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LoZibaldonedelpoveroVic

raccoltaaperiodicadivariaculturariservataadappassionati
Letteratura,storia.filosofia,costume,poesia.A.D.2012,anno0,vol.I

Hannocollaboratoaquesto numero:
corrispondentistranieri

daLondraA.ConanDoyle daParigiGuydeMaupassant daAtenePlatone daLipsiaF.W.Nietzsche daParigiRenDescartes daBerlinoArturSchopenhauer daCheroneaPlutarco daLondraEdwardGibbon daParigiNicolasPoussin. Dall'Italia: I.U.Tarchetti,F.Verdinois,Fargo,A.R ennis,messerG.Provolone, G.Laudato,G.De Leonardis,V.Cuoco,M. Uda,V.Cambriglia,L.Menghini,V.Pa dula,IdaLo Sardo,L.Capuana,G.Leopardi,E.Pil uso,P.Martino, F.Ferraro,E.Polatti,V.Algieri,F.Xavi er,M.Vicchio,P.Capalbo.

Chiprontoadareadarevialeproprielibert fondamentalipercomprarsi bricioleditemporaneasicurezza,nonmeritan lalibertnlasicurezza. Gliuominisidividonointrecategorie:quellichesonomobili,quelliimmobili equellichesimuovono. B. Franklin

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Qualcheparoladipresentazione.
Editoriale.
Perch il titolo Lo Zibaldone del povero Vic? Nel 1732 Benjamin Franklin fond un foglio, denominato L'Almanacco del povero Riccardo, che and in stampa per ben venticinque anni, diventando la quasi esclusiva lettura profana di milioni di americani dell'epoca. Il grande scienziato, inventore, musicista,scacchista, letterato, politico bench inizialmente povero in canna, riusc col suo lavoro e ingegno a diventare il pi grande propagatore di cultura del suo tempo, facendo della tipografia in cui lavorava una fucina di sapere. Lo Zibaldone che avete sotto gli occhi, lungi dal voler eguagliare il modello, vuole quindi essere soltanto un omaggio alla cultura, al sapere, alle molteplici attivit dell'uomo che desidera andare oltre il grigiore quotidiano. Il tesoro dell'umanit risiede nelle produzioni delle menti che operano, che osservano, che riflettono, che lasciano tracce. Tali segni devono essere, di tanto in tanto, ripuliti dalla polvere ed estratti dall'oblio al quale li condanna il marciare/marcire quotidiano dell'uomo-automa, inconsapevole dell'oggi come dello ieri, prono alla pialla ammiccante del disimpegno che livella inesorabilmente verso il basso ogni cosa. La prima e pi vera libert dentro di noi, ma essa va protetta e coltivata perch molte sono le insidie che, come suadenti sirene, operano per soffocarla. Libert piena, dunque, sia di attingere al tesoro letterario dell'umanit che dare spazio a chi, oggi, impugna la penna oppure si china sulla tastiera per dare voce al proprio pensiero. Vedrete convivere nello Zibaldone poeti e scrittori famosi con altri sconosciuti, professionisti della scrittura con neofiti, e sarete condotti a spaziare in campi distanti uno dall'altro; ma nell'opera c' un denominatore comune: la riscoperta e la valorizzazione del genio umano, che supera secoli e barriere. Scriveva Foscolo: Il tempo con sue fredde ale vi spazza Fin le rovine, le Pimple fan lieti Di lor canto i deserti, e l'armonia Vince di mille secoli il silenzio, e oggi pi che mai c' bisogno d'armonia, dentro e fuori dell'uomo, affinch egli non diventi estraneo a se stesso e alla natura. Benvenuti allora nel mondo dello Zibaldone e buona lettura! Marcello Vicchio

Sommario.
Racconti: L'imbutodicuoio(A.C.Doyle),Lapaura(Guyde Maupassant),LaletteraU(I.U.Tarchetti),Manoscritto (F.Verdinois), Il gambetto di Horwitz (Fargo),Qualcuno come Umberto ( M.Vicchio),Quaderno a quadretti (A.Rennis), Guarito(messerG.Provolone). Filosofia: Crizia(Platone),Unmodellodiscrittura poetica.Laconsolazionedellafilosofia (G.Laudato),Delleggereedelloscrivere(F.W. Nietzsche),Discorsosulmetodo(Cartesio), Aforismisullasaggezzadellavita(A. Schopenhauer). Storia: Viteparallele(Plutarco),Declinoecaduta dell'imperoromano(E.Gibbon),Ereditlatina, grecitbizantina(G.DeLeonardis),Saggiosulla RivoluzioneNapoletanadel1799(V.Cuoco). Arte: Lettera(NicolasPoussin),Suigustidell'arte (M.Uda). VarieePoesia: Nicolino(V.Cambriglia),Pensieri(L.Menghini),La primalezionedimiopadre(V.Padula),IlMaestro interiore(I.LoSardo),Ascensioniumane (L.Capuana), Poesie:Xavier,E.Polatti,E.Piluso,P.Capalbo.

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Raccontidiieri
L'arte del racconto molto antica e diffusa nel mondo. In questa sezione troveranno posto racconti noti e meno noti di scrittori del passato di ogni latitudine, tutti accomunati dal desiderio di raccontare una storia, dal gusto del bello e del fantastico e dalla voglia di stupire. Cos', in fondo, un racconto se non un breve salto in una magica dimensione atemporale?

L'imbuto di cuoio
Arthur Conan Doyle. Sir A. C. Doyle conosciuto dalla stragrande maggioranza dei lettori per il suo famosissimo personaggio, l'investigatore Sherlock Holmes. Non tutti sanno che Doyle,personalit incredibilmente eclettica, scrisse altri cinque romanzi di genere fantastico e una ventina di racconti dello stesso tenore, ispirati spesso dalla sua passione per l'occulto e lo spiritismo. Ne 'L'imbuto di cuoio' , scritto nel 1900, abbiamo uno splendido esempio di come possa essere sfruttata l'idea della visione onirica. Il mio amico, Lionel Dacre, abitava nell'Avenue de Wagram, a Parigi. La sua casa era quella piccola, con la cancellata di ferro e il giardinetto davanti, che s'incontra sulla sinistra, venendo dall'Arco di Trionfo. Immagino che essa esistesse gi molto tempo prima che il viale venisse costruito, poich i tegoli erano cosparsi di licheni, e i muri erano ammuffiti e scoloriti dagli anni. Sembrava piccola vista dalla strada, cinque finestre sulla facciata, se ben ricordo, ma sul retro si estendeva in un'unica, lunga sala. Era qui che Dacre teneva quella singolare biblioteca di letteratura occulta, e quei bizzarri oggetti che costituivano il suo hobby e il divertimento dei suoi amici. Uomo ricco, dai gusti eccentrici e raffinati, aveva speso la miglior parte della sua vita e della sua fortuna mettendo insieme una raccolta privata, che si diceva unica nel suo genere, di opere talmudiche, cabalistiche e di magia, molte delle quali assai rare e di grande valore. I suoi gusti tendevano al soprannaturale e all'orrido, e ho sentito dire che i suoi esperimenti nel campo dell'ignoto hanno passato ogni limite di civilt e di decoro. Con i suoiamici inglesi egli non parlava mai di queste cose, anzi si atteggiava a studioso e a grande esperto; ma un francese, i cui gusti erano analoghi ai suoi, mi ha assicurato che le pi macabre delle messe nere si sono svolte in quella vasta sala, le cui pareti sono tappezzate da libri e da bacheche che la rendono simile a un museo. L'aspetto di Dacre era sufficiente a dimostrare che il suo profondo interesse in queste faccende psichiche era

intellettuale piuttosto che spirituale. Il volto massiccio non recava alcuna traccia di ascetismo, ma l'enorme cranio a cupola che spuntava al di sopra dei capelli ormai radi, simile a una vetta innevata circondata da una frangia di abeti, rivelava una grande forza mentale. La sua sapienza superava la sua saggezza, e la volont era di gran lunga superiore al carattere. Gli occhi piccoli e vivaci, profondamente infossati nel volto carnoso, brillavano di intelligenza e di un'insaziabile curiosit della vita, ma erano gli occhi di un sensuale e di un egoista. Ma basta col parlare di lui, poich adesso egli morto, povero diavolo, morto proprio quando era sicuro di avere finalmente scoperto l'elisir di lunga vita. Non del suo complesso carattere che io voglio parlare, ma della strana e inspiegabile vicenda che avvenne durante la visita che gli feci nella primavera dell"82. Avevo conosciuto Dacre in Inghilterra, poich le mie ricerche nella Sala Assira del British Museum si erano svolte nel medesimo tempo in cui egli stava tentando di attribuire un significato mistico ed esoterico alle tavole babilonesi, e questi comuni interessi ci avevano avvicinati. I primi casuali commenti si erano approfonditi in conversazioni quotidiane, e queste, a loro volta, si erano trasformate in qualcosa di simile all'amicizia. Avevo promesso di fargli visita, la prima volta che mi fossi recato a Parigi. All'epoca in cui potei adempiere alla mia promessa, abitavo in una villetta a Fontainebleau, e poich i treni della sera erano scomodi, egli mi chiese di trascorrere la notte in casa sua. "Non ho che quel letto da metterle a disposizione" mi disse, indicando un ampio divano nel suo grande salone. "Spero che potr starci comodo." Era una singolare stanza da letto, quella, con le sue alte pareti tappezzate di volumi, ma non potevano esistere mobili pi gradevoli per un amante di libri quale io ero, n vi alcun profumo cos attraente alle mie nari quanto quel tenue, leggero tanfo che emana da un libro antico. Lo assicurai che non avrei potuto desiderare una camera pi piacevole, n un arredamento pi congeniale. "Se l'arredamento non n comodo n convenzionale, perlomeno costoso" comment Dacre guardandosi attorno. "Questi oggetti che la circondano mi sono costati quasi un quarto di milione. Libri, armi, gemme, intarsi, arazzi, quadri... non esiste un solo oggetto che non abbia la sua storia, e una storia

che generalmente vale la pena raccontare." Mentre parlava, egli era seduto da un lato del caminetto aperto, e io dall'altro. Alla sua destra si trovava lo scrittoio, sul cui piano una lampada proiettava un vivido cerchio di luce dorata. In mezzo al tavolo c'era un palinsesto semiarrotolato, e attorno una collezione di strani oggetti. Fra questi, notai un grande imbuto, di quelli che si adoperano per riempire i barili di vino. Pareva fatto di legno nero, e aveva il bordo di ottone scolorito. "Quello un oggetto curioso" commentai. "Qual la sua storia?" "Ah" replic "anch'io mi sono posto questa stessa domanda. Darei non so che cosa per conoscerla. Lo prenda in mano e lo esamini bene." Lo presi, e scoprii che ci che io avevo creduto fosse legno era in realt cuoio, bench prosciugato e indurito dagli anni. Era piuttosto grande come imbuto, e giudicai che potesse contenere all'incirca un litro. Un bordo di ottone ne circondava il capo pi largo, ma anche quello stretto era rifinito in metallo. "Cosa gliene pare?" mi chiese Dacre. "Penso che sia appartenuto a un vinaio o a un birraio del Medioevo" risposi. "Ho visto dei fiaschetti di cuoio inglesi del diciassettesimo secolo, che erano dello stesso colore e della stessa consistenza di questo imbuto." "Suppongo che la data sia suppergi la medesima" conferm Dacre "e indubbiamente serviva per riempire un recipiente di un qualche liquido. Per se i miei sospetti sono fondati, era uno strano vinaio colui che se ne serviva, e un insolito barile che veniva riempito. Non notate qualcosa di strano sul beccuccio dell'imbuto?" Tenendolo alla luce, osservai che in un punto a una diecina di centimetri circa dal puntale di ottone, lo stretto collo dell'imbuto era tutto segnato e tagliuzzato, come se qualcuno avesse tentato di inciderlo con un coltello poco tagliente. Soltanto in quel punto l'opaca superficie nera era irruvidita. "Qualcuno ha tentato di tagliarne via il collo." "Lo chiamereste un taglio?" "E' strappato e lacerato. Ci deve essere voluta una certa forza per lasciare dei segni simili su un materiale cos duro, qualsiasi fosse stato lo strumento. Ma lei cosa ne pensa? E' chiaro che ne sa pi di quanto non abbia detto." Dacre sorrise, e i suoi occhietti brillarono divertiti. "Ha incluso la psicologia dei sogni fra i suoi dotti studi?" mi chiese. "Non sapevo neppure che esistesse una simile psicologia." "Mio caro signore, quello scaffale sopra alla bacheca di gemme pieno di volumi, da Albertus Magnus in avanti, che trattano unicamente quel soggetto. E' una scienza in se stessa." "Una scienza di ciarlatani."

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"Il ciarlatano sempre il pioniere. Dall'astrologo nato l'astronomo, dall'alchimista il chimico, dal mesmerista lo psicologo sperimentale. Il ciarlatano di ieri il professore di domani. Anche delle cose cos lievi e inconsistenti come i sogni, saranno col tempo ordinate e classificate. Quando quel tempo verr, le ricerche dei nostri amici sullo scaffale laggi non saranno pi il passatempo del mistico, ma le fondamenta di una scienza." "Anche supponendo che sia cos, qual il rapporto fra la scienza dei sogni e un grande imbuto nero bordato di ottone?" "Glielo dir. Lei sa che io ho un agente che costantemente alla ricerca di oggetti rari e curiosi per la mia collezione. Qualche giorno fa, egli ha sentito parlare di un mercante lungo uno dei "quais", il quale aveva acquistato delle vecchie cianfrusaglie trovate in un armadio in un'antica casa dietro a rue Mathurin, nel Quartiere Latino. La sala da pranzo di questa vecchia casa decorata con uno stemma, strisce rosse in campo argenteo, che si dimostrato, dopo un'indagine, essere il blasone di Nicholas de la Reyne, un alto ufficiale di re Luigi XIV. Non vi alcun dubbio che anche gli altri oggetti in quell'armadio rimontano ai lontani giorni di quel re. Se ne deduce, pertanto, che erano tutti propriet di questo Nicholas de la Reyne, il quale era, a quanto mi risulta, il gentiluomo incaricato di far osservare ed eseguire le draconiche leggi di quell'epoca." "E con ci?" "Ora le chieder di prendere nuovamente in mano l'imbuto e di osservarne il cerchio di ottone sull'imboccatura. Riesce a distinguervi delle lettere?" Vi erano certamente degli sgraffi, quasi cancellati dal tempo. L'effetto che essi davano era di una serie di lettere, l'ultima delle quali somigliava vagamente a una B. "Non le sembra una B?" "S." "Anche a me. Anzi, non dubito minimamente che non si tratti di una B." "Ma il nobiluomo di cui avete parlato avrebbe avuto una R per iniziale." "Esattamente, proprio questo il bello. Egli possedeva questo curioso oggetto, eppure esso recava le iniziali di un altro. Perch fece questo?" "Non riesco a immaginarlo; e lei?" "Be', potrei forse tirar a indovinare. Ha notato qualcosa disegnato un po' pi avanti sul bordo?" "Direi che si tratta di una corona." "E' indubbiamente una corona; ma se lei la esamina in

piena luce, si convincer che non una normale corona. E' una corona araldica, un emblema nobiliare, e consiste in quattro perle e foglie di fragola alternate, e cio l'emblema di marchese. Ne possiamo dedurre, perci, che la persona il cui nome cominciava per B aveva il diritto di fregiarsi di quella corona. "Allora questo comune imbuto di cuoio apparteneva a un marchese?" Dacre mi rivolse uno strano sorriso. "O a un membro della famiglia di un marchese" disse "Tutto ci lo possiamo dedurre da questo bordo inciso." "Ma che cosa c'entra tutto questo con i sogni?" Non so se dipendesse dall'espressione sul volto di Dacre, o da un'impercettibile suggestione nel suo atteggiamento, ma un senso di repulsione, di inspiegabile orrore, mi assal mentre guardavo quel vecchio pezzo di cuoio contorto. "Pi di una volta ho ricevuto importanti informazioni attraverso i miei sogni" disse il mio compagno, col tono didattico che egli amava assumere. "Ne ho fatto una regola, adesso. Ogni qualvolta sono in dubbio riguardo a un dato materiale qualsiasi, mentre dormo metto l'oggetto in questione accanto a me. Spero cos di venire in qualche modo illuminato. A me il procedimento non appare affatto oscuro, bench non abbia ancora ricevuto il riconoscimento della scienza ortodossa. Stando alla mia teoria, qualsiasi oggetto che sia stato intimamente legato a qualsiasi supremo parossismo di emozione umana, sia essa gioia o dolore, rimarr impregnato di una certa atmosfera o associazione che esso in grado di comunicare a una mente sensibile. Quando dico mente sensibile, non intendo dire anormale, ma una mente istruita e colta come la possediamo lei o io." "Vuol dire, per esempio, che se io dormissi accanto a quella vecchia spada sulla parete, potrei sognare qualche sanguinosa impresa alla quale partecip proprio quella spada?" "Un ottimo esempio, perch, a dire la verit, ho usato appunto quella spada, e ho visto nel sonno la morte del suo proprietario, il quale per in uno scontro armato, che non sono stato in grado di identificare ma che ebbe luogo all'epoca delle guerre dei Frondisti. Se ci pensa bene, alcune delle nostre usanze popolari dimostrano che il fatto era gi conosciuto dai nostri antenati, bench noi, nella nostra saggezza, lo abbiamo classificato fra le superstizioni." "Per esempio?" "Be', l'usanza di mettere il dolce della sposa sotto al cuscino per assicurare al dormiente dei sogni piacevoli. Questo uno dei tanti esempi che lei trover elencati in una piccola "brochure" che sto scrivendo sull'argomento. Ma per tornare al punto, ho dormito una notte con questo imbuto accanto a me, ed ebbi un sogno che certamente getta una curiosa luce sul suo uso e la sua origine." "Che cos'ha sognato?" "Ho sognato..." Si interruppe, e un'espressione di grande interesse si dipinse sul suo volto massiccio. "Per Giove, questa s che una buona idea" disse. "Sar un esperimento del massimo interesse. Lei stesso un soggetto psichico, con i nervi che reagiranno

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prontamente a qualsiasi impressione." "Non mi sono mai sottoposto a una prova di questo genere." "E allora la sottoporremo stasera. Posso chiederle come grande favore, quando lei occuper questo divano stanotte, di dormire con questo vecchio imbuto appoggiato accanto al cuscino?" La richiesta mi parve grottesca; ma anch'io ho, nella mia complessa natura, una autentica fame per tutto ci che bizzarro e fantastico. Non avevo la minima fiducia nella teoria di Dacre, n alcuna speranza che un simile esperimento desse dei frutti; ciononostante mi divertiva che l'esperimento venisse fatto. Dacre, con grande solennit, avvicin un tavolinetto a un capo del divano, e vi appoggi l'imbuto. Poi, dopo una breve conversazione, mi augur la buona notte e mi lasci. Rimasi per un po' seduto accanto al fuoco morente, fumando e riflettendo sulla curiosa conversazione che si era svolta, e sulla strana esperienza che forse mi attendeva. Per scettico che fossi, vi era un che di impressionante nella sicurezza dell'atteggiamento di Dacre, e lo straordinario ambiente che mi circondava, l'enorme sala piena di strani e spesso sinistri oggetti, fin coll'incutermi un senso di solennit. Infine mi svestii e, spento il lume, mi sdraiai. Dopo essermi a lungo rigirato, mi addormentai. Lasciate che tenti di descrivere, con la maggior precisione possibile, la scena che si present nei miei sogni. Spicca ancora oggi nella mia memoria, pi vivida di qualsiasi cosa che io abbia visto con i miei occhi. Vi era una stanza che dava l'impressione di essere un sotterraneo. Dai quattro angoli si alzavano volte a crociera. L'architettura era rozza, ma molto robusta. La stanza faceva chiaramente parte di una grande costruzione. Tre uomini vestiti di nero, con bizzarri, enormi copricapo di velluto nero, erano seduti in fila su una pedana tappezzata di rosso. I loro volti erano molto solenni e tristi. Alla loro sinistra, si trovavano due uomini vestiti di una lunga toga; avevano delle borse in mano, che parevano piene di carte. A destra, rivolta verso di me, era una piccola donna con i capelli biondi e singolari occhi di un azzurro chiarissimo: gli occhi di una bambina. Aveva passato la prima giovinezza, eppure non si poteva ancora definirla di mezza et. La sua figura era alquanto robusta, e il suo portamento fiducioso e arrogante. Il suo volto era pallido, ma sereno. Era uno strano volto, attraente eppure felino, con appena un accenno di crudelt nella piccola bocca forte e diritta e nel mento grassoccio. Era avvolta in una specie di tunica, bianca e morbida. Un prete magro e ansioso le stava accanto, bisbigliandole nell'orecchio e sollevando continuamente un crocifisso davanti ai suoi occhi. La donna voltava la testa e guardava fissamente oltre il crocifisso verso i tre uomini in nero, i quali erano, ne ero certo, i suoi giudici. Mentre guardavo, i tre uomini si alzarono e dissero qualcosa, ma non potei

udire una sola parola, bench fossi consapevole che era quello in mezzo a parlare. Poi essi uscirono dalla stanza, seguiti dai due uomini con le carte. Nello stesso istante, numerosi uomini dall'aspetto rozzo e vestiti di pesanti giubbotti entrarono e si misero a togliere prima il tappeto rosso, e poi le assi che formavano la pedana, in modo da sgombrare completamente la stanza. Quando questo impedimento fu tolto, potei vedere in fondo alla stanza degli strani pezzi di mobilia. Uno di questi pareva un letto, con dei rulli di legno alle due estremit, e una manovella per regolarne la lunghezza. Un altro era una cavalletta di legno. Vi erano altri curiosi oggetti, fra cui un certo numero di corde pendenti dal soffitto, assicurate a pulegge. Il tutto somigliava vagamente a una palestra dei nostri tempi. Quando la stanza fu sgombrata, un nuovo personaggio apparve sulla scena. Si trattava di un uomo alto e magro, vestito di nero, dal volto austero e macilento. Il suo aspetto mi fece rabbrividire. Aveva gli abiti lucidi di unto e cosparsi di macchie. Si muoveva con una lenta e terribile dignit, come se avesse preso comando della situazione dall'istante in cui era entrato. Nonostante il suo aspetto rozzo e il suo abito lurido, adesso era lui a comandare: la stanza era sua. Sul braccio sinistro portava un rotolo di corda leggera. La donna lo scrut dalla testa ai piedi, ma la sua espressione rimase immutata. Era un'espressione di sicurezza, perfino di sfida. Ma non cos il prete. Il suo volto si fece di un mortale pallore, e vidi il sudore luccicare e scendere lungo la sua fronte alta e inclinata. Sollev le mani in gesto di preghiera e si chin a borbottare frenetiche parole all'orecchio della donna. Ora l'uomo in nero avanzava, e prendendo una delle corde dal braccio sinistro, leg le mani della donna, la quale gliele porse docilmente. Poi l'uomo le afferr un braccio ruvidamente e la condusse verso la cavalletta di legno, che era un po' pi alta della vita di lei. Su questa ella fu alzata e deposta supina, con il viso rivolto al soffitto, mentre il prete, sopraffatto dall'orrore, fuggiva in fretta dalla stanza. Le labbra della donna si muovevano rapidamente, e bench io non potessi udire, sapeva che stava pregando. I suoi piedi pendevano uno di qua, uno di l, lungo i lati della cavalletta, e vidi che i rozzi assistenti avevano assicurato delle corde alle sue caviglie, legandone l'altro capo agli anelli di ferro infissi nel pavimento di pietra. Mi sentii mancare, alla vista di questi funesti preparativi, eppure ero avvinto dal fascino dell'orrido, e non riuscii a staccare gli occhi dal macabro spettacolo. Un uomo era entrato nella stanza recando due secchi d'acqua. Un altro lo seguiva con un terzo secchio. I tre secchi vennero deposti accanto alla cavalletta di legno. Il secondo uomo portava anche un ramaiolo di legno, una specie di ciotola dal lungo manico diritto, nell'altra mano. Lo porse all'uomo in nero. Nello stesso istante, uno degli assistenti si avvicin con un oggetto scuro in mano, che anche in sogno mi riemp di un vago senso di familiarit. Era un imbuto di cuoio. Con mostruosa energia egli lo conficc... ma non potei resistere pi a lungo. Mi si drizzarono i capelli all'orrore. Mi

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contorsi,lottai, spezzai i vincoli del sonno e tornai con un grido nella mia propria vita, per trovarmi disteso, tremante di terrore, nell'enorme biblioteca, con la luce lunare che penetrava a fiotti dalla finestra e gettava strane ombre nere ed argentee sulla parete opposta. Oh, quale senso di sollievo provai nel sentire che ero tornato nel diciannovesimo secolo, tornato da quella cripta medioevale a un mondo dove gli uomini avevano cuori umani nel petto. Mi rizzai a sedere sul divano, tremando in tutto il corpo, con la mente divisa fra il sollievo e l'orrore. Pensare che simili cose fossero mai avvenute, che potessero avvenire senza che Dio fulminasse i colpevoli! Era stata tutta una fantasia, o rappresentava davvero qualcosa che era accaduto nel periodo pi oscuro e crudele della storia del mondo? Appoggiai il capo dolorante sulle mie mani tremanti. E allora, improvvisamente, mi parve che il cuore mi si fermasse nel petto, e non potei gridare, tale era il mio terrore. Qualcosa avanzava verso di me nell'oscurit della stanza. E quando un terrore si assomma a un altro terrore, che lo spirito di un uomo si spezza. Non riuscivo a ragionare, non riuscivo a pregare; potevo soltanto restare immobile, come una statua, e fissare la tenebrosa figura che avanzava nella vasta sala. Poi la figura si inoltr nel bianco raggio della luna, e potei nuovamente respirare. Era Dacre, e il suo volto mostrava che era spaventato quanto me. "E stato lei? Per l'amor del cielo, che cosa succede?" chiese con voce rauca. "Dacre, quanto sono lieto di vederla! Sono stato nell'inferno. Era spaventoso." "Allora stato lei a gridare?" "Credo proprio di s." "Il suo grido ha echeggiato per tutta la casa. I domestici sono rimasti terrorizzati." Accese la lampada con un fiammifero. "Credo che possiamo riattivare il fuoco" aggiunse, gettando dei ceppi sulla brace. "Santo cielo, amico mio, com' bianco il suo viso! Si direbbe che abbia visto un fantasma." "E infatti ne ho visti pi d'uno." "Dunque l'imbuto ha sortito il suo effetto?" "Non dormirei mai pi vicino a quell'oggetto infernale per tutto l'oro del mondo." Dacre ridacchi. "Prevedevo che avrebbe passato una notte agitata" disse. "Ma sono stato punito, perch quel suo urlo non era molto piacevole da udirsi alle due del mattino. Arguisco da quanto mi dice che ha visto tutta la spaventosa vicenda."

"Quale spaventosa vicenda?" "La tortura dell'acqua, o il "Trattamento Straordinario", come veniva chiamata negli amabili giorni del Re Sole. Lei ha resistito fino alla fine?" "No, grazie al cielo, mi sono destato prima che incominciasse per davvero." "Ah, una fortuna per lei. Io resistetti fino al terzo secchio. Be', una vecchia storia, e i protagonisti sono ormai tutti nella tomba, perci che importanza ha il modo in cui ci sono arrivati? Suppongo che lei non abbia alcuna idea di cosa fosse quello che ha visto?" "La tortura di qualche criminale. Quella donna dev'essere stata davvero una terribile delinquente, se i suoi delitti sono proporzionati alla punizione inflittale." "Infatti, abbiamo questa piccola consolazione" disse Dacre, avvolgendosi meglio nella veste da camera e accucciandosi pi vicino al fuoco. "Erano proporzionati alla sua punizione. S'intende, se ho riconosciuto con esattezza l'identit della donna." "Com' possibile che lei conosca la sua identit?" Per tutta risposta, Dacre tolse da uno scaffale un vecchio volume ricoperto in pergamena. "Ascolti questo" disse. "E' scritto nel francese del diciassettesimo secolo, ma mentre leggo gliene dar una traduzione approssimativa. Lei stesso giudicher se ho risolto o meno l'enigma. "La prigioniera venne portata davanti a uno speciale Giur che agiva come tribunale, imputata dell'assassinio di Dreux d'Aubray, suo padre, e dei suoi due fratelli, uno dei quali tenente e l'altro consigliere del Parlamento. A giudicare dalla sua persona, sembrava difficile credere che avesse davvero commesso delle simili malvagit, poich era di aspetto mite, e di piccola statura, con una carnagione chiara e occhi azzurri. Eppure la Corte, avendola trovata colpevole, la condann al trattamento ordinario e straordinario, in modo da costringerla a fare i nomi dei suoi complici, dopo di che un carro l'avrebbe trasportata alla place de Grve, dove le avrebbero tagliato la testa, per bruciarne poi il corpo e spargerne le ceneri al vento." "Questa annotazione datata 16 luglio, 1676." "E' molto interessante" replicai "ma non convincente. Come pu dimostrare che si tratti della medesima donna?" "Ci sto arrivando. Il racconto prosegue, e narra il comportamento della donna durante l'interrogatorio. "Quando il boia le si avvicin, ella lo riconobbe dalle corde che teneva in mano, e subito gli tese le proprie mani, scrutandolo dalla testa ai piedi senza profferire parola." Cosa ne dice?" "S, era proprio cos." "Essa guard, senza distogliere lo sguardo, la cavalletta di legno e gli anelli che avevano straziato tante persone e provocato tante grida di agonia. Quando

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i suoi occhi caddero sui tre secchi d'acqua, che erano l pronti per lei, ella disse con un sorriso: "Tutta quell'acqua dev'essere stata portata qui allo scopo di affogarmi, signore. Non avete intenzione, spero, di costringere una persona piccola come me a ingoiarla tutta". "Devo leggere i particolari della tortura?" "No, per l'amor del cielo, non lo faccia." "Ecco qua una frase che sicuramente vi dimostrer che ci che riportato qui si riferisce alla medesima scena alla quale ha assistito stanotte: "Il buon Abate Pirot, incapace di contemplare le agonie sofferte dalla sua penitente, si affrett a uscire dalla stanza". Questo la convince?" "Assolutamente. Non pu sussistere alcun dubbio che non si tratti della stessa persona. Ma chi dunque questa donna il cui aspetto era cos attraente, e la cui fine fu tanto orribile?" Per tutta risposta Dacre mi si avvicin, e appoggi la lampada sul tavolino che era accanto al mio letto. Sollevando l'infausto imbuto, ne volt il bordo di ottone in modo che la luce lo colpisse in pieno. Vista cos, l'incisione sembrava pi chiara di quanto non lo fosse stata la sera precedente. "Abbiamo gi convenuto che questo l'emblema di un marchese o di una marchesa" disse. "Abbiamo anche stabilito che l'ultima lettera una B." "Tutto ci indubbio." "Mi permetto ora di suggerirle che le altre lettere da sinistra a destra sono: M, M, una d minuscola, A, una d minuscola, e poi la B finale." "S, sono certo che lei ha ragione. Riesco a vedere chiaramente le due d minuscole." "Ci che le ho letto stasera" disse Dacre " il resoconto ufficiale del processo di Marie Madeleine d'Aubray, Marchesa di Brinvilliers, una delle pi famose avvelenatrici e assassine di tutti i tempi." Rimasi in silenzio, sopraffatto dalla straordinaria natura della vicenda, e dalla completezza dell'evidenza con cui Dacre ne aveva esposto il vero significato. Ricordavo vagamente alcuni particolari della carriera della donna, la sua depravazione senza limiti, la sua fredda e prolungata tortura del padre ammalato, l'assassinio dei fratelli per meschini motivi di lucro. Rammentai anche che il suo coraggioso comportamento di fronte alla morte aveva in qualche modo fatto ammenda per l'orrore della sua vita, e che tutta Parigi era stata solidale con lei nei suoi ultimi istanti, benedicendola come una martire, quando pochissimi giorni prima l'avevano maledetta come un'assassina. Mi venne in mente una sola obiezione. "Come mai le sue iniziali e il suo stemma finirono su quell'imbuto? Non posso credere che i suoi giustizieri portassero il loro medioevale rispetto per la nobilt al punto da decorare gli strumenti di tortura con i loro titoli." "Anch'io mi sono posto la stessa domanda" replic

Dacre "ma mi pare che sia facilmente spiegabile. Il caso dest a quell'epoca un interesse eccezionale, e niente di pi naturale che "La Reyne", capo della polizia, abbia serbato questo imbuto quale macabro ricordo. Non succedeva spesso che una marchesa di Francia fosse sottoposta al trattamento straordinario. Che egli vi incidesse le iniziali di lei ad uso dei posteri, mi pare un atto molto normale da parte sua." "E questi?" chiesi, indicando i segni sul collo dell'imbuto. "Quella donna era una vera tigre" disse Dacre, allontanandosi. "Mi pare evidente che, come le altre tigri, i suoi denti fossero sia robusti che affilati."

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La paura.
Guy De Maupassant.

