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Le monete dell' Italia antica : raccolta generale. Pt. 1: Monete fuse / del P. Raffaele Garrucci

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02/21/2013

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\,

LE MOMITE DELL'ITALIA ANTICA
EACCOITA «ENEEAII
DEL

R

Raffaele Garrucci
D. 0. D. e.

PARTE PEIMA
Y

MONETE FUSE
/

2);^)©--

^^
ROMA
COI TIPI

DEL CAV.
1885

V.

SALVIUCCI

AI LETTORI

J_Jf raccolta generale delle ja

monete, che

l'Italia

antica fuse e coniò nelle sue zecche è lo

scopo di questa mia opera. Io

la

imprendo
fino a

dalla origine

quando

le

città
stati

e

le

repubbliche

erano indipendenti e
stili

la

conduco

che

Roma
il

impadronitasi degli
le sorti.

d'Italia e sottopola

alla

sua dominazione o
insorti,

all'alto

dominio ne regolava

Concessa poi

piena cittadi-

nanza a quei popoli

che

la

domandavano,
tutte le

dritto di batter

moneta con
descritte
le

la libertà si estinse.

Un'opera simile che contenesse

monete disegnate o
condotta a fine:

fu

già intrapresa

all'esordio di codesto secolo dal Carelli,

ma non

duecento sue tavole con
lasciate
al

l'aggiunta di altre

due videro

la luce così

imperfette

come

le

aveva

1831.

La descrizione

di cotesta tavola fu affidata ai Cavedoni, che profittò delle scoperte e degli

studii posteriori al Carelli per

emendarle e renderle

utili

per quanto poteva
che
il

agli studiosi.

Stimò
fatta

anche opportuno pubblicare di nuovo in secondo luogo

la descrizione

Carelli

aveva

della sua privata collezione messa a stampa, e vi aggiunse le emendazioni fattevi dall'Avellino.

Ma
tori di

il

Carelli

aveva riprodotte
i

le

stampe

dell' Arigoni

e del card.

De Zelada

e di

altri edi-

moneta

fusa;

PP. Marchi e Tessieri avevano messo un ordine nuovo e una novella
il
il

distribuzione all'oes grave, e pubblicato
altri

frutto dei loro lavori nel

1839

:

il

Kircheriano ed
raccolte
fino
ai

musei avevano accresciuto di molto

numero

dei bronzi inedili nelle
Carelli,

loro,

e

tutto ciò bisognava che venisse a
nostri,

compire l'impresa del

conducendola

giorni

dando luogo

a

quanto
le

si

era scritto e divulgato dai numismatici. Era d'uopo che finaldi aes rude,

mente prendessero posto
dagno per
la storia

monete

con

le questioni

che avevano destato e

il

gua-

che se ne poteva cavare.

Le

settanta tavole di questa
di

mia raccolta comprenderanno quante monete
almeno dai
si

fuse conosco, di-

segnandole

nuovo quasi
i

tutte dagli originali o
falsi,

gessi e dalle galvanoplastiche, e

togliendo di mezzo
si

bronzi

alcuni dei quali
sette

credono tuttavia autentici. Per fare ciò
in
circa.

richiedeva

tempo e però

passarono

lustri
si

Le

monete
le

fuse,

di

questa
coniate,

prima parte, poiché nella seconda parte che ora
sono state da

stampa sono raccolte
l'aes

monete

me

divise in tre classi

:

nella

prima pongo

rude, nella seconda l'aes signa-

tum, nella terza

l'aes

grave.
tutti coloro,

Intendo ringraziare
riferire a suo luogo.

che mi hanno aiutato,

i

nomi dei quali non

lascerò

di

Lontano come sono per professione e per indole dai
le

complimenti con-

fesso

che questo mio lavoro ha bisogno di molto per appagare tutte
basti di aver cominciato

brame

e

di

tutti

;

a

me

quando potevo aver

l'agio di far disegnare e l'opportunità

di

scrivere e di andar perfezionando l'ardua impresa.

Ora farò qui seguire un breve indice dei luoghi, donde generalmente
bronzi qui disegnati e descritti.

si

sono avuti

i

INDICAZIONE DELLE CITTÀ E DEI LUOaHI
DOVE
SI

SA CHE

I

BRONZI DESCRITTI NELLE LXX TAVOLE SONO STATI TROVATI
SI

E DELLE EACCOLTE PUBBLICHE E PRIVATE OVE

CONSERVANO E IN MANCANZA DA CHI PUBBLICATI

Albano, Àlbanum, Yi,

8.

Montefìascone, Vulsiniensis ager, VII,

1.

Sabatini ad lacum Sabate,
Sabina, Sabini,

XXXV,

1-7.
1 -7;

Ancarano,

v.

Norcia.
2.

Museo
»

di Bologna,

LUI,
1
;

4.

XXXVI,

1-6,

XXXVII,

XL,

8.

Ardea, LSVII,

Britannico, X,

XI, 2; XII, 2
1;

;

XIII, 1

;

T.

Nicotera.
Soratte),

Ariccia, Arida, 1, 1;

X,2;XII,

2;

XIII, 2; XIV,

1.

XVIII; XXIII; XXIV,
»

XLIV,

9. 1,

Saura Faliscohtm (Monte
2;

XXXIII

2, 3;

Aiigoni, XL, 11-13;
-iscoli di Puglia,

XLIV,

11;

LXVI, 16-19.
1-5. 1-4.

Kircheriano,

XVI; XVII, 2; XXI,

XXXIV

1-6;

LXX,

2.

Ascidum Aptdum, LXV,

XXIII: XXV, 1-3; XXVII, 1,2; XXIX, 6;

Seolca in Sardinia, VI, 12.
Sutri, Satrium,

Atri, Hatria, asse

LX, 6; serie; LXI, 1-4; LXil,
aga; LXVII,
6. 3.

XLIV, 2-4.
»
»

6, 7, 0,

1

;

XLV,

1

,

3, 4, 5, 10, 11.

XXXIX,

1-3;

XL,

1-7.

Belona,
Carelli,

Vulsiniensis

di

Cortona

(Sellari),

XXVH,

13.

Tarquinii. v. Corneto.

XXI,

3;

XL, 10; LIV,

di Firenze,

LIV,
1
;

7.

Telamone, Telamon, XLVII,
6;

1,

oncia.

Il

bronzo
:

Castellani, t. Cortona.

»
II,

di Parigi,

XX,

XLV,

LV,

1.

con l'epigrafe
se ne

fl>|t,

è

impostura moderna

Cerveteri, Caerae,

I,

2;

1.2;
2.

III,

1-5; IV, 1;

»
»
.,

di Pesaro, XII, 1;
di Torino,

XXXI,
3.

3,.LIII, 5;

LVI, 1.

ha

il

disegno alla tavola 125.
1.

V, 2-6; IX, 2,3; XXII,
Cesena, Caesena, LXVIII,
1.

XXVII,
2.

Teramo, Interamna praetuU. Vili,
Tivoli,

» »

Vaticano, XIV,
di Vienna,

Tibur,

XLIIL

1-7.

Comete, Tarquinii, VI, 10; XXV,
serie

4, 5;

XXVI

2-6

;

XLIV,
di,

5;

XLV,
2.

9.

Todi, Tudertinus ager,

XXVII,

2-7;

XXVIII, 1;

XLVI,
coli.

1-8;

LXX,

1.

Nicotera,
1.

campagna

LXX,
1.

LUI,

2,

3

;

tutta la serie,

LV, 1-8 LVI, 1-11.
1.

Cortona,

Castellani,

LIV,

Norcia, Nursia, LXVII,
2.
Oirvieto,

Todi-Chiusi, VI, 3: Todi-Perugia, LIV,

Fabbro, Vuldniensis ager, IX,

1;

X

Vulsiniensis ager, LXIII, 3. v. Fabbro.

Toscana, Etruria, ruota-ancora

M, LI,

B

;

ruota-

Fermo, Fìrmum, LX,

3-5.

Ossi in Sardinia VI, li.
Palestrina, Praeneslinus ager, VI, 1, 3, 6, 7, 10, 14;
1.

cratere, D, LI, 2; ruota-anfora, LI, 3; ruota-

Fiesole, Faesulamis ager, X, 3.

ferro di bipenne, LII, 1; ruota-itero, Lll, 2;

Genzano, Lanioinus ager, XV.

XLI, 1-4; XLII, 1, 2; XLIV,
Passeri,

1;

LXIX.

1,

7.

ruota etrusca-item,LII,
sca-item,

3;

A, V, ruota etru1; fl^^,

Gobbio, Iguvium, tripondio LVI, 14: serie LVII,
1-7;

LVI,

1, 2.

LUI,

1;

Vì,A,^, V, L,

),

LVni,

1-7.
1

Pesaro, Pisaurensis àger, XVII, 1;
-7;

XXVII

1.

anfora, LI, 1-3. Elruscorum, testa coperta di
pileo acuminato /( accetta, coltello,

Lazio, Latini,
3-7;

XXXVIII,
1-10;

XL; XLI,
1-11.

5, 6;

XLII,

Pinder,

XLV,

2, 7.

LIV, 1-6.

XLIV,

XLV,

Ponte
1-18.

Landolfo
2.

,

Benevenlanus

ager
2;

,

VI

,

9

;

Velecha,
Velletri,

LXVI,

7-14.

Lucerà, Lvceria, LXIII 1-3; serio

LXIV,
3, asse

LXVIII,
rude
e

suppl.

LXVII,
14.

gruppo

di aes

Velilernus ager,

XXXIII; LXIX,

2.

Lucerà, Eoma-Lucera, XXXII, 2,
col gallo e l'epigrafe
l'epigrafe LXIII,3;
cio V. pag. 41.

moderno

cusum VI,

Velletri. v.
2.

Eoma-Velletri

LXX,

3; col cavallo e

Quingento, Parmensis ager, sign. VII,
Rieti, Beate,

Venosa, Veniisia,
Vestini,

LXV,

6-12; LXVI,

I, 2.

come imaginata dal Ric-

XXXIII,

1.

Ves{tinorum}, LXII, 5-8.

Rimini, Ariminum, LIX, 1-6; LX,
1.

1,

2; asse coi

Vetulonia, ruota-ancora,
Vicarello,

LUI,

4, 5. 2, 4, 13, 15, 17,
8.

Lunghezza, CoUatia, V,

tipi
8, 9.

romani, XXVIII,

1.

M M

Aquae ApoUinares, VI,
XIV,
3;

in
in

moneta ovale XXVII, moneta rotonda.
e Tessieri,

Roma,

aes signatum,
2;

LXVIII,

4;

Romanus

ager,

19, 22;

XXVI,

1

;

XLV,

R. V\ tav.

XLIV,

6, 7.

XXIV,
1-8;

XXVIII, 2-4; Eoma-Lazio, XXIX,
1;

Volterra, Volaterrae,

XLVII, 2-4 ; XLVIII,

1-7

Marchi

LXVI,

;

15.
2.

XXX,

XXXI,
,

1-3;
2,

XXXII,
3
;

4, 5.

XLIX,
,

1-7.
;

Marzabotto, Bononiensiì aga; VIII,

Roma-Luoera

XXXII
1.

Eoma-Velletri

Vulci, Volcentanus ager, XI, 1

XV,

2.

Metaponto. Metapontwn, LXVI, 3-6.

XXXII,

Moneta ovale XXVII, 10-12.

Romamm,

XXIII; XXIV,

e a pag.

40

(falso).

DESCEIZIONE E DICHIARAZIONE DELLE TAVOLE

PARTE PRIMA
MONETE FUSE

AES EUDE
Non
fin dai
si

fu data la preferenza al rame per la gran quantità che

se ne

cavava dalle sue miniere, sicché poi
è dubitato finora

si

diveime sui primordi del

che in

Eoma

vi potessero

essere
:

secolo quarto di

Roma

a fonderne

di

forma raramente ovale
coi

tempi

di

Romolo

artefici clie

lavoravano Toro e l'argento

comunemente
doppio rilievo

rotonda dividendolo in pezzi
e d' ordinario
il

propri tipi

a

ma

che questi formassero due corpi distinti lo apprendiamo da
di Plinio
,

marcati con cifre

numeriche che

un passo

che a quanto so non

si

è finora considerato

ne indicassero
aes grave.

valore legale. Questo aes prese poi

nome

di

da quel lato che poteva giovare alla discussione relativa alle
origini
riferito

numismatiche.

Il

dotto

antiquario
,

romano dopo aver
da quello che

Di

tutto

ciò

che

ci

avevano tramandato gli antichi noi
e là

da un libro

di

Timeo

probabilmente

abbiamo acquistato esperienza pei depositi qua
specialmente nella media
si

rinvenuti

scrisse intorno alla medicina che si cava dai metalli, de metallica

Italia.

Questi depositi che volgarmente
:

medicina (index ad
di Servio Tullio

Plinii H. N.

1.

XXXIII), che
rude
nel

i

Eomani

chiamano

tesoretti

contengono
di

1° solo

aes

grave
;

,

come
2° ov-

prima

usavano Vaes
1),

cambio delle
aes
si

quelli di

monte Mario,

Comete, di Cere, di Amelia
,

merci, soggiunge (L.

XXXIV,

che l'uso di questo

vero r aes grave con aes rude ed aes signatum

come quello

dimostrava col fatto anteriore a Servio, perchè

Numa

alle

due

scoperto a Vulci, dove l'aes grave era solo rappresentato da alcuni
pezzi,
i

corporazioni di artefici aggiunse una terza che fu dei fabbri di

pili sestanti, di

forma

ellittica; 3°

ovvero solo aes rude ed
e

rame. Sed
declarat,
stituto.

et

alia

vetustas

aequalem urbi auctoritatem eius
aerariorum fabrum in-

aes signatum, come quelli

di

Ariccia

di

Cere

;

4° ovvero

a rege

Numa

collegio tertio

Vaes rude
e

e

V aes signatum con pezzi
di accetta,
v' è

di spade,

punte di lancia

frammenti

siccome quello scoperto presso di Ascoli

In queste tre oiScine lavoravasi adunque
in oro in argento
s'

dai
:

tre collegi

Piceno.

Non

poi dubbio che le tre specie di aes avevano
si stabilì

e in

rame a scopo monetario
sulle rozze
si

ma non
all'

vi

egualmente corso non solo prima del 485 quando
l'asse

che
già

imprimeva
si

verun tipo

masse

:

all'

oro e

ar-

fosse sestantario,

ma
p.

anche

di

poi

:

ed

io

allegai
di

gento

dava prima o
ai

diede poi una figura quadrata che
il

in prova {Diss.
(1,

arch.
si

I,

154) un notevole
i

luogo

Livio
spo-

per analogia

mattoni ebbe

nome

di later
pr.

come impariamo
2,

XXVI) dove
il

legge che

soldati di Annibale, visto

da Varrone {de vita Populi
e da Plinio (H. N.

