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Universit degli Studi di Trento Facolt di Lettere e Filosofia

Corso di Laurea in Filosofia Tesi di Laurea

Filosofia, Ecologia e Stili di Vita: Arne Nss e la Deep Ecology

Relatore: Prof. Michele Nicoletti Correlatrice: Prof.ssa Paola Giacomoni

Tesi di Laurea di: Luca Albrisi Matricola: 122784

Anno accademico 2007/2008 Appello del 17/09/2008

So if you decide not to make use of the opportunity you have, not to try to live your life in a way which is constructive and helpful, you end up looking back and say: why did I bother living? Noam Chomsky

Indice

Introduzione............................................................................................................. .9 Parte I: unIntroduzione I. Arne Naess: Biografia e Bibliografia...................................................................13 II. Radici Storiche della Filosofia Ambientale
1. Dalla preistoria al XIX secolo................................................................................ 19 2. Il pensiero ambientalista nel Novecento: Antropocentrismo e Biocentrismo........ 24 a. Conservazione e preservazione b. Presa di coscienza ambientale e denuncia c. Cristianesimo ed orientalizzazione

III. Teorie Ecofilosofiche: una Panoramica


1. Antropocentrismo......................................................................................................31 a. Antropocentrismo forte b. Antropocentrismo debole 2. Biocentrismo..............................................................................................................33 a. Biocentrismo individualista b. Biocentrismo olistico 3. Deep Ecology............................................................................................................ 37

Parte II: Teoria e Norme della Deep Ecology IV. Dai Sette Principi del 1973 alla Piattaforma del 1976
1. I sette punti del 1973.............................................................................................. 41 2. Crisi della societ moderna e Deep Ecology.......................................................... 45 a. La situazione b. Una piattaforma del movimento della Deep Ecology

V. Dal Pensiero Ecologico al Pensiero Ecosofico


1. Terminologia............................................................................................................ 49 a. Ecologia b. Ecofilosofia c. Ecosofia 2. Valutazioni e norme.................................................................................................. 50 3. La natura tra oggettivit e Gestalt............................................................................. 51 a. Le qualit della natura ed il relazionismo b. Gestalt e pensiero gestaltico c. Emozione e valore 4. Le norme fondamentali............................................................................................. 54

Parte III: Ecosofia Applicata ed Ecosofia T VI. Ecosofia, Tecnologia e Stili di Vita
1. Mutamento di mentalit.......................................................................................... 59 2. Tecnologie e stili di vita......................................................................................... 60

VII. Ecosofia ed Economia


1. Economia e sistema normativo............................................................................... 65 2. Il Prodotto Nazionale Lordo (PNL)........................................................................ 66 3. Lattribuzione di un prezzo alla Natura.................................................................. 68

VIII. Ecosofia e Politica


1. Non si pu evitare la politica.................................................................................. 71 2. La posizione dei partiti verdi e le tematiche ecopolitiche fondamentali................ 72 a. Inquinamento b. Risorse c. Popolazione 3. Autodeterminazione, Self-reliance e comunit locali............................................ 74

4. Il processo di trasformazione................................................................................. 76 IX. LEcosofia T


1. Il diritto universale a realizzare le proprie potenzialit.......................................... 79 2. Lunicit della specie umana.................................................................................. 81 3. Identificazione, solidariet e realizzazione del S.................................................. 82 4. Lattribuzione del valore ed il concetto di friluftsliv.............................................. 84

5. Norme ed ipotesi su cui si sviluppa lEcosofia T................................................... 86 a. Livello metafisico b. Livello fisico

Conclusioni.............................................................................................................. 89 Bibliografia.............................................................................................................. 97 Risorse multimediali................................................................................................101

Introduzione

In epoca moderna risulta impossibile sfuggire ad alcune riflessioni fondamentali riguardo esperienze che investono la nostra esistenza a livello etico, politico e sociale. Gli stili di vita delluomo moderno si scontrano nettamente con quelli elaborati nel corso della sua storia ed il suo rapporto con la realt circostante sembra essere radicalmente mutato in particolar modo negli ultimi due secoli. Se questi nuovi stili di vita sembrano da un lato donare ricchezza e felicit, il rovescio della medaglia nasconde una degenerazione del rapporto Uomo-Mondo. I danni ambientali sembrano essere un palese campanello dallarme dellirrispettosa posizione che gli uomini si sono arrogati il diritto di assumere allinterno della natura. Occorrono proposte, confronti e soluzioni al fine di prendere coscienza della nostra posizione attuale nel mondo e per cercare di assumere uno stile di vita che sappia essere il pi possibile armonico in esso. La parte introduttiva di questa tesi presenta in primo luogo unanalisi, a grandi linee, del rapporto delluomo con la natura nei principali periodi storici. Sono qui analizzati, dalla preistoria allet moderna, i diversi modi in cui luomo si percepito allinterno della Natura e pi in generale del Mondo fino a giungere alla definizione di quelle che si sono delineate come le principali teorie ecofilosofiche: Antropocentrismo, Biocentrismo e Deep Ecology. Linteresse ad analizzare approfonditamente lEcologia Profonda deriva dalla struttura filosofica delle teorie su cui essa poggia. La seconda parte della tesi espone i principi base del movimento dell Ecologia profonda presentati da Arne Naess suo ideatore in quello che stato considerato il manifesto della Deep Ecology: The Shallow and the Deep, Long Range Ecology Movement. A Summary.

Successivamente si deciso di analizzare pi in profondit la terminologia usata dallautore, il sistema normativo da lui proposto e la visione gestaltica che posta alla base delle teorie da lui elaborate. La terza parte della tesi abbandona lambito puramente teorico-normativo per mettere in paragone lecosofia, proposta da Naess, con gli stili di vita moderni ed i sistemi economici e politici vigenti nelle societ industriali. Lo sviluppo di questi capitoli si presenta come una critica alle teorie poste a sostegno dei moderni assetti sociali, politici ed economici presentando dei sistemi alternativi e dei nuovi principi a partire dai quali risulti possibile strutturare uno stile di vita che si inserisca armoniosamente nel Mondo. In ultima analisi stata presentata lEcosofia T, basata sulla personale visione del mondo di Arne Naess.

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Parte I: unIntroduzione

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Cap. I: Arne Naess: Biografia e Bibliografia

Nonostante Arne Naess sia considerato il pi importante esponente della filosofia scandinava, il materiale riguardante la sua vita non facilmente reperibile. Per la ricostruzione degli eventi salienti di unesistenza ricca di esperienze eterogenee com stata quella di Naess, ci si basati principalmente su articoli di riviste di settore come Trumpeter ed Inquiry, nelle quali stato possibile trovare testimonianze di filosofi, attivisti politici e professori che hanno avuto modo di collaborare a stretto contatto con Naess. Una vita straordinaria come quella di questo filosofo difficilmente riassumibile in poche righe ed altrettanto difficile riuscire a raccogliere lintera bibliografia della sua a dir poco prolifica attivit, tuttora in corso. La sensazione emersa durante tali ricerche quella che Naess abbia volutamente condotto la propria esistenza evitando il pi possibile la notoriet quasi ad incarnare il modello pluralista ed olistico delle proprie teorie filosofiche. Arne Dekke Eide Naess nasce ad Oslo, Norvegia, il 27 Gennaio del 1912. Studia filosofia, astronomia e matematica alluniversit di Oslo, dove si laurea nel 1933 e consegue il dottorato nel 1936. Segue inoltre dei corsi alla Sorbona e alluniversit di Vienna. Prima di aver compiuto i suoi 25 anni partecipa alle riunioni del Circolo di Vienna dove fu accolto come una nuova cometa nel firmamento filosofico1. Durante la sua permanenza nella citt austriaca sviluppa inoltre una stretta collaborazione, della durata di circa quattordici mesi, con Edward Hitschmann, collega di Freud. Nel 1937-1938 studia teoria dellapprendimento a Berkeley con il professor E.C. Tolman.

Warwick Fox, Arne Naess: A Biographical Sketch, in Trumpeter, Vol. 9 (1992), N2, p.1

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Tornato in Norvegia ottiene, a soli ventisette anni, la cattedra di filosofia presso luniversit di Oslo, posizione che occupa fino al 1969 quando decide di live rather than to function2. Il merito dell ingresso della filosofia scandinava nella Encyclopedia of Phylosophy pu essere attribuito alloriginale contributo di Arne Naess, ideatore di una semantica empirica radicale e leader del cosiddetto gruppo di Oslo. Se vero che la filosofia norvegese ha avuto un periodo morto, altrettanto corretto asserire che, in primo luogo per merito di Arne Naess, codesta filosofia ora nel bel mezzo di un periodo di crescita rigogliosa3. Durante gli anni accademici le sue indagini riguardano argomenti di storia della filosofia - in particolare autori come Kierkegaard, Carnap, Wittgenstein, Heidegger e Sartre - filosofia della scienza, filosofia del linguaggio e della comunicazione, semantica empirica, logica, scetticismo e filosofia politica. La riflessione di Naess sulla semantica empirica, che si svilupp prevalentemente durante gli anni Quaranta e Cinquanta del secolo scorso, indaga i modi in cui il linguaggio pu legittimamente essere usato in relazione a determinati e particolari contesti. Secondo Warwick Fox, suo amico e collaboratore, il lavoro e la persona di Arne Naess cre un nuovo clima che non influenz solo la filosofia e la ricerca sociale ma un campo ben pi ampio4. Il filosofo norvegese infatti appartiene ad una generazione di studenti universitari che dovette sostenere il cosiddetto examen philosophicum5, organizzandone lui stesso i corsi di preparazione tra il 1939 e il 1954. Questo presuppone delle vaste conoscenze in campi eterogenei. Tra il 1949 ed il 1950 il leader scientifico di un progetto dellUNESCO sviluppato per esaminare la natura delle controversie ideologiche tra Oriente ed Occidente. Tale progetto si risolse in unanalisi empirica dei diversi usi del termine democrazia dallantichit ad oggi. Il testo che ne scatur, Democracy in a world of
Warwick Fox, Arne Naess: A Biographical Sketch, in Trumpeter, Vol. 9 (1992), N2, p. 1 vivere non sopravvivere (traduzione mia) 3 Justus Hartnack, Scandinavian Phylosophy, in The Encyclopedia of Philosophy, ed. Paul Edwards, Vol. 7, New York: Macmillan, 1967, p. 301 4 Warwick Fox, Arne Naess: A Biographical Sketch, in Trumpeter, Vol. 9 (1992), N2, p. 3 5 Esame propedeutico riguardante logica, metodologia e storia della filosofia richiesto ad ogni studente dell Universit di Oslo indipendentemente dalla scelta del percorso di studi
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tension, fu immediatamente esaurito e mai pi ristampato dall UNESCO a causa del carattere politicamente pericoloso dei suoi contenuti6. Nel 1958 fond Inquiry, nota rivista filosofica e di scienze sociali di cui rimase editore fino al 1975. Dopo il 1969, anno in cui Naess si ritira dalla carriera accademica, sviluppa la sua filosofia pluralista verso tematiche ecofilosofiche ed ambientaliste, nonch sul pensiero di Spinoza e Gandhi. Questo il periodo in cui pone le basi della sua Ecologia Profonda e pi precisamente nel 1973 con larticolo apparso su Inquiry The Shallow and the Deep, Long-range Ecology Movement. A Summary e nel 1976 con Ecology, Community and Lifestyle opera in cui sottolinea limportanza della responsabilit individuale e dellattivismo nella soluzione della crisi ambientale globale. Naess non si limitato infatti alla sola produzione teorica, ma ben noto per il suo attivismo politico: direttore per diversi anni del gruppo norvegese di Greenpeace ed esponente del Partito Verde, ha preso pi volte parte a proteste nonviolente in difesa dellambiente. Famoso esempio di tale attivit la sua partecipazione, il 14 Gennaio del 1981, all Alta Confrontation dove circa 1000 persone tra cui un significante numero di professori, avvocati e scienziati, si sono incatenati nel tentativo di evitare la costruzione di un impianto elettrico e di una diga nel profondo nord della Norvegia. Durante le successive ventiquattro ore furono liberati di forza dalle loro catene e portati via da 6000 poliziotti in quella che fu la pi grande azione di polizia nella storia della Norvegia7. A testimonianza della sempre presente base pluralista della sua filosofia e quindi del suo modo di pensare e vivere, Arne Naess ha trascorso una vita sorprendente. Oltre che per il suo pensiero e per le sue opere, egli infatti famoso per le sue straordinarie doti sportive ed in particolare alpinistiche. Nel 1950 realizz la prima ascesa del Tirich Mir (7690m) la cima pi alta della catena dellHindu Kush, Pakistan; prese inoltre parte a diverse spedizioni sullHimalaya. Tutti coloro che conoscono Naess possono testimoniare che una persona straordinariamente energica.[...] Discussioni con Naess

Arne Naess, 1983. Ron Eyerman, Intellectuals and popular movements: the Alta confrontation in Norway, New Praxis N3 (1983), p. 185
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sono sempre scandite da momenti di attivit fisica sciate o arrampicate su roccia in Norvegia, trekking e tennis in Australia8. Arne Naess che scia, Arne Naess che fa un bagno, Arne Naess che scala montagne, Arne Naess che fa boxe, Arne Naess che vive da solo nella sua casa di montagna, Arne Naess che racconta barzellette, Arne Naess che scrive di scetticismo... Arne Naess un pluralista radicale...9. Cos scrive di lui Fons Elders, organizzatore di una serie di dibattiti per la televisione tedesca cui presero parte otto filosofi tra cui Karl Popper, Noam Chomsky, Michel Foucault e, appunto, Arne Naess. Per quanto riguarda la bibliografia di Naess - come si accennava allinizio di questo breve excursus sulla sua vita va detto che questo filosofo ha prodotto innumerevoli lavori inerenti aree dinteresse molto varie, redatti in diverse lingue: norvegese, danese, svedese, tedesco ed inglese. Una delle bibliografie pi complete del suo lavoro contenuta in Philosophers on Their Own Work, opera di Marcier e Svilar. Questa, pur fermandosi allanno 1982, registra 28 libri, 18 monografie ed articoli nella serie Philosophical Problems dellUniversit di Oslo, 143 articoli in giornali accademici e specializzati, 45 articoli in riviste non specializzate, 29 articoli su quotidiani, 17 monografie ed altri articoli tecnici. Naess stato inoltre coautore di 6 libri e monografie nonch di 12 opere riguardanti lalpinismo. Nel 1997 fu avviato lo SWAN Project - acronimo di Selected Works of Arne Naess - che si proponeva di portare lo spettro completo delle opere accademiche pi importanti di Naess al pubblico inglese10. Il risultato di tale lavoro furono 10 libri raccolti in 9 volumi, per un totale di circa 3000 pagine11. Nonostante la mole, questa ricerca, a detta degli stessi partecipanti, non certamente unesaustiva raccolta del lavoro di Naess12 a causa della straordinaria
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Warwick Fox, Arne Naess: A Biographical Sketch, in Trumpeter, Vol. 9 (1992), N2, p. 2 Fons Elders, The reflexive water: The Basic Concerns of Mankind, Souvenir Press, 1974, p. 274-275 10 Harold Glasser, Selected Works of Arne Naess: SWAN Introduction, in Trumpeter Vol.14 N3 (1997) 11 The SWAN Contents: Volume I: Science as Behaviour; Volume II: Interpretation and Preciseness: A Contribution to the Theory of Communicative Action; Volume III: Scepticism; Volume IV: Which World Is the Real World; Volume V: The Pluralist and Possibilist Aspect of the Scientific Enterprise; Volume VI: Gandhi and Group Conflict: An Exploration of Satyagraha; Volume VII: Communication and Argument Freedom, Emotion, and Self-Subsistence: The Structure of a Central Part of Spinoza's Ethics; Volume VIII: Selected Papers: 1936-1996; Volume IX: Stones Philosopher: Dialogues with Arne Naess 12 Harold Glasser, Selected Works of Arne Naess: SWAN Introduction, in Trumpeter Vol.14 N3 (1997)

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prolificit dellautore ma anche, purtroppo, alla scarsa quantit di opere tradotte in lingua inglese. Altrettanto numerose sono state le sue lezioni svoltesi in innumerevoli luoghi, la maggior parte dei quali meravigliosi e preferibilmente vicino a montagne o deserti: (alcuni di questi: Berkeley, Santa Cruz, Reykjavik, Hangzhou, Helsinki, Tromso, Peking, Canton, Hong Kong, Chengdu, Jerusalem...) Cos come la volont di presentare le proprie idee in una molteplicit di contesti popolari o semipopolari in opposizione al puro contesto accademico.13 Per concludere interessante riportare un elenco di tutti i premi di cui stato insignito Naess: il Royal Norwegian Order of St. Olav, l rets Peer Gynt nel 2004, il Nordic Council Award for Nature and Environment nel 2002, lUggla Prize Humanistiska Freningen dell Universit di Stoccolma nel 2002, Diploma and Medal dal Re Harald V di Norvegia nel 1998 per il suo collaborazione con lIntelligence Agency XU durante loccupazione tedesca, Medaglia di riconoscimento conferita dalla Presidenza della Repubblica Italiana nel 1998, il Nordic Prize da parte della Swedish Academy nel 1996, il Mountain Tradition Award da parte della Croce Rossa a Oslo nel 1996, il Mahatma Gandhi Prize for Non-Violent Peace sempre a Oslo nel 1994, il Fridtjof Nansens Award da parte della Fridtjof Nansens Foundation per la promozione della Scienza nel 1983, il Sonning Prize (equivalente del Nobel per la Danimarca) per il suo contributo alla cultura europea nel 1977. Gli furono inoltre attribuiti due dottorati ad honorem: dall Universit di Stoccolma nel 1972 e dall Universit Nazionale Norvegese di Sport ed Educazione fisica nel 1995. Nel 2002 sia il Club Alpino Norvegese che lAssociazione Turistica Norvegese lo proclamarono membro onorario.

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Warwick Fox, Arne Naess: A Biographical Sketch, in Trumpeter, Vol. 9 (1992), N2, p. 3

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Cap. II: Radici Storiche della Filosofia Ambientale

1. Dalla preistoria al XIX secolo


Per riuscire a delineare i problemi affrontati dalla filosofia ambientale o ecofilosofia ed essere quindi in grado di cogliere le sfumature che contraddistinguono le diverse modalit di concepire il rapporto tra Uomo e Natura, necessaria unanalisi preliminare di come luomo abbia concepito se stesso - ed il mondo che lo circonda nei diversi momenti storici. Infatti se da un lato i dati scientifici ci aiutano nella comprensione del mondo, sono soprattutto le nostre convinzioni filosofiche che incidono profondamente la nostra morale e quindi determinano il nostro comportamento14. Una vera presa di coscienza dei problemi ambientali e della nostra posizione-nel-mondo possibile solo alla luce di una riflessione su come si sia evoluto il nostro modo di concepirci nei confronti della natura. Luomo preistorico, cacciatore e raccoglitore, godeva di uno strettissimo rapporto con la natura; questo a causa del fatto che il suo modo di vivere era influenzato in massima parte dallambiente che lo circondava. Il suo principio di autoconservazione si scontrava spesso con le insidie rappresentate dalla natura in diverse ed innumerevoli forme. Per questo arriv a credere di essere circondato da una realt di demoni e spiriti da cui doveva difendersi, che doveva rispettare, ma che in ogni caso rappresentavano una realt a cui egli apparteneva e di cui considerava necessario far parte. Questo modo di concepirsi allinterno di un tutto e di concepire ogni cosa persone, cose ed avvenimenti come dotati di unanima, ha portato alcuni antropologi a classificare questo periodo della nostra storia con il termine Animismo.

