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MOGGI STORY/1 SCRITTO DA TRAVAGLIO E TRE CRONISTI SPORTIVI, PUBBLICATO NEL 1998, LUCKY LUCIANO INTRIGHI, MANEGGI E SCANDALI

DEL PADRONE DEL CALCIO ITALIANO , NON HA AVUTO IL BENE DI UNA SOLA RECENSIONE A PUNTATE SU DAGO, UN LIBROKAOS Tratto da Lucky Luciano Intrighi, maneggi e scandali del padrone del calcio itali ano Luciano Moggi , Ala Sinistra e Mezzala Destra, Kaos Edizioni (Un libro scritto in jointven ture da tre giornalisti sportivi, che hanno preferito l anonimato, e da Marco Travaglio) Dopo i quarant anni, ciascuno responsabile della faccia che ha Fedor Dostoevskij PREMESSA Luciano Moggi e un libro sono come il diavolo e l'acqua santa. Perch allora quest a biografia? Perch Moggi il padrone del calcio italiano. E la sua faccia, i suoi occhiali scur i, il suo sigarone fra i denti, i suoi quattro telefonini trillanti, la sua voce roca e cantilenosa , il suo accento seneseciociaronapoletano, il suo italiano approssimativo, i suo i gusti ruspanti, insieme al suo potere smisurato, sono diventati il simbolo di uno sport sempre pi ricco, scandaloso e p rocessato. Se sia Moggi a attirare gli scandali o gli scandali a attirare Moggi, questione controversa e irrisolta: sta di fatto che dove c' lui ci sono loro. Va alla Lazio, e la Lazio v ive due delle sue stagioni pi buie, fra calcioscommesse e serie B. Va al Napoli, e il Napoli passa da uno scandalo all'altro (lo scudetto sgraffignato per una monetina, quello regalato al Milan c on contorno di camorra e totoscommesse, e poi Maradona in mezzo a cocaina e camorristi). Traslo ca al Torino, e anche li tutto un intrico di fondi neri, frodi fiscali, giocatori finti, contrat ti fasulli, fatture false, sexyhostess per arbitri. Approda infine alla Juve, e la Signora del calcio itali ano finisce sul marciapiede in un vortice di sospetti, polemiche e inchieste giudiziarie come ma i prima. Spesso, anche grazie alla sua indubbia scaltrezza, Moggi ha cambiato aria un att imo prima che le cose si mettessero male. Qualche volta stato solo sfiorato o se l' cavata per il rotto della cuffia. Altre volte finito anche lui nei guai insieme ai suoi presidenti e ai suoi gioca tori, collezionando un buon numero di inchieste, sportive e soprattutto giudiziarie, e rimediando un di screto pacchetto di rinvii a giudizio e condanne. Presso il Casellario giudiziario di Siena (Moggi n ato da quelle parti, a Monticiano) ci sono gi tre sentenze definitive a suo carico, che fanno di lui u n pregiudicato a tutti gli effetti. Ma limitarsi a queste quisquilie sarebbe fare un grave torto a colui che di fatt o il despota del calcio italiano. Un boss tanto potente quanto temuto e chiacchierato, partito nu llatenente e arrivato

multimiliardario. Il contorno di eccessi - il vizio delle carte, la scuderia di cavalli da corsa a RomaTordivalle, le decine di dimore sparse per l'Italia - son o in linea con il personaggio. Un personaggio che oggi incarna - indisturbato - il pi scandaloso "conflitto di interessi" della storia del calcio mondiale: mentre lui siede sulle poltrone di consigliere di amministrazione e di direttore generale della potente Juventus, suo figlio Alessandro sociopresidente della Gea World, s ociet che rappresenta oltre duecento calciatori di serie A e B (alcuni della stessa squadr a bianconera, molti altri di club avversari). Un obbrobrio sportivoaffaristico inconcepibile, che al l'estero farebbe inorridire chiunque. In Italia no: da noi anche il calcio all'italiana, e la dit ta Moggi pu spadroneggiare indisturbata, temuta e venerata. Mettere insieme questo libro non stato facile: nessuno, nell'ambiente, disposto a dichiarare quello che molti mormorano. "Lucianone" tanto potente quanto vendicativo. Non st ato facile neanche trovare un titolo adatto a salvare la decenza: alla fine si deciso per " Lucky Luciano", un altro dei suoi soprannomi, che ha il pregio di richiamare una delle pi note massi me moggiane: Se ho vinto tanto nella mia carriera si vede che perch sono molto fortunato. E lucky, appunto, vuol dire "fortunato". POSTPREMESSA La prima edizione di questo libro, pubblicata nel novembre 1998, non ha avuto il bene di una sola recensione, di uno straccio di articolo, sui tre quotidiani sportivi che ogni gi orno vengono editi in Italia in poco meno di un milione di copie. Moggi ha tanti amici fedeli (e qualc he devoto maggiordomo) nelle redazioni sportive, compresa quella della Rai. Ma nonostante la censura, Lucky Luciano si guadagnato nel tempo, col passaparola, molte migliaia di lettori e una seconda edizione. Nel giugno del 2003, durante una intervista, Lucianone ha fatto cenno a questo l ibro per lamentare che gli autori non hanno avuto il coraggio di firmarsi. Non una questione di "cora ggio", che di questo lavoro sono autori vari cronisti, sportivi e non. E qualcuno conosce il c arattere vendicativo di Lucianone; mentre qualcun altro vuole evitare che il proprio nome sia associato a quello del biografato e a molti degli argomenti trattati nel libro. Il lettore, inoltrandos i in queste pagine, capir. CAPITOLO PRIMO LUCIANONE DA MONTICIANO

LO CHIAMAVANO PALETTA Nato a Monticiano, in provincia di Siena, il 10 luglio 1937 da una famiglia di c eto modesto, fin da bambino Luciano Moggi un vero patito di calcio. Il pallino del pallone glielo tr asmette Graziano Galletti, un panettiere di Grosseto, il quale la domenica si porta appresso Luci

anino in giro per gli stadi della Toscana a vedere le partite. Il ragazzino, fatale, tenta anche la ca rriera di calciatore, ma il talento non c', i risultati sono scarsi. Deboluccio col pallone tra i piedi, L ucianino non migliore sui banchi di scuola: anche per ragioni di bilancio familiare, dopo il diploma d i terza media abbandona gli studi e comincia a lavorare. Trova un posto alle Ferrovie dello St ato, e poco tempo dopo viene trasferito a Civitavecchia. Alla stazione di Civitavecchia, Moggi fa l'impiegato. Ma spesso lo mandano fra i binari a controllare le traversine. Una carriera non proprio travolgente: arriver fino al grado di capogestione, una specie di vicecapostazione addetto alla biglietteria. Una volt a - raccontano - gli capita di rimpiazzare il titolare e fa partire il treno, cos si guadagna il sopra nnome di "Paletta". Ma pi che di treni, lui appassionato di calcio. Nel tempo libero continua a giocare da stopper in varie squadrette di quarta serie. E intanto medita come coniugare le due vocazioni del la sua vita: quella di manovratore e quella di pallonaro. la met degli anni Sessanta quando il capogesti one della stazione ferroviaria di Civitavecchia, tra pacchi da smistare e biglietti da ven dere, intuisce che il calcio sta per diventare un grande business. La svolta arriva alle soglie dei trent'anni. Moggi li compie nel luglio 1967, ma li festeggia con qualche settimana di anticipo insieme agli amici di Monticiano, quando la Juve c onquista, a sorpresa, il tredicesimo scudetto ai danni dell'Inter di Helenio Herrera. stanco di cercare ingaggi in serie D (l'attuale C-2, allora strutturata in modo molto diverso da oggi), e di girovagare fra la Toscana e il Lazio (con una parentesi perfino in S icilia, ad Agrigento, nella gloriosa societ dell'Akragas). Sobbarcarsi lunghi viaggi in treno per gioca re in quarta serie, in cambio di poche migliaia di lire, non gli va pi. Anche l'impiego alle Ferrovie de llo Stato comincia ad andargli stretto: un lavoro noioso e malpagato. Molto meglio il mondo del cal cio, dove lo chiamano Lucianone per la giovialit guascona e spregiudicata. E dove, soprattutto , cominciano a ronzare i talent scout, gli scopritori di giovani campioni, intenditori del gioc o pi bello del mondo capaci di scovare quelli che diventeranno i futuri big in cambio di discrete pro vvigioni. Un lavoro oscuro, fatto di chiacchiere, di diplomazia e scaltrezza. Tutti requis iti che il trentenne Moggi possiede in abbondanza. Lui un estroverso, un gran chiacchierone, parla di tutto, soprattutto di donne, di motori e ovviamente di calcio. Ma un furbacchione, e co nosce a meraviglia l'arte di ascoltare: In mezzo a tante stronzate che si sentono, ci pu s empre essere un'idea una delle sue frasi celebri.

Moggi ignorante, ma non sprovveduto. Parla un italiano scombiccherato e dialetta le, ma ha la furbizia del contadino "scarpe grosse e cervello fino". E capisce subito che la pubblicit l'anima del commercio, che esiste soltanto chi sa farsi vedere. E lui sa farsi notare co me pochi. Soprattutto negli stadi minori, al fianco di quelli che vengono chiamati "mediatori": person aggi utili ma imbarazzanti, i quali si muovono in un mondo dorato e ipocrita che fa finta di n on conoscerli, che se ne avvale fingendo che non ci siano. Sono perlopi personaggi toscani, come Franco Marranini, come Romeo Anconetani (futuro presidente del Pisa); ma anche romani (il numero u no Walter Crociani), napoletani, friulani, milanesi. A Monticiano, Moggi noto come un tifoso della Juventus. Alla stazione di Civitav ecchia, altrettanto. La passione forte, il desiderio di fare parte di quel mondo anche. L occasione gliela offre il torneo di Viareggio, la rassegna giovanile pi celebre del calcio italian o. Moggi viaggia molto, lavora anche di notte, visiona ragazzi e raccoglie dati, compilando dei v eri e propri dossier. I giovani calciatori che gli interessano li scheda uno a uno, raccogliendo notizie dettagliatissime, anche sulla situazione familiare. Stabilisce con loro rapporti diretti e persona li, si candida a fargli da manager ma anche da vicepadre, da fratello maggiore, e spesso ci riesce. Cos, chiacchierando e schedando, sgomitando e agganciando, segnalando e raccomand ando, Moggi nel 1968 entra a far parte della corte del supermanager Italo Allodi, colui che in quegli anni ha costruito dal niente il leggendario Mantova (approdato dalla serie D alla A con una scalata senza precedenti) e che ha fatto grande l'Inter di Angelo Moratti e Helenio Herrera. E saurito il ciclo nerazzurro, nel 1970 Allodi stato chiamato alla Juventus da Giampiero Boniperti, il campione dei cinque scudetti appena nominato dagli Agnelli amministratore delegato della squa dra di Famiglia, in attesa di diventarne il presidente. E alla Juve, Allodi si avvale di un grupp o di collaboratoriinformatori fra i quali c' anche Lucianone. Sono decine i giocatori che "Paletta" pedina, scruta, scheda e infine porta all' attenzione di Allodi. Fra questi c' Paolo Rossi, il futuro supercannoniere del Vicenza, del Perugia e d ella Juventus, il centravanti azzurro del mondiale di Spagna '82: Moggi lo ha notato nella Cattoli ca Virtus, una piccola squadra fiorentina. Rossi viene "provato" dalla Juve e trattenuto: Lucia none ha fatto il colpaccio - il primo di una lunga serie. Si ripeter poi con Claudio Gentile, un a ltro Signor Nessuno che diventer terzino destro nella mitica Juve di Giovanni Trapattoni e promosso s ubito in maglia azzurra fino al mondiale di Spagna 1982 (quando non far toccare palla a Zico e a Maradona). E a

Gentile molti altri seguiranno. (1.continua) Dagospia 09 Maggio 2006 Con la potentissima Juve alle spalle, Moggi diventa ben presto un osservatore di peso. Tant' vero che Allodi gli affida un incarico molto delicato: sistemare in tutta Italia i gi ovani calciatori sfornati dal vivaio juventino che non possono avere un futuro in prima squadra. E qui Luc ianone mette in mostra un'altra delle sue doti: la sfrontatezza da tappetaro, la capacit di vende re come diamanti anche i pezzi di vetro. Tra i giovani bianconeri da sbolognare altrove c' un terz ino, tale Cheula; Moggi lo spaccia nell'ambiente come il "nuovo Spinosi" (il difensore che la Juve ha strappato alla Roma, insieme con Fabio Capello e Spartaco Landini, nell'estate 1969, e trascina to in Nazionale), e alla fine riesce a sistemarlo, dietro congruo compenso. Ovviamente di Cheula non si avranno mai pi notizie, ma la missione compiuta. La scalata di Lucianone travolgente e ruspante. Compra a rate un'utilitaria, spo sa una donna minuta e tollerante, e medita il primo grande passo: lasciare le Ferrovie. Salto il fosso, annuncia agli amici. E gli amici si moltiplicano, perch l'uomo ha un fascino giusto per il mondo del calcio, del quale non conosce bene n i regolamenti n la storia ma ne sa fiutare abilmente umori e retroscena. Appena in et per la pensione baby, Moggi si libera di berretto e pale tta, e si butta anima e corpo nella nuova attivit pallonara. Anzitutto organizza una ragnatela di fedeli galoppini guidati da un suo amico un certo Nello Barbanera (direttore sportivo di piccoli club, tra cui il Civitavecchia) che bat tono i campetti di periferia e gli oratori della grande provincia italiana per scovare talenti e pr omesse in ogni angolo. Un gruppo di amici, gente con cui scambio pareri e informazioni, minimizza Luciano ne. Dei calciatori sotto osservazione l'ex ferroviere vuole sapere tutto: non solo le do ti tecniche e le caratteristiche agonistiche, ma anche il grado di istruzione e perfino la vita privata. Attraverso la sua rete, ne tiene sotto controllo centinaia, seguendoli passo passo; poi, al momento gius to, li segnala a questo o quel club titolato. La capitale operativa di Moggiopoli la Maremma, dove l'ex panettiere Graziano Ga lletti - uomo simpatico e generoso, ma soprattutto grande intenditore di calcio - la fa da pad rone. Moggi lo spedisce anche "in missione" (secondo il lessico ferroviario) in giro per l'Ital ia, e ne ricava indicazioni preziose. proprio Galletti, per esempio, che insiste su Gaetano Scirea, uno dei giovani em ergenti dell'inizio degli anni Settanta. Scirea gioca nelle giovanili dell'Atalanta allenata da Ilar io Castagner: fa il

centrocampista, ma c' chi scommette sul suo futuro da difensore. Moggi invece per plesso, lo giudica - cos come molti tecnici autorevoli - troppo poco dotato nel gioco aereo per un ruolo cos delicato. Ma Galletti non ha dubbi, per lui il giovane Scirea un potenziale asso della difesa. Moggi si lascia convincere, e a quel punto si sobbarca il compito pi delicato: convince re anche Boniperti, che alla ricerca di un erede adeguato del pluridecorato libero bianconero Sandro Salvadore. Per Lucianone un gioco da ragazzi, e alla fine sono tutti d'accordo: Scirea passa al la Juve come libero, e sar uno dei migliori campioni del nostro calcio, di sicuro il difensore pi corre tto e propositivo, un vero fenomeno, un altro campione del mondo. Anche Moggi comincia a passare pe r un fenomeno, specialmente quando - dopo Scirea - porta alla Juve Franco Causio, l'a la destra tutta dribbling e fantasia scovata in una squadretta pugliese e poi spedita a "farsi l e ossa" - come si diceva allora - sui campi caldi del Sud 3. Nel giro di poche stagioni in casa Juventus esplode il conflitto tra Boniperti e Allodi: due leader, due primedonne, e una convivenza che da difficile diventa impossibile. Alla fine prevale Boniperti, l'uomo degli Agnelli. Allodi, dopo il fallito assalto juventino alla coppa dei C ampioni (finale perduta a Belgrado contro l'Ajax, nel 1973), se ne va. Il suo protetto Moggi, in vece, resta, e viene promosso sul campo "primo osservatore" della societ bianconer. Lucianone gi un piccolo boss alla guida di un'ormai consolidata rete di osservato ricollaboratori, i quali operano dietro le quinte in cambio di piccoli favori e di qualche sporad ico guadagno. La Juve un magnifico ombrello sotto il quale Moggi pu operare in proprio, allargando il s uo raggio d'azione ben oltre la squadra bianconera: allaccia contatti con altre squadre, f acilita trattative, decide carriere, dispensa suggerimenti, fa il bello e il cattivo tempo. A un certo punto anche l'ombrelloJuve comincia ad andargli stretto. Della societ bianconera Lucianone un collaboratore esterno, un semplice consulente, e adesso vuole di pi, pretende una carica ufficiale di dirigente. Ma alla Juve gli spazi sono chiusi, come a casa S avoia "si comanda uno alla volta", e Boniperti un inguaribile accentratore. A Roma, invece, c' qualcuno che ha bisogno di un manager che capisca di calcio: quel qualcuno il nuovo padrone della Roma, Gaetano Anzalone. Amico del democristiano Giulio Andreotti e del fido Franco Evangelisti , Anzalone un palazzinaro assolutamente digiuno di pallone. La manovra di avvicinamento di Moggi alla Roma tipica del personaggio: si trasfe risce in pianta stabile nella Capitale, e tampina per settimane il caporedattore del "Messaggero " Gianni Melidoni

per farsi presentare ad Anzalone. Il giornalista, preso per sfinimento, finalmen te combina l'incontro. Il palazzinaro romano e l'ex ferroviere senese si piacciono al primo sguardo, co s Lucianone diventa il consulente ufficiale per il mercato del presidente giallorosso. Un anno dopo lo sbarco a Roma, nel 1976, Moggi d subito una lezione alla Juve. Ai utato dal suo amico Riccardo Sogliano (ex centrocampista del Milan), mette a segno il suo prim o grande colpo di mercato: riesce a portare alla Roma l'attaccante pi ambto del momento, il centrava nti del Genoa Roberto Pruzzo. La Juve e le altre pretendenti sono beffate, Boniperti si sente tradito, Anzalone gongola, e Moggi comincia a sentirsi un piccolo padreterno. Pruzzo non baster a trasformare la Roma in una grande squadra, ma quello il segna le che qualcosa sta cambiando nel calcio italiano: la Juve non pi la padrona assoluta de l mercato, come accaduto dall'avvento di Boniperti (e Allodi) al vertice della societ. Nuovi equi libri stanno per delinearsi, la bilancia calcistica tra il Nord e il CentroSud si riequilibra. La Roma passer dalla gestione di Anzalone a quella di Dino Viola (altro imprenditore di stretta osser vanza andreottiana) e arriver allo scudetto. La Fiorentina, appena acquistata dai fratelli Pontello, in gagger Italo Allodi ed entrer nell'Olimpo delle grandi. Un mutamento epocale del quale l'ex impiegato delle Ferrovie con tendenze a trafficare sar fra i protagonisti assoluti. 2 - Continua Dagospia 10 Maggio 2006 METTI UNA SERA A CENA Roma per Moggi una tappa fondamentale. A parte il fatto che diventa "commendator e", Lucianone nella Capitale costruisce una fitta rete di amicizie molto influenti. Allaccia rapporti con parlamentari (soprattutto democristiani di fede andreottiana), magistrati, diplo matici, ufficiali dell'esercito, medici, dirigenti Rai, gente dello spettacolo e ovviamente dello sport. Conosce i tecnici che curano il rigoglioso vivaio giallorosso (e sono quelli che gli segna lano i giovani migliori, come Carlo Ancelotti, futuro "nazionale"). Ma soprattutto, conosce giornalisti, tanti giornalisti, ai quali a Natale non fa mai mancare un gentile pensiero: una volta un pacco con un prosciutto e mezza forma di Parmigiano, un'altra volta bottiglie di champagne, un'altra ancor a casse di vino doc; e poi, fuori stagione, orologi, capi di cachemire, biglietti per viaggi aerei... Perch Lucianone ha capito bene l'importanza dei giornalisti nel mondo del calcio, e dunque la neces sit di arruffianarsene il maggior numero possibile. Nella Capitale, l'ex ferroviere di Civitavecchia affina anche le sue gi spiccate

doti di uomo di mondo, e finisce per assumere movenze tipicamente andreottiane. Come i portabors e dello storico leader democristiano (da Sbardella a Evangelisti), diventa un vero fuoriclasse d elle pubbliche relazioni intese come clientelismo: rozzo, colorito, disponibile, spiritoso, all a mano. E come Andreotti sa lavorare nell'ombra, trafficare dietro le quinte, muoversi sotto le foglie alla maniera dei serpenti. Una doppiezza che diventer la caratteristica di fondo e la struttura po rtante del suo crescente potere nel mondo del calcio. Lucianone impara a non perdere mai la cal ma, a farsi concavo davanti alle situazioni convesse, convesso davanti a quelle concave. Sa che bene essere amici di tutti e di nessuno, che il denaro a muovere il mondo , che le regole in Italia sono fatte di eccezioni, che il fine giustifica i mezzi, che la spregiudi catezza un prerequisito del successo, che l immagine pubblica pu coprire qualunque vizio privato. E impara - ma questo forse gi lo sapeva - che il calcio che avvince milioni di italiani e muove cresce nti masse di denaro quanto di pi effimero esista in natura: basta un refolo di vento, l'errore millim etrico di un calciatore, una svista arbitrale, una qualunque minima "casualit", e molte prospe ttive mutano, molte fortune nascono e muoiono per un niente... Quando Anzalone, nel 1979, cede la Roma al cavalier Dino Viola, la situazione pe r Lucianone si fa precaria. Il nuovo presidente romanista l antiBoniperti, ma molto simile al suo ri vale juventino: non tollera altri galli nel pollaio. Oltretutto, Moggi non gli va per niente a g enio, troppo ruspante per il suo stile da gran signore: si racconta che Viola, anzich la mano, gli porgesse addirittura il gomito (oppure solo tre dita), per marcare meglio le distanze... Per l'ex ferroviere ven dicativo ma non permaloso, e al gomito del presidente giallorosso contrappone metaforicamente l' italico "gesto dell'ombrello": perch Lucianone ha capito che nel calcio, tra il proprietario dell a squadra, ricco ma spesso fesso, e il giocatore, vigoroso ma rozzo, c' spazio per una nuova figur a. Quella del direttore sportivo: uno che di pallone capisce pi del presidente, e di conti pi de l calciatore. In realt, l'allergia epidermica di Viola per quel personaggio unticcio e invadent e solo met del problema; l'altra met il fatto che il "consigliere" Moggi costa troppo. Il presid ente giallorosso si sfoga con parenti e amici raccontando le pretese di grandeur di Lucianone e le s ue mirabolanti note spese a base di costosissime bottiglie di champagne e soggiorni in principesche suite d'albergo. Per non parlare dei "sovrapprezzi", cio delle lievitazioni improvvise dei costi dei g iocatori trattati dall'ex ferroviere: Viola - che non tirchio, ma oculato s - li chiama la tassa Mog gi. Per cui nel

dicembre 1979 decide di liquidare Lucianone perch, dice, non me lo posso pi permett ere. Un benservito che ha un antefatto decisamente sgradevole, la goccia che potrebbe av er fatto traboccare il vaso. Nel tardo pomeriggio di domenica 25 novembre '79, subito dopo la partita RomaAsc oli (vinta dai giallorossi), il presidente Viola si reca negli spogliatoi per salutare il presi dente ascolano Costantino Rozzi. Quest'ultimo infuriato con l'arbitro della partita, Claudio Pieri, e pren de Viola a male parole: La partita l'abbiamo vista tutti! Non mi faccia dire cose che non posso d ire! Credo che ci sia qualcosa da chiarire!. Il presidente giallorosso cade dalle nuvole, allora Ro zzi gli dice: Si faccia spiegare la faccenda dal suo consigliere Moggi!... Sappia che l'Ascoli av anzer una protesta ufficiale nelle sedi opportune!. Viola cerca subito Moggi, e i due hanno parlottat o un po'"fra di loro lontano da orecchi indiscreti. Cos salta fuori che sabato sera, alla vigilia della partita, Lucianone stato sorpreso in un ristorante romano in compagnia dell'arbitro Pieri e dei due guardalinee. Lo scandalo inevitabile. La reazione di Lucianone un capolavoro di reticenza e ambiguit: Non so chi abbia r iferito al signor Rozzi del fatto che, sabato scorso, mi sono trovato a incontrare l'arbitr o Pieri in un ristorante. Viste le gravi insinuazioni e le minacce che si permesso di rivolgere sia a me c he alla Roma, devo pensare che il suo informatore abbia voluto malignamente fargli perdere la testa. Anche la versione dei fatti raccontata da Lucianone in piena sintonia col personaggio: All a vigilia della partita mi sono recato nel ristorante di cui sono abituale cliente... Ho incontr ato per caso l'arbitro che stava gi cenando con i guardalinee e alcuni suoi amici romani. stato lo stess o Pieri, con un atto di cortesia, a salutarmi, a rivolgermi la parola, a invitarmi a bere insiem e... Terminato il pasto, l'arbitro, i guardalinee e i loro conoscenti hanno lasciato il ristorante intorn o alle ore 23; io sono rimasto ancora per una mezz'oretta. Tutto qui, solo una questione di buona educa zione. E poi un bel finale, moggiano anche quello: Le conclusioni del signor Rozzi sono offensive soprattutto nei riguardi dell'arbitro Pieri. Voglio sperare che il presidente dell'Ascoli si ren da conto d'aver preso una cantonata e sappia scusarsi. Altrimenti, nell'interesse mio e della Roma, do vr portarlo in Tribunale. Il testimoneinformatore della cena MoggiPieri l'avvocato Luigi Girardi, legale d ell'Ascoli calcio. Il quale racconta i fatti in modo ben diverso dalla versione fornita da Lucianon e. Sabato sera, verso le ore 23,45, insieme al consigliere dell'Ascoli Sabatini, al geometra Lattanzi e a un amico romano,

sono entrato nel ristorante in questione, riferisce il legale ascolano. Abbiamo do vuto aspettare un po' per trovare posto, poi ci hanno fatto accomodare in una saletta in fondo [ci o in una saletta appartata, ndr]. Essendo io il legale dell'Ascoli, mentre ci stavamo sedendo mi hanno detto: dietro al vostro tavolo c' un dirigente della Roma, Luciano Moggi, vostro avversario di dom ani - seduto con l'arbitro Pieri. A quel punto mi sono girato e ho visto Moggi e Pieri con al tri due o tre individui. Verso l 1,15 nel ristorante arrivato il segretario dell'Ascoli, Leo Armillei, che ha raggiunto il tavolo di Girardi. Quando Armillei ha guardato verso il tavolo di Moggi e Pieri, tutti loro si sono alzati precipitosamente e sono usciti in gran fretta dal ristorante. Dopo qualch e minuto, Moggi rientrato da solo, ci ha raggiunto e ha salutato Armillei chiedendogli chi fosse ro quelle persone sedute al tavolo con lui, cio noi, e Armillei ha risposto che eravamo suoi amici. Poi Moggi se n' andato. Di fronte a questa situazione che mi apparsa anomala, ho invitato il seg retario della societ a riferire al presidente Rozzi. L'avvocato Girardi precisa ancora: Durante la cena, durata almeno un'ora e mezza, cio fino a quando non entrato nel ristorante Armillei che essi conoscevano, al tavolo di Pi eri e Moggi c' stata sempre viva cordialit. Quando l'arbitro e gli altri, che Armillei ha ricono sciuto nei guardalinee, se ne sono andati in tutta fretta e Moggi rientrato per salutare, anche noi ci siamo alzati per andarcene. Era, ripeto, l'1,15 circa. E poich nel frattempo anche fra di noi si e ra aperta una discussione in merito al da farsi di fronte a un fatto cos, il proprietario del l ocale ci si avvicinato dicendosi dispiaciuto di averci fatto accomodare proprio in quella saletta. Ques ti sono i fatti come sono realmente accaduti. Del resto difficile credere a un Moggi che cena solitario, di sabato sera, nella saletta riservata di un ristorante. Tanto quanto difficile credere a una terna arbitrale che, nella s tessa sera e alla stessa ora, capita per caso nello stesso ristorante e nella stessa saletta appartata Inf atti la testimonianza dell'avvocato Luigi Girardi - che sbugiarda Lucianone perfino in fatto di orari - viene pubblicata dal "Messaggero" il 28 novembre, e Moggi si guarda bene dal contestarla. Memore dei trascorsi ferroviari, Paletta ha un debole per i fischietti, e aspira al ruolo di manovrat ore. 3 - Continua Dagospia 11 Maggio 2006 LUCIANONE CIECO E SORDO

All'inizio del 1980 Moggi lascia la Roma, ma non se ne va lontano: come ogni mer cenario che si rispetti, passa direttamente alla concorrenza, all'odiata Lazio di Umberto Lenzi ni. I contorni del trasloco di Moggi da una sponda all'altra del Tevere non possono che essere sfum ati, nebulosi, ambigui. Il personaggio, infatti, gi doppio e triplo, gi aduso a muoversi nell'omb ra e pro domo sua. Comincia a lavorare per la Lazio in maniera ufficiosa, mentre si vocifera c he stia per essere ingaggiato dal Napoli; poi, nel successivo maggio, viene ufficializzato come nuo vo "direttore sportivo" della societ laziale. Un mestiere inedito, questo: una specie di "media tore", di trait d'union fra il presidente e i giocatori, un mestiere inventato p roprio da Moggi. Un ruolo perfettamente consono al suo inventore: quello del supermanagermaneggione che affronta e risol ve i pi delicati problemi interni della squadra, che anticipa i rivali nel calciomercato, che coc cola i giocatori, blandisce gli arbitri, si arruffiana i giornalisti a colpi di omaggi e gentili p ensieri... Un vero factotum del presidente, schierato in primissima linea. Il momento in cui Lucianone fa il saltafosso capitolino coincide con l'infittirs i delle voci che parlano di un calcio italiano ammorbato dalle scommesse clandestine, dal "Totone ro". Fin da gennaio, il quotidiano romano "Il Messaggero" va scrivendo di scandalo delle scom messe, e denunciando che la credibilit del Campionato scossa da voci che danno per possibil e la manipolazione dei risultati con la collaborazione attiva degli stessi calciatori; secondo il quotidiano romano, fra le partite pi chiacchierate ci sono MilanRoma di Coppa Italia e MilanLazio del 6 gennaio, il cui risultato sarebbe stato manipolato. Le voci c orrono da mesi, e i sospetti si appuntano in particolare sulla Lazio, cio la nuova squadra di Lucianone. Domenica 23 marzo 1980, con un blitz della Guardia di finanza in sei stadi di se rie A subito dopo la fine delle partite, scoppia il primo grande scandalo del calcio italiano moderno . Sei sono le squadre coinvolte nella megatruffa delle scommesse clandestine e delle partite truccate su cui indagano i sostituti procuratori romani Ciro Monsurr e Vincenzo Roselli, che hanno disposto l'operazione giudiziaria: Milan, Perugia, Avellino, Genoa, Palermo, e soprattutto Lazio. Dura nte il clamoroso blitz i finanzieri arrestano ben quattro giocatori laziali: Giuseppe Wilson, Bru no Giordano, Massimo Cacciatori e Lionello Manfredonia. Tutta "colpa" di un fruttivendolo romano con l'hobby delle scommesse clandestine , il trentaduenne Massimo Cruciani, che il 1 marzo ha presentato un esposto alla Procura di Roma co ntro alcuni calciatori che gli hanno fatto perdere un sacco di milioni, tradendo la promessa di "addomesticare" i risultati di certe partite. Anche il suo amico Alvaro Trinca, 45 anni, titolare del ristorante "La

Lampara" della centralissima via dell'Oca - dove ogni gioved sera lo scaramantico presidente laziale Umberto Lenzini va a cenare con mezza squadra e qualche diri gente, e dove sono soliti ritrovarsi i giocatori della Lazio - ci ha rimesso un bel po'"di quattrini. La notizia dell'esposto di Cruciani viene spifferata da una provvidenziale gola profonda al "Corriere dello Sport", che la pubblica l'indomani (2 marzo), compromettendo cos gran parte dell'inchiesta. Ma quello che fa in tempo a emergere ha comunque dell'incredibile: giocatori di grido, e miliardari, che si vendono le partite per qualche decina di milioni, spesso d'accordo con i loro dirigenti, talvolta scommettendo sulla sconfitta della propria squadra. Alla fine la Lazio e il Mila n verranno retrocessi in serie B dalla giustizia sportiva, che squalificher quasi tutti i giocatori tir ati in ballo da Cruciani e Trinca, per un totale di 56 anni di astinenza forzata dai campi di gioco". Tra i deferiti dall'ufficio indagini della Federcalcio c' anche il direttore sportivo del Bologna Riccardo So gliano, ex calciatore del Milan e ottimo amico di Moggi. In questo scandalo epocale che scuote il mondo del calcio italiano fin dalle fon damenta, e che ha in alcuni giocatori laziali il suo epicentro, Lucianone non c'entra niente: il nome di Moggi, infatti, non comparir una sola volta nelle migliaia di carte processuali, e neppure nei monume ntali faldoni raccolti dal capo dell'ufficio indagini della Federcalcio Corrado De Biase, nean che in veste di testimone. Ed naturale, visto che Lucianone arrivato alla Lazio quando gi la toto truffa era in corso, e da tempo. Certo strano che l'ex ferroviere, gi cos ambientato nelle retro vie del calcio, gi cos ricco di agganci e rapporti e contatti, gi cos occhiuto orecchiuto nell'ambie nte, non abbia mai sentito niente, non abbia mai saputo niente. Anche perch, in quei primi mesi del 1980, sono in molti a sapere, o almeno a sospettare. A cominciare dallo stesso allenat ore della Lazio, Bob Lovati, passando per il medico sociale Renato Ziaco e il segretario generale Fer dinando Vona. Del resto, come si potr leggere nella sentenza del Tribunale di Roma sullo scanda loscommesse, gi nel gennaio 1980 alcuni quotidiani... iniziavano a pubblicare vistosi servizi g iornalistici su una vasta e ramificata attivit di scommesse clandestine sulle partite di calcio, con possibili alterazioni dei risultati concordate tra calciatori e gestori delle scommesse. Strano che Luc ianone non sappia niente, non abbia sentito niente, non abbia niente da dire, perch lui nel calcio ci vive e del calcio romano sa tutto: ha molti amici nelle redazioni dei giornali e degli uffici dell a Federazione, conosce bene e anche benissimo giocatori, allenatori e presidenti... Trinca e Cruciani - aggiunge il Tribunale - hanno frequentato assiduamente gli allenamenti della

Lazio a Tor di Quinto, i ritiri prepartita tanto a Roma (la squadra biancazzurra si ritirava a Villa Pamphili alla vigilia di ogni partita casalinga) quanto in trasferta. Una sera lo stesso difensore laziale Wilson a confessarlo - Cruciani aveva raggiunto la Lazio in albergo alla vigilia di MilanLazio del 6 gennaio 1980 per consegnare un assegno di 15 milion i a Cacciatori. E Maurizio Montesi - uno dei calciatori laziali estranei allo scandalo - racconta ai giudici le ava nces di Cacciatori per indurlo a partecipare alla combine: profferte che lo avevano disgustato al punto da indurlo a simulare un infortunio d'accordo col medico sociale Ziaco (che in tribunale conf erma tutto) per non giocare l'indomani la partita truccata contro il Milan. 4 - Continua Dagospia 15 Maggio 2006 In pratica Moggi, gi con le mani in pasta in diverse societ, gi con le antenne "dri tte e sensibili" che si sempre vantato di avere, risulta essere ignaro di tutto. Per mesi e mesi calciatori di varie squadre si sono venduti le partite, hanno finto di sbagliare gol e di non riusci re a impedire le reti degli avversari, hanno giocato "a perdere" o "a pareggiare", hanno incassato ass egni e frequentato bookmaker all'amatriciana. Da mesi e mesi il mondo del calcio era scosso da stra nezze, ambiguit, maneggi, le voci si rincorrevano ricche di dettagli, ma lui, l'onnipresente e on nisciente Lucianone, non ha mai sentito niente, non s' mai accorto di niente, non ha mai sospettato ni ente. Anche perch nessuno lo ha interrogato Le conseguenze dello scandalo, per la Lazio, sono devastanti: la giustizia sport iva la retrocede in serie B e ne squalifica alcuni dei giocatori pi rappresentativi. Il verdetto cogl ie Lucianone, ormai ufficialmente direttore sportivo, in mezzo al guado. Ma lui non tipo da scoraggi arsi, anzi proprio nelle avversit e negli scandali che d il meglio di s. Il nuovo allenatore Ilario Castagner, prenotato da Moggi per la nuova stagione l aziale, gli chiede di ingaggiare il centrocampista della Nazionale olandese Willy Van de Kerkhof. Luci anone l'accontenta subito, solo che - forse per sbaglio, forse per risparmiare - compr a un altro Van de Kerkhof, il fratello Ren, anche lui della Nazionale olandese, ma attaccante. L'ar rivo di Ren Van de Kerkhof a Roma, per la presentazione ufficiale alla stampa, coincide con la n otifica della retrocessione in B della Lazio. In serie B i calciatori stranieri non possono gi ocare, e comunque non in serie B che il campione olandese vuole finire la sua carriera; cos gira i tacc hi e se ne torna in Olanda senza neppure incontrare i giornalisti. L'esordio ufficiale del general m anager Lucianone Moggi in casa della Lazio non potrebbe essere pi sciagurato.

Intanto, in coda allo scandaloscommesse, fa scalpore la denuncia dell'avvocato v icentino Ugo Dal Lago (che da anni assiste squadre e calciatori in vari processi, sportivi e non) , il quale dichiara fra l'altro ai magistrati: Seppi dal presidente dell'Ascoli Costantino Rozzi che circ olavano voci circa l'interessamento del presidente della Federcalcio Artemio Franchi [che un anno p i tardi risulter tra -gli affiliati alla Loggia P2, ndr] e dell'allora presidente della Repubblica Gi ovanni Leone per la salvezza della Lazio. Nell'occasione, Dal Lago cita anche le confidenze del direttore sportivo del Bre scia, Nardino Previdi, su presunti condizionamenti di alcune partite a opera dell'arbitro fiore ntino Gino Menicucci. Raggiunto da comunicazione giudiziaria (e in seguito prosciolto da tut te le accuse), Menicucci replica con una querela. Previdi viene addirittura arrestato per retic enza, dopo aver negato di aver detto le cose riferite da Dal Lago. Secondo l'avvocato veneto, Pr evidi gli aveva parlato di presunti debiti di gioco di Menicucci, la qual cosa rendeva l'arbitro particolarmente vulnerabile sul piano patrimoniale: fatto peraltro noto - sempre secondo i de re lato di Dal Lago - ad almeno dieci direttori sportivi, tra cui quello del Parma, Borea, e quello del Na poli, Vitali. Previdi aggiunse che sul piano tecnico Menicucci arbitrava molto bene e che, quando non c'era niente da guadagnare, arbitrava in modo eccellente. D'altra parte, per via di un suo dirige nte che aveva regalato un orologio proprio a Menicucci (alla vigilia della partita casalinga c ol Milan nel campionato 1974-75), il Foggia era stato penalizzato di 6 punti e di conseguenza era retrocesso in serie B. La stagione 1980-81 della Lazio retrocessa in serie B per lo scandalo del "Totot ruffa" un calvario. Il presidente Lentini si ammala, e la societ allo sbando. Non vengono pagati i "p remi partita" ai calciatori, e gli stessi stipendi, nel dicembre 1980, cominciano a essere versat i in ritardo, perfino con assegni a vuoto. La squadra, per protesta, proclama un clamoroso sciopero: s enza stipendio, i calciatori laziali minacciano di non entrare in campo. Di questa caotica situazione Lucianone tenta di approfittare per ottenere pieni poteri dalla dirigenza. E per agevolare la propria investitura, non esita a schierarsi dalla parte della societ inadempiente e contro i giocatori protestatari: Di scioperi non ne voglio neanche sentir parlare !, tuona, e aggiunge minaccioso: Ho gi convocato la squadra Primavera! - se non giocheranno i t itolari in sciopero, lui mander in campo i ragazzini... Ma tanto zelo non viene adeguatamente ripagato. Nel febbraio 1981, infatti, la d irigenza laziale

affida pieni poteri all'ex arbitro Antonio Sbardella. Per Moggi uno schiaffo, un 'onta, una mortificazione. La sua reazione tipica del personaggio: Mi sento come un cane bas tonato, dichiara. Se la societ in una situazione catastrofica non certo colpa mia. Comunqu e, fino alla fine dell'anno la direzione della squadra spetta a me. Dopo vedremo: se qualcuno sar stato pi bravo di me, o se non mi sar pi possibile lavorare, me ne andr in punta di piedi co me sono arrivato, anche se ho un contratto triennale. Naturalmente anche in questa circo stanza la societ si comportata male con me... Avrei potuto essere avvisato prima, dell'arrivo di Sba rdella, invece di saperlo dai giornali! I rapporti nella Lazio non sono leali, sembra che ci siano dei partiti [fazioni, ndr], qualcuno mi ha visto amico di qualcuno, mentre io sono amico di tutti. Al termine del campionato 1980-81, la Lazio rimane in serie B. Nell'estate 1981, in pieno calciomercato, Lucianone perde le staffe: Io alla Lazio sono solo il fedele esecu tore di quello che mi viene ordinato, poi avverte: Sia chiaro che nessuno mi dovr ritenere responsabil e della campagna acquisti della Lazio!. evidente che stato completamente scavalcato ed em arginato. La sua carica di direttore sportivo laziale si ridotta a pura etichetta. Roma per Moggi, ormai una seconda pelle. Il toscano di Monticiano ha assorbito p erfino la parlata romanesca. Tutti i rapporti che potevano servirgli li ha gi allacciati. Ma le squ adre, nella capitale, sono soltanto due: la Roma e la Lazio. E lui le ha gi cavalcate entrambe. Gli occ orre una nuova sponda, un nuovo palcoscenico. Fra i tanti amici romani di Lucianone c' Ezio De Cesari, vicedirettore del "Corri ere dello Sport", toscano come lui. proprio De Cesari che gli d l'imbeccata giusta: il Torino calci o, ceduto dal vecchio commendatore dello scudetto, Lucio Orfeo Pianelli, a Sergio Rossi, un ma nager che guida la Comau (una societ dell'indotto auto, area Fiat). Torino una piazza meno tumult uosa, pi discreta, l'uscita di sicurezza ideale dal vicolo cieco di Roma. Un'occasione im perdibile per salvare la faccia. Il Torino di Rossi una societ dalle rinnovate ambizioni ma di scarso r ischio: se vince un miracolo, se perde nessuno si scandalizza. Cos, nell'aprile 1982, mentre la La zio lotta per la promozione, Moggi in serie A ci ritorna per i fatti suoi: come direttore sportiv o del Torino. 5 - continua Dagospia 16 Maggio 2006 A CAVALLO DEL TORO Lucianone alla corte granata non ci arriva da solo. Nella primavera del 1982 il

nuovo presidente del Torino, Sergio Rossi, nomina amministratore delegato della societ tale Luciano Ni zzola, un avvocato che gli d una mano nelle cause civili della Comau. Cuneese di Saluzzo, e x alpino, anche Nizzola come del resto Rossi di calcio capisce poco e niente. Cos Lucianone, unic o intenditore della compagnia, potr fare il bello e il cattivo tempo. I due Luciani legano subito, se l intendono a meraviglia e diventano amiconi insep arabili: nell ambiente li chiamano il Gatto e la Volpe (chi dei due sia la volpe, facile da c apire). Di giorno lavorano a stretto contatto. La sera fanno le ore piccole nei ristoranti sulla collina di Chieri (dove abita Nizzola) o nel centro di Torino, per lunghe partite a poker o a scop one. A Torino, Moggi cambia un altra volta pelle. Smette i panni romaneschi e provincia li e si inventa un look pi sobrio e manageriale. Capisce la crescente importanza della tiv, e fa i l possibile cio poco per riverniciare la propria immagine. Si sottopone perfino a una dieta ferr ea, e comincia a indossare abiti che almeno nelle intenzioni dovrebbero attagliarsi meglio a un r ispettabile e telegenico manager pallonaro. Anche l occhio, si sa, vuole la sua parte. Ma oltrec h alla forma, il nuovo direttore del Toro bada soprattutto alla sostanza. Cos si reca a Sarajevo, e il 29 aprile annuncia di avere ingaggiato la stella jugoslava Safet Susic. Peccato che anche l Inter sostenga di aver acquistato quello stesso giocatore. In effetti, si scopre che Susic ha firm ato due contratti, sia con l Inter, sia col Torino. La seconda prodezza di Lucianone in casa Toro del maggio 1982. Moggi tratta l acqu isto del centravanti del Catanzaro Carlo Borghi. Raggiunto l accordo con il giocatore e con la societ calabrese, si passa alla stesura del contratto. Lucianone non mai stato un gran conoscitore dei regolamenti, da buon italiano li considera inutili perdite di tempo. E bench si f regi del titolo di direttore sportivo, in quella circostanza dimentica che i contratti di ingaggio per la stagione successiva non possono essere sottoscritti prima del luned che segue la conclusio ne del campionato. Il torneo termina domenica 16 maggio (vincer la Juventus fra roventi polemiche, staccando la Fiorentina di un solo punto all ultima giornata): il contratto fra il Torino e il Catanzaro per Borghi porta invece la data del 14 maggio. Salva la frittata un provvidenzia le intervento del segretario generale della societ granata, Federico Bonetto, che ritocca la data s ul documento: Se presentiamo il contratto cos, ci mettono tutti sotto inchiesta.... Il Torino cede poi al Catanzaro il mediano Giacomo Ferri, ma l affare si complica perch il giocatore non accetta il tr asferimento. E,

secondo il presidente calabrese Adriano Merlo, quel gran rifiuto avviene su istig azione della dirigenza del Torino, in particolare di Luciano Moggi. Alla fine la trattativa sfuma. A giugno, Moggi e Nizzola volano in missione in S pagna nello stesso periodo del Mundial di Enzo Bearzot, a caccia di un grande campione da portare s ubito al Torino del danaroso e impaziente neopresidente Rossi. E non tornano certo a mani vuote. Il fuoriclasse scovato da Gatto e Volpe a Torremolinos, nel ritiro bunker dei campioni del mond o, un argentino di nome Patricio Hernndez, detto Pato. Un mezzo brocco, ma Lucianone lo spaccia a i quattro venti come un fuoriclasse della Nazionale argentina, il viceMaradona . Anche perch l operaz ione costa al Torino la rispettabile cifra di lire 5 miliardi. L inganno dura poco: ogni volta che la Nazionale argentina deve sostituire il Pibe de oro, manda in campo Valencia, o Caldern, o Barbas. Hernndez mai: resta sempre in panchina. E il povero presidente granata ha dovuto sborsare per quel Carneade di Pato quanto ha speso il Napoli per l olandese Krol, e l Inter per l austriaco Prohaska; per non parlare di Michel Platini , il genio francese comprato dalla Juventus per appena 150 milioni in pi... Da dirigente del Toro la notoriet di Lucianone cresce ancora. E intorno a lui chi ss perch crescono anche i sospetti. Piccolo esempio: il dopopartita di PisaTorino (vinta dai granata per 1-0), il 2 gennaio 1983. Infuriato per un plateale calcio di rigore negato dall arbitro romano Vittorio Benedetti alla sua squadra, il presidente del Pisa Romeo Anconetani sparacchia d ichiarazioni di fuoco contro Moggi, che accusa di avere condizionato l arbitro. Scrive il quotidiano La Nazione: Luciano Moggi, ex capostazione, approdato chiss c ome nel mondo del calcio, dipinto da Anconetani (ma non soltanto da lui...) come persona ggio potentissimo in quel di Roma, dove guarda caso risiedono i massimi vertici del m ondo arbitrale. E l arbitro di PisaTorino proveniva proprio dalla Capitale. Sono tempi difficili, que lli, per il nuovo Torino di Rossi, Nizzola e Moggi. Il pubblico si allontanato dalla squadra, non sopporta la mezza classifica dopo avere lottato per cinque stagioni alla pari con la Juventus per lo scudetto. Il Toro, nel campionato 1981-82, ha rischiato la retrocessione in serie B, e si salvato in extremis solo grazie all abilit di un allenatore emergente, reduce da una tormentata esperie nza al Milan: Massimo Giacomini. Ma Giacomini, per la stagione 1982-83, passa al Napoli. Cos Mo ggi decide di assumere Eugenio Bersellini, che ha esaurito il suo ciclo nellInter: Lucianone gl i promette mari e monti, ma poi gli affida una squadra appena decente. E il campionato dei granata

lascia molto a desiderare. All epoca i postiUefa riservati ai club italiani sono solo due, e quan do a fine stagione il Torino ne viene escluso, Bersellini diventa il capro espiatorio. Il quotidiano T uttosport pubblica una tabella per dimostrare come le squadre allenate da lui crollino puntualmente nel girone di ritorno. Il tecnico s infuria, ma i cronisti che seguono la squadra negli allenamenti al vecch io e glorioso stadio Filadelfia gli spiegano che il quotidiano sportivo torinese diretto Piero Dardan ello, uno dei migliori amici di Moggi. Infatti, dopo l avvertimento a mezzo stampa, Bersellini v iene puntualmente licenziato. Liberatosi dell incolpevole Bersellini, Moggi ingaggia Gigi Radice. Un ritorno pie no di significati: l allenatore dello scudetto granata del 1976, strappato alla Juventus dopo una rin corsa travolgente. L unico scudetto degli ultimi 35 anni in casa Toro, che fa di Radice uno dei miti della tifoseria granata. E in effetti i risultati non si fanno attendere: il Toro chiude il camp ionato 1982-83 all ottavo posto in classifica, quello 1983-84 al quinto, e quello 1984-85 (vinto a sorpresa dal Verona di Osvaldo Bagnoli) al secondo. Un secondo posto pieno di rimpianti: sare bbe bastato qualche piccolo ritocco, per esempio un portiere appena migliore di Silvano Mart ina, per battere il Verona dell Osvaldo, amico sincero di Radice e, come lui, nato in quella grandiosa fucina di allenatori che stato il Milan degli anni Cinquanta e Sessanta. Mentre fa il direttore sportivo del Toro, Moggi si fa anche gli affari suoi. E a llarga il proprio raggio d azione, spingendo alcuni amici danarosi a entrare nel mondo del calcio: il caso di Alvaro Amarugi, un imprenditore maremmano gi presidente del Grosseto, che sollecitato da Lucianone acquista il Cagliari. Moggi, con Amarugi presidente cagliaritano, realizza numer ose operazioni: emblematico il caso di un giocatore che va e torna dalla Sardegna a Torino, il c entrocampista Danilo Pileggi, ceduto e poi riacquistato due volte dalle due societ in un pingpo ng incomprensibile. Il Cagliari nel 1983 finir in serie B, Amarugi ci rimetter svaria ti miliardi e sar poi costretto a farsi da parte sull onda dell impopolarit dilagante presso i tifosi c agliaritani. Morir qualche anno pi tardi dimenticato da tutti. I primi anni Ottanta sono gli anni d oro del calciomercato, e Moggi si muove in qu ell ambito come un padrino riverito e sempre pi potente. Per gli amici, e per gli amici degli ami ci, diventa un gigantesco ufficio di collocamento ambulante: allenatori, dirigenti, procuratori , calciatori disoccupati o male in arnese, vanno da lui a postulare, e lui trova una sistemaz ione per tutti, una soluzione a ogni problema. All inizio del 1985, mentre i granata si avviano a chiu

dere il campionato al secondo posto, Moggi stipula col Torino un nuovo contratto triennale: Luciano ne sar il direttore sportivo granata fino al 1988. A fine stagione, un referendum fra i lettori del settimanale Guerin Sportivo gli assegna il premio di direttore sportivo pi abile. 6 - continua Dagospia 17 Maggio 2006 I due Luciani il Gatto e la Volpe fanno bene al Toro. E i tifosi granata, dopo i l secondo posto, cominciano a crederci: ora vogliono lo scudetto, e pretendono una campagna acqui sti adeguata all obiettivo. Lucianone punta ad assicurarsi il forte attaccante dell Inter Aldo Se rena, ma stavolta la Juve pi scaltra e arriva prima. Per colui che passa come il re del calciomerca to uno smacco bruciante. E tenta di rimediare con un comunicato: Il Torino calcio rende noto, p er doverosa informazione verso i tifosi, che tutti gli sforzi effettuati per ingaggiare il g iocatore Aldo Serena sono stati vanificati dai rapporti instauratisi fra Inter e Juventus, che hanno reso assolutamente impossibile alla societ il raggiungimento del proprio obiettivo, nonostante la di chiarata disponibilit del Torino a corrispondere il prezzo richiesto dal calciatore. Ma l ira dei tifosi granata per il mancato ingaggio di Serena si abbatte ugualment e sulla dirigenza del Torino. Si radunano a centinaia davanti alla sede della societ, sbandierano u no striscione con scritto: RossiNizzolaMoggi ora di finirla, i tifosi del Toro non sono dei pirla!, e scandiscono slogan il pi urbano dei quali definisce la triade Servi degli Agnelli. Per i tifosi del Toro, infatti, al danno del mancato arrivo di Serena si unisce la beffa dell ingaggio dell attaccan te da parte dell odiata Juve. Nel campionato 1985-86 il Torino rimedia un modesto quinto posto , ma quel che peggio che la Juventus vince lo scudetto. Per cui la tifoseria granata accentua l ostilit verso il presidente Rossi e verso il direttore sportivo Moggi. Nell autunno 1986, alla ripresa del campionato, molti dei sostenitori del Toro dis ertano le partite della squadra in segno di protesta. Nella societ granata la situazione si fa crit ica. Mentre la squadra in campo traccheggia, il presidente Rossi comincia a meditare di passare la mano . I veri reggenti sono i due Luciani Moggi e Nizzola che, interpellati dalla stampa circa le voci di un cambio di propriet, dichiarano: Noi non ne sappiamo niente. Crescono anche le tensioni fra Lucianone e l allenatore. Gigi Radice una persona s eria, e non sopporta lo stileMoggi. Di Lucianone, in particolare, non gradisce le promesse n on mantenute, le operazioni di mercato avviate e non concluse, e soprattutto il rapporto privileg

iato che il direttore sportivo intrattiene con alcuni giocatori. Un rapporto scorretto e ambiguo, che crea problemi all allenatore e che non giova alla compattezza della squadra. il caso del fuoricl asse brasiliano Junior, che Moggi ha comprato nel 1984 su richiesta di Radice, e che l allenatore ha trasformato nel cardine della squadra: Lucianone, per, lo gestisce come cosa sua. Un giorno l allen atore vieta a Junior di partecipare al famigerato Processo del Luned condotto dal giornalista A ldo Biscardi uno dei pi fraterni amiciconfidenti di Moggi. Informato in tempo reale dell accaduto, Lucianone dimostra subito all allenatore chi comanda: sequestra Junior e lo costringe a viva forza a intervenire nel programma dell amic o Aldo. Logico che i rapporti fra giocatore e allenatore si deteriorino. Pochi giorni dopo, sos tituito durante una partita, Junior inveisce contro Radice, il quale dichiara: Io sono un allenatore, non un assistente sociale. Il brasiliano ribatte a muso duro: Se io ho bisogno di un assistente soci ale, lui ha bisogno di uno psichiatra. Nella classifica finale del campionato 1986-87, il Torino moggiano si piazza all u ndicesimo posto. La tifoseria ritorna sulle barricate. Vendete il meglio senza comprare noi la dom enica andremo a sciare!, scandiscono gli ultras sotto la sede granata. E gi insulti e sberleffi pe r Rossi e Moggi. Nizzola tenta una patetica difesa d ufficio: Grazie alla gestione portata avanti da l cavalier Rossi, il Torino una delle societ pi solide del calcio italiano. E il direttore sportivo Luc iano Moggi ha la piena fiducia del presidente e del consiglio di amministrazione. Ma la contestazi one dei tifosi non si placa: il sabato pomeriggio, lo stadio Filadelfia un solo grido: Moggi! Moggi! Quanti soldi rubi oggi?!. L ex ferroviere capisce che meglio cambiare aria. E a fine maggio 1987, bench il su o contratto scada nel 1988, lascia il Toro. Difficolt ambientali e di lavoro sorte negli ultim i tempi nell assolvere le mie funzioni non mi permettono di continuare la collaborazione c on il Torino, comunica alla stampa. Poi aggiunge sibillino: Sono comunque disponibile per dare ancora una mano, se mi sar richiesto. Un ora dopo, Sergio Rossi lascia la presidenza della soci et granata. Beppe Dossena, regista e bandiera della squadra, commenta: stato Moggi a informar mi che il Torino ha cambiato padrone, ma non ho capito perch anche lui se n andato. Lo si capi r nel giro di pochi giorni, quando il Napoli di Ferlaino e Allodi fresco vincitore dello sc udetto 1986-87 grazie a Maradona annuncia ufficialmente il nome del suo nuovo direttore sportivo: Luci ano Moggi.