Romani
3,

Nonio
al

481

;

12, 9)

gliato

tempio di Feronia dei doni d'oro e d'argento, tocchi

XXXIII,

17)

:

ma

quanto

rame

la nostra

da religione gittarono nel recinto del tempio pezzi di aes rude,
dei quali

esperienza
di later,

ci

ha dimostrato che

gli si

dava non solo una forma
ancora altre ed altre
dirà.

un gran numero

fu trovato dopo la loro partenza

:

aeris

ma

gli si

facevano
di

prendere
si

rud,era iecerunt,

quorum

acervi post

profectionera

Annibalis

forme, almeno fuori

Roma, come
il

Abbiamo ancora

magni

inventi. Erano adunque cotesti gli
si

stipendi giornalieri,

appreso che Servio

il

quale segnò
fu dato
il

primo con un' impronta
di

neir epoca stessa in che
soldato quel gruppo di

depose nel sepolcro accanto ad un
e coniata

Vaes rude, onde

gli

nome

signatum, non pose
:

moneta rude

che ho raccon-

cotesto segno sn d'altra forma che la quadrilatera

e cosi deve

tato a suo luogo (v. Dichiar. tav. VI,

14).

intendersi Plinio ove scrive (H. N.

XXXIII, 13)

:

Servius rex
tradii.

Or
forma

ci

conviene notare
aes
di

alcune particolarità
si

riguardanti la

primus

signavit aes. rudi ante usos
e

romanos Tirnaeus

di questo

rude che generalmente

chiama

pane

Se in Asia prevalse l'oro

in Grecia l'argento, in Italia

metallico. Il

nome

pane veramente non conviene a tutte le

AES EUDE

forme,
pani.
se

ma
ho

a quelle si

può dare che sono larghe

e rotonde quasi

cominciato a tener conto di simile aes rude, del quale
raccolti e deposti nel

si

sono

Ma

io già avvertito nelle

Dissertaùoni (loco citato) che
fino

Museo

di Cagliari da varie parti dell' Isola

ne fusero di varia grandezza

alla

mezza

libbra,

e

ne

notabili pezzi

che

serbano

in varie

proporzioni la simile ro-

allegai gli esempì dalle scoperte di Vicarello e Prenestine: posso

tonda forma piano convessa.

ora aggiungere anche Belona dopo la publicazione di uno d'essi

A
che
si

Scolca nell'isola medesima fu trovato un deposito di bronzi,

bronzi fatta dal eh. P.
quello
di

De

Feis (lav. LXVIII,

3),

e

sopratutto
1,

vedono
(v. la

ridotti a

metà

della loro grandezza nella tavola dello
n. 12):

Tarquinia

che

do

nella

tavola

LXVII,

dove è
a forma

Spano

nostra tav.

VI

questi imitano la forma ret-

singolare, che

come quello

di Belona, apparisce fuso

tangola dei quadrilateri. Con le forme rettangole vi erano miste

chiusa

,

essendovi rimasta la verghetta metallica formatasi nel
si

anche
i

le

tendenti a forma triangolare, ed é notevole, che essendo

getto del metallo all'apertura della staffa, qual
in

vede anche

pezzi rotondi trovati in questa isola di

rame puro, questi

in-

un sestante
e

della
è

sei'ie

ovale recatomi dagli soavi di Ancacollezione.

vece sono di rame misto al zinco, ovvero alla cadmia.

rano

che ora

nella

mia

Ciò non di

meno deve

Che Vaes rude abbia avuto
(tav. VI, 3-8)

la

forma di verga quadrata

tenersi

come parto d'imaginazione
forma
di

ciò che scrisse già

ilMommsen,
una libbra,
1,

l'abbiamo imparato da alcune di cotesto verghe
e

essersi fuso Vacs rude in

cubo

fino al peso di

rinvenute nel Lazio
simili verghe,
(tav.

in Btruria

messe a confronto con
classe

altre

dandosi poi a pesi maggiori la forma quadrilatera {H. de la m.
p.

ma

appartenenti

alla

AelVaes signatum

175
si

seg.).

Perocché se fosse vero che nelle acque
:

di Vicarello

XXVII,

13).

Queste portano in rilievo rami braceiati con

non

sian trovati pezzi di aes eccedenti la libbra

pure se ne
pili

globetti ripetuti negli intervalli di

un braccio

all'altro.

erano trovati a Vulci di quei di due libbre. Ora poi più e
depositi sono venuti a dimostrare
il

Sui pezzi di aes rude

si

vedono talvolta delle contromarche

mal fondata questa

teoria sopra

come

sui quadrilateri e sull'aes grave etrusco. Grli

esempi che
se

pezzo supposto libbrale di Vicarello.

ne abbiamo sull'nas rude lasciano
si

indecisa
nelle

la

questione,

Nel bel mezzo
veteri
il

dell'antica Cere che oggi

chiama Cergran pro-

queste contromarche
emissione, ovvero,

s'improntavano

zecche

prima della

sig.

Filippo Calabresi scavando

un

fosso a

se le repubbliche le

imprimevano sui pezzi
uso-.

fondità s'imbattè in

un bel deposito
Brano
ivi

di aes

rude

e

signatum
pezzi
di

che a tal fine avevano ritirato dal corso per poi rimetterle in

accennato

di

sopra.

cento

sessantasette

Per contromarca,
lavorato e freddo
:

intendesi
tali

un segno impresso
i

sul metallo già

varia grandezza che tutti insieme

sommavano a centocinquanta

sono

simboli

e

i

nomi propri impressi

libbre di rame, per buona ventura salvate a tempo dalla fornace.

a

modo

di

esempio sulle

strigili.

Di questa natura certamente
quei simboli im-

Saggiatone un pezzo apparve di puro

rame senza mistura

di

non sono, quantunque

fatte al

modo medesimo
un pezzo

stagno come a Villanova, né di zinco come a Vicarello, ovvero
di

pressi in incavo sulle due facce di

di bronzo fuso trovato
si é

piombo come a Marzabotto. Fra molti pezzi
il

di piccola

mole
vi

nell'Orvietano ovvero di una piastrellina qual

quella recataci

ve ne erano dei grandi ohe richiamarono
trovai anche
lato

mio

studio,

ma

da Ancarano, alla quale ora
viene da Perugia.

si è

aggiunto un nuovo esempio che

uno

intero,

quantunque però un po'
il

difettoso da

un
si

È

a quanto pare,

un aes signatum

in incavo.
si

essendosi arrestato

metallo

nella

staffa.

Ben però

Coi segni o lettere impresse a

modo
mi

di contromarca non

deb-

vedeva che tendeva ad una forma rotonda (vedasi Questo mi servì
(tav. Ili, 1-5)

la lav. Il e, b).

bono neanche confondere
indicatomi già dal P.

i

segni o lettere graffite,

un cui esempio
poi confermato

di

guida onde studiati anche
il

gli altri

frammenti

De
di

Feis

è

stato

di

ne deducessi che

metallo gettavasi in una scostaffa

anche dal eh. Brizio, su

uno dei pezzi più

piccoli del deposito di

della, a fondo

leggermente concavo, ovvero in una larga

Bologna pesante solo 260 grammi che porta nella faccia convessa
« sia inferiore la

in forma di cono rovescio e a fondo mobile. Ciò

mi

si

fé'

palese

seguente sigla

Kf-.

E il Brizio

soggiunge

:

vedendo come intorno

al

fondo di cotesti pani formavasi
di
ci

una

che un grande numero
i

di fibule e di paalstabs ohe erano in-

bava che prendeva la figura

una base (vedi

la citata tav. III).

sieme con

detti pani di

bronzo

è insignito

di sigle, le quali

Ora

il

deposito

di

Bologna

ha dato pani di conica forma

non ha

trascritte perchè

non

gli pare
».

possano considerarsi come

rovescia e a fondo convesso.

contrassegni della legalità
:

dell'ae.';

Karl sono
esempi,
(tav. I,
1'

i

pani fusi in scodelle ovali

di questi

ho due
si

Dissi già altra volta

che molti pezzi nel deposito di Cere
e ciò contro taluni

uno dal deposito
2).

di Ariccia, l'altro

da quello di Cere
di

vedevano evidentemente spezzali
:

che non

1,

A

Cere anche
(tav-

debbo l'unico frammento

un

se ne mostravano persuasi

e

alla difficoltà

che

si

opponeva di

pane in forma anulare

IV, 2) largo tre centimetri e mezzo,
il

rompere questi pani risposi sapersi dai fonditori di metalli che
il

grosso cinque del peso di tre libbre e due once,

cui intero

rame

detto da essi acre cioè non battuto né
si

temperato

ma

doveva avere venti centimetri di diametro
Il

e pesare

sedici libbre.

fuso e freddo

rompe

a colpi di martello e viepiù se è collo

qual peso non parrà eccessivo sapendo che dal
il

deposito

di

stagno in lega.
i

Osservai altresì che in alcuni pezzi sono rimasti
il

Bologna, come mi scrive

eh. Brizio, se

ne ebbe uno in forma
e

segni dell'accetta o tagliuola adoperate a preparare

rame
veduta
inoltre

di cono rovescio del peso di sei

kilogrammi

200 grammi.
si

alla rottura (tav.

V, 6)

:

la

quale osservazione ho

poi

Nella tav. VI
di

n. d'

11 do l'unico pezzo che

è conservato

essersi fatta anche dal eh. sig. conte Gozzadini.

Notai

un gran numero

aes rude rinvenuto in Ossi di Sardegna.

nel deposito di Cere un pane ridotto col martello a forma ret-

La forma ne

è singolare

perchè piano convessa, rotonda, e del

tangola (tav.

V

n. 5)

e aggiunsi

aversene un altro voluto ridurlo
il

diametro di dodici centimetri del peso di gr. 1540. Dopo questa scoperta

a forma quadra

ma

lasciato a

mezzo

lavoro imperfetto, ed ora
trovato di

divulgata dal eh. canonico

Spano pare che

siasi

posso mostrare

un nuovo esempio

in

un quadrilatero

.

T. I-V

ABS RUDE

vecente alle rive del Tevere (tav.

LXVIII

di Suppl. n. 4).

Non

peso

constando
di

l'antica

libbra

di

gr.

324

incirca

e

la

mi pare

di

omettere in questo luogo quel frammento

che mi
2
fl,

moderna
b.

gr.

336.

è stato recato or ora con altri pezzi proveniente da di Cesena, ove da un pane

un deposito
scodella
a

Aes oblongo scavato dentro avente di fuori la forma di
di

metallico
si è

in

forma

di

una navicella trovato nel deposito
collezione.

Cere

e

venuto nella mia
e sette

fondo leggermente convesso
dentissima accetta (tav.

ricavato col martello una evin.
1,

Pesa grammi 536, pari ad una libbra
piti volte

LXVIII
i

a, b).

once incù'ca. Chi ha
di

vedute

le

lucerne di terracotta

Al metallo greggio
rudus, e in questo
:ieris

latini

diedero

nome

raudus

e

fatte a

mano che

si

ti-ovano insieme con le stoviglie fime-

senso scrive Livio

nel

luogo sopracitato

bri in

Eoma
il

e nel pascolare di Castel

Gandolfo non troverà
il

rudero. Questo

nome però

si

trova esteso anche ad oggetti

strano

confronto fra queste lucerne e

bronzo di Cere.

artefatti sani o rotti che siano, se si

hanno in conto o
il

si

riducono

a semplice merce, non altro considerandone che
tallico.

valore
7,

me7,

In questo senso
arg. 34, 2), che,

si

legge nel Digesto {frag.

§

de
..

Tav. il
a, b. Aes

auro,

vas conflatum ad rudein massa m

intero

come

è

venuto fuori dalla

staffa trovato nel de-

reverti potest.

posito di Cere ed ora nella
si

mia

collezione.

È

di

forma rotonda

Constando dalle prove allegate qual
mossi rude non deve
aver

fosse Vaes che
i

chia-

tendente alla ovale,
della fusione che
Il

ma

difettosa dal lato sinistro a motivo
è

luogo

il

quesito, se

depositi di

come pare

stata impedita nella forma.

questo bronzo sono veramente tesoretti di moneta, ovvero depositi

suo peso è di libbre 8 e 9 once e mezzo.

È

notevole

di metallo destinato

aUa fonderia.
l'

quella sgocciolatura di metallo per tutta quasi la superficie
si

È
minato.

stato anche cercato se

aes rude

ebbe un peso deter-

piana: quanto alla parte convessa essa è tanto irregolare

A
si

che rispondo non aversene esperienza, perchè rarisdi trovare

da fare meritamente conchiudere che
in

il

metallo fu colato

simo
anche

è il caso

dei pani metallici interi,
si

e

quando

un

fossetto di arena.

trovassero
l'

non

potrebbe argomentare dalla quasi

parità dei pesi

intenzione di dar loro

un valore determinato,
In generale è vero

potendo
che

ciò derivare dalla parità delle staffe.

Tav.
1-5.

m.
Ho
riunito qui questi cinque pezzi usciti dal deposito di
ci

questa

uguaglianza di

staffe

può aver giovato ad un apsulle bilance; così
i

prezzo

quahmque che

poi si sarà compiuto

Cere, perchè

danno un saggio dei pani metallici rotondi

può tenersi per verisimile che chi rompeva
volta
il

pani e le armi tal:

divisi in quattro parti.

Di più perchè

vi si

vede chiaramente

faceva

serbando

una

certa

imiformità
il

ma

sarebbe

come

il

metallo

si

è aperta la via intorno intorno per

un

contro la esperienza e la natura delle cose
siasi fatto

pretendere che

fondo che doveva perciò essere mobile. Il primo pezzo pesa

sempre a disegno. Le ragioni che

si

possono essere
forse perchè

due libbre
il

e

once due

:

il

secondo

due libbre

once otto

:

avute per ridurre le armi ad

rudem massam sono

terzo libbre quattro once otto e
:

mezzo

:

il

quarto libbre
e

spoglie tolte al nemico in guerra, o perchè adoperandosi ornai le

quattro once tre

il

quinto libbre quattro once otto

mezzo.

armi di ferro per
perar

la scarsezza del

bronzo, tornava conto ado-

questo

al

cambio
all'

delle

merci.
si

Comunque
mai data

sia

,

strano
di

sarebbe opinare che
spada, di accetta,
o

aes rude
lancia

fosse

la
si

forma

Tav. IV.
1. a, &, e.

di

perchè nei depositi
coli'

trovano

Strano bronzo tendente alla forma

di

cono rovescio pro-

queste armi intere o rotte insieme

aes rude.

dotto dal deposito di Cere. Chiaro appai-isce che le pareti

interne della forma pieghettavano

e

però hanno impressi

più angoli e cantoni

ma

non simmetrici fra loro. Il peso
circa.

Tav.

L
Bronzo proveniente dalla valle dell'Aricela.