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P. Pagano, Filosofia Ambientale, Mattioli 1885, Fidenza 2005, p. 10

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Secondo alcuni filosofi come Eugen Fink e lo stesso Naess anche se a mio parere andrebbero svolte maggiori ricerche a riguardo - il primo vero grande cambiamento in questo modo di pensare da attribuirsi allo sviluppo del pensiero ellenico nellantica Grecia del V secolo a.C., il quale pone le filosofico occidentale. Seppur nel pensiero dei primi filosofi si possa ancora ravvisare una ricerca dei principi primi della vita nella natura basti pensare a filosofi come Talete o Anassimene, che individuano proprio nella natura lArch o principio di tutte le cose - e quindi una continuazione del precedente spirito animista, con Democrito (ca. 460-370 a.C.) e con laffermarsi del materialismo che luomo inizia a concepirsi come qualcosa di separato dagli eventi fisici ed inizia quindi a studiarli come fenomeni a s stanti. Il distacco dal modo preistorico di percepirsi fu definitivamente portato a termine da Platone, il quale svilupp una metafisica a partire dalla propria dottrina delle idee. Tale concezione del mondo infatti separa in modo netto il mondo naturale da quello ideale e perfetto, ammettendo una duplice natura umana (Mito dellauriga) che, per raggiungere la verit, deve indirizzare la propria ricerca verso un mondo diverso da quello fisico (Mito della caverna). Questo port ad una svalutazione della realt fisica nel suo complesso.[...]un aspetto dellesistenza fu isolato dagli altri e classificato come realt fisica 15. In generale, tutti i pensatori di questo periodo tendevano a ritenere la natura come qualcosa che, pur essendo sfruttata, potesse autoregolarsi, oppure come un meccanismo che produceva delle gerarchie perfette in cui luomo occupava lapice: Se dunque la natura niente fa n imperfetto n invano, di necessit per luomo che la natura li ha fatti, tutti quanti16. Una visione simile di tale rapporto sembrava essere ritratta dai testi sacri dellebraismo e, successivamente da quelli cristiani. Questi infatti, ritraendo un cosmo perfettamente ordinato e creato da un Dio Sommo, Onnipotente ed Onnisciente, ridefiniva la posizione delluomo allinterno della natura, del mondo e dellintero universo. Se, come afferma la Bibbia, luomo creato ad immagine e somiglianza di Dio, ne risulta un essere eletto e superiore rispetto agli altri e quindi libero di usare a
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basi del pensiero

A. Naess, Ecosofia, Ecologia Societ e Stili di Vita, traduzione di E. Recchia, Red Edizioni, 1994, p. 242 16 Aristotele, Politica, traduzione di R. Laurenti, La terza, Bari 1993, p. 17

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proprio piacimento tutto ci che lo circonda. La Genesi afferma chiaramente: Dio disse: - Facciamo luomo: sia simile a Noi, sia la Nostra immagine. Dominer sui pesci del mare, sugli uccelli del cielo, sul bestiame, sugli animali selvatici e su quelli che strisciano al suolo17 ed inconfutabilmente Se sar versato il sangue di un uomo, ossia la sua vita, io interverr per punire: io punir ogni animale che avr ucciso un uomo e punir ogni uomo che ha ucciso un altro uomo18. La punizione divina dunque, era concepita solo nel caso in cui fosse lanimale ad attaccare luomo e non viceversa, ponendo questultimo in una posizione indiscutibilmente superiore nella gerarchia del mondo naturale. Nel medioevo vi furono svariati processi i cui imputati erano animali che avevano ucciso degli uomini19. Nel XVII secolo, si possono riscontrare filosofie contrastanti tra loro per quanto riguarda il rapporto uomo-natura. Alcuni, come Cartesio, filosofo che pose le basi del pensiero scientifico occidentale, erano del parere che la sensibilit fosse prerogativa delluomo, lunico dotato di linguaggio e quindi lunico in grado di pensare, di provare sensazioni e dolore. Gli animali, al contrario, erano semplici oggetti, macchine prive di sensibilit e coscienza, su cui era lecito compiere ogni tipo di esperimento20. Thomas Hobbes, padre della filosofia politica moderna, descrisse lo stato di natura, ovvero prepolitico, come una situazione di guerra in cui luomo costretto ad unesistenza insicura, solitaria, brutale e breve. Diventava allora una vera e propria necessit distaccarsi da questa condizione abbandonando i propri diritti naturali per sostituirli con diritti e doveri civili, legittimando in questo modo un ordine politico. Al contrario, John Locke consider lo stato di natura come condizione di pace, benevolenza ed assistenza nel quale ogni uomo aveva diritto alla vita, alla libert ed alla propriet. Il potere dello Stato doveva perci limitarsi a tradurre le leggi di natura considerate sempre come superiori - in leggi positive. Locke non si distanziava comunque dalla visione cristiana che concepiva luomo come padrone della natura, donatagli da Dio, e di cui doveva essere un amministratore saggio e rispettoso. Al di l delle diverse interpretazioni della natura come qualcosa da cui difendersi o come qualcosa da cui prendere spunto per lorganizzazione delle societ nascenti,

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La Bibbia interconfessionale, Elle Di Ci, Torino 1999, Genesi 1,26 La Bibbia interconfessionale, Elle Di Ci, Torino 1999, Genesi 9,1 19 P. Pagano, Filosofia Ambientale, Mattioli 1885, Fidenza 2005, nota 23, p. 113 20 P. Pagano, Filosofia Ambientale, Mattioli 1885, Fidenza 2005, p. 18

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furono innumerevoli le filosofie definibili come antropocentriche, ovvero che ponevano luomo in una posizione di privilegio allinterno della natura. Pur essendo lantropocentrismo il concetto dominante delle filosofie del Seicento, si possono incontrare filosofi di quel periodo che concepirono luomo come essere integrato nella natura. Esempio ne Baruch Spinoza, che defin luomo come manifestazioni della sostanza o come Gottfried Leibniz, il quale afferm Un uomo, una pianta un animale vanno guardati non per quelle creature contingenti, limitate, finite che sono ma per quellinfinito che, consapevolmente o meno, lanima di ciascun vivente reca dentro di s21. Nel secolo successivo aumentarono le voci di coloro che vollero criticare lantropocentrismo: Franoise Voltaire sent la necessit di contestare la tesi cartesiana dellassociazione necessaria tra linguaggio e sensibilit [...]. Jean-Jacques Roussseau sottoline la somiglianza fra la sensibilit umana e quella animale e David Hume descrisse le capacit umane, incluse quelle morali, come un caso speciale di capacit animali.22. Per Immanuel Kant, la violenza verso gli animali era da considerarsi una perversione che nella maggior parte dei casi poteva leggersi come un anticipazione di violenza verso gli altri uomini. Nel Settecento le idee illuministe contribuirono certamente a riavvicinare luomo alla natura o perlomeno al rispetto di essa ed in particolar modo del regno animale. Linglese John Oswald nel 1791 pubblic The Cry of Nature or an Appeal to Mercy and to Justice on Behalf of the Persecuted Animals23 ed il conterraneo George Nicholson nel 1797 diede alle stampe On the Conduct of Man to Inferior Animals24. Sempre in quegli anni, John Lawrence nel suo A Philosophical Treatise on Horses and on the Moral Duties of Man Towards Brute Creation25 sostenne che lo jus animalium avrebbe dovuto essere parte di ogni sistema legale fondato sui principi di giustizia ed umanit26.

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V. Baricalla, Leibniz e luniverso dei viventi, edizioni ETS, Pisa 1995 P. Pagano, Filosofia Ambientale, Mattioli 1885, Fidenza 2005 23 Il grido della natura o un appello alla compassione e alla giustizia nellinteresse degli animali perseguitati (trad. mia) 24 Sulla condotta delluomo verso gli animali inferiori (trad. mia) 25 Un trattato filosofico sui cavalli e sui doveri morali delluomo nei confronti degli animali selvaggi (trad. mia) 26 Cfr. R.F. Nash, The right of nature, The University of Winsconsin Press, Madison, Winsconsin, 1989, p.24-25

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Questo allargamento delletica agli animali trov solide basi nel pensiero di Jeremy Bentham, teorico di filosofia del diritto anglo-americana. Avendo come presupposto il Principio di massima felicit, secondo cui la sofferenza male e il piacere bene, egli riposizion gli animali tra un insieme di esseri viventi capaci di soffrire e quindi aventi specifici diritti. Bentham pose il cosiddetto dilemma dei casi marginali affermando che se luomo non aveva nessuna remora a maltrattare o sopprimere gli animali giustificandosi col fatto che non li riteneva razionali o intelligenti, allora poteva fare altrettanto con gli esseri umani nelle loro stesse condizioni: neonati, persone in coma, handicappati mentali27. Fu proprio grazie a queste riflessioni che, su proposta di Richard Martin, il 22 giugno del 1882 in Inghilterra si arriv allintroduzione di una vera e propria legge sul maltrattamento del bestiame. Concetti etici che abbracciavano la natura nel suo complesso videro la luce tra la fine del XVIII e linizio del XIX secolo con la nascita del Romanticismo. A detta dello storico Donald Worster alla base della visione romantica della natura vi era quella che le generazioni future avrebbero chiamato prospettiva ecologica, vale a dire la ricerca di una percezione olistica e integrata, lenfasi sullinterdipendenza e i rapporti naturali e il forte desiderio di ridare alluomo un legame intimo con il vasto organismo che costituisce la terra28; i romantici sono dunque da considerarsi biocentristi. Nel XIX secolo si assistette perci alla nascita dellambientalismo ed in particolare grazie al primo e forse pi grande sostenitore di questa corrente di pensiero: lamericano, Henry David Thoreau. Sostenitore dellesistenza di una super-anima permeante ogni cosa vivente nonch abile osservatore dello stile di vita umano al fine di calcolarne limpatto sul territorio, Thoreau promulg un modello di vita in armonia con la natura, cos come avevano fatto per millenni gli indiani dAmerica. La prima grande opera sullimpatto ambientale umano fu Man and Nature29 del 1864. Il suo autore, George Perkin Marsh, era convinto che luomo non dovesse ricoprire una posizione di proprietario nei confronti della Terra ma che dovesse bens tutelarla senza alcuno spreco. Inoltre il diplomatico, filologo ed ambientalista americano era convinto

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P. Pagano, Filosofia Ambientale, Mattioli 1885, Fidenza 2005, p. 22 D. Worster, Storia delle Idee Ecologiche, pp. 114 29 G.P. Marsh, Man and Nature. Or, Physical Geography as Modified by Human Action, Scribner, New York 1865

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che [...] la vita animale e vegetale un problema troppo complicato perch lintelligenza umana riesca a risolverlo, e noi non potremo mai sapere quanto ampio il cerchio di disturbo che produciamo nellarmonia della natura quando gettiamo il pi piccolo ciottolo nelloceano della vita organica30; per questo vedeva lesigenza di una serie di cambiamenti a livello politico e morale. Il primo a sostenere che la vita non umana avesse dei diritti intriseci fu invece Edward Payson Evans, che partendo dalla critica al principio kantiano secondo il quale la violenza sugli animali fosse da considerarsi solo come un preludio alla violenza su altri uomini, dichiar che qualsiasi tentativo di separare il genere umano dalla natura era filosoficamente falso e moralmente pernicioso31. Egli inoltre, riprendendo un argomento gi sollevato in precedenza da Arthur Schopenhauer, critic il fatto che la cristianit giustificasse gli scempi ambientali da parte delluomo, riducendo la considerazione della natura a mero bene strumentale.

2. Il Pensiero ambientalista nel Novecento: Antropocentrismo e Biocentrismo


Come illustrato, levoluzione del pensiero ambientalista presenta la nascita di due linee di pensiero in netta contrapposizione tra loro. La prima considera luomo come essere di spicco allinterno della natura, la quale invece da considerarsi un semplice mezzo posto nelle sue mani; la seconda, al contrario, riconosce alla Terra e a tutti i suoi abitanti un valore indipendente da quello utilitaristico umano. La prima teoria detta Antropocentrismo, la seconda Biocentrismo. Questultima ha registrato un numero sempre crescente di sostenitori a causa dei grandi disastri ambientali che hanno segnato la fine del XIX e tutto il secolo scorso. Proprio a causa di questi avvenimenti sono nate, a partire dagli anni 1960, nuove teorie e movimenti di contestazione ambientalista nonch associazioni in difesa dellambiente come il WWF nel 1961, Greenpeace nel 1969, Earthforce nel 1977 e, in Italia, Lega Ambiente nel 1980.

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Cfr. R. F. Nash, The Right of Nature, p. 38 P. Pagano, Filosofia Ambientale, Mattioli 1885, Fidenza 2005, p. 24

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Si deve per sottolineare come anche allinterno della corrente biocentrica si possano riscontrare due correnti diverse: una, lAmbientalismo, ha un orientamento di tipo olistico e tende dunque a considerare gli insiemi di individui (gruppi, specie, ecosistemi ecc..); laltra invece si schiera a difesa dei Diritti animali da un punto di vista individualista, considerando unico e fondamentale ogni individuo di una determinata specie. Pur avendo entrambi interesse ad un allargamento delletica al di fuori delluomo, purtroppo ambientalisti e sostenitori dei diritti degli animali finiscono spesso per scontrarsi su temi quali la sperimentazione animale o il vegetarianismo, atteggiamento che sicuramente gioca a favore degli oppositori antropocentrici.

a. Conservazione e preservazione
Come si detto precedentemente, lurgenza di un sentimento protettivo nei confronti della natura deriv dalla presa di coscienza dei disastri ambientali cui luomo assisteva e di cui si riconosceva essere causa. Queste catastrofi erano ravvisabili soprattutto nel Nuovo Mondo dove una politica liberista si scontrava decisamente con una natura rigogliosa ed in parte ancora intatta: nel 1700, pi di mezzo milione di acri della foresta del New England erano stati disboscati per lallevamento e lagricoltura [...] Nel 1880 soltanto il 40 per cento della superficie del Massachussets poteva essere considerata area boschiva32. Fu per questi motivi che il presidente degli Stati Uniti dAmerica, Theodore Rosevelt, durante i primi anni del XX secolo decise di intervenire su questa situazione convocando a consiglio i maggiori esperti in materia. In questa occasione Gifford Pinchot, nominato consulente ambientale della Casa Bianca, elabor il concetto di conservazione. Il suo progetto si basava sullistituzione delle Forest Reserves chiamate oggi National Forests - nelle quali luomo non era tenuto a preservare la natura perfettamente integra, come nei National Park, ma era libero di utilizzarne le risorse a patto di rispettare determinati criteri. La politica di Pichot deve essere per analizzata pi da vicino per poter trarre adeguate conclusioni a riguardo; infatti se da un lato a
32

D. Worster, Storia delle idee ecologiche, cit. , pp. 98-99

25

Pinchot si deve riconoscere il fatto di essere riuscito a limitare labitudine allo sfruttamento sconsiderato tipico della frontiera, dallaltro lato la conservazione era pi rivolta alla tutela delleconomia che non alla salvaguardia ambientale. La politica della conservazione tendeva (e tende) a massimizzare la produttivit per il bene esclusivo degli uomini. Cos, ad esempio, secondo il principio della conservazione furono sterminati i predatori quali lupi, puma, coyote ed orsi grigi allo scopo di salvaguardare gli erbivori a cui i cacciatori amavano sparare33. Come facilmente intuibile, una politica di questo tipo port ad un disequilibrio degli ecosistemi in cui fu introdotta, causando un soprannumero di erbivori che, prima di morire di fame, razziarono tutto ci che di commestibile trovarono, pascoli compresi. Risulta quindi fondamentale, in unottica ecofilosofica, distinguere tra i concetti di conservazione e preservazione. Mentre la seconda esige che luomo lasci totalmente integra la natura non mettendovi quindi mano, la prima invece considera i suoi prodotti come sfruttabili, se pur in un ottica sostenibile34. Unaltra rivoluzione a livello scientifico fu attuata dellecologia che introdusse problematiche totalmente innovative. Questa nuova materia infatti, mettendo in luce una serie di nuove relazioni fra gli esseri viventi e la natura, sembrava descrivere uninterdipendenza tra tutti gli organismi che andava a confermare scientificamente la concezione della Natura come un tutto organico.

b. Presa di coscienza ambientale e denuncia


Durante la seconda met del XX secolo nacquero una serie di filosofie rivoluzionarie riguardanti il rapporto tra uomo e Natura; una di queste fu la Land Ethic (Etica della terra) proposta da Aldo Leopold ispirandosi al pensiero di un filosofo russo suo contemporaneo: Piotr Demianovich Ouspensky. Questultimo aveva elaborato una teoria che concepiva ogni cosa esistente come composta da una parte fisica, fenomenica, ed una parte intangibile, noumenica. Ci che accomunava tutti gli esseri, viventi o apparentemente senza vita, era proprio quella parte intangibile, in grado di creare

33 34

P. Pagano, Filosofia Ambientale, Mattioli 1885, Fidenza 2005, p. 30-31 R.F. Nash, The right of nature, The University of Winsconsin Press, Madison, Winsconsin, 1989

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equilibri paragonabili allarmonia esistente tra le cellule di un essere vivente complesso. Secondo questa concezione, dunque, tutte le parti della Natura, organiche ed inorganiche, sarebbero parti integranti di uno stesso superorganismo. Aldo Leopold si laure in silvicoltura alla Yale Forest School nel 1909 e, lo stesso anno, si arruol nel corpo forestale statunitense. Una volta assegnato alle foreste dellArizona e del New Mexico35 divenne uno dei maggiori esperti dellattuazione del principio di conservazione di Pinchot. Durante una campagna di sterminio dei predatori, per, visse una sorta di crisi interiore che lo port a ripensare la natura partendo appunto dalle teorie di Ouspensky. Cos tent, come disse egli stesso, di pensare come una montagna, ampliando il proprio punto di vista antropocentrico; rielabor la filosofia del pensatore russo inserendo lecologia come pilastro fondamentale della sua nuova teoria. Ci che teneva insieme il sistema non era dunque un principio invisibile bens processi ecologici tangibili. Queste teorie, espresse in una raccolta di suoi saggi, A Sand Country Almanac36, pubblicata postuma nel 1949, divennero i principi ispiratori di molte filosofie biocentriche olistiche. Alla base del suo ragionamento, nel capitolo Etica della terra, vi la definizione di etica come il complesso di norme morali di comportamento cui luomo si rif al fine di vivere in armonia allinterno della societ; luomo applica quindi a s stesso delle norme autolimitative in quanto parte di una comunit. Applicando questo ragionamento ad una realt pi ampia, Leopold pens che se luomo fosse stato in grado di riconoscere la propria posizione integrata allinterno delle comunit ecologiche, allora avrebbe dovuto necessariamente riconoscere i diritti della natura: unetica della terra non pu certo impedire la modifica, la gestione e luso di queste risorse [terreni, corsi dacqua, piante, animali ecc.], ma afferma il diritto che esse continuino ad esistere e, almeno in certi luoghi particolari, possano conservare il loro stato naturale37. Ci che rende questa teoria totalmente rivoluzionaria il fatto che, mentre prima di allora si era parlato di diritti dei singoli individui, fossero essi uomini animali o vegetali, con Leopold nasce unetica applicata a livello di gruppi, specie, habitat e processi

35 36

http://www.aldoleopold.org/about/AldoLeopold.pdf A. Leopold, Almanacco di un mondo semplice, traduzione di G. Arca e M. Maglietti, Red edizioni, Como 1997 37 Ibidem, p. 165