Il presidente partenopeo Corrado Ferlaino deciso a fare le cose in grande. Il Na poli, che ormai la quarta potenza italiana in materia di tifo (alle spalle della Juventus e delle d ue milanesi), nella nuova stagione dovr difendere lo scudetto e disputare la Coppa dei campioni. Inso mma, urgono rinforzi, sia in campo sia fuori. Cos, dal Brasile arriva sotto il Vesuvio, a suo n di miliardi, il centravanti della Nazionale carioca Antnio Careca; e da Torino approda, a colpi d i centinaia di milioni, il direttore sportivo Luciano Moggi. Del resto, Italo Allodi molto mala to, e il suo facente funzioni Pierpaolo Marino troppo giovane; Moggi, allievo di Allodi, ormai molto pi potente di lui: si mormora che eserciti addirittura qualche influenza su alcuni arbitri. Il discepolo ha superato il maestro. 7 - continua Dagospia 19 Maggio 2006 A Napoli, Moggi c era gi stato una volta, pi di vent anni prima: in viaggio di nozze, con la fresca sposa Giovanna, 60 mila lire in tasca e una scassatissima Fiat 600 comprata a ra te. Nel giugno 1987 ci ritorna da miliardario, a bordo di una fiammante Mercedes. Stavolta intenzion ato a mettere radici: di l a poco comprer una splendida villa sulla collina di Posillipo con vista sul G olfo, dove manterr sempre la sua residenza, anche quando lascer la squadra partenopea. Sotto il Vesuvio Lucianone non ci arriva a mani vuote. Porta in dote al presiden te Ferlaino un grazioso cadeau, il terzino granata Giovanni Francini. Un giocatore al quale son o interessate varie squadre, compresa la Juve, e che la Roma vuole fortissimamente: il presidente gi allorosso Dino Viola (nemico giurato di Moggi) pronto a sborsare ben pi dei 5 miliardi offerti d al Napoli. Ma grazie a San GennaroLucianone, Francini si accasa a Napoli. Il Torino ci rimette un bel po' di denaro, la Roma perde un giocatore importante: l unico che ci guadagna Moggi, che si dimostra pi potente di tutto e di tutti. Anche del denaro. Al Napoli c un giovanotto di belle speranze, Luigi Pavarese, un tipo che ha fatto la gavetta come galoppino della segreteria dell Avellino calcio e che nel 1985 finito alla corte d i Ferlaino con i gradi di segretario. Pavarese diventa subito il braccio destro di Moggi, e fra i due nasce un sodalizio che lascer il segno. Chi invece non gradisce l arrivo di Moggi il general manager d ella societ partenopea Pierpaolo Marino, il quale bench invitato da Ferlaino a restare si dim ette perch, dice, i miei metodi sono diversi da quelli di Moggi. Lucianone non si scompone: Ho scelto di venire al Napoli perch l ambiente mi affasci na e perch

conosco Ferlaino da tantissimi anni, dichiara serafico, e sono qui per lavorare e non per litigare. So che il Napoli sotto gli occhi di tutti perch ha vinto scudetto e Coppa Italia, ma io sono un tipo coraggioso per natura. L allenatore partenopeo Ottavio Bianchi, un uomo dal caratte raccio leggendario: difficile che possa andare d accordo con un tipo come Moggi. Tanto pi che Lucianone come ha gi imparato a fare a Torino non sa stare al suo posto, si compo rta da vero e unico padrone della squadra. Infatti anche a Napoli comincia subito a scavalcare l allenatore allacciando rapporti diretti e preferenziali con alcuni giocatori. Primo fra tut ti il numero uno: Diego Armando Maradona, personaggio intrattabile, divo capriccioso e impossibile. Ma a nche con lui Lucianone riesce a entrare in perfetta sintona. Scaramantico come ogni buon napoletano, il presidente Ferlaino ha ingaggiato Mog gi a peso d oro non solo per la sua onnipotenza, ma anche per l alone di fortuna che si porta appr esso. Una fortuna che tuttavia non si manifesta nella calda giornata del 9 luglio 1987, quando l urn a di Ginevra decide il calendario del primo turno di Coppa dei campioni: il sorteggio accoppia subit o il Napoli al temutissimo Real Madrid, una delle favorite al successo finale. A settembre il Napoli affronta lo squadrone spagnolo, e ha l agio di giocare la pa rtita d andata in un Santiago Bernabeu deserto: l incontro, infatti, si disputa a porte chiuse per puni re le gravi intemperanze dei tifosi madridisti nella stagione precedente. Ma la squadra part enopea non sfrutta l occasione favorevole: fuori forma, rinuncia a giocare, e incassa due gol senza s egnarne nessuno. Dopo la partita, Moggi spalleggiato da qualche giocatore, come Salvatore Bagni l amenta provocazioni da parte degli spagnoli e apre il fuoco sul Real a mezzo stampa. Polemiche gratuite e strumentali, che Lucianone alimenta col preciso obiettivo d i far lievitare l attesa gi grande per la partita di ritorno. Al San Paolo, il Napoli per mezz ora pa drone dell incontro: va in gol con Francini, sfiora il raddoppio; ma sul pi bello, quando la rimonta sembra a portata di mano, subisce il pareggio di Butragueo. la fine del sogno eur opeo. Un duro colpo alla fama di portafortuna che accompagna Lucianone. Rimane il campionato, e il Napoli la squadra favorita per il nuovo scudetto. Anc he perch Maradona & C. hanno un solo possibile rivale: il Milan berlusconiano di Arrigo S acchi, che per parte male. Cos la squadra partenopea prende subito il comando della classifica, anche se il suo gioco non incanta. A Milanello, di tanto in tanto, l allenatore del Milan esterna le sue perplessit sul regolare andamento del torneo: confida addirittura di temere, pi del Napoli di Ma radona, il

direttore sportivo Moggi per la sua vicinanza al mondo arbitrale. Il fatto che la squadra diretta da Lucianone dispone del pi grande fenomeno calci stico in circolazione, Maradona, grazie al quale ha gi vinto il primo scudetto; ma il fuor iclasse argentino tanto genio in campo quanto sregolatezza fuori dal campo, praticamente ingoverna bile. Il problemaMaradona non esiste, proclama Moggi dopo l ennesima intemperanza del Pibe, l a verit che tutte le squadre vorrebbero avere il problema di gestire Diego. Lucianon e sa bene che anche le sue fortune di direttore sportivo partenopeo dipendono in gran parte da l piede dorato del fuoriclasse argentino. Ai primi di ottobre il Napoli perde 1-0 sul campo del Pisa. Ma subito inoltra re clamo perch, durante la partita, un piccolo oggetto metallico lanciato dagli spalti dello sta dio pisano ha colpito un suo giocatore, Renica. Moggi gi pregusta la vittoria a tavolino per 2-0, e la not izia che il giudice sportivo, prima di pronunciarsi, ha disposto un supplemento di indagine lo inner vosisce. Sono meravigliato... La giurisprudenza non lascia dubbi sull esito del verdetto, sibila Lucianone in veste di raffinato giurista. Il Pisa di parere opposto, e la polemica si fa rovente. Q uando infine il risultato del campo viene ribaltato con l assegnazione della vittoria al Napoli, i l presidente pisano Anconetani protesta: dice che una vergogna, e sostiene che il verdetto del giudice sportivo stato sollecitato da una campagna di stampa orchestrata a senso unico, alludendo a i tanti amici giornalisti di Lucianone. A novembre, piccolo giallo con polemiche. Alla vigilia della partita della Nazio nale contro la Svezia, che si giocher a Napoli, molte migliaia di biglietti, anzich essere messi in vendita nei canali ufficiali, finiscono nel giro del bagarinaggio e del mercato nero. Risult a che circa 10 mila tagliandi siano stati regalati dalla Federazione ai Napoli club per garantire all a Nazionale azzurra il calore del pubblico, a cominciare dai settori pi popolari. La polemica coinvolge i l Napoli, che ha smistato i biglietti, ma Lucianone perentorio: Noi del Napoli non centriamo nient e: ci siamo limitati alla distribuzione tecnica del carico dei biglietti. All inizio del 1988, il Napoli saldamente al comando della classifica, e di partit a in partita il suo vantaggio sul Milan che insegue al secondo posto tende ad aumentare: a fine marz o arriva a 4 punti. Ma, a partire da aprile, accade l incredibile. In tre domeniche consecutive , la squadra diretta da Moggi comincia improvvisamente a perdere punti su punti. Il vantaggio del Nap oli sul Milan si riduce da +4 a +1. Poi c lo scontro diretto, nella data storica del 1 maggio 1988. Il Napoli in

fibrillazione, met della squadra contro l allenatore Bianchi. E bench giochi la part itascudetto in casa, nella bolgia amica del San Paolo, perde l incontro (per 2-3) e lo scudetto. 8 - continua Dagospia 22 Maggio 2006 L inopinata dbcle del Napoli culmine di un rapido e inspiegabile crollo della squadr a suscita polemiche a non finire. Voci, sospetti, illazioni: si parla di partite combinate e di scudetto venduto. Poi, qualche anno dopo, un inchiesta giudiziaria per traffico di droga fornir alcun i elementi che potrebbero spiegare l inspiegabile. A tutta prima, i giocatori tentano di fare del l allenatore il capro espiatorio del clamoroso crollo partenopeo. La societ, invece, addossa tutte le c olpe a quattro giocatori (Bagni, Ferrario, Giordano e Garella), nessuno dei quali quando si dic e il caso! fra quelli che sono nelle grazie di Lucianone. La squadra, che da tempo mal sopporta quel galantuomo dal forte carattere che Ot tavio Bianchi, diffonde un incredibile comunicato contro l allenatore: una rivolta collettiva mai vista prima nel mondo del calcio. Il direttore sportivo Moggi che dovrebbe fare da trait d union f ra la squadra e la societ tace. In realt Lucianone, sotto sotto, sta dalla parte dei giocatori, mentr e il presidente Ferlaino sta con Bianchi. Cos la societ partenopea si limita a definire quella gra vissima iniziativa inopportuna, a dirsene rammaricata e a sollecitare una serena riflessione. Una presa di posizione ponziopilatesca voluta da Moggi, dal momento che il presi dente ribadisce la fiducia nell allenatore Bianchi. In perfetto stile andreottiano, Lucianone tenta di far quadrare il cerchio mediando tra Ferlaino che vuole tenere Bianchi, e la squadra che lo vuol e cacciare: lo fa attraverso una messinscena a base di colloqui a quattr occhi con tutti i giocatori , ricevuti uno a uno nel suo studio presso la sede del Napoli calcio, come se fosse un presidente del la Repubblica alle prese con le consultazioni. E mentre Moggi consulta i giocatori, la sede sociale presidiata dalla polizia: i tifosi, schierati con Bianchi e inferociti per la perdita dello scude tto e per l incredibile comunicato, inveiscono contro i giocatori in particolare contro i quattro capri espiatori al grido di venduti, traditori, pagliacci, ladri. Alla fine prevale la linea di Ferlaino, e l allenatore resta al suo posto. Pur con qualche perplessit per una situazione che rimane difficile e pericolosa, Bianchi accetta di rimanere, ma precisa: necessario che ci sia chiarezza da parte di tutte le componenti della societ Napo li... Ognuno deve fare il suo mestiere, senza tentare di fare il mestiere degli altri forse le orec chie di Lucianone

fischiano... Quanto all improvviso crollo della squadra, Bianchi dice di non esser e in grado di trovare una spiegazione, mi domando solo come sia possibile che una squadra come questa possa perdere 4 partite di seguito. Infine precisa che accetta di restare al Napoli sol o per il rapporto molto buono che ho col presidente Ferlaino. Il direttore sportivo non viene mai n ominato, come non esistesse. Invece Lucianone esiste, eccome, e si dedica ai quattro agnelli s acrificali, additati come responsabili del grande pasticcio e gettati in pasto alla tifoseria. La prima stagione di Moggi al Napoli dunque fallimentare. La squadra partenopea stata eliminata al primo turno dalla Coppa dei campioni, e ha perso Coppa Italia e scu detto in maniera indecorosa. Lucianone viene accusato di non aver saputo governare la situazione interna alla squadra, proprio lui che si vanta di fare spogliatoio. In quello spogliatoio nap oletano anarcoide e rissoso, con calciatori che sembrano giocare soprattutto contro l allenatore, Mogg i non ha saputo combinare niente. Colui che avrebbe dovuto rappresentare il valore aggiunto fuor icampo del Napoli si rivelato un incapace. Per Lucianone un brutto passo falso, un vero smacco per la sua immagine, anche se lui fa finta di niente, spaparanzato nella sua splendida vill avistamare a Posillipo, con codazzo di amici potenti sulla spiaggia di Capri. Il problema cruciale del Napoli ancora e sempre Maradona, perch l asso argentino si nonimo di gioie e dolori, vittorie e grattacapi, incassi e grane. Diego si allena quando g li pare, talvolta rifiuta perfino di seguire la squadra in trasferta. Fra capricci e polemiche, fa il bell o e il cattivo tempo, in campo e soprattutto fuori. Senza orari e senza regole, si d alla pazza gioia, tra donne e cocaina. Ma il suo enorme talento calcistico resta indispensabile per il Napoli e per Napoli . Nessuno in grado di governare le sue bizze, men che meno chi dovrebbe farlo, cio Moggi. Quando la stella del fenomeno argentino si sar spenta, Lucianone dir: Non ho mai sa puto niente di quello che faceva Maradona fuori dal campo salvo poi dichiarare l esatto contrar io: Se non lo avessi saputo, non sarei stato un buon dirigente... sapevo, ma avevo possibilit d i intervento limitatissime. Fuori dal campo, Maradona non era gestibile. Dunque, com ovvio, Mogg i sa tutto di quello che Maradona combina negli spogliatoi e soprattutto nella vita privata : anche perch Lucianone culo e camicia con molti giocatori napoletani, con i quali manterr rapp orti di grande confidenza anche in futuro (esempi: Massimo Crippa, Massimo Mauro, Ciro Ferrara) . Ma fa finta di niente, perch Maradona serve anche a lui. Pecunia non olet. Il fatto che lo spogliatoio partenopeo simile a un malfamato n ightclub, dove

circolano cocaina e sesso a volont. Vizi che porteranno Maradona sotto inchiesta sia penale che sportiva e lo costringeranno a espatriare prima che le cose si mettano davvero m ale. Ma Lucianone asseconda il campione argentino in tutti i suoi voleri e capricci. Trova perfino il modo di sistemare suo fratello minore, Hugo, all Ascoli dell amico Rozzi, solo perch Maradona si messo in testa di avere un altro campione in famiglia; in realt Huguito, come lo chiama qualche buo ntempone, un fior di brocco, gi scartato da squadre di mezzo mondo prima di approdare in Itali a. Nel bel mezzo della bolgia napoletana, Moggi non perde il vizietto di servire pi padroni, cio di farsi soprattutto gli affari suoi. Anche da Napoli, dunque, continua a fare da c onsulente dietro le quinte per le societ amiche: come il Taranto e la Salernitana, che dalla serie C salgono in B. Del resto, per Lucianone il Napoli una cosa, e la sua personale carriera affaristica un altra. Legarsi a tutti senza sposare nessuno uno dei suoi motti preferiti. Nell estate del 1988 Moggi tenta un primo riscatto d immagine attraverso la sua spec ialit, il calciomercato, dove ormai considerato The Boss. Alla fine, ancora una volta la Bo rsa del calcio si inchina davanti a Luciano Moggi: con due mosse dell ultima ora, il general mana ger del Napoli riuscito ad aggiudicarsi il granata Crippa e il brasiliano Alemo... Due botti arr ivati per ultimi, quelli che hanno fatto pi rumore, e come sempre a provocarli stato lui, il despot a del calciomercato. Nell ultima notte di mercato, Moggi volato con un aerotaxi fino a Madrid, si incon trato con il presidente dell Atltico Madrid Jess Gil y Gil, e ha comprato Alemo per circa 4 miliar di e mezzo. Come sempre, i botti di Lucianone Alemo e Crippa sono seguiti da lunghi str ascichi polemici. Firmato il contratto per Alemo, il presidente dell Atltico Madrid definisc e Moggi un despota con atteggiamenti da Humphrey Bogart nel ruolo di un gangster... Lui ven uto a Madrid con l idea che qui siamo tutti coglioni. Il direttore sportivo della Roma interessa to a comprare il granata Crippa, che per il Torino aveva definito incedibile, salvo cederlo subito dopo al Napoli di Lucianone commenta: stata confermata la coerenza e la moralit di certi personaggi. Concluso da par suo il calciomercato, Moggi nell agosto 1988 a Madonna di Campigli o, nel ritiro precampionato del suo Napoli. E l sfodera il pugno di ferro: non con Maradona o c on i giocatori amici suoi, ma con il difensore Moreno Ferrario. Gi incluso nel quartetto dei cap ri espiatori della rivolta antiBianchi e dello scudetto regalato al Milan, e quindi escluso dalla p reparazione estiva, Ferrario viene deferito dalla societ partenopea alla Commissione disciplinare del

la Lega calcio per avere rilasciato un intervista polemica. A quel punto il giocatore chiede la resci ssione del contratto che lo lega al Napoli. Il 23 settembre la Commissione disciplinare respinge le r ichieste di sospensione del giocatore avanzate dal Napoli, e condanna la societ partenopea a risarcirgli i danni. Lucianone monta su tutte le furie: un verdetto assurdo, una decisione senz a precedenti che ci lascia molto sorpresi... Vorr dire che in futuro, in situazioni del genere , daremo medaglie al giocatore anzich prendere altre decisioni. Poi annuncia un ricorso al Coni, un ric orso al Tar, e per non sbagliare anche una causa giudiziaria in sede civile. Un altra delle quattro vittime sacrificali di Moggi Salvatore Bagni, escluso dalla rosa e parcheggiato in attesa di essere ceduto. Dopo mesi di tiraemolla, a novembre Mog gi vende Bagni all Avellino, bench fino all ultimo sembrasse intenzionato a dirottarlo al Torino. La dirigenza granata messa di fronte al fatto compiuto attacca Lucianone. Il giocatore rivela : Mentre Moggi parlava in Tv di un mio passaggio al Torino, sapeva che io lo stavo aspettando i n un albergo di Caserta per firmare il contratto con l Avellino. Alla fine di gennaio 1989 l ex attac cante del Napoli Bruno Giordano terzo capro espiatorio ceduto da Moggi all Ascoli nell estate 1988 ri evoca la stagione precedente, quella dello scudetto regalato al Milan: Hanno dato alla gen te quattro nomi da accusare. La verit che qualcuno [Moggi, ndr] aveva gi deciso di liberarsi di noi a fine campionato... Ci hanno fatto firmare una dichiarazione [con su scritto] che non volevamo scendere in campo, ma non era vero: in cambio ci hanno promesso un aiuto, ci avrebbero tr ovato una sistemazione. E a proposito delle consultazioni moggiane: Moggi ha convocato i suo i giocatori al mattino, e ha dato un appuntamento a noi quattro nel pomeriggio. Abbiamo trovato la piazza piena di tifosi inferociti, e io ho detto a Moggi che quei trucchetti non li doveva fa re. I tifosi hanno individuato in noi dei colpevoli, ma credo che poi abbiano capito la verit. E anco ra: Poco tempo fa, dopo la sconfitta del Napoli all Olimpico, ho incontrato Moggi e gli ho chiest o: Chi l ha venduta, stavolta, la partita?; secondo l ex attaccante del Napoli, di quel periodo molte cose non si possono dire. Le dichiarazioni di Giordano inducono la Federazione ad aprire u n inchiesta. I giocatori del Napoli, per protesta, proclamano il silenzio stampa. Lucianone fa finta di niente. 9 - continua Dagospia 23 Maggio 2006 All inizio del 1989 il Napoli moggiano lotta testa a testa con l Inter per lo scudet to, ed in corsa per

la Coppa Uefa. Ma altre polemiche, con voci e sospetti, lo accompagnano come un om bra. A febbraio, per esempio, al termine di NapoliComo, i lariani sconfitti accusano l ar bitro, il quale ha ritenuto valido un gol fantasma di Careca e in pi ha espulso il giocatore Lorenzi ni costringendo il Como in inferiorit numerica. Abbiamo avuto contro anche l arbitro... Certe squadre f orti devono vincere per forza, dichiara il direttore sportivo della squadra lombarda. A marzo, per i quarti di finale di Coppa Uefa, si gioca NapoliJuve: vince il Nap oli grazie a un gol juventino annullato dall arbitro tedesco Kirschen, per un inesistente fuorigioco, durante i tempi supplementari. Nel dopopartita, l allenatore bianconero Dino Zoff accusa l arbitro d i avere influenzato il risultato. E il difensore juventino Pasquale Bruno dichiara: L arbit ro ha preso decisioni che non riesco proprio a spiegarmi. La Juve inoltra una protesta uffici ale, l Uefa apre una inchiesta interna, e Kirschen non arbitrer pi partite internazionali: evidente il sospetto di un arbitraggio irregolare. A maggio si gioca la finale di andata della Coppa Uefa tra Napoli e Stoccarda. V ince il Napoli, grazie a un inesistente calcio di rigore inventato dall arbitro greco Germanakos. Il presidente della squadra tedesca Gerard Mayer Vorfelder attribuisce la sconfitta all arbitraggio. L ar bitro ha visto episodi che nessuno ha visto, n in campo n sugli spalti, gli fa eco l allenatore, l ola ndese Arie Haan. Poche ore dopo la partita, alle 4 della notte, i giornalisti Roberto Becca ntini e Stefano Bizzotto (della Gazzetta dello Sport) vedono l arbitro Germanakos e i suoi due gua rdalinee rientrare in uno dei migliori alberghi di Napoli, l Excelsior, con tre avvenenti accompagnat rici: il metodoMoggi (ragazze squillo per gli arbitri) che verr poi replicato a T orino. Anche grazie agli aiuti arbitrali, il 17 maggio il Napoli conquista la Coppa Uef a, primo trofeo internazionale della storia partenopea e primo alloro vinto da Lucianone. Questa la migliore risposta a chi ci critica!, esulta Moggi, commosso fino alle lacrime. E durante l a premiazione riceve i complimenti del presidente della Lega calcio: il suo ex sodale torinist a Luciano Nizzola. Sul versante del campionato, l Inter ha ormai vinto lo scudetto con alcune giornat e di anticipo, visti i punti di vantaggio che ha sul Napoli. un finale senza storia. Ma la squadra di retta da Moggi riesce ugualmente a tenere accesa la fiamma del sospetto. A met giugno si gioca AscoliNapoli (la squadra marchigiana in lotta per non retro cedere in serie B). Il Napoli si presenta sul campo di Ascoli privo di ben sette titolari (compr eso Maradona), e durante la gara fa entrare in campo il secondo portiere, Di Fusco, schierandolo addirittura nel ruolo

di centravanti. Risultato: vince l Ascoli per 2 a 0, e il Torino, anch esso in lotta per non retrocedere, scatena polemiche e solleva sospetti sul gentile omaggio del Napoli alla societ p resieduta da Rozzi, buon amico di Moggi. La Federcalcio apre un inchiesta. Il Napoli ha sempre onorato i suoi impegni al meg lio delle sue possibilit, protesta Lucianone. Chi cerca di gettare fango su questa verit lo fa sol o per coprire gli errori gravissimi compiuti in passato durante la campagna acquisti [riferime nto al Torino, ndr], e dovr risponderne in altra sede... Il Napoli si riserva ogni azione a tutela della onorabilit della societ e della professionalit dei propri calciatori. Bench la stagione 1988-89 si stia chiudendo con il Napoli secondo in campionato e vincitore della Coppa Uefa, sotto il Vesuvio non c pace. Bianchi e Moggi, ormai, litigano pubblica mente. L attaccante brasiliano Antonio Careca dichiara: Non mi diverto pi: qui al Napoli og ni giorno c una polemica, e se la societ non interviene io me ne torno in Brasile. Allora Lucianone sfodera il suo miglior andreottismo: Io conosco Careca: attraver sa un momento di sconforto che superer presto. Anche Maradona, fischiato dagli spettatori durant e una delle ultime partite, si scatena: Quelli che mi hanno fischiato sono ignoranti e cretin i. Finito il campionato, Ottavio Bianchi esausto se ne v. Al suo posto viene ingaggiato Albert o Bigon, fedelissimo di Moggi. L estate 1989 tutta uno show MaradonaMoggi. Il fuoriclasse argentino tornato in Su damerica per le vacanze non si presenta al ritiro precampionato del Napoli, e non d pi noti zie di s. Lucianone butta acqua sul fuoco: Sono tranquillo: Diego e Coppola [il procuratore di Maradona, ndr] non mi hanno mai tradito, e non lo faranno neanche stavolta. Di settimana in settimana, Maradona da Buenos Aires annuncia e rimanda il suo ritorno in Italia. E Lucianon e, di settimana in settimana, si arrampica sugli specchi: Non sappiamo cosa sia successo a Diego, ma deve avere dei problemi seri, forse di natura psicologica... Io e Diego abbiamo un ottimo rappo rto personale, per cui io, nonostante tutto, sono convinto che ritorner fra noi al pi presto. Maradona per sostiene di non poter tornare in Italia perch a Napoli ha ricevuto mi nacce telefoniche e altri pesanti avvertimenti. Lucianone fa lo stupito: Noi, di queste minacce, non ne sapevamo niente. Qualche giornale scrive di camorra e di droga, ma Lucianone come Alice nel Paese delle meraviglie: Il Napoli non era a conoscenza di ci, e abbiamo ritenuto n ostro dovere informarne immediatamente gli organi di polizia. Il tiraemolla prosegue per tutto il mese di

agosto. Maradona: Io continuo ad andare d accordo con Moggi, ma non vado pi d accordo con il presidente Ferlaino, per cui non torno... Moggi una persona eccezionale, straord inaria, ma in questa faccenda non pu fare niente per risolverla... solo Ferlaino che pu risolver la. Lucianone compiaciuto ma fa finta di arrabbiarsi: A Diego siamo andati incontro in ogni man iera, ma adesso non lo cerchiamo pi. Diego sa che, come tutti i calciatori, ha dei diritti , ma anche dei doveri. Finalmente, il 10 settembre, il divo argentino torna in Italia. E ricomincia con le bizze, i capricci, le polemiche. Siccome non si allena, viene escluso da alcune partite. Ma Lucianone con lui sempre pieno di comprensione: Non c nessun risentimento nei riguardi di Maradona. Io sono il primo a soffrire quando Diego non c . Mezza Italia vocifera che l asso argentino sniffi cocain a, che sia ormai tossicodipendente, che frequenti ambienti camorristici ma il direttore spo rtivo del Napoli non ne sa niente. Del resto Lucianone, per Diego, un vero amicone. A novembre, quand o Maradona ritorna a Buenos Aires per sposarsi (con Claudia Villafae, l eterna fidanzata), Mog gi presenzia alla fastosa cerimonia in rappresentanza del Napoli calcio. La megafesta nuziale un apo teosi di pacchianeria e pessimo gusto. Qualche giornale osa scriverlo. Lucianone insorge subito in difesa del suo pupillo multimiliardario: Esprimiamo solidariet a Maradona per gli attacchi di cui stato fatto oggetto in occasione del suo matrimonio. Noi saremo al fianco di Diego in tutte le azioni che riterr di fare a tutela della sua immagine e della sua personalit. All inizio del 199 0 il Napoli al primo posto in classifica, tallonato solo dal Milan: anche lo scudetto 1989-90 s ar una contesa a due. Domenica 11 febbraio lo scontro diretto MilanNapoli finisce con un perentorio 30 per i rossoneri, che cos scavalcano la squadra di Maradona al comando della classifica. Nonostante sia stato chiaramente battuto sul campo, il Napoli polemizza con l arbitro Tullio Lanese che ha diretto l incontro. Maradona, imbufalito, sbotta: Non fatemi parlare dell arbitro!; Lucianone pi sottile: Come i giocatori, anche gli arbitri possono sbagliare. L arbitro Lanese stato il pe ggiore in campo, ma sia chiaro che lo ritengo in buona fede. L indomani Il Giornale di Napoli , sotto il titolo Sospetti sul Milansprint che ha travolto il Napoli, scrive: Un paio di frasi pronun ciate da Bigon e Moggi sollevano molti dubbi sulla straripante forza agonistica dimostrata dome nica dai rossoneri. La dichiarazione di Bigon : Siamo stati battuti da una squadra disumana. E quella di Moggi: La cosa che pi ci ha lasciati perplessi la differenza di rendimento che il Milan ha avuto [fra la

precedente partita] e quella di domenica con noi. Nei tifosi pi accesi, conclude il giornale napoletano, nato subito il sospetto che dietro la superprestazione dei rossoneri contro il Napoli non ci sia soltanto l allenamento. Sospetto alimentato dal fatto che domenica a Sa n Siro non stato effettuato (per sorteggio) il controllo antidoping. Tanto per completare il panorama, Lucianone invia un telegramma di protesta al p residente della Federcalcio Antonio Matarrese, al suo amico Nizzola presidente della Lega calcio , e al designatore arbitrale Giovanni Gussoni, lamentando che l arbitro Lanese avrebbe danneggiato il Napoli. Il successivo 4 marzo, dopo l incontro NapoliGenoa (vinto a fatica dai partenopei per 2-1), il presidente genoano Aldo Spinelli arrabbiatissimo: stata una partita incredibile. I miei giocatori hanno fatto di tutto per far vincere il Napoli, in pratica la vittoria gliel abbia mo regalata noi!. L allenatore del Genoa lamenta invece l ingiusta espulsione di un suo giocatore, e s ostiene che il primo gol del Napoli stato fatto con una mano. L 8 aprile, a Bergamo, il Napoli affronta l Atalanta. A 10 minuti dal termine, sullo 0-0, il centrocampista partenopeo Alemo viene colpito al capo da un oggetto lanciato dagl i spalti, forse una monetina. Segue una sceneggiata napoletana, con protagonisti il giocatore, i l pittoresco massaggiatore Salvatore Carmando e Lucianone dalla panchina, per drammatizzare l e condizioni di Alemo. Il quale viene fatto rientrare precipitosamente negli spogliatoi come se l a vesse investito un Tir. il pretesto che occorre a Lucianone per inoltrare ricorso e chiedere la vittoria a tavolino. Pochi giorni dopo il giudice sportivo assegna ai partenopei la vittoria per 2-0, e il Napoli pu cos raggiungere il Milan in testa alla classifica. Uno dei pochi giornalisti sportiv i non soggetti al fascino di Lucianone, Gianni Melidoni, dir: Moggi uno spregiudicato manovratore. Chi non r icorda la sceneggiata della monetina che colp il centrocampista del Napoli Alemo, con Moggi che dalla panchina gridava al giocatore di restarsene a terra? Con quella moneta la societ partenopea conquist uno scudetto. In effetti, questo l episodiochiave che permetter al Napoli di aggiudicarsi il suo secondo scudetto, il primo dell ra Moggi. L Atalanta parla di slealt, scorrettezza e illecito s portivo. Il Milan protesta. Ma Lucianone si frega le mani. Il 14 aprile, allo stadio San Pao lo, il Napoli batte il Bari per 3-0; primo gol su calcio di rigore, un rigore molto generoso e vivaceme nte contestato dai pugliesi. Nel dopopartita, il centrocampista del Bari Maiellaro dichiara: Qui le partite si perdono prima di andare in campo. Gli arbitri sono succubi dei fuoriclasse del Napoli.

Mancano due partite alla fine del campionato, e lo scudetto ormai del Napoli. Tu tto merito della prontezza di un grande fuoriclasse: Lucianone, che dopo aver vinto una Coppa Uef a grazie alla compiacenza arbitrale, ora porta a casa il trofeo pi ambito grazie a una provvide nziale monetina caduta dal cielo. Meglio di San Gennaro. 10 - Continua Dagospia 24 Maggio 2006 L inizio del nuovo campionato 1990-91, a settembre, non promette niente di buono. Una delle prime partite, NapoliCagliari, finisce 1-2, e Moggi d subito la colpa all arbitro: I o non critico mai gli arbitri [sic!], perch come possono sbagliare i giocatori possono sbagliar e anche gli arbitri. Ma oggi c stato qualche errore arbitrale di troppo, e si visto come questo possa f ar perdere una partita. Il Napoli comunque in evidente crisi, e i risultati deludenti si sussegu ono; Lucianone se la cava come pu: Le vecchie cornacchie sono ritornate e hanno ricominciato a parla re male del Napoli. Un settembre nero, per l ex ferroviere, anche lontano dagli stadi. Infatti trapela la notizia che all ultima riunione dell Associazione italiana procuratori, svoltasi lo scorso 28 ago sto a Milano, Antonio Caliendo (il manager di Baggio e Schillaci) ha accusato Luciano Moggi, d irettore generale del Napoli. Di cosa si tratta? Caliendo dichiara di essere in possesso di inequivo cabili prove di situazioni di connivenza fra il procuratore Bruno Carpeggiani e il direttore gen erale del Napoli Luciano Moggi. Il consigliere Caliendo, dopo aver dichiarato di essere a conosce nza di costosi regali fatti da Carpeggiani a Moggi (quali una autovettura Espace, due motori ma rini e un orologio del valore di venti milioni di lire) chiede che venga verbalizzata la seguente d ichiarazione: Il consigliere Antonio Caliendo, facendo seguito alle generiche segnalazioni fatte nel precedente Consiglio del 7 giugno 1990, denuncia al Consiglio per le eventuali decisioni di sciplinari in merito, il collega Bruno Carpeggiani per scorrettezze professionali che costituiscono at teggiamento non consono al ruolo di Procuratore sportivo, in particolare cito i casi Dell Oglio, E ranio e Polonia tutti legati a interventi e pressioni del signor Luciano Moggi, direttore generale del Napoli. Come se ci non bastasse, Maradona ha ricominciato coi suoi capricci: diserta gli allenamenti, polemizza, scompare, si d malato. Il 7 novembre, quando il Napoli si reca a Mosca per disputate la partita di Coppa dei campioni contro lo Spartak, il fuoriclasse rifiuta di parti re: Non ne ho voglia, spiega. Lucianone, sempre molto paziente con il divo argentino, si precipita a ca

sa di Maradona, ma non viene ricevuto. Per tentare di convincerlo a recedere dalla sua posizione , Moggi fa convocare dall aeroporto, dove erano gi in attesa dell imbarco, i tre compagni di squ adra pi vicini a Maradona, e cio Ferrara, De Napoli e Crippa, ma il loro viaggio a bordo di un t axi inutile. Maradona non riceve neppure loro, e anche ai compagni di squadra fa dire dal man ager e dal preparatore atletico che non intende muoversi da casa. I motivi che inducono l arg entino a prendere questa decisione sono sconosciuti. Lucianone si sente un po' tradito dall amico Maradona, cos scarica la sua irritazion e sugli altri, incolpevoli giocatori: Non immischiatevi in questa faccenda! Tacete anche se Dieg o dovesse arrivare a Mosca in extremis! Lasciate che questa storia la gestisca solo la soc iet. In effetti, due giorni dopo il fuoriclasse argentino vola a Mosca, ma precisa: Sono venuto qui pe r turismo, e non per giocare. Moggi capisce che Maradona non pi lui, che ormai arrivato al capoline a e che, insieme all asso argentino, al capolinea arrivato anche il Napoli. Cos ricomincia a guardarsi intorno. Ha contatti con la Fiorentina, interessata ad affidargli la direzione sportiva, ma l accordo sfuma. E siccome l abboccamento finito sui giornali, Moggi sfodera la migliore faccia tosta per smentire categoricamente: dice di trovarsi benissimo al Napoli e di non avere nessuna int enzione di cambiare aria. Molti si domandando per quale ragione Maradona possa continuare a fare i p ropri comodi senza che Moggi riesca a mettergli un freno, e allora Lucianone spiega: Un club n on ha armi per difendersi in casi come questo. Poi rivolge un ridicolo appello al capo della Fede razione e all Associazione calciatori perch anche loro si interessino del comportamento di Ma radona. Per situazioni fuori dall ordinario si pu trovare un intervento straordinario. Il fatto che Maradona un calciatore ormai finito, per cui Moggi ha deciso di sca ricarlo: il vecchio amico Diego non serve pi, n a lui n al Napoli. Se Maradona resta al Napoli m e ne vado io!, tuona Lucianone facendo la voce grossa. Diego replica: Forse Moggi dimentica che io ho un contratto con il Napoli fino al 1993... Quando gli conviene, Maradona meglio che resti al Napoli, quando non gli conviene pi allora meglio che vada via... Pensavo che una delle pe rsone del Napoli che potevo rispettare era Moggi, ma adesso mi ha deluso, perch a me lui no n ha mai detto in faccia niente del genere. Il povero Lucianone viene raggiunto anche dagli stra li del critico televisivo Aldo Grasso, che ha assistito a due sue comparsate televisive: Per ben due sere di fila, a Pressing e al Processo, Luciano Moggi ha tenuto banco. Ha detto e non detto. For

se ha parlato in codice, forse i suoi silenzi erano pi significativi delle parole... Moggi inquiet ante: per questo tutti lo temono, per questo gode di grande rispetto. Lui non parla: allude; non discut e: attacca; non interviene, intimorisce... Sembra il fratello di Tano Cariddi, il faccendiere ma fioso della Piovra. Lucianone avr tanti difetti, ma un professionista serio. E bench abbia ormai decis o di lasciare il declinante Napoli, fino all ultimo non fa mancare alla squadra partenopea il suo f ondamentale apporto. Il 6 gennaio 1991, per esempio, dopo la sconfitta rimediata dalla sua s quadra a Torino contro la Juventus, spara a zero contro l arbitro Fabio Baldas (rimediando un defe rimento alla Commissione disciplinare). Poi, per arginare la contestazione dei tifosi napoletani innescata dallo stesso Lucianone contro gli arbitri (contestazione programmata allo stadio San Paolo a colpi di striscioni), incontra e ammansisce i rappresentanti degli ultr. Il Napoli si ritrova al fondo della class ifica, di fatto in lotta per non retrocedere in serie B. Si divertono tutti sulla pelle del Napoli, p iagnucola Lucianone, vogliono vederlo distrutto. Ma il Napoli un bene del calcio e in serie B non ci andr. La citt in subbuglio, e a febbraio la tifoseria inscena il primo sciopero del tif o non recandosi a Cagliari per seguire la trasferta del Napoli. Poi comincia a contestare apertame nte Maradona, Moggi e Ferlaino. Il 10 marzo il presidente del Torino Gian Mauro Borsano, rispo ndendo alla domanda di un giornalista su un possibile ritorno di Moggi al vertice della soci et granata, conferma che tutto vero: Restano da definire solo alcuni dettagli. L 8 aprile ufficiale: Luci anone lascia il Napoli per ritornare al Torino. Pochi giorni prima il 17 marzo Maradona risul tato positivo all esame antidoping... 11 - continua Dagospia 25 Maggio 2006 Calcio, camorra e cocaina Alcuni degli incredibili retroscena che hanno caratterizzato il quadriennio 1987 -90 della squadra partenopea diretta da Moggi emergono alcuni anni dopo, grazie a un inchiesta giudi ziaria avviata dalla Procura della Repubblica di Napoli. Il 12 gennaio 1995 vengono arrestati d ue camorristi, Rosario Viglione e Vincenzo Buondonno; il manager di Maradona, Guillermo Coppola , evita l arresto dandosi alla latitanza in Sudamerica. Tutto nasce dalle ammissioni di du e pentiti della camorra: Pietro Pugliese, ex autista del fuoriclasse argentino, e Mario Fienga, ex narcotrafficante. I

due raccontano di grandi sniffate collettive con alcuni calciatori del Napoli: d rogaparty in locali notturni molto simili a postriboli, ma anche nelle abitazioni di boss come i Giu liano e i Lo Russo, e a bordo di navi (come la Achille Lauro) e yacht privati. Lunghe piste di neve co n le quali alcuni giocatori del Napoli festeggiavano le vittorie e dimenticavano le sconfitte. Secondo l accusa, Coppola seppe vendere il piede pi famoso del mondo [Maradona, ndr] alla camorra, che ne fece un tossico da ricovero e un gingillo di lusso da esibire in pubblico. Ma dal nauseabondo pentolone esce ben altro. Saltano fuori una dozzina di nomi dei calci atori partenopei accostati al giro della cocaina: oltre a Maradona, Crippa, De Napoli, Carnevale, Ferrara, Francini, Mauro, Ferrario, Careca, Giordano, Bigliardi, Puzone... Sono comparsi tutti davan ti ai giudici della direzione investigativa antimafia, interrogati con le loro mogli e, in alcuni ca si, con i pap. In qualit di testimoni, sia chiaro, anche se alcuni di loro figurano come consumator i pi o meno abituali di droga. Francini l ex granata che Moggi si portato appresso dal Toro al Napoli. Ferrara il terzino del Napoli e della Nazionale che Moggi porter con s alla Juventus. Giordano l attaccante ex laziale che era stato fra i protagonisti dello scandalo scommesse scoppiato nella Lazio. Pure e semplici coincidenze, si capisce: perch di tutto quel giro di cocaina intorno ai suoi gioc atori, alcuni dei quali suoi amici personali, Lucianone non ha mai saputo niente. E infatti l inchiesta gi udiziaria nemmeno lo sfiora. Fra i calciatori partenopei coinvolti nello scandalo, avrebbero ammesso [l uso di c ocaina] Crippa e Francini, riscontri forti graverebbero su De Napoli, Renica, Bigliardi e Carneva le, sugli altri la polizia sta svolgendo altri accertamenti. Maradona e Pugliese, imputati del reato di traffico di droga insieme a Coppola e processati a Roma, verranno assolti nel dicembre 1995. Ma sul fatto che quei fiumi di coca scorressero in casa del Napoli non c il minimo dubbio. Possibil e che il direttore generale, il trait d union fra la societ e la squadra, l uomo dello spogliatoio, il c onfidenteamiconeconsigliere dei giocatori, insomma l attentissimo e occhiutissimo Luciano Moggi, non si sia mai accorto di niente?, non gli sia mai arrivata nemmeno una voce, non abbia mai avu to nemmeno un sospetto? Strano, molto strano, dal momento che sapeva tutto perfino il sindaco della citt, Nello Polese: Che Maradona prendesse la droga lo si sapeva da tempo. Eppure Lucianone ingenuo com non sapeva niente. Mai un sospetto, mai una voce, nie nte di niente. I due camorristi pentiti non parlano solo di droga. Parlano anche e sopr attutto di partite combinate, e di uno scudetto regalato in extremis dal Napoli al Milan, nel 1988,

perch le cosche che controllano il Toto clandestino volevano cos. questo il capitolo pi interessan te dell inchiesta dei magistrati napoletani Luigi Bobbio e Luigi Gay. Anche perch, se le ipotesi ac cusatorie fossero confermate, si configurerebbe un illecito sportivo grande come il Vesuvio. L antefatto nello scudetto del 1987, vinto dal Napoli di Maradona (ma non ancora d i Moggi), senza avversari essendo la Juve in declino. A fine anno, il Giornale di Napoli e Il Sole-24 Ore avevano titolato in prima pagina: Lo scudetto del Napoli sbanca la camorra. La spi egazione semplice: sulle ali dell entusiasmo, migliaia di napoletani si erano precipitati a puntare forti somme sulla vittoria della squadra azzurra presso i bookmaker del Totonero, che da que lle parti gestito direttamente da alcune cosche camorristiche. Le quali, a fine stagione, avevano dovuto pagare molti miliardi di vincite. La stagione seguente, nel solo girone di andata, la camorra aveva accettato scommesse per 20 miliardi sulla nuova vittoria del Napoli, con quote fino a uno a tredici (chi punta un milione ne vince 13): in pratica, se lo scudetto l avesse rivinto il Napoli, i bookmaker della malavita avrebbero dovuto sborsare qualcosa come 260 miliardi. Una prospettiva che atterriva i capiclan, i quali proprio dal Totonero (oltre ch e dalla droga) ricavano gran parte dei loro guadagni. Per questo era necessario che il Napoli perdesse l o scudetto 1987-88: per recuperare i quattrini perduti l anno precedente, e per evitare un nuovo salas so. A dicembre l auto di Maradona, sebbene supersorvegliata, era stata danneggiata; negli stessi giorni Salvatore Bagni l altro calciatore simbolo della squadra scudettata aveva subto due furti in casa e uno in auto. Messaggi camorristici? Chi pu dirlo. Sta di fatto che, dopo 25 giornate da primato, la trionfale galoppata del Napoli verso la riconquista dello scudetto si era interr otta nella primavera 1988 in modo brusco e inspiegabile. Intervistato dal Corriere della Sera nel marzo del 1994, un anonimo scommettitor e riveler: Gi prima della sconfitta con il Milan, quella del 1 maggio, fu chiaro tutto. Quando il Napoli cominci a perdere punti di vantaggio in poche partite, dopo averne accumulati cos tanti d urante il campionato, noi del giro intuimmo che si era venduto lo scudetto. La vittoria de l Napoli veniva data a mezzo quando la squadra di Maradona aveva ancora 5 punti di vantaggio. Una quo ta bestiale, folle: giocando un milione te ne davano cinque. Era chiaramente un regalo. Tutti lo giocavano, ci mettevano milioni su milioni, il rischio sembrava minimo. Un sistema che pareva f atto apposta per attirare schiere di polli da spennare; poi l improvviso crollo del Napoli: Moltissi me persone ci rimisero decine di milioni. I bookmaker, invece, guadagnarono decine di miliardi.

