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Super Tele e Super Santos, due palloni per tutti.

Maria Rosaria Digregorio

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Super Tele e Super Santos, due palloni per tutti.
Maria Rosaria Digregorio

La seconda guerra mondiale è finita da poco e la voglia di lasciarsi il passato alle spalle si sta diffondendo dalle grandi città ai piccoli paesini di provincia. Le piazze tornano ad essere luogo privilegiato di incontro e svago, lo sport comincia a fungere da collante. Se nel resto d’Italia è il calcio a farla da padrone, nelle Langhe del basso Piemonte rifiorisce il gioco tradizionale della pallapugno [1>]. Alba e il suo sferisterio Mermet [<2] diventano il riferimento regionale per gli appassionati, si organizzano sfide e tornei, ricominciano i campionati [<3]. A Gallo d’Alba Edmondo Stroppiana lavora nel suo negozio in cui, aiutato dai figli Elio e Ferruccio, ripara pneumatici bucati. È Ferruccio a produrre la colla per fissare le toppe delle camere d’aria mescolando gomma pura, un solvente chiamato toluolo e resina di pino – come gli aveva insegnato un signore torinese che la realizzava artigianalmente e che per i primi tempi aveva rifornito la bottega. Tra i clienti abituali ci sono anche i ragazzi dei dintorni che portano a riparare i palloni, e a la famiglia Stroppiana – vista l’esperienza accumulata con gomma e colla – decide di provare a produrli in proprio. L’idea è ardita, soprattutto in una regione in cui le attività principali erano ancora legate unicamente al settore agricolo e alimentare. Ma già a Milano le industrie che lavorano gomma e plastica sono molto sviluppate, prima tra tutte la Pirelli, riferimento riconosciuto per molte scelte imprenditoriali della piccola azienda che stava nascendo. Edmondo Stroppiana fonda la Mondo nel 1948, chiamandola con il suo diminutivo. Il primo stampo per cuocere l’impasto di resina in polvere e plastificante è in terracotta, preparato nel forno del panettiere di paese. Risulta difficile ottenere uno stampo sferico più grande di una palla da pallapugno [<4] e perciò i primi palloni non agonistici vengono realizzati incollando a mano i piccoli spicchi di pvc e inserendo al loro interno una pastiglia che sviluppa gas.
[4] La palla è di gomma, del diametro di 105 millimetri e della massa di 190 grammi.

Le origini della Mondo Produzione artigianale e conversione industriale

[2] <Lo sferisterio di Alba, costruito da Alberto Mermet nel 1857: è il tempio della pallapugno, un rettangolo di una novantina di metri di lunghezza, infossato fra una casona e una strada, con un alberello striminzito e un piccolo bar a far da quinta.> Nico Orengo, Il Maracanà delle Langhe in La Stampa, 15 giugno 2007

[3] <Dai tepori della primavera ai primi freddi dell’autunno il campionissimo avanza verso il pallone in un silenzio profondo che subito si libera, sulle teste ondeggianti in un boato di entusiasmo o delusione.> www.comune.alba.cn.it

[1] La pallapugno (ex pallone elastico), è uno sport giocato da due squadre con una palla su un terreno di gioco privo di rete. Per la pratica di questo sport è necessaria una semplice fasciatura al pugno destro o sinistro, formata da bende, cuoio, cordino e gomma, che funge non solo da protezione ma anche da strumento per colpire meglio la palla. Per colpire la palla si può usare una sola mano per volta. Tutti i contatti con parti del corpo diverse dall’avambraccio sono considerati falli. Lo scopo è quello di mandare la palla il più possibile vicino alla linea di fondo campo avversario o, ancora meglio, oltre la stessa. Il campo di gioco in terra battuta è detto sferisterio e ha una lunghezza di 90 metri e una larghezza dai 16 ai 18 metri, spesso fiancheggiato su uno dei lati lunghi da un muro di appoggio.

