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George Bernard Shaw

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Il Pratico Mondo per Edunet books

George Bernard Shaw

Il credo politico di chiunque

George Bernard Shaw
Il credo politico di chiunque
Il Pratico Mondo per Edunet books

PARTE PRIMA 1. La natura umana è incurabilmente depravata? 2. La questione agraria 3. Il sistema inglese dei partiti 4. I Parlamenti dei poveri 5. Democrazia: un passo avanti 6. Conoscere il nostro posto 7. L'eguaglianza 8. La proposta abolizione delle classi 9. Lo Stato e i bambini 10. I mostri generati dalla scuola 11. I misteri della finanza: la banca 12. Le illusioni del mercato monetario 13. Idee giuste e idee assurde in fatto di compensazione 14. Il vizio del gioco e la virtù dell'assicurazione 15. Le illusioni della finanza di guerra 1. LA NATURA UMANA E' INCURABILMENTE DEPRAVATA? Se la natura umana è effettivamente depravata, leggendo questo libro non farete che perdere il vostro tempo, e allora vi consiglio senz'altro di cambiarlo con un romanzo poliziesco o con una piacevole opera classica, a seconda dei vostri gusti. Infatti, sebbene questo libro sia in certo modo un romanzo poliziesco, dato che mira a scovare alcuni di quegli errori che nello spazio di venticinque anni ci hanno regalato una stridente sperequazione nella distribuzione del reddito nazionale e due guerre mondiali, sarà meglio per noi risparmiarci il vano tormento di acquistare piena coscienza di tali errori, se ci mancano parimenti la capacità politica e la sincera volontà di porvi rimedio. Meglio allora attaccarci alle nostre illusioni, tenerci le nostre speranze e il nostro amor proprio, continuando nei nostri vizi e facendo quante più follie è possibile, prima che esse ci distruggano. Riconosco senz'altro che gli argomenti a nostro sfavore sono suffragati dal fatto stesso che proprio in questo momento le nazioni si stanno accanendo in un orrendo massacro reciproco, in una lotta di distruzione. Basta leggere i "Viaggi di Gulliver" per apprendere dal re di Brobdingnag come il semplice e nudo esame della storia d'Inghilterra possa portare alla conclusione che l'umanità è incorreggibilmente scellerata. Quando Swift si tolse di dosso la maschera del re, descrisse un'Utopia governata da cavalli, nella quale gli uomini erano poco più che vermi, e non si chiamavano nemmeno uomini ma Yahoos. Eppure Swift non conosceva fino in fondo le vere condizioni del genere umano, e nemmeno Goldsmith, sebbene il suo "Deserted Village" dimostri come egli giungesse alla conclusione che «quando il commercio prende il sopravvento, l'onore va in malora». Solo nel diciannovesimo secolo, allorché Karl Marx strappò dalle intonse pagine dei nostri rapporti ufficiali le relazioni dei nostri ispettori di fabbrica e rivelò il capitalismo in tutta la

sua atrocità, il pessimismo e il cinismo si tinsero dei colori più foschi. Marx dimostrò irrefutabilmente che il capitale, nel perseguire quello che egli chiamò "Mehrwerth" e che noi traduciamo come plusvalore (esso comprende rendita, interesse e profitto commerciale), è spietato e non si ferma davanti a nulla: massacri e mutilazioni, schiavitù bianca e nera, alcool e droghe, se questi promettono di fruttare uno scellino per cento in Il Pratico Mondo per Edunet vi era più che non i dividendi della filantropia. Prima di Marx books già stata abbondanza di pessimismo. Il libro dell'Ecclesiaste nella Bibbia ne è pieno. Shakespeare, nel "Re Lear", nel "Timone di Atene", nel "Coriolano", ne subì il fascino restandone avvinto. Altrettanto accadde a Swift e a Goldsmith. Ma nessuno di essi poté documentare il problema con fonti ufficiali come fece Marx. Egli venne così a creare quell'esigenza di «un nuovo mondo» che non solo anima il moderno comunismo e socialismo, ma nel 1941 diventò la parola d'ordine perfino di zelanti conservatori ed ecclesiastici. Essi convengono tutti che non si può cambiare il mondo senza cambiare prima l'Uomo. Essi lo chiamano un «mutamento di cuore». Ma la Bibbia ci dice che il cuore dell'uomo è menzognero e disperatamente cattivo; e la storia sembra dar ragione alla Bibbia. Quanto più ci addentriamo nella questione, tanto più ci appare evidente che non soltanto la Grecia antica e Roma, ma anche una mezza dozzina di civiltà anteriori, progredite e imponenti come la nostra, decaddero e crollarono. A quanto sembra, l'incorreggibile cuore umano non volle saperne dei mutamenti indispensabili per salvarle, dando così modo ai pessimisti di convincersi che l'aspirazione a un mondo nuovo non ha probabilità di essere attuata dall'attuale generazione di Yahoos, tutta occupata a massacrarsi di gusto in una guerra che in fondo non è soltanto maniaca ma insensata. E tuttavia, se vale la pena di scrivere o di leggere questo libro, tutto questo pessimismo e cinismo si rivela un puro abbaglio dovuto non soltanto all'ignoranza della storia contemporanea, ma alle false illazioni che da quel poco che se ne conosce si sogliono trarre. Non è vero che tutte le atrocità del capitalismo siano l'espressione del vizio e del malvolere degli uomini; al contrario, esse sono in gran parte il prodotto delle virtù domestiche, del patriottismo, della filantropia, dello spirito d'iniziativa, dell'amore del progresso, e di ogni altra sorta di qualità di alto valore sociale. Gli avari e coloro che arraffano senza scrupoli non sono appoggiati dall'opinione pubblica. Dal capitalismo può risultare un inferno sulla terra; ma è un inferno lastricato di buone intenzioni. Il capitalismo non è un'orgia di scelleratezza umana: è un'utopia che ha abbagliato e fuorviato molti uomini amabili e dotati di spirito civico, da Turgot e Adam Smith a Cobden e Bright. I sostenitori del capitalismo sono sognatori e visionari che, invece di fare il bene con intenzioni malvage come Mefistofele, fanno il male con le migliori intenzioni. Con tale materiale umano potremo anzi produrre una dozzina di nuovi mondi, una volta che avremo imparato sia i fatti sia le lezioni di scienza politica che questi fatti ci insegnano. Giacché prima che un buon uomo possa tradurre in atto le sue buone intenzioni, egli deve non soltanto accertarsi dei fatti, ma ragionare su di essi. Quanto è detto qui sopra vale se miriamo a raggiungere la perfezione. In pratica tutto ciò che possiamo fare è raccogliere quanto più materiale informativo è possibile e in base ad esso agire nella maniera più illuminata che il nostro fallibile giudizio ci consenta. Anche il nostro materiale informativo può indurci in errore: può essere a esempio onesto e accurato, ma non più attuale. Nozioni validissime nel 1066 per Guglielmo il Conquistatore possono essere viete per un Primo Ministro nel ventesimo secolo. Se la cultura non è andata di pari passo col mutare dei fatti, quel Primo Ministro può essere un anacronismo vivente. La maggior parte dei nostri Primi Ministri lo è. Se le informazioni datano dal 1500, epoca in cui i baroni feudali si erano in gran parte sterminati a vicenda, mentre che i fatti, diventando commerciali, facevano appello di per se stessi all'avventuriero del Galles che

concluse la strage dei baroni uccidendo Riccardo terzo e sostituendosi a lui come re, le Scuole fondate allora saranno mercantiliste, favorevoli alla classe media, antifeudali e perfino regicide. Ministri educati in esse combatteranno i Premiers conservatori in veste di "leaders" di un'opposizione liberale, dando inizio a una tradizione che fa di loro i rappresentanti del progresso e della libertà individuale contro il conservatorismo e il servaggio feudale. Quando Il conseguente rivoluzione industriale raggiunge il punto nel la Pratico Mondo per Edunet books quale il capitale necessario per l'intrapresa di grossi affari sale da centinaia di migliaia a milioni di sterline, gli imprenditori perdono la loro posizione di predominio e diventano schiavi dei finanzieri, i quali li impiegano come amministratori stipendiati; con questo nuovo mutamento dei fatti sorgono i discendenti della classe media proletarizzata che denunciano il liberalismo come iniquo e rovinoso, mentre il Ruskin College e i suoi simili educano capi laburisti e scagliano i principi marxisti sia contro i conservatori feudali sia contro i liberali mercantilisti. Il guaio di questa evoluzione è che le nostre abitudini umane e le nostre idee non cambiano in sincronia coi fatti. Nell'undicesimo secolo l'Inghilterra fu feudalizzata dalla conquista normanna; la terra divenne proprietà del re e i baroni ricevettero le loro proprietà da lui in cambio di un gravoso servizio pubblico. Nel diciannovesimo secolo questo sistema si era sviluppato (o era degenerato) in un sistema a tre classi; la terra diventò virtualmente proprietà di coloro che la possedevano per eredità o per compera, fu coltivata da un proletariato troppo numeroso per poter ottenere lavoro a condizioni superiori alla nuda sussistenza, sotto la direzione di una classe media che vendeva ai proprietari la sua abilità commerciale e professionale a prezzi di domanda e offerta; tutte e tre queste classi apparivano politicamente "libere", ma in realtà erano in condizioni di effettiva schiavitù economica. Cionondimeno le grandi "public schools" istituite dall'alto clero e dai monarchi feudali nel quattordicesimo e quindicesimo secolo, che servirono da modello alle successive scuole fondate dai ricchi mercanti, continuano a insegnare oggi in Inghilterra i sistemi feudali e i credi della Chiesa. Vi sopravvive persino l'uso esclusivo del latino come lingua della letteratura, religione, diplomazia e legge, sebbene il latino, come lingua parlata, sia morto di morte naturale quindici secoli fa. Questa tecnica e tradizione dell'educazione secondaria domina ancora il nostro sistema scolastico. Una volta mi presi la briga di criticare questo stato di cose alla presenza di un rettore del Collegio di Winchester. Egli mi addusse orgogliosamente come prova della modernità e del primato intellettuale della sua scuola il fatto che essa avesse appena assunto un insegnante di matematica, raggiungendo così nel ventesimo secolo il punto raggiunto da Archimede duemila anni prima. Quando lo sviluppo del commercio obbligò le università ad aggiungere ai loro programmi l'economia politica, ciò fu tollerato e anche ben accolto, in quanto una politica economica ispirata al più puro egoismo (chiamato molto educatamente individualismo) avrebbe assicurato automaticamente lavoro continuo e salari sufficienti all'intera popolazione, lavoro dato da una classe superiore abbastanza ricca per accumulare capitali e mantenere la cultura; anche questa teoria si è fossilizzata in una tradizione e si continua a insegnare così come fu inventata dai fisiocrati francesi due secoli fa. Questa teoria non è stata mai vera: ciò che in realtà essa produsse automaticamente fu l'orribile miseria rivelata da Karl Marx; contro di essa gli umanitari di tutti i partiti indissero una campagna a favore di leggi sociali, col concorso di sindacati operai troppo potenti per essere perseguitati come cospiratori contro l'ordine pubblico. La nostra istruzione pubblica è quindi in ritardo tra i cento e i duemila anni e produce lo strano fenomeno conosciuto col nome di "Old School Ties"; il quale ha per effetto che Stati

moderni siano governati da gabinetti nei quali le idee di Noè e di Samuele, di Guglielmo il Conquistatore e di Enrico settimo, di Cromwell e di Tom Paine, di Adam Smith e di Robert Owen, di Gesù e di Darwin sulla società sono commiste in un'indicibile confusione. Quando questi gabinetti si trovano, come oggi accade, di fronte a dittatori stranieri che hanno letto Karl Marx alla luce di una amara esperienza personale di povertà proletaria e Il Pratico Mondo per peggiore del di persecuzione, e che quindi conoscono la parteEdunet books mondo in cui vivono, la reciproca incomprensione che ne risulta è tragica e comica insieme, e in ambedue i casi disastrosa. Alle "Old School Ties" i dittatori appaiono come ribelli ignoranti e incolti. Ai dittatori le "Ties" sembrano volgari sfruttatori che vivono alle spalle dei poveri e sono decisi a continuare a farlo per amore o per forza, ma più spesso per forza. Ciò non toglie che ambedue le fazioni siano animate dalle migliori intenzioni e si credano sulla strada di cessare di far male e di imparare a far bene. Qualche volta i partiti sono più pericolosi quando dichiarano d'essere d'accordo che quando dicono di non esserlo. Quando H. G. Wells prospettò una nuova Dichiarazione dei Diritti e la sottomise alla discussione generale, io mi trovai perfettamente d'accordo, e questo c'era forse da aspettarselo; mi trovai comunque perfettamente d'accordo anche con tutti gli altri partiti intervenuti nella discussione, comprese le persone che considerano le mie idee politiche come sovversive e perfino diaboliche. Questa apparente armonia da Regno di Dio fu infranta dal Primo Ministro Winston Churchill, il quale, in risposta ad alcuni scettici che stavano insistendo presso di lui per ottenere una più esplicita dichiarazione sui nostri scopi di guerra, disse testualmente: «Se voi cercherete di esporre partitamente quella che sarà l'esatta situazione delle cose e il modo concreto di rimediarvi, vi accorgerete che nel momento stesso in cui avrete abbandonato il campo delle pie insulsaggini scenderete nell'arena delle più accese controversie». Con questa mortale sentenza Churchill abbatté tutti i birilli in un sol colpo, lasciandoci in quella regione astratta nella quale noi appariamo come una nazione unita. Tale unanimità è utile in tempo di guerra, quando tutti dobbiamo combattere per le nostre vite, ci piaccia o no; ma chiunque pensi che ciò debba continuare a guerra finita, quando dovremo cominciare a ricostruire e a far piazza pulita, si lascia ingannare da frasi altrettanto inutili ai fini legislativi quanto i simboli algebrici che rappresentano quantità ma non ci dicono di che genere di quantità si tratti. Fin quando descriviamo in termini astratti le virtù che bisogna praticare e i vizi che bisogna fuggire, ogni retto pensatore, da Confucio e Mosè a Gesù e Maometto, e da questi al papa e al presidente della "National Secular Society", è d'accordo con noi di tutto cuore. Ma nel momento in cui passiamo al particolare e sorge la questione se alcuni specifici modi d'agire siano virtuosi o viziosi, permissibili o criminali, l'accordo svanisce; piombiamo allora in controversie che possono trasformarsi in crociate estremamente sanguinose. Noi tutti ammettiamo la santità del matrimonio legale; ciò non toglie che legalitari siano altrettanto l'indiano poligamo che conferisce la propria casta a un centinaio di figlie di ricchi sposandole per un certo periodo contro una ricompensa, il musulmano che convive con quattro mogli, l'eroe e l'eroina di molti divorzi di Hollywood e le coppie irlandesi legate tra loro in una indissolubile monogamia. Siffatti vari tipi di istituzioni non possono che opprimersi a vicenda o ammettere pacificamente di essere diverse; ma questo non è sempre possibile. Fumatori e non fumatori non possono sentirsi egualmente liberi nello stesso scompartimento ferroviario.

Per ottenere un accordo sostanziale sufficiente a fare un corpo di leggi non basta un'omogeneità psicologica: l'omogeneità dev'essere anche scientifica. Come afferma Wells, la legge comune presuppone nozioni comuni. Ai fini legislativi essa presuppone anche conclusioni tratte da queste nozioni. Gli abitanti dell'isola Pitcairn ne sanno quanto i britannici, ma non si preoccupano dei problemi dell'alta civiltà, perché aspettano in un prossimo futuro la secondaIl Pratico Cristo che stabilirà il regno dei cieli sulla terra. venuta di Mondo per Edunet books I miei studi sulla vaccinazione mi hanno convinto che essa è una illusione dettata dall'ignoranza e che il volerla imporre al prossimo costituisce spesso un atto di sconveniente tirannia; ma molti scrittori che hanno avuto le stesse mie possibilità di sviscerare a fondo il problema sono persuasi che la nazione sarà distrutta dal vaiolo se tutti i cittadini non si vaccineranno a frequenti intervalli di tempo. In Russia sono tutti comunisti e hanno una bellissima costituzione del tipo di quella proposta da Wells; ma gli economisti ufficiali, convinti dell'imprescindibile urgenza di nuove fabbriche, centrali elettriche e ferrovie, contrastano inappellabilmente il desiderio del popolo, che vorrebbe più orologi d'argento. E che cosa devono fare le persone ipertoniche e rabbiosamente dinamiche che desiderano lavorare sedici ore al giorno, spendere decine di migliaia di sterline l'anno, ritirarsi a vita privata a 40 anni e morire consunte a 60, di fronte alle persone ipotoniche che desiderano lavorare quattro ore al giorno per trecento sterline l'anno, ritirarsi a 60 e morire a 90, quando entrambe le categorie si trovano di fronte a un Governo abbastanza progredito da guardarsi bene di scuotere la stabilità sociale favorendo una seria sperequazione di reddito tra i cittadini? Vi è anche un'altra difficoltà; sapere chiaramente che cosa si deve fare non significa sapere come si debba farlo. Dickens descrive le nostre classi dirigenti come perfette maestre dell'arte di Come Non Fare Qualcosa. Ma la realtà è che, essendo convinte di stare benissimo così come sono, esse non hanno alcuna voglia di fare quel Qualcosa. I governanti che onestamente e intensamente desiderano far Qualcosa esercitano le loro funzioni in modo disastroso, perché non ne sanno abbastanza. Quando Maometto divise il calendario in dodici mesi lunari, egli sapeva bene ciò che faceva e non si basò su teorie sorpassate, ma su fatti visibili di fisica astronomica. Tuttavia le carovane si trovarono presto nei guai, perché la sua misura, abbastanza precisa fin là dove giungeva, non giungeva abbastanza lontano. Ma non abbiamo bisogno di risalire al settimo secolo per trovare esempi. Durante i dieci anni che seguirono la rivoluzione bolscevica del 1917 in Russia, il Governo comunista, benché aggiornato e anzi in anticipo sui tempi in fatto di teorie sociali e di conoscenza dei fatti, fece tanti errori amministrativi e legislativi che la sopravvivenza dello Stato comunista e dello stesso popolo russo sembra ancora miracolosa e provvidenziale. I bolscevichi sapevano quello che volevano, ma non sapevano come attuarlo. Se le teste delle nostre "Old School Ties" si potessero svuotare di quanto di politico hanno imparato a scuola o a casa e riattare con la cultura e la capacità mentale di un Lenin, ripeterebbero gli stessi sbagli e porterebbero la nazione ancor più vicino alla fame e alla rovina, senza alcuna garanzia che le circostanze ci permettessero eventualmente di cavarcela come Lenin. Rimane dunque una cosa sola da fare: individuare e isolare il maggior numero possibile di punti pericolosi e indicare chiaramente il maggior numero possibile di strade giuste. Proviamo a cominciare con la questione agraria. Essa è così fondamentale che, se sbagliamo su di essa, ogni altra cosa risulterà automaticamente sbagliata.

2. LA QUESTIONE AGRARIA. Qual è il punto di vista del buon senso sulla questione agraria, secondo l'opinione degli uomini nati e allevati in città? Che un contadino dovrebbe essere il proprietario della terra che coltiva. Se questa terra non è di sua proprietà ed egli non può scacciarne con l'aiuto della legge coloro che abusivamente vi penetrano, quale sicurezza può egli avere del possesso e del consumo delIl Pratico Mondo per Edunet books suo raccolto? Permettiamogli dunque di essere il proprietario del suo piccolo appezzamento di terreno contro qualsiasi pretendente. I coltivatori potranno allora prosperare a seconda della loro industriosità, del loro temperamento e della loro onestà: in breve, a seconda del loro buon carattere e delle loro attitudini a questo difficile lavoro tecnico. Se, date queste condizioni, un uomo non riesce a prosperare insieme con la sua famiglia, si può ragionevolmente concludere che, o ha sbagliato carriera e dovrebbe pertanto provare la vita cittadina, o nel suo carattere vi è qualcosa che non funziona e quindi la sua povertà e il suo insuccesso «ben gli stanno». Questa è la semplice morale che si può dedurre dall'esempio dei pionieri coltivatori di terra; funziona abbastanza bene nelle regioni dove ci sono ancora terre libere ed egualmente fertili a disposizione di tutti senza che si debba pagare un padrone per lavorarle. La nostra presente sventura è di voler persistere in questa moralità primitiva ora che i fatti la contraddicono apertamente in ogni punto. I coltivatori moderni non sono pionieri: essi non possono trovare a portata di mano un ettaro di terra libera tutta fertile, né in verità di qualsiasi altra terra. Tuttavia i contadini, che devono lavorare sedici ore al giorno per pagare il fitto, le tasse e l'interesse delle ipoteche, vi dicono ancora seriamente che loro sono indipendenti, che sono padroni di se stessi, che godono del beneficio inapprezzabile della libertà politica e che i Governi stranieri che hanno abolito la proprietà privata delle terre devono essere tiranni così mostruosi e così assetati di sangue che è nostro dovere verso la civiltà far loro la guerra e sradicare le loro orribili dottrine dalla mente degli uomini. Tutto questo lo imparano a casa e a scuola, e come se non bastasse se lo sentono ripetere a sazietà dalla stampa, dalla radio, dal Parlamento, dai giudici e dagli oratori dei comizi elettorali. Non si può dubitare della loro buona fede. Credono onestamente di difendere i fondamenti sociali dell'onore e della virtù pubblica e privata, quando invece votano per l'ozio, lo sperpero, il lusso vizioso, il parassitismo, la povertà, l'eccesso di lavoro e tutti gli altri mali che conseguono all'egoistica proprietà privata fino a intaccare le fonti primarie del pubblico benessere. Ma vediamo di non precipitare nel pessimismo politico, dichiarando che essi hanno ciò che si meritano per la loro stupida malvagità. Educateli come contadini associati che pagano il loro fitto allo Stato per il bene comune come ora pagano le tasse, e vedrete che gli stessi impulsi etici che fanno ora di loro conservatori bigotti li faranno diventare bolscevichi. La Russia lo ha già sperimentato. Per capire la questione, bisogna cominciare col rendersi conto del fatto che la terra non è né illimitata in quantità né ovunque dello stesso valore. Esso varia da ettaro a ettaro, dai terreni della City di Londra, che si valutano a piedi quadrati, al deserto del Sahara ove non può esistere vita umana. Nelle Isole britanniche vi sono luoghi ove gli abitanti raccolgono carbone a bassa marea portandoselo a casa nei loro battelli senza spendere un soldo, e miniere nelle quali, dopo vent'anni di costosa costruzione di gallerie, il carbone viene faticosamente spaccato e poi trasportato alla luce da punti situati a migliaia di metri sotto il livello del mare. Vi sono terre che traboccano di latte e miele, terre che trasudano petrolio, terre piene di diamanti e di pepite d'oro, eldoradi d'ogni genere, a fianco di deserti di sabbia privi d'acqua, di paludi piene di malaria e di giungle abitate da serpenti velenosi e da feroci leopardi. Nelle più belle contrade dell'Irlanda dell'Ovest e della Scozia vi sono lande pietrose, dalle quali il coltivatore non riuscirebbe a trarre il proprio sostentamento neanche a prezzo del più duro lavoro, a meno di non riuscire una volta l'anno a trovar

lavoro altrove come bracciante all'epoca del raccolto. Nelle vie suburbane gli affitti delle case variano di chilometro in chilometro a seconda del prezzo delle tariffe del tram, dell'autobus o della ferrovia che è necessario usare per recarsi al più vicino mercato o al centro d'affari. Se gli affitti variano da alcuni scellini alla settimana a migliaia di sterline l'anno, ciò dipende dal fatto che la terra varia in rendimento e ubicazione, e presenta Il Pratico Mondo sono punti di vista vantaggi e svantaggi di ogni tipo. Questi nonper Edunet books sul problema agrario: sono fatti. Sono fatti anche le donne che devono allevare i loro figli col sussidio di guerra di 40 scellini la settimana, mentre ne pagano quattordici la settimana d'affitto. Se si divide la terra di un paese in piccoli appezzamenti e se ne conferisce la proprietà agli occupanti, non si otterrà affatto come risultato finale che i singoli individui siano ricchi in proporzione alla loro industriosità, onestà, sobrietà e capacità. Alcuni di essi saranno longevi e favolosamente ricchi; altri ancora saranno abbattuti dalla febbre e mezzo morti di fame o se ne staranno per la strada come derelitti vagabondi; gli altri si verranno a trovare in una condizione intermedia tra questi due estremi. Quasi subito gli sfortunati abbandoneranno le loro sterili sabbie e paludi e si offriranno di coltivare le terre dei più fortunati allo scopo di ottenere un miglior sostentamento, sacrificando il resto dei prodotti al proprietario come prezzo dell'affitto. I fortunati diventano così non soltanto una classe ricca ma, se preferiscono, anche una classe oziosa. A una buona parte di essi piacerà di costituire una classe di signore e signori e fondare una tradizione secondo la quale è vergognoso dover lavorare per vivere e perfino portare un pacco per la strada. Camminare invece di andare a cavallo o in carrozza equivale a decadere dalla propria casta. Oltre a ciò, quando tutte le terre sono state assegnate, coloro che nascono dopo non avranno terre e diventeranno una nuova classe schiava, detta proletaria, che vive vendendo il proprio lavoro ai coltivatori, o pagando un affitto per la terra che occupa se si tratta di contadini o di artigiani. Quando i proletari nascono in numero superiore a quello che i coltivatori possono profittevolmente utilizzare, il prezzo del lavoro proletario cade fino a un livello tale da bastare a stento a sostenere una vita abbreviata da una lenta inedia. Stando così le cose, i proprietari sono le uniche persone che hanno più denaro di quanto debbano spendere. Essi conglobano praticamente nelle loro mani tutti i risparmi del paese. Il denaro risparmiato si chiama capitale; e i proprietari, già chiamati proprietari terrieri e «che vivono di quello che posseggono», diventano capitalisti e prestano il loro capitale a uomini d'affari per un affitto chiamato interesse, esattamente allo stesso modo in cui hanno dato in affitto le loro terre. Il monopolio di classe del capitale segue il monopolio di classe della terra, inevitabilmente come l'inverno segue l'autunno. Facciamo un po' di storia del problema. Guglielmo il Conquistatore è ancora adesso una figura interessante, a otto secoli dalla sua morte, come esempio del vantaggio che si ottiene dall'incrocio tra le classi. Non aveva i quattro quarti di nobiltà; era il figlio bastardo di un duca e il nipote di un volgare conciatore di pelli. Ma fu abbastanza abile da mettere insieme un esercito di avventurieri normanni e conquistare l'Inghilterra. Essendo di educazione feudale e monarchica, divise la terra in grandi tenute, fortificate da castelli e distribuite tra i suoi compagni d'armi francesi, o lasciate nelle mani dei proprietari sassoni che non gli davano noia, permettendo che ne facessero quello che volevano purché si interessassero della difesa del paese, dell'amministrazione della giustizia nei loro domini, del finanziamento delle istituzioni reali e, in genere, dello svolgimento di compiti locali di civilizzazione, a condizione di serbare fedeltà a lui quale re, di passare in eredità i loro possedimenti, all'atto della loro morte, integralmente a un solo erede maschio capace di assumersi tutte le loro responsabilità. Essendo un cattolico battezzato, egli costruì, oltre ai castelli, chiese e abbazie che affidò al clero insieme con le tenute relative, a condizione che esso si prendesse cura del benessere spirituale del popolo.

Date le circostanze fu una sistemazione molto ragionevole e mantenne per qualche tempo il paese in ordine, in una società agricola composta di baroni, vescovi, contadini e servi. Ma soltanto per qualche tempo, ovverossia fin tanto che i fatti corrisposero press'a poco agli schemi del feudalesimo. Ma i fatti, a differenza degli schemi, non amano restar fermi. Re e baroni, per quanto abili, sono semplici mortali; l'abilità non sempre passa dal padre al Il Pratico Mondo per Edunet books figlio, al contrario spesso muore col suo possessore. Tuttavia il sistema feudale, invece di provvedere alla scelta di persone abili per la successione dei re e dei baroni, previde soltanto che il successore dovesse essere un maschio. E alla domanda «quale maschio?» rispose «il figlio maggiore del morto». Questo provvedimento evitò lotte di successione ma non garantì la competenza del nuovo governante nelle funzioni di giudice civile e di capo militare. Il figlio maggiore di Guglielmo fu un inetto e non gli succedette, sebbene avesse mosso guerra a suo padre in Francia e lo avesse anche sconfitto. Tra i baroni furono molti gli incapaci che succedettero ai loro padri, e combinarono guai disastrosi o tirarono avanti facendo quello che facevano gli altri baroni. I pochi che non furono né falliti né babbei, ma anzi veri e propri re locali, contesero al re centrale il controllo del paese e perfino il trono stesso. Il sistema aveva in sé fin dall'inizio il germe della guerra civile. Esso creò inoltre una classe di cadetti per la quale non fu preso alcun provvedimento, e che in Inghilterra fu allevata secondo le abitudini e la prodigalità dei baroni senza avere i redditi per pagarsele. Essi dovevano vivere della generosità dei loro fratelli maggiori oppure ottenere un impiego nazionale, quali ufficiali dell'esercito o diplomatici, o anche benefici ecclesiastici e vescovadi. I loro discendenti dovettero vivere praticando le libere professioni, il che costituì un tale abbassamento che riesco ancora a ricordarmi di quando il fatto che il dottore accettasse denaro per i suoi servizi era trattato come un segreto vergognoso, e si pagava quindi il dottore furtivamente come se si desse una mancia al maggiordomo. La toga dell'avvocato ha ancora piccole tasche posteriori, che ricordano il tempo in cui vi si faceva scivolare dentro il suo onorario. Finalmente i discendenti dei cadetti figli più giovani dovettero accondiscendere a darsi prima al commercio all'ingrosso, poi alla carriera impiegatizia, indi alla vendita al minuto, all'artigianato e infine al lavoro non qualificato, con la conseguenza che si trovano molto spesso comunemente lavoratori inglesi che sono "snobs" inveterati, che si considerano aristocratici, e votano sempre per il candidato conservatore, mentre duchi e marchesi sostengono alla Camera dei Lords il partito laburista. Il sistema feudale si trovò di fronte non soltanto i suoi giovani figli diseredati, ma anche il cinque per cento o poco più di borghesi che per naturale abilità politica o commerciale acquistarono potere spirituale o ricchezze materiali (potere d'acquisto) divenendo cardinali o mercanti. I cardinali, organizzati nella Chiesa cattolica, erano profondamente devoti alla santa povertà e all'umiltà; ma trovarono che queste virtù non erano sufficienti senza l'appoggio del potere temporale, e si mescolarono pertanto alla lotta per il controllo dello Stato, mettendosi qualche volta dalla parte dei baroni e qualche volta da quella del re, ma sempre contro gli eretici che formavano una classe intellettuale non prevista dal sistema. I mercanti costruirono città che divennero piccoli Stati e si misero a competere per il potere sia con la Chiesa sia con il re. Carlo Martello, che fu un grande capitano feudale francese dell'ottavo secolo e virtualmente re della Francia, trattava le città in maniera molto sbrigativa: le distruggeva con la stessa semplicità con cui distruggeva i covi dei ladri. Ma più tardi i re non poterono fare a meno del denaro delle città e dovettero tollerarle. Con quel denaro i borghesi comprarono terre e vi costruirono città. Assoldarono eserciti di proletari perché combattessero per loro contro la Corona, la Chiesa e l'aristocrazia. Lottarono tenacemente per abolire tutte le prerogative feudali connesse alla proprietà della terra e per fare di questa una merce da commerciare come i beni mobili prodotti dalle loro

fabbriche. Ora, il libero commercio della terra non giovava loro gran che senza il libero commercio del lavoro. La mano d'opera era strettamente vincolata ai possedimenti feudali (servaggio della gleba) talché i servi non potevano abbandonare le terre e vendere il proprio lavoro (ovverossia se stessi) ai mercanti delle città. Il lavoro, come la terra, doveva perciò diventare una merce commerciabile da potersi comperare e vendere al pari di ogni Il Pratico nella lotta politica in veste di campione delle libertà altra. Così la classe commerciale entròMondo per Edunet books personali. Ma si trattava pur sempre di una libertà in astratto; poiché quando i servi fuggirono dalle campagne e dalle terre della Chiesa e vennero ad affollarsi nelle città, essi saturarono il mercato del lavoro e abbassarono il proprio prezzo a tal punto che la povertà, l'eccessivo lavoro e la crudele subordinazione ai monopolisti del capitale li obbligarono alla fine ad acquistare un'amara consapevolezza di se stessi col generico nome di "proletariato", intendendo con ciò una classe per la quale non vi è speranza né sotto il feudalismo né sotto il capitalismo. Essi cominciarono lentamente ad organizzarsi, prima nelle unioni operaie ferocemente perseguitate dai proprietari terrieri, dai banchieri e dalla Chiesa, e più tardi alleandosi con gruppi di socialisti dottrinari, avendo gli uni e gli altri come scopo la "dittatura del proletariato"; in questa alleanza i socialisti fornivano la guida intellettuale e le unioni operaie il denaro. Lo sviluppo di questo fenomeno provocò il miracolo di unire gli uomini d'affari di città e i proprietari di campagna in una plutocrazia solidamente organizzata contro il proletariato. Marx lanciò la sfida nel 1861 col suo grido: «Proletari di tutti i paesi, unitevi» e dichiarò la guerra di classe per l'abolizione della proprietà privata coi relativi suoi illeciti guadagni e per l'organizzazione politica della società come comunità cooperativa dei lavoratori. I due partiti aprirono le ostilità nel 1871 con la sanguinaria soppressione della Comune di Parigi da parte dei plutocrati; a cui seguì cinquant'anni più tardi, nel 1920, il trionfo del proletariato in Russia. Nel 1939 in Spagna il proletariato fu nuovamente sconfitto. Nello stesso tempo però i plutocrati, che da principio si erano furiosamente opposti a ogni interferenza governativa nelle loro attività affaristiche, cambiarono idea al riguardo, grazie agli insegnamenti degli economisti proletari i quali dimostrarono che il pieno sviluppo della produzione moderna non può essere raggiunto coi mezzi dell'iniziativa privata, ma soltanto mediante l'autorità dello Stato e le sue risorse finanziarie. Se essi avessero potuto mantenere il controllo dello Stato e profittarne per il proprio arricchimento privato invece che per il bene generale, combinando così una produzione socializzata con una distribuzione plutocratica, avrebbero potuto accumulare fortune che i loro progenitori fedeli all'idea della concorrenza non si erano mai sognati. Sorse così un movimento che, appropriandosi il credo socialista, mirava a sostituire il capitalismo di Stato al capitalismo privato, mantenendo intatta la proprietà privata con tutti i suoi privilegi e corrompendo il proletariato con sussidi e più alti salari. Questo movimento fu chiamato «fascismo» in Italia e «nazional-socialismo» (o in modo abbreviato «nazismo») in Germania; in ambedue i paesi esso si impossessò di capi proletari, li finanziò e li pose al comando del Governo: vedi Benito Mussolini e Adolf Hitler. In Inghilterra e in America, dove questo processo fu molto meno chiaro, il movimento fu chiamato "New Deal" e "New Order", ciò che assicurò loro una base in ambedue i campi, democratico e plutocratico, ma a costo di una guerra con la Germania e l'Italia per l'egemonia europea. Quando i nuovi dittatori fascisti invitarono infatti gli Stati occidentali a unirsi a loro in un grande attacco contro la Russia proletaria, essi furono respinti come rivoluzionari pericolosi e sovversivi; in conseguenza di ciò i due dittatori si accinsero da soli a soggiogare non soltanto la Russia,

ma anche le recalcitranti Inghilterra e America. L'unico alleato considerevole che poterono assicurarsi fu il Giappone, ed essi vennero così a trovarsi nella posizione di dover combattere sia i comunisti sia le plutocrazie, combinati in un'alleanza paradossale ma formidabile che doveva fatalmente distruggerli. Questa è in termini concisi Il situazione storica attuale. books la Pratico Mondo per Edunet Ma torniamo ora ai fatti spiccioli. Per quanto io sia in teoria comunista e di professione commediografo, sono di fatto e per posizione sociale un proprietario terriero e, ciò che è peggio, un proprietario terriero assenteista; i miei beni si trovano infatti in Irlanda. Quando li ebbi in eredità, ero già un uomo adulto, responsabile e sposato; se fossi vissuto sotto Guglielmo il Conquistatore, egli avrebbe preteso da me che amministrassi la giustizia tra i miei fittavoli come fa un cadì all'ombra di una palma, che li conducessi a combattere per lui, che controllassi e dirigessi la coltivazione delle mie terre, e contribuissi in vari modi a finanziarlo. Oso dire che avrei saputo fare tutto ciò non meno bene di alcuni dei suoi baroni. Ma la prima cosa che scoprii fu che le mie terre non mi appartenevano affatto e che non avevo alcun potere di controllarle o amministrarle. Invece dei certificati di proprietà, ricevetti un pacco di ipoteche e un altro contenente polizze di pegno. La mia sorpresa non fu grande: mio zio infatti, dal quale avevo ereditato la proprietà, era morto in stato di quasi assoluta povertà, poiché la clientela che si era saputo conquistare come medico, e con la quale un tempo viveva prosperamente curando i possidenti della contea, era stata rovinata dalla trasformazione delle ville e dei parchi di campagna in file di casette abitate da impiegati che ricevevano salari di quindici scellini la settimana. Lo stipendio del suo unico fedele servitore era di diciassette anni in arretrato; il suo orologio d'oro era stato dato in pegno ed egli era obbligato a contare le pulsazioni con un orologio d'argento che mi aveva regalato molti anni prima e che poi aveva dovuto richiedermi in prestito... Quando egli comprò l'orologio d'oro per trenta sterline io ero insieme a lui. Lo aveva impegnato per tre sterline e dieci scellini, e per molti anni si era sforzato di non perdere il diritto di riscattarlo, prendendo a prestito da mia madre gli interessi della somma. Ereditando questo diritto, versai la polizza di pegno al titolare del prestito e riscattai l'orologio. Lo portai a Londra dove lo misi in vendita all'asta. Lo vendetti per tre sterline e dieci scellini, che ritirai debitamente, meno la provvigione per i diritti d'asta. Non avendo tratto alcun profitto dall'affare e anzi avendo perduto l'importo della provvigione, considerai questo risultato come tipico e gettai le altre polizze di pegno nel cestino. Ricomprai poi i terreni che giuridicamente erano di mia proprietà, pagando le ipoteche e diventandone così effettivo proprietario. Non avrei potuto farlo se non avessi avuto altri mezzi, all'infuori di quella proprietà. Ma la storia non finisce qui. Non avevo mai capito perché quei terreni mi fossero sempre stati descritti come «una bella piccola proprietà». La terra non era più usata per coltivarla, ma vi erano state costruite case d'abitazione e per uffici: in breve, era diventata parte della città. Gli affittuari l'avevano subaffittata e i subaffittuari avevano fatto a loro volta la stessa cosa dividendola in pezzi così piccoli che, sebbene io potessi in teoria dichiarare certe case «di mia proprietà», in pratica poi non ebbi mai modo di esercitare su di esse un controllo qualsiasi o di apportarvi migliorie di sorta; potevo però esigere da questo o quell'affittuario o subaffittuario qualche forma di canone che rappresentava soltanto una parte del valore del terreno. Soltanto tre case erano realmente in mano mia e sotto il mio controllo; le loro condizioni erano così disastrose che, quando tentai di ripararne una per renderla abitabile, essa crollò non appena i muratori la toccarono. Era stata ipotecata per tutto il suo valore e anche oltre. Mio zio non poteva permettersi di ripararla, né era in condizioni di farlo

l'affittuario; e il creditore ipotecario, dal canto suo, non era tenuto a occuparsi della faccenda fin tanto che il suo interesse veniva regolarmente pagato. Come si vede, questa proprietà era veramente una bella piccola proprietà. Infatti per la maggior parte non potevo disporne in alcun modo, se si eccettua il canone che mi facevo Il Pratico Mondo per Edunet books versare da chi vi abitava; ma ciò non mi attribuiva alcuno dei poteri e delle responsabilità imposti dal sistema feudale. Io non sono né giudice, né governatore, né custode o soldato, impiegato civile, direttore, controllore, o qualsiasi altra cosa della pur minima utilità per il paese. I poteri di vita e di morte che Enrico secondo aveva connessi alle mie terre, e che egli avrebbe esercitato su di me se io li avessi trascurati o ne avessi abusato, sempre che fossi stato abbastanza forte per farlo, sono scomparsi; ma lo stesso è accaduto per i doveri. Non resta quindi nulla se non una «bella piccola proprietà» che posso vendere o ipotecare a un qualsiasi straniero che non ha nulla a che vedere con la battaglia di Hastings o coll'incursione di Strongbow, e che non può dimostrare in alcun modo di curarsi minimamente del bene pubblico. Questa trasformazione di una baronia feudale in una «bella piccola proprietà» e di un responsabile servitore del paese in un irresponsabile parassita divenne possibile e inevitabile quando il mondo feudale dell'agricoltura e della cavalleria diventò il mondo del commercio e della concorrenza. Esistono ancora grandi possedimenti sui quali si sono sviluppate grandi città, e i loro proprietari sono diventati enormemente ricchi ed esercitano tuttora poteri definibili come poteri di vita e di morte, in quanto è loro facoltà di mettere sulla strada i contadini e i braccianti, rimpiazzandoli con pecore, negozianti, ricchi sportivi che si dedicano alla caccia al daino, o qualsiasi altro individuo che paghi per l'uso delle loro terre più di quanto possa permettersi un contadino. Abbiamo così le «belle grandi proprietà» vicino alle piccole, i cui proprietari sono egualmente irresponsabili. Essi possono essere più o meno filantropi; ma nella loro educazione sociale non c'è nulla che impedisca loro di diventare voracemente amanti del lusso; tutto anzi incoraggia in questo senso. Si può facilmente dimostrare non soltanto il loro interesse individuale, ma il loro dovere sociale di affittare la propria terra a prezzi esorbitanti e di investire il loro capitale al più alto interesse possibile. Questa immunità dalla legge morale distingue la proprietà della terra dalla proprietà ordinaria in modo così netto che gli avvocati la chiamano proprietà reale, denominando l'altra proprietà personale. Si crede che la distinzione sia stata abolita dalla legislazione del 1925, che pose fine alla primogenitura feudale; essa però sussiste egualmente. Si permette al proprietario terriero di possedere un fucile di sua personale proprietà, ma soltanto a condizione che, pur potendo uccidere con esso alcuni animali e uccelli in certe stagioni e in certe circostanze, egli non ne faccia analogo uso contro di me; mentre invece se impianto una grossa fabbrica sulla sua terra o vi costruisco sopra la mia casa, egli può prendermi la fabbrica o cacciarmi via al termine dell'affitto senza il minimo riguardo per i miei interessi. Che questo stato di cose non provochi un massacro generale dei proprietari terrieri può sembrare sorprendente a coloro che ne comprendono l'enormità. Ciò è accaduto comunque di tanto in tanto. Prima che in Irlanda entrassero in vigore le leggi sulla compravendita della terra, i contadini irlandesi formarono le "Ribbon Lodges" per uccidere i proprietari terrieri. Tra le manifestazioni sintomatiche della rivoluzione francese vi furono gli incendi delle grandi case di campagna dei proprietari terrieri (gli "chƒteaux") da parte dei contadini. La stessa tattica ebbe una parte importante sulla creazione del Libero Stato d'Irlanda. In Russia il Governo bolscevico, stabilito nel 1917, ha abolito come istituzione la proprietà privata della terra (proprietà reale), e punisce penalmente ogni tentativo di introdurla di nuovo. Ma il sistema non porta sempre conseguenze così intollerabili da

spingere alla rivolta e all'omicidio la gente che è stata educata a considerarlo come onesto. Quando un uomo che non possiede terra accetta di prendere in affitto un piccolo pezzo di terreno da un proprietario terriero a un tanto l'anno, lo fa volontariamente e di sua iniziativa, e si contenta di trarne quel provento che basti al suo tenore di vita abituale, pensando che pagare l'uso della terra è naturale quanto pagare un ombrello. Egli non Il Pratico Mondo per Edunet books capisce la questione agraria e spesso mira a diventare lui stesso un proprietario terriero; infatti sul mercato vi son sempre terre a sufficienza per chi ha abbastanza denaro da comperarle. Anche se il compratore non ha denaro bastevole, può sempre comperare la terra prendendo in prestito il denaro con un mutuo. La differenza che passa tra il comprare un ombrello dal fabbricante e il prendere in affitto una terra da qualcuno che la trovò bell'e fatta non sfuggì agli economisti. I contadini rivoltosi potevano soltanto cantare: «Quando Adamo zappava ed Eva filava, il gentiluomo dove se ne stava?». Ma i colti fisiocrati francesi esaminarono la questione scientificamente. I riformatori francesi anteriori alla rivoluzione, in special modo il padre di Mirabeau, proposero l'abolizione delle tasse sulle merci e la loro sostituzione con un'unica tassa sulla terra, come mezzo per nazionalizzare la rendita fondiaria. Questa proposta fu messa in ridicolo da Voltaire, il quale fece osservare che essa non avrebbe toccato il reddito del capitale, e che, mentre il proprietario terriero sarebbe morto di fame, il banchiere sarebbe diventato più ricco di prima. La proposta fu tuttavia riesumata un secolo più tardi con straordinaria eloquenza dall'americano Henry George, il cui libro intitolato "Progress and Poverty" ebbe ampia diffusione e tra l'altro attrasse la mia attenzione sull'argomento. Ma in quel tempo la questione agraria aveva assunto proporzioni tali che la critica di Voltaire era più forte che mai: era infatti evidente che, se lo Stato confiscava la rendita senza esser preparato a impiegarla immediatamente come capitale nell'industria, la produzione sarebbe cessata e il paese sarebbe morto di fame. Nacque pertanto un movimento, chiamato socialismo, che tendeva ad avocare allo Stato l'organizzazione dell'industria per il beneficio di tutti. Quando si presentò questa alternativa al capitalismo, gli economisti ufficiali diventarono molto meno franchi sull'argomento della rendita. Nello stesso tempo un francese aveva scritto un saggio intitolato "Che cos'è la proprietà? Un furto". La gente facilona disse «quanto è stupido!». La gente seria disse «che malvagità! che disonestà!». Ma il francese (di nome Proudhon) non era né stupido né disonesto: aveva analizzato la situazione e scoperto che il proprietario terriero e il capitalista, in quanto consumano senza produrre, arrecano alla comunità precisamente lo stesso danno che le fa il ladro. Quel grande inglese profondamente rispettabile che era John Ruskin toccò la stessa piaga quando rilevò che vi sono soltanto tre maniere possibili di guadagnarsi da vivere: 1) lavorare; 2) chiedere la carità; 3) rubare. Dobbiamo quindi concludere che i nostri proprietari terrieri sono ladri? William Morris, il più grande dei comunisti inglesi, rispose bruscamente: «Sì, ladri dannati. Vivono depredando i poveri». Ma De Quincey, il più bello spirito fra i "tories", definì i proprietari terrieri «signori di campagna», aggiungendo: «chi più degno di loro?». Marx li chiamò borghesia, termine che ora non è più esatto, poiché la borghesia più povera è diventata proletaria per colpa dei grandi affaristi e la più ricca è stata assorbita dalla plutocrazia. Cairnes, uno dei principali economisti inglesi, li ha definiti «pecchioni nell'alveare». Per quanto mi riguarda, io non mi considero un ladro. Le mie intenzioni non sono disoneste; io non ho creato né ho il potere di modificare il sistema legale in base al quale sono diventato

proprietario terriero, mi sia o meno piaciuto; devo però dire che ho dedicato tutta la mia vita politica a mettere in chiaro quanto ho detto più sopra, e cioè che io infliggo ai miei affittuari lo stesso danno economico che avrei loro causato se fossi un ladro, un borsaiolo, uno scassinatore di negozi o un bandito di strada. Io non sono un barone brigante perché non sono barone, ma in pratica un ladro lo sono senz'altro dato che pretendo che i miei Il Pratico Mondo per Edunet books affittuari mi rimettano parte dei loro sudati guadagni, senza mai rendere o aver reso loro in cambio un qualsiasi servizio. Che non sia colpa mia, e che anzi questo stato di cose sia stato per me in certa misura una disgrazia, non allevia loro per nulla il pagamento degli affitti. E' egualmente irrilevante il fatto che, riscattando le ipoteche, io mi sia comprato col sudore della mia fronte i miei poteri di sfruttamento: il ladro deve ben pagare il suo grimaldello. Come può dunque la nazione sbarazzarsi di me? Uccidermi, come fecero col defunto Lord Leitrim i suoi affittuari, porterebbe soltanto a sostituire al mio diritto di proprietà quello del mio più prossimo parente. Perché lo Stato o il Municipio potesse prendermi la terra e gettarmi sulla strada, sarebbe necessaria una rivoluzione bolscevica che legalizzasse questo atto e un nuovo Dicastero che amministrasse tutti i beni immobili del paese e fosse pronto a iniziare immediatamente la sua attività al mio posto. La prima regola infatti nel passare dalla proprietà privata alla proprietà pubblica è che il Governo non deve confiscare nessuna proprietà, terra o capitale, se non è già pronto a utilizzarla immediatamente con la stessa produttività di prima. Se un campo non viene coltivato, non soltanto vi nasceranno i cardi, ma questi si spargeranno anche sui campi coltivati limitrofi. La soluzione del mio caso singolo è abbastanza semplice. Appena il Municipio della città ove è situata la mia proprietà avrà bisogno della mia terra per costruirvi, poniamo, una stazione elettrica, o bagni pubblici, scuole, una stazione tranviaria, una sede di polizia o dei pompieri, una nuova casa comunale, un ufficio postale, un ufficio di collocamento o che so io, l'unica cosa che dovrà fare sarà di pagarmi la proprietà secondo il valore per cui è tassata, procurandosi il denaro col mettere una tassa su tutti i valori tassabili della città, compresa la mia proprietà. Così il mio pezzo di terra diventa proprietà pubblica a spese di tutti i proprietari terrieri, e io sopporto soltanto la mia parte di espropriazione, invece di esserne rovinato, mentre i miei compagni proprietari terrieri se la cavano gratis. Non vi è niente di nuovo in questo affare: la gente è abituata alla compra-vendita delle terre e a tasse che variano di anno in anno di un penny in più o un meno per ogni sterlina. Io dovrei trovare un nuovo investimento per il denaro così ottenuto, oppure, nel caso che avessi usato la mia proprietà come abitazione o ufficio, una nuova casa per viverci e lavorarci; ma la gente non si preoccuperebbe di questo fatto, poiché ne accadono tutti i giorni. Basta ripetere abbastanza spesso questa transazione evidentemente normale per trasferire tutta la terra della città dalla proprietà privata a quella pubblica ed estinguere così senza violenza la classe dei piccoli proprietari terrieri. La stessa cosa può fare il Governo nazionale coi proprietari di grandi tenute. Vicino a dove abito io, una compagnia privata comperò uno di questi possedimenti e vi costruì una città giardino. Il costo dell'operazione non fu sostenuto da una tassa pubblica, bensì sottoscritto da speculatori privati. Io ero uno di quelli, e sono così diventato proprietario terriero inglese oltre che irlandese. Ma se il Governo dovesse un giorno decidere di utilizzare la città per il benessere nazionale in maniera migliore di quanto possiamo fare io e i miei amici per il nostro profitto privato, esso potrà facilmente comperarla da noi e procurarsi il denaro a mezzo di una tassa di redditi di tutti i proprietari terrieri del paese. Anche in questo caso basta ripetere

l'operazione abbastanza spesso fino a effettuare la completa nazionalizzazione della terra, senza discostarsi dall'usuale procedura, senza alcuna legislazione rivoluzionaria, e senza menzionare la parola nazionalizzazione, o la parola compensazione che ripugna ai teorici della nazionalizzazione. L'unico procedimento legale all'infuori di questo sarebbe l'avocazione della terra al re, sulle orme di una legge feudale che ancora esiste, sebbene sia Il dimenticata. per Edunet books caduta in desuetudine e quasi Pratico Mondo L'ultimo re ad applicarla in misura considerevole fu Enrico quinto cinquecento anni fa. Guglielmo terzo ne fece qualche uso duecentocinquanta anni fa. Ma ciò si basa sul presupposto che il re sia un re feudale, la qual cosa perdette la sua attualità storica fin dal 1649. Oggi nella maggior parte dei paesi europei e dell'America del Nord e del Sud non esistono più re. L'alternativa rivoluzionaria consiste nel dichiarare la terra proprietà pubblica e decapitare tutti i proprietari terrieri che non lasciano a tempo la campagna, come fu fatto durante la rivoluzione francese nel diciottesimo secolo, oppure fucilare i pochi che si oppongono attivamente e lasciare gli altri a sbrigarsela da soli con le entrate decurtate e le case requisite, come avvenne in Russia nel 1917. Ma in ambedue i casi i nuovi Governi sorti dalla rivoluzione non poterono far altro che dividere la terra agricola fra i contadini, pochi dei quali erano capaci di sviluppare la sua produttività potenziale. I contadini russi, che vivevano dei loro piccoli poderi e aravano coi cavalli, impiegando altri paesani come lavoratori, furono denunciati come "kulaki" ed espulsi dai loro campi come sfruttatori e profittatori, col risultato che i campi andarono in malora. Il Governo sovietico fu ben presto costretto a ricercare i derelitti kulaki e a rimetterli al loro posto nei poderi con la stessa violenza con la quale prima li aveva espulsi. Ma furono così pochi che ogni dieci poderi coltivati col sistema e col rendimento dei kulaki (ancora molto inferiore alle possibilità effettive) vi erano circa novanta appezzamenti miseramente coltivati dai loro proprietari, i quali vivevano in baracche di legno con un'unica stanza appena sufficiente a contenere un pidocchioso letto di famiglia, una stufa e un pezzo di pavimento fangoso. E quando contadini ordinari e kulaki si accorsero che, quando essi producevano in misura tale da poter risparmiare qualche soldo, il Governo sovietico glielo portava via con tasse che equivalevano in realtà a un affitto, così come facevano i vecchi proprietari terrieri, uccisero i loro cavalli e il loro bestiame e distrussero le semenze piuttosto che farsele sequestrare dal Governo per le tasse. I cosacchi produssero in tal modo carestie artificiali e vennero pertanto lasciati morire di fame. Il Governo sovietico fu costretto alla fine a sbarazzarsi dei proprietari contadini, competenti e incompetenti, e a rimpiazzarli con fattorie collettive e città giardino, che ebbero un successo immediato e grandioso. Con una lezione simile sotto gli occhi, non vi sono più scuse plausibili per insistere nel voler lasciare la nostra agricoltura in mano a ignoranti contadini e a poco istruiti signori di campagna, che tutti lottano fra loro invece di cooperare, e ognuno dei quali dovrebbe essere contemporaneamente chimico agrario, allevatore di bestiame, finanziere, statistico, uomo d'affari e ragioniere: in breve un tale modello di versatilità quale non fu mai immaginato neppure dal più stravagante dei romanzieri. Coltivare una tenuta è lavoro collettivo e non individuale; nessun signore di campagna, piccolo proprietario o contadino, può assommare in se stesso tutto un personale tecnico, mentre in una fattoria collettiva l'esistenza di questo personale è un fatto naturale. L'avvenire della terra dal punto di vista produttivo sta nelle fattorie collettive e nelle città giardino; non dovrebbe essere permesso a nessuna persona, la cui opinione sulla riforma agraria si limiti al progetto di trasformare i possedimenti agricoli in piccole proprietà contadine e di lasciare le città così come sono (vi sono molti di questi semplicioni), di immischiarsi di questioni politiche. E' comunque psicologicamente consigliabile fare piani

di fattorie collettive e di città giardino in modo tale che ogni casa abbia annesso un piccolo pezzo di terreno ove poter giocare, coltivare fiori e verdura, e tenere la propria vacca o che so io? Questa concessione all'intimità è stata trovata necessaria nell'U.R.S.S., nonostante il Il Pratico Mondo per senso books successo delle fattorie collettive. Essa soddisfa il Edunet domestico, che non è la stessa cosa dell'agricoltura, mentre attualmente si verifica il fatto incongruo che la casa colonica debba servire anche da casa di abitazione; e si trova anzi naturalissimo che gli operai vivano nei mulini, nelle officine e nei loro negozi, e in qualche paese perfino entro le fabbriche. Questo è uno stato di cose intollerabile. La questione agraria è una questione di vita privata non meno che di vita produttiva. La vita privata produce bambini, che sono molto più importanti del raccolto o della produzione di una fabbrica. Nessun dubbio che le abitudini familiari subiranno una grande modificazione, non appena i fatti dimostreranno che le sistemazioni in comune sono più convenienti di quelle private. Per esempio tutte le critiche suscitate dal fatto che il contadino sia costretto a vivere nel suo podere, il mugnaio nel suo mulino, l'operaio nella sua fabbrica, si applicano egualmente alla cuoca che deve vivere nella sua cucina e alla sguattera confinata nel retrocucina. Il fornello e l'acquaio seguiranno la stessa sorte della ruota da filare e del telaio a mano; nei clubs e nelle trattorie, negli alberghi e nelle locande, negli ospedali e nelle scuole, la vera intimità aumenterà di pari passo coll'organizzazione comunitaria. Il mestiere di allevare i figli, mestiere assai gravoso, è già in gran parte passato dalle mani dei genitori e dall'ambiente casalingo a quelle degli insegnanti nelle scuole: ovverossia dal dilettante al professionista. I socialisti sono così preoccupati dalla necessità di attuare riforme in questo senso, che corrono il rischio di perdere di vista la corrente contraria. Quando si parla di rivoluzione industriale, si pensa all'energia idraulica e all'energia del vapore che abolirono il telaio a mano e riuscirono a cacciare i proletari dalle loro casette di campagna alle fabbriche, dove la divisione del lavoro rese impossibile a qualsiasi lavoratore di imparare altro che una minima parte nel lungo processo che va dalla raccolta delle materie prime alla loro lavorazione e alla loro vendita. Fu una vera rovina per le classi lavoratrici; nelle città industriali gli operai diventarono automi dai sentimenti di esseri umani. Si ridussero ad abitare in tuguri pestilenziali; e i loro bambini morirono come mosche, mentre la ricchezza e il lusso dei proprietari terrieri e dei capitalisti cresceva «a salti e a sbalzi», come disse Gladstone quando era Cancelliere dello Scacchiere. Parve che l'umanità fosse condannata per sempre a lavorare nelle fabbriche, negli opifici e nelle miniere, poiché la forza che azionava la macchina per filare e il martello a vapore non poteva essere distribuita ed era al di là delle possibilità di chiunque eccetto i capitalisti. Ma noi sappiamo ora che la forza idraulica e il vapore possono essere trasformati in forza elettrica, distribuita di casa in casa come l'acqua e il gas, e che anche un bambino può adoperarla per farsi luce quando è a letto, o un artigiano per mettere in moto i suoi arnesi. Mi ricordo ancora di quando usavo le candele di sego, che bisognava accomodare continuamente con un paio di forbici o smoccolatoio, per farmi luce a letto, e maleodoranti lampade a olio per leggere la sera. A quei tempi mi trapanarono un dente cariato con un grosso chiodo. Sono vissuto abbastanza perché i miei denti (quando ne avevo ancora) potessero essere trapanati elettricamente, perché i miei capelli potessero essere tagliati elettricamente e le mie stanze non soltanto illuminate ma spazzate e spolverate elettricamente, col solo sforzo di girare un piccolo interruttore nel muro.

Il primo uomo di Stato che vide in questo qualcosa di più che una delle nove meraviglie fu il russo Lenin. Egli capì che l'unico modo di rivoluzionare la Russia era quello di elettrificarla; e con la stessa rapidità con cui poté essere attuata l'elettrificazione, le steppe russe e i deserti asiatici diventarono fiorenti città prive di tuguri, e i "barboni" delle tribù si trasformarono in esperti artigiani.
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Anche in questo caso il mondo occidentale si rese conto soltanto delle vaste imprese elettriche dell'U.R.S.S., della diga del Dnieper, dei nuovi canali e delle fabbriche costruite in acciaio e vetro che producevano decine e decine di trattori ogni giorno: opera tutta di lavoratori irreggimentati sotto un'abile direzione e una ferrea disciplina. Sinché non fu pubblicata la classica inchiesta di Sidney e Mary Webb, noi non sapevamo (e anche allora non ce ne accorgemmo) che l'artigiano isolato, il fabbro ferraio, l'ebanista, il vasaio, il tessitore stavano risorgendo in Russia, proprio sotto il segno di quel socialismo che si credeva dovesse estinguerli. Quello di cui ci accorgemmo, fu che il governo della casa a base di cucine automatiche e aspirapolvere smentì il vecchio detto: «il lavoro di una donna non è mai finito», e di conseguenza alterò quel rapporto tra vita di casa e vita in comune, che si era trasformato a scapito netto dell'intimità sotto il giogo del capitalismo. Quindi lo sbaglio più grande che un uomo di Stato moderno possa commettere è quello di lasciarsi ossessionare dal lato collettivo della questione agraria. Il fabbro ferraio Wayland che lavora «per conto proprio» e definisce i suoi conti con lo Stato attraverso il ricevitore delle imposte può diventare un fattore politico molto più importante che non il burocrate della fabbrica di uno Stato totalitario cui l'inglese, incorreggibile individualista, guarda con tanto timore. I miei timori sono di natura opposta. La mia arte di commediografo potrebbe anche essere esercitata separatamente in un'isola deserta; ne deriva che gli autori, anche per ciò che riguarda la difesa dei loro interessi, sono più difficili a organizzare dei maiali. Sulla carta essi sono modelli di ogni virtù: negli affari sono invece inveterati anarchici, attaccabrighe, sentimentali incapaci di discutere senza perdere la calma, nonché abituati a considerare ogni obiezione alle loro opinioni come un insulto personale. Il giornalismo, essendo una attività sociale, li civilizza; ma i romanzieri che se ne stanno tutti soli e creano il mondo dalla loro testa, senza nessuno che li contraddica o li corregga, non imparano mai, a meno che non abbiano un forte senso di umorismo, come si deve vivere in una società politica, e devono essere pertanto trattati dagli uomini di Stato come gente che venga da un altro mondo. Possiamo trovare forse una spiegazione di ciò nel fatto che la libertà dal bisogno favorisce un eccessivo sviluppo di individualismo in coloro che hanno un'individualità da sviluppare e che, a differenza dei militari, non sono specialmente allenati a non pensare con la propria testa. Gli autori non si disinteressano delle proprie questioni pecuniarie, tutt'altro; ma chiunque ci tenga ai propri interessi finanziari si guarderà bene dal darsi anima e corpo alla professione del letterato. Vi sono ordini religiosi con un regolamento così completamente monastico che ogni soldo posseduto dai loro membri appartiene all'ordine. Essi non possono nemmeno scegliere il modello dei vestiti che indossano. Ma il loro pane quotidiano è sicuro e, ovunque vadano, sono loro concessi dall'ordine almeno tre giorni di ospitalità. Chiesi a un mio amico che apparteneva a un simile ordine se questo genere di vita producesse cattivi effetti sui suoi confratelli. Egli ci pensò un momento e disse: «L'ordine cui appartengo sviluppa in ciascuno un individualismo così spaventoso che all'età di quarant'anni ogni membro diventa un perfetto rammollito». Sarà interessante vedere se il comunismo cambierà i russi in una nazione di automi o in una nazione di eccentrici.

Concludendo, devo insistere sul fatto che il punto centrale della questione agraria è la teoria classica della rendita ricardiana, battezzata da Ferdinand Lassalle come "legge ferrea dei salari". Sfortunatamente essa non è così evidente come la rotondità della terra. E' così contraria alla morale comune e così complicata matematicamente che mi sarebbe più facile trovare cinquanta esperti di calcoli delle tensioni che non cinque uomini di Stato avvezzi a Il in termini di per Edunet books concepire la questione agrariaPratico Mondo legge della rendita. Essa è il ponte dell'asino della matematica economica. I nostri uomini politici non possono trarne conclusioni più di quanto Shakespeare potesse trarne dall'"okapi" o dall'"axolotl": la verità è che essi non si rendono conto della sua esistenza. Karl Marx facendo un assurdo riferimento ad essa nel "Capitale" dimostrò di non averne capito niente. John Ruskin, dopo aver esordito brillantemente come economista coll'antitesi di valori di scambio e valori umani, dovette arrestarsi di fronte a questa legge. E tuttavia Marx e Ruskin avevano più intelligenza e un più acuto interesse alle questioni sociali che non tre o quattro Consigli di ministri o tre o quattro milioni di normali elettori. Essa è lo scoglio su cui è naufragato il liberalismo di Cobden e su cui si è andato costruendo il socialismo nella lotta tra plutocrazia e democrazia. Noi ci troviamo attualmente nel vivo della lotta e, poiché rientra necessariamente nel mio lavoro il fare propaganda ai miei scritti, sono tentato di aggiungere che chi non ha letto il mio saggio sulle Basi Economiche del Socialismo nei "Fabian Essays" non dovrebbe essere in alcun modo autorizzato a scrivere, parlare, o agitarsi politicamente in questo infelice paese. Coloro che sospettano che la legge ferrea sia una mia invenzione per far trionfare il socialismo possono documentarsi al riguardo in modo accademicamente ortodosso leggendo, circa la teoria delle rendite, il libro di Ricardo: "Principi di Economia Politica e di Tassazione", scritto prima che il socialismo avesse trovato un nome in Inghilterra, e, per quanto riguarda l'affine teoria del valore di scambio, il libro di Stanley Jevons: "Teoria dell'Economia Politica", che corresse gli errori di Adam Smith, Ricardo e Karl Marx sull'argomento. 3. IL SISTEMA INGLESE DEI PARTITI. Praticamente nessun cittadino di queste isole sa che cosa sia il sistema dei partiti. Gli inglesi non conoscono la sua storia. Essi credono che il sistema si basi sulla natura umana e che sia quindi indistruttibile ed eterno. Quando io obbietto che esso non esiste nei nostri Municipi, essi mi prendono per un ignorante o per un pazzo e mi assicurano che nei consigli e nelle operazioni municipali sono rappresentati i partiti conservatori e progressisti, «proprio come» in Parlamento, e che lo saranno sempre, per l'immutabile legge della natura umana politica. Come stanno realmente le cose? Lasciate che ve lo dica con un piccolo dramma storico; in tal modo mi riesce più facile spiegarle ed è anche più divertente. SCENA: "Althorp, residenza degli Spencer, conti di Sunderland. Sono presenti re Guglielmo terzo di 45 anni, di gloriosa, veneranda e immortale memoria, e il suo ospite Robert Spencer, secondo conte di Sunderland, maggiore di lui di dieci anni, famoso anche alle corti di Carlo secondo e Giacomo secondo per la sua completa mancanza di scrupolosità e la sua abilità politica. Siamo nel 1695." ROBERT: Vostra Maestà mi ha fatto un grande onore visitando la mia umile residenza. Poiché non oso pretendere di meritarmelo, penso che vi sia qualche ragione perché io possa essere utile a Vostra Maestà.

GUGLIELMO: E' infatti così. Non so più che pesci pigliare. Ho bisogno di un consiglio. Ci si attende da me che io salvi la religione protestante in Europa dalla Donna Scarlatta di Roma. Ci si attende da me che io salvi il vostro paese (nonché l'Olanda, che è il mio) dai Borboni. Ci si attende da me che io faccia tutto per tutti. E si pretende anche che io faccia tutto senza denaro e senza un esercito permanente. Io non posso fare neppure i piani di Il questo Mondo Parlamento inglese, che è eletto per guerra per un anno, a causa diPratico odiosoper Edunet books governare l'Inghilterra e fa invece soltanto ciò che tutti gli inglesi desiderano: ovverossia non essere governati affatto. Esso è capacissimo di lasciarmi da un momento all'altro senza un soldo e senza un soldato. Il miglior generale di Francia, che ha vinto per essa tutte le sue battaglie, è appena morto e ha lasciato così re Luigi in mio potere. E questo è proprio il momento che il vostro Parlamento sceglie per minacciarmi di fare la pace. E' intollerabile. Al diavolo il vostro Parlamento! Me ne tornerò ad Amsterdam: meglio essere un vero Stadtholder che un finto re. Questi imbecilli di cavalieri vogliono la libertà. Bene, che se la tengano la loro libertà: libertà di essere torturati sulla ruota per compiacere il papa, libertà di essere vassalli della Francia, libertà di andarsene al diavolo, nel modo che preferiscono, libertà da ogni interferenza di Re o Consiglio. Io getterò loro la corona in faccia e mi scoterò dai piedi la polvere d'Inghilterra, a meno che voi non possiate mostrarmi il modo di far fare al Parlamento quello che dico io. ROBERT: Questo non sono in grado di farlo; ma posso indicarvi un sistema per impedire al Parlamento di fare qualsiasi cosa se non votare i bilanci e ritardare al massimo la prossima elezione. GUGLIELMO: Davvero? Gli unici bilanci che mi interessano sono quelli di uomini e di denaro, per salvare i protestanti da quel grasso bigotto di un Borbone. Se non posso averli, la vostra corona non mi serve. Potete riprendervi Giacomo. Sapete bene dove trovarlo: in tasca a Luigi. Sono sicuro che siete in corrispondenza con lui, intrigante del doppio gioco che non siete altro. ROBERT: Sono come mi hanno fatto i tempi; io mantengo la corrispondenza con tutti: non si sa mai cosa accadrà in futuro. Ma io vorrei poter distogliere per un momento l'attenzione di Vostra Maestà dai protestanti e dall'esercito. Vorrei potervi convincere che ciò che dovete combattere qui non è re Luigi ma il Parlamento inglese. GUGLIELMO: Forse che non lo so? Non ve lo stavo dicendo? ROBERT: Va bene, Maestà. D'accordo che sono un intrigante? GUGLIELMO: Siamo d'accordo, per Dio, d'accordo! ROBERT: Vostra Maestà vuole arrivare forse fino al punto di ammettere che sono un intrigante sufficientemente abile? GUGLIELMO: Un intrigante diabolicamente sottile, direi. E allora? ROBERT: Ho la mia idea circa la maniera di comportarsi col Parlamento, sebbene finora non abbia mai trovato un re abbastanza furbo da capirla. GUGLIELMO: Provate con me. ROBERT: Voi, Sire, siete l'ultimo re sulla terra che possa capirla. Ma la deporrò ugualmente ai vostri regali piedi. Voi scegliete i vostri ministri in base ai loro meriti e alla

loro capacità senza alcun riguardo ai loro partiti, un "whig" qui, un "tory" là, ciascuno nel suo dicastero, che voi chiamate il suo Gabinetto; la loro assemblea forma il vostro Consiglio, che si potrebbe chiamare anche il vostro Gabinetto. GUGLIELMO: Proprio così. Trovate che c'è qualcosa che non va?
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ROBERT: La mia opinione è che Vostra Maestà dovrebbe scegliere in futuro tutti i suoi ministri dallo stesso partito, e che questo partito dovrebbe essere quello che ha la maggioranza alla Camera dei Comuni. GUGLIELMO Ma siete pazzo! Chi ha mai sentito cose simili? ROBERT: Ogni cosa deve avere un inizio, Sire. Pensateci. GUGLIELMO: Ci sto pensando. E ricordo anche ciò che avete dimenticato. ROBERT: Che cosa, Maestà? GUGLIELMO: Che la maggioranza alla Camera dei Comuni è attualmente una maggioranza "whig". ROBERT: Non l'ho dimenticato, Sire. Dovete sbarazzarvi subito di tutti i vostri ministri "tories" e rimpiazzarli con quelli "whigs". GUGLIELMO: Ma io, perdinci, sono un "tory". State diventando pazzo? ROBERT: Un giorno i "tories" avranno la maggioranza e sconfiggeranno il Governo "whig" su qualche provvedimento. Voi allora scioglierete immediatamente il Parlamento; e quando i "tories" avranno ottenuto dalle elezioni generali la maggioranza, sceglierete soltanto ministri "tories". GUGLIELMO: Ma qual è lo scopo di questa assurdità? State parlando con la stessa freddezza che se diceste cose serie. Perché allora dite stupidaggini? ROBERT: Se Vostra Maestà vorrà degnarsi di fare ciò che io le consiglio, garantisco sulla mia parola che... GUGLIELMO (scetticamente): Hum! ROBERT: Scusate: avrei dovuto dire che garantisco sulla mia reputazione di intrigante. Ebbene, garantisco che, dal momento in cui Vostra Maestà adotterà questo piano, nessun membro della Camera dei Comuni voterà più secondo i suoi principi, le sue convinzioni, il suo giudizio, la sua religione o alcun'altra delle sue ubbie. La gente crederà che egli voti per la tolleranza, per la pace o per la guerra, o per l'opportunità o meno di passare la Corona all'elettore di Hannover qualora i figli di vostra cognata continuino a morire; o sulla soppressione del demanio comunale o sull'obbligo di alloggiare i soldati o sulla tassa alle finestre o su qualsiasi altra cosa; ma la vera questione su cui egli voterà sempre è se il suo partito resterà o meno in carica o se lui stesso dovrà spendere metà del suo patrimonio per essere rieletto, con l'alea di perdere il seggio se il suo oppositore ha qualche migliaio di sterline da spendere più di lui. GUGLIELMO: Non siate stupido, Robert. Io diventerei lo schiavo della maggioranza, comunque votassero i deputati. Ma tutto questo che c'entra con l'esercito e il denaro per pagarlo?

ROBERT: Vi sarebbe sempre un solo sistema per votare sulla guerra o su qualsiasi altra cosa; e voi potreste sempre contarci. Nessuna maggioranza, "whig" o "tory", oserà mai votare per la resa ai nostri nemici naturali: i francesi e il papa. GUGLIELMO: Il papa è dalla mia parte.
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ROBERT: Fortunatamente soltanto pochi di noi conoscono questo fatto curioso. La miglior carta che potete giocare in Inghilterra è sempre questa: niente papa. GUGLIELMO: Voi mi state tendendo una trappola. Volete fare della maggioranza ai Comuni quella che tira i fili e ridurre il monarca un burattino. E poiché la maggioranza è sempre condotta per il naso da qualche ambizioso intrigante dotato come voi del genio dell'eloquenza, costui sarebbe capace di dettarmi legge, come se lui fosse il re e io una nullità. ROBERT: Non sarò mai un dittatore sinché voi vivrete, perché voi, Sire, non sarete mai una nullità. Ma io vi do un'altra garanzia ancora, e cioè che se voi fate come vi consiglio non avrete mai nulla da temere dal più audace e scaltro avventuriero, anche se questi dovesse essere Cromwell stesso o Lilburne il "livellatore". Egli spenderà metà della sua vita e la maggior parte dei suoi averi per entrare in Parlamento; e quando finalmente vi arriverà, non penserà ad altro che a entrare nel Gabinetto di Vostra Maestà. Quando a forza d'intrighi avrà raggiunto quella posizione, sarà abile solo nel gioco dei partiti e in niente altro. Verrà a prendere il cibo dalla mano di Vostra Maestà. E la gente crederà di essere libera perché ha un Parlamento. Potrete allora combattere contro tutta l'Europa per tutto il tempo che vorrete. GUGLIELMO: Non lo capisco e non ci credo. Ma poiché non posso andare avanti in questo modo senza saper dove andare a pescare nuovi reggimenti e nuovo denaro, proverò il vostro piano sinché non avrò ricacciato Luigi nel suo porcile. Se il piano fallirà, vi farò tagliare la testa. ROBERT: Va bene, Sire. E' già stata troppo tempo sulle mie stanche spalle. "Passano 25 anni. Guglielmo e Sunderland, morti nello stesso anno, sono già da diciotto anni nelle loro bare. La regina Anna è morta e Giorgio primo è re. Carlo, figlio di Sunderland, di 45 anni, è membro del Governo "whig". Robert Walpole, di anni 44, sebbene sia un noto parlamentare "whig", è capo dell'opposizione contro il progetto di legge sulla paria. I due si incontrano una mattina nel parco di S. Giacomo, dove sono venuti a prendere una boccata d'aria. Walpole vorrebbe passare avanti, salutando con un cenno della mano; ma Sunderland è deciso a intavolare una conversazione con lui e non lo molla. Dopo i soliti convenevoli, Sunderland arriva alla questione che gli sta a cuore." SUNDERLAND: Vorrei avere il vostro appoggio per questo mio progetto sulla paria. Francamente temo che mi sconfiggerete se vi opponete. Perché non venite in mio aiuto? Non è una questione di partito: noi siamo tutti "whigs" e tutti egualmente interessati. WALPOLE: Come potete provarlo? SUNDERLAND: Bene, non è forse chiaro come la luce del sole? Noi "whigs" siamo prima di tutto gli uomini del Parlamento: per noi inglesi libertà significa supremazia del Parlamento. Il Parlamento ha due forze rivali da temere: il re e la folla degli elettori. Il mio venerato padre, del cui genio politico pretendo di aver ereditato un grano o due, ci salvò dalla tirannia della folla col sistema dei partiti. Egli vi ha

fatto diventare ciò che adesso siete: il più grande capo di partito del mondo: voi dovete la vostra preminente posizione alla sua invenzione. WALPOLE: Costa troppi denari. Ogni uomo ha il suo prezzo.
Il Pratico Mondo per Edunet books SUNDERLAND: Ragione di più per assicurarci il denaro per noi e per la massa. Ma cosa ne pensate dell'altro rivale del Parlamento, il re?

WALPOLE: La questione del re è stata sistemata 71 anni fa. SUNDERLAND: No, mio caro Walpole; non si può uccidere la monarchia con un solo colpo di scure a Whitehall. La Restaurazione ha riportato con sé la Camera dei Lords e ha restituito al re il potere di riempirla di suoi fedeli creando sui due piedi tutti i nuovi pari che vuole. L'unico scopo del progetto di legge sulla paria è di distruggere quel potere. Esso renderà impossibile al re di creare foss'anche un solo pari in più del numero attuale. Sicuramente siete d'accordo con me. WALPOLE: Credo di no. Il vostro venerato padre convinse re Guglielmo che il sistema dei partiti gli avrebbe dato il controllo del Parlamento. Ma in realtà esso dette alla maggioranza parlamentare il controllo sul re. Ciò dovrebbe tornarvi assai comodo, perché voi avete il controllo della maggioranza, fino a che non lo riavrò di nuovo io, come avverrà dopo che avrò sconfitto il vostro progetto. SUNDERLAND: Ma perché sconfiggermi su questo progetto, che è altrettanto nel vostro interesse quanto nel mio? Potete scegliere qualche altra occasione. WALPOLE: Non è altrettanto nel mio interesse quanto nel vostro. Voi siete un pari: io sono un borghese. Voi volete fare dei Lords la massima autorità, distruggendo per mezzo loro il potere del re. Io voglio che il re mantenga il suo potere sui Lords e che i Comuni mantengano il loro sul re. So vedere attraverso il vostro gioco. Ho un cervello inglese, non olandese. SUNDERLAND: Vedo che siete troppo abile per me. Ma riflettete un momento. Voi siete un borghese, ma non sarete sempre un borghese. Sarete presto uno dei nostri. Sapete che vi è una contea pronta per voi, appena vorrete allungare una mano per prenderla. WALPOLE: Sì, ammesso che il re mantenga il suo potere di farmi diventare conte. Il vostro progetto potrebbe privarlo di tale potere. SUNDERLAND: Puh! Vi è sempre un posto vuoto. WALPOLE: Anche così, una contea sarebbe la mia fine. Non m'aspetto di essere spinto in alto a calci. La Camera dei Lords è per voi il trampolino dal quale siete saltato nella politica all'età di ventun anni. Per me sarà lo scaffale su cui sarò archiviato a settant'anni. SUNDERLAND: Questo può essere il vostro caso personale. Ma guardate il problema da un punto di vista più ampio. Considerate gli interessi della nazione. La Camera Alta, con tutti i suoi difetti, si frappone come una barriera tra l'Inghilterra e la folla dei commercianti arricchiti che vogliono fare denari a spese della nazione; denari, denari e ancora denari. Voi non siete un arricchito, siete un signore di campagna. WALPOLE: Sì, e voi siete ingolfato fino al collo in questa pazzia commerciale dei Mari del Sud. Sarà la vostra rovina. Io vi avverto: sarà la fine della vostra carriera politica fra un anno, a partire da oggi.

SUNDERLAND: Voi siete impossibile. (Bruscamente) Buon giorno. "Si allontana velocemente lasciando Walpole a finire la sua passeggiata da solo." ***
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Se il terzo conte di Sunderland fosse stato capace di imbrogliare l'inglese Walpole così come suo padre riuscì ad imbrogliare l'olandese Guglielmo, la legge sulla Riforma del 1832 non sarebbe forse passata senza una guerra civile; e quando il nuovo partito laburista andò al potere un secolo più tardi, avrebbe rischiato di rimanere senza rappresentanti tra i Lords. Stando invece le cose così come sono, i Lords sono sempre costretti a cedere sotto la minaccia di nuove nomine. L'ultima parola rimane ai Comuni; cioè, in pratica, alla plutocrazia. E questo è il punto a cui la questione è giunta ai nostri giorni. Per farvi un'idea di cosa sia diventato ora praticamente il sistema dei partiti, guardate la descrizione che se ne fa in un romanzo intitolato "Bleak House" e più diffusamente in un altro intitolato "Little Dorrit", ambedue scritti da Charles Dickens, già reporter parlamentare e giudiziario. Studiate poi le esperienze parlamentari di scrittori scientifici come John Stuart Mill e Sidney Webb, e la carriera di gente come Charles Bradlaugh, Keir Hardie, Ramsay MacDonald e altri intransigenti, che riuscirono a entrare in Parlamento e si fermarono lì sino alla fine dei loro giorni. Confrontate quella che è la sterilità del Parlamento in ogni campo, tranne quello dell'oratoria di banchetto, con lo sviluppo del socialismo municipale nei municipi, dove non vi sono Gabinetti, nomine reali, elezioni generali eccetto che a date fisse; dove in breve non vi è alcuna possibilità di un sistema di partiti. "A chi non sa vedere fino in fondo cosa si celi dietro lo stratagemma di Sunderland e capirne la sua storia, non dovrebbe essere affidato né voto né funzione parlamentare, e non dovrebbe nemmeno essergli permesso di pronunciare in pubblico la parola «democrazia»". Questo ci porta all'inattesa conclusione che un Governo parlamentare modellato sul sistema inglese dei partiti è ben lungi dal costituire una garanzia di libertà e di illuminato progresso e deve pertanto essere decisamente respinto, in pieno accordo con Oliver Cromwell, Charles Dickens, John Ruskin, Thomas Carlyle, Adolf Hitler, Pilsudski, Benito Mussolini, Stalin e chiunque in genere si sia provato a governare per suo mezzo in modo efficiente e senza corruzione o ne abbia studiato gli effetti conoscendo la sua storia e quella della Rivoluzione Industriale. Mettete a confronto quello che ha fatto il Parlamento con quello che avrebbe potuto fare un Governo efficiente e patriottico durante i due secoli della sua deplorevole esistenza, o con quello che il Governo sovietico ha compiuto in 20 anni, e tutte le nostre teorie "whigs" attinte a Macaulay scompariranno davanti ai fatti. Ciò nondimeno la pianta parlamentare non deve essere estirpata dalle radici. Stalin e Hitler, i più fedeli discepoli di Cromwell e Dickens in questo campo, sono anche i più convinti assertori della tesi che un Governo non può operare grandi mutamenti finché una lunga propaganda mirante a inculcare i suoi principi e le sue speranze non abbia persuaso la massa del popolo, se non a capirli criticamente, almeno a seguire le bandiere e a fare eco alle parole d'ordine dei suoi sostenitori. Un club di filosofi politici non potrà mai diventare un Governo se prima non si sarà tenuto per anni a contatto con la comunità mediante libri, opuscoli, e soprattutto, come Hitler sostiene, discorsi alla folla ora enormemente suffragati in efficacia dalle conversazioni radiofoniche, che mettono direttamente a contatto lo studio dell'oratore col focolare dell'ascoltatore.

Fu in questa maniera che i bolscevichi, i quali all'inizio non erano che un club marxista, diventarono il Governo comunista della Russia, con l'appoggio dei contadini e dei soldati contadini, né gli uni né gli altri comunisti, ma tutti più o meno indotti a credere mediante discorsi, opuscoli e giornali che soltanto i bolscevichi avrebbero dato loro la terra e la pace. Seguendo lo stesso metodo, Adolf Hitler divenne l'autocrate della Germania, politicamente Il Pratico Mondo aveva fatto credere con discorsi e scritti, di sostenuto da milioni di tedeschi, ai quali egliper Edunet books essere nientemeno che il Messia. Se un Governo vuole essere efficiente, dev'essere popolare tra coloro che governa e bene accetto ai più. Esso deve avere cioè il favore popolare. Il favore popolare può essere non intelligente ed equivalere a una ignorante idolatria; ma deve esistere ed essere galvanizzato con un'attiva propaganda. Non voglio dire con questo che il signore e la signora Ognuno dovrebbe essere autorizzati a eleggere il signore e la signora Qualunque quali governanti, sebbene i nostri uomini politici democratici a quanto pare pensino ancora così. Questo metodo lo stiamo sperimentando sin da quando si emanciparono le donne, e abbiamo dovuto constatare che esso produce non soltanto uno stagnante conservatorismo, ma addirittura un regresso, frenato unicamente dal buon senso dei plutocrati. Tuttavia il Parlamento deve sopravvivere come Congresso di signori Qualunque, lamentevoli e rumorosi, aventi l'illimitato permesso di disapprovare, criticare, denunciare, domandare, suggerire, fornire e discutere notizie di prima mano, sollecitare risoluzioni e dare un voto su di esse: in breve tenere aggiornato il Governo sull'opinione pubblica. Questo è in linea di massima ciò che fanno oggi i Parlamenti e i Congressi. Nella Camera dei Comuni britannica, per esempio, quando una guerra, obbligando i partiti a coalizzarsi, fa sospendere il sistema dei partiti, sia i deputati di destra sia quelli di sinistra sono liberi di dire ciò che vogliono, e cominciano allora a diventare utili. Al difuori del Parlamento possono essere convocate e organizzate da chiunque ne abbia la capacità pubbliche riunioni nazionaliste non di partito e dimostrazioni d'ogni genere; il diritto a tale attività e all'uso delle strade e dei luoghi pubblici dovrebbe essere gelosamente mantenuto; se infatti non si fanno conoscere con molto rumore le lagnanze e i desideri del pubblico, non ci si può aspettare che il Governo li prenda in considerazione e trovi qualche rimedio. Essi forniscono una tribuna allo spirito d'iniziativa che ribolle continuamente nella massa dei cittadini. I più saggi governanti non sono sempre coloro che hanno maggiore inventiva: essi sono in massima parte abbastanza vecchi da aver esaurito le proprie doti d'immaginazione e perduto il gusto della novità. I giovani devono avere invece una piattaforma da dove gridare; un Governo deve infatti sapere che cosa hanno da dire i giovani Calvini, Napoleoni, Hitler e Ataturk, e fino a qual punto essi siano in grado di convincere il pubblico e di farsi fischiare dal medesimo. Senza questo contatto i savi che governano rischiano di estraniarsi pericolosamente dallo spirito del loro tempo. Ma queste assemblee di agitatori e di postulanti non devono avere il diritto di legiferare. E' necessario abolire le invenzioni pseudo- democratiche come l'iniziativa legislativa e il referendum, che offrono al signore e alla signora Ognuno la facoltà diretta e immediata di fare e disfare, poiché anche quando costoro sanno esattamente che cosa vogliono non sanno come realizzarlo; come a dire che possono volere un'automobile, ma non sanno fare il disegno che serve all'ingegnere per poterne costruire una. Il legiferare deve essere compito delle persone d'"élite" e non della massa.

Quando si usano termini come "élite" e massa non bisogna mai dimenticare che essi non indicano due classi di persone totalmente differenti. Si tratta invece delle stesse persone. Nella letteratura e nell'arte del drammaturgo io appartengo per esempio all'"élite". Nella matematica, nell'atletica, nella meccanica, io sono uno della massa e non soltanto mi sottometto e obbedisco a chi ne sa più di me, ma reclamo il diritto che mi si dica che cosa devo fare, da coloro che ne Il Pratico di me. per Edunet di noi è per il 99 per cento massa e sanno più Mondo Il migliore books per l'uno per cento "élite"; i «palloni gonfiati» sono soltanto coloro le cui menti sono così occupate dalle poche cose che conoscono, che non vi è rimasto posto per le innumerevoli cose che non conoscono. Io faccio alcune cose molto bene; ma la stima che ho di me stesso è schiacciata dalla quantità di cose delle quali sono inguaribilmente ignorante. Nel sostenere i diritti della massa, io difendo i miei. Chi deve scegliere e designare la "élite"? Attualmente il re ove esiste il re, o il presidente ove c'è il presidente; ma nessuno crede che il re d'Italia avesse molte alternative dinanzi a sé quando scelse Benito Mussolini, né il maresciallo Hindenburg quando scelse l'ex caporale Hitler, né la regina Vittoria quando scelse Palmerston o Gladstone. Anche il presidente degli Stati Uniti, che ha più libertà di scelta di qualunque re perché lui stesso è scelto da un plebiscito, non può scegliere il signor Qualunque. Deve scegliere tra le persone preminenti; e la preminenza si guadagna con l'autoaffermazione, approfittando delle circostanze favorevoli e della fortuna; possiamo così dire che i nostri governanti sono in parte autoeletti e in parte il risultato di una naturale selezione darwiniana; ovverossia della pura fortuna. In questo modo ci troviamo talvolta di fronte a grandi capi come Lincoln, Brigham Young, Ferdinand Lassalle e Kemal Ataturk (per non parlare degli esempi viventi) che riuscirono ad affermare se stessi, guadagnandosi il loro seguito grazie all'idolatria prodotta dalla forza della loro personalità, più che dalla loro saggezza; infatti molte persone energiche e ambiziose hanno raggiunto la preminenza e il potere servendosi di ben poca saggezza. Che dire dei periodi, qualche volta molto lunghi, durante i quali non sorge alcun capo del genere e ciò nondimeno gli affari di Stato devono procedere senza un momento di pausa? Un simile Governo non è possibile sotto il feudalesimo, dove l'autorità è legalmente ereditaria, né sotto la plutocrazia dove è in gran parte virtualmente ereditaria. In ambedue le forme di Governo, gli stupidi non soltanto non sono esclusi, ma molto frequentemente sono scelti proprio come governanti. Quando essi si trovano di fronte a un sistema stabile (quello che noi chiamiamo Costituzione) su cui regolarsi, possono bordeggiare per lunghi periodi senza pericolo di fare naufragio. Ma la risposta principale è che la Natura fornisce costantemente un numero adeguato di persone aventi le richieste capacità mentali. Il problema è questo: come scegliere le persone capaci; di gente capace ve n'è infatti sempre. Nella vecchia Roma gli imperatori Antonini sceglievano i loro successori con risultati molto migliori di quelli che avrebbero ottenuti adottando la successione ereditaria. Ma se si escludono i casi di considerevole attività, che portano i governanti alla prova del fuoco, non è sempre facile scoprire il successore più capace. Anche un governante abile come Cromwell credette che non vi fosse persona più indicata di suo figlio a succedergli come Lord Protettore; e il risultato fu un fallimento completo e quasi immediato. Il tentativo di Napoleone di fondare una dinastia bonapartista fu un ridicolo fallimento. Una dinastia può scegliere un'altra dinastia, come quando i gallesi Tudor scelsero gli scozzesi Stuart a governare l'Inghilterra; ma il quarto re Stuart era uno stupido e fu detronizzato da un olandese che aveva sposato sua figlia.

Bisogna fare piazza pulita con la tradizione dell'ereditarietà. Basta studiare le vite, non dei grandi uomini, ma dei loro padri, madri, figli e figlie, per imparare che l'abilità politica si eredita in quantità così infinitesimali, che una persona straordinaria può generare figli del tutto normali, mentre una coppia comunissima può produrre un genio. In clima di democrazia si dovrebbe partire tutti da quota zero, senza tener conto delle parentele illustri. Il Pratico Mondo per Edunet books Le nostre idee attuali in proposito sono disordinate e incoerenti. La proposta di rendere ereditaria la Presidenza degli Stati Uniti scandalizzerebbe gli americani; e tuttavia per loro è naturale che l'amministrazione di un'impresa debba andare dal padre al figlio. Noi non ci sogneremo mai di permettere al re di stabilire che cosa la nazione dovrà fare dieci anni dopo la sua morte; tuttavia permettiamo che i cittadini diano per testamento disposizioni fantastiche, ingiuste, bigotte e dispettosamente malvagie da attuarsi nei riguardi delle loro proprietà dopo la loro morte, e attribuiamo a questi testamenti valore di legge. Noi non conferiamo a un uomo la carica di giudice per il fatto che suo padre era giudice, né gli diamo un diploma di chirurgo perché suo padre era chirurgo, né lo mettiamo al comando dell'esercito perché suo padre era Maresciallo. Un secolo fa gli ufficiali dell'esercito (ad esempio Burgoyne e Wellington) reclamavano le promozioni come un privilegio da acquistare contro pagamento e riservato al loro rango di aristocratici, e avrebbero considerato una richiesta basata su di un onorato e fortunato servizio come la pretesa di un presuntuoso; oggi invece ogni altra richiesta cadrebbe nel ridicolo perché farebbe l'effetto di una pretesa da snob. Queste incongruenze e contraddizioni costituiscono gli imprevisti di una società non perfettamente organizzata, nella quale, in mancanza di un superiore controllo sulla proprietà, bisogna permettere alla gente di disporne come meglio le aggrada. Poiché l'organizzazione sociale progredisce e si sviluppa, e gli affari che ora sono privati si vanno vieppiù trasformando in pubblici affari, le nostre attività e libertà personali verranno limitate da condizioni quali ora neppure ci sogniamo. Ad esse non tarderemo ad abituarci; e intanto, se non ci garbano, dobbiamo fare buon viso a cattiva sorte. Dal momento che dobbiamo affidare l'autorità a coloro che sono capaci d'usarla, se vogliamo salvare la civiltà, la nostra tradizione pseudo- democratica di governare mediante comitati e relative maggioranze si scontra col fatto che il criterio della maggioranza non è conforme alla natura delle cose; i governanti capaci sono infatti sempre una minoranza, sebbene la natura, purché non ostacolata, ne produca abbastanza da consentire una buona scelta. Il criterio maggioritario distrugge inoltre la responsabilità. Un uomo di Stato che accetta di ricoprire una carica pubblica a condizione di essere processato ed eventualmente fucilato se fallirà, o almeno rimosso dall'incarico e discreditato, è veramente un ministro responsabile. Ma un ministro che deve fare soltanto ciò di cui riesce a persuadere una maggioranza di Parlamento o di Comitato, non ha alcuna responsabilità; né alcun altro può essere responsabile in sua vece, poiché le maggioranze non possono essere fucilate se non con il loro consenso, né possono essere degradate, poiché non hanno grado. Una delle migliori descrizioni di questo stato di cose si trova nell'autobiografia di Adolf Hitler intitolata "Mein Kampf". Quando nel 1919 egli cominciò il suo lavoro di organizzazione del nazional- socialismo in Germania all'età di 30 anni, si trovò a essere membro di un comitato di sei sconosciuti, il cui patrimonio collettivo non arrivava a uno scellino. Essendo del tutto privi di responsabilità, essi non potevano fare altro che discutere tra di loro. L'esperienza fatta da Adolf in sei anni di vita militare gli aveva insegnato che gli uomini non possono diventare efficienti e attivi se non si combina l'autorità con la responsabilità, e ciò non è affatto possibile in un Governo di maggioranza: è questo un fatto che noi ci nascondiamo con il semplice e familiare espediente di chiamarlo Governo responsabile anziché irresponsabile. Il F• hrer non si fece ingannare da questa fandonia: una dura esperienza e la sua abilità di farne tesoro gli avevano insegnato qualcosa di meglio. Quando fu fatto presidente di un comitato, si guardò bene

dal partecipare alle riunioni, e mentre gli altri parlavano badò a lavorare. Quando diventò capo del movimento per i suoi meriti personali (o demeriti, se vi è antipatico) e dovette organizzare uno Stato Maggiore, dette ai suoi aiutanti autorità militare e li considerò militarmente responsabili dell'uso che ne facevano. Quando con questo metodo riuscì a diventare in 14 anni, da oscuro e ultimo adepto di un piccolo gruppo di sei persone, capo Il Pratico Mondo per vita del Reich ufficiale di 60 milioni di tedeschi e Cancelliere a Edunet books germanico, continuò la sua propaganda orale facendo di tempo in tempo dal Reichstag discorsi radiodiffusi a 60 milioni di persone, ma non era il Reichstag che governava: l'autorità e la responsabilità erano del F• hrer; e nelle sue mani e sulle sue spalle vi erano realmente autorità e responsabilità. Dopo cinque anni quei 60 milioni ancora lo adoravano e lo fecero Comandante in Capo di tutte le loro forze combattenti. Prendiamo questo esempio di vita contemporanea come il punto estremo a cui si possono spingere in pratica l'autorità e la responsabilità. L'estremo opposto è rappresentato dal Parlamento britannico in tempo di pace, quando l'autorità, la responsabilità e l'attività sono ridotte al minimo, e dove occorrono trent'anni per fare il lavoro di quindici giorni, a meno che una guerra non obblighi il Parlamento ad abbandonare il sistema dei partiti e si facciano allora sforzi disperati per compiere trent'anni di lavoro in una quindicina. Il nostro problema è di trovare la via di mezzo più conveniente fra questi due estremi. Dobbiamo respingere il piano di Hitler, poiché, sebbene abbia successo nell'esercito, dà a un uomo più autorità e responsabilità di quanta ne possa sopportare. Se costui è debole, si lascia corrompere dal suo stesso potere: se è forte, esso gli dà alla testa, e come Alessandro, Hitler e Napoleone egli cerca allora di sottomettere il mondo al suo dominio, diventando in tal modo nel peggiore dei casi un tiranno e un flagello, e nel migliore un esploratore e un avventuriero come Giulio Cesare o Guglielmo il Conquistatore. Quante più conquiste, avventure ed esperimenti sociali egli intraprende, tante più autorità egli deve delegare e distribuire, per l'impossibilità di essere dovunque e di occuparsi di tutto. I suoi sottocapi diventano allora corrotti o pazzi; da ultimo, il sistema diventa intollerabile, provoca una rivoluzione o una reazione libertaria in senso anarchico, e non ha importanza che il capo supremo sia Cromwell, Luigi quattordicesimo, il Kaiser oppure il signor Hitler. Le scope scopano bene quando sono nuove; ma quando sono consumate, la sporcizia si accumula come nelle stalle di Augia. Quali precauzioni si possono prendere contro un simile stato di cose? Ovviamente, tanto per cominciare, eleggere e rieleggere governanti per periodi abbastanza brevi da far sì che essi non si dimentichino di dipendere dalla sottomessa approvazione dei sudditi. Prendete il caso del Presidente degli Stati Uniti d'America. Sebbene il suo incarico fosse stato creato dal successo della rivoluzione contro la tirannia del Governo inglese personificata in re Giorgio terzo, gli venne tuttavia data, in base a principi schiettamente hitleriani, un'autorità molto più assoluta di quella che ebbe mai re Giorgio. Neanche una sconfitta in seno a un Comitato o al Congresso può spodestarlo. La descrizione che Byron fa di Giorgio terzo come di «un povero matto cieco» e di «un vecchio re disprezzato» non è molto applicabile a lui. Se qualche suo provvedimento non è costituzionale, si ricorre alla Corte Suprema. In alcune questioni egli deve ottenere il consenso di almeno i due terzi del Senato, il quale fra l'altro deve per esempio approvare la scelta dei ministri che formano il suo consiglio. I singoli Stati dell'Unione hanno governatori che sono forniti di analoghi poteri e restrizioni, che sono analogamente responsabili e vessati dal Parlamento, guardati con fiducia, ma anche con sfiducia, liberi da restrizioni per quanto riguarda religione, sesso e colore, ma sottoposti a certe limitazioni in fatto d'età e di nazionalità, nonché di luogo e durata di residenza. Tutto sommato, uno strano miscuglio di precauzioni contro la tirannia con misure atte a garantire la sicurezza della legge e dell'ordine.

In futuro dovremo impegnare di più la nostra intelligenza nel redigere la nostra Costituzione. Bisogna gettare nella pattumiera la nostra idolatria per il Parlamento e i nostri "slogans" sulla libertà inglese e americana e sul fatto che "i britannici non sono mai stati schiavi". Allora scopriremo che ciò di cui abbiamo bisogno non è soltanto riformare il nostro vecchio Parlamento, ma crearne di nuovi. Le decisioni politiche non devono essere Il pazzi dalla loro autorità books capricci o fobie di uomini resi Pratico Mondo per Edunetassoluta come Nerone e lo zar Paolo (per non citare esempi più recenti), contro i quali non c'è niente da fare finché la guardia del corpo o i cortigiani stessi non s'incaricano di assassinarli. Abbiamo bisogno di Consigli comunali, Consigli professionali, Consigli industriali, Consigli di cooperative dei consumatori, Consigli finanziari, Consigli scolastici; di Consigli che facciano progetti e servano di coordinamento, così come di congressi parlamentari (a intervalli non troppo frequenti) per discutere dei mali nazionali e prendere in esame le eventuali proposte del signor Ognuno. Questo è ciò che è accaduto nella ultrademocratica Russia sotto le inesorabili necessità della natura umana e delle circostanze. Il sistema russo non si discosta fondamentalmente dal nostro in senso rivoluzionario. Noi siamo governati più dai sindacati operai, dalle società cooperative, dalle associazioni professionali di dottori e avvocati, dalla magistratura, dai comitati del Consiglio Privato, dalla burocrazia e da Consigli di ogni genere, che non dal Parlamento. Il Ministero del Tesoro dirige la Borsa in modo molto più costante ed efficace di quanto non faccia la Camera dei Comuni; analogamente il Ministero degli Esteri dichiara la guerra e ci manda in trincea senza consultare il Parlamento, che viene avvertito semplicemente il giorno dopo, come accadde nella Guerra dei Quattro Anni, o con un'ora di ritardo, come nella guerra attuale, di quanto è stato fatto irrevocabilmente dietro le sue spalle. L'abdicazione di re Edoardo ottavo fu preparata e portata a termine senza che ne venisse fatta parola alla Camera dei Comuni o agli altri organi costituzionali. I funzionari delle prigioni impediscono al pubblico di visitare le carceri, e hanno la facoltà di renderle a loro piacere molto più crudeli dei campi di concentramento, come avviene ad esempio per la prigione di Dartmoor. Una trasformazione del nostro sistema in quello russo non sarebbe affatto un mutamento per quanto concerne la molteplicità degli organi governativi. Tali organi non possono essere aboliti; essi sono necessari e dovrebbero essere controllati e coordinati nell'interesse del benessere generale, e composti di persone competenti e responsabili. Attualmente essi non sono che un groviglio di vegetazioni bizzarre, spesso impopolari perché non sempre all'altezza dei tempi, vengono diretti da uomini politici di partito, e amministrati da imbecilli tirannelli, da ignoranti, o da incurabili parassiti che sono virtualmente inamovibili. Ma questo stato di cose non è poi irrimediabile. In Russia gli organi governativi vengono epurati e i negligenti «liquidati» (vale a dire anche fucilati nei casi gravi) senza por tempo in mezzo, quando sono colti in fallo. Ciò che fanno i russi possiamo ben farlo anche noi. Competenza, responsabilità e coordinamento si dimostrano urgentemente necessari tanto nelle associazioni volontarie e nelle imprese commerciali quanto negli affari di Stato. Gli Stati capitalisti, fascisti e comunisti ne hanno egualmente bisogno, sebbene soltanto nello Stato comunista sia possibile impedire l'opera di corruzione esercitata dagli interessi privati. In ogni modo l'istituzione di simili organi è necessaria, e non comporta affatto un catastrofico capovolgimento di tutte le istituzioni esistenti. La gente per bene, che è portata spesso a credere perfette le istituzioni nazionali per il solo fatto che sono quelle della patria beneamata, non si accorgerebbe quasi del mutamento. Al massimo ripeterebbe il proverbio francese: «quanto più si cambia, tanto più le cose rimangono le stesse». I sognatori di

«nuovi mondi» non dovrebbero dimenticarlo; e, se lo dimenticano, si espongono a una forte delusione. Poiché questa esigenza non è nuova, e suppone un sistema di educazione e un sistema di cernita basato su determinate qualifiche, ci si potrà chiedere perché la tradizione liberale si opponga tanto aspramenteIl qualsiasi Mondo per qualifica (speciale) restrittiva che da a Pratico forma di Edunet books qualche secolo a questa parte s'è cercato piuttosto di abolire quelle esistenti che non di rafforzarle o crearne altre. La risposta è che tali qualifiche sinora non hanno affatto giovato ad assicurare l'uguaglianza di opportunità e a lasciare «la carriera aperta agli uomini d'ingegno»; condizioni queste entrambe essenziali alla democrazia. Alcune di esse erano veramente insulse; per esempio il requisito dell'appartenenza alla Chiesa d'Inghilterra per i membri del Collegio dei Medici. Il re d'Inghilterra deve essere protestante, e deve esplicitamente ripudiare, all'atto dell'incoronazione, la Chiesa Romana e implicitamente tutti gli altri credi orientali, sebbene la maggior parte dei suoi sudditi siano ebrei, musulmani, indù, buddisti, cattolici romani, atei o agnostici, e ciascuno di questi consideri gli altri come eretici, pagani e idolatri. Gli ebrei e gli atei una volta erano esclusi dal Parlamento inglese. I comuni sacerdoti della Chiesa d'Inghilterra sono esclusi dalla Camera dei Comuni, sebbene i suoi prelati siedano alla Camera dei Lords. Tutta la questione diventò così assurda che l'abolizione dei requisiti e l'apertura di tutte le professioni e delle pubbliche carriere ai non conformisti, ebrei, atei e settari di ogni sorta, purché non fossero veri e propri criminali come i Thugs e i cultori di Vudu, mise profonde radici nel programma liberale. Sfortunatamente la reazione contro i requisiti religiosi ha prodotto un movimento anticlericale che sta diventando altrettanto assurdo quanto i requisiti religiosi. In Russia, soltanto gli atei dichiarati sono ammessi al partito comunista (l'unico tollerato), che è quello che in realtà elegge i Sovieti. Non vi è nulla di nuovo in questa esclusione: è il sistema della Chiesa cattolica e di tutte le Chiese. Ne è derivato che il partito comunista russo, avendo per fine la completa eliminazione del potere temporale del clero, è diventato esso stesso un clero. Per eliminare l'ortodossia, ha istituito la più intollerante ortodossia del mondo. Per sbarazzarsi degli ordini religiosi ha fondato la Lega dei Senzadio, con medaglie ed emblemi simili a quelli dei Sette Dolori o del Sacro Cuore: capita di vederne in Russia più frequentemente che non scapolari in Irlanda. L'Europa, dopo essersi spinta dall'Età della fede all'Età dello scetticismo scientifico e dell'Umanesimo, trova ora che nulla può salvare la sua civiltà se non una nuova fede democratica, intollerante non soltanto verso i credi rivali, ma anche verso i partiti rivali. La conservatrice Inghilterra, convinta dalle argomentazioni di Macaulay, non solo emancipò gli ebrei ma fece un ebreo Primo Ministro. Ma la Germania, trasformando il liberalismo in nazional-socialismo sotto direzione proletaria, è giunta non soltanto a perseguitare gli ebrei, ma a sterminarli. Accade sempre così. Il liberalismo popolare, che è in pratica una anarchia sorvegliata, caccia il Governo fuori dalla porta, per vederlo poi rientrare dalla finestra. I re dispotici e gli zar sono rimpiazzati da Primi Ministri, Capi, Dogi e Duci, che hanno mignoli più grossi dei lombi dei monarchi. Il liberalismo e il libero pensiero, ben lungi dal trovare il loro culmine e il loro trionfo finale nel socialismo, perderanno le prime battaglie contro la dittatura del proletariato. Ma essi non sono ancora morti. Sono soltanto in una trance catalettica, e risorgeranno poderosamente quando il socialismo produrrà quell'agiatezza senza la quale non esiste

vera libertà, e quando la gente, giunta a viver bene con sole ventiquattro ore di lavoro la settimana, chiederà libertà di iniziativa e libertà di pensiero. Tralasciamo ora per un momento la democrazia e torniamo a esaminare i Parlamenti nella forma in cui esistono oggi in Inghilterra.
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4. I PARLAMENTI DEI POVERI Se ciò che non funziona nella Camera dei Comuni è il sistema dei partiti e ciò che va bene nei Municipi è la loro libertà dal sistema dei partiti, ci si può allora chiedere se basta abolire il sistema dei partiti in Parlamento e lasciare invece i Municipi così come sono. Sfortunatamente i Municipi sono paralizzati da una tirannia ancor più degradante di quella rappresentata dal sistema dei partiti: essa è la povertà della maggior parte dei contribuenti che eleggono i consiglieri municipali. Ciò impedisce qualsiasi manifestazione di quella teorica democrazia alla quale essi devono i loro voti. Vi descriverò adesso una scena tipica, alla quale io stesso presi parte. Una delle mie prime esperienze quale membro del consiglio di una parrocchia di Londra, che regolava la vita civica di un quarto di milione di persone, fu una seduta nella quale si dovevano stabilire le tasse per il corrente anno. Il comitato incaricato della finanza ci presentò un bilancio del costo dei pubblici esercizi e la tassa necessaria per coprirlo. Io, che ero nuovo a tali cose, mi aspettavo naturalmente che questa appunto dovesse essere la tassa proposta dal comitato. Invece no: mentre la tassa necessaria era di 14 pence per sterlina di reddito, la tassa proposta era di uno scellino (dieci pence). Poiché non veniva data alcuna spiegazione di questo deliberato passo versa l'insolvenza, proposi un emendamento perché la tassa fosse di 14 pence. L'effetto fu spaventoso. Un vecchio parrocchiano barbuto, che sedeva vicino a me, si mise a piangere come un bambino, e mentre le sue lacrime cadevano rapide sul tavolo mi rimproverò di non avere alcuna pietà per i poveri. I membri che versavano in men peggiori condizioni finanziarie mantennero un tetro silenzio. Essi sapevano che io avevo perfettamente ragione; ma votarono contro di me in modo così unanime, che non mi immischiai mai più nella questione delle tasse, aspettando che giungesse anche per loro, prima o dopo, il giorno del giudizio. Venne abbastanza presto. Fu approvata una legge sulle amministrazioni locali che trasformò la parrocchia in un Consiglio Municipale, e ci obbligò a far rivedere i nostri conti dal Consiglio Amministrativo locale invece che da noi stessi. Venne così a galla che il nostro conto corrente in banca era in passivo di 70000 sterline; il nuovo revisore, senza nemmeno dire «se avete lacrime, preparatevi a spargerle», ci ordinò di pagare immediatamente la somma imponendo una tassa che ci avrebbe seriamente compromessi alle prossime elezioni. Non ricordo come fosse sistemata la questione, perché in quel periodo di tempo ero lontano. Credo comunque che le nostre umili suppliche poterono farci guadagnare abbastanza tempo da rateizzare il sacrificio nello spazio di qualche anno. Ciò non toglie che la tassa crebbe d'un salto di sei pence per sterlina; e i "candidati dei contribuenti" furono spazzati via nella successiva elezione. Ora, questo problema delle tasse era così semplice, che sarebbe assurdo voler concludere che la differenza tra il mio modo di agire e quello del mio barbuto collega che si mise a piangere e si adirò contro di me fosse la differenza tra un'alta intelligenza politica e una relativamente bassa. Egli non sapeva scrivere commedie e libri; ma sapeva quanto me che uno scellino non può comprare merci che valgano 14 pence. La differenza era che lui era un povero diavolo che viveva in uno stato di cronica ristrettezza pecuniaria, mentre io ero una persona ricca, e non mi occupavo in pratica della questione delle tasse, se non in quei pochi

momenti in cui, una volta l'anno, firmavo l'assegno relativo senza neanche preoccuparmi di guardare a quanto ammontava. Se fossi stato povero come lui avrei senza dubbio pianto e votato come lui. Ne trassi pertanto la conclusione che se il requisito di possedere un reddito annuo di mille sterline fosse stato richiesto tanto per i membri del consiglio quanto per i votanti, il consiglio di parrocchia sarebbe stato perfettamente solvibile, più efficiente Il Pratico Mondo che lo detestavano e consideravano le riunioni e molto meno alla mercè dei suoi funzionari,per Edunet books come una seccatura che avrebbe dovuto ridursi a due volte l'anno o anche meno. Gli stessi membri che sedevano silenziosi in attonito assentimento, quando dovevano votare un conto di 20000 sterline per macchine elettriche, avevano il coraggio di prolungare le sedute per una notte intera per discutere furiosamente intorno a un conto di tre scellini e sei pence sotto la voce "rinfreschi". Soltanto assemblee di persone libere da preoccupazioni economiche, scelte da elettori ugualmente sicuri della loro posizione finanziaria, offrono quella garanzia di immaginazione e di audacia che sono indispensabili per l'amministrazione del denaro pubblico ai nostri tempi. E non si creda che il Parlamento sia libero dal timore della povertà per il semplice fatto che per la maggior parte dei suoi membri la somma di cento sterline rappresenta una spesa minore che non cinque sterline per il contribuente medio. In regime capitalista l'indipendenza è una conseguenza della povertà proletaria. Attualmente i giornali stanno pubblicando bilanci familiari nei quali le entrate sono di quaranta scellini e il solo affitto di quattordici. Però tutte le lagnanze riguardano l'esiguità dei guadagni, non l'enormità di quanto di essi viene confiscato dal padrone di casa per mezzo del suo esattore, che è appoggiato dagli ufficiali giudiziari, dalla polizia, e dall'intero esercito, marina e aviazione britannica, se l'affitto non viene pagato. Ogni acquisto fatto con i rimanenti scellini deve servire a compensare l'affitto che il venditore deve pagare a sua volta. La ricchezza dei membri del Parlamento e dei pari consiste in quei quattordici scellini più la differenza tra i salari dei lavoratori e i prezzi che i datori di lavoro ottengono per i prodotti. I legislatori possono guarire la povertà dei loro elettori soltanto rovinando se stessi, a meno di non possedere il genio industriale necessario ad aumentare la produttività del lavoro in maniera tale da prendere due piccioni con una fava. Quando in questo campo tutto è stato tentato, non resta al proletariato che la scelta fra la schiavitù, mitigata soltanto dagli artifici usati per tenere in vita la gallina che fa le uova d'oro, e un completo capovolgimento politico che stabilisca la dittatura del proletariato. Nello stesso tempo i ricchi temono la povertà ancor più dei poveri, che vi sono ormai abituati. Anche i milionari non possono mai essere sicuri che un giorno non morranno poveri. Le loro rendite possono essere ridotte a zero da una bancarotta, da scoperte e invenzioni, o anche, quando i loro beni sono investiti in titoli di Stato, dalle enormi tasse e dall'inflazione causate dalle guerre moderne. Questo timore li obbliga a una continua preoccupazione per i loro interessi privati, mentre una perfetta onestà nei pubblici affari equivarrebbe al suicidio. Ricchi e poveri hanno preoccupazioni comuni e interessi opposti. Questo è il risultato della plutocrazia; il rimedio è la democrazia. Abbiamo appena visto che nei nostri Parlamenti centrali e locali dominati dalla plutocrazia e dalla povertà (che i matematici potrebbero chiamare plutocrazia negativa), la democrazia è inevitabilmente sconfitta. Esaminiamo ora la questione più a fondo.

