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D Casa 2004-10-16 nr 422

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Supplemento al quotidiano 'la Repubblica'
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D

la Repubblica delle Donne
SUPPLEMENTO A D DELLA REPUBBLICA N.422 DEL 16 OTTOBRE 2004

CASA
Esclusivo

NEGLI STUDI DEGLI ARCHISTAR
Tendenze

GIARDINI FUCSIA E SOUND DESIGN
Guide

45 SEDIE 13 LETTI 5 MICROPROGETTI

UTOPIE D’AUTORE

64 34

D
16 ottobre 2004

CASA
D attualità
25 Tendenza Fuori dagli standard di Virginio Briatore 31 Intervista Pareti fatte di musica di Matilde Marconi 34 Esercizi Interni alla prova di Giuditta Loy 43 Extraordinari Agenda per curiosi di Barbara Casavecchia 49 Decorazione Variabile appesa al muro di Laura Mari 61 Inchiesta 24 ore in un castello in affitto di Giorgio Tartaro 64 Esclusivo Nella stanza dell’architetto di Barbara Casavecchia 73 Lifestyle Fragile prato di Laura Mari 78 Utile Guida agli artigiani introvabili di Giuliana Zoppis 89 Personaggio Un pub mai visto di Alessandra Paudice 92 Giardini Alberi fucsia e fiori blu neon di Francesca Gentile 97 Maestri Le invenzioni di Josef e Anni di Barbara Casavecchia

136

73

D interni
A Parigi, bianco totale e parquet chiarissimo per due atelier contigui che esprimono il presente conservando tracce di passato. E nella casa-manifesto degli Eames, fatta di invenzione, colori, utopie. 104 Casa Ideale 1 Due mondi di un colore solo di Alice Trevi
Segue a pagina 14

104

110
110 Casa Ideale 2 Così diversi così simili di Elisa Ossino 118 Casa Ideale 3 Invito dagli Eames di Dora Carrington 124 Casa Ideale 4 Il lato luminoso delle cose di Carin Scheve 130 Sedie Il posto per me di Margherita Helzel 136 India Nel salotto del profeta di Ruben Modigliani

165 124

Supplemento a D - la Repubblica delle Donne n. 422 del 16 ottobre 2004 DIRETTORE RESPONSABILE: EZIO MAURO

D utile
143 Utile Angolo vivente di Margherita Helzel 153 Letti Progetti notturni di Alice Trevi 157 Bagni & Spa Terapia d’acqua di Matilde Marconi 165 Progetti etici Quality network di Giuliana Zoppis 169 Tazze Caffè collection di Laura Mari 172 Eco Ingegnere del fuoco di Giuliana Zoppis 175 Libri Spazio alle ambizioni di Claudia Svevo 182 Indirizzi

D
A cura di Amalia Zordan Art Director Joel Berg

CASA
DIRETTO DA KICCA MENONI Ideazione grafica Stefania Giarlotta In redazione Barbara Casavecchia Alessandra Dacrema (segreteria), Alessandra Parodi (controllo tecnico) Collaborazione grafica Daniele Zendroni

Direttore controllo editoriale Enrico Regazzoni
Redazione D Casa: via De Alessandri 11, 20144 Milano tel. 02.4671.51 fax 02.4671.5382 dcasa@repubblica.it Gruppo Editoriale L’Espresso SpA Consiglio di amministrazione. Presidente: Carlo Caracciolo Consigliere delegato: Marco Benedetto Consiglieri: Oliviero Maria Brega, Cristina Busi, Giulia Maria Crespi, Carlo De Benedetti, Rodolfo De Benedetti, Pierluigi Ferrero, Milvia Fiorani, Franco Girard, Antonio Grigolini, Paolo Mancinelli, Gianluigi Melega, Alberto Milla, Piero Ottone, Alberto Piaser, Vittorio Ripa di Meana. Direttore generale holding: Fabio Tacciaria. Direttori centrali di gruppo: Sergio Cortese (tecnologie e produzione), Alessandro Alacevich (investor relation), Stefano Mignanego (relazioni esterne), Roberto Moro (personale), Marco Moroni (controllo). Divisione la Repubblica: piazza Indipendenza 23/C 00185 Roma tel. 06.4982.1 Direttore Generale: Carlo Ottino Concessionaria per la pubblicità: A. Manzoni & C. S.p.A. Via Nervesa 21, 20139 Milano, tel. 02.5749.4803 Consigliere delegato: Giandomenico Zanini Stampa: Rotosud, Oricola (AQ); Elcograf, Beverate di Brivio (LC) Preparazione: Beta Communication, Milano; C.P Roma .S., Allestimento: Legatoria Europea, Ariccia (Roma); Legatoria del Sud, Ariccia (Roma) Supplemento al numero odierno da vendersi esclusivamente con il quotidiano la Repubblica Registrazione Tribunale di Roma n.122 del 18/3/96

Copertina
È forse la casa più famosa del mondo. Quella che ha fatto pensare schiere di studenti di architettura e design, e che ha fatto sognare tutti gli amanti dell’International Style. Due cubi sovrapposti, con pareti di pannelli scorrevoli. Un incrocio di Oriente e Occidente che accanto alla pulizia formale e alla funzionalità del primo, ospitava l’accoglienza e l’ironia del secondo. Assemblata in sedici ore da cinque operai, ha 50 anni ma non li dimostra. Foto Tim Street-Porter.

D 14

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standard
A

FUORI DAGLI

Siamo sempre più attratti da ciò che sembra instabile, irrealizzabile. Una specie di follia. Ma è calcolata, e diventa progetto di Virginio Briatore
ppartiene alle grandi torri dell’umanità, è pubblica, indistruttibile, arditissima. Come gli dei è intangibile, eppure riprodotta in infinite icone, e come loro nasce da un sogno: servirsi delle tecnologie industriali per portare a tutti gli Dall’alto: linea Solid di P. Jouin (www.patrickjouin. com); umani la luce dell’arte. Sognata verso il 1915 armadio (design M.Morozzi) in dall’architetto, scultore e pittore russo V.E. Tat- acrilico satinato di Edra (tel. lin, la torre metallica misura 400 metri di altez- 0587.616660, za, si inclina pericolosamente secondo la cur- www.edra.com); radiatori inox
Runtal (www.runtalitalia.it, da La Casa del Bagno, tel. 02.2700.3861); scarpa City Knife e felpa della collezione 04/05 Nike (tel. 0522. 929911); il Mercedes-Benz Museum, Stoccarda, di UN Studio (www.unstudio.com); divano di SpHaus (tel. 0362. 852860, www.sphaus.it).

Tendenza

Tendenza

vatura terrestre ed è formata da due spirali in senso contrario che circoscrivono un volume conico. È il dinamico Monumento della Terza Internazionale, manifesto del costruttivismo: confronto fra superfici piane e curve, fra spazio reale e simbolico, con tecnica e materiali moderni, “costruttivi”, al servizio della società. Non è mai stata realizzata eppure è un capolavoro.

La bellezza è scomposta
Tatlin e gli altri costruttivisti degli anni Venti, quali Lissitzky, Mobol-Nagy, Rodcenko, infransero i dogmi della composizione classica: unità, simmetria, gerarchia, funzione, per sostituirli con geometrie instabili, forme pure, scomposizioni. QueDall’alto: Tentlamp di sta destabilizzazione fra significato e forma viene Bertjan Pot sostenuta sessant’anni dopo dal filosofo J. Derri(www.bertjanpot.nl); linea bagno in Corian® da, ripresa da alcuni architetti in varie parti del mondo e consacrata dalla storica mostra De-conIsland (design S. structivist Architecture tenutasi al MoMA di New Micheli) di Planit (tel. 0471.802544); a York nel 1988. Ad essa vennero invitati sette arfianco, sgabello e chitetti: F.O. Gehry, D. Libeskind, R. Koolhaas, P. tavolino Pyllon (design Eisenman, Z. Hadid, B. Tschumi e il gruppo Coop N. Aebischer/ECAL) di Himmelblau, scelti per il carattere apparentemenB&B Italia (n. verde te “irrealizzabile” dei loro progetti, proseguimento 800.018370, www. bebitalia.it); un vaso in ideale del radicalismo costruttivista. Tre di questi maestri degli spigoli e delle sporgenze presentano Corian®; neon di attualmente le loro idee in Italia ed alcune di queMartinelli Luce (tel. ste idee saranno realizzate, senza per questo di0538.418315); Niebo di P. Mackworth-Praed ventare capolavori. Peter Eisenman con Il giardi(all’Ex-Ticosa di Como, no dei passi perduti è al Museo di Castelvecchio tel. 031.305621, fino (www.comune.verona.it/castelvecchio) mentre al 30/10); poltrona Daniel Libeskind e Zaha Hadid fanno parte del Phantom (design progetto di Un Nuovo Centro per Milano gara inEmry-Roberts) in ternazionale di riqualificazione del quartiere storiPMMA traslucido fluorescente di Driade co di Fiera Milano in mostra alla Triennale, (www.triennale.it). Si è conclusa invece a marzo (tel. 0523.818663,
www.driade.it).

D 26

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Tendenza

Dall’alto: seduta in tecnopolimero Osorom di Moroso (tel. 0342.577111, www.moroso.it); a fianco, seduta di grandi dimensioni in resine It. Seating (design J. e M. Farlane) di Sawaya & Moroni (tel. 02.863951, www.sawayamo-roni.it); divano scomponibile in pelle Isola (design P. Cerri) di Poltrona Frau (tel. 0733. 9091, www.poltrona-frau.it); portafrutta Blow Up (design Fernando e Humberto Campana) di Alessi (tel.0323. 868611, www.alessi.it); lo showroom Viabizzuno a Stoccolma (tel. 051.890. 8011, www.viabizzuno.com); libreria Eleven Five di MDF Italia (tel. 02.8180.4100, www.mdfitalia.it)

al Centre Pompidou la mostra Non-Standard Architecture che ha portato sotto gli occhi di tutti le potenzialità sviluppate dalla morfogenesi (lo studio sulla generazione delle forme) e dal calcolo informatico basato su algoritmi. Sarà questa esagerazione di effetti speciali da fantascienza il nuovo standard? È presto per dirlo, ma il rischio della comparsa di una pletora di villone tutte de-strutturate (e tutte diverse per spigolatura) già si intravede. Nel frattempo il design, complice la piccola scala, si diverte e moltiplica oggetti quasi impossibili pochi anni fa: gli stecchini di uno “shangai” diventano portafrutta, gli scarti di un materiale duttile e indistruttibile come il Corian diventano vasi sempre diversi, attorno al vuoto cosmico dei buchi prende forma una poltrona, la scarpa - robusta e tutta nervi - si accartoccia come un guanto. Le sedute poi, piccole architetture per eccellenza, sono il massimo: nella sedia Meridiana, di Christophe Pillet per Driade, la scocca di policarbonato trasparente comunica la forza di acciaio del telaio/frame interiore; nella scultorea seduta circolare Osorom, disegnata da Kostantin Grcic per Moroso, la combinazione di vetroresina e resine, di leggerezza e vuoti genera una dimensione di “nuvola solida” al tempo stesso nitida e fantastica. Osorom, senza lati e senza titolo, è un esempio delle grandi libertà che il neo costruttivismo di matrice informatica consente. Il concetto spaziale, 3D, entra nelle nostre case e ci offre l’illusione di pezzi unici, fuori dal comune, lasciandoci facoltà di scomposizione, di gioco e di calcolata follia.

Pareti FATTE DI MUSICA
È
il mago del suono delle sfilate ultrachic (Prada, Martin Margiela, Jil Sander, JeanPaul Gaultier, Narciso Rodriguez, Louis Vuitton, Anna Sui, Vivienne Westwood...). Ma se c’è un’etichetta che al parigino Frédéric Sanchez va decisamente stretta, è quella di dj della moda. Lui si definisce un “illustratore sonoro”, un termine rétro usato per i rumoristi dei radiodrammi anni ’50, capaci di descrivere un’intera atmosfera con poche suggestioni sonore. Il suo obiettivo è lo stesso: evocare con la musica un gusto e un’estetica inconfondibili, «come un profumo». Infatti, la sua specialità sono le “identità sonore”. Ne ha appena confezionata una nuova per Air France, che da questo mese offre ai viaggiatori una speciale selezione chill-out di Sanchez, intitolata On Air 1 (dieci brani, tra cui Casanova 70 degli Air, From Dream to Daylight dei To Rococo Rot, Fly Me to the Moon dei Groove Armada). Con tutti i suoi clienti insiste per lavorare a stretto contatto, sviluppando progetti tagliati su misura. Per esempio, lo scorso anno ha riarrangiato dodici tracce soulfunk scelte dallo stilista di Costume National Ennio Capasa per il suo Cd Erotic Tracks. Per Sanchez, il principio cui ispirarsi sempre è quello della creazione effimera (interpretata anche nella forma del live mix, un collage di musiche e immagini ideate dal vivo, per eventi speciali), della performance in cui ci si mette in gioco. Non a caso, negli ultimi anni ha incrociato spesso le traiettorie dell’arte contemporanea: oltre a firmare, dal 2001, veri e propri video - basati su una tecnica analoga a quella musicale, con distorsioni, campionamenti, tagli netti - ha prestato le sue “illustrazioni” alle mostre di Larry Clark e Jack Pierson, e collaborato con Orlan e Louise Bourgeois (remixandone una raccolta di canzoni francesi per bambini e pezzi originali ispirati alla propria infanzia, nel Cd dal titolo C’est le murmur de

Costruisce mondi, stati d’animo e stili usando i suoni. Che taglia, incolla e interpreta per farci viaggiare. Parola di Frédéric Sanchez
di Matilde Marconi l’eau qui chante - che ha poi fatto da sfondo alle sfilate parigine autunnoinverno 2003-04 di Helmut Lang). Dal 12 novembre sarà alle prese con un intervento al Louvre, per il ciclo Contrepoint, con cui il celeberrimo museo ha invitato dodici artisti contemporanei a realizzare “incursioni” nei propri spazi. «Cosa farò? (ride). È ancora troppo presto. Io lavoro meglio sotto pressione. Lo spazio che ho scelto è il Donjon scoperto sotto alla piramide di I.M. Pei. Un luogo di passaggio carico di memorie, dove il suono girerà in tondo, evocando un viaggio temporale, dal passato verso il futuro». Quando hai cominciato a lavorare con la musica? Nel 1988, quasi per caso, a ventun anni. Allora la mia passione era la danza contemporanea. Facevo l’addetto stampa al Théâtre

Dall’alto: il logo di Frédéric Sanchez (www.fredericsanchez. com); il suo ritratto; una delle “soundshowers” su design di Herzog & de Meuron, per lo store Prada a Tokyo.

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D 31

Intervista

Intervista

«Sono un illustratore sonoro. La cosa che mi interessa di più è innescare emozioni»
du Châtelet, ma non mi sentivo a mio agio in quel mondo. Mi piaceva il fatto che fosse pluriculturale, come la moda di quegli anni. Poi un amico mi presentò Martin Margiela e debuttammo insieme, lui con gli abiti, io con la musica. Quella sfilata è stata un punto di svolta. Per noi, ma anche per il fatto di pensare alla moda come concept. Il mio lavoro sta tutto qui, nel tentativo di costruire un percorso musicale coerente. A me non piace mixare, taglio e incollo - una volta lo facevo con il nastro, le forbici e lo scotch. A ogni modella voglio che corrisponda un’immagine, un’emozione innescata nel pubblico. Come in un montaggio cinematografico. Che evoluzione hanno seguito le sfilate? C’è stato un momento davvero sperimentale, che

Dall’alto, lo spot per Eau de Merveilles di Hermès, la selezione On Air 1, il Cd-remix per Louise Bourgeois e un modello 2004/05 di Jil Sander.

per me è rappresentato dalla ricerca di Marc Jacob. Défilés brevissimi, da 8/10 minuti, con un’idea molto chiara e un solo brano musicale. La rapidità ti costringe a concentrare le energie, a ritagliare uno spazio nella valanga di immagini che ci sommerge. Negli ultimi anni, mi sembra si sia tornati molto indietro – con poche eccezioni, come Prada, per esempio. Quello che mi sconvolge è che, a fronte di un’evoluzione tecnica favolosa, si stia reagendo con una regressione. È come se la gente avesse paura... Lavori ovunque, viaggiando come un pazzo. Come fai? Ti porti dietro un lettore MP3 o un baule di vecchi vinili? Vuoi dire che m’immagini come una specie di folle Dottor Stranamore? (ride) Il mio trucco è semplice: moltiplicare le energie. Ho sempre avuto bisogno di muovermi velocemente. Che rapporto hai col design? È una parola che non amo, perché ormai tutto è un po’ “design” e non tollero gli oggetti troppo disegnati, troppo techno. Così mi rifugio nelle cose con cui mi sento bene, funzionali,

neutre, ma lussuose. Vivo in un appartamento anni Trenta con muri bianchi e grandi divani comodi, molto sobri. Ho un lit de repos di Mies van der Rohe e un tavolo di Saarinen, ma non m’interessa circondarmi di pezzi firmati, né rincorrere il design che va di moda. E poi, sono fortunato. Il mio compagno, Frédéric Giroux, ha un gusto infallibile. Non per niente fa il gallerista. Regalaci una playlist. Andiamo per generi, va bene? Per la classica, Richard Strauss - le opere, la Salomé, l’Arianna a Nasso. È il mio coté mitteleuropeo e decadente. Per l’ambient, Brian Eno; ascolto Another Green World da quando ho dieci anni e continua a non invecchiare. Annette Peacock è la mia eroina jazz. Straordinaria. La Sanctuary ha appena pubblicato su Cd una sua vecchia raccolta, My Mama Never Taught Me How to Cook. Come musica “nuova”, l’hip-hop, un fenomeno culturale importantissimo. Adoro Missy Elliott, Kelis, Eminem. Per l’elettronica, oltre ai glaciali PanSonic e Ryoji Ikeda, i berlinesi Hard Wax. E per finire, un po’ di dub anni Settanta, come base...

