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La BICICLETTA

nella LETTERATURA
excursus a cura di

Enrico Linaria

La bicicletta nella letteratura

GNESE VA A MORIRE

LAgnese va a morire (1949) di Renata Vigan (1900-1976) la storia di una donna di mezza et che, dopo la deportazione del marito, un intellettuale comunista, entra nella Resistenza. La storia ambientata nelle valli di Comacchio durante la seconda guerra mondiale, dal settembre del 43 alla primavera del 45. Con la sua inseparabile bicicletta Agnese fa la staffetta da un paese allaltro per portare cibo, notizie e armi. Tra una missione e laltra, sempre in sella alla sua due ruote, viene a conoscenza della morte del marito avvenuta durante il viaggio verso i campi di concentramento. Il romanzo vinse il Premio Viareggio 1949.

IDONE

Tutti possono tirare un bidone. Solo linvestigatore privato Morcol, nella Parigi fine secolo dellIcaro involato (Le vol dIcare, 1975) di Raymond Queneau (1903-1976), pu bidonare i clienti ammaliato da un amore cieco per la grande novit: la bicicletta. Abbandonate le indagini, pedaler a spron battuto verso la Costa Azzurra dove lo attendono gli effluvi dei limoneti e degli aranceti. Non il solo, Morcol, a perdere la testa per la bicicletta. LN, cocotte, abituale frequentatrice della taverna Globe et Deux-Mondes dove tutti le vogliono un gran bene, addirittura sposa la causa della bicicletta. Rinuncio al mio antico mestiere spiega agli avventori della taverna e mi metter a confezionare pantaloni per donne che vanno in bicicletta. Oltre a dare vita a una nuova moda, questo mezzo invoglier la gente, anche quella pi pigra, a viaggiare. Far rivivere l addormentata provincia, spinger la gente ad andare in campagna, ma soprattutto dar alla donna francese quella libert che le donne al di l della Manica hanno ottenuto da tempo. Cos ho sentito dire e cos proclamo!. Segue unovazione da parte degli avventori della taverna dopodich tutti brindano. Secondo la prassi: con lassenzio

AMPANELLO

Tinnula, tintinnante: la bicicletta dellomonima poesia di Giovanni Pascoli (18551912) contenuta nei Canti di Castelvecchio del 1903. Come in altre poesie c la frantumazione del linguaggio, che quasi balbettio, e c un elegiaco amor mortis. Il gioco onomatopeico di questa poesia il dlin dlin del campanello alla fine di ogni strofa, compresa lultima che segna il sopraggiungere della notte. Pur dolce il riposo... Gi cala la notte: io ritorno. La piccola lampada brilla per mezzo alloscura citt. Pi lenta la piccola squilla d un palpito, e va... dlin... dlin... Incredibile ma vero: siamo ai primi del 900 e la bicicletta non solo ha il campanello,

ha addirittura, per quanto piccolo, il fanale. In tempi pi recenti il campanello e addirittura i freni, arriveranno a essere un surplus.
Chi ce lha mai avuta una bicicletta con i freni? Frenavo con le scarpe sulla ruota davanti o su quella di dietro e tanta era la perizia e la pratica che le poche volte che avevo usato biciclette di compagni munite di freni, non li avevo adoperati, e la volta che lo feci mi cost un tuffo a pesce sulla strada, avendo tirato il freno davanti. E lamico si guard bene dal riprestarmela. Il campanello poi era veramente un lusso Giorgio Saviane, Traguardo a S. Croce Bigolina in La donna di legno, Rizzoli, 1979

IO DI ROSERIO

Dio di Roserio: cos (nellomonimo racconto lungo di Giovanni Testori pubblicato da Einaudi nel 1954) le folle acclamano il protagonista: il corridore ciclista Dante Pessina. Disposto a tutto, anche a rovinare il gregario-rivale Consonni pur di entrare nel professionismo, ci riuscir vincendo alla grande, come un Dio, il trofeo Olona. Il racconto segna lesordio narrativo di Testori (1923-1993). Eccolo quando taglia il traguardo e si aggiudica il trofeo Olona. Il Pessina alz la testa: gett gli occhi in avanti e con una felicit eccitata, avida, senza misure, guard. come se la toccasse, la striscia grassa, larga e bianca che poco pi avanti di lui tagliava la strada. Poche pedalate ancora... Subito tutti gli si precipitarono intorno: ragazzi, uomini, ragazze, quelli della giuria, i tifosi della Vigor e quelli delle altre societ, sia che la superba prova del rivale li avesse completamente snervati, sia che la violenza di quel gettarsi di tutti attorno al vincitore, li trascinasse, nolenti, nel cerchio di teste, braccia, mani e gambe che volevano veder da vicino, abbracciare, sentire, toccare.