L’idea funziona e i palloni cominciano ad essere venduti anche nei paesi limitrofi. Già nel 1951 il mercato comincia a espandersi e la terracotta lascia il posto all’alluminio.

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[5] Copertina e prima pagina interna del catatogo Mondo del 1967. I palloni Super Tele e Super Santos risultano già in produzione.

Arrivano rischieste di palloni promozionali dalla Ferrero, dalla Plasmon e da altre imprese locali. La necessità di aumentare la produzione e tenere bassi i costi – si trattava di palloni che sarebbero stati distribuiti gratis come gadget – impone nuove soluzioni: gli stampi di alluminio diventano sferici, si passa dagli spicchi al pezzo unico. Mentre Elio si occupa degli aspetti più legati alla vendita, Ferruccio – a capo dell’ufficio tecnico – si dedica alla progettazione degli impianti produttivi mettendo a punto quello che ancora oggi è il processo adottato. L’impasto per ottenere il pvc – generalmente bianco a cui si aggiunge di volta in volta il colorante necessario – viene iniettato automaticamente in stampi del diametro di circa 7 centimetri. Per ciascuna cottura entrano in forno più stampi contemporaneamente, organizzati in una struttura composta da una due ruote, una superiore e una inferiore, i cui raggi terminano con una coppia di stampi. All’interno del forno tutta la struttura compie un duplice movimento di rotazione e rivoluzione che garantisce un’equa distribuzione della plastica all’interno dello stampo, permettendo la creazione della cavità interna necessaria a ospitare l’aria. Lo stampo è inoltre progettato in modo da lasciare un piccolo foro in cui inserire l’ago per gonfiare il pallone e, successivamente, il chiodino per impedire all’aria di uscire. Dopo la fase di cottura gli stampi vengono raffreddati, prima immergendoli nell’acqua più volte consecutivamente, poi lasciandoli riposare per qualche minuto a temperatura ambiente. Quindi vengono aperti, una coppia per volta, e un meccanismo a ventosa sposta le palline ottenute in coppe collocate su un nastro trasportatore che le dirige – ancora tiepide – alla fase di gonfiaggio. Una pallina per volta viene agganciata manualmente all’ago, in corrispondenza del foro. Un meccanismo dotato di manometro gonfia le palline fino al raggiungimento del diametro desiderato, fissato da dei sostegni. Utilizzando dei meccanismi ad aria compressa, con un movimento velocissimo ed estremamente preciso, l’ago si sfila e al suo posto si inserisce un chiodino in plastica nera che funge tappo. Alla fine degli anni sessanta la Mondo vanta già in catalogo più di cinquanta palloni, diversi tra loro per aspetto e dimensioni [<5]. La moglie di Ferruccio, Loredana Drocco, cura le decorazioni delle palle per i più piccoli [<6]; il marito e l’ufficio grafico interno si occupano dei prodotti più tipicamente maschili. Due super palloni per tutti Unitarietà e differenziazione del progetto

[6] Copertina del catatogo Mondo del 1971; in alto le palle decorate con i disegni di Loredana Drocco.

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Il processo di base rimane invariato, ciò che cambia è la texture che caratterizza la superficie interna dello stampo e la grandezza di quest’ultimo: a parità di diametro finale, con uno stampo più grande si può ottenere un pallone più pesante, quindi più costoso ma di qualità più elevata. Si progettano palloni da basket, da pallavolo, da calcio, e palle più “universali” non pensate per un gioco specifico. È il caso dei due prodotti che – complice una produzione dai numeri elevatissimi e una diffusione capillare in tutta Italia – nel corso degli anni si sono guadagnati il maggior successo di pubblico: Super Tele [7>] e Super Santos [8>]. Il Super Tele [<9] riprende l’archetipo estetico dei palloni da calcio cuciti: pentagoni neri su fondo inizialmente solo bianco – ma che successivamente ha conosciuto innumerevoli colorazioni, dai più consueti rosso blu e giallo ai più recenti colori fluorescenti. Con i suoi 180 grammi di peso risulta leggerissimo e inadatto al calcio agonistico, perfetto invece per ricreare le emozioni dei grandi stadi tra piccoli sognatori senz’erba sotto i piedi. Il Super Santos [<10], col suo color cuoio, più comunemente conosciuto come rosso-arancione, rimanda al pallone da basket nonostante le strisce nere – che ne percorrono la superficie seguendo i leggeri solchi impressi dallo stampo – lo avvicinino più al pallone da pallavolo. Pesa 280 grammi e la maggiore pesantezza lo rende adatto a competizioni amatoriali più impegnate. 1967
[10] Evoluzione grafica del Super Santos dagli anni sessanta agli anni settanta