LA LISTA DI MICHEL GAUBERT
L’unico a contendere a Frédéric Sanchez il primato mondiale di ambienceur della haute couture è un altro parigino, Michel Gaubert, ex-dj del mitico club The Boy, coccolato da clienti come la rivista cult Les Inrockuptibles. Profilo abbondante stile Depardieu, voce roca di Gauloises, aria ipercool e molta ironia. La stessa con cui ha accettato di giocare con noi ad arredare stanze e mood diversi, con una compilation ad hoc per l’autunno. «Per la cucina, mi sembra perfetto Ennio Morricone, versione easy listening: io a casa ascolto sempre Morricone Psychedelic. Per un po’ di relax serale, l’ultimo Cd dei

Nouvelle Vague (omonimo, Peace Frog, 2004). Lunedì nero di pioggia? YoYoMa che suona Bach. Domenica fredda di sole? Françoise Hardy, a tutto volume. Per riscaldarsi un po’ davanti al camino, The Headphone Masterpiece di Cody Chestnutt (2004, in vendita online, www.codychesnutt.com), un disco realizzato in studio facendo tutto da solo, con un fantastico impatto umano. Dopocena in un salotto bianco algido? La musica cerebralmelodica di Cat Power (You Are Free, Matador, 2003) e l’elettronica stilizzata di Zongamin (XL, 2003, www.zongamin.net). E poi, il mio disco “feel good” ufficiale per questa stagione: The Real Tuesday Weld di I, Lucifer (2004, www.tuesdayweld.com)».

Interni alla prova
ESERCIZI
Lo scenografo Carlo Sala, un testo di Sarah Kane, quattro spazi immaginari. E pezzi di nuovo design, per una scena imprevista
di Giuditta Loy Foto Tommaso Sartori
LA BIBLIOTECA. Tra le quinte del Sogno di una notte di mezza estate del Teatro dell’ElfoTeatridithalia di Milano. Sul tappeto circolare grigio Cible di Ligne Roset: poltroncina Lady di Arflex con coperta in lana tricot di 100% lino; poltrona Pasmore in noce americano di Minotti; poltroncina in stile rivisitata con ricamo a piccolo punto, Miriam Giuliana. Al centro, sul tavolino Caulfield con piano in vetro nero di Minotti, una lampada in cartone curvato di Clara Rota e una serie di oggetti d’affezione dello scenografo Carlo Sala.

«Parto sempre dal racconto: rendo visibili le parole»

LA CAMERA DA LETTO Come in ogni stanza, è presente una sfera in vetro incamiciato al mercurio (da A.O.C.), che funge da ideale filo rosso del racconto. Sul letto “volante” in ferro laccato bianco (che evoca la dimensione onirica) Mathilda di Lipparini, lenzuola in raso di cotone di Signoria di Firenze e in lino di AModoMio. Accanto, sulla etagère Lens di B&B Italia con struttura in metallo e fondo in metacrilato, con effetto lente, un pugile in ceramica di Vietri della collezione privata dello scenografo. A fianco, Carlo Sala ritratto all’interno della grande cristalliera in legno in cui si nascondeva da bambino, e che conserva ancora nella propria casa milanese.

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«Se un oggetto ha una sua verità, il teatro la rivela»

LA PALESTRA/SALOTTO A terra, alcuni frammenti della quinta dipinta da Carlo Sala per lo spettacolo Polaroid molto esplicite di Mark Ravenhill, messo in scena dal Teatro dell’Elfo nel 2003. A sinistra, poltrone Ice Babe in plastica a stampo unico, Liv’it. Sopra, pouf a pastiglia in tessuto rosso, Bonaldo. Appoggiati al murosipario di fondo, una cornice in cartone dipinto di AModoMio. Tappeto in feltro rosso, Ligne Roset. Nell’angolo, portariviste in lamiera rossa, di Sprung Liv’it. Tappeto Kloc in feltro di lana rossa con “duna” di appoggio per la nuca, di Ligne Roset. In primissimo piano, un dinosauro in ceramica di Vietri di proprietà dello scenografo. IL BAGNO. Luci a sospensione in vetro nero Alt di Firme di Vetro. Sedie in metacrilato nero, Bonaldo. Nella nicchia centrale, sedia in legno laccato nero L’Abbate, con sopra asciugamani in spugna di Culti.
Ha collaborato Arianna Lelli Mami

16 OTTOBRE 2004

«Sogno ad occhi aperti. Così trovo le cose»

I

l nome di Carlo Sala (classe 1955) è legato al Teatro dell’Elfo, glorioso spazio di ricerca teatrale off milanese, dall’ormai lontano 1980: nel bel mezzo della preparazione di un esame di farmacologia, vi entrò per dare una mano dietro le quinte e decise che lì sarebbe rimasto. Abbandonata la Facoltà di Medicina, s’iscrisse all’Accademia di Brera. Poi arrivarono la vittoria di un concorso della Scala e l’incontro col regista Virginio Puecher: «Fantastico. Io avevo 24 anni, lui 60. Mi diede subito molta fiducia. Mettemmo in scena una Bohème diretta da Tiziano Severini che restò in repertorio per quindici anni». E poi ride, ricordando come il primo giorno le costumiste l’avevano spedito a prendere il caffé, scambiandolo per un garzone.

di Barbara Nativi - promotrice del progetto “Sarah Kane” del Laboratorio Nove di Sesto Fiorentino.
16 OTTOBRE 2004

Foto di R. Persilia - A. Linke

Un armadio per pensare I progetti a cui è più affezionato sono legati, tutti e tre, al nome di Elio De Capitani, storico regista dell’Elfo: La Bottega del Caffé nella rilettura di Rainer Werner Fassbinder, l’Amleto e Decandenza di Steven Berkoff, per cui aveva congegnato una parete bianca di fondo che avanzava impercettibilmente verso il pubblico, fino a “buttare” fuori di scena i due - tremendi e crudelissimi protagonisti. Ma poi confessa che ci si innamora sempre dell’ultima fatica, in questo caso Maggio, una coreografia di Laura Valis per la compagnia Corte Sconta. «Quello che mi piace della danza è la sua totale libertà creativa, il piacere di inventare un mondo usando solo il corpo. E la fantasia». A sognare ad occhi aperti, Sala dice di essersi abituato fin da bambino, quando si nascondeva CHI È SARAH KANE? negli armadi o rimaLe immagini di queste pagine sono liberamente neva incantato daispirate a Cleansed, un dramma del ’98 di Sarah vanti ai calici della Kane (1971-99), l’autrice teatrale britannica più grande cristalliera (i provocatoria, disperata, maudit - e venerata suoi gestivano un aldell’ultima generazione. In Italia, i suoi testi sono bergo a Cividate Castati pubblicati da Ubulibri (nel volume collettivo muna, vicino BreNuovo teatro inglese, 1997) e da Einaudi: Tutto il scia), quasi fosse teatro, 2000, a cura di Luca Scarlini, con traduzione

una wunderkammer. Quel mobile, riscoperto in fondo a un solaio, ora occupa un angolo di casa sua.

Due spettacoli del Teatro dell’ElfoTeatridithalia di Milano (tel. 02.716. 791, www.elfo.org), le cui scenografie portano la firma di Carlo Sala. In alto, Decadenza di Steven Berkoff (1992-93, regia Elio De Capitani e Ferdinando Bruni qui fotografato in scena insieme a Ida Marinelli). Sotto, La tragedia di Amleto Principe di Danimarca di Shakespeare (1993-94, regia Elio De Capitani).

Riciclare, reinventare «Una casa normalissima, un palazzone anni Sessanta in periferia, a Sesto San Giovanni, che soddisfa a meraviglia il mio bisogno di anonimia nel privato. Avrei dovuto starci sei mesi, ci abito da cinque anni». Un appartamento che giura di svuotare periodicamente, non appena si accorge di aver accumulato troppe cose, raccolte in viaggio o in tournée. Nonostante ci lavori ogni giorno, disegnando e dipingendo i suoi bozzetti rigorosamente a mano, non vuole circondarsi di arredi di scena. Tra le poche eccezioni, un fondale originale di Nicola Benoit che aveva chiesto di poter ridipingere, per il sipario di uno spettacolo a Napoli. «Riciclare è una strategia di sopravvivenza, in teatro ma anche fuori. Per me, la cosa migliore è partire da qualcosa che c’è già e rinventarla da zero. Facendomi carico di tutto il suo passato, senza trasformarla in un santino».

Agenda per curiosi
A 360º: alberi in acciaio, cucce minimal, alogene rétro, hotel firmati. E mostre, biennali, rassegne cinematografiche, personaggi, schermi giganti di Barbara Casavecchia Città al cinema
Si chiama così la rassegna organizzata dalla Triennale di Milano insieme a Dyson Design. Quattro film per raccontare Los Angeles (Blade Runner di R. Scott, 18/10), New York (I guerrieri della notte di W. Hill, 25/10), Parigi (Playtime di Jacques Tati - nella foto), Roma (Il ventre dell’architetto di P. Greenaway, 11/8). Le proiezioni iniziano alle 21. (tel. 02.72424340)

Arte dal metro Esperimenti in mostra
Grazie alla massiccia partecipazione delle scuole di formazione, la Biennale del Design di Saint-Étienne (giunta alla sua quarta edizione) ha un profilo decisamente sperimentale. Dal 6 al 14 novembre, a contendersi il parterre del Parco Esposizioni e le sale dei principali musei cittadini saranno oltre 80 Paesi diversi. Alla lista dei “contenitori” ufficiali, quest’anno si è aggiunta anche l’ex-fabbrica di armi ottocentesca Carnot, sede della futura Città del Design. A completare il quadro, la miriade di mostre organizzate nei piccoli spazi off sparpagliati per tutta la città. (tel. +33.4.77478805, www.artschoolst-etienne.com) L’obiettivo della Biennale di Gwangju, in Corea del Sud (in corso fino al 13/11, www.gwangju-biennale.org) è molto ambizioso: innescare collaborazioni tra artista e “spettatore/partecipante”. Molti i luoghi pubblici coinvolti, metro incluso (nella foto, un intervento di Kang Yong Myeon). Tra i curatori, anche un italiano: Roberto Pinto.

Giappone a NY
Fino al 2 gennaio, la Japan Society di New York (tel.+1.212.8321155, www.japansociety.org) rende omaggio al fotografo Shomei Tomatsu con un’ampia retrospettiva. Autodidatta, freelance dal ’56, testimone della vita delle classi popolari (nella foto, una prostituta di Nagoya, 1958), ha uno stile documentario dai toni personalissimi.

A chi va il Compasso?
Per festeggiare il proprio ventennale e cinquant’anni di attività a sostegno del design italiano, l’A.D.I. ha assegnato sedici premi Compasso d’Oro e selezionato 100 progetti - tutti in mostra alla Triennale di Milano fino al 14 novembre (www.triennale.it). I premi alla carriera sono andati a Piaggio, Flou, e Maddalena De Padova. Per l’azienda milanese (tel. 02.76008413, www.depadova.it), una vittoria raddoppiata dalla segnalazione del tavolo Blossom in acero multistrato, disegnato da Vico Magistretti.

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D 43

Extraordinari

Extraordinari
A me gli occhi
Fino al 7 gennaio, la londinese Hayward Gallery (tel. +44.8703.800.400, www.hayward.org.uk) presenta Eyes, Lies and Illusions, un’ampia ricognizione intorno al tema ingannevole della percezione visiva. In mostra un profluvio di puzzle, manifesti, illusioni ottiche, manifesti, strani congegni e anamorfosi, dall’Ottocento a oggi, oltre alle opere di artisti contemporanei come Christian Boltanski e Markus Raetz. Nella foto qui sotto, i memorabili Rotoreliefs di Marcel Duchamp.

Atene hi-tech
Il nuovo Semiramis Hotel di Atene, voluto dal supercollezionista d’arte contemporanea Dakis Joannou, porta la firma inconfondibile di Karim Rashid, al debutto nel settore. Suo ogni dettaglio, dalle pantofole ai mobili. Un lusso a cinque stelle, da 250 euro in su. Semiramis Hotel, 48, Charilaou Street, Kifissia, tel. +30.210.6104495, www.semiramishotel.com

Amarcord Tv
La TV italiana ha cinquant’anni. Fino a gennaio, Torino la festeggia - e critica con una rassegna dal titolo Luci del teleschermo (www.lucidelteleschermo. it). Si inizia l’8 ottobre con Cavalcarono insieme, al Cinema Massimo (tel. 011.8125606): una rassegna a cura di Alberto Barbera che, attraverso una cinquantina di lungometraggi prodotti dalla Rai, scandaglia il rapporto tra piccolo e grande schermo.

Rami inossidabili
Placebo è un albero in acciaio alto quindici metri, commissionato all’artista newyorkese Roxy Paine dal Saint Louis Art Museum (www.slam.org), inaugurato in settembre. La scultura, che gioca sul cortocircuito tra natura e artificio, è l’ultima di una serie di installazioni site-specific realizzate, tra l’altro, in Central Park a New York, alla Wanas Foundation di Knislinge, in Svezia e al Nmac di Cadice, Spagna.

Megu Progetto cuccia
È uno dei progetti selezionati da Droog Design per la collettiva Open Borders (fino al 28/11, www.lille2004.com), una ricognizione sul design europeo organizzata nell’ambito delle manifestazioni per Lille Capitale della Cultura 2004: Pet Bed, la cuccia biposto in porcellana bianca creata da Paolo Ulian per la ditta francese di sanitari Herbeau. Cupola removibile, materassino di feltro e due contenitori integrati per il cibo e l’acqua. E per cani e gatti blasé, la possibilità di avere un “tetto” smaltato in oro o platino. (Per info, Galleria Postart, tel. 02.36552608, oppure www.droogdesign.nl) In giapponese, vuol dire “benedizione”. Megu, il ristorante newyorkese extra luxe di Koji Imai (62 Thomas Street, tel. +1.212.9647777) accoglie i clienti sotto la gigantesca campana di un tempio e cerca di innalzarli al settimo cielo. Cucina sorprendente e raffinata, gusti celestiali, conto astronomico.

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Extraordinari
John Armleder
Dal 22 ottobre al 25 aprile, la Galleria Civica di Bergamo (tel. 035.399528, www.gamec.it) prosegue il ciclo Special Guest con l’inedito Voltes IV di John Armleder. L’artista ginevrino (1948) declina in chiave concettuale, con ironia e raffinatezza magistrale, i diktat del Modernismo. Il catalogo, edito da Silvana Editoriale, è un vero e proprio libro d’artista. Qui sotto, Untitled, 1995, un “collage” di tavoli e luci al neon. Courtesy Galleria Massimo De Carlo.

I mobili di Terragni
Una delle mostre che accompagnano l’edizione 2004 de La mia Casa, in corso alla Fiera di Milano dal 30 ottobre al 7 novembre (tel. 02.4815541), è una selezione di studi per arredamento di Giuseppe Terragni - di cui quest’anno ricorre il centenario della nascita, avvenuta a Como - fatti realizzare ai giovani “maestri d’ascia” allievi di istituti di formazione, scuole d’arte e facoltà universitarie. Nella foto, un progetto (sostenuto da Poliform) per tavolino da sartoria a pianta ovale, vani a giorno e piani d’appoggio di diverse altezze, creato in occasione di un allestimento alla Triennale del 1930.

Come un bruco
Ha debuttato al FuoriSalone di Milano di quest’anno: è la K-Bench in polipropilene creata da Charles Kaisin per Vange Design (un’azienda belga fondata nel 2003 da Michel Vangenechten, con l’obiettivo di dare l’opportunità ai giovani designers di esordire sul mercato). La panchina modulare e allungabile - si adatta alla forma di chi la usa. (tel. +32.70.222515, www.vange-edition.com)

Se si è nomadi
Un formato da biglietto aereo, centinaia di indirizzi cool, da Aleppo a Zurigo, segnalati da designer, architetti, creativi. Hangar Carnet, 8.50 € (www.hangar.it).