E F

TTORE E ACHILLE

Nel Bar sotto il mare di Stefano Benni (Feltrinelli, 1989) Ettore e Achille sono due amici per la pelle che trascorrono molto tempo insieme. Entrambi sono amanti della bicicletta e tifosi di Coppi. Ma un giorno che gi per un pendio trovano una bicicletta da corsa, inizia una lotta senza quartiere per contendersela e addio amicizia. Per decidere a chi tocca la bicicletta arriveranno a cimentarsi in sfide assurde: duelli a chi dice le parolacce pi curiose e gare di vino e salsiccia.

ASCINO

Dino Campana (1885-1932), irrequieto e solitario pellegrino per le strade della Toscana si ritrova in una sua lirica a essere affascinato dalla velocit di un ciclista.
Dallalto gi per la china ripida / o corridore tu voli in ritmo / infaticabile. Bronzeo il tuo corpo dal turbine / tu vieni nocchiero del cuore insaziato...

ARIBALDI

Nel racconto Non so andare in bicicletta (1936) di Marino Moretti (1885-1979) il protagonista non si lascia trascinare da novit o da entusiasmi sportivi. Si ritrova cos a guardare con distaccata indifferenza la bicicletta che il fratello ha voluto e che la notte troneggia come una statua in mezzo al tinello. Quel troneggiare gli ricorda Giuseppe Garibaldi sul piedestallo in mezzo a una piazza.

OMER

Homer il protagonista della Commedia umana (The human comedy, 1942) di William Saroyan (1908-1981). un quattordicenne pieno di entusiasmo nonostante il babbo sia morto e il fratello, il 1942, sia in guerra. Di giorno frequenta il liceo di Ithaca, cittadina nella San Joaquin Valley in California, la sera porta i telegrammi con la bicicletta. Nessuno pi veloce di lui. E infatti si riveler il fattorino pi veloce di tutta la West-Coast.

MPOSSIBILE

(bella e impossibile)

Nel Giornalino di Gian Burrasca di Vamba (1858-1920) uscito nel 1920 Giannino Stoppani cos annota sul suo diario il 18 novembre 1905. Le bambine, in generale, sono dei veri tormenti e non somigliano punto a noi ragazzi. Ora ne verr una in casa nostra a passare una settimana, e mi ci vorr una bella pazienza Ma la mamma, se sar buono, mi ha promesso di regalarmi una bicicletta e io far il possibile per dimostrarmi gentile con questa bambina che, a quanto ho sentito, deve arrivare domani. questa la sesta volta a far poco che mi promettono un velocipede, e, pare impossibile, tutte le volte successo qualche cosa che mi ha impedito di averlo. Speriamo che questa sia la buona! Ma anche questa volta niente bicicletta.

ACK FRUSCIANTE USCITO DAL GRUPPO

Alex, il diciassettenne protagonista di Jack Frusciante uscito dal gruppo (1994) di Enrico Brizzi scopre il mondo stando molto tempo in sella alla sua bicicletta. E scopre anche lamore: Aidi, la sua giovane ragazza, abita infatti in cima a una salita dove lui arriva puntualmente in bicicletta.
La prima volta era arrivato a met salita e il respiro gli si era spento dentro allimprovviso; aveva dovuto scendere, portare la bicicletta a mano fino al cancello.

Poi, in seguito, quel Girardengo con le maniche della camicia rimboccate e un paio di maestose canzoni dei Pogues nella testa impara a dosare le forze e a farsi cos tutta la salita.
Schizzavia via come una revolverata dai viali, svoltava a destra per via San Mamolo, quindi, se non cera traffico, allaltezza del baracchino dei gelati infilava, saettando come nessuno, la via Codivilla. Sul tratto in pianura accelerava al massimo, poi attaccava la salita di potenza sotto gli occhi sorprendentemente indifferenti dei rari passanti e automobilisti che scendevano anestetizzati incontro alla citt. Cercava di tenere il rapporto di pianura, che ha il passo lungo e ti fa fare pi strada, fin dove gli era possibile; poi si alzava a pedalare in piedi con tutta la bici che ballava sotto; quando sentiva che la pendenza diventava troppo forte, quando capiva che dopo altre due tre pedalate avrebbe dovuto poggiare un piede a terra, si piegava sul cannone e col pollice faceva scattare il cambio: la catena saltava sulla corona pi piccola, le gambe ricominciavano a macinare; alluscita della curva, poteva riprendere a pedalare restando seduto.

K L

NOCK-OUT

Nel racconto Biciclette, muscoli, sigarette contenuto nella raccolta Vuoi star zitta, per favore? (1976) di Raymond Carver (1938-1988) un banale litigio tra bambini per una bicicletta che non si trova sfocia in una scazzotata tra adulti. Di quelle serie, senza esclusione di colpi, dove i knock-out sono pi dei knock-down.

ADRI DI BICICLETTE

Difficile per gli onesti improvvisarsi ladri di biciclette. Ne la prova il romanzo Ladri di biciclette di Luigi Bartolini (1892-1963). Il libro, pubblicato nel 1946, ha ispirato il celebre omonimo film di Vittorio De Sica del 1948.

