essere

ribelle,

perche non perdonera


il

le

vostre mancanze, imperocche


lui .

mio nome

dentro
si

di

Come
si

sopra abbiamo
parla
di

accennato, qui non


*

sa

bene se

un an-

Si/re, II,

338

Bereshith Habbh, 5.
i

Jehamoth, 10*; Holin, OQa e

Tosafisti in questi

luoghi.

'

Tanhumh, Ethhannan

6, e la

nota del Buber

cf.

Echo. Rabbati.

Introduzioae sopra Isaia 22,


*

1.

Pseudo Jonathan, Genesi,

6, 23.
il

Bamidbar

Jiabbh, 12.
12'',

Secondo

Talmud

il

sacerdote celeste sa-

rebbe Michael. Haghigh,


* '

Menahoih, 110^

Sanhedrin,

38''.

Eaodo, 23, 20 e seg.

"

[37]

DAVm
creato
,

CASTFJ.LI
con8idei*ato

Oft

gelo

del

Malach

come

uiio

sdoppiamento
Miiliicli (lella
jl

dell'

essere

divhio.

Ma, quando

qiietfto

Scrittura divenne

iiella tcosofia taliiiudica

Metatron, era facile che alcuno tenesse quento quasi un secondo Dio. Ditatti si asHeriHCO che 1' erenia, nella
il

quale cadde
si

^\k nomiiiato Elisha ben Abujj&, ({uaiido


i

dette a studiare

misteri religiosi,

t'u

appuiito questa

di

credere che Metatron fosse una persona divina. Difii

nanzi al rigido monoteismo giudaico tale errore

giu-

dicato peccato irremlMsibik, tanto che lo stesso Elisha

diceva di avere
tevi,

udito

da una voce misteriosa


Elisha.
'

Penti-

figli

ribelli,

eccetto

Cosi egli sarebbe

Htato escluso dal poter fare penitenza del suo peccato.

Per6 la stessa incertezza a cui avevano dato luogo


le

non bene definite espressioni del 'J'almud e dei Misi

drashim sulla natura del Metatron,


la

ritrova nella Cal>-

bala posteriore. Imperocchfe ora viene identificato con

Shechina ultima delle


il

dieci ipostasi divine, ora ^ te-

nuto

messo

di lei,
lei

il

suo angelo, come essere da

lei

distinto ed a

inferiore.
il

cosa singolarissima poi che

Metatron secoudo
la

altra tradizione e identificato con


frase usata nel

Enoch. Si sa che
dice,

Genesi rispetto a questo patriarca 6


si

diversa da

quella comune, giacche non


:

come
sa-

per gli
1(1

altri
.

mori
ci6

ma

non era

piii,

perche Dio

prese

Da

nacque

la

leggenda die Enoch

lito

vivo in cielo fosse trasformato in angelo.

Ebbene
dif1'

quest' angelo,
fusa,

secondo una tradizione poi molto e Metatron, e ci6 non pu6 accordarsi con

al-

'

Ilagliigh, 15'.

CoRDOVEUO, opera

citata,

Sha'ar 'Atxhh harhektHnujiM.

d4

SECTION SEMITIQUE
principe del

[38]

tra opinione che lo fa


creazione.
^

mondo
si

fino dalla

Abbiamo veduto che


in ebraico

il

Metatron

cliiama anche

Na'ar, giovanetto, fanciullo, e siccome questa parola ha

come
anche

Jialo,
il

iu greco,

puer in

latino, garzone

in italiano,

significato di servo, sta

a rappreTutto

sentare

il

primo ministro della corte


1'

celeste.

ci6 induce a credere clie


sia dal

etimologia di questo
il

nome

greco fiera dgovov , dopo

trono, cioe colui che


clie

immediatamente sotto il trono celeste, dopo la Maesta divina, il prinio luogo.


sta

occnpa,

X.

Da
si

questo essere di natura non bene definita,


dell'

ma

che pure ha piu

angelo che della ipostasi divina,

passa facilmente a dire degli angeli, quali nel Tale nei piu antichi

mud

Midrashim sono
siano
rabbini,

concepiti.

naturale che gli angeli


dei

ammessi

nelle

credenze religiose

dacche cosi

esplicita-

mente, come abbiamo veduto, se ne parla nel Vecchio

Testamento.
estesa.

Ma

questa credenza fu molto svolta ed

La

Scrittura non

aveva detto nulla


sono creati, e

sull'

origine

degli angeli e sulla loro natura. 1 rabbini determina-

rono in prima cte

gli angeli

li

distinsero

da Dio. Anche il Malach Elohim o Malach Jahveh, clie, come abbiamo veduto, nella Scrittura si coptbnde spesso
con
la

Divinita, e secondo

il

Midrash da questa

di-

'

Vedi

Tosafisti ia

Jebamoth

lO", e in Ilolin 60.

139]

DAVID CASTELLI
*

gli augeli

verso.

8i disputa fra

due dottori e

turono

creati nel secondo o nel quiiito giorno della creazione

ina

nessuno sostieiie
si

die a questa tbssero anterioii. che avrebbero un* eaiatenzsL

Per6
luogo

riconosce che soiio immortali,' nebbene in altro

si

parla di angeli

teinporanea, ed o;ni giorno uscirebbero da un fiume


ardente, e poi

ne

sarebbero

di

nuovo

assorbiti

per

iiscirne di iiuovo la

mattina appresso e cosi

di seguito

airinfinito.

In generale questi angeli,

come

quelli

che

torniano la corte divina, sono detti angeli del servizio.


Malaclie hashshareth, sono in

numero

grandissinio, e co-

stituiscono la famiglia superiore n'rptt

Sc K*'?^
;

Fnrono poi
e
i

divisi in diversi ordini

ma

il

Talmud
o

piu anticbi Midrasliim non andarono di la dai nomi


si

che

trovano nella Scrittura, e

gli dissero Hajjoth

santi animali,
chiel,

Ofannim ruote, come nella visione

di Eze-

Serajim

come

in

quella d'Isaia,

Cherubim come

nel Genesi e poi in Ezechiel, e Malachim, che da

nome
dei

generale divenne speciale di nn ordine.

'"

come accadde
celeste

per

il

nome

angeli anche nella gerarchia

padri e dei dottori cristiani.

Questi ordini angelici turono poi portati a dieci

non solo dalla Cabbala,

ma
".

anche dai

(ilosofi teologi,

pero con nomi diversi, tbndandosi su quelli che qua e


la trovansi nella Scrittura

'

Shemolli JiahhU,

2.
1.

BereahUh Babbh,

'
*

Sifrh, Vaikrh, cap. 2.


Jlnyhiya, 14; Berejt/iith Jlnbtni, 78.
L'oiih

llashxhamt,

24'';

Aln^da Zarh, 4a'':

^f-rhiUhj

Bahodf^, 10;

Sif,'}-,

II, ;30G.

Maimonide, Jettode Hattorh, 2,10.

96

SECTION SEMITIQUE

[40]

non solo ai varii ordini furono assegnati varii nonii, ma anche ai singoli angeli. Gia in Daniel si trovano, come abbiamo veduto, Michael e Gabriel, nel libro di Tobia (3,2b 12, ib) Rafael, nel 4" di Ezra Uriel
;

(4,

e questi quattro

nomi furono
i

adottati

dai rab-

bini

come

quelli

di quattro fra

principali angeli. II

significato di questi

nomi

e certo.

Michael

significa

chi e
fael,

come Dio?;
Dio risana
Suriel,
;

Gabriel,

uomo,

o forza di

Dio

Ra-

Uriel, fuoco o luce di Dio.


si

Come uno
rammen-

degli angeli die

presentano dinanzi alia Divinita e


il

nominate
tato nel

allontana, o Dio,

quale e

Talmud, perche dette prudenti consigli a Rabbi


^

Ishma'el.

Angelo poi
il
^

di straordinaria

grandezza, die

starebbe dietro
detto Sandalfon.
riva dal greco
del Kohut,^ e

carro

portatore del trono divino, e


i

Strano nome, che secondo


confratello,
di
^

piu de-

ovicide^icpoc,,

ma, ad opinione
di lingua

un composto
il

due sostantivi

pehlvi e significa signore dell' altezza. Dalle straordi-

narie dimensioni che

gelo, parrebbe che qui

Talmud attribuisce a quest'anil Kohut fosse nel vero.


il

Ma
molti

a questi nomi ne furono dai mistici aggiunti

altri.

Alpuni ne da
quale

libro di

Enoch, che pare,


fosse

non

si

sa bene in

redazione,

cOnosciuto
dell' opera

dagli antichi rabbini," e


'

non sarebbe prezza

Berachot, 51*.
Ilaghiga,
13"^.

'
*

Krauss
Opera

S.,

opera citata, pag. 192, 203.

citata, pag. 43.

Un

lavoro speciale molto utile per questa parte del misticismo


les

6 stato fatto da

MoYse Schwab: Vocahulaire de I'Angelogie d'apres Manmcrits hihreux de la Bibliotheque nationale. Paris, 1897.
*

Vedi Jellinek, Beth JImnmidrash, II, pagina


e seg.

XXX

e seg,, V,

pag.

XLI

[41]

DAVID CASTKUA
fermiamoci
creilenza
varie

7
ag^li

riferire qui tutti quest! noini. Pinttosto


offioi

attribuiti

ad alcuni augeli.
di

In prima e

origine

biblica

)a

che

molti di essi presiedono e tutelano le

uazioni.

Abbiamo
Daniel.
II

gia veduto ci6 che ne ne dice nel libro di

Talmud da nn iiome
e
1<>

al
' ;

genio protettore

della Persia

chiama

Dobiel

del quale e facile

vedere

1'

origine nella secondii


clie

fiera
,

della

visione

di

Daniel,

in

forma

di orso

in

ebraico

Dob

i-ap-

presenta la
biiii

monarchia

persiana.
il

Ma

secondo

rab-

ogni nazione ha in cielo


il

8Uo principe,

il

suo

Sar^

8U0 genio tutelare.

siccome, stiindo airotno-

grafia rabbinica fondata sul capitolo

X
il

del Genesi, le
i

genti sono settanta, altrettanti sarebbero


protettori. Qiiesta credenza

lore angeli

ha

forse

sue prime fon-

damento nella versione alesnandrina che, dove il teste stabili i confini dei popoli secondo il ebraico ha mimero dei figli d'Isi'ael, traduce Kara doiil/uijv dyyEAov dEOi) che suppose un teste 't'S "2 invece di
:

"

rabbin i su questo stesso passo biblico immiigila

narono

leggenda che, gettate

le sorti

fra

Dio e

gli

angeli a chi toccasse la tutela dei vari popoli, a ogni

angelo tocc6 una gente e a Dio

il

popolo ebreo \
Daniel, che,

Ma

ci6 e in contradizione col libro di

come
Mi-

abbiamo gia
gl' Israeliti,

detto,

fa
altri

Michael
passi

1'

angelo tutelare de-

e con

del

Talmud

e del
si

drash che con questo


*

luogo

della Scrittura
Talmud,
cf.

accor-

J&inh

n,

nelle edizioni integre del


2iJi*.

Kajhukovics,

opera citata, TV, 2, pajr.


*

Detiteronomio, 32. 8.

'

Pseudo Jonathan 32, b


du XII'** Comfri* dm

e seg.,

Pirkh di

Ji.

Etitegtr,

M.
7

Aettt

OrUnlmlitt**.

Tom*

III.

96

SECTION SEMITIQUE

[42]

una terza tradizione^ Michael e Gabriel sarebbero ambedue i custodi d'Israele. sebbeiie si dica altrove che hanno natnva contraria, essendo il
daDO.^ Seoondo poi
prinio fuoco,
il

secondo neve.

'^

Fra

gli

atigeli poi,
il

che presiedono a diversi


gia nominato Metatron

offici,

rammentiamo prima
Sar
skel

come
da

principe e governatore del

mondo ^.
;

II

genio del mare,


al quale e

jam chiamato Rahah

in torn o

notai*si

una non piccola contradizione. Perche, mentre

in

un luogo del Talmud si fa che quest o principe del mare sia annichilato da Dio fine dalla creazione del

mondo,'^ in

un

altro luogo lo

vediamo ricomparire nel


il

passaggio degli Ebrei a traverse

Mar

Rosso.

Le

due leggende per6 provengono da due


della terra,

diversi dottori.

Altri geni piu particolari sono Ridja per Tirrigazione


'

Jorkamt per la grandine


"

Laila per

con-

cepimenti umani,

imo

della concupiscenza,^^
si

un altro
tu^^

della coUera." Finalmente


telari,

ammettono due geni

che
Joma

accompagnano sempre ogni uomo


77*, Jallait Shim'oni, Genesi
18.

e lo

132.

Shemoth Babbh,

'

Bamidbar

JRabbh, 12,

E
il

anche in questo punto e da uotarsi un


citato passo del Jalkut,
il

disaccordo, perche, secondo

fuoco sarebbe
il

Michael, mentre e chiarissimo nel Talmud che Gabriel e


fuoco. {Peaahim, 118*).
*

genio dei

Sat) hedrin 94:^; vedi

il

commento
118''.

dell' Isaacita.

* * ' *

Baba Bathra,
'Arachin, 15

74**.
;

Pesahim,

Jomh, 21"; Ta'anith, 25*.

Pemhim, 118\
Xiddh,
1(!''.

"

*^
'*

Berehith Rabbh, 86.


Est^-r Rnlibh, I, 10.

**

Berachoth,

<I0'':

vedi

il

commento

dell* Isaacita.

[43]

DAVID CA8TEU.I
ogiii sera di sabato,

\^
la

benedicono

quaiido
altra

festa

i*

68-

k servata
al

dovere

'.

Secondo un'
di in

opinione quenti

due geni sarebbero


I'altro cattivo.
^

natura
queftti

divei-Ha,

T uno bnono e
riconoscore
la

facile

personificazioiie delle tendenze deiraiiirao timano,

I'liiia

bene, I'altra al

male^

XI

Air

esisteiiza

degli

angeli e dei geni

benefioi

riconnette quella dei demoni e dei geni nialefioi. An-

ohe qiiesta credenza


ria la sua

lia

nel Satan di
e

Job e

di

Zacha-

prima origine,
si

certo ;mclie nel serpente

tentatore del paradiso terrestre,


*

ma come

quella degli

angeli benetici

fe

poi niolto ampliata.


il

Satan
Egli e

e divenuto proprio

genio del male

6 lui

Tautore di tutto qnanto


il

di cattivo

avviene nel mondo.


gli

malvagio tentatore, per cui tutto quanto


di

uomini opeiimo
Egli
(

male, I'operano per sua istigazione.


*,

I'angelo della morte


la

considerata nella teologia


gli

come
posti,

punizione a cui tutti


il

uomini sono sottointerpreta,


fe

dopo

peccato d'Adamo. Egli o detto Sammael*


o

che significa veleno di IHo^


il

come

altri

piu potente veleno

e sotto quests

nome
1'

nemico

dei

buoni angeli Gabriel" e Michael", ^


'

avversario

Sliabbath, lllV'.

*
'

Ibidem.
Berachoth,
(>1.

Itnbh Jlathrh, 16*.

Shemoffi Unbhii, 18.

*
'

Ibidem.
Soth,
10'*.

100

SECTION SlfcMITIQUE
^

[44]

d'Israel

e tenuto
i

il

principe di tutti
sofxo

demoni.

Perin

che presso
gra,n

Eabbini questi
.

creduti
j

esistere
pi\a
.

numerp^
.

Un cenn o
,

s^ll,'

esistenza di
dei

angeli

mal^fipi si vede
(78, 49)
;

anche

in

uno

piu recenti ^almi


aja-

ma

nell'

aRgelogia rabbinica sono molto^


daiinosi,

mentati.
bald^
;

Sono cliiamati angeli


la

MalacM

hah-

e sotto

guida e

il

coraando del loro capo


definisce

portano nel

mondo ogni
Sono come

specie di guai.
si

Nella teologia talmudica per6 non


la loro natura.
essi cattivi

bene

malvagi fino dalla


splendore

loro origine,
geli
ribelli e

o,

nella teologia eristiana, sono an-

decaduti dal loro

primitivo
di
i

Tacetidosi affatto nel


hione,' 6

Talmud

questa seconda

oj)ii

da tenersi che, secondo

rabbini, Satan e

suoi sottoposti siano immaginati cattivi e nialefici per

loro originale natura,

questa.

tenuti gli

non per un corrompimento di anche i due demoni 'Azzh e 'Azzael, cbe sono spiriti che ebbero commercio con le figlie
di cui si parla

deir

ubmo

nel Genesi (6,2)


di loro

sono rapdi-

presentati,

come gia malvagi


il

natura e non

venuti tali dopo

peccato.

Un

Midrasli

posteriore
fossero
il

vuble al contrario
origine

che
^

Shamazai e 'Azael

in

angeli

buonr e decaduti solo dopo

peccato

c6n
' '

le figlie dell' liotno.

questi angeli cattivi le credenze talmudiche agaltri

giungono

esseri

intermedl
Jitthin,

fra

demoni

gli

uomini. Sono detti


*

spiriti,

potenti Shedin, dan-

Shemoth liabhh
Hhabbath 65^

1.

c, e Debarim Babba, 11.

Shemoth Babbh, 21.


;

^ * '

Chethuboth, 104.
il

Jomh,

67*;

vedi ivi

cominento

dell' Isaacita.

Jalkut Shim'onL Qnesi, 44.

[45]

DAVID OASTEJJJ
Mazzikin, e

101

iiGg^iatori

nofturni
si

LUin, }>drch^

si

tiene

che la loro inaleficenza


di notte.

estrinseclii

principalmento
loro antecedente

Ed anche

qiiesti

lianDo

il

biblico nei SItedim del Deuteronoinio (32, 17; e di


dei pill recenti

uno

Salmi '106, 37
di

i.

L'ongine
niodo. Oi'a
si

questi

esseri

e spiegata
,

in

doppio

dice che rimasero imperfetti


,

percli^ creati
fii

nel crepuscolo del sesto giorno

non

oi

tempo

di

oompirli che incominci6 intanto la sera del sabato;'

ora

si

dice che nacquero dal connubio di


spirito

Adamo

oon

un malefico

femminile detto

Lilit,"

che vediam6

gia nella Bibbia (fsaia, 34, 14)


Inoglii incolti e deserti.
C^uesti

come

cattivo genio dei

esseri

recano

agli

uomini

piii

generi di

danni; quindi rorigine di uno dei loro nomi test^ aocennati.

Ma

la loro

maligna indole ha

nel

medesimo

tempo qualche cosa di iimoristico, e al diabolic aggiungono il coraioo. Sono in numero grandissimo, sioch^ se alcuno
Si
affollaiio
li

potesse vedere, ne rimarrebbe atterriti.


le

religiose,

ad ascoltare producono agli


^

prediche e

le

conferenze
loro attrito

altri

uditori col

stancliezza alle ginocchia, tremito alle

gambe, e oon-

sunio degli abiti.

La

loro natura e cosi definita: in tre cose gli Shesimili agli angeli, e in tre cose agli

din sono

uomini.

hanno ale, volano da un estremo alTaliro del mondo, e conoscono I'avvenire; come gli * uomini mangiano e bevono, si riproducono e muoiono.

Come

gli

angeli

Aboth, 5, 6; Pennhim
Jrubin,
18''.

r>4*:

Berethith Rabbik, 7.

Berachoth, H".

Haghigi\ 16*.

J02
II

SECTION S^MITIQUE

[46]

capo di quest! geui inleriori e detto Ashmadai^ che ^ I'Asmodaeus di Tobia (3, 8). Questa parola forse significa distruttore, danneggiatore dalla radice Shamad con
I'alef prostetica e la
il

desinenza nominale.

II

Benfey

Kohut^ vogliono invece vederci VEshma-deva persiano, il demone della concupiscenza. Di questo malefico genio si favoleggia die cacciasse Salomoiie per un * oerto tempo dal trono e in persona di lui regnasse.
Talvolta poi
tori e

questi Shedin

si

mostravano

ai dot-

con loro parlavano, dando ancora buoni

consigli.

Si

rammenta un Shed per nome

Josef, che era in relae diceva loro

zione con
liberarsi

Rab

Josef e

Rab Pappa,
I'intendere
il

come

da certe cose credute


^

di pericolo

a cagione
^

degli altri Shedin.

loro linguaggio e

annoverato fra

piu alti gradi della scienza.

Come
spiriti

si

poteva

entrare in relazione

con

questi

inleriori, cosi si

credeva che non fosse negato


merito e di piu santa vita co'

ai dottori di piu

alto

municare con

gli

angeli,

e per

loro
si

mezzo predire
passa dal mistisi

I'avvenire e operare miracoli. Cosi

cismo teorico a quelle pratico, come piu tardi


la

distinse

Cabbala del pensiero, Cabbala


L'angelo che piu spesso degli

'ijjunith,

da quella

deH'azione, Cabbala ma^asith.


altri si dice trovarsi
^

in relazione

con
110'.

dottori e Elia.

ci6

si

spiega

fa-

Pemhim,
Opera

Ufher die Manatsnamen emiger aUen Volker, pag.


citata, pag. 72 e seg.

2(>1.

GhMin,

68.

Pesahim, 10".

Succhh 128
Ibidem.

Babh Bathra

134'.

Berachoth 3*

Chethuboth

106**

Sanhedrin 98.

frj

DAVID CASTELU
si

KM

cilmente se
nonio,

oonsidera die queeti in origine fu un

prima

di essere assuiito alia


facile clie

natura angelica; e

quiiidi 6 pill

Ma

6 Htrano che

altri uomini comunioaMe. anche I'angelo della niorte talvolta


e,

con

contabulasse con loro,

dimenticafido la
'

Miia

maligna

natura, desse anche buoni connigli.

Questo connmic;ire

un antecedente talmudico di qnello che poi ammisero CabbaliKti, cio^ che piti
con
j^li

angeli

certo

degni di loro avessero un angelo

rivelatore,

Ma^j^hvl,

che insegnasse

pifi

arcani

misteri

delle

teosofiche

dottrine, e anclie Tavvenire, e in genere cose segjete

e agli altri uomini ignote.

Agli angeli, ai demoni, agli Shedin


gli

si

riconnetUino
attri-

spiriti

dei

morti,

anche

ai quali

il

T.almud
1'

bnisce
di

in

alcuni
in

casi di poter conosoere

avvenire e

comunicarlo

qualche

modo

agli uomini.
si

Lo
si

Spi-

ritismo

insomma, del quale tauto

parla e
t*a

scrive

ai giorni nostri,

e antioo negli uomini, e

parte del
piii

culto dei morti, che h certo

una

delle

torme

anti-

che della religione popolare. Sarebbe strano che non


si

trovasse nel Talmud, tanto

piii

che nella Bibbia se

da un lato si proibisce la negromanzia, * dairaltro e dimodoche e ne ammette come }M>9sibile 1' etiicacia rimasta celebre la negromantessa di 'En-Dor come evo;

catrice dell'ombra di

Samuel.
dei
si

Si

discut^ quindi *nel

Talmud

se gli

spiriti

morti

sanno o no oi6 che


talvolta cono*

avviene nel mondo,

ma

ammette che

scono I'avvenire e
*

lo

comunicano

agli uomini.

Si sta-

lierachoth, 51*.

Levitico 20,6; DetUerononno 18,11.


1"

Samuel 38,7-25.
5fi.

Beraehoth, 18'': Satihedrin,

104

SECTION S^MITIQUE

[48]

bilisoe
i

che Iianno una diversa sorte secondo le colpe o meriti della loro vita, e si dice che staniio sotto il
di

comando
silenzio,

un genio chiamato Dumd,,

che significa

nome conveniente a

chi presiede ai morti.

Ma
na
non
clie

del resto iiella dottrina intorno all'anima

uma-

bisogna ammettere di natura diversa dal corpo


si

mortale, dacche
si

parla di spiriti di morti,

il

Talmud

accorda con la Cabbala nei due punti che que-

sta ha di diverse dalle


la pluralita delle

comuni credenze. Questi sono:

rebbero o no,

anime di diverso grade, che esisteneiruomo a seconda dei suoi meriti, e


primo punto non deve indurre
trova nel Midrash
^

la metempsicosi.

Intorno
il

al
si

in errore

cenno che

dei

cinque

dell'anima Nefesh, forza vitale, Ruah spirito,

nomi Neshamh

anima, Jehida unica, Hajja vivente, che corrispondono


alle
si

cinque anime dei cabbalisti: perch^ in questo passo

dice che

V anima h unica
significare
si

e
i

con

cinque nomi

si

vogliono

soltanto

suoi diversi

attributi.

In altro luogo poi

dice che,

come Dio
^

e unico nel

rUniverso, cosi I'anima e unica nel corpo.

questo,

come

dice

il

Poeta, e contro quelle error che crede, che

un'anima sovr'altra in noi s'accenda .* Solo si parla di un 'anima di piu che gli Ebrei avrebbero nel Sabato ^
[Neihamd, jeterh)
;

ma

probabilmente ci6 deve intendersi

in significato allegorico,
diletto,

come un sentimento

di religioso

che

pii

provano nel giorno consacrato al Signore.


Sanhedrin. 94.

* *

Shahhath,

126'*,

Bereshith Rabbh, 14.

Vaikra Eahbh,

4.

'

Divina Commedia, Purgatorio^ IV, 5 e seg. Ta'anUh, 27^; Beeh, 16.

[49]

DAMD
hi

CASTIiL14

106
in altri ourpi in

Delia trasmi^azione delle anime


tiitta

talmudica non hi paria mai, m* Bempre si tratta del huo dipartirsi dojKj la morte del corpo, o in uii luogo di pena temporanea o etema, o
letteratura
in luogo di beiititiidine.
'

Nel Talmud
;

si

animette chiatutti

nanno deve contbndere quest' opinione con quella della metempsicosi perche altro e che le anime preela.

rameiite

preesistenza dell'anime

ma

ohe non

si

sistano ai corpi, altro

che

trasnii^rino da

uno

in di-

verse corpo.

Nonostante,

alcuni

Cabbalisti

hanno voluto
nell'

tro-

vare un accenno alia metempsicosi


si

opinione che
(3" sec.

attribuisce a

Rabbi Shim'on ben Lakish


lo stesso di

di

C.)

die Elia profeta era


^

die

il

sacerdote Pivis-

nehas.

Questa identita

persona IVa due uomini

suti a distaiiza
bile,

almeno

di quattro secoli

non

fe

spiega*

dicono

Cabbalisti,

se

gli

antichi

dottori

non

avessero

ammesso
i

la trasmigrazione delle anime.

Ma
al-

h tanto ci6 che

Talmudisti hanno detto intomo

ranimn, e

in

tante forme,

che non

vi

e ragione per

supporre che solo con questo indiretto ed

oscuro

ac-

cenno avessero alluso

alia dottrina della trasmigrazione,

se vi avessero creduto.

Tanto piu che non


Di
piii

e certo que-

sta la parte piu peri col osa delle dottrine cabbalistiche

da dovere tenerla segreta.


I'identita fra Elia e

da dubitarsi se

Pinehas e verament^ un* opinione

'

Jiosh-/iashshanh, Ki^ e seg.


Sifre, II, 144: Jebamoth, 2*, tiS";

Abodhsarh^h^-

mUk,

!:

Vaikrh Rabbd, 15.


corpo amano,
vedi
il

ma

il

Nei passi talmadici la parok rp3 non rigwifi luogo dove lo anime preeeiatonti son depoaiteti^:

commento

dell' Isaacita.

'

Jalkut Shim'<m\, Nameri 35, 11.

106

SECTION S^MITIQUE
ben
Lakisb,

[50]

di Sliim'on

oppure

gli

fu

erroneamente
vuolsi

piu tardi attribuita.

Dimodoche, spieghisi come

questa. pretesa identita tra le


oi

due indicate persone, non

sembra questo

sufficiente indizio per porre tra gli

antecedenti talmiidici della Cabbala anche la credenza


nella metempsicosi.

Xll.

Piuttosto

da mettersi
si

tra

questi ci6

die nel

Talmud

e nei

Midrashim
si

dice piu volte intorno alle


il

letter e dell' alfabeto,

a per

loro pot ere miracoloso

e creativo, sia per


si

il

significato esegetico clie ad esse

attribuisce.

La

diversa combinazione delle lettere e detta Zi-

ruj\ e si crede

che mediante questa

il

mondo

sia state

creato, e

si

possano operare miracoli. Questa supersti-

zione trov<S poi

ampio svulgimento anche nel primissimo formarsi della Cabbala alcuni secoli prima che
ordinatamente costituita
Si sa
in

fosse

compiuto sistema.
combinazione delle
su
di

quanta parte

la diversa

lettere abbia nel

libro Jezirh,
i

come

essa

si

estendano anche
sito

piu antichi commentatori.


dell'

Un

appo-

Midrash suUe lettere


il

alfabeto e quello cono-

sciuto sotto

nome

di Othijoth de Rabhl 'Akibd,. Ripetu-

tamente poi

di questo soggetto si discorre nello

Zohar

e nei Tikkunim.

Ma

tutto ci6

ha

suoi antecedenti nel

Talmud. Dio avrebbe creato tutti i mondi con la forza delle prime due lettere del tetragramma. ^ Rab diceva che
*

Menohoth.

20''.

(61]

DAVID CA6TELLI
il

lOT

Bezalel,

costruttore del tabernacolo, sapeva' fvimbi-

nare

le lettere

con

le

qnali tu create

rUn
ciii

verso,

e in

ci6 consisteva \o spirito di sapienza di

Dio Paveva

dotato.

Habbi
trascrivere

Islima'el avvertiva

fesHione era
i

amanuense,
libri

di

Rabbi Meir, che di pro> usare molta diligeiiza nel


libro

della Bibbia, percbe la deficienza o


lettera
'^

r Hj^giunta
rovinare
il

una mondo.
di
si

nel

della
ofz^ni

Legge pu6
limite del*

oltrepansando

r imniaginativa,
perfettissirai

esenti

ammette che se vi fossero ^usti da ogni peccato, potrebbero, memote


e vita

diante la combinazione delle lettere, creiire dei mondi,


o almeno esseri animati, e dar loro
uii

per

certo tempo.

'

Aberrazioni queste, dalle quali la Diente

umana

assetata del maraviglioso non ha mai potuto intiora-

mente
liigaci,

liberarsi.

Nel

Talmud restavano

cenni inolati e
di

che Ibrmavano soltanto una specie

mitologia

popolare, un folklore.
porzioTii

Nella Cabbala presero poi pro-

troppo superstiziose o troppo tuneste alia buoreligione.

na ed elevata parte della


dei mezzi
di

Rispetto poi al significato delle lettere

come uno
fra

esegesi della Scrittm-a, nella Baraita di

Rabbi
quelli

Eliezei- figlio di
il

Jose

il

Galileo

si

annuvera

valore iiumerico delle lettere considerate

oome

citre aritmetiche, e la

scomposizione

di

una o

piu pa-

role nelle lettere che le

parole.

Dell'

uno

compongono per tormarne altre dellaltro metodo di esegesi, oono-

Brrac/iOt/i, 55.

'Irubin, 13*; .Soth,

20.
il

'

Snnhedrin,

iM)^:

vedi

comiueoto

dell'

iMtaeiU.

108
soiuti

SECTION SEMITIQUE
dai

[52]

Talmudisfci
il

sotto
e
i

il

nonie

di

Ghsmatrjh

Notarikon,
rosi

Talmud

Midrasliim foruiscono numele lefctere dell'ali

esempi ^

Come

pure di disporre

fabeto in ordine diverse dal consueto e variare


degli oggetti e delle
lettere proprie quelle

nomi

persone, prendendo invece delle


corrispondenti
nella di versa di-

sposizione alfabetica.

Un
nel

esempio

di

ognuno
1'

di questi tre

mezzi inter-

pretativi varra a meglio chiarirli, e a

fame conoscere
nelle sue
,

medesimo tempo
II

irragionevole stranezza.

nome
di

di Eliezer servo di

Abramo da

lettere

considerate
318.

come

cifre

aritmetiche,

iTp^'^t^

la

somma

cosi significa

die egli solo rapprei

senta la schiera di
assail e vinse
stinese.
'

318 uomini, con

quali

Abramo
iden-

re conquistatori della
si

pentapoli pale-

Questa

chiama Ghematrja che alcuni

tificano al greco yQajUjuarela, altri a ysco/usTQla.

Esempio
grano
tdgliato

del Notarikon (voraQimv) sarebbe la spie-

gazione della parola biblica Charmel che significa orzo o


fresco,

scomposta nei suoi elementi Rack e Mel e


il

leggendo invece Mai per trovarci


quando
^ tenero.

senso tagliato tenero,


sostitu-

zione di lettere e la
bre Men^ mene
teJcel

Esempio finalmente di spiegazione che dava Rab

al celelui,

vfarsin di Daniel, che, secondo

nessuno sapeva leggere, perche scritto non con


prie lettere,

le pro-

ma

con

le corrispondenti,

prendendo ralfa'

beto alia rovescia e incominciando dall'ultima lettera.

Questi metodi

falsi

d'interpretazione, che renderebr

bero la Bibbia poco meglio che un sistema di logogrifi,


'

Berachoth

8"

Shabhath

\0^

Jomh

20*

MachchoU

23'' e

molti

altri luoghi.

Ntdo,rim, 32'

Bereshith Rabba, 43.

[681

DAVID CA8TELLI

100

iiirono portati a^li

iiltimi eccessi dai Cabbalisti, obe avevano bisogno per trovare nella Scrittura tutte ne

le aberrazioni della loro fantasia.

Ma
Bolo e
fitoria

un

t'atto

che,

come

le

piu grandi e piu

utili

scoperte della scienza non sono state tatte d'un tratto

ban no

loro antecedenti che per la vent4 della

giova rintracciare e scoprire, cosi avvieDe ancbe

degli error! in cui la

mente umana
costriiiti

c^uta.

Prima^

ohe fossero an che questi

ed elevati a sisteuia
colpe-

avevano
trarre.

loro antecedenti, che

non sono per6


altri
si

voli delle ftineste consegiienze

che poi

ne vollero
trovano

cosi, se nella

Bibbia e nel Talmud


quella ne di questo

alcuni

antecedenti

della
di

Cabbala, non ^ da credersi


potessero

che

gli scrittori

ne

sospettaie quale sistenia di tantastici

errori vi

avreb-

bero sopra edificato.

Sospettiamo noi per6 di riuscire con questo nostro


scritto spiacenti tanto agli ainici della
ai suoi avversarl.

Cabbala, quanto

quelli

perche

non

ammettiaiuo

I'antichita delle loro dottrine, a questi perche

abbiamo

tentato di mostrare che hanno qualche antico antecedente.

Ma
si

in tutte le questioni che toccano la religione,

quando
titi

riesce a scontentare

1'

uno e

I'altro dei par-

estremi guidati sempre da passioni e da preconoetti,


il

h (juesta per noi la prova di aver colto

vero, o alsfe

meno

di averlo senz'altra

preoccupazione per

stesso

ricercato.
Fireme, Ago$to 1899.

David CastLU

LA CRONACA

1)1

GALAWDlWOS
1)1

CLAUDIO RE

ABISSINIA

(1640-l.'i6)

La grande
quelle di

storia
fe

del

Re Malak Sagad
di

o San^a

Dengel (1563-1696)

preceduta, siccome e noto, da


^

Lebna

Dfengel,

Claudio
la

e di MinAs.

'

Di

queste tre e di gran

lunfi:a,

piu estesa quella del


stile

Re
clie

Claudio, la quale offre alcune particolarit^ di

non sono stuggite


la

al dotto editore di essa, e nodi

minatamente

mescolanza

parole arabe.
il

La

re-

daction de cette chroiiique, (dice

Conzelman) parntt

d6noter chez son autenr une certaine connaissance de


la

langue arabe, car plusieui*s mots sembleiit avoir 6t6


...
les

empruntes a cette langue.


paix soit
sin*

expressions

que

la

lui

le

Dieu glorieux

ot tr^s haut; sont

des formules arabes>.*


'

Coati Rossini, Storia

<li

fjehna Dengfl, (R. Accl. dti

IinoM.

Rendic. Settembre 1894).


*

Chnmiqne de

GaldirdPirott

i<

'laudhin

>

Hot d'tkhtitpt* Uji* rikmf

piai traduit ecc. par \V. Couxeluian, Paris 189r.


'
*

E. Pereira, Ilintoria dr Mina, Lisboua, IWfti.


p.

Vin.

Cf. ("onti Rossini,

Di aicune

retenti puhhtieasiomt mi-

VEtinpifi {Orifvf.

U)

*,,

112

SECTION SlfcMITIQUE

f2]

Ma
qua e
14,

leggendo attentamente questa storia sembra


essa,

trovare in

non solo delle parole arabe

iiiserite

ma

tutto
ili6'

uno

stile

spesso diyerso da quello

di simili -f^stf.

liaM'atto nascei-6 riel niio

animo

il

dubbio che questa croiiaca, sia almeiio


dott^ iair arabol Voglio dire tori
'

in parte,

tra-

cjiiesto chfe I'aiitore

la

stese

dapprima
piii

in lingua araba, che gli era per av-

ventura
arabo,

tamiliare,

ma non

gia per pubblicarla in


ge'ez.

si

bene per esser tradotta subito in


la

Per
il

grande

affinita fra

il

ge'ez e

1'

arabo e per

maggior parte della letteratura ge'ez ^ tradotta dall' arabo, non e certo facile trovare indizt affatto sicuri di quanto ho sospettat-o, e molte frasi che
fatto che la

potrebbero credersi di origine arabica, sono dovute


1'

al-

influenza generale dell'arabo sul ge'ez, e non a causa

diretta e speciale.

Ad

ogni

modo porr6

qui appresso

alcuni passi della cronaca che mi sembrano aver maggioi-

peso per la questione.


5
10,

10

al-hebnl

'

gli abissini

',

questa parola

par semplicemente trascritta perche non se ne inten-

deva bene
fermano.
6

il

significato e le vai'ianti dei codici lo con-

7_is.

bagize zayessanatr wasene

baegziahelier 'Dieu

ast le maitre de I'opportunite \

Questa frase divien piu


di
:

chiara se

si

suppone traduzione inesatta

vs^iJI

12

11

''enza yese'elo la^egzi'abeher....

wayetla' 'alu wayekld' 'emnehomu....

lama yetbaraku en demandant k Dieu


lui

glorieux et tr6s liaut de b^nir tout le peuple clir^tien

de r^lever (au dessus des autres) et d'^loigner de


la

dure oppression

'.

La

frase

jL^j^ ^j^*^ tutta pro-

[3]

lONAZIO GUIDI

113

pria del

nome

di Dio, e

solo per errore Marebbe qui


il

riferita al

popolo di Abissinia. Sospetto che


:

testo

ge'ez Hia traduzione di

S^^

^\

(fi^ ....

^1 JUhJ

31

lamarf'ihi

t/(l'qohfln'U 'en/a

tanad/ai trasAkua-

yat ivesta gadcim


^arabntri....
'

\irabfln'i....

lazdni mase*a (lab^hu *emmar'it


br^'bis Jacobites

\l

cliercha aussi \e
et

qui

avaient

^tA

bless^es

qui

en-aient

dans

le

ddsert

quant aux brebis arabes qui vinrent se r^tiiQui naturalmente non si. parla gier aupres de lui
arabe

'

di deserto o di pecorelle arabe,

ma

di deserto e peco-

relle occidentali

(ci'.

Ludolf, Comm., Ill, 12) alludendoei


il

alia mitezza di Claudio,

quale, premuroso di rioon1'

diuTe alia fede alessandrina coloro che

avevano abvi

bandonata, us6 poi clenienza verso coloro che non


appartenevano. Probabilmente
di
'

""arabfivi

h qui nel sense


sia

occidentale

'

ma

non e impossibile che

nato da

equivoco fra ^^^^O^ e

^
si

**3I

34
di

(J.

MmUnat maslem sembra


un

essere trascrizione

Ji^m.^ Jco4>^4 creduto torse

altro

nome

di ZibHi,
'i)yi

36
lia

j.

II

neirdya

spie^a bene sol con

come

notato

il

Conzelman.
Ixizeyani

36
iiestita

14

'agabbaratana J'aqnd luima nenbeb

kama netmayat haba z^netco,,., Questo dovrebbe intendersi: 'qui dobbiamo dire un poco
'embezehta weddosohn
delle

molte sue

lodi, affinclie

torniamo ovv.

in

mode

da tornare) ad

annunziare....'. II senso

non corre bene,


suppone traduij\

mentre sarobbe regolare

se

il

kama

si

zione di ^^-i^, confondendo V (fi^ tinale

^^E^) col

semplice
Act0*

^n-

per designare un limite di tempo, vale


C9itgri

du X//""

dM

Ofitmt^iM*:

Tome

III.

114

SECTION SEMITIQUE
clie

[4]

a dire

prima

di tornare al racconto,

si

pongono

le

lodi di Claudio.

42
e Juwu
.

11).

lelnasara e f^j^uAiJ^

come 59

12,

tanabbala

44

11

ma.^hafa hoht negumici forse

il

libro della

real corte, cioe gli annali ufficiali del regDO, -^<^LJ\.

49
cliiaro,

(i

mnnay

"engelgdliu

che non da un senso


avere confiiso ym>%^ con

potrebbe nascere

dall'

'iym\A^ nel testo arabo.

63

10.

haymnnot

rete'et

zatafannawat Htyopya
il

"ewbcs-

kenderya la frase non sembra corretta, forse

tafan-

nava
cioe
:

e traduzione errata di o^Jiail contuse con

oJui

'Jo^!yjSimV\

^^ Am^<
miLL.mJ
,

V ^-

.^JUi (fdi\ (jlf "^^

64

10

II sehesiyas
,

potrebbe derivare da ^Llawj


Anastasio ('491-618) che qui

ji^Mfcj

conviene benissimo.

68

17

fedlatat
'Ji)^h

che non esiste in


.

ge'ez,

certo

trascrizione di

76 zelman.

15

fallahin

QV^^^

>

gia notato dal Con-

77
ftisione

'askar

sembra parola introdotta per con.

con

1^,wr

Un esame

attento e

minuzioso mostrerebbe,

io

credo, altre tracce di un'origine araba di questo testo.

E
il

d' altra

parte pensando al fatto die appunto sotto

regno

di

Claudio una

vita di

Takla Haymanot

fu

scritta in

arabo e poi tradotta in etiopico, la mia supscrive a p.

posizione non parra troppo strana.


II

Conzelman

vm

pour montrer son

^mdition, I'auteur ne se contente pas seulement d'expri-

(oj

IGXAZIO GUIDI
d'apres
le

116

raer les dates

calcndrier ^thiopen, et
les calendriers

met
so-

eucore a contribution tons

connus des

Abyssins et
leil

les

determine

meme

il
.

par

la position

du

dans

les

signes du zodiaque

Riflettendo a questa

particolarita del

nostro testo,

pensiero corre natui

ralmente ad un libro dal quale

dotti cristiani trae-

vano uotizie e osservazioni cronologiche, cioe I'AbnSftk^r, opera die tu tradotta in ge'ez
press'a puco

da Embaqom,
di

quando

tu

scritta

la

stoiia

Claudio.

Forse hi paite storica deirAbn-SAk^'ir, della quale opera

non abbianu)

in Italia,

per quanto

so,

alcun esemplare,

potrebbe dare la ^piegazione

di alcuni strani iiomi

die

occorrono nella cronaca


sifariyon, ecc.
sia

di Claudio,

come taanim,
le

^abro-

Potrebbe anclie supporsi die

EmbAqom
difficolta

r autore della Cronaca,


si

ma

riconosco

die

oppongono a questa congettura.


Ignazio GuiDi.

EINE SYRISCHE WELTGESCHICHTE


DES SIEBENTEN YAHRHUNDERTS

Der vortragende macht erstmals mit einem bisher


verschollenen nestorianischen Geschichtswerke bekannt,

von

dem

er eine Abschritt

erworben hat. Es

ist

dies

das K^Jhnbhd dMresch melU

dM

thascJCltha

dM'rUvia dhA-

zabnn des lochannnn bar Penhijp, vert'asst gegen

Ende
fUllt,

des siebenten Jahrhunderts in oder bei Nisibis, eine Arbeit,

die

als

Gescbichtsquelle nicht ins Gewiclit


ist als

aber von Interesse


fluch

altester
zii

uns erhaltener Verschreiben,

in syrischen

Sprache das

was wir
der

vom Standpunkte
Weltgescliichte

der mittelalterlichen VVissenschaft, aus

nennen
liat,

kOnnten.

Nachdem
mit einer

Vor-

tragende eine Inhaltsangabe der 15 Biicher des Werkes

gegeben

schliesst
Quelleii.

er

fluchtigen

Neben der Bibel, dem Jiidisclien Krieg " des Flavins Josephus und einem chronograph ischen Compendium komnien unter diesen
Skizzieriing
^'

seiner

vor allem zwei in Betracht,


eines

die

verlorene

Schrilt

unbekannten griechischen Apologeten,

vielleicht

118

SECTION SEMITIQUE
(?)

[2]

des Qnadratus

nnd

ein exegetisches

AVerk im Geiste
ziir

des Theodorus von Mops\iestia{?) Als weitere Quelle

kenntnis antiochenischer Schrifterklarung

vor

allem

Miir^e denn audi die neue syrische Uni versa Igeschichte


ein eingehenderes

Studinm verdienen.
Dr. a. Baumstark
Privatdocent an den UniversiMt Heidelberg

-^:'^^f''is%7^<S:ff9it^^

NOTE
ON'

THK

EVANGELIARIIJM IIIEROSOLYMITANUM YATICANUM


AND TMK
onir.lN

OF THK PALKSTINIAN SYIUAC LITEUVTI HK.

The
Criticism

recent discoveries of documents in

tlie

Pale-

stinian Syriac dialect, valuable as they are for Biblical

and

tor Philology, liave

thrown

little

light

upon the
literature.

ori^i^in

of this

curious

by-way

ot

Christian

The colophons

of the Vatican

Lectionary

[Evangeliarium Hierosolymitanum Vaticanum) remain, with


trifling exceptions, the

only source which gives us any

information as to where the surviving

MSS
jmper

were written,
to

or where the Communities that used the dialect were


situated.

The main

object ot

this

is

bring

forward some hitherto unnoticed evidence, which helps


to identify

some of the places mentioned.


(N".

The Vatican Lectionary


niani's

XIX

in S. E. Assefull

Catalogue) has been published in

by Mi-

by Lagarde, and lately again by M'* Lewis. At the end three notes in Car^huni. They
niscalchi-Erizzo,

have been so often printed that


sary to give

it

will not

be necesfor

them

liere in

full: it

vnW be enough

our purpose to state their contents.

120
I.

SECTION SEMITIQUE

[2]

The

first

note

tells

us

that

the Lectionary

was written in 1029 AD by the priest Elias of 'Abud in the monastery of Amba Musa in the city of Antioch
in the district of the
II.

Dqus

^ytyidiS

Ju^U).

In the second note the

Musa

states

same Elias of Amba that he 'has brought this book and others

from Antioch of the Arabs (v r*^l iu^Lil) as a perpetual gift to the sanctuaiy of St. Elias in the convent of the Star.
III.

The

third note records the donation of certo the convent of the Star

tain fields in

*Abud

through

the instrumentality of the

who now describes himself as " the priest Amba Elias who presides over the convent of St. Elias known as the mosame
Elias,

nasteries

of the

Star

ol^

ij^^ L-JUi^

j*u-i*<Ji)^)

Thus the two places with which the MS is connected are 'Abud and Antioch. 'Abtid occurs again in other Palestinian Syriac documents one of M""^ Lewis's Lection aries from Sinai was written by an 'Abudl; and Surur the deacon, who is recorded to have bought sevei-al books at Minyat Zifta near Cairo, was descended
:

from a native of 'Abud.

It is

a large village (spelt

.j^U

in

Yaqut III 583) half-way between Jafi*a and


it

Caesarea, and

is

said

still

to contain

some ancient
An-

Christian churches.

The
tioch

real diflaculty lies in the identification of

and the meaning of the word ed-Dqus.

S. E. As-

Wright, i 379. Probably it was the occasion of the sale of the booty brought from Palestine by Sultan Bibars.
'

CBM

(8]

F. C.

BURKITT
unfortunate

131

semani
tliat it

18

responsible for the

conjecture

was a corruption of

mXaI^, and

succeeding
'*

scholars have

accordingly sought for this " Antioch

in tlie neighbourliood of Jerusalem. In fact, Asseniani's

conjecture

is

the sole reason of the

name

Evangeliarifim
**

Hierosolymitanum for the


for the dialect.

MS, and
is

"

Jerusalem Syriac

But a

scribe's

blunder

in the familiar

Arabic name of Jerusalem


point of view.
"
in

wholly improbable.
the llth cen-

Let us look at the matter from a more general

The

MS
"
:

was written
Elias.
It
its

in
is

tury at a convent

of St.

moreover thois

roughly

Orthodox

Kalendar

that

of the
place

Greeks

communion with Constantinople. What

satisfies these conditions ?

Put
answer,

in this
viz

way

the question admits of but one

the great Convent of St. Elias on the Black


excellence^

Mountain (Turd ^Ukkdmd), near Antioch par


the Antioch of Syria.

But Antioch of Syria


strange

is

Antioch of ed-lJqus. This


in

name

is

found again

B.M. Add. 14489, anllth

other Melkite Lectionary

of the

century,

also

written at the Convent of St. Elias but in the ordinary

Edessene Syriac. In a colophon at the end of

this

book we read that


Cloister
*

it

was copied
certfiin priest

in

the Convent or

of

Mar

Elia on the Black Mountain by Jo-

hanan Duqsdya for a

from the town

of

Duqsa. The identity of this

name
is

with that called edobvious: they are in

Dqus
*

in the

Arabic colophon

ing to the Arabic,


ciety,

The Syriac word here translated Cloister is hfQqa^ correspondi. e. Laura (Proo. of Cambridge Philological So19, 1896).

Nov.

122

SECTION SEMITIQUE

[4]

fact tlie

same name

in

forms adapted to Syriac and

Arabic respectively.
It onh' remains, then, to give

an explanation how
to

the

words

Duqsa and ed^Dqns come


e.

be used

in

connexion with Antioch. It appears to


are mere transliterations of dov^^
i.

me

that they

Dux. Antioch was


the Greeks in the

captured from the

Mahommedans by

year 969
"
it

AD, and
'

it

became from that time the centre of

Orthodox

influence in the lands of Islam. Politically

was governed by a Dux^ while its ecclesiastical organisation was cared for by the appointment of an Orthodox Patriarch and by the foundation of these very monasteries of which we have been speaking. Antioch of the Dux must be that part of the district which was governed by the Greeks Antioch of the Arabs would then be the part still under the Mahommedan dominion. Or the terms may refer to the Greek quarters of the city itself. In any case the Vatican
:

Lectionaiy

is

an Evangeliarium Aniiochianum, not Hiefalls to

rosolymitanum: in fact, the whole connexion of Palesti-^

nian Syiiac literature

the ground.
is

91
?

What

then,

we may

ask,

the origin and signiIt


is

ficance of the

Palestinian

Syriac literature

literature wholly ecclesiastical,

which to judge from th

surviving documents had two flourishing periods.


first

Th

be placed about the 7th century, but the exact date depends on palaeographical evidence alone.
^

may

To

this period

belong the palimpsests from the Cairo-

See especially the Note on * Palestinian Handwriting " by (rwilliam and Stenning in Anecdotn Oxoniensia [Relics the Pal. Syrinc
'

*"'

of

Literature, Oxford, 1896]. pp. 102-10r>.

(6)

F. C.

BURKITT
Sinai,

12S

and the St. Petersburg trngnients published by Land. These were brouglit by TiBcliendorf from the EaHt: there can be little doubt that they also came from the (invent of St. Caterine on Mount Sinai.' The cont/cnt^ of these
Oeniza,
ot*

many

the tragnients from

earlier

MSS

are all biblical with the exception of the

Homilies published partly by Land, partly by


sly in Anecdota O.roniensia.
-'

M"

Ben-

The

other period from which "Palestinian Syriac'*


is

MSS
the

have come down to us

the 11th

century*.

To
all

this period

belong the three Gospel Lectionaries,


one,

London fragments but

and

cei*tain

other trag-

ments at Sinai. Besides these there are two isolated document probably of a still later date which appear
to

have been written

in

Egypt.

The great
later period.

distinction

between the two periods

is

the appearance of the Greek Gospel Lectionaiy in the

The

three surviving Gospel fragments of

the older period (Land's two codd. Petropolitani and


the isolated leaf in

BM

14740)

all

formed part of

MSS

Lind's Petropolitanus Junior has every appearance of having

l^en part of the same


cribed
p. 118,

MS

from which were taken the leaves trans-

in

M"

Lewis's
54).

Catalogue of Syriac

MSS

....on

Mount

Sinai,

{Appendix

Both portions have been nsed


uncial

for

books written

in the

language known as Georgian or Iberian.

Similarly the Graeco-Arabic


''

MS

of the Gospels called

by Tischendorf belonged
*

to

the

MS
9i.

described by D' Rendel Harri

in M''

Lewis's Catalogue {Appendix


I

now

feel confident that these belonged to the same

MS

from

the

evidence" of the

colophons

(c/.

Land Fr. 8 with Belie*,

p. 64.

col. a).

of

M"

The greater irregularity of writing in the published photograph Bensly's HomiliM comes from the fact that the vellum of the
is

Sinai fragments

no longer

flat.

24

SECTION &EM1TIQUE

|61

containing the complete continuous text


Gospels
:

of the four

they contain lectionarv notices, but they are

not Evangelistaria. On the other hand, out of the six

Gospel

from the later period which have come down to us whole or in part, only one contained the four Gospels in order. This one consists of certain
leaves of

MSS

BM

14664, that are to

be

carefully

distin-

guished from other leaves

now bound up
*

with

them

whicli formed part of a lectionarv.

Thus the
little

Palesti-

nian Syriac literature included a continuous text of the


Gospels,

but

it

seems to have been but

used

in

later times. It is

MSS

worthy of notice that these ancient of the continuous text of the Gospels agree more
I

closely with the Peshitta than the Lectionaries.

In conclusion,

think

it

possible without

drawing

unduly upon the historical imagination to reconstruct


the literary history of the dialect. Our oldest

MSS

are
is

not earlier than the 6th century, their character


strictly
'^

Orthodox

",

and there

is

a painful effort

al-

ways apparent

to follow the

Greek even

in the spelling

of Semitic names.

The onh* place where

this literature
of the

seems to have been the ecclesiastical language


people
is

'Abud, a place not far from the frontier bet-

ween Judaea and Samaria. All this points to the age of Justinian and Heraclius and their determined efforts to extirpate Judaism and other ancient faiths from Christian territory. ^ Some measure of success no doubt attended these efforts. The converts and their descendants needed Christian instruction
'

in their
11-17.
(lpf<

own

tongue,

The Gospel leaves are

foil. 1, 3,

7.

8,

For Heraclius see Dalman's Orammatik

Jihiisrh

PnUisfini-

schen Aramdtic7i, p. 32.

17]

. C.

BUUKITT

125

and aocordingly the Bible or great parts of it) was tranHlated, together witli certain Homilies and other eocleBiastical works which have almost entirely perished. The only literary centre of whose existence we are aware during liis early period is the great Convent founded by Justinian on Mount Sinai. In the lUtli and 11th centuries the success of tho
Greeks at Antioch
created

another

centre

for

the

struggling Community, and the Convent of St. Elias

near Antioch seems to have become for a considerable


period
tlie

headquarters of what literary work


style of writing at St. Elias
is

was

done.

The
:

than that of the early


are kept
pointed.

MSS, but the


Vatican

rules

much ruder of grammar


is

one MS,

tlie

Lectionary,

even

Tlie gi-eat catastrophe

came

in the

13th centur\*.

Antioch was recaptured

for

Islam by Bibars the

Mam-

luk Sultan, the monasteries on the Black Mountain

were destroyed, and


off to

tlie

plunder of Palestine taken

Egypt. The Palestinian Christians must even


is-

have established a kind of settlement there, as


ed by the Liturg\' of the Nile

prov-

now

in

the British

Museum. M" Lewis's Lectiouan' of the Old Testament and Praxapostolos may have belonged to the same comnumitv. But there is little proof that the ancient
fragments from the Cairo Geniza were Egyptian in
origin
:

they

^ay

very well have been bought by the

Synagogue

authorities for waste vellum at the sale of

the booty from plundered monasteries.

Much
paragraplis
I

of
is

what

have written

in

the concluding

necessarily imaginative

and hypothetical.
in

chiefly

iiave

wished to point out that

dealing

12U

SECTION SEMITIQUE

[8]

with the Christian Palestinian Literature there is no need to postulate for it a high antiquity or any special

connexion with the more ancient forms of Chri-

stianity.

We

can trace

its

existence almost to the time

of Justinian, but an

earlier date is not required either

by the general course of history or by the character of the surviving documents.


F. C. BUEKITT.

'-i<if>yjf^t:m^^;^--


THE NAME OF SAMOEL AND THE STEM SHA'AL
^F a^i

Atler some introductory remarks upon the sigoificance of plays

upon proper names so frequently


it

in-

troduced in the narratives of the old Testament,


sliown
tliat in

was

the case of

name
the

in

connection witli

Samuel the play upon that th verb Sha'al was so fre-

quent as to point to some special relationship between

name and
<

the stem.

The ordinary meaning of the


tlie

stem

ask

does not solve

problem involved and

moreover by assuming this meaning alone, I Sam. 1,28 and 2,20 do not admit of a satisfactor}- interpretation,
while the proposed textual emendation too
fails to re-

move

the

diflficulties.

Beside, however, the ordinary meaning, Shaal in

various forms is^used in the religions sense of asking

number of illustrations were adduced and incidentally some of tlie passages adduced
for

an

oracle.

large

were discussed with a view to their further elucidation.

noun formed from the stem is also used in this sense and the thesis was then advanced tliat tlie participle sh/i'el was one of the names
But not only the
verb, the
for priest in

Hebrew

as the

'

asker

'

of oracles.

128

SECTION SEMITIQUE
Trace& of
tliis

[2]

usage were pointed out in Deut.

18,11

and Micha

7,3

and
is

in justification for

assuming

this use of the participle,

attention

was
'

called to the

Assyrian sha-i-lu which

the perfect equivalent of He'.

on of the names for priest It was then proposed to regard Hebrew^ sha-al in I Sam. 1,28

brew

shd-el

and

is

as a denomination of Shd-el

and

to render.

Therefore I have
.

made him
I

a shO'e],

i.

e.

have

devoted him to Jalive

Sam. 1,28 is to be rendered devoted to In I Sam. 2,20 we should read again the past participle instead of Sha-al and translate devoted to Jahve
Similarly the past participle
.

Coming finally Shemu was compared


'offspring,

to

the

name

itself,

the element

to the Assyrian

shumu so frequent

in Babylonian-Assyrian proper

names and signifsing son': Shemti-el therefore means 'offspring


'

of El

'

an appropriate name for one

asked for

'

from

Jahve, given by Jahve and belonging to Jahve.

The play between Samuel and


rests

the

stem

sha-al

upon assonance brought in about by the indefinite and vague pronunciation of the consequent ??i, so that Shemuel in colloquial parlance sounded as tliough it were Shewu-el and then by contraction Shuul.
Prof.

MoEEis Jasteow

J.

Ph. D.

University of Pennsijlvania.

DES

PREMIERES ORIGINES

PEOPLE FISRAIL

D'ou
pris

les

Israelites

sont-ils

originaires? Ce pro-

bleme, malgre

les travaiix

que

les

savants ont entre-

pour

le

r^soudre, n'a point encore repu de reponse

definitive, bien

que
J.

la solution

en ait ete indique par


d' Israel :^
<

Renan, dans son I'an 2000 avant

liistoire

du peuple

Vers

C,

le

coeur de la race semitique

parut etre I'Arabie.

C'est
fit

d'Arabie que semble etre

partie la conquete qui

de la Jiabvlonie une teiTe


la

semitique.

Les Arameens suivirent probableinent que seraient venus dans


les les bassins

meme
la

voie.

Enfin, selon d'anciennes traditions, c'est

aussi d'Arabie

de

M^diterranee

peuples qui se designaient euxet

momes du nom de Kanaani


rent Pli^niciens
.

que

les

Grecs nomme-

L'Ancien Testament,
tion de la question

le

document tbndamental des


nous donne-t-il la solu?

origines de la race d'lsraiil,

que nous avons posee


il

Nous ne

le

croyons pas. Mais

nous fournit quelques indices im-

portants a recueillir.
'

T.

I,

p.

88.

Paris, 1877.

AeU* du J//""

Conffris rfM On>N(a(it.

Tora

III.

130

SECTION SEMITIQUE

[2]

Tout d'abord, nous devoiis ecarter resolument les couclusioDS que Ton peut tirer du nom meme d'Hebreu *"05? signifie, comme Ton sait, celui qui vient de la rive
opposee
("135?
),

de V autre c6te du Jleuve.

Mais

cette expres-

sion peut etre prise dans


dis

deux sens

fort difierents.

Tan-

uns y voient une allusion a la venue des Israelites d'au dela de I'Euphrate, les autres, et parmi

que

les

eux quelques uns des plus recents historiens d'Israel, n'y trouvent qu'une mention de I'arrivee des Israelites
des plaines de Moab.
tion, le

D'apres la premiere interpreta-

nom

caracteristique d'Hebreu nous reporterait

aux plus anciennes origines historiquement connues des migrations israelites d'apres la seconde, aux evenements qui presiderent a la premiere conquete da pays cananeen. Rien de concluant, par consequent, ne saurait etre deduit du nom "IDi? II en est de meme, selon nous, du renseignement qui nous est donn^ Deuter., XXVI, 5 Men pere etait un arameen nomade. ( IDIN ''^"IS). Cette expression,
;
:

prise a la lettre, est inexacte, car les Israelites n'etaient

pas a proprement parler des Arameens. Entendue dans


Tacception

vague

et generale

qu'ello a
le siege

dans

le con-

texte, elle indique


lites

simplement

des tribus israe-

avant leur etablissement en Egypte, puis en Pa-

lestine.

^1
fait

Un

beaucoup plus important a ete consign


II

dans I'Ancien Testament.

ne nous donne pas

la clef

du probl^me enonc^, mais il nous fournit le premier element de sa solution. La Bible hebraique, sans remonter aux premieres origines de la nation isra^lite,
note avec soin
les
le

point de depart des Bene-Israel, dans


le

migrations successives qui devaient

conduire au

[3]

EDOUARD MONTET

181

pays de Canaan. Ce point de depart est 'Our-Kasdim

(CT'WS
Chaldee

-I1K),
,

'Our des Chald^ens.

C'est de
,

'OOr,

en

qu'est

sorti

Abraham
biblique,
;

le patriarclie

par
avec

excellence, le pere
'Our,

du peuple

d'Israel.

du texte h^breu

a et^
sur

identifi^

Ourou des

inscriptions cun^iformes
cit6 s'eleve

remplacement

de cette antique

aujourd'hui le village de

El Moukair-Ouron, si^ge du culte lunaire du Dieu Sin; Our est designe par Eupoleme, historien juif du second siecle avant J. C. ^ comme la ville babylonienne ou
,

naquit Abraham. Eupoleme

lui

donne

le

nom du

OiW//

ou
la

Ka/Ltagivj] (de I'arabe

lune).

'Our ^tait situe sur

rive droite de

I'Euphrate,

entre

Babilone

et

le

golfe persique, a proximity des regions limitrophes de


I'Arabie.
II

r^sulte de ces faits

que

les

premieres tribus des


la

Bene-Israel sont

sorties

du sud de

Chaldee

de
ral-

territoires confinant

a I'Arabie, et que ce point de

liement et de depart des


israelite n'est

Semites nomades de race


soit

pas leur lieu d'origine, mais seuleraent

I'etape le plus

anciennement connue qui leur

as-

signee par les documents authentiques.

