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D Casa 2008-04-12 nr 593

D Casa 2008-04-12 nr 593

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D

la Repubblica delle Donne

CASA

Barcellona

PROGETTI PER GIARDINI MUTANTI
Residenze all’asta

QUANTO OFFRI PER JEAN PROUVÉ?
Design e kolossal

SCENOGRAFIE FUNKY MADE IN INDIA

SPECIALE SET DESIGNER

186 159 111 192

D
12 aprile 2008

CASA
D attualità
35 Opinione Sensibili dentro di Francisco Mangado 37 Tendenza Sarà un’esperienza galattica di Leonora Sartori 45 Intervista Disegno affilato di Psiche di Leonora Sartori 53 Extraordinari Appuntamenti e buone idee di M. Zambon e F. Iarlori 61 Inchiesta Questo capolavoro è in vendita. Quanto offri? di Barbara Casavecchia 66 Coppie cool Mrs and Mr Howard di Francesca Gentile 77 Mappa shopping Barcellona di Kati Krause 84 Professioni Set designer (offresi) di Laura Lamanda 91 Interior décor My private paradise di Monica Teli 100 Progetti verdi Mutanti nel bosco di Leonora Sartori 111 Speciale Visti prima di tutti di L. Sartori e F. Iarlori 120 Nuove icone Adesso Pechino va di fretta di Barbara Casavecchia 124 Utile Lab design & décor solidale di Giuliana Zoppis 133 Maestri Dal cucchiaio alla città di Giuliana Zoppis 136 Utopie L’arca del sogno di Dora Carrington 143 Fotografia 8X10 pollici di nostalgia di Adriana Polveroni 150 Cinema Scene dall’altro mondo di Bettina Bush 159 Storia Italian heroes di Alberto Bassi 179 Craft Coup de foudre incandescente di Roberta Angelini
Segue a pagina 18

84

Segue da pagina 13

D interni

228 100 218 136
In copertina
La set designer Mary Howard, mentre prepara l’allestimento per un servizio di moda. Nota per aver lavorato con grandi fotografi, da Richard Avedon ad Annie Leibovitz, a Steven Klein, Mary ha inventato mondi immaginari per protagonisti come Madonna o la regina d’Inghilterra. Foto Francesco Lagnese.

Da New York al Sudamerica loft che replicano lo stile di un intero quartiere, case tutte di cemento e capanne di legno hand made 186 Interni Nello spazio di un respiro di C. Di Pinto e A. Lelli Mami 192 Belgio La casa dei destini incrociati di C. De Schauvre 198 Shopping Momenti fantastici di A. Lelli Mami e C. Di Pinto 200 New York L’isola di Kimberly di Francesca Gentile 208 Interni Questo è il posto giusto di Beatrice Rossetti 218 Shopping Amici di divano di Cora Vohwinkel 220 Esterni/Interni Garden Party insolito di Deborah Piana Agostinetti 228 Architettura estrema La bellezza non è mai perfetta di Catherine Ardouin

D utile
235 Dossier bagno In copertina 238 Cult Tecnica secondo natura di Ottavia Borella 240 Fuoriluogo New comfort & post décor di B.O. 242 Interni Non solo doccia di B.O. 254 Focus Lavabo in evoluzione di B.O. 258 Accessori Flower+Colors power di B.O. 260 Superfici Materiali tecno e pattern di G. Zoppis 262 Tecno Il mio personal robot di Paolo Crespi 264 Guida 10 minuti tutti per sé di P C. . 266 Libri Nostalgie + avventure di Federico Iarlori 270 Tutti gli indirizzi

D 18

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DIRETTO DA KICCA MENONI A cura di Amalia Zordan Art director Stefania Giarlotta Controllo editoriale Ivana Fellegara

Supplemento a D - la Repubblica delle Donne n. 593 del 12 aprile 2008 DIRETTORE RESPONSABILE: EZIO MAURO

CASA
In redazione Leonora Sartori, Alessandra Dacrema (segreteria), Alessandra Parodi (grafica e controllo tecnico)

Redazione D Casa: via De Alessandri 11, 20144 Milano tel. 02.4671.51 fax 02.4671.5382 dcasa@repubblica.it Gruppo Editoriale L’Espresso SpA Presidente onorario: Carlo Caracciolo Consiglio di amministrazione. Presidente: Carlo De Benedetti Consigliere delegato: Marco Benedetto Consiglieri: Agar Brugiavini, Carlo Caracciolo, Rodolfo De Benedetti, Francesco Dini, Sergio Erede, Mario Greco, Luca Parravicini Crespi, Alberto Piaser. Direttore generale holding: Fabio Tacciaria. Direttori centrali di gruppo: Sergio Cortese (tecnologie e produzione), Roberto Moro (personale), Alessandro Alacevich (investor relation), Stefano Mignanego (relazioni esterne), Marco Moroni (sviluppo). Divisione la Repubblica: via Cristoforo Colombo 149, 00147 Roma, tel. 06.4982.1 Direttore generale: Carlo Ottino Sviluppo supplementi: Giorgio Martelli Concessionaria per la pubblicità: A. Manzoni & C. S.p.A. Via Nervesa 21, 20139 Milano, tel. 02.5749.4803 Stampa: Rotosud, Oricola (AQ); Elcograf, Beverate di Brivio (LC) Preparazione: Grafotitoli Bassoli s.r.l., Sesto S. Giovanni (MI); C.P Roma .S., Allestimento: Legatoria Europea, Ariccia (Roma); Legatoria del Sud, Ariccia (Roma) Supplemento al numero odierno da vendersi esclusivamente con il quotidiano la Repubblica Registrazione Tribunale di Roma n.122 del 18/3/96

31 maggio 2008

Il prossimo D CASA uscirà il

l’opinione

di Francisco Mangado*

SENSIBILI DENTRO

Abbiamo bisogno di architetture viventi, con cuore e polmoni per far entrare aria e luce. Non abitazioni calligrafiche, ma luoghi dove l’emozione prevalga sull’apparire

Disegni per il padiglione spagnolo all’Expo di Saragozza.

L

a luz, la luce, questo è il mio materiale da costruzione preferito, ed è pure il più economico. È quello a cui sono più legato e che non dimentico mai nei miei progetti. Sarà che la luce sa trasformare una casa fredda in un luogo accogliente, sarà che l’unico materiale che penetra all’interno degli edifici è proprio la luce. Mi chiedo se non sono démodé, a volte. Eppure in questo periodo mi rattrista vedere tanta, troppa architettura che considera soltanto le facciate, le superfici esterne, i contenitori. Quella che vedo sempre più spesso è architettura banale, come lo è la società dell’apparire che vi si rispecchia. Mi risuonano in testa le frasi lapidarie di Rafael Moneo, che considero uno dei miei maestri: “Esiste un’architettura dell’apparire e una dell’essere”. Io voglio costruire edifici che siano un luogo accogliente per chi li vive. Dentro. Così è casa mia. Confortevole, accogliente, sono categorie più ampie della semplice funzionalità degli ambienti. Sono uno stato dell’anima. Appena posso mi rifugio nel mio posto preferito, la biblioteca inondata di luce (forse sono monotono?) di casa mia. I libri invadono tutto lo spazio insieme a un paio di poltrone comode che accolgono gli amici con cui sto a chiacchierare. La stagione giusta per la mia biblioteca è proprio questa, la primavera, quando la grande finestra è invasa dallo scoppio di colore di un albero giapponese in fiore. Dopo anni di lavoro e insegnamento all’università, da Harvard alla mia Pamplona, continuo a progettare edifici sempre più materici. Perché per noi spagnoli insegnare e lavorare insieme sono due cose che vanno a braccetto. Era normale negli anni Sessanta e Settanta anche in Italia, gli anni di Aldo Rossi,

Testo raccolto da Martina Zambon

in cui la teoria era pratica e viceversa. Ora questo non succede più, ed è un vero peccato. Nutrendosi di questo intreccio quotidiano fra insegnamento teorico e pratica, il mio lavoro ha preso ad avere molti punti in comune con un grande architetto italiano che ammiro, Carlo Scarpa. Come lui amo investigare le potenzialità espressive di ogni materiale, dalla pietra al legno, fino al vetro che, naturalmente, non manca mai. Nessuno come Scarpa ha raggiunto un tale grado di spiritualità dei materiali, li ha portati alla loro massima potenza. Così cerco di fare io. Perché sia all’interno che all’esterno, gli edifici sono da vivere, da toccare. Non è tempo buttato quello che impiego a studiare la tessitura, la trama di un certo materiale per valutarne l’impatto sulle mie architetture. Il risultato si allontana, mi auguro, dall’architettura calligrafica che oggi va per la maggiore. In quella mancano il respiro e il cuore di una costruzione destinata alla vita degli uomini. Mi cruccio e mi ingegno pensando a come realizzare gli interni, perché è lì che ci si deve sentire a proprio agio, protetti. Nel dentro, si deve ritrovare tutta l’emotión, lo spirito vibrante di una casa, così come ha sempre saputo fare l’architettura migliore. Non solo ieri, ma dall’alba dei tempi.
*FRANCISCO MANGADO Nato nel ’57, vive in Navarra. Ha vinto numerosi premi internazionali d’architettura e insegna al di qua e al di là dell’Atlantico. È suo, fra gli altri, il padiglione spagnolo per l’Expo di Saragozza che si terrà a giugno 2008.

12 APRILE 2008

D 35

Tendenza

Sarà un’esperienza galattica
Pareti 3D, culle astronavi, divani come draghi, nuvole dalla tecnologia binaria e giganteschi merletti al laser: se il futuro vero è ancora lontano, quello immaginato è già qui. Superconcreto di Leonora Sartori

Topografi, seduta componibile in Mdf tagliato al laser, del designer svedese Jonas Wannfors.

22 FEBBRAIO 2003

D 37

Tendenza

Dall’alto. Eclipse, culla sole/luna del designer belga Thierry Bataille. Abiti e cappelli luminosi della collezione Airborne A/I 07/08 dello stilista Hussein Chalayan. Cloud, installazione interattiva optical dello studio inglese Troika per la nuova ala dell’aeroporto londinese di Heathrow.

M

etti una sera per caso. Passi davanti al planetario e una curiosità misteriosa ti risucchia dentro. Seggiolino che si muove a trecentosessanta gradi e naso all’insù a osservare i pianeti, nel buio sembra di essere un satellite che gira. Una certa sonda della Nasa Messenger mostra in anteprima nuove immagini di Mercurio, laggiù verso il Sole. L’astrofisica ha tempi lunghi, percorsi pieni di curve e ancora non si sono trovati marziani o alieni. Per completare il lavoro la sonda dovrà viaggiare per almeno sette anni. Il futuro sembra arrivare più lentamente del previsto. Per ora, bisogna accontentarsi di quello che architetti, designer e inventori visionari hanno immaginato per noi. Per un incontro ravvicinato con la fantascienza già in fase di costruzione meglio iniziare da Dubai, dove grattacieli sempre più alti e tecnologici si stagliano tra un cielo azzurro e un terreno sabbioso da Guerre Stellari. Da 2001 Odissea nello spazio in poi, l’immaginario che si intravede all’orizzonte ha poco a che fare con Internet, wi-fi, giornali elettronici, chip sotto pelle, lettura del pensiero. Questa è (quasi) quotidianità. Basta guardare la nuova veste dell’aeroporto di Heatrow, vicino a Londra, per capire che il futuro vero potrebbe essere invece un’avventura mozzafiato: pericoli galattici, crateri luminescenti, invasioni di alieni centobraccia, tempeste di meteoriti e lo spazio che si curva su se stesso. Per

D 38

12 APRILE 2008

Foto © Alex Delfanne / Artwise Curators 2008

Tendenza

accogliere i passeggeri in arrivo, hanno sospeso un’enorme nuvola a forma di bruco dalla texture optical che cambia colore in continuazione, creando l’effetto sorprendente di un passaggio di stato senza fine. Alla base di Cloud, l’installazione digitale firmata Troika, il gruppo inglese di guerriglia interattiva (www.troika.uk.com), c’è però una tecnologia primitiva binaria, on/off. Nello stesso aeroporto, un’altra installazione sembra arrivare da un futuro poco lontano e quasi familiare. Christopher Pearson, insieme a Timorous Beasties, William Morris, Cole and Son e Alexander McQueen, ha creato pannelli di vetro inciso al laser che rappresentano pattern 3D con motivi decorativi naturali. Etch Oak Seasons si vende al metro come una carta da parati, che supera però la seconda dimensione, e rende la First Class Lounge di British Airways un paesaggio alieno, con qualcosa d’antico (www.etch.christopherpearson.com). Perché il futuro a volte non è altro che il riassemblaggio di idee precedenti. Così se gli interruttori Bticino di fine anni Quaranta , sembrano usciti da un’astronave e paiono assolutamente moderni, Eclipse, la nuova culla spaziale per bambini astronauti, ideata da Thierry Bataille (www.thierrybataille. com), senior designer del gruppo Les Belges, mescola elementi del vecchio modellismo navale con la forma di una luna calante circondata dai raggi del sole. Topografi, una ingegnosa seduta componibile dalla forma allungata
Dall’alto. Struttura per giardino verticale di Elena Manferdini per il Mak Center in California. Untitled, scultura del giovane artista norvegese Jone Kvie (www.kvie.nu). Etch Oak Season, di C. Pearson, vetro con decorazioni al laser effetto 3D.

D 40

12 APRILE 2008

Courtesy Galerie Opdahl, Norway

Tendenza
Dall’alto. Lampadario con fibre ottiche Kristal dello svedese Jonas Wannfors. Interruttore Bticino anni 40: 60 anni di storia dell’azienda in mostra alla Triennale durante il Salone del Mobile. Skyline di Dubai e il progetto di Oma, lo studio di Rem Khoolas, per Waterfront City, un’isola semiartificiale.

(pare un drago volante, ma assicurano sia comodissima) in Mdf tagliato al laser, è disegnata dal giovane designer svedese Jonas Wannfors (www.wannforsdesign.com) per LYX. Dimensione da astronave e forma sfaccettata da diamante, il progetto di Elena Manferdini (laureata a Bologna, oggi docente presso il Southern California Institute of Architecture e con uno studio tutto suo a Los Angeles, www.ateliermanferdini.com) per il Mak Center californiano è in realtà un giardino verticale, riflettente, tridimensionale, sinuoso, pronto per accogliere piante rampicanti. Sempre Manferdini ha disegnato Merletti Inter Lace (fino al 11/05 presso la SCI-Arc Gallery). Simile a un cielo meteoritico, è un’enorme rete merlettata tridimensionale che occupa un’intera area espositiva dell’università. Quasar (a breve a Pittsburgh, presso la Weststreet Galleries) dello studio Slap!, è un’installazione audio-video con il contributo scientifico della Nasa, che mette a disposizione in real time i dati dell’attività solare. Led e sensori luminosi dell’opera utilizzano le informazioni che arrivano dal sistema solare per ricreare porzioni di spazio galattico, con buona percentuale di immaginazione. Per conoscere i segreti dell’universo, Internet è impotente, l’iPod non serve, il cellulare da quelle parti nemmeno prende. Bisogna sporgersi oltre i limiti della terra. Abbandonare il flusso costante di informazioni cui siamo sottoposti, e limitarsi a guardare lo spazio freddo e infinito. Naso in su.

12 APRILE 2008

Disegno affilato di Psiche
INTERVISTA
Primo, superate la timidezza. Secondo, trovate uno stile che sia anche strumento di autocoscienza. Terzo, puntate in alto, il mondo è a portata di mano. Il decalogo dell’illustratore italiano (famoso all’estero) Shout
di Leonora Sartori

C

andido, silenzioso, simil Keanu Reeves, Alessandro Gottardo è come le sue illustrazioni: idee forti, tratti precisi, delicatezza, nessun leziosismo. Ha creato uno stile illustrativo che su di lui ha funzionato anche come disciplina personale e metodo di autocoscienza. Disegna idee affilate, perle concentrate di ironia e sadismo, mondi dove c’è molto spazio, soprattutto per se stessi. Alessandro (ma in rete lo trovate sotto lo pseudonimo di Shout), 30 anni, è uno degli illustratori italiani più quotati. Se non lo avete mai sentito nominare è perché per lavorare in questo campo, molti sono costretti a emigrare in Inghilterra o negli States (o a vivere perennemente connessi a Internet, per dialogare con

datori di lavoro newyorkesi). Oggi Shout collabora con quotidiani come New York Times o Washington Post, magazine come Wired e case editrici, da Penguin alla nostra minimum fax. L’anno scorso, è stato segnalato da Printmag (la rivista americana che si occupa di graphic design) come uno dei migliori illustratori under 30 a livello mondiale. Scusa, ma come hai fatto? «Ho cercato di coltivare una qualità poco diffusa tra i giovani che, come me, escono dalle scuole d’arte: l’intraprendenza. Molti si fermano alle prime delusioni e non tentano nemmeno di proporsi all’estero. L’illustrazione per loro rimane solo un hobby». Il tuo decalogo d’attacco da condividere con aspiranti illustratori?

Da sinistra. Autoritratto di Alessandro Gottardo. Beautiful old world, illustrazione per lo studio Sandstorm design.

«Per prima cosa, digitalizzate il portfolio. Poi fate una lista delle riviste che vi interessano, senza paura di puntare troppo in alto. Io cercai i contatti di art director italiani e stranieri. Poi tentai di propormi. Grazie a Internet, non è necessario essere fisicamente in un Paese straniero, basta una mail». Quando hai ricevuto le prime commissioni? «Ho avuto qualche risposta dal quotidiano La Stampa. E dopo una ricerca approfondita su Internet ho scoperto le representative artist, agenzie di illustratori. Sono stato preso da un’agenzia canadese di Toronto, la Threeinabox. Mi offrivano due o tre lavori al

mese. Non era abbastanza per sopravvivere, perché all’agenzia spetta il 30 per cento del compenso. Ma tra i lavori più belli che feci con loro, c’è una campagna pubblicitaria per la compagnia aerea statunitense United Airlines». Come nascono le tue illustrazioni? «Quando mi proposi all’agenzia di illustratori canadese, il mio stile era tecnicamente ineccepibile, ma ancora grezzo e influenzato dai miei miti personali. Curavo maniacalmente i disegni, zeppi di manierismo, certo poco incisivi. Nel tempo mi sono accorto che quello stile non mi rappresentava più. Disegnare non era più stimolante, ma solo un esercizio vuoto e ripetitivo. Mi annoiavo. Così decisi di cambiare qualcosa».

12 APRILE 2008

D 45

Dall’alto, in senso orario. Diary, per il New York Times Book Review. Copertina del libro di David Benioff, City of Thieves, Penguin Books. Lost Memories, per il Boston globe. Picking the best, Plansponsor Magazine.

Come si reinventa uno stile? Da cosa si comincia? «Mi ha aiutato la letteratura. Leggo tantissimo. Ho anche fatto un anno alla scuola Holden, ma poi ho capito che non era la mia strada. Sono un fan di Raymond Carver. Si dice che scriva di getto i suoi racconti e passi la maggior parte del tempo a limare i testi, fino a raggiungere l’essenza del racconto. “Io non tolgo fino all’osso”, dice Carver, “ma fino al midollo”. L’ho imitato. Ho iniziato a togliere il superfluo dai miei disegni. Mentre semplificavo il mio stile, facevo chiarezza anche su me stesso. Focalizzavo l’essenziale, mi alleggerivo di influenze stilistiche e forme non mie. Ho creato uno stile scarno, in cui l’idea fosse centrale: pochi elementi, una grafica più asciutta, molti spazi vuoti

e un’attenzione cinematografica per l’inquadratura, ravvicinata oppure sospesa come in una ripresa aerea. Non da ultimo, ritrovai la voglia di disegnare». A chi ti presentasti con il nuovo stile? «Quelli dell’agenzia mi sconsigliarono di cambiare

stile. Ma feci di testa mia. Anche se loro ancora mi rappresentavano in Usa e Canada, glissai le regole. Un po’ all’italiana, lo ammetto. Comprai uno spazio sul sito Altpick (http://altpick.com/shout), dove illustratori e fotografi possono mettere online i loro

lavori. Per non creare contrasti contrattuali, e non essere riconosciuto, scelsi uno pseudonimo. Shout (grido), dal titolo di uno dei miei lavori. Era il 2005, non avevo vinto concorsi, non avevo collaborazioni importanti da vantare nel portfolio. Mandai tre mail nello stesso giorno: una al New York Times, una al New York Sunday Magazine e un’altra al settimanale politico Progressive. Nel giro di pochi giorni ricevetti delle commissioni da tutti e tre. La considerai una conferma, come una pacca sulla spalla. Poco dopo collaborai con Franco Cervi per il libro Jet Lag, vincitore del Good Design Award 07». (www.27underscore9.com). Come illustri la realtà di un Paese, come gli Usa, in cui non vivi? «Per trovare ispirazione visiva uso delle banche dati o il comunissimo Google Images, che nella sua semplicità e popolarità rimanda sempre un’immagine realistica di un Paese. Punto su un’idea, fornita da chi scrive il pezzo, e la sviluppo restando concreto».

D 46

12 APRILE 2008

Extraordinari

12/04
di Martina Zambon e Federico Iarlori

La nuova rivoluzione (disegnata) cinese, il Veneto in stile giap, resort sostenibili e acquari Lego. Appuntamenti e buone idee

TRASFORMAZIONI SCONVOLGENTI Si intitola “China Design Now” ed è un viaggio alla scoperta della rivoluzione culturale che la Cina sta vivendo dagli ultimi vent’anni. Si parte da Shenzhen, fucina delle prime innovazioni dei graphic designer; si prosegue attraverso l’universo consumistico e trendy di Shanghai; e infine un salto a Beijing, trasformata dalle monumentali architetture per i Giochi olimpici. Londra, Victoria and Albert Museum, dal 15/3 al 13/7 (www.vam.ac.uk).

BOLLE OLIMPICHE È stato ribattezzato Water cube il nuovo impianto per il nuoto progettato dallo studio australiano PTW Architects all’interno dell’Olympic Green di Beijing, in occasione delle prossime Olimpiadi. Rigide geometrie e morbidezza organica si integrano nella struttura reticolare che ospita delle bolle in materiale plastico traslucido (www.ptw.com.au).
Foto di PTW+ARUP+CSCEC - Cesare Gerolimetto

DA METTERE A FUOCO Passaggi / paesaggi 2 è il titolo della quarta edizione del Padova Aprile Fotografia, che invade la città veneta in diverse location. Tema di quest’anno, il paesaggio urbano raccontato attraverso cinque diverse mostre (quattro personali e una collettiva) che porteranno in città, fra gli altri, i lavori di Beuys e Steiner. Dal 22/3 al 31/5, tel. 0498204518 (http://cnf.padovanet.it).