è di libbre quattro e

due once in

Fu

spezzato in più

1. a, b.

Fu
i

posseduto
contadini

luoghi a colpo di martello del quale rimangono evidenti le

dal barone P. E. Visconti dal quale seppi che
lo

ammaccature. Le forme a cono rovescio hanno ora perfetti
modelli in alcuni bronzi del deposito di Bologna (Gozzadini.

avevano rotto come ora

si

vede

e lasciato

perdere quel

piccolo frammento che ora gli manca.

La sua apparizione

Noie sur

uno

cachette de fondeur, Toulouse 1877, ed.

coincide coUa scoperta del deposito aricino, che sappiamo

sep. pag. 11).
2. a, b, e, d. Il

non esser venuto

tutto intero nel Kircheriano. Sarà

dimque

deposito di Cere
il

ci
i

manda ancora questo bronzo
dimostra d'esser parte
il

da credersi uno dei pezzi componenti quel

ripostiglio.

E

singolare,

quale a tutti

segni

faso in una staffa deUa singoiar forma ellittica a fondo con-

d'un grosso anello. Esso prova che
rere nella forma
ti-e

metallo fu fatto scor-

cavo di patera bassa in
fusovi dentro supera
i

modo

che la grossezza del bronzo
Il

circolare a più riprese. Il suo peso è di

due centimetii.

suo peso

si

ac-

libbre once due incirca.

costa alle 12 libbre antiche alle quali Varrone assegna

288
Tav. V.
1.

scrupoli

pari a 312

grammi, posto
di oltre

lo scrupolo

uguale a

gr. 1,12. L'oncia

romana

a gr. 27,00 differisce oncia

di

meno

di

un grammo

dalla

odierna

romana

di

Questo bronzo e

i

seguenti sono stati raccolti in questa tavola
si

gr. 28,00.

Però spesso mi son servito dell'uno

e dell'altro

per dare una idea delle spezzature e dei tagli quando

AES BUDE

T.

VI

dichiararono da taluni a giudizio dei periti, impossibili, non
ostante le prove recate dal conte Gozzadini. Migliori esempì

3, 4.

n n. 3 rappresenta un pezzo

di aes in

forma

di

verga quadrata
trovato in una

colla sua base a destra e a sinistra. L'ho

ne sono venuti di poi alla luce fra

i

quali tiene

un

singoiar

delle casse sepolcrali nella necropoli di Palestrina; ora è

posto quel bronzo di Cesena che rappresenta un' accetta
(tav.

deposto nel museo Vaticano.
fronto quello

A

questo pezzo
dalle acque di

fa

buon con-

LXVIII

1,

a

b).

Il diedi

anche inciso dalla parte del

del n. 4 cavato

Vicarello e

dritto e del riverso nel

quaderno 720 pagg. 718, 718 della

ora nel Kircheriano. Si riscontrano assai bene anche per la

Civ. Catt. Esso non viene da Cere,

ma da

Collatia oggi detta
sette pezzi nel

bava dai due

lati.

Lunghezza,

e fu trovato

insieme con

altri

5-8. Nette per contrario da ogni bava si

mostrano

le quattro

mezzo

di

un sepolcro rotondo comune ad

altrettanti defouti

verghe quadrate che dò sotto questi numeri.
vate tutte in
eh.

Non

sono tro-

divisi l'uno dall'altro da

un mnricciuolo

e collocati

come

un
fra

sito

ma

in diversi. Il n.
e

5 fu trovato dal

raggi intorno ad

un

centro. Il suo peso è di gr. 320. V'erano

Gamurrini

Todi

Chiusi e fu

dato alla

luce nel

insieme con questo aes rude vasellini e tazze di buon lavoro
:

Periodico del march. Strozzi (an. IV, tav.
il

1, 2, 2, 6, p. 16):

i

vasellini a

due manichi

e striati in pasta di color

n.

6 l'ho raccolto io stesso nei miei scavi di Palestrina: 7

nero, le tazze in color di creta giallognola dipinte a cerchi
concenti'ici di color nero.
2,
3, a,
b,
e.

Il
il

n. n.

fu

recato
il

da Albano

al

barone P. E. Visconti
:

8 l'ebbe

medesimo barone Visconti da Palestrina
i

Vengono ambedue da Cere.
nove
e

Il

peso del primo è

in esso sono evidenti

segni della tagliatura a destra. Per
e sicura

di once

mezzo in

circa, quello del

secondo è di

questi

pezzi e

i

due precedenti avrassi fondata

circa sei once.

Le

linee del taglio sono ancor qui in

am-

dimostrazione che in Toscana e nel Lazio fu in uso Vaes

bedue

evidenti, solo

non

si

saprebbe dire se

lo

strumento

rude

in

forma di verghe quadrate
le simili

:

piena conferma poi ce
all'

adoperato fosse piuttosto ima mannaia che una scure. Oogidì nelle officine si adoperano tagliuoli coi quali s'intacca
il

ne daranno

verghe appartenenti

aes signatum

che mostreremo nella tav.
9.

XXVII'

n.

13, a, b.

rame che poi
Nel

si

spezza a colpi di mazza e ciò

si

fa

anche
lati

Da Ponte

Landolfo presso Benevento nella mia collezione.
la faccia piana 2, a, b,

a freddo.

n.

2
i

si

vede la tagliatura sui tre

e

Di questo bronzo del quale qui ho delineato
tratterò di

sul piano appaiono
4. a, b, e.

ripetuti colpi di mazza.
è

nuovo nel Supplemento

tav.

LXVIII,

dove
^,

Ancor questo pezzo che

pure ceretano

è rajjpre-

darò anche la faccia inferiore che porta impressa la lettera
di che

sentato da tre suoi lati. Pesa una libbra once otto e
in circa.

mezzo

non mi era avveduto prima. Pesa once quattro scarse.

Fu

staccato da

im pane

della forma d' una patera

10. Dalla necropoli di Tarquinia. Pezzo singolarissimo fuso fra
staffe chiuse,

come appare dal fondo convesso
Sono ancor qui patenti
5.
i

e dalla figura

rotonda in a.

di che è

argomento l'esuberante metallo del

colpi di

mazza

in

e.

canaletto d'infusione, quale si vede nell'aes

signatum
della

e nel-

Ai due frammenti
gere questo che

2,
è

3 di forma triangolare piacemi aggiunstato ridotto a

Vaes grave

e in

special

modo

in

un sestante

serie

forma rettangola. Pro-

ovale recatomi da Ancarano.
11. Scavandosi in Ossi di Sardegna nel 1851 fu rinvenuto, scrive
il

viene da Cere e pesa due libbre e once quattro.
altro pezzo nella collezione la cui riduzione a

Ve

n'è

un

forma qualati.

ean.

Spano

{Bull. arch. sardo

1860

p. 34), sotto

un tronco

drata non è stata compita se non da soli tre
6.

di quercia un gran numero di questo aes rotondo e piano
e

o,

h.

Bronzo ceretano espresso in a dalla faccia inferiore
dal lato sinistro. V'è da notare in a

convesso che fu distrutto e non se ne riserbò che questo
sol pezzo pel

in b

un evidentissimo

museo

di Cagliari ove ora si trova deposto.

taglio e in 6 la piccola

massa

cilindrica confusa col liquido

Pare che

gli

Ossensi con questi pezzi di analoga forma role

metallico

e

quegli

sfiati

prodotti dalla ineguaglianza di tem-

tonda imitassero
uso in
si

forme

di aes

grave che era allora in

peratura. Pesa tre libbre ed once sette.

Italia.

È

ora saputo che in luoghi diversi dell'isola

sono poi trovati simili pezzi rotondi

ma

di

peso

mag-

giore,

sempre però

di

puro rame a

differenza dei pezzi quadi

Tav. vi.
1.

drati n.

62 che sono generalmente composti

rame

e zinco

Dalle terre di Palestrina nella collezione del bar. Visconti.

che diciamo ottone. Questo pezzo nel disegno dello Spano è
stato ridotto alla sua metà,

Pesa quattro libbre once
è rappresentata in b, 2.
il

otto e mezzo.

La sua grossezza

come ora apprendo dal
gr.

direttore

bronzo tende alla forma quadrata.
il

del

museo

di Cagliari.

Pesa

1540.

Dalle acque di Vicarello ora nel Kircheriano. Kappresenta

12. In Scolca della

medesima
Spano

isola di
(

Sardegna fu scoperta, a
cit.

più gran pezzo
servì di base al

di aes

rude

tratto da quelle

acque. Esso

testimonianza dello

Bull.

p.

34

tav.

E

n.

1)

Mommsen

per stabilire che V aes rude e
pari, in guisa che

nel 1840 una pignatta piena di aes rettangolo o tendente
alla

Vaes quadrilatero andavano del

Vaes rude

forma triangolare (vedi BìtW.
è

arc/ì..

sardo tav.

E n. 2-5).
il

fosse di pezzi inferiori alla libbra e al di sopra della libbra
i

Cotesto pezzo

ancor esso ridotto nelle tavole dello Spano,
6

quadrilateri, ciò che

ho dimostrato nel prolegomeno non
il

essendo di cent.

per

otto

e

mezzo

di
il

altezza:

suo

esser vero. Notisi inoltre che
è

peso di questo bronzo non

peso è di gr. 640. Gli fanno riscontro
strina del n. 16 di questa tavola, e
il

bronzo di Pale-

come presunse

il

Mommsen

di

una libbra,

ma

sì di

due

bronzo quadrato di

libbre e oltre ad

un

oncia, cioè di gr. 707,20. Trovasi

pub13.

Ancarano che do nel supplemento

(tav.

LXVII,

1).

blicato dal barone D'Ailly nelle Recherches tom.

I, pi. 1, 1.

È

venuto nel Kircheriano dalle acque di Vicarello.
sia

Non

v'ha

La sua forma

è quasi quella di

un cubo.

dubbio che

frammento

di

una

lastra

ovale o rotonda

T.

VI

AES BUDE

come

l'altro simile

estratto dalle acque
1,

medesime

clie

do
è

numero

dagli scavi delle terramare di Lombardia.

Le campagne
all'

nella tav.

XXVI

n.

colla sola differenza che

questo

di Vitorchiano verso

Montefiascone ne hanno messi
e le terre di e

aperto

rude

l'altro è

segnato di un tronco marchiato di

un

glo-

due notevolissimi esempì,

Ardea ne hanno mostrato

betto fra ciascuna coppia delle sue braccia.
14. Trovato da

un terzo esempio per fabbrica

peso egualissimi ai lombardi.

me

in

ima parte della necropoli prenestina de-

Dopo

questi rozzi ed assai arcaici saggi porremo quei frammenti

stinata alla sepoltura dei soldati. Accanto alla" testa dello

che sono di miglior arte e insieme di minor peso. Gli estremi
confini di loro scoperte sono stati finora

scheletro dal lato destro era questo gruppetto

di

metalli

Marzabotto nel Bolosi

congiunti

dall' ossido

di

ferro.

Vi

si

vedono

due fram-

gnese e Teramo negli Abruzzi,
ad unire
la città,
il

ai

quali

è

venuto di recente

menti di aes rude, una monetina di bronzo napolitano col

romano trovato

sulle rive del

Tevere che traversa

mezzo bue androprosopo

e

la testa

di

Apollo

al riverso

nel quale egualmente che nel teramano cominciano a
i

con parte della epigrafe. V'è insieme un anello di ferro, due

variare
soli

tipi

per dar luogo

ai

delfini

che vi

si

vedono

effigiati

frammenti di bulle
metallo (vedi
Calt.

in

rame

e

due tronche lamine dello stesso
voi.
1 p.

ovvero

insieme con qualche
sia

strumento del quale rimane
tridente simbolo
allusivo al

le

mie

Diss. archeol.

133

e la Civ.

l'asta e

può credersi che
che
il

rm

quad. 790 p. 477).

mare

del pari

delfino.

Agli

estremi
si

confini di

questa
i

15. Dalle acque di Vicarello.

È un frammento

di lastra che

non

seconda epoca o

ai principi

della terza

possono assegnare
officine di

può
tipo

dirsi se di

forma ovale ovvero rotonda. Non ha verun
piana solo da una parte, dall' altra è

due
e ci

quadi-ilateri che

devono essere usciti dalle
d'essi

Todi

ma

è

liscia e

sono giunti interi. L'un

ha per tipo

la clava e al

convessa.
16.

riverso la frasca della
e

chamerops humilis,

l'altro figm-a

un bue

Anche Palestrina come Ancarano,
rude
di

ora Perugia, usò

1'

aes

e al riverso il tronco bracciate forse della

verbena.

forma quadrata.
lata

Alla terza epoca della miglior arte

si

deve

il

veder regola

17. Pezzo triangolare di Vicarello della qual forma ne furono

meglio la fusione, essa
si

fa in

prima sparire del tutto

bava

veduti più pezzi nel deposito di Scolca insieme colle forme
rettangole.

dai tre lati, e

studia che le due staffe combacino, onde non
è sì raro a vedersi nei quadrilateri delle epole

Vedi avanti

n.

12.

avvenga

ciò che

non

18. Dalle acque di Vicarello. Pezzo che simula la
accetta.

forma d'una

che anteriori, in diverso livello
l'altro.

impronte

di
si

un

lato da quelle dalsi

È

da stimarsi che

il

metallo vi

adoperasse quale

19-22. Dalle acque medesime. Sono forme che
triangolari, rettangole, cubiche, miste.

si

accostano alle

cava dalle miniere, ovvero, siccome ne abbiamo esperienza nel-

Non

sono le più pic-

Vaes rude, vi
dove
il

si

mescolasse in poca quantità dove

il

piombo

cole avendosene di quelle che pesano

appena due grammi,

zinco e dove lo stagno. Della provenienza di questi qua-

un

cui esempio è nella

mia

collezione, e
1,

un

altro si trova

drilateri

non

si

è

sempre tenuto conto. Nondimeno sembra che
di

nel D'Ailly {Recherches, tom. 1 pi.

