Sei sulla pagina 1di 3

Cap.

VII- DEVIANZA E CONTROLLO SOCIALE

LA DEVIANZA: UN CONCETTO DIFFICILE DA DEFINIRE La devianza un fenomeno sociale difficile da definire. Tra le sue caratteristiche vi sono: la relativit. Un dato comportamento definito deviante sulla base delle norme e delle aspettative con cui lo si valuta. Tali regole e aspettative variano non solo nello spazio, ma anche nel tempo; lambiguit. A volte le regole in base a cui si valuta un comportamento come deviante non sono chiare. Ad esempio, vi sono comportamenti puniti dalle leggi e non considerati socialmente devianti; la mancanza di consenso. Anche l dove aspettative e norme siano ben definite, esse possono non essere condivise. DEFINIZIONE DELLA DEVIANZA Il fatto stesso che la societ impone degli standard di comportamento implica che essi non possano essere sempre soddisfatti. Seppure esistesse , un societ perfetta non resterebbe tale a lungo. La devianza pu essere definita come un comportamento che si discosta dalle norme di un gruppo e a causa del quale lindividuo che lo mette in atto pu essere isolato o sottoposto a trattamenti correttivi, curativi o punitivi. SPIEGAZIONI BIOLOGICHE DELLA DEVIANZA Le teorie biologiche, popolari nella prima met del XX secolo, furono avviate da Cesare Lombroso (1899). Lombroso mise in relazione il comportamento criminale con certi tratti fisici della persona (mascella inferiore prognata, naso camuso, ecc.). Le teorie di Lombroso vennero riprese dallamericano Sheldon (1940), che sottoline, in particolare, limportanza della struttura fisica, che sarebbe collegata a determinati tratti di personalit. Sulla base di uno studio condotto in un riformatorio su 200 ragazzi, egli defin tre tipi: - endomorfo, grasso e socievole - mesomorfo, robusto, spigoloso e aggressivo - ectomorfo, fisicamente sottile ed introspettivo E concluse che tra i mesomorfi si riscontrano pi delinquenti Le spiegazioni biologiche pi recenti si basano sullo studio dei cromosomi. I maschi con un cromosoma Y in pi presenterebbero una pi elevata tendenza al comportamento criminale Le ricerche successive hanno fortemente messo in discussione la validit delle spiegazioni biologiche. SPIEGAZIONI PSICOLOGICHE DELLA DEVIANZA I primi studiosi che cercarono spiegazioni psicologiche per la devianza si rifacevano a caratteristiche generali come la debolezza di mente, la deficienza. Le ricerche successive hanno tuttavia messo in luce come sia impossibile spiegare la devianza basandosi esclusivamente su fattori psicologici. infatti pi probabile che la devianza risulti da una combinazione di fattori psicologici e sociali. SPIEGAZIONI SOCIOLOGICHE DELLA DEVIANZA La prima spiegazione sociologica del comportamento deviante offerta da Durkheim (1897) con la Teoria dellanomia. Studiando il fenomeno del suicidio, Durkheim mostra come i comportamenti devianti tendano a essere pi frequenti nelle situazioni di forte

