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Lespresso come tradizione: di gusto, di sensibilit, di tradizione.

Lespresso come tecnica raffinata, come conoscenza manuale passata attraverso le generazioni, come piacere inimitabile. Questo lapproccio di Gaggia al caff La storia di unazienda, la storia dellespresso GAGGIA CREA IL VERO ESPRESSO; LA MACCHINA ESPRESSO DI NOME E DI FATTO Si racconta che, prima della seconda guerra mondiale, Giovanni Achille Gaggia, nato a Milano nel 1895 e proprietario di un bar, avesse provato a fabbricare" il caff con pistoni a vite e che, dopo la guerra, egli avesse sperimentato con successo il pistone a leva. Pare che Gaggia possedesse realmente un modello del pistone a vite, che era solito mostrare agli amici. Unaltra versione della storia narra che Rosetta Scorza, moglie di un inventore, and da Gaggia con un idea per una nuova macchina. Era un'idea un po' primitiva che, alla morte dell'inventore, la moglie vendette a Gaggia per mille lire (all'epoca una grande somma di denaro). Gaggia apport alcune migliorie e invent cos la macchina espresso vera e propria che noi oggi conosciamo. Le cose andarono pi o meno in questo modo Achille Gaggia dedicava molto del suo tempo allinterno allinterno del bar in cui lavorava, ad apportare delle migliorie per offrire una elevata qualit del caff alla clientela. Infatti l'aroma del caff che fuoriusciva dalle macchine esistente non lo soddisfaceva. Forse il caff veniva tostato eccessivamente per sopperire all'estrazione scadente determinato dal vapore, con il risultato di un caff eccessivamente amaro. La storia dellingegnoso barista a questo punto si incrocia con quello di Rosetta Scorza, anchessa di Milano. Rosetta Scorza era sposata con Cremonese, tecnico presso un'azienda di torrefazione del caff. Il suo compito era di condurre delle prove per verificare che il caff fosse stato macinato in modo uniforme. Fu cos che Cremonese negli anni Trenta introdusse il macinino a cono in Italia e brevett un pistone a vite che spingeva con forza l'acqua attraverso il caff . Quando Cremonese mor, il brevetto pass a Rosetta Scorza, la quale cerc invano di convincere diversi produttori dellepoca a fare uso dellinvenzione del defunto marito. probabile che la stessa Scorza si sia rivolta anche a Gaggia mostrandogli il brevetto del marito. Dal casuale quanto magico incontro tra i due, nasce lidea che apporta un miglioramento ai precedenti tentativi di Achille Gaggia il quale nel 1938 inoltra una domanda di brevetto per un gruppo a pistone. Prima dello scoppio della seconda guerra mondiale, Achille Gaggia dunque brevett e svilupp un pistone a vite rotativo in alluminio e ottone da collegare alle caldaie delle convenzionali macchine dell'epoca. Aveva cos eliminato il vapore dal processo di "fabbricazione" del caff, ma l'acqua restava ancora troppo calda. Gaggia fece diversi tentativi per far funzionare il suo pistone rotativo, ma le perdite rappresentavano un problema e fissati alle caldaie, erano scomodi da usare. Solo a guerra finita avvi una nuova produzione con gruppi di bronzo e amianto ma il sistema non era ancora perfetto. Pass cos dal pistone rotativo al pistone a leva. Fu questa un'idea propriamente di Achille Gaggia anche se, dal punto di vista tecnico, coperta dal brevetto di Rosetta Scorza. Infatti, bench il brevetto della Scorza riguardasse un pistone a vite, lo stile usato dagli avvocati di brevetti dellepoca era di descrivere le idee ancora prima che diventassero invenzioni, per cui il brevetto copriva pistoni di tutti i tipi, incluso quelli a leva. In conclusione, Rosetta Scorza ricevette un compenso per l'utilizzo del suo brevetto che pare fosse stato