ALTEMPO

Nel racconto Unosteria di Federigo Tozzi (1883-1920) due giovani che attraversano in bicicletta lAppennino, sono colti dal maltempo e si trovano costretti a pernottare in un piccolissimo paese di montagna, in unosteria.
Partiti in bicicletta da Firenze, erano ormai dieci giorni che io e il mio amico Giulio Grandi giravamo lEmilia; e siccome lindomani egli doveva trovarsi in ufficio, alle Poste, partimmo, bench piovesse a dirotto, da Faenza, per tornare a tempo. Ma sera gi di novembre; il cielo era tutto bigio, con le strade fangose e piene di pozzanghere; gli alberi erano ormai con poche foglie gialle; e i primi monti dellAppennino, su per la lunga salita, erano attaccati alle nebbie.

Non ci sono in Tozzi le strade assolate, la gioia di andare non si sa dove, il canto degli uccelli, il riso dei prati, che accompagnano quasi sempre i viaggi in bicicletta di Panzini e di Guerrini o le passeggiate di Renato Serra. Qui, pedalare fatica, disagio.

ONNA DA SALVARE

Nella novella La bicicletta di Nini di Alfredo Panzini (1863-1939) un ragazzo supera, in una angosciata corsa notturna in bicicletta, i pericoli reali e le paure immaginarie pur di far accorrere il medico dalla nonna che sta male.

MICIDIO

Nella Stanza del vescovo di Piero Chiara (1913-1986) la bicicletta noleggiata dallOrimbelli per recarsi, non visto, a Oggebbio, uccidere la moglie simulando un suicidio, e far ritorno a Pallanza la notte stessa, tradisce lomicida. Per due motivi: perch da escludere limpiego di qualsiasi altro mezzo di trasporto e perch il meccanico di Pallanza possiede una sola bicicletta che non noleggia quasi mai, a parte qualche caso eccezionale di cui, ovviamente, ricorda tutto.

Difficile oggi vedere un prete ciclista su una ventotto nera freni a bacchetta con tanto di retina paraveste, incedere solenne e veloce tra svolazzamenti della tonaca. Unica eccezione il buon don Matteo - Terence Hill. Da tempo ormai i preti prediligono i pantaloni e, come tutti, usano per lo pi lautomobile. Nel romanzo Clochemerle (1934) di Gabriel Chevalier (1895-1969) per anni il curato del paesino che d il titolo al libro e quello di Valsonnas percorrono in bicicletta, a turno, una volta uno e una volta laltro, i venti chilometri che li separano per confessarsi reciprocamente ogni gioved. Costretti da una grossa nevicata a spedirsi le assoluzioni con telegrammi, manterranno questa usanza anche nella bella stagione. Le vie del signore sono davvero infinite. Di tuttaltro stampo don Camillo che nei romanzi di Giovanni Guareschi (1908-1968) possiede non solo la canonica ventotto nera coi freni a bacchetta, ma anche una bici da corsa. Proprio questa bicicletta sar la causa della maxirissa in cui don Camillo metter fuori combattimento quindici giovani militanti comunisti giunti dalla citt, insieme a molti altri, per dare manforte a Peppone in occasione dello sciopero dei braccianti agricoli. Prete da corsa sar ironicamente apostrofato don Camillo al suo passaggio davanti allosteria dove i compagni giunti dalla citt sono seduti a bere. Allappellativo e alla risate don Camillo reagir con i pugni e lanciando una tavola.

RETI CICLISTI

Q R

UANTA FATICA!

Nel racconto Lavventura di un lettore (1958) di Italo Calvino (1923-1985) il protagonista ha una certa predilezione per lestremo.
Gli piaceva molto lo sforzo fisico, limporsi compiti difficili. Per questo il suo libro lo veniva a leggere sul promontorio, facendosi la salita in bicicletta, pedalando furiosamente sotto il sole meridiano.

EPORTAGE

Tra i pi celebri reportage ciclistici c quello di Dino Buzzati (1906-1972) inviato del Corriere della Sera al giro dItalia del 1949. Tutti questi articoli, per lo pi incentrati sullantagonismo Coppi-Bartali sono stati raccolti nel volume Dino Buzzati al Giro dItalia (Mondadori, 1981). Siamo nel giornalismo pi che nella narrativa. Ma visto il nome dellinviato, sono scritti annoverabili nella letteratura. Come quelli di un altro celebre inviato al Giro: Achille Campanile (1900-1977) che nel 1932 segu il Giro dItalia e per loccasione invent il personaggio di Battista, il cameriere gregario, e la squadra dei sempre in coda formata tutta da poveracci. (Battista al Giro dItalia, in Opere, romanzi e scritti stravaganti 1932-1974, Bompiani, 1994)

CANDALO

In una divertente poesia Giorgio Caproni (1912-1990) parla della madre che molto giovane siamo tra la fine dell800 e linizio del 900 girava in bicicletta per le strade di Livorno.
Per una bicicletta azzurra, / Livorno come sussurra! Come sunisce al brusio / dei raggi, il mormorio! Annina sbucata allangolo / ha alimentato lo scandalo. Ma quando mai sera vista, / in giro, una ciclista?