Il narcotrafficante Rosario Viglione, dopo il suo arresto, racconta ai magistrat i di non conoscere niente della faccenda del Totonero. Ma aggiunge che, dopo avere perso lo scudett o in quel modo incredibile, alcuni giocatori del Napoli andarono a sfogarsi con lui, e gli racc ontarono che la combine partitascudetto era il frutto di un accordo di vertice: il presidente na poletano Ferlaino cedeva lo scudetto a Berlusconi in cambio di alcuni immobili di Milano 3. Ma i c alciatori erano d accordo? Secondo Viglione, no; ma aggiunge: Gli amici mi dissero che i giocatori erano sta ti allenati male, e spompati per bene prima delle partite decisive. Tutt affatto diversa la versione del pentito Pietro Pugliese. La camorra dei bookm aker, secondo lui, c entra eccome. S, la cocaina ha a che fare con questa storia [dello scudetto perso dal Napoli, ndr], e c entra pure la camorra. Ma all epoca ci furono anche interessi diversi. Ci fu un accordo politico per fare perdere lo scudetto al Napoli. Ferlaino fu vittima di una amic izia politica... Ho riferito tutto ai magistrati, a novembre. Ora continuare a parlare solo di cocai na e camorra fa comodo a qualcuno. E aggiunge: Maradona ha usato continuativamente la cocaina per sette anni, eppure risultato positivo al doping soltanto dopo l ultimo anno [il 17 marzo 1991, ndr]. un fatto m olto singolare, di cui bisognerebbe chiedere conto a Matarrese. Pugliese riferisce anche ci che gl i raccont Salvatore Lo Russo, un suo compare e amico di Secondigliano. Lo Russo gli avrebb e detto che Berlusconi teneva a quello scudetto del 1988 per motivi di immagine, e che per vin cerlo non esit a rivolgersi al suo amico Bettino Craxi, che ne avrebbe parlato con la Trimurti del Caf napoletano: Antonio Gava, Paolo Cirino Pomicino e Giulio Di Donato. I tre, forti dei loro sal di legami con ambienti dell illegalit campana, si sarebbero mossi e alla fine, complice la camorr a, il Napoli riusc a esaudire le aspettative di Berlusconi. Ferlaino smentisce sdegnato: Non vero niente, io per rivincere lo scudetto avrei pagato anche 100 miliardi!. Anche Berlusconi nega: Sono assurdit tali che non vale nemmeno la pe na di smentirle. Ma intervistato da Panorama nel febbraio 1995, Pugliese dice ancora di pi: Allo stadio San Paolo comandavamo noi: la camorra Spa, la quale gestiva direttamente i l bagarinaggio, i biglietti di tribuna e gli abbonamenti. Pugliese si sarebbe affacciato nel mon do del calcio grazie alla presentazione di un uomo politico e di un magistrato: Il senatore missino An tonio Rastrelli

[futuro presidente della Regione Campania per il Polo, ndr] e il giudice Carlo F oglia, che mio cugino... Mi portarono dal presidente Ferlaino... che pochi giorni dopo mi mand a chiamare e mi affid all amministratrice di una sua societ di costruzioni. I nomi fatti da Pugliese a proposito del disegno politico che avrebbe determinat o la truffaldina sconfitta del Napoli e la conseguente vittoria del Milan sono tutti in un verbal e datato 19 novembre 1994 e redatto da un ufficiale della Guardia di finanza. Un verbale che per dopo accurate indagini non trover alcuna conferma, e verr dunque archiviato come inattendibile. Restano c omunque assodati alcuni dati di fatto certi, connessi allo scudetto 1987-88 inopinatamen te perso dal Napoli e sorprendentemente vinto dal Milan, tali da rendere verosimili i peggiori sospett i. Il primo elemento inoppugnabile sono le minacce che, dopo quell incredibile sconfi tta, cominciarono a subire i giocatori pi rappresentativi del Napoli. Minacce, secondo molti, finalizzate a impedire eventuali pentimenti e ammissioni. Alcune le ricorda Pugliese: A Marad ona rapinarono i trofei e i gioielli che aveva in banca. Fu un avvertimento, poi glieli restitu irono. Io stesso l ho accompagnato otto volte a casa di Salvatore Lo Russo, che allora era agli arrest i domiciliari, durante la trattativa per fargli riavere la roba rubata. Poi c la storia del figlio di Sal vatore Bagni: il bambino mor in un incidente stradale e dopo qualche tempo la salma fu portata via [trafugata dal cimitero, ndr]. Anche quello fu un avvertimento e io l ho spiegato ai magistrati. Non era mai successo che qualcuno pigliasse una creatura da sottoterra. E il corpo non mai s tato trovato, n sono stati pagati soldi. Un movente vero non c era, se non quello che io conosco b ene. Volevano farli tacere.... Il 26 ottobre 1989 alcuni rapinatori avevano svaligiato le casse tte di sicurezza della Banca di Provincia, compresa quella dove Maradona teneva i suoi trofei 26. Tre c lan si erano poi attivati per fargli riavere il tesoro, che alla fine era stato riconsegnato al l egittimo proprietario. I magistrati hanno tentato di interrogare Maradona su quegli sconcertanti episodi, ma lui non si presentato. Il secondo dato certo sono i contatti di alcuni giocatori del Napoli dunque non del solo Maradona con alcuni boss della camorra napoletana: rapporti e contatti dimostrati sia dal le fotografie scattate dagli agenti della Questura partenopea, sia dalle ammissioni degli interessati. Decine di foto immortalano il fuoriclasse argentino in compagnia di capiclan, a cominciare dal suo amico Carmine Giuliano. Ci sono le deposizioni di alcuni calciatori (e delle rispettive consor ti), che ammettono di aver frequentato case e barche di vari boss, con o senza contorno di cocaina: co

me il party organizzato secondo la moglie di Renica dal capotifoseria Gennaro Montuori detto Palummella a casa dei boss di Forcella, i Giuliano, per festeggiare con piste di neve il seco ndo scudetto del 1990. O come l altro party di cui parla la moglie di Francini, allestito per l occasione d ai fratelli Lo Russo, boss della cosca dei Capitoni. Rapporti fra boss camorristici e calciator i del Napoli cos plateali da lasciare interdetti. Eppure il direttore della squadra partenopea, l a ttentissimo Moggi, non se ne mai accorto. Grandi sniffate di droga, grandi feste a casa dei mafiosi , delle quali il responsabile della squadra, l informatissimo Moggi, non ha mai saputo niente. Inti midazioni, voci, sospetti intorno a uno scudetto perso dal Napoli per cause di forza maggiore: ma lo scaltrissimo Lucianone non ha mai visto n sentito niente. Complimenti. 12 - continua Dagospia 29 Maggio 2006 Dio li fa e poi li accoppia Dal marzo del 1989 il Torino calcio, un tempo glorioso, ha un nuovo proprietario presidente: l ingegner Gian Mauro Borsano, uno spregiudicato finanziere amico del segretario d el Psi Bettino Craxi (che fra l altro tifa per il Toro). Pur di riportare la squadra granata ai v ertici del calcio nazionale, magari per usarla a scopi finanziari e politicoelettorali (proprio co me ha cominciato a fare con il Milan l altro spregiudicato craxiano doc Silvio Berlusconi), Borsano d isposto a tutto. Infatti ingaggia Moggi come direttore generale. Lucianone ritorna a Torino ai pr imi di aprile 1991, portandosi appresso da Napoli un miniclan formato da Luigi Pavarese e Andrea Orl andini. Prendi uno, paghi tre. E Moggi e i suoi due scari costano piuttosto cari. Ma il presidente Borsano non bada a spese: anche lui, che di calcio non sa quasi niente, conosce assai bene la fama di Lucianone e le dicerie sulla sua influenza sugli arbitri ( nazionali e internazionali), le sue mani sempre pi lunghe sul mercato dei giocatori, la sua g i notoria spregiudicatezza, quel suo potere inspiegabile. Con Moggi abbiamo stipulato un co ntratto triennale, ma speriamo che il nostro rapporto con lui duri pi a lungo, dichiara Bo rsano; e aggiunge che per il Torino l ingaggio di Moggi una precisa scelta strategica, nell ot tica di un deciso rafforzamento della squadra. Lucianone ringrazia: Vengo da un ambiente estr emamente difficile come quello di Napoli, che mi ha dato per anche molti momenti felici. Il comico Piero Chiambretti, acceso tifoso granata, accoglie l arrivo del nuovo direttore generale con una battuta delle sue: L arbitro Baldas un ottimo arbitro, Moggi lo sta seguendo da tempo e pen

so che lo compreremo. In effetti, la questione arbitriMoggi diventa subito di attualit anche a Torino. La Federcalcio, infatti, sospende l arbitro salernitano Pietro D Elia, di professione assicuratore: un fischietto internazionale, in serie A dal 1981, ritenuto al momento il miglior arbitro ital iano. Perch? Perch la sera di domenica 5 maggio, subito dopo avere diretto a Milano la partita InterSa mpdoria, D Elia si recato a Torino, dove ha cenato in un ristorante insieme a Lucianone. Il Toro ch iude il campionato 1990-91 con un buon quinto posto. E quando, il 3 agosto, i computer del Coni com pilano il calendario della stagione successiva, Lucianone non gradisce, e commenta alla su a maniera: Il nostro un calendario complicato... Eravamo teste di serie, ma siamo stati tratta ti come teste di cazzo. In autunno, all inizio del nuovo campionato, Moggi entra nel mirino del vicepresid ente della Fiorentina, il produttore cinematografico Vittorio Cecchi Gori: Ho letto da qualc he parte che sarebbe Moggi a consigliarci gli ingaggi, ma falso: con lui n mio padre Mario n io abbiamo alcun tipo di rapporto. Moggi io l ho sentito una sola volta: quando mi ha telefon ato per raccomandarmi un attrice amica sua. L amico dell attrice, intanto, lancia subito un avv ertimento agli arbitri: In appena due giornate di campionato, noi del Torino siamo gi in cre dito di due punti per errate decisioni arbitrali! tanto per mettere le mani avanti. Pi che allo scudetto, che ha nel Milan di Capello il super favorito, il Torino mo ggiano punta alla Coppa Uefa. Ma anche in campionato i granata, allenati da Emiliano Mondonico, si fanno valere con grinta talvolta eccessiva. A novembre, durante il primo derby con l odiata Juv entus, due giocatori granata (Pasquale Bruno e Roberto Policano) si fanno espellere, e la J uve vince 1-0. Il giudice sportivo, ovviamente, li squalifica. Ma Moggi non ci sta: una sentenza ri dicola! Al danno si unisce la beffa!. Lucianone viene subito deferito e poi punito con una m ulta e una squalifica per giudizi lesivi della reputazione del giudice sportivo. Affiancato dal suo braccio destro Pavarese, promosso grazie a lui segretario gen erale granata, Lucianone si allarga, e diventa ben di pi di un semplice general manager. Special mente quando, a febbraio del 1992, comincia a circolare la voce che potrebbe lasciare il Toro pe r passare alla Lazio o alla Fiorentina. Moggi avr poteri pi ampi nella societ, si affretta ad annunciare il presidente granata Borsano, e mi auguro che rimanga per molti anni al Toro perch lui abile, e d molta serenit all ambiente. In pi anche un tipo fortunato. I giornali scrivono che se Borsa

no verr eletto deputato del Psi nelle imminenti elezioni politiche, Lucianone verrebbe n ominato presidente o amministratore delegato del Torino. Cos l interessato, in attesa della nomina uff iciale, si allena alla bisogna: smentisce, per esempio, le voci secondo cui le casse del Torino sa rebbero gestite piuttosto allegramente, assicurando che i bilanci della societ granata sono pi che a posto. Balle, come si vedr. Anche grazie ad alcune compiacenze e sviste arbitrali, il Torino diretto da Luci anone si piazza al terzo posto in campionato, e addirittura riesce a qualificarsi per la finale di Coppa Uefa: se l aggiudica l Ajax, ma nessuno fa tragedie. Solo il presidente Borsano, nel dopopart ita, si abbandona a un momento di sconforto, e in presenza di testimoni mormora: Abbiamo perso anche perch quel coglione di Moggi, invece di andare a trovare l arbitro, ha perso tempo a giocare a poker con i suoi amici. Il direttore generale granata, da parte sua, ringrazia la squadra per la grande prova che non stata minimamente intaccata dall esito finale. Nell estate del 1992, in pieno calciomercato, Lucianone si d come sempre un gran da ffare: compra, vende, tratta un po' tutti, anche se stesso. Il patron della Lazio, il fi nanziere Sergio Cragnotti, sarebbe intenzionato ad acquistare il Torino per 50 miliardi: Cragnott i, scrive un quotidiano, ne avrebbe accennato ieri a Moggi, il quale avrebbe un ruolo importan tissimo nel nuovo polo ToroLazio che emergerebbe dall affare. La vicenda coperta dal mistero. M a Borsano non ha nessuna intenzione di vendere. Cragnotti ci deve lasciare in pace. .. Mi sono stancato di dire che no, non vendo. Potrei disfarmi di altre cose, ma non del To ro, che sinergico con le mie attivit , dichiara l onorevole craxiano, e aggiunge: Si dice che Moggi si prepari ad andare alla Lazio, ma sia lui sia Cragnotti mi dicono che non c niente di vero a c osa devo credere? Moggi non mi ha mai detto bugie, e mi interessa che faccia bene gli aff ari per il Toro come ha sempre fatto. Se poi dedica le sue attenzioni anche agli altri, pazienza!. Al calciomercato Lucianone un mercante scatenato. Arriva a importare dal Ghana t re giocatori sedicenni, al costo complessivo di un miliardo. L operazione irregolare, tant che li fa assumere da Borsano come fattorini della holding Gima. Il presidente della Figc Antonio M atarrese inorridisce: Questo non calciomercato, tratta degli schiavi!, e impedisce al duo M oggiBorsano di tesserare come calciatori i finti fattorini minorenni. La campagna acquisti del Toro comunque nel segno di Gianluigi Lentini. Il Milan e la Juve vogliono fortissimamente il fuoriclasse granata, ma il presidente Borsano lo dic hiara incedibile

perch il Toro punta allo scudetto. E lucianone subito pronto a dargli manforte nell a menzogna pubblica: Non abbiamo ricevuto nessuna offerta per Lentini. Infatti, nel giugno 19 92, dopo una lunga e oscura trattativa, seguita da una transazione con mazzette e pagamenti i n nero, Lentini passa alla corte di Berlusconi. Moggi conferma pure che il Toro non si priver dei suoi gioielli: altra frottola, visto che di l a poco ceder Cravero, Benedetti e Policano. I tifosi gran ata inscenano manifestazioni di protesta con incidenti di piazza. Lucianone si chiama fuori: No n parlo del caso Lentini. E se le proteste violente dei tifosi non cessano subito, faccio le vali gie: contestino pure, ma in modo civile. subito evidente che intorno all affare Lentini una oscura transazione segretissima di oltre 40 miliardi c del marcio. Infatti la Federcalcio apre un inchiesta in tempo reale. Ma s ar la magistratura ordinaria a svelare i contorni di quel sordido affare permeato di c riminalit finanziaria. Per sedare la ribellione della tifoseria, la coppia BorsanoMoggi allestisce la c onsueta messinscena. Lucianone ingaggia un giovane calciatore uruguaiano, Marcelo Saralegui, e tramit e apposita conferenza stampa, con proiezione di videocassetta, l onorevole craxiano e l ex ferr oviere presentano il nuovo arrivato come un fuoriclasse che far dimenticare Lentini. un a cquisto importantissimo, la conferma che il Torino non intende smobilitare e che punta a llo scudetto, esulta Borsano, perch Marcelo il nuovo fenomeno del calcio uruguaiano, gi da tempo nel taccuino di Moggi... Si tratta di un vero investimento. Lucianone annuisce. Inuti le dire che Saralegui una bufala, e che finir tra le riserve. Conclusa la campagna acquisti truffaldina, in casa del Toro ritorna un apparente c alma. A fine agosto Lucianone dichiara: Rimango qui al Torino, dove mi trovo benissimo. Conosc o la citt, ho fiducia nella squadra, che ritengo possa fare ancora molto bene, non ho nessun m otivo per andarmene. Spero cos di mettere fine alle voci che mi riguardano e che mi vorrebb ero in partenza per la Lazio. Balle anche queste. Di l a poco, nuovi echi dell affare Lentini turban o la societ granata. Accade quando Borsano dichiara in televisione che Moggi ha collaborato i n pieno per portare a conclusione la trattativa col Milan per la cessione del fuoriclasse. Tr aduzione: i tifosi granata se la prendano un po' anche con il direttore generale, e non solo con il presidente... L affare Lentini scotta ancora. Ma Lucianone si guarda bene dallo smentire Borsano. Si li mita a dire: Non vorrei che si dimenticasse che ho migliorato notevolmente la squadra, facendo pu re incassare quattrini alla societ.

13 - continua Dagospia 30 Maggio 2006 In autunno, dopo le prime partite di campionato, il Toro al secondo posto in cla ssifica, e tiene testa alla capolista Milan. Ma i tifosi granata disertano ugualmente le partite casalinghe della squadra. Lucianone perde le staffe: Lo stadio vuoto? Vabb, poi i nostri tifosi non si lamentino se per coprire i buchi di bilancio si dovr ricorrere a qualche cessione. Ai primi di novembre, la Dinamo di Mosca elimina il Toro dalla Coppa Uefa. In mancanza di meglio, Moggi ( spalleggiato da Borsano) attacca l arbitro cecoslovacco Marko e i due guardalinee, accusandoli di avere danneggiato la squadra granata. L eliminazione europea si ripercuote sul campionat o, e il Toro va in affanno. Torna a circolare la voce che Borsano stia trattando la vendita della s ociet. Lucianone smentisce, sibillino e minaccioso: Circa le voci che circolano in questi giorni, voglio precisare che se qualcuno dichiarer guerra a Borsano per impossessarsi del Torino pu anche farlo . Ma non attacchi me, la squadra e l allenatore Mondonico, perch trover pane per i suoi denti ... Mi pare di notare nell ombra gli stessi personaggi che riuscirono a mandare il Toro in serie B. A quei tempi io non c ero, ma adesso sono qui e non voglio proprio che la storia possa ripetersi. Poi, in pieno impeto patriottardo, si lancia in una dichiarazione d amore: Il Toro per chi l apprezza e lo capisce. A quelli che non l hanno capito, ricordiamo che la famiglia granata una sola, nelle sconfitte e nelle vittorie. Prende la parola anche l allenatore Mondoni co: Attorno al Toro si sta giocando una partita a poker. Non so chi bluffa e chi ha in mano il gioco migliore... chiaro che vedere Moggi al tavolo promettente, la societ ha messo il giocatore gi usto al posto giusto, perch lui sa e pu giocare le sue carte. Cosa vuol dire? Vuol dire che Borsano, per avere le mani pi libere nelle trattati ve per la cessione del Torino, si appresterebbe a nominare Moggi presidente della societ. Accetterei volentieri questa nuova responsabilit, ammette Lucianone, anche se si continuano a sentire voc i su altre mie destinazioni. C un mercato per tutti, per i calciatori e anche per me. Propost e ne ricevo spesso, per una nuova avventura in granata con altri compiti mi stimola... Ma sia chiaro che uno come Moggi non pu essere un paravento, proprio perch i problemi del calcio italian o io li conosco a fondo. Traduzione: sbrigatevi a nominarmi presidente, altrimenti cambio aria. Nei primi mesi del 1993 il Torino alla ribalta delle cronache pi per i pasticci s ocietari firmati dalla coppia BorsanoMoggi, che per i risultati della squadra. A gennaio si infit

tiscono le voci di un ritorno di Moggi al Napoli. Lui smentisce: Io cambio societ solo quando cambia il presidente che mi ha ingaggiato, perch penso che una nuova dirigenza ha il diritto di fare le su e scelte... Io sto qui al Torino, e me ne andr solo se Borsano vender la societ... Al momento lui mi ha pr oposto di assumere la presidenza, e per me sar un onore quando la proposta diventer ufficial e.

Ai primi di febbraio Borsano vende il Torino al giovane notaio piemontese Robert o Goveani, ma Lucianone non se ne va. Anche perch il nuovo padrone del Toro un semplice prestan ome dello stesso Borsano, e lui lo sa bene. Un personaggio pieno di grinta, questo notaiop aravento, che appena insediato alla presidenza promette trasparenza e chiarezza perch consapevole di avere assunto un impegno enorme in un mondo calcistico permeato di misteri, reticenze e falsit. Ma il nuovo assetto societario del Torino non prevede Moggi n come presidente n come amm inistratore delegato. Tra me e il notaio Goveani c una piena unit d intenti, assicura Lucianone. E il notaio: Moggi gode di tutta la nostra fiducia, ci serve per costruire una squadra sempre pi competitiva. Invece, nelle segrete stanze, in corso una sorda lotta di potere che presto sfoc er nel divorzio. Il 6 marzo, nei pressi dello stadio genovese di Marassi, la Mercedes guidata da Lucia none, con a bordo i fidi scari Pavarese e Orlandini, viene assalita e danneggiata da un gruppo di tep pisti. Pochi giorni dopo Goveani, deciso a ridurre le forti spese societarie, comunica a Lucianone c he Pavarese e Orlandini sono in pratica licenziati. Cos, le voci che vogliono Moggi in partenza per altri lidi (Napoli, Inter, Fiorentina) riprendono a circolare. E fra l ex ferroviere e il notaio scontro duro. Rimango qui, ho un contratto col To rino fino al 1995, dichiara Lucianone beffardo e bellicoso. Goveani si appresta ad allontanare anche il medico sociale, il dottor Roberto Bianciardi (altro esponente della corte di Moggi, che l ha portato al Toro). La guerra dei nervi ingaggiata dal nuovo presidente ha un solo scopo: indurre Mo ggi a dimettersi. Se lo licenziasse, dovrebbe corrispondergli tutte le mensilit contrattuali un pat rimonio. Si dice che il notaio abbia gli strumenti persuasivi per indurlo a dimettersi, ma si dice anche che Lucianone abbia minacciato Goveani di fargli la guerra se non potr andarsene come e quando vorr lui. Il fatto che Lucianone, da direttore generale granata, ha gi raggiunto i n gran segreto un accordo di massima con la nemica Juventus per il 1994, e sta cercando un ingaggi o annuale per occupare i mesi che lo separano dall approdo alla corte degli Agnelli. Ma gli stru menti persuasivi

del presidenteprestanome del Torino devono proprio essere robusti, perch a fine m arzo Moggi lascia la carica di direttore generale con una separazione consensuale indorata da una buonuscita di oltre un miliardo. Gli strascichi polemici non mancano. L epitaffio di Goveani velenoso: Che cosa ci m ancher di pi di Moggi? Non ho mai sentito nessuno raccontare barzellette come lui. Il comuni cato di Lucianone degno del suo miglior stile, cio denso di oscuri messaggi: Io non c entro niente con la cessione di Lentini, e non c entro neanche con l acquisto di Saralegui!, urla di f ronte ai giornalisti picchiando i pugni sul tavolo. La pulizia si fa quando c sporco, e nell a mia gestione del Torino non c sporco: chi insinua che ci sia venga a ripeterlo qua se ha il cor aggio!. La dipartita di Moggi turba i giocatori granata pi del lecito: il Toro infila qua ttro pareggi e due sconfitte, scivolando dal terzo al nono posto in classifica. Mondonico allibisce : Possibile che dei ragazzi maggiorenni e vaccinati si sentano persi per il fatto che se ne andato u n dirigente?. La risposta semplice: molti dei giocatori granata sembrano pi interessati al calciom ercato che alla classifica. Lucianone, disoccupato, attacca Mondonico in Tv. L allenatore replica: Che io dovessi stare attento alla mia panchina, Moggi me lo aveva gi detto prima di andarsene.... Scrive un giornale: Il calcio proprio in crisi, se Moggi ancora non ha trovato una squadra. E la stampa d addosso all allenatore del Toro, additandolo come un traditore di Lucianone. Contin uano a scrivere che io sarei l anima nera dell affare Moggi, si lamenta Mondonico, e aggiung e: Mani pulite non arriver nel mondo del calcio finch i giornalisti sportivi non troverann o il coraggio che stanno dimostrando i loro colleghi che si occupano di politica. L ex ferroviere, al momento disoccupato, si affanna intanto a cercare una collocaz ione transitoria, in attesa di passare alla Juventus (per nulla turbato dalla reazione dell amminist ratore delegato juventino, Boniperti, il quale dichiara: Se qui entra Moggi, trover le mie valige gi pronte). L 8 luglio 1993, finalmente, Lucianone trova la sistemazione che cercava: alla Roma, come consulente. La rottura di Moggi con il Torino, proprio nel momento in cui sembrava destinato ad assumere un ruolo di vertice nella societ granata, inspiegabile e misteriosa. Tanto quanto en igmatico stato l avvento del presidenteprestanome Goveani. Interrogato dalla magistratura torines e alcuni mesi dopo, Lucianone ricostruir la vicenda con una serie di bugie, ambiguit e reticenze . Una versione dei fatti, la sua, semplicemente ridicola:

Borsano mi aveva chiesto di fare il presidente del Torino, ma io avevo rifiutato in quanto non era quello il mio lavoro. Borsano mi aveva chiesto allora di aiutarlo a trovare un a cquirente [del Torino calcio, ndr]. Io gli avevo risposto che avrei fatto il possibile. Dopo una parti ta del Torino si present da me una persona, qualificandosi solo come Roberto e dicendomi che era interess ato all acquisto del Torino. Mi chiese quanto poteva costare il Torino e io gli risposi circa una ventina di miliardi. Gli consigliai di rivolgersi direttamente a Borsano. Borsano mi telefon il giorno dopo in quanto aveva parlato con il Roberto al quale lui aveva chiesto molti soldi in pi. Il Rob erto seppi in seguito chiamarsi Goveani e che faceva il notaio [...]. Fui io che decisi di andarmene d al Torino in quanto la situazione non mi piaceva pi, poich sia Borsano che Goveani si comportavano in mod o non trasparente, tenendomi all oscuro di tutto. In particolare ricordo che Goveani mi aveva detto che Borsano voleva fare assumere nel Torino 4 o 5 ex dipendenti della Gima [la holdi ng delle societ di Borsano, ndr] e di bloccare le assunzioni. Come io bloccai le assunzioni, Borsan o mi chiam dicendomi che lui continuava a contare nel Torino e facendomi pensare che anche il Governi fosse d accordo su tali assunzioni. Ricordo che a un certo punto Goveani mi disse che si doveva fare un poco di nero [denaro occulto extrabilancio, ndr]. L unico modo di fare del nero er a quello di cedere Marchegiani e Scifo [due tra i pi quotati giocatori del Torino, ndr]. Io capii ch e Goveani alludeva a tali vendite. Non posso per dire se il nero sia stato fatto o meno. Marchegiani v aleva 15 miliardi e Scifo dagli 8 ai 10 miliardi. Il discorso con Goveani relativo al nero avvenne n el gennaio 1993, e prima che lui acquistasse il Torino. Da come ho inteso e visto nel prosieguo dei fatti, il Goveani intendeva procurarsi una riserva occulta non gi a favore della societ, ma propria personale: scoprendo successivamente che Goveani non aveva un soldo, ho pensato che questa somma gli giovasse a pagare il prezzo del Torino.... Un racconto da far rizzare i capelli in testa a qualunque persona perbene. Anche a volerlo prendere per buono, infatti, emerge un dato inquietante: Moggi si sentito rivolgere propo ste di pura criminalit finanziaria (che nessuno avrebbe osato rivolgere a un dirigente intege rrimo), ma non si minimamente preoccupato n di contrastarle, n di denunciarle all autorit giudiziaria. E si capisce bene perch: come appurer la magistratura, nel loschissimo scandalo BorsanoTorino L ucianone coinvolto fino al collo. *** L immunit parlamentare non basta a mettere Borsano al riparo dai guai giudiziari. L a sua holding,

la Gima che controlla decine di societ, perlopi scatole vuote o indebitate fino al collo alla bancarotta, i creditori lo assediano. I magistrati torinesi Giangiacomo Sandrell i e Alessandro Prunas Tola, che scavano da mesi nei bilanci delle sue aziendecolabrodo, chiedono e ott engono dal Parlamento l autorizzazione a procedere contro il disinvolto finanziere craxiano. E ben presto si imbattono anche nei disastrati libri contabili del Torino calcio. Sciolto all iniz io del 1994 il Parlamento degli inquisiti, Borsano rischia l arresto, e per evitarlo decide di vu otare il sacco. Cos finisce per mettere nei guai una bella fetta del calcio italiano: dal suo potent issimo ex direttore generale Luciano Moggi, ai club pi titolati della serie A (Juventus, Milan, Inter , Lazio, Genoa, Napoli, per tacere dei minori). Le prime avvisaglie della imminente tempesta arrivano la mattina del 29 agosto 1 993, quando un abbronzatissimo Moggi entra alla chetichella nel portone principale della Procur a della Repubblica di Torino, in via Tasso n 1, a due passi dal Municipio. Lucianone appena passato al servizio della Roma: cosa ci fa, a Torino, e per giunta al Palazzo di giustizia? Sono venuto a t rovare dei vecchi amici, dice ai giornalisti troppo curiosi. E l uomo che lo accompagna all ingresso, i l procuratore capo di Pinerolo Giuseppe Marabotto, suo vecchio amico, sembrerebbe accreditare la storiella della visita di cortesia. In realt, Moggi stato convocato dal maggiore Stefano Rizzo de l nucleo di polizia giudiziaria della Guardia di finanza, che affianca i magistrati Sandrell i e Prunas nell indagine sul Toro nero, per essere interrogato come testimone. Si indaga su una quantit di compravendite di calciatori sospette: Dino Baggio dal Toro all Inter via Juve; Gianluigi Lentini al Milan; Vincenzo Scifo dall Auxerre al Toro e poi dal To ro al Monaco (Montecarlo); Roberto Policano al Napoli; Luca Marchegiani alla Lazio; Luis Mull er dal Toro al San Paolo (Brasile); Pato Aguilera dal Genoa al Toro. Nel mirino dei magistrati, anche una lunga lista di calciatori pi o meno inesistenti, valutati centinaia di milioni senza ch e abbiano mai visto un pallone. In agosto, i magistrati torinesi hanno spedito avvisi di garanzia a Bor sano e al suo successore alla presidenza della societ granata, il notaio Roberto Goveani: il pr imo inquisito per falso in bilancio e fatture false, il secondo soltanto per il secondo reato. In settembre comincia la sfilata in Procura: giocatori delle Nazionali come Lentini e Dino Baggio, procur atori di primo piano come Dario Canovi e Antonio Caliendo. Poi, l 11 ottobre, scatta il blitz delle Fia mme gialle nei santuari del dio Pallone, con perquisizioni in tutta Italia. Scene che non si vedevano dal famigerato marzo 1980, quando i finanzieri irruppe ro negli stadi per

lo scandalo del calcioscommesse. Questa volta la Guardia di finanza visita la se de della Lega nazionale calcio, poi perquisisce gli uffici delle varie societ coinvolte, infine mette sottosopra le abitazioni e gli uffici di un gran numero di calciatori, procuratori, presidenti e dirigenti di serie A e B. Il pi perquisito proprio Luciano Moggi, anche perch possiede case e uffici un p o' dappertutto: i finanzieri bussano alla porta della sua villa nella nata Montician o (Siena), mentre altri entrano nella residenza napoletana di via Petrarca (dove Moggi ancora risi ede) e nel suo nuovo ufficio di Trigoria (alla periferia di Roma). Il 18 ottobre 1993 Lucianone riceve un avviso di garanzia per reati fiscali: fatt urazioni per operazioni inesistenti, in concorso con Borsano e Goveani. Deve trovarsi un avvoc ato, e nomina Vincenzo Siniscalchi, principe del Foro di Napoli, lo stesso che difende Diego A rmando Maradona (e che verr poi eletto deputato nelle liste del Pds). Io sono tranquillo, dice spav aldo l inquisito, non ho niente da nascondere n da temere, non ho commesso irregolarit, dimostrer ai g iudici che tutto chiaro. Dalle carte dell inchiesta risulta l esatto contrario: spulciando fra l e montagne di documenti sequestrati dalla Guardia di finanza, i magistrati ne stanno scoprendo sul conto di Moggi di tutti i colori. 14 - continua Dagospia 31 Maggio 2006 Lucianone coscialunga Le carte pi interessanti sono quelle che le Fiamme gialle trovano nell abitazione t orinese di Giovanni Matta, il settantenne ragioniere che fino al gennaio 1992 stato il cont abile del Torino calcio, prima di essere licenziato in tronco in seguito a contrasti con il presi dente Borsano. Al momento del divorzio, Matta riuscito a portarsi a casa le copie dei libri mastri , le agende della contabilit occulta della societ, e soprattutto il diario dove annotava e commentav a giorno per giorno gli aspetti pi grotteschi e sconcertanti delle entrate e delle uscite non d ocumentate. Quella che i giudici, nel loro pudco burocratese, chiameranno gestione fiscalmente riservata. Tra quelle carte, ci sono fra l altro gli estremi di un conto bancario top secret, nome in codice Mundial, aperto da Borsano presso una filiale della Banca Brignone per giostrare i fondi neri e pagare i fuoribusta a dirigenti, giocatori, procuratori e allenatori. Fra le tan te voci coperte ci sono anche le cosiddette pubbliche relazioniaccompagnatrici. Decine di milioni spesi lo si scoprir poi per accogliere e omaggiare degnamente le terne arbitrali internazionali dell

e partite di Coppa Uefa disputate dal Torino: gioielli, orologi, abiti firmati, e soprattutto prost itute, regalate dal Toro moggiano alle giacchette nere. Sfogliando il diario di Matta, alle pagine del dicembre 1991 si legge: Ieri si pr esentata una certa Riva, faccia, fisico e abbigliamento di puttana di alta classe: voleva 6.300.000 per le prestazioni amorose sue (?) e di colleghe per gli arbitri Aek Atene. Nessuno mi aveva avvisa to e perci l ho rimandata.... Matta viene subito convocato in Procura per spiegare quello e altri appunti scottanti. E davanti ai magistrati, sciorina due anni di incredibili maneggi: Ammetto il fat to di pagamenti a favore di terne arbitrali. Trattasi di pagamenti che compiacenti signore vennero a chiedermi, sia nel caso della terna arbitrale di Aek Atene sia in altri due casi, per un arbitro tu rco e per uno svedese. L importo fu sempre lo stesso e le signore compiacenti erano sempre le stesse... E ra stato Moggi a combinare questi incontri... Una volta avevo mandato via la signora, ma Moggi mi disse che aveva ragione [a chiedere di essere pagata, ndr] e liquidai il compenso. Le partite del Toro caratterizzate dalla intima accoglienza arbitrale sarebbero state almeno tre, tutte nella prima fase della Coppa Uefa 1991-92. E precisamente: TorinoReykjavik del 2 ottobre 1991, finita 6-1 e diretta dall arbitro jugoslavo Colic con i guardalinee Ciee e Klepic; TorinoBoavista del 24 ottobre 1991, finita 2-0 e affidata all inglese Hackett, coadiuvato dai signori Watson e Rennie; TorinoAek di Atene dell 11 dicembre 1991, finita 1-0 e arbitrata dal belga Goethal s assistito dai signori Veermesch e Bosschaert. TorinoAek, racconta Matta, ci cost quasi 10 milioni per intrattenere piacevolmente g li arbitri. Era chiaro che Moggi si occupava delle prestazioni amorose per gli arbitri. Pava rese [il braccio destro di Moggi, ndr] per TorinoAek Atene mi disse che l arbitro e i due guardalin ee erano costati 2 milioni e 100 mila lire ciascuno (6,3 milioni in totale). So e ribadisco che v enivano impiegati quasi 10 milioni per intrattenere piacevolmente arbitri e guardalinee. Ripeto ch e tali incontri erano organizzati da Moggi. L accompagnatore [del Toro] per arbitri e funzionari Uefa er a Bruno Broglia, che conosceva le lingue. Gli arbitri venivano anche accompagnati nei negozi per acquistare oggetti di valore di circa 700-800 mila lire a testa per ogni arbitro. Ma qualche volta si super detta soglia... La persona che provvedeva a pagare gli acquisti e accompagnava la terna arbitral e (non era Broglia, delegato al funzionario Uefa) si faceva rimborsare dal Torino. Da ultimo, per, qu esti acquisti erano direttamente fatturati dal negozio alla societ... La scelta di chi accompagnasse la terna arbitrale era demandata a Moggi e Pavarese. Il pi delle volte io diedi il denaro a Moggi o a Pa

varese a saldo di tutte le spese, in via forfettaria e senza una distinta analitica. In un successivo interrogatorio, l anziano ex contabile della societ granata precis a: Ribadisco che il Torino non disponeva di interpreti... Io seppi del pagamento delle donne per la terna arbitrale in via esplicita soltanto l ultima volta, quella da me annotata e riferita alla parti ta TorinoAek Atene. In precedenza ricordo di aver dato a Pavarese del denaro, a sua richiesta, per l o rganizzazione della partita e per qualcosa che atteneva agli arbitri. Non ci feci eccessivo caso, al momento. Soltanto dopo, quando venni a sapere espressamente della destinazione della somma, io ric ollegai il fatto alla finalit che mi venne detta da ultimo. Matta cita tre partite [del Torino] per le qu ali Pavarese e Moggi chiesero il rimborso: il Reykjavik, il Boavista, l Aek. La terza volta il Pava rese mi disse che gli arbitri erano costati a testa lire 2.100.000. Dopodich io non seguii pi altr e partite Uefa [del Torino], essendomene andato nel gennaio 1992 e avendo disputato la squadra altre partite [Uefa] solo a far data dal marzo 1992. Matta racconter cos il suo primo incontro con una delle signore compiacenti , tale R iva: La Riva mi disse: Ma come, non le hanno parlato dei nostri servizi con gli arbitri?. Io risposi di no. Lei mi disse che le donne [da pagare] erano in tutto tre. Io risposi di no. Poi chiamai Pavarese e gli chiesi che cosa fosse quella storia. Il Pavarese mi disse che si era dimenticato di dir melo. Non parl di prestazioni sessuali. Ma la natura delle prestazioni la desunsi dall abbigliamento un po' troppo giovanile [della signora Riva], e dalla sua persona nel complesso... Ammetto di aver fatto qualche battuta con Pavarese sulla donna che mi chiedeva il rimborso, mentre facevo dell e rimostranze per la spesa in s. Alle mie battute, Pavarese disse: Bisogna fare cos, lascia perdere, e allarg le braccia. Borsano, davanti ai magistrati, non ha difficolt ad ammettere anche quel particolare settore di attivit fuori legge, precisando chi ne era l artefice: Era Moggi a occupa rsi dell ospitalit per gli arbitri internazionali. Li faceva portare in giro per negozi e per la ci tt, e faceva pagare gli acquisti [dagli accompagnatori della societ, ndr]. Anche delle prostitute si occu pava Moggi, Pavarese un mero esecutore di Moggi: non ha alcuna autonomia decisionale. Rintracciare la misteriosa signora Riva non facile, di donne con quel cognome, s ull elenco telefonico di Torino, ce n una legione. Il maggiore Stefano Rizzo riesce a risalir e a una certa Adriana Riva, nata [...] e residente a Torino. Sull elenco telefonico figura sotto u n altro nome di battesimo. La donna stata per anni titolare di una ambigua agenzia di Pr e di hos tess accompagnatrici, e fisicamente corrisponde alla pittoresca descrizione fornita da

l ragionier Matta, il quale infatti la riconosce subito. Il 21 gennaio 1994 questa signora Adriana Riva di quasi cinquant anni, bionda ossi genata, vistosa, formosa, elegante, molto giovanile rispetto alla sua et entra in Procura per esse re ascoltata come testimone dai magistrati Sandrelli e Prunas. Ma piuttosto reticente. Ammette sol o quello che non pu negare: cio che Pavarese la ingaggi per allietare la permanenza a Torino di qual che arbitro internazionale: Il fatto si ripet due o tre volte, precisa. Ma quando i magistrati le chiedono di Moggi, le si secca la lingua, e tace anche l identit delle colleghe che la accompag navano nelle varie missioni arbitrali.

Forse qualcuno le ha fatto sapere che il silenzio d oro, ma davanti ai magistrati il silenzio diventa sinonimo di guai, tant che la Riva viene incriminata per false dichiarazioni al Pm (un reato che nel 1993 poteva ancora portare all arresto in flagranza). Invitata a trovarsi un buon avvocato, l 8 marzo la signora viene riconvocata in Procura. Si presenta in compagnia dell avvocato Gi ampaolo Zancan, e stavolta molto pi loquace (Mostrava lealt e sincerit, scriveranno i magistrati). L musica per Moggi e Pavarese cambia decisamente. Adriana Riva racconta di due diverse pa rtite. Per la prima, lei venne ingaggiata per una sera soltanto, quella della vigilia (il mart ed sera): Partecip anche la mia amica brasiliana, che non sta a Torino e di cui preferisco non fare il nome. Non vive in Italia. Per la seconda partita, invece, le serate furono due: il marted e il mercoled. Il marted erano in quattro: Adriana per l arbitro, due amiche e colleghe la torinese Marisa Viscio, e la milanese Vittoria Marini per i guardalinee, la brasiliana per il delegato Uefa. Il mercol ed sera, invece, erano soltanto in tre brasiliana esclusa. Come erano state reclutate? Non conoscevo il Pavarese, risponde la Riva. Fu lui a telefonarmi, presentandosi come il segretario di Moggi e del Torino. Moggi lo conoscevo casualmente per averlo visto nei ristoranti, e lo salutavo pe rch era accompagnato da qualche comune amico. Pavarese mi chiese se avevo delle amiche c he potessero fare da interpreti. Io parlo francese, anche se non sono padronissima della ling ua. Quando si conclusero le intese la prima volta, Pavarese mi disse che avrei dovuto essere d isponibile per il dopocena. Ma sono abbastanza adulta per capire il tipo di richiesta, anche se no n mi venne proprio specificata. La frase era univoca, nel senso di accettare anche le richieste di prestazioni amorose. Il prezzo era sempre concordato preventivamente con Pavarese: la prima volta, ci ac cordammo per il prezzo di lire un milione. Un milione a testa, s intende, pi le spese (Le cene non fu

rono a carico nostro, e nemanco l albergo). Adriana Riva ricorda bene la seconda partita, ToroBoavista: La prima delle due se rate rimanemmo soltanto a tavola. Vi era qualcuno che parlava inglese e molte persone italiane. Costoro erano amici di Moggi... ma non vi era nessun arbitro. Moggi e Pavarese non venne ro alla cena... Poi non andammo all albergo: a mezzanotte eravamo tutte a casa. La sera successiva, il mercoled, mentre gli arbitri ancora sgambettavano allo stadio, solita cena delle ragazze c on gli amici di Moggi. Dopodich una persona ci disse di trovarci al Turin, cio al Turin Palace, uno dei pi lussuosi alberghi della citt, a due passi dalla stazione Porta Nuova. E l, servizi o completo fin sotto le lenzuola: Qualcuno nella hall ci diede le chiavi delle stanze degli arbitri. Q uando salimmo nelle camere non c erano ancora gli arbitri, ma soltanto i loro bagagli. Arrivarono dopo un quarto d ora, o qualcosa in pi. Non so dire se ci aspettassero.... Sta di fatto che la giacchetta nera destinata alla Riva non mi prese per una ladra, non mi mand via, non fece alcun gesto per chieder mi chi fossi... Quando lui entr nella camera, ero completamente vestita... So che parlava in fran cese [era uno dei due guardalinee dell arbitro belga Goethals, ndr]. Ma non parlammo molto. Bevemmo qualcosa al frigobar. Poi facemmo quanto avevo pensato....

Contemporaneamente, in una stanza attigua, l arbitro Goethals mandava in bianco la Marini: Quella sera lui non c stato... la Marini non combin niente con l arbitro. L inappuntab giacchetta nera, infatti, non grad la compagnia che la dirigenza granata gli avev a apparecchiato nel letto: rifiut e conged cavallerescamente la signora con un mazzo di rose. Che cosa accadde dopo la calda notte di ToroBoavista? Lo racconta ancora Adriana Riva: uno o due giorn i dopo andai agli uffici del Torino calcio. La persona con cui parlai [il ragionier Matta, nd r] mi disse che non vi era niente per me... Costui non sapeva chi io fossi e io gli lasciai il mio nome . Dissi: Sono Riva, e me ne andai. Qualche ora dopo, al massimo l indomani, ripassai in sede, trovai Pavar ese, e mi presi i soldi convenuti. 15 - continua Dagospia 01 Giugno 2006 A questo punto, i due magistrati vogliono qualche spiegazione in pi sulle cifre. E la Riva li accontenta con precisione ragionieristica. Ma la questione pecuniaria non era st ata cos semplice e automatica: Io concordai la tariffa con Pavarese: le prime volte fu una somma agg irantesi sul milione e 200 mila lire a testa pi le spese (queste ultime rappresentate dal cost

o del viaggio della mia amica Marini da Milano a Torino)... L ultima volta visto che il Pavarese conti nuava a chiamarmi io ritenni possibile alzare un po' il prezzo, fino alla somma di lire 2 milioni a testa, pi le spese della Marini quantificate in 300 mila lire. Anche se l ultima tariffa, que lla maggiorata fino al doppio, era comprensiva di due sere consecutive. controverso se l accoglienza arb itrale a luci rosse avesse riguardato solo due, oppure tutte e tre le partite incriminate. Ma potrebbe essere tranquillamente proseguita per tutto il resto della stagione Uefa, dal marzo al giugno 1992: Matta non ne avrebbe saputo pi nulla, essendo stato licenziato nel g ennaio 1992. Ovviamente, Moggi sosterr in mancanza di prove contrarie di avere interrotto le a ccoglienze particolari dopo TorinoAek... Il programma della serata era comunque collaudato: cena al ristorante I due mondi (uno dei prediletti da Lucianone e dai giocatori del Toro ). Dopocena al night club Bogart, caratteristico pianobar sotto i portici di via Sacchi, a due passi da Porta Nuova, e dall hotel Turin Palace, dove alloggiavano le terne arbitrali con tutti i comfort proprio tutti.

La Viscio e la Marini confermano punto per punto il racconto della Riva. Compres a la richiesta di disponibilit per il dopocena e gli incontri di natura sessuale in albergo. Nonch le t riffe. Marisa Viscio parla di 2 milioni per ciascuna delle due serate: Mi interpell la Ri va per intrattenere persone a cui il Torino era interessato... Almeno in un occasione vi fu un incontro sessuale... La Riva mi aveva detto che erano arbitri o guardalinee. Io avevo cap ito subito che era compreso tra le possibilit un incontro amoroso. Stesso ritornello per Vittoria Mar ini, la milanese: gli incontri a cui partecip furono tre, nel senso di un doppio martedmercoled al Tu rin, pi un altra serata limitata al ristorante. In almeno un occasione ebbe un rapporto sess uale con uno straniero che poi scopr essere un arbitro. Veniva pagata un milione. I magistrati rintracciano e interrogano perfino il portiere dell albergo, tale Vit iello, che il 28 maggio 1994 racconta una circostanza ancora pi pittoresca. Una sera era di mercoled, vers o le ore 23, poco dopo la fine della partita fu lui stesso, d accordo con Pavarese, a consegnar e alle tre donne le chiavi delle stanze delle giacchette nere. Le tre signore salirono. Ad attenderl e, di sopra, non c era ancora la terna arbitrale, che in quel momento stava tornando dallo stadio; c era invece il braccio destro di Lucianone, Pavarese, il quale si era presentato con il solito lasciapa ssare (Sono il segretario di Moggi e del Torino) ed era salito in camera. Se fecero qualcosa, fu proprio una sveltina, commenta impietoso il portiere Vitiello. Pavarese ridiscese nella hall poco dopo, anche

perch arbitro e guardalinee stavano arrivando. Vitiello non ricorda, invece, chi avesse comunicato alla terna femminile il numero delle stanze di quella arbitrale; ricorda per che la presenza delle signore non venne registrata come prescrive la legge sul registro presenze dell ho tel... E il duo MoggiPavarese come si difende? Raccontando un sacco di balle. O, per di rla con il linguaggio tecnico del pubblico ministero Sandrelli, esponendo difese in buona mi sura smentite. Il Pavarese, scrive il magistrato, ha cercato di presentare l iniziativa come innocua necessit organizzativa, scevra di connotazioni ambigue, ascrivendo alla Riva una condotta difforme da quanto egli si era rappresentato. In pratica, sarebbe stata la signora Adriana a esagerare, infilandosi di sua iniziativa nel letto degli arbitri, senza che nessuno del Torino glielo a vesse chiesto. Quanto a Moggi, i magistrati scrivono: Ha opposto ignoranza sul senso delle prest azioni offerte dalle donne, ritenendolo un supporto ufficiale alla ospitalit gravante sul Torino calcio verso personalit sportive: ha ammesso di aver intuito di che si trattava realmente solt anto quando il rapporto fu esaurito. In pratica Lucianone, interrogato per la prima volta sul se xyscandalo il 6 dicembre 1993 come indagato per favoreggiamento della prostituzione (la legge la celeberrima Merlin sulle case chiuse), dice inizialmente che le tre signore erano semplici i nterpreti: Agli arbitri delle partite internazionali che il Torino doveva svolgere io mettevo a disposiz ione cos come alle altre numerose persone che arrivavano insieme agli arbitri delle interpreti. Ino ltre facevo in modo che queste persone (arbitri, delegato Uefa, dirigenti della squadra ospite: una quarantina di persone) avessero degli oggetti del Torino. Per oggetti intendo coppe, distintivi, portac hiavi e ricordi vari della squadra. Non so se le spese dell albergo per gli arbitri fossero pagate o me no dal Torino. S, ma le signore compiacenti? Nulla so con riferimento a delle donne, che l Ufficio mi dice essere state pagate dal Torino, che incontravano gli arbitri e i guardalinee la notte s uccessiva all incontro di calcio... Le uniche donne che io ho procurato alle persone che arrivavano con la squadra estera, compresi arbitri e delegato Uefa, sono le interpreti. Non so quanto percepissero queste interpreti. Poi, a scanso di equivoci, scarica tutto sul suo portaborse: Io mi limitavo a dir e al segretario Pavarese di provvedere in merito, e cio di mettere queste interpreti a disposizio ne delle menzionate persone. Non so come ci avvenisse in concreto. Luigi Pavarese, nato ad Avellino il 23 marzo 1965, geometra e dirigente sportivo, celibe, viene interrogato in Procura il 1 mar zo 1994. Indagato anche lui per lenocinio, si presenta accompagnato dagli avvocati Gianar

ia e Mittone, guarda caso gli stessi legali che assistono anche Moggi, il suo spirito guida. Ecco il racconto di Pavarese, identico a quello di Lucianone: Ho conosciuto Adria na Riva in quanto una persona che non ricordo chi sia mi diede il suo numero in quanto cerc avo un agenzia di interpreti e accompagnatrici, dopo la scarsa organizzazione mostrata dal Torino nel ricevere la squadra del Reykjavik. Io mi presentai alla Riva come segretario del Torino e no n di Moggi. Pavarese tiene a illustrare la sua devozione al Capo: grazie a Moggi che sono arr ivato al Torino. Io sono un fedelissimo di Moggi. Poi prosegue: Io invitai la Riva nella sede del T orino e la stessa si disse disponibile a soddisfare le nostre esigenze, pur non avendo pi una agenz ia. Che tipo di esigenze?, vogliono sapere i magistrati, e qui si sfiora il grottesco: secondo P avarese, la Riva doveva accompagnare i dirigenti delle squadre ospiti e anche le loro mogli se de l caso [sic]... si doveva occupare anche dei delegati Uefa e degli arbitri. Comunque, la dama bionda si sarebbe limitata ad accompagnare gli ospiti e ad andare a cena con gli arbitri, alla vigilia delle partite con il Boavista e con l Aek Atene. Subito dopo, per, Pavarese perde il controllo e si contraddice: Relativamente al c ompenso, il ragionier Matta venne da me dicendomi che una donna gli aveva chiesto oltre sei milioni... Io insieme a Matta mi recai dal Moggi per chiedere cosa fare, in quanto era comunqu e lui che doveva dare l autorizzazione al pagamento. Il Matta era molto seccato e fece qualche batt uta. Anche io ho pensato che vi potesse essere stato un incontro sessuale. Il Moggi, per evitare problemi, ci disse di pagare. Si risent moltissimo con me nell occasione, e mi disse di non usufruire pi d i un tale servizio, n dalla Riva, n da altre persone. Non mi risulta che il Moggi conoscesse la Riva. Moggi torna in Procura il 1 marzo 1994 e, dopo il pasticcio combinato dal povero Pavarese davanti ai magistrati, cambia versione. Anche perch adesso i due pubblici ministeri gli c ontestano pure il reato di illecito sportivo per aver offerto utilit e vantaggi agli arbitri di alcu ne partite internazionali (certamente la partita TorinoAek Atene) al fine di raggiungere un risultato diverso da quello conseguente al corretto e leale svolgimento della competizione. Luciano ne stavolta pi loquace, gli tornata la memoria. E la prende un po' alla lontana: Dopo la prima pa rtita disputata dal Torino con il Reykjavik, il Pavarese mi disse che era emersa una certa disor ganizzazione con riferimento all accoglimento [sic] e al soggiorno della squadra ospite, dei dirige nti, del delegato Uefa e degli arbitri. Io dissi al Pavarese di provvedere affinch le cose migliora ssero, di provvedere

nel migliore dei modi e di prendere delle hostess come accompagnatrici. Le hoste ss avrebbero dovuto accompagnare la comitiva per la citt e rendere piacevole il soggiorno. Quan to piacevole?, s incuriosiscono i magistrati. Mai io dissi al Pavarese, o mai vi fu tra di noi l int esa, di reclutare delle hostess che avessero un rapporto sessuale con gli arbitri. Il mio scopo er a quello di far fare bella figura al Torino nell ambito Uefa. In ogni caso sempre a scanso di equivoci io mi occupavo della squadra e quindi st ato il Pavarese a trattare l ingaggio delle hostess e l orario che le stesse dovevano osser vare. Pavarese mi disse che aveva concertato che le hostess si tenessero a disposizione della squa dra ospite, dei delegati Uefa, degli arbitri. Tanto sforzo venne ripagato da sicuro successo: La s econda partita col Boavista fu organizzata dal Pavarese in modo che il Torino potesse fare una migliore figura con l Uefa. Io ricordo che Pavarese reclut due o tre hostess e Pavarese mi disse che ta li hostess erano costate due milioni, due milioni e mezzo circa complessivamente. Io chiesi a Mat ta e feci pagare alle hostess tale cifra. Prosegue Moggi: La terza partita del Torino fu con l Aek Atene. Dopo la partita sep pi che tale Adriana Riva, che io conosco a malapena e solo di vista, aveva chiesto a Matta c irca 6 milioni di lire. Io rimasi sorpreso da tale richiesta e dissi a Matta ugualmente di pagare per non avere problemi. Tuttavia, visto il notevole aumento rispetto alla volta precedente, di ssi a Pavarese di non contattare pi queste hostess per i successivi incontri del Torino. Cos avvenne, e il Torino non si avvalse pi della collaborazione di queste hostess. Io non volli pi avvalermi di qu este hostess in quanto le stesse facevano le furbe, e inoltre la spesa per il Torino era troppo elevata. In pratica, nel primo interrogatorio Moggi ha mentito. Ha mentito quando ha parl ato di semplici interpreti, visto che ora parla di hostess. E ha mentito quando ha detto ai magi strati di non saper niente del prezzo d ingaggio, visto che ora ammette di averne sollecitato il pagam ento a Matta. Senza contare che Adriana Riva, nel 1991, non era titolare di nessuna agenzia di hostess: Tenni un agenzia di hostess e di sfilate nel 1980, per un anno e mezzo o due, ha precisato la signora ai magistrati. E ha sbugiardato Lucianone: Il Pavarese, in un primo tempo, ci chiese se fossimo state disponibili ad accompagnare quelle persone anche di giorno a comprare dei souven ir. Poi per nessuno ci chiam, di giorno. Di notte invece s. 16 - continua Dagospia 05 Giugno 2006

Il 5 luglio 1994 nuovo interrogatorio di Moggi. Il quale parla ancora di hostess per la dirigenza delle squadre avversarie. Ma riceve un altra raffica di smentite. Susanna Paroletti, seg retaria addetta al personale del Torino calcio, dice di non avere mai visto n interpreti femminili, n tantomeno hostess o accompagnatrici: Se ce ne fossero state, lo avrei saputo. Non solo: Mogg i, scriver il pubblico ministero Sandrelli, ha inizialmente negato ogni profilo sospetto della storia, per poi ammettere la conoscenza dell ingaggio a opera del Pavarese, indicando al Matta la sussistenza di una pretesa in capo alla Riva e l opportunit del suo pagamento. Tutte balle: Queste versioni non sono proponibili, alla luce delle risultanze ass unte. Esse anzi hanno finito per costituire una traccia processuale che si torta a discredito de lla loro affidabilit e sincerit. dato infatti sicuro che mai il Torino calcio spa ebbe necessit, per le i ncombenze di ospitalit connesse alle partite Uefa e nelle ore ufficiali [diurne, ndr], di acco mpagnatori, di interpreti, di personale di supporto, essendo gi tutto previsto e predisposto dal l efficiente macchina organizzativa presieduta da Moggi e condotta da Pavarese... La versione difensiv a, quindi, circa la pretesa necessit di integrare un vuoto organizzativo, destituita di fondamento (s alvo, certamente, per il dopo cena, su cui nessuno dei testi escussi poteva interloquire, venendos i a creare in un periodo in cui gli accompagnatori ufficiali portavano la terna arbitrale in albe rgo). La compagnia procacciata alla terna arbitrale non era, quindi, riferibile agli aspetti confes sabili della gestione. Inoltre, se non avessero avuto nulla da nascondere, Moggi e Pavarese avrebbero f atto iscrivere nei libri contabili i pagamenti alle hostess; invece, osserva ancora il magistrato, l a spesa non venne sostenuta dalle riserve ufficiali della societ e nessuno degli organizzatori fu m esso [al corrente] dell iniziativa... o informato delle donne compiacenti. Ma chi era il vero regista delle dolci accoglienze arbitrali? Pavarese si assume tutte le responsabilit, cercando di tenere fuori il pi possibile il Capo. Ma secondo i magi strati, le carte sono apparentemente univoche [sulla] certezza che questo piano di assistenza fem minile alla terna arbitrale fosse da ascriversi al Moggi e non gi all esecutore materiale Pavarese... Pavarese, per sua stessa ammissione, era un fedele esecutore degli ordini del suo diretto superior e, senza grande discrezionalit e pacificamente senza possibilit di avviare un rapporto cos imbarazz ante come l assunzione di meretrici al soldo della societ. Le carte, dunque, parlano chiaro: M oggi il mandante, Pavarese l esecutore materiale. Lo conferma anche il ragionier Matta: Era stato Moggi a combinare questi incontri .