Raggiante
Involucro tondo e attacco a vite. Eppure è un’alogena, che promette di durare il doppio delle altre lampadine: è la nuova Osram Halolux Classic. (www.osram.it)

Schermo maxi
Apre i battenti il 29 ottobre, a Moncalieri (TO), la nuova UGC CinéCité: 16 schermi giganti, 4000 posti e suono digitale. Il design è dell’architetto Alberto Cattani. Prossima puntata, Fiumicino, a dicembre. (www.ugc.cinecite.it)

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Variabile APPESA AL MURO
Ora le carte da parati raccontano nuove storie. Ludiche, giovani, glam di Laura Mari

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ora di dire addio alle carte da parati che fanno tappezzeria come ragazzine timide al ballo delle debuttanti», scriveva il Wall Street Journal in gennaio, annunciando il ritorno di un gusto che privilegia i pattern decisi, le texture sen-

suali, le decorazioni a tutta altezza. Una tendenza capace di rivitalizzare commercialmente un settore dell’interior design in apparente calo di consensi, soprattutto tra i clienti under 40. A sorpresa, invece, sembra che a essersi stancati di vivere in white cube minimalisti, circondati dal rigore monastico delle pareti bianche, siano soprattutto i più giovani. Che sono alla ricerca di soluzioni glam e ludiche capaci di “colorare” i muri, di trasformarli in gigante-

In alto, la carta da parati “effettonatura” di Scandinavian Surface. Qui a fianco, il pattern Swallows di Absolute Zero Degrees.

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Decorazione

Decorazione

La sfida degli ultimi designer: passare dallo sfondo al primo piano
la stampa digitale, i Timorous Beasties sovrappongono alle scene idilliache della tradizionale toile de Jouy francese gli scenari della Glasgow contemporanea; mentre gli Showroom Dummies innescano eruzioni vulcaniche speculari ai due lati di un caminetto. Jenny Wilkinson, autrice della linea Wallpapers by Numbers, rifà il verso a Andy Warhol, trasformando anonimi ananas o fiori di gerbera in soggetti da colorare a mano, seguendo i numeri di riferimento. Certo, esiste sempre la possibilità, economicissima, di fotocopiare i manifesti a colori di Warhol e attaccarli in serie alle pareti. In ogni caso, un buon sistema, per seguire gli ultimi sviluppi, è consultare il sito di 100% Design (www. 100percentdesign.co.uk), la fiera che ogni anno, in settembre, porta a Londra il meglio del design contemporaneo: una miniera di immagini, indirizzi, ispirazioni.

I modelli: Stitch di Claire Coles; Garden di Louise Body; Timorous Beasties; Retro Rose di Jane Gordon Clark per Ornamenta.

sche cornici per immagini, ribaltandone il perenne ruolo di sfondo. Londra è uno degli epicentri del fenomeno, grazie alle linee più sperimentali di produttori come Graham and Brown (www.grahambrown.com) e Cole & Son (www.cole-and-son.com). Quest’estate, la mostra Flock’n’Roll al Geffrye Museum (www.geffrye-museum.org.uk) ha fatto il punto sulle nuove tipologie del Made in UK: paesaggio interiore, interattivo, nostalgico, neofloreale. Tra i designer da segnalare, Claire Coles (già vista a Milano, all’ultimo Salone del Mobile) che realizza collages materici di stoffe ricamate a mano, preziosi come arazzi. Sul medesimo versante “tagliaeincolla”, ma in versione più techno, si collocano anche Deborah Bowness e Rachel Kelly (laureatesi entrambe a Leeds): la prima parte da immagini fotografiche virate in color seppia, divise su più rotoli e vendute con un kit di accessori da applicare a piacere; la seconda usa come “base” motivi floreali evanescenti, da completare con stickers fluo. Sfruttando con ironia le nuove possibilità del-

GLI INDIRIZZI
s Deborah Bowness, 401.5 Workshops, Wandsworth Rd., Londra (tel. +44.7817.807504). s Jenny Wilkinson, 8 Woodfield, Harefield (tel. +44.793.9401631) s Rachel Kelly, da Applied Arts Agency, 30 Exmouth Market, Londra (tel. +44.20.78372632). s The Ornamenta Studio, South Kensington, Londra (tel. +44. 20.75910077).

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24 ORE in un castello in affitto
P
azza idea: svegliarsi in una casa di proprietà temporanea, su Canal Grande a Venezia, o scrutare il mare dalla finestra di un palazzo che domina l’intatta campagna delle Marche. L’affitto temporaneo di dimore nobili, storiche, ben conservate perché ancora abitate o recentissimamente abbandonate per un utilizzo “allargato” è più accessibile di quanto ipotizzato. Ultima frontiera di un turismo d’élite che vede in prima linea soprattutto americani e inglesi. Ovvie le motivazioni che portano questi turisti d’eccellenza, referenziati e spesso contattati con il passaparola (anche se molte agenzie e siti stanno avendo un ottimo successo, anche per “trattative separate” nel caso si tratti di luoghi unici) a scegliere una dimora, un appartamento o un piano di palazzo per soggiornare nelle città d’arte italiane ma anche in aperta campagna. Di solito i contatti sono di due tipi: privati che dispongono delle proprie eredità con coscienza e dedizione, spesso unendo a questa attività quella di recupero di capacità artigiane e la “nobile” propensione alla beneficenza, e pubblici, nel senso di agenzie che spesso funzionano come siti funzionali (sui quali a onor del vero sono menzionate e rese “visibili” dimore sicuramente lussuose ma non necessariamente uniche). L’IMPORTANZA DEL TAM TAM Sicuramente il fenomeno è più diffuso di quanto si possa pensare. Certo incute un certo timore chiamare al telefono persone dai cognomi che ricordano i libri di storia o mappe stradali. Fatto sta che all’altro lato della linea risponde una persona accomodante, sicura del proprio ruolo e attenta alle principali regole della comunicazione, assolutamente impostata su registri seri e “professionali”. Orsola Foscari, per esempio, che risponde al numero 348.3055994, racconta che «i turisti che affittano le dimore veneziane

INCHIESTA

Residenze private aperte per weekend, settimane o mesi, giardini a disposizione per matrimoni o eventi. È la nuova frontiera dell’ “unforgettable”
di Giorgio Tartaro

Il Follone di Mondovì, l’ex-fabbrica del ’700 scelta dall’interior designer Michela Curetti per il proprio matrimonio (tel. 0174.551020).

sono soprattutto americani e russi. Gli affitti vanno dai fine settimana a qualche mese. Le dimore veneziane più ricercate sono quelle che danno direttamente su Canal Grande. Queste persone affittano qualche piano del palazzo per la loro famiglia e cercano case limitrofe per gli amici. Le dimore sono arredate in stile, anche perché spesso i proprietari si ri-

Foto di M.Bertoglio

IL F.A.I.
tirano nei piani alti per lasciare liberi gli appartamenti vissuti fino a qualche giorno prima. Il periodo di maggior affluenza corrisponde quasi sempre con i grandi eventi culturali della città lagunare, come le Biennali d’arte». Altro protagonista è Filippo Gaggia, titolare dell’agenzia Views on Venice. Raggiunto telefonicamente ci fa intendere l’esistenza di un “doppio registro” di questa attività. Il primo per un turismo d’élite, ma forse non vip, affitta dimore eccezionali ma non uniche, che «non sono descritte nel sito, anche per il loro inestimabile contenuto artistico». Altra discriminante è il tempo richiesto: le case nobiliari di un certo livello non possono certo essere richieste per un solo week end, visti gli ovvi preparativi cui devono essere sottoposte, «anche perché in molti richiedono una servitù adeguata e un funzionamento a regime della dimora». LA STORIA TRA LE PARETI Dopo Venezia ci spostiamo nel territorio piceno di Castel li Lama. Un territorio meno noto della frequentatissima Toscana, che si contraddistingue per la presenza di numerose ville signorili. La più imponente è villa Seghetti Panichi, antica residenza degli Odoardi, edificata nel 1743. Nel giardino della villa, con pianta a T rovesciata e una grande galleria sulla quale affacciano gli appartamenti, d’estate si tengono spettacoli e conTorrigiani lavora da tempo alla riqualificazione delle attività artigianali in pericolo di estinzione (come la mostra Artigianato a Palazzo a Palazzo Corsini sul Prato a Firenze). Palazzo Corsini è dimora privata che eccezionalmente si apre al pubblico e in qualche occasione a ospiti illustri: come i direttori d’orchestra nel periodo del Maggio Musicale Fiorentino. Palazzo Corsini sull’omonimo lungarno, sede della Mostra Internazionale d’Antiquariato, viene affittato e gestito dalla contessa Livia Branca di Romanico. In una particolare classifica di costi per queste esclusive residenze, Palazzo Gerini si posiziona ai vertici; facciata tardo rinascimentale e prestigiosi interventi interni dell’architetto Poggi, è di proprietà della famiglia Caetani di Roma. Sveva Caetani Cavalletti lo rende disponibile per congressi e serate di gala. Sempre a Firenze, Palazzo Ximenez d’Aragona, proprietà della famiglia Ruffo di Calabria in borgo Pitti, è stato restaurato e ora è gestito dalla società di catering Convivium che annovera anche la Villa Majano della famiglia Miari Fulcis, a Fiesole, con un giardino affacciato sulla città, perfetto per matrimoni eleganti. Alcuni eventi di Pitti Immagine hanno avuto luogo alla villa I Collazzi, iniziata su progetto di Michelangelo alle porte della città, della famiglia Marchi. Un’altra dimora storica, casa natale di Lorenzo il Magnifico, è Villa Medici a Fiesole, casa privata occasionalmente aperta a ospiti importanti. Infine Palazzo Pandolfini, progettato da Raffaello, dotato di un magnifico giardino ornato di statue, abitato dalla famiglia Pandolfini, apre i saloni a piano terra per ricevimenti e matrimoni. Altro nome cruciale in questo Grand Tour è quello dello storico dell’arte Stefano Aluffi Pentini, fondatore della società A Private View of Italy, che ha sede a Roma. È possibile, per colti turisti stranieri, compiere itinerari in Italia visitando residenze e giardini. I clienti sono soprattutto
Un discorso a parte, per quanto riguarda la modalità di apertura al pubblico delle dimore storiche, va fatto sull’attività del F.A.I. (Fondo per l’Ambiente Italiano, www.fondoambiente.it), nato nel 1975 per iniziativa di Giulia Maria Mozzoni Crespi. Tra gli importanti monumenti recuperati citiamo: s ABBAZIA DI S. FRUTTUOSO Camogli, Genova - tel. 0185.772703 s CASTELLO DELLA MANTA Manta, Cuneo - tel. 0175.87822 s GIARDINO DELLA KOLYMBETRA Valle dei Templi, Agrigento - tel. 335.1229042 s VILLA DEL BALBIANELLO Lenno, Como - tel. 0344.56110 E tra le proprietà di prossima apertura: s PARCO “VILLA GREGORIANA” Tivoli, Roma (primavera 2005) s CASA NECCHI CAMPIGLIO Milano (primavera 2005)

benefattori di fondazioni o musei stranieri come il Philadelphia Museum of Art di Filadelfia, la Frick Collection di New York, l’Isabella Stewart Gardner Museum di Boston, il Whitney Museum di New York. Tra le residenze romane che li ricevono in forma privata vi sono Palazzo Colonna, Palazzo Doria Pamphilj, Palazzo Patrizi Montoro e il Castello di Torre in Pietra. VIAGGIATORI INSOLITI In Sicilia, a Catania, va citato Palazzo Biscari, residenza dei Moncada. Neri Torrigiani ci racconta a proposito un gustoso aneddoto: «Palazzo Biscari ha un salone a piano terra talmente grande che durante la seconda guerra mondiale vi tracciarono le linee di un campo da tennis, usato dalle Forze di Liberazione nei momenti di svago come campo da gioco». Altra meta, nell’entroterra catanese, è la casa di campagna del principe Lucio Bonaccorsi, marito della stilista milanese Luisa Beccaria, affittabile per vacanze da sogno. Sempre in Sicilia Pierre de Filippis con l’agenzia Monde et Merveilles segnala altre mete imprescindibili: Villa Tasca a Palermo (referente Francesca Borghese), Palazzo Beneventano del Bosco a Siracusa (Barone Pietro Beneventano), Il Biviere a Lentini (Principessa Maria Carla Borghese).

Qualche sito utile:
www.tuscany-villas.it www.countrylife.co.uk www.longuevue.com www.reggecastelli.com www.castleontheweb.com www.touringclub.it www.viewsonvenice.com www.bestinitlay.com

certi. Depositaria è la Principessa Giulia Pignatelli che risponde al numero 335-6646182. Sempre nelle Marche, a Recanati, altro luogo d’elezione è Palazzo Dalla Casapiccola. Ne risponde Anny Biondo 071 7574818. Discorso a parte merita la citata Toscana, ovviamente, dove opera, tra gli altri, Neri Torrigiani. Consulente d’immagine di numerose aziende e attivo come promotore di iniziative culturali e benefiche, Neri

C’è anche un altro modo di conoscere l’Italia. Scegliere itinerari per visitare case storiche. Senza dormirci

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1. NORMAN FOSTER, LONDON, 2004 2. ZAHA HADID, LONDON, 2002

Nella stanza dell’architetto
ESCLUSIVO Un viaggio intorno al mondo per fotografare i protagonisti della
progettazione contemporanea. A raccontarli, nessuna presenza. Solo uno spazio. Il più emblematico: lo studio di Barbara Casavecchia Foto di Matthias Petrus Schaller

S

tarchitects o archistar: oggi, gli architetti più importanti li chiamano così. Perché a furia di catalizzare l’interesse dei media con interviste, copertine e mostre, hanno assunto un livello di celebrità pari a quello dei divi hollywoodiani. Il riconoscimento più ambito del settore, il Pritzker Prize (ha un ottimo sito: www.pritzkerprize.com) sembra diventato l’Oscar. Ma dove e come lavorano? A partire da quest’inedita serie fotografica di Matthias Petrus Schaller - un work in progress che ha coinvolto anche altri big come Renzo Piano, Jean Nou-

vel, Alvaro Siza, Greg Lynn, gli olandesi Mvrdv - un vademecum in pillole per orientarsi nella selva dei nomi più in vista. Foster and Partners La sua sigla sono vetro e acciaio. Sir Norman (1935), di cui è celebre la cupola trasparente del Reichstag di Berlino, negli ultimi anni ha cambiato il volto di Londra. Portano la sua firma il Millenium Bridge, la Great Court del British Museum, la sede Swiss Re (ribattezzata, non troppo affettuosamente, “il cetriolo”). In apertura a dicembre, il Sage Music Centre di Gateshead, sul fiume Tyne. www.fosterandpartners.com

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3. OSCAR NIEMEYER, RIO DE JANEIRO, 2004 4. JACQUES HERZOG & PIERRE DE MEURON, BASEL, 2002 5. TADAO ANDO, OSAKA, 2004 6. KAZUJO SEJIMA, RYUE NISHIZAWA, TOKYO, 2002 7. STEVEN HOLL, NEW YORK, 2003 Zaha Hadid (1950) Nata in Iraq, britannica d’adozione, progetta spazi fluidi e fantascientifici che le sono valsi il Pritzker Price 2004 (il primo assegnato a una donna). I critici le rinfacciano di aver costruito poco: una stazione dei pompieri a Weil am Rhein, un parcheggio a Strasburgo, un trampolino da salto a Innsbruck. In Italia porteranno la sua firma il MAXXI di Roma, un terminal marittimo a Salerno e la stazione ferroviaria di Napoli-Afragola della linea ad alta velocità. www.zaha-hadid.com Oscar Niemeyer (1907) Visionario e poetico, deve la propria fama alla città di Brasilia, di cui seguì la realizzazione dal ’56 al ’64, prima di rifugiarsi in Francia per motivi politici. Dice che in tutto il suo lavoro è sempre presente «un innegabile elemento di ribellione». Uno dei suoi ultimi progetti è il - contestato, per la verità - Auditorium di Ravello (SA). (www.niemeyer.org.br) Jacques Herzog & Pierre de Meuron Nati entrambi a Basilea nel 1950, lavorano insieme dal 1978. «La forza dei nostri edifici spiegano - è l’impatto immediato, viscerale che hanno sui visitatori». Una lezione appresa dalle arti visive (che adorano), applicata soprattutto alle facciate, rivestite con materiali inediti come cristallo, pannelli serigrafati, policarbonato cangiante. A consacrarli a livello internazionale è stata la Tate Modern di Londra, inaugurata nel 2000. Sono al lavoro sul De Young Museum di San Francisco e il Walker Art Center di Minneapolis. Tadao Ando (1941) È un autodidatta. Dopo aver viaggiato in Asia, Stati Uniti, Europa e Africa per studiare dal vero gli edifici moderni, nel ’69 aprì lo studio di Osaka. Inconfondibile il suo uso del cemento, liscio come seta grazie alla carpenteria tradizionale giapponese. Tra le creazioni più recenti, anche due progetti italiani: Fabrica, il centro ricerche Benetton di Treviso (2000) e il Teatro Armani di Milano (2001). Sta ultimando la costruzione della Fondazione Pinault di Parigi. SANAA Ltd. Kazujo Sejima (1956) dirige il suo studio dalla fine degli anni Ottanta, dopo una lunga pratica con Toyo Ito - che di lei dice: «Fa convivere il materiale e l’astratto con la massima semplicità». Dal 1995 opera in tandem con Ryue Nishizawa (1966), con la sigla SANAA Ltd. A contraddistinguere i loro edifi-