5. DEMOCRAZIA: UN PASSO AVANTI Democrazia significa organizzazione della società per il beneficio di tutti, a spese di tutti, e non soltanto per il beneficio di una classe privilegiata. La maggiore difficoltà che si opponga alla sua realizzazione consiste nel credere che, per Il voto a Mondo per Edunet books attuarla, sia necessario dare il Praticotutti, ciò che costituisce invece l'unico metodo sicuro per distruggerla. Il suffragio universale la uccide. Le persone di alta levatura morale e mentale la desiderano; ma esse sono in trascurabile minoranza nelle sezioni elettorali. Il signor Ognuno, come Voltaire lo chiamò (e noi dobbiamo ora aggiungere la signora e la signorina Ognuno), ha il terrore di esser governato, un'intensa ripugnanza a essere tassato e una forte avversione a ricevere ordini da un funzionario governativo, anche quando in caso contrario rischia di essere reso schiavo e spogliato dei suoi averi da gente sua pari, priva di responsabilità e autorità. La sua mente, quando riesce a oltrepassare la cerchia ristretta dei suoi affari personali e familiari, è piena del romanticismo della guerra vista da un punto di vista cavalleresco, e la sua immaginazione si lascia trasportare dall'adorazione del suo oratore favorito o di famosi capitani di terra e di mare, che hanno ucciso il maggior numero di stranieri. Egli è favorevole a qualsiasi legge negativa che si frapponga tra lui e il potere dello Stato: alla Magna Carta, all'Habeas Corpus, alla libertà di parola per se medesimo, per il giornale e per le pubbliche adunanze del suo partito, concessioni che egli estende con riluttanza anche agli altri a patto che essi condividano le sue idee e le sue preferenze; ma un semplice accenno a qualsiasi legislazione positiva fa sì che lui e i suoi innumerevoli simili si precipitino a votare contro. Si può governarlo, soltanto ingannandolo fin dall'inizio. E' stato quindi sempre necessario ingannarlo più o meno; ma al momento di rendere il Parlamento realmente rappresentativo, il diritto di voto di cui egli dispone ha reso la democrazia impossibile ad attuarsi. Nonostante tutti i suoi pregiudizi, le sue superstizioni e le sue romantiche illusioni, egli si conosce troppo bene per votare per se stesso. Ciò non toglie che egli si risentirebbe se gli fosse tolto il diritto di voto. Rimane da vedere fino a qual punto i veri democratici possono ingannarlo fino a farlo votare per la propria emancipazione. Nel 1920 Sidney e Beatrice Webb, le nostre massime autorità in materia, dimostrarono in modo molto convincente, in un libro intitolato "Progetto di costituzione per la comunità socialista", che un unico Parlamento, anche se non infestato dai partiti, non può governare una civiltà complicata come la nostra. L'uomo che sa fare tutti i mestieri non è esperto in niente. I Webb proposero la creazione di due Parlamenti: l'uno politico e l'altro sociale. Gli argomenti e i fatti da essi addotti erano incontestabili: di conseguenza il problema fu risolto, come di consueto, non facendo alcuna attenzione alla loro proposta. Ora è facile ignorare un libro o i suoi autori; se non fosse che i fatti rimangono, l'affare sarebbe bell'e chiuso. Ma se i fatti sono ignorati troppo a lungo, le cose cominceranno ad andar male. E uno dei fatti è che se tutti i problemi sociali, politici, commerciali, culturali e artistici sono amministrati da un solo organismo, e il voto per l'elezione di tale organismo deve essere perciò un voto onnivalente dato ogni cinque anni o giù di lì dal signor Ognuno, questi ha diritto di essere compatito. Immaginate la sua perplessità in una elezione generale! «Sono stato appena convinto da un candidato del partito laburista» egli dice «che se le miniere saranno nazionalizzate potrò comperare il mio carbone a metà del prezzo che pago ora. Ma egli ha promesso al mio vicino Smith che voterà per la revisione del Libro delle Preghiere; ora questo non potrei sopportarlo: per me è basso ateismo. Il candidato conservatore mi dice che difenderà fino alla morte il Libro delle Preghiere; ma egli è proprietario di metà di una miniera di carbone nel Durham e non vuol sentir parlare di ribasso dei prezzi del carbone. Mi dicono che egli sia un anglicano cattolico, il che è per me poco meglio che un cattolico della Chiesa del papa; perché io, grazie a Dio, sono un inflessibile protestante. Sono d'accordo con tutto ciò che dice il candidato liberale sulla libertà e sulla necessità di

sbarazzarsi di tutti questi asfissianti ispettori che vengono a interferire nei miei affari con i loro regolamenti, il controllo governativo e altre cose del genere; ma egli è un repubblicano e ha la sfrontatezza di dirlo; io sono invece per il re e la Nazione. L'indipendente sembra essere il più simpatico di tutti; ma vuol fare una pace negoziata e renderci tutti schiavi di Hitler. Inoltre non ha alcuna probabilità contro gli uomini di partito, e a me non garba che Il Pratico c'era per Edunet books il mio voto vada sciupato. L'altra voltaMondo un comunista, ma ci rimise il suo deposito elettorale. Robinson votò per lui, ma vi assicuro che aveva l'aria di un pazzo. Per fortuna questo è un paese libero e non sono costretto a votare se non ne ho voglia. Così non voterò affatto. Al club ognuno crederà che abbia votato per il suo candidato. In ogni modo queste elezioni sono una bella turlupinatura; i candidati ottengono i nostri voti promettendoci una determinata cosa, e appena sono eletti fanno proprio l'opposto. Guardate la storia della parità aurea! Guardate la "pace con onore" di Monaco! Puh!». La proposta dei Webb sistemerebbe il Libro delle Preghiere, le miniere di carbone e molte altre questioni, in scompartimenti separati; ma il successo avuto dal nuovo sistema sovietico in Russia ci convince che la soluzione del problema va al di là del progetto dei due Parlamenti. Il signor Ognuno in Russia può dividere i suoi voti tra una dozzina di organismi governativi; i candidati sono persone che egli conosce e i cui figli potrebbero sposare le sue figlie o viceversa senza degradarsi. Il signor Ognuno inglese crede di essere governato soltanto da due autorità: la Camera dei Comuni, eletta dal suo voto, e la Camera dei Lords, che egli spera sarà presto abolita, sebbene quest'ultima lo rappresenti in fondo assai meglio, dato che nasce anch'essa per caso come lui. In realtà egli è governato da altrettante autorità quante ne esistono in Russia: dal suo Sindacato o Associazione professionale, dalla sua Società Cooperativa, dalla sua Federazione di datori di lavoro, dalla sua Chiesa, dai suoi banchieri, dai suoi imprenditori e dai suoi padroni di casa. La maggior parte di questi organismi esercita su di lui un potere (praticamente senza alcuna responsabilità) quale nessun Ministero responsabile pretenderebbe di avere. L'uomo qualunque può essere privato del suo impiego ed essere gettato sulla strada a morire di fame o a vivere di sussidi forniti dal suo datore di lavoro, senza una ragione plausibile o un utile rimedio. Il medico può essere inabilitato e rovinato, l'avvocato espulso dai ruoli, il prete o il parroco interdetto, l'agente di cambio o lo speculatore espulso dalla Borsa, se si oppone a regolamenti per i quali non gli è stato mai chiesto il consenso. Egli non può essere registrato quale membro di nessuna professione o mestiere qualificato, a meno che non sottostia a esami e a corsi di apprendista, sui quali non ha alcun controllo. Le dittature commerciali e professionali tengono ben poco conto delle sue aspirazioni di libertà; esse lo tassano e lo controllano a ogni passo; tuttavia, ogniqualvolta qualcuno propone di mettere questi controllori sotto il controllo dello Stato, egli urla che gli stanno distruggendo la sua libertà. Grida come un'oca spennata che non vuol diventare a nessun costo schiavo, perché, non avendo esperienza della vera libertà, non sa che cosa sia. Non bisogna però prendersela col moltiplicarsi delle autorità; al contrario quante più autorità separate e specializzate esistono, tanto più è possibile passare dal ridicolo principio «Ogni uomo, un voto» del sistema dei partiti all'ideale democratico «Ogni questione, un voto». Ma bisogna che vi sia qualche pubblico controllo delle autorità, per garantire il benessere della comunità contro le scandalose tirannie che si generano quando manca ogni controllo. E se la democrazia vuol essere un principio centrale deve avere un organo centrale. L'organo può avere un centinaio di registri, ognuno con la sua separata fila di canne; ma qualcuno deve suonare l'organo; e sebbene il signor Ognuno possa essere del tutto incapace di usare la tastiera, tuttavia chiunque la maneggi deve suonare musiche che piacciano al signor Ognuno, altrimenti un giorno o l'altro egli romperà l'organo, ucciderà l'organista e morrà per fame di musica, a meno che non abbia la pazienza di aspettare che venga costruito un nuovo organo e che sia stato trovato un nuovo organista,

col rischio di averli poi nettamente inferiori a quelli di prima. Se il signor Ognuno si costruisce da solo un organo e si prova a suonarlo lui, sarà certamente peggio. Se poi non viene consultato in proposito, e non gli piace la musica, il nuovo organo farà la stessa fine di quello vecchio. Esiste qualche sistema per uscire finalmente da questo vicolo cieco? Certo che esiste. Ma prima Il inculcarlo nella testa del signor Ognuno devo sgombrarla da di Pratico Mondo per Edunet books molti rifiuti per farvi posto. E per cominciare devo rendere giustizia a quel signore. In un recente romanzo di H. G. Wells, il signor Ognuno è rappresentato da un certo signor Albert Edward Tewler. In una mia recente commedia la signora Ognuno è rappresentata da una certa signorina Begonia Brown. Ambedue appartengono alla piccola borghesia. Tewler è un uomo di vedute ristrette e un idiota ignorante, per i cui poteri di comprensione Kentish Town è già troppo grande. Begonia ha vinto premi alla scuola della contea e ha un enorme concetto di se stessa; ma il suo ardente patriottismo consiste nell'essere pronta a morire in difesa della sua nativa Camberwell contro Peckham. (I londinesi capiranno da questo chi siano Tewler e Begonia; ma per gli altri devo spiegare che Kentish Town, Camberwell e Peckham sono soltanto sobborghi confinanti fra di loro della stessa metropoli.) Begonia diventa la prima donna che assuma la carica di Primo Ministro, ma troppo tardi per figurare nella commedia in tale veste. Ora, non è certamente vero che tutti gli abitanti di Londra, e tanto meno quelli delle isole britanniche, debbano essere altrettanti Tewler e altrettante Begonie. L'intelligenza del signor Wells è certamente più grande di quella di Tewler, e quella di Bernard Shaw più cosmopolita di quella di Begonia. Dietro a Wells e a Shaw esiste una considerevole categoria di persone abbastanza intelligenti da comprare i loro libri e divertirsi alla loro lettura, o almeno criticarli. Esse formano attualmente soltanto una "intellighentzia"; ma sono il nucleo germinale di una vera aristocrazia, il cui avvento è ormai prossimo. Siccome costoro però sono molto meno numerosi dei Tewler e delle Begonie aventi diritto di voto, e sono da loro incompresi, sospettati, temuti e odiati, mentre d'altra parte vengono disprezzati quali intellettuali nei più ricchi quartieri commerciali e tollerati dalla "crema" della società solo come servi di categoria superiore e geni divertenti ("giullari di società") purché non si occupino di politica, è impossibile che siano eletti a posizioni di responsabilità nei pubblici affari. Poiché inoltre la loro capacità permette loro di guadagnare bene e di farsi una posizione agiata lavorando per se stessi, essi sono indotti a stare alla larga dalle agitazioni popolari e dalla sporcizia della politica e a formare una aristocrazia privata, lasciando che il proletariato sofferente e la plutocrazia politicante vadano a farsi benedire insieme. Così, mentre nelle strade di Parigi e di Pechino venivano esposti a scopo di edificazione del popolo criminali torturati sulla ruota o tagliati in mille pezzettini, le più eleganti raffinatezze della civiltà venivano godute dall'"intellighentzia" francese del diciottesimo secolo e dai mandarini cinesi del diciannovesimo. Sebbene da noi oggi non si pongano più sul lastricato del cortile della prigione le persone indiziate che si rifiutano di rispondere alle contestazioni mosse contro di loro, come fanno spesso i membri dell'esercito repubblicano irlandese, e non si ammucchino più su di loro dei pesi finché muoiano o acconsentano a parlare, e sebbene quando condanniamo un prigioniero a ricevere novanta frustate gliene diamo dieci col gatto a nove code, tuttavia il nostro codice penale è ancora orribilmente crudele e spietato e potrebbe essere chiamato addirittura brutale e barbaro se si riscontrasse in qualche animale o in qualche tribù primitiva la colpa di mantenere istituzioni simili alle prigioni di Dartmoor o di Mountjoy. Tredici anni a Dartmoor sono molto più crudeli di una tortura sulla ruota; ma poiché ciò avviene lontano dagli occhi degli intellettuali, essi possono permettersi di ignorarlo. E infatti lo ignorano. Vi è soltanto un pubblico servizio che li obbliga a entrare in contatto con questo stato di cose: il servizio di

giurato. Come membro dell'"intellighentzia", anch'io dovetti assoggettarmi a questo servizio fintanto che non fui colpito dai limiti d'età. Ben lungi dal pretenderlo come un diritto, cercai ogni artificio per tenere il mio nome lontano dalla lista dei giurati, e in questo fui fortunato. Così facendo fui senza dubbio un perfetto rappresentante della mia classe.
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Nulla impedisce agli intellettuali di prender parte alla vita politica della nazione; soltanto essi sono troppo ansiosi di starne fuori. Di tanto in tanto qualche famoso assassinio li induce a fare schizzinose proteste contro la pena capitale; ma appena il ministro degli Interni è indotto a sospendere la condanna e pone l'assassino in salvo a Dartmoor o in qualche simile posto infernale, essi si ritengono soddisfatti e il caso viene dimenticato per sempre dai giornali. Lo slancio evolutivo però non va soggetto al suffragio universale. Esso specializza una parte degli intellettuali per gli affari pubblici così come specializza altre persone per la poesia, la pittura, la musica, il diritto, la medicina, la religione, il combattimento, lo sport e il delitto. Da Confucio e Lao Tse, Socrate e Platone, Gesù, Budda e Maometto, Marx, Engels, Bentham, Richard Wagner, Ruskin, Morris, Stuart Mill, i Fabiani, Lenin, Trotsky e Stalin, la successione apostolica dei rivoluzionari non si è mai interrotta. Ma sebbene essi abbiano governato città per breve tempo come Calvino a Ginevra, il mutamento è stato soltanto nominale: i nuovi Governi sono altrettanto brutali dei vecchi. Gli adoratori di Gesù instaurano l'Inquisizione spagnola e intraprendono in suo nome la guerra dei trent'anni; i militanti nazisti in Germania credono di essere buoni seguaci di Nietzsche e sono guidati da un discepolo di Wagner, le cui ultime parole al mondo furono: «alla saggezza attraverso la pietà» ("durch Mitleid wissend"). E' pur sempre vero, come ho detto in qualche altro libro, che la conversione dei selvaggi alla cristianità è in realtà la conversione della cristianità alla barbarie. Non vedo nessuna via di uscita da queste difficoltà, fintantoché i nostri democratici insistono nel dire che il signor Ognuno è onnisciente e onnipresente e si rifiutano di riesaminare il suffragio universale alla luce dei fatti e del buon senso. In che misura il signor Ognuno ha bisogno del controllo del Governo per essere protetto dalla tirannia? In che misura è egli capace di esercitare questo controllo senza rovinare se stesso e far naufragare la civiltà? Sono queste domande veramente senza risposta? Non lo credo. Sono d'accordo nel riconoscere che il signor Ognuno deve essere autorizzato a scegliere i suoi governanti, non fosse altro che per salvarlo dal pericolo di essere governato in maniera intollerabile. Ma fino a che punto dovrebbe poterli scegliere? Gli si potrà permettere di scegliere un vitello d'oro come fece nel deserto del Sinai, o un gatto come fece in Egitto, o un idolo come fa ora una setta chiamata "I testimoni di Jehovah", o Titus Oates o Lord George Gordon o Horatio Bottomley, per non parlare degli idoli ora viventi? Sicuramente no. Sarebbe come lasciare in libertà un asilo infantile tra i veleni di una farmacia, o aprire le gabbie a tutti gli animali dello zoo. Vi è abbastanza possibilità di scelta tra la gente per bene da consentirci di dare al signor Ognuno tutta la facoltà di controllo che gli spetta. Questo è così ovvio, che quando la democrazia cominciò con i parlamenti noi li tutelammo richiedendo ai candidati un certo censo, che assicurasse ai nostri legislatori una istruzione elementare; senonché questi abusarono del loro potere in modo così disastroso nel loro interesse di classe, che il requisito del censo fu messo da parte a favore di coloro che non avevano alcuna qualifica, il che costituì un salto dalla padella nella brace, del quale stiamo ora scontando le conseguenze. Che gli uomini siano assai diversi in fatto di competenza politica, è una questione di semplice storia naturale. Tale competenza varia infatti non soltanto da individuo a individuo, ma secondo l'età dello stesso individuo. Di fronte a questo fatto positivo, è

sciocco continuare a pretendere che la voce del popolo sia la voce di Dio. Quando Voltaire disse che il signor Ognuno era più saggio del signor Qualcuno, non aveva mai visto il suffragio universale all'opera. Per fare un mondo occorrono tutti i generi di persone, e per mantenere una civiltà alcune di esse devono essere uccise come cani arrabbiati, mentre altre devono essere messe al comando dello Stato. Fintantoché le diverse attitudini non Il non potremo mai avere books siano esattamente classificate,Pratico Mondo per Edunet un suffragio scientifico, e senza un suffragio scientifico ogni tentativo di democrazia fallirà, come è accaduto sempre. La classificazione è quindi il primo passo verso una democrazia genuina, e di conseguenza è giusto che essa abbia un capitolo a sé. 6. CONOSCERE IL NOSTRO POSTO Molti anni fa cominciai a studiare la questione della classificazione chiedendo a H. M. Stanley, il giornalista che esplorò l'Africa alla ricerca di Livingstone, quanti dei suoi uomini avessero dimostrato qualità di capi nei brevi intervalli in cui egli doveva lasciare loro il comando della spedizione. Egli rispose immediatamente e con sicurezza: «il cinque per cento». Insistetti per sapere se quanto mi aveva detto fosse una congettura improvvisata, oppure un dato esatto. Ammettendo che quella percentuale sia esatta, in mancanza di una stima più accurata, possiamo calcolare che, sulla nostra popolazione di quaranta milioni di abitanti, soltanto due milioni siano atti ad esercitare una qualche azione di Governo. Ne deriva immediatamente la domanda: quale azione? Stanley trovò che una persona su venti poteva assumere le sue stesse funzioni di comando in Africa. Ma se egli avesse avuto bisogno di un Giulio Cesare, non avrebbe certamente trovato un uomo su venti e neppure uno su mille, ma soltanto un uomo in tutto il mondo conosciuto: vale a dire, non avrebbe avuto nessuna possibilità di scelta. Il papa Giulio secondo avrebbe potuto trovare una quantità di pittori per decorare la Cappella Sistina, ma un Michelangelo solo. Il nostro re Giacomo aveva dozzine di drammaturghi a sua disposizione, ma soltanto uno Shakespeare, e dopo la morte di Shakespeare non si trovò più nessuno come lui. Giacomo secondo non avrebbe potuto trovare un altro Shakespeare né per amore né per forza. Tra questi casi estremi, ovverossia tra l'apparizione di un superuomo nel corso di quindici generazioni o giù di lì, e il cinque per cento giornaliero di Stanley, vi sono molte vocazioni e molti gradi di capacità in ciascuna di esse. Io non oso pretendere di essere il miglior commediografo di lingua inglese, ma sono convinto di essere uno dei migliori dieci, e posso quindi forse essere qualificato fra i migliori cento. All'infuori della sua vocazione naturale, il più grande genio può essere una persona del tutto insignificante. A teatro io sono una persona che rende; in un osservatorio astronomico sarei licenziato alla fine della prima settimana, o al più sarei incaricato di spolverare e pulire i telescopi, cosa che farei anche peggio di una qualsiasi buona cameriera. Ora, il successo di ogni iniziativa dipende dal fatto che chi se ne occupa sia per vocazione naturale al suo giusto posto: un conservatorio di musica non può essere infatti diretto con successo da un sordo, né un'accademia di pittura da un daltonico, come hanno provato alcuni esperimenti in proposito. Il più grande e difficile problema del mondo è l'organizzazione, e l'amministrazione di un moderno Stato democratico, che deve trovare per ogni cittadino un'utilizzazione rimunerativa, senza mai costringerlo a ricorrere al sussidio per la disoccupazione. Se lo Stato sarà governato da persone inadeguate al loro compito o sciupate nel posto loro assegnato, esso piomberà nei peggiori disastri e dovrà per forza ricorrere a qualche avventuriero napoleonico, abbastanza folle da essere ambizioso e tuttavia abbastanza abile, come ebbe a dire Mussolini, da ripulire le stalle di Augia.

Bisogna ora fare un'altra distinzione. Sessanta anni fa, mentre passeggiavo una domenica in Hyde Park, dove qualsiasi riformatore sociale o apostolo religioso può radunare attorno a sé una folla semplicemente fermandosi e cominciando a parlare all'aria, mi incontrai con un certo capitano Wilson, che ora temo sia stato dimenticato. Costui stava predicando un vangelo, che chiamava comprensionismo, e invitava i suoi ascoltatori a diventare Il Pratico Mondo per Edunet books comprensionisti. Ma un mondo di persone che comprendono potrebbe essere, o forse sarebbe, un mondo di incapaci. La comprensione è una cosa molto differente dalla facoltà di esecuzione. Gli uomini d'azione, abili e pronti nelle questioni pratiche, raramente sono pensatori. Il mondo è pieno di solerti avvocati che non hanno alcun senso del diritto, di dottori per i quali la biologia potrebbe anche non esistere, di preti senza un barlume di religione, di giornalisti sconsiderati che ripetono abitualmente decine e decine di frasi fatte, di consigli di amministrazione che fanno soltanto quello che fu fatto l'ultima volta, di lavoratori specializzati che del loro lavoro conoscono poco più che non le macchine che stanno maneggiando, così come di Cancellieri dello Scacchiere i quali, convinti che quanto più una nazione esporta tanto più è ricca, ritengono che l'ideale della prosperità per una nazione sia di non produrre niente per uso interno e tutto per il commercio estero. Credo che sia stato Palmerston, il nostro più grande ministro degli Esteri, a dire: «Se desiderate essere informato male su di un paese, consultate un uomo che vi sia vissuto per trent'anni e ne parli la lingua come uno del luogo». Gli utopisti non devono concludere con questo che nessuno dovrebbe essere autorizzato a praticare un mestiere o una professione se non ne è perfettamente edotto. Sarebbe come sostenere che un bambino non dovrebbe essere messo al seno della madre finché non si sia fatta una cultura sul metabolismo del cibo. Gran parte dei nostri affari deve essere trattata da gente che non capisce quello che sta facendo, ma sa farlo anche senza capirlo. Lo farà o meno nel modo migliore; ma bisogna pure farli in qualche modo, i nostri affari; ed è sempre meglio farli nel modo peggiore, piuttosto che non farli per niente. I genitori a esempio devono attualmente curare che i loro figli ricevano il nutrimento. Ne consegue che alcune madri, pur molto affettuose, nutrono i loro figli con gin o aringhe affumicate, e i loro mariti con carne e bevande distillate o fermentate, perfettamente convinte che senza di queste non potrebbero mantenersi in forza. Esse dovrebbero essere istruite meglio alle scuole elementari. Ma nello stesso tempo bambini e mariti devono pur nutrirsi in qualche modo. Le aringhe affumicate, il gin, la carne di bue e la birra possono essere peggiori dei cereali, delle verdure e delle bevande leggere; ma sono sempre meglio che niente. L'istruzione è però limitata dalla capacità di assimilarla, nonché dal tempo a disposizione dell'allievo e dalla necessità di scegliere le materie più proficue per la vita. Anche i geni più dotati non possono studiare tutto. Io sono un competente commediografo; ma nulla potrebbe fare di me un competente matematico. So maneggiare una macchina calcolatrice, e oso dire che mi si potrebbe insegnare a usare le tavole dei logaritmi così come uso una macchina calcolatrice; ma impiego meglio il mio tempo a scrivere libri e commedie. Quanto al resto, o non lo faccio o devo trovare qualcuno che lo faccia per me, oppure, se lo faccio io, devo farlo alla carlona, usando il metodo senza pretendere di capirlo. Nella letteratura e nell'arte drammatica io sono una celebrità: in una fabbrica di aeroplani sarei considerato un deficiente. Quando considero quello che so e quello che ho fatto (per quanto non tutto quello che ho fatto), ho un'alta opinione di me stesso. Quando considero quello che non so e quello che non so fare (e che sono spesso costretto a fare), mi sento come si sentirebbe un verme se potesse sapere quanto è grande il mondo. Ma vi prego di non concluderne che, essendo io assolutamente un profano in fatto di meccanica e matematica, non possa capire l'immensa importanza democratica della matematica e della fisica. I calcolatori prodigio e i grandi inventori non possono avere una

simile comprensione. Newton fu così grande matematico che, quando inventò il calcolo infinitesimale, lo tenne segreto come un artificio extraprofessionale, sinché Leibniz lo inventò anche lui e ne fu altamente lodato. Tuttavia Newton, nell'attento studio che compì sulla cronologia storica, fu credulo come un bambino. Confondendo colui che agisce con colui che capisce, siamo arrivati in Inghilterra a credere che i metafisici e filosofi siano dei Il guide sicure. per vi è dubbio pazzi e gli uomini pratici dellePratico Mondo Non Edunet booksche gli uomini pratici sappiano dove si trovano, ma non sempre sanno dove stiano andando, mentre i pensatori, che sanno dove stiamo andando, non sempre sanno dove stiamo. La democrazia dovrà fare i conti non soltanto con le diversità di vocazione ma con il grado di abilità nelle singole vocazioni. Quando fu iniziato uno studio sistematico sul benessere del bambino, si trovò subito che l'autore della popolare canzone «si dice che nessuno può prendere il posto della madre» sapeva ben poco di madri e di bambini. D'altra parte, quando William Morris disse che è dubbio quali siano le persone più adatte a prendersi cura dei bambini ma che senza dubbio i genitori sono le peggiori, egli presentava la sua tesi con evidente esagerazione. E' sempre necessario esagerare in partenza, per ottenere che la gente si disponga ad ascoltare e resti impressionata. Io lo faccio abitualmente e deliberatamente. Quando alcune persone presero a considerare il benessere dei bambini, che era un settore trascurato dall'assistenza sociale, i fatti le costrinsero presto a classificare le madri in tre categorie: a) madri che potrebbero allevare i loro bambini (o quelli degli altri) meglio di quanto ogni altra persona potrebbe o vorrebbe fare; b) madri che potrebbero farlo abbastanza bene, con un po' di istruzione e di guida; c) madri che sono assolutamente e incorreggibilmente incapaci di educare bambini; in queste ultime sono comprese non soltanto quelle che allevano i loro bambini in modo tale da farne ladri e prostitute, o quelle violente e crudeli ma quelle che rovinano i figli adorandoli stupidamente e gelosamente. Dovremmo anche considerare quei genitori che per la loro povertà sono costretti a mandare i loro bambini a guadagnare un po' di denaro con lunghe ore di lavoro faticoso, invece di educarli o dar loro opportuni svaghi. Questo è comunque un problema che bisogna risolvere mediante leggi sulle fabbriche e sull'educazione o mediante una migliore distribuzione del reddito nazionale. La rozza divisione in tre categorie, media, superiore alla media e inferiore alla media, è una divisione naturale e continuerà sempre ad esserci a dispetto di ogni sviluppo della legislazione sulle fabbriche o del socialismo. Poiché la critica delle nostre istituzioni si è andata interessando sempre meno delle sofferenze individuali e sempre più delle organizzazioni sociali, questa rozza divisione in persone comuni, teste dure e geni è affiorata da tutte le parti. Nella professione medica, nella quale un praticante con un vecchio diploma conferito 50 anni fa può intraprendere le più moderne operazioni o prescrivere cure da lungo tempo ripudiate dalle scuole mediche, troviamo che i dottori sono come le madri: la maggior parte di essi capace di cavarsela nei casi difficili con la guida di altri medici chiamati a consulto, che formano l'aristocrazia della professione, e una percentuale deteriore di gente che non dovrebbe essere mai autorizzata a entrare nella stanza di un ammalato, poiché la sua presenza diminuisce grandemente la probabilità di guarigione del paziente. Vi sono avvocati famosi per il numero dei loro clienti impiccati benché innocenti; predicatori le cui prediche, per quanto brevi, sono insopportabili; generali il cui inevitabile destino è il disastro; e nel mazzo si possono contare coloro che sono un fallimento totale, le celebrità e i tipi medi. Nulla può alterare la naturale differenza di grado nelle specifiche facoltà umane.

In una società come la nostra, dove la proprietà privata delle fonti di produzione ha prodotto una mostruosa disparità nella distribuzione del reddito nazionale, con la conseguenza di un sistema di caste che preclude tutte le professioni alle persone prive del censo considerato indispensabile per esse, non dobbiamo meravigliarci molto dell'incompetenza e della deficienza che ci affliggono; questo è l'effetto della pressione Il Pratico Mondo per Edunet books sociale che si sforza di continuo di far entrare pioli quadrati in buchi tondi. Uno dei miei nonni era molto dotato per il lavoro manuale. Il suo "studio" era attrezzato come una bottega di falegname. Egli si costruiva da sé le sue barche e, se fosse vissuto del suo genio di artigiano, sarebbe stato un utile membro della società. Sfortunatamente la sua condizione era quella di un gentiluomo di campagna a cui era proibito di fare denari con il dono della sua abilità manuale. Egli non aveva la minima attitudine per l'amministrazione dei suoi possedimenti. Anzi, non ci viveva nemmeno: poiché lì non c'era la possibilità di fare del buono sport, se ne andava in un altro paese ancor più selvaggio, dove cacciava, sparava e pescava (nella barca che si era costruita lui stesso) a sazietà; sapeva montare qualsiasi cavallo, anche difficile da maneggiare, e centrava il bersaglio con ogni tipo di arma da fuoco. Nello stesso tempo, tutto quello che fece come proprietario terriero fu di lasciare il suo possedimento alle cure di un agente e di ipotecarlo al punto di non poterlo più riscattare. Egli non era per natura incompetente o inattivo, anzi del tutto l'opposto: era soltanto un piolo quadrato in un buco tondo. In una società organizzata intelligentemente, avrebbe fatto una utile e redditizia carriera come artigiano. Come membro della classe proprietaria era... ciò che era. Uno dei miei bisavoli se la cavò meglio mediante una straordinaria frode sociale. Egli si presentava in tutto e per tutto come un tipico gentiluomo di campagna sposato con il miglior sangue irlandese. Tuttavia contemporaneamente ammassava ricchezze facendo l'usuraio in uno dei più poveri quartieri di Dublino. E' per me un mistero biologico come egli potesse avere un nipote sfornito delle sue qualità come me. Difficilmente avrei potuto superare gli anni di una povertà giovanile impostami dagli editori, se non fosse stato per la parte rimastami dei profitti della sua usura. Ma tralasciando questi casi, che scompariranno, se e quando la società si organizzerà in modo più intelligente e tutti i pioli quadrati troveranno non soltanto buchi quadrati, ma saranno anche obbligati dalla pressione sociale a stare dentro di questi invece che fuori, vi sarà sempre un irriducibile minimo di diversità nell'abilità pratica in ogni professione. Non voglio dire con questo di aver fatto una grande scoperta: infatti tutti gli Stati, democratici o plutocratici, tengono conto di questo principio, istituendo corsi di apprendista, esami, diplomi, registri, regolamenti, ordini professionali e altri espedienti, per affidare l'esercizio dei mestieri e delle professioni alle persone che si sono qualificate mediante anni di studio e di pratica, come meccanici specializzati, dottori, dentisti, avvocati, parroci, ragionieri, architetti e così via. Vi sono però varchi pericolosi nelle barriere create intorno alle professioni. Per esempio, una persona di abilità affaristica di prim'ordine, che abbia creato un'impresa per la produzione di beni o servizi vitali dando in tal modo lavoro a migliaia di proletari, può lasciarla in eredità a un parente, in genere al figlio, la cui capacità può essere di secondo o terz'ordine o anche del tutto negativa; così l'impresa, sebbene vada avanti sui vecchi binari, non può adattarsi ai nuovi processi o ai cambiamenti delle condizioni sociali, e finisce per morire di vecchiaia. In un'impresa socializzata questo non può accadere: nessuno si sogna ora di permettere che i posti nel corpo dei funzionari siano riempiti per eredità, eccettuata la Corona, la cui successione, se lasciata incerta o aperta a ogni concorrente, potrebbe causare una guerra civile a ogni morte di re; d'altronde il trono non può essere dissipato al

gioco in una sola notte o lasciato a qualche parente o conoscenza favorita, come avviene in un'impresa privata. La lacuna più pericolosa consiste tuttavia nell'omettere l'intelligenza comprensiva dalla lista delle professioni specializzate. Si ammette generalmente che tutti siano capaci di condurre un'impresa e che Il Pratico Mondo per Edunetla persona più adatta alle funzioni di del pari sappiano scegliere books Primo Ministro. Ne risulta che molti dei nostri affari sono amministrati da persone che non sanno comprenderli in una visuale ampia; analogamente i Primi Ministri capaci di una politica intelligente sono in verità molto rari. Il signor Ognuno è libero di provarsi nell'uno e nell'altro mestiere e fare del suo peggio in entrambi. Ma vi è una particolare esigenza democratica, nel caso della famiglia del signor Ognuno, che fa sì che ogni tentativo di restringere le sue attività politiche sollevi una feroce opposizione. Quando la legge diventa uno strumento di oppressione, come lo sono molto spesso le leggi, specialmente prima che siano state emendate alla luce dell'esperienza, sono i signori Ognuno che sanno dove la scarpa stringe. Bisogna quindi che essi abbiano delle assemblee nelle quali possano sfogare le loro lamentele, agitarsi per invocare i rimedi cari al loro cuore, promuovere risoluzioni e voti di fiducia o di sfiducia, proporre progetti di legge, rivolgersi al Governo perché li adotti e li metta in opera e criticare impunemente il Governo in tutta la misura del possibile. E poiché a tali assemblee devono presenziare i governanti, che non potrebbero d'altronde mandare avanti gli affari dello Stato se dovessero stare a sentire le doglianze del signor O., della signora O. o della signorina O. per più di poche settimane ogni due anni, una libera e quotidiana discussione e agitazione deve effettuarsi a mezzo dei giornali e dei libri, che dovrebbero avere gli stessi privilegi dei comizi. Ciò che noi chiamiamo libertà di riunione, libertà di parola, libertà di agitazione, libertà di stampa, sono dunque necessità democratiche. Dovendo poi le assemblee rappresentare quanto più è possibile gli uomini qualunque, bisognerebbe che esse fossero formate mediante sorteggio come le giurie, o con qualche altro metodo che renda impossibile la distinzione in partiti. I legislatori e i governanti dovrebbero al contrario rappresentare il meno possibile l'uomo qualunque, senza però arrivare al punto di essere inumani. L'assemblea degli uomini qualunque ci darà tutto ciò che di buono c'è attualmente nel Parlamento. Nel privare il Parlamento di poteri che esso non possiede realmente, che non ha mai posseduto e che non può possedere, noi non perderemo niente. La preminenza del nostro Gabinetto è altrettanto assoluta quanto quella del Politburò o Sovnarkom russo (o comunque essi chiamano il loro Gabinetto di uomini politici e industriali in questi tempi di mutevoli denominazioni). Ma il male è che, siccome il Parlamento può dare il potere a chiunque gli piaccia senza esigerne alcuna prova scientifica di capacità politica, noi abbiamo Gabinetti e anche Primi Ministri che sono fanfaroni e buoni a nulla, bigotti, plutocrati, conservatori e reazionari, pericolosi, indesiderabili, analfabeti, anti-intellettuali e ridicoli fantocci di tutti i generi. Resta il problema di come limitare la facoltà di scelta del signor Ognuno alle persone politicamente competenti, classificate e graduate secondo il loro grado di competenza. Questo non lo possiamo fare, finché non sappiamo chi siano le persone competenti. Bisogna perciò cominciare in qualche modo a compilare elenchi di persone mentalmente capaci di funzionare in maniera soddisfacente come consiglieri di parrocchia, consiglieri di distretto e di contea, assessori municipali, ministri di Stato per gli Interni, per il Tesoro, la Finanza, gli Affari Esteri e così via. Sarebbe bene chiamare albi questi registri, poiché abbiamo tutti confidenza con gli albi dei medici e possiamo quindi facilmente abituarci agli albi dei Primi Ministri.

Ma non potremo riuscire a questo senza prove e misure antropometriche. Il nostro metodo attuale per collaudare l'attitudine di qualcuno alle funzioni legislative è dato dalla maggioranza dei voti da esso ottenuti in località che variano talmente quanto a popolazione e carattere da non poter fornire nessun criterio sicuro di competenza. Per le più alte cariche abbiamo la selezione fatta dal Primo Ministro, che raccomanda al re la persona adatta. Ma poiché Il Pratico Mondo per né il re possono conoscere tutte le persone né il Primo Ministro Edunet books tra cui potrebbe avvenire la scelta, questa è limitata al circolo delle loro conoscenze, che è molto più piccolo del numero delle persone qualificate disponibili. Lo stesso sistema evidentemente non è neppure applicabile alla burocrazia permanente, che deve essere reclutata tra molte migliaia di persone assolutamente sconosciute a Downing Street o a Buckingham Palace. Per costoro, dopo aver provato a lungo il sistema delle raccomandazioni in alto e del lavoro obbligatorio in basso, ci siamo ridotti ad adottare il sistema cinese del concorso con l'aggiunta di visite mediche e di colloqui personali con i candidati. Negli ultimi tempi sono venute di moda le "prove d'intelligenza" con sistemi più semplici; ma esse sono soltanto un'estensione del sistema del concorso e non cambiano nulla nella faccenda. Non abbiamo veramente nessun'altra alternativa al sistema del concorso, ora che ci troviamo di fronte all'esigenza democratica di un censimento della capacità politica e di una gerarchia di albi basata su di essa? Anche questo argomento meriterà un capitolo a sé, più avanti. 7. L'EGUAGLIANZA Democrazia significa eguaglianza: ma cosa significa eguaglianza? Naturalmente non significa che siamo tutti eguali in fatto di disposizione per la politica o per qualsiasi altra attività. La natura ci divide inesorabilmente in una massa di persone che differiscono nelle attitudini e nelle capacità, con una percentuale di babbei e una percentuale di geni. Ma poiché i bisogni materiali degli uomini sono gli stessi, il cibo, i vestiti e l'alloggio possono essere razionati in maniera eguale; e gli uomini sono tutti egualmente indispensabili. Una ordinanza abbisogna di più cibo e consuma più presto i suoi vestiti di un attempato ammiraglio; ma un eguale stipendio provvederà al mantenimento dell'uno e dell'altro: ambedue sono egualmente necessari alla flotta; la loro comune civiltà è una parte necessaria della civiltà della nazione e anzi del mondo. Gli ammiragli pari-grado sono pagati allo stesso modo, siano essi dei Byng o dei Nelson; lo stesso accade per le ordinanze, svelte o lente, brave o stupide. Tutte le comunità civili consistono in massima parte di classi entro le quali gli stipendi o i salari sono gli stessi; la misura varia da classe a classe secondo il livello di vita usuale, ma non da individuo a individuo, per quanto differenti possano essere i caratteri e gl'ingegni. Le differenze di carattere e d'ingegno non possono essere stabilite in danaro: nessuno per esempio può dire che siccome il signor Joe Louis, campione del mondo dei pesi massimi, può guadagnare in 15 riprese di tre minuti più di quello che guadagna Einstein in 15 anni, la sua attività valga 180.00 volte più di quella di Einstein. Nessuno riuscirebbe ad assolvere l'incarico di fissare i guadagni di entrambi in base ai loro meriti: sarebbe come cercar di misurare in danaro la differenza di valore che per la stessa famiglia possono avere una padella e una Bibbia. I prezzi delle padelle e delle Bibbie sono fissati non secondo i rispettivi valori intrinseci, ma secondo il loro costo marginale di produzione: cioè a dire, di quella produzione che si svolge nelle circostanze meno favorevoli. Le Bibbie sono più a buon mercato che non le bottiglie di liquore, e i tagli di vestiti che non gli anelli di diamanti, sebbene abbiano un valore infinitamente più grande. Il rimedio è che il Governo controlli la produzione in base

alle esigenze sociali, così che nessuno possa comprare un anello di diamanti finché vi sono bambini che vanno in giro nudi e cenciosi, e che esso provveda a che i cittadini non paghino per i beni necessari più del loro costo medio di produzione. Ma prima di raggiungere questo grado di socialismo, o di civiltà, o di umanesimo scientifico o come altrimenti volete chiamarlo, il Governo dovrà provvedere il paese di ordinanze e di Il Pratico Mondo per Edunet books ammiragli, e fissare conseguentemente i loro prezzi. Ora è facile per un uomo di Stato democratico arrivare alla conclusione che, siccome tutti costano lo stesso per quanto riguarda vitto, vestiario e un alloggio decente, e senza che entrino in gioco le differenze di abilità, la soluzione più semplice sia quella di dare a tutti la stessa quota di reddito nazionale. Una simile conclusione lo porterà però a urtare contro il fatto che costa di più produrre un ammiraglio che un'ordinanza, sebbene i loro bisogni, come esseri umani, siano gli stessi. Se noi li riduciamo tutti a un comune denominatore, avremo un'eccedenza di ordinanze e nessun ammiraglio. Il costo di produzione di un lavoratore varia secondo il genere di lavoratore richiesto. In Giappone il costo di un operaio che lavora il cotone è di un penny all'ora. Nel Lancashire è di 20 pence. Nella Russia zarista il costo di produzione di un lavoratore comune era di 24 scellini al mese. Nel Commonwealth britannico i coloni bianchi ritengono che i lavoratori negri dovrebbero essere grati perché ricevono una capanna, un pezzetto di giardino, il privilegio di essere sudditi britannici, l'insegnamento della dottrina cristiana da parte di missionari, e otto scellini al mese di paga. Ora non è possibile procurarsi nello stesso modo legislatori e amministratori, tecnici ed eruditi, avvocati, dottori e preti, artisti e filosofi: essi costano istruzione, cultura, nutrimento adatto, isolamento, decoro e qualche agio. Quando il Governo sovietico in Russia volle dare a tutti i lavoratori una quota eguale del reddito nazionale che il loro lavoro produceva, trovò che essi non producevano abbastanza perché si potesse dare a ognuno di loro qualcosa di più dell'elemosina guadagnata dall'operaio peggio pagato sotto il Governo degli zar. I Sovieti dovevano o aumentare il reddito nazionale sino a renderlo bastevole a pagare ogni lavoratore in base al suo valore professionale, il che non era immediatamente possibile, o fare a meno di una classe tecnica e burocratica, il che avrebbe significato esporre l'esperimento comunista a una bancarotta sicura. Si dovette pertanto rinunciare all'eguaglianza dei guadagni, in via provvisoria; e non sarà possibile ritornarvi sinché il dividendo nazionale non raggiungerà il livello professionale. Questo livello è raggiungibile e si profila già la possibilità di raggiungerlo in breve tempo; ma intanto la Russia ha una burocrazia e una classe di professionisti che guadagnano 10 volte più degli spaccalegna e degli idraulici. Lo statista che miri a una eguale distribuzione dei guadagni troverà che deve fissare un livello di paga tale che nessun uomo di genio sia impossibilitato a raggiungere il suo pieno sviluppo creativo per mancanza di mezzi. Poiché questo livello sorpasserà all'inizio quello che si ottiene dividendo tutto il reddito nazionale per il numero degli abitanti, egli dovrà mantenere i guadagni della burocrazia e dei professionisti al livello prescelto, a carico del reddito nazionale. Dovrà poi distribuire il resto nel miglior modo possibile, usando ogni mezzo per incrementare il reddito nazionale e adoperando questo aumento per portare le paghe più basse a un livello sempre più alto, finché tutte siano giunte al livello prescelto e sia così ottenuta virtualmente, se non matematicamente, l'eguaglianza dei guadagni. L'eguaglianza matematica non è infatti fine a se stessa. Gli uomini politici con cui Stalin perse la pazienza, chiamandoli in tono di derisione mercanti dell'eguaglianza, non soltanto stavano protestando per ottenerla prima che fosse possibile organizzarla, ma non previdero che, quando fosse stata raggiunta, avrebbe perso la sua importanza.

Anche nella società capitalista vi è un livello, raggiunto il quale essa cessa di avere importanza. La differenza tra una classe di persone che guadagna un paio di centinaia di sterline l'anno o meno, e quella che ne guadagna un paio di migliaia o più, è disastrosa, perché alla classe che ne guadagna duecento, fisicamente vigorosa e abitualmente industriosa, la povertà preclude la possibilità di coltivare le sue naturali doti di comando e Il Pratico Mondo di Edunet books il suo ingegno; la classe che ne guadagna piùper duemila, debilitata dall'ozio e dal parassitismo, è esclusa dalla possibilità di mescolare il suo sangue con quello dei lavoratori. Ma tra la classe di chi guadagna 5000 sterline l'anno e quella di chi ne guadagna 50000 (i milionari), questa restrizione nella selezione eugenetica non esiste. La loro educazione è la stessa. Tutte le carriere sono egualmente aperte a coloro che hanno ingegno. Essi si associano a condizioni di parità: appartengono agli stessi clubs, mangiano cibi eguali, indossano vestiti eguali, vivono nelle stesse strade dello stesso quartiere elegante della città. Alcuni di loro possono avere cinque case e altri soltanto due; ma possono vivere soltanto in una alla volta. Usano gli stessi avvocati e gli stessi dottori; fanno le spese negli stessi negozi. In breve, possono sposarsi gli uni con gli altri. Vi è un così piccolo vantaggio personale nell'essere 10 volte più ricco del proprio vicino, che i milionari come Carnegie e Pierpont Morgan, Ford e Morris, fanno dono del proprio denaro superfluo e istituiscono fondazioni come il Rockefeller Trust o il Pilgrim Trust, per sbarazzarsi del denaro di cui non hanno bisogno usandolo per "opere di bene". Un lascito di 20000 sterline, che costituisce un sogno dorato per un pover'uomo, fa bestemmiare un ricco perché gli dà la noia di esigerlo e di investirlo. Di conseguenza, quando tutta la popolazione sarà stata portata al livello delle 5000 sterline di guadagno, i principali fini dell'eguaglianza di reddito saranno assicurati; e il Governo, pur continuando a curare che nessuna classe diventi più povera, non avrà bisogno di impedire ai singoli di diventare più ricchi se vi riescono e pensano che ne valga la pena. Una tale ambizione può anzi essere incoraggiata, quando costituisca un incentivo ad aumentare la produzione. Nell'U.R.S.S. è stato riscontrato che era impossibile aumentare la produzione o anche mantenerla allo stesso livello, finché non fu introdotto il pagamento a cottimo, invece di quello proposto dai mercati di eguaglianza. Quando il socialismo democratico avrà raggiunto la sufficienza dei mezzi, l'eguaglianza delle opportunità e la possibilità per tutti di sposarsi l'uno con l'altro, organizzando la produzione nel suo ordine naturale, dalle cose necessarie a quelle di lusso, e i tribunali non saranno più corrotti da avvocati mercenari, il suo lavoro sarà compiuto; queste cose, infatti, e non astrazioni matematiche come l'uguaglianza dei redditi, sono il suo vero fine. L'attuale stratificazione della società sarà livellata fino al punto in cui le varie possibilità della natura umana non saranno più soffocate; ma rimarrà sempre la natura umana con le sue iniziative, le sue ambizioni ed emulazioni, con le persone superiori che faranno da pionieri, con le persone di valore medio che saranno conservatrici, e con quelle relativamente inferiori addette ai compiti loro più conformi, tutte ben nutrite, istruite al massimo della loro capacità, libere di sposarsi tra di loro. L'uguaglianza non può essere spinta più lontano. 8. A PROPOSTA ABOLIZIONE DELLE CLASSI La Civiltà comporta la divisione del lavoro. L'uomo isolato deve saper fare tutti i mestieri. La domanda: «che mestiere fai?» non ha significato per Robinson Crusoe: tutto ciò che egli può rispondere è che fa il mestiere dell'uomo. Ma in seno a una società egli è stagnino, sarto, soldato, marinaio, ricco, povero, farmacista o ladro, a seconda della sua occupazione. Nella civiltà moderna vi sono molte più denominazioni, e quando le denominazioni comportano differenti guadagni una denominazione indica in pari tempo una classe e una occupazione. E poiché il signor Ognuno disprezza le persone che guadagnano poco, mentre adora le persone che guadagnano molto, egli diventa uno snob nel suo atteggiamento verso i relativamente poveri e un lacché nei riguardi dei relativamente ricchi. Si crede in genere

che questa duplice volgarità sia caratteristica della classe media, dato che essa sta tra il proletariato e la plutocrazia, ma essa è egualmente forte a ogni livello di reddito. Il meccanico specializzato disprezza il lavoratore: il plutocrate, insolente verso l'artigiano, s'inchina alla persona di sangue reale ancor più profondamente che il suo maggiordomo. In tutte le classi vi è un piccolo numero di uomini, repubblicani o comunisti per natura, Il Pratico tutte le classi; ma essi che usano le stesse buone maniere conMondo per Edunet books sono nondimeno obbligati a vivere lontani dalla gente più ricca o più povera di loro, perché questa ha necessariamente abitudini differenti e una diversa possibilità di spendere il denaro. Persone che hanno le più diverse occupazioni, ammesso che i loro redditi siano eguali o abbastanza abbondanti da lasciare un margine in più, possono associarsi senza imbarazzo. Cacciatori di volpi e pescatori di trote s'incontrano a tavola con astronomi e filosofi in case di campagna su piede di parità. Quando io ero giovane, un pari non poteva fare visita a un negoziante; ma ora le figlie di pari ultratitolati danzano ai balli di grandi negozianti e anzi vanno lì a cercarsi marito. Infatti a lungo andare il denaro porta ovunque, mentre la mancanza di esso prostra anche il più orgoglioso dei pari. Ciò nondimeno la divisione di classi creata dalla differenza di reddito produce effetti indipendenti dalle differenze dei redditi e spesso contrari. Il sarto di mio padre, che era un uomo molto più ricco di mio padre e conosceva per esperienza personale la mancanza di fondi di quest'ultimo, lo trattava come una persona a lui socialmente superiore, poiché ambedue ritenevano che un negoziante sia socialmente inferiore a un commerciante; e mio padre, quando entrò negli affari, era un commerciante all'ingrosso. Quando io da ragazzo avevo bisogno di un vestito nuovo, mio padre comprava alcuni metri di stoffa e li portava da un sarto più povero, che sedeva a gambe incrociate sulla tavola del suo minuscolo negozio e non era certamente un gentiluomo. Una vecchia consuetudine aveva stabilito che un gentiluomo non potesse avere rapporti privati con l'uomo che gli cuciva la giacca e i calzoni. Questo modo di fare durò anche dopo che i principali sarti di Savile Row a Londra o di Dawson Street a Dublino erano diventati dei principi del commercio e i loro cognomi erano diventati familiari nei più eleganti circoli della città. Il pronipote di un duca poteva anche diventare un poveraccio, in condizioni di non poter pagare il suo ricco fornitore di formaggio; ma il fornitore di formaggio, per quanto ricco, non si sarebbe mai arrogato di mettere in discussione la sua supremazia sociale. Mi ricordo dell'epoca in cui la paga media di un impiegato a Londra era di 15 scellini la settimana, mentre quella di un operaio specializzato era di 2 sterline; tuttavia la gente faceva fare ai figli la carriera dell'impiegato e non quella del muratore, falegname o aggiustatore, perché il vestito nero, il colletto duro e la penna erano più rispettabili della giacchetta di fustagno, dei calzoni alla cacciatora, del cesello, della sega e del martello. L'impiegato, ben più povero del meccanico, era almeno più ricco del contadino con i suoi 13 scellini o del bracciante dell'Oxfordshire coi suoi 8 scellini e due o tre bambini. Io richiamo alla memoria questi oggi pressoché incredibili dati inglesi per norma di coloro che ripudiano a priori qualsiasi cambiamento come utopia, in base al concetto che la natura umana (e intendono parlare della condotta umana, che è infinitamente mutevole) non può essere mutata. Mi vien fatto di riandare col pensiero le più strampalate convenzioni di classe. Sessant'anni fa, prima che scomparissero dalle case i martelli delle porte e quando l'andare a toglierli via di notte era un passatempo da bellimbusti, io, che mi considero un gentiluomo, domandavo il permesso di entrare con un susseguirsi di colpi assolutamente personale che sembrava il crepitio di una mitragliatrice. Una persona di basso ceto era però autorizzata a

battere soltanto un colpo, a meno che non fosse il postino, nel qual caso egli dava due colpi, decisi e violenti, grazie al suo incarico. Poiché i campanelli non si potevano maneggiare in questo modo, la casa di un signore aveva due campanelli, uno per i visitatori e uno per i fornitori. Non era allora concepibile che si potesse bussare o suonare il campanello in maniera non consona al proprio rango sociale. Cominciammo pertanto inevitabilmente ad Il Pratico Mondo per Edunet books associare mentalmente il colpo singolo alla persona povera, con ragione, e finimmo, senza ragione, per rispettare la persona povera che bussava a ritmo di una mitragliatrice e disprezzare quella che dava un solo colpo, anche se era più ricca della prima. Ora, è molto più difficile sbarazzarsi di questi riflessi condizionati, come li chiamano adesso i nostri scienziati, che non delle distinzioni di classe, dovute unicamente all'incompatibilità tra il modo di vivere del ricco e quello del povero. Queste differenze scompariranno, quando quella quota base del reddito nazionale che noi chiamiamo stipendio minimo sarà salita fino al punto in cui 10000 sterline in più di reddito annuo non possano più dare al beneficiario privilegi di vitto, vestiario, alloggio e istruzione inaccessibili al signor Ognuno e non lo esimano dal fare giornalmente la sua parte di lavoro per la nazione, così come non lo esimono oggi dal servizio militare. Finché ci saranno distinzioni di classe basate sulle differenze di reddito, e dovranno essercene ancora per un considerevole periodo di tempo, non vi è nulla di più stupido e crudele che cercare di porvi rimedio ignorandole. Le nostre principali scuole pubbliche, fondate per l'istruzione dei poveri, sono diventate riserve dei ricchi; i nostri più sconsiderati riformatori propongono di correggere questa situazione ingiusta, introducendo nelle scuole dei ricchi gli scolari vincitori di borse di studio delle scuole elementari; così Eton e Harrow verrebbero ad avere, a detta di costoro, dal dieci al quindici per cento di ragazzi provenienti da famiglie i cui precari guadagni vanno da due a quattro sterline la settimana, e dall'ottantacinque al novanta per cento di alunni provenienti da famiglie i cui guadagni vanno da trenta a mille sterline la settimana. Non si potrebbe immaginare un compromesso peggiore. Il ragazzo delle due sterline e quello delle trenta sono, si voglia o no, due animali del tutto differenti. Ambedue sono casi estremamente indesiderabili e dovrebbero essere portati allo stesso livello senza guardare in faccia a nessuno; ma quello di metterli a prematuro contatto non è il sistema migliore per arrivarvi. Uno degli attuali vantaggi della scuola di Eton è che al disopra di un certo livello le manifestazioni snobistiche non sono permesse. Il ragazzo delle mille sterline alla settimana può anche darsi delle arie nei riguardi di quello delle trenta sterline o del figlio del povero prete che è obbligato per tradizione a considerare l'educazione in una «scuola pubblica» come un'assoluta necessità e che ci arriva solo con una borsa di studio. Se il padre del ragazzo è un professore, questi è altrettanto rispettabile che se suo padre fosse un marchese. A scuola, i due ragazzi fanno la stessa vita: il cibo è lo stesso, l'alloggio lo stesso, le abitudini di tavola le stesse; i vestiti gli stessi; l'accento lo stesso; il modo di fare e il tono della voce gli stessi; la politica, la religione, i pregiudizi, gli interessi pecuniari sono gli stessi. I ragazzi sono dei giovani signori; mentre i ragazzi delle due sterline nelle scuole elementari sono dei «cafoni». I «cafoni» chiamano i giovani signori: damerini. Un cafone abbastanza sfortunato da finire in una comunità di damerini deve o trasformarsi in un signore, senza avere le abitudini e l'accento che tale pretesa presuppone, o rassegnarsi a essere un infelice e un pesce fuor d'acqua, così come lo sarebbe un damerino in una scuola sovrappopolata di bambini provenienti dagli "slums". Il rimedio non è pertanto quello di obbligare in modo violento i cafoni e i damerini a stare nella stessa scuola, ma di modificare la distribuzione del reddito nazionale in tal maniera, che il livello di vita e di cultura di Eton possa essere anche raggiunto da coloro che dimorano nei quartieri popolari, i quali in seguito a ciò abbandoneranno i loro sporchi

rioni ed educheranno i loro figli in modo altrettanto dispendioso di come sono educati quelli di Eton. Poiché Eton deve già mantenersi dentro le possibilità dei genitori che hanno un reddito di quattro cifre e tratta nello stesso modo anche i figli di genitori con un reddito a sei cifre, si può lasciarla continuare per la sua vecchia strada sino a che un bel momento cessi di essere una riserva di plutocrati viziati e di nobili lupacchiotti, destinati a sfruttare e Il Pratico Mondo per Edunet books comandare vasti greggi di cafoni, e si trasformi invece in una scuola ordinaria dove i ragazzi dovranno essere educati a guadagnarsi il pane, lavorando socialmente in comune con tutti i loro concittadini in un mondo dove non vi siano più cafoni e dove l'attuale parassitismo del ricco venga considerato come una disgrazia invece di essere motivo di onore e di riverenza. Eton pertanto non ha che due alternative davanti a sé: uniformarsi alle altre scuole, o mantenere la sua unicità specializzandosi in qualche dimenticato ramo di cultura, di scienza, di belle arti o anche di galateo. Nel frattempo, però, sarà meglio che l'esclusività di cui questa scuola è simbolo si coltivi in scuole separate per ricchi e poveri, con distintivi gelosamente differenti. Bisogna insegnare ai cafoni a vergognarsi delle loro strade sporche e della loro povertà, ma ad essere nello stesso tempo profondamente orgogliosi della loro dignità di lavoratori e fieramente sdegnòsi nei confronti dei ricchi parassiti. A loro volta i damerini dovrebbero essere incoraggiati a rifiutare di accettare in sorte una squallida povertà e l'ostracismo sociale, o di distruggere le loro tradizioni eroiche o la pretesa che le loro scuole siano un vivaio di uomini di Stato potenziali. I damerini di Eton e i cafoni del Politecnico dovrebbero venire a contatto gli uni con gli altri soltanto in zuffe stradali, la cui organizzazione potrebbe essere considerata come legittima parte dei loro esercizi fisici, oppure nelle aule di esame e nei laboratori, dove le loro capacità e le loro pretese saranno saggiate in modo imparziale. Non immaginiamoci però che la scomparsa della divisione in classi, basata sulle differenze di reddito, possa produrre un fronte unico che comporti per tutti l'obbedienza all'esortazione fatta da Cristo ai suoi discepoli, di amarsi gli uni con gli altri. Quando non vi saranno più paria e saremo tutti intersposabili, la società sarà più compatta, ma non sarà per questo più quieta né meno incorreggibilmente litigiosa. L'uguaglianza di redditi, l'abolizione dei privilegi e la possibilità di sposare persone di ceto diverso già esistono attualmente a vari livelli, nei mestieri, nelle professioni, nei ceti e nelle classi. Tuttavia a ogni livello vi sono differenti fedi religiose, partiti politici, tendenze, combriccole, gusti e capacità, molti dei quali possono generare guerre civili di estrema violenza. Attualmente abbiamo una quantità di proletari, che sono troppo preoccupati della loro lotta per l'esistenza e delle lunghe ore di lavoro per occuparsi di politica o di religione. E al vertice della società abbiamo persone che, non avendo preoccupazioni economiche, né alcun lavoro da fare, e consumando sette pasti al giorno, sono troppo indolenti per poter discutere di questioni religiose o politiche. Quando questo stato di cose sarà superato, il numero di coloro che discuteranno aumenterà fortemente e tutta la società diventerà polemista e partigiana. Il leone può starsene in pace con l'agnello, o almeno astenersi dal mangiarlo; ma quando mai potrà il monarchico starsene con il repubblicano, il quacchero con il ritualista, il deista con l'ateo, il cattolico romano con l'anglicano e l'uno e l'altro con il protestante, il bergsoniano col darwiniano, il comunista con l'anarchico, l'imperialista con l'idealizzatore del Commonwealth, il giainista col bramino, il musulmano con l'indù, lo scintoista col buddista, il nudista col pudico eccetera eccetera? Le controversie tra costoro non sono ancora finite: sono state soltanto momentaneamente dimenticate nella suprema emergenza della lotta tra capitale e lavoro, proprietà privata e proprietà pubblica. Quando questa lotta sarà decisa e finita, ritorneranno tutte a galla, con molte altre nuove per ingarbugliare ancora la matassa.

La gente priva di immaginazione disprezza il socialismo, perché teme che riduca la vita a uno stagno. Nessuna apprensione fu mai più ingiustificata. Milioni di cittadini arroganti e ben nutriti, con un sacco di tempo a disposizione per litigare, procureranno a tutti un eccitamento tale da soddisfare anche gli spiriti più inquieti. Qualunque sia il limite entro cui riusciremo a contenere la nostra incorreggibile litigiosità britannica, dovremo ancora Il Pratico Mondo le Edunet books separarci in partiti, fedi e tendenze. Quando perdifferenze di grado e di guadagno saranno state dimenticate, le differenze di temperamento e capacità produrranno una separazione analoga a quella che capita tra i figli di un stessa famiglia. Anche nelle famiglie le separazioni vengono con l'adolescenza. Ho conosciuto numerosi uomini eminenti che avevano dei fratelli. Chiesi a uno di essi di suo fratello. Egli disse: «Oh, siamo ottimi amici. Naturalmente non potrei stare in sua compagnia nemmeno due giorni; ma poiché non ci vediamo mai, tutto va sempre bene». Tutti avranno osservato come spesso i parenti vicini, anche quando sono in apparenza molto uniti, si tengano a distanza gli uni dagli altri. Un figlio e una figlia possono per temperamento preferire un gruppo di persone in mezzo alle quali padre e madre si sentirebbero intrusi. A sua volta la cerchia dei genitori può essere tale che i figli, o alcuni di essi, vi si sentano così a disagio, che il successo della loro vita dipende dal sapersene districare completamente. Abramo Mendelssohn ebbe la sfortuna di essere il padre di un famoso compositore e il figlio di un famoso teologo. Il padre di Dickens ben difficilmente avrebbe potuto trovarsi a suo agio con Maclise, Stanfield, Macready e tutto lo stuolo di celebrità di cui suo figlio era il centro. La figlia di Dickens mi disse di non poter immaginare niente di più terribile che il destino di un genio costretto a vivere in una famiglia di gente comune. Quei figli che, per avere ereditato il nome del padre e presa la stessa professione, si crede possano ereditarne il genio (pensate al figlio di Mozart e a quello di Wagner), farebbero bene a cambiar nome e a tener segreta la loro parentela per evitare l'inconveniente di essere classificati come buoni a nulla anziché essere rispettati come competentissime mediocrità. Nelle famiglie generalmente il massimo che possa capitare è che ci si dichiari amichevolmente d'accordo sul fatto di avere idee differenti: il disaccordo non arriva mai fino al punto di provocare una guerra civile. Le guerre civili, nelle quali possono trovarsi a combattere nelle parti opposte i parenti più stretti, sono però possibili sia in regime socialista sia in regime capitalista. Considerate per esempio il fatto che alcune persone sono piene d'energia e altre relativamente pigre. Vi è gente che fa colazione a letto e si alza alle undici del mattino, e gente che preferirebbe lavorare 10 ore al giorno e ritirarsi a vita privata all'età di 40 anni. Altri sarebbero invece molto soddisfatti di ritirarsi all'età di 60 anni, dopo aver lavorato 4 ore al giorno. Questi ultimi potranno a loro volta suddividersi in gente che desidera lavorare tre giorni alla settimana fino alle ore piccole per avere poi tre giorni di riposo, e altri che desiderano invece una settimana ininterrotta di lavoro a orario ridotto. Gli artisti come me, che aborrono il tran tran dell'ufficio e il lavoro di fabbrica, chiederanno che le giornate lavorative impiegate macchinalmente in attività da automi siano il più possibile brevi, così da poter avere ogni giorno il massimo di tempo per scrivere libri, comporre musica, dipingere quadri o modellare statue, finché il successo non permetta loro di praticare queste arti come professionisti e li liberi per sempre dagli uffici, dalle fabbriche, dalle miniere e dai campi. Altri non ne vorranno sapere di essere automi e vorranno lavori interessanti che tengano desta la mente. Vi è poi la questione del reddito. Anche quando tutti saranno sufficientemente educati a capire la necessità dell'uguaglianza dei redditi, il che comporta un reddito tipo al quale tutti gli altri devono tendere, con ciò non avremo ancora definito quale debba essere questo reddito, ma soltanto aperta la discussione in proposito. E allora saranno gatte da pelare.

Alcuni diranno: «fateci vivere con 20000 sterline all'anno e metteteci in condizioni di guadagnarle». Altri diranno: «dateci una vita semplice e altamente intellettuale con un modesto guadagno di 1000 sterline all'anno». Nessun Governo, per quanto socializzato, può scansare tutte queste difficoltà lasciandoci Il Esso deve fissare Edunet books fare quello che ci pare e piace.Pratico Mondo per la misura del reddito nazionale. Deve fissare le ore lavorative e l'età del collocamento a riposo. Le sue decisioni provocheranno l'ira di numerosi gruppi di cittadini; alcuni invocheranno, senza sapere ciò che dicono, un ritorno ai giorni felici (come essi credono) del diciannovesimo secolo e all'immaginaria libertà di cui esso si vantava. Il Governo dovrà mettersi d'accordo con le unioni operaie su quanto debba ricevere l'operaio in denaro da poter spendere come gli pare e piace e quanto debba ricevere in generi di prima necessità e in divertimenti. Il pane e il latte si possono collettivizzare con la stessa facilità con cui ciò è già avvenuto per l'acqua e l'illuminazione stradale, perché sono generi che tutti consumano; ma sarebbe ridicolo impiantare un rifornimento generale di microscopi, tromboni, ciclotroni e telescopi da osservatorio. Anche la produzione di generi alimentari non potrà essere comunizzata senza che sorgano conflitti tra carnivori e vegetariani. Ci attendono tempi piuttosto animati, a quanto pare. Alcune difficoltà saranno sistemate o si sistemeranno da sé, senza spargimento di sangue; ma ve ne sono altre che bisognerà affrontare molto seriamente. L'uomo energico e attivo e quello pigro e facilone possono essere messi d'accordo variando le condizioni del loro servizio; ma cosa dire dei conflitti tra genitori e insegnanti riguardo all'educazione religiosa dei figli? Il genitore può essere cattolico e l'insegnante protestante; nei protestanti sono compresi i glasiti, i fratelli di Plymouth, i seguaci di Jehovah e i pilastri di fuoco, i presbiteriani, i prelatisti, i neoplatonisti, la Chiesa alta, bassa e lunga, mentre i cattolici comprendono i cattolici romani, che dicono di essere supernazionali, così come lo dicono tutti i cattolicesimi nazionali, gli anglicani, i greci, e tutti gli altri. Quando tutta l'istruzione sarà obbligatoria e comunizzata, come lo è oggi l'istruzione elementare, e il suo scopo sarà quello di fare di tanti piccoli selvaggi dei buoni cittadini, il Governo non dovrà permettere fantastici insegnamenti settari a capriccio dei singoli genitori. Esso deve proteggere il ragazzo contro questo proselitismo e proibire apertamente che gli venga inculcata l'adorazione per Jehovah e la teoria della espiazione col sacrificio di sangue, di cui è pieno il nostro libro di preghiere. L'istruzione laica, richiesta dalla società nazionale secolare e dagli agnostici, è stata messa in discredito dagli studenti americani di psicologia giovanile. Gli psicologi americani, che hanno studiato le menti dei ragazzi, mi dicono che le prime cinque domande di un ragazzo sono: Che cosa? Dove? Quando? Come? Perché?. La Scienza laica può rispondere alle prime tre e rispondere in parte o sperare di rispondere alla quarta; ma la quinta, il Perché? non trova risposta dagli scienziati. Quando ero giovane e il darwinismo era alla sua prima fioritura, gli scienziati amavano dire che tutti i libri della biblioteca del British Museum avrebbero potuto essere scritti dalla selezione naturale senza intervento della coscienza umana, e che sarebbero stati gli stessi parola per parola. Quest'esempio della stupidaggine di cui sono capaci i laici e gli scienziati non è ormai neppure divertente. Bisogna insegnare al ragazzo che egli deve essere un buon ragazzo; e se, quando il ragazzo domanda «perché dovrei essere un buon ragazzo», l'insegnante non ha altra soddisfacente risposta che l'agnostico «non so», il ragazzo perderà ogni rispetto per l'autorità dell'insegnante e si sentirà dire, come accadde a Winston Churchill nella sua scuola preparatoria, che se farà domande irrispettose sarà severamente frustato. Quando ero bambino mi dicevano che se facevo il cattivo avrei passato l'eternità dopo la mia morte a bruciare in un inferno di zolfo, morendo di sete e torturato da una magica combustione che non mi avrebbe mai consumato. Questa favola fece il suo effetto, fintanto che fui abbastanza giovane da crederci; ma quando diventai abbastanza grande da riderci sopra, rimasi senza una plausibile ragione del perché dovessi comportarmi bene, e con l'abitudine

di deridere tutti gli insegnamenti religiosi come fraudolenti, ridicoli e impartiti da pazzi superstiziosi e imbroglioni. Fortunatamente in quel periodo mi si era sviluppato il senso dell'onore, che impedì lo svilupparsi dei miei peggiori impulsi e mi indirizzò verso quelli migliori; conclusi pertanto nella mia nuova esperienza di ragazzo ateo che questo naturale senso dell'onore, che non è menzionato in nessun luogo della Bibbia, era la vera fonte del comportamento onorevole Il Pratico tutto indipendente dall'istruzione religiosa. Io lo ed era del Mondo per Edunet books classificai allora, e lo classifico ancora oggi, come una passione. Ma prima che questo senso dell'onore diventasse imperativo, passai attraverso un periodo di incredulità, durante il quale diventai a scuola un bugiardo senza scrupoli e svergognato nel trovare scuse per non aver frequentato le lezioni e per non aver fatto i miei compiti, mentre la vera ragione era che ero troppo occupato a leggere libri leggibili (i libri di scuola erano terribilmente illeggibili), ad ascoltare musica, guardare quadri e girovagare per la collina di Dalkey: a fare cioè cose che mi educavano veramente e mi facevano aborrire la mia prigione scolastica, dove l'arte e la bellezza non avevano posto e dove gli insegnanti, benché infarciti di latino e di greco e nella maggior parte candidati al pulpito, erano relativamente ignoranti da un punto di vista squisitamente culturale. E' comunque facile dire che non dovremmo più raccontare ai ragazzi bugie nella forma attraente di favole e di leggende, e persuaderli che, se prendono in giro le persone anziane, gli orsi usciranno dal bosco e li mangeranno. Perché non dire loro la verità, come la diciamo alle autorità del fisco quando riempiamo i moduli della tassa sul reddito? Ebbene, supponiamo di constatare che i ragazzi all'età di cinque anni sono completamente restii alla verità scientifica; che essi continueranno a beffarsi delle persone anziane a meno di non credere che in tal caso gli orsi li mangeranno; che essi possano credere nei serpenti e nelle scimmie parlanti, in un'arca non molto più grande di una barca e contenente le coppie di ogni specie vivente, e nei profeti che vivono tre giorni nel ventre di un grosso pesce, mentre le Istituzioni di Calvino, il trattato di Bergson sulla Evoluzione Creatrice e il Manifesto comunista non significano niente per loro e non hanno alcun effetto sulla loro condotta! Questo è ciò che accade in realtà. Io ero in grado di leggere il "Pilgrim's Progress" con grande interesse, quando avevo cinque anni; ma un'esposizione dialettica di Marx sarebbe stata arabo per me. Ora, il Ministero dell'Istruzione ha da fare con ragazzi che hanno da due a cinque anni, per i quali i primi versetti del Vangelo di Giovanni non significano nulla, mentre il primo capitolo della Genesi è intelligente, divertente e interamente credibile. Bisogna educarli per mezzo di favole, leggende, allegorie e parabole, oppure a colpi di pantofola, righello, bacchetta o mediante altre punizioni dolorose, che non insegnano altro che la paura di essere scoperti e fanno dell'insegnante un carnefice ostile e odiato anziché una guida, un filosofo, un amico e un genitore suppletivo. Coi ragazzi di dieci anni la situazione è diversa: i ragazzi non credono più ai serpenti tentatori, agli asini che protestano e agli orsi che fanno i giudici. Se essi continuano irriflessivamente ad ammettere che esistessero in un remoto passato siffatti grotteschi moralisti, e se si deve insegnar loro a pensare onestamente e seriamente, sarà necessario dir loro con franchezza, quando vengono promossi e ammessi alla classe corrispondente alla loro età, che le storie degli orsi erano discorsi da bambini, che devono essere messi ora da parte per far posto alle lezioni di storia naturale e di astronomia, le quali ne dimostreranno irrefutabilmente l'inverosimiglianza. Il passaggio all'adolescenza deve essere similmente accompagnato da iniziazioni e dalla caduta di altre illusioni, riprendendo così una istituzione delle antiche tribù che, per quanto barbara nel rito, corrispondeva però a una necessità sociale.

Un codice scolastico che regoli tutto questo processo non potrà certamente essere messo in pratica senza generare aspri conflitti di opinione. Alcuni dei nostri adulti rimangono bambini di cinque anni in fatto di religione, mentre ne hanno invece cinquanta in fatto di tecnica e commercio. Mi torna nuovamente alla memoria Newton, quando volle applicare la sua prodigiosa capacità matematica a una cronologia del mondo nella supposizione che Il Pratico avanti Cristo, e Cromwell, grande governatore e esso fosse stato creato nell'anno 4004 Mondo per Edunet books guerriero, alle prese con immaginari accordi tra Abramo e Jehovah, entrambi i quali costituiscono ora per me, che non sono né un governatore né un guerriero, miti infantili e certamente non edificanti. Mi rendo conto che la previsione di una società così scientificamente civilizzata, libera da tutte le distinzioni economiche di classi, intersposabile in tutti i ceti, per quanto incoraggiante e rassicurante possa essere per giovani discepoli di Nietzsche che aspirano a vivere pericolosamente quali esploratori di tutte le attività umane, lascerà terribilmente delusi coloro che guardano al socialismo come a un eterno paradiso. Circa 60 anni fa chiesi a un ragazzo molto intelligente (egli aveva finito di scrivere proprio allora un libro di poesie) quale professione volesse intraprendere. Egli mi rispose molto seriamente che, tra breve tempo, non sarebbero più esistite professioni di sorta, poiché il discorso del capo socialista Henry Mayers Hyndman lo aveva convinto che nel 1889, centenario della rivoluzione francese, vi sarebbe stata la rivoluzione in Inghilterra. Io gli ricordai che anche nel più perfetto Stato socialista la gente avrebbe continuato a rompersi le gambe e che pertanto ci volevano chirurghi per accomodarle, che le case non si potevano costruire senza tecnici e capimastri e che i bambini non potevano nascere senza levatrici; in breve, che in regime socialista vi sarebbero state le stesse professioni e gli stessi mestieri di ora, se non anche di più. Sebbene questo sia chiaro come il sole, lui non ci aveva mai pensato. Aveva considerato il socialismo come una organizzazione nella quale nessuno avrebbe mai sofferto la fame o il freddo, nessuno sarebbe stato malato o ignorante o comunque infelice. Gli avevano insegnato a credere nel paradiso e nell'inferno e lui, invece di prendere in esame queste credenze e di respingerle come favolose, le aveva semplicemente trasferite nell'antitesi di socialismo e capitalismo. Aveva immaginato, invece di uno Stato in cui tutti devono lavorare, uno Stato in cui il denaro non è necessario e nel quale nessuno deve lavorare. Il suo caso non è poi raro. Di questi tempi si parla molto di un nuovo ordine che verrà dopo la guerra. Vi potrà essere un nuovo ordine, ma questo sarà ancora soggetto come il vecchio alla eterna tirannia della natura, che non è affatto possibile eludere o abolire, anche se la si può democratizzare distribuendone con equità il retaggio di fatica e travaglio. I problemi principali che il socialismo spera risolvere sono quegli stessi che il feudalismo e il capitalismo hanno a loro volta tentato di risolvere, senza riuscirci; molti cittadini rimpiangeranno in futuro quelli che essi chiameranno i bei tempi antichi; essi non capiranno infatti il socialismo più di quanto non capiscano ora il capitalismo, sotto il quale brontolano o gemono. Alla fine dei loro giorni essi avranno ancora cinque anni, dal punto di vista politico. Temo pertanto che sia necessario privarli dei loro diritti e farli governare da coloro che non potrebbero leggere questo libro senza addormentarsi alla prima pagina. Differenze di classe sotto il socialismo? Partiti, fedi, unioni operaie, associazioni professionali, clubs, sette e combriccole e in più i nuovi albi e registri? Sì: abbondanza di tutto ciò, in un clima forse battagliero, ma che sempre permetta la discussione e il matrimonio: cioè in un clima di eguaglianza.

9. LO STATO E I BAMBINI L'uomo di Stato non deve mai comportarsi verso i bambini della nazione così come si comporta con i propri. I suoi bambini crescono con una straordinaria rapidità. Egli ha appena deciso il modo di regolarsi con il figlio di cinque anni, che questo è già sparito lasciando al suo posto un ragazzo o una ragazza di dieci. Prima che egli abbia imparato Il nuovo Mondo anche questo se come comportarsi con questo Praticovenuto,per Edunet books ne è già andato ed è rimpiazzato da un adolescente di tredici anni. Ed ecco che l'adolescente cresce a sua volta e diventa una persona indipendente, molto più estranea ai suoi genitori di quanto non lo siano i loro coetanei. I genitori sono insensibilmente portati da questa esperienza a considerare l'infanzia come una fase transitoria, che bisogna superare nel miglior modo possibile, finché la crescita sia terminata ed essi non ne debbano più sopportare né il costo né la responsabilità. Ma i nostri bambini, presi nella massa, non crescono mai. L'infanzia, dal punto di vista dello Stato, non è una fase transitoria: è un'istituzione permanente. Come l'infanzia, così la maturità e così la seconda infanzia, cioè la vecchiaia. Le singole unità si spostano da una all'altra fase, ma in ogni fase vi sono sempre tanti milioni di unità come prima. E ogni fase deve essere per i suoi appartenenti un mondo stabilito, organizzato e riccamente dotato, così come lo è una università. Quando un bambino esce dal mondo dei cinque anni, bisogna che vi sia un mondo di dieci anni che lo aspetti, e oltre a questo altri mondi separati per l'adolescenza, sia iniziale sia tarda. E' ora evidente che questi mondi non devono essere quelle prigioni infantili che noi chiamiamo scuole e che William Morris chiamò coltivazioni di bambini. Questi inferni sono basati, non su quanto serve per l'educazione, ma sul fatto naturale e sicuro che qualsiasi tentativo fatto da una persona grande per divertire un bambino esaurirà il più forte campione dei pesi massimi molto prima che il bambino, dopo mezzo minuto di riposo a ogni ripresa, si sia stancato a furia di giochi importuni, rumorosi e fisicamente violenti e possa essere messo a letto in modo da sbarazzarsene per la notte. Se questa è l'esperienza del padre, che se ne sta per la maggior parte del giorno fuori di casa, possiamo immaginare quale sia lo sforzo della madre che deve non soltanto far divertire il bambino, ma aver cura di lui sotto ogni riguardo ed evitare che le metta la casa a soqquadro. E' facile cantare «si dice che nessuno può prendere il posto della madre» oppure «casa, casa: dolce dolce casa»; le melodie sentimentali, per quanto possano soddisfare il naturale e reciproco affetto tra genitori e figli, non modificano il fatto che i bambini, nella loro libera e sana attività, sono seccature insopportabili per gli adulti. Bisogna o terrorizzarli in casa o lasciarli liberi per la strada. Qualunque madre non sfrutti i suoi figli come piccoli schiavi infelici è ben contenta quando la legge o l'abitudine sociale la costringono a mandarli a scuola. Così la scuola diventa in primo luogo una prigione dove si chiudono i bambini per evitare che essi importunino ed esauriscano i loro genitori. E i guardiani, per non essere importunati sino alla pazzia dai loro prigionieri, devono mascherarsi da insegnanti e considerare il muoversi o il parlare in classe senza autorizzazione una colpa da punirsi con la bacchetta. E come in una prigione per criminali i detenuti cospirano continuamente contro i loro guardiani, così nella scuola i bambini sono in continua cospirazione contro i loro insegnanti. La prima lezione loro impartita per farli diventare buoni cittadini si trasforma così in una lezione di ostilità verso la polizia, che è la negazione del diritto di essere cittadini. Le loro uniche armi sono le menzogne, e il loro principale divertimento il sabotaggio. Questo stato di cose, sebbene si verifichi in quasi tutte le scuole, è troppo inumano per essere portato nella pratica alle sue estreme conseguenze. Tra gli Squeers e le Montessori vi sono insegnanti di ogni sorta. Ci sono scuole in cui i bambini sono più liberi e più felici che non a casa. Ma non abbiamo nulla di simile a quella specie di scuola che Goethe

prospettò nel "Guglielmo Meister"; e anche se l'avessimo, diventerebbe una scuola da Goethe in erba, piuttosto che una comune scuola di giovani. Ciò di cui i bambini hanno bisogno non è soltanto una scuola e una casa abitata da persone adulte, ma un mondo di bambini del quale essi possano essere i piccoli cittadini, con leggi, Il Pratico loro per Edunet books diritti, doveri e divertimenti adatti alleMondo capacità e incapacità. Per ciò che riguarda la loro fede religiosa dovremo prospettare loro alcune finzioni; non è infatti utile mettere il trattato sulla "Volontà" di Schopenhauer o l'"Evoluzione Creatrice" di Bergson nelle mani di un bambino che non può capire altro che le favole di Esopo, il libro della Genesi e il "Pilgrim's Progress". Quando il bambino passa dal mondo dei cinque anni a quello dei dieci, potrà trovare qui punti di vista più scientifici e meno immaginari che non le vecchie favole. Non bisogna mettere da parte i vecchi libri; il bambino stesso cambierà, e ricaverà dai libri un profitto sempre maggiore; o minore. Non è necessario che le opere d'arte, di letteratura o altro siano purgate a uso dei bambini. Un bambino di sei anni può leggere l'edizione integrale delle "Notti d'Arabia" senza venire colpito dai passaggi pornografici. L'istruzione non si limita soltanto ai ragazzi: l'educazione liberale è infatti in massima parte un'educazione per adulti, e continua per tutta la vita nelle persone che hanno uno spirito attivo e non abitudini mentali di seconda mano. Ma l'educazione degli adulti è una cosa a sé stante: tutto ciò che lo Stato può fare è di mettere a loro disposizione i materiali necessari, biblioteche, gallerie d'arte, orchestre, e abbondanza di spazi aperti. Per gli adulti bisogna che vi sia libertà di discussione e di critica; un'istruzione dogmatica è infatti perfettamente inutile come strumento di educazione liberale. Un cittadino che non conosca il suo argomento in modo da poterne discutere farebbe meglio a non interessarsene dal punto di vista politico. I più dannosi e ignoranti dei nostri governanti sono quelli che, avendo ricevuto nelle nostre scuole pubbliche un'istruzione dogmatica, credono a quello che è stato loro insegnato e ne sono soddisfatti. L'uomo comune che crede che la terra sia piatta può essere sotto molti aspetti una guida più sicura dell'erudito il quale ha imparato che è tonda, ma si trova in un imbarazzo tremendo quando viene sfidato sull'argomento da un convinto assertore della teoria che essa è piana, il quale conosca altresì tutti i lati della controversia. I bambini però non devono essere annoiati con le discussioni. E' necessario insegnare in modo dogmatico a un bambino a vestirsi, almeno dodici anni prima che egli possa essere arringato da un propagandista del nudismo. Bisogna fargli capire che alcune parole e alcuni argomenti non devono essere toccati in una conversazione comune; che non deve chiedere denaro, se non ai suoi genitori; che deve venire a tavola con le mani e i vestiti puliti; che deve obbedire a nove dei dieci comandamenti e ad altri ancora, senza fare domande. Bisogna insegnargli a fare le somme prima che capisca l'aritmetica, e insegnargli le regole grammaticali a memoria, prima che si interessi della lingua. Se quando gli si dice di fare o di non fare qualcosa egli ne chiede la ragione e le vere ragioni sono al di là del suo potere di comprensione, può essere necessario raccontargli una bella storia o dirgli che se non obbedisce andrà all'inferno dopo la morte, o che sarà frustato o che non gli daranno più denari o che gli angeli non l'ameranno più, o che la mamma ne sarà addolorata; in questo campo le più severe bambinaie e le più bigotte governanti possono avere subito più successo dei profondi filosofi, specializzati in psicologia dei bambini; ma poiché un regime di terrore può fare di loro dei nevrastenici e dei vigliacchi per tutta la vita, sarebbe molto desiderabile che si ragionasse con i bambini in maniera adeguata alla loro capacità quanto più presto e accortamente è possibile, e anche quando le ragioni fornite non sono le vere ragioni: in breve, quando bisogna dir loro bugie, le bugie dovrebbero essere piacevolmente incoraggianti, finzioni poetiche e non volgari bugie. Quando io ero bambino e tormentavo le persone più grandi con «che cosa, e dove, e quando, e come, e chi» la bambinaia mi

diceva «non fare domande e non ti saranno dette bugie»; ciò che era vero, ma non edificante. Mio padre, che era per me onnisciente e infallibile, fu la mia principale vittima, e uno dei miracoli che ancora mi rende perplesso è la maniera con la quale, sotto questa mia pressione, egli mi dette tante informazioni su argomenti nei quali doveva essere ignorante come me. La domanda finale del bambino, che è sempre «perché», rimane senza Il sempre rispondere con un franco risposta, e bisognerebbe forse Pratico Mondo per Edunet books «nessuno lo sa», sebbene gli scienziati stupidi si mettano nel torto, confondendo troppo spesso i «come» coi «perché». Noi tracciamo una linea tra vita giovanile e vita adulta a 21 anni di età; ma questa linea non esiste in natura. Un corridore velocista è troppo vecchio a 19 anni e un uomo di Stato troppo giovane a 70. Un Governo deve fissare i limiti di età per il diritto di voto e per la messa in pensione dalle carriere pubbliche, perché bisogna pure tirare una linea da qualche parte; ma la vita umana non sa nulla di queste stazioni ufficiali, dove la gente deve cambiare treno; noi continuiamo a crescere e a invecchiare, guadagnando dal punto di vista intellettuale e perdendo nello stesso tempo dal punto di vista fisico, e passando attraverso fasi di offuscamento e di perspicacia, di successo e insuccesso, di fortuna e sfortuna, di infelice inefficienza come pioli quadrati in buchi tondi, o di facile e felice attività in buchi adatti a noi, rendendo impossibile allo Stato di classificare i suoi soggetti dopo che hanno raggiunto la loro piena statura, sebbene essi pensino già per conto loro a classificarsi in ogni senso in classi, caste, combriccole, tendenze, sette, partiti, gusti, idee eccetera eccetera; ma l'uomo immaturo deve essere separato dall'uomo cresciuto e istruito, dall'età di due anni fino all'adolescenza, se deve essere reso capace di diventare cittadino quando sarà completamente cresciuto. Ma la separazione come tutte le generalizzazioni verbali, è soltanto una parola vuota se non se ne definiscono i limiti. Fino a che punto è possibile o desiderabile una separazione? Un'eccessiva separazione presenta difficoltà a cui gli statisti non hanno ancora cominciato a pensare. Prendiamo un esempio curioso. Un uomo che si era fatto una grande fortuna esercitando il mestiere di negoziante comprò un possedimento nel Surrey e lo attrezzò a luogo di ritiro e di riposo per donne che avessero lavorato (governanti e simili) e fossero riuscite a mettere da parte un po' di denaro, ma non abbastanza per la vecchiaia. Un minimo di risparmio era obbligatorio, in quanto garantiva un minimo di carattere. Il possedimento era per loro un paradiso. Ma invece di essere perfettamente felici, esse diventavano pazze, e il manicomio ne fu pieno prima che i direttori potessero rendersi conto delle cause. L'unica compagnia delle vecchie signore era la loro stessa compagnia: una compagnia di vecchie signore. I direttori dovettero impiantarvi campi da tennis, da croquet e simili, e invitare tutti i giovani della contea ad andarvi a giocare e a fare dello sport. Essi vennero, chiacchierarono e presero il tè con le vecchie signore, che tornarono immediatamente in sé e in normale salute. Senza dubbio, questi contatti erano necessari sia all'educazione dei giovani sia alla salute mentale delle vecchie; ancor più importanti dei contatti dei bambini con gli adulti. I bambini non sono sempre infantili, e i vecchi non sono sempre rimbambiti; io sono stato un bambino e sono ora un vecchio rimbambito, e me ne intendo. La sapienza e le cognizioni di cui è provvisto un bambino alla nascita non si limitano alla digestione del cibo, al cambiamento dei denti, e alla sostituzione al latte materno di una dieta più ricca di minerali. Questi sono risultati meravigliosi; ma vi sono anche eredità mentali non meno notevoli. Sotto alcun riguardi la saggezza dei bambini e dei poppanti, così come la loro digestione, è più sicura di quella che essi avranno quando saranno cresciuti e anche dopo che saranno stati membri del Governo in una mezza dozzina di legislazioni. E i vecchissimi, se ancora continua il processo evolutivo, possono essere dei giovani nel primo albeggiare di una nuova facoltà. Di conseguenza, né la scuola infantile né la tenuta del Surrey rappresentano una soluzione

del problema sociale per i giovanissimi e i vecchissimi. Alcuni bambini sono mentalmente più vecchi dei loro genitori, e alcuni settuagenari più giovani dei loro nipoti. Noi provvediamo in parte a questo mescolando la vita di scuola con quella di famiglia. La giornata del ragazzo è divisa nelle sue 24 ore tra queste due attività. Il collegiale ha le sue Il dei due espedienti sono books vacanze. Ma né l'uno né l'altroPratico Mondo per Edunet soddisfacenti. Non basta organizzare le ore di lavoro del bambino: bisogna organizzare anche quelle di riposo. I nostri collegi pubblici cercano di farlo con i giochi obbligatori. Il generale Baden Powell fece molto meglio, creando i "boy scouts" e le "girl guides", che sono i primi seri tentativi di organizzazione della vita dei ragazzi. A parte il codice penale, non posso immaginare niente di più crudele e di più dannoso che obbligare un ragazzo che abbia la tendenza del naturalista, del poeta, del pittore, del musicista o del matematico, a farsi schiavo del football o del cricket, mentre dovrebbe starsene a passeggiare o a fare schizzi in campagna, o a leggere o a suonare uno strumento o ad ascoltare un'orchestra alla radio. Vi è poi la questione dell'isolamento. Vi sono persone che non possono stare sole, talvolta perché ciò le terrorizza, più spesso perché la compagnia è l'unico loro passatempo. Altri sono misantropi; essi possono dire «la mia mente è il mio regno»: prediligono la solitudine e riducono i rapporti con gli altri al minimo indispensabile. Tra questi estremi esiste ogni possibile grado di socievolezza, in quanto tutti hanno bisogno, in qualche momento della giornata, di una stanza solitaria e di un posto per se stessi. Tra parentesi, l'organizzazione della vita del bambino non deve diventare uno sport di dottrinari che si credono democratici perché vanno pazzi per l'autogoverno attuato mediante il suffragio universale. Uno Stato controllato da bambini e non sorvegliato da adulti sorpasserebbe presto Nerone e lo zar Paolo in crudeltà, ed essi si batterebbero per il puro piacere di battersi, come i Maori. Le atrocità commesse dagli adulti con l'appoggio dei plebisciti sono abbastanza malvage; ma preferisco non immaginare quello che potrebbero fare i bambini, se lasciati a se stessi. I bambini devono essere educati all'obbedienza verso gli adulti, non perché gli adulti sono fisicamente più forti, ma perché ne sanno più di loro. E gli adulti devono governare, non sempre con la mano forte, che è utile soltanto per la coercizione pura e semplice, ma per il fatto che ne sanno realmente di più e perché hanno l'autorità e il coraggio delle loro idee. Ora, questa deferenza verso la cultura superiore e verso il carattere non è una servile abbiezione da gettar via quando si diventa adulti e da rimpiazzare con risolute asserzioni di democrazia e di eguaglianza. I bambini imparano nei loro giochi e nelle loro lezioni che essi differiscono molto gli uni dagli altri nelle loro specifiche capacità, e che non possono sperare di eccellere in tutto. Un futuro Newton, capace di sviluppare in un calcolo nuovo quanto ha imparato dall'insegnante di matematica, può essere un incapace nel gioco del cricket; lo stesso lanciatore di palla nel cricket può essere incapace di fare il capovoga in una regata di "outrigger" da Putney a Mortlake. Tuttavia Newton può conoscere le regole del cricket assai meglio del miglior giocatore; e il giocatore di cricket che non sa tenere in mano un remo meglio d'un qualsiasi barcaiolo può allenare un armo da regata meglio del capovoga. Il capire e il saper giudicare, ovverossia la saggezza, sono le arti di un buon governante; e la natura, per quanto prodiga, non sciupa i suoi doni riversandoli su tutti, certa che la società abbisogna di pochi governanti e di molti falegnami, muratori, fornai, tessitori, artigiani e tecnici di ogni genere, compresi i padri e le madri, le levatrici e le bambinaie. La natura provvede abbastanza governanti da dare alla democrazia una scelta sufficiente, nel caso qualcuno debba essere squalificato per povertà, ignoranza e trascuratezza; e la democrazia è l'esercizio di questa limitata scelta dei governanti da parte

dei governati. Finché i bambini non saranno educati a capire questo, diventeranno sempre cattivi cittadini, come accade attualmente per la maggior parte di loro. Ho incluso anche le madri e i padri tra i tecnici necessari alla società umana, per quanto essi siano invero tecnici primitivi. Essi vengono anche prima dei mariti e delle mogli, i Il dell'istituzione del matrimonio. genitori esistono anche prima Pratico Mondo per Edunet books Quella dei genitori è una professione molto importante; ma per essa non è stata mai chiesta nessuna prova di attitudine nell'interesse dei bambini. Le tribù possono limitare questa professione con l'esogamia o l'endogamia. Le nazioni civili possono limitarla con le leggi sul matrimonio, con le tavole di consanguineità, con convenzioni private come la classe e il reddito, e considerando il maltrattamento e la trascuratezza dei bambini come un reato. In alcuni rari casi, come quelli del poeta Shelley e di Annie Besant, lo Stato può prendere i bambini dalle mani dei genitori e metterli sotto tutela del Tribunale, per evitar loro il pericolo di un'educazione atea; questa squalifica data ai genitori può essere paragonata con l'espulsione di un dottore o di un avvocato dai ruoli, o con la sospensione di un sacerdote "a divinis". In Cina lo Stato può intromettersi e sciogliere un matrimonio, consenzienti o meno le parti, se esso è indesiderabile dal punto di vista della comunità. Ma queste sono considerate misure di eccezione, poiché l'opinione generale ritiene che il matrimonio benché libero deve essere indissolubile nella misura che la nostra natura può sopportare. Le leggi matrimoniali variano nei particolari dalla Scozia al Giappone, dalla monogamia a una illimitata poligamia; tuttavia in nessun caso ci si pone la domanda se i mariti e le mogli siano atti a generare bambini capaci di diventare buoni cittadini e a educarli opportunamente a tale scopo. Sotto questo punto di vista vi è un tipo solo di matrimonio, mentre vi sono numerose differenze nelle leggi matrimoniali da luogo a luogo. Vi sono anche diversi tipi di unioni possibili: a un estremo abbiamo matrimoni che portano a una società domestica che dura per tutta la vita, e dall'altro rapporti di momentanea intimità fra persone la cui incompatibilità di carattere non permetterebbe una vita in comune. Non voglio dire con questo che le persone incompatibili siano sempre quelle di cattivo carattere, gli egoisti, i lunatici, i bevitori, ovverossia i poco amabili. Newton non si sposò, e neppure Kant. La regina Elisabetta e santa Clara morirono zitelle. Ma dal punto di vista eugenetico essi non erano certamente da disprezzarsi; anzi, li si può benissimo considerare come un'aristocrazia naturale, quella delle persone che non dovrebbero mai essere sterilizzate per nessuna ragione, legale o tradizionale che sia. La società dovrebbe addirittura riservare una posizione di legittimità alla loro eventuale prole naturale. Vi è poi la questione dell'incrocio di razze e delle razze di colore. Talvolta essa non ha effetto sterilizzante; si dice infatti che la moglie di un cinese non abbandona mai suo marito- non ha importanza di quale nazionalità o colore essa possa essere - e che alcuni dei più bei bambini del mondo siano quelli prodotti dai matrimoni tra lavandai cinesi e ragazze irlandesi. E' difficile che ciò sia provato scientificamente; ma vi è qualche elemento per ritenere che nei climi tropicali e subtropicali, dove i popoli di pelle nera e bruna si moltiplicano e riempiono la terra, la gente dal volto roseo (che ama chiamarsi bianca) muoia, mentre le razze incrociate ci stanno benissimo. Nelle isole Hawaii è ora difficile trovare qualche aborigeno puro sangue: essi sono quasi tutti mezzi sangue, eccetto i giapponesi che non si incrociano. Nella Nuova Zelanda i discendenti dei nostri rispettabilissimi pionieri sono soltanto un milione e mezzo dopo 100 anni di occupazione. Dovrebbero essere almeno dieci milioni. Nel Sud Africa il Governo ha dovuto ricorrere alla immigrazione straniera per tenere in piedi il settore britannico della popolazione. Pare accertato che la causa di questo stato di cose non sia il controllo sulle nascite. La necessità degli incroci di razze va molto al di là della possibilità sociale dei matrimoni misti. Anche nelle Hawaii, in Giamaica e nella Nuova Zelanda, dove la concupiscenza umana ha superato la barriera del colore in misura notevole, non vi è posto legittimo per i bambini,

per quanto promettenti, i cui genitori siano reciprocamente incompatibili dal punto di vista domestico. E' concepibile che qualche futuro Governo si decida a salvare i bambini mezzo sangue dal marchio di bastardi e li metta sotto la tutela del tribunale. Quando la povertà sarà eliminata per opera del socialismo, questi cambiamenti saranno più facili. Per esempio, quando si propose che la regina Elisabetta sposasse Ivan il Terribile, la cosa non Il Pratico Mondo per Edunet books fu resa impossibile dalla differenza di reddito e di classe. Essi avrebbero potuto mettere al mondo magnifici bambini; ma o si sarebbero separati quasi subito, o Ivan sarebbe ora conosciuto come Ivan il Terrificato. Io non credo che gli Stati del futuro vorranno o dovranno tollerare ciò che è chiamato l'amore libero. Essi d'altronde tollereranno ben poco di libero che non possano regolare con vantaggio per il benessere generale. Ciò che voglio mettere in rilievo è che, quando la vita del bambino è riconosciuta come un aspetto permanente della vita della collettività e una fase transitoria della vita dell'individuo, ed è legalmente e pubblicamente regolata a spese del pubblico, molte delle onerose condizioni che ora sono connesse alla professione di genitori diventeranno irrilevanti e non necessarie; si nascerà così da matrimoni temporanei, anche se brevi, e da unioni domestiche permanenti. Io stesso sono il frutto di un matrimonio non riuscito tra due persone molto amabili, che finalmente si separarono nella più amichevole maniera e non si videro più, dopo aver passato molti anni insieme nella stessa casa, senza partecipare nei gusti, nell'attività e negli interessi reciproci. Essi e i loro tre bambini non litigavano mai: la convivenza familiare, sebbene non entusiasmante, non era tuttavia spiacevole. La sua atmosfera di buona musica e libero pensiero era salutare; ma come esempio di competenza da parte dei genitori nel guidare, allevare e crescere i figli era così comicamente assurda che fin da allora la tenni presente come spunto per importanti considerazioni. 10. I MOSTRI GENERATI DALLA SCUOLA Fino a una certa età i bambini sono impressionabili e paurosi come topi, hanno paura del buio e dei fantasmi, dei cani, delle mucche, e di immaginari pericoli di tutti i generi, dai ladri ai serpenti a sonagli. In questa fase della vita possono essere terrorizzati per sempre, come accade ai cani spaniels, derivi il terrore dalla crudeltà fisica o dall'idea di un inferno soprannaturale, o da ambedue le cose insieme. Se non vengono guastati a questo modo, in seguito essi diventano battaglieri, si vergognano di qualunque pusillanimità e acquistano una crudeltà spensierata dovuta al gusto delle bravate. Amano l'autorità per se stessa, infliggono con piacere gli stessi castighi che li hanno intimiditi; istituiscono ridicole regole di condotta e di contegno che impongono violentemente e senza pietà, lavorano come schiavi e governano come prefetti; ciò permette ai rettori dei collegi di lasciare la parte più faticosa del loro lavoro agli allievi, con la certezza che il risultato non sarà un'anarchia distruttiva, ma una tirannide spietata e irresistibile. Questa fase della vita dei ragazzi ha un'importanza politica perché, sebbene non sia una fase della loro vita adulta, può essere prolungata per tutta la vita coltivando sistematicamente questa tendenza o facendo abortire quelle migliori. Ciò avviene con sorprendente successo nei più eleganti collegi d'Inghilterra, benché sia una cosa del tutto innaturale. Nella Germania degli Hohenzollern questo sistema venne adottato ancora più energicamente, e dopo la caduta degli Hohenzollern è stato portato agli estremi limiti dai nazisti. Prendete il caso di un ragazzo che abbia genitori ricchi. Inculcategli la convinzione che il commercio e il lavoro manuale siano tradizionalmente degradanti; che il servizio

nell'esercito o in diplomazia siano le uniche occupazioni degne di un gentiluomo, e l'andare a caccia, lo sparare, il cavalcare e il correre a cavallo i suoi unici svaghi; abituatelo a considerare la religione come il fatto di andare in chiesa la domenica con i vestiti migliori nonché chiedere imperiosamente a Dio di fulminare i politicanti e frustrare i malvagi disegni dei nemici, commisto alla devozione per un idolo chiamato Sovrano o Capo, che sia Il Pratico Mondo per Edunet notissimo tipo del giovine il simbolo vivente del suo paese, e avrete non soltanto ilbooks plutocrate, le cui idee governano questo misero paese, ma un Dio nazionale dotato di istinti imperiali, pienamente convinto che i collegi eleganti siano il trionfo supremo dell'educazione prescritta dal cielo, dimodoché la verità, l'onestà e la giustizia siano frutti spontanei e sicuri dei loro criteri educativi, e sotto la loro norma gli ottenebrati stranieri debbano trovarsi molto meglio che non a casa propria. Questo è ciò che fanno in Inghilterra ai figli della casta dirigente plutocratica le scuole come Eton e Harrow con i loro corsi preparatori; e poiché la stessa cosa accade a tutti gli Stati plutocratici, abbiamo tanti patriottismi rivali quante sono le lingue e le nazioni, rendendo per questa ragione impossibile ai giorni nostri quella pace cui aspiriamo. Questo stato di cose è in parte una degenerazione del sistema feudale, nel quale la stratificazione per classi era una base morale necessaria. Esso sussiste ovunque fiorì un sistema feudale che ancora mantiene le sue proprietà, i suoi privilegi, titoli, ricchezze e prestigio, mentre affida lietamente i faticosi doveri politici a prefetti, tratti dalla classe media. Non bisogna prestar fede a coloro che ritengono che il presente stato di cose sia una venerabile tradizione risalente all'età della fede e della cavalleria. Fino al diciannovesimo secolo, quando l'aristocrazia feudale cedette finalmente la sua sovranità agli orgogliosi commercianti arricchiti dalla rivoluzione industriale e si mescolò a loro sposandone le figlie, i bambini dei ricchi venivano mandati a scuola non per ottenere titoli di studio, per farsi una cultura, o acquistare quelle cognizioni di cui erano capaci, ma soltanto per essere classificati come membri della "classe elevata". Furono i 50 anni posteriori alla Legge della Riforma del 1832 a produrre quel curioso mostro, noto sotto il nome di "Old School Tie" [1], che eccelle nel cricket, nel tennis, nel golf, ha modi di fare di classe e un accento di classe, non sa niente del mondo in cui viviamo o lo sa in modo errato, ed è mentalmente fornito delle idee di un cavaliere del diciottesimo secolo. Quando dico che "Old School Tie" è un mostro del diciannovesimo secolo, ciò che è letteralmente esatto, non voglio dire con questo che il prodotto opposto della rivoluzione industriale, il proletario, non sia, a modo suo, anche lui un mostro. Vero è che, siccome lavora per vivere, egli può essere un mostro produttivo e utile e non un mostro rapace e parassita; ma è sempre una creatura perversa e deformata. Io non sono un amico dei poveri e un nemico dei ricchi, come la gente ignorante crede debba essere un socialista. Quando ero bambino, la bambinaia che mi portava a fare del moto, così come avrebbe potuto fare con un cane, mi conduceva negli "slums" dove essa aveva alcuni amici, invece che in posti più belli e più salubri. Naturalmente io odiavo gli "slums" e coloro che vi abitavano. Io voglio ancora fare di tutto per far demolire gli "slums" e sterminare i loro abitanti, e sto scrivendo questo libro appunto a tale scopo, in vista della mia seconda infanzia. Durante la mia vita ho ricevuto scrosci di applausi da platee formate di abitatori di quartieri poveri, cui esprimevo appunto tali sentimenti. Ma appena fui uscito dalle mani della bambinaia ed entrai in contatto con signore e signori, li trovai moralmente altrettanto insopportabili. Nel loro deplorevole snobismo e nella loro ovattata ignoranza di quella che è la vita negli "slums", grazie ai quali essi ingrassavano e dei quali io avevo fatto clandestinamente conoscenza, non potei trovare alcun punto di contatto: anche loro, conclusi alla fine, erano da sterminare. Soltanto le finzioni dell'arte mi dettero qualche soddisfazione, e il compito che mi assunsi fu quello di dar vita a queste finzioni e nello stesso tempo di vivere come un "bohémien", come un ribelle e un nemico, non dell'umanità, ma della perversione dell'umanità, prodotta dalla proprietà privata più la

rivoluzione industriale. La massima «Amatevi gli uni con gli altri» era impossibile a seguirsi in una società divisa in classi che si detestavano. Non si capirà mai abbastanza che il socialismo non è carità né gentilezza di vita né simpatia per i poveri né filantropia popolare a base di beneficenze e collette disinteressate, ma l'odio dell'economista per lo sciupio e il disordine, odio dell'esteta per il brutto e lo sporco, odio del giurista per Il Pratico Mondo odio del santo per l'ingiustizia, odio del medico per la malattia,per Edunet books i sette peccati capitali, in breve una combinazione dei più intensi odi contro una struttura sociale in forza della quale gli economisti sono legati da cospicui interessi pecuniari al capitalismo anarchico e sciupone, gli artisti alla venalità e alla pornografia, i dottori alla malattia e i santi al malvezzo di fomentare o lusingare i sette peccati capitali anziché denunciarli. Ciò chiarito, ritorniamo al culto del rivale etoniano del mostro di Loch Ness, la "Old School Tie". Tale culto è un dannoso anacronismo, ora che non s'ispira più al vecchio cattolicismo e che ha sostituito al Sacro Romano Impero una profana e commerciale Alsazia. Quando il feudalismo era all'apogeo, l'Europa occidentale aveva un unico Dio supernazionale, un paradiso per tutta l'umanità e un inferno, l'inferno di Dante, in cui tutte le anime, ricche o povere, di alto o semplice casato, sarebbero state gettate dopo la morte se erano state trovate malvagie. Al giorno d'oggi il signore britannico crede in un Dio insulare inglese, lo Junker tedesco in un Dio nordico come Wotan, il francese in un materialistico Anti-Dio assolutamente francese, mentre nessuno di essi crede ad alcun genere di inferno. Le guerre sono diventate fanatiche crociate intraprese con milioni di soldati, milioni di denaro, e mezzi di distruzione e di uccisione sempre più grandi. Le guerre delle due Rose sterminarono soltanto la vecchia nobiltà e trasferirono il potere a una plutocrazia che si diede nuovi titoli nobiliari. Ma la guerra moderna, che ha perfino prodotto l'oltraggio della coscrizione delle donne per il servizio militare, minaccia di sterminare la razza umana e di distruggere la civiltà fino al punto in cui i suoi poteri di distruzione si esauriranno e la gente per bene morrà di scoraggiamento, malattia molto letale. Ora, questi e altri guai consimili sono il risultato di un sistema di educazione che, invece di guidare il naturale passaggio dall'infanzia all'adolescenza e alla maturità, arresta lo sviluppo giovanile nella sua fase più delicata e obbliga gli uomini di Stato esperti a trattare la nazione come un orfanotrofio, il cui limite di età sia 14 anni, e gli orfani come mentalmente deficienti. Naturalmente questo sistema, al pari di altri sistemi antiquati, non è attuato in pratica nella sua completa integrità: i fatti sono troppo forti per consentirlo. Quando le scuole sono invase da fortunati uomini di affari e da professionisti esse sono obbligate a sviluppare, per quanto in un primo tempo con riluttanza e con disprezzo, il lato scientifico e poi quello affaristico, i quali comprimono quello classico finché questo non ha la peggio. Ma il vecchio sistema scolastico è ancora abbastanza forte da assicurare che la classe arricchita dal sistema della proprietà privata sia l'unica che comandi in Parlamento, negli alti gradi della burocrazia, nella diplomazia eccetto quando è in corso una guerra mondiale, nei quadri delle forze armate. La cosa peggiore è che i nostri più sinceri studiosi di pedagogia sono unanimi nel far pressioni perché tutti i ragazzi siano obbligati a restare a scuola fino all'età di 18 anni, così da essere preparati a fare tre anni di università, se ne hanno voglia. Questo può soddisfare i genitori che desiderano che i loro figlioli divengano signori o signore con modi di fare e di parlare e pregiudizi di classe propri di quella condizione. Ma lo scopo di uno Stato sano è di fare dei suoi ragazzi altrettanti buoni cittadini; cioè di fare di loro membri produttivi e utili

alla comunità. I due scopi sono opposti e incompatibili; portare la cravatta di una vecchia scuola non è infatti di alcun vantaggio a chi deve sopportare parte del fardello sociale lavorando e servendo. Se non esistono altre scuole che quelle per i poveri, le quali inculcano una mentalità da schiavi, e quelle per i ricchi, dove i bambini sono educati a una vita di riposo, di lusso e di privilegio, o al massimo al monopolio di ogni opportunità commerciale professionaleIl politica (che si suol Edunet books termini cortesi arte del e Pratico Mondo per chiamare in comando), allora bisogna prontamente concludere che sarebbe meglio tenere lontani i bambini da qualsiasi scuola e che Eton e simili istituti dovrebbero essere rasi al suolo e le loro macerie cosparse di sale. Ma in verità l'ignoranza non è adatta a creare buoni cittadini: qualsiasi sistema di istruzione e di educazione è sempre meglio di nulla. Il nostro sistema deve perciò continuare fino a tanto che non ne creeremo uno migliore. Nello stesso tempo, però, non costituisce assolutamente un rimedio alla nostra attuale cattiva educazione civica imporre l'educazione di Eton a moltitudini di proletari, compresa la classe media povera, mediante borse di studio per scuole costose o estendendo il limite di età per la scuola obbligatoria a 18 anni. Abolire completamente le scuole e fare dell'insegnamento un delitto, come gli erewhoniani di Butler avevano abolito la macchina e imprigionato l'esploratore perché trovato con un orologio in tasca, darebbe il solo risultato di rendere clandestina l'istruzione, come accadeva nella Russia zarista, dove le donne, perché insegnavano ai contadini a leggere, erano condannate a 20 anni di carcere (e ciò non senza ragione: infatti i contadini che sapevano leggere incoraggiavano gli altri a bruciare le case di campagna dei signori). Il nostro sistema di Eton deve morire di morte naturale attraverso l'espropriazione dei suoi attuali clienti plutocratici e la concorrenza di una nuova organizzazione di vita giovanile. Quale debba essere questo nuovo sistema è al di là delle mie capacità di progettista. Si svilupperà, immagino, dalle scuole della classe media, i cui allievi sono in massima parte ragazzi e ragazze che dividono la loro vita giornaliera tra la scuola e la casa. Io fui allievo di una scuola in cui vi erano ragazzi interni ed esterni. Gli esterni, essendo più numerosi, disprezzavano gli interni e parlavano di loro chiamandoli i «macilenti». Gli interni erano ugualmente sprezzanti e offensivi. Ora, in Irlanda, un esterno era realmente un ragazzo che andava a scuola solamente mezza giornata: egli infatti non tornava a scuola nel pomeriggio. La scuola non era ispezionata né obbligata a raggiungere un certo livello dalle superiori autorità, e d'altra parte non si poteva neanche determinare quale dovesse essere questo livello. Le lezioni che dovevo imparare mi erano imposte sotto la minaccia di punizioni, non abbastanza dure però da ottenere il loro scopo con ragazzi come me, che erano abbastanza liberi a casa per avere qualcosa di più interessante da fare che non studiare su libri di scuola illeggibili; ma non mi furono mai insegnati né le maniere di comportarsi né i sentimenti di lealtà né le norme per vestirsi e aver cura della propria persona. La disciplina era limitata al fatto di stare in silenzio, e seduti, ciò che non impediva di intraprendere rapide conversazioni o battaglie con il mio vicino di banco, che poteva essere un amico o un nemico. Io odiavo la scuola e non vi imparai niente di ciò che essa diceva di insegnare. Quando riuscii a liberarmene e all'età di quindici anni fui condannato a cinque anni di schiavitù penale in un'altra specie di prigione chiamata ufficio, ne sapevo molto di più sul mondo di quanto non sappia un laureato proveniente da Eton più Oxford o da Harrow più Cambridge; ero però terribilmente maleducato in fatto di questioni civiche e sociali. Imparai la maniera di stare a tavola e di comportarmi in società da un utilissimo libro chiamato "Le maniere e lo stile della buona società": un ammirevole testo che spero sia ancora in circolazione e di moda. Con questo equipaggiamento potei non gravare sulle esaurite finanze dei miei genitori (non avevo mezzi miei, poiché preferivo essere disoccupato senza un soldo piuttosto che

subire altra prigione); dovetti però fare da solo tutto il lavoro di educazione, di disciplina e di formazione di me stesso che avrei dovuto ricevere da bambino. Se non fosse stato per l'educazione estetica che avevo attinto a casa mia dalle attività musicali di mia madre, e per la rara fortuna di essere stato dotato da madre Natura di un ingegno di tipo shakespeariano, che potei cominciare a sfruttare prima che morissero i miei genitori, avrei Il Pratico Mondo per Edunet books potuto fare la fine del vagabondo. La storia della mia educazione, eccetto che per il dono letterario e l'atmosfera musicale della mia casa, è simile a quella della maggior parte dei proletari arricchiti e dei cadetti decaduti delle buone famiglie che, sapendo almeno leggere e scrivere, devono condurre gli affari e la politica di questo paese e delle sue colonie. Vi è da meravigliarsi, non già che essi combinino una quantità di guai e ci precipitino in insensate lotte mortali (che per metà li demoralizzano e per metà li addestrano al più stringato comunismo militare), ma che sotto la loro amministrazione qualche poco della civiltà riesca a salvarsi. Comunque, il sistema dello scolaro esterno, al contrario di quello di Eton, è mutevole e perfezionabile. La proporzione fra il tempo che il bambino passa a casa e quello che passa a scuola può essere cambiata, finché portando sempre più il bambino dalla casa alla scuola si raggiungerà il punto in cui la scuola prenderà il posto della famiglia e gli insegnanti dei genitori. Ai suoi più umili inizi il bambino viene spidocchiato e ci si occupa dei suoi denti. Il bambino affamato riceve a scuola il latte e poi da mangiare. Se i suoi piedi sono bagnati riceve le scarpe; e se ha le scarpe, perché non anche le calze, le camicie e finalmente un'uniforme? I compiti di casa, che avvelenano il riposo del bambino, se pur non vengono fatti, sono rimpiazzati da esercizi limitati ma obbligatori. Giochi regolati e sorvegliati prendono il posto delle dannose avventure di strada. La benefica assistenza scolastica si sviluppa sino a che i bambini non sono assicurati contro la povertà, lo sfruttamento, la tirannia o la negligenza domestica e così via, un po' alla volta, fintanto che la scuola invece di essere un infetto penitenziario in cui i bambini vengono incarcerati per apprendere a leggere e scrivere e a far di conto diventa una colonia nella quale i genitori possono vedere i figli e viceversa abbastanza da mantenere i vincoli familiari senza perpetuarne le gravi deficienze, e che provvede a una vita organizzata del bambino, ora del tutto inesistente eccetto che in embrione nei "boy scouts", nelle "girl guides", nei clubs di ragazzi o ragazze, nei "komsomol", nei balilla, nelle leghe della gioventù e nei corpi e movimenti similari che stanno spuntando dappertutto. Quando questi si combineranno con le scuole in un sistema generale di colonia per ragazzi contemporaneamente a un parallelo sviluppo dei Ministeri dell'Educazione, sarà alla fine possibile avere una autonoma civiltà di cittadini invece di una schiavitù imposta a casaccio su selvaggi con la forza fisica. Non dimentichiamoci che in una tale civiltà le famiglie create in prosieguo di tempo dai ragazzi così educati coopereranno con le scuole e manterranno il naturale affetto verso i propri figli, senza le riserve attualmente inevitabili. Non sarà più possibile per nessuno, io spero, dire quello che io sono costretto a dire: e cioè che, sebbene non abbia mai litigato con i miei amabili genitori, sono costretto ad ammettere che essi erano del tutto inadatti a educare la loro prole. In tale civiltà vi sarà più o meno libertà al tempo stesso. Lo Stato farà del proselitismo altrettanto quanto ne fanno ora i genitori, e in modo più efficiente; il diventare cittadini infatti, come ogni forma di vita corporativa, è impossibile senza una religione fondamentale in comune; ed è meglio che essa sia inculcata da uno Stato democratico fortemente interessato alla tolleranza e al libero pensiero, piuttosto che da genitori divisi in centinaia di sette, ciascuna di esse persuasa di avere il monopolio della salvezza e del fatto che ogni scettica critica mossa alle sue opinioni è empia e dovrebbe essere proscritta come

una eresia. Bambini educati in queste sette producono incidenti come la guerra dei Trent'anni per una disputa sulla Transustanziazione, così come producono guerre mondiali quando sono educati in nazioni ognuna delle quali si considera la razza eletta o lo "Herrenvolk" [2] designato da Dio a governare e a essere il padrone di tutti gli altri.
Il Pratico Mondo patriottismo. Ma Tutto ciò si può anche chiamare religiosità e per Edunet books una cosa è ammessa da tutti: che nella vita privata quotidiana vige il comandamento «non rubare» e che ogni insegnamento in contrario non può essere tollerato neppure per un momento. Nessun difensore della famiglia contro lo Stato totalitario arriva al punto di proporre la soppressione della libertà di pensiero e di parola, così come fu soppressa nel Sacro Romano Impero; né l'uno né l'altro estremo sono infatti attuabili e desiderabili, ma è certo che non possiamo organizzare l'infanzia senza organizzare e prescrivere la sua religione e la sua politica in una misura che appare spaventosa a coloro che temono il Governo come i bambini temono la polizia. E così, comunque consideriamo il problema, cerchiamo almeno di non sentir dire più sciocchezze sopra la libertà individuale con la L maiuscola a proposito di questioni in cui una completa libertà è socialmente impossibile; d'altronde si può evitare assai più sicuramente che l'autorità necessaria si trasformi in tirannia quando essa è esercitata da organi pubblici soggetti alla pubblica critica, anziché da irresponsabili tiranni privati in case private o in scuole costose, che, sebbene siano chiamate "scuole pubbliche", sono in verità scuole plutocratiche, che fissano una moda per tutte le altre. Quando la vita del ragazzo sarà seriamente organizzata, lo sforzo degli insegnanti non sarà più diretto a impedire che gli allievi pensino in modo differente da quello che prescrive il Governo, ma a indurli anche a pensare un po' con la propria testa.