Les documents bibliques ne nous permettent pas


de retrouver au dela de 'Our Kasdim
premieres tribus
isra^lites.
le

les

traces des

Nous

est-il possible

de
?

re-

monter plus haut dans


'

cours de leur histoire


Comp. Nth. IV,
7.

Nous

Gen. XI, 28, 31.

XV,

7.

'

Eusebe, Praepar. evangel., IX, 17.

132

SECTION SE3IITIQUE

[4]

estimons que cette investigation peut etre poursuivie a la clarte des traditions arabes d'une part, et a la lu-

miere beaucoup plus puissante de I'etude comparee des langues semitiques, d'autre part. Nous ne ferons qu'indiquer sonimairement
ces

deux sources de rcnseigne-

ments, qui toutes deux aboutissent a cette affirmation,

a savoir que

le

berceau de la race Israelite doit etre

cherch^ en Arabic.

les

Les traditions arabes sont unanimes a considerer diverses branches de la famille de Sem comme

issues d'une

meme

patrie originelle.

La plupart
On
est

des auteurs arabes divisent leurs na-

tion en races eteintes, Baida, et subsistantes, Mouteahkhara....

s'accorde a faire descendre les Mouteakkhara

de

Sem
;

par Abir, patriarche appele dans la Bible Heaussi le pere des

ber

il

Hebreux auxquels
se

il

donne son nom. Les Mouteakkhara


grandes families
;

partagent en deux

la tige

de la premiere est Calitan,


fils

que Ton confond assez generalement avec Jectan,


d'Heber
;

la

souche de

la

seconde est Adnan, descen-

dant d'Heber par Ismael.' Les Cahtanides ou Jectanides s'etablirent d'abord dans le
se repandirent

Jemen

et plus

tard

dans toute la peninsule.

La

posterite

d'Adnan a eu pour berceau le Hidjaz elle a peuple une grande partie de cette contree et s'est ramifiee dans le Nadjd et les desert de I'lrak, de la Mesopotamie et de la Syrie ^ Le nom d'Arabes Ariha designe les premiers, les plus antiques habitants de I'Arabie. Parmi ces races primitives les principales sont
,
.

'

Caussin de Perceval, Essai


etc. Paris, 1847,
t.

siir I'hintoire
s.

des Arabes avant I'lsla-

mUme,
*

I, p.

(3

Ibid. p. 9.

(5J

EDOUABD MONTET
peuple cVAmlik ou
les

le

Araalica (Amalecites de I'Anles

cien

Testament;,

le

peuple d'Ad ou

Adites,

les

Thamoud, de Tasm, de Djadts, tous issus d'Aram et de Lud, fils de Sem, au dire de la majo rite des historiens arabes*.* Or, Aram, d'aprte TAnpeupleH de
cien Testament, est la personification des Semites ara-

m^ens.

Les traditions antiques conserv^es par

les

liistoriens

arabes temoignent done de I'etroite unite


migrations, des

d'origine et de vicissitudes, dans leurs premieres expansions


soit le

et

tribus

semitiques,

quelque

nom

sous lequel ces tribus lussent designees


etc.

Aram^ens, Arabes, Hebreux,

On ne

saurait affir-

mer
c'est

plus peremptoireraent I'origine unique de la race

semitique et le siege unique de sa residence primitive,

a dire I'Arabie.
L'histoire des

langues semitiques confirme d'une


les traditions

maniere ^clatante
registrer.

que nous venons d'enla

EUe
et,

^tablit tout d'abord

haute antiquity

des branches aran\^enne, hebraique et arabe du langage


semitique,
rente.

au
la

meme

temps, leur tres etroite pa-

La

relation qui les unit est telle qu'il est impos-

sible d'acquerir

connaissance approtbndie de Tune

sans pen^trer du
et qu'on
etre,

meme

coup dans I'intimite des autres,

ne saurait etre aujourd'hui h^braisant, sans

dans une certaine mesure, arabisant, aramaisant et meme assyriologue. L'epigraphie semitique a montre,
par r etude
des inscriptions

rapportees d'Arabie par

Doughty, Huber, Euting, Halevv, etc., ces inscriptions venant du nord, du centre et du sud de la presqu'ile,

'

Ibid. p. 7.
Oeji.

X,

22.

134

SECTION SEMITIQUE

[6]

que Tantiqiie arameen et I'arabe arcliaique se melangent et fusionuent au point de ne pouvoir etre distingues.

Cette quasi-identiti cation est telle que


dire

Renan

pu

que tout ce qui vient d'Arabie, en


arameen.

fait

d'inscriptions, est

C'est la

meme

conviction

qu'exprimait, au
leda,
^

XIV^
:

siecle,

I'historien

arabe Aboul-

lorsque, se plapant
il

arabe,

ecrivait

au point de vue de la langue Des fils de Sem, il y eut ensuite


fils.

Aram, d'Aram

qui

eut

plusieurs

Et
.

la

langue des

fils

etait la

langue arabe

II resulte

de I'ensemble des considerations que nous


le

venons de presenter que T Arabic a ete

grand centre

semitique, d'ou sont parties les emigrations successives

des peuples de cette race, parmi lesquels se trouvaient


les Bene-Israel.

Dr. Edouard Montet.

Jlisioire

du peuple

d'Israel,

t.

I,

p. 10.

Historia anteislamica, cd. Fleischer, Lipsiae 1831, p. 16.

"~~^0^;^^y3x*^^?v^

POCHE PAROLE

SUI,

MOVIMENTO KELIGIOSO DEL GIORNO


TRA

MUSULMANI DEL NORD DELL' INDIA

Datiirale che,
1'

a causa della
Oriente,
la

facilita di

comuni-

cazione tra noi e


scienze ed
i

nostra letteratui*a, le

nostri metodi di educazione si siano insi-

nuate tra

popoli .delle Indie, e la loro influenza abbia

gia scosso profondamente la mente musulmana.

Eppure questa nostra antica civilta non finira col distruggere il Maomettanismo, come ha distrutto tante
idee

ed istituzioni religiose del popoli selvaggi.


d' idee e

No,

questo torrente
sul

coltura europea che

si

e sparso

popolo musulmano produrra solo probabilniente un


al

movimento analog
di questo contatto

Rinascimento
i

nell'

Europa, dal

lato intellettuale e religiose. Finora

segni piu apparent!

sono superficiali nelT adottare che


il

fanno

gli orientali

nostro

modo

di vestire, le nostre

abitudini sociali. In
delle loro

Europa abbiamo

risentito la scossa

piu forti

emozioni solamente quando han


India non mancano
1'

preso una forma reazionaria attiva in opposizione alia


coltura

europea

ma almeno

in

segni che dimostrano apertamente

attitudine che di-

136

SECTION DU

MONDE MUSULMAN
il

[2^

viene sempre piu tollerante verso


e la sua coltura.

continente cristiano

Dopo
gh&lf
i

disastri della ribellione del 1867, e

dopo aver

perduto ogni speranza

di ristabilire la dinastia dei


si

Mu-

Miisulmani indiani
;

rassegnarono ad accettare
1'

la situazione
tersi in

avendo compreso

impossibilita di met-

opposizione col governo inglese, comiiiciarono

a trovare e mettere in prominenza quegli articoli della


loro religione clie
e,

armonizzano
loro.

colle

nuove condizioni,

a poco a poco, abbandonarono


della

le idee belligere e in-

tolleranti

teologia

Questo
i

pensiero religiose, che osserviamo tra


diani, si fara

movimento Musulmani

di
in-

probabilmente sentire nelle altre parti del


sotto
1'

mondo musulmano die stanno


lita di

influenza o sotto

governo europeo, tosto che avran compreso I'inevitabiquesta supremazia.


all' islam

Tale movimento tende, nel


in arin(mia col pen-

fatto,

a dare

nuova forma

siero

moderno
scuola
'All;

e con la civilta cristiana. L'apologista di

questa

piu

conosciuto

nell'

Europa

Saj^yid
le
i

Amir

ma

siccome egii scrive in inglese,

sue

opere sono conosciute meglio in Europa che tra

Mu-

sulmani indiani. Pel momento, voglio attirare la vostra


attenzione sui due teologi che scrivono in volgare, ossia
nella lingua hindostanica, e per6 infiuiscono tan to piu
sui pensieri dei loro correligionisti.
II

primo
le

di questi e Sir
1'

Sayyid
i

Ahmad

Khan,

la

di cui

morte priv6
di

anno scorso
si

Musulmani

del loro
la

capo per

riforme politiclie e religiose. Dall' infanzia


volse
alia

mente

Sayyid Al.imad

teologia, e fino

air eta di quarant' anni fu

membro
si

zelante della setta

Wahhabl. Come Wahhabi

era gia liberate delle dot-

trine ordinarie ortodosse delle antiche scuole;

ma

fti il

f3]

T.

W. ARNOIJ)
1*

137

desiderio di presentare
pel dl d'
affatto

Islam

in

una forma

possibile

oggi che
e

lo

spinse a lanciarsi

sur una

via

nuova

a prendere un corso proprio che ren-

desse T Islam piu


sisti

immune

dagli attacclii dei controverla

cristiani e piu attrattivo per


dell' India.
I

giovane genera-

zione dei Musulmani

suoi lavori teologici

sono dunque principalmente


i

di carattere apologetico, e

suoi

tentativi di ricostruzione sono deboli ed imper-

fetti.

Tuttavia, mi prover6 a indicare alcuni punti prin-

cipali della
II

sua teologia.
di

soprannome

(fj^i

cioe discepolo di natura,

dato a

lui e ai suoi seguaci,

indica uno dei tratti ca1'

ratteristici delle

sue dottrine:
quali

uni verso e diretto da


e eccezione
e

leggi naturali

alle

non

v'

corso

di

natura
fe

es unitbrme,

che
la

il

qualsiasi

dottrina

teologica che
essere vera.
II

contro la scienza di natura, non pub


la parola di Dio:

il

Corano e lavoro di Dio;


in

natura

devono essere all'unisono, e


I'altro.

I'uno spiegarsi

armonia con
Islam.

Per cui
di

egli

nega
altro

miracoli attribuiti a
profeta
dell'

Mubammad
tu

o a qualsiasi

In

conseguenza

questo

suo rigetto de' miracoli egli

costretto a dare

una
allu-

spiegazione razionale di quei versi del Corano che sono


interpretati

dai

commentatori mnsulmani come

denti a
tutti
i

f'atti

miracolosi, e rigett6

come non
operati

autentici
miracoli.

Ksidlth che affermano essersi

In tal guisa la vita di


stita dal

Muhammad
;

e interamente sve-

suo lato miracolo'so


(il

j>v>Jl sim (lo spaccare

del petto) e rljJI


tati esser visioni.

viaggio di notte) sono rappresen-

Lo

spaccarsi della luna nelle parole

138

SECTION DU MONDE MUSULMAN


tlei

[4]
1'

b detto lino

segni die precederanno


ciii

avvicinarsi

del di del giudizio; per

una

profezia del futuro, e

non

si

riferisce in

alcun

modo

alia vita di
altri

Muhammad.
attribuiti

questo

modo

egli spiega

eventi e fatti mira-

colosi nel Corano. I miracoli di

Mose sono

influenza magnetica, mentre dice die la traversata del Mar Rosso fu fatta in luogo guadabile a marea bassa, e die r armata di Faraone fu sorpresa e distrutta dal ritornar della marea. La nasdta miracolosa di Gesu e

negata, tacendolo divenire iiglio di Giuseppe e di Maria.


Cosi continua col rappresentare

Hudhud

in

come uno
veccliia di

dei cortigiani del re

Salomon e,
iiJUui

J^)\ ijjm e ii\^ una


la cui esi-

una
si

tribu

chiamata ^^31

stenza e inventata a quelle scopo.

Come
r Islam

e detto,

una grande parte


ispirati

degli scritti di

Sayyid Alimad furono


pill

dal desiderio di rendere

accettabile ai giovani
dell'

Musulmani

indiani,

che sotto r influenza


rivolta contro
la

educazione inglese erano in


il

strettezza e

bigottismo della teo-

logia dei

loro padri, e di mostrare la loro religione in


dell'

accordo coi principi piu umanitarii


derna.

Europa mo-

Alio stesso tempo, egli cerc6


titudine di

d'

incoraggiare un'at-

mente amidievole verso i governanti cristiani che avevan preso il posto della dinastia Mii^^al. Non cessava mai di ripetere ai suoi correligionari il verso

<

troverete serapre colore che dicono


',

cristiani

esser di

Noi siamo cuore piu presso a quei die han


'

lede

{o\

T.

W. AKXOLD

189

In questo stesso spirito tollerante e nello stesso


proposito di riconciliare
i

suoi correligionari col dorainio

cristiano, espose la dottrina del Giliad,

spie^ando

clie

non

giustifica

guerra senza provocazione,

India e aV-ia*^!
al

^b

non

vr^^

y^^

^ nega

mantiene che
il

diritto

Sultano

di

Turchia
e

di essere Khallfah.

Ma

questo
ri-

lato delle sue dottrine appartiene al suo lavoro di

forme
studio.

sociali

politiclie,

piu clie a questo presente

fe difficile

dire fino a che punto le sue idee siano


correligionarl.

accettate dai suoi


t*ond6

Sayyid

Abmad non
proseliti,

una

setta speciale nfe cerc6 di fare


agli attacchi

non rispose mai

numerosi

fatti

alle

sue
si

opinioni teologiche. Ci6 nonostante, la sua influenza


e allargata molto, specialmente tra
i

Musulraani della

nuova scuola che hanno ricevuto educazione inglese, e tra quel Musulmani della vec^ihia scuola che conibattono
le

credenze di fede
della influenza

rivali.

quello che 6 piu imi

suoi scritti immediata che esercitano sulle menti dei Musulmani in questo momento, e la direzione che egli ha dato alle speculazioni teologiche e all'esegesi in India, animandole di

portante

un nuovo impulse,

cui

efl*etti

si

manifestano con

piii

e piu forza nella letteratura di quel paese.

L'altro teologo indiano di cui desidero parlare o

interamente differente. Mirza (rViulAm

Ahmad,

general-

mente conosciuto sotto il nome di MirzA QildiAnl ^dal villaggio di Qadian nel PanjAb dove risiede), in opposizione a Sayyid Ahmad A'Ai\n, fe il tbndatore di una

nuova scuola con tendenze proselitistiche ed attiva propaganda. Tuttavia anche lui presenta I'lslam come religione preminente di pace e di pieta. Dice di essere

140
il

SECTION

DU MONDE MUSULMAN
si

[6]

Messia promesso, che


il

e manifestato in questo se-

colo, essendo

decimoquarto dopo
il

Muhammad, come
di

Gesii

si

manifesto

decimoquarto dopo Mosc. Afferma


Messia

aver ricevuto la certezza della sua missione

da rivelazione divina, e a rintbrzare le sue pretese si paragona a Gesu in queste parole: Come Gesu Cristo, che fu principe e profeta, men6 vita umile e mansueta e diede al mondo il magnifico esempio di mansuetudine di cuore, io che sono di sangue reale e anclie
in

questo
stato

rispetto

somiglio
dal

a quel

principe-profeta,

sono

elevato

comando divino a predicare


si

umilta e mansuetudine al popolo che


dalle leggi morali
e

e allontanato

dalF eccellenza spirituale.

Egli

spiega che, come Gesu dichiar6 Elia essere rincarnato


in persona di

Giovanni Battista, cosi


all'

il

secondo avvento

di Cristo e stato compito

apparire di Mlrza 6^Aulam

Ahmad. Egli

dice la parola Messia significare persona

collo stesso spirito e lo stesso

carattere

di

Cristo. In

conseguenza, ripudia completamente la dottrina mao-

mettana
battere
i

di

un Messia, che
fedeli

si

unisca al

Mahdi per comterra


il

miscredenti e ristabilire su questa

regno dei

a forza

d'

armi,

essendo interamente

in opposizione al carattere di

Gesu. Ei rigetta la mag-

gior parte delle tradizioni sul

Mahdi come falsificate, e probabilmente fabbricate al tempo degli Abbasidi e mantiene che lo protezie autentiche relative al Mahdi ed al Messia si riferiscono ad una medesima persona.
Cosi dice:

Iddio mi ha rivelato che io sono

il

Mestrova
il

sia promesso, la lieta novella della cui

venuta

si

nel Vecchio Testamento e nel Corano, e che io sono

Mahdi

di cui
il

parlau

le tradizioni.

Ho

mostrato die

il

Malidi ed

Messia sono due nomi differenti per

la

[7]

T.

W. ARNOLD

Ul

8tessa j)er80ua o
clie

si rit'eriscono alle

due principali lunzioni

deve

ese/^uire.

La mia

missione non e qiiella della

spada,
e
di

ma

quella dei segni celesti, ed


terra,

questa

ma

spirituale.

mio regno non Iddio mi ha coil

mandato
tenebre
I

di cliiamare gli

uomini sulla sua via con doltempi di

cezza e mansuetudine ed umilta. In questi


io

lume che conduce gli uomini in salvo da demonic. Egli ha accordato all' Islam a mezzo mio un nuovo periodo di vita nel suo aspetto morale e spisono
il

rituale.

Nello

spii'ito

Mlrzjl QadiAnl attacca con vio-

lenza la interpretazione popolare di Gihad nel senso


di

battersi colla

spada contro

gli
il

infedeli.

Meno che

per una eccezione importante,


trine e in

resto

delle sue dot-

armonia con

le

dottrine musulniane comu-

nemente

accettate. Egli ^ continuamente

occupato in

dispute con

Hindu

e Cristiani, ed

ha

scritto

una quan-

tita di libri in dit'esa dell'

Islam e sulla preeccellenza

del Corano.

Ma

nella sua Cristologia prende


Tin

una
alia

via unica e

propria; mantiene

opposizione

comune

opi-

nione maomettanai
sulla croce,

che

Gesu
di

tu egli stesso crocifisso


le

ma

che ne fu tolto vivo e

sue ferite

tii-

rono chiuso, curate a mezzo


dai snoi discepoli,

un unguento preparato
si

un unguento che

trova menzio-

nato I'requentemente in lavori medici arabici col


di
^^jMh,a.

noma
scaptiiggi

])ato
in

j^^j^ o Oft^I^ Z^-^r*- I^opo esser dalla tomba con I'aiuto di Ponzio Pilato,
ai

Kashmir, dove predic6


si

discendenti degli Ebrei,

che
di

erano

stabiliti in

quel
di

paese dopo la

cattivitli

Babilonia. Mori

all' eta

120 anni e fu seppellito

nella citta di Srinagar, dove la sua


sibile.

tomba

h ancora

vi-

Questa tomba 6 detta dalla tradizione esser la

U2
tomba
di

SECTION DU MOXDE MUSULMAN

[8]

un certo Ynz Asaf, un principe e profeta che venne da una lontana contrada circa 18 o 19 secoli fa. Questa identificazione Mirza Qadianl dice aver ricevuto da rivelazione divina. L'asserzione che Gesu non

mori suUa croce e sostenuta da uno studio elaborate


della narrazione dei vangeli sulla crocifissione e la se-

poltura di Cristo, e da argoinenti presi dal Corano e


dai Hadl/A. Per eseinpio, egli interpreta
il

verso

jUm^

Xkt*t

^N^
Essi

s^ALtd

U^

s^\xi

u^

come
su di

sigiiificante,

(i

Giudei) non lo uccisero, ne

finirono di ucciderlo sulla croce ed essi erano in dubbio


lui,

ossia,

nella confusione causata dal terreal

moto

r oscurita

momento

della crocifissione,

Giu-

dei lasciarono

Gesu

sulla croce senza essersi potuti as-

sicurare se fosse morto.

Come
aunientauo

si

e detto piu indietro,

Mirza Qadianl e

il

fondatore di una nuova setta, ed ha molti seguaci che


considerabilmente,
in

ispecie nel Panjab.


le

Attrae molti coi saoi miracoli di guarigione e


profezie, alle quali

sue

ha

ricorso in sostegno alle sue preil

tese messianiche.

Ma
il

ricordarle

fuori

luogo in

questo discorso,

cui

scopo e soltanto di mostrare


si

alcune delle linee principali tra le quali


le

muovono

speculazioni teologiche tra

Musulmani
T.

nelle Indie.

W. Aenold.

DE

\;mmi

immm

chez les arabes

II

n'entre point dans le cadre de ces pages de tracer


la litterature arabe,
d'idees,

un tableau de
diose

de ce vaste

et

gran-

mouvement

de connaissances, de produArabes, ^largissant


le do-

ctions intellectuelles qui lionorent la pensee humaine,


ni

de montrer comment

les

maine de la science grecque, t'urent le lien fecond et lumineux qui rattache la civilisation antique a la civilisation moderne. Mon but est plus modeste. Je voudrais seulement, en quelques notes rapides, donuer un
aper9u do
I'activite litt^'raire des
les

Arabes, qui

s'est

exercee
d'in-

dans toutes

branches du savoir et qui a laisse


imagination.

nombrables

et splendides teraoignages
riclie

de la culture

su-

perieure de ce peuple et de sa

Ceux qui out


ques d'Europe

fait

de cette litterature I'objet d\ine

attention serieuse, ceux qui

sans parler des bibliothede se rendre

ont eu

la rare occasion

compte de I'enorme quantites d'ouvrages iu^dits conserves dans les grandes bibliotheques d'Orient peuvent
apprecier Tinfatigable ardeur, les profondes recherclies,
la

somme immense de

labour et de talent que les Arabes

144

SECTION DU MONDE MUSULMAN

[2]

ont apportee a I'etude des sciences et des lettres. Ce lilt pendant de longs siecles nne production incessante,

d'une infinie variete de sujets, absorbant des milliers


d'existences vou^es

au

travail, et

dont I'ensemble cona exalter


les

fond jnsqu'aux esprits


rites des

les plus portes

me-

Arabes. Et que d'ouvrages detruits par I'eau

ou par
dont

le feu

parmi lesquels des oeuvres remarquables


dont
il

a divers

titres

ne reste plus trace nulle part et


I'histoire et la

les lettres

arabes aussi bien que

litterature generale deploreront toujours la perte. Lors-

que

les

et

Mongols entrerent a l^agdad en conquerants ils jeterent, au dire des chronien barbares

queurs, de tels
le

monceaux de

livres

dans

le Tigre,

que

cours du fleuve en fut obstru^ et qu'une espece de

pent se forma sur lequel on passait d'une rive al'autre!

Dans

du monde musulman, Bagdad, Sa markand, Damas, le Caire, Cordoue, Fez et autres, les
les capitales

Khalifes et les
lettres,

princes,

protecteurs

et

amateurs des

souvent poetes et ecrivains eux-memes, avaieht

reuni des coUections de manuscrits dont quelques unes

contenaient des centaines de mille volumes. L'historien

Ibn-as-Sai raconte que quand


sporter deux cent-quatre

le

Khalife abasside Moil

stanse fonda I'ecole qui portait son nom,

fit

tran-

vingt-dix

charges de livres

rares et precieux sans compter d'autres livres de moin-

dre valeur.

Lorsque I'emir Samanide Neub-ibn-Mansour, manda aupres de lui As-Sahib-ibn Abbad pour lui confier le
vizirat, cet

homme

illustre

declina

I'oflfre,

pourtant

si

flatteuse,
qu'il

de I'emir, en alleguant, entre autres excuses, ne pouvait se separer de sa bibliotlieque dont le


quatre cents

transport exigeait

chameaux

Et

c'^tait

[8]

RMIR CHEKIB AR8LAN


telle

146

un simple personnage qui possedait une


que
!

biblioth^

Que

penser, par suite, de cellen des Khalit'es, des

Sultans, des Euiii's, des vizirs, des savants, des d^pdts,

des niosquees et autres collections piiblique!

Pendant tout le moyen-age et menie longtemps apr^s, les Arabes tnrent les plus grands ouvriers de la
plume, la nation la plus intellectuelle de la
terre.
lis

ont marque au coin du genie nombre d'oeuvres sup^rieures, et leur intelligence, leurs aptitudes se sont

males

nifestoes

avec une tecouditO incroyable dans tous


:

genres scientifiques et litteraires

thOologie et jurispru-

dence, philosophie speculative et experimentale, sciences piiysiques et mathematiques, gOograpbie et rOcits

de voyage, leur langue

une

veritable science

I'^ru-

dition, la critique et I'histoire, la poesie, I'epopee et ces

contes populaires, universellement celebres, merveilles


d'esprit,

de grace et de couleur, un des plus magnifilittOratui*e.

ques chefs-d'oeuvre de cette opulente

Quand on
que
les

consulte aujourd'hui les catalogues des

bibliotli^ques de Constantinople

on

est surpris

de voir
si

productions arabes connues jusqu'a present,


soient,

nombreuses qu'elles
gnees. Bien des

ne representent qu'une faible

partie de celles, encore inedites, que le


lois,

temps a epar-

dans ces

riclies

depots de manu-

scrits, je laissais les


si

themes plus ou moin classiques,

frequemment traites par les ecrivains arabes, pour chercher un ordre de conception qui, pensais-je, devait leur etre peu familier ou meme etranger. Et j'etais 6merveill6 d'y dOcouvrir une foule de livres, plus ou moins volumineux, d'auteurs iliflH^rents sur ces mati^
res,

ou je mettais en doute leurs facultOs et leurs conAeU* du XI r*' CongriM dtm OritmUUi^lu.

naissances
1 uii.<*

III

10

14J

SECTION DU MONDE MUSULMA.N

[4]

Qnand on
s'y

veut parler de

cefcte

litterature,

on doit

entendre et ne point ressembler a I'enfant qui piend

riiorizon pour les bornes du

rizon

il

monde. Derriere cet hoy a encore des montagnes et des vallees, des

plaines, des fleuves^ des mers.


dira, lorsqu'il quittera

Et lorsque Tenfaut granil

son horizon,

s'apercevra que le
point

spectacle qui frappait ses regards n'etait qu'un

imperceptible du vaste univers et que son imagination


le

trompait d'une etrange maniere.

Tel est

le

cas de

bien des gens, pretendus connaisseurs, qui accusent la


litterature arabe de pauvrete, en parlent avec dedain,

et se font,

en somme, juges de ce

qu'ils ignorent. S'ils


les titres intelle-

se donnaient la peine de rechercher


ctuels des Arabes,
ils

changeraient sans doute de Ian-

gage, et leur admiration proclamerait que ce peuple a


bien merite de la civilisation.

Les savants d'Europe, historiens


ture arabe, qui leur doit,

et

orientalistes,

ont rendu justice au role utile et fecond de la littera-

du

reste,

une grande partie

de sa diffusion, et tant de travaux et d'interpretations


remarquables. M. Sedillot, dans son excellente
des Arabes
,

Histoire

citant le c^lebre As-Syouthi, fait remar-

quer que cet ecrivain composa plus de livres que beau-

coup de personnes n'en ont


vie.

lu

dans

le

cours de leur

Le nonibre de

ces ecrits s'eleve, en effet,

a plus

de quatre cents. Mais a


vains et des poetes
11

la suite des savants, des ecri-

vient le flot

des

commentateurs.
de recueils de

n'est pas d'ouvrages importants, pas

verses
sieurs

celebres qui n'aient ete I'objet d'un on de plu-

conimentaires.

On en compte quarante pour


I'illustre

le

Divan

de Motenabbi
%

pofete

trente pour
le

le

Tasliil

d'Ibn-Malik, autant pour

Kitab

>

(5]

EMIR CH^KIIJ ARSLAX


grammatical de Sibaoueili. Mais fastidieux de s'^tendre sur ce Hujet.
de
il

147

le ^raiid traito

se-

rait

long

et

Beaucoup d'ouvrages arabes egalent en otendue


les

plus

volumineuses publications

noire epoque.

Combien de leurs productions d(3pa8sent quarante volumes! Le Kitab-al-Idah > d'Abou-Ali-al-Farisi a


et6 amplifie et complete en trente volumes par
Djorjani, et en quarante trois par
stoire
le

Cheikh

d'Alep

Ibn-Dahan. L' Hipar Ibn-al-Adim est en quarante

volumes, et la celebre

flistoire

de

Assakir en quatre-vingt
lettr^s,
Tsition

volumes.
dii se

Damas d*IbnOn se disait entre

qu'Ibn Assakir avait

mettre a la conqx)-

de cette chronique des I'age de raison, une exisut'fisant

stence entiere

a peine a ce travail colossal.

Ibn-as-Sabaki, parlant dans ses

Tabakat

de

la

compilation historique non moins celebre d'Ibn Djarir


Tabari, raconte que ce dernier dit un jour a ses amis,

des collaborateurs

Que pensez vous d'une


jusqu'a nos joure

<

Histoii*e
<

du monde depuis
quelle

Adam
De

? >

De

envergure

serait-elle ? demand^rent-ils a leur

tour. II repondit
lui firent alors

trente mille teuillets.

Ses amis

observer que leurs existences seraient

consumees avant I'ach^vement d'une telle entreprise. Tabari soupira Nous sommes k Dieu et nous retournerons a Lui! Les energies sont mortes Et il abr^:

gea son Histoire. On doit aussi a cet infatigable auteur un Commentaire du Coran, tr^s volumineux, qu'il dut raccourcir de meme pour en t'aciliter I'etude aux tolbas
qui frequent a ient ses cours.

Dans
et les

cette
le livre

c^tegorie de

compilations on pent encore citer


Ma'arri intitule

d'Aboul-Ola
>

Le tronc

rameaux

en douze

cents caliiers. Quelqu'un rapporte en avoir vu le cent-

148

SECTION DU MONDE MU8ULMAN

[6J

nnieme volume. Enfin Ibn-Akil Al-Hanbali a compose un onvrage en huit cents volumes. C'est, il semblebien^
le

plus vaste recueil de la litterature arabe.

Abou-Bekr Kazi a
Ibn
Khallikan, dans la
shateite, dit

ecrit

plus de cent

ouvrages.
le

biographic

d'Ibn Soraidj

que cet ecrivain a produit environ quatre-

cent ouvrages.

L'imam Al-liaihaki a compile


cahiers.

sur

le

Hadith
de

plus de mille

Ibn-al-Khatib, au
,

teur d'une c^lebre

Histoire de

Bagdad
et

a compose

plus

soixante

ouvrages.

Aboul-Houssaifn
I'illustre

Ar-Rasavant

wandi en a

ecrit cent

quatorze
la

Ibn-Sina pres de cent. Dans

biographic de I'Emir

Jzz et-Molk-al-Masbahi I'egyptien, Ibn Khallican raconte egalement qu'on doit a ce personnage une Histoire generale en
treize

mille feuillets. II cite egale-

une douzaine de compilations de mille ou deux mille feuillets chacune. S'il f'allait enumerer ici les ouvrages des illustres ecrivains musulmans tels que Abou-Nasr Farabi, Fakhr-ed-Din Razi, Gazzali, Zalui

ment de

makchari,
loin.

cette

nomenclature nous entrainerait trop


les dictionnaires

Les bibliotheques,
qui

biographiques

fournissent a
les plus

voudrait les consulter a cet egard


les plus

amples et

surprenantes revelations.

Au
incite

reste, ce qui

a reveille mes souvenirs et m'a


c'est la
visite

a tracer ces pages,

que

j'ai

faite

en dernier lieu a la bibliotheque dite de Malik-Daher

a Damas, riche dep6t de manuscrits, forme


parcouru un tres important recueil intitule

il

y a

quelai

ques ann^es seulement et peu explore jusqu'ici.

J'}'^

Al-Kawa-

kib-ad-Deurriah

Astres etincelantsi d'AboulHassan-Ali- Ibn al-Houssain-al Hanbali, disciple de rimam Ibn Taimiali. II traite de toutes les connais

(les

{7]

EMIB CHEKIB AE8LAN


et,

14

nances
part a
fiont

pour T^tendue

(Igh

matiercs, peut-etre com-

line

encyclop^die moderne.

Mais

le Hujeto n'v

pas ranges par ordre alpliab^tique.


>

La biblioth^ue
II

Malik-Dalier

n'en contient que quarante tomes.

^norme compilation en comptait cent vingt ou meme davantage, car on en a r^trouve le cent-vingtieme. Elle date de I'ann^e 830 de Th^gire,
paralt que cetto
t plusieurs ecrivains

y ont
si

collabor^. Enfin cliaque vo-

lume

est

de 35 cahiers environ, soit 700 pages, grand


considerable n'est cependant pas
le recueil

tormat. Cetouvrage

mentionn^ dans

bibliographique

Kascbt-az-

Zonoun
oonnu
sien

de Hadji-Klialfa. Mais cette omission, entre

tant d'autres, n'est pas pour ^tonner. Hadji-Khalta n'a


et n'a cite qu'une faible partie des richesses
lit-

teraires arabes,

que plusieurs recueils de I'^tendue du


pas a enumerer
simplenient.

ne

suffiraient

Le

temps

et la

main des hommes ont an^anti une notanon


la

ble traction,

moins pr^cieuse, nous


1

le

r^p^tons,

des productions de

'esprit

arabe.

de ce

qui

reste est dispers^e

Une grande partie ou inaccessible aux cher1'

cheurs et

aux savants. Seule

imagination pourrait
la
les

^voquer I'ensemble grandiose, infiniment vaste de


litterature dont les

Musulmans arabes revendiquent

m^rites et la gloire.

Je voudrais terminer par un vcbu


la liberty

que je prends

de soumettre a la bienveillante attention de assembl^e


la

cette illustre

qui

repr^sente Torientiilisme

dans sa science

plus haute et la plus comp^tente.


les

Les biblioth^ques de Constantinople renferment

mo-

numents

les plus

precieux de la langue arabe, car les

Sultans ottomans, qui ont conquis la plupart des pays

musulmans, prenaient soin de

faire transporter

dans

160

SECTION DU MONDE MUSULIHAN

[8]

leur capitale les nianuscrits trouves dans les villes qui


se soumettaient a leurs armes.

Je pense que ce serait

grand service a la litterature arabe et a roneiitalisme en general que de rendre a la lumiere les oeuvres inedites les plus remarquables conservees
rendre un

dans

les bibliotheques

de Constantinople. Ces collections

sent au

nombre de quarante-trois environ, contenant

plus de quatre-vingt mille volumes. Si la liberality de

quelques protecteurs des lettres en Europe s'interessait

a ce

projet,

pour

les

capitaux necessaires, un comity de


autres,
serait constitue

savants

orientalistes et

avec

mission de consulter les manuscrits en question et d'en


publier ce qui offrirait le plus de nouveaute et d'utilite^
aussi bien sous le rapport des connaissances generales^

qu'au point de vue de la langue et de la litterature


arabes.
II

y a

la

des manifestations insoupponnees du


le

genie oriental dont

succes aupres du public lettre

europeen semble assure. L'accueil que ces publications


trouveront dans
favorable.
le

monde musulman

sera

non moins

Avec

le resultat

moral, ce succes garanti-

rait le resultat materiel

de I'entreprise.

Septembre 1899.

E:mir Chekib Arslan.

SUL CULTO DEI SANTI NEL MAROCCO

Nel Marocco
ditaria fino

santi

si

chiamano
o
sale//.

neli

o haraka; un
ere-

sank) morto e chiamato

s^ijid

La

santi ta e

ad un certo punto nelle famiglie degli shur/a


Gli shurfa
(sceriffi)

e dei mrabtin.

sono discendenti di
dei Berberi,

Maometto; i mrablin, la nobilta non hanno grande importanza.


s/mrfa.

religiosa
nelle

parti

arabe del

Marocco, ove sono considerati come

gli schiavi degli

Non

si

deve mica credere per6 die ogni


iin

sceriffo

od ogni mrabuf sia


e

santo.

tl

vero che uno sceriffo


rivol>

sempre considerate con una certa riverenza;


si

gendogli la parola,
tutto da
c'

dice sidi o mtdaij

mio

padi'one.

Pu6 viaggiare dovunque


e caso che lo
si

gli piaccia, e riceve

dapper-

mangiare per niente. Va sempre


lasci soffrir la

sicuro, e
1'

non

fame.

Gode
uno

immii-

nita di

esser

maledetto nella maniera ordinai'ia dei


il

Mori, perchfe

maledire gli antenati


contro
il

d'

sceriffo si

considera un affronto

profeta

stesso.

Batti
lo tai,

imo
ti

sceriffo,

dicono

Mori,

ma
un

non maledirlo; se
sceriffo

sar4 tagliata la lingua.

Uno

^ liberato dal

castigo in molti casi, in cui

altr'

uomo

sarebbe messo

162

SECTION DU

MONDE MUSULMAN

[2]

in prigioDe o

severameDte bastonatO; e se e punito,


gii fa

la

sua qualita di sceriflo


ohfe 6

mitigare

la

punizione, per-

sempre probabile die uno


rispetto clie
si

sceriffo

abbia fra

propri antenati qnalche potente santo rivendicatore. Infatti,


il

porta ad uno sceriffo dipende

grandemente dalla fama del suoi antenati. Con tutto ci6 non sempre i discendenti dei santi, per famosi clie questi siano, sono santi essi pure. Per dare un esempio

mio compagno, Sceriffo 'Abd esSalam el-Bakali e senza dubbio un oggetto di grande venerazione nel suo villaggio nativo, Beni Hlu in Ana
piu familiare,
il

me

gora. Alia

mia
i

visita,

che

feci

li

insieme con

lui,

il

po-

polo gli baci6

vestimenti, chiedendogli la benedizione.


la e considerate santo nel senso proprio

Per6 neppure

della parola, n^ era considerato tale suo padre.

Ma

il

nonno

Sidi el-Husni e venerato

La

casa in Tangeri ove questi e

come un gran sepolto, e una


vi abiti

santo.
zawia,

casa di santo, nella quale non mi k stato mai permesso


di entrare,

sebbene

il
i

mio amico

con la madre.
uomini,

Si pu6 dire per6 che

discendenti dei santi lianno sem-

pre una maggior forza spirituale degli altri


perclie
i
li

hanno piu grande speranza


i

di vedere

adempiti
ci6

desideri invocando
fa santi.

proprt santi antenati.

Ma

non

uno che pu6 fare da intercessore presso Dio o che ha il potere di far miracoli. Sono reweli e

Un

lativamente pochi
tale distinzione.

gli shurfa

che possono pretendere una

Ci sono santi che non sono

ne

shttrfa

ne mrahtin.

Una

devozione straordinaria pu6 elevare un


il

uomo

alia di

dignita di santo. Quelli che oltrepassano

numero

preghiere e digiuni prescritti dalla religioue maomettana, sono general mente considerati piu o

meno

santi.

31

EDWARD WF^TERMARK
i

163

Fra

santi
clie,
i

si si

contano anche
dice,

qiiei

ciimpioni dell' Islai

mismo
paese,

hanno scacciato
ove

CriRtiani

dal

cosiddetti Mw/a/iedin, le cui sante


la coHta, nei luoghi
i

vano lungo
D' altra
sail to

tombe si ta*oMori hanno comnon tanno un santo.


o

battuto coi Portoghesi.


pai'te,

le alte

qualita

monili

un uomo,

e neppure soiio necessarie in


d'

Anzi, la condotta

un santo pu6

esser cattivissima,
piii

qualche volta proprio licenziosa. Si trova


suoi vizt possono

meno
i

fuori dei limiti ordinari degli obblighi morali, e fino

aumentare

la

sua santita, magari an-

che esserne la causa.


della fainiglia di
il

Ho

sentito parlare d'

uno

scerifiTo

Mulai 'Abd es-Salam, tuttora vivente,


vien

quale e stato un gran bandito ed e ancora un bria-

cone,
santo.

ma Ha

che nondimeno
la facolta

considerato
il

come un
tuturo e

miracolosa di predire

guarire malati, ed e quasi sempre ubriaco.


dei santi moreschi e reclutata tra
I pazzi pericolosi
i

Una

parte

pazzi e gl' idiot i.

pev

la

sicurezza
prigioiie

generale vengono
per
i

rinchiusi in el-morsfan,
biosi,

una

matti rabbaraka.

mentre

gl'

innocui sono riveriti

come
vi

Non

sono tenuti responsabili delle assurdita che commettono.

Durante

il

mio soggiorno a Fez


le

era una donna

che soleva passeggiare per

strade qunsi perfettamente

nuda, ed a Tetuan vidi un pazzo mangiar pane pubbli-

camente nel mese


cato per
il

di

Ramadan,
all'

in

pieno giorno, pec-

quale ciascuno

infuori d'

un santo

sa-

rebbe stato punito severissimamente.

La

caratteristica

d'

un

?/;eit

e la tbrza miracolosa
si

conferitagli
nitesta sotto

come un tavore da

Dio. Questa tbrza

lua-

torme varie e diverse. Ci sono santi che

possono muovei*si da un luogo ad un altro in

modo

con-

154

SECTION DU MONDE MUSULMAN


Si

[4]

trario alle leggi ordinarie della natura.

dice

clie

il

detunto sceriffo di

Wazan and6 una


lo stretto

volta

a Tangeri passando
Kader,
il

a cavallo.

da Gibilterra Mulai 'Abd elil

gran santo, aveva volato per tutto


coll'

mondo

Mulai Ibrahim,

epiteto et-tair eg-ghel, V uccello della


egli la facolta di volare.
si

montagna, aveva anch'


'Allah el-Hag, la cui
e
il

Sidi

tomba

trova presso esh-Shawen

quale e tenuto in grande riverenza dal popolo delle

vicinanze, vol6
eserapi di

una volta alia Mecca. Oltre a ci6 ci sono santi clie hanno trast'erito altri uomini a quel
con in
della

luogo santo. Mulai 'Abd el-Kader, zoppo e vestito di

panni

sudici,

mano un
citta
di

fuori le
clie

mura
triste.

una volta Fez. Vide quivi un uomo


bastone, and6
gli
il

sedeva in terra e piangeva, e

domand6 perche
Basha, cioe
il

era cosi

L'uomo
1'

rispose che

go-

vernatore, Faveva punito, perche


di rapirgli la moglie,

un

cattivo, desideroso
di-

aveva accusato falsamente

cendo

al
in

Basha che
dei

si

era vantato di poter andare alia


All' udire ci6

Mecca
air

un giorno.

'Abd el-Kader dette

uomo

denari per comprare a Fez un pane an-

cora caldo. Questi ando in citta e ritorn6 portando seco

un pane boUente. Allora Mulai 'Abd el-Kader gli disse di .metterglisi a cavalcioni sulla nuca e di chiudere gli
occhi; r
si

uomo

obbedi, e poco dopo, aprendo gli occhi,

accorse di essere alia

Mecca

col

pane sempre caldo.


caldo. Queste al-

II

santo lo preg6 di andare a trovare delle persone di


di

Fez e
lora

mostrar loro

il

pane anoora

crederono quel che egli raccontava del proprio

viaggio miracoloso e ne scrissero lettere ai loro araici a


Fez. L'

uomo
il

le

prese
t'u

e,

messosi un' altra volta sulla

nuca del santo,


citta,

ricondotto subitamente alia propria

ove

popolo, dopo aver letto le lettere, fu persuaso

[6]

EDWARD WESTKRMARK
il

1.%

del miracolo, e

mentitore venne punito Heverainente

dal Basha.
Si raccontano tante storie della trastbrmazione dei
Hanti. L'

ultimo scoriffo di Wazan, die mori Holamente


ta,

pochi anni
Parigi.

era una
i

volta a praiizo in

una caa

di

commensali cominciavano a tare cattive osservazioni su di lui, ad un tratto si tra8t'urm6


Mentre
suoi

un leone. Quando Sidi el-Husni el-Babali and6 a fare una visita al Sultano e gli dette la mano, questa
in
in

trastbrmata nella

zampa

d'

una connessione
es-sb'a,

intrinseca

tVa

un leone. Serabra siavi un santo e questo ani-

male, perclie un santo e anche qualclie volta cliiamato

die vuol dire leone.


altri

Molti

miracoli sono attribuiti a certi

santi.

Un

santo pub vedere dietro a se senza voltarsi, pub


i

vedere ogni cosa:


mari. Podii anni

sette deli, le sette terre

ed

sette

ta,

quando Tangeri
il

fu invaso

da una
indigeni

moltitudine di locuste,
riffo di

popolo ne portb una alio scegl'

Wazan. Egli

le

sputb in bocca, e

crederono che cib dovesse scacdare tutto quel dagello.


I

Mori dicono che Mulai 'Abd el-Kader


anni,

si

resse su di

una gamba per quarant'


e die, dicevano,

pregando Dio.

Du

1-Kur-

najen die era considerato un profet^i avanti Maometto

aveva vissuto duecento anni, tende


il

la

montiigna die una volta univa


gna.

Marocco con

la

Spa-

Un

santo che apparteneva alia t'amiglia Hal^ali

poteva trarre acqua dalla terra, semplicemente scavandovi un buco con la mano. L' idea di poter trarre acqua
dalla terra col
tar

entrare una cauua nel suolo e la

base del racconto seguente.

Due uomini andarono una

volta a

ciandosi per santi della famiglia di

Sahara specMulai 'Abd el-Kader.

166

SECTION DU MONDE MUSULMAN

[6]

Per gnadagnare denari s' ingegna vano a curare i inalati, ma non avevano buon successo ed il popolo prese in sospetto la loro santita. Allora uno di questi falsi
santi trov6

r empi

di

una maniera di scampo. Prese un otre, acqua e lo nascose sotto terra; poi tutti e

due gli uomini si misero a ballare li sopra per attrarre r attenzione della gente. Quando si videro circondati da una gran folia, uno
di essi con
si

un bastone fece un buco nella terra; Totre


1'

ruppe,

acqua schizz6
erano
santi.

fuori.

Allora

il

popolo

si

convinse
soe qui.

che

La

storia

pero

non

fini-

La nuova

sorgente e rimasta per sempre in


gl' in-

quel luogo, perche Mulai 'Abd el-Kader aiut6


gannatori. Esso aiuta tutti quelli die
1'

invocauo, an-

che
il

quelli

che dicono una bugia.

esh-sheh el-kiddabin,

santo protettore dei bugiardi.

Un

altro miracolo, die voglio raccontare,

si

fa an-

cora continuatamente. Nella tribu Beni 'Arus c'e una

casa santa, a cui e annesso un gran pezzo di terra, e

questa appartiene a Sidi Heddi. I suoi


li,

clieuti

vivono
II

e la casa santa e visitata

da moltissime persone.

mkaddam o soprintendente della casa santa e un santo anch'egli. Con un piatto di suhsu pu6 dare da niangiare ad un gran numero di persone. Porta il piatto in una stanza piccina, e, quando lo riporta, il suksu per un miracolo s'fe aumentato fiiio alia quantita necessaria per soddisfare tutti.
I santi

possono predire
Sidi

il

futuro e sanno quel che


el

accade
cielo, e

in altri luoghi.

'Abd er-Rahman
le altre cose,

Mig-

dub sapeva tutto


rocco

ci6

che

avveniva sulla terra e nel


che
il

prediceva anche, fra

Ma-

un giorno sarebbe

cristiano,

benchfe ai tempi

[7]

EDWARD WE8TERMABK
non non
ci t'ossero oristiani

167

suoi
t'eziti

nel suo paese.

La sua pro

s'^ ancora avveratu,


in

ma

Mori non dubitaoo


quale

clic

s'adempira

av venire.
il

Una
turo,

cosa

comunissima ^ che un Moro,

desidera di sapere qualclie cosa in riguardo al suo fu-

va da un idiota o da un pazzo,
persone nientre
^I'idioti

perche

Mori

credoiio che Die abbia ritenuto nel cielo la ragione di


simili
clie
i

loro
i

corpi sono sulla terra, e

quando
si

pazzi parhino, Dio abbia perpo'.

messo che
Quindi

la

loro

ragione ritorni a loro per un


le

debbono tesoreggiare
ispirate.

loro
il

parole

come

quelle di persone

Quando

mio conipagno

una

volta aveva qualche dispiacere a Tetuan, suo tra-

tello in

Tangeri, che e considerato baraka o santo, mo-

8tr6 nella sua condotta di saperne qualche cosa, benchfe

non ne parlasse a nessuno. Cosi mi racoon tarono amici

Mori a Tangeri.
11

miracolo

piu
i

comune ed auche
i

piu

lucrativo

che possano tare


ilmrfa
(sceriffi)

santi e di curare
di

raalati. I santi

sono prima

tutto dottori. II santo

preme con

la

mano

la fronte del malato,

prega per la
gli

sua salute, e poi, dopo aver levato la mano,


tre volte in fronte.

sputa

per6

il

Prima che tutto questo sia tatto malato deve pagare un derham, cio6 quattro
il

centesimi,
pill

solito

onorario,

il

quale

anche

la

gente

povera e obbligata a pagare. Si coiisidera questo


atto

pagamento quasi come un


ziale per la cura.

d^incantesirao essen-

Molte persone danno


risce

di

piu, e se

il

malato guatanno spesso

ed egli e la sua t'amiglia son

ricchi,

un

bel regalo al santo.


LJn

santo pu6 operare miraooli,

perche Iddio gli

158
lia

SECTION DU

MONDE MUSULMAN
farli.

[8]

dato un potere speciale per


sue
molti
in

un prediletto
per
loro

di Dio, e le

preghiere sono
lo

efficacissime; per la

qnal

cosa

pregano
ecc.

d'intercedere

presso

Dio

casi di carestia, di malattie, di

siccita

o pel desiderio di prole,


raccolta o
il

Quando

egli benedice la
in

cibo, si

pu6 sempre sperare

nn buon

resultato. D'altra parte, bisogna aver cura di

non desherifa a

stare

il

dispiacere d'un santo. Lalla 'Awisli,

Tangeri, ancora vivente,

aveva uno

schiavo

die fu

messo
califfo

in prigione

dairautorita.
di

La

santa

and6 dal
di
II

pregandolo

render la
allora

liberta

alio schiavo

ma
tato

quegli rifiut6, ed

essa

prego Dio
alia

manresuldi

dargli

una grave malattia,


die
il

e Iddio I'esaudi.

fu

califfo

dove andare

sorgente

Mulai Ja'kub per guarire. Si dice


nella santa.

ch'egli, dopo, crede

Una

storia simile

si

racconta di Sidi el-

*Azri, della famiglia di

Mulai 'Abd

es-Salam. Questo

santo un giorno and6 al mercato delle frutta a Tangeri e


largli

domand6 ad uno dei venditor! se voleva regaun po' di frutta. Avendo avuto una risposta neil

gativa,

santo
il

se

n'

and5 implorando Dio


fa. II

perclie

bruciasse tutto

mercato, e subito Iddio esaudi la sua


santo vive
chie-

preghiera. Questo accadde poclii anni

ancora, e ogni

volta die entra in

una bottega

dendo qualche cosa gliela regalano subito. La casa cui vive un santo e un rifugio sicuro. In tempi guerra il popolo di Beni H'lu in Angora era solito
portare
i

in
di
di

propri oggetti di valore alia casa di Sidi el-

Husni, e nessuno osava toccarli in quel luogo.


II

contatto con un santo o con qualche cosa aplui

partenente a
di produri-e

o anche la sola sua presenza e capace


niiracolo.

un

Nel monte di Mulai 'Abd

[9)

EDWARD WESTKRMARK
si

160

es-Salam

vede

Torma

del piede del santo.

8e

Sidi

*Abd el-Hadi

premeva la mano contio un sasso, vi lasciava Timpronta delle sue cinque dita e quando UDO scerifTo beve del vino, questo si cambia in latte od in miele appena gli tocca le labbra. Ed una volta
;

che

alciini

cristiani
il

per provare

la

sua santita cerca-

vano d'indune

det'unto sceriifo di

Wazan

a mangiare

un

po' di

mniale, ogni pezzettino di maiale die aveoffertogli


si

vano niescolato col suksn

trasformava
il

in

un
clie

maialino, quando lo sceriffo scopriva


alia cAsa santa di Sidi 'Allah

vassoio. Vicino

el-Ha^ e un albero
(sceriffi)

comincia a ballare
degli uomini.

quindi gli shurfa


i

ballano
quelli

intorno ad esso, ed

suoi

movimenti somigliano

Non
dalla
fico.

si

deve credere che


del

il

contatto con nn santo

o con qualche cosa appartenente a lui dipenda sempre

volonta

santo,

desiderando
bevere
il

di

essere benesi

buono per
il

la salute

I'acqua in cui
vestito

lava, ed

baciargli la
;

mano od

ha

un' in-

fluenza benefica

un pezzo

del suo abito o del legno

tomba e molto ricercato. II legno e baraka, e col bruciarne un pezzettino uno che abbia il nial di testa pu6 scacciare il dolore. (11 podella cassa in cui lo portano alia

polo bacia perfino

il

cavallo su cui
t'

il

Sultano e andato,

perche

il

Sultano del Marocco

sempre venerato come

un

santo).

Ci

si

rivolge ai santi anclie per ottenere che piova,

ina le loro preghiere non sono sempre considerate ab

bastanza

efficaci.

In tempi di gran siccita gli


al

sceritji

od

altri

uomini sacri son condotti


le

r acqua, e se fanno resistenza,


legate loro sul dorso. Poi
si

mare e messi nelmani sono senz'altro

riportano in citt^, ove an-

160

SECTION DU MONDE MUSULMAN

[10]

cora una volta per la strada vengono bagnati d'acqua. di suo zio II mio amico un giorno ando al villaggio

insieme con sua madre e sua sorella, la quale e considerata

come

baraka.

Siccome allora era molto


alia

desi-

derabile per la raccolta che piovesse, gli abitanti del


villaggio versarono
e

acqua addosso

giovane donna,

poco dopo cominci6 a piovere.

La

forza miracolosa d'un santo non cessa con la


II

sua morte, anzi aumenta.

popolo dice che un santo,

muore mai. Dorrae soltanto, e la sua tomba o il luogo ove dorme diviene un posto santo tjhe si chiama sijid. Molte di queste tombe lianno una specie di cupola a cui si da il nome di kobba. Non sol amen te la tomba d' un santo per6,
propriamente parlando,

non

ma

anche

posti visitati
si

da

lui

si

venerano, e sopra
le

di essi

molte volte

erigono case sante o zawiats,

cui dimensioni possono variare infinitamente.


zmriats troppo piccole per contenere

Ci sono

uomo, ce ne sono altre che s'adoprano come moschee. Molto spesso nient'altro che un mucchio di sassi dimostra il luogo ove un santo e stato seduto, e quelle si chiama ravda^

un

nome che

si

da pure

al
il

mucchio

di sassi

che indica

il

primo posto da dove


casa santa.

viaggiatore

pu6
ove

vedere una

Si deve osservare che

il

luogo

hanno

eretto

una casa santa


Quasi tutte

si

crede sempre debba essere stato in

contatto materiale col santo. Ci6 pub sembrare strano.


le citta del

Marocco hanno
'Aisa,

zaiviats

che sono

dedicate ai diversi santi protettori delle congregazioni


religiose
:

Sidi

Mhammed Ben
;

il

santo degli

'Aisawa, sepolto in Meknes

Sidi 'Ali

santo dei Hamadsha, sepolto a ZOrhun

Ben Hamdush, il Mulai Themi


;

[11]

EDWARD WESTERMARK
;

1^

il

santo dei Tliuliama, sepolto a Wazin


il

Mulai 'Abd
;

el-Kader,

santo dei Gillala, sepolto a Bagdad


il

Muscri-

lai el-'Asbi,

santo dei DerVawa, sepolto a Mogador;

Sidi

Abmed Ben

Nasar,

il

santo protettore degli

vani, sepolto nel Dra. Si crede davvero ohe questi santi

abbianu visitato

tutte le citta e che


si

abbiano seduto

nei posti ove le loro zavjai

trovano.

Un

sijid

od una zavia sono luoghi sacri a cui nesenza

suno pu6 avvicinarsi

avere certe qnalificazioni.


il

Nel Marocco e proibito

ai Cristiani

visitarli,

e a Fez
di

intere strade, a causa della loro vicinanza alia

tomba

qualche santo grande, sono chiuse


racconta che un
se alle zairia di

ai

miscredenti. Si

Moro nna

volta port6

un cristiano con
il

Mulai 'Abd es-Salam. Dopo


le

suo

ri-

torno la casa gli fu bruciata nella notte, ed egli e la

sua famiglia perirono fra


stiano. Vicino a Tetuan,
tow'isies

fiamme. Questo incendio


cri-

era la vendetta del santo. Niente per6 accadde al

poco tempo

alzarono

le

loro

Mugahedin, bench^ tbssero


Nella notte
si

una comitiva di tende presso le tombe di stati avvertiti di non farlo.


fa,

a]z6

una tompesta che

lece

gran guasto
si

fra le tende. Sulla costa atlantica del

Marocco
i

trovi

vano

sadats

quali

son pericolosi per

vapor i che

passano davanti. Sidi Kasem, la cui toniba non e Iontana dal Capo Spartel, fa naufragare un
tutti gli anni.
si

bastimento
la cui tonaba
si

Mulai Buselham, parimente,

trova sulla costa meridionale di Laraiche,

an*abbia
sijid.

(]uando

un bastimento

si
il

avvicina troppo al suo

Ma
il

in certe circos'tanze

santo e pericoloso anche per

maomettano. Quello che visita un sijid od una zawia in istato d' immondezza sessuale, sara jiunito con una malattia venerea. Soltanto il mkaddam pu6 avvicinarsi
Aetu
(ill

XII'"* CongriM

du

Orientmlitltt.

'lioiM

HI.

It

162

SECTIOX

DU MONDE MUSULMAN

[12]

alia

tomba

di Sidi

Heddi,

ma neppur
di

egli

pu6 entiare
la

nel i-ecinto

della

tomba

Mulai 'Abd es-Salam,

quale noii ha una porta, poiclie dispiacerebbe al santo,


se qualcuno
tin
si

avvicinasse alia sua tomba.


la

Una

volta

uomo

salt6 di la del rauro e baci5

tomba,

ma

quest' atto fu per lui funesto; nel lasciare la tomba, egli


fu ucciso

da una palla sparata non


1'

si

sa da chi, sebil

bene

si

creda die

uccisore sia stato


il
il

santo stesso.
il

Andando una
distanza di
la,

volta

Sultano a visitare
suo cavallo
c' si

sijid del nie-

desinio gran santo,


e

ferm6 a qualche
piedi.

siccome non

era verso di spingerlo

piu oltre,

il

Sultano dove continuare a


i

anche
tempo.

inecessario die

visitatori si levino le scarpe in

Gerti atti
in

si

considerano abominevoli se commessi


sijid,

una zmvia o presso un


posti,
1'

come, per esempio,


di

1' iii-

eudidare questi

impossessarsi

qualche cosa
vi si

appartenente al luogo, o Tarrestare persone die


tbssero.. rifugiate.

La

casa

di

Sidi

el-Husni in Beni

^lu, che^e ancora considerata


tutta ini.iDvine, fu

come una zawia sebbene


assalita

una volta

dai

nemici

di

un' altra tribu,

quali,

dopo.aver bruciato
fuoco.

le altre

case

del villaggio, tentarond di bi^uciare aiiche questa;

ma

fiammiferi

non

presero

AUora sfondarono
per6
nell' aprire

la

porta

ed.

entrarono nella casa;

una
sijid

cassetta, la
li
ill

trovarono piena di api die ne uscirono e

punsero.

Quasi sempre nelle vicinanze


alberi,
si

di
si

ogni

campagna crescono

ed ovunque
press" a

vede un
sicuri

boschetto nel Marocco,

pu5 esser

poco

che ricinge la tomba

d'

un santo. Quegli
d'

alberi sono

considerati sacrl, e nessuno potrebbe danneggiarli im-

punemente. Mi hanno raccontato

un uomo

il

quale,

per aver tagliato un bastone d'un albero simile, fu ad

|18]

EDWARD WE8TKRMARK
tratto

JM8
Sidii

1111

paralizzato.

Presso
c'

la

caa antica di

1-I5u8ni in Beiii

yiu

un grande
al

ulivo, sotto cui

dBanto soleva sedere.

Una

volta qualcuno ne 8tacc6 un

rauio clie diede a mangiare

suo bue,

ma

Taniniale

oe mori. lo stesso sono stato seduto sotto queir albero, invitato a farlo dal rnio amico, nipote del gran saoto, ma gli abitanti del villaggio, sebbene non vogliano niifjcbiarsi
in

quel

die

fa

il

loro

prediletto^

trovarono

ficonsiderato accordare

un

tale privilegio

ad un miscre-

dente. Perfino le pietre della casa rovinata sono talm,

e se quakheduno

le

usasse per la t'abbricazione d'una


vil-

casa, questa cascherebbe senza dubbio. Nello stesso

laggio h un altro albero cbe non appartiene


del santo,

al recinto

ma

sotto

il

quale egli soleva sedere; ed anclie

quello e sacro.

Cresce suU' orlo della strada ed e un


i

non e permesso tagliarne rami, i quali pendono molto in basso. Fra Laraiche ed il villaggio el-Ijlamis, presso la Kobba di -Sidi el-I^iairi si trova un sacro sughero che il popolo suole baciare e su cui appendono strisce di panno. II tagliarne un lamoscello sarebbe un abominio. un I sadats e le zauiais del Marocco sono asili
grand' impiceio per
i

cavalcatori, poiclie

uomo die
qualunque

vi

si

rifugia sta sotto la protezione del sant<,

sia

il

yuo

delitto.

Certe

case
il

sante

sono

consideiate cosi invioJabili cbe perfino


linquente e sicuro mentre
portarlo via, perclie
piuttosto

peg^iore de-

vi

rimane.

fc

pericolosissimo

il

santo

aam

il

suo vendicatore, o

si

sdegnera per la violaziono del santuario.

Ud uomo

cbe, contro la legge del paese,


si rit'ugi6

aveva impordi Lalla

tato uno scbioppo,

nella

tomba
il

Min-

nana a Laraiche. Ci6 nonostante


trasse tiiori e lo mise in prigione;

busha della citta lo


il

ma

colperole non

164
vi

SECTION

DU MONDE MUSULMAN
il

[14]

rimase raolto tempo, perche

santo, arrabbiato, lo

aiut6.

Tre giorni dopo, quando


il

il

custode gli dette la


e, mentre V opportunita di

minestra,
il

prigioniero gliela butt6 in faccia


pulivasi
il

carceriere

viso,

ti'0v6

scappare insieme con alcuni


ci6
il

altri delinquents.

Oltre a

basha fu cacciato via dalla citta poco dopo, nadi

turalmente ad istigazione
il

Lalla Minnana. Soltanto


ri-

capo della famiglia del santo pu6 allontanare un


e

fugiato dal luogo sacro,


violenza.

neppur

egli

pu6
il

farlo

con

richiesta del basha persuade


1'

delinquente

di lasciare

asilo,

promettendogli

il

suo aiuto perche

non sia troppo severa. Questo genere di protezione, mentre senza dubbio serve a fini umanitarj^ d' altra parte da origine a molti abusi. E specialraente
la punizionc

una causa
un mezzo

d' infinite

fastidio ai

mercanti

nazareni,

cui debitori, col ritirarsi alia zawia piu vicina, trovano


di differire
il

pagamento per qualunque duo d'

ra ta di tempo.

La
mente

santita

d'

un

sijid

una zawia non

e solaI'aiuto

del genere tabu. S' invoca iu


si

sommo grado

dei santi morti, la cui assistenza


differenti.

chiede in molti casi


santuari perche

Si portano malati
;

ai

loro

donne che desiderano un bambino vanno li per diventare incinte; e in tempo di siccita lunghe processioni di gente scalza e con la testa nuda ci vanno
siano guariti

per implorare
vere.

il

santo di pregare Iddio che faccia piole

Molte donne visitano


ci

case sanle per avere un

marito, e gli uomini

loro ricerche di tesori

che non ara bene,


dargli

lo

vanno per chiedere aiuto nelle nascosti. Se qualcuno ha un hue mena li promettendo al santo di

un mud

di orzo o di frumento, se vuol miglio-

rare la bestia.