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8. THOM MAYNE, LOS ANGELES, 2003 9. FRANK O. GEHRY, LOS ANGELES, 2003

ci (tra cui l’etereo store Dior Omotesando, a Tokyo, 2003) è l’estetica minimal-zen, l’uso magistrale della luce, la “permeabilità” delle facciate. In cantiere, hanno il museo d’arte contemporanea di Kanazawa in Giappone e il New Museum of Contemporary Art di New York. (www.sanaa.co.jp) Steven Holl (1947). La modernità dei suoi edifici - che illustra sempre con acquerelli delicati - è palese, mai aggressiva, curata nei dettagli. Due i caposaldi recenti: il museo d’arte contemporanea Kiasma (Helsinki, 1998) e la Simmons Hall del Mit (Cam-

bridge, Massachusetts, 2002). In corso: un complesso alberghiero termale a Loisium, Austria; il Looped Hybrid Building a Pechino; un progetto residenziale nella zona del vecchio porto di Beirut, Libano. (www.stevenholl.com) Thom Mayne/Morphosis Mayne (1943, un caratteraccio proverbiale) fonda lo studio nel ’72. Tuttavia, le sue architetture radicali, colte e high-tech iniziano a prendere realmente corpo solo alla fine degli anni Novanta. Prime fra tutte, l’Hypo-Alpe-AdriaCenter, in Austria, e la Diamond Ranch High School di Pomona,

California (1999, utilizzata come scenografia per il film The Cell). Attualmente, Morphosis sta realizzando il nuovo Federal Building di San Francisco (www.morphosis.net) Frank O. Gehry È famosissimo, grazie al famigerato effetto-Bilbao del “suo” Guggenheim, il museo-totem della società dello spettacolo, che ha trasformato la città basca in attrazione turistica permanente. Delle sue forme plastiche dice: «Per me il confine tra architettura e scultura non esiste. Un edificio e una statua sono due oggetti tridimensionali». Dopo la Walt Disney Concert

Hall di Los Angeles, sta ora completando l’ampliamento della Corcoran Gallery of Art di Washington (www.frank-gehry.com) Rem Koolhaas/O.M.A. Koolhaas (1944) è architetto, urbanista, docente ad Harvard, autore di “cult” come Delirious New York e S,M,L,XL (una rilettura della città contemporanea organizzata per immagini e taglie di grandezza, firmata insieme al grafico Bruce Mau). Insieme al suo Office for Metropolitan Architecture, è stato le superstar degli anni Novanta, mietendo successi sul versante sia teorico, sia corporate - ha ridisegnato l’intera “iden-

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10. REM KOOLHAAS, ROTTERDAM, 2002 11. RICHARD MEIER, NEW YORK, 2003 12. PETER ZUMTHOR, HALDENSTEIN, 2002 13. DANIEL LIBESKIND, BERLIN, 2002 14. JAN KAPLICKY, AMANDA LEVETE, LONDON, 2004 tità” Prada, dai negozi al packaging. Appena inaugurata la sua biblioteca di Seattle, sta lavorando a un grattacielo “a ponte” per la rete televisiva Cctv, a Pechino: un progetto da 600 milioni di euro la cui conclusione coinciderà con i giochi olimpici nella capitale cinese. (www.oma.nl) Richard Meier (1934) Si è concesso il lusso di ignorare le mode, rimanendo fedele a uno stile “classico” a base di colori chiari, volumi lineari e sterminate superfici in vetro. I suoi manifesti sono il suo Getty Center di Los Angeles, il Museo d’arte contemporanea di Barcellona e la chiesa Dives in Misericordia a Tor Tre Teste, Roma (che ha vele abbaglianti in “cemento bianco”, ottenuto macinando tonnellate di marmo di Carrara). In fieri: un complesso residenziale e albeghiero per il Lido di Jesolo (www.richardmeier.com) Peter Zumthor (1934). Nato a Basilea, proverbialmente riservato, ha uno stile rarefatto che sfrutta al meglio le qualità poetiche dei materiali. «Non sono uno che parte dalla teoria; sono votato invece al costruire, alla cosa realizzata nel modo più perfetto possibile», dice. Il suo capolavoro sono le terme di Vals, vicino Coira (di cui ha quasi ultimato il rinnovo). Prossimo impegno, il Museo Diocesiano Kolumba a Colonia. Daniel Libeskind (1946) Già osannato per il Jewish Museum di Berlino - caratterizzato da molti elementi-chiave del suo vocabolario: intensità drammatica, frantumazione di linee e volumi, rivestimento metallico - è stato catapultato sulle prime pagine mondiali dalla scelta del suo progetto per la costruzione del nuovo World Trade Center di New York. Sta completando l’ampliamento del Denver Art Museum e del V&A Museum di Londra. (www.daniel-libeskind.com) Future Systems Jan Kaplicky (1937) e Amanda Levete (1955) collaborano dall’89. A caratterizzarli è l’adozione di forme “soffici” e aerodinamiche, uso innovativo di materiali come l’alluminio, tecnologie sperimentali ma ecosostenibili - premiate dalla Nasa. I loro vessilli sono il grande magazzino Selfridges di Birmingham (1999) e le boutique Comme des Garçon e Marni a New York, Tokyo, Parigi. (www.future-systems.com)

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FRAGILE PRATO
Rose, margherite, anemoni, papaveri. Gli oggetti d’arredo parlano un nuovo linguaggio. Delicato, riposante, a fiori di Laura Mari
1. Da sinistra, i dipinti: Yellow Miracle, Pink Thinking of You, Red Miracle (2004) di Ann Craven. Per dipingere i suoi uccellini zuccherosi, l’artista newyorkese non copia la natura, ma la sua versione edulcorata e rassicurante, propinataci dai documentari televisivi e dai libri illustrati. Alla galleria Paolo Curti & Co. di Milano, fino all’11 novembre (tel. 02.86998170, www.paolocurti.com). 2. Tavolino-portariviste Usame, in policarbonato trasparente o colorato, di Patricia Urquiola per Kartell (tel. 02.900121, www. kartell.it). 3. Fiore in tessuto della collezione autunno/inverno 2004 di Missoni (tel. 02.76001479, www.missoni.it). 4. Sono decorati da Tord Boontje i piatti in ceramica e i bicchieri della nuova collezione di Authentics (+49.5244.93050, www.authentics.de). In vendita da dicembre. 5. Ha il profilo di una corolla: la poltroncina Duna bicolore, con scocca in polietilene verniciato. Design
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Liveore, Alther & Molina, per Arper (tel. 0422.7918, www.arper.com). 6. È lunga due metri, la Lampe-fleur creata dalla top model Helena Christensen per la nuova collezione V.I.P. (Very Important Product) di Habitat (www.habitat.net). Tra gli altri “designer”, Daft Punk, Jean Nouvel, Issey Miyake, Manolo Blahnik e Carla Bruni. 7. Un grande papavero rosso che scompare dietro libri e riviste: Ann Morph Bookshelf, la libreria in melamina stampata con base in acciaio inox (design Matt Sindall) di Sawaya & Moroni (tel. 02.863951, www.sawayamoroni.com). 8. Una pagina del volume The Language of Flowers, di Shane Connolly. Pubblicato da Conran Octopus, Londra, 2004. 9. Con le sue composizioni raffinate ma alla portata di tutti, Constance Spray riuscì (dagli anni Trenta in poi, grazie ad articoli, conferenze, best-seller e infine una scuola) a far entrare il design floreale in tutte le case britanniche. A chi non poteva permettersi costosi fiori recisi e vasi in cristallo, consigliava di usare erbe selvatiche, foglie, rami e zuppiere. Fino al 28 novembre, il Design Museum di Londra (tel. +44.870.9099009, www. designmuseum.org) le rende omaggio con la mostra A millionaire for a few pence. Nella foto, alcune studentesse al lavoro. 10. Piatto in vetro Flower (design Anne Nilson) con fiori dipinti a mano saturi di colore, della nuova collezione autunnale della svedese Kosta Boda (www. kostaboda.se, distribuita in Italia da Messulam, tel. 02.283851).

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11. Ha il rivestimento stampato con un motivo a tronchi d’albero segati, questa poltroncina della collezione ’03 Mondo, di Cappellini (tel. 031.759111, www.cappellini.it). 12. Design organico stile anni Cinquanta per la sedia Hooplà disegnata da Marco Maran per Parri (tel. 0571.419872, www.parridesign.it), con struttura in acciaio cromato e scocca in faggio, rovere, palissandro, wengé, acero, betulla o mogano. 13. La cintura fluo creata da Karl Lagerfeld per la collezione autunno/inverno 2004 di Chanel (tel. 02.290891, www.chanel.com). 14. Tessuto Unikko Black di Marimekko (www.marimekko.fi), distribuito in Italia da Piccolo Museo (tel. 0423.538230). 15. Lampada da tavolo Bambù di Fernando e Humberto Campana, in metallo verniciato beige e schermo con bacchette in bambù da intrecciare nella struttura, FontanaArte (tel. 02.45121, www.fontanaarte.it). 16. Un progetto di Roberto e Ludovica Palomba per Crassevig (tel. 0432.759043, www. crassevig.com): la sedia Alis ‘M’, rivestita con tessuto Marimekko. 17. Porta la firma dell’Atelier LZC il vaso con decorazione a smalto lavorata a cammeo o incisa nel cristallo della collezione Poetic Garden di Baccarat (tel. 02.48008652, www.baccarat.fr). 18. Il tappeto in pura lana Fleury della collezione 2004 Missoni Home by T&J Vestor (tel. 0331.950311, www.missonihome.com). 19. Sedia Lazy di B&B Italia, con rivestimento in rete tessile e struttura metallica. Il design è di Patricia Urquiola (numero verde 800.018370, www.bebitalia.it).

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GUIDA AGLI ARTIGIANI INTROVABILI
UTILE Lavorano materiali
che arredano. Ridanno vita a superfici e oggetti. Con mani piene di talento. Ecco chi sono e dove lavorano
Dedi Martinelli ricama frasi e poesie su teli e tovaglie. Nello spazio milanese Amodomio, propone creazioni di artisti-artigiani europei, in particolare francesi (tel. 02.86998905).

di Giuliana Zoppis Foto di Ruy Teixeira

Anders Lunderskov, ebanista danese, crea oggetti dal design scandinavo e organico, oltre a realizzare speciali prototipi per architetti (tel. 02.58113421).

Clara Rota è scenografa e restauratrice di libri. Nel nuovo laboratorio di Livorno lavora ad allestimenti e mostre, oltre a ideare oggetti unici (tel. 0586.882317).

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iovani innamorati del design che hanno scelto mestieri antichi. Oppure maestri che rinnovano la propria tecnica dopo una vita trascorsa a impararne i segreti. Abilissimi, raffinati, prodigiosi nel “riscaldare” una casa: sono gli artigiani che amiamo oggi. Tecniche d’artista Valorizzare materiali e superfici vuol dire non solo dare nuova vita a un oggetto, ma anche trasformarlo in qualcosa di speciale. Lo fanno le appassionate artiste-artigiane di Cambio Faccia, che in un cortile milanese rinnovano vecchi mobili trovati in soffitta (tel. 02.3451780). Stesso gusto del recupero decorativo di lampade, mobili, complementi per il gruppo Internouno di Udine (tel. 0432.504671), che usa tecniche e tessuti contemporanei.

Decoratori Intervengono su pareti e soffitti con effetti materici e velature o soluzioni pittoriche, ma creano anche tele da applicare a muro e pannelli scorrevoli. I costi variano a seconda della complessità del lavoro (si parte dai 250 euro/mq). Massimo Maffi, usa terre e pitture ecologiche, Bergamo, tel. 035.320717, www.maffiartec.it; Paola Maccarini, spugnature e velature, La Spezia, tel. 339.3965723; Studio L’O di Giotto, anche con gesso pettinato, sabbia e terre, Milano, tel. 02.5696742; Angela Florio, esegue trompe l’oeil, Milano, tel. 02.72021691; Nicoletta Cesca, decorazioni pittoriche, Milano, tel. 335.6860916. Falegnami ed ebanisti Ai primi ci si rivolge per componenti su misura: armadi, cucine, serramenti. Gli ebanisti fanno lavori più particolari, usando anche legni vecchi e facendo intarsi. Qualche nome: Falegnameria Rubinato (per lavori fuori zona, mettere in conto un’uscita per preventivi), Roncade (TV), tel. 0422.708156; Antico E’, parquet e travi antichi, Sedico (Bl), tel. 0437.853208; Falegnameria di Shazly, arredi su misura, Milano, tel. 02.54123040; Anders Lunderskov, atelier di ebanisteria, Milano, tel. 02.58113421. Pavimenti e serramenti Se le finestre non hanno personalità, basta trovare chi applica cornici in legno da edifici d’epoca. Per recuperare vecchi par-

Guido De Zan, maestro ceramista di fama internazionale, applica la tecnica raku su pannelli, vasi, sculture. Sperimenta volumi e forme in porcellana e grès (tel. 02.8322636 e 02.89407013).

Lo studio milanese di Filippo Pizzoni, paesaggista e progettista di giardini. Insieme a Gianluigi Cristiano, ha creato una collezione di vasi in terracotta senese (tel. 02.89011636).

L’architetto Paolo Balzanelli è un esperto conoscitore di tecniche e artigiani. Ha in agenda falegnami, fabbri e decoratori (qui lo studio di Milano, tel. 02.72004848).

Laura Menegotto restaura dipinti e sculture in legno. Lavora tra Firenze e Milano, dove ha inaugurato (tel. 02.72023836) il multispazio Fulcorina 20.

Foto di P .Pallo/Contrasto - M.Mianonna/Sygma/Neri

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quet ci sono artigiani specializzati; altri sanno restaurare con intarsi pavimenti in ceramica o graniglia. Per bordure e intarsi in legno per pavimenti: Stile, Trestina di Città di Castello (PG), tel. 075.864761 (ha esperti artigiani in ogni regione); Luca e Manuel Ramaciotti, Bornate Sesia (VC), tel. 0163.459413. Per mosaici di pasta di vetro, marmo e ceramica: Donatella Zaccaria, Milano e Pantelleria, tel. 02.67391226. Per intarsi di marmo per pareti e pavimenti: UP Group, Massa, tel. 0585.831132. Per pannelli in legno per decorare porte e finestre: L’Intaglio, via Sprina 16, Boves (CN), tel. 0171.380358. Restauratori La loro è un’arte fatta di riciclo, restauro, pittura e scultura. I materiali usati vanno dal legno al rame, al ferro, alle vernici. Lisa Simoncini interviene su mobili e pareti, Grosseto, tel. 347.0889978; Agor 4 personalizza vecchi mobili, Torre Vecchia Pia, Zibido al Lambro (PV), tel. 0382.68623; da Ricrea si nobilitano vecchi armadi e serramenti, Sarzana (La Spezia), tel. 333.4792439; Giuseppe Fini restaura orologi e pendole antichi, Bologna, tel. 051.232398. Rinomato anche il romano Hausmann, tel. 06.6871501. Tappezzieri Ci sono artigiani che fanno miracoli col tessuto: recuperano divani e poltrone, creano rivestimenti sfoderabili e cuscini, realizzano tendaggi decorativi e teli scorrevoli per cabine armadio. Due segnalazioni: Giovanni Cazzaniga, specializzato in imbottiti, Barlassina (MI), tel. 0362.561081; Felice e Angelo Clerici, tendaggi e sedute, Milano, tel. 02.48000682. Fabbri Forgiano i metalli per farne cancellate, balaustre per scale, serramenti, mobili da giardino. Alcuni restaurano ferri d’epoca. Fonderia Artistica Valese, dai primi del ’900 maestri di bulino e cesello, Venezia, tel. 041.720234; Stefano Bottoni (cancellate), Ferrara, tel. 0532.205026; Luciano Gorlaghetti, collabora con prestigiosi architetti, Milano, tel. 02.48955365; Cascina Arte Pozzo (anche rame e pietra), Montaldeo (AL), tel. 0143.849235; Fausto Orrù (gazebo), Genova, tel. 010.2461818; Prata, Bologna, tel. 051.239593; Il Fabbro del Chianti, arredi in stile, San Casciano Val di Pesa (FI), tel. 055.8290364.

Angela Florio, decoratrice, realizza per privati e architetti trompe-l’oeil e interventi murali con tecniche e materiali nuovi. Ha fondato lo studio compositivo decorAzione.

INDIRIZZI DA TENERE IN AGENDA
s Alcuni magazzini recuperano materiali dai cantieri e li rivendono. La Cooperativa Risorse fondata da Vittorio Zacchera ha una buona selezione (ringhiere, cornici di camini, soglie di pietra, porte), che uno dei soci espone ogni venerdì pomeriggio al mercatino di Verbania-Intra, tel. 0323.519109. Per acquistare coppi, mattoni, travi e gradini in pietra, c’è Sestini&Corti, a Bettole (Si), tel. 0577.624037. s Materiali edili nuovi, lavorati artigianalmente: laterizi a mano per pavimenti e coperture, da Stefano Stefani, Castel Viscardo (Tr), tel.0763.361619; mattoni sabbiati per muri, camini e pavimenti e mattonelle maiolicate dipinte a mano, da Antica Fornace Carraro, Piove di Sacco (Pd), tel. 049.9775015. s Realizzano con corda e paglia di Vienna sedili intrecciati per sedie e poltroncine e fanno su disegno ceste e complementi in rattan, vimini e paglia: Paglia di Vienna, Cesena (FO), tel. 0547/304268; Paola Papi, Forte dei Marmi (LU), tel. 0584.89158. s Per riprodurre arredi d’epoca di ogni stile (tavoli, letti, cassettoni): Art Decor di Meda (Mi), tel. 0362.70194. s Molti dei migliori artigiani italiani e stranieri, coi loro manufatti, saranno alla Fiera di Milano dal 2 al 10 dicembre, per la quinta edizione della mostra-mercato “Artigianato in fiera” (www.fieramilano.com).