Henri-Ren-Albert-Guy de Maupassant nacque nel castello di Miromesnil-Normandia, da Gustave, nobile di provincia, e da Laure Le Poittevin, il 5 agosto 1850. Dalla madre, donna molto colta, eredit l'amore per le espressioni artistiche mentre la passione per la letteratura gli fu trasmessa da Gustave Flaubert, amico di famiglia. Dopo un periodo di leva nell'esercito francese, trov un impiego nel Ministero della Pubblica Istruzione, lavoro che agli inizi del 1880 lasci per dedicarsi completamente alla scrittura, entrando nel circolo letterario che gravitava attorno a Emile Zola. Scrisse circa trecento racconti, sei romanzi e numerose opere minori che gli fruttarono notoriet e denaro. Ammalatosi di sifilide, e colpito dalle sue complicanze psichiche pi gravi, mor folle in una clinica psichiatrica di Parigi, all'et di quarantatr anni. Molti suoi racconti hanno come tema la follia, tanto che viene da chiedersi quanta parte abbia avuto la sifilide nella sua produzione letteraria. Questo racconto ha come tema la paura; non quella che provoca subitaneo panico e fuga, bens la sensazione oppressiva sottile e costante, e per questo pi velenosa, che invade lentamente le vene e persiste nell'anima. Risalimmo sul ponte, subito dopo la cena. Davanti a noi il Mediterraneo non aveva unincrespatura su tutta la parte visibile, marezzata di luna. Il grande piroscafo continuava la sua rotta gettando nel cielo seminato di stelle un gran serpente di fumo nero; dietro di noi lacqua bianchissima, mossa dal veloce passaggio del bastimento, battuta dallelica, era tutta una spuma, sembrava savvolgesse su se stessa provocando innumerevoli scintillii simili al bollore duna liquida

luce di luna. In sei o sette ce ne stavamo l in silenzio e pieni di ammirazione, con lo sguardo rivolto verso lAfrica ancora lontana e dove ci stavamo dirigendo. Il Comandante, che stava fumando un sigaro in mezzo a noi, allimprovviso riprese una conversazione che era cominciata durante la cena. Gi, quel giorno ho avuto paura. Per sei ore la mia nave era rimasta con quello scoglio conficcato dentro, battuta dal mare in continuazione. Verso sera, per fortuna, fummo raccolti da una carboniera inglese che ci aveva avvistati. Un uomo alto col viso abbronzato e laspetto serio, una di quelle persone che si capisce subito abbiano attraversato grandi paesi sconosciuti, tra continui pericoli, e il cui occhio sereno sembra conservare qualche cosa, nella sua profondit, degli strani paesaggi che ha veduto, un uomo insomma ben temprato dal coraggio, entr allora per la prima volta nella nostra conversazione. Comandante, lei dice daver avuto paura? Non lo credo. Forse equivoca sulla parola o forse sulla sensazione che ha provato. Un uomo coraggioso non ha mai paura nellincombere dun pericolo. emozionato, agitato,nervoso; ma la paura unaltra cosa. Il Comandante replic ridendo: Accidenti! E invece le garantisco che ho avuto paura>>

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Allora luomo abbronzato aggiunse parlando con estrema lentezza: Mi permetta di spiegarmi. La paura anche gli uomini pi coraggiosi possono provarla un sentimento orrendo, una sensazione atroce, simile alla decomposizione dellanima, uno spasimo spaventoso del pensiero e del cuore, il cui semplice ricordo provoca brividi dangoscia. Ma, quando si coraggiosi di natura, questo non avviene n davanti a un attacco pericoloso, n davanti a una morte inevitabile, n davanti a tutte le forme note del pericolo: ha luogo in circostanze anormali, sotto certe influenze misteriose, di fronte a rischi indefiniti. La vera paura simile al ricordo dei terrori fantastici dun tempo. Un uomo che crede ai fantasmi e che simmagina di scorgere uno spettro nella notte, lui s che prover la paura in tutto

il suo orrore. Io ho intuito cosera la paura in pieno giorno, circa dieci anni fa. Lho provata linverno scorso durante una notte del mese di dicembre. Eppure mero trovato in frangenti e in avventure che parevano mortali. Ho combattuto spesso. Sono stato lasciato per morto dai banditi. Sono stato condannato allimpiccagione come insorto in America e gettato in mare aperto dal ponte duna nave in Cina. Ogni volta mi son creduto spacciato e mi sono rassegnato subito; senza commozione e anche senza rimpianti. Ma questa non la paura. Io lho presentita in Africa. Eppure essa figlia del Nord: il sole la dissipa come una nebbia. Fate attenzione a questo, signori. Per gli orientali la vita non conta niente: si subito rassegnati; le notti sono chiare e senza le cupe inquietudini che opprimono gli uomini dei paesi freddi. In Oriente si pu conoscere il panico, si ignora la paura. Ebbene, ecco quel che m accaduto in terra dAfrica. Attraversavo le grandi dune a sud di Ourgla. uno dei pi strani paesi della terra. Voi conoscete la sabbia distesa, la sabbia delle interminabili spiagge oceaniche. Adesso figuratevi che loceano sia diventato sabbia in mezzo a un uragano: immaginatevi una tempesta silenziosa di immobili onde di polvere gialla. Sono alte come montagne, queste onde ineguali, diverse, sollevate in alto come cavalloni, ma ancora pi grandi e striate come unimmensa pezza di amoerro. Su questo mare furioso, muto e apparentemente immobile, il divorante sole del Sud sparge la sua fiamma implacabile e diretta. Bisogna oltrepassare queste onde di cenere dorata, ridiscendere e ancora salire, salire senza sosta, senza riposo e senza ombra. I cavalli rantolano, sprofondano fino al ginocchio e poi si lasciano scivolare quando raggiungono laltro versante di queste sorprendenti colline. Eravamo due amici seguiti da otto spahis e da quattro cammelli coi loro guidatori. Non parlavamo, oppressi dallafa, dalla stanchezza, inariditi dalla sete come quel deserto ardente. Dimprovviso uno dei nostri uomini lanci uno strano grido: tutti si fermarono e restammo senza muoverci, sorpresi da un fenomeno inesplicabile, conosciuto solo da chi viaggia in quelle sperdute contrade. Chiss dove, eppure vicino a noi, da una direzione che non si riusciva a determinare, rullava un tamburo: il misterioso tamburo delle dune. Rullava distintamente, ora pi ora meno vibrante, interrompendosi ogni tanto, ma subito dopo riprendendo il suo ritmo fantastico. Gli arabi, spaventati, si guardarono tra loro e uno disse nella sua lingua: Sopra di noi c la morte!. Ed ecco che allimprovviso il mio compagno e amico, pi che un fratello per me, cadde da cavallo a testa in gi, fulminato da una insolazione. E per due ore, mentre cercavo inutilmente di salvarlo, quel tamburo misterioso mecheggi nelle orecchie col suo ritmo monotono, intermittente e incomprensibile. Io sentivo insinuarmisi nelle ossa il terrore, la vera paura, la paura

schifosa, davanti a quel cadavere, in quella buca incendiata dal sole, tra quattro montagne di sabbia, mentre uneco sconosciuta ripercuoteva contro di noi, a duecento leghe da qualsiasi villaggio, il rullo veloce del tamburo. Quel giorno compresi che cosa sia aver paura, e lo seppi anche meglio unaltra volta.... Il Comandante interruppe il narratore: Scusi, signore, ma quel tamburo... Che cosera?. Non ne so nulla. Nessuno lo sa. Gli ufficiali, sorpresi da quel rumore singolare, ne attribuiscono la causa a uneco ingrandita, smisuratamente ampliata dagli avvallamenti delle dune e prodotta da una grandinata di grani di sabbia trasportati dal vento a urtare contro qualche ciuffo derba secca, poich s osservato che il fenomeno si produce sempre vicino a certi arbusti arsi dal sole e duri come cartapesta. E dunque quel tamburo non sarebbe che una sorta di miraggio, un miraggio sonoro. Tutto qui. Ma questo lo seppi soltanto pi tardi. Vengo alla mia seconda emozione. Accadde linverno scorso, in un bosco della Francia nordorientale. La notte era scesa con due ore danticipo, tanto scuro era il cielo. In un sentiero molto stretto avevo per guida un contadino che camminava al mio fianco, sotto una cupola di abeti, da cui un vento scatenato traeva lunghi lamenti. Fra le cime dei monti distinguevo correre nuvole in rotta, certe nuvole impazzite che sembrava scappassero incalzate dal terrore. A tratti tutto il bosco sembrava inclinarsi con un gemito di sofferenza sotto una raffica di vento molto forte; e il freddo mi passava da parte a parte nonostante il passo rapido e le vesti pesanti. Dovevamo andare a cena e fermarci a dormire da una guardia forestale. La casa non era molto lontana da

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l e io ci andavo per cacciare. Di quando in quando la mia guida alzava gli occhi e borbottava: Diavolo dun tempaccio!. Poi mi
parl della famiglia che ci avrebbe ospitato. Il padre aveva ucciso un bracconiere due anni prima, e da allora era sempre cupo, come se fosse ossessionato da quel ricordo. I suoi due figli, entrambi sposati, vivevano con lui. Le tenebre erano profonde. Non vedevo niente davanti a me, n intorno a me. Tutto il frascame degli alberi si urtava in continuazione e riempiva la notte dun continuo fruscio. Finalmente scorsi una luce e subito il mio compagno bussava a una porta. Come risposta arrivarono acute grida di donne; poi una voce maschile, una voce rauca domand: Chi ?. La mia guida disse il suo nome. Entrammo. Mai dimenticher quel che vidi. Un vecchio dai capelli bianchi, dallocchio folle, con un fucile carico in mano, ci aspettava in mezzo alla cucina, mentre due giovanotti armati di scure erano di guardia ai lati della porta. Negli angoli oscuri in fondo alla stanza distinsi due donne inginocchiate col viso rivolto verso il muro. Demmo le spiegazioni necessarie. Il vecchio riappoggi il fucile alla parete e ordin che mi fosse preparata una stanza: ma poi, visto che le due donne non si muovevano, dette questa brusca spiegazione: Sa, signore? Sono due anni stanotte da quando ho ammazzato un uomo. Lanno scorso venuto a

chiamarmi. E cos laspetto anche questa notte. Concluse con un tono che provoc il mio sorriso: Ecco perch non siamo tranquilli. Feci del mio meglio per rassicurarlo. Ero felice dessere arrivato proprio quella sera e di poter assistere a quello spettacolo di terrore superstizioso. Mi misi a raccontare qualche storiella e cos mi riusc di calmare, almeno un poco, tutta la famiglia. Accanto al focolare un vecchio cane, mezzo cieco e baffuto, uno di quei cagnacci che somigliano a qualcuno di nostra conoscenza, dormiva, col muso tra le zampe. Una tempesta senza requie percuoteva il casolare e da un finestrino stretto stretto, proprio uno spiraglio accanto alla porta, vedevo alla luce dei lampi un gruppo di alberi scompigliato dal vento. Nonostante tutti i miei sforzi, percepivo chiaramente che un profondo terrore dominava gli animi di quelle persone. Ogni volta che smettevo di parlare tutte le orecchie si tendevano verso un punto molto lontano. Stanco di assistere a quei vani spaventi, stavo per chiedere di andar a dormire, quando la vecchia guardia forestale balz improvvisamente dalla sedia e riafferr il fucile sussurrando con evidente smarrimento: Eccolo! eccolo! Lo sento!. Le donne tornarono a inginocchiarsi nel loro angolo nascondendo il viso; i figli impugnarono di nuovo le scuri. Mi preparavo a calmarli ancora una volta, quando dimprovviso si risvegli il cane addormentato e, tendendo il collo verso il fuoco e guardandolo con locchio quasi spento, emise uno di quei lugubri ululati che la sera spaventano in campagna i viandanti. Tutti ci volgemmo a guardarlo: era rimasto immobile, ritto sulle zampe, come in preda a una visione. Poi ricominci a urlare verso una cosa invisibile e spaventosa perch tutto il pelo gli sera rizzato. Livido in volto, la guardia grid: Lo sente! Lo sente! Mi ha visto ucciderlo!. Anche le due donne si misero a urlare come forsennate, allunisono col cane. Mio malgrado, un brivido mi corse tra le spalle, lunghissimo. La visione di quellanimale a quellora e in mezzo a quella gente terrorizzata era spaventosa. Per unora intera il cane ulul senza muoversi, come nellangoscia dun sogno premonitore. La paura, la schifosa paura minvase. Paura di che cosa? Lo sapevo forse? Era la paura, tutto qui. I nostri visi erano violacei nellimmobilit e nellattesa di qualcosa di tremendo, con lorecchio teso, il cuore in tumulto, sempre pi sconvolti a ogni minimo rumore. Il cane si mise a girare attorno alla stanza, fiutando i muri e continuando a mugolare. Quella bestia ci faceva impazzire! Allora il contadino che mi aveva fatto da guida, in una specie di parossismo furibondo, gli si butt addosso, lafferr e la gett fuori in un cortiletto interno. Il cane tacque di colpo, noi rimanemmo immersi in un silenzio ancor pi terrificante. Dimprovviso sussultammo tutti insieme: qualcuno

strisciava contro il muro esterno, dalla parte del bosco; poi pass verso la porta, sembr sfiorarla con manotremula. Per due minuti non sentimmo pi alcun rumore, due minuti che ci portarono alla soglia della demenza; quindi quella presenza misteriosa torn a sfiorare il muro e gratt leggermente come farebbe un bambino, con lunghia dun dito. Allimprovviso apparve contro il vetro del finestrino una testa bianca, con occhi luminosi come quelli delle belve. E dalla bocca usc un suono indistinto, un mormorio lamentoso. Fu un attimo. Un fragore improvviso rimbomb nella cucina. La vecchia guardia aveva sparato. E subito i figli si precipitarono, tapparono lo spiraglio rizzandovi contro il grande tavolo, che poi puntellarono con la credenza. Vi giuro che allo scoppio della fucilata che non maspettavo ebbi una tale angoscia nel cuore, nellanimo e nel corpo che mi sentii mancare, prossimo a morire di terrore. Restammo cos in attesa sino allaurora, incapaci di muoverci, di dire una sola parola, contratti da un orrore senza nome. Osammo rimuovere la barricata soltanto quando scorgemmo dalla fessura di unimposta un pallido raggio di luce. Ai piedi del muro, contro la porta, giaceva il vecchio cane col muso sfracellato dalla fucilata. Era uscito dal cortiletto scavandosi un varco sotto la palizzata. Luomo dal volto abbronzato tacque, poi soggiunse: Quella notte non corsi alcun pericolo, eppure preferirei rivivere tutte le ore nelle quali ho affrontato situazioni davvero terribili piuttosto che il solo istante di quella fucilata sparata contro la testa villosa apparsa nello spiraglio>>

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La lettera U
(Manoscritto d'un pazzo)
Iginio Ugo Tarchetti

Igino Pietro Teodoro Tarchetti nacque a san Salvatore Monferrato (AL) nel 1839. Si arruol giovanissimo nell'esercito e visse a Varese e poi a Parma. Trasferitosi a Milano nel 1865, ammalato di tisi, entr ben presto nel movimento culturale della Scapigliatura, del quale fu uno dei massimi esponenti. Gli scapigliati erano animati da uno spirito di ribellione nei confronti del perbenismo statico borghese. Essi erano tenaci oppositori sia del Romanticismo italiano, che giudicavano essersi trasformato in pura esteriorit, languida e inutile, che del provincialismo della cultura risorgimentale. Affascinati dallo psichismo, gli scapigliati impersonarono la rivolta dell'uomo sensibile nei confronti di una societ malata di immobilismo stantio, disprezzando norme e convinzioni e dando corpo alla figura dell'artista dissoluto che bruciava le tappe della vita, bruciandosi a sua volta. Tarchetti , che aveva assunto il nome Ugo in onore a Foscolo, mor di febbre tifoide a Milano, nel 1869. Per commentare questo racconto sufficiente una sola parola, che poi descrive anche lo scrittore:geniale! U! U! Ho io scritto questa lettera terribile, questa vocale spaventosa? L'ho io delineata esattamente? L'ho io tracciata in tutta la sua esattezza tremenda, co' suoi profili fatali, colle sue due punte detestate, colla sua curva abborrita? Ho io ben vergata questa lettera, il cui suono mi fa rabbrividire, la cui vista mi riempie di terrore? S, io l'ho scritta. Ed eccovela ancora: U Eccola un'altra volta U

Guardatela, affissatela bene - non tremate, non impallidite - abbiate il coraggio di sostenerne la vista, di osservarne tutte le parti, di esaminarne tutti i dettagli, di vincere tutto l'orrore che v'ispira.... Questo U!... questo segno fatale, questa lettera aborrita, questa vocale tremenda! E l'avete ora veduta?... Ma che dico?... Chi di voi non l'ha veduta, non l'ha scritta, non l'ha pronunciata le mille volte? - Lo so; ma io vi domander bens: chi di voi l'ha esaminata? chi l'ha analizzata, chi ne ha studiato la forma, l'espressione, l'influenza? Chi ne ha fatto l'oggetto delle sue indagini, delle sue occupazioni, delle sue veglie? Chi vi ha posato sopra il suo pensiero per tutti gli anni della sua vita? Perch.... voi non vedete in questo segno che una lettera mite, innocua come le altre; perch l'abitudine vi ci ha resi indifferenti; perch la vostra apatia vi ha distolto dallo studiarne pi accuratamente i caratteri.... ma io.... Se voi sapeste ci che io ho veduto!... se voi sapeste ci che io vedo in questa vocale! U E consideratela ora meco. Guardatela bene, guardatela attentamente, spassionatamente, fissi! E cos, che ne dite? Quella linea che si curva e s'inforca - quelle delle due O - Che sorpresa! che meraviglia! ma che sorpresa grata! Che schiettezza rozza, ma maschia in quella lettera! Sentite ora l'U. Pronunciatelo. Traetelo fuori dai precordii pi profondi, ma pronunciatelo bene: U! uh!! uhh!!! uhhh!!!! Non rabbrividite? non tremate a questo suono? Non vi sentite il ruggito della fiera, il lamento che emette il dolore, tutte le voci della natura soffrente e agitata? Non comprendete che vi qualche cosa d'infernale, di profondo, di tenebroso in quel suono? Dio! che lettera terribile! che vocale spaventosa!! Vi voglio raccontare la mia vita. Voglio che sappiate in che modo questa lettera mi ha trascinato ad una colpa, e ad una pena ignominiosa e immeritata. Io nacqui predestinato. Una terribile condanna pesava sopra di me fino dal primo giorno della mia esistenza: il mio nome conteneva un U. Da ci tutte le sventure della mia vita. A sette anni fui avviato alle scuole. Un istinto, di cui ignorava ancora le cause, mi impediva di apprendere quella lettera, di scriverla: ogni volta che mi si facevano leggere le vocali mi arrestava, mio malgrado, d'innanzi all'U; mi veniva meno la voce, un panico indescrivibile s'impossessava di me - io non poteva pronunciare quella vocale! Scriverla? era peggio! La mia mano sicura nel vergare le altre, diventava convulsa e tremante allorch mi accingeva a scrivere questa. Ora le aste erano troppo convergenti, ora troppo divergenti; ora formavano un V diritto, ora un V capovolto; non poteva tracciare in

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nessun modo la curva, e spesso non riusciva che a formare una linea serpeggiante e confusa. Il maestro mi dava del quadrello sulle dita - io m'inacerbiva e piangeva. Aveva dodici anni, allorch un giorno vidi scritto sulla lavagna un U colossale, cos: U Io stava seduto di fronte alla lavagna. Quella vocale era l, e pareva guardarmi, pareva affissarmi e sfidarmi. Non so qual coraggio mi nascesse improvvisamente nel cuore: certo il tempo della rivelazione era giunto! Quella lettera ed io eravamo nemici; accettai la sfida, mi posi il capo tra le mani e incominciai a guardarla.... Passai alcune ore in quella contemplazione. Fu allora che io compresi tutto, che io vidi tutto ci che vi ho ora detto, o tentato almeno di dirvi, giacch il dirvelo esattamente impossibile. Io indovinai le ragioni della mia ripugnanza, del mio odio; e progettai una guerra mortale a quella lettera. Incominciai col togliere quanti libri poteva a' miei compagni, e cancellarvi tutti gli U che mi venivano sott'occhio. Non era che il principio della mia vendetta. Fui cacciato dalle scuole. Vi ritornai tuttavia pi tardi. Il mio maestro si chiamava Aurelio Tubuni. Tre U!! Io lo aborriva per questo, Un giorno scrissi sulla lavagna: Morte all'U! Egli attribu a s medesimo quella minaccia. Fui ricacciato. Ottenni ancora di tornarvi una terza volta. Presentai allora, come lavoro di esame, un progetto relativo all'abolizione di questa vocale, alla sua espulsione dalle lettere dell'alfabeto. Non fui compreso. Fui tacciato di follia. I miei compagni, conosciuta cos la mia avversione a quella vocale, incominciarono contro di me una guerra terribile. Io vedeva, io trovava degli U da tutte le parti: essi ne scrivevano dappertutto: sui miei libri, sulle pareti, sui banchi, sulla lavagna - i miei quaderni, le mie carte ne erano ripieni; n io poteva difendermi da questa persecuzione sanguinosa ed atroce. Un giorno trovai nella mia saccoccia una cartolina, su cui ne era scritta una lunga fila in questo modo infernale, cos: UUUUUUUU Divenni furente! La vista di tutti quegli U disposti in questa guisa, collocati con questa gradazione tremenda, mi trasse di senno. Sentii salirmi il sangue alle tempia, sconvolgersi la mia ragione.... Corsi alla scuola; ed afferrato alla gola uno de' miei compagni, l'avrei per fermo soffocato, se non mi fosse stato tolto di mano. Era la prima colpa a cui mi trascinava quella vocale!

Mi fu impedito di continuare i miei studi. Allora incominciai a vivere da solo, a pensare, a meditare, ad operare da solo. Entrai in una nuova sfera di osservazioni, in una sfera pi elevata, pi attiva: studiai i rapporti che legavano ai destini dell'umanit questa lettera fatale; ne trovai tutte le fila, ne scopersi tutte le cause, ne indovinai tutte le leggi; e scrissi ed elaborai, in cinque lunghi anni di fatica, un lavoro voluminoso, nel quale mi proponeva di dimostrare come tutte le umane calamit non procedessero da altre cause che dall'esistenza dell'U, e dall'uso che ne facciamo nella scritturazione e nel linguaggio; e come fosse possibile il sopprimerlo, e rimediare, e prevenire i mali che ci minaccia. Lo credereste? non trovai mezzo di dare alla luce la mia opera. La societ ricusava da me quel rimedio che solo poteva ancora guarirla. A venti anni mi accesi d'amore per una fanciulla, e ne fui riamato. Essa era divinamente buona, divinamente bella: ci amammo al solo vederci; e quando potei parlarle, le chiesi: -Come vi chiamate? -Ulrica! -Ulrica! U. Un U! Era una cosa orribile. Comesottomettermi alla violenza atroce, continua di quella vocale? Il mio amore era tutto per me, ma nondimeno trovai la forza di rinunziarvi. Abbandonai Ulrica. Tentai di guarirmi con un altro affetto. Diedi il mio cuore ad un altra fanciulla. Lo credereste? Seppi pi tardi che si chiamava Giulia. Mi divisi anche da quella. Ebbi un terzo amore. L'esperienza mi aveva reso cauto: m'informai del suo nome prima di darle il mio cuore. Si chiamava Annetta. Finalmente! Apparecchiammo per le nozze, tutto era combinato, stabilito, allorch, nell'esaminare il suo certificato di nascita, scopersi con orrore che il suo nome di Annetta, non era che un vezzeggiativo, un abbreviativo di Susanna, Susannetta, e oltre ci - inorridite! aveva cinque altri nomi di battesimo: Postumia, Uria, Umberta, Giuditta e Lucia. Immaginate se io mi sentissi rabbrividire nel leggere quei nomi! - lacerai sull'istante il contratto nuziale, rinfacciai a quel mostro di perfidia il suo tradimento feroce, e mi allontanai per sempre da quella casa. Il cielo mi aveva ancora salvato. Ma ohim! io non poteva pi amare, la mia affettivit era esaurita, prostrata da tanti esperimenti terribili. Il caso mi condusse ad Ulrica; le memorie del mio primo

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amore si ridestarono, la mia passione si raccese pi viva.... Volli rinunciare ancora al suo affetto, alla felicit che mi riprometteva da questo affetto.... ma non ne ebbi la forza - ci sposammo. Da quell'istante incominci la mia lotta. Io non poteva tollerare che essa portasse un U nel suo nome, non poteva chiamarla con quella parola. Mia moglie!... la mia compagna, la donna amata da me.... portare un U nel suo nome!... Essa che aveva gi fatto un acquisto cos tremendo nel mio, perch io pure ne aveva uno nel mio casato! Era impossibile! Un giorno le dissi: -Mia buona amica, vedi quanto quest' U terribile! rinunciavi, abbrevia o muta il tuo nome!... te ne scongiuro! Essa non rispose, e sorrise. Un'altra volta le dissi: -Ulrica, il tuo nome mi insopportabile.... esso mi fa male.... esso mi uccide! Rinunciavi. Mia moglie sorrideva ancora, l'ingrata! sorrideva!,.. Una notte mi sentii invaso da non so qual furore: aveva avuto un sogno affannoso.... Un U gigantesco postosi sul mio petto mi abbracciava colle sue aste immense, flessuose.... mi stringeva.... mi opprimeva, mi opprimeva.... Io balzai furioso dal letto: afferrai la grossa canna di giunco, corsi da un notajo, e gli dissi: -Venite, venite meco sull'istante a redigere un atto formale di rinuncia.... Quel miserabile si opponeva. Lo trascinai meco, lo trascinai al letto di mia moglie. Essa dormiva; io la svegliai aspramente e le dissi: -Ulrica, rinuncia al tuo nome, all'U detestabile del tuo nome! Mia moglie mi guardava fissamente, e taceva. -Rinuncia, io le replicai con voce terribile, rinuncia a quell'U.,.. rinuncia al tuo nome aborrito!!.... Essa mi guardava ancora, e taceva! Il suo silenzio, il suo rifiuto mi trassero di senno: mi avventai sopra di lei, e la percossi col mio bastone. Fui arrestato, e chiamato a render conto di questa violenza. I giudici assolvendomi, mi condannarono ad una pena pi atroce, alla detenzione in questo Ospizio di pazzi. Io pazzo! Sciagurati! Pazzo! perch ho scoperto il segreto dei loro destini! dell'avversit dei loro destini! perch ho tentato di migliorarli?.... Ingrati! S, io sento che questa ingratitudine mi uccider: lasciato qui solo, inerme! faccia a faccia col mio nemico, con questo U detestato che io vedo ogni ora, ogni istante, nel sonno, nella veglia, in tutti gli oggetti che mi circondano, sento che dovr finalmente soccombere. Sia. Non temo la morte: l'affretto come il termine unico de' miei mali. Sarei stato felice se avessi potuto beneficare l'umanit persuadendola a sopprimere quella vocale; se essa non

avesse esistito mai, o se io non ne avessi conosciuto i misteri. Era stabilito altrimenti! Forse la mia sventura sar un utile ammaestramento agli uomini; forse il mio esempio li sproner ad imitarmi.... Che io lo speri! Che la mia morte preceda di pochi giorni l'epoca della loro grande emancipazione, dell'emancipazione dall' U, dell'emancipazione da questa terribile vocale!!! *** L'infelice che verg queste linee, mor nel manicomio di Milano l'11 settembre 1865.

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Manoscritto
Federigo Verdinois

Federigo Verdinois nacque a Caserta il 2 luglio 1884 e mor a Napoli l'11 aprile 1927. Fu scrittore, giornalista e buon traduttore dei maggiori scrittori russi della sua epoca: Dostoevskij,Gogol,Puskin, Tolstoj, i quali, grazie anche a lui, furono da allora ben conosciuti in Italia. Sotto lo pseudonimo di Picche scrisse numerosi racconti di genere fantastico. Dotato di straordinaria verve, le sue novelle sono un esempio di fantasia e brio, tanto che Verdinois meriterebbe di essere oggi molto pi conosciuto di quanto comunemente non lo sia. Non ho mai fatto la descrizione di una battaglia, e non la farei. Di battaglie non ne ho mai viste. Il lettore, se c' stato, sa di che si tratta; se non c' stato, se la figuri. E si figuri se non gli dispiace, la battaglia di Danzica. Questa prima parte del racconto, raccolta da relazioni verbali, sar piuttosto magra. Io non so colorire le cose che non ho visto, n conosco gli uomini che non ho mai conosciuto. La metto qui, perch si possa intendere la seconda parte, della quale

non ho merito n colpa, perch n l'ho inventata n la riferisco per sentito dire. Sar lettore anch'io e leggeremo insieme. Dunque, alla battaglia di Danzica, due giovani ufficiali francesi combattono come leoni l'uno a fianco dell'altro: il luogotenente De Montreuil e il capitano conte Duplessy. Sono amici d'infanzia e hanno fatto insieme gli studi al Politecnico, hanno sempre vissuto l'uno per l'altro: due anime ed un ncciolo. Scapoli tutti e due. Sfidano la morte, ma pare che la morte li voglia risparmiare. L'uno difende l'altro. Ad un tratto, in mezzo al rimbombo e al fumo delle artiglierie, un grido si leva: - Addio, Duplessy! muoio -. Il capitano si slancia verso la parte donde il grido venuto, a pochi passi. Si china, mette un ginocchio in terra, prende l'amico fra le braccia, lo solleva alquanto. Una scheggia di mitraglia gli ha squarciato il petto, e dalla ferita vien fuori il sangue gorgogliando. Brevi momenti di vita gli avanzano. Balbetta poche e confuse parole. Gli raccomanda la povera sorella. Duplessy piange, lo bacia in fronte. - Non piangere - sussurra De Montreuil - ci rivedremo in un'altra vita. - Addio, addio, mio povero amico! - singhiozza Duplessy. - No, non addio, a rivederci! Questa fede profonda non vale a lenire il dolore dell'ufficiale. Vorrebbe credere, ma non pu. - Senti - dice - se c' un'altra vita, e tu dimmelo. - Come? - Non adesso, non adesso. Ricordati dell'amico tuo... - Sempre. - E torna a me, torna un momento solo, con una parola, con un cenno, con un pensiero, con un sogno. - Torner - pot appena balbettare il morente. - Torna - insistette l'amico, che la foga del dolore soffocava - torna nel momento supremo della mia morte, quando saremo per ricongiungerci, se vero che un'altra vita esiste. - Torner - ripetette De Montreuil. - Me lo giuri? - Te lo giuro -. Un fiotto di sangue gli mozz la parola. Il corpo si scosse in uno spasimo supremo e ricadde inerte. l luogotenente De Montreuil non era pi di questo mondo. ** Il viaggio da Firenze a Pistoia cos monotono e uggioso che non merita davvero il nome di gita. Non me n'avvidi che al ritorno, perch la solitudine c'induce prima la malinconia e poi la tristezza: qualche volta il sonno. Insieme con Gaetano Milone, mio amicissimo, s'andava a Lucignano, dov'egli occupava l'alta carica di ricevitore del Registro. Da tanto tempo non ci vedevamo, epper la conversazione era animata ed

arruffata, ciascuno volendo narrare i propri casi e tutti e due frammezzando il discorso di tanti ti ricordi? espressione di antica dimestichezza e di rammarico. Eravamo giovani e gi il pensiero di non essere pi fanciulli ci pungeva. Che diremmo oggi, amico Gaetano, oggi che anche la giovent ci ha lasciati? - Sicch - mi domanda Gaetano - tu hai sempre scritto? - Bene e male, s - rispondo, con una tal quale incertezza e con un po' di rimorso. - E scrivi sempre? - Naturalmente. - O come fai a trovare gli argomenti? Era la cosa pi facile di questo mondo. Gliela spiegai alla meglio e mi accorsi ch'egli non ci credeva. - Del resto - soggiunsi - son di manica larga, sai. Se me ne dai uno tu, me lo piglio. - Io? - Tu -. Sorrise e stette alquanto sovrappensiero. Poi disse: Figurati che poesia in un ufficio del Registro! Eppure te lo dar, e tu ne farai una novella.- O bravo! sentiamo.