8).

non se ne

debba

troppo

allargare la regione

segnataci da

Tarquinia, Bomarzo e Todi dal lato dell'Etruria e dell'Umbria
e

da Velletri che sembra l'ultimo termine dell'altro.
1 tipi di

AES SiaNATUM
Dei,

questa età non sono ancora figure d'uomiui o di
e

ma

segni

simboli presi dalla natura animale
civile.

e

dagli strunei quadri-

Abbiamo appreso

dall'

esperienza che

1'

aes rude

si

fuse

menti d'uso nella vita
lateri di

È

cosa notabile che
siasi

d'ordinario in istaffe aperte, e per contrario le staffe chiuse furono

questa classe finora conosciuti non

veduto altro

adoperate comrmemente a fondere Vaes signatum. La forma volgare di queste staffe o matrici fu quadrilatera.

che

il

bue quantunque
perchè
con

il

nome

di

pecunia
la
et

dicasi provenuto

Da

principio le

all' asse,

esso pagavasi

somma

delle multe in

due matrici non
si

si

accostavano in guisa che combaciassero,

ma

buoi e pecore, multae dictione ovium
e.

bowm

(CAcr.

de re pubi. II

lasciavano in qualche
il

maggiore o minore distanza di modo
fondevasi dal minor lato superiore
staffe

9)

;

e

neanche può dirsi che

siasi

avverato ciò che Plinio ha
la

che

liquido metallo che
i

scritto {L.
tipi dei

XVIII, 3) essersi in principio segnata

moneta
e

coi

riempiva anche

margini delle
si

e questa esuberanza noi le

buoi e delle pecore, ovium boumque

effigie

che da

sogliamo chiamar bava:

è

anche da notare che

due

staffe

questa nota
pellata (L.
{D. di
71.

pecudum

fosse denominata, uìule et
testi

pecunia apP. Eckhel

non

si

vedono collocate parallele,
il

ma

più spesso da basso in alto

XXXII1,13).I quali due

avendo

citati il
si

oblique, sicché

quadrilatero con la sua bava prende aspetto di

V.

I,

11) meritamente soggiunge che gli
tale sentenza a cui

concederebbe
le

cogno.
si

H

peso del metallo non è determinato,

ma

nei più recenti

non sottoscrivere a

non suffragano
si

mo-

accosta alle cinque libbre. I tipi di questa prima epoca sono

nete.

Non

fu di fatti perciò che la
il

moneta

disse

pecunia ma,
;

tronchi bracciati, ovvero ramoscelli di foglie acute in punta simili a

perchè con essa pagavasi

valore

dei buoi e delle pecore

poi

quella della

Chamaerops humilis,

e però alle frasche che

i

maestri

anche se ne allargò

il

significato, sicché ogni

provento della terra in

della palestra

come

quelli in

musaico delle terme antoniniane por-

grano, in frutta, chiamossi pecunia, quia ex his rebus constai

quam

tano in

mano per
il

far scuola ai giovani palestriti.

Oggi

è

invalso

nunc pecuniam dicimus.

(Paul, in Post. p. 244).
il

Ognun vede

l'uso di definire

tronco bracciate per

ramo secco

e la frasca

che l'aquila ministra del fulmine e
di

pegaso sono simboli l'uno

simile a quella deUa chamaerops humilis di chiamarla spina di
pesce.
si

Giove tonante,

l'altro del dio
il

marino, dal quale secondo la
e

La maggior

copia di codesti quadi-ilateri, dei quali non

tradizione seguita da Cornuto

pegaso ebbe origine
e.

nome:

cIttò

è iìnora trovato

veruno intero, se ne sono avuti in qualche

zàv

Ttfffàiv

(òvonaa[iévog {De nat. deor.

22

p.

130

ed. Ossan.).

AES SIGNATUM

T. VII

A

prospera impresa sembranmi alludano
polenta
e di

i

polli augurali in atto

La zecca

di

Todi

ci

aveva messi sull'avviso della diminu-

di beccare avidamente la

fare colle bricciole di
;

zione avvenuta nel peso dei quadrilateri,
brale.
p.

come

sulla

moneta

lib-

essa cadute sul terreno

il

trijmdiuin solistimum
il

che poi queste

Fu dunque

dato alla

luce dal Passeri {Chron.nwnism.

imprese siano di un' armata

dinotano quei due astri simboli

193) un quadrilatero del peso di once tredici e colla nota del
i

dei due gemelli protettori della navigazione, e al riverso quei
delfini

valore segnata con quattro globetti sotto era
il

piedi del

bue che ne
di:

che nuotano fra due rostri di nave.
la

Cercandosi poi

un
si

tipo.

Strano sarebbe

e

nuovo l'uso dei globetti che

legame ohe insieme congiunga
troverà qualora
si

scrofa e l'elefante africano
si

notano l'oncia invece della linea verticale che segna la libbra

voglia

por mente a ciò che

narra

avve-

ma

v' è

un esempio indubitato che possiamo

allegare,

ed è

il

nuto nella giornata campale dei Komani contro

Pirro sotto le
alla de-

decapoudio di bronzo del Kircheriano di sferica forma e piana

mura

di Ascoli in Puglia

:

di

che vedi

il

commentario

da due

lati,

suU' uno dei

quali è
cifre -ì-

il

numero
:

X

e

suU' opposta

scrizione della tav.

XXII
ben

n. 1.

Che

poi questi che chiamo rostri

faccia vi si

vedono queste

:

: : : ;

dove

l'uffizio dei glo-

non siano

stati finora

definiti

per tridenti, lo dimostra la forma

betti e della linea orizzontale è notevole,

non potendo spiegarsi

troppo diversa come già ho notato in un articolo {Civ.Calt. qu. 726
pag. 723), non vedendovisi nei tridenti quelle legature che so-

altrimenti gli uni e gli altri che per libras decem,

come leggiamo
;

distesamente in
il

altri pesi

VNCIAS

VI,

a

modo

di esempio

inoltre

lidamente uniscono nei rostri

le

punte estreme fra di
tipi

loro, sicché

peso di grammi 3581,30 vi corrisponde, fatta l'oncia di gr. 28,
:

ne formano una sola massa. Alcimi
quadrilateri separatamente
si

che vediamo sui nostri

a dieci libbre, otto once, grammi 3

posto adunque che

il

qua-

sono veduti congiunti in altri bronzi

drilatero del Passeri pesava tredici once e valeva quattro libbre,

ora smarriti o occulti. Il Mionnet vide l'aquila col fulmine sul
dritto e

dovrà dirsi che la libbra era ridotta a quadrantaria. Tarquinia
ci

un parazonio

sul rovescio di

uno
il

d'essi {Méd.

rom. tom. I

ha recentemente

dati interi quadrilateri anepigrafi, e dei
il

fram-

pag. 1):

nn

tridente dall'

un

lato e
si

fulmine dall'altro ap-

menti che portano notato
verticale, che in
gr.

valore col noto

segno della linea

parve già in tre esemplari che

trovarono nella necropoli di
il

uno è

tripla. Or,

poiché dei due interi l'uno pesa

Tarquinia, secondo la notizia confermatami dal bar. Visconti,

558

l'altro

545

cioè once venti

meno due grammi ed once 19

quale anche

me
il

ne indicò

i

tipi,

non espressi dal Borghesi, che
detto di sopra che Tarquinia,

più gr. 13, ne deduciamo che gl'interi dei quali ora abbiamo

ne ricordò

ritrovamento.
i
i

Ho

frammenti colla nota
della

II

e

III

debbono

essere

stati

tripondii

Bomarzo
si

e

Todi sono

limiti settentrionali della regione dove

riduzione

semissale, non

essendo probabile la trientale
UHI

sono trovati finora
i

quadrilateri di questa classe.

Non

pare

più di quello che sia l'adoperare cinque linee
e

invece d'un V,
o

dunque che

Eomani abbiano mai

fuso o lasciato fondere quai

potendo sempre supporsi che l'intero peso fosse più

meno

drilateri nella città di Rimini, ovvero che

Eiminesi che hanno

di ventiquattro once.

fuso di certo Vaes grave, abbiano emessi metalli quadrilateri.

A

cotesta epoca di riduzione parmi
di

si
il

debbano

riferire quei

giova opporre i clipei di gallica
pressi su di

forma ovale che

si

trovano imi

frammenti

verghe quadrate che recano
le

tronco della verbena

uno

di

essi.

Perchè noi concediamo che

Galli

per tipo e fra

braccia globetti,

i

cui esemplari furono posi

adoperassero scudi di questa forma,

ma neghiamo
di

che siano stati
i

seduti in Cortona dal Sellari, dove nou sappiamo se

globetti

solo lor propri, constando che in certo

tempo anche
Locri
si

Romani
appoggia

siano note di once ovvero di libbre ridotte, o solo vi alludano.
)

ne fecero uso. ad un clipeo

Roma

su di

una moneta

elittico identico al gallico

anche per l'insegna che
:

porla simile ad un fulmine privo dei soliti raggi
dersi che
fesa
i

ne può cre-

Tav. VII.
1.

Locresi rappresentando

Roma

armata

la volessero di-

a, b, e.

Il

frammento posto

in

primo luogo proviene dalle
il

da uno scudo non suo. Della spada non parlo, perchè consta

campagne
di gr.

di Montefiascone (o Vitorchiano) (');
sei,

suo peso è

dai

monumenti averne

essi

avuta di più d'una maniera. L'eb-

2248 pari a libbre

once otto e altrettanti grammi.

bero a due tagli e acuta in punta con una vetta traversa per

Le due
bava
si

facce sono quadrilatere,
il

ma

i

lati
i

minori colla loro
labri delle staffe)

paramano, come

si

vede sulla moneta fusa riminese, e inoltre pare
si

(così dicesi

metallo trascorso fra
in basso, sicché
ivi

che abbiano adottata anche la romana, quale
quadrilateri, siccome

rappresenta sui
coniata,

vanno restringendo

danno l'aspetto di cono

impariamo dalla moneta

dove

è

rovescio.

Un

secondo frammento

medesimo trovato che
delle due facce ha
e,

figurato

il

Gallo armato di scudo di asta e di un parazonio nel

sembra tenere un andamento parallelo
la

fodero desinente in tondo e munito della piastra di guardia che

non ordinaria ertezza

di

sei centimetri,

quantunque
pesa nonpeso

diciamo crespello. Ai Galli Celti Diodoro Siciliano attribuisce doppia spada una dritta l'altra curva
ghesi {Oeim:,
1

non abbia maggiore altezza

di dieci centimetri, e del

come ha notato

il

Bor-

dimeno

gr.

2400. La notizia della forma

mi

è

pag. 337, 338; Diod. Sic. V, 30).

stata comunicata dal sig. V. Capobianchi.

Può

credersi che

È

parere dei numismatici che questi quadrilateri siano alquinipondii e lo

l'intero

quadrilatero

dovesse
codesti

pesar

il

doppio stando alle
simili a

trettanti quincussi o

deducono dal peso che
talvolta otto once
il

ordinarie

misure

di

bronzi. Quadrilateri

sogliono avere di cinque libbre a cui

mancano

più spesso sole tre o quattro. Ninno di questi bronzi porta

nome

del popolo o della città se ne eccettui quel solo che reca

(')

Cotesto bronzo fu comprato in Montefiascone e n'ebbi

notizia da

l'epigrafe

ROMANOM.

Niuno ha veruna nota
i

di valore,

questa

colui elle lo

comprò

e dal venditore.
altri

Appresi

di

poi dal sig. Capobianchi
nelle

che fu insieme con
torchiano.

bronzi da

me

descritti trovato

terre di Vi-

cominciò solo ad inscriversi quando

quadrilateri furono ridotti.

T. VIII-X

AES SIGNATUM

questi due
in qualche

si

erano avuti da Marzabotto nel Bolognese e
dalle terre di

peso tale

che

sembrano

usciti

dalle

medesime

staffe

ci

numero

Parma

e

di

Reggio e
pia-

farà persuasi ohe non vi fu diversità fra le genti dell'alta
e
il il

credevasi che fossero sol proprie della Emilia

e delle

media
Lazio.

Italia fra

Parma, Bologna

e

Seggio

e il

Piceno

e

nure lombarde

:

ma

ecco Montefiascone, ecco Teramo, ecco

Ce ne convinceremo anche meglio considerando
aes
2,

Ardea, d'onde abbiamo
figura

dedotto
delle

che

bronzi

di tal

peso e
della

singolare

di

Ardea

che

si

darà

nell'

appendice

sono propri

anche

regioni
il

del Lazio,

tav.

LXVn,

a, b, e, d, e.

Etruria e del Piceno. Si è detto che

segno postovi so-

pra

sia

un fulmine

:

ma
n.

può esser piuttosto un tronco della
Inslit.

gramigna (Targioni Tozzetti,
1813, T.
I, tav.

botaniche 3 ed. Firenze

Tav. IX.
1.

Ili,

89): poiché a volerlo fulmine
alle

manlate-

a, b, e.

Trovato a Fabbro nella provincia di Orvieto insieme
Il

cherebbe la punta
rali:

al tronco simile

due braccia

con altri pezzi e ora nella collezione del march. Strozzi.

inoltre nei fulmini le parti

trisulche

sono alle due
il

suo peso è di gr. 805
circa.

pari a
si

libbre
il

due

e un' oncia in

estremità, e posto che l'una manchi,

mai non avrebbero

Sulle due facce vi

rileva

così detto

ramo

secco,

tronco
la
2.

prolungato senza che

vi fosse

dove stringerlo con

ma

che a

me

pare possa essere invece un tronco bracciate
cit. tav.

mano.
In Quingento, luogo del comune di
s.

della verbena (v. Targioni Tozzetti, op.

Ili n. 65).

a, b, e, d.

Lazaro Par-

Si noti ancora

come siano mal
piìi in

accostate le due staffe più.
e

mense, furono trovati in una terramare dieci frammenti di
aes.

bassa l'una a,

su l'altra

b, e

come

inoltre

il

profilo

Quell'uno d'essi
del

che ho

qui
il

delineato

è

venuto

in

della bava b parallelo dimostri che

non

vi fu

distaccamento

possesso

march. Strozzi:

suo

peso è di gr.

2350

maggiore dall'una che
2. a, b, e.

dall'altra estremità.

pari a libbre sette. Esso porta in rilievo
ciate senza foglie, che

un ramo bracsecco.

Dal deposito

di

Cere ora nella mia collezione. Bronzo

suole

dirsi

ramo

La forma

intorno involto nell'ossido di ferro.
di quadrilatero

È un

piccolo
;

frammento
il

dei lati minori è

come quella

del bronzo di Montefiascone
e,

ma

di

non

lieve

momento

stantechè sia

a cono rovescio: pari ne è la grossezza h,

d con quella

solo esempio ohe si abbia della estremità superiore,
si

come

del montefiasconese predetto 6,

e.

deduce chiaramente da quel canaletto e che

gli corre in-

torno. Il coperchio

adunque che
il

si

assestava

sulle

staffe
il

ebbe una base o piede, che
Tav.
1.

teneva fermo mentre che vi
si

me-

Vm.
e, d.

tallo fuso si gettava nelle staffe pel foro

doveva

a,b,

Kirch. Scoperto a tramontana di

Teramo

in contrada

essere aperto nel mezzo. Nella faccia a rimane

un

vestigio
la

detta dei Turri luogo distante tre miglia dalla città,

come

del

ramo secco

o tronco di verbena, e sul lato
Il

minore

afferma

il

sac.