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ecosistemici. La maggior parte dei membri della comunit terrestre non ha un valore economico. Fiori selvatici e i passeracei ne sono un esempio. [...] Eppure queste creature sono componenti della comunit biotica e se, come credo, la stabilit di questa dipende dalla sua stessa integrit, essi hanno ogni diritto di continuare ad esistere38. Con lEtica della terra luomo diventa dunque parte integrante della Natura e questultima acquista un valore intrinseco indipendente da quello attribuitole dalluomo. In breve unetica terrestre modifica il ruolo dellHomo Sapiens da conquistatore della terra a semplice membro e cittadino della sua comunit39. In conclusione, per Leopold, al contrario di ci che esponeva Pinchot con il proprio concetto di conservazione, giusto ci che tende a mantenere lintegrit, la stabilit e la bellezza della comunit biotica; sbagliato ci che ha una tendenza diversa40. Tra la fine degli anni Quaranta e gli anni Sessanta del secolo scorso, furono molte le opere scritte a denuncia degli scempi ambientali in atto in tutto il mondo: The road to Survival41 di William Vogt e Our Plundered Planet42 di Fairfield Osborn, tanto per citarne alcune, mettono a fuoco problematiche quali deforestazione e sovrappopolazione. Quando, nel 1962, fu pubblicato Silent Spring43 di Rachel Carson, libro di denuncia sull abuso di pesticidi ed insetticidi come il DDT, il terreno era pronto per il divampare delle polemiche tra le grandi societ produttrici di pesticidi ed i primi movimenti ambientalisti44 fornendo una prova in pi della nostra ridicola presunzione di voler soggiogare la natura con la forza bruta45.

c. Cristianesimo ed orientalizzazione
Fino agli anni Sessanta del XX secolo la Chiesa Cattolica non si era occupata in prima persona dei diritti della natura, mantenendo una posizione tendenzialmente antropocentrica. Posti per di fronte a rivoluzioni filosofiche in tema ambientalista quali
38 39

Ivi p. 170-171 Ivi p. 165 40 Ivi p. 184 41 W. Vogt, The road to Survival, W. Sloane Associate, 1948 - La via verso la sopravvivenza (trad. mia) 42 F. Osborn, Our Plundered Planet, Grosset & Dunlap, 1951 - Il nostro pianeta saccheggiato (trad. mia) 43 R. Carson, Primavera Silenziosa, Hamish Hamilton Ltd. , London, 1962 44 P. Pagano, Filosofia Ambientale, Mattioli 1885, Fidenza 2005, p. 34 45 R. Carson, Primavera Silenziosa, Hamish Hamilton Ltd. , London, 1962

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quelle avvenute nel Novecento, furono numerosi i teologi che espressero la propria posizione in materia. Primo tra tutti Joseph Sittler che nel 1954 rilesse la figura di S. Francesco dAssisi sottolineando gli aspetti delle sue teorie che pi si avvicinavano allambientalismo, ovvero la considerazione della totale uguaglianza tra tutte le creature. La posizione della Chiesa Cattolica si sforzava dunque di avvicinarsi alle nuove concezioni ambientaliste ma cercando di evitare con cautela un ritorno allanimismo che avrebbe minato le basi della propria religione. La natura dunque meritava considerazione e rispetto non in seguito ad un riconoscimento della posizione umana integrata nellecosistema ma in quanto, anchessa, creatura di Dio. Luomo, che doveva dimostrarsi saggio e premuroso, rimaneva comunque amministratore della natura. Questa rilettura cristiana della rapporto tra uomo ed ambiente si pu definire Antropocentrismo debole in quanto, pur non differenziandosi dallantropocentrismo puro o cosiddetto Forte per quanto riguarda il riconoscimento di una posizione privilegiata delluomo allinterno delluniverso, se ne distanzia in parte, predicando il rispetto nei confronti della natura. Nonostante gli sforzi della Chiesa, furono in molti ad individuare nelle radici giudaicocristiane della cultura occidentale lorigine della concezione delluomo fatto ad immagine e somiglianza di Dio e, in quanto tale, autorizzato a sfruttare la natura a suo piacimento46. Queste critiche, ed il relativo allontanamento dal cristianesimo, port allo sviluppo di un nuovo interesse per le filosofie e per le religioni orientali come taoismo, unimmagine maggiormente integrata delluomo allinterno della natura. In questo senso operavano anche gli sforzi per la riscoperta del pensiero degli indiani dAmerica negli U.S.A. Fu lantropologo Stan Steiner a descriver la filosofia degli indiani: Nel Cerchio della Vita tutti gli esseri sono uguali. Tutti siamo Sorelle e Fratelli. La nostra vita in comune con quella degli uccelli, degli orsi, degli insetti, delle piante, delle montagne, delle nuvole, delle stelle, del sole. Per essere in armonia con il mondo naturale si deve vivere nei cicli della vita47.
Cfr. Lynn White, The Historical Roots of Our Ecological Crisis, in Science, 1967, p.155 Cfr. B. Devall, G. Sessions, Ecologia Profonda, traduzione di G. Ricupero, edizioni gruppo Abele, Torino 1989, p. 100
47 46

buddismo,

shintoismo ed induismo. Queste religioni infatti sembravano in grado di fornire

29

La scoperta di questi modi alternativi di concepire il rapporto uomo-natura ebbe una larga diffusione a partire dagli anni Sessanta in tutto il mondo occidentale e, tramite lappoggio di esponenti appartenenti ad ogni classe sociale, influenz i campi dellarte, della letteratura, della musica e persino della scienza. Parallelamente a teorie scientifiche o dalle solide basi razionali, si svilupparono, soprattutto negli Stati Uniti, una variet di sette o movimenti culturali di cui lesempio pi famoso il cosiddetto New Age. Sempre in quegli anni nacque una delle idee ambientaliste pi famose degli anni Ottanta: lipotesi Gaia. James Lovelock linglese, chimico dellatmosfera, che lide, si rese conto che il rapporto tra mondo inorganico e vita non era in realt unidirezionale. Non era solo il mondo inorganico a modificare la vita, anche la vita modificava la Terra e il suo clima48. Egli stesso scrisse: User la parola Gaia quale termine sintetico, come emblema dellipotesi stessa che propongo: cio che la biosfera sia unentit auto-regolata, capace di mantenere vitale il nostro pianeta mediante il controllo dellambiente chimico e fisico49. Fu cos che il termine Gaia inizi ad essere usato da chiunque considerasse il pianeta Terra come unentit vivente. Questa concezione del nostro pianeta venne usata sia dai biocentristi pi estremi, i quali svilupparono teorie fantasiose che descrivevano la terra come un vero e proprio essere vivente, sia da irremovibili antropocentristi che invitavano Gaia ad eliminare luomo dalla propria superficie nel momento in cui lo avesse ritenuto davvero necessario per la propria autoregolazione. Al di l delle diverse posizioni assunte, sembra ragionevole osservare come il tema ambientale non sia evitabile allinterno del dibattito moderno, e tantomeno la presa di coscienza del peso politico, sociale ed economico che esso porta con s.

48 49

Ibidem J.Lovelock, Gaia, nuove idee sullecologia, traduzione di V. Bassan Landucci, Bollati Boringhieri, torino 1996, p.7

30

Cap. III: Teorie Ecofilosofiche: una Panoramica

Lobiettivo di questo capitolo quello di riassumere e rendere pi chiara la suddivisione dei diversi orientamenti filosofici sviluppatisi in campo ecologico. A questo scopo verranno inoltre introdotte alcune teorie non trattate nel precedente capitolo. Una panoramica generale in campo ecofilosofico risulta necessaria al fine di comprendere in modo approfondito le teorie e le posizioni assunte dalla Deep Ecology, oggetto centrale di questo trattato.

1. Antropocentrismo
Per i sostenitori di queste teorie i concetti di valore e diritto sono legati inscindibilmente alluomo che si pone in veste di valutatore nei confronti del pianeta e delle altre forme di vita. Di conseguenza, pu godere di un valore solo luomo, come entit in s, o ci a cui luomo attribuisce un valore.

a. Antropocentrismo Forte
Questo frangia dellantropocentrismo accomuna tutte quelle filosofie che reputano il ruolo delluomo predominante allinterno della natura. Gli esseri umani avrebbero quindi tutto il diritto di disporre di questultima a proprio piacimento, senza porsi il problema di quali potrebbero essere le conseguenze di tali azioni. Lantropocentrismo forte viene detto anche etica della frontiera - o etica del cowboy - in quanto ricorda il comportamento tenuto dai pionieri nel vecchio West che era indipendente dal governo e da tutti i suoi meccanismi50.

50

J. Useem, New Ethics or No Ethics?, in Fortune, Vol. 141, n6, Marzo 2000

31

I sostenitori di questa corrente nutrono una fiducia illimitata nelle capacit umane di rimediare ai disequilibri che luomo stesso ha creato e continua a creare con comportamenti e politiche irragionevoli. Attualmente tali posizioni sono supportate da pochi sostenitori; numerose ricerche in campo scientifico, ed in particolare in campo ecologico, hanno infatti dimostrato inconfutabilmente linfluenza del comportamento umano sugli equilibri naturali e la necessit di una presa di coscienza in questo senso al fine di salvaguardare la sopravvivenza della nostra, e numerose altre specie, su questo pianeta.

b. Antropocentrismo Debole
Le posizioni conservazionista ed utilitaristica moderne credono sia giusto utilizzare saggiamente le risorse ambientali per salvaguardare la salute delluomo, per rendergli la vita pi piacevole e per lasciare alle generazioni future le stesse possibilit di sviluppo che abbiamo noi oggi51. Tra i maggiori sostenitori di questa tesi vi il filosofo australiano John Passmore, il quale, pur ammettendo che luomo dovr mutare atteggiamento rispetto a molte importanti questioni52, era convinto che non fosse necessaria una vera e propria rivoluzione del pensiero occidentale per arrivare alla formulazione di una moderna etica ambientale. Egli stesso, nel suo libro La nostra responsabilit nei confronti della natura, sottolinea che una cosa raccomandare alle societ occidentali maggior prudenza nellatteggiamento verso le nuove tecnologie, minore spreco delle risorse naturali, maggior coscienza della loro dipendenza dalla biosfera; unaltra avanzare lipotesi che solo ricercando una nuova etica, una nuova metafisica, una nuova religione e rinunciando allapproccio critico-analitico, orgoglio delle societ occidentali, esse potranno risolvere i loro problemi ecologici53. Dal punto di vista di Passmore, inoltre, letica qualcosa che riguarda soltanto luomo; di conseguenza tutti gli esseri che non sono i grado di comunicare non possono far parte di una comunit morale. Tutelare gli animali da sofferenze inutili e la natura da uno sfruttamento eccessivo, pur essendo doveroso, non significa attribuire dei diritti alla
51 52

P. Pagano, Filosofia Ambientale, Mattioli 1885, Fidenza 2005, p. 48 J. Passmore, La nostra responsabilit per la natura, Feltrinelli, 1986, p. 19 53 Ibidem

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natura. Secondo il filosofo australiano sarebbe dunque luomo a perdere dei diritti non la natura a guadagnarne: un fiume non acquista dei diritti dal momento in cui si limita la libert dellinquinatore54. Il concetto di diritto perci applicabile esclusivamente a ci che umano. Il punto di vista secondo cui luomo sarebbe arbitro di ci che bene e ci che male, nonch unico detentore di diritti, comune a tutte le posizioni antropocentriche. Secondo queste filosofie solo luomo , e rimane, il perno centrale della natura55.

2. Biocentrismo
Se lantropocentrismo - sia esso forte o debole - riconosce sempre e comunque il ruolo centrale delluomo allinterno della natura, il punto comune di tutte le posizioni biocentriche proprio il ritenere inadeguato qualunque tipo di antropocentrismo, sostenendo che la natura sia dotata di un valore intrinseco indipendente da quello che luomo possa attribuirle.

a. Biocentrismo individualista
Tra le teorie biocentriste individualistiche possibile attuare una successiva distinzione tra le correnti pure come l etica animale ed i diritti animali ed altre che si avvicinano maggiormente alle posizioni olistiche come il principio di vita ed il rispetto per la natura. Fu Peter Singer, filosofo australiano, a sviluppare il concetto di Etica animale. Nei suoi due articoli pi famosi, Animal Liberation56 e All Animals Are Equal57, egli rivendica il principio di uguaglianza di tutte le specie, un principio di uguaglianza che tende a salvaguardare la diversit. Il principio di base delluguaglianza [...]

54 55

Ibidem P. Pagano, Filosofia Ambientale, Mattioli 1885, Fidenza 2005, p. 51 56 P. Singer, Animal Liberation, New York Review of Books, 20, April 5th, 1973 57 P. Singer, All Animals Are Equal, in: M.E. Zimmermann et al (edts.), Environmental Philosophy, Prentice Hall, Upper Saddle River, New Jersey, 1998. Originariamente pubblicato su: Philosophic exchange, vol.1, n. 5, 1974

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luguaglianza della considerazione; e unuguale considerazione per esseri differenti pu portare a differenti trattamenti e differenti diritti58. Singer sostituisce ad un utilitarismo della somma che, come criterio di scelta, prende in considerazione una semplice somma di tutte le conseguenze positive e negative di una determinata azione un utilitarismo della preferenza, che tiene conto anche dei soggetti coinvolti dalle conseguenze delle azioni in questione. Allatto pratico quindi, mentre lutilitarismo della somma giustifica azioni molto gravi nei confronti del singolo a beneficio della maggioranza, lutilitarismo della preferenza pone delle norme morali intrasgredibili. Sarebbe pronto il vivisettore ad eseguire il suo esperimento su un bambino neonato orfano, se questo fosse lunico modo di salvare molte vite? se non lo fosse allora la sua solerzia ad usare i non-umani semplice discriminazione59. Un aneddoto interessante al riguardo narra di un oppositore che fece notare a Singer come i ratti fossero pericolosi in quanto mangiavano i bambini, Singer rispose dicendo che quella era la dimostrazione inconfutabile che anche i ratti nutrono degli interessi. Singer giustifica la disobbedienza legale in nome della salvaguardia dellintegrit morale: Se in nostro potere prevenire qualcosa di male senza sacrificare qualcosa di comparabile importanza morale, nostro dovere morale farlo60. Il filosofo americano Tom Regan si spinse oltre sostenendo la necessit di riconoscere lesistenza di veri e propri Diritti animali e considerando lutilitarismo un concetto facilmente confutabile e per di pi tendente ad oscurare il vero problema ambientale. Secondo Regan , gli animali necessiterebbero di veri e propri diritti in quanto possessori di un valore intrinseco, detto valore inerente, che appartiene a qualunque essere in grado di rendersi conto se sta meglio o peggio a causa di azioni altrui61. Un altro americano, Kenneth E. Goodpaster, sostenne che la semplice concezione dellesistenza di individui degni o non degni di considerazione morale fosse di per s una discriminazione. Non hanno ragion di esistere, secondo il filosofo americano, dei criteri come la razionalit, la capacit di provare dolore o la capacit di comunicare, secondo i quali poter definire se un essere vivente sia degno o meno di

58 59

Ibidem Ibidem 60 Cfr. L. Battaglia, Etica e diritti degli animali, Laterza, Bari 1999 61 P. Pagano, Filosofia Ambientale, Mattioli 1885, Fidenza 2005, p. 58

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diritti. Secondo Singer, lunico criterio ammissibile l essere vivi e quindi lunico principio a cui ha senso appellarsi il Principio di vita. Secondo Paul W. Taylor , invece, tutte le ragioni per cui luomo si ritiene superiore agli altri esseri viventi partono dalla sua prospettiva, causando cos una confusione concettuale. Se la nostra societ occidentale arrivata a negare le differenze fra gli uomini in quanto non esistono prove scientifiche a sostegno, perch allora continuiamo a voler discriminare gli altri organismi quando la nostra base biologica, il DNA, la stessa?62. Di conseguenza questa superiorit non rivendicabile, puro pregiudizio. Al contrario, una dottrina che sottolinei limparzialit delle specie apre la porta ad una ragionevole Etica del rispetto.

b. Biocentrismo olistico
La corrente biocentrica olistica, come gi illustrato, nacque con il pensiero di Aldo Leopold. La sua Etica della terra ha avuto il merito di tracciare una netta linea di separazione dalle teorie precedenti in quanto presenta una struttura deontologica e quindi orientata ai doveri piuttosto che prudenziale o cautelativa, arrivando cos a teorizzare una vera e propria etica del valore. Il filosofo americano Holmes Rolston III, invece, impost la sua ricerca su unattenta analisi del rapporto tra organismi, specie ed ecosistemi. Il nodo centrale sta, secondo Rolston, nel riconoscere un valore alla vita in s piuttosto che considerarla un bene strumentale al servizio delluomo; un valore biogenico dunque, non antropogenico. Il singolo individuo inoltre, esaminato come soggetto solitario, non ha alcuna possibilit di sopravvivenza e non quindi portatore di alcun valore se estromesso dal proprio ecosistema; lo stesso Rolston afferma che solo con una visione pi ampia del singolo, preso come punto di esperienza nella rete delle interconnessioni tra i viventi, acquista un valore intrinseco per s, promuove la propria realizzazione e al tempo stesso modifica lambiente attraverso la sua tecnica, il suo know-how63. In questo senso dunque la specie a diventare oggetto morale in quanto determina il futuro dei singoli.

62 63

Ibidem, p.62 Cfr. P. Pagano, Filosofia Ambientale, Mattioli 1885, Fidenza 2005

35

Da un punto di vista evoluzionistico infatti, pi ampia la variabilit genetica di una specie e pi questa avr la possibilit di sopravvivere nel tempo. In questottica lestinzione da considerarsi come un super-omicidio64. Partendo da questi postulati si pu dunque affermare che le specie posseggano un diritto alla vita superiore ai singoli individui ad esse appartenenti e che, quindi, in nome della salvaguardia del loro bene, il sacrificio di qualche esemplare possa essere in alcuni casi lecito. Di un valore ancora maggiore sono portatori gli ecosistemi, i quali, grazie ad una costante pressione selettiva, permettono levoluzione naturale delle specie. Rolston, pur ammettendo che gli ecosistemi non possano essere detentori di valore, ritiene che essi siano in ogni caso produttori di valore e che meritino perci una considerazione morale da parte nostra. In conclusione, per il filosofo americano, il valore necessita solo di qualcuno che lo detenga e precede dunque la comparsa delluomo e le sue valutazioni. Il valore intrinseco dunque una parte in un tutto: Il sistema un trasformato di valore dove forma ed essere, processo e realt, fatto e valore sono legati indissolubilmente. I valori intrinseco e strumentale fanno la spola avanti e indietro, parti-negli-interi e interi-nelleparti, dettagli locali di valore inclusi in strutture globali, gemme nella loro incastonatura: una corporazione dove il valore non pu rimanere da solo. Ogni bene nella comunit65. L Etica del valore prende dunque in maggior considerazione il valore sistemico rispetto al valore intrinseco, ponendosi cos come anticipato in un panorama biocentrico olistico.

64

H. Rolston, Challenges in Enviromental Ethics, in: M.E. Zimmerman et al (edts.), Environmental Philosophy, Prentice Hall, Upper Saddle River, New Jersey, 1998 p. 124-144. Originariamente pubblicato su: Enviromental Ethics, vol.2, n.2, 1980. 65 H. Rolston, Challenges in Enviromental Ethics, in: M.E. Zimmerman et al (edts.), Environmental Philosophy, Prentice Hall, Upper Saddle River, New Jersey, 1998 p. 143. Originariamente pubblicato su: Enviromental Ethics, vol.2, n.2, 1980.