11. I MISTERI DELLA FINANZA: LA BANCA. Al giorno d'oggi, poiché le imprese private diventano sempre più grandi e richiedono un capitale sempre maggiore per poterle avviare, i finanzieri di professione, il cui lavoro è di raccogliere capitali per il commercio invece che adoperarli essi stessi, sono i padroni della situazione. La vecchia figura dell'imprenditore è diventata quella di un impiegato che sarebbe più garantito, in migliori condizioni economiche e infinitamente più dignitoso, come funzionario dello Stato piuttosto che come amministratore stipendiato di una compagnia privata. Per lo Stato e per i servizi municipali non vi è difficoltà nel trovare persone competenti e desiderose di lavorare per la metà o un terzo del compenso che esse sarebbero costrette a richiedere in un impiego privato, dove non soltanto esse sarebbero meno sicure, ma sarebbero altresì obbligate a darsi un tono molto più sostenuto dal punto di vista sociale e dell'abbigliamento e ad attenersi all'osservanza di convenzioni religiose e politiche assai più che non un funzionario statale, di un ingegnere del genio civile o di un impiegato municipale. La decadenza della classe degli imprenditori privati con il loro monopolio del saper leggere, scrivere e far di conto, nei confronti di una moltitudine di proletari analfabeti, e la sua sostituzione con stipendiati provenienti dal proletariato, grazie all'istruzione obbligatoria e alle borse di studio accessibili a coloro che si distinguono, spiega solo in parte la supremazia dei finanzieri. L'alta finanza è un fenomeno assai meno comprensibile di quello di trattare affari per proprio conto e con il proprio piccolo capitale. Essa mette al mondo progetti insensati ai quali la famiglia del signor Ognuno presta avidamente orecchio, poiché promettono abbondanza di denaro per niente. L'idea fissa della circolazione fiduciaria è un guaio per ogni movimento di riforma sociale. Gli apostoli del Credito Sociale persuasero una volta il Parlamento canadese a fare il bilancio sulla base delle immaginarie ricchezze della circolazione fiduciaria. L'alta finanza si sostiene grazie al mistero delle operazioni di banca, che sembrano creare milioni dal niente e dal fatto, di cui tutti facciamo quotidiana esperienza, che pezzi di carta sono accettati a saldo di debiti di

migliaia di sterline d'oro. In questo fenomeno vi è una prova dell'esistenza della pietra filosofale, con il suo potere di trasformare metalli vili in preziosi, molto più concreta di qualunque altra i vecchi alchimisti furono mai capaci di produrre. Possiamo cessare di credere nella pietra filosofale e convincerci, data l'esperienza della tesoreria della provincia di Alberta, che c'è qualcosa che non va nel Credito Sociale; ma fintantoché la banca resterà un affare privato e la gente Il Pratico Mondo per Edunet books ricca godrà di enormi redditi immeritati, senza alzare neppure un dito per guadagnarli, vi saranno sempre insensati progetti sotto un nome qualsiasi e la famiglia del signor Ognuno correrà dietro di essi, come già corse dietro alla speculazione dei Mari del Sud. Qual è allora il mistero delle operazioni di banca? Furono gli orefici lombardi a fare alcuni secoli fa questa scoperta, che è oggi commemorata a Londra dal nome di Lombard Street, uno dei migliori indirizzi della City. Ai loro tempi la gente che aveva un bel gruzzolo di denaro risparmiato e abituata a proteggerlo dai ladri con le proprie mani e le proprie armi, tenendolo dietro le sbarre, i catenacci e i puntelli delle proprie case, cominciò a portare i suoi risparmi dall'orefice, perché fossero ivi più sicuramente custoditi, pagando naturalmente una cifra per il deposito. Ma poiché questa gente ricca ritirava soltanto ciò che le abbisognava al momento, lasciando il resto a suo credito, l'orefice si trovò ben presto ad avere molto più denaro di quello che gli veniva chiesto giornalmente dai legittimi proprietari. Prestando questo soprappiù contro un interesse, egli poteva ricavarne molto più profitto che continuando a esercitare la sua professione di orefice. Così smise di fare l'orefice e divenne un banchiere. Successivamente egli fece un'altra scoperta. Trovò che se stampava biglietti fiduciari per cento, dieci, cinque, una sterlina, i suoi clienti li avrebbero trovati molto più convenienti dei sacchetti d'oro e d'argento, quando dovevano ritirare forti somme per fare pagamenti; con la certezza che essi rappresentavano l'oro custodito nelle sue casseforti. I biglietti sarebbero passati da una mano all'altra per lungo tempo, prima di ritornare nelle sue come altrettanto oro. E poiché non venivano mai tutti nello stesso giorno e ve n'era sempre una quantità in circolazione, l'orefice-banchiere trovò che anche in questo caso bastava tenere soltanto una percentuale dell'oro che essi rappresentavano, e che il resto poteva prestarlo a interesse. Questa fu per lui la seconda Golconda. Egli non soltanto aveva scoperto il mistero delle operazioni di banca, ma anche inventato la carta moneta. Aveva cioè scoperto la pietra filosofale. Ma nell'Era della Fede gli alchimisti che trovavano la pietra filosofale o che anche soltanto la cercavano, venivano bruciati vivi come stregoni; ed egualmente coloro che per professione prestavano denaro erano chiamati usurai, e dannati per tutto il mondo della Chiesa. Così gli orefici non dissero nulla dell'uso che facevano dei depositi. Essi lasciarono credere ai loro clienti che tutto il denaro depositato da loro fosse chiuso in modo sicuro e imprendibile. Essi non si chiamarono alchimisti né usurai ma banchieri, sotto il cui nome furono non soltanto tollerati, ma altamente rispettati. Gli ebrei, che le persecuzioni avevano escluso da ogni occupazione all'infuori di quella di fare denari, si trovarono a loro agio negli affari di banca. Essi non furono più rapaci dei Gentili: anzi il contrario, ma furono più pratici nel maneggio del denaro. I banchieri si accorsero subito che i clienti che avevano poco denaro erano altrettanto profittevoli di quelli che ne avevano più del necessario. Essi dovevano chiedere prestiti per portare avanti o estendere i loro affari. Nello stesso tempo quei clienti che avevano invece larghe disponibilità erano tenuti a ritirarle per investirle in azioni o terre. I banchieri perciò offrirono loro non soltanto di tenere il loro denaro in deposito per niente, ma di

pagare un interesse su quella parte delle loro disponibilità che si sarebbero impegnati a non ritirare senza preavviso. Ma non pagarono mai ai depositandi lo stesso interesse che esigevano dai debitori. Nel periodo in cui scrivo i banchieri pagano circa l'uno per cento sui depositi, mentre esigono il 4,5 per cento sulle cambiali garantite. Essi prestano con interesse il denaro del prudente Pietro all'impulsivo Paolo. Quando Pietro è in un Il Pratico Mondo per Edunet books momento di difficoltà, gli prestano il suo stesso denaro allo stesso tasso. Oggi che le operazioni di banca sono così diffuse che i moderni banchieri hanno milioni di clienti per ogni centinaio che ne poteva sperare l'orefice medievale, si è visto che tutto quello di cui i banchieri abbisognano per le necessità giornaliere dei clienti assomma a circa 3 scellini per ogni sterlina depositata. Con il soprappiù essi finanziano gli imperi durante le alternative delle guerre mondiali o gli allevatori di pollame che vogliono acquistare mangime per i loro polli. E' tutto pesce, piccolo o grande, che viene nella loro rete. Quello della banca è un mestiere lucrativo e utilissimo, ma presenta una difficoltà. I clienti non ne sanno niente. Essi credono che il loro denaro sia al sicuro nelle casseforti del banchiere. Talvolta per essere sicuri che ci sia veramente vanno alla banca e lo ritirano tutto. Il cassiere dà loro un sacchetto di oro in cui è applicata una etichetta col loro nome. Essi lo contano e lo restituiscono al banchiere, perché venga custodito come prima. Non sospettano che lo stesso sacchetto d'oro, con una nuova etichetta e con il contenuto adatto alla somma richiesta, serve per molti ingenui clienti e costituisce una sicurezza del tutto illusoria. Ma il cliente che compie questa operazione, in genere un contadino preoccupato o una povera donna sospettosa, rappresenta un gran numero di depositanti, che, sebbene abbiano una tale confidenza nei loro banchieri che non li pongono mai di fronte a una prova pratica, ciò nonostante credono che il loro denaro sia al sicuro e che non venga mai toccato nei depositi della banca. In condizioni normali questa illusione è molto comoda per i banchieri. Ma se si mette in giro la voce che la banca non può pagare, tutta questa gente illusa si affretta a ritirare il suo denaro, ovverossia assale, come si dice, gli sportelli. Ogni cliente, preso dal panico, domanda tutto il suo deposito di sterline. Il banchiere ne ha tenuti soltanto alcuni scellini: tanti quanti bastano per far fronte alle richieste ordinarie, ma non per un simultaneo ritiro di tutti i depositi. Il primo venuto è subito pagato. La banca prende disperatamente a prestito ogni quattrino che viene sotto mano, ma a meno che gli altri banchieri le vengano in aiuto deve chiudere gli sportelli e confessare di non avere più denaro contante. Ovverossia fa fallimento, e i suoi sfortunati clienti perdono i loro risparmi. Si è tentati di dire: «una buona lezione per loro». Invece di affrettarsi a ritirare i loro depositi, essi si sarebbero dovuti affrettare a depositare alla banca ogni soldo disponibile e a limitare i loro assegni alla minore somma possibile. Avrebbero dovuto accettare una moratoria e una quotizzazione dei loro crediti. In breve avrebbero dovuto fare l'inverso di quello che invece han fatto. Essi lo avrebbero fatto, se fosse stato loro insegnato con cura che cosa sono le operazioni di banca e come mai la banca aveva potuto fare per loro tanto per niente. Avrebbero dovuto impararlo in quella scuola che doveva farli diventare buoni cittadini. Invece nella migliore delle ipotesi fu loro insegnato a leggere oscene satire di Giovenale nella loro originale lingua morta. Ci si potrebbe chiedere perché i direttori di banca, prima di permettere ai loro clienti di aprire dei conti, non spieghino loro esattamente a voce o con opuscoli perché tutti i cittadini che hanno più denaro di quanto siano in grado di tenere in tasca possono depositarlo a vista, in un edificio con camere di sicurezza e un buon numero di persone a

loro servizio, che pagano i loro clienti, prestano loro denaro, fanno loro da agenti di cambio, da amministratori e da esecutori testamentari ed eseguiscono altri servizi per niente o quasi niente, sebbene la banca paghi sempre ai suoi azionisti bei dividendi. Ebbene, il risultato di una tale spiegazione sarebbe che i semplicioni non consentirebbero mai alla banca di giocare col loro denaro; essi lo terrebbero in casa e lo metterebbero in una vecchia Il Pratico licenziati, per avere rivelato il segreto. Un'altra calza. A loro volta i direttori sarebberoMondo per Edunet books ragione per non spiegare il segreto è che i direttori non sono necessariamente obbligati a conoscere il loro mestiere. Essi non sono dei teorici, ma dei pratici e degli empirici. Gli stessi banchieri conoscono spesso la teoria e la pratica non più dei direttori. Coloro che capiscono bene quello che fanno, sanno che la banca potrebbe essere facilmente nazionalizzata da una legge di acquisto delle banche simile alla legge di acquisto della terra, che abolì i vecchi proprietari terrieri irlandesi. Se dovesse esservi una corsa agli sportelli della banca nazionale, il Governo potrebbe dichiarare subito lo stato di emergenza e limitare la disponibilità, così come ora fa con le uova in tempo di guerra. I semplicioni dovrebbero comportarsi con maggiore buon senso, invece di rovinare se stessi e la banca in un accesso di panico determinato dall'ignoranza. Essi avrebbero la garanzia del Governo per ogni soldino dei loro depositi e potrebbero farsi imprestare quanto denaro vogliono dalla banca a prezzo di costo per estendere i loro affari, mentre ora non possono prendere in prestito che qualche ventina di migliaia di sterline al tasso del venti per cento o più. Ma poiché gli enormi profitti attuali delle operazioni di banca cesserebbero, e i corrispondenti enormi benefici sarebbero nazionalizzati, i banchieri fanno di tutto perché la banca rimanga un mistero. Una garanzia governativa ha un aspetto alquanto rassicurante; ma il suo valore riposa sulla onestà e sulla intelligenza del Governo. Il potere che ha un Governo di fare del bene è superiore a quello di qualsiasi compagnia privata; ma identico è il suo potere di fare del male. Un sistema di credito nazionale sotto l'egida di un Ministero del Tesoro diretto da semplicioni e che poggi su un Parlamento di semplicioni sarebbe molto più disastroso di quello della più egoista banca privata. Considerate infatti la situazione di un semplicione appena eletto in un Parlamento formato sulla base del suffragio democratico. Ogni semplicione un voto. Egli (o ella) sarebbe abituato alla carta moneta, senza capire che cos'è. Sarebbe abituato a pagare uno scellino un tabacco che vale un penny e mezzo, senza sapere che egli sta così pagando 10 pence e mezzo di tasse. Il denaro sarebbe completamente separato nella sua mente dai beni di cui esso rappresenta il valore, e senza il quale una banconota vale soltanto la carta su cui è stampata. Finanziariamente egli penserebbe sempre in termini di denaro e mai di beni. Se il Tesoro avesse bisogno di denaro, il sistema più semplice del mondo gli sembrerebbe quello di stampare ed emettere una balla di banconote e pagare con esse tutti i debiti nazionali. Il Governo socialdemocratico tedesco fece questo dopo la guerra dei Quattro Anni, quando la Germania fu saccheggiata fino all'ultimo pfennig dagli Alleati vittoriosi. Il risultato fu che il prezzo di un francobollo di due pence e mezzo salì a 4 miliardi di sterline carta, mentre tutti gli altri beni crescevano in proporzione di ora in ora. I pensionati e le persone che vivevano di redditi e investimenti fissi furono ridotti alla miseria; i vecchi debiti e le obbligazioni furono pagati con meno del prezzo di una crosta di pane; i lavoratori diventarono milionari e milionari gli autisti, e tutto questo costituì un tale rivolgimento sociale che i tedeschi avrebbero sofferto assai meno se avessero consegnato il loro paese ai nemici e detto: «voi ci avete conquistati: ora siate abbastanza buoni da governarci sinché non riusciremo a rimetterci dalla sconfitta». I nostri semplicioni nazionali, avendo perso in questo modo tutto il denaro che avevano in Germania, sanno ora bene che l"'inflazione" è un male che bisogna evitare a tutti i costi. Sfortunatamente essi non conoscono il significato della parola; poiché essa passa di bocca in bocca e da penna a penna, ritengono che si riferisca ai prezzi alti e a niente altro. Che cosa significa realmente "inflazione"? Come mai produce catastrofi al cui confronto i

peggiori danni che possono fare le bombe aeree non valgono neppure la pena di essere menzionati? Quando l'orefice trasformatosi in banchiere emise biglietti fiduciari, invece di consegnare sacchetti d'oro ai suoi clienti, il loro valore dipendeva dal fatto che egli possedeva l'oro che Il Pratico Mondo per Edunet possederlo, quando i clienti fossero questi biglietti rappresentavano, o almeno era sicuro di books ritornati da lui ed egli avesse dovuto tener fede alla promessa fatta. Questo valore dipendeva dal fatto che l'oro era talmente pregiato, che chiunque lo possedeva poteva scambiarlo con pane o burro, con mattoni o vasi, lana o lino, carbone o legna, o qualsiasi altra cosa di cui avesse bisogno o che desiderasse. E questo valore dipendeva ancora dalla quantità disponibile di questi beni; una persona infatti che non pagherebbe un penny per un bicchiere d'acqua di rubinetto in una città moderna pagherebbe al contrario tutto l'oro del mondo (se lo avesse) per un sorso d'acqua se stesse morendo di sete nel deserto. Le fragole costano sterline durante l'inverno e pochi pence al cestino in luglio. Ma quando la civiltà abolisce le carestie e assicura un costante rifornimento di viveri per il sostentamento umano a prezzi discretamente stabili, un orefice (o qualsiasi altra persona) può stimare abbastanza accuratamente per pratica esperienza che cosa varrà il suo oro quando i suoi biglietti fiduciari torneranno in sue mani. Ora, se l'orefice è un furfante o un giocatore, o se fa il suo mestiere senza sapere esattamente che cosa stia facendo, può cercare di arricchirsi emettendo biglietti fiduciari per più oro di quanto ne possieda o di quanto è presumibile ne possegga al momento in cui sono presentati per il pagamento. Questa è l'inflazione, e la pena relativa nel caso di un singolo orefice è quella che spetta per la bancarotta fraudolenta. Ma quando è un Governo a farlo ed esso inonda il paese di biglietti fiduciari (carta moneta), che poi non ha né oro né merci a sufficienza per liquidare, può accadere che un uomo affamato con la tasca piena di biglietti da 5 sterline e che offra 6 pence per un pezzo di pane e un pochino di burro in un ristorante si trovi di fronte il cameriere che gli dice scuotendo la testa «niente da fare». L'uomo affamato offre allora uno scellino con lo stesso risultato. Una mezza corona, 10 scellini, una sterlina, 5 sterline, finalmente 4 miliardi di sterline per un pezzo di pane senza burro: ciò è accaduto nella grande inflazione avvenuta in Germania dopo la guerra dei Quattro Anni. Per quanto ricordo, la Germania mi doveva circa 200000 marchi e mi pagò bellamente con un biglietto di un milione di marchi che poteva valere pochi pence come curiosità da museo. Il signor Lloyd George chiamò questo «far pagare la Germania», ma in effetti il Governo tedesco, col trucco dell'inflazione, fece pagare me. In un mondo solvibile, però, l'inflazione si cura da se stessa. Quando essa ridusse la valuta tedesca a un valore assurdo, nessuno ne voleva sapere, la gente non comperava marchi ma dollari americani che erano onesti e genuini. Il Governo tedesco dovette distruggere i suoi biglietti inflazionati e sostituirli con una nuova valuta, che aveva una garanzia effettiva dietro di sé. Ma la calamità non fu per questo meno grave. La gente che essa aveva rovinata non tornò nelle condizioni di prima per il fatto che il disastro era troppo pernicioso per durare e che gli Stati Uniti erano solvibili. Può sembrare che gli uomini di Stato tedeschi debbano essere stati o straordinariamente stupidi o pazzamente disonesti per aver reso inevitabile una così grande calamità. Ma la stessa cosa avvenne in Russia sotto gli statisti bolscevichi eccezionalmente abili, politicamente assai colti ed eroicamente patriottici, condotti da Lenin e Stalin, ora universalmente riconosciuti come i più abili governanti che la nostra età abbia prodotto. Vi fu anche inflazione in Inghilterra, sebbene non si sia spinta molto lontano. In Francia il Governo, avendo contratto prestiti da tutte le parti durante la guerra, portò senza misteri e

senza vergogna il valore del franco a due pence, frodando in tal modo i suoi creditori dei quattro quinti di quanto era dovuto. E nessuno ne fu scandalizzato; l'unica cosa che accadde fu che, quando i turisti inglesi e americani si accorsero che con le loro sterline e i loro dollari potevano comprare cinque volte più di prima, si affrettarono a passare in Francia le loro vacanze, in maniera molto economica.
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Che una grande ignoranza in fatto di questioni finanziarie sia diffusa in tutte le classi, è dimostrato da episodi quali il panico che si sollevò quando il signor Winston Churchill diventò Cancelliere dello Scacchiere: la gente temeva che egli usasse il denaro che era stato depositato nelle casse di risparmio postali. La gente che aveva depositato somme credeva evidentemente che le stesse monete che avevano consegnate alla posta fossero conservate con cura con etichette su cui figuravano i loro nomi, in compartimenti separati, così da poter essere restituite, a domanda, in qualsiasi momento. Le corse agli sportelli della banca avevano già provato esaurientemente quanto ciò fosse errato. Il lato peggiore della cosa fu che, quando i nostri più esperti uomini di Stato si misero al lavoro per rassicurare questa povera gente, apparve subito evidente che essi ne sapevano ancor meno sulla questione (o addirittura niente) di coloro che avevano provocato il panico. Più tardi, quando fu proposto di sospendere la parità aurea, che obbligava la Banca d'Inghilterra a riscattare i suoi biglietti in oro su presentazione, il Governo inglese incitò il paese a sostenere nella prossima elezione il principio del "Gold Standard" del credito britannico. Questo appariva assai giusto, ma prima delle elezioni si venne a sapere che quasi tutto l'oro disponibile nel mondo era rinchiuso nelle casseforti americane. Il Governo dovette allora fare macchina indietro e assicurare gli elettori che la carta moneta è buona come l'oro finché essa rappresenti dei beni, e finché il Governo sia onesto. Ma ancora una volta i nostri esperti uomini di Stato non poterono dare esaurienti spiegazioni, perché non capivano la questione, e il governatore della Banca d'Inghilterra confessò che non capiva che cosa fosse la moneta, il che non era sorprendente, poiché la moneta, separata dai beni e considerata come un problema a parte, è semplicemente una sciocchezza e non può essere capita da nessuno. Non era infatti il cervello o l'onestà che mancassero, ma l'elementare conoscenza del soggetto, che è poi più semplice che non tenere una contabilità o giocare a bridge, di cui tante persone comuni sono invece esperte. Anche quei pochi che comprendono la teoria generale della relatività di Einstein non dovrebbero essere fatti ministri del Tesoro se prima non dimostrano di conoscere la storia del sistema bancario e la natura della carta moneta. Ma io sono ancora molto lontano dall'aver terminato di descrivere le illusioni cui l'ignoranza politica va soggetta. 12. LE ILLUSIONI DEL MERCATO MONETARIO Fa parte del lavoro di un direttore di banca prestare denaro a persone sulla cui onestà, solvibilità e prospettive di successo egli si è formato un'opinione favorevole; questa opinione è chiamata credito. Banchieri e prestatori di denaro prendono subito l'abitudine di parlare e di pensare al credito come se si trattasse di beni effettivi, mattoni e malta, pane e burro, colletti e polsini, o che so io, per i quali il denaro prestato costituisce un titolo, sebbene tali titoli (non mi stancherò mai di dirlo) non abbiano alcun valore a meno che detti beni esistano realmente e siano in vendita. Sentiamo parlare di gente che vive di credito e costruisce case a credito, il che è una assoluta stupidaggine, e di banchieri che creano il credito e perfino la moneta, il che è una pericolosa stupidaggine, sebbene la cosa funzioni abbastanza bene finché esistano beni e il banchiere abbia del discernimento. Un ministro delle Finanze con simili illusioni è una minaccia costante di calamità nazionale.

Ma esiste una illusione ancor più pericolosa. A parte le banche, vi è un mercato del denaro chiamato Borsa. Il suo lavoro è di scambiare rendite annuali con somme di denaro contante. Questo specifico commercio è praticato da agenti che comprano le rendite e da speculatori che le vendono.
Il Pratico Mondo cliente ha books L'agente dice infatti allo speculatore: «Il mioper Edunet più denaro di quello che gli occorre per le sue spese. Egli è venuto in possesso (supponiamo) di un migliaio di sterline risparmiate dal raccolto di questo e dello scorso anno. Questa somma può essere impiegata subito, egli ve la venderà per un reddito futuro. Voi rappresentate la gente che ha redditi da vendere. Qual è il migliore che potete offrire al mio cliente?». Lo speculatore chiede se desidera un reddito sicuro, cioè garantito dal Governo, o se preferisce un reddito industriale che può aumentare, ma anche annullarsi completamente. Il prezzo di un reddito assicurato non sarà infatti lo stesso di quello di un reddito rischioso. Lo speculatore dirà all'agente: «Se desiderate un reddito di 1000 sterline l'anno garantite, com'è l'interesse di un prestito governativo, dovrete versarmi, diciamo, 33000 sterline; se volete rischiare la sorte con un reddito industriale, posso darvelo per 20000 sterline o anche per 10000, con un rischio doppio». In altre parole un reddito sicuro può essere comprato per una somma equivalente a trentatré volte il suo ammontare ed uno rischioso per venti o dieci volte o anche meno. Dicendolo in termini correnti, il denaro contante può essere investito al tre, al cinque o al dieci per cento o ad un altro interesse qualsiasi, secondo i casi.

Ora nei molti secoli di vita commerciale un interesse del cinque per cento diventò così frequente sul mercato monetario da produrre l'illusione che un reddito di mille sterline l'anno possa sempre essere cambiato in una somma di ventimila sterline da un agente di cambio. Una persona con un reddito di mille sterline l'anno si dice che ne valga "ventimila" e una con un reddito di cinquantamila l'anno passa per milionaria. La ricchezza nazionale è stata recentemente stimata da statistici che in tutto il resto sanno il fatto loro come il reddito nazionale moltiplicato per venti. A questo punto qualche agente di cambio mi interromperà per dirmi che, qualsiasi cosa io possa dire in contrario, egli può vendere sicuramente un reddito di mille sterline l'anno per ventimila sterline e farmi avere il denaro, meno la provvigione, entro 15 giorni. Di conseguenza, ai fini del suo lavoro, la moltiplicazione per venti è praticamente giusta. Ma il suo lavoro è limitato al mercato, cioè al dieci per cento circa della popolazione che ha o redditi stabili da vendere o risparmi per comperarli. Applicate il trucco della moltiplicazione all'intera nazione, e la sua assurdità vi porterà subito a trovarvi di fronte al fatto incontestabile che, in grazia di nessuna magia finanziaria o di altra specie di magia, voi potrete consumare il raccolto dell'anno... '60 nell'anno... '40. E' chiaro che tale raccolto non esiste. Tuttavia quando si leva un clamore proletario a richiedere imposte sul capitale, come ora accade in occasione di ogni bilancio annuale o supplementare, i nostri uomini di Stato e giornalisti capitalisti, invece di rispondere semplicemente che non vi è niente da tassare, poiché il capitale è stato consumato molto tempo fa e non è quindi più tassabile della neve dell'anno scorso, danno immediatamente un mucchio di ragioni per non tassarlo, tutte fondate sul presupposto che il capitale esista ancora, mostrando così di non conoscere la natura del capitale e nello stesso tempo di essere dominati dalle illusioni della Borsa così come coloro che hanno avanzato l'idea dell'imposta straordinaria. Guardiamo ora che cosa è il capitale, come operi e ciò che accadrebbe se il Cancelliere dello Scacchiere facesse un bilancio con il presupposto che ogni biglietto di 5 sterline esistente ne rappresenti 100 in beni disponibili per l'immediato consumo.

Il capitale è denaro risparmiato, o messo da parte. Le nostre industrie sono state costruite non direttamente dal Governo, ma rendono circa il dieci per cento della popolazione così ricca da non riuscire nemmeno a farle spendere tutto il denaro che possiede, e lasciando il rimanente 90 per cento così povero, da non poter nemmeno permettersi il lusso di mettere da parte uno scellino; ma da averne anzi la vita abbreviata e una enorme parte della sua prole uccisa precocemente Il Pratico Mondodi mezzi di sostentamento. Quando i poveri dalla mancanza per Edunet books cominciarono a lamentarsi, i nostri vescovi capitalisti non trovarono da dire niente di meglio se non che era loro la colpa se non avevano messo in pratica il risparmio; con la qual cosa intendevano dire ai poveri che bisognava "risparmiare" quando i loro bambini morivano di fame. Naturalmente i vescovi furono considerati dal popolo come abominevoli ipocriti senza cuore; ma in questo il popolo si sbagliava: i vescovi erano benevoli e abbastanza in buona fede, ma non sapevano neppure di che cosa parlassero, avendo imparato nelle loro università che il capitalismo deve inevitabilmente produrre la perfetta prosperità e l'armonia sociale, solo che ognuno comperi nel mercato più economico e rivenda nel più caro. I vescovi sanno oggi che un mondo dove ogni cento persone novanta devono essere troppo povere per permettere a dieci di essere troppo ricche non è né prosperoso né armonioso né cristiano. Non soltanto i vescovi, ma anche gli arcivescovi e i decani predicano ora dal pulpito il vangelo di Cristo comunista, ma poiché essi non hanno ancora le idee molto chiare sulla natura e sul metodo del capitalismo (Cristo non lo conosceva sotto questo nome) cercherò di facilitare il loro compito. Prendete il caso di un lavoratore che abbia un piccolo pezzo di terreno. Egli s'accorge che non può ricavarne niente finché non lo lavori con la vanga, e senza una vanga egli non lo può fare. Deve perciò risparmiare parte del suo salario per comprare la vanga. Egli - o piuttosto sua moglie - si adopererà quindi per mettere da parte un penny la settimana (o sei pence o uno scellino o ciò che può permettersi) sino a che potrà comprare una vanga; con questa e col lavoro riesce a far produrre al suo pezzo di terreno abbastanza verdure per la sua tavola e forse anche qualcosa da poter vendere. Le verdure sono il reddito che egli ricava dal suo capitale, così come chiamiamo la somma che egli ha risparmiata per comperare la vanga. Fino a qui l'affare è perfettamente onesto, ragionevole e socialmente benefico. Ma esso esclude assolutamente la pigrizia. La vanga in se stessa non produce niente. Soltanto quando è adoperata per vangare produrrà una patata, e il vangare è un lavoro abbastanza duro. Inoltre, sebbene il vangatore possegga la vanga, egli non possiede più il denaro che rappresentava il costo della vanga. Questo è stato mangiato da coloro che l'hanno fabbricata e dal negoziante di ferramenta, e se ne è andato per sempre. Immaginiamoci ora un esattore delle tasse che vada dal proprietario del piccolo pezzo di terra per imporgli la tassa sul capitale. ESATTORE: Voi state lavorando con un capitale di 6 scellini (il prezzo della vanga). Siamo in guerra, e il capitale è ora tassato 10 scellini ogni sterlina. Gli unni sono alle porte. Dovete darmi 3 scellini per pagare la guerra. CONTADINO: Ma io non posseggo questi 6 scellini, li ho spesi tutti per la vanga. ESATTORE: Allora dovete darmi metà della vanga. CONTADINO: Sciocchezze! Non potete far niente con metà vanga. ESATTORE: E' vero, allora prenderò l'intera vanga, e voi reclamate dalla commissione speciale per la tassa sul reddito per farvi rimborsare i vostri 4 scellini.

CONTADINO: Al diavolo! Voi non potere ricavare dalla vanga i miei tre scellini a meno che non la usiate; e intanto il mio pezzo di terra va in malora, perché non avrò la vanga per lavorarlo. ESATTORE: Questo non è venuto in mente al Cancelliere dello Scacchiere o alla Camera Il Pratico Mondo per fareste meglio dei Comuni quando approvarono la legge. PerciòEdunet books a mettere da parte i tre scellini. Vi do un mese di tempo per farlo e poi passerò a prenderli. CONTADINO: Col diavolo che verrete! Quella stupida gente non conosce il suo stupido mestiere, conosce soltanto la maniera di depredare i poveri. Voterò contro di loro alla prossima elezione. ESATTORE: Potete votare come vi piace, questo è un paese libero. Ma dovete pagare lo stesso. Buongiorno e arrivederci tra un mese. Non difendo il modo di esprimersi del proprietario del piccolo pezzo di terra, ma ancor meno posso difendere l'ignoranza e la follia del ministro che ha imposto la tassa e degli agitatori che l'hanno domandata. Supponete che il Cancelliere dello Scacchiere abbia effettivamente preso la vanga. Egli non può fare nulla con essa a meno che non si prenda anche il pezzo di terra. Con entrambe egli potrebbe coltivare il pezzo di terra con molto maggiore vantaggio di quello che possa farlo il contadino, poiché potrebbe unirlo con tutti gli altri appezzamenti di terreno, provvederlo di macchinario costoso e amministrarlo scientificamente con tecnici agricoli, ragionieri e statistici; oltre a ciò potrebbe dare al contadino un salario superiore, per meno ore lavorative di quello che egli avrebbe potuto mai sperare come proprietario. In breve, egli potrebbe socializzare l'agricoltura e nazionalizzare la terra. Soltanto, come dimostrerò adesso, questo non può essere fatto con pochi freghi di penna in una legge sull'appropriazione. Ma prima di arrivare a questo punto lasciate che mi soffermi su un'altra pericolosissima possibilità. Sebbene la vanga del contadino non possa produrre niente senza lavoro, non è necessario che il lavoro sia quello del proprietario del pezzo di terra. Supponete che il pezzo di terra si dimostri così produttivo che il proprietario s'accorga di poter avere tutti i prodotti di cui abbisogna, più un margine extra sufficiente a un altro uomo e alla sua famiglia! Qualche lavoratore, che non ha più un pezzo di terreno da lavorare, si offrirà di vangare, in cambio di una parte del prodotto. L'accordo trasforma il proprietario in un ozioso parassita sul suo pezzo di terreno, dall'industrioso coltivatore che era. Ora supponete che dal suo pezzo di terra venga fuori petrolio, o che egli scopra oro o diamanti, mentre lo sta vangando per piantarci carote! Questo accadde nel Sud Africa. Ciò che accade in Inghilterra è invece che lo sviluppo di una città o la costruzione di una strada o la creazione di un nuovo parco danno al pezzo di terra che serviva soltanto per piantar cavoli un valore enorme. In tal caso il lavoratore a cui il proprietario ha affittato la sua terra da cavoli trova che la può subaffittare a un prezzo talmente più grande di quello che deve pagare al primo proprietario (ora chiamato proprietario del terreno) da poter vivere oziosamente in un lusso ancora più grande. E se il valore del posto cresce ancora, il subaffittuario può ripetere l'operazione, può fare l'affittuario del subaffittuario fin tanto che si raggiunge il valore limite della terra, mentre ogni subaffitto aumenta il numero delle famiglie parassite che vivono su redditi non guadagnati. Terre da cavoli, trasformate in

uffici nelle grandi città, hanno attualmente dozzine di famiglie che le depredano in questo modo in forza dei pochi scellini spesi e consumati secoli fa nell'acquisto di una vanga e di una zappa. Diventai socialista 60 anni fa perché ero abbastanza curioso di sapere come mai certa gente facesse denaro senza far nulla, mentre altri vivevano come schiavi per 13 scellini o meno la settimana e morivano nelle officine, dopo aver duramente lavorato sin da Il Pratico Mondo per Edunet books quando erano bambini. Era infatti pur vero e inevitabile che nessuna terra da cavoli, fosse essa ancora un appezzamento coltivato dal suo primo proprietario oppure la sede di una banca, di una compagnia di assicurazione, di un trust commerciale, di un grande magazzino o simili, poteva produrre mezzo soldo di carote o un soldo di rendita, a meno che non ci fossero uomini e donne a lavorarci sei giorni la settimana. Così l'appropriazione di un pezzo di terreno, o l'acquisto di una fattoria da parte di un pioniere, avranno per risultato di dividere alla fine la società umana in parassiti e produttori, lavoratori e fannulloni, padroni e schiavi, esattamente come accadde quando Guglielmo il Conquistatore donava un possedimento a uno dei suoi baroni. E fosse il capitale fornito dai proprietari sei scellini per una vanga o sei milioni per un colossale impianto industriale o per una flotta di transatlantici, una volta che l'impianto e le navi sono costruiti e che i sei milioni sono stati spesi per mantenere gli operai che li hanno costruiti, questi milioni sono irrimediabilmente consumati e la loro presenza come cifre del bilancio è soltanto un promemoria non sostanziato da alcun fatto. Sotto questo aspetto il capitale è una pura illusione. La teoria secondo cui i capitalisti vivono d'aria e possono essere tassati per essa costituisce una vera pazzia; noi tutti viviamo sul lavoro e non sulla proprietà; l'essenza genuina di un vero vangelo economico può trovarsi negli scritti di Ruskin che, essendo egli stesso un proprietario dotato di coscienza sociale, pubblicò i suoi conti privati per dimostrare che ogni penny che aveva speso per sé lo aveva guadagnato col suo lavoro e il resto era stato dato al paese. Cecil Rhodes privò nel suo testamento gli oziosi da ogni beneficio. Così il mondo vive di lavoro immediato e non di pane raffermo lasciato in eredità dagli antenati. Alcuni strumenti con cui essi resero più produttivo il lavoro sono tuttora in uso, strade, ponti, canali, ferrovie, acquedotti, porti, centrali elettriche, miniere, mulini a vento, mulini ad acqua, fabbriche e anche macchinari, dalle ruote per filare e dai telai a mano ai telescopi per osservatori, tutte queste cose ci rendono la vita ancora più facile che se non le avessimo, ma senza un lavoro giornaliero esse sarebbero del tutto inutili e cadrebbero in rovina e si deteriorerebbero per mancanza di riparazioni o di miglioramenti. Esse rendono possibile a tutti di lavorare per un minor numero di ore al giorno e guadagnare di più, facendo la stessa fatica, cioè a dire produrre non soltanto una maggior quantità di beni materiali ma anche di agi. Una comunità saggiamente governata provvederà a che tanto i beni quanto gli agi siano egualmente goduti da tutti. Una comunità governata plutocraticamente darà tutti gli agi e tutti i beni a pochi favoriti, mentre farà lavorare il resto sempre più duramente e lungamente per ottenere una parte sempre più piccola di quello che produce. Poiché questa è la nostra situazione, è possibile mai che siamo governati da idioti e depredati da mascalzoni, e che le masse siano così vigliacche e imbecilli da sottomettersi a questo stato di cose? La verità è che esse sono semplicemente ignoranti di scienza politica. Il Governo deve soltanto non far niente ("laisser faire") e limitarsi a dar vigore ai contratti volontari e a mantenere la pace; il male verrà automaticamente da sé. Il proprietario del piccolo pezzo di terra non dovrà mai dire «voglio vivere in ozio e cercare un tizio che faccia il mio lavoro oltre al suo». Il tizio verrà e si offrirà di fare il lavoro perché non ha altri

mezzi per vivere. Tolstòi disse che i ricchi fanno di tutto per i poveri, eccetto che togliere loro il piede dal collo. Tolstòi si provò a farlo come uomo privato, e il tentativo finì con la composizione di un dramma autobiografico in cui egli confessava di essere una vera calamità e che egli lasciò interrotto all'ultimo atto, perché doveva finire col suicidio. Soltanto lo Stato può fare ciò che egli tentò di fare da solo.
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Abbiamo avuto barlumi di buon senso in questo campo. Prendete il caso dei nostri inventori e autori. Come il proprietario del piccolo pezzo di terra prende un acro di arida terra e con il suo lavoro gli fa produrre vegetali, così l'inventore prende un foglio di carta bianca e lo trasforma in un disegno che spiega come si debba fare per costruire una macchina calcolatrice o una turbina; analogamente l'autore prende un altro foglio di carta bianca e lo trasforma in un poema, in una commedia, in un romanzo o in un trattato. Tuttavia allo stesso modo che il piccolo pezzo di terra non continuerà a produrre i vegetali a meno che non ci sia qualcuno che lo vanghi, così la macchina calcolatrice o la turbina non produrranno niente se non c'è qualcuno che le adoperi, né i poemi, le commedie, i romanzi e i trattati creeranno alcun divertimento, alcun miglioramento morale o educativo se non sono continuamente stampati, messi in circolazione o rappresentati. Ma poiché non sono gli autori né gli inventori a fare questo genere di lavoro, bisogna dar loro qualcosa dei profitti che si ricavano; essi sono infatti indispensabili alla civiltà e alla cultura, e se vogliamo che vivano bisogna pagare la loro opera creativa, anche se essi sono disposti a compierla per niente piuttosto che non farla affatto. Parve semplice in un primo momento fare del disegno una proprietà dell'inventore, del libro una proprietà dell'autore e dello spartito musicale una proprietà del compositore, così come il pezzo di terreno è una proprietà di colui che lo vanga. Ma questa nuova forma di proprietà sembrò così speciale che i nostri giudici per lungo tempo non riuscirono a persuadersi che essa potesse esistere. Il caso della terra era semplice: quando coloro che la vangavano producevano una patata, questa poteva essere usata soltanto da un consumatore. Una volta mangiata, la cosa finiva lì, e per rimpiazzarla bisognava produrre una nuova patata con nuovo lavoro. Ma non vi è nulla di peggio di un disegno quando questo è usato da un fabbricante di macchine: egli può utilizzarlo per fare milioni di macchine e senza che esso perda di efficienza o si consumi. Lo stesso accade per gli spartiti e per i libri. Quanto più sono letti o pubblicati o rappresentati o stampati, tanto più famosi diventano: l'appetito da essi destato cresce parallelamente al loro uso; ed essi sono sempre buoni dopo che milioni di persone ci si sono divertite, né più né meno che quando l'inchiostro del manoscritto era ancora umido. Inoltre, mentre nessuno potrebbe prendere una patata da un pezzo di terra senza avere ottenuto dal proprietario il permesso di entrarvi e di scavarla, tutti potrebbero usare disegni, spartiti e libri senza pagare nulla all'inventore, al compositore o all'autore. E' evidente che bisognava fare qualcosa al riguardo, bisognava cioè che qualcuno pensasse con maggior attenzione di quanta ne era stata dedicata alla questione della terra. La soluzione più semplice era di proibire a tutti di moltiplicare le copie di un libro e di venderle, oppure di rappresentare commedie e far pagare l'ingresso senza aver ottenuto prima il permesso dall'autore, contro il compenso da lui richiesto, mettendo così libri, commedie, eccetera nella stessa posizione della terra; non proprietà per uso personale, ma proprietà "reale", cioè proprietà che dà rendita e profitto. Ciò sembrava più ragionevole della proprietà della terra; poiché il proprietario terriero non ha fatto la terra; essa fu un dono della natura, mentre l'autore ha lavorato molti mesi per scrivere un libro. La Bibbia ha detto la parola di Dio sull'argomento: «la terra non dovrà essere più venduta per sempre, poiché la terra è mia, voi siete infatti degli stranieri e degli abitanti temporanei di

fronte a me». Così dice, in maniera del tutto socialista, il venticinquesimo capitolo del "Levitico", versetto 23. Era difficile per un terrazziere o per un fabbro credere che il far scarabocchi con la penna su un pezzo di carta fosse un lavoro che faceva venire la fame come il maneggiare la pala, il Il Pratico Mondo per Edunet books piccone e il martello, così per un lungo periodo di tempo gli autori dovettero vivere vendendo i loro manoscritti a editori o ad attori. Ma la pubblicazione permetteva a chiunque di copiare il libro: e quando si rappresentava una commedia, un esperto stenografo poteva trascriverla parola per parola come era stata detta sul palcoscenico e così ottenere una copia da pubblicare o da usare in un altro teatro senza pagare nulla all'autore. Gli editori e i direttori di compagnia fecero molte obiezioni su questo punto; anche loro volevano infatti il diritto esclusivo di stampare o rappresentare il libro o la commedia che avevano comperato dall'autore, né d'altronde questi poteva venderlo loro, perché non lo possedeva. Così, sebbene gli autori fossero in numero troppo scarso, troppo poveri, troppo inesperti in questioni di affari e di politica per ottenere qualcosa per sé dal Parlamento, gli editori, essendo uomini d'affari, ottennero questo per diritto loro e lo comperarono a prezzi che lasciavano la maggior parte degli autori a lottare con "la fatica, l'invidia, il bisogno, il padrone e la galera", finché poi anch'essi formarono associazioni professionali ovverossia unioni operaie sotto nome più gentile, e cominciarono a sfruttare questa nuova forma di proprietà in maniera più sensata. Ma donde venne ai legislatori quel barlume di coscienza che ispirò loro il diritto d'autore? Sembra che sia loro accaduto di pensare che, se la nuova proprietà fosse perpetua ed ereditabile come una proprietà terriera, non soltanto io (ad esempio) avrei avuto di che vivere a sufficienza con l'aver scritto uno o due "Pigmalioni", ma, ammesso che le opere fossero destinate a durare nel tempo, i miei discendenti di qui a cinquecento anni avrebbero nello stesso modo vissuto, pur senza aver mai scritto una parola, come veri e propri parassiti del lavoro di tipografi, editori, attori, direttori e librai. Per la maggior parte non potrebbero neppure pretendere di essere discendenti del Profeta (o sceriffo Shavian), poiché i miei "copyrights" potrebbero essere stati venduti dai miei discendenti (siamo una famiglia piuttosto previdente) ed essere così passati nelle mani di persone che non sanno scrivere una sola riga di letteratura. I nostri legislatori cercarono quindi di evitare questa dannosa assurdità. Essi limitarono la durata dei diritti d'autore alla vita dell'autore più un periodo sufficiente a provvedere alle necessità della vedova e a educare i suoi figli non maggiorenni, nel caso ne lasci qualcuno. Attualmente questo periodo dura la vita dell'autore più 50 anni nella maggior parte delle nazioni europee ai sensi di un accordo internazionale, salvo alcune modifiche locali che non è necessario qui specificare. Negli Stati Uniti il periodo è di 28 anni, ma poiché è rinnovabile per altri 28 anni il periodo è virtualmente di 56, abbastanza vicino a quello europeo di 50 anni. La parte più sorprendente della faccenda è che i nostri legislatori non si sono ancora accorti che l'obiezione che essi fanno alla eredità perpetua nei diritti d'autore è egualmente valida per la proprietà industriale e terriera. Vi è anzi attualmente un movimento che mira a rendere perpetui i diritti d'autore, in base al fatto che non è bello che una persona il cui nonno comperò prima degli altri un terreno senza valore nella zona di Chicago debba essere milionario, mentre il pronipote di Dickens debba essere povero come uno scaccino. Il sistema per eliminare questa anomalia è di municipalizzare la zona di Chicago e di limitarvi la durata degli affitti, piuttosto che di fare, della progenie degli autori, insigni parassiti come lo sono i discendenti dei primi diboscatori.

Ma vi è ancora un'altra anomalia da eliminare. Quale deve essere la sorte degli inventori? Il loro caso doveva essere risolto, così come era stato risolto quello degli autori. Ma la questione era ancora più urgente, poiché la vita civile viene modificata molto più dalle invenzioni che dai libri. Esse hanno reso quasi trascurabili distanze che nella mia giovinezza erano proibitive: queste sono state infatti abolite nel momento in cui furono Il Pratico Mondo per Edunet books inventati il telefono e il cavo elettrico. Al confronto Shakespeare non provocò forti mutamenti sociali: furono Watt e Stephenson a determinare la rivoluzione industriale. Viene fatto di pensare che, se deve esserci una differenza tra le condizioni degli inventori e quelle degli autori, i primi dovrebbero essere trattati meglio. Invece il diritto dell'autore dura tutta la sua vita più 50 anni, e il brevetto dell'inventore soltanto 16. La differenza è la stessa che passa tra le idee del 1624 e quelle del 1911, ed è diventata ora ingiustificabile. Tali anomalie dimostrano che i nostri legislatori stanno annaspando nel buio e passano da un abuso all'altro senza alcuna comprensione del futuro, del passato e del presente. Mosè, morto 35 secoli fa, fu abbastanza intelligente dal punto di vista politico da limitare a cinquant'anni ogni diritto di proprietà; al sopraggiungere di questo termine (giubileo) tutti i diritti di proprietà venivano conferiti alla comunità; ma poiché il meccanismo sociale necessario a un simile mutamento non era nemmeno allora applicabile, l'idea non fu mai attuata, e se lo fosse stata avrebbe rovinato la civiltà di allora. Ma almeno Mosè ebbe la sagacia di vedere che sarebbe stato necessario fare qualcosa di simile; anche Gladstone, quando le ferrovie furono autorizzate, per evitare che gli azionisti e i loro discendenti ne fossero gli eterni proprietari dispose che fossero vendute alla comunità come rottame, alla fine di un certo periodo di tempo. Ma poiché quando giunse la scadenza il Governo era antisocialista, non attrezzato a prendersi le ferrovie e ad amministrarle, il progetto di Gladstone fu messo da parte dai nostri giudici, così come era accaduto al progetto di Mosè. E' chiaro perciò che il male della proprietà "reale" si trova nella sua perpetua ereditarietà. Nel diciannovesimo secolo esso ha determinato una distribuzione del reddito nazionale così cattiva e oltraggiosa, che non poté essere ignorata né difesa. C'erano bambini milionari e lavoratori poveri benché essi si fossero esauriti in una intera vita di lavoro. Cagnolini maltesi erano superalimentati con cotolette di montone e riscaldati su tappeti da salotto, mentre molti bambini crescevano male e affamati per insufficienza di cibo e di combustibile. Mentre la nazione aveva urgente bisogno di cose migliori, di vestiti, di educazione e di viveri, il lavoro che avrebbe potuto produrli era invece impiegato nel fabbricare articoli di fantasia (in massima parte inutili cianfrusaglie) e nel permettere il parassitismo ai parassiti. Sebbene il male non fosse stato capito, esso era d'altra parte così manifesto che si cominciò ad attaccarlo con violenza. Nonostante il precedente dei diritti d'autore e dei brevetti, il primo attacco non fu sferrato contro la durata dei diritti di proprietà. Il Governo, bisognoso di denaro per mandare avanti i grandi settori degli affari nazionali che non potevano essere lasciati al capitalismo privato, perché nessun profitto commerciale se ne poteva ricavare, cominciò a confiscare a tutto spiano i redditi dei ricchi. Nella mia giovinezza la tassa sul reddito era di due pence ogni sterlina. Essa è ora di diciannove scellini e sei pence sui redditi che eccedono le ventimila sterline, il che significa non soltanto la loro nazionalizzazione ma anche le fine di numerosi parassiti e la bancarotta dei loro proprietari. Si ammette ora esplicitamente e ufficialmente che tali redditi non sono guadagnati da coloro che li ricevono. In breve, poiché è ormai universalmente riconosciuto dagli economisti che le persone che li ricevono, simili a "fuchi in un alveare", danneggiano la società nello stesso modo dei ladri, noi, invece di mettere un freno a queste ruberie, abbiamo al pari di Wotan nell'"Anello dei Nibelunghi" di Wagner preso come regola della nostra economia politica quella che dice «Ciò che il ladro ti ha rubato, tu rubalo al ladro».

Successivamente, continuando a non capire il problema, abbiamo attaccato l'istituto dell'eredità, istituendo le imposte di successione e determinandole su un capitale puramente immaginario in base ai valori di Borsa. Tutto questo, che si viene ora eseguendo in pieno sotto la pressione di una guerra che costa dodici milioni di sterline alIl Pratico Mondo per Edunet books giorno, sta rovinando il sistema capitalista, da cui pure la civiltà ancora dipende largamente. Sembra semplice prendere i milionari per la collottola e rovinarli, ma poiché non possiamo farlo senza rovinare contemporaneamente Bond Street e Bournemouth, oltre a dover trovar lavoro per i loro maggiordomi e le loro governanti, i loro cuochi e le loro cameriere, finiamo per trovarci in un bel ginepraio invece che in un paradiso terrestre. Prendete a esempio il mio caso. Trent'anni fa impiegai alcuni mesi del mio tempo libero per scrivere una commedia chiamata "Pigmalione", per la quale, in virtù della legge sui diritti di autore, sono stato abbastanza ultrapagato al confronto degli attori, degli scenografi e del personale di palcoscenico, per cui merito la commedia veniva rappresentata. Grazie all'invenzione del cinematografo (che non è stato inventato da me) ricevetti in seguito una pioggia di 29000 sterline in conto dei miei diritti d'autore per il film. Il risultato finanziario fu che dovetti pagare in due anni 50000 sterline al Cancelliere dello Scacchiere. Il risultato di quella catastrofe è che ora uso i miei diritti di autore, non perché si filmino le mie commedie e si dia in questo modo lavoro e divertimento ai miei concittadini, ma per vietarle o sopprimerle, così da ridurre il mio reddito al punto in cui mi sia possibile viverci. Analogamente, sebbene la guerra inciti ogni persona a lavorare fino al massimo della sopportazione per stornare dal nostro capo la minaccia della sconfitta da parte del nazismo, gli operai si rifiutano dappertutto di lavorare oltre l'orario, per tema di guadagnare quanto basta per essere colpiti dalla tassa sul reddito. Un mio amico, morto tempo fa, aveva un'ottima posizione economica, quando ebbe la sfortuna di ereditare un vasto possedimento e il titolo di marchese. Egli diventò immediatamente debitore verso il Cancelliere dello Scacchiere di una somma pari a tredici anni di reddito del suo possedimento a titolo di imposta di successione, sebbene egli fosse nell'impossibilità di ricavare dal possedimento più del raccolto dell'anno precedente. Il mio amico disse al Cancelliere «naturalmente non posso pagarvi il denaro, ma posso darvi la terra» (6000 o 60000 acri non ricordo bene). Il Cancelliere, sebbene fosse per principio un ardente fautore della nazionalizzazione della terra, nonché ministro di un Governo laburista, dovette rifiutare l'offerta, non essendo in condizioni di coltivare e amministrare neppure un acro del suolo nazionale. Come sistemarono la questione, se mai lo fecero, non posso dirvelo: tutto quello che so è che, quando dovetti pagare le mie 50000 sterline, non offrii in loro vece alcuni dei miei diritti di autore; poiché infatti non abbiamo né un teatro né un cinematografo nazionale, il Cancelliere non sapeva che farsene di un diritto d'autore. Mi verrà ora chiesto perché, se tassare il capitale è un'operazione spesse volte impossibile e non redditizia, questa tassa sia durata in pratica così a lungo sotto forma di tassa di successione. La risposta è che questa forma di tassazione non è mai realmente esistita e che sarebbe stata subito annullata se fosse stata applicata a tutti i capitalisti ogni anno (come vorrebbero fare i suoi sostenitori) invece che a casi individuali a lunghi intervalli. Se un Cancelliere domanda in un solo anno il reddito di 13 anni di un possedimento, lo fa soltanto ogni 33 anni, cioè una volta in una generazione, ed è allora possibile per il proprietario di provvedere al pagamento della tassa, risparmiando o mediante un'assicurazione; e poiché si fece appunto così, tutto procedette benissimo fino all'inizio della guerra dei Quattro Anni nel 1914, quando nelle Fiandre la carneficina era tale che la vita di un ufficiale di compagnia al fronte si pensava potesse durare al massimo sei settimane invece di 33 anni. Nel caso venissero uccisi tre eredi nello spazio di sei mesi, il possedimento di famiglia doveva pagare l'imposta di successione, sul suo valore

immaginario, tre volte in un solo anno, e anche la sua completa confisca lasciava i suoi eredi ancora in debito verso la Corona: una povera ricompensa per il massimo sacrificio dei patrioti. In tali casi la tassa di successione dovette essere rimessa. Essa non è mai stata attuabile e non lo sarà mai, se non quando potrà essere pagata a intervalli considerevolmente più lunghi del numero dei redditi annui richiesti in una sola volta.
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La confisca dei redditi non guadagnati è possibile soltanto nella misura in cui l'iniziativa socialista può provvedere all'impiego o a una pensione di Stato per tutti i parassiti a essi collegati. Le guerre realizzano questo programma, impiegandoli come soldati, come lavoratori nelle fabbriche di munizioni e nelle attività produttive, dalle quali i soldati e gli operai delle fabbriche di materiale bellico, il cui lavoro è invece distruttivo e omicida, ricavano i mezzi per il loro sostentamento. Così la guerra dei Quattro Anni obbligò il Governo a costruire industrie nazionali e a controllare quelle private, prescrivendo quali dovessero essere i prodotti, accertandosi dei costi di produzione e limitando molto drasticamente i profitti. Ma quando la guerra finì, tutti questi impieghi cessarono. Le industrie nazionali furono distrutte e il controllo cessò. Vi sarebbero stati tumulti, se non si fossero aiutati i soldati smobilitati con sussidi di disoccupazione anziché organizzare socialisticamente i mezzi di lavoro per dar loro modo di guadagnarsi un decoroso sostentamento. Ma questo non lo potevano fare da sé senza avere né terra né una direzione. Il sussidio ci diede il peso di una nuova orda di parassiti viventi nella più abbietta povertà. I parassiti poveri sono molto peggiori dei ricchi: essi non possono né risparmiare capitale, né dare lavoro, né dare un esempio di bel vivere come fanno i ricchi. Nel 1939 la situazione fu di nuovo temporaneamente salvata da una nuova guerra; ma essa si riprodurrà e ci porterà infine alla rovina, a meno che non riusciamo a ottenere che i nostri governanti capiscano che la semplice confisca dei redditi non guadagnati a mezzo di tasse e l'abolizione dell'ereditarietà e le tasse di successione non sono sufficienti a ciò, perché la terra e l'industria debbono essere mantenute in efficienza produttiva giorno per giorno, minuto per minuto, e devono essere coltivate, amministrate, lavorate senza un momento di sosta, altrimenti la nazione morirà di fame, per quanto il Cancelliere dello Scacchiere possa star seduto su una scatola piena di certificati, azioni e titoli di beni. Il nuovo Governo bolscevico russo del 1917 scoprì questa verità provando e sbagliando. Esso non fu così pazzo da stimare le risorse nazionali col semplice metodo di moltiplicare il reddito nazionale per venti: bensì ridusse alla miseria i capitalisti, i proprietari e i profittatori, in base ai principi socialisti, col metodo della semplice espropriazione violenta. I risultati immediati furono così disastrosi che ancor oggi c'è da meravigliarsi che il bolscevismo sia sopravvissuto alla catastrofe. I capi sovietici, non avendo letto nessun vangelo socialista più recente di quello di Karl Marx ed essendo quindi pre- fabiani, non capirono che gli statisti socialisti non devono nazionalizzare un soldo di capitale né un ettaro di terra, finché la nazione non sia attrezzata burocraticamente a usare quel capitale e a coltivare quella terra senza un giorno di ritardo. Quando Lenin s'accorse di che cosa accade quando si distrugge radicalmente l'impresa privata prima che il meccanismo politico sia pronto a continuare il suo lavoro, dovette restaurare buona parte del commercio e dell'agricoltura privati, sotto il nome di Nuova Politica Economica (egli avrebbe dovuto chiamarla Vecchia) per tirare avanti il Governo sino a che non fosse attrezzato per sostituirsi a loro. Possiamo considerare arcidimostrato che né i principi cristiani, né i principi marxisti, né le esperienze di affari dei banchieri e degli speculatori possono guidare sicuramente uno Stato moderno verso una genuina democrazia. Ma non è possibile accertarsi con esami e

colloqui se l'esaminando conosca l'economia finanziaria abbastanza solidamente da essere fatto Cancelliere dello Scacchiere o Lord del Tesoro, senza il rischio di essere portati alla rovina da ubbie che vanno sotto il nome di "valori del capitale", valori terrieri, credito sociale, risparmi, parsimonia e simili maschere del principio «Qualcosa in cambio di niente». Gli uffici del Tesoro dovrebbero portare cartelli dove fosse scritto non LIBERTA', Il Pratico Mondo per Edunet books UGUAGLIANZA, FRATERNITA', ma NIENTE PER NIENTE E POCHISSIMO PER UN SOLDINO. 13. IDEE GIUSTE E IDEE ASSURDE IN FATTO DI COMPENSAZIONE Poiché andiamo perdendo a una a una, e forse a dieci a dieci, tutte le illusioni, diventa evidente a ogni piè sospinto che la civiltà, che prima dipendeva dalla proprietà e dall'iniziativa privata, le ha entrambe sorpassate e le sta riducendo dappertutto a brandelli. Dato che questo è un problema di fatti e non di opinioni, deve essere affrontato dai cittadini di tutti i partiti. Coloro che credono di potersela cavare dicendo «io non sono per il socialismo» sono altrettanto inutili di quei socialisti che immaginano che l'abolizione della proprietà privata metterà automaticamente a posto ogni cosa. Entrambi si trovano continuamente obbligati a sbarazzarsi un poco per volta e, qualche volta, molto per volta, della proprietà privata e dell'istinto dell'eredità, sotto le rinnovate pressioni delle circostanze e senza saper proprio come fare. In un solo punto essi si accapigliano furiosamente. Coloro che non tengono per il socialismo insistono che gli espropriati dovrebbero ricevere un cosiddetto indennizzo, intendendo con ciò che essi dovrebbero riavere sotto altra forma la proprietà confiscata. Gli altri sostengono con veemenza che essi non dovrebbero ricevere alcun riguardo e dovrebbero essere lasciati tutti a lavorare o a morire di fame, come si meritano. Dicono questi ultimi che, siccome la proprietà privata è in effetti un furto, coloro che ne approfittano dovrebbero essere puniti invece che compensati. L'indignazione virtuosa è una forma molto apprezzata di autoindulgenza in Inghilterra, e senza dubbio anche altrove. Ma ciò non cambia il fatto che i signori e le signore gettati senza pietà sul lastrico non hanno effettivamente la possibilità di lavorare. Essi non sanno lavorare e non sono stati allenati a farlo. Alcuni di loro sono troppo giovani e altri troppo vecchi. Hanno molte persone a carico (tra i quali i poveri parenti rovinati come loro), e tra queste coloro che lavorano possono veder sfumare le loro possibilità di lavoro. La cameriera di una signora che si presentasse per ottenere un posto di raccoglitrice di stracci sarebbe rifiutata con una frase del genere «Lei non è il tipo che ci serve» nello stesso modo come lo sarebbe la sua padrona rovinata; e se la espropriazione dovesse essere molto estesa, ben poche signore impiegherebbero donne di servizio. Lo Stato inoltre non può, come un imprenditore privato, sbarazzarsi dei suoi impiegati con un semplice licenziamento. Essi si presentano a lui come "poveri" e, più educatamente, come "nullatenenti" che hanno diritto a esser soccorsi secondo la vecchia legge di Elisabetta e tutte le sue moderne aggiunte. La teoria secondo cui essi sarebbero in qualche modo colpevoli è ignorante e sciocca. Essi non possono evitare di essere proprietari più di quanto gli altri possano evitare di essere proletari. Se qualcuno deve essere ritenuto colpevole di qualche cosa, sono i proletari che dovrebbero essere puniti perché poveri, e non i proprietari perché ricchi. La formula del «nessun indennizzo» equivale alla crudeltà premeditata verso gli animali. Oggi anzi si fa troppo poco uso dell'indennizzo. Quando gli operai che tessevano a mano furono rovinati dalle industrie tessili meccaniche, essi furono spinti a rivoltarsi per il mancato indennizzo, mentre sarebbe stato più economico darglielo subito. La gente umana e di buon senso ammetterà questo senza discutere; ma si chiederà altresì che genere di indennizzo sia quello dato ai proprietari, se esso li lascia ricchi come prima. Questa giusta domanda dimostra che la parola indennizzo non è appropriata. I proprietari come classe non saranno né potranno essere indennizzati; ma l'espropriazione dei loro beni può essere fatta

in modo da evitare che il proprietario di una grandissima proprietà debba sopportare più della sua giusta parte di danno nella trasformazione di quest'ultima da proprietà privata a pubblica. Ciò può farsi facilmente e in effetti si fa di continuo, comperando la proprietà al suo prezzo di mercato e pagandolo con tasse imposte su tutto il complesso dei proprietari. Il risultato non è un indennizzo, bensì un accomodamento e dovrebbe essere chiamato così.
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Io stesso sono un proprietario, e quello che è peggio un proprietario assenteista. Da quando ereditai la mia proprietà, circa trent'anni or sono, passai una sola volta alcune ore nelle sue vicinanze, senza entrarvi e senza identificare una sola delle case ivi erette. Però intasco un modesto reddito, guadagnato dal lavoro di coloro che ci abitano, i quali non mi hanno mai visto né hanno mai ricevuto alcun servizio da me. Difficilmente si può immaginare una più grande malversazione, ma non è colpa mia, devo accettarlo come legge della terra; non vi sono infatti altre alternative per me. Sono nettamente favorevole alla municipalizzazione di questa mia piccola proprietà; ma desidero essere pagato come se la vendessi privatamente a un compratore privato. Perché dovrei restare infatti minorato del mio pezzetto di città, quando i padroni di casa dei miei vicini non soltanto continuerebbero a godere le loro rendite come prima, ma anche qualcosa in più, grazie ai vantaggi che possono risultare dall'espropriazione della mia terra? Senza dubbio il metodo giusto è quello di pagarmi il prezzo della mia terra e mandarmi l'esattore delle tasse per ritirarmi una quota del prezzo, facendo nello stesso tempo contribuire con le loro quote i colleghi proprietari terrieri. Con ognuna di queste transazioni un pezzo di terra passa dalla proprietà privata a quella pubblica; il Municipio diventa più ricco per via del suo uso o provento; la classe dei proprietari diventa più povera in ragione del prezzo pagato per l'esproprio; i contribuenti diventano invece più ricchi in ragione della stessa cifra. I nostri economisti classici dimostrarono che le imposte finiscono sempre per ricadere sugli affitti; di conseguenza quando le imposte diminuiscono gli affitti possono essere aumentati; ma questo è vero soltanto quando al contribuente affittuario si impone un affitto esorbitante: cioè un affitto così alto che se fosse aumentato di uno scellino egli dovrebbe rinunciare a fare l'affittuario. Questo però accade soltanto nel caso di affittuari estremamente poveri. Finché l'affitto non giunge a questo punto, come accade nella maggior parte dei casi, l'affittuario può godere una parte della rendita viva; ma egli non può aumentar l'affitto del vicino, né possono farlo i locatari, sebbene essi possano trarre un profitto dal subaffitto, se l'affitto che pagano non è alto. Ma queste vie di evasione sono in massima parte soltanto teoriche, e quindi costituiscono una quantità trascurabile. Poiché i padroni di casa sono tassati sempre sui loro redditi in modo tale che le loro candele bruciano da tutte e due le parti, per rendere tutti i fondi urbani di proprietà pubblica è sufficiente che la municipalizzazione mediante il sistema anzidetto sia effettuata fino alla fine; in tal modo la classe dei proprietari rimasti senza proprietà si estinguerà, e i loro figli saranno educati a lavorare per vivere, come fanno tutti. Nonostante la sua semplicità, questo procedimento abbisogna di qualche elementare ragionamento politico ed economico, perché sia pienamente capito. Chi non lo capisce non deve avere mai niente a che fare con progetti di municipalizzazione e nazionalizzazione. Si tratta di una posizione chiave, ed è perciò questo l'elemento decisivo per la qualifica. Sebbene con questo sistema si possa provvedere perfettamente al trapasso del territorio urbano dalla proprietà privata a quella pubblica con l'assenso degli uomini d'affari, vi sono alcuni casi in cui questo sistema potrebbe essere troppo spietato verso i proprietari. Alcuni privati possiedono il suolo di intere città o di parti importanti di città che sono di per sé sole più vaste ed enormemente più redditizie di molte cittadine provinciali. Andare da uno dei nostri pari terrieri e dirgli «stiamo per municipalizzare questa e quella casa della vostra

proprietà, ma non ne risentirete la perdita, perché vi pagheremo a prezzo di mercato tassando tutti gli altri proprietari della parrocchia» sarebbe una stupidaggine, finché egli potesse rispondere «grazie tante; sono il proprietario del suolo di tutta la parrocchia e sarei io a pagare l'intero prezzo». Finché potessimo rispondergli che potrebbe benissimo sopportare il sacrificio, potremmo andare avanti senza rimorsi; ma si arriverebbe a un Il Pratico Mondo per senza books punto al quale egli non potrebbe più sopportarloEdunet un duro cambiamento nella sua situazione: vale a dire, ridursi a vivere in un modo che, non per colpa sua, non gli è mai stato insegnato e che quindi egli ignora, perdendo per giunta il margine necessario a mantenere in vita i suoi vecchi parenti e i servi che in passato lo avevano servito fedelmente. La privazione personale è al confronto trascurabile; un duca proprietario terriero non mangia infatti più del suo giardiniere né consuma altrettanto presto i suoi vestiti; e nei suoi viaggi deve talvolta vivere molto scomodamente. Ma egli ha tanti imbarazzi e impegni che una sua improvvisa e completa espropriazione sarebbe una calamità per molta altra gente. Egli ha il diritto, come lo hanno gli autori, di essere avvertito con sufficiente anticipo da permettere a lui e a sua moglie di farsi una nuova vita, e ai suoi figli di essere educati al loro avvenire nuovo e definito. Questo si può fare in maniera ragionevole concedendo loro una rendita annua temporanea, o una pensione vitalizia. La nostra esperienza dei figli cadetti sbalestrati nella vita come gentiluomini senza una lira non c'incoraggia a tenercene attorno altri in avvenire. La povertà della gente che non sa vivere poveramente è molto più penosa della povertà di un operaio che ha quel tanto a cui è stato sempre abituato e non deve conservare false pretese sociali vivendo in maniera inadeguata alle sue rendite, o addirittura senza rendite. Se il futuro deve essere un futuro socialista, il caso di gente che viva di redditi non guadagnati sarà ulteriormente modificato dal fatto che il lavoro sarà obbligatorio per tutti. Esso lo è sempre stato per la maggior parte della gente; infatti, non soltanto il proletariato non ha avuto altra alternativa che lavorare o morire di fame, ma anche la nobiltà feudale è stata moralmente soggetta al servizio obbligatorio nell'esercito, nella Chiesa e nella diplomazia. Soltanto nella classe media non solo manca un senso dell'obbligo sociale al lavoro anche quando si può farne a meno, ma esiste addirittura una radicata convenzione sociale che "l'indipendenza" (e cioè in verità la completa dipendenza dal lavoro altrui) sia segno di distinzione. La gente distinta non deve farsi vedere a portar sacchi. Ora, il fatto di avere molto denaro non abolisce per niente l'obbligo sociale di lavorare. Questo principio finora è legalmente riconosciuto solo nel caso del servizio militare. L'uomo che ha un reddito non guadagnato di ventimila sterline l'anno deve andare in trincea come quello che non ha nulla e che prende la paga del re perché non saprebbe altrimenti come fare a vivere. Ora, sotto la denominazione di lavoro di guerra, il servizio militare comprende ogni genere di lavoro e tutti sono diventati egualmente obbligatori. Naturalmente questa obbligatorietà è salutare sia in pace sia in guerra, così che non è distante il giorno in cui il ricco dovrà fare la sua giornata di lavoro come la fa il suo vicino proletario. In tal caso quali privilegi darà il reddito non guadagnato, senza i suoi vantaggi attuali? Noi potremmo dire al milionario obbligato a lavorare al fianco dei suoi concittadini nei campi, nelle fabbriche, nelle miniere, sulle navi e negli uffici, come ora è costretto a servire nell'esercito: «Se voi e gli altri milionari vorrete rinunciare ai vostri redditi non guadagnati, noi possiamo ridurre il vostro lavoro e quello di tutti gli altri di x ore al giorno». Ogni progresso nell'organizzazione sociale sarà un ottimo affare per coloro che vivono di rendita quando non sarà loro più permesso di fare i parassiti. Anche ora le vite che si trascinano nell'ozio non sono felici: le loro vittime sono costrette a seccarsi e tormentarsi a vicenda nell'andazzo senza senso di una moda che non viene neppure inventata da loro ma è imposta dalle industrie di lusso che vivono a loro spese, e in tutto ciò l'occupazione migliore è ancora quella di fare vita di campagna dedicando ogni mese alla caccia e alla

uccisione di qualche animale o uccello. Questa è una vita da cane e non da uomo civile, per quanto possa essere più sana della vita mondana di Londra. Le unioni operaie e la legislazione del lavoro hanno fatto qualcosa per mitigare la povertà e la schiavitù dei poveri; ma non si pensa affatto alle miserie dei ricchi, che si crede vivano in uno stato di continuo divertimento, poveri diavoli!
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14. IL VIZIO DEL GIOCO E LA VIRTU' DELL'ASSICURAZIONE L'assicurazione, sebbene fondata su fatti che sono inesplicabili e su rischi che sono calcolabili soltanto da matematici professionisti chiamati attuari, è nondimeno più simpatica a studiarsi degli argomenti della banca e del capitale, che sono più facili. Questo perché nel nostro paese per ogni uomo politico competente ci sono almeno 100000 giocatori che fanno scommesse ogni settimana, con i bookmakers dei campi di corse. Il mestiere del bookmaker è di far scommesse su ogni cavallo iscritto alla corsa con chiunque pensi che esso vincerà e desideri scommettere sulla sua vittoria. Poiché un cavallo solo vince e tutti gli altri debbono perdere, l'affare sarebbe enormemente lucrativo se tutte le scommesse fossero alla pari. Ma la concorrenza fra i bookmakers li porta ad attirare i clienti con l'offrir loro quote alte sui cavalli che non hanno probabilità di vincere e quote basse sul cavallo che ha le maggiori probabilità, e che si suole chiamare il favorito. Il ben conosciuto grido, che imbarazza i novizi, di «due a uno», significa che il bookmaker scommetterà sulla quota di due a uno contro tutti i cavalli della corsa eccetto il favorito. In genere, però, egli farà scommesse a quote di dieci a uno e anche più sul cavallo considerato "outsider". In questo caso, se vince l'"outsider", come talvolta è accaduto, il bookmaker può perdere in questa scommessa tutto quello che ha guadagnato nelle scommesse contro i favoriti. Tra le possibilità estreme di vincere o perdere, egli può cavarsela sempre basandosi sul numero dei cavalli iscritti alla corsa, sul numero delle scommesse fatte su di loro e sulla sua abilità nell'offrire le quote. In genere egli guadagna quando vince un "outsider", poiché normalmente vi è più denaro su favoriti e sui probabili che sugli "outsider"; ma può succedere anche il contrario: vi possono essere infatti diversi "outsider" così come diversi favoriti, e poiché gli "outsider" vincono abbastanza spesso il tentare i clienti con l'offrire quote troppo favorevoli costituisce un azzardo; e il bookmaker non deve mai giocare d'azzardo, sebbene egli viva nel gioco. Vi sono sempre in pratica sufficienti fattori variabili nel gioco per buttare in palio tutte le abilità finanziarie del bookmaker. Egli deve fare il suo bilancio in modo da riuscire, anche nel caso peggiore, a essere sempre solvibile. Un bookmaker che giochi d'azzardo si rovinerà certamente, proprio come accade a un fornitore di liquori che beva o a un commerciante di quadri che non sappia separarsi da un buon quadro. Sorge subito la domanda: come sia possibile fare un bilancio di solvibilità trattando questioni di probabilità. La risposta è che, quando si presentano in grande numero, le probabilità diventano certezze, e questa è una delle ragioni perché un milione di persone organizzate in uno Stato possono fare cose che non possono essere tentate dai singoli privati. Questa scoperta nacque tuttavia dall'esperienza di ordinari affari privati. Nel passato, quando il viaggiare era pericoloso e la gente prima di partire per un viaggio in mare faceva testamento, e diceva le sue preghiere come se fosse in procinto di morire, il commercio con i paesi stranieri era un affare rischioso, specialmente quando il commerciante, invece di starsene a casa e di consegnare le mercanzie a una agenzia straniera, doveva accompagnarle a destinazione per venderle sul posto. Per fare questo, egli doveva stipulare un contratto con un proprietario di nave oppure direttamente col capitano della nave.

Ora, i capitani delle navi, che vivono sul mare, non vanno soggetti al terrore che esso ispira agli uomini di terra. Per loro il mare è più sicuro della terra; i naufragi sono infatti meno frequenti delle malattie e dei disastri in terra. I capitani delle navi guadagnano sia portando passeggeri sia portando merci. Immaginate quindi un discorso di affari tra un commerciante avido di commerciare con l'estero, ma terribilmente pauroso di fare Il dai selvaggi, un Edunet books naufragio o di essere divorato Pratico Mondoe per comandante di nave avido di merci e di passeggeri. Il capitano assicura il commerciante che le sue merci arriveranno sane e salve, e che anche lui arriverà perfettamente a destinazione, in caso le voglia accompagnare. Ma il commerciante, che ha la testa piena delle avventure di Giona, san Paolo, Ulisse e Robinson Crusoe, non osa avventurarsi. Le loro conversazioni si svolgeranno più o meno in questo modo. CAPITANO: Venite! Scommetto quante sterline volete che, se partite con me, tra un anno sarete ancora vivo e vegeto. COMMERCIANTE: Se dovessi scommettere, scommetterei piuttosto che morirò entro l'anno. CAPITANO: Perché no? Tanto perderete certamente la scommessa. COMMERCIANTE: Ma se io affogo, affogherete anche voi, e allora che cosa accadrà della nostra scommessa? CAPITANO: Giusto. Ma vi troverò qualcuno a terra che farà la scommessa con vostra moglie e con la vostra famiglia. COMMERCIANTE: Questo cambia la situazione; ma, e il mio carico? CAPITANO: Puh! Si può fare la scommessa anche sul carico. Oppure due scommesse: una sulla vostra vita e un'altra sul carico. Ambedue le cose saranno sicure, ve lo garantisco. Non accadrà nulla; e voi vedrete tutte le meraviglie che si possono vedere all'estero. COMMERCIANTE: Ma se le mie merci e io arriviamo sani e salvi dovrò pagarvi il valore della mia vita e quello delle merci. Insomma, se non affogo io sarò rovinato. CAPITANO: Anche questo è vero, ma non crediate che per me le cose andrebbero molto meglio. Se voi affogate, io affogherò per primo; devo essere infatti l'ultimo uomo a lasciare la nave. Tuttavia voglio persuadervi a tentare. Faremo la scommessa dieci contro uno. Vi tenta? COMMERCIANTE: Oh, in questo caso... Il capitano ha scoperto l'assicurazione così come l'orefice scoprì le operazioni di banca. L'assicurazione è un affare lucrativo, e se il giudizio dell'assicuratore e le sue informazioni sono buone è anche un affare sicuro. Esso non è però così semplice come fare il bookmaker sui campi di corse: mentre infatti in una corsa tutti i cavalli eccetto uno devono perdere e il bookmaker guadagna, in un naufragio tutti i passeggeri possono vincere e l'assicuratore andarsene in rovina. Egli deve quindi avere non una ma più navi, in modo che, quante più navi arriveranno in porto invece di affondare, egli guadagnerà in proporzione e perderà soltanto su una. Ma in effetti l'assicuratore marittimo non ha bisogno di navi proprie, così come il bookmaker non ha bisogno di propri cavalli. Egli può assicurare i carichi e le vite affidati a migliaia di navi che appartengono ad altra gente, anche se non ha mai posseduto

o nemmeno visto qualcosa di più di una canoa. Quante più navi egli assicura, tanto più sicuri sono i suoi profitti; una mezza dozzina di navi può infatti naufragare nello stesso tifone o essere spazzata via dalla stessa ondata di fondo, ma su mille navi la maggior parte sopravviverà. Quando i rischi sono accresciuti dalla guerra le quote di scommessa possono diminuire.
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Quando il commercio estero si sviluppa al punto che gli assicuratori marittimi possono impiegare più capitale di quello che possano fornire i singoli individui, per soddisfare la domanda si formano società come i Lloyds britannici. Queste società si accorgono subito che vi sono nel mondo molti altri rischi oltre a quello del naufragio. Gli uomini che non viaggiano e che non spediscono merci per mare possono perdere la vita o parte del corpo in un incidente, oppure le loro case possono essere distrutte da incendi o depredate dai ladri. Sorgono allora da tutte le parti compagnie di assicurazioni, e gli affari si sviluppano e si estendono fino a che non esiste più alcun rischio che non possa essere assicurato. I Lloyds assicureranno non soltanto contro i naufragi ma anche contro qualsiasi rischio che non sia specificamente coperto dalle società per azioni, ma purché sia un rischio assicurabile, ovvero sia un rischio sicuro. Questo sembra costituire una contraddizione in termini: come può infatti un affare sicuro comportare un rischio o un rischio essere corso sicuramente? La risposta ci porta in una regione misteriosa in cui i fatti non possono essere razionalizzati da nessun sistema di raziocinio finora scoperto. L'esempio tipico è costituito dalla più semplice forma di gioco, ovverossia quello di lanciare una moneta in aria e scommettere quale sarà il lato visibile quando si sarà fermata dopo la caduta. Testa o coda, si dice in Inghilterra, testa o croce in Italia. Ogni volta che la moneta è lanciata in aria, sia l'una che l'altra parte hanno le stesse probabilità di vincere. Se vince la testa è probabile vincere anche la volta dopo e ancora la prossima e così fino a mille volte; dal punto di vista teorico è possibile che si verifichi una serie di mille teste o di mille croci; il fatto che la testa vinca a ogni colpo non fa sorgere la più ragionevole probabilità che la croce vincerà la prossima volta. Tuttavia i fatti smentiscono questo ragionamento. Chiunque possiede un nichelino e lo lancia per aria cento volte, trova che la stessa parte ritorna successivamente varie volte; ma il risultato finale sarà di cinquanta teste e cinquanta croci o giù di lì. Mi sono trovato ora in tasca dieci soldi e li ho gettati dieci volte di seguito sul pavimento. Risultato: 49 teste 51 croci, sebbene il risultato 5 contro 5 si sia verificato soltanto due volte in 10 tiri, e le teste abbiano vinto all'inizio per tre volte consecutive. Così, sebbene in due lanci il risultato sia del tutto incerto, in dieci esso può dare abbastanza spesso un 6 a 4 o un 7 a 3 e ci si può quindi scommettere sopra; ma in cento lanci il risultato sarà di 50 a 50 e lascerà i due giocatori, di cui uno strilla testa e l'altro croce ogni volta, esattamente allo stesso punto o molto vicino a quello in cui erano quando cominciarono, né più ricchi né più poveri, a meno che le poste siano così alte che soltanto dei giocatori pazzi osino azzardarle. Una compagnia di assicurazione ben diretta, che fa decine e decine di migliaia di scommesse, non gioca affatto d'azzardo; essa conosce con sufficiente esattezza a quale età moriranno i suoi clienti, quante loro case bruceranno ogni anno, quanti furti si verificheranno, quanto denaro sarà sottratto dai cassieri, quanti indennizzi dovranno pagare alle persone infortunate sul lavoro, quanti incidenti capiteranno alle automobili e ai clienti stessi, quante malattie o periodi di disoccupazione essi dovranno affrontare e quante spese faranno per nascite e morti: in breve, ciò che accadrà a ogni mille o diecimila o un milione di persone, e ciò benché la compagnia non possa dire quel che accadrà a ognuna di loro.

Nella mia giovinezza mi fu insegnato a giocare a "whist" per mettermi nelle condizioni di affrontare degnamente una vita oziosa, dato che vi era gente ricca che, non avendo niente altro di meglio da fare, scacciava la noia (che a quei tempi si chiamava "ennui") giocando a "whist" ogni giorno. Successivamente quelle persone sostituirono al "whist" la "bésigue"; ora si gioca a "bridge." Ogni club ha infatti la sua sala da gioco. I giochi di carte sono giochi Il amino Mondo per Edunet che usano abilità e discernimento di fortuna; sebbene i giocatoriPratico infatti far credere books nello scegliere la carta da giocare, la pratica stabilisce subito regole mediante le quali anche il più stupido giocatore può imparare quale carta scegliere correttamente: cioè non scegliendola affatto, ma ubbidendo a certe regole. In conseguenza di ciò, la gente che gioca ogni giorno a sei pence o a uno scellino al punto si trova alla fine dell'anno a non aver guadagnato né perduto somme di grande importanza e ad avere ucciso piacevolmente il tempo invece di essersi annoiata a morte. In realtà non si è esposti a rischi maggiori di quanto abbiano sostenuto le compagnie di assicurazione. Fu infine scoperto che non soltanto non è necessario che gli assicuratori posseggano navi o cavalli o case o alcuna delle altre cose che essi assicurano, ma che non c'è neppure bisogno che essi esistano. I loro posti possono essere presi da macchine. Sui campi di corse il bookmaker vestito in modo vistoso, e impudentemente loquace, è sostituito dal totalizzatore, dove i giocatori depositano le somme che sono disposti a scommettere sui cavalli che essi immaginano vincitori. Dopo la corsa tutti i vincitori sono pagati mediante questo fondo. La macchina ne trattiene una parte per il costo d'esercizio e il suo profitto. Sulle navi che fanno crociere di divertimento, giovani donne con molto più denaro di quanto sappiano utilizzare gettano scellini e scellini nelle macchine da gioco costruite in modo tale che molto di rado lo scellino ritorna moltiplicato per dieci o venti. Queste macchine sono gli ultimi successori della roulette, dei cavallini e di tutti gli altri trucchi che vendono probabilità di far denaro per niente. Come il totalizzatore e la lotteria, esse non rischiano assolutamente nulla, sebbene i loro clienti non abbiano altra certezza se non quella che presi tutti insieme debbono perdere, dato che ogni vincita di Giacomo e Maria è una perdita per Tom e Susanna. In che modo tutto questo riguarda gli uomini di Stato? In questo modo. Giocare d'azzardo o tentare di far denaro senza guadagnarlo è un vizio che economicamente (e cioè fondamentalmente) è rovinoso. Nei casi estremi è una pazzia alla quale neppure le persone più intelligenti sanno resistere; esse scommetteranno, infatti, tutto ciò che posseggono, sebbene sappiano che le probabilità sono contro di loro. Quando si sono rovinati in mezz'ora o in mezzo minuto, si meravigliano della follia della gente che sta facendo la stessa cosa e della loro stessa follia. Ora lo Stato, potendo fare milioni di scommesse laddove un singolo cittadino non ne può affrontare che una, può tentare i suoi cittadini a giocare senza correre il minimo rischio di perdere finanziariamente; infatti, come ho già detto prima, si sa con certezza ciò che accadrà in un milione di casi sebbene nessuno possa invece prevedere ciò che accadrà nel singolo caso. Di conseguenza ogni Governo essendo in continuo e assillante bisogno di denaro a causa delle sue fortissime spese e dell'antipatia popolare per le tasse, è fortemente tentato a cercar di riempire il Tesoro tentando i cittadini a giocare contro di lui. Nessun delitto verso la società potrebbe essere più perverso e più dannoso. E' un categorico dovere pubblico creare una salda coscienza popolare contro di ciò, facendo una questione di pura e semplice onestà civica il non spendere ciò che non si è guadagnato e il non consumare ciò che non si è prodotto; una questione di alto onore civico il guadagnare più di quello che si spende, il produrre più di quello che si consuma, e il lasciare così il

mondo in condizioni migliori di come lo si era trovato. Nessun altro vero titolo di nobiltà è concepibile al giorno d'oggi. Sfortunatamente, il nostro sistema di considerare la terra e il capitale una proprietà privata non soltanto rende impossibile tanto allo Stato quanto alla Chiesa di inculcare questi Il Pratico realtà a predicare proprio l'opposto. Il sistema può fondamentali concetti, ma li spinge in Mondo per Edunet books spingere l'imprenditore attivo a lavorare duro e a sviluppare al massimo i suoi affari, ma il risultato finale è quello di farlo diventare un membro della nobiltà terriera o della plutocrazia, che vive sul lavoro degli altri e che mette i suoi figli nelle condizioni di fare lo stesso senza aver mai lavorato un momento. La ricompensa del successo nella vita è di diventare un parassita e di fondare una stirpe di parassiti. Il parassitismo è il chiodo della ruota del carro capitalista; ovvero il principale incentivo, senza il quale, come ci è stato insegnato, la società umana cadrebbe a pezzi. Il più audace dei nostri arcivescovi, il più democratico dei nostri ministri delle Finanze non osa denunziare apertamente che il parassitismo, tanto per i pari quanto per i giocatori, è un male che finirà per corrompere anche la più forte civiltà, e che affermare l'opposto è semplicemente diabolico. I nostri più eminenti uomini di Chiesa predicano ora con grande chiarezza e decisione contro la tendenza a fare dell'egoismo l'elemento motore delle civiltà; ma essi non si sono ancora arrischiati a seguire le orme di Ruskin e Proudhon e ad affermare definitivamente che un cittadino che non produce beni o non presta servizi è in effetti un mendicante o un ladro. Il punto più alto che si sia raggiunto in Inghilterra è l'abolizione del lotto di Stato e la messa fuori legge delle lotterie sulle corse dei cavalli in Irlanda. Ma anche qui il problema non è così semplice da poter essere risolto secondo le norme di un'astratta perfezione socialista. Vi sono periodi nella vita di ciascuno durante i quali uno deve consumare senza produrre. Ogni bambino è un vorace e impudente parassita. E per trasformare il bambino in una persona bene educata e capace di produrre, e fare della sua vita di adulto una vita degna di essere vissuta, bisogna prolungare il suo parassitismo fino a circa 18 anni. Anche le persone anziane non possono produrre. Alcune tribù, che prendono troppo sul serio l'economia della scuola di Manchester, risolvono facilmente la difficoltà uccidendo i vecchi o lasciandoli morire di fame. In una moderna civiltà non è necessario che questo avvenga. E' possibilissimo organizzare la società in modo tale da mettere ogni persona intelligente e forte in condizioni di produrre abbastanza da pagare non soltanto ciò che consuma, ma risarcire anche il costo dei venti anni di educazione, e provvedere al più lungo intervallo tra l'inabilità al lavoro per vecchiaia e la morte naturale. Questo è anzi uno dei primi doveri del moderno uomo di Stato. Ora la giovinezza e la vecchiaia sono due certezze. Ma come bisogna comportarci con gli incidenti e le malattie, che per i singoli cittadini non sono certezze ma probabilità? Ebbene, abbiamo visto che quelle che sono probabilità per il singolo diventano certezze per lo Stato. Il singolo cittadino può partecipare a queste certezze soltanto giocando su di esse. Per assicurarmi contro gli accidenti e le malattie devo fare una scommessa con lo Stato che queste disgrazie mi capiteranno: e lo Stato deve accettare la scommessa, dopo che i suoi attuari hanno fissato matematicamente il tasso che devo pagare. Mi si domanderà subito: perché con lo Stato e non con una compagnia di assicurazioni privata? Semplicemente perché lo Stato può fare ciò che un'assicurazione privata non può. Esso può obbligare ogni cittadino ad assicurarsi, benché imprevidente e fiducioso nella sua buona fortuna, e facendo così un gran numero di scommesse combinare il massimo profitto con la più grande certezza e versare i profitti al tesoro pubblico per il bene di tutti. Può inoltre causare un immenso risparmio di lavoro, sostituire a una dozzina di organizzazioni in lotta

tra di loro un'unica organizzazione. Infine, può fare assicurazioni a prezzo di costo e, includendo quei prezzi nelle normali tasse, pagare per tutti gli incidenti e le malattie direttamente e semplicemente senza quell'enorme lavoro di radunare gli specifici contributi o di aver a che fare con quella massa di cittadini che perdono le loro scommesse non avendo malattie né incidenti a ogni dato momento.
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La stranezza di questo stato di cose è che lo Stato, per rendere l'assicurazione sicura e abolire il gioco, deve costringere tutti a giocare, diventando un supertotalizzatore per tutta la popolazione. Come l'assicurazione marittima portò alla assicurazione sulla vita, l'assicurazione sulla vita a quella sul fuoco e così via fino alla assicurazione contro la tassa di successione e la disoccupazione, la lista dei rischi assicurabili aumenterà ancora, e la polizza di assicurazione diventerà col passare del tempo sempre più larga fino a non lasciare senza copertura più nessun rischio che possa preoccupare un cittadino ragionevolmente imprudente. E quando le assicurazioni saranno rilevate dallo Stato e conglobate nelle tasse generali, ogni cittadino nascerà con una polizza di assicurazione contro tutti i rischi comuni e potrà fare a meno di dipendere dalle penose virtù della previdenza, della prudenza e dell'abnegazione che sono ora così oppressive e demoralizzanti, alleggerendo in tal modo grandemente il fardello della moralità borghese. I cittadini saranno protetti, piaccia loro o meno, così come ora i loro figli sono educati e le loro case sorvegliate dalla polizia, piaccia o non piaccia loro, anche quando non abbiano figli da educare né case da far sorvegliare. Il guadagno che faremo nel liberarci da queste piccole noie sarà immenso. Non dovremo più perdere tempo né tormentarci coll'assillante interrogativo se vi sarà da mangiare per la famiglia nella prossima settimana o se avremo lasciato sufficiente denaro per pagare il nostro funerale quando morremo. In tutto questo non vi è nulla di impossibile o anche di irragionevolmente difficile. Eppure, mentre scrivo questo libro, un modesto e ben pensato piano di assicurazione nazionale progettato da Sir William Beveridge, il cui valore come autorità in fatto di scienza politica nessuno discute, è fortemente ostacolato non soltanto dalle compagnie di assicurazioni private che questo piano dovrebbe sostituire, ma dalla stessa gente che esso dovrebbe beneficiare; gli stessi suoi difensori in massima parte non lo capiscono e non sanno difenderlo. Se l'educazione impartita ai nostri legislatori avesse compreso lo studio dei principi dell'assicurazione, il piano Beveridge sarebbe stato trasformato in legge o messo in attuazione entro un mese. Così come stanno le cose, saremo fortunati se ne resterà qualcosa dopo anni di sciocche contese, a meno che il panico di qualche guerra lo faccia approvare in poche ore dal Parlamento senza discussione ed emendamenti. Comunque ciò possa essere, è chiaro che chi non capisce l'assicurazione e le sue enormi possibilità non può essere in grado di occuparsi di affari nazionali. Nessuno può arrivarvi senza almeno una larvata conoscenza del calcolo delle probabilità, non dico da giungere al punto di farne i calcoli e riempire di equazioni tipiche fogli d'esame, ma da sapere abbastanza da poter giudicare quando ci si possa fidare o meno. Quando infatti i loro numeri immaginari corrispondono a esatte quantità di monete stampate con testa e croce, questi numeri sono entro certi limiti sicuri: abbiamo infatti una assoluta certezza e due semplici possibilità, che possono diventare pratiche certezze, in un'ora di prova (cioè una certezza costante e una variabile, che in realtà non varia); ma quando il calcolo non include costanti e ha invece parecchie variabili capricciose, entrano in gioco a tal punto i giudizi soggettivi arbitrari, le inclinazioni personali e gli interessi pecuniari, che coloro i quali dapprima scioccamente immaginavano che la statistica non possa mai mentire finiscono col credere altrettanto scioccamente che essa menta sempre.

15. LE ILLUSIONI DELLA FINANZA DI GUERRA Le guerre, si dice, non sono mai terminate per mancanza di denaro. Esse, infatti, non ne hanno bisogno. Una volta che la civiltà ha raggiunto lo stadio della divisione del lavoro, la guerra perpetua diventa possibile. Quando Adamo ed Eva furono cacciati dal Paradiso, essi dovettero pensare ai casi loro, procurarsi cibo, vestiti e casa non soltanto per sé ma anche Il Pratico Mondo per Edunet quindi per i figli, altrimenti la razza sarebbe perita con loro. E' books condizione della sopravvivenza dell'umanità che ogni coppia debba poter mantenere col suo lavoro almeno tre marmocchi improduttivi, ingordi e cattivi. Vi sono molti esempi di coppie che hanno allevato da dieci a quindici figli e sono state ricompensate dai loro Governi per questo patriottico servizio. Tutto ci può costare un duro lavoro per molti anni ma un migliaio di coppie, civili e organizzate, col loro lavoro diviso e facilitato dalle macchine, possono sostentare senza troppe difficoltà non soltanto le loro famiglie ma anche sufficienti forze di polizia ed esercito, nonché oziosi e stravaganti fannulloni. Miliardi di coppie potrebbero mantenere milioni di soldati completamente equipaggiati per milioni di anni senza fare bancarotta. Questa è la ragione per cui la guerra non cessa mai per mancanza di denaro. Per realizzare questa possibilità è necessaria una prudente amministrazione, perché vi è sempre un limite al numero di uomini che una comunità può permettersi di impiegare sul campo di battaglia e nelle industrie che equipaggiano i soldati. Le nazioni moderne non possono esistere senza vettovaglie, vestiti, combustibili e abitazioni. Portate via tutti gli uomini da queste industrie civili, e vedrete che non soltanto la guerra, ma anche la vita umana diventerà impossibile. Il problema di quanti debbano essere assegnati all'esercito e quanti alle fabbriche di munizioni può significare la sconfitta per esaurimento, se non viene accuratamente risolto. Questo è abbastanza semplice in teoria; ma dove il capitale è al potere i calcoli diventano complicati. Il capitale, come Marx ha dimostrato, è insaziabile nella sua ricerca di lavoro a buon mercato; a parità di altre spese, quanto più economico è il lavoro tanto più forti sono i dividendi. Se il lavoro costa 10 scellini al giorno per persona in patria e vi sono luoghi all'estero ove costa 10 scellini la settimana, il capitale emigrerà in uno di quei luoghi, a meno che il Governo non sia abbastanza saggio e forte da tenerlo in patria per impiegarlo dove è più necessario. Ma un Governo di capitalisti non farà mai questo: al contrario si farà facilmente persuadere dai fanatici di Cobden che non soltanto si può ottenere dal commercio estero il massimo profitto, ma che, quando tutte le nazioni sono per questo motivo dipendenti l'una dall'altra, esse muoiono di fame, se si fanno la guerra: così che il libero commercio sarebbe in realtà una garanzia di pace universale, e come tale qualcosa di incondizionatamente accettabile. Nel 1851, il Governo britannico si era lasciato completamente convincere da queste teorie e organizzò pertanto in quell'anno la prima delle grandi esposizioni; in questa esposizione vennero raccolti tutti i generi prodotti da tutte le nazioni, per promuovere il libero commercio fra di esse. Le conseguenze furono tutt'altro che felici. Quando si presentò all'Inghilterra l'assoluta necessità di distruggere gli "slums" dove il suo popolo stava imputridendo e di nutrire i suoi figli in misura sufficiente ad arrestare la terribile mortalità infantile, il capitale necessario fu mandato invece nel Sud America, nella Malesia, in Egitto, nel Congo, in India e ovunque il lavoro locale fosse più a buon mercato: ovverossia dove gli abitanti potevano vivere a un livello di vita più basso di quello delle Isole britanniche, pur nella loro povertà. Sessant'anni fa i portuali di Londra fecero sciopero per ottenere i sei pence all'ora; analogamente le ragazze impiegate nelle fabbriche di fiammiferi di Londra scioperarono per ottenere qualcosa di più di 5 scellini la settimana e perché fossero presi provvedimenti per evitare loro la cancrena della mandibola per avvelenamento da fosforo. Oggi trovo che

la mia scatola di fiammiferi è stata fatta in India; anche il commercio del cotone del Lancashire, una volta fonte di molta fortuna, sta lottando disperatamente per competere con il lavoro giapponese, che costa un penny all'ora. Con le nostre risorse naturali di ferro e carbone noi possiamo costruire ancora macchine Il al ridicolo paradosso che quanto da esportazione, attaccandoci Pratico Mondo per Edunet books più esportiamo e quanto meno importiamo in cambio, tanto meglio stiamo; ma la conseguenza di tutto questo è che siamo diventati ora dipendenti da altre nazioni per il pane che mangiamo e che uno stretto blocco ci farebbe morir di fame; non possiamo infatti mangiare né il nostro ferro né il nostro carbone, fatto questo che a Cobden sfuggì. Il blocco diventa dappertutto l'oggetto della moderna strategia di guerra. La guerra di un uomo contro un uomo con il fucile e la baionetta è diventata ora una cosa rara; i lancieri, gli ussari e i dragoni guidano carri armati e conoscono i cavalli soltanto quali animali da cavalcare per il Derby. La guerra è ora guerra di navi, insidiate dal profondo del mare da sommergibili e dall'aria da aeroplani; un convoglio affondato vale quanto una diecina di sfolgoranti vittorie per terra. Nel frattempo, sul fronte della moneta, i titoli vengono venduti forzatamente ai nostri alleati perché ci aiutino a vincere il blocco. In questo modo una nazione creditrice in guerra può facilmente diventare in poche settimane una nazione debitrice senza sapere cosa stia accadendo, se i suoi uomini di Stato non sono più che competenti negli affari finanziari. L'Inghilterra si è così ridotta a dipendere da altri Paesi e dalle sue colonie per il vettovagliamento, facendo del commercio estero una questione di vita o di morte, e mandando poi all'aria tutto il meccanismo del commercio estero con l'impegnarsi in guerre mondiali. Nella guerra dei Quattro Anni fummo sul punto di morir di fame per colpa dei sommergibili tedeschi; e mentre sto scrivendo siamo nella stessa situazione critica. Ci stiamo stringendo la cinghia e ci stiamo razionando, mentre moriamo lentamente per la paura che questa volta i sommergibili tedeschi possano affondare il meglio dei nostri incrociatori e delle nostre corazzate. Ciò nondimeno rimane sempre vero che l'Inghilterra, con un'agricoltura scientifica collettivizzata e con un controllo governativo sul commercio estero e sull'esportazione di capitale, può non soltanto nutrire se stessa ma mantenere fino al giorno del giudizio la perpetua guerra che essa conduce sempre in qualche parte del mondo (e ciò almeno per quanto concerne la finanza). Un paese interamente socializzato può affrontare una guerra molto meglio di un paese non socializzato, sebbene sia molto meno probabile che ne provochi una. Poiché può darsi che si debba fare ancora la guerra contro la barbarie e il delitto, e specialmente contro la moderna barbarie nazionale, la questione della finanza di guerra non deve essere messa nel dimenticatoio con la scusa che la presente guerra sarà l'ultima guerra e che la vittoria (ritenuta certissima dai combattenti di ambedue le parti) produrrà un nuovo ordine nel quale la guerra sarà sconosciuta e impossibile. Qualsiasi cosa possa accadere, non accadrà mai certamente questa. Quando bisogna finanziare una guerra è necessario che l'uomo di Stato abbia in testa almeno alcuni fatti fondamentali. Sebbene si possa finanziare una guerra facendo prestiti sul mercato monetario, essa comunque non può essere pagata coi crediti. Il soldato non può combattere con cambiali-pagherò, egli deve avere di che mangiare e di che sparare. Si possono negoziare prestiti e passare ordinativi, ma poiché i rifornimenti devono essere consegnati e distribuiti ai combattenti giorno per giorno bisogna che essi siano prodotti giorno per giorno, altrimenti non si può fare la guerra. La guerra è una questione di denaro contante, e di rifornimenti tempestivi. Il soldato, che consuma e spende in misura terribile,

non può posporre il consumo e anticipare la produzione, così come si fa in Borsa... Come va allora che il costo della guerra può essere più o meno pagato dai debiti pubblici (aggiunti al debito nazionale), come accade ora? La risposta è che i ritardi e gli anticipi che costituiscono l'oggetto del mercato monetario sono avvenimenti impossibili che non capitano affatto: essi sono soltanto illusioni della Borsa. Tra i singoli le illusioni hanno Il Pratico Mondo per Edunet books buon gioco. Smith ha crediti che vuol vendere per denaro contante. Jones ha più beni, in massima parte deperibili, di quanti gliene occorrano per l'immediato consumo, e gli piacerebbe di assicurarsi il futuro scambiandoli con i crediti di Smith. I due effettuano lo scambio, l'affare può essere considerato come un ritardo del consumo di Jones e un anticipo della produzione di Smith, ma dal punto di vista dello Stato non si sono verificati né ritardi né anticipi, tutto quel che è accaduto consiste nel fatto che Smith ha consumato alcuni beni ai posto di Jones e Jones se ne è privato al posto di Smith; la quantità e la disponibilità totale dei beni è rimasta però la stessa. I beni attesi da Jones non esistono e non esisteranno finché non saranno creati dal lavoro produttivo. E sul credito del suo futuro lavoro che Smith ha ottenuto i beni di Jones. Ma il lavoro del soldato non è produttivo, al contrario è distruttivo, incendiario, devastatore, omicida. Gloria, vittoria, patriottismo, libertà, posterità, eroismo, sono tutte belle parole, ma non servono per mangiare. Il formidabile consumo di guerra deve essere accompagnato da una produzione egualmente formidabile, non nel futuro ma sul momento e prima del consumo: fintantoché i rifornimenti non sono stati prodotti, le truppe non possono mangiarli, indossarli e spararli non lasciandosi alle spalle altro che storpi, cadaveri, stracci, e rovina. Il mondo non può indebitarsi per una guerra, deve pagare man mano che si svolge, senza un'ora di ritardo. Sebbene il mondo non possa indebitarsi, gli Stati possono farlo. Essi possono accendere debiti non soltanto fra di loro, ma anche verso i loro cittadini, chiamando poi l'operazione "risparmio di guerra", il che è una sciocchezza poiché la guerra mangia a molti i loro risparmi a una media di quindici milioni di sterline al giorno. Grazie alla legge americana d'affitto e prestito, l'Inghilterra e la Russia stanno facendo importare i loro rifornimenti di guerra dagli Stati Uniti. Nella guerra dei Quattro Anni la maggior parte degli alleati prese a prestito il denaro occorrente dall'Inghilterra, e l'Inghilterra lo prese a sua volta dagli Stati Uniti. Ma quando venne il momento di pagare il prestito o gli interessi, i debitori dappertutto elusero i loro impegni. La Francia ripudiò i quattro quinti del suo debito svalutando la moneta, i debitori dell'Inghilterra non chiesero nemmeno scusa: non potevano pagare e non pagarono. L'Inghilterra, che si era assunta la garanzia dei loro prestiti, venne anch'essa meno all'impegno; gli americani, che pur avrebbero dovuto conoscerci meglio, ne rimasero indignati e sorpresi. Si ammette già ora che quanto è stato ricevuto in base alla legge di affitto e prestito non potrà essere mai pagato in denaro contante e che si dovrà quindi considerarlo, eccetto che per soddisfazioni puramente metafisiche, come un contributo gratuito alla guerra. L'interesse del denaro prestato al Governo per pagarlo dovrà essere accumulato col lavoro di coloro che hanno sottoscritto al prestito, e poi confiscato mediante l'imposta sul reddito. Non c'è nulla da sperare dal nemico sconfitto per ciò che riguarda il bottino; solo l'esaurimento e la bancarotta potranno obbligare una nazione bene armata a cedere. Il buon samaritano, ben lunghi dal poter depredare l'uomo che era caduto tra i ladri, dovette dargli due soldi per pagare il suo conto d'albergo, e questo è precisamente ciò che dovranno fare gli alleati per la Germania, quando l'avranno sconfitta. Dopo la guerra dei Quattro Anni l'Inghilterra tentò di far pagare la Germania. Noi chiedemmo navi e acciaio, e mancò poco che il primo pagamento facesse rovinare i nostri costruttori navali e produttori di acciaio. Dopo aver rapidamente

proibito ai tedeschi di mandarci un'altra nave o un'altra tonnellata di acciaio e averci essi chiesto che cosa potevano mandarci in cambio, rispondemmo con molta leggerezza che ci mandassero della potassa; tutta l'assurda questione cadde così nel ridicolo, e cominciammo a lamentarci che la Germania, pur avendo perso la guerra, avesse vinto la pace.
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La nostra orgogliosa determinazione di far pagare la Germania, così utile nelle lotte elettorali, fu seguita dal timore che essa fosse capace di farlo e con ciò ci gettasse in una crisi rovinosa di depressione industriale e di disoccupazione, quale essa stessa aveva esperimentato dopo la vittoria sulla Francia nel 1871. Non hanno fine le follie che commettono anche i più abili finanzieri quando permettono alle abitudini delle Banche e della Borsa di interporsi tra loro e i fatti vitali dell'esistenza. Lo storico Macaulay, signorilmente "whig" com'era, giunse fino al punto di sostenere che un aumento del debito nazionale significava un aumento della prosperità nazionale, sebbene il proletario Gobbett, che esaminava freddamente i fatti, vedesse nel sistema la principale causa del processo descritto dal poeta Oliver Goldsmith nei profetici versi: Va in rovina il paese, vittima di avidi flagelli, dove si accumula ricchezza e degenerano gli uomini. In verità il debito nazionale, così come lo vede il mondo degli affari, è un'illusione nazionale. Dopo la guerra dei Quattro Anni, il pagamento degli interessi salì a circa un milione di sterline al giorno, cifra questa che avrebbe scosso Macaulay, se egli fosse vissuto abbastanza da godersi questo spettacolo. Per le masse tuttavia ciò non ebbe considerevole importanza. I creditori della nazione erano i capitalisti della nazione, e questi furono tassati e sopratassati sui loro redditi. Gli interessi del debito furono raccolti mediante l'imposta e la sovrimposta sul reddito. I capitalisti ricevevano così i loro interessi, ma dovevano anche pagarseli. La conseguenza di tutto ciò fu una ridistribuzione dei loro redditi in senso egualitario (indubbiamente una buona cosa) ottenuta graduando le tasse. Io avevo un pacchetto di buoni del prestito di guerra e fui tassato in misura più bassa degli altri che avevano redditi più forti. Non so se persi da un lato ciò che guadagnai dall'altro; non mi presi mai la briga di calcolarlo. Ma le masse che erano esenti dall'imposta sul reddito non pagarono né ricevettero un soldo in tutto l'affare. E poiché il Governo, dati i suoi poteri di confisca e col vantaggio quindi che il suo credito era garantito, aveva potuto far denaro al saggio più basso possibile d'interesse, mentre i privati suoi concorrenti avrebbero dovuto tentarci con un saggio almeno doppio, la guerra fu più a buon mercato della produzione di oggetti di lusso. In effetti costa meno bombardare le città della Renania che ricostruirle. Questo è uno dei tanti paradossi del sistema capitalistico, che continua a durare, perché non discutiamo mai in modo paradossale sui fatti puri e semplici, ma continuiamo sempre a ragionare in base a premesse gratuite che sono in parte abitudini romantiche e in parte puramente commerciali. Da quando è incominciata la guerra nel 1939, sorprendenti contributi al prestito di guerra nelle sue varie forme sono stati dati da proletari che vivono di paghe settimanali. Essi hanno guadagnato il denaro col loro lavoro e si attendono ora di goderne gl'interessi. Ma poiché dovranno guadagnare gli interessi con il loro lavoro esattamente come guadagnarono il capitale (ormai scoppiato in minuti frammenti), essi inseguiranno invano le carote che i loro guidatori fanno dondolare davanti al loro naso. Ugualmente i capitalisti sopratassati non si accorgeranno che i loro interessi vengono fuori dalle loro tasche. Finalmente i proprietari terrieri peleranno sia i lavoratori sia i capitalisti, rialzando gli affitti. Mi ricordo di quando gli affitti settimanali pagati dai nostri schiavi salariati variavano da due o tre scellini a cinque o sei. Ora essi variano da quattordici a ventidue. Per avere il permesso di vivere e di lavorare sul suolo d'Inghilterra ho pagato ai suoi

proprietari decine di migliaia di sterline in più dell'interesse applicabile al costo delle costruzioni che mi hanno fornito; e mi dispiace tuttavia di aver potuto estorcere un po' di quella somma dai miei affittuari. Così la faccenda si complica nel particolare solo a causa dei debiti che abbiamo gli uni con gli altri: nella massa non ci possono essere debiti perché la massa vive nel mondo naturale e il mondo naturale vive di giorno in giorno. Per quanto Il Pratico Mondo carni, non possiamo vivere quest'anno sul si possano immagazzinare viveri e congelareper Edunet books raccolto dell'anno passato o del prossimo; e quando vi è gente che pretende di farlo o sembra pretenderlo, vuol dire che c'è qualche cosa di guasto nell'organismo dello Stato. In questo come in altri casi, gli statisti machiavellici possono dover sfruttare e perfino creare le illusioni che riconciliano i cittadini con la schiavitù del servizio militare e col peso delle tasse di guerra; ma la confusione finanziaria e la catastrofe attendono tutte le nazioni i cui uomini di Stato condividono queste illusioni! NOTE. 1. Espressione intraducibile, equivalente in parte al nostro "codino", e basata sul fatto che la cravatta ("tie") è un distintivo speciale per i vari collegi. (Nota del traduttore). 2. Popolo eletto. (N.d.T.).

PARTE SECONDA. 16. La guerra e i suoi grandi uomini 17. Il militare Il Pratico Mondo per 18. L'uomo economico 19. L'uomo istruito 20. L'uomo di media istruzione 21. L'uomo traviato dall'educazione 22. L'esteta 23. Lo scienziato 24. L'uomo medico 25. L'architettura: una forza mondiale 26. L'uomo teocratico 27. Il biologo della collettività 28. Lo studioso di statistica della collettività

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16. LA GUERRA E I SUOI GRANDI UOMINI La guerra non è una delle complicate istituzioni pubbliche, economiche, finanziarie o giudiziarie che si trovano nei pasticci perch maldirette da dilettanti di politica che non le comprendono. Ognuno comprende anche troppo bene la guerra; perch essa  uno sport cruento primitivo che appaga la bellicosit umana. I giocatori che in essa riportano successo conquistano una fama sufficiente a soddisfare la pi folle ambizione umana. Io godo di celebrit civile; ma siccome non ho ucciso mai alcuno in modo violento, la mia gloria  offuscata senza rimedio da quella dei guerrieri che hanno a loro credito centinaia di migliaia di morti violente. Napoleone era contemporaneo di Kant, Goethe, Mozart e Beethoven. Confrontate le loro tombe e otterrete un estetico esempio di quanto noi ammiriamo un grande soldato pi di un grande filosofo, poeta o compositore. Quando Adolf Hitler, dopo aver decimato la Polonia e demolito mezza Varsavia, cacci dalla Francia a mare l'esercito britannico, e l'esercito rosso dalle province baltiche al Don, era padrone di mezza Europa, mentre Einstein si trovava in esilio, con un reddito molto inferiore a quello di un campione di baseball. Noi parliamo di di della guerra, ma non di di matematici, poeti o pittori, o di di inventori. Nessuno mi ha mai chiamato un dio: alla meglio sono un saggio. Noi adoriamo tutti i conquistatori, ma abbiamo un principe della pace, che fu orrendamente messo a morte, e, se vivesse oggi in queste isole, avrebbe difficolt per farsi esonerare dal servizio militare quale coscienzioso oppositore, a meno che poi non avesse contratto l'infezione della guerra, e si precipitasse ad arruolarsi. In tutto ci non v' mistero n malinteso. Sebbene oggi la guerra sia cos diabolica che i belligeranti moderni debbano protestare di combattere per difendersi, e che ogni guerra  fatta per porre fine alla guerra e salvare la civilt, noi continuiamo a ucciderci a vicenda e a glorificare come prima i nostri comandanti fortunati. Una simile diavoleria  una briscola in mano ai pessimisti; ma non  che un altro esempio di qual sia la lentezza della nostra evoluzione, dal tempo in cui gli antichi valori morali e l'educazione adatta a essi divennero abitudini inveterate, che persistono dopo che i fatti sono da lunga pezza mutati e li hanno ridotti a funeste superstizioni. La voga di Napoleone e Alessandro pu ritrovare le sue origini nelle trib primitive, dove nessuna donna onorata sposerebbe un uomo se questi non  in grado di esibire trofei dimostranti che ha ammazzato almeno quattro nemici maschi adulti in singolar tenzone; ma n Napoleone n Alessandro ostentarono mai un cuoio capelluto o uno scroto per provare di

aver ucciso un nemico in battaglia. Non portarono mai a casa il cadavere di un mammut o di una tigre ircana, e neppure quello d'un cinghiale, perch le loro mogli li cuocessero per la cena della famiglia. Infatti Napoleone, valoroso come si dimostr nella sua prima campagna d'Italia, si rimprover d'essersi comportato da codardo dirigendosi all'Elba travestito da postiglione; e in una crisi politica si dimostr cos nervoso che perse la Il Pratico mozzata, Edunet books testa, e probabilmente gliel'avrebbero Mondo per se non fosse stato salvato dalla presenza di spirito di uno dei suoi fratelli. Alessandro si ubriac e uccise il suo miglior amico; per non  per questo motivo che noi lo ammiriamo. Ma  per aver ordinato la morte di un numero strepitoso di persone che quei due conseguiranno il pi alto splendore raggiungibile nella storia dell'umanit. I grandi soldati-assassini diventano despoti e, quando muoiono, lasciano la loro forma di governo in mano a uomini che non sono affatto grandi, anzi, talvolta, proprio tutto il contrario. Allora capitano i guai. I despoti che non sono all'altezza del loro compito, quando giungono al culmine del peggio devono essere assassinati dai loro popoli, come Nerone e lo zar Paolo. A ogni modo risalta ben presto evidente che il despotismo da Conquistatore  disastroso negli intervalli tra le apparizioni dei grandi soldati, e che si deve trovare una qualche alternativa per questi intervalli, e che il mondo deve essere governato tanto se vi sono geni a dirigerlo, quanto se non ve ne sono. Quando non c' alcun uomo di merito, ed esso  costretto a venir governato da teste di legno, queste teste di legno devono a loro volta esser governate da una sequela di regole basate sulla storia, sull'esperienza e sul riguardo al benessere comune. Tali sequele di regole sono quel che vien chiamato Costituzione. Quando la conquista diventa la strada per raggiungere il potere e la gloria, le nazioni dimenticano il benessere comune e combattono per l'egemonia militare, chiamandola bilancia del potere, ma interpretandola come preponderanza in loro favore. Ogni Stato sovrano, quando si sente abbastanza forte, si proclama culla di una razza eletta, sotto la cui guida gli atri Stati si troverebbero meglio che non sotto la propria. In Germania questo  pubblicamente discusso, proclamato, predicato, e infine messo alla prova della guerra. In Inghilterra  supposto senza venir detto, come una verit tanto evidente da non aver bisogno d'esser discussa fra persone sane di mente. Questo pretesto si mantiene valido sotto i grandi capi; sotto i loro piccoli successori produce le guerre mondiali e rende necessarie le Costituzioni sovrastatali. La Societ delle Nazioni  l'ultimo tentativo di tale costituzione; ma gli artefici delle sue Convenzioni le infransero accuratamente tutte, a causa dell'impossibilit che tutte le sue decisioni fossero unanimi. E cos il Comitato di cooperazione intellettuale, creato in seno a essa negli ultimi tempi a opera di sociologi privati, non trov fondi n pubblicit e, in conseguenza, non dest attenzione. Cos le potenze continuarono a far la guerra come se la societ e il suo comitato non esistessero. Mussolini apr il fuoco su Corf all'inizio, cos come l'Inghilterra dichiar guerra alla Germania alla fine, e nessuno dei due si sogn di sottoporre il proprio caso alla Societ, che avrebbe potuto anche benissimo non esistere, considerando tutto quel che fu in grado di fare per prevenire una seconda guerra mondiale. Ma la Societ, ribattezzata Consiglio internazionale, o che altro, dovr rinascere, con accordi fattibili e avveduti; perch la civilt, non meno degli Stati che la compongono, deve avere una costituzione, o venir dominata da teste di legno, fannulloni, monarchi ereditari incapaci, conquistatori ambiziosi, oratori e radio-oratori popolari, bande finanziarie e commerciali, rivoluzionari fortunati che non sono capaci di governare o governanti codini che non sono rivoluzionari: in breve, da attori dilettanti di ogni genere, abbastanza intelligenti da rendersi idoli della massa degli ignoranti di politica che si idoleggia a sua volta come democrazia. Nel frattempo la Societ, attraverso il suo organo pi anomalo e tuttavia pi utile, l'Organizzazione internazionale del lavoro (l'unico ramo della Societ che ebbe consistenza reale), tien duro come meglio pu.

La disciplina militare  istruttiva? Pi di cinquanta anni fa io stavo marciando in un corteo che comprendeva perlomeno mille uomini. Esso fu diviso e disperso in una disperata confusione e terrore da non pi di venti poliziotti pallidi e nervosi armati unicamente dei loro sfollagente. Nessuno dei mille uomini sapeva che cosa fare o che cosa avrebbe fatto ognuno degli altri; cos corsero tutti via, all'infuori di quelli che furono Il Pratico Mondo per Edunet books sopraffatti da un colpo sulla testa. Io non corsi via: mi allontanai camminando; e poich ero ben vestito e parevo estraneo alla cosa, nulla mi accadde salvo che un vecchio, il quale ravvis in me uno degli oratori che avevano incitato i mille uomini a marciare verso la vittoria prima che il corteo si mettesse in moto, mi si precipit addosso gridando: Diteci quel che dobbiamo fare! Dateci l'esempio!, rendendomi profondamente conscio della mia disgraziata posizione di impotente parolaio. Non potei dirgli altro se non che non c'era nulla da fare che cercar di ritrovarci tutti al posto della riunione, come meglio si poteva. Ora quest'uomo era chiaramente meno spaventato di qualcuno dei venti poliziotti. Desiderava combatter contro di loro, pi di quel che essi non desiderassero combattere contro di lui. Ma ciascuno dei venti poliziotti sapeva quel che gli altri diciannove avrebbero fatto, e aveva la legge dalla sua. Aveva una divisa, un elmetto e un'arma, e poteva contare sulla cooperazione di diciannove camerati muniti di divisa, elmetto e armi. Fu un trionfo della condotta preorganizzata sull'incertezza e l'anarchia. Da allora non ho pi avuto altro che un sorriso sardonico per il Voi siete molti, essi son pochi di Shelley. Fu per me la fine dell'illusione democratica che il mondo sia o possa mai esser governato da maggioranze composte da individui non organizzati. Anche al comando della minoranza che pu prender decisioni, che sa cosa fare e lo pu fare, vi sono uomini organizzati. E costoro possono essere tanto ambiziosi mascalzoni quanto uomini di buona volont. La vera democrazia deve trovar qualche mezzo per riuscir a fare distinzioni tra essi e privare dei diritti politici i cittadini tanto ignoranti da ammirare i mascalzoni e preferire d'esser governati da loro. L'assioma di Morris, secondo cui nessun uomo  abbastanza bravo da poter essere padrone di un altro (avendo lui stesso una mentalit da padrone sapeva quel che si diceva),  irrimediabilmente irriconciliabile coll'illusione democratica che ognuno sia abbastanza bravo da poter essere padrone di tutti. Ci che noi chiamiamo libert dipende dalla nostra facolt di sceglierci i nostri capi (ce ne sono sempre abbastanza da lasciarci facolt di scelta), e dalla consapevolezza e saggezza con cui facciamo la scelta. Quando mi si chiede su quali basi sostengo l'asserzione che ci siano sempre abbastanza governanti-nati da lasciarci facolt di scelta, posso solo rispondere che esiste una forza di natura che si suol chiamare Provvidenza. E' essa che combina queste cose. Non possiamo darne ancora una spiegazione scientifica; ma la pratica politica deve accettarla come dato di fatto a dispetto dell'aura di superstizione che essa ha acquisito per merito delle associazioni ecclesiastiche. La disciplina  tanto necessaria e potente nell'industria quanto in guerra; finch un uomo non cessa di essere un individuo per divenire operaio di una fabbrica, non pu produrre nulla. La guerra stessa  un'industria che ha le funzioni di uccidere, sopprimere, bruciare e distruggere per comandare, e la meccanica moderna ha grandemente aumentato la propria potenza e la capacit per servire a tali scopi. E' questa funzione peculiare e terrificante a riportarci a un antico problema. Che giustificazione ha un cittadino quando uccide il suo vicino, sia che lo faccia in veste di privato e per fini privati, sia che faccia parte di una giuria, sia come feldmaresciallo? Uccidere  talvolta una cosa troppo semplice perch ci si discuta sopra: un contadino deve uccidere conigli e scoiattoli, altrimenti saranno loro a ucciderlo. Talvolta  molto complicata: per esempio io ho detto che, eccettuato il codice penale che decide di gente chiaramente nociva, come i conigli, la miglior ragione per ammazzare un vicino sta nel fatto che lui possiede tre scellini mentre voi avete solo mezza corona. Ora questo  un argomento molto discutibile. Se il vostro scopo, nell'ucciderlo,  di appropriarvi i tre scellini, oppure i sei pence in sovrappi che stanno fra voi, allora

commettete un delitto volgare e non siete adatto a vivere in una comunit civile. Una giuria attuer questo punto di vista affidandovi al carnefice. Ma se da sociologo vi siete reso conto che la prima condizione della stabilit di uno Stato civile e la prima condizione di giustizia, produzione equa, buona nutrizione, buoni sentimenti e buona educazione stanno nella parit del reddito; se voi credete in conseguenza che lo Stato deve prendere a Il Pratico scellini per restituirvi voi la mezza corona e a quell'altro i treMondo per Edunet books due scellini e nove pence a testa, e lui  disposto a uccidere per non assoggettarsi a questa operazione, allora avete un motivo valido per ucciderlo, se non riuscite a disarmarlo. L'argomento finale la tua vita o la mia  valido sia per il bene sia per il male. Dick Turpin che vi chiede o la borsa o la vita, e Adolf Hitler che vi chiede o il territorio o la vita, non possono esser sconfitti da rimostranze morali: dovete per forza, o porgere la borsa a Turpin o portare una pistola ed esser pi svelti di lui a maneggiarla. E per tener duro davanti a Hitler dovete avere pi battaglioni o pi armi di lui, o tutte e due le cose. Di fronte a Turpin, Hitler ha lo svantaggio che deve assicurarsi il consenso di milioni di suoi vicini che mettano a sua disposizione le loro coscienze e uccidano chiunque egli vuole sia ucciso, anche a rischio della loro stessa vita. E finalmente voi battete Turpin non portando una pistola, ma organizzando una polizia cos diffusa e capace che egli disperi di eluderla. E perci potete anche indurre uno scaglione di vostri vicini a porre a vostra disposizione la loro capacit di ammazzare. Uccidere per comando altrui rende l'assassinio pi facile. Hitler, dall'epoca in cui era un oscuro caporale, non uccise mai nessuno. Altri hanno compiuto per lui i suoi assassinii. Torquemada non arse mai un ebreo. Cromwell non tagli la testa di re Carlo, n re Giacomo soppresse Guy Fawlies. Essi indussero altri a farlo per loro. Ci significa che c' un freno alla guerra, nella persona dell'oppositore cosciente. L'ufficiale pi disciplinato ha un limite oltre il quale non va. Un secondino  disposto a frustare un uomo per mezza corona; e non  difficile trovare un boia disposto a lavorare per una retribuzione modesta e il privilegio di vendere pezzetti di corda usata a collezionisti di simili curiosit. Ma il secondino non  necessariamente uno sciagurato crudele e senza scrupoli disposto a far qualunque cosa per pochi soldi, o anche per divertimento. I maestri di scuola che picchiano i bambini non sono tutti dei sadici, sebbene mi spiaccia di aggiungere che le biografie di quei miei coetanei che son passati attraverso le nostre scuole preparatorie private provano che alcuni di essi lo sono di certo. Ma nessuno pu indurre un uomo a ucciderne un altro per lui, a meno che lo convinca che pu farlo onorevolmente. Quelle poche canaglie e sadici che godono della crudelt fine a se stessa devono sostenere di essere patrioti e amministratori di giustizia per garantirsi la tolleranza dei loro concittadini. La meccanizzazione della guerra moderna diminuisce molto la facolt della coscienza umana di tener sotto controllo i propri eccessi. Sarebbe difficile indurre un giovanotto normale a far a pezzi con una bomba Mills una donna col suo bimbo in braccio, avendo l'obiettivo sotto gli occhi. Ma lo stesso giovane, a migliaia di metri d'altezza, su un aeroplano, preoccupato delle manovre del suo apparecchio e della precisione della mira, sgancer la bomba che ridurr a brandelli intere famiglie, ustionando, accecando e mutilando torme intere di madri e bambini, senza vedere della sua opera altro che il bagliore dello scoppio, che  bello come uno spettacolo di fuochi artificiali. Il chirurgo dell'ospedale vedr quello che ha fatto il pilota; ma  il pilota, e non il chirurgo, a sganciare la bomba.