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- No, parliamo d'altro adesso. So di che si tratta, ma non son buono a raccontare storielle. Ti dar il manoscritto originale. - Tuo? - No. L'ho trovato fra le carte di mio padre, e non so chi ne sia l'autore o il copiatore, perch si tratta di copia. un quadernetto di carta giallita, scritto con un inchiostro che appena si legge. Ma il fatto bello, te l'assicuro; credo che sia storico. - Ah! - Perch fai ah? - Perch il genere storico non il mio genere. Basta, lo piglier lo stesso e vedremo -. E cos, quando partii da Lucignano, portai via il manoscritto. L'ho tenuto tanto tempo sepolto sotto un monte di fogliacci. Una sera, presolo a caso, lo squadernai e lo lessi tutto. Eccolo tale e quale. Copia di una lettera spedita in data 15 giugno

1813 da Lione a Napoli. Tu mi domandi troppe cose in una volta, amico mio, ed probabile ch'io non risponda a nessuna. Aspetto meglio che tu dica a me le belle e le nuove cose, tu che stai in su e te la fai coi ministri e con la signoria; e poi aver notizie dal proprio paese sempre una consolazione per chi ne sta lontano e non trova il verso di acconciarsi a un paese nuovo. Sai, le citt sono come i vestiti, almeno per me; e il vestito vecchio mi sembra pi veramente mio e ci sto dentro a tutto comodo. Non dico cos per screditarti Lione; ci son venuto e ci star, fino a quando non piacer al Signore di dare un migliore avviamento ai fatti miei e di trovar maniera che i commerci si possano fare a breve distanza, da via a via, da casa a casa, senza bisogno di mandar correndo pel mondo un pover'uomo. Dunque, come ti dico, Lione pu anche passare per una bella citt, che non mi piace; ma questo, come capisci, il difetto mio. Ha qualche duecento migliaia di abitanti e non so quante manifatture e un diavoleto di commercio, che non per cos chiassoso come quello nostro di Napoli. Di questo non t'importa niente, ed naturale. Io per non me la fo e non me la far che col mio mondo, il quale, per la mia natura schiva e tranquilla, ristretto in brevi confini. Tu vivi in ben altro mondo. Che ti ho da dire? Ho conosciuto qui un certo Vernon, che dice di essere tuo amico. Ma io non ci credo, perch dice tante cose, e pretende di averti incontrato in casa del ministro Zurlo. vero? E poi nemmeno lui mi piace, bench sia un grazioso e brillante ufficiale. Se vero che egli tuo amico, gli avrai detto, spero, di non fare il passo pi lungo della gamba. Ma egli, si vede, non ti ha dato retta. Spende e spande; bench Francese, affetta tutta l'espansione di un Napoletano ed ha tutta l'albagia di uno Spagnuolo. Va per tutte le case, per le migliori, beninteso; e lo ripete cento volte al minuto perch vuole che tutti lo sappiano. Mi ha invitato a passare con lui qualche serata, in una delle case pi signorili. Io non volevo accettare. Fuggo il chiasso e le nuove conoscenze, perch quello m'introna e queste sono sempre un pericolo per una persona cui piace di farsi il fatto suo. Ma per non essere scortese e per non parere pi rospo di quel che non sono, ho dovuto accettare e mi son lasciato trascinare. Ed ecco come son venuto a conoscere per la prima volta una signora di questi paesi, che anche la pi bella donna che si possa figurare un uomo della mia fatta, il quale ne ha viste pochine ed ha paura di conoscerne di molte. Tu qui ti figurerai subito un romanzo, in cui il protagonista dovrei essere io. Ci sei e non ci sei, ti dir poi. Aspetta che te la descriva. Prima di tutto si chiama Eugenia ed baronessa. una donna sui trentacinque o sui quaranta, ma sembra in verit che ne abbia venti. Grande, complessa, levigata, con una bianchezza di carnagione che non ce n' un'altra e con due occhi neri come carboni. Li muove poi in un certo modo ed ha

certi atti graziosi, come dice Vernon, che gli hanno tutte queste benedette Francesi, che non si pu star fermi a guardarle. Vedi se sono acceso. Per ti ho detto questo, non per me, che non c'entro, ma per farti intendere quello che voglio dire appresso. Io, in somma, non ho fatto e non fo che ammirarla, e tu, non ti aspettare altro, e non temere di niente. C' altri invece che l'ammira pi di me, e non credo che abbia torto; bench, a dirti la verit la mi secchi un poco, visto che non m' piaciuto mai trovarmi negli impicci, anche come semplice testimone delle cose strane che accadono agli altri. Le stranezze non mi son mai andate a sangue. Tu non capirai troppo questo mio latino. Forse mi spiegher meglio, se ne sar il caso. Subodoro un dramma. Cos, se te ne scrivo, le mie lettere saranno pi svariate e interessanti che se ti parlassi di me, il quale non fo niente, non penso a niente e non m'impiccio di niente. Sta sano e non ti scordare dell'amico che ti vuol bene. MICHELE Copia di una lettera spedita in data 23 giugno 1813 da Lione a Napoli. Per la prima volta in vita mia manco a una promessa o piuttosto la mantengo a mezzo e ci fo ogni sorta di restrizioni mentali. Potrei a dirittura non scrivere; ma tu mi ci obblighi, volendo in tutti i modi ch'io ti parli di me e delle cose che mi succedono, io che son forse l'unica persona al mondo cui non sia successo mai niente. Vedi bene che piglio le vie larghe e fuggo le scorciatoie, tanto mi riesce malagevole il nascondere la verit o il velarla in parte. Sia come si voglia, tu hai da pigliarmi come sono. Parrebbe dunque che il Vernon tu lo conosca davvero e sia quella eccellente persona che tu dici. Figurati se mi vi oppongo, tanto pi che al tuo giudizio si aggiunge il gran conto che di lui fa il ministro Zurlo. Ho forse inteso male, credendo che anche il re ne ha molta stima in qualit di amico intimo di uno dei suoi pi cari compagni d'arme? In somma, tante considerazioni mi ligano la lingua e la mano, non gi perch io dubiti di te, ma piuttosto perch non posso avere in me stesso la fiducia di prima, essendomi ingannato non poco sul giudizio dato alla prima sulla persona del brillante ufficiale. Il dramma ci sar o non ci sar, lasciamo andare; non prudente immischiarsi nelle faccende altrui, tanto pi quando sono faccende che si svolgono fuori di noi, senza nostro intervento, alle quali non prendiamo altra parte che di testimoni. No, senti, il tuo sospetto ch'io mi possa innamorare mi ha fatto ridere di cuore. Ci non toglie mente affatto alle qualit veramente singolari di una signora come la baronessa Duplessy. Quanto te n'ho detto anche poco, visto che io non ci ho messo dentro quel calore che avrei dovuto e che tu gratuitamente mi attribuisci. La

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baronessa una donna eccezionale non solo per la bellezza giunonica della persona e per la dignit grande e nondimeno graziosa degli atti e delle parole, ma per la cultura varia e gentile, per la conversazione vivace, per quella prontezza, che questi Francesi hanno in grado eminente, di essere amabili sempre e con tutti, di metter su e di tener desto un qualunque argomento nudrito di niente e di pigliare a cuore tutto ci che gli altri dicono, quando pure non possa loro premere gran fatto. Aggiungi a questo un'altra qualit nuova, che sulle prime non avevo scoperto, e che per me rende questa donna un vero modello di perfezione. La baronessa pure essendo donna di gran mondo, sa essere nel tempo stesso, ed , una donna di casa, una donna, come intendo io le donne, buona e assegnata cio profondamente innamorata del marito. Di ci mi sono avveduto a pi segni, e lo stesso Vernon, che intimo della casa, lo riconosce volentieri, bench la sua naturale leggerezza non gli dovrebbe fare apprezzare un merito che per gli scapoli come lui peccato mortale. Forse non estranea a cotesto suo sentimento l'amicizia che lo lega al generale e il rispetto che questi incute con la nobilit affettuosa del suo carattere.

La baronessa, se non lo sai, e non lo puoi sapere perch non te l'ho detto, bench non faccia che parlarti di lei, la baronessa deve amare il generale per due ragioni forti; per quella che or ora t'ho accennata e per un'altra: ragione di cuore e ragione di memoria, se cos posso dire; e tutte e due vengono in parte a cancellare un certo divario d'et che a momenti d al generale l'aria d'uno zio o d'un tutore. Se vuoi il dramma, visto che un dramma t'ho promesso, ecco il dramma, il quale s' svolto tanti anni fa e s' risoluto in una catastrofe, e che nondimeno mi ha commosso ier l'altro sera fino alle lagrime, come se ne fossi stato testimone. Anche la baronessa piangeva, il che mi ha provato luminosamente la bont dell'animo di lei e come le donne siano delicate nel conservare la religione di certi affetti e di certe memorie. Il fatto era narrato dallo stesso generale a Vernon e a me e a

parecchi altri amici che pel solito si raccolgono in casa di lui. Qualcuno gi lo sapeva, altri no; ed io era fra questi ultimi. La baronessa, dunque, per singolare che la cosa ti possa parere, si sposata al generale in seguito a una battaglia e alla presa di una piazza. Non fu lui il generale che prese la piazza, perch allora non era che capitano e il suo generale si chiamava Lefebvre. Invece prese moglie. Si batteva da disperato, ed insieme con lui era un amico d'infanzia, quasi un fratello, un certo De Montreuil, luogotenente. Questi gli mor ucciso fra le braccia. Ora la baronessa per l'appunto una De Montreuil, sorella del morto. L'ultimo pensiero del povero ufficiale ferito fu per la sorella, che rimaneva sola al mondo, senza fortuna e senza protezione. La raccomand all'amico. Tu capisci il resto. Il capitano, bench fosse pi grande di venti anni, volle dare il proprio nome alla giovinetta di quindici. Il sentimento di protezione si and mutando a poco a poco in affetto, e poi in amore; e cos in lei alla fiducia tenne dietro la gratitudine e a questa si aggiunse in seguito un sentimento pi tenero e duraturo. Ti avrei voluto presente a questo racconto, e non avresti trovata strana la mia narrazione. Bisognava vedere con che calore il generale rievocava quel suo passato e come dipingeva la battaglia e quegli ultimi momenti dell'addio, e come si addolcisse nei modi e nella voce quando venne a parlare di lei ch'era presente, della sorella dell'amico suo, di tutto l'amore che le portava. La baronessa, bench non dicesse parola, esprimeva con gli occhi pi di quanto avrebbe potuto dire il discorso pi eloquente; e Vernon, anche lui, se ne stava ad ascoltare in silenzio e con deferenza, ed era pallido come dovevo essere anch'io. Fatto sta che il generale parlava di cotesto suo De Montreuil come di persona viva, tanto lo aveva presente, e diceva di rivederne i tratti, e ce li descriveva, non solo nel viso ma anche e molto pi nel cuore della sua Eugenia. Eccoti dunque il dramma, poich lo volevi, e vedi bene che io non ci avevo parte per nessun verso. Non t'ho detto, n mi pare di averti dato luogo a sospettare, che ce ne sia un altro dei drammi oltre a questo. Se qualche parola m' sfuggita in principio sul conto di Vernon, gli che non lo conoscevo; n adesso mi so spiegare in che maniera io fossi andato architettando tutto un edificio di sospetti e fabbricandolo sull'arena. Tu poi non correre con la fantasia pi in l di quanto io ti dico n mi far dire certe cose che non ho detto? vero, e te lo ripeto, che Vernon non gode tutte le mie simpatie; ma ci non intacca punto la sua rispettabilit, n mi d il diritto - e molto meno lo pu dare a te - di pensare men che bene del suo carattere integro di militare e di amico. Contntati del dramma storico e non chiedere altro. Ne sono contento anch'io; perch se fosse stato altrimenti, te l'assicuro pel bene

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che ti voglio, mi sarei allontanato prima d'adesso dal teatro degli avvenimenti, tornando a quella tranquillit i pensieri e di fatti che costante mia aspirazione e che auguro con tutto il cuore a te e a tutte le persone oneste. Ti abbraccio col solito affetto. MICHELE Copia di una lettera in data 21 agosto 1813 da Lione a Napoli. Se per tanto tempo non t'ho scritto, adesso ne saprai il perch. Una mia breve letterina, dove ti davo l'annunzio del fatto, o non t' stata recapitata o t' sembrata insufficiente. In somma, tu vuoi sapere di pi, forse perch ti pare che la lontananza abbia potuto esagerare le voci o mutare le linee generali di un avvenimento, che ha tutti i caratteri del favoloso e che vien riferito in tanti modi diversi per quante sono le persone che lo raccontano. Io, che ne sono stato testimone, mi trovo in grado di dirti tutto; e dico a te quel che ad altri non direi, perch, a quanto rilevo dalla tua lettera, la notizia prima, per quanto incredibile, ti venuta dallo stesso conte Zurlo, il quale pare l'abbia raccolta in Corte dalla bocca stessa del Sovrano. Cos la cosa ti parr meno strana di quanto in effetto e non sarai corrivo a darmi del burlone o del novellatore. In verit, son cos poco l'uno o l'altro, che anche adesso, nell'accingermi a narrarti la tremenda catastrofe, mi sento turbato profondamente, e duro fatica a raccogliere le mie idee. Come dunque ti noto, era la sera del 3 di questo mese, e si stava tutti raccolti in casa del generale Duplessy, per solennizzare una festa di famiglia, la nascita della sua bambina di cui ricorreva il quarto anniversario. Quando dico tutti, bisogna intendere che eravamo anche in maggior numero del solito: una diecina d'amici e due signore vicine che erano venute a far visita alla moglie del generale. Mancava Vernon; e a prima sera io credetti, e cos credevano tutti, ch'egli sarebbe arrivato pi tardi, trattenuto forse da qualche sua faccenda, da una partita a carte o da qualche suo intrighetto amoroso. Il generale domandava a tutti i momenti: "Dov' il mio caro Vernon? com' che non si vede?" Perch davvero, col suo spirito vivace e irrequieto, con quella sua turbolenza che in principio mi dispiaceva, egli dava anima alla conversazione, si moltiplicava, discorreva senza posa di tutto e con tutti e faceva pensare che le dieci persone fossero venti o trenta. Povero Vernon, chi l'avrebbe mai detto. Ti giuro che anche adesso, bench dia ragione a quel mio primo

sentimento di ripulsione da lui ispiratomi, non mi so liberare da una profonda piet per la sua sorte sciagurata! Basta, egli non veniva e non venne: tanto che verso la fine della serata, lo stesso generale, messosi l'animo in pace, non lo cerc altrimenti e si abbandon volentieri alla dolcezza del suo sentimento di padre e di sposo e della conversazione familiare tutta spirante affetto ed onesta gaiezza. Ti confesso schiettamente, per quanto la cosa non torni a lode del mio spirito di osservazione, che il contegno della baronessa Eugenia non mi sembr per nulla diverso dal solito. Sicch quello che dir qui frutto piuttosto della mia memoria che di altro. O se pure qualche ombra fugace mi pass davanti, questa non prese corpo di sospetto, ed io pensai pi volentieri a una cattiva disposizione del mio umore, anzi che a un qualunque turbamento in persona della bella padrona di casa. Poco prima della mezzanotte - forse mancava mezz'ora o tre quarti - si sparecchi la tavola da una specie di cenetta che ci era stata offerta, e in fine della quale la bambina del generale aveva declamato, con una vocina commossa e tutta rossa in viso, certi versetti menati a mente in onore e in augurio degli amati genitori cui augurava col suo cuoricino cento anni di vita e di felicit. N'era stata compensata col pi gran successo che sia mai toccato ad alcun poeta al mondo, perch il babbo e la mamma e tutti noi, uno per uno, si volle abbracciarla e baciarla e farle cento domande. Negli occhi del generale, pel solito cos fieri ed arditi, scersi una lagrima di tenerezza ch'egli non cerc di nascondere e che fu accompagnata da un sorriso di affetto e di bont rivolto alla moglie. Poi, stando in queste dimostrazioni intime e soavi, si pens anche a metter su qualche giochetto, per prolungare la serata oltre l'usato, dopo che la bambina fosse stata messa a letto. E cos fu fatto; perch, chiamata la governante, la cara angioletta di a tutti la buona notte e spar con quella come una visione. Mi studio di dirti le cose in ordine; ma sento che non vi riesco come vorrei. Perdonami e vieni tu in aiuto al mio difetto. Fu allora dunque, dopo qualche momento che la bambina ci aveva lasciati, che un servo si mostr sulla soglia del salotto e domand licenza di venire avanti. Ottenutala, si avanz verso il suo padrone e rispettosamente gli disse qualche parola a bassa voce. "A quest'ora!" esclam il generale. "Dite che non ricevo. Ed io che avevo pensato si trattasse di Vernon!" "Dice che la cosa urgentissima" ribatt con ossequio il servo. "Chi ?" domand la baronessa, che in quel momento, come dopo mi son ricordato, era pallida e nervosa. " anche possibile che sia quel matto di Vernon" feci notare io "il quale abbia voluto fare uno scherzo". "No" rispose il servo a un'occhiata interrogativa del padrone "non il luogotenente Vernon". "Bene" conchiuse il generale "andate. Non ricevo a

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quest'ora". Il servo obbed con una certa riluttanza, come se fosse persuaso dell'inutilit di quell'imbasciata. Difatti, lo vedemmo tornare di l a poco e di nuovo accostarsi al padrone. Questa volta si chin alquanto, quasi per non essere udito dagli altri. "Ancora?" esclam il generale con impazienza. Il servo si chin pi basso e bisbigli qualche parola, che non giunse fino a noi. "Impossibile!" grid il generale, balzando di scatto in piedi. E, senza rispondere altrimenti alle domande affrettate della moglie e nostre, usc dal salotto, precedendo il servo che si tir da parte per farlo passare. Rimanemmo in silenzio, aspettando. Non so come, quel nostro silenzio era forzato e quell'aspettazione aveva in s del pauroso. Nessuno fra noi avrebbe potuto dire di temere qualche cosa; eppure tutti temevano, o per meglio dire tutti ci sentivamo come sotto l'oppressura di una forza arcana, come soffocati da un'aria grave e minacciosa. Cos fu che, all'udire un passo che veniva di fuori, tutti ci volgemmo ad un tempo verso la porta. Il generale tornava. Entr lentamente, and al suo posto di prima e non si mise a sedere. Appoggi le mani alla spalliera della sua poltrona e stette muto. Era pallidissimo. Mi parve vederlo invecchiato di dieci anni, tanto erano visibili le rughe che gli solcavano la fronte. "Ebbene?" diss'io per il primo, osando di rompere quel silenzio penoso. Il generale alz gli occhi e li gir intorno guardandoci bene il viso, come per riconoscerci. Poi sorrise leggermente; ma quel suo sorriso aveva non so che di lugubre e di spettrale. "Sentite" disse alla fine "accade qualche cosa di terribile". Questa parola in bocca d'un uomo come il generale Duplessy era terribile veramente. Pendevamo dalle sue labbra, trattenendo quasi il respiro. La baronessa s'era alzata e gli era andata vicino e in atto amorevole gli avea messo una mano sulla spalla. Il generale la guard e fu preso a un tratto da una commozione violenta, che si studi subito di contenere. Poi, rivolto a noi, disse semplicemente e con voce lenta e pronunciando bene ciascuna parola: "Ci lasceremo fra poco. Forse non ci rivedremo pi". E mentre qualcuno faceva per rispondere, egli soggiunse: "Manca a mezzanotte un quarto d'ora". Avea fatto uno sforzo e fu obbligato di mettersi a sedere. Gli torn sulle labbra quel sorriso di prima, come se volesse anticipare l'effetto che avrebbe prodotto in noi la sua comunicazione. Poi disse:

"Ho avuto or ora una visita dall'altro mondo. Ho riveduto l'amico De Montreuil". Per quanto la cosa fosse detta sul serio e quasi solennemente, non ci fu in mezzo a noi un solo che non sorridesse. Anzi qualcuno lev la voce, cercando di assumere un tono di allegria e d'incredulit. Il generale non si oppose recisamente. Si content di crollare il capo, mentre soggiungeva: "Ha mantenuto la promessa. Mi ha avvertito dell'ora della mia morte". Poi guardando all'orologio a pendolo attaccato alla parete che aveva alle spalle, "Mancano ancora dieci minuti", conchiuse. Difatti, mancavano dieci minuti a mezzanotte. Ma la cosa era cos strana che ci sarebbe sembrata puerile, se non fosse stato il gran rispetto che avevamo pel generale, e pi ancora l'agitazione dalla quale lo vedevamo in preda. Ci guardavamo l'un l'altro e uno stesso pensiero balen a tutti, che ci fece temere della ragione del nostro amico. Almeno ci fosse stato Vernon, che avea tanto potere su di lui! Per tutto il resto, e a parte la impossibilit di quella comunicazione soprannaturale, il generale era un uomo forte, che avea salute da vendere e non avea niente affatto l'aspetto di un uomo che stia in fine di vita. Tutte queste riflessioni furono fatte dagli altri e da me, rapidamente, n per alcun segno ce le comunicammo. Si cerc in tutti i modi di calmare il generale e di persuaderlo della vanit della sua allucinazione. Parve egli stesso rassicurarsi o ne fece le viste. Uno di noi anzi, con grande accortezza e sollecitudine, seppe accostarsi all'orologio a pendolo e con un dito ne avanz le lancette. Poi torn nel circolo, come se niente fosse, proponendo: "Bene. Resteremo qui a far compagnia al generale fino a mezzanotte e un quarto. Cos almeno l'ora fatale ci trover insieme e noi la saluteremo come l'ora della gioia e della speranza". La proposta fu accettata con entusiasmo. Lo stesso generale e la baronessa se ne mostrarono contenti. Si ud un primo squillo, poi un altro ed un altro. L'orologio batteva la mezzanotte. Non ti nascondo la verit; io stesso mi sentii come sollevato da un gran peso, e trassi un sospiro di sollievo. La baronessa torn a sorridere e ad animarsi. Il generale, bench sempre incerto e turbato, parve uscisse da un sogno e si guard intorno con un sentimento rinnovellato e pi forte di affetto e di benessere.

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Quello che accade dopo, eccolo. Noi tutti ci accomiatammo, di l a poco, quando l'indice dell'orologio stava per toccare un quarto dopo la mezzanotte. Eravamo contenti di vedere quasi del tutto rassicurato il generale e nell'andar via ci si rallegrava l'un l'altro dell'inganno innocente, che gli avremmo senz'altro rivelato il giorno appresso. Quando furono soli - come seppi dopo e come sai tu stesso - il generale entr in una camera contigua a quella della baronessa e si accost ad un armadio per toglierne non so che cosa. Pose la mano sulla chiave, trasse a s gli sportelli. Nel punto stesso, una detonazione si ud e una nube di fumo emp la camera. Il generale Duplessy cadeva fulminato da un colpo di pistola partito dall'interno dell'armadio. Questa la storia vera dei fatti. Vernon, giudicato e condannato dalla Corte marziale, stato fucilato nella schiena. In quanto alla baronessa e alla sua bambina, t'importer di sapere....

Manca il resto del manoscritto. Una noterella a pi di pagina, vergata nella stessa scrittura delle tre copie, dice: A muliere initium factum est peccati, et per illam omnes morimur. Convertere, Domine, et eripe animam meam: salvum me fac propter misericordiam tuam. Amen.

Raccontidioggi.
InquestasezionedelloZibaldonetrovanospazioraccontidiautoridioggi.Nonvipresetazione:essisi presentanodasoli,attraversoiloroscritti.

ILGAMBETTODIHORWITZ
diFargo

Era unisola delle Maldive quella riprodotta sulla cartolina che ritirai dalla cassetta della postaversolametdelloscorsomesedigiugno. Un disco bianco con unamacchia di verdeal centro: cos appariva Kudahiti, unisola delle Maldive, una di quelle che per girarla tutta bastano dieci minuti. Il commento che laccompagnavarendevachiarocheilmittente avevatrascorsolaggigiornispeciali.Eionefui felice perch non soltanto il suo sogno, ma ancheilmioseraavverato. Tutto ebbe inizio una sera destate, quando alcuni ebrei russi, che erano usi vendere cianfrusaglie di ogni tipo nel mercatino della mia citt, portaronoscacchiescacchiere, prontiagiocareconchiunque ne avesse avuto voglia. Giocare a scacchi stata sempreunamiapassioneenon nego, quando li vidi per la primavolta,chelatentazione di confrontarmi con qualcuno di loro fu forte. Pi che la sconfitta,cheipotizzavocerta, afrenarmifulapauradifarebruttafigura.Non ero pronto ad affrontare un impegno tutto sommatogravoso.Nellamiaadolescenzaavevo lettoqualcosadiscacchieancheapprofondito qualche apertura, ma mi erano mancati la dedizioneelospiritodisacrificionecessariche ilgiocorichiedeperfareprogressiapprezzabili. Siccheroemisentivounappassionatoappena ungradinoaldisopradelnovizio. Irussiinvece,daquelcheso,studianoscacchi allescuoleelementariesenonfossestatoper Bobby Fisher, lamericano che nel 1972 ne interruppelostrapotere,avincereicampionati

delmondosonostatisoltantoloro. Nonostante la mia conclamata, e riconosciuta, debolezza, i pedoni, gli alfieri, i cavalli e i quadrati bicolori delle scacchiere, esercitavano sudimeunfascinoirresistibile.Cos,spintodal vorrei e non vorrei, presi a frequentare il mercatino sempre pi spesso, per guardare le partitediscacchicheglialtrigiocavano.Unun giorno, chiss perch, caddi in tentazione e sedetti davanti ad una scacchiera disposto a sostenere limpegno di una partita. Non fu la speranzadiunimprobabilevittoriaaspingermi adosare,mapiuttostolincoscienza,cheaveva trovatoilsuoalleatoinunavogliadiconfronto chenoneroriuscitoatenereafreno.Ricordo che allinizio ero teso e che il mio cervello faticavaatrovarelagiustaconcentrazione.Cos, come fu naturale che fosse, nonebbifortuna.Alladecima mossa la mia partita era gi compromessa. Con i pezzi completamente bloccati, non riusciialiberarmidallassedio stringente del mio avversario elattaccosuicidadirisposta chescagliaiapocoserv. Perderenon maipiacevole. A scacchi lo ancor meno, ancheseabattertiunodigranlungapiforte di te. Con falsa cortesia ringraziai il mio aguzzino,trovandoilcoraggiodifareunsorriso, emeneandaiconlacodafralegambe,comeun canebastonato. Ignoravoquellaseradiessermiimbattutoinun personaggio straordinario perch tale, Lev Horwitz,ingegnereinformaticodiMosca,era echelamiavita,nonsolodiscacchista,daquel giornosarebbecambiatapersempre. Io e Lev scoprimmo daver feeling. Questo particolareapparveinmanierachiaraatuttie due. Nel rapporto di amicizia che nacque ognunodetteericevetteinegualmisura,non

solointerminiaffettivi:ioloportavoingiro conlamiaauto,consentendoglidiscoprireun mondoaluicompletamentesconosciuto,luisi adoperava con grande pazienza per farmi diventarequellochenoneromaistato:unvero giocatorediscacchi. Tuhailecapacitgiusteperdiventareuno scacchistadivalore.midicevaspesso,deluso dalla mia dappocaggine. Perch non hai dedicatopitempoaquestogioco?Sorrisidallo

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scetticismo:aqualimiepresuntecapacitlui facevariferimento?
Sonopigro,detestostudiareeesitaidi propositonelrispondereeodiolaviolenza. Conquestaaffermazionecredevodisuscitare perplessit nel mio interlocutore. Ma lui non feceunapiega. Hairagione.rispose.Sbagliadigrossochi pensachegliscacchisianoungioco.Inrealt sulla scacchiera avviene qualcosa che rassomiglia di pi ad una guerra. Incruenta, certo,mapursempreunaguerra.Perchpiche loscaccomatto,igiocatoricercanodiaffermare lapropriasupremazia.Soprattuttomentale. Sono contento che tu la pensi come me, replicai,soddisfattodiaverdettounacosasugli scacchicheilrussocondivideva.Giocareperme sofferenzae,quandoescobattuto,avreivoglia di spaccare la scacchiera in testa al mio avversario. Non c dubbio. Nel momento in cui le capacitintellettivesonotutteconvogliateverso un solo obiettivo, il fallimento ha una portata devastante. forse per questo che se incappo in una sconfitta mi sento inferiore, quanto a intelligenza,almioavversario? una reazione istintiva, ma del tutto ingiustificata.Lintelligenza,credimi,qualcosa dimoltopicomplesso. AlloraleteoriediEdgarAllanPoenonsono sbagliate NonconoscoPoedisseabassavoceil russo,quasiscusandosiperlasuaignoranza. unoscrittoreamericano.presiadire. Un grande scrittore aggiunsi, per meglio presentargliilpersonaggio. Scrittore? si domand Lev, convinto piuttostocheeglifosseunoscacchista.Eche dicevainproposito?

Teloleggerdirettamente. Andai nel mio studio e presi i Racconti straordinari'.Apag.246lessi:Lariflessione messaallaprovainmanierapiprofondadal modesto gioco della dama pi che dalla complicata frivolezza degli scacchi. Dato che negli scacchi i pezzi compiono movimenti diversi e bizzarri, lattenzione ad essere sollecitata e non la profondit del ragionamento. Se lattenzione cala, si finisce inevitabilmentepercommettereunasvistadalla quale deriva un danno certo. Nel gioco della dama invece, il movimento unico e la probabilit di distrazione quasi inesistente. Essendo lattenzione sollecitata in minor misura,irisultatimigliorisonoottenutidachi hamaggioreacume. Lev non rispose. Stava fissando un punto lontanosulsoffitto. Losservazione,inverit,acuta.risposeil russo,colpitodalleargomentazionidiPoe. per vero solo in parte quello che dice lamericano... Lamiacuriositfusollecitata:qualiconclusioni midovevoaspettaredapartesua? perch la sua soltanto una visione parziale del problema continu nel dire lamico. In realt lattenzione fa parte di quellacume cui Poe si riferisce. Senza attenzione, non si pu negare, non ci sarebbe nemmenolacume,no? Le elucubrazioni non sono il mio forte e non riusciiapenetrarecomesarebbestatonecessario il suo ragionamento. Lui, che aveva capito la miadifficolt,sisbrigachiarireilconcetto. Intendo dire che, a parit di gioco e di attenzione,vincechipiprofondonellanalisi. Ammessochegliscacchisianolaspadaechei contendentisianoglischermidori,vincechiin gradodiportarelattaccopiprofondo.Equesto possibilesolodopounattenta valutazione della posizione dei pezzi sulla scacchieraeunadeguatarilevazionedeipuntidi forzaedidebolezzapropriedellavversario.Sei convinto? La linearit della sua spiegazione era inoppugnabile Potreimaidirtidino?affermaiconvinto.

In realt lattenzione ha una valenza marginaleperchunavariabile.Dicerto, nel


caso in cui i contendenti abbiano la stessa capacitdanalisi,avinceresarilgiocatorepi attento.Maaltrettantoveroche,selattenzione pari,aspuntarlasarilgiocatorepiacuto. Ancoraunavoltailragionamentodelrussonon facevaunapiega.Sareistatodispostoapagare unacifrafollepersentireleargomentazionidi PoeinrispostaaLev! Lacutezzaripreseadirequesti.comePoe lachiama,olaprofonditdiragionamentocome preferiscochiamarlaio,lalevachetipermette diminarelattenzionedellavversario.Seporti attacchi su pi fronti, pi facile che la sua attenzionevacilli.Eseluicadeneitranelliche dissemini lungo il cammino, nonsi pucerto direcheciaccadapermancanzadattenzione.

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Beh credoanchiodi no farfugliai, confusodaquellesottiliargomentazioni. Inrealtlastradacheportaallavittoriaun sentiero intricato. Si incontrano delle grandi difficoltaritrovarequelloedunosoloche porta alla vittoria, ma, per vincere, questo quellocheserve.Perfarlocivuolecervello,non solo attenzione, il gioco degli scacchi tutto qui. Nonfuiingradodiobiettarealcunch.Cheil mio amico avesse ragione da vendere mi fu chiarodopocheioeluigiocammounnumero infinitodipartite:tuttedameperseovviamente. Adeccezionediunpaio. Lev era un giocatore di livello per me inavvicinabile. Aveva leccezionale capacit di muoversiconcinqueoancheseimossedi anticiporispettoallemie,percuifinivosempre coltrovarmiinmaledettoritardo.Isuoiattacchi asfissianti rendevano la mia difesa di burro, mentre,viceversa,controlasuadifesaimiei

attacchi risultavano inefficaci. Il russo a volte sembravamettereipezzisullascacchieraacaso, macerasempreunperch:peccatochemene accorgessiquandoeratroppotardi. Piano piano, e comera inevitabile che fosse, finii collassorbire qualcosa del suo gioco. La suapartitapreferitadivennelamia:ungambetto didonna,icuisviluppiproducevano,nellafase dimediogioco,effettidevastantisulladifesadel Nero. Nonavreimaipotutospuntarlacontrounuomo comeLev,meticolosocomepochinellacuradei particolari,soprattuttoquandorivestivailruolo diinsegnante.Unaserasipresentamecontre fogli protocollo su cui aveva descritto nei minimidettagliquellapertura,cheormaiavevo imparatoagiocarediscretamente,etuttelesue possibili varianti. Voleva che la studiassi a fondo. Quando riuscirai a muoverti senza fare errori,midissecongliocchichebrillavano dallasoddisfazione.iltuoavversariositrover conladifesaapezzi! Sorrisiancoraunavoltaconscetticismo.Sapevo beneche,datalamiainnatapigriziaeilrifiuto congenitochehoperlafaticacheognistudio approfonditocomporta,maiavreiapprofondito il discorso. Di sicuro avrei dato una scorsa a quegliappunti,vergatidaunacalligrafiaminuta e regolare, e fatto qualche simulazione sulla scacchiera,pichealtroperscoprirelepresunte difficoltdelNero,perlacosasarebbemorta l.Accettaicomunqueilregalocongioia,grato delsolofattocheluiavessespesodeltempoper me.Avendopermeatobenelasuaabilit,oggi possoaffermaretranquillamentecheseilcorso del destino fosse stato diverso, il mio amico sarebbe diventato uno scacchista di fama internazionale. Macdellaltrointuttaquestastoriachenon possoesimermidalraccontare.Ilrusso,quando ancora viveva a Mosca, aveva abbozzato un programma di scacchi che, per mancanza di tempo,nonerariuscitoaportareatermine.Fu converoentusiasmocheio,neimesiincuici frequentammo, misi a disposizione il mio computerperchcilavorassesu. Laseraincuiposefinealsuolavoro,Levurl

dallasoddisfazione. nato il mostro! Questo, disse accarezzandoilcabinetingradodibattere chiunque,ancheilsottoscritto! Micongratulaiconlui:eropichesicuroche avessefattoqualcosadieccezionale. Questo programma aggiunse con occhi sognantiingradodigiocareallivellodiun grandemaestro. Non presi per oro colato quanto Lev andava dicendo. Pi di qualche volta avevo giocato a scacchi contro programmi di scacchi davvero potenti. Ma tutti, chi pi chi meno, avevano limitazionicosfortiche,primaopoi,finivano percompierebanalisciocchezze.Sicchquando disputai la mia prima partita contro il fantomatico grande maestro creato dallamico Levpensaichevinceresarebbestatopiuttosto semplice.Invecepersilapartita. Epersianchetuttelealtrecheebbilardiredi disputare:ilprogrammaeraimmunedadifetti edilGrandeMaestrovirtuale,propriocomeil russo aveva preannunciato, era un mostro imbattibile. Qualche tempo pi tardi, con mio dispiacere, LevricevetteilvistodingressopergliUSAe lascilItaliainsiemeallamoglieTatianaeai duebambinicheaveva.Lacomunitebraicadi New York gli aveva trovato una sistemazione soddisfacente,almenocosluimiscrisse,come meccanico dauto a Rochester. Se lui era contento,anchioloero:ilsuobeneeraancheil mio. Iltrasportoconcuiraccontoquestastoriapenso chepossaspiegareasufficienzailvuotochela suapartenzalascidentrodime.Avreistampato banconotefalseperpermetterglidirealizzareil suosognopigrande,cheeraquellodifareuna vacanzainunmarelontano.Unavoltamiaveva detto:Chisschepaghereipercalpestarequelle spiaggebianchechestannosoloneimieisogni! Quando ho visto il mare della tua citt ho provatoungrandeemozione.Eralaprimavolta chelovedevo.Dovepensichepotreitrascorrere unavacanzaindimenticabile?AlleMaldive risposi di getto. Perch a due metri di profondit c tutto quello che si vede nei documentaridiJacquesCousteau. Levnonconoscevaildocumentaristafrancese

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ma, dopoche gli ebbispiegatochieglifosse, afferrilconcetto.Benerisposesoddisfatto. lcheandrseavrfortuna.Teloauguro diverocuore.glirisposi,confidandocheil suosognosiavverasse. PartitoLev,lamiapassionepergliscacchisvan come neve al sole. Il grande maestro da lui messoapuntorimaseinutilizzatonelmioPC. Dopo aver giocato tante volte, e tante volte perso,reputavochefossedamasochistisfidare chi non potevo battere. Quel programma, oltretutto, mi faceva sentire pi stupido di

quantofossi:neancherifacendolemossepie pivolteriuscivoametterloindifficolt.Cos decisidiignorarlo:neandavadimezzolamia salute mentale. Non toccai mai pi, neanche occasionalmente, una scacchiera e poco alla volta,tuttelecosebuonecheilrussocongrande passionemiavevainsegnatofinironoschiacciate dalloblio. Ma,comesidice,lamoreverononmuoremai. Dopounpoditempo, lamiapassionepergli scacchiritornafiorireconvigoreinsospettato. Grazie ad Internet entrai a far parte di un CircoloScacchisticoeripresiadisputarepartite vere, anche se con avversari lontani e sconosciuti.Fucosche,dietroinvitoricevuto viaemail,decisidipartecipareaduntorneodi

scacchi virtuale che prevedeva due momenti distinti:nellafaseinizialesisarebbegiocatovia Internet. Le semifinali invece sarebbero state giocatedalvivoaStoccolma,nellaprestigiosa Konserthuset,lasaladoveogniannovengono consegnatiipremiNobel.Inpalio,perilprimo premio,ceranounacoppaequindicimilaEuro. Sulmomentolideadipartecipareneppurenon mi sfior: sperare di fare bella figura era un sognodicartastraccia.Finirfuorialprimo turno.conclusisenzaconcedermichancesdi vittoria. Ma qualcosa mi spinse allintraprendenza. Prendilacomeungiocomidicevaunavocina interiore. Nel bene e nel male non subirai lingombrantepresenzadiunavversarioenon proveraineppurelirritazionedisentirlosbattere ipezzisullascacchiera. Chi pu impedire anche alle idee pazze di prenderevitaseildiavolosiimpossessadinoi? Miiscrissialtorneo. Nonsobenenemmenooggiperchabbiafatto ci che non ho avuto mai il coraggio di confessareadalcuno.Pocoprimadellesordio, pensaidiaiutarmiconilprogrammadiscacchi messoapuntodaLev.Alliniziocacciailinsana idea nellangolo pi lontano del mio cervello, vergognandomi di aver persino concepito una taleoscenit.MailMaligno,cheormaiaveva messo salde radici dentro di me, mi convinse che, ricorrere allaiuto del grande maestro virtuale, era non solo cosa giusta, ma anche doverosa.Lamotivazionecheaddussipernon sputarmiinfacciaallospecchiolamattina,fu cheinquelmodoavreiresogiustiziaaLev,che nellimpresa aveva profuso energia in grande quantit. Nonmiaintenzioneelencareitormentivissuti, dir soltanto che, grazie al programma di scacchi del russo, vinsi tutte le partite in programma,arrivando,invirtdelminortempo impiegato, ad essere uno dei quattro semifinalisti. Ilproblemachemisipresentavadopolafase eliminatoria, era che, nella migliore delle ipotesi, avrei dovuto giocare dal vivo nove partite. La cosa mi procurava inquietudine, perch non ero in grado di mantenere le premesseiniziali.Ormaituttimiconsideravano uncampioneeio,senzalaiutodelprogramma

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di scacchi messo a punto da Lev, non valevo nulla. Ma lacqua del fiume dentro cui ero cadutoscendevaconfogaavalleeioaltronon erosenonunrelittotrascinatoaforzaavalle: quello era il prezzo da pagare per la mia sfrontatezza! Consegnai tutto nelle mani del fato, limitandomi a rileggere in fretta i fogli dove Lev aveva elaborato il suo gambetto di Donna. Ricordoperfettamenteilgiorno,loraeiminuti incuiatterraiaStoccolma:eranole13e50del 30 maggio 2001. La primavera, dopo aver compiutopididueterzidelsuocammino,era pronta a gettarsi nelle braccia della corta e prematura estate del Nord. Quando arrivai in citt,unventicellofrizzantespolveravalestrade. Misembravadisentireilrespirodelcieloche, appena velato ad ovest da nubi stratiformi, sembrava incredibilmente basso. Rimasi abbagliatodalloscintilliodellepanchinediferro del Kungstrdgrden, accese da un sole che feriva gli occhi, e dal verde intenso di cui la vegetazionedelparcosicolorava. Il pomeriggio del 1 Giugno, cinque minuti primachelapartitadisemifinale,lamiaprima verapartita,iniziasse,stavosedutodifronteal mio avversario. Lansia mi teneva bloccato al puntochepensaidiritirarmi.Feciperalzarmi, ma una forza mi schiacci sulla sedia, costringendomi ad accettare ci che il destino tenevainserboperme.Schiacciai,almomento giusto,lorologiocontatempoelapartitaebbe inizio. Ci che accadde in seguito un ricordo che ancoramiconfonde.Misonotantevoltechiesto se lamanochemuovevaipezziedilcervello chepensavaconunaluciditchenonavevomai conosciuto prima fossero davvero i miei. Gli alfierieranotrenichecorrevanosullediagonali senzatrovareostacoli,icavalliavevanountale slancio,mentreavanzavanofralelineenemiche, che anzich il legno di una scacchiera sembravanomordereilterrenodiunaprateria selvaggia, le torri, come fortini del vecchio West, proteggevano lavanzata dei pedoni e rendevanoinvulnerabileilpezzopipregiato,il Re,mentreio,comeungeneralebaciatodalla

provvidenza,muovevoleforzeincampo,senza nullaconcedereallavversario. Comecipotesseaccadereeracosadicuinon sapevodarmeneragione:eroforsepossedutodal demonio? No, non avevo stretto nessun patto conilmaligno.Eraproprioilmiogiocoattento ed intraprendente a far cadere gli avversari, come tanti principianti, nelle insidie che tendevo.Faticaiaconvincermene. Nella finale del 5 giugno disputai una partita chesigiocasoloinparadiso:conlospettacolare gambetto di Horwitz, lapertura elaborata dal mio amico Lev, mi aggiudicai tutte le cinque partiteprevisteequindiiltorneo.Ilmiofuun veroepropriotrionfo. Quandofuichiamatosulpalco per la premiazione, rimasi inchinato a lungo, incapace di risollevare la testa, mentre il pubblicoapplaudivaconvinto.

