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Grammatica italiana

Grammatica italiana
La grammatica italiana presenta numerose analogie con quelle spagnola, francese e portoghese e, sopprattutto, con la catalana con cui divide la comune appartenenza alla famiglia delle lingue romanze. La prima grammatica della lingua italiana stampata a caratteri mobili fu quella di Giovan Francesco Fortunio, del 1516 dal titolo Regole grammaticali della volgar lingua. Da allora, diversi studiosi italiani e stranieri pubblicarono lavori dedicati alla sua descrizione. Si cita tra le altre pubblicazioni la celebre Grammatica storica della lingua italiana e dei suoi dialetti del filologo Gerhard Rohlfs, pubblicata alla fine degli anni 60. Tra le pubblicazioni attuali pi accreditate si ricordano quella di Luca Serianni, in collaborazione con Alberto Castelvecchi, Grammatica italiana. Suoni, forme, costrutti (Utet, Torino, 1998), di stampo tradizionale, e Lorenzo Renzi, Giampaolo Salvi e Anna Cardinaletti, Grande grammatica italiana di consultazione, 3 volumi, Bologna, Il Mulino, 1988-1995, che fa riferimento agli attuali standard internazionali di descrizione grammaticale.

L'articolo
Si distingue soprattutto tra due tipi: indeterminativi e determinativi. I primi servono ad indicare un elemento generico di un insieme, i secondi ad indicare un elemento specifico di un insieme. Gli indeterminativi hanno inoltre la propriet di introdurre un'informazione nuova (ho visto un cerbiatto), mentre quelli determinativi ne indicano una gi data (purtroppo il cerbiatto gi sparito). Articolo indeterminativo maschile singolare: un, uno (davanti a parole che iniziano per z, gn, x, ps o s impura, cio s seguita da una consonante) femminile singolare: una, un' (davanti a parole che iniziano per vocale) Non esiste una forma plurale vera e propria; per essa si ricorre all'articolo partitivo maschile (degli) o femminile (delle). Articolo determinativo maschile singolare: il, lo (davanti a parole che iniziano per z, gn, x, pn, ps, o s impura; eliso in l' davanti a parole che iniziano per vocale)[1] femminile singolare: la (eliso in l' davanti a parole che iniziano per vocale) maschile plurale: i, gli (davanti a parole che iniziano per z,x, gn, ps, s impura o vocale) femminile plurale: le L'elisione di gli davanti a parola che inizia per i, e di le davanti a parola che inizi per e ("gl'individui", "l'erbe") ormai considerata arcaica. Viceversa, nel linguaggio burocratico e in genere in quello letterario si tende a non elidere la davanti a vocale: "la espressione". La scelta dell'articolo effettuata in base al suono iniziale del nome della parola immediatamente successiva, anche se questa non il sostantivo cui si riferisce, ma un'altra parte del discorso. La variet di forme di articoli in italiano data dalle caratteristiche di questa lingua, che pi di altre tende ad evitare il formarsi di gruppi consonantici e vocalici, per preferire invece una struttura alternata (consonante-vocale-consonante).[2] Alcuni esempi:

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la nostra amica il bello specchio lo strano comportamento

l'amica lo specchio il comportamento gli gnomi i problemi

i piccoli gnomi gli stessi problemi

uno stupido inconveniente un inconveniente il quasi spento zolfo il suo zaino lo (spento) zolfo lo zaino

Alle diverse forme di articolo determinativo corrispondono altrettante varianti dell'aggettivo dimostrativo quello: quello specchio, quel comportamento, eccetera.