[15]

EDWARD WK8TEBAIARK
mani vuote; candele od
i

!&

Colui che ha qiialclie cosa da cliiedere non visita


il

santuario con

le

olio,

incenso

ed anche denari sono


tre

regali o va'da piu comuDi. 01al santo, se vuol esau-

a questo

si

ta la

promessa

dire l*invo(;azione, di sacrificargli

uq animale presso
II

il

santuario.

II

supplicante bacia

la porta e le pareti e

spesso la soglia dell a casa santa.

baciare la soglia
il

e d'obbligo in certi santuari. Queato e


tuiirio di
vi

caso del san-

Mulai

Idris perche,

come

si dice, il

suo schiavo

giace sotterra,
il

del

santuario di Mulai Ismain a


vi h

Meknes, perche
supplicante

suo cavallo

sepolto

sotto.

Nel
il
i

santuario di Mulai
bacia

Abd
la

es-Salam, che non ha porta,


Dappertutto, eccetto
stessa

finestra.

^ari casi in cui la

tomba

non e

accessibile,

si

baciano
la testa

le parti di essa sotto le quali si

suppone siano
co-

ed

piedi del santo; o, se la

tomba ha un

perchio, se ne baciano le parti correspondenti.

L' ani-

male, sia un bue, sia una pecora, sia una capra o an-

che un gallo,
c'

si

macella sulla soglia del santuario.

Non
of-

e nessun banchetto di sacrifizio, perche tutte

le

t'erte

sono prese dal mladdam del santuario, che cole distribuisce nella faraiglia del santo,

scienziosamente

e ottiene per se stesso una parte uguale a quella di

ogni

membro
ci

della famiglia.

Dico coscienziosamente,
piu che

perche
<sar di

vorrebbe un
le

coiaggio
offerte

amrainistrar

d'un santo

umano per in modo disi


i

sonesto.
polli

Al santuario

di

Mulai Abd-el-Kader

portano
suoi ani-

bianchi ancora viventi, essendo questi

mali prediletti.

Le suppliche
giovedi,
il

ai

santi
il

si

fanno principalmente
il

il

venerdi ed

lunedi,
II

ventisei di

Ramadan

e neir aimiversario del santo.

venerdi alcuni musi-

186

SECTIOX DU

MONDE MUSULMAX
alia porta di ogni

[16]

ranti

vanno a suonare dinanzi


I

sijid

e zavia della citta.

santi principali e quelli le cui fa^

hanno tutti le loro feste annuel La mag'gior parte hanno la loro festa nel Muiud, ma non tutti. Cosi Sidi Ahmed el-Bernusi, la cni tomba si trova tuori di Fez, ha la sua festa cinque giorni prima di Ramadan, e Mulai Idris tre giorni avanti quel mese. Sidi Hsain, che e sepolto poche ore distante da Tangeri, ha la sua festa il giorno dopo quello in
miglie vivono ancora,
cui le pecore sono uccise
all' 'Id

el-Kebir.

II

santo pro^

tettore di Tangeri, Sidi


festa nel settimo giorno

Muhammed
dopo
i

el-Hag, ha la sua

il

natalizio del Profeta.


alia citta

AUora

gli abitanti di tutti

villaggi vicini

poi*tano un bove alia sua Kobba, e fanno musica e giuor

chi di polvere, e altrettanto fanno


quartiere. Gli animali
di che
il

cittadini

di

ogni

vengono

uccisi sulla soglia,

dopo

popolo entra nel santuario, bacia la tomba, e

recita versi del Corano.

Quando

tutti gli estranei

hanno
loro,

lasciato

il

luogo, la famiglia del santo prende gli anili

mali macellati e

distribuisce

fra ciascuno

di

D'un carattere piu privato


Sidi el-Husni el-Bakali,
II sette
il

e la festa

come

quella di

nonno
in

del niio

compagno,

del Mulud, parenti ed amici del santo e della


si

sua famiglia
loro buoi

radunano

casa sua, portando con


soglia della casa, e la

che uccidono

sulla

sera ne prendon la loro parte

Baciano anche la sono chiamati quaranta scrivani perche recitino il Corano a'mente, e lo leggono intero, ognuno recitandone
a vicenda un
sura.

mangiando tutti insieme, tomba come al solito. Nella notte

Ci6 dura

tin

verso le quattro di

mattina, quando ogni scrivano ottiene un onorario di

cinquanta centesimi, dopo

di

che

tutti se

ne vanno, e

(17)

EDWARD WESTER3IARK
<'

167

la testa
siinto,
t'atte
II

finiUi.

Le suppliche che
la

il

popolo rivolge al

mentre ne bacia

tomba. devono tutte easer

impercettibilmente, soltanto
si

movendo

le

labbra.
I

Corano invece

recita

sempre ad alta voce.


il

sup-

plicanti haiino la speranza che

santo voglia prepare


le pre-

Iddio di aiutarli, perchfe quando Dio ascolta


ghiere d'un santo vivente,

esaudira anche quelle di

una vhe
1

lia lasciato

la terra.
resultati benefici sola^

Mori per6 non traggono

anente dalle preghiere ai Sadats; anche W contatto ihateriale con

qualche cosa appart-enente


In ogni
ii/i</

al santwario

pu6

avere un

eflfetto salutare.
i

o zatWa

c*

efuiia

palla di ferro che

inalati
il

premono contro
doloi-e.

-quella parte

del corpb ove sent one

Si
si

prende un pb^ di

terra dalla

tomba
si

del santo e la

mette

in

un

sac-

<5hettino che poi


'lata.

appende

al collo della

persoaa ma*dibaciare

Ci6

si

chisima. el-bar aka des-sijid; UsLtlo


la

la

tomba o

casa santa ritrae senza dubbio la sua

efficacia dal contatto delle labbra


cro.

con quel luogo sasi

L'acqua delle

fonti,

che generalmente

trovano

ad una casa santa, e sempre considerata piii o meno salubre. XjQ, s^^rgente del Marocco piii tamosa di tutte e quella di Mulai Ya'l^ub non lontano da Fez, la Gui acqua contiene dello zoltb, e che viene "usata per quali bagni da un gran numero di malati di sifilide,
vicino
i

varnio a quel santuario e riniangono

li

per qualche

tempo fincho
via.

il

santo non dica loro in sogno d' andar

Vicino alia casa santa di Mulai 'Abd es-Salam

sono due sorgenti, la cui acqua e calda neirinverno e


fredda
nell' estate.

Le donne che non hanno


e gli

tigli "di*

ventano incinte se ne bevono,


-frono di sitilide

uomini che so^


di

possono liberarsi dalla malattia, se


'

-'/r

168

SECTION DU MOXDE

MUSULMAN

[18]

lavano con quell' acqua. Nel villaggio Busemlal, nel distrettx) di Beni Hozmar, presso Tetuan, vidi una sorgente in una cava, e mi fu detto che quell' acqua veniva dalla montagna di Mulai 'Abd es-Salam distante

un giorno
si

di

cammino. Gli
1'

'afarats (demoni)

una

volta

provarono a condurre

acqua di

li

ai cristiani,

ma

r acqua non and6

piii oltre di

Busemlal. Se uno nop

ha appetite o

se soffre di costipazione,
si

non ha che a

bevere di quell' acqua e

sentira bene.
ci

interessante
i

notare come, al tempo stesso che

sono alberi

quali

non
d'un

si

tagliano,

si

trova qualche volta nella vicinanza


i

sijid

o d' una zairia un albero


effetto benefico.

cui rami, se son

rotti,

hanno un
il

Cosi suUa terra che


c'

apparteneva a Sidi el-Husni non


sacro

e solamente I'ulivo

quale e
di la

tahii,

ma un

cespuglio da cui chiun-

que passa
scello

per andare alia fiera toglie un ramo-

lo

mette nel suo sacco, convinto che quello

gli portera fortuna negli afTari.

Presso la

tomba

di

Mulai 'Abd es-Salam cresce un


sono anclie alberi
cui legno

grande albero dal quale nessuno oserebbe staccare neppure una foglia
;

ma

ci

il

ha un potere benefico miracoloso. Ogni scolaro desidera di avere da uno degli alberi di Mulai Abd, esSalam un hannasha, cioe una bacchettina di cui i bambini
si

servono

per

cancellare
difficili

sulle loro tavolette le

parole che trovano


sele nella

a ricordarsi per cosi ficcarcio gli alberi tabti

memoria. Oltre a

possono

esercitare

un

effetto

benefico per mezzo del contatto,

secondu

il

principio della

magia simpatica.

Si vedono

spesso pendenti dai rami di quegli alberi strisce di panno,

e queste sono messe

li

da uomini e donne che hanno

qualche desiderio, specialmente da malati che cosi spe-

{19J

EDWARD WESTEHMARK
di guarire.
le

169

rano
ora

Ora portano

le strisce

con se da casa,

staccano dai vestimenti che haniio addosso, madalle

niera usata generalmente

donne, raa anche gVi


per aver dato
ci

nomini
il

si

vedono spesso con

tjelaleb rotti

loro tribute agli alberi sacri.


sijid,
si

Se nou

Hono alberi
si

vicino al

lega la striscia ad una canna che


in

mette nella hamma d'un santo. Ogni casa santa

cam-

pagna ha
t)d

la sua

hamma^ cioe una cava


fra

in

una roccia
le

uno spazio aperto

due o

tre sassi o

qualche volta
offerte:

una stanzina

fatta di

pietre.

Qui

si

fanno

di denari, di candele, d'incenso

o di poUi che 8*ucci-

dono nella hamma mentre

si

chiede qualche favore.

A
Sidi

una hamma che apparteneva a 'Abdullah el-ya^, il quale ha un santuario, zav'ia,


Busemlal
vidi al villaggio.

a Tetunn, vicino
siste in

fatto di pietra, e con-

due

sfcanze

senza tetto e separate V una dalla


ruscello.

altra per
il

mezzo d'un
soleva
li,

eretto sul post ove


di

santo

riposare.
si

Se una ragazza desidera


i

maritarsi, va

lava le mani ed

piedi, e
;

prega

la

hamma perche
cosa fanno
le

le faccia

trovare uno sposo

e la stessa

donne e anche gli uomini che desiderano figliuoli. A Laraiche c' e un sasso, sul quale il santo era solito sedere, e quelle e visitato da persone malate. Le donne che perdono i cjipelli vanno la e mettono alcuni
dei capelli caduti sotto
il

sasso,

il

che impedira al resto


Iia
il

della capigliatura di cadere.


di testa,
il

Se una donna
il

mal

si
il

pulisce

il

capo e mette
il

sudiciume sotto
la teb-

sasso,

che

le

togliera

dolore.

Se uno ha
liiogo, e la

bre, in

prende un po' di terra da quel

mette

un sacchettino che porta intorno al coUo. II popolo anche vi uccide pecore o capre o galli, come sacrifizt
al santo Sidi

Ben

'Abdullah, padre di Lalla Minnana.

170

SEl^TION

DU MONDE MUSULMAN

f2(J]

Vicino alia casa siinta di Mulai


iin

Abd e8-Salam
il

si

trova

sasso

die

si

chiama
il

/jat/ara del jnsa/jaf,

sasso di

quelli clie

maledicono

le loro

madri.

Le person buone

posflono passare per

buco nel
si

sasso,

ma

se

uno che
di
la,
il

ha maledetto sua madre


SH984> si

prova a passare
firrche

chiude ed egli
i

vi

rimane

gli scrivani,
II

col

leggere

versi

del
si

Corano, lo fanno riaprire.

9i>9So p.iange

donne dicono: AUak unualli \ileika ja irisul UUahi G' e un altro sasso attraverso il quale la gente si prova a spiccare un salto. I
qiiando
apre, e le

buoni

vi

riescono senza toccare la pietra,


giti sul sasso.

ma

cattivi

caseano

Non sono
teuenti

per6 soltanto

le

cose inanimate appar-

ad un santuario che posseggono


il

questa forza

di fare miracoli; II mkacklu7n di

molte case sante e barakd:

come Mulai Idris, Sidi el-Hairi e Sidi Heddi. II mkaddam di Sidi elI^lairi guarisce malati, e pu6 predire se un liomo ricuperera la salute o se morra. II mkaddam di Sidi Heddi
Questo e
caso dei santuari di grandi santi
i

lia anclie la

reputazione di poter predire avvenimenti


si

futuri.

Egli solo pu6 visitare la tomba, e

crede che

parli col santo,

quando rimane a
la porta.

quattr' occhi con lui,

dopo aver chiuso

Se benedice e tocca un malato,


se egli rifiuta di farlo,
di Sidi
il

questi guarisce

malato muore. Al santuario


il

Heddi

c'e

anche un cavallo,
baciare.

quale e baraka,
si
il

e che

il

popolo suole

Queato

manda

nei

villaggi vicini

con addosso una cesta che


di grano, e
il

popolo em-

pie di

pane e

cavallo, ritornando al san-

tuario, vi porta poi queste provvisioni con se. Nel

fiume

appartenente

al reeinto di Sidi

Heddi

si

ti*ova

pure una

specie di pesci chei son sacri; I haddair or Iv cihdpo co gli

^Sa

(21)

EDWARD WE8TERMABK

171

avanzi dei loro pasti, e nessuno penserebbe mai di prendere o di far male a quei pesci.

Un

santo generahnente ha la sua specialita, e hi"

vocato per un certo scopo e da una cei*ta clasHe di gente>

Ci 8ono santi special i per scacciare esempio, Sidi


iiella
i

yinfm, come, per

Mbarak Ben 'Omrau


;

vicino a Laraiche
la
t'ebbre

tribii

del Sa).iel

ultri

medicanu

come

come Mulai Y'akub. Ceiii santi guariHCono V insania come Sidi 'Ali Ben ^arazam, in Angora, Sidi el-'Arbi, nella tribii del Fab*?, vicinc* a Tan^eri, e Sidi 'Abd er-Ral.iman Ben Jitu, vicino ad Azeila. Altri ban no una grande reputazione per poter
muffahedin o la sifilide

aiutare le donne ad avere figliuoli, e gli uomini a di-

come Mulai 'Abd es-Salam. Sidi 'Abd Ullah Ben Hasain, la cui tomba non e lontana da Marake:>b maghi col dar loro hekma. Quando il mare e aiuta pellegrini die vanuo alia Mecca buttano moagitato,
ventar padri
i i

nete d' argento nel mare, invocando Sidi


e si crede che
i

Bel 'Abbas,

denari vadano nella sua oassetta.

Lo

stesso santo benedice

anche

il

cibo.

Quando
i

il

tVumeuto
il

o r orzo e maturo, prima di portarlo a casa,

popolo

deve

dame un mud a
i

Sidi Bel

'Abbas per

poveri. Quei

stti offei*ta si

cliiama el-abbasia, e la fanno anche


macellari, o
si

pe

scatori ed

danno denari invece


al santo

di peace
il

e carne. El-cdjbasia

da

perclie

benedica

una parte, e perche lo taccia vender bene. Generalmente parlando, Sidi Bel 'Abbas e il santo dei commercianti, Mulai 'Abd el-Kader e il santodei viaggiatori come pure dei ciechi che lo invocana quando chiedono I'elemosina, mentre ci si rivolge a Sidi Hammed Musa e Sidi Ali Ben Nasar quando si va a caccia o a fare alle fucilate. Mulai Abd es-Salam
cibo di cui ottiene

172

SECTION DU MONDE MUSULMAN


santo dei lettori del Corano;
i

[22]

il

venditori di

dolci

invocano sempre Mulai


gallo

Idris, e quelli

die vorrebbero
iin

essere giocatori di gimberi


alia
il

menano una capra od


Habib. Sidi

tomba

di Sidi

Muhammed
il

el-

Hag,

santo protettore di Tangeri, e

santo anche

dei pellegrini clie


partire,

vanno
li

alia

Mecca,

quali,

prima

di

vanno
vapore

al siio sijid
clie

a chiedere la sua assistenza;

se

il

portera alia

Mecca
il

in litardo,

comprano un bue
la

e I'uccidono presso

santuario, con
il

speranza

clie quest'

atto fara arrivare

vapore piu

quando ritornano dalla Mecca vanno al giardino appartenente al sijid e vi rimangono tre giorni e tre notti, dopo il qual tempo i loro parenti ed amici
presto.

vanno a prenderli,

colla bandiera e con la musica, e

li

portano alle loro case ove prima non possono entrare.

La

circoncisione

si

fa

quasi sempre,

ma non

esclusii

vamente
e,

nei santuari di Mulai


i

'Abd el-Kader. Pure

raalfattori ed

rei

invocano
visto,
il

santi.

Mulai 'Abd el-Kader


;

come abbiamo
lui nel

santo dei mentitori


i

ascolta

chiunque

lo invoca,

quindi

ladri spesso

si

rivolgono

momento

stesso del loro delitto. Divide per6

quest' ultimo onore con Mulai

'Abd es-Salam,

il

gran

santo

clie

aiuta perfino

banditi di protessione. Se

uno

desidera di darsi a questo mestiere, fa un viaggio alia

casa santa di Mulai 'Abd es-Salam, e gli


e
si

dice clie fa lo stesso

un toro quando vuole abbandonare


ofifre

quella sua professione.

Ciascuna delle congregazioni religiose o semireligiose, clie sono tante nel

Marocco, ha

il

suo santo, del


festa.

quale
citta

si

celebra
il

1'

anniversario

con una

Ogni
si

ha

suo santo protettore, cosi anche ogni tribu,


uni-

e ogni villaggio. Qualche volta alcuni villaggi

(23]

EDWAUD WESTERJURK
d'

173

scono nella venerazione

uno

stesso

santo,

e questo
pro-

pu6 essere
di

il

Ciiso

anche

di

molte

tribii.

II siinto

tettore di Tangeri e Sidi

Mubamnied el-Ha^;

quello

Tetuan, Sidi
;

S'eidi

qtiello di Alcazar, Sidi 'Ali

Hu-

Minnana; quello di Fez, Mnlai Idris; quello di Meknes, Sidi Ben 'Aisa; quello di Marakesh, Sidi i^ePAbbas; quello di ^logador, Sidi MOgdur, ecc.
quello di Laraiche, Lalla
11

^anam

santo

protettore

di

tntto

il

Marocco

e
11

Mulai
santo

Idris

die introdusse V Islamismo nel paese.

protettore
il

ha sempre

la sua

tomba dentro
i

il

distretto

quale

si

crede die egli

protegga.

Ci sono piazze,

montagne e fiumi die banno loro santi protettori. Ma non d sono relazioni stabilite fra un santo ed un
altro,

bendie

la

reputazione in cui sono tenuti possa va-

riare indefinitamente.

Un
suo

santo per6 e riconosciuto per


titolo e el-Kutb, e

superiore agli altri;

il

questa

di-

Marocco a Mulai 'Abd el-Kader. Una cosa caratteristica per lui fe che non si sia mai ammogliato. La riverenza che Mori hanno per loro santi e estrema, ed il posto die occupano nella coscienza di
gnita
si

attribuisce nel

questo popolo
ligione

ci

maraviglia, se consideriamo che la ree

protessata

sopratutto monoteista.
zatriats,

L' intero
i

paese e pieno di sadats e


lor(i

il

popolo invoca
II

santi in tutte le situazioni della vita.

Dio

delil

r Islamismo e troppo lontano

daH'uomo

ordinario,
si

quale ha bisogno d'un intercessore, e percib

rivolge

ad un santo. Tutte
ai santi,

le

invocazioni speciali

sono tatte

mentre

ci

si

avvicina a Bio soltanto con atti

di

devozione regolati e con versi del Corano. Ci sono

intatti molti

Mori che piuttosto

si

farebbero spergiuri

174

SECTION

DU MONDE MUSULMAX

[24]

davanti a Dio cbe davanti al santo Sidi


Nasar.

Hammed Ben

La

fede nei sauti e tanto grande che alcnni sono

invocati anche

da

quelli

che aderiscono ad una confesmalattie di petto, e la cni

sione diversa dalla loro. Al santo ebreo, Rabbi 'Omraii

che guarisce specialmente

le

tomba
sto e

e a Tangeri, si rivolgono
il

anche

Mori; que-

caso anche del Rabbi Diuan che fu sepolto a


In
Saffi
si

tombe di sette santi -ebrei, tutti fratelli, che si chiamano Ulad Ben Shmerru sewa e che sono rinchiusi in uno stesso santuario. Quando i Mori pEissano davanti a quel hiogo, offrono volentieri ai santi candele od oHo, e in caso di maTetiian.

trovan

le

lattia

visitano

le

loro

tombe.

La causa
il

di
le

questa

fede e che

un Moro una notte dormi presso


e insudici6
lo si

tombe
la

dei sette santi ebrei


oriua.

posto
li

con

sua

La

mattina seguente

trovo

paralizzato.

Alcuni Mori allora pOrtarono candele ed olio alle tombe per rabbonire
i

santi adirati e promisero di farlo


il

an-

che per I'avvenire se


la terza notte

malato guariva. Questi ebbe

un sogno e fu guarito. E dopo i Mori credevano sempre nei sette fratelli ebrei. Ci sono an-che dei santi su cui se la

pretendono e

gli

Ebrei e

Mori. Di Sidi
pio,
i

Mhammed

Sherif in Laraicbe, per esemgli

Mori dicono che era un Moro, e

Ebrei che

era Ebreo, e tanto questi quanti quelli visitano la sua


ti>mba. I Mori dicono che a loro

non importa
suo
sijid

se gli

Ebrei I'invocano e frequentano


al santo stesso

il

pare die
come
i

non importi
rivolgono a

e credono che aiuti gli

^brei se
II
iiltri

essi si

lui.

culto dei santi otfre

nei Marocco,

negli
resti

paesi maomettani,

un

interesse speciale per

25

EDWAHI) WiiHTKH3IAKK

lib

dolia religione

premaomettana die
tatto

ivi si

nascoudono.
anticlii

Penso qui non tanto al

che
di

gli

Arabi

credevano certe persone capaci


possono vedere
le

tare

niiracoli,

ma

piuttosto uirantico culto della natura, del quale anoora


HI

tracce

nell'

adorazione dei santi


siissi

niorti.

Abbiamo veduto come


specialmeiite in
il

sorgenti, albori e

sacri boiio

fenomeni ordinari nella vicinanza delle tombe

dei santi,

campagna. 8econdo

la

cre-

denza popolare
quegli
oggetti
;

santo ha trasferito la sua santita su

ma

6 probabilissimo

che la cosa in
i

molti casi sia diversa. Si

schetti intorno alle tombe dei santi

esistenza continua alia

pu6 anche pensare che bodebbano la loro paura superstiziosa che il poquale e o
si

polo

sente
li.

del

santo,

il

suppone essere
di

sepolto

come spiegare 1' appaiire costante sorgenti presso le tombe dei santi? I fatti che ho raccolti nel Marocco aumentano
verosimiglianza
il

Ma

la

dell'opinione del professore Goldziher


in

che

luogo

alnieno

molti casi

sia state sacro


vi

in origin^, e che la fantasia popolare

abbia poi

tra-

tomba d' un santo. Una gran parte dei santi aiiorti del Marocco sono persone piu o meno mitiche, le oui tombe facilmente possono essere trasmesse da un posto ad un altro. Cosi puo aocadere olie uno
pmesso
la
-stesso

santo sia sepolto

in

due luoghi,

il

che e consi-

derate
teto
;be.

di

come un miracolo del jsanto e gli dk TepiMula Kabrain, cioe padrone di due tom}>er

Santi simili sono,

esempio, Sidi 'Abd er-Ral.i-

man Ben

'A^iba

che

un'altra nella

tribii

ha una tomba in Aurora ed Agmara. Della tendcnza che ha


il

la fantasia popolare di connettere

ricordo di pei*8one

sante n certi

oggetti

della

natura,

abbiamo un

bel^

176

SECTION DU MONDE MUSULMAN


in

[26]

r esempio
gia

un sasso piatto e quadrilungo


Tangeri, sotto
di
il

siilla

spiag-

tiiori di

quale

si

dice esser sepolto


stesso

uno dei

figli

Noe

che al tempo
la cui

serve di
si

hamma a Mulai 'Abd el-Kader,


a Bagdad.

tomba

trova

Marocco esistono alberi miracolosi i quali non crescono vicino alle tombe dei santi, e tombe di sapti a cui e pericoloso accostarsi
poi da notare che nel

Ce

dopo I'imbrunire, essendo queste mishinin, cioe frequentate da jjinun. Sappiamo che la credenza in /jinun,
per dare alia parola
del
il

plurale marocchino, e un resto


e

paganesimo arabo,

questa credenza e d'un'im-

portanza grandissima nella vita dei Marocchini. Quasi


tutte le sorgenti del

Marocco sono miskunin,

e ogni luogo

che per

il

suo aspetto straordinario mette in movimento


facilmente un rifugio di jjinun.
il

la fantasia, diventa

Pare che
sore del
tjin

il

santo in molti casi sia stato

succesil

il

luogo rimane tabu anche dopo che


il

santo se n'e impadronito, se non che

santo forse ha
apparte-

dato a certi

oggetti

come

alberi, sassi ecc.

una forza miracolosa che prima non sempre possedevano. Non sono per6 perfettamente sinenti al posto,

curo di quest' ultima

trasformazione.
sacri,

Oggidi esistono
ed
quali

ancora molti luoglii

a cui

Marocchini portano
i

candele, incenso ed altri piccoli doni,

sersi

vono

di rifugio

ad un potente sultano

di jjinun

che

lascia placare
di fjinun

da preghiere e da

oflerte. Siffatti sultani

sono numerosi, e posso nominare Sidi

Hammu

e suo figlio Sidi

Hammuda,

Sidi

Maimun, Lalla Mai-

muna, Lalla Mira, Lalla Rkeja, Sidi Musa, Sidi Busebba, Shum Harush e suo figlio es-Sultan el-Khal,
Sidi Boknadel, ecc.

[27

EDWARD WESTERMABK
Le
opinion! Rono per6
di questi

177

divise

riguardo alia vera


di loro

natura
di

enti mitici.
santi.

Alcuni

sono non

rado tenuti per


f/intin
fe

Una

tale contusione tra santi


la veroBimi-

di

grande interesse e aumeiita

gliaiiza deiripotesi delJa connessione tra di loro.

Que-

sta connessione e principalmente di qualitit locale. Sia


clie
si

creda nn saiito o

iin f/inn

colui cbe

ha dato

il

carattere soprannaturale ad
o

un o^getto,

qiiesto

oggetto

sempre
le

la cosa piii importante. Cosi tanto nel culto

dei santi

quanto nella

t'ede in f/inun si

possono

tro-

vare

orme d'un antico


viaggi
continuati
i

culto della natura.

In avvenire, e prossimamente, spero di potere, mediante


insienie
collo
sceriffo

'Abd
reli-

es-Salam, coinpletare
prire qualche cosa

miei studi sui resti della

gione premaomettana del Marocco, come pure di scoriguardo alia


religione

ordinaria

della razza berbera, finora quasi perfettamente sconosciuta.

Edward Westermark.

AeUt du

XW**

Oongrit

OrinUmH$t**.

'Tamt

HI.

"

SULLA STRUTTURA DELLA LINGUA


IN BASE

'^

EVfi

A DIRETTE 0S8EHVAZI0NI

A) NOZIONI GENERALI B 8T0BIC0-C0MPARAT1VE

1.

Ragione del nostra

studio. Bibliografia.

Parecchi amii addietro, studiando rorganismo e


lessico delle lingue
di

il

a nord-ovest e a ovest del Golfo


affiDita

Guinea,
;

vi
i

riscontrammo delle

coUe lingue

bantu

nostri risultati furono

bene aocolti anclie


spinti

da Georg von der Gabelentz. ^ Naturale dunque che fossimo


nostre

a estendere

le

indagini

ad altre

lingue di quella regione, e

'

La lunghezza
il

del lavoro e la necesbit^ di aver pronto

il

pr-

sente volume per

Congresso di Amburgo, costrinse


parte generale.

il

Compilatore

ad accoglieme
'

la sola

G.

De

Gregorio, Cenni di glottologia bantu, Torino, Loesoher, 1889.

'

Die Sprachwiatentchaft, ihre AufgeU>en, Methoden und bitherifn

Ergebnisse, Leipzig, F. 0.
hat

Weigel Nachfolger, 1891

p.

277
etc.)

Daggen

A MUhe

(Leggi G.)
in den

De

Gregorio {Cenni di gloHologia bantu,

mit Uiehter

Sprachen der nordweatlich und westUch von Oolfe eon Gui-

nea toohnenden Wiflker unverkennbare Spuren einer bantuitehem Verwandttchaft nac?igwieen.

18<)

SECTION LANGUES DE L'APRIQUE

[2]

principalmente all'Ev^, tanto piu die Lepsius, in una

molto nota opera/ ascriveva 1' Eve ginal or South African languages,
posteriore
^

(Ife)

tra le

Ori-

venisse a risultati diversi.


1'

benche in altra In quest' ultima

sembra bene avere rigettato


della lingua

idea della connessione

Eve

colla famiglia bantu, considerandola

come una
bantu solo

delle Mischernegersprachen^ e lasciando tra le


le sei

lingue seguenti: Herero, Pongue, Fer-

nando, Caffro, Ciccana, Suaheli.


Nella sua classica
glielrao

Grammatica comparativa, GuI'Eve.

Bleck
i

non considera
della

Ma

quando, nel

tracciare

limiti

famiglia

bantu,

nota
lascia

che,

dalla parte dell' interne,

questo dominio giunge sino


settentrionale,
ci
ci

grado

di

latitudine
sulla

al-

quanto incerti
possibilita

sua

opinione

fa

supporre

che la esclusione non provenga da


d' istituire

altro,

che dalla im-

paralleli

con

una lingua poco


dottamente I'Eve

nota aH'autore.

col

Vero e che Ga, rOdschi

Fr. Miiller* riuniva


e
il

Yoruba, tracciandone un disegno

linguistico magistrale; e che queste lingue

ormai ven-

gono considerate come

costituenti

uno speciale gruppo, ^

Standart Alphabet, London, 1803,

p. 307.

'

Nubische Grammatik
Berlin,

unit

einl.

uher die

Volker und Sprachen

Afrikas.

1880 (Cfr. Pott, Zur Litteratur der Sprachenkunde

Africas in Intei-n. Zeitschr. f. allg. Sprachic, B. Ill, p, 249 segg.). ' W. Bleck. A comparative Grammar of South- African Languages,

London, Trubner, 1862, p. 2. Lo citiamo con Bleck . * Grundriss der Sprachwissenschaft, Wien, Holder 1876-77,
'^

pp. 126-134.

V. per

es. J. C. Christaller,

Die VoUa-Sprachengruppe in Butt-

ner's ZeiUchr. f. afrikan. Sprachen . Bd. I, pp. 161-188.

[3]

M.

GIACOMO DE GRE(*ORIO

^
.

181

dettc)

gruppo del Volta,

che per6 rientra nella

grande categoria

negro

Tuttavia Fr. Miiller non sembra avere

esclufto

che

possano rintracciarsi dei caratteri

di

bantuismo anche

neirEve.

per parecchie altre lingua nord-occidentali

^ stata riconosciuta questa possibility oltre che dal precitato von der Gabelentz,

anche da

J.

Torrend, autore

della

ipiii

completa e recente Grammatica sud-africana.*

I limiti settentrionali del

dominio bantu, additati

da

costui,

non

in tutti

punti corrispondono con quelli

dati

da Bleck. Dal lato di nord-ovest essi non si spingerebbero piu a nord della foce del fiume Old Kalabar,
pill

cio6

a nord del
del

5 parallel o

settentrionale.

Pure,
di

Porrend ammette" che parecchie lingue della costa


Guinea,
della

Basso Niger,

di Sierra

Leone

e persino
colle

Senegambia presentino qualche relazione


Fra queste,
egli

lingue bantu; tanto che le designa col norne di semibantv.

menziona

I'lbo,

I'Avatime e
1'

il

Wolol) senza per6 far figurare queste lingue, e


nella classificazione provvisoria delle bantu,
bilita. Infine egli

Ev6,

da

lui sta-

afferma che la scienza filologica non


sia
la esatta

ha ancora deterniinato quale


colle

relsizione

bantu

di parecchie lingue di tribii negre, special*

mente
'

stabilite all'ovest.
Robert Needham Cust,
Torrend

A
I,

Sketch of the

modem language of
the

Africa, London, Trtibner, 1883,


'

203 segg.

J.

8.

.T.

comparative

Grammar of

South-African

Bantu languages, London, Kegan Trench,

Trtibner, 1891, p. xvii.

Torrend, op. cU.

NN.

245, 698, 830.


:

Torrend, op.

cit.,

p. xvii

There are some Banta enolaves in

the Soudan, on the Niger, and further to the west. Philological soienoe

has not yet determined what

is

the exact relation of the languages of


.

the other black tribes in the north west to Bantu

182

SECTION LANGUES DE L'AFRIQUE

[4]

Dopo

ci6

non

ci

reca nessuna maraviglia di trofamiglia bantu


nelle recenti
es.,

vare I'Eve escluso dalla

rassegne sulle lingne africane, come per


preziosa
^

in qnella

presentata nell'XI congresso internazionale

degli Orientalist!, in Parigi, da

Rene

Basset.

Ma, d'altro lato, la opportunita della nostra ricerca rimane dimostrata, e sara riconosciuta da tutti. II lavoro poi si propone anche di rivagliare qua e la, ove accada, i fatti riguardanti la grammatica e il lessico, die altri trae da fonti aliene. Che se lo stesso riuscisse a determinare di un modo sicuro qualche affinita tra
I'Eve e Ola, famiglia sud-africana, la sua importanza
diverrebbe poco discutibile, anche per questo rispetto.

Noi
vivi

ci

siamo esclusivamente fondati sopra materiali

che abbiamo potuto raccogliere direttamente dagli

indigeni del

Togo

facienti parte di

una carovana

di

un

60 persone, diretta da Albert Urbach, fermatasi a Pa-

lermo nel febbraio e marzo del 1899.


II

nostro indicatore principale e stato

il

capo di

quegl' indigeni,

un moro molto

intelligente, che per

fortuna conosce abbastanza d'inglese, perche le nostre


indagini sieno state possibili. Si chiama con
digene, Hoffi Nayu, con

nome
^

in-

nome

inglese J. C. Bruce

ed

6 native del Piccolo

Popo

('Little

Popo, Klein Popo,


*

Anexo).

Abbiamo
ripetergli
le

poi controUato le sue indicazioni, sia con


stesse

domande dopo molti

giorni,

che

Rapport 8ur

les

langues africaines, in Actes du onzi^me Con(5'% 6"" et 7"-' sec-

gr68 international des orientalistes, Paris, 1897


tions, p. 63 e sqq.).
*

Lo

citiamo con Br. .

(5]

M.

GIACOMO DE GBEGORIO
con interrogare

188
altri indigeni

gliele

avevamo

fatte, sia

della stessa region e del Togo.

Solo dope che la carovana laHciava Palermo, cu-

rammo
II

di procurarci le opere speciali


^

suU'Ev^, e cio6
"*

quelle di Schlegel,

Neurici,

Prietze.

ritardo nel consultare queste opere


perclife
il

non

fe

stato

dannoso,

nostro lavoro

si

^ cosi potuto corn-

piere senza preconcetti di sorta.


II
11

libro di Schl. merita ogni oonsiderazione, perch^


8ul soggetto, e

primo

perche fondato sopra materiali

raccolti in Africa, per

una missione evangelica,


di

nella

Corte degli Schiavi, senza aiuto

nessuna opera a

stampa sul soggetto, e senza il veicolo intellettuale di una lingua europea conosciuta dagl' indigeni. La prefazione e datata, da Keta, luogo marittimo a est della foce dell'Amu (Volta), il 26 agosto, 1866; ma 1' opera fti compilata circa due anni prima di quest' epoca. Schl.

modestamente avverte, che das Biichlein will und kann keine gramraatik sein , sebbene la parte dedicata alia grammatica vi sia considerevole (pp. 1-2 Ij. Vi si trova una interessante raccolta di proverbi (pastesso

gine 121-148) e di fa vole popolari (pp. 148-160), e


Ewe

un

J.

B. Schlegel,

Schliisiiel

zur

Sprache.... mit

Wortertamtn.
in

nebst 8prichwH\ a. fabeln der

Eingebomen

(Stuttgart,

1867,
.

comm.

Bremen
'

bei

W.

Valelt

&

Co).

Lo

oitiamo con Schl.

Ernst Henrici Dr. Phil., Lehrbuch der Ephe'Spraehe (ewe) Anlo-,

Anecho- und Dahome- Mundart mit Olossar und finer Karte der Sklavenkilste, Stuttgart
libri scolastici del

&

Berlin,

W.

Spemann, 1891. Forma

il

VI

vol. dtti

Seminario dei Missionari evangelioi. Lo citiamo oon

Henr.
'

Kudolf Prietze, Beitrdge zur Erforschung von Sprache Mnd Vofk*^


der Togo KoUmie (Separat- Abdruck aux
Sprachen, IfI Jahrg.^ H.
/,

geiat in

n. oceanische

47~64.

Lo

Znttehr. f. afrik. citiamo con < Pr. .

184

SECTION LANGUES DE L'AFRIQUE

[6]

glossario del dialetto Aiilo,

che coll'indice delle voci

tedesche costituisce la parte principale (pp. 161-328).

Anche piu comoda


recente, del

e pratica per le scuole missio-

Darie riesce T opera di Henr. a causa della sua data piu

metodo piu semplice


di

e sicuro, della esattezza

e nitidezza dell' edizione, e infine

anche a causa del

cor-

una minuta carta geografica. Essa mira, come dichiara I'autore medesimo (p. IX) all'esercizio della lingua. Mentre 1' Abriss der Grammatik occupa ben poche pagine (99) 1' Uebungsbuch (pagine 41-176), che ha annessa una abbondante raccolta
redo,

che ha,

di frasi e proposizioni,

che facilmente

occorrono nel
il

discorso parlato,

(pp.

177-268)

assorbe

grosso del

volume.

L' indole

stessa del libro

esplude dunque le

indagini comparative, quali

quelle, che noi ci

propo-

nevamo.
zati

Ed

e poi ben naturale, che certi fatti possano

essere sfuggiti ad Henr., o possano essere stati apprez-

diversamente di
di

come a noi
il

e accaduto di fare.

Degno

nota e anche ci6 che

fonts precipuo a cui

attinge Henr. sia appunto lo stesso

Hauptlich, Nayo,
noi

genannt
servito

J. C.

Bruce
la

(Henr.

XIX) che pure a


BL,

ha

come

tale.

Neppure

memoria

di

mira ad

illustrare

rEv6

dal lato glottologico, bensi da quelle del folklore.

Contiene infatti degli squarci mitologici, delle parabola


e ben 117 proverbi,
terale e libera.

accompagnati dalla traduzione letAnche questa memoria, che abbiamo


cortesia
dell' autore,
si

potuto avere

dalla

dopo che

il

nostro lavoro era quasi ultimate,


del capo della

fonda sulla lingua


costitui-

carovana del Togo, che pure

sce la nostra fonte precipua.


II ricco

materiale sintattico, che

offrono Henrici

[7]

M. GflACOMO

DE GRBGORIO

186

e Prietze, ci obblighera a ridurre la nostra piccola rao-

colta di
di ofiTrire,

frasi

e proposizioiii

sebbene non

c'

impedira

un giorno,

ai lettori alcuni
piCi

esempi di costni*
che e uno
poi avver-

zioni, atte

a far rilevare

particolamiente se esista
ai prefissi,

in esse la

concordanza rispetto

dei caratteri della famiglia bantu.


tire,

giovi

die

il

inateriale sul quale soltanto

ubbiamo tbndato

le indagini,

proviene da nostre raccolte, eseguite diret-

tamente nella lingua parlata.

Lo
niente,
esfttto

schizzo glottologico

di Fr. Miiller, necessariail

pu6 solo
die
sia,

utilizzare

lavoro di Schl., die per

presenta in qualclie punto delle incersi

tezze,

die forse provengono da cib che egli


a

ionda sul
riscon-

dialetto di Het'a, e noi suirAnedio. Cosl noi

non

triamo nessun suond simile a

.s

nfe

z,

die

iiivece figustati intro>


si

rano nel detto sdiizzo, e che forse saranno


dotti per contusione
in

con

c,

J.

Per

es.

nove

dice

Ev6
;

oltre

che

iiyide anclie
si

assideke,

non per6 mai


Parimenti
il

asieke

mano

dice assi non

mai

asi.

una piccola inesattezza. Esso rappresenta un suono molto piu raro di quanto parrebbe dasegno
ir'

tradisce

gli esempi,

che qua e la son


voce
'

citati dal Miiller.

Ad
nitive, e

es. la

tc'e,

che funge da particella di ge'


'

che vale

suo

di lui

',

viene profferita coUa

iniziale sorda dai nativi,

che noi abbiamo consultato,


t\
.

cioe con

labio-labiale, ossia
'

Tale 6 pure

il

suono

die e

in

a-/e

casa

',

non a-u'e;

tale 5 in a-/e-to 'pro-

prietario, landslord
'

',

non

ar-w*e-to', tale

anche

in a-f^u-nu

spiaggia

',

non a-w'u-nu.
alle

Riguardo
per
es.,

forme grammaticali non

ci

risultaj
i*a-

che
il

rEv6 non

distingua nei nomi se non

ramente

plurale dal singolare, poiche

trovianio co-

186

SECTION LANGUES DE L'AFRIQUE


la

[8]

munissima

formazione mediante

il

suffisso

o.

Qualche

altra diversita nei risultati

non

viene, certamente,

ad
e

infirmare I'ottimo schizzo lingaistico di Miiller, clie del


resto e fondato sui dati di Schlegel.

Ma

noi,

come

naturale,

ci

siamo attennti

alle

osservazioni diretta-

mente
Togo.

istituite sulla

lingua attuale degli indigeni del

Qiianto alle pubblicazioni, d' indole semplicemente


filologica,

suir

Eve

suoi

dialetti, e alle

pubblica-

zioni o opere

manoscritte in Eve (favole,


Bibbia),
*

libri di let-

dobbiamo rimandare ai cenni datine da Basset nella memoria ^ precitata da Henr. ^ e principalmente da Christaller.
tura, dizionari, traduzioni della

2.

Considerazioni sul nome della lingua.

La

scelta del

nome da dare
facile,

alia lingua, di cui ci


si

occupiamo, non e

e dipende dal criterio cLe

adotta per denominare le lingue oriental]

Dato anche che


neir uso di
resta
se
i

tutti gli

autori

si
(il

accordassero

unico alfabeto fonologico

che

tuttavia

un desideratum
per

della scienza), resterebbe a vedere

dialetti della nostra

lingua impieghino proprio lo questa


;

stesso vocabolo

designar

e,

nel caso ne-

gativo, resterebbe a fare la scelta tra le varie forme.

Ma

ogni lingua
Op,
Op.

europea

traduce

le

denominazioni

'

cit.
cit.,

pp. 65. 56.


p. 6, 7.

'

Die Sprachen des


I, p.

Togogebiets,
7, 8.

in

Zeitschr.

f.

afr.

u.

ocean.

Sprachen, I Jahrg., H.

t9]

M.

GIACOMO DE OBEOOBIO

187

delle lingiie noii lett^rarie colla propria grafia, e


si

quando

tratti di 8uoni special!, coi segni

che possano rappre-

sentarli quasi approssimativamente.

Tale qnestione, per quanto paia di poco conto, non

pu6 punto tralasciare, perche, seppure qualclie italiano ha prima di noi menzionato questa lingua, nesuno ne ha parlato di proposito.
si

J. B.

Schlegel

stabilisce

la

denominazione

ev-'e^

procurando
stessa

rappresentare

coU' alt'abeto di Lepsius la


Fi*.

denominazione indigena. Lepsius e

Mttller

adottano tale forma,


inglese, oscilla tra

ma Oust volendola ew^, eiM e azighS. Cosl


*

tradurre in
altri autori,

inglesi e tedeschi, trascurando lo spirito

aspro sul

to

impiegano semplicemente
consona
iieir alfabeto

la

formula
diverse

etoe,

che riesce
il

ai loro alfabeti nazionali,

sebbene
che

abbia

inglese valore

nel tedesco.
costretti
di cui

Appunto per ci6 gli autori francesi sono amraettere una duplice forma, eoue ed er^,
si

ad Tuna

accosta alia pronunzia inglese, e I'altra alia tedesca;

fatta astrazione dalla


ficata.

forma

6ghe,

che resta poco

giusti-

Con form emente,


e necessario
i

noi italiani

potremo scegliere

tra ev6 ed eM^, e anzi stabilire ev4.

Ma
mente
la

dichiarare, che ev^, pronunziato

come fanno

piu degl' Italiani, non riproduce esatta-

denominazione indigena.

Ed

e pur necessario

far noto, che, nei raoderni libri tedeschi, specie in quelli

destinati alle Missioni,

si

e adottata

produce questa
questa via
s'

denominazione.

una grafia che riPur troppo per6 per

incontra lo scoglio della varieta degli al-

fabeti scientifici e dei var! critert di trascrizione. Coai

'

Op.

cit.,

p. 203.

188

SECTION LANGUES DE L'AERIQUE


ew'e,

[10]

avviene che Schl. adoperi


ephe ed
ep'e,

mentre Henr. adopera

Pr. ew'e, Christaller ephe.

Noi abbiamo fatto ripetere al nostro indicatore Br. molte volte in diversi giorni il nome della sua lingua
e
ci

e riuscito di oonstatare,
il

ci6

che del resto anche


si

Schl. notava, cbe per

fenomeno mediano

tratta di

una continua esclusivamente labiale, in cui ne i denti, ne la lingua hanno punto gioco. Circa la vibrazione delle corde vocali, un sol giorno il nostro indicatore non e fu per6 quando, da noi richiesto, si storla produsse
;

zava a mostrarci la disposizione degli organi della bocca, nell' atto di produrre il suono. Tutte le altre volte per6
proffer!
il

suono sonoro. Cosi a noi e venuto

il

sospetto,

che ci6 che Schl. afferma circa questo punto, cioe che
si tratti

di

esatto.

Ma
e

un reine Hauch scliweigend , sia poco anche Henr. qualifica p^ come una tenuis^

aspirata,

Christaller
ist

espressamente afferma, che


.

il

fonemeno

nicht stimmhaft

Si trattera

dunque

di varieta dialettali.
i

Ma

noi ab-

biamo r obbligo

di far noti

nostri risultati, siano, o

no, concordi con quelli degli altri autori.

biamo trovato che


ew'e

Ora noi abnativi del I^ein Popo fanno difleit.

renza tra ewS (pron.

eue con

?/

semivocale;, 'sole\

nome

della loro lingua,

ed

eve {v labio-dentale),
ci6,

'due';

ma
si

che questa differenza non dipende da


abbia un suono sordo.

che

in ew'e

Certo e poi, che col

sistema di Lepsius, che stabilisce per ogni singolo suono


unico segno, non pu6 convenire la grafia ephe, pur patrocinata da Christaller (senza poi dire di
eohe),

mentre

Op.

cit.,

p. 4, 5.
p. 6, n. 2.

Die Sprachen des Togog.,

[11

M.

GIACOMO DE GBI-XiORIO

189

si

tratta di iinico suono, e anzi


'

diciamo, di un tnero

8oifio,

clie noi

per6 abbiamo udito Honorizzato, nella

denominazione della lingua. II segno p' adottato da Henr. nel corso deiropera, da questo pnnto di vista pare piu conveniente, ed lia
il

vantaggio

di essere anclie

adottatu, per quanto


libri di

i*i-

levasi dai titoli datine

da Henr., nei

traduzione

della Bibbia

ad uso dei Missionarl


di

di

Brema.
|?,

Ha

per6

r inconveniente

basarsi sopra la lettfera


;

destinata
accor-

a rappresentare una esplosiva

mentre

tutti ci

diamo nello stabilire, che si una fricativa. Se esistesse un alt'abeto


sale,

tratta, nel caso nostro, di

scientifico di uso univer-

sarebbe

il

caso di appigliarvisi.

Ma

pur troppo
linguistiche.

tutti gli alfabeti scientifici

servono per un date ramo


segni per le fricative e
labio-labiale, sareb-

di studi glottologici, o per date famiglie

Secondo qnello
sorda
e

di

Techmer,

sonora, di questa
V.

serie

bero

Tali
letterario,

segni

per6 non esistono in nessun


i

alfabeto

dato pure die

suoni da essi rappresentati

possano sporadicamente esistere nelle lingue nostre.


Inoltre osserviamo, che per
i

nomi

di tutte le lin-

gue senza proprio alfabeto e senza


per
plorevole miscela.

letteratura, specie

quelli delle lingue africane, vige tuttora

una

de-

Accanto
ropei,

ai nonii indigeni,

ciascuno dei popoli eu-

dominatori o colonizzatori, ha creato dei nomi

Henr.

p.

15 atierma solo ohe

il

suo segno speciale, cio^


also

oollo

spirito

aspro sovrapposto,

possa rappresentare

der Pvstelant

Hchlechtin .

190
speciali, in

SECTION LANGUES DE L'AFEIQUE


conlbrmita
all'

[12]

indole della propria lingua,

e in

dipendenza

di circostanze di varia
si

natura. Cosi la

lingua parlata nel Yoruha o Yariba

chiama appunto
e Oku;

con questi due nomi, mentre


lata Cui

il

nome indigeno
;

la lingTia detta Tshi o Odschi in Europa, viene appel(it.

Ciui^ ingl. Chwee) dai nativi

VAkra viene
abusivo
la
al

appellata Ga.

Invalso ormai questo

dritto,

per quanto

sembri, noi italiani possiamo bene adottare

deno-

minazione
sordo

di

eve,

la quale, se a chi crede

suono
ef^,
il

della
il

fricativa

pu6 sembrare da posporsi ad

ha sempre
tr.

vantaggio di rappresentare a capello

eve e

il

ted. eice, e di accostarsi


all'

grandemente, specie

poi per la grafia,

ingl. ewe.

3.

Regione delVEve. Lingae del Togo.

Secondo

Schl.,

a cui fa capo anche Cust,

I'Eve

occupa una non grande regione della Guinea Settentrionale, limitata

a sud dall'Atlantico, a ovest dal fiume


(o

Volta (Amu), ad est dal territorio del Yoruba


riba),

Ya-

a nord da confini non bene determinati.

Henr., ohe ha annesso alia sua opera una dettagliata

mappa, indica confini piu


si

precisi.

Secondo

lui,

I'Eve

stende dalla foce

dell'

Amu
Ma

sine a

Kpandu

in-

'

In altra opera (De Gregorio, Glottologia, Milano, Hoepli. 1886,

p. 248)

avevamo adottato

la

forma eue.

ora

.ci

decidiamo per

evS,

oltre che per le ragioni addotte qui nel teste,

anche per

la preferenza,

che a tale forma cominciano a dare


Garollo,

nostri geografi. (Cfr. p. es, Gott.


p. 511).

Uno gguardo

alia tei-ra,

Milano, Vallardi, vol. II,

[13]

M.

GIACOMO DE GB|XX)RIO
li,

191

clusivamente; di

segue verso nord-est

la

oatena dei

Akposo sino a incontrare VS" parallelo, spingendosi verso est, in modo da comprendere il Dahome; a oriente s'incontra col Yoruba. L'Ev6 e la principale delle lingue parlate nella regione del Togo ^ (da to, fiiime, e go, spiaggia), la quale da parecclii anni e sotto il protettorato della Oermania. Ivi esistono delle lingue sorelle dell' Eve e delle lingue, che presentano, a quanto pare, una certa indipendenza. Le relazioni tra queste lingue meritano ulteriori studi, perche noi troviamo, ad es., TAvatime messo prima da Henr. nel Gruppo del Volta, e poi
monti
e
ascritto
tra' cosidetti

Agome

isolotti

linguistici

Henr.,

p.

2)

della regione dell' Eve,


ler.

come

messo pure da
piii

Cliristal-

Sulla

lingua

Adele, che e la

settentrionale,
^

Christaller

ha

scritto

una memoria

speciale.

Notiamo

di passaggio

poche consonanze da noi av-

vertite in alcuni nonii numerali.

Ev6
4
6

Adele
ena
id

ene
Or-to

8
9

e-ili

nye
iijieki

fiide

Quest' ultima forma presenta nel secondo element

una consonanza
nyeki e

di

ordine ideologico. L'

Eve

ni-de

letteralmente otto (e-h%) uno {e-dde)\ parimente I'Adele


:

otto (nye)

uno

{eki).

Christaller, Die

Sprachen dea

Togoij. in Zeitgchr. cit. p.


I,

86f::.

"

Die Adelespvache im Togogebiet in Zeiischr. cit.

pp. 16-33.

NelU

carta di Henr. si trova segnato invece Adeli,

ma

a p. 2 Adele.

192

SECTION I^ANGUES DE L'AERIQUE

[14]

4.

Parentela col

Ga

(Akra)

e col

Ciui (Tshi, Odschi);

relazioni colVAcd (Yoruba).

Sebbene Fr. Miiller abbia stabilito un gruppo delle lingue sopra nominate e dell' Eve, pure crediamo op-,
portiino avvertire, che le diversita lessicali tra queste

lingue

sono notevolissime,
dell'

'

e che I'Acu

si

mostra

il

piu lontano parente

Eve.

Le

nostre

indagini su

questo

punto

ci

conducono

alle

stesse

conclusion! di
della

Henr., che al gruppo linguistico,

detto

Guinea

Settentrionale, ascrive 3 sottogruppi


1.

quelle della Seneganibia occid. {Wolof^

Man-

dingo, etc.).
2.

quelle del Volta {Tschi, Ga, Ephe,

etc.)

3.

quello del Niger (Yoruba, Ibo, etc.)

Nel 2 sottogruppo la lingua piu importante per


la scienza,

a causa della sua fedelta


lo

al tipo originario,
il

h certo

I'Ev^,

come bene osserva anche


Ciui
coi

Mtiller
dialetti

nulla

importando che
ec.)

vart suoi
di

(Asanto,

sia parlato

da circa 4 milioni

uomini.

Rispetto al lessico ci6 che a noi ha recato molta

maraviglia e

il

contrasto tra I'affinita, che rasenta la

identita, in certe parole, e I'assoluto distacco in altre.

Per ispiegare
Ciui e

la prima, si
;

potrebbero
vi e

supporre delle
1'

vere infiltrazioni
il

ma non

dubbio che

Eve, lo

Ga

sieno lingue affini.

'

Cfr. per es. J. G.. Christaller, A. Dictionary engllsh Tshl-Akr^i,

Basel, 1874.

[15]

M.

GIACOMO DE GBEGOBIO
le indugiiii

198

da noi tatte in base alhi lingua parlata dall' indigene Thomas, nativo di Lagos, ci Hono riuscite negative e anche poco noddisfacente ci ^ riuscito il confronto tra' nomi numerali, sebbene anche il Miiller lo istituiBca. Solo numeri 3
;

Per TAcii f^Yoruba)

e 10 presentano forme attini.

A oil
1

Evt
e-dde
e-ve
e-to
e-7ie

CiDi
e ko

Ga
eko

eici
V

2
3

eji

nu

enu
ete

eta

e 5^

4
6
6
7

e/ri

a ndh

edfe

anu
efa
dje
V

a-to
Or-de

anum
asia

entniw

ekpa

da-dre
e-ni
ni-de
t;iio

as6n
aiyo

kpa no

8
9

ejo

kpanyo
nalin

(i.sso

akrun

10

eua

edu

nyorima

Dui giorni della


ci
1'

sL'ttiiiiauii

secondo

il

nostro

in-

dicutore

avverte\ niancano

le

denominaziuni nel Yocorrispondenza

ruba, che adotta

u^o maomettano.
la

Invece,

per

queste 6 mirabile

tra lo Ciul e I'Eve,

mentre
dello

il

Ga

in

genere sembra
pociii

avvicinarsi

all'

Eve

piii

Oini.

Eccu alcuni
III.

oscnipi, tratti dai nostri spogli.


Actu
t/M

XH<** Congris

lits

OritiUmlutt*.

Tuw

4d4

SECTION LANGUES DE L'AFKIQUE

1101

Eve
Domenica
Lunedi
Martcdi
Mercoledi
kvasi-da
V

Ga
Jtoijba

Ciui
kirasida

jo-da
hla-da

dm
dmfo
so

daoda
bendda
trnkuda

ikuda

Giovedi

yawada
ji-da

so

yawda
efida

Venerdi

solid

Sabato

me mle-da ho

memeneda

cipuUa
sacco
Hole

sa-bule

sabola

sopradd
kotoku
V

ko-to-ku
m

kotoka

e-tve

hulu

owia

Dio
oro
battaglia

Mau
sl-kd

Maaa
Uka,
ta

Onyama
sika

a-hua
e-kjjlo

oku

tavola

okplo
able

opon
ab-urow

frumento
leone
anello

e-bli
V

ja-nta
ple-iigo

dmta
bleko

gyata

preko
sd

sega

sa-ka

sao

rn,

M. (ilACOMO DKtJRBiiORlO

195

i^

5.

Difjp.iti

(kW

Kvfi.

Schl.

pp.

v-vji)

distin^eva cinque
nord
est,
il

dialetti:

il

Ma/i

'

Mahec delle carte) a

Weta fWliydah)
da Gust,
*

nella costa orieiitale,

Dahume, il rAnfue ad ovest,

I'AtjIo nella costii occidentiile.

Tale distinzione e se^uita

che aggiunge qualclie dettaglio sulla denostessi.

minazione de^li

Oppurtunaniente pero Henr.

ri-

duce a tre
1.

il

numero

dei dialetti
clie

I'occidentale,

comprende

I'Anlo,

nella

laguim

di
2.

Keta, e rAntuii.
il

mediterraneo, suddiviso in
b)

a) dialetto
c)

tanino a nord-ovest,
siid-eat.
3.
c)

eplie

nel

centro,

monanecho a

I'orientale distinto in a) Mechi,

b)

Dahome,

Pheda-Pla (Whydati-Grand Popo).


11

nostro indicatore, Br.,

ci

avverte die ogni cen-

tro di abitazione presenta delle piccole particolarita di

proniinzia,

come
tutti
i

del resto

naturalissimo,

specie

in

Africa.

Fra

dialetti, I'Anlo

gode ormai una certa


nobilta,

riputazione

di

maggiore purezza e
'*

sebbene,

per quanto

ci risulta,

esso non presenta poi delle grandi


la

differenze coll'Anecho,

varieta

da

noi principal-

'

Op.

cit.

pp. 203-205.
la

Siccome

pronunzia Indiana di questx) uomo

i"oca

una nasals

guttnrale, la forma italiana anglo la rappresenterebbo lueglio. la qnesta verrebbe a confondersi con anglo
anio^
'

ingloBe

;
'

ed i perci6 preferibile

che ^ ancbe di uso pid coinnne presso


'

gli antori tedeschi.

Adottiamo qnesta forma per

la

denominazione del dialetto del


e

Klein Popo, perch6 Henr. I'adotta, e perchS

comoda anche per

19fi

SECTION LANC^UES BE L'APRIQUE

[18]

raente studiata. Soltanto, in


cazioni a stampa,
tedeschi.

Anlo sono molte pubblidel Mission ari


esercitata
si

ad uso
^

della societa

Ma

1'

opera di costoro

anche

sulla lingua del

Daliome,

detta anche Fo, o Fogbe.

stampa

italiana, sebbene solo

il

ch tedesco abbia

un valore presso che

uguale alia fricativa sorda gutturale, che e nell'tiltiiua sillaba di questa voce, Del resto, sulle particolarita dell'Anecho cfr. Henr. 91-92.
*

V. per

es.

il

Dictionnaire

abrege

Francais

Dahomeen

(Paris,

1879) del missionario francese Coardioux.

M. GiAcoMO De Gregorio.

INDEX

Section Si^viitique
Voci di origine araba nella lingua delle Baleari. TArciduca

Luigi Salvadore
Crli

d'

Austria)

antecedenti della Cabbala nella Bibbia e nella lettei-atura

talmudica. (David Castelli)

57

La cronaca

di

Galawdewos

Claudio re di Abissinia (1540Ill

1559). (Ignazio Guidi)

Eine Tyrische Weltgeschichte des siebenten yahrhunderts. (Dr.


A, Baumstark)
117

Note on the Evangel iarum Hierosolymitanum Vaticanum and


the origin of the Palestinian Syriac
literature.

(F.

C.

Burkitt)

119
Sha'al. (Prof.

The name of Samuel and the stem


strow
J.

Morris Ja127

Ph. D.)
d' Israel. (Dr.

Des premieres origines du peuple

Edouard Montet).

129

Srction du

Monde Musulsiax
i

Poche parole

sul

movimento

reli^ioso del giorno tra

Musul135

maui

del nord dell' India. (T.

W.

Arnold)

De

I'activite litteraire

chez les Arabes. (Emir Chekib Arslan).


.

143
151

Sul culto dei santi nel Marocco. (Edward Westermark)

Section Langlks dk
Sulla Btruttura della lingua
zioni.

l'

Afkique.

Eve

in base a dirett*' osserva-

(M. Giacomo

De

Gregorio)

179

ACTES
DU

DOUZIEME CONGRES INTERNATIONAL


DES ORIENT A LISTES

ROME

d899

ACTES
DU

UOUZllME CONGDflS

INTERNATIONAL

DES ORIENTALISTES
BOME
1899

TOME TROISIEME
(deuxi^he partie)

SECTIONS: MYTHOLOGIE ET RELIGIONS, LrNGUISTIQUB GRfiCE ET ORIENTE

^^r

FLORENCE
SooiiTE Typogbaphiqde Florentike
Rus San Uallo,
3S

MDCCCCII

(ki;im'l<5;ment

a l\ kfx'tiox nr

moxdk mthulman)

ALi IBN

HAMZA

AND HIS CRITICISMS ON FAMOUS ARABIC PHILOLOGISTS.

The Collection of Arabic MSS. in tlie British Museum London, thougli one of the youngest, liolds a conspicuous place among European libraries of Arabic literature and has

some

distinctive

features of

its

own.
great
value

During the

last

thirty

years

importance have been added,

many works of and now its main


*

two distinct directions. Besides its there brilliant set of historical and geographical MSS.., is an abundance of rich and rare MSS. that have reference to Arabic Philology in general and to its ditferent branches, Grammar, Lexicography, Rhetoric and allied

and importance

lies in

subjects, in particular.
'

"^

In this respect

tlie

Collection, of

Compare Rieu, Catalogus Codicum Mnnuscriptorum Orientaliuin Museo Britaunico asservantur (aft6rward,8 quoted as Rieu, Catal.) qui in pp. 181 seq.; 416 seq.; 440 seq.; 544 seq.; 003 seq.; 679 seq.; 739 and
Rieu, Supplement to the Catalogue of the Arabic Manuscripts in the
British

Museum

(afterwards

quoted as: Rieu, Suppl.), pp. 266 seq.;

440 seq.; 466 seq.


See Rieu, Catal. pp. 227 and Rieu, SuppK, pp. 565~629.
'

seq.;

467

seq.;

689

seq.;

692; 754 seq.;

ActtM

du XII'"* Congrit

dM

OrUnlmHat.