VASI COME UOMINI Una grande mostra antologica celebra il percorso severo e coerente di Anna Gili, designer di origine umbra. Materiali, icone e colori generano miscele delicate, sospese tra arte e design, senza rinunciare alla riflessione sull’uomo, e alle sue (ironiche) sembianze zoomorfiche. Presso la galleria Daniele, dal 2 aprile al 5 maggio, via B. Cristofori 2/C, Padova, tel. 049 8721565 (www.annagili.com).

12 APRILE 2008

D 53

Extraordinari
QUESTA SCULTURA SI MUOVE Con Cellar door, per la prima volta, un artista francese di meno di 30 anni occupa interamente i 4.000 mq di spazio espositivo del Palais de Tokyo. È l’universo mutante creato da Loris Gréaud: fuochi d’artificio che s’innalzano da terra, paesaggi che si ripiegano su se stessi, falle spazio-temporali che si aprono sotto i nostri piedi e sculture che si plasmano sotto i nostri occhi. Una realizzazione ambiziosa e transdisciplinare (fino al 27 aprile - www.palaisdetokyo.com).

DESIGN DA BOTTEGA Nel quartiere milanese di Dergano sono presenti e attive diverse botteghe artigiane dove il “fare” è importante tanto quanto l’“ideare”. In occasione del Fuorisalone, sarà possibile apprezzare le opere di ceramica, restauro, falegnameria e pittura realizzate rigorosamente a mano dagli artigiani del D.O.C. (DerganoOfficinaCreativa). In via Guerzoni, 39-45, Milano, dal 16 al 21 aprile.

IL LUSSO È SOSTENIBILE? Materiali sostenibili e basici, come acqua e vegetazione, sono gli elementi dominanti nel progetto del nuovo resort realizzato dallo studio Fosters and Partners nell’incantevole baia di Corniche (Mauritius). I materiali locali sono stati integrati a sistemi ad alta efficienza energetica, in modo da trasformare il lusso in autosufficienza energetica (www.fosterandpartners.com).

UN BUCO SOPRA L’ACQUA Un Centro Scientifico (acquario, teatro, uffici, laboratori e spazi per attività commerciali) compreso in una struttura circolare che prende forma dalla combinazione di dieci grandi blocchi modulari. È il progetto per lo “Science Centre and Acquarium” da realizzare ad Amburgo in vista della riqualificazione dell’area portuale (www.oma.eu).

D 54

Foto di Olivier Pasqual - Foster + Partners

Extraordinari
PROFUMO DI CASA MIA Un audace sistema di correspondances tra città, fragranze e visioni. L’artista ungherese Hilda Kozari ha inventato bolle magiche che ricreano gli ambienti urbani a lei più cari: Helsinky, dove vive, Budapest, dov’è nata, e Paris, perché c’est très chic (www.saumadesign. net/kozari.htm).

VENETO JAP Nel Veneto dei capannoni e delle villette, una casa stile giapponese in legno rivoluziona il paesaggio (ex) rurale del Trevigiano. Da un vecchio fienile, le progettiste M. Baretti e S. Carbonera creano una casa bio completamente in legno ad alto tasso di risparmio energetico dove, nella migliore tradizione scarpiana, vero materiale da costruzione è la luce (www.arbau.org).

D 56

12 APRILE 2008

Foto di Esa Vesmanen - Peter Mauss/Esto

VETRO & CO. Extranormal è la mostra che il Centre Culturel Français di Milano dedicherà al lavoro del celebre designer Emmanuel Babled. Vetro, argento, ceramica e complementi d’arredo entrano a far parte della sua ricerca estetica e formale, volta a ridefinire l’iconografia dell’arte e del design di oggi. Dal 16/4 al 5/5 (www.babled.net).

AL CINEMA, COME IN ASTRONAVE Cosa fare per evitare di restare avvolti dal buio quando la visione di un film termina o si interrompe? Ispirandosi al Radio City Music Hall di New York e al film 2001: Odissea nello spazio, James Biber, architetto e collaboratore di Pentagram (noto studio di design internazionale), ha dedicato grande attenzione proprio allo studio della luce nel realizzare questo progetto di home theatre in una casa di Montauk, a New York (www.pentagram.com).

Extraordinari
IL GRAND TOUR DEI DESIGNER Cortometraggi e foto reportage realizzati in giro per l’Italia dai designer Paul Cocksedge, Martino Gamper, Jason Miller, Hector Serrano per raccontare il mondo di viaggio e romanticismo del marchio Persol. 16-21/04, Salone del Mobile (MI) (www.persol.com).

SPECCHIO, SPECCHIO Gli arredi hi-tech dell’azienda coreana DND Casa, disegnati dal giovane designer Chiho Kim, sono vere chicche dell’home entertainment high-tech, in cui, come nel caso degli specchi fiabeschi che diventano monitor Tv Lcd, la tecnologia si confonde con la magia. Saranno presentati nel Fuori Salone milanese dal 16 al 21 aprile, in via Tortona 31 (www.dndcasa.com).

GLI INGLESI, IN SOGGETTIVA In our world è il titolo della mostra dedicata alle opere della più recente ricerca fotografica in Inghilterra. Gli autori, tutti ex Royal College of Art di Londra, ma di provenienza internazionale, esprimono il loro personalissimo punto di vista sul mondo che li circonda, interpretandolo, trasformandolo, a volte ricostruendolo attraverso set meticolosi che raccontano, come in un sogno, strani universi paralleli. Modena, Galleria Civica, c.so Canalgrande 103, dal 20/4 al 13/7 (tel. 0592032911).

COMFORT OUTLINE Sedie, soprattutto (ma anche sgabelli, lounge, tavolini, poltroncine) in legno disegnate con la semplicità digitale, elegante e discreta, di un rendering in outline, nella nuova collezione Wooden Chairs di BF (www.bfsedie.com).

D 58

12 APRILE 2008

QUELLA CASA È UN CAPOLAVORO E VA ALL’ASTA

Foto courtesy Christie’s Realty International Images Ltd

REAL ESTATE

La Kaufmann House di Palm Springs verrà battuta il 13 maggio. La base? 15 milioni di $
di Barbara Casavecchia

I

l 13 maggio, un lotto dell’asta di arte moderna e contemporanea di Christie’s al Rockefeller Center di New York (base di vendita 15-25 milioni di dollari) non potrà stare sul cavalletto. Perché è un’intera casa: la Kaufmann House di Palm Springs, California. Un’ele-

gante villa in pietra, vetro e acciaio progettata nel ’46 dall’architetto viennese Richard Neutra, immortalata da una serie di splendide foto al tramonto di Julius Shulman approdate su Life nel ’49, e da allora pluripubblicate da tutte le riviste patinate del pianeta. Un’icona modernista avvolta

da un’aura radiosa di glamour, che fa sì che ora venga trattata come un capolavoro, alla pari con quelli di Bacon, Rothko, Warhol presenti sullo stesso listino. È la prima volta: le architetture, per quanto griffate, finora erano passate
Veduta esterna della Kaufmann House di Richard Neutra.

12 APRILE 2008

D 61

A QUESTE RESIDENZE STRAORDINARIE NON VA SEMPRE COSÌ BENE. QUALCHE ANNO FA UNA CASA DI NEUTRA FU SPIANATA DA UNA RUSPA IN UNA NOTTE

A caccia di autori italiani

Colloquio con l’antiquario milanese Marco Arosio
In Italia si trova un corrispettivo della vendita all’asta della Kaufmann House? «Quello che posso dire», spiega l’antiquario Marco Arosio, «è che spesso all’architettura italiana moderna, anche se importante, non è riconosciuto un valore aggiunto così forte. Se non è tutelata in modo speciale (come per esempio Casa Malaparte a Capri, che è una fondazione), viene fatalmente modificata per compiacere i nuovi acquirenti. In questo modo si sono sfigurati interni di Ponti e perduti arredamenti di Mollino, infissi di Michelucci, palazzine di Zanuso. A volte si salvano gli edifici che sono beni di proprietà di istituzioni statiche, poco inclini al restyling, come per esempio la marina militare o la guardia di finanza. Gli arredi, poi, arrivano sempre secondi o ultimi, perché manchiamo di una cultura sulle arti decorative del Novecento, ben poco musealizzate. A Milano, fa eccezione la Casa Museo Boschi-Di Stefano, dove si sono ricostruiti gli interni originali di una casa del Novecento italiano. Lo stesso discorso vale anche per i locali commerciali, fatti e disfatti in continuazione, con il vincolo posto dalle Soprintendenze che in certi casi viene sfruttato a sproposito dai gestori per garantirsi un affitto basso, in altri mai richiesto per avere mano libera. Quando al Caffè Fassi di Roma, dove hanno

in aste di arti decorative o design. È probabile che sulla nuova strategia di Christie’s influiscano sia i fatturati registrati nell’ultimo anno dal suo dipartimento contemporaneo - l’incremento dichiarato è stato del 75 per cento, per un totale di quasi 980 milioni di

Dall’alto. Corridoio esterno e spazio living della Kaufmann House dell’architetto R. Neutra.

D 62

12 APRILE 2008

Foto courtesy Christie's Realty International Images Ltd

euro - sia la crisi dei mercati finanziari, che spinge le case d’asta a puntare sul sensazionalismo dei “blue chip”, meno soggetti alle fluttuazioni del gusto e dei portafogli. Ma è altrettanto plausibile che segua l’esempio di altri concorrenti, come l’agguerrita Wright di Chicago ( www. wright20.com ), fondata nel 2000, che in poco tempo si è aggiudicata una fetta consistente del mercato del design d’autore. Due anni fa ha battuto la Case Study House #21 (1958) di Pierre Koenig a Hollywood per 3.2 milioni di $; e il 18 maggio prossimo metterà all’incanto la Esherick House (1961) di Louis I. Kahn a Chestnut Hill, Philadelphia, a partire da 2–3 milioni. Anche se, a fare i conti, la Kaufmann House costa più o meno come una penthouse qualsiasi - si fa per dire… nell’Upper East Side di New York, sorge spontanea qualche considerazione sul destino di commodification galoppante toccato in sorte a Neutra. Un seguace di Loos convinto che “tutto ciò che progettiamo oggi assume un significato realmente contemporaneo solo se non mira all’unicità”, e che per questo aveva aderito all’impresa utopica (avviata nel ’45) delle Case Study Houses, 36 progetti di edilizia sperimentale a basso costo, nati con l’intento di portare l’International Style alle masse, ma diventati col tempo uno status symbol dell’élite hollywoodiana - oggi a contendersi le case di Neutra sono Vidal Sassoon, Tom Ford, l’attrice Kelly Lynch, il

DOPO LA STARCHITETTURA E IL BOOM DELLA DESIGN-ART, NON È COSÌ STRANO CHE UN EDIFICIO SIA CONSIDERATO COME UN OGGETTO DA COLLEZIONARE

girato tantissimi film, è subentrata una banca, è stato smontato tutto. Con il rinnovamento di sedi e filiali bancarie, progettate a suo tempo da ottimi architetti, si buttano via tesori come lampade e illuminazioni, per esempio di Sarfatti e Albini, che in vendita all’asta all’estero varrebbero migliaia di euro. Per arrabbiarsi ancora un po’, basta scendere nel metro e vedere cos’hanno fatto alla grafica di Bob Noorda e alle stazioni della Linea 1 milanese di Franco Albini, che avevano scelte di colori e materiali modernissime. A Parigi ne avrebbero salvato tutto, anche i tornelli. Mentre da noi…». Su quali designer o architetti punta il mercato? «Mollino, un autore assolutamente rivoluzionario: il suo valore è dovuto anche al fatto che non ha mai fatto entrare in produzione i propri mobili, quindi gli arredi sono pezzi unici. Come ora i prototipi milionari di Ron Arad o Zaha Hadid. Anche Gio Ponti ha un valore internazionale, perché è stato molto studiato ed esposto, ma in compenso è stato anche prodotto da molte aziende. C’è interesse per un certo esotismo anni Settanta, più legato alla moda, ben rappresentato dai mobili in ottone di Gabriella Crespi. E, ovviamente, si attende di vedere cosa succederà dell’eredità di Sottsass: sono già in progetto due aste a Bruxelles e Parigi».

cantante dei Devo Gerald Casale, che quest’anno ha sborsato 2 milioni di dollari per la Kun House. Dell’architetto ora è in vendita, a 3.5 milioni di $, anche l’ufficio al 2379 di Glendale Boulevard, Silver Lake, dichiarato monumento cittadino. A dare il nome alla Kaufmann House (costata all’epoca 150.000 $) era stato il suo committente, il milionario di Pittsburgh Edgar J. Kaufmann Sr., lo stesso della famosa Fallingwater (Casa sulla cascata) di Frank Lloyd Wright, di cui Neutra fu allievo. I proprietari attuali, il manager Brent Harris e la storica dell’architettura Beth Edwards, rinunceranno alla casa che hanno trascorso un decennio a restaurare e riarredare insieme (con cura maniacale, spinta fino alla caccia dei fornitori originali di vernici e impianti, e alla riapertura di una cava in Utah per trovare la pietra giusta con cui sostituire alcune parti sbrecciate, come Edward Wyatt ha raccontato sul New York Times ), perché stanno per separarsi. Presumibilmente esausti. Negli ultimi anni, negli Usa sono finite all’asta anche altre celebri “favole” moderniste. Nel giugno del 2000, sempre da Christie’s (prezzo finale, inclusa la commissione, 11,16 milioni di $), è stata la volta del loft di Manhattan disegnato da Philip Johnson, nel 1950, per Blanchette Rockefeller, moglie di John D. III e presidentessa del MoMa. Donato al museo nel ’55, dopo vari passaggi nell’89 era stato acquistato per 3.5 milioni di dollari dal gallerista londinese Anthony D’Offay - poi abbondantemente rifattosi dell’inve-

Dall’alto. Jean Prouvé alla scuola di arte e mestieri Cnam, a Parigi, nel 1964. La Maison Tropicales a New York.

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Foto di E. Remondino, VG Bildkunst, Bonn - C. Baraja & É. Touchaleaume/Archives Éric Touchaleaume

stimento. Nel ’03, Sotheby’s ha incassato 7.5 milioni di $ per la Farnsworth House di Mies van der Rohe a Plano, Illinois, appena fuori Chicago, acquisita dal National Trust (che gestisce, con regolari aperture al pubblico, anche la Glass House di Philip Johnson a New Canaan, Connecticut). Nel giugno ’07 Christie’s ha sfiorato i 5 milioni di $ per uno dei tre prototipi della Maison Tropicale (1951) di Jean Prouvé: un prefabbricato in alluminio e acciaio per gli ufficiali francesi di stanza nelle colonie africane, recuperato a Brazzaville dopo decenni d’incuria un altro esemplare, già esposto al MoCa di Los Angeles, è stato donato al Centre Pompidou a Parigi, dove staziona in permanenza al quinto piano e acquistato dall’albergatore André Balasz, che lo ha appena prestato alla Tate Modern di Londra. Dopo un decennio di starchitettura o scultarchitettura (i neologismi fioccano) e il boom della design-art, non è così strano che un edificio venga considerato alla stregua di un oggetto da collezionare. Si spera solo che questo nuovo trend abbia un effetto salutare sulla conservazione del patrimonio architettonico. Qualche anno fa, una casa di Neutra fu spianata da una ruspa in una sola notte, mentre nel ’07 la speculazione immobiliare si è accanita contro Paul Rudolph, modernista e brutalista radicale, cancellandone per sempre due residenze in Connecticut e nel Rhode Island.

Mrs and Mr Howard

Lei, Mary, è una dei set designer più importanti del mondo. Lavora per moda, pubblicità e rockstar. Lui, Mike, dipinge (a volte per lei). Insieme, a New York, condividono vita, spazi, lavoro
di Francesca Gentile Foto Francesco Lagnese
Mary Howard, negli studi ai Chelsea Piers di New York, prepara il set fotografico per il numero dedicato alla moda del New York Magazine.

COPPIE COOL

L’angolo cucina dello studio di Mike Howard a Brooklyn Heights, con i pettorali delle corse in bicicletta cui partecipa. A destra, Mary.

Scarpe basse, jeans vissuti, capelli raccolti, si agita come un’attrezzista. Trasporta lampade, poltrone, tavolini. «Amo conservare gli oggetti e trasformarli»

A sinistra, gli oggetti preferiti da Mary per il suo lavoro sono archiviati. Sotto, la bicicletta di Mike appoggiata a una tela. A destra, Mike nel suo studio dà gli ultimi ritocchi a un quadro.

«Madonna è una diva e una lavoratrice, sa quello che vuole e decide tutto. Gioca con gli oggetti, sa mettere il corpo in relazione con l’ambiente. Lavorare con lei è facile»

ary Howard è stata sequestrata da Annie Leibovitz. Bisogna realizzare la copertina di Vogue di maggio, con Sarah Jessica Parker e il suo Mister Big, per l’uscita del film Sex and the City. Il tempo stringe. Howard e i suoi fedelissimi corrono su e giù per New York alla ricerca di oggetti particolari, da collocare sul set. «Annie è dura e precisa», spiega Mary. «Inizia a scattare con una visione già in testa. Gli altri fotografi, viceversa, cercano l’immagine mentre lavorano». Set designer è il suo mestiere. “Arreda” le immagini. Interpreta le fantasie dei fotografi. Inventa mondi di forme e colori per la moda, la pubblicità, le riviste. La settimana scorsa era sul set con Madonna. «Un servizio per un magazine». Quale? «Non sono autorizzata a rivelarlo». Peccato. Qualche particolare sulla star? «È una diva e una lavoratrice, sa quello

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Dall’alto: Mary con i suoi collaboratori; la bacheca con i tessuti memo; un’immagine della set designer sullo schermo del computer.

Mary ha lavorato con Richard Avedon e Steven Meisel. Per Steven Klein, ha costruito un’arena per i cavalli: un’impresa quasi folle

che vuole e decide tutto. Le piace giocare con gli oggetti, è abile nel mettere il corpo in relazione all’ambiente. Lavorare con lei è facile. Con le modelle, al contrario, è difficile: di solito non sanno che cosa fare». Intanto, Mike Howard sbuffa: «È sempre in giro, mia moglie». La stima moltissimo - «È una vera artista» - però la vorrebbe più vicina. Una storia già vista, qui giocata ad altissimi livelli. Mary e Mike Howard sono due celebrità. Set designer lei, pittore lui. Stanziale lui, viaggiatrice lei, tra New York, Londra e Los Angeles. Una figlia, per forza di cose cresciuta da papà, detto manny, ovvero man più nanny. L’arte li accomuna e la carriera li separa, almeno per sei mesi l’anno. Quando Mary inizia, nel mondo della moda ci sono solo gli shopper. Il set designer è prerogativa del cinema. «Nel 1990 fui chiamata per allestire le vetrine del grande magazzino Bergdorf Goodman, sulla Fifth Avenue». Mary possiede una formazione artistica, con specializzazione in pittura. Grazie a quel lavoro entra in contatto con Richard Avedon. Poi arrivano Steven Meisel e Steven Klein, per il quale costruisce un’arena per i cavalli che faranno da sfondo a un celebre servizio con Madonna: un’impresa quasi folle. Prada, Fendi, Marni e altri fashion-big busseranno presto alla sua porta. Prima, però, Mary deve affrontare una lunga gavetta: dieci anni di lavori occasionali. Tra i clienti ha il megastore

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L’anno scorso era a Buckingham Palace con la Leibovitz che fotografava la regina Elisabetta « e ci litigava pure, un’esperienza pazzesca»

Macy’s, per le celebrazioni newyorkesi del 4 luglio, e lo show Saturday Night Live, per il quale decora gli studi. L’anno scorso era a Buckingham Palace. Leibovitz fotografava la regina Elisabetta, e ci litigava pure. «Un’esperienza pazzesca», ricorda Mary. Scarpe basse, jeans vissuti, capelli raccolti, Mary si agita come un’attrezzista. Trasporta lampade, poltrone, tavolini. Sul set allestito per il numero dedicato alla moda del New York Magazine sistema mazzi di fiori artificiali provenienti dal suo studio. «Cerco di conservare gli oggetti, per trasformarli poi secondo le necessità». I quadri a tema floreale sono opera di Mike: «Basandomi sulle foto degli abiti, in cinque giorni ho dipinto dieci pannelli». Sfogliando la rivista, aggiunge: «Toglierei le modelle e lascerei solo i colori. È d’accordo?». Noi sì, ma bisognerebbe chiederlo all’industria della moda.

Lo studio di Mary Howard. A sinistra, un particolare. Sotto, la set designer organizza il lavoro.

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*English editor di Ling Magazine e del settimanale online Le Cool Barcelona - Illustrazione di E. Leoni

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Sneakers da collezione e abiti pezzi unici. Ricette molecolari e tapas tradizionali. Il restauratore preferito di Pedro Almodóvar, un hotel design low cost nel quartiere di El Born, il caffè dove socializzare e il club dei party selvaggi. Buoni indirizzi per perdersi (giorno e notte)
di Kati Krause*

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FEBBRE RETRO Gotham, Cervantes 7, tel. +34.934.124.647, www.gothambcn.com. In una tranquilla piazza del Barrio Gotico, Txema Noguès restaura mobili e oggetti degli anni ’50 e ’60: dai televisori alle lampade, ai telefoni. Alcuni sono stati usati per set cinematografici, fra cui quello di Tutto su mia madre di Pedro Almodóvar.

COLORI ADDOSSO El Delgado Buil, Lledó, 4-6, tel. +34.933.152.073, www.eldelgadobuil.com. Anna Figueroa Delgado e Macarena Ramos Buil hanno vinto il premio L’Oréal per la miglior collezione alla settimana della moda Cibeles, grazie a proposte fresche e facili, con un gusto indelebile per i colori decisi.

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ONDE E CIBO Bestial, Ramón Trias Fargas 2-4, tel. +34.932.240.407, www. bestialdeltragaluz.com. Anche se la cucina (italiana) non fosse la delizia che è, il locale meriterebbe una visita per l’ambientazione sotto le stelle e le palme. E poi, morbida musica di commento e le onde.