Lo ripete il presidente Borsano: Per alcuni arbitri internazionali confermo che s ono state pagate delle somme per procurare loro delle donne. Se ne occupava sempre Moggi... Non h o dei ricordi precisissimi: forse Moggi me ne aveva parlato, o forse aveva fatto dei sottintes i abbastanza espliciti. E lo ribadisce l accompagnatore ufficiale Bruno Broglia: Escludo che il T oro avesse delle donne interpreti. Non so nulla di prostitute, ma Pavarese non godeva di au tonomia decisionale: lui si occupava di organizzazione... Se vero che sono state ingaggiate delle pro stitute per gli arbitri, sicuramente la decisione stata presa dal Moggi, anche se il Pavarese pu aver curato l organizzazione. Ma Lucianone proprio nato con la camicia. Le certezze a suo carico acquisite dai magistrati, in relazione all accusa di favoreggiamento della prostituzione, ai fini processuali v algono pochino. una presunzione generale, scriveranno i magistrati, un mero convincimento ovvero u n superfluo passaggio logico. Manca la prova provata a carico di Moggi. Ci sono, vero, le sue contraddizioni, la sua menzogna e reticenza davanti al pubblico ministero, ma non necessariamente per occultare un favoreggiamento della prostituzione: Moggi potrebbe avere taciuto e mentito p er coprire un gesto corruttivo che violava le regole di lealt di un esponente del mondo sportiv o... la turpitudine del movente e lo scandalo di quell idea che, se conosciuta, avrebbe portato discre dito sia al direttore sportivo del Torino calcio sia all intera compagine calcistica torinese. Scrivono ancora i magistrati: Questo agreament verso gli arbitri, vietato dalle n orme di comportamento e proteso a un favoritismo sleale, era la prima causale per un uom o del calcio che induceva a una manovra sommersa a mezzo di provvista finanziaria chiaramente ext racontabile. Il fatto che questo favore fosse quello carnale e non la sola compagnia di entraneus es vivaci, fatto secondario: nessuno avrebbe mai potuto negare il basso livello della manovra, la sua spregiudicatezza e la conseguente necessit di mantenerla nell ombra, nella riservat ezza e in un contesto in cui i controlli predisposti dall organizzazione Uefa si ritenevano aff ievoliti. Basta e avanza il fine fraudolento agli occhi della giustizia e correttezza sportiva per spiegare i tratti salienti del comportamento di Moggi. Per queste ragioni sarebbe difficile ottenere dal Tribunale la condanna di Moggi per violazione della legge Merlin (la n 75 del 1958), mentre lampante sempre secondo la Procura che Lu cianone sia colpevole del reato di illecito sportivo. Il favoreggiamento della prostituzione prescrive rigorosi requisiti fissati dalla giurisprudenza della Cassazione. E, anche per Pavarese, difficile dimostrare

che in questo caso esistano: l accordo tra Moggi e Pavarese e poi tra Pavarese e l a Riva e infine tra la Riva e le amiche si gioc tutto con il classico dire e non dire, fra strizzatin e d occhio e sottintesi (la definizione della prestazione richiesta affidata alla sfumatura della voce e al sottinteso). Senza contare che il passaggio sotto le lenzuola era per cos dire facoltativo, a discrezione degli arbitri. E le signore venivano pagate anche per il resto della serata, a cena e al night. Si osservi, scrivono ancora i magistrati torinesi nel lungo documento conclusivo i nviato al Gip, che la scelta della Riva non stava a significare un opzione condizionante: in passa to la Riva era stata titolare di una agenzia di sfilate e di hostess. vero che Moggi la conoscev a fin da prima del 1991, ma anche vero che non risulta da nessuna parte che Riva, all epoca della cono scenza del Moggi, fosse proclive all antico mestiere. Lei stessa ha dettato a verbale: Preciso che io non svolgo attivit professionale di meretricio. Insomma, difficile ottenere da un trib unale la condanna della coppia MoggiPavarese per violazione della legge Merlin, visto che si erano limitati alla segnalazione di occasioni di lavoro per Adriana Riva e le sue amiche. Cosa che, p er esempio, fanno ogni giorno molti quotidiani, anche prestigiosi, ospitando gli annunci a p agamento tipo A. A.A., per sedicenti massaggiatrici molto affettuose, e ci osservano i magistra ti non comporta l incriminazione per lenocinio del direttore responsabile, per ogni inserto pubblic itario. A questo si aggiunge il fatto che gli episodi accertati sono relativamente pochi (tre sere per due partite, pi forse un altro episodio), per cui viene meno la abitualit della condott a criminosa, presupposto indispensabile per configurare il reato di favoreggiamento della pro stituzione. Certo, se il ragionier Matta non fosse stato cacciato cos in fretta, avrebbe magari potuto annotare qualche altro episodio successivo al dicembre 1991... Pertanto, concludono i magistrati Sa ndrelli e Prunas al Gip Piera Caprioglio, si richiede l archiviazione per quanto attiene alla posizi one di Moggi, e con qualche maggiore perplessit, per Pavarese. Resta in piedi, per i due imputati Moggi e Pavarese, l ipotesi di illecito sportiv o. Non c alcun dubbio, per la pubblica accusa, che l ingaggio delle squillo quali che fossero le consegne impartite dai due fosse finalizzato ad ammorbidire le terne arbitrali per ottenere trattam enti di favore per il Torino e di sfavore per i suoi avversari di Coppa Uefa: L atteggiamento del Torino calcio spa fu improntato a sleale e pesante interferenza sulla lealt arbitrale. E questo comport amento non vietato soltanto dalla giustizia sportiva, anche un reato penale, punito dalla l egge 401 del 1989

(che, dopo i celebri casi del calcioscommesse, introdusse il reato di frode nelle competizioni sportive nel Codice penale). Su questo fronte, i magistrati torinesi sono decisi ad andare fino in fondo. Ma Lucianone molto, troppo fortunato. I difensori suoi e di Pavarese estraggono dal cilindro una car ta a sorpresa: in quella legge c un buco grosso cos. Punisce chi trucca le competizioni riconosciute dal Coni (il Comitato olimpico nazionale italiano), ma non quelle organizzate dall Uefa (l Unione delle federazioni europee di calcio), che indipendente e autonoma, dunque non riconosc iuta dal Coni. Tant vero che le squalifiche comminate dalla Federcalcio non valgono per le coppe internazionali, e le varie squadre che partecipano alle competizioni dell Uefa aderiscono autonoma mente al suo regolamento, senza passare per il Coni e per la Figc. Dunque, per la Coppa Uefa la legge italiana sull illecito sportivo inapplicabile. Con clusione, scrivono i magistrati, che palesa un evidente lacuna legislativa, ma che impone la richiesta di archiviazione per le posizioni di Moggi e Pavarese. A questo punto ci sarebbe da aspettarsi un severo, esemplare intervento dell Uefa, che dispone di tutti gli strumenti discipl inari per punire chi ha palesemente violato le pi basilari regole di lealt e correttezza sportiva. Il 1 6 aprile 1994 la Commissione controllo e disciplina dell Uefa si riunisce a Zurigo. Interroga l arbit ro Goethals, che ovviamente nega tutto. Hackett non c , e non si trova il tempo di aspettarlo. Ci si accontenta di interrogare i suoi guardalinee, che manco a dirlo negano anche loro. Poi tocca a Moggi e Pavarese, i quali, va da s, negano tutto. Ma il segretario de lla Commissione Ren Eberle, intervistato dai giornalisti presenti, fa il duro: Non possiamo e non vogliamo archiviare, il caso Torino molto complesso... Ci basiamo sugli articoli di giorn ale, dato che la Federcalcio italiana non ci ha inviato nulla. Ma acquisiremo tutte le prove, non abbiamo fretta, non archivieremo. Venti minuti dopo, il duro Eberle gi molle come un budino, e la Comm issione archivia il caso su due piedi (Non doversi procedere ), senza neppure aver richies to gli atti alla Procura di Torino. Dagli interrogatori, recita la grottesca motivazione rifilata alla stampa dal port avoce Uefa, Salvatore Cuccu, non emersa alcuna prova a carico del Torino. Non risultano tenta tivi di illecito o presenze femminili sospette. Il caso chiuso, annuncia disinvolto e frettoloso Ebe rle, inutile continuare, non c era una sola prova. Non riapriremo il caso neppure se Mo ggi e Pavarese verranno rinviati a giudizio. E cos sar. Per cui Lucianone potr subito riprendere la sua

arrampicata ai vertici del calcio italiano, seguito a ruota dal fido Pavarese. C ome se niente fosse. Eppure il decreto giudiziario di archiviazione del sexyscandalo risulter quasi pi duro di una condanna. E conterr un ritratto impietoso, definitivo del personaggio Moggi. Ecco lo, a futura memoria: [...] Le versioni fornite dal Pavarese e dal Moggi, a cui l iniziativa dell intratten imento degli ospiti andava fatta risalire, opponevano, il primo che la Riva avrebbe equivocato l incar ico a lei assegnato, il secondo l avvenuta presa di coscienza della natura dell intratteniment o solo a cose esaurite. Dunque non pu essere revocato in dubbio che un piano di assistenza femm inile degli illustri ospiti fu concepito e messo in atto. sicuramente aderente alle carte pr ocessuali rilevare... che la necessit di interpreti o altre figure delegate alle pubbliche relazioni co n gli ospiti stranieri, non fu assolutamente una necessit, potendo contare il Torino calcio su una strutt ura organizzativa di sicura efficienza che gi annoverava validi collaboratori con funzioni di inter prete. Cos appare assolutamente conforme a quanto emerso nel corso dell indagine la circostanza... c he la scelta di connotare l ospitalit con presenze femminili sia riferibile al Moggi, essendo stato conclamato come il Pavarese ben poche iniziative fosse in grado di assumere autonomamente, e meno che meno avrebbe potuto assumere una iniziativa quale quella in discorso, i cui costi sar ebbero stati sopportati facendo ricorso a riserve extracontabili. [...] Quanto argomentato [ai fini dell a archiviazione, ndr] non toglie nulla per sul severo giudizio che vien fatto di esprimere sulla lealt d ei dirigenti della squadra in discorso. L iniziativa di rendere pi ameno il soggiorno degli arbitri a Torino, in occasione di partite di coppa Uefa, qualunque siano state le reali finalit dell ing aggio di avvenenti signore addette al dopo cena, rivela una chiara volont di addolcire la severit deg li arbitri, rendendoli obbligati verso la citt che li ospitava con tanto riguardo e quindi si curamente meno liberi nell esercizio del loro incarico. La lesione degli interessi sportivi, nonc h la frustrazione delle regole che animano il gioco del calcio e qualunque altro tipo di competizioni sp ortive si stagliano in modo anche troppo evidente [...]. 17 - continua Dagospia 06 Giugno 2006 QUESTI FANTASMI (CON LENZUOLO) Nel rutilante mondo del calcio italico li chiamano giocatori fantasma, o meglio ancora calciatorilenzuolo. Sono giovanissimi, hanno visto il pallone solo all orat orio, ma vengono comprati da grandi societ come se fossero dei promettentissimi talenti, dei Baggio in erba. I

n realt sono un espediente, una copertura per giustificare illeciti movimenti di denaro. Di soli to venivano abbinati a calciatori veri, in modo da aggirare i rigidi parametri (oggi aboliti) sui carte llini degli atleti senza falsificare del tutto le relative fatture e senza incappare nella pur blanda leg islazione fiscale italiana. La prassi era piuttosto diffusa, nell Italia pallonara di qualche anno fa. E chi e ra uno dei maestri indiscussi della materia? Lucianone Moggi, ovviamente. Anche lo scandalo dei calciatorilenzuolo salta fuori da uno dei mille rivoli del la megainchiesta sul Torino di Borsano. Nell ambiente se ne parlava da tempo, ma per scoperchiarlo deve intervenire ancora una volta la magistratura. I magistrati torinesi e la Guardia di finanza, scartabellando nei libri contabili della societ granata, si imbattono nei nomi di tre giovanotti: Al essandro Palestro, Daniele (o Simone) Pastorini, e Marco Vogna. Chi sono costoro? Lo racconta il so lito ragionier Giovanni Matta. A ogni acquisto o cessione di calciatore, spiega l ex contabile de l Toro di Borsano & Moggi, corrispondeva una quota di compenso occulto, non dichiarato, e coperto appunto da un cartellinolenzuolo. Il caso Palestro, per la verit, era gi emerso nell assemblea degli azionisti granata del 1992, quando un socio di minoranza si era alzato a domandare gelando i presenti chi fosse mai quel tale Palestro, registrato a bilancio accanto alla somma da capogiro di un miliardo e 140 milion i. La cosa aveva interessato anche l Ufficio inchieste della Federcalcio, che all epoca aveva interro gato proprio Moggi, salvo poi archiviare tutto con la velocit della luce. Adesso quella storia , arricchita di altri casi gemelli, approda alla Procura torinese. E le conferme al racconto di Matta arrivano dai dirigenti delle societ che hanno concluso affari di calciomercato con il Torino del duo Bor sanoMoggi. Il primo Davide Carlo Scapini, segretario generale del Genoa, che ha appena acquist ato dal Toro il centravanti Marco Pacione. E visto che il club granata pretendeva un prezzo superiore a quello fissato dal parametro, la societ genoana ha dovuto accollarsi la spesa per un calciatore inesistente: tale Vogna. Bravo ragazzo, per carit: solo che non ha mai giocato nel Toro, dunque non dovrebbe costare un bel n iente. E invece risulta regolarmente tesserato dal club torinese, e profumatamente pagato da que llo genovese. Interrogato dalla polizia giudiziaria, il giovanotto ammette candido di non aver mai saputo di quel tesseramento, n tantomeno di essere stato ceduto al Genoa. L imbroglio lo racconta Scapini: I contratti di Pacione e Vogna non sono regolati d al punto di vista federale, e fanno parte di uno schema e di un modo di operare comune nel mondo d

el calcio... quando le regole federali non prevedevano la possibilit di cedere dei giocatori i n compropriet. Nel luglio 1990 il Genoa aveva acquistato dal Torino il calciatore Pacione; federalm ente era necessario fare risultare la cessione a titolo definitivo e cos fu fatto. Viceversa c era un a ccordo integrativo al contratto, secondo cui il Genoa acquistava il 50 per cento dei diritti alle pres tazioni di Pacione per un miliardo e 100 milioni con riserva a fine stagione di regolarizzarne la posiz ione attraverso nuovi accordi. L anno successivo, poich il calciatore non era andato male, il Genoa decis e di acquistarlo a titolo definitivo per un importo pari a un miliardo e 100 milioni. Il presiden te Aldo Spinelli mi comunic questa volont della societ e mi disse di pensare alla regolarizzazione ammi nistrativa. Di fatto era necessario giustificare il passaggio del denaro dal Genoa al Torino e ci formalmente non poteva essere addebitato al contratto di Pacione, di per s gi concluso. E chi entra in scena per mettere le cose a posto violando le norme? Lucianone, o vviamente. Ebbi un incontro, prosegue Scapini, alla sede del calcio mercato, con Moggi e Pavarese, rappresentanti del Torino calcio. Decidemmo, per dare copertura al passaggio del denaro, di far figurare come ceduto al Torino un giovane calciatore, nel caso specifico Vogna. Io ritirai i m oduli di cessione che in precedenza erano stati firmati in bianco da Spinelli. Non so dire se Vogna fo sse a conoscenza della questione... Vogna, essendo un giovane di serie, non aveva diritto a nessu n tipo di contratto che prevedesse dei compensi. Sulla base di questo contratto avvenne poi il passa ggio di denaro relativo alla risoluzione della compartecipazione di Pacione. Il ragazzo, senza aver mai visto un pallone e una maglia del Torino, secondo i m aneggi di Moggi valeva gi un miliardo e 100 milioni. E non era l unico. Lo stesso espediente, stavo lta per giustificare il passaggio del centrocampista Francesco Romano dal Torino al Vene zia, viene architettato da Lucianone con un altro giocatorefantasma: Alessandro Palestro, n ato a Torino il 30 aprile 1975 e valutato nientemeno che 1.140 milioni. Il ragazzo, almeno lui, qua lche rapporto col Torino calcio ce l ha: infatti figlio di Susanna Paroletti, la segretaria della so ciet granata che secondo Borsano alle dirette dipendenze di Moggi e Pavarese. Il giovanotto risulta essere un promettente portiere delle giovanili. Peccato ch e viva a Bruxelles (con il padre, funzionario Cee), ignaro di tutto e dedito pi agli studi che agli stadi. Ecco il racconto della madre del ragazzo, il 14 luglio 1993, davanti alla Guardia di finanza: Se n on ricordo male, il signor Pavarese, segretario generale del Torino, ha predisposto i moduli per il tesseramento di mio figlio, allo scopo di giustificare contabilmente l ingresso nel Torino calcio di u

n miliardo e 140 milioni, che in effetti si riferivano all acquisto da parte del Venezia del giocat ore Romano. Mi fu chiesto dai miei superiori di tesserare mio figlio, anche se non avrebbe dovuto mai giocare: mio figlio non un bravo calciatore. Non mi fu offerto nessun compenso, e neanche lo chiesi... Del contratto Romano, a cui si riferisce la somma indicata sul contratto di mio figl io, sono venuta a conoscenza soltanto in seguito agli articoli di stampa e alle spiegazioni che mi furono date dallo stesso Pavarese... La questione relativa a mio figlio mi stata presentata come u na cosa normale dai miei superiori, e io non avevo ragione per non credergli: io stimo molto il sign or Pavarese. La signora esibisce ai finanzieri il modulo della Federazione italiana gioco cal cioLega nazionale professionisti col quale l ignaro giovanotto stato tesserato come giovane di serie del Torino calcio: in basso a destra, campeggia il timbro, con tanto di firma autografa, Torino calc io Spa. Direttore generale, Luciano Moggi. Stesso timbro e stessa firma impreziosiscono altri due d ocumenti ufficiali: quello con cui Palestro subisce il trasferimento definitivo al Venezi a, e quello con cui Moggi e Maurizio Zamparini, presidente della societ lagunare, il 7 novembre 1991 hanno pattuito il prezzo del finto campioncino: Importo globale dell operazione: un miliardo 140 m ilioni, pagamento biennale in due rate da 570 milioni. Documenti fasulli, contratti da m agliari, firmati Luciano Moggi. Borsano conferma tutto: La cessione del calciatore stata gestita in totale autono mia dal signor Moggi, per quanto riguarda i rapporti sia con il Venezia calcio, sia con la fami glia del ragazzo. Ne sono venuto a conoscenza durante la stesura del bilancio. Comunque i casi Palest ro sono la regola nel mondo del calcio, e tutti i giornali sportivi lo sanno. Perch allora non cont estare i bilanci di tutte le societ calcistiche, ma limitarsi al Toro?. I magistrati Sandrelli e Pruna s gli domandano anche di Pastorini, altro calciatorelenzuolo legato alla cessione di Massimilian o Catena al Cosenza, e Borsano risponde: Nulla so di false firme per Pastorini. un nome che non mi dic e nulla, anche se apprendo essere un finto giocatore. Sono cose che organizzarono Moggi e Pavar ese. Il Pavarese mero esecutore di Moggi. L operazione Catena la spiega meglio rino dall aprile 1989 fino all aprile del vvento di Moggi, che peraltro lavorava dietro e 1990. Racconta Casasco: Catena fu dato in sivo il Maurizio Casasco, gi direttore sportivo del To 1991 poi, dice, fui costretto ad andarmene per l a le quinte per conto di Borsano fin dal dicembr compropriet dal Torino al Cosenza. L anno succes

giocatore sarebbe rientrato al Torino o sarebbe rimasto al Cosenza con effettivo passaggio di denaro. Quella fatturazione [per Pastorini, ndr] fu fatta per non fare del nero. Ci servimmo di un giocatore fittizio. Anche il successore di Borsano alla presidenza del Toro, il n otaio Roberto Goveani, riferisce che quei giocatori erano dei fantasmi: Ammetto, per quanto poi venni a sapere, che l operazionerelativa al giocatore Palestro era inesistente. Io venni a sapere della cosa soltanto nel mese di luglio 1993, quando fu richiesta [dai magistrati torinesi] la docume ntazione relativa a questo giocatore... Ho parlato del fatto con Moggi. Costui mi ha confermato che l operazione serviva a coprire la vendita di Romano. Stessa versione fornisce l amministratore delegato del Toro di Goveani, Giacomo Ra ndazzo (gi segretario generale dell Atalanta e amministratore delegato del Verona): La vicenda del giocatore Palestro, che io ho rilevato al mio arrivo... una situazione che non isolata nel mondo del calcio. Sapevo che era stata fatta [anche] in altri ambienti. Ho esaminato il contratto di vendita del Palestro. Porta la data del 1991 ed stato siglato dal signor Moggi Luciano e, per il Venez ia, dal presidente Zamparini. A Zamparini non resta che confermare tutto: per comprare Romano dal Torino aveva dovuto accollarsi anche Palestro. Acquistai Romano trattando con Moggi. La cifra di acqu isto era lire 2 miliardi. Il pagamento era biennale. Mai sentii nominare il giocatore Palestro. Dopo circa 3-4 mesi, l amministratore delegato [del Venezia] mi inform che era stato necessario inserire nell operazione tale Palestro, in quanto a parametro Romano avrebbe consentito una quotazione pi bassa di quanto pattuito... Mi venne detto che quella era una prassi regolare per evitare passag gio di denaro in nero. Trattai personalmente soltanto con Moggi... Tutto il discorso avvenne con Moggi, ma non parlai mai del giocatore Palestro. Io credevo, quando mi fu raccontata la storia di Pal estro, che costui fosse un giocatore del settore giovanile del Torino calcio, non una invenzione, come h o saputo dopo... Quella prassi, secondo me, dato notorio presso la Lega. Secondo me era una routi ne conosciuta: basti pensare che il prezzo per lo sconosciuto Palestro era di 1,2 miliardi circ a, e per il noto Romano era soltanto 800 milioni. Questo squilibrio parlava da s.... Lucianone, davanti ai magistrati, si difende dicendo che lui non sa niente: Non m i sono mai occupato di aspetti amministrativi, per cui la vicenda non mi riguarda. Anzi, ne ll occasione di Palestro feci del bene al Torino, perch feci incassare alla societ, in maniera leg ale, dei soldi che altrimenti sarebbero stati illegali. E sapete quale era la situazione economica del Torino....

Purtroppo per lui, questa versione strappalacrime dell ignaro benefattore non comm uove i pubblici ministeri. 18 - continua Dagospia 08 Giugno 2006 La danza dei fantasmi inscenata da Lucianone non finisce qui. Un altro caso embl ematico ha un nome esotico: Marcelo Saralegui, classe 1971. Nel 1992 Moggi preleva Saralegui d allo Uruguay, dove milita nel Nacional Montevideo, senza troppa fatica, tramite il suo amico P aco Casal, procuratore di tutti gli uruguagi approdati in Italia (Aguilera, Ruben Sosa, Fra ncescoli, Herrera, Fonseca). Chi sia questo Saralegui, in Italia nessuno lo sa: pare che abbia gioc ato qualche scampolo di partita in Nazionale nell ultima Coppa America, ma nessuno se ne accorto. Nessu no, tranne Lucianone e Casal. Nelle redazioni sportive, il giorno dell annuncio (6 agosto 199 2), corre il panico: del nuovo acquisto granata non esistono fotografie n schede biografiche, niente di niente. L indomani, nel corso di un esilarante conferenza stampa, mentre Torino ancora scoss a dalle proteste della piazza granata per la vendita di Lentini al Milan, Lucianone e Pa co presentano Saralegui come una specie di nuovo Maradona, anzi il Tardelli del Sudamerica, il pi promettente uruguaiano della nuova generazione. Poi il campione viene finalmente esibito ai g iornalisti: un ragazzone con un cespuglio di capelli ricciuti che gli coprono la fronte e le so pracciglia. Non sorride mai, nonostante le panzane che gli mettono in bocca (promette addirittur a lo scudetto, pur avvertendo modesto com che non sar facile). Paco Casal che ha gi tentato invano di rifilare il giovanotto all Atletico Madrid e al Cagliari, ricevendone due perentori rifiuti felice come una pasqua: Marcelo la bandiera del calcio uruguayano. Ma certo, come no. Finalmente qualcuno ci cascato: Borsano. un arrivo importante, annuncia tutto soddisfatto il presidente buggerato, la conferma che il Toro non smobilita, e crede nei giovani. Marcelo il nuovo fenomeno del calcio uruguaiano, un mediano difensivo con il vizio del gol, lo si pu impiegare sia sulla destra che sulla sin istra. Gi da tempo era nel taccuino del nostro Luciano Moggi. Me l ha segnalato Aguilera, e se ha passato il giudizio di Moggi vuol dire che non abbiamo sbagliato. Si tratta di un vero investimento. Infatti il Toro paga Saralegui la bellezza di 5 milioni di dollari (7 miliardi e mezzo di lire del 1992, oltre 10 di oggi), pi 600 milioni all anno di ingaggio al giocatore, con contratto triennale, fino al 1995. I giornalisti, per, non abboccano (non tutti, almeno). Cos, per vincere lo s cetticismo, Casal e

Lucianone portano i cronisti in un ufficetto munito di televisore per mostrare l oro una videocassetta che promette mirabilia: Vedrete di che cosa capace Marcelo!. Dalle immagini si int ravede in lontananza un tipino che somiglia a Saralegui e che sgambetta su campi dall erba m al tagliata, segnando qualche gol dalla linea di porta, o gi di l. Ma pochi ci fanno caso. Il b luff viene alla luce ben presto, quando il presunto talento di Montevideo raggiunge il ritiro della s quadra granata e si mette a disposizione dell allenatore Mondonico. Qualche partitella di allenamento senza quasi toccare palla, qualche sprazzo di precampionato. Poi la prova della verit: il cam pionato. Su 34 partite, Saralegui giocher la bellezza di 3 minuti e mezzo. Per il resto, posto f isso in tribuna. La stagione seguente, peggio ancora: un minuto e una manciata di secondi, natura lmente a fine partita, col risultato gi al sicuro, per non fare troppi danni. Il nuovo Tardelli , incompreso, nell estate 1994 verr rimpatriato alla chetichella col primo volo per l Uruguay e con un anno di anticipo sulla scadenza del contratto. Perch Moggi aveva comprato Saralegui con t anta enfasi e tanti quattrini (di Borsano)? L operazione Saralegui, condotta insieme al signor Mo ggi, era indissolubilmente legata all ingaggio di Aguilera dal Genoa, racconta Borsano ai ma gistrati. In pratica, l ingaggio del giovane uruguaiano era una messinscena architettata dal solito duo MoggiBorsano per coprire la seconda parte del prezzo d acquisto di Agu ilera, passato nel 1991 dal Genoa al Torino. Non che Saralegui fosse proprio un giocatorelenzuolo come gli altri: qualche partita, almeno nel suo Paese, l aveva giocata. Un calciatoretrapunta, si potrebbe dire. Gli avvocati di Moggi riescono a dimostrare che il trucco dei giocatorifantasma non ha danneggiato le casse dello Stato: la cessione di giocatori, infatti, gode di un al iquota Iva agevolata, mentre con quelle transazioni le societ pagavano l Iva ordinaria. Niente frode fisc ale, dunque. Rimane per il reato di violazione di un altro articolo della legge 516/1982 detta anche manette agli evasori: quella che punisce le scritture contabili false e le fatturazioni fasul le. Per questo reato la Procura di Torino chiede il rinvio a giudizio di Borsano, Go veani e Zamparini, nonch del solito Moggi. Costoro, scrivono i magistrati, con reiterate iscrizioni d i fatture per operazioni inesistenti relative alle prestazioni calcistiche dei giocatori Pales tro, Vogna, Catena, Saralegui, Aguilera, Pastorini, [tenevano] in guisa inattendibile nel contenuto le scritture e i libri contabili del Torino Calcio (libro giornale, registro fatture, registro corrispe ttivi, registro degli acquisti) a causa delle gravi e ripetute (per ogni fattura) irregolarit sovradesc ritte concernenti le

operazioni di acquistocessione delle prestazioni delle dette persone. Anche questo capitolo degli scandali MoggiTorino approda sul tavolo del Gip Pier a Caprioglio. E qui, per evitare guai peggiori, Lucianone, Borsano e Goveani si affrettano a sbo rsare qualche lira a titolo di oblazione: una specie di multa preventiva, utilissima per estinguere i l reato e uscire dai guai al pi presto. Scrive comunque il Gip: Non ricorrono i presupposti per una pronunci a assolutoria con ampia formula, visto che dal punto di vista oggettivo si trattato di irregol arit gravi, numerose e ripetute e che dal punto di vista soggettivo emerge che, attesa la fi nalit perseguita, nota a tutti i partecipi, tutti gl imputati non potevano che essere consci della a ttivit illecita intrapresa.

Le fatture per ogni giocatore furono pi di una. Le irregolarit presentano un notev ole grado di gravit, trattandosi di falso ideologico che investiva l intero negozio commerciale, con simulazione che aveva di mira l alterazione della realt convenzionale rispetto a quella reale. Non pensabile che questa irregolarit sia equiparabile a un semplice difetto di vidimazione. Tra ttasi comunque di fattispecie configurante reato abituale, per cui richiesta condotta plurima, nel caso di specie pienamente dimostrata. Ma dal momento che Borsano, Moggi e Goveani hanno sganciat o qualche lira (circa 300 mila a testa, per la precisione: i parametri delle oblazioni sul Codice penale sono piuttosto vecchiotti), il giudice Caprioglio, il 20 giugno 1994, dichiara non luo go a procedere nei loro confronti perch il reato estinto per intervenuta oblazione. Non c niente da dir , Lucianone proprio Lucky... Intanto, come per miracolo, si riscuote dal letargo la giustizia sportiva. Viene riesumato il fascicolo Palestro, precedentemente archiviato, e vengono sanzionati i responsabili con pe ne da solletico: Moggi rimedia la squalifica per un mese dall attivit sportiva. Quasi un premio: tre nta giorni di ferie. 19 - continua Dagospia 09 Giugno 2006 Lucianone froda il Fisco Nel Torino del bancarottiere craxiano Gian Mauro Borsano, Lucianone si trovato p erfettamente a proprio agio. E ne ha combinate anche lui di cotte e di crude. Cos, l inchiesta dei magistrati torinesi fa emergere a carico dell ex ferroviere un altro reato, un accusa che la dice lunga sullo spregiudicatissimo modus operandi moggiano: reati fiscali legati a un giro di di sinvolte

compravendite di giocatori in erba. Stavolta, se non altro, si tratta di giocato ri veri. Tutto nasce, ancora una volta, dagli appunti del ragionier Giovanni Matta, il co ntabile del Toro col vizio del diario. Nelle sue agende, tra l altro, si legge: Agostini classe 1972, Ch iarini classe 1974, Belli classe 1974. Preliminari di cessione in data 23 gennaio 1991 con la Lodigi ani. I giocatori verranno trasferiti al Torino a titolo definitivo (ma nella societ in prestito) c on pagamento tramite Lega nel 1991-92 rispettivamente di 190, 190 e 350 milioni. Entro 30 aprile 1992 il Torino potr riscattare definitivamente i giocatori pagando poi tramite Lega nel 1992-93 ulte riori somme di 90, 90 e 200 milioni. Se il Torino non eserciter il riscatto, dovr ritrasferire gratui tamente alla Lodigiani. Non era pi semplice un trasferimento temporaneo con opzione per l acquis to definitivo?. Il meccanismo annotato dal ragioniere del Toro sembra complicato, ma in realt piu ttosto semplice e ingegnoso: serve, ancora una volta, per aggirare la legge fiscale. I tre giocatori, scrive la Procura, furono negoziati in maniera quantomeno anomala: per essi esisteva una cl ausola che prevedeva la restituzione gratuita se non fosse stata esercitata la opzione di a cquisto definitivo, pur avendo la societ torinese gi sborsato somme rilevanti. Situazioni accertate dalla G uardia di finanza e definite dai magistrati davvero inspiegabili: l acquisto del Torino a cif ra sostenuta e la restituzione a Lodigiani spa gratuitamente... Il che pu giustificarsi con la volo nt di sottrarre gli ingaggi ai formalismi imposti dagli organismi [cio dalla Lega nazionale calcio, n dr]. E non solo: Fra Torino e Lodigiani si dedussero anche altre intese che riportano l alterazione fatturativa a finalit di evasione fiscale. lo stesso Borsano a confessare che l Associazione Lodigiani calcio spa era uno dei tramiti per il procacciamento di ricchezze da gestire extracontabilmente. Cio di fondi neri, rastr ellati con la sopraffatturazione di giocatori acquistati dal Torino con successive restituzioni del surplus in nero. I giovanotti venivano strapagati dal Torino, ben oltre il valore effettivo, e la Lodigiani restituiva sottobanco la differenza alla societ granata. Il ragionier Matta conferma tutto, per un ammontare di almeno 200 milioni di lir e: La provvista di denaro era portata al Torino calcio da Moggi... Essa era accreditata ai conti de lla societ presso la Banca Brignone. Anche Goveani sia pure per sentito dire conferma: fu Borsano, pas sandogli le consegne, a informarlo che la societ romana serviva al Torino per creare fondi ne ri, e del resto le trattative erano seguite dal Moggi. A quel punto, lo stesso Moggi deve ammettere

di aver ritirato quel denaro dalla Lodigiani (dalle mani dell amministratore, tale Malvicini) porta ndolo a Matta. Per i magistrati soltanto un piccolo assaggio della giungla di violazioni che caratt erizzavano le campagne acquisti del Torino gestite direttamente da Lucianone. Nella richiesta di rinvio a giudizio per frode fiscale, la Procura di Torino par la di un pesante velo di artefazione contabile e fatturativa su tutta la vicenda, poich tutte le vicende che attennero alle cessioni di calciatori di Torino calcio spa furono inquinate da una pesante elus ione delle direttive della Lega calcio in materia di compropriet, di prestito, di limiti temporali all a cessione. Di sicuro falsificazioni a livello di fattura vi furono, come ammesso da tutti i protagoni sti della gestione della squadra torinese. Stavolta, dunque, oltre alla lesione delle regole del settore sportivo, c la certezz a della frode fiscale: Violazione dell art. 4 della legge 516-82... Protagonisti della vicenda fu rono Borsano e Moggi, quest ultimo indicato anche da Malvicini come l organizzatore degli incontri con Borsano e come colui che ritir le buste che, per tre volte consecutive, Malvicini indirizz a ll amministratore della squadra torinese. Insomma, secondo i magistrati, Moggi partecip all intesa di a lterazione ideologica dei valori di fattura. E il fatto che Lucianone fosse perfettamente al corrente dei fondi neri del club granata, risulta anche da un altro particolare emerso dalle pieghe dell inchiesta. Goveani, nell interrogat orio del 16 giugno 1994, indica un altra provvista di nero, ricavata vendendo i biglietti omaggio del la tribuna d onore dello stadio nel maggio 1993. Quei fondi occulti erano serviti, in precedenza, p er pagare le rate d affitto degli alloggi di alcuni giocatori e dello stesso direttore sportivo Mogg i. E lui, Lucianone, ha dovuto confermare la percezione di questo benefit riservato. Pertanto concludon o i magistrati Moggi era al corrente dell esistenza del fondo. Dunque deve essere processato. Il Gip Piera Caprioglio lo rinvia a giudizio. E Lucianone corre subito ai ripari : per evitare il processo con pubblico dibattimento e prevedibili echi di stampa, decide di patte ggiare la pena. Che gli viene inflitta il 27 gennaio 1996: Tre mesi di reclusione e lire 3 milioni di multa. La reclusione viene poi sostituita con altri 2 milioni e 250 mila lire di multa. Se ntenza per frode fiscale definitiva e inappellabile. I fondi neri sono una costante di tutta la gestione granata del duo BorsanoMoggi . Un malaffare che non attira le attenzioni dei soli magistrati italiani. Nel 1995, il giudice istr uttore del Tribunale di grande istanza di Marsiglia che sta processando Bernard Tapie per analoghi maneg

gi e illeciti nella societ calcistica di cui presidente l Olympique Marsiglia scoperchia un altro scand alo: quello relativo alla cessione del centrocampista spagnolo Rafael Martn Vzquez dal Torino alla squadra francese. Un trasferimento piuttosto misterioso, visto che Vzquez all Olympique rim asto meno di due mesi: Tapie lo ha subito girato al Real Madrid. Vzquez era approdato a Torino nel 1990, restandovi per due anni. Poi nel 1992 il presidente Borsano, travolto dagli scandali e dai debiti, aveva deciso di cederlo al gemell o Tapie (anche lui deputato socialista, anche lui patron pallonaro, anche lui nei guai con la giust izia). La trattativa, conclusa nell agosto 1992, era stata condotta da Borsano e Moggi per il Toro, dal direttore generale dell Olympique JeanPierre Bernes, e dal procuratore del calciatore, Ricardo Albert o Fuica (un argentino con residenza a Miami). Prezzo ufficiale: 4,5 miliardi. Ma Vzquez a ott obre era gi finito al Real Madrid per almeno 6 miliardi. E dire che soltanto un anno prima, quando l aveva chiesto una prima volta a Moggi, Tapie era disposto a pagare sull unghia 10 miliardi. Ora la quotazione del giocatore era scesa improvvisamente alla met. Ma non tutto: Tapie era a corto di liquido, e aveva proposto al Torino che aveva subito accettato un pagamento rateizzato in 18 mesi. Le ultime due rate erano di competenza di Ro berto Goveani, subentrato nel frattempo a Borsano, ma il notaio torinista sostiene di averne in cassata solo una, e pagata per giunta in ritardo: l ultima, Tapie non l avrebbe mai saldata. A questo pu nto scatta l inchiesta della magistratura francese. Nel maggio 1995 arriva da Marsiglia una r ichiesta di assistenza giudiziaria (rogatoria) rivolta al Gip di Torino Ombretta Salvetti. L a quale, affiancata da un ufficiale dei Carabinieri, interroga i protagonisti italiani della vicenda. Il primo della lista Borsano, sentito il 5 giugno: Le trattative furono fatte da me e Moggi direttamente con Bernes. Non avendo l Olympique il contante per pagare il giocator e, il Torino calcio accett un pagamento rateizzato, mi sembra di 18 mesi, e l Olympique emise de lle tratte [cambiali, ndr] a favore del Torino, avallate dallo stesso Bernard Tapie. Il qua le pag soltanto una parte della prima scadenza; delle altre non so dire nulla in quanto cadono sotto la gestione Goveani, presidente a me succeduto dal gennaio 1993... Nell inchiesta nei miei confronti, i n merito alla gestione del Torino calcio, ho ammesso all Autorit giudiziaria dei pagamenti fiscal mente riservati. Nel caso di Martn Vzquez non mi risulta, anzi lo escludo, che in sede di cessione del calciatore vi sia stata una corresponsione in nero a me o al Torino. Quanto alla provvigione per Fuica, Borsano per non sbagliare largheggia: Per un t

rasferimento prassi consolidata che un procuratore prenda dal 10 al 15 per cento. Il 20 giugno tocca a Goveani: Non ho mai sentito nulla circa una somma di 540.000 dollari versata in nero al Fu ica Ricardo, a seguito della cessione di Martn Vzquez. Circa la percentuale, ritengo che il 15 pe r cento quale provvigione sulla vendita di un giocatore sia eccessiva, soprattutto se rapporta ta al valore: cio, pi alto il valore, pi bassa la percentuale. In genere in Italia la provvigione va da l 5 al 10 per cento, pagata solitamente dal compratore. Perch la societ che compera definisce l ingaggio del giocatore con il procuratore. Fuica arriva alla Procura di Torino il 1 luglio. Avvertito dell obbligo di risponder e secondo verit, dichiara che per la compravendita di Vzquez trattai con Borsano e Moggi. Poi n e racconta di tutti i colori: Mi pare che il prezzo del giocatore sia stato pattuit o in 1.200.000 dollari americani [circa 2 miliardi di lire, ndr]: deduco ci dal fatto che il mio compens o fu di 500.000 o 600.000 dollari e che io di solito percepisco il 20% del valore del contratto. N on escludo che in realt sia stato pagato di pi senza che io lo sapessi, quello che hanno fatto le so ciet fra di loro non a mia conoscenza. Ebbi problemi a percepire la mia percentuale, infatti soltanto una parte del denaro mi fu versata subito, circa 400.000 dollari, mentre per il resto inizialm ente Tapie mi rilasci un documento avallato da lui in forma personale e io per esigere il mio credito dovetti [agire] per le vie legali presso il tribunale di Marsiglia l azione la feci per 100.000 dollari e fui poi pagato a rate... Io non percepisco una cifra particolarmente elevata rispetto agli usi in questo campo, per i giocatori famosi. Dunque, volendo dar retta a Fuica, il 20 per cento di 1.200 sar ebbe 500 o 600. Purtroppo per lui, la matematica un altra cosa: se davvero Fuica ha percepito una mediazione di 600 mila dollari pari al 20 per cento dell operazione, non c che una spiegazione: pe r Vzquez, Borsano e Moggi hanno pattuito con Tapie almeno 3 milioni di dollari, circa 5 mi liardi di lire. Se poi la mediazione di Fuica era come dice Borsano soltanto del 15 per cento, il p rezzo sale a 4 milioni di dollari, oltre 6 miliardi. In ogni caso, i 4 e mezzo dichiarati sono di molto inferiori alla realt. E le domande ai protagonisti su eventuali pagamenti in nero indicano che l a magistratura marsigliese nutre forti sospetti in tal senso. A questo punto il giudice torinese dovrebbe interrogare anche Moggi. Ma stavolta Lucianone preferisce non farsi vedere di nuovo nei corridoi del tribunale: dopotutto gi il direttore generale della Juventus. Cos, al termine di un estenuante trattativa con i magistrati, se la cava inviando una smilza memoria di sette righe dattiloscritte, elaborata dai suoi avvocati. Memor

ia si fa per dire, visto che Moggi ha un vuoto di memoria e non ricorda quasi niente (a meno di tre anni di distanza dai fatti): Ricordo che all epoca in cui ero alle dipendenze del Torino calcio, venne c eduto il predetto giocatore [Martn Vzquez, ndr] alla squadra di calcio Olympique di Marsiglia. Nell oc casione, per quanto a mia conoscenza, i rapporti sono stati regolari, e non sono assolutament e al corrente di versamento di somme non contabilizzate al giocatore o ai suoi incaricati. Al pro posito, non rammento particolari degni di nota nella trattativa o negli interventi del procu ratore del giocatore, Fuica. Con osservanza, Luciano Moggi. Il giudice di Torino trasmette ai colleghi di Marsiglia la documentazione raccol ta. In definitiva, quanto abbia davvero fruttato la vendita di Martn Vzquez al termine della trattati va gestita dal duo BorsanoMoggi, e se per caso qualche banconota sia rimasta attaccata alle dita di qualcuno dei protagonisti sotto forma di fondi neri, rester per sempre un mistero. 20 - continua Dagospia 12 Giugno 2006 Lucianone e lo scandalo Lentini Nell estate del 1992 la citt di Torino scossa dalle pubbliche proteste dei tifosi g ranata. Il presidente Borsano dopo un lungo tira e molla fra Juve e Milan che si contendono a suon di miliardi il gioiello del Toro Gianluigi Lentini, dichiarato incedibile fino al g iorno prima cede alle lusinghe del craxiano di Arcore e conclude l affare della sua vita. Lentini passa al Milan per 22 miliardi ufficiali, pi una decina di miliardi che Berlusconi (tramite l amministrat ore delegato milanista Adriano Galliani) gli versa in nero su un conto estero. Ma questo lo s i scoprir soltanto un anno dopo, in piena inchiesta sul Torino calcio. Ma dallo scandalo Lentini sempr e nel 1993, e sempre dalle confessioni di Gian Mauro Borsano emerge un altra storiaccia losca ch e dovrebbe far rizzare i capelli anche ai giudici sportivi. I quale, invece, come al solito, fi ngono di essere calvi. il marzo 1992. L onorevole Gian Mauro Borsano a corto di soldi, con le sue aziende sull orlo del fallimento. Decide di vendere un po' di argenteria: e gli unici pezzi pregiat i sono alcuni calciatori del vivaio granata, che nel frattempo hanno fatto strada in prima squ adra. Il pi ambto dal mercato , appunto, Gianluigi Lentini. Borsano lo promette al Milan, che lo vuole a tutti i costi. Pare che Bettino Craxi in persona tifoso del Torino, ma soprattutto sodale di Si lvio Berlusconi intervenga pressantemente perch l affare vada in porto. Rimane per da convincere il giocatore,

che di muoversi da Torino, dove risiedono la famiglia e la fidanzata, non ne vuo le sapere; lui preferirebbe, piuttosto, cambiare sponda del Po e accasarsi alla Juventus di Gia mpiero Boniperti, che gli fa una corte serrata. Ma questi, per Borsano, sono dettagli irrilevanti: abituato a comprare tutto alla maniera del suo modello Berlusconi l onorevole presidente del Toro conv into che prima o poi, con le buone o con le cattive, riuscir a convincere il prezioso giov anotto. Cos, fin da marzo, Borsano si impegna sottobanco con il Milan a cedergli il campi one, in cambio di un sostanzioso anticipo, ovviamente in nero: 5 miliardi, o gi di l. Ma di contratt i ufficiali siamo nel mese di marzo, in pieno campionato non se ne pu nemmeno parlare, il calciomer cato comincer soltanto a giugno: fino ad allora vietata qualsiasi trattativa. Per il Mi lan non si fida di Borsano, e prima di sganciare quella somma illecita oltretutto non registrata, e quindi non dimostrabile di fronte a eventuali contestazioni pretende delle garanzie. E qual i garanzie pu offrire un finanziere sull orlo della bancarotta? Idea geniale: Borsano offre in pegno a B erlusconi la maggioranza delle azioni del Torino calcio. Da craxiano a craxiano, tutto in fam iglia. Ecco come Borsano racconter l incredibile vicenda ai magistrati torinesi, nell interr ogatorio del 13 gennaio 1994: Il pegno venne dato perch in quel periodo di tempo il contratto [per la cessione di Lentini al Milan, ndr] non poteva essere concluso secondo la regola della Federa zione. Il pegno era una garanzia a che, se non si fosse concluso il contratto, io avrei dovuto resti tuire il denaro preso in nero. Il denaro mi era stato dato in nero nel marzo del 1992. Ne avevo bisogno u rgente, credo per un rientro in banca. Io avevo proposto il pegno sulle azioni della Gima [la picc ola holding delle decotte societ borsaniane, ndr]. Ma Galliani non le volle, non ritenendole garanz ie sufficienti. Io feci forti pressioni perch Berlusconi comprasse il Torino calcio. Lo dissi a Gall iani e forse anche a Berlusconi. Ma quelli non ne volevano sapere, cos si opt per la formula delle azion i in pegno: Le azioni del Torino calcio, nella misura della maggioranza (non ricordo l esatta q uota, se 51 o 60 per cento) furono depositate in pegno presso un notaio di Milano, scelto dal Gal liani. Io mi recai da questo notaio, di cui ora non ricordo il nome. La mancanza di azioni in mano mia attestata dal mancato deposito delle azioni presso la sede sociale prima di un assemblea... Dal notaio venne redatta una scrittura (non so se a scriverla fu il notaio, o Galliani, o l avvocat o Cantamessa che era con noi presente). Questa scrittura dava atto del deposito delle azioni. Ma quel la scrittura faceva le veci della garanzia reale. Forse, anzi, era proprio una procura a scrivere il pe gno sulle azioni.

L episodio avvenne, se ben ricordo, nel marzo 1992. Presenti alla riunione furono Moriondo [un dirigente granata, ndr], Cantamessa e Galliani. Di questa cessione della maggioranza azionaria del Torino a un altra societ di seri e A (il Milan appunto), Borsano dice di aver parlato con l avvocato Franzo Grande Stevens (il cel ebre civilista molto vicino a casa Agnelli), con Giampiero Boniperti (quando gli comunic che per L entini si era gi accordato con il Milan), e forse con Moggi. Chiss se Lucianone, forse informa to, trov qualcosa da ridire per quell incredibile iniziativa scandalosa e delinquenziale de l suo presidente, il quale arrivava a consegnare la maggioranza azionaria di una societ di serie A a u naltra societ di serie A, il Milan, commettendo cos un illecito sportivo gravissimo, visto che i d ue club erano antagonisti nello stesso campionato. E per alcuni mesi, Berlusconi controll di fatto il Milan e il Torino, che in teor ia avrebbero dovuto essere squadre rivali: autorizzando cos ogni possibile sospetto sulla piena regol arit degli scontri diretti e dell intero campionato (anche se Borsano esclude che in qualche misura il possesso delle azioni abbia interferito con l esito delle partite con il Milan da parte del Torin o calcio: non esiste patteggiamento sulle partite). Nelle pur blande leggi del calcio italiano, c l ovvia norma che fa espresso divieto di possedere quote azionarie, anche di minoranza, di pi di una societ impegnata nello stesso ca mpionato, prevedendo in tal caso perfino la revoca dello scudetto o la retrocessione d uffic io. Ma non risulta che Lucianone, forse informato, abbia forse ostacolato il gravissimo illecito messo in atto dal suo presidente. N risulta che Moggi abbia obiettato alcunch quando Borsano lo info rm senza forse che il prezzo pagato dal Milan per Lentini era ben superiore a quello dichia rato: non 22 miliardi, ma 10 in pi. E cio: i 5 dell anticipo di marzo (in nero), pi altri 5 alla c onclusione del contratto in luglio (sempre in nero). Di certo Moggi lo sapeva, dichiara infatti l e x presidente granata ai magistrati, pur non conoscendo l esatta entit del nero. Ma Lucianone un uo mo di mondo: evidentemente, per lui anche quell arrotondamento era ordinaria amministrazio ne. Il curriculum di prodezze illecite a livello sportivo o penale accertate dai mag istrati torinesi a carico di Moggi direttore generale del Torino impressionante. Lucianone reclutav a squillo per ammorbidire gli arbitraggi, organizzava una tratta di finti giocatori per coprire fondi neri, ricorreva alle false fatture nell acquisto di giovani calciatori per occultare alt re operazioni illecite, si faceva pagare l affitto con denaro extracontabile ricavato dalla vendita di biglie

tti omaggio... E non basta ancora. Nelle agende del ragionier Matta vengono trovati gli appunti sui c ompensi in nero pagati ai giocatori del Torino, denaro consegnato a mano in contanti dal contabi le del Toro ai vari calciatori granata, che poi provvedevano a versarlo sui rispettivi libretti al p ortatore accesi presso la Banca Brignone, dove ricevevano anche gli stipendi ufficiali. Tutti i calciatori pi importanti del Torino, dichiara il Matta, hanno usufruito di premi non ufficialmente registrati a bilancio. Il denaro proveniva dal famigerato conto Mundial , gestito dallo stesso Matta con un l ibretto al portatore sulla Banca Brignone. Ma non erano solo i calciatori a ricevere dalla societ granata denaro nero . Ricevev a denaro occulto anche un caro amico di Lucianone: Una erogazione riservata, racconta Matta ai magistrati il 6 novembre 1993, era al colonnello Tronco. Era un amico del Moggi e venne poi assunto con compenso in parte riservato, quale osservatore. Prima era nell Esercito italiano. C hiss come osservava bene i calciatori, l ex colonnello dell Esercito amico di Lucianone; chiss qu anti campioni avr segnalato, per giustificare quei compensi in nero... Del resto, Mogg i di amici ne ha sempre avuti tanti. Per farli contenti, a Torino, aveva a disposizione un congru o pacchetto di biglietti e abbonamenti omaggio, a seconda dell importanza dei destinatari. Lucian o Faussone, responsabile dal 1978 della biglietteria del Torino, rivela ai magistrati il 23 novembre 1993: L assegnazione degli abbonamenti omaggio viene effettuata su richiesta di alcuni di rigenti: il presidente Borsano e il direttore generale Moggi. I nominativi, autorit o semplici amici dei suddetti, mi pervengono oralmente o con un foglietto scritto. Anche se gli abbona menti omaggio non possono essere messi in vendita, prassi che da anni la societ venda tali abbo namenti.... Quisquilie, queste ultime, rispetto ai tanti guai giudiziari collezionati da Luc ianone in una vita di duro lavoro. L oblazione per i giocatori fantasma, che gli ha risparmiato la macch ia nera sulla fedina penale, e la pena patteggiata per reati fiscali, vanno ad aggiungersi a d ue antichi peccatucci. Il 25 febbraio 1977 Moggi rimedi una condanna a 30 mila lire di ammenda dal preto re di Civitavecchia per violazione dei limiti massimi di velocit. Il 10 novembre 1982, la Corte d appello di Roma lo condann con sentenza irrevocabile a 4 mesi condonati per il reato di o micidio colposo (probabilmente in seguito a un incidente d auto mortale). Tutti precedenti penali che fanno di Lucianone un pregiudicato a tutti gli effetti, e che potrebbero costargli car o in caso di nuove condanne.