Caproni, Il terzo libro e altre cose, Torino, Einaudi, 1968.

EMPO LIBERO

La bicicletta pu essere la regina del tempo libero. Senza la foga e lo stress di oggi, nella Recherche di Marcel Proust (1871-1922) il narratore scorazza per la campagna e lungo la costa con la merenda appresso, in compagnia di belle fanciulle in fiore.

LTIMA PREGHIERA

Di nuovo Giorgio Caproni (1912-1990). Come alla lettera S, anche alla lettera U troviamo uno scritto del celebre poeta livornese. Lultima preghiera il titolo della poesia.
Anima mia, fa in fretta. Ti presto la bicicletta ma corri. E con la gente (ti prego, sii prudente) non ti fermare a parlare smettendo di pedalare.

OLACCI A RIPETIZIONE

Molti gli elementi autobiografici presenti nei racconti e nei romanzi di Bruno Cicognani (1879-1971). Tra le sue opere, contraddistinte dal gusto bozzettistico della tradizione toscana, c Via della sapienza, racconto che ha per protagonista un giovanotto ventenne e la sua bicicletta da corsa. La vicenda sicuramente autobiografica: non a caso il protagonista si chiama Bruno Cicognani. Siamo dunque ai primi del Novecento, ai primordi del ciclismo. Il percorso della gara ciclistica a cui Bruno partecipa nella zona di Prato e le modalit con cui si svolge sono quasi un documento storico di quel pionieristico modo di andare in bicicletta da corsa e di gareggiare. In tutto il racconto la bici chiamata macchina. Siamo sicuramente prima del 1909, anno di nascita del Giro dItalia. Potrebbe essere il 1902, forse il 1903. In Italia il ciclismo agli albori. C la Milano-Torino dal 1876 ma ancora devono nascere il Giro della Lombardia (1905) e quello del Piemonte (1906). Linizio del racconto
Avevo passata la ventina, preso il diploma della scuola di giurisprudenza, fatto il soldato. Se non muti registro mi predicava mio padre e cambi metro, non diventerai mai uomo. Ogni anno che passa ti scema il mitidio: ne avevi di pi a settanni. Sicuro! Che omino, a settanni, che testina ordinata! Promettevi davvero di diventar qualche cosa; ma ora Non sai neppur te che cosa tu cerchi, che cosa tu voglia, non stai fermo in unidea cinque minuti: e quando ti frulla un capriccio ti butti l a corpo morto, e cos avanti a casaccio, a furia di drizzoni e di volate Non concluderai mai niente: ricordati quel che ti dice tuo padre. Lultimo riscaldamento, per usare la terminologia di mio padre, fu la bicicletta. Ora t venuta la mana della bicicletta: proprio allet in cui a tutti belle passata da un pezzo; tanto per essere, anche in questo, fatto a rovescio degli altri. Fin a ieri, a sentirti, landare in bicicletta era da ragazzi di bottega e da fattorini del telegrafo, un rovinarsi i polmoni. E oggi non c nulla che sia pi distinto, che pi si confaccia alla salute, che doni di pi allestetica delle persone, quanto il correre sopra il cavallo dacciaio. Sempre da un eccesso allaltro! Perch ora tu saliresti anche le scale in bicicletta! E non sei mica andato a scegliere una macchina adatta per citt, su cui stare a garbo in una posizione corretta

Macch! Sei andato a scegliere una macchina da corsa, con un manubrio gi, che ti tocca a andar con la testa in terra e le natiche in aria. Se quella ti pare una posizione che doni, se ti sembra di mantenere a quel modo il contegno dovuto, non c altro che da sperare in un miracolo che ti faccia riacquistare un barlume di buon senso e un tantino damor proprio. E dire che a settanni avevi tanto giudizio! A settanni ti saresti vergognato dandar per Firenze indecentemente chinoni a quel modo! E invece, allet desser uomo, di concludere Bella figura!

Il buon Bruno piuttosto sullo scatenato


Ci andavo ora che, finch non avessi deciso se continuare gli studi di legge o dedicarmi tutto a coltivare il mio orticello poetico o se accettare provvisoriamente un impiego. Via, senza campanello, nel via-vai di piazza del Duomo! Via, di prima mattina in campagna, a trenta chilometri allora alla piana, senza scendere alle salite, senza freno alle scese, per strade solitarie e sconosciute con la breccia vergine che non ero tanto a metter toppe alle gomme. Chi avrebbe mai creduto, a vedermi, che il correre a pazzo, arcuato a quel modo su una macchina cos leggera, col manubrio arrovesciato allingi e con quel po po di moltiplica e senza mai sonare il campanello, fosse il modo con cui curavo il mio spirito in crisi?