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3. Deep Ecology
La cosiddetta Ecologia Profonda costituisce un ramo a s stante delle filosofie ambientali, essa si contraddistingue per lampia variet di temi trattati e per la consolidata tendenza allattivismo dei suoi sostenitori. Questa corrente, nata in Norvegia a partire degli anni 40, si sviluppa dal pensiero di alcuni filosofi come Peter Zapffe, Sigmund Kvaloy e, principalmente, Arne Naess. In particolare i filosofi norvegesi sentirono la necessit di spostarsi dalle tesi tipicamente antropocentriche verso un nuovo concetto biocentrico che avvolgesse, come in un abbraccio, tutto il mondo, un concetto a volte definito ecocentrico per sottolinearne lintegrazione armonica nella natura66. L ecosofia di Arne Naess, in particolare, sembra proporre argomenti originali ed alternativi alla classica opposizione antropocentrismo-biocentrismo. Se da un lato infatti Naess critica profondamente i modelli di vita della societ moderna, dallaltra non arriva mai a giustificare comportamenti per cos dire antiumani se pur intrapresi in difesa della natura. Il fatto di volere fortemente che gli esseri viventi (individui e comunit) non vengano bistrattati, non significa essere contrari al bene della nostra specie. Anzi vuol dire comprendere che il bene nostro passa attraverso il benessere di tutta la comunit biotica. E se vogliamo, giustamente, realizzare le nostre potenzialit dobbiamo lasciare liberi gli altri esseri di realizzare le loro67

66 67

P. Pagano, Filosofia Ambientale, Mattioli 1885, Fidenza 2005, p. 77 Cfr. P. Pagano, Filosofia Ambientale, Mattioli 1885, Fidenza 2005

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38

Parte II: Teoria e Norme della Deep Ecology

39

40

Cap. IV: Dai Sette Principi del 1973 alla Piattaforma del 1976

La differenza tra Deep Ecology e Shallow Ecology ecologia profonda e di superficie viene delineata per la prima volta da Arne Naess, in un articolo considerato il manifesto del movimento dellEcologia Profonda: The Shallow and the Deep, Long-range Ecology Movement. A Summary68. Lintervento del filosofo norvegese apparve nel 1973 su Inquiry, rivista interdisciplinare di filosofia e scienze sociali diretta dallo stesso Naess.

1. I sette punti del 1973


Larticolo di Naess nasce dallesigenza di distinguere e caratterizzare i diversi e numerosissimi movimenti ecologisti che stavano nascendo a quel tempo. Egli compie una netta distinzione tra il movimento dellEcologia Superficiale, piuttosto potente ed in vista durante quegli anni, e quello dellEcologia Profonda, meno influente ma dalle basi teorico-filosofiche pi salde. Gli obiettivi della prima che sembrano essere appunto abbastanza superficiali si limmiterebbero alla lotta contro linquinamento e lesaurimento delle risorse al fine di garantire il benessere fisico ed economico dei Paesi sviluppati. Illustrando i sette principi fondamentali della Deep Ecology, Naess mostra come questo movimento possegga invece una comprensione ben pi ampia del problema ecologico.

68

A. Naess, The Shallow and the Deep, Long-range Ecology Movement. A Summary, in Inquiry, Vol. 16 (1973), N1, traduzione mia

41

(1) Rifiuto dellimmagine delluomo-nellambiente a favore dellimmagine relazionale a tutto campo. Consiste nel considerare gli organismi come nodi della rete biosferica o del campo di relazioni intrinseche69. Definendo come intrinseca una relazione tra A e B, tale da appartenere alla costituzione fondamentale di A e B cosicch, se si togliesse questa relazione, A e B non risulterebbero essere pi gli stessi enti. Si apre in questo modo la strada ad una visione diversa del rapporto uomo-natura: il concetto di uomo collocato nellambiente inteso come entit distaccata da esso - non ha pi ragione di esistere. (2) Egualitarismo biosferico, in linea di principio. Per chiunque si occupi di ecologia, secondo Naess, leguale diritto a vivere e a realizzarsi pienamente un postulato valoriale intuitivamente ovvio. Il vero antropocentrismo sta proprio nel fatto di limitare tale diritto solo agli uomini, posizione che produce effetti negativi sulla nostra stessa esistenza in quanto non ci permette di godere dellintima relazione con le altre forme di vita. La clausola in linea di principio inserita poich, realisticamente, qualunque prassi intrapresa a livello pratico implica una certa quantit di sacrifici (sfruttamenti, oppressioni o uccisioni) da ci non deriva una giustificazione di essi bens un impegno per far s che vengano il pi possibile limitati. (3) Principi di diversit e simbiosi Il principio di diversit viene qui considerato in linea con le principali teorie scientifiche ecologiche - come accrescitore delle potenzialit di sopravvivenza. La lotta per l autoconservazione e la stessa selezione naturale vengono interpretate da un punto di vista cooperativo. Vivi e lascia vivere un principio ecologicamente pi potente che non tu o io 70. Perci ragionevole guardare favorevolmente alla preservazione della diversit degli stili di vita, delle culture e delle economie.

69 70

Ibidem, p. 95 A. Naess, The Shallow and the Deep, Long-range Ecology Movement. A Summary, in Inquiry, Vol. 16 (1973), N1, p. 96, traduzione mia

42

(4) Posizione anticlassista Riflette gli stessi principi visti nel punto (3) ed applicati, in particolare, al conflitto tra diversi gruppi di esseri umani. Linstaurarsi di gruppi sfruttatori e di gruppi sfruttati sfavorisce in realt la potenzialit di autorealizzazione di entrambi. Bisogna dunque affermare lapplicazione di codesti principi di diversit, di simbiosi ed anticlassista ad ogni tipo di conflitto tra gruppi, ed in particolare a quello tra Paesi sviluppati ed in via di sviluppo. (5) Lotta contro linquinamento e lesaurimento delle risorse Si tratta di un punto centrale per la Shallow Ecology che per, focalizzandosi solo su questo, rischia di non individuare il quadro ben pi generale messo a fuoco dalla Deep Ecology. Infatti, porre la propria attenzione solo sul punto (5) tralasciando gli altri sei pu avere come risultato un inasprimento degli effetti negativi sotto i profili sopra considerati. Cos, per esempio, se i prezzi dei beni di prima necessit aumentano a causa dellistallazione di sistemi anti-inquinamento, si acuiscono anche le differenze di classe71. Risulta dunque fondamentale al fine di individuare rimedi utili - non limitare la propria attenzione alle conseguenze pi eclatanti dei comportamenti antiecologici ma indagare le effettive cause di tali comportamenti. (6) Complessit, non complicazione Fondamentale la distinzione tra ci che complicato, cio privo di qualunque principio unificatore nellottica di Naess, di una Gestalt - e ci che complesso, ovvero che presenta una serie di fattori interagenti che costituiscono un sistema. La Deep Ecology tiene conto di questa differenza e si sforza di individuare la complessit manifestata nella biosfera dagli organismi, i modi di vita e le interazioni che la regolano. Diviene perci inevitabile pensare in termini di grandi sistemi. Allo stesso modo il principio di complessit-non-complicazione , se applicato alluomo, propone attivit in cui si attivi la persona nella sua interezza, nonch economie complesse ed una variet di mezzi di sussistenza. (7) Autonomia locale e decentramento
71

A. Naess, The Shallow and the Deep, Long-range Ecology Movement. A Summary, in Inquiry, Vol. 16 (1973), N1, p. 97, traduzione mia

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La vulnerabilit di una forma di vita approssimativamente proporzionale al peso che su di essa hanno le influenze provenienti da lontano, dallesterno della regione locale in cui quella forma ha conseguito un equilibrio ecologico72. Questa largomentazione di base a sostegno di un rafforzamento degli autogoverni locali ed una spinta verso il decentramento. Ci porterebbe anche ad una riduzione di problemi come linquinamento e lo scarso riciclo di materiali. Per realizzare una politica di questo tipo necessaria una riduzione del numero di anelli delle catene decisionali gerarchiche73. Bisogna tenere conto del fatto che le norme della Deep Ecology non sono state dedotte logicamente dallecologia bens sono state semplicemente suggerite ed ispirate da essa. Infatti, la struttura base del sistema di priorit valoriale dellEcologia Profonda, dal carattere chiaramente normativo, si basa solo in parte su risultati scientifici. Queste norme quindi, secondo Naess potranno, e dovranno, essere elaborate liberamente in futuro. In questo senso, lecologia risulta limitata, in quanto fa uso di puri metodi scientifici. Perci Naess propone lEcosofia, una filosofia dellarmonia e dellequilibrio ecologico: Una filosofia intesa come forma di sapienza sul tipo della sofia greca chiaramente normativa; contiene sia norme, regole, postulati, asserzioni di priorit valoriale, sia ipotesi riguardanti lo stato delle cose nel nostro universo. La sapienza sapienza politica, prescrizione, non soltanto descrizione e previsione scientifica74. Di conseguenza, considerando lampio campo di argomenti trattati ecologico, normativo, sociale, politico, etico - , ci che contraddistingue unecosofia il suo carattere globale, non la sua precisione nei dettagli, in questo senso i sette punti forniscono un quadro di riferimento unitario per i sistemi ecosofici75.

72 73

Ibidem, p. 98, traduzione mia Ibidem 74 A. Naess, The Shallow and the Deep, Long-range Ecology Movement. A Summary, in Inquiry, Vol. 16 (1973), N1, p. 99, traduzione mia 75 Ibidem

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2. Crisi della societ moderna e proposte della Deep Ecology


Tre anni pi tardi, nel 1976, Arne Naess pubblica Okology, Samfunn og Livsstill76. Nellintroduzione di questopera egli approfondisce i motivi che, dal suo punto di vista, rendono necessario lapproccio della Deep Ecology nella societ moderna, proponendone una particolare piattaforma.

a. La situazione
Secondo Naess, nella societ moderna si giunti ad una visione del mondo che mette in primo piano una cultura di tipo tecnico-industriale. Questa prospettiva resa critica dall aumento esponenziale, in parte o del tutto irreversibile, del degrado e della devastazione dellambiente, perpetrati attraverso metodi di produzione e di consumo ormai consolidati a causa di una mancanza di politiche adeguate per contrastare laumento della popolazione umana77. Al contrario, quello di cui ha bisogno luomo un tipo di una societ in cui si apprezzino i valori e non la sola crescita economica, una societ in cui si possa vivere in armonia con gli altri esseri viventi invece che sfruttandoli a proprio beneficio. Questa crisi si manifesta in modo cos profondo poich sfugge in gran parte al controllo umano: i meccanismi di crescita e sviluppo ormai si auto-impongono senza essere controllati da alcun gruppo o classe sociale. In pratica luomo divenuto schiavo di un meccanismo di cui si pensava padrone. Questa schiavit ideologica, particolarmente evidente nei Paesi occidentali, ci porta ad identificare il tenore di vita materiale con la qualit della vita. Ancor pi grave il fatto che linsoddisfazione e linquietudine imposte dai ritmi dettati dal consumismo siano state accettate senza alcuna opposizione efficace e che un ritorno ad una scala di valori che prediliga la qualit della vita invece del tenore di vita venga vista come una minaccia o una semplice utopia. Lato positivo di questa situazione che La crisi delle condizioni di vita sulla Terra potrebbe aiutarci a scegliere una nuova strada con nuovi criteri di progresso, di
76

A. Naess, Okology, Samfunn og Livsstill, Universitetsforlaget, 1976. In Italiano: Ecosofia, Ecologia Societ e Stili di Vita, traduzione di E. Recchia, Red Edizioni, 1994 A. Naess, Ecosofia, Ecologia Societ e Stili di Vita, traduzione di E. Recchia, Red Edizioni, 1994, p. 24

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efficienza e di azione razionale78 portandoci cos a sperimentare una nuova, e meno limitata, visione della nostra esistenza. Secondo Naess infatti, nonostante la popolazione umana abbia intrapreso una strada catastrofica, non implica necessariamente che il peggio si realizzer. Lo spettro della catastrofe ecologica pu, e deve, essere smentito da noi anche se ci significa provocare duri conflitti politici e cambiare profondamente gli obiettivi economici dei paesi industrializzati.

b. Una piattaforma del movimento della Deep Ecology


Dopo aver individuato le problematiche principali della crisi ecologica moderna, Naess non solo ripropone i sette punti esposti nel suo articolo The Shallow and the Deep, Long-range Ecology Movement. A Summary79 , ma si spinge oltre formulando, insieme a George Session, la Proposta di una piattaforma dellecologia profonda. Gli otto punti della piattaforma esprimono alcune posizioni fondamentali, sebbene non assolute, dell Ecologia Profonda. Infatti, gli autori invitano chiunque riconosca la differenza tra ecologia profonda ed ecologia superficiale, concordando maggiormente con le teorie della prima, a formulare una propria piattaforma. Sono qui riportati gli otto punti della piattaforma con alcune precisazioni: (1) Il fiorire della vita umana e non umana sulla Terra ha un valore intrinseco. Il valore delle forme di vita non umane indipendente dallutilit che queste possono avere per i limitati scopi umani. Il termine vita usato in unaccezione ampia, indicando anche ci che non viene considerato come vivo dai biologi come ad esempio fiumi o montagne. Il valore assoluto della vita perci esteso da un senso biosferico ad un senso ecosferico e soprattutto indipendente dallaspetto utilitaristico umano.

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Ibidem, p. 27 A. Naess, The Shallow and the Deep, Long-range Ecology Movement. A Summary, in Inquiry, Vol. 16 (1973)

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(2) La ricchezza e la diversit di forme di vita sono valori in s e contribuiscono alla prosperit della vita umana e non umana sulla Terra. qui sottolineato come levoluzione della vita e delle specie sia un processo che implica la produzione di diversit e ricchezza. Le forme di vita cosiddette inferiori non vanno peci viste come semplici passaggi verso forme superiori, bens come contributo essenziale alla ricchezza e alla diversit. Inoltre il mantenimento della ricchezza, o abbondanza, legata alla conservazione degli habitat e del numero degli individui, risulta fondamentale in quanto la vita sul nostro pianeta, se ridotta, potrebbe risultare disturbata pur conservandone la diversit. (3) Gli esseri umani non hanno il diritto di ridurre questa ricchezza e questa diversit, se non per soddisfare bisogni vitali. Risulta necessario specificare, in base alla situazione particolare, cosa si intenda con bisogni vitali" e valutare il modo pi consono per soddisfarli senza infrangere la regola. Al di l di questo limportanza di tale regola sembra essere quella di tracciare una netta separazione dalle teorie antropocentriche. (4) Lattuale interferenza umana nel mondo non umano eccessiva, e la situazione sta peggiorando rapidamente. Partendo dal presupposto dellimpossibilit umana di agire senza modificare gli ecosistemi, bisogna considerare e discutere la natura e le dimensioni dellinterferenza delluomo in questo senso. (5) Il fiorire della vita umana e delle diverse culture compatibile con una sostanziale diminuzione della popolazione umana. Lesistenza stessa delle forme di vita non umane esige tale diminuzione. Il contenimento e la riduzione della popolazione umana certo un progetto a lunghissimo termine, ciononostante bisogna applicare strategie provvisorie in vista di esso. Mantenendo la situazione attuale infatti saranno necessarie in futuro misure molto drastiche che comunque non saranno in grado di garantire la salvaguardia dei principi di diversit e ricchezza.

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(6) Un miglioramento significativo delle condizioni di vita richiede un cambiamento delle politiche attuali. Queste politiche influiscono sulle strutture economiche, tecnologiche e ideologiche fondamentali. Nelle societ attuali il valore inteso come valore di mercato e la crescita di un Paese coincide con la sua crescita economica. Sono necessarie politiche che trascendano questa visione dei valori e che siano in grado di operare a livello internazionale per uno sviluppo comune. Una politica della crescita economica risulta incompatibile con tutti i punti della piattaforma precedentemente enunciati. (7) Il primo cambiamento ideologico dovrebbe consistere nellapprezzare la qualit della vita (e quindi le situazioni che hanno valore intrinseco) invece di promuovere un alto tenore di vita. Ci deve essere una profonda consapevolezza della differenza tra ci che grande dal punto di vista quantitativo (big) e ci che lo dal punto di vista qualitativo (great). Alcuni economisti criticano lespressione qualit della vita perch la considerano troppo vaga. Ma, ad unanalisi pi approfondita, quello che essi considerano vago la sua natura non quantificabile80. Ci che realmente importante nella nostra vita non quantitativamente calcolabile ed una presa di coscienza in tal senso risulta necessaria al fine di ridefinire i nostri obiettivi morali, politici ed economici. (8) Coloro che sottoscrivono questi punti si impegnano a partecipare, direttamente o indirettamente, allo sforzo di realizzare le trasformazioni necessarie. Questi principi non verranno sicuramente interpretati in modo omogeneo, dando vita a differenti opinioni a riguardo, ma ci non preclude la collaborazione tra chi vi aderisce. In questo senso lutilit fondamentale della piattaforma comune quella di dare unidentit al movimento della Deep Ecology , permettendole di distinguersi dagli altri movimenti ecologisti.

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A. Naess, Ecosofia, Ecologia Societ e Stili di Vita, traduzione di E. Recchia, Red Edizioni, 1994, p. 34

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Cap. V: Dal Pensiero Ecologico al Pensiero Ecosofico

1. Terminologia
Al fine di evitare confusione riguardo le discipline inerenti il movimento della Deep Ecology, si ritiene necessario indicarne gli specifici ambiti di indagine e le principali differenze che intercorrono tra esse.

a. Ecologia
Secondo Naess al termine ecologia sono stati spesso attribuiti diversi significati ma nella sua ricerca esso [...] verr inteso come lo studio scientifico interdisciplinare delle condizioni di vita di organismi interagenti luno con laltro e con la realt circostante, nei suoi elementi sia organici che inorganici. Per indicare questa realt verranno usati, quasi come sinonimi, i termini contesto (milieu) ed ambiente (environment) 81. Laspetto dellecologia che pi interessa Naess il fatto che questa scienza consideri come basilare linterazione tra le varie entit, considerando tali relazioni come una componente essenziale rispetto ci che queste entit sono in s.

b. Ecofilosofia
Uno dei postulati metodologici dellecologia afferma dunque che tutto dipende da tutto; proprio questo approccio pu essere applicato in modo calzante alla filosofia: la collocazione dellumanit allinterno della natura e la ricerca di nuovi metodi per spiegare tale collocazione tramite lutilizzo di sistemi e prospettive relazionali. Lo studio dei problemi comuni sia allecologia sia alla filosofia sar qui chiamato
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A. Naess, Ecosofia, Ecologia Societ e Stili di Vita, traduzione di E. Recchia, Red Edizioni, 1994, p. 40

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ecofilosofia82. Tratto fondamentale di questo studio quello di essere puramente descrittivo e non prescrittivo, ovvero non operare alcuna scelta di tipo valoriale ma limitarsi allesame di determinati problemi.

c. Ecosofia
Ogni volta che si affrontano questioni concrete per, si rivela necessario un approccio prescrittivo che stabilisca una priorit di valori. Lo stesso termine filosofia pu indicare, secondo Naess, un tipo di approccio alla conoscenza o una personale visione del mondo che porta con s una particolare scala valoriale. La filosofia, intesa in questultimo significato ed applicata a problematiche e questioni inerenti luomo e la Natura, prender il nome di Ecosofia. quindi utile lo studio di unecofilosofia, ma nel momento in cui si dovranno affrontare determinate problematiche a livello pratico, risulter necessario lelaborazione di una propria ecosofia. Altrettanto importante evitare di considerare lecologia come una scienza suprema errore commesso invece dalla Shallow Ecology - portando ad uneccessiva universalizzazione dei concetti ecologici. Non possibile infatti sostituire totalmente la teoria della conoscenza con alcune teorie ecologiche generalizzate.

2. Valutazioni e norme
Naess vuole dunque sottolineare come, da un lato, una strada puramente scientifica non possa portare alla deduzione di norme morali, e dallaltro, un percorso puramente filosofico non possa portare ad azioni concrete. Nellecosofia, a differenza della filosofia accademica, le decisioni e le azioni concrete contano tanto quanto le generalizzazioni astratte83. Risulta dunque fondamentale

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A. Naess, Ecosofia, Ecologia Societ e Stili di Vita, traduzione di E. Recchia, Red Edizioni, 1994, p. 41 A. Naess, Ecosofia, Ecologia Societ e Stili di Vita, traduzione di E. Recchia, Red Edizioni, 1994, p. 47

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cercare di creare un equilibrio ed una reale interconnessione tra proposte teoriche ed azioni pratiche. Lecologia come scienza non in grado di indicare fini di tipo valoriale: a partire da essa si pu creare esclusivamente unetica di tipo consequenziale, che non permette cio di giudicare le conseguenze di determinate azioni come buone o cattive. Al contrario, questa capacit di giudicare poggia su alcune norme fondamentali della nostra vita, derivate grazie alla nostra tendenza alla generalizzazione. Solo in questo modo possibile porre delle priorit ecosofiche di valore che conducono ad affermazioni del tipo noi dovremmo o noi non dovremmo 84. Il compito ecosofico risulta perci risolvibile solo a livello personale, non a livello scientifico o filosofico, necessario perci un impegno ed una presa di coscienza del singolo a partire da un punto di vista gestaltico.

