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Secolo d'Italia

I ee &I magini d m
OLOSSEO superstar. Come successo nel 2003, anche questanno le mostre pi visitate dItalia sono state quelle allestite al Colosseo: Nike, che si chiusa a febbraio con 1,7 milioni di presenze e Forma, che attualmente supera l1,6. Seguono gli impressionisti de Loro e lazzurro, le rassegne su Perugino, quella su Botticelli e i Macchiaioli. Ma queste cifre non ingannino, perch crisi di visitatori ovunque. Se negli anni passati le esposizioni di punta richiamavano intorno a 400-500 mila persone, nel 2004 la mostra pi visitata, lultima organizzata da Marco Goldin per Casa dei Carraresi di Treviso, si dovuta accontentare di 361 mila presenze. Un distinguo necessario, perch il risultato clamoroso del Colosseo sempre basato su un equivoco, sullaccesso allesposizione con il biglietto unico, che vale, anche e soprattutto, per la visita al monumento. E, senza nulla togliere a mostre come Nike e Forma, stato senza dubbio il Colosseo in s a fare da traino, per usare il gergo televisivo. Tra le rassegne tradizionali, che non sfruttano i grandi numeri dei siti darte o archeologici, al primo posto c dunque Loro e lazzurro. I colori del Sud da Cezanne a Bonnard,

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Mercoled 29 dicembre 2004

BREVIARIO
Il buon senso cera; ma se ne stava nascosto per paura del senso comune
A. MANZONI

FILO DI NOTA

Mostre 2004, Colosseo superstar


con 361.834 visitatori, seguita da Botticelli e Filippino Lippi a Palazzo Strozzi, vista da 306.774 persone. Tra le due esposizioni si inserisce il fenomeno Perugino Divin Pittore, le sei mostre allestite in tutta lUmbria, che complessivamente hanno registrato 399.774 presenze. Si trattato di unoperazione culturale di vasto respiro, che ha puntato sul turismo culturale e su un grandissimo artista rinascimentale dimenticato, per mostrarne i rinnovati splendori (provenienti dai maggiori musei del mondo) in una serie

di bellissime esposizioni. Quella della Galleria Nazionale dellUmbria, a Perugia, da sola, ha registrato 171.930 visitatori. Sorpresa per I Macchiaioli, a Palazzo Zabardella di Padova, che con un passa parola instancabile ha portato 301.200 persone nella citt veneta, pi di quante siano accorse a Siena ad ammirare i capolavori assoluti di Duccio. Alle origini della pittura senese (245.875). Buon successo per Toulouse-Lautrec. Uno sguardo dentro la vita, al Vittoriano, prima mostra romana (dopo quelle del Colosseo) con 214.148 presenze, che precede Let di Rubens. Dimore, committenti e collezionisti genovesi, rassegna di punta di Genova capitale europea dellarte (195.000 visitatori) e Metafisica delle Scuderie Papali al Quirinale (175.803). Affluenze contenute, dunque, rispetto al passato, ma di certo non una sorpresa per gli addetti ai lavori, che stanno cominciando a mettere a punto nuove soluzioni per invogliare il popolo degli appassionati darte e per rispondere ai flussi di visitatori, ormai modificati, che ricercano proposte che coniughino il momento espositivo alla qualit e allofferta del territorio.
IL SORVEGLIANTE

Polemiche: la filosofia attuale, incapace di incidere sul reale, riduce tutto al pensiero debole

Nietzsche, relativista (suo malgrado)