Ed pure andato a lezione


Fin dalla prima lezione mera rimasto impossibile dandar adagino. Sicch avevo abbracciato pi alberi delle Cascine che donne; e i primi giorni in cui mero arrischiato sfacciatamente in citt mero sentito trattar di tutti i vituperi, e ero dovuto scendere e leticare e mettermi a repentaglio o chieder scusa. Non si contavano le contravvenzioni, e meno che mai le volte che i vetturini mavevano stretto fra le ruote del fiacre e il marciapiede. Ma di grave non mera successo mai nulla. Con quellandar sempre di corsa su una macchina da corsa, avevo finito per credere dessere un corridore da vero. Ora, in sei mesi perch sera a settembre, e la prima lezione lavevo presa a marzo neppur a avere una complessione da atleta e la costanza di un allenamento alla tedesca, corridori non si diventa. Figuriamoci poi io, per cui metodo e sistema erano, e sono state sempre cose contro natura, e che, come ho detto, non ero un colosso. Fatto sta che quandebbi la prova che dalla Barriera Aretina a Pontassieve cimpiegavo trenta minuti e quaranta secondi, e chebbi fatta la strada bolognese dal Ponte Rosso a Pratolino, e la Consuma fin a Borselli senza scendere di macchina, la persuasione di star a pari di qualunque corridore su strada aveva messe in me radici dimolto profonde. Una giorno di fine settembre avevo saputo che era indetta la corsa Prato - Poggio a Caiano - Pistoia - Prato, per dilettanti, partenza alle 15, da Prato. E io mi sentivo di star tanto bene in salute, daver tanta forza, e avevo mangiato tanti funghi con la nepitella da non saper come fare a digerirli Naturalmente mi venne lidea: vado a Prato a vedere la corsa. Che non te ne venga unaltra, a Prato, delle idee ammon la sapienza paterna. Comera scorrevole quel giorno la macchina, e come sciolti davvero e pronti i muscoli, e serbatoi di fiato i polmoni, e traboccanti le riserve di tutto il mio organismo! A Porta a Prato mi trovai accanto un altro ciclista con le gomme di ricambio a tracolla, su una macchina da corsa con i cerchi in legno. Era il Messeri, un bel pasciuto e sodo giovinotto pizzicagnolo, corridore dilettante famoso per lo scatto a fulmine e la volata irresistibile. Qualche settimana prima, allimboccatura di un viale alle Cascine, ci sera cozzati. Ma nera nata unamicizia, tant vero che eravamo tornati in citt insieme, portando a mano le macchine storpiate, parlando infatuati di corse; e il Messeri aveva voluto in tutti i modi che io passassi dalla sua bottega e gustassi il meglio vino della mescita. Che vieni a correre anche te? fa il Messeri volgendo, di sotto larcuata groppa, la faccia rubiconda da buon pasticcione. No, io vengo a vedere. Si sar stati in cammino da quaranta minuti quando sentr in Prato. Il ritrovo per i corridori, per la giuria, per le tante persone che in qualche modo hanno a che far con la corsa ciclistica, il locale ove pagavasi la tassa discrizione due lire e dvasi agli iscritti la fascia col numero, il locale in cui i corridori si spogliavano per mettersi il costume e lasciavano i vestiti usuali, il locale era un caff. In mezzo a tutta quella gente giovane con il diavolo in corpo fu la cosa pi naturale del mondo un lampo della volont sio mi spinsi nella retrostanza dove, dietro a un tavolino zoppo, in un cantuccio, stava asserragliato il cassiere che riscoteva le tasse discrizione. Nessun bisogno di formalit, di tessera, di riconoscimento: nome, cognome e due lire. Iscritto, iscritto alla corsa anche Bruno Cicognani. Oh! Preparate il numero! bercia il cassiere tra il tavolo e il muro. Questo il diciotto.

Oh corre vestito cos? Per forza! Mi son deciso ora su du piedi. Lascio la giacca Me la consegni a me, me la consegni. E io rimango in maglia grigia, di quelle grosse come portano ora gli Alpini: avevo i calzoni corti eleganti, e le calze a maglia con le rovescie alla scozzese. Mi legarono al braccio la striscia col 18. Tutti, intorno, mi guardavano come una bestia rara. Oh chi ? E le pi strambe congetture passarono, come succede, per la fantasia della gente. Addirittura si arriv a dire che fossi un gran dilettante francese. Macch francese, un amico del Messeri! Allora tutti intorno al Messeri; e il Messeri, per esaltare s nellamico, sballava cose mirabili: a sentir lui, lamico sui percorsi di cento chilometri aveva battuto dei record da far impallidire il campione del mondo.