Il soldato di fanteria non vede neppure i fuochi artificiali. Io mi sono soffermato su un moderno campo di battaglia a osservare un gruppo di soldati che facevano la guerra. Ebbi compassione della loro noia estrema. Avevano un cannone mimetizzato e lo riempivano di granate. Si doveva avvitare un fuso a ogni granata, prima di introdurla nella culatta del cannone. Poi un uomo tirava una cordicella, e la granata saliva in aria con un tremendo Il cosa facesse una Edunet books bang-zuzz. Dove andasse, che Pratico Mondo pervolta giunta alla meta, se esplodesse o meno, tutto ci era ignorato da quegli uomini stanchi che raccoglievan le granate, vi avvitavano i fusi, chiudevano la culatta e tiravano la cordicella di continuo senza aver l'orrore di vedere alcun risultato del loro lavoro monotono. Non riuscii a provare il minimo interesse in questa faccenda, dopo il primo sparo, neanche cercando di ricordare che un altro gruppo di uomini, intenti alla medesima opera dalla parte tedesca, potevano mandare da un momento all'altro una granata nel mio diaframma con la stessa noia. Rievocai le battaglie descritte da Omero, che avevan deliziato la mia infanzia, e mi chiesi sardonicamente che cosa ne avrebbe detto Omero di quella battaglia in cui io mi trovavo sotto il fuoco, e che il nostro corrispondente di guerra avrebbe reso emozionante sui giornali come le battaglie sulla pianura di Troia, a cui prendevano parte gli di e le de in persona. Non riesco a concepire un'occupazione pi tediosa. Ma essa mi pales la completa scissione fra il guerriero e gli effetti del suo vile operato. Egli non vede n sa quel che sta facendo: si limita a porgere una granata o a tirare una cordicella. E a sei miglia di distanza un Beethoven o un bambino muoiono. Tutto ci che prova  il desiderio che il suo turno di lavoro finisca e che sia pronta la sua razione di manzo. Non mi infuriai neppure, come fecero Goethe a Valmy, Wagner a Dresda e un mio autista a King's Cross durante un'incursione. L'idea che quegli uomini stanchi morti fossero eroici, crudeli, o qualsiasi altra cosa romantica e sensazionale, era ridicola. Solo i duelli degli aeroplani riallacciano la guerra moderna ai duelli eroici di Aiace e Diomede, Ettore e Achille, ma con la profonda differenza che il vincitore deve volarsene via senza consolidare le proprie posizioni n ottenere una resa o una decisione militare di qualsiasi genere. Le battaglie solevano durare una giornata e terminare con una vittoria o una sconfitta. Adesso durano mesi senza risultato decisivo, cominciando gli offensori con successi allarmanti e finendo poi con lo smetterla, ed essendo questa sanguinosa faccenda superata al giorno d'oggi da linee di sbarramento, esaurimento, fame, rivoluzione, o da altri eventi lontani dai campi di battaglia, dove gli eserciti concimano il campo che ciascuno pretende di conquistare. Non bisogna presumere, per quanto talvolta sia cos, che i militari sian tutti per la guerra e i civili contro di essa. Sarebbe pi vicino alla, verit dire il contrario. Sono i soldati che ci dicono che se potessimo vedere per un sol giorno una guerra non vorremmo pi vederne una seconda. Soldati esperti, capaci di far qualsiasi cosa di meglio che non il militare, finiscono coll'aborrire cordialmente la guerra come Paderewski ha finito col detestare il piano. Marlborough era un generale fortunato quanto Napoleone. Wellington sconfisse Napoleone. Bismarck sconfisse la Francia e l'Austria e cre il Reich tedesco "col sangue e col ferro". Tutti e tre finirono col desiderare la pace a qualunque costo. Napoleone pare un'eccezione; ma fu costretto a continuare a nutrire il popolo francese di gloria militare perch esso non poteva capire nient'altro di ci ch'egli era in grado di fare. Il nostro Lord Protettore Cromwell, quando scopr che poteva sconfiggere tutti i generali che fossero alla sua portata, non cerc di trovare un impero mondiale a cui fare da despota: esaur ogni possibilit di Governo parlamentare prima che questo, divenuto incapace di far altro che ostruzionismo e logorree, lo costringesse a governare secondo la legge marziale con uno Stato Maggiore che prendesse decisioni per lui tutte le volte che egli doveva dire, come Napoleone quando ebbe notizia di Trafalgar, Non posso esser

dovunque. Sono i borghesi e le donne a mantener vivo il prestigio romantico della guerra, non i militari. Temo che sia ancora vero il fatto che quando un capo di Stato  scelto dal popolo invece che eletto per eredit o per ammesso diritto divino, deve far colpo sui suoi elettori facendo Il umani Mondo per Edunet books cose orrende. Mucchi di crani Pratico nelle piazze, vergini bruciate vive sotto i lampioni della sua abitazione, sacrifici umani eseguiti da sacerdoti che si imbrattano le chiome di sangue umano, sembrano alle signore e ai gentiluomini civili crudelt detestabili; ma codesta gente raffinata adora Ges e non tiene relativamente in nessun conto Socrate e Maometto, per nessun altro motivo esplicito salvo che Ges fu orribilmente torturato, e Socrate umanamente avvelenato, mentre Maometto fece una morte per nulla sensazionale nel suo letto. Quando la trascuranza delle norme igieniche porta spaventose epidemie nelle grandi citt, i giornalisti le spiegano come prova della maest e della grandezza di Dio Onnipotente; e ora, perfino nell'ultramoderna Russia, la guerra attuale fu santificata da un Te Deum proprio nella cattedrale che era stata adibita a museo anti-religioso. Noi sacrifichiamo alla guerra tutte le libert: libert di parola, di stampa, di vita, e tutte le nostre altre libert all'infuori dell'unica libert di combattere. Aboliamo financo la nostra libert di non combattere. Quando la guerra diventa una seccatura perniciosa tale che le grandi potenze si accordano per imporre la pace alle altre, gli Stati minori le combatteranno per il diritto di combattere, e muteranno la guerra destinata a por fine alla guerra in una guerra destinata a por fine alla pace (= la guerra per la pace in una guerra per la guerra). Possiamo quindi accettare senza ulteriori esempi il fatto che la guerra non pu essere abolita e deve talvolta esser controllata al disopra degli interessi nazionali e convertita in forza politica per annullare i tentativi che voglion far di essa un mezzo per soddisfare l'istinto imperiale e altri istinti antisociali, nazionali o personali. Perch la guerra non  necessariamente il culmine della depravazione umana: ora  una superstizione romantica che ha le sue radici nel coraggio e nella generosit - nella cavalleria, in breve - piuttosto che nella selvaggia ferocia aborigena su cui fu innestata. Queste virt non sono cadute in disuso, tutt'altro. Bisogna che trovino da esser impiegate e organizzate. Negli affari, nella scienza, in politica, nelle esplorazioni e ricerche di tutti i generi ci sono ora scopi infinitamente pi grandi, per l'irrequieto coraggio dei giovani e per i ponderati tentativi degli anziani, che non nell'omicidio e nella distruzione. H. G. Wells  pioniere sul sentiero della saggezza quando asserisce che bisogna provvedere la nostra giovent di imprese eroiche, altrimenti, senza tali opportunit, essa commetter nefandezze politiche o si perder in sport sterili. L'assioma secondo cui Satana troverebbe da far commettere nefandezze a mani oziose vale anche per le virt e le capacit inutilizzate. Tuttavia sarebbe erroneo supporre che gli eserciti siano composti di giovani aspiranti eroi trascinati a trovar nella vita militare una soddisfazione alle proprie energie costrette a piegarsi in direzioni opposte. Essi sono formati per la massima parte da uomini dotati di un fisico robusto e mentalmente cos incapaci da aver bisogno di una continua guida e tutela che non potrebbero trovare in alcun altro luogo all'infuori dell'esercito. Essi sono gli strumenti con cui i conquistatori diventano grandi uomini. E hanno ufficiali che, per quanto meglio nutriti e addestrati, si trovano nella loro stessa situazione. Dobbiamo tener conto non solo della guerra in astratto e dei conquistatori idolizzati, ma anche degli uomini che vivono della guerra, come di una specie a s. Perch cos come esistono variet umane che possiamo chiamare nera, di colore, gialla, e bianca (pi correttamente descritta come rosa nella gialla Cina), cos abbiamo nella societ civile il militare, l'economico, il religioso, lo scienziato, variet che abbisognano di conoscenza e studio

diversi da parte degli uomini di Stato. Prenderle in blocco per tutti i progetti considerandoli umanit comune equivale a combinar guai. E giacch siamo in argomento di guerra, esaminiamo per primo il militare.
Il Pratico Mondo per Edunet books 17. IL MILITARE Il Militare pretende d'esser dispensato dalla morale civile per seguire la sua passione ed esercitare il proprio genio. Il Maresciallo Ney, l'ardito fra gli arditi, era una nullit fuori del campo di battaglia. La guerra gli era necessaria come l'acqua a un pesce. Segu Napoleone finch Napoleone ebbe un esercito; lo abbandon quando lo perse; torn a unirsi a lui quand'egli riebbe il suo esercito: carriera di devota bellicosit che lo port a esser fucilato, non molto generosamente, dagli Alleati per la sua seconda diserzione. Poi ci fu lo stesso Napoleone, per cui le battaglie impetuose divennero un tal giochetto puerile che egli fin per considerarsi invincibile. Milioni di persone morirono per appagare la sua ambizione e tener in esercizio il suo genio, prima che le nazioni europee si unissero abbastanza solidamente e trovassero un capo abbastanza abile da estirparlo. E' stupefacente quel che pu fare un uomo della sua specie. Mentre scrivo, Adolf Hitler  in piena carriera napoleonica: stanno morendo uomini a milioni, le citt vengono distrutte, e un impero si disintegra a causa sua. E, come Napoleone, egli viene idoleggiato per questo: i nostri contemporanei muoiono per il loro Fhrer venuto dal nulla, cos come i francesi morivano per il loro Imperatore venuto dal nulla. Tutti i Napoleoni e gli Hitler, da Alessandro e Attila ai nostri giorni, sono stati classificati dai loro compatrioti non come i furfanti del melodramma storico, ma come i suoi eroi. I loro adoratori civili dan loro voti sufficienti a metterli in grado di controllare il parlamento finch la fortuna  dalla loro; e il parlamento d loro soldati ordinando il servizio militare obbligatorio per tutti i cittadini fisicamente abili.

Ora il servizio militare obbligatorio  la pi completa forma di schiavit che un'umanit civilizzata conosca. Che cosa induce l'umanit a sottomettervisi e a glorificarlo? E, prima di tutto, perch la guerra esisteva gi anche prima del moderno servizio militare obbligatorio? Fino a qual punto l'uomo  un combattente, un rapinatore, un omicida: insomma, un soldato, ad onta della pur sensata asserzione di Mark Twain secondo la quale l'uomo medio  un codardo? L'inizio della faccenda si pu solo indovinarlo. Sappiamo soltanto che su ogni cento uomini ve ne sono alcuni che sanno pensare, far progetti e attenderne i risultati che verranno tra anni, e persino fra una generazione in modo che essi non li vedranno ma avranno operato solo per la causa dell'avvenire dell'umanit, e altri che sanno pensare, progettare e attendere soltanto alla giornata, non avendo praticamente presente alla coscienza il proprio avvenire e tanto meno quello del mondo. Questi ultimi sono spesso tremendamente coraggiosi perch non vedono un palmo di l dal nemico pi vicino o dal desiderio della giornata. Non avvertono il pericolo perch non avvertono nulla oltre la punta del proprio naso. Agli albori della storia uomini simili dovevano vivere di caccia, di rapina, di schiavit, di omicidio. Si specializzarono cos come cacciatori, tiratori, soldati, combattenti, maturi per essere inquadrati come guerrieri di professione da chiunque possedesse il cervello, l'energia e l'inclinazione speciale che una simile bisogna richiedeva. E cos nacque l'Uomo Militare. Come comandante egli preferisce il signorotto di campagna che non produce nulla all'infuori della preda di caccia e di pesca e considera il servizio prestato nell'esercito o nella diplomazia militante come l'unica professione degna del suo rango, e qualunque attivit commerciale, professionale e manuale come sconveniente. Ora, se la razza umana deve sopravvivere bisogna che ogni donna abbia il suo uomo e ogni uomo la sua donna: due in uno. Ma bench la donna debba soffrire tutti i gravami e le doglie del parto nonch nutrire e proteggere l'infante durante la sua lunga minorit, per lei l'uomo 

qualcosa di pi che un mero fecondatore. Egli dev'essere un lottatore che sappia difendere lei e i bambini inermi dall'aggressione di combattenti stranieri. Deve prendere e uccidere gli animali che essa cuciner per la famiglia e scorticher per farne pellicce ad uso di vestiario. Per conseguenza, prima di presceglierlo come compagno essa gli chiede prove della sua capacit di uccisore. In Occidente egli deve mostrarle gli scalpi di coloro che ha Il Pratico Mondo per Edunet books uccisi. In Oriente uno scalpo non ha valore di prova: potrebbe essere quello di una donna. Ci vuole l'organo genitale di un maschio adulto. Si sa che le donne dancale di Abissinia chiedono ai loro guerrieri quattro di tali trofei se neri, ma si accontentano di uno se bianco. Non  perci, come hanno supposto i soldati italiani, una semplice ferocia senza motivo quella che spinge gli uomini delle trib a mutilare i cadaveri dei loro nemici: i trofei sono l'equivalente primitivo della "Victoria Cross", della "croix de guerre", e di tutte le altre targhette che designano gli uomini civili come guerrieri di provato valore nella difesa della patria e del focolare domestico. E intanto che cosa fanno i pensatori e i progettisti a lunga portata? Scoprono l'arte fondamentale dell'agricoltura, e in tal modo rendono possibile la civilizzazione pacifica. Vedono i vantaggi di attendere il raccolto un anno, e molti anni la crescita degli alberi da frutto e da legname. Addomesticano il bove invece di mangiarlo, e lo aggiogano all'aratro. Uccidono i rettili per sterminarli, non per mangiarli; e ben presto scoprono che la peggior specie di rettile  quel genere d'uomini il cui motto : Devi morir di fame tu, altrimenti muoio io, mentre il loro  Dobbiamo smettere di ucciderci, derubarci e mangiarci l'un l'altro, altrimenti moriremo tutti di fame. Questa divisione naturale della societ umana fra persone barbare e persone civili, fra Napoleone-Hitler e oppositori coscienziosi, fra l'Enrico quinto di Shakespeare e il Parsifal di Wagner, fra cannibali e vegetariani, viene confusa dalle unioni matrimoniali; in tal modo gli esemplari puri son rari; ciononostante la divisione resta ancora marcata. L'eredit, come dimostr Mendel, non agisce producendo solo un figlio grigio dall'unione di un genitore bianco con uno nero: produce anche figli tutti neri o tutti bianchi, in determinate proporzioni. Il bianco eredita le tradizioni del nero e il nero quelle del bianco. E le influenze esterne su di essi sono potenti in ambo i casi. Le donne sono costrette dalla loro condizione a esser pacifiche, econome, e previdenti per la salvezza dei loro figli; cio per la salvezza della razza; ma sono anche costrette ad ammirare e incoraggiare la bellicosit negli uomini, loro guardia del corpo. Essendo previdenti sono esclusiviste, e gelosamente pugnaci nella difesa dei loro averi, e vendicative. Inoltre le tradizioni che iniziano con la cruda barbarie in conflitto con gli albori della civilt non sussistono intatte. E' nato un meraviglioso e affascinante lustro poetico e romantico per glorificare i rischi e le audacie e le battaglie e le vittorie e persino le vicende amorose dei combattenti. Quando Adamo zappava ed Eva filava, il cortese signore dove stava? L'assassino Caino  divenuto, se non il cortese signore, sicuramente il gentiluomo. Idealizzato da romanzieri e trovatori quale perfetto cavalier cortese la cui forza valeva quella di dieci uomini perch il suo cuore era puro, egli fece girar la testa a Don Chisciotte. E anche la mia. Quand'ero bambino e famoso vigliacco mi vedevo con la fantasia nelle vesti di invincibile guerriero. Quando mi conducevano a teatro a vedere una recita in costume, le spade degli attori mi interessavano quanto il dramma. Se pensavo all'avvenire - come sogliono fare i ragazzini - e a quello che avrei comprato quando fossi diventato grande e avessi avuto un sacco di quattrini, non dubitai un istante che il mio primo e pi agognato acquisto sarebbe stato una rivoltella. Se qualcuno mi avesse predetto che sarei cresciuto e avrei avuto un sacco di quattrini e avrei raggiunto gli ottantotto anni senza aver mai comprato un'arma da fuoco, non gli avrei creduto. La letteratura che mi eccitava con le grida dei capitani e i clamori della Bibbia, e il

combattimento di Cristiano contro Apollione e di Greatheart coi giganti nel "Pilgrim's Progress", riesce ancora a eccitarmi nella "Canzone di Lepanto" di Gilbert Chesterton. Gilbert divenne uomo di corporatura colossale; ma anche quando raggiunse il culmine della grossezza continuava a giocare con la baionetta come un ragazzino. Nel 1914, quando avevo cinquantanove anni, fui stupefatto e scandalizzato nello scoprire che si agitavano Il Pratico Mondo ancora in me tracce di eccitazione guerriera.per Edunet books Gli amanti di letteratura e le persone che se ne occupano sanno meglio di chiunque altro come la barbarie, sopravvivendo travestita da eroismo cavalleresco, sia sfociata in un'idolatria dei guerrieri famosi, fanatica come quella della gloriosa schiera degli apostoli o del nobile esercito dei martiri. Il pi saggio dei re di Francia, nonno del pi saggio re d'Inghilterra, vien ricordato non per la sua aspirazione a una Francia in cui ognuno avesse un pollo in pentola, ma per la ballata della battaglia di Ivry di Macaulay in cui Dio  rappresentato come capo dell'esercito. Il monarca o uomo di Stato che desidera prevenire un movimento popolare pu ancora riuscirvi infallibilmente ostacolandolo con una guerra. Quantunque un riformatore possa cantar le lodi di Ges quale principe della pace, il rombo di un sol colpo di cannone potr mutare l'inno in Il Figlio di Dio va alla guerra. La gente non fa nulla per la pace e per la libert all'infuori di combattere per loro (o contro di loro) anche se cos facendo le deve sacrificare tutte e due. La gloria non fu inventata da Napoleone: l'avevano gi approntata per lui tutti i bardi e i romanzieri: egli non aveva altro da fare che appropriarsela come un'aureola e servirsene fino al limite delle sue possibilit per vincer le battaglie, e fino al limite della capacit degli altri generali per batterli, e far di se stesso l'Imperatore di quasi tutta Europa per una dozzina d'anni. I conquistatori possono abbattere tutte le leggi costituzionali, finch non sono a lor volta abbattuti. Loro baluardi inespugnabili sono la bellicosit popolare, l'idolatria e l'adorazione della gloria. Ma l'adorazione della gloria, sebbene essa valga per la mentalit degli ufficiali, di cui un conquistatore non manca mai, mal s'adatta alla ignoranza del corpo dei soldati comuni, dei "soldati semplici", dei fanti e dei cavalieri di cui nemmeno i poeti laureati posson dir nulla di pi glorioso che Non discutono: agiscono e muoiono e di quei sergenti di cui Wellington si lamentava perch era impossibile trovarne uno non avvinazzato o disposto a eseguire un ordine dopo le otto di sera. Tuttavia senza questi eroi Blenheim, Waterloo, Balaclava, Wagram e Austerlitz non avrebbero nome. Che cosa dunque li attraeva, nella vita militare? Be', era pi una necessit che un'attrazione. La civilt apporta benefici al genere umano; ma impone anche attivit e sforzi di cui non tutti siamo parimenti capaci; anzi alcuni di noi ne sono totalmente incapaci. Bisogna far progetti per il lavoro, prender decisioni, resistere alle tentazioni, capire procedimenti difficili. La capacit di assolvere a queste richieste varia da individuo a individuo, e anche da classe a classe, quando ci sono profonde diversit di educazione e di reddito. Coloro che son capaci di scoprire che cosa fare nell'organizzare affari son pochi. Meno ancora quelli che riescono a scoprire come farlo. Uomini che si trovano sperduti finch non vien detto loro cosa fare e come farlo sono numerosissimi in ogni popolazione proletaria. La loro scelta sta fra l'ubbidienza e la morte per fame. Sarebbero completamente alla merc degli organizzatori e di coloro che prendon le decisioni se la loro forza fisica e il loro coraggio insensato non li rendessero indispensabili ai loro datori di lavoro come questi sono indispensabili a loro. Nei popoli moderni sono numerosi anche i casi di estrema incapacit. Mettiamo che non siano pi del cinque per cento, tuttavia una popolazione di quaranta milioni - di cui met donne- fornisce a un conquistatore un milione di incapaci che trovano la tutela di cui

hanno bisogno, con vitto assicurato, abiti, alloggio, rispettabilit e condizione sicura, soltanto nell'esercito. Vestiti in divisa, la loro condotta  spesso esemplare e il loro ardimento provato dalle numerose "Victoria Crosses". Smobilitati, vanno a finire sul banco degli accusati per aver ceduto a tentazioni puerili o esser stati indotti dal bisogno a firmare assegni a vuoto o a spender denaro non loro.
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Oltre questi poveri diavoli, che lo Stato dovrebbe metter sotto tutela allo stesso modo che assicura la libert ai pi forti, abbiamo una massa di persone dotate di capacit normale, le quali non si occupano di politica. Accettano la societ cos come la trovano, e assumono qualsiasi impiego legale e rispettabile purch si confaccia loro. Cromwell raccolse i suoi "Ironsides" non solo tra i fanatici repubblicani e livellatori, ma tra gli uomini rispettabili che eran soddisfatti dei salari da lui offerti e della certezza che nel suo esercito si sarebbero trovati in un'ottima compagnia dove non venivan tollerati l'ubriachezza e i discorsi scurrili. Ai nostri moderni Ironsides chiamati alle armi vien negato quel minimo di decoro, n, a quanto pare, lo desiderano; perch potrebbero facilmente imporselo a vicenda. Il proletario moderno, sotto questo aspetto,  una canaglia. In breve, i conquistatori e i mercanti di gloria non sono mai stati a corto di soldati, per quanto si sappia. Sono anche riusciti ad arruolare genti di prim'ordine: Coleridge e John Bunyan partirono come soldati semplici volontari; e Bunyan non prest servizio solo nelle file della propria fazione, ma combatt anche per i realisti, i quali lo cacciarono poi in prigione per dodici anni perch non apparteneva alla Chiesa d'Inghilterra. Infine, la barbarie militare gode di tal prestigio, e il genio militare di tal potere, che l'uomo civile deve difendersi per non fare una guerra dopo l'altra e diventare in questo frattempo un barbaro. Conquistatori esperti come Marlborough e Wellington odiavano forse la guerra; ma gli agitatori romantici la esaltano come scuola necessaria per le virt virili, e son appoggiati da verit come il fatto che  arduo svellere la civilt dai solchi profondi in cui  radicata, con qualcosa di meno terribile della guerra. Ci son volute due guerre mondiali per mettere i nostri orologi e arrangiare le nostre ore di lavoro e di riposo secondo i mutamenti delle stagioni, cosa ovvia e semplice come ha dimostrato l'esperienza. Non posso immaginare quanto verrebbe a costare una riforma della nostra aritmetica e della nostra ortografia. Tuttavia l'avvenimento economico della creazione di un alfabeto britannico capace di scrivere il mio nome in due lettere invece di quattro  molto pi urgente di quello meteorologico di regolare i nostri orologi secondo le due ore di differenza fra il solstizio d'estate e quello d'inverno. Perci a nessun uomo di Stato passa per la mente di poter escludere la guerra dalle possibilit contro cui deve prender provvedimenti, finch essa non si sopprimer da sola per il costo e la crudelt eccessivi. Ma per ora non c' modo di evitarla. Il resistere non  un male come ci insegnano i discepoli di Tolsti e il Mahatma Gandhi;  un invito all'aggressione e alla conquista. Un uomo di Stato prudente non pu far a meno del militare. Deve anche provvedere a che una parte della popolazione venga militarmente addestrata: cio da barbari romantici. Ma deve sapere quel che fa e fare in modo da esercitare su di loro un controllo politico. E pu far questo solo se  pi saggio e pi abile di loro. Come il migliore dei chirurghi pu esser il peggior giudice nel decidere se un'operazione va fatta o no, cos il pi brillante dei conquistatori pu esser pessimo giudice nel decidere se una guerra  necessaria o no: comunque, in ambedue i casi,  sicuramente un giudice prevenuto. Talvolta per accade che un soldato nato sia pi abile e saggio di un uomo di Stato. Il suo Governo pu esser migliore di qualsiasi Governo civile, e il suo potere necessario per stroncare le superstizioni da cui il Governo civile non  abbastanza forte per liberarsi.

Napoleone non si sarebbe proclamato Imperatore se il Direttorio fosse stato intelligente, capace e onesto. Se gli Alleati non avessero abusato della loro vittoria sulla Germania, nel 1918, invece di preoccuparsi di risanarla con quella stessa squisita attenzione che usarono ai prigionieri di guerra tedeschi feriti, l'ascesa al potere di Adolf Hitler sarebbe stata impossibile. Prima che un paese abbia bisogno di un salvatore militare, deve ridursi o esser Il in una Mondo per che lo books ridotto da un cattivo Governo Praticocondizione Edunet condurrebbe alla rovina se qualcuno non lo salvasse; e noi e i nostri Alleati fummo abbastanza stupidi e vigliacchi da ridurre la Germania in quella condizione e offrire l'occasione opportuna a Hitler. Egli si merit la gratitudine che il suo paese gli dimostr, per aver colto quell'occasione; ma la vittoria gli and alla testa, e gli fece credere (come accadde anche a Napoleone) di essere un invincibile inviato del destino, giudicando essere tale destino la salvezza del mondo sotto la sua conquista. Ora non basta conquistare il mondo: il conquistato deve esser rabbonito facendogli scoprire che sta meglio sotto il conquistatore che non prima che egli gli imponesse il suo dominio. Giulio Cesare fu abbastanza accorto da capirlo. Quand'egli, come Napoleone, trov che le battaglie eran per lui un gioco da bambini, e anche che poteva governare i popoli molto meglio che lasciandoli governarsi da s, ebbe cura che il popolo vinto - per quanto stava nelle sue possibilit - fosse contento d'esser stato conquistato da lui, e molto riluttante a riavere i governanti di prima. Anche Stalin l'ha capito. E anche Napoleone lo cap abbastanza da annunciarsi sempre come liberatore e farsi considerare per un momento come un eroe da Beethoven. E' inutile che un Governo minacciato da un conquistatore induca la popolazione a resistergli fino alla morte per difendere la democrazia, la libert, il re e la nazione, e tutta la rimanente nomenclatura della piattaforma patriottica di reclutamento, se il paese  realmente cos mal governato che ogni mutamento sarebbe il benvenuto, e ogni pretendente in vista sicuro di esser seguito. Se la monarchia borbonica in Francia fosse stata abbastanza efficiente da pagar puntualmente lo stipendio ai soldati invece di pagare con esso i debiti di gioco di Maria Antonietta, l'insurrezione che diede inizio alla Rivoluzione francese sarebbe stata soffocata dall'esercito, e le sue riforme varate costituzionalmente sotto Luigi sedicesimo, nel qual caso Napoleone sarebbe diventato chiss cosa: forse sarebbe stato congedato dall'esercito per aver prestato servizio oltre il termine dovuto, o forse sarebbe diventato un attempato maresciallo al servizio del re, il che corrispondeva alle sue aspirazioni. Ormai questo non importa; ma la lezione della sua carriera e quella dei suoi imitatori del ventesimo secolo rimangono: cio, che i Governi incompetenti con ideologie sorpassate, per quanto formalmente possan esser democratici, cadono dinanzi ai conquistatori d'attualit. E quando la vittoria d alla testa al conquistatore e lo rende un fenomeno patologico invece di un fenomeno politico (cosa che pu esser considerata come di ordinaria amministrazione perch il potere politico illimitato avvelena come l'acido prussico), la si deve pagar cara; e questo  un debito che noi stiamo pagando ora (1944) col sangue. 18. L'UOMO ECONOMICO Tutti sono uomini economici dalla nascita alla morte, stante il fatto che le altre categorie sono minoranze talvolta trascurabili. Per noi tutti vengono in prima linea il mangiare, il bere, un letto al coperto e gli indumenti necessari, perch senza queste cose morremmo. Sotto questo punto di vista siamo perci tutti problemi economici per gli uomini di Stato. Ma nove su dieci di noi possono venir contentati con due sterline alla settimana per famiglia, spesa che anche il capitalismo pi egoista pu e deve fare per non uccidere la gallina dalle uova d'oro prima che sia tempo di rimpiazzarla con una pi giovane e pi aurifera. Quando ha fame e freddo ed  nudo l'uomo  economico al massimo. Quando lo nutrite, lo vestite e gli date una casa, sia pur

misera, cessa di esser solo economico e diventa una creatura dotata di aspirazioni e scrupoli, con una coscienza, punti di vista, passioni e pregiudizi tutti immateriali e irrazionali: cio metafisici. Keir Hardie, il fondatore del partito laburista indipendente, tenne un comizio a certi miserabili che aspettavano Il trovare un lavoro occasionale ai "docks" di Londra, all'alba di di Pratico Mondo per Edunet books una gelida mattina invernale. Erano i lavoratori manuali peggio pagati di Londra; e la loro povert era spietatamente accresciuta dalla pioggia dirotta. Keir Hardie parl loro dell'economia socialista come del loro pi urgente interesse politico. E poi, in veste di candidato del locale seggio parlamentare, chiese se avevano domande da fare. E allora un uomo, che se ne stava schiacciato contro il muro per ripararsi come poteva dal diluvio, si fece avanti e disse che aveva ascoltato l'abile discorso dell'oratore, ma era rimasto sorpreso nel constatare che non conteneva alcun accenno politico. Disse che quel che loro volevan sapere era il parere dell'oratore sulla soppressione della Chiesa gallese. Nell'eventualit d'esser scelto dal capo-operaio per scaricare una nave col compenso di sei pence all'ora e il rischio d'incidenti ogni venti minuti, secondo le statistiche del London Hospital, l'economico era diventato un metafisico. Non era un gallese; e il mantenimento o l'abolizione della Chiesa gallese non gli avrebbero portato la minima differenza. Ed era un elettore tipico. Il cittadino che non  reso disperato dall'inedia  portato insanamente alla metafisica per quel che riguarda l'attuazione di propositi pratici. Ha condotto Ferdinand Lassalle alla disperazione con la sua maledetta mancanza di desideri. Dobbiamo rendere quest'uomo ancor pi economico, e non continuare ad asserire che  un'invenzione degli economisti capitalisti. Egli ha gi elevato il suo reddito da due a quattro sterline alla settimana; ed  possibile elevare finalmente questo reddito al pi lauto dividendo dell'intera produzione del lavoro nazionale che lascer abbastanza per il nuovo capitale e nulla per i dissipatori e gli oziosi. Questo  l'ideale comunista, e fra esso e la povert ci son molti stadi che soddisferebbero i filantropi e i tradunionisti che credono ancora nella propriet privata e nella sufficienza del profitto come incentivo. E' chiaro, allora, che la qualit che manca all'uomo perch l'uomo economico corrisponda al vero animale umano, e il sistema di lavoro capitalista diventi cos meraviglioso nella realt come lo era cent'anni fa sulla carta,  l'insaziabilit economica. Come tale cosa sia rara  dimostrato dal fatto che un grado minimo di capacit mette gli individui in grado di diventar ricchi, solo che dedichino tutte le loro energie al far denaro. Una persona comune non far questo. Un merciaio ambulante deve continuare a fare il suo mestiere finch ha guadagnato uno scellino con cui procurarsi un letto in un dormitorio pubblico e due pasti. Deve lavorare a questo modo o morir di fame. Dategli una mezza corona al mattino presto e invece di girare con la sua mercanzia fino a sera come al solito, quadruplicando forse il suo reddito giornaliero, lascer immediatamente la strada e se ne andr con la sua cassetta a vivere a proprio agio per il resto della giornata e forsanco fino all'indomani. Un operaio intelligente che lavora a cottimo in una fabbrica trova che un miglioramento nel suo metodo di lavoro, di tanto in tanto, lo mette in grado di guadagnare in una settimana il doppio di quanto abitualmente gli serve per vivere. Invece di elevare il suo livello di vita del cento per cento smette di lavorare in fabbrica per tre giorni alla settimana. E' avido, non di guadagnare o lavorare, ma di vivere comodamente in libert. Il suo datore di lavoro, per quanto possa esser generoso,  in conseguenza obbligato a far cessare questo "assenteismo" riducendo le paghe dei lavori a cottimo, e allora gli operai scioperano, ed entrambe le parti hanno guai e perdite a non finire sinch i lavoratori non consentono

ad accettare un dividendo sull'aumento di produzione, abbastanza esiguo da obbligarli a venire in fabbrica tutti i giorni come prima. Da tutto ci si potrebbe dedurre che il dieci per cento dei nostri ricchi proprietari, che fin dalla nascita hanno avuto denaro e agi in sovrabbondanza, non esercita alcuna pressione economica sugli uomini di Il Praticoun uomo diEdunet che governasse con l'interferenza di Stato; ma Mondo per Stato books codeste persone scoprirebbe ben presto che, se la povert  tristemente saziabile, la ricchezza  praticamente insaziabile. Nei quartieri orientali di Londra la rivolta contro la miseria pu esser domata con quattro sterline alla settimana come massimo e meno di una sterlina come minimo. Procedendo invece verso ovest la pace non si acquista a cos basso prezzo. Due giovani sposi di Mayfair, anche se non hanno figli, sono convinti di aver bisogno per lo meno di nove domestici; credono che i loro figli non possan venire educati per meno di trecento sterline all'anno, somma che vien raddoppiata quando vanno all'universit; e che i loro denti non possano venire curati e la loro vista esaminata per meno di tre ghinee, e tutte le altre eventuali spese vanno considerate sulla medesima scala. Karl Marx dimostr come il capitale che aspira a impossessarsi di plusvalore (reddito non guadagnato)  insaziabile e privo di scrupoli al massimo grado. Come si pu conciliare questo fatto con quello parimenti accertato che i capitalisti sono animali umani e che l'animale umano non  n insaziabile n privo di scrupoli? Che cosa fa s che l'animale uomo N. 1 si adatti a vivere in una sola stanza sovrabitata dei sobborghi, mentre l'animale uomo N. 2  lussuosamente domiciliato in un grande palazzo di una piazza elegante di Londra, con una casa di caccia negli Highlands, un castello nei Lowlands, una villa al mare dove va a fare i bagni, un "pied--terre" principesco in Riviera, e uno yacht di prima categoria per potersi godere l'aria in alto mare? Chiedete al N. 1 perch non costruisce un castello: vi risponder che non pu permettersi la spesa:  troppo povero. Chiedetegli perch non rifiuta un salario di fame: vi dir che l'altra alternativa  l'inedia senza salario. Chiedetegli perch non si ribella: vi risponder che la polizia non glielo permetterebbe e che la polizia ha alle sue spalle esercito e marina, e aviazione; inoltre, anche se non ci fosse la polizia, non saprebbe in che modo ribellarsi n come nutrirsi durante il tempo della rivolta. Catechizzate il N. 2, e probabilmente si offender per la vostra impertinenza e ordiner ai domestici di gettarvi fuori e di non farvi mai pi entrare. Per potrebbe essere abbastanza filosofo da chiedersi perch si comporta cos come si comporta; e in tal caso potrebbe esser disposto a discutere con voi della sua condotta, e perfino ad ammettere che avete ragione, se avete ragione, se avete credenziali ragionevoli per cui vi siate potuto permettere di fargli visita e parlargli cos. Chiedetegli perch, non potendo vivere altro che in una casa alla volta, ne costruisce o ne compra quattro o cinque. Probabilmente vi risponder che in effetti vive quasi sempre in albergo e in vettura-letto, e tiene quattro cinque case col loro stato maggiore di noiosa servit (che quasi sempre non ha da far altro che servirsi a vicenda) perch la societ  organizzata in modo tale per cui egli deve far cos per mantenere la sua posizione, e perch la stima e il rispetto che nutre verso se stesso sono direttamente proporzionali a quanto spende per le spese superflue. Forse aggiunger anche: Non posso licenziare tutte quelle persone che dipendono da me. Morirebbero di fame, non conoscendo altro servizio che quello alla dipendenza dei ricchi. Combatterebbero fino alla morte in difesa di questo servizio, cos come adesso votano per esso. Parecchi numeri 2 direbbero: Io sono un uomo di gusti e bisogni semplici che il denaro non basta a soddisfare; e odio tutta questa maledetta societ elegante e vorrei esser nato in Russia; perci andatevene e non scocciatemi. Parlate di questo al Governo e alla democrazia, dato che solo loro potrebbero cambiare questo stato di cose.

Non disarmate: incalzate con le vostre domande chiedendo perch, quando ha speso tutti i soldi che la societ lo obbliga a spendere, cerca ancora di aumentare il suo reddito superfluo investendolo di continuo in azioni e cartelle di rendita. Egli ribatte chiedendovi che altro dovrebbe fare con quel denaro. Se non lo presta a interesse lo far per lui il suo banchiere. Se, preso dalla disperazione, voi ricadrete nel Vendi tutto quel che hai e dallo al povero, la sua rispostaIl Pratico se lui vende azionibooks sar che Mondo per Edunet e cartelle non far che mettere un altro azionista al suo posto, e, se anche riuscisse a trovare il mezzo di dare il ricavato alla decima parte oppressa di una moderna popolazione proletaria, il dividendo non baster a procurare un pasto per persona, e l'unico effetto della traslazione sarebbe di aggiungere anche lui al numero dei diseredati. E' verit dimostrabile che in un sistema capitalistico il pi saggio consiglio economico attuabile da parte di un ricco  Investi tutto ci che metti da parte al pi alto tasso d'interesse compatibile con una relativa sicurezza. Cos alla fine il ricco  per forza uomo economico a dispetto della sua propria natura; e l'uomo di Stato  per forza obbligato ad avere a che fare con lui cos com', all'ingrosso, pur sapendo che in natura non esiste un simile animale. Tuttavia in questa faccenda c' qualcosa che non va. Se il capitale  insaziabile di denaro, e gli uomini no, presto o tardi essi finiranno a trovarsi in una scandalosa contraddizione. Perch  conseguenza inevitabile della saziabilit umana che ciascun aumento nella quantit di qualsiasi articolo richiesto ne riduce il prezzo sul mercato; e questo si adatta al capitale (denaro messo da parte) allo stesso modo che si adatta al cibo o agli articoli di vestiario. Per mantener alto il prezzo del pesce una certa quantit ne deve esser rigettata in mare. Devono venir bruciate tonnellate di frumento e caff perch si possa vendere il resto. La sovraproduzione  la maledizione del capitalismo, e la concorrenza commerciale la sua molla principale; tuttavia la concorrenza commerciale rende inevitabile la sovraproduzione. Quando cento persone han bisogno di cento paia di scarpe nuove, e dieci calzolai concorrenti, ciascuno dei quali spera di ricever l'ordinazione, ordinano cento paia di scarpe dalla fabbrica, che in conseguenza ne far mille paia, novecento paia di scarpe rimarranno inutilizzate negli scaffali dei negozi. Finch novecento persone non avranno consumato le scarpe e compreranno quelle rimaste nei negozi, la fabbrica non avr pi ordinazioni e dovr licenziare i suoi operai aggiungendoli alla lista dei disoccupati. Da qui possiamo vedere il ciclo di sovraproduzione seguito dalla disoccupazione e dalla depressione del mercato, gli alti e i bassi, le crisi e le riprese, che sono caratteristiche del sistema capitalistico e temuti flagelli economici. Quando comincia il ribasso le fabbriche non possono licenziare tutti i loro operai in una volta, n fermare le macchine, chiudere capannoni e uffici, e lasciare che le macchine si arrugginiscano e che il loro capitale si consumi da solo. Devono continuare a produrre merce invendibile perch le fabbriche restino in vita; e se non possono vendere le merci in patria sono costretti a cercare nuovi mercati all'estero. E siccome le diverse nazioni gareggiano forzatamente per tali mercati, gli industriali, per i quali un arresto delle operazioni commerciali significherebbe la rovina, vengono ad avere un forte interesse economico a che si facciano guerre di conquista. E questo interesse va dai fabbricanti ai loro banchieri, le cui fortune reggono o crollano con le loro. Ora, l'aristocrazia della finanza, sebbene il suo interesse sia strettamente legato a quello dei fabbricanti, non tratta direttamente con essi: anzi, quasi tutti i suoi componenti non sono mai entrati una sola volta in vita loro in una fabbrica o in un laboratorio, non son mai scesi in una miniera. Vivono vendendo il capitale: cio denaro messo da parte. E il capitale, come qualsiasi articolo richiesto,  caro o a buon mercato secondo la quantit che viene posta in vendita sul mercato monetario. Come si arriva a un momento in cui il pesce dev'esser rigettato in mare e il caff e il frumento bruciati per mantener il loro prezzo a un

dato livello, cos giunge un momento in cui solamente la distruzione del capitale pu impedire la discesa a zero del suo valore, o anche a una cifra inferiore allo zero, per cui noi dovremmo pagare i banchieri perch ci tengano il nostro denaro invece di prestarlo ad alto tasso d'interesse.
Il Pratico devo per Edunet books Per spiegare come va questa faccenda Mondo cominciare dimostrando la profonda differenza che corre fra capitale e propriet.

La propriet aumenta di valore sul mercato in proporzione diretta allo sviluppo industriale e all'aumento della popolazione. Il capitale fa tutto il contrario. Quand'ero giovane potevo ricavare un reddito sicuro di 1000 sterline all'anno su 20000 di capitale. Lavorando non ero in grado di metter da parte 20000 sterline perch guadagnavo al massimo cinque o sei sterline alla settimana; ma divenni proprietario dei diritti che si dimostrarono lucrativi e mi concessero di goder il frutto del lavoro di altre persone per una somma superiore di 20000 sterline a quanto mi bastava per vivere. Poche persone erano in quella posizione, e il denaro che io avevo messo da parte non fruttava pi del cinque per cento all'anno. Ma l'invenzione e la moltiplicazione delle macchine, e l'eliminazione della perdita dovuta alla concorrenza, causata dalla fusione di ditte e societ concorrenti senza un equivalente aumento nel costo di produzione, fecero aumentare il capitale risparmiato a disposizione sul mercato, finch il suo prezzo cadde al tre e financo al due e mezzo per cento. Quando potei metter da parte altre ventimila sterline ne ricavai solo cinquecento all'anno di rendita, senza correr rischi, invece delle mille di prima. Il Governo riusc a saldare i debiti con coloro cui doveva pagare il cinque per cento prestando il denaro al due e mezzo. Ci non andava ai finanziatori. E neppure a me. Furono adottate le solite misure per limitare l'accumularsi dei risparmi, distruggendo i beni rappresentati dal denaro. Fu bruciato il frumento, fu bruciato il caff, e il pesce venne ributtato a mare appena pescato, mentre il proletariato moriva di fame non avendo i mezzi necessari per comprarsi da mangiare. Ma queste ritorsioni puerili contro il ribasso del denaro messo da parte non servirono. Era stupido bruciare i sacchi di caff; quel che occorreva era una distruzione in misura tale che solo il Governo poteva conseguire, con le centinaia di milioni di sterline e i milioni di soldati al suo comando. Lo scoppio della guerra sudafricana parve opera della provvidenza, e io potei ancora ricavare 1000 sterline all'anno su un capitale di ventimila. Ma re Edoardo settimo insistette a voler la pace per la sua incoronazione, e fece cessare la guerra a condizioni tali da lasciar praticamente vittorioso il Sud Africa. Non importava. Per i nostri padroni finanzieri bastava che il reddito dei risparmi fosse risalito al tasso del cinque per cento. Segu un periodo di grande attivit industriale, con l'inevitabile risultato che i risparmi tornarono ad accumularsi, e una societ mineraria a cui avevo prestato denaro con una garanzia dei sei per cento di reddito mi restitu il denaro lasciandomi nella vana attesa di poter ricavare il cinque per cento dalla somma che mi era stata restituita. Era difficile sperare che la provvidenza facesse ristabilire ancora una volta il valore del mio denaro. Ma lo fece. La guerra dei Quattro Anni arriv proprio a tempo e io prestai al Governo 20000 sterline al cinque per cento, mentre l'anno prima avrei potuto considerarmi fortunato se ne ottenevo tre. Il mio patriottismo fu applaudito dalla stampa.

Vent'anni dopo l'armistizio tornai a trovarmi in cattive acque. Il denaro da mettere a frutto sovrabbondava sul mercato. Olocausti di grano e caff vennero offerti in quantit che non aveva precedenti. Le aringhe vennero gettate a mare al cento per mille. I miei banchieri mi pagavano un interesse cos irrisorio sulla somma da me depositata, che aleggiava sull'orizzonte la minaccia di un interesse negativo. Poi l'armistizio venne infranto; Il ripresa e poi per Edunet books e la guerra con la Germania fuPratico Mondo complicata con una guerra contro l'Italia, a un costo che si aggira oggi sui quindici milioni di sterline al giorno. Il Governo mi invit a prestargli i miei risparmi al due per cento. Cos esso confisc i miei averi con una tassa di diciannove scellini e sei pence per sterlina. Posso attribuire queste coincidenze a possibilit matematiche? Eminenti matematici di mia conoscenza andarono a Montecarlo, dove, dopo aver dimostrato che certi risultati del girar della pallina sulla roulette potevano capitare solo una volta ogni mille anni, scoprirono che accadevano tre volte in sette settimane. Tuttavia tre coincidenze di una guerra che eleva il valore dei depositi aurei del due e mezzo per cento era pi di quanto io potessi digerire. Non potevo attribuir questo alla provvidenza: perch una provvidenza che brucia la casa per arrostire il maiale  un'incredibile imprevidenza. Quando una coincidenza miracolosa ricorre regolarmente in determinate circostanze si comincia a sospettare che non si tratti di miracolo, ma di semplice causa ed effetto, intenzione e progetto. Qualcuno fa da oracolo. Chi, non son riuscito a scoprirlo. La guerra, finanziariamente, per me era un bene: son sempre stato troppo vecchio per prestar servizio militare, e a causa sua ho perso soltanto un parente anziano. Gli altri hanno fatto enormi fortune grazie a essa, vendendo vecchie navi a un prezzo dieci volte superiore al loro valore anteguerra, e godendo inoltre di enormi rendite e dividendi senza neanche alzare un dito per procurarseli. Non venitemi a dire che la guerra non giova a nessuno: me ne intendo pi di voi. Se il denaro fosse stato l'unica cosa di cui mi importava sarei stato militarista come Adolf Hitler e Benito Mussolini. Stando cos le cose, si suppone che io abbia avuto la mia parte nel far nascere la guerra. Ora io non ho mai scritto una riga in favore della guerra. Lungi dal curarmi esclusivamente del denaro, sarei molto pi ricco se avessi dedicato ai miei affari un centesimo del tempo, dell'attenzione, e dell'interessamento che ho dedicato alla mia professione e ai problemi pubblici. La guerra  pi penosa per me che per i guerrafondai perch io mi addoloro per le perdite di ambedue i contendenti, laddove essi sembrano aver fatto un buon affare se l'uccisione di un inglese  seguita da quella di due tedeschi o di due italiani. Non posso dimenticare che la perdita per l'Europa, e di conseguenza per tutti noi europei,  la stessa quando l'ucciso si chiami John o Fritz o Beppo. Io non provo le consolazioni e le esultanze del patriottismo inglese; perch sono un irlandese che per i suoi principi patriottici si rallegra delle disfatte inglesi. Odio la guerra, e trovo che non ci sia alcuna differenza di atrocit fra i bombardamenti di Londra e quelli di Napoli e di Colonia. Mi disgustano tutti allo stesso modo. Ora non sono io solo a pensarla cos. Tutti i capitalisti di mia conoscenza odiano la guerra come la odio io. Il supporre che uno di noi potrebbe deliberatamente gettare un fiammifero acceso in una polveriera con lo scopo di far elevare del due o tre per cento il tasso d'interesse  assurdo e insultante nei riguardi della natura umana. E' evidentemente falsa la concezione per cui tutti i finanzieri, tutti gli ebrei, tutti gli azionisti di fabbriche d'armi, di fabbriche di carne in scatola e di abiti in serie, che tutte le fabbriche di scarpe, i cantieri navali, e gli altri industriali che traggon profitto dalla guerra, per non parlare dei proletari disoccupati, che non sono mai tanto ben vestiti nutriti e alloggiati come sotto le armi, siano birbe matricolate. Cos i Governi che offrono agli elettori una guerra come tonico salutare e ingrediente necessario al sostentamento di un carattere nazionale virile alla maniera

pseudo-nietzschiana son forse pi onesti dei Governi pseudo- cristiani; ma in Inghilterra i Governi si preoccupano di professare la loro fede cristiana per cui Dio  dalla loro parte, e se fan la guerra vi sono obbligati per impedire le guerre del futuro. E tuttavia alla guerra vien dietro il due e mezzo per cento, cos come il giorno vien dietro alla notte. La verit  cheIl bisogno Mondo pereEdunet books provato dal capitale mette in il Pratico di morte distruzione movimento la forza umana della bellicosit naturale, incarnata nel Militare. Ma di lui ci siamo gi occupati. 19. L'UOMO ISTRUITO Il signor H. G. Wells non perde mai l'occasione di ricordarci che le razze che non riescono ad adattarsi alle condizioni naturali in cui son costrette a vivere, e a mutar le loro abitudini col variare di queste condizioni, sono condannate. L'alternativa opposta  di adattare le condizioni alle nostre abitudini, comprendendo fra esse le nostre fedi e le nostre speranze. Ambedue queste attivit sono praticabili in misura cui non osiamo porre limite, a dispetto della gente che dice che non possiamo cambiare la natura umana, n il clima, e che non possiamo muovere le montagne. Non solo sono mutabili, ma lasciate a se stesse si mutano pi in fretta di quel che ci mettiamo noi a cambiare il parere secondo cui i nostri Governi raffazzonati non sono mai capaci di mantenere all'altezza dei tempi le nostre istituzioni. La pi intralciante delle nostre incapacit a mutare le istituzioni sincronisticamente col mutamento degli eventi sociali e naturali  il nostro sistema scolastico. Molto tempo fa, quando tutti i nostri libri erano scritti in latino, non potevamo leggerli se non conoscevamo il latino, e neppure scriverli. Senza il latino eravamo degli ignoranti. Oggi il latino  una lingua morta in cui non si scrivono libri. Una persona che non conoscesse altra lingua sarebbe ignorante e virtualmente sorda e muta, senza scampo. Tuttavia il nostro sistema scolastico ignora questo mutamento e resta ancora fisso nella certezza che il latino sia la lingua delle persone colte e letterate. Ne risulta che la nostra classe governante, che  passata attraverso la macina della preparazione scolastica, elementare, secondaria e universitaria,  ignorante per quanto  possibile che lo sia oggi una classe di popolazione civile, e mantiene un disprezzo e un disgusto di cui  capace solo l'ignoranza pi crassa, per le occupazioni intellettuali, scientifiche e artistiche. E qui finalmente scopriamo che, sebbene non esista al mondo un animale pi ignorante dell'uomo istruito, tuttavia le persone che sono state a scuola devono esser considerate dagli uomini di Stato come forza sociale alla pari degli ignoranti e degli incolti. Il dottor Inge ci ha detto molto saggiamente che, se noi formuliamo il nostro ideale di istruzione, potremmo dire che ci si dovrebbe insegnare tutto quanto ci interessa di sapere in modo da poter diventare tutto quel che ci interessa di essere. E' una tragedia nazionale che, istruzione a parte, le scuole secondarie e l'universit non abbiano insegnato a lui nulla di quanto gli premeva sapere, e in conseguenza lo abbiano penosamente ostacolato impedendogli di diventare quello che gli premeva, cio molto pi che decano di una cattedrale troppo vasta per la sua congregazione. Quel che maggiormente ci minaccia non  l'ignoranza dell'uomo incolto, sebbene al giorno d'oggi sia diventata molto pericolosa, col voto per tutti, mascherato da democrazia, e basato sulla presunzione che ognuno sia onnisciente in politica. L'ignorante pu venir istruito:  facile scrivere su una lavagna pulita. Ma le lavagne delle nostre scuole non sono pulite: son tutte scarabocchiate non solo di versi pseudo-latini, ma di favole, di superstizioni barbare, di codici e "slogans" sorpassati, e delle sciocchezze e stupidaggini accumulate da secoli; perch queste lavagne non sono mai state pulite; e chiunque abbia tentato di farlo  stato punito, o, se non era possibile colpirlo personalmente, denunciato

come nemico di Dio e degli uomini. Dalle lavagne di Eton e Harrow, Rugby e Winchester, i nostri governanti imparano che i deisti come Voltaire, Rousseau e Tom Paine erano atei malvagi, e che Washington, Brigham Young, Marx e Lenin erano mostri sovversivi. E parimenti che le battaglie di Trafalgar e Waterloo, grazie alla quale ultima Napoleone fu sostituito da Luigi diciottesimo, sovrano migliore per la Francia, furono trionfi della Il Pratico Mondo per Edunet books civilt e del buon senso britannici. Questi sono soltanto alcuni dei pi noti esemplari delle stupidaggini di cui son nutrite le menti dei nostri studenti. In rari casi esse provocano un'accanita resistenza nelle persone pi risolute, come  il caso di Voltaire, che fu educato dai gesuiti e tuttavia  diventato universalmente famoso come nemico implacabile della Chiesa francese; ma la corruzione politica e l'assurdo anacronismo della nostra istruzione sono stati denunciati e sviscerati da tanti scrittori che mi limito ad accennarne senza soffermarmi, dato che se ne  parlato abbastanza, mentre tratter qui degli aspetti della questione pi pericolosi a essere esaminati. Tuttavia, nella maggior parte dei casi, essa ha ancora tanta potenza che una vecchia cravatta coi colori della scuola vien considerata alla stregua dello stemma di un signorotto del diciassettesimo secolo. L'istruzione  strettamente connessa al problema dell'infanzia. Ho gi messo in evidenza il fatto che gli uomini di Stato non devono occuparsi dei bambini della nazione all'istesso modo in cui i genitori devono occuparsi dei propri bambini, perch i bambini della nazione non crescono mai e gli altri invece s. Ora, i genitori non possono imparare i loro compiti finch non hanno allevato pi figli di quanti oggi acconsentano a metterne al mondo, guastando i primi due o tre perch si occupano troppo o troppo poco di loro. Ci d allo statista un vantaggio sui genitori. Quando deve occuparsi di bambini di tutte le et, in massa, ha come guida l'esperienza di tutta la storia dell'umanit, laddove i genitori cominciano senza alcuna esperienza, e scoprono che i loro problemi mutano di anno in anno. Gli insegnanti di scuola godono degli stessi vantaggi: per esempio, Eton sa come trattare i ragazzi fra i tredici e i diciott'anni molto pi scientificamente di quanto non lo possano fare le madri. Ci spiega l'asserzione di William Morris di Kelmscott, citata al capitolo sesto. Grande fra i pi grandi vittoriani, come poeta, artigiano e abile uomo d'affari, e uno dei pochi che non furono corrotti dalla falsa prosperit del tardo periodo vittoriano, disse, parlando da genitore e da comunista: Il problema di chi sian le persone migliori cui affidare i bambini  molto difficile; ma  certo che le peggiori sono i genitori. E la classe benestante cui apparteneva era talmente del suo parere che dava i figli da allevare non ai genitori, ma alle bambinaie, alle domestiche, alle governanti e ai maestri. Prima che l'istruzione scolastica divenisse obbligatoria, i poveri eran costretti ad allevare da s i propri bambini; e alcuni eseguirono magnificamente bene il loro compito; ma in generale mandavano i bambini ancor piccoli a lavorare per salari miserabili; ostacolarono fieramente la legge sul lavoro che proibiva di assumere bambini nelle fabbriche; e furono poi ben lieti di liberarsi dei bambini per mezza giornata, affidandoli ai maestri elementari, quando l'istruzione divenne obbligatoria. Il sindaco di un paese riusc a ridurre la mortalit infantile dando una sterlina a ogni madre della sua giurisdizione che gli portasse a vedere il suo bambino ancora vivo il giorno del suo primo compleanno. Paragonato a questi fatti, il nostro sentimentalismo domestico, che blatera di cure dei genitori e santit della famiglia come dell'unit inviolabile della societ umana, non  altro che una scusa per non far niente. Una civilt elementare non pu effettuarsi senza un codice morale come i Dieci Comandamenti, e senza una tecnica del linguaggio, della scrittura e dell'aritmetica, e un codice legale di comportamento obbligato che abolisca completamente la libert individuale e il libero arbitrio in tutto quel che cade nel suo raggio di azione. La gente non pu vivere nella societ umana se non si comporta in un

dato modo, e altrimenti va corretta, e, se si dimostra incorreggibile, soppressa. La vita deve svolgersi secondo norme fondamentali prescritte, e le attivit devono essere stabilite e oneste. E qualcuno deve insegnare questi codici ai bambini. Devono essere imposti dogmaticamente al bambino finch non sia abbastanza grande da poterli capire. Si possono imporre in vari modi, tanto con crudeli bastonature ai bambini e spietate Il Pratico Mondo per Edunet books punizioni agli adulti, quanto con metodi meno selvaggi e nocivi; per in qualche modo vanno imposti, altrimenti il mondo diventerebbe una gabbia di matti. E' una necessit fondamentale; e lo statista il quale immagina che una formula di libert, eguaglianza e fratellanza sia sufficiente a risolvere tutti i problemi, scoprir, se  capace di trarre insegnamento dall'esperienza, che la libert deve cedere il passo alla uguaglianza e che la fraternit pu significare tanto quella di Caino e Abele quanto l'amicizia di Davide e Gionata. I bambini, se devono diventar cittadini, devono imparare molte cose che i loro genitori non sono in grado di insegnare neppure se ne avessero il tempo necessario. Lo statista deve provvedere a questo insegnamento, altrimenti verr a trovarsi di fronte all'impossibile compito di mantenere la civilt con selvaggi al posto di cittadini. Ma se la civilt deve esser mantenuta da tutti facendo quel che fanno gli altri, che cosa ne avviene del progresso, dei mutamenti, delle evoluzioni, delle invenzioni, del libero arbitrio, della libert di pensiero e di parola, dei diritti individuali, e di tutto ci che distingue uomini vivi da automi conservatori? Questa domanda capita a buon punto per me, sotto molti aspetti che mi paiono di importanza vitale; vorrei che il mondo cercasse di fare quel che fan tutti e facesse qualcos'altro, anche fino al punto di far diventare criminali alcune delle attivit del giorno d'oggi. E la storia dimostra che, se a nessuno  permesso di patrocinare e iniziare questi mutamenti, la civilt si fossilizzer e perir. Dunque, non ci pu esser civilt senza legge e ordine, convenzioni ed etichetta; tuttavia quando queste cose son stabilite, deve esserci il diritto di rivolta, bestemmia, eresia, eccentricit, innovazione, variet e mutamento, altrimenti la civilt croller un'altra volta non riuscendo ad adattarsi alle scoperte scientifiche e allo sviluppo della mentalit. I Governi devono perseguitare e tollerare contemporaneamente, stabilendo di continuo quando devono perseguitare e quando tollerare. Non devono mai assumere a principio la persecuzione o la tolleranza. La diffidenza inglese verso i principi e la logica ha le sue radici nella saggezza di questa regola. La morale che si deduce da questo  che bisogna dichiarare inabili a trattare questioni culturali le persone incolte, che ignorano le lezioni della storia. Avendo (e probabilmente li avremo) Gabinetti e anche Parlamenti diversi, per le questioni culturali, per le questioni industriali, per le questioni agricole, e cos via, ci sar una tendenza alla persecuzione, perch la persecuzione non solo  sempre necessaria ma di ovvia e immediata ragionevolezza, laddove la tolleranza, sebbene parimenti necessaria,  immediatamente e apparentemente irragionevole e pericolosa. L'eventualit che ci avvenga  improbabile, ed  stata pensata solo da poche persone che, come me, essendo autori, giornalisti, sociologi e propagandisti di qualsiasi tendenza, sono all'avanguardia della massa, e chiedono per le loro attivit letterarie un'esenzione dalla legge comune completa come quella richiesta dai fisiologi per le ricerche mediche. Sotto denominazioni quali Libert di Stampa, Libero Pensiero, Libert di Parola, Libert di Coscienza, c' la nostra richiesta di essere immuni in materia d'opinione pubblica dalle leggi contro le sedizioni, la bestemmia, l'oscenit, e che ci sia concessa un'ampia immunit per il ridicolo, la caricatura, l'invettiva politica e l'insulto personale volgare. La pubblicit gode di impunit anche se mente su fatti positivi, con lo scopo di far denaro con falsi pretesti. E proprio questa pretesa, che  la pi palesemente indecente,  l'unica ad essere completamente concessa; perch sebbene ricorrano, abbastanza spesso da tenerli vivi e renderli minacciosi, persecuzioni contro i libelli diffamatori, sediziosi e osceni, non si sente

parlare di persecuzioni contro i guadagni ottenuti con una pubblicit ingannevole. Chiunque pu farsi una fortuna alla maniera del signor Ponterevo del famoso romanzo di Wells intitolato "Tono Bungay". Questa estrema forma di tolleranza  realmente vergognosa e si pu spiegare soltanto col Il Pratico sullo per dalla books controllo esercitato non ufficialmente Mondo StatoEdunet plutocrazia commerciale; ma esiste un caso che richiede ampia libert di opinione, stampa, e propaganda. Ogni forma di progresso significa mutamento di opinione, sia pur soltanto di opinione tecnica; e le opinioni nuove appaiono spesso, in principio, assurde e fantastiche, poi empie e pericolose, quindi come questioni da discutere, e finalmente come verit accertate. In Inghilterra e in America c'era l'usanza di frustare pubblicamente le donne rispettabili affiliate alla Societ degli Amici (e che poi si chiamarono Quacchere); e tuttavia, oggi, un membro di codesta associazione  considerato persona di grande intelligenza e probit. Vent'anni fa il bolscevismo russo era condannato in Inghilterra, come lo  oggi nella Germania nazista, come un'infamia che va bandita da ogni nazione civile. Oggi la costituzione bolscevica viene considerata un modello per tutte le comunit progressiste; e l'Inghilterra e la Russia si son giurate amicizia e alleanza, difensive e offensive, per i prossimi vent'anni. Alcune delle mie commedie furono tenute per parecchi anni al bando dalla censura che le considerava vergognosamente inadatte a esser rappresentate a causa della loro oscenit e della loro empiet; e tutte furon considerate sediziose e paradossali. Al giorno d'oggi sono deprezzate, perch fuori moda e troppo pudiche, dai giovani leoni della letteratura drammatica. Perch non mi impedirono di scrivere invece di sopportarmi e lasciarmi relativamente libero sebbene con qualche danno per il portafogli e per la reputazione? Senza dubbio l'anarchia plutocratica che protegge la pubblicit ha lo zampino anche in questo (commercialmente i miei libri e le mie commedie fruttarono moltissimi soldi); ma talmente tanti riformatori furon arsi vivi sul rogo o impiccati, castrati, e squartati per aver espresso opinioni che oggi nessuno si sogna pi di discutere, che la persecuzione delle opinioni  segnata a dito dai nostri giornali come politica di pericolosa ristrettezza di vedute. Ma in pratica non  mai possibile applicare la tolleranza su larga scala, perch la santit della morale stabilita, essendo diventata un riflesso meccanico, non consente di ammettere che la morale sia questione di opinioni, finch, mutando le circostanze, non danneggia la gente a tal punto da obbligarla a cambiare mentalit o a perire. Dobbiamo convincerci che la persecuzione  una funzione necessaria di governo, entro dati limiti. Quando un paese civilmente progredito deve governarne uno meno civile, essa  necessaria. Per questo motivo il Governo inglese perseguita spietatamente il "sati" (grafia inglese "suttee" (1), i Thugs, e il carro di Juggernaut in India (2) e i Vudu in Africa e nelle Indie Occidentali. I nostri amici liberali indiani ci dicono talvolta che il nostro dovere in India sarebbe di cessare le persecuzioni e stabilirvi la libert di pensiero, parola, religione ed educazione. In verit le persecuzioni sono l'unica giustificazione valida della nostra presenza in India. Probabilmente, sia in patria sia all'estero, le nostre persecuzioni hanno met del vigore che dovrebbero avere. La nostra tolleranza nei riguardi dell'ozio e del parassitismo  sbalorditiva. E' vero che la persecuzione attuale degli ebrei come si fa in Germania, e quella degli africani, cinesi e giapponesi che si pratica nell'Impero britannico e negli Stati Uniti, han dato una trista fama a questa parola. Il rapimento, l'uccisione, l'esilio di un cittadino tedesco colpevole del fatto che suo nonno pregava in una sinagoga non hanno alcuna giustificazione plausibile, e lo stesso si dica per il divieto ai negri di esercitare una professione intellettuale (questa  una delle nostre pi stupide colpe). Un uomo di Stato pu leggere 10 volte i "Saggi sulla Libert" di Mill o la "Storia" di Croce concepita come storia della Libert, senza arrivare a capire se una data attivit vada tollerata o dichiarata colpevole.

E adesso, che ha a che fare tutto questo con l'istruzione dei bambini? Ha molto a che fare, direi; siccome bisogna insegnare al bambino una religione e una morale, sorge la questione se bisogna insegnargli la religione e la morale del suo maestro o quelle dei suoi genitori; e se i genitori sono Fratelli di Plymouth o Testimoni di Jehovah e il maestro un agnostico darwiniano, sorger la questione se tocca al Governo farsi avanti e imporre ai genitori un Il abbiano possibilit di scelta. corpo d'insegnanti fra cui nonPratico Mondo per Edunet booksNel diciannovesimo secolo fu patrocinata dagli atei, dagli agnostici e dai darwiniani una novit chiamata educazione secolare, secondo cui non si doveva affatto insegnare nelle scuole morale e religione; ma siccome si doveva insegnare ai bambini come comportarsi bene a scuola, fu impossibile seguire questa norma, che in pratica signific solo la sostituzione del timor di Dio col timore della bacchetta. Si trov un altro espediente istituendo corsi di letture bibliche da cui i genitori potevano liberamente esentare i propri figli e in cui non eran permessi commenti settari da parte degli insegnanti. E siccome per la maggior parte eran felicissimi di affidare ad altri l'educazione dei figli i genitori accettarono con indifferenza questi espedienti e compromessi. Molti di essi, compresi anche alcuni convinti anticlericali, mandavano le loro figlie nei collegi di monache perch queste eran le sole maestre che insegnassero le buone maniere, sebbene non insegnassero quasi niente altro. Quanto agli Stati capitalisti, essi lasciano che la gente che vive in case in cui si paga al massimo trenta sterline all'anno allevi i propri figli come meglio le pare, e si occupano dell'educazione dei bambini solo perch imparino a leggere ordini scritti e stampati, avvisi, orari e cose del genere, e a far di conto; tutti requisiti necessari nell'industria moderna. Per non ci si sogna neanche di farne cittadini di cultura completa. Ora, negli Stati maggiormente socializzati dell'avvenire queste sciocchezzuole verran messe da parte. Lo Stato insister su quella che noi chiamiamo la formazione del carattere del bimbo come cittadino e, se i genitori gli inculcheranno dottrine sovversive, lo toglier alla tutela dei genitori con la stessa risolutezza che venne usata nei riguardi dei bambini di Shelley e di Annie Besant. Il conflitto fra le due autorit sarebbe serio se fossero molti i genitori che conoscono o si curano abbastanza del modo di guadagnare i figli alle proprie idee; ma alla maggior parte dei genitori basta che i bambini frequentino la pi vicina chiesa o cappella vestiti dei loro abiti migliori come membri rappresentanti della setta familiare. Questo semplifica la questione per i genitori, e anche per lo Stato, finch l'educazione elementare non significa altro che insegnare ai bambini a leggere, scrivere e far di conto. Ma quando si dovr insegnare la convivenza coi propri simili, come l'intendiamo noi se la civilt deve esser reale e non un'organizzazione a delinquere come  per la massima parte adesso, le nostre scuole dovranno inculcare principi politici, buone maniere, morale e religione. La necessit della religione  indipendente dal credere nel dio della trib, che Blake chiama vecchio pap-nessuno, o in qualsiasi altro dio. In Russia la Lega dei Senzadio  un ordine religioso. In India i Jains (3) hanno costruito templi di una magnificenza straordinaria per una fede da cui Dio  espressamente escluso quale forza superiore all'umana comprensione che noi non dobbiamo permetterci di nominare. Ci sono sette inglesi in cui la fede in Dio  cos logica e assoluta che i genitori non devono discutere di religione coi figli: devono affidarli ciecamente a Dio. Un mio amico, persona molto nota, che era ateo convinto e libero pensatore militante, era figlio di devoti genitori glasisti (in Inghilterra, sandemaniani), e nipote di un capo di quella piccola setta. Ma il suo tentativo di allevare il figlio ateo e anticlericale venne completamente frustrato quando il ragazzo cominci a frequentare una scuola pubblica, dove si distinse riportando un brillante successo secondo le norme pi convenzionali. Questo perch il ragazzo aveva una "luce interiore" sua propria, diversa tanto dalla luce interiore di suo padre ateo quanto da quella dei suoi nonni glasisti. Suo padre fu deluso cos come era stato deluso suo nonno. Bisogna tener conto della luce interiore; perch noi procreiamo molti brutti anatroccoli, che non diventeranno tutti cigni.

Ora, che cos' questa luce interiore? Scientificamente  ancora un mistero; ma per quel che pu interessare un ministro della Pubblica Istruzione  il punto di vista personale che il cittadino o la cittadina si fanno della realt loro nota. Perci  di capitale importanza che il cittadino conosca quanto Il Pratico Mondo per pare che da pi pu la realt conosciuta o conoscibile. Mi Edunet books ci si deduca come si dovrebbe impedire a ogni costo ai genitori, ai parroci, agli insegnanti e ai propagandisti d'ogni genere di raccontare menzogne ai bambini invece d'insegnar loro verit scientifiche. Tuttavia queste persone raccontano fole ai bambini sotto l'aspetto delle pi sacre verit. Quando mio padre, dopo aver coscienziosamente compiuto il suo dovere paterno dilungandosi sulla suprema autorit ed eccellenza della Bibbia quale fonte di illuminazione e istruzione, fu tentato dal suo spirito di contraddizione ad aggiungere che essa  il pi dannato sacco di bugie che sian mai state inventate, non pronunci un'empia menzogna: esagerava solo la verit per far dello spirito. Infatti la Bibbia contiene molte bugie che non dovrebbero mai venir dette ai bambini, e che tuttavia sono loro inculcate come verit divine da tutte le Chiese cristiane. Chi pu impedire che si insegni ai bambini, e anche agli adulti, che ci sono esseri chiamati streghe e che noi dobbiamo ucciderli? Oppure che l'universo fu creato e vien governato da una divinit di trib che fu cos disgustata dalla cattiveria dell'umanit, da lei stessa creata, da mandare un diluvio per affogarla, salvando per una famiglia perch il suo patriarca aveva messo la divinit di buonumore arrostendole un pezzo di bue sotto il naso? O che una divinit pi tarda, parimenti disgustata della propria creazione, mand il suo figliolo innocente nel mondo perch vi fosse orribilmente torturato e ucciso per espiare i nostri peccati, e che quelli che credono a queste cose vanno in paradiso qualsiasi peccato abbian commesso, mentre quelli che non ci credono saranno condannati in eterno anche se hanno condotto vita virtuosa? Che civilt pu costruire uno Stato su queste superstizioni selvagge di teismo vendicativo e sacrifici umani? Di certo il Governo russo, il Governo tedesco e il Governo voltairiano francese hanno ragione nel decretare che i bambini sotto la loro giurisdizione devono esser protetti contro tale istruzione e informati meglio. Nella crisi attuale, il Governo britannico non dovrebbe far presente alla Chiesa d'Inghilterra che verr sciolta e privata di tutti i beni se non la smette subito di dichiarare nel diciottesimo dei suoi trentanove articoli che la maggior parte dell'umanit, compresi i nostri alleati russi, deve essere scomunicata? E allora cosa diremo ai bambini cattivi? Tutti i bambini sono cattivi, qualche volta, o per una crisi di nervi o, pi razionalmente, perch non capiscono il motivo per cui non dovrebbero fare i cattivi. E' facile, per un ministro della Pubblica Istruzione, decretare che i genitori o l'insegnante o la bambinaia non devono raccontare bugie al bambino, n batterlo o avvelenarlo. Ma supponiamo che una madre dica: Trovo che l'unico mezzo per far cessare una crisi di nervi  una bella sculacciata. Potete suggerirmi qualcosa di meglio?. Immaginiamo che un insegnante dica: Quando un bambino mi chiede perch non deve fare quel che gli piace non posso dirgli di leggere il "Leviathan" di Hobbes o i "Principi di Etica" di Spencer: devo dirgli che c' un posto che si chiama inferno e che lui ci andr se non fa quel che gli si dice. E' una menzogna, ma il bambino ci crede, la capisce e si comporta in conseguenza. Se non mi  permesso dire questa bugia, che bugia devo dire, considerando che la verit  al disopra della comprensione infantile?. La mia bambinaia mi faceva star buono minacciando che, se continuavo a disobbedirle, sarebbe sceso il gallo gi dal camino. Ai miei occhi il gallo era una divinit vendicativa. E non credo che il pi illuminato ministro della Pubblica Istruzione sarebbe riuscito a farmi rigare diritto meglio della mia bambinaia. Maometto, uno degli uomini pi saggi che mai si trovarono ad affrontare questo problema, non riusc a

governare gli arabi, n a distoglierli dall'adorazione delle pietre sacre, senza inventare un inferno che non era solo terrificante ma anche disgustoso, e sostituendo alle pietre un Dio (Allah), che era sicuramente un gradino superiore a Geova, ma nella cui esistenza non possiamo pi credere candidamente come fece Maometto. Dante dipinse tale quadro per le Chiese cristiane. Molta gente crede ancora con gran seriet nell'inferno; e sebbene un Il Pratico Mondo per rida, il risultato non  rassicurante: numero considerevole di persone influenti se ne Edunet books coloro i quali non temono nulla dopo la morte sono pericolosamente privi di scrupoli, prima di essa. Nel Medio Evo gli uomini commettevano delitti; ma facevano ogni sforzo possibile per espiarli. I nostri criminali non punibili a norma di legge sono lasciati alla loro coscienza (quando ne hanno una); e sebbene sottoscrivano alle opere di beneficenza per alleviare la povert e i disagi creati dal loro egoismo, non ci lasciano n le cattedrali n le grandi istituzioni benefiche e le scuole che dobbiamo a Guglielmo il Conquistatore e ai suoi pari. Sembra allora che lo Stato debba raccontare ai suoi sudditi bugie di ogni sorta perch si mantengano nell'ordine, e che queste bugie debbano variare a seconda dell'et, perch un ragazzino o una ragazzina di dieci anni non hanno pi paura del gallo che vien gi dal camino. Come la mia educazione venne effettuata a opera di una successione di rivelazioni, ciascuna delle quali implicava il ripudio di alcune convinzioni prima radicate profondamente, e in conseguenza quella dell'infallibilit di mio padre, per non parlare della mia, non capisco perch, quando la vita del bambino vien organizzata in gruppi diversi seconda le et, come  sempre avvenuto nelle nostre scuole con la prima inferiore e la sesta superiore e simili, la promozione di un bambino da un gruppo all'altro non debba esser contraddistinta da una cerimonia di disillusione in cui il novizio venga informato che ora pu beffarsi della parte religiosa della sua educazione infantile considerandola una fandonia non adatta al crescer dei suoi anni. Come molto tempo fa, nel primo secolo dopo Cristo, Paolo scrisse di metter da parte gli oggetti infantili come di un avvenimento normale dovuto all'aumentar degli anni; e siccome questo accade pi o meno a tutti i bambini, sarebbe meglio che lo si facesse sistematicamente e senza ambagi, cos potremmo sbarazzarci di tutta quella gente su cui le superstizioni infantili continuano a influire nonostante le mature conclusioni dovute all'et, all'esperienza e all'osservazione. Quando raccontiamo deliberatamente una bugia al bambino per determinare nella sua mente infantile un riflesso di buona condotta, dovremmo avere il buon gusto di smascherare questa bugia quand'egli sar grande abbastanza da capire di pi il poco che sappiamo sulla verit delle cose. L'altra alternativa consiste nel regolare in ogni particolare il comportamento del bambino, e associare nella sua mente la disobbedienza alla tortura fisica; procedimento chiamato talvolta soffocamento del carattere. Questo metodo, sebbene ancora estesamente praticato nella vita privata e ufficialmente nelle scuole pubbliche,  riprovevole per varie ragioni. Con la punizione non bisogna n nuocere fisicamente al bambino n influire sul suo carattere. Quando questo metodo viene esplicato di proposito a sangue freddo  crudele e deleterio per i rapporti tra i bambini e i loro genitori e insegnanti. Esso vien troppo facilmente usato dalle persone dure, stupide, cattive e sadiche, nelle cui mani non si dovrebbe mai lasciare un bambino, mentre non vien mai adoperato dalle persone di buon cuore e intelligenti: e questo  proprio il contrario di ci che ci vorrebbe. Questo metodo pu solo obbligare all'obbedienza, che  totalmente diversa dalla moralit volontaria, e i suoi effetti cessano quando il ragazzo giunge ai vent'anni, e si trova superiore a suo padre, uomo di mezza et, se si tratta di farla a pugni, ed  pericoloso se maleducato moralmente. Essendo questo metodo puramente terrorizzante e intimidatorio, la sua efficacia dipende dalla certezza di riuscire infallibile, cosa questa impossibile. Fa del suo meglio per distruggere nella vittima il

naturale senso di rispetto verso se stessi e il senso dell'onore, su cui, dopo tutto, si basa la vita civile; e sebbene tale distruzione non sia completamente possibile, tuttavia pu giungere a tanto che la vittima si fa un punto di onore di eluderlo. Non  possibile raggiungere un alto grado di civilt finch non verr abolito questo metodo. Pi avanti vedremo che la Il Pratico Mondo per Edunet books coefficiente espiazione rinuncia alla punizione e alla sua metafisica non abolir il diritto della societ civile di controllare e reprimere i deficienti che non possono vivere che sotto tutela, e ripulire il giardino uccidendo le persone nocive con la stessa indifferenza con cui si uccidono i cobra e le tigri divoratrici d'uomini. I traditori politici e gli assassini non sono le sole persone che dovranno giustificare nel futuro la loro esistenza con la loro condotta sociale. Scartando dunque il progetto di civilizzazione mediante imposizioni e punizioni corporali ci resta l'alternativa dell'educazione fatta a mezzo di favole e parabole basate sull'ipotesi che, per quanto scientifiche possiamo renderle, sono al massimo transitorie. E ci riporta il ministro della Pubblica Istruzione al problema di quanto realismo possa sopportare un bambino, quanto un adolescente, quanto un adulto durante la giovent, la media et e la vecchiaia, e quanto poco quando siamo in guerra e le notizie dal fronte sono allarmanti. Fino a qual punto si possono eliminare le tradizioni e le abitudini (riflessi condizionati)? Perch ciascun individuo, in una vita sola, deve passare attraverso quello che la civilt occidentale ha provato durante cinquanta generazioni: un'et della fede, un'et dell'iconoclastia e della delusione. E iconoclastia e delusione producono disgusto e pessimismo a meno che le speranze frustrate e la fede distrutta non siano sostituite da una speranza migliore e pi credibile e da una fede parimenti fiduciosa. Proprio una bella gatta da pelare, per i nostri Ministeri. Ma ne hanno bisogno. C' abbastanza speranza e fede nel socialismo per giustificarci dello scandalo di iconoclastia e dell'asserzione che Proudhon aveva ragione quando definiva la propriet (la "propriet reale") furto, e che Ruskin aveva ragione quando diceva che dobbiamo essere o lavoratori retribuiti o ladri o mendicanti. Il marxismo non  un Vangelo infallibile per le et a venire; ma si  rivelato efficace in Russia, ed  piuttosto adatto per i tempi che corrono. Sebbene il darwinismo abbia bandito la mente dall'universo e il neodarwinismo ne abbia bandito la vita, e ora dichiari che non  altro se non un laboratorio predestinato di Robots (4) i quali cercano di capire il loro meccanismo tagliando a pezzi il cervello dei cani e contando le gocce della loro saliva, tuttavia l'evoluzione creativa procede irresistibilmente, con le sue infinite possibilit che danno speranze molto maggiori di quelle che possono ispirare le favole medievali sul paradiso. Solamente, non dobbiamo dimenticare che, sebbene le vecchie fole sian morte per molti di noi, tuttavia non son morte per tutti. Mi ricordo di una cosa occorsami una sera in cui partecipai a una grande riunione dell'Esercito della Salvezza, nell'Albert Hall, per commemorare la signora Booth, moglie del fondatore dell'Esercito. Ero stato invitato perch avevo scritto una commedia con una ragazza dell'Esercito come eroina, e perch, in una lettura alla stampa, avevo rimproverato un ignorante prepotente che aveva diffamato con alcuni scritti le eccellenti bande della Salvezza. Mi avevano messo proprio al centro del grande anfiteatro. Non canto affatto male n stonato, e poich non c' divertimento maggiore che cantare in coro e poich, anche, i motivi degli inni dell'Esercito mi eccitavano ed eran privi di quella monotonia che ha procurato una cattiva fama alla "musica sacra", io guidai con tremendo gusto il coro nel mio palco affollato. La mia esibizione suscit l'entusiasmo di una ragazza dell'Esercito della Salvezza, la quale, con gli occhi bagnati di pianto, mi afferr le mani gridando: Ah! noi sappiamo, vero?.

Che cosa dovevo rispondere? Coloro che credono che si debba sempre dire la verit affermeranno senza ombra di dubbio che io avrei potuto e dovuto dire: "Cara la mia ragazza, vi sbagliate di grosso. Tutta questa faccenda di arrampicarsi sulle stelle d'oro per raggiungere il paradiso, che io ho cantato con tanto "lan", non  che una stupida superstizione. Le stelle d'oro e il paradiso non esistono. Mi permetto di consigliarvi la Il Pratico Mondo per e del colonnello Ingersoll. Condivido il lettura delle opere del signor Charles Bradlaugh Edunet books loro scetticismo. Buona sera". Ma non potei dir queste cose, n avevo intenzione di dirle. Invece, per quanto non riuscissi a farmi venir le lacrime agli occhi, feci del mio meglio per renderli sfavillanti come i suoi, e col cuore apparentemente troppo commosso per parlare la lasciai nella convinzione che noi sapevamo e che io credevo a tutto ci che credeva lei e speravo tutto ci che sperava lei. Chiunque mi biasimasse per questa comprensione ipocrita non  adatto a fare il ministro della Pubblica Istruzione. NOTE. NOTA 1: "Suttee": usanza indiana secondo cui la vedova si faceva cremare sul rogo del marito. NOTA 2: "Juggernaut": sacrifici umani a Visn. NOTA 3: Setta buddista. NOTA 4: Uomini meccanici. 20. L'UOMO DI MEDIA ISTRUZIONE Se noi definissimo istruiti tutti coloro che hanno un diploma universitario, dovremmo trovare un'altra definizione per coloro i cui genitori non possono permettersi simili lussi, e che sono stati costretti a lasciar la scuola poco dopo aver compiuto i dieci anni e a cominciare a guadagnarsi almeno in parte da vivere come impiegatelli, aiutocommessi, e qualsiasi altro genere d'impiego con giacca nera e colletto bianco, in cui sono necessarie non solo l'istruzione elementare ma l'educazione, le abitudini e l'apparenza borghesi. Chiamiamoli uomini di media istruzione. Costoro vengono incessantemente reclutati nel ceto medio fra i pronipoti dei figli cadetti dei nobili di campagna, e nel ceto basso fra gli esponenti migliori della classe operaia, le cui attitudini sono letterarie e aritmetiche pi che manuali e le cui madri desiderano di vederli vestiti e rispettati (relativamente) come signore e gentiluomini. Cominciai anch'io dal poco, con pretese sociali che non ero in grado di sopportare, e per questo conosco profondamente lo snobismo e la scarsezza di mezzi di queste persone. Riuscii a liberarmi da quelle condizioni raggiungendo la celebrit professionale grazie al caso raro di aver il dono di un ingegno artistico redditizio. Anche quelli che provengono da una classe superiore riescono a evaderne se capita loro di possedere doti redditizie, come a esempio il genio per gli affari. Ma in generale gli uomini di media istruzione, non avendo doti abbastanza redditizie da arricchirli, devono restare quel che sono, poveri, pieni di pretese, e impossibili a venir organizzati perch non hanno rapporti n con gli operai n coi ricchi, e di conseguenza le loro opportunit matrimoniali sono cos limitate che non solo sono istruiti ma anche educati a met. Tuttavia son loro che hanno in mano quasi tutti gli affari della nazione, e tra i loro figli si contano Shakespeare e Dickens, Bunyan e Blake, Hogarth e Turner, Purcell ed Elgar, e una dinastia di grandi attori da Burbage a Barry Sullivan, per non parlare di famosi mercanti, soldati, avvocati ed ecclesiastici. Guardando all'estero vediamo che Spinoza e Rousseau, piuttosto che soggiacere alla schiavit di far gli impiegati, i maestri o gli scrittori su commissione, si guadagnarono il pane pi assennatamente fabbricando lenti e copiando musica. Cos, nel medio ceto istruito per met, pare che la carriera sia aperta alle persone d'ingegno, sebbene sarebbe pi giusto dire che il genio viene irresistibilmente alla luce in tutte le classi, per quanto l'ignoranza e la povert possano abbatterlo o ritardarne l'affermazione. Un alunno proveniente dal ceto medio pu sempre sognar di diventare, se non uno Shakespeare o il presidente dell'Accademia Reale, un cittadino stimato e noto

come John Gilpin. E il fattorino di John Gilpin pu diventare il suo portalettere o il suo commesso di negozio. I bambini del ceto medio, allevati in una casa abitata da non troppe persone, e fornita di libri, pianoforte e qualche quadro, possono apprendere tutto quel che riescono o che loro interessa dell'umano sapere, cosa che, poich  sempre presente nella loro vita e non limitata alle ore di scuola (che sovente non fanno altro che interromperla), li Il media Mondo per in lettere. Se rende molto pi istruiti della Praticodei laureatiEdunet books hanno i mezzi per pagarlo si prenderanno un istitutore privato e ne troveranno di bravi, e non maestri senza vocazione ed educazione. Il rimedio non consiste nel mandare i ragazzi a Eton e Oxford, Harrow e Cambridge, e far di loro altrettante vecchie cravatte scolastiche, con le idee e le tradizioni di sir Leicester Dedlock al posto di quelle di John Gilpin. Perch sebbene il carattere commerciale di John stia a quello feudale di sir Leicester come i Guelfi stanno ai Ghibellini, le sue scuole scimmiottano i collegi del gentiluomo campagnolo. Mi  permesso, quale illustre esemplare dell'uomo di media istruzione, di dir una parola sulla mia scuola? La mia scuola si basava sulla supposizione che la conoscenza del latino sia tuttora il principio e la fine dell'istruzione. Era una cosa che andava da s; n mi spiegarono perch avrei dovuto imparare il latino invece di una lingua viva. In realt non v'era alcun motivo che me lo insegnassero, in quanto ci sono moltissime traduzioni dei classici che han meritato di sopravvivere. Il metodo d'insegnamento era barbaro: mi ordinavano di imparare le declinazioni e le congiunzioni e gli elenchi dei vocaboli come un pappagallo, sotto pena di esser picchiato e "trattenuto" dopo le ore di scuola se non sapevo recitare senza esitazioni i miei paradigmi. Quando fui in grado di farlo, il che fu facile per un bambino abituato a notare le parole nuove e a tenerle a mente, mi furono messi fra le mani i "Commentari" di Cesare e il famoso poema di Virgilio, e senza una parola di spiegazione, come se quegli antichi commentari avessero avuto a che fare con me; e senza dirmi perch dovessi occuparmi con tanta fatica di un antico troiano chiamato Enea, mi fu ordinato di mettermi in gara con Dryden nel tradurre a prima vista quelle opere, ch se non ci fossi riuscito sarei stato picchiato o trattenuto come prima. E sempre, anche quando non ero sotto punizione, soffrivo sentendomi prigioniero (che  la peggiore delle punizioni) per mezza giornata, condannato com'ero a starmene immobile, silenzioso e attento per tutto il tempo salvo che per la mezz'ora di ricreazione in cortile, durante la quale gridavo e correvo come un pazzo, per reazione a quella innaturale costrizione prolungata. E pareva che non ci fosse una fine; zoppicare fra le righe di Cesare e Virgilio non conduceva altro che ai paradigmi greci e all'ordine di tradurre l'"Iliade" di Omero, che io avevo gi divorato per mio conto nel lapidario inglese di lord Derby, da me preferito ai graziosi versi di Pope. Non mi spiegarono perch, se ero obbligato a imparare una lingua morta, non avevano cominciato col greco invece che col latino culturalmente inferiore, non me lo dissero forse perch il motivo era troppo sciocco, stando il fatto che le scuole non avevano ancora progredito dalla Conquista normanna al Rinascimento. Fuggii dalla mia scuola classica proprio quando Omero mi stava minacciando, ma non prima che fossi messo a confronto dell'algebra, senza una parola di spiegazione che me l'avrebbe resa interessante. Lasciai la scuola, come Shakespeare e Dickens, con un po' di latino, e meno ancora di greco, compreso quel poco che avevo imparato, prima di andare a scuola, da mio zio prete. Sarei stato meglio senza sapere quello che mi avevano insegnato a scuola, poich era solo quel che un galeotto impara dai suoi compagni di prigionia e dalla paura e dalla sofferenza;

sebbene sia esagerato dir questo, tuttavia paura e sofferenza erano abbastanza severe da comporci sopra una canzone. Devo aggiungere che siccome fui sempre un allievo esterno e mai interno, e poich nelle ore di libert non soffrii mai il controllo dei miei amabili e molto indulgenti genitori, il Il Pratico Mondo per di scuola e la che significava lunghi intervalli fra una giornata Edunet books successiva, i miei rapporti con gli altri ragazzi furono rapporti da gangsters, ma forse peggio, poich credo che i gangsters lavorino per far bottino, mentre noi facevamo il male, cos, tanto per far bravate. Cos come cospiravamo contro i maestri, allo stesso modo cospiravamo contro la polizia, nelle cui mani sarei probabilmente finito se me ne fossi stato per la strada invece che vagabondare solitario nell'affascinante reame della fantasia al cui incanto ero assai suscettibile. Tuttavia, quando nel 1931 visitai un Penitenziario russo e mi fu chiesto di rivolgere qualche frase edificante a un gruppo di giovani delinquenti (ladri, per la maggior parte), mi sentii in obbligo di dir loro che, sebbene fossi una persona molto distinta e "arrivata", tuttavia da bambino sarei finito nelle grinfie della polizia se non avessi avuto la fortuna di non venir preso. Ero parimenti distinto, rispettabile, e perfino venerabile, quando un giorno, bighellonando lungo la riva del mare in Scozia, mi trovai fatto segno a un lancio di sassi abbastanza pesanti e aguzzi da ferirmi seriamente se avessero colto il bersaglio della mia testa. Ero entrato nel territorio di un villaggio di pescatori o minatori, dove i ragazzi stavano giocando. Il loro gioco consisteva nel tirar sassi a uno strano signore anziano e barbuto, schernendolo nel contempo con grida che lo descrivevano obbrobriosamente come un Castoro. Essendo notevolmente spaventato e troppo vecchio per scappare abbastanza in fretta, senza contare il fatto che la fuga avrebbe incoraggiato i miei assalitori e aumentato molto il loro divertimento, conclusi che non c'era altro da fare se non spaventarli pi di quanto loro spaventassero me. Tre eran le cose di cui dovevano aver paura: la polizia, le cinghie con cui i loro genitori punivano la loro condotta, e la possibilit che riuscissi ad acchiappare uno qualsiasi di loro. Cos pensando avanzai alla loro volta sotto il fuoco, con aria risolutamente vendicativa. Si dispersero e fuggirono, lasciandomi fortunatamente incolume, ma pienamente convinto che se la civilt deve sopravvivere bisogna trovare un'altra alternativa che non sia quella di imprigionarli in una scuola, se non si vogliono lasciar i bambini liberi di divertirsi a modo loro. Si pu dire che quei bambini eran poveri, rozzi e selvaggi. Ma pressappoco alla stessa epoca gli studenti in medicina di Londra, molto maggiori d'et, e istruiti al punto da esser capaci di scrivere le ricette in latino, e che stavano imparando una professione quant'altra mai benefica e scientifica, si eran divertiti assalendo nelle vie affollate un riformista temperante americano, accecandolo da un occhio e ledendogli la spina dorsale. Costui mor poco tempo dopo. L'istruzione superiore non aveva civilizzato gli studenti: li aveva imbarbariti. Ora, se i ragazzetti scozzesi che mi lapidarono fossero stati organizzati come boy-scouts, non si sarebbero mai sognati di trattarmi come fu trattato Santo Stefano 2000 anni fa. I boy-scouts e le girl- guides sono il nostro primo tentativo di organizzare la vita infantile secondo natura; ed  da notare che le due organizzazioni non furono fondate da un educatore riformista, ma da un soldato. I filantropi che idoleggiano i bambini chiamandoli angioletti, e i pedagoghi che li demonizzano considerandoli piccoli demoni maligni la cui volont va soggiogata e che van liberati con le percosse dal peccato originale, sono nocivi

come i democratici che idoleggiano il suffragio degli adulti ritenendolo base di ogni saggio Governo. Il problema di quanto abbian bisogno di esser guidati i bambini e gli adulti, e di quanto debban essere lasciati liberi di pensare e agire a modo loro,  sempre difficile. E' crudele Il Pratico Mondo per Edunet o non lasciare che un bambino scopra da solo quello che deve books deve fare, e quel che deve o non deve imparare per esser adatto alla vita civile Educando i ragazzi col sistema della forza, come i guardiaboschi, gli sportivi, i pastori e gli ammaestratori educano i propri cani, se ne fanno capaci agenti e bigotti difensori della civilt cos com' (in breve, conservatori di prima classe), ma li si guasta come agenti e difensori dell'evoluzione. Il rispettabile cittadino a cui  stato imposto il credo COMUNQUE SIA E' GIUSTO,  dannoso come lo zingaro derelitto che  indotto ad affermare che COMUNQUE SIA E' SBAGLIATO. Non esiste regola aurea per cui si possa determinare un punto conveniente fra questi due estremi. Evoluzione significa cambiamento, e il cambiamento sconvolge ordine e leggi; le due cose devono essere equilibrate. Henrik Ibsen, quando gli si faceva pressione perch si iscrivesse a questo o a quel partito, rispondeva sempre: Non appartengo a nessun partito. Ho entro di me tanto la destra che la sinistra. Ho piacere che i miei nuovi punti di vista influenzino i liberali, i conservatori, i socialisti, e specialmente i lavoratori, uomini e donne; ma non voglio mettermi l'etichetta di liberale, conservatore, o laburista o suffragista. Le regole dei partiti non sono auree: non esistono regole auree. Io sono del parere di Ibsen. Le sue obiezioni all'opportunit di adottare l'etichetta di un partito vengono condivise da coloro che han per le mani pi di un argomento politico, e che si prendono la briga di vedere come funzionerebbero in pratica le loro ipotesi. Il mio metodo nell'esame di ogni problema consiste nel prendere in considerazione i due estremi, entrambi inattuabili, e fare una graduazione tra i due cercando di determinare quale punto di essa  il pi praticamente opportuno. Una madre che voglia stabilire la temperatura del bagno del suo bambino ha due limiti stabiliti entro i quali lavorare. Il bambino non dev'essere n bollito n congelato. Ella deve procedere per prove e sbagli entro questi limiti. Immerge il gomito nell'acqua, e scopre ben presto che al disotto dei 70 gradi Fahrenheit l'acqua  troppo fredda e al disopra dei 100 troppo bollente. Il bagno del bambino  possibile ed effettuabile entro questi limiti stabiliti. Uno statista che abbia da provvedere al bagno di milioni di bambini o soldati deve affrontare il medesimo problema. Ma lo statista ha da risolvere problemi pi complicati per esempio il problema cobdenita del libero scambio contro il protezionismo. Secondo il protezionismo portato all'eccesso una nazione dovrebbe far tutto da s ed essere completamente autarchica e indipendente dal commercio internazionale, non importa quanto lavoro e quanta materia possa costare la produzione nazionale in confronto a quella estera. Secondo il libero commercio portato all'estremo noi non dovremmo produrre nulla di quanto pu esser prodotto pi a buon mercato all'estero, specializzandoci nella produzione dei beni che possono venir prodotti pi a buon mercato in patria che in qualsiasi altro posto. Ambedue questi estremi sono impraticabili. Prendete il mio caso: perch posso parlare con una certa autorit. Sono capace di scriver commedie meglio di quanto sia capace di fare qualsiasi altra cosa. Secondo i principi di Cobden, dovrei passar la giornata scrivendo e dettando commedie. Le altre cose dovrebbero venir fatte da altre persone in mia vece; e ogni istante in cui fossi occupato a fare qualsiasi altra cosa sarebbe considerato come una non patriottica perdita del mio tempo. Tuttavia passo parte della mia giornata facendo il lavoro di giardiniere o di taglialegna per mantenermi in buona salute, cos come un eminente uomo di Stato gioca a golf, taglia un albero, fabbrica mattoni o dipinge quadri. Io devo attendere tanto agli affari della mia professione, quanto alla pratica diretta; se mi specializzassi al punto da scrivere soltanto, le mie commedie peggiorerebbero, e io morirei prima della mia ora. I

muratori e i carpentieri che hanno a portata di mano chiodi e altri arnesi accessori, in modo da non poter far altro che il lavoro loro richiesto e che implica la loro particolare attitudine, impazzirebbero se non potessero fare anche qualche altra cosa. Le operaie delle fabbriche dove il macchinario e il "metodo scientifico" (talvolta chiamato razionalizzazione) hanno ridotto il loro lavoro a un'unica operazione ripetuta di continuo e compiuta nella Il di sforzo possibile, devono smettere di lavorare perch massima economia di tempo ePratico Mondo per Edunet books presto cominciano a sognarsi il loro lavoro e a esserne perseguitate finch la vita diventa loro insopportabile, e il miraggio di un guadagno relativamente alto non basta pi per tentarle a essere automi che fanno sempre una sola cosa. Sotto questo punto di vista le nazioni sono come gli individui. Per salvarsi dal cessar di essere creature umane e diventare automi dalla vita breve che cadono addormentati in meno di un minuto se cercano di leggere un libro, o che muoiono nei manicomi, gli individui devono fare tanto qualche cosa come pasticcioni dilettanti quanto qualche altra come abili professionisti. E i loro governanti non devono essere n scalmanati liberiscambisti n accaniti protezionisti, n "isti" di qualsiasi sorta, ma quel che il signor Lancelot Hogben chiama umanisti scientifici, i quali sappiano qual commercio va protetto e quale invece lasciato libero. Le loro madri non devono n bollire n congelare il bambino, ma sapere entro il limite di una trentina di gradi e anche meno che cosa deve segnare il termometro immerso nel bagno. E i loro drammaturghi non devono soltanto scrivere commedie molto bene, ma anche suonare molto male il piano, come faccio io. Quando l'istruzione scolastica, distinta da quella naturale, fu messa in pratica per la prima volta, si presunse che un bambino destinato a essere uno studioso non dovesse far altro che studiare e dedicarsi allo studio ininterrottamente, infliggendogli una spietata bastonatura come punizione se era ozioso o disattento. Si presunse anche che ogni bambino, senza curarsi delle sue tendenze, attitudini o capacit, sia un teologo, un filosofo, un poeta e oratore latino di prima categoria, in potenza. Pi tardi, quando al latino si aggiunse il greco, e ancor pi tardi quando con riluttanza si aggiunse la matematica, al bambino fu chiesto di esser tutto in una volta Omero, Platone, Pitagora, Aristotile, Cicerone, Virgilio, Newton, Leibniz ed Einstein. Applicando queste idee a bambini vivi si scopr ben presto la loro assurdit: si scopr che lavorando tanto e non giocando niente Giannino diventava un ragazzetto scemo, e che non si pu ricavare una borsa di seta da un orecchio di porco a meno che non lo si provi a fare in un istituto di plastica. In conseguenza dividemmo l'istruzione in elementare e secondaria, tecnica e liberale, e nel curriculum degli studi trovammo posto anche per inserire giochi ed esercizi fisici. Tuttavia nelle scuole preparatorie di lusso della plutocrazia e nelle loro imitazioni a uso del ceto medio, continuano a trattare gli allievi come tanti ammirevoli Critoni in potenza. Dickens, in "Dombey e Figlio", ci fa piangere sulla morte del povero piccolo Dombey sovraccarico di lavoro alla sua scuola preparatoria; ma non ci avrebbe fatto male pensare un po' pi a fondo alla tragedia di Toots nella medesima scuola, tragedia che ci fa solo ridere. Toots era un disgraziato ragazzo che, essendo ricco, ebbe il cervello rovinato da un insensato tentativo di far di lui uno studioso dei classici e un poeta latino: destino infinitamente lontano dalle sue attitudini e capacit. Non ripeter mai abbastanza spesso che insegnando ai ragazzi materie che non li interessano direttamente, o che almeno non servono di necessario preambolo al compimento dei loro desideri e delle loro speranze, non li si rende soltanto infelici ma li si danneggia sia fisicamente che mentalmente. Un ripetitore tedesco mi raccontava che tre su cinque dei ragazzi cui dava ripetizione non guarirono mai da tale operazione. Perci, se l'allievo non ha da seguire alcuna tendenza naturale, dobbiamo servirci nell'insegnamento di motivi indiretti.

Per esempio, un bambino pu provare una violenta repulsione per la tavola pitagorica, che pure gli deve venir inculcata a tutti i costi. Ma facciamo in modo che il bambino si convinca che non solo non gli verranno mai dati denari finch non imparer la tavola, ma che imparandola diventer padrone del suo primo scellino, e allora eseguir immediatamente il suo compito senza riportarne danno. Un ragazzo avventuroso che abbia passione delle esplorazioniIl del mare Mondo non Edunet bernoccolo della matematica; o Pratico pu per aver il books tuttavia ne imparer abbastanza da poter essere in grado di fare il marinaio, cos come i nostri nostromi imparano il codice Morse, che di per se stesso non  uno studio molto attraente. Allora quanto dobbiamo insegnare ai nostri futuri cittadini? Che Poca sapienza  pericolosa  vero; ma che il rimedio proposto Bevete molto, o altrimenti non gustate della fonte Pieria non  consigliabile se non in una data percentuale di casi. Una monarchia in cui a tutti i cittadini venga insegnato di venerare il re, un esercito in cui ogni fante abbia qualifiche tali da potersi comportare come un feldmaresciallo, un osservatorio in cui si richieda ai portieri e al personale di fatica di aver nozioni di matematica celeste, ci convincerebbero ben presto che persone troppo intelligenti per il lavoro loro richiesto sono dannose e inefficienti come quelle troppo stupide per il lavoro che devono fare. Con tutti i mezzi mettete la scienza a disposizione di tutti, cosicch nessun ingegno o capacit vengano sprecati per mancanza di addestramento e di occasioni. Gli uomini di Stato dovrebbero conoscere l'importanza di ci e provvedere a che chiunque possa e voglia abbia la strada aperta all'istruzione superiore. Gli uomini di Stato non devono per soltanto procurare che l'istruzione sia accessibile a coloro che la desiderano, ma imporre un po' di sapere anche a coloro che fan di tutto per sottrarvisi. Il loro programma deve andare dalla completa ignoranza a tutta l'enciclopedia, e poi devono stabilire a che punto finisca l'istruzione obbligatoria e a quale cominci l'ignoranza volontaria. I popoli civili devono saper leggere e scrivere, non foss'altro che per leggere i pubblici avvisi, i rapporti scritti, le lettere, le istruzioni, gli assegni. Devono saper fare le quattro operazioni ed esser capaci di contare il denaro. Devono aver qualche cognizione dei calcoli e delle misure. Devono sapere perch i popoli civili devono sottoporsi a una disciplina, perch le leggi e l'etichetta sono necessarie, quel che devono e quel che non devono fare nella loro vita quotidiana. Devono capire le operazioni bancarie e saper usare correntemente le macchine calcolatrici, i quadranti, le carte geografiche, gli orari ferroviari, e i vocabolari. Per concedere loro un diploma in qualche specialit potranno esser costretti a usare le tavole dei logaritmi, i teoremi dei binomi, e il calcolo differenziale: ma per la vita comune la loro istruzione va dichiarata completa senza bisogno di queste cose. In realt esiste un minimo irriducibile di istruzione senza il quale l'uomo non pu vivere in una societ civile; in conseguenza l'acquisto di tale istruzione deve avere la precedenza sulla libert e sulle eccentricit degli uomini. Tutti noi desideriamo esser liberi da interferenze governative; ma scopriamo ben presto che senza di esse saremmo selvaggi o schiavi dei prepotenti. Invano reclamiamo, da liberi britanni, il diritto di ignoranza o di ozio illimitati. Tali libert hanno ridotto molti di noi in una schiavit cui sarebbe preferibile una tollerabile dipendenza materiale. Tutto questo significa che l'istruzione superiore pu esser volontaria, ma non significa che dovrebbe esser libera dal controllo governativo. Bisogna controllare le scuole secondarie anche se il frequentarle non  obbligatorio. Non si deve abbandonarle alle iniziative private: la scuola privata per borsaioli di Fagin non va tollerata: tutte le scuole devono giustificare la loro attivit dal punto di vista dell'utilit comune. Se, come sostiene questo libro, i nostri governanti vanno scelti fra una graduatoria di persone qualificate, da liste di elettori qualificati, i certificati di tali qualifiche vanno emessi da una commissione di

esaminatori che accetter i diplomi scolastici per ovvie ragioni; ed  chiaro che se i diplomi delle scuole governative devono venir accettati senza discussione dai compilatori degli elenchi, quelli rilasciati da scuole private saranno tenuti validi solo quando una commissione governativa d'inchiesta avr garantito che si pu loro conceder questo privilegio. Tutto questo non vuol essere una novit sensazionale; vorrebbe soltanto esser Il e ben Mondo per Edunet books un rinnovamento degli antichiPraticonoti benefici del clero. Al giorno d'oggi i privati che cercano impieghi privati scoprono che i certificati di immatricolazione li aiutano a ottenere l'impiego come commessi in ditte importanti. I diplomi di laurea, privi di valore come sono (e talvolta son addirittura nocivi) agli effetti dell'abilit pratica o della cognizione degli affari, sono indispensabili in certi casi. Le direzioni dei pubblici servizi sono oggi accessibili solo dopo aver sostenuto un esame, salvo le cariche massime (i ministri di Gabinetto e i sovrani regnanti possono essere degli incolti ignoranti); e l'estensione del sistema di qualifica a tutte le attivit politiche, compresa quella di elettore e di eleggibile, non  una novit ma uno sviluppo che ci  stato imposto dagli sbalorditivi risultati dei tentativi di raggiungere la democrazia concedendo il diritto di voto a chiunque sappia tracciare una croce su una scheda. Quel che accade quando le elezioni si fanno col sistema di partito inventato da Sunderland lo si pu studiare nella storia della Repubblica spagnola dopo la rivoluzione del 1931, cos come ce la racconta Salvador Madariaga, capace storico-filosofo dotato di moderna mentalit post-marxista, il quale trasse le sue informazioni dai contatti personali e dalla partecipazione agli eventi che descrive e giudica. La morale  quella di tutte le storie vere: cio che sono gli uomini istruiti a met, e non gli ignoranti e gli incapaci, quelli che, avendo in mano le redini di una nazione, non sanno far altro che uccidersi a vicenda finch non sanno pi chi ammazzare e la popolazione si sottomette a qualsiasi tiranno che prometta pace. La met mancante alla loro istruzione  la met politica. 21. L'UOMO TRAVIATO DALL'EDUCAZIONE L'educazione soffre oggi di una corruzione politica quale mai si verific nell'et della fede, quando in Europa esisteva un solo Dio e un solo credo, e coloro che dissentivano da esso erano bruciati vivi come eretici. Tutti erano educati come cristiani cattolici o come maomettani cattolici, e la Bibbia o il Corano venivano considerati la base immutabile e indiscutibile di ogni legge morale. Questo modo di pensare sussiste ancora. Mi ricordo molto bene di una riunione al Midland Hotel di Londra, dove capi della Chiesa e uomini politici di tutte le fedi e di tutti i partiti si erano riuniti allo scopo di conferire con i capi delle grandi compagnie commerciali per discutere, giungendo se possibile a un accordo, i loro principi morali e religiosi. Ruskin si era gi appellato alla coscienza di questi magnati degli affari, chiamandoli capitani d'industria e definendo commercianti onesti sotto ogni punto di vista quelle persone che sarebbero disposte a morire piuttosto che ingannare i loro clienti: per lui era questo il criterio generale dell'onest in ogni mestiere e professione. Alla riunione non vi erano vescovi protestanti (a quel tempo qualche vescovo della Chiesa d'Inghilterra era capace di offendersi, se gli veniva chiesto d'incontrarsi con commercianti); vi era invece il cardinale cattolico, che parl, e un pari del regno che rappresentava la Camera dei Lords. Io ero presente in veste di socialista influente e di pubblico oratore. Parlammo tutti, il cardinale, il pari, il sottoscritto e gli altri oratori presenti, predicando la nobilt del commercio nella maniera che fu poi adottata dai membri del Rotary. I capitani d'industria se ne stavano invece muti finch il presidente non chiese loro esplicitamente di esporre le loro idee. Essi si alzarono, in verit non molto volentieri, e dissero che negli affari seguivano un solo principio, che era il principio del loro Signore e Salvatore Ges Cristo: fai agli altri quello che tu vorresti fosse fatto a te.

Questa definizione tapp la bocca a noi tutti. La discussione fu riportata dai tempi del regno della regina Vittoria a quelli di Carlomagno. Io mi alzai e me ne andai via in silenzio; analogamente fecero gli altri. Gli imprenditori, per quanto possano essere filantropi, sono virtualmente obbligati a seguire nei loro affari privati la regola che ha, come fine, quello di trarre il massimo profitto, senza alcun riguardo al fatto che i concorrenti possono andare in Il di fame; essi per infatti obbligati ad attenersi a questa rovina o il proletariato morirePratico Mondo sonoEdunet books norma e a mettere da parte le loro regole religiose. In verit nessuno aveva mai pensato a questo problema, se non gli intellettuali seguaci di Ruskin. La devozione dei capitani d'industria era soltanto una vecchia abitudine, acquisita nell'et della fede, e sopravvivente in modo piuttosto originale come riflesso domenicale per tutto ci che aveva il suono di una predica. Essa non aveva niente a che fare con i loro veri affari. Un documento economico del diciassettesimo secolo intitolato "Vita e morte del signor Badman", di John Bunyan, fa un'acuta descrizione del moderno uomo d'affari la cui religione consiste nel comperare sul mercato pi economico e nel rivendere sul pi caro. Commenta in proposito Bunyan: Che cos' questo, se non un commercio senza scrupoli?. Ma il signor Badman non poteva fermarsi a questo. Accortosi che, se voleva preservare la sua rispettabilit, doveva commerciare in base a principi rispettabili e farsi una nuova coscienza che potesse approvare i suoi profitti, e gli avrebbe permesso di chiamarsi da allora il signor Goodman (1), trov subito quello che desiderava negli insegnamenti dei fisiocratici francesi e nel famoso trattato di Adam Smith, che dimostra che il benessere delle nazioni dipende nella libert del commercio dal controllo clericale e feudale. La stessa Chiesa d'Inghilterra venne in suo aiuto per opera del reverendo Thomas Malthus, che asser che la causa della povert del proletariato dipende dalla sovrapopolazione e non dal commerciare senza scrupoli. Cos il commerciare senza scrupoli si travest in libert di coscienza; il libero commercio divenne pertanto il grido di battaglia del signor Badman e fu considerato, dal punto di vista educativo nelle universit e dal punto politico al Parlamento, come fondamentale nella morale economica. Questa rivoluzione della morale economica, inquadrandosi a meraviglia nella grande rivoluzione protestante chiamata Riforma e Rinascimento, culmin nel diciannovesimo secolo in una controrivoluzione contro la morale di tutti i Badman, avente Ibsen e Nietzsche come suoi profeti, La Rochefoucauld e Oscar Wilde come suoi umoristi, mentre Marx strappava via la maschera del signor Goodman e lo ribattezzava signor Borghese. Anch'io mi schierai fra i difensori della tesi di Ibsen e di Marx, concludendo che la via del signor Badman-Goodman-Borghese  la via della rovina e che l'unico sistema per evitarla  di prendere la strada del libero pensiero e dal punto di vista economico di sostituire alla propriet privata quella pubblica; in breve di adottare il comunismo. Nel frattempo, per, divenne sempre pi chiaro che, se questi cambiamenti di opinione dovevano essere stabiliti sulle fondamenta sicure del consenso popolare e della sincera approvazione, essi dovevano essere inculcati nelle scuole come concetti basilari di educazione. Napoleone fall nel suo scopo perch non pot fare di tutti i bambini d'Europa altrettanti bonapartisti. L'impero di Bismarck-Hohenzollern fall perch, nonostante l'idolatria imposta nelle scuole e nelle universit tedesche, non pot imporsi al resto del mondo. Hitler sorpass gli Hohenzollern nel suo proposito di cambiare i ragazzi tedeschi in tanti hitleriani; ma la sua dottrina cerc di combinare il socialismo con l'anti-bolscevismo e ambedue con un grande sterminio di ebrei, con la sottomissione delle razze latine, quali razze inferiori, alla teutonica, e finalmente con la supremazia mondiale dei puri germanici, sebbene i puri germanici fossero razza altrettanto immaginaria quanto le fate.

Napoleone, Bismarck, il Kaiser e Hitler avevano perfettamente ragione nel ritenere che nessun sistema di Governo pu durare a lungo, a meno che non si impadronisca dei ragazzi e pieghi l'arboscello nel modo in cui desidera che cresca. I Governi devono infatti non soltanto coltivare e curare la crescita dei fiori da loro scelti, ma anche spogliare il giardino dalle erbacce e distruggere senza piet e con tutti i mezzi gli animali dannosi: Il siano i Mondo per Edunet books dipende da loro stabilire qualiPratico fiori, le erbacce e gli animali da curare o distruggere. Non  possibile che vi sia un Governo onesto senza un'onesta educazione; le scuole oneste sono infatti anormali nei Governi disonesti. L'educazione onesta  dannosa alla tirannide e ai privilegi; sistemi come quello capitalista, mantenuto in voga dall'ignoranza popolare, come quello della Chiesa che dipende dall'autorit dei preti, come quello delle classi privilegiate che identificano la civilt con il mantenimento dei loro privilegi, dei conquistatori ambiziosi e dei dittatori che devono inculcare l'idolatria per un uomo e il romantico culto dell'eroe, usano tutti sia l'educazione sia l'ignoranza per mantenere il loro prestigio di governanti. Tale corruzione  attualmente universale. L'educazione democratica non pu essere tollerata sotto il capitalismo, perch porta inevitabilmente al comunismo, contro il quale il capitalismo deve difendersi con la sistematica propaganda della dottrina capitalistica e denigrando i maestri del comunismo, in modo da farci diventare tutti proseliti della Scuola di Manchester e inculcarci una fobia contro ogni specie di ingerenza statale nei riguardi del profitto privato o in tutto ci che concerne il benessere nazionale. Non soltanto si considera ogni inclinazione verso il comunismo come un pericolo sociale da impedire a tutti i costi, ma si ritiene che il Governo stesso sia un male che deve essere ridotto al minimo possibile e che i suoi poteri devono essere non solo limitati costituzionalmente ma addirittura stroncati, anche a costo di una rivoluzione e di un regicidio, finch il potere reale sia passato al capitale e alla finanza privata, e i suoi rappresentanti ufficiali siano o inermi capri espiatori legati alla monarchia o difensori armati della propriet privata. Tutta questa propaganda deve essere mascherata da educazione, dato che l'educazione e le scuole. che esistono per illuminare i poveri e incoraggiare l'istruzione, sono inaccessibili ai proletari a causa del loro costo e nello stesso tempo sono mantenute in una atmosfera di feudalismo che abolisce tutti i doveri e mantiene tutti i privilegi; in breve in atmosfera di pura e semplice plutocrazia. Per concludere, l'educazione finisce quindi per significare in pratica offuscamento mentale e morale. Ora tutto questo va benissimo dal punto di vista del capitalismo; ma il capitalismo non pu sviluppare le sue possibilit senza una vera educazione tecnica. Esso deve quindi limitare il suo offuscamento all'aspetto culturale. I suoi ragionieri possono essere politicamente degli idioti; ma devono sapere che due per due fa quattro e non cinque. I suoi falegnami devono sapere che dodici piedi sono pi lunghi di dodici pollici; e i suoi capitani mercantili che il mondo non  piatto, anche quando fu insegnato loro che Ges era onnisciente, allorch disse che nel giorno della sua venuta le stelle sarebbero cadute sulla terra come le macchie di fuliggine su una frittella. Cos ci troviamo di fronte a tecnici di prim'ordine i quali sono per dal punto di vista politico e religioso cos offuscati che non dovrebbe esser permesso loro di prendere parte a nessun pubblico affare. Essi usano le parole comunismo e comunista per denotare qualsiasi individuo e qualsiasi cosa vile, e cos considerano infame ogni proposta che valuti il benessere della societ umana al disopra del lusso delle classi abbienti. Essi dipingono Lenin e Stalin come malfattori assetati di sangue cos come i loro padri dipinsero Hegel, Tyndall e il vescovo Colenso come distruttori della religione. Gli onori, i privilegi e l'autorit sono accumulati sui ricchi e su persone "bene introdotte" che non hanno cervello, o abilit sufficienti a fare nemmeno la calza. Sebbene l'Inghilterra sia nel

comunismo fino al collo poich vi sono numerosissimi e necessari servizi pubblici che non potrebbero rendere nulla ai capitalisti, essi credono che il comunismo sia altrettanto impossibile quanto malvagio e mettono in giro parole come proletariato, bolscevico, dittatore, libert, democrazia, legge e ordine senza collegarle con i fatti della vita umana che stanno sempre di fronte a esse; in breve senza sapere quello che si dicono.
Il Pratico Mondo per Edunet books

Devo qui di nuovo ricordarvi che non tutti sono per ipocriti e truffatori che agiscono e mentiscono deliberatamente e abilmente per i loro fini esclusivi. In massima parte sono individui molto per bene i quali ripetono pappagallescamente le dicerie che hanno udite per tutta la loro vita e che vedono stampate sui nostri giornali ogni giorno. Bench si possa esaminare la corruzione politica dell'educazione e la maggior parte dei nostri mali sociali, senza con questo dover disperare della natura umana, dobbiamo ci nondimeno cercar di capire il fenomeno e arrestarne lo sviluppo. La famosa frase di Ges sulla croce: perdonate loro perch non sanno quello che fanno non port alcun rimedio alla sua crocefissione. Capissero o meno gli ebrei ci che stavano dicendo, essi lo fecero ugualmente; ed era compito del governatore romano il proibirlo, invece di piegarsi al volere del popolo e diventare complice del suo bigottismo. Ma l'opera dei Governi non deve limitarsi soltanto alla proibizione. Essi devono stabilire e perpetuare il loro operato con l'educazione e la legislazione, ma specialmente con l'educazione. Dobbiamo di conseguenza affrontare il fatto che quando gli interessi privati, che realmente controllano ed esercitano attualmente il Governo, trovano che se si permette alla gente di capire il funzionamento della banca, della locazione e dell'assicurazione, essa chieder la nazionalizzazione di tutti e tre gli istituti e pi tardi quella della terra e del capitale e si rifiuter di continuare a pagare gli affitti, i premi e gli interessi ai monopolisti privati o di lasciare i propri conti correnti in mani private senza una garanzia governativa, essi avranno cura che ogni insegnante che spieghi questi soggetti sia licenziato e rimpiazzato da uno che inculchi invece il sentimento della santit, della propriet e del contratto privato e ripeta che il nostro pi nobile diritto naturale  la libert di fare nelle questioni di denaro ci che ci piace con tutti gli altri dogmi e modi di dire dell'utopia capitalista e del teorico paradiso. Cercar di alzare il vecchio grido di libert dei "whigs" contro questo proselitismo di Stato significa perdere il proprio tempo. Nessun Governo pu agire senza un credo e un insieme di comandamenti; esso dovr quindi propagandare queste idee ai ragazzi e perseguitare l'eresia. La nostra teoria che soltanto i nazisti, i fascisti e i bolscevichi fanno questo e che gli inglesi non potrebbero mai tollerarlo  stupida; le nostre leggi sono e devono essere sempre basate sull'ortodossia; devono quindi venire imposte cos come sono imposte quelle russe, italiane e tedesche. Sebbene l'ortodossia proletaria differisca dall'ortodossia capitalista, essa sar inculcata nelle scuole e imposta nei tribunali cos come lo  attualmente a Eton e nelle corti di giustizia l'ortodossia capitalista. Analogamente la sua legislazione non seguir la teoria "whig" di una sempre minor interferenza governativa. In regime democratico quei cittadini che fanno affari che nel nostro regime plutocratico li portano a sedere in Parlamento e a ottenere titoli di nobilt saranno spietatamente liquidati. L'ortodossia non copre per l'intero campo della condotta umana. Vi  e vi sar sempre una terra di nessuno nella quale le questioni morali possono essere discusse e mutate. Abbiamo accettato i dieci comandamenti come la legge di Dio; e in base alle nostre leggi ogni persona battezzata che abbandona quella fede dopo la cresima  soggetta a forti multe. Tuttavia i nostri quadri, le nostre statue, le nostre bambole, i nostri orsi e le nostre arche di No sono brecce aperte nel secondo comandamento. Consideriamo un dovere

patriottico uccidere il prossimo quando siamo in guerra; e ci imponiamo tutte le conseguenze della propriet "reale" nonostante l'irrefutabile dimostrazione di Proudhon che tale propriet  un furto. Possiamo praticamente concludere che, sebbene dobbiamo imparare e imporci un codice Il Pratico Mondo suo catechismo morale, e far s che ogni bambino impari il per Edunet bookscos come impara la moltiplicazione e la tavola pitagorica, dobbiamo tuttavia permettere la discussione di tutte le nostre leggi morali. L'avvocato del diavolo deve sempre essere autorizzato a perorare la sua causa contro la saggezza e lo spirito delle nostre leggi, ma non a ostacolare la loro esecuzione, fintanto che non ci abbia persuaso ad abrogarle. Questo  il corretto modo di agire accademico; ma poich le opportunit di discutere le leggi sono limitate e il desiderio della loro abrogazione o modificazione  spesso del tutto irrazionale, pu accadere che l'unico sistema per cambiare la legge sia quello di non osservarla, in modo che diventi lettera morta, nel qual caso essa si abroga da se stessa e dovrebbe venire pertanto formalmente abrogata dal Governo, nel timore che possa essere successivamente rimessa in uso per fini tirannici. Di fronte a queste sconcertanti situazioni, la miglior cosa da fare dal punto di vista dell'educazione  di far sapere ai ragazzi, appena siano capaci di comprenderlo, che le leggi e i credi sono mutevoli e non eterni, e che devono pertanto cambiare cos come essi cambiano la nostra mente e il nostro spirito, ma che nello stesso tempo sono strumenti necessari di disciplina civile, e fattori indispensabili per quelli che noi chiamiamo "accordi tra gentiluomini", senza i quali  impossibile attuare una vita sociale. Quando facciamo cambiamenti, bisogna stare attenti a non gettare il bambino fuori della finestra insieme con l'acqua del bagno. In Russia per esempio la reazione contro l'analfabetismo e la tirannia degli zar fu cos intemperante che, quando fu messa in atto nella rivoluzione del 1917, and troppo lontano. Fu decretata l'educazione gratis per tutti; ma l'autorit e la disciplina nelle scuole non erano efficienti. Una mentalit da bohmiens piccolo-borghesi, che fu creduta a torto una emancipazione proletaria, fu da principio all'ordine del giorno. Fu severamente vietato agli insegnanti, come lo  giustamente ancora adesso, di adottare metodi violenti come sistema di insegnamento; tuttavia l'urgente bisogno di una comune dottrina nell'educazione, e la cieca fede nell'onniscienza del suo profeta, furono tali che il Governo sovietico tent di fare di ogni piccolo russo un perfetto filosofo marxista, cos come stupidamente Eton tenta di fare di ogni ragazzo inglese un perfetto poeta latino, un teologo e un sommo matematico. Questo procedimento inumano, limitato a Eton a causa del suo costo alle classi plutocratiche, professioniste e baronali, fu imposto in Russia a tutta la popolazione. Non sorprende che negli ultimi anni sia stata ristabilita la disciplina nelle scuole russe e che, sebbene ci che noi chiamiamo l'educazione secondaria sia fornita gratis a coloro che dimostrano di esservi adatti, l'educazione letteraria se la debbano pagare coloro che pensano ne valga la pena. Insegnare la dialettica marxista o il modo di comporre versi latini a ragazzi, che dovrebbero invece imparare un'arte e un mestiere,  dannoso e rovinoso cos come l'insegnare l'arte del commercio o un altro mestiere a quegli scolari che hanno disposizione per la matematica, la storia o le lingue, ma che dal punto di vista manuale non vanno al di l del saper appuntare un lapis o allacciarsi le scarpe. Gli educatori che pensano si debba insegnare tutto a tutti sono cattivi educatori, cos come lo sono ugualmente quei "praticoni" della parte opposta che pensano sia sufficiente insegnare alla gente la procedura tecnica dei commerci e delle professioni, che devono servire per vivere. Una simile educazione pu produrre ottimi automi, ma non produrr mai cittadini.