1967
[9] Evoluzione grafica del Super Tele dagli anni sessanta agli anni ottanta

1969

1971

1982

[7] Attuale logotipo Super Tele

[8] Attuale logotipo Super Santos

1969

1976

Entrambi i palloni vengono progettati da Ferruccio e dal suo ufficio tecnico e brevettati nel 1977 – anche se ne si trova testimonianza nei cataloghi aziendali già dieci anni prima. Le variazioni grafiche che hanno caratterizzato l’evolversi dei due prodotti sono legate principalmente agli sviluppi del processo di stampa, non tanto a questioni di gusto. La stampa è sempre stata effettuata direttamente sul pallone già gonfio. Inizialmente era realizzata a mano con l’aiuto di stencil leggermente curvati in modo da adattarsi il più possibile alla palla. Non era possibile stampare contemporaneamente su tutta la superficie, infatti le linee del Super Santos erano disegnate a mano servendosi di speciali pennarelli caricati con la stessa vernice utilizzata per il resto, mentre i pentagoni del Super Tele erano ottenuti per passaggi successivi, spostando ad occhio le mascherine. Verso la metà degli anni sessanta viene introdotto lo stencil sferico, completamente in acciaio, con il disegno da stampare traforato a mano dagli artigiani di paese [<11].

[11] Evoluzione grafica del Super Santos dagli anni sessanta ad oggi

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Complesso di compressore e calibro pronti per il gonfiaggio 1 Leva che comanda attraverso l’apertura e chiusura della valvola 2 l’afflusso di aria all’ago. 3 Viti di fine corsa del basculaggio della leva 2, da manomettersi solo nel caso di una ulteriore registrazione per imperfetto funzionamento della valvola 2. 4 Asta graduata, riportante stampigliati i vari diametri di gonfiaggio dei palloni. 5 Manopola per il bloccaggio dell’attrezzo sul diametro desiderato che deve leggersi attraverso il foro e combaciare con le righe segnate di fianco.

Inserire l’ago nel foro di gonfiaggio del pallone e abbassare la leva 1 in modo da aprire la valvola 2 e far affluire aria al pallone.

Appena raggiunto il diametro scelto, la parte superiore del pallone in fase di gonfiaggio solleverà la leva 1 che chiudendo la valvola 2 farà cessare il flusso d’aria.

Estrarre l’ago dal foro del pallone avendo cura di tamponare con un dito, quindi pressare l’apposito tappo in modo che non sporga dal foro del pallone.

Catalogo 1976, prima e quarta di copertina

Sistema di gonfiaggio con calibro Per ottenere il montaggio del calibro si deve sovrapporre il pezzo 2 al pezzo 1 ad incastro, quindi il piano 3.

[12] Nelle ultime pagine del catalogo Mondo del 1976 sono presentati i kit di gonfiaggio per i dettaglianti, progettati internamente. Redatto in Italiano, Inglese, Francese e Tedesco, il catalogo multilingue testimonia come già dalla fine degli anni settanta il mercato della Mondo si fosse espanso oltre i confini nazionali – oltre a connotare una costante attenzione agli aspetti progettuali diffusa in tutti gli ambiti della produzione.