La partenza
Partenza da fermo vuol dire partenza in posizione sulla macchina: quindi ciascun corridore ha un aiutante che lo regge in equilibrio finch lomino non abbassi la bandiera. Tutti del pubblico vogliono fare laiutante. Io son lultimo a sinistra della seconda fila. Il mio vicino si sfoga, fiorentin sbracato, con laiutante, a smoccolare da accendere una fiaccolata: moccoli a mazzetti, ogni parola, con voce fioca, a rospi per la gola. Con chi poi labbia e perch ce labbia, bravo chi lo raccapezza, tanto sono rare e incerte le parole e fitte e diritte le bestemmie: pare che abbia fiutato puzzo di camorra. Via! Uno sgranamento metallico, un frullo, un tendone di polvere per quanto il terreno sia secco. Siamo diciotto in gruppo. La polvere ci avvolge e ci chiude. I primi corrono per rimanere affacciati, gli altri, nel mezzo e io in fondo, inghiottiti, parrebbe che dovessero cascar uno sopra laltro a catafascio, e invece non surtano: c un nuovo senso che sostituisce la vista; e non soffocano: eppure laria diventata polvere. Ma io non resisto. Daltronde, sento che la forza per staccare una volata che mi porti in testa ce lho; talch, raggomitolatomi come una molla quando si carica, schizzo, sorpasso tutti: e ora batto il passo; un passo indiavolato che sgretola il gruppo. triplicata la velocit dellandatura, e la strada non pi il bel rettilineo spazioso: ora sincurva e un po sassottiglia, si snoda, si striminzisce pi capricciosa, via via pi nervosa, pi brusca; insecchita, imbruttita, s fatta tutta svoltate e angoli e pieghe, la strada. Io conduco forzando landatura. Chiunque mavesse veduto avrebbe detto: pazzo!. Soltanto quanduno pazzo pare che sia sciolto dallosservanza delle leggi naturali. Ora ogni voltata creava una risoluzione fantastica di un problema di forza centrifuga. Io avrei dovuto spiaccicarmi nel muro o capriolare nel fosso di faccia, e invece vlto: a pepe, a pelo, ma vlto. I campioni e gli arrischiosi cercano di mantenere il contatto, e per non spaccarsi la testa nel muro o fiaccarsi le costole nel fosso debbon ricorrere a tutte le malizie e usare tutte le risorse di corridori consumati. C chi comincia a creder che sia un sistema anche il mio: allettar gli avversari a un gioco rischioso perch finiscan col rimetterci la pelle, e io solo restar vivo.

Primo volaccio
Vicino al fosso il terreno tutto rotaie: molle sempre com l, ogni rota ci lascia il suo solco. Quel giorno il tramontano le aveva indurite che erano secche come lame; e lungo il fosso cerano anche le mace dei sassi per la breccia della strada, sicch era forza lasciar il bordo e prendere il mezzo. Ma le rotaie sono traditore: bisogna saperle tagliare; guai a prenderle di sguscio o di scanco! E intanto quei dieci del gruppo di testa, che seran mantenuti nel sano della strada, mavevano raggiunto e filavano a trentacinque chilometri allora. Io piego per mettermi nella strada buona; ma, sia che non sterzassi in modo da rompere o da saltar di netto lorliccio della rotaia, sia che davvero, intruso, dessi ombra, mi ritrovai di colpo per le terre. E per prudenza istintiva, col sangue freddo che viene in certi momenti, rimasi disteso, appena cercando con gli occhi in su di vedere Ma gi contro il mio corpo a traverso, sentivo rompere lurto dei sopravvenienti, e li vedevo schizzare a volo corpi che si tuffassero in mare lun dietro laltro sopra ed intorno ad un monte di sassi. Quandebbi la sensazione che da passare non ci rimanesse pi alcuno, malzai. Dio! Che strage! Il monte dei sassi era un groviglio di corpi che si contorcevano; e biciclette in frantumi; e appoggiato al muro uno che filava sangue e si lamentava. In mezzo alla strada il becero ritto incolume (ma ha mezze spalle nude per uno strappo della maglia) alza al cielo la bicicletta fracassata costellando di bestemmie il turchino. Quando mi vede in piedi mi si

rivolta come un cane maremmano. Quando siam matti Guarda che strucino! Si son salvati gli ultimi le sberce Ma come si fa a ripigliarli se mi s rotta la forca! Io per ho la macchina intatta: un po fuori di centro la rota davanti, nulla di male, un po storto il manubrio Che cosa si pena a raddrizzarlo? Ecco fatto. O che si mette allinseguimento? Se la fa sangue anche lei! Ma io sono gi in macchina e parto. Parto senza accorgermi dessere anchio ferito; senza curarmi di quelli che restano: chi con un braccio rotto, chi con tutta una coscia scorticata, chi con un piede slogato, chi con la testa spaccata, e spasimano, torcendosi come le bisce sul monte dei sassi, o barcollando in cammino vicino al muro incontro a qualcuno che possa soccorrere. Parto invasato, nullaltro pensando, sentendo, chio posso ancora vincere la corsa. Per un corridore, allinfuori del vincere la corsa, che c che abbia senso e valore nel mondo? E il becero incolume e gli altri straziati che seguono con gli occhi me dileguarsi riconoscono il contegno del vero corridore. Non c pi dubbio per loro: quello un corridore; e allora anche se tutta quella strage colpa sua, gli si perdona: si sa, son gli incerti delle corse.