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PERSONAGGIO
Basta con i ritrovi fumosi dove si andava a bere una pinta. Tom Etridge abbatte una delle più forti tradizioni inglesi. Con una formula di design di Alessandra Paudice

UN PUB mai visto I
l pub, quell’istituzione britannica che risale al periodo vittoriano, la famosa Public house o Ales house, colonna portante della vita sociale inglese - dove secondo le regole non scritte i riservati anglosassoni possono addirittura parlare a sconosciuti - si sta trasformando in qualcosa che neppure gli inglesi sanno come definire.

Effetto gentrification Il vecchio pub, fumoso e dalla tappezzeria consunta, cambiando pelle è stato ribattezzato gastropub. Non più quel luogo dove si andava soltanto a bere una pinta o a farsi la chiacchierata con il barman, ma un ritrovo dall’ambiente accogliente dove cenare e gustare sapori esotici importati d’oltremanica. Ma la specie pub non ha ancora finito di evolversi e oggi, nei primi anni del 2000, la nuova generazione di gastropubs ha una lista di vini da conoisseurs, un menu degno di stelle Michelin, il servizio e un look più sofisticati, e un nome ancora da brevettare, il ristopub. Quest’i-

brido nel mondo della ristorazione britannica è la creazione di due fratelli Tom, 32, e Olly, 29, Etridge. Cresciuti nel bistrò della madre a Nottingham, questi due giovani entrapeneur hanno trasformato vecchi pub in disuso in eleganti ritrovi per fashionistas e amanti del design. Ne hanno già aperti cinque, l’Ebury a Pimlico, The Farm a Fulham, The Waterway a Maida Vale, The Running Horse in Mayfair e The Wells ad Hampstead e hanno in programma di lanciarne ancora uno nel 2005, ma la location è top secret per ora. «Il concetto di base è offrire un ambiente alla pari con un ristorante, dove trovare menù innovativo con pietanze mediterranee e fusion, ma che offra un approccio più informale e un

Tom Etridge, all’interno del suo Ebury (sopra, una sala).

«Lasciamo alcuni elementi classici come il bancone e i dettagli in ottone. Cambiamo tutto il resto»

décor di buon gusto», spiega Tom. Un po’ pubs, un po’ ristoranti, un po’ loungebars, certamente sono una novità per chi è abituato a moquette e tappezzeria floreale in velluto rosso o verde, decorazione standard dei pub londinesi. Tom, la mente dietro l’avventura, ha lavorato come manager in un locale per studenti a Oxford, dove ha studiato Scienze Umane, poi ha scoperto l’advertising lavorando per Saatchi and Saatchi e il design con l’agenzia Fitch, fino a che nel ’98 ha deciso di lanciarsi nel mon-

do della ristorazione con il fratello Olly, già esperto nella gestione di pubs. Il primo gastropub di successo è stato Golborne House, nella zona di Portobello. «Dopo aver sperimentato la formula del gastropub, con cucina aperta, gli interiors accoglienti e “cosy”, abbiamo spinto la formula più avanti, introducendo la cucina chiusa, tipica dei ristoranti, come quella del neonato The Farm, il servizio ai tavoli e gli interni più curati nelle decorazioni e nell’illuminazione. Tutti elementi non familiari ai tradizionali pubs. Per Tom e Olly il punto di partenza è trovare il pub giusto da convertire nel modo giusto per creare un ambiente che rifletta le abitudini della zona. «La fase di ricerca richiede attenzione e

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DOVE E COME
s Ebury. 11 Pimlico Road, SW1W 8NA, tel. 0207.730. 6784. Kitsch chandelier rossi, graffiti e tendaggi. s The Farm. 18 Farm Lane, SW6 1PP, tel. 0207.3813331 ristopub chic ideale per chi ama il design scandinavo. s The Wells. 30 Well Walk, NW3 1BX, tel. 020.77943785. In un edificio vittoriano, luminoso ristopub su due piani. s The Waterway. 30 Well Walk, NW3 1BX 54 Formosa street W9 2JU, tel. 0207. 2663557. Il più tradizionale, con terrazza all’aperto.

studio dei costumi dei vari quartieri dove decidiamo di comprare. A Pimlico, dove abbiamo The Ebury la clientela è certamente più esigente e borghese di quella di Hampstead dove abbiamo il Waterway, frequentato da persone più intellettuali e cutting edge. Anche se modernizzato e più chic, il ristopub rimane “the local choice” per quelli del vicinato».

Identità mutevole «Nella fase di conversione siamo sempre molto attenti a non perdere quegli elementi che definiscono l’identità dei pubs. Manteniamo sempre il bar centrale, le rifiniture in ottone e, dove possiamo, addirittura la tappezzeria originaria. Cerchiamo di lavorare pensando alla storia dell’edificio», chiarisce Tom. Dunque qual è la formula di successo degli Etridge? «Cercare di non cadere nella tentazione di lanciare una catena di pubs dal look moderno con all-bar-one, e creare

posti che abbiano una loro personalità, dove noi stessi vorremmo andare con gli amici. Posti con musica, interni, servizio, cucina e bevande “avvicinabili”, con stile». Ebury è l’esempio più eloquente di come lo scruffy pub inglese possa essere ripulito e diventare un esempio di buon gusto. Candelieri rossi kitsch in sala ristorante e giganteschi graffiti con fiamme ardenti arancioni contrastano con seri tendaggi in velluto dai colori scuri. In sala bar, fotografie di nudi alle pareti, per sottolineare un’attitudine leggera di chi non si prende troppo sul serio. Ancora, una lista di cocktails degna di un night club, pietanze dalla

combinazione creativa, con ingredienti mediterranei e orientali, tovaglie bianche da fare invidia a Claridge. L’Ebury trasforma l’esperienza di andare al pub con gli amici per una pinta in un atto di edonismo, ma dal tono rilassato. The Farm dall’esterno sembra più un club esclusivo che un pub. Eppure, nonostante i due buttafuori e le fiaccole all’entrata, è l’emblema del ristopub chic, fatto su misura per chi abbia a casa almeno uno o due pezzi d’arredamento scan-

In alto, una sala di The Wells; al centro un angolo lounge di The Farm; a sinistra, The Waterway, con la terrazza all’aperto affacciata sul canale.

dinavo. La prima sala mantiene i dettagli decorativi tipici dei pubs tradizionali: tappezzeria di velluto rosso, decorazioni in ceramica bianca e blu degli erogatori di birra alla spina. Ma la sala ristorante, con 76 posti in tavoli in legno di quercia e sedie in pelle color cioccolato che citano i sofa nella zona lounge, vanta un sommelier e le creazioni dello chef Paul Merret, già stella Michelin. The Wells Si presenta come un tipico edificio vittoriano, ma all’interno ospita un luminoso pub ristorante disposto su due piani. Il bar centrale è in legno Jatoba e la cucina aperta, in stile Wagamama, alleggerisce l’atmosfera cupa e spesso fumosa del tradizionale pub. Le birre sono ancora sul menu, sul quale i clienti più esigenti avranno piacere di trovare anche champagne. The Wells, come gli altri pubs etridgiani ha una sala lounge dove attardarsi prima di gustare le pietanze di cucina anglofrancese preparate dallo chef della casa Andrew Gale, proveniente dal raffinato ristorante francese Chez Bruce. The Waterway, infine, è forse il più tradizionale dei quattro pubs, con una terrazza che si affaccia su un canale per il dining al fresco. Il menu è quello che fa la differenza, in questo pub che attira una clientela locale di giovani professionisti metropolitani, i cosiddetti media types. Di certo al Waterway non si trovano solo Fish and Chips o Uova e Bacon, ma moltissime altre proposte di cucina creativa. Gli interni sono caratterizzati da pannellature in legno, assemblate come in un moderno chalet di montagna. Ovunque decorazioni in terracotta e comode sedie in pelle rosso porpora. L’atmosfera è decisamente urbana e cool. Qui la riservatezza inglese si arrende più volentieri, nel parlare con gli sconosciuti.

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ALBERI FUCSIA E FIORI BLU NEON
GIARDINI Ambientalista
convinto, usa colori fluo, cemento e polistirolo per progettare spazi fiabeschi. L’architettura del paesaggio ha una nuova stella: il canadese Claude Cormier di Francesca Gentile

Qui sopra, Lipstick Forest, 2002. A fianco, Solange, creato per la Biennale dei Giardini di Lione del 2003.

A sinistra, Blue Tree. Le sfere in polistirolo azzurro applicate sul tronco di un albero lo fanno “scomparire” nel cielo (vedi sotto).

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oteva essere un giardino d’inverno decoroso, il solito ambiente tropicale chiuso in una grande serra, come se ne vedono ovunque. Invece Lipstick Forest, il “winter garden” permanente del Palazzo dei Congressi di Montreal, pensato per combattere le malinconie della stagione fredda, è un progetto che di tradizionale non ha proprio nulla. Niente convenzioni, ma soprattutto niente piante. A popolarlo sono esclusivamente 52 tronchi d’albero in cemento color rosa shocking, degni di un palcoscenico teatrale. Non stupisce che l’autore del progetto, il canadese Claude Cormier, metta a epigrafe del suo sito web (www.claudecormier.com) una frase di Picasso: “Tutto quello che puoi immaginare è reale”. Lipstick Forest è una foresta-giardino paradossale, artificiale, fiabesca: aggettivi che inquadrano perfettamente il lavoro di Cormier, oggi tra i più interessanti e innovativi architetti del paesaggio in circolazione. Alla definizione “d’avanguardia”, lui preferisce la più modesta di “contemporaneo”. A sua firma figurano il Blue Stick Garden a Metis-sur-mer, in Quebec, una composizione di bacchette mobili color blu cobalto, che ripropone in versione astratta un ideale giardino vittoriano; Solange, presentato nel 2003 alla Biennale dei giardini a Lione, in Francia, costituito da una sequenza di fiori finti multicolori applicati su cortecce

d’alberi veri; e Blue Tree, presentato quest’anno al Cornerstone Festival of Gardens di Sonoma, in California, un pino solitario di Monterey ricoperto da 80 mila sfere azzurro trasparente, come un albero di Natale fuori misura. Cormier, dal suo studio di Montreal, dove lavora con un’équipe di cinque colleghi, ci spiega lo spirito di una ricerca che porta avanti da oltre un decennio: «È molto semplice», attacca spedito.«Hai mai visto i giardini che addobbano gli shopping center? Sono fatti di piante e fiori veri, ma sembrano finti, mettono a disagio. Al contrario, accade che avvolgendo la superficie di un tronco con un tappeto di fiori artificiali, l’idea di natura si rafforzi, che proprio quell’elemento artefatto esalti il paesaggio circostante, rendendolo ancora più reale, anzi, super-reale». Un gioco di contrasti? «Sì, è anche una forma di provocazione. Ci piace mettere alla prova chi guarda. La gente si fa ingannare in continuazione da situazioni fasulle spacciate per originali. Noi lavoriamo con il mimetismo, l’immaginazione, gli eccessi di colore e alla fine ci proponiamo un obiettivo estetico di

estrema onestà: un ambiente creato ex novo, ma nello stesso tempo autentico, perché divertente e capace di attivare i sensi e la fantasia delle persone». All’idea che il suo lavoro possa sollevare delle perplessità, ribatte sorridendo: «Qualche volta non veniamo capiti. Muovendoci alla periferia delle normali percezioni, sfidiamo il senso comune, perciò è comprensibile scatenare reazioni contrastanti, mi stupirei del contrario. Naturalmente il nostro rispetto per l’ambiente è totale. L’albero di Sonoma, per esempio, era malato e destinato all’abbattimento, noi l’abbiamo salvato, dandogli una nuova forma, riconsegnandolo a una vita diversa».

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Pragmatici, austeri, eleganti. Trapiantarono il Bauhaus in America, insegnando che l’arte è ovunque. Il mondo degli Albers in una grande mostra
di Barbara Casavecchia

LE INVENZIONI DI JOSEF E ANNI

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cclamato come maestro della pittura astratta americana per i suoi cerebrali Omaggi al Quadrato (fu il primo artista vivente a ottenere una personale al MoMA, nel 1971), Josef Albers si divertiva a stupire gli ospiti mostrandone “la ricetta” annotata sul retro della tela: una lista meticolosa dei colori usati, affiancati dal nome dell’industria produttrice. Un retaggio dell’educazione ricevuta sia in famiglia - il padre, amatissimo, era imbianchino e carpentiere sia alla Bauhaus. All’epica scuola tedesca, Josef (1888-1976) era stato prima studente, poi insegnante, seguendone il trasferimento da Weimar a Dessau. Nel 1922, vi aveva incontrato una studentessa che sarebbe diventata sua moglie: Annelise Fleischmann (1899-

1994), una ragazza berlinese di ottima famiglia che aveva deciso di convertirsi al pauperismo del «Less is More». Con faticosa autodisciplina: la prima volta in cui aveva invitato a cena Mies van der Rohe e la sua compagna Lily Reich, si era vista rinfacciare l’ardire di offrire leziosi riccioli di burro, anziché Sopra, il camino disegnato da J. Albers nel 1955 per un bel panetto solido. Per di- l’architetto King-lui Wu, suo collega a Yale. Qui ventare una vera Bauhausler sopra, Anni e Josef in un ritratto di Cartier-Bresson. Anni era pronta a tutto, persino a stu- funzionali”, e diventò la più grande - e diare l’unica materia che non avrebbe sperimentale - artista tessile del Novemai scelto. «All’inizio l’idea della tessi- cento. Il progetto che le valse il diplotura non mi piaceva per niente, pensa- ma, nel 1930, fu un rivestimento fovo che fosse una cosa da donnette». noassorbente per l’auditorium della Ma si mise al lavoro, facendo proprie le ADGB Bundesschule di Bernau, otteidee del suo (idolatrato) maestro Paul nuto intrecciando fibre di ciniglia e plaKlee, che chiamava i tessuti “oggetti stica. Nel 1933, quando Hitler aveva

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Maestri

Maestri

Dicevano: «Mantenete le vostre stanze leggere. Arredatele il meno possibile. Vi renderanno liberi»
Dall’alto, in senso orario: poltroncina in legno (1927) di J. Albers; medaglione (1940) di A. Albers, in graffette e filtro da lavandino; Upward (1926), un dipinto su vetro satinato di J. Albers; scrivania in legno e vetro di J. Albers (1927).

già costretto la scuola alla chiusura, l’eleganza rivoluzionaria dei tessuti di Anni colpì il giovane Philip Johnson (allora curatore di architettura al MoMA di New York), in visita a Berlino: sei settimane dopo gli Albers s’imbarcavano per gli Stati Uniti. Il Black Mountain College, una scuola sperimentale fondata in North Carolina pochi mesi prima, li aveva invitati a entrare nel proprio corpo docente - un gruppo leggendario, di cui avrebbero in seguito fatto parte anche Walter Gropius, Buckminster Fuller, Willem de Kooning, John Cage e Merce Cunningham. In America, Josef e Anni Albers porta-

rono il proprio credo riduttivo e pragmatista, applicandolo al lavoro, come a ogni singolo aspetto della vita quotidiana: dall’arredamento della casa alla scelta degli abiti da indossare, senza gerarchie di sorta. Josef era convinto che il vero ruolo dell’arte fosse quello di rendere consapevoli. Così, ai suoi studenti spiegava che l’obiettivo del suo corso era “aprire gli occhi”, insegnando a riconoscere la vera natura dei materiali, le relazioni tra forme e colori. E ripeteva: «L’arte è ovunque!». Quasi a sottolinearlo, dopo un viaggio in Messico che le aveva fatto scoprire l’oreficeria precolombiana, Anni aveva ideato una serie di gioielli “poverissimi”. «Quegli oggetti in oro e perle, giada, cristallo di rocca e conchiglie fatti un migliaio di anni fa erano talmente belli, talmente sorprendenti negli accostamenti... Iniziammo a cercare nuovi elementi, nei negozi “tutto a 5 & 10 cent” scoprimmo la bellezza delle forcine.

Restammo incantati davanti ai filtri per lavandini, ai ganci per quadri, alle gomme. L’antica arte di Monte Alban ci aveva regalato la libertà di vedere le cose distaccate dal proprio uso, come puri materiali. Che meritavano di trasformarsi in oggetti preziosi». Basterebbero queste poche righe a raccontare gli Albers. Con una grande antologica, il Cooper Hewitt Museum di New York ne analizza ora l’intera produzione “domestica” sino al 1950, anno del loro trasferimento in Connecticut, a Yale, dove Josef era stato invitato a dirigere il Dipartimento di Design. In mostra decine di oggetti, tessuti, mobili (tra cui gli inediti creati da Josef per gli amici berlinesi Moellenhoffs prima della loro fuga negli Usa, al riparo dal nazismo), insieme a progetti grafici, arazzi, cartoline d’auguri. Un gusto di inossidabile freschezza, fatto di: «Poco, poco, poco. La stanza migliore è quella vuota!».