3. La natura tra oggettivit e Gestalt

a. Le qualit della natura ed il relazionismo


Secondo Naess, lattuale opinione comune tende a considerare la descrizione della natura formulata dalle scienze matematiche, come quella che pi si avvicina alla cosa in s. Questa convinzione affonda le proprie radici nel XVII secolo, quando tra gli scienziati del tempo si afferm la distinzione tra qualit primarie, ovvero geometricomeccaniche, come forma e dimensione; qualit secondarie, legate cio alla particolare percezione della persona, come il colore ed il profumo; e qualit terziarie, fornite da una complessit di percezioni, come il bello, il forte o larmonico. Le qualit del primo tipo erano considerate oggettive, cio indipendenti dai diversi modi in cui potevano essere percepite dal soggetto, mentre quelle del secondo e terzo, dipendendo imprescindibilmente dalle diverse modalit di percezione, erano considerate soggettive.

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A. Naess, Ecosofia, Ecologia Societ e Stili di Vita, traduzione di E. Recchia, Red Edizioni, 1994, p. 50

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Una concezione di questo tipo porta alla separazione della realt umana da quella che viene considerata la natura vera e propria. Come afferma Whitehead, Lipotesi paradossale di una natura senza colori, toni ed odori, pu esistere solo perch abbiamo confuso le nostre astrazioni con la realt concreta85. Al contrario, da un punto di vita ecosofico, le qualit secondarie sono da considerarsi di natura: per il solo fatto che qualcuno percepisca una cosa come caratterizzata da determinate qualit significa che quel qualcosa possiede le qualit in questione. Le caratteristiche degli oggetti non sono perci da considerarsi soggettive o oggettive, bens sono inscindibilmente legate, tramite relazioni di interdipendenza, alla nostra concezione del mondo. Tali connessioni sono lunica cosa oggettiva: sono campi di relazione a cui le cose partecipano e da cui non possono essere isolate. Di conseguenza la struttura della realt studiata dalle scienze anche se condivisibile da tutti indipendentemente dalle diverse culture appartiene alla realt ma non la realt. invece il campo relazionale a definire in modo globale la nostra realt. Come specifica Naess, non pu esistere alcuna affermazione del tipo A B ma solo A B in relazione a C in questo modo le sensazioni stesse acquistano uno status ontologico vero e proprio86. In questo senso il relazionismo ha un fondamentale valore ecosofico, in quanto elimina il punto di vista secondo cui organismi e persone possano essere estrapolati dal proprio ambiente. Ogni organismo infatti uninterazione e quindi presuppone un ambiente.

b. Gestalt e pensiero gestaltico


Per sottolineare le proprie posizioni, Naess si rif al concetto di Gestalt - sviluppatosi allinterno della psicologia della percezione - secondo cui nessun aspetto della realt pu essere da noi percepito isolatamente. Cos, per esempio, nel momento in cui ammiriamo un fiore, percepiamo non solo la sua Gestalt - composta da colori, profumi e

85 86

A.N. Withehead, Science in the Modern world, Cambridge University Press, 1972, p. 69 Cfr. A. Naess, Ecosofia, Ecologia Societ e Stili di Vita, traduzione di E. Recchia, Red Edizioni, 1994

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dimensioni - ma anche una Gestalt di livello superiore, e ad essa strettamente legata, che comprende tutto lambiente circostante. Al contrario, nel momento in cui approcciamo la realt tramite metodologie scientifiche, neutralizziamo le nostre capacit gestaltiche. Il pensiero scientifico mette in ridicolo la Gestalt usando diversi modelli per ogni aspetto della realt, nonostante questo atteggiamento si scontri con la nostra esperienza quotidiana, dal carattere decisamente gestaltico. Secondo Naess invece necessario porre alla base dellontologia ecosofica ed in particolare della propria Ecosofia T lidentificazione gestaltica. Ci significa che i concetti di natura ed ambiente non possono venir definiti senza far riferimento alle interazioni tra gli elementi che ne fanno parte. Perci la complessit del mondo che ci circonda, del tutto, non pu pi essere vista in unottica puramente utilitaristica - finalizzata cio alla realizzazione del singolo - come avviene invece comunemente nella societ occidentale moderna. Di conseguenza lantropocentrismo almeno a livello teorico - non ha pi ragione di esistere. Per di pi si attua un ricongiungimento tra il pensiero e le emozioni, per cui non risulta pi necessario considerare le qualit terziarie come puramente soggettive.

c. Emozione e valore
Spesso si tende a porre in contrapposizione lattivismo ecologico, visto da molti come un movimento dalle basi emotive, alla pura razionalit di pensiero della societ occidentale moderna. Secondo Naess, per chiarire la questione bene far luce sulla distinzione tra emozioni spontanee che scaturiscono in modo immediato ed i giudizi di valore che, pur poggiando su tali emozioni, non sono da considerarsi puramente emotivi. Non infatti possibile una totale neutralit a livello emozionale ed i giudizi di valore risultano sempre da una complessit di sentimenti. La pretesa, dunque, di attribuire a ci che ci circonda solo qualit primarie porta ad una concezione della natura che risulta in totale contraddizione con il nostro vissuto e che spesso la riduce addirittura ad essere considerata pura e semplice risorsa.

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Per questi motivi, secondo Naess, le divergenze tra sviluppisti cio coloro che sostengono un approccio puramente scientifico e conservazionisti - coloro che invece prediligono la visione gestaltica rilevano, in prima istanza, un discorso ontologico e successivamente di uno etico: infatti dal modo in cui percepiamo il mondo che dipende la nostra etica. In questo senso lo sviluppista considera i propri sentimenti di fiducia nel progresso come basati sulla realt oggettiva, non sullemozione87. In conseguenza di questo ragionamento Naess si dice convinto che sia importante che la filosofia dellambientalismo impari a spostarsi dalletica allontologia per poi ritornare alletica88.

4. Le norme fondamentali
Un movimento ecologico profondo deve promuovere una trasformazione dei componenti fondamentali previsti dal paradigma dominante nelle societ industriali avanzate. A tal fine deve continuamente opporre le proprie norme e i propri valori non a qualche filosofia esplicita che giustifichi il paradigma dominante (che sembra inesistente), ma a ci che esso comporta nella pratica89. La fede nella tecnocrazia spinge a considerare la stessa politica come una tecnologia sociale che rende possibile un vero e proprio calcolo delle scelte pi giuste per far fronte ad una determinata situazione. Ormai i politici ed i loro consulenti, anche se sostengono di ispirarsi a determinati valori ecologici, accettano solo argomentazioni basate su dimostrazioni scientifiche, non ideologiche. Al contrario, la Deep Ecology proclama una necessit di priorit valoriale che ricopra un contesto ampio ed eterogeneo. Uno dei problemi principali della visione quantitativa della societ occidentale quella di considerare lo sviluppo ed il progresso sempre in termini di crescita tecnicoindustriale nonch economica. Poche cose hanno avuto un effetto cos distruttivo sulla possibilit di dialogare in modo sincero, e pi in generale sullimpegno personale nel movimento ecologico, della
87 88

A. Naess, Ecosofia, Ecologia Societ e Stili di Vita, traduzione di E. Recchia, Red Edizioni, 1994, p. 80 Ibidem 89 Ibidem, p. 82

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convinzione che inutile cercare di fermare il progresso 90. Lerrore fondamentale, in questo senso, quello di intendere il progresso sempre e comunque in unaccezione quantitativa e considerarlo come qualcosa di aprioristicamente positivo e benefico. Bisogna per considerare che le norme scientifiche, alle quali metodologicamente si rif la politica moderna, sono norme universalizzate ed isolate dal proprio contesto; partendo da esse si otterranno politiche incompatibili tra loro, invece che una politica ecologica organica. Risulta dunque necessario attuare scelte che partano da un sistema valoriale coerente con la nostra visione del mondo. Solo ponendosi al servizio di unontologia ecosofica, lecologia come scienza pu esserci daiuto. Criticato il sistema vigente, risulta necessario chiedersi quali possano essere i nuovi criteri da adoperare nelle nostre scelte politiche e non - che vadano a sostituire i vecchi fini di benessere e tenore di vita materiale. Bisogna interrogarsi su quale sia il fine ultimo verso cui indirizzare gli sforzi individuali e sociali. L ecosofo, in particolar modo, sentir la necessit di individuare uno scopo che soddisfi non solo s stesso, ma tutta lecosfera. Naess indica tre fini che vengono spesso individuati in ricerche di questo tipo: il piacere, la felicit e la perfezione. Il primo appartiene a filosofie di tipo edonistico, che ricercano cio il massimo piacere e, per quanto possibile, lassenza del dolore; la tecnocrazia appartiene a queste correnti. La ricerca della felicit, a differenza del puro piacere, non finalizzata esclusivamente al successo o a beni materiali. La felicit, nellaccezione di Naess, una situazione totalizzante e duratura, un sentimento gestaltico che produce gioia. Coloro che si ispirano a norme di perfezione invece, pur tenendo in considerazione il piacere e la felicit, si rifiutano di considerarli come obiettivi finali. Tale rifiuto nasce dalla consapevolezza che non sia corretto porre s stessi costantemente al centro della problematica finalista. Nella sistematizzazione dellEcosofia T, lespressione realizzazione del s usata per indicare un certo tipo di perfezione. Essa concepita come un processo ma anche come un fine fondamentale [...].Lespressione si riferisce allautorealizzazione personale e collettiva, ma anche a una manifestazione della realt come totalit91.
90 91

Ibidem, p. 87 A. Naess, Ecosofia, Ecologia Societ e Stili di Vita, traduzione di E. Recchia, Red Edizioni, 1994, p. 103

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Si avranno perci tre gradi di autorealizzazione diversi da un punto di vista ecosofico: T0 = autorealizzazione T1 = realizzazione dell io T2 = realizzazione del s T3 = realizzazione del S Il pensiero politico occidentale predominante si rif ad unottica individualista, che non si discosta mai dal grado T1. La realizzazione dellio viene intesa in modo conflittuale poich, per soddisfarla, necessario opporsi alla realizzazione dellio di qualcunaltro: Mors tua vita mea ne il principio. La Deep Ecology, al contrario, cerca di superare lindividualismo e di giungere ad unidentificazione profonda con tutte le altre forme di vita. Rifacendosi alla concezione kantiana di azioni belle azioni rette che scaturiscono da uninclinazione spontanea, non da una norma morale imposta Naess descrive quello che dovrebbe essere il nostro atteggiamento verso la natura: Lambiente non allora percepito come qualcosa di estraneo o di ostile a cui disgraziatamente dobbiamo adattarci, ma come qualcosa di prezioso che spontaneamente tendiamo a trattare con gioia e rispetto92. Non sono necessarie dunque norme morali: sufficiente porsi il fine dell autorealizzazione del S per garantire uninclinazione spontanea di individui che si sentono effettivamente parte del tutto. Le azioni belle sono naturali e per definizione non sono forzate dal rispetto di una legge morale estranea ad una personalit umana matura93.

92

A. Naess, Ecosofia, Ecologia Societ e Stili di Vita, traduzione di E. Recchia, Red Edizioni, 1994, p. 105 93 Ibidem, 106

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Parte III: Ecosofia Applicata ed Ecosofia T

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Cap. VI: Ecosofia, Tecnologia e Stili di Vita

1. Mutamento di mentalit
Come sarebbe valutato il ruolo attuale dellumanit su questo pianeta alla luce delle filosofie del passato? Qualunque delle grandi filosofie scegliessimo come valida, il nostro ruolo attuale riceverebbe un giudizio negativo. Infatti, esso in contrasto con le priorit di valore proclamate da tutti questi sistemi94. Non solo le posizioni dellumanit sono incompatibili con le priorit valoriali dei sistemi passati, ma non esisterebbe alcuna filosofia che giustifichi il ruolo occupato attualmente dalluomo nellecosfera. Non infatti mai esistita una visione del mondo che considerasse i rapporti di mercato ed i modi di produzione come fonti di norme per lo stato, la societ o lindividuo95. Bisogna distinguere tra ci che grande da un punto di vista quantitativo e ci che lo invece da uno qualitativo. Per questo lecosofia si rif alla massima semplice nei mezzi, ricco nei fini. Ci non significa ridurre la propria vita a condizioni di povert o austerit bens accettare il benessere, labbondanza e la ricchezza definite in termini di qualit della vita, non di tenore di vita. Concentrarsi quindi sullesperienza personale, non sui semplici desideri materiali che sembrano ormai influenzare in massima parte le nostre vite. Il punto di partenza coincide con la presa di coscienza dellassurdit dellattuale situazione. Non ha dunque senso chiedersi se un cambiamento possa essere innescato a partire dalla trasformazione di atteggiamento da parte delle persone per giungere poi a modificare il sistema, o viceversa; bisogna invece rendersi conto che questi due processi devono svilupparsi in modo parallelo ed omogeneo.
94

A. Naess, Ecosofia, Ecologia Societ e Stili di Vita, traduzione di E. Recchia, Red Edizioni, 1994, p. 107 95 Ibidem

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In questo senso, limitarsi a criticare il sistema ottiene come effetto la pacificazione: [...] ho sentito dire innumerevoli volte: la colpa del sistema... A che giova parlare cos? chiaro che il sistema cattivo. tanto cattivo che incredibile che sia ancora in vita nonostante tutti dicano che sia necessario un cambiamento. Ma chi ha il potere di mantenere i nostri paesi democratici nelle condizioni in cui si trovano? troppo semplice proclamare che solo i capitalisti, i magnati dellindustria, i burocrati e i politici abbiano il potere di conservare il sistema su cui si fondano la nostra societ ed il nostro tenore di vita. Nella maggioranza dei paesi ricchi, la gente ha il potere di innescare cambiamenti, se lo desidera96. Un cambiamento di mentalit in ottica ecosofica porta con s un atteggiamento pi egualitario verso tutte le forme di vita ed una riduzione delle pressioni attuate dal consumismo sui singoli individui. Questa transizione apre le porte ad una vita pi ricca e pi soddisfacente per la specie Homo Sapiens, ma a condizione di non incentrarsi sullHomo Sapiens97. Solo con una trasformazione di questo tipo c speranza per un vero rinnovamento e una maggior gratificazione per il movimento ecologista.

2. Tecnologie e stili di vita


Uno sviluppo tecnologico come quello cui stiamo assistendo nelle societ industriali moderne, esercita forti pressioni sugli individui che ne fanno parte spingendoli ad adottare determinati stili di vita. In pratica, la tecnologia industriale isola luomo dalla sua libera realt produttiva per catapultarlo nel mondo dei grandi mercati e delle grandi dimensioni dove per, per sopravvivere, necessita di un reddito sempre maggiore. quindi necessario che la critica ecosofica si concentri sulla critica dello stile e del tenore di vita medi dei Paesi sviluppati. Alla base di questa problematica vi la propensione a trattare lo sviluppo tecnico come qualcosa che avviene in totale autonomia ed a cui gli individui, e lintera societ, debbono adattarsi incondizionatamente. In realt, non esiste uno sviluppo naturale della
96 97

Cfr. E.Dammann, The Future in Our Hands, Pergamon Press, Oxford 1979, traduzione mia. A. Naess, Ecosofia, Ecologia Societ e Stili di Vita, traduzione di E. Recchia, Red Edizioni, 1994, p. 111

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tecnologia: un processo simile pu essere individuato solo interpretando la societ come dominata dalle leggi di una natura creata dalluomo alla quale tutti devono sottomettersi. In questottica, nel momento in cui avviene uninnovazione tecnologica in un Paese industriale, si ritiene naturale che migliaia di culture e sub-culture vi si debbano adattare. Per questo, i concetti di progresso ed avanzamento tecnico assumono significato solo a partire da un determinato modello culturale; perci se qualcosa, come una diversa cultura, mette in discussione tale processo viene individuata come un pericolo. Al contrario, da un punto di vista ecosofico, ogni innovazione tecnica deve essere sottoposta ad una rigida verifica di impatto sociale e culturale nonch, ovviamente, ecologico e sanitario, prima di ammettere che costituisca una forma di progresso98. Laccettazione dello sviluppo tecnologico ad ogni costo va rigettata riconoscendo che il tentativo di imporlo proviene proprio da coloro che introducono tecnologie sempre pi costose. Al contrario, la tecnica dovr essere assoggettata ad una certa visione del mondo ed essere quindi valutata da determinati sistemi normativi. Per queste ragioni, per valutare se una determinata tecnica costituisca effettivamente un miglioramento ed un progresso , possibile individuare una serie di domande da porsi al riguardo: benefica o dannosa per la salute? Quanto significativa, elastica e lascia al lavoratore un margine di autodeterminazione e di creativit? Rafforza la collaborazione e larmonia tra i lavoratori? Quali altre tecniche diventano necessarie perch questa tecnica risulti efficace allinterno di dimensioni tecnologiche pi vaste? E di che tipo sono queste altre tecniche? Quali materie prime rende indispensabili? Sono esse disponibili a livello locale o regionale? semplice accedervi? Quali strumenti diventano indispensabili? Com possibile recuperarli?
98

In questo senso sembra impossibile non effettuare una breve digressione sulla volont di alcuni Stati europei di tornare a fonti di energia atomica: giustificabile che, sopraffatti dal timore di non riuscire a soddisfare le innumerevoli finte necessit imposteci dalle nostre societ, si mettano in discussione la nostra sopravvivenza e il normale sviluppo delle generazioni future? giusto compromettere il punto di partenza dei nostri figli? Farli cio nascere su un pianeta gi irrimediabilmente inquinato?

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Di quanta energia necessita questa tecnica? Quanto spreco comporta? Di che tipo di energia si tratta? Comporta un inquinamento diretto o indiretto? Quanto e di che genere? Qual lammontare di capitale richiesto? Di quali dimensioni deve essere limpresa che ladotta? Fino a che punto risulta vulnerabile in periodo di crisi? Quale lavoro di tipo amministrativo richiesto? E in quale misura impone una ristrutturazione gerarchica? Promuove maggiore eguaglianza o maggiori differenze di classe nei luoghi di lavoro in generale?99.