Vi  tuttavia qualcosa di giusto nella teoria che tutti dovrebbero imparare tutto. Noi dobbiamo considerare sia le inclinazioni sia le capacit; saremmo infatti selvaggi se sapessimo soltanto quelle cose che sappiamo fare bene. Molti hanno una forte inclinazione intellettuale e nessuna capacit creativa intellettuale; essi leggono tutti i trattati filosofici che capitano nelle loro mani, senza essere per capaci di produrre un solo sillogismo originale, mentre altri, che Il Pratico Mondo per Edunetscrivere, sono all'atto pratico abili non sanno n leggere n books dialettici. Migliaia di persone pagano per vedere incontri di football e campionati di pugilato senza aver mai tirato un calcio a una palla e avere calzato un guanto da pugilatore. Altri si dilettano di musica, senza saper suonare uno strumento e scrivere una nota. Essi sanno tutto sulle loro arti e sport favoriti, mentre i pi famosi professionisti non sanno altro che esercitarli. Tenni una volta un discorso in una pubblica riunione, alla quale era presente, anche come oratore, uno dei pi famosi compositori inglesi. Egli sorprese l'uditorio dicendo: Shaw conosce molto meglio la musica di me. A un giovane musicista che gli aveva chiesto lezioni di armonia e di contrappunto, egli rispose che non sapeva niente di tutto ci. Io, a esempio, mi guadagno da mangiare scrivendo commedie per gente che non saprebbe scrivere una riga di dialogo drammatico neppure se dovesse con questo salvarsi l'anima, sebbene molti tra costoro ne sappiano dieci volte pi di me sulla letteratura drammatica mondiale. Dobbiamo quindi coltivare le inclinazioni di milioni di spettatori, ascoltatori, conoscitori, critici e dilettanti, ovverossia degli amatori, cos come le capacit dei professionisti nati. Vi  allora un minimo irriducibile nell'educazione estetica come vi  nell'educazione elementare? Concesso che l'insegnare musica a un ragazzo sordo e pittura a uno cieco significhi perdere tempo, fino a che punto dobbiamo occuparci di ogni ragazzo che ha in potenza un orecchio come Handel, un modo di vedere come Raffaello, che sa parlare e scrivere come Omero e Shakespeare, in considerazione del fatto che tali prodigi capitano al mondo forse una volta in molte generazioni? Siamo tentati di rispondere non occupiamocene affatto, ma ci fermiamo per di fronte alla considerazione che il valore dei geni, quando capitano,  tale e dura per tanti anni che a tutti dovrebbe essere data la possibilit di raggiungere i pi elevati gradi della creazione. La povert, l'ignoranza, il lavoro duro, la fame e lo squallore estingueranno infatti l'ingegno e impediranno la manifestazione del genio; una tale estinzione si verifica sempre, ovunque il novanta per cento della popolazione sia formata di proletari. Owen Meredith (il primo conte di Lytton) proclam che il genio  il padrone dell'uomo; il genio fa quello che deve; l'ingegno fa quello che pu; e certo, nonostante la schiavit, il servaggio e il proletariato, l'antica Grecia produsse Fidia e Prassitele, Eschilo e Sofocle, Aristofane ed Euripide; l'Italia produsse Michelangelo e Raffaello, Tiziano e Tintoretto; l'Inghilterra Shakespeare; la Germania Goethe; la Norvegia Ibsen e l'Irlanda me stesso, per non parlare dei grandi compositori che hanno portato la musica a sommit celesti. Ma nessuno di essi provenne dai poveri analfabeti. Sbarazziamoci della maledizione della povert, e la possibilit di avere geni fecondi sar moltiplicata per dieci. La teoria di educare ogni Jack e Jill in modo tale che diventino geni  quindi troppo stupida per essere discussa. Il genio trover la sua strada, se parte bene; e una volta che la partenza sia per lui assicurata, egli non ha bisogno di mescolarsi con le autorit accademiche. Ma se l'educazione non si deve impicciare di Beethoven o Michelangelo o Shakespeare, ci non significa che essa non debba occuparsi di musica, pittura e letteratura. Ci fu un'epoca in cui, se il reddito nazionale fosse stato equamente distribuito, ogni adulto abile al lavoro avrebbe dovuto dedicare tutta la vita a produrre di che sostenersi. Ma ora che abbiamo le macchine al posto del lavoro muscolare, e sappiamo come estrarre l'azoto dall'aria, l'ossigeno e l'idrogeno dall'acqua, e l'energia motrice dal vento, dalle onde e dalle maree, basterebbe un'organizzazione politica sensata per far s che, fruendo di cinque mezze feste e due feste intere la settimana, noi si vivesse molto

meglio di quanto si sia fatto finora, costretti come siamo a sfruttare ogni ritaglio di tempo libero per lavorare. Pure  da notare che tali risorse si possono distribuire in vari modi. Il novanta per cento della popolazione pu fare il cento per cento del lavoro totale senza godere di alcun tempo libero, affinch il restante dieci per cento disponga al cento per cento del tempo libero disponibile. Ma il tempo libero senza un'adeguata educazione estetica  una vera rovina.Il Pratico Mondo per Edunet books Cosa facciamo infatti quando ci troviamo ad avere mucchi di denaro e la mente incolta e sprovveduta? Ci diamo esclusivamente ai piaceri del mangiare, del bere, dell'ebbrezza procurata mediante droghe, dei rapporti sessuali, del combattimento, della caccia, dell'uccidere, del gioco d'azzardo, del vestirci in maniera sfarzosa, e di esercitare l'autorit ed esigere deferenza e adorazione per se stesse. Il defunto Henry Salt, un famoso umanitario shelleyano che inizi la sua carriera come insegnante a Eton, intitol la sua autobiografia "Settant'anni fra i Selvaggi". Naturalmente questa era una denuncia esagerata, come devono esserlo tutte le denunce se vogliono destare un'attenzione qualsiasi. Le persone che hanno tempo libero a disposizione sono veri fuchi nell'alveare; ma sono pur sempre esseri umani vivi, e come tali sono sospinte dai loro stimoli vitali a dominare la propria situazione e a conoscere la propria natura, anche se gli unici incentivi esterni che agiscano su di loro sono quelli del piacere. Per le migliori di queste persone la pura ricerca del piacere  tediosa, seccante e vana. Eppure anche qui lo statista deve tener conto del giudizio di Salt; perch, quand'anche sia impossibile trovare un singolo selvaggio fatto e finito tra i monopolizzatori dell'ozio,  pur vero che tale classe di persone vota sempre con una mentalit da selvaggi, e che le loro istituzioni sono barbare. In particolare i privilegiati dell'ozio hanno i loro gruppi musicali, compagnie drammatiche, gruppi letterari, sportivi e politici; ma nella massa odiano l'intelletto, disprezzano l'arte come raffinatezza invece di valutarla appunto per questo, e iniziano i loro figli ai misteri dello sport insudiciando le loro facce col sangue delle volpi ammazzate durante le cacce. Essi sono a favore dell'impero e non della repubblica, della guerra e non della pace, del sensazionale piuttosto che del quieto vivere, del privilegio e non dell'uguaglianza; in breve di tutto ci che  selvaggio e contro la civilt. A loro volta i lavoratori, nelle loro feste e mezze feste, li imitano ancor pi selvaggiamente, poich non soltanto sono senza educazione estetica, ma vivono brutte vite in brutti quartieri. Il sostantivo esteta, nella rara misura con cui  ora usato o anche conosciuto,  un termine di sarcastico disprezzo. La teoria che l'ozio distrugger una nazione che non sia una nazione di esteti sembra troppo ridicola per essere discussa. Cionondimeno essa  una sentenza cos saggia e importante che devo differirne l'esame al momento in cui tratter della salute pubblica nel quadro della Scienza. Quando si  governati da persone sufficientemente traviate da credere che il massimo bene in terra o in cielo sia la vita del dolce far niente, non s'insegna alla gente ci che i loro governanti non desiderano che essi sappiano e che loro stessi non sanno. Ma vi sono ignoranze che, essendo contro tutti gli interessi plutocratici e proletari, sono veramente stupide. Si insegna ai nostri bambini come devono indossare i loro vestiti e abbottonarseli, come si usano il coltello e la forchetta; ma non si insegna loro mai come devono nutrirsi. Le persone grandi, che hanno fatto tutte le scuole e hanno preso la loro laurea, credono di non poter vivere senza mangiare carne e bere alcool. Essi vanno in farmacia e comprano e inghiottono pasticche delle pi velenose droghe senza alcun timore, come se comprassero e inghiottissero dolci dal pasticciere, come quando erano bambini. Essi apprendono l'esistenza di queste droghe dai dottori che le prescrivono loro con la stessa indifferenza con cui potrebbero prescrivere pesce, carne, pollo, vino e champagne. Sono passati circa 50 anni da quando un consulto di dottori assicur che se non mangiavo carne sarei morto di fame; e i dottori continuano a seguire ancora lo stesso metodo, come se tutti i vegetariani, compreso me, fossero morti nel frattempo di fame. Mi ricordo di un simposio di eminenti fisici che decisero, con grande

seriet, che l'alcool sotto la forma di bevanda distillata e fermentata  un indispensabile fattore della dieta umana. L'istruzione sulle questioni sessuali  altrettanto importante dell'istruzione sui cibi da mangiare, tuttavia non soltanto non si insegna ai nostri adolescenti la fisiologia del sesso, Il Pratico esistere la pi forte attrazione sessuale tra persone ma non li si avverte neppure che pu Mondo per Edunet books che sono invece cos incompatibili nei gusti e nei caratteri, che non potrebbero vivere insieme pi di una settimana e che quindi non dovrebbero sposarsi, anche se i loro discendenti, che sono il fine a cui mira la natura, potessero essere dal punto di vista eugenetico di prima qualit e quindi la loro unione sotto questo punto di vista fosse altamente desiderabile. Non li si mette neppure in guardia contro le malattie veneree, e quando ne restano contagiati l'unica cosa che possono dire  perch non mi  stato detto?. Tutti questi fatti vengono soppressi per la paura delle immorali conclusioni che se ne potrebbero trarre. Quand'anche si dimentichi il motivo della soppressione, questa sussiste sempre come abitudine e come "tab". I "tab" sono spietatamente rafforzati senza essere capiti e provocano finalmente una rivolta contro di s, sebbene sia scientificamente dimostrato che alcuni dei primitivi impulsi, che esistevano prima dell'invenzione della parola, rimangono ancora innominabili, e dovrebbero pertanto essere soddisfatti in silenzio. L'"Epipsychidion" di Shelley  un meraviglioso sforzo fatto da un gran maestro della parola per dire ci che non deve essere nominato; ma il risultato  una rapsodia di sciocchezze, che non ha alcun riferimento con la storia naturale. L'uomo di Stato, trovandosi alle prese con gente di testa dura che chiede che ai propri figli debbano essere insegnati fatti e non favole, e con altri che chiedono che ai loro figli debbano essere raccontate soltanto favole, mentre tutti i fatti devono essere loro accuratamente nascosti, s'accorge subito (se  capace di imparare dall'esperienza) che le verit devono essere riservate alla gente capace di digerirle, e che questa capacit varia non soltanto da individuo a individuo, ma anche da et a et. Si accorge inoltre che, quando si sostituiscono alle favolose cicogne e ai cavoli i fatti reali, quanto pi stupide sono le favole tanto pi facilmente saranno messe da parte, quando la verit viene discussa senza portare il bambino al di l della sua capacit di comprensione. Ho gi scritto molte altre cose nei riguardi della scuola, specialmente nelle prefazioni alle mie commedie "Misalliance" e "Heartbreak House", e non c' bisogno che le ripeta qui. Le scuole ai miei tempi erano prigioni, e lo sono tuttora, con strumenti di tortura e relativi esecutori. Le prigioni e le torture dovrebbero essere completamente abolite nella normale vita dei ragazzi cos come lo sono nella normale vita degli adulti. La vita del bambino dovrebbe essere organizzata in vari gruppi di et, cos da creare fra i bambini una forte convinzione collettiva che vi siano cose che ognuno deve imparare e conoscere. L'opinione pubblica, ben lungi dal non esistere tra i ragazzi,  cos tirannica che bisogna contenerla piuttosto che lasciarle sfogo. L'insegnamento dovrebbe portare non libri di premio e medaglie, ma privilegi e libert, posizioni e guadagni; soltanto in questo modo infatti possiamo educare i bambini come cittadini. Gli esami con graduatoria finale dovrebbero essere aboliti, poich danno ai competitori un interesse all'ignoranza e alle deficienze reciproche e collegano il successo all'idea di sopraffare il compagno. La competizione dovrebbe svolgersi tra squadre, poich in questo modo si incitano i loro membri a dividere la loro istruzione e ad aiutarsi reciprocamente. Ho incluso fra gli incentivi il guadagno; bisognerebbe infatti cominciare ad abituare presto i ragazzi a guadagnare e a provvedere ai loro bisogni coi loro guadagni. I ragazzi dovrebbero avere regolarmente del denaro spicciolo e non dovrebbero essere gettati nel mondo senza nessuna pratica nel trovare da loro stessi un modo di guadagnarsi la vita.

Tutto ci significa che i ragazzi dovrebbero vivere in una societ organizzata con diritti e doveri, ed essere allevati non come beniamini di casa e neanche come schiavi. Quando sono grandi, devono essere sorvegliati. Alcuni di essi dovrebbero essere eliminati come idioti congeniti e incurabili o come criminali, e tutti dovrebbero rispettare la polizia e imparare che, se non si adattano a vivere in una societ civile, non sar loro permesso di Il Pratico Mondo per Edunet e i maestri come ufficiali di polizia, vivere; essi non dovrebbero per considerare i genitoribooks giudici ed esecutori. Le case, le famiglie e le scuole non dovrebbero essere case di lavoro e prigioni. I ragazzi dovrebbero essere educati a vivere con maggior larghezza e non alienati in una servit penale a vita. L'educazione non riguarda soltanto la giovinezza. Io ho 88 anni e ho ancora molte cose da imparare, sebbene la mia capacit sia ormai molto limitata. NOTE. NOTA 1: Gioco di parole: "Badman" = uomo cattivo; "Goodman" = uomo buono. 22. L'ESTETA Almroth Wright, anzi sir Almroth Wright, K. B. E., fondatore della teoria estetica dell'igiene, molto noto come batteriologo, fisico e filologo, disse del tutto casualmente nel corso di una discussione che fece seguito a un mio discorso: Io credo che l'effetto dell'igiene sia estetico, e, dopo aver cos aperto una nuova epoca nella teoria dell'igiene, si mise di nuovo a sedere e non ci pens pi sopra. Ma io ci pensai a lungo. Non riuscii comunque a persuaderlo dell'importanza della sua scoperta pi di quanto Halley pot persuadere Newton che la sua invenzione del calcolo infinitesimale tornava a suo grande onore e che sarebbe stata di enorme valore per i matematici. Non vi era quindi altro da fare che rubargli l'idea, e non sarebbe stata la prima volta che capitava un fatto del genere. E' senza dubbio vantaggioso conoscere un uomo che ha scoperto la pietra filosofale e che non conosce il valore dell'oro. Trecentosessant'anni fa o circa, Shakespeare ci mise in guardia contro le persone che non hanno nel loro animo un po' di sentimento musicale. Non fidatevi di un uomo del genere egli disse enfaticamente, e defin un individuo siffatto capace soltanto di tradimenti, di inganni e di ladrocini. Questa dichiarazione audace, ma profondamente scientifica,  a prima vista allarmante. Un vecchio giudice di Tribunale di carattere molto duro, avendo preso in mano un libretto d'opera nel corso di un processo in cui ero interessato, lo mise da parte osservando che esso non significava nulla per lui. Il dottor Inge, il pi grande decano di San Paolo,  cos "antimusicale" che, riferendosi alla musica che veniva suonata nella cattedrale, espresse i suoi dubbi sul fatto che l'Onnipossente potesse godere di tale continua serenata. Uomini di primo piano sono rimasti insensibili di fronte alla musica e alla pittura. Ma i loro casi non provano niente se non che non piacevano loro alcuni particolari tipi di musica. William Morris, uno dei pi grandi e competenti musicisti del diciannovesimo secolo, odiava il moderno pianoforte a coda e non ne voleva nella sua casa. Mozart odiava il flauto. Il cattivo jazz, suonato con buoni strumenti deliberatamente diminuiti nella loro funzione da ridicole contrazioni meccaniche, spinge le persone amanti di musica a chiudere gli apparecchi radio. Il pi snervante frastuono musicale che abbia mai sentito fu quello di un ottimo organo in un cinema di Cape Town, suonato in continuazione con tutte le canne aperte. Questi esempi non contraddicono quanto ha dichiarato Shakespeare. Il dottor Inge  particolarmente suscettibile al Vangelo di san Giovanni, la cui traduzione inglese lo lascia incantato per la musicalit delle sue parole. Morris, mentre stava l l per morire, si commosse al suono di una vecchia musica che non era suonata da un grande organo da concerti, ma era eseguita nel modo come lui voleva. Posso testimoniare che egli sapeva cantare in maniera perfettamente intonata. Samuel Butler non apprezzava Beethoven (cos come Chopin), ma andava pazzo per Handel. D'altronde, l'arte non  cos a buon mercato da poter

ottenere che sia amata in tutte le sue forme senza una educazione estetica. Dopo l'insegnamento ricevuto nelle scuole medie e nelle universit gli uomini restano ancora cos ignoranti che, appena scoppia la guerra, si affannano subito dappertutto a chiudere le gallerie d'arte e i musei, a cominciare dal British Museum, per usarli come magazzini e uffici militari. Tuttavia anche questi filistei sono spesso molto sensibili alla poesia della Il Pratico essa per Edunet books natura e ai colori e suoni che sono conMondo collegati; anche la pi infelice scuola, prigione e morte dell'arte, sebbene non possa appendere quadri e permettere strumenti musicali, non pu infatti precludere il cielo, le messi che maturano nei campi, gli alberi che cambiano di colore in autunno, il profumo dei fiori e la musica eolia dei venti. N possono farlo le sporche scuole che imprigionano i bambini per 9 anni e li restituiscono alla vita senza che sappiano parlare correttamente l'inglese e sappiano leggere o scrivere se non per dovere, pur non riuscendo a privarli della gioia delle bande musicali, degli organi di strada, delle armoniche e delle canzoni. Anch'io dovrei classificare le persone insensibili a tutte queste impressioni estetiche deficienti pericolosi, cos come gi fece Shakespeare. Aveva ragione Shakespeare di fare una cos straordinaria dichiarazione? Aveva ragione Platone quando, usando la parola musica nel pi ampio senso estetico senza limitazioni tecniche, consider la musica una branca essenziale dell'educazione repubblicana? Vi  certamente una notevole differenza. Prendiamo il caso di John Ruskin. Egli era un laureato della universit di Oxford e fu professore di estetica nella stessa universit finch se ne and sbattendo la porta quando essa permise la vivisezione come metodo di ricerca. Perch egli era cos differente dai tipici laureati di Oxford e dai professori del suo tempo? Perch la sua capacit letteraria era tanto migliore della loro? Come mai egli riusc a vederci chiaro nell'impostura pseudoscientifica che pur aveva convinto tutti cos facilmente e nell'impostura economica che pur port Gladstone a dichiarare che il sistema sociale del proprietario terriero, del contadino e del lavoratore agricolo era la base naturale, sana ed eterna della societ, mentre Ruskin la denunciava con invettive al cui confronto le geremiadi di Karl Marx sembrano velati rimproveri da maestro di scuola elementare? La spiegazione  che i suoi genitori, invece di mandarlo alla scuola preparatoria e dopo a Eton o a Harrow, a Rugby o a Winchester per sbarazzarsi di lui, lo tennero a casa; gli fecero imparare la traduzione autorizzata della Bibbia verso per verso; e lo iniziarono alle glorie dell'arte europea invece che alle tradizioni delle "scuole pubbliche". Io ho senza dubbio dei pregiudizi in questa materia; attribuisco infatti la mia eminenza intellettuale al fatto che sono stato molto meglio educato di coloro che sono usciti dalle scuole pubbliche e dalle universit, per i quali invece sono un ignorante assoluto. Voglio dire con questo che, sebbene cominciassi col farmi una vasta cultura in fatto di musica sia inglese, sia tedesca e italiana, dal sedicesimo al diciannovesimo secolo, non leggendo libri ma ascoltandola e cantandola; sebbene conoscessi le nove sinfonie di Beethoven e le tre pi grandi di Mozart cos bene come conoscevo le ninne-nanne infantili; sebbene avessi guardato quadri e riproduzioni di quadri fino al punto che sapevo riconoscere con un solo sguardo lo stile dei pi grandi pittori, non sapevo tuttavia leggere le "Satire" di Giovenale in latino, poich, nonostante la mia prigionia di vari anni in una scuola, dove nulla era considerato istruttivo se non il latino e il greco, non ero capace di leggere il pi banale epitaffio latino senza dovermi inventare qualcosa, n scrivere una sola frase con lo stile di Cicerone. Posseggo la traduzione delle "Satire" a cura di Dryden e le ho esaminate sufficientemente a lungo per rendermi conto che non  possibile leggere pi di una pagina di una simile massa di ignoranza, volgarit, cattive maniere e sudiciume; e sebbene, grazie soprattutto a Gilbert Murray, io conosca quanto basta del vecchio dramma greco e abbia imparato tutto quello che deve essere imparato di Omero e Virgilio da Lord Derby, Morris, Dryden e Salt, mi considero tuttavia fortunato che la mia mente in giovinezza sia stata colpita subito da Michelangelo e Handel, da Beethoven e Mozart, da

Shakespeare e Dickens e loro simili, e non da compositori di versi latini e da giocatori di cricket. Prendete il caso della storia, che ha una parte indispensabile nell'educazione del cittadino. Avete mai riflettuto sull'impossibilit di imparare la storia da una sequela di fatti nudi e Il Pratico Mondo per Edunet come crudi, esposti nell'ordine in cui sono avvenuti? Sarebbe books cercare di farsi un'idea di Londra dalle pagine di un elenco telefonico. La storia francese non era tra le materie della mia scuola; ma leggendo con grande mio divertimento i romanzi storici di Dumas padre mi feci un vivo prospetto della Francia dal sedicesimo al diciottesimo secolo, da Chicot a Cagliostro, dalla sottomissione della nobilt da parte della monarchia sotto Richelieu alla Rivoluzione francese. Come Marlborough, avevo gi imparato tutto quello che c'era da sapere sulla storia d'Inghilterra (da re Giovanni al suicidio finale dell'aristocrazia feudale inglese e alla sua soppressione da parte dei capitalisti sui campi di battaglia di Bosworth) dalle commedie storiche di Shakespeare. Aggiungendo a questi autori i romanzi di Walter Scott, riuscii a farmi un gusto per la storia e una conoscenza dei suoi personaggi e dei fatti relativi che mi resero reale e consistente la filosofia della storia, quando diventai grande. Macaulay non mi respinse affatto come storico, n Hegel o Marx mi annoiarono e mi disorientarono. Alla fine diventai anch'io uno storico. E scrissi una commedia intitolata "In good King Charles's golden days". Non posso dimostrare la verit dei fatti che vi avvengono, essendo assolutamente convinto che non avvennero mai; tuttavia chiunque legge o assiste a una rappresentazione della commedia non soltanto si divertir, ma si far anche una idea e una conoscenza della dinamica del regno di Charles; ovverossia delle forze politiche e personali che vi ebbero parte; e questo in maniera molto pi efficace che se avesse studiato i nudi fatti al British Museum o nell'Archivio di Stato. Mentre per la maggior parte noi lasciamo la scuola risoluti a non aprire mai pi un testo e a non pensare mai pi a quegli strumenti di tortura, preferirei morire se mi accorgessi che l'effetto dei miei libri e delle mie commedie non spinge le persone per le quali essi furono scritti a comperarne un altro e poi ancora un altro, fintantoch li abbiano letti tutti. Devo al fatto di essermi fin da bambino imbevuto della Bibbia, del "Pilgrim's Progress" e di Shakespeare nell'edizione illustrata di Cassel, se posso ora scrivere senza dover pensare al mio stile. Quando ero ragazzo, mi insegnarono a tenere la Bibbia in tale considerazione che quando un giorno, mentre stavo comperando un soldo di dolci in un piccolo negozio di Dublino, il negoziante strapp una pagina d'una Bibbia sgualcita per avvolgermeli, rimasi terrificato e mi aspettai di vederlo colpito dalla folgore. Ci non toglie che presi ugualmente i dolci e me li mangiai; nella mia mente protestante infatti il commerciante, quale cattolico romano, prescindendo dall'episodio della Bibbia, sarebbe andato all'inferno ugualmente, e comunque non era affatto un gentiluomo. D'altra parte i dolci mi piacevano molto. Ero troppo bambino per giungere alla maturata conclusione che la ragione per cui potevo leggere e ricordare le storie della Bibbia e non leggere i libri di scuola era che le storie della Bibbia furono tradotte quando la letteratura inglese era al sommo della sua arte, in quanto i traduttori avevano creduto di anglicizzare le parole stesse di Dio. Anche i poveri bambini diseredati che non possono leggere romanzi e poemi possono leggere Bunyan e la Bibbia come un pio dovere. Se non fosse ora per questa sacra eccezione, si potrebbe giudicare forse necessario di sterminarli. L'uomo di Stato deve perci aver cura di liberarsi del comune pregiudizio di classificare l'educazione in religiosa e secolare. L'educazione che risalta, finita la scuola,  l'educazione estetica. Definizioni come educazione scientifica ed educazione secolare sono insulse stupidaggini; la scienza trascende queste piccole differenziazioni; educazione secolare significa poi insegnamento con la bacchetta invece che con un credo. Per gli uomini di Stato l'esatta classifica comprende l'educazione estetica e quella tecnica; ma per evitare il pericolo di diventare

schiavi di queste definizioni, gli uomini di Stato farebbero forse meglio a dare un'occhiata alle opere del filosofo italiano Benedetto Croce, che aborre ogni classificazione. Per essere introdotti nell'educazione estetica, che deve essere volontaria,  necessario cominciare con l'educazione tecnica, che deve essere obbligatoria. I libri che mi Il Pratico Mondo per prima books insegnarono qualcosa erano per me inaccessibiliEdunet che imparassi a leggere e che potessi comperarne, privo com'ero di denaro e non sapendo come maneggiarlo. In qualche settore dell'educazione si pu fare a meno dell'organizzazione. Uno pu farsi una cultura nella pittura senza sapere cosa siano il cobalto e la gomma lacca e apprezzare Wagner senza conoscere la differenza che corre tra un bemolle e il piede di un bue; ma per occuparsi di letteratura bisogna sapere l'alfabeto e per far compere  necessario conoscere la moltiplicazione e la tavola pitagorica. La matematica, che costituisce anch'essa un regno di incantesimo, deve cominciare con la semplice aritmetica e si dovrebbe continuare a insegnarla fino al punto di mettere lo studente nelle condizioni di usare una macchina calcolatrice e le tavole dei logaritmi. Tutto questo non richiede necessariamente che si abbia una certa abilit nel risolvere le equazioni, ma soltanto una minima conoscenza di che cosa sia l'algebra. A scuola fui messo nelle condizioni di risolvere alcune operazioni algebriche, ma fui lasciato talmente ignorante circa la loro essenza che immaginai che a + b fosse un'abbreviazione per dire uova e prosciutto. Di conseguenza nei successivi venti o trenta anni gettai da parte le equazioni come inutili stupidaggini (lo possono testimoniare gli eminenti matematici Bertrand Russell e Karl Pearson) fintanto che un giorno J. L. Joynes, meravigliato della mia ignoranza, mi disse che a e b non significavano n uova e prosciutto, n cognac e Bibbia. Ma poich era figlio di un famoso maestro di Eton e quindi istruito secondo quei sistemi, non mi disse che cosa significassero; e per me rimasero un mistero, fintantoch non lo scoprii da me stesso, quando nel corso del mio lavoro letterario presi il problema in seria considerazione. E' evidente che la mia istruzione fu un completo fallimento e che quello che mi salv fu l'educazione estetica che ricevetti fuori dalla scuola. La ragione per cui ne parlo qui come di una questione di importanza pubblica  che questo fenomeno  tipico della classe economica alla quale appartenevo, che pu essere definita brevemente come quella costituita dai rampolli dei cadetti senza un soldo, e cio da gentiluomini che non hanno i redditi dei gentiluomini. Essi non possono permettersi il lusso di mandare i loro figli alle "scuole pubbliche" e alle universit, e perderebbero di tono se li mandassero a economiche scuole diurne private, dove non viene loro insegnato nulla, ma dove esistono doveri scolastici chiamati lezioni e di conseguenza si pretende di accertarsi se essi le hanno imparate a memoria; in caso negativo essi sono puniti, bench raramente in modo severo (ci sarebbe troppo faticoso per gli esecutori e ripugnante a tutti eccetto che ai sadici nati) da far loro preferire di fare qualcosa di pi confacente ai loro gusti e desideri. Gli insegnanti sono poco abili e mal preparati; le scolaresche troppo numerose. Mi ricordo che durante la lezione di storia sedevo in una fila di circa 50 ragazzi disposti in ordine alfabetico. Ogni giorno dovevamo studiare un capitolo. L'insegnante seguiva fino in fondo il capitolo e l'alfabeto, facendo domande sui fatti e sulle date che vi eran menzionati. Poich il mio nome cominciava con la lettera S, potevo calcolare, con un errore al massimo di dieci righe, quale sarebbe stata la mia domanda. Ricordo ancora che, nel capitolo sulla guerra peninsulare, la risposta alla domanda che mi veniva sempre fatta era la ritirata da Burgos. Sfruttando le dieci righe che avevo frettolosamente lette durante la lezione potevo anche permettermi di dare suggerimenti al mio vicino, nel caso in cui egli non fosse stato ugualmente diligente. Sebbene ora io non possa negare che cos facendo davo al mio nemico maestro una scusa per credere che avessi non solo sviscerato tutta la storia della guerra peninsulare, ma anche

imparato che vi era stata una ritirata da Burgos, si pu difficilmente affermare che stessi allora imparando la storia, mentre quando ero a casa e leggevo "Quentin Durward", "A tale of two cities", o "I tre moschettieri", la imparavo molto piacevolmente. E in quanto la presenza a scuola mi teneva lontano da questi libri per met giornata, devo affermare che l'istruzione che ricevetti non soltanto non mi insegn ci che si era proposta di Il evitare Mondo per Edunet in un insegnarmi, ma mi permise diPratico di essere educato books modo che mi fa ora andare in bestia, se penso a tutto quello che avrei potuto imparare a casa da me solo. L'uomo di Stato, io ritengo, dovrebbe classificare le belle arti come una forza politica al pari, se non al disopra, della religione, della scienza, dell'educazione e del potere combattivo. Non abbiamo tuttavia ancora un ministro delle Belle Arti; e la nostra promiscua democrazia si trova di fronte a governanti che sono stati eletti dai voti di un corpo elettorale educato a considerare le belle arti come una materia cos peccaminosa da consigliare di non insegnarne nulla. La situazione  salvata soltanto dall'impossibilit di realizzare una vita senza arte. Fortunatamente, coloro che non hanno mai guardato un quadro hanno per guardato un tramonto e un paesaggio e li hanno visti come li videro Turner e Constable. Anche i fanatici calvinisti, che cercano di eliminare ogni gioia dalla vita eccetto quella di fare denaro, non possono rinunziare alla musica, all'oratoria e alla letteratura nelle loro celebrazioni domenicali. Tali fanatici sono una minoranza. Le persone che possono occuparsi liberamente di belle arti, avendo i denari per farlo, indulgono a esse pi che  possibile. I pianoforti a coda sono "di rigore" anche nei salotti dove non sono mai aperti: le madri cantano o dipingono ad acquerello, e romanzi sono sparsi in giro per tutta la casa. Anche nelle case di campagna dove gli unici divertimenti sono quelli di uccidere uccelli, animali e pesci, secondo un ordine fissato mese per mese, e dove si sporca la faccia dei ragazzi con il sangue della prima volpe uccisa durante una caccia, vi  la bellezza naturale e la gioia di cavalcare per la campagna, che  molto pi estetica della gioia di ballare. Anche nel cacciare, il piacere non  nell'uccidere gli animali, ma nell'abilit artistica dell'operazione. Ma sebbene non esista (neppure tra la gente che passa la maggior parte della sua vita nelle case da gioco, a tavola e a letto) una classe composta di tutti filistei, tuttavia  molto diffusa l'impressione che le belle arti siano narcisistiche, inutili, effeminate, impolitiche, non scientifiche e molto sospette dal punto di vista morale. Per la gente della classe agricola le belle arti sono una forma di dissolutezza e niente altro; sebbene, infatti, grazie alla radio, i lavoratori agricoli e i giardinieri non credano pi, come facevano una volta, che le canzoni e le ballate siano segreti vergognosi a cui si adattano molto bene gesti osceni, e sebbene l'abilit nel cantare "Gently", "Johnny", "My Jingalo" o "The Seeds of love" non debba pi essere celata come un illecito affare di amore, tuttavia, penso, questo cambiamento  piuttosto considerato come una maggior tolleranza dell'immoralit, che come un riconoscimento della santit della musica. La causa di questa errata concezione  abbastanza chiara. L'appropriazione della terra da parte di proprietari privati ha creato un proletariato e lo ha obbligato a lavorare per una infelice esistenza senza dargli mai un momento di riposo, una cultura, denaro, o vestiti che possano essere indossati senza vergogna nelle rappresentazioni artistiche o nelle gallerie di pittura. In queste condizioni, sebbene possano esserci persone a cui piacerebbe interessarsi di questo genere di arti per rendere la vita pi sopportabile, queste non possono fare altro che intossicarsi di alcool e di tabacco (in misura tale da produrre una anestesia sufficiente per riuscire ad annegare la tristezza della povert), scommettere alle corse dei cavalli e dei cani nella speranza di facili ricchezze, e soprattutto darsi ai rapporti sessuali, la quale cosa si  loro insegnato a nascondere come peccato originale. Cos stando le cose, l'associare il piacere soltanto all'ubriachezza, al gioco e alla fornicazione, produce come effetto che i poveri proletari identificano il divertimento con il vizio e il peccato, e l'arte con ci che  sporco e

immorale. Inevitabilmente il povero proletario educa suo figlio come il suo cane, ossia con la frusta, e punisce le manifestazioni estetiche come manifestazioni di corruzione, rendendo in tal modo impossibile la realizzazione di una educazione estetica. Il rimedio , senza dubbio, la disponibilit di tempo e il denaro. Quel soldato che, quando gli fui mostrato come esempio di temperanza, disse che ero un bugiardo, perch nessuno che avesse uno scellino in tascaIl Pratico Mondodavanti a un'osteria senza entrarvi e bervi un poteva passare per Edunet books liquore, era un prodotto della povert e del continuo lavoro snervante, cos come John Ruskin era il prodotto del comodo e del denaro. Una legge sui poveri che si preoccupi soltanto del vitto, dell'alloggio e del vestiario, senza pensare al divertimento e al denaro per i minuti piaceri,  dal punto di vista sociale imperfetta. Il francese che disse che poteva fare a meno delle necessit della vita purch gli restassero i suoi lussi era pi saggio dei legislatori degli statuti dei poveri. Una volta che l'uomo di Stato si sia reso conto che l'educazione liberale  estetica e l'educazione estetica  propaganda, egli non deve dimenticare che l'arte pu fare del bene come del male. Nietzsche defin la nazione come un popolo che legge lo stesso giornale. Egli sarebbe potuto andare anche oltre i confini e definire i cattolici romani come la gente che guarda gli stessi quadri e le stesse immagini. Non posso figurarmi quello che avrebbe detto dell'invenzione del cinema, che porta per tutto il mondo gli stessi drammi e discorsi, e che ha fatto di Hollywood una citt internazionale, che diffonde esteticamente la sua dottrina cos come non pot mai fare nessuna Chiesa, e rendendo il cattolicesimo musulmano e tutto il resto una ben piccola cosa di fronte al vero cattolicesimo dei film. La leggerezza politica, che lascia questa gigantesca macchina propagandistica e i suoi enormi profitti nelle mani di bande di speculatori americani, si trova ora di fronte a una nuova pericolosa forma di moralit popolare, quella dell'anarchia individualista temperata da cazzotti amministrati a furfanti armati di pistole automatiche da giovani uomini dall'aspetto per bene occupati a corteggiare giovani donne, che hanno creduto di rendersi pi belle strappandosi le sopracciglia e rimpiazzandole con altre artificiali disegnate e situate in maniera pi artistica. E' qualcosa di pi di una coincidenza che, quando si d il diritto di voto a persone che hanno la testa piena di siffatte stupidaggini, le vecchie guerre come si facevano tra trib, nazioni, chiese e dinastie si trasformino rapidamente in guerre mondiali nelle quali i cazzotti sulla mascella sono rappresentati dallo scoppio di granate piene di alto esplosivo e le pistole automatiche da grossi carri armati. Tutto questo significa che l'uomo di Stato si trova ad avere a che fare non soltanto coi semplici fatti di questo mondo, dei quali n lui n il popolo che egli governa possono mai avere una conoscenza vasta e aggiornata, ma con una terra fantasiosa creata e nutrita dalle finzioni di poeti e di romanzieri, illustrata e decorata da schizzettisti e disegnatori, resa viva e parlante da pittori, musicisti e oratori, e simulata nei teatri e nei cinema fino al punto che le sue fantastiche leggi di onore e disonore, di amore e odio, di lode e biasimo, di patriottismo e tradimento, di virilit e femminilit e di comportamento in genere, prendono il posto dell'osservazione e del ragionamento e fanno della democrazia una fantasia per la gente che sogna. E' questo che rende possibili pazzie come le guerre mondiali e crudelt come i codici penali. E' questo che permette agli avventurieri politici e militari di essere venerati come messia e di portare milioni di uomini a rischiare inedia, ferite e morte nel tentativo di fare del loro paese il regno di Dio sulla terra, mettendo sul trono un piccolo mortale qualsiasi come se fosse Cristo sceso nuovamente sulla terra. Stando cos le cose, l'artista professionista non viene rispettato come tale, sebbene egli possa essere adulato e privilegiato; col chiamarsi artista egli si rovina infatti da se stesso.

Lo scienziato che professa l'irresistibile onniscienza  invece preso sul serio a onta dell'evidente follia di tali pretese; ma l'artista che cerca di dar vita alle illusioni con la sua penna, il suo pennello, il suo spartito, sebbene possa raggiungere una fama duratura, non  mai posto sul trono, n viene obbedito e seguito fino alla morte da tutte le nazioni come accade invece agli avventurieri che mantengono le illusioni e le sfruttano. Paragonate Il Pratico Mondo per Edunet books la carriera di Fidia e di Pisistrato a quelle di Richard Wagner e di Adolf Hitler e vi accorgerete della differenza. L'artista onesto non pretende che le sue finzioni siano fatti; ma afferma, come faccio io, che  soltanto attraverso la finzione che i fatti possono essere resi istruttivi e anche intelligibili. Ma questo non  lo stesso che pretendere che essi non siano finzioni. Lavorare deliberatamente sulle credenze popolari che esse generano  uno dei trucchi della disonest politica; ma  anche un'arte necessaria all'onest politica; i pazzi devono essere infatti governati secondo la loro follia e non secondo una saggezza che non posseggono. Per praticare quest'arte, per, bisogna essere abbastanza realisti da saper vedere attraverso le illusioni romantiche e da conoscere i fatti nudi e crudi in misura maggiore di quanto non li conosca il signor Ognuno. Questa  la ragione per cui i Napoleoni sono poco numerosi quanto i Washington e gli Stalin. Quando mi trovai per la prima volta con Anatole France, egli chiese chi fossi. Rispondendo da me stesso dissi: Sono, come voi, un uomo di genio. Questa era una risposta, secondo le abitudini francesi, cos immodesta che lo spinse a replicare: Ah, bene; una cortigiana ha il diritto di chiamarsi mercante di piacere. Non ne restai offeso; infatti  vero che tutti gli artisti vivono come mercanti di piacere e non come profeti e filosofi; la somiglianza del caso della cortigiana non era nuovo all'autore della "Professione della signora Warren". Ma perch egli non disse un pasticciere ha il diritto di chiamarsi mercante di piacere, il che sarebbe stato ugualmente vero? O un gioielliere? O un commerciante di uno delle centinaia di articoli che si trovano nei negozi e che non sono necessari alla vita e hanno soltanto un valore estetico? Questi paragoni sarebbero stati anche pi giusti: la cortigiana, infatti, che abbia abbastanza cervello per sostenere questa teoria, non ricorre certamente alla giustificazione di Anatole France; la sua difesa davanti alla signora Grundy (nella commedia sopra citata)  infatti Dovete a me e alle mie simili la purezza delle vostre figlie non ancora sposate. Essa sostiene che la soddisfazione sessuale non  una lussuria ma una necessit, che disdegna le condizioni restrittive a cui si attacca la signora Grundy. Da parte mia non posso sopportare di ammettere che sono un semplice mercante di piacere. Io uso il piacere datomi dalla mia arte facendo il commediografo per spingere la gente a leggere le mie commedie o a vederle rappresentare e permettermi con ci di vivere; mi sono comunque accorto con molto disagio che vi sono scrittori bisognosi e superficiali che sfruttano i pi vili piaceri dati dall'indecenza e dalla scurrilit, dalla profanit, dalla immoralit e dalla falsit per fare quattrini. Anche la migliore commedia deve avere quel tanto di eccitante per attirare il pubblico, anche se piccolo e scelto. Il nostro pi grande autore drammatico, Shakespeare, dovette esercitare la sua arte come piace a voi per poter finire la sua carriera da signore di campagna dotato di un proprio stemma. Analogamente persone nate con la vocazione di fare l'attore non possono farne a meno, anche se la paga  minore di quella di un operaio e la pena comprende l'ignominia e la proscrizione come se si trattasse di furfanti o di vagabondi. L'uomo di Stato si trova cos di nuovo di fronte al problema: Che cosa devo farne di questi mercanti di piacere?. La decisione di Cromwell fu di classificare i teatri come la porta dell'inferno e di rifiutarsi di tollerare in qualsiasi modo commedie e attori; ma poich lui e i suoi amici puritani amavano la musica e cantavano gli inni, toller momentaneamente l'opera e il canto, non prevedendo che un giorno si sarebbe detto che un tenore di opera non  un uomo,  un'afflizione e che i castelli che egli stava distruggendo sarebbero stati ricostruiti dalle prime donne. I suoi soldati distrussero statue

e bruciarono organi, soltanto per affrettare la nascita dell'orchestra di Wagner. I musulmani imbiancarono gli affreschi di Santa Sofia in obbedienza al secondo comandamento, e attualmente rimangono incantati davanti alle magiche vetrate della moschea del sultano Suleiman. Napoleone, per diventare un imperatore presentabile, dovette andare da un attore per imparare il modo di comportarsi. Un decano di San Paolo Il nella sua cattedrale l'asino sul non permise che si dipingessePratico Mondo per Edunet books quale Cristo entr a Gerusalemme; ma in quel tempio vi  ora la statua di un cavallo con un cavaliere molto meno venerabile. Non  infatti possibile sopprimere le belle arti e interdire o sterminare coloro che le professano; lo si  provato e riprovato in tutti i modi possibili, ma non ci si  mai riusciti. Gli statisti sono obbligati a riconoscere che la fame di arte  inevitabile come la fame di pane. Sarebbe del tutto logico arguire che, poich la fame porta a rubare e ad assassinare, bisognerebbe reprimere l'abitudine di mangiare, o almeno autorizzarla soltanto in condizioni molto miserevoli come si fece con la legge sui poveri nel 1832; ma i pronipoti della scuola di Manchester devono ammettere che il cibo deve essere distribuito a tutti, oziosi o industriosi, onesti o disonesti; anche i pi sporchi filistei si stanno accorgendo che gli uomini privati di arte devono darsi all'alcool per rendersi la vita sopportabile. L'arte, tuttavia,  al giorno d'oggi qualcosa di pi di un semplice desiderio che l'umanit civile erediti dalle nostre primitive condizioni di selvaggi e a cui si possa essere costretti a rinunciare come altre simili eredit. Essa  diventata uno strumento di cultura, un metodo di insegnamento, una forma di scienza e una indispensabile aggiunta alla religione. Il commediografo, a esempio, non  soltanto uno che castiga il costume mediante il ridicolo e che purifica l'animo mediante la piet e il terrore (queste sono le definizioni classiche) ma anche un biologo, un filosofo e un profeta. In particolare  stato sempre permesso agli autori di essere dei profeti e dei filosofi, quando le loro aspirazioni li portarono al di l del semplice commercio di piacere. Gli autori della Bibbia goderono di una suprema autorit scientifica e storica, fintantoch non si apr una crepa tra i preti e gli scienziati seguaci di Bacone, crepa che si allarg di secolo in secolo fino a che l'arte e la scienza li schierarono in campi opposti e li portarono a una reciproca guerra di parole. Fu una guerra civile (condotta in modo molto poco civile); arte, scienza e religione sono infatti realmente identiche e inseparabili nelle loro fondamenta; e io, che nella mia giovinezza non volevo credere a niente di quello che insegnavano i preti e credevo invece a tutto quello che insegnavano gli scienziati professionisti, mi accorsi subito che la scienza professionale era giunta alla morte con il materialismo e il razionalismo e che, fintanto che questi non fossero stati messi da parte, era possibile progredire soltanto passando sui loro cadaveri. Io cominciai, come dovrebbero fare tutti gli artisti seri, a scrivere dei romanzi (il teatro era allora per me del tutto oscuro) e produssi cinque fiacchi esempi di questo genere d'arte. Scrissi i primi due, seguendo la dottrina scientifica di quel tempo, avendo impersonificato nell'eroe del secondo un completo razionalista di professione ingegnere elettrotecnico. Essendomi accorto che questa via non permetteva ulteriori sviluppi, la abbandonai del tutto deliberatamente e coscientemente e creai eroe del mio successivo romanzo un compositore musicale completamente stravagante, come Beethoven. Tutto questo deve essere rilevato non tanto come un personale incidente di Shaw, ma perch stava accadendo o stava per accadere in tutto il mondo. Questo mutamento comport non un abbandono della scienza, ma una sua estensione. Esso trov che la selezione naturale di Darwin era interpretata dappertutto in maniera erronea come evoluzione, come lo  ancora adesso per coloro che non comprendono n la selezione naturale n l'evoluzione. Salv cos l'evoluzione dal neo-darwinismo (il darwinismo impazzito) e risuscit l'evoluzione come una viva forza creativa.

Non seguii in un primo momento il cambiamento della linea di condotta, che avvenne nel 1881, perch la mia attenzione era presa dalla scienza economica di Henry George e perch nei successivi dieci anni mi ero buttato nel marxismo militante. Quando non scrissi pi romanzi e, dopo un periodo di tempo in cui mi ero occupato di propaganda marxista e di critica giornalistica, intrapresi la risurrezione del dramma, i vecchi problemi Il Pratico Mondo per Edunet books biologici aspettavano ancora una nuova soluzione. In una complessa conferenza su Darwin esaminai il problema del male, problema che turbava sant'Agostino e soddisfaceva invece i darwinisti, perch era un'arma per attaccare Dio. Mi sbarazzai di tutta la massa di abitudini acquisite ed ereditate dal darwinismo col far rilevare che, poich per un evoluzionista tutte le abitudini erano acquisite, la controversia non aveva ragione di esistere e che tutto ci che era necessario chiarire era un pi profondo studio della ereditariet alla luce dell'embriologia. Questo avveniva trentasette anni fa; gli scienziati professionisti non sono ancora oggi arrivati al punto che io, professionista artista, avevo raggiunto nel 1906, sebbene il materiale scientifico che io avevo usato fosse stato scoperto da loro e non da me. Quando la follia bambinesca dei nostri statisti culmin nell'orgia di uccisioni e di distruzioni, di morte e di dannazione, che si chiam la guerra per finire le guerre, ma che  ora chiamata, nel fragore di un'altra guerra, la guerra dei Quattro Anni, scrissi non soltanto una commedia ma un ciclo di cinque commedie intitolate "Back to Methuselah". In questo ciclo, sei anni prima che fosse tradotto in inglese il trattato di Pavlov sui "Riflessi condizionati", affrontai il soggetto dei riflessi e lo portai fino al punto di prevedere gente altamente evoluta che si divertiva nella sua fanciullezza a fabbricare e a giocare con bambole che potevano declamare poesie e formulare credi atanasiani, e che sembravano vive come lo sono i nostri statisti, poeti, uomini politici e teologi, mentre in realt stavano passando attraverso una serie di riflessi. Questo significava andare oltre Weismann, che era il maniaco dei riflessi, e oltre quello che avrebbe osato Pavlov; ma poich usai le comuni parole del linguaggio corrente e posi questa mia idea in una intelaiatura di evoluzione creativa aggressivamente vitale, essa non raggiunse l'effetto voluto nei laboratori. Io, che sono un artista filosofo, diffido dei metodi di laboratorio perch ci che accade in laboratorio  combinato e prescritto. Le prove vengono combinate in precedenza, se poi i risultati non sono quelli previsti e calcolati, si modifica l'esperimento, fintanto che non provi quello che lo sperimentatore vuole che provi. Ma l'officina dell'artista  l'intero universo fino dove egli riesce a capirlo; qui egli non pu n organizzare n prescrivere ci che vi accade; pu soltanto osservare e interpretare gli eventi che sono sotto il suo controllo. Un laboratorio pu essere il paradiso di un pazzo o l'inferno di un pessimista; in ambedue i casi  fatto per dare ordini. La sua porta pu chiudersi di fronte alla metafisica, che comprende la coscienza, il fine, la mente, l'evoluzione, la creazione, la scelta (libero arbitrio) e qualsiasi altra cosa che ci si pone di fronte nel mondo reale. Si pu cos pretendere che, poich non vi  alcuna differenza chimica tra un corpo vivo e un morto, ma soltanto una differenza di comportamento, non vi  nessuna differenza. Nello stesso modo si possono spiegare tutti i fatti che sono incompatibili con il determinismo fisico come illusioni metafisiche. In breve il laboratorio pu ridursi all'assurdit nel nome della scienza, laddove all'arte simili licenze non sono permesse. Ma lo statista e l'elettore non debbono credere che un artista non possa essere un pazzo pericoloso quanto un ricercatore di laboratorio. L'arte di comporre quadri, statue, sinfonie, favole, sia narrative sia drammatiche,  del tutto controllata, selezionata, scelta e prescritta dall'artista nello stesso modo come lo  l'esperimento da laboratorio da parte dello scienziato. Essa  ugualmente soggetta ai suoi pregiudizi, alle sue ignoranze, alle sue sciocchezze e ancor pi alla sua corruzione da parte del gusto del pubblico in base al fatto

che Quelli che vivono per piacere devono piacere per vivere. L'idolatria per gli artisti  altrettanto pericolosa che l'idolatria per gli scienziati. La loro istruzione  limitata, le loro ipotesi hanno del provvisorio, la loro ignoranza  senza limiti, e la loro intelligenza molto deficiente. Shakespeare sollev un problema biologico quando dichiar che una divinit plasma i nostri fini, per quanto noi ci affanniamo a sbozzarli. Questo problema Il Pratico Mondo per Edunet books non fu certamente risolto da Darwin ma neppure da Shakespeare. Goethe segu la soluzione evoluzionistica, ma non arriv oltre la congettura. I progressi scientifici cominciano nella maggior parte dei casi come congetture, scherzi, paradossi, finzioni, superstizioni, imposture, incidenti e fattori irrilevanti di tutti i generi. Nessuno di questi  al disotto della percezione dello statista o al disopra del suo senso critico. Sebbene egli debba consultare molti specialisti egli deve tener presente che sono tutti fallibili. Molire si fece un'idea dell'efficacia delle sue commedie; ma era l'opinione del suo cuoco, non quella dell'Accademia francese. Egli era troppo avveduto per classificare il cuoco come analfabeta e l'Accademia come un letterato infallibile. Ogni classificazione, come Croce giustamente insiste nel dire, pu fuorviare chiunque non abbia scrupolosamente meditato sui suoi limiti. Cartesio, proclamato ora padre della scuola fisica deterministica in base alle dottrine di Darwin, Weismann e Pavlov, potrebbe essere giustamente classificato come l'arcimetafisico in base al suo famoso detto Penso, dunque sono. Qualunque statista abbastanza ingenuo da fare assegnamento su queste caselle classificatorie pu tenere in ordine le sue carte; ma la sua mente sar quanto prima in grande disordine. E' conveniente allineare i pensatori in diverse file a seconda che sono scienziati, religiosi, artisti, filosofi, sociologi, uomini politici e cos via, nello stesso modo come  conveniente allinearli quali pittori, scultori, falegnami, muratori, stagnini, ritualisti, quaccheri, conservatori, liberali, dottrinari, scienziati cristiani, medici allopatici, omeopatici o imbroglioni. In queste classificazioni Cartesio apparirebbe molto distante dalla signora Baker Eddy; tuttavia il penso di essere malata, quindi sono malata della signora Eddy  cos prossimo a Cartesio come la lettera E  vicina alla lettera D. Gli uomini possono essere classificati dal punto di vista morale e intellettuale come stupidi e bugiardi; ma le persone che concludono che gli stupidi non fanno altro che sbagliare e i bugiardi altro che mentire sono vere calamit politiche. Newton fece talvolta errori ridicoli; Colombo prese l'America per la Cina; Titus Oates deve aver detto molte volte la verit, altrimenti non avrebbe potuto vivere. I cataloghi e gli archivi dello statista devono avere pi riferimenti che numeri di protocollo; e se anche le sue conclusioni e le sue persuasioni arrivano del tutto improvvise, egli non deve essere portato ad aver pregiudizi contro di esse. Anche un maestro profondo come Ges avvert i suoi fedeli che la salvezza sarebbe potuta giungere a loro come un ladro nella notte. Si ammette in genere che anche gli uomini buoni hanno le loro debolezze; ci che invece si riconosce meno  che i furfanti possano avere i loro punti di onore. Artisti disposti a morire di fame piuttosto che violare la loro coscienza artistica, eretici che si fanno bruciar vivi o gettare ai leoni piuttosto di chiamare altare una tavola da comunione o di bruciare un granello di incenso davanti all'immagine della da Diana, possono essere individui poco scrupolosi nelle questioni di denaro e nei loro rapporti con le donne. Un'assoluta integrit intellettuale  impossibile al pari di un'assoluta integrit morale. Il pi rigido razionalista, nei riguardi di un argomento, pu ricorrere in altri campi a grezze congetture: i pi esatti matematici tengono i loro conti in banca in grande disordine. I dottori che prescrivono diete scientifiche fumano, bevono e mangiano in misura che soltanto l'autoindulgenza pu giustificare. Io curo molto l'ordine della mia stanza da letto, ma il mio studio  invece cos disordinato che sebbene abbia disposto sistemi di cataloghi perdo sempre ore intere per cercare le mie carte. Quanto a me stesso, potete classificarmi secondo l'et, l'altezza, la lingua natia, il colore degli occhi, la lunghezza e la larghezza

della testa, poich questi fatti sono accertabili e misurabili; ma quando i critici e i biografi tentano di classificarmi come autore, allora mi viene da ridere. Io non mi adatto in nessuna casella di classificazione. Tuttavia n noi n tanto meno gli statisti possiamo fare a meno di caselle classificatorie; Il Pratico Mondo per Edunet books gli statisti infatti devono legiferare, organizzare il lavoro della nazione e scegliere le persone adatte a preparare leggi e piani. Sebbene ogni individuo sia unico e differente dagli altri, le leggi non possono esser fatte per ogni individuo; perci l'individuo deve adattarsi alla legge invece di avere una legge adattata a lui. Tuttavia se l'organizzazione nazionale deve essere efficiente, bisogna che non sia condotta da persone inadatte come pioli quadri in buchi tondi; per evitare questo inconveniente bisogna classificare pioli e buchi. Per fini privati  perfettamente inutile fare una classificazione degli esseri umani in donne e uomini: una donna che si sceglie un marito o un uomo che si sceglie una moglie debbono distinguere tra i pi svariati temperamenti come gli egoisti e gli altruisti, gli autoritari e i docili, i turbolenti e i remissivi, gli avari e i prodighi, gli attenti e gli spensierati, i pacifici e i vendicativi, i chiusi di temperamento e i comunicativi, i buoni e i noiosi compagni e altri estremi che rendono i matrimoni cos differenti; ma l'uomo di Stato non pu fare tutto questo: egli deve regolare la vita delle persone col presupposto che per taluni fini, e fino a un certo punto per tutti i fini, uomini e donne siano tutti uguali, sebbene in realt nessuno di essi sia uguale all'altro. Egli deve tirare una linea in queste classificazioni e perseguire o uccidere le persone che sono da una parte della linea, e incoraggiare e appoggiare quelle che sono dall'altra parte. Quando arriva poi a classificare gli artisti, accorgendosi che gli artisti sono i pi efficaci propagandisti, deve decidere quali dottrine proibire e quali tollerare. Se per esempio la Chiesa d'Inghilterra deve rimanere organizzata come lo  adesso, gli statisti possono dover rivedere il libro di preghiere che  pieno delle dottrine sull'espiazione mediante il sacrificio di sangue, sulla nascita partenogenetica, sulla divinit soprannaturale di Ges e sulla sua identificazione con il vecchio idolo Jehovah, sulla vita eterna di tutti gli esseri umani in un paradiso o inferno materiale cos come  stato descritto da Maometto e Dante, sull'accettazione della Bibbia come una enciclopedia moderna e infallibile e altre dottrine che i migliori elementi nel clero e tra i parrocchiani trovano incredibili o irragionevoli o socialmente dannose e talvolta tutte e tre le cose insieme. Questo mette anche il pi bravo sacerdote di fronte a una difficolt che gli statisti devono egualmente affrontare. Ambedue devono non soltanto accertarsi della verit della scienza, ma anche governare e dirigere milioni di persone che non sono n a conoscenza delle pi acute e recondite di queste verit n capaci di comprenderle quando vengono loro spiegate. Prendiamo il caso di Galileo. Si  detto di lui che, essendo un grande osservatore e un impavido ragionatore, fosse perseguitato da un gruppo di preti superstiziosi, ignoranti e di corte vedute. Questa  una volgarit protestante; Copernico aveva convinto il Vaticano e i pi intelligenti preti italiani del fatto che, come Leonardo aveva immaginato, la terra  la luna del sole e non il centro dell'universo. Ma essi dovevano governare i loro greggi semplici e analfabeti non con le idee incomprensibili e apparentemente paradossali di Copernico e Galileo, bens inculcando loro le storie infantili della Bibbia come se fossero infallibili verit, che venivano dalla mano stessa di Dio. Tra queste storie vi era quella di Giosu che ferm il sole finch non ebbe vinta una delle sue battaglie. Se Galileo avesse detto alla gente che Giosu avrebbe dovuto fermare la terra invece del sole e che quella storia era certo stata inventata da qualcuno che non doveva essere affatto simile a Dio data la sua grande ignoranza in astronomia, la loro fede sarebbe stata scossa; e il cristianesimo sarebbe finito in un'orgia di egoistica illegalit. Perci essi dissero a

Galileo: sappiamo bene come te che la terra si muove intorno al sole e non il sole intorno alla terra; ma non bisogna dirlo e non devi dirlo; Galileo, che era un uomo sensato, condivise il loro punto di vista e assicur la gente di aver fatto un infelice sbaglio e che la Chiesa aveva sempre ragione. La gente, che sapeva che il sole si muoveva perch lo vedevano muoversi ogni giorno da oriente a occidente e sapeva che la terra era piatta perch quando si lasciava Il Pratico Mondo per Edunet books era caduta invece di cadere un'arancia essa restava dove rotolare come fa un pisello dal coperchio d'una pentola, si ritenne soddisfatta e si sarebbe radunata in folla per vedere bruciar vivo Galileo, se egli avesse insistito nel sostenere quello che si riteneva fosse una stupidaggine e una bestemmia. Quando la verit si fece strada, avvenne ci che i preti temevano. La ricerca della grazia dette adito alla ricerca dei profitti commerciali e Manchester soppiant Roma come quartier generale della civilt. Ma la gente sa ancora cos poco delle teorie di Adam Smith e di David Ricardo quanto il popolo italiano sa di Tommaso d'Aquino e di Aristotele; e gli statisti che devono governare i popoli di ambedue i paesi, sebbene non abbiano pi bisogno di finger di credere che la terra sia piatta e che il sole si muova intorno a essa, sono tuttavia ancora obbligati a dar credito a romantici spropositi resi popolari dalle opere d'arte prodotte da poeti, commediografi, romanzieri e storici. La storia disse Henry Ford  vanit. In parte  vero; tuttavia i nostri oratori politici quando parlano devono tenerla presente e quando sono al potere devono perseguitare i realisti (a esempio i marxisti) come se fossero eretici perch dicono la verit, cos come fecero i preti e i papi nei riguardi di Copernico. Ma gli artisti marxisti sono ispirati a creare le utopie comuniste, a dipingere quadri che esaltano il lavoro e a comporre sinfonie che esprimono l'entusiasmo rivoluzionario. Tutte queste opere a loro volta produrranno una pubblica opinione che sar appoggiata dagli uomini politici di carriera e che i governanti devono sfruttare, se vogliono tenere il popolo nelle loro mani. In quanto ai veri capi, che possono mantenersi al potere soltanto cambiando l'opinione pubblica, devono anche usare le belle arti per far s che la gente li ascolti e si lasci persuadere da loro. Vediamo quindi che  dovere dell'uomo di Stato andar contro ogni atteggiamento antisociale e che l'atteggiamento dell'artista  il pi infettivo di tutti e pu essere pericolosamente antisociale. Cosa deve fare l'uomo di Stato per adempiere a questo dovere? In che modo deve mettere al bando l'arte dannosa e incoraggiare quella sana? Nell'industria egli sconfigge l'imprenditore antisociale con le leggi sulle fabbriche, mandando nelle fabbriche e nelle officine degli ispettori che ordinino agli imprenditori di fare alcune cose e di non farne altre. Ogni imprenditore che non sappia sottostare a queste condizioni, deve trovarsi qualche altra occupazione pi adatta alla sua incapacit. In breve, l'imprenditore  moralmente regolato da una legge del Parlamento. Possiamo fare analogamente per l'artista? I nostri elettori, ignoranti e senza esperienza, e i loro rappresentanti credono che sia molto facile risolvere questo arduo compito. Basta controllare le opere d'arte e se queste sono sconvenienti mandarle alla polizia. Il magistrato pu farle bruciare. Molti libri e quadri pornografici sono stati distrutti in questo modo; e anche qualche classico ha fatto la stessa fine. Qualche volta anche gli scrittori di libri sono stati bruciati. Ora questo metodo rapido e violento, che ha fatto tanto per rendere pi umane le nostre fabbriche e per eliminare la sozzura dalle arti, e che  abbastanza semplice allorch si tratta soltanto di semplice sozzura, fallisce assai meschinamente quando si trova di fronte a quelle pi alte opere d'arte, che sono le pi importanti di tutte, che, come strumenti di evoluzione, osano criticare l'opinione pubblica e le istituzioni esistenti. Io stesso fui per molti anni considerato un pericoloso ricattatore e danneggiato nella reputazione e nella tasca, perch ho utilizzato la mia arte per esporre le vere origini della prostituzione e pi tardi mostrai

come una prostituta e un ladro, ambedue professati nemici della moralit e schernitori della religione, furono presi e convertiti dalla propria coscienza - parlando in termini teologici dallo Spirito Santo - e salvati. Io non fui l'unica vittima. Shelley, Ibsen, Tolsti, Maeterlinck e Brieux divisero la mia Il Pratico Mondo per Edunet books sorte, mentre scrittori le cui commedie non arrivavano al livello di quello che sono i rapporti di istruttorie nelle corti di polizia e nei tribunali dei divorzi, furono solidamente protetti da certificati di correttezza rilasciati dai censori al costo di due ghinee per commedia. Questa assurdit fu causata dal fatto che, quando sorge il problema di rendere morale l'arte, il primo espediente che si trova - resisto alla tentazione di dire: il primo pensiero che viene in testa a un imbecille -  di nominare un censore per esaminare tutte le opere d'arte e decidere se debbano essere rese pubbliche e perfino se sia permesso loro di esistere. La censura si basa in genere unicamente su fatti:  facile per la gente sciocca dire che tutto ci che si deve fare  di trovare un censore che combini in s la saggezza, l'istruzione e la sollecitudine per il benessere umano del Vaticano, del Comitato giudiziale della Camera dei Lords, degli Episcopati di tutte le Chiese con l'onniscienza della Santa Trinit, e di mettere le belle arti sotto il suo pollice. L'uomo di Stato, incapace di trovare una simile persona, e abituato per educazione a classificare gli artisti come indesiderabili "bohmiens", soddisfa alla richiesta affidando questo lavoro a un impiegato di seconda categoria con un salario annuo di due o trecento sterline o meno. Questo impiegato, riconoscendo che le sue doti mentali non sono adatte ai suoi doveri di giudice, fa una nota delle parole che non devono essere usate e dei soggetti che, essendo controversi, non devono essere trattati da persone frivole quali si ritiene siano gli artisti. I soggetti sono evidentemente la religione, il sesso e la politica. Cos avvenne che un censore americano di religione cattolica romana, molto temuto a Hollywood, esaminando una mia commedia intitolata "St. Joan", trov che vi era in essa la parola aureola e la fece censurare, essendo religiosa. E siccome l'eroina di quel dramma a un certo punto osserva che i soldati sono spesso amanti dei bambini, anche questo passo dovette essere purgato, perch i bambini in fin dei conti hanno a che fare col sesso (1). E cos via, fintantoch non rest nulla di intelligibile della commedia che, sebbene non tocchi argomenti sessuali,  piena di religione e di politica. Poich questa censura clericale negli Stati Uniti non pu fare nulla per sostenere il suo giudizio se non esortare tutti i cattolici americani (venti milioni) a starsene lontani dai divertimenti che essa disapprova, e poich i cattolici romani nei vari Stati sono meno di un settimo della popolazione e commettono come i protestanti gli stessi peccati che la loro Chiesa proibisce, io posso permettermi di non farci caso; ma nelle isole britanniche le commedie possono essere soppresse dai commissari locali di polizia e per tutta la nazione dal Lord Ciambellano su parere dei "lettori del re", che hanno modesti salari. Per colpa loro ho dovuto subire notevoli danni, come ho gi detto, per commedie che ora sono state autorizzate da alcuni intelligenti Lords Ciambellani che hanno superato le follie dei loro lettori. Il loro predecessore, per causa del quale dovetti soffrire quel danno,  ricordato per due sue espressioni Io non sono un lavoratore agricolo e Chi  Tolsti?. La prima commedia che mi mise nei pasticci richiam l'attenzione per il fatto che la prostituzione, che si credeva derivasse dalle tendenze viziose delle donne sessualmente prive di controllo e dei loro clienti maschili, era invece un fenomeno economico prodotto dalle paghe eccessivamente basse delle donne oneste e dalle paghe molto elevate delle prostitute, cos che una povera donna che avesse qualche lato attraente doveva vendersi nelle strade piuttosto che fare un faticoso e miserabile lavoro di 16 ore al giorno a due pence l'ora in una sartoria, o rischiare l'avvelenamento per fosforo in una fabbrica di fiammiferi a 5 scellini la settimana. Quanto fosse necessaria questa rivelazione si trov alcuni anni dopo, allorch l'organizzazione internazionale della prostituzione, fatta da

sfruttatori capitalisti, conosciuta come tratta delle bianche, divenne una tale tirannia che il Governo fu obbligato a prendere provvedimenti. E tutto quello che pot fare fu di emettere una legge che prescrive la fustigazione dei tenutari di bordelli, con il risultato che questo lucrativo monopolio pass nelle mani delle mezzane, come accadde alla signora Warren. Se la mia commedia non fosse stata soppressa dalla censura, il problema sarebbe Il Pratico Mondo stato cos meschinamente stupido. stato capito meglio e il rimedio non sarebbe per Edunet books Poich so molto bene che  inutile denunciare un rimedio sbagliato senza trovarne uno giusto, e che l'unico rimedio contro la calunnia privilegiata  di smantellarla coi fatti, non urlai inutilmente sulle mie personali sventure. Feci rilevare che i music halls di Londra, che erano stati i ricettacoli di ogni genere di sporcizia, erano stati ripuliti e trasformati in decenti teatri di variet, costringendo i proprietari a ottenere di anno in anno una licenza dal Consiglio di Contea di Londra e lasciandoli nello stesso tempo liberi di rappresentare tutto ci che a loro piaceva per 12 mesi col rischio di perdere il diritto di esercizio alla fine dell'anno, se le loro rappresentazioni erano state abbastanza scandalose da convincere la maggioranza di una numerosa e sufficientemente rappresentativa autorit pubblica che essi non erano adatti al loro lavoro. Come al solito, avrei potuto risparmiare il mio fiato. L'unico risultato fu l'abituale richiesta che impiegati a poche centinaia di sterline l'anno esercitassero una professione, che va al di l delle pretese dei pi grandi santi e profeti, e munita di poteri che sono stati tolti ai re solo con due rivoluzioni. In Irlanda attualmente questi poteri sono amministrati da un signore ben intenzionato e patriottico, la cui idea  che, siccome l'80 per cento degli spettatori dei cinema irlandesi sono ragazzi, dovrebbero essere rappresentati soltanto spettacoli adatti a ragazzi. Poich in Irlanda  stato abolito il divorzio, gli scrittori di commedie devono farne cenno soltanto per condannarlo e devono considerare i matrimoni come indissolubili, senza menzionare che ci nondimeno essi devono essere frequentemente annullati. Questo  soltanto un esempio della lista ufficiale delle restrizioni che rendono impossibile la rappresentazione in Irlanda di commedie serie, salvo quelle meno intelligenti. Il censore locale suggerisce ufficiosamente di rappresentare drammi storici che trattino della vecchia storia d'Irlanda (secondo il suo punto di vista egli fu uno degli eroi della sollevazione del 1916). Poich questa storia, sebbene romanticamente piacevole e capace di produrre buoni effetti nelle menti dei ragazzi, , io calcolo, almeno per il 99 per cento falsa, essa non riesce a fornire quell'elemento di realismo e di rilievo critico comico, senza i quali la storia romanzata finisce nella delusione e nel cinismo. Don Chisciotte senza Sancio Panza ci avrebbe fatti diventare pazzi, come divent lui stesso. Coloro che soffrono di democrazia acuta sono fiancheggiati da una sinistra anarchica, che si oppone a ogni controllo governativo dell'arte, e da una destra che sostiene che tutto dovrebbe essere controllato dalle autorit che sono state elette dai voti di tutti. La destra  d'accordo nel riconoscere che i teatri dovrebbero essere controllati dai municipi. Ma questa sua idea  gi realizzata nella presente censura con la sua assurdit complicata dalla impossibilit. Ho conosciuto gente abbastanza pazza da proporre che tutti i libri e le commedie, prima di essere licenziati per la pubblicazione e la rappresentazione, dovrebbero essere letti da tutti i membri del municipio, e la concessione della licenza dovrebbe essere data con sistema di voto in assemblea plenaria. Non  venuto loro in mente che la lettura delle commedie e dei libri avrebbe occupato tutto il tempo dei membri del municipio, fino al punto da far loro trascurare tutti gli altri pubblici affari e, anche cos, ci avrebbe provocato un tale ritardo che avrebbe significato la morte di ogni pubblicazione e di ogni rappresentazione. Senza contare che le menti dei consiglieri municipali sarebbero rovinate dall'eccessiva lettura; specialmente per tutta la robaccia che verrebbe loro sottoposta.

Non bisogna d'altronde supporre che l'abbandono di tutti questi espedienti potrebbe lasciare il dramma libero di esercitarsi come meglio crede. Lo metterebbe soltanto nelle mani della polizia. Negli Stati Uniti, dove non esiste censura statale, la polizia arresta talvolta l'intera compagnia per la rappresentazione di commedie che sono considerate discutibili da qualche pio commissario conservatore e contro le quali si sono levate Il Pratico Mondo per Edunet books proteste nella stampa, come nel caso degli "Spettri" di Ibsen. Questa  la ragione per cui tutti i nostri amministratori teatrali appoggiano unanimemente la censura del Lord Ciambellano. La sua licenza, che costa soltanto due ghinee, li assicura contro l'intervento della polizia: o almeno essi credono che sia cos. In tutti i modi essa d loro il parere ufficiale di un esperto in una materia che non sono spesso in condizioni di giudicare. Essi possono cadere nel codice penale per oscenit, turpiloquio, sedizioni o per tenere una casa da t. Poich le conseguenze possono essere pi serie del rifiuto di una licenza, essi, molto giustamente, preferiscono il rischio minore. Ora, l'autore condivide questi stessi rischi eccetto quello di tenere una casa da t. Non vi  censura per i libri; ma chiunque scrive e pubblica un libro fuori del normale rischia di farselo bruciare per ordine di un funzionario di polizia. Chiunque lo vende rischia la prigione e una fine rovinosa. Soltanto per il fatto di comprare il libro, possederlo, leggerlo o sentirlo leggere si pu andare incontro a una pena di durata illimitata. La gente era abituata a essere deportata per leggere "L'et della ragione" di Paine e il "Queen Mab", di Shelley. Per aver approvato il libro di Charles Darwin sulla selezione naturale, un insegnante degli Stati Uniti fu perseguitato in base al fatto che il libro, essendo contrario alla Sacra Scrittura,  da condannarsi; in Inghilterra non vi  nulla che possa evitare una simile procedura da un momento all'altro. Durante la guerra dei Quattro Anni fu sollevata molto logicamente la questione se il Nuovo Testamento, inopportunamente citato da un vescovo, non fosse un libro sedizioso. Fintantoch questi provvedimenti sono legalmente possibili nulla pu garantire un autore contro la loro applicazione, se ha qualcosa di nuovo da dire. Di conseguenza non soltanto gli amministratori teatrali, quali uomini di affari, sono molto favorevoli alla censura, ma gli stessi autori, anche quando hanno qualcosa di nuovo da dire, hanno meno paura del censore che del commissario di polizia, del pubblico accusatore e del delatore. Sarei anch'io favorevole alla censura se credessi, come fanno molti miei colleghi, che il suo certificato di correttezza costituisca una valida difesa contro i provvedimenti giudiziari. Cos il problema di mantenere le belle arti sane e pulite, ben lungi dall'essere risolto col pagare qualcuno con un modesto salario perch si occupi di esso,  veramente insolubile; il problema supera infatti la capacit umana. La buona volont di qualcuno di interessarsi della questione - e vi sono sempre dozzine di persone che se ne occupano -  una prova conclusiva della grande incapacit per quel qualcuno di risolvere quella parte che realmente interessa. Per l'indecenza e la volgarit il rimedio fondamentale  la cultura degli spettatori e dei lettori assieme alle proteste della critica. Jeremy Collier si interess della profanit e dell'immoralit del dramma durante la Restaurazione senza avere alcuna autorit ufficiale. Ma la censura, organizzata non per ripulire il palcoscenico ma per mettere la museruola a Henry Fielding, uno dei pi grandi scrittori britannici, fece del teatro la pi stagnante istituzione culturale del paese. Dobbiamo mettere allora gli amministratori teatrali in una posizione privilegiata, al di l del bene e del male come fece Nietzsche, cos che possano violare la moralit sociale con l'impunit? Tanto le professioni scientifiche quanto le mercantili elevano le stesse pretese in maniera ancora pi impudente (naturalmente sempre in nome della libert), ed hanno anche avuto la soddisfazione di vedersele riconoscere per un certo periodo di tempo; ma nessun Governo britannico arriver mai a fidarsi fino a tal punto

degli sfruttatori delle belle arti. Arrivare all'estremo opposto e mettere il loro controllo nelle mani di un impiegato di seconda categoria significa peccare contro lo Spirito Santo. In apparenza non vi  niente da fare, se non lasciare questo controllo alla polizia, come avviene in America e in Francia, fintantoch gli spettatori e gli scrittori non si saranno coltivati al punto da poter fare da s la censura in base alla propria cultura.
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Vi  tuttavia un'alternativa che funziona in pratica molto bene. I teatri ricevono le licenze di esercizio dalle autorit del municipio locale di anno in anno, in base alla condizione che siano igienici, protetti dal fuoco e provvisti di porte sufficienti a permettere la rapida evacuazione del locale in caso di panico, e isolati se si tratta di teatri nuovi. Ma un teatro pu essere del tutto soddisfacente sotto questi riguardi ed essere tuttavia diretto in modo molto immorale. Anche quando le commedie rappresentate sono della pi desolante innocenza, esse possono essere divise in atti con lunghi intervalli per permettere agli spettatori di bere al bar e di andare nei ridotti, cos affollati di prostitute elegantemente vestite che il posto finisce per non essere pi un tempio di arte drammatica, ma piuttosto un mercato di tratta delle bianche e un negozio di bibite; dal punto di vista tecnico, una casa da t. Contro questa cattiva usanza nulla possono n i regolamenti delle autorit sanitarie n i poteri del Lord Ciambellano. Non  il fabbricato che non funziona, ma la sua direzione. L'imprenditore  colpevole di quello che il Consiglio generale dei medici chiama infame condotta professionale. Naturalmente il problema di dare la licenza a un impresario  altrettanto difficile che quello di dare la licenza a un innocente fabbricato. Per ottenere questa licenza non deve essere necessario fare un esame, come lo  per ottenere il diploma di dottore o la licenza di avvocato. Ogni persona rispettabile pu ottenere il permesso, pagando una piccola tassa annuale, di tenere un fucile o un apparecchio radio, un cane, una taverna o di fare il venditore ambulante. Non vi  nessuna ragione perch egli (o essa) non possa, alle stesse condizioni, ottenere una licenza per aprire un teatro, sotto pena di venirne privato in caso di abuso o venir punito se sprovvisto del permesso. Una simile autorizzazione costituisce uno stratagemma familiare. La sua sostituzione all'attuale censura permetterebbe di liberare il Lord Ciambellano da un odioso compito, che non dovrebbe avere nulla a che fare con la casa del re (dato che Enrico ottavo  morto da lungo tempo) e renderebbe impossibile la soppressione di opere d'arte col proibirne la rappresentazione, la pubblicazione o la mostra, mentre farebbe qualcuno responsabile del loro carattere e della decenza generale della sua condotta in quanto provveditore di un divertimento artistico. Resterebbe la possibilit di persecuzione contro l'aspetto osceno, blasfemo e sedizioso di ogni singola opera; ma tali provvedimenti dovrebbero essere soltanto nel potere del pubblico ministero, e non dell'informatore di mestiere e neppure del commissario di polizia, con tutto che egli potrebbe fare in proposito rapporti e raccomandazioni, cos come l'informatore potrebbe fare le sue lagnanze. Spero di essere stato abbastanza chiaro da far capire che non ci troviamo di fronte al dilemma di istituire il controllo di singoli censori o di abolire qualsiasi controllo. La scelta  tra un controllo ben ponderato e un controllo sconsiderato, che distrugge i suoi fini pi vitali. NOTE. NOTA 1: Il senso di questa frase risalta meglio in inglese, dove la parola "baby" (neonato) di adopera anche per il feto. 23. LO SCIENZIATO La biologia, ovverossia la scienza della vita,  quella parte della scienza che maggiormente interessa i Governi. Essa comprende la fisiologia e la psicologia ed  la base della

legislazione della salute pubblica e della professione di medico. Essa ha oltrepassato tutte le Chiese nella violazione della libert e dell'integrit individuale. La Chiesa cristiana prende un infante dalle braccia della madre, gli spruzza addosso alcune gocce d'acqua e lo nomina soldato e servitore di Dio; cerimonia questa che non ha mai danneggiato alcun infante e ha beneficamente edificato molti padrini e madrine. Lo Stato, secondo il consiglio Il Pratico Mondo per Edunet books dei biologi, prende l'infante dalle braccia della madre e gli avvelena il sangue, per esercitare il suo potere naturale di resistere vittoriosamente al veleno. Mette le mani sui soldati, sulle balie e su altri adulti, che egli suppone siano specialmente soggetti a prendere infezioni, e ripete l'operazione con vari tipi di veleni garantiti nel produrre specifiche immunit. Un mio amico soldato mi disse di aver dovuto subire quaranta di queste inoculazioni, che purtuttavia non gli avevano fatto male. Il suo sangue era cos sano da non risentire gli effetti di tutti quei veleni. Non tutti sono cos fortunati. Ogni inoculazione provoca effetti che variano dal malessere di poche ore, con uno o due svenimenti, o da disturbi di circa una settimana, alla temporanea paralisi che segue l'inoculazione contro la difterite, alla cattiva salute permanente e alla terribile morte provocata da quella orribile e deturpante malattia, detta vaccinia generalizzata, che consegue all'inoculazione contro il vaiolo. C' ora qui il pericolo di una tirannia, che non fu considerato dagli autori della Magna Charta, dell'Habeas Corpus, della Petizione dei Diritti, e della Dichiarazione Americana di Indipendenza e Costituzione. Donerei molto volentieri al Governo tutti i miei diritti derivanti da quei famosi documenti, piuttosto che essere costretto a permettere, da bambino o da adulto, che la mia persona e il mio sangue siano violati e avvelenati su consiglio di un'assemblea di dottori, che trovano nell'operazione un interesse pecuniario, o in base a una serie di dati compilati da pseudoscienziati forniti di idee infantili sulla statistica e sulla evidenza critica. Alcuni uomini si sono sottoposti alla castrazione per assicurarsi un lucroso impiego, quali sopraintendenti di harem o cantanti nei teatri d'opera e nelle chiese; in Cina i genitori legano e storpiano i piedi delle loro figlie, perch questa era la moda sotto la dinastia mancese; ma il costringere tutti all'inoculazione di pericolosi veleni, ogniqualvolta viene scoperto un nuovo bacillo dal microscopio elettronico, alla sterilizzazione, alla estirpazione dell'ugola e delle tonsille, al parto col taglio cesareo, all'asportazione di varie parti dell'intestino e dell'intera appendice, alla cura della sifilide e della malaria con dosi di mercurio e di arsenico, iodio e chinino, procedimenti questi che sono stati tutti sostenuti da eminenti dottori e chirurghi, e alcuni di essi resi oggi anche obbligatori, e ci senza che i pi grandi campioni della libert individuale di pensiero, di discorso, di culto e di commercio (specialmente di commercio) abbiano protestato o ne abbiano fatto menzione, segna il sorgere di un'aberrata adorazione per tutto ci che si chiama scienza, che supera ogni nota tirannia delle religioni di Roma, del Messico e dei Druidi britannici. Ho spesso dichiarato che vi  nella natura una legge della conservazione della credulit umana (simile alla legge di Joule sulla conservazione dell'energia), cos inesorabile da essere impossibile scacciare una illusione senza crearne un'altra equivalente; ma quando osservo le atrocit e le stupidaggini della scienza professionale, e il fatto che essa arriva fino al punto di reclamare l'esenzione da ogni obbligo morale nella sua opera di ricerca, e ci le viene concesso dal Governo, sono tentato di gettar via la legge di Joule e considerare la credulit e l'idolatria come delle calamit, nelle quali l'azione e la reazione non sono uguali, e di concludere che i domini della vera scienza sono illimitati come quelli dell'illusione. L'onniscienza, l'infallibilit e l'incorruttibile veridicit, che erano una volta riservati a un ideale chiamato in vario modo, Dio, Allah, Brahma eccetera sono stati trasferiti a ogni Tom, Dick, o Harriet che abbia sezionato un cane o un porcellino d'India in un laboratorio e scritto un libro o un articolo sulle reazioni dello sventurato animale.

Lasciatemi descrivere un lampante e famoso esempio di questa infatuazione. In questo momento il Sommo Pontefice della scienza biologica  Ivn Petrvic Pvlov, da poco morto, alla cui memoria ho sentito poco tempo fa alla radio un'apologia, che sarebbe stata eccessiva anche se Pavlov avesse immedesimato nella sua persona tutti i pi grandi benefattori dell'umanit, insieme a tutti gli di, profeti, inventori e filosofi conosciuti. Il Pratico Mondo pseudo-scientifici. Egli era in realt il principe dei semplicioniper Edunet books Che cosa fece per imporsi in maniera tanto energica? Dedic 25 anni della sua vita allo studio dei riflessi condizionati e ne dette il risultato al mondo in 23 conferenze tradotte in inglese dal suo collega dottor Anrep e pubblicate nel 1927. Questo libro  intitolato: "I riflessi condizionati: una ricerca sull'attivit fisiologica della corteccia cerebrale". Questo  un titolo molto imponente; ma esso significa in realt soltanto: Le nostre abitudini; come le contraiamo e come i nostri cervelli le mettono in opera". Vi sono state alcune lamentele a causa della difficolt dello stile del libro. Questo non  giusto; non vi  alcuna espressione ambigua; sia le cose sensate sia le insensate sono molto chiaramente espresse in una lingua che , come quella del dottor Johnson, pretenziosa e ricercata, ma mai oscura. Il suo traduttore non deve abbassarsi a scrivere che sulla strada di Dover vi sono pietre miliari; il dire che un canale di comunicazione tra la metropoli e il porto  indicato da una serie di pietre equidistanti  per ugualmente chiaro, se voi conoscete la lingua, e appare anche molto pi dignitoso e istruito. Che cos' esattamente un riflesso condizionato? Lo imparai una cinquantina di anni fa quando fu aperta a Chelsea una Esposizione Navale. Questa conteneva alcune riproduzioni dell'ultima nave ammiraglia di Nelson e i locali di prima classe di un piroscafo passeggeri della Peninsular and Oriental Liner. Guardai senza scompormi l'infermeria dove Nelson baci Hardy e mor. Ma nel passaggio tra le file di cabine P. and O. ebbi improvvisamente l'impressione del mal di mare e dovetti scapparmene di tutta fretta in giardino. Era questo un perfetto esempio di riflesso condizionato. Io avevo spesse volte sofferto il mal di mare per il beccheggio e il rollio della nave. Il beccheggio e il rollio erano stati accompagnati dalla vista dei saloni dei passeggeri e dall'odore di pittura e di stoppa. Si era stabilita in me una cos perfetta connessione tra queste sensazioni, che anche quando stavo sulla terra ferma quella vista e quegli odori mi disgustavano. A tutta prima questa mia esperienza sembra molto ridicola. Ma considerandola successivamente, diventa non soltanto scientificamente interessante ma anche spaventosa. Se un riflesso pu sussistere quando  stato completamente staccato dalla sua causa originale, esso stesso pu produrre un nuovo riflesso che si stacca analogamente e produce un altro nuovo riflesso e cos via all'infinito. Che cosa accadrebbe se l'attivit umana non fosse altro che il risultato di innumerevoli riflessi razionalmente collegati tra loro, e se i fatti originali fossero andati definitivamente perduti? Non pu questo fatto spiegare perch la razza umana concentra attualmente (1943) tutte le sue energie nel distruggere se stessa? Non  questa possibilit abbastanza spaventosa perch si facciano subito ricerche sui riflessi condizionati? Il grande merito di Pavlov  di avere afferrato il senso di questa importanza; egli dedic infatti la vita alla sua ricerca. Sfortunatamente fu pregiudicato da due potenti riflessi, che non riconobbe come tali. Uno fu la reazione del diciannovesimo secolo contro un vecchio idolo da trib, chiamato Jehovah, che vuole sacrifici di sangue e domina la Bibbia da No a Samuele e cede poi il passo ad altri di pi civili chiamati Kohelet (Ecclesiaste) e Micah, finalmente placati da Ges nel Padre nostro che sei nei cieli. Sfortunatamente i discepoli di Ges ritornarono a Micah, facendo della crocefissione un sacrificio di sangue,

e risuscitando cos Jehovah come l'ultima autorit infallibile sulle questioni scientifiche (cio a dire su tutte le questioni), che deve essere venerato come tale, sotto pena di gravi punizioni in terra e del tormento eterno dopo la morte. La rivolta del buon senso moderno contro questa atavistica idolatria  chiamata Iconoclastia (movimento dell'ottavo secolo), scetticismo, ateismo, materialismo, agnosticismo, razionalismo, secolarismo e molti altri Il Pratico Mondo per Edunet nega nomi ancora. Questa rivolta  ora cos forte, che essa books non soltanto l'esistenza e l'autorit di Jehovah, ma anche quelle di ogni altro fattore metafisico in qualsiasi vita, compresi il fine, l'intuizione, l'ispirazione, e tutti gli impulsi religiosi e artistici. Essa boicotta la volont, la coscienza, e perfino la consapevolezza in quanto non spiegata dalla scienza. In breve, essa cerca di abolire la vita e la mente, sostituendo loro la concezione che ogni movimento e azione, mentale e fisica,  un'occasionale e accidentale agitazione di collisioni fisiche. Una simile astrazione dai fatti rende questa teoria non soltanto inutile all'uomo di Stato, ma anche estremamente dannosa. Nel caso di Pavlov, si arriv a ridurre la scienza all'assurdit non col ragionamento, ma con una associazione di idee completamente irragionevole, cio con una serie di "riflessi condizionati" della stessa natura di quelli che portarono il mio stomaco a immaginare che la terra ferma del giardino botanico di Chelsea fosse la baia di Biscaglia durante una tempesta. Nella lettura della sua opera bisogna tener presente che il suo uso della parola perci, cos come l'espressione ovvii rapporti tra questo e quello, non indica una logica conseguenza ma soltanto un'associazione di idee o, come egli direbbe, un riflesso condizionato. Non dimentichiamoci per che un riflesso pu essere una buona congettura, cos come un perfetto sillogismo verbale pu essere soltanto un assurdo gioco di parole. Bisogna andarci cauti con Pavlov. Quando egli cerca di creare una teoria dei riflessi, vale la pena di leggere il suo libro. Ma quando cerca di adattare la sua teoria ai suoi esperimenti, egli si imbroglia in tali sciocchezze, che siete tentati di gettare il libro dall'altra parte della stanza e di mettervi a leggere un romanzo giallo. Nella sua ultima conferenza, mentre cerca di difendere disperatamente i suoi esperimenti e spinge i suoi successori a continuarli come l'unico metodo genuinamente scientifico di ricerche, egli ammette tutto eccetto che questo. Siamo ora arrivati al secondo specifico riflesso, che lo condanna quale ricercatore. Studiamo per un momento la sua storia. Quelli che hanno studiato l'orientamento dei monoliti di Stonehenge sanno che i primi scienziati erano preti che impressionarono le loro congregazioni con la loro apparentemente profetica conoscenza dei solstizi, delle stelle e del tempo adatto per seminare e raccogliere. Ma per impressionare la gente, incapace di afferrare dei risultati scientifici, i preti dovettero propiziarsi i loro terribili di con sacrifici umani (per esempio, la figlia di Jephtha e Ifigenia) e pi tardi, con maggior profitto per loro stessi, con l'uccisione di uccelli e di animali. Per queste delicate operazioni di macelleria essi inventarono gli altari; e per rendere l'altare augusto e terribile inventarono i templi, con il loro santo dei santi. Per dare ai loro precetti e alle leggi l'autorit della rivelazione divina inventarono l'oracolo e le scritture sacre. Cos come facevano gli Auguri, essi usavano la crudele magia di sventrare gli uccelli e di leggere il futuro nei loro intestini. Essendo cos nello stesso tempo scienziati, preti, maghi, astrologi, e governanti politici, mischiarono in tal modo la scienza con la religione, le superstizioni popolari e la politica, che il compito di separare la scienza da questo polpettone frustra ogni nostro pi sottile potere analitico. I riflessi condizionati prodotti da questi miscugli sono innumerevoli e difficilmente reperibili. Molti di essi si cancellano a vicenda; alcuni sono infatti troppo crudeli per essere tollerati dalla gente civile, e poich sono, come dice Pavlov, eccitanti, sono diventati

proibiti. Ma alcuni dei peggiori e dei pi ridicoli ancora sopravvivono. Nel laboratorio di Pavlov essi avevano un'autorit maggiore che se fossero stati nella capanna di quel contadino che alla vigilia di Natale vers del piombo fuso nell'acqua fredda e giocava a indovinare il futuro, secondo le forme fantastiche nelle quali si solidificavano i trucioli di piombo. La moderna tavola della comunione, come l'altare pagano, commemora ancora un Il Pratico Mondo la carne e sangue umano, li simbolizziamo sacrificio di sangue; ma invece di sacrificare per Edunet ilbooks con pane e vino mangiato e bevuto dal celebrante o dai fedeli o da entrambi. Cos il vecchio dio, che No corruppe per un piatto di arrosto, si mescol con il dio dei cannibali che i suoi adoratori mangiavano per acquistare le sue qualit, nello stesso modo in cui mangiavano i loro nemici vinti per acquistarne la forza, l'abilit e il coraggio. Sir James Frazer, che  morto poco tempo fa, dedic la sua vita a descrivere questi riti da analfabeti e i loro riflessi in un libro monumentale chiamato "The Golden Bough". Io ne lessi il primo capitolo circa quarant'anni fa, quando usc il primo volume, ma rimasi subito oppresso dalla similarit dei suoi esempi di illusione umana e non l'ho pi aperto da allora. Per timore di rendere questo mio libro illeggibile, mi limiter a esaminare i riflessi che collegano la scienza con il sacrificio degli animali vivi. Il pi rimarchevole e recente esempio  la reazione che ebbero i medici britannici, quando furono scossi dalla teoria americana dell'osteopatia. Un dottore americano di nome Still aveva scoperto che certi mali erano collegati con spostamenti della spina dorsale e che egli poteva curarli correggendo questi spostamenti. Egli si chiam un osteopatico e fond una tecnica manuale che, come il massaggio Kellgren e altri sistemi di massaggio a mano, abbisognava di due anni di istruzione, per impararla. In Inghilterra, dove i pi alti incarichi di chirurgo possono essere raggiunti da gente che non ha mai fatto un'operazione, l'aggiunta del sistema di Still alle cose che un dottore doveva gi sapere per poter esercitare non fu bene accolta, specialmente perch il periodo di istruzione durava cinque anni e costava molto denaro. Ma l'opposizione al sistema non fu soltanto una opposizione di tutta la categoria; fu anche una opposizione scientifica. Nonostante una stragrande quantit di esempi a suo favore, si sostenne che il sistema non poteva essere scientificamente dimostrato e provato, finch non si trovasse in laboratorio un cane a cui si spostasse la spina dorsale con gli usuali risultati, guarendolo poi mediante il metodo di Still, che consisteva nel correggere lo spostamento. In conseguenza di ci gli specialisti di osteopatia si disposero solennemente a compiere questo rito, e con ci si ammise con riluttanza che l'osteopatia era diventata una dottrina scientifica. Ovviamente questo inutile sacrificio di un cane sull'altare di un laboratorio non aveva nulla a che fare con la scienza; era soltanto una semplice obbedienza a un riflesso condizionato acquisito prima che le Piramidi fossero costruite, e "rinforzato" (sono parole di Pavlov) sempre di pi in tanti secoli, fino a diventare inveterato. Non vi  altra spiegazione della scelta che Pavlov fece di un ridicolo e crudele sistema di ricerca, quando gli erano aperti tanti metodi umani e sensati, e della sua insistenza nel continuarlo, dopo che egli confessa in molte sincere pagine che fu un fallimento. Ci che egli fece fu di dedicare venticinque anni della vita a fare esperimenti su cani per trovare, come conferma della sua teoria biologica, se le loro bocche sbavavano e, se questo avveniva, in che misura (egli contava le gocce di saliva) quando i cani erano sottoposti ad alcune sensazioni, quali la vista o l'odore del cibo o la vista di certune persone o oggetti. Egli adoper dei metronomi, dei sibilatori, il suono di note musicali e il calore. Li solleticava in alcuni determinati punti del corpo, poi dava loro da mangiare, con il risultato che essi finivano per associare queste sensazioni cos invariabilmente con l'idea del cibo, che le loro bocche sbavavano subito anche quando, senza al cuna offerta di cibo, erano

soltanto sottoposti a stimoli quali il sibilo, la punzecchiatura, il gioco, il calore o il solletico. Egli chiamava riflesso non condizionato il naturale sbavamento alla vista o all'odore del cibo; chiamava invece riflesso condizionato lo sbavamento provocato da qualche sensazione, che era collegata nell'esperienza del cane con il cibo, cos come avvenne per la mia nausea alla mostra di Chelsea.
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Tutti gli esperimenti portavano a far uscire la saliva col forare la guancia del cane e stabilirvi una fistola permanente, poich il delicato apparecchio per misurare la saliva non poteva essere fissato alla lingua del cane, che era il naturale canale di quella secrezione. Da queste osservazioni Pavlov trasse deduzioni cui attribu carattere del tutto scientifico. Egli si era sottoposto alla condizione che le serie di salivazione e di insalivazione osservate da lui dovessero essere costanti, inevitabili, invariabili e necessarie, se dovevano essere accettate come prova scientifica. Esse non soddisfecero a questa condizione. Le serie, che si verificavano saltuariamente - il pi delle volte con esito negativo contraddissero la sua teoria. Qualche volta l'ordine teorico del processo fu completamente capovolto. Ben lungi dall'essere costanti, inevitabili, invariabili e necessarie, esse furono spesso incostanti e contraddittorie. Pavlov fu abbastanza onesto da ammettere di aver fallito la prova, nella sua conferenza finale, sebbene egli arrivasse alla conclusione che ci doveva essere qualcosa che non andava o negli apparecchi del laboratorio o nel temperamento dei cani; spinge infatti i suoi successori a continuare nel suo metodo finch non trovino apparecchi migliori e scoprano una razza di cani che abbia abbastanza considerazione per la sua teoria da reagire nella maniera desiderata. Poich pu sembrare incredibile che un cos bravo scienziato potesse essere cos assurdo, mi affretto ad aggiungere che la sua acuta intelligenza non raggiunse l'imbecillit in un solo salto. Egli si autoingann a passo a passo con un metodo che considerava ogni insuccesso come una nuova scoperta e un'aggiunta alla sua teoria. Cos, quando stimolava il cane e il cane non sbavava, egli non concludeva che o la sua teoria o il suo metodo dovevano essere sbagliati. Pensava invece di aver scoperto che i riflessi hanno fasi positive e negative e che potevano pertanto essere classificati come Eccitatorii o Inibitorii. Questa osservazione, per quanto non fosse una scoperta originale, era appoggiata da alcuni fatti comuni; sebbene infatti il nominare la marmellata faccia salivare la bocca del bambino, tanto che egli dapprima manger la marmellata volentieri, tuttavia, se diamo al bambino un vasetto pieno di marmellata e un cucchiaio e lo invitiamo a mangiarselo tutto, egli non riuscir a finirlo tutto e si rifiuter di inghiottirne dell'altra. Il suo riflesso incondizionato per la marmellata  diventato negativo e inibitorio. Pavlov poteva imparare questo fatto dalla pi vicina bambinaia, senza dover affrontare la spesa e la fatica di comperare un cane e di fargli un buco nella guancia; ma il suo riflesso druidico lo obblig a respingere la testimonianza della bambinaia, fintantoch non fosse stato consacrato dal rituale sacrificio del cane. Quando le serie si verificarono in ordine inverso dell'atteso, Pavlov annunci la scoperta di un nuovo fenomeno: la fase paradossale. Anche in questo caso egli si sent rafforzato dal fatto che, quando un uomo si alza per andare a lavorare, indossa i suoi vestiti secondo un ordine stabilito e abitudinario e quando  stanco di lavorare e desidera andare a letto a dormire (fase negativa) si toglie i vestiti nell'ordine inverso (fase paradossale). Pavlov cerc allora di produrre sui cani la fase paradossale secondo il suo volere. Ma non ci riusc. Egli annunci immediatamente l'insuccesso, come la scoperta di una fase ultraparadossale.

E' ora chiaro che uno sperimentatore che pu interpretare i risultati positivamente o negativamente, logicamente o illogicamente, paradossalmente o ultraparadossalmente, pu far dimostrare loro tutto ci che vuole. Datemi questa grande libert d'azione e posso provarvi, con l'analisi dello spettro, che la luna  fatta di formaggio verde. Pu darsi cos che, un giorno o l'altro, io sia proclamato dalla radio britannica come il pi Il grande scienziato del tempo. Pratico Mondo per Edunet books Pavlov non limit le sue ricerche ai riflessi. Egli voleva anche scoprire e localizzare i diversi punti del cervello che causavano i riflessi quando il cane veniva stimolato in vari modi o su differenti punti della pelle. Per fare questo, il metodo pi ovvio era quello di asportare porzioni di cervello del cane, e vedere come questo si comportava senza di esse. Nel diciannovesimo secolo alcuni sperimentatori, che si erano proposti lo stesso fine, cauterizzarono alcune parti di cervelli di scimmie; ma Pavlov prefer il suo metodo della salivazione, perch pi esattamente misurabile. Esso era abbastanza esatto fintantoch si potevano contare le gocce di saliva; ma anche in questo caso i risultati non furono costanti, invariabili e inevitabili. Quando attribu a un particolare punto del cervello un riflesso, egli annunzi una nuova scoperta: l'Irradiazione. Evidentemente non sapeva che, se lasciamo cadere una goccia d'inchiostro su un pezzo di carta asciugante, essa non si concentra sul punto ove  caduta, ma si sparge tutto intorno. L'evidente insuccesso dell'esperimento fu perci spiegato con le due parole: concentrazione e irradiazione. Qualche volta per, mentre cercava di provare l'esistenza di un rapporto tra un punto del cervello del cane e la sua corrispondente zampa anteriore, trovava che lo stesso punto aveva rispondenze uguali con la zampa posteriore, e, reciprocamente, che la zampa davanti aveva anche un altro punto di corrispondenza nel cervello. Un altro insuccesso? Niente affatto! Egli sapeva che un filo carico di elettricit pu indurre una corrente in un filo vicino. Evidentemente, il messaggio dalla pelle del cane al suo cervello aveva la stessa propriet: vi sono messaggi indotti cos come messaggi originali. Nessun altro insuccesso: soltanto un'altra scoperta. Le conclusioni di Pavlov non erano contestabili. Ogni osservazione sperimentale si adattava loro come un guanto. Nessun esperimento di controllo pot contestarle: nessuna contraddizione pot non essere conciliata, nessuna casa di carta o castello in aria poteva essere messo meglio insieme. Tutto appare cos scientificamente e fisicamente genuino e obiettivo, che le persone che non ragionano meglio di Pavlov, e vogliono credergli, non si accorgono che la storia dei suoi cani e il suo libro sono una girandola di sciocchezze dall'inizio alla fine. La sua teoria comunque s'impose e ancora s'impone a gente di prima qualit. Quando essa apparve, il mio amico e saggio compagno H. G. Wells ne rimase cos impressionato che, se avesse visto Pavlov e me in procinto di affogare e avesse avuto a disposizione soltanto un salvagente, lo avrebbe gettato a Pavlov e mi avrebbe lasciato affogare. Egli aveva conosciuto Pavlov in Russia e ne era rimasto incantato, fino al punto di sostenere che era umanitario nei suoi metodi, amava i suoi cani e ne era amato, mentre io, che non l'avevo mai conosciuto di persona, in base all'evidenza dei suoi esperimenti ero giunto al punto di chiamarlo un furfante, ossia una persona che ripudia la morale comune per il perseguimento dei suoi interessi personali o professionali. Infatti chiunque non fosse stato come Pavlov uno scienziato professionista e avesse fatto simili cose ai suoi cani (comperati per questo scopo), sarebbe stato non soltanto perseguito per crudelt verso gli animali,

ma anche rinviato a giudizio quale mostro. Ecco la relazione di Pavlov nella sua diciannovesima conferenza. L'unico metodo utile per tale studio consiste nell'osservare gli effetti della distruzione parziale o della completa estirpazione di differenti parti della corteccia cerebrale. Questo Il Pratico Mondo svantaggi, in quanto comporta le pi dure metodo soffre naturalmente di fondamentaliper Edunet books forme di interferenza meccanica e lo smembramento di un organo di squisitissima struttura e funzione. Immaginate di dover osservare il funzionamento di una macchina molto pi semplice costruita da mani umane, e che per questo scopo, non conoscendo le sue varie parti, invece di smontare accuratamente la macchina voi tagliate parti di essa sperando di farvi una nozione esatta di come funziona. Il metodo comunemente applicato allo studio del cervello e di altre parti del sistema centrale nervoso  altrettanto primitivo. Martello e scalpello, sega e trapano; questi sono gli strumenti che devono essere usati per aprire la ben protetta scatola cranica. Cos facendo, laceriamo diverse parti delle membrane protettive, rompendo molti vasi sanguigni, e danneggiamo o distruggiamo infine tutta la massa del delicato tessuto nervoso con vari sistemi meccanici, quali la concussione, la pressione e l'incisione. Ma cos meravigliosa  la resistenza funzionale e la particolare vitalit della sostanza che, nonostante queste grandi manipolazioni, entro il lasso di un solo giorno  qualche volta impossibile, senza ricerche speciali ed esatte, di osservare qualcosa di anormale negli animali sottoposti a operazioni del cervello. Di conseguenza, anche con questi sistemi primitivi si pu arrivare a capire qualcuna delle funzioni della corteccia. Ma l'ovvia utilit di questi mezzi crudeli non dovrebbe soddisfare affatto il fisiologo. Egli dovrebbe ingegnarsi ad applicare i nuovi progressi della scienza tecnica e a cercare nuovi e pi appropriati metodi per lo studio del delicato meccanismo del cervello. Naturalmente i metodi utili per la ricerca sulla corteccia, ottenuti con la estirpazione di differenti parti, possono portare soltanto a confusi stati patologici, e anche le pi caute deduzioni, nei riguardi della costituzione della corteccia, non possono perci essere garantite contro una forte probabilit di errore. In verit, poich la speciale funzione della corteccia  di stabilire nuovi collegamenti nervosi e di assicurare cos una perfetta correlazione funzionale tra l'organismo e i suoi dintorni, ogni disturbo di qualsiasi sua parte si rifletter sopra l'intero meccanismo. Oltre questa diretta influenza della procedura operativa, che si pu ragionevolmente credere diminuisca spontaneamente col tempo, vi  un'altra molto seria complicazione dell'operazione che appare pi tardi, ovverossia lo sviluppo di una cicatrice al posto della lesione cerebrale, che diventa ora fonte di irritazione e porta a ulteriori distruzioni delle parti vicine. Da una parte la cicatrice, a causa della sua irritazione meccanica sulle circostanti parti del cervello, provoca ricorrenti scoppi di eccitamento nervoso; dall'altra, a causa della pressione, della distorsione e della rottura, essa disintegra progressivamente il cervello. Non sono stato fortunato nel tentare di perfezionare la tecnica operativa, avendo fatto, come ora penso, un grosso errore. Per ovviare all'emorragia durante l'operazione, prima di cominciare l'operazione sul cervello, ero solito levare i muscoli che coprono il cranio del cane; ci portava a una parziale atrofizzazione degli ossi del cranio, cos che questi potevano essere aperti, spesso senza la perdita di una sola goccia di sangue. Ma in questi casi si provoca anche una considerevole atrofizzazione della meninge, che diventa asciutta e fragile, cos che  impossibile, nella maggior parte dei casi, di usarla per far rimarginare completamente la ferita cerebrale. Di conseguenza, dopo l'operazione, la ferita era lasciata in diretta comunicazione con i tessuti pi esterni, ci che portava alla formazione di una dura cicatrice che penetrava e cresceva nel tessuto cerebrale. Quasi tutti gli animali che furono operati soffrirono di attacchi di convulsioni, che in talune occasioni avvenivano anche da cinque a sei settimane dopo l'operazione. Alcuni animali morirono durante il primo attacco, ma pi comunemente le convulsioni non erano gravi all'inizio e avvenivano a intervalli non frequenti. Dopo diversi mesi si verificavano pi frequentemente e

aumentavano di forza, provocando infine la morte o qualcosa che portava a un nuovo e molto profondo disturbo dell'attivit corticale. I metodi terapeutici sotto la forma di ripetute anestesie o di estirpazione della cicatrice furono trovati di scarso affidamento, sebbene talvolta fossero senza dubbio efficaci.
Il Pratico Mondo per Edunet sei settimane dopo l'operazione; la A pagina 353 impariamo che i cani vivevano da una a books morte sopravveniva sempre per causa di gravi attacchi di convulsioni. In altre pagine leggiamo di cani che vivono tre o quattro anni, nonostante le mutilazioni dei loro cervelli. A pagina 284, la stessa nociva influenza causa gravi e prolungati disordini in alcuni cani; in altri i disordini sono soltanto lievi e saltuari; mentre altri cani rimangono praticamente immuni.

Bisogna riconoscere che il problema degli esperimenti  stato esaminato con la massima chiarezza e con straordinario candore dallo stesso Pavlov. Egli ammette non soltanto la loro crudelt e durezza, ma anche la loro inutilit. Tuttavia il riflesso condizionato che ha associato la scienza col sacrificio di sangue  in lui cos forte, che il suo appello finale ai suoi successori non  soltanto di spingerli alla ricerca, ma di continuare nello stesso futile e disgustante metodo. Notiamo che Pavlov non fa mai menzione della piet. Egli la esclude sulla base che essa  psicologica e quindi sconosciuta alla fisiologia; ossia che  soggettiva e non oggettiva; che  metafisica e non fisica; e poich egli non vuole ammettere che la psicologia sia scienza o che considerazioni soggettive o metafisiche siano scientifiche, tali riflessi condizionati (sensazioni naturali) come la piet, la misericordia, la compassione, la gentilezza sono fuori di discussione e dovrebbero essere scartati dai legislatori come robaccia sentimentale. Ma poich il tentativo di auto-accecarsi  contrario alla sua natura e al di l dei suoi poteri come essere umano, egli non lo ha pi sollecitato come una condizione della sua integrit quale fisiologo, e lo cogliamo quindi in flagrante a descrivere certi riflessi (i sentimenti naturali) come autoconservativi, investigativi e in cerca di libert ( chiaro che il libero riflesso  uno dei pi importanti) cio come psicologici, soggettivi e metafisici. Egli non si avvede di questo. La sua attenzione  occupata altrove. Non vede che ogni riflesso alimentare, che serve di modello in tutti i suoi esperimenti e nelle sue osservazioni,  un riflesso vitale e non soltanto meccanico. Soltanto una volta si permette di essere sentimentale. Parla dei venticinque anni durante i quali numerosi compagni operai che ora ricordo con tenero affetto hanno unito in questo lavoro i loro cuori e le loro mani. Perch i suoi sfortunati cani non dovrebbero avere una parte in questo sorprendente passaggio dalla fisiologia oggettiva alla volgare emozione soggettiva? L'amministratore politico non pu avere nulla a che fare con il biasimevole modo di ragionare di Pavlov, con le sue contraffatte correlazioni e con i suoi corollari, con il suo modo di considerare come percentuali i rapporti di tre o quattro fatti osservati, poich non vi  alcuna legge che punisca queste dannose aberrazioni, n che si ponga contro la sua pretesa che la vera scienza sia quella che viene fatta in laboratorio. Non ha nessuna importanza per il magistrato che lo sperimentatore confessi che i suoi metodi di laboratorio sono crudeli, futili, inadatti e nelle loro intenzioni impraticabili. Questo non li rende illegali. Ma la loro crudelt nondimeno esiste. La legge vigente prescrive in termini chiari che se si tiene un cane non bisogna maltrattarlo; e poich Pavlov non soltanto maltrattava orribilmente i cani, ma pretendeva, quale scienziato, di poterlo fare impunemente, egli port la polizia di fronte alla imbarazzante questione, fino a qual punto essa dovesse tollerare e anche appoggiare procedimenti che la legge e il buon senso classificano come criminali e detestabili. Il caso dei seguaci di Pavlov non  affatto unico. L'uccisione di creature sensibili per farne cibo, la caccia di esse per sport e il loro

avvelenamento quali animali dannosi, la loro cattura e uccisione per farne pellicce, olio, pelli e sego, comportano molta crudelt, che ci nondimeno nessuno si sogna di far perseguire. La guerra e la punizione dei criminali sono atrocemente crudeli; ma sono autorizzati come atti di giustizia e di patriottismo. Il vivisezionista seguace di Pavlov, quando  rimproverato per la sua crudelt, risponde sempre che non devono essere gli Il Pratico Mondo per Edunet senza uomini di piacere, che cacciano e uccidono crudelmentebooks anestesia volpi e cervi soltanto per il divertimento di farlo, a rimproverare gli scienziati per le crudelt che essi impongono ai cani a scopo di istruzione. Io non sono uno sportivo, comunque, se potessi, direi al cacciatore di cervi: La vostra crudelt non  n necessaria n indispensabile; dovete cercare qualche altro sistema per divertirvi. Vi sono infatti numerosi altri sistemi. Il vivisezionista, se facessi anche a lui lo stesso discorso, obietterebbe che per lui non vi sono altri sistemi. Risponderei allora: Dovete trovarli. Se egli chiedesse come, io direi: Usate il vostro cervello e liberatevi dalle vostre superstizioni druidiche. Vi sono probabilmente una cinquantina di sistemi legali e decenti che possono essere scoperti dai pensatori umani. Voi non siete un pensatore; voi siete soltanto mentalmente pigro, e fate quello che  stato fatto l'ultima volta, come tutti i pigri. Egli risponderebbe senza dubbio di non poter discutere con un esteta sentimentale la cui mente  disperatamente antiscientifica; e tutti i vivisezionisti sarebbero d'accordo con lui; ma lo statista non deve permettere che le questioni vengano sistemate da epiteti (bench qualche volta lo faccia, sono dispiacente di dirlo) e deve criticare la setta degli scienziati, cos come ogni altra setta che porti una differente denominazione. Lo scienziato pu qui ricordarmi che questo sommario ripudio degli sport crudeli non tocca la crudelt delle corti d'assise, il timore delle quali  un necessario fattore della nostra civilt. E' vero che i Governi devono reprimere gli atteggiamenti antisociali attaccandone le spaventevoli conseguenze, e che queste conseguenze non saranno impedite finch non saranno abbastanza spiacevoli da essere temute. Ma la vittima del vivisezionista non si  resa colpevole di condotta antisociale, n la sua tortura pu evitare agli altri animali lo stesso trattamento. La paura del Governo pu essere l'inizio della civilt, cos come il timore di Dio  l'inizio della saggezza. In pratica ambedue sono paure di conseguenze; ma vedremo pi avanti che queste conseguenze non devono comportare la mutilazione e la tortura fisica. Per il momento per il mio soggetto  lo scienziato; non mi sono ancora interessato di coloro che praticano l'arte della guarigione, che sono molto pi numerosi dei ricercatori di laboratorio, e godono di straordinari privilegi nonch di una diffusissima fede nella loro sapienza, in quanto uomini di scienza. I vivisezionisti non sono popolari e non lo saranno mai; ma il dottore  considerato ovunque un amico dell'uomo e il fondamento della scienza. Come tale,  giusto che abbia un capitolo a parte per lui solo. 24. L'UOMO MEDICO I privilegi di un dottore, impiegato dello Stato o libero professionista, sono cos straordinari e pericolosi che sollevano alcuni dei pi spinosi problemi che l'uomo di Stato debba affrontare. Essi diventano ogni giorno pi imbarazzanti, dato che i servizi medici passano sempre di pi da irresponsabili associazioni di privati (che sono praticamente sindacati operai) a pubbliche mani responsabili. Nella maggior parte delle professioni l'incompetenza  seguita e svelata dall'insuccesso. Un artigiano che faccia male il suo lavoro si accorge subito che con questo non pu vivere e che deve trovare qualche impiego che meglio si adatti alle sue capacit, se non vuole morire di fame. Ma il pi sciagurato stupido che si mette a fare il dottore, iscritto o meno agli albi, si accorger che dei suoi

primi venti clienti diciannove guariranno a dispetto delle sue cure; per la guarigione di quei diciannove malati, i clienti gli daranno credito e racconteranno ai loro amici quale meraviglioso dottore egli sia. Quanto al paziente che muore, be', dobbiamo tutti morire un giorno; e nessuno si aspetta che un dottore renda i suoi pazienti immortali.
Il Pratico Mondo per Edunet books Perch quei diciannove malati guariscono, se i dottori fanno loro pi male che bene? Perch la forza vitale o il bisogno di vita o l'"lan vital" o il respiro della vita, o comunque vogliate chiamarlo, non soltanto ci mantiene in vita, ma possiede un'officina di riparazione che comincia a lavorare nel momento in cui una persona  attaccata da una infezione o  debilitata da una lesione di qualsiasi genere. Essa ripara le ossa rotte e gli organi malati, e risolve le pi gravi infezioni, spesso a dispetto di quello che possono fare i pi pazzi dottori e i meno scrupolosi mercanti di specifici. Quando, come nella maggior parte dei casi, il dottore non  pazzo e ha un sufficiente istinto clinico da aiutare questa forza vitale invece di soffocarla, i risultati sono ancora pi soddisfacenti e convincenti; ma in ogni modo i dottori, le infermiere e i farmacisti riscuotono tutto il credito e nulla ne viene invece dato alla forza vitale. La forza vitale, invece di creare la fiducia verso se stessa, crea la fiducia nei dottori e nelle medicine, nel caso sia che questi la aiutino sia che la opprimano.