BOUTIQUE HOTEL A MICRO PREZZO Hotel Banys Orientals, Argenteria 37, tel. +34.932.688.460, www. hotelbanysorientals.com. Camere confortevoli a partire da cento euro a notte, suites da 130. Servizio personalizzato e interni di buon gusto. Tanto da dare l’impressione di soggiornare a casa di un amico interior design momentaneamente fuori città. Così il Banys Orientals ha ridefinito il concetto di boutique hotel. Ottima anche la posizione: a El Born, il quartiere più alla moda di Barcellona, comodo per raggiungere sia la spiaggia sia il Barrio Gotico.

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INCONTRI E COCKTAIL Betty Ford’s, Joaquim Costa 56. È stato inaugurato solo da un anno, ma è già diventato il nuovo bar alla moda di Barcellona. È qui che tutti i personaggi che contano nel mondo della moda si ritrovano per una birra o un cocktail. L’atmosfera è però tutt’altro che snob: al contrario, è facilissimo socializzare. Aperto tutte le sere, ore 19-3.

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NOTTI MAGICHE, UN PO’ TRASH Club Fellini, La Rambla 27. È famoso per i party selvaggi che attirano un pubblico internazionale, cool e un tantino volgare (per capirci: tatuaggi a profusione e giganteschi occhiali da sole). La musica è perlopiù house, ma sono famose anche le notti rock del lunedì. Nelle altre serate, le tre sale propongono altrettanti generi. Ore 0.30-5.

CINQUE SENSI NEL VETRO Cinc Sentits, Aribau 58, tel. +34.933.239.490, www.cincsentits.com. Dopo aver girato il mondo alla ricerca di suggestioni culinarie, lo chef Jordi Artal e la sorella Amelia sono tornati nella nativa Barcellona. Se avete tempo (e denaro; ma a pranzo i prezzi sono più bassi) per un’esperienza di alta cucina, il Cinc Sentits (“cinque sensi” in catalano) è per voi. Aperto da martedì a sabato, ore 13.30-15.30, 20.30-23.30.

DISEGNO APPLICATO Casa Munich, Antic de Sant Joan 4, www.munichsports.com. Per amanti delle sneakers, soprattutto dei modelli più difficili da scovare. Fondato nel ’39, il negozio del marchio Munich ha conosciuto negli ultimi cinque anni un’impennata di popolarità, grazie a un nuovo design applicato sia ai modelli sportivi che a quelli maggiormente di tendenza. Aperto da lunedì a sabato, ore 11-20.

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MOMENTI CATALANI Inopia, Tamarit 104, www.barinopia.com. Nascosto in una zona poco alla moda, questo tapas bar è di proprietà del fratello di Ferran Adriá, uno degli chef più famosi al mondo. È genuinamente catalano, serve piatti eccellenti con ingredienti freschissimi a prezzi ragionevoli ed è un po’ meno affollato e rumoroso degli altri locali. Da non perdere: i filetti di acciuga, le olive e il prosciutto jabugo. Da martedì a venerdì ore 19-23, sabato ore 13-15.30 e 19-23.

IL PIACERE MOLECOLARE Comerç 24, Comerç 24, tel. +34.933.192.102, www.comerc24.com. La gastronomia molecolare studia i processi fisici e chimici legati alla cucina. Una scienza che ispira Carles Abellan, fondatore del ristorante. Da martedì a sabato, ore 13.30-15.30 e 20.30-00.30.

PICCOLO SHOPPING Vinçon, Passeig de Grácia 96, tel. +34.932.156.050, www.vincon.com. È il negozio di design più in voga di Barcellona. Propone di tutto: saliere, giocattoli, lampade, mobili, quaderni, cellulari e stampe artistiche. Ha anche una galleria d’arte specializzata in design grafico e industriale, dove è possibile acquistare le opere. Ore 10-20.30.

RICORDANDO PABLO Café del Museu Picasso, Montcada 15-23. Basta evitare l’ingresso principale del museo per ritrovarsi in un caffè incredibilmente raccolto e tranquillo, gestito dal gruppo Ritz Carlton, con comodi divani e una deliziosa terrazza. Al mattino: latte macchiato, English tea e pasticcini. A pranzo, una moderna cucina mediterranea. (Trad. di P. Pavesi)

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SET DESIGNER (OFFRESI)
Foto By2photographers c/o Nick Knight

Il set della sfilata di Dries Van Noten, P/E 05. A fianco. Coreografia della Michael Clark Company per la rivista Numéro, direzione artistica di Alexander McQueen e Gainsbury and Whiting.

PROFESSIONI Illustratori sonori, location seeker, ideatori

di eventi che durano solo dieci minuti. Da Parigi a Londra e Milano, ecco i migliori allestitori di “colpi di scena” di Laura Lamanda

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odici minuti soltanto. Perfetti, però. Forti abbastanza da convincere compratori e stampa. Tanto evocativi da eclissare la concorrenza. Perché una sfilata sia questo, non basta una buona collezione, e ogni creatore lo sa. Scenografia, coreografia e musica devono costruirle attorno il giusto universo. Sovrintende l’operazione una figura professionale relativamente nuova, all’incrocio tra diverse discipline. «Siamo registi, scenografi o direttori creativi? Difficile dirlo. Lavoriamo con intensità incredibile a un evento che dura un attimo. Costruiamo sogni, album virtuali di immagini», ci spiega il belga Etienne Russo. Autorità nel settore, ha iniziato diciassette anni fa con Dries Van Noten, ma cura anche le sfilate di Martin Margiela, Chanel, Sonia Rykiel, Hermès, Miu Miu. «Con ogni creatore instauro un rapporto diverso. Alcuni di loro, come Lagerfeld, Margie-

la o Miuccia Prada, sono piuttosto direttivi. Dries Van Noten, Alber Elbaz (di Lanvin), o Rykiel cercano invece una collaborazione più profonda. Ma non c’è un sistema migliore di un altro. L’importante è creare un’intimità, riuscire a penetrare il loro mondo e raccontarlo». Quando succede, gli stilisti apprezzano, e restano fedeli. Hussein Chalayan, per esempio, non risparmia le lodi all’inesauribile immaginazione di Alexandre de Betak, francese con base

a New York, noto anche per il sodalizio con Viktor & Rolf. Yohji Yamamoto, invece, non si separa da Maso Nihei, che lo ricambia definendolo il nuovo Hokusai, grande pittore giapponese. Non più modestamente, Nihei compara invece se stesso a Bashu, maestro dell’Haï e ci racconta con toni poetiku, ci la complementarità che lo lega allo stilista: «Quando Yohji è uccello, io divento cielo. Quando divento mare, Yohji è pesce. Quando Yohji è ombrello, di-

«SIAMO REGISTI, SCENOGRAFI O ART DIRECTOR? DI PRECISO NON LO SO. COSTRUIAMO ALBUM VIRTUALI MEMORABILI»

Foto di By2photographers, Chris Moore - courtesy Alexander McQueen

Nella pagina a fianco. Dall’alto. Chanel Haute Couture P/E 07 e Yohji Yamamoto. In questa pagina. Dall’alto. Alcuni momenti di sfilate Chanel Haute Couture A/I 06/07. Scenografia A/I 08-09 di Alexander McQueen, ispirata alle opere dell’artista Christo.

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«UNA VOLTA, CON MCQUEEN, ABBIAMO PORTATO IN PASSERELLA I ROBOT»
vento pioggia». Usa toni meno evocativi il londinese Sam Gainsbury, che ci descrive così la sua vicinanza ad Alexander McQueen e Stella McCartney: «Mi relaziono a loro in modo informale, intimo. Devono sapere di potermi chiamare in qualsiasi momento per discutere idee e progetti». Gli esiti possono essere i più folli. «Una volta, con Alexander McQueen, abbiamo avuto l’idea di portare in passerella dei robot, che colorassero con lo spray il vestito bianco di un’indossatrice. Siamo riusciti a ottenerli da Renault. Poi, programmarli e coordinare l’azione è stata un’impresa, ma abbiamo raggiunto un ottimo effetto». La sorpresa, in fondo, è alla base del successo di ogni sfilata. In questo senso le location hanno un ruolo fondamentale. Etienne Russo, con la sua collaboratrice Marthe Lagache, ne ha scovate di veramente insolite. Si parla ancora, per esempio, della piscina Keller di Parigi, per una sfilata di Chanel. «Anni fa, potevamo portare stampa e compratori nei posti più disparati, anche in periferia. Ora che ci sono défilé ogni ora, non c’è tempo per gli spostamenti, e bisogna restare nei quartieri centrali. Così, reperire nuovi luoghi è diventato difficile», si sfoga. Per le due ultime collezioni di Dries Van Noten, gli è riuscito comunque un colpo da maestro: ottenere, dopo due anni di trattative, il maneggio sotterraneo del Grand Palais, normalmente chiuso al pubblico. «Luoghi così particolari hanno cose da raccontare. Bisogna ascoltarli, e fare interventi minimi, che ne rispettino perfettamente lo spirito. Magari solo cerare il suolo. Oppure aggiungere dei grossi ventilatori industriali. Quel che è davvero importante è lavorare sulla percezione dello spazio, servendosi della luce. Io sono un light-addict: in una sfilata, la luce è tutto». Della stessa opinione è Maso Nihei, perentorio: «La mia scenografia è luce». Un ruolo chiave ha ovviamente anche la musica. Per sceglierla, i set designer fanno spesso appello a illustratori sonori che sanno scovare musica meno nota. «A me piace far muovere le indossatrici, invece che sulla passerella, su volumi diversi, dove possano seguire circuiti differenti dal classico u-turn», dice Russo. «Una volta, per Chanel, ho usato un gran tappeto. Ne nascevano uno spazio e un ritmo molto particolari». Anche l’uscita in passerella dello stilista viene curata in modo maniacale. «Dries Van Noten, per esempio, è timido: devo incoraggiarlo ad avanzare sul podio. Elbaz si muove con grande sicurezza. Più esuberante, Jean-Paul Gaultier si mette a correre come un bambino. Non si può chiedere a un creatore di uscire in un modo che non gli corrisponda. Fin nel minimo dettaglio, la sfilata racconta la sua personalità, il suo mondo».

Dall’alto. Evento per i 30 anni di Olivier Strelli diretto da Villa Eugenie. Le proiezioni ambientate dalla sfilata P/E 08 Blugirl, ispirate al film Grease, e la sfilata Blumarine A/I 08/09 che ritrae l’Avenue Montaigne di Parigi.

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Foto di By2photographers

My private paradise
INTERIOR DECOR Carte da parati, tappeti e fiori
di Monica Teli Foto Paolo Bramati Futon con interno di cotone in tessuto turchese di Linn Sui (230 euro), maxicuscino con federa in cotone cerato stampa quadretti di Fashion Bag (260 euro) da Galleria Luisa Delle Piane. Cubo in ceramica metallizzata (473 euro) da Spazio Pontaccio, abat-jour in metallo verniciato di Sphaus (220 euro) da Trace, lampada da terra con paralume in vetro Zelig di La Murrina (633 euro). Giradischi vintage da Cantiere Bovisa. Tappeto in viscosa turchese di GT Design (1.190 euro), tappeto a righe in lana e viscosa (980 euro) di MissoniHome. Lettere in scatolato metallico (85 euro) da Raw. Carta da parati collezione On-on di Jannelli&Volpi (95 euro al rollo). I fiori sono stati dipinti con colori acrilici da Volume 14.
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Pareti di pagine, souvenir e il colore malva portafortuna
Chaise-longue Spring (cm 120x78x98), design E. Bouroullec, Cappellini, con rivestimento in lana hallingdal gialla (da 2.626 euro); poltrona originale di Joe Colombo, con scocca in materiale plastico bianco e rivestimento in tessuto viola, da Pegaso. Lampada da terra anni 50, da Pegaso. Tavolino in lamiera zincata di Marco Ferreri per Zerodisegno (1.050 euro), set caraffa e tazze in ceramica degli anni 50 (240 euro) da Paul Smith. Alla parete, orologio 24 Ore di Diamantini&Domeniconi, con cassa tagliata al laser e serigrafata (98 euro). Tappeto (cm 200x300) in viscosa tessuto a mano, GT Design (2.390 euro). Alla parete, collage di pagine di moda da D la Repubblica delle Donne.
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Silhouette antiche con toni vinilici e statuette pop
Tavolo in legno laccato (1.390 euro) da Nap Atelier. Statua di Lakshmi (120 euro), da 10 C.so Como, e fiori di latta (20 euro), da L’erba voglio. Sedia con rivestimento a righe (370 euro), sedia con schienale serigrafato (370 euro), da Nap Atelier. Tavolino con piano a specchio, Moroso (341 euro). Alla parete, piatti fiorati: di Kenzo (33 euro) da Tad, di Jasper Conran per Wedgwood (da 32 euro), di Driadekosmo (20,50 euro), di 10 C.so Como, di Easy (25 euro) da Tad. Piatti con frutta di Driadekosmo (da 12,50 euro), con pesce di Driadekosmo (17,50 euro), con greche di Wedgwood (39 euro), con scritte da Rossana Orlandi. Tappeto di Tappeti Contemporanei. Carta da parati Bazaar, da Jannelli&Volpi.
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Pannelli di seta e carta di riso, cuscini e paesaggi orientali
Paravento a tre ante (cm 190x120) di Stefania Passera per Nap Atelier, con struttura in legno e rivestimento in tessuto Saskia, disegno Saari, di Manuel Canovas (1.290 euro). Lanterne africane in latta riciclata e lavorata a mano, da Rossana Orlandi (da 65 euro). Cuscino (cm 90x90) Plenitude, di La Maison Colonial, in cotone matelassé (365 euro). Appesi alla parete, pannelli in seta e carta di riso assemblate e dipinte a mano, collezioni China Classic e China Graphic, di Misha Handmade Wallpapers. Vassoio in legno con stampa serigrafata e dipinta a mano di Fornasetti (588 euro) e bicchieri in vetro decorato e soffiato a mano (da 14,80 euro) da Tad. Tappeto in viscosa di GT Design (2.390 euro).
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Wallpaper fluo, divano 100% comfort, acciaio inox e farfalle
Divano Klee, design Rodolfo Dordoni per Minotti, con struttura in legno (da 2.418 euro), cuscino turchese da Linn Sui, in seta patchwork, da Salvatore+Marie, verde in organza, da Tad. Pouff Tatino , di Baleri Italia, farfalle di Diamantini&Domeniconi. Lampada da terra Bamboo (1,800 euro) da Dilmos, seduta in acciaio inox, da Salvatore+Marie. Tappeto di GT Design. Alla parete: quadro con nuvole di Giampaolo Truffa, da Galleria Luisa Delle Piane, quadri con icone indiane, da Controcorrente, quadri con fiori di E. Forese, collage di pesci e quadri con lettering e cornici bianche di Marina del Cinque, scultura di K. Mizokami, acquarello di Lisa Ponti, foto di Bonomo Faita, schizzo di Fabio Bortolani, da Galleria Luisa Delle Piane. Carta da parati London, da Jannelli&Volpi.
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Mutanti nel bosco
Messicani a Barcellona, gli Ex-Studio reinventano aree green e urbane a partire dalle poesie di Octavio Paz e dall’estetica di Wong Kar-Wai di Leonora Sartori

PROGETTI VERDI

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ove anni fa, dopo gli studi in architettura, Patricia e Ivan, entrambi messicani, arrivarono a Barcellona per un master in architettura del paesaggio. Doveva essere un’avventura di pochi mesi. Una di quelle follie formative nello stile del film L’appartamento spagnolo. Sono ancora lì. Insieme, lontani da casa, hanno affinato la sintonia d’animo creativa delle coppie di lunga data, degli amici d’infanzia, dei compagni di trincea. Nel 2004, 28 anni lei, 33 lui, hanno fondato Ex-Studio. Parallelamente a lavori di architettura più tradizionali (i soliti showroom, abitazioni e piccoli condomini), hanno creato un’area laboratorio dove si dedicano allo studio di progetti sperimentali e interventi artistici in aree verdi. L’intento è reinventare luoghi naturali o urbani attraverso un’inattesa poesia. Accade allora che una radura si trasformi in residenza per uccelli, una struttura di fieno in un osservatorio rivolto al mare e le aiuole urbane in tavolozze per accostamenti cromatici sperimentali. Sempre più richiesti in tutto il mondo, dal Senegal all’Italia, al Messico, il loro approccio lavorativo mescola pas-

Nella pagina a fianco. Forest refuge, osservatorio-nido in tessuto stampato trasparente e in parte mimetico per i boschi intorno a Barcellona. In questa pagina. Dall’alto. Interventi luminosi e sonori sulla torre di Calatrava, Barcellona. La parete sensoriale Wind Wall. Disegni preparatori di studio per Forest refuge. Flow, intervento di giardinaggio “geotessile” e coltivazione cromatica per una piazza centrale di Bilbao. Dall’alto le aiuole appaiono come tavolozze di colore.

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Una radura diventa una residenza per uccelli, una struttura in fieno un osservatorio, le aiuole tavolozze di colore

sione e concretezza, quotidianità e voli pindarici. «Le idee nascono passeggiando per i boschi di Girona, osservando certi angoli della Barcellona vecchia, o cercando di imitare l’estetica elegante e aliena dei film di Wong Kar-Wai», racconta Patricia. «Uno dei primi lavori è nato guardando l’Umbracle del Parc de la Ciutadella di Barcellona, una serra in metallo costruita per l’Expo universale del 1888. Creammo Lost in paradise. Uccelli stilizzati erano appesi con dei fili al soffitto della serra: il vento attraverso la trama metallica li faceva ondeggiare come fosseri vivi. Quella serra è un luogo stupendo, un paradiso da cui però sembra di non potersene andare». Due anni fa, sono stati invitati in Toscana da Kforumvienna, associazione italo-austriaca per l’arte contemporanea, a creare un intervento transitorio sul paesaggio. «Eravamo a Casale Marittimo. Ci chiedevamo il perché di questo nome se poi il mare lì non c’era». Point of view è nato così. Un osservatorio di fieno («sostenibile, al passo coi tempi, fatto della stessa erba local che mangiano le mucche») che identifica un punto speciale, l’unico promontorio da cui si vede il mare, a giustificare il nome del paese. Sempre in Italia, in Sicilia a San Michele di Ganzaria, crearono Pathway, frutto di un workshop che Ex-Studio tenne con la paesag-

Nella pagina a fianco. Dall’alto. Pathway, percorso esplorativo tra i campi di San Michele di Ganzaria (Ct). Lost in paradise, installazione per Barcellona Arte Contemporanea presso l’Umbracle del Parc de la Ciutadella. Struttura luminosa Water Tower, Huesca, Spagna. In questa pagina. Dall’alto. Architettura Nido, bifamiliari per volatili, per il bosco di Navacerada, vicino a Madrid. Chill out e Montjuic in 5 actos, interior landscape, area relax e scenografie luminose per performance di danza nella torre di Calatrava a Barcellona.

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Patricia e Ivan “aiutano” i luoghi a raccontare la propria storia attraverso un aroma, un ricordo, una veduta lontana
gista Gilles Bruni e l’architetto Alessandro Rocca. Scopo del progetto, inventarsi delle aree ad alto impatto sensoriale usando materiale vegetale lungo il percorso che dalla vecchia ferrovia porta a un lago. Nel 2006, vinsero un concorso per il piccolo comune di Navacerrada, vicino a Madrid. Al limitare del bosco, crearono undici bifamiliari per uccellini (proprio così, erano minicasette in legno, a due piani) che svettavano agganciate a pali di 5 o 7 metri d’altezza: «Un’integrazione tra specie diverse attraverso soluzioni “urbanistiche” dedicate». Tra i progetti recenti, Forest refuge, struttura trasportabile di tessuto trasparente, per nascondersi tra gli alberi o fermarsi a osservare il bosco, protetti, e in simbiosi totale con la natura. Ogni progetto è studiato ad hoc e non replicabile, perché segue processi mentali immaginifici legati a variabili imprevedibili. Funziona così. Patricia e Ivan si mettono in ascolto. Spinti da quella sensazione un po’ melò che permea le poesie del messicano Octavio Paz, aiutano i luoghi a raccontare la loro storia, attraverso un aroma, un ricordo, una veduta. «Solo così», dicono, «il mondo torna ad avere senso». A volte gli innamorati hanno pensieri strani.

Dall’alto. Point of view, installazione di architettura naturale a Casale Marittimo, Toscana. Showroom ellittico mobile per i giovani stilisti portoghesi Alves, Xiomara, Buchinho e Storytailors. Sea Travelling Exhibition: struttura-ponte per scambio culturale tra le città portuali di Veracruz, in Messico, e Barcellona, in Spagna.

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ISTI PRIMA V DI TUTTI

e seduta lare verniciato one ruttura in tubo iera o legno per una collezi 1. St possono abile in lam con cui si intercambi diverse fra loro Missing, la di sette sedute zioni angolari e a panca. È dyandco.it). mposi (www.nobo ottenere co di nobody&co mato da nuova proposta è uno specchio dinamico fir one llezi dus us per la co 2. Xenorhab a serie di e Sylvie Chanch Olivier Peyricot chio Domestic. Si tratta di un ere in l mar Narcisse de blabili a piac e sinuose i adesivi assem piccoli specch li (www.domestic.fr). 3. Line a della rivat riabi silhouette va 60, l’ultima ar egnata is la nuova Catifa e delicate per onima del marchio Arper. D tre in ca gamma om rà disponibile ric rse Molina, sa ore, Altherr e ssuto e in dive lle o te da Liev estimento di pe 4. Quadrato o rotondo altezze, con riv (www.arper.it). ble, re , Afro small ta varianti di colo anche sgabello lore negli spazi co all’occorrenza e re volo perfetto per da firmato YDF, è e privati (www.ydf.it). 5. Il ta earne cr lici Massaud per attesa pubb d’ an-Marie , ripreso da Je contribuisce a Synapsis formali, di dimensionali e e propri mondi nuove varianti ti Porro in veri are gli ambien m). 6. Tratti puliti e decisi trasform ww.porro.co Gneib per Frag riferimento (w gnata da Anki , la seduta dise ntemporaneità con l’utilizzo per Perfo emoria e co che coniuga m geometrici (www.frag.it). decori di cuoio e

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progettato volo gonfiabile e è il nuovo ta a e praticità per salvare 26. Grace tabl nz alouin. Resiste isi degli spazi da Philippe M cr gere da poraneo dalla l’uomo contem ouin.com). 27. Sembra giun la coq” “sedia al ilippemal riginale (www.ph ciute Orbital, l’o galassie sconos tophe Pillet per Modus ris presenza disegnata da Ch iture.co.uk). 28. Grazie alla oposta pr rn (www.modusfu ricircolo, Sorgente, la nuova sa la rta in ca ema di esign, po di un sist ata da Lenci D it). di Teuco disegn fonte sorgiva (www.teuco. ontato da una vera magia di artiere racc scanzonato qu itazione del classico, 29. Più che lo iginale rivis Diamantini ville, or Pennac, Belle e Frederic Gooris firma per n ch l’appendiabiti ine di Manhatta i ricorda la skyl . 30. Morbidissimo e & Domenicon i.it) idomenicon imbottita (www.diamantin di Micky Maxx, la poltrona spetto Arik Ben gustoso l’a israeliano disegnata dall’ nziali e rivestita di raso imhon.com). 31. Linee esse on di ikbens te Editi Simhon (ar ra della Whi r il piano cottu 32. Con minimaliste pe emens-elettrodomestici.it). Philippe ww.si Siemens (w per Moroso, one disegnata li Nanook, collezi nde gli iconismi dei riti triba fo oroso.it). Besteinheiden ateriali “futuristici” (www.m m eschimesi con

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NUOVE ICONE Una crescita urbanistica ed economica ciclopica, vertiginosa. Qui alcuni edifici sono destinati a entrare nell’immaginario di tutti di Barbara Casavecchia Foto Dean Kaufman

I cantieri dei lavori sono protetti da trompe-l’oeil. A sinistra, un gigantesco plastico presenta i modelli in scala delle nuove costruzioni al Beijing Planning Exhibition Hall.

