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PROF.

AMATO

T. TASSO: GERUSALEMME LIBERATA - ERMINIA

TRA I PASTORI

La Gerusalemme liberata - CANTO VII, 1- 14 La parentesi idillica di Erminia


ANTEFATTO Da una torre, Erminia, principessa pagana segretamente innamorata di Tancredi, ha assistito al suo duello con Argante e vorrebbe recarsi nel campo cristiano per curargli le ferite. Cos indossa le armi della guerriera Clorinda e di notte esce per raggiungere luomo amato e curarlo. Ma giunta in vista del campo cristiano, viene avvistata dalle sentinelle e, scambiata per Clorinda, costretta ad una fuga precipitosa. Con questa fuga e con questo inseguimento si era concluso il canto VI. RIASSUNTO Il canto VII si apre sulla fuga precipitosa di Erminia. Questa, dopo aver corso per un giorno ed una notte, giunge a un fiume e cade addormentata. Al risveglio, la mattina seguente, si accorge del fascino incantato del paesaggio naturale che la circonda: il carattere armonioso del contesto naturale aiuter la donna a recuperare una mesta serenit, consolandosi delle sue infelicit. Le parole rasserenanti di un vecchio pastore completano lazione svolta dal paesaggio idillico.
[1] Intanto Erminia fra le ombrose piante di un antico bosco dal cavallo portata, n pi governa le briglie la mano tremante, e sembra quasi met tra viva e morta. Per tanti e tanti luoghi cammina senza meta il cavallo che in suo potere la porta, che infine anche dagli occhi altrui si dilegua, ed inutile ormai che qualcuno la insegua. [2] Come dopo una lunga e faticosa caccia tornano tristi ed affannati i cani che hanno perduto le orme della fiera, che dai luoghi aperti si nascosta in una selva, cos pieni dira e di vergogna in faccia ritornano stanchi i cavalieri cristiani. Ella continuamente fugge, e timorosa e smarrita non guarda indietro a vedere se ancora inseguita. [3] Fugg tutta la notte, e tutto il giorno vag senza scopo e senza guida, non udendo o vedendo altro intorno, che le lacrime sue, che le sue grida. Ma nellora in cui il sole dal suo adornato carro i cavalli scioglie e in grembo al mare si nasconde, giunse nelle chiare acque del bel Giordano e scese in riva al fiume, e qui si ripos. [4] Cibo non prende affatto, perch dei suoi mali solamente si nutre e solamente di pianto ha sete; ma il sonno, che dei miseri mortali col suo dolce oblio riposo e quiete, assop insieme ai sensi i suoi dolori, e le ali placide e serene sopra di lei distese; ma non per questo cessa Amore con i suoi sogni di turbare la sua pace mentre ella dorme. [5] Non si svegli finch non sent cantare lieti gli uccelli e salutare le prime luci dellalba, e mormorare il fiume e gli arboscelli, e il vento che giocava coi fiori e con londa. Apre gli occhi malinconici e guarda quelle case solitarie che ospitano i pastori, e le pare sentire una voce tra lacqua e i rami che ai sospiri e al pianto la richiama. [6] Ma, mentre ella piange, i suoi lamenti sono rotti da un limpido suono che a lei giunge, che sembra ed mescolato di canti di pastori e di rustiche e rozze zampogne. Si alza, e a passi lenti verso quel suono avanza, e vede un uomo canuto sotto le gradevoli ombre che intrecciava ceste accanto al suo gregge ed ascoltava di tre fanciulli il canto.

PROF. AMATO

T. TASSO: GERUSALEMME LIBERATA - ERMINIA

TRA I PASTORI

[7] Vedendo l improvvisamente apparire le insolite armi, costoro si spaventarono; ma Erminia li saluta e dolcemente li rassicura, e gli occhi scopre e i bei capelli doro: - Continuate, dice o fortunata gente cara al Cielo, il vostro bel lavoro, perch non portano pi guerra queste armi alle vostre attivit, e ai vostri dolci canti. [8] Aggiunse dopo: O padre, ora che qui intorno tutta la regione incendiata da una grande guerra, come state qui a soggiornare tranquillamente senza temere i danni del conflitto? Figlio, - egli rispose - da ogni attacco o insulto la mia famiglia e il mio gregge indenni qui sono sempre stati, n il rumore della guerra ha turbato ancora questa zona appartata. [9] Forse la grazia di Dio che lumilt degli innocenti pastori salva e protegge, o forse, cos come il fulmine non cade nelle basse pianure ma sulle cime pi alte, allo steso modo il furore dei soldati stranieri minaccia solamente le teste superbe dei grandi re, n gli avidi soldati seduce a far preda le nostra povert cos bassa e disprezzata. [10] Per gli altri bassa e disprezzata, a me tanto cara poich non desidero tesori n potere, n ansia o desiderio ambizioso o meschino trova mai posto nella tranquillit del mio cuore. Placo la mia sete nellacqua limpida, che io non temo che essa sia avvelenata e questo gregge e lorticello offrono cibi non comprati alla mia povera mensa. [11] Perch poco il desiderio, e poco il nostro bisogno di ci che ci serve per vivere. Sono figli miei questi che ti indico e mostro, custodi del gregge, e non ho servi. Cos vivo in questo luogo solitario e appartato vedendo i capri agili e i cervi saltare, e i pesci di questo fiume guizzare, e gli uccelletti le piume al cielo spiegare.

[12] Vi stata unepoca, quando ci si illude nella giovinezza, in cui ebbi un altro desiderio e disprezzai di fare il pastore di pecore; e fuggii dal paese dove io nacqui, e vissi alcun tempo a Menfi, e nella reggia fra i servitori del re fui posto anchio, e bench fossi solo sovrintendente dei giardini vidi e conobbi pure le ingiustizie delle corti. [13] Tuttavia allettato da temeraria speranza sopportai per molto tempo ci che pi dispiace; ma dopo che insieme alla giovinezza venne meno la speranza e laudace entusiasmo, rimpiansi la serenit di questa vita umile e desiderai la mia tranquillit perduta, e dissi: O corte, addio. Cos agli amici boschi tornando, ho trascorso i giorni felici. [14] Mentre egli parlava cos, Erminia pendeva dalla dolce bocca, concentrata e calma; e quelle sagge parole, che le scendono nel cuore, calmano in parte le tempeste delle passioni. Dopo aver molto pensato, decide in quella solitudine appartata di soggiornare, almeno fino a tanto che la sorte agevoli il suo ritorno.