Nome ed aggettivo
In italiano, l'ordine tra l'aggettivo e il sostantivo non fisso, tuttavia la tendenza quella di mettere l'aggettivo dopo il nome se questo indica una qualit che caratterizza una cosa rispetto ad altre. Alcune categorie di aggettivi hanno per un ordine fisso: i colori e le nazionalit seguono sempre il nome, mentre gli aggettivi possessivi sono posti quasi sempre prima del nome (tranne che per motivi di enfasi). Quando c' possibilit di scelta, si mette al secondo posto l'aggettivo se gli si vuole una funzione distintiva: una bella casa (aggettivo caratterizza), una casa bella (l'aggettivo ha la funzione di distinguere la casa rispetto ad altre). A parit di genere, gli aggettivi e i sostantivi seguono le stesse regole generali per la formazione del numero. Ovviamente, andando pi in dettaglio ci sono delle differenze, ma in linea di massima tali regole possono essere riassunte come segue:

Tabella riassuntiva delle desinenze di nomi ed aggettivi


Genere Maschile Femminile Maschile e femminile Nomi maschili e femminili che terminano per vocale accentata, o nomi ed aggettivi stranieri non italianizzati Singolare -o -a -e Plurale -i -e -i Esempio il capello nero, i capelli neri la bella macchina, le belle macchine il/la comandante intelligente, i/le comandanti intelligenti

invariabile invariabile il/la manager trendy, i/le manager trendy l'universit, le universit il momento clou, i momenti clou

Il nome
Ciascun sostantivo o nome in lingua italiana ha un genere (maschile o femminile) e un numero (singolare o plurale). Mancano generi come il neutro e numeri come il duale. Manca, in italiano, anche la declinazione secondo i casi come nel latino. I significati che altre lingue rendono con la declinazione (caso), in italiano sono resi tramite preposizioni. Sostantivi privi della forma singolare o della forma plurale vengono detti difettivi (ad esempio: "le nozze"). Sono detti invariabili quelli le cui forme singolare e plurale sono identiche. Le principali desinenze dei nomi sono le seguenti:

Grammatica italiana maschili in -o, plurale in -i: libro, libri (per lo pi parole maschile della seconda o della quarta declinazione latina) maschili in -e, plurale in -i: fiore, fiori (per lo pi parole maschile della terza declinazione latina) femminili in -a, plurale in -e: scala, scale (per lo pi parole femminile della prima declinazione latina) femminili in -e, plurale in -i: luce, luci (per lo pi parole femminile della terza o della quinta declinazione latina)

Tra le varie forme che si comportano altrimenti, si ricordano quelle maschili in -a, con plurale in -i: poeta, poeti (per lo pi parole maschile della prima declinazione latina). Sono invariabili in italiano i sostantivi che terminano in vocale accentata e quelli di una sola sillaba (la virt / le virt, il re / i re), i sostantivi (quasi tutti di origine straniera) che terminano in consonante (il bar / i bar), i sostantivi che terminano in -i non accentata (il bikini / i bikini, la crisi / le crisi), e diversi altri.[3] Generalmente, il genere del sostantivo non determinato dal suo significato. Fanno eccezione a questa regola soprattutto i nomi di persona: Francesco, Francesca Il ragazzino, la ragazzina Il presidente, la presidente (presidentessa)

L'aggettivo
Gli aggettivi sono le parti del discorso che servono a modificare in qualche modo il significato di un sostantivo.[4] Aggettivi qualificativi L'aggettivo pi comune quello qualificativo, il quale serve a definire la qualit di una cosa o persona. In italiano, gli aggettivi hanno due generi (maschile e femminile) e due numeri (singolare e plurale). Concordano per genere e numero col sostantivo a cui si riferiscono. Le desinenze pi frequenti, molto somiglianti a quelle dei sostantivi, sono raggruppabili in due classi (derivate direttamente dalle due classi di aggettivi latini):
Classe genere desinenza singolare desinenza plurale -i (rossi) -e (rosse) -i (verdi)

1a 1a 2a

maschile

-o (rosso)

femminile -a (rossa) maschile -e (verde) femminile

Esistono anche aggettivi invariabili che cio non variano per genere e numero, come ad esempio alcuni aggettivi di colore (la penna rosa - le penne rosa - il pastello rosa - i pastelli rosa; idem per "blu"), e le parole straniere (atteggiamento dandy - un gruppo di persone dandy). Valgono in linea di massima le stesse irregolarit che si riscontrano tra i sostantivi (cfr. Plurale dei sostantivi nella lingua italiana). Aggettivi possessivi