ADESSO PECHINO VA DI FRETTA

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Foto di P .Pallo/Contrasto - M.Mianonna/Sygma/Neri

A sinistra, il quartiere residenziale SoHo, Chaoyang’s Central Business District. Sotto, lo Stadio Olimpico degli svizzeri Herzog and De Meuron. In basso, antiche case con cortili nel quartiere di Jiaodaokou.

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LA FORMA DELLO STADIO RICORDA UNA CERAMICA MING O UN CANESTRO INTRECCIATO

e immagini avveniristiche del nuovo Stadio Olimpico di Pechino, l’intricato “Nido d’uccello” in acciaio progettato dagli zurighesi Herzog & De Meuron, che in agosto ospiterà la cerimonia d’apertura dei Giochi, ci bombardano da mesi. E sono diventate l’emblema della nuova “città che sale” allo stesso ritmo di crescita ciclopico dell’economia cinese. Un grande balzo in avanti - per usare una vecchia metafora - realizzato spianando ed edificando senza sosta, sotto gli occhi sgranati del pianeta. Ricostruito nello sconfinato plastico Beijing Planning Exhibition Hall. Oltre alla firma dei due starchitetti elvetici, l’arena porta anche quella un po’ meno nota di un artista, scrittore e architetto pechinese cinquantenne, Ai Weiwei. Che in patria, dove l’hanno soprannominato Pericolo Giallo per le sue scomode prese di posizione, è famoso come una star del cinema. In gennaio, a ridosso delle dimissioni di Spielberg da consulente olimpico per la condotta della Cina in Darfur (ben prima, quindi, dell’ondata di proteste sulla repressione in Tibet), Ai ha scritto sul blog del portale

Sina.com che non avrebbe partecipato alla cerimonia inaugurale perché “delle Olimpiadi senza libertà sono prive di senso. Nessun regime totalitario può pretendere di essere una democrazia”. In una successiva intervista a Der Spiegel , ha rincarato la dose: «Non c’è niente da celebrare. I Giochi sono uno spettacolo di propaganda». E ancora: «Non è un boicottaggio. Lo sport non m’interessa. Ho solo disegnato l’edificio. Perché mai chi progetta le toilette dovrebbe fare commenti sulle Olimpiadi?». Ai adora provocare: dice che l’idea per la forma dello stadio gli è venuta ispirandosi agli antichi canestri intrecciati, alle ceramiche Ming, ma anche al profilo di un wc. Quest’insistenza sulle deiezioni non è casuale: quand’era piccolo, suo padre Ai Qing, un celebre poeta (che ha voluto dotarlo di un nome fuori dal comune, traducibile all’incirca con Non ancora Non ancora), fu bolla-

to come controrivoluzionario, spedito con tutta la famiglia in un campo di lavoro nello Xinjiang, e condannato per anni alla pulizia delle latrine pubbliche. Non è l’unico dato romanzesco della biografia di Ai Weiwei: nell’81, dopo aver contribuito a fondare a Pechino lo Xing Xing (il Gruppo delle stelle, uno dei primi raggruppamenti artistici indipendenti della Cina postrivoluzionaria), si trasferisce a New York, dove vive da bohémien fino al rientro in patria nel ’93. A quel punto inizia la sua scalata: inscena performance radicali, compila con Feng Boyi tre libri che diventano il nuovo regesto internazionale dell’arte cinese, la espone in una collettiva autoprodotta che nel 2000 sbaraglia l’ingessata biennale di Shanghai, con un titolo inequivocabile: Fuck Off. La stessa scritta campeggia sulle mura del suo studio, un severo “cubo” minimalista in mattoni grigi, nel quartiere periferico di Caochangdi, che è

diventato il prototipo d’ordinanza per le dimore dell’intellighenzia. Quasi allo stesso modo si pronuncia in mandarino anche il nome del suo studio (una vera e propria Factory): Fake Design, per sottolineare l’ambivalenza di ogni tipo di propaganda, compresa quella autopromozionale. Il ruolo che Ai Weiwei ha saputo ritagliarsi, trasformandosi in punto di riferimento per media, collezionisti e curatori occidentali, gli garantisce ampi margini d’indipendenza. Ed è innegabile che il boom trionfale dell’arte cinese attuale sia un ottimo portabandiera, controverso al punto giusto, del made in China. E così, dopo aver tuonato contro l’ipocrisia delle Olimpiadi, Ai ha annunciato il suo prossimo progetto a fianco di Herzog & De Meuron: una nuova città a Ordos, in Mongolia, per la quale ha invitato cento architetti internazionali (www.ordos100.com) a disegnare un edificio da 1.000 mq ciascuno.

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Campiture pastello sulle facciate di Cape Town. Qui è l’abitazioneatelier di Tracy Rushmere. Sotto, tessuto di tribal-art locale.

Lampadario floreale in materiali riciclati. Sotto, una vecchia vasca in ghisa dipinta in antracite e alcuni oggetti del nuovo artigianato sudafricano.

Tenda-mobile in tozzetti di plastica e vetri recuperati. Sotto, Talulah tra i cuscini della pop-art grafica reinterpretata dalla madre Tracy.

LAB DESIGN & DECOR SOLIDALE
UTILE Nuovo artigianato
e arte cross-cultura nella casa atelier del quartiere asiatico di Cape Town. Qui i colori accesi del Sudafrica si fondono col nuovo mantra della creatività: riusare, reinventare, rinnovare. Spazi polifunzionali per vivere e lavorare con etica ed estetica

di Giuliana Zoppis Produzione e styling Tami Christiansen Foto Natalie Krag

Intervista

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Un mobile della tipica tradizione afro-malese in auge nella zona e oggetti-icona. Sotto, una camera: tutto nasce dal recupero e riuso.

i troviamo a Bo-Kaap, in origine Cape Malay, ovvero il quartiere degli immigrati malesi della popolosa capitale del Sudafrica: Cape Town. Oggi la zona profuma di spezie multietniche e risplende sotto le tinte vivaci della cultura musulmana locale. In uno dei cottage color cannella, ristrutturato recentemente, vive Tracy Rushmere col marito Peter Maltbie, fotografo, i due figli Tom e Talulah e un numero imprecisato di opere dell’art&craft locale. A cui si aggiungono le creazioni di African Image, il primo magazzino di artefatti in tessuto e materiali riciclati fondato da Tracy e oggi confluito nella nuova attività intitolata Shine Shine, spazio cult di Cape Town dove si celebrano i prodotti dell’arte contemporanea e dell’artigianato pop (www.shineshine.co.za). Atmosfera shining piena di collisioni, non solo cromatiche. Perché non si può prescindere dalla miscellanea di razze e culture che abitano i dintorni e che pervadono ogni esperienza quotidiana. Inesorabilmente, giorno dopo giorno, interferiscono e animano le azioni creative. Il gusto degli altri Al crocevia tra diversi linguaggi e tradizioni multietniche nascono alcune collezioni di oggetti tra design, artigianato e arte a elevato valore etico ed estetico. Whomade è esemplare di questa nuova tendenza: un brand di prodotti cross-culturali, nato dalle esperienze di Todomundo.org e dall’entusiasmo di tre giovani designer - Edoardo, Dario e Carlotta - per promuovere una nuova cultura della materia e dell’oggetto. Il designer Edoardo Perri è direttore creativo di Creolo e fondatore di Todomundo: due realtà che hanno come focus rendere i prodotti un’occasione d’incontro tra culture. Appassionato di arte interculturale, ha affinato le sue capacità creative e concettuali alla Gerrit Rietveld Académie e insegnato alla Design Academy di Eindhoven, oltre ad aver fatto da promotore di varie ricerche e progetti nel campo del design sostenibile. I prodotti Whomade vogliono farsi portavoce di valori, idee ed emozioni degli “altri”: collezioni di terracotte, ferri battuti e monili in fusione a cera persa concepite e disegnate con le comunità di artigiani di Saathi-tribal crafts, all’interno di un percorso progettuale di riscoperta dei pattern e degli stilemi tribali della regione del Bastar, nel cuore antichissimo dell’India. Da Creolo: oggetti-scultura e bici d’autore rias-

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I materiali moderni ed essenziali usati per “l’involucro” della casa contrastano con l’arte tribale di arredi e décor (sotto, ricami afro-pop).

semblate. Col nuovo marchio di italian-design Edope: passeggini e accessori d’uso ad alto contenuto tecno-sostenibile. Per il prossimo Salone del mobile di Milano verranno lanciate le nuove serie colombiane di pelle, ferro ossidato e gioielli amazzonici presso la libreria-galleria Milano Libri (www.milanolibri.net) e al Circolo Sassetti (www.whomade.it). L’ispirazione nasce dall’arte tribale del Medioriente, calibrata e attualizzata da design minimale e materiali ibridi: il lavoro di Angela Ardisson è cominciato anni fa col recupero dei legni lavorati dal mare ed è approdato qui. Oggi con Artplayfactory produce lampade-scultura e oggetti luminosi di grande impatto. Lo spazio è un ampio e luminoso laboratorio-atelier nel Ticinese periferico, popolato un tempo da quegli spazi artigianali che stanno scomparendo. Shed a illuminare, un gigantesco ficus japanica effetto giungla e pavimenti in cemento spatolato. Ardisson vende e raduna anche una selezione inedita di oggetti multiculturali nello showroom Traces, nella limitrofa zona più centrale: lampade a bulbo ed ellisse, specchi e tavolini rivestiti in lamine di ferro ossidato, ottomane simil-Marocco, installazioni da parete su misura in fibre ottiche, cristallo e acciaio. Alla settimana del design Angela presenterà qui una nuova serie di accessori che impiegano Ingeo-fiber, l’ecotessuto ricavato dal mais ( www.tracesurtraces.com e www.artplayfactory.it). Le maghe del riciclo Sono sempre più numerose le artiste che creano prodotti tra artigianato e design nelle nostre città e nei laboriosi centri di provincia, a partire dal recupero di scarti domestici e industriali. Un sapere soprattutto femminile. Abitano e lavorano in ex laboratori, ex capannoni, exnegozi o ex cascine, conquistando spesso nuovi territori di confine. Da Materiamorfosi (in un antico palazzo romano) gli scarti diventano magicamente arte e design d’avanguardia. Margherita Marchioni costruisce accessori colorati partendo da materiali modesti, di uso quotidiano: guanti di gomma, fili elettrici, bulloni, matite, elastici, bottiglie in plastica e rocchetti, che riusa dando vita a collezioni di oggetti per la casa (enormi lampadari e sculture luminose), bigiotteria e occhiali pop (www.materiamorfosi.it). Cambiare le cose per salvarne altre attraverso interventi di ecodesign è la spinta che porta anche Ingrid Taro (laurea in architettura a Genova, fotografa-artista-artigiana) a rielaborare

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In soggiorno, un vecchio divano di pelle e legno e cuscini, arazzi e tappeti della collezione Shine-Shine. Sotto, il murales di Tracy.

con Angela Mensi e Cristina Merlo (marchio RiCrea) materiali di scarto per farne oggetti d’arredo. La produzione è sulle colline del Casalese, in un nucleo di casali ristrutturati e adattati in parte a laboratorio di tecniche e materiali, in parte a studio di architettura (la vetrina si affaccia sulla statale Asti-Torino). Qui vengono raccolti e riciclati cumuli di rifiuti provenienti dalle industrie del fustellato locali. L’intento è anche quello di dare una chance a materiali che andrebbero comunque distrutti e di contribuire a risolvere (almeno localmente) lo smaltimento dei materiali di scarto. Il risultato è una collezione artigianale di imbottiti ottenuti dal doppio riciclo: da una parte quello di divani, poltrone e sedute in disuso, dall’altra gli avanzi della lavorazione di solette delle scarpe in gomma, che diventano soffici rivestimenti in petali di lattice multicolor (www.ingridtaro.com). In una vecchia filanda ristrutturata sull’Adda, Katrin Arens sorprende chi si avventura a trovarla con i suoi mobili e complementi costruiti a mano a partire da persiane in legno e porte dismesse, che recupera da anni in cantieri e cascine in rovina. Qui sono in mostra anche gli abiti per bambini della sua collezione Amelia, tessuti a mano con filati naturali e tinte vegetali ( www.katrinarens.it e www.ameliamilano.it). Estetiche insulari In Sardegna troviamo le due artigiane-designer Annalisa Cocco e Roberta Morittu che col marchio Imago Mundi lavorano traendo ispirazione dal mondo della cultura materiale dell’isola. “Interamente lavorati a mano” è una collezione di pezzi unici ricavati da tappeti sardi di diversa fattura e provenienza, raccolti in magazzini e abbandonati per anni. “Liberati” da Annalisa e Roberta e rielaborati con grande verve creativa, sono oggi venduti in vari showroom della penisola (a Milano De Padova; info tel. 070.651262 e www.imagomundidesign.com). Trasformare ciò che è stato buttato da altri è anche la vocazione dell’artista-designer e autoproduttore Roberto Mora, che risalta in un mondo di colleghe femmine. Tra i suoi lavori, distribuiti col marchio Remida, ci sono sedie e poltroncine create riciclando il metallo che recupera dagli scarti di produzione delle piccole industrie emiliane, come i fusti in latta dell’olio e i bidoni di ferro. Sempre diversi nel colore del marchio o nelle nervature della lamiera, ogni lavoro un pezzo unico (info, tel. 333.2714527).

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DAL CUCCHIAIO ALLA CITTÀ
MAESTRI
Foto di Dean Kaufman

Ciò che è ben fatto dura per sempre. Lo pensano Massimo e Lella Vignelli, architetti trapiantati a New York, leader della “progettazione coordinata”
di Giuliana Zoppis

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anno ideato la segnaletica della metropolitana di New York e quella di Washington, la grafica dei magazzini Bloomingdale, di American Airlines, di Ford e del Salone del Mobile (tutte in uso). Hanno disegnato la siglia del TG 2-RAI, il logo dei Ciga Hotels e di Benetton, gli stampati dei Parchi nazionali Usa. Da Knoll a Molteni&C,

da Formica Corp. a Heller, a Poltrona Frau, a Venini: molti prodotti di griffe mondiali sono progettati da loro. Massimo e Lella Vignelli, italiani trapiantati a New York, ma con un cuore e una creatività che appartengono a questa fetta del pianeta. Il maestro di tutti i maestri dell’architettura, Ernesto Nathan Rogers - cofondatore dei BBPR e guida di

grandi progettisti a cavallo del Secondo e Terzo millennio, da Rossi a Gregotti, a De Carlo è stato una figura basilare per i Vignelli. Come Achille Castiglioni (la “gavetta” di Massimo è stata nel suo studio). «Una formazione che ci ha seguiti per tutta la vita», affermano Massimo e Lella. MilaMassimo e Lella Vignelli nel loro soggiorno newyorchese.

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Da sinistra in senso orario, alcune delle creazioni dei Vignelli: sigla del TG2; segnaletica per la metro di New York; oggetti da tavola per Heller; marchio Knoll e tavolo Serenissimo per Molteni&C.

«PER SOPRAVVIVERE, LA MODA HA BISOGNO DI UN RICAMBIO E UN’OBSOLESCENZA VELOCI. IL DESIGN NO. DEVE ESSERE DUREVOLE PER QUALITÀ E PENSIERO»

nese di nascita lui, friulana lei; architetti con prime esperienze professionali tra Milano e Venezia, negli intermezzi incarichi negli Usa (Lella con Skidmore, Owings&Merril a Chicago). Nel ’60 il primo studio associato insieme, nel ’64 il Compasso d’oro e il Gran Premio della Triennale di Milano, nel ’65 l’esperienza Unimark, storico marchio di immagine coordinata. Nasce poi Vignelli Associati e dal ’78 Vignelli Design. Massimo e Lella, affiancati nel lavoro e nella vita, hanno espresso alcune delle migliori forme della grafica, del design e dell’architettura moderni. «Una vita di collaborazione professionale con mia moglie Lella mi ha

aiutato a capire che lavorare insieme significa condividere piattaforme ideologiche di base e affinità elettive per capire meglio i fenomeni. Anche quando si lavora ognuno per conto proprio». Dal ’66 vivono negli Usa portando avanti quella che definiscono «la nostra missione: promuovere al meglio una certa attitudine verso il design tipica italiana, una visione anche umanistica dove tutto il campo del design è oggetto dell’indagine e del progetto. Quando siamo arrivati negli Usa gli architetti facevano solo costruzioni… noi, come Richard Meier, cominciammo invece a fare progettazione coordinata, dal cucchiaio alla città». Racconta

Lella. «A un certo punto siamo arrivati a vivere del nostro design, perché abbiamo le nostre sedie, piatti, divani, bicchieri, posate, vestiti, orologi. Ed è una necessità perché, in fin dei conti, disegniamo quello che non troviamo». Dicono che se un prodotto è ben fatto, dura per sempre. Design is one, dal titolo del loro libro-manifesto. Quali sono le caratteristiche di un oggetto “senza tempo”? «La cosa essenziale è non essere così permeabili alle mode. Ma, allo stesso tempo, non aver paura di accogliere il gusto che c’è nell’aria», risponde Massimo. «Si agisce per sottrazione e non per addizione… La nostra responsabilità professio-

nale nei confronti del consumatore, del produttore e dell’ambiente è di creare oggetti duraturi, non usa-e-getta. La moda per sopravvivere ha bisogno di un ricambio e di una obsolescenza veloce. È nella sua natura. Il design no. C’è anche un aspetto morale che ci obbliga a dare ai fruitori soluzioni durature, e corrispondere al loro investimento prodotti di qualità, in qualunque campo, tangibili o intangibili. Molti dei prodotti creati dal Movimento Moderno sono ancora attuali, basti pensare alle sedie di Breuer, Mies, Eames, Saarinen. Lo stesso non si può dire di molti prodotti del postmoderno basati su valori effimeri e mediatici».

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Gli animali sono stati realizzati nelle Filippine, in plastica e a grandezza naturale.

L’ARCA DEL SOGNO

UTOPIE Vicino ad Amsterdam, un falegname

ha realizzato una grande barca dopo aver sognato un’inondazione. Con animali (finti), storie bibliche e una struttura architettonica simile a quella raccontata nella Genesi di Dora Carrington Foto di Jimmy Cohrssen

Lunga 70 metri, è costata circa 767 mila euro, 2 anni di lavoro e il legno di 1.200 pini

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asseggiando per Schagen, una cittadina a 50 chilometri a nord di Amsterdam, ci si imbatte in uno spettacolo unico. Ormeggiata lungo uno dei tranquilli canali, c’è una nave talmente singolare da evocare immagini da Vecchio Testamento. L’Arca Van Noach, lunga oltre 70 metri, è infatti una replica dell’imbarcazione citata nella Genesi. Ideata e realizzata dal falegname Johan Huibers e disegnata da Huibers Aannemersbedrijf, la nave ha tre ponti, animali in plastica a grandezza naturale realizzati nelle Filippine, e pannelli che raccontano alcuni passaggi della Bibbia. Scopo del curioso lavoro: attraversare i Paesi Bassi per far conoscere Dio ai bambini. E non è l’unica. Si direbbe che, in questo momento, le arche godano di particolare fortuna: una appare nel film Un’impresa da Dio, commedia religiosa statunitense dalla morale ambientalista; presso il centro culturale Skirball, a Los Angeles, lo studio di architettura Olson Sundberg Kundig Allen Architects ha costruito un’arca per insegnare ai bambini i valori della diversità e della comunità; quella esposta al Museo della Creazione di Petersburg, in Kentucky, si propone di

L’interno è in assi di pino; la struttura principale e il rivestimento del ponte in cedro rosso.

I Paesi Bassi sono sempre a rischio inondazione. Che il progetto sia profetico?
combattere il darwinismo. Ma torniamo all’arca di Schagen. Da 1.200 pini Johan Huibers ha ottenuto le assi per costruire l’interno. Per la struttura principale e il rivestimento del ponte è stato utilizzato cedro rosso pretrattato, appositamente importato dall’America. Uno scafo in ferro stabilizza l’imbarcazione, un ascensore di vetro collega i tre livelli. Il falegname ha autofinanziato il progetto - costato l’equivalente di circa 767mila euro - accendendo un’ipoteca sul suo laboratorio. Ed è riuscito a completare la nave dei suoi sogni in meno di due anni, mentre la moglie gestiva, in vece sua, la falegnameria. I Paesi Bassi sono pianeggianti, parzialmente sotto il livello del mare e costantemente a rischio di un innalzamento delle acque. In questo quadro, il progetto di Huibers sembra assumere una valenza profetica. Il suo creatore però resta ottimista: «Non sono Al Gore», dichiara. «Non temo una grande inondazione. Se anche avvenisse, il governo olandese saprebbe come alzare le dighe». E comunque, il consiglio municipale di Schagen non permetterebbe ai cittadini di rifugiarsi nell’arca: la considera non abitabile. (Ag. Blob CG)
L’arca è ormeggiata su uno dei tranquilli canali della cittadina a 50 km da Amsterdam.