MATTEO SIMONETTI

ALLE colonne del Domenicale di qualche settimana fa, si levata risoluta la voce di Giuseppe Romano contro linconcludenza della filosofia odierna. Una denuncia non tanto dellincapacit di incidere sul reale, quanto della volont di fare del relativismo morale e metodologico un metodo per tirare a campare dal sapore tutto italiano. Questa tolleranza della contraddittoriet, la sua prescrizione, anzi, come segno certo di profondit di pensiero, la cifra della nostra epoca di smidollati e mistificatori. Dopo Wittgenstein spesso la filosofia stata considerata, a ragione, un pensiero attorcigliato su se stesso che dibatte sterilmente su problemi terminologici. Dice Romano: nellincapacit di negarlo teoreticamente, ci si limita a non applicare il principio di non contraddizione, pur continuando sfacciatamente ad usarlo. Non un caso che i filosofi che si battono per una rivoluzione del linguaggio filosofico, che a loro dire deve assolutamente accogliere la contraddizione nella sua accezione orientale, ad esempio, sono gli stessi che delegittimano il concetto di verit, quello di soggetto e ogni altro sintomo di principio o fondamento, come se fossero calamit. Ecco quindi il postmoderno attaccare la morale attraverso il relativismo e allo scopo arruolare, violentandolo, il suo esponente filosofico pi celebre: Nietzsche. Contando ovviamente sul fatto che questi oggi non pu certo difendersi o disertare. Questa pratica massimamente evidente nel pensiero di Gianni Vattimo, autore di una corruzione, pi che di un travisamento, del pensiero del tedesco. La forza di tale operazione di assoldamento determinata anche dal fatto che lalternativa di una lettura forte di Nietzsche sul piano morale praticamente non esiste, specialmente in Italia, anche tenendo conto di quei pensatori che a Vattimo e soci si contrappongono. A proposito, mi capitato di assistere ad una serie di conferenze sul tema, organizzate il 2 e il 3 dicembre scorsi dallUniversit di Macerata. Tra i partecipanti spiccava il nome di Emanuele Severino, che ha guidato la truppa degli insigni studiosi in un approfondimento perlopi cavilloso e sterile. La discussione, incentrata come al solito sui concetti del divenire, dellessere e del non essere, delleterno ritorno, ha sciorinato a molti giovani ascoltatori lampio ventaglio dei mali delluniversit, causando un profondo senso di impotenza ed evidenziando un imperdonabile scollamento dal reale da parte della filosofia accademica. Pochissima stata lattenzione allaspetto morale, alla filosofia pratica, da parte dei relatori, con Severino che ha addirittura considerato il Nietzsche morale una freccia spuntata. Evidentemente si tratta dellet: riesco benissimo a capire come, con gli anni, si possa perdere la passione nel disegnare un mondo di cui poi godranno gli altri. Il contrasto, al di l di ogni profondit culturale e capacit intellettuale, mi sembra soprattutto generazionale. Le sole due note positive sono giunte dalle relazioni di Werner Stegmaier, direttore del Nietzsche studien, che ha evidenziato un aspetto interessante del nesso tra Nietzsche e lestetica, e da quella di Francesco Totaro, che ha proposto un ridimensionamento del tema delleterno ritorno nella sua portata metafisica. Il punto della questione rilevare come Nietzsche, oltre ad aver utilizzato la forza liberatrice della ragione in un atteggiamento scettico portato a livelli fino a prima impensabili, ha anche proposto una sua soluzione al vuoto successivo. La decostruzione porta inevitabilmente al nichilismo, ma questo non che una breve tappa che fa da preludio allavvento di un oltreuomo dai nuovi valori, dalla diversa morale, i fondamenti della quale Nietzsche indica chiaramente. Quindi non assurdo che, dopo aver decretato la morte della morale, con unenfasi che nella maggior parte dei casi saggio considerare metodologica, il filosofo proponga un superamento dello stato di ultimo uomo, appunto con la tanto abusata figura delloltreuomo, che altro non se non un modello di eroismo etico. Nietzsche pu essere la guida per una rifondazione di tal genere, anzi, egli la esige. La vita e le azioni della persona Nietzsche sono anchesse unimportan-

Unimmagine del filosofo tedesco Friedrich Nietzsche

La pratica di ricondurre tutto al nichilismo ha coinvolto anche il pensiero del filosofo tedesco soprattutto ad opera di Gianni Vattimo e con il contributo di Emanuele Severino. In realt, lautore di Umano troppo umanopropone una soluzione alla contemplazione del vuoto: il nichilismo un passaggio, una breve tappa che fa da preludio allavvento di un oltreuomo, di nuovi valori, di una nuova etica
te testimonianza che la direzione da lui suggeritaci non quella della debolezza, del relativismo, ma anzi della virilit. Ma come pretendere che Vattimo e compagni comprendano la soluzione virile di Nietzsche, quando tutta la loro esistenza imperniata sul contrario della virilit e della gravit che essa comporta? Si rifletta sullo stridore che esiste tra lapologia della maschera in Vattimo e laccettazione del proprio tipo in Nietzsche! Quale contrasto tra la poltrona di parlamentare e i gay pride delluno e la vita spartana o il ritiro a Sils Maria dellaltro!