violato dal brevetto di Gaggia. Sia il brevetto Gaggia originale che il brevetto Scorza, differiscono per totalmente dal brevetto della leva per il quale Gaggia present richiesta nel 1947. GAGGIA INTRODUCE LA MOLLA NELLA LEVA La rivoluzionaria novit del nuovo brevetto di Achille Gaggia consiste nellintroduzione di una molla nel pistone a leva che avr messo di certo a dura prova lostinazione di Gaggia. Infatti, bench l'idea fosse relativamente semplice, all'epoca la realizzazione di un modello funzionante richiedeva un vero talento. Senza la molla, la leva non avrebbe prodotto l'espresso che noi oggi conosciamo. La molla forniva la pressione che spingeva con forza l'acqua attraverso il caff in un tempo molto breve: quindici secondi per un caff ristretto. Il 20 giugno 1947 egli present domanda di brevetto per una nuova caldaia e l'8 agosto 1947 inoltr richiesta di brevetto per il gruppo a leva. Era un importante passo avanti, il principale sviluppo di tutti i tempi nel settore della preparazione del caff. Gaggia ebbe il merito di realizzare commercialmente una buona idea. La sua macchina faceva un caff completamente diverso da qualsiasi altro. Utilizzando una leva infatti, la pressione applicata al caff mediante la molla era indipendente dalla pressione nella caldaia. Allo stesso tempo la temperatura dell'acqua utilizzata restava indipendente da quella della caldaia, per cui era possibile effettuare un filtraggio pi potente, pi rapido e controllabile. Il vapore veniva utilizzato solo per produrre la schiuma di latte e non per fare il caff. Era cos possibile utilizzare una caldaia di dimensioni ridotte con la conseguente, riduzione della perdita di calore. In realt il brevetto descriveva una caldaia con due camere: una piccola per il vapore e una grande per l'acqua bollente, disposte una sopra l'altra. Il caff poteva essere macinato finemente, l'acqua passava con forza attraverso di esso e il risultato in tazza era il caff con la "crema", una leggera schiuma colorata. I tempi erano ridotti e il caff aveva un gusto e un aroma intensi secondo i desideri del consumatore. Lo stesso Gaggia rimase sbalordito dal suo stesso caff con la schiuma. anche probabile che il prodotto non sia stato subito di suo gradimento, tale era la differenza dai risultati precedenti. Gaggia propose il gruppo perfezionato ad altri produttori che rifiutavano credendo che il risultato fosse bizzarro e scadente. Gaggia per, dotato di senso per il marketing, install le sue macchine nei bar apponendo una grande insegna in vetrina con la scritta: "Crema caff di caff naturale La gente incuriosita provava la novit reagendo in modo spesso contrastante. Alcuni andavano via affermando che era una truffa mentre altri ammettevano un miglioramento qualitativo del caff. Il sistema fu adottato da alcuni famosi bar di Milano, quali Motta e Biffi in Galleria. Gaggia non aveva un vero negozio ma i gruppi, le leve manuali e i filtri venivano creati per lui da Valenti proprietario di unindustria nella quale costruiva alcune componenti per gli asciugacapelli. Nel 1952 Valenti inizi a costruire sotto il marchio Faema le proprie macchine con washers incorporati nel pistone. Gaggia quindi apr unindustria con ling. Capsoni per costruire delle macchine complete. L'azienda Gaggia era ora pronta per la diffusione dellinvenzione. Le macchine furono esportate in tutto il mondo e apportarono una rivoluzione con la novit del vero caff espresso. Gaggia mor nel 1961. Limportanza della sua scoperta fu mostrare cosa accade quando lacqua calda passa sotto pressione attraverso il caff macinato. Grazie al nuovo procedimento, la macchina riusciva ad avere il completo controllo del chicco di caff e il risultato era un prodotto subito distinguibile da quelli provenienti dalle precedenti macchine Bezzera style, grazie alla famosa crema. Fu un forte impatto. Durante la notte le larghe macchine verticali venivano portate via, sostituite da quelle cilindriche orizzontali. Il gesto di far andare su e gi la leva era simbolo dellattivit frenetica, forte come lessenza stillata nella tazzina, seguita dal fischio della valvola a vapore che monta il latte per il cappuccino.