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persona

maschile singolare mio tuo suo, proprio (1) nostro vostro loro, proprio (1)

femminile singolare

maschile plurale miei tuoi suoi, propri (1) nostri vostri loro, propri (1)

femminile plurale mie tue sue, proprie (1) nostre vostre loro, proprie (1)

1a singolare 2a singolare 3a singolare 1a plurale 2a plurale 3a plurale (1) forma riflessiva alternativa

mia tua sua, propria (1) nostra vostra loro, propria (1)

La 3a persona singolare anche quella usata nelle forme di cortesia, talvolta scritta usando l'iniziale maiuscola: "Le consegno il Suo pacco". A differenza di quanto accade in altre lingue, in italiano l'aggettivo possessivo normalmente accompagnato da un articolo; tale articolo manca, invece, laddove mancherebbe anche in assenza del possessivo ( sua abitudine corrisponde quindi a abitudine di X; diversamente, la sua abitudine corrisponde a l'abitudine di X) Larticolo si omette davanti ai nomi di parentela preceduti da un aggettivo possessivo che non sia "loro": (mio padre, tua madre, suo fratello, nostra zia, vostro nipote, ma: il loro padre, la loro madre ecc.). Vi sono per alcuni nomi di parentela che ammettono larticolo, come per esempio mamma e pap, che vengono considerati come vezzeggiativi; inoltre, larticolo si usa quando i nomi di parentela sono al plurale (le mie sorelle), o sono accompagnati da un attributo (la mia cara moglie), oppure se vengono seguiti dal possessivo ( colpa tua). Non hanno larticolo alcuni appellativi onorifici quando sono preceduti da forme di cortesia come sua e vostro (-a): Sua Eccellenza, Sua Maest, Sua Santit, Vostro Onore, Vostra Altezza, Vostra Signoria...

Il pronome
Il pronome sostituisce un sostantivo quando si preferisce evitare una ripetizione nella frase. Inoltre, pu indicare un oggetto o una persona facilmente identificabile nel contesto (ad esempio, io). In tal caso, la funzione del pronome deittica.

Pronomi personali
I pi noti sono i pronomi personali come soggetto (io, tu, egli ecc.); i pronomi personali complemento si dividono in atoni (primo esempio) e tonici (secondo): Mi piace questa musica A me piace questa musica I pronomi atoni sono strettamente legati al verbo e vengono generalmente anteposti ad esso (mi piace) come clitici. Del resto, senza verbo non vengono mai usati. I pronomi tonici (me) hanno invece una posizione pi libera all'interno della frase e possono essere combinati ad una preposizione. Per quanto riguarda la differenza di significato tra pronome atono e tonico, possiamo notare come regalo a te un libro oppure a te regalo un libro concentrano l'enfasi sul complemento rispetto a quanto avviene nella struttura pi frequente, ottenuta con l'uso del pronome atono (ti regalo un libro).[5]

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persona

soggetto

complemento oggetto forma tonica me te lui, s (4) lei, s (4) noi voi loro, s (4) loro, s (4)

complemento oggetto forma atona mi ti lo, si (4) la, si (4) ci vi li, si (4) le, si (4)

complemento di termine forma atona mi ti gli, si (4) le, si (4) ci vi gli (2), si (4) gli (2), si (4)

combinazione(1)

1a singolare 2a singolare 3a singolare maschile

io tu egli, lui (2), esso (3)

me lo te lo glielo, se lo(4) glielo , se lo(4) ce lo ve lo glielo (2), se lo(4) glielo (2), se lo(4)

3a singolare femminile ella, lei (2), essa (3) 1a plurale 2a plurale 3a plurale maschile 3a plurale femminile noi voi essi, loro (2) esse, loro (2)

(1) La forma combinata prevede prima la forma del complemento di termine, e poi quella del complemento oggetto, accordata per numero e genere: me lo, me la, me li, me le; te lo, te la, te li, te le eccetera. Si ricorda inoltre che il pronome impersonale si, insieme a quello riflessivo, d ci si: ci si vede domani, va bene? (2) forma comunemente usata nella lingua parlata (3) usato per soggetti inanimati (4) forma riflessiva: cfr "lo vede" = vede un altro / "si vede" = vede se stesso/a