Tnme

III

iJ

'

I'm

SECTION DU

MONDE MUSULMAN

[2]

which Dr. Rieu has given a full and graphic description, has gained fresh strength by the addition of the very valuable and interesting collections of two of the greatest

Arabic scholars of the nineteenth century, which

have been incorporated in the original Library", viz. the libraries of Alfred Freiherr von Kremer ^ in 1886 and
Ed. William Lane in 1891 and 1893.^
In the series of important

MSS. which formerly


all

belonged to Freilierr von Kremer, though


of Arabic literature are represented,
^

branches
that

yet the

MSS.

bear upon philological questions are particularly noteworthy. There are two that have attracted
cial attention, viz.

my
'Ali

spe-

the Kitab al-ta^hif by al 'Askari and


"ala aghallt

the Kitah al tanbihdt

alruwat

hy

Ibn
is

Hamza. Both belong to the


as a whole
libraries,

iashlfdt-literature,

which

very poorl}- represented in the different

both in Europe and in the East.


first,

The

properly called <wAa^\.j*^)\

i-jlxT,

repre-

committed by the learned in the spelling and pronunciation of rare words and proper
sents a treatise on errors

names by Abn Ahmad al-Hasan Ibn 'Abdallah Ibn


Sa'ld, called al-Askarl,
*

an eminent philologist of the

'

See Eieu, Suppl. Or. 3004-3201. See also Preface, p. II. Comp. Rieu, Suppl. Or. 4154-4219 and 4618-4657. See also
It is also very rich in

Preface, p. YII.
*

MSS.

relating to the origin and early

period of Islamism, see Rieu, Suppl. Preface, p. II.


*

The main references are given by Rieu, Suppl.


Haji Khalifa
vol. vol. II, p.
I,

no.

842 (Or.
Or.

8084)

p. 573, viz.

= de
fol.

302; Ibn Khallikau no. 166


48;

Slane's

translation,

p.

382; Ta'rikh Al-Islam


b;

177; Ansab al-Sam'ani,

fol.

390

al-SuyutI,

Bughyat alwu*at

fol.

FlOgel, Grammatische Schulen der Araber, p. 254; Brockelmann, G^schichte der Arabischen Literatur, vol. I, pag. 126.
b;

415

[3]

DE.

PAUL BR6*NNLE

was born A. H. 293 and Abn Bekr Muhammad Ibn al-Hasan Ibn Duraid. The substance of his work has been given by Dr. Rieu in his scholarly and concise manner. He says: ^ The author starts by giving some cufourth century of the Hijra (he

died A. H. 382), a pupil of


*

rious

instances

of the trouble

the ancients took in

ascertaining the correct form of doubtful names; the


autlior also states that he has compiled a
sive

comprehen-

and has been requested by learned men in Isfahan and Rai to extract from it, in two separate works, what concerned the students of TraTasl.iif

work on

dition

and what was required by men of

letters.

The

The references

for this excellent philologist

and poet are very

numerous. The most important of them are: Haji Khalifa, voL VI,
p.

322; Fihrist p. ^\; Anbari

Tabakat al-udaba

p. f*p|J

seq.;

Ibn

Khallikan, no. 648 =: de Slane's translation, vol. Ill, p. 87; Ehizanat


al-adab, vol.
I, p.

^^

Abulfeda, Annales Muslemici, vol.

II, p.

376 and

note p. 307; Mas'udi, Muriij al-dahab vol. VIII, p. f**.^; Abu'l-Mahasin,


vol. I, p. Wf*>t**
;

Al-Zubaidi, Tabakat al-nuhat (MS. Brit. Mas.)


p.

fol.

19 b;

Hamaker, Specimen,
vol. VI, p. 261
seq.;

33 seq.

and

241;

Eichhom, Repertorinm,
p.

De

Bossi, Dizionario Storico,

64;

Joardain,

Biographie Universelle,
Escurialensis, vol.
I, p.

vol.

XXI,

p. 149; Casiri, Bibl.

Arabico-Hispana
I,

139; Pertsch, d. arab. Hdschr. in Gotha, vol.

p. 365; Rieu, Catal., p. 258;

de Sacy, Anthologie grammaticale, pp. 131


p.

and 136; WUstenfeld, Gfenealogische Tabellen,


p.

313 and SchafOten,

192; V. Hammer-Purgstall, Arabische Literaturgeschichte, vol. II,

p. 385, no. 25<)4; Fliigel,

Grammatische Schulen, p. 101; Brockelmann, Gesch. der Arabischen Literatar, vol. I, p. 111. Compare also Boisen in the preface to his edition of Ibn Dnraid's Maksura, p. 25 and BrGnnle,
Contributions towards Arabic Philology, Part
these references are given.
*

II, p.

20, where mot of

Comp. Rieu, Suppl.

no. 842, p. 578.

SECTION DU

MONDE MUSULM AN
The work, which
is is

[4]

latter is the

Kitab

al-tashif.

di-

vided in Babs, a table of which

given in the preface,

cannot claim
I

in all its different parts the


;|,s

have therefore decided, a? far


publish only the

this

same interest. work is con-

cerned, to

more

interesting portions,

namely
fol.

29i,-57b:

The doubts of the

Basris.

fol.

58^-87^:

The doubts

of the Kufis and their

corrections.

fol.

96^-158^: Difficult passages of the ancient

poets and their corrections.

fol.

159^-1691,: Difficult passages of the

Hamasa

and

their con-ections.

4A*i^l

^IaT ^y^

v^:tfVjwaj_5

J^S^jit-i

U^V
itself

The main

interest of the

work concentrates

in the extensive section fol. 95^-159^, in

which the au-

thor treats separately, and at considerable length, ot


tlie

poems of Imrulkais, Al-Nabighah, Zahair, Tarafah and other ancient poets and these together furnish ample material for the criticism of the context of
their respective

Dlwans.

Equally great value attaches to the second Tashlf'


workj to which I have already alluded

pose to publish in

full

and which I prowith a running Commentary,

(5)

DR. the
'i\jj}\

PAUL BRONNLE
iS-

viz.

LaJUI

oL^C^^'

.^IaT critical observ'

ations

on the mistakes of philologists


as he
called

*,

by

'All

Ihn

Ifaviza al-Baxri. Tliis author, with his full

name

Abftl-

KAsim

(or,

is

by al-Suydtl,

Abn Nu'aim

Hamzah Ibn 'All al-BasrI, was, like al-'Askarl, an eminent philologist of the fourth century of the Hijrah
(he died A.

that gatliered round Saif Al-Daulah.

H. 375) and belonged to the famous circle He was a great friend of the renowned poet al-Mutanabbl, whom he

received in his house,

when he repaired

to

BaghdAd.

On

Dlwan of al-Mutanabbi he wrote glosses, which however have not been preserved. The main
the famous
*

work of

'All

Ibn

Jfamz(t,

the

Kitah al-ianhlhnt, also

called ijiij refutations, the single .parts of

which are

by Htlji Khalifa, * is a rich storehouse of information, more particularly as regards Arabic Philology, and its various branches are touched upon in the course of difluse criticisms. This work is also valuable for its abundant quotations ot ancient Arabic poetr}', a good deal of which is not found quoted in other works of similar character. The author starts by relating various anecdotes in connection with philologists with whom it was a constant practice mutually to point out and correct each other's mistakes and then
separately mentioned

he proceeds to

criticize the

following eight works.

Ta'rikh al-Islam,
fol.

ghyat al-Wn*at,

Mus. Or. 48, fol. 144 h; Bu172; Rieu, Arabic Catalogue, pp. 486 ft; 781ft and

MS. of the

Brit.

Rieu, Supplement,

p.

572.
I,

Comp. Hajl Khal.

328; IV, 333, 446; V, 166, 162; VI, 868

and Rieu, Supplement,

p. 572.

10

SECTION DU MONDE MUSULMAN


1. fol.

[6]

65:

The Nawadir of Abn-Ziyad al-Kilabi


of

al A'rabl.
2.

'

The Nawadir

Abn 'Amr
'

Isliak

Ibn Mirar

al Shaibani,
3.

who

died A. H. 210.
al-nabat by
^

The Kitah

Ahmad

Ibn Da'ud

al

Dlnawan, who died A. H. 282. These three works afore mentioned are non-extant or at least have not been found yet, which of course greatly adds to the value of 'All Ibn Hamza's work,
insomuch as
lost
it

gives in the criticisms fragments of the

works. Of the following five works two have been


accessible

made

by good

editions,

whilst

three

are

extant in good
4.

MSS.

285.*

The Kamil of al-Mubarrad, wo died A. H. William Wright made an excellent edition of this
See on him Fihrist
d. p.

Y^^

and notes

p. 30; Fliigel,

Grammati-

Bche Schulen
*

Araber, p. 46.

See on 'Amr

Abu

al-Shaibani

Fihrist p.

*1

'I

and notes pp. 28 37


;

(there are different records about the date of his death, viz. 213, 210,

206 and 205); Anbari, Tabakat al-udaba pp. l|J l|Jfl; Ibn Kuteiba
p.

VV-

Ibn Khallikan no. 85

= de Slane's translation,
vol. I,
\

vol. I, p. 182;
^.fl
;

Abu'l-Mahasin (Ed. Yuynboll and Matthes),

p.

Abulfeda,

Annales muslemici

(ed. Reiske), vol. II, p. \y^'


p.

v.

Hammer-Purgstall,
p.

Arab. Lit., vol. Ill,


Fltigel,
^

317; Brockelmann, Arab. Lit., vol. V,

116;

Grammatische Schulen, pp. 139-142.

Comp. Fihrist,
|'V*1

p.

VA and
p.

notes p. 40; Abulfeda, Annales musle-

mici, vol. II, p.

and notes

243; Ibn Kutlubugha (ed. by Fliigel in


vol.
;

Abhandl. fur die Eunde des Morgenlandes,


vol. Ill, p.
*

Ill, p. 95.;

Mas'udi,
p. 572.

^Y^p

Baghyat al-wu'at

fol.

71

Rieu Supplement,
6
;

For al-Mubarrad Comp. Fihrist,


Ibn Khallikan no. 647

p.

fl

Haji Khalifa,

vol.

V,

p. 166;

= de Slane's translation,

vol. Ill, p. 31;

[7]

DB.

PAUL BROXNLE

11

work, and on the foundation of this edition there has

more recently another one been brou^^ht out


5.

at Bolal^.

IkJdiyar

Faslh

al-KaUim

by Abn'l-'Abbas
H.

Abmad

Ibn Yabya Tha'Iab, who died A.

edited by F. Barth, Berlin 1876, according to

291/ the MS8.

of Berlin, Leiden
6.

and Rome.
Gharlb

al-Mumnnaf b}' AbO TTbaid al-Kflsim Ibn Salhlm, who died A. H. 224. * Of this most important work there are MSS. at Cairo and Constantinople and in the private library of Count
Kitnb

Landberg.
7.

The Idah

al-Maiiiik

by Ibn al-Sikklt, who

died a. H. 244.

Anbari Tabakat al-ndaba


|jVV; vol. II, pp. \\J^
p.
,

p. |JY^
,

Abu'l-Mahasin,

vol. I,

pp. flAA

and

WB
;

lVi

Abulfeda, Annales muslemici, vol. II,


p.

282 and notes 248, 302

'Abd al-Latif

481

Al-Zubaidi,

fol.

10 6

Hamaker, Specimen, p.

27; Wtistenfeld, Geschichtsschreiber, p. 80; Flugel, p. 93;

Grammatische Schulen,

Brockelmann, Arab.

Lit., vol. I, p. 108:


II, p. 18.

and Bronnle, Contributions towards Arabic Philology, Part


*

Comp. Anbari, Tabakat al-udaba, pp.


p.

\*^t**

h"'^;
p.

Haji Khalifa,
Al-Suyuti in

vol.

IV,

443; Ibn Khallikan, no. 42; Fihrist,


II, p.
f**t**f;

V^^

al-Muzhir, vol.

FlUgel, Grammatische Schulen, p.

164 j

Brockelmann, Arab.
*

Lit., vol. I, p. 118.

See Anbari, Tabakat al-ndaba pp.

tAA t<!A

Fihrist p. VI; Ibn

Khallikan m. 345
Al-Zubaidi,

= de

Slane's translation, vol. II, p. 486; Abnlfeda,

Annales Muslemici, vol.11, pag. 172 ande note 159; 'Abd al-Latif p. 538
fol. 20 6; v. Hammer, Arab. Lit., vol. Ill, Hamaker, Specimen, p. 167; WUstenfeld, Schafiiten, no.

p. 325, no.

1260;

2; FlUgel,

Gram-

matische Schulen

p.

85; Brockelmann, Arab. Lit., vol.


vol.
I,

I, p.

107; Joordain,

Biographie universelle,

p.

96; Bronnle, Contributions towards

Arabic Philology, Part


'

II, p. 14.

Comp. Anbari, Tabak&t al-udaba,

p.

fJf^V p^t; Ibn Khallikto


p.

no.

798

de Slane's translation,

vol.

II,

293; Mir'at al-Zam&n,

12

SECTION DU MONDE MUSULMAN

[8]

An
Cheikho.

edition of this work, of which there are extant


is

niaDy and good MSS.,

prepared in Bey rut by Pater

The Kitah al-Mak.^vr teal Mamdud by Ibn AVaUad, who died a H. 332. Of this work I am preparing an edition according to the MSS. of Berlin, Paris and London, the Arabic part of which is ah'eady printed and which will appear
8.
^

early next year, furnished with


duction, Commentary and

critical

Notes,

Intro-

Indices.

From
criticised

this short list of the eight


'All B.

work, which are


it is

by our author
preserved
is

Hamza,

easy to infer

the far-reaching importance

of his Kitab al-tanblhai^

which
oldest Cairo,

is

in

different

MSS. The

best

and

MS.
^

preserved in the Viceregal

Library in

which the Director of the- Library has caused to be recopied. Other MSS. are in the British Museum

fol.

126;
II,

Bughyat al-wu'at,
p.

fol.

215; Abulfeda, Annales Muslemici,

vol.
fol.

202;

Fihrist p.

V|J

Kamil,

vol.

VII, p. B^;

Al-Zubaidi,

20 6; Hamaker, Specimen, pp. 5; 167; 229: de Sacy, Anthologie grammaticale, p. 137: Fliigel, Grammatische Schuleu, pp. 158-161; Rieu,
Suppl., p. 365, no. 831; Brockelmann, Arab. Lit,, vol.
I, p.

117; Bronnle,

Contributions towards Arabic Philologj^, Part II, p. 17.


*

For Ibn Wallad comp. Haji Khalifa


p. 155, no.

vol. I,

p.

446,

no.

1308;

vol.

X,

10518;

Husn al-muhadara,
fol.

vol. I, p. f^-^;

Bughyat

al-wu'at (MS. BritMus. Or. 3042),

89

6;

Muntaka

al-'ibar

(MS. Brit.
fol.

Mus. Or. 3006),


Flttgel,

fol.

122; Al-Zubaidi (MS. Brit. Mus. Or. 2041),

22 b:

Grammatische Schulen, pp. 100, 233; Rieu, Suppl., p. 827; Brock., Arab. Lit., vol. I, p. 131. For all the details as to this author and his work see Bronnle, Contributions towards Arabic Philology;
Part I
;

and Part

II, pp.

23 and 47 seq.

See Fihrist al-kntub al-'arabiyqa al-mahfuza bi'1-kutubkhane al-khidiwiyya al-misriyya, vol. IV, p. 221.
"

(9)

DR.

PAUL BRONXLE
to

13

in

London, formerly belonging


'

Freilierr

vou Krepre-

nier,

in

the

University-Libraiy
"

at

Strassburg

and another MS. in the Pi'ivate Library of Count Landberg. There i therefore no lack of MSS., but a clone and careful examination of tliem has shown me, that they have all emanated from the old and greatly mutilated MS. of the Viceregal Library in Cairo, and the great difficulty
viously belonging to Dr. Spitta,
for

a satisfactory

critical edition lies in the fact, that


is in

this original

MS.

a rather dilapidated condition.

good many passages are party obliterated and scarcely legible, whilst others have been so frequently altered b}' different hands that it is utterly impossible
to

make

out with certainty the original readings.

The

task of the copyists


trying,

and it is manner and method, in which they deal with their subject. They very seldom harmonise and frequently stand in diametrical opposition to one another.

was consequently rendered most very interesting to follow up the

As a matter

of course, for the critical edition only

those copies are worthy to be taken into consideration,

which are compiled by conscientious and


cribers. But, as the

skilled trans-

matter stands,

it

is

rather difficult

to give a

good and accurate text all the more so, as the work is teaming with poetical quotations. A fairly safe foundation and base is given in those parts of the
work,
is

in

which the original

critical text is

preserved as

the case with the last five criticised books, so that

See Rieu, Suppl. 672 no. 841.

'

Neldeke

in

*'

Zeitschrift der Deutschen Morgenlandischen (*e-

eellsch. ", vol.

XL,

p.

313 (1886).

U
we

SECTION DU MONDE MUSULMAN


are able to restore

[10]

many

parts of the Manuscript

with tolerable safety. But there remain other sections,

namely the

criticisms on the first three works, in

the original text, underlying

the

criticisms,

is

which nonun-

extant or at least not found yet.

The

criticisms

derlying the text olten give valuable hints for the right

method of reading the

criticised

work

yet there

still

remain so many riddles to be solved, that the

editor's

task must be, regardless of trouble and loss of time,


to try to bring within his reach every source of inform-

ation

which possibly might throw light on the

text.

In this respect I

made a

special point of

going to the

sources as far as the unpublished

Dlwans of poets are concerned, particularly those of Dhu-1-rumma, al-'Ajjaj and Ru'bah Ibn al-'Ajjaj. Through the kindness of different Arabic scholars I

have been enabled

to

use a

good many MSS., w^hich are generally not so easily accessible, some in the British Museum and the India Office in London and some in the University-library in Leiden, Prof. D. H. MilUer in Vienna kindly lent me the Dlwan of al-'Ajjaj, which is in his private possession
^
;

the Director of the University-library in Strass-

burg sent
ot

me

for

my

use in the India Office the


'^

Dlwan

Ru'bah Ibn al-'Ajjaj and some philological work and the MSS. of the Hamasa of al-Bul.ituri; of the

* See D. H. Mtiller in " Sitzungsberichte der Wiener Academie der Wissenschaften " 1878. pp. 335-342; Brockelmann, Arab. Lit., vol. I,

Das erste Gedicht aus dem Dlwan des arabischen Dichters al-'A^^ag. Nach den Handschriften von Constantinopel, Kairo und
p. 60; Bittner,

Leiden hersg.
*

Wien

1896.

See Noldeke in " Zeitschrift der Deutschen Morgenlandischen


I, p. 60.

Gesellschaft " vol. XI, p. 313; Brockelmann, Arab. Lit., vol.

[11]

DR.

PAUL BBONNLE

15

Diwans of Dliu-l-i*umma, al Ferazdal^ and al-Shammakh, to these I had accefts in the Bi-iti^h Museum and in tlie University-Librarj' in Leiden respectively. For the philological side of the work I had the rich treasures of the British Museum at m}' disposal. So I liave done everything in my power to prepare an edition as good as possible with the materials to hand. I have already dwelt on the great value which attaches to this work of *All Ibn I^Iamza with respect to both the various branches of Philologj' and the ancient Poetry, and pointed out that indeed it ftirnishes some of the most systematic and effective documents of the ancient Arabic Philology. Yet there remains
still

the question to decide wherein this particular value


First of
all,

lies.

in its pronozmced critical character.

The

Arabs are as a whole of a rather uncritical disposition;


they receive the old traditions and accounts without

much

critical

raisonnement, and place an almost absolute


stands our author, 'All Ibn

belief in the authority of those old linguists. In striking

contrast to

this

Qamza.

The very

first

critical passage with, and enough for it must be said that as a whole he exhibits himself as

and him to venture a

greatest of the Lughawl's are good

rather an
Bassrls.

unjudicious exponent of the school

of the

In fact one cannot help realising that 'All Ibn

Hamza, although belonging to the school of al-Ba5jrah made it a rule to be fair and impartial, and to point
out the errors of the Barjris as unsparingly as those of
the adversary school of the Philologists of Kttfah.* There
is,

however, one exception to this


Comp. Rieu, Suppl.,
no. 842, p. 673.

rule,

namely

in his

16

SECTION DU
criticism, that

MONDE MUSULMAN

[12]

eopiouy

on the Kamil of Mubarrad, a

masterpiece of deep and well-founded philological knoAvledge.

From

the very outset he indulges in such scath-

ing and sharp invectives against this consummate ma-

and aesthetics, as Mubarrad, that we are bound to admit that his pronounced dislike, probably emanating from a certain jealousy of Mubarrad's high scientific reputation dragged liim too far and made him unjust, although even in this case we cannot refuse to him the possession of an exceptionally critical spirit. It will indeed be a most interesting, though rather difficult task for the commentar}', with which
ster in philolog}^
I

propose to furnish the critical edition, to balance the


views of the criticised authors and of their

difi'erent

critic, 'Ali

Ibn Hamza, one against the other, and as tar


attempt a
final decision,

as

is

possible, to

on which side

the right really

gain a
bari

lies. For this purpose, I shall have to knowledge of the Kitab al-inmf by al-Anon the controversies between the schools of Basra

full

and Kufa,

as

it is

preserved in the Libraries at Leiden,


^

the Escurial
his criticisms

and Constantinople. In putting forward our author piles up a remarkably large


and geographical
abundantly
rich.

amount
ical,

of rich material, grammatical, lexical, graph;

poetical, historical
all

in fact,

he

touches upon almost

the intricate problems in which

Arabic literature

is

so

Specially noteworth}^ in this respect are the nume-

rous references of 'All Ibn

Hamza

to the observations

and remarks

of

other authors, which are not

known

* Comp. Brockelmann, Arab. Lit., I, 115; Bronnle, Contributions towards Arabic Philolog}', Part II, pp. 11, 34, 39 seq., where a specimen of the work is given.

[13]

DR.

PAUL BRONNLE

17

to

lis

through other sources. At the same time there are

to be found

many

poetical fragments, which, a careful


in

examination has shown me, are preserved neither


great Arabic Dictionaries, as the
'^Arns,
Saftifij

the
alr-

the Tnj

the Lisfni al-Arab, nor in the great Adafj works


'Jkcl

as the Khizdnat al-Adab,

al-farld, etc., neither are

they to be found
I

have turned

in

well-known sources to which the hope to find out the parallels.


in less

And from
exhibits a

this

point of view,

the

Kitrib

al-tanblhnt

most valuable contribution towards ancient


strength, however, lies in the fact, to
briefly alluded, that
it

Arabic Poetry.

The main
which
I

have already

contains

criticisms

on three prominent works, which are non-

extant or at least are at the


say,

the

al-AW(\hi

two Nauadir-\\ ork^ and of Abu 'Amr (d-Shaibani

moment lost, that is to of Aba Ziyad al-KilabI


^

and, on the
b.

other hand, the Kitab al-nabat by

Ahmad

Da'nd

cU-

Dinawari.

Although one of the best specimens of the rich Naimdir-\\iQYQ.t\xYQ has been made accessible by a good edition (viz. the Nawndir of Abn Zaid, which appeared
Beirut
1895)
j'^et

the overwhelming richness


it

of the

Arabic language renders


ducts of this

most desirable

to

bring

witliin the reacli of the oriental student still other proiV^rtw;r/iV-literature.

The names

of such

accomplished masters in philological matters, as Ibn


al-A'rabi

and aKShaibanI, afford a certain guarantee that the Naufidir-hooks^ composed by the same, w*ill open up and enlarge a new field in Arabic Philology. Tliat this is indeed the case, is abundantly and conclusively shown by the remains of tlieir works as pre-

18

SECTION DU MONDE

MUSULMAN

[14]

served in the criticisms of 'All Ibn

Hamza. Although

that author in his critical reviews has availed himself


ot

a rather eclectical method, in as

selected those parts to

much as he has only which appeared to him particularly


jet by the yery character

need correction, as substrata for his philological


critical sagacity,

power and
of his

reviews

we

are enabled to reconstruct

many

valuable fragments of these lost works. In

my

Bericht

an die Kgl. Akademie

d.

Wissenschaften zu Berlin iiber

meine arabischen Studien

am

British

Museum

zu Lon-

don

made a humble attempt


works
;

to reconstruct these

by disentangling their underlying clauses from the complicated and intricate passages of the criticism and detaching them from the context, and to link together these disjecta membra. At the same time, in order to give some idea of the character and aim of the critic 'All Ibn Hamza, I have endeavoured by reconstructing the two first works to point out in each single passage which way the criticism sets in and show the point of view taken by the critic. As to the Kiiab al-nabat, ''the book of the Plants', by
three
lost

al-Dlnaicari^ I scarcely need to point out at greater


length,

how much importance


which
is bj^

is

to be attached to this

conspicuous specimen of the ancient x^rabian botanical


literature,

no means richly represented

either in printed books or in

MSS.

It must,

however,

be said, that from -the general drift of thought and

language observable in the preserved passages of the work, we are justified in concluding, that al-Dlnawarl
deals with his subject

much more from

the philological
is

point of view than from that of natural history, as

the custom with these old Lughawl's.

[16]

DR.
Til us

PAUL BROXXLE
given
in

19

after

liaving

short

outlines the

and most striking features of the relation which exists between the critic 'All Ibn l^&mzB. and the authors criticised by him, I have, in conclusion, to add still some words about the last category of criticised works, namely those which are extant only in MSS., as is tlie case with the Kitt^j IMi al
characteristics

main

mantih by Ibn
'Obaidj

alSih'kit,

the GharJb alMti^aJinaf

b}' Abf*

and the Kitnb al-mahfir nal-mamdnd by Ibn

Wallad.

The first of these, the Mah ai-mantik^ the main work of the great philologist Abn Ynsuf Ya'knb Ibn
Isl^alj:

Ibn

al'Sikklt,

the pupil of al-Kisa'i and al-FarrA,

will

be edited in the course of the next years by Pater


in Beirut,

Cheikho

according to the MSS. of Berlin,


Cairo and Conis in

Leiden, London
staiitinople.

(Brit. Mus.), Escurial,

The

best of these
I

MSS. undoubtedly
studied

the Brit. Mus., and

have thoroughly

it

for

purposes of comparison with

its criticism.

The second work, the Gharlb al-MiLmnnaf by Abu


'Obaid,
is

one of the most noteworthy and complete

systematic Dictionaries, and in

my
)

opinion

it

should

be edited. It is preserved in
i

three MSS., one in Cairo,

one in Constantinople Aja, Sofia


private library

and the third in the of Count Landberg. Whereas the first

two MSS. are quite modern, according to the letters I have received on this subject from Prof. Dr. Moritz, Director of the Viceregal Libraiy in Cairo, and from
Dr. Gierz,

Dragoman
MS.

to the

German Embassy
it

in

Con-

stantinople, the
is

in the possession of Count

Landberg

of ratlier an old date and

must, for a forthcoming

edition, in the first place be

taken into due considera-

20
tion.

SECTION DU MONDE MUSULMAN


In any case, I
sliall

[16]

have to study thoroughly

of the whole section the Kitab alsame time the makmr waH-^namdfid by Ibn Wallad who belonged to
last

this

work, for purposes of comparative criticism. and at the As to the third work of this category

the Egyptian school

of Arabic Philologists,

have
that

myself undertaken an
of the Tanbihat, and
I

edition, as a forerunner to

am

glad to add, that the print


et Imprimerie,

of the book, which will be published by Messrs. Luzac

and Co. London, and the Librairie


devant E. F. Brill Leiden,
state.
*

ci-

is

already in an advanced

stion

The treatment of the maksttr-icd'lmamdiid quewas quite a favourite one with the old Lufull

ghawis, and in the Introduction to the edition I have

endeavoured to give a

written upon this question.

what has been There are three MSS. of this


of

summary

woi^k, respectively in Berlin, in Paris

and

in

London.
to

By

for the best

is

that in the British

Museum, both

on account of
other

its

age and

its

correctness.

As

the

MSS. I have been compelled to form an opinion about them which is rather contrary to that of their
chroniclers in their various catalogues. Both, Wetzstein,
to

whom

the

MS.

previously belonged, in his short


^

and Ahlvvardt in the great Berlin Catalogue,^ are looking upon this Berlin MS. as the original work of Ibn Wallad. But a close examinHandlist fnot printed
*

towards Arabic Philology", Part


I^iden, 1900.
*

The book has now appeared uuder the title: "Contributions I, by Dr. Paul Bronnle, London and
Wetzstein, Handlist
II, 1720.

'

Ahlwardt, Arabische Handschrilten

d.

Kg). Bibliothek, Berlin,

vol.

VI, no. 6940.

[17 J

DR.

PAUL BRONNLE

31

and careful comparison witli the two other M8S. convincingly shows that the Berlin MS. is in fact not the original work of Ibn WallAd, but only an extract, and a rather poor one too. It not only greatly differs from the other two in the prosaical sections, but also the ahawnhidf the loca probanda which form, as it were, the backbone of a standard work of Arabic Pliilology, are almost entirely omitted, and this in connection with the fact that the second and shorter, the merely grammatical portion of the work, is totally left
ation
out,

has led

me
for

to the conclusion that the Berlin

MS.

exliibits

merely an extract of the original work, written


lexicographical
purposes.

particularly

The only
*

portion of this MS., that agrees in the whole with that


of the otlier two

MSS.

is

tlie

Introduction.

On the other hand, the Paris MS. is described by Baron de Slane as containing whole tlie work of Ibn Wallad. But he has overlooked the fact that the latter part of this MS., although written by the same hand and with the same ink as the former part, in reality contains the fragments of quite another work which I
have not been able as yet

But from its contents I think myself justified in drawing the conclusion that it belonged to one of the numerous works on tlie 'Masculine and Feminine', a Kitnb al-Mufiilly

to identify.

dhakkar ira't-Mu'annath.

The
^V.^^

edition of this
series

work by Ibn Vallad forms the


title Contributions totrards

part of a

under the
in

Arabic Philologyy

which

propose to publish some

For the details CSomp. BrOnnle, Coutributions towards Arabic

Philology, Part II.


Aetti dxi XII"'' CQttgrii dtt OritMmUtU*.

ToiM

III

C8*

Parti*)

22

SECTION DU MONDE MUSUL]\IAN

[18]

of the most interesting documents of the oldest Arabic


Pliilology

and

to furnish the editions witli literary- Init is

troductions, and, as far as

Commentaries

in

extenso

deemed necessarj^ with deahng with the different

points in question.

The
lished

series

will

besides comprise the two unpub-

works of Kulruh both according to unique MSS.,

the Kitab al-azmine, 'book of the Times', according to

MS. of the Brit. Mus., and the Kiidb al adddd, the main source of Kitab al-addad by al-Anbari (edited by Houtsma) according to the unique MS. of the Royal Library in Berlin; furthermore the Commentary Abu Dharr on the Biography of Muhammad by Ibn
the unique

Hisham, especially on the poems, contained

therein,

according to the MSS. of Berlin, Constantinople and of


the Escurial; and some other valuable treatise on Arabic Philology.

The main

part, however,

all the others are


vols.,

grouped, will

round which form the edition in two


in the

of the Kitab altanblhat, the criticisms of All Ibn

Hamza, which forms such a notable landmark


wide realm of Arabic Philology, and of which

have

had great pleasure


striking features

in

giving in brief outlines the most


characteristics to the

and main

Mu-

hammedan
gress in

Section of the International Oriental Con-

Home.
critical
it

In order to convey an idea of the character of 'All

Ibn Hamza's literary style and of the


he has adopted in his reviews,
I

methods

think

appropriate to

annex a few examples. As

have pointed out above,


treatises

the criticisms are generally of very different length,

now short

aphorisms,

now complete

on subjects

which attract the

critic's

particular interest, but always

[19]

DB.

PAUL BEONNLE

9B

supported by a most liberal display of poetical quotations.


1.

The

first

of the two examples which

I ap-

pend to the foregoing essa}*, is taken from 'All Ibii yamza's criticism upon the Kamil of al-Mubarrad (edited by William Wriglit). Of all these eight criticized works there is none which has been so closely scrutinised by our author as that famous work of al-Mubarrad, particulary in its first part, whereas in the second the critical zeal seems to be somewhat lacking.
*

cU^I
*

"Ji^

-i^^^UVj ^M=^5\

Ju:iJ\

l-Jl

4*5 IjU

li^iftj

By

C. in the notes is

meant the Cairo MS., by


to

the

MS.

of the

Brit.

Mus. (formerly belonging

Freiherr von Kremer), by S the

Strassburg MS.
*

See Kamil (ed. Wright) VYfl

1.

8
.

= Cairo

edit.

ftAi

1.

18.

'
*

The Kamil reads

JJ3

^LRJu**)^

Most of the MSS. read

f>^'

The verse

is

attributed to t^Uoj\

iji O^.

J^^^J

*^

*8 *****

quoted in al-Sahah
rflt and XI,
\>\'B
.

II,

^A; Taj al-'Arus

vt, ^'t^f*'; Lisan

aU'Arab, IV,

24
^ W
f
.

SECTION
.,
..

DU MONDE MUSULMAN
.1

[20]

..

tl

"i

ySj JUj

aUU

^^^5al1

J^J^^ L^^iXo s>^^

ii^t

^^.^^cut^

The whole verse is mentioned in Lisan al-'Arab XIII, )f^A with the second hemistich running as follows
*

'

MSS.

and S read

^yA^
X
f*'A^

'

MSS. C and

K yS^j^\
and Lisan
vocalizes

This verse in also cited in Taj al-'Aius

al-*Arab
*
*

XX,

jJ^I (Ijet

<^j*C^

as Active).

Koran, Sura XIX, verse 6. Kojan, Sura XVIII, verse 78.

[21]

DE.

PAUL BE6'NNLE
i^\
*^

95

jL-d IS^^ cfiy^, ^y


jlj***

f^\jj

}j*

i\^^

v-=.^i'>
U^^;^mJuJI

-^^ J^\ ^Ij

Utfltf

^UV

^UM ^j

3)>>^^)

^^-

''/t>^'

U^J

y^i^*o %\m

^y

^J^mij (^^^

(^j]jj

A^ji\ t^a^ Lc!^

ijiAil Juft\
=*

^jojv
J\j"
./

Jyb UC^

Jui>U3l
O^ ^

jjjujj Sjs.
O^ ^

dT

f\,t

,j^L-A>lj cJj >JM cr

<;^^

I^aJLc

vjISx **oI^j

^j

Koran, Sura

LXX,

verse 27.
19.
p. fl,
f*
;

'

Koran, Sura XIV, verae

Comp, Ahlwardt, Six Divans,

Lisan al-'Arab

XIV,

^A6, where

the second hemistich reads

Koran, Sura XIV, verse 20.

36

SECTION DU MONDE MUSULMAN

[22]

Jf\yj J^ao yJKi

Sj^ ^j\^^

^'^

SJ^^ Uj
[fol.

S^b^i 0^^
6]
'

59

:y^\j

fcjLoV^ U^aJ^ JvL

L>fi^3\

j^jP

Ui,3\

_J^^

4>>t\9*

<^^>

/r*

S^<^U^

^ ^LJkJ\
*

JUJ

JU* UT

u\^^3j v^3\ UiU

^^UlU

The verse

is

by Labid and quoted Taj al-'Arus X, f*'A^


|J*i^

and

Lis&n al-'Arab

XX,
(ed.

with

4^'
,

for
3.

t^^..

Kamil

Wright
is

p. B.\>

1.

The verse

not

contained

in

the

Diwan

of

al-Shammakh

(MS. Leiden).
*

and C read J?^mJKld\

[23]

DE.

PAUL BR5nNLE

27

[aj\JLii\

^-t*;il

'l-i^^

>W

jt\^i^S jj<^^ u^wkA3\ ^umJI^

^4^1 _^Jt^ ju^L.4mJI

J^A l<^ ^^a^jXj *

'

J^_^

J^

JJ^\

JU'

s^^aTj

C^

]^j
'

s^7^ AaU 4
Lisan
f

6^

a,

t^ -Aa)!

Joo^

)ij

Jl

JUO

Lf

al-Arab
.

XVIII, t6^ reads A*Ufi:^^fl-. The vera

18

by V
*

0_8>

^J'

Kdmil reads ^-ib

'

reads

L^)^^\

Koran, Sura XXV'I, verse 44.

28

SECTION DU MONDE MUSULMAN


'

[24]

^of

fti>^ v,.^lAj^j<i4^i

liXtfi

JUi

Lu4M

<^Ljt^

JL

s>v;^

^j

'^^\

[fol.

60a] >^^ (3

J^y^ ^y^ *^^


o-*

^^M-5

-
-^

\^

C T^ y

^9

I-^jJl^u

i/^>^^. %-<>J\j

^Wj

\*f.

a:^L^

O^
X>
*

o-?^

v:^-^j\j

^X

V/

t*^ o ^<

[26]

DR.

PAUL BRONNLE

2.

As

the second example I

short passage of 'All

have selected a Ibn Hamza's critical review on


Tliis

the Kitnb al~nabat by al-Dlnanarl.

work

is

the

more important, as Arabic works relating to botanical studies are exceedingly scant}'. It must however be borne in mind that it is written not, as one miglit
expect, from the point of view of natural history, but

from a
tific

philological standpoint.

But

all

the

same the

scien-

result for this rather neglected

branch of Arabic

science remains a considerable one,


this part of 'All

and the edition of worth will largely tend Ibn Hamza's

to

throw light on

many

difficult

questions relating to

botanical matters.

y^^y^ ^)}

^ikjJ^

^\

ifj^j

[fol.

28J

The verse
IT,

is

also

quoted with
j^^^Y
;

v^y&) fore

v^w

^i

id

Ttij

al-Arus

\^^

',

VII,

VII,

^16;

Lisan al-Arb III,

yst

XIII, \Y>^ and XIII, ^|J1

with

diflferent variants.

30

SECTION DU MONDE MUSULMAN

[26]

J-f^^^l^

J-H^l^

Ja^A**\5

>^4!^

'

''-^i^

*^^\ o\i.Jjij

j^sswU
Jyill^

Li;^>-^

^Vl?;^'^

^'

4^j

a^ss^jc* flail

';|i'

fL^\

A^

0[^^ L^iL-^- J^ Joi^ o^^-^

i^

f^^.

j^k^*\^ aiuo

^\ Jj^^j

t^**^4

*v^^

j^-^j

>r>^ J^^^

"

"^

The MSS. read jVC


In

but the reading of the Dictionaries

>>*

is preferable.
*

transponed

fLi\j ^Ui\;
f*|J.

'

Comp. Taj al-'Arus VII,


quoted, like Lisan

and VII. p6^*'

where the whole


fi^'^*'

verse

is

al-'Arab XIII,

f^t*"' ^^

hemistich

running as follows
f
.

Lmm
(T.

U^

^o.

^-'

-*

>

*^

'^^'^^^ (JO

A
,

1.

c.

'ilkm \jj^). See also Lisan al- Arab VIII, f^t^^l and XII,
is

^*i^

where a similar verse by Ibn al-Rika'

quoted

^V^U* ^

ol nii\

S'^^^

[27]

DB.

PAUL BR6'NNLE

81

\j^j::>l

U 4SW jj^^S

J^^Ui

4.;^vji4

UI\ Z'^*^^^

(>^^

^t^lj ^3

i^ft ;lj^\ L?5 ul^^- wTU^ U^AmJ\9

A^m.^ <S^*^ Lm^\


^_^ju^ jj_^)

^'jjjyj
-^j^

Jh^^

jUa^l J%a3\

iilul:*.

^\

Jlj-_5

'J^^t ^4^
1>^Lj

^>^

6oJ^

i.

JUUi3t^

^X^

'5.>^^W3\9

J"^^

s^>S^ AiyU

'

This verse

is also cited in

TSj al-'Arns IX, a* and Lisan al-'Arab

XVI, Md and XI, t^t


*

Also quoted in Taj al-'Arus

I,

^iY^V and III,

VV^*; Lisin
tor

al).

'Aiab in, \\^ and IV, *^\

(everywhere with

0(V^^

QV*^/*

32

SECTION DU MONDE MUSULMAN

[28]

Jbl^l li\j

ijjt^

^^yf^

>^

Lisan al-Arab XIII,

^.Y

notes onl}^

this

version

of the

verse.
*

The second hemistich runs

in

Lisan al-*Arab XIII, )f\^^ as

follows

De. Paul Bkonnle.

^><>jar>C1KMci>'Sr-

NOTES DE LEXICO&RAPHIE EGYPTIENNE

TROisifeME Article

UN

SifiGE

ET SON NOM.

Dans un
8 ans,
tbis,

article paini

dans

les Proceedings,

j'ai

eu I'occasion d'etablir, pour la


la valeur

y a premiere
'

il

Tequation de deux signes.

Le second signe ayant


Plus
Ibis,

reconnue de

mfik,

j'avais cru attribuer a Tautre signe cette


tard,
il

meme

lecture.

m'a

ete permis

de constater, bien
juste

des

la partiaite exactitude

de la lecture mnk attribute


il

par moi a ce signe. Toutefois,


avait

est

de reconsigne

naitre que, dans la plupart des cas, ce dernier


(5t^

trace sans Voiseau couch4.


se

demander: Que represente ici le signe simple? De prime abord, on serait peut-etre tent^ d'y voir le lit si frequent aux representations tuneraires, lit qui, le plus souvent, est figure portant une momie
*

On pent

Pour

les

deux

pi-einidra

de ces articles, voir AcU* du X* Congr^

des OrientalUtet. Session de G^enSve, IV, p. 123-188 et


*

Sphinx

II, p. 1-10.

Proe9ding XIII, page 246 (Mars 1891).

84

SECTION EGYPTOLOGIE
*

(2]

couchee.

Mais quiconque examine


le
II

les textes des basses

^poques trouvera vite que


part dans la A^aleur mnh.

signe ne s'emploie nuUe


faut done etablir une dis;

tinction absolae entre ce signe avec la

momie
le

couchee,.

qui se

lit sfer^

et celui qui se
lit

lit

mak. Si

premier

repr^sente un

a momie,
une

le

second est sans doute a

rdgarder

comme
il

sorte de siege.

Je conclus a cette
s'ecrit
,

derniere explication par suite de differentes raisons.

D'abord,

y a un mot egyptien maket qui

I'aide

de notre signe et qui se traduit


coeur ab sur son siege,

siege
:

p.

ex.

corame dans Texemple qui


ton

se traduit ainsi

Je

place

ton coeur hdti sur

son tr6ne onak


tre

ou

le

parallelisme des

membres mon-

que

les

deux signes representent des notions synoanalogue a celui que nous venons
:

nymes.

Un exemple

d'alleguer se traduit de la maniere suivante


coeur db, o Horus,
IjdH
s'est joint

Ton

a son siege,
.

les

coeurs

du cycle divin a leurs trOnes mak


le

II serait facile

de multiplier

nombre des preuves de


p. ex.

cet ordre, nos

annotations lexicographiques en fournissant en quantite.


Puis,
il

y a

au Musee egiptien du Caire, un

siege en miniature qui semble reproduire sous forme

plastique le signe qui se transcrirait mak.


decrit par

Le

dit siege est

Maspero

en ces tennes-ci:

2364

Bronze

Au mu86e

de Florence

il

y a une reconstitution moderne du sigue

hi^roglyphique mak. Mais I'^spece de sopha qu'on a cru devoir construire


h ct effet est, k
*

mon

sens, inadmissible.

De Rochemosteix, Le Temple d' Edfon I, p. Db Rochemonteix, Le Temple d' Edfon I,


1.

114. Cfr.
p.

796.

Sphinx

II;

page 50, note


*

Maspero, Guide du visiteur au Musee de Boulaq,

p. 177.

[8]

ARL PIEHL
0"*

85

H.

105

larg. 0"" 078. Fauteuil

de divinite. Lee deux


:

bras supportes par deux lions passants

le dossier est

un vautour
personnage
les pieds.

qui deploie ses ailes afin de prot^^er le


assis.

Devant

le fauteuil,

un tabouret pour

C'^tait

probablem6nt un Harpochrate qui

siegeait sur ce tr6ne. Ep. saite. Seraptium.


ainsi

Le meuble

decrit
le

par Maspero a sans doute son equivalent


qui est debout
visi-

dans

trOne sur lequel le roi Chafra, au Musee du


^

Caire, est represente assis. L'^pervier

sur le haut du dossier du tr6ne royal correspond

blement au vautour dont Maspero


sa description deja citee.

fait

mention dans
qu'il

En

troisieme lieu, je
le

rappellerai

y a, au
un trOne
fait

Mus^e de Berlin,- sous


que recent qui nous
(mtlk).

N. 2261, un bas-relief d'epo-

fait voir

un

roi assis sur

Cette derniere forme de notre signe nous


ser a la description qu'en

pen-

de r ouvrage intitule
cet ouvrage,
ficative
il

donne quelque part Tediteur Le Temple (TEdfou. Pag. 496 de


recti-

a,
:

en bas de la page, la note


Jl

que

voici

faut substituer
lit >
.

un

petit trian-

gle J a la

momie
que

plac^e sur le

En

consultant la

representation citee d'apr^s le catalogue de Berlin, on


voit de suite

le petit triangle

montionne par
le dos-

r^diteur du
sier

Temple d'Edfou

est

simplement
la

de notre siege, dossier que, pour


quelquefois

commodite, on
la

pouvait

supprimer en dessinant

torme

conventionnelle pour le mcik.

'

Voir ZeUschrift Voir


le

XXXVI,

page

3.

dessin k la page 405 de Ausfilbrlicht$ Verteiekniu dtr gg.

AUertilmer nnd OipsabgilMe. Berlin 1899.

36

SECTION EGYPTOLOGIE

[4]

Des observations qui precedent il resiilte qu'il y a eu en Egypte nn siege ou tr6ne appele mdJcet, qu'il faut bien distinguer d'avec le lit. La forme avec un oiseau couche que nous en avons citee, au debut de cette note, rappelle la description, mentionnee d'apres Maspero, d'un monument de cet ordre conserve au mus^e do Ghizeh, monument dont le dossier est un oiseau qui deploie ses ailes afin de proteger le personnage assis Toiseau, sur la statue de Chefreu, a la forme d'un epervier couche.
;

Karl

Piehl.

DI

UN BASSORILIEYO DEL MUSEO

DI

PERUGIA

La
meiite

rappresentazioiie del basso rilievo e evidentefacile assai

a essere spiegata:

trattasi

di

un

Fauno che mentre suona

la sua fistula h in stato di

J
Maui*

priapismo, e
qiianto
i

nell'

atteggiamento di saltare.
alia hissuria,
si

Sappiamo

Faiini, proclivi

abbandonas*

sero

alio piu

diverse
du

tbraio

orgiastiche: le indefinite
Tome
III

AetM du XII"**

Conffrti

OritntmlittM.

(V*

Partta)

38

SECTION MYTHOLOGIE ET RELIGIONS


che ne conosciamo
per opera

[2]

rappresentazioni

degli
ci

scrittori e degli artisti nelle arti figurative

non

con-

sentono pertanto
se

d' illustrare

un argomento notissimo,
alquanto
di verso:

non per un punto

di vista

qualche

osservazione sul bassorilievo

perugino, evidentemente
inutile.
1'

greco-romano, non sara, credo


lo ripeto, avanti
tutto,

che

arte

etrusca, pro-

priamente detta, abbia avuto una vita sua propria e


originale assai ristretta:
1'

influenza roniana cli'era per


elleniche
,

riverbero V esplicazione delle concezioni

si

nianifestava in Etruria anche prima che la popolazione

etrusca fosse politicamente assorbita dall' elemento invasore.


I ricordi

che la gente etrusca aveva porta ti seco


si

nelle

sue peregrinazioni, e che


alle

riconnettono quasi
della

esclusivamente

antiche

tradizioni

Grecia
i

trovarono

modo

di

meglio affermarsi

quando

Greci
meri-

poterono espandere la loro influenza

nell' Italia

dionale: e cosi quel contatto piu diretto con chi ricor-

dava

agli Etruschi le glorie di


le

un mondo del quale

si

erano assimilate
condo.

Ed

memorie, non poteva non esser tee percio, credo, che sia impossibile definire
di

con precisione quali

molte memorie lasciateci dagli


dell'

Etruschi sieno prodotti

arte nazionale con influenza

della raffinatezza estetica importata, o piuttosto opera

addirittura di artisti

non

etruschi.

II

nostro

bassori1'

lievo elegantissimo appartiene al periodo in cui


o,

arte,

per dir piu esattamente, lo svolgimento della con-

cezione artistica e evidentemente improntato alle me-

morie de'culti dell'Asia.


della Misia, della
volta,

Ma

le

popolazioni della Frigia,

(/aria ecc,
1'

pu6

dirsi

die, alia loro


Ion-

non avessero subito

influenza di un piu

[3]

G.

DONATI
ricordarsi, per

89

tano Oriente?
altro, delle

Basterebbe

non dire
da

di

varie

fomie del culto


immortalati

cibelico,

e dei tra-

viamenti

passionali,

anche

Catullo

neir Atya. Era una pletora di lussuria che finiva

per

soggiogare

vinti

Etruschi col tascino della brutalit4


lontani:
il

elegante, viva in ricordi

vizio,

anche nelle
magidi

sue espansioni piu abonninevoli, fatto vivo con


stero d' arte, accessibile

alia fantasia gia corrotta

popolazioni conquistate, trionfa mirabilmente agli occhi


deirinvestigatore nel bassorilievo peinagino.
lia

Ma

chi

non
al-

visto de' satiri nelle gallerie e nei


il

musei? Quel che

veramente distingue
tri,

nostro soggetto da tutti gli

cosi parmi, ^ Toriginalit^ della concezione in questa

mirabile scultura.

Non

6 un satiro

come un

altro:

c*

fe

qualclie cosa di accessorio


vece, a
tire

apparentemente, e che

in-

mio modo

di vedere,

completa la scena:
illustrate

il

Sa-

cosi

vivacemente scolpito e

da quanto
prodigiosa,
ri-

e figurato nella
clie

prima base prospettiva: quel serpen te


culti orgiastic!

esce da 11a cesta al suono della fistula

oltre

che ricordarci

non pu6 non

chiamare
seguenza

alia nostra,

mente

la trasmissione ereditaria

di certe idee

che nel mondo greco-roniano e per coniei*atici

anche nei popoli soggiogati fanche


trovarono ampia

come

gli Etruschi)

maniera

di

svol-

gimento.

Sarebbe
trovarono o

inutile citare
s'

nomi

degli scienziati che


il

ingegnarono

di trovare

bandolo della

matassa

in quella congerie di rappresentazioni ideolo-

giche e tradizionali, che unite insieme costituiscono la


mitologia comparata.
L'

aggruppamento
ricordati,

di concetti atavici,

sempre

sin-

ceramente

anche se apparentemente

discor-

40

SECTION MYTHOLOGIE ET EELIGIONS


e
la

[i]

danti,

nota per la quale torna in mente quelle


felice scrisse
il
il

che con sintesi

un grande maestro.

Del resto
e troppo note:
raale e

contrasto nelF ordine di certi concetti


principio della lotta fra
alle
il

bene e

il

comune
si

razze
t'ra

superiori e alle

inferiori;

lotta che

manifesta

Indra a Ahi, Auramazda ed

Angra Mainyu, Dio

e Lucifero, la luce e le tenebre ecc.

Ma

il

contrasto piu curioso e perci6

degno

di essere

richiamato e quelle che nelle tradizioni anche piu vetuste pote infiltrarsi nel parallelismo del concetto della vita con

quelle della morte; e lo svelgimento di tale

parallelismo, che giunge

talora alia

unificazione, noi

possiamo trevare assai spesso nelle piu antiche memorie,

dove

due principi sono

anche uniti per volonta

di
i

artisti (canteri e

rappresentatori delF arti figurative)

quali altro
corrente,

nen facevano che rendersi eco ledele


concepimenti
de' nostri

della

per conoscer la quale conviene risalire alle sorpro-avi,

genti.

Dagl' ingenui

dalle piu eleganti manifestazioni


tine

delle civilta antiche,


il

a quelli infantili de' selvaggi

concetto della condi principi

trapposizione e del

ravvicinamento

eteroti-

genei e cestante. Ora se consider] amo certe


piche,

figure

come per
finire

es:

il

Die Krishna nella sua duplice


1'

qualita di chiaro e di scuro, tante die

arte indiana

ha
ta-

dovute

per rappresentarcelo materialmente

gliato per lunge a

due

coleri diversi (fatto del resto che

ritreviamo anche in altre rappresentazioni vislinuitiche

nen possiamo nen ricordarci

delle antinomie che pre-

'

Max

MtiLLER. Chips

from a German vorkshop.


it

II. IGO.

It is

thus that mythology arose, and thus that


to be

must be interpreted

if it is

more than a mere conglomeration of meaningless or absurd

stories.

(6]

G.

DONATI
arii.

41

senta

il

pantlieon venerato dai nostri padri

Una
di

perplessita, anzi,

una confunione
non dire
i

sugli

stessi

attributi

delle divinity 6 evidente nelle piw antiche

memorie

quelle popolazioni; per


e

d'altro,

il

Rig-Veda ne

una prova luminosa; principi, anche etici, sono talora impersonati in una sola figura che assume le quanta varie. Ne abbiamo un esempio, fra altri, nella personalita del dio (,-iva: io credo che non sarebbe cosa agevole senza il sussidio della mitologia comparata risalire alle sorgenti,

per

le

quali

il

dio beatOy e felice^

il

huono h pure mostruoso, se ripensiamo alle mistiche sue

nozze con Durga, la quale ritroviamo sotto altre forme


e con

nomi

diversi,

come

Uma

e Parvati;
il

testi

che noi
ecc,

conosciamo sono prova evidente che


('

beato^ WfelicBj
il

spostato: diventa addirittura

il

maligno,

cattivo.

Un

altro esempio, ancora, tratto dal Rig- Veda sullo

scambio

della personificazione mitica: noi troviamo e

Tvashtar che
*

non

solo

amico

ma

anche sostenitore degli Afigiras e


tipica,

quel che

piii

importa, e prcparatore della via agli Dei;

eppure troviamo questa stessa figura

Tvashtar,

ucciso da Indra al quale inoltre aveva impartito certi

insegnamenti: dunque ritroviamo che quel buono, bravo


e desiderato Tvashtar, e
ciso...

non solo disprezzato,


colpe. Io sono

ma

uc-

e senza aver

commesso

convinto
diversi
re-

pertanto che la unificaziono tipica in rapporti


<ia indiscutibile: altrimenti le

antinomic apparenti

^terebbero lettera morta.

II

tipo di provenienza diretta

dai culti delT Asia occidentale, la quale alia sua volta

aveva rioevuto

le tradizioni

dall'Asia orientals

ie in-

Big-Veda. X.

79. 9.

deva ivuslitah

ecc.
.

aAgirasAm abhava^

sacabhuh sa dev&Qt\in pathah upapravidvun....

42

SECTION MYTHOLOGIE ET RELIGIONS


riferirmi

[6]

tendo

specialmente alle tradizioni

indo-ira-

niche) possiamo ritrovarlo nel nostro bassorilievo


ricordo, artisticamente superbo, di

come
e
clie

saghe primitive,

che sporadicamente possiamo rilevare dal materiale


possediamo.
zione di
pente,
il

Nulla di piu comune della rappresentasatiro:


il

un

ma

quella

cesta da cui esce

il

ser-

naga^

simbolo della vita e della morte, ha

un

significato: la procacita rappresentata nel protagoil

nista, e

rapido sorgere, del serpente, di quel naga o


fece
e
fa
ci

naja tripiidians (che tante vittime

tutt'

ora

neir India, e che d'altra parte e mito fallico)

rappre-

sentano una combinazione mitologica interessante.


e notevole
il

Ed

fatto che delle tradizioni dei culti orgia-

stici si riscontri

nella testa del

una prova nel nostro bassorilievo anche naga; mentre una conferma e nel linga
anch' essa, del protagonista
:

a fiamma, serpentina

qui viene in mente un riscontro: la connessione ideologica della perpetuita dell' esistenza
presso,
siero
il
il

coll'

idea del

ci-

come

al

tempo

stesso

il

liuga ci

richiama al pen-

mistico pino: ed invero la testa di quel serpente


vita,

quale e simbolo di

come
i

il

pesce, e al

tempo
in-

stesso di
si

morte

del serpente che esce dalla cesta e che


cobi'a dei fachiri

drizza

come incantato (come


1'

diani al suono del loro flauto) quasi a contemplare e

salutare

arrive del protagonista protervo; e quel naga

b alia

sua volta salutato dal satiro che trionfalmente

Of. nel

Vishnu Purdna

il

ricordo della

Nagapan6ami

o quinta lu-

nazione consacrata ai serpenti considei*ati come diviniti; e poco


presso,

ap-

come not6 anche Wilson (senza per6 occuparsi


i

della connessione

mitologica) troviamo

rapporti col Matsya o pesce.

Per

la trasfor-

mazione di Atys

cf.

Ovidio, Met.

X. Vedi pure, De Gubernatis, Mytholo-

logie des Plantes, alia

parola cypres.

(71

G.

DONATI

45

si

reca

1'

altro

?ia//a,

credo di origine ^ivaitica, con de-

sideri indecorosi: e quella testa ci ricorda le tradizioni

prime che
anclie

la

Grecia e

Roma
piCi

ereditarono dairOriente.

lo sono sempre di opinione che V arrivo fra noi e torse


il

ritorno avveiiuto

tardi presso gli orientali


d' idee,

di tradizioni,

insomma

clie

uno scambio
tiitte

abbia

inconsciamente

alimentato
ci

le

generazioni

che

mentre da gran tempo

precedevano, pure inconscia-

mente prevenivano Cijjele e la morte


afrodisiaca, per fare

le

nostre ricerche. Chi non ricorda

di

Atys?

ma

frutti

dellu

pianta

una sola citazione, sono ricordati anche da Marziale quando parlando di essi dice: poma sumus Cybelae ecc. mentre come simbolo fallico troviamo parallelo il cipresso nella forma di lihtja a 6amma;
;

quel cipresso cantato da tanti poeti che richiamano al


nostro
essi,

pensiero

antichissimi

ricordi

mitici

ai piu di
il

quasi senza dubbio, ignorati, e specialmente

du-

plice simbolo della vita e della

morte: questa pianta

che rappresenta
per la morte di

Apollo di essere
prese
il

Coo un cervo e per la quale ottenne da trasformato nell'albero che da lui


il

dolore perpetuo di Ciparisso da

nome: il quale alia sua volta se nella forma di fiamma accenna al rogo e quindi al concetto di distruzione, accenna pure al concetto fallico: mi limiter5
a citare Marziale,
clie

su queste raaterie piuttosto sca-

brose raccolse discreta messe di tradizioni clie lo ave-

vano

di

gran tempo preceduto.

Lib. VI, 49.

non snm de

fragili dolatns ulnio

colunma est

Sed viva generata de oupreeso.

44

SECTION MYTHOLOGIE ET RELIGIONS

[8]

E
i

tan to

piu

da

convincersi della derivazione

orientale di certe tradizioni antichissime, che dall'Asia

Greci e
si

Romani
che

accolsero
1'

senza renders! ragione,

ove
ci

rifletta

associazione di tali concepimenti


insignificante,
il

e presentata, in

modo apparentemente
clie ci
;

da moltissime rappresentanze,

poigono

filo

per rintracciare la via del labirinto

opportunamente

scriveva Reinhold Rost, parlando di altro argomento,


di presentare ai suoi lettori

una multiforme formula


il

poetica

ecc.

Non

sara poi inutile

ricordare die

1'

alci-

bero e

il

serpente mentre figurano vivamente in un

lindro assiro e piu ancora in

una moneta

di Adramittio,
^

dove

il

serpente vien fuori dalla cesta rabbiosamente:

e tralasciando cose troppo note ai cultori di


riferisce ai rapporti

qnanto
1'

si

antichissimi fra

1'

Oriente e

Oc-

cidente,

ho voluto fare

sol tan to dei richiami,


;

che ogni

studioso potesse svolgere a suo talento

ormai del culto

antico dei serpenti, fino alle celebrazioni

degU

Ofiti^

del

loro nesso cogli gnostici, ecc, e stato gia detto molto,

per6 sarebbe inutile ricordare le stele

sepolcrali,
;

che

come gli obelischi ricordano culti fallici credo riondimeno opportune ricordare la memoria del Prof. E. Schiaparelli: 11 significato simbolico delle piramidi egiziane. Dove
chiaramente e dimostrato che la piramide rappresenta
il

sole raggiante
:

e,

in via secondaria e derivaia,


:

del sole

jiascente

dunque siamo ancora nel tenia


und Occident del Benfey. Vol. Himmel tcdr' Papier.
II.

da quanto
nell' art. inti-

Nell' Orient

546

tolato

Und wenn

der

Cf. Fergusson, nella claasica opera Tree

and serpent worship:

dove molto a proposito 6 ricordato Epifanio: ed essi tengono un serpente


vivo in una cista ecc.;
cfr.

pure

il

capitolo

The Serpent nella Zoological


1872, II vol.).

Mythology di Angelo

De Gubematis (London Trubner

[9]

G.

DONATI
dedurre
:

46
il

espone I'insigne egittologo possiamo


sarebbe

con-

cetto della vivificazione e della produzione


si

ma

poich6
il

tratta di fasci solari

audacia
?

sovercbia

riconnettere questi col linga piromorfo

In Hostanza
non 6
*

r idea della produzione, che viene dal calore,


forse parallela a quella del fuoco die distrugge?

Con-

cludendo dir6 che ho creduto opportune di limitanni

ad alcune congetture su rievocazioni tradizionali concepite, forse inconsciamente, dai nostri padri; certo 6

non frequentemente potrebbe trovarsi un documento nel quale 1' arte figurativa abbia rappresentato meglio che nel nostro V antinomia e simpatia della
che
vita e della morte, e quindi del rinascimento perpetuo:

ed ^ perci6 che nel Museo di Perugia nella parete opposta a quella

dove collocai

il

nostro

soggetto,

feci

apporre un bel rilievo


vaso cinerario

che rappresenta una elegante


:

figura di Venere ipotimbia


il

la

dea sorge splendida, e

le e vicino.

G. DONATI.
La
dotta memoria fa pabblicata dalla B. Ace. dei Liacei, 1884.

-*:??8JW!W?t.

DEL NOME PAPA NELLE


i>i

CIIIESE CRISTIANE

ORIENTE ED OCOIDENTE

BIBLIOGRAFIA
Sant' Ignazio di Antiochia, Epittt. ad

Smym. ; Ad

Ephes. ;

Ad Maunitaie

riamqtuie estCassob., inautentica.

San Cipriano, Epist. Contest, untverti


I.

ad Ciprianum papam; Clerns romanus ad Cyprian, papain; De


ecclesiae. Tertulliano, De pudicitia.

Bracci.

La

etimologia de' nami

Papa

Pontifex.

Roma, 1630; Trad.

Maronita, patria Echellensis,

Bomae, 1690. Abramo Chronicon orientate, nunc primum latinitaii


latina,

donatwn. Parisiis, 1641;


proprietate in

De

origine

nominis Papae, nee non de

illiu*

romano

pontijice, etc.

Trad. Bomae, 1661.

T.

Raynaad^

Onomasticon pontificium. Bomae, 1647.

dam, ad

hist, cronol.

Patriarcha Alexandrinus,
Dissertatio.

mann, De vocibus Papae.


Letters erudite
:

Ditertatio funBomae, 1662. DielWittemberga, 1672. De Amato,


etc.
il

G. B. Solierio,

Se Ennodio diacono di Pavia fogxe

primo che appro-

priasse al rom. pont. la prerogativa di Papa. Cfenova, 1715.

Ang. Bocca,
Boma,
178l>.

De roman.
Jicato

pontif. nomenclaiura.

Boma,

1719.