21 - continua Dagospia 13 Giugno 2006 CAPITOLO IV. IL PADRE, IL FIGLIO E LO SPIRITO SANTO Il gioco delle tre carte L ingaggioparcheggio di Moggi da parte della Roma, nel luglio 1993, preceduto da u na bufala. Sui giornali, a giugno, si legge che Lucianone il nuovo direttore generale della Fiorentina. Strano, molto strano: vero che deve solo parcheggiarsi per un annetto, in attesa di pass are alla Juventus; ma la Fiorentina, al termine del campionato 1992-93, retrocessa in serie B. Eppu re sembra proprio vero, dal momento che l ineffabile ex ferroviere conferma la falsa notizia: vero ch e non c ancora la firma, ma una stretta di mano vale pi di un contratto... Ho scelto Fire nze perch la Fiorentina non vale la B. Con i Cecchi Gori [proprietari della squadra, ndr] abb iamo piena comunit [sic!] di intenti: riporteremo la squadra in serie A. Dopo la Juve, la Lazio, il Napoli, il Torino, ora Lucianone si scopre tifosissimo della Fiorentina, e annuncia che ne sar il salvat ore. Ma nel giro di poche settimane volta gabbana, e passa alla Roma, nonostante la stretta di mano che vale di pi di un contratto. Queste giravolte sono la traduzione pratica delle sinergie e delle flessibilit co s come le intende Moggi. Il grande maneggione pallonaro si muove dietro le quinte calcistiche alla maniera pirandelliana: unonessunocentomila, oppure come un esperto del gioco delle tre c arte. Qualche tempo prima, per esempio, mentre ufficialmente dirigeva il Torino, aveva brigato per riportare Maradona al Napoli. E a fine agosto cio un mese dopo essere passato alla Roma ver r sorpreso a trafficare con il suo amico procuratore Riccardo Sogliano per portare l attaccante Paolo Monelli nella squadra dell Entella. sempre cos: mentre ufficialmente lavora per qualcuno, M oggi segretamente lavora anche per qualcun altro. E non c niente di contraddittorio: in fatti, a suo modo coerente, Lucianone al di l delle cariche lavora sempre e solo per se stesso. E n on ne fa mistero. La notizia del ritorno di Moggi alla Roma suscita un vespaio di polemiche. La so ciet giallorossa ha di fatto due padroni, il palazzinaro Pietro Mezzaroma e l industriale Franco Sensi . Quest ultimo apprende dell ingaggio di Moggi deciso da Mezzaroma a cose fatte. Le tensioni fra i due esplodono in guerra aperta: Mezzaroma non pu decidere se io non sono d accordo, tuona Sensi, avevamo un patto che non stato rispettato!. Anche il direttore sportivo romanista, Emiliano Mascetti, stizzito: una scelta che non capisco e che preferisco non commentare: n

eanch io ne sapevo niente. Ma cosa fatta capo ha, e Lucianone se la ride: la consulenza roman a per meno di un anno gli porta in tasca poco meno di un miliardo. Cos lui, generoso e altruista c om , lancia una campagna per i disoccupati del calcio: I giocatori disoccupati stanno crescendo, fra poco arriveranno a 500-600... Ma non scandalizziamoci, tutto torner nella norma solo q uando la crisi economica del Paese finir: in fondo, il calcio lo specchio che riflette il proble ma della disoccupazione sociale. Poche e meditate parole di un ex ferroviere miliardario c on aspirazioni da statista... Il campionato della Roma moggizzata incomincia male. A ottobre Mezzaroma vuole g i cacciare l allenatore Carlo Mazzone. tutto in mano a Moggi, che dovr scegliere un nuovo allen atore e dei rinforzi, scrivono i giornali. Ma l altro presidente, Sensi, difende l allenatore , e diventa pallido solo a sentire il nome di Moggi. Mazzone si arrabbia, non ci sta a fare i l capro espiatorio della squadra che va male; allora interviene Lucianone, che sfodera il suo cipig lio del padreterno: Il nostro allenatore non in discussione, ma deve stare calmo e soprattutto zitto. Il 15 ottobre arriva a Roma anche un altro Moggi: il figlio di Lucianone, il ven tiduenne Alessandro. La squadra giallorosa non c entra, Moggi junior approda nella capitale per sostene re degli esami molto particolari: quelli necessari per l iscrizione all Albo dei procuratori sporti vi. Gi, perch il rampante rampollo di pap Luciano sta per entrare anche lui nel mondo del calcio: nonostante la tenera et, far il manager, cio il professionista che cura gli affari miliardari dei calciatori. In fila per quello stesso esame ci sono anche avvocati e commercialisti. Ma Moggi junior non si impressiona, e da vero enfant prodige supera la prova di slancio. Poco importa s e gli altri esaminandi, invidiosi, commentano: E te pareva che bocciavano proprio lui!. Il figlio di Lucianone diplomato procuratore non ha neanche il tempo di fare l app rendistato: decine di calciatori sono subito pronti ad avvalersi della preziosa assistenza del ramp ollo del potentissimo padre. Cos la ragnatela affaristica della ditta Moggi si allarga ancora di pi. Il conflitto di interessi non potrebbe essere pi macroscopico: da dirigente di grandi club di serie A (prim a la Roma, poi la Juve), Moggi senior tratter con Moggi junior ingaggi e trasferimenti di giocatori . Mai visto niente del genere nell intera storia del calcio. A novembre, la guerra intestina tra Mezz aroma e Sensi si risolve con la vittoria del secondo. Il palazzinaro si fa da parte, e Sensi dive nta il padrone unico della Roma. Tempi cupi per il Re del mercato, scrive un giornale, Moggi, al termine del campionato, dovr lasciare la Roma. Anche perch gli contestano di aver ceduto Gross

i in prestito al Bari per due lire. Allora Lucianone mette in campo le sue armi migliori, e sulle prime riesce ad am mansire Sensi e a stabilire con lui una qualche intesa. Durer poco, comunque, anche perch il preside nte romanista ignora che Moggi sta solo contando i giorni che lo separano dall approdo in casa J uve. Le voci del trasloco di Lucianone alla corte degli Agnelli si fanno pi insistenti all inizio de l 1994. Al punto che un gruppo di tifosi juventini espone allo stadio Delle Alpi un eloquente str iscione antiMoggi: No ai granata e ai mercenari senza onore. Cos l ex ferroviere, che un gran bugiardo, si affretta a dichiarare: Non ho mai avuto nessun contatto con la Juve. Ho un contratto con l a Roma e intendo rispettarlo. Evidentemente a Torino c qualcuno che mi vuole male. Mentre se ne sta in riva al Tevere, Lucianone fa gi la spola con Torino. Ma la Ju ve non c entra ancora: c entra la Procura della Repubblica, che gli ha messo gli occhi addosso ne ll inchiesta sul malaffare della societ granata. Intanto, a Napoli, il pentito di camorra Pietro P ugliese racconta la sua verit del presunto scudetto venduto da Maradona & C. alla camorra. Le rivelaz ioni del pentito finiscono sui giornali, ma Lucianone cade dalle nuvole: Nel calcio ci sono cose c he si sanno e cose che non si sanno. Io di questa storia non so niente. Il trasloco di Moggi dalla Roma alla Juventus, nella primavera del 1994, un altr o capolavoro dell ex ferroviere. Fin dal dicembre 1993, nella veste di consulente giallorosso, Moggi sta trattando l ingaggio del centrocampista portoghese Paulo Sousa, al quale interessata anche l a Juve. A met aprile, colpo di scena: il giocatore portoghese firma per la squadra bianconera. La reazione del presidente romanista velenosa: O Moggi un incapace, oppure... Era da dieci giorni che gli avevo detto: vai a Lisbona e firma il contratto per Sousa! O si fatto fregare, o ppure c sotto qualcosa.... Altri pettegolezzi riguardano il passaggio di Ciro Ferrara dal Napol i alla Juve, a dispetto del lungo corteggiamento da parte della Roma. Allora Lucianone prende l a palla al balzo: attribuisce a Sensi una mancanza di fiducia, e previa sceneggiata di lesa maest r assegna le dimissioni. Come andato davvero il caso Sousa lo racconta da Lisbona il procuratore del gioc atore, Jos Veiga, confermando che Moggi, nel trattare Paulo per la Roma, ha volutamente tir ato le cose in lungo favorendo la Juve: La Roma fu la prima a interessarsi a Sousa. I contatti, che risalgono a dicembre, li ho tenuti con Moggi. Da tre mesi gli dicevo: Chiudi la trattativa, ch ci sono altre squadre interessate, la Juve, il Parma. Ma lui mi rispondeva: Aspetta: se domeni

ca prossima battiamo il Lecce, arrivo e firmo... Se domenica prossima battiamo il Cagliari.. . Se domenica prossima.... Rinviava sempre, al punto che Sousa e io non ne potevamo pi. Finch ho telefonato alla Juventus, e abbiamo firmato alle stesse condizioni. Lucianone, che ha preso due piccioni con una fava (passa alla Juve come previsto portando in dote ai nuovi padroni il fuoriclasse portoghese che ha sottratto alla Roma facendo il doppio gioco), non si scompone: Non ci vedo niente di scandaloso se altri si sono infilati in un aff are che la Roma poteva fare o non fare. Per tentare di salvare le apparenze, entra in scena un am ico di Lucianone, Dario Canovi, il procuratore italiano di Sousa, che dichiara: Io so che lo Sporti ng Lisbona [la squadra di Sousa, ndr] ha obbligato il giocatore ad andare a Torino. Infatti gli hanno detto: O firmi per la Juve, o resti con noi.... sempre bello avere degli amici. Pi prosaico l ex ca lciatore Aldo Agroppi: Questo Moggi furbissimo: ho capito che sarebbe andato alla Juve quando i bianconeri hanno comprato Sousa. Anche gli sviluppi della carriera di Sousa in maglia bianconera la dicono lunga sulla caratura umana e professionale dell ex ferroviere di Monticiano. Approdato alla Juve insieme a Lu cianone, il giocatore portoghese lascia il suo procuratore Canovi e entra nella scuderia del procuratore Moggi junior; poi, un bel giorno, decide di cambiare ancora, e affida la rappresentanz a dei propri interessi calcistici a un altro procuratore, Giovanni Branchini. Nel 1996 la Juventus (cio Moggi senior) si libera di Sousa (che non pi nella scuderia di Moggi junior) vendendolo al Borussi a Dortmund. Sono stato spremuto e buttato via: mi sento tradito... Alla Juve non c umanit, conta no solo gli affari, dichiarer il giocatore, precisando: Certo, se restavo nel giro Moggi, anzic h passare al procuratore Branchini, forse la Juve non mi avrebbe trattato in questo modo. Pron ta la replica di Lucianone faccia tosta: Queste dichiarazioni di Sousa dimostrano che abbiamo fatt o bene a cederlo. 22 - continua Dagospia 14 Giugno 2006 L arrivo di Lucianone alla corte di Umberto Agnelli, nella primavera 1994, un apoteo si di ipocrisia. Siccome coinvolto nello scandalo granata delle sexyhostess per gli ar bitri, la societ bianconera in grave imbarazzo: come si fa a nominare direttore generale della Ve cchia Signora un personaggio accusato di avere organizzato un giro di squillo per corrompere alcu ni arbitri? Come pu Casa Agnelli assumere un dirigente sotto inchiesta per favoreggiamento della p

rostituzione? Oltretutto, il repentino trapianto di un personaggio come Moggi potrebbe provoca re una crisi di rigetto da parte della tifoseria juventina. E allora, avanti con la strategia dell ipocrisia. Moggi congelato, resta in freeze r per qualche mese. Ufficialmente, non un dirigente della Juve. In realt, ne pilota la nuova campagna acquisti da un ufficio nella sede della societ, in piazza Crimea, fin dal mese di marzo, quando viene annunciata la prossima partenza di Giampiero Boniperti e Giovanni Trapattoni. Formalmente, a T orino, l ex ferroviere plurinquisito non risulta; nei fatti, ben presente e attivo in tutto il suo splendore trafficone. Un clandestino a bordo. All inizio rimasto defilato, come i parenti che non si vogliono far conoscere agli ospiti: da piazza Crimea non mai partita una riga ai giornali per presentarlo ufficialmente. Gli hanno inventato una carica quasi incomprensibile, procuratore area sportiva, ma per certi personaggi non mai una questione di etichette . Per anche la pazienza di Lucianone ha un limite, cos presto comincia a scalpitare per mettere fine a quell imbarazzante condizione di clandestinit. E lo fa servendosi, ancora una vol ta, dell amico Aldo Biscardi: il 18 giugno, in una delle prime puntate del Processo ai Mondiali d America, direttamente dagli studi di New York. Con il consumato servilismo che lo coglie ogni qual volta nomina Moggi, l Aldone nazionale si scappella all entrata in studio di Moggi: Ecco, a rriva qui da noi Luciano Moggi, che passato alla Juventus!. Sorriso dell ospite, compiaciuto per lo scherzetto che sta per giocare alla schizz inosa Casa Agnelli: non ne pu pi di passare dall ingresso di servizio, vuole entrare dalla porta princip ale, e lo fa sapere alla sua maniera. Moggi il nuovo organizzatore della Juventus!, urlacchia B iscardi; Lucianone accenna addirittura a un inchino. Ancora Biscardi, ormai prossimo all or gasmo: Dino Baggio l abbiamo appena visto giocare nell Italia, un giocatore importante! Adesso c he Moggi alla Juve, se lo terr ben stretto!. Lucianone se la ride soddisfatto, missione compiuta. Dalla Juventus arriva una s mentita patetica: Il signor Moggi non collabora con noi nemmeno a livello ufficioso. Nei giorni succes sivi i giornali pubblicano una fotografia della tribuna d onore della partita amichevole LivornoJu ventus, che ospita in bella mostra Marcello Lippi (nuovo allenatore della Juve al posto di T rapattoni), seduto a fianco di Moggi, dell autistaconsulente Galletti, e di Andrea Orlandini (osservato re e amico di Lucianone, anche lui ingaggiato dalla societ bianconera). Si parla addirittura del prossimo arrivo alla Juve di Luigi Pavarese (ma almeno

questa sciagura, al gi glorioso club juventino, verr risparmiata). In quegli stessi giorni, come se no n bastassero le accuse della magistratura, Moggi nell occhio del ciclone per lo strascico di un al tro scandalo che si portato su fin da Roma. Franco Sensi, convinto di aver acquistato il difensor e Ciro Ferrara dal Napoli, ne ha dato l annuncio: peccato per lui che il difensore napoletano finisca invece alla Juve al seguito del suo amico Moggi. Il presidente romanista, gi beffato da Lucianone nel la faccenda Sousa, e adesso mazziato dal medesimo con lo scippo di Ferrara, minaccia fuoco e fiamme, denuncia le scorrettezze patite, chiede l intervento degli organi competenti contr o l infedele consulente. Ma la questione finisce l. Qualche mese pi tardi, alla chetichella, Moggi verr fina lmente iscritto nei ruoli della societ bianconera: direttore generale. E, di conseguenza, divente r frequentatore senza veli della tribuna d onore juventina, dove lo si vedr dialogare alla pari con i fratelli Agnelli e con tutti gli altri Vip. Nel 1994, appena entrato nel sancta sanctorum di piazza Crimea, Moggi pu contare su un collaboratore in pi. Infatti ha appena lanciato il figlio pi giovane, Alessandro, che dopo l esame romano pronto per il grande salto. Perch? Semplice: Lucianone ha capito che il me rcato in cui cominci a trattare negli anni Sessanta non esiste pi, il potere ormai nelle mani d ei club e soprattutto dei procuratori, che gestiscono giocatori quotati decine di miliardi . In sintesi: tanti miliardi con poca fatica. L importante gestire un buon portafogl io di giocatori di qualit, se possibile giovani; percentuali garantite, e sullo sfondo lui, il grand e manovratore. Alcuni giocatori della Juventus si affidano subito a Moggi junior: il difensore Mark Iu liano, il portiere Morgan De Sanctis, i centrocampisti Antonio Conte e Alessio Tacchinardi... Cos i rinnovi contrattuali, le cessioni, i premi e quant altro resteranno tutti in famiglia: sar anno oggetto di serrate trattative fra Moggi junior (nell interesse dei giocatori bianconeri) e Moggi seni or (nell interesse della societ juventina). Interessi contrastanti eppure convergenti nella premiata ditta Moggi & Moggi, che incasser da entrambe le parti. Il connubio affaristico incestuoso di Moggi padre e figlio uno spettacolo indece nte. L ex attaccante juventino Fabrizio Ravanelli, ceduto a una squadra inglese, sente nos talgia dell Italia, e magari della Juve? Ecco che il giocatore liquida il suo procuratore Beppe Bonett o e passa nella scuderia di Moggi junior, cio del figlio del direttore generale della Juve che an che il padrone del mercato. Il centrocampista bianconero Alessio Tacchinardi nomina suo procuratore

Moggi junior, poi esprime il desiderio di lasciare la Juventus passando a un altra squadra; a qu el punto interviene Moggi senior che ordina: Tacchinardi dalla Juve non si muove!, e infatti il client e della scuderia di Moggi junior non si muove. Poi ci sono i giocatori di altre squadre che ambiscono a farsi ingaggiare dalla Juventus diretta da Moggi senior, e per realizzare quel sogno prendono la scorciatoia: nominano loro procuratore Moggi junior il caso del giocatore del Napoli Fabio Pecchia, e del difensore del la Roma Amedeo Carboni. Quella del procuratore, del resto, una figura ambigua e controversa, ch e verr cos tratteggiata dal presidente dell Associazione calciatori Sergio Campana: Sul conto dei procuratori se ne sentono e se ne leggono di tutti i colori. Come sindacato siamo stati i pr imi a protestare, e a chiedere e ottenere un Albo, con tanto di nomi e cognomi... Sbaglia la Federcalc io a non regolamentare questo fenomeno: i procuratori avrebbero l obbligo di presentare all a Federcalcio l elenco dei loro assistiti, ma chi se ne frega... Sbagliano le societ a fare le vi ttime dopo averli blanditi e usati. Ma sbagliano soprattutto i giocatori: il procuratore dovrebbe essere colui che fornisce assistenza tecnica per redigere un buon contratto, non colui che trova, o addirittura sceglie, la squadra. Ma il procuratore Moggi junior e il direttore juventino Moggi senior del sindaca lista Campana se ne infischiano: cosa sono questi scrupoli e formalismi, al cospetto di percentuali miliardarie?! Certo, secondo le malelingue Moggi junior sarebbe solo un prestanome di Moggi senior, m a che importa? Ci che conta il portafoglio. Nella sola stagione 1997-98, il figlio di Lucianone tutela gli affari miliardari di decine di stelle e stelline pallonare, nelle societ pi disparate e n ei ruoli pi diversi. Portieri: Giovanni Cervone (Roma) e Alessandro Cesaretti (Ancona). Difensori: Da vid Balleri (Sampdoria), Juri Cannarsa (Pescara), Amedeo Carboni (Valencia), Francesco Colon nese (Inter), Salvatore Fresi (Inter), Fabio Galante (Inter), David Giubilato (Avezzano), Gian luca Grassadonia (Cagliari), Duccio Innocenti (Lucchese), Stefano Mercuri (Torino), Vittorio Tost o (Salernitana). Centrocampisti: Massimiliano Allegri (Napoli), Raffaele Ametrano (Genoa), Marco Giandebiaggi (Verona), Giuliano Giannichedda (Udinese), Giuseppe Giannini (Lecce), Giovanni P iacentini (Atalanta), Alessio Pirri (Salernitana). Attaccanti: Francesco Totti (Roma), Alf redo Aglietti (Verona), Christian Biancone (Lucchese), Lampros Choutos (Roma), Federico Giampa olo (Genoa), Francesco Marino (Reggina), Roberto Muzzi (Cagliari), Roberto Stellone (Lucchese ). Eccetera eccetera.

Logico che pap Lucianone sia orgoglioso dell intraprendente figliolo: Fin dal primo giorno ho detto a Alessandro che avrei messo in difficolt la sua immagine. Ma trovo che, se un ragazzo ha una inclinazione, giusto che la debba seguire; respirando calcio fin dalla nasci ta, ed essendoci portato, Alessandro ha deciso di provarci... Io continuo a tormentarlo perch stud i, ma non posso negare che mio figlio di pallone ne capisce: ha intuito, vede il talento nascost o in un ragazzino. E se suo padre pu insegnargli qualcosa, la noncuranza verso le insinuazioni delle pers one piccole. Le insinuazioni delle persone piccole cio il macroscopico conflitto di interessi rappresentato dai due Moggi, sporadicamente denunciato da qualche voce solitaria sono uno scandalo reso possibile dalla tacita connivenza della Federcalcio, il cui presidente al momento, e per p uro caso Luciano Nizzola, l amicone di Lucianone. Il legame fra i due lo si visto risale ai primi anni Ottanta, quando erano insie me alla guida del Torino. Legame fa pensare a qualcosa di oscuro, e invece tra me Nizzola tutto chi aro: c una grande amicizia, siamo veri amici, ci stimiamo, abbiamo lavorato assieme, puntual izza Lucianone con garbo andreottiano. E chi ha contribuito in modo decisivo, nell autunno 1996, a insediare Nizzola al vertice della Federcalcio? Naturalmente Moggi, direttore generale del la Juventus. Un elezione che secondo alcune malelingue Lucianone avrebbe favorito esercitando p ressioni sulle varie societ promettendo un giocatore a una, e un favore arbitrale a un altra, e salutata dall ex ferroviere con comprensibile entusiasmo: Nizzola un uomo di grande esperien za. La sua indipendenza si chiama equit. la persona giusta alla guida della Federcalcio. Io e lui siamo amici, ma tengo a precisare che non gli ho mai chiesto un favore. Da quel giorno, sul calcio italiano regna e governa una nuova Santissima Trinit: il Padre Lucianone, il Figlio Alessandro, e lo Spirito santo Nizzola. Moggi ha approfittat o con la scaltrezza che gli propria di una situazione poco chiara, ha creato una situazione di fatto che viene pi o meno accettata da tutti, dice un direttore sportivo che in passato ebbe rapporti conflittuali con lui. Ma lo dice a mezza bocca, dietro la garanzia dell anonimato: meglio non esporsi tr oppo, quando c di mezzo Lucianone. Il tandem formato dai due Luciani idealmente ricostituitosi ai massimi livelli del calcio nazionale far parlare di s perfino in relazione al commissario tecnico della Nazionale azzurra. Nel dicembre 1996 Nizzola licenzia Arrigo Sacchi e lo rimpiazza con il pi malleab ile Cesare

Maldini: secondo le solite malelingue, il suggeritore dell avvicendamento sarebbe stato Lucianone. In vista dei Mondiali di Francia 98 si parla di un tutore da affiancare all allenator e. E chi sarebbe questo tutore di Maldini? Si fa il nome di Luciano Moggi, che in ottimi rapporti con Nizzola... Moggi sarebbe pronto, la Juve lo concederebbe per due mesi alla Federcalcio. Tut tavia Maldini non pu accettare una intrusione cos pesante... Moggi inoltre un dirigente della Juve e si ipotizza che la mossa non sia gradita a tutti gli altri club. Il dirigente federale Walter Man delli commenta: Moggi di mestiere compra e vende i giocatori: chi convincer i giocatori e l opinione pubblica che dietro alle scelte di Maldini non ci sono gli interessi di Moggi sul mercato? Il sospetto sarebbe di casa. Infatti... 23 - continua Dagospia 15 Giugno 2006 Lucianone e la maga Il 6 settembre 1993 Lucianone , da alcune settimane, consulente della Roma, avend o lasciato il Torino calcio da sei mesi. Grande dunque la sorpresa nelle redazioni quando arri va una notizia che riguarda ancora il Moggi granata: un mese prima, sei fra dirigenti e calciat ori del Toro (compreso, pare, il neopresidente Goveani) sono stati interrogati come testimoni dalla Guardia di finanza di Torino su mandato della Procura presso la Pretura di Pescara. L ordine partito dal sostituto procuratore abruzzese Salvatore Di Paolo, che indaga su un presunto gi ro di partite truccate da alcuni giocatori e dirigenti del Pescara calcio. I sei interrogatori sono stati piuttosto sbrigativi, con poche domande a fotocopia. Due, in particolare: In quali rapporti eravate con Luciano Moggi?, e Moggi vi ha ma i parlato di accordi sottobanco a proposito della partita TorinoPescara?. Tutti e sei gli inte rrogati alla seconda domanda rispondono di no, e la cosa finisce l. Si dice ma mancano le conferme che qualche domanda sull argomento sia stata rivolta dai finanzieri allo stesso Moggi. Ma appe na l indiscrezione viene raccolta da alcuni giornali, Lucianone provvede a querelare (querele che in seguito verranno ritirate). Ma cosa c entra lui con quelle storie di calcio marcio nella remota Pescara? Lo scandalo del Pescara calcio scoppia nel marzo del 1993, in seguito alle rivel azioni di Walter Nerone, un coraggioso giornalista del quotidiano locale Il Centro. Nerone riceve da una misteriosa fonte la registrazione di una telefonata fra l ex allenatore del Pescara Giovanni Galeone e una

parapsicologa genovese sua amica, Maria Lo Bue, alias Miriam Lebel. La Lebel, mo lto addentro al mondo del calcio genovese, fa da qualche anno la consulente del Pescara. Percepi sce regolari (o quasi) compensi in cambio delle sue prestazioni magiche, specializzata com nell atti rare energie positive sulle squadre per cui lavora, assicurando loro ottimi risultati sportiv i. Cos diventata la confidente di Galeone e di alcuni giocatori pescaresi. E fra un consulto e l altro , viene a scoprire che tra i biancazzurri qualcuno gioca a perdere, in combutta con un alto dirigen te della societ: lei, per discrezione, lo ribattezza il Serpente, ma risulter poi essere secondo i giud ici sportivi il direttore generale della squadra pescarese Pierpaolo Marino. Ex general manager dell Avellino e ottimo amico di Moggi, Marino un dirigente molt o promettente e quotato. La telefonata GaleoneLebel, intercettata non si sa da chi (forse dalla stessa maga, intenzionata a vendicarsi con il Pescara che non le ha ancora pagato le su e preziose prestazioni) e finita nelle mani del giornalista Nerone, viene pubblicata integr almente dal quotidiano Il Centro. databile ai primi giorni del marzo 1993, forse il 5: sicur amente dopo la partita TorinoPescara, giocata il 28 febbraio e vinta dai granata per 3-1; e sic uramente prima del turno successivo, PescaraUdinese 2-2 (7 marzo). Nel corso della conversazione, la maga dice a Galeone che alcuni suoi giocatori lo tradiscono da almeno un anno: nel penultimo incontro della stagione precedente del campionato di serie B (quando il Pescara di Galeone era gi matematicamente promosso in A), questi avreb bero venduto la partita al Taranto, che rischiava di retrocedere in C e aveva un gran bisogno di punti. Costoro avrebbero poi continuato a vendere punti a destra e a manca anche nel successivo campionato, quello di serie A, sentendosi comunque gi condannati in partenza a un immediata ret rocessione. Nelle carte dell indagine si parla di premipartita di 30-40 milioni versati ad alc uni giocatori pescaresi anche dopo le sconfitte: e non in assegni, ma in contanti, per non las ciare tracce. Lo scoop del Centro provoca un pandemonio. Si muove la giustizia sportiva, con l Ufficio in dagini della Federcalcio che apre subito un inchiesta. Si muove anche il pubblico ministero Di Paolo, obbligato a indagare in seguito alle querele per diffamazione sporte dal Pescara calcio (t ramite il suo presidente Pietro Scibilia), da Galeone, da Marino e dalla maga contro il malcap itato giornalista Walter Nerone. Esaminando l intercettazione e interrogando tutti i protagonisti dello scandalo, i l magistrato si convince che le partite del Pescara che puzzano di bruciato sono almeno quattro: non solo TarantoPescara della stagione precedente di B, ma anche UdinesePescara

(5-2), PescaraFiorentina (0-2) e TorinoPescara (3-1) della stagione in corso di serie A. Il magistrato lo dice ap ertamente, in una conferenza stampa, il 24 maggio 1993. In quell occasione, rivela anche che sull inch iesta incombe una cappa di paura e di omert: Alcuni indagati si sono resi protagonisti di retice nze e affermazioni inverosimili, in base alle quali qualcuno andato molto vicino all arr esto. Il riferimento alla maga, interrogata per dieci ore e a rischio di arresto per r eticenza, la quale ha improvvisamente perso la memoria di fronte alle domande su alcuni personaggi ecc ellenti. Nella stessa conferenza stampa, Di Paolo aggiunge che la magistratura deve essere molto pi attenta che in passato a quel che accade nel mondo dello sport, e che questo il momento di agi re, per evitare che si arrivi troppo tardi, come avvenuto per Tangentopoli. Infine lascia intendere che i personaggi coinvolti sono tutt altro che pesci piccoli: La Lebel conosce molto bene i dirigenti di mezza serie A. Il ragionamento del magistrato elementare: per vendere una partita bisogna essere almeno in due, un venditore e un compratore. Se l incontro TorinoPescara del 28 fe bbraio era truccato, chi ha organizzato la combine per conto della societ granata? I sospetti del magistrato si appuntano anche su Moggi, e non solo perch al moment o dei fatti era il direttore generale del Torino nonch il mntore di Marino. Infatti, nella telefon ata registrata, la maga pare molto informata sulla carriera di Lucianone. Siamo come si visto ai pr imi di marzo, proprio mentre in casa del Torino si mormora che l arrivo di Governi al posto di B orsano potrebbe portare al siluramento del direttore sportivo Moggi. La Lebel, parlando con Gale one, avanza pesanti sospetti anche su TorinoPescara: Guardi che in forse anche quella [partita, ndr] di domenica prossima [con l Udinese, ndr], fra due giorni. Lui [il Serpente, ndr] ha gi preso i suoi contatti... Comunque anche domenica scorsa [con il Toro, ndr] poteva benissimo venir fuori u n pareggio. Domenica scorsa certamente al cento per cento.

Subito dopo la Lebel si mette a parlare di un dirigente che somiglia tanto a Luc ianone: Guarda, ieri sera avevo una rabbia, una rabbia... Ero proprio arrabbiatissima... prima ho par lato con una certa persona all una e mezzo, che mi ha detto che un certo direttore si dimesso. L ho sap uto in anticipo, prima che lo sapessero i giornali. Ma l hanno fatto dimettere: l hanno obb ligato, han detto Qui facciamo uno scandalo, o ti dimetti... Adesso loro si stanno facendo i cavol i loro e.... Interviene Galeone: Addirittura sembra che lui diventi presidente il prossimo ann o... L ho sentito oggi. E la maga: Ah, va bene, cos far quel che gli gi successo. Ah... s, per forza, n tutti i

soldi che si prende. Poco dopo, la maga torna su TorinoPescara: Eh... quello di domenica scorsa, per e sempio: S, per un gol noi lo facciamo, lasciatecelo fare. Perch altrimenti troppo sporca. Ecc o, frasi di questo genere... Lui [forse il Serpente, ndr] mira a guadagnare dei soldi senz alt ro. Anzi, a rubare dei soldi, non a guadagnare... perch lui ha detto: Tanto [in serie B, ndr] ci sar emmo andati comunque.... Nell interrogatorio davanti al magistrato, la parapsicologa secondo indiscrezioni avrebbe parlato fugacemente anche di Moggi. E a Lucianone si sarebbe riferita anche Tiziana Bivi , moglie del calciatore del Pescara Edy, fedelissimo di Galeone nonch suo vicino di casa: la s ignora Tiziana, secondo alcuni quotidiani, avrebbe inoltre scritto una lunga lettera al pubblico ministero Di Paolo, invitandolo a non occuparsi solo dei dirigenti pescaresi, ma a interessarsi piutt osto di Luciano Moggi. E il magistrato tenta di approfondire: interroga per ben sette volte il gi ornalista de Il Centroautore dello scoop, e lo bersaglia di domande su Moggi. Voleva sapere da me, conferma Nerone, se Marino e Galeone mi avessero mai parlato di Moggi e di altri manager e dirigenti sportivi di altri club molto in vista nella serie A. Ma il giornalista, almeno su Lucianone, non ha contributi utili da offrire: rife rire le voci di corridoio senza prove gli procurerebbe soltanto denunce per calunnia. Cos, in settembre, il magistrato trasmette gli atti relativi alla trasferta torinese del Pescara all autorit giudizi aria subalpina, per altri accertamenti. Ma nemmeno dagli interrogatori di dirigenti e calciatori granata e merge qualcosa di utile all inchiesta, che alla fine verr archiviata. La giustizia sportiva, alle pre se con questo scandalo, evita di agitarsi troppo sul fronte della serie A. Si limita a scandag liare l unica partita di B incriminata, TarantoPescara 2-1, e a squalificare alcuni dei protagonisti pi coin volti. Il 9 luglio 1993, a tempo di record, la Commissione disciplinare della Federcalcio accoglie per intero le richieste della Procura federale e sentenzia: 3 anni di inibizione a Pierpaolo M arino per illecito sportivo; 3 punti di penalizzazione al Pescara per responsabilit oggettiva; 2 pun ti di penalizzazione al Taranto per illecito sportivo presunto; 8 mesi di squalifica a Giovanni Galeo ne per omessa denuncia; 6 mesi di squalifica ai calciatori pescaresi Andrea Camplone, Rocco Pa gano e Ubaldo Righetti per omessa denuncia. Il 3 agosto, in secondo grado, la Caf (Commissione di appello federale) conferma tutte le condanne. Almeno per quella piccola porzione di scandalo: non ci vuole un gran coraggio ne l colpire una

societ come il Pescara, che conta come il due di picche, e il Taranto, che oltre a militare in serie B ha appena fatto fallimento. Su tutto il resto, invece, viene steso un velo di pi etoso silenzio. Poscritto dello scandalo. Pochi giorni dopo le sue dimissioni dal Torino, uffici alizzate il 25 marzo 1993, Lucianone Moggi ospite d onore in Tv, al Processo dell amico Biscardi. Per que lla puntata del programma, Biscardi stata invitata in studio una delegazione della tifoseria pescarese e un paio di dirigenti della societ per parlare dello scandalo appena scoppiato. Ma all ultim o momento Biscardi cambia idea: quella sera, del casoPescara si parler soltanto per un paio di minuti, di sfuggita, verso la fine della trasmissione. L indomani, i giornali ironizzano sul voltafaccia, e qualcuno scrive che Lucianone, con l amico Aldo, stato categorico: Se stasera si pa rla dello scandalo, io mi alzo e me ne vado in diretta. Commento ironico del Centro: Ieri se ra, al Processo, hanno volato molto Aldo.... Pierpaolo Marino, bench squalificato, secondo gli almanacchi sportivi ha continua to tranquillamente a fare il direttore generale del Pescara (e poi dell Udinese). Il giornalista Walter Nerone, invece, ha vinto il premio Cronista dell anno 1994: querelato cinque volte per il suo scoop, stato assolto cinque volte. 24 - continua Dagospia 16 Giugno 2006 CAPITOLO V LUCKY LUCIANO E LA VECCHIA SIGNORA

Lo stile Juve in salsa Moggi Perch la Juventus decide di ingaggiare un personaggio spregiudicato come Moggi? P erch gli Agnelli decidono di gettare alle ortiche il noto stile Juve per avvalersi di un personaggio chiacchieratissimo come l ex ferroviere di Civitavecchia? La risposta sta nel fatt o che la pi blasonata squadra italiana da qualche tempo in ombra, come emarginata dallo stra potere calcistico del Milan berlusconiano, e tagliata fuori dai giochi di mercato monopolizzati da lla coppia GallianiMoggi. Lucianone ormai l incontrastato padrone del mercato calc istico, il supremo Mercante di giocatori, non si muove foglia che lui non voglia. E il solo modo che la societ b ianconera ha per ritornare in gioco quello di comprare i servigi di Moggi, come sempre a peso d oro . Sarcastico il commento attribuito a Boniperti, costretto a cedere il passo a Lucianone: Evident emente io sono un uomo datato: la mia Juve mandava in giro il conte Cavalli d Olivola.... Decisame nte perfido quello attribuito all Avvocato: Anche nelle migliori famiglie dell alta societ c bisogn dello

stalliere. Se prima le allegre gestioni moggiane avevano coinciso regolarmente con scandali (quasi tutti finiti nelle Procure della Repubblica o nelle aule di tribunale), una volta ammesso all a corte degli Agnelli Lucianone si specializza in gaffe. Ma c da capirlo: certi trucchetti troppo scoper ti ora non sono pi consentiti. Oltretutto, la famiglia Fiat appena uscita da un brutto quinquenni o di inchieste giudiziarie, che per sua fortuna non sono riuscite a varcare il portone d oro che separa Cesare Romiti (verr condannato per falso in bilancio) dai fratelli Gianni e Umberto Agne lli (indagati, ma quasi subito prosciolti, per mancanza di elementi diretti di accusa). Ci che era tollerato al Napoli, o al Toro di Borsano, sarebbe del tutto inammissibile nella Juve di Umberto Agnell i e dei suoi fedelissimi. I quali, per la verit, ci terrebbero a non sfigurare all inevitabile confronto con lo stile Juventus inaugurato proprio da Umberto Agnelli (giovanissimo presidente nei primi anni Se ssanta), e poi perpetuato dal suo successore Vittore Catella (antico gentiluomo piemontese), e dalla venticinquennale gestione di Giampiero Boniperti. Ma lo stile non acqua, e se un o non ce l ha come il coraggio per don Abbondio non se lo pu dare. Ora, tutto si pu dire del rus pante Lucianone Moggi, dell arrogante Roberto Bettega e dello scostante Antonio Giraudo (della nuova Juve rispettivamente: direttore generale, direttore sportivo, e amministratore d elegato), salvo che siano dotati di stile. Infatti impiegheranno solo poche settimane, per smantella re la signorilit che pervadeva casa Juve da quasi quarant anni. Il biglietto da visita del terzetto MoggiGiraudoBettega la immediata epurazione di tutti i bonipertiani presenti nella sede sociale di piazza Crimea. Pregato dall Avvocato d i rimanere formalmente alla guida del club almeno fino al giugno del 1994, Boniperti ha acc ettato con stile l avvicendamento; o meglio, non ha capito ma si adeguato. E all indomani dell ultima g iornata di campionato, ha svuotato l ufficio e ha tolto il disturbo. Negli anni, Boniperti ha portato alla Juve tali e tante professionalit che qualunque amministratore assennato se le terrebbe ben strette. La troika dei nuovi padroncini del vapore juventino, invece, la pensa diversamen te, non vuole bonipertiani fra i piedi. Via tutti, con brutalit dal capoufficio stampa e relazi oni esterne Piero Bianco, al medico sociale Pasquale Bergamo, all ultimo dei magazzinieri. Cacciato in malo modo addirittura il massaggiatore Remino (quello che la Gialappa s di Mai dire gol ha e letto a personaggio col nomignolo di Tranfolanti). Viene liquidato anche il ragionier Se

rgio Secco, grande esperto in faccende contabili e regolamentari ma viene poi richiamato d urgenza co n tante scuse quando ci si rende conto che, in piazza Crimea, non rimasto nessuno in grado di compilare un contratto come si deve... Si salva il vicemedico sociale, Riccardo Agricola, che viene anzi promosso capo dello staff medico al posto di Bergamo. Il nuovo responsabile delle relazioni esterne Romy Gai, assunto qualche mese pri ma da Boniperti con mansioni di semplice addettostampa e balzato come un fulmine sul carro dei v incitori. Rimane ovviamente l avvocato Chiusano, sulla poltrona sempre pi onorifica e sempre meno op erativa di presidente: un po' per il suo filo diretto con l Avvocato e la Fiat, e un po' perch c ome si vedr questa Juve ha un gran bisogno di un buon legale. Per il resto, pulizia etnica. Via anche Dante Grassi, architetto, una vita passa ta alla Juve, responsabile del Centro coordinamento club dei tifosi: dopo la sua partenza, anc he la politica juventina nei confronti degli ultr cambier radicalmente, con casini che saranno og getto di denunce e inchieste. Il benservito ai vecchi dirigenti condito da dichiarazioni velenose e strafottenti, nelle quali la nuova dirigenza juventina mira ad accreditarsi come depositaria della M odernit e della Buona Amministrazione, laddove i bonipertiani vengono dipinti come vecchi, ammuf fiti e incapaci incapaci soprattutto nel far quadrare i bilanci. La nuova Juventus s che ci sa fa re! Per cominciare, Moggi vende subito Dino Baggio uno dei gioielli della squadra bianconera e della Nazionale per una quindicina di miliardi, al Parma. Bella forza, commenter con gli amici Bonipert i, anch io sarei stato capace di far quadrare i conti cos. Se avessero venduto l altro Baggio, Roberto, avrebbero incassato anche il doppio. Moggi bench sia ancora un clandestino a bordo cambia stile come la Juve. Anche lu i in peggio (ma i punti di partenza erano piuttosto distanti). Perde quei tratti umani che l o rendevano simpatico, quel suo essere caciarone, ruspante e provincialotto: il contagio di Bettega e G iraudo gli fatale, e assume ben presto anche lui un piglio arrogante e supponente, sempre pi compreso nella parte di padrepadronepadrino di una societ intoccabile che rende intoccabile anche lui (co s, almeno, spera). E sempre meno attento alla dote fondamentale di ogni uomo di potere: la discrezione, la dissimulazione, il saper stare dietro le quinte. Il Lucianone juventino, appena liberato dalla clandestinit iniziale, diventer un i nguaribile iperpresenzialista, un esternatore infaticabile, un ospite fisso dei salotti tel evisivi che contano (e anche di quelli che non contano). A tutta prima, Moggi e Giraudo vengono accolti

dalla tifoseria con cori di insulti e striscioni di dissenso: il pubblico bianconero non perdona loro la notoria fede torinista , visto che in tribuna li si ricorda ancora ai tempi del Torino di Bor sano tifare sfegatati insieme, con al collo tanto di sciarpa granata, in ogni derby contro l odiata Juve . Ma quelle contestazioni, che punteggiano le ultime seisette partite del campionato 1993- 9 4, vengono subito messe a tacere. Con quale politica, lo si vedr in dettaglio pi avanti: quel che ce rto che l ostracismo imposto da Boniperti contro gli ultr pi facinorosi e scalmanati viene improvvisamente a cadere. La nuova Juve torna a vendergli i biglietti delle trasferte, e secondo alcuni be ne informati addirittura a regalarglieli. Biglietti che gli ultr rivendono tramite bagarinaggio a prezzo i ntero o anche maggiorato. Un episodio, ripreso da alcuni giornali, rende bene il senso della s volta. Nel finale del campionato 1993-94, un gruppo di ultr del clan Drughi (quelli che dirigono il tif o nella Curva Scirea) aggredisce il difensore juventino Andrea Fortunato, lo insulta, lo accus a di scarso rendimento, gli tira addosso uova e pomodori. Dal gruppo si stacca un facinoroso che allunga chi dice un pugno, chi qualche ceffone, al giocatore. Fortunato gi malato di leucemia , il terribile male che lo porter alla morte (nell aprile 1995), ma nessuno lo sa: non lui, non i tifosi, non i dirigenti. Pochi mesi dopo, all inizio del nuovo campionato, lo schiaffeggiatorepi cchiatore verr notato, insieme ad alcuni compari, sull aereo ufficiale della squadra bianconera, dove ha ottenuto di viaggiare gratis per le trasferte insieme ai giocatori e ai dirigenti nella sua nuova veste di guardaspalle autorizzato dalla societ. Il 13 agosto 1995 la Juventus decide di rendere omaggio alla memoria di Fortunat o (deceduto quattro mesi prima) giocando con Napoli e Salernitana un torneo triangolare di b eneficenza, dedicato al defunto giocatore allo stadio Arechi di Salerno. L incasso decidono gl i organizzatori sar devoluto al Centro trapianti contro la leucemia che sta sorgendo a Perugia. I tifosi juventini e non, richiamati da quella nobile iniziativa a scopo benefico, accorrono in massa . Trentacinquemila spettatori. L incasso ricco: 770 milioni di lire per i biglietti venduti, altri 30 0 milioni per i diritti televisivi (ceduti alla Fininvest). Ma alla spartizione della somma, quel denaro si perde in mille rivoli. La Juve rivendica i diritti televisivi, che fanno parte del contratto di vendita di Roberto Baggio al Milan. E in pi si scopre che Bettega, in cambio dell adesione della squad ra juventina alla benefica iniziativa, ha preteso 200 milioni a titolo d ingaggio. A ci si aggiungono altri 200 milioni di spese varie organizzative. Risultato: al Centro trapianti contro la leucemia di Perugia, alla fine,

arrivano meno di 400 milioni. Non si mai vista al mondo la beneficenza a pagamento, e qualche giornale lo fa n otare e polemizza. Ha fatto tutto Bottega, se ne lava le mani Umberto Agnelli, che per punt ualizza: Comunque qualcosa a Salerno abbiamo lasciato. E Bettega arriva a dirsi amareggiato per le polemiche. Lucianone, invece, fa finta di niente. 25 - continua Dagospia 19 Giugno 2006 Il rinomato marchio Moggi impronta di s il defunto stile della Juventus come una vernice coprente. A met dicembre 1994 la Juve in crisi. Gioca male, non riesce a vincere. E con chi se la prende Lucianone? Con gli arbitri, ovviamente, a futura memoria. Il pretestuoso bersagl io il fischietto abruzzese Rodomonti, reo di una svista a danno dei bianconeri nell incontro con il Genoa (peraltro giocato malissimo dagli juventini). Il Moggi bianconero fa subito intendere chi comanda nel calcio italiano: Rodomonti era in area, che cos abbia visto non si sa! Ditemi voi se non u n ingiustizia! Ma ci faremo sentire, non possiamo tollerare che si ripetano situazioni simili a nostro danno! Domenica sera ho telefonato a Casarin [il designatore degli arbitri, ndr]: mi ha risposto che non aveva ancora visto le immagini e quindi non poteva prendere posizione. La prender, la posizione, Casarin: vietando a Rodomonti di arbitrare la Juve per ben tre anni.

L 8 luglio 1995 l Ufficio istruttorio dell Autorit antitrust apre un inchiesta sull accord stipulato tra la Juve moggiana e il Milan berlusconiano per iniziative comuni nel campo com merciale e del marketing, comprese anche operazioni di promozione sui mercati orientali e di commercializzazione dei diritti televisivi per le partite amichevoli. L Antitrust investita della vicenda da Inter, Roma e Torino, nonostante lo scontato parere proJuve di Nizzol a sospetta che i due club detengano sul mercato calcistico una posizione dominante, violando il p rincipio di libera concorrenza. Non c niente da temere, siamo tranquillissimi, proclama Lucianone. Infa tti ha ragione: di quell inchiesta non si sentir mai pi parlare. Nella stessa estate del 1995 la societ bianconera si distingue per un altra bella p rodezza nei confronti del suo giocatoresimbolo, scaricato anche lui come un ferrovecchio: Ro berto Baggio. Per i soliti motivi di bilancio (la Juventus ricca sfondata, ma piuttosto taccagna), Lucianone decide di vendere il fuoriclasse per un pacco di miliardi. Se ne parla da marzo, ma la Juv e ha sempre smentito piccata. Ovviamente tutto vero: Moggi ha promesso Baggio all Inter di Moratti, ma col suo piglio da padrone delle ferriere si ben guardato dal chiedere al giocatore se fosse d acc ordo, se avesse

niente in contrario, se per caso preferisse qualche altra destinazione. Quando la notizia della sua cessione all Inter trapela sui giornali, Baggio si ado mbra e chiede spiegazioni. Lucianone smentisce e organizza addirittura una conferenza stampa a llo stadio, dove il fuoriclasse viene accolto da un gruppo di ultr scalmanati che lo contestano come se fosse lui a voler tradire i colori bianconeri. Finch, concluso il campionato, Moggi notifica a Baggio che verr ceduto all Inter. Il campione rifiuta per orgoglio e, dopo un lungo e umiliante br accio di ferro, passer al Milan. A fine ottobre 1995, altra gaffe moggiana a strisce bianconere: per la trasferta di coppa a Glasgow, Lucianone non si perita di invitare come graditi ospiti sull aereo della Juventus addirittura quindici procuratori di calciatori amici suoi, per un bel viaggetto tutto spesato. Pubblic he relazioni, spiega lui ai giornalisti esterrefatti. Qualcuno ricorda le processioni di socialisti, portaborse, sicofanti e fidanzate sull aereo del presidente del Consiglio Craxi in Cina, negli anni d oro de lla Prima repubblica. Il 1996 juventino comincia alla grande. Il 7 gennaio, a Bergamo, l arb itro Bolognino nega un rigore all Atalanta, poi ne concede uno alla Juventus, che cos vince la par tita per 1 a 0. I tifosi atalantini si scatenano: Moggi e Bettega, presi a ombrellate, riescono a lasciare lo stadio scortati dalla polizia. In primavera, altre figuracce bianconere. Al teatro Regi o di Torino in programma un concerto di Luciano Pavarotti, grande tifoso bianconero; un atteso evento mondanomusicale, tutti i posti esauriti da mesi. La Juventus chiede ai re sponsabili del teatro di riservare alcuni palchi per dirigenti e giocatori; la richiesta tardiva, ma trattandosi de lla Juve gli organizzatori fanno i salti mortali e alla fine i palchi richiesti saltano fuori . Peccato che la sera dello spettacolo quei palchi rimangano deserti: dirigenti e calciatori juventini se ne sono dimenticati, oppure avevano trovato di meglio da fare. A fine aprile, pe r zittire le voci di una possibile cessione del goleador juventino Fabrizio Ravanelli, Moggi categori co: Ravanelli incedibile. So che molto richiesto, ma noi non siamo cos ingenui da privarci di u n attaccante che sta nella Nazionale. Alla milionesima balla di Lucianone finisce per crederci per fino l Avvocato, che dichiara: Non mi risulta che Ravanelli sia in vendita. A meno che Moggi non f accia tutto per conto suo senza dirci niente.... proprio cos: due mesi dopo, infatti, Lucianone ve nde Ravanelli alla societ inglese del Middlesborough. E fa tutto per conto suo senza dirci nien te forse perch il procuratore di Ravanelli si chiama Alessandro Moggi... Anno nuovo, perla nuova. Nella primavera del 1997 in programma, nella tenuta dei

Roveri al parco della Mandria (dove risiede Umberto Agnelli), la sontuosa cerimonia inaugu rale dei festeggiamenti targati Juvecentus, che costelleranno tutto il 1998 per celebrare il centenario della fondazione della Juventus. Davanti alla stampa di tutta Europa, sono schierati d irigenti, calciatori di ieri e di oggi, vip e uomini di cultura e di spettacolo accomunati dalla fede ju ventina. All appello ne manca soltanto uno: Giampiero Boniperti, cio colui che da giocatore e da presiden te ha vinto il maggior numero di trofei, colui che da mezzo secolo sinonimo di Juve, e che dopo l uscita di scena stato nominato presidente onorario insieme ai due fratelli Agnelli (il 10 maggio 1994 Boniperti stato anche eletto europarlamentare come indipendente nelle liste di F orza Italia). L assenza cos clamorosa che viene subito notata da tutti i presenti. Qualche giorna lista chiede spiegazioni. Giraudo farfuglia una scusa: Boniperti non a Torino, a Strasburgo, i mpegnato al Parlamento europeo... Fosse stato qui, l avremmo invitato. In realt, il presidente o norario della Juve a Torino: non presente alla festa per la semplice ragione che nessuno ha ri tenuto di invitarlo o meglio, qualcuno ha deciso di non invitarlo. Ma c dell altro. Nella vide ocassetta proiettata durante la manifestazione, con i filmati dei grandi successi e dei ca mpioni bianconeri, il periodo bonipertiano (che anche il pi florido) viene ridotto a poche e fugaci seq uenze, oscurate dallo spazio smodato riservato alla Juve di MoggiGiraudoBettega. L Avvocato, quest a volta, si infuria per davvero. E si indispettisce di nuovo quando apprende che la nuova di rigenza ha deciso di espellere Boniperti dalla tribuna vip, inviandogli provocatoriamente una misera tessera per il secondo anello dello stadio. Il nuovo stile Juve improntato da Lucianone sa arri vare alla pura volgarit: l anno dopo niente pi tessera omaggio per il presidente onorario Boniperti . Il quale peraltro, essendo un signore, allo stadio della Juve moggiana ha deciso di non m ettere pi piede. Pochi giorni dopo, nello stesso impianto Delle Alpi, si inaugura Juvecentus con una serata di sfilate di moda e partitelle fra vecchie glorie: la fiera del kitsch e del pacchiano. Ac cesso a pagamento, si capisce. La vedova Scirea viene chiamata in campo per ricordare la figura di que l grande campione che fu suo marito (scomparso anni prima in un tragico incidente stradale); mentr e la signora parla al microfono, sul maxischermo dello stadio appare il viso di Gaetano Scirea accosta to all ultimo modello di una nota marca di orologi... Stile Moggi, stile Juventus. 26 - continua Dagospia 20 Giugno 2006

Bench abbia intascato due scudetti in tre anni, la Juve della triade GiraudoMoggi Bettega non suscita alcun entusiasmo da parte dell Avvocato, che infatti, a met maggio, proclam a Boniperti juventino del secolo . Allora la troika di piazza Crimea si incazza: Bettega fa il broncio, e Giraudo minaccia sottovoce le dimissioni. Per Lucianone bastano le voci subito nate come per incanto che lo vogliono in procinto di trasferirsi alla Lazio. Poveretti, c da capirli: no n solo devono combattere per esorcizzare il fantasma di Boniperti, ma devono lottare contro l om bra incalzante di Michel Platini, il principesco ex fuoriclasse juventino al quale la Real Casa vo rrebbe affidare in futuro la povera Juventus, per farla tornare a essere la Vecchia Signora che la trimurti GiraudoMoggiBettega ha ridotto a zitella di facili costumi. Il 28 maggio 1997 la Juve, che ha appena vinto lo scudetto, perde malamente la f inale di Coppa dei campioni (la seconda su tre disputate) contro il modesto Borussia Dortmund, squa dra infarcita di ex giocatori juventini che la societ bianconera aveva scaricato come saldi di fine s tagione (Sousa, Kohler, Moeller, Jlio Csar e Reuter). La sconfitta pi che meritata (nonostante un p aio di decisioni discutibili dell arbitro ungherese Sandor Puhl). Cos, nel dopopartita, la dirigenza juventina pu mostrare anche all estero di quale pasta fatta quanto a stile e sporti vit. Ecco Bettega, in mondovisione: Siamo stati superiori al Borussia, ma l arbitro Puhl non ha avuto il coraggio di darci il rigore, certe sue decisioni hanno pesato in modo evidente s ul risultato. Abbiamo perso contro una Federazione [quella tedesca, ndr] forte, troppo forte, pi potent e della nostra. Geniale: come ammettere implicitamente che tutti i precedenti successi internazi onali della Juventus erano dovuti al fatto che la Federazione italiana era pi potente delle a ltre. Anche Moggi dice la sua: L arbitro? Peggio di cos si muore; poi si scaglia contro un giocatore de l Borussia, l ex juventino Paulo Sousa, che aveva criticato il trattamento umano ricevuto dalla Juventus moggiana: Le sue dichiarazioni dimostrano che abbiamo fatto bene a cederlo.... L Avv ocato, stavolta, esce allo scoperto e appioppa ai suoi comici dirigenti un sonoro ceffo ne: definisce le loro parole sciocchezze precisando: Sappiamo bene come si vince. Ora dobbiamo imparare anche a perdere. Non passa un mese, e la Juve diretta da Lucianone trascina Agnelli e la societ bi anconera in un altra epica figuraccia. Da settimane si vocifera della imminente cessione di un altro gioiello bianconero: Christian Vieri, il centravanti che in una sola stagione salito alla ribalta del campionato, della Coppa campioni e della Nazionale. Ma Bettega ha giurato ai tif osi: Vieri forte

e importante, per questo ce lo teniamo, anche se piace a tante societ: ci serve p er rivincere lo scudetto. Il 30 giugno l Avvocato telefona a Boniperti per chiedergli un parere sul centravanti. Vieri ha un grande futuro, io me lo sarei tenuto ben stretto, gli dice il presiden te onorario. E il presidente monetario: Che intende dire, Giampiero?. Boniperti: Che Moggi lo ha gi ve nduto all Atletico Madrid. Agnelli: Non mi risulta. Boniperti: Come no tutto deciso dal m di aprile. Agnelli: Giampiero, lei non informato, a me non risulta... comunque faccio una verifica. L Avvocato chiama uno dei telefoni cellulari di Moggi e chiede conferma: Lucianone cade dalle nuvole e nega tutto. Cos, alla domanda dei giornalisti se la Juventus voglia cedere Vieri all Atletico Madrid per 35 miliardi, Gianni Agnelli risponde perentorio: Ho chiamat o Moggi... Mi ha detto che Vieri non sul mercato, che non una questione di cifre. Interpellato dai cronisti sportivi, Lucianone conferma: Mi pare che Agnelli abbia gi detto tutto, io potrei soltanto ripetermi. Ogni cosa chiara. Due giorni dopo, il 2 luglio 1997, con un comunicato di quattro righe, la Juvent us annuncia la cessione di Vieri all Atletico Madrid per 35 miliardi. Il 13 dicembre 1997 muore, dopo mesi di lotta contro una grave malattia, Giovanni Alberto Agnelli, figlio di Umberto, erede de signato al trono della Fiat e grande tifoso juventino. Era presidente della Piaggio di Pontedera, e l le maestranze vorrebbero organizzare una partita amichevole della Juve contro la squadra local e, che milita nelle serie inferiori, per ricordare il giovane e benvoluto padroncino. La risposta de lla Juve perentoria: Abbiamo troppi impegni. Spiacenti, ma non possibile. L operazione antipatia prosegue . Ai primi di ottobre 1997 la Juve a un passo dall eliminazione in Champions League (se la caver con un fortunoso ripescaggio). La reazione della dirigenza bianconera un bel sil enzio stampa: perch la colpa degli insuccessi juventini secondo Moggi & C. dei giornalisti che li raccontano. Ce n anzi qualcuno, di questi giornalisti, che si allarga un po' troppo : per esempio Maurizio Crosetti di Repubblica , che si permesso una battuta di spirito irriverent e sulla prematura dipartita della grande Juve, accostandola per l occasione a Lady D (Non il caso di chiedere a Elton John di comporre il nuovo inno bianconero, ha ironizzato il gior nalista). L indomani la Juve, impegnata in trasferta di coppa, costretta dalle norme Uefa a rompere il silenzio stampa che dura da qualche settimana, e a incontrare i giornalisti che la seguono in tutta Europa. Parla Lippi. Ma quando Crosetti si avvicina alla sala stampa, un addetto della Juventus gli fa presente che pu anche tornarsene in albergo: i giocatori e l allenatore hanno l or

dine di non rispondere alle sue domande, n oggi n domani; se proprio insiste, pu starsene sedut o in sala stampa ad ascoltare le domande dei colleghi, ma in religioso silenzio. Chi ha da to un ordine del genere? Non si sa, ma dato il livello facile immaginarlo. A met marzo 1998 la Lazio elimina la Juventus dalla Coppa Italia. Lippi (che due mesi dopo s indigner per le lamentele dell Inter contro i continui favori arbitrali alla Juve) protesta fragorosamente contro l arbitro Pellegrino perch dice avrebbe scippato la vittoria alla sua squadra. Due giorni dopo interviene Lucianone, e lo show assicurato. Il direttor e generale in gran forma: dice che la Juventus sola e attaccata da tutti, che vittima di un isol amento doloso finalizzato a distruggerla, mentre le squadre romane hanno il privilegio di senti rsi protette. Ovviamente non si riferisce alla Roma e alla Lazio da lui dirette anni addietro, ma a quelle attuali. E da chi sarebbero protette? Lucianone risponde alla sua maniera un po' mafiosa: I m essaggi che ho mandato sono arrivati agli indirizzi giusti. Quali messaggi? A quali indirizzi? E perch giusti ? Lo si capir nel prosieguo del campionato, quando la Juventus vincer lo scudetto su una carrozza d oro trainata da un nugolo di premurose e servizievoli giacchette nere. Ma, al mo mento, si ride di gusto: il teorema moggiano secondo il quale il club pi potente del calcio italian o sarebbe una piccola, misera scialuppa in bala di poteri ostili, sola contro tutti, senza appo ggi, senza quelle protezioni accordate invece alle squadre romane come scrive Giorgio Tosatti sul Co rriere della Sera delirante... esilarante... roba da bambini dell asilo. Ma Lucianone, nel c orso della sua lunga esperienza napoletana, ha digerito alla perfezione uno dei motti parte nopei: chiagni e fotti , piangi e fotti. All ennesimo favoritismo arbitrale accordato alla Juve, l 8 febbraio 1998, nella par tita contro la Roma (3-1 per i bianconeri, rigore negato ai giallorossi per un evidente fallo d i Deschamps), Il Messaggero pubblica alcuni articoli di Roberto Renga molto critici sui continui er rori che stanno falsando la regolarit del campionato. Renga decide poi di sollevare finalmente il macroscopico, osceno e scandaloso conflitto di interessi di Moggi junior, procuratore di ottant a giocatori, sparsi in vari club, anche in quelli che la domenica vanno ad affrontare la Juventus di Moggi [senior]. La reazione della societ bianconera una mirabile sintesi di irosa tracotanza mogg iangiraudianobetteghiana: una citazione in Tribunale, con richiesta di risarcime nto danni per 10 miliardi. La notizia, in esclusiva, la anticipa luned 16 marzo il Processo di Biscardi : all amicon e Aldo

qualcuno ha passato il testo della citazione giudiziaria firmata dall augusto avvoca to Vittorio Chiusano in persona. Il quale, nel ricorso, spiega che la Juventus ha in progetto di emettere azioni quotate in Borsa, e dunque gli articoli del Messaggero hanno arrecato ingiustamente danni rilevanti, patrimoniali e non. naturale che il mercato borsistico londinese che potrebbe accogliere l emissione e la quotazione delle azioni Juventus ne penalizzi il valore se si met te in dubbio che i risultati e quindi gli incassi dipendano da illeciti pi che dai meriti sportivi e che possibile o probabile un accertamento di tali illeciti, addirittura in sede penale, di quest i ultimi, con ovvie conseguenze a carico della Juventus. questo appunto anche il parere di important i banche d affari esperte nell assistenza per le quotazioni e i collocamenti in Borsa.