cambiamento sociale. Al venir meno delle norme sociali consolidate, gli individui sono pi disorientati e lanomia li porta a comportamenti controversi. La scuola di Chicago riprende le ipotesi durkheimiane col concetto di disorganizzazione sociale. La disorganizzazione sociale identifica le situazioni in cui, per effetto della mescolanza tra gruppi (religiosi, etnici e razziali) che portano valori e norme differenti, i rapporti sociali tendono a essere pi fragili e conflittuali. Questa situazione sarebbe tipica delle aree urbane. Hirschi (1969) riprende la teoria dellanomia sostenendo che la devianza diviene tanto pi probabile, quanto pi deboli sono i legami tra il singolo individuo e la collettivit entro cui costui si colloca (teoria del legame sociale). Merton ridefinisce il concetto durkheimiano di anomia. Secondo lo studioso americano, lanomia il risultato del contrasto tra obiettivi culturali e mezzi istituzionalizzati previsti per raggiungere le mete (teoria della tensione). Nella societ americana, cui fa riferimento Merton, le mete culturali sono individuate nel successo e nella ricchezza. Limpegno continuo dei soggetti per realizzarlo alla base di tale cultura, mentre la resa equivale ad una sconfitta. la conformit comporta laccettazione sia delle mete culturali, che dei mezzi istituzionalizzati per raggiungerle (soggetto socialmente integrato); linnovazione comporta laccettazione delle mete, ma rifiuta i mezzi istituzionalizzati e promuove strumenti nuovi per il raggiungimento delle mete (Al Capone come prototipo del boss mafioso); il ritualismo comporta il rifiuto delle mete, unito allaccettazione dei metodi istituzionalizzati per raggiungerle (il burocrate); la rinuncia prevede il rifiuto sia delle mete, che dei mezzi atti a raggiungerle (il barbone, lalcolista, ecc); la ribellione prevede anchessa il rifiuto di mete e mezzi, ma porta alla concomitante promozione di mezzi e mete nuovi (i protagonisti dei movimenti sociali). In questo senso, lanomia non dipende (come sostenuto da Durkheim) dalla debolezza delle norme, ma al contrario dal loro essere forti, cos forti da entrare in tensione con la struttura sociale ed il sistema di opportunit. TEORIE CULTURALI DELLA DEVIANZA Sellin (1938) e Miller (1958) riconducono la devianza al conflitto di culture: gli esponenti di subculture portatrici di valori e norme diverse dal mainstream non hanno interesse a conformarsi e si comportano di proposito in modo difforme dalla norma generalmente condivisa (es. bande criminali e poliziotti). Sutherland (1939) sostiene che la devianza criminale appresa e parla in questo senso di associazione differenziale: gli individui finiscono per adottare norme devianti frequentando coloro che gi condividono tali norme. Egli si interessa, in particolare, delle organizzazioni criminali e della formazione delle ganghe, bande criminali giovanili. TEORIE DELLETICHETTAMENTO Nel suo libro outsiders del 1963 howard becker ha rifiutato gran parte delle spiegazioni psicologia e sociologiche della devianza perch bastate essenzialmente su una metafora medica , secondo la quale una persona deviante malata. Bercker, infatti , ritiene che la devianza scaturisca dalla capacit che certi gruppi sociali ( legislatori, giudici , operatori sociali, ecc.) hanno di imporre regole ad altri. Tutti questi comportamenti possono essere ignorati e in tal caso la persone che infrange le regole non si considerer un deviante. Lemert definisce questo tipo di comportamento la devianza primaria. E che spesso ne consegue la devianza secondaria: la persona viene etichettata come deviante , viene trattata come tale e poco alla volta giunge a considerarsi tale.

TEORIE DEL CONFLITTO Secondo le teorie del conflitto (Turk, 1969; Quinney, 1977) devianza e criminalit sono solo il risultato fenomenico del conflitto, ineliminabile, tra i gruppi sociali. Entro tale quadro di conflitto, i gruppi forti definiscono regole (leggi e loro applicazione), il cui non rispetto sanzionato, appunto, come deviante. Quinney esplicita in senso marxista tale posizione, sostenendo che le leggi e loro applicazione non sono altro che strumenti in mano delle classi dominanti. Queste usano tali strumenti per sottomettere le classi subordinate. IL CONTROLLO SOCIALE Si definisce controllo sociale linsieme degli sforzi posti in essere per prevenire, punire o riportare alla norma i comportamenti devianti. Parsons descrive tre metodi di controllo sociale: lisolamento. E la situazione in cui il deviante viene tenuto lontano dagli altri e non si tenta di riabilitarlo; lallontanamento. E la situazione in cui vengono limitati per un tempo circoscritto i contatti del deviante con la collettivit. Alla fine del tempo di allontanamento, il deviante viene riammesso entro il contesto sociale; la riabilitazione. E il processo attraverso cui il deviante viene aiutato a riassumere il proprio ruolo allinterno della collettivit. IL CONTROLLO INFORMALE Ci sono situazioni in cui il controllo viene esercitato in modo informale. Sono esempi di controllo informale la critica, la derisione, lostracismo. Crosbie (1975) ha identificato quattro tipi fondamentali di controllo informale: le ricompense sociali (sorrisi, cenni di approvazione, sanzioni professionali positive), che mirano a incoraggiare il conformismo; le censure (cenni di disapprovazione, critiche, sanzioni fisiche), che mirano a scoraggiare i comportamenti devianti; la persuasione, che attraverso argomenti razionali punta a riportare alla norma i devianti; la ridefinizione della norma, attraverso cui quanto era considerato deviante in precedenza smette di essere reputato tale. IL CONTROLLO FORMALE Il controllo sociale formale viene esercitato da organizzazioni la cui funzione quella di far rispettare la conformit. La polizia, i tribunali e gli ospedali psichiatrici sono tutte organizzazioni di questo tipo. Il primo passo nel processo di controllo formale consiste di solito in un incontro tra il deviante e la forza di polizia. Lo stadio successivo limmissione del deviante nel sistema processuale. Normalmente la pena per aver commesso un crimine consiste in un periodo di detenzione. Chi condannato alla prigione viene privato di libert, beni e servizi, relazioni eterosessuali, autonomia e sicurezza (Olson, 1975) e diventa parte di un nuovo sistema sociale.

Potrebbero piacerti anche