Una problematica di difficile risoluzione per lecosofia in effetti riuscire a smentire lopinione diffusa che il superamento della crisi ambientale possa essere risolvibile ad un livello puramente tecnico, non richiedendo cio alcun processo di sensibilizzazione delle coscienze e trasformazione del sistema economico. Questa convinzione risulta anche essere uno dei pilastri dellEcologia Superficiale. Un atteggiamento di questo tipo, per, si concentra esclusivamente sugli aspetti tecnici, allontanandosi da qualsiasi discussione intorno ai valori. Ne sono esempio alcuni studi sul modo in cui diverse specie animali si adattano ad ambienti particolari, quali aree vulcaniche o fognature, al fine di rendere luomo in grado di abitare la Terra dopo unipotetica devastazione100. Un ragionamento di questo tipo lascia trasparire chiaramente una focalizzazione del ragionamento sui mezzi invece che sugli obiettivi sulle tecniche invece che sulle priorit valoriali. In unottica ecosofica dunque, dovrebbero essere considerate avanzate quelle tecnologie che aiutano a realizzare gli obiettivi fondamentali di ogni cultura, non quelle che presentano una complessit fine a s stessa101. Camminare con leggerezza sulla terra102 uno dei principali fini ecosofici. fondamentale trovare un giusto equilibrio tra tenore di vita e qualit della vita; nei paesi
99

Cfr. B. Devall e G. Session, Deep Ecology: Living as if Nature Mattered, Peregrine Smith Books, Salt Lake City, 1985, traduzione mia 100 Cfr. W. Modell, Drugs for the Future, in Clinical Pharmacology and Therapeutics, Vol. 2 (1973) n.14 101 A. Naess, Ecosofia, Ecologia Societ e Stili di Vita, traduzione di E. Recchia, Red Edizioni, 1994, p. 120

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ricchi, tuttavia, questo rapporto totalmente disequilibrato, essendo presente un elevato tenore di vita medio ed una relativamente - bassa qualit della vita. Purtroppo, anche i Paesi in via di sviluppo, le cui lites amministrative sono state educate nei Paesi industrializzati, adottano spesso le nostre stesse ideologie, e derivanti politiche, accettando il rischio di distruggere le proprie culture locali. A guardar bene, il concetto stesso di Paese sottosviluppato o Paese in via di sviluppo non ha senso di esistere se non in unottica industriale avanzata ricca di pregiudizi ideologici. Non si in grado di parlare semplicemente di tecnologie diverse o di diverso sviluppo. Si d per scontato che la strada percorsa dalle societ industriali debba fungere da regola cui tutto il mondo, prima o poi, debba sottomettersi. Per riassumere con i passaggi principali elaborati dallo stesso Naess: Gli oggetti prodotti attraverso unattivit tecnica sono in stretta relazione non solo con i mezzi ed i modi di produzione, ma con tutti gli aspetti essenziali dellattivit culturale. Perci la tecnologia in stretta relazione, direttamente o indirettamente, con le altre istituzioni sociali, per esempio la scienza, il livello di accentramento del governo ed il concetto stesso di razionalit. Una trasformazione tecnica implica una trasformazione culturale. Il livello di sviluppo tecnologico giudicato dai Paesi industriali avanzati in base al modo in cui le tecniche possono essere assimilate dalle loro economie. Il criterio di progressivit viene applicato non solo alla nostra tecnologia, ma anche a quella di altre culture I criteri ecosofici per giudicare il potenziale innovativo di una determinata tecnologia si riferiscono invece agli obiettivi finali del sistema normativo. Il parametro ecosofico per giudicare una tecnica la sua capacit di soddisfare i bisogni vitali delle varie comunit locali. Gli obiettivi del movimento dellecologia profonda non implicano nessuna svalutazione della tecnologia e dellindustria103, ma richiedono che le innovazioni siano sottoposte ad un controllo generale di tipo culturale.

102 103

Cfr. A. Naess, Ecosofia, Ecologia Societ e Stili di Vita, traduzione di E. Recchia, Red Edizioni, 1994 Corsivo mio

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Le tecnocrazie possono sorgere in conseguenza di una suddivisione del lavoro portata allestremo e dallintima fusione di tecnologie di ordine superiore, associate con un tipo di istruzione tecnica estremamente specializzata, accentrata e a senso unico.

Quando una tecnica sostituita da unaltra che richiede pi attenzione, pi istruzione oppure pi affascinante e porta ad isolarsi dal resto, il legame con lambiente in cui tale tecnica opera diminuisce. Se tale ambiente la natura, limpegno verso la natura si riduce a favore dellimpegno verso la tecnologia. Il grado di disinteresse o apatia aumenta, e cos pure la nostra consapevolezza dei cambiamenti apportati alla natura da quella tecnica.

Il grado di autosufficienza dellindividuo e delle comunit locali diminuisce nella proporzione in cui una certa tecnica o tecnologia trascende le capacit e le risorse dellindividuo o delle comunit. Questo aumenta la passivit, la debolezza e la dipendenza dalla megasociet e dai mercati mondiali.104

104

Cfr. A. Naess, Ecosofia, Ecologia Societ e Stili di Vita, traduzione di E. Recchia, Red Edizioni, 1994

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Cap. VII: Ecosofia ed Economia

1. Economia e sistema normativo


Nelle societ industriali contemporanee, gli economisti svolgono spesso compiti di puro calcolo al fine di delineare i modi migliori per raggiungere determinati obiettivi economici. Sono considerati dei tecnici cui viene ormai chiesto di limitarsi ad elaborare determinate strategie, trascendendo da qualunque giudizio politico ed etico. Questo porta ad un irrimediabile inaridimento della scienza economica, posta nella condizione di poter formulare esclusivamente considerazioni di tipo quantitativo. Lattivit economica viene quindi radicalmente scissa dalla matrice sociale: il suo ambito riguarda infatti solo i mezzi, mai i fini. Si cercano politiche economiche che portino a determinati risultati senza per basare i propri giudizi su alcuna scala valoriale. Concretamente, secondo Naess, lespressione da un punto di vista puramente economico, usata di frequente dagli economisti, non ha ragione dessere. Unottica di questo tipo non pu infatti esistere, se si pensa che qualunque esperienza umana opera in base a gerarchie di obiettivi. La creazione di modelli dunque inutile - specialmente in unottica ecosofica - se si ignorano i fini delle proprie azioni. Le formulazioni quantitative vengono considerate essenziali per sviluppare uneconomia come scienza, ma la perdita, in campo economico, del punto di vista normativo ed umano non pu essere assolutamente accettata da parte della dottrina ecosofica.

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2. Il Prodotto Nazionale Lordo ( PNL)


molto importante, secondo Naess, che gli ecosofi siano in grado di discutere argomenti intorno al PNL105, in quanto le politiche antiecologiche dei Paesi industriali vengono spesso giustificate in nome della necessit e desiderabilit della crescita economica. Lerrore fondamentale starebbe proprio nellindividuazione del Prodotto Nazionale Lordo come indicatore del progresso economico in senso lato e positivo e dunque da accettarsi aprioristicamente. In realt, osserva Naess, allinterno del PNL sono inseriti anche i costi sostenuti dallindustria per abbattere linquinamento, il costo del pronto soccorso per le vittime degli incidenti stradali, i costi del mantenimento di un sistema carcerario, insomma tutte le spese che un paese industriale deve sostenere per porre rimedio alle conseguenze indesiderate di questo tipo di sistema. Paradossalmente tutte queste spese sono inserite con segno positivo nel calcolo del PNL!106. Pertanto Naess ci spinge a considerare questo indice come un quantit di valore neutrale, in pratica una misura delle attivit svolte, non del valore positivo o negativo di tali attivit. Un indicatore dalla valenza quantitativa dunque, non qualitativa. Ci si ripercuote sulle nostre vite nel momento in cui come avviene nei Paesi industrializzati il PNL viene utilizzato, a livello politico, come se avesse uno stretto legame con la qualit della vita, legame ormai dato per scontato dalla maggioranza della popolazione , ma che in realt si rivela tuttaltro che chiaro. La crescita del PNL e quella del benessere, inteso veramente come qualit della vita, non vanno di pari passo. Come scriveva il direttore della rivista norvegese Sosialkonomen gi nel 1972:
105

PNL: Prodotto Nazionale Lordo definito anche come reddito nazionale lordo. E uguale al PIL pi

(+) il reddito percepito da soggetti residenti per investimenti allestero meno () il reddito percepito in Italia da soggetti non residenti. PIL: Prodotto Interno Lordo E il valore della produzione di beni e servizi realizzati allinterno di un Paese, cui vengono sottratti i consumi intermedi e aggiunte le imposte indirette sulle importazioni. Il periodo di tempo di riferimento lanno civile. Definizioni da: http://www.finanzaonline.com/, consultato il 1-9-2008
106

A. Naess, Ecosofia, Ecologia Societ e Stili di Vita, traduzione di E. Recchia, Red Edizioni, 1994, p. 138

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Il prodotto nazionale comprende un numero di beni e servizi inferiore a quello di cui dispone mediamente una persona Il valore attribuito alle singole voci della contabilit nazionale non rispecchia gli effetti in termini di benessere di tali voci Il prodotto nazionale non indica affatto la distribuzione dei beni tra le persone Il prodotto nazionale si riferisce allattivit economica corrente, ma non riflette i suoi effetti nel tempo. Non dice niente rispetto allabuso o alleliminazione di risorse limiate ed ai mutamenti irreversibili

Di conseguenza, tutto quello che ci spinge verso un modo di vita ecosofico pu risultare come un tentativo di riduzione del Prodotto Nazionale Lordo. Lecologia ed il concetto stesso di qualit della vita vengono guardati con sospetto nelle societ industriali107. Al contrario, paradossalmente, ogni consumo di pillole antidepressive va ad aumentare il PNL108. Dunque viene spontaneo domandarsi perch si dovrebbe svolgere qualcosa in modo semplice se pu invece essere realizzata in modo complicato aumentando perci i profitti e di conseguenza il PNL? Nel Prodotto Nazionale Lordo non si distingue tra necessit e spreco, tra ci che un mero desiderio e ci che invece dettato dal bisogno. Esso inasprisce il divario tra ci che desideriamo e ci che effettivamente ci possiamo permettere. Il solo pensiero che si possa arrivare a una quantit unica per esprimere il benessere o la felicit di un paese dimostra una certa ingenuit e mancanza di comprensione per i problemi economici. E anche se si potesse ottenere un numero del genere, che cosa significherebbe? Un numero non pu fornire le basi di una politica concreta. La politica deve iniziare e terminare con lattivit dellindividuo109. Seppur alcune teorie economiche, come ad esempio la Teoria del Benessere, abbiano provato ad avvicinarsi ad una visione pi globale del problema, distano sempre troppo da una vera e propria scala di priorit valoriale cui rifarsi per indirizzare le proprie azioni.

107 108

Cfr. A. - M. Jansson, Integration of Economy and Ecology, atti della conferenza di Wallenberg, 1984 A. Naess, Ecosofia, Ecologia Societ e Stili di Vita, traduzione di E. Recchia, Red Edizioni, 1994, p. 140 109 Editoriale Sosialkonomen, n.2 1973

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In antitesi alla ricerca di mercato, sulla base della quale vengono di solito decise le politiche economiche da adottarsi, Naess propone di effettuare delle interviste profonde. Se occupiamo una posizione che in qualche modo comporta responsabilit verso i membri della nostra comunit, dobbiamo cercare di individuare i loro sistemi normativi per mezzo di interviste approfondite, e collegare questi risultati alle risorse, cos come le intendiamo noi ma anche come le intende la maggioranza della gente110. Infatti, il rapporto tra reddito e qualit della vita risulta essenziale allinterno della comunit111; soddisfare solo uno di questi due bisogni non sufficiente. Unindagine di questo tipo risulta necessaria per stabilire il modo in cui i membri della comunit esperiscono le proprie condizioni di vita ed i dati ricavati da essa saranno sicuramente pi utili, da un punto di vita politico, che non quelli raccolti da una semplice indagine di mercato. Quanto maggiore sar il rispecchiarsi degli ideali delle persone nella realt in cui vivono tanto pi alta risulter la qualit della loro vita. In particolare per lecosofia, una ricerca in questo senso fondamentale per garantire il mantenimento della qualit della vita anche per gruppi molto piccoli e dai sistemi normativi molto diversi da quelli della maggioranza della comunit. Ancora una volta dunque si sottolinea limportanza di prestare attenzione alle minoranza ed alla diversit.

3. Lattribuzione di un prezzo alla natura


Altra tendenza diffusa, e totalmente inaccettabile per i sostenitori dellecosofia, quella di attribuire un prezzo alla natura. Molto frequentemente infatti, in ambito di indagini di mercato, si calcola quantitativamente limpatto sulla natura da parte di certe politiche economiche. [...] alcune delle decisioni concrete in materia ambientale sono state basate, almeno in parte, su una stima delle somme che la gente che va a pescare, a passeggiare o usa la natura in altro modo paga effettivamente per acquistare equipaggiamenti, abbigliamento, eccetera. Lammontare viene poi confrontato con quello ottenibile se sullarea in questione si costruissero un albergo, un parcheggio o
110

A. Naess, Ecosofia, Ecologia Societ e Stili di Vita, traduzione di E. Recchia, Red Edizioni, 1994, p. 140 111 O.D. Duncan, Does Money Buy Satisfaction?, in Social indicators Research, n.2, 1975

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una diga112. Risulta chiaro il perch di una totale avversione degli ecosofi a tale atteggiamento: in un calcolo di questo tipo infatti la qualit della vita non viene minimamente presa in considerazione bens si cercano delle incerte giustificazioni al fine di agevolare un incremento economico dal valore puramente quantitativo. In pratica, come sosteneva Paul Hofseth, esperto di problemi energetici e Ministro dell Ambiente norvegese, se si chiedesse ad una persona quanto sarebbe disposta a pagare per evitare che le venga rotto il braccio, la cifra suggerita non potrebbe essere assunta come indicativo del valore del braccio. Chiunque, infatti, ha tutto il diritto di mantenere il proprio braccio sano. Allo stesso modo, anche laccesso alla natura intatta viene visto come un diritto inalienabile, e nel caso di diritti di questo genere, lanalisi costi-benefici non applicabile. dunque necessario, anche in questo caso, pronunciarsi sul piano etico. Perci, nonostante la quantificazione svolga ormai un ruolo predominante nella societ moderna bisogna riconoscerne lo scarso contributo che almeno a livello teorico essa dovrebbe rivestire allinterno dei processi decisionali, ed in particolar modo per la realizzazione del S. Pensare che ogni problema possa essere risolto senza rifarsi ad una visione globale e valoriale della vita una prospettiva ecosoficamente inaccettabile. Risulta dunque necessaria uno spostamento degli obbiettivi economici da un campo puramente quantitativo ad uno qualitativo che risulti essere in grado di tenere in considerazione le reali aspettative umane in termini di qualit della vita. Chiaramente, perch ci risulti possibile, si crede essere in primo luogo necessaria una presa di coscienza dellattuale strumentalizzazione dei desideri umani da parte dei sistemi economici delle societ industriali.

112

A. Naess, Ecosofia, Ecologia Societ e Stili di Vita, traduzione di E. Recchia, Red Edizioni, 1994, p. 157

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Cap. VIII: Ecosofia e Politica

1. Non si pu evitare la politica


I nostri comportamenti di ogni giorno esercitano influenze politiche in molteplici modi: anche lindifferenza, lignoranza e la passivit hanno un peso da questo punto di vista. Per questo motivo nulla risulta essere soltanto politico e nulla del tutto apolitico. Analizzando pi da vicino il nostro ambito di ricerca, lecopolitica riguarder dunque non solo un tipo di attivit specificatamente ecologica ma ogni aspetto della nostra vita. Purtroppo per, le capacit delle istituzioni democratiche moderne di determinare scelte politiche sembra diminuire costantemente cedendo il passo allinfluenza dei grossi gruppi di potere. Risulter perci necessario, al fine di una risoluzione dei conflitti ambientali, individuare le strutture di potere che influenzano maggiormente le scelte politiche di un Paese. Per questo si rivela fondamentale la collaborazione tra ambientalisti, giornalisti, scienziati sociali, filosofi e tutti coloro che sono interessati allanalisi delle strutture delle societ industriali moderne. Spesso le persone che ricercano uno stretto contatto con la natura, nonch la sua salvaguardia, non sono direttamente interessate alla politica e sembrano quasi cercare un distacco dai moderni stili di vita. Secondo Naess per, un atteggiamento di questo tipo non basta: non infatti sufficiente cercare una trasformazione a livello sociale solo tramite i cambiamenti del proprio stile di vita escludendo a priori lapproccio politico al problema. Sono necessarie entrambe le cose contemporaneamente, infatti assurda lidea che sia la scelta individuale a determinare la qualit ed il livello della produzione113. Bisogna perci rendersi conto dellimportanza dello strumento politico allinterno di un movimento ecosofico e contrastare la depoliticizzazione della lotta ecologista.

113

J.K. Galbraith, Economics and the Public Purpose, Houghton Mifflin, Boston, Massachussetts, 1973

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La questione del cambiamento sociale, dunque, lunica via tramite la quale sviluppare politiche ecologiche ragionevoli.

2. La posizione dei partiti Verdi e le tematiche ecopolitiche fondamentali


Secondo Naess, a livello partitico lo schieramento verde dovr cercare una nuova dimensione politica. Non sufficiente dunque che i partiti Verdi occupino una posizione intermedia tra gli schieramenti politici tradizionali - da egli indicati come Rossi e Blu - avvicinandosi, a seconda dei casi, alluno o allaltro. Il Verde non deve rappresentare unalternativa agli schieramenti tradizionali ma deve essere [...] una forza dinamica, una specie di onda che dovrebbe permeare tutti i punti dello spettro politico, o una frontiera delle opinioni politiche, che trascende qualsiasi concezione superficiale della politica114. Paradossalmente , nel momento in cui un approccio ecologico di questo tipo avesse successo, non sarebbe nemmeno pi necessaria lesistenza di partiti Verdi poich significherebbe che tutti i partiti hanno accettato i principi dellecologia115. Sono tre le tematiche ecopolitiche di maggior rilevanza che vengono costantemente dibattute: il problema dellinquinamento, quello delle risorse e quello della popolazione.

a. Inquinamento
Linquinamento il pi antico e studiato tema di interesse ecologico, nonostante ci non sembra si sia ancora compreso cosa veramente significhi combatterlo. La tendenza attuale sembra quella di evitare il problema piuttosto che quella di risolverlo. Assistiamo costantemente allinstallazione di industrie altamente inquinanti in zone poco popolate dei Paesi industrializzati, sulle loro linee di confine o, addirittura, in Paesi in via di sviluppo, dove le norme per la sicurezza e quelle contro linquinamento sono decisamente pi permissive, se non del tutto assenti.
114

A. Naess, Ecosofia, Ecologia Societ e Stili di Vita, traduzione di E. Recchia, Red Edizioni, 1994, p. 167-168 115 Cfr. J. Porritt, Seeing Green: the Politics of Ecology Explained, Blackwell, Oxford, 1984

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A livello politico risulta dunque necessaria la presenza di istituzioni internazionali che non si limitino a semplici rimproveri, ma prendano provvedimenti concreti contro iniziative di questo tipo. Va aggiunto inoltre che mentre la Shallow Ecology affronta il problema dellinquinamento ponendo in risalto i danni subiti dagli esseri umani ed i loro diritti a vivere in un mondo sano, la Deep Ecology si spinge oltre, condannando anche il danno riportato da tutti gli altri esseri viventi e dagli ecosistemi.

b. Risorse
Gli esperti in ambito ecologico dei governi dei Paesi ricchi non hanno capito o non vogliono capire che necessario analizzare il problema etico posto dai consumi dei Paesi industrializzati, i doveri verso le generazioni future, nonch verso gli altri esseri viventi e, pi in generale, la natura. In realt nessuna delle politiche e degli ideali del passato, dal capitalismo al socialismo, hanno implicato una vera e propria critica allo spreco delle risorse. Solo recentemente sembra riscontrabile una timida azione politica in questo senso. Alla base del problema vi la stretta relazione che intercorre tra l ideologia della crescita economica (Cfr. cap. VII) ed i forti interessi dei gruppi industriali. Questa dinamica tende a rallentare notevolmente lavvio di politiche verdi a tutela delle risorse. Daltra parte, si pu criticare latteggiamento di molti ambientalisti che, al fine di attirare lattenzione su questo problema, hanno finito con il perdere credibilit sottostimando notevolmente le risorse a nostra disposizione e creando allarmismi spesso non del tutto giustificati. Secondo Naess, si dimostra decisamente pi sensato assumere una posizione normativa chiara, che escluda a priori uno spreco di risorse ingiustificato. Imparare a vivere senza sprechi dunque risulta il primo passo verso una buona gestione delle risorse.

c. Popolazione
Il problema della popolazione risulta essere abbastanza delicato. Sono state condotte diverse ricerche in particolare dalle Nazioni Unite - che si interrogano su quale sia il

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numero ottimale della popolazione mondiale, ovvero la capacit di carico del pianeta Terra. Queste ricerche per, prendono in considerazione solo una specie: l Homo Sapiens. Ci si chiede infatti, fino a che punto la popolazione umana possa crescere senza creare situazioni insostenibili per se stessa, ma non ci si rende conto del fatto che essa ha gi creato situazioni intollerabili per molte altre specie e per numerosi ecosistemi. Comprensibilmente, un problema di questo tipo, viene spesso dichiarato accademico o utopistico poich risulta di difficile risoluzione senza il ricorso a metodi disumani. Ci non toglie, per, che ci si trovi di fronte ad unesigenza sempre maggiore di spazio personale, a fronte di un eccessivo sviluppo demografico. In questo senso, non richiesto un comportamento antiumano bens una presa di coscienza del fatto che gli spazi naturali risultano necessari per una piena realizzazione delluomo. A poco a poco, la prospettiva di proteggere il pianeta nel suo insieme e senza fini strumentali si sta rivelando come una delle pi grandi sfide della storia umana116.