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lisola VIP che il Club Vacanze gestisce alle Maldive.IntestaiibigliettiaiconiugiHorwitz. Laserastessalichiamaipertelefonoperdare lorolabellanotizia.Micullavoalpensieroche la mia fortuna sarebbe diventata la loro. Lev, nellultimaletteraspeditacircaunmeseprima aveva scritto che, dal momento che era completamente assorbito dal lavoro, nella sua vitanoncerapitempoperaltro,nemmenoper losvago.Speravodiconvincerloagodersiuna meritatavacanza.MirisposelamoglieTatiana. Primaancorachepotessearticolareundiscorso, gridai: Ho due biglietti per voi!Larispostafuunsilenzio glaciale.Pensaichefossecaduta la linea. Poi Tatiana scoppi a piangere e fra i singhiozzi mormorqualcosachefaticaia capire.Haiuncuoregrande. Nonceracontentezzainme, disse.Cicheaggiunsedopomi masolosmarrimento:infondo tagli le gambe: non avrebbe dovevodiregraziesoltanto mai potuto accettare il mio allimbroglioprecedentese regaloperchLeveramortoin avevovintoqueltorneo. unincidentedautoil1giugno. Lacoppachemifuassegnata Proprioinconcomitanzaconliniziodeltorneo nonfecealtrocheaumentareilmiodisagio.E discacchi.pensai,facendouncollegamento neanchelassegnodiquindicimilaEuro,che immediato. ricevettidirettamentedallemanidelsindacodi Tatianasiscusconmepivoltepernonavermi Stoccolma,riuscafarmistaremeglio. Fortunatamenteebbiunafolgorazione:conquei comunicato prima la brutta notizia: non ne aveva avuto il coraggio. Io ero talmente soldiavreipotutorealizzareilsognodiLev. frastornatodanonriuscirenemmenoadirleche Presiuntaxiemifecilasciaredavantialla nondovevascusarsidinulla.Comeunautoma Riksbanken,unagrandebancacheaffacciasul riattaccailacornettaescivolaiinunimbutodi mare,pocolontanodallalbergodove sofferenza.Ilprimopensierofudiritornarein alloggiavo.Lmisbarazzaidellapesantee ingombrantecoppabuttandolainacqua.Lamia agenziaeriavereisoldiindietro.Noneranouna gran cifra ma avrebbero fatto comodo alla animasiliberallistantediunpesochenon potevapisopportareeilsollievofuimmediato. poveraTatiana. Cos feci, qualche giorno pi tardi, quando Quandotornaiinalbergo,ormaisvuotatodi ognienergia,controvogliamangiaiqualcosanel riusciiarecuperarepartedelmiointelletto.Al rientro,ritirailaposta:ceraparecchiaroba.La coffeeshop,distrattodallavogliacheavevodi chiusi nel quotidiano che stringevo in mano: mettermialettoalpiprestoeconsegnarmi nellebracciadiunsonnoche,speravo,avessela lavreilettaconcalmaacasa.Quandovimisi mano,lattenzionemicaddesuunabellissima forzaditraghettarmifuoridallangoscia. La prima cosa che feci, quando il 6 giugno cartolina.Riconobbialprimosguardolisoladi arrivaiallaeroportodiFiumicino,fudiandare Kudahiti. Chi poteva avermela mandata? inagenziaeprenotaretresettimanedivacanze Nessunodeimieiamici,cheiosapessi,erastato negliultimitempilaggi.Lessiconcuriositla perquattropersone.MetapresceltaKudahiti,

dedica:Amicomio,isantidelparadisohanno volutotuttoquesto.Devisoltantodiregrazieal tuo grande cuore. Da parte mia ti ringrazio invecepertuttoquellochehaifattopermeeper lamiafamiglia.Tenesargratopersempre. Firmato:LevHorwitz. Guardai attentamente la data stampigliata nellangolo:1giugno2001.Larilessinonsoper quantevolteperchmiriuscivadifficilecapire. Ma non cerano errori: quella data era il 1 giugno2001. Sembraassurdo,manonhoricordidistintidei momentichevissidopolaconsapevolezzache raggiunsi. Quello che ricordo con chiarezza inveceilventotempestosochesialznellamia stanzarisucchiandomiinalto.Quandoritornai inmeeranottefondaeuntemporalefuribondo impazzavanelquartiere.Misilatestasottoil

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cuscino per attenuare il rombo dei tuoni che squassavanolaria,primadicadereinunsonno dimorte. Alrisvegliouncaldosoleilluminavailmondoe io mi sentivo incredibilmente sereno. Gli avvenimenti vissuti erano talmente lontani nel tempo che non provavo pi amarezza. Due passerotti innamorati, cinguettando gioiosi, si posarono sul davanzale della finestra e si rincorseroalungo.Riuscironoastrapparmiun sorriso. Anche se avevo vinto un torneo di scacchisenzamerito,eroriuscitoafarediLev unanimafelice.

Qualcuno come Umberto


di Marcello Vicchio

LoZibaldonedelpoveroVic,pag.26 attorno con ostentazione. <<Sembra che ce ne metta di tempo per essere lavato via questo sale. Sono trentanni e pi che le Saline di Lungro sono state chiuse ma le incrostazioni alle fauci devono essere rimaste, a giudicare dalla quantit industriale di vino che ingurgitate qui dentro.>> Losteria piena di avventori e di fumo di sigarette nonostante lora, ma latmosfera anche carica di quellintimo senso di allegria e liberazione che solo un posto come quello pu offrire. Umberto capisce che non ho intenzione di offenderlo ma replica serio: << Il vino il latte dei vecchi e io ho parecchio bisogno di latte. Ma ditemi, cosa desiderate precisamente da me?>> Sorrido e, con una punta di amarezza, rispondo: << Voglio visitare uno di quei cunicoli.>> Il vecchio minatore non ce la fa a trattenere una risata, spruzzando goccioline di vino e saliva dalla dentiera. Se ne accorge e si tappa la bocca con una mano. << Scusatemi, ma forse non vi rendete bene conto della situazione. Come sapete la Salina stata chiusa trentanni fa e non rimasto pi nulla. Gli edifici amministrativi sono stati abbandonati al loro destino e sopravvivono ormai solo muri decrepiti, perch i mattoni non li hanno potuti rubare come hanno fatto con le finestre, le porte, le tegole e perfino le mattonelle dei pavimenti. >> Sospira. << Una triste fine. Mi piange il cuore pensare allo stato di abbandono in cui versa. Gli ingressi delle gallerie sono stati murati e le gallerie stesse saranno piene dacqua adesso o, peggio, piene di rifiuti industriali. La miniera ha sfamato intere generazioni per secoli: ha dato pane, lavoro, benessere, solidariet a tutti gli abitanti della zona. Sapete che gi ai primi del 900 qui stata inventata una specie di mutua fra i minatori? Tutti si tassavano un tanto al mese per aiutare i colleghi che, per motivi di malattia, temporaneamente non potevano svolgere il lavoro. La miniera stata testimone di infiniti piccoli eventi quotidiani ma anche di grandi tragedie.>> Rimette con cura la fotografia dentro il portafogli e mormor :<< E adesso? Tutto finito, tutto dimenticato. Una parte di tutti quanti noi rimasta sepolta dentro la montagna.>> Fa un gesto con la mano per chiudere il discorso. << Quello che mi chiedete impossibile.>> << Eppure un sistema per entrare ci deve essere. Io

<<Ho passato quasi cinquantanni in quella miniera a rosicchiare alla montagna ci di cui era piena: il sale. >> Umberto saluta distrattamente con la mano un nuovo avventore e prosegue:<< Non avevo compiuto ancora diciotto anni quando sono stato assunto. Allora toccava a noi pivelli penetrare nei cunicoli laterali, staccare i pezzi di salgemma pi grossi e trasportarli nelle gallerie principali.>> Si fruga nelle tasche della logora giacca di velluto marrone finch non estrae un portafogli di cuoio. Le dite nodose afferrano con delicatezza una fotografia sbiadita e me la mettono sotto il naso. << Eravamo cos allora: vispi come grilli e affamati come lupi.>> La fotografia, ingiallita in pi punti, mi mostra un gruppo di giovanotti nudi con grossi sacchi di canapa sulle spalle, assicurati in cintola e in fronte da lacci di cuoio. Sorridono quasi tutti, come se il peso che grava sulle loro schiene sia del tutto trascurabile. Hanno volti pi vecchi dellet anagrafica e corpi ossuti piuttosto che muscolosi. Qualcuno indossa rudimentali perizomi, altri scarponi malandati o fagotti di stracci ai piedi, quasi nessuno labbigliamento completo; ma anche cos il fotografo riuscito a trasfondere nella stampa tutta la dignit che il lavoro duro conferisce. Intorno a loro un angusto anfratto, dentro il quale riescono a stento a stare in piedi, fatto soltanto di sale. Sembrano avvolti da una nuvola e non chiusi nelle viscere della terra. Umberto trangugia un sorso di vino e schiocca le labbra. << Laggi faceva un caldo dellinferno e la pelle, a contatto col salgemma, diventava come quella dei rinoceronti.>> Sorrido perch mi piace il paragone e gli do spago: << Ma lo hai mai visto un rinoceronte, tu?>> << No, ma me lo immagino: cos devessere. La gola era sempre piena di quel maledetto sale e, per quanti sforzi facessi, quel sapore non andava mai via. Lo sapete che allepoca il paese aveva circa settemila abitanti e contava pi di novanta cantine e rivendite di vino, dove noi minatori passavamo gran parte del tempo libero? La nostra sete era sacrosanta, per Dio.>> Mi appoggio sullo schienale della sedia e mi guardo

ho un mio motivo per farlo, tu ne hai mille.>> << Paghereste mille euri solo per entrare l dentro? >> Vedo che interessato, e ci non fa che confermare quello che gi dentro di me sapevo. Umberto mi far guida, anche se adesso nicchia facendo lindeciso. Vuota dun fiato il bicchiere e lo appoggia rumorosamente sul tavolo. << Vi far sapere>> conclude. *** Lanotteilluminatadaunasplendidalunapiena. MentreUmbertosiaccanisceconanticovigorecontro ilmurodimattonierettoachiudereunodegliingressi della miniera, lo osservo con un rispetto. E ancora forteperlasuaetesembracheilcontattocolpiccone gli trasfonda nuove energie. Mio malgrado lo rivedo giovanecomenella foto amenarefendenti controla rocciaribelleepiegarlaalsuovolere. Sudamanon sembraparticolarmentestanco. << Alzammo in tutta fretta questo muro allepoca, me lo ricordo bene. Abbiamo usato pochissimo cemento perch non vedevamo lora di finire e non cera nessuno a controllarci. Forse qualcuno di noi allora sperava che non si trattasse di un addio definitivo, forse ognuno sapeva di lasciare un po della propria vita l dentro e non aveva il coraggio di chiudere per sempre il capitolo.>> Comprendo benissimo i suoi sentimenti, quali dovevano essere allora e quali sono ora, e provo un po di vergogna per me stesso. E se non ho interpretato bene la situazione? E se mi sono sbagliato? Faccio bene a costringerlo ad abbattere questa parete? Ripeto a me stesso che lui fa il suo lavoro e io il mio, ma mi riesce difficile soffocare un senso di piet che non dovrebbe fare parte di me. Ma ormai ci siamo spinti troppo lontano per tornare indietro e tornare indietro non sarebbe comunque possibile. Umberto riprende a picchiare forte contro i mattoni con ritmo regolare, scandendo il tempo secondo un suo particolare orologio interno. Anchio ho un tempo da scandire, ma viaggia a velocit diversa dal suo. Lui sembra quasi impaziente di terminare il lavoro; io no, se fosse possibile aspetterei di pi. Infine la parete crolla lasciando un varco sufficiente ad attraversarla. Lui si asciuga la fronte col dorso della mano ( quante volte ha fatto quel gesto meccanico in passato!) e sbuffa:<< Uffa, non ricordavo che un piccone fosse cos pesante. Gli anni passano, giovanotto, e ve ne accorgerete quando sar gi troppo tardi.>> Sorrido e annuisco. << Se per questo. da un pezzo che me ne sono accorto.>> Umberto punta la pila sul mio volto e la tiene per qualche secondo. Immagino che mi stia scrutando con attenzione dietro la luce che abbaglia i miei occhi. Sento il suo respiro grosso arrestarsi per un attimo. << Non so. Ho la sensazione che il vostro viso non mi sia del tutto sconosciuto. E come, non so spiegarmi... familiare. Come se in voi vedessi altre persone. Capite cosa voglio dire?>>

LoZibaldonedelpoveroVic,pag.27 Non noto preoccupazione nella sua voce n paura: suppongo che si senta in pace con la propria coscienza e quindi non ha motivo di temermi. Oltretutto non mia intenzione scatenargli la paura anche se potrei farlo... sono un maestro nel genere. Molto meglio per tutti e due se non ha paura di me. << Molti hanno questa sensazione quando mi incontrano, >> lo rassicuro. << Il mio un viso assolutamente comune, di quelli che si ha sempre limpressione di aver incontrato da qualche parte.>> << Be' >> risponde lui, e illumina il foro. << Vogliamo entrare?>> Mi precede con passo sicuro dentro la galleria. Si muove ancora con disinvoltura, come se non avesse mai smesso di andare su e gi per quelle scale viscide. Dentro laria satura di odori indefinibili e sembra avere uno spessore e una consistenza palpabili, tanto piena di umidit. La luce della torcia elettrica la trasforma in una nebbia lattiginosa che ci avviluppa e ci inghiotte.

<< Cosa volete vedere di preciso? La scala scende per una settantina di metri dopodich cominciano le diramazioni per le varie gallerie.>> Indica con la pila un punto lontano. << Di l un tempo cerano i montacarichi, ma si sono portati via anche quelli.>> E emozionato. Sono anni che non mette piede in questo posto dove ha trascorso gran parte della sua vita e non credeva di doverlo rifare. << Andiamo gi >> lo invito. << Poi ti spiego.>> Mi suggerisce di appoggiarmi al corrimano e scendiamo. Giungiamo in unampia sala semicircolare trasudante umidit da ogni centimetro di parete. Qua e l sui muri vi sono chiazze di muschio grigiastro, funghi, muffe. Per terra qualche sacco di canapa abbandonato e quasi completamente marcito offre riparo a una miriade di insetti spaventati dalla luce. Rotaie incrostate di ruggine si perdono dentro i cunicoli che assomigliano a voraci bocche spalancate. Umberto ha un umanissimo momento di ripensamento. << Non pensavo che la mia miniera potesse farmi questo effetto: mi fa venire i brividi.

Credo che anche voi ne abbiate abbastanza, torniamo indietro?>> << Voglio entrare in quella galleria, voglio vedere il salgemma >> gli rispondo in tono tranquillo. So che non pu rifiutare, ma non c nulla di male se aggiungo: << E quei mille raddoppiano.>> Allarga le braccia. << Sta bene, andiamo. Speriamo che i tunnel non siano stati invasi dallacqua.>> Si avvia nella direzione che gli ho indicato con passo reso pi pesante dalla carenza di ossigeno e imbocca la galleria con decisione. Ora le pareti attorno a noi non sono pi scure e amorfe. Il sale riflette un chiarore diffuso e i cristalli colpiti in pieno dai raggi di luce scintillano come migliaia di lucciole. Umberto non sembra accorgersene. Dun tratto ritornato il giovane minatore che percorreva in fretta quel tratto di strada che lo divideva dal lavoro senza avere il tempo per badare ad altro, meno che mai alla poesia dei cristalli. Il tempo! Quanto pu essere breve o lungo un attimo! Lo rivedo con la pelle da rinoceronte coperta di piaghe, le labbra screpolate e le strie di sangue dove i legacci del sacco affondano nella pelle. Non si reso ancora conto della situazione, ma anche questa opera mia perch non ancora giunto il momento. Arriviamo a un punto di snodo, dove la galleria si dirama in tanti altri svincoli laterali. << Non affar mio >> mi domanda << ma si pu sapere cosa cercate qui dentro? Non avete visto abbastanza?>> << No, non ancora. Io ho gi trovato quello che cerco e ho gi visto quasi tutto. Ci resta soltanto da visitare quel cunicolo laggi.>> Umberto alza un sopracciglio. << Quello?>> Si toccalatascadellagiaccaefaperaggiungerequalcosa. E titubante, ma gli basta guardarmi per tranquillizzarsi. <<Sapete una cosa? Anchio voglio visitarlo.>> Si avvia senza esitazione e ora quasi fatico a tenergli dietro. Cammina senza voltarsi indietro perch sa che gli sono alle costole, che non potrei pi allontanarmi da lui. << E accaduto qui >> sussurra. << Proprio in questo punto la volta crollata e li ha seppelliti tutti quanti. Io mi sono salvato perch ero tornato indietro a prendere dellacqua. Li hanno tirati fuori dopo un paio di settimane: il sale aveva conservato i loro corpi e li aveva trasformati in una specie di mummie. E questo che volevate vedere, no?>> Trae dalla tasca la fotografia che mi ha mostrato nella bettola. << Mi sembra ieri. Antonio, Riccardo e gli altri, eravamo come fratelli. Li ricordo bene tutti quanti, uno per uno: bravi ragazzi, cos giovani. >> I suoi occhi mi fissano senza astio, senza timore; poi cominciano a perdere di vitalit. Ormai ha capito. << Grazie per avermi portato qui, grazie per avermi concesso questo onore.>> Respira a fatica, adesso. << Li vedo, sapete? Li sento anche. Sono tutti qui intorno a me, li vedo sovrapporsi uno dopo laltro sul

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vostro viso, signore. Mi era familiare, lo sentivo.>> Ormai supino per terra, semi immerso in una pozza dacqua salata. << Grazie ancora >> mi sussurra. << Qui! Qui! Non in un letto di ospizio o di ospedale.>> Mentre lo prendo con me, contento per gli attimi di gioia e di pace che gli ho donato, penso a quanto complesso lanimo umano. Tutti hanno paura di me, mi evitano, mi sfuggono eppure mi costringono ad agire. E consolante sapere che ogni tanto c qualcuno come Umberto che capisce e mi ringrazia.

Quadernoaquadretti
diAlessandroRennis

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Aveva due occhi grandissimi: lunica parte visibile traunlungoe foltopelame,sopraun ampiogirodidentiincollatialsuomuso.Non soqualefosseilsuoprecedentenomedicane, diventato randagio dopo la morte del suo padrone. Io lo chiamavo banalmente Fido e dimostrava di riconoscermi non perch rispondeva al richiamo sonoro del suo nuovo nome,maperchfacevafestaallamiavocee allamanoche,attraversounaferitoiadellungo torrione del Collegio di Grottaferrata, gli passavaqualcheavanzodellamensadelgiorno. Non poteva vedere il mio volto perch celato dietrolaltoerobustosnododeltorrione,mami riconoscevagiforsedalrumoredeimieipassi operlagiornalierapuntualitdellaricreazione negli orari di collegio, durante la quale gli passavo il mangiare. E Fido era sempre l, ai piedi di un gigantesco albero di ulivo, che riuscivoaintravvederespingendolocchiopoco piinl,findovepotevoarrivare. Era, dunque, il suo padrone quel contadino morto alcuni mesi prima, cadendo rovinosamentepropriodaquellalberodiulivo! Eloabbiamoappresodopoilsuoritrovamento, aseguitodelgrandeandirivienidicarabinierie poliziottilungolastradiccioladicampagnache poi,inunghirigoridibrevitornanti,conduceva gi gi fin verso la Marrana. Non lavevano trovato subito dopo la mortale caduta, quel poveretto. N era partito alcun allarme nei giornisuccessivi.Legiornate,ancoratiepideper pallido sole di autunno inoltrato, a sera gi diventavano fredde per folate di vento che scendevano dai costoni del sovrastante Monte Cavo e preannunciavano linverno; ma nella notte, per alcune notti intere e fino al ritrovamentodelcadavere,illamentosolatrato diuncanevincevaognialtrosegnaledivita.Era comeunpiantodiaffettiperduti;eraquasivoce umana dirichiesta daiuto quella di Fido,che tagliava con cadenza ossessiva il religioso silenziomonasterialedellanotte. Duranteilgiorno,invece,tuttotaceva:Fidonon sifacevasentire. Enonsifattopisentirefindallanotte

successiva alla rimozione dei poveri resti del suo padrone, frettolosamente trasferito in obitorioperlautopsia,comedaprassi.Segu, quasidistrattamente,levariefasidiquelloche fu un rapido funerale, e poi si accovacci ai piedidellalbero.Dalapassolentoecomese nullagliimportassepidelmondocircostante si muoveva quando lo richiamavo durante la breve ricreazione del dopopranzo per dargli i pochiresticheriuscivoemettereinsieme. Un giorno, ho finto di aver calciato maldestramenteilpallone,tantodasuperarela merlaturadeltorrione:doverosalacorsaverso lesterno per recuperarlo. Fido lo aveva raggiunto e lo teneva con le zampe anteriori, quasi aspettandomi perch lo accarezzassi prima di cedermelo. Lho ricompensato come chiedeva con gli occhi suoi grandi: mi ha accompagnato fino al portone e torn lemme lemme sui suoi passi. Continuai a farlo mangiare e, di tanto in tanto, continuai a sbagliare qualche calcio al pallone perch volasseoltrelaltezzadellamerlaturaguelfa:e cos anche lultimo giorno della mia permanenzain collegio.Quandolhosalutato, Fido mi guard come aveva fatto col suo padrone quando gli agenti lo caricarono sullambulanza:occhiapertiametlibratinel vuoto,capoleggermentechinatoinavanti,senza gioia,distrattamente,offeso. Daquelgiornononlhopivisto.Tornaioltrele muradelcollegiodopodueannielaprimacosa chefecifudiaffacciarmiallasolitaferitoiadel torrione:Fidononcerapi,elaterraaipiedi dellalberodiulivoeradialtrotono:frescadi lavoro.Unarafficadivento,gelidocomequello di alcuni inverni addietro, mi spinse ad allontanarmi dal muro di cinta e in quel momentomiparvedisentire,comeuntempo, unlungolamentosolatrato:eradiFido;nonmi sbaglio.

Guarito
dimesserGiacomoProvolone

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Stava silenzioso nel buio, tra langolo della stanza e


larmadio ... e mi aspettava, come sempre. Giocava con me come il gatto col topo. Molte volte mi aveva sfiorato il collo con i suoi denti aguzzi ma, chiss perch, non li aveva mai piantati nelle mie carni. Forse temeva di perdere cos il suo giocattolo, o forse per qualche altra ragione a me sconosciuta. Ci, tuttavia, non gli vietava di alitarmi in faccia il suo puzzo di erba marcia n di assaggiarmi con una lingua viscida e bifida, che mi lasciava sulla pelle una scia di saliva opalescente cos tenace che neppure i detersivi per piatti potevano lavare via. La sua pelle, invece, era dura e ricoperta di minuscole scaglie cornee e secerneva una sostanza urticante che mi causava pomfi e strie rossastre ad ogni contatto. Quando era di cattivo umore godeva nel costringermi a saltare come un canguro sopra sedie e tavoli nel tentativo di evitare le sferzate della sua coda micidiale. Era troppo tempo che lo subivo. Dapprima aveva cominciato a tormentarmi in maniera subdola : qualche oggetto che non trovavo nel solito posto ( a chi non capita? ), qualche carta importante incastrata inspiegabilmente sotto invece che dentro il cassetto, televisore, frigorifero ed altri elettrodomestici che cessavano di funzionare uno dopo laltro. Poi, improvvisamente, si era manifestato. Allinizio era solo una macchia sfuocata negli angoli pi bui della cantina o del garage, poi avevo cominciato a distinguerne il volto ferino, gli occhi scintillanti, gli artigli aguzzi alle dita. Cerano anche stati brevi periodi in cui era scomparso, ma ogni volta era tornato pi forte e maligno di prima a far naufragare le mie speranze di non rivederlo pi. Non che avesse sempre la luna storta. Quando non era di animo cattivo si limitava a qualche urlo da belva ferita, in piena notte, a pochi centimetri dalle mie orecchie, oppure scambiava lo zucchero con il sale nei barattoli. o metteva a soqquadro il contenuto di cassetti e armadi. Il preferito era proprio quello dietro il quale ora era appostato. << Figlio di puttana >>, sibilai.

<< Escremento, pustola infetta. Trover il modo di distruggerti, vedrai >>. Avevo speso una fortuna in maghi, ciarlatani, esorcisti, sensitivi senza che avessi cavato un ragno dal buco: Lui sembrava diventare pi forte dopo ogni mio tentativo. << E questione di difese psichiche >> mi aveva suggerito qualcuno. << In questi casi bisogna elaborare strategie e rituali di controllo, perch solo cos queste entit negative possono essere sconfitte >>. Fu cos che prima di aprire la porta di casa iniziai a segnarmi tre volte con la croce, a fare tre volte la croce con la chiave vicino alla serratura, a entrare facendo tre passi e ad annusare tre volte laria alla ricerca dellodore di erba marcia. Se avvertivo la sua puzza ritornavo indietro e ripetevo il cerimoniale finch non ero soddisfatto. In quel momento non ero per nulla soddisfatto, perch Lui era l in attesa e se ne fregava dei miei giochetti. Sentii che batteva la coda per terra: voleva giocare al canguro. Era meglio filare via. Girai sui tacchi e feci per uscire, ma mi arrestai di colpo. Sulluscio erano comparsi due tizi vestiti di bianco che scrutavano con attenzione ogni mio movimento. Non feci neppure in tempo a chiedere chi fossero e cosa volessero che mi furono addosso, immobilizzandomi con professionale efficienza. Mentre mi portavano via feci in tempo a scorgere, con la coda dellocchio, la mia vicina di casa che spiava furtiva la scena. << Ges, Ges... Un cos bravuomo >> la sentii sospirare. *** << Comera sua madre? Possessiva? Le dava segnali contrastanti circa il suo affetto? Giurava di volerle bene ma poi, nei fatti, la respingeva? >> Gli occhi color ghiaccio della dottoressa erano penetranti come due lame. << Era autoritaria?>> << Un po come lei >> risposi. << La umiliava? >> << Un po come lei.>> <<Hafamiliari,parenti,qualcunochedeveessere informatodellasuapermanenzaqui?>> << Non ho familiari, n parenti, n amici. Ho un fratello che emigrato in Sud America pi di ventannifaedaalloranonhopiavutosuenotizie.>> << Mi parli di questa cosa che vede.>> << Perch dovrei farlo? E perch mi trovo qui? Io non sono pazzo.>> La dottoressa rivolse uno sguardo annoiato al collega allaltro lato del tavolo e poi rote gli occhi al cielo. << Lei mi sembra una persona istruita >> disse il collega, sforzandosi di apparire interessato. <<Che lavoro svolge? >> << Sono... Ero professore di lettere. Lui non mi ha

permesso pi di lavorare.>> << Lui non glielo ha permesso? >> Mi irrigidii mentre sentivo ondate di calore avvamparmi il viso. I polmoni avevano fame daria e il cuore ballava un frenetico tip tap dentro il petto. Come pu capirmi chi non si mai trovato imprigionato tra i vetrini di un microscopio e offerto, indifeso, al cipiglio asettico di un torturatore della nostra pi intima natura? Che avevo io da dividere con loro? Li avevo forse cercati? Perch dovevo starmene l a sopportare di essere umiliato dalle loro occhiate condiscendenti e oppresso dal peso della loro routine, dove un folle in pi o in meno poco contava, purch se ne stesse buono nel suo cantuccio e non creasse casini. Perch dovevo permettere che la mia dignit venisse calpestata? Mi sembrava di leggere i loro pensieri:<< Inutile tirare per le lunghe. Costui delirante, un altro poveraccio che crede che i pazzi siamo noi. Sbrighiamoci, quasi ora di pranzo...>> Non volli fermare le mie mani che afferravano il bordo del tavolo e facevano volare tutto in aria. Poi qualcuno mi fu addosso e mise fine alla mia performance. *** Era l, seduto in macchina accanto a me, e ghignava passandosi la lingua sui denti. Potevo interpretare quel gesto come lequivalente di un sorriso e lespressione sornione del viso come una frase del tipo:<< Benvenuto, piccino>>. Feci finta di niente, altrimenti gli infermieri del Centro di Igiene Mentale che mi riaccompagnavano a casa avrebbero fatto marcia indietro. In quel mese mi ero comportato bene: il mio stomaco aveva macinato pi farmaci di un mulino, le vene delle braccia erano piene di ecchimosi per le fleboclisi e, soprattutto, mi ero ben guardato dal parlare di Lui. Allucinazioni, dicevano loro; allucinazioni, dicevo io. Gli infermieri mi condussero fino alla porta di casa e attesero che entrassi dentro per salutarmi e andare via. Bravi ragazzi, lo so che lo facevano per aiutarmi, ma davanti a loro non potevo eseguire il rituale di apertura della porta e cos mi ritrovai di nuovo indifeso alla Sua merc. Dentro trovai tutte le tende bucate e lacerate in pi punti dai suoi artigli, le lenzuola del letto annodate strettamente luna allaltra, i CD ai quali tenevo tanto centrifugati in lavatrice. La foto che mi ritraeva insieme a Laura era scomparsa! << Maledetto, questo no! Ora hai passato veramente tutti i limiti. E stata la sola donna che un tempo ha avuto simpatia per me, non ne ho avuto altre! Ti uccider per questa profanazione>>. Lui soffoc una risata. << E come puoi uccidermi? Lo sai che io morir con te >>. Parlava! Per la prima volta sentivo la sua voce e non i soliti urli e grugniti. Parlava, e la sua voce era lesatto contrario di come lavevo immaginata: era stridula, strascicata, con un accento francese.