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8 X 10 POLLICI DI NOSTALGIA

FOTOGRAFIA L’osservazione prima dello scatto dura anche 10 minuti. La lentezza
consente a Olaf Otto Becker di catturare paesaggi nordici in via d’estinzione

di Adriana Polveroni

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a particolare qualità del bianco della natura del nord non abbaglia solo la tela o la pellicola filmica. Colpisce anzitutto l’occhio. Un mondo immenso che suscita un senso di piccolezza e incute timore. Se c’è una differenza profonda nel sentimento della natura espresso dalla cultura mediterranea e da quella nordica, sta proprio qui. Da un lato una natura-giardino, che fa da sfondo a figure retoriche, a protagonisti umani che vi stanno al centro (non a caso da noi si è sviluppato l’Umanesimo) e dall’altro una natura sovrana, spesso inospitale e tiranna, comunque dominante. Da un lato Raffaello e dall’altro, per semplificare, Peder Balke. Le fotografie di Olaf Otto Becker, che hanno per protagonista la Groenlandia, appartengono a quest’ultimo linguaggio. Prevale il bianco dei ghiacciai, lo scintillio della luce che si poggia su di loro, gli spazi immensi e apparentemente incontaminati, l’assenza quasi totale della presenza umana, la semplicità delle poche strutture architettoniche che vi compaiono.
Nuluk, Giesecke Icefjord, 07/03 73°31’47’’ N, 55°51’16’’W.

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E tutti questi elementi di cui Becker, fotografo nato a Lubecca quasi 50 anni fa con studi di filosofia alle spalle, è andato alla ricerca imbarcandosi in un’avventura che ha dello straordinario: sei mesi passati in Groenlandia tra una tenda e un gommone, sono confluiti in un libro, Broken line, con il quale si è aggiudicato il premio per il Libro di Fotografia Tedesco 2008. Volume non scontato, come si potrebbe pensare, ancorandone il senso allo stupore nordico e molto romantico espresso verso la natura. Perché se protagonisti della ricerca di Becker sono, come lui stesso afferma, la luce e il paesaggio: «Il mio interesse verso l’Islanda e la Groenlandia nasce dal fatto che lì la luce rimane alta per molto tempo, ma sono molto interessato anche ai paesaggi con l’acqua e ai paesaggi primordiali», le sue immagini rivelano in filigrana ciò che sta accadendo a quegli ambienti primordiali. Il riscaldamento globale si fa sentire prima di tutto lì: i ghiacciai si muovono molto più velocemente di prima e alcuni si riducono. A livello locale, tutto ciò ha ricadute anche positive: aumentano la pesca e gli abitanti possono impiantare piccole
Foto Agpat, 07/2005, 70°58’04’’ N, 51°58’00’’W.

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aziende. Ma il fatto è che quel mondo che si pensava immobile e incontaminato sta vivendo una profonda instabilità, conoscendo per la prima volta il principio del cambiamento di cui non si possono ancora prevedere gli effetti. Allora il libro di Becker assume un altro significato: nella bellezza che lui ritrae si legge l’allarme per il possibile disastro. L’immobilità non è più eterna. Anche quella natura, come qualunque natura presente al mondo, è in movimento. Si tratta di caratteristi che fanno scrivere a Gerry Badger nell’introduzione a Broken line che siamo di fronte a un “documentario poetico e lirico”, a un libro artistico e scientifico insieme. E le due cose non sono in conflitto. Spiega Badger che il grande formato che Becker usa (8 per 10 pollici) gli permette di sviluppare una particolare relazione con i soggetti ritratti. L’osservazione necessaria prima dello scatto dura molto, anche dieci minuti, e questa lentezza gli consente di prendere coscienza dei cambiamenti temporali. Inoltre Olaf Otto Becker, a differenza di tanti grandi fotografi tedeschi (tra gli altri: Andreas Gursky, Candida Hö705 Nuussuaq, 07/2006 74°06’45’’ N,57°03’32’’W.

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fer, Thomas Struth) che si rifanno alla scuola di Düsseldorf fondata dai Becker, non ha un approccio formale ma fenomenologico, che lo fa reagire in maniera molto forte alla realtà di fronte. Da questa miscela di ingredienti nasce la sua fotografia, che mantiene potenti elementi di fascino ma al tempo stesso una forte aderenza alla realtà. E, notizia confortante, per vederla non occorre rincorrere Becker nelle tante mostre per il mondo che ha in programma quest’anno: a New York, Los Angeles e Monaco, per citare le più importanti, ci si può rivolgere all’editore tedesco Hatje Cantz che, contrariamente alla tendenza in ascesa di prezzi e quotazioni per quanto riguarda il mercato dell’arte contemporanea (fotografia compresa), mette in vendita alcune sue immagini a prezzi molto calmierati.
Ilulissat Icefjord 09, 07/2003 69°11’50’’ N, 51°12’54’’W. Sotto, la copertina del libro. Info: www.hatjecantz.de

La ricostruzione di un villaggio del film Drona, nel deserto della Namibia.

SCENE DALL’ALTRO MONDO

CINEMA È un’immensa favola da tre milioni di dollari l’anno. L’India produce film che vengono visti da più di un miliardo di persone. Come questo kolossal, che presentiamo in esclusiva di Bettina Bush Foto Amit Ashar

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hrishti Behl, 35 anni e produttrice di punta di Bollywood (ma attenzione perché gli indiani non amano questa parola, che li accomuna a una specie di Hollywood povera) non ha dubbi: per il miliardo di suoi concittadini, il secondo maggior divertimento nella vita è andare al cinema. Quando le chiedo qual è il primo, risponde stupita: «Ma è ovvio, in un Paese povero come il nostro, è il sesso, non costa nulla!». È per questo che in India ogni anno si producono circa 1.000 film (a Hollywood solo 500), un po’ meno della metà in lingua Hindi, che è la più parlata, perché in questo Paese esistono più di cento lingue e dialetti, e ogni giorno al cinema vanno circa 18 milioni di persone. Attenzione: si tratta di cifre sommarie, spiega Shrishti Behl, perché una volta che un film entra nelle sale, a questi 18 milioni si aggiungerà un altro 50 per cento di persone che assisterà al film clandestinamente, in salette improvvisate, minuscole, in cui sono ammucchiate sco-

mode panche, straripanti di persone che hanno pagato poche rupie per assistere a uno spettacolo che si tiene, a dispetto di ogni regola, di mattina prestissimo, non oltre le sei, perché la pellicola dovrà ritornare al suo cinema entro le 10, per cominciare le visioni ufficiali, dove il biglietto potrà costare anche 150 rupie, circa tre euro, e ben trenta volte il prezzo clandestino. Nelle grandi città, come Mumbai, esistono un’infinità di multiplex, circa 45, una ventina di miniplex (più piccoli) e circa 200 sale monoschermo. A mano a mano che ci si allontana dalla città, i multiplex si diradano, e le sale singole si moltiplicano. In ognuna delle nove regioni di questo immenso Paese non solo si parlano lingue diverse, ci sono anche gusti diversi. Così nel sud il genere più apprezzato è quello drammatico, mentre nell’ovest è il romantico. Ma il genere che supera ogni disparità è il film rigorosamente Hindi, pieno di musica, balli, amore e drammi, sempre a lieto fine. Sono circa 250 i film Hindi prodotti ogni anno, e circa 500

quelli che verranno visti in tutto il Paese, mentre gli altri, più piccoli, copriranno solo singole regioni. Dei 1.000 film complessivamente prodotti in un anno, solo una decina sono i kolossal che hanno un budget sui 20 milioni di dollari, e per la prima volta ben due fra questi sono pieni di effetti speciali, Drona e Aladdin. Del primo, Drona, si sono appena finite le riprese, fatte in India, in Namibia e a Praga. Del secondo, Aladdin, sono appena cominciate. Tutt’e due hanno un protagonista d’eccezione, una star che garantirà un forte richiamo di pubblico e in entrambi i casi i protagonisti sono attori della famiglia Bachchan. Il protagonista di Drona è Abishek Bachchan, 32 anni, marito di una delle donne più belle del mondo, Aishwarya Rai, mentre suo padre, Amitabh, 65 anni, paragonabile al leggendario Sir Lawrence Olivier, e ritenuto uno dei più famosi attori indiani di tutti i tempi, è il genio di Aladino. Come si è detto, i Bachchan sono in assoluto la famiglia più potente del cinema in India. I Bach-

Il genere che piace di più è quello rigorosamente Hindi, con musica, amore, drammi e sempre l’happy end

In queste immagini, la preparazione del set sulle dune del deserto africano. Il regista Goldie si difende dalla sabbia durante le riprese.

chan hanno rapporti molto stretti con la famiglia Behl: il regista Goldie è cresciuto insieme al grande Abishek. E se non bastasse Shrishti, la produttrice, sorella del regista Goldie, è sposata con il direttore della fotografia di Drona , Sameer Arya, e la moglie di Goldie, Sonali Bendre, è a sua volta un’attrice famosa. Quando chiedo a Tania Behl, art director, 29 anni, sorella dei due, come mai si lavora tutti in famiglia, mi risponde che in India le famiglie sono molto unite e che anche nelle coppie sposate il divorzio è raro. Ridendo Tania aggiunge: «Sai cos’è il segreto di tutto ciò? Uno solo: soffrire in silenzio!». Lei però attualmente è single e dice che non sa se si sposerà mai. Forse ha già sofferto abbastanza... La famiglia Behl è comunque speciale: imparentata con i Kapoor (antica famiglia del cinema), e amica delle più potenti famiglie dello star system, da generazioni lavora in questo settore. Da un anno stanno preparando insieme il più grosso film Hindi mai realizzato, tratto da un’antica sto-

ria mitologica adattata alla fiction: «Narra le vicende di un uomo», racconta Goldie Behl, «che una volta raggiunta la maturità, diventa un individuo responsabile, pronto ad affrontare i doveri della vita. In quel momento scopre di possedere un potere straordinario. Ognuno di noi può riconoscere qualcosa di Drona in se stesso». Il film uscirà quest’estate ed è un tripudio di magie ed effetti speciali realizzati da David Bush (che è anche mio marito: ci siamo indianizzati un po’ anche noi), uno dei pochi stranieri della troupe, che dovrà creare in pochi mesi quasi 1.000 effetti speciali. Entusiasta dell’esperienza ricorda che per la prima volta in vita sua su un set si è sentito vecchio: «L’età media della troupe è sui trent’anni». Certo i film Hindi sono ben diversi dai nostri e difficilmente per ora il mercato occidentale e quello indiano si incroceranno: sono favole basate su musica, danze e amore raccontate con un linguaggio fortemente tradizionale. Le canzoni sono un ingrediente fondamentale, in Drona ci sono

sette videoclip dove i protagonisti, Abishek Bachchan e Prianka Chopra, sono coinvolti in balli sfrenati, accompagnati da decine di ballerini, diretti dal famoso coreografo Rajiv Surti. In India un bravo attore è per forza anche un bravo ballerino, ma nel caso di Abishek questo non basta. Nelle scene più pericolose, girate in Namibia, ha rifiutato la sua controfigura e si è fatto legare sotto un vagone in corsa. Anche suo padre Amitabh è famoso per aver interpretato personalmente scene violente di combattimenti, e nell’82 ha rischiato di morire mentre interpretava le scene di una lotta. Durante il ricovero in ospedale, durato settimane, in bilico tra la vita e la morte, sono andati a trovarlo Indira Gandhi, allora primo ministro, con il figlio Rajiv. L’India intera stava col fiato sospeso. Da allora Amitabh si è trasformato in un essere quasi divino, perché il cinema indiano è qualcosa di magico, difficile da definire, dove i sogni diventano set fantastici. Un’immensa favola da tre miliardi di dollari l’anno.

Il protagonista è l’attore-mito Abishek Bachchan, marito di una delle più belle dive indiane

Sopra, il protagonista Abishek Bachchan mentre volteggia in aria (non usa controfigure). Prove di coreografia e alcune comparse in attesa del ciack.

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Italian heroes

STORIA Tavoli, sistemi, lampade, argenti. Nel tempo ne abbiamo visti tanti, ma solo alcuni restano memorabili. Fanno parte del passato del Made in Italy ma anche del nostro, personale. Ecco che cosa li ha resi straordinari (terza puntata) di Alberto Bassi* Foto Luca Fregoso

DRIADE

OLIVARI

MOLTENI

LAGOSTINA

ARTEMIDE

SANLORENZO

*Storico del design, docente allo IUAV di Venezia

IDEALSTANDARD

CAPPELLINI

RIMADESIO

Tolomeo, luce best seller
Firmata da Michele De Lucchi con Giancarlo Fassina per Artemide (’86), la lampada Tolomeo ha vinto il Compasso d’oro nell’89. La lampada da tavolo, specificamente dedicata e funzionale a chi lavora, è una tipologia con pochi archetipi storici. Questioni progettuali centrali sono l’essere facilmente spostabile nello spazio e fornire la giusta luce. Per il movimento, nel corso del tempo, si sono imposte due soluzioni: il sistema a bilanciamento con contrappeso fornito di snodo, brevettato dal francese Edouard Wilfrid Buquet nel ’27; e il meccanismo con bracci articolati regolati da molle, dell’inglese George Carwardine per l’Anglepoise del ’34. A queste differenti scelte funzionali sono ispirati due classici contemporanei: Tizio di Richard Sapper (’72) e Tolomeo. De Lucchi ha scelto di lavorare sul principio della molla: “La necessità era di non enfatizzare il meccanismo ma occultarlo il più possibile… in effetti molti non riescono a capire come funziona e si domandano cos’è quel cavetto strano che gira fuori. Il cavetto viene a prendere la molla che è nascosta dentro il braccio”. Per il materiale impiegato, l’alluminio, e il design, Tolomeo si presenta come un oggetto high-tech, ma aggraziato e gentile. D’altra parte si ricollega alle ricerche di De Lucchi sulle “macchine minime”: prodotti d’aspetto meccanico ridotti all’essenziale. 22 FEBBRAIO 2003

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Tavolo Frate, ideato da Enzo Mari per Driade (’73). Designer-artista, oltre che teorico, Enzo Mari è autore di oltre 1.500 progetti - realizzati e non - che dagli anni Cinquanta attraversano gli ambiti della ricerca artistica, del design e della grafica, testimonianze di un metodo progettuale e un atteggiamento unico rispetto alle logiche produttive, economiche e sociali. L’attività di Mari designer è nota per la collaborazione con alcune aziende italiane fra cui Danese, Zanotta e Alessi. Il tavolo Frate - disegnato per Driade nel ’73 e inserito in un programma di razionalizzazione produttiva - si compone di appoggi e piani dalle misure variabili che consentono di risolvere l’adattamento alle diverse funzioni (pranzo, lavoro, studio), con una logica unitaria. Frate è espressione di una forma elementare, una risposta critica al gusto borghese dilagante. La riduzione della parte strutturale è fondata sul triangolo come sistema equilibrato di forze. Il collegamento della struttura in ferro color naturale, visibile attraverso la trasparenza del piano, avviene con una semplice trave di legno. La chiave di lettura “universale” per capire i progetti di Mari, pur nella loro apparente semplicità, viene chiarita da due affermazioni che sintetizzano il pensiero sotteso ai suoi progetti: “L’etica è l’obiettivo di ogni progetto” e “la qualità di un oggetto sta in ciò che trascende le sue funzioni immediate”.

Un Frate di ferro e vetro

Pressione sul fuoco
Pentola a pressione, Ufficio Tecnico Lagostina (’60). Tra le maggiori aziende del casalingo e in Italia, Lagostina è sinonimo della pentola a pressione e della sua diffusione. L’Italia del boom dei consumi e delle trasformazioni sociali è pronta per modificare le proprie abitudini culinarie quando viene presentata la pentola nel ’60. L’azienda, fondata nel 1901 da Carlo Lagostina e dal figlio Emilio a Crusinallo di Omegna - nel distretto produttivo della Valle Strona dagli anni Trenta aveva introdotto l’acciaio inossidabile nel settore. La pentola a pressione interpreta il mutato ruolo della donna, che lavora e necessita di strumenti pratici e versatili, così da velocizzare la preparazione del cibo, mantenendone i valori nutritivi. Si diffonde con rapidità nelle cucine italiane, aiutata da massicci interventi pubblicitari come quello televisivo dal ’69, con la nota “linea” disegnata da Osvaldo Cavandoli. Diversamente dalla maggior parte dei modelli in alluminio commercializzati nel resto d’Europa, la pentola a pressione Lagostina nasce subito in acciaio inossidabile 18/10. E con numerose innovazioni: la posizione di chiusura non obbligata, il movimento a leva, i doppi manici e il fondo in anticorodal del termodiffusore Thermoplan. Frutto di scelte volte a ottimizzarne l’utilizzo, vedi il coperchio flessibile controllabile con una maniglia in resina di facile impugnatura, il modello si presenta leggermente bombato, pulito nel disegno e nei meccanismi.

Totem o cassetti?
Cassettiera a piramide di Shiro Kuramata (prodotta da Ishimaru nel ’68 e da Cappellini nel ’98). “Shiro era un uomo celeste”, scriveva Ettore Sottsass, ricordando la scomparsa dell’amico nel ’91, “si muoveva nell’aria e come uno spirito limpido, come quel grande orso che lui diceva di essere, stava tutto sdraiato sopra la grande metropoli affannata, raccoglieva lontani echi sottili, odori strani, luci, riflessi di lontanissima origine”. Shiro Kuramata, architetto e designer giapponese, è diventato noto in Italia e nel mondo soprattutto per i poetici arredi prodotti da Cappellini. Sotto la guida illuminata di Giulio Cappellini, architetto, imprenditore e talent scout, l’azienda ha lanciato praticamente tutti i maggiori designer internazionali contemporanei. Nato a Hongo (Tokyo) nel ’34, Kuramata adotta materiali trasparenti, l’acrilico o il vetro, con cui realizza sedute e tavoli. Una tipologia ricorrente sono i contenitori, in particolare le cassettiere: da quelle alte, bianche e nere, sinuose e curve, oppure panciute (’70), ai contenitori squadrati su pilots Solaris (1977), fino alla piramide in materiale plastico che presentiamo qui. In quest’ultima la superficie trasparente dialoga con le cromie nere o rosse dei cassetti di dimensioni digradanti, e poggia su rotelle che ne consentono il movimento nello spazio: una forma, materiali e soluzioni razionali e funzionali ma nel complesso inattese.

Architettura domestica

Piroscafo disegnato da Aldo Rossi e Luca Meda (’91) per Molteni. Luca Meda è stato un progettista di grande importanza per l’evoluzione e la crescita di Molteni, una delle maggiori imprese italiane del furniture design, che ha affiancato con competenza e passione, fino alla prematura scomparsa nel ’98. Sono suoi i progetti numerosi “classici” dell’azienda, ancora in produzione, a cominciare da quelli firmati con Aldo Rossi. Con lui collaborava anche per l’architettura, che viveva in quel periodo una stagione feconda. Imprimendo un salto di scala, gli edifici si trasformavano anche in oggetti d’uso quotidiano, come le caffettiere ispirate alle forme di campanili e torri o l’armadio-cabina balneare. Uno di questi arredi è la libreria (ma anche mobile contenitore) Piroscafo, il cui fronte è simile a una facciata architettonica, definita dal ritmo delle finestre a modulo quadrato, con disegno a croce. La sua forma ricorda anche certi mobili della memoria; archetipi come le vetrine per esporre dei musei o le massicce armadiature a tutt’altezza dei grandi empori per immagazzinare le merci. A scapito delle apparenze, Piroscafo è realizzato in metallo e impiega tecniche di lavorazione proprie di questo materiale, che coniuga resistenza e affidabilità produttiva del pezzo con i requisiti di standardizzazione e funzionalità richiesti.

Per mani più sensibili
Garda disegnata da Ignazio Gardella per Olivari (’51). Come la penna per scrivere, la maniglia è uno degli oggetti quotidiani che continuamente vengono riconfigurati dall’uomo per migliorarne le prestazioni. Indissolubilmente legata alla prensilità della mano, dal punto di vista del progetto è un concentrato di questioni funzionali, meccaniche ed ergonomiche, e al tempo stesso implica aspetti sensoriali, in quanto coinvolge tatto e vista, ed estetici, perché è un elemento indispensabile d’arredo e di caratterizzazione degli ambienti. Le maniglie realizzate da Olivari - azienda nata nel 1911 a Borgomanero (Novara) -, poi destinate a divenire prodotti di serie, sono sviluppate, a partire dagli anni Trenta, proprio come parti di singoli spazi architettonici progettati dai maggiori architetti italiani del tempo. Il loro contributo sarà determinante per lo sviluppo dell’azienda, soprattutto nel periodo della ricostruzione post-bellica e della definizione della cosiddetta via italiana al disegno industriale. Accanto a quelle instaurate con Angelo Mangiarotti, Gio Ponti, Marcello Nizzoli, studio BBPR, Albini-Helg, la collaborazione con Ignazio Gardella, che porta alla realizzazione della maniglia Garda, avviene in occasione del progetto per la casa d’abitazione in via Marchiondi a Milano (con Anna Castelli Ferrieri e Roberto Menghi). Eseguito nel ’51 e da allora in produzione, il progetto propone un raffinato cilindro curvato di tradizione modernista.

Graphis, parete dinamica
Disegnata da Giuseppe Bavuso per Rimadesio (’04), Graphis rappresenta l’evoluzione del sistema di pannelli scorrevoli inaugurato già dal ’94 da Rimadesio con Siparium: un nuovo modo per suddividere gli ambienti della casa che traduce i dettami della cultura dell’arredo contemporaneo, dove le abitazioni, sempre più orientate all’essenzialità, sono fatte di spazi dinamici e luminosi, suddivisi da superfici pulite e rigorose. Rimadesio è un’azienda italiana di complementi d’arredo che fin dagli anni Cinquanta lavora e sperimenta il vetro, legando inizialmente il suo nome all’opera di alcuni autori contemporanei. Negli anni Ottanta orienta la progettazione a una nuova tipologia di prodotto, le partizioni interne per la suddivisione degli spazi domestici, inserendo via via l’alluminio nel suo processo produttivo. Giuseppe Bavuso, progettista con esperienza in Italia e all’estero negli ambiti dell’architettura, dell’arredamento di interni e del design, ha condotto, in stretta collaborazione con Rimadesio, l’attività di designer e art-director. Grazie al controllo sull’intero processo di vita del prodotto, dall’ingegnerizzazione all’industrializzazione, alla comunicazione visiva, ha saputo dare una svolta all’azienda, assegnandole un ruolo importante nel panorama del design contemporaneo. Il sistema Graphis è composto di pannelli - sempre progettati su misura - realizzati con un doppio vetro racchiuso da un profilo d’alluminio di spessore minimo. Il sistema è versatile: consente la suddivisione funzionale degli ambienti assicurando un perfetto isolamento acustico, permette l’utilizzo dei pannelli sia a parete sia a soffitto.