In italiano la forma di cortesia la 3a persona femminile, scritta talvolta con l'iniziale maiuscola; Lei, Loro: la forma al plurale, usata in contesti molto formali, viene generalmente sostituita dalla vecchia forma Voi. A differenza di quanto accade in molte altre lingue (come ad esempio nel francese e nell'inglese) il pronome personale soggetto in italiano facoltativo e viene normalmente omesso. Viene espresso esplicitamente quando si desidera enfatizzare il soggetto o quando occorre risolvere ambiguit davanti a voci verbali identiche (ad esempio, tra le tre persone singolari del congiuntivo presente). Il francese e l'inglese hanno invece bisogno che il pronome venga specificato, dato che le forme verbali coniugate a seconda delle diverse persone presentano forti somiglianze tra di loro.

L'avverbio
Gli avverbi hanno la stessa funzione degli aggettivi ma non si riferiscono ai nomi. Sono legati primariamente ai verbi (di qui il loro nome), ma possono riferirsi anche ad un aggettivo oppure ad un altro avverbio. Gli avverbi sono invariabili rispetto al genere ed al numero: (esempi: presto, prima, male). Molti avverbi vengono derivati dagli aggettivi (stranostranamente). Altri costituiscono parole a s stanti (presto, qui, adesso, avanti, poco, forse). Alcuni avverbi hanno la stessa funzione sintattica delle preposizioni: durante la cena; davanti all'automobile; prima di pranzo).

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La preposizione
Le preposizioni sono una parte del discorso che serve a chiarire la natura di un complemento nella frase semplice o, talvolta, di una subordinata all'interno del periodo. Sono normalmente considerate come preposizioni in italiano di, a, da, in, con, su, per, tra, fra; anche degli avverbi come sopra e sotto possono fare da preposizioni in alcuni casi. Le preposizioni possono anche essere unite agli articoli determinativi, e formare le preposizioni articolate (le altre si dicono anche semplici). Non tutte le combinazioni tra preposizione e articolo sono ammesse, come si pu vedere dalla tabella sottostante (le forme in corsivo sono di uso raro):
il di a lo la i gli le

del dello della dei degli delle al allo alla ai agli alle

da dal dallo dalla dai dagli dalle in nel nello nella nei negli nelle

con col collo colla coi cogli colle su sul sullo sulla sui sugli sulle pei

per pel

Combinazioni come pel, pei, frai e simili non sono pi in uso dalla prima met del 1900; anche l'uso delle preposizioni articolate formate da con e articolo in regresso.

Il verbo
I verbi in italiano si coniugano per persona (1a, 2a o 3a) e per numero (singolare o plurale) del soggetto, per tempo (presente, passato, futuro), per modo (indicativo, congiuntivo, condizionale, imperativo, infinito, gerundio e participio) e talvolta per genere (maschile o femminile) del soggetto o dell'oggetto. A differenza di altre lingue (ad esempio dell'inglese o del francese) non obbligatorio porre prima del verbo il pronome personale soggetto dato che le desinenze tra le diverse persone utilizzate nella coniugazione solo raramente permettono ambiguit. I verbi italiani si raggruppano in tre gruppi principali per quanto riguarda la coniugazione. I tempi possono essere semplici o composti, questi ultimi sono tempi formati da un verbo ausiliare (coniugato per persona, numero e modo) seguito dal participio passato del verbo. Il verbo ausiliare essere per la maggior parte dei verbi intransitivi. Il verbo ausiliare avere nelle frasi attive quando il verbo transitivo, e per molti verbi intransitivi. Il verbo ausiliare essere nelle frasi passive; pu essere sostituito da venire nelle frasi passive (ma solo nei tempi semplici) viene sostituito da andare nelle frasi passive quando la frase esprime un obbligo od una prescrizione Infine, l'ausiliare essere si usa per i tempi composti delle frasi al riflessivo. Nel caso di tempi composti, il participio pu essere accordato: Quando l'ausiliare essere, con il genere e il numero del soggetto (es. La cena stata servita alle otto in punto). Quando l'ausiliare avere e il complemento oggetto costituito da un pronome che precede il verbo, con il genere e il numero dell'oggetto (es. Giulia le ha viste uscire assieme ieri). La forma di cortesia quella della 3a persona singolare; la stessa forma usata per il pronome impersonale si.