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Il pallone era inserito automaticamente all’interno dello stampo che ruotava mentre un getto di vernice ne saturava le aree bucate. La fascia di congiunzione delle due semisfere che costituivano lo stampo risultava però impossibile da forare e quindi da stampare. Per far fronte a questo inconveniente, all’inizio degli anni novanta l’ufficio tecnico sviluppa il sistema a stampa totale: un tampone flessibile, su cui è stato impresso il disegno, rilascia la vernice direttamente sulle superfici sferiche adattandosi completamente ad esse. I disegni perdono i caratteri dello stencil e cominciano ad essere trattati secondo le logiche della stampa offset. Dopo la fase di stampa i palloni vengono confezionati ciascuno in una retina di plastica fermata alle estremità da due morsetti. La retina si rivela molto efficace nel facilitare sia il trasporto – molti più palloni possono essere afferrati contemporaneamente – che l’esposizione nei punti vendita – perché le retine possono essere facilmente agganciate alle pareti o nelle vetrine. A questo punto i palloni sono imbustati in gruppi di dodici oppure sgonfiati sfilando manualmente il chiodino e collocati in scatole di cartone per poter ottimizzare il trasporto. È proprio per facilitare le operazioni di rigonfiaggio che alla fine degli anni settanta Ferruccio e l’ufficio tecnico progettano dei kit da distribuire ai venditori al dettaglio. [<pagina otto e nove <12]
[14] Fotogramma finale dello spot per il Super Santos

[13] Palloni sonsorizzati da Armando Maradona, Michel Platini e Arthur Antunes Coimbra, meglio conosciuto come Zico.

Durante gli anni ottanta, invece, inizia una fase di parziale delocalizzazione della produzione: impianti per il rigonfiaggio e l’imbustamento sorgono soprattutto nel sud Italia, per abbattere i costi di trasporto e riuscire comunque a consegnare ai dettaglianti un prodotto pronto per la vendita. Questi sono gli anni della consacrazione internazionale della Mondo. Alla produzione di palloni si era affiancata da subito anche quella di pavimentazioni sportive in plastica. Dalle olimpiadi di Monreal del 1976 a quelle di Pechino del 2008, la Mondo continua ad essere il fornitore ufficiale di piste di atletica e campi in erba sintetica. L’aumento dei profitti legato alle esportazioni si è tradotto – già all’inizio e anche nel settore giocattoli – in maggiori investimenti pubblicitari. Grandi campioni del calcio come Maradona, Platini e Zico sono stati chiamati a sponsorizzare nuovi prodotti [<13]. Verso la fine degli anni ottanta per il Super Santos è stato addirittura realizzato uno spot televisivo andato in onda, però, solo per un breve periodo [<14]. Ma anche il Super Tele – nonostante la vocazione low cost – ha risentito delle esperienze internazionali uscendo, di anno in anno, con edizioni speciali legate agli eventi sportivi in corso. [<15]

Gli ultimi sviluppi Delocalizzazione, internazionalità, e pubblicità

[15] Edizioni speciali del Super Tele per le olimpiadi di Monreal del 1976, per le olimpiadi di Mosca del 1980 e per la vittoria dei mondiali di calcio dell’Italia nel 1982.

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Super Tele e Supers Santos sono tuttora i due palloni della Mondo prodotti in tiratura maggiore, venduti in quasi ogni edicola, bancarella e tabaccaio italiano (e non solo). Il loro valore è indubbiamente progettuale essendo il frutto di una ricerca costante su materiali e soluzioni tecniche condotta sempre internamente all’azienda. È in questione, però, anche un valore popolare, legato all’immaginario spontaneo che si è creato attorno ai due prodotti trasformandoli in icone del divertimento semplice e genuino [<16]. Alla fine degli anni sessanta un Super Santos costa 500 lire, un Super Tele poco più della metà. Il prezzo è accessibile praticamente a tutti, soprattutto se si organizza una colletta tra gli aspiranti giocatori. In un’Italia ancora poco legata alla televisione, giocare all’aria aperta era abitudine consolidata. Nel Meridione poi, permane ancora adesso e non è un caso che soprattutto in questi luoghi Super Tele e Super Santos siano diventati oggetto di culto popolare, con piccole celebrazioni e tributi quotidiani, senza tralasciare una sana dose di revival nostalgico da parte dei più anziani. Esempio illustre e commovente è Supersantos, brano del cantante trash napoletano Tony Tammaro [17>], ma anche i più autorevoli contributi editoriali del fotografo Ciro Fusco [18>] e della giornalista Emanuela Audisio [19>] E poi blog, trasmissioni radiofoniche, gruppi musicali e una fedeltà al di là delle mode nella scelta ludica di questi due palloni che da quarant’anni continuano a nutrire sogni di gloria sportiva per le strade, nelle piazze, sulle spiagge e in qualunque altro luogo si presti ad essere trasfigurato in campo da gioco.