D. Maisella, // poniicristiani.

massimo non mai assunto dagV imperatori


al

A. Nuzzi, Lett,

Card. Stefano Borgia sulV origine ed uso del name


CI.

Papa. Padova, 1798.


1688.

Ciampino, Examen

libri pontificalis, etc.

Bomae,

S, Vignolio,

Liber pontificalis, etc. Bomae, 1724.

L.

Ducheffiae,

Le

liber pontijicalis, etc. Parigi, 1886, sg.


etc. 1718.

Anaat. Biblioth.

De

viiit

r&man. pontijicum, Bomae, roman. Bomae, 1677.


A7inales
de'
ecclesiast.

Ciaconio,

Vitae et res gesias patUtf,

Baronio,

Mariyrol. romanum, etc, Bomae, 1596;


Platina,

Bomae,

1568-1607.

Historia dslla

vUa

ommi

pontefici. Venezia, 1622.

Do Novaes, Elememti dsUa

sioria

48
de*

SECTION MYTHOLOGIE ET RELIGIONS


sammi
etc.

[2J

pontefici.

Roma, Trad. 1821


1797.

Introd. alle vite de'

sommi pontesott.
ci-ist.

fici,

Roma, Trad.,

G. B.

De

Rossi,

La Roma

Roma, 1864-1877;
lett.

Inscript. christ. urbis

Romae. Romae, 1861-1888; Builatin,

di archeol. crist.

An. 1865.

Orelli-Henzen, Inscript.

am-

pliss. collect.

Turin, 1828-1856.

INTRODUZIONE

La Memoria
da

sul

nome Papa che

ora pubblico negli

Atti del Congresso internazionale degli orientalisti,

venne

me

comunicata, in poche parole,


delle religioni il di
si

nella

Sezione di

storia

comfarata

5 ottobre 1899.

mia comunicazioDe
uno
dei

accolse con benevolenza dai

La memsto-

bri della Sezione. L'illustre professore

Giovanni Reville,
suo cor-

membri, giudic6 Tannunziata mia ricerca

rica importante ed origin ale.


tese giudizio

Accompagn6

il

con una notevole osservazione su la origine


Alia quale osservazione detti breve
il

del

nome Papa.

ri-

sposta;

ma

se

ne terra

meritato conto nel mio

scritto.

Spero

clie esse

voglia corrispondere alia buona

acco-

glienza che ebbe la fuggevole comunicazione


in

fattane
religioni.

seno della Sezione di storia comparata

delle

Forse alcuni, a leggere


scritte

il

titolo della
io

Memoria, e

le

mie parole,

crederanno ch'

intenda

scrivere

un lavoro di pretta erudizione. Confesso che non ho mai amata la erudizione per la erudizione. L' ho, si, amata e molto, ma come un eccitamento ai vivi per fatti de' morti da ammirare e imitare, o come un riBveglio di dottrina sopra istorie ingiustamente alterate

o dimenticate. Insomma, ho

amata

la erudizione quale

Id]

B.

LABANCA

40

mezzo a buon

fine.

Con

lo stesso iotendimeDto, crivo

la presente Memoria.

Siccome T occasioue a scriveria 6 stata Tadunanza


degli orientalisti in

Koma,

cosl cade acconcio ricordare

che

essi

vennero pcico apprezzati, e befleggiati talvolta,

finclie stinHiiono le loro indagini fine

a se

Htesse.

Per

disprezzo, alcuni dissero che sprecavano ingegno a sa-

pere quel

cli'

h inutile a sapere

altri,

che annaspavano
;

parole e radici di parole, quasi per

passatempo

altri,

che avevano conseguite soltanto arbitrarie connessioni


verbalistiche.

Lo

stesso disprezzo tocc6 agli archeologi,


gli orientalisti,

pure
sato,

essi,

cosi

come

indagatori del pas-

finche

credettero le loro ricerche

un

fine

a se

stesso. Per6,

nessuno oserebbe, oggi, burlarsi degli uni

e degli

altri,

dopo che hanno coordinati


ad altissimi
fini,

loro pazienti

studii quali niezzi

dopo che, messisi


risultati

per tale

via,

sono pervenuti a mirabili

nelle

antiche istorie della religione, della


Sofia,

civilta, della file-

deir arte.

Lasciando da parte
si

gli archeologi
le loro

de 'quali non

pongono piu

in

dubbio

importanti scoperte

nel giro

del passato remoto sono innegabili e stupe-

facenti le scoperte ottenute dagli orientalisti in ordine


alle religioni, alle civilta, alia filosofia e all' arte degli

antichi popoli. iiasta al proposito volgere uno sguardo


ai

molti e proficui

lavori

del

Mi'iller,

del

Muir, del

Maury, del Maspero, del Weber, dello Schiefner, del Kern, dell' Hang, del Lassen e di altri stranieri. II simigliante pub afi'ermarsi degli studii

Kuhn,

del Breal, del

linguistici dei nostri nazionali,

Amari, Ascoli, Flechia,


Guidi,
Schiaparelli,

Gorresio,

Teza,

De

Gubernatis,

Lasinio, Kerbaker, Pulle, Puini, Pizzi e di altri italiani.

50

SECTION MYTHOLOGIE ET EELIGIONS

[4]

per arrecare

qualche
Mtiller

esempio, dico

clie

il

ce-

lebre indianista
linguistica
alio studio

Max
ei'a

capi di buon' ora die


:

la

hod

scopo a se stessa

1'

applic6 subito

delle

religion! e dei miti

religiosi.

Se

la

sua interpretazione verbalistica de' miti non piu regge


davanti alia critica antropologica, resta come un ardito

avviamento
del genere

della

linguistica verso
delle

la

novella cognie

zione e spiegazione

preterite gesta

credenze
appa-

umano. Restano

ancora del

Miillei-,

recchiate dalle sue indagini linguistiche, le opere geniali di lui su la scienza e la storia della religione, su
lo

svolgimento

delle

religioni,

su la filosofia del

lin-

guaggio e su

altri

soggetti congeneri.

Ascoli, die di glottologo lia

Anche il nostro acquistata fama europea/


glotto-

confessb nel suo discorso del Congresso internazionale


degli orientalisti di E-oma, die la sola ricerca

logica

non basta a dare positivo


prepara soltanto. Si

compiuto sapere.
il

Essa

lo

liniita

glottologo, egli
lin-

mera guistiche . Sono grafo die danno


disse alia
i

descrizione delle diverse famiglie


il

filosofo,

1'

antropologo

I'etno-

vari tipi di

una spiegazione razionale favella primamente si Ibrmino

del

come
maBui-

e si

turino
leitins,

Xir"" Congres international des


n.

orientalistes.

Gli

Rome, 1899). eruditi hanno 1' obbligo


12,

di condursi alia stessa


fratelli
es-

guisa degli orientalisti, e de' loro, a cosi dire,


nelle divinazioni dell' occulto passato.
sere
fatti,

Non devono
di

semplici
se

ammassatori e

aflastellatori

anticlii

non

vogliano diventare quasi

fossili prediluil

viani, o grottesche stalattiti.

La

erudizione ha

do-

vere di assurgere

all'

alto

scopo di aprire nuovi

oriz-

zonti storici, che, spiati ed applicati per bene, giovino

[5]

B,
le

LABANCA
e
le

M
generazioni. In

a illuminarc
nascosto,

preuenti

future

altre parole, Tantico bisogna rintracciare

dove che

stia

onde che possa venire, con V intento d'istruire o d' animonirc i contemporanei ed i
ricavarlo
II

po8teri.

nome Papa abbraccia una

luiiga 8toria, la quale

ha

il

sno cominciamento nella priraissinia eta cristiana.

Certo, in essa storia la condizione die fermasi a raccogliere


i

fatti,

o gl'indizii de'fatti, tiene non piccola parte.


in

Ma
per
oita

chi

pub rivocare

dubbio che pervade tale raccolta

di fatti o d' indizii di fatti


i

un altissimo interesse morale,

benefici o rualefici influssi che esercit6 e che eserdi credenti nel Cristo
il

appo milioni
Cotesto

nome

di

Papa?
padre

nome ebbe

nella primitiva chiesa cristiana


il 1'

un significato assai gradito,


spirituale de' credenti.

significato, cioe, di

Con
il

andare

de' secoli

il

nome
il

Papa significb non tan to monarca spirituale, e, ch'


Cristo,

padre

spirituale,

quanto

^^.piu,

temporale, presumente

a smisurata autorita e possanza.

Da

servo de' servi di

agogn6

e
il

vi riusci in alcuni

tempi

ad

es-

sere

il

signore de' signori del mondo.

Come signore mon-

dano, discende

nome Papa
i

dal suo primitive ed affet-

tuoso significato appresso


(>i<

fedeli.

Alia morte di Pio VI

1799) in terra straniera, alcuni, ormai non piu fedeli,


altri,

dicevano, per odio, ad

tuttavia devoti fedeli:


;

Guar-

datene bene
papi
,

le

ossa preziose

essendo

1'

ultimo dei vostri

I rapidi

accenni esposti dicono chiaramente, che

il

un lavoro non di sola erudizione. Tuttora il nome del Papa s' impono e s' infiltra nella. vita religiosa e cimio
e
vile de' popoli cristiani. II ricercare

per sorami capi

le

origini di siliatto

nome;

le conti'oversie

che eccit6 fra

52 le

SECTION MYTHOLOGIE ET RELIGIONS

[6]

due chiese

di Oriente
si

e di Oocidente

le principali

fasi storiohe in cui

svolse, sopratutto Delia chiesa ocdi

cidentale, e

argomento ancor oggi

grande interesse
In tan to, aspi-

morale e sociale, chiesastico e

politico.

rando noi ad una massima imparzialita, nel trattare r argomento, ci atterremo al metodo die meglio possa
raggiungerla, al metodo, cioe, storico e
quello polemico ed apologetico.
critico,

non a

I.

ORIGINE ETIMOLOGICA DEL NOME PAPA.


Questa origine, come spesso accade,
in
si

e affermata

modo

vario, specialmente nella chiesa occidentale.


1'

Invece, nella chiesa orientale


subi piccola varieta,
tale.
i

origine del

nome Papa

o,

meglio, varieta appena accidenil

Propagatosi cola
il

Cristianesimo,

si

diede a tutti

ministri del culto

nome

di Padri. Nell' uso


si

comune
od

il

nome

di

Padre,

llaryQ,

trasform6, per abbreviadi

zione ed alterazione, nel

nome

Papa,

Ilaita^,

anche

llajrjrag.

11

ministro, poi die otteneva qualche


il

grado superiore, godeva


Tonanqc,,

nome

di

Primopapa, Uqcoancora
il

o JlQOjrojrajiaaoo. Si

disse

Priiiio-

papa Primopasso,

JlQcoTOJiajtaooo.

Delia denominazione
in Italia,

di llQCiTOTiajtaooo si

ha un esempio ancor oggi


in

propriamente in Messina. Quivi,


,

prima dignity Protopapasso nel tempo che la Sicilia fu sotto


Oriente.

una chiesa, dicesi la costumanza la adottata


il

domiuio imperiale di

|7|

B,

LABANCA

&8

Qiianto alia cliiona orientale it;<giiin^o pochc altre

avvertenze die diniostrano la varicta appena accidcntale

avvcnuta
od

in quella sul

nomo Papa,
non
il

llajra.

In alcuno

scrittui'e

iscrizioni leggOHi

nonie di Uajrug, o

di IlajTjtag,

bensi quelle "Anag, ed anclie di 'Ana. Per


si

semplico accorcianiento

elide a principio di parola

il

JJ,

ed eziandio Ja
del Vaticano
si

g in

line di parola.

In una stele copta


si il

e verificato
//.

non raccorciamento,
in

raddoppianiento del
llmiTva.

Leggesi
clie
il

essa

non

//ojra, si

Potrobbe darsi

doppio

JI Ibsso

uno sbail

glio causale;

ma

potrebbe ancora indursi,

clie

dop-

un valore significativo, cioe di Jlocjro e di liana; in guisa da dovere scorgere nel vocabolo //nana il //goronana. Delle due interprotazioni il lettore pu6 accettaro Tuna o I'altra; non alterando Tuna
pio 7/ avesse

o I'altra intorpretazione la origine etimologica del

nome
cbe
i

Papa

nolle cbiese orientali.


:

Giova un' ultima avvertenza, ed c questa


Greci cliiamarono
riori
i

ministri di Cliiesa a gradi supe-

ancora

//QcovonQEO/iiTtQi ,
di versa

non J/ijoronam

l/tK'>-

Tonanaoot.
di

La

appellaziono di Protopresbiteri e
il

Protopapi o di Protopapassi raggiunge


ch'e lo stesso, padre spirituale;

medesinio

signilicato; attesoclio presbitcro, ncH'uso originario, vale

anziano,

o,

si

cbe
il

il

Pro-

topresbitero cquivalga, cosi

come

il

I*rotopapa,

Priiuo-

padrc.

Le
gica del

notizie arrecate bastano per la origiiie etimolo-

nome Papa, ed anche


Per

per

suoi derivati rispetto

alia cliiesa di Orionte.

la ste^sa origine

domina una

grandc varieta
fuori
spirituale,
ActM du

di opinioni nella cliiesa di Occidente.

dubbio die
si

la

voce Papa, nel significato di Padre

Zn^

us6 di buon'ora ancora nella chiesa occi Congrit 4u 0ri4ntmlUl*$. - Tqum lU - dt^ Futla)

64

SECTION MYTHOLOGIE ET RELIGIONS


parecchie epigrafi delle catacombe
il

18

dentcile. In
si

di lioiiia

rinviene

nome Papa,
il

nel significato_

non

di titolo

pontificale,

ma

di affetto paterno.

Ad

esempio, nelle cain

tacombe

di (yallisto

diacono Severo ricorda,

una

iscrizione, Marcellino

come Papa
Papa

suus, nel senso di sola

paternita spirituale. Nello stesso senso leggesi, in altre


iscrizioni,

Papa

mens,

noster. All'

uopo

arreclier^ in

seguito altre conferme, allorche dir6 della origine storica del

nome Papa.
i

Continuando ora nella origine etimologica, osservo


che coloro
quali accettarono in Occidente
il

vocabolo

Papa siccome una importazione


avvenute nei primi

greca, a guisa di tante

altre importazioni greche, nella dottrina e nella lingua,


secoli cristiani, la origine etimoloe,

gica di quel vocabolo riusci facile

insieme, sicnra.

Avendo

la cliiesa di

Oriente ritenuta la trastbrmazione


JlazijQ in

dialettale del

nome

quello di Jlajiag, ritenne


il

anclie la chiesa di Occidente

nome Papa quale


si

train-

stbrmazione del
dizii

nome

Pater,

bench e non
siasi

abbiano

che

siffatta

trastbrmazione

attuata in

modo

spontaneo nella lingua latina, cosi come nella lingua


greca.

Mancando
il

tali

indizii,

gli
si

scrittori

occidentali,
di-

per

le

vecchie e nuove gelosie,

sono adoperati a

mostrare die

non un primo derivato dell'idioma greco, ma piuttosto un primo derivato delI'idioma latino, o, almeno, un portato ebraico. Toccliiamo
sia

nome Papa

dei varii tentativi tatti dagli scrittori occidentali. Alcuni

hanno opinato, che ancora


sito

nell'

idioma latino rinvcni-

vasi r uso della parola greca llaTrac,, JlajTjrag.

Al propoi

avvertono die

fanciulli, nel

carezzare

genitori,

o nel

domandare a loro il pane, dicono Papa, o Pappa. Sembra comprovato simile uso appresso Giovenale (Sa-

[91

LABANCA

65

lyr,

VI,

V. <)32;,

dovo trovasi

la parola Pappa$, interprc-

tata dal cardiiuilc Jiaronio quale Vatcr [AIartyroioy turn,

Die

januani).
si

Altri

sono storzati a rintracciare la online

eti-

nioloi^ica del nonie

Papa

nel lin^ua^gio arciiico iUilico.


il

In qucsto esiste, di latto,

vocabolo Papa, HJgnificanto


si

Direttore o Custodo. Ci6 posU),

osserva da un lato,

non potersi dubitare


influito nol
11

clie

il

latino antiquato italico ha


clie

sopravvenuto latino romano, o dalPaltio

pontefice e Direttore e Custode delle


III;

anime. Inno-

ccnzo

per citare un solo esempio, conchiude una


est

sua epistola: Papa

ergo Gustos animae [Lib, III,

ejjist. 7,

X, ap. Miyne Pat.


Altri

lat.).
il

hanno arbitrate cho


sillabe iniziali di

nome Papa
di Peti-us.

dorivi

dalle

due
i

Paulus e

A
in

loro
cosi
us<i

avviso,

decreti papal i, anticamento esordivano


et

Dec. etuvi Peln


la

Patdi.

iJi

piu,

a principio

fu

voce Papo, non la voce Papa.


;

Derivazione questa

slbrzata
in

ma
i

iuiportante la notizia dei decreti portanti


di

cima

nomi
il

Pietro e di Paolo

notizia

dataci

dal Bracci nel libro citato,


<^ui

senza per6 documentarla.

^iova

piezioso contribute dclla primitiva arte

ciistiaiia.

Nolle catacombe di

Roma

si

sono scoperte diverse


acc-iinto

imat^ini di l*ietro e di Paolo,


o talvolta belle

I'uno

airaltro,

Paolo a dcstra
cpielle

di Pietro. ITra lo ima<;ini piii

sono

rapprcsentate dal meda^lione di bron-

ze, scoperto dal l{i)ldetti, illustrate

da

Ini

prima, poscia

dal

Do

Rossi.

'

'

Ik)ldetti,

Owfrvaziuni aojtra

cimiUri. Vol.
p.

I, lXt2,

Roma, 17A>.

De

Ri>8si. IhiUcUino, ecc.

Au. 1867,

86 e

g.

56

SECTION MYTHOLOGIE ET EELIC4I0NS

[lUj

Ricordo altre derivazioni etimologiche, piuttosto


curiose, clie probabili.

Taluno ha creduto che

il

nome
alia

Papa

sia

proceduto dal
fiori.

nome Pappo,
.

riferentesi

lauuggine di alcuni

Essendo

il

Pappo
eletti

del fiori di
tra-

poca durata,
dinario

si

e applicato al

capo della Chiesa,

sforraandolo in
i

Papa; attesoche sono

papi d'or-

hanno poca durata come 11 Pappo. Tale altro ha messo a profitlo Innanzi che lasciassi il pappo e il verso dantesco
vecchi. 1 qiiali, per la loro eta,
:

il

dindi

{Purg. XI,

105).

Ha

quindi creduto,

il

nome

Papa
cioe

esser nato

pane

de'

non dal Pappo de' fiori, bensi dal Pappo, bambini in quanto che il capo della cri;

stianita

ne

sia

il

pane
il

spirituale.

Qualche altro ha

di-

visato, corrispondere

nome Papa

alia interjezione la-

tina Pope, voce di maraviglia, che bene pub rivolgersi


al
II

sommo

gerarca chiesastico, quale persona admirabilis.

Petrarca fa buon viso a tale origin e del

nome Papa.

A
si

quel ch' io sappia, gli scrittbri occidentali non


avvalsi,

sono

nel case, dell' altro


>

verso
{Inf.

dantesco:
VII,
1).

Pape Satan, pape Satan aleppe


le

Si

conviene dagl' interpreti die

due parole Pape conche


si rite-

tengono una esclamazione


riscono alia

di maraviglia, e

interjezione latina Papae.

Ma
il

siccome la
terribile,

esclamazione di maraviglia e per un essere

non ammirabile medio evo cosi

secondo che credevasi


gli scrittori occidentali

diavolo nel

si

sono gio-

vati, nelle loro

indagini etimologiche,

dell' altro e

non
la-

di questo verso dell'Alighieri.

Jiramando
tina,

gli etimologitsti

d'Occidente di faro
di

non greca

la

denominazione

Papa, hanno

so-

'

Z)e vita solitaria, lib. II, sell.

XIII, cap. XVIII.

fill

B.

LABANCA

57

Htenuto die la parola Ilami^ sia vemita, dairantiquata


lin/?ua roihana.
zicli6

Di

tal giiisa

Greci ban ricevuto, an-

date
:

il

nome Papa.

Qu.ilo la

prova

Eccola in

breve

gli antichi
sillal)a

mento, la
labe

romani pronunziavano, per accorciaPa per Papa, cosl come le altre nil-

Po per
Alcuni

Populos,

Tau per

Taurus.

Congbiettura

questa piu ingegiiosa, cbe giusta.


latini scrittori,

con un occbio alia etimoloil

gia e con nn altro alia storia, banno escogitato cbe

nome Papa
parole
:

sia risiiltato delle

due prime

sillabe o di

quosto due parole: Pastor pastorum, o di quest'altre duo


Pater patrunij o Pater patriae.
si

Veramente

il

ti-

tolo onorifico di Pater patriae

e dato in

Roma

agli

imperatori, eccezionalmente ai papi.


ratrici

Ancora

alle irape*

davasi quel titolo cosi modificato: Mater patriae.


si

Ai papi
lici,
il

e dato spesso, conforme ai dettati evange-

titolo onorifico o di

Pastor pastorum o
si

di

Pater
evo,

patrum. Qnesto second o titolo


infino alia papessa

diede, nel

medio

Giovanna; della quale


al

la tradizione

conservava questo verso, allusivo

suo parto tavoloso


'

Papa pater patrum papissae pandito partum.


quo
storici
i

Sono adundi

denominativi, per

il

vescovo di "Roma,

Pastor pastorum^ o Pater patrum,

molto incerta la derivazione del

una induzione nome Papa dalle duo


di

ma

prime

sillabe dollo

due denominazioni.

'

Corpus

inscription, latinantm, Berlino, 18<3, ag.

Dr)llinfrer,

Die papstsabdn des Mittelalters. Monaco,

ISTtS.

tra

Bianchi-Cliovini,

Esnme

critico degli atti e dociim. reiativi alia

fnvoia di via

Pnpesna Oiovanna. Milano, 1845.


8.

In

Roma

esisteva

nella

Clemente ed
:

il

Colossoo, una stntun della favolosa papessa, oon quepeprrit papissn papfltum.

Hta iscrizione

Papa patrr patrum

Vonno di-

strutta per ordino di Sisto V.

68

SECTION MYTHOLOGIE ET RELIGIONS

[12]

Mi

resta a dire di un ultimo tentative

degli

Oc-

cideutali, di

cavarne la

origine

etimologica

dall' elo-

qnio ebvaico, documentato dall' A. e dal N. Testamento.


Si racconta nell'A. T., clie Eliseo, al

vedere trasporcavalli di fuoco,

tato in cielo Elia

da un

cario, tirato

da

esclam5: Pater mi, pater mi (Re,

lib. II,

cap.

II;

11, 12).

Ancora,

principali leviti nell'A. T. erano


I,

chiamati:

Principes pairtim (Esdra,

5; III, 12;

IV,

3).

Nel N. T.
in
coelia

Gesu Cristo
eccellenza
[Matt. VI,

ci

insegnc) a cominciare la preghiera per


cosi:

a
9).

Die

Pater

noster

qui

es

Piu volte nello stesso capo VI di Matteo


di Pater o di

occorre
9,

il

nome

Patrum

[Vers.

1, 4,

6, 8,

15,

18,

26, 32).

-La voce Abba, forma caldaica della


'J\

voce Pater,

viene spesso adoperata nel N.

{Marc.

XTV,

36; Paolo, Rom. VIII, 15;

Gli scrittori occidentali,

Gal IV, 6). eruditi da sifiatto uso non

raro della voce Pater, in vario

rono die la derivazione del

mode espressa, osservanome Papa sia avvenuta


b in p,

dal vocabolo caldeo-ebraico a questa maniera: da principio

accadde la trasformazione del

pronun-

ziando non Abba, bensi Appa; di poi, per una trasposizione di lettere,

nacque

il

nome Papa da

quello di
di

Appa. Ci6 posto, e bene avvertire die in un In no


e che appresso
tuale, alia
cristiani copti e detto

Callimaco a Diana, Giove e chiamato Appa, non Abba;


i

il

padre

spiri-

maniera caldeo-ebraica, Abba. V'ha


i

di piu.

Per una prolungazione della voce Abba, cattolici appellarono, primieramente tutti i monaci Abbati; nome die col tempo si attribui 9,1 solo capo di qualdie monastica abbazia

La

etimologia, nel

modo onde

si coltiv(^

prima del
il

nostro secolo, non poteva risolvere a perfezione

pro-

13

B,

LABANCA

6ft

blema

della origine
il

efciinolofjica del

nome Papa. Era


considetrasforlin-

necessario
rati nel

8U8sidio degli

studii

lin^nitici,

doppio
aviito

moto
dalle

di

conservazione

di

mazione

lin^ue,

anche dalle

vario

gue

cristiane di Oriente e di Occidente. Cos! solo poteva

raggiungeisi una
niologica del

perfetta sciliizione su la origine

eti-

nome Papa. Non trattando ora


il

tale qiie-

stione molto complessa, possiamo attenerci, per le cose


esposte, al fatto innegabile che

nome Papa

fii,

nel-

r nso comune, un' acconciata trast'ormazione del nome


llarijQ

appo
:

gli Oriental!, del

nome

Pater appo gli Ocin

cidentali
(^lie

trast'ormazione noveratasi prima

Oriente

in

Occidente.
aversi pinttosto
le

8ono da
ben
fondate

come ingegnose, che come


il

varie derivazioni etimologiche tentate

(lagli scrittori occidentali,

per cliiarire

t'atto

del tutto

indipendente da quello accadiito nella cbiesa orientalo.

Quel cbe pu6 aflermarsi con massima probabilita,


clie
le

si

due cbiese cristiane


di

di

Oriente e di
di

Occidente
Ilarijo in

accettarono
llajrao,,

volentieri la trast'ormazione

Pater Papa; avendo

Gesu

Cristo, nell' invola

care

Dio

come suo Padre, adoperata

voce

Aftba,

forma caldeo-ebraica non lontana, secondo 6

detto, dal

nome
gica
si

di

Ilamig o di Papa. Volgendoci,

intanto, alia

origine storica, molte incertezze della origine etimolodissipano, o, almeno,


si

diradano.

GO

SECTION MYTHOLOGIE ET RELIGIONS

[14]

II.

ORIGINS STORICA DEL NOME PAPA.


Del costume
c lion padri tutti
reli;[?ioso
i

in Oriente di cliiamarsi papi

ha un indizio storico innegabile perfino nelle catacombe di Alessandria. Nel 1865 C. Wescher invi6 una relazione a G. B. de Rossi in Roma intorno ad esse cafcacombe. Era le varie notizie primegpreti, si

giava questa
stolo

che a Cerdone, terzo successore dell'apoivi

Marco

si

creduto fondatore della chiesa Alesin

sandrina

dava

una

iscrizione
clie
il

il

nome

di "Ajra. I

due archeologi convennero

nome
il

"Ami alludeva al

nome
II

Ilajrag.

do Rossi, neir interpretare

vocabolo

"Ajra, giu-

dic6 che nella iscrizione erano probabilmente perite due


lettere,

una innanzi ed una dopo


'Ajva.

in guisa che la iscriil

zione, nella sua integrita, doveva avere

nome

di lla-

mig, non quelle di

Noi abbiamo gia avvertito che


che possa aversi per una
dell' epitaffio alessan-

in Orient^ era in uso la parola Ajra, o raltra di Anac,,


in

luogo del

nome Hamig:

si

semplice clisione la parola

Ami

drino. Del resto, I'avviso del de Rossi, che siansi, cio6,


distrutte le
la ragione

due
che

lettere
in

H ed
al

2, e non disprezzabile per


cimiteriale convenisse

una epigrafe

adoperarsi la maniera di scrivere piu accettata.'

sembrato, inoltre,

de Rossi die

il

nome Papa
bene un
ti-

attribuito a Cerdone, terzo vescovo di Alessandria, espri-

messo non semplice paternita


'

spirituale, si

BuU.

d' archeM. criaL,

An. 18G5,

p.

GO-64.

[15]

B.

LABANCA

61

tolo di autorita giiirisdizionalo. Di qui interisce die

il

nomo Papa,

corne titolo onorifico o di giuri^dizione, sia


in Oriente, e

apparno la prima volta


ohiesa di Alessandria.
stiana.

propriainento nolla

Siamo al secolo I dell' 6ra criIn questo tempo il costume generale e provaquale
sol.i
si

lente nelle chiese di Oriente e di Occidente, 6 di adopc-

rare

il

nome Papa,
;

testimonianza

di

paterna
dettc*

affezione spirituale. Cotesto

par cliiaro dallo cose


si

neir altro numero

ma

piu e me^lio

rendera cliiaro
U86 come
di

dalle cose che dir6 in seguito.

Nei piimi

secoli del cristianesimo


il

si

ti-

tolo di onore e di giurisdizione


si

nome non

Papa,

di

Episcopo

nome questo non

di conio cliiesastic>o,
:

non latin a, ma greca EmokojTog. Di tal guisa avvenne che come il nome Papa, di origine primieramente greca, e in uso appo le chiese

ma

politico, e di origin e

greclie, pass6 di poi nell'uso tiella lingua e della cliiesa

latina

cosi

il

niedesinio trapasso storico ebbe luogo


:

ri-

spetto al

nome Episcopo

Emnicojjrog.

Fra

le

due cbiese

orientalc ed occidentale fu, nei primi secoli, perfetta

nnionc, salvo poche questioni, subito composte, di


turgia.

li-

Per coiiseguenza
in Occidente. 11

due nomi

di

Papa e

di Episi

scopo, nati ed nsati in Oriente, subito rinacquero o

usarono

nome

di Episcopo,

che nei

si-

gnilicato originario importava ispettore, soprintendente,


si

adattava bene come

titolo di onorificenza o di vigi-

lanza accordato ad alcuni sacerdoti, meglio che non


il

nome

di
le

Papa, che per I'origine e per I'uso teneva


veci
di

sempre

Padre spirituale appo


grave problema

le

comunita
b di esa-

cristiane.

Al proposito
minare
se
1'

il

storicx), h\

episcopate abbia dimostrato, prima che in

63

SECTION MYTHOLOGIE ET RELIGIONS

[IG]

Occidente, in Oriente tendenze a diventare da democratico

monarchico,
in

o,

ch' e lo stesso,

da esistente ngnalcliiese cristiane, di-

mente

plu niinistri delle varie

pcndenti, per la generale giurisdizione, da un capo,


riconoseiuto

come

1'

Episcopus episcopoi*7im.

Tale pro-

blema

storico difficile verra trattato e risoluto in altro

nuniero, dove cadra piu acconcio.

Al presente dobbiamo

continuare nella origine storica del

nome Papa,

doeu-

mentandola per
per r Oriente.

1'

Occidente, dopo averla documentata

Abbiamo ricordato nell' altro niimero, per le catacombe di Eoma, le denoniinazioni diverse di Papa mens, di Papa tuvs, di Papa noster, di Pajm optime, tutte significanti rispetto de' cristiani verso
i

ministri di Chiesa,

come

loro padri spiritnali. Apprendesi, intatti,


il

da una
il

iscrizione funeraria, che

diacono Severe chiania

ve-

scovo di

Roma
:

Marcellino (296-804) Papa suus con qnesui^

ste parole
rasi, in

Jussu papae

Marcellini^ Filooolo dichiadi Dailiaso,

altra iscrizione,

amico

vescovo di

Roma

(366-384;, che appella Papa suus." In nn' altra


si

epigraf'e

da

il

nome

di

Papa, sempre

in

segno

di spiri-

tnale paternita a Zosimo, vescovo di

Roma

(417-418).^

Ricordo up' ultima


di

iscrizione,

die contiene pel vescovo


il

Roma,

Vittore I (193-203),
i

nome

di Tata, equiva-

lente ancor oggi appresso

nostri contadini al

nome

di

Papa,

o, ch'

e lo stesso, di Padre/

Da

questi documenti epigrafici, tanto preziosi per


si

la storia,

desume che

il

nome Papa

risale, nella chiesa

'

De

Rossi, Jnscript. etc. Prolog, p.

CXV.

Jhidem, Prolop. p. LVI.

'
*

Muratori,

Novm

themtir. vet. inscript. n. 11, 1739-1712.


lat.

Orelli-Henzen. Inscrip.

amplisshna coHcetio,

n. 182-185(). (J025.

[17)

B.

LABAXCA
die venne adoprato a

68
testi-

occideiitalfi, ai prinii secoli, e

nioniare affetto paternale, non titolo auUrovole.

si-

^niCcare cotesto
coHi
si
fli

titolo, si

ii86 nella cliiesa


il

occidcntale,
di

come

nella cliiesa orientale,

nome non

Papa,

Episcopiis.

Quanto

alia chiesa occidentale ecco le


dall' epigrafia. In

prove storiche, forniteci anche

Roma
tra-

due

serie di sepolcri cimiteriali

conten^ono
si

cpitaffii epi-

soopali,

non papali: una prima

serie ci

porge dalla
;

dizionalo catacombe dell' apostolo Pietro


dalle
celebri
il

una scconda

catacombe

di Callisto.

Per quaste cata-

combe

suo scopritore, G. B. de Rossi, raccolse cinque

epitaffii episcopali.

Ne

ricordo uno solo di Caio, morto

nol 290, col


ill

nome

di Episcopus,

non
f'uori

di

Papa} Anoora

altri epitaffii di altro cliiesc,


i

di

Roma,
il

si

rin-

viene per
il

dignitari in generale, a tutto


i

secolo III,

nome

di Episcopi.

alcuni dittici

Non solo cimitcrii, ma eziandio rammentano la morte di miiiistri, posti a


co'

capo delle chiese,


II

nomi

di

Episcopi.

sistema episcopale
titolo
di

non papale, dominanto


nei

come

onore e di giurisdizione

primi tre
ei*a

secoli, e

con qualclie eccezione anclie nel secolo IV,


si

del tutto cont'orme al dettato biblico. In questo

cer-

chercbbe invano
cliiesastica.

il

Vi

si

nomo Papa, designato come autorita trova, invece, il nome Episcopus^ nel

greco eloquio
Tit.
I,

di

EmnK(mo^{Atti,
I,
1
;

XX,
2).

28;

1" Tisn. Ill, 2;

7 la

Filip.

1'

Pict.

V,
di

In riconlerma ab-

biamo

grave testimonianza

state segretario nel secolo

San Girolamo. Essendo IV del Vescovo di Homa, san


diversi

Damaso,

classifica

cosl

gradi delle

chiese

Singiili ecclcsiaintm Episcopi^ sintfuli archiprcshyteri, shiqiUi

'

JioiiM

goUermn.

cruitiana.

1804-1877.

64

SECTION MYTHOLOGIE ET RELIGIONS

[18]

archidiaconi {Epist.

ad Busticum, OXXV). Qiiesto luogo


si

prova ad evidenza, che nel IV secolo

dava

il

primo
al-

posto alia dignita episcopale, e poscia venivano le


tre dignita arcipresbiterali ed arcidiaconali

Alle prove storiclie su la origin e del

nome Papa,

desunte
forniteci

dall' epigrafia,

da

sant'

aggiungiamo altre prove storiclie Ignazio, da Tertulliano e da san Cicri-

priano, tutti e tre Padri chiesastici de' primi secoli


stiani.

Rispetto
tato
nelle

a sant' Ignazio

lo

scritto del

Nnzzi
di
lui

ci-

Sorgenti,

rammenta

la

epistola

Maria Cassobula; nella quale Ignazio, vescovo


tire

mar-

chiama Lino, successore di san Pietro, col nome di Papa. 11 Nuzzi ritiene, per una ipotesi infondata, come apocrifa^ ma autentica la epistola a Maria Cassobula. Per ragioni irrefragabili la critica I'lia allogata fra le epistole inautenticlie. II Bracci gia da noi citato e pure
I'avorevole all' autenticita della epistola ignaziana alia

Cassobula

per6 afiferma che


si

il

santo Padre nomin6

come Papa non Lino,


mettendo
critici,

Anacleto (100-102). Noi am-

la inautenticita di essa epistola co' migliori

non ne facciamo nessun conto. Affermo ben volentieri che il grande eroe
a
il

cristiano

martirizzato
^potuto dare

Roma
nome
di

sotto Traiano (98-117), avesse

Papa, come sinonimo

di Padre,

piu

probabilmente ad
per

Anacleto, che a Lino.

Da

ci6
tal

non 6 concesso
lo tributa

di indurre,
il

che sant' Ignazio usasse

nome solamente

vescovo di

Roma,

perclie egli

ancora ad

altri vescovi.

Se ne ha un docu-

mento incontrastabile
forse la

nella sua epistola agli Smirnesi,

prima da lui scritta, e riconosciuta da tutti autentica. Di fatto, in ossa raccomanda ai cristiani

[191

B.

LABANCA
come
loro
//ajrt,

66

robbcdienza

ai

loro vescovi,

cioe loru

padri spirituali.
Tertulliano
do' iiomi
ci

porge un' altra attcHtazionc dell'uHo


i

Papa

Papi appresso
passu

Latini, cobi

come apuno
degli

presso
poHito

Greci dai primordi del cristianesimo. Al pro-

il

Nuzzi arreca

iin

De

pudicitia^

scritti di

Tertulliano, divenuto gia accanito montanista,

in

opposizione alia facile indiilgenzA verso cristiani core


alle

rotti,

tendenzc gerarcliiche
il

di

lionia.

In esso

scritto

chiama

vescovo Benedetto, rimproverato per

troppa indulgenza, Benedictus Fapa, Bonus Pastor.

La
i

testimonianza di Tertulliano, nato nel 160 e morto nel


230, mostra cliiaro che al suo

tempo davasi a
il

tutti

vescovi nel significato di spirituale paternita,


di

nome

Papa.
Cotesto nome, nol signilicato di titolo supremo giu-

risdizionale, attribuito al vescovo di

Roma,

e posto in

canzonatura da Tertulliano, nello stesso trattato De pudicitia.

Qui chiama,

ironicamente, Zefirino ('203-220)

Pontifex Maximuvi, Episcopu episcopoi'um^ a cagione d'un

suo Edictum peremptor ium. In sostanza


deroso ed animo ardito Tertulliano

gli

da del Wnn-

bambito, o del Papasso in senso ironico. Ingegno pot'u

nel secolo III

il

Lutero del suo tempo.


d'allora

Nel trattato menzionato pone


a capo Cristo, die

in riliovo la chiesa invisibile, clie lia


iin
si

bilo.

agognava di sostituirla alia cliiesa visiCon tutto ci6 non isccmosce che Pietro lu da
della Chiesa
gli altri

Cristo destinato personalitcr, al governo

non per6 con potesta sovraneggiante su


stoli (cap.

apo-

XXI). Per

tale ragione deride Zefirino clic

aspirava ad

essa potesta a guisa di Distrete, rimpro(3*

verato da san Giovanni

Epist.

v.

9).

66

SECTION MYTHOLOGIE ET RELIGIONS

[20]

Delia primitiva origin e storica del noiiie Papa, abbiaiiio iin altro

documento negli

scritti di

san Cipriano,

creato vescovo di Cartagine nel 248, martirizzato alia


stessa Cartagine nel 258. Assente

da Cartagine

al

della sua persecuzione,

il

clero di

Roma

invi6

tempo una let-

tera al clero cartaginese (Epistola cleri romani ad clerum


cartltaginensem) nella quale Cipriano e detto

Papa. Lo

stesso clero di
cosi

Roma
:

scrive altra epistola a Cipriano,

indirizzata

Clems romarms ad Ci/priannm pajmm.


as-

I confessori di

Cartagine scrivono al loro vescovo


:

sente con questo indirizzo

Confessores

universi

ad Cy-

prianum papam. Nei


rit uale.

tre concili di Cartagine, tenuti

da
spi-

Cipriano, venne cliiamato Papa, nel senso di padre

Qualclie cattolico ha stimato, senza documentarlo,

die

nel

III

concilio di Cartagine

si

fosse
il

decretato,

doversi conferire al solo vescovo di

Roma

nome Papa,
c state sem-

quale primus inter impares per la giurisdizione (Rocca,


Op.
cit.

p.

4).

Per

cattolici

San Cipriano

pre, a cosi

dire,
il

il

cavallo di

battaglia. II decreto

cui allude

Rocca, uon
il

esiste; uia e vero clie


il

con San

Cipriano pig]i6
bensi
1'

sopravvento non
universale di

papato universale,

episcopate

De

unitate ecclesiae, egli stabilisce

Roma. Nel suo libro in modo risoluto, che

extra Ecclesiam sains nulla; die la Chiesa deve avere la

unita

nella varieta

delle cbiese, unitatem in varieiate

che deve esservi un episcopatum unum episcoporum multorum; e che


constitiiit.

ut

unitatem manifestaret

nnam cathedram
dall'

Cipriano allude alia cattedra tenuta

apo-

stolo Pietro, per volere di

Gesu

Cristo.

Altri passi
late sentenze.

De

unitate

ecclesiae
ivi si

confermano

le pre-

Per esempio,

raccomanda

ai

ve-

21

n.

JAliANCA

67

scovi la subordinazione al vchcovo di Htma, per avere


la unita cpiscopale: tU episcopatum quoijna

iptum unumj

atque indivmim probevnis.


tro primuin
ot

'

Altrove sentcnzia:

Nam

Pe-

Dominus, super quern


Scrivendu
unde unitas
la chiesa di
al

editicavit Ecclesiain,

undo unitatis originem

instituit et ostendit (Eyist.

ad

ZaOujanuvi).

vescovo

di

lioma, Cornelio

(2bS-2bb), cosi espriniesi: Petri cathcdram^ atque ecclesiam


principalemj
sacerdotalis

exorta

est.

Di

piii

aggiunge per

Homa: radic et mater ecclesiae cattolicae. (Epist. XIV; XLV). A San Cipriano premeva assai assai T unita cliiesastica, non per amore della gerarchia romana, si bene per amore della religione
cristiana. Egli era

molto impensierito del danno gra-

vissimo che veniva al cristianesimo, a cagione di tanti


dissidenti che lo dividevano e frastagliavano.
i

Paragona
che
si
il

dissidenti ai raggi clie dtil sole

si

distaccano, ai ru-

scelli

che

si

dipartono

dalla surgente, ai rami

svellono
pastore.

dall'albero,
Sifl'atta e la

alle

pecore che abbandonano

cagione del suo


quale unita
il

insistere su la
ter-

unita della Chiesa.

La

santo credeva
la unita

niamente necessaria per conservare


mita della fede cristiana:
sidenti

ed unitbrsi

unita ed unitbrmita oho


lui,

sarebbero conseguite, secondo

sottomettendosi
de' vescovi

dis-

alTubbidionza o all'autoritA
all'

delle

chiese cristiane, o
presentata,

auturita de' concilii

da

essi rap-

allora governanti

insieme col vescovo

di

Uonia, non per anche dominante solo nol governo della


Chiesa. Insomnia, rcputava necessaria, al progresso della
religione, la unita episcopale
'

governante o nei
potesth
di
tft/vfrnartt

concilii
la

Vedasi L' episcopoto,


I',

oasia

la

chieta.

Parte

1789. L' opera cattolica e di autore anonimo; probabilmente


prete napolitauo.

n' e stato scrittore Ueiin. Cistari,

J8

SECTION MYTHOLOGIE ET RELIGIONS

[^^1

o nella chiesa, non la iinita papale governante in una

unica chiesa, dalla quale tutte le altre cliiese dovevano


dijiendere. Ci6 si pote effettiiare assai

dopo

il

sccolo

III,

attraverso innumerevoli contrasti.

Al tempo
rarsi
il

San Cipriano continuava ad adopenome Papa nel significato di padre spiritualc


di e in tale

de' fed el i,

significato

si

conferiva ai vcscovi

ed ai sacerdoti semplici delle varie chiese di Oriente e


di Occidente.

Importa assai notare che


ancbe
il

il

Santo da, in
di Collega.
I.

alcune lettere,
Cosi egli

nome

di Frater

chiama ora Cornelio, ed ora


di

Stet'ano

Ne

due vescovi
democratica,

Roma

se

ne risentono.
lui

II

che riconterma

che la unita chiesastica da


o, al piii,

desiderata era tuttavia

oligarcliica,

e monarchica.

Di che

non mai gerarchica prova palmare eziandio il conI

tegno tenuto da Cipriano verso Stefano

riguardo

al

giorno della celebrazione della Pasqna, ed al battesimo

amministrato

dagli

eretici.

Gli storici cattolici

della

Chiesa, che fanno di Cipriano


di

un
le

atleta

del

primato
e del

Roma, vanno

di la dal
si

vero pensiero di

lui,,

vero stato in cui


nel secolo III.
11

reggevano

comunita cristiane

tutto fino qui

esposto dimostra ad evidenza,

es-

sere antichissima, dal prime secolo cristiano; la origine


storica del

nome Papa,

nel sense di paternita spirituale,

non
t'u

di potesta giurisdizionale.

La

quale origine storica


ideali di
l*a-

pienamcnte conl'orme
cristianesimo.

ai

due sommi

ternita e di Filialita insinuati nel cuore degli

uomini

dal

La

Paternita di Dio verso tutti gli

uomini, annunziata dal Cristo, partori, com' c naturale,


la Filialita di tutti gli
si

uomini verso Dio.

Siflatti ideali

recitarono nelle chiese cristiane di Oriente e di Oc-

|23|

13.

LABAXCA
o

60

cidonto

ira

ininiHtranti di

miniBtrati;

assuiiiendo

primi

il

nomo

Padri,

e,

per accorcianientu, di Papi,

od

secondi quollo di Figli nel Cristo.

Accanto
crobbo
il

ai

due noroi

di

Patcrnita e di FilialitA

terzo

nome

di Fraternita. di

EsHendo

tutti gli

uoraini proclamati

figli

Die

e del suo CriHto, divenI'ratelli.

tavano

j^er

qucsto tutti intra loro


si

Cotesta unii'edeli ai

versale I'ratellanza

applic6, a volte, dai

loro

saccrdoti ed anco ai vescovi,


tale applicazione
dirsi
I'u

chiamandoli

fratelli.

Ma

rarissinia.

Non
clie

il

simigliante pu6

de' sacerdoti

e de' vescovi, nel chianiai*8i e saluil

tarsi tra loro.

Abbianio veduto

vescovo Cipriano
vescovi di

appell6

t'ratello

Cornelio e Stefano

I,

Roma.

Con r andare de'secoli si smise tale costume; tanto clie Gregorio IV (827-844) se ne lament6 co' vescovi di Francia, clic in una loro lettera 1' avevano denominato Frater, non Paier; giacclie a
nartiy

lui si

doveva pater-

non frateimani 'reverentiam.

111.

CONTROVERSIA SUL NOME PAPA


FKA
J.K
1>1;K

CJ11J<:sE

di

ORIENTK E di OCCIDENTE.

Lascio da parte tante controvorsie, spesso dolorose


scandalose tra
lo

duo cbiese, cagionate

tia

dissensi

or dogmatici, or gerarchici od ora liturgici. Foi-se tor-

'

('.

Du

CuDgOj Qlouarium ad
col. 258. Parisiis,

script, vitiliae

et

iitfimae

laiini~

Mis. Tom. V,
AeteM

1733.

du

JC//"' Congrit

du

OrienialitUM

Tnmn

III

fj'"-

l>*rU)

7U

SECTION MYTHOLOCtIE ET RELIGIONS

[241

nera gradita ed utile ai lettori la sola numerazione di


siffatti

dissensi. I principal!
1'

sono

seguenti: 1" Gesu

Cristo, per gli Orientali, e

unico capo della Cliiesa;

per gli Occidentali e anche

il

Papa, come
i
i

Vicario di

Gesu
per
dra;
i

Cristo; 2

Per
i

primi sol tan to

Concilii generali
riti

possono stabilire
3"

dogmi, la morale e

delle chiese;

secondi ha tale potere ancora

il

Papa

ex Cathe-

Per
i

primi lo spirito Santo

precede dal solo


i

Padre; per

secondi dal Padre e dal Figlio; 4 Per


i

primi e libera la lettura della Bibbia; per


richiede
1'

secondi
5"

si

appro vazione del Papa o


il

de'

Vescovi;

Dai

primi
per
i

si

ammette

matrimonio del

clero,

eccettuato
aspirarvi;
i

vescovi, che anco

da vedovi possono
il

dai secondi e

ammesso
6"

celibato per tutti


i

sacerdoti,

secolari e regolari;
larsi

Per

primi la Comunione deve


lievitato;

con
i

le

due specie del vino e del pane,


7"

per

secondi deve farsi con la sola

specie del pane,


del

non
deve

lievitato;

Secondo

primi la lingua
i

culto
8" I

essere

volgare;

secqndo
9

secondi,

latina;

primi non permettono nel culto


i

la

musica strumentale;
i

secondi
11

la

permettono

Tra

primi e

secondi,

dopo
se,

secolo

IV, continui

contrast! su la gerarcbia,

cioe,
1'

debba
delle

riconoscersi, oltre quella di Occidente,


10**

anche
i

altra di Oriente;

Rigetto de' primi contro


,

secondi

Indulgenze papal!

della

Intallibilita

papale,
zione.
^

del

Sillabo papale, della

Immacolata Concemenzionati
alia

Per allontanare,
dissensi col

o,

almeno, mitigare

buon

fine di ritornare le

due chiese

Vedasi

lievtte

de iheologic

at

de philosoph^e di Parigi, Settem-

bre 1899.

(25

B.

lABANOA
latti varii tentivtivi, ina
Hi

71

primitiva uiiione

si

Bono

emPa-

pre invano,

Un ultimo

tentativo

t'atto

da Leone XIII

con la sua Enoiclica PrincipiUis

pttpulisfjue univertis.

re va dovcHHe ottenere felico risultato;

ma

dopo

parccclii

anni 6 aspettato anche invano. Lascio, ripeto, da parte


queste
giolie

controversie
tra lo

dogmaticlic,

^erarcliichc

litur-

duo

cliiese.

Mi

I'ermo a quella sul

nome

Papa, a vero dire


cssa sostanzialo;
cori

in

apparenza nominale, benche pur


i

implicando

vecchi

contrasti e ranrivali

dclle

due

cliiese,

da prima amiche. poi

nimiche.

E
si

in

stabilito

prima osservo clie se nella ricerca si ibsse il vero punto di veduta storico se, inoltre,
;

fosse posseduto nei secoli

XVII
;

XVIII

il

patri-

monio

storico delle epigrafi allegate

e se, infine, nella

discussione non avessero influito le consuete discordie e


gelosie, la questione

avrebbe raggiunta

facile e

pronta

soluzione.

Dclle
vole
i

mie asserzioni sono un dimostrato bastedue numeri precedenti su hi origine etimolo-

gica e storica del

nome Papa,
Quanto
osservazione

e specialmente

quello

della origine storicii.

alia origine
,

etimologica

aggiungiamo

una

appena

accennata,

tolta di peso dagli studii linguistici del nostro secolo.

Nol vocabolario cristiano, quello die accade negli


tri

al-

vocabolarii,

si

avver6 porfettamente.

Nolle lingue
civili,

in generale, cosi

come
:

negli altri

t'atti

coope-

rano due movimenti


con to

uno

di conservazione, e
si

imo

di

trasformazione. Per quello di conservazione


in le

tengono

lingue classiche di ciascun popolo, di cia-

Hcuna
Ic

istituzionc.

Per

il

movimento

di trast'ormaziono

lingue subiscono alterazioni fbneticlie, modificazioni

72

SECTION MYTHOLOGME ET RELIGIONS

[26J

iinaloi^iclie,
tali,

accorciamenti di paiole, miitazioni dialetdi neologismi.


^

compenetrazioni
II

cristianesimo avendo introdotto fra gli


di

uomini
wi

una gran quantita

nuove idee

di

iiuovi fatti,

adatt6, per iscopo di facile propaganda, in sul principio ai vocaboli classici greci e latini, nelle loro modificazioni

subite.

II

che

avvenne appunto
le

sul

nome
si

Papa, modificazione ed alterazione delle voci classiche


di UaTi)Q e di Pater.

Col tempo

due chiese

gioriti,

varono, per la promulgazione di nuovi


anclie della combinazione studiata
latine
;

dogmi
affini

tra

voci greche o
al voca-

ma

ne

di ci6,

ne

di altre cOse

bolario cristiano devo occuparmi.

Preme, intanto, conchiudere, che se


guistici

gli studii lin-

contemporanei

si

fossero

conosciuti

ne' secoli

precedenti, le controversie tra gli scrittori oriental i ed


occidentali,

anche per tale


e
alle

conoscenza,

si

sarebbero

molto chiarite e diminuite. Alia mancanza delle conoscenze ~ringuisticlie,


altre
difficolta

accennate,

bisogna aggiungere quest' ultima. Gli


battito, confusero

scrittori, nel diori-

non

di

rado

la

questione della
di

gine del
verso

nome Papa,

nel significato

pretto

saluto

una paternita

spirituale,

con la

questione della

origine del

nome Papa,
ci

nel significato di titolo verso

una potesta
tenze ben
la

giurisdizionale. Coteste preliminari

avver-

aprono

la via

ad esporre ed esaminare

controversia delle due chiese sul

nome Papa.
piii

Uno dei controversisti Abramo Echellense nel caso


Vedi A. Darmesteter, La
(>

orientali

erudito

nostro. Egli, nel Clironicon

vie des

mots etudiee dans leur aigniji-

cation, p.

e sg. Paris. 1887.

[271

B.

LABANCA

73

orientale o nel no,

/)e

oinginc

nominis Papae, citati, Botie-

con

le

tcHtimoniauzo di Eutichio, Patriarca aleflsan-

(Irino del secolo

X,

di

Giorgio Ilomaidio, di AbuUacro


cristiann

TTabbasides

quegli

que.sti
si

maomottan<
Alessandria,

clie la
l'

origine del

nome Papa
il

avver6 in Egitto
di

circa

anno 222,

not to

Patriarca
di

Eracla XII, e sotto I'lniporatore

Roma

Alessandro

Scvero (222-235). Ecco


lonse
:

le testuali
,

parole di A. Ecliolpro1abilitatiH

Principia

aiitem

et

rationes

sunt locus, ubi nomenclatio Papti> originein iiabuit, qui


est

Egyptus, tonipus nempe sub Heracla XII, Alexan.


Patriarca,
circa

drino

an.

Domini 222,
etc.,

imperante....
.
il

Alexandro Severe

(Z>e orig.
il

cap.

Vllf)

Adunque, secondo

maronita Echellenso,

nomo
quel

Papa
cli'

(Ilajrag) si

diede la prima volta in Egitto al Pa-

triarca

di

Alessandria.

Secondo

lui,

si

diede,

o piu,
il

non

solo in segno di filiale rispetto de' tedoli


;

vorso

loro padre spirituale

ma

eziandio
II

in cont'cs-

sione di eminente dignita chiesastica.


clio

popolo,

oltro
al-

trastbrm6
il

il

nome

IlarijQ in

Ilajrag,

trastorm6
nel
il

tresi

nome

Ilajrag nel

nome
gli

llajmog,
in

senso

di

Avo,
di

ciofe di

Padre de'padri,

quanto
plebs

Patriarca
Scrive,

Alessandria nominava

altri
\b.

dignitarii.

infatti,

rEchellense, essere stata

che proclam6
est; quia

Patriarca
est

come

Avus nobis nuncupandus


-.

Pater patrum, sen Episcoporum, qui

Patros

sunt

nostri (7>e oW//. etc., cap. X;

notevole al proposito una differenza daU'Oriento

air Occidente. Qui TertuUiano, sdegnato per un decroto


di Zefirino, gli diode,

come

si

h visto, ironicament,

il

nome

di

Avo,

Jlajrjrog,
il

quale vescovo rimbambito.

Ivi,

cioc in Oriento,

po|x)lo,

devoto

al Patriarca

Eraclo,

U
di

SECTION MYTHOLOGIE ET RELIGIONS

[28]

us6 lo stesso

nome
1'

di JTajtjrog nel significato rispettoso

Padre

de' padri.

In tale significato

lo

attribni

Eracla XII circa


di

anno 222, e, Tertulliano. Aggiung^si che

cioe, alio stesso


in

ad tempo

Oriente

essendo in

iiso la

ficante
IfajTJTog

voce Patriarca, ereditata dagli Ebrei, e signiPadre de' Padri, pote influire nell' intendere il
nel sen so on ore vole di Pater patrum. Sense con-

servato nel Patriarcato anclie dal


(Atti,

Nuovo testamento
convcniamo con
ai

II,

29

VIII,

8).

Rifacendoci su
lui che. nel

Abramo
di

Ecliellense,

primo quarto del secolo III cominci6 a darsi


il

Patriarchi

nome

Avi non solo come un attestato

di paternita spirituale, di

ma

eziandio

come nn
ci6

titolo di
in

potesta giurisdizionale.

Ne con

incorriamo

contradizione.

Discorrendo nel

secondo numero della


iscrizione a Cerdone,

scoperta del AVesclier nelle catacombe di Alessandria,


del

nome,

cioe,

Papa date
ivi

in

una

affermammo die
di affetto filiale

conteneva soltanto testimonianza


il

verso

ioro

Padre

spiritnale.
il

So ora
di

concediamo che ad Eracla


Papa, ancora come nn
la ragione e,

siasi

attribuito

nome

titolo di

onore e di giurisdizione,

che con Cerdone, Patriarca alessandrino


I,

siamo

all'

ultimo quarto del secolo

mentre che con


III.

Eracla XII siamo al primo quarto del secolo


corso di circa

Nel

un secolo

mezzo pote

il

nome Papa
come

elevarsi al titolo di Pater patrum, riferito in ispecie al

Patriarca di Alessandria, rispettato a preferenza

capo d'una chiesa

riconosciuta di origine apostolica.

Non
ciofe

per questo crediamo, che al principio del secolo III


il

abbia acquistato,

nome Papa, un
se

uso antonomastico,

come titolo assoluto per mente dalla persona a cui si

stesso, indipendente-

tributava.

Ne

allora,

ne

[29]

B.

LARANCA
in Oriente,
il

75

poi venne

il

nome Papa,

Biffatto valorc

assoluto. Vi giuiise, invece,

nome

Patriarca, adottato

per

tlignitarii

nello cliieso orientali.


inferirsi

Tntto ben considerate, pu6

die
di

il

nemo

Papa, tributato ad Eracla XII, patriarca


dria,
filialo
t'li

Alcssan-

da un

lato

la

tradizionale testimonianza di

rispetto, dall'altro

un

iniziale

accenno a

rigiiar-

darlo ancora

come un
che
si

titolo

di

^iurisdizione concesso.
t'atto

clii

rei^geva la chiesa alessandrina, del quale


e,

la

spiegazione

le tre

chiese di
in

Roma,

di

Antiochia

e di Alessandria

ebbero
si

grandissima riverenza dai


per mezzo

primi secoli
di

percbfe

credevano Ibndate da san Pietro:


e di Antiocbia
;

persona

le

due

di

Roma

del suo discepolo


infatti,

Marco quella

di Alessandria. II

papa,

Gregorio

Magno

'^390-604) scriveva al patriarca


tenet
;

alessandrino Eulogio, cbe Petri cathedram

atteao-

cbo Marcns a
sit

S. Petro Apostolo magistro suo

Alexandrinm

transmissus {Lib. VI, Epist. LX).

La

quale sentenza
litiir-

di

Gregorio

Magno

conforme
;

all'

antichissima
scritto
:

gia dolla obiesa


stall et

alessandrina

dove ^

S.

Apo'

Evangelistcp Marci, discipuli S. Petro.

fc

per6 necessario di por mente, cbe in essa antisi

cbissima liturgia
di

trova

il

nome Papa usato


filtre

in

segno

patorna affezione, non di paterna giurisdizione. Inin

fatti,

un luogo

di
:

essa e di

anticbe liturgie
sanctissimi et
ftea-

alessandrine b detto
tissimi nostri

Memento Dnmine,

Ahha, equivalente al
secoli
il

nome

Papa.*

Adunque

nei

due primi

sandria, cosi

come

in

nome Papa, nella cbiesa di Alesquella di Roma, importava hoIl*or-

tanto paternita spirituale, cosi bene espresaa dalle

'

Rennndot,

Collet, liturg. (iritmtale. Parisiis, 171<t.

70

SECTION MYTHOLOGIE ET RELIGIONS


epigraficlie di

[30]

mule

iioater delle

Papa mens, di Papa tuus, catacombe romane. Solamente al


a considerarsi
{llajtno^)^
il

di
li

Papa

mi tare

del seoolo III cominci6


{Uajtac,}^

noma Papa
titolo onodi

o,

piuttosto

Avo

come nn

rifico

di

ginrisdizione,

dovuto

al

Patriarca

Ales-

sandria.

Ed

ora volgiamo la nostra attenzione, per la con

troversia sul

nome Papa,

dagli scrittori

orieiitali agli

scrittori occidentali.
il

Tracostoroe da ricordare sopra

tntti

Bollandista Sollerio.
1'

Nella sua citata Dissertatio soil

stenne rontro
anteriore.

Echelense, die

nome Papa

e di data

a quella segnata sotto Eracla XIT, nel 222.

II Sollerio scrive risoluto:

Papa primis
col

Ecclesiae seen lis

fuisse

combine.
1'

Aggiunge

Raynaud

di

cui

si

menzionato
talvolta,
il

Onomasticon pontijicium

die per
di Pater

evitare

tautologismo di Papa Papa, quando ad un


1'

vescovo s'intendeva porgere


si

omaggio

patrnm,

adoper6

la

sola voce di Papa. Ritiene


il

ancora col
dai

Raynaud, die
Greci
e

nome Papa

usato di buon' ora

dai Latin i, sia transitato

verosimilmente, la

prima

volta, dai Greci ai Latini, fino


sit.

a die

soli

Romano

Pontijici reservatum

Anclie
in

il

minorita Antonio Pagi, die ha emendato


ecclesiastici di J^aroiiio, e

parecdii luoghi gli Annali


i

tra

controversisti sul

nome Papa. Nel

notato suo

scrit-

to: Breviaricum historiciim cronologicum criticum, al pari

del Sollerio e del


del

Raynaud, dimostra antichissimo


invece di Padre, appresso
in
i

1'

uso
i

nome Papa,

Greci e

Latini. Si

oppone

modo

particolare
i

all'

EchellensC;

per avere affermato die appo


gnificasse anche Avo: Vox enim

Greci la voce

Papa

si-

Papa

apitd Graecos

nnm-

quam Avvm

signijicavit^ $ed

Patrem. Conforta la sua sen-

[311

^'

I^ABANCA

77

tenza con rautorita di PeavBonio, scrittoro ocoidentalc;


il

quale

<lii'ende nella

sua Storia cronoloyica

dtd palriar-

cato Alpsx(i7ulrino, la sinoDimia di


di

Papa oon Padro, non

Papa con Avo.


Se
^li scrittori occidontali hi tbssoro attoimti, nella

controvorsia, ai limit i ora indicati, la ragione sarehhe


stata tutta dalla loro parte. Salvo clie
col norao
n'i

voile,

anche

Papa, avvaloraro

il

prima to dolla

cliiesa oc-^

cidentale su la cliiesa orientale.

Ancora

nel libro dol-

r Ecliollenso fa

oapolino tale intenzione;

ma

non

di-

venta cosi accentuata, come negli


del l*agi. Qiiesti, infatti,
o.piacopis

scritti del Sollerio c

afferma:
ct

V<>x Papae...

oinnUms

somper trihhta

ftierit,

privs tpiid^'m Episcnpo

liomanoj

qnam Alexandrine.
potrebbe avero solamente valore
il

II p*2ws, qui,

sto-

rico,

nel

senso che

ncmie

Papa

siasi

attribuito

al

vescovo di Roma, prima che al vescovo Eracla di Alessandria. In tale senso starebbe flno a un certo punto.