Chiunque dubiti di quello che ho detto non ha che da studiare la storia clinica della professione di dottore. Shakespeare scrisse una scottante commedia, ancora molto popolare, che chiam apertamente "As you like it", nel timore si supponesse che essa rispecchiasse la natura. Egli prese l'argomento da una novella scritta da un dottore chiamato Thomas Lodge. Nei giorni in cui ero ancora disoccupato, dal punto di vista letterario, feci un indice delle opere di Lodge, comprese quelle mediche. Le sue teorie sull'igiene erano sorprendentemente acute e degne di nota; ma la sua "materia medica" e la medicina che egli fece inghiottire ai suoi sfortunati pazienti sfidano ogni decente descrizione. Egli considerava una malattia come un caso di ossessione diabolica, che poteva essere scacciata soltanto introducendo nel corpo le pi disgustose sostanze. Credeva inoltre che, se si somministravano oro e metalli preziosi in forma di polvere, la loro preziosit sarebbe stata intollerabile a quei diavoli, che erano abbastanza cattivi da amare il sudiciume e disprezzare le cose belle. Non so se Shakespeare lesse i libri medici di Lodge e la sua novella "Rosalinda". Se li lesse, anticip la pi moderna scienza medica, facendo gridare a Macbeth Gettate il medico ai cani in base alla teoria che l'origine di ogni malattia deriva dalla mente. Ma il popolo britannico non era saggio come Shakespeare e credeva nell'arte medica di Thomas Lodge con la stessa devozione con cui adesso crede nell'Accademia di Medicina. Passiamo ora al letto di morte di Carlo secondo, curato nel secolo successivo dai pi eminenti dottori del tempo. Leggete nella descrizione di Macaulay l'elenco delle medicine che gli fecero inghiottire nella fiducia di curarlo, mentre invece lo aiutavano a morire. Ancora un altro secolo e siamo al capezzale di un mio bisavolo. Non so quello che i dottori gli mettessero in bocca; sono comunque arrivati fino a me le descrizioni dei ruggiti che faceva quando lo cauterizzavano e dei salassi e delle sanguisughe con cui gli toglievano il sangue. I suoi dottori erano i pi eminenti della capitale d'Irlanda. E nulla poteva scuotere la loro autorit; infatti, qualsiasi cosa essi facessero ai loro clienti, era sempre la natura nella maggior parte dei casi che si incaricava di curarli, senza badare a quello che essi prescrivevano. Essi erano comunque abbastanza onesti, perch uomini timorosi di Dio, da ammettere l'esistenza di una "vis medicatrix naturae" di cui la scienza non sapeva dar conto, e che secondo i dottori e i pazienti rappresentava il volere di Dio. In questo, essi erano molto pi progrediti dei biologi del mio tempo, che nella loro reazione contro l'autorit della Chiesa e della Bibbia non vogliono ammettere che la natura possa avere qualche ingerenza nella questione, n che esista qualche forza del genere. Fino alla met

del diciannovesimo secolo essi permisero ai parenti dei loro malati di dire Sia fatta la volont di Dio, ma quando Darwin abol Dio (in maniera del tutto preterintenzionale) essi reclamarono tutto il credito per se stessi, compresi alcuni attributi divini, quali l'onniscienza, l'onnipresenza clinica e l'infallibilit.
Il Pratico Mondo per Edunet books Col sorgere del vero sapere, dello scetticismo laico, del disdegno estetico, la parte disgustante della "materia medica" di Lodge e i vecchi procedimenti delle cauterizzazioni e dei salassi diventarono impossibili; ma i nuovi vaccini profilattici, che infettano il sangue di germi patogeni invece di estrarlo per nutrire le sanguisughe, l'immobilizzare gli esseri umani che hanno membra rotte, come se fossero tavoli e sedie con le gambe spaccate, e il degradare le operazioni chirurgiche a lavori meccanici di carpenteria e di impiombatura, sono forse pi letali dei vecchi sistemi medici di Sydenham e Abernethy e della chirurgia di Ambroise Par. Tuttavia, quando uno  malato, non vi  altro da fare che chiamare un dottore e seguire le prescrizioni; e quando la "vis medicatrix" fa quello che avrebbe dovuto far lui, le generazioni che non credono pi in Dio passano tutta la loro credulit alla professione medica e continuano a farsi le stesse illusioni di prima. L'ostia consacrata della comunione pu essere pi sana della pillola del farmacista. La conversione del credente nei miracoli della Bibbia in un credente nei miracoli della scienza pu essere spesso un mutamento per il peggio.

Il pi sorprendente esempio politico di questo fatto avvenne nel diciannovesimo secolo, quando le nostre classi governanti cambiarono la loro fede nell'efficacia del battesimo in una ancor pi fanatica fede nell'efficacia della vaccinazione e la resero obbligatoria per legge. Per la verit tale fede non raggiunse i suoi scopi e fu mortalmente compromessa da due epidemie di vaioio (1871 e 1881), quando la vaccinazione e la rivaccinazione erano obbligatorie, molto tempo dopo che i suoi egualmente temuti rivali, tifo e colera, erano stati aboliti dall'igiene estetica. Le statistiche addomesticate su cui quella fede si basava furono facilmente annientate dagli oppositori della vaccinazione; ma l'obbligatoriet non fu ritirata, finch una mostruosa persecuzione, spietatamente appoggiata da magistrati ingannati, provoc una ribellione contro di essa e il Parlamento si trov costretto, con molta riluttanza, a farne oggetto di una coscienziosa discussione. Tuttavia editorialisti e radiocommentatori continuano a ripetere come tanti pappagalli che la vaccinazione ha abolito il vaiolo, sebbene ancora adesso la vaccinia stia uccidendo pi bambini del vaiolo. Mentre scrivo, i giornali stanno polemizzando pro e contro un nuovo regolamento, mirante a reprimere l'allarmante diffondersi delle malattie veneree, che seguono sempre le truppe durante la guerra. Il regolamento obbliga le persone contagiate a denunciare la loro condizione alle autorit e a presentarsi per la cura prescritta. Uno si aspetterebbe che i nostri legislatori si preoccupassero come prima cosa di controllare l'efficacia della cura. Invece no; essi si preoccupano soltanto della breccia che hanno fatto nella libert individuale con questo obbligo. Accade ora che sorgano i pi gravi dubbi se le prescritte cure non siano dannose invece che utili. All'inizio queste si ricollegarono all'arte degli alchimisti, che attribuivano propriet magiche ai metalli e specialmente al mercurio. Il mercurio  un veleno lentamente mortale; ma esso sopprime i primi sintomi della sifilide e apparentemente la cura: divent quindi il trattamento ufficiale per la cura della sifilide. Ma in taluni casi il paziente rimane contagiato e la malattia spunta di nuovo alcuni anni dopo, in forma pi grave, chiamata sifilide secondaria e terziaria. Il mercurio divent allora impopolare come la vaccinazione; vi fu un grande senso di sollievo quando fu annunziato che era stato trovato un infallibile sostituto nei sali di iodio. Ma anche questo veleno, che alcuni pazienti non tollerano in alcun modo, provoc una delusione; fu finalmente presentata una combinazione di medicine, chiamata Salvarsan, come il nuovo rimedio sovrano, garantito infallibile e innocuo. Tutti credettero che fosse un sostituto del

mercurio; in realt esso combinava il mercurio con l'arsenico, che  altro potentissimo veleno. Molte centinaia di esperimenti sono stati fatti per arrivare a una combinazione di questi veleni che curi veramente e sopprima la malattia; l'ultima combinazione  quella che  stata prescritta dal nuovo regolamento. Si dice che una nuova serie di preparati produca magiche guarigioni della gonorrea; ma essi lasciano i dottori perplessi, perch Il alla completa guarigione, mentre lasciano il paziente ancora portano soltanto in apparenzaPratico Mondo per Edunet books col contagio e i gonococchi (il caratteristico microbo) vivi e vegeti. Non vi  nulla di nuovo in tutto questo. Una delle malattie pi dannose  la malaria. I suoi sintomi sono soppressi dal chinino e questo  stato infatti il rimedio prescritto negli ultimi secoli; ma esso non guarisce la malaria, poich gli attacchi ritornano di anno in anno. Sono sorti allora gravi dubbi se la soppressione dei sintomi non possa significare la soppressione della guarigione naturale. Quando, come nel caso della sifilide, l'agente soppressore  un veleno, si ritiene, in alcuni ambienti, che le tremende ricorrenze secondarie e terziarie dei sintomi peggiori non siano affatto la malattia in s ma l'effetto specifico dei veleni che sono stati adoperati. I naturapatici, come sogliono chiamarsi, che sostengono questa teoria, dichiarano che nei loro ospedali, se i pazienti si attengono scrupolosamente alle loro prescrizioni, la sifilide si cura da sola e non si ripresenta, n lascia il paziente contagiato. Ma dall'altra parte si afferma con eguale convinzione che la sifilide non si cura da sola e deve essere trattata con medicine che, sebbene siano velenose nelle dosi allopatiche, nelle diluizioni omeopatiche permettono invece alla forza vitale di radunare le forze per respingere vittoriosamente l'attacco. Come pu un uomo di Stato permettersi il lusso di farsi guidare dal consiglio dei medici, quando questi hanno idee tanto differenti? Lo scetticismo sull'utilit delle medicine  condiviso dai chirurghi. Essi usano le medicine soltanto per produrre una temporanea insensibilit al dolore (anestesia), arte portata ora a tal punto di perfezione, che operazioni che prima dovevano essere fatte in pochi minuti possono durare ora un intero giorno, e chirurghi anestetizzati localmente si sono operati da se stessi. Operazioni che erano prima impossibili o disperatamente difficili, sono ora facili e sicure. Finch le operazioni sono necessarie e benefiche, questa  una benedetta misericordia; essa rende per la vivisezione degli esseri umani cos facile a farsi che, quando un organo non funziona, il semplice rimedio chirurgico  di asportarlo e di lasciare che qualche altro organo prenda il suo posto. Il proverbio se la tua mano destra ti offende, tagliala sembra facile e comodo, quando possiamo cavarcela egualmente bene con la sinistra. Poich le operazioni sono molto lucrative, dato che i ricchi le pagano da cinquanta a varie centinaia di ghinee, i chirurghi si sono fatti la convinzione che non esista nulla di paragonabile al bisturi, cos come i ciabattini pensano che non vi sia nulla di paragonabile al cuoio. Non avevo mai capito bene fino a quali estremi fosse arrivata questa teoria, finch un giovane chirurgo dell'Impero britannico non mi assicur che di qui a qualche anno tutti i bambini nasceranno col taglio cesareo, invece che con i normali sistemi dell'ostetricia. E molto pi facile e rapido; naturalmente, per il chirurgo. Si afferma inoltre che questo sistema sia anche molto meno dannoso per il bambino, specialmente nel caso che esso debba essere estratto con il forcipe, e meno doloroso per la madre, che viene anestetizzata. In proposito nessuno fa mai menzione del fatto scandaloso che i chirurghi non ricevono alcuna istruzione pratica nell'uso dei loro strumenti e che devono ricorrere alla loro abilit, come meglio possono, nella sala operatoria. La mia esperienza di ostetricia fu fatta quando da studente in medicina andavo a visitare i capezzali dei poveri e ne conclusi che, sebbene la mortalit infantile sia scandalosamente pi grande tra i poveri che tra i ricchi, la mortalit delle madri  talvolta pi grande tra i ricchi, che sono assistiti dai dottori, che tra i poveri, i quali ricorrono soltanto alle levatrici. La regina Anna dette alla luce diciassette figli, nessuno dei

quali sopravvisse. Essi sarebbero stati certamente sani e salvi, se fossero nati nelle fangose capanne di Connemara. Che cosa deve fare l'uomo di Stato di fronte a tutti questi fatti? I chirurghi e i dottori lo tormentano perch vengano adottate misure obbligatorie per iniettare, drogare e Il Pratico Mondo che, se non vengono adottate queste misure, vivisezionare, facendogli balenare il pericoloper Edunet books la razza umana sar sterminata dai microbi e dalle appendiciti. La gente di Chiesa lo esorta a fidarsi della preghiera, come  detto nella Bibbia, e i naturapatici a lasciar fare alla "vis medicatrix". Tra questi estremi vi sono innumerevoli cure e sistemi igienici che devono essere studiati, incoraggiati o proibiti. Si fa presto a dire che, se lo statista non sa quello che deve fare,  meglio che non faccia niente; egli non si trova affatto di fronte a questa disperante alternativa. Il clamore di chi esige che qualcosa sia fatto  troppo forte. Egli cede ora qui ora l alle professioni, alle agitazioni, alle sette, cos come cede al grande capitalismo, ovunque le pressioni sono pi forti e le grida pi elevate; prova questo o quel rimedio raccomandato, positivo o negativo, e lascia che esso faccia tutto il male o tutto il bene che deve, finch non sia stato definitivamente collaudato dalla prova e dall'errore. Quando cerca di farsi una sua opinione sulla faccenda, si trova di fronte una massa di opinioni contrastanti, che lo lasciano ignorante come prima e gli confondono ancor pi le idee. Una sana intelligenza e il buon senso possono portare ai migliori risultati. Alcune conclusioni sembrano del tutto ovvie. Non vi  nulla di pi stolto nel nostro sistema sociale che permettere che il guadagno di un dottore dipenda dalle malattie dei suoi pazienti. Questo fatto non  necessario. In Svezia il dottore di famiglia  pagato un tanto all'anno, sia la famiglia sana o malata. E' perci interesse del dottore di mantenere tutti i suoi membri sani. Quando uno svedese senza cappotto incontra in una giornata fredda il suo dottore per via, questi lo manda subito a casa a indossarlo. Felice il dottore i cui pazienti non sono mai malati. E' senza dubbio nel suo interesse uccidere i malati eccessivamente noiosi e gli invalidi cronici, invece di considerarli come insperate fortune; ma sebbene sia meglio dal punto di vista politico che la gente eccessivamente noiosa e gli incurabili muoiano, non  previsto che i dottori li uccidano, eccetto quei casi molto dolorosi in cui anche la morfina non serve a niente. Gli svedesi che abitano a Londra non trovano difficolt nel prendere un dottore privato a queste condizioni, che sono gi accettate dai nostri dottori eleganti. Questo accordo non  privatamente attuabile nei casi che comportano operazione chirurgica o consulti con specialisti; ma questi non sono chiamati dal paziente, bens dal dottore di famiglia, che non riceve per questo alcun profitto pecuniario, a meno che non abbia una segreta partecipazione agli utili del chirurgo o dello specialista; usanza questa che si  sviluppata negli Stati Uniti e ha determinato una legge contro di essa. Poich qui non esiste una legge del genere, non  necessario che ce ne occupiamo; ma ci non rimedia al male dell'interesse pecuniario del chirurgo nelle operazioni e dello specialista nelle malattie. E' inutile dichiarare, in onore di una nobile professione, che siamo psicologicamente garantiti contro la corruzione medica. Ci troviamo nuovamente di fronte al fatto, che un migliaio di persone possono essere profondamente corrotte da un interesse comune, al quale ognuna singolarmente presa  personalmente superiore. I dottori, nel loro semplice e generoso slancio, fanno tanto lavoro caritatevole che sembra cinico l'assoggettarli a un codice penale. Ma l'uomo di Stato si accorge subito che gli impulsi generosi e i codici di onore professionale, per il fatto che sono senza prezzo, possono essere messi da parte a causa del continuo inesorabile bisogno di denaro. I generosi impulsi occasionali agiscono saltuariamente in tutte le direzioni: l'interesse pecuniario non varia mai. Se il delitto porta alla promozione di un ufficiale di polizia; se la lite  proficua per l'avvocato; se la guerra 

l'unico mezzo per il soldato di distinguersi, un motivo sicuro del rialzo del prezzo del capitale, una causa di affari lucrosi per il commercio e di impiego costante a salari crescenti per il proletariato; allora, come il giorno segue la notte, i delitti saranno "provocati" dalla polizia; cause giudiziarie per ricatti saranno messe in piedi dalle grandi ditte legali; le nazioni si dovranno armare fino ai denti per paura reciproca dei rispettivi guerrafondai; e i Il Pratico Mondo per Edunet books codici di onore saranno invocati dalle associazioni professionali quali codici per la protezione di abusi lucrosi. Di nuovo subentrano qui la natura e l'igiene a fare opera benefica, del cui credito si impadronisce il dottore anche quando le misure da lui prese sono state dannose. La natura punisce la sporcizia, il brutto, la guerra, la cattiva nutrizione, la superalimentazione e le altre offese contro di essa, non vendicandosi subito sulla singola persona che l'ha offesa, ma con periodiche epidemie che infettano e distruggono tutti coloro il cui sangue non  abbastanza sano da resistere al contagio di un attacco specialmente forte. La peste nera d l'idea di un tentativo di sterminare la razza umana in un momento di disgusto contro il sudiciume delle citt. Il nome comune di questi attacchi fu La Peste. Ne abbiamo letto le descrizioni in Tucidide e De Foe e pensiamo talvolta che quelli siano fatti del passato ma la descrizione del colera del diciannovesimo secolo fatta dal dottor Axel Munthe e ugualmente terribile; anche la spagnola, che super in morti le battaglie della guerra dei Quattro Anni, ci  ancora ben presente alla memoria. Mio padre scamp un attacco di colera nell'ultima grande epidemia; anch'io me la cavai, quando fui contagiato nella seconda delle due grandi epidemie di vaiolo, che dimostrarono l'assurdit della vaccinazione nel 1871 e nel 1881. Noi siamo ancora soggetti alla peste e alla carestia: alla guerra, all'assassinio e alla morte improvvisa; le nostre preghiere per esser liberati da questi mali supernaturali non sono state ancora soddisfatte. Ma vi  sempre una grande maggioranza di persone, il cui sangue  abbastanza sano e potente da sfidare le infezioni e produrre eserciti di fagociti, anticorpi autogeni e altro per sconfiggere le moltitudini contagiose dei microbi patogeni, che sono le armi della malattia nelle pi feroci concentrazioni epidemiche. Quando quasi tutti sono morti o ammalati, l'epidemia, invece di raddoppiare di forza e portare la sua guerra di sterminio alle estreme conseguenze, diminuisce d'intensit e cessa per miracolo come cominci, apparentemente soddisfatta (per il momento) dell'amichevole consiglio che ci ha dato, di pulire le nostre citt, cambiare le nostre abitudini, nutrire i nostri agnelli e sfuggire alla prossima sfuriata. Nessuno d al dottore la colpa della peste, che viene considerata come un atto di Dio; ma appena essa diminuisce e i casi diventano ogni giorno meno fatali, egli si acquista il credito di tutte le guarigioni. Se egli ha inoculato i suoi pazienti contro la malattia, quelli che sfuggono all'infezione attribuiscono la loro immunit alla inoculazione e non alla resistenza del loro sangue; e poich la massima parte dei morti sar tra i poveri, gli analfabeti, gli ignoranti e tra quelli che non si sono curati di farsi inoculare, le statistiche potranno dimostrare che la inoculazione (o ogni altro tipo di profilassi) assicura l'immunit; il dottore, che prima era chiamato soltanto quando il paziente stava male,  ora chiamato per somministrare profilattici a bambini e adulti che sono in perfetta salute. Uno non rimpiange l'onorario che ha dovuto pagare; i guadagni dei medici sono infatti in genere molto precari; ma la sua speranza e la sua fiducia nei facili e lucrativi sistemi di profilassi lo gettano tutto dalla loro parte contro l'igiene, che ci ha sbarazzati del tifo, del colera, e della peste nera, mentre la vaccinazione ha lasciato il vaiolo e la difterite ancora ugualmente temibili. Di tutte le tirannie legalizzate nessuna  pi intollerabile di quella che mette le mani su di noi e sui nostri figli, e inietta veleni nelle nostre vene o ce li butta gi per la gola. Quando la vaccinazione obbligatoria era arrivata alle sue estreme conseguenze negative e i bambini morivano di vaccinia, i dottori negavano che la vaccinazione avesse a fare

qualcosa con essa e diagnosticavano il caso come sifilide contratta e comunicata ai figli dai genitori. I poveri non potevano difendersi contro queste accuse; ma finalmente una coppia cit i suoi accusatori per calunnia. La difesa disse che la vaccinia nella sua forma acuta non  distinguibile dalla sifilide, e che lo sbaglio era perci scusabile e inevitabile. Poich la vaccinia uccideva un bambino alla settimana (essa uccide tuttora pi bambini Il Pratico Mondo questa testimonianza medica su coloro che ne del vaiolo), ci si pu immaginare l'effetto diper Edunet books vennero a conoscenza. Ma per far conoscere questo e altri casi, gli oppositori della vaccinazione dovettero pubblicare uno speciale giornale e limitarsi alla diffusione che esso poteva raggiungere. I giornali, in genere, non fanno altro che ripetere la menzogna che la vaccinazione ha abolito il vaiolo e sopprimono ogni prova contraria. Ora che la vaccinazione  stata sostituita dalla inoculazione contro difterite, ci troviamo di fronte alla stessa credulit, alla stessa soppressione di notizie che annunziano che essa  stata seguita da attacchi pi o meno lunghi di paralisi infantile, e alla stessa esposizione di statistiche da dilettanti, all'ombra della minaccia che, se ogni bambino non sar inoculato, morir di difterite dopo avere infettato tutti gli altri bambini, finch la razza umana non sar spazzata via da un bacillo, che  stato trovato nella gola di persone che stanno benissimo. Ma nessuno parla del fatto che i figli dei genitori, che hanno avuto cura di fare "immunizzare" i loro bambini, figurano nelle statistiche pi dei bambini di quei genitori che non si sono presi la briga di farli vaccinare. Anche la povert produce interessanti statistiche che possono essere volte a vantaggio degli sfruttatori di un qualsiasi specifico. Se i gioiellieri avessero l'idea di dire che il possesso di un orologio e di una catena d'oro  l'infallibile profilattico contro il vaiolo, le loro statistiche sarebbero altrettanto convincenti di quelle fatte dai fautori della vaccinazione. L'uomo di Stato che si prenda la briga di spendere una mezza giornata per rendersi conto di tutte queste ciarlatanerie decider probabilmente in un primo momento che niente lo indurr mai a imporre per legge delle cure specifiche. Egli pu anzi essere tentato a dichiarare il loro uso passibile di pena. Questo fu fatto nel caso della diretta inoculazione del vaiolo, che era di moda prima che fosse sostituita dall'inoculazione del vaccino. Un abile e fantasioso dottore, di nome Jenner, dal punto di vista professionale istruito dal famoso John Hunter, credeva in maniera cos entusiastica nell'inoculazione del vaiolo, che scrisse un opuscolo in cui dichiarava che tutte le facce butterate, che egli prima incontrava, erano ora quasi scomparse. Uno dei miei nonni si vantava che, per quanto fosse stato inoculato e vaccinato, aveva dopo tutto preso il vaiolo. Un giorno Jenner ricevette la visita di una donna che accudiva al bestiame. Nel corso della conversazione essa disse: Io non posso prendere il vaiolo, perch ho gi avuto il vaiolo bovino. Jenner, afferrando la nuova idea vide nella sua immaginazione tutto il mondo redento dal vaiolo con una inoculazione di vaiolo bovino. La sua visione si diffuse come un incendio. Il Parlamento vot 30000 sterline per Jenner e nulla per la donna. Quando un bambino di una nobile famiglia mor di vaiolo bench vaccinato, Jenner cambi idea sul vaiolo bovino e lo sostitu con il vaiolo equino; ma il pubblico e il Parlamento preferivano la vacca al cavallo e continuarono con il vaiolo bovino, considerando le inoculazioni del vaiolo come un delitto. Poich allora l'esame batteriologico non era ancora conosciuto e, quando fu conosciuto, non si trov nessun bacillo caratteristico n di vaiolo n di vaiolo comune, il Parlamento pot soltanto prescrivere la vaccinazione senza sapere bene cosa fosse. Ogni specie di ulcera che si poteva provocare in un vitello era ufficialmente ritenuta vaiolo e veniva propagata da braccio a braccio dei bambini. Pi tardi i batteriologi dichiararono che il metodo corretto  di inoculare la stessa malattia; e tutte le moderne antitossine sono, come i rimedi omeopatici, un pelo del cane che ti ha morso. Ma la legge si appoggia ancora alla

guardiana del bestiame e alla linfa di vitello, prodotta dall'inoculazione del vaiolo, sebbene tutto ci sia delittuoso. L'ultimo favorito di Jenner, il cavallo,  diventato di moda per l'inoculazione contro la difterite. Ma nessun estremo limite di superstizione, persecuzione, superficialit o professionalismo venale fermer la marcia della scienza. Per quanto grande possa essere la congiura del silenzio intorno agli errori e agli insuccessi della medicina, i dottori e iIl Pratico Mondo veramente scienziati conoscono questi fatti e biologi che sono per Edunet books non potranno acquietarsi finch non avranno trovato cos' che non va. Quando la tubercolina di Koch, che doveva abolire la tubercolosi, produsse saltuariamente delle ulcere che imputridivano le membra del paziente, Almroht Wright, allarmato come dottore da questi fatti, e possedendo l'ardimento dell'artista filosofo, si mise al lavoro per trovare perch questo avveniva, e scopr subito il curioso ritorno di fasi in cui la resistenza del sangue all'infezione si alterna tra la vittoria e la sconfitta. Quando venne di moda la trasfusione del sangue non ci fu detto che, mentre qualche volta essa guariva, altre volte portava alla morte, senza che nessuno ne sapesse il perch. Karl Landsteiner esamin il problema e trov che vi sono almeno quattro tipi differenti di sangue. Se si fa la trasfusione con il tipo sbagliato il paziente muore; se si usa il tipo giusto, il paziente  salvato. E cos, nel continuo susseguirsi di prove e di errori, gli sperimentatori che hanno buona facolt ragionativa e di indagine eliminano gli errori a uno a uno. L'uomo di Stato deve interessarsi da vicino di tutte queste faccende, altrimenti la sua testa sar piena di errori gi scontati. Questo  attualmente il problema di fronte a cui si trovano i nostri Governi. Essi considerano Jenner e Lister come le ultime luci della scienza e non sanno nulla di Almroth Wright o di Joseph Needham (la cui madre, come la mia, gli riemp la testa di musica, invece che di neodarwinismo). Passare da Lister a Weismann a Scott Haldane e al suo pi noto figlio il marxista J. B. S. Haldane,  come passare dalla morte e da un passato senza speranza a un futuro vivo e carico di promesse. Posti di fronte a questo miscuglio di vera scienza sperimentale, di magia antica e di, una scienza moderna mal cucinata che cambia le sue: conclusioni di anno in anno (e che  espressa da naturalisti che conoscono i fatti fisici ma ragionano pazzamente su di essi, e da filosofi che ragionano esattamente ma che non conoscono i fatti) possiamo difficilmente criticare la legislazione igienica. Bisogna tuttavia fare delle leggi; non si pu lasciare la questione al "laissez-faire". Il libero commercio del gin e della cocaina distruggerebbe un proletariato che  cos miserabile da non poter affrontare la vita senza droghe. Bisogna far applicare le norme igieniche, altrimenti avremo di nuovo la peste, il colera e il vaiolo. Gli "slums" devono essere distrutti, perch sono brutti e sporchi, rimpiazzandoli con strade grandi e belle e con citt giardino in base al concetto che l'igiene, come la cultura,  essenzialmente estetica. I pidocchiosi e le loro cose devono essere disinfettati, se necessario con la forza, appena hanno una nuova casa. Costruzioni belle ma mal situate devono essere rimosse, come fu fatto prima in America e come si fa ora in Russia, senza nemmeno disturbare i loro inquilini. In ogni riforma sanitaria ed estetica del genere l'uomo di Stato  al sicuro. Non vi e pericolo che egli venga affrontato da un madre infuriata e piangente che gli dica: Voi avete ucciso il mio primo bambino con le vostre inoculazioni; prima di prendervi il secondo passerete sul mio corpo. Se in una citt i capi famiglia non pensano a collegare i loro lavatoi e gabinetti con la fognatura principale, la locale autorit sanitaria verr nelle loro case e provveder al collegamento a loro spese, piaccia o non piaccia loro, infischiandosi della tradizione secondo cui la casa di ogni inglese  un castello; non bisogna temere che vi siano obbiettori di coscienza, in quanto il nostro istinto estetico  cos forte che l'opinione pubblica, sebbene tolleri colui che si oppone al servizio militare perch pu essere un santo, non tollerer a nessuno costo un individuo sporco.

Ora come l'impiegato municipale manda la sua Gestapo sanitaria in una malsana casa privata, e perseguisce l'inquilino per non aver chiamato lo stagnaro ad attrezzargli la fognatura, cos egli perseguisce un genitore per non aver chiamato un dottore a curare il figlio malato o un fornaio a nutrire il figlio affamato. La gente  infatti perseguita e imprigionata per queste mancanze senza che si prendano in considerazione l'opposizione Il Pratico Mondo per Edunet books di coscienza o la libert dell'individuo. La giustificazione di queste costrizioni e penalit  che l'uomo di Stato conosce la verit circa la nutrizione e l'igiene. In realt egli sa molto poco sia dell'una che dell'altra, perch molto poco se ne sa ancora. Cos quando i dottori annunciano di avere estirpato o grandemente ridotto la mortalit di una malattia, mentre le cifre dell'ufficio generale di statistica dimostrano che essa  mortale come mai era stata o che questa riduzione non  affatto pi grande, anzi forse minore di prima, l'uomo di Stato deve valutare queste statistiche con molta diffidenza. Se si trova che una sensibile diminuzione nella mortalit e nella prevalenza di una malattia, proclamata come l'effetto di questa o quella medicina o di qualche inoculazione, fa seguito alla notificazione dei casi e all'isolamento dell'ammalato (questo accadde con il vaiolo del 1885, dopo l'insuccesso della vaccinazione), allora l'uomo di Stato pu incoraggiare l'isolamento e la notificazione della malattia. Ma egli deve tenere sempre presenti le statistiche disinteressate e le loro abili ed ugualmente disinteressate interpretazioni. Egli deve corazzarsi contro le pretese dei dottori di avere il monopolio della scienza medica o una maggiore saggezza degli altri nell'esercitarla. Non deve valutare gli avvocati dal numero dei loro clienti che sono stati impiccati, i dottori dal numero di persone titolate o di casa reale che sono morte nelle loro mani, o i biologi dal numero di cani che hanno vivisezionati. Deve soprattutto opporsi alla pretesa che le ricerche mediche siano libere dagli ordinari obblighi morali verso l'umanit e che per esse si possano esercitare poteri e privilegi attualmente negati anche ai preti e ai monarchici. Deve dire inoltre ai ricercatori di laboratorio che giustificano la loro crudelt dichiarando di sperare qualcosa da esse: Vi sono alcune cose che non dovete sapere; se per esempio girate il rubinetto dell'acqua calda del bagno di vostra moglie per accertare quale temperatura possa sopportare il suo corpo prima di disintegrarsi, voi aggiungerete a quella conoscenza anche quella di provare ci che si sente quando si  impiccati. Egli deve usare la legge per obbligare le ricerche scientifiche a seguire metodi umani cos come il legislatore, che impose la legge sulle fabbriche, obblig l'iniziativa industriale (o dovrei chiamarla l'arte di fare denaro?) a metodi che sono relativamente umani, e cacci via gli oppressori che non erano capaci di prosperare se non usando quei metodi di lavoro. Pavlov avrebbe fatto un lavoro molto utile dal punto di vista scientifico se avesse trovato uno Stato abbastanza forte da assicurargli che quello che egli faceva ai suoi cani sarebbe stato fatto anche su di lui. Pu essere difficile abolire l'attuale privilegio che ha un dottore di avvelenare e un chirurgo di mutilare, e, quando i risultati sono letali, di certificare che il paziente mor di morte naturale;  infatti difficile che il giudice istruttore faccia un'inchiesta per ogni morte; e la professione di medico se soggetta al rischio dell'impiccagione potrebbe finire per apparire troppo poco attraente per assicurarsi abbastanza reclute; ma potremmo rendere almeno pecuniariamente indipendenti i nostri chirurghi dalle operazioni inutili e i nostri dottori dalle malattie immaginarie, sostituendo a esse forti argomenti positivi per indurli a valutare il miglioramento delle nostre statistiche sanitarie pi di ogni altra considerazione professionale. L'onore e la coscienza del dottore e il giuramento di Ippocrate salirebbero allora alla pi alta dignit e sarebbero una sufficiente garanzia di buona fede e di patriottismo. E' concepibile che gli Stati moderni, dominati dal signor e dalla signora Qualunque, eletti dal signore e dalla signora Ognuno, possano giocare con trucchi come quello della sterilizzazione della gente che non amano o temono, o del ringiovanimento obbligatorio mediante innesti scimmieschi di persone che vengono considerate come buoni riproduttori,

fino al punto che i loro sudditi stiano molto peggio di come siano stati gli spagnoli o anche gli ebrei sotto Torquemada. Questi era un uomo dannosamente ignorante; ma una istruzione appena di poco superiore lo avrebbe reso peggiore invece che migliore; forse tanto dannoso quanto il Consiglio generale dei Medici finch rimarr depositario di funzioni e di poteri che dovrebbero essere esercitati soltanto dal Ministero della Sanit Il Pratico soltanto Edunet ed  Pubblica, autorit laica che si occupa Mondo perdi igienebooks accessibile ai dottori professionisti solo nella loro veste di esperti e di consiglieri. Ma noi abbisogniamo sempre di maggiore istruzione; e con questo intendiamo parlare dell'educazione critica e non della dogmatica. Le scuole insegnano soltanto un lato delle loro materie di studio; e sinch i loro allievi non conoscono ambedue i lati, farebbero meglio a non sapere niente e dovrebbero essere esclusi senza piet dalle cariche pubbliche. Io mi sono conquistato la mia educazione attraverso le discussioni : questa  la ragione per cui sono molto meno sicuro di me dei dogmatici e perch trovo impossibile prendere sul serio le loro pretese, mentre invece presto un orecchio speranzoso ai dilettanti, agli artisti, agli atleti e ai naturapatici, che hanno scoperto tecniche di cura "yoghi" con esperimenti su se stessi, e in genere a tutti i terapeutici che sono boicottati e disprezzati dai professionisti patentati. 25. L'ARCHITETTURA: UNA FORZA MONDIALE L'architettura  una tremenda arma nell'armeria estetica dell'uomo di Stato. Sei delle sette meraviglie del mondo sono opere di architettura, l'altra  una statua colossale. Una meraviglia non  per un'invenzione o una scoperta utile. La ruota, l'arco, la spilla di sicurezza, la macchina per cucire, il motore a scoppio, il telefono, la radio, il cinema, la televisione sono grandissime invenzioni, ma non meraviglie. Una meraviglia  invece un'opera dell'uomo che vi toglie il respiro quando la vedete. Io, a esempio, rimasi letteralmente senza respiro quando entrai per la prima volta nel gigantesco coro che costituisce tutto ci che rimane della cattedrale di Beauvais. Venti anni pi tardi, pur sapendo cosa mi attendeva, vi entrai di nuovo, e di nuovo sentii il mio respiro che se ne andava. Esso  decisamente una delle meraviglie del mondo. Ero molto pi vecchio di quando vidi le rovine del tempio di Giove a Baalbek; ma ci che qui mi scosse non fu soltanto il fatto apparentemente sovrannaturale che esso fosse stato costruito, ma il fatto che gli arabi avessero potuto pensare che valesse la pena di tentare l'ancor pi impossibile impresa di distruggerlo, impresa che dovettero lasciare infatti a met. Essi avrebbero potuto costruire una citt col lavoro che cost loro quel tentativo; e non furono tuttavia capaci di portarlo a termine. Niente poteva armarli a quell'impresa se non il sapere di non poter uccidere Giove e mettere Allah al suo posto finch il possente tempio fosse rimasto l a imporre la sua maest su tutto il mondo civile. In Inghilterra i nostri puritani si intestarono similmente ad abbattere tutte le statue che capitavano loro sotto mano nelle nostre cattedrali. Le glorie dell'ispirazione estetica provocano una furia iconoclastica, quando le religioni e le istituzioni che esse celebrano finiscono per essere odiate invece che venerate. Mos e Maometto proibirono la riproduzione di immagini intagliate di qualsiasi cosa fosse in terra e nelle acque sotto di essa. Ma l'impulso estetico sfid Mos e Maometto. I cristiani, mentre accettarono gli altri comandamenti come parola di Dio, ignorarono volutamente e passarono sotto silenzio questo particolare comandamento. I musulmani, quando conquistarono Costantinopoli, imbiancarono i mosaici di Santa Sofia, ma tentarono di superare i cristiani col costruire una moschea pi grande di Santa Sofia. Quando si accorsero che la grandezza non  il segreto di una bella costruzione, il sultano Suleiman fece loro costruire un'altra moschea, la quale prese il posto di quella grande che

non aveva raggiunto lo scopo, e fu ed  una gemma artistica, pur senza violare il secondo comandamento. Che relazione passa tra questa storia antica e l'arte di governo di domani? Il problema  esposto molto chiaramente in una lettera che scrissi in mare dal Golfo del Siam il 4 Il Pratico Mondo era stato books febbraio 1933 al defunto Ensor Walters. Egliper Edunetun mio buon collega nella parrocchia di San Pancrazio e aveva raggiunto un'elevata posizione come ministro metodista. Ecco la lettera: Caro Ensor - Walters, Vi scrivo questa mia dal Golfo del Siam, dopo aver esaminato un buon numero di religioni in Egitto e in India. La moltiplicazione apparente degli di produce in un primo momento delle confusioni; ma scoprite poi subito che si tratta sempre dello stesso dio esposto sotto varie forme, funzioni e anche sesso. Vi  sempre un ultimissimo dio che sfida la personificazione. Questo fa dell'induismo la religione pi tollerante della terra, perch il suo dio trascendente comprende tutti gli di possibili, dagli di elefanti, uccelli e serpenti, alla grande trinit di Brahma, Vishnu e Shiva, che precorre la Vergine Maria e il moderno femminismo, facendo di Shiva un essere che  nello stesso tempo uomo e donna. Cristo appare laggi come Krishna, che potrebbe essere anche Dioniso. Infatti l'induismo  cos elastico e cos acuto che anche i pi profondi metodisti e i pi crudi idolatri ci si troverebbero bene. L'Islam  molto differente, essendo decisamente intollerante. Quello che posso chiamare un monoteismo multiplo diventa nelle menti di gente semplice un'assurda idolatria politeista; lo stesso accade nei nostri contadini europei che non soltanto venerano i Santi e la Vergine come di, ma sono pronti a combattere fanaticamente per una brutta piccola bambola nera qual  la Vergine della loro chiesa contro un'altra bambola nera del vicino villaggio. Quando gli arabi portarono questa idolatria a tali estremi da venerare ogni pietra che apparisse buffa e strana, Maometto insorse, a rischio della vita, e denigr le pietre, dichiarando che c' un solo dio, Allah, il glorioso, il grande, attaccandosi al secondo comandamento secondo cui nessun uomo deve osar di rappresentare Allah o qualcuna delle sue creature. Questa intolleranza si manifest in maniera molto seria. O voi accettavate Allah, o qualcuno che lo accettava e che andava in paradiso per avervi mandato all'inferno vi tagliava la testa. Maometto fu una grande forza religiosa protestante come George Fox o Wesley. La principale differenza nella lotta tra Islam e induismo e tra protestanti e cattolici  che cattolici e protestanti si perseguitano ferocemente a vicenda quando hanno la forza dalla loro parte. L'induismo non perseguita invece nessuno, perch tutti gli di, e quello che  pi profondo, i non-di, si posson trovare nei suoi templi. Vi  attualmente una grande setta ind, i giainisti, con templi magnifici, i quali escludono Dio, non in base a considerazioni materiali atee, ma perch non se ne pu parlare e non si conosce, in quanto trascende ogni comprensione umana. Tutto ci  abbastanza semplice per chiunque abbia senso religioso. Quando voi vi trovate a faccia a faccia con i templi e con i suoi adoratori, trovate che gi prima che Maometto e il fondatore dei giainisti fossero sepolti, le istituzioni e i riti che essi fondarono cominciarono a ritornare ai tipi pi popolari e che tutti gli di e non di si mischiarono l'uno con l'altro, esattamente come gli apostoli persero la fede quando Ges fu ucciso. Nel tempio dei giainisti ci sono altari, immagini e bagni dove dovete lavarvi completamente prima di poter entrare nel tempio e adorare l'immagine. Se riuscite a trovare un prete intelligente, che sia un vero teologo giainista, gli chiedete: "come va questo fatto? Un dio in un tempio giainista!". Egli vi spiega allora che quell'immagine non rappresenta dio, ma  il ritratto di uno dei loro grandi santi, e che l'uomo che dopo aver fatto il bagno si sta prostrando davanti ad essa non la sta adorando ma esprime il suo rispetto per la memoria

del defunto Ensorarmji Waltershagpat. Ma  come quando il decano Inge tenta di interpretare san Paolo. E' naturalmente evidente che l'immagine  un Budda ultra raffinato e che il giainismo e il buddismo si sono irrimediabilmente mescolati tra di loro. Il Budda dei giainisti  accompagnato da elefanti scolpiti. Voi chiedete che cosa significano e vi rispondono che sono opere d'arte puramente ornamentali. Posate allora lo sguardo sull'immagine di Ganesh, ilIl Pratico con la testa e il tronco di elefante. Mentre siete sul dio ind Mondo per Edunet books punto di esclamare: "Que diable fait-il dans cette galre?" vi ricordate che non dovete mettere il vostro cortese ospite con le spalle al muro e tenete pertanto la bocca chiusa pur continuando a pensarci seriamente. Accade sempre cos. Se si escludono i pochi che hanno senso religioso e che stanno ugualmente bene dentro e fuori dei templi di tutte le fedi, vi sono moltitudini di uomini medi. Ci che essi chiedono al fondatore della loro fede sono anzitutto i miracoli. Se voi come Maometto li riprendete e dite loro che non siete un negromante, o, come Ges, dite seccamente: "Una generazione malvagia e adultera mi chiede dei segni", sprecherete inutilmente il fiato; infatti una volta che siate diventato famoso con la vostra predicazione e abbiate curato i malati guarendo le loro menti e con ci curando i loro corpi, il vostro uomo medio inventer che avete fatto tanti miracoli da eclissare sant'Antonio da Padova. Allora egli vi elegger suo dio, il che significa che vi far delle richieste e, quando sar giustamente atterrito di voi, far dei sacrifici per propiziarvi, fino al punto di uccidere la propria figlia (Ifigenia o la signorina Jephtha) per compiacervi; ma subito dopo comincer a ingannarvi sostituendo un ariete al proprio figlio (Isacco) e facendo poi il sacrificio in modo puramente simbolico e immaginario. Non  quindi attraverso gli autentici principi del fondatore della sua fede che dovete arrivare all'uomo medio, se volete farne un decente essere umano. Bisogna infatti governare i pazzi secondo la loro pazzia. In Giamaica e nella Rodesia tutti i buoni negri e i loro grandi capi e ministri sono fondamentalisti. Se gettate tra loro un Bradlaugh e un Ingersoll, probabilmente non soltanto li scandalizzerete, ma li demoralizzerete. La stessa cosa si verifica nei nostri villaggi di minatori. Il metodismo ha reso gli uomini religiosi senza bisogno di splendidi templi: le sue case di Dio sono molto povere. L'altro clero ne ha costruite invece di magnifiche, tanto che i poveri non ci si trovano bene. Ma l'efficacia delle grandi costruzioni nell'afferrare l'immaginazione popolare si impresse su di me in maniera molto potente a Baalbek, a Delfi, a Eleusi e a Karnak dove Giove, Apollo e gli di egiziani avevano templi colossali. La gente guarda queste rovine e si meraviglia del prodigioso lavoro compiuto da coloro che costruirono maneggiando blocchi di pietra che pesavano varie tonnellate come se fossero mattoni e sollevandoli a centinaia di piedi di altezza in cima a giganteschi pilastri, in modo da eclissare le nostre gru a vapore. Ma la cosa veramente impressionante non  tanto l'enorme lavoro e la fatica fatta nel costruire, quanto l'ancor pi stupefacente lavoro e la fatica spesa nel distruggere questi templi. Ci pu provare l'influenza che essi esercitavano sopra l'immaginazione dei popoli. Gli arabi, questi protestanti dell'Oriente, avrebbero potuto costruire un centinaio di splendide moschee, una volta deciso che dell'imponente tempio di Giove a Baalbek non dovesse rimanere una pietra sull'altra e che Apollo dovesse rimanere senza casa a Delfi ed Eleusi. Ci che fecero al confronto i nostri puritani nelle nostre cattedrali fu roba da ragazzi. La rabbia che si accumula nei cuori religiosi quando queste meraviglie di architettura diventano tane di ladri e sostituiscono riti sensuali alla ricerca di Dio deve esser cresciuta fino a farsi forza di terremoto il giorno in cui essa distrusse Delfo. 26. L'UOMO TEOCRATICO Appare chiaro dalla mia lettera a Ensor Walters che un libero pensatore occidentale pu trovarsi molto pi a suo agio nei templi dell'Estremo Oriente piuttosto che in una cattedrale britannica o straniera. Le dozzine di personificazioni con cui  rappresentata la natura della forza vitale non lo turbano pi delle tre persone della Trinit, pi della dea

Vergine e Madre, per non parlare dello stuolo di di minori chiamati santi. E come potevano questi resistere al politeismo della vecchia Grecia quando Giove e Apollo, Giunone, Afrodite e Atena si presentavano al mondo in forme di bellezza pi che umana, eternata dalle sculture di Fidia e Prassitele per impressionare la nostra immaginazione? Generazioni di pittori da Giotto e Cimabue (la cui colossale Vergine  veramente una dea) a Raffaello e Michelangelo Il Praticorendere questa teocrazia comprensibile, visibile, dovettero Mondo per Edunet books suscettibile alle preghiere, alle candele, all'incenso per la moltitudine dei fedeli, con un tale successo che generazioni di papi, imperatori e primi ministri dovettero essere conniventi con tutti i miracoli di Lourdes. Noi andiamo oltre Canossa disse Bismarck; ma fu costretto ad andarci lo stesso. Lo stesso accadde a Mussolini. Il sacerdote per cui gli di stranieri sono degli idoli e i loro fedeli degli idolatri pagani da convertire alla sua fede  un dannoso portatore di guai che si  dimenticato del monito rivolto da Ges a coloro che distruggono il grano per strappare la zizzania. L'uomo di Stato, quando si occupa di religione, deve comportarsi come un libero pensatore. Egli deve occuparsi imparzialmente di tutte le drammatizzazioni estetiche della divinit. Deve allora tollerarle tutte? Certamente no. Egli ha a che fare con l'educazione dei bambini e si accorge subito che l'attuale personificazione di Dio comprende abominevoli idoli cos come rispettabili divinit. La Bibbia ci racconta di molti di: Jehovah, Dagon, Moloch, Baal, Chemosh, il nobile dio di Micah il Morastite, e il Padre, il Figlio e lo Spirito Santo dei cristiani. Ges, Maria e Maometto sono stati personalmente deificati. Gli ebrei scelsero Jehovah come loro dio; noi, con la nostra caratteristica faciloneria, abbiamo tenuto Jehovah mentre adottavamo la Trinit cristiana, stabilendo cos una conveniente combinazione, in base alla quale possiamo perdonare o trucidare i nostri nemici a seconda che ci aggrada. Cos sebbene nessun uomo di Stato osi tollerare una scuola elementare ove si insegni la venerazione di Moloch, l'adorazione di Jehovah non soltanto  tollerata, ma anche ritenuta tacitamente evidente anche quando la scuola  "secolare". Ora, alla luce del moderno pensiero e sapere ogni confronto tra il Jehovah del Libro dei Numeri e Dagon o Baal  a svantaggio di Jehovah. Nel Libro di Micah egli appare completamente trasformato come un dio non soltanto di Israele ma dell'intera razza umana, che aborre i sacrifici di sangue della divinit del Libro dei Numeri e non vuole niente da noi se non misericordia, giustizia e l'umilt che si conviene alla nostra profondissima ignoranza. Ma il vecchio Jehovah con i suoi sacrifici di sangue torna fuori nel Nuovo Testamento, dove per suo ordine il figlio  condannato a morte per espiare il malfatto del Padre che non ha creato una umanit migliore. A causa di questa confusione la fede in Dio  finita in un tal pietoso discredito che la scienza professionale  diventata rabbiosamente anticlericale e preferisce inghiottire le pazzie di Weismann e di Pavlov piuttosto che avere un qualsiasi altro dio a qualunque prezzo. Il fatto che il suo culto sia stato legalmente abolito in Russia e in Germania  fonte di credito per quei paesi, cos come il non averlo abolito  per noi fonte di discredito. Ma che cosa dovrebbe prendere il suo posto? La semplice abolizione ci lascia tra l'ateismo pragmatico, che non prevede una evoluzione, e la cristianit sentimentale che fa del suo profeta un universale capro espiatorio, e non  praticabile dagli uomini di Stato; per quanto infatti si possa procedere in questa direzione non punendo coloro che fanno del male, gli uomini di Stato devono tuttavia combatterli accanitamente, sopprimerli e qualche volta anche sterminarli. L'uomo di Stato non ha in realt alcuna scelta: deve essere prammatico.

Ma prammatico significa tirare il miglior partito dai popoli cos come essi sono; e quello che essi sono dipende da quello che credono. La decadenza di credi immutabili li lascia increduli, agnostici, e irriverentemente prammatici. I loro figli non hanno n la vecchia disciplina mosaica n una nuova fede, e l'anarchia morale comincia a crescere.
Il Pratico Mondo per Edunet books L'individualismo senza scrupoli, e al pari di questo il nazionalismo, il razionalismo, l'imperialismo, il coribantismo e l'anacreontismo culminano in mostruose guerre mondiali e in distruttive rivoluzioni per risolvere problemi che avrebbero potuto essere sistemati in modo ragionevole. La natura romantica, che aborre il vuoto, lo riempie in Germania con Wotan e con il pugnace Sigfrido invece che col compassionevole Parsifal. I russi tentarono di riempire questo vuoto con il marxismo, ma si accorsero che avrebbero dovuto avere una nazione di filosofi, e cantano ora i Te Deum nelle cattedrali che avevano sconsacrate e trasformate in musei antireligiosi. In questo momento il dio di tutti i continenti  Marte; saccheggi e tributi sono chiamati sanzioni. La necessit di creare un'assemblea supernazionale si fa ogni giorno pi pressante; ma non se ne fa niente, poich, non essendo capaci di concepire una suprema assemblea che dichiari la giustizia di Dio e si appoggi soltanto sulla sua forza morale, noi tutti obiettiamo che essa non servirebbe senza una polizia militare e aerea, capace di ammazzare tutti coloro che fanno la guerra e di radere al suolo qualsiasi citt dove la sua autorit non sia riconosciuta e seguita.

Ci dimentichiamo (se mai lo abbiamo imparato) che fu proprio una simile militarizzazione della Chiesa cristiana, che infranse il suo potere spirituale e fece di questa un semplice Stato papale. La mia proposta, fatta nella commedia "Ginevra", di un'assemblea di semplice giustizia senza polizia, prigioni, punizioni e nessun altro potere se non quello della giustizia sopra l'intelligenza umana, non  stata presa in maggior considerazione del "Sogno di una notte di mezza estate" di Shakespeare. Il futuro uomo di Stato deve trovare naturalmente un sostituto di Jehovah, se non si vuole che la civilt perisca in un'oziosa negazione di tutto. Egli pu chiamare il sostituto di Jehovah con una diecina di nomi differenti; ma deve abolire alcuni attributi di Jehovah e specialmente quello dell'infallibilit; infatti il Creatore, lo Spirito Santo, la parola (pi propriamente il pensiero), l'energia cosmica, l'"lan vital", la scintilla divina, la forza vitale, la forza della giustizia (chiamatelo come volete) non  infallibile; anche lui va avanti provando e sbagliando e i suoi errori sono chiamati il problema del male. Esso non  onnipotente; in verit non ha alcun potere diretto, ma agisce soltanto attraverso le sue creazioni. A loro volta queste creazioni non sono onniscienti, ma procedono per congetture; il male sorge quando le congetture, pur con le migliori intenzioni, sono sbagliate. Esso non ha n corpo, n parti; ma ha, o piuttosto  ci che noi chiamiamo un'anima o una passione, che ci spinge a ottenere un maggior dominio delle nostre situazioni e una pi grande conoscenza e comprensione di quello che stiamo facendo. Ha anche un desiderio bramoso di verit (corrispondenza della fede ai fatti), bellezza, giustizia, misericordia, considerate dalla Chiesa come virt salutari, contro le quali dobbiamo per porre alcuni desideri come l'orgoglio, la cupidigia, la lussuria, la golosit, l'ira, l'invidia e l'accidia che sono i sette peccati capitali, ma evidentemente considerandoli soltanto come eccessi e abusi degli istinti di autoconservazione. D'altronde la lista non  ancora completa; essa omette, a esempio, la crudelt sadica che va dalla tortura fisica e dalla mutilazione (privazione di membra) al sarcasmo e alla provocazione, e che  specialmente repellente in quanto  la pi terribile arma dei molti peccatori contro i pochi virtuosi. Un'altra attribuzione da abolire  quella della onnipotenza o dell'illimitato potere fisico di interferire direttamente negli affari umani e di assicurare la vittoria alla ragione invece che alla malvagit umana. Una volta le controversie legali si soleva rimetterle alla giustizia di

Dio obbligando querelante e convenuto a deciderle con un duello, armati di spada e scudo. Coloro che non erano in grado di combattere potevano stipendiare dei campioni che combattessero per loro. Ora si stipendiano degli avvocati, che discutono, interrogano i testimoni degli avversari e fanno discorsi, invece di combattere. Ma la vittoria va ancora al pi abile avvocato e quindi a chi ha pi quattrini, come accade in guerra ai battaglioni Il generali senza considerazione pi numerosi e ai pi capaciPratico Mondo per Edunet books per la giustizia di Dio, a parte la confusione che lo Spirito Santo pu gettare nella coscienza dell'una o dell'altra parte. Nella mia giovinezza ho sentito una pia madre irlandese che diceva a suo figlio, poich questi l'avvertiva che correva il rischio di perdere il treno, che essa lo avrebbe preso con l'aiuto di Dio. Allora egli rispose: Va bene, ma anche tu devi far presto. Questo  ci che l'uomo di Stato deve sempre dire all'uomo teocratico. Ora tutto ci significa che l'uomo di Stato deve fare il lavoro di Dio senz'altro aiuto che il suo potere, la sua abilit e la sua coscienza. E poich le coscienze variano di intenzioni, di costanza e di qualit, e sono dannose quando non sono accompagnate dal sapere, soltanto le persone che sono passate attraverso le pi minuziose prove dovrebbero poter essere elette quali supremi governanti. Il nostro sistema di suffragio universale, in cui il candidato lungimirante  sconfitto dal candidato miope, colui che agisce da colui che parla, colui che sebben riluttante si offre volontario per un gravoso servizio dall'ambizioso arrivista che cerca di aggiungere l'autorit all'importanza che attribuisce a se stesso,  una invenzione che non funziona in pratica. In queste condizioni anche l'individuo pi saggio non ha possibilit, essendo mal compreso, aborrito, e temuto pi che ammirato e obbedito. I demagoghi, il cui genio politico  irresistibile, imparano le arti con cui si pu truffare il popolo e si mantengono al potere combinando quelle stesse arti con la mano forte e il timore che deriva dalla loro cospicua superiorit sui loro avversari. In tali circostanze non  possibile formare un Gabinetto composto delle persone pi sagge; saremo cos costretti al sistema dei quadri, per scegliere individui adatti al lavoro intellettuale della democrazia. Se questo sistema fallir, rientreremo nel problema del male e saremo sterminati come i mammut e i mastodonti da nuove razze di maggior capacit politica. Non abbiamo infatti alcuna ragione per credere che noi siamo l'ultima parola del Creatore. 27. IL BIOLOGO DELLA COLLETTIVITA' La biologia  senza dubbio la prima preoccupazione dello Stato. In verit  la prima preoccupazione di ogni cosa vivente; non mi occupo qui di quella parte di essa che pu essere lasciata all'attuazione dei singoli individui. I singoli individui possono tenersi momentaneamente in vita; ma per tenere in vita in uno spazio limitato e per lungo tempo un milione di persone,  necessario adottare misure d'ordine pubblico che superano il potere del singolo individuo; e se queste misure devono essere qualcosa di pi di semplici misure empiriche bisogna che dietro di esse ci siano una teoria generale, qualche riferimento e qualche lavoro intelligente. I nostri principali legislatori, dottori e poeti drammatici sono tutti biologi specializzati in quello che il papa ha chiamato l'esatto studio dell'umanit: cio l'uomo. Essi devono essere assistiti da statisti di professione (i matematici della biologia); le statistiche sono infatti indispensabili e quelle addomesticate non servono. Pu sorgere ora il dubbio se la biologia possa essere classificata quale scienza; il suo compito principale consiste infatti nel definire la differenza tra un corpo vivo e un corpo morto; in questo settore i nostri fisiologi e biochimici hanno fallito cos completamente lo

scopo che alcuni di essi sono arrivati al punto di dichiarare che scientificamente non vi  alcuna differenza. E infatti nessuna dissezione n analisi ha scoperto in un corpo vivo qualcosa che non esista anche nel suo cadavere. Ci nondimeno i due si comportano in modo cos differente, che coloro che negano che vi siano differenze devono essere considerati pazzi.
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I pi antichi biologi scientifici, per quanto ne sappiamo, furono coloro che scrissero il Libro della Genesi. Essi non erano chimici analitici e non sapevano nulla di gas, cellule, ormoni, cromosomi, vitamine, geni e antigeni, gameti, clorofilla e altre fille, soma, eccetera, tutti nomi coi quali gli scienziati ci mettono a tacere. Ma essi li conoscevano nell'insieme come materia o, come essi la chiamavano, la polvere della terra. I loro scultori sapevano farne una forma a immagine dell'uomo, ma non un corpo vivente; sapevano che quando questa diventava un essere pensante, con sensazione e movimento, qualcosa di strano doveva accadere in esso. Non sapendo cosa fosse, non essendo cos pazzi da negare che esso esistesse e credendo che la creazione, essendo apparentemente miracolosa, dovesse essere opera di un Dio, descrissero il processo con le parole Iddio form l'uomo con la polvere della terra e soffi nelle sue costole per dargli il soffio della vita; e l'uomo divent cos un essere vivente. Osservarono inoltre che dopo qualche tempo il corpo cessava di vivere e si decomponeva nella sua materia originale. Da questo dedussero che l'uomo aveva contristato Dio e lo aveva spinto a dichiarare e decretare Tu sei polvere e polvere dovrai tornare. Non fu questo un cattivo inizio della biologia come scienza. I suoi autori erano molto pi scientifici dei loro moderni successori; infatti, sebbene essi drammatizzassero i fatti secondo il sistema della loro cosmogonia deistica, restavano per sempre aderenti ai fatti e non si rimbambivano a forza di tentar di misurare l'universo e far riuscire la saliva dalla bocca di un cane, o col tagliar le code di generazioni di topi bianchi. Ci troviamo ancora di fronte a questi fatti basilari che, sebbene siano stati sfrondati della loro favolosa drammatizzazione, sono ancora adesso i pi miracolosi. Rousseau ci esort a sbarazzarci dei nostri miracoli; ma tanto pi ci sbarazziamo di vecchie storie favolose, tanto pi miracolosa diventa la creazione. Da quali fatti miracolosi deve partire l'uomo di Stato? Una forza naturale, che egli deve accettare dogmaticamente perch vede buona parte di quello che essa fa, ma nulla di quello che essa sia e perch faccia questo qualcosa, comprende uno svariato mucchio di robaccia che egli pu chiamare ugualmente polvere della terra o in qualsiasi altro modo. Essa si atteggia in varie forme tutte fantastiche e alcune ridicolmente grottesche; mette queste forme all'opera, provvedendole di una volont, alcune per un istante, altre per momenti, altre ancora per anni e secoli. Alcune crescono senza muoversi; altre si fermano nella crescita e si muovono! Consumano la loro sostanza e altre ne acquistano per rimpiazzarla, costruendola entro se stesse, fintantoch non si stancano di vivere; la forza allora le abbandona e ritornano a essere polvere. La lunghezza della loro vite varia secondo le loro condizioni d'esistenza e la loro educazione, che sono entrambe controllate dallo Stato. Nei paesi mal governati un enorme numero di bambini muore nei primi anni di vita. Io sono ancora vivo (fino a un certo punto) a ottantotto anni. Il problema non  comunque cos semplice come pu sembrare da questa esposizione schematica. La miracolosa forza creativa non crea una sola specie di creatura per fermarsi a essa. Le creature sono cos varie, che appaiono strumenti piuttosto che mete finali. La creazione  come la bottega di un falegname con i suoi martelli, seghe, ceselli, pialle, viti, chiodi morse, torni e il resto, strumenti tutti che hanno lo scopo di aumentare il potere del falegname sui suoi materiali e che sono tutti inutili se il falegname non ne comprende l'uso e non li pu maneggiare senza tagliarsi le dita. Ma questo paragone non calza bene in molti punti. Nell'officina dell'universo il falegname  onnipresente ma invisibile,

silenzioso, intangibile e inscrutabile. Egli non ha niente da tagliarsi, n le dita, n le mani, n il cervello, n i muscoli. Secondo le parole della Chiesa d'Inghilterra egli  senza corpo, membra e passioni. Egli deve costruire quindi certi utensili che agiranno senza che li maneggi, dotati di coscienza, di scopo, di volont, di orgoglio quando sono in efficienza e di vergogna quando servono male il falegname. E poich il falegname cerca sempre strumenti migliori Ilne esperimenta pernuovi, i suoi utensili devono avere e Pratico Mondo di Edunet books un'inclinazione al miglioramento che io chiamo inclinazione all'evoluzione. Poich si consumano e devono rinnovarsi, gli utensili devono avere una inclinazione alla riproduzione. Poich non possono soddisfare le loro inclinazioni senza istruzione, devono avere anche quella inclinazione per l'istruzione che noi chiamiamo curiosit. Poich nello stesso tempo devono avere cura di se stessi, devono avere un'inclinazione all'autoconservazione. Essendo queste inclinazioni fatti primitivi, inconcepibili, irrazionali, miracolosi e mistici, l'uomo di Stato deve sfruttarli nel modo migliore e trovare loro un nome. Essi vengono chiamati istinti. La parte fastidiosa di tutta la questione  che gli istinti non vanno sempre d'accordo; possono anzi entrare in serissimo conflitto reciproco. Alcuni di essi producono coraggio, altri vigliaccheria. La curiosit ha portato certe persone molto intelligenti a esplorare i poli, affrontando rischi e difficolt che CherryGarrard ha descritte molto vivamente nel suo libro intitolato "Il peggior viaggio del mondo". Il senso di autoconservazione ha indotto molti di noi a starsene a casa e a mandare i poli a quel paese. Il dottor Edward Wilson, che prese parte al "viaggio peggiore" con Cherry-Garrard, non si curava affatto dei poli, ma desiderava sezionare le uova del pinguino imperatore, e pag la pena della sua curiosit, restando congelato. Vien fatto di chiedersi, come Amleto, che cosa fossero i pinguini per lui e lui per i pinguini, perch egli dovesse morire per loro. Colombo, per indurre gli uomini a partire con lui per l'Asia passando da ovest, dovette impiegare dei criminali, le cui sentenze erano abbastanza gravi perch il rischio valesse la pena, nella speranza del perdono che era stato loro promesso. I governanti devono intervenire dappertutto in questi conflitti, armati di tutti i poteri di elogio e di punizione che ha lo Stato, gettando il loro peso da una parte o dall'altra per incoraggiare e spingere, o per scoraggiare e prevenire. Questa funzione richiede giudizio e capacit di decisione di primissimo ordine, non raggiungibili da alcun complesso di massime e di comandamenti aridi e schematici. E' facile dire Non uccidere; ma l'uomo di Stato deve rispondere: Cosa! Non uccidere una pulce che mi trovo nel letto! non uccidere un milione di cavallette o di formiche bianche per salvare la campagna dalla devastazione e la razza umana dallo sterminio! non uccidere gli avvelenatori, i traditori e i sabotatori! non uccidere gli invasori e i conquistatori! Perch mai? l'ucciderli  una necessit giornaliera del mio lavoro. Ma bisogna affrontare fatti ancora pi spaventosi. Questa misteriosa forza creativa lavora su piani differenti e produce, come sua cosa migliore, una creatura che ci fa esclamare pieni di ammirazione Che capolavoro  l'uomo! e come sua cosa peggiore un virus mortale. Essa crea a ogni gradino della scala compreso tra questi estremi; e lo spaventoso effetto di questa variabilit  che a ogni momento pu scivolare, come se avesse cambiato idea o stesse facendo uno scherzo crudele. L'uomo vivente, il suo capolavoro, non soltanto diventa un mucchio di vermi quando muore, e non sa e non si cura pi di quello che gli accade, ma, mentre  ancora vivo, pu avvenire che la sua carne si rinnovi non come carne umana, bens come l'orribile e letale prolificazione di cellule inferiori che chiamiamo cancro. Essa pu anche produrre ossa dove dovrebbe produrre muscoli; a Dublino vi  lo scheletro di una donna i cui muscoli divennero cos simili alle ossa, che le sue braccia divennero immobili come quelle di una statua. I morbidi e fluenti tessuti e i liquidi dei normali organi umani possono essere sostituiti da pietre.

Nella terribile necessit di sapere perch la forza cosmica ci giochi di questi diabolici trucchi, noi sottoscriviamo o lasciamo in eredit centinaia di migliaia di sterline al Fondo per la Ricerca sul Cancro e simili organizzazioni, nella speranza che, se non si riesce a scoprire il perch, si possa fare almeno un po' di luce sul come.
Il Pratico Mondo per Edunet books Ma questi fondi sono sperperati dai vivisezionisti, che dopo innumerevoli sacrifici di rito chiamati esperimenti ci dicono che sono riusciti a produrre il cancro in un topo. Non  molto per il denaro che abbiamo dato. La forza cosmica, chiamata Spirito Santo nella Chiesa d'Inghilterra, crea dubbi inquietanti agendo occasionalmente in maniera non del tutto santa, come se non avesse una coscienza. La sua apparente crudelt  usata da vivisezionisti per persuaderci che non esiste; che quello che vediamo  un seguito di accidenti, quello che stiamo dicendo un balbettio che sarebbe esattamente lo stesso, se non esistesse la coscienza, dato che l'unica forza che fa qualcosa  la selezione naturale che agisce senza fine e che tuttavia produce, a mezzo delle prodigiose probabilit matematiche, possibili in un tempo illimitato, i riflessi condizionati che simulano il comportamento intelligente e ingannano le persone non scientifiche.

Nessun uomo di Stato degno di questo nome dovrebbe lasciarsi influenzare da queste stupidaggini del diciannovesimo secolo. Egli ha a che fare con la vita e con la morte, con la salute e le malattie, con la coscienza e l'incoscienza; col volere e con il fine, con la creazione e l'evoluzione, considerati come fatti; e se i discepoli di Weismann e di Pavlov lo assicurano che i fatti sono illusioni, egli deve rispondere: Molto bene; ma le illusioni sono fatti e sono i fatti con cui io devo fare i conti. In ogni modo, poich un tessuto sano e un cancro sono fatti viventi e non illusioni, vogliate dirmi, se lo sapete o potete provarlo, come uno di questi fatti pu evitare che ci accada;  questo infatti ci che interessa un ministro dell'Igiene pubblica. E per piacere, non venitemi a raccontare cosa accade a cani mutilati, a porcellini d'India, a topi morti, poich devo avere a che fare con ci che accade a cittadini non mutilati, che soffrono di questi cambiamenti, mentre altri che bevono e mangiano le stesse cose rimangono tali e quali. A me interessa ci che accade naturalmente nel mondo, non ci che voi escogitate in maniera non naturale nei vostri laboratori. Se non potete rispondere alla mia domanda, siate abbastanza buoni da non farmi perdere tempo e uscite. Anche quando i dottori e i chimici trovano un rimedio, l'uomo di Stato deve considerare se  possibile dal punto di vista economico e umanamente attuabile. Ogni chimico pu dire al Tesoro come si fa a fabbricare diamanti dalla cristallizzazione del carbone e come si pu estrarre l'oro dalle acque del mare. Ma il costo del procedimento supera il relativo valore dei diamanti e dell'oro. Ogni individuo specializzato in sieri pu raccomandare alle autorit sanitarie una serie di iniezioni profilattiche garantite nel prevenire la maggior parte delle pi note malattie. Lawrence di Arabia mi disse che nel corso della sua carriera militare aveva subito oltre quaranta iniezioni. Senza dubbio il fatto che egli non mor di nessuna delle quaranta malattie contro le quali gli erano state fatte le iniezioni figurer come prova statistica dell'efficacia della profilassi. Ma l'uomo di Stato non osa in base a questa prova, o meglio in base a questa non-prova, obbligare tutti i cittadini a fare quaranta iniezioni. Del resto le iniezioni possono fare anche del male. Ho gi descritto come la vaccinazione e le iniezioni di tubercolina abbiano talvolta provocato pi morti del vaiolo e della tisi e come sir Almroth Wright abbia inventato una tecnica che rendeva le iniezioni pi sicure. Ma mentre lo scienziato nell'interno del suo laboratorio si preoccupava soltanto della efficacia delle precauzioni che egli prescrive, l'uomo di Stato deve pensare al loro costo, quando vengono praticate a milioni di persone. Una singola inoculazione, che abbisogni soltanto della punta di un bisturi o dell'ago di una siringa ipodermica, e che non comporta nessuna successiva invalidit, pu essere resa

obbligatoria se i suoi meriti sono riconosciuti; ma se un dottore di campagna pu farlo solo spendendo sterline per trasformare il suo gabinetto chirurgico in un attrezzato laboratorio, e passando ore e ore a esaminare sangue al microscopio e a contare i microbi nelle sue provette per accertare l'indice fagocitico di ogni cliente, questa precauzione non deve essere accettata dall'uomo di Stato, perch economicamente impossibile. Accertare Il Pratico Mondo per Edunet books gli indici di quaranta milioni di persone in una volta (per non parlare delle quaranta volte di Lawrence) sarebbe troppo lungo e costoso anche se i dottori fossero gi istruiti in questa tecnica. Tuttavia senza queste precauzioni l'iniezione pu riuscire dannosa tanto spesso, da provocare una reazione nella quale l'obiezione a ogni genere di iniezione e di immunizzazione diventa un riflesso condizionato, rafforzato dalla paura di intervenire artificialmente nel sangue umano vivente, che  un sugo molto speciale come lo chiam Mefistofele. Tutto  possibile in una faccenda che nessuno ancora capisce. I cristiani cantano che la Provvidenza si muove in modo misterioso per effettuare le sue meraviglie. Cos anche lo scienziato pi fanaticamente ateo non pu dirci niente di pi su questo argomento. La situazione  per lo statista piena di difficolt. Da una parte la scarsa "intellighentzia" proletaria grida Via le mani dal nostro corpo e dal nostro sangue, mentre la numerosa "non-intellighentzia" corre dietro a incanti, fascini, battesimi, circoncisioni, vaccini e simili, come se fossero suggerimenti per vincere alle corse. I dottori, la maggior parte dei quali sono in difficili condizioni poich la loro vita dipende dalle malattie dei poveri, favoriscono ogni pratica che renda la salute lucrativa quanto le malattie. Quando facevo parte di un consiglio di igiene pubblica, pagavamo mezza corona per ogni rivaccinazione; e i bambini che aprivano la porta quando si suonava o si bussava, essendo i loro genitori fuori di casa, erano qualche volta presi e rivaccinati l per l, ci che provocava poi aspre discussioni quando avveniva che i loro genitori fossero contrari alla vaccinazione. Non vi  dubbio che i dottori fossero onestamente convinti che la vaccinazione fosse innocua e prevenisse il vaiolo; ma con quella onesta convinzione c'entrava molto di pi la mezza corona che un imparziale studio scientifico del soggetto. I dottori sono propensi come molte altre persone a credere ci che desiderano e non si rendono conto che, siccome ogni pensiero nasce dal desiderio, esso non pu avverarsi finch un desiderio non agisca come padre al pensiero. La maggior parte di noi crede ci che desidera credere a dispetto di ogni evidenza. L'uomo di Stato  portato finalmente a considerare con profondo sospetto ogni testimonianza professionale che sia pecuniariamente interessata, e a far approvare o abrogare leggi dal Parlamento in aperta sfida contro di essa. Ora, le malattie si propagano al di l della classe dove cominciano. Un monaco tedesco di nome Oken scopr nel 1808-11 che i nostri corpi sono formati di cellule viventi, che egli fu abbastanza intelligente da chiamare trasmutazioni dello Spirito Santo, che  il nome cristiano della forza vitale. La pi piccola di queste cellule, invisibile anche attraverso il microscopio elettronico, pu abbondare nel sangue. Quando la forza vitale non funziona bene, come e perch nessuno lo sa, esse cambiano forma e si dividono in armate con uniformi distinte e combattono e si mangiano tra di loro, mentre il loro ospite umano soffre dolori e disordini delle funzioni normali e dei loro organi; per farla breve soffre di una malattia o di un malessere. Quando i polmoni sono malati, queste cellule si mettono un'uniforme speciale, un'altra se ne mettono quando sono gli intestini che non vanno bene, un'altra ancora quando non funziona bene il controllo muscolare della gola e si producono involontarie contrazioni che possono uccidere il paziente e cos via. Queste cellule speciali chiamate germi, microbi, bacilli, spirocheti, leucociti, fagociti possono andarsene per l'aria col respiro, lo sputo, e diffondersi dal fazzoletto, dagli escrementi e dai vestiti, e possono

attaccare la malattia a chiunque sia abbastanza sfortunato da venire in contatto con loro mentre si trova in una fase negativa di difesa e non pu cos evitare che si moltiplichino vari milioni di volte dividendosi in due. Quando i fisiologi scoprirono questi strani agenti delle malattie, conclusero subito che i Il Pratico i diffusori delle malattie, microbi non soltanto sono gli agenti e Mondo per Edunet books ma che sono le malattie stesse e che se si riusciva a distruggerli si potevano abolire le malattie. Come accade a tutte le prime immature conclusioni anche questa fu semplicemente e avidamente trangugiata, e divenne subito popolare, come lo  tuttora. Ma sebbene spiegasse abbastanza bene il manifestarsi della malattia e delle epidemie, essa fall quando si tratt di spiegare il perch delle loro misteriose cessazioni. La peste a esempio si adattava abbastanza bene alla teoria; ma perch la peste non si propagava fino al punto che i suoi microbi moltiplicandosi ponessero fine alla razza umana, invece di cessare a un tratto come faceva? Durante la mia giovinezza negli ospedali di Dublino, i microbi erano chiamati "animalculae"; ma nulla si conosceva delle loro caratteristiche uniformi; e il sospetto che vi fosse una relazione tra loro e le malattie non andava al di l dell'aneddotica. Ricordo che mio padre mi raccontava di un uomo che, soffrendo di mal di denti, se ne stava con la bocca aperta sui fumi di un'erba velenosa, perch ne uscissero fuori molte "animalculae" soffocate e il mal di denti cessasse. I chirurghi operavano tenendosi indosso i normali vestiti e tenevano gli strumenti tra le labbra; dovevano infatti operare molto in fretta, prima che fossero scoperti gli anestetici. E nulla di molto speciale accadeva il pi delle volte. Le operazioni riuscivano altrettanto bene di quelle che si fanno ora con tutte le precauzioni contro i microbi. Alcune di esse, specialmente l'estirpazione dei reni e delle ovaie, che ora sono del tutto sicure, erano allora considerate come operazioni disperate; ma il rinnovamento fu effettuato da chirurghi di vecchia scuola che usavano acqua non sterilizzata e le cui nuove precauzioni non andavano molto al di l del mantenere immutata la temperatura nella camera del malato finch il paziente non fosse fuori pericolo. Le operazioni non andavano per sempre cos bene. Di tanto in tanto le operazioni negli ospedali diventavano improvvisamente mortali. Se un'infermiera si pungeva un dito con una spilla, moriva di setticemia. Tutti i malati del reparto chirurgico morivano; un'operazione equivaleva a una esecuzione. Ma questo misterioso stato di cose non dur a lungo. La "cancrena di ospedale", come fu chiamata, divent sempre pi lieve finch non scomparve, cessando di visitare gli ospedali, cos come la peste scomparve dalle nostre citt, senza che sappiamo esattamente perch. Un chirurgo di nome Lister fu abbastanza intelligente da comprendere la teoria dei germi; e sebbene la sua capacit manuale di operatore fosse al disotto della media, le sue precauzioni contro le infezioni dei microbi comportarono un tale eccesso di igiene estetica, che la conseguente scomparsa della "cancrena di ospedale" lo rese famoso. Sfortunatamente la sua chirurgia battericida, che egli chiam antisettica, uccideva tanto le cellule protettive e riproduttive quanto quelle aggressive e rese la sua chirurgia molto pi dannosa di quella dei suoi concorrenti della vecchia scuola. Nel 1898 mi sottoposi a una operazione che mi lasci un buco al piede sinistro, che le cellule riproduttive avrebbero dovuto riempire. Ma Lister era allora in gran voga; e mi riempiva giornalmente il buco di garza allo iodoformio per uccidere i microbi. Questi morirono realmente, ma il risultato fu che dovetti andare con le grucce per diciotto mesi. Un vecchio chirurgo pre-listeriano mi fece sospendere l'uso della garza e mi prescrisse una benda bagnata di acqua normale piena di microbi, mantenuta umida da un pezzetto di seta oliata. In una quindicina di giorni ero guarito.

Lister non si accontent della garza allo iodoformio, Invent una "macchina ausiliaria" che spargeva uno spruzzo di acido carbonico nella sala operatoria, e avvelenava i microbi, il paziente e il chirurgo nello stesso tempo. Egli pens che quello che ci voleva per abolire le malattie e rendere permanentemente sana la razza umana era la messa in opera di una "macchina speciale" che spruzzasse acido carbonico a ogni angolo di strada. La "fin de Il carbonico. sicle" puzz cos di acido Pratico Mondo per Edunet books Ma i chirurghi sollevarono qualche obiezione al fatto di dover essere avvelenati e soffocati e che le loro operazioni non dovessero portare alla guarigione dopo che costavano al paziente da cinquanta a varie centinaia di sterline. Lister non fu pubblicamente discreditato; la sua macchina fu messa silenziosamente da parte e lui stesso fu sistemato nel Valhalla dei medici, simbolizzato da una statua nella Portland Place. Il suo metodo tramont, eccezion fatta per l'igiene estetica, che entrava proprio incidentalmente nel suo metodo. I chirurghi e le infermiere indossarono cos immacolati camici bianchi. Sir Almroth Wright dette il colpo di grazia alle teorie antisettiche, abbattendo polemicamente quanto ancora rimaneva della teoria di Lister. Come Lessing, egli non soltanto decapit Lister, ma ne alz in aria la testa per dimostrare che non vi era cervello. Dimostr cos che con acqua normale contenente il dieci per cento di sale s'otteneva lo stesso effetto di quello che aveva cercato di fare Lister con lo spruzzo di acido carbonico, mancando scandalosamente lo scopo. Per me, con le mie grucce e le stigmate sul piede, questa  storia di cinquant'anni fa. Tuttavia essa sar accolta da molti dei miei lettori con incredulo stupore e come se fosse blasfema. Le medicine e gli specifici che si comprano nelle farmacie portano scritto sull'etichetta che sono antisettici. Jenner e Lister sono venerati come gli autori di un miracolo terapeutico; la verit su di loro  tenuta nascosta con la stessa gelosia di un segreto di fabbrica. Ma se le autorit di salute pubblica non vengono messe a conoscenza di questi segreti, essi possono fare molto danno. Lo fecero infatti alla fine del secolo scorso quando nella campagna contro la tubercolosi ricoprirono le stazioni ferroviarie e gli altri luoghi pubblici di cartelli che esortavano la gente a non sputare per terra, ma a usare sempre il fazzoletto. Esse continuano a farlo ancora adesso. La tosse e gli sternuti propagano le malattie; usate sempre il vostro fazzoletto ci dicono gli avvisi pubblici: anche nei cinema i film ci esortano a catturare miliardi di germi dell'atmosfera e a metterli al riparo nel nostro fazzoletto. Difficilmente si potrebbe dare un consiglio peggiore. I microbi, sebbene siano i prodotti e non le cause delle malattie, non sono per questo meno infetti; non sono tuttavia n immortali n invulnerabili. E' sufficiente una esposizione di una frazione di secondo al sole per ucciderne la maggior parte. Essi vegetano e si moltiplicano soltanto all'umido e al buio. Fu trovato che, dopo che grandi citt come Londra e Parigi avevano scaricato i rifiuti delle fogne nei fiumi aperti, l'acqua che passava due miglia a valle della citt era pi pura di quella di venti miglia a monte. Villaggi che avevano adottato i loro fiumi come scarichi per i rifiuti, e che furono poi provvisti di sistemi di fognature che nascondevano i rifiuti nel buio umido, furono colpiti da epidemie di tifo. Evidentemente c'era qualcosa che non andava nella politica svizzera del "Tout a l'gout" che sollev le speranze di Voltaire come la vaccinazione aveva sollevato quelle di Macaulay. C'era qualcosa che non andava nelle fogne e nei fazzoletti. Ora, quello che non funzionava bene nelle fogne era il buio umido; lo stesso accadeva per i fazzoletti. Quando soffiamo fuori dal nostro naso dei microbi patogeni e li facciamo cadere su un pezzo di terra illuminata dal sole, essi muoiono subito e non infettano nessuno. Quando invece li raduniamo in un umido fazzoletto e li spingiamo dentro una tasca buia essi si moltiplicano fintanto che finiscono nella

biancheria, dove infettano i vestiti di dozzine dei loro proprietari. La maggior parte delle infezioni locali hanno la loro origine nella biancheria, ammesso che si possa trovare un'origine. Se io fossi stato incaricato di redigere gli avvisi pubblici della fine del secolo, avrei scritto cos: Se siete raffreddati e siete in campagna, non usate mai il fazzoletto. Adoperate le dita, quando nessuno vi sta a guardare. E cercate il posto pi soleggiato che Il Pratico Mondo per Edunet books potete trovare. Quando siete sui selciati di una citt o sull'impiantito di un locale chiuso, adoperate un fazzoletto di carta e poi bruciatelo. Il fuoco e non l'acqua  il pi sicuro e pi sano disinfettante. Quando una persona infettata porta i suoi abiti all'autorit sanitaria perch vengano disinfettati, essi non vengono immersi nell'acido carbonico, ma sono messi in un forno riscaldato a una temperatura a cui non pu resistere nessun essere vivente. Lord Samuel, nella sua suggestiva utopia intitolata "Una terra sconosciuta", fa adoperare ai suoi abitanti i forni elettrici, invece che gabinetti ad acqua. Per sterilizzare l'acqua, la facciamo bollire. Il latte lo "pastorizziamo". Ma qui cadiamo di nuovo nell'errore di Lister. Il latte pastorizzato  imbevibile per qualsiasi palato sano. Analogamente l'acqua bollita o distillata. Il fuoco distrugge senza distinzione le cellule attive e quelle patogene: dunque, sebbene possiamo bruciare un fazzoletto infetto, non possiamo bruciare un essere vivente infetto. I cadaveri possono essere bruciati. E tutti dovrebbero esserlo; la sepoltura infatti, orribile consuetudine, sar un giorno proibita dalla legge non soltanto perch  antiestetica, ma anche perch i morti popoleranno tutte le terre, se si continua nella consuetudine di conservare i nostri corpi per la loro resurrezione nel giorno immaginario del giudizio (in realt, ogni giorno  un giorno del giudizio). Ma un disinfettante che distrugga ci che deve disinfettare, che bruci cio la casa per arrostire il porco, non  applicabile nei casi in cui  nostro compito di conservare sia la casa sia il porco. Il casto piano di sbarazzarci della peste bovina uccidendo le sue vittime non  attuale nelle epidemie di rosolia, una malattia trascurabile, quando la ebbi da bambino, ma che ora  diventata mortale. I genitori farebbero obiezioni e gli assassini sarebbero linciati. Ci di cui abbiamo bisogno  un disinfettante che distrugga le cellule patogene e risparmi quelle riproduttive. L'unico che conosciamo  il sangue sano vivente. Noi assorbiamo milioni di microbi ogni giorno e non ci ammaliamo perch il nostro sangue li stermina in maniera ancor pi decisa di quanto Sansone non fece con i filistei. Il nuovo microscopio elettronico ha rivelato la struttura dei fagociti, che i normali microscopi usati da Metchnikoff e da sir Almroth Wright non avevano potuto scoprire. L'uomo di Stato, che pu rendere il nostro corpo sano abolendo la cattiva nutrizione, la sporcizia e l'ignoranza, non deve preoccuparsi della fobia dei microbi che ha dominato e corrotto la scienza dell'igiene per tutto il secolo scorso. 28. LO STUDIOSO DI STATISTICA DELLA COLLETTIVITA' Il primo compito dell'autorit sanitaria, quando essa si trovi di fronte a un morbo,  di accertarsi dell'entit del male, curandosi di stabilire la curva crescente e decrescente del contagio. Questa curva, tradotta in cifre,  unicamente ricavabile dai certificati mortuari redatti dai medici, i quali danno alla causa di morte dei loro pazienti il nome ricavato dalla diagnosi. Ora, non soltanto una diagnosi pu essere errata, ma spesso dottori diversi non battezzano con lo stesso nome la medesima malattia. Feci parte un giorno di un comitato di salute pubblica e mi presi la briga (credo di essere stato il primo a prendermela) di esaminare le nostre statistiche ufficiali, le quali, a onta dell'ingente spesa sostenuta nel raccoglierle e stamparle, erano ignorate non solo dal pubblico, ma, ne sono certo, anche dai membri del comitato stesso. Stavamo occupandoci di un quartiere ultrapopolato dove tre grandi stazioni ferroviarie si erano divorate appezzamenti di ottima terra, costringendo migliaia di persone ad abbandonare le loro primitive dimore e a stiparsi in locali privi di

ogni requisito d'igiene. La febbre tifoidea vi era endemica. Mentre scartabellavo le statistiche notai che i morti di tifo erano in numero inferiore a quanto avessi immaginato. Questa constatazione avrebbe potuto mettermi fuori strada se non mi fossi accorto, voltando la pagina, di altre cifre rispondenti alla voce: "febbre enterica". Sapevo, per caso, che il tifo e l'enterite sono nomi dati indifferentemente dai medici allo stesso morbo. Un Il Pratico Mondo per Edunet scomparso, mise per iscritto che eminente ufficiale medico della Sanit di Londra, oggi books chiunque fosse a conoscenza delle pi elementari nozioni di medicina poteva tranquillamente commettere un assassinio, certo di ottenere poi un certificato di morte naturale. Questo documento non venne reso pubblico ma, oggi quanto allora, risponde a verit. Simili metodi rendono le nostre statistiche ufficiali alquanto incerte, atte tra l'altro a promuovere conclusioni del tutto errate. Il giudizio pi ottimistico deve al massimo conceder loro il valore di un presupposto necessario a stabilire per i legislatori una base di partenza. Riuscito a chiarire l'ambiguit nel campo denominativo del tifo, m'imposi al comitato quale persona di profonda cultura; da allora i medici sono stati ufficialmente avvertiti di usare nei certificati di morte le stesse denominazioni per le stesse malattie e di astenersi nei casi letali dubbi dai termini vaghi quali "arresto del cuore" o "dispnea" (mancanza di respiro). E' purtroppo facilissimo mettere in voga nuovi appellativi creatori di confusione, cosicch, fino a quando le diagnosi non assumeranno un significato assai pi scientifico, le statistiche sulla mortalit dovranno essere vagliate con estrema cura (e dagli esperti, non dai medici) affinch la legge si possa basare sicuramente su di esse. Continuando le mie ricerche mi rallegrai nel constatare che non risultavano casi letali di vaiolo, morbo apparentemente estinto nel quartiere. I sostenitori di Jenner consideravano questo fatto un trionfo della vaccinazione, ma io, conoscendo la situazione meglio di loro, guardai alle voci "tifo" e "colera" che nella mia giovinezza erano epidemie temutissime. Parevano estinte anch'esse. Che cosa dedurne? O la vaccinazione preveniva sia il manifestarsi del tifo e del colera sia quello del vaiolo, o essa non aveva effetto alcuno, oppure ancora esisteva una causa comune a tutte e tre le malattie. A ogni modo, poco dopo queste mie ricerche scoppi una nuova epidemia di vaiolo. Sebbene il morbo fosse leggero e la mortalit trascurabile, tanto pi se confrontata al periodo in cui la vaccinazione era stata obbligatoria, pur tuttavia fu abbastanza seria da far ritener necessaria in tutto il quartiere una nuova offensiva vaccinatoria, con relative conseguenze di malattie e malessere. Ora il vaiolo come il tifo ha pi di un nome. Lo si pu identificare chiamandolo "eczema pustoloso" e se questo nome fosse troppo lungo "vaioloide". Di conseguenza, quando uno dei medici membri del nostro Comitato protest perch un suo paziente, vaccinato da poco, era stato mandato all'Ospedale dei vaiolosi, la diagnosi venne riveduta e corretta in "eczema pustoloso" o "vaioloide", e il malato rapidamente trasferito all'ospedale comune. Le statistiche ufficiali dimostrarono poi che non una delle persone vaccinate aveva contratto il vaiolo durante l'epidemia, la quale scomparve com'era venuta, senza ragione alcuna. Mi resi conto allora del come la vaccinazione praticata nell'esercito tedesco poco prima della grande epidemia di vaiolo del 1871 fosse stata giudicata efficace. Nessun medico militare in Germania aveva osato diagnosticare il morbo col suo vero nome. Le statistiche sanitarie non sono tanto viziate dal fatto che la diagnostica  lungi dall'essere una scienza esatta - non si diparte per lo pi dalla semplice nomenclatura quanto dall'essere essa il frutto del lavoro di dilettanti, i quali si credono autorizzati, dalle elementari nozioni di calcolo da essi possedute, a imporre i loro medicamenti empirici alle autorit sanitarie, affinch queste li rendano obbligatori mediante decreti-legge. Le vecchie statistiche sulle vaccinazioni, che cento anni fa parvero tanto convincenti, si basavano su un'epidemia di vaiolo in cui era stato constatato che il cento per cento dei malati non vaccinati era deceduto, mentre il cento per cento dei vaccinati si era rimesso.

Questa dimostrazione impression il pubblico, convinto che il teatro della prova fosse una grande citt con qualche centinaio di migliaia di abitanti. Si trattava invece di una piccola frazione rurale, dove due casi soli erano stati accertati. N i medici n i magistrati conoscevano abbastanza i presupposti della matematica per dedurne che nessuno ha il diritto di parlare di percentuali se non quando si tratta di migliaia di casi, e che le Il Pratico Mondo per Edunet books percentuali sono di poco valore sperimentale se le migliaia sono scarse. La mia conoscenza con Karl Pearson m'indusse tosto a convincermi della necessit di adottare il procedimento matematico, sia in biologia sia in tutti i rami delle scienze esatte. Pearson, sorridente e gentile, asseriva che soltanto un matematico possiede il diritto di riconoscersi una qualsiasi autorit scientifica. Fui un fedele abbonato del suo giornale "Biometrika", bench non mi riuscisse di capire alcuna delle sue equazioni e, al massimo, il 5 per cento delle sue dimostrazioni. Riscontrai pertanto che i biometrici, sebbene la loro abilit tecnica e la loro sottigliezza abbiano per me del meraviglioso, erano, al pari di Isacco Newton, creduloni leggeri e soggettivi, sia nel trattamento dei dati da loro presi in esame, sia nelle premesse dalle quali partivano. Anche dei loro calcoli non c'era molto da fidarsi; senza distinzione di sorta usavano frammischiare fatti ed opinioni e manipolare i risultati basandoli sui frutti delle loro congetture personali. E' quindi necessario che i pubblici servizi abbiano un ufficio di statistica matematica a cui l'uomo di Stato possa rivolgersi quando voglia sottomettere a rigido esame il rapporto esistente fra progetto di legge e pratica amministrativa. I dati ufficiali non sono infallibili, in quanto raccolti da esseri fallibili; ma poich riconosciamo gradi diversi di fallibilit, possiamo almeno tentar di scegliere il personale addetto alla statistica stabilendo i due estremi della curva sulla quale determinare un punto medio dove fissare la scelta. All'estremo superiore invece, coloro che, mossi dalla passione per l'esattezza e la veridicit astratte, sono i pi atti a trovare impiego in un lavoro di raccolta e correlazione. Un ufficio di statistica cos concepito dovrebbe attrarre uomini precisi, di tendenze pignolesche, invogliandoli a farsi funzionari del servizio civile. Lo statista non dovrebbe accettare dai medici, avvocati, preti, banchieri, artisti, artigiani, operai, o altri individui specializzati, nessun dato che non fosse corredato, corretto e approvato da questo ufficio. Se nel diciannovesimo secolo una simile organizzazione avesse funzionato, l'errore grossolano da cui deriv la legge sulla vaccinazione obbligatoria non avrebbe potuto essere commesso. Il confronto fra i dati statistici del tifo e quelli del colera avrebbe dimostrato che la vaccinazione aveva servito unicamente a ritardare la vittoria dell'igiene sul vaiolo; difatti l'importanza dell'igiene fu soltanto messa in rilievo nel 1885, quando cio la legge obblig alla denuncia e all'isolamento dei casi infettivi. Il trionfo dell'igiene fu, come sir Almroth Wright accert per primo, un trionfo dell'estetica. Il vaiolo, il tifo, il colera, la tubercolosi e la peste sono le conseguenze del sudiciume, dello squallore e della miseria. Esse scompaiono all'avvento della nettezza e dell'aria pura. Ci che offende e degrada lo spirito degrada anche il corpo. E' bens vero che arrecando danno al corpo si pu arrecare danno alla mente: ma un danno non  necessariamente una degradazione e la perdita di un arto o di un organo inabilita s la sua vittima, ma non muta un pi alto ordine in uno pi basso, come avviene quando la sana vitalit di un organo degenera in proliferazione cancerosa. Beethoven perse l'udito, e compose da sordo la sua pi rinomata sinfonia. La poesia di Milton non ebbe a soffrire causa la cecit del poeta. Un buon ministro della Salute pubblica deve sapere che la mente rende sano il corpo, e non viceversa. La versione greca del Vangelo di san Giovanni dice che all'inizio c'era il Verbo. Ci vuol dire, tradotto in onesto inglese, che all'inizio esisteva il Pensiero di cui il Verbo non  che il nome.

A questo punto, il ministro della Salute pubblica diventa un ministro dell'Istruzione. Non abbiamo bisogno di pillole e pozioni e nemmeno di iniezioni profilattiche e altre scosse fisiche. Le pi generose somministrazioni di calcio e di oppio non aboliranno il colera. Abbisogniamo di ambienti piacevoli e della possibilit di soddisfare alcune fra le nostre pi urgenti necessit materiali affinch queste non debbano mutarsi in ossessioni.
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La poesia, la musica, la pittura, i libri, ci sono necessari, come pure è necessario il tempo libero occorrente a goderne. All'infuori di questi piaceri non vi sono godimenti se non nell'avidità, nell'ubriachezza e nella lussuria, stimolo fastidioso degli anni in cui non è igienico soddisfarla, e istinto irresistibile se mancano del tutto le attrattive estetiche atte a sublimarla o, per lo meno, a disgustare dall'amore raccolto per strada. Una massa umana ignara di arte, priva del denaro e del tempo necessari a chiunque desideri pensare o dedicarsi a qualsiasi esercizio fisico, è un vivaio non soltanto di sifilide ma anche di ogni altra malattia. L'affollamento è infatti più mortifero della fame e del freddo. I giornali annunciano oggi la costruzione da parte dello Stato di trentamila casette nelle quali a nessuno è dato poter fruire di una camera per sé solo. Il Primo Ministro, intanto, lancia un appello propagandistico per invogliare le famiglie a farsi più numerose! Quando cominceremo a capire che la parola d'ordine: Ogni Cittadino, Una Stanza,  molto più urgente della parola d'ordine: Ogni Uomo, Un voto?

PARTE TERZA 29. Lo Stato di fronte al problema genetico 30. La corruzione dello Stato 31. La corruzione municipale 32. Coercizioni e sanzioni 33. Legge e tirannia 34. Giurie e ministri di Grazia, difendeteci! 35. Obiezione di coscienza e sciopero generale 36. Saggi di antropometria Intermezzo 37. Della fede e della condotta 38. Ribalderia collettiva 39. Il Governo dei cosiddetti grandi uomini 40. Per i critici 41. Sommario economico 42. Sommario politico

43. Sommario religioso 44. Congedo PARTE TERZA.
Il Pratico Mondo per Edunet books 29. LO STATO DI FRONTE AL PROBLEMA GENETICO Abbiamo dunque concluso che lo statista può fare a meno di preoccuparsi dei microbi. Sappiamo pure che la selezione o una appropriata concimazione possono produrre qualità di piante immuni dalle malattie da cui prima erano distrutte. Dopo minuziose ricerche i nostri allevatori hanno scoperto il segreto per migliorare la razza negli equini, nei suini, nel bestiame e nel pollame: basta dare un giusto valore ai loro ascendenti. Adolf Hitler, che pur non è un allevatore, è arrivato con l'aiuto del suo cervello alle stesse conclusioni per quanto concerne la razza umana. Poiché è tedesco e nazionalista, egli ritiene che i destini della suddetta razza umana debbano essere conquistati e guidati dai migliori suoi figli, cioè i nordici, i quali sono atti a governare slavi e latini sterminando incidentalmente ebrei, polacchi e ogni razza sfavorevole alle sue teorie. Egli è riuscito a convincere i suoi tedeschi a lasciarsi organizzare per un'eroica guerra mondiale, e in questo momento essi stanno spargendo fiumi di sangue e denaro per raggiungere la necessaria conquista. L'esperimento, nonostante i primi sensazionali successi sui campi di battaglia, non ha giustificato l'efficacia di un sistematico accoppiamento fra consanguinei nordici. Gli scandinavi e gli anglo-americani si sono dimostrati tanto recalcitranti da costringere Adolf a escluderli dal numero degli stalloni eventuali del mondo e a scegliere per questa missione i soli uomini della Germania. All'epoca in cui questo libro sarà dato alla stampa, egli avrà probabilmente scoperto che anche i cugini del Nord non sono migliori degli ebrei e dei polacchi e forse molto più stupidi, e condurrà certamente il suo esperimento fino all'estrema conclusione, a prezzo anche della propria vita, se i tedeschi sopravvissuti, i cui genitori avranno pagato il prezzo del suo esperimento, non gli si rivolteranno contro.

Speriamo, comunque, che egli riesca a cavarsela e a godersi un comodo esilio in Irlanda o in altro paese neutrale, come già fecero Luigi Napoleone a Chislehurst e il Kaiser a Doorn. Quale razza, alla luce del suo odierno esperimento, ci consiglierà allora di allevare? Può darsi che egli disperi dell'intiera specie poiché le razze tutte gli avranno fallito. Ma, dato il suo straordinario ottimismo, egli scoverà forse l'esistenza di una via d'uscita. I nostri genetici sono d'accordo nel riconoscere che il segreto dell'eugenetica è di sostituire l'incrocio all'accoppiamento fra consanguinei: muta la materia, rimane il metodo. Il futuro dell'umanità appartiene ai bastardi e non ai levrieri, belli, sì, ma privi di cervello. Lo stesso Fuhrer non è un puro prussiano; dal punto di vista genealogico egli è un essere del tutto estraneo, prescelto dalla natura a vincere. Si dice che i lavandai cinesi in unione con le ragazze irlandesi producano una eccellente nidiata di figli. L'albero inglese innestato su quello italiano genera disposizione sia per gli affari in grande stile sia per le belle arti. In Russia, dove un'intera generazione di bei signori e di belle signore è stata costretta a fingersi figlia di lavoratori della gleba, e dove la promiscuità fra ogni tipo di creatura è cosa naturale, la civiltà sta facendo passi tanto lunghi da lasciarsi indietro a miglia di distanza un'Europa dal fiato mozzo. Frattanto, nei villaggi remoti in cui l'incrocio è reso impossibile per mancanza di forestieri, e la popolazione è formata tutta da cugini, la razza decade e i difetti congeniti sono comuni. Le genealogie partono da incroci esogami e terminano ignominiosamente in una chiusa casta di consanguinei dove parassiti generano parassiti. Lo statista deve perciò evitare ogni forma di endogamia, sia di casta sia di nazione o colore, e dare invece le più ampie possibilità alla naturale scelta fra i sessi. Questo non è sempre facile; ne abbiamo una prova nel nostro vastissimo impero. Non siamo riusciti a popolare la Nuova Zelanda nella quale, invece delle decine di milioni di bianchi che ognuna delle sue

due isole potrebbe contenere, ne abbiamo soltanto immesso un milione e mezzo. Quando ero a Durban, nel 1935, il ministro dei Trasporti fece un appello per incoraggiare l'immigrazione britannica nel Sud-Africa, allo scopo di mantenervi la nostra supremazia. L'Australia è stata da noi considerata inabitabile fuorché in poche determinate regioni. L'abbiamo perciò abbandonata. Nel frattempo, gli aborigeni inventori del miracoloso "boomerang", come pure leIl Pratico Mondo pereEdunet books Nuova Zelanda, stanno tribù nere d'Africa, i maori della moltiplicandosi con ritmo decisamente impressionante, tanto più adesso che hanno cessato di divorarsi tra di loro. Il vero rimedio pare essere quello della mescolanza genetica. Nell'isola di Giamaica questa mescolanza è stata tanto ampiamente praticata, che nel 1911, quando la visitai, alcuni dei bianchi più civili da me incontrati avevano per padre un uomo di colore. Nelle Hawaii, dove desideravo udire un po' di musica locale genuina invece delle canzoni popolari inglesi e americane con le quali i nostri turisti sono presi in giro, mi resi conto che i puri discendenti dei vecchi abitanti delle isole Sandwich sono ora curiosità da museo. I giapponesi soli sono endogami. Anch'essi stanno provando in Oriente l'esperimento selettivo di Hitler, ma, se fossi un giocatore, punterei sulla vittoria dei bastardi. In questo, come in ogni altro settore riguardante la pubblica amministrazione, vediamo che lo statista non è stato educato nella sfiducia vaga e generica verso la scienza, quale parola vuota, adornata da lettera maiuscola, ma in quella verso i naturalisti, fisiologi, biologi e filosofi viventi, chiusi nelle loro sette battagliere di selezionisti e di evoluzionisti (neo-darwinisti guidati ora da Julian Huxley, bergsoniani condotti da Joseph Needham). Nemmeno contro l'Arte (con l'A maiuscola) è stato educato lo statista, ma contro ogni scuola che abbia per scopo preponderante la disputa su questioni concernenti musica, pittura, scultura, letteratura, e soprattutto architettura. Nella maggior parte dei casi l'uomo di Stato si trova del tutto impotente se privato dell'aiuto e del consiglio di abili studiosi di statistica non corrotti da interessi pecuniari antisociali, o sviati da una passione più forte di quella matematica che, in alcune persone, è la più salda e di gran lunga la più duratura di tutte le passioni. Il matematico nato è il fagocito che la natura ha creato per divorare il profittatore. 30. LA CORRUZIONE DELLO STATO Il socialismo, nel trapasso dalla dottrina alla pratica, ha esteso le attività e i poteri dello Stato aumentando al medesimo tempo la possibilità di corruzione e le occasioni di guadagni illeciti. I socialisti richiedono la nazionalizzazione dei mezzi di produzione, distribuzione e scambio; essi ci esortano a Educare, Agitare e Organizzare, in vista di questo scopo. Dal punto di vista economico tutto questo è logico, ma renderà il capitalismo e l'imperialismo più forti che mai, tanto più se il trapasso degli affari da privati a pubblici verrà attuato come sta attuandosi ora, da capitalisti e imperialisti finanziati dallo Stato (fascisti) che combattono per il loro interesse, piuttosto che dai comunisti i quali mirano al benessere della comunità. Perché, lo ripeto, è possibile nazionalizzare i mezzi di produzione, distribuzione e scambio, sfruttandoli ben più a fondo di come non lo siano, dato che oggi servono soltanto ad aumentare i redditi non sudati e ad alleggerire i proprietari dalle tasse, mentre producono un rialzo nel costo della vita del proletariato, riducendogli i mezzi per sostenere un onere maggiore. I nostri ottimisti puntano esultanti sull'aumento dei salari; i salari delle donne impiegate nei lavori di guerra sono, ad esempio, saliti dai due pence e mezzo orari del 1914 ai sei pence del 1941, il che fa sei scellini al giorno per dodici ore di lavoro invece di mezza corona. Ma quando la donna porta a casa i suoi sei scellini il proprietario confisca immediatamente da otto pence a due scellini. Con quello che le rimane, la donna compera cibo e vestiario a prezzi sensibilmente maggiori di quelli del 1914. I salari dei lavoratori specializzati sono saliti da due sterline la settimana a settanta- ottanta scellini; ma lessi tempo fa che uno di questi aristocratici del lavoro pagava un affitto di ventotto scellini la settimana. Ieri (febbraio 1943), il Governo annunciò la costruzione per conto dello Stato di 6000 case per lavoratori agricoli. L'affitto deve essere

di tredici scellini la settimana, e questo con un salario di due sterline. Tali affitti sarebbero stati considerati mostruosi prima dell'aumento dei salari. Non dimentico che, non appena case e terreni fossero comprati dallo Stato, come ho scritto nel capitolo 13, non vi sarebbero più proprietari né tasse per loro. Il proprietario, però, pagato per l'abbandono deiIl Pratico si troverebbe caricato d'un tratto di danari da suoi beni, Mondo per Edunet books impiegare, e diventerebbe un capitalista, mutando tutt'al più l'appellativo affitto in quello di reddito, ciò che non è di alcun profitto per il proletariato. I capitalisti possono essere rimunerati, e probabilmente lo saranno, per la cessione delle loro industrie allo Stato, e pure i proprietari terrieri quando abbandoneranno le loro terre; ma che cosa riuscirà a impedir loro che, con un qualsiasi pretesto, non si mutino in pensionati a vita, se la distribuzione della rendita, degli interessi e dei profitti è lasciata nelle loro mani? I proprietari terrieri e i capitalisti possono essere aboliti con relativa facilità; ma la rendita e l'interesse rimarranno a disposizione del Governo che, controllando la produzione e i mercati, può profittarne, se gli garba. E non potrà fare a meno di trarre qualche profitto poiché dovrà pure assicurarsi una certa solvibilità. La distribuzione dei profitti e delle rendite da esso ottenuti rimarrà a sua discrezione. Facendone uso potrà pagare stipendi e pensioni giganteschi ai membri del Parlamento, compresi i pari che sono praticamente irriducibili sinecuristi, e istituire un sistema di privilegi graduati che dalla nobiltà si estendano con paghe da fame al semplice operaio, facendo sì che l'auspicato trapasso della proprietà privata in quella pubblica risulti un mutamento in peggio. E' del tutto secondo natura che il vecchio liberale sogni istituzioni politiche dalle quali scaturisca automaticamente una millenaria prosperità, e questo senza restrizione alcuna della libertà individuale, e senza che lo Stato interferisca nelle questioni di carattere politico e religioso. Questo suo sogno è potentemente appoggiato dall'individualismo cristiano, il quale pone in rilievo l'infinito valore dell'anima di ogni uomo, da Dio creata immortale e dotata di libero arbitrio, in contrapposizione all'espediente di autorità totalitaria su cui si appoggiano gli Stati artificiali di questo mondo, nei quali il nostro passaggio è soltanto un breve e peccaminoso episodio dell'eternità. Un Governo socialista può risultare cattivo quanto qualsiasi altro tipo di Governo. L'eterna vigilanza è il prezzo che il socialismo e la libertà devono pagare per esistere e, a meno che questa vigilanza non sia molto illuminata, essa può produrre parecchio male, pur partendo da ottime intenzioni. E' più sicuro respingere ogni sistema automatico, giudicandolo un facile schermo posto a nascondere tendenze di pigrizia politica, e considerare invece con dovuto rispetto ogni sistema che comporti una direzione giornaliera e riguardosa dell'individuo. La fede nella salvezza automatica ha rovinato il capitalismo, e ha estinto il liberalismo di Cobden; abbandonandoci a questa utopia produrremmo lo stesso disastro nel socialismo. La storia degli Stati costituzionali ha, in questo punto, qualcosa da dire. Il monopolio governativo della terra e del capitale non è cosa nuova. Virtualmente è già nella lettera della legge in vigore, dove la proprietà terriera non poggia su alcuna base legale. La terra appartiene tutta al re, e può essere posseduta da un privato soltanto come proprietà passeggera donata dal monarca, il quale in qualsiasi momento ha la facoltà di riprendersela. Il diritto per cui il sovrano impone tasse sui suoi soggetti non è limitato da alcuna restrizione. Egli sta attualmente confiscando i redditi dei più ricchi fra i suoi sudditi alfine di impiegarli alla difesa del regno. Così, la completa «espropriazione degli espropriatori», facendo del Governo l'unico capitalista proprietario terriero e datore di lavoro, potrebbe essere attuata con la presente legge. Enrico ottavo s'impadronì delle terre della Chiesa, senza per questo promuovere una rivoluzione. Allo stesso modo il Tesoro si sta ora impossessando di tutto il denaro che può spillarci, senza provocare per questo la rovina dell'intero sistema capitalistico. La legge è socialista, come d'altronde è nella natura

di tutte le leggi costituzionali. Perché, allora, gli attuali Governi sono nella pratica tanto antisocialisti da far ribollire ovunque, fuorché in Russia, il malcontento rivoluzionario? La risposta è che tanto il re, quanto i ministri che esercitano i suoi poteri, non sono socialisti; neppure lo sono coloro che li eleggono. Le proprietà terriere vengono concesse a Il Pratico Mondo per Edunet books privati affinche essi ne estraggano un profitto personale. I sovrani solevano vendere i loro diritti di tassazione a gabellieri che spellavano senza pietà i contribuenti. I Cancellieri dello Scacchiere, nello stabilire i loro bilanci, danno alla tassa diretta sul reddito il valore di un ultimo espediente da imporsi soltanto allorché ogni altra fonte di reddito sia stata sfruttata al massimo. Quando l'iniziativa privata si rifiuta di imbarcarsi in affari, indispensabili sì, ma giudicati di scarso rendimento (il servizio postale, a esempio), i Governi s'impegnano loro. Essi si guardano bene, però, dal fornire i servizi richiesti al prezzo di costo: ne traggono invece un profitto che serve loro ad alleggerire, o addirittura annullare, le imposte sui redditi non sudati. Questo è accaduto per avere affidato allo Stato i mezzi di produzione, distribuzione e scambio, lasciando di pari passo le redini del Governo nelle mani di ministri antisocialisti, educati al concetto che la prosperità nasce dal libero ed egoistico commercio fra privati. Ne sono risultate povertà, schiavitù, prostituzione, e morte prematura in sì vasta scala, da promuovere quel particolare movimento da noi chiamato socialismo. Purtroppo, movimenti a sfondo sociale essi pure, quali il liberalismo, l'anarchia, il sindacalismo o qualsiasi altro credo a sfondo scettico sulla capacità dello Stato, appoggiano la tesi del libero scambio fra privati. Prendete il caso della vantata abolizione della schiavitù in Inghilterra e in America. Se ho uno schiavo o un servo della gleba e se sono responsabile del suo benessere anche nelle ore in cui non lavora, e se la legge lo protegge contro gli abusi che potessi compiere nei suoi riguardi, a che cosa gli servirebbe di essere buttato sul lastrico in nome della libertà? Egli si troverebbe di colpo nell'alternativa di dover morire di fame o vendersi come "libero lavoratore". Crederebbe, forse, di potersi scegliere il padrone, ma quando si trovasse davanti al dilemma: «trovar lavoro o crepar di stenti» si avvedrebbe ben presto che è il padrone a scegliere, non lui. All'istante in cui perde il suo signore, perde pure i diritti inerenti allo stato di schiavitù, e allora non appena è incapace di lavorare può finire anche sul letamaio. Quando la schiavitù insita nel sistema feudale venne abolita in Inghilterra, le morti per stenti sarebbero diventate innumerevoli se la regina Elisabetta non vi avesse provveduto per mezzo della Legge sui Poveri. La rivoluzione industriale rese la voce "morte di fame" d'uso comune nei registri degli uffici di stato civile. Venne poi l'armistizio a conclusione della prima guerra mondiale, e milioni di smobilitati esperti soltanto nell'uso delle armi, induriti dalla carneficina, e abituati a mangiare regolarmente la loro razione di carne in scatola, si trovarono nell'impossibilità di procurarsi un impiego. Per tema di una rivolta la Legge sui Poveri fu ampliata coll'aggiunta di sussidi, aggregando così una massa di parassiti, miserabili e affamati, a quella dei ricchi super-nutriti. E' accaduto spesso che ferrovie gestite dallo Stato decadessero a un limite scandaloso d'inefficienza. Questo soltanto perché il Governo, invece che impiegare in riparazioni necessarie o a favore del perfetto andamento dei servizi il danaro pagato dal pubblico per i trasporti, lo usava per ridurre tasse. Se poi c'erano profitti, questi erano devoluti a diminuire il prezzo delle tariffe, o a migliorare le condizioni degli impiegati della ferrovia stessa. Il paragone tra ferrovie statali, cioè male in arnese, e ferrovie private inglesi o americane, paragone ben sfavorevole alle prime, è sovente usato per screditare il progetto socialista sulla nazionalizzazione delle nostre strade ferrate. Ciò non è molto logico, dato che le nostre compagnie ferroviarie, tutte private e in competizione l'una con l'altra, sono riuscite

a stabilire una rete ferroviaria così inadatta al fabbisogno del paese che è a volte meno dispendioso spedire le nostre merci, se destinate a uno dei nostri porti, via mare in America e da quel continente dirottarle qui, piuttosto che inviarle direttamente a destinazione via terra. In Italia i treni non furono mai in orario finché il Duce, reggitore assoluto alla maniera di Luigi quattordicesimo, non li ebbe messi sotto la tutela dello Stato. Il Pratico Mondo per Edunet books Così fece in Spagna Primo de Rivera. In Russia, il ministro dei Trasporti Zerzinskij uccise un capostazione troppo amante dei suoi ozi. Dato però che gli amanti dell'ozio erano più numerosi dei Zerzinskij, il Sovièt dovette organizzare una polizia con speciali poteri di vita e di morte prima di riuscire a stabilire l'ordine. Ogni servizio ferroviario statale può essere reso efficiente, attivo e proficuo, se il ministro dei Trasporti è deciso a volerlo tale. Se invece il Cancelliere dello Scacchiere ritiene meglio farlo diventare un monito contro l'iniziativa di Stato, piuttosto che un esempio, egli può molto facilmente riuscirvi. La gente non saprà rendersi conto di ciò che accade e dichiarerà lo Stato colpevole della disfunzione ferroviaria. Dato poi che il socialismo patrocina l'amministrazione governativa, la gente darà la colpa anche al socialismo, perché l'idea millenaristica che essa si è fatta di quel movimento non è giunta a tanto da capire che uno Stato socialista, retto da spiriti corrotti e incapaci, risulta più dannoso che non una egoistica plutocrazia. Una cattiva amministrazione del Tesoro posta alla mercè di governanti poco scrupolosi e scelti a casaccio (poco importa che si chiamino socialisti o conservatori), non potrà condurre se non a una calamità nazionale. Sappiamo tutti cosa sia un treno e, se ci prendiamo la briga di studiarlo, potremo anche capire l'intero funzionamento ferroviario. Nessuno, invece, intende che cosa sia la moneta. Se da un venditore ambulante comperate mele per il valore di due pence e pagate con una moneta d'argento di sei pence, egli vi restituirà quattro pence di bronzo, dopo di che potrete concludere che il venditore conosce perfettamente il meccanismo della moneta. Se poi gli domandate da dove quelle monete provengono, egli vi risponderà che nascono dalla Zecca. Ma se volete farvi spiegare il perché vi dona due mele gradite al palato in cambio di due piccoli dischi di bronzo, egli rimarrà muto. Sa tutti i Che Cosa, i Quando, i Dove, e i Come; ma non conosce una risposta. Il governatore della Banca d'Inghilterra, nell'ultima discussione sulla base aurea, dovette ammettere di essere incapace di trovare una soluzione soddisfacente a questo perché fondamentale. Immaginate, ora, che il nostro venditore ambulante diventi membro laburista del Parlamento, fatto possibilissimo nell'attuale stato di cose, purché egli sia dotato di una certa loquela e purché, assistendo a comizi, o leggendo opuscoli, si sia impadronito degli argomenti astratti a favore del socialismo e a discredito del capitalismo. Ho condiviso il palco oratorio con parecchi di questi eloquenti rivenditori che riscuotevano maree di applausi, sebbene la loro pronuncia fosse alquanto trascurata. Immaginate che il vostro venditore ambulante diventi membro del Governo, Primo Ministro o, se volete, Duce, Fuhrer, Commissario. Cose che capitano, al giorno d'oggi. Egli si troverà nella stupenda posizione di poter creare un illimitato benessere con la semplice stampatura di pezzetti di carta contrassegnati dieci scellini, una sterlina, cinque sterline, cento sterline. Ne può stampare milioni di questi pezzetti, e dar loro corso legale. I Governi rivoluzionari, formati di uomini privi d'esperienza che troppo conoscono la povertà e il centesimo, e troppo poco i milioni, si lasciano quasi sempre abbagliare da simili follie. Nessun Governo può creare una pagnotta, un uovo, un paio di scarpe, e neppure riparare una finestra rotta, stampando numeri su pezzi di carta. Quei pezzi di carta possono avere valore come buoni per il pane, il burro, le scarpe, i mattoni e per ogni altra cosa, compresi i servizi personali che pure si possono comprare, purché esistano sul mercato gli oggetti, o il personale, ricercati dalla

domanda. Nel caso contrario, i possessori dei buoni possono anche fischiare... Allo stesso modo potrebbero possedere azioni di una inesistente miniera d'oro! Dapprincipio, le merci che una onesta moneta potrebbe pagare non mancano del tutto. Supponete che il Governo, abituato a dare un penny per ogni uovo che compera, ritenga di Il Pratico Mondo per Edunet books potere in qualche modo ottenere sempre una abbondante quantità di uova a questo prezzo, e poggiando su tale assunto emetta buoni capaci di acquistare una dozzina di uova per ogni mezza dozzina che si trovi sul mercato: il prezzo delle uova salirà matematicamente a due pence l'uno. Questo indisporrà il Governo che accuserà i rivenditori di voler trar migliori profitti a mezzo del mercato nero. Pur di combattere questo rialzo, i governanti promulgheranno una legge sui prezzi massimi che imporrà una multa di 100 sterline, o diversi anni di prigione, o che so io, da infliggersi a chiunque sia sorpreso a vendere uova a un prezzo superiore a quello fissato. La polizia, però, non può far rispettare questa legge, non avendo essa a disposizione il numero necessario di guardie, tanto più che per ottenere un risultato ci vorrebbe una guardia per ogni negozio e una a ogni angolo di strada. D'altra parte, la polizia può unicamente rilevare l'infrazione alla legge quando è chiamata dalla parte lesa. Ma se ambedue le parti si mettono d'accordo, non vi è parte lesa, e nessuno chiama la polizia. Nulla può evitare che la scarsità delle uova provochi un aumento del loro prezzo, tanto più se il Governo stampa buoni in eccesso sulla disponibilità, e lascia il traffico delle uova nelle mani della libera concorrenza e del commercio privato. Dopo la guerra dei Quattro Anni l'affrancatura di una lettera da Londra a Berlino costava due pence e mezzo. Da Berlino a Londra, in moneta tedesca, si dovevano sborsare 12 sterline e mezzo. Poiché lo stipendio dell'impiegato postale era basato su una scala mobile, egli non ci faceva molto caso; ma chi viveva dei redditi fissi, i pensionati, le zitelle a cui i genitori avevano provveduto per mezzo di lasciti, i possessori di obbligazioni, i creditori ipotecari, e i creditori tutti in genere, furono rovinati. Al momento dell'armistizio, nel 1918, possedevo un credito di migliaia di sterline presso editori e impresari teatrali tedeschi. La parola d'ordine generale era allora «Fate pagare la Germania». Ho infatti ancora il milione di marchi con cui la Germania mi pagò; valgono forse qualche centesimo... di curiosità. La stessa cosa accadde al rublo in Russia nel 1917, al dollaro americano dopo la Guerra Civile, ai buoni- moneta durante la Rivoluzione francese e in centinaia di altri casi in cui il denaro eccedette di molto i beni disponibili. Questa cattiva condotta finanziaria dello Stato si chiama inflazione. E' una variante della truffa all'americana. D'altra parte, i debitori si sentono sollevati, potendo adempiere ai loro obblighi con moneta svalutata; anche le società commerciali si alleggeriscono dei loro debiti usufruendo di questa truffa legale. Gli speculatori lungimiranti comprano merci con danaro svalutato e le rivendono all'estero contro buona valuta, oppure le tengono in disparte per rimetterle sul mercato in patria quando il Governo, non potendo più a lungo autotruffarsi, sarà costretto a ritornare a una moneta basata sui beni reali o sull'oro. A ogni modo, una quantità rilevante di persone approfitta di questa truffa dello Stato. Esse incitano il Governo all'inflazione e si oppongono in tutti i modi alla deflazione. Un anno d'inflazione è per certuni un anno di prosperità. Il Governo che spoglia Pietro per pagare Paolo può sempre contare sull'appoggio di Paolo. L'inflazione, comunque, si sconfigge ben presto da sé sola. In Germania, quando milioni e anche miliardi di marchi non potevano comperare un uovo, o pagare il biglietto di un tram, gli uomini d'affari forestieri stabilirono di farsi pagare in dollari americani o in oro; questo obbligò il Governo tedesco a emettere una nuova moneta basata sui beni disponibili. Il ritorno ai prezzi normali salva i pensionati, ma rovina i debitori e rende la cura calamitosa quanto la malattia, poiché ora è Paolo che viene spogliato per pagare Pietro. Tuttavia, l'illusione della cartamoneta è irresistibile per i finanzieri ignoranti posti al potere dalla rivoluzione e dal suffragio universale.