C per un personaggio che lItalia filosofica ha poco conosciuto e subito dimenticato, un filosofo che ha ben compreso il potere di Nietzsche come guida morale: Robert Reininger. Riscoprirlo significherebbe almeno spingere la riflessione nella giusta direzione. Il filosofo austriaco, nato nel 1889 e morto nel 1955, fu esponente abbastanza singolare del neokantismo e ordinario allUniversit di Vienna. In Italia stata tradotta una sua sola opera del 1922: Nietzsche e il senso della vita, ed proprio a questo testo che qui ci riferiamo. Il traduttore, nonch autore della prefazione, Julius Evola, e la pubblicazione del 1971 per le edizioni Volpe di Roma. In realt la genesi di questo testo assai travagliata: fu proposto nel 1948 da Evola a Laterza, ma, nonostante un primo parere favorevole di Croce, non fu pubblicato, pare per linfluenza negativa di Alda, la figlia di questultimo. Il lavoro di scoperta e poi di traduzione un merito importantissimo dellautore di Cavalcare la tigre, in quanto nella sua versione il testo filosofico viene proposto in un linguaggio semplice e chiaro, per niente accademico (per rifarci a ci che dicevamo sopra), che ancora oggi ci rassicura sulla possibilit per la filosofia di dire ancora qualcosa di vicino, se non di essenziale. Qui non c spazio per una presentazione decente del pensiero di Reininger, e converr quindi optare per una fugace carrellata dei temi da lui affrontati. Innanzitutto c il riconoscimento di un superuomo positivo, che si lega allidea di unlite piuttosto che a quella di un generico tipo umano, frutto questultimo di una visione evoluzionistica, oggetto di una cultura politica programmata. Il superuomo rivalutato di Reininger comunque, pur essendo immune dallattuale criminalizzazione della potenza, equiparata ad un ipotetico potere organizzato repressivo, non lascia spazio ad interpretazioni superficiali come quella del nazionalsocialismo, incentrata sullidea del biondo animale da preda. In secondo luogo mostrata la centralit del soggetto nella nuova possibile morale: la sopravvivenza dellio fondamento del rapporto col prossimo, in una posizione che richiama molto quella di Miguel de Unamuno. La posizione di nuovi valori a partire da un approccio estetico un altro tema importante. Reininger si mette al riparo dagli attacchi relativistici e psicologistici, intendendo i valori come fini ultimi della volont individuale del filosofo. Che poi molti scelgano volontariamente gli stessi valori da lui proposti levento auspicato, capace di donare alla vita un nuovo senso senza che questo passi per una solitudine assoluta. questo il motivo per cui Zarathustra scende dalle montagne ed lo stesso per il quale Nietzsche scrive dei testi. Reininger molto attento anche nel mostrare ci che in Nietzsche strumentale ed esasperato, come ad esempio certo impeto confutatorio e paradossale, facendo ricorso alla biografia del filosofo. In Nietzsche e il senso della vita c questo e molto altro. Vi invito alla lettura del testo, anche se dubito che vi sar facile trovarlo, e sottolineo limportanza di una sua ristampa, citando alcune parole di Evola: questo libro unapertura a quella dimensione superiore dellesistenza e non venire meno ad essa il postulato essenziale per chi capace di restare in piedi e di creare valori anche in mezzo al deserto che cresce, tale deserto non trovando adito in lui. Come ho gi detto, occorre finalmente prendere atto che il relativismo nichilistico s un passo obbligato, ma anche uno stato penoso e passeggero, indegno delluomo, e che quindi deve essere superato. La si finisca quindi, come scrive Romano, di prendersela con verit, fondamento, stato, individuo: si abbia il coraggio di proporre invece i propri valori alla comunit, e che siano ispirati, possibilmente, a quelli nietzschiani di autenticit e risolutezza. La vita di Nietzsche, il suo rapporto con la amicizia, la sua nobilt danimo, il suo disprezzo per ledonismo, ci saranno ancora dinsegnamento, almeno quanto le sue parole.