LA MOSTRA
Josef and Anni Albers: Designs for Living è in corso fino al 27 febbraio al Cooper-Hewitt Museum di New York (2 E 91st Street, tel. +1.212. 8498400, www.cooperhewitt.org). Il catalogo, edito dal museo, accoglie un bel saggio del curatore Nicholas Fox Weber (direttore della J.&A. Albers Foundation, www.albersfoundation.org).

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A volte il genio si manifesta in un’idea. Piccola ma efficace. Come quella di Hervé Le Douarec, designer d’interni, che ha riempito di fascino un doppio atelier bohémien a Parigi svuotandolo di oggetti e dipingendolo tutto di bianco. O come quella di Charles e Ray Eames, leggendaria coppia di architetti, che per la loro abitazione di Los Angeles hanno immaginato due scatole d’acciaio aperte sul paesaggio. Edificata in 16 ore, con costi minimi, dopo 50 anni ci fa ancora sognare
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L’utopia è una cosa semplice

Due mondi di un colore solo
CASA IDEALE 1
Un doppio sogno d’artista bohémien. L’architetto d’interni Hervé Le Douarec ha scovato due atelier comunicanti. Che ha trasformato lasciandoli intatti. Grazie al bianco totale di Alice Trevi
Foto Jean-François Jaussaud

Nello studio di Hervé le Douarec, chaise longue Flexform, scrivania di Artelano, poltrona Mies van der Rohe di Knoll. Sullo sfondo, tre lance in ferro: sono delle “Monete di matrimonio” del Mali, un dono simbolico per rappresentare la dote della sposa. Accanto, una Chofa del XVII secolo, è la parte superiore di un tempio thailandese in legno raffigurante un drago, animale portafortuna.

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prite il portone in una banale via del XIVème arrondissement e procedete su un lungo viale fiancheggiato da alberi da frutta e atelier costruiti nel 1906 con materiali di recupero dell’Exposition Universelle (del 1900). Gli atelier a piano terra erano riservati agli scultori, quelli al primo piano ai pittori. Quattro anni fa, per puro caso, due atelier attigui sono stati messi in vendita contemporaneamente. E acquistati dall’interior designer Hervé Le Douarec. «Sprigionavano una personalità fortissima. Io amo i luoghi che hanno un’anima: è una guida che aiuta a organizzare gli spazi e a scegliere dei “partiti” decorativi. Volevo che il mio intervento fosse il più possibile invisibile, e dare l’impressione che la casa fosse sempre esistita così com’è adesso». Dal momento che i due atelier erano simmetrici, è stato necessario un imponente lavoro di ristrutturazione dei volumi per creare una prospettiva. Da qui la decisione di mantenere l’altezza in una parte del loft realizzando un mezzanino e una biblioteca a partire da alcuni parapetti ritrovati sul posto. Intorno bianco, colori naturali e a terra un parquet pitchpin chiaro e decapato. Nulla sulle

A destra, la passerella che conduce alla biblioteca. A sinistra. In sala da pranzo, un tavolo d’atelier ricoperto da una tela inchiodata. Accanto. Sedia in legno Zig-zag dell’austriaco Thomas Rietveld, progettata nel 1926 e riproposta da Cassina.

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A sinistra, la scala che sale al mezzanino è stata ricreata identica all’originale. Il parquet in pitchpin. Pagina accanto. In alto, nel bagno perlinato di bianco, la vasca è incassata in un piano di marmo. Rubinetteria italiana Stella. Sotto, sopra il divano, un quadro di Jouas, pittore normanno del XIX secolo, con un paesaggio marino. A destra, il viale degli ateliers.

pareti, per suggerire l’idea di calma. Perché qui non si sente nessun rumore, a eccezione del canto degli uccelli. Pochi mobili scelti con cura per la pulizia della loro linea e alcuni oggetti d’uso comune acquistati nel corso dei suoi viaggi, non solo decorativi ma anche utili, come il coniglio thailandese, animale propizio, che serve per grattugiare la noce di cocco. La comunicazione fra le diverse parti del loft viene realizzata in

modo fluido fra lo studio, il salone e la sala da pranzo separata dalla cucina per mezzo di un ingegnoso gioco di aperture. Al primo piano, si trova un’immensa camera di 40 mq, nella quale ha conservato alcuni pezzi ricordo delle case che ha amato in passato. Seguono un locale spogliatoio, una camera per gli ospiti e un bagno in stile antico. Il tutto si affaccia sugli alberi. La serenità assoluta. (Foto Ag. Aura)

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Così diversi così simili
CASA IDEALE 2
Sedute nomadi, design italiano, ironia nordica. Lo stile, a volte, è fatto di tolleranza
di Elisa Ossino Foto di Luca Fregoso
Da sinistra: lampada Fortuny di Pallucco Italia (da Setdesign.it); contenitore color aragosta Slim, Poliform; poltroncina e pouf svedesi anni ’40, da Nilufar; sgabello in legno, Understate; tavolini bianchi Cesar, Minotti; poltroncina Favela, Edra; sui pouf (in pelle e in panno) Play di Poliform: cuscino azzurro e ricamato di Tessuti Mimma Gini, cuscini indiani di Carrè. A destra, pouf Hockney di Minotti. Scultura La caprapanca di Italianesting & Fabbrica Eos.

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Tavolo realizzato con vecchi cavalletti e assi di Katrin Arens. Fondine e piatto ovale da portata You&me della linea Domino di Unitable. Cucchiai Noble della Linea Eschenbach di Unitable. Bicchieri Duralex e caraffa Ypsilon di Bormioli Rocco. Brocca Gardenia di Unopiù. Sedie pieghevoli in metallo laccato bianco di Fermob (distribuito da Roda). Pianta di ulivo in vendita da Capoverde. In alto, a sinistra, sospensione Amax con diffusore in polietilene bianco, di FontanaArte.

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Sul top in acciaio inox di Smeg (personalizzabile con piani diversi), pentola di Tvs. Sgabello in legno, Understate. Sedie bianche Inout, di Gervasoni. Sulla mensola: coppetta rossa di Rina Menardi, bicchiere in lacca rosso e nero di Kawatsura Shi-Ki, ciotole bianche di Ceramiche Milesi, vasi bianchi Rina Menardi, ciotole You&me di Unitable, caraffa Contrast, caraffa Unopiù, ciotole e mug Laboratorio Pesaro. Acrilici su tela della serie “Untitled” di Armando Tinnirello (courtesy Galleria Dieci Due e Galleria Verbo Essere).

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Da sinistra, armadietto in metallo rosso Binary di Ovvio, comodino di Rossana Orlandi, ciotola blu di Rina Menardi, ciotolina Laboratorio Pesaro, coppa in legno rosso di Dieci. Materasso anallergico Benessere e guanciali Granriposo di Pirelli Bedding, lenzuola Origami e coperta azzurra di Somma, cuscini a fiori, in tweed e velluto di Grazia Bagnaresi Casa, cuscini con pois applicati di I+I. Panca Inout di Gervasoni, trapunta di I+I. Vasi di Rina Menardi, vaso in legno di Understate, cuscino in tweed e velluto di Grazia Bagnaresi Casa. Brandina in teak Gea di Unopiù, plaid e cuscino a righe Ivano Redaelli, cuscino con pois rossi I+I. Piccolo pouf bianco di Ivano Redaelli. Vaso in legno di Understate. Tappeti a righe di Bab Amnil, tappeti tinta unita con bordo in contrasto di Gt Design, tappeto in mongolia di Misuraemme. Lampada sospensione di carta Tiara di Ovvio. Ha collaborato Francesca
Salvemini. Postproduzione fotografica Thales Pereira

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INVITO DAGLI EAMES CASA IDEALE 3

Un edificio-manifesto, nato come utopia domestica low-budget. Assemblato in sedici ore, da mezzo secolo fa sognare gli amanti dell’International Style di Dora Carrington Foto Tim Street-Porter

A fianco, l’ingresso della casa; la scala a chiocciola fu scelta su un catalogo di arredi marinari. Qui, l’interno dello studio.

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eggendaria: non è eccessivo l’aggettivo per Eames House, casa-studio dei notissimi designer americani Charles (1907-78) e Ray (1912-88) Eames, nonché oggetto di culto e meta di pellegrinaggio dei modernisti di tutto il globo. Un’architettura tanto semplice da risultare disarmante - due “scatole” in acciaio aperte sul paesaggio, suddivise internamente da pareti mobili - che sintetizza l’intero bagaglio culturale dei propri autori: la familiarità col mondo industriale, l’interesse per il rigore estetico dell’Oriente, la lezione di Mies van der Rohe, l’amore per la pittura di Mondrian, l’esperienza sui set hollywoodiani al fianco di Billy Wilder, matrice di sorprendenti giustapposizioni di piani e collage visivi (per esempio, il gioco di riflessi tra interno ed esterno, moltiplicato dai pannelli decorativi che riproducono il profilo degli al-

«Una casa deve essere spaziosa, leggera come un ponte, lineare come una fusoliera»
Nella pagina a sinistra, il salone a doppia altezza, arredato con lampade orientali in carta, una libreria modulare e oggetti e tessuti raccolti dagli Eames durante i loro viaggi. Qui sopra, la camera da letto (con una delle celebri sedie in fibra di vetro create da Charles & Ray nel 1954); e la facciata della casa, vista dal giardinetto che la separa dallo studio.

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In un articolo, Charles l’aveva ribattezzata «un aquilone cinese»
costruita con travi d’acciaio prefabbricate e materiali ordinati per corrispondenza. La struttura fu assemblata da 5 operai in 16 ore. A consegna già avvenuta, Charles aveva deciso di rivoluzionarne la planimetria per non distruggere la bellezza del luogo, una collina coperta d’eucalipti. Charles e Ray vi traslocarono il giorno di Natale del 1949. Uno dei primi “mobili” fu un cespuglio raccolto durante la loro luna di miele on the road, da Chicago alla California, nel 1941. Ancora oggi pende dal soffitto della casa, a fianco di un dipinto di Robert Motherwell. (Foto Ag. Esto)
A sinistra, un angolo dello studio; nello schedario, i progetti dei set cinematografici e alcuni film degli Eames; sopra il mobile a specchio, una foto di Charles. Pagina a fianco, l’esterno dello studio, con la parete scorrevole in vetro, aperta sugli alberi di eucalipto.

VISTA DA VICINO
Eames House è oggi sede dell’omonima Fondazione, gestita dalla figlia di Charles e Ray, Lucia Eames, e dalla nipote Llisa Demetrios. È visitabile su appuntamento (001.310.4599663), solo all’esterno. Da Los Angeles, la si raggiunge seguendo la Pacific Coast Highway in direzione Malibu, fino a Pacific Palisades. Le indicazioni precise sono disponibili in rete: www.eamesoffice.org - il sito contiene anche una ricchissima documentazione sui principali progetti (architetture, mobili, film) degli Eames, corredata da immagini originali. Dal 1999, il loro archivio è a disposizione del pubblico presso la Eames Gallery di Santa Monica (2665 Main Street, Ste E, tel. 001.310.3965991).

beri). Un’abitazione radicale come un manifesto d’avanguardia, sponsorizzata dalla rivista Art & Architecture nell’ambito del Case Study House Program, nato con l’obiettivo di portare alle masse l’International Style, in versione lowbudget. Una formula pienamente condivisa dagli Eames, che amavano ripetere: «Il nostro obiettivo è semplice: il meglio possibile, al maggior numero di persone e al minor prezzo possibili». Eames House fu

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IL LATO LUMINOSO DELLE COSE
CASA IDEALE 4
Colori morbidi, disegno preciso. E Isamu Noguchi, Achille Castiglioni... Ipotesi per replicare uno stile: quello degli Eames di Carin Scheve Foto di Ruy Teixeira
PENSATOIO La celebre poltrona Red and Blue creata da Gerrit T. Rietveld nel 1918, rieditata da Cassina. Amaca bianca vintage. Tappeto grigio e rosso della collezione Häggå (design Gunilla Lagerhem Ullberg) di Kasthall. STUDIO Un collage di vecchie foto, disegni e cartoline sulla carta da parati The Woods di Cole & Son. In alto, mascherina stencil, da Mercatinomania. Sul tavolino/scrittoio Scrittarello in faggio, con piano in laminato bianco (design Achille Castiglioni), DePadova, lampada da tavolo in vetro nero Zagara, di La Murrina, e portapenne blu di G. Pizzitutti, da Matteograssi Showroom. Sotto, tavolino/sgabello Kitaj in blocchi di legno massello toulipier torniti, di Minotti, e sgabello Giotto con struttura in faggio, sedile girevole e crociera rossa metallica, di Zanotta (in primo piano). A terra, borsa arancione di High Tech.

SOGGIORNO A terra, tappeto kilim anatolico del 1870, da David Sorgato. Sul fondo, due sedie Frog in cuoio naturale di Piero Lissoni per Living Divani. Sui due tavolini in pelle Utilia di Matteograssi e sul tavolino arancione Fat Fat (design Patricia Urquiola) di B&B: lampada in carta con decorazioni nere della collezione Akari di Isamu Noguchi, da Dovetusai; sedie in miniatura (in verde, quella creata da Charles & Ray Eames), Vitra Collection, da Matteograssi Showroom; scultura in metallo di G. Jano, da Raimondo Garau; cavallino in legno, da Natura’e. LIBRERIA Libreria Picabia di Rodolfo Dordoni per Minotti; sassi Macchina e Orso dipinti a mano, di Adriana Piazzese; sedie in miniatura, Vitra Collection, da Matteograssi Showroom.

AFFETTI Tavolino in ciliegio Lewis Coffee Table di Frank Lloyd Wright, rieditato da Cassina. Sul tavolino: lampada Oci in vetro e alluminio (design Rodolfo Dordoni) di Flos; scultura in metallo di G. Jano, da Raimondo Garau; lettere in legno, da Mercatinomania; cavallino di legno, da Natura’e; sasso dipinto a mano Orso, di Adriana Piazzese; boccia vintage; portaoggetti in vetro soffiato blu e giallo La Murrina; sedia in miniatura (che riproduce l’originale di Charles & Ray Eames), Vitra Collection, da Matteograssi Showroom. A terra, un tappeto della collezione Häggå di Kasthall. ANGOLO LETTURA Quadro in tessuto giapponese antico Boro (sullo sfondo) e kilim anatolico (a terra), da David Sorgato; sul divano Bohemien di Zanotta, con rivestimento sfoderabile in stoffa color panna e piedini in acciaio cromato, il plaid Rosa Tempête in misto lana/seta di Carre. Sul tavolino Texo con piano in cuoio rosso (design Prospero Rasulo) di Zanotta, lampada da tavolo Penguin di La Murrina. A fianco, lampada da terra Toio realizzata da Achille Castiglioni per Flos.

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IL POSTO PER ME
versatilità, comfort. Sedute d’autore pensate per ogni stanza
di Margherita Helzel Foto di Paolo Bramati

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SEDIE Fatte di leggerezza,

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PRANZO 1. Romeo in metallo e
seduta in paglia naturale, BPA International; 2. In multistrato di faggio curvato e metallo cromato satinato, collezione Historie O, Mathias; 3. Isa di Zanotta, con scocca in Hirek e struttura in lega di alluminio lucidato; 4. Fosca, in metallo cromato e rivestimento in tessuto sfoderabile, Halifax; 5. Carbon in fibra di carbonio (design B. Pot e M. Wanders), Moooi; 6. Tutta in legno: Bryant di Porada; 7. Alma, in poliuretano integrale (design R. Barbieri), B&B Italia; 8. Delta, con scocca in legno curvato e rivestimento in pelle (design H. Wettstein), Molteni&C. A fianco, sul tavolo in cristallo e inox Lord di Gallotti&Radice, scacchi in plastica e dadi di Rizzello e Romagnoli. Intorno, in senso orario: Ergo in alluminio verniciato e ABS lucido, Fasem; Palm, monoscocca in poliuretano con struttura a slitta, Arper; Obelisk in laminato di formica, Edizioni Galleria Colombari; Object Perdu in fibra di carbonio cromato e seduta in paglia, Driade Aleph; Three Skin Chair in legno curvato (design Ron Arad), Moroso.
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CUCINA 1. Safira di Arper, in tubolare rettangolare d’acciaio cromato lucido e sedile in cuoio, disponibile in due altezze. 2. Sgabello Iuta in rete metallica con cuscino in PVC, tessuto o pelle, B&B Italia. 3. Minni (design A. Citterio), Halifax, con struttura leggera in alluminio anodizzato e scocca in materiale plastico. 4. Marlon, Bonaldo, in acciaio verniciato e imbottito di poliuretano; in due altezze. 5. Stile nordico per lo sgabello in legno 617, Artek, disegnato da Ben Af Schultén. 6. È regolabile: Le Spighe (design C. Silvestrin) di Poltrona Frau, con seggiolino in legno e cuscino in pelle. 7. Formosetta di A. Veggiotti, con seduta imbottita rivestita di tessuto. Da Edizioni Slobs. 8. Monoscocca in legno curvato e struttura in metallo per Omicron di H. Wettstein, Molteni&C. Nella pagina a fianco: Biazon Sgabelli per il bancone della cucina: a sinistra Alice, con sedile in ontano naturale o tinto mogano e struttura in metallo verniciato di C. Nardi; Bianco di Massimiliano e Doriana Fuksas in acciaio inox e resina acrilica, Zeus-Noto. Sul piano tazze in porcellana smaltata e thermos in plastica di Ittala, da 10 Corso Como; sottopiatto in tessuto nero, portapane in acciao e lino, e coltello da pane Black, Zani&Zani. Sul fondo sgabello vintage in ferro verniciato e legno, Understate.
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SOGGIORNO 1. Catifa 46 di Arper, con seduta in polipropilene; impilabile in tutte le versioni. 2. Poltroncina Strip con base girevole a razze, Poliform. 3. Jigsaw di A. Peach, Porro, con seduta e schienale in legno collegati da incastro a ‘puzzle’. 4. È in legno verniciato: Teatro di A. Rossi e L. Meda, Molteni&C. 5. Poltroncina in pelle nera Archetto (design M. Lipparini), Misuraemme. 6. Flò, con scocca in poliuretano compatto verniciato in 4 colori, Sawaya&Moroni. 7. Impilabile e leggera: Replay Go, con struttura in acciaio. Design G. Gori, Bonaldo. 8. Cirene, in massello di frassino curvato a vapore tinto all’anilina. Design V. Magistretti, De Padova. Qui a fianco, hi-fi a parete compatto, Bang&Olufsen; da sinistra: poltroncina Mabelle (design Patrick Jouin), Cassina; la storica Y Chair di Hans Wegner, Spazio 900; Tamoil in ferro e lamiera (design R. Mora), Dilmos. Tappeto ovale in lana di M. L. Rosholm, da Tappeti Contemporanei. Borsa Olivetti anni Settanta, portacenere in plastica con campo di calcio, maxi calcolatrice in plastica, portaoggetti da scrivania, A15, quaderni, 10 Corso Como. Sul soppalco, scultura ellittica in vetro specchiato, Spazio 900.
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NEL SALOTTO DEL PROFETA
filosofo Yogananda, autore del best seller Autobiografia di uno Yogi. Scritto nel ’46, ha spiegato come guardare oltre. A milioni di persone
di Ruben Modigliani Foto di Toni Meneguzzo

INDIA A Calcutta, la casa del

La casa di Yogananda, a Calcutta: alle pareti, immagini di posizioni yoga e di body building.