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Stavolta fui io a ridere e, credetemi, di gusto. << Ma come parli? A chi credi di fare paura con quella vocetta alla ispettore Clouseau?>> Emerse di scatto da sotto il tavolo. Aveva unaria piuttosto preoccupata. << Che ti hanno fatto l dentro? Che porcherie ti hanno iniettato nelle vene? >> Mi lanci contro un posacenere che pass a pochi centimetri dal mio orecchio e disegn un fuoco dartificio di pezzetti di cristallo allimpatto col muro. Risposi con un piatto ornamentale che, come al solito, rimbalz sul suo tegumento scaglioso senza scalfirlo. Lui salt sul tavolo e prese a raspare pi volte il piano con gli artigli, lasciando solchi profondi nel legno. Sapeva che quello stridore mi era insopportabile, tanto da farmi venire la pelle doca, per questo ci metteva tanto impegno e tanta crudelt.

Mitappaileorecchieconlemaniedecisicheerail momentodiusarelarmachemieroprocuratonella cappelladellospedale:unabottigliettadiacquasanta trafugatadalfontebattesimale.Conquellasperavodi metterelaparolafineaquellinsanafaccenda.Dovevo coglierlo di sorpresa, senza dargli il tempo di difendersi. Mordere e fuggire, anzi fuggire e poi mordere,questaeralatatticadausare:cosavreiavuto il tempo di estrarre la bottiglia senza che lui se ne avvedesse. Corsi verso la stanza da letto e, come previsto,Luisaltgidaltavoloemivennedietro. Mi fermai e lo tenni docchio attraverso il grande specchio che copriva un angolo della stanza. Lo vidi rannicchiarsi e bilanciarsi sulle zampe posteriori, come quando si preparava a spiccare un salto per attaccare. La bottiglietta scintill sinistramente nel mio pugno. Lui se ne accorse, si ferm e si copri gli occhi con le zampe.

<< No, sono perduto >> mugol. << Oh Dio, adesso mi uccidi! Hai scoperto il mio punto debole, come la kriptonite per Nembo Kid.>> Tolse le zampe dal muso e mi strizz locchio, beffardo. Poi esplose in una sonora risata che riemp tutta la stanza. La sentivo echeggiare dentro il mio cervello, dentro ogni fibra del mio essere, finch io stesso non mi trasformai in una cassa di risonanza che contribuiva ad amplificarla ogni istante di pi. E pi rideva e pi sentivo le forze abbandonarmi, le ginocchia diventare molli, la testa ballare il can can. La bottiglietta pesava quintali nella mia mano. Con uno sforzo sovrumano la lanciai contro lo specchio, proprio quando lui emergeva proditoriamente da quello e mi mordeva la mano. Ma la sua risata era travolgente e, nonostante il dolore, cominciai a ridere anchio. *** << Mi ha morso la mano.>> << Lei si tagliato con dei frammenti di vetro quando ha rotto lo specchio. Ricorda di averlo fatto? >> La dottoressa sedeva a fianco del collega e in piedi, accanto a loro,stavolta vi erano di guardia due energumeni in divisa da infermiere. << S, mi ricordo. Ma non miravo allo specchio, miravo a Lui.>> << E adesso dov?>> Prov a insistere la dottoressa, guardandosi intorno. << E qui, per caso>> << No. Di solito si manifesta non appena metto piede in casa, oppure qualche volta mi aspetta in macchina, ma sempre ben nascosto dietro i sedili. Penso che non gli piaccia essere visto da altre persone. Non so perch.>> << Perch Lui soltanto una creazione della sua mente, un pensiero parassita, ecco perch nessun altro pu vederlo >> intervenne il collega. << Noi possiamo aiutarla a guarire se solo ci permette di aiutarla.>> Sembrava sincero. << Lei mi sembra il paziente adatto. Esiste una nuova terapia, efficacissima. Possiamo farla guarire. Guarire, ci pensi... Liberarsi di lui..>> *** Quella era la prova del nove. Mentre la chiave girava nella serratura trattenevo il fiato dallemozione. Mi sentivo bene, avvertivo dentro di me una sensazione di sicurezza che, ne ero certo, non avevo mai provato prima. Forse avevano ragione i dottori, forse Lui era davvero una creazione della mia mente. Lo scatto della serratura risuon come una fucilata nella tromba delle scale. Avevo le mani e la fronte sudate, la gola secca e, per una frazione di secondo, fui tentato di voltarmi ed andarmene. Non lo feci; invece respirai profondamente e varcai la soglia. Nessun odore di erba marcia ( Toh, non mi era venuto in mente di eseguire il rituale ). La casa era deserta e silenziosa. Qualcuno, forse mandato dallassistente sociale, aveva fatto pulizia e rimesso tutto in ordine. Avevano lavato il pavimento ( da quanto tempo non lo facevo io?), avevano ripulito e stirato le tende alle finestre ( non mi

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ero accorto di come fossero brillanti i colori ), non vi era traccia di immondizia n in cucina n in bagno ( in che stato di degradazione ero sprofondato!). La casa era deserta e silenziosa. Imieipassisulpavimento,dapprimacautiedesitanti, risuonavano man mano pi sicuri. Aprii armadi e ripostigli,guardaisottoillettoeintuttiiposticheLui preferiva.Nulla!Erascomparso. La presenza che aveva riempito la mia vita era scomparsa! Ero davvero guarito, la mia mente era ritornata nei giusti binari. La casa era deserta e silenziosa. Non avevo pi nulla da temere. La casa era vuota, deserta e silenziosa. Chi pi avrebbe scambiato lo zucchero con il sale o nascosto le chiavi? Chi pi avrebbe atteso il mio ritorno rannicchiato nel buio? Chi mi avrebbe tirato le lenzuola di notte? Nessuno. Nessuno a rovistare nei miei cassetti, nessuno in macchina, nessuno a bere il vino nel mio bicchiere, nessuno a lasciare i rubinetti aperti, nessuno con cui litigare. Nessuno. Nessuno. Nessuno.

Sapienza,scienzadell'uomo.Inquestasezionetroverannopostobranidelpassatoedelpresente particolarmentesignificativi.
terzo delle feste della Furbizia, il d dei Fanciulletti,equellocheusatisonodifareogni volta,sife'allora:inostripadriciposeropremii direcitazionedicanti.Enefuronrecitatiassai, di diversi poeti; ma io e altri molti figliuoli cantammospecialmentequellidiSolone;perch diqueltempoerancosanuova.Uncertouomo dellanostratrib,operchcosgliparesse,o perfarpiacereaCrizia,dissecheSolonepareva a lui, non solo nelle altre parti il maggiore sapientechemaifosse,maancorainpoesiapi notabile di tutt'i poeti. Il vecchio, mi par di vederlo,tuttosirallegr;e,sorridendo,glidisse: O Aminandro, se la poesia egli avesse coltivato, non a sollazzo, ma s come altri studiosamente,ecompiutol'istoriachecirec egliquadall'Egitto,laqualelesedizionieimali che trov, facendo ritorno, necessitarono a trascurare; secondo mio avviso n Esiodo, n Omero,nqualunquealtropoetasivoglia,mai nonsarebbevenutoinmaggiorefamadilui. Quegli domand: Qual'era questa istoria, o Crizia? L'altro rispose: L'opera pi maravigliosadiquestarepubblica,sovraatutte degna giustamente di rinomanza; ma la memoria sua non bast in fino a noi, per il tempoeperlaperdizionedicolorochel'ebbero fatta.Equegli:Midi'dalprincipio,cheti raccontSolone?ecome?echilaraccontalui pernovellavera? ECriziaalui: InEgitto,nelDeltapropriamente,allacui puntalafiumanaNilosifende,eslointornia, unaprovincia,laqualesichiamaSaitica;ela pigrandecittdiquestaprovinciaSais,dove anconatofuilreAmasi.Gliabitatoritengono fondatrice della cittuna Dea, eil nome in linguaegiziacaNeit,eingreca,Atena;contano cos;ediconoessermoltoamicidegliAteniesi, einalcunacotalemanieraesserediunaschiatta con loro. Disse adunque Solone che l pervenendo,loricevetteroagrandissimoonore; eche,dimandandodelleantichecoseaquei

La f ilosof ia

Ecco uno dei brani pi famosi della storia per gli influssichehaavutonellafantasiadegliuomini,per la curiosit scatenata e per gli enigmi non ancora risoltidopomoltericercheeipotesi. DaPlatoTimeo.

CRIZIASta'audire,oSocrate,unamolto maravigliosaistoria,tuttavera,comeunavolta raccontollaSolone,de'setteilpisavio.Egliera tuttodellacasadiDropido,ilnostroproavolo,e assaisuodimestico,comedicespessevoltene' suoicantieimedesimo.EdeglidisseaCrizia, l'avolonostro,comecicontdipoiquelbuon vecchio, che grandi e molto mirabili furon le anticheoperedellanostracitt,oscurateperil tempoeperlamortesubitaneadegliuomini;e fra tutte una pi grande, della quale ci convieneoggifarememoria,eperrendergrazie ate,einsieme,quasiinneggiandonoiallaDea nella solennit sua, celebrare lei con degne e veracilaudi. SOCRATETudi'bene;maqual'cotesta opera non mentovata e nientemeno fatta dalla nostracittanticamente,secondocheraccont Solone? III. CRIZIAIodirquest'anticaistoria,cheio udiidauomonongiovine;perchalloraCrizia, come disse ei medesimo, era gi presso a novant'anni,edioinsuidieci.Eglieraild

sacerdoti in ci pi savii, si fu accorto che niente,perdirecos,nonsapevanoneglingli altriGreci.Fralealtreunavolta,desiderosodi trarli a ragionare degli antichi avvenimenti, si pone a dire delle cose di Grecia pi antichissime: di Foroneo, detto il primo, di Niobe,diDeucalioneePirra,comecamparono appresso il diluvio; e annovera le generazioni loro,esistudia,rammemorandoitempi,mettere a ragione gli anni degli avvenimenti de' quali eglifavella. Eunomoltovecchiode'sacerdoti,glidisse cos:OSolone,Solone,voiGrecisietesempre fanciulli;unGrecononci,vecchio.Edegli, ci udendo, disse: Come di' tu questo? Rispose: Tutti siete giovani dell'anima, imperocch in essa non avete serbato niuna vecchia opinione di tradizione antica, e niuna dottrinacanutaperiltempo. Lacagionediciquesta: eicifuronoesarannomolti e diversi sterminii di uomini, grandissimi quelli perfuocoeacqua,dameno quelli per le altre innumerabili cose. E veramente quello che si dice appresso voi, Fetonte,figliuolodelSole,unavoltaaggiogatoi cavallialcarrodelpadre,emontatovisu,non sapendo carreggiare la strada, avere arso ogni cosa sopra la terra, morendo egli di folgore; questo a forma di favola; il vero poi lo dichinamentodegliastrichesirivolvonoperlo cielo attorno alla terra, e lo incendimento di tuttelecosesopralaterrapermoltofuoco.Pi allora periscono quelli che abitano in su le montagneeinaltiluoghiaridi,chenonquelli appressoalmareodaifiumi;manoi,ilNiloche bene salvatore nelle altre distrette, campa ancora di questa, sciogliendosi dalle ripe e inondando. E allora che diluviano la terra gli Iddii, si salvano quelli di su le montagne, i bifolchi e i pastori; l dove gli abitatori delle vostre terre portati sono dai fiumi dentro del mare:mainquestacontradanallora,nlealtre volte, mai da su non ruina l'acqua nella campagna; per lo contrario, di gi levasi ella naturalmente, e s allaga. E per si dice che serbatesonoqualememoriedelleantichissime

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cose, da poi che sempre, alle volte pi e alle voltemeno,umanasemenzaintutt'iluoghide' quali non la discaccino verni crudi o caldi distemperati.Perquesto,ognibellacosagrande oinqualsivogliamodonotabileappressovoi intervenuta,oqua,oinaltriluoghi,laqualenoi avessimoconosciutoperfama,tuttoregistrato infinodall'etanticaeserbatoquaneitempli. Maivostriavvenimenti,equellideglialtri,sono ogni volta registrati di fresco nelle scritture e negli altri monumenti che a repubblica si convengono; e novamente a usati intervalli di anni,scomeunmorbo,scoppia,ruinandosu voi,lafiumanadicielo,elasciadivoiquelli selvaggi di muse: sicch tornate da capo come giovini, non sapendo nulla di tutti gli avvenimenti di qua, n di quelli presso di voi,chefurononegliantichi tempi. Onde, o Solone, quellochehainarratooratu delle generazioni vostre, quasi differisce poco dalle novellette dei fanciulli; imperciocch voi non ricordate che uno solo diluvio della terra, l dove furono molti per lo passato; e cos non avete pure nuove che vissuta sia nella vostra terralapibellaebuonagenerazionediuomini chemai sivedesse,de' qualisieteusciti, tue tuttalacittadinanza,delpiccolsemesalvato;e vi mancan le nuove per ci che di quelli sopravvanzatimoltegenerazionifinironlavita loromutidilettere.Untempo,oSolone,avanti il paventosissimo scempio delle acque, la repubblica,laqualeorsidicedegliAteniesi,era eccellentissimainarme,eintuttogovernataa leggibonissime;esinarranodileioperemolto leggiadre e ordinanze bellissime sovra tutte quelle che il sol vide sotto il suo cielo, delle qualinoisiabbianovelle. Soloneraccontcheegli,audire,fumolto stupefatto; e prega i sacerdoti con grande istanza,cheglivogliandiligentementenarraree perordinelecosetuttequantede'cittadinisuoi antichi.Eilsacerdotealui:Nientehoinvidia, esilfoperteeperlatuacitteperlaDea,la

quale ebbe in sorte e quella e la nostra, e allevolleedisciplintutt'edue:quellamilleanni innanzi, prendendo la semenza da Terra e Vulcano, questa poi; e dell'ordinamento suo segnato nei sacri libri il numero di anni otto mila.Adunque,deituoicittadinivissutinove milaanni,tidirbrevementelapigentileopera chemaiabbianofatto:un'altravolta,poi,avendo agio,recandociinmanolescritture,lesporremo tutteconcuraeordinatamente.Quantoaleggi, ponimenteallenostre;imperocchmoltiesempi di quelle che allora furono appresso voi, ritroverai qua appresso noi ancora presentemente. In prima, la generazion dei sacerdoti sceverata dalle altre; e cos similmente quella degli artigiani, dei quali ciascheduno,nonmeschiandosiadaltro,fasuo mestiere: e cos similmente i pastori, i cacciatori, e gli agricoltori. E la generazion degliuominid'arme,vedigich'ellaspartita datuttel'altre;aiqualicomandanleleggi,chedi niun'altra cosa prendano cura, salvo che delle faccendediguerra.armaduraloroeziandiolo scudo, e arma la lancia; e noi primi ce ne fummoarmatiinAsia,avendolemostratelaDea primaanoi,siccomemostrolleprimaavoiin queiluoghi. Quantopoiagentilezza,tuvedilalegge cheapponoiquantasollecitudinedaprincipio avesse della universale scienza del mondo, infinoalladivinazioneeallamedicinachealla sanit provvede, rivolgendo essa queste divine scienze a utilit delle umane cose; e come curasse delle altre scienze che seguitano a quelle.OralaDeaordinvoiprimaconquesta instituzione e ordinamento; e vi elesse per istanza la terra dove nati siete, bene avvedendosi, che, posta essendo a dolce guardatura di cielo, porterebbe ella uomini prudentissimi.Adunque,comevagach'elladi guerra esapienza,quelluogo elesseeallegr primadiabitatori,ilqualeaveaaportareuomini simigliantissimi a lei. E vivevate con cotali buone leggi, e ancora con molto pi buono reggimento, entrando voi innanzi a tutti gli uomini in ogni virt, come si conveniva, essendo voi rampolli e creature degli Iddii. E molte generose opere della vostra repubblica, quaregistrate,fannomaraviglia;mauna,che avanzatutteinvirtegrandezza.Imperocch

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narranolescritturequantaspaventosaosteuna volta i cittadini vostri raffrenassero, in quello che su tutta Europa e Asia riversavasi furiosamente,erompendodafuoridall'atlantico pelago.Quelpelagoalloraeranavigabile,dapoi cheun'isolaavevainnanzidallabocca,laquale chiamatevoiColonnediErcole;ederal'isola pigrandechelaLibiael'Asiainsieme,donde era passaggio alle altre isole a quelli che viaggiavanodiqueltempo,edalleisoleatuttoil continente che a dirimpetto, che inghirlanda quelveromare.Eperfermo,queltantomare chedentroallaboccadellaqualefavelliamo, un porto dalla stretta entrata, a vedere; ma quell'altro assai propriamente dire si pu vero mare,econtinentelaterracheloricigne.Ora,in cotesta isola Atlantide, venne su possanza di cotali re, grande e maravigliosa, che signoreggiavanointuttal'isola,einmoltealtre isoleepartidelcontinente;ediquadallostretto, tenevanoimperiosovralaLibiainfinoaEgitto, esovral'EuropainfinoaTirrenia.Etuttacotesta possanza,inunorestringendosi,tentunavolta, aunimpeto,ridurreinservitelavostraterrae lanostraetuttequantegiaccionodentrodalla bocca. Allora, o Solone, la milizia della citt vostra per virt e prodezza nel cospetto degli uominisife'chiara.Conciossiach,essendoella animosasovraatuttiemoltospertadiguerra, parte conducendo le armi de' Greci, parte necessitata a combatter sola per lo abbandonamento degli altri; ridotta in estremi pericoli; da ultimo gli assalitori ricacciolli e trionf; e quelli non ancora fatti servi ella campdaservaggio,equantiabitiamodentroai termini di Ercole liber tutti molto generosamente.Passandopoitempo,facendosi terremotigrandiediluvii,sopravvegnendound eunanottemoltoterribili,iguerrierivostritutti quanti insieme sprofondarono entro terra; e l'Atlantide isola, somigliantemente inabissando entro il mare, s sparve. E per ancora presentementequelpelagononcorsodaniuno ed inesplorabile; essendo d'impedimento il profondolimo,ilquale,alnabissaredell'isola,si scommosse.

UnmodellodiscritturapoeticaLa ConsolazionedellaFilosofia
diGerardinaLaudato

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Pervedereogniben,dentrovigode lanimasanta,cheilmondofallace famanifestaachidileibenode; locorpoondellafucacciatagiace giusoinCieldauro;edessadamartirio edaesiliovenneaquestapace. (Paradiso,X,124129.) DueterzinecheDantededicallamemoriadi Anicio Manlio Torquato Severino Boezio ricordandolasuasepolturanellabasilicapavese diSanPietroinCieldOro. Patriziodinobiltromanavissefrail480edil 524 anno in cui, essendo caduto in disgrazia presso Teodorico, fu incarcerato e messo a morte.Incarnavailpatrizioilluminatoimbevuto di poliedriche conoscenze, (prevalentemente retoricaefilosofia)distillatealfuococostante degli studi iniziati a Roma e completati ad Atene. Era il normale percorso da praticarsi per chiunque volesse far carriera nel campo della politica e dellamministrazione. Gi allet di trentanni lo vediamo attivo politicamente in veste di console a Roma. Non dismise il suo impegnodiplomaticovivendoallacortedelre ostrogotofinoariceverelanominadiMaestro di Palazzo nel 523, anno precedente alla sua incarcerazione e messa a morte, ordinata da Teodorico dimentico della lealt di Boezio e ossessionatodalterroredeltradimento.Lafine dellavitadelfilosofo,fudeterminatadatrame perverse ordite dalle feroci gelosie dei nobili ostrogoti che mal tolleravano la presenza del patriziato romano nella gestione del potere. I molteplici impegni diplomatici non gli impedirono di dedicare costantemente parte delle sue energie alla stesura di trattati e commenti alle opere logiche (Analitici I e II, Introduzione al sillogismo categorico, Il sillogismo categorico, I sillogismi ipotetici, Sulladivisione,uncommentarioallaversionedi Mario Vittorino dellIsagoge di Porfirio, De interpretazione).Gliscrittorimedievali

debbono a Cicerone, quanto a Boezio, le conoscenzesullalogicastoica.Egligest,infatti, le sue riflessioni sul sillogismo ipotetico articolandolenellotticadiinnestodellalogica stoicasulceppodellalogicaaristotelica. Nelvelocissimoiterchenomina,soloinparte, lasuamessediscritti,meritadiesserecitatoil commento alle Categorie di Aristotele, da considerarsi pilastro portante della tradizione logicamedioevale.Avevaprogettatoditradurre ed interpretare tutte le opere di Platone ed Aristotele, con lobiettivo di dimostrarne la fondamentale concordanza. Ci piace pensare che, se la sua vita non fosse stata stroncata, avrebbeportatoacompimentounlavorochesi interruppe al solo Organon aristotelico e allIsagogediPorfirio. Enonavremmoconosciutounodeimodellipi altidiscritturapoetica,concepitainquelletdi mezzo della storia occidentale squarciata dai conflittiesistenzialidiunasocietbrancolante alla ricerca di identit: il De Consolatione Philosophiae.Cinquelibridiprosaeversi(39 poesie) permeati di spirito neoplatonico, di spunti che attingono a fonti diverse fra cui sembrano prevalere accenti del Protrettico di Aristotele, allegorie che marcano leco di una solitudine dolente affranta dalle oscurit dellingiustizia,cheevolvonoamplificandosiin undialogototalmenteinteriorecapacedi

purificarsi nellispirazione delle Muse, addolcirsi negli accenti della fede e della ragione,nobilitarsiinunaricostruzionedellio chesavalicarelevettedeltempoedamplificarsi in una norma cosmica delle cose terrene. Accostiamoci insieme alla lettura di alcuni passaggi per assaporarne la magica intensit lirica. Misembrchesoprailmiocapofosseapparsa una donna di aspetto venerando, dagli occhi sfolgoranti e penetranti oltre la comune capacitdegliuomini.Ilsuocoloritoeravivoe integro il suo vigore, bench ella fosse tanto caricadannidanonpotersicredereinalcun modoappartenentealtemponostro. UnanobileDonna,sipresentaaBoezio nella tenebra gelida che pervade, allo stesso modo plumbeo, la cella e lanimadelfilosofo.Filosofia,venuta perdargliconforto,rispondereaisuoi dubbiericordarglichetantialtri,prima di lui, amanti della conoscenza, subironomedesimeingiustizie.Nonper sua colpa Boezio avvinto in catene ma per non essersi discostato dal seguire la via della verit e della giustizia. Ahim, in qual profondo abisso sommerso lospiritolanguee,dispersalapropria luce. savvia incontro alle tenebre che lo circondano.

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dei malvagi, la Sapienza di un Ente altissimo conduce tutto verso il Bene per costituire larmoniadelTutto. ...seilmaresconfinatotrattiene entrounprecisolimiteisuoiflutti. perchaquesti,invadendolaterraferma, nonsiapermessodiallargareipropriconfini. lamorecheconcatenaquesta seriedielementi, lamorechegovernalaterraeilmare edesercitailsuocomandosulcielo. Nulla accade per caso. Il vero Bene travalicaleurgenzediperseguireibeni passeggeri dellesistenza, rigetta la deturpazionedelcostantetimoredella perdita,pacificanellacertezzadiaver superatoil bisognodeibeni finiti per unBenechenonperisce. Chiintendeseminareuncamponon ancoradissodato liberaprimailterrenodaglisterpi, econlafalcetagliaviaroviefelci, perchladeadellemessifacciariccoil nuovoraccolto. ][ Voi non andate a cercar oro su un alberoverde e non pretendete di coglier pietre preziosedallavite, nondisponeteretinascostesuglialtimonti percatturarepescidaservireamensa Ciechigliuominisirassegnanoaignorare Ilbene,cuipureaspirano, e,immersicomesononellaterra,viricercano valorichestannooltreilcielostellato.

Lafelicitcheilpossessodeibenidellafortuna, soventeinstabiliecaduchi,sembracomportare, per sua stessa natura precaria. Sia luomo sufficienteasestessoneldistaccoserenodalle contingenzeenellequilibrio,chemisuranelle equedimensioni,ilvaloredellecoseannullando Questo Supremo Bene, lIntelligenza somma, iltimoredellaloroperdita. regge il mondo disponendolo in un piano Levicendeavversedellafortuna,tuttavia,non ordinato. gettano il mondo nel disordine degli avvenimenti accidentali. Una volont provvidenzialegovernaglieventie,ancheseil contingenteapparestravoltodallapresenzadel male,anchesesembravittoriosalaprosperit Ognirazzadiuominichesullaterranasce dacomuniorigini; unosoloilpadredituttigliesseri,unosololi governatutti.

][ La provvidenza la stessa ratio divina che, costituitanelsupremoPrincipeditutto,dispone tuttelecose;ilfatoladisposizioneinerente allecosemutevoli,disposizioneperlaqualela provvidenza assegna ogni cosa al suo ordine proprio. Edunaprovvidenzaliberadallanecessit, fatochenonprivaluomodellalibertchegli data per esercitare la ragione metro cui commisurarsipergiudicareedoperarescelte. InLuinonesistenilpassatonilfuturoela suascienzalaconoscenzatotaleesimultanea di tutti gli eventi che si verificano successivamente nel tempo ][ In Lui sono presentiancheglieventi,masonopresentinel modostessodelloroaccadimento:equelliche dipendono dal libero arbitrio sono presenti appuntonellalorocontingenza. LospiritodiAnicioManlioTorquatoSeverino Boeziopacificato.LaLibertdellintellettoe dellospiritosonosanguevivochecircolanelle vene,lametamorfosidellostatofisicoementale e il superamento del tempo mortale sono compiuti.Filosofiacanta: Otuchegoverniilmondoconstabilenorma, creatoredellaterraedelcielo,chedaiprimordi fai scorrere il tempo e, restando immoto, imprimiilmotoatuttelecose, ][ tuseiinfattiilsereno, tu sei il riposo e la pace per i giusti, contemplareteilnostrofine tu sei insieme principio, stimolo, guida, via, mta.

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DELLEGGEREEDELLOSCRIVERE
FriedrichWilhelmNietzsche

FriedrichWilhelmNietzschenasceaRocken,nei pressidiLipsia,il15ottobre1844.Figliodipastore protestanteestudentediteologiaeglistesso,lascia benprestolafacoltperdedicarsiallostudiodella filosofiae,soprattutto,diPlatoneeSchopenhauer, cheamamoltissimo.Nel1869ottienelecattedradi LingueeLetteraturaGrecapressol'Universitdi Basilea. Nello stesso anno chiede e ottiene di rinunciareallacittadinanzaprussianaediventare apolide.All'etdi34annilascial'insegnamentoa causa del suo stato di salute (forti e ricorrenti emicranieedoloreagliocchi)ecominciaunavita ramingacheloporteravivereindiversecitt.Nel 1889 la sua salute mentale peggiora in maniera evidente,venendoeglicolpitodaaccessidifollia alternati a sempre pi brevi periodi di lucidit. RicoveratoinunaclinicapsichiatricadiBasilea, passamoltianniinmutismoquasiassoluto.Muore di polmonite il 25 agosto del 1900, a Weimar, a casa della sorella che lo aveva amorevolmente accolto.Dalladescrizionedeisintomineurologicie mentali,sipuarguirecheilfilosofofossestato colpitodaparalisiprogressivaluetica,ovverodaun meningioma.Risalta,allaletturadiquestobrano, comefossegrandelasuagioiadivivere primache lamalattialoabbattesseinesorabilmente.

Di quanto fu scritto amo soltanto ci che taluno scrisse col proprio sangue. Scrivi col sangue: e imparerai che il sangue spirito. Non facile

comprendere il sangue degli altri: odio i lettori oziosi. Chi conosce il lettore non far mai pi nulla per lui. Ancora un secolo di lettori e sar putredine lo stesso spirito. Il fatto che tutti sappiano leggere, guasta, con l'andar del tempo, non soltanto lo scrivere, ma anche il pensare. Una volta lo spirito era Dio, poi si fece uomo, ediverr adesso plebe. Chi scrive col sangue e per aforismi non vuole esser letto, ma imparato a memoria. In montagna il sentiero pi breve conduce di vetta in vetta; ma ci vogliono buone gambe per seguirlo. Gli aforismi devono essere culmini: e quelli a cui son detti, uomini alti e robusti. L'aria rarefatta e pura, il pericolo vicino e lo spirito avvivato da una gioconda malizia: son cose che s'accordano insieme. Voglio intorno a me dei folletti, perch io son coraggioso. Il coraggio che scaccia i fantasmi, si crea dei folletti il coraggio vuol ridere. Io non sento pi come voi: questa nube che vedo ai miei piedi, questa cosa oscura e pesante della quale io rido per voi nube di tempesta. Voi guardate in alto quando bramate esaltarvi. Ed io guardo al basso, perch sono gi esaltato. Chi di voi sa ad un tempo esaltarsi e ridere? Chi salito sui monti pi alti, ride di tutte le tragedie della scena e della vita. Incuranti, beffardi, violenti, cos ci vuol la pazienza: essa donna ed ama sempre soltanto i guerrieri. Voi mi dite: La vita difficile a sopportare. Ma che vi servirebbe allora il vostro orgoglio la mattina, e la vostra rassegnazione la sera? La vita difficile a sopportare: ma non siate dunque cos delicati! Noi tutti siamo asini carichi di pesi. Che cosa abbiamo noi di comune col bocciolo di rosa, che trema perch oppresso da una goccia di rugiada? Amiamo la vita non gi perch assuefatti alla vita, ma perch avvezzi ad amare. Vi sempre un po' di follia nell'amore. Ma c' sempre anche un po' di ragione nella stessa follia. Ed anche a me, che amo la vita, le farfalle e le bolle di sapone e tutto ci che loro rassomiglia tra gli uomini, sembra conoscere nel miglior modo la gioia. Veder svolazzare codeste animule leggere, svelte, graziose, seduce Zarathustra alle lacrime

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e al canto. Crederei solo a un Dio che sapesse danzare. E quando guardai il mio demonio, lo trovai serio, pesante, profondo, solenne: era lo spirito della gravit e a cagion sua cade ogni cosa. Non con la collera, ma col riso si uccide. Uccidiamo allora lo spirito della gravit! Ho imparato a procedere: da quel tempo mi piace di correre. Ho imparato a volare: da quel tempo non mi piace esser spinto, per trasportarmi da un luogo. Ora sono leggero, ora volo, ora io mi vedo al di sotto, ora in me danza un Dio. CosparlZarathustra.

Cartesio
branodelDiscorsosulmetodo.

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RenDescartesnacqueaLaHayeenTouraine il 31 marzo 1596 e mor a Stoccolma l'11 febbraio 1650. Filosofo, matematico, adepto rosacrociano, il padre del razionalismo moderno.AluisideveilfamosodettoCogito ergosum. Findallaetgiovanilefudeluso daimetodidiinsegnamentodell'epoca,tanto che egli scrisse: Sono stato allevato nello studio delle lettere fin dalla fanciullezza, e poich mi si faceva credere che con esse si poteva conseguire una conoscenza chiara e sicuradituttocicheutilenellavita,avevo unestremodesideriodiapprendere.Manon appena ebbi concluso questo intero corso di studi, al termine del quale si di solito annoveratitraidotti,cambiaicompletamente opinione:mitrovavoinfattiinuntalegroviglio didubbiedierroridaaverel'impressionedi non aver ricavato alcun profitto, mentre cercavo di istruirmi, se non scoprire sempre pilamiaignoranza>>. Lavolontdicambiaremododiintenderela realt e la conoscenza il motore della sua opera pi famosa, ossia il Discorso sul metodo. Cartesio,secondolaversioneufficiale,mordi polmonite,masiasullasuamortechesuisuoi restisonofioritemolteipotesi.Unadiqueste sembrerebbedimostrarecheilfilosofosiastato avvelenatoconl'arsenico.