Ma

la bisogna sta diversa. Negli scritti del Sollerio c


il

del Pagi

pnua ba
il

piuttosto

un valore dogmatico; jn

quanto die

prius allude al

dogma

della cliiesa ro-

mana

su

tutte le altre thiese cristiane.


si

Ora, dal proil

vato e dal da provare


sorta di

fara manifesto, die

nomo
di

Papa, innanzi del secolo IV, non scrvi a primazia

Roma,

o di Alessandria.
occideiitali, oltrc
al

Altri scrittori

Sollerio

ed al

Pagi,

si

sono giovati del


il

mani, per confbrtare


che
essi dal

nome Papa, dato ai ve.scovi roprimato di Roma. Sappiamo gia


ai

vedere che Ignazio, Tertulliano e Cipriano


il

hanno

attribuito

nome Papa
solo
il

quattro vescovi roI,

mani, Lino, Anaclcto, Zefirino, Cornel io e St^tano

hanno indotto non

fatto storico inncgabilo

che

78

SECTION MYTHOLOGIE ET RELIGIONS


tal

[32 J

un
del

nome

era in uso non

meno

in Oriente die in Oc-

cidente,

ma

ancora

il

dogma,
di

allora

non pnnto

stabilito,

primato papale

Roma. Anche
il

storici e

teologi
in-

cattolici,

non partecipanti
storico,
dall'

alia controversia,

hanno

dotto e continuano a indurre

primato romano, senza

fondamento

uso fatto del

nome Papa da
stessi storici e

Ignazio, da Tertulliano e da Cipriano, in contradizione


,de' fatti arrecati nell' altro

numero. Gli

teologi cattolici tirano a pro della loro tesi perfino la

romano ai Corinti Epistola rivelante cura paternale, non suprema giurisdizione verso Corinti, I'ra loro dissidenti come al tempo dell' apostolo
Epistola di Clemente
: *

Paolo.

Concludesi che la controversia fra gli scrittori delle

due chiese cristiane


accertati

di Oriente

e di

Occidente dipese

ora dalla mancanza di documenti epigrafici e linguistic!,

dopo

secoli

XVII

XVIII, ed ora da equivoci


III della

notati a principio di questo


storica. L'

numero
il

mia

ricerca

equivoco piu dominante, per gelosie veccliie


le

nuove tra

due

chiese, fu

mescolare nella que-

stione

storica la questione

dogmatica della gerarcliia


si

c primazia

episcopale, pretesa

dagli Orientali
si

si

da gli Occidentali. Se nella controversia non

tbssero

insinuaii equivoci, sarebbe quella moi-ta in sul nasccre,


o,

certo,

avrebbe durato meno a lungo.


Epistola di Clemente
si
il

'

La

possedeva incompleta, prima cho


Bryeiiniss

nel

1876

la

ritrovasse

completa

insieme

al

ms.

della

AiSayr^ twv Sw^sxa AtcootoXwv.

[33)

B.

LABANCA

IV.

FASI STORICHPJ DEL

NOME PAPA

NELLA CHIESA OCCinP.NTALK.

Per
zioiiario
;

la cbiesa orientale
si

il

nome Papa

riniase sta-

cbe non doljbono se^narsene


quella
il

lasi storiclie.

Tuttora
dre
i

in

nome Papa
i

si^nifica seinplicc pa-

spiritiiale, e in tale significato diconsi

papi

preti,

vescovi,

gli
gli

arcivescovi e
arcivescovi,
in
i

metropolitani, o al piu,
i

protopapi
clii.

metropolitani e
i

pntnar-

Valgano

prova storica
i

I'atti

ai

quali accenno.

Nel secolo IV
al loro vescovo cosi

preti d' Alessandria indirizzavano


lettora: Jkato

una
di

papae ipiscnpo Alf-

xandro. L'eresiarca Ario salutava, nel secolo


il

IV

ancora,

vescovo Eusebio

Nicodemia
di

col

nome

di

Papa. Lo

stesso

nomf, sempre nel senso


le

padre spirituale, poril

tavano

lettere indirizzate

ad Atanasio,
smesse

celobre

oppositore di Ario nel Concilio di Nicea (325).

Dopo
sastico sul

il

secolo

IV non

si

il

costnme cbic-

nome Papa.
i

Nella Bolla d' Oro dell' impo-

ratore orientale Isacco


cliiamati papi

Comnieno (10B7-1059) vengono


quelli, cio6,

Lettori,

cbe leggevano e
se-

interpretavano la Bibbia nelle cbiese. Ancora nol


colo
di

Commeno,

ciofe

XI,

si

appellavano

sempHci
giusta le

chierici piccoli papi.

Qualunque beneficio
si

cbioHastico, go-

duto da preti e da vescovi,


testimonianze
rio,

disse papato,

dell'

Ecbellenso, del Raynaud, del Sollo*

del Dillmann, del Nuzzi.

80

SECTION MYTHOLOGIE ET RELIGIONS

[34]

Dopo
iiazione di
dri

il

secolo

XI

continu6 in Oriente la denomi-

Papa
.

o di Papi, nel senso di padre o di pafatto,


il

spiritual]

Di

ancora

ai

di nostri

si

da

ai

ministri di Cristo

nome

di papi,

nonostante

varie

iiiodilicazioni la introdotte
etica,

nella nomenclatura chiesa-

massime avvenuta
per la invasione di

la fine dell'Impero

Greco-Ro-

mano
(1453).

Maometto
scrive:'

11 in Costantinopoli

Ermanno Schmitt
il

Dopo

1'

ordinazionc,

ricevnta dal Vescovo,

prete b riguardato
;

come

il

pa-

dre spirituale della sua comunita


rocchiani viene cliiamato Papas
II

e perci6 dai* suoi par[llajtag).


'

nome Papa,

nella chiesa orientale, non ebbe, in

sostanza, fasi storiche;

non ebbe

la

marcia ascendente,
le

die rinverremo nella chiesa occidentale. Quali


della stazionarieta orientale?

cagioni

Sono molte senza dubbio;


1'

noi non tratteremo,

si

tratfceggeremo

argomento. Sa-

rebbe strano presumere quanto alle

fasi del

nome Papa

una mi nut a

analisi storica.

La
,

chiesa orientale, nei primi quattro secoli, ebbe

fulgori di coscienza e scienza cristiana. Proprio, ex Oriente

vera lux hominum. Tanti splendori s'otfuscarono co' secoli.

Divennero una rara eccezione alcuni raggi


cristiana radiosa.

di coscienza

AI veloce ascendere successe un lento


efi'etto

discendere. Forse n' e stata cagione la fatale trajettoria?

Tale fatalita e piu


cagioni
f'u

che cagione. Una, invece,

delle^

che

al dialettico e

sostanzioso teologare della


sofistica, e, ch' e

Patristica successe

una teologia
perche
si

peggio,
tutti,

ciarliera, petulante;

rese
all'

il

pascolo di

dotti e indotti,

dall' iniperatore

ultimo plebeo. Al

'

IgUiria crUicn della chiesa

greco-moderna

doll/t

chiesa

ritssa,

Tom.

I,

129. Tradtizione. Milano, Pirotta, 1842.

(351

B.

LAHANCA

81

oho

HI

a^jL^iiiiiHero le

Hccinpia^gini o lo scellcra/i^^ini di

iiiolti

imporatori, clie piopararono la ciitrata do* Turohi

in

CoHtantinopoli.

Vescovi ed arcivescovi, nietropolitnni o patriarclii,


ora protetti ed ora oppressi in

modo

iiidebito, purteoi-

parono

alio

stato di coiruzione e di
11

dissoliizione del

JJasso Inipero.
ditl'usi

simi^liante e a dirsi de' nionaci, molto

in Oriente.

Maometto
politico

II,

entrato in Costantino*
Si condu.Htfe

poli,

si

niostr6

uomo

non coniunc.
la

da principio con priidenza verso


rispottandone
tori,
le istituzioni.

chiesa orientjile,

In seguito iinit6 gl' Impcra-

nel rispettare solo in apparenza V auU)nouiia del

patiiarcato e dell' episcopato.

Lo molte

scissioni della chiesa orientale, e la creaiini-

zione della chiesa nazionale di Russia ridussero la


voisalita del Patriarca di Costantinopoli
noniiiiale

ad essero

piii

die reale.

In Oriente

si

sentirono le prime

tcndenze per un Episcopato uiiinominale e monarcliico;


uia
la restarono

mere tendenze, per Y ambiente che

circond6 la chiesa orientale. L' Inipero


tato

Romano
non

diven-

anche Impero Greco,

in Grecia

ebbe

mai

quella potenza governativa e concentrativa cho avova

Roma. La identica sorte tocc6 alia chiesa di Grecia. La chiesa di Roma, al contrario, cadiito r Inipero Romano, ne eredit6 la energia concentrativa logislativa, elevando il nome Papa ad una meravidimostrato in
gliosa

energia, e quasi ad

Cio non acoadde in


cosi

una possanza vertiginosa. breve tempo; stantecho la gloria,


a gradi.
alia

come

la natura procede

Nolla chiesa
chiesa orientale,
nel sense
si

occidentale,

stessa guisa
il

della

adopera, nel IV secolo,


spirituale.

nonie Papa
vis-

di paternita

San Girolanio,

82
siito

SECTION MYTHOLOGIE ET RELIGIONS


in
tal secolo,

[36]

nomina

nella sua

Apolorjia contro

Rufino, vari dottori in questa nianiera:

Papa

Kijiphanius,

Papa
iisa in

Theojjhilus,

Papa

Anastasius.

Lo

stesso Girolamo,

nella sua corrispondenza epistolare

con Sant' Agostino,


in Christo

ciascuna epistola qnesto indiiizzo: Domino, vcre

sancto, et beaiissimo

papa Augustine Hieronymus

salutem.

'

Sant'Agostino scrivendo a Paolino, vescovo


sunt'

di

York,

Ambrogio

appellat papain {Epist.

XXXIV).
crive
cosi:
sail

Ad

Aurelio,

vescovo

di

Cartagine,

JJomine beatissimo.... papae Aurelio Augustinus in


lutem [Epist.

Domi

LXXVII). Dichiara, quel


significava, allora,

cli'

e piu, clic

nonie

Papa

non altro cbe


in Psalm.

Ecclesiae

Pater, vel Chericorum Pater

[Comm.

XLV).
si

Quest! indirizzi e questo


del

com men to
il

de'Padri latini

IV

secolo dimostrano cliiaro, clie

nome Papa

adoperava, nel IV secolo, a significare solamente paternita


si

spirituale, e clie per

conseguenza non ancora


vescovo
aveva,

riferiva,

come un

titolo di giurisdizione, al
ritiettere, clie

di

Roma.

benanche da

non

si

ancora nel IV secolo, una gerarcbia cattolica, a capo


della quale fosse

Si avverta

nome di Papa. cbe Girolamo, cbe adopera il nome Papa


il

vescovo di

Roma,

col

scrivendo a vescovi e dottori, fu segretario diDamaso.

Come, adunque,
II

egli
e,

non
il

lo tributava solo

Damaso?

fatto storico

cbe la gerarcbia cattolica era ancora


clic

di la

da venire, e

nome Papa
*

restava ancora

neir originario significato.


'

Migne,
II

Patrol.-lat., T.

XXII,

sgg.
la

Duchesne ha creduto atFermare una gerarchia


e diaconi

dove era

appcua un' oligarchia tra episcopi, presbiteri


christiane, p. 329-37, 1889). II

{Orig.

du

cxdte

Marucchi ha rincarito

I'avviso,

ammet-

137|

B.

LABANCA
ad

'88

Kol Hecolo V,
il

in Occidento, 8Cguit6

attribiiifHi

iiomo Papa,- uel senso di padre spirituale


infatti, del

do't'edeli.

Al tempo,
si

Concilio ecumenico di Efeso (431)


:

scriveva ai vescovi con questa tbrniola

Domino pa-

pae N. salutcm. Con la stessa formula, o con altre con*


simili

venne dato

il

nome

di

Papa

ai vescovi, dal
il

al

secolo. 11 Mabillon, nello spiegare

tatto, Hcrive:

Papae, seu Papatis nomon tribuitur quidom Cvpriano

in ipsis actis,

ad significandum Patris, non Episcopi

di-

gnitatem
traverao

Vi ha ancora di piu.
i

II

nome

l*apato

si riferi, at-

secoli

X, non

solo al vescovato di Roraa,

ma
in

eziandio ad altri vescovati di altre principali citta

d' Italia.

Ad

esempio, Ottone III (983-99G) proclama,

nn suo Diploma,

Fapatvs
'^

il

vescovato

di

Milano,

dctto aljora arcivescovato.

Non

percio se ne risenti
dell'

Grogorio VI (996-999),
Ottone III governava
nazione
di

clie al

tempo

imperatore

la cliiesa di

Roma. La denomi-

Papa

e di

Papato continu6, per

Koma

e per
*

altre citta principali d' Italia, anclie

dopo Gregorio V.

Pu6

atl'ermarsi

che tide denominazione, nel significato

di paternita spiritiiale,

dur6 tino

al secolo

XI, e pro-

babilmente fino

al secolo XII.

Oi6 posto, e non supposto, e ora da vedcre come


i

nomi

di

Papa

e di

Papato

siansi attribuiti, quali

ti-

tcndo

il

Papa a capo
y'eter.

della Cliiesa uel

IV

secolo {Klem. d'archtoi, cArr-

lienne, V. I, p. 85-8(J, 1900.


'

Analect., ecc. T. I, 49. Parisiis, 1725.


Collect. bipartUa, etc.,

Ap. Lucam Holsteniun,


1742.

II, p.

21U.

Pa-

ritiiiu,
'

Ap. Muratori, Rer.

iUU, ucript.

Tom. IV, Chrvn, mtma$t.

coMtin.

Lib. II, cap. 79.

84
toli

SECTION MYTHOLOGIE ET EELICtIONS


di

[38J

onore e
]3.

di giurisdizione, al solo

vescovo di Roaffezionato diincoiuincio


di
siasi

ma. G.

de' Rossi, seguitato dal suo


il

scepolo Armellini, opina clie

nome Papa
dal

a prendere

il

significato di
*

titolo

tempo
clie

Daat-

maso (366-384).
ti'ibiiito

Altri,

invece,

opina
suo

lion

a
il

Damaso,

ma

al

siiccessore

Siri-

cio (384-398)
Siricius
cit.

noine Papa,

come

titolo,

scrivendo cosi:
(Niizzi,
il

Papa orthodoxus par


I.XX).
il

diversas provincias
clie

opus.

Altri
titolo
dall'

afferma

Siricio

abbia,

prinio, assiiuto

onorifico

di

Pontefice Massi-

mo,

abbandonato
'

imperatore

cristiano Giaziaiio

(367-383).

Ho
Platina,

consultato al proposito vari storici autorevoli

de' Pontefici,
il

Anastasio

il
il

Bibliotecario,

il

Ciaconio,
il

il

de Novaes,

Pagi. Nessuno ricorda


clie

fatto

lilevante, per le conseguenze posteriori,

Damaso
o clie

prendesse
Siricio

il

nome Papa, come


conf'ermare,

solenne

titolo,

assumesse quelle
simigliante

di Pontefice

Massimo.

Ho
il

po-

tato

il

consultando

Liber
(1688),

Pontijicalis,

secondo

le varie cdizioni di

Ciampino

di Vignolio (1724), e di

Duchesne
si

(1886).

Da
il

queste

consultazioni e lecito indurre, clie

applicasse
nel
si

nomo
di

Papa a Damaso
Pater secondo
J

Siricio

tuttavia
clie

significato
lia

1'

uso invalso. Di

ierina in questo: clie Sant'

Ambrogio,

in

una riconuna sua Epi-

Arinelliui,

Le

catacovihe romane,

].

183.

Roma, 1880.

1
il

Saut'

Ambrogio a Milano godeva una grande influeuza su V imtanto che Damaso lo incarico di Dea Vittoria dall' Aula del Senato (AmXVIII, 32). E probabile che Ambrogio, valentitolo

peratore Graziano, che ivi risedeva;

persuaderlo di far togliere la


hrosii, Epist.

XVII, 5;

dosi della sua grande autorit^, persuadesse Graziano a deporre


religioso di Pontefice

Massimo.

1^391

B.

LABANCA
:i)l'

85

stola, dice Siricitts


di

Papa, contbrnic

antico sig^ificato

padro

npiritiiale.

Non ho un documentx) a mia


clie Siricio

dispoHiziono, provante,

assunse

il

titolo oiiorando di i'ontetice Ma**;

Himo, deposto da Graziano

ma

e mo] to probabile,

a
il

considerare la cristiana scrupolosita di Graziano, ed


desiderio
cristiano
de' vescovi di
il

Roma

che

si

trastbrmasse

in

titolo

pagano
ei

di Pontifex Maa-imtts. Alciini

storici della Cliiesa lianno

stimato, che

il

divenne peculiare
secolo V.

proprium dei Pontefici


si

nome Papa Romani nel


Leone
:

Da

loro

arreca
447,

il

tatto storico che nel Si-

nodo

di

Toledo

del

tennto

sotto

il

Grande (440-461j, cosi venne il Sinodo ricordato Sub Leone Papa habiium est. Ma a tale pare re con trad ice
r altro fatto storico allegato
Papa, a tutto
il

sul geneiale uso del

nome

X, di semplice padre spirituale de' f'cdeli. Con tutto ci6 non voglio sconoscere che dal secolo IV al secolo XI mancassero affatto indizii, di vosecolo
ler tare, cioe, del

Papa un come ho

titolo esclusivo del

vescovo

di

Roma.
Nella storia,
dotto, tutto procedo

a gradi,

salvo rari casi di violente rivoluzioni. Trovo, per tan to,


alcuni indizii del graduale elevarsi di
esso

nome a
di

ti-

tolo eminente, ed appartenente al solo vescovo

Ho-

ma.

II

celebro Cassiodoro, segretario del


il

Re

do' Goti,

Teodorico

Grande (493-526), adopera,

nello scrivere

ai vescovi di
tri

Roma
i

nonii di Papi, mentro per gli al'

vescovi usa

nonii Episcopos.

Gregorio

il

Grande
di

(690-634) rimprovero aspramente Giovanni, Patriarca


di
Co8tantino2)i)li, d' essersi

arrogato

il

titolo

Ve-

'

Variarnm, EpiMolae ac Rescript i.


du XII"^'
Con>jri4 dct OritntmlitUt.

.Uttt

Tom* HI

- QP"

VmrUc)

tf

86

SECTION MYTHOLOGIE ET RELIGIONS


alia

[40]

scovo Universale, die reputava contrario


In fondo in fbndo

umilta

episcopale, ai rigiiardi dovuti agli altri episcopi, e fino

perverso.
tato,

'

il

rimprovero, ben meridi

dipendeva dal vedere nel fatto del Patriarca

Costantinopoli una usurpazione alia cattedra di san Pietro; alia

quale meglio spettava una universalita episcodi

pale.

Pochi anni dopo

Gregorio

I,
11 il

Bonifacio III
titolo

(607-607) ebbe

dall' iiiipei-atore

Foca

di

Ve-

scovo Univej'sale, per vendicarsi contro


co,

Patriarca Ciriadall' en-

die lo aveva respinto, novello Ambrogio,

trare nel tempio per le sue nefandezze e per le uccisioni


de'figli

dell'imperatoreMaurizio.

Gregorio I aveva desi

stato scandalo col titolo di Vescovo Universale,


cett6 invece volentieri
di doversi

ac-

da Bonifacio III

indizio questo

non a Costantinopoli, bensi a


altri indizii

Roma

la pri-

mazia universale.
Vi sono ancora che accennano
al gra-

duale ascendere del vescovo di

Roma

a papale univerTeodosio II
chia-

salita e supremazia. Gl' imperatori cristiani

(408-460) e Valentiniano III (423-455) solevano

mare

il

vescovo

romano Papa

Urhis Eternae.

Nel VI
si

Concilio generale del 680, costantinopolitano III,

pro-

clam6 esso vescovo nella XVII Sessione Papa Universalis}

Nel Concilio generale


si

dell' 869,

Costantinopoli-

tano IV,

disse

il

vescovo di Roma, nella


^

Sessione,
di

Papa Cathedrae
'

Apostolicae.

Avvenutanella notte

Na-

Lib. V, Epist. 43; Lib. XII, Epist. 2.

Milman, ImUti
Sant'

Christianity, T. I, 450-52, 1849.


il

Ambrogio aveva impedito a Teodosio


1'

Grande, per

la

aoa strage di Tessalonica,


*

ingresso al tempio di Milano.


etc. T. Ill, Parisiis, 1715.

Harduino, Conciliorum coUectio,


Harduino,
ibid.

Tom. V.

[All

B.

LABANCA
la

87
di

ttile

deir 8CM) in

Homa

incoronazione
si

Carlonuigno
Leone,

per opera di Leone III, que^li


tuata la Jienovatio Romani

pei^Huase eKserni effet-

Imjjerii^ e questi, ciofe

penH6 essersi avvcrata la


di

prot'ezia

a favore del vencovo

Roma
Ecco

di

primeggiare da Rex ret/um e da DominuM


I"

dominant ium (Apoc. XIX, 16;


altri indizii,

Timot. VI, 15).'


storici.

o dicansi precedenti
8alut6,
in

L*ar-

civescovo di

Salisburgo

una

letteni,

GioPonii-

vanni VIII (872-882) a questa nianiera:


fexj et universalis

Summus
totius

Papa^ non unius Urbis, sed


L'

OrOis

(Nuzzi,

cit.

LXXVIII).
il

arcivescovo Arnolfo II di Mi-

lan aveva preso


risenti assai
cilio

titolo di

Papa

Urbis Mediolani.

Gregorio

(996-999); tanto che in


si stabili,
*

Se ne un Condel se-

particolare di Pavia
1'

che Arnoltb dovesso

deporre
colo
di

assunto

titolo.

In generale,
il

prima

adoperaiidosi

ancora

nome Papa,

la cliiesa

Roma

lo rispettava ncl

vederlo attribuito ad altri

VGHCOvi, e
si

ad

altri preti di altre chiese;

ma non

punto

rassegnava

di vederlo rit'erito

ad

altri vescovi

come

titolo onorifico, e,
sale.

quel die e

piii,

in

un senso univerGregorio I e

La Chiesa

di

Roma
i

presumeva

la universalita solo

j^er lei.

Informino

due

fatti arrecati di

di

Bonifacio III.
II

provato h piu che sufficiente a rendcre evidente,


terreno, tra
i

che

il

secoli

e XI, era ben preparato

acciocchc soltanto in quelle di

Roma

crescesse T albero

maestoso, a protbnde radici, a larghi rami, del la

di-

'

G. de Novaes, Introd.

alle vile

dt ommi

pinittjici,

ecc, vol. 11,


rfi-/.....-.

p.

75. Trad.

p.

Roma, 1707. 174-177. Roma, 181>1.

Ijabanca,

Carluinaijno

nrll' arf-

Muratori, Annali

d' Italia, 098.

88

SECTION MYTHOLOGIE ET RELIGIONS

[4:2]

gnita ed autorita papale. Alcuni storici e canonist! lian


voluto indagare sotto qual vescovo di

Roma

il

nome
titolo
I

Papa acquistasse tanto

valore, e diventasse

un

proprio ed esclusivo del capo

della chiesa

romana.

piu arbitrano, essere cio avvenuto sotto Gregorio VII


(1073-1085).
L' oratoriano

Cesare Baronio e di questo parere

laonde scrive:
sto

Gregorius Septimus Papa, anno Cbrivero


pontificatus

Domino

1076, sui

anno

tertio,

sexto Kal. Martiis indict.

13 habuit

Romae Synodum
ut

adversiis schismaticos, ubi statuit inter alia plura,

Papae nomen unicum


nee
che
liceret alieni se
.

esset in universo orbe christiano,

ipsum, vel alium eo nomine

ap-

pellare
il

Aggiunge Tillustre annalista della Chiesa, documento osservatur in Bibliotheca Vaticana (Marcit.

tyrologium
II

Tannuarii

10).
nell'

Pagi mostrasi incerto

accogliere

1'

afferma-

zione del liaronio, per la j-agione che nei dieci Sinodi


celebrati da Gregorio

VII non
vestigium

si

rinviene vestigio di

sorta sul

nome Papa:
die

aliqiiod

non
dare

i^eperitur.
il

Egli e di parere

invalse

1'

uso di

nome

Papa, dal secolo IX,


(Op.
cit.

sine addito, soli Episcopo


n. 8).

Romano

iom.

I,

Sect

I,

lo sono dello stesso parere


cose assodate,

del Pagi; salvo

che, per

le

non posso
tutto
il

consentire che nel secolo

costume di tribuire
cato,

il

IX fosse bandito in nome Papa, nel primiero


storici,
il

signifi-

ancora ad

altri vescovi.

Confesso che parecchi


del Baronio, e cioe
il

su la grave autorita
il

Novaes,

Voghera,
lui,

Buzio

negli scritti citati

tengono

con

non

col Pagi, die

pur aveva a sua disposizione, documenti della Vaticana. Fino un contemporaneo cattolicq, senza arrecare

(43]

B.

LABANCA
il

80

il

docmnento, ha orednto daro por autcntico


'

decrcto

gregoriano.

Cesare Baron io pone a cagione del decreto di Grcgorio VII la pretesa dcgli scimastici oriontali,
clie,

in

ndinm liomani PraesiUis, proclamavano


e di

norai di

Papa
ini-

Papato anche per

le

chicse di ('ostantinopoli, di
orientale,

Alessandria e di Ant lochia. Lo scisma


ziato

da Fozio nell'SG?,
10o4,
6 un

compiuto da Michele Costorico

riilario nel

tatto

innegabile;

ma
ri-

non
di

o del pari fatto storico innegabile, per inancanza

docnmenti, die sia stata cagione del decreto di


solo
alia chiesa di

ferire

Roma

nomi

di

Papa

e di

Papato. Venuto Gregorio VII al governo della chiesa

romana

nel 1073,
il

gia prevaleva

pocodopo lo scisma orientale quando costume de' nomi Papa e Papato per

la sola chiesa di

Roma
chiese

era naturale
i

che

Greci prele

sumessero, per reazione contro


loro
principal!
i i

Latini,

anche per

nomi

di
il

Papa

e di Papato; e

che

Latini continuassero, per

costume invalso, ad

nomi al solo vescovo di Roma, senza che Gregorio VII emanasse un decreto sinodale. Resta una obiezione, a cui deve rispondersi, ed a cui lia dato occasione il Dictatus Paptie, attribuito a
attribuire essi

Gregorio VII. In quelle sono, tra


qucste tre
:

le

27

proposizioni,

^<

Quod

solius

Papae pedes omiies principes

deosculentur
teretur
;

Quod

illius solius

Quod unicum

est

nomen in ecclesiis recinomen in mundo >. La A'mla


al

cyclopedic des sciences I'eligienses, diretta dal protestanto

Lichtenberger, ha stimato scorgere


d' ossersi

genesi storica

attribuito

il

nome Papa
p.

solo vescovo di

CI.

Cenni, Chi

> il

Papa?

V. Roma, 1886.

90

SECTION MYTHOLOGIE ET RELIGIONS


nella proposizione
idest
:

[44

Roma
mundo,

Qnod unicum

est

nomen
dare

in

Papae. Certo la proposizione del


doversi

Dictatus
il

e molto esplicitamente lavorevole del

nome
v'

di

Papa
cioe,
il

al solo vescovo di

Roma. Se non

clie,

e dis enso tra gli storici cliiesastici quanto al Dictatvs


se,

Papae,

debba

ritenersi

opera di Gregorio VII.

Sono per
Cenni
il
;

si

Cristiano Liipo, Pietro de


il

sono per
'

Marca ed il no Natale Alessandro, il Dnpin ed


pieno
assenso a
i

Lannojo.
lo,

a dir vero, aggiusto


;

questi

ultimi scrittori
zii.

essendo piu documentati

loro giudi-

Devo, per

altro, confessare

che

il

Dictatus,

non pro-

mulgato da Gregorio VII, venne compilato dopo la sua morte, secondo le massime allora dominanti nella
chiesa di
est

Roma. Laonde il pronunziato Quod unicum nomen (Pdpae) in mnndo riconf'erma un fatto riconodi

sciuto dal clero di Occidente in genere,


specie. II

Roma
il

in
ve-

tempo

era, oggimai,

maturo' ad essere

scovo di

Roma Papa

per eccellenza, Papa per antonoPater,

masia, non

come semplice
si

o Pastor,

ma come

Pater patrum o Pastor pastorum.

Magari
testa papale

fosse qui arrestata la

marcia ascendente
del Do-

e invadente del
il

Papato

Si pretese applicare alia po-

detto biblico del Rex regum e


16),

minus dominantium (Apoc. XIX,

detto

die

allude

ad un concetto
cioe,

apocalittico,

non

politico, al

concetto,
si

che

il

Cristo, nel suo ritorno in terra,

vendi-

clierebbe,

da Re e da Signore,

de'

Re

e de' Signori del


versetti
in cui
del-

niondo. AUusione riconfermata

da

altri

r Apocalisse (VI,
'

9,

10, 12-17), e dal

tempo

venno

De Novaes, ElemenU ecc,

citati, T. IT, p.

207-280.

[45]

B.

LABANCA
la
'

91

essa

scritta,

dopo,
il

ciofe,

ptirsccuzione

di

Norone
noKSC)

de' cristiani, verso

70.

Per tanto non


e Signori del

CHiste

alcuno tra queste credenze apocalittiche e le esigenzc


politicljo dc'

Papi 8ui

Ro

mondo.

V.

CONCLUSIONE SUL NOME PAPA


IN

RELAZIONE CON

OU

ALTRl DUE DI VESCOVO E PONTEFICB

II

nome Papa, nato


IlavijQ, fu,

per trasforinazionc della voce


figlio

greca

per cosi dire, un


Quivi

fortunato nella

cliiesa occidentale.

adottato,

crebbe a grado a
in s6
il

grado vigoroso e potente, fino a concentrare

sommo
tale.
le

potere interno ed esterno della cliiesa occiden-

Quel che non accadde nella chiesa orientale. per

cagioni accennate, accadde nella chiesa occidentale,

per altre cagioni, delle quali ora ne dir6 alcune, tra


tante.

Nel IV secolo, al pari de' Greci,


corrotti.
di

Latini

erano

Per

la costoro corrnzione,

il

Romano Impero
latto,

Occidente minacciava prossima rovina. Di


il

dopo la
appena^

niorte di Teodosio

Grande

(4<

396
la

1,

trascoi-sero

'

Otto Pfleiderer ha creduto stabilire

compoeisione deirApoca-

lisse alia fine della


p. 85, sg.

prima met^ del secolo

II

{Dot L'l-chrisUnthum,

etc..

1875), ed

Ornzio Marucchi, agli ultimi

anni del secolo

(Op.

cit.
si

Vol.

I,

22).

Le

probability maggiori sono die la sua compo*


il

sizione

attn6 alia fine dolT inii^ero noroniano, tra

(>8

ed

il

70.

92

SECTION MYTHOLOGIE ET RELIGIONS


1'

[46]

Impero occidentale rovin6 Ora, se la lenta agonia dell' Impero orientale nooqne al Patriarcato di Costantinopoli, la precipitosa moite dell' Impero occi81 anni, e
dentale giov6 air Episcopate di

Roma.
alia prossima
I
il

Leone
rovina
dell'

Grande (440-461) si trov6 Impero Romano, Gregorio


il

Grande,
mise-

('690-C04j, alia

completa rovina.

In

tale

stato

randp
di

d' Italia,

anzi di Eiiropa le due figure


piii

die piu

spiccavano, e die

ispiravano fiducia furono quelle

Leone

e di Gregorio.

che, calato in Italia,

Leone riusci a fermare Attila, marciava contro Roma. Gregorio,


la

con la sua benefica azione governativa e pacificativa,


rese

meno spa vente vole


?i07i

invasione de' Longobardi,


i

tanto che in una sua lettera scrive, che per


cati era divenuto

suoi pec-

Eomanorum,

sed

Longohardorum

episcopus [Epist.

I,

31j. Si

di talsificazione storica,

pu6 affermare, senza tenia che con Leone I e Gregorio I


e

continu5

1'

epoca apostolica, con quelle differenze che


i

comportavano

secoli

VI

rispetto al secolo
di

I.

La

distruzione dell'

Impero

Occidente e a
successive

le

in-

vasion i barbariche

contribuirono

esaltaiiei

zioni deir Episcopato di

Roma. Aggiungasi che


alcuni per

patriarchi orientali, eminenti


intuizioni,

intenzioni e

difettava
1'

I'arte di
di

governare, posseduta a

maraviglia, per
scovi di

ambiente

Roma,

sin dai primi veI

Roma. Ad esempio, Gregorio


una grande
abilita
di

fu

un monaco

-austero, fino alia superstizione talvolta; pure, nessuno

pu6
riore
lita

disdirgli

governare, supe-

a parecchi uomini odierni di Stato. Cotesta abi-

governativa, ereditata da

Roma

dominatrice e

le-

gislatrice,
i

non venne mai meno in corso di secoli appo vescovi romani e fu dessa principalmente che ne
;

147]

B.

LABANCA
il

08
fatto

accrobbe via via T autorita e potesta. lo noto


Htorico
;

rion

por ci6 approve o lodo tutto


ciii

lo

invadenzc

intransigenze a
rita
sill
()

non

di

rado pervenne onsa anto*


del
e

potosta, che, per lo provalere

nome Papa

nome Episcopo, si appell6 papale, II nome Episcopo, raddolcito da


come
lio

non cpiHcopalo.
nella

quello di Vcsco-

vo, si us6,

detto, di

buon

ora

ciiiena

orientale ed occidentale. Servl in

entrambe a designare

un' autorita ispezionale, non giurisdizionale tra gli altri

ministri dclle varie cliiese. II

mitivi tempi cristiani,

nome Papa, nei prinon esprimeva, come sappiamo,

autorita di sorta, no ispezionale, ne giurisdizionale;


significava solo paternita spirituale.

ma

poco

siasi
e,

elevata ad esprimere

Come a poco a somma autorita ispeabbiamo gia


visto

zionale
nel
solo

insieme, giurisdizionale,

numero precedente per


fino

la chiesa occidentale, in cui

avvenne tale graduale elevarsi e ingrandirsi del


a diventare proprio ed esclusivo d' un
di quello di
il

nome Papa,

capo chiesastico, cioo

Ora, importa esaminare so origine non cliiesastica,

Roma. nome Episcopo

di

si politica,

e che servi ad espri-

mere, come nel

mondo

politico, autorita ispezionale dai

primissimi giomi del cristianesiino


di olevarsi

abbia dati
i

indizii

nome

proprio ed esclusivo di qualcbo ve-

scovo, clie tenesse la sua sede in qualclie

grande

citta

orientale od occidentale.
i

Al proposito
I
le

dogmatic!

ed

critici

non vanno d'accordo.


le

dogmatioi uccidentali
esigenze di ele-

tredono, clie
varsi
il

tendenze, anzi che


si

nome

Episcopua

manifestassero in
il

Roma;

in

guisa da diventare in
1

Roma

vescovo, e non altrove


le

Epm-opus episcopornm. Ora sembra che


col

tondenzeed
altorain

esigenze esordirono nella chiesa orientale,


rono,

ma si

tempo,

nolla cliiosa

occidentale.

Come

M
qiiella

SECTION MYTHOLOGIE ET RELIGIONS

[48]

nacque da prima
elev6 a

il

nome Papa,

e col

tempo

in

somma potesta, cosi il simigliante avvenne rispetto al nome Episcopo. Se non che, e da avvertire che il nome Episcopo essendo di origine apostolica, anteriore al nome Papa, siccome e provato nel
qiiesta si

nnraero precedente, fu naturale che


vazione e della concentrazione
sul
si

il

bisogno della

ele-

manifestasse

prima
Papato
si

nome

Episcopo, e poscia sul

nome Papa.
il

innegabile

che

I'Episcopato e non

acquist6, ogni di piu^ autorita nelle chiese cristiane

di Oriente e si di Occidente dai primi secoli. I vescovi

promovevano
siedevano. Se

d'

ordinario
laici,

concilii particolari, talvolta

indipendenti dai
il

da uno

di essi

vescovi

si

preil

potere conciliare allora decideva,


^

po-

tere episcopale lo bandiva e dirigeva.


sto fatto se

Accanto a que-

ne appales6 un altro nelle due chiese; ed

una grande chiesa [suKXipta jneydAi]), nella quale risiedesse un grande vescovo (jusydAi] smoicojrogj,
e di formare

quale vescovo de' vescovi. I due

fatti

appartengono

in

comune

alle

due chiese

di Oriente e di Occidente.
il

Ma

quale di esse rivel6, la prima,

forte bisogno della ele-

vazione e concentrazione episcopale; in maniera da doversi

transitare

dall'

episcopate

plurinominale
i

all' epi-

scopate uninominale?
il

qui che

critici

hanno snodato
apostoliea e la
le

nodo con piu serenita e verita


I
critici

storica.

accettano la istituzione

successione dell' Episcopato, non nel


cose
si

modo onde

due

sostengono dai dogmatici, sopratutto

cattolici.

Per costoro I'Episcopato,

istituito dagli Apostoli, ebbe,

Vedasi K. Schwartz, Die Entstehung der

Si/node.n in

des alien

Kirche. Lipsia, 1898.

[49]

B.

LABANCA
ili

05

da

principio. unita e varieta: unita nolla chiesa

Roma,
Apo-

londata e ministrata da San Pietro, priiicipe


stoli;
stoli,

do^li

varieta nelle altre chicHe, tbndate dagli altri Apo-

o dai loro discepoli, e subordinate co' loro vghcovI

al f^ran

vescovo di

Roma, San
co'

Pietro.

Dopo

la istitu-

zionc apostolica, continu6 la successions episcopale, sem-

pre col centro a

Roma,

raggi nolle altre comunita


i

cristiane orientali ed occidentali. Natural mente


lici si

catto-

giovano piu e piu della venuta e della dimora di

Pietro a

Roma,

e della concossione fatta dal Cristo

Pietro, clie, cio6, sarebbe stata la pietra

tbndamentalo

doUa Chiesa ( Matt. XVI, 18). Dai critici non negasi la unita e
chiese cristiane;
si

la varieta nello
positivi,
clie

ma
si

si

afferma, con
unita,

t'atti

and6 dalla varieta

all'

non

dall'

unita alia va-

rieta.

Da

principio

ebbero piu vescovi a capo delle di-

verse comunita cristiane, ed


sola

anche piu vescovi

in

una

comunita

cristiana. In sostanza, ciascuna


o, cli'

comunita
erano

avova o un solo vescovo,


a capo
presbiteri, vale
di

e lo stesso, ispettore, o
di vescovi

piu vescovi, cio^ ispottori. In


i

mancanza

a dire

gli anziani.

San Giro-

lamo discorrendo

alcune chiese, dice: Comuni presbi-

teroruni consilio r/fibemantur.

Chiama

tale Consiglio Se-

nator habemus senatum nostrum coetum prnsbiteroi'um (Isaia,


In cap.
II).
si

Che
di

procedesse dalla varieta

all'

unita,

si

hanno
227j,

ben altre conferme. Le epistole

di Celestino I
(i<

i<

Leone

(^

461) e di Greg<n*io I
essi lecero

604) provano ad

esuberanza quanti sforzi


desiderata episcopale,

a ottenere la unita
sola, I'Epi-

clie,

cio6

Roma avesso,

scopus episcoporum.

Con Gregorio siamo


il

al secolo

VI

e a principio del VII. Ora

Magno Gregorio

sostenne

96

SECTION MYTHOLOGIE ET RELIGIONS

[50]

dispute senza

numero

co' patriarchi di Oriente,

co' ve-

scovi di Occidente, in ispecie di Gallia e d' Italia, par-

ticolarmente con quelli di Milano e di Ravenna,


la prerainenza episcopale di

per

Roma.

Non
cea (325),
divinita

e tutto.
si

Nel celebre Concilio generale di Nicanoni

fissarono varii canoni, oltre a definire la


i

sostanziale di Oisto, e fra


i

si

stabili

quelle che
pelli,

chierici dovessero rivolgersi,


locali, e questi,

nei loro ap-

ai vescovi

come ad ultimo
si

ap-

pello, ai Concilii.

Nel Concilio particolare di Cartagine


fa sapere a Ste-

del 258,

prima
2G0),

di quelle di Nicea,

fano

{>fn

che

vescovi, nei loro giudizii finali,


Concilii. Questi fatti

non dipendono da Roma, bensi dai


contengono
II

pluralita,

e,

ch'

fe

piii,

ugualita episcopale.

che accetta San Girolamo con questa sentenza:

la

chiesa di
ferenti.

Roma e le Un vescovo,

altre chiese
sia a

non sono

fra loro dif-

Roma

o ad Eugubio, a Coaltrove, pos-

stantinopoli o a Reggio,

ad Alessandria od

siede uguale merito, uguale

sacerdozio (Epist. ad Eva-

grium, 101)

Non poteva
mocratica

la

Chiesa restare in perpetuo una de-

societas,

aut ecclesia fratrum. Dalle indistinzioni

dovevasi pur venire alle distinzioni.


testo venire
si

Salvo che in coplurino-

arriv6 dal sistema episcopale

minale ad un sistema episcopale uninoniinale; nel quale


il

vescovo di

Roma

doveva essere non gia un primva


inter impares.
dell'

inter pares, si

bene un primus

tale elc-

vazione e concentrazione assoluta


poi
si

Episcopate, che

disse di preferenza Papato,

contribuirono varie

cause accennate,
del

ma

piu

il

versetto 18 del capo

XVI,
gli

Vangelo

di

San Mattee,

versetto che fece scorrere,

per la interpretazione, un fiume di inchiostro e per

[51J

II.

LABANCA
di

VJ
clic

iniliissi

niiileiici

uii

iiumc

sanguc. Su
tre

non devo

trattenernii.

Soltanto

mi permetto
il

considerazioni
renioto

Htoriche:
CliieBa,

la

prima riguarda

passato

doUa

ed e che nei primi tre Kecoli non osscndosi anil

cora tbrmato

canone intorno

ai

libri

del

N. Testa-

mento,

il

versetto di Matteo, clie accordava tanta preai suoi successori di

cedenza a Pietro, e per esso


pale di

Roma

non pote avere molta influenza

snlla primazia Episcoil

Ruma

la

seconda concerne
V autenticita del
qucllo,

passato prossimo
essendosi mesea
del

della Cliiesa, ed 6 che dalla Ritbrnia


assai
in

dubbio

vei*setto

primo
di

evangelio,
elficacia

non ebbe
si

dopo
dieci

la Riforma, piu forte

a conservare la supremazia episcopale


rit'erisce

Ro-

ma;
dal

la terza

ai

secoli

della Chiesa,

IV

al

XIV, ed

e die in questi secoli quel vei-setto,

unito

alia

tradizione della

venuta e della dimora di

Pietro in
il

Roma, giovo

assai ad accreditare e legittimare


di

primate episcopale

Roma, die dopo


innegabile,
dell'

il

secolo

si

appoll6 primato pa pale.

Con
dente
si

tutto ci6 e pure

che se in Occi-

etfettu6 la tendenza

Episcopate a divenlu ne'primordii


i

tare uninominale,
del

da plurinominale che
si

cristianesimo, in Oriente

manitestarono

primi
ro-

indizii di essa

tendenza.

La
di

epistola di

Clemente

niano ai Corinzi, gia ricordata, usata a loro favore dai


cattolici

quanto

al

primato

alia

unita e

alia

Roma, non allude punto primazia episcopale di Roma. In


cristiane.

quella epistola, mostrasi, tuttavia, rispetto alia varieta

ed ugualita episcopale delle altre comunita


II

vero

iniziatore e

promotore della primazia e mo*


Nello
in

narcliia episcopale e Ignazio di Antiochia.

sue

diverse epistole

autentiche

s'

insiste,

che

ciasouna

98
cliiesa sia

SECTION MYTHOLOCIIE ET RELIGIONS

[52]

un
iin

solo vescovo.

Ora, la esplicita sua

insi-

stenza per
cosi dire,

raonarcato episcopale particolare era, a


co' secoli sarebbesi

un preannunzio che

giunto

ad un monarcato universale. Onde vedesi che il punto di partenza del monarcato universale fu 1' Oriente, non
r Occidente.
relazione al
'

Poiche abbiamo considerato

il

nome Episcopo

in

nome Papa, ci rimane a considerare in relazione alio stesso nome Papa quelle di Pontefice. Rispetto alia origine etimologica del nome Pontefice, alcuni lo derivano da Pons facio (Varrone, De lingua lat. Lib. IV, cap. 15); altri da Posse facere (Seneca, De
dementia, Lib.
I,

cap. 10; Marsella,

cit.,

p. 2, 9); altri lo

ritengono una forma alterata di Pompifex, cioe di far

pompe

religiose, o di sacra facere (Gottling,

Gesch. der

romanisch. Staatsv.

1861). Quest' ultima

origine

etimoil

logica spiega meglio lo scopo a cui era indirizzato


Pontificato in

Roma, concentrate
Maximns.

in chi

godeva
assunse,
sotto

il

ti-

tolo di Pontifex

Noi sappiamo che cotesto


babilmento, dal vescovo di

titolo

si

pro1'

Roma

Siricio,

im-

peratore cristiano Graziano, che lo rifiut6 circa

il

382

Rst. F. G. Baur,

Der Ursprung
xind

des Episkopats. Tubinga, 1838.

Ritschl, Entstehung der Dollinger, Christenlhtan


Ratisbona, 18G0.
Parigi, 1804.
il

altkatholischen Kirche. Bonn, 2 ediz., 1857.

Kirche in der Zeit der Grundlegumj.

J. Reville, Lets origines de I'episcopat, etc. Prem. part.


importaute avvertire che
1'

lo stesso

scrittore

cattolico,

Duchesne, aflFerma che

episcopat unilaire non

esisteva,

nel
la

primo

secolo,

come

istituzione locale, tanto

meno

universale.

Verso

meta

del secondo secolo diventa


tardi
rigi,

una jstituzione

locale in molte chiese, e piu chretiennes, p. 55-03.

una istituzione universale {Les origines


2"^

Pa-

ediz. litog.,

senza data.

53)

IJ.

LADANCA

09

()

DSii. Jl

cardinalo ]$aronio avcva prima aiweritoi averc


il

Costantino

Grando

rifiutato

il

titolo

religioso di

Pontifex Max'imus (Mariyrol. rom.^ die 2t avgu$ti)\


si

ma

poi

ritratt6,

ed accetW), ci6 che accadde sotto Qi*aziano


an.

(Anu.
sella

eccles.,

CCCXII, CCCLXXXllI,
il

n. 6).

D. Marclio

che ha agitata exprofesso

la questione,

opina

Graziano depose legalmente


gli altri

titolo onofifico,

bench6
tollecit.,

imporatori cristiani, suoi

predecessori,

rassero vederlo attribiiito ai vescovi di


specie nelle epigrafi arrecate).
t'ermarsi con

Roma
sia,

(Op.

Comunque

pu6

at-

piena certezza, che verso la fine del se-

colo
il

IV nome

rettori della chiesa

romana assunsero anchc


il

di Poutefici

Massimi, oltre ad avere


il

nome
altespi-

primitive di Episcopi, ed

nome

di Papi,

come

razione di Pater
ritiiali

nel significato di semplici padri

del fedeli. L' assunzione del titolo di Pontefice

Massimo giovo, senza dubbio, ad elevarc il vescovo di Jloma sopra gli altri vescovi. Come nella Roma pagana il titolo di Pontefice Massimo comprendeva una suprema autorita religiosa; cosi il medesimo titolo, trasmesso alia

Koma

cristiana, servi a renderne

il

vescovo

una somma autorita religiosa. Se TertuUiano, nel secolo II, canzon6 il vescovo di Roma Zefirino col titolo di Pontefice Massimo, il simigliante non avvenno piu dopo il secolo IV, salvo il caso di Pomponio Leto,
onorato in alcunc iscrizioni cimiteriali nel secolo
per
disprezzo
'

XV,

del

Papa,

col

titolo

di

Pontefice Mas-

simo.

'

Ncllo catucoml)0 di

(Jallit$to bi

scopri dul
8i

Do

iCotwi,

cho

ivi

hi

tonovnuu aduuunzo accademiche, e die n P. L.


irraDite, oltre

tributftTa in alcuu

ad altri

titoli ^onorevoli,

ancor ^nello di Pontefice M*-

100

SECTION MYTHOLOGIE ET RELIGIONS


Quel die avanza a
dire, pel

[54]

fatto

nostro,

c del-

Puso Iktto dai vescovi


Giusta
il

di

Roma

del

nome
atti.

Pontefice.

Do

Rossi,

il

titolo di

Fontifex

Maxhmis non
In questi

fu dai vescovi di

Roma
i

usato nei loro

adoperarono sempre

titoli

o di Ejnscopus, o di Papa.

Ancor oggi die


stema
qualdie atto:
contradizione,

Roma
il

cristiana

ha abbandonato
papale,
si

il

si-

episco^iale per

sistema

osserva in
alia
titolo

Episcopvs Leo XIII.


si

Non 'badando
il

vuole conservare

primissimo

dei caporettori del cattolicismo.

Noi consentiamo

col

De

Rossi, che
i

vescovi di
di Episco-

Roma hanno
pus o
di

preferito, nei loro atti,

nomi

Papa, piu vctnsti nella religione cristiana;


il

ma

e mestieri piir consentire che

nome
il

Pontefice, unito
e innalzare I'au-

a quei due nomi, giov6 ad accreditarc


torita chiesastica di

Roma,

e die

nome

Pontefice

si

adopero e
varia
Stato.

si

adopera nei

libri di liturgia, di storia dei

Papi, nei loro documenti epigrafici, nei descriverne la

possanza, nei denominarne

il

Patrimonio o

lo

die

il

De nome
II

Rossi,

dopo

la scoperta delle

catacombe,
vili-

di Pontefice
all'

Massimo
titolo

erasi dato, per

pendio al Pjipato,
ger6
il

accademico Pomponio Leto,


siil

esa-

punto storico

di Pontifcx

Maximus
che esso
umanisti
e,

tributato ai Papi, quasi


titolo sia rinato

mostrando

di credere

pagan eggianti.

nd mondo cattolico con gli La verita storica imparziale


Maximus, nato fra
i

che

il

titolo di Pontifex

cattolici alia fine

del secolo IV, continu6 a vivere in

mezzo ad

essi,

ri-

aimo. II fatto impressiono assai, o molti archeologi stranieri e nostrani


lo

studiarono.

Yu

a capo di tutti

CI.

B. de Rossi. (Eoma

sott. crist. I,

38; III, 234; JrutcrU. christ. II, 402; Bollett.", an. 1890, 81-94).

[65]

B.

LABANCA

101

spettato ed onorato
cipio e nel

e che giov6

non poco, da prin-

medio evo, a riconoscere nel rei^gitore della cbiesa romana non solo, come Epucopfis^ una sovrana
autorita
ispezionale,

ma

eziandio,

come
i

Pontifex^

una

sovrana autorita giurisdizionale.

per conch iudere, tutti e tre

nomi

di Ejnscopus

di Pontifex e di

Papa concorsero, con I'andare


secoli
1'

de' secoli,

a rendere sconfinata la potesta del capo della


cattolica.

chiesa

Coi
;

Episcopus
il
il

divent6

1'

Episcopus
il

episcoporum
il

il

Pontifex,

Pontifex

Maximus;

Papa,

Pater patrum. Tale h


i

fatto storico innegabile svol-'

tosi sotto

tre norai principali tributati al


il

governatore
ripigliasse

in
il

capo del cattolicismo. Oh, se

nome Papa
nel
Cristo,

suo primitive significato, cosi dolce e venerando, di


figli,

padre spirituale de'


esso

rinati

potrebbe
an-

nome

ritornare nel sincero affetto e rispetto

clie di liberi credenti e di liberi

pensaton! Scemerebbe
e sbalorditoia,

nel Papato

quella

potesta

sconfinata

che nocque tanto alia religione cristiana, e che eccitd


frequenti proteste
nullarla.
risolute, o per limitarla, o

per an-

B. Labanca.

^|Xg><g>Bj

t<><

-~

Act- du xn>** CotigrU

dM

OritntmHtU*.

Tom* lU

9*

Pltftte)

THE ORIENTAL CONCEPTION OF

LAW

On

the last

occasion

that

had the honor of


I

addressing the
subject " the

members of our Congress


Oriental view of the

took for
".

my
I

Path

To-day

should like to draw attention to a Conception which

West have been accustomed to regard as peculiarly our own, namely, that of Law. Amongst ourselves, the reign of Law, alike in the natural and spiritual worlds, has become so familiar that we find
in the
it difficult

we

to realise a time

when

the thought of things


classified this idea

was otherwise.
as fixity
or revealed

We

have long since

of purpose between
;

God and man, natmal and between man and man, national t>r
turn
to

international, constitutional or canon, public or private.

Yet when we
to

the

East

it

is

often,

is

not

always, a surprise to us to discover there, too, though

far less

extent,

an anticipation of Order

in

the

Constitution of the Kosmos.

104

SECTION MYTHOLOGIE ET RELIGIONS

[2]

ARYAN.

in

Beginning with our own Aryan ancestors we find the literature of the Hindus two expressions which

serve as centres of religious

and

social order

Bita

and

D'arma.

The former
it

is

found

pre-eminently
first

in the

Rig-veda, where

expresses

of all the settled

movements of the heavenly


which
or

bodies, then the order of


lastly,

nature founded by the gods, and

the moral law

man must

obey. It

is

the wa}', par excellence,

the path which

all

should

follow^,

be they stars or god&

men. Of Varuna, the most moral of all the Vedic deities, it is said that he supported the sky in the seat
of Rita
(iv,

42, 4)

Ahaiii apah apnivaiii uk'samanah d'arajaiii


[divaiii

sad an e Ritasja^

Ritena putrah Aditeh rita-'va uta tri-d'atu


[prat'ajat vi b'uma.

And one
123, 8. 9.):

Ri'si

even speaks of the d^dma or law of

Varu^ia and the d'ama of Rita in the same

hymn

f^

Sa

'drisih

adja sa 'drislh ita

uiii iti

svah dirg'am

[sac ante

Varunasja d'ama,
[pari janti sadjah,

Anavadjah

triiiisataih

j6ganani eka-eka kratniii

G^nati ahiih prat'amasja


Rittisja j68*a

nama sukra

Kri'snat

[agani'sta svitici,

na minati d'ama ahah-ahah


[nih-kritaih
a-carant!.

{8]

HERBERT BATNE8

105

Under the influence of Rita ntand alike the elementars forces of nature and the higher powers of spiritual life. There is tlie Rita of the sea and the Rita of the soul. It is the point where heaven and earth meet, wherein tliey rest; for Rita and Order are one
(Var).

At the

tinae of the rise of the

Brahma;ia-litera-

ture this world-principle becomes identified with ja^Aa,


sacrifice, in so

far as, according

to the ancient

view,

sacrifice is the manifestation

of the creating and sup-

porting Rita.

The whole

lore

of the

Brahmans of
is

this

period centres in the thought of sacrifice.

The next
by

step in the evolution of the idea

taken

However they may differ in other respects the ISatapat' a- Brahma nam and the Mahdb'dratam both show a decidedly -encyclopaedic tendency, whilst at the same time there is an
India's great epic, the Mafidb'dratam.

attempt, in each case, to bring the whole treasure ot


religious

knowledge
:

to

common

centre.

mann

well observes

'As the world of this


so

As DahlBrahmapa
is

moves round ja(jna,


<levelopment

our form's

circle

of ideas

borne by (Tarma^ Law'.


;

We

have here

two phases of

one outer and material, the other inner and formal. Instead of the purely-sacerdotal thought
princi-

of duty and law D'arma appears as the ruling


ple of
lations

human
of

society,

that which regulates

all

the re;

man

both with the seen and the unseen

with the visible world by the legal restriction


regulate the relations of the individual witli dividual and with the Community,
sible

which
tlie

in-

and with

the invi-

by rites and religious ordinances. These two monuments of ancient Aryan literature thus form the
mile-stones or boundary-lines of that epoch of strong

'

106

SECTION MYTHOLOGIE ET RELIGIONS

[4]

and social organisation which saw the rise of Buddhism and the development of Castes and dsramds. D'arma expresses the rights and duties, the morals and customs of an Arya. It is that which supports (vd'ar),
culture

which binds men together into a society. Subjectively it is Duty, objectively Law. Then we
have D'arma and Ad'arma as the morallj^ right and the morally wrong, and not infrequently D'arma is used
to express that

which adheres to things, their essential


the
derivative

nature,

whilst

d'armyam denotes the

unessentials.

As duty d'arma
a) dcdra^

is

classified as

duty to oneself;

p) vjavahdra,
y) prdjascitta

duty to society

duty to the Atman.

Perhaps the
ches of duty
(ii,
(i,

earliest

mention of these three bran-

is

to be found in tl^e 'Candogya-Upanis'ad

23,

1).

In the Taittirlja-Upanis'ad the Guru says

11, 2):

'Speak the

truth,

practise d'arma, neglect

it

not

'.

in

D'arma and Ad'arma as right and wrong we the Mandukja-Karika (ii, 25)
For Manas-knowers he is Manas, For knowers of Budd'i, Budd'i
' ;

find

Spirit

he

is

for the know^ers of Soul,


for

D'arma and Ad'arma


In
evolved

him who knows

the Bi'hadaranyaka-Upanis'ad

we

find

it

in

the sense of
;

Law i, 4, 14;. 'He (Brahma) was not yet then he created D'arma as something noblyis

formed. This
refore there

a ruler of the Ruler,

is tlie

Law. The-

is

nothing higher than Law. Hence, too,

[5]

HERBERT BAYNE8
sets his Iiope

l(/7

weak man upon the Law,


the
ture of this

against the strong

man

as upon a King.
is

And

indeed, the na-

Law

Truth (Satyam).
it is

Accordingly, when one speaks the tmth,


that

said

one speaks
it is

rightly

and when a man speaks

rightly

said that he speaks the truth, tor both are


'.

one and the same


i^ut,
is

as

we
'

said before, tlie

Law -Book,

war

e^ox'/*',

the Mahab'aratam, which Goldstucker used rightly,

to describe as

the creation of various epochs and

dif-

ferent

There we read even the Veda without D'anna cannot save a man (v, 43, 6)
minds
'.

itseli'

Na

ced

Veda vina

d'armaiii tratuiii saktd vicaks'a^^a,

At'a kasmat pralapo 'yam brahmatianaiii sanatanah.

The

three worlds are said to have proceeded from


is

D'arma, which

not only the

basis

of physical

and

moral order, but also the supporting principle of the universe. And just as the world ol the His'is was
based upon
sacrifice,

so the visible world

was

said to

be upholden by D'arma.

D'armal I6kas trayas tata pravrittdh sacar^*arah


(xii,

309,

6\

D'arai:iad

d'armam

ity

ahur d'armepa

vid'rit&h pra^fth,
iti

Yah
In

sjad d*&rai;iasainyuktah sa d'arma

nisc-ayah.

(viii, 69, 68).

tliat

part of the great epic

known a the

B'a-

gavad Gita the expression objectively. For instance


'

in used both subjectiveh'

and

Let the

Law

be thy guide

is

action and thou wilt tlien

do thy Duty'.

108

SECTION MYTHOLOGIE ET EELIGIONS

[6]

There can,
view of

think be no doubt that a nation's


its

Law
is

is

a Criterion of

culture.

When
social

from
of

an

exclusively sacerdotal period, in

which the
which

^^'ill

the priest

law,

we

pass to

one

in

and

economical considerations prevail,


that there has been

we may

be quite sure
the

a corresponding development in

the conception of law.

Now

the Mahab'aratam
it

is

Concrete reflex of such an epoch. Whether


or followed the

preceded

so-called D'arma-sastras

it is

by no

means easy
grounds

to determine, but there

seem

to be

good

for believing that the oldest parts

both of the

great epic and of the Code

known
fifth

as

Mdnavam Sdstram

B'rgu-prdktam belong to the


,

century B. C.

Unlike our Western


is

law-books the Code of the

Manavfis

a metrical version of traditions and customs

which, by gradual consolidation; have assumed the form


of Law. The root of
to be (II, 6;
1.
:

all

law (d'arma-mulam)

is

stated

Veda
is

'k'ilah

2.

Smriti

3.

Silam

4.

Acarah.

That

to say, all

knowledge, whetlier spiritual

a temporal, ethics and customs.


In the strict sense of the term

Manus Sastram

is

Code for it cannot be said to be 'a systematic arrangement of precepts which existed as actual laws in force throughout one Country'. Most of its rules come under the head of Acara, traditional practice which is said, both by Veda and Smriti^ to be paramd D'armah, highest law, supreme religion. All the observances of private morality and social econom}' are described as acara. By Vyavahara all that we mean bj^ jurisprudence is understood. The government of a State,
not a
'

',

'

',

17]

HERBEET BAYNE8
and criminal law, and the
In the
first six

108

civil

rules of judicature are

all discuHsed.

to us a simple

books we have presented state of society in which the custom

of the caste

is

law,

and

in the seventh

we meet with

a decidedly paternal form of government. It is the King who, by divine right, is not only to rule, but
himself to administer justice
*

(vii,

14 and

viii,

23)

For the use of


tlie

created in

King the great Lord (Isvara) beginning his own son Justice, composed
tlie

of particles of his
protector of
nisliment.
all

own

divine essence, to act as the

creatures by wielding the rod of pu-

Let the King, having seated himself on the judgment-seat, with his body suitably-attired and his mind
at ease,

and having

oflfered

homage

to the
trial

gods who
of causes'.

are guardians of the world, begin the

So in India's Iliad the good King Yud'ist'i'ra is the embodiment of 'many-branched' and 'many-gated' Law (D'armasja mahatO bahusak'asya bahudvarasya). The evolution of the Aryan idea of Law would
,

therefore seem to be
a)

the straight and settled path of the stars;

(^fT,

Or do.

^/ar).

'Diritto, droit'.
P) the

support of gods and men, the

tie

that

binds

(W
y) that

Mquu,

Jirmvs.
laid

Vd'ar).

which has been


ages
;

down by the

wist>st

and best of

all

110

SECTION MYTHOLOGIE ET EELIGIONS


^jui, doms, doom, y/d^d. (yrm Lex log, lov, laiv. ^/la^g.
1

[8j

Geseiz.
6)

y/ sad).

that which determines and Controls.


(vojuog,
v8jLi0ig.

\/nam).

B.

SEMITIC.

Passing on to the Semitic view of the subject we

have

first

of all the thought of rights and obligations

amongst

tiie

Hebrews, that

'

race of the

didugga), as the relationship existing

(ammibetween The man


'

Law

and his Maker. In the beautiful words of the Psalm (i, 2,):
Ki
ira

first

bt'6rat'

Jhdvah
is

k'ep*z6,

ub Torat'6 jehgeh

jomam

valailah.

His delight
his

in the

Law

of the Lord; and in


.

Law

doth he meditate day and night

And
and
for

here

not only are

we are at once Hebrew ^IPl and

struck by the fact, that

min

and Arabic

fj^

^^ *M

diflerent forms of the

same Semitic word

Law, but that

their conceptual evolution has been

almost identical with the Aryan


IS

^TT and

Vi*{

T6r

in the first instance, a settled


first

movement, arrange(xvii.
tf*'.)

ment, rank. In the

book of Chronicles

we read
Vatikt'an
fj6t'

benek*a El6him vatdaber al bet' abdk'a

Imerak'Ck urit'ani ktCr haadam haipa'alah

Jhavah ElOhSm.