Secondo volaccio
Solo, conciato di polvere e di sangue, inseguo forsennato il manipolo che ha fatto il guadagno dal disastro. Tutto l io preso da un mulinello: raggiungere quelli che sono avanti. A questo modo esaltato corro verso Poggio a Caiano. Or ecco, in faccia, le case del Poggio a Caiano Ma che successo? Una folla straripa dal borgo e si rovescia incontro a me. Io ho limpressione che mi vogliano linciare. Chi sa? Uno dei corridori avanti avr messo sotto un bambino, una vecchia Adagio! Adagino! mi urla la folla. Adagio, per micio! mi strilla un omaccione mettendosi ansante a pari passo con me e intronandomi le orecchie. La folla fa ala. E lomaccione a fianco di me che raddrizzatomi gli appoggio una mano su una spalla per poter passar meglio tra la folla, racconta, dandosi grandaria, con sfoggio di voce e di colorito: Quando s visto che unnerano finiti dapparire che gi gli erano allo sbocco, l ti ci voglio! Unnavrebbero a fare la voltata. E difatti, porca losteria, che macello! Al primo gli sguscia di sotto la macchina. Gli altri, son sette, chi addosso e chi tuttun volo nel muro. Quattro si son rialzati, si sono stirati, hanno dato unocchiata alla macchina, son risaliti in sella e via come pazzi, daccapo: ma tre gli aspettan la Misericordia. E cera il caso che il quarto fosse lei, se unn gli si facevano i segni, perch se quegli altri venivano da indemoniati, lei era il diavolo. Sintende corsa disgraziata! Un disastro dietro laltro. E di diciotto siam rimasti in cinque. Non c male: sono aumentate di molto per me le probabilit di vincere. Intanto la voltata fatta, e lerta del Poggio a Caiano, unerta lastricata di cinquanta metri, sfida i polpacci. Che intuito fine che ha lomaccione! Largo ragazzi, largo! fa con la sua voce a scoppio di tuono; e poi, con la forza da colosso che si rimpasta, mi d tale spinta e a tempo cos giusto chio volo in cima alla salita stupefacendo gli spettatori. Di lass mi butto a corpo morto per la scesa. In cinque siamo rimasti. E neppure insensata la sicurezza che ho di raggiungere quelli davanti, da che anchessi han battuto il loro picchio solenne e sono ammaccati, per lo meno, e contusi, anche loro. Difatti, su una dirittura, ecco l in fondo un pennacchio di polvere: cammina assai meno veloce di me. Per, non pu essere che un corridore isolato; l appena una lingua di polvere. A vista docchio guadagno terreno, e passo avanti a un corridore con la maglia sbrindellata e che va con un pedale solo. Oh, da retta! fa costui: un giovanotto con la faccia a presa di bavero, faccia da schiaffi gambe e pedale si son trovati daccordo a non voler andar pi, eppure unn lho perse ancora tutte le speranze. Io ripiglio il mio passo fantastico. Sono colmo debbrezza. bella larga la strada e liscia come un pallaio. Ora provo il medesimo effetto che al finestrino di un direttissimo: fuggon le siepi, gli alberi, le case. Raccolgo lo sguardo gi: come va via la strada! Un nastro che mi si svolge di sotto la rota e fa andare addietro la rota.

Colpo di grazia
Toh, gli vivo! Fu questa la frase che udii quando, svegliandomi come la mattina dal sonno, mi trovai in terra disteso, con un cerchio intorno di curiosi che stupivano a vedermi risentire, alzar il capo e rizzarmi.

Bruno ha fatto un volo terribile. Ma ha sette vite come i gatti e porter la sua pellaccia a casa. Piuttosto ingloriosamente lo accompagneranno a Firenze su un carro trainato da un ronzino.

OLSIT

In una Ferrara dove sono entrate in vigore le leggi razziali contro la comunit israelitica il protagonista del Giardino dei Finzi Contini (1962) di Giorgio Bassani (19162000) si muove spesso in bicicletta.
Splendida notte di luna, gelida, limpidissima. Per le vie non passava nessuno o quasi, e corso Giovecca e corso Ercole I dEste, lisci, sgombri, e dun biancore quasi salino, mi si aprivano dinnanzi come due grandi piste. Pedalavo al centro della strada, in piena luce, con le orecchie indolenzite dal gelo; ma a cena avevo bevuto parecchi bicchieri di vino, e il freddo non lo sentivo. La sera seguente, verso mezzanotte, senza nemmeno sapere io perch, che cosa davvero cercassi, ero dalla parte opposta della citt, a pedalare lungo un viottolo di terra battuta che correva, liscio e sinuoso sul ciglio interno della Mura degli Angeli. Cera una magnifica luna piena, cos chiara e luminosa nel cielo perfettamente sereno da rendere superfluo luso del fanale. Pedalavo adagio.