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Modo infinito
L'infinito la forma del verbo che si trova nei dizionari, e ne distingue l'appartenenza ad una delle tre coniugazioni a seconda della desinenza: 1a coniugazione: -are 2a coniugazione: -ere 3a coniugazione: -ire Questo modo impersonale (non si coniuga per persona o numero). Ha due tempi: presente passato, composto mediante infinito presente dell'ausiliare + participio passato usato in forma sostantivata per esprimere l'azione descritta dal verbo: "leggere bello" spesso usato nelle proposizioni subordinate (causali, finali, relative) quando il soggetto lo stesso della proposizione principale: "ho corso per arrivare in tempo" = ho corso affinch io arrivassi in tempo (non usata), ma "ho corso affinch tu arrivassi in tempo". Si pu usare per sostituire una proposizione relativa con un'oggettiva: "vedo gli uccelli volare" = "vedo gli uccelli che volano"; in tal caso il soggetto della subordinata viene declinato all'accusativo "vedo lui che vola" = "lo vedo volare". In tutti questi casi, il tempo utilizzato dipende se si vuole esprimere un'azione contemporanea (infinito presente) o anteriore (infinito passato) rispetto alla proposizione principale. Si usa inoltre come alternativa all'imperativo nel dare istruzioni. Si usa infine, preceduto da non, come negazione della seconda persona singolare dell'imperativo presente.

Modo indicativo
L'indicativo si usa per esprimere condizioni oggettive, stati di fatto, affermazioni. Prevede quattro tempi semplici: presente, usato per un'azione contemporanea isolata o abituale, o per un'intenzione per l'immediato futuro; imperfetto, usato per un'azione in un tempo indeterminato nel passato e considerata durante il corso del suo svolgimento; passato remoto, usato per un'azione in un tempo passato solitamente lontano nel tempo e genericamente terminata futuro semplice, usato per un'azione spesso situata un futuro generico o comunque come forma che indica delle supposizioni, anche sul presente[6] ciascuno dei quali d vita ad un tempo composto mediante ausiliare coniugato + participio passato (pp): passato prossimo (presente+pp), usato per un'azione in un tempo passato e considerata come compiuta (similmente al passato remoto, ma pi usato di quest'ultimo); trapassato prossimo (imperfetto+pp), usato per indicare l'anteriorit temporale di un avvenimento rispetto ad un momento del passato; trapassato remoto (passato remoto+pp), usato per un'azione avvenuta in un tempo antecedente ad un'azione espressa col passato remoto: futuro anteriore (futuro semplice+pp), usato per un'azione generica in un tempo futuro antecedente ad un'azione futura, oppure per indicare una supposizione su un evento gi compiuto al momento dell'enunciazione. Tempo presente

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-are es. parlare io tu lui, lei noi voi loro -o -i -a

-ere es. vendere -o -i -e

-ire es. dormire / capire* -o / -isco -i / -isci -e / -isce

-iamo -ate -ano

-iamo -ete -ono

-iamo -ite -ono / -iscono

* I verbi delle terza coniugazione che ammettono, tra radice e desinenza, l'interfisso -isc- vengono detti, forse impropriamente, verbi incoativi per analogia coi verbi latini che ammettevano il suffisso -sco con, invece, effettivo valore incoativo, ovvero d'indicare lo stato d'inizio o d'avvio dell'azione suggerita dalla radice verbale. Nei verbi italiani che ammettono l'aggiunta di -isc-, tale infisso non ha alcun valore semantico, e non modifica quindi il significato originario del verbo che rimane sempre lo stesso, anche quando ammette entrambe le forme con e senza; dire, infatti, io nutro o io nutrisco assolutamente equivalente, e la forma io nutrisco non assume affatto il valore incoativo di "io inizio a nutrire", valore che deve essere, infatti, suggerito attraverso il ricorso di un verbo fraseologico "... inizio a ...". Tempo imperfetto
-are es. parlare io tu lui, lei noi voi loro -avo -avi -ava -ere es. vendere -evo -evi -eva -ire es. dormire / capire -ivo -ivi -iva