[9]

HERBERT BAYNE8
'

111

eyes,

And this was yet O God! and thou

too small

a thing in thine

hast spoken concemiog thy

servant's house for a distant time,

and hast regarded

me

as though I belonged to the rank of a

man

of high

degree,

Lord God!

'

Then T6rah, like D*arma, is the bond between man and man, and man and God:
'

Listen unto

me my
justice

people; and,

my

nation,
forth

give ear unto me: for a

Law
wiU

iTorah') shall
I

go

from me, and


of the people
'

my

establish as a light

'.

And

whatsoever controversy

may come
(

from your brethren that dwell


blood
(

in their cities,

you between
to

and blood,
),

between

law

rnin

and precept

npf^

statutes

and ordinances, ye

shall tiiily

warn

them that they incur not guilt against the Lord, and so there come wrath over jou and over your brethren: so must ye do, and ye will not incur guilt
'.

2.

Chron.

XIX.

10.

Here the word

Hlikp

is

peculiarly appropriate to

express the legal relationship amongst kinsfolk, as the


root
is

ni^

'

to join,

bind

'.

In Arabic, also, the words

^olj

testator,

ju^l^ testament, will, covenant,

come

from ^*o\^ 'joined,' 'connected', wuo^, on the other


liand, is

Law which
for
Sii'tls.

holds together a spiritual brotheras

hood, such,

instance,

the

Mystical

Moalams

known

as

And

indeed throughout the whole world of Islam


'

supreme word, for law to the Musalmtin means his whole religion, the entire revelation contained in the Kuran.
this is the
*

112

SECTION MYTHOLOGIE ET EELIGIONS

[10]

For the corpus juris we have the word ^Jii which primarily means knowledge, understanding, and more especially an appreciation of the way in which one man should act toward another, according to the
well-known definition mdrifat
aleha.

ut nafsi

ma

leha

va

ma

All

Muhammadans
fik:

agree

that there are four

chief sources of this


a)

the Kuran;

p)
y)
6)

Sunnat, the Conduct of the prophet;

unanimous opinion (igma);


Kijas, analogy.

Of these the two former are said to be asl-ul-adj the root of roos, and the two latter furii, branches.

Hence the designation of the four sources

as Pj-^j cS^\

root and branch, or usul-ul-Fik' va furu-ul-Fik\

C.

TCFRANIAN.

As

representative of the Turanian race let us take

the Chinese, for in some respects they are the most


interesting people of the East.

Their thought of
racters
$1

Law

is

expressed by two chais

mi

silk,

and # and means

The former

from radical 120,

in the first instance the tlireads of

a web, the warp. In medical books it is applied to the veins and to the blood. It also signifies lines or paths.

When

joined to we

'

woof

'

King means the

lines run-

wliilst ive indicates those going East and West, so that the combination King-We is

ning North and South,

[llj

HERBERT BAYNES
Then King

118

equivalent to latitude and longitude.


ses the lines of a book, especially

expres-

afterwards a Classic, and,


literally
'

lastly,

an historical work, Law. King lun meaning


*

to arrange the threads of silk


for tl>o
to
'

sion

now used
Ke

an expresprinciples of reason and justice;


is
*

whilst King
principles of

separate silk-threads

means the

government and moral

instruction.

(ni)

The second character contains two radicals, 1 19 meaning rice and 120 (mi) silk, and is used first of
of a vessel or tripod employed in an act of worship.
of rice

all

The arrangement of grains


silk

and of threads of
then
the

seems to be the primary


is

signification,

thought
'Heaven.

ot

an Order which cannot be changed-Law.


Principle
instilled

Thus wo have Pin I the moral

by

I lun the natural relations of husband and wife,

parent and child.

To

the Chinese, therefore,

Law

is

the order observ-

ed in the

outer world transferred to the

inner and
Society.
is

applied to the various institutions of

human

And

so,

in

conclusion,
in the

we

find

that there

Consensus of opinion

East that, from that orderly

sequence of events in nature, ascribed by the Aryans


to

by the Semites, for the most part, to One Supreme Being and by the Turanians to Heaven itself, arose that grand Conception of universal Law whicli makes the whole world Kin.
gods,

many

Herbert Baynks.

-^tXi^csiat^5~-

NOTE SEMASIOLOGICHE

Spesso accade di vedere negata una etimologia per cagion del significato troppo diverse, ov^ero, il clie avviene piu sovente, ed e cosa di gran lunga piu grave,

ad una medesima parola

si

assegna differente origine,


il

sempre
di

pel

motivo indicate. Ora, die

significato sia

somnia iniportanza come norma direttiva della com-

parazione, e cosa troppo cliiara di per se stessa.

Ma

bisogna pur con venire che


zioso,

il

senso, se ^

un aiuto pre-

una riprova e quasi malleveria di maggior certezza, di per sfe non pu6 esser preso come criterio assoluto. Anzi non dubitiamo d'atTermare die il signicato non rettamente inteso lia spesso tratto altri in eiTore: e appunto di tal pericolo e inconvenient^ intend iamo ora fare alcune brevi osservazioni. II glottologo pu6 bene afferniare o negare Tidentita tonetica di

due parole, giacdio per


i

lui

la

guida

mntamenti dei saoni, senza i quali non vale comparazione alcuna; ma ne*suno pu6 stabilire leggi assolute alia libera associazione dei rapporti ideali, massime nella logica e nella
sicura e costante devono essere

: '

116

SECTION LINGUISTIQUE
i

[2]

fantasia del popolo, onde

significati della parola tanto


noii

spesso e

si

notevolmente differiscono

pure da

lin-

gua a

lingua,

ma
si

anche non di rado nella stessa

lavella.

DiflScilmente

trovano due parole di cosi perfetta cordi\i(6g

rispondenza fonetica e mortblogica, quali sono


e fumus, sebbene di significato tanto diverso.
dicasi di ndjtQog
'

Lo

stesso
'

cinghiale

'

-^

lat. cajyer

'

becco, capro

(qui la diJfferenza e tanto

piu notevole, in quanto


^

ri-

guarda un essere vivo, un individuo);


(propr.
TEicToyv
'

reuvov

'

figlio

'

generatO;
in

partorito':

cf.

E-rsn-ov)

accanto a
'

artefice

legno, stipettaio, fabbro


cf.

lat.

texo

(per

vari significati della radice tek-

Mem.
'

de la
*

Soc. Ling. VIII 289).

L' idea di

'

mescolare

cuo-

cere

'

sta a base di KSQdwvfii


cf.
'

negajuog dalla

rad. kerdi-

kra:
versi

Prellwitz in nEga/nai. I due significati ben

caduta,
altri
II

rovina;
(cf.

macchia, lordura' non hanno


144)
d' identificarli
il

impedito
lat.
labes.
,

BB. XIII

nel
'

gr. ajtro racchiude tanto


',

senso di
'

an'

nodare
cf
cal.

'

quanto quello di accendere appiccicare -^ appiccare, accendere. Nessuno,


appiccare
'

che noi sappiamo, ha trovato nulla da che riguarda


lat. unguis. II
il

ridire,

per ci6
dello

significato,

sulla

comparazione

slavo noga 'piede' (gamba).=--5. nakkd-s 'ungliia' gr. dvv^

De Saussure (Mem. de la Soc.


a.

Ling. VII 83),


il

guidato soltanto dalle leggi dei soni, ha ravvicinato


got. iharf
(a.

ted. durfan ted.

sogno

'

al gr. TEQjrofiai

vare veruna difiicolta

mod. diirfen) aver bis. trpnomi mi sazio senza pronei due significati, che quasi si
"
'

',

contrariano a vicenda.
'

Egli e vero per altro che in greco la forma plena 6 porco(oO<; xaTrpo?)
:

verro

cf.

Liddell e Scott Greek-english Lexicon. Anche

in inglese wild boar (verro selvaggio) 6 cinghiale .

[3]

FRANCESCO 8CEBB0
Tali esempi con mille altri, che tacilmente
si

117

po-

trebbero addurre,
qiianto

dimostrano come
in

il

significato, per

non

sia

da tenere
nella

non

cale,

abbia un* im-

portanza
ideologica
senz' altro

secondaria

glottologia.

La

diveraitii

non ^ mai ragione assoluta per respingere una etimologia, quando sia ben stabilita
in tutto lo

r identita fonetica,

svolgimento storico della

parola, tra questa e (inella lingua.

Soprattutto non bisogna lasciarsi traviare dal senso, allorcli6

questo varia nella stessa parola d'una me-

desima lingua. Non gia che noi negliiamo che sotto un'apparente omofonia non si possano nascondere due
diversi etimi
(cf.

oifAog sIqoj);

ma

in tal caso le leggi


si-

fonetiche ci permettono quasi sempre di potere con

curezza assegnare due o piu origini alia forma, che per


diversa alterazione sia riuscita ad
fica)

una materiale

(gra-

uguaglianza di suono.

A
dojTog

torto,

secondo

noi,

il

Prellwitz attribuisce a

due etiraologie
vellutato

differenti

a fine di spiegare

il

doppio significato, die mostra la parola. Dal senso di


'

vello,

'

tacilmente

si

passa

all'

idea di cosa

morbida,

fine, delicata,
oflfre
'

ottima, bellissima, che 6 Tacin

cezione che dcovog


cf.

Pindaro (anche in Omero?


fcf. il
',

Liddell e Scott).

Cosi in italiano
'

Fanfani) una
e razza
vel*

cosa di vellnto
luta vale
sia
il
'

significa

cosa eccellente
L' agg. diegog,
significato
('

razza gentile

'.

quale che ne
'

vero

o primitivo

liquido

ra-

'

Quanto sia
1'

arbitrario, nel nostro caso,


si

lo

sdoppiamento della

forma a causa del significato,


zione, che

pare da qnesta semplice conndftrmsi

idea traslata di ^toto?

presenta

un poeta, coin PintratU


i

daro,

il

quale e noto con quanta libertjt e ardire

significati

delle parole.
Aetet

du Xir<** Conrtt

iu OrUmtMttt.

To

HI - 08^

Rutto)

'

118

SECTION" LINGUISTIQUE
':

[4]

pido

cf.

r om.

diegq) nodi),

per noi e sempre la stessa


si

parola, sebbene Gidinariamente

derivi

da una dopsi-

pia ladicG; a fine di conciliare la discrepanza dei


gnificati.
altri

Pure, fino a un certo segno,


'

si

capisce
'

come
'

da dieQoc, liquido (come propone Wharton: 'swift' da die/Liai] 'liquid' da dtaivoj); ma troviamo al tutto inverosimile che per due significati tanto vicini, come geschtvind, lebendi(j ital. vivo^ che racchiudono anche 1' idea (cf. fr. vif,
possa separare diegog

rapido

'

della snellezza),
diegoc,^

quali

dal Prellwitz sono attribuiti a

questo, nel primo caso, appartenga a dlsjuai; nel


s.

secondo, al

jlrd-s

'

lebhaft

'.

prima giunta sembra


'

ben ragionevole d'assegnare una diversa etimologia a


pojn(iv?.i]
'

specie di pecchia

'

e a ftoju^vAy

vaso dal collo

stretto

'

(bombola);

ma
le

mune, che riunisce


(cf.

non pu6 darsi che 1' idea codue voci, sia il ronzio dell'insetto

/?d^//?og)

il

gorgogliare che I'acqua o altro liquido

produce nel versarsi da un recipiente simile alia bombola? Per noi,


i

significati

'

vomitare, ruttare; urlare

j^ossono ben procedere

da una medesima idea fonda-

mentale, e per6 crediamo che eQevyeodai e sQvysiv siano

sostanzialmente la stessa parola.* possa


distinguere
'

Ne sappiamo come
'

si

iQsidco

'

anlehnen, unterstiitzen

da

igj^QEdavai

sie sind eingefiigt' (PrelL); la

qual ultima
'

forma e stata ravvicinata


oi'do).

alia radice red-

reihen

'

(lat.

Ora,

almeno per
pare che
di
'

ci6
II.

che riguarda I'om. igi^Qedarai

(oHdei /alrai igrjQEdaTai

XXIII
':

283-84),
al

il

senso del
di

con teste
'

ci

non convenga
le

significato

reihen

',

no

einfiigen

cliiome

(le

criniere dei

cavalli)

non erano composte

in bell' ordine,

ma

al conal

trario stavano abbassate

al suolo (le

meste giubbe

suol diffuse).

16J

FRAN'CESCO SCERBO
II

Uif

poetico baUfjQov e per noi un' unica parola tanto


'

quelle di

animo ^ueniero quanto in j)rudente, iiitelligente'. Secondo la comune maniera d'intendere (cf. il Passow con altri lessicografi),
nel senso di
'

bellicose, d'

*,

il

primo significato appartieiie all'Iliade;

il

secondo

al-

rOdissea. Se ci6 e esatto, non vi sarebbe nulla di strano

che la parola, usata in due momenti


prattutto

storici diversi, so-

come
col

quell i che dividono


significato

due poemi summendifferente, anzi k na-

tovati, mostri

un

un po'

turale die

mutamento

d' idee e di

costumi, quali
in-

sono dipinti neU'Odissea, datqjoov alterasse e quasi


gentilisse
il

suo piimitivo senso guerresco:


si al

cf. il

nostro

bravo riterito

coraggio e
si

si

airintelligenza. Si noti

poi che nel nostro caso


nativo,

tratta d'

un epiteto quasi

or-

come

tanti altri usati

da Omero, nei quali


si

I'ac-

cezione originaria facilmente s'attenua o


cretliamo che non ben
s'

perde. Per6

apponga
il

il

Prellwitz (etym.
'

W5rt.

d. gr.
'

Sprache) nel trarre

significato di

verdi

stclndig
'

(che egli
'

pone per primo) da dtdae] quelle


,

kriegerisch

da daio
parere

dai (tr bat 'nella battaglia*).

A
vasi-

nostro
vera,

debole

quest' ultima

derivazione h la
di
*

sembrandoci ovvio che dalF idea speciale


bravo
pill

loroso,

in

guerra

'

la parola abbia preso


'

un

gnificato
*

generico e spirituale.
la

Non vediamo come


da $^-6a-e, che
h

prima parte
*

di i^at^pcav, che

h manife-

stamente una forma locativa (esperto, assennato in guerra), possa dorivarsi

da das'

insegnare

'

(sapere),

non solo perchi

di questa radice

manca una forma nominale


'

nello stato indipendeote


'

(come da

ai(o

= ^<xF'm

accendere
*
:

'

si
',

ha

6a(^)-'.->

tiuone, fiaocola

';

quindi con facile traslato


I'originario significato di
Si^Yjcv)
;

battaglia

nella sola formola sv ^t, dal


cf. II.

'

incendio di guerra':

XX 18 icdXtfio;

ma

anche per

la stranezza ideologica del


?).

oompoato (assennato,

perspicHce in intelligenza

Ne auche

ci

pare da aooetUursi la deriva-

120

SECTION LINGUISTIQUE

[6]

Se yogyog significa anche Mmpetuoso, vivo' (applicato soprattutto a cavalli), e traslato naturale dall' accezione
*

terribile, feroce

',

giacche I'impeto, la corsa sfrenata


:

fa-

cilmente desta terrore o paurosa meraviglia


Jiero,

cf. I'ital.

che rassomiglia di assai a yogyog nel doppio senso

ricordato;

come possiamo
che
si

dire d'lina cosa Tin date cir;

costanze special!) ch' e terribilmente bella


espressioni
fr.

che sono
:

trovano anche in altre lingue


schrecklich

cf.

Jierement,

ted.

a dismisura, estrema-

mente
in

(schrecklich gross),

Un

caso assai analogo a yogyog,

quanto alia sua evoluzione ideologica, s'ha in dsivog

dun que Wharton divide la parola in due articoli, dandone una doppia etimologia. melodia non ha nulla che fare con II lat. modus jueXog, come pensa Havet (Mem. de la Soc. Ling. VI, 26-26), ma dall' idea di misura si trae agevolmente il concetto d' armonia, non altrimenti che numerus e
del greco stesso.
'

A torto

'

'

'

stato volto a senso musicale.

Ne

surdus (color) e meta-

fora piu ardita del nostro cwpo, chiaro riferiti tanto alia

voce quanto al colore, da far mestieri


sordes
(cf.

di ravvicinarlo a

BB. XIV,

112).

La comparazione
a cui
'

del

s.

paht-s (da ^pcdtu- ^pltu-},


o i

il

lessico

petropolitano attribuisce
'
;

significati

scharf, heftig, stark, intensiv


',

n.
'

'

salz (pulverisirtes
'

salz;
I*

col gr. jr/.arvg nel senso di

salm astro

(ct.

Fick

21) e davvero seducente,


si

ma

con tutto ci6 forte duche


d'

bitiamo che non

tratti d' altro

un
:

solo e

me-

desimo jrAarvg nel suo significato ordinario pel nesso ideologico di due idee tanto diverse vedi la spiegazione,
zione da *d&vis
cf.

'

forte,

buono

'

(dalla

medesima radice

di

SovaoGat)

BB. XVIII, 293

Fick IV 160.

[71

FRANCESCO SCERBO
(cf.

121

die ne danno Pape e Passow nei loro dizionari


Liddel e Scott).

anche
*

Se

in latino

con Tidea di
si

'

necessita, bisogno

(ne-

cessiias, necessitudo)

connette V altra, apparentemente pote associare con

tanto lontana, di parentela, amicizia, con maggior ve-

rosimiglianza
quello
di

il

rapporto d'affinita

si

cura (come oggetto del nostro pensiero, del per6 sotto un solo
altri,

nostro

afietto), e

M')dog,

a differenza
i

di Prellwitz,
sensi,

Wharton ed

noi coniprendiamo

due

che la parola ha in greco.


' '

Dair idea generale di treccia (KfjXov) si poterono facilmente svolgere i due significati di ki^Aojv mazzacavallo, Stallone (che pu6 intendersi come il fomito di
'

verga, di freccia:

ct. il

doppio senso dell'italiano

verf/a),

e cosi r etimologia del

primo significato vale anche per


nij^.ov
'

altro
II

(ma
s.

cf.

Prellwitz sotto
'

e m)Xoyv).

jartu-s

vulva

elefante
cf.

e stato paragonato
grieck.

col greco dtv.ra (da '^de/.rfa:


Lautgeschichia 119)

Lagercrantz Zur

aldolov yvvaiKStov, che noi invece

identifichiamo con b^kxa dell' alfabeto,

mediante una
di simili

metafora simile a tante altre appellazioni delle pudenda


della

donna

(nel

gergo italiano

v'

ha pareccbi
326.

traslati): cf. itwaxog^ to dvdgetov ual ynrvaiKEtov ftogoy (Esi-

chio)

8.

miMd-

//Dg
lat.)

BB.

XXI
'

"Wharton (Etyma
logie
differenti

assegna a
che vale

stringo tre etimo-

secondo
;

stringere, serrai*e
'.

strappare, togliere

rasentare,
'

sfiorare

Oguun vede
*

quanto
gersi

sia facile dall' idea di


'

serrare, stringere
'.

svol-

r altra di

strappare, sfiorare
i

I tela

siringeniia

corpus di Virgilio sono


oio6

dardi, che sfiorano la pelle,


la

non

la

penetrano,

ma
;

premono, la stringono
folia^ frondes stringere

(la feriscono

leggermente)

con

122

SECTION LINGUISTIQUE
1'

[81

s'

indica

atto dell' afferrare fortemente e quindi svelensem, ferrum stringere dice


:

lere,

come
di
il

ad un tempo
ital.

il

trar

spada,

cf. guaina e V impugnare coltello. Con minor ragione

stringere

la

lo

stesso

glotto1.

logo inglese divide


rush';
2.

ruo in
3.

articoli,
4.

cioe

'fall,

'demolish';
significati

'heap up';

'dig up'.
altra

Ma

due
che

primi
il

non presentano

difficolta

passaggio dal senso intransitive a quelle tranil

sitive,

die e la cosa piu comune nelle lingue

anzi
in-

secondo alcuni glottologi ogni verbo in origin e fu


transitive
:

cf. lat. peto,

che nei cerrispondenti del san-

scrito e del

greco vale 'velare; cadere'; non altrimenti


si

che
il

il

nostro scendere

usa anche trans.

--

calare: scendi

bambino
'.

dalla sedia. Cosi Virgilio (En. I 83-86) ado:

pera ruunt nella doppia accezione


cipitano

'sconvolgono;

si
li

pre-

Quanto

agli altri

due

significati,
il

Wh.

trae

dai composti (obruo, eriw e simili),


e

cui diverse valore

da ascrivere
verbo

alia forza del prefisse,

come

in mille altri

casi,

non gia a differenza originaria del verbo semplice.


II

evijirco

vale

'

annunzio, proclamo
',

{ivijircov

e^Ttldag Pind. P.
il

IV

201); biasime, vitupero

e secondo

una doppia etimelogia (cf.AVh. Etyma graeca e Cu. DasVerbum I 234). Ma le due accezioni si pessone ben conciliare nella stessa parola, non altrimenti che il nostro gridare dice ugualmente 'preclamare, bandire; garrire, rimprovediverse significato vien differenziato con

rare

'.

Si neti che nel senso di

'

biasimare

'

il

verbo e

ordinariamente accempagnate da alcuni aggiunti, come


XaAETTOtoiv oveldeoi, xa^.7r^ (waK6>) juddo), aigo/gotg ejtesooi,

Questa

tesi e soprattutto sostenuta dal Br]<:al nel suo Essai de

Simantique.

f9]

FRANCESCO 8CERB0
il

123

nirix()0)c,,
'

che prova che


dire;
(cf.

evIjttc) Bignifica

propriamente
fejr-

pari are,

gridare,
hn>3T0i),

annunziare

*,

dalla rad.
tv, oiide

{ejtog)

o seq-

con la prep,

Tacce-

zione originaria e sensibilmente modificata.

La
(cfr.

nietafora

'

fbrma, figura

'

<la

jilum

h\o

'

al-

trettaiito naturale,
ital.

quanto quella

di

Uneamenti

figiira

tratti

nel seiiso figurato),

da non e^ser punto


Jingo
(ct*.

necessario di pensare alia rad. dheir/h

BB.

XVI, 202-214), donde deriva anche


clie

fifjura.

Si badi poi

questo sostantivo, nel significato speciale di tbnnay

figura, h

accompagnato da alcuni
par
si

aggettivi,

come

te-

nue, uberins (nbenorejilo)^ cras.wmf


cf.

(esse pari Jilo

Lucr.;:

qiianto

e detto relativamente a h'imro.


' *

Se ciqno si deve separare dal s. kitp- adirarsi (BB. XVII, 320) la ragione e da cercaie altrove che
nel significato.

Le

idee di

desiderio

'

e;

di

'adegno*

non

sono

forse

espresse

da

una

medesima parola
origi-

greca, quale dvfwg? L'accezione di cvpio e di kup-yn-mi

non sono altro che svolgimento di un significato


nario
piii

lato e generale, indicante agitazione d'animo,


si

la quale
di chi

pote applicare tanto alio stato irrequieto

fortemente brama, quanto alia commozione e al

furore di chi e adirato.

Quale che

sia

il

legame, che riunisce

vari signi-

ficati di veAog, questi

non presentano maggiore inconsi

gi'uenza logica di tanti altii traslati, che


infinite parole presso tutte le lingue.

trovano in
si
'

Invece
rtxoc

proponschiera,

gono

tre
'

diverse
-8.

etimologie,
(si

ciofe

s.

truppa
{knlmiirl. faile

kdla-m
'

noti

il

divei*so tenia del gr.


;

o
*

del sanscrito;
'

branco, schiera
2.

famiglia, ligiiaggio
'

niandria, gregge';;
salario
'

TtAog

tassa, tribute
'

'

(gr. r^.rp'at^; 3. riJ-oci

scopo, fine', cor-

124

SECTION LINGUISTIQUE
s.

[10]

rispondente del
la parola

caramd-

ha

iin sigiiificato

Ora molto generico, quale com(gr.


Ti}^.).
'

T ultimo'
s'

pimento,

fine,

terraine

'

applica a

cosa svaria-

tissirae e in
yajLioio,

un senso
;

assai indeterminato,

come

T^.og
Ki/eioj

voOToio, jroAeftoio

{dog ue vEAog
{iS^q)vyov

jtoXsjuoio

n. Ill

291)
;

TeA,og

davdrov

davdrov

veAog

Arch.)

nei quali casi e difficile

una

precisa traduzione

di TsAog.

Da

questa idea vaga e lata di tal voce, simile


s.

a quella contenuta nel

cari

'

muoversi
qel-

'

(che per noi


jreio/zaf

e la radice di veXog in tutti


ejtAETOf dalla

suoi significati)
(cf. s.

forma fondamentale
i

cal- affine

di car-),
si

accanto a tsAAco vekedo


loro intimo nesso
*

{uekofxai: cf. povu6/^og),

poterono di leggieri svolgere


il

vari significati di TE?.og,

comecch^

non

ci

appaia ben paaltri

lese e chiaro.

Del
con

resto,

a non teuer conto degli


couciliare
i]

usi di detta parola,


*

come

senso di rd te/m
?

magistrati

'

le accezioni gia
in

nessuno e venuto

mente

di

Eppure a suggerire una speciale


notate

derivazione adattata a quest' ultimo significato.

Ma
misura,

dove
si

glottologi talvolta passano ogni giusta


alle

quando attribuiscono arbitrariamente

parole questo o quel significato, a cui poi riferiscono

una non meno speciosa etimologia. Abbiamo gia accennato come la ragione, onde altri ha creduto di dover staccare EQi^QEdarai da EQEidoj, e una pretesa difierenza di significato, che secondo noi in nessuna maniera si pu6
*

Occorre

appena notare come


'

il

vero
',

corrispondente di
ava-teXXo)

qel-

(8.

car' cal-) in gr. sia tsX'

muoversi

onde

(TeX-Xa>

zeX-jui ?)

levarsi,
i:

spun tare

'

detto del sole, della

luna

(cf.

ava-roXf^),

non

izik-, il cui

deriveri da forme quali ^-ttXso (eTcXeu) STrXsxo zspt-

zXijjLSVo? ai-^coXoi; (accanto

a poo-x(5Xo?)

a{jL'f i-;c6Xo?.

Per I'altemamento

tra T (avanti vocali dolci) e

cf. zi- e

zo- del pron. interr.

Lllj

FRANCEBCO 8CERB0

125

giustificare.

Un
'

altro caso ancora piu singolare ^ (fHiyog

(aJf^arog) di II.

XVI,

162, spiegato per

'

massa
* ;

',

e connesBO
*

col

8.

ghand-s
'

corapatto, duro, denso

sost.

masea,

mncchio
q)6vo^
'

(Fick

con

altri
'.

(,

il

perchfe vien Heparato

da

uccisione,

strage

'

Ora, in primo luogo, deve

parer

strano

che in tutta la letteratura greca una

parola tanto usata come (pm'og in un sol passo mostrasse

un

significato affatto speciale, cioe derivassc

da origine
si

diversa. Poi bisogna notare che nel nostro caso

parla

d'un cervo
di necessita

ucciso,
s'

onde

alia

mente
pezzi

di leggeri e quasi

offre

V idea di

q)6vog nel
i

sue ordinario

si-

gnificato.

lupi

vomitano

dell'animale,
'

che

hanno

divorato, misti a sangue (letteralmente


'),

la sane,

guinosa strage
sangue).

che e imagine ben piu viva e bella


'

secondo noi, piu vera, che non traducendo

massa

^d\

Una
:

illustrazione del passo omerico ci 6 data


(cf.

da Pindaro
in
II.

/ue^Mvi q)6v(^ 'Qalvcjv neblov

Pape In
.

altri

termini, (p&vog h da intendere in senso concrete,

come

XXIV

6J.0

'
:

esser steso sulla strage

'

(kv q)6v(^).

In quanto

al genitive afjuarog,

che forse e stato la causa

principale dell' anzidetta interpretazione, esso 6 in verita

un po' irregolare,

ma

non certo piu

insolito e sti*ano

di tanti altri costrutti propri

del linguaggio
il

poetico.

Da

ultimo t'acciamo osservare che


in kiirzerer
'

Btthtlingk (Sanskrit
*

W5rt.

Fassung; fa tutt'uno di ghande di


'

ers-

chlagend, tOdter

compact,

lest,

hart; klumpen*: n^
'

torto,
'

secondo
(s.

noi, giacchfe dall' idea di

battere, uc-

cidere
'

han-

gr. delvo ijrefpyov) si

pu6 ben derivare


^^voc vengono con-

Con qnesto naovo


Ardito e

significato attribuito a

frontati gr. ^-^svoCt ^^^' f***tu, ted.


* il

mod. gan~*.
e bella, giaoch^ si

costrutto,

vogliono indicare pezzi di

ma 1' idea e pittoresca came ancora sauguinanti.

126

SECTION LINGUISTIQUE

tl2J

quella di densitA,
lato

massa compatta. Anche da questo


di (povog,
^

dunque

la

doppia etimologia

secondo e

stato notato,

non ha ragion

d' essere.

Francesco Scerbo.

Queste note sono tratte da una nostra prefazione ad un lessico


lavoro potra venire mai alia
si

comparativo del greco e del latino, che abbiamo condotto molto innanzi

ma

siccome non sappiamo se e quando

il

luce, abbiamo voluto

dame
sopra

questo piccolo saggio, onde

veda

todo che
razioue.

seguiamo

un

punto

assai

importante

della

mecompail

Postscriptum.

il

All' ultimo

memento, quando queste pagine erano


dell'

stampate, abbiamo avuto la fortuna di trovare al compimento

opera
il

un valente

col labora tore,

giovane glottologo delle migliori speranze,

Dr. Ciardi-Dupr6 ;

quale anche in questo volume d^ chiara

prova

del suo ingegno e sapere.

da sperare dunque che


secondo

1'

Italia presto avr^

un

lessico

comparativo delle due lingue classiche, condotto con intenscientifici,


lo stato

dimenti seriamente

preeente della glottolo-

gia, sebbene lo scopo

ne sia modesto, cio6 di semplice volgarizzamento,.

fin di

giovare alia coltura generale, senza pretese di novita.

r. S.

SUL TRATTAMENTO DELLE LIPIDE INDOGERMANICHE

NELi; INDOIKANICO
E SPECIALS ENTB NELL'ANTIOO ENDlA.Nt^

In qiial

modo
i

le lingiie arie, ossia


I

indo-iraniche,

svolgessero

suoiii r,

ereditati dalla lingua primitiva

indogermanica

non

ancora ben dilucidato.


d'

Infatti,

nientre le lingue indogermaniclie

Europa, coU' agr (sicche noi,


ri-

giunta deir armeno,


nel distingnere
i

si

accordano pienamente tra loro


/

casi di

da

quelli di

al contrario dei glottologi

meno

recenti, facciamo

salire tale distinzione alia lingua

madre), V indiano e

r iranico confondono le due liquide, in guisa che tanto ad un r quanto ad un / delle altie lingue, riaponde in
esse per lo piu

un

r,

ma

non

di

rado anche un

/,

senza

che appaia la ragione del diverso trattamento del fo

nema
'

primitivo. Cosi, per ricordare qualche


ci

osempio,

r antico indiano
possesBo
'

presenta dei vocaboli


trdy-as
'

come m-s
gr. TQCtg

(lat.
'

r^-5),

'

tre

'

(lat.

tr^i^

ecc.;, bhdrati
'

egli

porta

(gr. q)eQo) lat.


;

fero got. bairan


e
dei

portare

ecc.) in
'

cui r e originario
'

vocaboli
*

come

rucate

splende
'

(gr.

/vh6^ 'bianco'
'

lat. /^.r Inceo

ecc), arghd-8

valore, pregio

(gr. aXfi^elv

'

giiadagnai*e

128
lit.

SECTION LINGUISTIQUE
algh
/.
'
'

[2]

mercede

')

dove r invece risponde


ci offre
'

a un pri/,
'

niitivo
lilbhyati

Viceversa
egli

esempi di

idg.
'

come
ecc.)

brama
'

(lat. luhet libet,

got. liufs

caro
di
I

e kdlorr, qiiali
*

'

nero

(lat.

callgo ecc.)
(lit.

ed esempi

=-- idg.

kloga-s 'grido'

kraukti 'gracchiare'j e Zw>7ca<i

svelle,

strappa

'

(lat.

runco).

E
es.

lo stesso

avviene in
persiano,
dell' in-

certi

linguaggi neo-iranici, p.
si
:

nel

moderno
casi

in

cui

verificano

medesimi quattro
es.
'

diano

1.

=
'

idg.

r,
'

p.

burdan 'portare'
'

(gr.

(peQO

ecc.),

mard
2.

uomo

cioe
p.

mortale
aran

(gr. figorog id.).

r =- idg.

/,

es.

'

braccio

'

(gr.

ojZsvtj

'

gomito, braccio'
'

lat.

ulna ant.

isl.

din 'braccio' ecc),

roz

giorno
S.
1

'

(lat.

lax ecc).
I,

=
'

idg.
'

p. es. lab 'labbro' (lat.

labium ecc),
ecc).
'

likan

'

leccare
4.
/

(arm. lizum 'io lecco' gr.


r,
'

Al;^oj id.
'

idg.

p.

es.

kaldy kulay

cornacchia

(gr.

uoQa^

corvo

lat.

corvus comix).

Varie ipotesi sono state fatte per mettere in chiaro

come realmente and6

la cosa,

ma
lo

finora nessuna, al-

meno

nella

forma

in cui e stata presentata,


altre.

ha potuto
i

imporsi e trionfare sulle

che mi accingo a

studiare tale questione dopo che se ne sono occupati

piu valorosi e benemeriti illustratori della parola indo-

germanica, non m'aspetto d'essere piu fortunate

di loro,

non presume cioe

di ottenere pei resultati delle

mie

in-

dagini quell' assenso unanime degli studiosi che essi non

hanno ottenuto. Sar6 pago se potr6 almeno dimostrare qual e la via buona per cui dovra mettersi chi vorra di nuovo tentare la soluzione del problema.

La

disparita delle opinioni, in qualunque ordine di


fatti,

idee e di

^ indizio certo della

mancanza

di argo-

[3]

G.

CIAEDI-DUPEfe

129
al-

nienti decisivi a favore dell*

una piuttosto die deir

tra

e ci6 tanto piu e vero nelle question! severamente

scientificlie,

in quanto die in esse non ci sono (o alnon dovrebbero esserd) quelle passion die in meno altri campi possono turbare 1' imparzialita dei giudizt
i

e la serenita delle discussioni.

Nel case nostro la roan-

caiiza d'

argomenti

decisivi 6 in

gran parte iraputabile

alia scarsita dei materiali su cui

siamo

costretti

fon-

dare

le

nostre ricerche. Tale scarsita appare manitesta


iranico.

spedalmente nel canipo

Per cib che riguarda


dialetti pra-

r indiano, senza dubbio vorremmo die tbssero meglio


studiati col criterio storico-comparativo
critici
*

e gli idiomi viventi dell' India ariana, giacch^


pert'etta di essi

da una conoscenza piu


lo studio dolle lingue

trarremmo nuova

luce per la cognizione del sanscrito, a quel

modo che
e in-

romanze serve a illuminare


il

tegrare quelle del latino. Tuttavia qualche cosa in questo

campo

si

e pur fatto, e d' altra parte

materiale

che possediamo per


k cosi vasto, ed
cosi
i

lo studio diretto dell'antico

indiano

sussidi di cui
farci

possiamo valerci sono


la

numerosi da
che
ci

sentir

me no

mancanza

di

quelli

verrebbero dall'indagine dei dialetti


spetta
all'

seriori.

Invece per ci6 che

iranico

bon altrimenti

vanno

le cose.

Dei linguaggi
1'

di questo

gruppo

dell' eta

piu antica due soli


cio6 r avestico e

pervennero

nostra

cognizione,

antico persiano, del quale poi non

possediamo che scarsissimi documenti, cioe le iscrizioni degli Achemenidi. Sul paese nel quale ebbe origine
'

Durante

la

stampa

di quest!

Atti

6 uscita

1'

open magiOrumdr. d,

etrale di

R. Pisciibl, Grammatik der Prakrit-Sprachen


I,

(=

indo-ar. Philol. u. Altert.


bozzel.

8; Strassburg, 1900) [Not* aggit^nta sulle

130

SECTION LINGUISTIQUE

[4]

I'A vesta,

come
si

sull'

eta a cui risale, molto

si

e dispu-

tato sin qui e

continuera probabilmente a disputare,

poiche
Geiger,

le
^

opinioni

sono ancora

discordi,

sebbene

il

a parer mio con buoni argomenti, abbia

cer-

cato di mettere in sodo che la patria di quel codice


religioso e
1'

Iran orientale, e sia vana d' altra parte la

speranza di poterla determinare con maggiore approssimazione.

Ad

ogni

modo
si

Tavestico non

ci

rappresenta

che

il

parlare d' una regione, o al piu di due regioni

deir antico Iran, se


caica di esso, quella

ammette che
in

la

forma piu
le
all' antico
il

ar-

cui

sono composte
^

Gatha
per-

risponda a una varieta locale.


siano,

Quanto

dobbiamo
nel

ritenere che

ci

rappresenti

dialetto

proprio della Perside, adoperato soltanto


gio
ufficiale

come linguagtradizione

resto

dell'

impero. Dalla

classica

sappiamo che
i

le varie

popolazioni iraniche par:

lavano idiomi
p. es.

quali difl'erivano pochissimo tra loro


(15, 2, 8)

Strabone

afferma che Medi, Persia ni,

Battriani e Sogdiani erano o^oykcoxxoi naQci jtanQov.


in

Ma
piu

manc^nza

di dati precisi nulla

possiamo dire intorno

ai singoli dialetti.

Quindi per ricostruire nel

modo

complete che

ci

sia concesso la storia delle lingue ira-

niche bisogna ricorrere al sussidio dei dialetti viventi.

Ma

pur troppo, se

si

eccettua

il

persiano, che in grazia


e stato largalessico

della sua ricca e

attraente letteratura

mente

studiato, e di cui pcssediamo

un

copio-

sissimo, gli idiomi neo-iranici sono ancora assai poco


'

In Abhandl.
8gg,,

d. k. baxjr.

Akad.

d. Wiss. {Philos.-PhiM. CI.) 1884.


d. iran. Philol.' II,

II, p.

315
'

ed ultimamente in Ord.
per

387

sg.

Si e creduto

qualche tempo
si

di

potere assegnare cotesta


1'

variety alia Sogdiana,

come
si

attribuisce alia Battriana

altro tipo

dell'idioma avestico:

ma

tratta di pure ipotesi.

[5J

G.

CIABDI-DUPBE
anche
in

131

conosciuti. Esistono bensi

questo

campo
che

dei

lavori eccellenti di operosi e dotti iraniHti, quali Justi,

Hiibschmann, Geiger, Salemann


poi*tato

ed

altri,

lianno

preziosi
:

coiitributi

alia

storia

di

questi linulte-

guaggi

ma

dobbianio aspettarci molto di piu da

riori riceiche.

Per queste

8ui materiali indiani, e

il mio studio quando sar6 giunto a tbnnulare

ragioiii io ba.ser6

qualche conclusione, indaglier6 se e qiianto sia applicabile anche alle linguo iraniclie.

La tesi che io dit'endo non meno nella sostanza, come non


cennato da
varla.
altri,
'

nuova per

veritA, al-

e nuovo, jjerchd gia accol quale cerco di proinutile Io svolgerlo,

Y argomento

Ma

nondimeno ritengo non

percho non vedo che

ci6 sia stato fatto sin qui.

Intanto

credo opportune di premettere una breve esposizione


delle ipotesi

coUe quali

si

tent6 di risolvere

il

problema

in questione.

L' opinione che le due liquide primitive siansi conliise in

una, cioe in

r,

nel periodo unitario indoiranico,

e che soltanto piu tardi, nelle singole lingue indipen-

dentemente

si

sia svolto

un nuovo

da r (=

idg.

r,

/),

sembra avvalorata dal fatto che nell' indiano il suono I, raro nei documenti piii antichi, diventa mano a mano e che ai due anpill frequente in quelli piu moderni
'
*

E.
V.

W. Arnoui
i

nell'articolo

in the Ki-rveda

in Fejiigrtus

an

Ji.
*

Both (Stuttgart 1893) pag. 145-148.


calcoli

Secondo

del

Whitney

(cfr.

Wacksrxaoel, AUind.
la t'requenza di
/

Oramm.

I 215), nelle parti piu recenti del

RV.
il

sarebbe

otto volte maggiore che nelle parti piu antiche. NelT Ath. V. poi

esM

sarebbe sette volte maggiore


plesso.

cite
/

in tutto

RV.

considerato in com-

infihe la frequenza di

nella letteratura vedica, in generale,

starebbe n quella nella letteratura seriore (epica e classicn) nel rapporto


di 17 a 52. Si

vegga del

n'st<>

il

aW

citato artii-ulo delK Arnold.

182

SECTION LINGUISTIQUE
a noi noti esso e sconosciuto.
*

[6]

tichi dialetti iranici

Tale

ha un deciso sostenitore nel Beugmann, il Die uridg. r und / scheiDen.... quale cosi si esprime in urarischer Zeit in v zusammengefallen zu sein. Diebei ses r blieb im Altiranischen. Diesem ist / fremd
opinione
:
;

der Wiedergabe von frenidsprach lichen


enthalten, tritt r dafur ein
:

Namen,
'

die

apers. babiru-l
ist
/

Babylon

'.

Id den jiingeren iran. Sprachen


es hat sich jedoch,

zwar vorhanden,
se-

nach Hiibschmann, allenthalben

cundar entwickelt, so dass von hier aus die von


I

Annahme
hat (Pers.

fiir

die nriran.
ff.).

Sprache keine

Stiitze

Stud. 262

Im

Indischen hielt sich r in einem Teil

des Sprachgebietes,
storisch zu
/

wahrend es anderwarts schon vorhiwurde. Das Nebeneinander von r und / in

den

ai.

Literatursprachen
I

in den jiingeren ved. Texten


in der
in

begegnet
schen,

5i'ter als in

den alteren und

nachweder vedi-

dischen Literatur

ist

wieder haufiger als

und es gibt wenige Wurzel mit /, die nicht auch mit r vorkamen beruht wohl auf Dialektmischung, es Zufall ist, wenn einem arm.-europ. I im Ar. so dass / gegeniibersteht [Grundr. d. vergL Gramm. V 427). Conviene per altro notare che lo stesso Brugniann di-

chiara

notevoli

(beachtenswert) le ipotesi del Bardi cui sto per parlare.

tholomae e del Wackernagel


II

Bartholomae

altresi crede

alia confusione di

con

r nel proto-indoiranico,

ma

suppone
I.

che

in

un

L'avestico non presenta alcuna traccia di


il

L' antico persiano


in

possiede tm segno speciale per

suono

Z,

ma

se ne serve soltanto

vocaboli d' origine straniera {Haldita-, Dtibdla-),


luogo.
(p. es.

come vedremo a suo


stranieri
I 1'

Nei vocaboli prettamente


in

arii,

ed
'

anche in alcuni
')

Bahiru-i
r.

'

Babilonia

',

Tigrd-

Tigri

originario

e reso

per mezzo di

[7]

G.

CIABDI-DUPBfc
/

18S in r, quel Kant ichis/

tempo posteriore

al

passaggio di

simo idioma venisse ad acquistare un miovo


fetto deir imprestito di voci straniere ciie

per

et-

contenevano

quel suono.
si

In der arischen Grundsprache


sind r und
/

coal egli

esprime

lautgesetzlicli in r

zusam*

mengetallen. In Folge von Entlelinungen aus nichtarischen idg. Dialekten liat


sicli

aber

bereits
r

im Ari-

schen

neuerdings
/,

festgesetzt.

Arisclies
idg.
/.

entspricht

somit idg. r und


r

arisches
ist

Das Indische bat


zu
/

und

/.

Das
/

arische r

dialektisch
ar.
/

geworden.
>

Indisches

steht also ar. r

und

gegeniiber.

{Grurulr.

d. Iran. Philol. I, 1

pag. 23). Questa ipotesi serve a spie/

gare quei casi in cui


case

comune allMndiano
:

e alia

magil
*

gior parte dei dialetti neo-iranici

p.

es.

{k
'

appunto
le

citato dal B.) dalla radice * lei/jh-

leccare

gr.

Xeizoj, lat. lingi^ ant. irl. ligim. ecc.)

derivano
',

seguenti

voci arie: ant. ind. lihanti

'

essi

leccano

pehl. neo-pers.
il

lUtan

'

leccare

*,

curdo

listin id.

Orbene, secondo

B.,

queste voci risalirebbero ad antichissimi imprestiti da


lingue non arie, laddove
1'

ant.

ind.

rihdnti ci mostre-

rebbe la schietta forma aria conservatasi per caso accanto a


lihanti.

Mi

resta ora

da accennare
*

alle teorie

del

Fortu-

natov e del Wackeniagel.

In

sostinza

io

mi trovo

d'accordo con questi due glottologi, in quanto ammetto

'

Non ho

potato consultare

il

volume del Dakuihiiirk ^RtUiquUu


Se mi 6 lecito
Streitberg in

Philologicae or Easaya in Companitive Philology, edited by R. S. Con-

way

nel quale

si

tratta la questione dell' indinno

r,

/.

giudicare la teoria del D. dal riassunto die ne fa

W.

IF. Anz. YI, 172-3, dir6 ch'essa mi pare troppo artificiosa e peroid

poco probabile. Anche


esserne persuaso.
Aetet

il

Bruomamn {Orundr.
Orintulittt$.

I,

428) dichiara di non

du X/P"' Con^rte d-

Toiim III

- (9"*

PuciUi

134

SECTION LINGUISTIQUE

[8]

una parte del territorio indiano si ma non credo fondati gli mantenesse inalterato I'idg.
al pari di loro die in
/,

argomenti

sui quali

essi

credono

di poter

basare quel-

r opinione. II FoETUNATOv KZ. XXXVI, 1 sgg., distingue nelr indogermanico due varieta di I, che indica rispettivamente con k, I. Quello die il Brugmann ed il Bartliolomae
dicoiio
di
/

in

genere, cioe
di
;i.

il

mutarsi in

r,
?.

dovrebbe intendersi soltanto


al contrario

La

confusione di

con r sarebbe avvenuta in tutto


/

il

dominio

ario. L'idg.

sarebbe stato diversamente trattato nei


:

diversi dialetti
si

nei linguaggi iranici e in quello su cui

fondano

le

parti piu antiche del

Rigveda esso avrebbe


r:

subito la sorte di A, cioe sarebbe passato in


scrito invece, e in parte nei vedico,
il

nei san-

avrebbe conservato
posta

suo valore primitivo.

Non mi

tratterr6 a ricercare
/

quanto fondamento abbia la distinzione dei due


e giustificata

dal Fortunatov, bastandomi di far notare die essa non

da alcun dato

di fatto

giacclie se e vero
1'

che da un lato abbiamo una serie di esempi in cui


diano risponde solo con r all'idg.
nulla
ritenere che
/,

in-

e dall'altro un'altra

serie in cui esso gli risponde tanto


ci vieta di
iiel

con r quanto con

/,

primo caso siano an/,

date perdu te

ibrme parallele con nerale qualunque / indogermanico


le

e che in tesi gefosse


/

suscettibile

d'essere riflesso dall' indiano con r o con varl dialetti.


Prima
e
'

a seconda dei
di osservare

Coinunque
un

sia di ci6,

importa
Noreen
I

del F.
p.

altro glottologo,

il

(Abriss der urgenell'

man. Lautlehre
nico:
l^

2 e 104) distinse due variety di


poiche egli dice che tutte
i

indogerma1'

i,.

Ma

le lingue,

fuorche

indiano,

banno confuso

in tutti
1'

casi cotesti
il

due fonemi e che poi


li

finisce
?

per
/

confonderli anche

indiano

quale

riproduce ambedue con

e con

[91

G.

CURDI-DUPBfe
/

136

che ad ammettere la parziale conservazione del


Tindiano,
il

nel-

Fortunatov
articolo

fe

indotto dalla necessity di tro-

var posto per la le^ge che egli suppone d*aver dimostrato nel note
in

BB.

vi.

215-220, e clie pu6


il

esser formulata cosi: neH'antico indiano


deiitale perde
/,

gruppo

/-f-

e la dentale passa nella cerebrale cor-

rispondente. Questa teoria e stata accettata da


clii

non po-

glottologi,
esito

ma

anche combattuta da molti,*


io.

coi qnali

non

a schierarmi anch'

Un

esaine di tale qiiedi dichiarare

stione sarebbe qui superfluo:

mi basta

die

aderisco, in massima, agli argomenti del

Wackernagel

e del Bartholomae contro la legge del Fortunatov.

< scheinbar ohne feste Kegel


saa ipotesi non
si

>,

in

realty

non distingae nnlla, e dalia


Piii giusta e
1'

pu6 trarre alcuna deduzione.


I.

osservasg.),
il

zione del Meillet (Mem. d.

Societe de Linguistique
si

VTII 299

quale dice che

nell' idg. si

dovettero avere, come


I

ebbero in alcone

lingue da esso derivate, dne saoni di

determinati dal

fonema che
a, o,

veniva di poi: cioe un suono cacuminale davanti consonante ed


u, ed

un suono dentale davanti


piii

?,

i.

I casi

di

cacuminale sarebbero
le altre, in se-

diventati

numerosi nelle lingue arie che in tutte


e

guito alia mutazione di

in a

da esse operata. Non possiamo tattavia


:

accettare la seguente conclusione del Meillet

dipendere dalla prononzia


/
i

cacuminale di

il

suo passaggio in

r,

quindi essere normale

dinanzi
casi in

ad

/,

e r in ogni altro caso e doversi spiegare analogicamente

cui cio non avviene. Basta infatti dare uno sguardo al materiale relativo per convincersi che tale conclusione 6 assolutamente ingiustificata.
*

Aderiscono alia teoria del F.


1'

il

Beciitel

[Hauptprobleme

d.

indogerm. LautUhre p. 382 sgg.),


Itlankleer in

Uhucnbeck (Handboek der induce


indogermaatische Hamtaal pp. 46

vergelijking met die der


sg.), il

sgg.,
V. d.

73 sgg., 78

Pkrssok (KZ.

XXXin
il

288

sg..

Stud,

LeAre

Wurzelertc. u. Wurzehar. 36, 37, 54),

Wwdisch (KZ. XXVII


Schmidt {PlurcdbiUI. 179,
il

168) ed altri.

La combattono specialmente
sg.), il II

lo

Krit. d. Sonant. 1

Barthoix)mae (IF. Ill 167 sgg.) e

Wackkhconsidera

NAOEL {Ai. Or. I 171). come ormai demolita.

BRUOMAKif

{Ort^iidr.

I*

427)

la

136
II

SECTION LINGUISTIQUE

[10]

Wackeenagel
testi
r,

(Ai. Gr. I, 217)


le

nota
I

il

fatto die

gia nei
lele

piu antichi

forme con

appaiono paralrotacistico,

a quelle con

e ne inferisce clie accanto al dia-

letto

fondamentale del RV, senza dubbio

esistessero altri dialetti che serbavaiio la distinzione ori-

ginaria delle due liquide, e che da essi le forme con


penetrassero, in
letteraria.

misura sempre crescente, nella lingua

Ora a

me sembra

clie la

conclusione non sia


/,

logicaraente dedotta. Invero la presenza di forme con

evidentemente
furono

infiltrate

da un

altro

dialetto, nei

piu

antichi inni vedici, prova soltanto cli^ nell'epoca in cui


essi
I

redatti, esistevano
:

dei

dialetti

ai

quali
il

il

suono
tivo
I

non era estraneo

ma

che questo fosse

primi-

conservatosi in quel dialetti, e non piuttosto

un

svoltosi
al

secondariamente da r
di per se

(-=^

idg.

r,

I)

come piace

Brugmann,

non

risulta chiaro,

ma

bisogna

dimostrarlo per altra via.

Per ottenere una prova del fatto asserito dal AVackernagel giova vedere
i

in

qual rapporto numerico stanno


I

casi in cui

1'

indiano risponde con


(idg.)
I

(oppure con
il

con r insieme) all'europeo


/

a quelli in cui

suo

risponde all'eur.

(idg.) r.
(1.

Se

pi'imi,

come ebbe gia ad

affermare I'Arnold

c), prevalgono sui secondi, e se la

sproporzione e cosi grande da non potersi imputare al


caso, la questione

pu6

dirsi risoluta. Infatti se,

stando

le cose in questi termini, si volesse

credere che tutte le


in cui
/

voci indiane con

proven issero da dialetti


Z),

si

era

svolto

da

r,

ne verrebbe

la strana

conseguenza

che la fortuna d'essere accolte nella letteratura sarebbe


toccata,

non sapremmo
Z

in virtu di qual misteriosa legge


/

di selezione,

precisamente a quelle parole in cui


originario, e solo

risponin cui

deva a un

poche volte a quelle

[11]

G.

CIABDI-DUPBfe
r.

137

esso rispondeva

a un

Invece ammettendo da una

parte un dialetto, o un gruppo di dialetti, che mante-

neva

intatto, e dall' ultra


si
/

un

altro die
la
/

mutava
r.

r in

secondariamente,

spiega benisaiinci
/

prevalenza nu-

merica dei casi

di

su quelli di

Siocome

la

ragionevolezza di queste deduzioni mi pare che non possa mettersi in dubbio, mi riniane soltanto da provare

che sussiste

il

fatto su cui essi poggiano, cioe la spro-

porzione numerica di cui teste ho parlato. Ecco dunque


senz' altro la
listiv

degli esempt di
/

/
?.

idg.

/,

seguita

da quella

degli esempi di

idg.

Nel compilare

questo doppio elenco mi sono giovato principalniente


del materiale raccolto dal
sgg.),

Wackernagel
letture,

At. Gr.

I,

217

ed ho procurato di arricchirlo piu che mi e state

possibile col frutto delle


d' esser riuscito

mie
I.'

ma

non mi lusingo

completo.

A. Ind.

l^idg.
gomito'
'

alakas alakam 'ricciolo, capello ricciuto


ciXevr^ 'braccio,
lat.

*
:

gr.

ulna ant.
II

irl.

uHen 'gomito*

got. aleina
'

'

braccio

ecc.

signiticato

ibndamentale

Nella citazione di molti vocaboli che occorreranno in questo la-

voro doyr6 scostarmi, per ragioni tipografiche, dal sistema di trascrizione comunemente usato.

Ecco

le principali

divergenze. Xelle forme

iudogermaniche
toDdo.

ricostruite indico con v V u semivocale e col


I

semIn

plice k la palatale sorda;

sonante e distinto per mezzo del carattere


la

Nell'indiano

klpta ^ trascurata
e

notazione di
t

vocale.
le

alcuui vocaboli

curdi

ossetici noto con

un suono che
i

gram-

matiche di quei linguaggi sogliono rappresentare con


chio al di sotto. Nolle parole
espresso per mezzo di

con an cerdentali sono

germaniche
lo
*

le spiranti

Nel litnano
I

Schleifton

'

.qoando cade

sopra una

delle lettere e e

y r

non h segnato.

ma

la letter*
i

an coi

cade ^ scritta in carattere tondo anziohS in corsivo. Scrivo

invece di

con un punto sopra. Nolle citazioni slave indico con a^


il

f, le vocali

nasilizzate;

significnto di ^ e chiaro

da

s^.

138

SECTION LINGUISTIQUE

[12]

della radice (*e/o-, *ole-)

comune a
'.

tutti questi vocaboli

e quelle di
z.

'

piegarsi, esser curvo

Cfr.

Johansson

Beitr,

griech.

Sprachkunde (Upsala 1891) pag. 106 sg. 141 sg,


'

ala-vdla-m

un

solco praticato intorno alia base d'

un

albero per raccogliere le acque che servono ad innaffiarlo


'

e spiegato dal

medesimo Johansson
di

IF. III.

245

sgg.

come un composto lautologico


dalla

cui la

prima

parte sarebbe formata


o/ievij.

radice

stessa di alaka-,

La seconda
allkd
"

parte conterrebbe la radice *vel- che

vedremo a base
*

di parecchi vocaboli. falso


',

ripugnante, sgradevole,
'
:

allkdm
ant.
irl.

sgradevolezza, falsita
got. aljis
'

gr.

d?.Xoc,

lat.

alius

a'/e

altro

'.

Per

lo

svolgimento del significato,

si

confronti anydtha che vuol dire al


'

tempo

stesso

'

al-

trimenti
etym.

e
d.

'

non rettamente
Spr. 15).
'

'.

(Uhlenbeck,

Kurzgef.

Wb.
'

altiiid.

dlpa- alpakdalpnas

piccolo, tenue, futile, raro


'

'

lit.

debole

'

dlpti

perdere

le forze
'id.'

'.

aU-s 'scorpione, ape' alininvolucrata


'

aliparnl 'Tragia

(Linn.) (una pianta le cui foglie

sono cot.

perte di peli
*

puhgenti)

[dra

'

lesina

']

a. a.

ala

lesina

'.

ildii

'

egli va,
*

lancia
'

'

llayati
:

"

mette in movited.
eilen

mento

'

[irati

va

'

irte

si

muove 'J
'

(Wac-

KEENAGEL
in

Ai. GrT.
*

I,

219).

uluka-s

gutb, civetta
'
:

uluka-yatu-s
*

'

un demone
'

forma
*

di civetta
'

gr.
'

vAda
ecc.
'

grido, tdula
'

abbaio
*

vXatii)

vXayjuog dAay/ua

latrato
irl.

lat.

uccello
'

not-

turno

ulidare ant.

ulach

grfdo

lit.

ulUHi

giudare'.

'

Aggiungo entro parentesi quadra


ha
11

le

voci identiche o affini iu

cai si

passaggio di

in r.

: ;

[13]

G.

CIABDI-DUPEfc

189

Trattandosi di voci onomatopeiche lo Schbadeb Sprachvergl. u.


si

Urgesch. p.

194 suppoiie che ulucut ed uloka^*

siano formati nelle due lingue indipendentemente.


:

Ci6 d possibile

ma

la testimonianza di altre tre lingue

rende

piii

probabile I'altra ipotesi, che questo gruppo

di vocaboli risalga al periodo indogermanico.

Al medeululabilis,

simo gruppo appartengODO


uhilatus
*.

ululf-

ulftlu-

ulkd ulkmi

'

fen omen o igneo, meteora, incendio


di spettro
''

ulkn-mvkha-s

'

una specie
irl.

(una apparizione
']:

luminosa
lat.
(ctr.

?)

[vdrcas- varcaid-m

fuoco, luce, splendore

Volcamis ant.

Olcdn ant. bret. Ulcagnus Ulcagni


I1*J
1'

Stokes Urk. Sprachsch. \^ Fick Wb.


ulba-m
'

55

sg.).

la

membrana che avvolge


:

erabrione

pellicola dell' novo; cavita'

lat.

vulva {=*volba).

La

ra*

dice k *vel-

'

piegare, esser flessibile, muoversi in giro


'

quindi

'

avvolgere

(cfr.

11

sg. e valati).

ulmukor-m
gicawl
' '

'incendio'
t.
'

[urm{-x
'

*onda*j:
*

cimbr.
*

lume a. a. mento, ondeggiamento


uylm
'

irallan

boUire

nalm
'

ribolli'

ant. sass. nallan

bollire
*

ags.

ondeggiamento lit. vilfiis iceallan id. onda ant. si. vlvna id. II significato fondamentale e che si pu6 applicare quelle di movimento voi-ticoso ugualmente bene a una fiamma e ad una massa liquida in ribollimento. La radice fe sempre *vel- 'piegare,
bollore,
'

'

'

piegarsi

'

quindi
'

'

muoversi a vortico
'

*.

kdlate

risuona
sottile
*

hdllate

'

emette un suono tenue


d'

kola-

'

tenue,
'

(detto

a proposito
'

kalakala-s
delicato
'

giido confuso, strepito


'

knkaii-s

un suono) un suono
'

knkali
'

uno strumento dal suono delicato


cio^
*
'

um-kala-s
gi'.

gallo

'

il

gridante

all'

aurora
caiUch

'

ecc.

KaJiEO}

'

chiamo

lat. calare ant. irl.

'

gallo

140

SECTION LINGUISTIQUE
ceiliog id.
*

[14]

cimbr.

corn, chelioc

id. a. a. t.
^

halon 'gridare'
'

Mian
*

risonare
'

'

m.

a.
'

t.

hel 'sonoro'
'.

hal

suono

'

hellen

risonare

lett.
'

kalu^t

ciarlare

kaldyati

scorge, osserva

'

[cards cdraka-s
call

esplo-

ratore
cal id.

']

lat.

callere callidus

cimbr.

'astute' corn.

kalagd-s
calix.

vaso, brocca

'
:

gr. kvAi

'

bicchiere

'

lat.

kald

"

particella

'
:

gr.
sg.).

uoXo^

'

mutilato, reciso

'

(Persson KZ. XXXIII, 288

kalis kail kalikd 'gernioglio, gemma*: gr. ndlv^id.


kdlpate
*
'

e conforme,

si

adatta, giova
*

'

kalpdyaii

mette in oidine, forma, taglia capace


' '

kalpa'

"

conforme, apregola
'

propriate,

kalpa(ka)-s

ordinamento,

kalpana-m

formazione, invenzione' ecc. Circa I'etimo-

logia di questa

numerosa

serie di vocaboli
(p. es.

glottologi

non sono
Gr.
I,

concordi. Alcuni

Brugmann Grundr. V
186,
il

608, 589, 616, Fick


35;
^
',

Wb.
'

I*

34,

Wackernagel
'

Ai,

prendono come base


*

significato di
',

esser

conforme
tano

dar forma

',

figura,

immagine
'

e confron-

kalp''

col

ved. krpd

(strum.)
*

figura,

parvenza
'

',

coU'av. kdr^fl (gen. kdhrpo)

corpo

'

hii-kdr^pta'

ben

for-

mate
logia,

'

xrapaHl
',

'

dispone

',

col gr. jtQSJiei

conviene, e

decoroso

e col lat. corpus.

Se

si

accetta questa etimori-

bisogna cancellare kalp^

da questo elenco e

ll significato di
hell, e
*

'

luminoso, chiaro

',

che e proprio del moderno

ignoto

all'

antico e al medio tedesco.

La

parentela delle voci latine e celtiche coll'ai. kaldyaii e ac-

cennata, con un punto d'interrogazioue, dallo Stokes presso Fick


II* 73; la connessione di kaldyati con cara{ka)- viene supposta da'
'

Wb.
me.

Viceversa a pag. 218


/,

lo stesso

W.

cita kalpdyati fra gli

esempi

di

= idg.

riferendosi

all'

opinione del Kluge.

'

[16J

G.
f'ra

CIARDI-DUPRfe
di
/
/
>

141

niandarlo
lia gli

gli

enemp!
/

idg.
si

r.

Invece sta bene

esemp!

di

idg.

se

da

la pret'orenza al-

r etimologia del Kluge (Etyni. \Vb.


158) e del Persson (KZ. xxxiii 289
dosi 8U kalpdyati 'taglia' kalpana-m

d.

deuUchen
i

Spr.'

sg.),

quali, fondandi tagliare',*

Tatto
|got.

pensano alia radice *kelp- o meglio

*{s)kelp-*

che sta
ant.
isl.

a base del germ, halha- 'mezzo*


halfr ant. sass. half agn. healf a. a.

halbt

t. tialb\. '

Alia

ste.ssa

radice

il

Persson, seguito dall' Uhlenbeck Et.


il

Wb.