Linda e l’armonia geometrica

Sanitari Linda, design Achille Castiglioni per Ideal Standard (’77). Fra i primi architetti a occuparsi di design di apparecchi sanitari c’è Gio Ponti, con un modello per Ideal Standard, una delle maggiori aziende del settore, che da allora ha cercato importanti progettisti per rinnovare formalmente e tipologicamente i prodotti per l’ambiente bagno. Acquatonda e Linda, le due serie disegnate da Achille Castiglioni nel corso degli anni Settanta, sono fra le esperienze più significative di tale collaborazione. In particolare Linda, che dopo un trentennio presenta una soluzione estetica e tecnica di grande attualità. La serie, oltre a soddisfare le consuete esigenze di installazione dell’edilizia tradizionale (colonna lavabo e wc con eventuale cassetta a zaino), è studiata per poter inserirsi in pareti attrezzate e prefabbricate con rubinetterie miscelatrici a parete e comando a leva. La soluzione formale è ottenuta dalla intersezione di un parallelepipedo e una conca ellissoide, realizzati in vitreous china (in origine disponibile in più colori, ora rigorosamente bianco). La morfologia geometrica conferisce un’estrema armoniosità complessiva delle linee e un’essenzialità di segno che ne ha favorito la longevità nel tempo. “Avevo risposto così bene alle richieste del brief”, affermava Castiglioni, “che la linea di sanitari corrispondeva esattamente a quanto l’azienda si aspettava, e anzi veniva fuori un pezzo giudicato troppo economico. Ma era proprio quello che io desideravo, una serie dalle ridotte dimensioni e dalla forma essenziale, destinata al grande pubblico”.

Mimetico e prezioso
Pannocchia, design Franco Albini e Franca Helg per San Lorenzo (’70). L’approccio progettuale di Franco Albini presenta forte omogeneità di metodo e contenuto in campi d’intervento differenti: architettura, allestimento, interior e industrial design. In quest’ultimo ambito, il modo di operare di Albini guarda alla riproducibilità seriale, quindi punta alla riduzione delle componenti e alla loro semplificazione disegnativa. “Egli appare un eroico artigiano”, ha argomentato Vittorio Prina, “che controlla ogni singola parte e la successione degli atti progettuali: dalla concezione dell’idea generale alla ricerca tecnica e tecnologica, fino alla sua esecuzione”. Ma se l’impostazione è quella del disegno industriale, le pratiche esecutive restano relativamente tradizionali. Albini, fin dalle origini nel ’70, firma gli oggetti con Franca Helg, e in compagnia con Afra e Tobia Scarpa, Lella e Massimo Vignelli, Antonio Piva e Maria Luisa Belgiojoso. Le ciotole Pannocchia sono un prodotto emblematico: “È una specie di follia”, spiega Ciro Cacchione, proprietario di San Lorenzo. “Sono fatte interamente a mano da un artigiano, che sulla superficie semisferica cesella un tessuto di chicchi (oltre 25.000 nella versione più grande), di diametro digradante, a configurare appunto una forma “a pannocchia”. Un autentico esercizio di bravura esecutiva per ordine, coerenza e uniformità, a tradurre una tridimensionalità unica dal punto di vista visivo e tattile.

ART&CRAFT Ritsue Mishima, artista giapponese del vetro, dà forma a piccoli mondi fragili e trasparenti. Vasi, ciotole, amuleti che sembrano usciti dall’acqua. E collegano Venezia a Tokyo di Roberta Angelini Foto Oliver Haas
Ritsue Mishima nel suo atelier veneziano. Accanto, uno dei suoi vasi soffiati a bocca.

Coup de foudre incandescente

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n’attrazione trasparente e forte, quella per il vetro di Ritsue Mishima, creativa giapponese, veneziana per dodici anni, ora vive e lavora tra Venezia e Tokyo, due realtà apparentemente inconciliabili non solo per la distanza. «Alternare continuamente due culture e due stili di vita contrastanti non è così faticoso. Semmai è una costante opportunità di crescita, ogni viaggio libera energia e creati-

vità, il tempo a Venezia è frenesia, il lavoro duro in fornace, a Murano, che per me comincia alle 5 del mattino, poi in atelier per organizzare, parlare e incontrare. Il ritorno a Tokyo, contrariamente a quanto si può pensare, è invece la ripresa di un ritmo lento, dove i pensieri e la creatività si dilatano e trovano una dimensione più personale». Ritsue si muove con garbo tra i suoi vetri poetici e fragili. Vasi che sembrano cappelli da fol-

letti rovesciati, o gigantesche meduse senza tentacoli. Le sue creazioni hanno tutta la morbidezza e la purezza di forme ricalcate dalla natura, la sensibilità e la poesia dove la luce gioca con le trasparenze creando riflessi unici. «Quando ho iniziato a lavorare con il vetro pensavo a delle forme precise, le disegnavo, le correggevo e poi andavo in fornace, dove cercavo di dare corpo a quello che avevo immaginato. Con il passare del

«Curiosamente il tempo concitato, veloce, è quello che passo a Murano. Mi sveglio alle 5 del mattino per andare alla fornace. A Tokyo, invece, vado lenta. Mi ricarico»

Sotto, Ritsue mette un fiore in uno dei suoi vasi; alcuni oggetti di sua creazione.

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tempo, e grazie all’esperienza maturata accanto a un maestro vetraio, mi sono resa conto che c’è sempre una componente imprevedibile, che può cambiare il progetto. All’inizio l’incapacità di controllare totalmente l’evoluzione della pasta vitrea mi innervosiva. Oggi invece sono innamorata di quella componente di casualità. La sorpresa o la delusione di un momento magico che unisce il respiro di tutti: la mia tensione, e la mano dell’artigiano che si muove veloce».

La pasta di vetro con cui Ritsue realizza i suoi vasi viene preparata in fornace a 1.200° e lavorata a soffio dal maestro vetraio e dai suoi assistenti. L’oggetto formato viene temperato in un forno a calore graduale (da 500° a 0°) per ventiquattr’ore, e infine rifinito e levigato a mano. «Adesso arrivo in fornace con dei semplici schizzi, ogni oggetto è una somma di energie: la mia, quella del maestro e l’inevitabile casualità, che rende unico ogni pezzo», racconta Mishima.

Nei suoi vetri rigorosamente trasparenti, che si illuminano con i raggi del sole e dell’acqua, troviamo la forza e la delicatezza di culture lontane. «Non mi sento una giapponese a Murano, ma un’italiana a Tokyo», dice. «Il mio sguardo sul Giappone è diverso. Soffro di strane nostalgie. Mi attraggono la tradizione e la cultura millenarie, la ritualità di gesti che oggi le nuove generazioni tendono a soffocare, abbagliati dall’Occidente». Info: www.mishimaritsue.com

www.seigensha.com

«Ogni oggetto è risultato di una somma di energie: la mia, quella del maestro vetraio e l’inevitabile casualità, che contribuisce a far diventare unico ogni pezzo»

In questa pagina, immagini della casa veneziana di Ritsue, con forme per piatti, ciotole, vasi.

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“M PE I P CO RS IAC TR SÌ ONE ERE (K OV COM PO BB NE AZU ARE E TE E C CO LLE YO UNIN U SSE HE PE N P PR SE A NA RO NEG E C R O EZ OS JIM CER CA RIT LI AP SP ZI D SIM A, TA SA AG SPA AN ITI I D E AR SE PR LIA ZI NE DI ES PA CH NS IV RS PU SU VER IGN GIN ITE AZI ATA I S BB LL SI G E, TTO ON M PA LIC E D , G IO ST ). E I P ZI I DI IA PR LE UN IAR COS AN PU CE IV ZE E. DI I, AT BB AS NI SA SU I, LIC IN LO RR PE O” TT UN TT EA AN IN I P LI DO TE EN L’E RN SAT ST O I AT E

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Da sinistra. Poltroncina in rovere tinto grigio, design Paola Navona, di Gervasoni. Sedia in legno verniciato giallo Czech, design Hermann Czech di Gebrüder Thonet. Lampada a sospensione in metallo verniciato Equilibre di Prandina. Tavolo in rovere tinto bianco, design Paola Navone, Gervasoni. Vaso in vetro Lotty di Paola C, in vendita da Understate. Ciotola verde e ciotola rossa in gres colorato di Rina Menardi. Vaso in ceramica e pelle Bonito Vase, design Jaime Hayon, di Bosa. Ciotola verde in gres colorato di Rina Menardi. Sedia con struttura in acciaio verniciato e legno naturale Standard, design Jean Prouvé, di Vitra. Ciotola bianca in gres colorato di Rina Menardi. Tassidermie di ibis rossi, upupa e martin pescatore di Naturaliter.

Il design dei maestri reinterpretato in colori da Alice in Wonderland. Tavoli extrasize, ibis e upapa fuori dalla voliera. Bauli misteriosi, lampade a disco volante e vasi grandi, pieni di segreti
di Chiara Di Pinto e Arianna Lelli Mami Foto Karin Nussbaumer

NELLO SPAZIO DI UN RESPIRO INTERNI

Da sinistra. Vasi in porcellana smaltata nella nuova versione grigia metallizzata Phases di Rosenthal. Panca in faggio Shira, design Lorenz*Kaz, di Bedont. Steakers tiro a segno di Nouvelles images. Fiori recisi del Centro Internazionale Bulbi da Fiore. Pagina accanto. Poltroncina in metallo verniciato della serie Re-Trouvé di Emu, design Patricia Urquiola. Orologio in legno tinto Sunburst di Vitra, design George Nelson. Sfere di vetro opalino di diverse dimensioni di LSA. Perle in legno tinto in vendita da Grani e Vaghi. La modella indossa giacca verde di H&M, ballerine in vernice nera di Furla.

Vaso in porcellana rosa della serie Showtime, design Jaime Hayon, di B.D Ediciones. Piccolo bureau in legno verniciato bianco customizzato di Ikea. Vaso in porcellana bianca di Produzione Privata, design Michele De Lucchi con Elisa Gargan. Piatto in ceramica azzurra della serie Cartoon di Licia Martelli. Appendiabiti rosa della serie Fracture Furniture, design Ineke Hans, Cappellini. Lampadario da sospensione Zeppelin, design Marcel Wanders, di Flos. Bottiglia in vetro dipinto da collezione privata. Bicchiere in ceramica smaltata della serie Lilli Primavera di Licia Martelli. Riedizione con tessuto di Ken Scott delle storiche poltroncine imbottite con struttura in metallo Elettra di Arflex. La bambina indossa un abito in cotone Bonpoint e ballerine in pelle fluo di Patrizia Pepe. Si ringrazia la modella Elisa Piazza Spessa.

BELGIO

Struttura e facciata in calcestruzzo. Un materiale freddo, usato su più livelli, che qui mostra un’estetica “aperta”
di C. De Schauvre Foto Filip Dujardin/owi

LA CASA DEI DESTINI INCROCIATI

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’uso del calcestruzzo come materiale per facciate potrebbe essere più diffuso, ma deve fare ancora i conti con il fenomeno della percezione. Appare infatti freddo, adatto per i bunker. Ma è un’idea sbagliata. Lo hanno dimostrato gli architetti Hilde Huyghe e Tomas Nollet in questa casa a Maldegem, nelle Fiandre. «Il procedimento applicato nasce in Giappone: il calcestruzzo autoindurente si versa in una struttura metallica, creando forme complesse. In questo edificio, è usato sia come materiale da costruzione sia come finitura per la facciata». Un

La facciata principale, ottenuta da una colata di cemento in una struttura prestampata.

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Tutti e 500 i metri quadrati sono stati utilizzati al massimo, grazie a un sapiente gioco di livelli. Complici le scale, protette e isolate da una lastra di vetro.

esempio è il lato anteriore. Anche se l’ampia finestra d’angolo pare tagliare via un elemento fondamentale, l’edificio sembra solido. Chiarisce Nollet: «Il punto di sostegno è all’interno». «Quando è iniziata la costruzione eravamo scettici», ricordano Melanie Swankaert e Jan De Bruyckere, che abitano l’edificio. «Il processo era diverso dal solito. I piani sono stati realizzati a più riprese, usando gigantesche casseforme. Nei punti per le finestre si vedevano solo strutture in legno, attorno alle quali veniva versato il calcestruzzo». Per prima cosa è stata costruita la cantina sul retro, più in profondità rispetto al garage. «L’intera casa», spiega Tomas Nollet, «presenta livelli abitativi incrociati», perfetti per sfruttare al massimo i 500 metri quadrati. «Non volevamo la classica serra in giardino, né il recinto per animali propri della tradizione fiamminga. Piuttosto, uno spazio sufficiente e adeguato in casa», dice Melanie Swankaert. Sulla facciata laterale, il calcestruzzo collega la finestra d’angolo sul davanti con quella sul retro. «Questo asse verticale, largo quanto le scale», illustra Huyghe, «definisce e suddivide la casa». Le scale, protette da una lastra di vetro che dà isolamento termico e acustico, più avanti verranno rivestite in legno. Aggiunge Tomas Nollet: «Un asse

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di collegamento assicura la vista più ampia su tutti i locali». Un pannello in legno Afzelia fa da cornice per le grandi finestre angolari. Dal soggiorno, esposto a sud, la vista spazia fino al parco di Maldegem. Più in basso, ecco la grande cucina abitabile; leggermente più in alto, le stanze delle ragazze. A livello superiore, una grandiosa scenografia. «La porta posteriore si trova in realtà… sul davanti», dice ridendo Jan De Bruyckere. «Sotto quella principale. Non l’abbiamo fatto apposta, ma ci piace che la casa sia lontana dagli stereotipi». Dalla camera dei genitori, leggermente sopraelevata rispetto al soggiorno e allo studio e fornita di terrazzo, l’ultima rampa conduce alla soffitta. La finestra sul tetto, infine, inonda il piano di luce.

Da qualsiasi punto dell’interno è possibile osservare tutti gli ambienti. Dal soggiorno, esposto a sud, la vista spazia quasi fino al parco di Maldegem.

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MOMENTI FANTASTICI

SHOPPING Pastelli solidi,

silhouette semplici. E un disegno poetico per raccontare il lato onirico e baby di una stanza

di Arianna Lelli Mami e Chiara di Pinto

re to di rove piallaccia viste in im in vari colori, ni Portari menico , laccato e ciliegio Diamantini & Do it). ucket di ntinidomeniconi. B ma (www.dia

Poltroncina a dond olo in legno di tiglio NeoCountr y di Ca ppellini, design Ine ke Hans (www.cappellini.it, tel. 031.759111) .
Cornetta tele fonica in plas tic di Hulger, co mpatibile co a rosa serie P*Phone n cellulare e da Rossana compu Orlandi (02.46 74471, www. ter PC, hulger.com).

Contenitori in leg no massiccio di He mlock dipinti a ma p. 34 cm) Modern no (lunghezza 40 di Porro (Info ww w.porro.com, tel. cm, h 160 cm, 031.780237).

Lampada da sospensione con filo elettrico telato e sfere di vetro opalino Tour de perle di Italamp (www.italamp.com).

Tavolino in rovere massello con raccordi di tubolare d’acciaio Guéridon di Vitra, design Jean Prouvé (www.vitra.com distri. da Molteni, tel. 0362.3591).

Bird cidato Taylor ciaio inox lu cm), design cchio in ac Spe 73,6 .818650). . 87 cm, h. di Driade (l w.driade.it, tel. 0523 (ww Ed Annink

Tavolino Time di Zano diam. 55 cm), de tta (h. 50 cm, sign Prospero Ra sulo (tel. 0362.4981, www.zanotta.it).

(misura Carta da parati Flamingos di Cole & Son & Woods rollo 10 m x 52 cm). Distribuito da Whittaker .cole-and-son.com, tel. 06.84241342). (www

Sottopiatto fucsia in Stelle di Industre tessuto poliuretanico al, design Maurizio Me (www.industreal.it , tel. 02.3651789 roni 0).

di Karl laccato bianco Nest Appendiabiti in legno stafson & , design Gabriella Gu Andersson & Soner w.karl-andersson.se). Mattias Stahlbom (ww

ato azzurro (75x100x240 Tavolo con base in Mdf lacc in faggio massello e a sfere cm) e struttura di bas tjan Pot (Moooi distribuito Balls di Moooi, design Ber .018.370, www.bebitalia.it). da B&B Italia, n. verde 800

Divano co n st espanso ri ruttura in metallo e ve se Patricia Urq stito di tessuto Vola duta in poliuretano nt uiola (tel. 0432.577 Sofa di Moroso, des 111, www .moroso.it ign ).

L’isola di Kimberly

NEW YORK Fino a che punto uno stile privato

riflette il gusto di un intero quartiere? La risposta è nel loft di Kimberly Oliver, appassionata di design vintage di Francesca Gentile Foto di Dean Kaufman

La zona pranzo del loft con tavolo e sedie vintage anni Sessanta. Il lampadario è un pezzo unico dal negozio The Future Perfect a Williamsburg. Sulla sinistra, il pannello divisorio di listelli di legno disegnato dall’architetto Matt Gagnon.

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ietro al calore artigianale, si nasconde un’idea estetica forte. Il glamour discreto dell’abitazione di Kimberly Oliver colpisce al cuore. Comodo, come un paio di scarpe basse, distrattamente sofisticato: il regno di Kimberly è un grande loft, rilanciato dall’architetto Matt Gagnon, nel cuore di Williamsburg, ancora uno dei “neighbourhood” più trendy e vivaci di Brooklyn. Dalla casa si respira l’atmosfera circostante. Le vibrazioni del quartiere filtrano. Il popolo giovane del treno elle (la metropolitana di riferimento) cavalca le strade. Protagonisti della parte più creativa della città, odiano il fashion, e sono molto cool. La porta di Kimberly è sempre aperta per gli amici, designer soprattutto. L’eleganza degli interni è pacata, non intimidi-

sce. Il lusso è bandito, regna l’originalità. La realizzazione è stata affidata quasi interamente a tre empori della zona. Quando Kimberly è entrata, ha sgombrato il loft dai vecchi mobili, rivendendoli su Craigslist (il popolare sito di scambi), poi è scesa, ha fatto un giro e ha acquistato ciò che le piaceva. Così è la vita da queste parti. «Brooklyn è come un oggetto fatto a mano da un artista», dice Kimberly, di professione pierre della catena di negozi di arredamento Design Within Reach, «possiede le imperfezioni di un prodotto umano e la bellezza di una invenzione concettuale». Nata nel Maine, vissuta a San Francisco, Kimberly è arrivata qui per lavoro. Lo stile speciale del quartiere l’ha sedotta. È difficile spostarsi,

«Brooklyn è come un oggetto costruito da un artista: ha le imperfezioni di un prodotto umano e la bellezza di un’invenzione concettuale»

La camera da letto è isolata da due pannelli. Appoggiata al muro la porta di un armadietto di Ikea trasformata in un “appendigioielli”. A destra, il salottino con il tappeto a motivi geometrici di Odegard e la poltroncina vintage.
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Williamsburg penetra dalle mura di questa ex fabbrica. L’eleganza degli interni è pacata, non intimidisce. Il lusso è bandito, a favore dell’originalità. Ovviamente c’è un pezzo raccolto dalla strada. Non c’è newyorkese che non ne abbia uno

Le finestre industriali illuminano la parte centrale del loft con il livingroom attrezzato per ospitare gli amici. I divani sono di Design Within Reach. La lampada a muro a stelo lungo è di Vitra, firmata da Jean Prouvé.

Trovare, riutilizzare, fare di necessità virtù. Anche riguardo la propria testa calva («soffro di una malattia autoimmune, ma non lo nascondo più»)

mollare i propri micropanorami quotidiani, chi vive nella Grande Mela lo sa bene. Lo spirito che domina un incrocio di isolati diventa parte dell’identità personale. Williamsburg penetra dalle mura di questa ex fabbrica (come ce ne sono tante in zona). Il lampadario sul tavolo da pranzo parla la lingua poliedrica di Brooklyn. È un pezzo unico acquistato da The Future Perfect; un mazzo disordinato di lampade da tavolo che pare assemblato da un bambino. «Credo che ci siano 7 o 8 esemplari in circolazione», precisa la Oliver, «le sedie invece datano 1960». Gli spettacolari pannelli in legno che dividono lo spazio in spicchi sono firmati dall’architetto Gagnon. «Ho voluto creare un ambiente confortevole che non mettesse in soggezione», prosegue Kimberly, «l’effetto casual dà agli ospiti la pos-

sibilità di rilassarsi e diventare protagonisti». Infine il pezzo che cercavamo, quello raccolto dalla strada. Non c’è newyorkese vero che non l’abbia fatto almeno una volta. La sua presenza si percepiva, ed eccola là, la sedia rossa, infilata sotto la scrivania. «L’ho trovata a Manhattan», racconta Kimberly, «è bella, non potevo lasciarla sul marciapiede». Trovare, riutilizzare, fare di necessità virtù. Con gli oggetti, con se stessi. Anche con la propria testa completamente rapata. «Le persone pensano che il mio sia un vezzo estetico», spiega Kimberly, stupendamente calva, «in realtà soffro di una malattia autoimmune. Per diversi anni ho risolto il problema indossando parrucche, ma quando sono arrivata a New York, ho sentito che potevo essere libera di mostrarmi. Ora non rinuncerei più alla mia testa così com’è».