-avamo -avate -avano

-evamo -evate -evano

-ivamo -ivate -ivano

Tempo passato remoto


-are es. parlare io tu lui, lei noi voi loro -ai -asti - -ere es. vendere -ire es. dormire / capire -ii -isti -

-ei, -etti(1) -esti -, -ette(2) -emmo -este -erono, -ettero(3)

-ammo -aste -arono

-immo -iste -irono

Grammatica italiana (1) per molti verbi della seconda coniugazione la desinenza -i, ma cambia la radice del verbo. (cadere > caddi; scrivere > scrissi; tenere > tenni; etc.) (2) per molti verbi della seconda coniugazione la desinenza -e, ma cambia la radice del verbo. (cadere > cadde; scrivere > scrisse; tenere > tenne; etc.) (3) per molti verbi della seconda coniugazione la desinenza -ero, ma cambia la radice del verbo. (cadere > caddero; scrivere > scrissero; tenere > tennero; etc.) Tempo futuro semplice
-are es. parlare io tu lui, lei noi voi loro -er -erai -er -ere es. vendere -(e)r -(e)rai -(e)r -ire es. dormire / capire -ir -irai -ir

-eremo -erete -eranno

-(e)remo -(e)rete -(e)ranno

-iremo -irete -iranno

Modo condizionale
Il condizionale si usa per esprimere eventi e situazioni subordinate a condizioni e a seguito di proposizioni ipotetiche introdotte da se + congiuntivo. Ha due tempi: uno semplice, il condizionale presente, e uno composto, il condizionale passato, formato dal condizionale presente del verbo ausiliare unito al participio passato del verbo; ad esempio, "io avrei parlato, io sarei caduto". Tempo presente
-are es. parlare io tu lui, lei noi voi loro -erei -eresti -erebbe -ere es. vendere -erei -eresti -erebbe -ire es. dormire / capire -irei -iresti -irebbe

-eremmo -ereste -erebbero

-eremmo -ereste -erebbero

-iremmo -ireste -irebbero

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Modo congiuntivo
Il congiuntivo si usa solitamente nelle proposizioni subordinate per esprimere ipotesi o dubbi nei casi in cui la subordinata retta da congiunzioni quali "che", "se", "perch", "affinch". Ci sono due forme semplici di tempo: presente, usato per un'azione contemporanea ad una espressa dall'indicativo presente o futuro imperfetto, usato per un'azione contemporanea ad una espressa da un tempo passato dall'indicativo, per un'azione passata ma continuata o non terminata rispetto ad una espressa dall'indicativo presente, o nel periodo ipotetico dell'irrealt o impossibilit. che danno forma a due ulteriori tempi composti con l'ausiliare coniugato e il participio passato: passato (presente+pp), usato per un'azione passata e terminata rispetto ad una espressa dall'indicativo presente o futuro trapassato (imperfetto+pp), usato per un'azione passata rispetto ad una espressa da un tempo passato dell'indicativo, o nel periodo ipotetico del terzo tipo Nei casi in cui il congiuntivo manca, si usa: l'indicativo futuro semplice, quando l'azione futura rispetto ad un'azione presente o futura l'indicativo futuro anteriore, quando l'azione futura rispetto ad un'azione presente o futura ma antecedente ad un'altra azione futura il condizionale passato, quando l'azione futura rispetto ad un'azione passata Tempo presente
-are es. parlare io tu lui, lei noi voi loro -i -i -i -ere es. vendere -a -a -a -ire es. dormire / capire -a / -isca -a / -isca -a / -isca