Cesare Romiti ancora per poco presidente della Fiat telefona subito al direttore del Messaggero , Pietro Calabrese, promettendo che qualche milione lo metter lui, di tas ca sua, per riparare almeno parzialmente alla ennesima cialtronata della Juve moggiana. Poi, a fine aprile, con una lettera a Panorama , Romiti ricorda di avere molto amato la Juventus degli anni Settanta e Ottanta, quando lui guidava la Fiat tra i marosi di tante crisi; la Juve di Boni perti e Trapattoni, insomma, che faceva capo alla Fiat di Gianni Agnelli e Romiti e che non era anco ra caduta nelle grinfie dell Ifi di Umberto Agnelli; quella Juve che oggi non c pi e della quale manti ne un ottimo ricordo, mentre altri invece mi sembra che non lo facciano; Romiti conclude velenoso: Della Juve di oggi provo molta ammirazione per quei grandi professionisti che son o Lippi e i suoi giocatori: ma qui finisce la mia ammirazione Lucianone & C. sono serviti. Onore al merito, l ex ferroviere fa proprio di tutto per trasformare la Vecchia Si gnora in una sguaiata cafona, e alla fine ci riesce. Ne consapevole perfino il quotidiano di casa Agnelli, La Stampa , che del direttore generale juventino scrive: Si racconta, alla Juve, una s toriella illuminante. C erano da scegliere le scarpe della nuova divisa e Moggi propendeva per un modello, gli altri dirigenti per l altro. Ma al momento di definire si accorsero che il for nitore aveva gi mandato in produzione la scarpa preferita da Moggi. Perch so democratico ma me piac e che se faccia come dico io , ride Lucianone, che se lo cogli col sorcio in bocca non s irri gidisce, lascia fare. Ha imparato che non c tempesta che non finisca in bonaccia, e lui maestro ne ll aspettare che si calmino le acque per fare a modo suo. Cos diventato un padrone del calcio. Lui dirige il mercato della Juve e mette le mani su quello dei concorrenti perfino in Europa c on un consiglio, un aiuto, un veto: un giornale inglese ha scritto che se McManaman non firma con il Liverpool una

manovra di Moggi. Forse non vero, ma ci si potrebbe credere. Convinto che i giocatori bianconeri debbano parlare del sole e della pioggia purch n on mi creino casini, Moggi prepara una specie di galateocodice d onore al quale si devono attenere i giocatori juventini in campo e fuori dal campo; poi lo consegna al capitano dell a squadra, Antonio Conte, dicendogli: Fate i bravi cristiani. E in una intervista precisa: Non sono un a verginella e neanche un angioletto... ma nell ambiente del calcio bisogna essere svegli, dormir e poco la notte. Il suo ufficio di direttore generale juventino come una sala d aspetto di una stazi one... Lucianone ascolta tutti. Da vent anni. Un clientelismo da Prima repubblica che pensavamo si potesse interrompere [dopo] le inchieste della Procura torinese, invece Moggi ha retto a ll urto. Lucianone dice che in giro c una cattiveria bestiale e io ne ho subita tanta; oppure che gli amici sono importanti: io faccio un favore a loro e loro lo ricambiano dandomi u n giocatore che finirebbe ad altri. Come prima e meglio di prima, racconta barzellette pecorecce, frequenta gli ippodromi, fuma ammorbanti sigari, ostenta braccialetti d oro a catena con medagli ette... Ma il meglio di s Lucianone continua a darlo quando fa il mercante di calciatori. Ne un esempio il suo tentativo di portare alla Juve il giocatore Lus Fgo dello Sporting Lisbona, al qua le si interessa anche il Parma. La trattativa complessa e problematica, e alla fine il campionci no firma due contratti: uno per ciascuna societ. Allora l ex ferroviere sbotta: Una cosa sicura: se Fgo non giocher nella Juve, non si muover dal Portogallo. Altre possibilit non ce ne sono. P arola di Lucky Luciano. 27 - continua Dagospia 21 Giugno 2006 Lucianone ultr Dovunque passi, Moggi lascia il segno, inconfondibile e indelebile. Ne sa qualco sa l imprenditore informatico Paolo Depetrini (figlio di quel Baldo Depetrini che fu un campione d ella Juventus negli anni 1933-1949). Nel maggio 1994 la societ bianconera, appena affidata alla triad e GiraudoMoggiBettega, appalta a Depetrini la gestione delle biglietterie dello stadio Delle Alpi. Firmato il contratto, l imprenditore fonda una societ la Stadio Service per la bisogna. Da all ora, e per due anni, incappa in una serie di peripezie e stranezze da parte della Juventus, che d iventeranno oggetto di due inchieste della magistratura torinese in seguito alle denunce del l imprenditore. Quasi subito, Depetrini si accorge che la Juventus gestisce i biglietti delle pa rtite con molta disinvoltura. Quelli timbrati Ancol , a prezzo ridottissimo, vengono distribuiti ai

club degli ultr scavalcando la Stadio Service (che dovrebbe invece esserne l unico distributore) e venduti agli ultr a sole 10 mila lire gli ultr, poi, li rivendono col bagarinaggio agli ignari tifo si a prezzo intero, cio a 26-30 mila lire (a seconda dell importanza della gara), con un guadagno di de cine di milioni a partita (ovviamente esentasse). Un sistema semplice e ingegnoso per finanziare i club ultr pi facinorosi senza dare nell occhio e senza sporcarsi direttamente le mani. Vale la pena di ricordare che, durante la presidenza Boniperti, la Juve aveva me sso alla porta tutti i club non costituiti con atto notarile, negando loro i biglietti, per troncare og ni rapporto con le frange pi scalmanate e incontrollabili della tifoseria. Le quali, per tutta risposta, av evano inscenato continue contestazioni e scioperi del tifo. Le contestazioni erano poi proseguit e per qualche settimana anche dopo l avvento della triade GiraudoMoggiBettega, ma per ben altri motivi. I tifosi bianconeri protestavano per l arrivo ai vertici della Juve di due personaggi dai t rascorsi granata : Moggi, gi direttore sportivo del Torino, e Giraudo, notoriamente tifoso del Toro e gi consulente di Borsano. Ma queste proteste erano durate poco, e si erano trasformate come per i ncanto in cori di giubilo. Stando al racconto di Depetrini, ben si comprende perch. L imprenditore chiede spie gazioni al dirigente Paolo Prandi, responsabile del Centro coordinamento club juventini (ch e ha sede presso la Stadio Service): perch i biglietti Ancol vengono venduti al di fuori della distri buzione ufficiale? La risposta che la societ deve prediligere questi gruppi organizzati e finanziarli. Pr andi gli parla di un personaggio in carcere, addirittura condannato all ergastolo, che dava ordini a un certo Antonio Tony Acanfora sulla gestione della Curva Sud dello stadio in occasione delle parti te della Juventus; di gente di Milano, che minacciava i tifosi della curva Nord per vendere loro i biglietti omaggio ricevuti dalla societ; e infine di imprecisate minacce e intimidazioni ricevu te dai vertici juventini. Scrive Depetrini nella sua denuncia all autorit giudiziaria: Che ci fosse una conniv enza tra la societ e alcuni personaggi dei gruppi organizzati mi fu ben chiaro, sempre alla f ine di novembre 1994, allorch in due occasioni lo staff dirigenziale della Juventus composto da G iraudo, Bettega, Moggi e Prandi incontr presso la mia sede [Stadio Service, ndr] alcuni rappresent anti di questi gruppi, tra i quali Acanfora... e altri di cui non ricordo i nomi. Ovviamente, n onostante fossi il titolare della biglietteria ufficiale Juventus e quindi il distributore dei bigl ietti, non fui invitato a tali riunioni, ma venni a conoscenza del tenore delle richieste fatte alla Juventus e di quali fossero le

politiche societarie dallo stesso Prandi e dalle enfatizzazioni dell Acanfora: la nuova dirigenza Juventus aveva bisogno di questi sostenitori per impedire contestazioni dei tifo si che richiedevano una restaurazione della vecchia dirigenza e non gradivano i signori Giraudo e Mo ggi per i loro trascorsi granata... Fu ben chiaro ai capi tifosi e ai gruppi chi effettivamente comandasse e disponesse del potere dei biglietti , come catechizzava il Prandi stesso. La societ quindi non aveva scelta: doveva finanziare questi gruppi. Depetrini citando come testimone un altra vecchia gloria juventina, Bruno Garzena racconta di aver confidato le sue perplessit anche a Giraudo, ricevendone la seguente rispost a: Alla base della loro [dei capi ultr, ndr] cultura c la violenza, e quindi la societ non pu intervenir e... E comunque questi fatti sono normale prassi di ogni societ di calcio. Inoltre, scriv e Depetrini, Giraudo mi disse che a livello personale correva il rischio, tra l altro, che quest i personaggi gli potessero creare dei danni alle cose proprie, come l automobile e la casa. I tifosi , in pratica, avrebbero ricattato la dirigenza juventina, costringendola a scendere a patti. Do po gli incidenti avvenuti in occasione di JuventusFiorentina e alla condanna di diversi tifosi, pr osegue Depetrini, la Juventus si adoper oltre misura affinch gli stessi fossero graziati , a seguito di varie pressioni dello stesso Acanfora, quale latore dello scontento dei vari capi per questa sit uazione. In questa occasione, per alcune domeniche di gare casalinghe, la cosiddetta tifoseria orga nizz uno sciopero del tifo e produsse diversi striscioni contro le sanzioni applicate ai sostenito ri condannati. In un occasione assistetti alle rimostranze di Acanfora e Dardo [un altro capo ultr, n dr] nei confronti della societ... A questo punto era sempre pi chiaro che comunque la Juventus provv edeva con i biglietti Ancol e i biglietti omaggio a finanziare tali gruppi, per potersene assi curare il controllo e le prestazioni. Per le societ calcistiche, i rapporti con le frange pi facinorose del tifo organiz zato sono imbarazzanti e inconfessabili. Tanto pi all inizio del 1995, quando allo stadio gen ovese di Marassi rimane ucciso un tifoso del Genoa aggredito da una banda di ultr milanisti e il P arlamento approva la legge Maroni: un giro di vite contro gli hooligan all italiana e le societ che l i foraggiano. Da allora, sostiene Depetrini, anche la Juve ha preso precauzioni per non lasciare impronte digitali: Prandi non consegn pi direttamente i biglietti Ancol o altri biglietti di curva, ma li acquistava direttamente lui, passandoli poi ai gruppi. Una prassi di dubbia liceit, viste le severe prescrizioni della nuova legge: pacc hi di biglietti sarebbero finiti addirittura a tifosi diffidati dalla Polizia dal frequentare lo stadio. Un mio

dipendente, scrive Depetrini, doveva, per precise disposizioni del Prandi, rendere disponibili i biglietti ordinati, compilando comunque delle distinte intestate alla Juventus, sulle quali venivano indicati la serie e i numeri consegnati, e i nomi dei club o gruppi destinatari. Alcune di tali distinte, nelle quali compare come acquirente dei biglietti un fantomatico Juventus Club Pr andi [club inesistente, ndr], sono state sottratte nel furto avvenuto nei miei uffici nel 1 996 e da me denunciato. Per fortuna, ne avevo conservato le fotocopie. Depetrini comincia a rendersi cont o che la mia struttura, grazie alle prepotenze e alle prevaricazioni nei miei confronti di tu tta la dirigenza Juventus, era solamente uno strumento di copertura per meglio giostrare con i bigl ietti a favore di chi pi conveniva a Prandi e alla Juventus stessa. L imprenditore bussa continuamente alla porta della direzione juventina reclamando il rispetto del contratto. Per tutta risposta, il 2 dicembre del 1994 si visto imporre l esborso di lire 107.100.000 per integrazione avviamento , oltre all assunzione forzata di tre ex dipendenti della Juventus con stipendi da favola (condizione prevista dal contratto capestro). Imposizioni che vanno ad aggiungersi ai continui oneri contrattuali per centinaia di milioni a carico di Depetrini, e che hanno indotto l imprenditore a denunciare la societ juventina per estorsione. Nel febbrai o del 1995 la Juventus diretta da Moggi comincia una lunga manfrina con il Comune di Torino, l amentando che la permanenza allo stadio Delle Alpi (costruito dalla societ romana Acqua Marcia per conto del Comune in occasione dei mondiali di Italia 90) troppo onerosa. Per forzare la man o all amministrazione municipale e spuntare condizioni di maggior favore a spese del contribuente la Juventus decide di giocare le ultime partite della Coppa Uefa a Milano, allo stadio Meazza di San Siro. E se i tifosi torinesi, costretti a traslocare e ad accollarsi le spes e del viaggio, non gradiscono, protestino pure con il Comune, additato come il solo colpevole di tu tto. La prima partita, il 4 aprile, JuveBorussia, 2 a 2. Della stampa e della distrib uzione dei biglietti dovrebbe occuparsi come da contratto Depetrini, che infatti se ne accolla le spe se organizzative; ma poi scopre che la Juventus, senza neppure avvisarmi o consultarmi, ha affidato 35 .500 biglietti al Milan. La scena si ripete il 17 maggio, per la finale JuventusParma, disputata an che quella a Milano: Una quota di lire 600 milioni di biglietti fu affidata al Milan, che poi g entilmente gli gir la fattura delle spese di stampa, a costo doppio rispetto a quello pagato normal mente da Depetrini. La duplice operazione un ulteriore danno economico per la sua attivit, ma quando va a protestare in casa Juve l imprenditore si sente rispondere che il mio guadagno era pi che suffi ciente. La

societ bianconera provvede anche a modificare il contratto, formalmente in favore di Depetrini: stabilendo che le spese dei biglietti e dei cassieri saranno a carico della Juve ntus. In realt tutto continu a essere addebitato a Stadio Service. E intanto sempre in barba al contrat to, e sempre a detta dell imprenditore la Juventus continua a gestire in proprio i biglietti dati alle squadre ospiti a Torino, e quelli che riceve dai club ospitanti nelle trasferte. Siamo ormai nella primavera inoltrata del 1995, e i rapporti fra Depetrini e la Juventus si fanno ancora pi incandescenti: Prandi si lamentava con i miei dipendenti del fatto che, per preciso incarico della Juventus, doveva continuare a finanziare i gruppi organizzati, ma la societ non gli assegnava alcun apporto finanziario e quindi lui si vedeva costretto a ricorrere a finanziamenti in proprio . Il che significava molto spesso vendere anche i biglietti omaggio e molt o spesso anche quelli di riserva. Biglietti omaggio venduti sottobanco: un dj vu che accomuna il T oro di Lucianone ieri e la Juve di Lucianone oggi... Depetrini avrebbe le prove documen tali: in particolare, le lettere di protesta di alcune persone che avevano acquistato dal vicepresident e del Centro coordinamento dei club biglietti omaggio a 35 mila lire ciascuno. 28 - continua Dagospia 23 Giugno 2006 Dalla denuncia di Depetrini emerge la nuova concezione che la nuova dirigenza ju ventina avrebbe del mondo del calcio come pura fonte di denaro: Il signor Romy Gai, responsabile del Marketing [della Juve], mi inform che erano cambiate le strategie nel mondo del calcio, e c he alla Juventus non interessava nulla del tifoso tradizionale, del nucleo familiare che va allo stadio. Le nuove strategie prevedono: uno stadio con dei tifosi finti (come negli spettacoli tele visivi, dove gli spettatori applaudono o ridono quando si accende la lucina), e i biglietti a que sti tifosi vengono distribuiti attraverso gli sponsor ufficiali ai quali vengono imposti per contra tto pacchi di biglietti. I tifosi tradizionali devono essere avviati alla pay per view [la Tv a pagamento, ndr], in quanto alla Juventus i diritti che ne derivano rendono molto di pi. Una strategia che, in prat ica, annullava l esistenza di una biglietteria efficace e capillare, anche in seguito a vari contra tti di sponsorizzazione che la Juventus andava stipulando con diverse societ, poi dirett amente interessate alla biglietteria, come la Gemini Viaggi e la Polti, che portavano alla societ de gli enormi ritorni finanziari. Nel maggio 1996, la goccia che fa traboccare il vaso. La Juventus in finale di C oppa dei campioni

con l Ajax: si giocher all Olimpico di Roma. Il 26 aprile, un comunicato ufficiale de lla societ annuncia: I biglietti disponibili verranno distribuiti esclusivamente con la coll aborazione del Centro coordinamento club e pertanto non verranno messi in vendita per motivi di ordine pubblico... Il viaggio a Roma dei tifosi verr organizzato dalla Juventus per tram ite dei suoi partner. La tifoseria bianconera si ribella, con lettere e telefonate inferocite alla sede juventina e ai giornali. Chi vuole vedere la partita allo stadio di Roma dovr passare attraverso i club e versare il suo obolo all agenzia di viaggi della Juventus (la Gemini Viaggi, gruppo Fiat): no n si pu raggiungere la capitale con mezzi propri, occorre versare l obolo completo (per vi aggio e biglietto) alla Real Casa. Ancora una volta, in barba al contratto, la societ Stadio Service estromessa dalla distribuzione dei biglietti. Quanti biglietti la Juventus abbia ricevuto dall Uefa, Depetrini non l ha mai saputo . Ufficialmente la societ per scusarsi di non poterne vendere al dettaglio e per giustificare la scelta di averli esauriti tutti con le richieste dei club sostiene di averne avuti soltanto 19 mi la. Secondo Depetrini, invece, ne aveva tra i 23 e i 35 mila. Alle vane proteste dell imprenditore, la Ju ventus risponde che la nuova soluzione stata dettata dalla necessit di non alimentare il bagarinaggio, mentre proprio questo stava facendo la Juventus. Come? La Juventus consegn al capo degli ul tr Acanfora, gi diffidato dalla Polizia di Stato, senza alcun titolo di preferenza e di ufficialit, biglietti per 180 milioni di lire per la finale di Roma. L importo equivalente alla consegna di circa 1.2001.400 biglietti, che furono poi rivenduti per il triplo: pressappoco 540 milioni [con un guadagno netto di circa 360, ndr]. Ho inoltre assistito alla consegna da Prandi ad Acanfo ra di un cospicuo numero di biglietti omaggio circa 500 inviati dalla sede della Juventus. Intanto scoppia l ira dei tifosi juventini rimasti senza biglietto: La mia sede, ric orda ancora l imprenditore, era subissata di insulti e di minacce, tutti quelli che telefonavan o si sentivano truffati dalla Juventus per la mancata distribuzione dei biglietti. Anche quell ope razione di dubbia regolarit, se vero che, come rivela Depetrini, la Juventus si accorse che i l Centro coordinamento club non aveva titolo per raccogliere il ricavato della distribuzi one dei biglietti e la signora Gastaldo [responsabile amministrativa della Juve, ndr] mi telefon chieden domi di poter far transitare sul conto della Stadio Service le somme raccolte. Depetrini esprime un altro dubbio: se la Juventus gestiva in proprio i diritti s ui biglietti delle partite in trasferta, sebbene il contratto li assegnasse a Stadio Service, quegli introi ti erano registrati sui

bilanci della societ? E, se lo erano, sotto quale voce? Nell estate 1996 Depetrini mette in fila i crediti che vanta nei confronti della Juventus e chiede che gli vengano saldati, tanto pi che la nuova campagna abbonamenti nonostante la vittoria juventina in Coppa campioni ha fruttato la vendita di solo 28 mila tessere, contro le 36 mila dell anno precedente. Non ricev endo alcuna risposta, in settembre l imprenditore trattiene per s come acconto sui suoi crediti l incasso di una delle prime partite casalinghe del nuovo campionato, JuveFiorentina. A fine settembre Giraudo si decide a incontrare Depetrini per discutere l intera f accenda, ma l impasse non si sblocca. E in un successivo incontro con Chiusano, Giraudo, Bette ga e avvocati vari, Depetrini viene minacciato di denuncia per appropriazione indebita. Parlan do con Giraudo e Chiusano, l imprenditore rivela gli episodi pi sconcertanti cui ha assistito nell ult imo biennio: non solo i continui favori indebiti agli ultr, con la vendita di biglietti omaggio e Ancol, ma anche un particolare che riguarda la gestione allegra di Luciano Moggi, e precisamente: Le richieste di biglietti da parte di noti bagarini napoletani che, recandosi da Prandi, potevan o acquistare, grazie alle raccomandazioni del Moggi, lire 15 milioni di biglietti di curva per le par tite di cartello, che ai tifosi normali venivano negati perch ufficialmente esauriti da tempo. Sempre nell autunno 1996, Depetrini si vede consegnare da Prandi una busta con 4 m ilioni una specie di buonuscita mascherata da percentuale (in nero) degli incassi per le ma gre prevendite di JuveRapid Vienna di Coppa campioni (28 milioni). Depetrini chiede spiegazioni al la segretaria amministrativa della Juve, e registra la telefonata: la donna dice, ammiccando, che quella una specie di maggiorazione prezzo... arrotondamento per valuta... io in contabilit no n ce li ho. Frasi che autorizzano qualsiasi dubbio: Se su 28 milioni, si domanda Depetrini nell espost odenuncia, me ne spettano 4 e chiaramente senza pagare una lira di tasse, quanti soldi mi do vevano essere riconosciuti in rapporto a tutte le altre partite della Juventus? Se per una ven dita di 28 milioni Prandi ne riusciva a recuperare quattro, in che modo venivano venduti i bigliett i e chi materialmente effettuava le maggiorazioni? Da chi e come hanno recuperato questi soldi? Se a o gni partita si effettuavano tali maggiorazioni, qual il danno che stato arrecato alla mia strut tura? Tali maggiorazioni a che cosa servivano: a un indebito tornaconto personale? Oppure a una creazione di fondi per gruppi organizzati?. Domande alle quali dovr dare una risposta la magist ratura. Si arriva cos all ultima puntata dell intrigo. L 8 novembre 1996 la Juventus comunica a Depetrini la revoca del contratto. Nel corso di una riunione al vertice con Chiusano, Bettega, Girau do e Moggi,

Depetrini quantifica i danni fin l subiti in un miliardo e 600 milioni; la Juvent us, a sua volta, reclama i 600 milioni per le ultime percentuali sui biglietti non pi pagate; la d iscussione si arroventa e poi si arena. Nelle stesse ore, la sede della Stadio Service viene v isitata da strani ladri che sottraggono del materiale piuttosto prezioso e compromettente: Documenti rela tivi ai biglietti di diverse gare e intestati al fantomatico J. C. Prandi, nonch i dati dal mio siste ma centrale meccanizzato e affidato in assistenza alla General Soft Srl. La General Soft, con sede in piazza Crimea, a due passi dalla sede della Juventu s, con la quale intrattiene da tempo rapporti d affari, un azienda che si occupa di software gestion ali e che ha elaborato il programma (acquistato da Depetrini) per biglietti e abbonamenti all o stadio Delle Alpi: tiene il controllo dei settori, delle file, dei posti numerati, dei biglietti om aggio e scontati, dei dati anagrafici dei tesserati, eccetera. Un programma indispensabile a chiunque gesti sca la biglietteria dello stadio; senza quei dati, una volta liquidato Depetrini, la Juventus non po tr stampare le etichette da applicare sui biglietti da mettere in vendita per le future partite , a cominciare da quelle contro l Inter e il Milan... La necessit e urgenza della Juventus di entrare in possesso di quel programma tra spare da una telefonata a Depetrini anch essa registrata del legale rappresentante di General S oft, tale Martini, il giorno prima della revoca del contratto (7 novembre 1996): Abbiamo bisogno di eti chette, io cosa gli dico a sti qua, che faccio? Stamattina mi ha chiamato sul cellulare la Gasta ldo... Non possiamo rovinarci il rapporto con la Juve; ma Depetrini, visto che il softwareabbonamenti di sua propriet, non s intenerisce e fa sapere che non intende cederlo a nessuno. in quest o quadro, nella parte pi delicata della sua denuncia, che si inserisce il furto dei dati dai suoi computer: I miei dipendenti mi hanno confermato che nell ambiente della Juventus, molte persone son o a conoscenza che la General Soft, su precise disposizioni della Juventus, ha volon tariamente copiato tutti i dati inseriti nel mio sistema e glieli ha messi a disposizione. Nel marzo 1997 il pubblico ministero presso la Pretura Carlo Monferrini e il Gip Giorgio Martincich sequestrano i computer visitati e dispongono un incidente probatorio che sembra confermare i sospetti di Depetrini. Sulla perizia si legge infatti: Risulta che g li archivi informatici e i dati esistenti sui supporti magnetici sequestrati presso la General Soft e pre sso la biglietteria [della Juventus presso lo stadio Delle Alpi, ndr] sono provenienti da quelli esistenti sul calcolatore della Stadio Service con le varianti conseguenti a un loro successivo utilizzo. Intanto , il 3 dicembre

1996 la Juventus presenta istanza di fallimento a carico di Depetrini; ma l istanz a viene respinta dal Tribunale fallimentare di Torino, in attesa che un arbitrato stabilisca quanto l i mprenditore sia debitore verso la societ bianconera, e viceversa. Il 28 maggio 1998 le denunce di Depetrini finiscono sul quotidiano la Repubblica . Suscita scalpore soprattutto un episodio narrato dall imprenditore e destinato a rinfocolare l annosa contesa, tutta di casa Fiat, fra umbertiani e romitiani: La connivenza della societ con tali gruppi [di tifosi ultr, ndr] era talmente radicata che, per la partita casalinga del 15 gennaio 1995, Ju ventusRoma, il dottor Giraudo personalmente venne presso la nostra sede la mattina della partit a, parl con Prandi e Acanfora per far comporre uno striscione di circa 10 metri con il seguente sloga n: Romiti, i bei tempi son finiti. Assistetti alla confezione dello striscione (perch mi fu chiest o se avessi delle bombolette di vernice spray), che avvenne nel retro del distributore Ip di fianc o alla mia sede, e reputo che non sia assolutamente stata una burla, tant vero che ne riferirono le c ronache dei giornali, informati di questo dai dirigenti della Juventus. Lo striscione che fu confezionato da Acanfora con l aiuto di alcuni fedelissimi che conoscevo personalmente fu introdot to allo stadio [Delle Alpi] utilizzando l auto di servizio della societ e poi a un certo punto del la partita srotolato nella curva. Romiti, quel 28 maggio, incontra i giornalisti come presidente della Fiat. E com menta: Me lo ricordo benissimo, quello striscione contro di me. Era JuveRoma [15 gennaio 1995 , ndr], io non andai allo stadio, ma lo vidi sui giornali. Mi meravigli molto. La fotografia sui giornali ce l ho ancora presente. I commenti li lascio a voi. Sulle pagine di Repubblica Maurizio Crosetti ricostruisce cos tutta la manovra: Impossibile dimenticare il gennaio 1995, quando Romiti disse: In questi anni la Juventus stata come una amante, un rapporto pi passionale, ma o ra torno alla Roma [di cui l ex presidente della Fiat tifoso fin da ragazzo, ndr], che come la m oglie. E, a proposito dei nuovi (allora) dirigenti bianconeri, fra i quali il tifoso granata Giraudo: Bisogna amare il prodotto che si realizza. Non si possono fare automobili come se fossero dent ifrici. La risposta arriv in curva. E siccome la scritta poteva sfuggire a qualche giornalista distra tto, ci pens il dirigente bianconero Romy Gai a segnalarla ai cronisti della tribuna stampa, pas sando di banco in banco. Dunque il racconto dell imprenditore qui trova conferma. La reazione di casa Juve alle rivelazioni di Depetrini piccata. Mentre Giraudo t ace, l avvocatopresidente Chiusano liquida tutto come parole che valgono quel che v algono, visto che questo personaggio ha rubato 600 milioni alla Juventus: cio l incasso della partita contro

la Fiorentina. Mi spiace perch ricordo suo padre, e mi fa rabbrividire l idea di quel che ha fatto su o figlio. Lo abbiamo denunciato per appropriazione indebita, e ci riserviamo di querelarlo. Ch iusano replica anche alle altre accuse di Depetrini: Vecchie insinuazioni per screditarci. Per l i ndagine sui rapporti tra la nostra societ e i club del tifo, il pubblico ministero ha gi chies to l archiviazione. Le perizie tecniche hanno dimostrato che non c nulla di illegale nella copia dei disc hetti per etichettare i tagliandi: fu la stessa societ di Depetrini a produrne copia per la Juve... Mi arrabbierei se sapessi che Giraudo perde il suo tempo a scrivere striscioni, lo riprenderei perch lui deve fare altro. La storia dei rapporti con i bagarini napoletani amici di Moggi un petteg olezzo come le cene con i capi della tifoseria. Depetrini replica: Sono io che quereler l avvocato Chiusano una seconda volta, visto che continua a darmi del ladro. La Juve mi deve un miliardo e 600 milioni di diritti non riconosciuti, ha tentato di rovinarmi ma non c riuscita. Hanno paura di andare in tribunale, perch l racconterei tutto. Ho le prove dei rapporti illeciti tra la Juventus e gli ultr e le ho forni te ai magistrati. Il silenzio pi assordante, in tutta questa storiaccia, quello del direttore gener ale della Juve. Strano, perch Lucianone un vero esperto, collaudato da anni di attivismo sul camp o, in fatto di biglietti omaggio, soldi in nero, intrighi nell ombra, ambigui rapporti con i pi im presentabili capi delle fazioni ultr. Fazioni che entrano sapientemente in gioco ogni qualvolta, pe r certi dirigenti, se ne presenti la necessit. Infatti si rivedranno all opera nei giorni caldi dello sca ndalo doping, con un truce assalto alla tribuna stampa dello stadio Delle Alpi; anche in quella occas ione, Moggi finger di non avere visto n sentito nulla: Stavo guardando la partita.... 29 - continua Dagospia 26 Giugno 2006 Tot, Peppino e Lucianone Una delle specialit pi rinomate di Lucianone sempre stato il rapporto con i giorna listi. Logico che qualunque giornalista rifiuti di baciare le sacre pantofole della Juve moggi ana viene bistrattato e intimidito, talvolta impossibilitato a lavorare. I casi di cronisti sportivi all ontanati dallo stadio o dal campo di allenamento juventino, oppure squalificati e messi al bando dalla socie t bianconera guidata dal trio GiraudoMoggiBettega, non si contano. Il primo di questi casi pa rticolarmente istruttivo, anche perch finito in tribunale.

Il primo cronista che entra nel mirino Marco Travaglio, il quale ha osato pubbli care alcuni commenti critici sulla dirigenza juventina. Nel settembre del 1996, come ogni an no, chiede di essere accreditato alla tribuna stampa dello stadio Delle Alpi: tribuna che rien tra sotto la giurisdizione dell Ussi (l Unione stampa sportiva italiana), alla quale spetta il co mpito di indicare alla societ i nominativi dei giornalisti da accreditare. La Juventus non ha alcun potere discrezionale: senn potrebbe illecitamente selezionare i giornalisti graditi e es cludere quelli scomodi, danneggiando professionalmente questi ultimi e limitando la libert di st ampa. Questo, almeno, in teoria. Perch il 13 settembre 1996 la Juventus decide che Trav aglio sebbene gi autorizzato dall Ussi non debba pi metter piede allo stadio. Mi dispiace, gli comun ica l addetto stampa bianconero Daniele Boaglio con una telefonata, ma non ti posso acc reditare perch sei un giornalista non gradito alla societ... Io non c entro. La decisione l ha presa Moggi in persona. Inutili le insistenze dell Ussi presso i vertici bianconeri: Travaglio vie ne messo al bando per l intera stagione. La sera prima dell incredibile notifica di squalifica del gio rnalista, gioved 12 settembre, Antonio Giraudo e Lucianone organizzano una cena invitando una dozzin a di giornalisti sportivi torinesi, quelli che di solito seguono la Juventus. La cena si svolge a l ristorante Da Ilio, detto anche I due mondi (a due passi dalla stazione di Porta Nuova). Travaglio, ovviamente, non tra gli invitati. Ma presente in spirito, dal momento che Giraudo trova il modo di evocarlo, insultandolo di fronte ai suoi esterrefatti colleghi. Travaglio fa un giornalismo vergognoso, schifoso, disinformato, comincia il braccio sinistro di Umberto Agnelli; poi lo p aragona a Mino Pecorelli, il giornalista piduista direttore di Op gi chiacchierato come ricattat ore, assassinato nel 1979 da un killer della banda della Magliana. La cena si fa burrascosa: anche un cronista di Tuttosport, presente al convivio, viene insultato e definito disonesto. Molti dei giornalisti protestano, Giraudo alla fine si calma . Lucianone, invece, gongola, e come suo solito tenta di fare il simpaticone per arruffianarsi gli as tanti. L indomani, alcuni dei presenti alla cena informano Travaglio dell accaduto, e il giornalista sporge querela contro Giraudo per diffamazione. L inchiesta della Procura presso la Pretura, comp etente per quel tipo di reato, affidata al pubblico ministero Paolo Toso. Il magistrato interrog a i giornalisti presenti alla cena, ma non convoca n Giraudo n Moggi. Alcuni dei giornalisti testi moni confermano tutto, altri tendono a sfumare il tono delle affermazioni di Giraudo (si occupano di Juve, e rischiano anche loro l espulsione dallo stadio...). Dopodich il magistrato

chiede l archiviazione del caso. Ma gli avvocati Andrea e Michele Galasso, che difendono Travaglio, presentano ricorso; il giudice d loro ragione, e ordina al magistrato di approfon dire le indagini. Questa volta gli interrogatori sono completi, e anche Giraudo deve recarsi in Pr ocura, scortato dal suo avvocato, Luigi Chiappero dello studio Chiusano. Il pubblico ministero Toso procede anche per il reato di minacce, visto che l accenno al giornalista assassinato potrebbe confi gurare un intento intimidatorio. Ecco il racconto di uno dei testimoni pi precisi di quell assurda cena: Io sedevo, n ella tavola dei convitati, a fianco del dottor Antonio Giraudo. Da tale posizione io potevo asco ltare bene i discorsi del Giraudo... Prima diceva che il giornalismo prodotto dal Travaglio era disinf ormato, non veritiero, schifoso. Poi aggiunse che chi fa un certo tipo di giornalismo rischi ava di fare la fine di Pecorelli. Io ebbi l impressione che la frase fosse rivolta chiaramente al Travagl io... La interpretai come una minaccia.... Un altro giornalista conferma che Giraudo parl di giornalismo alla Pecorelli... nel contesto della discussione riguardante il collega Travaglio. Alt ri cronisti presenti alla cena, pur non volendo collegare direttamente a Travaglio l accenno a Pecorell i, confermano che Giraudo us nei suoi confronti espressioni molto pesanti. Interrogato come indagat o per diffamazione e minacce, Giraudo non pu negare, e anzi rivendica quel paragone. A questo punto il turno di Moggi, convocato in Procura per testimoniare in merit o alla cena degli insulti. Ma Lucianone si scordato di informarsi sulla versione fornita da Giraud o, e come Tot e Peppino falsi testimoni nel film La cambiale corre al salvamento del padrone in difficolt con il pi classico degli eccessi di zelo e di servilismo: Assolutamente non udii che veniss e fatto cenno dal Giraudo a un giornalismo alla Pecorelli, giura davanti al maresciallo De Bellis d ella polizia giudiziaria. Escludo di aver sentito anche solo il nome di Pecorelli. La discussi one era s accesa, ma l importanza del contendere non era tale da far trascendere in accuse o minacce di tale livello. Lucianone, insomma, non sent dire niente del genere. Ovviamente il magistrato non crede a una sola parola della testimonianza di Mogg i, e lo riconvoca per l 11 luglio 1997, stavolta accompagnato dai suoi difensori (i soliti, Fulvio G ranaria e Alberto Mittone): perch Lucianone a questo punto indagato per favoreggiamento nei confron ti di Giraudo. Finalmente consapevole che un tribunale non uno stadio, il direttore sp ortivo della Juve davanti al pubblico ministero Toso tenta di aggiustare il tiro e di salvarsi in corner: Si trattava di una cena dove non predominavano i toni accesi. Io sedevo a capotavola e Giraudo

al centro del tavolo. Io escludo di aver sentito la parola Pecorelli, ma non escludo che sia s tata pronunziata. Venni anzi a sapere che fu pronunziata solo dopo che venni sentito dal marescial lo De Bellis. Me lo disse Giraudo. Un anno dopo la cena, un anno dopo la querela di Travaglio per il paragone con P ecorelli, un anno dopo le testimonianze di vari giornalisti che confermano le frasi su Pecorelli, diverse settimane dopo le ammissioni di Giraudo, Moggi si finalmente ricordato che questi effettiv amente parl di Pecorelli, ma solo perch gliel ha confidato lo stesso Giraudo... Un contorcimento p atetico. Ma la pochade di Lucianone in Pretura prosegue: Ribadisco che non ho sentito pron unziare la parola Pecorelli, e pu essere che in quel momento stessi parlando d altro... Del re sto, se avessi sentito la parola Pecorelli, non vedo perch non dovrei ammetterlo, visto che lo h a ammesso lo stesso Giraudo... Gli argomenti trattati nel corso della cena furono molteplici; ci furono dialoghi frammentati, e a me m sfuggita [sic] questa battuta. Pu anche darsi che in quel mom ento mi sia squillato il cellulare, sul quale vengo chiamato in continuazione. Se le dicessi cose diverse, non sarebbero vere. Purtroppo per lui, il magistrato non crede alla goffa ricostruzio ne di Lucianone. E, nonostante un memoriale difensivo presentato dai suoi legali, Moggi viene rinvia to a giudizio per favoreggiamento. Scrive il pubblico ministero Patrizia Gambardella nel decreto di citazione a giu dizio: Moggi Luciano aiutava Giraudo Antonio a eludere le investigazioni dell Autorit, rendendo false dichiarazioni all ufficiale di Polizia giudiziaria che, su delega del Pm, assumeva da lui sommarie informazioni. Anche Giraudo viene rinviato a giudizio, per diffamazione (non inve ce per minacce), perch offendeva la reputazione del Travaglio Marco affermando che questi faceva un giornalismo non veritiero, disinformato, alla Pecorelli. Da casa Juve, stavolta, nessun commento. Da casa Agnelli, invece, trapela una fr ase attribuita all Avvocato da un suo caro amico. Una frase che la dice lunga sull irritazione di G ianni Agnelli per l ennesima figuraccia del vertice bianconero: Bel tipo, quel Giraudo... Organiz za una cena per fare la pace con i giornalisti, e il giorno dopo un giornalista lo denuncia. La p remiata ditta MoggiGiraudo convocata in Pretura, per il processo, il 2 ottobre 1 998. E, onde evitare che qualche giornalista o curioso ficchi il naso, sceglie il rito abbreviato davanti al Gip: a porte chiuse, lontano da occhi e orecchi indiscreti. Il pubblico ministero Toso accusa Moggi di avere reso dichiarazioni assolutamente non improntate al vero, e chiede che venga condannato a otto mesi d

i reclusione per favoreggiamento (per Giraudo, imputato soltanto di diffamazione, la richiesta di un milione e 200 mila lire di multa). Poi, per la difesa, parla l avvocato Luigi Chiappero, braccio destro di Vittorio Chiusano: arriva a sostenere che oggi la figura di Mino Pecorelli tutt altro che ne gativa, anzi sinonimo di giornalismo scomodo, che riporta le notizie non gradite ai potenti; e rgo argomenta il viceChiusano Giraudo voleva fare un complimento a Travaglio, altro che diffamarl o... Anche i legali di Moggi si arrampicano sugli specchi per dimostrare che Lucianon e quella sera era distratto: Non c la prova che abbia sentito la parola Pecorelli, il favoreggiamento non esiste, il fatto non sussiste. Il pretore Antonio Rapelli si ritira subito in camera di cons iglio, e ne esce un quarto d ora dopo con la sentenza: Giraudo e Moggi assolti perch il fatto non sussis te. Dunque, par di capire, non sussiste nemmeno l accostamento a Pecorelli che lo stesso Girau do si vantato davanti al giudice di aver pronunciato. Perlomeno singolare la motivazione della sentenza. vero si legge che il tratto che caratterizzava la figura di Pecorelli... era quello di un giornalista incline al ricatto, il quale si avvaleva a tali fini di rapporti privilegiati, ma di sicur o e in ogni caso, dal Giraudo il vocabolo Pecorelli non venne impiegato nella accezione dianzi delinea ta, e nemmeno venne percepito con tale significato metaforico dei presenti... Il personaggio P ecorelli non per nulla sinonimo di giornalista propagatore di notizie false, bens al contrario in possesso di una invidiabile (e anzi formidabile) quantit di notizie riservate... Cos circoscritta la portata delle dichiarazioni di Giraudo, la condotta di quest ultimo va quindi considerata [come] legittimo esercizio del diritto di critica. Quanto all imputato Moggi, la sua posizione proces suale strettamente connessa a quella del coimputato Giraudo, in quanto la sussistenza o meno del delitto di favoreggiamento personale ascritto al primo pu essere verificata solamente per l ipotesi che debba essere ritenuto come integrato il reato di diffamazione addebitato al seco ndo. Protesta la Federazione nazionale della stampa per bocca del suo presidente Lore nzo Del Boca: straordinario che, quando l imputato un giornalista, da una parola in su viene sub ito condannato. Quando invece un giornalista che si rivolge alla giustizia come parte civile, c se mpre un motivo per dire che ha torto. Senza contare la lesione della professionalit e della libe rt di stampa contenuta in paragoni come quello a Mino Pecorelli. La nostra professione accerc hiata, di questo passo finiranno per strangolarci. Il commento di Travaglio lapidario: Fino a oggi, quando volevo fare i complimenti a un collega, gli dicevo: Bravo, hai scritto un pezzo

alla Montanelli. In futuro, mi corregger e dir: Bravo, hai scritto un pezzo alla Pecorelli.... 30 - continua Dagospia 27 Giugno 2006 Lucianone, fischietti e soffietti Nel mondo del calcio Lucianone ha sempre avuto un debole, anzi due. Non tanto pe r i calciatori, muscolosi e miliardari burattini; non tanto per i presidenti, salvadanai pi o men o forniti; non tanto per i tifosi, banderuole decorative. Sono ben altre le categorie che da sempre s tanno in cima ai suoi pensieri, nonostante il loro ruolo all apparenza marginale: quella degli arbitri, e quella dei giornalisti. Gli arbitri, perch possono decidere il risultato di una gara, e perf ino di un intero campionato; e i giornalisti, perch hanno il potere di censurare o inventare o alt erare la realt a propria discrezione, e talvolta possono essere eccellenti strumenti di pressione . Questo doppio debole moggiano per l arbitro e per il giornalista ha trovato una degna sintesi e consacrazione pubblica sul finire del campionato 1997-98. Il 26 aprile 1998 una domenica impor tante per il campionato italiano. la trentunesima e quartultima giornata, e allo stadio Delle Alpi di Torino si gioca lo scontro al vertice tra la Juventus (prima in classifica con 66 punti) e l Inter (che la insegue a 65). Una sfida decisiva per l assegnazione dello scudetto: l ultima vera occasione dei nerazzurri per superare la capolista chi vince l incontro probabilmente si aggiudicher il camp ionato. L arbitro designato Piero Ceccarini, consulente finanziario di Livorno, ed proprio lui pi che le due squadre il vero protagonista della partita: con una serie di decisioni a sen so unico, tutte a favore della Juventus, falsa il risultato finale, e assegna lo scudetto alla Juv e. Lo scandaloso arbitraggio di JuveInter suscita grande scalpore, tanto pi che solo l ultimo di una lunga serie di favoritismi arbitrali pro Juventus. Favoritismi che emergono anche da un semplic e dato statistico: la squadra diretta da Moggi stata la pi fallosa (814 le scorrettezze fischiate dagli arbitri), ma anche quella che ha subto meno ammonizioni (terzultima, con 65 cartellini gialli) e espulsioni (penultima, con appena 3 cartellini rossi). Per la cronaca, alcuni degli arbitri proJuve Cesari, Collina e Ceccarini verranno poi messi sotto inchiesta dalla Federcalcio. All indomani di JuveInter lo scandalo dilaga su tutti i giornali e le televisioni, in Italia e all estero. Le reazioni in casa interista sono furibonde: Ronaldo dice che una vergogna; il pr esidente Massimo Moratti minaccia di dimettersi, e invita Nizzola il grande amico di Mogg i a lasciare la presidenza della Federcalcio. Lucianone replica con la consueta eleganza: Ronaldo

ha imparato troppo in fretta l italiano, ma in campo avr toccato s e no quattro palloni. Impari a star zitto e a segnare, invece!. Sistemato il brasiliano, Lucianone diventa patetico: Noi della Juve le cose le pr epariamo per bene [sic] e i risultati si vedono [sic]... Per vincere la Juventus ha messo in campo tutto il suo repertorio [sic]. Poi Moggi spiega che si rifiuta di discutere del rigore su Ronaldo non fis chiato dall arbitro, perch la Juve non parla di moviole, una regola che ho stabilito io, figurarsi se l a infrango, ma appena un minuto dopo dice che il rigore su Ronaldo non c era. Roberto Bettega, altr o gentleman stileJuve, sfodera la sua migliore arroganza: Ho sentito quello che ha detto di n oi Moratti, e gli auguro di non dover aspettare altri nove anni prima di vincere uno scudetto. Completa il simpatico quadretto l augusto avvocatopresidente Vittorio Chiusano: Non esiste vittoria pi limpida di questa, il rigore su Del Piero di un evidenza scolastica, me ntre quello su Ronaldo non si visto. Basterebbe ammettere quello che tutti sanno, cio che i bianc oneri hanno beneficiato di un errore arbitrale, e invece no: la reazione della Juve moggiana di quelle che autorizzano i peggiori sospetti. La triade MoggiBettegaChiusano spudorata. Lo di mostra il fatto che lo stesso quotidiano di casa Agnelli, La Stampa, a firma di Roberto Beccanti ni, prende una posizione molto netta: La Juve o almeno quella costola di Juve meno faziosa fatic her a celebrare l imminente titolo, se questo il prezzo non da pagare, ma da far pagare... Il conc etto di vergogna stato ripreso, a tutta ugola, persino dal mite Ronaldo. difficile, in casi del g enere, non scottarsi al fuoco del sopruso patito... Non si pu dire che nel corso della stagione la classe arbitrale abbia preso di petto la Juventus. Tutt altro... Non si pu rimanere indifferenti di fronte a cer te coincidenze cos singolari e, permettetecelo, cos nutrite... C il sospetto che le regole non siano u guali per tutti, o che, comunque, per alcuni siano pi uguali che per gli altri. Candido Cannav direttore della Gazzetta dello Sport (gruppo RizzoliCorriere della Sera, cio FiatMediobanca) non usa perifrasi: scrive di vergogna allo scoperto, di errori arbi trali a senso unico, della comune paura che il gioco pi amato dagli italiani non sia pi credibile, che gioie e sofferenze siano pilotate dalla regia di un inganno. Cannav conclude: Solo Chiusano , Bettega e Moggi, con il loro spocchioso modo di reagire, negando l evidenza, incassando e in fischiandosi del resto, non hanno capito il danno che stanno procurando alla loro creatura. Dopo JuveInter alcuni quotidiani pubblicano una fotografia molto interessante: r itrae tre personaggi seduti vicini nella tribuna d onore juventina dello stadio Delle Alpi, durante l incontro

incriminato. Il primo l ex arbitro Fabio Baldas, triestino, funzionario della Regi one Friuli e soprattutto designatore degli arbitri (subentrato all altro ex arbitro Paolo Casar in l 11 luglio 1997). Il secondo Danilo Di Tommaso, giornalista del quotidiano torinese Tuttosport, ch e da anni segue da molto vicino le vicende degli arbitri e del palazzo calcistico. Il terzo sogg etto della foto, un tipo pittoresco e corpulento, tale Fabrizio Carroccia, romano, pi noto col nome d arte E r Mortadella: il capo degli ultr della Roma, volato chiss perch a Torino e finito chiss come nella tribuna vip per assistere alla partita della Juve, anzich essere al seguito dei giallorossi; in realt, pi che della Roma, il Mortadella tifosissimo di Lucianone. Che il designatore arbitrale Baldas sieda in quel palco cosa normale: rientra ne i suoi doveri istituzionali visionare le partite per valutare le prestazioni degli arbitri. St upisce invece, e molto, la compagnia del giornalista e dell ultr. Chi li ha fatti accomodare, visto che in que lle poltrone vip si accede soltanto a inviti, e questi inviti possono venire solo dalla Juventus e d alla Publigest (la societ che gestisce lo stadio delle Alpi)? Er Mortadella dichiara: Avevo avuto un biglietto da Luciano Moggi, di cui sono amico da anni. Ma la sera stessa, intervistato in Tv, il pittoresco ultr romanista tenta una goffa marcia indietro: Mi sono infilato l nel palco vip da sol o. Quanto a Di Tommaso, il mistero fitto. L unico dato certo che nessun giornalista pu avere n ha m ai avuto accesso alle poltrone vip dello stadio torinese, e nessuno sa chi l abbia invitato . Non ce lo spieghiamo, fa sapere un portavoce di casa Juve, noi certo non l abbiamo invitato. M a se il designatore si presenta con due ospiti, la sua compagna e Di Tommaso, noi li fac ciamo accomodare. Baldas, in televisione, finge che si sia trattato di una semplice coincidenza: Ho trovato l Di Tommaso come a San Siro trovo Moratti o Facchetti, e spiega che, avendo posteggia to la propria auto lontano dallo stadio, ha incontrato Di Tommaso che passava di l e ha accetta to un passaggio sulla sua fiammante Lancia K fino al parcheggio della tribuna vip una specie di autostop di lusso... Il venerd successivo la Publigest si addossa tutta la responsabilit: Abbiamo invita to noi sia Di Tommaso sia Mortadella, ma lascia intendere che questa una versione sollecitata d alla Juventus. Anche perch stranoto che Di Tommaso un altro amicone di Lucianone. La Juventus imbarazzata per le voci e i sospetti sorti intorno alla triangolazio ne Di TommasoMoggiBaldas. Per cui tenta di prendere le distanze da Di Tommaso, a nche perch il giornalista di quelle amicizie Baldas e Moggi non fa mistero. Cos Lucianone si produce in uno de i suoi migliori pezzi: La Juventus non responsabile di ci che una persona dice in giro, delle amic