D. Giuseppe Mentori in una sua lettera al P.
Il

bava non ha sensibile divaricazione.
sette e gr. 13.
3. a, b, e.

suo peso è di once

Marchi, nella quale narra cotesto trovamento.

suo peso è di
si

grammi 1407

pari a libbre quattro once cinque incirca. Vi
e in

Trovato nel deposito di Cere con Vaes rude

e

ora

vede in rilievo un'asta terminata forse in tridente
a due
delfini.

mezzo

nella collezione mia.
di ferro,

È

tutto involto e coperto dall' ossido

AI riverso non appare che

l'asta in

campo

come

il

In'onzo del

numero precedente

e

qualche
e

liscio. Il profilo
si assottiglia.

conico della bava al lato minore e di molto

altro aes del ripostiglio
la

medesimo. Quel tronco bracciato
al

forma di cono rovescio data

bronzo e alla bava per
il

H

Gennarelli (ia moneta primitiva p. 17) trascrive in

la divaricazione delle staffe, ravvicinano di tanto ai bronzi
(tav.

bronzo ceretano
e di Fiesole
officina.

nota una lettera del P. Marchi che dice aver comprato a
caro prezzo questo mezzo quinipodio dal cav. prof de Paolis

di

Teramo

(tav. Vili, 2)

X, 3) da
gr.

farli

credere gettati in una comune

che rebl)e

dalla

provincia

di

Teramo. Alla pag. 109
il

il

Pesa

2104

pari a libbre cinque ed once quattro incirca.

Gennarelli torna a parlarne dicendo che

cav. de Paolis
il

con lettera del 29 dicembre 1842 l'assicurò che

fram-

mento fu trovato presso Nereto
2. a, b.

nell'agro pretuziano.

Tav. X.
1.

Trovato nello scoprire

il

principale
nel

monumento funebre
(Gozzadini,

a, b-

Frammento
le facce.

di quadrilatero di

forma convessa da ame

di Misanello a

Marzabotto

Bolognese

Di

bedue
e

È

nel

Museo Britannico

pesa una libbra

un'aiìtica necropoli a Marzabotto

1865, tav.

XVII

n.

5

dieci once. Il tronco bracciato che v' è sopra di rilievo
e le braccia

pag. 53). Il suo peso è di libbre sette

meno

undici

grammi

ha due particolarità, perchè è nodoso
rette

non son

pari a gr. 2157. Tutta la superficie di cotesto bronzo è

ma

curve e sembra che
è

si

assottiglino nelle punte.

coperta di ossido, che, oltre all'asta di mezzo non presenta
allo

La seconda

che vi

si

vede impressa una mezza luna per
riconosciuto la seconda volta dal-

sguardo se

è liscio

ovvero se vi sono

delfini,
si

come

nel

contromarca.

Fu dunque

bronzo teramano precedente, a cui cotanto
anche per
la grossezza b
;

assomiglia,
l'asta

l'autorità publica che lo legalizzò perchè avesse valore in

neppure può indovinarsi se

quella città

e

territorio,
i

dove l'avranno trovato. I numi-

portasse in cima

un

tridente, ovvero

due serpi come caduceo,

smatici credendo che

nocchi del tronco fossero vertebre
di spina di pesce, a cui si acdelle

n

bel confronto fra questi due pezzi provenienti da ree

hanno dato

al tronco

nome

gioni così distanti

nondimeno

di forma, di disegno,

di

costa in fatti per la figura e spessore e andamento

ABS SIGNATUM

T.

X[-XIV

braccia.

Ma

di certo

quei nodi uon sono vertebre come
si
si

si

l'altro
ai

il

tronco bracciato coi globetti negli anelli di rilievo

vedrà di poi e quel curvarsi delle braccia
nel bronzo seguente, sebbene ivi esse non

osserva anche
assottigliano.

punti ove le braccia

partono dal tronco.
e otto

Il

suo peso è

di gr. 900, ossia di
2. a, b.
cia.

due libbre

once incirca.

A me

pare

che

questo tronco

si

rassomigli di molto ad

È

nel Kircheriano e proviene dal ripostiglio dell'Aricdelfini e dall'altro
il

un ramo

della pianta detta

Chamaerops humilis (Targioni
una volta
le frasche

Eappresenta da un lato due

tronco

Tozzetti, op. cit. n. 57), da cui tagliavano

bracciato con certe vestigie degli anelli di rilievo sul tronco
agli intervalli delle braccia.
3. a, b.

pei maestri degli atleti. Se ad alcuno sembrassero piuttosto

nervo

e fili di

una

foglia potrebbe paragonarne

il

disegno alla

Nel Museo Britannico

d'ignota provenienza;
il

sembra

foglia del Ficus religiosa (Targioni Tozzetti, op. cit. tav.
n.

IV

però dell'oiEcina medesima, donde fu emesso
n. 1. Il

bronzo del
il

152)

:

ma

io preferisco

la

prima spiegazione tenendolo

Poole nel Catalogne p. 38 lasciò incerto
io,

tipo del
il

per ramo della Chamaerops humilis, a cui può ridursi anche
la figura del bronzo di

riverso dove ho

giovandomi

di

un

gesso, tracciato

tronco

Fabbro disegnata qui appresso, seb-

bracciato cogli anelli sui centri delle braccia.

bene
2. a, b, e.

le

braccia non siano acute.
di

Dal rispostiglio

Fabbro nel
Pesa
gr.

territorio di Orvieto

ora nella collezione
tre,

Strozzi.

1110 pari a libbre

Tav. XIII.
1.
fl,

once quattro incirca. Le superficie di questo frammento

b.

Dalla

collezione

Guadagni ora nel Museo Britannico

sono piane, quel cordone formato dalla bava fra le staffe

e

stampato nel Catalogue pag. 29.
t.

Fu
2="

veduto e descritto
ed.).
Il

non

è

cuneiforme

avendo

le

linee

di

contorno

parallele.

dal P. Lanzi (Saggio
è

11 pag. 102

suo pesa
incirca.

Ho

già notato che le braccia del

ramo che

è espresso sulle

di gr.

1593,691 pari a libbre quattro, once nove,
del

due facce non vanno su dritte,

ma

s'incurvano, pur nondialla base.

La nota

Mommsen
ma
il

(Blacas, H.
1

t. il

1

p. 381) è da

emen-

meno non sono acute
3. à, 6, e.

in

cima né più larghe
di circa

darsi. Il Carelli tav.

XL,

non dà

quadrilatero descritto

Unico avanzo del ripostiglio

settanta pezzi

dal Lanzi,

borgiano, che fu veduto dall'Eckhel ed è
di

trovato nelle vicinanze di Fiesole.

È

serbato in Firenze dal

ora nel

Museo Nazionale

Napoli (vedilo a tav. LXIX,

2).

doti Andrea Carlo GargioUi. Pesa gr. 1344 pari a libbre
tre,

Questi due sono autentici:

ma non

quello che

il

Caronni

once otto.

È

questo

il

primo esempio del ramo con più
ci

comprò dal Minervino,

al quale vedesi

aggiunta l'epigrafe
il

di due braccia la cui distanza sia tronco di verbena. la

conferma nell'opinione che
neanche qui combaciano:

ROAAANOM, non ROMANO come
drilateri che portano con
(se
i

scrive

Mommsen.

I

qua-

Le due

staffe

tipi

medesimi questa
falsi.

iscrizione

bava tra di esse

staffe

riesce alquanto cuneiforme.

ne contano quattro) sono tutti

Di quello che publico
secondo ho
il

qui ho la copia galvanoplastica,
e

del

gesso,

da ambedue ho tratto

i

miei disegui. Al Carelli fu cerè nel

Tav. XI.
1.
fl,

tamente mal disegnato quello che ora

Museo Napo-

b.

Trovato nel tesoretto di Vulci,

ma

ora nel Kircheiiano.
e

litano,
2. «, b.

come vedremo a suo luogo.
di Ariccia,

Pesa grammi 387 pari ad una libbra
incirca. Il tronco bracciate

due once

e

mezzo
si

Dal ripostiglio

ora nel Kircheriano.

Framspada
il

quantunque assai guasto
bracciate
col tronco
di

con-

mento

di quadrilatero rappresentante dall'un lato la
il

fronta abbastanza col
2)
dall'

ramo
e

Fabbro

(T.

X

dall'altro

suo fodero, dove è assai ben conservato

cin-

una
1)

delle

facce

della

Chamaerops

golo e l'orlo del fodero

che

si

eleva nel

mezzo per im:

(ibid. n.
2. a,
b.

dall'altra.

boccarlo nella corrispondente incavatura del manico
e se

di

che
tro-

È

nel

Museo Britannico
e di

ne ignora la provenienza.
:

abbiamo avuto un esempio nella spada
vata nel distretto di Huzès, e deposta nel
glieria in Parigi
Il

col

fodero

Il

bronzo è intero
delle

forma piano-convessa
dall'altra

rappresenta
della

Museo

di arti-

dall'una

facce
si

una clava,

un ramo

(Revue arch. 1866
di

p.

184, 185 pi. VI, Q).

Chamaerops a cui
betti che
di che
gr.

sono impressi a ciascuna linea glodi anelli

peso di questo frammento è

gr.

573.

sembrano essere dentro cerchi a guisa
di poi.
Il

avremo esempi luminosi

suo peso è di

1509,38 pari a cinque libbre meno once tre incirca.

Tav. XIV.
1.

a,b. Il tipo dello scudo
tato dal Lanzi, ora nel

si

aveva nell'esemplare Guadagni

ci-

Museo

Britannico (Catal. p. 2127):

Tav.
1.

XIL
È
nel

io

do qui inciso uno dei due esemplari che venne al Kir-

a, 6.

Museo

di

Pesaro

e fu dato dal Passeri (Parai. 2.

1. 1,

2).

cheriano dal ripostiglio di Aricela, l'altro passò al marchese

Passò quindi nelle tavole del Carelli XLI,
il

Lo descrive

G. Durazzo.

Cotesto sopra

delle

sue facce porta la leg-

Lanzi

(Saggio tav. II p. 127 n. 5). Il mio disegno, se

genda DIJIA tracciata collo stecco dal modellatore sulla
creta (vedi la

ne eccettui l'eccedenza del metallo che ho copiato dal Carelli,

mia Storia d'Isernia Napoli, 1848 pag. 182).
se

viene da

un gesso che me ne sono procurato.

I con-

Noi non possiamo dedurre
per ozio
di

questa

epigrafe fosse fatta
ai lettori il

torni a schiancio ricorrono anche in altri pezzi, che paiono
usciti dalle officine

per indicare la zecca. Ricordo
graffito

nome

di

Todi ponendoli a confronto col molato
il

Macoluia

sulla

faccia interna di

uno dei piedi
al

dello tav.

XVII. Rappresenta da un

delfino,

dal-

della celebre

cista

prenestina del Kircheriano;

quale

T.

XV-XVlt

AES SIGNATUM

non fu prestata fede
ed. Blacas),

(Ilist.

de la monn.

t.

1

pag. 187

2. a, b.

Cotesto frammento che dal ripostiglio di Vulci, come
il

ma
1

che fu dimostrato vero ed inciso nelle Diss.
tav.

ha notato
relli

Puertas, passò nel Kircheriano, fu noto al Ca-

archeol.

(voi.

XI, 21).

Il

bronzo del Museo Britan-

che lo die' inciso alla tav.
il

XXXIX,

2

ma

non esat-

nico pesa gr.
il

1623,30 pari a quattro libbre e dieci once,
pari a libbre 4, once 8 e 8 grammi.
;

tamente. Quindi

Cavedoni nella descrizione prese l'avanzo

nostro ha

grammi 1580,

del tripode b per
il

un vaso che chiamò

diota, e il

Mommsen
dall' origi-

La forma

dei due scudi è ellittica
si

nel primo a v' è rape

disse di poi anfora {H. de la

monn.

1. 1,

Annexes pag. 831).

presentato l'umbone che

prolunga a destra

a sinistra

Ciò quanto al riverso. Il mio disegno è cavato
nale e vi
si

in forma di costola di rinforzo. Simile a questo è lo scudo

vedono con verità espresse sul dritto quelle
(loc.
cit.)

usato dai Galli e noto per

piti

monumenti.

Il

secondo scudo

che
a

il

Mommsen
sembrano

prese per linee oblique. Esse
di

b porta quattro razzi di fulmini che partono

da un globo

me

penne

dell'ala

un

pegaso
6,

piuttosto

posto nel centro verso la periferia. Alcuna cosa di analogo
si

che

di un' aquila. Il suo

peso

è

di

once

deu.

7 pari

vede nel riverso di una moneta di bronzo di Agyrium
nota all'Eckhel
e

a gr.

177,82.

in Sicilia

stampata dall'Avellino {Real

Museo Borbonico tomo XII

tav.

XXIX,

(1,

Napoli, 1839);

il

quale avvertì che cotesto simbolo non aveva ricevuta una
soddisfacente spiegazione, e che l'Eckhel non ne aveva fatto

Tav. XVI.
1. a, b.

Trovato nelle campagne di Bomarzo

e

deposto nel Kirchee gr. 6,35.

motto;
croce.,

il

Mionnet

{Descript,

t.

1,

pag. 217) lo disse una
Sicilij

riano.

Pesa grammi 1686,35 pari a cinque libbre
il

e

il

Poole ruota a quattro raggi (a Catal.
il

Kappresenta da un lato
ad ambedue

tridente dall'altro

il

caduceo

e

pag. 25),

ma

cerchio della ruota

manca nell'esemplare
non può
dirsi

è avvinta lina tenia o lemnisco.

Di

simili qua-

edito dall'Avellino; e sul quadrilatero
sia ruota,

che

drilateri se ne

hanno

altri

due esemplari uno nel Museo
1628,00 secondo
il

perchè ovale.
di quadrilatero col

di Firenze del peso di gr.

Fontana

(let-

2. a,b.

Nel Museo Vaticano. È frammento
due scudi
ellittici.

tera aggiunta alla Decr. della serie consolare n. 23), cioè di

tipo dei
3.

libbre 4, once 9, ed è descritto

anche dal Lanzi {Saggio,

Dalle acque di Viearello; è nel Kircheriano.

A

quanto pare

11, 27, 8) e stampato dall'Inghirami (Mon. etruschi serie

HI
Ca-

deve essere im frammento di quadrilatero col tipo di uno

pag. 17 tav. 2, 3, 1821-1826), donde
relli

il

trasse di poi

il

scudo

ellittico

da cotesto

lato.

(tav.

XXXIX,

1).

Il terzo

nel Vaticano e l'abbiamo
e

avuto dal comm. C. L. Visconti (Period. di storia

diritto

Tav. XV.
1.

1880
il

,

63 seg.)

di gr.

1678,00 cioè cinque libbre
tipi

incirca.

a, b.

Trovato in Castel Gandolfo presso
il

casino di

campagna

Un quarto

esemplare con questi
si

ma

col

caduceo alquanto

del duca di Blacas d'Aulps che
lezione l'anno

comprò per

la sua col-

diversamente modellato
l'ha pubblicato
il

conserva nel Museo di Parigi e
la rép.