-iamo -iate -ino

-iamo -iate -ano

-iamo -iate -ano / -iscano

Tempo imperfetto
-are es. parlare io tu lui, lei noi voi loro -assi -assi -asse -ere es. vendere -essi -essi -esse -ire es. dormire / capire -issi -issi -isse

-assimo -aste -assero

-essimo -este -essero

-issimo -iste -issero

Uso dei tempi del congiuntivo La grammatica ha ereditato dalla grammatica latina, sia pure con delle differenze, la consectio tmporum, cio un insieme di norme che regolano il rapporto tra i tempi e i modi di una frase principale

Grammatica italiana (o sovraordinata) e della frase subordinata per esprimere il rapporto di contemporaneit, anteriorit, e posteriorit. Questo sistema di regole viene descritto qui con l'esempio della subordinata al congiuntivo. Per esprimere contemporaneit nel presente (la frase principale usa un tempo presente o futuro) si usa il congiuntivo presente: "Credo (penser) che la via sia diritta". Per esprimere contemporaneit nel passato (la frase principale usa il tempo imperfetto o passato remoto) si usa il congiuntivo imperfetto: "Credevo che la via fosse dritta". Per esprimere anteriorit al presente la frase subordinata deve avere il verbo al congiuntivo passato: "Penso che il servizio sia stato buono". Per esprimere anteriorit al passato la frase subordinata deve avere il verbo al congiuntivo trapassato: "Pensavo che il servizio fosse stato buono". Per esprimere posteriorit, dato che il congiuntivo non ha tempo futuro, si utilizza il futuro dell'indicativo: "Immagino che d'ora in poi il bimbo sar buono". La posteriorit pu essere indicata anche con il condizionale passato nel caso che il tempo principale sia all'imperfetto: "Immaginavo che il bimbo sarebbe stato buono con un gioco". Analoghe regole valgono per la scelta dei tempi dell'indicativo nella frase subordinata.

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Modo imperativo
L'imperativo si usa per formulare esortazioni. Rifiuta sempre il pronome personale soggetto.
-are es. parlare 2a pers. sing. 3a pers. sing. 1a pers. plur. 2a pers. plur. 3a pers. plur. -a -i -iamo -ate -ino -ere es. vendere -i -a -iamo -ete -ano -ire es. partire / capire -i /-isci -a/ -isca -iamo -ite -ano / -iscano

Per la prima persona plurale (noi), le forme coincidono con quelle del presente indicativo e vengono di solito considerate a tutti gli effetti come forme dell'imperativo.[7] Per la terza persona, invece, viene usata la corrispondente voce del congiuntivo (congiuntivo esortativo). Quando seguito da pronome complemento oggetto, questo pu assumere la forma enclitica atona -mi, -ti, -lo, -la, -ci, -vi, -li, -le (es. "guardami!" = "guarda me!"); quando seguito da pronome complemento di termine, questo pu assumere la forma enclitica atona -mi, -ti, -gli, -le, -ci, -vi (es. "consegnami il libro!" = "consegna a me il libro!").

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Modo gerundio
Il gerundio si usa con il verbo "stare" per la costruzione di frasi progressive ("sto andando a Roma", quindi sono in viaggio), oppure al posto di una frase subordinata temporale o causale ("vedendo il sole, usc). Esiste il gerundio presente, un tempo semplice, e il gerundio passato, tempo composto formato dal gerundio presente dell'ausiliare e dal participio passato del verbo: "avendo parlato - essendo caduto". A volte nel gerundio passato l'ausiliare omesso, e rimane il solo participio passato con la stessa funzione del gerundio, ed impersonale come l'infinito.
-are es. parlare -ando -ere es. vendere -endo -ire es. partire / capire -endo

Modo participio
Il participio presente la forma che esprime un soggetto nell'atto o nella qualifica di chi compie l'azione: "il quorum raggiunto se si recano a votare la maggioranza degli aventi diritto al voto". variabile per numero. indicata come participio passato la forma usata principalmente per la costruzione dei tempi composti.[8] Viene inoltre usato come aggettivo per descrivere la persona o la cosa avente ricevuto un'azione: "i piatti lavati vengono quindi asciugati" = "i piatti che sono stati lavati vengono quindi asciugati" o "i piatti, dopo essere stati lavati, vengono quindi asciugati"; in quest'ultimo caso declinato come un aggettivo.
-are es. parlare presente passato -ante -ato -ere es. vendere -ente -uto -ire es. dormire / capire -ente / -iente -ito