Un edificio dell’800 color pastello, pieno di immagini di santoni e body builder

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noi occidentali può sembrare strano, ma per gli indiani Calcutta (la città della miseria e degli ospedali di Madre Teresa) è “la Città della Gioia”. E in effetti basta guardarla con occhi privi di pregiudizi per riconoscerle quella vitalità e bellezza che ne fanno la capitale intellettuale del Paese. Qui c’è il più grande e forse il miglior museo del Paese, l’Indian Museum, pieno di fascino malgrado sia pieno di polvere e malandato a causa di una cronica mancanza di fondi; qui si trovano i Botanical Gardens, con un albero (un banano di duecento anni) la cui chioma è una delle più lunghe del mondo, e il Howrah Bridge, scenografico nella sua struttura a mensola. Un pezzo di storia Un altro tesoro di Calcutta è l’infinità di strade edificate durante il Raj, la dominazione inglese, i cui edifici (piccole ville, edilizia commerciale, palazzi di appartamenti) hanno quell’aria familiare ed esotica insieme che caratterizza l’architettura

indiana di quel periodo. Garpar Road, nella parte nord della città, è una di queste. È una strada famosa: qui ha vissuto a lungo Satyajit Ray, l’uomo che ha fatto conoscere il cinema indiano al mondo; ma soprattutto qui sorge un edificio della fine dell’Ottocento che è meta di pellegrinaggi da tutto il mondo: è la casa dove passò la sua giovinezza Mukunda Lal Gosh, l’uomo che poi avrebbe mutato il suo nome in Paramahansa Yogananda, autore di uno dei libri (Autobiografia di uno Yogi, del 1946, tradotto in diciotto lingue) che più hanno fatto per rendere lo yoga e la meditazione discipline conosciute e accettate nell’Occidente. Yogananda abitò qui fino al 1920, anno in cui lasciò l’India per l’America, dove visse e lavorò per trentadue anni, con la missione di rivelare le antiche tecniche e gli insegnamenti della realizzazione del Sé e “aiutare i ricercatori sinceri della verità, indipendentemente dalla religione di appartenenza, a ottenere l’esperienza interiore e diretta di Dio”. Saggi e tv color L’aspetto della palazzina fa pensare a tutto tranne che a un luogo sacro. Tanto l’esterno quanto l’interno sono dipinti in colori pastello; all’interno, quella confortante commistione di mistico e terreno che è tipica dell’India. Alle pareti grandi ritratti di Yogananda, di Gesù, di divinità dell’induismo. Ma nella grande sala riunioni fanno capolino anche fotografie di posizioni kryia yoga, lo yoga della purificazione, alternate a ritratti di culturisti in pose plastiche: uno è Bishnu Charan Gosh, fratello minore di Yogananda, campione di body building (in una strada parallela c’è la palestra fondata da lui, che è anche un rinomato centro yoga); un altro è un nipote del maestro, celebre stuntman e mito locale. Pochi arredi: piccoli stipi in legno, tavoli e sgabelli, vetrine fine Ottocento piene di memorabilia e televisori dal design anni ’70. Una modestia

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Qui lo Yogi ha ricevuto la visione di Sri Babaji, il guru immortale che da secoli vive sulle montagne

nell’ornamento che stupisce chi cerca il “colore dell’India” e le sue variopinte divinità. Qui regna la calma: la casa è gestita da un cugino di Yogananda e non è aperta al pubblico. Per entrare c’è bisogno di un permesso, anche perché è doveroso il rispetto: qui il maestro avrebbe ricevuto in visione Sri Babaji, il guru immortale che si dice viva da secoli nelle montagne dell’Himalaya. Spiritualità pratica Ma non si deve fraintendere: quello che Yogananda ha insegnato in Occidente non è una religione, ma una forma di spiritualità pratica. Riassumeva il suo pensiero così: «Non sono stato mandato in Occidente da Cristo e

dai grandi maestri dell’India per dogmatizzarvi con una nuova teologia, ma perché possiate imparare come comunicare con Dio». Era sbarcato a Boston, in qualità di delegato per l’India a un congresso internazionale di leader religiosi. L’America dei ruggenti anni Venti diventò la sua casa: nel ’24 iniziava un lungo ciclo di conferenze che l’avrebbe portato in tutto il continente. La sua parola è stata ascoltata da fedeli di ogni religione e da atei. Yogananda muore il 7 marzo 1952. O, per usare il termine utilizzato dai suoi discepoli, entrò in mahasamadhi (l’uscita cosciente dal corpo da parte di un maestro nel momento della morte). Ma la sua parola resta. Come la sua casa.

INCONTRI VIRTUALI
s L’organizzazione fondata da Yogananda (Self-Realization Fellowship, www.selfrealization.org) pubblica gli scritti del maestro e lezioni, le SelfRealization Lessons che vengono spedite per uno studio a domicilio. La società comprende templi, ritiri e centri di meditazione in tutto il mondo. Il quartier generale del lavoro di Paramanahsa Yogananda (Yogoda Satsanga Society of India) ha sede a Dakshineswar (Calcutta), e serve centri e gruppi di meditazione in tutta l’India. s Per visitare la casa di Yogananda: la persona da contattare per il permesso è Anup Saha, tel. +91.98.31440053. s In italiano: la prima edizione italiana di Autobiografia di uno Yogi è del 1951. Molti scritti di Yogananda sono nel catalogo delle edizioni Astrolabio Ubaldini (www.astrolabio-ubaldini.com)

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Angolo VIVENTE

UTILE Cinque soluzioni per reinventare lo spicchio più ridotto della casa, sfruttando ogni centimetro. Scoprendo che ci si sta comodi di Margherita Helzel Foto Lino Baldissin/MDA
LETTURA Poltroncine Duna in alluminio verniciato rivestito in pelle e tavolino On-Off con struttura e piano in alluminio verniciato, entrambi di Cassina; ventilatore anni ’60 in plastica, Manitese. Tappeto in lana annodato a mano di Natalie Du Pasquier, Post Design. Al muro: applique Fato in metallo verniciato (design Gio Ponti, 1969), Artemide; sostegni in metallo Pagina 38 di Danese, con immagini tratte da: Snatch! di D. Smith e T.-M. Jones (Vision On), Still life di I. Penn (Contrasto) e Past-Present di F.-M. Banier (Schirmer/Mosel).

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INGRESSO Al centro Dodici di Pallucco, un’idea salvaspazio di James Irvine per appendere fino a dodici cappotti, realizzata in metallo nei colori bianco, argento e arancio. Coppola nera di Borsalino e impermeabile beige di Burberrys. Accanto: consolle Alta in metallo verniciato nero opaco con piano in linoleum di M. Peregalli (disponibile in diversi formati); cappello Zeus in panno beige di Borsalino; vasi in porcellana No Symmetrical di Ed Annink, Driade; applique Pacchetto con diffusore in metacrilato (disponibile anche in rosso), progettata da Charles Williams per FontanaArte. Sotto la consolle, stivali in cuoio Geox. Sulla parete di fronte, Tempo Sospeso, olio su tela 100x137 cm di Rita Pedullà. A terra tappeto/moquette a metraggio in lana a pelo lungo di Jab.

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DOPOCENA Sul tavolino componibile Note di Cassina (qui nella versione con pedana laccata e piano a ponte in metallo verniciato), televisore a cristalli liquidi Aquos con struttura ultrapiatta e piedistallo da tavolo, Sharp. Sotto, lettore dvd video compatibile MP3 e JPEG NS 355/S nella finitura alluminio (disponibile anche in nero), Sony. Accanto, lampada da tavolo Eclisse di Artemide, disegnata da Vico Magistretti negli anni ’60. Dietro, maxi vaso in porcellana cromata Myanmar di Ross Lovergrove per la collezione Follies, Driade. In alto, mensola d’angolo a muro in acero tinto 02/12 (design Pierre Charpin), Post Design. A destra, lampada da terra vintage con struttura in metallo e diffusori in vetro, Lab. Sulla parete Bar, stampa su alluminio 50x70 cm di Francesco Gnot.

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MOMENTO RELAX Chaise longue Ciak con inclinazione regolabile, struttura in metallo verniciato alluminio, seduta imbottita rivestita in tessuto o pelle e poggiatesta coordinato; design Adriano Piazzesi, Arketipo. In primo piano, tavolino su rotelle Kick con piano regolabile a diverse altezze (disponibile anche in rosso, nero o blu); design Toshiyuki Kita, Cassina. Sopra, tazza da tè in ceramica della collezione 365+, Ikea. Lampada da terra Tolomeo Mega con braccio regolabile con diffusore in tessuto bianco; design Michele De Lucchi, Artemide. Sulla parete a sinistra, porta cd luminoso Mix (disponibile in diversi colori) di FontanaArte. Sull’altra parete, cd player compatto con cassa incorporata di Muji.

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A TAVOLA Al centro, Anonimus, tavolo tondo con piano regolabile in cristallo, struttura e piedini in metallo verniciato o cromato, prodotto da Zeus. Sopra, vaso in porcellana della collezione Progetto Oggetto di Cap Design, e portafrutta in plastica bianca con interno laccato rosso, Lab. Intorno al tavolo, due sedie Alfa, realizzate da un’unica lastra di metallo laccata color arancio (disponibile anche in nero e bianco), Molteni&C. In alto, lampadario con paralume in voile bianco e uccellini in plastica sulla struttura, Les Hèritiers, in vendita da Lab. Alla parete, Pensando, olio su tela 70x70 cm di Rita Pedullà.

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D’ACQUA
di Matilde Marconi

Terapia
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Idromassaggio, getto misurabile, comandi a sensori, materiali high tech, 100% comfort
1. Hydrospa è una delle nuove vasche idromassaggio di Teuco (n. verde 800.270.270), www.teuco.it), per un bagno in compagnia e personalizzabile a piacere. Qui nella versione quadrata di cm 200x200, a quattro posti, con aromaterapia, faro subacqueo e copertura per preservare la vasca. Da 9114 euro. 2. Trottola, ideato da Benedini Associati per Agape (tel. 0376.250311, www.agapedesign.it): contenitore multifunzione con base girevole. Da 2070 euro. 3. Vasca Kaos 2free-standing di Kos (tel. 0434. 551292, www.kositalia.com) in acrilico con struttura in acciaio, disegnata da R. e L. Palomba. Da 6816 euro. 4. Matisse è un contenitore per piccoli

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Bagni & Spa

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spazi, in vetro temperato di Nito Arredamenti (tel. 0577.718899). Da 160 euro. 5. La parete lavabo Crystal di Aquarama (tel. 035.683991, www.aquaramaline.com) è montata su una struttura metallica che racchiude tutte le funzioni: doppio lavello, specchio, lampade e piano d’appoggio. Non servono opere murarie per l’installazione. Da 4350 euro. 6. Maschera energizzante e idratante per il viso della linea KenzoKi da 50 ml, a base di foglia di bambù (Kenzo, tel. 02.5522881, www.kenzoki.com). Da 43 euro. 7. Alpha è la prima delle vasche idromassaggio disegnate da Pininfarina per Morphosis di Jacuzzi (tel. 0434.859111, www.jacuzzi.it): con tecnologia Cromodream, Radio stereo, telecomando. Da 10.920 euro. 8. Brick, mensole da bagno 53x19x11 cm, in ceramica bianca design Roberto e Ludovica Palomba per Ceramica Flaminia (tel. 0761.542030, www.ceramicaflaminia.it). Da 112 euro. 9. 3VIP, design P. Pedrizzetti, rubinetto monocomando con movimento ceramico in cromo, di Mamoli (tel. 02.900461, www.mamoli.com). Da 70 euro. 10. Sono realizzati in Cristalplant, uno speciale ricomposto marmoreo, molto resistente e inalterabile nel tempo i sanitari disegnati da Takahide Sano per la linea Genesi di Titan (tel. 0549. 877111, www.titan.sm). Da 1080 euro cadauno. 11. Lavabo rettangolare con scarico nascosto su mobile in wengé del programma Open Space di Ceramica Globo (tel. 0761.515168, www.ceramicaglobo.com). Da 744 euro. 12. Travel Set completo di kimono da bagno, ciabattine e pochette, tutto in cotone bianco, di United Colors of Benetton (tel. 0422.519111; www.benetton.com). Da 61 euro. 13. Kit doccia Cerawell 300S con asta murale a sezione ovale, supporto scorrevole per doccetta a dischi ceramici, Ideal Standard

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(n. verde 800.652.290, www.idealstandard.it). Da 166 euro. 14. Rain, design Adam Tihany per Axolo (tel. 031.734270, www.axolo.it) è un elemento monoblocco con anta, dotata internamente di portacontenitori in acciaio, piano in vetro e miscelatore in acciaio. Da 6.480 euro. 15. A sinistra vaso lavorato a mano zebrato Prestige Collection di Roberto Cavalli Home Fragrances (ITF, tel. 0371.4081), da 130 euro. A destra mobile a ripiani multiuso in metallo verniciato Snap, design Luciano Bertoncini per Bellato (tel. 0422.438800, www.palluccobellato.it). Prototipo. 16. Consolle, Talocci Design per Fantini (tel. 0322.969127, www.fantini.it), si presenta come una mensola da bagno con rubinetteria integrata. 17. Hansarain, grazie ai suoi 180 fori e alle dimensioni del soffione, produce un effetto di caduta dell’acqua sulla pelle più morbido del solito. Anche nella versione con braccio a parete (Hansa, tel. 030.7716311, www.hansa.de). Da 593 euro. 18. Particolare del decoro ondulato delle spugne Fara di Missoni Home (by T&J Vestor, tel. 0331.950311, www.missonihome.com) in cotone. Set da sei pezzi da 201 euro. 19. Futura di Albatros (Sanitec Italia, tel. 0427.587111, www.albatrosidromassaggi.com) è una vasca con base rettangolare e scarico dell’acqua situato sul lato d’accesso, così da consentire di sdraiarsi nel modo più comodo. Da 2.268 euro. 20. All’insegna del lusso sfrenato la nuova collezione di rubinetti finiti in cromo Bellagio, disegnata da Matteo Thun e Antonio Rodriguez per Zucchetti Rubinetteria (tel. 0322.954700, www.zucchettionline.it). Prezzo non ancora disponibile.