L'educazione che diamo ai nostri governanti e agli elettori non serve. Le inflazioni tedesca e russa non furono provocate da venditori ambulanti, ma da persone che, avendo frequentato le scuole e l'università, sapevano tutto quello che si riesce a imparar dai libri e dagli studi finanziari. Enrico ottavo, uno degli uomini più istruiti e compiti del suo tempo, e non certo uno sciocco, svilì il suo danaro prima ancora che la carta moneta fosse di moda. Egli sapeva di commettere Il Pratico Mondo per Edunet alla lunga il Tesoro non avrebbe una truffa; ma non capì che books guadagnato nulla dalla frode, e che nel frattempo essa avrebbe causato molte sofferenze. Forse, dopo tutto, lo capì; certo è che non se ne curò. A quasi tre secoli di distanza un altro monarca, Luigi quindicesimo di Francia, agì allo stesso modo e alle rimostranze mossegli dai saggi rispose col famoso «Après moi le déluge!». Mentre scrivo queste righe, il Governo inglese è ricorso a decreti di razionamento dei generi di prima necessità, fissandone il prezzo massimo, e infliggendo severe pene a chi disobbedisce (mercato nero). Nello stesso tempo - e qui viene il nuovo - esso compensa i negozianti per le eventuali perdite subite nell'osservanza della legge, concedendo un sussidio. Ecco ancora un provvedimento abbastanza intelligente; ma, poiché i sussidi devono essere pagati dai contribuenti, compresi i negozianti, ciò che corrisponde a dare la differenza fra il massimo prezzo autorizzato e il vero valore della merce - valore di scarsità, cioè - l'inflazione non è affatto sconfitta e il suo peso, invece che ricadere indirettamente sui compratori, è portato un po' da tutti: provvedimento d'inflazione nazionalizzata, tutto lì. I Governi privi di illusioni sulla circolazione monetaria possono essere disonesti quanto gli altri. Il Governo francese finanziò la prima guerra mondiale chiedendo prestiti quando il franco valeva dieci pence. Dopo la guerra esso «svalutò» la sua moneta e dette al franco il valore di due pence. In conseguenza di ciò, coloro che avevano imprestato dieci pence alla Francia furono ripagati con due e la Francia non si curò certo di chiedere scusa. Il Governo francese si comportò come un privato il quale, essendo fallito, si confessa insolvente e offre di pagare a sconto dei suoi debiti quattro scellini per ogni sterlina dovuta. I francesi, che non si sognarono neppure di fare una simile confessione, svalutarono senza fallire. Essi ripudiarono semplicemente i quattro quinti dei loro debiti. I sottoscrittori inglesi del prestito s'indignarono, giudicandosi defraudati, come infatti lo erano. Il più bello fu che l'Inghilterra, dopo essersi fatta imprestare una grossa somma dagli Stati Uniti, ripudiò a sua volta il debito scusandosi con il fatto che le nazioni alleate, per agevolare le quali essa aveva richiesto il prestito, si erano comportate allo stesso suo modo. La Finlandia, che aveva ricevuto prestiti direttamente dall'America, rimase l'unica nazione solvente. Possiamo dedurre da ciò che la fiducia in un Governo non dipende soltanto dalla sua solvibilità e onestà, ma anche dal sapere i ministri ciò che stanno facendo. I datori di lavoro e i proprietari terrieri possono equiparare il valore dei pubblici servizi a quello delle pensioni, sia col crescere gli affitti, sia impiegando pensionati ai quali vengono offerti stipendi che, addizionati alla loro pensione, siano di poco inferiori al minimo di categoria. Quando nel creare una nuova arteria stradale o un nuovo giardino pubblico si valorizzano proprietà private, i proprietari equiparano l'incrementato valore dei loro beni aumentando gli affitti. Non è necessario che i datori di lavoro e i proprietari prendano l'iniziativa di queste transazioni. Essi devono soltanto aspettare che i pensionati e gli stessi costruttori comincino a litigare fra loro, chi per la terra, chi per il lavoro, offrendo stipendi più bassi e affitti più alti. I pensionati finiscono per regalare ai datori di lavoro il valore delle loro pensioni e i costruttori regalano ai proprietari quello che si può chiamare "valorizzazione senza sforzo', sebbene la valorizzazione sia in pratica dovuta agli sforzi riuniti di tutti i contribuenti. Questa non è corruzione colpevole; è una inevitabile automatica conseguenza della proprietà privata sulla terra e sul capitale unita all'imposizione di contratti privati.

Ma se lo Stato o il Municipio acquistano i terreni ove tracciare nuove strade o giardini, omettendo di acquistare o municipalizzare le proprietà che vengono beneficate dai lavori, se ne rendano conto o no, essi mettono in moto la macchina di una vera corruzione. Se Stato o Municipi pagano una pensione insufficiente o, pur dandone una sufficiente, non la sospendono quando il pensionato accetta un lavoro per il quale gli viene corrisposto uno Il di paga, gli effetti Edunet books stipendio inferiore al minimo Pratico Mondo per della corruzione vengono pure automaticamente prodotti. A questo punto, e messo di fronte a sì forte probabilità di corruzione, il proletariato può giustamente esclamare: «E' questo, dunque, il risultato della vostra decantata nazionalizzazione e municipalizzazione, della confutazione della dottrina del "laisser- faire" patrocinata dalla scuola di Manchester, delle dimostrazioni che la società fabiana è sempre pronta a dare a favore delle economie realizzabili in un regime d'iniziativa e di controllo di Stato, della socializzazione dei mezzi di produzione, distribuzione e scambio?! I capitalisti si arricchiranno maggiormente di quanto sarebbe stato loro possibile in un regime di "laisser-faire"; gli affitti, di già troppo onerosi, aumenteranno a nostro scapito, e a noi toccherà essere più che mai sfruttati. Nessun ringraziamento, perciò! Al diavolo il vostro socialismo costituzionale che promette e non mantiene! Intonate la Marsigliese: "Aux armes, citoyens!"». Ma la Marsigliese non salverà la situazione. Il sabotaggio e l'assassinio, usati quali metodi di cura contro gli abusi politici, non sono medicamenti di lunga efficacia e spesso aggravano la malattia. Perché ne temono gli effetti, Governi corrotti riescono a trattenersi dal condurre i loro governati alla disperazione; ma al giorno d'oggi gran parte della corruzione è preterintenzionale e automatica e i Governi non sanno riconoscerla né, riconoscendola, sanno quali provvedimenti prendere. Posti di fronte a una rivolta, essi mettono in opera la polizia, chiamano i militari alla riscossa, dichiarano lo stato d'assedio, durante il quale ogni legge è sospesa a eccezione della legge marziale, e ripagano gli insorti con la loro stessa moneta. Se gli insorti, come accadde nella Rivoluzione francese, sconfiggono il Governo, essi sapranno meno ancora che cosa fare per migliorare le loro proprie condizioni, di ciò che non sapessero i governanti caduti; cosicché il loro Regno del Terrore si dimostrerà inutile quanto il terrore ufficiale che lo provocò. Il terrore produce terrore e ancora terrore a non finire. Fouquier- Tinville, l'amministratore ufficiale della ghigliottina, finì decapitato; mentre già sul palco stava subendo gli improperi della folla, egli gridò: «Credete con ciò che il pane sarà domani a miglior prezzo?». Fu, difatti, più caro e il ridicolo ricadde sulla folla, non su Fouquier. Nella mia Irlanda natia il sabotaggio, l'assassinio, gli incendi dolosi e le canzoni dei soldati ebbero ognuno la loro ora nella lotta fra gli Shinners e i soldati inglesi. Michael Collins, l'eroe degli insorti, disse, quando gli inglesi bruciarono le latterie: «Per ogni latteria incendiata, incendierò due case di campagna». Egli mantenne la parola e con questo metodo riuscì, nominalmente almeno, a fare della cattolica Irlanda uno Stato libero. Dopo di che i cattolici irlandesi fucilarono Michael e s'impelagarono in un pasticcio economico altrettanto intricato di quello che era stato combinato per loro dal Governo inglese e dalle vecchie Grandi Giurie. Era logico: essi non possedevano esperienza alcuna delle questioni civili, nessun concetto economico, nessuna filosofia della storia, nessuno scopo ben definito, nessuna capacità di organizzare gli accantonamenti di merci necessarie al commercio. Si accontentavano di romantiche ubbie e, ben presto, incominciarono a brontolare per i prezzi e per gli affitti più alti che mai. Le statistiche della mortalità erano tali da atterrire l'Europa, se l'Europa non avesse perso il donchisciottesco interesse che aveva provato per l'Irlanda ai giorni in cui il mio paese era oppresso dall'Inghilterra invece che da se stesso. La morale è la medesima in tutti questi capitoli. Le aspirazioni eroiche, la devozione incondizionata, l'impavido coraggio, lo spargimento di sangue sono molto più dannosi che

utili quando i combattenti non sanno riconoscere ciò che va per traverso o, riconoscendolo, ignorano come rimetterlo per dritto. Tuttavia parecchi socialisti credono che il Governo socialista sia incorruttibile. E', di fatto, più corruttibile di un altro, in quanto impiega i poteri e le ricchezze dello Stato a Il Pratico Mondo per Edunet books incremento della produzione agricola e industriale invece di lasciare che questa si sviluppi da sola, limitandosi a garantire i servizi di polizia e altri indispensabili, che per natura loro non possono dare profitti commerciali o sono al di là delle risorse del capitale privato. Naturalmente una simile estensione del potere e dell'attività statali sfocia in una formidabile estensione di possibili abusi. Fortunatamente nessun Governo, per quanto corrotto, può essere completamente antisociale. Fabbricare strade attraverso le quali ognuno cammina senza pagar pedaggio è comunismo puro e semplice, mentre il fabbricare scarpe con cui gli stessi uomini possano andare sulle dette strade è opera da lasciare all'iniziativa privata. In campagna le strade e i ponti possono essere costruiti da privati, e pagati dai pedoni mediante tasse di pedaggio, ma ben presto ciò crea confusione. I posti di pedaggio sono una noia per coloro che non amano essere ritardati da ripetute fermate e relativi pagamenti, e sono inutili ai proletari che, non avendo denaro in tasca, devono sfuggire ai posti di controllo sviando per i campi o sgattaiolando di tra le siepi. Per questa ragione, ponti e strade sono liberi alla circolazione: mediante le tasse si paga l'uso che se ne fa, attuando in tal modo un'organizzazione comunista possibile soltanto quando lo Stato è sufficientemente organizzato per intraprendere l'amministrazione dei servizi pubblici. Gli antichi romani, che erano grandi costruttori di strade e di ponti, lasciarono il suolo della Britannia nel quinto secolo, da allora, fino al secolo diciannovesimo, nessun ponte fu costruito in Inghilterra. Oggi ancora i nostri fiumi ne scarseggiano. Per recarsi al suo ufficio, proprio nel centro di Dublino, mio padre doveva attraversare la Liffey, varcandone uno dei ponti con diritto di pedaggio. La tassa ammontava a mezzo penny e mio padre per burletta si compiaceva di esclamare: «Questo ponte maledetto mi rovinerà!». A ogni modo, eccetto in pochi casi in cui l'iniziativa privata si ridusse all'assurdo, come nel caso delle strade e dei ponti a pagamento, il mondo in cui nacqui considerava sacro il principio che il Governo non debba fare nulla di quanto l'iniziativa privata voglia accaparrare a proprio profitto. Appena raggiunsi l'età della ragione mi sentii pronto a discutere l'assurdità di un sistema che obbligava mio padre a pagare mezzo penny ogni volta che il suo lavoro lo chiamava dall'altra parte del fiume, e il ponte da attraversare non era che uno stretto e arrugginito pontile di ferro a uso dei soli pedoni, mentre gli era concesso di bighellonare a piacimento su bei ponti di pietra con marciapiedi e carreggiate. Riflettendoci su, mi resi conto che mio padre pagava mediante tasse comunali la sua parte per le spese di manutenzione dei ponti pubblici. La sua parte era però molto inferiore al mezzo penny imposto come pedaggio dal ponte privato, ed era evitata la seccatura del soldino pronto a ogni passaggio. Ecco un esempio pratico di capitalismo da una parte e comunismo dall'altra. A poche centinaia di metri di distanza, il comunismo forniva una superiore comodità a un prezzo inferiore. Karl Marx e altri filosofi ebbero a occuparsi del come mai, a onta di fatti così probanti, il comunismo debba essere aborrito e il capitalismo considerato invece fonte di ogni prosperità. A Londra, il medesimo problema venne sollevato da un gruppo di giovani, più o meno della mia specie, che formarono una società chiamata «fabiana». Vi aderii io pure, provvedendo così a fornirmi di abilissimi colleghi capaci di riempire i vuoti lasciati nella mia cultura da una educazione esclusivamente estetica, la quale ebbe un unico merito, un po' istrionico, di farmi giudicare da loro idoneo a servire quale oratore o capo popolo. Uno di essi, Sidney Webb, a me ben superiore sia per

la cultura politica, sia per l'esperienza amministrativa, e per quella miracolosa capacità di rapida assimilazione e memoria che distingue i Newton e i Napoleone dagli altri uomini capacità di cui sono totalmente privo - addusse una così poderosa valanga d'esempi a favore dei vantaggi economici realizzabili in una oculata amministrazione pubblica coadiuvata dai poteri governativi e dalle risorse fiscali, che, a pochi anni di vita della Il "laisser-faire" era Edunet books società fabiana, la politica del Pratico Mondo per già gravemente colpita e un programma socialista si era imposto all'ultra-individualista partito liberale, prima ancora che Gladstone fosse morto. Questo notevole successo raggiunto dalle prime generazioni dei fabiani mancò purtroppo il segno. Parve necessario far rappresentare in Parlamento, da un partito nuovo e indipendente, il proletariato al cui beneficio si mirava. Webb e io componemmo un opuscoletto intitolato "Piano di una campagna a vantaggio del lavoro". La messa in pratica del nostro piano richiedeva però ben più denaro di quanto ne disponesse il nostro gruppetto di socialisti fabiani. Soltanto i Sindacati operai sarebbero stati in grado di appoggiarlo. Webb, il primo storico capace del Sindacato operai, spiegò le nostre teorie ai capi del movimento, e, in uno con la fiducia, ne conquistò il rispetto. Egli li iscrisse nel nuovo partito e persuase alcuni di loro a chiamarsi socialisti; ma iscrizione non vuol dire conversione; infatti, quando nel 1906 il nuovo partito vinse la sua battaglia ed entrò a far parte del Parlamento, soppiantando tosto all'opposizione il partito liberale, e raggiungendo il dicastero del Tesoro con un Primo Ministro a tutta prima intransigente socialista, la vinse in realtà quale partito laburista, soltanto nominalmente socialista. Cosicché i suoi deputati denunciarono la rivoluzione comunista russa con violenza paragonabile a quella dimostrata dai più codini tra i conservatori. Il partito conservatore ebbe agio, allora, di convincersi che nessun mutamento rivoluzionario si sarebbe mai sviluppato sotto un Governo laburista e adottò il capo del partito socialista, prima tanto intransigente, quale suo capo partito. Il partito liberale promosse una giusta legge che stabilì il salario da corrispondersi ai deputati. Il risultato più evidente fu che la Camera dei Comuni parve sempre più mutarsi in una casa di riposo a favore dei segretari delle Trade Unions colpiti dai limiti d'età, segretari pronti ad adornarsi dell'appellativo di "socialista" quando veniva loro detto di farlo, ma che tutti ignoravano il significato di questa parola. La supposta conversione a un socialismo costituzionale, per opera della società fabiana, condusse a mutamenti ancora più trascurabili di quelli che si ebbero quando Costantino convertì l'impero romano al cristianesimo. I lauri del successo non furono assegnati alla società fabiana, bensì al defunto Disraeli, il quale, nella sua veste di capo del partito conservatore, si era incamminato per primo sulla via dell'affrancamento del proletariato, ricordando che all'alba della sua carriera la Camera dei Comuni gli aveva rifiutato il diritto di parola. «Verrà il giorno in cui dovrete ascoltarmi» era il suo "slogan"! Egli imparò, così, che i baluardi del conservatorismo non si elevavano nel frivolo quartiere di Mayfair ma nella poverissima Mile End. L'estendersi dei provvedimenti per garantire sempre maggiori diritti al proletariato rese la situazione più precaria ancora. L'affrancamento esteso alle donne, e il voto concesso a qualsiasi categoria di cittadini, furono realizzazioni dei Governi oligarchici vittoriani di Disraeli e di Gladstone, il che li fa apparire rivoluzionari al confronto di quelli capeggiati da Baldwin o da Ramsay MacDonald. Il lato negativo di questo problema viene spiegato a mezzo della generale paralisi in cui incorse il Parlamento dalla fine del diciannovesimo secolo in poi; paralisi dovuta al trucco di Sunderland. Altri fatti, carichi di conseguenze gravi, maturavano intanto nel diciannovesimo secolo. Il fenomeno di un socialismo sviato in un movimento mirante a stabilire i partiti laburisti al potere non fu unicamente un fenomeno inglese. In Europa

l'iniziativa era stata presa dal partito social-democratico tedesco capeggiato da Wilhelm Liebknecht e da August Bebel. Quest'ultimo, che era il più facondo oratore d'Europa, vantò a un Gongresso Internazionale Socialista i trionfi elettorali ottenuti dal suo partito. Jaurès, l'altrettanto facondo capo socialista francese, rispose: «Se in Francia avessimo tutti quei voti e tutti quei seggi, qualcosa accadrebbe». Poiché dal punto di vista parlamentare nulla Il Pratico Mondo per Edunet books accadeva in Germania, e nemmeno altrove, il proletariato deluso si disgustò del Governo parlamentare, senza comprendere bene quale ne fosse la pecca. Gli anarchici, i sindacalisti, i socialisti, e i socialisti corporativi oppressi dal fabianesimo, sollevarono nuovamente il capo, dimostrando chiaramente che le masse militanti cittadine eran più temute dai despoti che non i partiti laburisti parlamentari dall'oligarchia capitalista. I dittatori dispotici diventarono di moda con la stessa rapidità con cui i Primi Ministri lib-laburisti furono smascherati. Pietro il Grande che costruisce una nuova capitale sulla Nevà, Napoleone che spazza le stalle augee, rompe catene arrugginite, prosciuga paludi, costruisce strade di traffico internazionale e, aureolato di gloria rivoluzionaria, si fa mecenate dei maggiori geni suoi contemporanei; Napoleone terzo che romanizza Parigi, Mussolini che ricostruisce Roma, un Primo de Rivera e un Hitler che tracciano strade nuove, contrastano con l'incapacità del Parlamento britannico a costruire financo un solo ponte sulla Severn e coll'impotenza di un Liebknecht e di un Bebel oppressi dal tallone di Bismarck prima, e del Kaiser dopo. Nessun Parlamento è mai riuscito ad abolire la disoccupazione che è di gran lunga il male più temuto dal proletariato, né a trattare degnamente i disoccupati. Il fatto più strano accadde in Russia, dove per raggiungere un potere duraturo il socialismo e la democrazia dovettero ingigantire l'apparato della polizia, tanto da far sembrare minuscola quella esistente all'epoca degli zar, e questo a comprova della saggezza con cui Ruskin, il vecchio tory, previde che la salvezza sociale non può essere basata sul minor Governo e la maggior libertà, bensì proprio sull'opposto. Adolf Hitler e Benito Mussolini capirono, e prima di loro Cromwell ne aveva fatto l'esperienza, che con un esercito modello ben pagato, e un gruppo di prefetti scelti spalleggiati dall'esercito, essi potevano fare tutto ciò che a loro piaceva, financo gettare nella spazzatura, vivi o morti, i parlamentari recalcitranti. Molti credettero perciò che i dittatori, purché lo volessero, fossero in grado di adempiere ogni loro promessa, e i partiti parlamentari invece, volenti o no, riuscissero per natura del tutto impotenti. Nessuna meraviglia, quindi, se i plebisciti dettero ai dittatori maggioranze tanto cospicue. I dittatori, però, non erano assoluti quanto può sembrare. I plutocrati, forti e ricchi come non mai, erano pur sempre i padroni della situazione. Avevano fatto proprio l'insegnamento ricavato dallo scacco subito dai fabiani, e ne avevano tratto profitto. Capivano, è vero, altrettanto poco gli ingranaggi del sistema capitalista quanto i partiti laburisti capivano quelli del socialismo. Sapevano però che seguendo la traccia segnata dal profitto sarebbero diventati ricchissimi, e infinitamente più potenti, senza per questo abbisognare di cultura o conoscenza speciali; bastava abbandonare il "laisser-faire", sostituendo alla libera concorrenza, e al risparmio privato, l'organizzazione statale. I fabiani avevano devoluto il guadagno a beneficio del proletariato; ma la provvidenza divisò altrimenti, e sia la produzione sia il risparmio dello Stato furono utili a Faraone quanto a Fabio (o Shavius). I dittatori saliti al potere sbandierando concetti socialisti furono fatti segno a rivoltellate e messi ogni tanto in prigione fino a quando non raccolsero il denaro sufficiente a creare un esercito di nuovo modello, fornendolo di camicie nere o brune. Così, come i vecchi fabiani finirono strumenti delle Trade Unions che pure li avevano sfruttati per ottenere libera entrata al Parlamento, e persero ogni consistenza politica, i dittatori divennero strumenti dei plutocrati, per ottener quei fondi senza i quali Adolf Hitler non starebbe ora dettando legge, ma giacerebbe sul selciato di qualche strada in compagnia delle pallottole dei plutocrati, lanciate a turbini su di lui.

Quando cominciai la mia carriera politica, le concessioni date dai capitalisti allo Stato si compendiavano in quanto segue: «Via le mani dall'industria, via dall'agricoltura, via dalle banche, dalla navigazione, dalle miniere; via le mani da tutto, fuorché dalla politica estera e dalla polizia istituita a protezione della proprietà privata». Nel 1888, a un convegno dell'Associazione britannica di Bath, dichiarai la necessità di nazionalizzare la terra. Henry Il Pratico Mondo per Edunet books Sidwick, un professore di etica e di economia politica rinomato per la sua immutabile pacatezza, fu tanto indignato dalla mia dichiarazione che si mise a urlare chiamando delitto qualsiasi perorazione a favore della nazionalizzazione terriera, delitto al quale egli non intendeva dare l'appoggio della sua presenza. E se ne andò sbattendo violentemente la porta. Il brutto è che mai mi riuscì a persuadere gli amici di Sidwick non presenti della violenza dimostrata da questa degna persona. E' che la parola "nazionalizzazione" agisce da detonatore anche tra gli uomini più pacifici. Oggi invece, l'ordine del capitalismo è: «Nazionalizzate ciò che volete; municipalizzate tutto il possibile; trasformate le corti di giustizia in corti marziali, i parlamenti e le corporazioni in consigli di amministrazione presieduti dai vostri oratori più popolari, purché la rendita, l'interesse e i profitti defluiscano nelle nostre tasche con l'abbondanza di prima, e purché il proletariato ricavi da tutto ciò quanto basti per non morir di stenti». Ecco il pericolo che ci minaccia oggi e che proviene dalla corruzione del socialismo. Questa corruzione in Italia si chiama fascismo, in Germania nazional-socialismo (abbreviato in "nazismo"), "New Deal" negli Stati Uniti, e con rara intelligenza è rimasta priva di nome in Inghilterra. Significa però dovunque la stessa cosa: produzione secondo i canoni socialisti, distribuzione contraria a tali canoni. E dalla padella si è caduti nella brace. Infatti, sebbene il fascismo (una abbreviazione per capitalismo di Stato) abbia distribuito qua e là alcuni sostanziali benefici al proletariato, e abbia dato uno stato giuridico a funzionari che prima erano semplici impiegati avventizi, sebbene abbia potenziato i pubblici servizi e predicato il culto dello Stato (chiamato totalitarismo) che condurrà logicamente a un socialismo genuino, esso ha prodotto una guerra mondiale in cui il fascismo anglo-americano combatte il fascismo tedesco e italiano perché il fascismo è internazionale, mentre i capitalisti sono ancora fortemente nazionalisti. Infatti, se la Germania si propone di fascistizzare il mondo sottoponendolo alla guida di Adolf Hitler e l'Italia vuole ottenere lo stesso scopo con Benito Mussolini, i fascisti anglo-americani si proporranno la distruzione della Germania e dell'Italia, pur di soggiogare qualsiasi fascismo non creato da loro e non guidato dai loro Duci. I fascisti anglo-arnericani si battono contro lo straniero come i loro predecessori si batterono contro Napoleone quando l'Imperatore dei francesi tentò di promuovere gli Stati Uniti d'Europa sotto l'egida dei Bonaparte e l'amministrazione dei marescialli imperiali, concedendo una spiccata preferenza ai mariti delle sorelle. I fascisti sono ulteriormente divisi in due correnti: quella che vorrebbe adattare il fascismo al vecchio sistema parlamentare decretato dall'esperienza a prova di qualsiasi rivoluzione, e quella che concepisce invece la necessità per il fascismo di evolversi in nuove istituzioni, in quanto gli sarebbe difficile svilupparsi senza un Governo efficiente e rapidamente attivo, e si vede perciò costretta a sbarazzarsi del sistema dei partiti immobilizzati quali sono nelle loro tradizioni, nella loro inerzia, nei baluardi dei comitati irresponsabili e utili a chiunque desideri seguire la routine e non sappia muoversi coi tempi. Se i nostri miopi belligeranti si rendessero conto della situazione o se, per lo meno, avessero studiato qualche rudimento di politica, essi si accorderebbero contro il genuino socialismo dell'U.R.S.S. e regolerebbero le loro divergenze dopo essersi spartita la Russia. Allo stato attuale delle cose, i fascisti occidentali si stanno invece accordando con la Russia per distruggere i fascisti centrali e centro- meridionali, e con la Cina comunista per sconfiggere il Giappone capitalista. Tali contraddizioni e confusioni finiranno per chiarirsi;

i belligeranti si allineeranno ognuno dalla parte che gli spetta: plutocrazia contro democrazia, fascismo contro comunismo; il più bello è che le idee socialiste si adatteranno a entrambi. Come può il cittadino distinguere nella pratica giornaliera la differenza che corre fra il socialismo fascista e quello comunista? Come può accertarsi che buona parte dei redditi da lui versati a mezzo delle imposte nelle casse dell'erario sarà industrialmente Il Pratico Mondo per Edunet books capitalizzata e che il suo denaro gli frutterà in merci, in pubblici servizi, in stipendi, o in tutte e tre queste cose, invece di essere regalato a spendaccioni privilegiati che, a sue spese, saranno così messi in grado di vivere improduttivamente nel lusso? Se poi il cittadino è egli stesso uno dei soprannominati spendaccioni, o se, aspirando a diventarlo, è disposto a tentar fortuna sotto la bandiera fascista, come potrà accettare una forma di Governo che gli prometta il contrario dei suoi desiderata? E' impossibile rispondere a queste domande ponendo teoremi intesi a dimostrare i maggiori meriti del vecchio liberale "laisser-faire" capitalista, o del nuovo capitalismo fascista, o del democratico comunismo. Quando i partiti fascisti e comunisti promuovono uguali misure di nazionalizzazione e municipalizzazione, uguali sostituzioni del capitale e controllo privati con quelli pubblici, tanto da convenire entrambi sull'impossibilità di aprire una nuova miniera al lavoro, o varare una grande nave, senza l'aiuto dello Stato; quando contadini e braccianti sono spazzati via da un'ondata d'agricoltura collettiva; quando nemmeno il "laisser-faire" si distingue dalla "nuova economia politica" di Lenin del 1921 (N.E.P); quando, in breve, i mezzi sono gli stessi e gli scopi differenti quanto il nero lo è dal bianco, le teorie non sono d'alcun aiuto per gli elettori; questi, se non vogliono votare all'impazzata, quasi prendessero parte a un giuoco d'azzardo, non avranno altra via d'uscita che tentar di mettersi al corrente delle varie forme di corruzione. 31. LA CORRUZIONE MUNICIPALE La corruzione municipale è attualmente in pieno sviluppo. Quanto più è attiva, tanto più voti ottiene. E' tempo di far qualcosa per prevenire questo mal costume. Tutti si condanna il sistema d'imbrogli e mercanteggiamenti associati alla parola corruzione, ma al confronto delle principali truffe attuate dalle giunte municipali, truffe che nella nostra ignoranza non siamo capaci di distinguere dai legittimi profitti privati, la corruttela di cui sopra diviene trascurabile. Ai maggiori utili dei municipi, corrispondono sempre più vivaci applausi. Ora, un municipio non dovrebbe trarre profitti. In qualche caso non può forse farne a meno, poiché i servizi che concede ai suoi utenti sono goduti da tutti senza ricevere in cambio un pagamento diretto. L'illuminazione stradale, la pavimentazione, la polizia, i pompieri, il servizio di fognatura, il rifornimento dell'acqua, costano parecchio; ma tutto è pagato con tasse, imposte agli abitanti senza alcuna valutazione dell'uso che essi fanno di tali servizi. Gli abitanti, dal canto loro, elevano continue proteste rivolte a diminuire le tasse, cosicché i municipi non osano aumentarle. I municipi che sovente provvedono abitazioni, illuminazione, gas, bagni e lavatoi per abluzioni e bucati privati si fanno pagare individualmente per questi servizi; essi possono, perciò, traendo esempio dalle società private, stabilire un prezzo oltre il costo reale, realizzando così un profitto. Il risultato più ovvio e naturale di questi profitti tratti dalle varie amministrazioni municipali sembra essere quello di versare il guadagno all'ufficio di finanza, ottenendo al più presto una diminuzione delle imposte, il che dovrebbe servire a calmare le proteste dei contribuenti. Questa è però una procedura corrotta. Ammettiamo che io viva in qualche possedimento appartenente a una contea e paghi al Consiglio comunale il mio affitto più il conto della luce; se quello che pago oltre al costo reale dei servizi di cui godo l'uso viene detratto da ciò che i miei vicini non consumano e perciò non pagano - dato che illuminano le loro case con lampade a petrolio e con candele - io vengo a essere sovraccaricato di tasse loro spettanti e sono praticamente sfruttato e derubato a loro vantaggio.

Teoricamente, il rimedio è semplice. Non sovraccaricare di tasse; fornire i servizi a prezzo di costo. Praticamente, non è però così semplice. Anche quando i municipi mantengono onestamente i loro prezzi al più basso livello compatibile con una certa sicurezza (in commercio si usa fare proprio l'opposto), un profitto, sia esso minimo o massimo, si riscontra sempre. I conti sono complicati dal fatto che i consumatori truffati e i Il Pratico Mondo per stesse books contribuenti beneficati sono in massima parte leEdunet persone Questa mancanza di equilibrio può, è vero, produrre vantaggi altamente desiderabili dal punto di vista del pubblico benessere, tanto più quando riesce a sovraccaricare gli abitanti delle strade più eleganti, favorendo coloro che vivono negli "slums". Qualsiasi municipio può onestamente ricavare profitto dagli abbienti per equilibrare le perdite derivate dai non abbienti. Quando ci si trovi di fronte a dannose disuguaglianze di reddito, ogni provvedimento mirante ad uguagliarle diventa lecito. Anche in questo caso, simili provvedimenti si possono approvare alla sola condizione che i municipi si rendano conto esatto di quello che fanno. Ora, purtroppo, i più non lo sanno. Pilotati da persone esperte negli affari privati, ma del tutto ignoranti di politica, l'assunto che in una amministrazione, non importa se municipale o privata, il profitto debba essere spinto al massimo, e che esso sia la prova di ogni buona gestione, fa sì che i sostenitori del buon profitto commerciale nella pubblica amministrazione vengano licenziati come teorici o sognatori. Coloro che appoggiano il diritto ai profitti anche nelle organizzazioni municipali, propongono l'esempio della posta. Essa mi porta a destinazione lettere e cartoline e spedisce i miei telegrammi; mentre, però, tempo addietro sborsavo un penny per le lettere, mezzo penny per le cartoline e i miei telegrammi erano inoltrati per sei pence, la tassa è ora rispettivamente di due pence e mezzo, due pence, e uno scellino. Il profitto ricavato da questo aumento viene devoluto alla diminuzione della tassa sul reddito. A me, personalmente, questo fatto non importa in quanto spedisco, è vero, parecchie lettere, cartoline e telegrammi, ma pago anche la tassa sul reddito. Ha importanza, invece, per chi, possedendo un reddito troppo misero per essere tassato, debba pagare la somma, sovente troppo elevata, di due pence e mezzo, ogni qualvolta intenda spedire una lettera. Stando così le cose sarebbe più giusto concedere la franchigia postale ai proletari che direttamente non pagano tasse sui redditi (indirettamente, la loro prestazione di lavoro insufficientemente rimunerata è già di per se stessa una tassa) e rifarsi della perdita a mezzo dell'imposta complementare. Tutte queste complicazioni scompariranno se e quando un socialismo genuino e democratico livellerà i redditi. Ci stiamo sempre più avviando verso realizzazioni consimili: ecco perché diventerà via via meno scusabile l'abitudine oggi invalsa del profitto tratto dalla pubblica gestione. Allorquando il socialismo avrà raggiunto il suo pieno sviluppo, si dovrà fornire ogni servizio a prezzo di costo, senza maggiorazione di profitto. Il prezzo di costo, che per un negoziante è facilmente determinabile, non lo è altrettanto per il fabbricante. Nella prima guerra mondiale, il disastroso fallimento dell'iniziativa privata nel rifornire di munizioni l'esercito ci costò migliaia di vite e varie sconfitte nelle Fiandre. Il Governo dovette scegliere allora tra il gestire direttamente le fabbriche di munizioni o il perdere la guerra. Decisosi per la prima alternativa, scoprì ben presto che le industrie private stabilivano prezzi mostruosi, non soltanto perché consideravano loro dovere verso gli azionisti e verso se stessi ottenere i massimi profitti possibili, ma anche perché ignoravano i particolari del costo dei loro prodotti, né d'altra parte si curavano di saperlo, ponendo unicamente il loro impegno a far sì che i dividendi risultassero soddisfacenti. Il Governo s'impose il dovere di trovare per l'acquisto di ogni voce il più economico dei mercati e costrinse le ditte private a stabilire i loro prezzi in base al minimo ottenuto, permettendo una maggiorazione fissa dalla quale ricavare il profitto necessario a

mantenere l'industria in vita. Per la prima volta le industrie furono costrette ad accertarsi dei loro prezzi di costo e a tenerne conto, realizzando un tale miglioramento da farle trovare in posizioni ben più stabili, quando vent'anni dopo scoppiò la nuova guerra. Dopo tutto, il costo di produzione è l'ammontare della spesa in cui incorre il produttore per Il Pratico Mondo per nel contempo riuscire a vivere, lavorare, riprodursi, riparando Edunet books l'usura del macchinario e degli attrezzi, e provvedendo risparmi atti a creare nuove industrie e nuovi esperimenti. Questo calcolo non possiede dati fissi. Varia tra sesso e sesso, epoca ed epoca, paese e paese. Le fluttuazioni delle offerte e delle domande sul mercato del lavoro possono deprimere tale mercato sotto il livello del minimo necessario alla sussistenza, ciò che l'alta mortalità infantile e l'accorciamento della media nella vita degli adulti rendono subito evidente, oppure sollevarlo a livelli d'abbondanza, come nell'attuale momento, in cui alcuni ragazzi fortunati si guadagnano 12 sterline la settimana per un semplice lavoro manuale, giornalisti un dollaro la parola per effimeri articoli di giornali, chirurghi somme con tre zeri per operazioni che durano un'ora, commediografi 20000 sterline per la sceneggiatura d'un film. In pari tempo i genitori del ragazzo campano forse con un quarto di quanto il figlio guadagna, e i mercati rigurgitano di merci fabbricate da lavoratori cinesi e giapponesi che guadagnano un penny all'ora. Di conseguenza, quando un municipio ricava dalla sua gestione profitti commerciali, non sono i contribuenti i soli a protestare. All'epoca in cui ero consigliere regionale gli spazzini ricavavano per il loro lavoro diciotto scellini la settimana; oggi, sono pagati quattro volte tanto. Gli impiegati organizzati in sindacati, non soltanto intascano paghe più alte quando il loro genere di lavoro è scarso, ma nei periodi d'abbondanza rifiutano di lasciarsi impoverire da operazioni non controllate di domanda e di offerta e reclamano «un minimo di paga» per poter mantenere il loro abituale livello di vita. In base a queste considerazioni, la questione del costo di produzione comprende pure il problema del livello di vita del lavoratore. Quale è il più alto livello che ci sia consentito raggiungere con le nostre attuali risorse? Quando, in base a fantastiche dicerie giornalistiche, mi si taccia di milionario affogato nel lusso, rispondo che nessuno chiede meno di me per vivere. Datemi un alloggio conveniente in città, una comoda villa in campagna, più qualche ettaro di prato e di giardino, due automobili, una per i viaggi brevi l'altra per i lunghi, del denaro che non ha necessariamente da superare le duemila sterline, e non troverete uomo più lieto di me sulla terra. Questo mio dire viene classificato tra i caratteristici scherzi alla Shaw. Mi fa ben piacere se le mie parole divertono qualcuno; soltanto il vero scherzo sta nella mia assoluta serietà in materia. Per riuscire a dedicarmi completamente al mio lavoro professionale sono obbligato a farmi servire in tutto, quasi fossi un bambino. Coloro che provvedono per me devono a loro volta ricavare un utile dai servizi che mi procurano. Questo utile esce di tasca mia. Spero con tutto il cuore di valere il lavoro a cui essi si sottopongono per mio e loro beneficio. La cifra di 4000 sterline fissata da Wells come minimo guadagno decoroso è derisa perché calcolata frutto di prodigalità da chi la considera quale mezzo di sostentamento di una sola persona. Se la si considera invece sotto la specie di reddito familiare guadagnato dal cittadino con l'esercizio di una professione o di un lavoro che occupino tutto il suo tempo lavorativo e tutta la sua energia, il riso scomparirà, secondo il detto dell'Ecclesiaste, «come scricchiolio di spini sotto un vaso». Coloro che mantengono una famiglia debbono necessariamente essere liberati dalle cure casalinghe e pagare per questo sollievo. Essi non hanno tempo per farsi gli abiti, per abbrustolirsi il pane, per cucinarsi il cibo, per rullare i loro prati e zappare il loro giardino, e neppure per ripulirsi le scarpe o rifarsi il letto. Non mi dilungo poi sul fatto che essi devono mantenere ed educare

i figli e offrire gran parte dei loro guadagni ai proprietari di casa che, in compenso, concedono loro soltanto il permesso di vivere sulla terra, poiché questi carichi dovrebbero essere assunti dallo Stato socialista. Abbiamo dunque per il capo famiglia l'onere educativo e di abitazione; le 4000 sterline l'anno dovranno servire a mantenere direttamente non soltanto una persona, bensì anche mezza dozzina, e indirettamente, nonché parzialmente, Il che le 4000 sterline l'anno per tutta una filza di negozi. Ecco Pratico Mondo per Edunet books famiglia diventano al massimo 600 a testa. Questa somma può sembrare generosa al lavoratore a cui viene richiesto di mantenere una famiglia con 104 sterline l'anno (quando riesce ad averle); ma nessuna nazione può vantarsi di essere altamente civile, se la maggioranza dei suoi cittadini vive in simile stato di povertà. Bisogna provvedere a che i guadagni familiari raggiungano le 15 sterline settimanali almeno e, in un modo o nell'altro, è bene che l'amministrazione statale si arrangi a produrre denaro bastevole affinché a ogni lavoratore capo famiglia venga assicurata tale somma, poiché il livello medio di due sterline è assolutamente intollerabile. Questi dati hanno soltanto valore come rappresentazione numerica del presente livello medio di vita. Certo è che un commercio a base municipale e un'organizzazione nazionale e supernazionale riescono, socializzando le fonti naturali della produzione, a fornire i generi di prima necessità a prezzo di costo, e possono ridurre i prezzi al punto che due unità di una moneta duodecimalizzata permetteranno senz'altro di fare ciò che si usa chiamare una vita gradevole. Se, a esempio, i trasporti fossero socializzati (sarebbe errato dirli "liberi"), e se soltanto col richiederle si potesse ottenere la maggior parte delle cose di cui tutti beneficiamo e che tutti usiamo, finirebbe col venire a noia il doversi portare dietro biglietti e monete, o l'andare alla banca tanto spesso come si suole fare adesso. Sollevati da simili impacci, potremmo vivere tutti da signori, e sentirci liberi dall'intollerabile noia, sovente demoralizzatrice, che proviene dal non potersi occupare di qualche lavoro utile. Che cosa dovrebbero dunque fare i municipi per i membri delle loro comunità? Come sarebbe giusto tassare i vari cittadini? Quanta parte delle imposte bisognerebbe devolvere in stipendi e quanta utilizzare per il ribasso dei prezzi dei servizi? E' meglio sopratassare i consumatori oppure sottotassarli a spese dell'intero corpo dei contribuenti? Simili domande non possono essere capite, e tanto meno possono ottenere risposta da consiglieri privi dello speciale sapere necessario al trattamento intelligente di siffatti problemi. In una riunione di consiglieri regionali composta di negozianti locali, osti, costruttori, banditori d'asta, più qualche medico e un prete metodista, venne richiesto a me, commediografo, il parere su tali problemi, quasi credessero fosse in mio potere illuminarli di qualche luce. I due più capaci tra noi erano un erbivendolo e un calzolaio, che mi parvero sorpassare in accortezza la maggioranza dei membri del parlamento. Certo è che per riuscire a essere un buon negoziante, o meglio anche un buon oste, ci vogliono carattere e abilità. Mentre invece chi possiede un bel gruzzolo di denaro può facilmente sedere in parlamento senza aver mai fatto nulla di buono. I due negozianti citati furono per me una eccellente compagnia; li rispettai per le loro qualità e provai simpatia per loro. Membri di una municipalità che avesse un Richelieu come sindaco, o soltanto come funzionario, essi sarebbero riusciti a realizzare imprese notevoli a mezzo dell'iniziativa municipale. Purtroppo, non soltanto i Richelieu non abbondano, ma nemmeno sono immortali. In quanto a noi, privi di un Richelieu, ci trovammo del tutto impari all'importanza del compito affidatoci, e cioè di governare nel modo migliore un quarto di milione di uomini. L'educazione e l'istruzione ricevute da giovani ci rendevano capaci di lavorare per l'attuazione di profitti privati o personali, ma erano del tutto inadatte a essere applicate a profitto di una amministrazione pubblica. Non soltanto non potevamo risolvere certi problemi, ma nemmeno sapevamo che esistessero. Delle varie contingenze a cui il fluire del tempo ci poneva di fronte, non conoscevamo che un lato solo. Da fabianista quale ero, mi

rendevo conto di parecchi interrogativi, e per qualcuno di essi avevo anche pronta una soluzione dottrinaria. Il mio amico metodista, il fu Ensor Walters, era in sé una forza spirituale sempre volta verso la giusta direzione; ma, nell'insieme, eravamo altrettanto ignoranti di questioni politiche quanto lo era la massa dei nostri elettori i quali non avrebbero certo mai eletto una persona come me, se avessero avuto il più vago sospetto Il Pratico Mondo per Edunet books delle mie fondamentali opinioni politiche. La corruzione nei frangenti accennati era inconscia e automatica. La si praticava con le migliori intenzioni del mondo, e in perfetta onestà. Spesso, la famosa saggezza intuitiva inglese, così accuratamente osservata e descritta dal mio amico Keyserling nel suo libro sull'Europa di quattordici anni fa, servì da ancora di salvezza. Keyserling, detto tra parentesi, è un barone baltico, certamente privo delle prevenzioni che fanno di me irlandese un osservatore non sempre sereno. Egli fondò a Darmstadt una università di saggezza della quale avremmo avuto gran bisogno nel mio collegio elettorale di San Pancrazio. So benissimo che la pratica e l'allenamento razionale di cui i miei colleghi erano privi e che essi disprezzavano, menano talvolta a gravi errori evitabili sovente con l'uso della saggezza intuitiva. Ho sufficiente pratica e intelligenza per poter sorridere all'illusione giacobina sull'infallibilità della ragione. L'intelletto può prendere cantonate madornali; altrettanto però l'intuizione se ignorante. Solo coll'aiuto di fatti esaurienti, l'intelletto e l'intuizione potranno entrambi raggiungere qualche solida conclusione. D'altra parte, se i fatti conosciuti sono troppo pochi, o essendo immaginari non sono per nulla dei fatti, le deduzioni e le congetture saranno assai zoppicanti. I fatti non conducono sempre a illazioni ragionate. Essi possono essere causa di risentimenti vendicativi, di dolcezze sentimentali, di speranze e paure, pregiudizi e cupidigie, col risultato di provocare esplosioni emotive tali da obliterare la ragione nelle menti che non posseggono la qualità innata della serenità di giudizio e non vi sono state severamente educate. Non basta nascere con le doti necessarie a far di noi competenti consiglieri municipali; bisogna anche educarci ad acquisirle, quelle doti. Non per questo la corruzione nelle amministrazioni municipali è sempre innocente, sebbene sia in massima parte troppo infantile per rivestire importanza. L'esperienza mi insegna che la corruzione è lungi dall'essere sfrontatamente consapevole, dato che chi ne usa la considera piuttosto un dono dovuto che un compromesso illecito. Mi meraviglierei certo, e mi asterrei del credervi, se qualcuno mi venisse a dire che un imprenditore qualsiasi, desideroso di ricevere in appalto la costruzione di bagni, lavanderie e simili, andasse dal presidente della commissione municipale incaricato della questione e gli promettesse 50 sterline in cambio dell'accettazione del suo progetto. L'appaltatore e il presidente giudicherebbero entrambi estremamente scorretto un siffatto modo d'agire. Se vi fosse invece una consuetudine, che acconsentisse all'appaltatore scelto di offrire al suddetto presidente un servizio di piatti d'argento il cui costo sarebbe implicitamente compreso nel progetto d'appalto, il presidente potrebbe accettare con coscienza pulita, come accetterebbe un qualsiasi provento casuale, e l'appaltatore, a cui il regalo non costerebbe nulla, diventerebbe senz'altro persona grata al municipio e avrebbe molta probabilità di riuscita quando vi fossero altri appalti in vista. Supponiamo, invece, che un'importante azienda voglia acquistare spazio chiudendo una strada. Non verranno certo distribuiti biglietti da dieci sterline ai consiglieri comunali. No. L'amministratore delegato si fa eleggere in qualche carica municipale. Appena eletto acquista popolarità tra i suoi colleghi invitandoli a banchetti esilarati da abbondante "champagne", e mostrandosi pronto ad aderire a qualsiasi giusta causa i consiglieri vogliano patrocinare. Ben presto il convincimento che la strada in questione sia inutile, anzi dannosa, e che dev'essere abolita, si farà largo. Cosicché la via si chiude, e l'imprenditore scompare dalla vita pubblica; nessuno gli vedrà più indossare la sua veste assessorile.

Non è però tra i consiglieri che la corruzione ha i più numerosi aderenti; gli impiegati sono da sorvegliare. In ogni paese il cittadino comune, indisciplinato e politicamente ineducato, non considera il servizio pubblico come un lavoro serio che per dovere e punto d'onore personale egli debba fare quanto meglio può senza falsi riguardi verso terzi e verso se stesso, ma una sinecura in cui la sua dignità ufficiale gli richiede di essere insolente verso il Il Pratico Mondo per Edunet suo impiego sia un'espressione del pubblico. Ogni qualvolta è deluso nell'aspettativa che il books dolce far niente, egli si crede in diritto di pretendere un compenso dal cittadino per il quale è stato costretto a fare qualcosa. Fin dall'alba della mia carriera propagandistica prosocializzazione municipale mi resi conto che questo punto di vista era riscontrabile tanto fra i personaggi di maggior importanza quanto nelle file dei semplici impiegati. Una domenica mattina, mentre passeggiavo nel giardino pubblico di una città di provincia, notai compiaciuto che il municipio aveva provveduto uno spogliatoio per i giocatori di football e di cricket. Entrai curioso nello spogliatoio e vi fui testimonio di un'accesa discussione tra il custode e un giocatore di football reo di avere omesso il rito dell'unzione palmare. Alla presenza di parecchio pubblico, sicuro dei suoi diritti, il custode domandava al colpevole se gli pareva giusto usufruire dello spogliatoio «senza lasciare un regalino». Il giocatore rispondeva di non poter lasciare danaro visto che non ne possedeva. Al che il custode di rimando: «Chi è senza danaro non usi lo spogliatoio». Quest'opinione parve essere condivisa dai presenti, persino dallo stesso malfattore, il quale con tutta evidenza ignorava come un semplice rapporto, fatto in municipio, sarebbe bastato a far licenziare il custode, resosi colpevole di pretendere gratifiche. Quello che nell'accaduto veramente mi turbò fu la visibile ignoranza delle istituzioni municipali mostrata dai presenti. Senza dubbio alcuno, parecchi dei giocatori, in gran parte poveri diavoli, avevan già dato o stavano per dare la mancia al custode, ed erano pronti a regalare qualche penny in nome del compagno meno abbiente; essi non scorgevano nel fatto stesso alcunché di disonesto e di antisociale. Se una guardia di città avesse preteso una gratifica per lasciarli passeggiare nella via principale del luogo, essi ne avrebbero provato scandalo. L'abitudine li conduceva a credere che, per quanto ben illuminata, pavimentata, spazzata e sorvegliata una strada fosse, essa lo fosse per dono di natura, per la stessa legge misteriosa che ci gratifica della luce solare e dell'acqua piovana. Ai custodi di spogliatoi, invece, si era sempre dato qualcosa, cosicché la richiesta di colui di cui scrivo sembrava a tutti regolarissima. Che l'ignoranza nelle questioni di politica ed economia sociale non sia soltanto l'appannaggio di persone di poca cultura è dimostrato da un ridicolo incidente avvenuto durante il periodo in cui Ramsay MacDonald fu Presidente del Consiglio: in base a ottimi elementi, egli aveva raccomandato un suo amico affinché gli venisse concessa una baronia. Appena esaudito il suo desiderio, qualcuno scoprì che l'amico di cui sopra gli aveva regalato un'automobile. Ne venne fuori un grande scalpore, del resto comprensibile, perché un Primo Ministro non dovrebbe accettare regali da chiunque possa aver un motivo interessato a farglieli. Il povero Ramsay, che non essendosi mai soffermato su simili problemi era del tutto innocente di ogni intenzione meno che retta, si liberò subito dell'auto. Lo scalpore non si riferiva però al vero punto debole della questione. L'agitazione dei giornali e del pubblico era causata dalla controversia sorta sul diritto o meno per un socialista di possedere un'automobile. Secondo alcuni un socialista è una specie di francescano, il quale, dopo aver rinunciato agli abiti lussuosi, vende tutto quel che possiede e ne sparge per strada il ricavato a miglior beneficio dei poveri. Ciò farebbe supporre che, se MacDonald non avesse professato il socialismo, gli sarebbe stato concesso di possedere una dozzina, almeno, di macchine regalate da preminenti persone. Anthony Trollope, noto romanziere del secolo scorso e abile funzionario civile, aveva creduto riscontrare in Thackeray le qualità degne di un eroe, e aveva eletto l'artista a suo proprio modello letterario. A onta della riverenza provata per Thackeray, Trollope non poté fare a meno di

sentirsi scandalizzato nell'assistere alla svergognata manovra operata un giorno dallo scrittore desideroso di ottenere una sinecura. Se un uomo del calibro mentale di un Thackeray concepiva le sinecure come parti naturali della nostra "routine" politica, si può immaginare quale possa essere sulla questione Il Pratico cervello. Edunet fa, un l'atteggiamento dei cittadini di minoreMondo per Tempo books aristocratico che avesse voluto risparmiarsi il carico di pagare una pensione al suo vecchio maggiordomo gli procurava un posto nell'amministrazione civile (sotto- governo, la si diceva). Lo stesso posto si offriva ai vecchi parlamentari la cui abilità nei dibattiti era indispensabile in Parlamento. Alla fine, questo abuso non fu più tollerato, e venne istituita l'attuale legge di selezione a mezzo concorsi. Il vecchio sistema, e il concetto che il pubblico se ne fa, prevalgono ancora nell'Europa meridionale dove s'incontrano Stati nei quali ogni funzionario civile si appropria il salario del suo immediato subordinato, che a sua volta agisce allo stesso modo, finché si giunge all'ultimo gradino della scala impiegatizia su cui sta il poverello a cui non resta nessuno da derubare. Questi, pertanto, si rifiuta di fare il suo dovere a meno che non gli vengano corrisposte congrue mance. Espedienti simili non sono soltanto messi in pratica dagli impiegati più umili. Li vediamo in uso pure fra gli alti gradi. Durante la guerra di Crimea un rinomato appaltatore, allo stesso tempo mercante di legname, nell'attraversare in carrozza assieme alla moglie una città del Midland si trovò a passar di fronte a uno dei suoi depositi in cui la legna marciva. Proprio in quei giorni i giornali avevano reso pubbliche le sofferenze alle quali erano sottomessi i soldati al fronte e un'ondata d'indignazione si stava riversando sul paese. La moglie del commerciante, che aveva letto i giornali, disse: «Non si potrebbe usare la legna per farne baracche ai soldati?». Il commerciante accettò il suggerimento e riuscì a collocare gran parte del suo legname presso l'esercito francese. Quando volle poi riscuotere il prezzo del legname, si accorse che era meglio andarselo a prendere. A Parigi fu ricevuto con molta cortesia da un ministro, il quale gli disse che il leggero ritardo nel consegnargli il danaro proveniva da alcune formalità ormai quasi del tutto compiute. Ritornasse. Sembrava però che le formalità non dovessero mai aver fine, e il commerciante ne era seriamente preoccupato, quando un giorno incontrò un appaltatore esperto più di lui sul modo di trattare con i Governi. Saputo l'imbarazzo in cui si trovava l'amico, gli domandò: «Avete fatto il necessario?». «Che necessario?» si stupì il commerciante. «Un centinaio di sterline posate distrattamente sul tavolo del ministro e ivi dimenticate» fu la risposta. Il commerciante seguì le istruzioni dell'amico, e ricevette l'assegno che fin dalla sua prima visita era pronto sullo scrittoio del ministro. Raccontai una volta a un filosofo del Sud Europa, che una compagnia mineraria alla ricerca di ottenere una concessione nella zona si lamentava di aver dovuto spargere gratifiche a un esercito di persone di poca importanza, prima di riuscire a concludere la transazione. Il filosofo rispose che la compagnia non aveva saputo fare: una forte somma offerta in alto avrebbe risparmiato le molteplici noie coi più piccini. Quando ero bimbo, sentivo dire da mio nonno che nessun uomo, nemmeno se altolocato, era capace di rifiutare un biglietto da cinque sterline agitatogli sotto il naso. Bisogna oggi aggiornare la cifra, sia di fronte al valore della moneta nei paesi ricchi, sia per il mutato valore della nostra. Io però considero il detto di mio nonno così utile e giusto, da tenerlo presente quando mi occupo di affari.

E' errato supporre che corruzione e imbrogli siano unicamente caratteristiche dei servizi pubblici. In una plutocrazia come la nostra, ogni strato sociale è inevitabilmente contaminato dal sistema delle mance. Nel corso della sua esperienza di avvocato e di giudice il primo lord Russell di Killowen aveva contratto sì forte sdegno per il suddetto sistema e per i danni che arrecava, da farsi promotore della legge contro le gratifiche segrete e cose del genere. IlIl Pratico Mondo per Edunet booksdi scarsa utilità, se nessuna guaio è che simili leggi risultano delle parti interessate si cura di usufruirne. Ammettiamo che i borsaioli e le loro vittime si accordino per non chiamare la polizia: fare il borsaiolo diventa di colpo un mestiere privilegiato, e una moltitudine di persone per le quali la moralità è soltanto questione di abitudine si metterà a praticare un simile lavoro. Per la stessa ragione, dato che l'olio del palmo di mano serve da lubrificante in commercio, un uomo d'affari avveduto deve saperne fare uso con perizia. Circostanze di famiglia fecero sì che a sedici anni diventassi cassiere di una importante agenzia d'affari di Dublino. Rientrava nelle mansioni a me affidate di pagare i conti dei nostri clienti campagnoli. Nel mio primo giorno di lavoro, dopo aver ritirato dalla Banca il danaro necessario, decisi di fermarmi nei negozi creditori e pagarli in contanti. Quale fu la mia sorpresa quando i negozianti mi porsero una percentuale sull'ammontare del conto! Ero ancora innocente, tanto che meravigliai i donatori rifiutando la mancia. Debbo dire che il mio gesto non nasceva da scrupolo sorto all'idea di essere pagato due volte per lo stesso lavoro, ma dallo snobismo naturale alla mia classe, snobismo che non ammette di poter ricevere danaro in regalo da gente addetta al negozio. Questo accadeva prima che avessi imparato da Karl Marx come nel nostro sistema la mancia non serva ad arrotondare la paga di colui che la riceve, poiché, nella lotta per ottenere un impiego rimunerato da uno stipendio sufficiente per vivere, il lavoratore chiede unicamente quel poco necessario a non mutare il suo tenore di vita. Se l'impiego trovato comporta l'uso di gratifiche, il lavoratore automaticamente diminuisce le sue pretese e raggiunge a volte l'assurdo di accettare l'impiego facendo a meno di stipendio, quando addirittura non paga il datore di lavoro! Sovente, poi, gli tocca a sua volta dar mance: il cameriere di un piroscafo vive in massima parte sulla generosità dei passeggeri; egli deve però lasciar correre gratifiche nelle cucine di bordo per affrettare il servizio e non incorrere nel rischio di scontentare chi gli ha unto la mano. Il dar mance è virtualmente una necessità dei sistemi a libera concorrenza. Qualche volta la legge stessa ne rende l'uso obbligatorio; in Austria, per esempio, un cameriere di albergo a cui non sia stata elargita la sommetta consueta ha il diritto di trattenere il bagaglio del cliente fino a quando non sia stato soddisfatto nelle sue pretese. In Austria, sempre, il dieci per cento è calcolato ormai il giusto obolo, tanto che un cameriere vi darà il resto se la moneta che gli avete messa in mano supera la suddetta percentuale. Questo genere di convenzione libera chi dà mance da ogni incertezza sul quanto dare; esclude, però, sia la generosità sia la relativa gratitudine, ragione per cui in Inghilterra preferiamo lasciare incerto l'ammontare delle mance e rendere il dono legalmente volontario anche se in realtà non lo è sempre. All'inglese piace essere generoso e ricevere in cambio un servizio mosso da gratitudine; gli ci vogliono però anni di viaggi prima che egli riesca a superare l'agonia in cui lo piomba l'incertezza del quanto e a chi dare mance: colui che gli rende servizi non avrà mai con lui alcuna sicurezza di ricevere un compenso adeguato alle sue fatiche. Aggiungete a ciò che, alla lunga, coloro che ricevono mance non stanno affatto meglio dei compagni privi di contatti personali con i clienti, e capirete il perché i più saggi organizzatori di masse, nel loro intento di riunire in sindacati camerieri, garzoni, autisti di piazza e tutti coloro che per usanza ricevono gratificazioni, siano contrari al sistema delle mance e con gioia vedrebbero

gli iscritti alle varie categorie rifiutarle altezzosamente, richiedendo invece stipendi decorosi. Non appena riuscii a liberarmi dal mio sportello di cassiere, mi gettai con disperata impudenza nel mare letterario di Londra, dove ben presto mi toccò convincermi che Il Pratico Mondo per libreschi; per nessuno si sognava di pubblicare i miei tentativi Edunet books alcuni anni mi guadagnai da vivere facendo il critico letterario, artistico, musicale, eccetera. Una mia parola elogiativa aveva a quell'epoca un certo valore, ma nessun pittore, negoziante d'arte, compositore, attore o direttore di teatro che fosse, mi offrì mai danaro per invogliarmi a buone recensioni. Una volta, un giovane provinciale mi mandò una pipa di marca accompagnata da una lettera nella quale mi pregava di essere gentile con un suo diletto fratello il quale si era votato alla carriera teatrale. Non fumo, ma colpito da tanta fraterna devozione avrei certamente fatto del mio meglio se mi fosse capitato di veder recitare il fratello o se, per lo meno, non ne avessi scordato il nome. I metodi usati dagli impresari teatrali erano meno primitivi: dopo aver acquistato i diritti d'autore su qualche commedia straniera, e prima di decidere se metterla in scena o no, domandavano il mio parere. Nel caso di un giudizio favorevole mi offrivano di tradurre l'opera, e, se questo mi garbava, di vendere dopo sei mesi per 5 sterline l'opzione dei miei diritti di rappresentazione. Si noti bene che, se la commedia era qualche noto lavoro forestiero, soprattutto francese, non mi sarebbe riuscito difficile vendere l'opzione due volte all'anno, incassando così un centinaio di sterline. Un eminente attore e capocomico si offerse di accettare una mia commedia, e senza compromettersi per la data della rappresentazione mi propose un anticipo sulle mie competenze ogni qualvolta lo avessi desiderato. Nelle serate di prima, sul palcoscenico del mio teatro aveva luogo un banchetto al quale si giudicava un privilegio l'essere ammessi. I critici solevano ricevere l'invito di prendervi parte appena transitavano di fronte al botteghino del teatro. Non rifiutai mai quell'invito, che mi pareva un cortese tributo alla mia influente posizione, ma nemmeno sedetti al banchetto. Nell'ambiente pittorico nessuno si sognò di offrirmi danaro in cambio di una critica favorevole. I mercanti di quadri stabilivano il giorno in cui ricevere la stampa prima dell'apertura delle mostre; alcuni di loro, esperti nell'arte di ingannare i giornalisti pivellini incapaci sovente di distinguere un Greco da un Guido Reni un Frith da un Burne- Jones, cosicché per cavarsela lodavano unicamente i pittori eminenti, riuscivano a dar a intendere a questi novizi del giornalismo che la loro ultima speculazione sull'opera di un principiante era invece la scoperta di un genio. Al mio primo apparire in uno di questi ricevimenti stampa un famoso mercante d'arte, defunto da lungo tempo, mi rivolse cortesemente la parola per esaltare i pregi di una mezza dozzina di mediocri disegni esposti da un pittore sconosciuto. Lo ascoltai con l'attenzione dovuta e gli dissi poi: «Signor..., come potete dirmi simili sciocchezze? Valete di più». Egli, di rimando, mi fece un cenno confidenziale; lo seguii allora nel suo studio dove potei ammirare alcuni tesori d'arte antica, di primitivi specialmente. Il suo principale concorrente, morto anch'egli, usava un metodo più sottile. Egli m'invitò un giorno a vedere le ultime opere di un noto pittore, e mi ricevette mostrando l'umore di un uomo nauseato dal cattivo gusto imperante. «Ecco» mi disse «siete venuto anche voi a vedere queste croste! Già, roba dipinta per gente della vostra fatta, e a noi tocca propinarvela! Guardate qui!», e indicava un quadro appeso al muro, in un posto poco appariscente. «Ecco un dipinto che vale dieci volte gli altri. A voi però non interessa: se vi dicessi il nome del pittore, dovreste confessare di non averlo mai udito nominare. Che tocco, invece! Guardate il cielo! Ma voi signori della stampa passate davanti a queste meraviglie senza neppure degnarle di uno sguardo.» Naturalmente, i giornalisti che non sapevano distinguere il gesso dal formaggio si affrettavano a dimostrare la loro competenza esaltando il valore del genio dimenticato. A me non la diede a bere, ma mi mancò il cuore di rovinare al vecchio uomo la gioia di credere riuscita una commedia tanto

ben congegnata. Tosto i negozianti di arte mi qualificarono critico avveduto e tra loro e me si stabilirono quei rapporti di piacevole cameratismo d'uso tra i critici genuini e i più seri commercianti di quadri. Tra di noi non si facevano trucchi, tanto che i migliori critici ignoravano in genere il mercanteggio a base d'inganni praticato su giornalisti novellini impiegati da direttori privi d'ogni dimestichezza con l'arte e mal tolleranti il costume che li Il Rassegnati a per a Cesare quel costringeva a non trascurarla. Pratico Mondo dare Edunet books che è di Cesare, essi solevano mandare i reporters più verbosi alle gallerie d'arte, nei teatri, e all'opera, riservando i migliori per i convegni politici e i tribunali. A me, personalmente, nessun mercante d'arte propose mai gratifica alcuna né, dopo i miei primi passi nel mestiere, tentò d'ingannarmi. Rinunciai una volta, è vero, a collaborare a un importante settimanale perché mi venne richiesto l'elogio incondizionato di pitture eseguite dagli amici del principale; e non facessi lo schizzinoso, visto che mi si permetteva di fare altrettanto per i miei amici. Un po' dopo rinunciai pure a una importante collaborazione perché la proprietaria del periodico perseverava nell'interpolare a mio nome trafiletti laudativi di mediocri quadri di pittori di second'ordine che, all'ora del tè, solevano invitarla nei loro studi. L'ambiente musicale non mi premiò mai direttamente, né seppi di alcun collega che accettasse doni interessati. All'Opera, come pure nei teatri e in tutti i luoghi di pubblico ritrovo, era certo molto più semplice lodare ogni cosa e passare sotto silenzio le manchevolezze, piuttosto che attenersi a una critica obiettiva. All'Opera i miei colleghi faciloni erano soliti dilungarsi durante gli intervalli sui demeriti del nuovo famoso cantante italiano, la cui voce pareva quella di uno strillone e i cui modi si erano palesati degni di un barocciaio, tanto da mostrare proprio in quella data sera la sua assoluta incapacità a rappresentare degnamente Manrico o Lohengrin. Il direttore d'orchestra, poi, era tutt'al più degno di trovar posto tra le seconde viole; i tagli inflitti allo spartito dovevano giudicarsi imperdonabili vandalismi; con tutta evidenza non vi erano state prove o, tutt'al più, una mezza prova; nel duetto d'amore, tenore e soprano non si erano mostrati all'altezza dovuta. Gli strumenti a corda, i legni, gli ottoni riproducevano ognuno per conto proprio i motivi wagneriani tanto da rendere irriconoscibile l'insieme; i capi coristi avevano ormai raggiunto la settima o ottava decade, non avevano quasi voce e non imboccavano mai il centro della nota; ben inteso, si doveva sopportarli data la loro abilità d'attacco, e così via, da una impostura all'altra, come d'uso negli spettacoli lirici. Questo sistema rende il teatro d'opera un inferno, sia per i compositori sia per i critici. «Bisognerà far rilevare tutto ciò» mi dicevano i colleghi faciloni. Ma si guardavano bene dal mettere in pratica il suggerimento. Preferivano descrivere il fulgore dei diamanti con i quali le signore dei grandi palchi di prima fila sfoderavano le ricchezze dei mariti. I critici compiacenti erano d'altronde sempre ben accolti anche a teatro completo, ciò che li obbligava a ramingare qua e là alla ricerca d'un posto. Mi capitò di ricevere allettamenti dall'impresario e dai cavalieri serventi della prima donna allora in voga, con allusioni a biglietti per ogni concerto della medesima e a qualche probabile invito in un delizioso castello nel Galles, purché omettessi di menzionare che la diva, mal sicura ormai del suo "fa diesis", preferiva raggiungere soltanto il "mi bemolle". Il castello del Galles non mi ebbe suo ospite, nemmeno dopo aver chiesto all'accompagnatore della signora in quale chiave essa cantasse: «Ah non giunge». L'andava proprio così. Si tolleravano i critici incorruttibili perché i loro articoli sollevavano controversie interessando il pubblico all'arte, terreno di sfruttamento degli impresari. Una critica sfavorevole ma di gradita lettura costituisce migliore pubblicità che non un noioso articolo laudativo. Senza dubbio, il timore della lingua biforcuta del critico indipendente c'entra per qualcosa nell'autorità e prestigio di cui lo si aureola. I critici compiacenti non

sono alla loro volta tutti corrotti; essi ignorano sovente di essere influenzati da menti più abili delle loro; sovente, pure, non hanno abbastanza cultura per sapere che le cose non vanno e, quando a poco a poco se la sono fatta, la cultura, non sono abbastanza sicuri di sé o non trovano in sé il coraggio necessario per affermare un'opinione contro corrente. Queste mie esperienze nonIl Pratico Mondo per Edunetla corruzione municipale. Le cito hanno nulla a che fare con books soltanto per dimostrare che un alto livello di moralità privata non è sicura garanzia del minimo barlume di coscienza morale nella vita pubblica. Tra i letterati, la posizione sociale e le qualità dell'educazione ricevuta, combinate con l'ingegno che tutti si spera possedere, vengono considerate superiori a quelle dei commercianti e negozianti dominatori della moralità municipale. Nessuno di noi si vergogna però di aspettar favori e accettarne da gente sulla quale possiamo trovarci nell'obbligo di dover emettere qualche giudizio. Benché non si prendano apertamente gratifiche in danaro, accettiamo senza arrossire l'equivalente di abbondanti mance. In una città italiana, il direttore dell'albergo di lusso a cui avevo chiesto le camere mi pregò di insediarmi quale ospite d'onore, e per tutto il tempo che mi fosse piaciuto, nel migliore appartamento del suo albergo. In altri casi, di fronte a conti ridicolmente bassi, fui obbligato a insistere affinché mi si facesse pagare come a chiunque altro. E' questo un fatto d'uso comune, tanto che i più rispettabili giornalisti lo sfruttano come cosa normale e pagano mediante articoli laudativi. Usano altresì reclamare sconti nei negozi, libero ingresso nei locali di divertimento, e sarebbero meravigliati se qualcuno osasse tacciare di corruzione il loro agire. Non sono veri delinquenti; mancano soltanto di educazione politica. In un mondo onesto non ci si dovrebbe dipartire dall'assunto fondamentale che la giustizia e la verità non possono essere vendute né comperate, e che di tutti i mali commerci il negozio del falso è il peggiore. Ogni cosa, invece, in una società commercializzata è da vendere o comprare. Per aver venduto troppe polizze sulla vita eterna, la Chiesa cattolica perdette metà dei suoi fedeli. I giudici, oggi, non usano più ricevere doni dai contendenti, come si faceva una volta; l'avvocato invece è ancora venale in quanto vende i suoi servigi al più alto offerente, ciò che risulta un notevole svantaggio per i miserelli dalle tasche vuote. Stando così le cose, non può certo riuscire di sorpresa se le autorità municipali devono essere continuamente in guardia per aiutare i loro amministrati a non pagar più volte, con mance, gratifiche, tasse, i servizi che i funzionari municipali hanno a piacimento il potere di rendere o meno. Essere pagati due volte per uno stesso lavoro e un insperato guadagno a cui pochi impiegati sanno resistere, tanto più che non è necessario esigerlo per ottenerlo. In un tempio solenne come pochi, cioè nel mausoleo di Napoleone a Parigi, il cui vestibolo è tappezzato di cartelli nei quali si avverte essere severamente proibito dare mance, ho sentito i guardiani chiedere gratifiche ad alta voce, ciò che mi ricordò quell'altro impiegato municipale di uno spogliatoio, in un giardino pubblico, all'epoca dei miei primi passi come predicatore di socialismo nelle pubbliche amministrazioni. Senza dubbio alcuno, gli impiegati al mausoleo avevano lottato per ottenere il loro posto ed erano pagati meno dello stretto necessario. 32. COERCIZIONI E SANZIONI Nell'occuparmi delle richieste avanzate dalle professioni liberali, desiderose di non sottostare nell'esercizio della loro attività alle limitazioni imposte dalla legge comune, e dalla loro istanza in favore di una energica presa di posizione del Governo al fine di garantire mediante crudeltà inveterate, generalmente connesse allo stato di guerra, un sistema di polizia dei costumi del tutto indispensabile, secondo loro, al mantenimento dell'ordine necessario a una società civile, considerai fuori legge sia le punizioni sia le crudeltà. Posi quindi un problema: quali sanzioni debbono oggi rimpiazzare la pantofola, il bastone, la bacchetta, la mazza, il gatto a nove code, la prigione, la forca, l'ascia, la

ghigliottina, la ruota, il rogo, il palo e ogni altro sistema di tortura e di assassinio con i quali i governanti costringono i loro sudditi all'obbedienza? Notiamo subito che l'abbandono della tortura quale punizione, e della pena di morte, non comportano ciò che si usa comunemente chiamare l'abolizione della pena capitale: esse implicano cioè l'abolizione Il Pratico capitale inEdunet books della pena Mondo per quanto punizione, ma non della sentenza di morte. Il diritto di partecipare all'umana società non può essere incondizionato; ecco perché è bene non sia concesso a persone inadatte al vivere, ché, se fossero invece autorizzate a rimanere al mondo, verrebbero sprecate altre vite utilissime, al solo scopo di tener sotto controllo esseri nocivi. Mettiamo il caso di un uomo violento al punto di giungere all'omicidio; non vedo quale legge morale possa autorizzarci a trasformare il suo vicino in una guardia carceraria, per la sola ubbia di voler tenere in vita l'assassino. Contempliamo, ora, un'avvelenatrice, oppure una donna che abbia gettato del vetriolo sul viso di qualcuno. E' contrario al più elementare buon senso far sprecare la vita di una donna di buoni costumi mettendogliela al fianco quale guardiana. Mi sembra doveroso compatire i mostri e procurar loro una morte indolore, così come la si procura a un cane arrabbiato. Allo stesso modo dovrebbero trattarsi tutti coloro che non valgono il pane con cui si nutrono e sciupano la vita di chi, invece, non soltanto vale quel suo pane, ma rimane ancora creditore verso la comunità, come d'altra parte dovrebbe rimanerlo qualsiasi cittadino desideroso di meritarsi il rispetto e la considerazione sociale concessi, per ora, soltanto ai signori di una certa classe. Ai pensatori che rovinano ogni discussione proponendo di «riformare il criminale» dobbiamo dire, usando modi più o meno pazienti, di andare al diavolo o di attenersi al problema. Il cattivo soggetto che può essere riformato non è un criminale congenito e non solleva quindi alcun problema; il nostro dovere è appunto di riformarlo. Egli farà poi, se saremo veramente riusciti nel nostro intento, tutte le ammende possibili per i suoi misfatti. Il problema sorge invece capitale nei riguardi del criminale congenito che non possiede gli elementi necessari a subire l'influenza di una riforma e che, d'altra parte, non può essere tollerato in una società civile. Lasciamo pure che i riformatori studino metodi adatti allo scopo: essi si accorgeranno subito dell'assurdità che risiede nell'infliggere al colpevole pene crudeli e spietate, e, dopo averlo bene ingiuriato ed esasperato, nel rimetterlo in circolazione pronto a commettere nuovi delitti. Vi è poi chi, come il "Peer Gynt" di Ibsen, teme ogni azione irrevocabile e preferisce caricarsi di un'atrocità orribile quale è, a mio parere, il chiudere in carcere per tutta la vita una creatura umana, piuttosto che ucciderla, possibilmente senza farglielo sapere, mediante anestetici. Possiamo usare di questa fobia dell'azione responsabile, facendo osservare agli abolizionisti che un giorno di prigione è irrevocabile quanto la decapitazione; se ciò non bastasse a tacitarli, null'altro potrà valere. Eccoci giunti a una conclusione che coglierà di sorpresa i protestanti. Quando aboliamo le punizioni e «non giudichiamo per non essere giudicati» ammettendo che due neri non possono fare un bianco, che Satana non riesce - e, potendolo, non lo vorrebbe comunque fare - a scacciare Satana, e che, dopo tutto, Gesù non era l'individuo eccentrico e poco pratico da molti finora giudicato, ci troviamo nell'obbligo di far rivivere l'inquisizione. Avremmo gran bisogno di una simile istituzione. Bisogna, si capisce, liberarla dalla follia punitiva, ma per ottenere questo sarà bene preoccuparci senza indugi di mettere l'eutanasia al servizio dei nostri Torquemada. La funzione principale di una onesta inquisizione, quella cioè di sbarazzarsi dei non atti a vivere, assumerà maggior urgenza

quando i vecchi rimedi, dimostratisi peggiori delle malattie, saranno aboliti. I membri di questo tribunale supremo dovrebbero essere scelti in una lista di giurati qualificati allo scopo, poiché la questione di vita o di morte, sebbene abbastanza semplice nei casi di assassinio e di egoismo spinto a tal punto da condurre ad assenza di scrupoli verso il bene comune, può diventare difficile e sottile nei casi di tradimento e di eresia. Ma se anche non esistesse una lista di simili Il Pratico Mondo per Edunet bookscercar di fare del nostro giurati a cui ricorrere, dobbiamo meglio valendoci di chi abbiamo sottomano. I delitti non aspetteranno certo per svolgersi che il tribunale ideale sia impiantato; meglio perciò accontentarci di una qualsiasi giuria la quale varrà sempre meglio di niente. Il veneziano Consiglio dei Dieci, il Vehmgericht, la Star Chamber, il Politburò con la sua Cekà, la Cabala nazista con la sua Gestapo, le Ribbon Lodges, i Ku-Klux-Klan furono e sono organismi di inquisizione; ben più semplici e giusto sarebbe il chiamarli a questo modo, invece che glorificarli con nomi altisonanti, come si glorificò la vecchia Inquisizione, sotto la specie addirittura di Santo Ufficio. Per quanto ci sia dato prevedere, le cose si svolgeranno più o meno come segue: la polizia dovrà fissare l'eccezionalità di un caso e presentare l'imputato ai giurati di un tribunale. Il giudice, invece di dare esecuzione alla sentenza promulgata, riporterà il caso e il verdetto all'inappellabile giudizio dell'Inquisizione, affinché questa esamini se l'accusato possa rimanere in vita senza mettere in pericolo la sicurezza della comunità. Se, a esempio, il colpevole si è sposato diverse volte e le sue mogli sono finite tutte annegate per caso nel bagno domestico, o bruciate nella stufa, lo si troverà un bel mattino morto nel letto in cui si era adagiato la sera prima senza alcun sospetto e godendo di perfetta salute. Per quanto indolore possa essere la morte somministrata dall'Inquisizione, ogni cittadino dovrebbe meditare sul fatto che essa vigila in attesa di colpire i delinquenti pericolosi, incorreggibili. Il colpevole, poi, sapendo il suo caso preso in esame dall'Inquisizione, non sarebbe mai sicuro la sera di svegliarsi vivo l'indomani. L'incertezza in proposito non riguarderebbe soltanto il colpevole, ma un po' tutti, poiché il problema della maggiore o minore attitudine a vivere potrebbe coinvolgere ognuno, prescindendo dal fatto che un delitto sia o non sia stato commesso. Questo "memento homo" dovrebbe produrre un senso di responsabilità sociale, che non soltanto è oggi inesistente, ma ancora discreditato dalla chiassosa insistenza con cui reclamiamo la nostra libertà, al confronto della piccola voce con cui ci riferiamo convenzionalmente ai nostri doveri. Parecchi anni addietro suggerii che dovremmo essere obbligati a comparire ogni cinque anni di fronte a un consiglio (praticamente una Inquisizione), al fine di giustificare la nostra esistenza, correndo il rischio, se l'Inquisizione non fosse del tutto soddisfatta di noi, di incappare nella pena di morte. Poco tempo fa, invece, scrissi una commedia intitolata "The Simpleton of the Unexpected Isles", ove terminavo con la rappresentazione del Giorno del Giudizio che immaginavo aver luogo in una bella mattina priva di qualsiasi manifestazione di terrore apocalittico, in cui veniva chiesto di rispondere a un'unica domanda, e cioè: se in coscienza l'interrogato si sentiva di asserire che faceva del suo meglio per mantenere a galla la barca sociale. Chi si dimostrava un peso morto scompariva misteriosamente. Debbo però confessare che nessun impresario a Londra ha giudicato il mio soggetto abbastanza interessante da attrarre un pubblico a pagamento. A ogni modo non riesco a concepire una civiltà duratura priva di questo potere di inquisizione e di un costante e generale senso di responsabilità rivolto a sostenerlo. Null'altro può distruggere la profonda convinzione radicata in noi, che il lavoro sia una maledizione, il servire un atto degradante, la raffinatezza l'inseparabile attributo dell'opulenza oziosa e improduttiva.

Tutti i casi, però, non pongono in questione il diritto di vita o meno dell'accusato. La Dichiarazione americana d'indipendenza rivendica, per i cittadini tutti, il diritto alla vita, alla libertà e al conseguimento della felicità. Ma la forca e la sedia elettrica hanno tenuto poco conto di questo diritto di vivere mentre il conseguimento della felicità è il sistema più semplice per andare incontro alla delusione e al suicidio, dato che la felicità è un Il Pratico Mondo per Edunet books sottoprodotto di attività benefica e di circostanze favorevoli. Che cos'è allora la libertà, e quanta libertà bisogna considerare? Fra la vita e la morte non vi sono gradi intermedi, ma fra la legge e la libertà ne esistono invece molti. Rousseau, il cui "Contratto Sociale" fu il precursore della Dichiarazione americana, disse che gli uomini nascono tutti liberi, proferendo a questo modo la più grossa bugia che persona sana di mente abbia mai detta. Tutti gli uomini nascono in stato d'impotenza, ciò che li sottopone al buon volere dei genitori e dei tutori, e crescono per arrivare a vivere del proprio lavoro, il quale può essere evitato solo a prezzo di rendere schiavi i propri simili. Ogni Governo deve dire alla maggioranza dei suoi amministrati: «Lavora o muori di fame; questa è la legge della natura». E poiché al giorno d'oggi pochi cittadini possono trovar lavoro se non in qualche elaborata e costosa organizzazione industriale, la cui messa in efficienza è ben superiore alla capacità dei più, è bene che i Governi facciano essi stessi da elargitori di lavoro. Ed ecco che il diritto alla libertà viene distrutto, mentre giungiamo alla constatazione che, fuori dal socialismo, libertà significa schiavitù o fame; e che col socialismo addio libertà di vivere oziosamente sul lavoro altrui, ciò che costituisce la principale attrattiva del capitalismo. E' chiaro che il "Contratto Sociale" e la Dichiarazione americana sono troppo poco considerati per essere di qualche utilità all'Inquisizione, la quale dovrà decidere sul problema di quanta libertà possa essere affidata a un cittadino, ammesso ch'egli sia abbastanza utile da essere lasciato in vita. L'Inquisizione dovrà rivedere la posizione di molteplici persone, oggi in prigione; ne troverà certo parecchie inabili a fare un uso normale della libertà e tuttavia capaci di lavorare per sostentarsi, purché poste sotto speciale controllo. Queste persone sono invece lasciate alla mercé delle crudeltà e privazioni inflitte dal nostro codice penale senza vero riguardo alla qualità del peccatore, risultando esse pene a puro vantaggio dei datori di lavoro: capitalisti i quali insistono sull'utilità di porre in miserando stato i fuori legge allo scopo di condurre i proletari ad accettare stipendi di fame e una abbietta servitù, pur di non condividere la sorte dei malcapitati compagni. In Russia ho visitato uno stabilimento di correzione diretto con sistemi umanitari. Sorgeva in un fiorente centro industriale dove i carcerati, allo spirar della pena, finivano sovente per rimanere, simili in ciò a molti soldati i quali, benché sotto le armi godano della minima libertà possibile, rinnovano la ferma, considerando grande sventura la fine del servizio militare. Anche nelle prigioni britanniche i peggiori cittadini sono spesso i migliori ospiti. Questi prigionieri esemplari non dovrebbero essere rilasciati, ma sarebbe doveroso trattarli con intelligente senso di umanità tanto da impedir loro di desiderare la liberazione. Meglio ancora sarebbe se giungessero a temerla. Al punto in cui tutti siamo, i "liberi" poveri di oggi finirebbero per rompere i vetri delle prigioni pur di entrarvi; ma quando la gente onesta se ne potrà stare comodamente in pace a casa propria, questo pericolo verrà scongiurato. Nulla può limitare l'estensione del pubblico potere sulla vita privata, all'infuori dell'estensione del potere individuale su quello collettivo. Se a ogni individuo fosse dato di annullare con un gesto della mano le forze che il Governo può usargli contro, l'Uomo giudice, trasformato dalla fantasia di Shakespeare in una scimmia irata rivestita di temporanea autorità, non dovrebbe più causare terrore; le sue vittime infatti, benché prive della minima autorità, diverrebbero altrettante scimmie irate pronte a imitare un meschino sottufficiale qualsiasi «to use his heaven for thunder, nothing but thunder» [1].

Nelle varie utopie lasciateci in dono dai nostri profeti politici, vediamo come essi non siano stati capaci di concretare un piano di società umana perfetta, senza conferire allo Stato, o a qualche individuo, il potere di vita o di morte. Il letterato Bulwer Lytton, uomo di lunga esperienza politica, ci ha lasciato una sua Utopia Il Pratico Mondo per Edunet books intitolata "The Coming Race" [2], nella quale ogni individuo è dotato di un innato potere chiamato "Vril", con cui può metter fuori combattimento vuoi un drago, vuoi un dittatore o un esercito. Di conseguenza, in quella terra purtroppo favolosa, non esistono né draghi né dittatori, e l'orrore dell'assassinio è tale da risultare impossibile il commetterne. H. G. Wells, invece, ha scritto un racconto in cui la guerra è abolita grazie alla invenzione di una bomba capace di disintegrare l'atomo in modo così decisivo, da produrre senza indugio la decomposizione dell'universo intiero. Qualsiasi ambizioso tenti dare quell'arma in dotazione alle sue truppe provoca una spontanea Lega delle Nazioni, la quale con assoluta umanità decreta la fine del malcapitato. Shakespeare, dovendo spiegare in qualche modo la sopravvivenza del filosofo Prospero in un'isola abitata da un solo abitante, il selvaggio Calibano, fornito del potere di uccidere qualsiasi filosofo ponesse mai piede nel suo territorio, dovette ridurre la personalità di Prospero a quella di un mago volgare, procurandogli per madre la sfortunata strega-mostro Sicorace, e facendogli da questa lasciare in dono il potere di procurare doglie dolorosissime e fortissime febbri ai suoi nemici. Swift fornì i governanti della sua immaginaria Laputa di una isola volante, che potevano scagliare quale gigantesco mattarello sopra una eventuale massa di rivoltosi. Queste favole non illuminano la storia di luce alcuna, perché né Vril, né magia, né isole volanti sono mai esistite, e nemmeno bombe atomiche di siffatta potenza. L'interesse pratico di simili fantasie sta nel notare che neppure i poeti maggiori, e i romanzieri più fantasiosi, sono riusciti a concepire una società nella quale non sia ritenuto necessario tenere in scacco l'istinto che conduce gli uomini a uccidersi scambievolmente. Quando, in una serie di commedie riunite sotto il nome di "Back to Methuselah" [3], diedi il mio contributo all'utopia conferendo alla mente sulla forza fisica un potere altrettanto irresistibile di quello conferito a Propero su Calibano, dovetti pur ricorrere a un simbolo; ma, non accontentandomi di pura fantasia perché con le utopie non si giungerà mai ad alcun risultato pratico, m'indussi a scegliere quale stimolo capace di tenere a bada gli uomini una forza usata comunemente, atta perciò a poter anche subire mutamenti rivoluzionari nella sua applicazione. Questa forza si chiama soggezione. Essa sola permette al maestro di mantenere la disciplina fra la massa degli scolari che altrimenti, e con ogni facilità, lo farebbero a pezzi, allo stesso modo con cui nel 1672 la plebaglia olandese trattò de Witt. L'uomo di Stato deve saper sfruttare il sentimento di soggezione perché esso ha da conferire autorità non soltanto a persone superiori che già di per se stesse la ispirano, ma anche a qualsiasi zoticone a cui abbigliamenti, seguiti, livree e uniformi risultano essere un corredo necessario affinché possa imporsi ai comuni mortali, diventando una specie di idolo animato. La reazione a questo stato di soggezione fittizia ha prodotto a tutta prima i "Roundhead" [4], i quaccheri inglesi, e in un secondo tempo i diplomatici americani che usano presentarsi a corte, fra altezze reali e aristocratici rivestiti di sontuose uniformi, mentre essi non indossano che un abito borghese e si chiamano semplicemente "Mister". Persino questi iconoclasti sono impotenti di fronte a coloro che per loro natura ispirano riverenza. Sono irriverente e sarcastico quanto sia dato esserlo a un onesto pensatore: eppure ricordo che a venti anni, in una data occasione in cui conobbi un rabbino, questi m'incusse un tale senso di soggezione da farmi rimanere muto. Non so trovare una causa al mio sentire: non ci eravamo mai incontrati prima, e quel giorno scambiammo appena qualche idea, in pochi minuti di conversazione, su ordinarie questioni d'affari. Emanava da lui un ignoto potere

magnetico, mesmerico o ipnotico che fosse, tanto che al suo cospetto mi ridussi in uno stato di soggezione da me totalmente ignorato fino allora, e mai più provato di poi. Di fronte al rabbino, senza ragione alcuna, mi ero disanimato. Da quel giorno lo spirito di osservazione e le storie lette su tribù primitive in cui la forza vitale si disgrega all'apparire dell'invasore civile mi hanno convinto che ogni persona vivente possiede un campo Il Pratico Mondo per Edunet a chi magnetico di maggiore o minor intensità, che permette books è più carico di energia di dominare chi lo è meno, o chi, a causa di timidezza eccessiva, rimane più suscettibile alla sua influenza. Ho assegnato a questa mia opinione un valore scientifico nella quarta parte di "Back to Methuselah"; ma so già che i biologi non vorranno credermi fin tanto che uno di loro non riesca a far sì che in una prova di laboratorio un cane non provi soggezione per un porcellino d'India. Può darsi che un giorno o l'altro un intelligente bio-fisico riesca a misurare la suddetta energia come oggi si misura l'elettricità. Nel frattempo non si può negarne l'esistenza, per cui ogni governante dotato di senso pratico farebbe bene a riconoscerla e anche a sfruttarla. Nella mia Utopia ricorsi pertanto alla Soggezione naturale e artificiale quale mezzo grazie a cui la mia "razza a venire" teneva in soggezione gli zoticoni. E poiché l'età è fonte naturale di rispetto, tanto da assicurare la necessaria sottomissione dei figli ai genitori o ai tutori, liberai la mia razza dalla morte naturale, seguendo in ciò Weismann che suggerì essere la morte il rimedio propinato dalla natura contro la sovrapopolazione, causa unica della caducità umana. Non fosse per essa causa, l'uomo potrebbe essere immortale come le amebe. Ecco come, senza dover ricorrere ad alcuna magia, riuscii a rendere accetta una favola in cui, grazie allo sviluppo evoluzionista delle sole forze naturali, la saggezza si era fatta temibile sino al punto da diventare mortale. La soggezione, difatti, ingenera scoramento e lo scoramento, nel suo ultimo grado, significa morte. E' chiaro che l'uomo di Stato debba tener conto sia della soggezione naturale sia di quella artificiale, e ricorrere all'artificiale quando la naturale non è sufficiente a mantener la disciplina popolare. Corrispondente alla Soggezione, quale forza sociale, si riscontra il Disprezzo, che può esso pure venir maneggiato a piacimento. Gli uomini sono per lo più classificati dai vestiti che indossano. I nudisti dimenticano talvolta che se il terrazziere e il re si mostrassero attorno nudi, non fosse che per convenienza sociale il primo dovrebbe per lo meno riprendere il suo berretto in mano e il secondo la sua corona; questo anche se si giungesse al punto di considerare i terrazzieri più rispettabili dei re. Il pagliaccio da circo, la cui professione è di far la parte dell'indolente, vigliacco, ladruncolo, ingordo, ubriacone e dispettoso, e di sollevare lo scherno in ogni sua attività, sia questa l'inciampare, o il cadere, o il prendere botte e calci, indossa a questo effetto un abito ridicolo e si dipinge assurdamente il volto. Se si mettesse le uose di un decano o l'ermellino di un giudice, sebbene con l'andar del tempo questi ornamenti appaiano ormai ben poco meno bizzarri del multicolore vestito con cui si acconcia il buffone, egli non riuscirebbe a far pagliacciate, anche se le autorità glielo permettessero. Un attore che si accinge alla parte di generale deve omettere qualche piccolo particolare dell'usuale divisa, alfine di stabilire una frontiera, non importa se minima, fra la realtà e il simulacro. Non è questo soltanto un costume d'arte, ma l'applicazione al teatro della legge generale che nega ai cittadini di usare distintivi di grado o di sesso a cui non abbiano ufficialmente o naturalmente diritto. Qualsiasi Governo può promuovere a volontà Soggezione e Disprezzo e può anche abusare sia dell'una sia dell'altra cosa. Il sistema feudale si era creato una aristocrazia usando il sistema della ereditarietà, ciò che produsse un numero rilevante di baroni, i quali, incapaci di incutere per loro propria natura un minimo di soggezione, furono differenziati dai

comuni mortali mediante vesti, ricchezze e rendite. All'epoca in cui la peste ridusse di tanto il numero dei popolani da far aumentare la paga di un umile lavoratore sino al punto di permettere alla sua donna il lusso di comperarsi ornamenti d'argento, l'emanazione della legge suntuaria proibì al popolino di portare gioielli; gli insorti della Rivoluzione francese furono chiamati "sans culottes" perché le brache, a quell'epoca, le portavano soltanto gli Il Pratico Mondo per Edunet books aristocratici. Quando la Rivoluzione americana proclamò per tutti il diritto alle armi, quella categoria di americani che Dickens rese celebre con il signor Hannibal Chollop ne abusò a tal punto che i Governi americani furono alla fine costretti a proibire a tutti il porto della pistola, così come il Governo italiano, per la stessa ragione, proibì molto tempo fa il porto del pugnale. Non mi è dato oggi possedere un fucile senza aver prima ottenuto un regolare permesso, e in tutta Europa oggi si è uccisi se trovati in possesso di armi. Non c'è fine alle Azioni e Reazioni messe in moto all'epoca in cui si ricorse alla soggezione artificiale per colmare la deficienza in natura di questa qualità ritenuta necessaria. E' certamente assurdo credere che la natura abbia commesso una deficienza proprio in questo campo. La natura è incorreggibilmente prodiga e produce governanti e organizzatori in misura più che sufficiente a riempire tutte le liste delle necessarie gerarchie, fornendo altresì un sovrappiù bastevole a facilitare ai governati il controllo democratico degli eletti. Di questa generosa abbondanza deve essere partecipe la popolazione intiera, dalla cui totalità risulta poi la piccola percentuale di capi scelti per doti naturali. Inoltre, per rendere più proficua la selezione, è necessario che cultura ed educazione siano alla portata di tutti. Se, causa l'indigenza proletaria, il 90 per cento della popolazione è escluso da questa cultura, viene matematicamente escluso il 90 per cento dei possibili governanti o organizzatori, ottenendo il risultato di dover ricorrere al vecchio sistema che riveste d'orpello "the tenth transmitter of a foolish face" [5] tanto per conferirgli un aspetto abbastanza autorevole e permettergli di prender parte alla cosa pubblica dove non saprà far altro se non quello che sempre è stato fatto. Muoiono imperi a causa di queste finzioni; lo ricordino gli Stati democratici, che andranno alla rovina se non vorranno rivolgere i loro sforzi ad aprire a tutti le porte della cultura e dell'educazione; ciò che in pratica significa uguaglianza, di guadagno per tutti. La sanzione finale di questa uguaglianza, ora che non si crede ciecamente a un potere divino di remissione o di condanna eterni conferita ai sacerdoti, è il potere di vita e di morte posseduto dai Governi secolari che mai, e per nessuna ragione, lo delegano ai duellanti. I monarchi si abituano presto a firmare condanne a morte, specialmente nei paesi molto popolosi. La vita umana non è certamente più sacra in Irlanda che in Inghilterra; purtuttavia, quando ero ragazzo, in Irlanda una esecuzione capitale avveniva forse ogni sei mesi, e per qualche tempo costituiva il fatto saliente del giorno, rappresentato a caratteri vistosissimi sui giornali. In Inghilterra, invece, dove si ha una popolazione dieci volte superiore a quella dell'Irlanda, la regina Vittoria firmava settimanalmente condanne a morte, ciò che mi fa credere che ella non desse al fatto maggior importanza di quanta ne ponesse per la firma di un assegno. Gilbert Chesterton, un giorno in cui assolveva ai suoi doveri di giurato, fece osservare che allorquando si debba ricorrere a qualche misura radicale, bisognerebbe dar voce in capitolo a persone non di mestiere, la cui sensibilità cioè non sia incallita del tutto ancora dall'abitudine quotidiana all'imposizione di crudeltà. I poteri di vita e di morte necessari alla disciplina degli Stati civili trovano la loro più ampia applicazione nell'istituto chiamato Guerra, mediante il quale un'intiera nazione, o un blocco di nazioni si costituisce inquisitore internazionale, e, se stabilisce che qualche altra nazione (o blocco di nazioni) è indegna di vivere, procede a sterminarla. Tale decisione è naturalmente reciproca, poiché la nazione giudicata non accetterà il verdetto, cosicché non le rimarrà altra soluzione all'infuori di sterminare chi ha deciso di distruggerla. Ora, i

poteri di vita e di morte cominciano ad aver la loro prima applicazione in patria; poiché gli eserciti, per poco avessero un po' di buon senso, fraternizzerebbero gli uni con gli altri o si darebbero alla fuga invece di accingersi a una carneficina in cui chiunque può lasciar la pelle, se non sapessero che all'alba chi non ha ucciso, devastato, incendiato, chi non si è comportato come un pazzo omicida, verrà fucilato dai suoi compagni.
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Tutto questo sterminio, per quanto logicamente perfetto, non produce l'effetto desiderato. Portarlo alle estreme conseguenze diverrebbe troppo costoso, e d'altra parte né i soldati né i cittadini lo sopporterebbero; accadrebbe così quello che è avvenuto in Germania nel 1918. D'altronde, per sterminare una nazione è inutile perder tempo a uccidere gli uomini che le donne possono subito rimpiazzare. Tanto vale uccidere le donne. A onta dell'evidenza di questo ragionamento, nessuno sterminatore ha ancora osato proporlo come obiettivo, di guerra. Adolf Hitler, la cui fobia anti-semita superò la fobia anti- cananita di Giosuè o il furore reciproco fra i crociati e i saraceni, si arrestò davanti alla decisione di uccidere le donne e lasciare in pace gli uomini. I casi estremi servono soltanto a fissare gli estremi limiti entro cui dobbiamo stabilire la nostra scelta. Sebbene non si possano sterminare le nazioni nemiche, né permettere loro di invaderci e ridurci in schiavitù, noi possiamo, anzi dobbiamo sterminare i singoli individui e uccidere un numero bastevole di nemici da far ragionevolmente sperare di poterli sconfiggere poi tutti, e, giuste o no, imporre le nostre condizioni ai sopravvissuti. Non esiste, purtroppo, una legge abbastanza perfetta in base alla quale i governanti possano decidere, mettendo da un canto il loro giudizio personale, quando possano o debbano uccidere. C'è forse un altro limite al potere esercitato dallo Stato sugli individui: le sentenze devono essere eseguite così come sono state decretate e approvate; ma può darsi riesca impossibile trovare l'esecutore materiale della sentenza. Finora, tuttavia, questo pericolo non mi pare essersi avverato, ché non ricordo casi di tortura non applicata per carenza di boia. Il rogo per donne vive, l'esecuzione capitale dei ribelli inventata per intimidire patrioti insorti della tempra di un William Wallace, l'uso romano della crocifissione applicato a Gesù, il sistema trovato dai francesi per punire i parricidi usato contro Damiens e Ravaillac, e gli orrori messi in opra per torturare l'Anabattista Giovanni di Leyden (ho visto appesa alla torre della cattedrale di Munster la gabbia dove i suoi carnefici rinchiusero quel poco che dopo la tortura rimaneva di lui, per finirlo con la fame), sembrano esaurire l'inventiva della crudeltà umana; non si ricorda tuttavia esempio, in cui la ricerca del volontario disposto a fare da boia per un compenso nemmeno troppo lauto abbia causato difficoltà. Alla folla piace contemplare i condannati a morte sulla via del supplizio. Essa si rovescia per strada e paga somme considerevoli pur di ottenere un posto a una finestra dalla quale osservare la macabra funzione. Dopo tutto, un'esecuzione capitale è uno spettacolo popolare. La gente si assiepa fuori delle mura della prigione in cui un assassino deve essere impiccato, sebbene sappia che nulla potrà vedere dell'esecuzione. La generazione di parigini contemporanea di san Francesco di Sales si divertiva a contemplare i condannati le cui ossa venivano stritolate dal supplizio della ruota, supplizio del quale l'usanza continuò nei secoli. Sui miei vent'anni conobbi persone che ricordavano di aver assistito a qualche cosa del genere. Di proposito mi astengo dal parlare dei circhi equestri, sebbene oggi ancora godrei di ciò che nella mia giovinezza chiamavo equitazione, perché non posso sopportare di veder eseguire da animali esercizi in antitesi alla loro natura, mentre sarei pronto a uccidere i loro allenatori purché fossi sicuro di ottenere un'assoluzione per omicidio giustificato.

I Governi possono trar vantaggio da simili manifestazioni di ferocia primitiva, usandone per imporsi sui loro amministrati. Ecco perché i governanti dovrebbero essere scelti con molta cura; in ogni Stato moderno vi è infatti un numero sufficiente di furfanti pronti a procurare a un Governo di malfattori le forze armate alle quali i cittadini disorganizzati non possono resistere. Le migliori coscienze sono ben più umane dei codici penali e Il gli altri non per Edunet books militari; la breccia fra gli uni ePratico Mondopuò essere colmata se non si affida il comando alle nostre migliori coscienze. Finirà, altrimenti, per capitarci quello che è avvenuto in Cina; squisita civiltà nelle classi colte, e i criminali tagliati a pezzi per divertire la folla. 33. LEGGE E TIRANNIA La storia si è fin troppo occupata delle tirannidi esercitate da re, usurpatori o conquistatori e delle fasi terroristiche a cui ogni rivoluzione va soggetta. Tutto il dicibile su questo argomento è ormai stato detto e ripetuto. Ciò che urge è studiare come liberarci dalle tirannidi, che, con le migliori intenzioni, i nostri governanti c'impongono perché tratti in inganno da una scienza bugiarda e dai grossolani errori commessi da intelletti mediocri del tipo di un Jenner, di un Lister o di un Pavlov. Parlo per esperienza perché da giovane patii dello stesso male che acceca molti. A un dato momento della mia evoluzione intellettuale trasferii la fede nell'infallibilità e autorità assolute delle epistole dei santi Pietro e Paolo, fede che fin dalla fanciullezza mi era stata inculcata, agli scritti di Helmholtz e di Tyndall; allora, il primo capitolo della Genesi mi apparve una favola ridicola, mentre "Le origini delle specie" di Darwin assunsero la forza di una rivelazione. Tutti, più o meno, facciamo la stessa cosa. San Tommaso d'Aquino e san Giovanni Battista credevano che l'acqua santa, specialmente se proveniente dal fiume Giordano, avesse proprietà magiche; devo però riconoscere che essi non si esaltavano per questa loro credenza quanto i nostri scienziati allorché s'incominciò a parlare di radio. Giovanni e Gesù, che sostituirono il battesimo alla circoncisione, furono molto meno creduli e intolleranti del contadino Jesty e del dottor Jenner i quali sostituirono al battesimo la vaccinazione. A noi fanno tanta impressione gli sciamani africani che scoprono le streghe al fiuto e le fanno uccidere, che li tacciamo d'infamia con la stessa risolutezza con cui tacciamo d'infamia gli stregoni Vudu: eppure, Dio sa quali grida sappiamo lanciare contro i "portatori" di malattie, e con quale terrore considerammo Mary la portatrice di tifo, quasi fosse stata la terribile strega di Endor. Non intendo dire con ciò che tutte queste forme della nostra credulità siano dannose. Noi non proponiamo di bruciare viva la "Typhoid Mary": coloro che ne reclamavano la segregazione o la soppressione arrivavano al massimo all'idea di una morte indolore. Né bisogna dedurre che tutte le scoperte scientifiche siano mistificazioni, basandosi sul fatto che oggi si crede nella scienza altrettanto ciecamente di quanto tempo fa si credesse nel sole fermatosi un bel giorno ad aspettare Giosuè. Quello su cui insisto è che l'uomo di Stato non deve accettare qualsiasi sanzione professionale di una proposta scientifica, quale prova della sua efficacia. Può darsi che sia efficace, ma può anche darsi che non lo sia. La chirurgia antisettica di Lister, che gli fruttò una statua a Londra e un altare nel tempio di Esculapio, si dimostrò in pratica un errore grossolano; ciò non di meno è bene non dimenticare l'esistenza dei fagociti, esseri lunghi meno di un bimilionesimo di pollice che, grazie al nuovo microscopio elettronico, possiamo ormai contemplare. Bisogna comunque tener presente che gli errori non sono sempre del tutto disastrosi. La chirurgia antisettica di Lister si mostrò dannosa per il paziente e per il chirurgo ma, incidentalmente però. riuscì a debellare la cancrena ospedaliera, imponendo una pulizia scrupolosa là dove prima aveva regnato la pestilenza. Però, dopo aver raggiunto questo risultato, si giunse a tali estremi che, allorquando la guerra rinnovò l'urgenza d'interventi tempestivi e di fortuna, i feriti sovente morivano nell'attesa che le infermiere listeriane avessero finito di bollire

l'acqua e di sterilizzare tutti i ferri. Dei listeriani, con loro gran sorpresa, si finì per doversi sbarazzare. Quando l'approvazione di una nuova legge richiama l'attenzione su questioni fin allora trascurate, si provoca un mutamento che richiede l'uso di un'accurata interpretazione. Io Il Pratico Mondo per Edunet la mia stesso, quale membro di un consiglio d'igiene, ho avuto books parte di responsabilità nell'imporre ai proprietari di case attrezzature igieniche che, si scoprì poi, erano molto più dannose dei vecchi gabinetti. A ogni modo, l'aver rivolta l'attenzione del pubblico verso un problema a lungo trascurato per falso pudore, migliorò di tanto le statistiche di vita, da farci credere che le nostre decantate vaschette igieniche fossero un ritrovato miracoloso. Scoprimmo poi di aver errato e ci rimettemmo a perseguire coloro che non si decidevano ad abbandonare gli utensili sanitari da noi imposti poco prima, pena una multa. Per l'appunto in questi giorni mi capitò di udire un ministro portare a difesa delle iniezioni anti-difteriche praticate ai bambini una statistica che egli giudicava del tutto convincente, e cioè che dei bimbi vaccinati uno solo era morto, mentre 418 casi letali si erano riscontrati fra i non vaccinati. L'uomo della strada si convince subito nel leggere questo genere di statistiche. Esse invece non eliminano neppure il sospetto che l'inoculazione e la vaccinazione possano essere più mortali delle malattie che dovrebbero prevenire. I bambini vaccinati appartengono alla categoria dei figli di genitori coscienziosi e colti i quali si prendono molto a cuore la salute della loro prole e si preoccupano di far ispezionare una volta all'anno gli impianti sanitari delle loro comode abitazioni. Quelli non vaccinati sono invece i figli di genitori sbandati, o ignoranti, oppure poveri, i quali ultimi non possono permettersi il lusso di obbedire alle prescrizioni mediche. La mortalità infantile, in simili ambienti sovente sovrapopolati, è sempre altissima per cause assai diverse da quelle trattabili con vaccini o simili. Le statistiche che lumeggiano la resistenza all'infezione fra i bimbi ben nutriti e ben alloggiati da una parte, e dall'altra bimbi denutriti nati e cresciuti in squallide case o appartenenti comunque a un agglomerato composto del 90 per cento di proletari, sono sempre di gran lunga a favore dei primi. I fautori della inoculazione affermano che la differenza sta a dimostrare il valore del loro sistema; dato questo, non vedo il perché i gioiellieri e gli eleganti empori di West End non debbano sostenere che il merito della minor mortalità deriva tutto dal padre, in quanto esso possiede un orologio d'oro o un cappello a cilindro. Gli statisti seri si guardano da simili affrettate deduzioni sottoponendo ogni novità a un controllo sperimentale. Se dopo aver praticato a tutti i ragazzi di Eton una puntura anti-morbo, e aver lasciato a quelli di Harrow le sole forze naturali per combattere esso morbo, si riscontrassero differenze notevoli di contagio a favore dei primi, allora sì che si riuscirebbe a provare l'efficacia del farmaco, mentre invece un paragone tra l'una di queste scuole e un'altra di un distretto molto più povero non proverebbe altro se non che la miseria e la sporcizia sono dannose alla salute. Oltre a ciò, le statistiche possono essere falsificate. L'esperienza da me fatta quale consigliere di amministrazione nella mia parrocchia comprende l'ultima seria epidemia londinese di vaiolo. La gente si affrettava a farsi rivaccinare e, poiché davamo mezza corona per capo vaccinato, i medici si affrettavano a rivaccinare. Dopo poco ci capitò di riscontrare che tra i pazienti, da noi mandati all'ospedale contumaciale perché affetti da vaiolo, se ne trovavano alcuni già rivaccinati. Detto e fatto, li spediamo dal contumaciale a un ospedale di medicina ordinario, battezzando questa volta il male: eczema pustolare o vaioloide. Di conseguenza, per parte nostra la rivaccinazione ne uscì probante quanto mai, sebbene, a mio parere, essa abbia provocato gravi malattie e temporanei malesseri anche fra noi del consiglio parrocchiale. In quanto a me non mi feci rivaccinare. Nemmeno il nostro ufficiale medico si sottopose alla puntura, sebbene nelle sue conferenze al pubblico

si mostrasse ardente fautore della teoria di Jenner. Entrambi uscimmo indenni dall'epidemia, ma nessuno si degnò di far figurare i nostri casi nelle statistiche ufficiali. Sulla scienza della diagnosi mi sono già pronunciato: dovrebbe essere l'esatta classificazione delle cause di malattia e di morte, mentre invece ci si accontenta di pura Il Pratico Mondo per Edunet books nomenclatura. Far apparire e scomparire malattie è un gioco; questione di nomi. Ci è facile ridurre 1000 casi di tifo a soli 500, purché la metà di questi 1000 li classifichiamo come enteriti. L'ingannevole scienza sorta dal trucco che consiste nel far credere che una semplice nomenclatura sia un'importante scoperta è così delusiva, che chiunque veda attraverso le apparenze è tentato di promuovere agitazioni allo scopo di indurre la legge a dichiarare illegale l'uso di ogni parola nuova finché il suo significato non venga chiarito da un atto parlamentare. Siccome il rimedio sarebbe forse peggiore della stessa malattia, è una vera fortuna che i moderni testi scientifici siano così pieni di parole nuove da diventare per lo più illeggibili. Quando il signor A. annunzia di aver ottenuto in laboratorio un dato risultato, e il signor B. risponde che i risultati da lui conseguiti non sono gli stessi, da qualche parte deve pur esservi un errore; si riesce a parare questo inconveniente definendo importanti scoperte sia i risultati ottenuti da A. sia quelli ottenuti da B., battezzandoli con nomi differenti e scegliendo l'appellativo tra nomi greci possibilmente polisillabi. Ecco come i libri di testo, mettendo da un canto la logica, acclamano quali inventori certi messeri che non altro han scoperto all'infuori dei loro errori. I governanti che si lasciano ingannare da simili raggiri dovrebbero essere cancellati dalle liste elettorali. Quando si tratta di salute pubblica o di diplomazia, l'uomo di Stato non deve mai dimenticare che, come disse Ferdinand Lassalle, «la menzogna è una forza europea». Nelle questioni di medicina, essa è addirittura una forza mondiale. La pubblicità fa abbondante uso di bugie, e questo le è permesso perché il commercio è ricco e potente, così come lo era permesso ai principi, secondo l'insegnamento del Machiavelli. La vaccinazione produsse un fiorente commercio di vaccini. Più tardi la parola vaccino fu applicata a profilattici che nulla avevano a che fare con il vaiolo e ora abbiamo una intiera industria dedicata ai vaccini, pseudo-vaccini, sieri terapeutici, estratti ghiandolari detti ormoni, antigeni, antitossine, in aggiunta alle vecchie pillole, purganti, tonici, cinti elettrici e simili, i quali tutti si vantano di prevenire o curare qualsiasi male conosciuto o immaginato; alcuni di essi promettono persino di ringiovanire i loro compratori e di prolungare la vita di una cinquantina d'anni. Frammenti di greco o di latino, con l'aggiunta di suffissi in «osi», a ina», «ax», «on», sostituiscono i vecchi nomi o ne creano di nuovi, riuscendo a impressionare il pubblico, così come la lunga parola Mesopotamia pare impressionare in senso religioso la gente semplice. Noi tutti leggiamo gli avvisi di questi prodotti, comperiamo i prodotti stessi, ci curiamo con la nostra "vis medicatrix naturae" e, attribuendo la guarigione alla medicina, mandiamo ai fabbricanti numerosi atti di testimonianza i quali vengono debitamente pubblicati e talvolta debitamente pagati. Una signora di mia conoscenza ricevette 800 sterline in cambio di una lettera nella quale attribuiva la bellezza della carnagione - e Dio sa che se ne scorgeva da lontano il trucco a un rinomato unguento per il viso. Anche a me è stata offerta una somma considerevole affinché mettessi le mie facoltà al servizio di un corso educativo per corrispondenza. Non vi è dubbio che le guarigioni sono talvolta genuine, le testimonianze disinteressate, e che coloro che decantano i pregi di certi medicamenti sono abbastanza onesti da averli almeno provati; ciò non toglie, però, che l'impudenza venale di queste menzogne sia enorme.

Ora, se una menzogna è popolare, come lo sono i racconti di fate o di miracoli, è impossibile fermarla una volta entrata in circolazione. Per quanta autorevolezza si impieghi nello smentirla, gli ignoranti continuano a ripeterla e i giornalisti a copiarsela l'uno con l'altro, fintantoché cessi il bisogno di credervi. Allora, e soltanto allora, l'inganno muore di morte naturale. Ma la morte è lenta e può anche durare un secolo o più; di questa Il Pratico Mondo per Edunet già si lentezza fanno prova le molteplici falsità contro le quali books lottava nella mia giovinezza, e che oggi, alla fine della mia lunga vita, serbano tuttora il loro potere di illusione. I governanti debbono stare in guardia contro di esse. Possono utilizzarle a uso di governo, come faceva Cesare Borgia (meglio non parlare dei nostri statisti contemporanei); ma se prestano fede anch'essi all'inganno, sono perduti. Si dice che lord Melbourne, il Virgilio della regina Vittoria quando essa era appena salita al trono, mettesse il Gabinetto da lui presieduto con le spalle al muro dicendo: «Poco m'importa quale maledetta bugia si abbia da dire, ma nessuno di voi uscirà di qua se prima non ci siamo messi d'accordo di dire tutti la medesima bugia». Prescindendo dalla verità o meno di questa storiella, sta di fatto che anche l'uomo di Stato più onesto deve governare dicendo al popolo ciò che è bene che esso creda, sia questo secondo verità o meno. Se la settimana dopo il detto del governante si mostrerà di già falso, nessuno vi farà caso in Inghilterra, perché il popolo inglese non ricorderà mai un discorso politico oltre l'intervallo che decorre fra il giornale del mattino e quello della sera. Dissi una volta in pubblico (stavo facendo un brindisi ad Albert Einstein), che la religione ha sempre ragione e la scienza sempre torto. Lord Melbourne si sarebbe espresso in altro modo: avrebbe detto, cioè, che i preti dicono sempre la stessa bugia e mai l'abbandonano, mentre gli scienziati cambiano storiella ogni tanti anni, e trascorrono gran parte del loro tempo a contraddirsi vicendevolmente, cercando di mettere in evidenza gli errori l'un dell'altro. In fisica astrale, per esempio, il libro della Genesi è rimasto immutabile come roccia per quelle che sono ormai decine di migliaia d'anni, mentre durante il semplice corso della mia vita l'universo astronomico, che dapprincipio mi si presentava accompagnato dal desolante vaticinio del sole in via di raffreddamento, e della terra ricoperta di ghiacci in cui ogni forma di vita si sarebbe inevitabilmente estinta, oggi viene più piacevolmente raffigurato: pare che l'azione ritardatrice delle maree condurrà alla fine all'immobilità tutti i corpi celesti, i quali si fracasseranno poi l'un contro l'altro formando un'unica massa di inimmaginabile mole, dotata in seguito all'urto di una temperatura tanto elevata da rendere difficile il farsi un'idea su quale forma di vita vi potrebbe attecchire. La legge newtoniana del movimento rettilineo deviato dalla gravitazione è stata soppiantata dall'ipotesi della traiettoria curva, la quale c'induce a chiederci se la più lontana stella, rivelataci dai telescopi, non sia altro che il nostro sole rifratto tutto attorno all'universo. Ci hanno regalato poi un universo in espansione le cui stelle si allontanano da noi a una velocità terrificante, secondo quanto ci viene indicato dallo spostamento del rosso sullo spettro; in base alla stessa evidenza, ci è stato poscia dimostrato che alcune stelle si avvicinano a noi con velocità pari a quella propria delle stelle che da noi si allontanano, ciò che fino a nuovo ordine pare condurci alla conclusione che un bel giorno Sirio ci urterà, simile, salvo le dovute proporzioni, a una palla di cricket lanciata contro un palo, riducendo l'universo a un eruttante vulcano. La conoscenza semplicistica dell'atmosfera nella sua composizione di tre gas è stata sconvolta dalla scoperta dell'argon con il suo seguito di nuovi gas. Tyndall, che meravigliò il mondo annunciando com'egli riscontrasse nella materia la promessa e la potenzialità di tutte le forme esistenti, è dimenticato e sostituito dai fratelli De Broglie, che ci convincono della non-esistenza della materia soppiantata ormai dal moto. Da un punto di vista intellettuale tutto ciò è molto divertente in quanto dà alla scienza un certo fascino di novità, priva della quale l'attenzione non riuscirebbe ad applicarsi a lungo senza incorrere in una noia intollerabile; ma l'uomo di Stato non può governare senza una fede stabile, vera o falsa che sia. Questa è la ragione per cui egli deve limitarsi alle certezze

virtuali e diffidare delle incerte speculazioni. Alcune certezze esistono; si sa, ad esempio, che il sole sorgerà e tramonterà pure domani, che il cittadino privo per dodici ore di cibo e bevande diventerà pericolosamente vorace e antifilosofico, e che, se col prolungarsi delle privazioni non si indebolirà fino a morirne, finirà col ribellarsi e rubare. L'uomo di Stato possiede con ciò elementi sufficientemente solidi per affrontare con una certa sicurezza il Il Pratico Mondo qualche conoscenza di chimica agraria, anche problema agricolo. Tuttavia, senza l'aiuto di per Edunet books le terre più fertili s'inaridiscono, come stanno ora facendone la triste scoperta alcuni amici miei i quali qualche anno fa avevano fattorie in America. In Russia, con la collettivizzazione della terra e la meccanizzazione dei metodi di coltivazione della medesima, si è raggiunto un meraviglioso progresso; ma entrambi i sistemi finirebbero per mutare la Russia in un deserto di Gobi, se non fossero coadiuvati dall'uso di fertilizzanti chimici, ciò che riconduce l'uomo di Stato a fare i conti con lo scienziato, il quale si farà un dovere di provargli che la terra abbisogna di un concime a base di vitamine A o B o C, o X o Y o Z. Ammetto che l'uomo di Stato troverebbe alcune difficoltà a rispondere: «Questa è scienza; e il signor Shaw dice che la scienza sbaglia sempre». L'uomo di Stato si trova di continuo davanti allo stesso dilemma: senza una stabilità governativa, che di per sua stessa natura impedisce il naturale svolgersi di cambiamenti progressivi, egli non riesce a governare; d'altro canto il signor Wells lo ammonisce dicendogli che una comunità è condannata a finire, se non sa adattare le istituzioni che la reggono ai mutamenti risultanti da invenzioni e scoperte, comunicazioni veloci, meccanizzazione del lavoro, distribuzione dell'elettricità, che permette alle officine di soppiantare le fabbriche così come le fabbriche soppiantano le industrie casalinghe, sfruttamento delle maree e uso del vapore vulcanico, ciò che gli italiani stanno ora facendo. Nella Nuova Zelanda per esempio esiste un soffione naturale la cui forza sarebbe sufficiente a mettere il mondo sottosopra. Tutto questo moltiplica la produzione di cose immangiabili, mentre le rudimentali cognizioni agricole dei contadini mantengono la produzione alimentare al vecchio livello; cosicché gli uomini chiedono bensì pane, ma si offron loro tonnellate di acciaio e, come ho già detto, i deserti del Sahara e di Gobi minacciano di distruggerci più rapidamente di quanto fecero i ghiacciai. Il sapere sino a che punto si possa governare secondo i dogmi conservatori, senza incorrere nel pericolo di stagnare negando al Governo l'elasticità necessaria per adattarsi ai mutamenti che possono avvenire in zone esterne al suo controllo, non è dato ai Tom, Dick e Harriet qualsiasi. Soltanto i migliori possono giungere a tanto discernimento, ed essi debbono essere scelti a tale scopo, ed a tale scopo elencati nominativamente in liste da consultare al momento del bisogno. Il miglioramento della produzione, delle comunicazioni e simili, non è la sola forza che sospinga gli uomini politici conservatori verso cambiamenti rivoluzionari. Mentre il Sahara e il Gobi lambiscono le radici della produzione, il cancro, il diabete e la malaria colpiscono quelle della vita umana. Gli inebrianti e deliziosi veleni, dal gin alla cocaina, possono demoralizzare un'intera civiltà e distruggere tribù e razze, se il loro commercio non viene controllato. L'uomo di Stato deve occuparsi di simili problemi ed è questa una necessità che rappresenta un vantaggio per i mercanti di scienza, i quali impongono ai legislatori le loro cure e i loro profilattici facendo mostra del medesimo fanatismo con cui l'Inquisizione imponeva messe, assoluzioni, battesimi, privilegi, sacramenti e preghiere. I laboratori scientifici hanno le stesse camere di tortura dell'Inquisizione e pretendono di possedere i medesimi privilegi, gli stessi poteri di legare e sciogliere. Naturalmente, i preti e gli scienziati, da rivali che sono, si trovano in lotta mortale per accaparrarsi in esclusiva la formazione e il controllo delle nostre menti.