Kimberly Oliver indossa una camicetta di Edun. A sinistra, il tavolo da lavoro con la sedia rossa raccolta lungo una strada di Manhattan. D 206
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Questo è il posto giusto
INTERNI Intorno a un divano. Come organizzare gli stili (infiniti) dell’accoglienza. Amichevole, formale, vintage di Beatrice Rossetti Foto di Michel Bousquet

Divano Shangai con struttura in legno, basamento in alluminio e rivestimento sfoderabile in velluto, design Carlo Colombo per Poliform. Cuscino in lapin cipria Maxim di Ivano Redaelli, in mongolia e lana color melanzana e cammello di Poemo Design. A terra, lampada anni 60 con diffusore a pois de L’Eclettico. In primo piano sul tavolo di legno anni 50 de L’Eclettico: vaso in ceramica rosa, bottiglia in vetro soffiato e posacenere disegnato da Ettore Sottsass per Olivetti negli anni 80, tutto da Spazio 900. A destra, poltroncina anni 60 rivestita con velluto di viscosa lavato di Stefano Lucarini e Davide Grazian e telefono anni 60 Grillo design Zanuso e Sapper, da Mauro Bolognesi. Carta da parati Damask della collezione Grand Corniche da Jannelli&Volpi (misura rollo: 8,20x0,68 m). Moquette della collezione Fantasia di Sit-In (100% poliammide, h. 400 cm).

Da sinistra, due quadri de L’Affiche: tempera su tela con pesce di Agata Monti e manifesto pannellato di Chanel N°5. Divano Hamilton Islands con cuscini e struttura sfoderabili e rivestimento in tessuto grigio, design Rodolfo Dordoni per Minotti. Coppia di cuscini in marabù e lana di Poemo Design. Tavolini pieghevoli in acciaio verniciato Miura di Konstantin Grcic per Plank. Lampade Lite con corpo in tessuto di vetro e filo, design Marc Sadler per Foscarini. A terra, a sinistra, radio portatile Beosound 3 in alluminio, Bang&Olufsen e cuscino in lapin di Ivano Redaelli. Tappeto Nomad Dégradé in lana annodata in Nepal, di Jurgen Wissenbach. Nella nicchia, da sinistra, oggetti di Spazio 900: vaso a palla in ferro, telefono Fontanella e vaso in vetro fumé di Ittala. Orologio con cornice vintage in legno, da Rossana Orlandi.

Forme minimal ma strutture evolute. Lampade in tessuto di vetro e filo, sedute high comfort, tavolini trasformisti. E un tappeto in lana hand made in Nepal

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Ultrafemminile e candido. Con poltrone leggere ma solide, geometrie di pelle, telefoni bianchi (sì, da film anni ’40) e l’urgente bisogno di ospitare qualcuno

Da sinistra. Poltrona Baffo con struttura in metallo verniciato e seduta in cuoio bianco, design DAM per Busnelli. Divano Skin con struttura portante in acciaio tubolare e rivestimento strutturale di cuoio con incisioni geometriche, design Jean Nouvel per Molteni&C. In primo piano, pouf Materia design M. Catalano e I. Marelli per Bosa Ceramiche e orsetto in lana svedese, da Rossana Orlandi. A destra, portariviste in ceramica, design Luca Nichetto per Bosa Ceramiche. Tappeti Shaggy in lana tessuta in India di Linn Sui (180x250 cm cad.). Sul ripiano in fondo, da sinistra: Boalum, lampada tubolare in plastica design G. Frattini e L. Castiglioni per Artemide, radio stereofonica con portaI-pod di Bernstein da Mu e casse con subwoofer in ceramica di Pop Solid da Rossana Orlandi. Quadri in PVC gonfiabile di Franco Mazzucchelli. Scritta “nest” in lettere bianche di metallo di Raw. Lampada in ceramica e sfera di Bosa Ceramiche. Orologio Cifra 2 di Solaris e pannello in ceramica vintage, entrambi di Spazio 900. Parete rivestita con piastrelle in gres fine porcellanato effetto 3D MK RE punti alabastro della collezione Muri, disegnata da Dal Lago Associati per Marazzi.

Neoborghese, un po’ maschile, con spiccata vocazione lounge. Con velluti a stampa Shi Bori e citazioni anni ’70. Leggere, ascoltare musica, parlare. Qui, è facile

Da sinistra. Davanti alla parete rivestita con sughero (doghe da 60x30 cm finite a cera), in vendita da Jannelli&Volpi, tavolino rotondo Tab in lastra d’acciaio inox lucido e piano in cristallo di A.L. Perini per Gallotti&Radice. Coppia di ceramiche vintage di Spazio 900 e lampada con lamelle di metallo Punch di Tom Dixon da Rossana Orlandi. Divano Happy con struttura in metallo e schienale in cordoncino di cuoio intrecciato e seduta in pelle sfoderabile, design Antonio Citterio per Flexform. Guanciale con federa in lino Heaven di Poemo Design e plaid con frange Hilton in alpaca e lana vergine di Somma. A parete, pannello in velluto di viscosa tinto con tecnica Shi Bori di Stefano Lucarini e Davide Grazian (200x140 cm) e orologio anni 50 di Rossana Orlandi. Panchetta in legno anni 50 di Mauro Bolognesi e lampada Tosca con diffusore in vetro soffiato di Designwork per Foscarini. Tappeto in lana Syrdarya dell’Uzbekistan di Morandi Tappeti, (173x233 cm). Parete tinteggiata con idropittura Sikkens.

Sofà un po’ ciccioni, complementi arrotondati, somme di tappeti. E colori assoluti come il bianco e il nero. Benvenuti in serate new optical
Da sinistra. Sul tavolino in compensato curvato Everywhere di Carlo Colombo per Arflex: lampada Reggiani anni 70 de L’Eclettico e tv con schermo LCD e dvd integrato Alpha, Brionvega. Divano Fat Sofa con imbottitura in poliuretano rivestita in tessuto di Patricia Urquiola per B&B. A destra, tavolino Ginko con struttura in lamiera verniciata e piani in vetro di Matteo Ragni per Liv’it. Teiera anni 70 di Mauro Bolognesi. Dischi de L’Eclettico, bottiglia e posacenere in plastica di Spazio 900. Lampada da terra Prima signora con diffusore in vetro soffiato opalino di Daniela Puppa per Fontana Arte. Orologio in fil di ferro cotto e piegato a mano, design Antonino Sciortino per Diamantini&Domeniconi. Tappeti, da sinistra: Wild Frieze tessuto a mano in viscosa e cotone, design E. Babled e P. Giordano per I+I; con impronta digitale Fingerprint realizzato a mano in lana e viscosa, design T. Meglioranzi per Artep Italia; con scritte Non Stop, design Gordon Guillaumier per Minotti. Parete tinteggiata con idropittura Sikkens. Ha collaborato Cora Vohwinkel

AMICI DI DIVANO

SHOPPING Librerie, luci,

tappeti, coffee table. Accessori ad alta compatibilità per living, salotti, chiacchiere (e silenzio) di Cora Vohwinkel

Lampadario Bundle Light, fatto da un grappolo di 40 lampadine (h. 60cm), di PT (tel. 0574.875670) .

Tavolino 9 disegna 0C in betulla, to Aalto pe nel ’33 da Alv ar r Artek (w ww.arte k.fi).
Mappamondo di design dei danesi Atmosphere (tel. 055.2374651).

in rovere ebobois.com). e struttura .roch ito in pelle che Bobois (www io rivest o bo d’accia J. Gauthier per R in tu con base n C. Delcourt e pinnaker g Libreria S 0xp.45cm), desi 8 (l.380xh.1

o, contemporane om). i.c carpet, cinese ies Celadon vi Gallery (www.albertolev Tappeto Popp da Alberto Le ), (274x183 cm
Divano M design alhoun con s Didier G c omez p hienali capito n er Lign e Rose né rivestito in t (www .ligne-r tessuto colo oset.it) r malva . ,

Tavolino Pa piano in pillon, base in to alluminio ndino d’a ,d per Gallix c Design (w esign Vincent Ga ciaio, llix ww.gallix design.c om).

Pouf Koishi in fibra di vetro verniciata, design Naoto Fukasawa, Driade (www.driade.com).

nsili enti pe a elem tituita d renz Kaz, cos ione Più lo, design Lo ww.zoltan.it). a collez bri dell fissare al tavo z per Zoltan (w Portali zio da ffen Ka a salvasp a Lorenz e Ste tharin Ca

o per Arflex (www.arflex.it). pelle, design Mario Marenc ttura in metallo e seduta di Divano Marechiaro con stru

Lampada da terra in metallo satin Radon at e laccato, desi o gn S. Jakobsen pe Hans r (www.houseof Light Years denmark.it).

Orologio cassa d da muro Vintag i e laccato betulla e quad con ra (25x 25 cm), di nte PT.

ta laccato e sedu ). lare d’acciaio om n base in tubo esi (www.gruppo-sintesi.c co king Machine o Baroni per Sint Dondolo Thin Eduard tano, design in poliure

GARDEN PARTY INSOLITO

ESTERNI/INTERNI Accessori open air e pezzi di design classico. In una stanza-giardino di Deborah Piana Agostinetti Foto Luca Fregoso

A sospensione, lampade Baloon (diam. 50 cm), con struttura metallica, rivestimento sfoderabile e lavabile in tessuto bianco o nero. Cablaggio elettrico con rosone nichel satinato, cavo acciaio e filo cotone rosso. Di Penta. Tavolo rettangolare Diamond, design Patricia Urquiola, dal sottile piano (8 mm) in legno o vetro. Struttura laccata lucida bianca (anche in rovere grigio, wengè, alluminio, nero e perla), di Molteni & C. Sul tavolo a sinistra, centrotavolaportafrutta traforato in porcellana bianca Evesham design George J. Sowden e, accanto, centrotavolaportafrutta in porcellana bianca Faccette design Alessandro Mendini. Entrambi di Industreal. Sedie anni ’70 Dafne, design Gastone Rinaldi per Thema, con struttura in metallo verniciato e seduta in legno laccato. Di Fragile Milano. A sinistra e dietro al tavolo, sedie impilabili con struttura in tubo e lamiera d’acciaio laccati verde e rosso, design Robert Mallet Stevens. Di Alivar.

A sinistra, paravento realizzato con tessuto Metsänväki, design Kristina Isola, di Marimekko. A terra, bordura fissa in legno di pino bianca, di Leroy Merlin. Al centro, paravento di Giacomo Balla, un progetto originale disegnato dall’artista nel 1916, serigrafia a quattro colori sui due lati (fa parte della collezione Ultramobile del ’71), di Simon. Tripolina Lawrence, design Rodolfo Dordoni, con struttura in tondino d’acciaio e telo in cotone color écru, di Roda. Tavolino semirigido in poliuretano espanso con superficie trattata con vernice lavabile, design Piero Gilardi, di Gufram. Sul tavolino, lampada Elmetto, in metallo laccato bianco con cappello orientabile, design Elio Martinelli, di Martinelli Luce. Tazza in ceramica bianca anni 70 da Spazio 900. A sinistra, paravento antico di provenienza giapponese dell’artista Fujiwara Mitsutada (periodo Edo, 1800 circa) con tecnica a inchiostro, colori minerali e vegetali, da Helena Markus. Lampade a sospensione anni 70 in vetroresina bianca, design Susi e Ueli Berger, da Spazio 900. Vaso in ghisa con finitura piombo ossidato di Unopiù.

PARAVENTI FUTURISTI, NUVOLE DI COTONE, MICROBALAUSTRE SURREALI. CAPOLAVORI VERI E OGGETTI LOW COST PER ARREDARE STRANI PICNIC

In primo piano a destra, panca Endless della collezione Inside Art. Un arredo privo di dimensioni predefinite, che cresce e si adatta a seconda dello spazio. Sedute in blocchi di legno massello grezzo o laccato, struttura in alluminio. Di Saporiti Italia. Sopra, minisedia a dondolo in legno laccato verde di Present Time, bicchiere in vetro soffiato di Venini e piante verdi di Rattiflora. Dalla panca spunta Angelina design Carlo Colombo, lampada da terra con diffusore bianco in plexiglas e struttura in metallo verniciato nero. Di Penta. A sinistra, pouf Tato e Tatino, design Denis Santachiara. Sedute dalle forme geometriche rivestite in tessuto elastico, hanno una struttura in materiale plastico e schiuma per garantire comfort e indeformabilità. In azzurro, verde e in color fango. Di Baleri. Sulla parete, mensola in legno, design Domestic, da Galleria Luisa Delle Piane, e vaso in porcellana bianca smaltata Tissè di Industreal. Arco decorativo e grata da esterno di legno, in bianco e verde, di Leroy Merlin. Dietro l’arco, lampada da terra Angelina, con diffusore bianco in plexiglas e struttura in metallo verniciato bianco, di Penta.

PANCHE SENZA FINE, SASSI GIGANTI MORBIDI AL TATTO, ARCHI NAÏF E SUPERLAMPIONI. MISURE XXL PER OSPITARE UNA FESTA DEL SOLSTIZIO. INDOOR

SCULTURE DI PETALI DI PLEXIGLAS, CONI LUMINOSI DI PORCELLANA, TAVOLINI ESILI CON SEDIE DI FERRO. E ARCHI CHE RICORDANO MONDI UN PO’ INFANTILI

Poltrona Thinking Man, design Jasper Morrison, in tubolare e profilato di metallo verniciato bianco. Di Cappellini. Teiera Huellas in porcellana bianca, design Maria Elena Martinez Fajo & Tomás Ortiz Ferrer, di Industreal. Tavolino giallo con mensolina portaoggetti, in metallo laccato, design Fabio Bortolani, e coppia di pappagalli fine ’800 in ceramica, tutto da Galleria Luisa Delle Piane. In primo piano tavolino bianco Lack in truciolare e fibra di legno, Ikea. A terra, sulla destra, scultura gialla in petali di plexiglass, design Angelo Mangiarotti per Superego, da Tingo Design Gallery. Parte della parete è rivestita con il tessuto di cotone Rosa Nera di Falconetto. Grata per arrampicare i fiori in legno verde brillante, Leroy Merlin. Pagina accanto. Tavolo da pranzo per esterni Segesta, design Alfredo Haberli, di Alias. Sul tavolo, lampada Petalo prodotta da Philips negli anni ’70, da Spazio 900. Bicchieri vintage verdi di vetro, da 1380. Sedie anni ’50 con struttura di ferro nero, da Chiedi alla Polvere. Lampade a sospensione: a sinistra 144dpi, design Guillaume Delvigne, in porcellana con superficie scavata. A destra, Cloud, design Doodle, in porcellana. Entrambe Industreal. Fontanella a colonna in ghisa verde, da Leroy Merlin. Grata a forma di arco in legno di pino verniciata di bianco da Leroy Merlin. Ha collaborato Arianna Marchetti

La bellezza non è mai perfetta

ARCHITETTURA ESTREMA Sulle dune della costa atlantica dell’America del Sud, vicino a Punta del Este, una grande capanna di legno. A pochi metri dall’acqua di Catherine Ardouin Foto Mario Pignata Monti

Costruita su palafitte per resistere alle dune, la casa ha un porticato-terrazza su quattro lati.

La cucina si compone di un piano in calcestruzzo liscio e un mobile in legno grezzo. Lo scaffale è appeso a cime di barche. A destra, l’esterno. Con il tempo il legno sbiancato ha assunto i colori della sabbia.

Assemblata in modo artigianale, è costruita su palafitte in tronco di eucalipto e circondata da una terrazza coperta. Da qui si avvistano delfini, balene e, a volte, perfino tartarughe o pinguini

In questo posto, che l’Unesco sta per dichiarare Patrimonio dell’Umanità, si arriva solo con un’auto a ruote giganti, capace di superare le dune in perenne movimento

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abbia, spiaggia, oceano: all’infinito. Per chilometri e chilometri non si vede altro, e non si sente altro che il rumore della risacca e le grida dei gabbiani. Dalle dune si scorgono passare, al largo, i delfini o le balene. A volte sulla spiaggia si scopre una tartaruga gigante o, in inverno, qualche pinguino che migra verso nord. Gli uomini sono del tutto assenti in questo punto selvaggio dell’Uruguay, vicino a Punta del Este, che l’Unesco sta per inserire nell’elenco dei Patrimoni dell’Umanità. Un contesto unico, raggiungibile solo con una bizzarra macchina dalle ruote gigantesche, capaci di superare dune in costante movimento; qui l’architetto Hugo Rabasco ha realizzato la sua casa. Per ridurre al minimo l’impatto sull’ambiente, ha lavorato con un geologo e utilizzato i materiali più semplici e naturali. È una capanna gigante interamente in legno, costruita su palafitte in tronco di eucalipto e circondata da una grande terrazza coperta. Quando cala la notte o il vento soffia un po’ troppo forte, basta rientrare. Nei cento metri quadrati (dieci per dieci), Rabasco ha ricavato due camere da letto, un bagno con doccia e un grande locale che funge da salone, cucina e sala da pranzo. Le pareti in legno di pino grezzo e le travi di eucalipto sono di colore bianco patinato. I mobili, decisamente semplici, sono stati riciclati o fabbricati da artigiani locali. Solo per il camino e il piano di lavoro della cucina è stato usato il cemento. Anche se la casa è provvista di elettricità, la sera Rabasco e i suoi ospiti preferiscono accendere qualche candela o riunirsi accanto alla fiamma scoppiettante del camino, e fare tardi attorno al tavolo o sui grandi divani con i comodi cuscini in tela. (SIC/Agenzia Volpe)

Dall’alto: l’ingresso e una delle camere, con i mobili in legno di eucalipto. A destra: candele, sistemate in fotofori, lanterne e applique, sono l’unica fonte di luce.

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Dossier
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Nuove emergenze, non solo estetiche, nella stanza dell’acqua. Consumi più razionali, accessori strategici. Per andare oltre la personal spa
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Foto di Paolo Bramati

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bagno

copertina

PRIVATE SWIMMING POOL Tessere blu piscina, posto doccia extrasize, tappeti XXL, libri e relax. Ci si rilassa, senza sprecare acqua di Monica Teli

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Illustrazione di Elena Leoni

1. Cornice in legno serigrafato e dipinto a mano, con specchio bombato, della collezione Farfalle di Fornasetti (828 euro). Quadretti con farfalle, da collezione privata. Collage con pesci di Marina Del Cinque. Rivestimento con mosaico di tessere in vetro (mm 20x20), di Bisazza. 2. Sedia in legno dipinto (400 euro) in vendita da Spazio Pontaccio. 3. Comodino in metallo satinato e curvato di Petit Production, in vendita da Galleria Luisa Delle Piane, sul quale sono appoggiati gli asciugamani di Marimekko (da 7,70 euro) in vendita da Jannelli&Volpi Store. All’interno dell’oblò, ciotola in vetro (29 euro) di M. Maci con sfere in resina di Artplayfactory, in vendita da Trace. A terra, sulla sinistra, bottiglia con

bagnoschiuma della linea Cotone di Bellora (30,50 euro). 4. Tavolino in legno laminato (200 euro), da Understate. Sul piano superiore: orologio di ceramica in vendita da Cantiere Bovisa, lampada da tavolo di Sphaus, in vendita (220 euro) da Trace, tazza e piatto da tè in Fine Bone China di Wedgwood della collezione Musical Chairs (47 euro). Sul piano inferiore: vassoio in plastica (44 euro) e vaso cubo in vetro verde (24 euro) in vendita da Tad; portaessenze in ceramica metallizzata in vendita da Trace, latte dopo bagno di Bellora (27 euro), barattolo di cacao, in vendita da D Cube. 5. Occhio, tappeto (cm 156x94) in lana annodata a mano di Fornasetti by Roubini Rugs (3.540 euro).

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TECNICA SECONDO NATURA Con l’albero-rubinetto che aiuta a risparmiare acqua, i fiori serigrafati per lo specchio, la luce morbida, diffusa di Ottavia Borella

Folk, piccolo specchio ovale serigrafato con motivi floreali e romantici, di Atelier LZC (www.atelierlzc.fr, tel. +33.1.4287. 8134).

Tree, rubinetto di Teorema (480 euro), ha la forma che ricorda il ramo di un albero. Testimonia l’impegno dell’azienda verso l’ambiente, permettendo un consistente risparmio d’acqua (www.teoremaonline.it, tel. 030.358.0791).

Lane, lampade di Luceplan (a partire da 165 euro) dalla forma lineare ed essenziale, disegnate da Alfredo Haberli per illuminare le pareti. Una striscia di alluminio in piena ombra racchiude e al tempo stesso rilascia una luce indirizzata verso l’alto e il basso. Sono disponibili in diverse lunghezze (www.luceplan.com, n. verde 800.800.169).

Hang it all, appendiabiti (205 euro) disegnato da Charles e Ray Eames nel 1953 e prodotto da Vitra. È in metallo bianco con pomoli multicolore (www.vitra.com, n. verde 800.505.191).

Albeus di Rapsel, lavabo rettangolare (cm 80x50, 1.378 euro) disegnato da Javier Tatiador. Disponibile in ceramica bianca, blu, nero o bronzo (www.rapsel.it, tel. 02.3355.981). È dotato di miscelatore monoforo HV1 di Vola (577 euro).

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bagno

fuoriluogo

NEW COMFORT & POST DECOR Scatola portatutto tonda (ma un po’ svizzera), lavatrice-lavanderia, libreria-nuvola e una poltroncina light di B.O.

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1. Hall Stand è una rivisitazione creativa dei tubi idraulici del giovane designer inglese Nick Fraser per Small Factories, presentata l’anno scorso al Salone del Mobile di Milano (www.smallfactories.co.uk, tel. +44.7737.367.419). 2. Per tenere sotto chiave le medicine, è perfetto il contenitore cilindrico rosso con la croce bianca di Present Time (diametro 30 centimetri, 81 euro), in metallo smaltato con due ripiani interni (www.presenttime.com, tel. 0574.875.670). 3. Per libri e oggetti da tenere in bagno, Cloud di Cappellini, libreria modulare bifacciale (604 euro a modulo) in polietilene bianco, rosso e verde, disegnata dai fratelli Bouroullec. Gli elementi sono aggregabili grazie a clip a pressione di colore bianco (www.cappellini.it, tel. 031.759.216). 4. Tecnobodi di Moroso è una poltroncina (1.144 euro) disegnata da Patricia Urquiola, con struttura in acciaio inox e rivestimento in panno di lana e tessuto tecnico. Disponibile in diverse tinte, anche abbinabili per una versione bicolore (www.moroso.it, tel. 0432.577.111). 5. LBL16 è la lavabiancheria color confetto di Smeg (1.599 euro). Ha il lavello incorporato e due ripiani ricavati all’interno della porta per riporre detersivi e spugne. In tripla classe A per efficienza energetica e di lavaggio e per centrifugazione, la lavatrice ha comandi elettronici e vasca in acciaio inox (www.smeg.it, tel. 0522.8211).

12 APRILE 2008

bagno

interni

NON SOLO DOCCIA Trasparenze discrete (ma non troppo), ingombri ridotti al minimo, linee morbide. Privacy e funzionalità, sullo stesso piano di B.O.