E quando arriva una bicicletta nuova, non disdegna, Bassani, qualche dettaglio tecnico comrpesa la marca.
nuova, una Wolsit: col fanalino elettrico, la borsetta dei ferri, la pompa

X Y

-FILES

Quasi rimanda alla celebre serie televisiva X-Files linizio di Colomba (2004) di Dacia Maraini (1936). Colomba svanita nel nulla. Lunica traccia lasciata dalla ragazza la sua bicicletta abbandonata al margine di un bosco. Zaira, nonna della scomparsa, non si d pace e si mette alla ricerca della nipote setacciando ogni angolo del bosco. Lo fa spostandosi quasi sempre in bicicletta.

ANG-TZE

Nel 1896 il giornalista e scrittore inglese John Foster Fraser e due suoi amici intraprendono, partendo da Londra, il giro del mondo in bicicletta. Dopo 774 giorni e dopo avere percorso 19.237 miglia fanno ritorno nella capitale inglese. Negli oltre due anni di viaggio toccano Belgio, Germania, Austria, Ungheria, Russia, Persia, India, Cina, Giappone e Stati Uniti. Tre, inevitabili, gli spostamenti in nave: Cina-Giappone, Giappone-California e New York - Londra. Il resto tutto in bicicletta fuorch il viaggio da Chung-king-fu a Ichang che avrebbe richiesto minimo tre settimane e li avrebbe sfiatati per le grosse salite e per il viottolo pressoch impercorribile. Lalternativa il fiume Yang-tze. E loro optano per il fiume. Durata cinque giorni. Dunque ne risparmiano sedici, ma sono cinque giorni quasi sempre in balia delle rapide. Inezie per gente che ha collezionato assalti da parte dei cosacchi e sassaiole una volta giunti in sperduti villaggi. Il resoconto del viaggio in Round the world on a wheel (1899) ristampato da Chatto e Windus nel 1982.

ONZO

Senza pi il cane i tre amici di Tre uomini in barca (1889) di Jerome K. Jerome affrontano, in Tre uomini a zonzo (1900), unaltra avventura: quella di girarsi la Foresta Nera in bicicletta. O meglio, con una bicicletta e con un tandem. Tra contrattempi e situazioni alquanto ridicole, anche filosofiche digressioni ciclistiche tipo quella su chi duri pi fatica in tandem: se quello davanti o quello dietro. Particolarmente belle, quasi un documento storico, le pagine dedicate alle pubblicit delle biciclette.
In quella pubblicit un uomo andava in bicicletta tenendo una bandiera in mano. Era evidente che non non stava facendo il minimo sforzo. Se ne stava seduto comodamente e respirava a pieni polmoni. Questo arnese di bicicletta, al contrario, mi costringe a fare tutto il lavoro. grossolana e vagabonda. Se non spingi resta l dov. Viene proprio da protestare. A pensarci bene, le biciclette sono assai diverse da come le vedi nei cartelloni pubblicitari. Solo una volta m capitato di vederne una dove luomo pedalava a tutta birra. Cera per il fatto che era rincorso da un toro. In generale il disegnatore pubblicitario cerca di convincere losservatore (soprattutto se neofita) che andare in bicicletta vuol dire sedersi su un comodo sellino di lusso e farsi portare nella direzione giusta da forze misteriose che non si sa da dove vengano. Quasi sempre in sella alla bicicletta c una signora che sprigiona gioia e serenit: come dire che andarci corrisponda a un perfetto riposo del corpo, come schiacciare un pisolino su un letto di piume. La tenuta da ciclismo della signora perfetta per le giornate calde. Qualche albergatrice antiquata potrebbe arrivare a negarle lospitalit e qualche poliziotto di vecchio stampo potrebbe arrestarla e condurla, avvolta in una coperta, al commissiarato. Lei non se ne cura. Su e gi per le montagne o in mezzo a un traffico che metterebbe in difficolt un gatto, la signora se ne va soavemente con i capelli biondi al vento, quasi fosse una silfide. Qualche rara volta sulla bicicletta c un uomo. Mentre pedala, agita una bandierina e beve, o birra o brodo. Pare che debba in qualche modo tenere occupato il cervello, perch di certo starsene seduto ore e ore sulla bicicletta, senza avere nulla da fare, stanca un uomo attivo.

Questa raccolta antologica, scritta per la pubblicazione ufficiale dellultima tappa del Giro dItalia del 1981 che si concluse nellArena di Verona, stata rielaborata con laggiunta di autori come Raymond Carver, William Saroyan, Dacia Maraini, Stefano Benni ed Enrico Brizzi.

Enrico Pieruccini - Enrico Linaria, 2011


per GIRO DITALIA a Verona 2012

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