La congiunzione
Le congiunzioni uniscono tra di loro due parti di una stessa proposizione (io e te), oppure due frasi (vado e torno), spesso la frase principale e la subordinata. Si tratta di parti invariabili del discorso, come anche gli avverbi. [9]

L'interiezione
Le interiezioni, che denotano l'espressione affettiva del parlante nel contesto, sono parti invariabili del discorso che spesso variano per sfumature di significato, e che non svolgono un particolare ruolo nel costrutto della frase (ah, oh, ahi, ehi...). Spesso sono derivate da altre parti del discorso (povero me!)[10]

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Voci correlate
Fonologia e fenomeni correlati
Accento Apostrofo Divisione in sillabe Fonologia dell'italiano Ortografia italiana

Sintassi e fenomeni correlati


Complementi Sintassi del periodo

Collegamenti esterni
Tavole di coniugazione dei verbi italiani [11]

Riferimenti
[1] corretta la forma lo pneumatico, lo psicologo, e cos via, perch la lingua italiana tende ad evitare sequenze che comportino tre consonanti. Comunque nella lingua parlata tollerata la forma il pneumatico, la sola attestabile con regolarit. Si veda www.mauriziopistone.it (http:/ / www. mauriziopistone. it/ testi/ discussioni/ gramm02_pneumatico. html) e Accademia della Crusca - Parere su pneumatico (http:/ / www. accademiadellacrusca. it/ faq/ faq_risp. php?id=3932& ctg_id=93) [2] K. Katerinov/M.C. Boriosi-Katerinov, La lingua italiana per stranieri, Perugia, Guerra,1985 ISBN 88-7715-009-2 [3] L. Serianni, Grammatica italiana; italiano comune e lingua letteraria, Torino, UTET, 1989. [4] De Mauro (http:/ / old. demauroparavia. it/ ). [5] P. Marmini-G. Vicentini, Passeggiate italiane, livello intermedio, Roma, Bonacci, 1988 (appendice). [6] P.M. Bertinetto, Tempo, Aspetto e Azione nel verbo italiano. Il sistema dell'Indicativo, Firenze, Accademia della Crusca 1986. [7] L. Serianni, Grammatica italiana; italiano comune e lingua letteraria, Torino, UTET, 1989. [8] L. Serianni, Grammatica italiana; italiano comune e lingua letteraria, Torino, UTET, 1989. [9] Garzanti linguistica (http:/ / www. garzantilinguistica. it/ ) [10] Dizionario italiano grammatica (http:/ / www. dizionario-italiano. it/ grammatica-italiana/ grammatica-171. php) [11] http:/ / www. italian-verbs. com/ verbi-italiani. htm

Fonti e autori del articolo

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Grammatica italiana Source: http://it.wikipedia.org/w/index.php?oldid=27554104 Contributors: %Pier%, .mau., Akuankka, Alec, Austroungarika, Balubino, Berto, Cantakukuruz, Carlomorino, Ciro, Demart81, Erdemon2003, F l a n k e r, F. Cosoleto, Fmon, Francescost, Frieda, Gbnogkfs, Gggg81, Giovannigobbin, Gliu, Guidomac, Hellis, Hill, Ignlig, KLJ, Klaudio, Laurentius, Laurusnobilis, Lilja, LucaLuca, Lucaob, Luisa, Luken, Miao, Mizardellorsa, Nicola Romani, Nikgavu, No2, Oks, Osk, Paginazero, Panairjdde, PersOnLine, Pescerosso, Piccolodio, Retaggio, Senpai, Shuichi, Snowdog, Stemby, TierrayLibertad, Verfasser, Vermondo, Vipera, Vituzzu, 142 anonymous edits

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