Cesana Logic Horizon è un progetto che riflette una
nuova concezione della doccia: uno spazio di libero accesso, privo di porte e delimitato unicamente da pareti in vetro. Con struttura in alluminio e vetro di 8 mm, è disponibile in tre dimensioni e prevede la collocazione ad angolo o in nicchia, con ingresso libero frontale o laterale (a partire da 4.290 euro). Completa il sistema il piatto doccia Onfloor in cristalplant, un innovativo materiale composito di resine e minerali (www.cesana.it, tel. 039.635.381).

Agape L’importante spessore del piano in exmar di Desk
fa quasi sparire il volume del lavabo, che emerge con linee morbide. Il sistema è completato dal portasalviette e dall’ampia mensola portaoggetti (cm 200x45, come il piano), realizzata nello stesso materiale. Nella stanza fotografata, wc e bidet a sospensione (1.174 e 963 euro) fanno parte della collezione Pear disegnata da Patricia Urquiola, caratterizzata da un design semplice e morbido, con decoro floreale bicolore (www.agapedesign.it, tel. 0376.250.302).

Titan

Tandem è una soluzione componibile di vasca da bagno e doccia di cui fa parte Hydrodiffusion, sistema di idromassaggio a flusso continuo brevettato (da 11.880 euro). La vasca idromassaggio, con un lato di soli 65 cm, ha una forma affusolata ed ergonomica che riduce al minimo l’ingombro, regalando al contempo un relax totale. Il cristalplant con cui è realizzata dà una sensazione visiva e tattile simile a quella della pietra naturale. La cabina doccia, con pannelli in cristallo temperato alti 2 metri e spessi 6 mm, si caratterizza per la particolare sagoma del piatto, che offre un’ampia abitabilità interna pur occupando poco spazio (www.titan.sm, tel. 0549.877.111).

D 242

12 APRILE 2008

bagno

interni

SUPERVASCHE Il comfort dei cuscini, il calore del legno e la cromoterapia. Con funzione idromassaggio (finalmente invisibile) di B.O.

Glass Vasca Eden 180 di Glass Idromassaggio (a partire da 3.216 euro), caratterizzata dal design minimale e da superfici perfettamente lisce, con pannelli in wengé, rovere sbiancato, nero o zebrato. La particolare inclinazione dell’interno e la possibilità di appoggiare la testa a comodi cuscini favoriscono una posizione di completo relax. Eden ha un pratico monocomando che riunisce tutte le funzioni dell’idromassaggio: 8 jet clean, 16 getti airpool, 4 getti dorsali/piedi (www.glassidromassaggio.com, n. verde 800.600.000).

Galassia La collezione Sa02, progettata dall’architetto

Romano Adolini, coniuga stile minimalista con linee morbide ed essenziali. La collezione comprende lavabi sospesi o d’appoggio di diverse misure, corredati da strutture in ottone cromato con piano arancio, cristallo temperato oppure in legno okoumé. Due i piatti doccia, con eleganti pedate in composito color arancio, acciaio satinato o legno massello (www.galassiacer.it, tel. 0761.573.134).

Blu bleu

La vasca Kalì Art (180x80xh60 cm, 6.700 euro) unisce la piacevole naturalezza del legno al versatile e tecnologico acrilico. Risultato: un prodotto elegante e innovativo, disponibile nella finitura in rovere sbiancato o in wengé e nella versione a isola, penisola, da angolo o da nicchia. Kalì Art è dotata del sistema Blu Air con 22 air jet regolati da un comando digitale, di un poggiatesta in multistrato marino con supporto in acciaio inox ed è rivestita in rovere. Può essere accessoriata con Cromo relax, un sistema di illuminazione interna che prevede la programmazione di quattro cicli cromatici (www.blubleu.it, tel. 0434.85444).

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bagno

interni

LUXURY BASIC Solo ciò che serve, in versione cool. Lavabi asimmetrici, specchi lavorati, finiture vetroghiaccio o tecnoglass. E luci sapienti di B.O.

Laufen Di Palomba Collection il bagno interamente

disegnato da Ludovica e Roberto Palomba, con vaso e bidet sospesi. La vasca in acrilico sanitario nella versione da incasso (bordo 40 mm, 936 euro) è disponibile anche con idromassaggio. I due lavabi in ceramica (420 euro l’uno), asimmetrici con rubinetteria monoforo laterale, sono appoggiati a mobili con cassetti in legno di makassar, liberamente accostabili (www.laufen.it, tel. 02.900.251).

Flaminia I due ampi lavabi circolari Fonte (1.018 euro

l’uno) sono stati chiamati così dal designer Giulio Cappellini per la forma che ricorda i vecchi fonti battesimali o le fontane da giardino; con erogatore free standing One. A parete, gli specchi Simple (457 euro l’uno). Sempre disegnato da Cappellini il grande recipiente di forma circolare in pietraluce bianca, che assolve la funzione di vasca e di doccia, accessoriato con miscelatore e boccetta della linea One (6.609 euro). Completano il bagno il wc e il bidet sospesi Spin e i portasalviette Hoop (79,20 euro), che fanno parte di una linea di accessori disegnata da King e Roselli per un hotel di design di Roma (www.ceramicaflaminia.it, tel. 02.8905.5303).

Regia Lavabi Twin, nella finitura vetroghiaccio colorato trasparente (936 euro) oppure nella versione in tecnoglass, bianco o nero. Entrambi si abbinano al mobile Bilbao, compatto e di forma arrotondata. Èdisponibile in numerose varianti e finiture, dall’essenza di palissandro, rovere e wengé all’acero frisé in sei diverse colorazioni. Il contenitore può avere un cestello unico, come nella versione sospesa, oppure doppio. A parete gli specchi Ricci (378 euro), creati con la tecnologia del taglio a idrogetto, e la lampada Ellisse (168 euro), in lastra di acciaio lucido lavorato con il laser (www.regia.it, tel. 039.2782.510).
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bagno

interni

100% BENESSERE Massaggi con getti d’acqua, sistemi-sauna, idroterapie supersilenziose, finiture mimetiche e vasche a scomparsa di B.O.

pannello per getto a pioggia RainSky e dall’allineamento di comandi e accessori, ottenuto grazie all’innovativo sistema modulare Symetrics. È basato su una griglia standard che consente di posizionare i moduli singolarmente o abbinandoli: il termostato per regolare la temperatura dell’acqua e tre rubinetti per selezionare altrettanti tipi di getto a pioggia. La doccetta a mano è invece azionata da un rubinetto integrato nell’elemento a muro. Il set è completato da una mensola per piccoli oggetti e detergenti. Nell’area vasca, un’unica placca riunisce i comandi dell’acqua e il deviatore per la commutazione del getto. Rubinetteria e accessori sono disponibili nelle finiture cromato o platinato opaco (www.dornbracht.com, tel. 02.8183.431).

Dornbracht Il bagno è caratterizzato dall’impiego del

Jacuzzi Aura Plus è una nuova vasca doppia, di

superiore ampiezza e profondità: esternamente è lunga 180 centimetri e larga 150, e ha una capienza media di 630 litri (9.480 euro+Iva). Molto curata nei dettagli, si integra perfettamente in qualsiasi ambiente grazie anche alla selezione dei materiali delle finiture, come i legni teak e wengé. I due poggiatesta, posti specularmente ai lati, assicurano il massimo comfort. Presenti anche la bocchetta e l’erogatore con deviatore automatico, scarico a scomparsa e funzione di troppopieno a sforo, situati sotto il bordo vasca (www.jacuzzi.eu, n. verde 848.840.840).

Teuco 155 Comfort è un box doccia con pareti in

cristallo e annessa una vera e propria sauna finlandese in legno (a partire da 6.375 euro). La cabina è dotata di un dispositivo per variare la temperatura della sauna. Inoltre dispone di massaggi d’acqua manuali e di massaggio verticale con 6 getti, di fascia massaggiante e sedile reclinabile (www.teuco.it, n. verde 800.270.270).

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bagno

focus

INGEGNERIA + ESTETICA Microarchitetture a prova d’acqua per rubinetti e miscelatori che citano nuovi grattacieli metropolitani o le canne di bambù di B.O.

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1. Wosh di Zucchetti, collezione di rubinetti disegnata da William Sawaya, in ottone cromato (684 euro). Disponibile per lavabo, bidet, vasca e doccia; la versione monocomando con joystick o leva è equipaggiata con cartuccia a dischi in ceramica sinterizzati (www.zucchettidesign.it, tel. 0322. 954700). 2. Miscelatore per lavabo della collezione Il bagno Alessi in ottone cromato, design Wiel Arets, prodotto da Oras; 496 euro (www.ilbagnoalessi.com, tel.0323868611). 3. Track di Palazzani, originale per la linea quadrata (300 euro), con il corpo inclinato indietro per permettere lo slancio della bocca verso l’alto, ha un getto d’acqua che forma una specie di velo (www.palazzanirubinetterie.com, tel.

0374.74141). 4. Miscelatore monocomando per lavabo della collezione Dolce di Fantini, nella particolare finitura in bianco crema (460 euro), design Birgit Lohmann di Designboom, (www.fantini.it, tel. 0322.918411). 5. Il miscelatore per lavabo della collezione Rem di Zazzeri, in ottone con finitura cromo, offre 8 soluzioni differenti. Il meccanismo dei miscelatori è azionato da una levetta posta su una manopola cilindrica, che si solleva e ruota solo per la regolazione della temperatura (www.zazzeri.it, tel.055.696051). 6 La collezione di rubinetti disegnata da Antonio Citterio per Axor ha un design sottile ed elegante (510 euro), con maniglia affusolata e corpo del miscelatore rotondo (www.axor-design.com, tel. 0141.931111).

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bagno

focus

LAVABO IN EVOLUZIONE A imbuto o trapezoidale. Con piedistallo o colonna. Monoblocco, extrapiatto, asimmetrico, inclinato. Buongiorno! di B.O.

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1. Le linee dinamiche e le forme trapezoidali dei lavabi della collezione Grandangolo di Hatria, gruppo Marazzi, trasformano in spazi vivibili gli angoli del bagno normalmente inutilizzati. Il fronte inclinato riduce gli ingombri. Disponibili in diverse forme e misure (www.hatria.com, tel. 0536.860.600). 2. Della collezione Laufen Pro, il piccolo lavamani in ceramica bianca o colorata, largo 36 centimetri e profondo 25, con il rubinetto in posizione asimmetrica (www.laufen.it, tel. 02.900.251). 3. Lavabo a monoblocco in ceramica (1.320 euro) con piedistallo completamente integrato, prodotto da Laufen per il Bagno Alessi (www.ilbagnoalessi.com, tel. 032.3868.611).

4. Lavabo a monoblocco da terra in cristalplant della linea Body di Antonio Lupi (2.220 euro). Disegnato da Carlo Colombo, è caratterizzato dal contrasto fra le forme squadrate del lavabo e quelle circolari e morbide della colonna (www.antoniolupi.it, tel.0571.586.881). 5. Losanga di Gsi (70x40 cm, 400 euro) è stato progettato per essere installato in appoggio su un piano, con un rubinetto al centro o due laterali, senza foro troppopieno (www.gsisanitari.it, tel. 0761.4911). 6. Kalahari (a partire da 208,80 euro), lavabo extrapiatto dalla particolare forma a imbuto, è studiato per rubinetteria a parete o monoforo e disponibile in due misure (www.roca-italia.com, tel. 02.900.251).

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bagno

accessori

FLOWER+COLORS POWER Tappetino a forma di viola del pensiero ma anche termosifone a differente potenza termica e gestione digitale dell’acqua di B.O.

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1. Ondus di Grohe è un sistema per la gestione dell’acqua con display digitale elettronico. Miscelatori, rubinetti e doccette, con finiture cromate, nere o bianche, permettono di personalizzare temperatura, intensità e durata del getto (www.grohe.com, n. verde 800.289.025). 2. Spazzola di Acca Kappa (24 euro), in Abs cromato lucido con cuscinetto in gomma naturale (www.accakappa.com, n. verde 800.123.992). 3. 180°, portasciugamani in ottone cromato da parete di B-mood (324 euro). Gli elementi indipendenti si muovono su un angolo, per l’appunto, di 180°. Anche con specchio e luce incorporata (www.bmood.it, tel. 052.2829.693). 4. Quadraqua di Officina delle Idee (da 1.140 euro) è un elemento scaldante in acciaio verniciato, ma anche uno scaldasalviette e un portaoggetti. In due altezze e in due potenze termiche (www.officina-delleidee.com, tel. 0425.466.611). 5. Parma di Missoni Home (70 euro), tappetino in cotone a forma di viola del pensiero (www.missonihome.it, tel. 0331.950.311). 6. Saponette alla glicerina (2,25 cad) profumate agli agrumi, di Muji (www.muji.eu, tel. 02.7428.1169). 7. Chrissy San, piastrelle (171 euro il mix) con rivestimento in pasta bianca della collezione Velvet di Fap Ceramiche (www.fapceramiche.com, n. verde 800.272.248). 8. Mobiletto (cm 33,5x43,5, 190 euro) in Mdf laccato bianco di Design House Stockholm (www.designhousestockholm.com; distributore Seambè, tel. 02.4800.5798). 9. LTT di Wet (da 1.490 euro) è una vasca disegnata da Jan Puylaert. In polietilene, riciclabile al 100%, ha lampada alogena o a led con variazione di colore (www.wet.co.it, tel. 0332.547.728).

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bagno

superfici

MATERIALI TECNO E PATTERN Fiori come graffiti, geometrie bizzarre, mappe urbane. Moderni e rispettosi dell’ambiente. Per pavimento e pareti di G. Zoppis

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1. Disegni floreali come graffiti “sabbiati” nello spessore del materiale per le lastre extra-large di Soho (30x30 cm o 60x60 o 60x120), nuova collezione Marazzi. Sono piastrelle in gres porcellanato ad alta resistenza (www.marazzi.it). 2. Nasce dalla sperimentazione visiva per un nuovo décor domestico il laminato disegnato da Alessandro Mendini e realizzato con la tecnologia digital print da Abet Laminati. Adatto a rivestire ogni genere di superficie (www.forumomegna.org e www.abet-laminati.it). 3. Design, tecnologia e innovazione per il parquet in rovere di Fontaines con “graffi” a luce Led incorporata nello spessore della superficie. È il progetto di Massimo Iosa Ghini per Natural Genius di Listone Giordano (www.listonegiordano.com). 4. Pareti e pavimenti cambiano faccia senza sostanze o processi dannosi per l’ambiente. È il nuovo sistema di decorazione Maravee di Kuei. Procedimento brevettato di pellicola a calandratura, applicabile su ogni materiale da rivestimento (www.maravee.it). 5. La superficie diventa protagonista con City, design di Diego Grandi, décor a mappa urbana su gres porcellanato di Lea Ceramiche. Nei colori bronze, antracite e silver, con texture a rilievo dall’effetto metallizzato (www.ceramichelea.com). 6. Approda sulla ceramica, per inediti usi e riflessi nella stanza da bagno, la tecnologia a micro Led. Qui una delle delicate texture di Ti-Led, nuova collezione di Ceramiche Keope: la luce filtra da minuscoli pori della superficie. Diversi formati, disegni e colori (www.keope.com).

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bagno

tecno

IL MIO PERSONAL ROBOT Un pesapersone multifunzionale, epilatore, phon, piastra. Casse o radio per ascoltare musica. E un video-tv di Paolo Crespi

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1. Infini Pro Elite di Rowenta è un phon professionale da 2000 watt, con avvio-arresto automatico dell’apparecchio (come nei saloni dei parrucchieri) e funzione ionizzante, che serve ad annullare il fastidioso effetto dell’elettricità statica, lasciando i capelli morbidi e idratati (costa 59,90 euro). 2. GR101 di Oregon Scientific è una bilancia pesapersone multifunzionale: calcola gli indici di massa corporea, rileva la quantità di acqua presente nel corpo, memorizza i dati personali di 4 utenti più un “guest”, dispone di accensione automatica e orologio sveglia. Un display remoto senza fili visualizza più comodamente tutte le informazioni personali (a 99,90 euro). 3. DS1120 di Parrot è un sistema audio stereo Bluetooth con due speaker hi-fi, ideali per riprodurre wireless la musica registrata sul notebook, sul cellulare o sul lettore Mp3. Ma anche tutte le sorgenti analogiche sono collegabili. Il telecomando a tre tasti è touch sensitive (199,90 euro). 4. Pal Gold di Tivoli è la nuova collezione di radio di qualità super ricettive, rivestite nei

quattro colori moda della primaveraestate: bianco, verde, bordeaux e turchese. In ogni versione, pomelli e indicatori sono in oro (200 euro). 5. Silk-Epil Expressive di Braun è un epilatore femminile dedicato alle pelli sensibili. Ergonomico e ricaricabile, ha la testina oscillante ed è completamente lavabile. Il sistema HairLift solleva, libera e rimuove con delicatezza i peli alla radice, anche quelli più corti (a 129.90 euro). 6. SalonStraight Pro Xl di Philips è una piastra liscia-capelli che lavora alla temperatura ideale di 205°C, grazie all’impiego della ceramica e a una speciale tecnologia termica a riscaldamento istantaneo (30 secondi). Con spegnimento automatico e doppio voltaggio per l’uso in tutto il mondo (49,90 euro). 7. Tv Lcd serie R8 di Samsung è un televisore da 19’’ (in alternativa sono in vendita anche modelli da 23, 26, 32, 37 e 40 pollici) Hd ready, con 2 uscite Hdmi, decoder digitale terrestre integrato di tipo zapper e un valore di contrasto pari a 4000:1. Grazie alla sua livrea bianca e trasparente, si inserisce bene nell’ambiente bagno (a 399 euro).

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bagno

guida

10 MINUTI TUTTI PER SÉ Ginnastica facciale (se non si ama la chirurgia plastica), yoga e gym (se non c’è tempo di uscire). On line di P. C.

www.wayfitness.net Portale bilingue (italiano e spagnolo) dedicato al benessere. Nelle sezioni didattiche “home fitness” (con 15 programmi) e “lavoro specifico” (con 12 distretti muscolari), sono descritti con foto e spiegazioni accurate gli esercizi da fare quotidianamente per mantenere peso, forma e tonicità muscolare. Quelli isometrici si possono testare pure sotto la doccia (non metteteci troppo, però).

www.yoga.it Non sostituisce l’insegnamento diretto ma è un ottimo punto di riferimento per chi vuole accostarsi al pianeta yoga e fissare una serie di principi teorici e di prassi corrette da utilizzare nell’esercizio quotidiano. Con un ricco e capillare database di centri e maestri presenti sul territorio nazionale.

www.idroterapia.it Tutto quello che si può fare in acqua e con l’acqua a vantaggio della salute e della bellezza. Dalle docce terapeutiche alla sauna finlandese, dal bagno turco all’idromassaggio, ai vari tipi di acquagym. Non tutti gli esercizi e le tecniche, ovviamente, sono adatti all’ambiente domestico, ma il sito è una miniera di spunti, link, suggestioni liquide.

Illustrazione dell’artista giapponese Aya Takano, nota per l’ironia sensuale. Dal libro Hop banana fudge.

www.bellezza.it Uomo vs donna. Questo portale del wellness e della bellezza è rigorosamente bipartisan e tiene conto del contributo del fitness al mantenimento di un corpo sano ed esteticamente gradevole. La sezione “allenarsi in casa”, dedicata alla donna, mette a fuoco gli esercizi e le strategie motorie per combattere efficacemente le insidie delle posizioni obbligate, dei lavori stressanti o di una vita troppo sedentaria.

www.my-personaltrainer.it Nella sezione “home fitness” c’è uno speciale dedicato alla palestra in casa: attrezzi, allenamenti e soluzioni personalizzate. I consigli per l’attrezzatura sono commisurati al livello di forma fisica e sono interessanti le considerazioni relative allo spazio disponibile. Molto analitica la pagina dei test, che consentono di effettuare un’autovalutazione delle proprie capacità.

www.intrage.it/gate/corsi/benessere/viso _tonico.shtml Intrage si autodefinisce come il primo portale italiano over “anta” che ti guida in rete. Tra i minicorsi dedicati al benessere ce n’è uno di ginnastica facciale, presentata come il miglior sistema (abbinato a una buona crema idratante) per mantenere un viso fresco ed elastico, non troppo afflitto dalle rughe di età ed espressione. Per contrastarle bastano cinque minuti al giorno, preferibilmente al mattino.

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bagno

libri

NOSTALGIE+AVVENTURE L’antologia di una designer geniale, frammenti di arte Ukiyo-e (anche da appendere), uno sguardo su “come” immaginiamo di Federico Iarlori
ERIALE TALENTO MAT sce ancora, anni sbalordi A 86 avatte , con le sue cr Antonia Campi e maschili acch “antiche”, le gi uesta eorge Sand. Q e la posa da G tta della sua perfe è un’antologia poche, he se lei ama di creatività (anc fatto). Esperta ha tra le cose che ma e poi, prima plas ceramica (che , Antonia ha mpo, disegna) se ha te ma i per il bagno ideato accessor lle e un magnifico astre anche vasi, pi iennale. nnello per la Tr pa Campi, nsera, Antonia Anty Pa riale, 45 euro. Silvana Edito

VISIONI FLUTTUANTI Un libro/gioiello a soli 100 euro (sì “solo”). Le cento celebri immagini di Edo (oggi Tokyo) realizzate da Hiroshige potrebbero infatti essere tranquillamente sciolte dalla rilegatura giapponese del volume e diventare tappezzeria in una paretecapolavoro. Come in un’istantanea, lo sguardo dell’artista ritaglia e imprime sulla tela momenti di vita e sfumature cromatiche, filtrandoli attraverso la poetica sognante e pittorica del tempo. L’opera, oltre che dalla fedeltà riproduttiva, è impreziosita dal grande formato e dalla qualità della carta. Utagawa Hiroshige, Meisho Edo hyakkei, Taschen, 100 euro.

SIGN NATURALMENTE DE porto tra le forme Qual è il rap del design della natura e quelle neo? Il fogliame contempora zio, di un capitello corin rro e vetro” delle le insegne “fe metro o le stazioni parigine del etrie dei giardini di perfette geom timonianze Le Notre sono le tes continuo eloquenti di un ento creativo interscambio tra il tal imprevedibili forme dell’uomo e le a. generate dalla natur Muller Nature Design, Lars ers, 39 euro. Publish

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