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NETWORK

Quality
Ricerche i fiori all’occhiello. Qui si indagano a fondo le qualità nascoste dei mobili, si testa l’uso di materiali e le funzioni. Indeformabilità e regolazione micrometrica vengono provate su armadi e librerie per garantire al consumatore che i contenitori più importanti della casa, alla stregua degli abiti, sono creati su misura e calibrati. Nei padiglioni dove si producono pezzi in legno massello si segue l’intero ciclo: dalla tranciatura del tronco al prodotto finito (solo legni da piantagioni controllate). Gli imbottiti sono frutto di attenti studi ergonomici. Come risultato dell’indagine, Molteni appronta un documento d’identità per ogni prodotto, con le caratteristiche tecniche, le istruzioni per l’uso e la manutenzione. (Molteni & C. Giussano, info www.molteni.it; n. verde 800-387489)

Alto grado di innovazione formale, costruttiva e funzionale. Materiali sostituibili e riciclabili. Così fanno ricerca i big del design
di Giuliana Zoppis

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ei luoghi della produzione industriale, l’evoluzione tecnologica va veloce. Il digitale mette tutto a portata di mano, dal concept design alla fabbricazione, dall’assemblaggio alla testatura. E se negli anni ’90 la priorità è stata di confrontarsi coi problemi eco-ambientali, adeguando gli impianti al minimo impatto e migliorando le prestazioni per risparmiare risorse ed energie, oggi è il momento dei “quality network”. La concorrenza del villaggio globale porta alla ricerca di qualità totale. L’IDENTIKIT DEL PRODOTTO Curiosando nei più avanzati laboratori del design, siamo arrivati alla Molteni & C. di Giussano (mobili, imbottiti e letti). Scoprendo in un nuovo showroom e un Centro

UNIVERSO FLESSIBILE Alla Valcucine di Pordenone la catena produttiva a minimo impatto ambientale ripristina le risorse naturali utilizzate; il prodotto finito offre il riciclaggio dei componenti, l’atossicità delle superfici, ergonoIn alto, la nuova sede di Foscarini; sopra, mia e sicurezza; uno dei test di qualità sulle cappe Elica. tra le iniziative di sostegno i progetti di bioetica opere d’arte, composizioni di umana e ambientale, sassi e ampie vetrate sul riforestazione e tutela della paesaggio friulano. Lavorando biodiversità in Equador e così, forse ci si può sentire Brasile. Anche gli spazi più vicini alla natura e un po’ produttivi sono impostati più responsabili della sua sull’ecosostenibile. sorte… Si è da poco aggiunto Lo stabilimento, immerso nel il nuovo showroom: un verde, ha pareti esterne grande loft di oltre 500 mq, in acciaio cangiante: il colore dove un mix materico e di cambia con il mutare volumi definisce gli spazi della luce. Uffici e corridoi (www.valcucine.it; sono punteggiati da tel. 0434/517911).

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Progetti etici

Progetti etici

Mai come oggi l’architettura degli spazi segue le esigenze di chi ci lavora

ITINERARI DI LUCE Dall’isola di Murano, la Foscarini si è spostata, dopo vent’anni, nell’area industriale di Marcon con una nuova sede per produrre, lavorare, mostrare le sue lampade di design. Il progetto nasce dalla morfologia del terreno: due edifici collegati da un tunnel trasparente, come un segnale di luce. A destra, il parallelepipedo dello stabilimento è tagliato da nastri finestrati e serramenti quadrati. A sinistra, il secondo edificio incuneato nell’ansa fluviale disegna un cannocchiale visivo verso la campagna, che diventa l’armonioso sfondo per le postazioni di lavoro. A ribadire la fluidità degli ambienti e la cura al benessere di chi vi opera, superfici vetrate prospettano sulla corte. Il dosaggio della luce naturale è ottenuto equilibrando ampiezza e disegno delle aperture, con la stessa

attenzione con cui Foscarini applica effetti luminosi alle sue lampade (www.foscarini.com, tel. 041/5951199).

Dall’alto, in senso orario: lo showroom Molteni a Giussano (MI); un padiglione di stoccaggio per travature in legno di Pagano; una scala a cielo aperto e superfici cangianti alla Valcucine di Pordenone.

FUTURO SPERIMENTALE Una collezione di cappe aspiranti da cucina nel teatro del design? Sì, grazie al connubio tra funzionalità, tecnologia, estetica. Per capirlo, basta entrare negli spazi di ricerca di Elica, azienda marchigiana di elettrodomestici. Che ha reso le cappe oggetti unici. La scintilla è scoccata dall’incontro con David Lewis, già esperto di high-tech design per Bang & Olufsen (tv e hi-fi). Del resto la lavorazione dell’acciaio si era già perfezionata grazie all’elettronica industriale. La joint-venture con la giapponese Fuji, nel 2002, ha fatto da volano ad altri perfezionamenti tecnologici: cappe dove è sufficiente sfiorare un pittogramma per attivare le funzioni e PIETRA TECNO altre con display a criApplicando il principio “una stalli liquidi per misugoccia scava la pietra”, il rare condizioni climadesigner Marco Ferreri e tiche e ambientali, e il Laboratorio Henraux di aspirare perimetralQuerceta (Lu) sta cambiando mente. Gli attuali spail volto del marmo. Il risultato zi produttivi e i testè Marmo Tex, materiale qualità (filtrazione, illapideo dove combinando la luminazione, dispertexture del materiale e il sione di odori e fumi) decoro si ottengono effetti sono al massimo livelinediti che fanno assumere lo. Per accessoriare alla pietra l’aspetto di un case sensibili (www. velluto, di un pizzo o elica.com, tel. 0732 di una ruvida crosta. 6101). (tel. 0584.761217).

DI NUOVA CULTURA Molti dei sistemi costruttivi che compongono le case norvegesi, austriache e tedesche in legno massiccio, e i cottage Usa in legno lamellare imbullonato, provengono da un’azienda del centro Italia. Pagano vanta un livello tecnologico perfezionato con l’aiuto di software, macchine a controllo numerico, robot che lavorano su più dimensioni. Un linguaggio edilizio che trasforma l’invenzione artigianale in alta tecnologia, producendo in serie progetti articolati: dalla casa unifamiliare ai complessi turistici e sportivi. Il tutto associando (con la produzione del trave lamellare) l’elemento di architettura più antico, il legno, ai materiali più avanzati della costruzione (ferro e vetro). Nel nuovo stabilimento di Carsoli (Aq), un team di specialisti controlla la realizzazione di pannelli e strutture portanti. Ogni progetto è seguito dalla progettazione al montaggio. (www.pagano.it; tel. 06.50652482).

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Caffè COLLECTION
Porcellana finissima, echi d’Africa, silhouette-scultura. Esercizi d’autore per la più italiana delle pause di L. Mari
1. Tazzina da caffè Salsa Petits Pois di Bernardaud, riproposta con decoro grafico a chicchi di platino (tel. 02.4985772, www.bernardaud.fr). Da 69 euro. 2. Echi d’Africa per la Collezione Savane di Christofle (tel. 02.43069421, www.christofle.com): tazzina in porcellana di Limoges con filo d’oro. Cofanetto da quattro tazze da 240 euro. 3. Résonance di François Bauchet, una linea di tazze senza manici con piattino a bordo ondulato creata per la Manifattura di Porcellana di Limoges Haviland (distribuito in Italia da P Commerciale M Promotion, tel. 02.48511947, www.haviland-limoges.com). 4. Ichiro Iwasaki miscela Est ed Ovest nella sua collezione da tavola per Contrast by Ricordi & Sfera (tel. 0383.367581, www.ricordi-sfera.com). Tazzina da caffè Rhythm da 14 euro. 5. Tazza da caffè in porcellana collezione Ole, creata dall’omonimo Jensen Ole per Royal Copenhagen (distribuito in Italia da Messulam, tel. 02.283851, www.royalcopenhagen.com). Da 20 euro. 6. Linea tè Minimal con decoro Indigo, prodotta da Wedgwood (Rosenthal Italia, tel. 02.2152241, www.wedgwood.it). Da 25 euro. 7. Tazza da tè Luna in Fine Bone China di Hutschenreuther (Rosenthal Italia, tel. 02.2152241, www.rosenthal.it). Da 24 euro. 8. Tazza da colazione, Collezione Rain di Domino (distribuito da Unitable, tel. 02.9850961, www.unitable.it). Da 18 euro. 9. Tazza Danzante in ceramica bianca disegnata da Camilla Groth per Paola C (tel. 02.862409, www.paolac.com). Da 48 euro.

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Mug high tech, proteggi-calore di velluto, colori e messaggi in codice per infusi, orzo e tè
1. Ross Lovegrove crea inFusion, linea interamente dedicata al mondo degli infusi per Guzzini (tel. 071.9891, www.fratelliguzzini.com): tazze per ogni tipo di bevanda in acrilico bicolore che evita la trasmissione di calore. Nella foto mug da 10 euro. 2. Boletto rosso per cereali da 15 cm, modello Cucina Fresca di Bitossi Home (tel. 0571.902132, www.bitossi.com). Da 9 euro. 3. Tazza tè Collezione Sunny Day Funny in porcellana di Thomas (Rosenthal Italia, tel. 02.2152241, www.rosenthal.it). Da 15 euro, piattino incluso. 4. Mug della Collezione Pomp Bohemian Tea di Asa (tel. +49.2624.1890, www.asa-selection.com). Da 3 euro. 5. Touch! è la nuova collezione Kahla (distribuito in Italia da C. Corradi, tel. 02.58013242, www.kahlaporzellan.com) sviluppata con il gruppo design tedesco Speziell Produktgestallung. L’Eat Set è composto da scodella e piatto in porcellana rivestita di velluto, riponibile in lavastoviglie e nel microonde. Da 33 euro. 6. Love Difference, ideata da Michelangelo Pistoletto per Illycaffè (n. verde 800.821.021) non è solo il nome di una tazzina ma anche quello di un progetto sociale che vuole avvicinare tutti i popoli residenti nel Mar Mediterraneo e andare oltre le diversità culturali. Confezione singola in vendita in esclusiva sul sito www.illy.com a 50 euro. 7. Tazza tè in porcellana con piattino, Collezione Sunny Day Happy di Thomas (Rosenthal Italia, tel. 02.2152241, www.rosenthal.it). Da 15 euro. 8. Fa parte del servizio da tavola Bianconero di Missoni Home by Richard Ginori Group (prodotto da Pagnossin, tel. 0422. 2916) la tazzina da caffè con coperchi in porcellana: set da 6 tazzine con coperchi e piattini da 25 euro. 9. Servizio How Many Colors, design A. Mendini e A. Margarini per Alessi (tel. 0323.868611, www.alessi.com): tazza in porcellana bianca con decoro di Nicola De Maria. Da 31 euro.

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Eco

Caminetto revival. Ecologico, ad alta resa, vantaggioso. Ha un cuore nobile e antico, ma la tecnologia che gli sta intorno non è mai stata così evoluta
di Giuliana Zoppis

Ingegnere
DEL FUOCO
sfruttandone al massimo il rendimento termico. I nuovi tecno-camini si possono attivare anche a distanza, grazie a sistemi di accensione automatica: basta un telefono o un cellulare Gsm.

Giusti consumi
La legna è l’unica fonte di energia realmente ecocompatibile. Alcune aziende produttrici di camini e stufe hanno aderito a programmi di recupero di terreni incolti, per avviare nuove piantagioni di legna da taglio (insieme all’associazione di arboricoltura Aviama, www.aviama.org). L’uso delle conifere è sconsigliato: contengono elevate quantità di sostanze resinose, che intasano velocemente la canna fumaria. Ideali le essenze di betulla, castagno, frassino e rovere (che producono da 4.600 chilocalorie in su per kg di legna bruciata). Ottimi anche i pellet, trucioli di materiali vegetali di scarto (cascami di segheria, residui di potature ecc.), forniti in pratici sacchi.

A gas
Una “new entry” nel mondo dei camini è il funzionamento a gas. Messo a punto dal Centro ricerca di Piazzetta (www.gruppopiazzetta.com) permette di installare camini e stufe, in tutta sicurezza, anche dove non esiste canna fumaria o dove è complicato costruirne una nuova (ai piani bassi di un condominio, per esempio). Un focolare in acciaio garantisce il piacere di una fiamma alta e viva, senza bisogno di ricariche e operazioni di mantenimento.

Combustione
La ricerca tecnologica più avanzata per quanto riguarda camini e stufe, oggi consente di accumulare in un unico blocco grandi quantità di calore. Il segreto del buon funzionamento, la “marmitta catalitica” che permette una resa molto elevata e un ottimo contenimento delle emissioni, è il sistema della doppia combustione. Per provocarla, l’ossigeno deve essere portato a una temperatura elevatissima prima di entrare a contatto coi fumi della prima combustione e causare una seconda riaccensione. Questo si traduce in risparmio sul combustibile e minore inquinamento atmosferico. La cosa importante, infatti, è bruciare la legna in modo corretto, riducendo al minimo il monossido di carbonio rilasciato nell’aria, pur

Caldo sano
Attraverso i condotti in alluminio flessibile, l’aria calda viene convogliata nelle bocchette posizionate sulla parete sopra il camino. Da qui esce nell’ambiente, con un processo termico di ricaduta a pioggia, che cede il calore in modo diffuso. Non si sollevano polveri, né muovono batteri, il caldo è uniforme. Si può anche veicolare l’aria calda sviluppata dal camino nei locali attigui, assicurando la stessa temperatura e il comfort termico in più stanze, anche su piani diversi. Tutto questo è possibile coi camini ad alto rendimento dell’ultima generazione (al top i Termopalex di Palazzetti e i Multifuoco System di Piazzetta).

PER RISCALDARE
I monoblocchi a focolare chiuso sono veri e propri impianti di riscaldamento (potenza termica fino a 16.800 chilocalorie). Possono riscaldare fino a 200 mq, integrando o sostituendo (se il clima è mite) la caldaia. Sono focolari in ghisa ad alto spessore, rivestiti da lastre in acciaio zincato, dotati di bocchette e prolunghe flessibili. La porta in vetro ceramico è a scomparsa, con valvola automatica che perfeziona l’apertura e il tiraggio, secondo le necessità. Riscaldano l’acqua per i radiatori della casa e consentono di ottenere l’acqua calda sanitaria: basta collegarli a un bollitore ad accumulo o a uno scambiatore istantaneo. Nella foto, interno monoblocco di Palazzetti (n. verde 800-018186).

In alto, l’interior design Axel Vervoordt davanti al suo camino. Sopra, Class di Piazzetta, con cornice in maiolica curvata.

Spazio ALLE AMBIZIONI
Tante case da portarsi in viaggio. Le architetture spirituali e raffinatissime dell’antico Giappone. L’entusiasmo metallurgico di un maestro francese di Claudia Svevo
A GIUDICARE DA QUESTO LIBRO le possibili variazioni sul tema della casa mobile sono infinite: roulotte con decorazioni Fabergé, tepee indiani, treni, autobus, container riciclati, barche vintage, capanni gonfiabili, carrozzoni da circo, persino un 747. Come arredarne una? «Attaccala al gancio e ingrana la marcia. Tutto quello che finisce sul pavimento è superfluo». s Irene Rowlings & Mary Abel, Portable Houses, Gibbs Smith Publisher, 96 p., 30 euro.

LA VILLA IMPERIALE E I TEMPLI shintoisti di Katsura, a Kyoto, sono tra le poche architetture classiche del Seicento superstiti in Giappone. Inaccessibili al pubblico e restaurati con cura incessante, conservano intatto un fascino severo e rarefatto che ha conquistato architetti del calibro di Walter Gropius, Kenzo Tange e Arata Isozaki. Questo corposissimo e filologico volume da collezione ne documenta ogni minimo dettaglio. Squisito. s Virginia Ponciroli (a cura di), Katsura, Electa, 396 p., 110 euro.

L’UOMO DI ACCIAIO. Architetto e decoratore innamorato della modernità, René Herbst (Parigi, 1891-1982) si era conquistato quel soprannome utilizzando, dai primi anni Venti, i metalli industriali. Per tutto: dai mobili ai pianoforti a coda, alle leggendarie vetrine stilizzate. Convinto che portare l’arte “in strada” fosse il modo migliore per traghettare le città nel XX secolo. Punto di forza di questa monografia, le foto, tutte d’epoca. s Guillemette Delaporte, René Herbst. Pioneer of Modernism, Flammarion, 215 p., 80 euro.

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Libri

Libri
Schizzi e progetti anni ’30, inarrivabili. L’ufficio su misura, in una stanza. La vita domestica del mondo arabo: non quella etnica. Quella vera
NELLA KASBAH DI ALGERI c’è tutto: ogni singolo elemento di uno stile architettonico ipersensibile ai bisogni e desideri umani». Con queste parole di Le Corbusier si apre il catalogo di una bella mostra dedicata dal Vitra Design Museum alla cultura domestica nel mondo arabo. Una ricognizione delle tipologie abitative e dei lifestyle tradizionali, dal Marocco all’Egitto, dalla Siria allo Yemen. Integrata in coda da un saggio sugli sviluppi novecenteschi del “Modernismo mediterraneo”, da Casablanca e Beirut agli skyline di Dubai. s AA.VV., Living Under the Crescent Moon, Vitra, 348 p., 88 euro.

UN COFANETTO PREZIOSO non solo per la grafica e la confezione, quanto per il contenuto che presenta: disegni, schizzi, acquarelli e progetti di Jacques-Émile Ruhlmann (18791933), star del periodo Deco. Tra i primi a considerare il mobile come parte di un insieme coerente e non come elemento isolato, è stato autore raffinatissimo di oggetti in legno esotici e geniale innovatore nella decorazione di interni. s Emmanuel Bréon Jacques-Emile Ruhlmann the designer’s archives, Flammarion, 2 vol. di 120 p., 100 euro

CI SONO COLLANE DI LIBRI che valgono come un gruppo di esperti. È il caso dei pocket editi da Daab su temi specifici: bagni, living, home office. Le schede di presentazione sono minimaliste (pianta, progetto, autore, dove) ma le pagine sono ricche di foto di qualità, e la scelta degli esempi è utile e mai banale. s New homeoffice design, a cura della redazione di daab gmbh, 190 p., 18 euro. www.daab-online.de

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