1820 (vedi

la lettera

del Blacas

nell'in-

Cohen {Mon. de
cioè

rom.

pi.

LXXIII
incirca.

nuaire Numism. 1882 pag. 284), ed

è ora passato nel

Museo

pag. 349): pesa gr. 1680,15,

libbre cinque

Britannico. Il Blacas figlio ne aveva preparata la pubbli-

Questo ha
al

di proprio

che

il

cappio del lemnisco annodato
e

cazione nell'appendice al voi. Ili àelV Histoire de la

mannaie

caduceo

esce

a sinistra

non a destra come nei
omesse nel caduceo
le

tre

romaine, che

è

stato pubblicato col titolo di voi.
pi.
I, II. Il

IV

dal

descritti: vi sono state inoltre
foglie sulle quali

due

barone de Witte, Paris 1875 pag. 5
secondo
si
il

suo peso

posano

i

serpenti.

Blacas

{^eltre

cit.)

è

di

54 once romane, ma
pari a
è

è verificato di

recente e conta

grammi 1495,06
mio disegno

libbre quattro, once quattro e gr. 10. Il

preso

Tav. XVII.
1.

dal gesso che se ne conserva nel Kircheriano.

Quivi me-

a, b.

Fu

dell'abate
la

Mascioli di Todi che
di lui l'Olivieri

il

tenne caro: né

desimo

si

ha un secondo esemplare levato dalle acque di
il

se

non dopo

morte

n'ebbe un disegno

Viearello assai roso. Eappresenta da l'un lato

tripode su

dal parroco Giovannelli, che diede alle stampe {Fondaz. di

zampe
sulle

di leone e nel riverso l'ancora.

È

assai di rado che tipo:
se ne

Pesaro pag. 28). Più compiuta è la narrazione che se ne

monete

italiche

il

tripode figuri come

ha nel Diario del Giovannelli:
Antaldi che

la cui notizia
il

debbo

al

march.

eccettui Crotone che ne fa solenne
della sua spiga di grano
;

pompa, come Metaponto

me
«

ne ha scritto da Pesaro

28 ottobre 1880,
in quel di
il

cinque sono le città che talvolta

ed

è

questa:

Fu

trovato nel

1745 a Rosaro

se

ne servono.

Lo

fa

Temesa, indi Napoli, Metaponto,

Todi; l'Olivieri nel 1717 non ne aveva avuto che

disegno

Petelia e Keggio. Dell'ancora è ancor più raro l'uso; pe-

ed

il

peso dal tedino
il

don Andrea Giovannelli
Olivieriana; poi nel

,

del quale

rocché ponendo da parte gli Etruschi appena se ne ha un

abbiamo

Diario in
si

Diario ridetto
il

esempio in Atri, uno in Taranto,

e

solo in Pesto si trova
i

tom. 2° a pag. 108

vede che da certo Valentini fu

adoperata in quattro piccoli bronzi. Il veder dunque
tipi

due

quadrilatero stesso donato al Passeri e da lui deve averlo

congiunti nel Lazio deve interpretarsi per un caso non
stato
il

avuto l'Olivieri
e

>..

Il

Passeri lo riprodusse {Paralipom. tab.I)
Carelli (tab.

ordinario, qual sarà

voler

alludere ad una spedi-

da lui

il

trasse

il

XLI,

1). Il

mio disegno

zione a Delfo, cosa che leggiamo fin dai tempi più remoti
essersi fatta dai Latini (Liv. I a. 56).
.

è tratto

da un gesso che

me

ne sono procurato. Nel dritto

è figurato

un bue che va

a destra e

guarda di prospetto,
-2

10

AES SIGNATUM

T.

xvin XIX

nel a
i

riverso

v' è

un ramo bracciate
dentro anelli su dove
è

con
il

globi impressi

ellissoide schiacciata ed

i

piìi

erano sestanti. Il

Mommsen
me
a

rilievo

quasi

tronco

germina
9,

mette ancora nel novero
quello del
Carelli (T.

dei

frammenti con questo tipo
n.
2),

rami. Il

suo peso 1436.

di

libbre

quattro,

once

gr.

8

XL

che

è

dato da
il

pari a gr.

T. XII, 2; nella quale opinione è stato anche
si

Cavedoni

Con questo bronzo non
di

può confondere

il

quadrilatero

{ad Carell. tab.

cit.).

Todi coi

tipi

medesimi,

ma
il

del peso di due libbre e dieci

once,
gio

della quale

moneta

Borghesi
voi.

scrisse

il

6

magcon-

1826

al cav. Delfico

{Oeuvres

VI

pag. 307) «

Ho

Tav. XVIII.
a, b.

sigliato a fare delle diligenti ricerche sopra la di lei pro-

Nel Museo Britannico
da un lato
rostri di
i

(Catal.

64,

65).

I suoi tipi

sono

venienza, dalle quali poi so che è rimasto constatato che

due

polli che beccano, dall'altro
delfini tra

due opposti
si

fu trovata, se non erro, un due anni fa a Todi da un villano che la vendè per metallo ad un rigattiere, dal quale fu rivenduta per poco prezzo ad im onesto collettore che
io

nave con due

mezzo che

vanno innella

contro. Il suo peso è di gr. 1491,70.

Avendo osservato

stampa' del Catalogue dato da Poole la mancanza dei due
astri

ben conosco, da cui in
Pesaro ove ora
vera, sebbene
il

fine è stata

ceduta al Museo Oli-

nel dritto di questo quadrilatero, che
di Parigi, ne ho

si

hanno nel-

vieri di

si
il

conserva

».

La qual

notizia

può

r esemplare

dimandato all'autore, che mi
riprodotto

ben esser
Perocché

bronzo non sia entrato nel Museo.

risponde non apparirvene la traccia: ho quindi
il

soprallodato march. Antaldi

mi

scrive che per

diseguo dato da lui nel Catalogue citato.

quanto egli sa non vi è mai stato nel Museo Olivieri altro bronzo che avesse questi
peso. Il Lanzi (Saggio 2"
plari con questi tipi
tipi,
t.

che

il

sopra descritto, e di tal

II pag. 102), novera tre di
s.

esem-

Tav. XIX.
a, 6.

uno nel Museo

Genoveffa, l'altro
il

Nel gabinetto
il

delle

medaglie in Parigi. Lo hanno descritto
p.
t.

del Pembroke, passato poi in possesso del sig. Bunbury,
terzo,

Lanzi (Saggio t II

10
I

2''

ediz.),
,

l'Akerman
Eiccio
(

(Descript, delle

del

quale
egli

si

parla, presso

il

Mascioli.
soltanto
il

Può ben
tipo del

of rare
ant.

roman

coins
p.

p. 2 )
il

il

Mon.

essere che

intendesse
facce,

indicare

fam. di Roma

250),

Lenormant che
des

ne

ha dato

bue

dall'

una delle

perchè

quello

del

Mascioli

ha

anche un disegno nel testo
introd.
n. p.
2),
1.

(Élite
il

monum.

céramogr.

dall' altra

un ramo

bracciato. Egli ancora novera

un bronzo
,

1 p.

LVIII, LIX),
(H. de

Cavedoni [ad Carell. tab.

XL
cf.
i

col
p.

bue duplicato
102
) :

nel

Museo
mai

Borgia
altro,

(

Saggio

2"

ed.

il

Mommsen
il

la

monn.

voi. I p.

330,

ma

ivi

non

vi fu

che un frammento

175) e

Cohen {Mon. de
han del pari
due

la rép. pag. 350, 2), tutti

con questo tipo.
2.

quali autori

scritto che dall'un lato sono due"

a, b.

Frammento proveniente da
è nel

Vulci, ora nel Kircheriano.
di

polli

e dall'altro

delfini

con due tridenti.

Il tipo

del

Un frammento simile

Museo

Napoli

e

pesa gr. 654,15
del gallo

dritto è a parer

mio una coppia
;

di polli augurali fra

due

(Borgia, Catal. ms. p. 17). Questo, ha

di sopra

astri in atto di beccare

al riverso

sono due rostri

di

nave

che è volto a sinistra una

stella. Il

volcentano pesa gr. 572,35,

veduti di fianco e due delfini.

Ad

escludere qui l'idea del

quello del Borgia once 23, den. 3 i.
drilatero nelle

Vedremo

l'intero

qua-

tridente basterà notare che le tre cuspidi non sono libere,

due tavole seguenti, dei cui
lato e

tipi

rimane qui

come sempre

nei tridenti,

ma
fin

legate insieme dal metallo

un

gallo da

un

un

rostro di nave con

due mezzi

che ne riempie gl'intervalli
se
i

quasi alle estreme punte. Che
le

delfini dall'altro. Quell'arnese che dico rostro è detto aviron,

rostri talvolta

mostrano

punte prohmgate
i

di

modo

remo, dal Mommsen-Blacas
cf.

[Hist.

de la monn.

1.

1 p. 175,
il

che paiono tridenti, non avviene perciò che

tridenti abbiano
la

p.

330), e ivi

medesimo

1° trident; e così l'appella
p.

mai

ripieni gl'intervalli. Il

mio disegno che ha

prima volta

Borgia con

altri e ora il

Sambon {Recherches
et

56

n. 6, 8)

dove

espressa la vera figm-a di cotesti strumenti è stato tratto da

è scritto per errore

deux dauphins

dewx

étoiles,

invece di

un buon

gesso.

Non

intendo con ciò negare che la identica
laterali piegate in fu«ri co-

deux

coqs etc.):ma vedi appresso.
si

È anche bene

avvertire che

forma tricuspide colle due punte

nella indicata pagina dove

parla del ripostiglio di Vulci

me

foglie

non siano perciò
i

tridenti; tali

certamente ce
9). Il

li

rap-

dicesi che vi furono trovati dei quadrilateri in parte rotti e

presentano

Tudertini

(tav.

LV,

5;

LVI,

peso di questo

che tre di cotesti frammenti sono oggi nel Kircheriano
nella nota (2)
si

:

indi

bronzo
gr. 1.

è di

grammi 1525,50
fra
i

pari a quattro libbre, once otto,
tipi

descrivono come interi: ces trois pièces ont

A

mio credere

due

passa una stretta relazione.

pour type

un

boeuf sur

le

deux

faces; 2°

un

aviron
les

Perocché se nei due polli ohe beccano vogliamo riconoscere
che rappresentino
prendersi nelle
il

avec deux dauphins deux poulets; S" une haste sur

tripudium solistimum
,

,

augurio solito

deux

faces.

Questo modo inesatto di esprimere

la qualità

pugne anche navali

e

i

due

astri

sono

dei pezzi e la parte del tipo che solo vi rimane dipende dal

quelli che proteggono la navigazione, ossia quelli che appa-

racconto di Melchiade Fossati nella lettera del 1842,

25

iono sulle teste dei Dioscori, é poi indubitato che

i

delfini

agosto, stampata dal Gennarelli a p. 12 della Mon. primitiva:

simboleggiano le acque del mare, come
le

i

rostri significano

dove

si

legge che a cinque palmi dal snolo fu trovata un' olla
altri

navi rostrate.

piena di bronzi,

dupondii o tripoudii parallelepipedi e ve
di parti aliquote di assi di figura

ne erano dei

franti, altri

T.

XX-XXIII

AES SIGNATUM

11

Tav.
(.',

XX.
Nel gabinetto
Cohen
delle medaglie in Parigi.

Io ne

ho tratto

il

disegno da una mia copia alla galvanolato

b.

L'ha pubblicato
altri.

il

plastica.

Eappresenta da un
,

un

elefante

asiatico che
sinistra.

(op. cit. p.

350

pi.

LXXIV) dopo
e

Il
il

mio

dise-

va a destra

daU' altra

una scrofa
t.

che va a
II p.

Il
il

gno deriva da un gesso,

però vi
quei

si

vede
l'

bue

intero,

Lanzi

lo vide

e descrisse {Saggio

102

ed. sec), e
il

non mutilo
islampa

come
Il

il

fanno

che

hanno dato

in

Carelli lo

stampò nella sua tavola XXXVIII, dove
il

Ca-

finora.

suo peso è di gr. 1385,90 o sia quatincirca.

vedoni scrive, che
riverso v'era
la scrofa e' è e

Lanzi ne vide dei simili,

ma

che nel

tro libbre, tre

once

Se

ne

conosce

un secondo
Ili, 119),

un sus ovvero xm aper, non una
non un
il

scrofa.

Ma

esemplare che fu già del Pembroke (Num. ant.

sus, se

non soltanto nella stampa del
serie consolare

comprato poi dal Bunbury
bre
cinque,
gli

;

pesa gr. 1790,15, cioè libsei

Carelli.
p. 3)

Del

resto

Fontana {Descr. di una
il

once

4

meno due grammi, non
il

once

aveva avvertito, che

Lanzi citando un secondo esem100) erra « per-

qnanto

assegna
si

Cohen
nella

(1.

cit.).

Io
del

ignoro adun-

plare del

Museo

di Firenze (II, 2 ed. p.

que
p. p.

ciò

che

legge

versione

Blaoas (T. I
etc.

chè questo non ha una troia e im elefante,
e

ma

una

troia

331)

secondo la quale l'Hussey (An essat/
)

1836,
Brili-

un bue, che non doveva
».

citarsi

perchè opera di Weber,
il

120, 132

parie de

trois lingots carrés

du Musée

rotondo e falso

Del terzo esemplare che

Lanzi dice pas-

tannique au type du hoeuf, qui péseraient environ 3
vres
'/4,

sato in Inghilterra dalla collezione del barone Stosch non se

ce

qui équivaut à peu près à 1703
et

gr. 89.
e il

Lo
Ca-

ne sa nulla. Pesa grammi 1681, 68, cioè cinque libbre incirca.
I

Spanhemio (De praest.
relli

usu numism.

t.

1 p.

22)

Eomani videro

l'elefante asiatico la
di

prima volta nel 474,

(tab.
Il

XXXVII,
Cai-elli vi

1, 2)

hanno delineato quello del Pemil

vinto Pirro
l'elefante

ad Ascoli

Puglia; videro di poi nel 504
i

broke.

aggiugne

disegno del P.

Du

Molinet

africano quando vinti

Cartaginesi

Metello ne

(Cahin. de sainte Geneviève p. 47 pi.
dotto e lo stampa da

XIV) che

lo

ha

ri-

menò

pel suo trionfo a
si

Eoma

centoquattro (Orosio IV, 9).
i

un

sol lato
t.

:

e

così è riprodotto dal

Non

saprebbe spiegare qual motivo ne inducesse
sul

Eo-

Montfaucon {Ant. expliquée

III p.

164

pi.

LXXXVIII).
il

mani a congiungere insieme
fante e la scrofa
,

medesimo bronzo

l'ele-

Questi lo chiamano quadrusse,

ma non

ne riportano

peso.

se

non ce ne avesse aperta
(

la intelli-

Di

quello esemplai-e, a cui

si

danno dal Riccio tredici once
Pas-

genza un curioso racconto di Eliano
e.