Leprincipaliregoledelmetodo MitrovavoallorainGermania,richiamatovi dalleguerreancoraincorso;etornandoverso l'esercito dopo l'incoronazione dell'imperatore, l'inizio dell'inverno mi colse in una localit dove, non trovando compagnia che mi distraesse,enonavendod'altraparte,permia fortuna, preoccupazioni o passioni che mi turbassero,restavotuttoilgiornosolo,chiusoin unastanzaaccantoallastufa,equiavevotutto l'agiodioccuparmideimieipensieri.Traquesti uno dei primi fu che mi trovai a considerare comespessonelleoperefattedimoltipezzieda diversiarteficinoncisiaquantaperfezionece n' in quelle a cui ha lavorato uno soltanto. Infattigliedificiiniziatieterminatidaunsolo architetto sono di solito pi belli e meglio costrutti di quelli che architetti diversi hanno cercato di adattare, servendosi di vecchi muri costruiti per altri scopi. Gli antichi abitati, ad esempio,chedasemplicivillaggisonodivenuti, col passare del tempo, grandi citt, sono di solitocosmalproporzionatiaconfrontodegli spazi regolari disegnati in un piano da un ingegnereliberodieseguirelapropriafantasia, che, sebbene accada spesso di trovare in qualcunodeiloroedifici,presoas,altrettantao piartediquantacenesiainqueglialtri,pure, osservandocomesonodisposti,quiunogrande l uno piccolo, e come rendono tortuose e irregolarilestrade,sidirebbechecosliabbia distribuitiilcasoenonlavolontdiuominiche adoperanolaragione.Esesiconsideracheci sono stati sempre dei magistrati incaricati di badareachelecostruzioniprivaterispondessero aldecoropubblico,cisiaccorgercheassai difficilefarequalcosadiperfettoquandononsi lavorasenonsuoperealtrui.Ecosimmaginai chepopoliuntempoquasiselvaggi,ediventati civiliapocoapoco,dandosileggimanmano chelorichiedevanogliinconvenientideidelittie dellecontese,nonpotrebberomaiesseretanto bene amministrati quanto quelli che fin dall'iniziohannoosservatolecostituzionidiun prudente legislatore. Come ben certo che l'ordinamentodellaverareligione,lecuileggi

sono dovute a Dio soltanto, deve essere incomparabilmentemigliorediognialtro.Eper parlaredicoseumane,credocheSpartasiastata a lungo cos fiorente non per la bont di ciascunadellesueleggiinparticolare,giacch molteeranoassaistrane,epersinocontrarieai buonicostumi;maperch,uscitedallamentedi unosolo,tendevanotutteallostessofine.Pensai inoltrechelescienzeracchiuseneilibri,almeno quelle fondate non su dimostrazioni ma su argomenti solo probabili, nate e accresciute a poco a poco dalle opinioni di molte persone diverse, non possono, proprio per ci, avvicinarsi alla verit quanto i semplici ragionamentidiunuomoche,intornoallecose che gli si presentano, fa uso del suo naturale buonsenso.Epensaiancorache,dalmomento che siamo stati tutti bambini prima di essere uomini, e costretti a lungo sotto il governo degli appetiti e dei precettori, ch'erano spesso contrari gli uni aglialtri,engliunin gli altri capaci forse di consigliarcisempreperil meglio, pressoch impossibile che i nostri giudizisianocospurie cos saldi come sarebbe accaduto se fin dalla nascita avessimo avuto l'interousodellaragioneefossimostatiguidati sempreesoltantodaessa. verochenonciaccadedivederabbattere tuttelecasediunacitt,alsoloscopodirifarle inun'altramaniera,edirendernelestradepi belle;mavediamochemoltifannodemolirele loroperricostruirle,echeavolteanzivisono costretti,quandominaccianodicaderedasolee lefondamentanonsonobensalde.Conquesto esempio mi persuasi che non sarebbe davvero ragionevole che un privato si proponesse di riformare uno Stato cambiandovi tutto dalle fondamenta, e rovesciandolo per rimetterlo in piedi; e neanche di riformare il corpo delle scienze, o l'ordine stabilito nelle scuole per insegnarle.Miconvinsipercheperleopinioni cheavevofinoalloraaccettatenonpotevofaredi megliocheaccettareunabuonavoltaa

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eliminarletutte,permetternepoialloroposto altremigliori,oanchelestesse,unavoltachele avessi rese conformi a ragione. E credetti fermamentecheinquestomodosareiriuscitoa condurrelamiavitamoltomegliocheseavessi costruito solo sulle antiche fondamenta, o mi fossi soltanto affidato ai princpi dei quali mi erolasciatoconvinceredagiovane,senzaaverne mai accertata la verit. E sebbene notassi in questo diverse difficolt, non erano tuttavia senzarimedio,nparagonabiliaquelleincuici siimbattequandosivuolriformareanchelapi piccola cosa che riguarda la vita pubblica. troppo difficile rialzare questi grandi corpi, quando sono abbattuti, o anche puntellarli, quando vacillano; e la loro caduta necessariamente molto violenta. Quanto alle loroimperfezionipoi,se nehanno(ebastalaloro variet a dimostrarlo), l'usolehasenzadubbio moltoattenuate,eneha anzi evitate o corrette insensibilmente tante, come meglio non avrebbe potuto fare la prudenza. Infine quelle imperfezionisonoquasisemprepisopportabili diquantolosarebbeuncambiamento;comele grandi strade che si addentrano tra i monti diventano a poco a poco, a forza di essere battute, cos compatte e comode, che molto meglio seguirle, invece di cercareuna via pi dirittaarrampicandosisullerocceoscendendo finoalfondodeiprecipizi. Perquestononpotreimaiapprovaregli umoriturbolentieinquietidichi,nonessendo chiamato n dalla nascita n dalla fortuna ad amministrare la cosa pubblica, pure continua sempre a inventare nella sua mente qualche nuova riforma. Se pensassi che c' la minima cosa, in questo scritto, per cui potrei essere sospettatodiquestafollia,midovreidispiacere moltodiaverneconsentitolapubblicazione.Il miopropositononmaiandatoaldildel

tentativo di riformare i miei pensieri e di costruiresuunfondocheappartienesoloame. Chesepoi,essendomiassaipiaciutal'operamia, ve ne mostro qui il modello, non che con questo voglia indurre qualcuno a imitarlo. ColorocheDiohafattopilargamentepartecipi deisuoidoniavrannoforseprogettipialti;ma temofortementechegiquestosiatroppoardito permolti.Lasoladecisionedidisfarsidituttele opinioni accettate in precedenza non un esempiochetuttidebbonoseguire;esipudire che nel mondo ci sono soltanto due specie d'ingegni,acuicinonsiconvieneinnessun modo. In primo luogo coloro che, ritenendosi pi capaci di quanto non sono, non possono trattenersi dal precipitare il loro giudizio, n hanno abbastanza pazienza per condurre ordinatamentetuttiiloropensieri;unavoltache sifosseropresalalibertdidubitaredeiprincpi ricevuti e di allontanarsi dalla strada comune, questinonpotrebberomaitornaresullaviapi dirittaevagherebberopertuttalavita,smarriti. Insecondoluogocoloroche,avendoabbastanza giudizioomodestiaperstimarediesseremeno capacididistinguereilverodalfalsochenon altri,daiqualipossonoessereistruiti,debbono contentarsidiseguireleopinionidiquestiultimi piuttostochecercarsenedasdimigliori. Quantoame,sareistatosenzadubbiotrai secondi, se non avessi avuto che un solo maestro,eavessiignoratoledifferenzechevi sonostatedasempretraleopinionideipidotti. Maavevoappreso,findalcollegio,chenonsi pu immaginare nulla di cos strano e poco credibile che non sia stato detto da qualche filosofo;emieropoiaccorto,viaggiando,che tutti quelli che la pensano in modo affatto diversodanoinonsonoperquestonbarbarin selvaggi,echemoltiusanolaragionequantoo pi di noi. Avevo anche considerato che lo stesso individuo, con il medesimo ingegno, educatofindall'infanziatrafrancesiotedeschi diventadiversodacomesarebbesefossevissuto sempretracinesiocannibali;echeperfinonella foggia dei nostri abiti la stessa cosa che ci piaciutadieciannifa,echeforsecipiacerdi nuovo prima che ne passino altri dieci, ci sembra oggi stravagante e ridicola; e ritenevo pertantochel'usoel'esempiocipersuadonodi pidiogniconoscenzacerta,echetuttaviail

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maggiornumerodegliassensinonunaprova chevalganelcasodiveritdifficiliascoprirsi, giacchpiprobabilechecisiariuscitouno solo piuttosto che un popolo intero. Non potendo dunque scegliere nessuno, le cui opinionimisembrasseropreferibiliaquelledi altri, mi trovai quasi costretto a cominciare a guidarmidame. Macomefaunuomochecamminadasolo nelle tenebre, decisi di procedere cos lentamente e di adoperare in ogni cosa tanta prudenza da evitare almeno di cadere, pur avanzando assai poco. Non volli neppure cominciarearespingeredeltuttonessunadelle opinionichepotevanoessersigiintrodottefra le mie convinzioni senza passare attraverso la ragione,senonavessiprimaimpiegatoiltempo necessarioadisegnareilpianodell'operaacui mi accingevo, e a cercare il vero metodo per arrivareaconosceretuttelecosedicuilamia intelligenzafossecapace. Quandoeropigiovaneavevostudiatoun poco, tra le parti della filosofia, la logica, e, delle matematiche, l'analisi geometrica e l'algebra, tre arti o scienze che sembrava dovessero contribuire in qualche modo al mio disegno.Maesaminandole,miaccorsiche,per quantoriguardalalogica,isuoisillogismiela maggior parte dei suoi precetti servono, piuttostocheadapprendere,aspiegareadaltri le cose che si sanno, o anche, come l'arte di Lullo,aparlaresenzagiudiziodiquellechesi ignorano.Ebenchcontengadifattonumerosi precettimoltoveriemoltobuoni,aquestisene mescolano altrettanti che sono nocivi o superflui, sicch quasi altrettanto difficile districarne i primi quanto tirarne fuori una DianaounaMinervadaunbloccodimarmo nonancorasbozzato.Perquantomiriguardapoi l'analisi degli antichi e l'algebra dei moderni, oltre al fatto che si riferiscono solo a oggetti moltoastrattiechenonsembranoaverenessuna utilit,laprimasemprecosstrettamenteunita alla considerazione delle figure, che non pu esercitare l'intelletto senza una gran fatica per l'immaginazione;enell'altracisiresischiavi dicerteregoleeformuletantodafarladiventare

unarteconfusaeoscuracheimpaccial'ingegno invece che una scienza che l'accresce. Perci pensai che fosse necessario cercare un altro metodoche,raccogliendoipregidiquestetre, fosseimmunedailorodifetti.Ecomeungran numerodileggiriescespessoaprocurarescuse ai vizi, tanto che uno stato molto meglio ordinatoquando,avendoneassaipoche,visono rigorosamenteosservate;cos,inluogodelgran numerodiregoledicuisicomponelalogica, ritenni che mi sarebbero bastate le quattro seguenti,purchprendessilafermaecostante decisionedinonmancareneppureunavoltadi osservarle. Laprimaregolaeradinonaccettaremai nullapervero,senzaconoscerloevidentemente come tale: cio di evitare scrupolosamente la precipitazione e la prevenzione; e di non comprendere nei miei giudizi niente pi di quantosifossepresentatoallamiaragionetanto chiaramente e distintamente da non lasciarmi nessunaoccasionedidubitarne. Laseconda,didividereogniproblemapreso inesameintantepartiquantofossepossibilee richiestoperrisolverlopiagevolmente. Laterza,dicondurreordinatamenteimiei pensiericominciandodallecosepisemplicie pifaciliaconoscersi,persalireapocoapoco, comepergradi,sinoallaconoscenzadellepi complesse; supponendo altres un ordine tra quellechenonsiprecedononaturalmentel'un l'altra. El'ultima,difareintuttiicasienumerazioni tanto perfette e rassegne tanto complete, da esseresicurodinonometterenulla.

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ArthurSchopenhauer
da:Aforismisullasaggezzanellavita.
Dell'opinionealtrui. Cicherappresentiamo,o,inaltritermini,la nostraesistenzanell'opinionealtruigeneralmente, in conseguenza di una debolezza particolare della nostra natura, troppo apprezzata, bench la pi piccolariflessionepossainsegnarcichetuttoquesto persestessononhaimportanzaalcunaperlanostra felicit.Sicchsidurafaticaa spiegarsilagrande soddisfazione interna che prova un uomo quando s accorged'unaprovadistimadataglidaglialtri,e quandovienelusingatalasuavanit,nonneimporta il come. Tanto infallibilmente il gatto si mette a ronfare quando gli si carezza il dorso, altrettanto sicuramentesivedeunadolceestasidipingersisulla figuradell'uomochevienlodato,soprattuttoquando la lode tocca il dominio delle sue pretese, e quand'anche essa fosse una menzogna palpabile. I segni dell'approvazione altrui lo consolano spesso d'unasventurarealeodellaparsimoniacollaquale stillanoperluileduefontiprincipalidifelicit,di cuiabbiamotrattatofinora.Dall'altrolatofastupore ilvederequantoeglisiainfallantementeangosciatoe moltevoltedolorosamenteferitodaognilesionealla sua ambizione, in qualunque senso, a qualunque grado, o sotto qualunque rapporto si sia, da ogni sdegno, da ogni trascuranza, dalla pi piccola mancanza di riguardi. Servendo di base al sentimento dell'onore, questa propriet pu avere uninfluenza salutare sulla buona condotta di moltissimepersone,aguisadisuccedaneodellaloro moralit;mainquantoallasuaazionesullafelicit realedell'uomo,esoprattuttosullaquietedell'animo esullindipendenza,leduecondizionisnecessarie allafelicit,essapiuttostoperturbatriceedannosa chefavorevole.Siperquesto,che,dalnostropunto divista,prudentemetterleunlimitee,consaggie riflessionieconungiustoapprezzamentodelvalore deibeni,moderarequestagrandesensibilitriguardo l'opinionealtruitantonelcasochecarezziquantonel casocheferisca,perocchintuttieduependedal medesimo filo. Altrimenti restiamo schiavi dellopinioneedelsentimentodeglialtri: Sic leve, sic parvum est, animum quod laudis avarum Subruitacreficit. (Talmente tenue, talmente piccolo ci che perturbaericonfortaun'animaavidadilode).

Grandemaestradivita. ordinedelsuounicocapo. Cos consigli Alcibiade e li invit anche a Plutarco trasferireleloroforzeaSesto.Maglistrateghi daViteParallele. nongliprestaronoattenzione;Tideo,anzi,con Alcibiabe, straordinario personaggio del modiinsolenti,gliintimdiandarsene,perch periodod'orodiAtene.Lasuavitastataun eranoaltrioraacomandareenonlui.Alcibiade romanzo che nessun autore avrebbe potuto se ne ripart con il sospetto che i tre concepire, tali e tante sono state le passioni macchinassero un tradimento, e ai conoscenti cheloscortavanofuoridalcampodissechese chehasuscitatoeglieventichehacavalcato gli strateghi non lo avessero insultato in quel nella sua breve esistenza. Questa stata la modo, nello spazio di pochi giorni avrebbe finefinedelpercorsoterreno. costretto gli Spartani, volenti o nolenti, ad affrontareloscontronavaleoadabbandonarele navi. Ad alcuni quel discorso parve una spacconeria,altri,invece,loritennerocredibile: glisarebbebastatoattaccaredaterraconmolti lanciatoridigiavellottoecavalieritraciegettare cosloscompiglionell'accampamentospartano. I fatti ben presto dimostrarono che Alcibiade aveva visto sin troppo bene gli errori degliAteniesi.All'improvviso,quandomenose loaspettavano,Lisandropiombsudiloro;solo otto triremi riuscirono a fuggire con Conone, mentrelealtrequasiduecentocadderonelle manideinemiciefuronoportatevia.Lisandro cattur vivi tremila uomini e li fece uccidere Nel frattempo gli strateghi Tideo, Menandro tutti.Pocotempodopo,conquistAtene,diede e Adimanto, dopo aver riunito a Egospotami fuoco all'intera flotta e ordin di abbattere le tutte le navi di cui disponevano allora gli LungheMura. Ateniesi,preserol'abitudinedispingersiallargo In seguito a ci, Alcibiade, temendo gli ogni mattina all'alba per sfidare Lisandro, Spartani,ormaipadronidellaterrafermaedel ancoratoneipressidiLampsaco;poirientravano mare, pass in Bitinia, portando con s e alla base, trascorrevano il resto della giornata mettendo in salvo molte ricchezze, ma nel disordine e nella negligenza, perch lasciandoneancorpinellafortezzadoveaveva disprezzavanol'avversario.Alcibiade,stanziato vissuto.InBitinia,tuttavia,persedinuovonon nei pressi, non riusc a sopportare n a pochideisuoibeni,derubatodaiTracichesi disinteressarsi di una simile condotta; si trovavano in quella regione. Decise, allora, di precipit,acavallo,daglistrateghielimisein raggiungere,risalendoversol'interno,lacortedi guardia.Facevanomaleastarseneall'ormeggio Artaserse.Eraconvintodipotersimostrarenon inunluogoprivodiportoediuncentroabitato inferioreaTemistocle,seilrediPersialoavesse il che li costringeva a procurarsi i messoallaprova,esuperioreinquantoamotivi vettovagliamentidallalontanaSesto;eancora, peroffrireisuoiservizi.Egli,infatti,lioffrivae sbagliavano permettendo ai marinai, una volta chiedevailsostegnodelpoteredelGranRenon scesi a terra, di andarsene liberamente dove per danneggiare i propri concittadini, come volevano e di disperdersi qua e l: proprio di avevafattoemistocle,maperilbenedellapatria frontealoro,infatti,stavaallafondaunapotente flotta,abituataaeseguireinsilenzioqualunque

Lastor ia

contro un comune nemico. Pensando che Farnabazo pi di chiunque altro gli avrebbe potuto rendere agevole e sicuro il viaggio, AlcibiadesirecdaluiinFrigiaeividimor, rendendogli e ricevendone onore. Gli Ateniesi malsopportavanodiavereperdutol'egemonia. MasolodopocheLisandroliprivanchedella libert,consegnandolacittaiTrenta,capirono il disastro avvenuto, come avrebbero dovuto ragionare quando ancora potevano salvarsi: passavanoinrassegnacondoloreglierroriele follie commessi, ritenendo il secondo scoppio d'iracontroAlcibiade laloropeggiore pazzia. Loavevanocacciatononperunasuaspecifica colpa, ma perch erano irritati contro un suo subalterno che vergognosamente aveva perso pochenavi;ecos,ancorapivergognosamente, si erano privati dello stratego ateniese pi valorosoeabileinguerra.Tuttavia,anchesela situazione era grave, affiorava una vaga speranza che tutto non fosse ancora completamenteperdutopergliAteniesifinch esistevaAlcibiade:Giprima,infatti,quando erainesilio,nonavevaaccettatodiviversenein ozioetranquillo;eora,sedisponevadimezzi sufficienti,nonavrebbepermessoagliSpartani diimperversare,naiTrentadiinfierirecontro lacitt. D'altraparte,nonerapoicosirragionevoleche il popolo si cullasse questi sogni, visto che persinoiTrentaeranoimpensieritidaAlcibiade esiinformavanoevalutavanoattentamenteci chefacevaoprogettava.Allafine,Criziacerc di spiegare a Lisandro che finch in Atene reggeva la democrazia, gli Spartani non avrebbero potuto dominare la Grecia, e che Alcibiade, anche se gli Ateniesi avessero accettatobellamenteebenevolmente ilregime oligarchico,nonliavrebbelasciatitranquilliin tale situazione, finch era vivo. Dapprima Lisandro non fu persuaso da simili ragionamenti;poi,per,gligiunsedapartedelle autoritspartaneunascitala,chegliordinavadi sbarazzarsidiAlcibiade,operchanch'essene temevanol'acutezzael'intraprendenza,operch intendevanofarcosagraditaadAgide. QuandoLisandrotrasmiseaFarnabazol'ordine diuccidereAlcibiade,questiaffidl'incaricoal fratello Mageo e allo zio Susamitre. A quei tempiAlcibiadeabitavainunvillaggiodella

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Frigia in compagnia dell'etera Timandra. Duranteilsonnoebbelaseguentevisione:gli parve di indossare le vesti della fanciulla, mentrequesta,tenendoglilatestatralebraccia, gli truccava, come a una donna, il viso con belletto e cosmetici. Secondo altri, invece, mentredormiva,videMageocheglitagliavala testaedavafuocoalsuocorpo.

In un caso e nell'altro, si dice che egli ebbe questosognopocoprimadimorire. I sicari mandati per ucciderlo non osarono entrareincasasua,ma,dopoaverlacircondata, la incendiarono. Appena Alcibiade se ne accorse,raccolseilmaggiornumeropossibiledi abitiecoperteeligettsulfuoco;siavvolse intorno alla mano sinistra la clamide e, brandendo il pugnale con la destra, balz illeso oltre le fiammeprimacheisuoivestiti bruciassero. Quando i barbari lo videro, si sparpagliarono qua e l. Nessuno ebbe il coraggio di attenderlo a pi fermo o di affrontarlo,ma,dalontano,lobersagliavanocon giavellottiefrecce.4Alcibiadeallafinecaddea terramortoeibarbariseneandarono.Allora Timandra port via il corpo, lo avvolse e lo copr con le proprie tuniche e, per quanto poteva, gli diede una splendida, magnifica sepoltura. Narrano che figlia di Timandra fosse Laide,

dettalaCorinzia,manataadIccara,unapiccola citt della Sicilia e caduta prigioniera degli Ateniesi. Alcuni storici concordano in tutto il resto con quanto ho scritto sulla morte di Alcibiade: ma non ne attribuiscono la responsabilitaFarnabazo,naLisandrooagli Spartani, bens allo stesso Alcibiade. Egli avrebbesedottounagiovanedibuonafamigliae latenevacons:maifratellidilei,incapacidi tollerare una simile violenza, avrebbero appiccato il fuoco di notte alla casa dove Alcibiade viveva, e lo avrebbero abbattuto, comesidetto,mentresiprecipitavafuoridalle fiamme.

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Declinoecadutadell'impero romano.
EdwardGibbon

Costantinopoli508528. Bellissimo affresco della citt e della sua decandenza.

In mezzo all'effervescenza di quel secolo bastava il senso, anzi il suono d'una sillaba a turbarlaquietedell'imperio.S'opposeroiGreci, che il Trisagion (tre volte santo) santo, santo, santo, il Dio Signor degli eserciti fosse identicamente quell'Inno che da tutta l'eternit ripetonogliAngelieiCherubinidavantiiltrono diDio,echeinmanieramiracolosafurivelato allaChiesadiCostantinopoliversolametdel quinto secolo. La divozione degli abitanti di Antiochiapocodopoviaggiunse:chefu

crocifisso per noi; questo indirizzo al solo Cristo, e alle tre Persone della Trinit pu giustificarsisecondoleregoledellaTeologia,e fu insensibilmente adottato dai Cattolici dell'Oriente e dell'Occidente. Ma era stato immaginatodaunVescovomonofisita.Questo regalod'unnemicofudaprima,comeorribilee pericolosabestemmia,ributtato,epocomanc, che all'Imperatore Anastasio ne costasse la corona e la vita. Non avea il popolo di Costantinopoli alcuna ragionevole idea di libert, ma il color d'una livrea nelle corse, e una picciola discordanza per un Mistero nelle scuole parevagli un motivo legittimo di ribellione.IlTrisagion,conl'aggiuntaosenza l'aggiuntadanoiaccennata,funellacattedrale cantatodadueCorinemici,edopoaveresfinita tuttalaforzadelpolmone,diedermanoaisassi e ai randelli, argomenti pi sodi: l'Imperatore pungliaggressori;ilPatriarcalidifese,equesta granliteportuncrolloallacoronaeallamitra. In un momento le strade furono piene d'una moltitudineinnumerevoled'uomini,didonne,di fanciulli.Legionidimonacischieratiinordine di battaglia li dirigevano al combattimento gridando: Cristiani, questo giorno di martirio; non si abbandoni il nostro Padre spirituale;anatemaalTirannomanicheo!non degno di regnare. Tali erano le grida dei Cattolici.Legalered'Anastasiostavanosuiremi davanti il palazzo, pronto ad accorrere: finalmenteilPatriarcadiedeilperdonoalsuo penitente,esedifluttid'unaplebeirritata.Ma delsuotrionfonongiolungamenteMacedonio, poichpochigiornidopofucacciatoinesilio; ben presto per si riaccese lo zelo della sua greggia sulla medesima quistione: Se una personadellaTrinitsiaspirataincroce.Per questorilevanteaffarefusospesaladiscordiain CostantinopolitralefazionidegliAzzurriedei Verdi, le quali, unite insieme le loro forze, rendettero impotenti quelle della civile e militareautorit.Lechiavidellacapitale,egli stendardidelleguardiefurondepositatenelForo di Costantino, che era il posto ed il campo principaledeiFedeli.Questispendeanoigiorni elenottiacantarInniinonoredelloroDio,oa

saccheggiareeadammazzareiservidelloro Principe. Fu portata per le strade in punta ad un'asta la testa d'un monaco, amato da Anastasio,e,secondoillinguaggiodeifanatici, l'amicodelnimicodellaSantaTrinit;eletorce ardenti scagliate contro le case degli eretici, portaronoindistintamentel'incendiosugliedifici deipiortodossi.Furonmesseinpezzilestatue dell'Imperatore;Anastasiocorseacelarsiinun sobborgo,sinoatantochefinalmentedopotre giornipresecoraggioadimplorarelaclemenza deisudditi.ComparveeglisultronodelCirco senza diadema, e in figura di supplicante. I Cattolici recitarono alla sua presenza il Trisagion primitivo ed originale; ed accolsero congridaditrionfolapropostacheperlavoce d'un Araldo fece ai medesimi d'abdicare la porpora: si arresero nondimeno alla osservazioneconcuifuronoavvertiti,chenon potendotuttiregnare,doveanoprimadiquella abdicazioneaccordarsiperla sceltad'unsovrano;edintanto accettarono il sangue di due ministri abborriti dal popolo, che dal lor padrone vennero senza esitanza condannati ai leoni. Queste furiose, ma momentanee sedizioni prendeanvigoredallevittorie di Vitaliano, che con un esercitodiUnniediBulgari, perlamaggiorparteidolatri,sifececampione dellaFedecattolica:conseguenzediquestapia ribellionefuronolospopolamentodellaTracia, l'assedio di Costantinopoli, e la strage di sessantacinquemila Cristiani. Continu Vitaliano le devastazioni sino al tempo in cui ottenne, che fossero richiamati i Vescovi, ratificato il Concilio di Calcedonia, e data al Papa quella soddisfazione che domandava. In punto di morte Anastasio sottoscrisse suo malgradoquestoTrattatoortodosso,eloziodi Giustiniano ne adempi fedelmente le condizioni. Tale fu l'esito della prima guerra religiosiintrapresasottoilnomedelDiodiPace daisuoidiscepoli.

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anticipatamentenedun'ideasfavorevole,ilsuo ardoreperlematerieteologiche,formaunode' trattipimarcatidelsuocarattere.Alparide' suoi sudditi, nutriva in cuore una gran venerazione pe' Santi viventi, e morti. Il suo Codice, e particolarmente le sue Novelle, confermanoedestendonoiprivilegidelclero, edognivoltachenascevaundibattimentotraun monacoounlaico,propendevaadecidereche dal lato della Chiesa stava mai sempre la giustizia, la verit, l'innocenza. Nelle sue divozioni pubbliche e private assiduo ed esemplare, uguagliava nelle orazioni, nelle vigilie,ne' digiunileausteritmonastiche:ne' sogni della sua fantasia credeva o sperava d'essere inspirato: si tenea sicuro della protezionedellaSantaVergine,ediSanMichele Arcangelo, eattribu all'aiuto de' SS. Martiri Cosimo e Damianolasuaguarigioneda una malattia pericolosa. Empidimonumentidellasua religione la capitale e le province;equantunquealsuo gusto per le arti, ed alla sua ostentazione riferire si possa la maggior parte di que' sontuosi edificii, probabilmente il suo zelo era animato da un sentimento naturale d'amore e di gratitudine verso i suoi invisibili benefattori. Fra i titoli dellesuedignit,quellochepiglipiacevaera il soprannome di Pio. La cura degl'interessi temporaliespiritualidellaChiesafulapiseria occupazionedellasuavita,espessosagrifici doveridipadredelpopoloaquellididifensore dellaFede.Lecontroversiedelsuotempoerano analoghealsuonaturale,ealsuoanimo,eben doveano i professori di teologia ridersi in lor secretod'unprincipechefaceval'ufficioloro,e trascuravailsuo.Chepotetevoitemeredaun tiranno che schiavo della sua divozione? dicevaa'suoicolleghiunarditocospiratore;egli passaleinterenottidisarmatonelsuogabinetto Abbiamo gi mostrato Giustiniano come a discutere con vecchioni venerandi, e a principe,conquistatore,elegislatore:cirimane confrontarelepaginede'volumiecclesiastici. Egliesposeilfruttodellesuevigilieinmolte didelinearneilritrattocometeologo;eciche

conferenze,ovefecegranfiguraugualmenteper forzadipulmoni,persottigliezzad'argomenti,e in molti sermoni ancora che, sotto il nome d'edittied'epistole,annunciavanoall'imperola dottrinateologicadelPadrone.Nelmentrechei Barbari invadevano le province, o le legioni vittoriose marciavano sotto le insegne di BelisarioediNarsete,ilsuccessorediTraiano, ignotoa'suoieserciti,eracontentoditrionfare presedendoadunSinodo.Seavesseinvitatoa quelle adunanze un uom ragionevole e disinteressato,avrebbepotutoimparare"chele controversiereligiosederivanodall'arroganzae dalla stoltezza; che la vera piet meglio si manifestacolsilenzioecollasommessione:che l'uomochenonconoscelanaturapropria,non debbeesserearditodiscandagliarelanaturadel suoDio,echeanoibastailsaperechelabont, e la possanza sono le attribuzioni della Divinit".

Ereditlatina,grecitbizantina.

SpigolaturestorichedelMezzogiornodItalia. TrailVivariumdiCassiodoroedilPathirium diBartolomeodaSimeri. La Calabria, faro culturale d Occidente nellalto Medioevo.


di Giorgio De Leonardis

Mioccupai,inunostudiopubblicatotempofa, dedicato ad una delle due pale daltare, capolavori della bottegaveneziana dei fratelli Vivarini, unici esemplari in Calabria, di individuare leventuale committenza ricostruendo, attraverso valutazioni storiche atteafornireunampioquadrodiriferimento, gliscambiculturaliecommercialifralaterradi Calabria e lopulenta Repubblica di Venezia. Una piccola parte del variegato mosaico culturale calabrese, riferita al tema che ci siamo proposti, verr estrapolata proprio dal saggiocitato:Untesorod'artevenetointerradi Calabria. Il trittico di Bartolomeo Vivarini a Zumpano, per i tipi di Laterza Giuseppe Edizioni. Due sono i luoghi dove la diaspora ellenica, lungotuttoilcorsodellaltoebassoMedioevo, efinoatuttoilXVsec.,trovailsuoricettacolo privilegiato. NelMeridionedItaliaeaVenezia.

Il Mezzogiorno, diviso nei tre thmata di Longobardia, Calabria e Lucania a loro volta ripartiti in turme che si dislocavano in drunghi e bande, secondo la tipica strutturazionebizantina,modellalessenzadella propria cultura, sia essa aulica o popolare, nellalveo della sensibilit religiosa e della prassiquotidianascaturentedallapresenzadel monachesimo imbevuto dellinsegnamento di SanBasiliodiCesarea. Ma,primaancora,nelVIsecolo,eraesistitoun faro di luce, il Vivarium che, a buon diritto, pone la Calabria come luogo eccellente della conoscenza accanto alle altissime scuole biblicheefilosofichediAlessandria,diNisibie diEdessa. Era stato concepito da un autorevole rappresentantedelpatriziatoromanodiorigine calabra,MagnoAurelioCassiodoro.

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Natonel477aSquillace,compilsuocursus politicooperandocomeministrodiTeodoricoe diAtalarico,imperatoridietniagotica.Amico edestimatorediBoezio,concuiebbeincomune lamoreperisaperieildesideriodirealizzarela pacificazione tra Romani e Goti, Cassiodoro gest, con acutezza culturale e flessibilit intellettuale, le sorti diplomatiche della corte gota per alcuni decenni. La sua tempra di sapientissimo diplomatico dimostrata con evidenza nei dodici libri delle Variae, una raccolta delle lettere redatte, per conto di Teodorico,frail507eil537.Aluivaascrittoil meritodiavertrasmessoalsuccessivoMedioevo una sistemazione linguistico normativa arricchitapoidallasuccessivaoperainduelibri:

Institutiones, ove si profila una teoria dellinsegnamento delle divinae et saeculares litterae che affiancano la didattica delle sacre scritture a quella di Elio Donato, per la grammatica, di Cicerone e Quintiliano, per la retorica,ediAristoteleperladialettica.Ilprimo librohacuradiindicare,perci,gliautoricuisi deve attingere e studiare come guida delle disciplineteologiche,ilsecondo unmanuale dellesetteartiliberali. Lopera,dedicataaimonacidellaprima,grande fondazione monastica sorta in Italia, fu lungo tuttolarcodelMedioevo,unodeimanualipi usati. La fondazione era quella di Vivarium a Squillace,costituitasuunlatifondodipropriet familiare, progettata, come attestano alcune letterealPapaAgapito,evagheggiataperlungo tempodaCassiodoro,ancoraministrodicorte, sul modello di quella di Nisibi, luogo nobilissimo di studi da lui visitato nel breve soggiorno nel nord della Mesopotamia. Era inevitabile,vistalacongeriedeiempi,chegli intellettuali occidentali, si ponessero sotto linfluenzadellOriente,eredeattivoeprolifico degliantichipatrimonidisaperi.Diventavaun mezzo con cui rimediare alla decadenza culturaledellOccidente.Ilmonasterocalabrese furealizzatodopoilsuoritirodallavitapolitica, nel 540, con il fine di dedicarsi alla vita spirituale ad alla scienza. Fu coetaneo di Benedetto da Norcia, laltra grande figura di fondatore monastico e animatore della letteratura benedettinocassinense, padre dei rinnovamentieconomici,culturaliesocialiche mutarono il volto non solo dItalia ma dellintera dellEuropa nel corso dei secoli successivi. Indubbiamente nellarco della cultura mediolatinadelVIsecolo,AurelioCassiodorosi connota,apienotitolo,personaggiodisaldatura frailmondoanticoelenuoveet,intellettuale capace dicaptareedindirizzarele istanzedel proprio tempo operando con la finalit di formare nuovi quadri di sapere. Ho gi accennato,pocofa,aiduelibricheracchiudono LeIstituzionidelleletteredivineedumane.

Soffermiamoci un momento ad osservarli per meglio comprendere la valenza di scritti a carattereenciclopedico. Si connotano quale corpus delle riflessioni dellautore, opera funzionale allesegesi scritturaleeallaconoscenzadelleartideltrivio (grammatica,retorica,dialettica)edelquadrivio (aritmetica,geometria,astronomia,musica)utile astabilirelossaturaperlintersezioneidealetra culturasacraeprofana.Ilpredicato,chelautore adotta,siimpostasullaffermazionechelearti liberali (ripartite secondo lantica tradizione pedagogicaromanamaosservate,ora,conuna prospettiva del tutto originale) si siano sviluppateapartiredalsemedatodallasapienza divina che le ha impiegate nella scrittura per esprimere le verit. Di qui, poi, le avevano riprese i dottori delle lettere secolari (Inst, I; praef., 6 ). Nel libro I, (28, 6) Cassiodoro menzionalagricolturaconrelativabibliografia consultabilenellabibliotecadaluiorganizzata nellarticolazionedelVivarium,lacolturadelle api,lallevamentodeicolombi,lapesca.Mostra inoltre di essersi interessato di lucerne meccanichecapacidiconservarelafiammae di orologi solari e ad acqua (I, 30, 45). Raccomandalostudiodellamedicina(I,31)e indicaleprincipaliapplicazionidellastronomia (II, 7, 4).Degno dicitazione un episodio che testimonialanticaconsuetudineconlacuriosit e lo studio delle scienze riportato al periodo della sua vita di corte. Si trova in una delle lettere scritte per Teodorico e riportata nelle Variae con la quale si chiedeva a Boezio di approntaredueorologiperilredeiBurgundi, unameridianaedunaclessidraadacqua.Qui Cassiodoro celebra le competenze di Boezio ricordandocheegliavevaappreso,bevendoalla fonte delle discipline, quelle arti che il volgo esercita senza sapere e come, con le sue traduzioni,avesseresoaccessibililamusicadi Pitagora,lastronomiadiTolomeo,laritmetica diNicomacodiGerasa,lageometriadiEuclide, lateologiadiPlatone,lalogicadiAristoteleela meccanica di Archimede. Conclude tessendo lelogiodelmeccanicoconsideratoquasi socius naturae poich scopre i segreti della Natura,nemutalemanifestazioniegiocaconi miracoli simulando in modo tale da dare limpressionedellaverit.Laletteravalea

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fornirciunatestimonianzarealeedefficacedei variegati interessi e del vasto bagaglio di razionali conoscenze con cui Cassiodoro illumina, alimenta ed arricchisce la comunit del Vivarium accendendo una fiaccola luminosissimainterradiCalabriaancorprima che le scholae e gli Studia generalia del XII secolo,aBologna,comeaNapoliePadova,a Parigi come ad Oxford, ponessero le fondamenta per la propagazione delle conoscenze e per la diffusione delle nuove formedisapere. Altri scritti vengono alla luce nella pace fruttifera del Vivarium. Suggeriti anche dal gusto per una vocazione storiografica che lo induceadareconnotatistoriograficiallasuaet e dalla volont di trasmettere il patrimonio culturaledellantichitalmondomedioevale.