3. Autodeterminazione, Self-reliance e comunit locali


In unottica ecosofica, la realizzazione del S risulta essere la norma fondamentale di qualunque sistema. Implicita in tale visione laffermazione della libert di ognuno all autodeterminazione e alla realizzazione delle proprie capacit. In questo senso, le condizioni sociali in cui un individuo vive il proprio sviluppo risultano determinanti. A livello amministrativo, questa necessit di autodeterminazione viene trasposta in politiche di decentralizzazione. Analizzando le dinamiche attuali, infatti, si riscontra frequentemente la tendenza ad importare stili di vita altrui creando una stretta dipendenza dai mercati internazionali a discapito delle risorse presenti sul territorio. Queste dinamiche portano inevitabilmente a processi di uniformazione, omologazione, consumismo e alla distruzione della creativit del singolo individuo, al quale viene ormai chiesto di limitarsi al semplice acquisto piuttosto che allo sviluppo delle proprie capacit. perci necessaria, secondo Naess, una maggior Self-reliance - ovvero una

116

A. Naess, Ecosofia, Ecologia Societ e Stili di Vita, traduzione di E. Recchia, Red Edizioni, 1994, p. 178

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fiducia nei propri mezzi che porti ad uno sviluppo della capacit di autodeterminarsi. Tale meccanismo non deve essere per inteso come incentrato su puro egotismo, ma deve essere inquadrato in unottica gestaltica, fondamentale per la realizzazione del S. Dunque, una maggiore Self-reliance non si pone come fine uninterruzione totale delle comunicazioni con le altre culture ma le sottopone a giudizio normativo, incentivandole se favoriscono la realizzazione del S e limitandole nel momento in cui soddisfino bisogni risolvibili anche a livello locale. Per rafforzare la Self-reliance quindi necessario che gli individui siano coscienti dei propri valori e principi politici. Le cosiddette comunit verdi o Ecovillage117, la cui proliferazione ha avuto inizio durante la met del secolo scorso, sembra essere un buon esempio che manifesta caratteristiche di decentramento e Self-reliance infatti: Presentano fattori di stabilizzazione che mantengono la popolazione costante Le decisioni relative questioni che riguardano tutti i membri vengono prese tramite forme di democrazia diretta I modi e i mezzi di produzione riguardano principalmente il settore primario (alto livello di Self-reliance in campo economico) Le tecnologie utilizzate sono essenzialmente dolci a basso impatto ambientale - e utilizzano materiali in loco o provenienti da zone limitrofe Leducazione scolastica riguarda principalmente le tecnologie necessarie a livello locale nonch uneducazione formale nelle materie artistiche e letterarie Le differenze di reddito e ricchezza dei suoi membri sono modeste Lestensione territoriale abbastanza ristretta118

Tuttavia rimangono numerosi ostacoli politici alla proliferazione di tali comunit infatti: La politica economica fortemente accentrata a livello nazionale e stabilisce quali debbano essere gli obiettivi perseguiti da tutte le unit amministrative inferiori

117 118

Cfr. R. Gilman, The Eco-Village Challenge, in In Context, 1991, n.29 Cfr. A. Naess, Ecosofia, Ecologia Societ e Stili di Vita, traduzione di E. Recchia, Red Edizioni, 1994

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La cultura ed il tempo libero vengono standardizzati attraverso i mass media favorendo la crescita economica ma uccidendo la creativit di base Le autorit sanitarie e le politiche sociali sono centralizzate e specializzate e si pone laccento sui sintomi invece che sulle cause delle malattie La concorrenza, ed in particolar modo quella internazionale, sembra favorire le grandi imprese e le tecnologie pesanti ad alto impatto ambientale Il funzionamento dei mercati internazionali rende economicamente non redditizie le tecnologie dolci e la Self-reliance Leclettismo inteso come sviluppo di molteplici capacit scoraggiato dalla schiera di professionisti che ci inducono a credere che il ricorso alle capacit del singolo sia inutile

Risulta necessario opporsi allo sviluppo di tali processi se si vuole evitare la distruzione delle comunit locali e favorire il mantenimento di una certa diversit sia a livello ecologico che sociale. Dunque, unazione diretta nei confronti di decisioni antiecologiche, da operarsi quando queste sono ancora allo stadio di progetto, poich ha pi probabilit di successo che non quando esse siano gi in atto. Naess suggerisce azioni dirette sul modello gandhiano, esprimendo cio, in modo chiaro, concreto e comprensibile gli obiettivi di tali azioni ed esponendole al proprio oppositore evitando, nel limite del possibile, il ricorso ad atti illegali. Altrettanto importante non scoraggiarsi di fronte ai fallimenti, bens tenere sempre presente che il successo di una campagna non coincide con il successo di ogni singola azione e che la funzione principale delle azioni dirette quella di attirare lattenzione dellopinione pubblica.

4. Il processo di trasformazione
Secondo lanalisi di Naess, nonostante i governi dei Paesi industrializzati dichiarino prioritari i problemi dellinquinamento e dellesaurimento delle risorse, non vi un vero impegno nel voler individuare le cause effettive di tali questioni. Spesso, come gi

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accennato (Cfr. cap. VI), si propongono soluzioni puramente tecniche a tali problematiche, senza mettere in discussione gli stili di vita che esse presuppongono, i sistemi di produzione e di consumo, luso che viene fatto della tecnologia e la mancanza di una vera solidariet a livello locale e mondiale. Un atteggiamento di questo tipo dovuto in parte al fatto che le azioni politiche sembrano ormai insufficienti per arginare il potere delle grandi societ e proporre uno sviluppo che prenda una direzione diversa da quella attuale. In particolare, unalternativa a favore dei popoli in via di sviluppo resa impossibile dal perpetuarsi dello sfruttamento delle loro risorse e della loro forza lavoro a basso prezzo da parte dei Paesi industrializzati. Alla base del movimento dellecologia profonda c lintuizione che non possibile raggiungere gli obiettivi di risanamento se non attraverso una trasformazione radicale della nostra societ industriale, e quindi attraverso un cambiamento politico119. In questo senso lopera dei partiti verdi risulta fondamentale: siano essi fondati al fine di consolidarsi a livello istituzionale o per esercitare uninfluenza temporanea, la loro funzione di sensibilizzazione dellopinione pubblica e promozione del cambiamento sociale sono imprescindibili. La loro posizione rispetto tematiche fondamentali, quali lindustria e la tecnologia, deve essere salda ma aperta al dialogo: ci significa non operare unopposizione a priori nei loro confronti, ma sforzarsi perch vengano impiegati ed orientati ad un effettivo miglioramento della qualit della vita. In pratica, il processo messo in atto da una politica di questo genere prospetta [...] una trasformazione di portata rivoluzionaria realizzata attraverso tanti piccoli passi in una direzione nuova e radicalmente diversa.[...] La direzione della trasformazione rivoluzionaria, le riforme ne sono i passaggi120. importante sottolineare inoltre come la politica verde non possa adattarsi alle politiche tradizionali. Se da un lato infatti si avvicina al socialismo classico, condividendone la critica economica al capitalismo, deve comunque prenderne le distanze per quanto riguarda temi quali la massimizzazione delle produzione, la centralizzazione, il

119

A. Naess, Ecosofia, Ecologia Societ e Stili di Vita, traduzione di E. Recchia, Red Edizioni, 1994, p. 193 120 A. Naess, Ecosofia, Ecologia Societ e Stili di Vita, traduzione di E. Recchia, Red Edizioni, 1994, p. 197

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materialismo e la burocrazia. In particolar modo questultimo fattore deve essere oggetto di critica se si vuole superare il peso sempre maggiore degli obblighi imposti per legge e raggiungere una vera e propria interiorizzazione delle norme (Cfr. cap. VI). Questo significherebbe passare a norme pi generali che considerino situazioni pi ampie in modo integrato ed olistico121. In pratica , la politica verde deve strutturarsi come qualcosa di profondamente diverso dalle politiche tradizionali. Per raggiungere un tale fine per non necessario che tutti si rifacciano alla stessa utopia, bens bisogna sviluppare programmi concreti allinterno del quadro politico in corso. Risulta fondamentale perci chiedersi quale sia al momento attuale la politica pi verde rispetto un determinato problema, non quale sarebbe la posizione pi coerente con la Deep Ecology. Secondo Naess infatti, Per essere davvero verdi necessario essere elastici e capaci di relativizzare, non puristi o idealisti122, ci significa conciliare gli ideali della politica verde con le lotte politiche che si presentano ogni giorno.

121

A. Naess, Ecosofia, Ecologia Societ e Stili di Vita, traduzione di E. Recchia, Red Edizioni, 1994, p. 201 122 A. Naess, Ecosofia, Ecologia Societ e Stili di Vita, traduzione di E. Recchia, Red Edizioni, 1994, p. 203

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Cap. IX: L Ecosofia T

Secondo Naess si pu rilevare lemergere di due tendenze di fronte al costante aumento del degrado ambientale: la prima si fonda sullipotesi che sia sufficiente un approccio di tipo frammentario a questo problema, risolvendolo allinterno dellattuale assetto sociale, economico e tecnologico; la seconda, invece, considera necessaria una rivalutazione globale del rapporto uomo-natura ed una trasformazione degli stili di vita umani. Questultima, che rispecchia il pensiero dellEcologia Profonda, si propone di suggerire sia indicazioni di tipo filosofico sia decisioni a livello concreto. LEcosofia T - che prende il nome dal rifugio Tvergastein nel quale Naess ha scritto molti dei suoi libri - unecosofia che pone le proprie basi nella personale visione del mondo del filosofo norvegese. Come accennato in precedenza (Cfr. cap. V) infatti, lobiettivo principale di sottolineare che ogni persona matura deve assumersi la responsabilit di elaborare la propria risposta ai problemi attuali dellambiente secondo una prospettiva globale123.

1. Il valore universale a dispiegare le proprie potenzialit


Lidentit dellindividuo, il suo Io, non pu essere separata da tutto ci che lo circonda: essa infatti si sviluppa tramite una serie di relazioni con fattori organici ed inorganici. In questo senso tutto relazione. Prendere le distanze dalla natura e da ci che naturale significa dunque prendere le distanze dal proprio Io. Gli esseri umani non possono considerarsi come qualcosa di estraneo alla natura: necessario prendere coscienza del fatto che influenzare e modificare questultima significa modificare anche se stessi.
123

A. Naess, Ecosofia, Ecologia Societ e Stili di Vita, traduzione di E. Recchia, Red Edizioni, 1994, p. 207

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A livello filosofico risulta dunque necessaria una presa di posizione che trovi un certo equilibrio tra le visioni organiche e lindividualismo atomistico. Durante il secolo scorso lo sviluppo scientifico, ed in particolare di alcune materie come la paleontologia, ha contribuito notevolmente alla presa di coscienza dellevoluzione della vita come un processo unico, anche se a prendervi parte sono una notevole diversit di forme di vita. Ci che contraddistingue tutti gli esseri viventi lo sforzo di autoconservazione del proprio essere in primo luogo, e della propria specie poi. Naess ritiene pi opportuno riferirsi a tale processo con termini che suggeriscano uno sforzo attivo come realizzazione del S o piena espressione del S. La comprensione di tali processi rende possibile lemergere di una coscienza ecologica nelluomo e questa risulta essere unidea filosoficamente molto importante: sulla terra si sviluppata una forma di vita che in grado di conoscere e valutare le proprie relazioni con tutte le altre forme di vita e con la Terra nel suo insieme124. In che modo per possibile affermare il diritto alla realizzazione del S? Fino ad oggi, per risolvere tale problema, ci si rifatti ad una sorta di classificazione degli esseri viventi attuabile tramite lattribuzione di un valore intrinseco relativo che tenesse conto di qualit come il possesso di unanima, la capacit di ragionamento, la coscienza di s e delle proprie scelte, una maggior o minor evoluzione. Da un punto di vista ecosofico invece, nessuna argomentazione di questo tipo risulta giustificabile. Lattribuzione di maggiore valore ad una forma di vita piuttosto che ad unaltra decreta il diritto alluccisione ed al maltrattamento. Al contrario, in unottica ecosofica tutte le forme di vita hanno lo stesso valore, anche se questo non significa voler impedire il normale svolgimento delle dinamiche naturali. In pratica viene respinta unaffermazione come Io ti uccido perch valgo di pi ma non Io ti uccido perch ho fame 125. Si ammettono in questo modo diversi atteggiamenti nei confronti di diversi esseri pur senza introdurre necessariamente una classificazione in base al loro presupposto - valore.

124

A. Naess, Ecosofia, Ecologia Societ e Stili di Vita, traduzione di E. Recchia, Red Edizioni, 1994, p. 212 125 A. Naess, Ecosofia, Ecologia Societ e Stili di Vita, traduzione di E. Recchia, Red Edizioni, 1994, p. 214

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Ragionando dunque nellottica della realizzazione del S si pu davvero arrivare a maturare un desiderio sincero per la piena espressione del s degli altri esseri.

2. Lunicit della specie umana


Sia da un punto di vista biologico che da un punto di vista sociale, lHomo Sapiens risulta essere unico: unico per la particolarissima struttura del suo cervello, unico per le diverse e particolari culture cui appartiene e che egli stesso ha generato. importante tener sempre ben presenti queste sue caratteristiche distintive seppur la tendenza delle correnti ambientaliste ed ecologiste sia quella di mettere in risalto i numerosi aspetti comuni tra Homo sapiens e le altre forme di vita. Bisogna per chiedersi con che finalit si ritenga necessario sfruttare queste particolari capacit. Lipotesi di un loro impegno al fine di colonizzare lintero pianeta ed assumere una posizione di supremazia nei confronti delle altre forme di vita, da escludersi a priori in unottica ecosofica. Piuttosto lHomo sapiens, dallalto della propria posizione, dovrebbe essere in grado di percepire che la volont di realizzazione appartiene a tutti gli esseri viventi cos come il diritto a vivere e a prosperare e, di conseguenza, assumere un comportamento responsabile nei confronti di tutte le forme di vita. Ci non significa, come vorrebbero alcune correnti animaliste, che i bisogni umani non debbano mai prevalere su quelli animali, in una sorta di egualitarismo biosferico assoluto. Il danneggiamento degli altri esseri e la loro uccisione in taluni casi presa in considerazione, ma ci non significa affatto arrogarsi il diritto di sottoporli ad inutili sofferenze. Per esempio, da un punto di vista ecosofico, mentre nutrirsi di altri animali perfettamente naturale, sottoporli ad esperimenti per testare la tossicit di alcuni prodotti destinati al mercato alimentare umano non ha alcuna giustificazione. Bisogna, in ogni momento, distinguere e controbilanciare i bisogni marginali umani con i bisogni vitali delle altre specie. Lunicit dell Homo sapiens, le sue capacit uniche tra milioni di altri esseri viventi, sono state usate come strumento di dominio e abuso di potere. Lecosofia propone di

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usarle per sviluppare un atteggiamento di responsabilit universale che le altre specie non possono n capire n condividere126. Una posizione dunque che pur riconoscendo lunicit della specie umana nei confronti delle altre forme di vita rispetta i principi della realizzazione del S di tutti gli esseri viventi.

3. Identificazione, solidariet, mutualismo e realizzazione del S


Alla base del sentimento di rispetto per la realizzazione degli altri esseri vi il processo di identificazione. Questultimo consiste, in pratica, in una forma di empatia grazie alla quale possibile pervenire ad una naturale inclinazione al desiderio di realizzazione di tutti gli esseri viventi. Il processo di identificazione, a sua volta, il presupposto della solidariet: sentimento che crea una vera e propria interdipendenza della realizzazione del S di diversi esseri viventi. In pratica ci comporta che un organismo non possa essere in grado di raggiungere la realizzazione del S a meno che non possano farlo anche gli altri esseri. La solidariet, se affonda le proprie radici in una solida base di identificazione, non verr in alcun momento avvertita come una costrizione o un obbligo morale, bens si manifester spontaneamente ed in modo del tutto naturale. La morte degli individui e lestinzione delle specie risultano necessarie da un punto di vista evoluzionistico. Questo processo per evidenzia anche lo sviluppo del mutualismo, una sorta di identificazione che intercorre tra i diversi esseri viventi. Per questo motivo Naess afferma che la massima Vivi e lascia vivere esprime bene lidea di una societ senza classi a livello di ecosfera, di una democrazia in cui si possa parlare di giustizia non solo rispetto agli esseri umani ma anche agli animali, alle piante ed ai paesaggi127. Questo punto di vista in pratica presuppone la considerazione dei diversi Io come unit non separabili da tutto il resto.

126

A. Naess, Ecosofia, Ecologia Societ e Stili di Vita, traduzione di E. Recchia, Red Edizioni, 1994, p. 218 127 A. Naess, Ecosofia, Ecologia Societ e Stili di Vita, traduzione di E. Recchia, Red Edizioni, 1994, p. 221

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Si potrebbe dire, richiamando un concetto finkiano, che ognuno di noi simbolo della natura: I due caratteri, quello di frammento e quello di complemento sono ora diventati importanti agli effetti del simbolo. Symbolon viene da Simballeyn, da coincidere e significa il completamento di un frammento con il suo complemento128. In questo senso levoluzione del singolo scompare allinterno dell Evoluzione globale. Perci noi siamo qualcosa di pi dei nostri singoli io, non siamo solo frammenti minuscoli ed impotenti. Identificandoci con unit pi vaste, prendiamo parte alla loro creazione e preservazione, pertanto condividiamo la loro grandezza. La soddisfazione pu assumere nuove dimensioni. I molteplici io si sviluppano fino a diventare dei s sempre pi grandi, proporzionali allampiezza e alla profondit dei nostri processi di identificazione129. I processi di identificazione, che si sviluppano allinterno dellecosofia, sono di una tale profondit da cancellare i confini tra il S e lIo personale. Come accennato in precedenza, unidentificazione di tale livello non esclude per i naturali rapporti tra l Homo sapiens e gli altri esseri. Un esempio storico che sembra rispecchiare a pieno tali rapporti identificativi fornito dagli Indiani dAmerica: la loro attitudine a considerarsi parte della natura li ha portati a vivere un alto livello di identificazione con gli altri esseri viventi. Questo si traduceva in un uso delle risorse naturali in base alle proprie necessit, nel massimo rispetto della natura e senza alcuno spreco. Al contrario, una mancata identificazione sviluppa l indifferenza, sentimento che induce a considerare lambiente come semplice sfondo dellesistenza umana. Solo tramite lespansione del s a S ci che risulta essere meglio per gli esseri umani diventa meglio anche per le altre forme di vita. Per evitare questa mancanza di empatia ed identificazione non sufficiente pur risultando talvolta necessario ricorrere a sanzioni o alla persuasione, bens si rivela molto pi utile e propositiva una corretta educazione che attivi i processi di identificazione tramite lespansione del s.