izie pi o meno intime di cui chiunque si potrebbe vantare... La Juventus risponde soltanto dei comportamenti dei suoi tesserati. Ma fa notare la Gazzetta dello Sport diversi giornalisti si so no lamentati con la Juventus perch Di Tommaso in alcune trasferte di Champions League ha viaggiato su l charter e alloggiato nell albergo della squadra juventina, in vacanza da impegni professiona li, pare da ospite. Alla Juventus non resta che confermare: Se qualcosa del genere accaduto in passat o, da quest anno non accadr pi. Altre voci, intanto, spiegano i rapporti all amatriciana fra Er Mortadella e Lucianone. Una di queste ricorda il burrascoso passaggio di Moggi d alla Roma alla Juventus nell estate 1994: una furiosa litigata, finita sui giornali, con il presi dente Franco Sensi che accusava Lucianone di aver rubato alla Roma il difensore Ciro Ferrara e il centr ocampista Paulo Sousa, i quali bench in trattative con la societ giallorossa erano passati alla Ju ve al seguito di Moggi. Da allora Sensi era stato protagonista di epiche risse anche con Er Morta della: polemiche finite addirittura in tribunale. Dopodich il presidente capitolino era stato bers agliato da continue e spesso ingiustificate contestazioni dalla tifoseria romanista, tifoseria che gua rda un po'"aveva tra i suoi capi indiscussi proprio il signor Mortadella amico di Lucianone. 31 - continua Dagospia 28 Giugno 2006 L allenatore dell Inter, Gigi Simoni, denuncia pubblicamente le gravi anomale di tutt a la faccenda, e sollecita un inchiesta sportiva. Alla fine, dopo molte titubanze, il presidente della Figc Luciano Nizzola il vecchio amicone di Lucianone costretto ad aprire l inchiesta. I fatti s ono piuttosto chiari. Primo: l arbitro Baldas giunto allo stadio a bordo della Lancia K guidata da Di Tommaso (il quale ha il raro privilegio di posteggiare la fiammante ammiraglia nel parch eggio che allo stadio riservato ai vip, mentre tutti i suoi colleghi devono accontentarsi di quello ri servato ai giornalisti). Secondo: i due hanno assistito alla partita insieme, gomito a gomito, seduti nel box della tribuna d onore. Terzo: Di Tommaso ha pubblicato su Tuttosport , con largo anticipo, il nome dell arbitro designato per JuveInter Ceccarini, appunto ben prima che il designatore Baldas u fficializzasse quella decisione. Quarto: Di Tommaso ha addirittura pubblicato, il marted mattina successivo a JuveInter, su Tuttosport , il referto testuale dell arbitro Ceccarini, e ha anticipat o il verdetto del giudice sportivo che l indomani squalificher Simoni (per 3 giornate), Ronaldo (2), Z Elias (3), Zamorano (2) e Pini (1). Chi ha confidato al giornalista, fin dal luned pomeriggi

o, il referto dell arbitro, decisivo ai fini di una sentenza che sarebbe stata emessa soltanto i l mercoled pomeriggio? Chi gli ha passato la notizia? Me l ha passata un barelliere, ridacchia Di Tommaso, che come il suo amico Lucianone un tipo molto spiritoso. Si sospetta che l autore della soffiata sia l arbitro stesso, o un guardalinee, o il quarto uomo, o qualche gola profonda ... C qualche collegamento fra queste quattro stranezze denunciate da Simoni? Molti pensano di s. Su Di Tommaso si addensa il sos petto di essere al centro di un canale privilegiato per l accesso a informazioni riservate. Una posizione, la sua, che oggettivamente condiziona arbitri e societ di calcio. Molto amico di Baldas (che lo chiama fratello ), di Luciano Nizzola, e soprattutto di Lucianone, il giornalista diventato un interlocutore privilegiato del mondo arbitrale durante la gestione Casarin (ex arbitro molto gradito alla Juve, che nel 1990, attraverso Luca Cordero di Mo ntezemolo, gli aveva offerto addirittura un posto da dirigente, ma lui lo aveva rifiutato in ex tremis per assumere incarichi federali). Da allora Di Tommaso segue come un ombra gli arbitri, ai qual i scrivono vari quotidiani telefona col cellulare nell intervallo dalla tribuna stampa per informa rli sulle azioni pi contestate riviste in tempo quasi reale ai monitor della tribuna. Il che, se fos se vero, condizionerebbe gli arbitraggi, inducendo i direttori di gara a bilanciare nel sec ondo tempo gli errori eventualmente commessi nel primo. Inoltre scrivono ancora i giornali molti arbitri sono soliti telefonare a Di Tom maso a fine partita, per avere da lui un giudizio autorevole sulla qualit del loro arbitraggio e qualche particolare in pi sulle immagini televisive delle azioni pi contestate, in modo da ritoccare i refe rti prima di consegnarli alla giustizia sportiva (referti che dovrebbero basarsi soltanto sul le cose viste sul campo, e non riviste alla moviola da qualche solerte consigliere). In effetti Di Tommaso, oltre che un giornalista anche una specie di compiacente public relations man dei fischiet ti: non solo perch si occupa di loro tutto l anno sul suo quotidiano sportivo e in televisione, ma an che perch a fine partita solito avvicinare uno per uno i colleghi in tribuna stampa, raccomandand ogli di trattare bene l arbitro nelle pagelle e nei commenti. Insomma gli arbitri hanno fondati motivi di riconoscenza e timore reverenziale n ei suoi confronti, il che accresce il potere del giornalista verso l intera categoria. Si racconta che, un giorno, un arbitro torinese allontan Di Tommaso in malo modo perch infastidito dalla sua petulanza: p oche ore dopo, l arbitro venne severamente redarguito dall allora designatore Casarin. Mai ma

ltrattare l amico Danilo , infatti gran parte delle giacchette nere ha capito l antifona e intrat tiene con lui affettuosissimi rapporti. La Gazzetta dello Sport riferisce che Di Tommaso stato vi sto spesso al ristorante La Terrazza di Posillipo in compagnia di alcuni fischietti quotati, in particolare Treossi e Collina. Sono frequenti anche le sue uscite con Braschi e con Messina. Con Rodomonti ultimamente si sarebbe rotto qualcosa . Non ci sarebbe tanta intesa con i torinesi Pairetto e Trentalange. Di Tommaso verrebbe sistematicamente a conoscenza delle designazioni arbitrali c on largo anticipo, come raccontano alcuni suoi colleghi di Tuttosport . Cos, giocando un po' sull equivoco, sarebbe in grado di fornire la lieta notizia in anteprima agli arbi tri: Domenica ti facciamo arbitrare la Juve...; oppure alle societ, per esempio la Juve dell amico Lu cianone: Domenica vi mandiamo Tizio.... Lo conferma un ex arbitro ormai in pensione, il rom ano Giuseppe Rosica: Beh, prima che uscisse il comunicato ufficiale delle designazion i, lui [Di Tommaso] gi le conosceva. A volte le anticipava persino a noi. Spesso giocava tra il serio e l ironico a millantare credito con frasi come Ad arbitrare RomaMilan ci mandiamo... . D altronde, prosegue Rosica, Di Tommaso era sempre presente ai nostri raduni. L 80 pe r cento degli arbitri e dei guardalinee aveva rapporti con lui (compreso me). Era l amico di noi arbitri, quello che ci difendeva. So che stato spesso ospite a pranzo dei miei colleghi. Noi arbitri accettavamo questa situazione, perch ci sentivamo in qualche modo legittimati dal lo stretto rapporto che aveva con Paolo Casarin, designatore fino al 1997. E sul caso Baldas ? So di qualche mio collega arrivato allo stadio con lo stesso taxi [di Di Tommaso, ndr]. Solo u na volta ha viaggiato con me durante un edizione del torneo angloitaliano. L ho incontrato all aeroporto di Milano e Di Tommaso mi disse che doveva fare un intervista a un giocatore inglese. In realt per tutto il tempo si intrattenuto con la mia terna e quella dell arbitro Treossi, cosa del tutto ano mala. Quando le societ ci mandavano a prendere dall interprete per portarci al ristorante, lo trova vamo gi l. Che ne pensa, Rosica, della coppia BaldasDi Tommaso allo stadio Delle Alpi? Non n ormale che un commissario che va allo stadio per giudicare un arbitro si sieda accanto a un giornalista. vera la voce delle telefonate nell intervallo e alla fine delle partite? A fine partita telefonavamo all amico giornalista per sapere come avevamo arbitrato. E molti colleghi, me comp reso, chiamavano proprio Di Tommaso. Che lo strano giornalista amico degli arbitri Di Tommaso e il direttore generale d

ella Juve Moggi siano amiconi lo sanno tutti. I due si conoscono da anni, fin da quando il giorn alista era un giovane corrispondente dal Golfo per Tuttosport e Lucianone era il direttore sportivo del Napoli calcio. I due amiconi cenano spesso insieme, una bella e antica abitudine cominciata a Nap oli e proseguita a Torino, dove Di Tommaso e Lucianone approdarono in tempi diversi (Moggi come dir igente del Toro di Sergio Rossi, poi del Toro di Borsano, e infine della Juve di Giraudo; D i Tommaso come redattore e inviato di Tuttosport ). Locali preferiti dai due sotto la Mole: IlioI d ue Mondi e Urbani , nel quartiere San Salvario. Secondo vari cronisti sportivi, Di Tommaso solito rendere visita agli arbitri de stinati alla Juventus la sera prima delle partite (sia per quelle casalinghe, sia per quelle in trasfe rta, che il giornalista seguirebbe privatamente, come ospite , a bordo dell aereo della Juventus). Tutti part icolari, questi, che spiegano la strana reticenza con cui Baldas risponde alle domande circa il pa ssaggio offertogli dal Di Tommaso sulla Lancia K per JuveInter. Interrogato per ben cinque volte sul punto dai direttori di due quotidiani sportivi (Candido Cannav della Gazzetta dell o Sport e Mario Sconcerti del Corriere del- lo Sport ), Baldas rifiuta ripetutamente di ammet tere la circostanza, peraltro confermata da quattro giornalisti testimoni: si limita ad ammettere un normale rapporto di conoscenza con Di Tommaso, come con altri suoi colleghi che si occup ano di arbitri. Una reticenza tanto imbarazzata quanto imbarazzante. E sospetta. Anche Di Tommaso, per giorni e giorni, non fornisce alcuna spiegazione sui fatti contestati: ha preferito volare alle Hawaii per una settimana di vacanza. Poi, finalmente, si f a vivo con un esilarante editoriale da Honolulu, pubblicato da Tuttosport il 4 maggio: Ce l hanno c on me perch ho le notizie in anteprima e faccio gli scoop, tutta invidia, scrive il cron ista amicone di Lucianone. Per il resto, autoincensamenti, messaggi trasversali ai colleghinemic i e nessuna spiegazione plausibile, quindi il saluto finale: Aloha una vera anguilla, di quell e che piacciono un sacco a Moggi. Intanto i quotidiani concorrenti continuano a pubblicare note biografiche non pr oprio benevole sul conto di Di Tommaso. Il Giornale lo chiama faccendiere. Il direttore della Gazzetta d ello Sport , Cannav, lo dipinge come confidente degli arbitri, loro punto di riferimento per consulenze, referti, designazioni e stati depressivi, uno che contemporaneamente l avora o ha appena lavorato per un giornale, per una moviola, per Casarin (il suo padre puta tivo), per alcune federazioni... e si vanta di essere la scorta di Giraudo in Lega e di andare spe

sso a cena con Nizzola, Moggi, Baldas e compagnia bella; poi Cannav si scaglia contro i faccendieri che si agitano, senza un ruolo, ma con grande confidenza equamente spartita tra gli arbitri, i l oro capi e taluni dirigenti di societ. Qualcuno va a scavare nei trascorsi sportivi dell intrigante giornalista, e scopre che sono piuttosto burrascosi. Ex arbitro di calcio. Ex giudice internazionale di scherma allontana to in circostanze rimaste misteriose (secondo La Gazzetta dello Sport , Di Tommaso venne addirittura r adiato o allontanato alla chetichella ma l interessato nega: Se trovate un solo elemento che provi questa falsit, vi pago una cena). Ex dirigente del Posillipo pallanuoto di Napoli (1986-88). Ex responsabile delle relazioni esterne della Federazione italiana pallanuoto (dal 1991 al gennaio 1998). Ma, nel 1997, uno spiacevole contrattempo: i dirigenti del Posillipo pallanuoto, che l avevano cacciato anni ad dietro, lo accusano di essersi vendicato convincendo l arbitro Caputi suo fraterno amico, con il quale aveva cenato giusto la sera prima a danneggiare la squadra partenopea nella decisiva finalesc udetto contro il Pescara. Lo dice Paolo De Crescenzo, tecnico del Posillipo, che oltre a rivelare l episodio della cena, aggiunge: Di Tommaso molto, molto amico del presidente del Pescara Gabriele Pomilio. Ancora arbitri, ancora dirigenti, ancora amicizie molto strette, ancora sospetti e errori a senso unico. Anche in piscina... 32 - continua Dagospia 03 Luglio 2006 Lo scandalo Juvearbitri ha due seguiti per cos dire giudiziari . Due inchieste penal i delle procure della Repubblica di Torino e di Firenze, investite del caso da alcune denunce pr ivate. E un inchiesta federale su cinque arbitri internazionali Bazzoli, Collina, Treossi, Cesari e Ce ccarini per presunte frequentazioni scorrette con il giornalista Di Tommaso. Senza contare che Fabio Ba ldas viene silurato (il nuovo designatore arbitrale Luigi Gonella), e la Federcalcio tenta di ripristinare un minimo di trasparenza affidando le designazioni al sorteggio informatico. Il 4 maggio 1998 il procuratore dell Associazione italiana arbitri (Aia) Paolo Gra ssi interroga una quarantina di testimoni, fra tecnici e assistenti. Il 1 giugno, dopo le proteste della Juventus moggiana, Grassi smentisce indagini su arbitraggi riguardanti la societ bianconer a e afferma di indagare soltanto sulle fughe di notizie, le confidenze e le cene di alcuni arbi tri con il giornalista tuttofare. Il 7 luglio la Procura dell Aia dichiara chiuso il lavoro istruttorio,

senza deferire nessuno perch testuale le giacchette nere coinvolte avevano, s, frequentazioni psicologicamente non sapevano di sbagliare.

a rischio , m

Un verdetto talmente scandaloso che perfino Nizzola non pu far finta di niente: i l presidente della Federcalcio, incalzato dalle proteste di alcuni giornali e con la poltrona traba llante, decide di avocare a s l inchiesta. E il 21 luglio, completata la lettura delle 41 pagine dell i struttoria, invita Grassi a ritornare sui suoi passi. Cos, come per miracolo, il 28 luglio i cinque arbitri (dalla lista degli indagati manca inspiegabilmente il designatore Baldas) vengono deferiti alla Commissione disciplinare dell Aia. L accusa grave: avere violato i doveri di moralit e rettitudine imposti dal regolamento, tra cene, incontri, vacanze, telefonate, scambi di regali e ammicca menti col giornalista Di Tommaso. L arbitro Cesari ha mentito alla Procura arbitrale, dimenticandosi una delle tante c ene romane con alcuni colleghi e con il giornalista, e la memoria gli tornata fuori tempo massi mo, soltanto quando l ex collega Rosica e un guardalinee lo hanno platealmente smentito (Fu proprio Ces ari a pagare il conto, era una sorta di padrone di casa, quella sera). L arbitro Treossi un habitu a lla tavola di Di Tommaso, come pure l arbitro Ceccarini, presente con i due ad almeno una cena alle Terrazze di Napoli. L arbitro Collina deve spiegare una cena con Di Tommaso e Baldas. L arbitro Bazzoli confessa addirittura di essersi consultato con l intrigante giornalista di Tuttospo rt su un episodio di AtalantaParma, per il quale non sapeva che pesci pigliare in sede di referto.

Il codice delle sanzioni Aia prevede il ritiro della tessera, la sospensione tem poranea, l ammonizione e la censura. Alla fine, la Disciplinare opter per la sanzione pi blan da, la censura, e a carico di soli tre arbitri: Ceccarini, Cesari e Treossi (prosciolti Bazzoli e Collina). Anche Baldas tira un sospiro di sollievo: se Collina fosse stato punito per una cena a cui er a presente anche lui... Il verdetto, l indomani, viene commentato da Tuttosport con acrimonia in un articolo si glato D. D.T.: Il bilancio della Disciplinare esilarante... Le sentenze emesse ieri non t olgono e non aggiungono nulla alla gi tartassata (le colpe di Nizzola sono massime) categoria arbitrale... Ceccarini, Treossi e Cesari ricevono un cartellino giallo. Le loro colpe sono qu elle di essere andati al ristorante o al bar con chi scrive... Da ieri gli arbitri sanno che andare al ristorante con chi scrive pu portare all ammonizione. Non di pi e alla fine del pezzo, la sigla D. D.T.: ma s prio lui, Danilo Di Tommaso! Che lezione di stile!

Anche La Stampa , evidentemente richiamata all ordine sulla linea Moggi, tuona e fulm ina, e non certo perch le sanzioni siano come sono troppo blande, anzi. finito, scrive l anon cronista, anche il secondo atto (l ultimo, speriamo, perch la trama davvero povera) del grande sceneggiato andato in scena [sic] negli ultimi mesi. Un fumettone estivo che ave va pretese di moralizzare un sistema... e che finito con una umoristica bolla di sapone. Come er a ampiamente prevedibile, viste le incredibili premesse. Di tutt altro livello l editoriale di Can dido Cannav sulla Gazzetta dello Sport : Cari Giraudo, Bettega e Moggi, nessuno si sarebbe permesso il minimo sussurro se questo amicone degli arbitri [Di Tommaso, ndr] non fosse stato di ca sa anche nel vostro club, scortandovi talvolta addirittura in Lega. Suvvia, un po' di cautela.... Il caso vuole che proprio il giorno del verdetto si diffonda la notizia che la P rocura della Repubblica presso il Tribunale di Firenze ha aperto un fascicolo sullo scandaloso arbitragg io di EmpoliJuventus del 19 aprile 1998, per il gol del terzino toscano Bianconi ignorato dall arbitro Pasquale Rodomonti. A innescare l indagine che il magistrato fiorentino Luigi Bocciolini de finisce subito un atto dovuto sono due esposti: uno presentato da un avvocato napoletano, l altro d al coordinatore nazionale del Movimento per i diritti civili , Franco Corbelli (molto amico del deputatoshowman Vittorio Sgarbi). Si ipotizza che dietro la clamorosa svista arb itrale si nasconda il dolo: il che, secondo Corbelli, potrebbe configurare il reato di truffa e abu so d ufficio (secondo una certa giurisprudenza anche gli arbitri sono pubblici ufficiali, o almeno inc aricati di pubblico servizio); oppure, se per ipotesi si appurasse che sono girate delle mazzette, q uello di corruzione. E sarebbe possibile anche l illecito sportivo (che in Italia, come si visto nello sc andalo delle squillo reclutate da Lucianone, reato penale). La Procura di Firenze, anzitutto, a cquisisce agli atti le indagini federali, il referto arbitrale, il responso del commissario di campo, mentre la polizia giudiziaria preleva nella sede della Rai le immagini televisive e le moviole del la partita incriminata. Desta scalpore, fra l altro, la circostanza che ha preceduto la designazione di Ro domonti per quella delicata partita Empoli- Juve. Ufficialmente, nel calcio italiano nessuna societ pu ricusare un arbitro. Il mancato gradimento da parte di questo o quel club non rientra fra i requisiti che il designatore inserisce nel computer per la scelta delle destinazioni domenicali. Eppure Rodomonti non gradito alla Juve moggiana per un vecchio sgarbo risalente addirittura all autun no del 1994 rimasto escluso dalle partite della Juventus per tre stagioni: decisione ufficios a e illecita, mai comunicata pubblicamente, assunta durante la gestione Casarin e proseguita con q uella di Baldas.

La quarantena finita il 15 febbraio 1998 con Juventus- Sampdoria (direzione di g ara contestatissima dai blucerchiati). Dopodich il redento Rodomonti tornato ad arbit rare la Juve a Empoli, dove fino a prova contraria, in buona fede ha regalato 2 punti important issimi alla Juventus diretta da Lucianone, consentendole di mantenerne uno di vantaggio sull I nter proprio alla vigilia dello scontro diretto. Ma i due denuncianti, per connessione, chiedono a lla Procura fiorentina di indagare anche su altri tre arbitraggi sospetti: quelli di Juve- Roma, LazioJ uve e JuveInter. Non vogliamo ridisegnare il campionato, mettendo il naso anche nel calcio, si limi ta a dichiarare il pubblico ministero interpellato da Il Giornale , ma ci stato sollecitato un appro fondimento su alcuni arbitraggi tecnicamente discutibili e noi andremo fino in fondo per veder e come sono andate realmente le cose. Come cittadino io credo poco all ipotesi degli arbitri corrotti ma, se sar fondato dubitare, andremo avanti con tutti gli accertamenti possibili. Intervistato dall Ansa, il procuratore aggiunto Francesco Fleury spiega: Non c alcuna ipotesi di corruzione n di altri reati. Non ci sono indagati, ma si tratta di accertamenti d ovuti, disposti dopo la presentazione di un esposto. Anche il procuratore generale Cuttadauro interviene per chiarire i termini della questione: Sono arrivate diverse denunce, tutte generiche, e non so lo alla Procura di Firenze: era doveroso seguire la vicenda. Pochi giorni pi tardi, dalla Procura di Torino trapela l indiscrezione che anche l si sta indagando in seguito a due denunce che riguardan o JuventusInter, JuventusRoma, JuventusUdinese e LazioJuventus; due denunce e ch e ipotizzano apertamente arbitri comprati dalla squadra bianconera, con varie accuse a Moggi. N on si sa quali elementi concreti abbiano presentato i denunzianti. La Juventus di Lucianone, ufficialmente, non replica a queste iniziative della m agistratura, ma l irritazione e l imbarazzo sono palpabili. Un anonimo portavoce della societ non riti ene di dover replicare a tutto quanto viene detto e scritto sulla Juventus, ma in piazza Crime a si parla di crociata antijuventina . Basterebbe una battuta, per sdrammatizzare. Uno slancio d i stile, tanto per cambiare un po' , in memoria dei vecchi tempi. Invece niente. Sindrome da stato d as sedio e digrignar di denti. Come sempre, nell ra Moggi. 33 - continua Dagospia 04 Luglio 2006 Lucianone all antidoping Il calcio un grande spettacolo, ma quello italiano all italiana: basta grattare un po' , e salta fuori

di tutto. Per esempio il doping, un nemico mortale dello sport, infatti vietatis simo da normative internazionali (del Cio) e nazionali (del Coni), fatte di minuziosi controlli e pesanti sanzioni. Normative vigenti dappertutto e per tutte le discipline agonistiche. Dappertutto fuorch in Italia, dove almeno uno sport rimane fuori della legge, anzi senza legge: il calcio. Il tab del doping lo infrange l allenatore della Roma Zdenek Zeman con un intervista all Espresso il 6 agosto 1998. Per il calcio italiano, dopo l overdose dei mondiali di F rancia, la fine anticipata delle vacanze. L 8 agosto la procura antidoping del Coni apre un inchiest a. Il 9 agosto si muove anche la magistratura ordinaria, attraverso il procuratore aggiunto presso la Pretura di Torino Raffaele Guariniello, una vita trascorsa a proteggere la salute e i diritti dei cittadini e dei lavoratori. Guariniello convoca subito Zeman, in attesa di interrogare tutti i maggiori prot agonisti dell Italia pallonara. Ma cosa ha detto Zeman? La parola doping non l ha mai pronunciata, si limitato a d enunciare che il campionato rischia di finire come il Tour de France: cio sotto inchiesta per l uso di anabolizzanti e altre sostanze dopanti. Nel calcio, sostiene Zeman, circolano tr oppi farmacologi, troppi farmaci, troppi medici passati dalla bicicletta al pallone, mentre le socie t sono inondate di depliant che reclamizzano prodotti capaci di migliorare del 50 per cento le prest azioni degli atleti . Poi fa qualche esempio: Sono rimasto sorpreso dalle esplosioni muscolari di alcu ni juventini. Lo sbalordimento cominci guardando la trasformazione di Gianluca Vialli [ex attaccan te della Juve, ndr] e, per il momento, arriva ad Alessandro Del Piero [fuoriclasse della Juve, ndr]. Avendo praticato diversi sport, io pensavo che determinati risultati si potessero otten ere solo con il culturismo, dopo anni e anni di addestramento specifico. Poi Zeman tira in ballo anche un altro juventino, Ciro Ferrara, l ex difensore del Napoli amicone di Moggi ai tempi di Maradona e dei cocaparty: Non credo che Ferrara ignorasse i pro blemi [con la droga, ndr] del fuoriclasse argentino: se qualcuno avesse preso a cuore la tossi codipendenza di Maradona, lo si sarebbe salvato da una mesta parabola. Sagge parole, che scatenan o un putiferio. La reazione della Juventus immediata e scomposta, affidata com al direttore genera le Moggi, l unico dirigente bianconero presente in Italia (gli altri sono tutti in ferie). la solita cultura del sospetto!, tuona Lucianone, che minaccia di querelare Zeman. Ma c chi pronto a giurare che quello stesso giorno parta da Torino una telefonata al pres idente federale Luciano Nizzola, ancora in vacanza, con la perentoria richiesta di un immediata sq ualifica di

Zeman per almeno un anno. Anche il procuratore di Del Piero, Claudio Pasqualin, annuncia una querela a carico dell allenatore boemo. Idem Vialli, che alza il tiro: Zeman un ter rorista che dice coglionate! Se la Federcalcio non lo squalifica sono dei buffoni. Anche l allenator e juventino Marcello Lippi attacca il collega romanista usando dei toni vagamente intimidato ri: Sappiamo bene chi Zeman, il tipo di messaggi che manda e con quali scopi... Chi tira in b allo nomi come Vialli e Del Piero deve stare molto attento... La Juventus un esempio per tutti, io non ho nulla da temere, tutti sanno come lavoro: vengono da tutto il mondo per vedere che cosa f acciamo. Gi, vengono proprio da tutto il mondo. Specialmente dalla Spagna e dall Olanda. Gra zie a Giuseppe Smorto, caporedattore di Repubblica , si scopre infatti che nel ritiro di Chtillon (Aosta) dove da qualche giorno si allena la Juve in vista della nuova stagione, si sono aggregati due consulenti stranieri con un passato quantomeno dubbio, in tema di doping: il pre paratore atletico olandese Henk Kraaijenhof e il fisiologo (o dietologo, non chiaro) argentinospag nolo Guillermo Laich. Chi sono, questi due? Lo ricorda Smorto, citando il libro Campioni senza valore scritto da Sandro Donati (allenatore di atletica, antico e inascoltato nemico del doping, nonch res ponsabile della divisione Ricerca e sperimentazione del Coni). Durante i campionati europei di St occarda del 1986, scrive Donati, Kraaijenhof aveva cominciato a sostenere l opportunit che un atl eta impegnato nella preparazione si aiutasse con steroidi anabolizzanti, seppur con dosaggi modesti. Anche il velocista Claudio Pavoni capit dalle parti dell olandese dopo aver lasciat o i suoi precedenti preparatori, l allenatore Francis e il medico sportivo Astaphan: gli st essi che per anni avevano lavorato per Ben Johnson, prima che questi concludesse la sua carriera a causa del doping. Quanto a Laich, ricorda Donati, stato a lungo collaboratore del dottor Kerr di L os Angeles, colui che somministr negli anni Ottanta l ormone somatotropo a molti atleti, rendendo poi pubblica la sua sperimentazione. Kerr, scrive Smorto, propose il doping anche a Pietro Mennea, che rese pubblico il fatto con una clamorosa intervista a Gianni Min. Rimane da capire perch mai la Juventus diretta da Moggi abbia sentito il bisogno di reclutare due sciamani del doping come Kraaijenhof e Laich. Anche perch lo staff medico juventino tutt altro che sguarnito: oltre al responsabile del settore medico Riccardo Agrico la (pugliese, laureato in psichiatria e specializzato in medicina sportiva), al medico sociale Fabrizio Tencone e al preparatore atletico Giampiero Ventrone (gi al Napoli con Lippi e Moggi), nell ulti

mo anno la societ bianconera si avvalsa della collaborazione del fisioterapista molisano Ald o Esposito, di tre massaggiatori, nonch della consulenza del guru della medicina sportiva Elio Locat elli (ex allenatore della Nazionale italiana di atletica). E non finita. Infatti salta fuori un altro libro, intitolato In campo con la Juv e (Sperling & Kupfer), autore Giampiero Ventrone. Il quale ammette candidamente di imbottire i calciato ri di creatina, come integratore per far recuperare le fatiche delle partite e degli allenamenti. La creatina non una sostanza vietata, n considerata dopante: ma sulle sue conseguenze per la salu te degli atleti circola pi di un dubbio, specialmente sul lungo periodo. ormai certo, poi, che in dosi massicce aiuta a migliorare artificialmente le prestazioni, e serve anche a coprire le sost anze dopanti rendendole irriconoscibili ai controlli. Molto dipende, dunque, dai quantitativi somministrati. E Agricola, nella prefazione al libro, scrive: Durante il ritiro precampionato i gi ocatori ne assumono una decina di grammi al giorno.... Dosi comunque decisamente inferiori a quelle di quattro anni fa, quando ne facemmo uso per la prima volta.

Tre anni prima agli albori dell ra Lippi pi Moggi aveva fatto scalpore un altra sostan a: la carnitina, che favorisce la trasformazione del grasso in energia e diminuisce il dolore fisico dopo lo sforzo. Una vera specialit di Ventrone, che aiuta i giocatori a correre come dei forsennati. Nemmeno quello era doping, ma anche quella volta si erano accese vivaci polemich e per uno sport sempre pi simile a una farmacia. Adesso, invece, si parla di creatina, e non solo . Pochi giorni prima dello scandalo doping fatto scoppiare da Zeman, Agricola aveva dichiarato da Chtillon: Tutto quello che usiamo noi lo pu prendere tranquillamente un bambino di sei anni. 34 - continua Dagospia 05 Luglio 2006 Dopo appena due giorni dall apertura dell indagine sulla Juve e le altre societ di se rie A al centro dei sospetti, il procuratore Guariniello riceve un inquietante minaccia. Una voce anonima lo chiama sul cellulare (il cui numero noto a una ristretta cerchia di colleghi, avvocati e giornalisti) per intimargli: Giudice, stai bene attento a quello che fai, riguardati la salute. Non uno dei tanti messaggi anonimi con minacce di ogni genere che arrivano quotidianamente ai magi strati pi esposti, e indirizzati genericamente alla Procura; qualcosa di ben pi mirato, un in timidazione che infatti stando all entourage del magistrato non rester isolata. Nell occhio del ciclon e, la Juventus sceglie di replicare alle accuse e ai sospetti con una conferenza stamp

a a due voci. Oltre al dottor Agricola, si materializza Luciano Moggi in tutto il suo splendor e: occhiali scuri e alone ascellare di sudore d ordinanza, oltre al consueto piglio minaccioso. Rispond eremo a tutte le domande, garantisce Lucianone ai giornalisti. Poi, alla prima domanda un po' insid iosa, si mette a urlare: Basta con le insinuazioni!. Agricola, pi urbano, minimizza: Il doping nel ca lcio non paga... Noi comunque usiamo solo sostanze lecite, cio gli integratori: creatina, aminoacidi, vitamine, sali minerali. Quanto ai due santoni stranieri ingaggiati dalla Juve, Laich un dietologo specialis ta nella valutazione funzionale dell atleta, e Kraajienhof un famoso preparatore atletico. Luc ianone molto nervoso, e quando le domande dei giornalisti insistono su Laich e Kraajien hof taglia corto: Passiamo ad altro! Queste sono due persone rispettabili, presentateci da una pers ona rispettabilissima: Elio Locatelli. Poi precisa che i due sono comunque semplici co nsulenti, anzi collaboratori occasionali. Ma una mezza bugia: almeno per Kraajienhof salter fuori un regolare contratto di collaborazione, subito acquisito dal procuratore Guariniel lo. Noi, assicura Lucianone spazientito, ascoltiamo tanta gente, poi alla fine decide s empre il nostro medico. E le passate scorribande dei due sciamani nel mondo degli anabolizzanti? Lu cianone d il meglio di s: Noi non ne sappiamo niente, abbiamo letto qualcosa sui giornali, m a con loro non abbiamo mai parlato di queste cose, perch la Juventus contraria al doping... La J uve non pulita, pulitissima!. Dopodich, sempre indossando gli occhiali scuri da guappo di periferi a, Lucianone chiude la conferenza stampa con una raffica di minacce: Noi andremo contro Zeman, andremo fino in fondo con la querela, Zeman dovr rispondere di tutto, prendersi ogni resp onsabilit in sede penale! Le sue non sono nemmeno accuse, ma chiacchiere, cose che hanno a che far e con l ignoranza! E Simoni [allenatore dell Inter, ndr] s schierato con lui perch non sono s tati tirati in ballo i giocatori dell Inter!. La memorabile conferenza stampa si conclude degnamente: un cronista della Gazzett a dello Sport , Carlo Laudisa, denuncia la sparizione del suo personal computer, delle sue chiavi di casa e di alcuni altri effetti personali dalla sala stampa della Juventus. L indomani, 12 agosto, la coppia MoggiAgricola di nuovo in scena: stavolta in tras ferta, a Roma, dove il medico della Juve atteso dal procuratore antidoping del Coni, avvocato U go Longo, per un interrogatorio. Longo s permesso di dire che Zeman ha posto un problema importante

e che giusto che s indaghi a fondo sul calcio in farmacia. Apriti cielo! Lucianone, nell a sua inedita veste di ambasciatore juventino presso il Coni, si scalmana: Longo rispetti il segreto istruttorio, senza rilasciare dichiarazioni sulle sue valutazioni personali sulle persone chiamate a testimoniare!. Il povero Lucianone, non molto istruito neanche in fatto di codici penali, ignor a che il procuratore antidoping non un magistrato, e che dunque non tenuto ad alcun segreto istruttori o , tanto meno sulle sue valutazioni personali e generali sul problemadoping. Ma l ex ferrov iere di Civitavecchia, tutto preso dalla inedita veste di giureconsulto, infila una gaff e dietro l altra: trascinato dalla boria, arriva perfino a eccepire sull opportunit che la Procura an tidoping abbia deciso di sentire quello scemo di Zeman lo stile della Juve moggiana, come sempre, non acqua. Ma il rebus dei due sciamani non finisce qui. L augusto avvocatopresidente Chiusano, intervistato dalla Tv, ammette candidamente di non conoscerli, mai visti il che, per un presidente di societ, piuttosto grottesco. Gli altri dirigenti juventini tacciono: l unico che ufficialmente conosce e difend e l olandese e lo spagnolo Lucianone. Almeno per un po' . Perch una settimana dopo, Kraajienhof rilas cia un intervista a un quotidiano olandese nella quale invoca addirittura la liberalizz azione degli anabolizzanti e delle altre sostanze dopanti. quello che lui ha sempre pensato, m a ha scelto il momento sbagliato per ribadirlo: l imbarazzo in casa Juve si taglia col coltello. I due santoni sono ormai troppo ingombranti. Che fare? Cacciarli su due piedi significherebbe ammet tere che c era qualcosa da nascondere; tenerli come se niente fosse vorrebbe dire condividere l e imbarazzanti tesi dell olandese. Tocca di nuovo a Lucianone vergare un comunicato nel suo incerto it aliano: Ammesso che il signor Kraajienhof abbia rilasciato tale dichiarazione, si tratta di un parere del tutto personale, che non corrisponde al pensiero della Juventus, che anzi esatta mente il contrario testuale.

In soccorso di Lucianone accorre l amicone Nizzola, ancora in ferie in Kenya. Da N airobi il presidente della Federcalcio detta alle agenzie una memorabile dichiarazione in cui afferma che i controlli antidoping nel calcio italiano sono all avanguardia nel mondo (la qual cos a come emerger di l a poco un assoluta falsit), e bolla chi obietta sull uso di creatina e p oni ancora peggiori come un nemico del progresso scientifico. Posizioni, quelle dei due Lucia ni tornati a essere pubblicamente Gatto e Volpe, tanto difensive quanto indifendibili. Anche perch si scopre

ben presto che i calciatori assumono tutto quello che i medici delle societ gli p ropinano, senza neanche sapere bene di cosa si tratta e quali conseguenze possano avere sulla lo ro salute. Il che, fra l altro, vola la legge 626/94 sulla tutela della salute e della sicurezza dei lavor atori dipendenti, e tali vanno considerati anche i giocatori di calcio: una legge che stabilisce precise responsabilit non solo dei medici, ma anche dei dirigenti dei club. I quali, in quanto datori di l avoro, sono tenuti a informare i sottoposti dei rischi derivanti dall attivit lavorativa nonch a prevenir e e a ridurre al minimo quei rischi. Ma risulta che nessun dirigente di nessuna societ di calcio l o abbia mai fatto. Men che meno la Juventus di Lucianone & C. Se ne rende conto il procuratore Guariniello quando fa sequestrare ri della Us le cartelle cliniche dei calciatori bianconeri, sulle quali il medico mai gli integratori somministrati; e soprattutto quando il magistrato interroga decine , tutti famosi e miliardari: costoro sanno tutto dei quattrini che guadagnano, fino , ma delle sostanze che assumono ogni giorno sanno pochissimo, quasi niente. dagli ispetto non registra di calciatori all ultima lira

Dalle candide deposizioni dei giocatori davanti al magistrato vien fuori un po' d i tutto. Del Piero confessa che proprio nell ultimo ritiro precampionato, quello caratterizzato dall ar rivo alla Juve dei due sciamani stranieri, i dosaggi di creatina e altre delizie sono improvvisamente aumentati. Non solo: alla vigilia dell ultima finale di Coppa campioni (poi finita male, con la J uventus entrata in campo gi cotta), per un mese intero il dottor Agricola ha somministrato a ciascun giocatore juventino 10 pillole colorate a giorni alterni. Che cosa fossero, Del Piero non sa dirlo; dalla Juve si fa trapelare che si trattava di vitamine e sali minerali. Perfino Kraajienhof, s entito da Guariniello, prende le distanze dalla Premiata Farmacia Juventus: dice che i sistemi di allen amento di Ventrone provocano lesioni e infortuni continui alle ginocchia dei giocatori, e che la cr eatina che gira in casa bianconera decisamente troppa: dai 10 ai 20 grammi quotidiani a testa. Molti pi d i quanti ne abbiano ammessi lo stesso Del Piero e gli altri giocatori bianconeri (compreso q ualche ex ) interrogati dal magistrato: Vialli, Deschamps, Tacchinardi, Jugovic, Sousa, ecc. Ma c un altra faccia dello scandalo doping che alimenta sospetti anche sulla Juventu s: quello dei controlli antidoping farsa presso il laboratorio Coni dell Acquacetosa, a Roma. L s uccede di tutto: in base alle norme Coni e Cio, tutte le provette con i campioni delle urine sort eggiati e prelevati ogni domenica su tutti i campi dei vari campionati professionistici dovrebbero e ssere analizzati, alla ricerca di tutte le sostanze vietate dalla lista nera del Coni (e del Cio). Inve

ce si scopre che almeno per il calcio certe sostanze, come l ormone della crescita, non vengono neanche ce rcate; altre, come gli anabolizzanti, soltanto sul 10-20 per cento delle provette; e i diuretici, c he coprono gli steroidi, solo sul 5 per cento... Il presidente della Federcalcio Nizzola, che solo qualche giorno prima giurava s ulla perfezione del sistema antidoping italiano, scarica tutto sul Coni. E cos fanno i vari club e il loro trust, la Lega calcio presieduta da Franco Carraro (uomo Fiat al cento per cento). Mario Pescan te, presidente del Coni, cade dalle nuvole e scarica tutto sulla Federazione medico sportiva, diret tamente responsabile del laboratorio tramite il suo segretario generale, Emilio Gasbarrone. Guariniel lo raccoglie una serie di denunce su casi di doping acclarati, ma fatti sparire a vantaggio delle socie t pi potenti. I nomi, nel fascicolo del magistrato, sono molti. Si parla anche del caso Maradona, scop erto con tracce di cocaina nelle urine alla fine della sua avventura italiana nel Napoli di Ferlain o e Moggi: qualcuno mette addirittura in dubbio la regolarit di quel controllo che molto (forse tropp o) tardivamente liquid l ormai scomodo campione argentino. Dalle ripetute richieste di informazioni c he il magistrato rivolge all Acquacetosa, emerge pure che le attenzioni della Procura to rinese si concentrano fra l altro su due casi sospetti di doping insabbiato: i giornali scri vono dell ex juventino (ora in forza al Crystal Palace, in Inghilterra) Michele Padovano per il campionato 199596 (cio il secondo campionato della nuova dirigenza bianconera), e del difensore del Milan e della Nazionale Alessandro Costacurta (il quale, come anche Padovano, smentisce subito di essere mai stato trovato positivo al doping, e annuncia querele contro chi ha fatto il suo nome). 35 - continua Dagospia 06 Luglio 2006 In casa Juventus il nervosismo sale alle stelle. Il 18 agosto, a Villar Perosa p er la tradizionale amichevole della Juve contro la selezione giovanile bianconera, l Avvocato Gianni Agnelli chiama a rapporto il vertice juventino Moggi, Bettega, Lippi, Ventrone e gli altri per s aperne di pi sullo scandalo doping e sulla posizione della Juve. Lucianone giura che non c niente di cui preoccuparsi, che tutto in regola, che la societ non c entra. Cos l Avvocato dichiara ai giornalisti: La Juve non c entra col doping, per fortuna la magistratura indaga ser iamente e lo accerter molto presto. Quelle su di noi sono soltanto chiacchiere. L istera della dirigenza juventina aumenta quando il magistrato torinese fa ispezio nare dai tecnici

della As il gabinetto medico di Agricola allo stadio Comunale (dove si allena la Juve), asportando le fotocopie di tutte le cartelle cliniche di giocatori e ex giocatori bianconer i, e stampando dal computer tutti i file con le analisi del sangue per confrontare e verificare i v alori ematici (dai quali si pu eventualmente risalire all uso di sostanze proibite). Guariniello dispone ino ltre perquisizioni anche nelle farmacie dove lo staff sanitario della Juve si rifornisce di tutti i medicinali e i prodotti necessari alla preparazione e alla cura dei giocatori. Sar un caso, ma quando comin ciano a trapelare questi particolari sulla Premiata Farmacia Juventus, perfino un uomo p rudente come il presidente del Coni Mario Pescante prende le distanze dalla Juve, e davanti al m agistrato definisce i due consulenti bianconeri Kraaijenhof e Laich degli stregoni. Quanto all avvocato Longo, procuratore antidoping, chiude la sua inchiesta in fret ta e furia. L ordine di Nizzola stato perentorio: Bisogna fare in fretta, perch comincia il camp ionato. E il calcio giocato sperano in molti riuscir a soffocare lo scandalo del calcio drogato. Pia illusione. Longo chiude la pratica dicendo che a quel che ci risulta, non sono emersi casi d i doping nel calcio: esito ampiamente prevedibile, visto che davanti a lui chiunque pu dire que llo che gli pare, anche le bugie, nella giustizia sportiva non si rischiano incriminazioni per fal sa testimonianza. Ma Longo, persona perbene, dice anche altre due cose. Dice che gli integratori , cr eatina in testa, sono tutt altro che acqua fresca: sopra una certa dose, diventano essi stessi dopi ng perch alterano le prestazioni muscolari degli atleti, e dunque andrebbero vietati come le altre so stanze dopanti; e soprattutto dice che Guariniello, con i suoi poteri di magistrato, potr scoprire c i che noi non siamo riusciti a scoprire. Parole profetiche, quelle dell avvocato Longo. Guariniel lo, infatti, scopre pochi giorni dopo che dall archivio Coni dell Acquacetosa sparita tutta la documenta zione degli esami antidoping sui calciatori: dai referti delle analisi (soprattutto i casi d i positivit occultati), alle provette con i prelievi. Sar un caso, ma al primo test effettuato a sorpresa nel settembre 1998 dopo le accuse di Zeman, e in piena inchiesta giudiziaria un calciatore del Lecce e u no del Livorno risulteranno subito positivi al doping. Il magistrato torinese non molla la presa e continua a scavare nella Premiata Fa rmacia Juventus. I giornali almeno alcuni riportano quotidianamente gli sviluppi sempre pi scabrosi dell inchiesta. Si vocifera di giocatori, anche della Juve, dediti al vizietto della cocaina, e di possibili nuovi test positivi insabbiati nello scandaloso laboratorio dell Acquacetosa. Una radio roman a fa circolare alcuni nomi, compresi quattro di giocatori bianconeri. Cos il 2 ottobre Moggi e G

iraudo decidono di attaccare il magistrato e i cronisti che seguono l indagine. I rappresentanti d ella stampa vengono convocati nello studio dell avvocato Chiusano alle sette della sera. Arrivano anch e Giraudo e Moggi, che per tacciono. Parla invece Chiusano, che si scaglia con veemenza contr o certi metodi di inchiesta, che favoriscono certo giornalismo deteriore. Ce l ha soprattutto con Guariniello, colpevole di indagare senza limiti di competen za e di tempo, dunque in modo discutibile e scorretto e per giunta su reati che non si sa bene qua li siano. Dai messaggi per il magistrato, l augusto avvocatopresidente passa ai messaggi per la stampa: se la prende con le indiscrezioni infamanti, molto simili agli editti medioevali; annunc ia querele contro chi ha fatto i nomi dei giocatori juventini, e ne minaccia molte altre ancora co ntro chi oser tirare ancora in ballo la Juventus. Lucianone, seduto tra Chiusano e Giraudo, si limita a roteare gli occhi, visibilmente compiaciuto per la dichiarazione di guerra. Due giorni dopo, allo stadio torinese Delle Alpi, si gioca JuventusPiacenza. Umb erto Agnelli pensa bene di surriscaldare un altro po' gli animi dei tifosi bianconeri, e prima dell in contro rilascia una dichiarazione subito trasmessa da migliaia di radioline dentro e fuori lo stadio : I metodi di Guariniello li ha definiti bene Chiusano, ma questa inchiesta deve chiudersi in fretta. Sono cose che disturbano. La squadra non gioca come vorrebbe o potrebbe... Di questo passo, si falsa il campionato. Per sua fortuna, il magistrato torinese non frequenta gli stadi, ma i giornalisti s. E infatti vengono accolti da striscioni, abilmente organizzati, con scritte del ti po: Tacete. Dieci minuti prima della fine della partita, alcune centinaia di esagitati della Curva Scirea (povero Gaetano...) si dirigono con una mobilitazione precisa e ordinata verso le cancel late che separano il settore popolare dalla tribuna. Alcuni riescono a sfondare le barriere, e arrivat i nei pressi della tribuna stampa picchiano un addetto al servizio d ordine, poi tentano di scagliars i contro i giornalisti: la polizia in assetto di guerra li blocca a fatica. Altri salgono a ll anello superiore e di l lanciano all indirizzo della stampa seggioline divelte, monete, sassi, bottiglie, bastoni, sputi. Lo stadio accompagna la spedizione punitiva con un coro martellante: Uccideteli, ucc ideteli!. La partita si conclude con la tribuna stampa sgomberata, deserta. Alla fine l avvocat o Chiusano stigmatizza l accaduto con poche frasi di circostanza, concludendo comunque che la societ non pu farci niente. Lucianone, come e meglio del solito, spudorato: Io non mi sono acc orto di niente, stavo guardando la partita. Anche gli attacchi a Guariniello producono ri sultati immediati:

dopo le parole di Chiusano e Umberto Agnelli, il magistrato comincia a ricevere lettere e altre telefonate minatorie. Alcuni giorni dopo, il dottor Agricola si reca in Procura per invocare la legge sulla privacy, e chiedere alla magistratura la restituzione delle cartelle cliniche dei giocatori acquisite dalla As e trasmesse al magistrato. Guariniello risponder picche con una lunga e argomentata ordinanza, spiegando quello che qualunque laureato in legge sa benissimo: cio che la privacy viene meno per fatti di giustizia, altrimenti nessun magistrato potrebbe pi aprire un inchiesta a c arico di chicchessia. La Juventus, a quel punto, annuncia altri ricorsi. Il 15 ottobre il giornalista Marco Travaglio che si occupa dell inchiesta doping per la Repubblica scrive che Guariniel lo ha commissionato una consulenza farmacologica ad alcuni luminari della medicina sui valori ematici sballati (alcuni addirittura impazziti ) di numerosi giocatori bianconeri. Letta la n otizia, Chiusano monta su tutte le furie e, partecipando a un programma televisivo sul p roblema doping, annuncia al giornalista che lo quereler. A questo punto entra in campo anche Lippi. Prima dice di non poter escludere che alcuni calciatori facciano uso privato di cocaina, senza rendersi conto della gravit di quello che s ta affermando. Poi si esercita anche lui nel tiro al giornalista scomodo: Trovo scandaloso che d el caso doping si occupino giornalisti di cronaca giudiziaria, che col calcio non hanno nulla a ch e vedere. Certo, sarebbe meglio che se ne occupassero i giornalisti sportivi, possibilmente i pi c ompiacenti sulla piazza: magari gli amici di Moggi... Ma i sistemi moggianchiusaniani non riescon o ad arginare lo scandalo n a sopire le inchieste con il loro effetto terremoto. Indagato dalla Pr ocura di Roma, che ha ereditato uno spezzone dell inchiesta torinese, si dimette il presidente del Co ni Mario Pescante. Nizzola, abbarbicato sulla poltrona pi alta della Federcalcio, continua a giocare allo scaricabarile, spalleggiato dai suoi grandi sponsor: Giraudo, Moggi e Galliani. Ma anche il suo cadreghino traballa: sebbene si ostini a proclamarsi ignaro di tutto e addirittura parte lesa d el pasticciaccio dell Acquacetosa, Nizzola non pu evitare che emergano parecchi altarini poco edific anti sulle responsabilit della Figc. Guariniello scopre, per esempio, che la Federcalcio si era data un regolamento a ntidoping tutto suo, in barba all obbligo di recepire e seguire quello del Coni. In pratica, il calcio italiano godeva di una impunit legalizzata tutta particolare, sconosciuta agli altri sport. Non solo non v enivano cercati gli anabolizzanti e i diuretici nelle urine dei calciatori, ma addirittura non s i controllava neppure che

i prelievi nei dopopartita avvenissero in maniera regolare. Le norme del Cio e d el Coni prevedono l obbligo per i medici prelevatori di effettuare il controllo del ph (acidit) e della densit urinaria sui campioni prelevati a fine partita, per evitare che i calciatori annacquino l u rina con acqua, Cocacola o altre sostanze coprenti (diluenti o acidificanti); ma l a Federcalcio aveva deciso di rendere facoltativa quella prescrizione che, per tutte le altre federazioni, era obbliga toria. In pratica, il ph e la densit urinaria dei calciatori non venivano mai controllati.