Traccia,inprima persona,il quadroarticolato degli accadimenti determinati dallinnesto sul territorio italico della presenza delle nuove etnie, la perduta Historia Gothorum che ci giunta solo in estratto. Affida, infine, la committenzaalmonacoEpifaniodellaHistoria ecclesiastica tripertita in dodici libri. Non si sottrae, il nostro, neppure alla visitazione filosofica del tema riguardante lincorporeit dellanima che, sulle tracce di Claudiano Mamerto, desunte da argomentazioni gi condottedaAgostino,cercadicondurre

dimostrazioneinunbrevescrittointitolato De anima.Cassiodoro,uomodiingegnomultiforme animato da costante curiositas, figura esemplarediunMedioevotessutoconlatrama di asperitas e dulcedo, e gli orditi di feretas atquecompunctiocordis cheanimanounatela sucuisidisegnano,acolorivivi,lespansione della cultura latinocristiana, laffermarsi delle etnie e delle tradizioni indigene, lavventura degli studi scientifici, la preservazione degli antichi patrimoni e linguaggi delle filosofie e delBello.Latestimonianzacheeglirecaconla sua vocazione per la conoscenza che volge lo sguardo alla storia come alle scienze, alla filosofiacomealleartiliberalieallacuraper lincremento e la conservazione del patrimonio di preziosi codici, proietta fasci di luce intensa capaci di farci intuire la natura affascinante ecomplessa di una media aetas tuttaltro che buia. Oasi dipoliedricitdeisaperi investigati attraverso meditazioni, ricerca ed azione ispirata alla luce della divina Sophia, il Vivarium si configura come primo transfer del patrimonio culturale da Oriente ad Occidente e come piattaforma di lancio delle multiformi rinnovate dinamiche di conoscenza scientifica e umanistica che fiorirannoinEuropa. Dopo Cassiodoro, il territorio calabrese, la Puglia otrantina, la Sicilia e la Campania, vedonostabilirsigidalVIIsecoloconsistenti presenze greche, grazie soprattutto agli insediamentimonasticichecostellanolesponde eiluoghiinternidellapenisola. PerriferirciallasolaCalabriaaccertatochetra il 787, anno del Consiglio di Nicea, e l869, epocadelConsigliodiCostantinopoli,imonaci residentieranotuttigreci. Lelementoscatenantedelladiasporada

LoZibaldonedelpoveroVicPag.51 imputarsi inizialmente alle persecuzioni che fecero seguito al monotelismo e quindi ai ripetuticonflittifraiconoclastieiconoduli. InfugadallOrientenonsonosolomonacima anchenutritigruppidipersoneprovenientidalle varie parti dellImpero dOriente come Siria, PalestinaedEgitto. Costoroportanoconsunpatrimoniodigustoe conoscenze tecniche che, esercitandosi nei luoghi daccoglienza,ne permeaeindirizza il gustodivenendooggettodattenzioneancheper lamovimentazioneeconomica. Nel 731 la decisione attribuita allImperatore LeoneIIIdiaggregarele diocesi di Calabria e di Sicilia al patriarcato di Costantinopoli, staccandole dalla dipendenza e dal controllodellaChiesadi Roma, dovette dare certamentenuoviimpulsi allelemento greco e quindi allo sviluppo del monachesimo di tradizione bizantina in quelle regioni, attraverso ifrequentispostamentidi monaci e prelati da OrienteversoOccidente. Quando nella seconda met del IX secolo i Bizantini riaffermano il proprio dominio sullItalia meridionale sottraendo agli arabi numerosecittadinecostiereinPuglia,Calabriae Campania e ai Longobardi grandi porzioni di territorio interno tra Puglia e Basilicata, il monachesimo greco si espande notevolmente contribuendo, conquella che fudetta seconda ellenizzazione,inmanieradecisivaalprocesso dibizantinizzazione,valeadirediintegrazione e di penetrazione della lingua e della cultura grecaneltessutosocialedelleregionipostesotto ladirettaamministrazionebizantina. I monaci, raccolti intorno al loro igumeno, indirizzavanoilloropercorsoterrenoalfine

ultimo della salvezza eterna calibrando i loro giornisottoilsoleinungiustoequilibriotrail biospracticoseilbiosteoreticos. Ecos,seperunversorendevanofruttiferala terra strappandola alla natura selvaggia ed incoltaesiprodigavanoversoipoverieimalati svolgendo attivit assistenziali e mediche, per laltro, nella solitudine e nella pace contemplativa esaltavano la loro meditazione trascrivendo codici in elegante calligrafia, dandogli vita con deliziose miniature, conferivano forme e vita ai riti dipingendo icone, rendevano sacri i metalli profani lavorandoliagloriadellamensadivinaocome reliquari(enkolpia)destinatiadaccompagnareil pellegrinaggiodicoloroche,saintserrants,si recavano in visita presso i sepolcri degli Apostoli a Roma o nella sacra citt di Gerusalemme, collegavano la terra al cielo elevando architetture destinate al culto. Gli impiantiarchitettonicicomplessivisonoripresi da coeve architetture sacre orientali, molto frequenti specie nel Peloponneso, in Armenia, Georgia e Anatolia. Spiccano, per coerenza formale e notevole integrit delle strutture originali,laCattolica(katholikn,universale sta ad indicare la chiesa principale di un monastero o di un raggruppamento di eremitaggi),aStiloelaChiesadiSanMarcoa Rossano. Entrambi sono edifici a pianta quadrata,concrocegrecainscrittaecopertura costituita da cinque cupolette sul tamburo cilindrico,unaallincrociodeibraccidipoco pielevatainaltezzaeunaincorrispondenza dei quattro spazi quadrati angolari; il rigore geometrico della planimetria attenuato soltantodallosporgereditrepiccoleabsididi ugualidimensioni.Gioielli dipietra,ecodella vitalitdifecondicomplessicomeilMercurion, SantAdriano, Santa Severina o S. Maria del Patir. FuBartolomeodaSimeri,ilfondatorediquesto Archimandrato, a conferire importanza e notoriet alla cultura di coloro che venivano definiti Basiliani dedicandosi alla formazione spirituale dei monaci e definendo la loro struttura liturgica, teologica e scientifica mediantelistituzionediunoscriptorium. AquellepocailvescovodiRossanoeraNicola

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Maleinos, membro di una potente famiglia bizantina locale. Per tutelare il suo monastero dalle ingerenze del vescovo, Bartolomeo intraprendelastradaperRomaesirecadalpapa Pasquale II per ottenere il privilegio dellesenzionesubitoconcessaconlaBolladel 1105. Stessa sorte favorevole subiranno altre abbazie latine di fondazione normanna, come SantEufemiaaMileto,chesicomportaronoallo stesso modo, forse sotto consiglio della Corte normanna. Ottenuta questa sorta di indipendenza Bartolomeo poteva finalmente dedicarsiallacuradeisuoimonacie,dabuon igumeno,sidiedesubitodafareaffinchnulla mancasse loro: era essenziale procurarsi unadeguatabiblioteca,perfavorireglistudidei suoi discepoli. Egli era ben consapevole che senzaglistrumentiadattiperlinsegnamentoe lindagine tutti i suoi sforzi sarebbero stati inutili. Cos,nonindugiaapartireallavoltadi Costantinopoli, dovefiorivailmaggiornumero di scuole di copisti e prosperava il pi ricco mercatodimanoscrittigreci. La suafamaera tale che, nonostante venisse dallOccidente scismatico, secondo la concezione ortodossa, egli fu accolto dalla coppia imperiale favorevolmenteericevetteindonocongrande prodigalit quanto chiedeva per promuovere lattivit del suo scriptorium. Inoltre stringer ottimi rapporti con una figura in particolare dellacorteimperiale,BasilioCalimeris.Questi gli affid la cura del monastero che egli possedeva sullAthos: in quel periodo, infatti, cerastato,allinternodeimonasteriatoniti,un generale rilassamento dei costumi, forse da collegare allarrivo dei pastori valacchi. Fondamentale stata questa immersione nella sacralit atonita della vita cenobitica, meta di saggi, filosofi, mistici in cerca della presenza deldivino.ImanoscrittiriportatidaBartolomeo aRossanofuronoilmodellocuisiispiraronoi monaci prima da semplici imitatori e poi da maestri originali per la realizzazione di una calligrafia eccellente che fior in uno straordinariopatrimoniodioperepreziose.Ma alsuoritornoinCalabria,Bartolomeositrov difronteallinfamanteaccusadieresiadaparte

di due monaci benedettini dellabbazia della Trinit di Mileto: lo splendore del nuovo monastero aveva generato in loro invidie e gelosie,chesieranoacuitedaquandolacorte Normanna si era trasferita in Sicilia, abbandonando Mileto. lecito pensare che le calunnierivolteaBartolomeotendanoacolpire innanzituttolasuafedereligiosaeideale,ma, soprattuttolasualealtpoliticaversoBisanzio, probabilmente manifestata attraverso i viaggi compiuti nella capitale e sul Monte Athos. BartolomeofuprocessatoaMessina,maneusc indenne;anzi,lastimacheRuggeroIIavevadi lui aument al punto che gli fu affidato il compito di organizzare la fondazione del S. SalvatoreaMessina insintoniaconlavolont del Re Normanno di articolare in forma pi organicalacongeriepolverizzataedestrutturata delle presenze basiliane. La particolarit del nuovomonasteroerarappresentatadalfattoche ad esso era legato un archimandrato che governava una congregazione di quarantanove monasteri sul territorio siciliano. Su questo modelloRuggerodiedevita,ancheinCalabria ad altri due archimandrati, il primo per SantAdriano in Calabria settentrionale e il secondoperSantEliaCarbonecheapparteneva giallaLucaniaeilcuiambitogiurisdizionale comprendeva anche i monasteri basiliani pugliesi. Il monachesimo greco stato il lievito della civilt meridionale continuando a gravitare nellorbitadiCostantinopoliemovimentandoi traffici e i rapporti culturali soprattutto con Venezia.

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Saggiostoricosullarivoluzione napoletanadel1799
diVincenzoCuoco

NatoaCivitacampomaranoil1ottobre1770, partecip alla Rivoluzione Napoletana del 1799,assumendoancheincarichiimportanti. ImprigionatoedesuleaParigieMilano,fudi intelletto procace e scrittore e filosofo eccellente. Mor a Napoli nel 1823, dopo lunghiannidisofferenzeacausadellafollia che lo aveva colto. Ecco qui le sue acute conclusioniallafinedelsaggiochelohareso famoso. CONCLUSIONE Ilre,strascinatoda' falsiconsigli,produssela rovina della nazione. I suoi ministri o non amavano o non curavano la nazione: dovea perci perdersi, e si perdette. I repubblicani, colle pi pure intenzioni, col pi caldo amor della patria, non mancando di coraggio, perdetterolorostessielarepubblica,ecaddero collapatria,vittimediquell'ordinedicose,acui tentarono di resistere, ma a cui nulla pi si potevafarechecedere. Unarivoluzioneritardataorespinta unmale gravissimo,dacuil'umanitnonsiliberasenon

quandolesueideetornanodinuovoallivello coigovernisuoi;equindiigovernidiventano pi umani, perch pi sicuri; l'umanit pi libera, perch pi tranquilla; pi industriosa e pi felice, perch non deve consumar le sue forze a lottare contro il governo. Ma talora passanode'secoliesisoffrelabarbarie,prima chequestitempiritornino;edilgenereumano nonpassaadunnuovoordinedibenisenona traversodegliestremide'mali. Quale sar il destino di Napoli, dell'Italia, dell'Europa? Io non lo so: una notte profonda circonda e ricopre tutto di un'ombra impenetrabile. Sembra che il destino non sia ancora propizio per la libert italiana; ma sembra dall'altra parte che egli, col nuovo migliorordinedicose,nonnetolgaancorale speranze, e fa che gli stessi re travaglino a preparar quell'opera che con infelice successo hannotentatairepubblicani.Forselacortedi Napoli, spingendo le cose all'estremo, per desideriosmoderatodiconservareilRegno,lo perder di nuovo; e noi, come della prima avvenuto,dovremoallacorteanchelaseconda rivoluzione, la quale sar pi felice, perch desiderataeconsegutadallanazioneinteraper suobisognoenonpersoloaltruidono. Questecoseioscrivevasulcaderdel1799,egli avvenimentiposteriorilehannoconfermate.La corte di Napoli ha prodotto un nuovo cangiamentopolitico;equesto,direttodaaltre massime,puprodurrenelRegnoquellafelicit chesisperinvanodalprimo. Dal1800finoal1806abbiamovedutolacorte diNapoliseguirsemprequellestessemassime dalle quali tanti mali eran nati; la Francia, al contrario, cangiar quegli ordini, da' quali, siccomedaordiniirregolarissimi,nessunbenee nessunadurevolezzadibenepotevasperarsi;esi pu dire che alla nuova felicit, che il gran Napoleoneoracihadata,abbianoegualmente contribuitoel'ostinazionedellacortediNapoli edilcangiamentoavvenutonellaFrancia. Per effetto della prima gli stessi errori han confermata ed accresciuta la debolezza del Regno: nell'interno lo stesso languor di amministrazione, la stessa negligenza nella milizia, la stessa inconseguenza ne' piani, diffidenzatrailgovernoelanazione,animosit, spiritodipartitopicheragione;nell'esternola

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stessa debolezza, la stessa audacia nelle speranze e timidit nelle imprese, la stessa malafede:nonsisaputonevitarlaguerran condurla;sisuscitata,esirimastoperdente. Pereffettodelsecondo,nellaFranciagliordini pubblici sono divenuti pi regolari: i diversi poteripiconcorditraloro:ilmassimotraessi pi stabile, pi sicuro; perci meno intento a vincerglialtricheadirigerlituttialbenedella patria:leideesisonomesseallivelloconquelle di tutte le altre nazioni dell'Europa; perci minoreesagerazionenellepromesse,animosit minore ne' partiti, facilit maggiore dopo la vittoria di stabilire presso gli altri popoli un nuovoordinedicose:ilpoterepiconcentrato; onde meno disordine e pi concerto nelle operazioni de' comandanti militari, abuso minore nell'esercizio de' poteri inferiori, maggiore prudenza, perch comune a tutti e dipendente dalla stessa natura comune degli ordini e non dalla natura particolare degl'individui:alsistemadidemocratizzazione sostituitoquellodifederazione,ilqualeassicura lapace,chesempreperipopoliilmaggiore de'beni;echefinalmentehaprocuratiall'Italia tutti que' vantaggi che non poteva avere col sistemaprecedente,secondoilquale sivoleva amicaesitemevarivale;onde,nonformando mai in essa uno Stato forte ed indipendente, andavaadistruggersiinteramente:efinalmente, oltretuttiquestibeni,ildonograndissimodiun rechetuttal'Europaveneravaperlasuamentee pelsuocuore. Me felice, se la lettura di questo libro potr convincereunsolode'mieilettorichelospirito dipartitonelcittadinoundelitto,nelgoverno unastoltezza;chelasortedegliStatidipendeda leggi certe, immutabili, eterne, e che queste leggiimpongonoaicittadinil'amordellapatria, ai governi la giustizia e l'attivit nell'amministrazione interna, il valore, la prudenza, la fede nell'esterna; che alla felicit de'popolisonopinecessarigliordinichegli uomini;echenoi,doporeplicatevicende,siamo giuntiadaverealtempoistessoordinibuonied unottimore;echelamemoriadelpassatodeve esserperogniuomo,chenonodialapatriaese stesso,ilpifortestimoloperamareilpresente.

NicolasPoussin.

Arte

Grande pittore francese, che si divise tra FranciaeRoma.QuisidimostracomeParigi siasemprestataunacittcostosa,anchemolto primadell'euro.

Lettera di Niccol Pussino al commendatore CarloAntoniodelPozzo. Confidandominell'ordinariaumanit,cheV.S. illustriss. ha usato sempre verso di me, ho creduto essere dovere raccontarle il buon successodelmioviaggio,lostatoe'lluogodove mi trovo, affinch un mio padrone, come lei, sappiadovecomandarmi.Hoconsanitfattoil viaggiodiRomaaFontanabl,ovefuiraccolto onoratissimamente nel palazzo da un gentiluomoperciordinatodalsig.diNoyers,e trattatolospazioditregiornisplendidamente. Poi in una carrozza dal detto signore fui condotto a Parigi, dove, subito arrivato, feci rincontro al detto signore di Noyers, il quale umanamente mi abbracci, testificando l'allegrezzadelmioarrivo.Laserafuicondotto per ordine suo nel luogo ch'egli aveva determinato per la mia dimora. Egli un palazzetto,chebisognadircos,inmezzodel giardinodelleTuilleries.Contienenovestanze in tre piani, senza gli appartamenti da basso separati,ciounacucina,luogodelguardiano, una stalla, un luogo da rinchiudere il verno i gelsomini,contrealtriluoghicomodipermolte

cose necessarie. V' di pi un bello e gran giardinopienodialberiafrutto,ediversissimi fioriederbe,contrefontanelle,edunpozzo, oltre un bel cortile, dove sono altri alberi fruttiferi.Holevedutechescopronodatuttele parti;ecredo,l'estatesiaunparadiso.Entrando in questoluogotrovaituttoil pianodi mezzo accomodato,emobiliatonobilmente,contutte leprovvisionidicosenecessariofinoallelegna, edunabottedibuonvinovecchiodidueanni;e lospazioditregiornifuibentrattatoallespese del re con li miei amici. Il d seguente fui condottodaldettosig.Noyersall'eminentissimo, il quale con una benignit straordinaria mi abbracci,epigliandomiperlamanomostrdi avergrangustodivedermi.Dilatregiornifui menato a s. Germano, affinch il signore di Noyers mi appresentasse al re, ma trovandosi indisposto,lamattinaseguentefuiintrodottodal signore le Grand, favorito del re, che come benigno principe ed umanissimo, si degn di accarezzarmi, e stette una mezz'ora a domandarmidimoltecose;evoltandosiversoli suoicortigiani,disse:VoilVouetbienatrap. Dopo egli stesso mi ordin di fare li quadri grandi delle sue cappelle di Fontanabl e s. Germano.Tornatochefuiacasamia,mifurono portatiinunabellaborsadivellutoturchinodue mila scudi in oro della stampa nuova, mille scudiperlemiegages,emilleperilviaggio, oltretuttelespese.verocheliquattrinisono in questo paese molto necessari, perch ogni cosavicarostraordinariamente.Adessofoli pensieridimolteopere,ches'hannodafare,e credochesimettermanoaqualcheoperadi tappezzeria.Delleprimecheiometterinluce, ardir di mandargliene qualche cosa, non altrimentichepertributodellamiaservitche le devo; e subito che le balle nostre saranno arrivate, spero bene compartire il tempo in maniera,cheunapartel'impiegheralservigio del signor cavaliere suo fratello. Si sono mandatelecopieinPiemontediquellelistede' libridiPirroLigorio.Ioleraccomandolimiei pochi interessi, e la mia casa, mentr'ella si volutadegnaredicurarsenenellamiaassenza,la qualenonsarlunga,seioposso.Lasupplico

che, essendo nata per favorirmi, ella voglia ricevere queste mie molestie con quella generosit,chesuapropria,contentandosiche io le corrisponda con l'affetto della mia divozione.IlSignoreledonilungaefelicevita, mentrealeimidedicoumilmente. Parigi,li6gennaro,1641.

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Suigustidell'arte
diMicheleUda(1877).

Chi ci legge sa ormai che i quadri i quali ci piaccionoveramentesonoquellichepihanno pensieroepinedestano;checomincianonella telaecontinuanoinnoi. Avvichiamalecomposizionifarraginose;altri sestasia davanti alla vivacit chiassosa del colore,allapurezzairreprensibileefreddadella linea; il volgo va matto de particolari curati sino allo scrupolo; della ruggine dun chiodo, duna crepa sul muro, dellorliccio nero dun vaso di porcellana scheggiato, di unallumacatura sulla vernice lucida o sul marmolevigatoduntavolino,edicentoaltre ineziediunascuolacheoggisispacciaverista, come anni sono la pretendeva a fiamminga, e nonriuscfinoraadarcialtro,conmaggioreo minoreesattezzadiriproduzionemateriale,che dellecostosefotografiecolorate. Sar una debolezza, ma noi amiamo tutto ci ch pensato e fa pensare; che colpisce limaginazioneeparlaalcuorecomegliparlala nota musicale, senza precisione di linee, n determinatezzedicontorni,conunmotivoche nesvegliamille,ehainfondoallanimanostra ripercussioni ed oscillazioni infinite; come gli parlaBeethovencosuoipoemisinfonici,come non gli parler mai la romanza e il duetto a parolecantatedinessunMaestro. Cinonvuolmicadirechenoncipiaccianole romanze,ochesiamonemicigiuratideduetti, specialmentequandosonocantatibene.

Var ie
ognicosatrovaposto,semessaalpostogiusto Curiosit,pensieri,personaggi,variaumanit . Incidentidipercorso.

Nicolino
diVitoCambriglia.

Nicolino era un bambino che aveva circa un anno e mezzo, bellissimo, molto vivace ed alquantodispettoso.Ungiornoandatrovarlo una delle amiche della madre, la signorina Marisa, anchessa molto bella, giovale, molto prosperosa aveva dei seni a forma di cocomero,tantodafareinvidiaallemammelle diunavacca.Appenavideilbambino,loprese tra le braccia e cominci a coccolarselo, a baciarloedastringerloconteneroaffettoalsuo abbondantepetto. Nicolinoeraseminudo,senzafasce,liberoconil suopisellinochedondolavaliberamentetrale suegambette.AduntrattoMarisa, attrattada quella bellezza gli dette un tanti baci stuzzicandogliconilnasoilpisellino,alzandolo alcielo.Questimentreridevatuttogioioso,dette sfogo ad unabbondante pip, che guarda caso centr in pieno i due seni, inondando quei meravigliosicocomeri,formandounrivolettodi liquido caldissimo che scivolava fin gi. Mascalzone di un bambino, mi hai fatto una veradoccia!esclampocodivertitaMarisa. Miacaravolevodirtidinonsfrocoliareinquel postoNicolinoilpiccino moltosensibilee alquantoprecoce. Labuonamamminaripreseilsuobimbotrale sue braccia e, scoppiando in una fragorosa risata, le domand: dimmi il vero, Nicolino promettebeneconilsuobelpisellino. Marisanascondendoilsuorossore,nonrispose e senza dire una sola parola scapp via tutta impacciataasciugandosiconilfazzolettoilsuo bellissimoseno.

Pensieri.
IlNatalegipassatoancheseinquestigiorni sempregodiamodellasuaauramagica...Come sar il 2012? Mancano pochi giorni ormai Cambierqualcosa?Saremomigliori?Lanostra ragione,finalmente,sarrischiarataatalpunto dalsapervederetuttoilmaleeporvirimedio? Credo che luomo dovrebbe operare una con versioneperpotermutarerottaMa,intanto, conserviamosempreunascintilladisperanzae unagocciadillusione(comedirebbeLeopardi) Questo ci che ci fa vivere. Comesarilnuovoanno?Sarpibuono?Sar pi azzurro? chiss Credo bisognerebbe accontentarsi di sapercogliereegoderelaverafelicitQuella che si chiama serenit. Quellachecivienedatainframmentiquasi comeunalucechesisbriciolaintantiminuscoli lumichesiaccendonoalnostropassaggioper poisubitospegnersi.
LorettaMarcon

Pensieri.
Cosamiguardiafarelunaintrigante,nonvedi chesoffroenonsodarmipace.Lovediilmare com'e' recalcitrante, le vedi l'onde che non trovanopace.Solonell'abissoc'e'laquieteacui aspiro tanto...; ma questi tuoi violini perche' soffrono con il loro pianto, stridono queste cordetesecomelasofferenzachesiesaltaperil gran dolore, piu' forte il ritmo mi travolgera', piu'infondoall'abissomispingera'.Ticerchero' negl'antri scuri e nell'inquietudine che mi travolge ascoltero' la voce di questo mare ansioso. L'incertezza diventera' la padrona di questo cuore infranto che mai sapra' se tu mi avrai desiderato tanto. Il romantico. Acosaservioggiseriescisoloarimembrarei giorni andati, il romanticismo e' cosa andata, qualcosa persa che non ritorna piu'...Pero'seritornoindietrocon il pensiero mi prende tanta malinconia, un sentimento strano,pienodirimpiantimadi una dolcezza unica che nel mentre mi fa tanto male mi accarezza e mi fa rivivere cio' che e' finito.Che potente macchina che e' la mente. Non mi dire niente se non m'avvedo di te, non mi dite niente se mi sfugge e noto chi soffre e non soffro io...Vorrei dividerecontetuttelesperanzee leillusioni,spartireituoidolori,piangerecon te.Questigiornicomesonostrani,s'avvertetanto lanostalgiadeitempiandati,s'avvertetantola tuaassenzaperche'nonseipiu'connoi.Ateche non ci sei , sappi che sarai sempre nei nostri pensieri, perche' pensarti sara' come parlarti. Cerco le tue impronte, dove sei ? Non una parola, una carezza, solo il ricordo. Ti vedo leggeravibrartiintornoconladelicatezzadelle alid'ungabbiano,dovesei?Seitroppoumana perdimenticarti,seitroppobellapersognarti. Seiqui!Tisfioropervedereseseivera,scivoli via...Un'alitodiventot'harapitaun'altravolta. Vola, vola via, voglio dimenticarti sei troppo fragile, irragiungibile. Eladolcezzam'accompagna,l'odoretuos'e'

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sparsotutt'intorno,siviaggiaquasigalleggiando suprofumicaldiedavvolgenti divanisediee nell'ambienteintorno;Eccotiseiqui!Seicome unafontenaturale,inebrieposiletue carezze ovunque,maituoipensieridovesono?Erasolo unadomanda.,lihofattimiei,licustodicoio, resterannoaccantoaimieisevuoi,sonoleggeri, sono tuoi. Troppo piccolo il cuore per contenere tanto calore,grandelamenteedilsuopensieroper. Gli odori vanno e vengono, s'avvolgono avviluppandosi come una trottola girano virtuosi. S'adagiano su contenere l'infinito . La felicita' e' l'accettazione del presente, onoriamo l'attimo che fugge, non ritornera' ! Viviamoladolcezzadegl'anniche scorrono, facciamo scivolare via questamagnificaavventura."La nostra Vita. Cimettotuttoilcoraggiocheho... mivogliospenderepartediquesta vitaperdimostrarmichesevoglio ci riesco . Quando ci dobbiamo confrontare con il prossimo non sappiamo se le energie e l'intelligenza ci permetteranno almenodistarealgiocoedessere alla pari. Se invece ci vogliamo misurare con noi medesimi la sfidae'perprenderecoscienzadi se stessi...Quante volte abbiamo provato a confrontarciconlanostravolonta'?Quantevolte cisiamochiestiilnemicochiera?Qualchevolta probabilmente questo e' dentro di noi. Ilfirmamentoe'troppopiccolopercontenerei tuoisogni,lasublimazionedeglistessilatroverai solo nei tuoi pensieri quando le tue idee cammineranno da sole avrai raggiunto l'appagamentodeituoidesideri. Amarelavitasignificaamarelecosechecihai trovato dentro...Se l'hai vissuta e stai notando chelapotrestiperderetiavvinghialeiperche' saichetipotrebbescivolarevia...Pensaatutto quello che hai visto, pensa a tutto quello che potraiancoravedere.Hovistolamorte,midevi

credere, piu' la vedo e piu' amo la vita...!!! Voglio girare il mondo perche' sono sicuro di nonaverevistotutto...Troppofaciledire,sono un navigato..., e magari d'un tratto accorgersi che sei un profano. Vorrei vedere tante cose nuove, qualcosa che mi stupisse tanto, sarei sicurochetuttoilbellodavedereedivenutocio' chestavocercando.Poid'improvvisomiravvedo ecapiscochenonhovistotutto...Vorreivedere te,techestaiaspettandochissa'cosa,techestai sognando, chissa' quando? Le ondealteerano ilpresagiodellatempesta, ma quest'acqua capricciosa si tramuto' in schiumabianca...D'untrattomirammentaidi quel giorno andato; tutto si coloro' dei tuoi capelli bruni, il viso si mostrava a quel sole giallochetibaciavasenzaviolartitanto.Eranoi giornituoi,eranoquelliincuilagiovinezzati mostravacontuttalasuagraziaedisuoianni belli . Questi eran.o pochi, la pelle, gl'occhi posavanoperfareintenderechelavitae'quella. Tantiannisonpassatiegl'occhilapellesono andati...ora tocco questa chioma bianca che coprequeiricordiequestamenteirata.Lavita va vissuta senza rimorsi e senza pocondrie, questisongl'annituoi,prendiliperbuonievivili in armonia. Guardando quella schiuma bianca noto che la tempesta se quietata... Torno con tanta tenerezza a questi giorni miei, ti vedo, t'accarezzo,miguardiemisorridi,tivedobella come non mai... piu' d'allora.. Il silenzio e' quella musica che non odi... e' quellatristezzachetiaccarezzaelamalinconia chetiattanagliaenontidapace.Faterumore perromperel'aria,siateserenipersentirequelle mani,siatefeliciperscacciarelamalinconia...

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cresciutimae'risaputotuttoavanzaanchel'eta', edeccomiquarimembrarequeigiornipienidi dolcezza...Si' l'ho visto il Sole, quella grande stella raggiante nel cielo, stava anche lui cadendo.Iltramontoavanzaelapedalatapure, ancheogginonmisonorisparmiato,ancheoggi l'hosalutato.
LucianoMenghini

L'ho visto stasera. Ero sulla mia bici ed ero direttoversoilmare,ldovesononato.E'mia consuetudineandareinquestoposto,c'e'ilmare e c'e' ancora la casa che mi ha visto nascere. Quandononcivadoavvertounasensazionedi vuoto, quando invece lo raggiungo mi prende unasensazionedipace...Ricordomiamadreche miaccarezzava,ricordoimieiprimiamici,tutto d'un tratto invade la mia mente, e' bello rivedersi,forsee'ancheunpeccatoessere

Lamiticaletteradi'Nzino
segnalatadaFrancoFerraro.

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moti rivoluzionari del 1848 e poi fu esule, vivendo di stenti grazie a qualche lezione privata presso famiglie liberaleggianti. Dopo l'Unit d'Italia fu chiamato alla Cattedra di Letteratura Latina dell'Universit di Parma, incaricochelascidopodueannipermotividi salute.MoradAcril'8gennaio1893.Quello chesegueungustosoaneddototrattodalla suaoperaPersonediCalabria. Eroungarzonesu'tredicianni,colcapopieno zeppo di grammatica, tanto che la parea mi scoppiassedagliocchi,ecolvezzodisollecitare ogni giorno con un rasoio intaccato i teneri bordonidellegote,perchsicangiasseroinuna bellabarba,sognodituttelemienotti,quando uscii dal seminario per passare in seno della famigliaiduemesidellevacanze.Elmentre vivevofesteggiatodaimieiegonfiodiventoper sapere con chiara e sicura voce, tanto che sembravouncampanello,recitared'unfiatotutte leregoledelPortoreale,aspettavoun'occasione difarmostradelmiovastosapere.Edecco,un dopodesinareilpadremiomimennellasua stanza, e l, chiuso l'uscio, e fattomi sedere innanzias,dopostatoalquantoinsilenzioa lisciarsiilmento,mificcgliocchiaddosso,e midomand:Equest'annocomesiamoandatia profitto?Chestudiiabbiamofatto?Cheappreso dibuonoedibello?Moltecose,babbo,eleso. Menecompiaccioassai,ragazzomio,edin questo caso mi sapresti dire quante siano le vocali? A questa domanda cascai dalle nuvole, le orecchie mi si fecero scarlatte come due bellichine,epuntosulvivopelpococontocheil babbo facea della mia vasta dottrina, volsi altroveglisguardidispettosietorti,deliberatodi nonaprirbocca.Maegliripetendomiunaedue volteilmedesimo,ioglilevaigliocchiinviso,e conunpo'distizzaaprendol'unodopol'altrole dita,Voi,glirisposi,condimandediquesta fattamifateunverobimbopienodimocci,che si muove con l'aiuto delle bertelle. Dovrei dunque tacermi, e nondimeno, per obbedire, dicocheleVocalisoncinque,A,E,I,O,U.

CAPRICCIEBIZZARRIE LEVOCALI OSSIA LAPRIMALEZIONEDIMIO PADRE


diVincenzoPadula.