Un fenomeno popolare Tracce di Super palloni nel folklore italiano e soprattutto meridonale

[17] <Quante volte ti ho tirato dentro a un vetro, quante volte tu non sei tornato indietro, quante volte sei finito nel terrazzo del signore al quarto piano del palazzo, quante volte sei finito dentro al mare e ti ho perso perché io non so nuotare, quante volte cù ‘na granda rovesciata ho segnato... ma nella porta sbagliata! (...) Quante volte con un tiro di rinvio ho scassato quattro piante di mio zio, quante volte, caro amico, ti ho salvato, quante volte invece poi ti hanno schiattato.> Tony Tammaro, Supersantos in The dark side of the moonnezz, Massimo Rispetto, 2005

[18] Ciro Fusco, Auti nostro – Calciatori fuori campo, 2001

[16] Bambini che giocano nella piazza di un piccolo paese e in una spiaggia. www.flickr.com

[19] <Le partite che finivano perché tra un rimpallo e l’altro il Super Santos arancione scuro a righe nere non si trovava più. Sparito nell’oscurità. Anzi il Supersantòs, 280 grammi di gomma, evoluzione del Super Tele, a pentagoni neri, che volava leggero come un pipistrello. E per questo la crudele guardia municipale lo bucava, anzi lo schiattava con la penna Bic. Non solo yesterday, ma anche cronaca, quotidianità.> Emanuela Audisio, Anno mondiale per lo show della pallastrada in La domenica di Repubblica, 12 dicembre 2006, pp. 56-57

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Indice le origini della mondo Produzione artigianale e conversione industriale due super palloni per tutti Unitarietà e differenziazione del progetto gli sviluppi più recenti Delocalizzazione, internazionalità e pubblicità un fenomeno popolare Tracce di Super palloni nel folklore italiano e soprattutto meridonale 1 2 4 5

FONTI bibliografiche Castelli, Mauro. Una marcia in più – I conti che tornano del made in italy. Il Sole 24 Ore, Milano 2006 Caviglia, Giorgio. Pallone elastico: una sfida tra terra e cielo. I.E.E. Editoriale Europea, Camerana (Cuneo) 1994 Mazzuca, Alberto. Torino oltre. Baldini Castoldi Dalai editore, Milano 2006 Olocco, Corrado. Altri palloni: viaggio tra la pallapugno e gli sport sferistici internazionali. Corrado Olocco, Alba 2004 Papa, Antonio e Guido Panico. Storia sociale del calcio in Italia. Il mulino, Bologna 1993 Salvi, Sergio Antonio. Plastica Tecnologia Design. Hoepli, Milano 1997

documentazione aziendale Brevetto Super Tele n. 303707 del 14 giugno 1977 Brevetto Super Santos n. 303710 del 14 giugno 1977 Catalogo aziendale > Mondo nel mondo Sito web dell’azienda Mondo > www.mondoworldwide.com Listini prezzi dal 1967 al 1983

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Università iuav di Venezia Facoltà di design e arti Corso di storia e critica del design prof. Alberto Bassi Composizione tipografica in Dolly per i testi e Auto per titoli e note, entrambi disegnati da Undeware

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