L'uomo di Stato ha le sue camere di tortura a Dartmoor e altrove. Mentre scrivevo queste righe, due ladri stavano ricevendo 108 frustate (nove a ogni colpo), in aggiunta alla pena di detenzione; e ora che le sto correggendo, una recluta inferma è stata trattata con la maniera forte in uso nell'esercito britannico, perché è sospetta di malattia simulata, e ridotta così a mal partito da finire per morire. I carnefici del soldato furono, è vero, Il Pratico sentenza Edunet books condannati dalla corte marziale, ma laMondo per è stata molto meno severa di quella che un tribunale civile avrebbe emesso verso i borghesi, e cioè l'impiccagione. Siamo usi a condannare dall'alto il terrorismo tedesco, eppure il rilassamento europeo nell'applicazione delle dottrine umanitarie, vanto del diciannovesimo secolo, ci ha talmente guastati che è necessario ricordare al più presto come la crudeltà, sia essa vendicativa o sadista, metta in rapida attuazione la legge di Gresham, la quale afferma che la cattiva moneta scaccia la buona. E' legge applicabile così alle questioni morali come a quelle monetarie. 34. GIURIE E MINISTRI DI GRAZIA, DIFENDETECI! La legge non rispetta né le persone né le circostanze: altrimenti non sarebbe legge. Tuttavia, siccome ha sempre a che fare con le persone e le circostanze, s'incorrerebbe in ingiustizie e violenze intollerabili se fosse in maniera inesorabile amministrata. La legge, s'intende, deve essere inflessibile; ma tra la legge e il cittadino bisogna porre gli uffici di qualche istituzione più elastica, mossa da misericordia, compassione, rispetto per la persona umana, e dalla considerazione delle circostanze o delle pressioni esercitate da qualche urgente caso politico. La mano che firma la condanna di morte deve poter anche firmare il perdono, perché, se esiste una convenzione per la legge, bisogna pure che ve ne sia una per la grazia. Nella costituzione britannica le due principali dispensatrici di grazia sono la prerogativa sovrana del perdono, e la giuria. Il sovrano ha molti altri doveri; la giuria esiste, invece, unicamente in funzione di cuscinetto fra il cittadino e la legge. Sfortunatamente questa funzione della giuria è generalmente male intesa, tanto che in pratica esula spesso dallo scopo per cui fu creata. Almeno il 99 per cento dei cittadini britannici iscritti alle liste dei giurati credono che non appena la polizia abbia fissato lo stato di fatto, e il giudice li abbia edotti in riguardo alla legge, essi debbano automaticamente sapersi pronunciare sulla colpevolezza o meno dell'imputato. Fosse realmente così, non vi sarebbe bisogno di giuria; il caso potrebbe venir sistemato dalla polizia e dal giudice, senza richieder la partecipazione di dodici promiscui contribuenti. Ma non è così: la funzione della giuria è del tutto emancipata da quella della polizia e del giudice, e ha inizio quando termina il compito di ambedue. Per meglio illustrare ciò, soffermiamoci a un caso popolare: un processo per omicidio. Tom è nella gabbia, accusato dalla polizia di avere assassinato Dick. In primo luogo la polizia deve convincere i giurati che Dick è stato ucciso, e in un secondo tempo che è stato Tom a ucciderlo, e che ha voluto ucciderlo. Se fallisce in questi intenti, il processo non ha più luogo e giuria, giudice, polizia e imputato possono fare i bagagli e andarsene. Se riesce, il giudice comincia lui il suo compito e spiega alla giuria il significato della legge in rapporto al caso specifico. Dopo di che la giuria è a conoscenza della legge e dei fatti. Essa allora si ritira in disparte applicandosi all'unico scopo per cui è stata convocata: decidere cioè se l'omicidio intenzionale commesso da Tom in persona di Dick sia stato un atto lodevole o malvagio, necessario o per lo meno scusabile. Si deve impiccare Tom, o è bene chiedere al Parlamento di concedergli una gratifica di 20000 sterline? E' egli colpevole o innocente? A questo modo il verdetto deriva soltanto dal semplice studio dei fatti. I dodici contribuenti, tutti correttamente informati, sia dell'accaduto sia della legge, possono non risultare

d'accordo nel concedere a Tom una giustificazione per il suo operato. Se Dick ha sedotto la moglie di Tom mentre Tom se ne stava combattendo per il suo paese, essi lo assolveranno. Se Tom è un fanatico rivoluzionario e Dick un uomo di Stato conosciuto, Tom può esser sicuro di esser giudicato colpevole. Nel caso che la polizia non sia riuscita a convincere la giuria della responsabilità di Tom nell'assassinio di Dick, ma abbia presentato prove dalle Il Pratico Mondo per Edunet meglio quali Tom sia risultato uomo di carattere pericoloso chebooks varrebbe tenere al sicuro o impiccare, Tom potrà senz'altro esser riconosciuto colpevole; se però le prove di colpevolezza sono troppo dubbie, il ministro degli Interni e il ministro di Casa reale annulleranno probabilmente la sentenza capitale sostituendola con quella di prigionia a vita. In ogni caso, se la giuria invece di sottoporre il proprio cervello alle parole dei giudici e degli avvocati è capace di un giudizio indipendente, il verdetto sarà il frutto della somma di educazione, sentimenti, principi morali e pregiudizi dei suoi componenti, e questo prescindendo dai fatti e dalla legge. Sarà un atto di coscienza condotto a termine di fronte alla possibilità di grazia. L'emendamento necessario per dare credito ed efficacia al sistema della giuria sarebbe quello di limitare la scelta dei giurati a persone capaci d'intendere la missione a cui sono chiamate; ognuna di esse dovrebbe capire la funzione della giuria e conoscere la storia della lunga lotta da essa intrapresa per salvaguardare la propria indipendenza di fronte alle pressioni che re e giudici volessero esercitare. Gli emolumenti offerti ai giurati dovrebbero essere di tal natura da far giudicare un privilegio l'esser scelti, mentre ora questo privilegio è calcolato una disgrazia da evitarsi con ogni mezzo possibile. Arrossisco nel ricordare gli espedienti con cui mi riuscì di evitare il servizio di giurato; la mia sola scusa sta nel fatto che, giudicando del tutto errato il sistema di punizioni con il quale usiamo trattare i nostri criminali, non sarei riuscito a mostrarmi un buon giurato. Perché non dovrebbe essere sufficiente che il giudice istruisca la giuria con cura sia sulle speciali funzioni che le competono, sia sulla peculiarità della legge di cui deve occuparsi? La ragione sta nell'ignoranza di cui le giurie miste danno prova e nella loro debolezza di fronte all'eloquenza venale e sofistica degli avvocati; cosicché i giudici si son convinti che qualsiasi caso sarà sempre meglio risolto da un giudice piuttosto che dai giurati. In base a questo assunto il giudice fa di tutto per mantenere la decisione finale nelle sue mani e, a questo scopo, conferma la giuria nell'errore in cui vegeta e cioè che il suo verdetto deve attenersi alla legge e ai fatti. I nostri giudici andarono oltre in questa direzione. Il Parlamento votò un giorno una legge conosciuta sotto il nome di legge Fox. Essa stabiliva il diritto della giuria a emettere un verdetto generale di colpevolezza o di innocenza, a favore o contro il querelante e il convenuto. Voleva impedire l'abito invalso, per cui i giurati si accontentavano di rispondere alle domande che il giudice credeva bene di fare, lasciandogli l'intera responsabilità della decisione ultima; intendeva pure che i giurati ascoltassero, sì, le raccomandazioni del giudice, ma in piena libertà di accoglierle o meno. Circa un secolo e mezzo è ormai trascorso da quando la legge è stata promulgata, e oggi essa è praticamente così ben soppressa che, mentre scrivo, persone del tutto innocenti, colpevoli soltanto di alcune omissioni a norme tecniche della finanza di guerra, norme da loro del tutto ignorate e di cui nemmeno la più scrupolosa moralità poteva immaginar l'esistenza, han pagato fortissime multe, certe com'erano che, con l'ammettere ciò che senz'altro giudicavano colpa, avrebbero evitato alla corte una inutile perdita di tempo. Quanto alla polizia, non è affar suo istruire la giuria ed esporre all'accusato i diritti che gli competono. Il suo compito sta invece nel convincer l'accusato di colpevolezza, usando a ciò di ogni mezzo in suo potere, poiché è ufficialmente riconosciuto che il codice penale serve a sventolare la bandiera della paura al fine di dissuadere i cittadini da ogni violazione della legge; questo punto di vista conduce alla conclusione che qualsiasi delitto, commesso o no,

deve essere punito. L'impiccagione di un innocente serve d'esempio e incute altrettanto terrore quanto quella di un colpevole, purché il pubblico sia convinto della colpevolezza del giustiziato. Per questo, un commissario di polizia può esser convinto, e in piena coscienza, che, dato un delitto, conviene giustiziare qualcuno, anche se quel qualcuno è innocente. Il filosofo che dichiarò esser dovere di ogni giuria mettere in stato d'accusa sia il giudice sia il Il Pratico Mondo per Edunet anche colpevole intendeva certo porre nella lista degli accusatibooks la polizia. Non appoggio questa stravaganza ma la cito, affinché serva a rammentare che il potere concesso alla giuria di liberar l'accusato tanto dalla polizia quanto dalla lettera della legge è la sola ragione per cui essa giuria è stata istituita. Al disopra della giuria troviamo il re al quale è data la facoltà di grazia anche se la giuria ha emesso un verdetto di condanna. Nel 1876, quando venni a Londra per la prima volta, solevo leggere la rubrica dei delitti non per avere i brividi, ma perché porto interesse alle questioni giuridiche. Ricordo sempre un caso in cui un uomo e una donna erano accusati di aver ucciso la moglie dell'uomo. Lo stesso verdetto li giudicò entrambi colpevoli e li condannò a morte. Il ministro degli Interni ignorò verdetto e condanna, e confinò l'uomo all'ergastolo a vita, mentre graziava la donna la quale in virtù del momento di celebrità in cui si trovava, ottenne un buon impiego in un bar. A volte la pressione di talune opportunità politiche protegge il violatore della legge senza l'aiuto di alcun sensazionale atto di grazia. Non sarebbe per nulla illegale che un commissario di polizia di Belfast mettesse in stato d'accusa un sacerdote cattolico colpevole di procacciarsi denaro abusando della crudeltà altrui. Infatti, i sacerdoti si fanno pagare per la celebrazione di messe a favore dei defunti, valendosi della credenza che, a questo modo, le loro pene in purgatorio verranno abbreviate. Non sarebbe dunque illegale, ma condurrebbe a una guerra civile paragonabile alla guerra dei trent'anni in Germania. Sarebbe bene, però, abolire l'uso di lasciare nel codice leggi antiquate, adducendo a scusa che a nessuno salterà mai in mente di farle osservare. Abbiamo tuttora, contro le pratiche omosessuali e l'apostasia, leggi che comportano pene tanto mostruose da impedire allo stato attuale della nostra sensibilità qualsiasi verdetto positivo da parte della giuria, e questo non per clemenza, ma perché le punizioni prescritte sono abbominevolmente crudeli. All'epoca in cui per il reato di alto tradimento si era puniti con la confisca dei beni, pena che ricadeva sui discendenti dei colpevoli, la giuria rispondeva sempre negativamente alla domanda che le veniva fatta se l'accusato disponesse o no di qualche avere, benché sovente gli averi risultassero consistere in interi ducati. Le leggi più barbare del nostro codice, quali il rogo per le donne, o l'impiccagione dei fanciulli rei di qualche furterello, sono a questo modo cadute in disuso; ma l'arma è a doppio taglio, poiché non lascia alla giuria via di mezzo fra condannare l'imputato a una orrenda pena, oppure assolverlo anche in casi in cui, come diceva il duca di Wellington riportandosi alla disciplina militare, «tutto è meglio dell'impunità». La distinzione in uso fra assassino e massacratore, violazione di domicilio e furto con scasso, è di un certo aiuto, ma la giuria si trova sovente in condizioni di non potere in coscienza assolvere l'accusato e di non sentirsi d'altra parte il coraggio necessario a infliggergli la pena prevista dalla legge. I giurati risolvono il problema inoltrando al sovrano una domanda di grazia, e aggiungono al verdetto di colpa da loro emanato un appello alla clemenza. Tutti questi espedienti provano quanto sia necessario procedere a periodiche revisioni dello statuto. Provano altresì un bisogno più fondamentale ancora, e cioè quello di eliminare dal nostro codice penale la caterva di punizioni e crudeltà che vi si trova inclusa. Né giuria né giudici né sovrano dovrebbero aver il diritto di considerare se un colpevole ha da esser tormentato o no. Le nostre prigioni sono inferni artificiali a cui non saprei trovare

scusanti; le brutalità fisiche usate nei campi di concentramento, o nelle camere di tortura, diventano effimere inezie se paragonate alla routine della prigionia descritta da Fenner Brockway dopo 28 mesi d'esperienza, e dei lavori forzati come dal libro di Jim Prelan scritto al termine della pena, cioè tredici anni dopo. Entrambi questi signori si sarebbero giudicati ben felici di cavarsela con una bella fustigazione, il che, per quanto venga Il Pratico divertimento al books giudicato selvaggio, avrebbe servito di Mondo per Edunetpubblico. Questa crudeltà non è né umana né inglese: è specificamente capitalistica. In ogni complesso sociale ci incontriamo con persone che, del tutto incapaci di vivere in una società civile, è bene togliere di mezzo usando, s'intende, qualche mezzo indolore, e, se si vuole, chiedendo loro perdono nel segreto dei nostri spiriti. Altre persone riescono invece a mantenersi, e non fanno alcun male purché poste sotto tutela di una inflessibile disciplina. E' bene far uso della capacità di queste ultime e guidarle, tutelandole a mezzo delle necessarie restrizioni alla loro libertà; al contempo vorrei procurar loro la maggior felicità possibile. Questo sistema costringerebbe i padroni ad aumentare le paghe di quel tanto necessario a far sì che i lavoratori comuni raggiungano un livello di vita per lo meno corrispondente a quello dei detenuti, godendo in soprappiù della libertà vietata a questi ultimi. Se non fosse così, i più poveri fra gli schiavi dei salari, e l'armata sempre pronta dei disoccupati, si adoprerebbero a disubbidire alla legge al fine di barattare la loro libertà di crepar di fame contro un soggiorno nei penitenziari. In quanto alle merci da loro prodotte, esse riuscirebbero in breve tempo a imporsi a ogni altra produzione sul mercato. Oltre a ciò i capitali necessari a sovvenzionare le industrie delle case di pena non potrebbero essere cavati che dalle tasche dei capitalisti, i quali giungerebbero all'assurdo di finanziare se stessi e i loro competitori. Ecco perché il regime capitalista rende necessario che le condizioni di vita nelle prigioni siano peggiori delle condizioni dei lavoratori, per quanto abbiette esse possano essere. All'epoca in cui il capitalismo inglese raggiunse il culmine di sviluppo della proprietà privata, Karl Marx disse, e con conoscenza di causa, che le prigioni inglesi eran le più crudeli del mondo e che la caccia al profitto intrapresa dal capitale aveva ormai assunto l'aspetto di una lotta senza quartiere. Con tutto ciò, l'inglese non è certo il popolo più crudele della terra. Se si riuscisse a fargli entrare nella testa una chiara visuale della situazione, certo direbbe: «Tra un socialismo riguardoso e un capitalismo spietato, scegliamo senz'altro il primo». E' bene ricordare che né giurie, né costituzioni e prerogative di grazia, sono a prova di bomba. Nei periodi di emergenza politica, quali a esempio le rivoluzioni e le guerre, tutti gli espedienti per render la legge più umana vengono aboliti. Ogni qualvolta il movimento nazionalista si fa più inquieto, la parte d'Irlanda posta sotto controllo inglese vede sospesa l'applicazione della legge dell'"habeas corpus" (legge che sottopone l'arresto di un individuo a un giudizio preventivo), tanto che oggi si può dire non esista più. Nell'Eire invece (sotto gli irlandesi), un consiglio formato da cinque ufficiali ha il diritto di far impiccare chiunque la pensi politicamente in modo diverso dal loro. In India, il Governo inglese nemmeno s'incarica di tenere in sospeso i processi nell'attesa del verdetto emesso dalla giuria, tanto che si son riscontrati casi in cui persone prosciolte dai giurati furon condannate tal quale fossero state giudicate colpevoli. Il fatto che le elezioni non sembrino per nulla influenzate da questi episodi d'illegittimità- nemmeno quando i partiti li sbandierano con accompagnamento di grancassa tanto per servirsene nella propaganda antigovernativa- dimostra l'inutilità per un corpo elettorale ineducato e sistematicamente ingannato di esser governato da una democrazia promiscua che nemmeno riesce a mitigare gli eccessi più impudenti di super-potere da parte dello Stato o le più volgari violazioni dei diritti popolari.

35. OBIEZIONE DI COSCIENZA. E SCIOPERO GENERALE Quella specie di Governo di Chicchessia eletto da Tutti, che si è autonominato Democrazia, ci ha dato capi i quali, senza curarsi di capire ciò che fanno, o per lo meno di considerare le inevitabili conseguenze del loro agire, emanano decreti ogni qualvolta si trovano in difficoltà. Nell'intento di disarmare l'opposizione al servizio obbligatorio, che nel diciannovesimo secolo era Il Pratico Mondo per Edunet napoleonica alla quale un libero considerato un'imposizione books cittadino britannico non avrebbe mai potuto assoggettarsi, si stabilì che chiunque per scrupoli di coscienza non volesse fare il soldato doveva farlo presente e venire di conseguenza immediatamente esentato dagli obblighi militari. Difficile immaginare un'anomalia più insensata! Solo chi non abbia studiato la differenza che corre tra legge e diritti costituzionali può risolversi a un così misero espediente. Mosè, al ritorno dal Monte Sinai, non si sognò di aggiungere, ai «Non» eccetera, dei suoi comandamenti, codicilli di questo genere: «ma potrai fare come ti parrà meglio». Legge è legge; diritto è diritto; se entrambi coprono lo stesso oggetto l'una cosa finisce per annullare l'altra. I nostri legislatori non si preoccuparono di questa anomalia come ai suoi tempi la brava regina Elisabetta non si preoccupò del ventottesimo articolo della Chiesa d'Inghilterra, il quale prima afferma, poi nega, la transustanziazione nell'Eucaristia, accontentando così sia i prelatisti sia i puritani. Nulla di nuovo in tutto ciò; ben prima della riforma questa lotta fra autorità e giudizio privato si faceva sentire; oggi, poi, che il socialismo estende di tanto i poteri pubblici, maggiormente se ne riscontrerà la gravità. Ruskin previde il pericolo nel secolo scorso, all'epoca in cui uomini politici appartenenti ai più svariati colori presumevano, come di poi i bolscevichi nel 1917, che la civiltà punti sempre verso maggiori espressioni di libertà individuale. Finché le leggi saranno escogitate da persone le cui azioni risultano tanto sorprendenti da far sì che i cittadini più intelligenti stupiscano nel notare la scarsità di saggezza usata a governare il mondo, la scappatoia dell'obiezione di coscienza dovrà esser lasciata in uso, e, per mantenersi tale, l'autorità dovrà combatterla. E' giusto perciò spender qualche parola a favore della registrazione di obiezioni coscienziose e ragionevoli ad alcune leggi, e per accordare a taluni individui un'avveduta esenzione dall'obbligo di obbedienza. Io, tanto per dire, sono esentato dal servizio militare perché alla mia età renderei ben poco come soldato. Nessuno invece mi esenta dal pagare le tasse di guerra, alle quali si ribella la mia coscienza politica che giudica prive di senso, e decisamente cattive, la maggior parte delle guerre moderne. Pago, sia perché non posso farne a meno, e sia perché, se mi trovassi sopra una nave nella quale si è aperta una falla, darei mano alle pompe anche se sapessi che la causa del guasto è dovuta unicamente all'incompetenza del capitano e dei suoi ufficiali. L'esenzione accordatami, per cui in vista della mia età non mi vien fatto obbligo di ammazzare direttamente il mio prossimo, vien pure fruita da gente in perfetto equilibrio fisico impiegata in qualche lavoro speciale. Non c'è ragione che i tribunali chiamati a decidere sul'opportunità di concedere o no l'esenzione dalla comune legge di guerra non possano anche emettere giudizi nei casi di obiezioni alla guerra e al massacro. Mentre asserisco che io servo meglio il mio paese scrivendo libri e commedie che non facendo evoluzioni nelle piazze d'armi, o giocando a improvvisar battaglie quale parte attiva della guardia nazionale, o provandomi a uccidere giovani fra i quali c'è forse un Beethoven o un Goethe, mi trovo sullo stesso piano della donna che argomenta essere il suo apporto alla comunità più utile nei lavori domestici che non in una fabbrica a riempire bombe, e di un uomo che, troppo povero per pagare la tassa sul reddito, inoltra una domanda di rimborso. La peggior via d'uscita da simili difficoltà sta proprio nell'emanar leggi seguite da un codicillo in cui si ammette l'eccezione alla dovuta obbedienza, per coloro che in coscienza obiettano alla legge in causa. Siccome le autorità non sono minimamente intenzionate a esentare chiunque sia atto alle armi dall'obbligo di difendere in modo diretto o indiretto la patria, esse interpretano a modo loro le parole «in coscienza»; dato poi che a nessuno è

concesso stabilire se l'appellante all'esenzione è un uomo coscienzioso o no, i risultati del suo ricorso sono imprevedibili. Un mio amico, tanto poco obiettore di coscienza da avere seguito un corso volontario per l'addestramento degli ufficiali, si appellò al tribunale, esponendo quale motivo della sua obiezione, non la guerra in generale, ma quella "speciale" guerra per cui era stato chiamato sotto le armi. Lo esentarono subito, mentre dei Il Pratico Mondo per della books convinti pacifisti cristiani appellatisi al SermoneEdunetMontagna furono arruolati di forza e messi in prigione. E' detto che nessun criminale, una volta assolto, possa esser messo in giudizio sotto la stessa accusa, e che la pena dei lavori forzati non deve oltrepassare il termine di due anni. A onta di ciò, il disgraziato Conshy fu ripetutamente accusato per il medesimo reato (rifiuto d'obbedienza), e ogni volta punito con i due anni di prammatica, cosicché il suo tempo di lavori forzati divenne pressoché perpetuo e la sua salute ne ricevette il contraccolpo. In questo caso, l'assurda applicazione della legge ideata a esentarlo risultò una pena a cui pochi criminali vengono sottoposti. L'odiosa discriminazione a cui si costringono i casi di coscienza è però del tutto logica, poiché negare l'esistenza di un diritto e di un dovere sociale, i quali portano a togliere di mezzo chi attenta al pacifico sviluppo della civiltà - sia individualmente, e sono i criminali, sia in massa, e sono gli eserciti ostili - risulta più immediatamente pericoloso di ciò che non sarebbe un'obiezione rivolta a un qualsiasi caso particolare in cui questo diritto e questo dovere, benché universalmente ammessi, vadano a cozzare contro le particolari convinzioni dell'obiettore di coscienza. Se, e non è del tutto impossibile, le Potenze occidentali dovessero dichiarare guerra all'U.R.S.S. - guerra del capitalismo di Stato contro il Governo democratico - gli obiettori di coscienza si conterebbero a milioni e la guerra non potrebbe aver luogo. Organizzare su una base sociale astensioni avvalorate dall'intima coscienza dell'individuo mi pare oggi il solo mezzo valido per evitare una guerra. Finora l'unico preventivo raccomandato è lo sciopero generale, metodo fatalmente votato all'insuccesso poiché non è che il ripetersi di un vecchio sistema in cui l'oppresso, col semplice fatto di stendersi a terra e morir d'inedia sui gradini di casa dell'oppressore, creda di aver condotto questi alla ragionevolezza. Lazzaro, si sa, è predestinato a morir di fame, ed Epulone non salterà mai un pasto; ma Lazzaro è uno sciocco e la morte se la merita. Lo sciopero, per aver successo, deve limitarsi a distogliere dal lavoro una sola categoria di lavoratori, mentre le altre devono lavorare con lena, facendo anche straordinari, se necessario, pur di mantener in vita gli scioperanti. Gli obiettori di coscienza, invece, non s'inducono a morir di fame; essi asseriscono il loro diritto semplicemente col rifiutare di battersi e, se sono abbastanza numerosi, di guerre non ve ne saranno. La prestazione obbligatoria allo Stato di alcuni servizi i quali, come nel servizio militare, comportano alloggio, vitto, e cure mediche statali, possono condurre a seri conflitti fra lo Stato e l'individuo. Non facciamo che preoccuparci di essere d'un tratto dallo Stato comandati a batterci, quand'anche la lotta non ci paresse giusta, e dimentichiamo che, sottomettendoci, ci toccherà condividere la stanza da letto con decine di altre persone, mangiare determinati cibi, non importa se si confanno alla nostra natura o no, indossare determinati abiti anche se non ci piacciono, prendere, in caso di malattia, dati medicinali anche se nei medicinali non crediamo, e, quando viviamo in buona salute, assoggettarci a varie specie di inoculazioni, benché si possa essere convinti del danno che sovente arrecano. Pochi di noi si agitano per simili questioni perché tale è l'abitudine di veder tutto ciò deciso per noi, che più non vi facciamo caso, e seguiamo passivamente quello che fa il nostro vicino. Siamo ormai d'idea che su simili questioni non abbiano da esistere divergenze di opinioni. Alcuni di noi, però, studiano questi problemi, ed è dal loro studio che l'obiezione di coscienza si muove.

Esistono persone che, come faccio io, non bevono né birra né tè, e non mangiano carne, selvaggina o pesce. Alcuni malati per guarire scelgono medicinali omeopatici, altri, invece, cure allopatiche, e altri meglio si fidano della sola natura. Gli anti-vaccinisti non sono oggi che una tra le molteplici sette di "anti", e non soltanto mettono in pratica il loro credo, ma ancora lo propagano e soffrono per esso con lo zelo proprio dei martiri.
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Fino a un certo punto lo Stato può modificare le disposizioni da esso impartite, ed accontentare quelle sette. Si potrebbero preparare ranci vegetariani e ranci a base di carne; nulla vieta di ammannire l'acqua d'orzo assieme alla birra e al rum; si può perfino provvedere ai non fumatori celle ben chiuse al fumo. Ma vi sono questioni per le quali gli obiettori non trovano spirito di comprensione. Nel diciassettesimo secolo John Bunyan rimase dodici anni in prigione perché si ricusò di appartenere alla Chiesa d'Inghilterra. Oggi gli obiettori come lui sono tanti che mai le prigioni riuscirebbero a contenerli tutti, cosicché ognuno ha il diritto di appartenere impunemente a una Chiesa, a un'altra, a nessuna. Il nuovo Conshy è l'antico dissenziente, il quale, quando era una novità, era un eretico. Con ciò, la moderna obbligatorietà al servizio militare è ben peggior costrizione di quella che potesse essere l'obbligo domenicale di andare in una chiesa piuttosto che in una cappella. All'epoca in cui Bunyan viveva, non era certo cosa ben fatta assediare una città, prenderla d'assalto e saccheggiarla; ma distruggere una città col fuoco e con potenti esplosivi, riducendo incidentalmente i suoi abitanti, senza alcuna discriminazione di sesso o di età, a frammenti umani, come è avvenuto a Stalingrado, Kharkov, Amburgo, Colonia, Napoli, Berlino, Coventry, Plymouth, alla vecchia Londra e un po' ovunque, è una colpa così orrenda che, al paragone, le peggiori malefatte perpetrate da Tilly a Magdeburgo e da Suvarov a Ismailia appaiono atti di clemenza. Le abominazioni inglesi del 1943 si lasciano indietro la Schrecklichkeit [6] tedesca del 1915, sebbene si sia smesso di far uso dei gas perché gli alti esplosivi e le bombe incendiarie sono più micidiali e distruttivi di essi. La sola scusante che un intelletto umanitario possa trovare alla messa in opera di simili orrori sta nel fatto che, sebbene se ne possa limitare il danno ai soli nemici, entrambe le parti ne ricavano terrore: ciò che Londra fece a Berlino ieri (ieri del giorno in cui scrivo), Berlino può farlo a Londra domani. Poco tempo fa il peso delle bombe era calcolato in libbre; ora lo si numera in tonnellate e il loro contenuto esplode più violento, tanto che, dove una volta cadeva una casa, oggi precipita una strada intiera. Le obiezioni di coscienza contro l'uso di simili bombe crescono in rapporto al male che producono e vengono rafforzate da un concetto realistico: all'epoca in cui Tilly e Suvarov saccheggiavano una città, terminati i pochi giorni concessi alla rapina e al massacro, rimaneva pur sempre la città quale compenso di tante fatiche, mentre, allorché Stalingrado e Kharkov furono riconquistate, i vincitori dovettero accontentarsi di avere in loro possesso cumuli di macerie, cadaveri da seppellire, e prigionieri nemici da nutrire. L'uso di esplosivi ad alta potenza non è un buon affare; i muratori e i vetrai sarebbero tanto più proficuamente impiegati a costruire nuove città che a rimettere in piedi le vecchie, follemente distrutte. Dato che le case possono essere sostituite in pochi mesi - poche settimane se si fosse un po' più in gamba - mentre a rifare un essere umano adulto ci vogliono vent'anni, le carneficine moderne falcidiano in modo ben più preoccupante il numero dei lavoratori validi di quanto non lo falcidiassero le vecchie guerre, all'epoca in cui si massacravano principalmente i soldati, e si riteneva la guerra un rimedio contro la sovrapopolazione, come oggi si ritengono le bombe un mezzo spicciativo di bonifica per i quartieri più miserabili delle città. Tilly, Suvarov, Wallenstein e Gustavo Adolfo, Marlborough, Saxe e Wellington, conducevano i loro battaglioni al sacrificio sapendo perfettamente che nei loro paesi l'istinto di riproduzione era sempre pronto a rimpiazzare abbondantemente gli uomini

uccisi. Oggigiorno, invece, non si fanno discriminazioni tra militari e borghesi, bimbi e adulti, padri e madri, e allora le madri sopravvissute hanno imparato una tecnica che, controllando le nascite, permette loro di non fornire ai generali nuova carne da cannone. Ho già fatto notare che le guerre usavano scoppiare quando gli interessi degli investimenti sicuri scendevano al 2,1/2 per cento e terminavano non appena questi risalivano al 5 per Il Pratico ferma tanto semplicemente; può nel giro di una cento, ma la guerra moderna non la si Mondo per Edunet books settimana sorpassare il limite massimo del 5 per cento sfociando nell'inflazione e nella rovina. Sebbene la guerra crei molteplici fortune e sia, finché dura, un'ottima cura contro la disoccupazione, il commercio s'intesta a non volerle far fronte senza una moratoria, e la moratoria, portando con sé il controllo statale dei prezzi, la limitazione dei profitti, la confisca dei redditi e dei sovraprofitti su una scala che i governanti dell'epoca vittoriana non avevano nemmeno sognata, aggiunge al numero dei soliti obiettori di coscienza la cifra degli obiettori mossi da interessi commerciali e finanziari. Gli obiettori di coscienza non hanno bisogno di essere una maggioranza; ad interrompere la guerra basterebbe una minoranza bene organizzata, come bastò agli Stati Uniti quando si volle mettere fine al proibizionismo. Nondimeno, l'obiezione di coscienza nella sua veste d'istituzione legale è assurda; una legge dev'essere osservata o revocata o, per lo meno, posta nel dimenticatoio. Quale risultato della sempre più vasta socializzazione dello Stato si finirà per imporre l'obbligatorietà al servizio civile e, allo stesso modo in cui ogni uomo, milionario o accattone che sia, è costretto oggi a prestar servizio militare, far ginnastica e battersi, domani i fisicamente abili saranno costretti al lavoro. Potrebbero gli individualisti della scuola di Manchester sollevare il caso dell'obiezione di coscienza verso l'adozione del servizio civile obbligatorio? Certo che lo potrebbero, e chiunque altro con loro, se il socialismo avesse da produrre i disastri che la guerra porta con sé e fosse perciò da tutti odiato. Poiché il socialismo si è mostrato finora tanto produttivo quanto la guerra è distruttiva, esso non corre alcun pericolo; ma se anche ne corresse, il ritorno al capitalismo non sarebbe certo un buon rimedio, come un ritorno al militarismo a oltranza non muterebbe in nulla le manchevolezze dell'obiezione di coscienza al servizio militare in guerra, ratificata dalla legge. In breve, la legalizzazione dell'obiezione di coscienza è l'espediente escogitato affinché leggi cattive diventino tollerabili, e questo per aspettare il giorno in cui si riuscirà a farle revocare. E' in realtà una specie di sabotaggio, e sempre significa che la legge non va. Meglio si potrebbe raggiungere gli scopi che essa si prefigge, ponendo le obiezioni mosse dal punto di vista cristiano sullo stesso piano di quelle mosse da altri punti di vista. Verrà forse il giorno in cui chi non prova un'obiezione di coscienza contro la guerra sarà trattato come son trattati i Conshy, e anche peggio, poiché non potrà addurre a sua difesa, come fanno i Conshy, che, se tutti lo imitassero, il mondo sarebbe molto più prospero di ciò che non sia al presente. 36. SAGGI DI ANTROPOMETRIA Le prove più efficienti stabilite finora dalla legge e dal costume al fine di misurare la capacità intellettuale degli individui sono ancora gli esami universitari e quelli di immissione nei quadri del servizio civile. Tranne in qualche particolare, queste prove si rassomigliano, e son certo meglio che niente, in quanto assicurano alla nazione una forte aliquota di persone capaci almeno di leggere, scrivere, far di conto, e anche di usare le formule dei binomi. Per dare esami basta però saper rispondere a un limitato numero di

domande tosto conosciute anche da chi non dovrebbe, cosicché l'allenare esaminandi è diventata una professione. Qualsiasi testone quindi, purché rotto ai trucchi scolastici e dotato di buona memoria, può mettersi a scuola da uno di questi professionisti e farsi rimpinzare il cervello di domande e risposte già belle e preparate che lo, o la, aiuteranno a far fronte, con una buona probabilità di riuscita, alle domande prescelte per ogni prova. La Il nel servizio civile Edunet books maggior parte degli impiegati Pratico Mondo per e dei laureati si son guadagnati a questo modo posto o laurea. Il sistema di cui sopra esclude dal successo i giovani dediti alla riflessione, i quali, sovente, non riescono a ritenere le cose inutili a ricordarsi, e si sentono stomacati di fronte ai testi scolastici, appunto perché affamati di libri scritti con intendimento d'arte o comunque atti a servir d'aiuto alla critica e allo studio dell'esistenza intiera. A conti fatti, il sistema vigente esclude dai posti più necessari proprio coloro che si dovrebbero scegliere. Non per questo abbiamo diritto di condannare tutti gli esami in massa. Ogni sistema esaminativo può esser ridotto all'assurdo, se non all'ignominia, a causa di errori volontari o non nell'applicazione del metodo usato, o per la scelta di domande insulse che comportano viete risposte sovente false. Il male sta dunque nel metodo, nelle domande e nelle risposte, ma non nell'esame usato quale prova necessaria a stabilire un giudizio. Il rimedio non è di abolire gli esami e affidarsi alla sorte, proprio ora che la fortuna si è messa a far parte delle scienze matematiche, benché si debba riconoscere che le probabilità matematiche, dopo tutto, procurerebbero ai pubblici servizi un maggior numero di bravi impiegatucci anziché di idioti. D'altro canto, e per nostra fortuna, le probabilità matematiche danno per altrettanto improbabile l'immissione in tali servizi di superuomini (o debbo chiamarli cerebrotonici, seguendo le orme di Aldous Huxley e del dottor Sheldon?); e Dio sa che per mantenere in ordine un macchinario complicato quanto quello dello Stato moderno democratico ne occorrerebbero, di cerebrotonici! E', ahimè, estremamente pericoloso lasciar disoccupati i superuomini politici: la disoccupazione dà loro agio di veder andare a carte quarantotto parecchie cose che, se ne avessero il potere, essi saprebbero rimettere a posto. Se sono uomini d'azione, presto o tardi saranno spinti ad appellarsi agli scontenti chiedendo loro l'appoggio necessario per tentare un colpo di Stato, rovesciare il Governo, e salire al potere. Se invece, a mia sembianza, si trovano a essere uomini di lettere, finiscono per impegnarsi in una propaganda di sedizione e di rivolta ben poco raccomandabile a mantenere lo Stato in buona salute. Voltaire, Diderot, Rousseau prepararono la strada a Robespierre e a Napoleone. Senza Lassalle, Marx, Engels e Richard Wagner, non sarebbero stati possibili degli Hitler e dei Mussolini; e nemmeno dei Lenin, Stalin e Ataturk. In Inghilterra, Carlyle e Ruskin, Wells e Shaw, Aldous Huxley e Joad, stanno spianando la via a Dio sa chi: probabilmente a qualcuno che essi, i saggi, disapproverebbero appieno. La democrazia deve trovar revisori più abili di quello che non possano esserlo i suoi letterati malcontenti, o altrimenti contenere alla meglio la loro agitazione rovinosa. Oltre agli esami, possiamo ricorrere a particolari prove, atte esse pure al vaglio dell'intelligenza, prove che tanto interesse hanno suscitato nei moderni studiosi di psicologia. Sono specie di saggi di capacità in luogo dei puri saggi di memoria, che fanno rilasciare a tanti insegnanti e scolari mentalmente difettosi un buon certificato abilitativo. In quanto a me, non mi è ancora occorso d'incappare in una prova d'intelligenza che fossi capace di superare, o in un foglietto di tesi alle quali avrei saputo rispondere, eccetto in pochi casi in cui le mie risposte non sarebbero state quelle attese, ciò che mi avrebbe pur valso la bocciatura. Se questo effetto su di me sia a favore o a danno delle prove esaminative quali vengono concretate oggi, non spetta a me dirlo.

Possediamo, poi, svariate altre prove: prove endocrine, prove del sangue, prove batteriologiche, ed elettroniche. Gli studiosi dei laboratori credono di essere le sole autorità scientifiche, e vanno già immaginando il giorno in cui gli scienziati sapranno diagnosticare un'abilità politica potenziale e, fors'anche, praticare su infanti speciali inoculazioni che riusciranno a far di loro, all'età dovuta, primi ministri in gamba. Finora però questi Il Pratico e politicamente books sapientoni si sono dimostrati inespertiMondo per Edunet irresponsabili; troppo spesso, pure, le loro scoperte non son state altro che buchi nell'acqua, cosicché essi non sono riusciti ad acquistarsi la fiducia necessaria al buon esito dei loro esperimenti. A ogni modo esistono in questa direzione alcune possibilità che è bene non sottovalutare. Lord Samuel, per esempio, suggerì un'operazione chirurgica: nella sua Utopia gli isolani vengono sottoposti a suture speciali che permettono al cranio di svilupparsi in modo di lasciar maggiore spazio ai cervelli, ciò che fa di ognuno di loro un cerebrotonico. Verrà forse il giorno in cui la misura dei cappelli di tutti i componenti del Governo sarà per lo meno di dieci pollici. E dire che il mio cappello misura al massimo sette pollici, virgola otto! I biologi matematici, impegnati a escogitar prove di attitudini professionali, sono parecchio più interessanti e molto più intelligenti, dei vivisezionisti. Finora però non sono andati oltre a qualche tentativo di classificare quali soldati, meccanici, o contabili potenziali, dei ragazzi tra gli undici anni e mezzo e i tredici e mezzo. I ministri di Stato e i superuomini cerebrotonici non sono ancora all'altezza della situazione, sebbene il loro linguaggio si libri in sfere per lo più inaccessibili all'intendimento dei lettori di questo mio libro (e non parliamo del mio!). Chiunque desideri approfondire il mistero delle proprie regressioni o dei propri coefficienti di correlazione, saper di più sulle proprie selezioni e misure multivariabili e univariabili, farebbe bene ad abbonarsi al "British Journal of Psychology", che prosegue l'opera principiata da Karl Pearson nella sua Biometrica. Le ricerche di questi scienziati, ricerche incruenti indolori e del tutto scevre da riflessi druidici o aztechi, non sono, a simiglianza del lavoro fisiologico fatto in laboratorio, piene di attrattive per teste di legno di poca fantasia. Gli statisti avveduti dovrebbero tenerle d'occhio, perché grande utilità si potrebbe ricavare dai loro progressi, se mai se ne otterranno. Tanto negli ordini religiosi quanto nei partiti politici più giovani, noviziato e disciplina operano da vaglio nella scelta dei capi, siano essi spirituali o politici, e nelle opere di carità affinché queste vengano svolte per puro amore del prossimo. Le suore di carità indossano una veste antiquata ma attraente, simile a quella che in Francia, nel sedicesimo secolo, qualsiasi donna da bene di umili natali usava indossare. San Francesco di Sales aveva scelto quest'abito appunto perché non avesse menomamente a dare nell'occhio distinguendosi troppo da quello abituale a una comune popolana; oggi esso è divenuto una delle più avvenenti uniformi del mondo. Le suore di carità non fanno voto se non per un anno, ciò che ogni dodici mesi permette loro, se ne hanno voglia, di tornare nel mondo quali libere cittadine; nella congregazione non si trovano, perciò, cuori tiepidi. In Russia, il partito comunista con le sue leggi, la sua disciplina e le frequenti purghe, si libera pure dei cuori tiepidi. La Lega sovietica dei Senza Dio è altrettanto ardente nell'adorazione di Marx quanto i trappisti lo sono in quella di Cristo, ma infinitamente meno egocentrica e più socievole. Eccoci però di nuovo in acque fonde. I rapporti dello statista con la religione sono complicati e importanti quanto i suoi rapporti con la scienza. Entrambe le discipline non si accontentano di essere forze sociali dalle radici assai tenaci; esse sono forze anche pericolose dalle quali s'irradia una luce di speranza. Occupiamoci di esse. Mi sono già abbastanza dilungato nell'esporre la facilità con cui pur di avere una preparazione pappagallescamente adatta, si riesce ad aggirare gli scogli delle licenze, e sul fatto che questo metodo esclude i candidati migliori, quelli che non dedicano ai libri di testo una fede supina, ma preferiscono pensare con il loro cervello. Nelle nostre università, appena gli insegnanti ai corsi si trovano in possesso di una qualche esperienza, essi non si

sbagliano nel giudicare quali studenti sia meglio spingere sulla via dello studio in vista del puro sapere, e quali lasciar semplicemente arrancare verso la laurea che, una volta ottenuta, diverrà nelle loro mani la prova della classe sociale a cui appartengono, e sicuramente non il certificato di una cultura più vasta di quella richiesta ai camerieri che rifanno loro il letto nei collegi ove studiano. Qualsiasi insegnante esperto nella professione Il Pratico Mondo essere ammessi di preparare giovani agli esami necessari perper Edunet books alle carriere statali saprà senz'altro scegliere tra i suoi allievi quali faranno meglio agli Affari Esteri e quali all'Agenzia delle Imposte. E' bensì vero che il giudizio sulla maggiore o minor probabilità per un candidato di passare o no un esame è veramente importante solo quando ha per scopo di riempire le file dei professori universitari e dei funzionari statali corretti. Il giudizio tuttavia è un'attività umana, e perciò fallibile; d'altra parte è il solo strumento a nostra disposizione quando si siano raccolte le premesse necessarie a usarne. E poi, se buttassimo a mare qualche sacco pieno delle nostre tesi d'esame, ciò non servirebbe a nulla, visto che niente di meglio abbiamo pronto. Bisognerebbe abolire l'uso del processo esaminativo singolo, sostituendolo con una serie di prove spartite lungo un periodo di tirocinio nel quale capaci insegnanti sottomettano i candidati all'osservazione critica della loro esperienza, così come si fa nell'esercito e nella marina mercantile o da guerra. In quanto poi all'università, essa non mi pare un asilo per scolaretti; sarebbe perciò indicato mandare per un dato periodo i suoi aspiranti in giro per il vasto mondo a guadagnarsi di che vivere, così come usano fare gli adulti, in modo di stabilire un ponte d'esperienza tra gli studi scolastici e quelli universitari. I gradi accademici non si debbono ottenere per mezzo di una abilità tecnica, come un'abilitazione tecnica non la si ottiene con un grado accademico. Sarebbe bene che nessuno, mai, fosse creato insegnante senza che prima venga ben specificato in quale arte egli sia abilitato a insegnare. E' dannoso mettere nello stesso calderone il direttore di un collegio, persona piena di sapere ma capace a nulla, con l'uomo abile che non ha sapere ma sa far di tutto. Per dirla con espressioni dotte, la specie cogitiva dovrebbe essere distinta da quella conativa, non perdendo di vista il fatto che, siccome questi due estremi non esistono nel senso assoluto della parola, gli esseri umani non dovranno essere posti che sui punti intermedi della curva sviluppata fra i due tipi. Tanti sono i mezzi con cui dissodare questo nuovo terreno che vorrei abbandonare il detto: «nel dubbio attienti a ciò che è già stato provato», adottando invece il motto che dice: «non fare mai ciò che è già stato fatto altre volte». Al presente ci tocca operare come meglio si può, pur di principiare. Il compito è troppo arduo per le mie sole forze, ma posso tentar di studiare qualche voce almeno del problema. Deve un uomo la cui professione si risolve nel dar consigli al pubblico essere un matematico? Sì e no. Non ripeterò mai abbastanza che i tecnici, benché indispensabili come esperti e assessori, non devono servir da giudici. Un Primo Ministro può benissimo non saper fare il conto della sua lavandaia; egli deve però intendersi abbastanza di matematica da capire che il renderne pubblico l'insegnamento è un provvedimento più importante che una qualsivoglia imposta sulle cipolline sottaceto. Non vorremmo certo essere governati dalla specie di quegli uomini i quali decapitarono Lavoisier dando come spiegazione che la repubblica non ha bisogno di chimici, o di quegli altri che spogliarono Einstein, confinandolo all'esilio, perché di lui capivano soltanto la sua qualità d'ebreo. Oggi, poi, a ogni più vaga minaccia di guerra, le nostre autorità non pensano che a vuotare il British Museum o il Royal Observatory riducendoli a uffici militari o magazzeni, e a richiamare sotto le armi il personale addetto ai due importantissimi istituti. Non è necessaria una speciale competenza tecnica a salvaguardarci da simili pericoli; basta un'oncia di buon senso, e un quarto d'ora di conversazione è sufficiente a

giudicare se un candidato possiede quest'oncia o no. Ben inteso la conversazione non deve svolgersi in termini astratti, quei termini detti dal popolo "belle parole", tanto più che nel campo dei termini astratti le vedute dei nostri capi risultano tutte ineccepibili. Le belle parole sono paragonabili alle lettere dell'alfabeto usate quali segni algebrici, segni del tutto inutili se applicati a questioni pratiche o a determinare quantità ben definite. Gli statisti Il Pratico Mondo che una pinta equivale a venti once liquide; se fanno bene a trovarsi d'accordo nell'asserire per Edunet books però ne desumessero che una pinta di latte è l'equivalenza di venti once di gin, essi diventerebbero pericolosissimi ogni qualvolta si trattasse dei problemi inerenti alla nutrizione dell'infanzia. Si può essere abili quanto De Quincey e Ricardo nel capire la legge della "rendita", e ignorare al contempo l'esistenza del problema fondamentale che s'impone allorché si abbia a decidere quanto del patrimonio nazionale in terra e in denaro debba essere usato per l'agricoltura, e quanto, invece, investito nell'industria. La teoria della rendita non getta luce alcuna su tale questione; eppure, se gli statisti prendono una cantonata nell'applicarla, essi potran trovarsi tra le mani una nazione di agricoltori doviziosa di campi, ma scarsa di vanghe aratri e trattori atti a coltivarli, oppure una grande abbondanza di utensili e macchinari e nulla da mangiare. L'uomo non fa che muoversi fra questi due estremi. In Russia, la ricerca del punto giusto su cui stabilirsi venne condotta tra esperimenti ed errori e fu fonte di tali disagi, che il Governo sovietico sarebbe forse anche naufragato se non fosse stato per la paura che i contadini provavano all'idea di un possibile ritorno degli antichi proprietari. Il cibo si deteriora se non viene subito consumato, mentre gli utensili durano anche tutta una vita. Porto le mie chiavi appese a un anello che comperai a Dublino sett'anni fa per il modico prezzo di quattro pence, l'anello è sempre ancora atto all'uso, mentre di tutto il pane infornato allora, o della carne macellata, nemmeno un pezzetto si mantenne mangiabile una settimana. Non certo meno importante della teoria sulla rendita è quella del valore. Il pericolo qui non sta, come nel caso della rendita, nel non aver teorie, ma nell'essere ossessionati da una teoria sbagliata, ciò che potrebbe in special modo capitare a un devoto del socialismo marxista. Marx dedusse la sua teoria sul valore - teoria alla quale attribuiva grande importanza - dagli studi di economisti classici fra cui Petty, Adam Smith e Ricardo che ritenevano di poter misurare il valore di una merce per mezzo del lavoro necessario a produrla, istituendo perciò il lavoro a misura del valore. Questa opinione venne scossa da John Ruskin, il grande artista filosofo britannico, allorquando egli indicò che il valore di scambio degli articoli prodotti dal lavoro per essere usati in commercio non può servire da indice al suo valore sociale, di cui sovente si trova a essere l'opposto. Il colpo mortale alla teoria del "Lavoro-Valore" venne dato dai matematici quando principiarono a curarsi delle scienze economiche. Il buon senso ha sempre riconosciuto al valore di un oggetto uno stretto rapporto con il desiderio che di questo oggetto si prova. La teoria laburista, invece, ammetteva un valore di utilità ma si adombrava di fronte alle sue continue variazioni, tantoché il valore pareva incalcolabile e impossibile a misurarsi con il metro della sua durata. I matematici si divertono al sentirsi dire che le variabili non possono essere calcolate. Quel genere di calcoli sta per l'appunto alla base del loro lavoro giornaliero. Essi proposero il caso di un uomo morente di fame e di sete in un deserto. Per un primo bicchier d'acqua e un primo grappolo di datteri quest'uomo darebbe certo tutto quanto possiede, mentre al ventesimo bicchiere o al ventesimo grappolo di datteri che gli venisse offerto non proporrebbe più nemmeno un centesimo. Vero quanto questo esempio è il fatto che ogni pagnotta sfornata dai panettieri di Londra va ad aumentare il numero delle pagnotte già sul mercato e automaticamente vale un pochino meno della pagnotta sfornata subito prima. I teorici laburisti bandirono dai loro calcoli questa differenza giudicandola infinitesima e incalcolabile. «Errore» dissero i matematici: «noi possiamo calcolare gli infinitesimali come voi potete contare i fagioli; questa è la nostra abilità per cui veniamo chiamati matematici puri.»

La teoria laburista è nata morta. Un Governo convinto che un portachiave e una pagnotta debbano avere valore purché rappresentino il medesimo numero di ore lavorative fa correre a un paese il rischio di trovarsi un giorno inondato di portachiavi e all'asciutto di beni mangerecci. Oggi giorno tocca ai Governi di fissare i prezzi, e i prezzi non possono, s'intende, variare fra portachiave e portachiave, pagnotta e pagnotta, come fa invece il loro Il Pratico Mondo per Edunet books valore. Impossibile imporre su un mercato due prezzi differenti per lo stesso articolo, perché mai una massaia si rassegnerà a pagar due ciò che può ottenere per uno. I prezzi, perciò, non rispecchiano fedelmente il valore. Alcuni beni di prima necessità come il sole, per esempio, non hanno prezzo: la natura ce li dà gratis. I brillanti, invece, benché del tutto inutili fino a quando non si sia saturi di ogni altro bene, sono valutati migliaia di sterline ciascuno. Nella pratica commerciale - e qui la teoria di Marx ha ragione quanto quella di Ricardo - i prezzi sono in rapporto al costo di produzione del lavoro. Questo costo varia moltissimo nel campo della stessa produzione. A X... un pezzo di carbone costa la fatica di chinarsi a terra, raccattarlo, portarlo alla stufa, mentre a Z... per trovarlo si deve scavare un tunnel fino a un pozzo situato a parecchie miglia sotto il livello del mare. Una misura di grano del tal campo costerà una giornata di lavoro; e del tal altro, un paio d'ore. Nessuno però coltiverà una terra arida o trasporterà in un pozzo remoto le mine necessarie ad aprirlo, se prima la scarsità sia di grano sia di carbone non avrà fatto rincarare il loro prezzo fino al punto di rendere proficuo il lavoro in più necessario a produrli. Per la stessa ragione, quando le miniere e la terra sono di proprietà privata, e i proprietari si fanno concorrenza per accaparrarsi i clienti, sarà il costo della produzione peggio rimunerata a fissare il prezzo delle merci. Mentre invece un Governo a cui appartengano tutte le fattorie e miniere, tanto le buone quanto le infruttifere, può fissare il prezzo del carbone e del grano al medio costo di produzione dell'intiera voce: ecco il "valore" quale lo intendeva Marx, valore assunto dai socialisti - benché come teoria astratta l'abbiano rigettato - quale fattore specifico e pratico del loro piano economico. Esso diminuisce di molto il prezzo dei prodotti e permette così di dividere fra i consumatori il maggior utile ricavato dalla terra o dalle miniere più ricche, utile di cui oggi traggono unicamente profitto i fortunati proprietari i quali, si capisce, sono ardenti fautori dell'uguaglianza delle entrate purché non si tratti delle loro. Sotto il regime capitalista le entrate degli agricoltori si equiparano con le maggiori o minori rendite, e i lavoratori ricevono la stessa mercede, tanto se la terra o le miniere in cui lavorano sono altamente produttive, quanto se ripagano a mala pena il lavoro fatto. In quello stesso regime noi consumatori paghiamo un unico prezzo per il nostro carbone o per il nostro grano, o per qualsiasi altra merce vendibile, costi essa un'ora di lavoro o una settimana, sborsando in tal modo un prezzo troppo alto per i prodotti delle migliori terre o miniere, e uno sempre troppo inadeguato per i prodotti delle terre e miniere peggiori. Qualsiasi aumento nel costo lavorativo della produzione finisce, dato l'aumento delle paghe, per rendere infruttifero lo sfruttamento delle miniere o delle terre di minor rendimento, ciò che equivale al loro abbandono fuorché nel caso in cui tutti i minatori e gli agricoltori si mettano a lavorare di più, sacrificando ore di riposo allo scopo di mantenere le scorte al loro livello primitivo. Un aumento di produttività, sia esso portato da una tecnica migliorata, da trasporti più veloci, o che so io, farà sì che miniere e terre di ancor minor rendimento saranno sfruttate, mentre né i prezzi diminuiranno, né le paghe verranno aumentate, né alcun vantaggio risulterà se non ai proprietari! E' bene che i capi di Stati moderni retti da Governi miranti al benessere della comunità, e non al solo scopo di proteggere gli averi privati e la libertà dei proprietari capitalisti, studino questi problemi e cerchino d'intenderli. Essi sono tanto più delicati, in quanto i

capitalisti ricorrono al comunismo per affidargli i vari servizi o le industrie che non permettono un profitto, sebbene tutta la loro vita dipenda da essi. Vediamo quindi come sia necessario che gli statisti sappiano per lo meno quanto Ruskin non essere i prezzi commerciali o i profitti un indice direttamente proporzionale ai valori sociali ma, anzi, se posti al Il Pratico Mondo per Edunet books servizio dell'interesse privato, risultare spesso inversamente proporzionali ai medesimi. Essi dovrebbero sapere che il lavoro, benché necessario alla loro attuazione, non può assolutamente crearli: piuttosto, sarà il valore a creare il lavoro. Dovrebbero sapere che la rendita, chiamata da Marx "plus-valore", lungi dal non partecipare alla formazione del prezzo, come c'insegnano nelle università, ci costa una parte a volte cospicua di quanto spendiamo, e non può esser distribuita con giustizia se non fissando i prezzi al valore marxista, cioè nazionalizzandola: misura a cui si accede unicamente se la terra è di proprietà pubblica e non privata. Dovrebbero sapere che l'interesse è il prezzo d'affitto del capitale, e che si deve trattarlo alla stessa stregua. In breve, dovrebbero sapere moltissime cose che nessuno sa se non dopo un accurato studio di economia politica, studio giudicato un macigno dalla maggior parte degli elettori. Sarebbe anche bene che sapessero che la vendita delle merci al loro medio costo non soppianterà il nostro comunismo odierno, comunismo di ponti, strade, illuminazione stradale, acqua potabile, pompieri, polizia, refezioni scolastiche, ispezioni sanitarie, servizio militare, eccetera, e nemmeno verrà applicato ai liquori e agli stupefacenti. Perché la democrazia risulti vera ed effettiva, lo Stato deve garantire un produttivo e ben regolato impiego della mano d'opera e i più alti salari che il paese possa permettersi; queste due premesse a ogni buon buon Governo debbono essere riconosciute diritti fondamentali di ogni cittadino e di ogni famiglia. Edificate su queste basi, e ben inquadrate da leggi protettive, tanto l'impresa privata quanto la mano d'opera assunta privatamente non possono apportare alcun male, anzi dovrebbero rivelare nuovi orizzonti, cosicché è bene incoraggiarle e dar loro i necessari sussidi. Ne segue che, sebbene gli azionisti calcolino il valore commerciale delle azioni dall'ammontare dei profitti e delle perdite da esse subiti, gli statisti debbono misurarli dalle cifre degli uffici del registro. La teoria dell'affitto economico o legge della rendita richiede molta abilità nell'applicazione. Tra l'affitto ricavabile da due acri di terra, l'uno posto nel bel mezzo della piana di Salisbury e l'altro in Lombard Street, la differenza non è tanto grande quanto tra i profitti di un Carnegie e quelli di un qualunque negoziante scozzese. E poiché un appezzamento di terreno, venga esso destinato alla coltivazione del grano o alla costruzione di una cattedrale o di un collegio, apporta al proprietario minor lucro che se lo destinasse a impiantarvi un totalizzatore, è più facile che un abile commerciante faccia denari indulgendo ai vizi dell'umanità che non un inventore o un filantropo ponendosi al servizio delle sue virtù e dei suoi bisogni. In Inghilterra un chirurgo può guadagnarsi centinaia di sterline per un'operazione grave, e tre sole ghinee per dire che l'intervento non è necessario. Il medico perde il paziente che guarisce, il buon cliente di un bar - colui, cioè, che beve più di quanto gli si confaccia - è un cattivo cittadino, e un lattoniere previdente si adopera a non render troppo durature le sue riparazioni. Risulta perciò disastroso, per lo meno in vista dell'interesse pubblico, concedere a qualsiasi individuo un guadagno pecuniario sulle malattie e sui guasti in generale. Non dimentico, certo, che gli uomini hanno una coscienza e non solo interessi egoistici. Le coscienze, però, dipendono dalle opinioni e nulla è più evidente del fatto che la maggior parte dell'umanità crede a ciò che le arreca profitto, a cui, perciò, vuole credere. Sotto il regime della libertà di contratto e del "laisser- faire", la nazione inglese venne rovinata e sciupata, condotta alla fame, all'assassinio e alla prostituzione; ma poiché i fabbricanti e i proprietari di miniere si arricchirono in un modo che allora sembrava colossale, il "laisser-faire" divenne la religione politica della borghesia inglese, classe, ciò non di meno, altamente coscienziosa. L'opinione prodotta dal desiderio

non è un ritrovato nuovo; il pensiero è sempre frutto di desiderio, e non può, anzi, manifestarsi se non suggerito da esso. Per fortuna i desideri umani includono il desiderio evolutivo che spinge a fare il bene e ad assicurarci del grado in cui una verità è vera. Gli uomini di Governo forniti di scarso appetito per la verità sono pericolosi. Il "laisser-faire" cobdeniano è un terribile esempio dell'opinione prodotta dal desiderio dei profittatori. Il operai, e le leggi governo dell'industria, hanno impedito L'organizzazione dei sindacatiPratico Mondo peraEdunet books che esso arrechi il danno peggiore; esistono però ancora parecchie ditte che si rifiutano di trattare con le camere del lavoro, non tollerano consigli di fabbrica o di gestione, e mai impiegherebbero operai iscritti ai sindacati. Se un venditore ambulante dimostrasse di avere uno spirito così antiquato, certo gli si negherebbe la licenza di commercio. Un uomo di Stato messo di fronte al ricavo dedotto da una data abilità può tollerare il fatto o confiscarne l'uso. Se una prima donna dotata di un'ugola estesa alle tre ottave riesce a riempire un teatro o un salone da concerto con un pubblico che per udirla paghi una somma variante tra una ghinea e uno scellino, essa guadagna un centinaio di migliaia di sterline, mentre la sua cameriera non riesce a intascare nemmeno un centinaio di migliaia di pence. Lo statista di buon senso non si preoccupa di simili cose visto che chi dà alla cantante una ghinea o uno scellino non s'impoverisce certo. Da parte sua la cantante deve far scale, studiarsi le parti o le canzoni, e mantenersi in efficienza, espletando un lavoro ben più arduo di quello a cui gran parte degli uomini d'affari si sottopongono. Più che giusto se ella conferisce pieno valore a denaro offertole con tanto entusiasmo! Si compri pure anelli zibellini e vezzi di perle (purché ne trovi nei negozi), non foss'altro che per tenersi su il morale, facilitando alla propria fantasia il compito di ravvisarla regina del canto. Il diritto, però, di creare una plutocrazia di prime donne o di sconvolgere l'equilibrio dello Stato nessuno certo glielo deve concedere, e nemmeno quello di vivere più comodamente dei suoi vicini, anche se avesse a sua disposizione mezza dozzina di castelli. Bisogna pure che si accontenti di un comune marito, a meno che non voglia sposare un rivale nella persona di un tenore di grido, altrettanto innocuo dal punto di vista sociale quanto lei. E' bene che qua e là vi siano individui provvisti di denari da buttar via, e non solo in castelli di pietra, ma pure in castelli in aria, importante ramo di costruzione questo, e in cui i Governi non hanno da ficcare il naso. Se le nostre cantanti minacciassero di combinar guai, si potrà sempre parare il colpo con qualche sovraimposta, o per mezzo della tassa di successione. Importa poco che la loro classe si componga di prime donne o di pugili: il loro numero è tanto esiguo che gente siffatta può solo recar danno a se stessa. Gracie Fields e John MacCormack, Gene Tunney e Joe Louis, Charles Chaplin e Greta Garbo sono in grado di ammonticchiare pile di dollari per ogni centesimo messo da parte dal comune dei mortali e procurare gran soddisfazione ai loro tifosi, senza che per questo qualche persona al mondo stia peggio di prima. Perfino i pochi autori e commediografi che con la loro penna riescono a guadagnarsi, oltre al puro e precario mantenimento, anche un po' di companatico, possono essere lasciati in pace, non fosse che allo scopo di tener in vita la letteratura, allettando qualcuno a farne una professione. Tutti questi lavoratori d'arte ricavano il loro guadagno dal sudore della loro fronte e non da quello delle fronti altrui. Lo ricavano divertendo, intrattenendo e coltivando gli svaghi degli industriali loro vicini; tanto vale lasciarli liberi di trattare le loro mercedi purché, mentre stanno costruendo o minando la loro reputazione artistica, si assicurino loro gli ordinari diritti di impiego e svago. Il loro valore sociale è cospicuo, ma così incalcolabile e disordinato che il Governo può soltanto tenerli d'occhio lasciandoli liberi di arrangiarsi a modo loro, a condizione, ben inteso, che essi si mantengano ossequienti agli usuali ordinamenti di polizia, i quali, al loro confronto, non han bisogno di essere applicati con soverchia rigidezza. Il ricavo ottenuto dalle doti artistiche è, politicamente parlando,

trascurabile; ma gli statisti debbono capirne il perché, e non vivere nella beata ignoranza della questione. Essi debbono pur tener presente che, al disopra di una rendita media livellatrice delle classi, qualche fortuna eccedente la norma comune non risulta politicamente dannosa. Più Il Pratico colui per Edunet books che un sollazzo, essa è un fardello, perMondo che la detiene, né gli conferisce alcun potere sugli altri individui. Oggi, il potere di A. con qualche migliaio di sterline all'anno, su B. detentore di poche ghinee la settimana, può risolversi in tirannia: diamo però a B. un paio di migliaia di sterline all'anno ed egli potrà prendersi il lusso di fare uno sberleffo ad A., anche se A. di sterline annue ne ha qualche centinaio di migliaia. I milionari di buon senso usano scaricarsi del soverchio denaro sulle fondazioni tipo Rockefeller o Carnegie, Pilgrim o Nuffield, Peabody o Guinness e sui premi Nobel e simili; oppure fabbricano cattedrali e trasformano in solidi mattoni e cemento castelli in aria. I patrimoni dei cervelli un po' corti son tosto dissipati e dilapidati, se non alla prima, certo alla seconda generazione. Allorquando socialmente ci equivarremo, fruiremo tutti di una comune uguaglianza in tutti i campi politici anche se qualcuno di noi incorrerà nella mala fortuna di possedere cinquanta mila sterline all'anno invece di cinquemila. La ricchezza derivante dal commercio è lungi invece dall'essere politicamente trascurabile. Sebbene appena il cinque per cento del nostro popolo sappia e voglia occuparsi di affari, resta il fatto che il cinque per cento di quaranta milioni è bastevole a formare una classe di un paio di milioni di persone il cui immediato interesse pecuniario è anti-sociale, visto che meno pagano la loro mano d'opera più denaro rimane loro. E' altrettanto vero che quanto meno pagano d'affitto ai loro proprietari di casa e ai banchieri che li finanziano, tanto più han da spendere per conto loro; ma poiché essi intendono stabilire sé e i figli nella categoria dei proprietari e dei capitalisti - dei potenti, diciamo - essi buttano il loro cospicuo peso politico sul piatto della proprietà privata. La combinazione "proprietari abili al commercio" e "proprietari terrieri o di capitali" impone sul proletariato una tassa così enorme, e sotto parecchi aspetti così dannosa, che a un certo gradino di civiltà essa diventa una minaccia al bene comune. Nel diciannovesimo secolo l'Inghilterra raggiunse questo gradino, cosicché gli aspiranti al Governo, i quali non siano coscienti di ciò, dovrebbero essere privati del diritto elettorale e classificati non idonei alla pubblica cosa. Ed eccoci ritornati al concetto per cui ogni cittadino ha il diritto di ottenere una occupazione che gli dia i mezzi necessari al sostentamento, questo quando l'impiego che ha non gli procura benefici commerciali. Dato che le aziende commerciali private esistono unicamente in vista del profitto commerciale che se ne ricava, la difesa nazionale dal pericolo della fame dev'essere organizzata e amministrata dallo Stato allo stesso modo di qualsiasi altra difesa nazionale. Attualmente l'associazione tra possessori di abilità commerciali e possessori di terreni è tanto fruttifera da permettere il riscatto dei proletari che non può impiegare traendone profitto, riscatto ottenuto con un sussidio il quale serve a far vivere in uno stato di ozio e di povertà avvilente. Intanto, parecchi lavori pubblici quali la costruzione di ponti, il tracciamento di strade, i piani regolatori di città, il risanamento dei quartieri più poveri, l'uso della marea e della forza vulcanica per l'incremento dell'elettrificazione sono trascurati, e più ancora lasciati in disparte. Chi non è capace di comprendere lo spreco e il male arrecati da un simile sistema può, nella sua vita privata, riuscire innocuo benché stupido, ma politicamente egli è un nemico pubblico e dovrebbe essere inabilitato in merito. Bisogna tenere a mente che la relativa scarsezza di capacità commerciale non è prodotta soltanto da difetto d'ingegno affaristico, ma pure da profonda avversione, accompagnata sovente da strapotenti preferenze volte a occupazioni di maggior interesse. Osserviamo il

caso di Shakespeare. Egli abbandonò presto la scuola nell'intento di aiutare il padre, commerciante assai conosciuto nella città di Stratford. La carriera successiva del poeta sta a dimostrare che con quel bel po' di allenamento egli avrebbe facilmente potuto prosperare negli affari. Mosso invece da una irresistibile vocazione letteraria e teatrale egli recise ogni legame col paese natio ed emigrò a Londra (cosa che feci io pure), dove gli riuscì di entrare Il Pratico un certo Edunet books nell'ambiente teatrale e di acquistarvi Mondo pernome organizzando il posteggio dei cavalli appartenenti agli spettatori di rango. Marlowe "dalla magna rima" era allora re tra i commediografi; ma quando poi morì, Shakespeare di versi magni ne aveva scritti a bizzeffe, e non solo di magni, ma anche di divertenti e pieni di senno. Egli aveva avuto l'incarico di ricomporre commedie antiquate e trasformare in drammi vecchi racconti, lavoro in cui riuscì tanto meravigliosamente da non sentire mai il bisogno di operare sul suo. Difatti, una volta sola nella sua breve vita (morì a 52 anni), inventò una storia genuina. Scrivere divenne dunque la sua maggiore occupazione; tuttavia, aiutato dall'esperienza acquisita in casa, egli coltivò di pari passo, o quasi, letteratura e affari, ottenendo un ottimo successo tanto che sui quarant'anni gli riuscì di ritornare a Stratford non più come Shaxper il fuggitivo cacciator di frodo ma nella parte di William Shakespeare, gentiluomo possessore di terre, di uno stemma gentilizio e dimorante nella casa più bella e nuova della via principale. I suoi colleghi provenivano in gran parte dai banchi universitari; i casi della vita non li avevan costretti a far pratica nel ramo degli affari, mentre, ahimè, li avevano indotti a scrivere in latino le didascalie delle loro commedie, cosicché non solo conoscevan la povertà, ma vi fu chi, a simiglianza di Chapman, il rivale numero uno di Shakespeare, visse e morì in relativa indigenza. Se John Shakespeare avesse potuto pagare al figlio gli studi universitari, William, probabilmente, l'avrebbe vista brutta. Risulta da tutto ciò che l'attrattiva per il commercio proviene dai lucri che se ne possono ricavare, ed è tuttavia assai debole e rara se paragonata a quella prodotta dalle arti e mestieri, dalla scienza, dalle occupazioni all'aria aperta, le quali ultime comportano un contatto giornaliero con i miracoli, la bellezza visiva e il poema della natura. Non dunque la capacità di far denaro è rara, bensì il gusto e l'egoismo necessario a riuscire. Sarebbe assurdo credere che il Lawrence d'Arabia non avrebbe saputo fare buona prova nel lavoro del commerciante o dello strozzino; egli, però, deliberatamente scelse di guadagnarsi la vita prestando servizio nel più basso grado dell'aeronautica: preferì cioè quell'umile stato agli alti comandi, alla diplomazia o alla letteratura. Shakespeare maneggiò abilmente il suo denaro guadagnato nel trasformare cattive commedie in buone; ma corse il rischio di rendere quelle commedie troppo belle per essere intese dai suoi spettatori. Dickens, nell'ultimo suo romanzo, dipinse un carattere gretto, piccino, avido e codardo a tal punto da riuscire a non aver altro pensiero all'infuori di quello che l'incitava a far denari e diventare molto più ricco dei cittadini migliori di lui, per i quali il denaro rappresentava unicamente una fastidiosa necessità. La capacità commerciale è sovente pura avidità. Quando il commercio fosse privato dell'appoggio proveniente dalle scorte di denaro investibile in possesso dei proprietari e dei capitalisti, e di una mano d'opera ignorante e bisognosa da sfruttare, esso procurerebbe minor guadagno del lavoro manuale o meccanico specializzato. In Russia questo è già accaduto, e da parecchio tempo anche negli Stati capitalisti; vedi i rami del commercio minuto. Intermezzo Non sono giunto ancora alla fine della lista di cose che ogni cittadino dovrebbe sapere e capire prima di venir qualificato a occuparsi della cosa pubblica. Completare questa lista, o preveder aggiunte e cancellature del futuro, è opera troppo oltre il mio intendimento e la mia capacità. Mi debbo accontentare di mostrare le fondamenta economiche basilari sulle quali ogni Stato dovrebbe svilupparsi, e i risultati inevitabili a cui si va incontro se su quelle basi si edificano sistemi feudali capitalisti o comunisti, illustrando il mio dire con esempi

tolti dal campo limitato del mio sapere e dalla mia propria esperienza. Ho tralasciato molte cose di cui altri scrittori si sono occupati, mirando più ai soggetti in genere trascurati, o a nuovi punti di vista provenienti da angoli negletti e non studiati ancora, piuttosto che ripetere all'infinito cose ritrite. Mi sono attenuto, per quanto possibile, a fatti contemporanei e del passato di cui, per quanto parziale possa essere la mia scelta e anche le citazioni, nessuno possa Il Pratico dubbio l'esistenza. mettere in Mondo per Edunet books Abbandono ora questo terreno relativamente solido per le mobili sabbie dell'opinione e dell'ipotesi, trasbordando dalla fisica alla metafisica e dalla storia naturale alla filosofia. Dalla regione delle sequenze in cui i fatti s'inseriscono tanto regolarmente da poterli prevedere con una certa giustezza, a quella del pensiero (cornice di referenze) dove ci tocca sistemarli prima di averli potuti capire; dal disordine in cui si presentano in realtà, alle leggende e ai drammi in cui i cantastorie tentano di dar loro un senso intelligibile; transitando, cioè, dal piano razionale su cui ogni effetto ha la sua causa da cui precede (determinismo), alle congetture evoluzioniste, dove il desiderio per l'effetto, a volte in assoluta antitesi con la ragione e la prudenza, diviene esso stesso la causa, e dove fuggiamo dalla prigione del gigante disperato per inoltrarci sul sentiero che conduce alla Città Celeste [7]. 37. DELLA FEDE E DELLA CONDOTTA Ora non proporrò più nuovi soggetti da esaminare: ciò che basta basta, tanto più che per intenderli è sufficiente uno studio attento e lo scambio delle idee, per mezzo delle parole nonché dello scritto. Essi sono soggetti elementari e indispensabili, eppure la loro padronanza implica una naturale inclinazione politica ben lungi dalle pretese conoscenze dei plutocrati e degli arrivisti che ci governano. Al loro confronto l'esaminato si trova libero di sostenere la linea di condotta che giudica migliore. Nessun dogmatismo su questo punto: nessuna risposta prescritta alle domande, e nessuna tendenza ortodossa da dover seguire nei saggi e nelle conversazioni. Ciononostante qualche assioma e qualche postulato bisogna pure accertarli: esaminatori ed esaminandi debbono a esempio convenire che due più due fanno quattro, e che il linguaggio da usarsi deve essere quello comune e sintattico; privato di tali accordi basilari la convivenza umana riesce impossibile. Se l'esaminatore dice: «due più due fan quattro; va bene?» e l'esaminato risponde: «no, non sono d'accordo»; questi deve essere congedato perché inetto. Ma se l'esaminatore dice: «siamo d'accordo nell'asserire che due dozzine di uova fanno 24 uova?», e l'esaminato risponde «no, 20 uova secondo me, perché la mia aritmetica che sarà, lo spero, l'aritmetica ufficiale del futuro, ha basi duodecimali», la risposta dev'essere giudicata soddisfacente. Essa prova non solo che l'esaminato conosce bene la tavola pitagorica, ma che in sovrappiù capisce come il sistema numerale, a simiglianza delle regole di pronuncia, sia pura convenzione atta a subire mutamenti e migliorie. L'esaminatore non deve però proseguire nelle sue indagini e domandare: «siete favorevole a un mutamento dell'ordine odierno?» trattando la risposta, affermativa o negativa che sia, in senso squalificativo. Allo stesso modo, quando i problemi industriali e terrieri sono sul tappeto, se l'esaminando nega che al mondo sia mai esistito qualcosa come la legge della rendita o il Proletariato o la Guerra di Classe, o il sistema Feudale o quello Capitalistico, lo si deve senz'altro bocciare perché ignorante e illetterato. Se invece egli dà prova di saperne sulla legge della rendita quanto ne sapevano Tommaso De Quincey e Henry George, e sulla Rivoluzione Industriale altrettanto di Karl Marx, non si deve domandargli se le conclusioni sue personali sono il Conservatorismo di De Quincey o la Tassazione Singola di George o il Sistema Rivoluzionario di Marx. Bisogna lasciarlo libero di addivenire da solo a una conclusione, poiché egli dimostra di conoscere i fatti accertati più rilevanti, e in breve sa di che si tratta.

D'altra parte la democrazia non può impegnarsi di concedere speciali poteri a tutti coloro che riescono a provare di sapere la teoria, e conoscere la storia e gli sviluppi dei sistemi politici di cui avrebbero da occuparsi in caso ne fosse dato loro l'incarico. Un esaminando può passare a gonfie vele qualsiasi prova e lasciare i cittadini che si propone di governare nella più assoluta oscurità sull'interrogativo se egli- o ella - sia un santo o un mascalzone, Il ella possono per Edunet books uno sciocco o un saggio. Egli oPratico Mondo essere intelligentissimi e profondi in una data materia, senza provar per questo il minimo impulso a porre questi loro doni al servizio della comunità. John Bunyan, uno dei nostri conoscitori più autorevoli alla voce natura umana, spietatamente relegò il "signor Ignoranza" all'inferno, non omettendo tuttavia di chiarire che il "signor Saggio Mondano" e il "signor Cattivo" lo avrebbero raggiunto colà, benché negli affari fossero ben più abili di "Cristiano" o di "Fedele" o di "Speranzoso". Parecchi uomini buoni sono risultati pessimi come governanti. Pietro il Grande fece tanto in Russia per la civiltà, che perfino un santo umanitario quale il suo compatriota Pietro Kropotkin ammirava di lui questa sua passione. Tolstòi, un altro santo russo, non era capace di cavarsela negli affari: la sua «pazzia applicata a migliorare il mondo», così i figli chiamavano la passione del padre, lo conduceva alla rovina nella vita privata. Akenaton, nel quattordicesimo secolo avanti Cristo, e Amanullah, ieri, caddero in disgrazia quali monarchi seguendo la via fatale intrapresa dal nostro pio e sempliciotto Giacomo secondo. Luigi undicesimo di Francia, pio quanto Giacomo ma abile, lasciò alla morte finanze fiorenti, tali da poter sopportare le follie dei suoi successori fino a che, nuovamente all'orlo dell'abisso, Enrico quarto le rimise in sesto. Dio sa se questo monarca era lungi dall'esser pio, tanto che mutò religione con un motto di spirito. La sua vita privata, imitata in ciò dal suo nipotino, il nostro Carlo secondo, fu alquanto dissoluta. Altri sovrani irreprensibili sono finiti in esilio, o decapitati o comunque uccisi. Allorquando a Waterloo la disfatta di Napoleone assunse un aspetto definitivo, Byron, il miglior cervello d'Inghilterra, si sentì "damned sorry" [8] e Beethoven, il più nobile spirito della Germania, "atterrito". E' che Napoleone, volgarmente ambizioso qual era, fece di più per la Francia, anzi per l'Europa, del virtuoso abate Siéyès. Il duca di Wellington, vincitore di Napoleone, era certo un soldato dalle vedute molto più originali e dal carattere ben più nobile dell'imperatore dei francesi; tuttavia era privo nella vita politica di quel dono di previsione che conduce ad aver fede in un possibile mutamento della natura umana, purché si provveda a migliorarne le condizioni materiali e morali. Robert Owen possedeva, lui, il dono della previsione e la fede, ma fuori dall'uscio delle sue fabbriche non sapeva più trattare con il mondo. Un giorno, mentre a un comizio stavo perorando la causa del socialismo, venni controbattuto da un oratore il quale mi disse di aver preso la parola non perché dissentisse dai miei argomenti o da quelli degli apostoli di Owen, ma perché i caratteri e la condotta di questi stessi apostoli non erano in armonia con le loro professioni. Ne risulta che, sebbene i candidati alla vita pubblica possano essere squalificati causa la loro ignoranza e la loro incomprensione politica, il contrario non deve senz'altro garantirne la qualifica. Dovrebbe, al massimo, assicurare l'iscrizione dei loro nomi fra quelli dei cittadini ritenuti più capaci di dedicarsi all'attività politica nei suoi vari aspetti e gradi, atti, perciò, a essere eletti. Quando una persona qualsiasi presenta la sua candidatura a un dato posto, o per qualche elezione, i quesiti che gli esaminatori non gli faranno sono per l'appunto quelli che gli elettori e membri dell'amministrazione civile vorrebbero proporgli. In un esame Adolf Hitler batterebbe di gran lunga George Washington (il suo libro "Mein Kampf" contiene parecchi saggi di giusta dottrina); ma poiché le sue conclusioni includono l'egemonia tedesca, l'assoggettamento dei non ariani, la distruzione degli ebrei, e tutto un sistema di assassinio degli ostaggi e di terrorismo militare, apparve così poco saggio lasciarlo in possesso del potere politico, che sulla premessa di questa obiezione si promosse una guerra mondiale. Egli non ha mai compiuto un atto di giustizia, né ha amato la clemenza, né lo si è veduto camminare umilmente al seguito del suo dio. Nemmeno noi,

o i nostri alleati, abbiamo saputo far tanto, ma questa non è una ragione per tollerare il signor Hitler: lo è, invece, per addivenire a riforme in noi stessi e debellare lui. I nostri governanti non debbono accontentarsi di essere colti e capaci; li vogliamo anche buoni e retti. Per questo gli aspiranti alla politica farebbero bene ad avere una condotta Il Pratico Mondo per Edunet books esemplare. Ma come giudicarne? Facile risulta l'accertarsi se un esaminando ne capisce qualcosa di questioni bancarie, o di assicurazioni, o di feudalismo, o della precessione degli equinozi, poiché, qualunque siano le conclusioni a cui si addiviene a loro riguardo, queste conclusioni sono accertabili dai fatti. Il giudizio da darsi sulla condotta poggia invece su opinioni variabilissime. Il furfante di oggi può divenire il santo di domani. Nel secolo scorso Shelley, Tom Paine e Mary Wollstonecraft furono messi al bando perché nemici di Dio. Oggi, questi stessi personaggi son famosi per le loro virtù pubbliche, benché in privato si siano comportati scandalosamente. Chi può dire perché si è loro perdonato, perché anzi li si ammira? Semplicemente perché le nostre nozioni di condotta esemplare privata passano sveltissime di moda. La Chiesa cattolica romana proibisce il matrimonio fra cugini primi e ai suoi sacerdoti nega qualsiasi matrimonio. Nella legge mosaica un uomo deve sposare la vedova del fratello sotto pena di incorrere nella pubblica ignominia. Nella tragedia di Amleto, invece, il re che agisce a questo modo è tacciato d'incesto. La legalità concessa recentemente a questo genere di matrimoni fa sì che essi appaiano oggi convenienti e naturali, cosicché la tragedia shakespeariana dovrebbe esser giudicata priva di senso, se non fosse che, il re essendo pure assassino, possiamo in ogni modo provar per lui una giusta ripulsa. In alcuni ambienti, poi, una ben più evidente consanguineità rende obbligatorio il matrimonio. All'epoca della nostra lotta contro Napoleone il destino dell'Inghilterra dipendeva da due capi: Wellington e Nelson. Di Wellington, Tennyson scriveva: «Qualsiasi azione commessa da lui venga alla luce, egli non avrà mai da provarne vergogna». Intanto, Nelson aveva abbandonato la moglie e condivideva quella di sir William Hamilton; con ciò, Nelson era certo il più popolare fra i due grandi uomini. Di Daniel O'Connell, celebre patriota irlandese e buon cattolico, veniva sussurrato a Kerry, il suo paese natio, che non si poteva buttare un sasso in loco senza colpire uno dei suoi figli illegittimi. A ogni buon conto, alle signorine del secolo scorso non era permesso di leggere, e nemmeno menzionare, Shelley o Byron, e Parnell e Dilke furono politicamente annientati causa la loro condotta sessuale dipartitasi da certe convenzioni. Che dire dello straordinario caso impersonato dal mio santo omonimo, Bernard di Clairvaux? Egli sapeva tanto bene controllare il proprio carattere, e il carattere aveva così dolce, l'intelligenza così sicura e gli interessi volti a scopi così divini che, sebbene fosse soltanto un frate questuante promosso abate, gli riuscì in pieno turbolento dodicesimo secolo di far intender ragione e pacificare baroni, predoni e imperatori, personaggi usi tutti a guerreggiare tra loro. All'epoca in cui studiavo la sua vita scrissi: «Usiamo imparare la storia dalle gesta dei nostri furfanti: quando incominceremo a impararla da quella dei nostri santi?». Il suo posto nella storia sarebbe fra i più eminenti uomini di Stato. Se errò, come a esempio nella sua predicazione a favore della seconda crociata, il suo errore fu del tutto religioso, dovuto al culto del Cristo deificato peculiare alla Chiesa a cui apparteneva. A ogni modo la sua regola di vita personale non è da additarsi a esempio, dato che, se tutti vivessero com'egli visse, la razza umana sarebbe tosto estinta: il suo celibato è un delitto sociale e la sua auto-mortificazione un suicidio. Queste ultime colpe a suo carico sollevano una questione d'importanza vitale. Era san Bernardo un masochista suicida o non era egli piuttosto un uomo voluttuoso, dai sani istinti volti a più alti valori, valori del tutto diversi da quelli patrocinati da un Falstaff o da

un Anacreonte? Ci sarebbe da chiedersi se il concetto secondo cui la virtù consiste nella negazione della propria natura - concetto partecipatoci dallo stesso Iddio per bocca di William Law nel suo "Serious Call" non sia altro che un tradizionale e pernicioso errore, maliziosamente inculcato dai profittatori al fine di mantenere il desiderio di eterna felicità delle classi più povere fisso in un altro mondo immaginario, piuttosto che volto al Il Pratico Mondo per Edunet books socialismo e al sindacalismo. E' l'automortificazione una virtù cristiana? San Bernardo si ridusse volontariamente alla fame abbandonando il vino per l'acqua, e il lusso per la povertà. Gesù invece mutò l'acqua in vino, ricusò di digiunare, sedette a banchetto con i funzionari del Governo di Roma e si dolse di essere chiamato ghiottone e beone per il solo fatto di non praticare le austerità a cui Giovanni Battista si sottoponeva. Mai, nel Vangelo, si fa cenno a un diniego del Cristo di fronte a qualche dolcezza capitatagli fra le mani, e compatibile con la sua vocazione. Perché, allora, san Bernardo si mise tanto d'impegno a rifiutarsi ogni conforto, e fondò l'Ordine cistercense imponendo disagi e astinenza a chiunque si convincesse di dover prendere il saio? E come mai questo suo ordine raccolse tanta simpatia da riuscire a moltiplicarsi come i funghi per tutta la cristianità e anche altrove? Forse è bene classificare fra i voluttuosi nati coloro che giudicano normale una vita di negazione della propria natura, voluttuosi, e in sovrappiù masochisti, poiché intendono di imporre il loro gusto di autotortura a gente che avrebbe tendenze gioconde... Veramente buono è chi è buono perché tale gli piace essere. La sua vita, per buona che sia, diventa allora una vita di auto-affermazione, non certo di auto- diniego: così egli è fatto, e non per merito proprio bensì del suo fattore, lo si chiami Dio oppure Evoluzione Creatrice. Mi è capitato di trovarmi discepolo del mio santo patrono nel rifiutare di mangiar carne pesce e selvaggina, di fumar tabacco e qualsiasi altro ingrediente, di stimolare in alcun modo il mio io a mezzo di alcoli e droghe. Non vado attorno vestito di un saio, ma per vestirmi spendo forse meno di quanto alla stessa voce spende un uomo che fruisca della venticinquesima parte delle mie entrate. Da quasi cinquant'anni ho a mia disposizione una rendita da me non guadagnata che mi permetterebbe di vivere comodamente senza lavorare; eppure, come qualsiasi proletario, faccio il mio compito giornaliero. Se la santità consiste in questo genere di astinenze e fatiche, porrò forse la mia candidatura per un posto nella comunione dei santi accanto a san Bernardo o a qualsiasi altro eroe degli agiografi. A chiarire il mio tenore di vita corre una leggenda la quale fa derivare i miei gusti dall'educazione strettamente puritana impartitami da fanciullo, educazione che avrebbe impresso nel mio carattere il marchio del "Serious Call" di Law. Poche favole sono meno consone alla verità. La sola credenza impostami nell'infanzia, colorita di protestantesimo irlandese, poneva all'inferno al momento della morte tutti i cattolici romani come tali, e in paradiso tutti i protestanti purché fossero stati bravi bambini. Abbandonai questa credenza quando le mie sottanelle si trasformarono in calzoni alla zuava; in quanto al resto della mia educazione, essa mi veniva impartita in una atmosfera familiare così scettica, così zingaresca e anarchica, e basata su un punto di vista estetico, che nella mia adolescenza mi professavo ateo e, mentre non provavo rispetto alcuno per la S.S. Trinità, ne risentivo uno profondo e duraturo per Michelangelo e Raffaello, per Handel, Mozart e Beethoven. Mi dedicai alla letteratura non per entusiasmo o ambizione, ma perché l'avevo nel sangue. Sono a ogni modo l'ultimo essere al mondo da potersi catalogare, sia nella pratica sia nella teoria, fra gli asceti. Quando rifiuto di bere il maraschino e accetto invece il succo di mele, posso unicamente apparire a qualche dissennato altrettanto eroico di san Tommaso d'Aquino o san Bernardo all'atto in cui respingevano investiture vescovili. Fatto sta che il succo di mele mi piace molto, mentre preferirei ingoiare petrolio piuttosto che maraschino.

Non sarebbe più semplice trovar la verità nel fatto che, poiché i due summenzionati santi differivano nei gusti da Becket, Wolsey o Richelieu, essi davano infinitamente meno valore alle mitre, alle berrette scarlatte e alle ricchezze che non alla solitudine, ai rapimenti e alla vita semplice dei monaci? Bene conoscevo Lawrence, quello d'Arabia; so perciò che egli scelse di appartenere al più basso rango dell'esercito, rifiutandosi di dare ordini e Il perché Mondo per Edunet books classificandosi illetterato, nonPratico fosse umile e modesto, o comunque desideroso di autosacrificarsi, ma perché giudicava di poter essere più libero quale semplice aviere che non alla mensa ufficiali. Stalin superò di gran lunga Lawrence in quanto dal nulla sociale, benché privo di un titolo qualsiasi o di un portafoglio ministeriale, pervenne al fastigio del potere. Soltanto molto più tardi, quando ebbe da firmare trattati e concretare con i suoi alleati occidentali operazioni militari, egli si trovò nell'obbligo di doversi conferire i titoli di Primo Ministro e di Maresciallo. Bene sarebbe considerare questi casi mantenendosi puri da ogni pregiudizio, poiché, se basato su termini astratti, il discutere sulla rettitudine personale è una perdita di tempo. Concesso che san Bernardo e san Tommaso fossero irriducibili egoisti del mio tipo, e che tutti e tre, andandocene per i fatti nostri, abbiamo trascurato allo stesso modo gli interessi e i desiderata delle nostre rispettive famiglie, e che sempre e a qualsiasi costo nostro o degli altri ci siamo scelti la vita a noi più consona, perché i due santi han fatto tanto da uccidersi di stenti e fatiche mentre erano ancora relativamente giovani (avevano metà degli anni che ho io oggi sulle spalle)? Non fu certo perché giudicarono di essere servi e strumenti di Dio, poiché io mi credo servo e strumento della Evoluzione Creatrice, e appunto per questa ragione mi permetto di calcolarmi religioso quanto loro; religioso: individuo cioè, per cui il mangiare, il bere e il riprodursi risultano essere necessità fastidiose, tanto più se confrontate con l'impulso verso un più vasto e profondo sapere, verso una più alta comprensione, verso una maggiore capacità di controllo su se stessi e sulle proprie condizioni di vita. Così stando le cose non vedo il perché non dovrei essere canonizzato anch'io, e dopo tutto chissà che un giorno o l'altro, dopo la mia morte, non lo sia. A ogni modo una differenza esiste. San Bernardo credeva in una vita eterna e individuale, retaggio di ogni creatura umana dopo morte. Egli credeva che la felicità nell'altra vita, benché non certo meritata da creature peccatrici quali siamo, ci sarebbe concessa sull'assunto che tutte le nostre colpe sono già state espiate, e assai in anticipo, dalle torture subite da Gesù e dalla sua morte, da quel Gesù cui Dio aveva imposto l'obbrobrio delle nostre iniquità. Per conto mio non credo a tanto e mi stimerei ben poco se permettessi ad alcuno di scontare in vece mia i miei peccati. D'altra parte, l'idea che l'assai poco soddisfacente prodotto del l'Evoluzione Creatrice contrassegnato dalle iniziali G. B. S. debba esistere per sempre, invece di subire un processo di spersonificazione e venir rimpiazzato da qualcosa di meglio, non soltanto riesce ostica e intollerabile alla mia fantasia, ma certamente a qualsiasi altra. E qui, sia nei fatti sia nella morale da dedurne, mi trovo in aperto contrasto con l'abate di Clairvaux. Il coraggio e l'umiltà di san Bernardo provenivano dalla sua fede per cui si credeva servo di Dio; il mio coraggio e la mia umiltà vengono invece dalla mia fede, di lontano imparentata con la sua, che mi fa credere servo della Evoluzione Creatrice e rende la mia suprema aspirazione una semplice aspirazione evolutiva. A questo punto tra me e il mio santo patrono si stabilisce un'altra profonda differenza, poiché egli concepiva Dio onnisciente, onnipotente, supremamente giusto e infallibile, mentre a mio parere l'Evoluzione Creatrice procede per mezzo di prove ed errori, fors'anzi di prove e fallimenti. Il mondo è tanto sovraccarico di questi fallimenti che ci tocca sprecare gran parte del nostro tempo a eliminarli per evitare di venir eliminati a nostra volta. Non esiste così, per me, un Problema del Male, mentre per Bernardo di Clairvaux esso è insolubile, tanto che l'unica

soluzione possibile egli la trovò nel mito del demonio in contesa con Dio per il possesso della terra, e da Dio tollerato quale prova della nostra virtù. Il vantaggio del mio punto di vista, per lo meno dal lato politico, è che non correrò mai il rischio di credere che, quale strumento dell'Evoluzione Creatrice, io sia immune da errori Il Pratico Mondo me affidata. Poiché essa procede attraverso mentre eseguisco la parte del suo travaglio aper Edunet books prove ed errori, altrettanto debbo fare io. I suggerimenti da me offerti agli uomini in questo libro sono i migliori che io possa dare all'epoca in cui vivo e alla mia età; ma nulla impedisce che essi siano errati. Avrei probabilmente fatto meglio a scrivere una commedia. Un servo di Dio, invece, sebbene convinto di essere miserabile e peccatore, è portato a credere che nell'atto in cui mortifica la propria carne, o comunque agisce in nome dell'Ente Supremo, egli sia nel giusto perché, indirizzato da Dio, esercita allora la suprema autorità divina. San Bernardo, per fortuna, credeva in un Dio di misericordia e giudicava Cristo il principe della pace. Fu questo concetto a farlo santo. Ma è quale servitore di Dio che Carlo Magno uccise per direttissima tutti i prigionieri di guerra che rifiutavano di abbracciare il cristianesimo; che Torquemada divenne uno dei più abbominevoli tiranni della storia; e che coscienziosi e pii imperatori cristiani quali Carlo quinto e suo figlio Filippo secondo sono oggi ancora esecrati per le crudeltà commesse nei Paesi Bassi. Quando Samuele Butler, il vittoriano predicatore della dottrina laodicea, ci consigliava di non prender troppo a cuore le nostre convinzioni, egli aveva sott'occhio molti ferventi che da Carlomagno e Robespierre a Hitler commisero atrocità chiamandole "sanzioni" cosicché, uguale in ciò al suo grande contemporaneo norvegese Ibsen, egli giudicava la civiltà una specie di melodramma in cui buon numero dei furfanti sono piissimi idealisti. Da quanto sopra, si vede come la diffidenza britannica per i servitori di Dio, e la preferenza data ai personaggi cauti, scettici e opportunisti quali sono i primi ministri, affonda le sue radici in un terreno di amara esperienza. Il guaio è che un semplice opportunista non sa creare le occasioni; egli è unicamente capace di afferrarle quando altri le fanno nascere, e anche allora si corre pur sempre il rischio che egli non le scorga o che addirittura le scambi per un pericolo pubblico. Non importa se da un punto di vista intellettuale egli si trova in testa alla lista dei candidati poiché, se oltre a saper afferrare le occasioni non sa anche crearle senza per questo credersi un Jehovah o un Cristo, anche se solo di cartapesta, è meglio abbandonarlo alla vita privata. Secondo la mia visuale del mondo lo statista deve aver qualità religiose: è bene, però, che egli sappia liberare la sua religione da qualsiasi elemento meno che universale. Nulla di male se concentra la sua visione della razza umana nell'universalità della Chiesa cattolica, purché non prenda parte decisa per il cattolicesimo anglicano o per quello romano, e, se in biologia egli è portato a personificare il fattore creativo in Dio, si astenga almeno dal nazionalizzare questo fattore in Jehovah, Allah, Budda, oppure Brahma. Soprattutto non deve aspettarsi che Dio faccia in vece sua il lavoro per cui egli è al mondo. Deve considerarsi servitore fallibile di un fallibile Iddio, e agire e pensare per quel suo Iddio, poiché Dio non potendo raggiungere i Suoi scopi senza l'ausilio di mani e di intelletti ha fatto evolvere le nostre mani e i nostri intelletti al fine di agire e pensare per Lui: in breve, noi non siamo nelle mani di Dio, ma Dio è nelle nostre. Un uomo di Stato non deve esclamare impotente: «Sia fatta la volontà tua»! Deve indovinarla, questa volontà, e tradurla in pratica. Il suo Dio non dev'essere una perfezione reale, onnisciente e onnipotente, ma soltanto un ideale verso cui l'Evoluzione Creatrice sta arrancando seguita dall'umanità, la quale, per ora, è il suo tentativo meglio riuscito per quanto lungi dall'essere soddisfacente, poiché soggetta a venir sostituita da un momento all'altro quando l'Evoluzione Creatrice, priva di illusioni, l'abbandonerà alle sue sole forze. Al male del mondo, che praticamente riduce all'assurdo la bontà divina, egli deve far fronte come a

un residuato di errori, intesi in origine al bene. Può considerare eterna la vita, purché nel trattare con i contemporanei non scordi che essi sono effimeri e mortali, e che nell'oltretomba non godranno di alcun'altra vita a compensarli delle ingiustizie patite in questa.
Il Pratico Mondo per Edunet books Ma sarebbe certo difficile formulare tutto ciò in un catechismo, e stabilire quale condizione "sine qua non" alla carica di Primo Ministro la conoscenza di tale catechismo, pretendendo in soprappiù la fede giurata nel credo ivi esposto; si dovrebbe poi aggiungere un articolo che decretasse atto fellone l'apostasia. E' questo il metodo da noi oggi usato per rendere permanente il cristianesimo. La Chiesa d'Inghilterra è riuscita a elaborare 39 articoli a questo proposito, e nessun savio di mente riuscirà mai a crederli tutti; ciononostante, ogni qual volta un sacerdote sta per entrare in possesso di un beneficio ecclesiastico, e il vescovo al cospetto dell'intiera congregazione gli chiede se crede nei 39 articoli, egli deve mentire. Il vescovo, che a suo tempo dovette pure mentire, sa della menzogna, e i pochi membri della congregazione a conoscenza degli articoli lo sanno pure. E' questo il prezzo che i sacerdoti candidati a una prebenda debbono senza alcuna logica ragione pagare per seguire la loro vocazione, ed è decisamente un prezzo scandaloso, sebbene esso serva ad assicurarci che il nostro clero sia abbastanza laodiceo da saper dire in date occasioni bugie madornali, e che i quaccheri o qualche altro molesto fanatico del genere vengano scomunicati. Una Chiesa che non possiede abbastanza energia spirituale per recidere dal suo rituale ogni ramo secco ed essere alla testa dei suoi seguaci, invece di restare qualche secolo indietro a essi, non è una vera Chiesa. Il fatto, poi, che essa non incontri difficoltà nell'ottenere da maestri e da uomini politici di sapere più profondo del suo queste professioni di fede sta a dimostrare la futilità dei credo, dei catechismi, e dei giuramenti intesi quali testimonianze di condotta e di carattere.

I partiti politici quanto le Chiese stanno a dimostrare lo stesso fatto; i loro programmi e i loro credo sono ingoiati e rigurgitati proprio come si usa fare con gli articoli religiosi: ministri saliti al Governo in virtù di un più volte manifestato socialismo intransigente usano del loro potere per fare null'altro che impedire qualsiasi possibile mutamento; i più favoriti tra i conservatori, quelli appartenenti alla lega della Primula, presentano alla Camera leggi per opporsi alle quali furono eletti. Non che io li critichi per questo: il progresso è impossibile senza mutamenti, e chi non sa cambiar d'opinione non sarà mai capace di cambiar cosa alcuna. I credo, gli articoli di fede e le istituzioni religiose calcificano i nostri cervelli e li rendono inabili a mutare; sono perciò da catalogare fra le cose dannose e, in pratica, è bene ignorarli. Credo e istituzioni religiose servono però a porre un importante quesito: poiché le fedi politiche possono e debbono cambiare, non esisterebbero dunque verità eterne e immutabili? E, in caso negativo, non dovrebbero ugualmente, statisti ed elettori, agire verso qualsiasi assunto provvisorio, se mai c'è da agire, come fossero verità eterne? Non diceva Voltaire che se Dio non esistesse bisognerebbe inventarlo? E dopo molte prove ed errori nell'esercizio del potere mai raggiunto da Voltaire, non arrivò Robespierre alle medesime conclusioni? Non sarebbe forse bene tollerare un governante che odia la giustizia, ama la crudeltà e calpesta orgogliosamente il proprio Iddio, poiché l'ingiustizia, la crudeltà e l'infedeltà non solo risultano a volte espedienti inevitabili ma anche necessità logicissime? Logica a parte, non dovremmo noi per puro sentimento stabilire una linea divisoria tra il male e il bene? La risposta è, che, lo si debba o meno, la linea la tracciamo, e sempre la tracceremo. Per quanto in cima alle liste di eleggibilità un cittadino sia, prima di eleggerlo o nominarlo a qualche carica dovremmo tentar di scoprire in quale punto egli abbia fissato la sua linea di

demarcazione. Ignoro, però, il metodo che possa aiutarci in questo frangente. Un secolo fa, chiunque professasse il libero pensiero, o sentimenti repubblicani, o anche solo di cooperazionismo, era giudicato reprobo. Più tardi si incominciarono a tollerare i dubbi sull'esistenza delle fiamme infernali, e sulla risurrezione: alla stessa epoca fu concesso agli uomini di convivere con le sorelle delle loro defunte mogli senza per questo incorrere Il Pratico Mondo per Edunet books nell'ostracismo; le antiche leggi istituite a prevenire l'apostasia, l'oscenità e la sedizione, benché non venissero respinte come viete, furono mitigate o tacitamente ignorate, se non a volte addirittura soppiantate da qualche nuova legge. Con sempre maggiore evidenza si poté osservare che gli scettici, i ribelli e gli eretici erano sovente uomini retti e sinceri, mentre rigidi conformisti si rivelavano spesso di nessuna capacità all'infuori di quella dovuta a un fenomenale egoismo. Nel fare la divisione tra candidati buoni e cattivi - e a questa divisione, ragionevole o no, ogni elettore deve addivenire con altrettanta inevitabilità e naturalezza quanta ne impiega nel respirare - le classifiche non danno alcun affidamento. Molteplici elettori britannici hanno per regola di votare contro gli ebrei, i gesuiti, gli irlandesi appartenenti alla Chiesa cattolica, gli atei, i socialisti, i repubblicani, i proibizionisti - e chi più ne ha più ne metta - mentre altri partono proprio dall'opposta convinzione. Ecco le sole divisioni di cui sono capaci e, se la loro scelta fosse fatta da una lista, non vi sarebbe di che preoccuparsi; a ogni modo, però, sarebbe bene privarli dei diritti elettorali. Di solito in Inghilterra la scelta elettorale non può ancora essere istintiva, e questo perché i nostri governanti sono per lo più eletti da persone che non li hanno mai veduti e che nulla sanno della loro vita intima. Le votazioni vengono perciò fatte in conformità delle liste presentate dai vari partiti, o dei credo religiosi, o dei pregiudizi sociali, e sotto la pressione di propagande e sollecitazioni più o meno attive. Oltre alla propaganda occasionale dei comizi elettorali abbiamo l'incessante propaganda espletata dalle varie Chiese e dai movimenti di questo o quell'indirizzo, ognuno dei quali cerca di far proseliti tentando di persuadere il pubblico che sul proprio argomento esso solo è autorevole, e solo detiene il segreto della eterna verità. Alcuni, poi, si dichiarano addirittura le sole autorità esistenti, capaci a chiarire qualsiasi soggetto. A noi tocca accettare queste pretese poiché, visto che le decisioni debbono pur esser prese o da un individuo o da una congrega di individui, siamo costretti, almeno per il momento, a trattare questi "decisori" come infallibili. Ex-cathedra, il Papa è infallibile; il Comitato giudiziario della Camera dei Lords è infallibile; l'Accademia reale delle Belle Arti è infallibile; il Consiglio generale di medicina è infallibile; la Bibbia è infallibile; il Governo è infallibile; le Corti marziali dei tribunali speciali sono infallibili; e il re non può in nessun caso commettere male azioni. Tocca a noi giudicare della verità di queste asserzioni sottoponendole alla luce delle migliaia di volte in cui tutte queste autorità hanno errato e rierrato. 38. RIBALDERIA COLLETTIVA Ribaldo è colui che si prefigge il conseguimento della propria soddisfazione senza tenere in alcun conto i sentimenti e gli interessi altrui. Gli individui isolati riescono difficilmente a raggiungere la perfezione nella ribalderia, benché vi sia chi a questa perfezione è andato tanto vicino da aver resa necessaria la propria liquidazione. Cartouche, Titus Oates e coloro che come mezzo di sussistenza scelgono di sposarsi, mettere una assicurazione sulla vita della moglie e poi assassinarla, hanno certamente commesso qua e là qualche buona azione; ciononostante nessun governante degno di questo nome esiterebbe un istante a condannarli a morte. Nell'attesa di qualche scoperta che serva a mutar la loro natura essi

debbono essere affidati al boia, così come alcune escrescenze maligne vengono affidate al chirurgo. Per gli individui organizzati in blocchi la cosa è diversa. Se ordinati in Stati, Chiese, professioni e compagnie commerciali, essi non solo commettono le più orrende atrocità ma Il Pratico Mondo gloriandosene come si glorierebbero di un si appellano altresì al diritto di commetterle,per Edunet books trionfo nazionale. La Cristianità viene soppiantata dalla Ribalderia; e nel regno dei ribaldi i Governi incorrono nell'obbligo di sanzionare o escogitare, a salvezza dello Stato, malvagità dalle quali rifuggirebbero inorriditi nella loro vita privata. Le organizzazioni non ufficiali, se abbastanza numerose, si comportano allo stesso modo, asserendo ognuna che i suoi interessi sono altrettanto totalitari di quelli dello Stato. Le conquiste imperialistiche accompagnate dagli inevitabili assedi e bombardamenti, offensivi o difensivi che siano, i roghi di Smithfield e dell'Inquisizione, i codici penali, le crudeltà dei laboratori di fisiologia, l'abbreviamento del corso normale della vita dei proletari e il suo intristimento a favore dei profitti commerciali, tutto ciò sta a provare che la morale pubblica differisce da quella privata. E qui c'imbattiamo in Machiavelli. Nulla gli sarebbe stato più facile che dire a Cesare Borgia come fosse suo dovere operare con giustizia, amare la clemenza e camminare umilmente al cospetto di Dio. Pii consigli, tutti, ma non certo utili al Borgia che doveva, come egli disse, «trangugiarsi l'Italia pezzo a pezzo a mo' di carciofo» al fine di poterla unificare in un unico Stato cattolico. In questo suo proposito Machiavelli non era peggiore di Garibaldi o di Cavour; non peggiore di Abramo Lincoln dedicatosi a unificare gli Stati nord- americani, di Chamberlain e Lord Randolph Churchill nell'opera espletata per mantenere l'unione fra l'Inghilterra e l'Irlanda, di Bismarck, il fondatore dell'unità germanica, e di Adolf Hitler che, dopo avere per mezzo dell'Anschluss riunita l'Austria al tronco germanico, aspirò, seguendo le orme di Napoleone, a unificare il continente eurasiano. E' evidente che Cesare Borgia non poteva unificare l'Italia soltanto con l'obbedire ai precetti del profeta Micah, facendo, cioè, unicamente quanto Dio gli richiedeva. Bisognava pur sottomettere principi ostili e creare entusiasmo in popolazioni ignoranti e superstiziose. A Cesare Borgia interessava perciò sapere quel che doveva fare per superare i principi in furberia e meglio ingannare le popolazioni, badando bene a non perdere di vista le caratteristiche di tali principi e popolazioni, e le sue proprie. L'inganno era necessario, lo spargimento di sangue pure; il tradimento, atto di ordinaria amministrazione, e l'ipocrisia, naturale. Indispensabile assicurare al popolo che i soli oggetti delle azioni politiche del Borgia erano la vittoria e l'adempimento del voler di Dio. Machiavelli elogiava il principe per la sua sagacità nell'intendere quanto sopra e per l'abilità con cui metteva in pratica quanto intendeva. Perché biasimare Machiavelli per non aver mentito? E' vero che nella sostituzione dell'ipocrisia con il candore egli scopriva il suo gioco, ma poiché era di natura ben più profonda del Borgia son certo che la sua intenzione era per l'appunto di scoprirlo. Anch'io mi sono intromesso nella cosa pubblica - e oggi ancora lo faccio sulle orme di Machiavelli - mentre scrivo questo libro. Nel frattempo le Grandi Potenze sono impegnate a bombardare città, silurare navi, affamare popolazioni, e minare i sette mari, azioni che non soltanto giudico abbominevoli ma anche diaboliche. Tutto darei al mondo affinché una legge supernazionale classificasse queste azioni fra le più criminali che vi siano ed esse perciò venissero abbandonate dall'uso civile, come ormai sono abbandonati il duello e la pirateria; tuttavia le circostanze mi costringono oggi a insistere affinché tutto questo continui e si intensifichi fin tanto che i nazisti non siano sconfitti e il loro Fuhrer messo politicamente fuori legge. Così, amici e nemici, siamo tutt'uno.

Nulla è più sconcertante che dover vivere con due specie di morali. Il re di Brobdingnag giudicò Gulliver un caro amabile piccolo essere fino a che questi non si mise a esaltargli le glorie della storia d'Inghilterra, udite le quali il re si sentì meravigliato nel constatare che il suo caro piccolo beniamino non era altri che un pericoloso furfantello. Il signor Wells trovò Pavlov umano, intelligente, simpatico e stranamente rassomigliante a me che ebbi invece a Il Pratico Mondo per Edunet books denunciarne le mostruose crudeltà. Pavlov aveva due nature, e forse parecchie, non soltanto nel senso che gli uomini differiscono gli uni dagli altri e che «tutti i tipi sono necessari a formare il mondo», ma anche nel fatto che ognuno di noi non è un singolo carattere, bensì un fascio di caratteri. Tuttavia per fini di pubblica utilità boicottiamo un individuo in quanto vigliacco e iscriviamo il nome di un altro nell'albo degli eroi. La "Victoria Cross" [9] è stata guadagnata da uomini che pure provavano un pazzo terrore dei fantasmi, dei cani, o dei dentisti. Lawrence d'Arabia racconta di aver provato una "fifa" tremenda, e per oltre una ventina di minuti, all'unica battaglia in grande stile a cui assistette. Nel 1815 nessuno avrebbe avuto la faccia tosta di fare una simile confessione. Nel 1915, invece, pochi avevano la faccia tosta di pretendere che nessuna apprensione li avesse mai colti quando il tiro di sbarramento nemico si stava aggiustando sulle linee in cui si trovavano. La difficoltà e l'incertezza nell'arte della legislatura e del Governo si basano sul fatto che le leggi non possono esser varie quanto gli individui. Benché non esistano due persone uguali, le leggi devon presumere che tutti si sia congegnati allo stesso modo; benché si sia tutti un pozzo di contraddizioni, esse si devono basare sulla coerenza umana e fingere che tutti i matrimoni, tutte le storie d'amore, tutti i bambini, tutti i genitori, tutte le coscienze e le capacità siano simili, mentre in realtà differiscono quanto le impronte digitali. I semplici legislatori delle varie professioni si trovano di fronte allo stesso dilemma degli uomini politici. Si dice che Clifford, Allbutt, medico famoso, abbia detto ai suoi allievi disposti attorno a un letto d'ospedale: «Questo male, signori, è quanto usiamo chiamare scarlattina; ma tutti i casi di scarlattina sono differenti l'uno dall'altro». Un altro medico eminente, Bland Sutton, curava il tifo senza propinar medicine, proprio quando una mia amica lottava contro la stessa malattia ingoiando una mezza dozzina di differenti veleni ordinatigli dal suo medico. Debbo dire che guarì. D'altra parte, sia la legge sia la medicina debbono poter affermare che la scarlattina è la scarlattina, e che per il tifo una sola cura è valida. In qualsiasi direzione ci si volga, si finisce col trovarsi costretti a stabilire una scelta limitativa. E' ammesso, per esempio, che il corpo medico di un ospedale provi una nuova medicina in una corsia di bimbi (qualche volta la maggior parte dei fanciulli muore); tuttavia non è ancora stata approvata una legge che consideri quale attività scientifica normale l'uccisione di infanti a scopo di ricerca scientifica. Nei laboratori i medicinali si provano sui cani, sui topi, sulle cavie e sulla mosca drosophila. Non siamo usi a sprecar pietà sulle mosche; anzi le nostre leggi sanitarie si prefiggono lo sterminio delle mosche, delle cimici, dei pidocchi e di altri insetti. Chi vive in campagna e coltiva la terra impara tosto che una parte importante del lavoro consiste nella lotta spietata contro volpi, conigli e scoiattoli, benché gli scoiattoli siano creaturine veramente attraenti e i conigli, purché bianchi, vengano considerati animali domestici. Un maestro di scherma francese mi disse, quando seppe che non assaggio mai carne: «Ma se non mangiamo gli animali, gli animali mangeranno noi». A ogni modo non è mangiandoli che li terremo tutti a bada, poiché ci rifiutiamo di mangiare i gatti come fanno i cinesi, e le rane come i francesi, mentre i tedeschi non intendono divorar conigli come facciamo noi e tutti gli europei ricusano di pasteggiare a scarafaggi secondo l'usanza africana. La Chiesa cattolica romana e qualche Chiesa indiana rifuggono in qualsiasi circostanza dal toglier la vita a un essere umano; tra noi vi è chi obbietta all'esecuzione capitale inflitta agli assassini, mentre rimane freddo al cospetto del carcere a vita. Simili persone non debbon salire i

gradini dell'Olimpo politico. Uccidere è una necessità, sovente un dovere, che nessuno Stato, per umanitario che sia, può ignorare o abbandonare alla mercé del caso. Un genitore che trovi un cobra nel giardino in cui giocano i suoi figlioletti ed esiti a ucciderlo non è atto ad aver cura di bimbi. Tutti conosciamo la necessità di sterminare lupi e tigri. Allorché uomini e donne diventano pericolosi quanto le belve bisogna ucciderli, non per infliggere Il Pratico Mondo per semplicemente perché non sono adatti a loro una punizione o per obbligarli a espiare, maEdunet books vivere in una società civile e perché la vita di gente a modo non deve venir sprecata a tenerli in prigione. La nostra facoltà di uccidere deve avere un gioco assai vasto: incominci con l'eliminazione degli elementi nocivi e prosegua fino alla estinzione di una specie intera. Bisogna che gli abolizionisti della pena capitale stabiliscano in questo campo una linea discriminativa. Se ci soffermiamo a considerare non soltanto gli uccelli i pesci e gli animali in genere, ma anche gli insetti, l'alternativa di distruggere o essere distrutti risulta terrificante. Mentre scrivo, la specie umana è occupata nell'intento di autodistruggersi: metà della popolazione sulla terra fa del suo meglio per distruggere l'altra metà e, pur non riuscendovi poiché questo risultato oltrepassa la capacità di carneficina di entrambe le parti, i morti si sommano a milioni. Qualche anima semplice chiede perché Dio non ponga termine a tanta distruzione. Ma in che modo potrebbe farlo? Fossi l'Onnipotente, so benissimo come riuscirei a metter fine alla guerra: darei vita a qualche bilione di locuste o di formiche bianche, calandole poi d'imperio sul terreno occupato dalle truppe belligeranti. Il giorno dopo, invece di battersi gli uni contro gli altri, i belligeranti volgerebbero le loro capacità distruttive verso gli eserciti di minuscole creature le quali, avanzando disciplinatamente in innumeri ondate sui cadaveri dei loro compagni uccisi, si porrebbero a distruggere con tale velocità ogni risorsa alimentare umana che perfino la pallida spirocheta e le mosca anofele verrebbero dimenticate nel terrore generale. Non avremmo allora più semiti e anti-semiti, inglesi e tedeschi, americani e giapponesi, proletari e padroni, democratici e plutocratici, musulmani e indù, bianchi e neri, gialli e rossi, nemmeno irlandesi, per questo, bensì soltanto uomini e donne uniti nella lotta affannata per il sopravvento della vita umana in pericolo, causa la violenza di un'aggressione conosciuta finora soltanto in piccolissimi esempi. Siccome, però, la creazione ex-abrupto del numero necessario d'insetti potrebbe procurare noia e confusione, non sono certo che non adotterei un altro metodo. Supponete che domattina i giornali, al posto dei soliti titoli sulla guerra, ne portino uno solo, stampato a grandi caratteri, il quale annunci che le calotte polari stanno estendendosi. Questo fenomeno è già accaduto, dopotutto, e può riprodursi sempre. Ecco allora che i nostri imperi, i nostri grandi destini nazionali, i gloriosi passati, le frontiere gelosamente custodite, non conterebbero molto più di quanto oggi valgano per noi i dinosauri e i pterodattili. Ecco il genere di cose di cui fantastico quando mi diverto a immaginare i nostri patriotti e militaristi sgonfiati dalla tronfia boria e nudi, alfine, in tutta la loro insipienza; ma poiché nella mia presente attività mi sono proposto di dimostrare come l'importanza di uccidere sia un necessario comparto della nostra attività politica e personale, e come i nostri governanti siano costretti a ignorare il comandamento di Mosè: «Non uccidere», per adottare quello dettato dalla natura: «Uccidi o perisci», sono costretto ad abbandonare al loro destino le formiche bianche e le calotte polari. Mi accontento così di perseguitare la scelleratezza in tutti i suoi aspetti, specie quando il Governo invece di aver forma collettiva ne ha una individuale. E questo è un pericolo sempre ricorrente dato l'abito inveterato che ci volge a idolatrare i grandi uomini.

39. IL GOVERNO DEI COSIDDETTI GRANDI UOMINI E' generalmente ammesso da tutti che due soli sono i metodi di governo: l'uno, illustrato da Lincoln, è il governo del popolo per il popolo, composto dal popolo, e lo si chiama democrazia. Il secondo è il governo dei singoli grandi uomini, e ha per nome dittatura. Spero di esser già riuscito a chiarire che la democrazia, definita come sopra, non è altro che Il popolo Mondo per Edunet books una sciocchezza romantica. Il Pratico si è sovente rivoltato contro i Governi ma non ha mai governato di fatto. L'idea del Grande Uomo necessita invece di un esame più minuzioso, esame che intraprendo con un sembiante di autorità, poiché nella setta dei shawiani [10] mi gratificano di tale appellativo. I due sistemi di cui tratto rappresentano gli irraggiungibili estremi di un concetto, piuttosto che una inevitabile alternativa; ma, in vista di un periodo elettorale, è bene che siano creduti tali. «Vorreste, o libere popolazioni britanniche, votare la rinuncia alla libertà conquistata dai vostri padri e diventare gli schiavi di un dittatore e della sua burocrazia?» gridano i democratici. «Non ne avete abbastanza delle scempiaggini parlamentari e dell'anarchia che generano?» strillano invece gli idolatri. «Votate dunque per un Governo effettivamente responsabile; votate per il nostro grande capo.» Nei Governi, come in ogni altra attività umana, oltre gli scopi ultimi risultano necessari i mezzi. La saggezza ci impone di cavare tutto il bene possibile dai governanti che abbiamo, senza indulgere a lacrimare per quanto di meglio vorremmo ottenere. Il Governo di popolo è un'utopia se il popolo non si sa governare da solo e vuole d'altra parte esser governato il meno possibile ma in modo spettacolare. Il Governo dei cosiddetti grandi uomini abbisogna di candidati capaci i quali non si trovano sempre a portata di mano; quando lo sono, invece, difficilmente appartengono tutti alla medesima specie. Ignazio Paderewski venne classificato fra i grandi uomini per le sue eccezionali doti di pianista e diventò presidente dello Stato polacco. Napoleone assurse a un posto consimile nella sua veste di genio militare. Io sono classificato un genio drammatico, ma nessuno mi ha finora invitato a governare l'Impero britannico, e nemmeno, in quanto a questo, la mia nativa Irlanda. Tanto vale suggerire che neppure Shakespeare venne eletto imperatore della terra benché fosse «grande non per un'epoca sola ma per tutti i tempi». Benito Mussolini e Adolf Hitler, autoclassificatisi grandi uomini, hanno creduto bene di prepararsi al