De

nat..

animai.

I

di peso, e che ei dice essere stato nella collezione del
seri,

38). L'elefante, scrive egli,
si

teme

il

grugnito del porco

poi nella sua, non posso dir nulla fin che non saprò
si

e

ha per tradizione che
in fuga ad Ascoli

i

Eomani con questo spediente
di
:

dove ora
si trovi

conserva.

È

certamente notevole che

il

Passeri
,

posero
e così

gli elefanti

Pii-ro

l'Epirota

d'accordo col Eiceio in quanto alle tredici once

ma

ne riportarono splendida vittoria
.

ÒQÓwSeì S èXsqiag
zovg
fj

non

si trovi

d'accordo col medesimo in quanto
il

ai

segni di

XOiQov §orjV

nVTù)

toIvvv,

(paal, xcù 'PwficeToi

avv
vìxtj
i

valore, scrivendo

Passeri che porta quattro globi in segno
,

lIvQQm

ròì

rjusiQWTrj

étQÉipavTO

iXstpavtag
e
si

xal

delle quattro libbre

e

delineando
delle ant.

il

Eiceio quattro linee
tav.

avv toTg 'Po^iamg XafiTtgwg

éys'vsTo;

racconta che
e,

nel senso

medesimo (Mon.
Il bai-one

fam.

LXVIII
t.

2' ed.

Megaresi assediati da Antigono presero alcuni porci,
farli strillare
'

a

1843 pag. 250).

D'Ailly {Recherches
falso presso

I p. 200)
di

bene, gì' impegolarono e dato fuoco gli spindell'oste

scrive di averne

visto

uno

un negoziante

sere contro agli elefanti

nemica che
e.

infuriati

la

Napoli nel 1852.

misero in disordine

(Id. lib.
si

XVI

36). Gli elefanti scrive

Plinio {H. N. Vili, 9),
gnito del porco:

spaventano ad un minimo grusuis stridore terrentur.
di quadrilatero sulle

minimo

Tav. XXI.
1. a, b.

2.
si

a, b.

Dal deposito di Cere. Frammento

Nel Kircheriano non
di

sa d'onde

,

ma

probabilmente

cui facce rimangono appena visibili le tracce di piedi d'animali
dietro le

da Vulci. Frammento

quadrilatero rappresentante dai
gr.

ammaccature della mazza adoperata per romperlo.

due
2.

lati

il

toro italico.

Pesa

430,39.

a, b.

Nel Kircheriano. Venne

forse dalla collezione del
i

marTav. XXIII.
1.
si

chese Eecupero e rappresenta
italico. Il
3.

quarti posteriori del toro

suo peso è di gr. 201,37.
2),

a, b.

Dalle terre velletrane trovato insieme
il

coli' altro

qua-

Dalle tavole del Carelli (XL,
sa dove stia. Il

non dall'originale che non

drilatero che porta per tipo la spada e
lo vide

fodero. L'Eckhel
,

Mommsen

cita negli

Annexes

p.

330 questo

nel

Museo Borgiano

di

Velletri

e lo

pubblicò

bronzo

fra

quei che portano per tipo al dritto due polli e al

nella Sylloge I tab.

IX
p.

p.

90

e lo descrisse nella

D.N.V.

riverso due creduti tridenti e due delfini,

ma
lo

sbaglia anche

T. Il p. 86

e

T.

V

49,

50,

indi

il

Carelli lo fé inci-

perchè lo

strumento

che è al riverso è un vero tridente

dere nella sua tavola
fu estratto dal nel
lo

SXXVI. Non
predetto
:

si

sa come, ne quando

sempre

così effigiato sui quadrilateri

come

è questo.

Museo

solo è certo che

non fu mai

Museo

di Napoli,

dove passò una parte del Borgiano,

che è dimostrato dall'Avellino per mezzo del Catalogo che

Tav. XXTI.
1.

ne fu fatto al tempo della consegna. Nel

Museo Kirchedott.

a, 6.

Dalla collezione

Guadagni

di

Firenze passato ora al

riano, dove ora si trova, entrò per le

mani del

Emilio

Museo Britannico

e dato dal Poole (Catalogue pag. 62,63).

Braun che

lo

comprò

in

Napoli, e gli furono pagati 300

12

AES SIGNATCJM

T.

xxiv-xxvr

scudi,

mi narrava
Il

il

P. Marchi, oltre

un ammasso

di aes grave

olivo

con in cima tre

foglie, dall'altro

un segno

incerto

per giunta.
e fa perciò
il

Mommsen

tutto ciò non Io doveva ignorare

probabilmente perchè ammaccato da colpi di mazza.
4. a, b. Trovato nKlla necropoli di

maraviglia come abbia osato mettere in dubbio

Tarquinia in una cassa sepol:

modo

dell'acquisto, scrivendo: Cette pièce apres avoir
le

crale di nenfro accanto allo scheletro

ha

di

peso gram. 558

passée avec

Musile Borgia (corr.

une parile du Musée
Propaganda
di

B.

pari a

cii'ca

venti once. Kappresenta da due lati due
ai lati

mezze

perchè l'altra parte

fu

deposta in

Eoma)

lune rivolte colle punte

minori. Io

l'

ebbi presso di

dans

la collection de Naples, est
le

venne, on ne

sait trop

me
5. a, b.

e il feci disegnare.

comment, dans
di

Musée Kircher à Rome.
dall' Instituto nel

Fu

pubblicato

Dalla necropoli di Tarquinia nel Museo Britannico
il

lo

nuovo dopo l'Bckhel

BuUeUino<&. 1844
dall'originale

ha dato inciso
gr.

Poole

{Catal. p. 66):

il

suo peso è di
i

pag. 49 segg.:

ma

il

mio disegno

è

preso

35 pari a venti once
nel

incirca. I suoi tipi sono

me-

che pesa gr. 1610, 99, cioè libbre quattro e nove once e
gr.

desimi che
dei

precedente numero 4. Coteste venti once

14

in circa.

Kappresenta da un lato l'aquila che vola di
il

due

quadrilateri

provano una riduzione nel sistema
ci

prospetto stringendo

fulmine negli artigli e volge
il

il

capo

di Tarquinia, lo che

è

dimostrato da simili pezzi ohe

a destra; dall'altro lato

pegaso che corre a sinistra batleggenda:

portano le note di valore.

tendo

le

ali; di sotto v'è la

ROW\ANOM.
Tav.

XXVI.
Frammento
di

T.U-.
1.

XXIV.
Dal Museo Guadagni
1),

1. a.

lastra rotonda o ellittica tratta dalle acque

0, h.

in Firenze

ove lo vide

il

Lanzi

di Vicarello e ora nel Kircheriano.

Porta per tipo

il

tronco
i

{Saggio T. II p. 126,

ora nel

Museo
calco

Britannico. Il
in

mio

bracciato coU'anello, che

qui è ovale, sul tronco fra

due

disegno

è

cavato

da un mio
il

galvanoplastica.
2.
ffl,

rami.
b.

Kappresenta come
portando
il

precedente l'aquila di fronte che vola
il

Dalla necropoli di Tarquinia nella collezione mia. Framdi piccolo

fulmine negli artigli e al riverso

pegaso che

mento

quadrilatero

coi

tipi

delle

mezze lune

prende

il

volo a sinistra.
gr.

Vi

si

rivede

l'epigrafe

NCIA. Peso

1391 pari

a libbre 4, un'oncia e
io

ROMAgr. 6. Un

volte colle punte ai lati minori. Vi si vede l'impressione
lasciata da

un

forte colpo di

mazza:

e la fusione del

bronzo

esemplare senza leggenda l'ho

veduto in Parigi presso

non

è

ben

fatta,

notandosi per tutto gruppi e nodi di puro
Altri

r Hoffman.
2.

stagno. Il suo peso è di gr. 391.

pezzi
e

di cotesto

a, h. le

Trovato nell'a. 1846 in ottobre a Tor Maraneia presso

aes quadrilatero sono nella collezion

mia

provengono da
il

mura

di

Kóma

e dato nelle

Mem. numismatiche a

p.

42

Tarquinia

:

uno

di recente ne

ho veduto presso

sig. Stet-

tav.

Vn,

3, 4. Il Capranesi lo vendette poi al Kircheriano.

È
3. a,

tiner a cui è stato recato da Città della Pieve insieme con
altri piccoli
b.

un frammento
epigrafe che
quadrilateri
e
si
si

di quadrilatero con avanzo dei tipi e della

frammenti

di lastre quadrate e di quadrilateri.

hanno interamente rappresentate nei due

Dalla necropoli

di

Tarquinia

nella collezione
ai lati

mia. I

precedenti.

Pesa

gr. 233, 17,

cioè otto once
1.

suoi tipi sono le

mezze lune volte

minori:

ma

di

den. 6. Nella versione dell' H. de la

monn.

pag. 177(')

singolare
11

v'è

nel

centro un fiore simile ad
gr.

un

asterisco.

legge Vauthenticité
et

du

lingot

ayant pour type

un Foudeve in4.

suo peso è di

441.
11

dre

Pegase

avec la legende

ROMANOM,
si

si

a, b.

Dalla necropoli di Tarquinia.

suo peso è di gr. 437.

tendere che l'aquila è perita del tutto e vi
lato

vede da un
i

Ha
lati

per

tipi dai

due

lati

im A

di

forma

latina rivolta ai

una

sola .parte di fulmine ed all' opposto

soli piedi

minori colla sua base, e questo medesimo
dall'

A

si

doveva
dal

del pegaso con la leggenda del quadrilatero del 1846, e però
intero
il

ROM. Quanto
stata

all'autenticità
stabilita

vedere

opposto

lato
n. 6.

minore

,

come apprendiamo
di

eUa era

ben

prima

frammento seguente
frammento
n.

Nel campo

mezzo dove nel
si

Mommsen non

doveva scrivere che allora

3 abbiamo un asterisco, qui

vedono tre

soltanto divenne incontrastabile l'autenticità di esso

quando

linee parallele perpendicolari ai lati maggiori che senza

dubcerto

fu trovato

il

frammento.

bio sono la nota del valore, cioè libbre tre
se ne è perita alcun' altra. Se
il

:

ma

non

è

pezzo

è,

come

pare, alquanto
di circa

maggiore della metà noi avremo un quadrilatero
Tav.
1.

XXV.
Nel Kircheriano.
due facce:
il

ventiquattro once, cioè

un quadrusse

di

diminuzione se*'

a, b.

Parte inferiore del tronco bracciate
gr.

missale.
5.

sulle
2.

suo peso è di

302.
:

a^b. Dalla necropoli di Tarquinia ora nella collezione Strozzi
in Firenze,
pili

Dalla collezione Eecupero nel Kircheriano

il il

suo peso è di
tronco di verin
vi

È

del peso di gr.

221 e s'intende che

gli

manca

grammi 111.

I suoi tipi sono da
il

un

lato

della metà.

bena, dall'altro

ramo

di

Chamaerops. Sul tronco

mezzo
appare
1,

6. a, b.

Nel Kircheriano
si

e

proviene dagli scavi di Tarquinia.
linee

delle cui braccia sono impressi gli anelli,
il

ma non

Vi

vede un

A

con due

parallele; ohe compie
n. 4,

il

globo come

si è

veduto nel bronzo tudertino, Tav. XVII
di Ariccia nel Kircheriano:
il

b.

disegno del tipo dalla opposta parte del

come

si

dimo-

3.

a, b.

Dal deposito

suo peso è
di

stra dal collo di getto. Il suo peso è di gr. 343,80, cioè di

di

grammi 420

e rappresenta da

un

lato

un ramoscello

una libbra

e

grammi

sette.

,

T.

XXVII

AES SIGNATUM

13

Tav. XXVII.
1. a, b.

non paiono
serto di foglie d'olivo
bracciale,
il

moneta.

Il

tipo

di

ambedue

si

è

un ramo

Nel Kircheriano. Eappresenta un
tipo ripetuto

cui tronco è posto su due cantoni, mentre le

sospeso ad un anello
gr.
1(57.

sulle

due

facce.

Pesa

braccia

si

stendono sulle quattro facce a destra e sinistra:

negl'intervalli delle braccia sono dei globetti che forse allu-

2. o, b, e.

Nel Eircheriano. Mezzo semisse

della serie di forma

dono

ai

segni di valori. Questa serie

di

moneta ovale

si
i

ovale col segno di valore, del peso di gr. 98.
signe, perchè ci rivela

È

però in-

è attribuita

a Todi a motivo della clava trovandosi che
;

una

serie di peso
i

il

doppio mag-

Tudertini l'hanno fatta tipo dei loro trienti

ma

se valesse

giore della libbra semissale

cui spezzati iìnora si conogr.

questa ragione vi avrebbe troppo maggior dritto Volterra, che non nei trienti soltanto
del suo aes grave
il

scevano. Ora l'intero cbe doveva essere di circa 196
ci fa

ma

ripete per tutta una serie

supporre un asse' di gr. 396 cioè oltre a quattordici

tipo

della

clava;

si

è

anche

detto,

once. I suoi tipi sono la clava da
di semisse r\
3. a, b.

un

lato e la nota etrusca

che gli spezzati
tudertine
:

di

questi bronzi provengono dalle terre

dall'altro.
di

ma

essi si trovano

per tutta l'Etruria, dove non

Nel Museo

Torino.

Unico
fin

esemplare

dell'asse di

si

sogliono trovare

monete

umbre.

Di recente ne

.ho io

cotesta serie preso a calco

dal

1854 nel Museo prelato e la nota del-

avuto
altra

da Ancarano antica necropoli di Nursia o di qual
città

detto. I suoi tipi sono la clava
l'asse
4. a, b.
I

da un

della

Sabina.

È

per

me

di gran peso che nel

dall' alti-o.

Pesa once

sei.

deposito di Vulci tutto composto di aes rude e signatwni
di

Nel Kircheriano. Unico esemplare intero
dove la clava
è il tipo gT.

semis della
il

senz'ombra o vestigio di moneta fusa

sia etrusca, sia

umbra,

serie ovale

del dritto e

segno

siano stati trovati questi soli pezzi che appartengono all'ars

di valore nel riverso.
5. a, 6.

Pesa

84,00
col
:

pari ad once tre.

grave ridotto. Ciò prova che se

il

deposito antecede

il

474

Nel Kircheriano. Frammento
il

predetto

tipo

della
gr. 47,

nel quale anno fu presa e distrutta Vulci, era già avvenuta
la

clava nel dritto e

segno di valore

dall' altro.

Pesa

diminuzione dell'asse semissale. Tarquinia di certo aveva
i

ma

essendo mancante di una sua parte può valutarsi che

anch'essa cominciato a fondere

suoi quadrilateri su questo

fosse di due once e però del peso di gr. 56. Il sig. L.