NatoadAcriil25marzodel1819,dapadre medico e da madre appartenente a vecchia famiglia giacobina, Vincenzo Padula fu una straordinaria testimonianza del letterato del suotempo,chefacevadell'azioneilnaturale coronamentodellaparola.Ordinatosacerdote nel 1843, lasci ben presto il seminario per dedicarsialledueprincipalipassionidellasua vita:laletteraturaelapolitica.Partecipai

Bene! sei un Salomone; ma come si fa che nell'alfabetodiognilingual'Asiaprima,el'E siadopo?Diquestofattogeneraledev'averciuna ragione;puoiindicarmelatu?Equiaguzzabene ituoiferri,perchbadachevogliounarisposta, chetorniperappunto. Confessochequestasecondainterrogazionemi and nell'umore, parendomi che richiedesse granlevaturadimenteelungaconsiderazione. Ma che? ero forte in grammatica, e, non pensandoci su pi che tanto, risposi subitamente:Laragionedici,padremio, cheedsonovocideiverbiavereedessere, verbiausiliariiedimportanti,senzailcuiaiuto sihaunbelvolereconiugaretuttiglialtri. Rispostaingegnosetta,figliuolmio,echecon l'arrotad'unpo'dicommentopotrebbestarea martello, soggiunse mio padre ; ma delle questioni,anchedellepidanullaaprimavista, d'uopoandarealfondo;ediochelintendo condurtiperdartiadivederecomeilpitriviale ed ozioso quesito di grammatica possa convertirsi in un trattatello di politica, e di morale,tipregodistareinorecchi,efartesoro dellemieparole. Equimiopadresicalcsulcapolaparrucca, tir su una presa di tabacco, raschi, toss, e continudelseguentetenore:Haipostomai mente,figliuolmio,alnostrovicinoPietro?Egli pilchetristo,pilchescimunito;bont, modestia, cortesia non sa come siano fatte; ti mordebaciandoti,tifaunmaltrattoridendo,ti caccial'ugnenellecarnistringendotilamano.E nondimenoseperavernecontezzanedimandi alle diecimila anime del nostro paese, tutte, mentrel'odianoamorte,tidirannoch'eisiala crema dei galantuomini, una perla proprio di quelle.Orperchmentisconoaprova?Percha nessunobastal'animoadirlacosacomelasta? Pietrodirazzacane,enonaltrimentichecane, il quale in mezzo alla via posando a terra il sedere, e stando ritto sulle gambe d'avanti, origlia, fiuta, ed abbaia ai passanti, egli nei pubbliciritrovienegliamichevolicrocchidicea tutti sboccatamente e con lingua serpentina il fattoloro;equesti,asentirlo,briccone,colui ladro,l'unomelenso,l'altrodissoluto;e segli capiti innanzi, non ci con lui amicizia che tenga, non servigi prestati che valgano, ti vituperaalcospettoditutti,etirendel'uccello

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dellabrigata.Tul'odi,etifumailnaso;tul'odi, npuoitenerti;egivorrestirispondergliperle rime, coglierlo nei suoi mille guidaleschi, rendergli coltelli per guaine; ma, tuo marcio grado,eiticonvienetacere,eiticonvienestare inguinzaglio,pigliareinbarzellettalesolenni fardatechetidsulmuso,e,quelch'peggio, curvare in arco la schiena, e sorridere all'insultantecachinnodegliastanti.Orperchti mancailfegatodistargliatuperte,edicucirgli la bocca? Ci avviene, figliuol mio, perch Pietropersonapecuniosa,natoinunafamiglia uscita,untrentaquattroannifa,laprimavolta dalfango,aitempidellafranceseinvasione,e poi usureggiando, e poi rubando, e poi furfantandovenutaapocoapocoindenaro;eda lui,checonquestotieneilpaeseinpugno,chi vuoi tu che faccia l'uomo addosso? In questo miseromondochi,echinonnon.Pietro quattrini, e dunque amorevole ammonitore deglialtruidifetti.Equestoch'iotidico,entrato che sarai pi innanzi negli studii, ti verr confermato dalla Logica, sorella consanguinea dellagrammatica,dovetutroveraistampatocon lettereformatetantofatte AsseritA,negatE,verumgeneraliterambo; ilqualeversosuonachechi;chinonnon; echi,ed,affermaenegainmodoassoluto, nonlasciandoluogoadappellazione.Pietrodir che Tizio dabbene? Subito di Tizio si scriverannovitaemiracoli.Dirpercontrario che sia cattivo? Non mancher chi gli apparecchilaforca. E qui mio padre si ricalc stizzosamente la parruccasulcapo,tirsuunsecondopizzicodi tabacco, raschi, toss, si soffi il naso, e riprese: Prendiamo ora il signor Sempronio. Semproniounfarfanicchio,unazuccavuota, un cedriuolo semenzito, un paio di calzoni agganciato ad una giubba, ed imbottito di sciocchezze.Gracchiasempre,nsputamai,e, sesputa,glialtrileccano;e,separla,sihaper oroprettoogniparolachegliescedibocca,esi gridaalmiracolo,esibattonolemaniaguisadi cennamella.Aqueidellabrigatachesonvicini quellaparolasiripeteavocesommessa,econ ariasolenne;aqueichesonlontanisicomunica

perviadigesti.Semproniosipiccadipoesia,e si tiene d'assai nell'arte oratoria. Recita componimenti,chenonsonosuafarina,equanti gli stanno attorno ne commentano le frasi; vi mettonolevirgole,iduepunti,ilpunto;egli accenticoivariimotidellespalle,dellemani, deipiedi;visegnanoleparentesiinarcandole ciglia,ecoinasiallungatisullelabbrasportein fuori vi cacciano per entro mille punti ammirativi.Semproniotieneaduntrattodella gazza e della scimia; non pu star solo un istante,sigiratornotornocomeunarcolaio,ora si alza, ora siede, ora cammina, e le persone della brigata, che gli vanno a verso, e gli tengono bordone, si alzano e bassano come i salterellidiunaspinetta.Sesparladelprossimo, fannoallamusicadiluimillevariazioni;seride, le loro bocche ombrate dai baffi presentano l'oscena figura delle cocce di Taranto aperte dall'acqua calda. E questo avviene, o figliuol mio,perchSemproniohamoltobenediDio,e colorochelocorteggianoosonpoveriincanna, oposseggonobenpoco;equesticotalisononel civileconsorziononaltrochemereconsonanti, perch consuonano alla voce del ricco, e si conformanoagliattidilui,ilqualelavocale, senzadicuisfidoioafarechelaconsonante abbiasuono. Oraalparicheleconsonantisonoaltremute,ed altre semivocali, e mute diconsi quelle che stannodietroallavocale,esemivocaliquelleche laprecedono,cos,salvoibeatiricchichesono vocali, tutto il resto dei bipedi ragionevoli si parte in due classi. Compongono la prima i poveriincanna,gliartigiani,icontadini,iquali, perch,standodietroalricco,piglianl'ariaei modidalui,edissimulandoipensieriglivanno acompiacenza,el'inchinano,eglifancodazzo, e soffrono in silenzio di esser messi in coglionella, possono addimandarsi consonanti mute.Compongonolasecondaigalantuominidi mezzafalda,iqualiperch,partecampandocon l'industria, e parte con la professione, hanno qual pi, qual meno la bala di se medesimi, possono nomarsi consonanti semivocali. E sta bene sull'avviso che di queste persone semivocali, parecchie sono bilingui, n parlan maisecondoverit;eneipaesidovehanmolti ricchi simettono attornoall'uno per ficcare il nasone'suoisecreti,eridirgliall'altro,e

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caccianobiettetralefamiglie,eledividonoin fazioni,dellequalifacendocannaoraaquesta, edoraaquelladitalmestieresivivono.Epeste cosfattapossonochiamarsisemivocaliliquide pelpenetrarechefannodapertutto,eperlaloro instabilit.Inmezzoatanteconsonantiilsolo ricco vocale; e tu per sollazzarti e ridere dell'una e dell'altre, osservale in una brigata. Colilriccoilregistrod'unorganocheleva,e rendeilsuonoaitasti,secondosispingedentro, o si tira fuori. Quanti lo circondano sono consonanti; e bada che in quel loro musicale concertogliadulatorisonquellicherendonoil suonoun'ottavapialto. Checosadunqueilcivileconsorzio,ofigliuol mio? Una parolaccia composta di vocali, consonantimute,semivocali,eliquide. EdeccoperchintuttigliAbicl'Aprima,e l'Edopo;perchchiA'E',echinonA'nonE'

Anno2012:Ilmaestrointeriore
diIdaLoSardo

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Arrivailtempoincuilaricercarivoltaverso linterno,perchsicercatoalungofuoriein tuttelecose. Arriva il tempo in cui il viaggio cambia direzione,poichlemeteversocuisiandati, hannocondottoadunametasuperiore. Arrivailtempoincuisiodeunavocecalma, accogliente,unavocecheprovienedalcentro. Allorailtempoincuitroviamosedutodentro dinoiilmaestrointeriore. Maquallastradacheciportaaquesto? Lastradadeglieventi. Dopo una grande crisi, dopo una perdita, duranteunamalattia,quandoilmondoesterno ci ha insegnato, spinto e aperto le porte dellinteriorit, perch quello il luogo della risposta. un momento di grande crescita, di rimescolamentodellecarte. Nonsicercapiilmaestronellaltro. Laqualitchefadiunuomo,unmaestro,giace inogniessere. Lascintilladivinaabitainognuno. La visione duale della vita si trasforma, si comprende che tutto quello che c fuori dentrodinoi. Echesiamotuttiuguali. Nonesisteilmaestrofuoridanoi,essoabitala nostracasa,ilsacrotempiodentrodinoi. Cercarlo,entrandoinpreghiera,inmeditazione, cercarloattraversoimessaggicheeglistessoci manda con i simboli dei sogni, i segni delluniverso,gliincontriinaspettati. Quando siamo nellunit, nel flusso, la nostra vitacambiafrequenza,qualit;tuttoquelloche viviamo fuori, in realt un estensione del nostro essere, dei nostri pensieri, dei nostri desideri. Tutticolorocheincontriamosonocompagnidi viaggio, che ci fanno da specchio, ci assomigliano,rispondonoallenostredomande, perchquandosi nella corrente si nella coscienza collettiva, che la rete che unisce tuttelemaglie. IlmaestrounemanazionediDio.lanostra scintilladivina.

quellochemoltetradizionichiamano:SE' SUPERIORE laCoscienzachetuttosaetuttocomprende. Ilmaestronongiudica,noncipunisce,perluiil beneeilmalesonolefaccediunicamedaglia: lavita. Ilmaestrociamaecifasentirefontedamore. Cichiededicontinuarealavoraresunoistessi, percontinuarelevoluzione. Ci chiede di restare umili e semplici come i Santi,comeibambini. Cichiedediincarnareilnostrodestino,dinon tradircipi,dinonbarattareisogniconlenostre paure,inostridemoniinteriori. Ciinsegnachequandobuio,dobbiamorestare, perch la luce nasce da l, e c molto da imparare.. Questoilviaggiodicrescitaerinnovamento pi emozionante che un essere umano possa compiere. Da questo nuovo anno, 2012, auguro ad ogni esserediaprirelafinestradallaqualescorgere: luminosoedeternoilpropriomaestrointeriore! Buonavitaatutti.

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ASCENSIONIUMANE
diLuigiCapuana.

LuigiCapuananacqueaMineo(CT)nel1839. Fugrandissimoscrittore,giornalista,filosofo (legato al naturalismo francese) e critico letterario. La sua formazione letterararia matur frequentando i circoli intellettuali di Firenze e Roma. Fu, insieme a Verga, il principale propugnatore e divulgatore del verismo.MoraCatanianel1915.Inquesto passo,trattodallesuecriticheletterarie,risalta tuttalasuainconfondibileeacutissimapenna. AntonioFogazzarohadatoquestotitoloaun volumedoveharaccoltoparecchisuoiscrittidi origine diversa ma di unico soggetto: discussioni,conferenze,polemicheriguardantiil problema dell'origine dell'uomo e l'ipotesi darwinianadell'evoluzione. Cattolico, egli chiede libert di discussione intornoaunargomentopelqualelaChiesanon ha finora detto la sua assoluta parola. Uomo colto,chetendel'orecchioallediscussionidegli scienziatiescorgecom'essesianotalorafrantese dalle persone mezze ignoranti e per ci pi presuntuose, egli vorrebbe persuadere quei mezziignorantiocolorochesentonovacillarela fede di fronte alle affermazioni spesso premature della scienza, che tra la recente ipotesi dell'evoluzione e le credenze della religione non vi dissidio o contradizione, almenofinchilproblemarimarrnellostato

presente. Poeta, spiritualista, egli vuole esercitareildirittodiintervenirenellaquistione e di manifestare certe sue aspirazioni e farle partecipare e infonderle agli altri, per contribuire, secondo le sue forze, a quell'ascensionechehatrattodalbrutol'uomo barbaro, dal barbaro l'uomo cosciente e riflessivo,dall'uomoreligiosoepoetailfilosofo e lo scienziato, e che trarr da questi l'uomo spirituale,spiritualeanchedicorpo,affrancato dagliimpaccidellamateriaeridottoveramente simileaDioallacuiimmagineesimilitudine statocreato. Innamorato della bellezza dell'idea di evoluzionechemetteinpacelasuacoscienzadi credenteconl'altradiuomomodernopelqualei simbolidellafedenonbastanopi(eunodei suoi scritti s'intitola infatti Per la bellezza di un'idea) egli si imposto una specie di apostolato, in cui si fondono insieme le sue facoltdiartista,lesueconvinzioniestetiche,le suecredenzereligiose,lasuaculturascientifica. E se nella trattazione di un soggetto come questo tali diverse facolt e qualit potessero bastare, si dovrebbe dire che raramente un apostolato sia stato intrapreso con maggior ricchezzadimezzi. La profonda sincerit delle sue convinzioni religiosedovrebberassicurareicredenti;lasua imparzialit nell'esporre le dottrine degli avversariappagarecolorocheripongonotuttala lorofiducianellaparolapositivadellascienza; la sua elevazione di sentimento poetico, trascinare infine coloro i quali, e sono la maggior parte, piuttosto che discutere, amano abbandonarsi alla delizia dei voli dell'immaginazione e facilmente penetrare in regionichelafedenonilluminadellasualucee che la scienza sdegna di esplorare perch le stimapropriofuoridelsuodominio. Invece, io credo che questo volume sia destinatoanoncontentarenessuno.Nonsarebbe ungrandifetto,perchmoltodifficile,come diconoinostrivicini, contentaretoutlemonde et son pre. Credo cos perch mi pare che manchiintuttalatrattazionevariamenteripresa unelementoimportantissimo:l'elemento

filosofico.UnlibrodelLeConte,professoredi geologia nell'Universit di California L'evoluzione e le sue relazioni col pensiero religioso unatesi delGrassmann,professore del seminario di Freising, lo hanno spinto ad approfondire il concetto di S. Agostino e di parecchi Padri della Chiesa intorno al gran problemadelleorigini;edeglistatoconsolato dal vedere quanta larghezza di vedute, quanta libert d'interpretazione essi adoprassero nel distrigaredall'involucrodelsimboloun'opinione ragionevole, quasi scientifica. Allora egli ha voluto conoscere fino a qual punto le affermazionidellascienza,diquellachenon soltanto particolare convinzione di alcuni scienziati,sianoconformiallanaturadiessa,o seoltrepassinolasuacompetenzacedendoalle lusinghediridurreatesicicheavrebbedovuto rassegnarsi a rimanere semplicemente una ipotesi. Equandosisentito rassicurato della libert d'interpretazione reclamataancheoggida altiingegnicattolici,che non hanno giudicato mettersi in contraddizione coi dommidellaloroChiesa pensando liberamente sopra un argomento ancora lasciato aperto alle ossequiose discussioni; e quando si convinto che gli scienziati pi positivi non pretendono di dichiarare, come certi loro colleghi, perfettamente dimostrata un'ipotesi che pure servearisolveremoltequestionidigrandissima importanzaperl'umanit,desiderosadicredere e riflettere insiememente senza supina sottomissioneesenzaorgogliosaribellione,egli ha stimato che occorresse soltanto l'intervenzionedelpoetaperchilsimbolodella fede,transustanziatoinaffermazionescientifica, eaiutatodalcaloreedalloslanciodellafantasia, si impossessasse di tutti i cuori e di tutte le menti, e spingesse tutti a quell'ascensione dell'umanitchelecredenzereligioseelastoria testificano e che la irrequietezza delle nostre aspirazionicicomprovanodoversiancora

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produrrenell'avvenire. Cos, leggendo il suo volume, mi meravigliavoditrovarviunalacunachelafede, lascienzapositivaelaesaltazionepoeticanon possonoall'attocolmare.Erammentavounlibro di un pensatore italiano, probabilmente dal Fogazzaro ignorato (e che io gli consiglio di leggere)diunoscienziatocheerareligiosonel sensopielevatodiquestaparola,sommamente positivoperchnonignoravaenondisprezzavai metodielericercheeleconquistedellascienza contemporanea,echeinfineerapoetanonnel piccolo senso oggi accordato a questa denominazione,mainquelloveroeprimitivodi creatore,ciodirestauratoredelprocessoideale dellaNaturaediprofetadell'avvenire. mortodapochianni,eisuoiscrittiparte sono rimasti quasi ignorati, parte inediti e forse dispersi. Ma il Dopolalaurea,LoStato, I tipi vegetali, I tipi animali, il frammento Deus creavit avranno un'eco nell'avvenire, e Camillo De Meis prender,quandoverril momento, una pi larga influenza sul pensiero italiano e su quello mondiale. PensavoappuntoaquelDopolalaureadove l'ascensione umana proclamata ben diversamenteepielevatamentechenonvenga fattadalFogazzaro,contuttiisussididellafede chediscuteliberamente,dellascienzachenon trascendeoltreilsuolimite,edellariflessione filosoficacheintegraorganizzandoecompieci chelafedeelascienzaeanchelapoesia,sono, tutteuniteinsieme,incapacidicompire.Emi piace di qui trascrivere una pagina del meraviglioso libro, nella quale il Fogazzaro riconoscer e se n'intende un anticipato altissimosensodiquellapoesiaacuieglitende e che vuole essere religione, scienza e riflessionefilosoficainuno.Eccola: Crescere,decadereeperireildestinodi

tuttigliuomini,dituttiglianimali,dituttele piante e diciamolo pure, di tutti i sistemi planetarii. Questo cosmos ha i suoi giorni contaticomegliabbiamonoichenesiamogli endozoi;solamentecheeglihalavitapidura, edpilungoilsuotempoepilungalasua durata naturale: per cui, come la balena e l'elefantevivonopidiunuomoeunpinoeuna quercia vivono pi d'un elefante, cos lui, il cosmos e per cosmos intendi questo nostro sistemasolare,vivapidellaquerciaedelpino eccotuttaladifferenza. Ma quando il suo giorno fia giunto, esso perircomeunodinoiuomini,comeunapianta, comeunanimale:enonilnostrosoltanto,ma tutto questo gruppo di sistemi solari, gli uni formati, forse, e gi perfetti, gli altri ancora incompiuti e in via di formazione, che compongonoquestonostro sistema sidereo, se tant' che formano un sistema; e tutta questa naturachecicirconda,equest'universodicui l'uomo il compimento e l'ultima perfezione perir come un sol uomo; e forse dal seno dell'infinitounaltrouniverso gisortoegli germogliaallatoun'altranatura,forseanchepi perfettadiquesta,cheladovrsurrogare. Intornoallaquistionechepiparticolarmente interessailFogazzaro,ilDeMeissindal1868 avevascritto: S, certamente, l'uomo il portato spontaneo dalla natura. Egli la spontanea generazionedellaterra;dallaqualecertonon natoimmediatamenteinformadiuomo.Dalla terra, dal cosmo, che abitiamo, in somma dal nostrosistemaouomosolare,nonnatocheil primo essere vivente, di cui l'uomo l'ultimo sviluppo,lafinaleedefinitivatrasformazione... Manonl'accidente,nonsonogliagentiesterni casualmente combinati in un dato modo, che hanno dato origine a quel primo essere, e l'hannosuccessivamentetrasformatoecangiato allafineinunuomo;evoi,osservatoriridicoli, e impostori in buona fede, perdete il vostro tempoacercardiriprodurrequelle

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combinazionifisicheechimiche,perchquella una chimica e una fisica divina. Fra quegli agentiequeglielementiciDioinpersona. Diochepreparadilungamanolacombinazione: luicheconcentralanaturainunpuntoecrea lavita:luichefecondalaterraenefauscirele formeviventioriginarie,similitudiniimperfette erozzedellaideadivina,egermedellaperfetta formaumana.

IlFogazzarosimeraviglierdiscoprireche un professore di Storia della Medicina nella UniversitdiBologna,abbiaproclamatoprima di lui, con pi calore di lui e con pi competenzadiluinonsen'offendaeinnome della filosofia e della scienza l'opera di Dio nellacreazione.SolamentepudarsicheilDio del De Meis sia un po' diverso dal Dio del Fogazzaro; ma il Fogazzaro non vorr certamentesostenerechel'ideach'eglihadiDio sia perfettamente identica a quella che ne ha l'umile feminuccia quando lo invoca nelle preghiere.

Lapoesia
Vecchienuovipoetiperlamusicainparole. permontagnaepervalle, persassiacuti,edaltarena,efratte, alvento,allatempesta,equandoavvampa l'ora,equandopoigela, correvia,corre,anela, varcatorrentiestagni, cade,risorge,epiepis'affretta, senzaposaoristoro, lacero,sanguinoso;infinch'arriva coldovelavia edoveiltantoaffaticarfuvlto: abissoorrido,immenso, ov'eiprecipitando,iltuttoobblia. Vergineluna,tale lavitamortale. Nascel'uomoafatica, edrischiodimorteilnascimento. Provapenaetormento perprimacosa;einsulprincipiostesso lamadreeilgenitore ilprendeaconsolardell'essernato. Poichecrescendoviene, l'unoel'altroilsostiene,eviapursempre conattieconparole studiasifarglicore, econsolarlodell'umanostato: altroufficiopigrato nonsifadaparentiallalorprole. Maperchdarealsole, perchreggereinvita chipoidiquellaconsolarconvenga? Selavitasventura, perchdanoisidura? Intattaluna,tale lostatomortale. Matumortalnonsei, eforsedelmiodirpocoticale. Purtu,solinga,eternaperegrina, chespensosasei,tuforseintendi, questoviverterreno, ilpatirnostro,ilsospirar,chesia; chesiaquestomorir,questosupremo scolorardelsembiante, eperirdallaterra,evenirmeno

LapibellapoesiadiLeopardi.

Cantonotturnodiunpastoreerrante dell'Asia
Chefaitu,luna,inciel?dimmi,chefai, silenziosaluna? Sorgilasera,evai, contemplandoideserti;inditiposi. Ancornonseitupaga diriandareisempiternicalli? Ancornonprendiaschivo,ancorseivaga dimirarquestevalli? Somigliaallatuavita lavitadelpastore. Sorgeinsulprimoalbore movelagreggiaoltrepelcampo,evede greggi,fontaneederbe; poistancosiriposainsulasera: altromainonispera. Dimmi,oluna:achevale alpastorlasuavita, lavostravitaavoi?dimmi:ovetende questovagarmiobreve, iltuocorsoimmortale? Vecchierelbianco,infermo, mezzovestitoescalzo, congravissimofascioinsulespalle,

LoZibaldonedelpoveroVicpag.68 adogniusata,amantecompagnia. Etucertocomprendi ilperchdellecose,evediilfrutto delmattin,dellasera, deltacito,infinitoandardeltempo. Tusai,tucerto,aqualsuodolceamore ridalaprimavera, achigiovil'ardore,echeprocacci ilvernoco'suoighiacci. Millecosesaitu,millediscopri, chesoncelatealsemplicepastore. spessoquand'iotimiro starcosmutainsuldesertopiano, che,insuogirolontano,alcielconfina; ovverconlamiagreggia seguirmiviaggiandoamanoamano; equandomiroincieloarderlestelle; dicoframepensando: achetantefacelle? chefal'ariainfinita,equelprofondo infinitoseren?chevuoldirquesta solitudineimmensa?ediochesono? Cosmecoragiono:edellastanza smisurataesuperba, edell'innumerabilefamiglia; poiditantoadoprar,ditantimoti d'ogniceleste,ogniterrenacosa, girandosenzaposa, pertornarsempreldondesonmosse; usoalcuno,alcunfrutto indovinarnonso.Matupercerto, giovinettaimmortal,conosciiltutto. Questoioconoscoesento, chedeglieternigiri, chedell'essermiofrale, qualchebeneocontento avrfors'altri;amelavitamale. Ogreggiamiacheposi,ohtebeata, chelamiseriatua,credo,nonsai! Quantainvidiatiporto! Nonsolperchd'affanno quasiliberavai; ch'ognistento,ognidanno, ogniestremotimorsubitoscordi; mapiperchgiammaitediononprovi. Quandotusiediall'ombra,sovral'erbe, tuse'quetaecontenta; egranpartedell'anno senzanoiaconsumiinquellostato. Ediopurseggosovral'erbe,all'ombra, eunfastidiom'ingombra lamente,edunospronquasimipunge sche,sedendo,pichemaisonlunge datrovarpaceoloco. Epurnullanonbramo, enonhofinoaquicagiondipianto. Quelchetugodaoquanto, nonsogidir;mafortunatasei. Ediogodoancorpoco, ogreggiamia,ndicisolmilagno. setuparlarsapessi,iochiederei: Dimmi:perchgiacendo abell'agio,ozioso, s'appagaognianimale; me,s'iogiaccioinriposo,iltedioassale? Forses'avess'iol'ale davolarsulenubi, enoverarlestelleadunaaduna, ocomeiltuonoerrardigiogoingiogo, pifelicesarei,dolcemiagreggia, pifelicesarei,candidaluna. Oforseerradalvero, mirandoall'altruisorte,ilmiopensiero: forseinqualforma,inquale statochesia,dentrocovileocuna, funestoachinasceildnatale.

PoesieselezionatedaPaola Martino.
LAFEDE(Trilussa) Quellavecchiettacieca,cheincontrai lanottechemespersiinmezzoarbosco, medisse:Selastradanunlasai, teciaccompagnoio,chlaconosco. Seciailaforzadevenimmeappresso, detantointantotedar'navoce, finolinfonno,dovec'uncipresso, finolincima,dovec'laCroce... Iorisposi:Sar...matrovostrano chemepossaguidchinuncevede... Laciecaalloramepijlamano esospir:Cammina!ErafaFede.

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CECCOANGIOLIERI Becchinamor!Chevuo,falsotradito? * Becchinamor!Chevuo,falsotradito? Chemiperdoni.Tunonnesedegno. Merz,perDeo!Tuvienmoltogecchito. Everrsempre.Chesarammipegno?1 Labuonaf.Tunesemalfornito. Noinverdite.Noncalmar,chinevegno. Inchefallai?Tusachilabboudito. Dimmel,amor.Va,chetivegnunsegno!2 Vuopurchimuoia?Anzimipar millanni. Tunondiben.Tuminsegnerai. Edimorr.Omchetuminganni!3 Dietelperdoni.Eche,nontenevai? Orpotessio!Tgnotiperlipanni? Tutienilcuore.Eterrcotuoiguai4. ILCAFFETTIEREFILOSOFO (GiuseppeGioacchinoBelli) Gliuominidiquestomondosonocome Igranidicaffnelmacinino: Primauno,unodopo,un'altrodietro, Tuttivannoperversoilmedesimodestino. Spessocambianoluogo,espesso Ilgranograndescacciailgranopiccolo, Esiincalzanotuttisull'ingresso Delferrochelisfrangeinpolvere. Egliuominicosvivonoalmondo Mescolatipermanodellasorte, Chelifagiraretuttiintondo. Emuovendosiognunolentooveloce, Senzamairendersicontocalanosulfondo Percaderenellagoladellamorte.

L'EDUCAZIONE(Trilussa) Figlio,nonfarmaitortoaltuobabbo, Badaatestesso,nontifarprevaricare. Sequalcunovieneadartiunpugno, Tulperldaglienedue. Sepoiqualchealtromaiale Tifacesseunpo'dipredica, Digli:"Diquesteragioniiomeneinfischio: Ognunopensiaifattaccipropr". Quandoscommettiunboccaleamorra[1],oa bocce, Bevi,figlio;eaquestagentestolta Nonfarnerestarenemmenounagoccia. Anchel'esserecristianobuonacosa: Perquestodeviportaresempreintasca Ilcoltelloaffilatoeilrosario.

ETERNOAMORE Vivodeisuoirichiami lamusadelmiosperimentare unalamaeunacarezza fuocoeacquafresca midisidrataemidisseta passato,presenteefuturosonountutt'unoillui. Nonmiabbandonamai,eppureecomplicedei mieiabbandoni. Amol'amoreeilsuomaterializzarsiinvoltie cosediverse, l'amoreperl'amore ilmiounicoeternoamore! EsperiaPiluso

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VOLATOR Nonlontanlagiogaia omioVolator oveleidanzaintrecciandoinastri franembisparsi Orgis'acconcia aimprigionardeighiacci ilriverberodelsol. ElisabettaPolatti Quellochenonsai Ilsolepartedaunadistanza, grandelontananza. Immersonellospazio edaffogatonelvuoto, arrivasullaterraconunsoloscopo. Lasualucearrivasenzatergiversare ericopregliocchidiuncaloreuniversale. Comeluidallaterra anchenoiseparatidaunadistanzaabissale, cheognigiornosento eddifficiledasopportare. Ancheloscopocirestacomune: l'essenzialeraggiungerciconunamore immune. Mentreprovoadosservarlo, loscorgotristeespento.... edallaluna, nonsai, cheilnostroamoreancorapiforte; perchleipossiamoosservarlainunabrama silenziosa chenessunrumoreinfrange quandoallevialesperanze. Continuareadamarti nonl'impresadellamiavita... ilpiacerepiintenso, ogniqualvoltacercounsenso, aquestafatica chedeltuovisomipriva. Lemontagneeisogni hannoentrambiunasalita, edilbellopercorrerlibramandonelacima. Vivertiognigiornopermequellasalita

INCANTO Unaltrogiornoeancora l'ignotosicolora Nonpimestal'aria ilRedameritorna abrillarleperlecheilcuorsuom'adorna. Rapitigliocchim'ha d'incanto neisplendidisuoiregni gim'avanzo. ElisabettaPolatti

elavogliorespiraresenzabisogno dibuchioscorciatoiedacercare. Ilgrandeamorechetivoglio ineguagliabileall'esplosionedelpassato, perch, noncapiraimai, chediognisognoinrealttuseisostanza.. ildesideriofortediognigiorno, chediquellalucecostante, riempielamiastanza. VanessaAlgieri SegnalatedaIdaLoSardo.

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mali, demoneapportatoredivittoria,giornoenotte, sempre,nelleorepiccoleascoltamecheprego, dlaPacemoltofeliceesazieteSalute nellestagionifeliciGlaucopide,inventricedelle arti,reginamoltopregata." TrattoDAGLIINNIOrfici.

InnoadAtena "Palladeunigenita,augustaproledelgrande Zeus,Divina, Deabeata,chesuscitilaguerra,dall'animo forte,indicibile, digrannome,cheabitinegliantri,chegoverni lealtureelevate deigioghimontanieimontiombrosi, erallegriiltuocuorenellevalli,godidellearmi, conlefolliesconvolgileanimedeimortali, fanciullacheestenui,dall'animocheincute terrore, chehaiuccisolaGorgone,chefuggiitalami, madrefelicissimadellearti,eccitatrice, folliapermalvagi,perbuonisaggezza; seimaschioefemmina,generatricediguerra, astuzia,dalleformesvariate,dracena,invasata, splendidamenteonorata,distruttricedeiGiganti Flegrei, guidatricedicavalli,Tritogenia,chescioglidai

Perchiosonolaprimael'ultima Iosonolavenerataeladisprezzata Iosonolaprostitutaelasanta Iosonolasposaelavergine Iosonolamammaelafiglia Iosonolebracciadimiamadre Iosonolasterile,eppuresononumerosiimiei figli Iosonoladonnasposataelanubile Iosonocoleicheda'laluceecoleichenonha maiprocreato Iosonolaconsolazionedeidoloridelparto Iosonolasposaelosposo Efuilmiouomochemicre. Iosonolamadredimiopadre Iosonolasorelladimiomarito Edeglie'ilmiofigliolorespinto Rispettatemisempre Poichiosonolascandalosaelamagnifica. (InnoadIside,IIIoIVsec.D.C.)

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Cometa.
Nella notte stellata tra Venere e Marte Apparve dal cosmo il dardo di fuoco Innocuo astro, pensarono gli ignari Scintilla divina, intesero i vivi Del canto cosmico e nel divino splendore Tre saggi mossero al suo ricercare Impervio fu il viaggio e perigliosa la via Al cospetto giunsero del figlio dellArte Partorito in mestizia e contemplazione Tra alito caldo di pulsioni animali Doni portarono al bimbo reale Nel bramar la morte di Mirra si unse Di virt divine incens il petto Dellorigine sua Oro fece corona Come Fenice risorge se stessa Lantica sapienza rinnova il suo corso Lermeticaartedivieneregale. FrancisXavier

Delboscochetantaterracinge Delruscellocoldolcesuofluire Ilcelesteardirerasuaspeme Delluniversointeroetuttelesuesfere. FrancisXavier

ScaccoaiRe.
Pedonetrapendine 108casellefuroncampodibattaglia Tempioeffimerodeltemposuo Mossenelfiltrabiancoenero Conpennadifenicefirmilpatto Algiocodelritornoedellanovavita MorenacqueCavalierebianco ContuttalasuaartedifeseilRe NellaTorreebbedimoraepace MafumangiatodalbrunoCavaliere RinacqueneroeAlfiere AmandoedileggiandolaRegina FucatturatodalbiancoRe ErinchiusonellaTorrefinoallafine RinacqueRedirossotinto RidestatodaReginabiancaenera IReorasondispostisullascacchiera Cavalli,alfieriepedoniprontiperlapugna Inmezzoilrosso Lamossacompiuta ScaccoaiRe! FrancisXavier SegnalatadaEsperiaPiluso VENDETTA POSTUMA Quando sarai nel freddo monumento immobile e stecchita, se ti resta nel cranio un sentimento di questa vita, ripenserai l'alcova e il letticciuolo dei nostri lunghi amori, quand'io portava al tuo dolce lenzuolo carezze e fiori. Ripenserai la fiammella turchina che ci brillava accanto; e quella fiala che alla tua bocchina piaceva tanto!

Larosarossa.
Entroalboscoaldiladelfiume Tuttoscorresolenneelento Inunpaesaggiocaldoebruno Suunarupeilluminatadallaurora Undnacquelarosa Splendidobocciolodallostelloacuminato Sembravasfidarilcieloepurlaterra Tantaeralaforzasua Diradicarsigagliardainnudaroccia Diergersifieracontroilvento Nelpuntoculminantedelgrangiorno Sbocciinmillepetalidivita Portandoilrossofuocoinmezzoalbosco Chetantoavevaambitoilsemesuo Dismetterdivagarecomelupo Morireegermogliareanuovavita Incominciandoadiventareperno

Ripenserai la tua foga omicida, e gli immensi abbandoni; ripenserai le forsennate grida, e le canzoni; Ripenserai le lagrime delire, i giuramenti a Dio, o bugiarda, di vivere e morire pel genio mio! E allora sentirai l'onda dei vermi salir nel tenebrore, e colla gioia di affamati infermi morderti il cuore. EmilioPraga.

STRANIERI NELLA TERRA DI NESSUNO, DIRETTI VERSO AGOGNATE FRONTIERE, INTRAVEDIAMO LA NOSTRA ITACA DI DUBBI E SPERANZE, APPESI AL FILO DI UNA ESECRABILE QUOTIDIANITA. A NOI SI ATTAGLIA IL RUOLO DELLA COMPARSA, INSEGUENDO CHIMERE SU ONIRICHE REALTA E TRASCINANDO FARDELLI DI ALACRI MENZOGNE. E INTANTO PROSEGUE IL NOSTRO CAMMINO ALLA RICERCA DELLA VERITA. RIMARRANNO INCONSUNTE LE NOSTRE ORE ALLA FINEDELVIAGGIO?

PieroCapalbo

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