48,

riconduce
scylfe
scAe//'
'

lat. scalpo sculpo, I'ant. isl. skjalf


',

ags. $celfe

'

scamnum, tabulatum I'a. a. t. sceliva m. a. t. siliqiia, putamen (quest' ultimo esempio manca
'

presso r Uhlenbeck) ed altre voci la cui

connessione

con queste non mi sembra sicura. Forse

in kalp" si

sono

confuse delle forme di ditierente origine, e in ogni case


si

dovra concedere che


*

la radice

*(8)kelp-

vi

abbia la

sua parte.
*

II

dizionario di Pietrobtirgo (II, 169) spiega qaesto significato


di espressioni quale sarebbe khanda^ah kalpay" 6

come un fraintendimento
'

ridarre in

pezzi

'

ma

una spiegazione un
lo

po' artificiosa.

Cosi

il

composto klpta-ke(;ar'iiakha-^ma^rw che


'

stesso
d.

dizionario
i.

traduce
'

dessen Haupthaare, NUgel, and Bart in

Ordnung

beschnitten sind
'

(II, 167), Hi

spiega assai meglio intendendo klpta- nel sense di

tagliato'.

Sarebbe una forma ampliata, per mezzo del determinatore -p-,


della radice
{8)kel'

che ricorre nel gr. oxiXXw


'

'

zappo, vango
ant.
isl.

'

oxaXi?
'

vanga
'

'

xsXst?
'

ascia

xdXo;
'

"

reciso, mutilate
'

'

skilja

divi-

dere, separare

lit.

sk^lti
'

fendere
',

ecc.
si

II significato di
(il

mezzo

che

ha soltanto nelle lingue geraA.t. sdmi-quek


'

maniche
* semi-:
'

vocabolo idg. che serviva ad esprimera qnesto oonoetto era

ai.
'),

sami~ 'mezzo' gr.


e

T^jti-^to; lat. sfmi-vifDus

semivivo

una specificazione di qnello generiuo di


ai.

tagliato,
'

di-

vise in parti'. Cfr.


e
'

dalaii

'

spezza

'

dimezza', daia-m

peoo
di

metk
*

'.

Le

stesso
'

Kluok Etym. Wh^. 171 accenna

alia
'

poesibilitii

connettere kalp-

essere adatto, confacente a qnalcosa

ool td. ktlftn

' '

142

SECTION LINGUISTIQUE
kalya*

[16]

sano, abile
'
:

'

kalya-m
*

'

I'alba
'.

'

kalydna-

'

bello, grazioso, fausto

gr. naAog

bello

hahlara-m

'

giglio bianco aquatico

'.

II

concetto

tbndamentale
LENBECK
Et.

di questo vocabolo sarebbe, secondo


-di
'

TUh-

Wb. 50, qnello


il

bianchezza
isl.

',
'

e ci6 per-

metterebbe
ags. hagol
gr. Kdx^V^

raflronto

coll' ant.

hagl

grandine

haf-gel id.
'

a. a. t. hagel id.,
?),

e forse anche col

pietra (bianca

gliiaia, sabbia'[?].

hahala-m 'gioiello da portare al


'

collo' kakalaka-s

laringe, tiroidea':

lit.

kdklas ^collo'.

!fc

con raddoppiamento dalla radice

*qel-,
'

una formazione da cui deriva il


Jat.
'

tema
(ant.

*qolso- [alb. kaA


isl.,

'

fusto,
t.)

gambo
hah
'

coUum got.

ant.
'

sass., a. a.

collo

ags. heals id.

ant.

si.

klasn

spiga

'].

kala(ka)- 'nero, azzurro scuro' kcdiman- 'nerezza*

kalana-s kalahka-s

'

macchia, onta': gr.


'

n?.aiv6c,
'

'

nero,

oscuro

'

Kt]Uc,

'

macchia, onta

lat.

calidus

dalla fronte
'

bianca
u.

'

cioe

'

maccliiato di bianco, chiazzato


'

caltgo

kaleduf
si.

calersu (ace. pi.)

fronte

albam habentes'

ant.
'

kalii

'lordura'.
'

giovare, aiutare
szelpti
'

(got. hilpan ant. isl, hjalpa ags. helpan

ecc.)
le

col

lit.

aiutare,

promuovere

'

paszalpa
lituane

'

aiuto

'.

Siccome

forme
a

gerinaniche da un lato e

quelle

dell' altro

risalgono

due

distinte varieti radicali (* qelb [oppure


nell' ind.

* kelb-] e * kelp-), si

avrebbe

kalp- una terza variety (* qelp-). L' idea di connettere tra loro

tutti qaesti vocaboli era stata gik espressa dallo


vergl.

Schleicher
di fonol.
"

(Beitr. z.

Sprachforach. I 110
n.)

sg.).

L' Ascoli

(Lezioni
1'

compar.
',

p.

54
ci

propone di ricondurre qui anclie


la

ai. giljja-m

arte, abilita

che

dk
*

medesima forma radicale

delle voci
'

lituane sopra citate.

Forse anche columba

(= * kolon-bhd)
'

quella daH'oscuix) aspetto


102, giustificata dal

secondo una bella ipotesi del Prellwitz


raffronto col gr. ;rdXia
(
:

BB. XXII
[Hes.]
'

tt^Xsio?
(
:

TreX'.di;
'

grigio

')
'

e col

got.

dubo ags. dufe


irl.

a. a. t.
'

tuba
'

gr.
').

to^Xdf

oscuro

'

quindi

cieco

'

ant.

dub

'

nero

du*be

nerezza

: '

(17J

G.
kcddr-s
'

CIABDI-DUPBE

14
'

tempo
*

'.

connesso con kald

particella

fv.

sopra), e significa

propriamente 'divisione, sezione* e

in particolare

divisione del tempo' (ora, stagione, era):

quindi 'tempo, epoca, momento' nella piu larga accezione.


klla{ka)-8 kllaka
*

legno, caviccliio
*

'

khila-s palo

gr.

HdAov KTj^ov

'

legno, asta di legno


ctr.

(?j

Per la grat.

dazione apofonica
smfihi
'

gr.

(o)/uIkq6

'piccolo': a. a.

mescliino

'.

kdla-m 'sciame,
famiglia
gr.
'

tribili,

famiglia; abitazione d'una

kuldyam
'

'

nido, giaciglio, abitazione, patria*:


dor.
'

rt>iog

schiera

'

d-jti'^Aa
'

radunanza
ant.
'

'

jtreXiov
'

TO ovX}.yEodai, (Hes.)

adunarsi
'

irl.
lit.

eland
kilth
'

tribu,

progenie
ant.
si.

'

cimbr. plant
'

liberi,
'.

parvuli

stirpe

celjadl

famiglia
lat.

questo stipite appartiene

probabilmente
il

il

popidus (Hoffman JiB. xviu 163 ^-

quale dovendo

risalire
d'

a ^quo-quelo-s o piuttosto a

*quo-quolo-s sarebbe
e

origine dialettale
(

come

bo$^

lupus

simili-

forse

anche concilium
J^B.

*con-coliom

*con-queliomj

vorrebbe

il

FeOhdp Fick BB.


cittadini

xvii

317),
il

ma
ttomc,

non (come
'

xviii 134)
',

gi*.

citta, co-

munita

dei

che

io,

attenendomi
ai.

alia

piu

comune
'

opinione, riconnetto coll'


'.

puram purl pdrkuUkn


iii.
*
'

luogo munito, citti


kidikdya-s
'

animale aquatico
'

'

una specie
'

<V uccello

'
:

ru, hulikn
'

beccaccia
'

'

p.

kuly'k

alba-

strella

'

pol. kulik

gabbiano
{-ki'dva-i

lett.

hUens

chiurlo

(Beb-

NEKEB IF.

VIII 286).
'

dti-kidva-

affatto calvo

'
:

lat, calvut

osco Halaviis 'Calvius'. Probabilmente sono derivati


dalla

medesima radice
'

*q{h)el-

anche

seguenti
'

khalatf*

kalvftta-

calvo

'

khdlatya-m khalitya-m
'.

calvizie

khild-s

khilyd-s

'

paese deserto

'' :

144
koki/dr-s
lit. il
'

SECTION LINGUISTIQUE

[18]

cuculo': gr. uavKaAlag' OQvig jroiog (Hes.),


uccello. Sulle difficolta che offre
v.

kaukcUe

nome d'un
sg.

lat.

cuculus e

da vedere quel che dice G.


':

Sabler

KZ. XXXI 274


kold^s
'

cinghiale

lit.
*

kiaule

'

porco

'

e probabil-

mente anche a. a. t. (Bernekeb if. X 159).


klandati
'

gfd

cinghiale, animale maschio

grida,

ruggisce
'

'

klandd-

'

rumoroso
'

'

\krdndati

grida, ruggisce
']
:

krdndas krandanam krdn'

das*

'

grido

gr.
'

uekadoc,

rumore,

grido

uEXadeo

strepito, grido

ecc. (E probabile che *qle-n-d e ^qeb-d-

non siano

altro che anipliamenti della radice qel- che


in kdlate
"

vedemmo
kldnti-s
*

risuona

'

ecc).
si

kldmati klamyati 'illanguidisce,

stanca' klama-s
'

stanchezza, spossaniento
'

'

klamin

spossante
'

[grdmyati

si

stanca

'

crdmas

'

spossamento
cfr.

ecc.

per

lo scanibio fra la velare e la palatale

Brugmann
I

Grundr.
cimbr.

545 sgg. Wackernagel Ai. Gr.


irl.
'

228

sg.]

gr. nAajuagog *languido, debole' ant.


(corn.,

clam 'lebbroso'

m.

bret.) claf

malato

n. bret. klanv id.

(Stokes in Fick

Wb.
:

II* 100).
'

khcnati kligyali

tornienta, affligge
'

'

kleca-s
'

'

tor-

mento, dolore
si.

'

lit.
'.

klisze

branca
'
:

di

gambero
tt/xviliojv

ant.

Meka

"

tanaglia
'

kldman-

il

polmone destro
'

gr.

pol-

mone

'.

khdla-s

'

capanna, aia

arm. kal

'

aia

'.

galas
'

'

gola' galakas
:

'

gola, collo

'

galadvara-m
a. a.
t.

bocca, muso'

lat.

gnla ags. ceolu ceolor *gola'

kela id.

galayati gronda rende liquido' galana- 'gocciolante' golana-m efflusso' galda-s


galati

'cade

giu,

'

[19]

G.

CIARDI-DUPBfe

146

(jdldd

gdldn [--^galanam. Nir. 6.24]


isl.

id.

jald^m 'acqua*:
'

ant.
*

kelta
^
'.

fonte

'

af>:8.

collen

'

gonfio

a. a.

t.

quellan

s<<orgare

pra-gdlbhate 'e risoluto* pra-r/albhd-s *animo8o':


ags.
Et.
(/ielp
'

tracotanza

'

a.

a.

t.

gelph

id.

(Uhlexbeck
palla*:
isl.

WO.

79).
'

gula-s *glans penis' gvll gulikd

globo,

arm. kaXin
A:?</a
'

'

gliianda

gr. fidAarog id. lat. glans ant.


lit.

palla,

tumore
id.

'

gUe

'

gliianda

'

pi*u88. giie id.

ant.

si.

zela^dl

(Cf'r.

Johansson IF.
f.

ii.

42

sg.).

Seil

condo
quale

lo

ZuBATY (Arch.
altri

si.

Phil. xiv.

423

sg.),

ricorda

esempi

slavi di

questa

t'amiglia,
:

rientrano. qui anche le voci indiane seguenti

gildyu-f

'grave enfiagione
basso ventre
'.

alle

I'auci

'

giilma-s

'

enfiagione al

gulphd-s

'

nocc del piede


jdhgha Wb.

'

ant.

isl.

kalfe

'

polsi

paccio

'.

Una

gradazione
1'

di significato
"

non dissimile
'

scorge confrontando

ai.

stinco

coll' av.

zanga

'nocca' (Uhlenbeck Et.


gola-s
la
;

81).
'

'

palla, disco, cerchio

golaka-s gold
yavXoc,
'

pal;

recipiente di

forma

sferica

' :

gr.

secchia

nave mercantile' ant. isl kjull 'nave' ags. ctol 'una da lunga nave a. a. t. Mol nave (ted. Kiel nave
'
'

'

'

',

non confbndere con Kiel cfr. Kluoe isl. kiblr id.


:

'

chiglia

'

il

quale va

coll' ant.

Et.

Wb.'' 206).
*

glahate

'

giuoca
'
:

ai

dadi

gldha-s
'

'

giocatore
*

giuo-

co

dado

premio

gr. jtaXaxi]

sorts

('Hes.; Nic.

Th.

II

Bruomann Grundr.

590 riconduce qui anche


'

il

gr. ^sXXot
'

che

io invece,

per ragione di pdXo? piXsjivov

dardo
t.
'

'

^sXovr^
'

ago

'

coi
*

quali 6 connesso, ricollego al lat. volntu a.


lit. gilti
'

a.

quelan

aver dolore
'

bucare, dolere
'.

'

gilh

'

dolore

'

gelonXs

pungiglione

ant.

si.

zati

'

dolore

'

146

SECTION LIXGUISTIQUE
;

[20]

448) nJTd?Mxde (h 171

Ap. Rh.

1,
il

358) e 7tna?.aydai

U 331)

da

7ta?.ax-

*(pakay-. Cosi
p.

griech, Laulgesch.

[Upsala 1898]
coll' ags.

Lagercrantz {Zur 68) il quale nega la


'

parentela di glah"

plegean

sich schnell fort-

bewegen, spielen', ammessa dal Fick, Wb. I* 39. 412 e dal Bechtel, Hauptpr. 343 m., perch^ ritiene. collo
ZupiTZA, Germ. Gutt. 25. impossibile
1'

uguaglianza

ai.

Del resto un I origin ario si avrebbe germ. p. g anche nell' ipotesi del Fick e del Bechtel. prova ripugnanza perde le forze, glati gldyaii
'
;

si
'

consuma

'

gldni-^ 'dispiacere; spossamento


'

'

glanya-m
"

perdita di forze, illanguidimento


'
:

glapana-m
radice

sottra-

zione di forze

cimbr. hlin
142).
a.
t.

'

fatigatus, lassus, defessus

(Stokes BB.
si

xvii.
1'

Alia stessa
chlaga
'

facilmente
',

riconduce
lo

a.

grido,

lamento
gr.
ai,

come
lit.

pensa

Hirt
si.

(P.

Br. B. xxiii

307), ne e impossibile

la parentela,
gelti

ammessa
tall.

dallo stesso, col

^clVm
gldii

ant.

In
lit.

questa

ipotesi

1'

(idg.

*g^le-ti)

stafebbe al

gelti (idg.
etij

g"el-)

nel

medesimo
occ.
a).

rapporto di ydti 'egli va':


dice debole ampliata con

ossia mostrerebbe la ra(=== celt.


!,

germ.

gldu.^ *globo, escrescenza': gr.


lat. gluere a. a. t.

yAovrog 'natiche'
'.

kldz

'

massa, palla
oscilla, ecc.
*
'

calati

si

muove,
'

calaina)-

mobile
*

cala-s

calana-m

oscillazione
[cdrati
'

cdla-s calana-m

scoti'

mento, tremito ecc*


bile' cdrana^s

si

muove, ecc' cardlat.

moin-

'movimento, maniera
versor
'

di diportarsi' ecc]:
colere

gr. neXofiou

jtoAog

"

asse

'

colus

Molti editor!

d'

Omero adottano
1'

la

lezione

irsTraXaoO'S
il

-oO-at

oferta

da alcuni codici; veggasi


p. 67.

apparato critico presso

Lager-

crantz

[21]

G.
isl.

CIAEDI-DUPRfc
'

U7
si.

quilinus ant.

huel

ruota

ant.

koh
'

id.-

Come
*

cauHativo di calati io considero k^dayati


'

spinge

ciofe

t'a

muovere
celer.

',

clie

il

Bbdomann Grd.
'

I*
'

572 riconnette
coreiero
*

invece col gr. k^XXoj


lat.

spingo

K^h)c^

col

cald-s
di

'

ghiandaia
'

'

priiss.

colwamig

una specie
*

cornacchia
cilll

(^Berneker IF.
'grillo':
Et.

vrii

285

sg.

i.

\ciri\

gr.

kUAoc;'

rFtrt^ (Hes.)

ci-

cala

(?

Uhlenbeck

Wb.

92).

chala{nay-m *inganno, astuzia' chalayati 'inganna*

chalaka- 'ingannata': gr. OKoAiog 'curve, torto; sleale,

malvagio
(G.

'

lat.

scelus

a. a.

t.

scelah

torto,

obliquo

Meyer

Gr. GrJ* 33, Prellwitz Et.

Wh. 29U, Hirt


scala
*

BE. XXIV
scio
ru.

261).
'

challi-s challl
'

scorza, pelle
'

' :

a. a.

t.

gu-

skala

'

scorza
'

skalina

'

scorza di betulla stacaflSni

cata dair albero

(altre parole slave


il

a queste

si

possono vedere presso


jvdlati
de, iWwmmdi,
*
*

Miklosich

Et.

Wb. 298).
'

arde, splende ' jvalayati jvalayatt


'

accen'

jvala-s jvdla-s jvala


'

fianinia,
'

lume
'

ecc.
*

\jvaraii

'

h caldo,

ha febbre jvara-s
'

ardore,
giial

febbre

jnrnf-s 'vampa'/z'/r/a-.s
ant.
isl.

febbre

'J:

ant.
t.

irl.

cfirbone'

kol id. ags. col id. a. a.


'

kolo id.

tala-m
teXi
'

suolo,
tellus

pianura,
ant.
*

snperficie,

ecc.*:
*

ai-ni.
isl.

luogo
'

'

lat.

irl.

talam
del
'

'

terra
*

ant.
t.

dilja

dilla

'

banco dei rematori ags. lit. tllfs asse, pavimento


'

asse

a. a.

dUi

le assicolle
'

che stanno

nel fondo
pruss.

d'

talus
'

una barca pn-talas armatura d'un letto* lett. iiMt tilindt allargare, pavimento
*
'

'

'

spianare

ant.

si.

tUo

'

suolo

'.

tala-s
tall
'

'palma vinifera' Mla-m *trutto della


d'

p. v.*
si.

una specie

albero

'

tald{a id.

lat. talea

ant.

148
talu

SECTION LINGUISTIQUE
'
'

[22]

*ramo vivente ru. tal salix arenaria (dial.). Cfr. KozLOwsKiJ Arch. f. slav. Phil, xi 389. Qui possono rientrare anche taluna- giovane cioe fiorente e talli giovane donna/
'

'

'

'

'

tdlpa-s iaJpa-m tdlpa


*

"

giaciglio, letto

'

lit.

ii\pti

avere spazio
'

'

talph

'

luogo per ricoverare persone o


di
'

cose.

Cfr.
isl.

1'

analoga gradazione
"

significato

nel-

r ant.
Wb.

rum

spazio,

sedile,

letto

(Uhlenbeck
'

Ef.

110).

tulayati tolayati

'

solleva, sostiene
',

tulanam
'

'

sol*,

levamento
taHe
a. a.

',

tula

'

bilancia

ecc.

gr. TAf)vai

sostenere

rd^avrov 'bilancia; peso', ecc,


'

lat. tollo {te)Udl ant. irl.


',

solarium
t.

',

got. dulan

sopportare

ags.

Mian
' ,

id.

dolerij

id.
"

dalati

scoppia

si

rompe
lit.

dimezza
dalls

dala-m
daly'ti

'trammento, sezione; meta':


[ddrti drndti

'parte'
si.
'

*spartire', ant. pruss. delliein 'parti' ant.

dola 'parte'

'rompe', daranam
:

'

scoppio
'

ecc, possono
'

risalire

a una radice con r


'

gr. dsQCd
',

scortico

cimbr.
'

corn,

darn

tram men to

parte

got. ga-tairan

strap-

pare', ecc.].
dolayati
'
'

vibrare, fare oscillare, brandire


ags.
tealt
'
'

'

duld
vacil-

la vacillante
'
,

'
:

vacillante

'

tealtrian

'

lare

basso
'

ted.

taliern
'

die

flatternden
'.

Fetzen
(Fick,

am
\Vb.

Kleide
I*

lit.

dehti didineti

andare a zonzo

69, 456).

II gr.

6dXXa) 'fiorisco' (OaXXd? 'ramoscello, germoglio' OaXspo?

'fiorente' ecc.)

non rientra
'

qui,

ma
,

si

connette

coll' alb.

dat

'

spunto,

vengo

fuori

germoglio

(G.

Meyer
irl.

Et.
'

366) e forse anche


tola
'

coll' ant.

deH
o

Brugmann, Grdr. V, bacchetta, mazza e coll' a. a. t.


Wb.
60,
'

raspo

d'

uva

'

toldo

'

chioma

corona
80).

d' albero

'

(Stokes presso

Fick,

Wb. II 149

sg.,

Kluoe, Et. Wb^.

f28]

G.
dhfilir-s

CIARDI-DrPRfe
polvere, polline
'
'

149

dhfdi
'

'

dhfdayati
ant.
'

impol-

vera
'

dhfdikn
'

nebbia

ecc.
*

lat. ffdigr,
*

irl.

dfH
',

elemento
'

lit.

drdis dfdys
',

profiimi
'

dfJh'n
*

polveri

dulkinti

impolverare
'

dulkHi

puzzare

paldva-s

giisci,

pula

*
:

lat. palea, lit. pelaJ fp\.)


si.

ant. pruss. pelwo, lett. pelus, ant.

plfiva *pula*.

Ap-

partengono
la-s,

al
'

raedesimo

stipite: pahl- *paglia*, pdln',

palnlt
'

stelo,
'

paglia

palncd-m
*),

petalo,

tbglia,
*

t'ronda

{pcUoqa-s

Butea frondosa
'.
'

paHava-t,

-m

ger-

moglio, ramoscello
palild*

(f.

pdliknf)

grigio

'

gr.
',

jreXifk,

jrlXetog
a.
Sk.
*,

grigio
falo
'

*,

jToAiog 'grigio,

bianchiccio
'

lat.
',

palUdus
'

t.

fulvo

' ,

lit.

palvas

gialliccio

pdlszas
*

fulvo

peli'
*

topo', polkas 'grigio', ant.


'.

si. pelexii

grigio', plavv
I'ai.

bianchiccio
altersgrau
'

Rientra
'

in

qnesta serie
II,
'

palas-ti

(Brugmann Grvndr. palya-m sacco per biade


per biade
si.
'
:

2S9)

?
''

palla-s pallika

recilat.

piente

nk^ka
*

'

vaso

per mungere
attingere
'.

',

pelvis, ant.

poh"/

secchio per
'

Probabil-

raente anche pnlavl


glia, e

vaso

'

appartiene a qnesta tamiil

non ha

torse torto

Fick,

Wb. V, 83, a pen'

sare che qnesta abbia per base la radice *pel- *riempire*.

palvala-m
vino',
\a.t.

'

palude

'

gr.

mjAog

argilla, feccia di

pal fis.
il

II

Lagercrantz, op.
'

cit.,

65, ricondnce
'

qui anche

gr. mXavoc,
'.

flnido denso, grosso

il

lit.

pldne

'

focaccia

pulaka-s

'

un insetto nocivo':
*

lat. pfdex.
'

pulaka-s
pello
'

V arricciarsi dei

peli
':
'

pnlas-ii-s

'

ca-

pulas-U-

'

avente capelli

lisci

gr.

jTvXi}')'g 'ric-

'

II

Fkrsson BB.
felice.

XIX

2(X)

propone un' altra etimologi* che mi


'

sembra meno
ActM du

gli

considera pnla9~ti'

schlichtes

Haupthaar
!

XW^

Congrit

OritntaHH**.

Tom*

III

(S"* Parti*)

' ' '

160
cioli
'

SECTION LINGUISTIQUE

[24]

rWACKERNAGEL,
'

Ai. Gr.,
*

I,

218) ant.

irl.

ul ^bar-

ba
id.

'

composto ul-fota che ha lunga barba') ulclia (cfr. Stokes Urkelt. Sprachsch. barbuto ulchach
(nel
'

[= FicK
adhdpold'

Wb. IP]

55).
(in

puln 'molto'

piihi-kdma *molto
'

SiWidiO^
*

puJv-

niolto nialvagio

e simili) vi-pzda-

anipio, con'

siderevole,
*

numeroso
'

'

puldti pdlati poldyati

grande

moltitudine

[pui^- 'molto']: arm. yolov 'molto'


irl.
il
'

gr. jroXi)^ id. lat. phis ant.

molto

'

got. filu ags.

feolu a.

a.

t.

filu id.

kaca-plakd-s. Se e giusta,

come sembra,
Rigv.
s.

I'inter-

petrazione del Gtrassmann (Wb.

z.

v.)

'die Hin-

terbacke, als die von der Peitsche \kdca-s oppure kdcn]

geschlagene
dice

',

abbiamo
*

in

plaka- un derivato della lapercuotere


'
:

*plak- (*plag-)

battere,

gr.
'^

jtM^o
ant.

jiA.ijOOO}

'batto' lat. plango pldga got. fazfloknn

skotttovto*
'

a. a.

t.
'

fluoh

'

maledizione
'.

'

lit.

plhkti

'

battere

si.

placa

piango, lamento
'

pldvati

nuota,
'

si

bagna, naviga
'

'

plavd
'

nuo-

tante
*

plavd-s
'

barchetta
'

plvti-s
:

'

flusso

ecc. [prdvate
'

scorre
*

prumoti
'

bagna
'

'

ecc]

arm. luanam
floimen fieiren
'

lavo
'

gr.

nX^oi
lit.

navigo
"

lat. pluit a. a. t.

bagnare

pldti

bagnare

ant.

si.

plova^
'

navigo
'
:

'.

plihan- pllhdn pliha


ant.
irl. selg
si.

milza

gr. ojtXyv lat. lien

m.
*

brit. felch

lit.

bluzne bluznh pruss. bhisne

ant.

slezena

milza

'.

pHn-s nome d'un


pVek
id.

insett

arm.

lu

'

pulce

'

alb.

tragend

'

e lo
'

connette collo sved. (dial.) flein


'

"

kahl,

bloss,
'

nackt
(dicesi

jien-skallig
d*

kahlkopfig

ecc, col

lit.

ply'nas

'

eben, frei, kahl


'

un campo piano e spogliato


'

d'alberi) ply'ne jJletne


',

wUste, unfrucht'

bare ebene, heide

pUkas

'

kahl

e coll' ant.

si.

^j/m

calvitium

'.

(26]

G.

CIAKDI-DUPBfc
'

161

phllati
phullor'

'

scoppia
^

phullati
'

'

sboccia

phttUor-

tit-

shoQC\Q.to*
'

plulla-m

vomere; punta
iin

di freccia*

phalaka-m
scudo
*
'

asse, tavola (cioe

'

segmento
*

di

legno

';

[in

quest' ultimo
'

significato
*

anche pha,ra-m\]
ecc.

punta

di freccia

phnla-s

vomere, pala

derivano
tii-

tutti dalla radice *(s)phel-

fendere, spaccare, ferire,


'

gliare

*,

die

si

ha

p.

es.

in gr. otpiAag
hr'it.

sgabello
'

(in

quanto forniato
a. a.

di assi di legno)
'

faut

tessura
'

got.
*

spilda 'ta volet ta per ecrivere


t.

ant.

isl.

spjald

assi eel la

spall an

'

f'endere

'.

[La forma con - e attestata


'

neir indiano da sphirayati


lati sphuiati
'

squarcia, allarga, apre


'

'

sphu-

erompe, scoppia, sboccia

sphola^s

scoppio,

crepatura

'

ecc.].
'

phalgd/yarAja)-.?
'

scin till ante di luce rossastra


'

'

sphulih'

scintilla

sphulita-

'

apparso

'

\sphnrdti

brilln,
:

appare
p^ail
'

',

sphurana-m

'scintillio,
*

apparizione' ecc.J

arm.

splendore, luccichio
'

ted. Jiinken Jitinkem 'brillare'


'

ted., o]a.nd. Jiink

agile, destro

lett.

spvHgans

'

brillante

*.

Cfr.

Johansson IF.

II

43

sg.
'

phalgit- phalgvh- 'debole, mescliino' phalguta

me-

schinita

'

gr. (peAyvvei
'

dam'srel,

/.i]Ql
'

(Hes.).
*

bdla-m

forza

'

bala- balin-

forte

ecc.

gr.

^X-

'

L' AscoLi, Studi


'

Crilici, II

314

n.

spiega da questa radic anche


'

phnUi-m
ipotosi
11

frutto

'

che significherebbe quindi


'

lo sbocciato

'.

In questa

significato di

guadagno, atilita

'

che appartiene a phdla-fm


*

ed ai

siioi
'

affini e derivati

(jthalati phalate
'

ha buon esito

'

phalaka'

phalikd

guadagno, successo
'

saphala'}

"

lucroso, avente

bnon eeito

ttaphalya-in

utiliti,

vantaggio

8arebl)eBi svolto per metafora.


il

Inrece
'

0.
il

Hoffmann BB. XVIII 156


raflFronto col gr.
'

Prellwitz Et. Wh. 234 propongouo


'

u)'fsXs(o

aiuto,

o^iWui promuovo

'

aumento, rinvigoiisco
o>^iXtta
'

6rfs\o^
'

'

vanUggio

'

aiuto, utiliUt

e cosl
'.

vengono a

stabilire

una uuova radice

phel-

'

portar frutto, utility

difficile

pronunziaisi fra queste due opinioni: forse ^ migliore la prima.

162

SECTION LINGUISTIQUE
'

[26]

regog

migliore
'

'

lat. de-hilis
'

ant.

irl.

ad-hol
'

'

potente

aid-bligod
(Cir.

senium

di-blide id. ant.

si. holifl

maggiore *

Beugmann Grimdr. 1^ 607, Osthoff IF. VI, 1 sgg., Uhlenbeck P Br. B. xviii, 236). Etimologicamente affine
'

a bala- e bala{ka)-s
sia
1

fanciullo

'

bala{ka)').

'

giovanile
bala-s
il

'

(os-

ropriamente
'

'

vegeto, vigoroso
'

Da

'

fan-

ciullo

a balail

'

stolto

e poi facile a spiegarsi

passag-

gio:

eft-,

gr. vrjmog.
'

bdlkasa-m

fiocco

'

e stato recentemente spiegata

dal Johansson (KZ. xxxvi 387)

come un

derivato della

radice *ble-k- {blo-k-, bl-k)

'

stossen, sclilagen, zermal-

men, abstumpfen
'

'

da
'

cui derivano lo sved. norv. jplugg


'

caviglia, cliiodo, (dial, sv.) pezzo


a. t. pfioc pflocke
(in. ted.

ingl. jplvg ted. pjiock

m.

caviglia

'

ecc.

nonche
plokka

il

ted. pflll-

cken

pjlocken olamd. plnkken ags. pluccian


'

m.

ingl.

plicchen ing. pluck


celli
'),

cogliere

'

ant.

isl.

'

pelare uc-

che

altri (p. es.

Diez Et. Wb.* 247, Korting Lat,


Et.

rom.

Wb.

562,

Kluge
"

Wb.

d. d. Spr.^

297) vogliono

d'origine romanza.
bdlba-ja-s
cipolla
'

Eleusine indica
lett. bulbes
'

'
:

gr. ^oAftog
'

'

tubero,

lat.
1.

bulbus

patata

lit.

bzdbe id. (Jo:

hansson
ich

c.

344 spiega bdlba-ja-s nel modo seguente


nacli

vermute dass das gras so benannt war


stelle *balba
balballtl
'

den

bei gewissen

gramineen vorkommenden wurzelknoUen


zu
/?oAy5dg....
')
'

und

si
*.

muove

in giro

bulvd-

'

obliquo

'
:

gr

(ia^Jltfii

'

danzo

II

lat.

debilis si

potrebbe anche spiegare poi contrazione di *dedell' art. irl.

habilis (cfr. d^beo

da di-habed), e

adbol lo Stokes, che in

Urk. SpracJisch.
dice
* 6e^
54.
(ai.

(=

Tick,
,

Wb., II<) 262 lo aveva ricondotto alia ra-

bdla-m)

dk ora una differente etimoiogia

in

BB.

XXIII

(27J

G.

CIARDI-DUPRE

16A

jam-bala-s

'

palude,

melma

'.

Secondo un' inge-

gnosa ipotesi dell' Uhlenbeck Et. Wb. 97, il secondo niembro di qiiesto composto sarebbe identico all' ag^.
p6l
a. a.
t.

pfttol
si.
'

lit.

balll

'

palude

'

coi qiiali

fe

poi conil

nesso Tant.

blato id. II

primo membro sarebbe

tema
il

jam-

'

terra
il
1.

di cui si conosce, tiiori di composizione,

soltanto

gen. jmas e lo strum, jmd. Secondo


c.

Jo-

hansson
foce

385 sono da conneltere con pdl


'

ecc.

anche

queste altre voci indiane: hila-m


',

caviti, buco, apertura,

Vi-bnli noi/.e d'uu fiume in

RV. IV,

30, 12, -bdra-

(soltanto in composizione p. es. rildna-bdra-j 'rpertura*.

Sicche jam-bala-s verrebbe a significare propriamente


'

una buca nel


si

terreno,

una depressione
*
:

del suolo

'

e al-

lora

capirebbe anche meglio la sua formazioi


buli-.s
'

e.
'.

natiche, uvodog

lit.

bulh
sg.

'

natiche

Cfr.

'per altri esempi


ble^ka-s
'

Johansson
'

1.

c.

363
:

corda
Et.
bhalll
'
:

(per *vle?ka-s)

ant.

irl. Jlesc

'

ver-

ga' (Uhlenbeck
bhalla-s
*

Wb. 193).*
*

una specie
' '
:

di

freccia

'

bkal/a-m

punta di freccia
bhala-m
'

got. baltrjan
alb.

tormentare
*

'.

fronte

baAs

fronte

gr. (pdAog

(non
*

(pa^og

come
'

scrive

Berneker Die

pr. Spr. 282)

celata dell' elm o' pruss. ballo 'fronte'.


bhfila-m

splendore
'

'

ni-bhalayati 'guarda, mira*:


'

gr. (paXog

'

lucente
'

q)dMog
bdl
'

chiaro
'

'

na/iKpaXdcj

'

guardo

air intorno
ant.
si.

ant.

isl.

fiamma

ags. ba'l id.


I'ai.

lit. btiltas

beln 'bianco'.

Qui rientra anche

6Aa/a*cer-

LiD^N, Ein
'

balt.-ftUiv. .InlatUyeseUs,
'

25 sgg. oonfronta anche ant.


'

si.

teskovii

e styrace confectus
il

serbo lijeska

nocciaolo

'

eoc.

La

ra-

dice *vl-ei-8~, da cui deriva

tema

*t"/o-^''o- *vlis-q''o~, e

an amplia-

mento

di *vel- (ai. valati)

Liden

ivi e

Studim cur aUind. und vergL

Sprachgesch. 48, 93. [Nota aggianta sulle boue].

154

SECTION LINGUISTIQUE
lo

[28]
ctr. I'ital^

tamente' (per
*

svolgimento del significato


'

chiaro

'

nel senso di
'

maaifesto, certo

',

il

ted. ein-

Uuchtend

evidente

').
"

mdla-s
nero
'

mdla-m
'

lordura
'

'

malina'

'

inacchiato^
'

'

ecc.

gr. jusAac;
'

nero
a.

got. mail

macchia
'

meljan
'

scrivere, disegnare
'

a.

t.
'

ana-mali
'

cicatrice
'

(ted.

Mai segno malen mdlon colorire lit. mulve fango^ pan tan o mslynas azznrro II Grassmann ( Wb. z. Jticjv. s. v.)^ mdla-^m veste e dietro a Ini il Wackernagel, Ai. Gr. I, 218, traduce
')
' '

'.

'

'.

'

schmutziges

Gewand

'

e considera quindi cotesto voca-

bolo

come

identico formalmente a
di

mdla-m

'

lordura
'

'.

II

dizionario

Pietroburgo (V. 596) traduce

gegerbte&
'

Leder, ledernes

Gewand
' :

'

raffronta
si

malagd-s

etwa

Walker, Wascher

in questo caso

avrebbe in mdla-m

un parente
mdla-m
lit.
'

di mldyati mldti 'appassisce, avvizzisce' (part.

mldtd- 'durch Gerben weich geworden'). Verisimilmente


veste
'

'

e connesso col gr. juaAAog


'

'

lana, vello
'

'

mllas

panno, stoffa
'

lett.
'
:

mila

'

veste rozza

pruss.

milan

(ace.)

veste, stofia

che

tutti questi vocaboli de'

rivino poi dalla radice di mldyati, juaAauog

ammollito^
dirsi pro-

languido, morbido
babile.

'

fe

possibile,

ma
'

non pu6
forte

malla-s

'

lottatore
:

'

ciofe
'

il

'

come

spie-

gano
tutto
(
'

glossatori

gr.

judAa

fortemente, assai,

del

fiaAsQog 'forte, violento' djufi^vg 'languido, fiacco*


lat.

n-mld-s)
(cfr.

melior mulius

pruss. milns

'

permul-

turn'

inoltre Osthoff, Gesch. d. Perf.


si

450 n.). Questa

etimologia

deve

al

Jacobi

clie la

comunic6 privata-

II doppio 2 indica un influsso pracritico oppure * malvar-).


*

{vnalla-

class. *

malya

[29]

G.

CIARDI-DUPRfe

165

meiite al Wackernaoel, da cui vien riterita in Ai. Gr.

218 e KZ. xxx 301 sg.y crede che dalla stessa radice derivi anche bdla-m forza ^acch^ pensa clie il b sviluppatx^si normalmente nelle forme
I.

183. Questi poi

(ivi

*,

deboli (w6/- per ml-j sia passato alle


stitiiendosi al m.

forme

forti

sosi

Ma
\
*

poicli^

di

tal
tiiori

lenomeno nou
di bdla-^m,
'

riesce

a trovare altro esempio


parte
* bel-

e poidarci
io

chfe d' altra

arie

lingue
*

concordano
^

nel
*

una radice
le

forte, forza

distinta

da

me^-,
e

considero

come

distinte

anche

nell' indiano,

alia

prima riconduco bdla-m^


st'

alia seconda mallor-s.


il
*

ultimo e forse da connettere


'

Con queverbo mdliate maUU


*

yati

tiene

'

(cio^
*

'

regge, fa forza

?).

milati

si

riunisce ' mela{kais


*

melanam meld
concursus
'

riu*

nione

'
:

gr. d-iuU^,a

lotta

'

(cfr.

lat.

zufTa

per
lat.

il

significato).

Se con

milati

sia

da connettere
la

il

miles e question e

molto discussa e tuttora aperta


n.

(confr.
citata).

Johansson, IF. u, 34

letteratura ivi

mftla-m 'radice' [mf'tra-m

id.].

E
il

seducente, ed

me

par giusto,

il

raffronto istituito dal


gr.

Kretschmeb
omer.
^tO/iv
*

KZ. XXXI 386


'

tra questo vocabolo e


'

erba dotata di virtu magica

(cfr.

mfila-karman'j.

in-

cantesimo fatto per mezzo di radici


mfirdstolto, ottuso di

La
si

radice pre-

senta la stessa gradazione n: o{u) che


*

ha

p. es. Id

mente

*
:

gr. jtuogog fitogo^ id.

'

Non
'

h ammissibile la parentela sappo^ta dal


'

W.

tra

I'ai.

btdi-f

'

dono, ofPerta rituale

il
'

gr. ti (uiXio, giaccli6 questo significa pro(cfr.

priamente

cose piacevoli

julXr/oc

{i.i'.Xt'/io;

{UtXioou)) e soltanto
*

per una particolare specificazione passa a voler dire


nuziali
'
'.

doni, specialmente

Per

lo

meno

il

greco e I'antico slavo

cfr.

sopra

s.

v. btittt-m.

156
nilati

SECTION LIXGUISTIQUE
mhiyati
'

[30]

'

appassisce, sparisce
'

'

mlana-m
'

mla-

nata mlani-s
sto
'

appassimento
mla'th blaHh
'
'

gr. fi^ijzQog

debole, esau-

ant.

irl.

molle, placido
'

'.

mlecchati

parla male una lingua

mlecchd-s

'

stra-

niero, barbaro' ecc.

Molto

si

disput6 suU' etimologia di

questi vocaboli, e le varie opinioni emesse in proposito

furouo raccolte e discusse dal Johansson IF. n. 37 sgg.,


clie tutte le rigetta

per proporne una nuova. Secondo


'

lui mlecch"

sarebbe affine a mdrdhati


'

lascia,

abbandona,
'

ecc.

'

mrdhrd-m

ingiuria

'

al

gr. fjiaXdauoc,

molle,

languid, debole,

codardo

'

ecc.

La
'

radice * mel{e)dh"

sarebbe un ampliamento di
cinare, spezzare
'

* melie)-

consumare, mamold ant.


irl.

(gr. itivXkof

macino
e

lat.

melim

ecc.)

die abbiamo veduta, auipliata con -e-,


I'ai.

in

mlati ^^tj/Qog, e
a) risalirebbe

mlecch- (con

analogico invece di

a un idg. *mled-sqh-. Del resto anche le


cioe quelle rigettate dal Johansson,
/

altre etimologie,

partivano da radici con


lak^ati

originario.

laksate

'

vede,
il

osserva

'

laksana-m
ii.

'

con-

trassegno

'

ecc.
*

Secondo
'

Johansson IF,
*

10

si

parte

da una base
coll'ant.
irl.
'.

lagh-s- oppure

loghsa.
t.

da connettere
luogfn
'

lagat

occhio

'

e coll' a.

spiare,

guardare

A
*.

questa famiglia probabilmente appar'

tengono anche Idncfiana-m


guato, marcato

contrassegno

'

lahchita 'se-

Lagati lagyati
^ojucu
*

'

aderisce,
'.

pende

'

gr. Aa/u/^dvo

M-

prendo, afferro

lagnda-s laknda-s
lit.

'

randello, verga
'

*
:

lat. lacertus
'

l^nkti
'

'

piegare,
*

curvare
'

llnkfi
'

'

piegarsi

ant.

si.

lejca^

io pi ego
'
:

lajka

piegatura

(per lo piu in sen so

figurato
di
'

malizia, raggiro, inganno*).


'

cosa flessibile

lacilmente

si

Dal significato passa da una parte a

[31]

G.
'

CIABDI-DUPRE
'

157

quello di

braccio
'

'

e da un' altra a quello di


'

ramo,

fusto d'albero
si

onde poi

bastone

*.

In

lagutjur-M

lahnja-t
viir.

scorge un

influ.sso pracritico: ctr.

Johansson IF.

164 8gg.
laijhu'

leggiero, tonue, piccolo' [ratjhd'

id.): gr.
'

kXaxvg
Uivis
*

'

leggiero, piccolo
a.
t.

kXa(fQ<)^
'

'

pronto, snello
lit.

lat.

a.

lun<jar

celere

ags. lunr/or id.

Ungvas

leggiero'.

II
*

significato

tbndamentale e quello
vede
'

di 'agile
laiigliati
*

a niuoversi
'

come
la,
'

si

cliiaramente
lahghana-^m
'
'

da
'

salta al di
rat'uhate

oltrepassa
si

transgressio
ecc.
|.

rainhati
'

affretta
' :

i^ui'nhaa'

fretta

lahga(ctr.

zoppo
'

gr.
'

?.a)')'cjv

indugio, titubanza
di
' *

ital.
')

'

tentennare

nel senso

esitare,
linguti
'

essere

incerto
cullarsi

Xa)'}'(iljio

io esito,

indugio
il

lit.
'.

librarsi,

'

lingv/'ti

'

di men are
'

capo

II

significato fon'.

damentale
seguenti

u quello di

vacillare, oscillare

per

me

incerto se a questa famiglia di vocaboli spettino anche


i
:

gr. ^Myagog

'

molle, languido
irl.
'

'

Xaydnoai

dq)l'
*

vai (Hes.) lat.

langueo ant.

lace

'

languido,
i^lakr

fiacco

cim. llacc
*

'

stanco,
etc. (ctV.

rilassato

ant.

isl.

ant.

slali

languido
sg.,

'

Fick

Wb. V
'

577,

IP 238, BB. V.
Gutt. 166).
?.co/}'dg'
'

172

Prellwitz

Et.

Wb. 172

sg.,

Zupitza

lahja 'adultera': Xdyn'og


QVij

voluttuoso
f'r.

no-

(Hes.) ^.eyai 'dissolute' (Archiloco

179). In laiijn

abbiamo una nasale


risalira
il

inserta. II lat. U'na, se rientra qui,


'^leg-nfi

a *leg-sna piuttosto che a


Et.

come vuole
*

Prellwitz

Wb. 173.
lainbhate
' '

Idbhate Idbhati
*

prende, afferra
'

l^bha~

guadagno, acquisto
' *

lambha-s lambhana-m
'

consegui:

men to
fpvQov

[rdbhate rubhatl

prende, afferra
'

ecc.]

gr. Ad-

proda
'

'

djn(pUaq)ijg
l<)bas
'

air intorno

lit.

ampio cio6 che abbraocia buono hVns possesso


' *

'

*.

' '

158

SECTION LINGUISTIQUE
lambate lambati
'

[32]

pende, cade giu


'

'

lambaecc.
'

'

pen-

dente
*

lambana-m
lat. labare

'

pendaglio

(Less.)
'

\rdmbate
ant. isL

pende']:
'

Ml
'

got. slepan
'

dormire

sidpr
'

languido, privo di forze


'

a. a. t. slaf id. slaf{f)an


'.

dormire
',

ant.

si.

slabft

fiacco

II

significato di
di
'

'

dor-

mire

svoltosi facilmente
le forze
',

da quello
cfr.
;

abbandonarsi,
germanici,
Wb.^ 340.
'

perdere

e proprio dei
il

linguaggi

eacluso per altro


Idsati
*

nordico
si

Kluge
'

Et.

gode,
'

diletta
'

danza

Idlasa-

avido^

ciipido
(

'

Insya-m

danza
'

ecc.
'

lat. lasclvvs gr. A^Aaiofiai


'

*Ai-Aao-io-juai)
a.
t.

branio
si.

got. lustvs
laska
'

piacere, voglia
'

a.

lust

id.

ant.

lusinga

laskati

lu-

singare'.
Idsati 'irradia,

splende, appare': gr.

Xda 'guardo*

(Prellwitz Et. Wb. 177).


If'iti

'afferra, prende': gr. ^rjt^ [-^^Xafid-) *pren'

de
'

'

djTo Aavoj
'

fruisco

'

Asia (ion.
irl.

Ai]tij

dor. Xcila

^^^Fi^i

preda

lat.

lucrum ant.

log

luach
a.
a.
t.

luag

'

mercede
sL

got.

'ant.

isl.)

laun ags.

lean

Ion id. ant.

lovlja 'caccia' lovn 'frutto della caccia' loviti 'prendere'.

lihga-m
vere
'

'

contrassegno
'

'
:

got.

leik

'

corpo, cadaisl.

a. a.

t.

llh

corpo
a.

'

(cfr. g.

galeiks ant.
gilth
' '

gltkr ant. la
'

sass. gilfk

ags. gelic
'

a.
lit.

t.

avente
'

stessa

forma
gliare
I

'

quindi

uguale

')

ly'gus

uguale

Ig'gti

somiVac.

'

(Fick Wb.

305, Schmidt Z. Gesch.


307).
'

d. idg.

89,

Prellwitz BB. xix


limpdti 'tinge,

macchia
gr.

lipti-.^
'

'

unguento
'

'

le-

pana-m
riprd-m
'

lepa-s
'

'

tintura,
']

macchia
Mnoc,
' '

ecc.

[riptd'

tinto

lordura
'

pinguedine

hnaQo^
lat.
lip')

pingue, untuoso
bileiban
'

Myrag^g

attaccato, tenace

'

pus got.

rimanere
t.

'

(propriamente
lit.

'

attaccarsi

ags. IjeUfan a. a.

billban id.

Upti

'

restare adeso

[83]

G.
'

CIARDI-DUPRfc
I'qnys
'

16
si.

lipnhs

vischioso
'

'

lett.
'

id.

ant.

llpnaJLi

re-

stare adeso
llyate

Upn
llyati
*

colla
'

ecc.
'

si

consuma
'

Idya-t
'

sparizione,
*)

morte
Xoiiiioc,

'
:

gr.

^ifioc;
'.

fame

(propriamente

consunzione
l^tum
(

'

peste

Se

rientri qui

anche

il

lat.

/rf-

[i]tomf) 6 incerto: lo

nega

lo

Stokes
si

in

Academy 1891
ecc.)
llncir-m
t.

Nr. 998.
liyate
*

liyati

'

nderisce,
'

accosta,

adesione
argilla
'

':

gr. fiMvo
'

tiiigo

'

lat. liu't
(

limns a. a.

leimo

llm

argilla, calce
'

ags. Um).
*

Idbhyati
lu}xlka{ka)-s
*
'

brama, appetisce
'
:

lubdkalufjido
t.

ghiotto

cacciatore

lat.

lubet

got.

liufs

caro

'

ant.

isl.

liufr ant.

sass. liof a. a.

licb ant. si.

Ijuba id.
lunnti Ivnoti 'taglia, miete, coglie'

lavas
'

'taglio,
*falce*

sezione
lava'

'

lavana-m 'recisione, niietitura' lavitra-m


'

tagliente
'
:

lavaka-s
'

'

mietitore
Arjl'ov
'

'

Ifcni-s

recisione,
'

strappo

gr. ?.atov
'

falce

'

messe, biada

(prohetri

priamente
houiri ecc.
'

il

da falciare
'

',

cfr.

got. hatvi a. a.
*

t.
'

fieno
*

*zu hauendes') Xvco


*,

sciolgo
)n)ta,

(pro-

priamente
riscatto

ronipo

cfr.
'

le

espressioni

yoiyvara,

dyfsa Xdoai) got. Inns


'

mezzo
libero
*

di liberazione, prezzo di

lans
'

'

sciolto,
t.

ant.

isl.
'

Iddr

spezzato,

sfracellato

a. a.

los

libero, sciolto

(per altii esempt


vv. los losen).
'

germanici
inquieto
ecc.
(fe

cfr.
'

Kluge
serbo

Et.

WbJ^ 252

s.

hdita'

oscillante,

ondeggiante
'

lola-

'

mobile,
'

ecc.

Ijnljati

cuUare

'

ru. Ijullka

cuUa

'

forse connesso in
Sg.).

qualche

modo

col sg.? cfr.

BERNliKER IF. X 152


klrtydti
'

oscilla,
*

trema

leldyn (strum. ado})erata

avverbialmente)
quieto
'.

con

oscillazioni,

con movimento

in-

II

FiOK Wb.

115 e

il

Bruomann Grd.

II

160

SECTION LINCIUISTIQUE
"

[34]

849, 939 lo confrontano col got. reiran


sere scosso
di
I
',

tremare,

es-

e in questa ipotesi si

avrebbe un esempio
[Quaesf.

idg.

r.

Ma

recentemente

il

Rozwadowski
lelaydti

gramm. atque
sgg.)

etymol. series altera [Cracoviae 1899] pag. 11

ha segnalato

la parentela di

leldya

con
ecc,

un gruppo

di vocaboli slavi (p. es.


'

ant. pol.

leleyenya
'

leleiana 'fluctuandi' leleyal szya

titubabat pedibus
',

ru. dial, lelejatl lilejatl


se
'

'

agitari, oscillari

n. bulg. leleju
/

agitor, oscillor [cunis] ecc.)

che attestano un

ori-

gin ario.
Idkati
*

guarda
'

'

locate locayati
"

(+
'

a)

'

considera
"

locana
rdcas*
'

chiaro

locanam
'

occliio
"

'

[rocate

splende

'

splendore
*

rocand

chiaro
*

ecc]

arm.

lois
'

luce

'

gr. XsvKog
lUceC)

bianco
irl.

'

Asvooco
"

guardo, considero
'

lat.
'

lux
'

ant.

lua^chtide
t.

fulgido
'

got.

Ihihad

luce

ags. leoht a. a.

lioht

'

chiaro

(altre voci ger'

maniche presso Kluge Et. Wb.^ 248) ant. si. hica raggio Qui e pure da registrare lokd-s spazio libero
'.
'

niondo
lauks
'

'

cfr. lat.
'.

hicus

lit.

laukas

'

campo
cfr.

aperto' pruss.

campo
logd-s

Per la forma ulokd-s

Wackernagel
'

Ai. Gr. I pag. 58.


'

zoUa
'

'

cioe
'

'

trammento
:

di terra
'

[r?tjdti

rompe
misero

'

ruja
si

rottura
'

ecc]
"

gr. aXwiTo-Jtedr)
'

vincolo

che non
* '

spezza

^.vyQoo,
lit.

rovinoso, funesto
'

XsvyaXeog

lat.

lugeO

Wzti
'

rompere

'.

lopnka-s lopaqd-s
*

sciacallo,
'

volpe

'

arm. aXues

volpe \

II gr.

dXc'ojn]^
?)

'

volpe

sarebbe un prestito 'da


il

un
294

dialetto
e
il

iranico

secondo
Ai. Gr.
si
')
;

Bartholomae BB. x
40.

Wackernagel
'

i
'

valati

si

piega,

volge

vald-s

'

cavita

'

(cioe

*insenatura, ripiegatura
*

'trave, asta' (cio^ in origine

ramo, fusto

d'

albero

'

in

quanto

flessibile)

ralana-m

'

[35]

G.
'

CIAKDI-DUPRfc
'

161

'

piega

valayor-m valaya-s
'

biaccialetto,
'

cerchio ecc.
si

vidi-^ vail

ruga
*

'

valU-s vaMi

troHco che
si

attortiglia

vdla-8
*

'

coda

(in

quanto

si

agita o
vacilla
'

avvinghia)
*

vellati

si

muove tortuosamente,
'

vellana-m

il

rotovtir<i-

larsi

ecc.

\vdrati vtirate vrnoti firndti


gi*,

'avvolge*
corda

'circuito' ecc.:
IXXc)
'

eiXvco *volgo,
'

torco; involgo, copro'


' '

rivolto

Xi^

toituoso
'

'

l/JAc,
'

ecc.

lat.

volvo volfimen ant.

\t\. fillivi
'

flecto

hi-ru-fiU 'iniplicuit*
'

folumain
*

'

volubrlis
lit

cimbr. oltryn
'

rotii

'

got. walwjan

rotolare

ap-valhs
'

sferico

'

ecc.

L'

ai.

vdka-t

'

ramo, germoglio
all' a.

che TUhlenbeck PJir. B. xxi 106 sg.


t.

ravvicina
fiis.

b.

wilgia

(in.

b.

t.

trUge)

oland.
'

wUg
ant.
*velr*

wilich ags. tue/ij wilii^ '^^8^- willow)

salcio

e che
-

presuppone un tema *vel-ko- oppure *vol-kosi.


*

vlasiL

'

capello
'

'J,

risale

alia
'

medesima radice
*

piegare, torcere
'

(cfr.
').

valds

asta

valli- valll

tronco

got. ivalus

bastone

Qui
il

pure, formato con un al-

tro suflSsso, rientra h

I'ai.

valga 'briglia, redine' col quale


lett.

da raettere a riscontro
vcdkd-s
'

walgs

'

fune, corda

(Bezzenbeegeb BB.

xii 241).
'

scorza

valkala-m
si.

'

id.

veste o tessuto

fatto di scorza': ant.

vlakno
*

'

fibra,
'

filamento
nidh
'

'

ni.
;

volokno

id.

tilo

'

pol.

aiokno

refe

ags.

fibra

frangia' (Uhlenbeck
vdlgati
*
'

Eu Wb.
'

277).
*

salta
'
:

valgakas
irl.

saltatore
'

'

valgawi-in

salto,

galoppo
'

ant.
'

leblaing
'.

salto

'

ags. uealcan

'

rotolare

nlonc

vivace, iirdito

Foi-se

appartengono
:

a questo
'

stipite (cfr.
'

Zcpitza KZ.

xxxvi 65)
valgnll
*

vaigd-

grazioso

valgu-s

'

ornamento
*.

'

una specie
ant.
irl.
*

d' uccello (saltatore ?)

v^ln
*

'

tempo, occasione, niomento


si

'
:

fSU

testa religiosa che

celebra in un giorno fisso

cim.

' '

1G2

SECTION LINGUISTIQUE

[36]

giryl ^^INDISCH, Ber. d. k. sacks. Ges. d. Wiss. Phil.-hist.


CI.

1886

p.

242).

cdlati
*

(Dhat. 20. 13)


')

'

va

'

calahhd-s

'

grillo
*

'

cioe

il

saltellante
'

calitna-s
:

'

una specie
'

d' insetto
lett. su'^lis

calu-s

^alfira-s
.mlut
'

rana

'

lit.
'.

szuHys

galoppo
e

'

'passo'

incedere
il

Hirt BB. xxiv 234 ascrive a questa


'

famiglia

gr. KsAyg
*

corsiere
'

'

il

lat.

celer.
'

edict

capanna, casa
rit'ugio
']
:

[cdrmaoi- carandm
'

dil'esa,

luogo sicuro,
*

gr. Ka?dd
lat.

capanna, nido

'

ua^ddc,
irl.

capanna, abitazione' ecc.


'

cella celnre ant.


'

ce-

lim
*

nascondo

cuH

'

nascondiglio, angolo
'

n.

irl.

cuHe

luogo per riporre qualcosa

(p. es.
'

cantina) cimb. cein


ant.
'

nascondere
t.

'

got. Imlundi

'

caverna
'

isl.
*

holr 'cavo'

a. a.

helan 'nascondere' hoi


il

cavo

helm
s.

elmo

'

ecc.

Secondo
*

Grassmann (Wb.
anche
'

z.

Rigv.
d'

v.)

appartiene

a questa famiglia

il

nome

albero calmali-s

Salmasia malabarica

als der ein

Schutzdach

bie-

tende

ma non
'

e un' etimologia sicura.

cild

pietra,

rupe

'

arm.

sal 'incudine, pietra

'.

cWyati cU^yaie

'si attiene, si attacca,


'

abbraccia

^lems Tattaccarsi' cle?mdn


[^resati
'

vischiosita; legaccio' ecc.

collega,

unisce

']

risalgono a una forma am-

pliata per
St.
z.

mezzo del determinatore -s- (cfr. Persson Lehre v. d. Wurzlerw. u. Wurzelvar. 89 n. 2)


'

della radice *kleipi ego


'

appoggiare

'

gr. kMvco

'

appoggio,

lat.

chvos incllno ant.


isl.
t.

irl.

cloen

'

bieco, cattivo
''

got. Mains hlaiw ant.


hlin^an hleonian a. a.
*

hUi9 ags. hldw hlid


'

colla
lit.

'

ags.

[h]linen

appoggiarsi

'

szlaiias

declivio

'

ecc.
'

cldkor-s

suono, fama, verso epico


'

'

\crn6ti
'

'

egli

ode

'

crdvana-m crdvassuouo,

grido,

fama

'

crdti-s

audizione,

orecchio,

tradizione, testo vedico' ecc.]:

arm.

[37]

G. CIARDI-DL'PRfc
'

163
*

lu

udibile

'

lur
'

'

notizia
'

'

gr. k?a:o^
*

tama, gloria; leg-

genda epica kXvo odo, apprendo lat. inclutm ant. irl. cloth famo80 a. a. t. hlhnnunt t'ama (k)lftt sonoro, a
'

'

'

'

voce alta

'

ant.

si.

slovo

'

parola
'

'

sif/tije

'

i'ama
*

ecc.

apa-salavi apa-salau
*

verso sinistra

pra-scUavf

verso destra

'.

L'

Uhlenbek
'

Et.
scls

Wb.
'

9 propone di spie-

garlo in relazione rol got.


is].
'

benevolo,
felice
'

mite
a. a.

'

ant.

s(i'U

'

telice

'

ags. snHi(f
' :

buono,

t.

^Mig
egli

telice,

salutaro

ma

una semplice
ondeggiante
' '

ipotesi,

come
'

stesso riconosce.
salilo'

fluente,
'

salild-m

acqiia,

riutto
*

'

prd-sulati

spinge dentro
'

\sarati
'

sarate
'

sharti
'

corre, scoiTe, fluisce


'

sard-

fluido

sard
dgfu)

ruscello

snctr.

rird-m

flutto
(jeI
'

'

stanno invece col gr.


'

'

irapeto
salto
; ;

'

srdvati gr.
pillo
(p.
'

fluisce
'

'

ecc.J

gr. dAAo/ttai
'

'

zam*

d/l//a

salto

lat.

salio
:

salto,

balzo

zampillo

es.

in

Verg.

eel. 5.
lit.

47
'

dulcis

aquae saliente
'

sitini

restinguere rivo)

mleti
'

insinuarsi
sula
' *

sulci

'

succo sgor-

gante da un albero
Fliissigkeit
'

lett.

eine sich absondernde


' ^

ant.

si.

snlati
'

inviare

shJialate

skhalaii
*

inciampa, erra

'

skhala-s

'

vacil-

lamento
sxalim
'

'

skhalana-m

incertezza, errore': arm. sxalem


*

erro, vacillo,

pecco

gr.

oq)dAAofiai

'

inciampo

'

II

verbo sdlati (Dhat. 15. 40)

"

va

"

puo essere un' alterasione


'

pracritica di ^lati cho viene spiegato (ivi 20.13) ugualmente con

^al

tau

',

ma pu6

anche connettersi con


'

saliUi- ecc. e risalire all'idg. */-,


lit. stu''lys

laddove ^lati risale a * kel- (qaUibh4i-s,

ecc).
',

Quanto
voltit

composto ucchalant- ucchalita-

salito sopra, sollevato

una

amlo

messo

ctie (^lati sdlati

siano due verbi distinti, e

difficile

detenninare

se risulti dall' uno o dall' altro. giacch6 cch

pu6 rappresentare Unto


Si

svolgimento normale di
(cfr.

t{d)

5
'

quanto quello dialettale di

t(d) -+-

p.

es.

ucchanna8gg.

'

rovinato

utifanna-)

vegga Zacbakiak

KZ. XXXIII, 444

164
oq)a/ieg6g

SECTION LINGUISTIQUE

[38]

*mal

sicuro, nial fernio' oq)dAjua 'traviamento*


*{s)qViel'
'

ecc.

Alia medesima radice


'

essere incerto
'

'

da I'icondurre khallaie
sthdla-m
*
'

vacilla

khallita-

languido

'.

luogo,
'

altura,

terra ferma' sthnld-m

recipiente
'

'
:

gr. ordhc,
'

palo
'

'

oreXexog

"

saldo,
'

fermo

'

OTi)Xi]

colonna
,

a. a.

t.

stollv
'

sostegno, palo
si.
stoli't
'

lit.

pasta-

las

'

armatura
Uddate
'

ossatura
'

ant.

thronus, sella \
'

si ristora,
'

trova refrigerio
:

hlada-s hla-

dana-m
cfr.
s.

refrigerio

ecc.

ant.

si.
f.

chladv
si.

'

frescura

'

ru.

choloduJ\di.

(KozLOwsKiJ Arch.

Phil, xi

386

sg.)

gli altri

vocaboli citati dal Miklosich Et.

Wb. 88

V.

choklu.

hvdlati

'

va torto, inciampa
il

'

kvald
'

'

errore, travacilla,
"

viamento
cade
'

il

fallire
'

colpo

'

[hvdrati
*]:

va torto,

hvdrasant.
si.

tortuosita, raggiro

lit.

pa-zulmis

obli-

quo

'

zvlv 'cattivo'.

Cosi abbiamo passato in


indiani la cui radice contiene
/

rassegna quel vocaboli

primitive indogerraanico.
suffissale.

un I che risponde ad un Ora diremo brevemente di

A
si

proposito di taluni fra


tratti di