E secondo alcuni testimoni, accadeva perfino che alcuni dei mediciprelevatori fa cessero la pip al posto dei giocatori a rischio , su richiesta dei dirigenti e dei medici di alcune s ociet molto potenti. Pi volte il Coni aveva sollecitato la Federcalcio a mettersi in regola, ma la Fed erazione di Nizzola aveva sempre fatto orecchie da mercante. Difficile pensare che la Figc ignorasse i privilegi che essa stessa si era data, privilegi che rendevano i controlli antidoping una farsa bel la e buona. E se nel calcio il doping non risultava perch nessuno lo cercava. stato un errore, ma l abbi commesso in buona fede, balbetta Nizzola sempre pi patetico, aggrappato a una polt rona sempre pi traballante, ostinato a non dimettersi. la solita cultura del sospetto!, aveva u rlato Lucianone all inizio dell inchiestadoping. E il suo amico Nizzola gli aveva dato manforte, giu rando che nel calcio il doping non esiste perch in Italia i controlli antidoping sono all avanguard ia nel mondo. Il Gatto e la Volpe nel paese di Pinocchio. 36 - continua Dagospia 11 Luglio 2006 Nella farmacia juventina All inizio del 1999 l indagine antidoping della Procura torinese assedia la Juve mog giana. Per contrastare l acquisizione delle cartelle cliniche dei giocatori bianconeri da par te del procuratore Guariniello, la dirigenza juventina inoltra un ricorso al garante della privacy Stefano Rodot; ma a met gennaio il ricorso viene respinto con l ovvia motivazione che la privacy non va le per i dati acquisiti a scopi di giustizia, cio per accertare ipotesi di reato. Qualche giorno do po, Guariniello convoca a Palazzo di giustizia il difensore juventino Mark Iuliano, il quale nel corso dell interrogatorio ammette di aver fatto ricorso alla creatina da quando in magli a bianconera, ma limita al passato l uso della sostanza. L inchiesta prosegue. A met giugno il procuratore Guariniello convoca il presidente del Coni Gianni Pet rucci; il magistrato intende verificare l atteggiamento del vertice sportivo rispetto a un f enomeno come quello del doping, che appare diffusissimo, ma Petrucci afferma che gli ispettor

i medici non gli hanno mai segnalato niente per quanto riguarda il calcio; al termine dell incontro il magistrato consegna al presidente del Coni un elenco di duecento calciatori fortemente sosp ettati di avere fatto uso di sostanze dopanti. Ad agosto i sospetti si appuntano sul fuoriclasse juventino Edgar Davids, che a causa di un glaucoma utilizzerebbe un collirio contenente prodotti vietati dall antidoping; ma qualche giorno dopo, il via libera del Coni smentisce la propriet dopante del prodotto e permette al giocatore di entrare in campo. Risolto il momentaneo problemaDavids, l estate bianconera del 19 99 ne porta molti altri. In particolare, emerge il caso dell ex juventino Didier Deschamps (po i passato al Chelsea). Il medico della Nazionale francese JeanMichel Ferret riferisce al proc uratore Guariniello che di norma l ematocrito di Deschamps era stabile sul valore medio di 40-42; dall e analisi del sangue sequestrate dagli agenti di polizia giudiziaria al dottor Agricola, invec e risulterebbero sbalzi fino a 50, e in almeno un caso addirittura oltre quel limite, considerato una so glia da non superare per non comportare rischi alla salute. Il decollo dei valori dell ematocrito di Deschamps, secondo il medico transalpino, p otrebbe essere spiegato dall uso di eritropoietina, la famigerata Epo. L attenzione della Procura t orinese si sofferma, oltrech su Deschamps, soprattutto su Lombardo, Montero, Rampulla, Torri celli, Vialli e Dimas (quasi tutti ex ). Il 29 maggio 2000 l amministratore delegato juventino Antoni o Giraudo e il capo dello staff medico bianconero Riccardo Agricola ricevono l avviso di chiusu ra indagini, premessa rituale alla richiesta di rinvio a giudizio per cinque accuse, fra le q uali spicca per gravit la frode in competizione sportiva . A differenza di quanto avvenuto in altri ambiti sportivi (esempio: il ciclismo), le contestazioni del magistrato non vengono mosse ai giocatori (inconsapevoli vittime, secondo l accusa ) ma ai dirigenti. Gli altri reati vanno dalla violazione della legge 626/94 sulla salut e dei lavoratori alla somministrazione di farmaci pericolosi, dalle infrazioni alla legge antiaids (per i test Hiv sui giocatori) alla ricettazione di farmaci fuorilegge (come la creatina e altri inte gratori , assunti in dosi massicce e non consentite). Pur avendolo indagato in quanto sommo dirigente juventino, per Luciano Moggi il magistrato non chiede il rinvio a giudizio perch non sono emersi specifici elementi a suo carico. Del resto c da giurare che, come un decennio prima a Napoli , anche a Torino Lucianone non deve essersi accorto di niente. La posizione della Juventus sotto processo particolarmente grave, perch nell ipotes

i accusatoria quattro campionati e le relative Coppe Italia sarebbero stati fraudolentemente al terati dal sistematico ricorso al doping. Non si tratta di un periodo qualsiasi, bens delle quattro stagioni bianconere tra il 1994 e il 1998, cio le pi brillanti della gestione Moggi: stagio ni che, secondo l accusa, sarebbero state viziate dall uso di almeno una dozzina di sostanze dopanti vietate dal Cio, dal Coni e dalla Federcalcio. La reazione della dirigenza juventina furente. Essendoci di mezzo un processo, L ucianone tace. Parla solo l avvocatopresidente Chiusano: Finalmente l inchiesta finita, dichiara pole mico. Dopo due anni di mistero il velo caduto, la statua scoperta. Anzi, nuda. Perch non c niente, un fallimento. Secondo il massimo dirigente bianconero, il procuratore Guariniello avrebbe manca to l obiettivo di trovare il doping alla Juve, inventato un teorema inconsistente, imbastito un pro cesso non alla Juventus, ma al calcio su fatti che meritano al massimo un convegno, non un p rocesso. E ancora: il magistrato avrebbe ignorato dati normativi, accumulato 20 mila carte in 36 faldoni, roba da processo di mafia, criminalizzato e danneggiato una societ con cento anni d i storia, e turbato i suoi giocatori. Malgrado il turbamento, Chiusano afferma: Il processo non potr che finire bene per noi. I tifosi stiano tranquilli, non c nulla di cui preoccuparsi.. . Se anche avessimo dato farmaci senza notifica, bisognerebbe dimostrare che ci ha cambiato il risult ato di una partita. E il magistrato non ce ne contesta nemmeno una. Ma negli atti si citano svariate partite disputate da giocatori juventini tratta ti irregolarmente con farmaci soggetti a restrizione d uso: Deschamps, Dimas, Lombardo, Montero, Rampull a, Torricelli e Vialli... Inoltre, le carte della Procura contengono una perizia di Gianmartin o Benzi e Adriana Ceci (docenti di ematologia presso le universit di Pavia e Genova, e consulenti d el Coni), secondo la quale i valori ematici di alcuni calciatori juventini sarebbero spiegabili so lo con l utilizzo di sostanze stimolatrici dell eritropoiesi: i casi sospetti sarebbero quelli di Conte, Del Piero, Deschamps, Di Livio, Torricelli e Zidane. Tutte sciocchezze, secondo Chiusano, c he ammonisce: A parte la frode sportiva, che contestiamo, si tratta di contravvenzioni oblazion abili con quattromila lire, ma la Juventus non transige su nulla e si difender a spada trat ta in tribunale. Malgrado le focose dichiarazioni del suo presidente, la Juventus sembra puntare soprattutto su una rapida archiviazione del procedimento. A met luglio, gli avvocati Chiusano e Chia ppero

presentano una serie di controdeduzioni alle accuse basate sui pareri di altri f armacologi e ematologi, e chiedono al Tribunale una superperizia farmacologica con incidente pro batorio in udienza preliminare, di fronte a un Gip. Guariniello, codice alla mano, risponde che per il reato di frode sportiva contestato alla Juve non previsto niente del genere. Allora, per perdere altro tempo, la difesa juventina solleva un eccezione davanti alla Corte costituzionale contro la norma che impedisce l incidente probatorio. La conseguenza il blocco del processo dopingJuve per un anno. Nel frattempo, la societ bianconera si esercita in una serie di iniziative estern e al processo, finalizzate a influenzare il corso della giustizia ordinaria. Tre giorni dopo la sospensione del giudizio a Torino, il dottor Agricola si autodenuncia alla Procura del Coni per s apere se il suo comportamento professionale alla Juventus sia stato corretto. In sostanza, il med ico chiede alla giustizia sportiva di anticipare il verdetto di quella ordinaria. Negli stessi giorni prende posizione il massimo dirigente calcistico nazionale, il presidente della Federcalcio Nizzola: inconfutabile e non si pu smentire che nel calcio non si fa u so di anabolizzanti e di ormone della crescita, afferma il vecchio amico di Lucianone, e precisa: Sono stati effettuati pi di ventimila controlli in laboratori stranieri e quindi al di sopra di ogni sospetto, e forse solo in un caso stata riscontrata presenza di anabolizzanti. Nel calcio no n si usano queste sostanze, almeno nel calcio di oggi, perch non posso parlare del calcio di trent an ni fa. Riferendomi al calcio di oggi ho in mano gli inconfutabili dati scientifici dei controlli antidoping . Parole destinate a subire plateali smentite. Moggi continua a tacere, ma solo su lla vicenda doping. Per il resto, nel 2000 il suo traboccante presenzialismo mediatico supera ogni c onfine. La sua praticamente la sola voce juventina titolata a parlare durante i silenzi stampa imposti dalla societ ai giocatori prima per una settimana a maggio, e poi a oltranza da met settembre: i calciatori bianconeri possono esprimersi solo per i loro sponsor, oppure attraverso i canal i mediatici della societ, mentre il direttore generale Lucianone assume l inedito ruolo di portavoce generale. Difficile comprendere contro chi o che cosa sia stato annodato il bavaglio ai gi ocatori, salvo che si temano incaute dichiarazioni sulla scabrosa faccendadoping. Che puntualmente si riaffaccia anche fuori dalle aule di tribunale. 37 - continua Dagospia 14 Luglio 2006

Il 4 marzo 2001 i bianconeri giocano a Udine e vincono per 2-0, ma i controlli a ntidoping accertano che i valori di nandrolone (steroide anabolizzante vietato dal codice sportivo) di uno juventino sono quattro volte superiori al limite consentito. Si fa il nome di Edgar Davids, e L ucianone stavolta parla per non dire niente: Non sappiamo nulla... Tutto quello che so me lo hanno raccontato i giornalisti. Non mi sono mai occupato di queste cose e spero proprio di non dove rlo fare in futuro... Per ora siamo di fronte solo a un possibile caso di doping, perci aspettiamo. Le notizie ufficiali si possono commentare, quelle presunte no. La conferma ufficiale non si fa attendere : il presunto dopato proprio il fuoriclasse olandese della Juve, che il 17 maggio viene sospes o dall attivit agonistica in attesa del verdetto della Commissione disciplinare. Intanto, all inizio di luglio, il processo di Torino esce dall impasse: la Consulta rigetta il ricorso di Chiusano e restituisce la palla a Guariniello, che rinvia a giudizio Agricola, G iraudo e il farmacista Giovanni Rossano. Il 31 gennaio 2002 il terzetto comparir davanti ai giudici del Tribunale di Torino per rispondere di frode sportiva, ricettazione, falso, violazioni dello S tatuto dei lavoratori e della legge 626 per la tutela della salute sul posto di lavoro. Perentorio il co mmento dell avvocato Luigi Chiappero: Quello del pubblico ministero un teorema insostenibile. Insosteni bile e indifendibile, al momento, sembra farsi la posizione di Edgar Davids. Le controa nalisi confermano l illecito uso di nandrolone, e all inizio di agosto la Procura sportiva chiede che al giocatore venga comminata una multa di 200 milioni di lire e una squalifica di otto mesi, al ter mine della quale Davids sar sottoposto a sei mesi di sorveglianza speciale (con test antidoping a so rpresa) da parte della giustizia sportiva. Una dura richiesta che non turba Moggi: Noi siamo tranquilli, non ci aspettavamo niente di pi o di meno di quanto formulato dalla Procura. La serenit di Lucianone sembra trovare un perch a fine mese, quando la Commissione disciplinare della Federcalcio si riunisce per giudicare il caso nandrolone. La sentenza sportiva preceduta da un sorprendente intervento della Fifa, che invoca una squalifica mi te per Davids. Davanti alla Disciplinare, il procuratore antidoping Giacomo Aiello modifica la richiesta di squalifica: non pi gli otto mesi invocati il 3 agosto, ma soltanto tre e mezzo, p ena gi scontata da Davids, che cos potrebbe tornare in campo entro una settimana. Il verdetto della Commissione presieduta dall avvocato Stefano Azzali per meno mite della richiesta, e commina a Davids una multa di 100 milioni di lire con cinque mesi di squalifica: la sosta forzata si concluder il 18 ottobre (l olandese sospeso cautelativamente dal 17 maggio). Mentre il legale juventino, a vvocato

Chiappero, annuncia ricorso alla Commissione d appello federale (Caf), Moggi tace. Parla pochi giorni pi tardi, all inizio di settembre, dopo che la Caf ha ridotto a quattro i me si di squalifica per Davids, restituendo il giocatore dopato agli impegni di campionato. Uno che non h a fatto niente giusto che pretendesse l assoluzione piena, protesta imperterrito Lucianone: Sembra che Davids sia stato l unico nel mirino dell antidoping, si parla soltanto di lui. Per questo c i ritiriamo nel nostro guscio e cerchiamo di non dare fastidio a nessuno. Quando fa la vittima, l ex ferro viere meriterebbe l Oscar. Il 22 settembre, a Lecce, insieme al compagno di squadra Paolo Montero, Davids p rotagonista di una scazzottata in campo che certamente coster ai due juventini una pesante squal ifica. Ma la contromossa di Lucianone fulminea: non potendo negare l evidenza n evitarne le cons eguenze, interviene per anticipare e depotenziare il verdetto della giustizia sportiva. No n giustifichiamo niente e nessuno, tuona subito dopo la rissa, siamo i giudici pi severi di noi stes si, sistemeremo le cose al nostro interno. E il 26 settembre, alla vigilia della sentenza della D isciplinare, convoca presso la sede sociale i due giocatori, previo annuncio di castigo a mezzo stamp a: State tranquilli che dopo quanto gli dir non si vedranno pi certe scene. La dirigenza juventina appi oppa ai due una multa di duecento milioni di lire a testa. La Disciplinare, commossa, limita le sanzioni a due sole giornate di squalifica per ciascuno. Il 23 gennaio 2002 comincia a Torino il processodoping. Bench gli imputati siano solo l amministratore delegato bianconero Giraudo, il medico sociale Agricola e il farm acista Rossano (che avrebbe fornito illegalmente alla societ alcuni dei prodotti sotto accusa), il capo d imputazione chiama in causa l intera dirigenza juventina per avere commesso atti fr audolenti al fine di raggiungere un risultato diverso da quello conseguente al corretto e lea le svolgimento di competizioni sportive... atti consistiti nel procurarsi, detenere, somministrare ai calciatori trattati specialit medicinali contenenti sostanze rientranti nell elenco formulato dal Cio r elativo alle classi di sostanze proibite e dei metodi proibiti in materia di doping. E a sostegn o delle accuse, la Procura torinese elenca ben 150 testimoni. Tutto il vertice bianconero ostent a sicurezza. L avvocatopresidente Chiusano dichiara: Sono sollevato: finalmente, dopo due anni d i voluminosissime indagini, possiamo difenderci . L imputatoamministratore Giraudo fa lo spiritoso: So che il giudice Guariniello lav ora pure d estate e di notte. Mi auguro che qualcuno tuteli la sua salute. Ma in aula, davan ti al giudice

Giuseppe Casalbore, la difesa juventina si arrocca in un serrato catenaccio. Cer cando di eludere il merito processuale, gli avvocati della Vecchia Signora si infilano nei meandri d ella procedura: chiedono la nullit dell atto di citazione perch il fascicolo depositato dal pubblico ministero sarebbe incompleto, invocando addirittura l immediato proscioglimento degli imputa ti. Inoltre, secondo i legali juventini dalla lista dei testimoni della Procura vanno depenna ti i nomi dei calciatori: primo per evitargli la gogna mediatica, secondo perch i giocatori non sa nno niente delle sostanze, prendono quello che gli danno. Infine, riguardo alla contestata v iolazione della legge 626 sulla sicurezza del lavoro, chiedono l oblazione: in pratica, la Juve am mette implicitamente la fondatezza dell addebito, e chiede di cavarsela con una multa. I periti del procuratore Guariniello sottolineano che i medicamenti detenuti [249 tipi di farmaci, ndr] dalla societ Juventus sono una riserva soddisfacente per la conduzione di un piccolo ospedale italiano. Gli avvocati bianconeri rispondono che la creatina in Italia la prendeva no tutti: un prodotto consentito, che pu avere anche effetti benefici, e noi non abbiamo mai n egato di averla utilizzata. Il perito dell accusa Adriana Ceci per puntualizza: nella farmacia juventi na ci sono farmaci per tutte le patologie possibili e immaginabili, e addirittura inimmagin abili se i potenziali pazienti sono atleti giovani e sani. Ci sono 38 specialit neurologiche, 41 muscol o- scheletriche e 4 ormonali. Ma c una logica: i gastroenterici, ad esempio, servono a ridurre gli eff etti secondari dei muscoloscheletrici. E poi ci sono gli antidoti contro le intossicazioni da antid epressivi. La tesi dell accusa, dunque, che si alimenti una spirale perversa: si d a un giocatore sano un farmaco lecito capace di incrementarne le prestazioni (il Voltaren, per esempio), quindi gli si somministra una sostanza che ne riduce i possibili effetti collaterali. Questo spiegherebbe la necessit di allargare continuamente la rosa delle specialit da conservare negli armadietti, a cquistandole l ipotesi della Procura con stratagemmi che svincolino dalle ricette. Nel corso de l dibattimento non manca qualche schermaglia dialettica evocativa dell illustre assente Lucianone Moggi. Dice Guariniello rivolgendosi al principale imputato: Dottor Giraudo, quasi come al ca lciomercato, dammi questo che io ti cedo quello... Ci vorrebbe Moggi, che in queste cose mi s embra molto bravo. Giraudo replica: Procuratore Guariniello, vero... Sa, nel calcio moderno i procuratori contano molto, e Moggi il migliore. Ma a parte questo, Lucianone non c entra col pr ocesso alla sua Juve: lui, della presunta faccenda doping, non sa niente. Durante un udienza il giudice Casalbore non riesce a trattenersi. Di fronte ai sil enzi e alle reticenze

dei calciatori juventini chiamati a testimoniare, in particolare dell ex capitano Antonio Conte, il giudice sbotta: Ma insomma, non si pu venire in aula e non ricordare niente! Si tr atta di medicinali che avete consumato voi giocatori. Attenzione: qui dire tutta la veri t un dovere. Non si sa se nella farmacia della Juve tra i 249 tipi di farmaci presenti ci fosse anc he del fosforo (per la memoria). Non lo sa neanche Lucianone: lui, bench qualcuno per servilismo arrivi a chiamarlo dott, con la scienza medica non ha molta dimestichezza. A proposito di memoria e antidoping. L 11 settembre 2003 l ex presidente del Napoli calcio Corrado Ferlaino racconta, in un intervista a Il Mattino , un po' dei suoi ricordi. Ri cordi piuttosto imbarazzanti, nei quali salta fuori anche il nome di Lucianone. Ferlaino dichiar a fra l altro: Maradona l ho salvato dall antidoping decine di volte... Dalla domenica sera al merco led, Diego, come qualche altro giocatore del Napoli, faceva quello che voleva [cio sniffava c ocaina, ndr], ma il gioved doveva essere pulito ... Basta non assumere cocaina per qualche giorno perch n on risulti nelle analisi del dopo partita. Moggi, il medico sociale e il massaggiatore chie devano ai giocatori se erano a posto... [Per l antidoping] si adottava un trucco: se qualcuno era a risch io, gli si dava una pompetta contenente l urina di un altro... Nonostante questro trucco, quel giorno del 1991 Maradona fu trovato positivo. Moggi gli aveva chiesto se era in condizione e lui rispose: S, lo sono, va tutto bene . Il fatto che i cocainomani mentono a se stessi. Risult positi vo, e quando l allora presidente Nizzola mi chiam in via confidenziale per darmi la notizia, gli dissi Presidente, dimmi cosa posso fare , ma lui rispose: Ormai non si pu fare pi nulla . La replica di Lucianone da antologia: Ferlaino un maestro nel mimetizzarsi e nel dare le colpe agli altri. Io non ero n il presidente, n il medico sociale del Napoli. Non sono a conoscenza di queste cose... Se le dice, vuol dire che le sa lui. Insomma: io non c entro, e comu nque non ne so niente. 38 - continua Dagospia 17 Luglio 2006 TUTTO IN FAMIGLIA L inchiesta torinese sul doping ne genera un altra, pi nascosta ma altrettanto clamo rosa: quella sugli arbitri e sui meccanismi di designazione. Forte il sospetto che le procedu re dei sorteggi che assegnavano un determinato arbitro a una determinata gara potessero essere aggir ate o manipolate. All inizio di febbraio 1999 viene interrogato Mario Auriemma, presidente del Civit

avecchia con alle spalle una lunga esperienza ai vertici dei club pallonari: secondo alcune v oci, col magistrato avrebbe parlato anche di Moggi. Auriemma si sottrae alle specifiche domande dei cronisti, per conferma che di Lucianone a Guariniello ne avevano gi parlato altri. Per esempio i l povero De Sisti, uno che finch Moggi sar in circolazione non trover una panchina nemmeno in s erie C. Le voci attorno al nome di Moggi si intensificano nella prima met di marzo, quando a l Palazzo di giustizia di Torino arriva il presidente giallorosso Franco Sensi. Per tre ore p arla con Guariniello di meccanismi di potere, arbitri e dirigenti, facendo spesso il nome del presidente federale Nizzola e quello di Moggi (con il quale Sensi ha rapporti tesi fin dai tempi del passaggio dell ex ferroviere alla Juventus). Il 25 marzo Guariniello dispone il sequestro del computer degli arbitri per verifi care come venivano designati i direttori di gara nel contestatissimo campionato 1997-98 (i l designatore era Fabio Baldas, al momento ospite fisso nel barsportTv di Aldo Biscardi). Il magis trato ritiene che i criteri di scelta fossero tutt altro che trasparenti, anzi facilmente pilotabili dal l interno e dall esterno. Uno speciale programma avrebbe dovuto assicurare il massimo automati smo nella scelta dei direttori di gara, abbinando i pi bravi e pi adatti alle varie partite, c lassificate secondo il grado di difficolt. Invece si sospetta che il designatore potesse aggirare il software quando le decisioni del cervellone non erano gradite, come confermerebbero le spiegazioni te cniche degli ingegneri ai quali il magistrato ha affidato una perizia. Ai primi di ottobre dal pubblico ministero torinese si reca anche il presidente della Lazio, Sergio Cragnotti: la Repubblica scrive che l indagine sul calcio truccato riguarda una presu nta cupola di potere formata da alleanze trasversali fra dirigenti di alcuni grandi club, p rocuratori e arbitri: ne hanno parlato diversi esponenti di societ minori, pi due pentiti rimasti finora tops ecret. 39 - continua Dagospia 18 Luglio 2006 Mentre l inchiestaarbitri procede, Lucianone si esibisce nel suo miglior repertori o: quello della vittima. Denuncia un fantomatico complotto contro la sua Juve, e ospite dell amico B iscardi si scaglia perfino contro la prova televisiva (introdotta nella giustizia sportiva pe r sanzionare le infrazioni pi macroscopiche sfuggite all occhio dell arbitro): Siamo contrari al modo in cui viene utilizzata. Purtroppo il tifo esiste e il regista potrebbe anche esaminare un azio ne invece di

un altra... La tv un mezzo che pu venire manovrato dalla mano dell uomo. Bisogna stud iare qualcosa affinch non diventi un problema per il calcio, anche perch ci sono societ che possono produrre le immagini autonomamente e altre che non lo possono fare. Lucianone se ne intende: lui nelle tv entra e esce senza problemi, come negli sp ogliatoi. All inizio di dicembre arriva a sentenza l altra inchiesta giudiziaria sui presunti favoritis mi arbitrali del discusso campionato 1997-98, quella condotta dal Tribunale di Firenze. Inchiesta avviata dopo EmpoliJuve del 19 aprile 1998, quando l arbitro Pasquale Rodomonti non convalid un gol fantasma segnato dal difensore toscano Stefano Bianconi, consentendo la vittoria p er 1-0 alla Juventus. Il Gip del capoluogo toscano, Antonio Crivelli, dispone l archiviazione dell inchiesta, rilevando l assenza di dolo e di corruzione dei direttori di gara indagati, ma ipo tizza che gli arbitri siano affetti da sudditanza psicologica nei confronti della Juve moggiana: nel suo decreto, il giudice scrive che la sospetta coincidenza di errori arbitrali in pi partite e a o pera di pi direttori di gara a favore della Juventus pu lasciar trasparire una sorta di sudditanza psi cologica. Lo scafato Lucianone incassa, e una volta tanto si cuce la bocca: No comment. Il 1 2 dicembre 1999, allo stadio Delle Alpi, si gioca il derby d Italia, la classica e spesso avv elenatissima JuventusInter. E ancora una volta sembra materializzarsi lo spettro della sudditanza psicologica . Il direttore di gara, Daniele Tombolini, protagonista di due marchiani errori: all 8 m inuto il portiere bianconero Van der Sar abbatte fuori area il nerazzurro Zamorano lanciato a rete ; un fallo da espulsione, perch l intervento preclude al giocatore interista una chiarissima occa sione da gol; ma l arbitro si limita a estrarre il cartellino giallo. Il secondo abbaglio si verifi ca al 60, sull 1-0 per la Juve: il portiere juventino esce fuori area e respinge il pallone con il corpo: Tombolini prima valuta corretto l intervento; poi, cedendo alle insistenti proteste dei nerazzurri, si co nsulta con il guardalinee e combina un papocchio: punisce il fallo di mani (che non c ) con un nu ovo cartellino giallo, ed espelle il portiere bianconero per somma di ammonizioni. L effetto dei due errori parrebbe cos compensarsi, ma in realt l Inter a essere danneggiata: l espulsione del p ortiere avversario nei primi minuti di gioco le avrebbe permesso di giocare l intera parti ta in superiorit numerica. Questa stessa partita finisce sul tavolo di Guariniello per una strana omissione nel referto arbitrale. Tombolini avrebbe dimenticato di segnalare un importante episodio, poi rivelato da molti testimoni, che riguarda direttamente Moggi: per l espulsione del portiere biancone ro, il direttore

generale della Juve si precipitato nello spogliatoio della terna arbitrale e ha affrontato a muso duro Tombolini e i suoi assistenti di gara; l arbitro ha messo alla porta Lucianone, ma poi ha evitato di denunciare la scenata nel referto per il giudice sportivo. Salvando cos l ex ferrovie re, dirigente non autorizzato a frequentare gli spogliatoi arbitrali, dalle inevitabili conseg uenze disciplinari. L episodio viene commentato in maniera sorprendente dal presidente juventino Chius ano: S, Moggi si recato dall arbitro a fine partita, com sua consuetudine: insieme ai saluti , ha espresso le sue opinioni. Ma non era un intruso, era un dirigente. Escludo che in JuveInt er ci siano elementi di interesse penale. Che la polemica sia destinata a proseguire, lo dimostra poco dopo il presidente romanista Franco Sensi, protestando per le discutibili decisioni arbitrali che favoriscono sempre due squadre: la Juve moggiana, e il suo alleato Milan diretto dal grande amico di Moggi, il berluscon iano Adriano Galliani. Il dirigente rossonero dichiara subito che il presidente della Roma ci ha diffamato, e annuncia una querela. Lucianone preferisce il sarcasmo: propone che per la pross ima sfida JuventusRoma noi mettiamo il campo, il pallone e l acqua per le docce, loro portino pure arbitro e guardalinee: ci va bene comunque. La tecnica moggiana in materia di arbitri elementare e collaudatissima. Quando l e decisioni arbitrali sono favorevoli alla Juventus (cio quasi sempre), Lucianone si mostra s prezzante verso chi se ne lamenta o solleva sospetti. Le rarissime volte in cui un errore arbitrale penalizza la Juve (cio quasi mai), apriti cielo: Moggi insorge, strepita, minaccia, protesta, invoca la gogna per i fischietti stonati . Come accade nel tormentatissimo sprintscudetto con la Lazio. Domenica 3 d icembre 2000, durante InterJuventus a San Siro, il difensore bianconero Paolo Montero ri fila un pugno alla mascella del centrocampista nerazzurro Di Biagio. L arbitro Braschi non se ne acco rge, ma in seguito il giudice sportivo Maurizio Laudi, basandosi sulla prova televisiva, in fligge tre giornate di squalifica al difensore uruguaiano della Juve. Lucianone insorge furibondo: Contestiamo tutto, incluso lo strumento che stato ut ilizzato: la prova tv. In proposito ci siamo affidati ai nostri avvocati: sono loro che valut eranno e decideranno! Mi devono dire dove sia l eccezionale gravit del fallo di Montero, considerato tra l altro che Di Biagio ha potuto tranquillamente concludere la partita. Alla fine, Lucianone quas i urla: ora di finirla con questa storia! Adesso chiederemo di rivedere tutte le moviole di ogn i squadra, per valutare cosa realmente accade in campo. Perch ho la sensazione che succedano anc he episodi

peggiori dei quali nessuno si interessa. Arroganza, sfacciataggine, vittimismo, s frontatezza: lo stileMoggi. All inizio del 2001 si gioca JuveFiorentina: una punizione trasformata in gol dal gigliato Chiesa chiude la gara sul 3-3. Lucianone protesta: Mi meraviglio del poco risalto dato d alla stampa nazionale ai fatti di questa partita. A parti invertite, avrebbero scaricato chi ss quali invettive sulla Juventus... Per molto meno all Olimpico, durante il match contro la Roma, noi diri genti juventini che eravamo in tribuna ci siamo sentiti dare del ladro perch l arbitro, con una decis ione peraltro dimostratasi poi giusta alla moviola, non aveva sanzionato con il rigore un inte rvento su Totti. Va detto ci che giusto, e scusate se per una volta ho lasciato da parte lo stile Juv entus. Poi passa alle minacce: Dirigenti della squadra avversaria hanno parlato di vento contrario ; allora noi dovremmo parlare di ciclone nei nostri confronti. Ma questa tendenza deve finire !. Il 14 gennaio la Juve impegnata in casa contro il Bologna. Nuove proteste di Moggi contro l arbitro : Sull operato degli arbitri ci siamo gi espressi. Dico soltanto che tutti hanno gli occhi per g iudicare ci che sta succedendo. Poi per l ex ferroviere cambia tattica e passa direttamente dalla mezza minaccia al la mezza promessa. Cos ai primi di febbraio 2001, dalla solita tribuna Tv del processo bisca rdiano, lancia la sorprendente proposta di multare gli arbitri fuori linea: Mi sembrerebbe logic o, visto che i giocatori e gli altri dipendenti della societ vengono multati quando sbagliano... Probabilmente ci sarebbe pi attenzione e ci sarebbero meno sviste clamorose: le cose successe in R omaLecce, RomaBari o AtalantaJuventus non dovrebbero accadere anche se l arbitro deve decide re in pochi secondi. Per la cronaca, in AtalantaJuve, finita 2-1, l arbitro romano De Santis ha convalidato il gol del pareggio bergamasco, segnato in sospetto fuorigioco. Dalle continue lame ntazioni antiarbitri, Lucianone passa a un interminabile duello verbale con l alle natore giallorosso Fabio Capello, che a fine febbraio 2001 costa a entrambi un deferimento alla Commissio ne disciplinare della Lega calcio. Provvedimento che spiega una nota della Federcalcio stato preso per avere aliment ato dannose polemiche e sospetti sulla regolarit del campionato, mantenuto condotte n on conformi ai princpi della lealt, della probit e della rettitudine nonch della correttezza morale in ogni rapporto di natura agonistica e sociale. Esternazioni che, rese pubbliche da org ani di stampa, sono idonee, direttamente o indirettamente, a costituire incitamento a forme di viole nza. Ma un fuocherello di paglia: a met aprile la Commissione proscioglie Moggi e Capello da

lle accuse mosse dal Procuratore federale, con tanti saluti al tentativo di costringere Luc ianone a toni pi civili. Logico quindi che, a met luglio, l ex ferroviere si senta autorizzato a tor nare sull argomento con le solite allusioni: Negli ultimi due anni abbiamo perso lo scudetto per fatt ori che nulla hanno a che fare con il calcio. Alcuni sono superati, altri ancora no. Lo scandaloso arbitraggio di Ceccarini che il 26 aprile 1998 ha consegnato lo sc udetto 1997-98 alla Juve moggiana ha scavato un solco profondo tra l Inter di Moratti e la Federcalcio presieduta da Nizzola, l amicone di Lucianone. E i nodi vengono al pettine nella primavera del 2 000, quando in scadenza la massima carica del calcio italiano. Il Corriere della Sera del 13 marz o d conto delle pressioni nerazzurre sotto il titolo: L Inter attacca Nizzola: deve andarsene. Dopo Moratti, interviene Oriali: Arbitri allo sbando, Federcalcio inesistente. Tutto contro di noi . Nell articolo si afferma: Moratti, che non crede pi nell istituzione, pronto allo scontro. Vuole l a testa di Nizzola, il presidente fantasma che ha delegato tutti i poteri della Federcalcio alla Lega di Milano e che trascorre il sabato sera in un ristorante di Torino giocando a carte con il direttore generale juventino Luciano Moggi. Ma Luciano II non sembra avere alcuna intenzione di fars i da parte, forte della inossidabile amicizia di Luciano I e degli amici dell amico. Cos, a mag gio, annuncia di essere pronto a ricandidarsi per la prestigiosa poltrona. Il Corriere della Sera s crive che Nizzola perde la pazienza e alza la voce, guarda caso, solo quando gli chiedono di Lucia no Moggi: burattinaio o semplice dirigente sportivo?. Risposta di Nizzola: La domanda mi d l oc casione per ribadire che non accetter pi insinuazioni di basso profilo. Moggi mio amico da i tempi del Torino, nel quale abbiamo lavorato insieme per cinque anni. Ma sa benissimo che con me di calcio non pu e non deve parlare. Se qualcuno oser ancora insinuare che chiss cosa succede quando io e lui ci incontriamo, ne risponder a tutti i livelli. Moggi non mi ha mai chiesto n ulla, e io nulla sarei disposto a concedergli. Sia chiaro, ora e sempre. Il settembre del 2001 segna un momento top per la carriera di Lucianone. Dopo mo lti annunci, sulla scia delle due squadre romane la Juve conferma ufficialmente la propria imminent e quotazione in Borsa con il collocamento del 35 per cento del capitale sociale. L outing biancone ro viene accompagnato dall annuncio di un progetto faraonico: la costruzione di due Juveland ia , due cittadelle paragonabili a Disneyworld che dovrebbero sorgere la prima attorno allo stadio Delle Alpi, la seconda ai confini tra Vinovo e Nichelino, su un area di cinquecentomila metri quadrati una megastruttura ricreativocommerciale immersa nel verde ma dove il marketing s

ar tutto bianconero. Nella occasione, l amministratore delegato Giraudo annuncia un altra dec isione strategica: l aumento da tre a sette del numero dei componenti del Consiglio di am ministrazione societario presieduto dall avvocato Chiusano, e dunque l ingresso nel Gotha juventin o di Lucianone Moggi. Il quale per una volta sembra davvero commosso e cade in ginocchio: Accolg o con piacere e orgoglio il riconoscimento conferitomi dalla societ. Ringrazio la famiglia Agnelli, l Avvocato e il dottor Umberto, per la stima e l affe tto che mi hanno dimostrato in questi anni. A loro mi lega un rapporto di fiducia ma anche di ami cizia. Giraudo parla di lui come di una divinit: A Moggi devo attribuire molti meriti per i risul tati che abbiamo ottenuto in questi sette anni di comune lavoro. Sono molto felice che sia entrat o a far parte del Consiglio d amministrazione, a conferma dello spirito di gruppo che ha contrassegn ato il nostro impegno. Oltre ai meriti, devo riconoscere a Moggi di avermi aiutato, e di aiuta rmi ancora, a scoprire ogni aspetto del mondo del calcio, che lui conosce da anni... Gli augur o di continuare su questa strada per ottenere, insieme, i risultati che fanno parte della storia de lla Juve. Sono lontani anni luce i tempi dell imbarazzato ostracismo verso l ex ferroviere, i tempi in cui Agnelli lo chiamava lo Stalliere, e Boniperti lo usava come osservatore esterno, t enendolo fuori dalla porta della sede sociale. Onore al merito: finalmente Lucianone stato amme sso nel salotto della Real Casa. Ci sperava da tempo, e allo scopo aveva cominciato a vestire co n minore pacchianeria, a parlare pi l italiano che il dialetto, ad atteggiarsi a pi a manager che a ferroviere, a muoversi da miliardario anzich da arricchito. Certo, ben pi di questi espedienti d im magine , per la consacrazione agnelliana ha contato il suo potere smisurato di vero padrone a ssoluto del baraccone pallonaro. Nel calcio italiano di inizio Duemila non si muove foglia c he Moggi non voglia, e il suo un potere tanto pervasivo quanto inspiegabile. Qualcuno lo attr ibuisce alla formidabile spregiudicatezza del personaggio, altri al fatto che sia il pi bravo di tutti; alcuni tirano in ballo vent anni di inconfessabili segreti calcistici di cui sarebbe depositario , altri gli attribuiscono un inarrivabile talento per le pubbliche relazioni. Senza dimenticare l effetto mo ltiplicatore della dinastia: Lucianone si muove in tandem con il figlio Alessandro, che fa carriera come procuratore. E che carriera. 40 - continua Dagospia 19 Luglio 2006

Negli stessi giorni dell ingresso di Lucianone nel Cda juventino, nasce a Roma la Gea World, societ che cura gli interessi di pi di duecentocinquanta tra giocatori e allenator i di serie A e B. Alla nuova societ sono interessati vari figli d arte : Andrea Cragnotti (figlio di Ser gio, patron della Lazio), Francesca Tanzi (figlia di Calisto, proprietario del Parma), Chiar a Geronzi (figlia di Cesare, presidente della Banca di Roma), Davide Lippi (figlio dell allenatore juve ntino Marcello), pi l immancabile Alessandro Moggi, presidente della Gea World, affiancato dal vicep residente Riccardo Calleri (ex deputato berlusconiano e figlio di Gianmarco, ex azionista di maggioranza di Lazio e Torino). Direttore generale della societ: Giuseppe De Mita (figlio dell ex segretario della Dc Ciriaco). La Gea World un insulto alla trasparenza, alla decenza, al senso della misura, l a poteosi di tutti i conflitti d interesse possibili. Ma il baraccone pallonaro disposto a tutto, in fa tto di miliardi. Ogni tanto si leva qualche voce critica, nasce qualche polemica per il clamoroso conf litto di interessi, specialmente quello della famiglia Moggi. Ma roba da ridere: Lucianone intoccabi le, pu fare quello che vuole. Novembre 2002: durante la partita ModenaJuventus il giocatore Giuseppe Sculli (di propriet bianconera, ma in prestito al club emiliano) sbaglia un gol gi fatto, salvando la Juve. Capello dichiara: Non credo che Sculli abbia sbagliato apposta contro la Juve. Ce rto, che poi ci sia una situazione anomala in un certo gruppo sotto gli occhi di tutti: ci sono molt i calciatori e allenatori tutti della stessa scuderia. Il pur cauto riferimento alla Gea di Ales sandro Moggi evidente. Lucianone si sente chiamato in causa e replica: Capello dice cos solo pe rch sta a -8 in classifica. Nel frattempo viene fatta circolare la voce che il figlio dell allenato re giallorosso avrebbe tentato anche lui senza riuscirci di entrare come socio nella Gea World. .. L incredibile scandalo di Gea World rende bene l idea del potere moggiano: nessuno o sa fiatare (al massimo, un qualche mugugno), e i pochi che ne parlano lo fanno con molta cautel a. il caso del presidente dell Assoprocuratori, Oberto Petricca, che dichiara: Ci vuole serenit nel l affrontare l argomento. C stato un cambiamento di rotta nella professione del procuratore, con l aggregazione di grandi gruppi, una situazione che non riguarda solo la Gea... Il vecchio regolamento prevedeva un tetto di 40 giocatori assistibili, nel rinnovarlo abbia mo proposto anche che non ci fossero pi di 5 giocatori assistibili per squadra, ma le nostre propos te non sono state accettate dalla Figc. Lo scandalo finisce in Parlamento: il deputato leghista Giovanni Didon rivolge un i nterpellanza al

ministro della Cultura (con delega allo Sport), il berlusconiano Giuliano Urbani , denunciando il conflitto di interessi e la possibilit che una simile societ possa influenzare il campionato di calcio. Lo stesso parlamentare si rivolge anche al ministro dell Economia, il berlusconian o Giulio Tremonti, perch valuti l opportunit di attivare particolari controlli sulle societ cal cistiche ed emanare norme fiscali per i bilanci delle medesime per evitare false plusvalenze e prevenire quei dissesti finanziari... che travolgono oltre alle societ calcistiche anche le gran di imprese che le posseggono. Impensabile in altri Paesi europei, la Gea World normale in Italia, anzi si appres ta a diventare il fulcro delle principali iniziative di sfruttamento del mercato, il vero motore d el circo pallonaro. Del resto, alla guida del governo italiano c il presidentepadrone del Milan (e di una quantit di aziende), primo ministro in pieno conflitto di interessi con il suo impero affaris tico. All inizio di dicembre 2002 la Gea World organizza a Firenze la prima edizione della manifesta zione Expogoal , una tre giorni con l obiettivo di creare un occasione di incontro fra club ca lcistici, aziende tradizionalmente attive nel campo delle sponsorizzazioni e operatori del marketing: praticamente una fiera pallonara per valutare le strategie pi opportune per sfrut tare al meglio le sinergie economiche offerte dal calcio. La scelta dei tempi appare perfetta, perch proprio nei giorni della manifestazion e fiorentina la dirigenza della Federcalcio chiamata a deliberare sulla controversa liceit della Gea (un iter avviato nel precedente marzo dal presidente Franco Carraro, il quale ha attivato un apposita commissione di indagine). Il 2 dicembre Antonio Matarrese, vicepresidente vicari o della Lega calcio, dichiara: Quello della Gea un problema antipatico, non solo per il bene d ei calciatori che rappresenta, ma anche per chi c dietro. Ma subito il neopresidente della Lega, il b erlusconiano Adriano Galliani, gli replica: Considero anomale le cose che lo sono, nessuno ha stabilito che la Gea lo sia, il presidente federale ha ordinato una indagine e ne aspettiamo l esit o. Settantadue ore dopo le dichiarazioni di Galliani, sul tavolo del presidente federale approda l es ito di quell indagine: la Commissione afferma che la Gea non ha commesso alcuna infrazione al regolamento, pertanto ha lavorato nel pieno della legittimit. Nel dorato dicembre 2002 si comincia a mormorare che Lucianone sia destinato a p i elevati incarichi. Cooptato nel Consiglio d amministrazione del club pi blasonato, al primo posto nella speciale classifica dei dirigenti calcistici pi pagati d Italia (con un introito an nuo dichiarato in

2.226.000 euro), l ex ferroviere secondo i giornali sarebbe in procinto di diventa re presidente della Federcalcio (in precedenza guidata solo per interposta persona). Ma non basta. Pi di una volta Moggi ha affermato che il vero problema della Nazio nale italiana di calcio la cosiddetta solitudine del commissario tecnico, costretto a subire la v olont dei club pi importanti, e al quale dovrebbe dunque essere affiancata una figura inedita per il calcio azzurro, quella del coachmanager. L idea di Lucianone superCt diventa pubblica per bocca de l suo amico Pierpaolo Marino, direttore generale dell Udinese, che propone appunto di affianca re all allenatore azzurro una superentit non pi anonima, ma definita: Moggi. In un Paese pieno di commissari tecnici della Nazionale, forse quello sarebbe il posto giusto per Lucianone, superesperto non solo di giocatori, ma anche di allenatori. Nel 2000 il suo vecchio nemico Zeman finito al Napoli (un miliardo e mezzo di lire, premi a parte, per u na stagione): secondo la Repubblica , mediatore dell accordo stato il giovane procuratore Alessandro Moggi, figlio di Luciano. Molta acqua passata sotto i ponti, da quella lontana estate de l 1998, quando Moggi e Zeman si scambiavano parole di fuoco sullo scandalo del doping. 41 - continua Dagospia 20 Luglio 2006 Il padrone Tra la fine di gennaio e l inizio di febbraio 1999 la Juve moggiana, ormai estrome ssa dalla corsa allo scudetto, entra in crisi. Dopo la sconfitta di Cagliari (0-1), appare chiar o che l allenatore Marcello Lippi ha i giorni contati. E quando la domenica successiva il Parma esp ugna lo stadio delle Alpi per 4-2, Lippi dichiara: Se il problema sono io, me ne vado. Lucianone prende la palla al balzo e lo liquida. L allenatore giubilato, tre mesi dopo, dir: Ho capito troppo tardi che non bisogna mai contraddire gli Agnelli Lucianone, invece, lo ha sempre saputo. E ha ingaggiato come nuovo allenatore Carlo Ancelotti. la prova che anche il padreterno Moggi sbaglia (bench i giornali sportivi non osi no scriverlo). Come dimostra anche la vicenda di Thierry Henry, un attaccante che Ancelotti app rezza, ma che la societ vuole cedere. Nell agosto 1999, in una saletta dell aeroporto della Malpensa, alla partenza per Rostov (dove il giorno dopo la Juve giocher la seconda sfida dell Intertoto), L ucianone si apparta con Ancelotti: Henry non deve giocare, perch se gioca non possiamo pi ceder lo. Lo vuole l Arsenal, mi raccomando.

Messaggio ricevuto: Henry resta in tribuna, e passer all Arsenal per undici milioni di sterline (quasi trentaquattro miliardi di lire). Moggi temeva di non recuperare i soldi de ll investimento, temeva che il valore del giocatore diminuisse, e Henry nemmeno gli piaceva, dir un suo anonimo collaboratore. Che cantonata, per il re del mercato: Henry, nelle tre stagioni s uccessive segner fra campionato, coppa d Inghilterra e Champions League pi di 100 gol con l Arsenal. Passata da Lippi a Ancelotti, la Juve moggiana non riesce a ottenere nemmeno il quarto posto per la Champions League allargata, n il passaporto per la Coppa Uefa. Cos le tocca l onta d ell Intertoto. Alla terz ultima giornata di campionato si gioca a Torino JuveMilan e la Lazio dir etta concorrente dei rossoneri nello sprint finale sente puzza di bruciato visti gli ottimi rapporti che legano i due club del Nord: dopo un primo tempo dignitoso, finito 0-0, una doppi etta di Weah (che sfrutta due sviste difensive dei bianconeri) stende la Juve e proietta la squadr a berlusconiana verso un sorprendente scudetto. Pettegolezzi e insinuazioni sottolineano che mezza squ adra bianconera si sarebbe battuta, mentre l altra mezza avrebbe assecondato il destino... Nella stagione 1999-2000 la Juve ritorna al vertice, almeno in Italia. La Lazio troppo discontinua, mentre i bianconeri bench non offrano uno spettacolo esaltante raccattano punti c on impressionante regolarit. A febbraio 2000, dopo aver vinto il derby di ritorno pe r 3-2 in coincidenza con la sconfitta della Lazio a Verona (0-1), lo scudetto sembra gi al sicuro: i bianconeri hanno 9 punti di vantaggio a otto turni dalla conclusione. Invece suc cede l incredibile: Inzaghi non segna pi e la Lazio passa a Torino sabato 1 aprile con una prodezza di Simeone, portandosi a meno tre. Lucianone trema. Alla penultima giornata il solito scandalo favorisce i bianconeri: durante JuveP arma l arbitro romano Massimo De Santis annulla un gol valido del giallobl Cannavaro, proprio al 90: cos vince la Juve 1-0 (grazie al primo gol su azione di Del Piero in tutto il campio nato). Il gol annullato era regolare, il Parma si sente derubato, la Lazio alza la voce. L arbitro De Sant is si contraddice sostenendo di aver fischiato per un fallo (inesistente) in area juventina prima del tocco di testa di Cannavaro, ma la moviola lo smentisce: ha fischiato quando ha visto che la palla stava planando nella rete. Divampano le polemiche, il presidente interista Moratti ricorda i to rti subiti due anni prima, il presidente Cragnotti minaccia di abbandonare polemicamente la Lazio, i tifosi laziali annunciano un sitin di protesta davanti alla sede della Federcalcio. Lucianone perde altre ottime occasioni per tacere: negli studi della rtiva sfodera la Domenica spo

sua migliore faccia di bronzo per dire che il calcio d angolo da cui nato il gol d i Cannavaro inesistente, quindi mi sembra che il torto lo abbiamo subto noi!. La Figc apre un in chiesta, e l Aia sospende De Santis, ma tutto fumo: il protettissimo arbitro sar fermato per quatt ro mesi (in piena estate!) e mandato di nuovo in campo nel campionato successivo. In questo clima di sospetti si arriva all ultima giornata di campionato: Juventus 71 punti, Lazio 69. Se vince a Perugia, contro una squadra gi salva, la Signora campione. Ma a Perugia, domenica 14 maggio, succ ede l incredibile: nell intervallo, sullo 0-0, mentre la Lazio sta domando la Reggina al l Olimpico, un nubifragio si abbatte sull Umbria, un ora di pioggia violentissima e incessante. L arb itro Collina non pu far riprendere il gioco, e decide di attendere pi di ottanta minuti: le pre ssioni nei suoi confronti sono pesanti, le telefonate si susseguono, la Federcalcio vuole che il campionato si concluda senza code. Una sospensione definitiva del match e dunque la sua ripeti zione provocherebbero conseguenze anche per l ordine pubblico. A Roma finita 3-0, quando a Perugia si riparte. E dopo quattro minuti lo stopper Calori insacca nella porta juventina dopo una respinta corta di Conte: 1-0. Mancano quarantuno minuti pi recupero, la Juve ha tutto il tempo per rimediare. Ma la squadra svuotata di ogn i energia, il suo forcing non sfonda, il portiere perugino compie buoni interventi, Inzaghi sbagli a almeno tre palle gol. Finisce cos. Lo scudetto della Lazio, mentre l Italia juventina in lacrime. Lu cianone furioso: Dicono che io abbia tanto potere, eccolo il mio potere! Tutti hanno potu to vedere che cos successo, la verit che non si poteva continuare a giocare, ma l arbitro ha preso una decisione diversa. Traduzione: abbiamo perso lo scudetto per colpa dell arbitro. St rano: il campo di gioco era bagnato tanto per i bianconeri quanto per i loro avversari... La stagione juventina 2000-2001 comincia come peggio non si potrebbe: in ritardo in campionato (mentre la Roma di Capello vola ipotecando lo scudetto), i bianconeri escono dal le Coppe al primo turno. Ancelotti rischia, ma Moggi lo difende a spada tratta. Lentamente la Juve moggiana risale la classifica e parte all inseguimento della Roma, fino allo scontro diretto, domenic a 6 maggio 2001. Finisce 2 a 2, e questo vuol dire scudetto alla Roma. Inutili le successive cinq ue vittorie consecutive dei bianconeri, che riescono soltanto a ridurre le distanze fino a 2 punti. Il s econdo posto non basta, anzi due secondi posti consecutivi sono insufficienti per le ambizioni da primat o degli Agnelli. Lucianone continua a difendere l allenatore Ancelotti, ma Umberto insiste per torn are a Lippi. Allora l ex ferroviere, uomo dalle mille facce e mille casacche per tutte le stagi oni, prontamente si

adegua: Ancelotti viene licenziato, Lippi ripescato. Nell estate 2001 Lucianone ingaggia il laziale Nedved, dopo una laboriosa trattati va con Cragnotti che suscita qualche sospetto: c chi parla di un patto segreto fra il presidente bian coceleste e il megadirigente juventino. Soltanto fantasie? Chiss. Cragnotti e Moggi si conoscono molto bene e si frequentano volentieri (a parte i rapporti di affari tra i loro rispettivi rampo lli). Secondo alcuni giornali, l Inter avrebbe tentato di strappare Lucianone alla Juve; ma scrive il Co rriere della Sera il presidente onorario della Juve avrebbe rinfacciato a Moggi di essere stato proprio lui a diffondere l indiscrezione, forse per riacquistare potere all interno della societ bi anconera. A differenza di Ancelotti (definito un perdente di successo dal giornalista Franco Rossi), Lippi un vincente, e lo dimostra. A cinque giornate dalla fine del campionato 2001-200 2 la sua Juve ha 6 punti in meno dell Inter. Alla penultima ha ridotto il distacco a un solo punto. L o scudetto si decide all ultima partita, che vede la Juve a Udine e l Inter all Olimpico contro la Lazio. A lla vigilia Lippi sbotta: Mi viene da vomitare commenta le voci ricorrenti di una passeggiata nerazz urra in casa laziale. In realt a passeggiare sar solo la Juve, che rifila due gol in dieci minu ti all Udinese gi salva (ha vinto a Lecce grazie a un rigore inesistente la domenica precedente). L Inter intanto, due volte in vantaggio con Vieri e Di Biagio, si fa rimontare e dopo l intervallo crol la: vince la Lazio 42, e lo scudetto della Juve. Dopo quattro stagioni di astinenza, che avevano fatto dubitare delle virt di Luci anone. Anche lo scudetto 2002-2003 della Juve. Girone di andata di contenimento, molti arbitragg i morbidi (un dato per tutti: Nedved e Trezeguet, diffidati dopo la terza ammonizione, non ver ranno pi ammoniti e chiuderanno il torneo da diffidati, stabilendo un vero record). Girone di rito rno a tutta velocit, con gli avversari sbaragliati. Una stagione felice, guastata per dall infausta fina le di Champions League, persa ai rigori contro il Milan berlusconiano, a Manchester. Ma Lucianon e un uomo di mondo, sa che non tutto il male viene per nuocere: il trofeo europeo al Milan fa contenti il presidente della Lega calcio e il presidente del Consiglio dei ministri. La diar chia JuveMilan val bene una coppa. * * * Nel mondo crollano i vecchi muri e si combattono nuove guerre, in Italia crollan o i miti e si avvicendano le Repubbliche, ma nel calcio nostrano non cambia mai nulla. Passano gli anni, le re glaciali, ma il pallone italico fermo al mesozoico. E il padrone pi che mai lui, Luciano Moggi

da Monticiano. Direttore generale della pi blasonata societ italiana; incontrastat o boss del calciomercato, e padre del prode Alessandro (presidente della Gea World che cura gli affari di decine di calciatori di serie A, B e C); amicone del presidente della Lega calci o Adriano Galliani; culo e camicia con tanti giornalisti sportivi; santo protettore di una decina di allenatori. Quegli allenatori che non si affidano a Lucianone o perch non lo amano, o perch cr edono di poter fare da soli contando sulle proprie capacit vanno regolarmente incontro a q ualche guaio. il caso di Arrigo Sacchi, di Carlo Mazzone, di Gigi Radice, e soprattutto degli ex azzurri Aldo Agroppi e Giancarlo De Sisti. Agroppi collaborava con Raitre e con le reti Finin vest, poi entrato in conflitto con la Juve, e oggi deve accontentarsi di qualche comparsata su pic coli giornali e tiv locali. De Sisti, da quando Moggi gli ha dichiarato guerra, ha dovuto smettere di fare l a llenatore: non lo ingaggiava pi nessuno, e si dovuto accontentare di fare il commentatore televisiv o: Da quando dissi che Moggi il capo dei ladroni, ricorda, non ho pi allenato. Anche i dirigenti che hanno osato mettersi di traverso a Lucianone l hanno pagata cara. il caso dell ultimo Boni perti, che ha dovuto farsi da parte; o del presidente della Roma Franco Sensi, che resiste in trincea tra mille difficolt. Qualcun altro, pi pragmatico, ha dovuto andare a Canossa cio a Montician o, che non molto distante. Il presidente del Toro Massimo Vidulich ha trovato chiuse tutte le porte del calciomercato finch, nell estate 1998, non si deciso a ingaggiare come dirigente Lu igi Pavarese, l ex portaborse di Moggi: e a quel punto ha trovato porte aperte, anzi spalancate. il solito Lucianone di sempre, pi potente e sfrontato che mai, fedele al motto andreottiano : Il potere logora chi non ce l ha. Chi ama davvero il calcio, invece, confida nel motto craxia no: Prima o poi le volpi finiscono in pellicceria. 42 - fine Dagospia 21 Luglio 2006