128 129

E. Fink, Il Gioco Come Simbolo del Mondo, Lerici, Roma, 1969, p. 145 A. Naess, Ecosofia, Ecologia Societ e Stili di Vita, traduzione di E. Recchia, Red Edizioni, 1994, p. 221

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4. Lattribuzione del valore e lutilit della friluftsliv


Qualunque valutazione rimane in ogni caso una valutazione umana, ci significa che essa possiede un determinato senso per gli uomini. Da ci non deriva necessariamente che i valori concepiti ed espressi con linguaggio umano esistano solo per gli uomini. Come osserva Naess, prima che Newton elaborasse le proprie leggi i gravi cadevano in egual modo130. Tuttavia la tendenza dell Homo sapiens quella di dare un valore a ci che lo circonda in base a criteri utilitaristici. Si tende a considerare buono ci che risulta come tale per s, per la propria famiglia o per i propri amici invece di provare a valorizzare qualcosa in modo indipendente. Dare un valore agli animali, alle piante, a paesaggi o ad aree naturali indipendentemente dal fatto che risultino utili o meno alla specie umana un procedimento del tutto legittimo sul piano filosofico. Al contrario non risulta legittima, in questo senso, una posizione che riferisca tutti i giudizi di valore alla sola umanit. I moderni stili di vita non hanno compromesso del tutto il fascino esercitato dalla natura sulluomo, ne hanno solo reso pi difficoltoso laccesso. In Norvegia esiste una parola molto pi espressiva e carica di valori che indica un modo di avvicinarsi alla natura accettando le sue condizioni, un modo grazie al quale si calpesta la Terra con leggerezza. Letteralmente la parola friluftsliv significa vita allaria libera ma viene tradotto anche con vita allaria aperta o vita naturale . [...] useremo questa parola per indicare una sorta di stato positivo della mente e del corpo a contatto con la natura che ci avvicina ad alcuni dei molti aspetti dellidentificazione e della realizzazione del S che abbiamo perduto131. Lapproccio alla natura tramite la friluftsliv ricalca quello che stato il modo di vivere degli uomini in era preindustriale. Infatti lo stile di vita moderno, caratterizzato dal sovraffollamento e dallo scarso rapporto con la natura, ha contrassegnato un periodo brevissimo della nostra storia. Luomo moderno sembra in parte ricercare questo rapporto perduto tramite attivit sportive allaria aperta.

130 131

Cfr. A. Naess, Ecosofia, Ecologia Societ e Stili di Vita, traduzione di E. Recchia, Red Edizioni, 1994 A. Naess, Ecosofia, Ecologia Societ e Stili di Vita, traduzione di E. Recchia, Red Edizioni, 1994, p. 227

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Per far si che si affermi una friluftsliv responsabile sul piano etico ed ecologico per bene, secondo Naess, ricordarne alcuni principi imprescindibili: Rispetto per ogni forma di vita: ovvero ricordarsi di camminare con leggerezza nella natura, senza cio deturparla per puro fine ricreativo Educare alla friluftsliv promuovendo i processi di identificazione: bisogna incoraggiare il desiderio dei bambini ad identificarsi con la natura esprimendo uninterazione profonda con essa Minima pressione sullambiente naturale associata alla massima self-reliance: ci significa saper usare i materiali disponibili sul posto senza per sfruttare lambiente Stile di vita naturale: consiste nel cercare di eliminare dal nostro stile di vita, per quanto possibile, le tecniche e gli strumenti di origine esterna che tendono a spostare la nostra concentrazione dai fini a ci che risulta essere esclusivamente un mezzo132

Questo stile di vita sembra ormai essere diventato una vera e propria necessit per un gran numero di individui che vivono nelle societ industriali. Questo fenomeno lascia trasparire da un lato la necessit delluomo di riscoprire una parte del proprio s riconducibile alla natura e, dallaltro, il livello di insostenibilit raggiunto dallattuale stile di vita nelle societ industriali. Tramite il progresso delle conoscenze umane ed una maggior identificazione con gli altri esseri, lHomo sapiens potrebbe arrivare ad una meta ecosoficamente molto ambita: uno stile di vita molto semplice nei mezzi ed incredibilmente ricco nei fini. Naess osserva come per il comportamento degli esseri umani sia spesso paragonabile a quello di una specie pioniera infestante nel suo essere individualista, aggressiva ed invadente nonch costantemente impegnato a sterminare o soppiantare le altre specie. La specie umana, continuando a comportarsi come specie pioniera infestante manifesta un ritardo culturale catastrofico. La sua condotta impedisce sistematicamente i processi di identificazione e i loro frutti: lempatia e la capacit di vivere sulla terra con
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Cfr. A. Naess, Ecosofia, Ecologia Societ e Stili di Vita, traduzione di E. Recchia, Red Edizioni, 1994

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leggerezza133. Bisogna raggiungere la consapevolezza del fatto che se la specie umana non decider di cambiare tale comportamento tuttaltro che funzionale, per s e per il resto degli esseri viventi, si rischia un danneggiamento irrimediabile del pianeta. Storicamente, secondo Naess, la principale regressione dal S allargato al s individuale si manifestata con lavvento della metafisica e con la successiva svalutazione della realt fisica a favore di una realt interiore, identificata come ontologicamente superiore (Cfr. Cap. I). In questo modo un aspetto della realt fu separato dagli altri creando un notevole distacco delluomo dalla Natura.

5. Norme ed ipotesi su cui si sviluppa lEcosofia T


L Ecosofia T, a livello puramente normativo, si sviluppa a partire da due sistemi di norme ed ipotesi fondamentali: uno a livello metafisico ed uno a livello fisico.

a. Livello metafisico
(N = norma, I = Ipotesi) N1: Realizzazione del S I1: Pi alto il livello raggiunto da qualcuno nella realizzazione del S, pi alta e profonda lidentificazione con gli altri I2: Pi alto il livello raggiunto da qualcuno nella realizzazione del S, pi la possibilit di potenziare tale processo ulteriormente dipende dalla realizzazione del S da parte degli altri I3: La completa realizzazione del S per ciascuno dipende da quella di tutti gli altri N2: Realizzazione del S per tutti gli esseri viventi134

133

A. Naess, Ecosofia, Ecologia Societ e Stili di Vita, traduzione di E. Recchia, Red Edizioni, 1994, p. 233-234 134 A. Naess, Ecosofia, Ecologia Societ e Stili di Vita, traduzione di E. Recchia, Red Edizioni, 1994, p. 252

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In pratica questo sistema riassume le due norme fondamentali riguardanti la realizzazione del S e la loro attuazione tramite il processo di identificazione. Perch si arrivi ad una realizzazione del S per tutti gli esseri viventi necessario trascendere le attuali norme individualistiche ma senza perdere la propria individualit. Infatti quando un essere si identifica in un altro non si presuppone che esso perda la propria individualit, al contrario si giunge ad una comprensione reciproca dei diversi s individuali.

b. Livello fisico
Il sistema di livello fisico comprende norme ed ipotesi che traggono origine dallambito scientifico: I4: La diversit della vita aumenta la potenzialit di realizzazione del S N3: Diversit della vita I5: Le complessit della vita aumenta le potenzialit di realizzazione del S N4: Complessit I6: Le risorse per la vita della terra sono limitate I7: La simbiosi massimizza le potenzialit per la realizzazione del S in condizione di risorse limitate N5: Simbiosi Questo sistema ideato al fine di voler creare un netto collegamento tra alcuni principi biologici e il fondamentale fine metafisico dellecosofia. In questo senso i concetti di diversit, complessit e simbiosi vengono sempre utilizzati in vista della realizzazione del S. Quindi anche a livello biologico sembra risultare pi conveniente un atteggiamento di simbiosi tra le diverse specie, che sappia unire la diversit e la complessit della vita in modo armonico.

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Conclusioni

Le elaborazioni teoriche in risposta alla crisi ambientale, come visto, sono state varie ed innumerevoli. A partire da una revisione delle posizioni cosiddette antropocentriche, fino allaffermazione di una reale necessit di attribuire veri e propri diritti a tutti gli esseri viventi. Analizzare un problema di cos ampia portata, e dalle conseguenze cos vaste, necessita, a mio avviso, di un metodo che sia il pi possibile scientifico, che, pur non risentendo di semplici sentimentalismi sia in grado di porre lidentificazione intesa come processo empatico - e la consapevolezza della propria posizione nella natura, come mezzo atto ad un avvicinamento delluomo a ci che lo circonda. Nello spettro delle teorie ecologiche sono individuabili atteggiamenti molto diversi e contrastanti tra loro che muovono talvolta da posizioni scientifiche, talvolta filosofiche ed altre volte religiose. Uno dei compiti pi difficili in questo ambito rimane, a mio parere, quello di saper distinguere tra teorie filosoficamente valide e teorie che, se pur dettate dalle migliori intenzioni, non fanno altro che dare sfogo a sentimenti di compassione nei confronti degli altri esseri viventi e della Natura in generale, senza per sapersi spingere oltre e teorizzare sistemi in difesa di essi. Se si vuole giustificare un determinato atteggiamento nei confronti della Natura qualunque esso sia bisogna essere precedentemente in grado di dimostrare quale posizione occupi luomo allinterno di essa e del Mondo. Un punto di vista generale risulta dunque necessario per la comprensione dei nostri comportamenti particolari, la presa di coscienza della nostra posizione pu aiutarci ad individuare i nostri traguardi e degli adeguati modelli comportamentali atti al loro raggiungimento. Un grande merito di Arne Naess, a mio parere, stato proprio quello di saper delineare un diverso approccio metodologico al problema ambientale che in tal modo acquista una prospettiva di indagine ben pi ampia di quella tradizionale. La

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suddivisione tra Shallow Ecology e Deep Ecology infatti, sembra essere in grado di traslare il problema ambientale da un campo di indagine puramente tecnico-scientifico ad uno allargato e sicuramente pi profondo, ridisegnandone gli orizzonti, le problematiche e le basi teoriche filosoficamente rilevanti. Egli stesso ravvisa la necessit di sviluppare per la prima volta lEcosofia, in risposta alla necessit di costituire una disciplina che tenga conto contemporaneamente di alcune teorie appartenenti allecologia ed un sistema normativo, nonch di priorit valoriale, sul modello della sofia greca. In pratica unindagine sulla realt che cerchi di mantenere alcuni dettagli a livello particolare senza per tralasciare lindagine prescrittiva globale. Se da un lato dunque viene messa in risalto limportanza delle relazioni che intercorrono, a livello biologico, tra gli esseri viventi, al fine di dimostrare la fitta rete di interconnessioni che ci rende fisicamente parte della Natura, dallaltro si rivela necessaria anche unindagine a livello prescrittivo, capace di delineare un comportamento umano che sia in grado di inserirsi armoniosamente nel Mondo. Le metodologie scientifiche risultano dunque necessarie ma non sufficienti per unindagine globale della realt. Questa si rivela essere, a mio avviso, una scelta metodologica quanto mai appropriata: le problematiche ambientali infatti investono spesso diverse aree di interesse, quali quella scientifica, etica o politica, rivelando la necessit di essere indagate da pi fronti e da diverse discipline contemporaneamente. LEcosofia sembra essere in grado di costituire un approccio multidisciplinare/globale al problema in questione. A questo fine sembra essere fondamentale un orientamento gestaltico: non solo per comprendere, ad un primo livello, il nostro modo di percepire globalmente la realt ma anche per sviluppare unindagine, a livello superiore, che sia in grado di analizzare globalmente nonch interdisciplinarmente le problematiche del nostro mondo. I fondamenti dellEcologia Profonda vengono individuati in alcuni principi che sembrano poter delineare un nuovo approccio umano alla realt circostante. A mio parere di fondamentale importanza sottolineare come lEcosofia, pur realizzando unanalisi dampio spettro che investe i principali campi dellesperienza umana, riesca a rispettare quelli che sono alcuni principi fondamentali della ricerca neopositivista: non cerca infatti di imporsi come un sistema omniesplicativo non falsificabile, ma lascia ampio spazio alla personalizzazione da parte di coloro che, pur

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accettandone le basi fondamentali, vogliano sviluppare una propria, personale ecosofia. Dunque una base metodologica filosoficamente ben strutturata in grado di lasciare spazio ad un pluralismo prescrittivo. Laspetto pratico ricopre un ruolo di rilievo nella filosofia di Naess. Ogni sforzo puramente teorico si risolve in una determinata azione o prescrizione. Una filosofia utile oltre che elegante; pratica oltre che sistematica. Una visione globale del mondo riversa le proprie caratteristiche in un modello comportamentale che risulta armonico in esso. Naess individua come causa della svalutazione della componente fisica della realt una certa tendenza storica ad elevare la componente interiore spirituale delluomo rispetto alla realt fisica. Pur accettando lindividuazione della base del problema nella dicotomia, cui accenna Naess, tra realt interiore e realt fisica, credo che una svalutazione di tale componente sia imputabile, pi che ad una semplice tendenza storica, alla nascita di un determinato tipo di pensiero: quello metafisico. Credo che la fenomenologia di Eugen Fink, ed in particolare la sua analisi sulla collocazione delluomo nella metafisica occidentale, possa rinforzare le basi della teoria di Naess. Fink descrive in modo particolareggiato, nel suo Il gioco come simbolo del mondo, come la nascita della filosofia occidentale abbia portato alla distinzione tra una realt sensibile ed una intellegibile e come, in base a questa ripartizione, sia cambiato il modo di percepirsi nel mondo da parte degli esseri umani. Una concezione metafisica delluomo porterebbe dunque ad una lacerazione della sua natura e ad una perdita della propria comunione con il mondo. Lunico rimedio a tale strappo consiste, pur ammettendo una distinzione di questo tipo, nel rendersi conto di come in verit, essa delinei due sfere appartenenti alla medesima realt, al medesimo mondo. Lessere-nel-mondo delluomo risulterebbe dunque solo un caso particolare dellessere-nel-mondo di tutte le altre cose finite. Il concetto fondamentale di essere-nel-mondo, alla base della fenomenologia finkiana ripreso in parte dal proprio maestro Heidegger sembra dunque poter costituire una solida base alla teoria olistica di Naess.

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Se lessere-umano viene concepito ed individuato come unentit veramente integrata nel mondo lintero ambito della sua esperienza pu e deve essere rivalutato alla luce di tale concezione. Proprio a partire da questo concetto il rapporto Uomo-Natura viene ridefinito e assume una rilevanza fondamentale ed imprescindibile. Il riconoscersi come parte del mondo e quindi della natura il primo passo verso una presa di coscienza ontologica nonch ecologica; in pratica verso la nascita di unecontologia. Riconoscere dunque la metafisica come indagine valida che pur prescindendo la fisicit, non si discosti dal mondo costituirebbe una vera e propria svolta nel pensiero occidentale. Risulta fondamentale sottolineare, a mio parere, come partendo da tali concezioni, si possano sviluppare delle teorie pi che verosimili sulla reale posizione delluomo allinterno della Natura. Non ha dunque pi senso schierarsi con le teorie antropocentriche o biocentriche, non sono pi necessari estremismi ideologici a favore di una posizione dominante delluomo o per una difesa della natura a tutti i costi. I diritti degli animali a vivere una vita degna e per quanto possibile priva di sofferenze, ad esempio, vengono pienamente riconosciuti, ma senza per questo arrivare a negare la loro appartenenza alla catena alimentale: sprechi, maltrattamenti o iperprotettivit non sono accettati se vengono messi in risalto il naturale flusso della vita e le normali dinamiche naturali. Lunicit della specie umana viene riconosciuta ed inserita come tassello uno dei tanti nella complessa costruzione naturale e ci avviene senza che essa o nessun altro perda la propria unicit o determinando, a causa di essa, un distacco dalla realt. Alla luce di un tale atteggiamento, dunque, le particolarissime caratteristiche delluomo non vengono sminuite ma neppure utilizzate a sostegno di una sua posizione dominante nel mondo. LEcosofia dunque si presenta come un sistema tramite il quale analizzare svariati ambiti della vita umana. Lo stesso Naess conduce delle analisi sulla relazione tra questa disciplina e gli stili di vita umani, leconomia e la politica. Sono convinto che la riflessione riguardante il nostro attuale modo di vivere sia del tutto condivisibile. Seppur alcune delle tesi di Naess siano state sviluppate durante gli anni Settanta del secolo scorso, molte delle posizioni da lui sostenute, sembrano essere del tutto condivisibili a distanza di quasi quarantanni. In primo luogo risultano per noi

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rilevanti la convinzione che sia necessario un cambiamento della mentalit attuale e la critica al modello di valutazione quantitativo a favore di uno qualitativo. I valori imposti dal sistema consumistico contemporaneo si scontrano nettamente con quelli ipotizzati dalla prospettiva ecologica profonda. Lattuazione di un cambiamento reale, dunque, dipende da una reale critica a quelle che vengono individuate attualmente come priorit di valore quando e se sono presenti. La Deep Ecology indica una via tramite la quale risulta possibile riformulare una priorit valoriale degli uomini che sia in linea con la natura ed inserita armoniosamente nel mondo. Concetti semplici come quelli di qualit della vita o realizzazione del s acquisiscono un significato nuovo ed allargato una volta inseriti in una prospettiva olistica del mondo. A partire dalle teorie ecosofiche risulta possibile anche unanalisi del sistema economico e politico. Seppur le osservazioni di Naess a riguardo risultino talvolta lievemente superficiali o generalizzate, si deve ammettere che la critica di fondo mossa al sistema di priorit valoriale basato esclusivamente su valori economici - attribuibile alla societ contemporanea - sembra poter essere considerata tuttora valida. Allo stesso modo sembrano legittimi i suggerimenti a proposito delle strategie politiche cui dovrebbero rifarsi i partiti verdi. Sotto questi due aspetti credo risulti rilevante sottolineare lo sforzo atto alla messa in pratica delle teorie ecosofiche. In un certo senso, lanalisi sociale, economica e politica mossa da Naess alle societ industriali moderne, sembra lasciar spazio come daltronde fa in primo luogo a livello morale ad un pluralismo di risposte differenti. La diversit dunque sia essa biologica, culturale, politica viene salvaguardata ad ogni livello dellindagine di Naess. Ovviamente alcune risposte pratiche suggerite dal filosofo norvegese risultano anacronistiche e subiscono linflusso dell ondata di ottimismo tipica della fine degli anni Sessanta, ma come si visto le sue teorie lasciano ampio spazio ad un pluralismo di risposte contestualizzabile con i nostri tempi. Per concludere sento di poter dire che la validit dellEcosofia Naessiana stia, a mio parere, nel suo approccio analitico e metodologico al problema ambientale e nel suo tentativo di dare risposte a problemi concreti senza mai rinunciare a solide basi teorico-

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filosofiche. In aggiunta, lapertura pluralistica dei propri risvolti normativi e pratici la rende una teoria falsificabile e, di conseguenza, in costante evoluzione. A livello pratico queste teorie sembrano davvero essere in grado di portare ad una riconsiderazione della nostra posizione nel Mondo, e quindi dei nostri stili di vita, cos da risolversi in una ri-costituzione di un tuttuno armonico con la Natura di cui risultiamo incontestabilmente essere parte.

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Ringrazio la sublime imponenza delle montagne, lo sfuggente silenzio dei deserti, il rigoglioso odore delle foreste dopo una giornata piovosa, limpetuoso boato delle onde che sinfrangono sulle scogliere. Ringrazio tutto questo per la capacit che ha di emozionarmi, commuovermi e farmi sentire parte di qualcosa di speciale; per la sua grandezza, per la sua perfezione. Ringrazio le persone che, in grande o in piccolo, simpegnano per cambiare le cose e trasmettere speranza a chi gli sta intorno. Le persone che ci sono e quelle che non ci sono pi ma che sono riuscite a lasciare una traccia di loro in noi. Ringrazio le coincidenze che mi hanno condotto ad una ricerca su Arne Dikke Nss, personalit geniale ed eclettica che insieme ad altri che ho incontrato nella mia vita mi spinge a non abbandonare le mie passioni per quanto queste possano sembrare inconciliabili tra loro; per quanto questo vada contro il senso comune, per quanto questo significhi mettersi in gioco continuamente e perci, spesso, soffrire. Ringrazio una persona davvero speciale che mi ha insegnato, con la calma e la pazienza dei saggi, a far saltare i sassi sullacqua limpida dei fiumi di montagna. Un giorno realizzer il suo desiderio, anche se forse, in parte, lho gi fatto. Ringrazio colei con la quale ho ascoltato per la prima volta la voce del deserto. Ringrazio questo mondo, tanto magnifico quanto fragile.

I learned that courage was not the absence of fear, but the triumph over it... The brave man is not he who does not feel afraid, but he who conquers that fear. Nelson Mandela

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