Sambon
ai

piede ridotto. In quel deposito non vi era aes grave etrusco

assegna ai pezzi a sé noti per limite di peso dai gr. 46
Il trienle

37.

ma

questi soli spezzati della' serie ovale che

si

attribuisce

dovrebbe pesare due once

e

mezzo per

istare in

a Todi e vi consente l'uso

che

si

fa in essi della fa

mezza

serie con
6. 7. a, b.

un semisse

del peso di tre once.
rari coi tipi

luna

per

nota di

semisse,

come pur

Todi nella sua

Nel Kircheriano. Sestante ad oncia non

monetazione primitiva; inoltre la riduzione dell'asse che è
propria di Todi e non delle città etrusche.

della clava e la nota di valore. II peso del sestante è di

un'oncia gr. 28,00: quello dell'oncia è di dodici denari, ossia
gr.

14,00. Il
dieci:
il

Sambon assegna

al sestante

i

limiti da gr. 89
gr.

a

peso di due miei esemplari è di
a cui è attaccata

26,00;
di

AES GRAVE
LATIUM, SABINA
Fu una
si

23,50.

Un terzo
ó.

molta bava dal canaletto
il

fusione pesa gr. 34,00. L' oncia secondo
gr.
8, 9.

Sambon va da

18 a

Dall' Arrigoni. (i'aes grave tav.

V

incerte 11,12, pag. 36).

volta cercato se

presso gli antichi

1'

aes libbrale

Sestante ed oncia della forma di una ghianda missile

ma

dicesse grave a motivo del peso specifico, ovvero perchè non

smussata
IH

alle

due punte.

Ha

per tipo al dritto im

M

o

si

numerava,
il

ma

si

pesava.

A

mio credere

il

nome grave

de-

latino, al riverso la nota di valore.

signò
7).

peso specifico originale dell'asse, che fu libbrale o quasi

10.

Kircheriano

(Olivieri,

Fond. di Pesaro tav HI,

Piccolo

libbrale,
al

ma

di poi quel vocabolo di

grave non

si

poteva dare
fin

bronzo di forma lentieolare.
lancia da
11, 12. a,b.

Ha

per

tipo

il

ferro della
gr. 7,00.

numero

dei pezzi sibbene al peso di molti in
la

massa
e fu

da

una

parte, la clava dall'altra.
e Tessieri,

Pesa

quando s'introdusse
l'effettiva.

moneta

di bronzo

nominale

abrogata

Marchi
di

Vaes grave

pag. 28. Sestante
nella serie 3-7
e

ad oncia

forma lentieolare

oblunga come

Noi seguiamo l'esempio

dei numismatici che hanno dato
il

il

precedente. Il sestante ha una clava per tipo dal dritto
al riverso

nome
ficato

di aes

grave all'aes fuso libbrale estendendone
alle successive

signi-

un ramo

bracciate colla nota di valore, l'oncia
uniti al tronco in

anche

diminuzioni e a tutta la varietà delle

ha nel
trario

dritto

due rami bracciati
figurano
i

con-

libbre. L'aes
l'aes

gram

degli antichi non

comprende

1'

aes rude e

come

si

raggi di

un fulmine,

ma

di pili

signatum,

ma

solo quell'aes d'un determinato peso legale

vi si vede

una

linea retta traversa nel punto di congiun-

sovente espresso con globetti e linee rette e sinuose.

zione; al riverso è la sola nota dell'oncia.
13.

Questo aes di peso

determinato

non

è

ben certo quando

n

Caronni vide questi due frammenti di verghe quadrate in
del
Sellari

ebbe origine e da qual popolo. Si tien per congettura che incominciasse a

Cortona nella collezione
n. 48),
(

(Ragguaglio tav. VI
Passeri
il

Eoma

all'epoca dei decemviri, leggendosi che le

quando erano

stati dati già in luce dal

multe in bestiame

stabilite

per legge Aternia-Tarpeia del 300

Paralip. tab. I nn. 3, 4, 5). Li ha dipoi riprodotti
CI. II,

P.

rinnovata due anni dopo per la legge Menenìa-Sestia furono poi
nel

Marchi [L'aes grave,
(p.

IV

nn. 5, 6, 7)

ma

nel testo

324 per

la legge Giulia-Papiria

cambiate in multa pecunia-

28) ha scritto che sono pubblicati per moneta,

ma

che

ria, nella

quale per una pecora pagavansi dieci assi e per un bue

14

AES GRAVE

T.

XXVII

cento (Cic. de

r.

p. II, 35)

:

levis aestimatio

pecudum
est.

in multa

ETRURIA, UMBRIA
Quanti hanno scritto intorno
dagli Etruschi
si

lege C. lulì P. Papirii

consulum constiluta

Cotesta congetfa la

tura

si

conferma da Livio (IV, 41) che nell'anno 352

prima
alla

al

primitivo bronzo monetato
al

volta menzione dell'aes grave nella condanna di

Postumio
gravis.

sono dati per vinti

Mommsen

ohe tiene

somma

di dieci

mila
si

assi:

decem millibus aeris

E

però

questa specie di moneta non essere fra loro anteriore al 474 di

da notare che prima

trova menzione dell'oes e dell'asse, inoltre

Eoma. Egli

lo

deduce da

ciò che l'Etruria trastiberina soggio:

del quadrante e del sestante,

nondimeno non

si

può per
;

ciò dire

gata appunto in quell'anno non ha moneta propria di bronzo
ragion dunque volere ohe neanche
se lo avesse
il

che Vaes fosse piuttosto grave che rude e signatum che Vas
il

e

neanche
dell' aes

resto della nazione etrusca

qnadrans

e il

sextans dinotino la creazione

fuso o

coniato.

Ma

questo argomento che parca

grave, cioè di una moneta di forma e di peso determinato.

così solido ha oggi perduto ogni valore

dopoché

i

prodotti degli

L' epoca ignota
:

delle diminuzioni successive dell' aes grave ci è

scavi della necropoli

tarquiniese tenuti in

osservazione hanno
ri-

e gli antichi scrittori

non ne parlano,

È

però dimostrato

rimesso alla luce una nuova serie di aes grave libbrale nel

dalla nostra esperienza che dall'ssse di peso

effettivo si passò

manente

delle terre etrusche e latine

non mai veduto. Da questa

all'asse semissale, poscia al trientale, indi al quadrantario e final-

scoperta è stata tolta ancora ogni difesa alla opinione che l'in-

mente

al sestantario,

nella qual

epoca fu stabilito

per legge

troduzione della moneta di bronzo in Etruria datasse dall'epoca
della diminuzione semissale

del 485, che si coniasse l'asse del peso di

im

sestante.

romana: perchè Tarquinia insieme
quadrantario
ci

Coteste diminuzioni

si

trovano

soltanto nell' aes grave di
;

colVaes quadrilatero propria serie

del

sistema

ha dato
e

la

Eoma,

di Lucerà, di Venosa, di Todi

forse anche degli

Eugu-

libbrale in assi di dodici libbre

incirca

al di

bini, se

può dedursi dal peso del

tresse, che

suppone

l'asse di
sei.

là fino a quella trovata nel

1875 con un astro a quattro raggi
peso di gr. 368
cioè di

quattro once, mentre negli assi finora noti se ne

contano

per tipo ripetuto sulle

due facce del

AUa

serie ridotta di

Todi coll'aquila manca

l'asse,
si è

ma

questo

once 13

e

gr. 4.

asse non

manca

nella serie ovale ridotta, che

attribuita ai

La

tradizione

faceva

Numa

autore dell' aes
si

rude,

Servio

Tudertini.

Tullio dell'acs signatum e coi nostri studi
dell' asse,

è

probabilmente
circa
i

La repubblica romana non emise multipli
dupondii, tripondii, e decapondii nell'epoca
grave,

cioè

stabilito

che

1'

aes grave

deve essere
e

stato introdotto

primitiva dell' aes

primordi del secolo terzo di Eoma,

non abbiamo finora niun

ma

quando era già avvenuta

la riduzione.

argomento che seriamente combatta queste tre epoche, ovvero
l'origine

I tipi dell'aes

grave sono presi generalmente dalla classe
:

romana del bronzo fuso monetato.
si

Ma

neanche

le

mo-

dei simboli e dei segni

fu proprio del Lazio e della Sabina

il

nete coniate

possono far precedere
i

il

quarto secolo di

Eoma

prendere per tipo

le

imagini

d'uomini e di donne, simboliche
si

nel quale Atene e

Greci

d' Italia

cominciano ad usarle. La

ancor esse. Atri, Arimino, romane colonie
a questa usanza.

attennero in parte

serie ovale fusa e la serie coniata incusa sono

due singolarità

che
il

si

trovano solo in Etruria. Al 474 circa allorché verisimilfu

Eoma
mini ripete

ripete
il

tipo

del

rovescio

per tutta la
il

serie,

Eie

mente
le

nascosto
di

il

deposito di aes

rude

e

signatum presso
in corso nel-

tipo del dritto. Atri varia

tipo

del

dritto

mura

Vulci

le

monete ovali non solo erano
si

del riverso. Lucerà

segue un

sistema

suo
Il

proprio del quale

l'Etruria, perchè alquante di essa vi

rinvennero fra quei bronzi,

ragiono
tipo

nelle

dichiarazioni
pei

delle

tavole.

Lazio
il

ripete

il

ma,
Ciò

ciò
si

che s'ignorava, essa aveane subito' già una diminuzione.

del

dritto

primi tre pezzi

e ripete

riverso per
il

deduce dal frammento di semisse di recente acquistato
il

tutta la serie.

La

Sabina, ora

non ripete

ma

duplica

tipo
tipo,

pel Kircheriano

quale

suppone un asse libbrale
conosciuti
finora

,

mentre

i

che è lo stesso nel dritto e nel riverso, ora non ripete né lo duplica.
II

il

pezzi della intera serie
asse
il

appartengono

ad un

cui solo esemplare che è nel

Museo

di Torino è di ridu-

Lazio e la Sabina non usano dichiarare

il

proprio

nome

;

zione semissale.

talvolta è

un simbolo ovvero una

lettera

iniziale soltanto

che

Usano

gli

Etruschi nelle monete fuse
:

di ripetere

i

tipi del-

vi si legge.

Eoma

si

inscrive soltanto nella

moneta che fonde

l'asse per tutta la serie
I Tudertini, zati inferiori;

gli

Umbri
li

invece variano in due modi.

nella zecca degli alleati

con

tipi

non suoi:

ma

quando

i

tipi

come

i

Eomani,

fanno diversi nei cinque spez-

sono gli stessi

essa indica la zecca se ad
il

esempio

è Lucerà,
e

ma

gli

Eugubini hanno per costume, a quanto
volte, ripetendo
i

con U, se Velletri con V. Atri inscrive
Vestini e

suo nome,
il

così

i

pare, di cambiar tipo tre

tipi dell' asse nel

Fermo. Venosa

è incerto se abbia apposto

suo mo-

semisse, del triente nel quadrante, del sestante nell'oncia. Eestano però alcuni tipi fuori di serie ai quali attendiamo che si
trovi
il

nogramma
e lo fa

nella serio libbrale.
!.-,

Lucerà comincia dalla

serie ridotta

con la sola iniziale

Ascoli di Puglia prende per tipo

compagno. Nelle note del valore

,

è

costante

presso

la lettera

A

che ripete per tutta la serie. Questa

A

non etruil

degli
sia il

Umbri

l'adoperare la nota etrusca 3 dinotante la
i

metà

o

sca

ma

latina appare inaspettata sulla serie di Tarquinia

cui

semisse: nel che vanno con loro d'accordo

Volterrani

significato letterale o simbolico è tuttavia

un enimma.

fra gli Etruschi e quei che
tipo, e

pongono

la testa del sacerdote per
e

I coloni lucerini sono
i

i

soli

che abbiano inscritti sugli assi

quei che la ruota etrusca al dritto e al riverso,
le

quei

nomi

dei magistrati monetali o eponimi che vogliano credersi.

che fondono

loro

monete

in

forma ovale. Quindi
di

si

deduce

Eieti appone

sul

dritto le iniziali

di

uno

o

due magistrati

e

che cotesta serie ovale o è uscita dalle officine
città la quale fondesse

Todi o da una
e si servisse

pel riverso l'iniziale del suo proprio nome.

in origine l'asse

libbrale

T.

XXVIII

AES GEAVE

15

della nota etrusca D per indicare

il

semisse. Inoltre la serie che
e al riverso tre

hanno adoperato anche

gli

Etruschi per significare la loro alil

ha per tipo a dritta la nota etrusca
volte col dosso al centro,

mezze lune
lo

leanza di ohe è certissimo esempio

triplice

nome

di

Pupluna

non ostante l'epigrafe dell'asse cho
adopera
i

Vetulonia e Chamars sulla moneta coniata coi tipi di Populonia.

dichiara

tudertino

perchè

sei globetti

per nota del

Non

si

dovrebbe quindi trovar ostacolo ad ammettere almeno
si

semisse, non deve essere stato emesso dalla zecca di Todi. L'asse
e
i

come verisimile che
i

legga

il

nome

di Vetulonia su d'un asse

suoi multipli

si

sogliono trovar notati con l'unilìi

I.

Vi hanno

cui tipi sono da

un

lato la ruota

ad otto raggi e dall'altro

però esempi dei dodici globetti.
Gli Etruschi,

l'ancora, tipi già noti nella
e,

serie di
>J,

Chamars
serie

e delle città in-

tranne Volterra,
e

fra le

monete
il

coniate,

dicate

dalle loro

iniziali ì, 5,

A,

però

non ridotte e

Pupluna, Fercnas
sulle

Peithesa, sogliono abbreviare lettere

loro

nome

aventi costantemente per tipo la ruota a sei raggi, non ad otto

monete scrivendo talvolta due
sola lettera iniziale, dove

M, ma

comune-

come quella che porta
che
ai tipi della

il

nome

di Vetlunva. L'asse controverso
le tre
il

mente una

non omettono ancor questa.
:

ruota etrusca da una parte e
il

mezze lune
peso, non la

Yetulonia adopera quattro sole lettere. Fall, sulla moneta coniata
in
il

dall'altra

congiunge

nome
i

di

Todi

e

non ha

monete

di

confederazione la città che
il

ai

suoi tipi inscrive

maniera, non la forma, uè
tesi

tipi

tudertini, in questa nostra ipo-

nome

della città confederata

pone per intero
finora
il

Vetlunva in

parmi che trovi

la

ragionevole sua spiegazione. Crediamo
il

una moneta della quale abbiamo
larissimo bronzo coniato che
si

solo asse.

Un
di

singo-

finalmente degna di menzione la maniera di coniare

bronzo

conserva nel Museo

Parma
Felalu,
far

tenuta dagli Etruschi in una loro serie che riesce nuova e singolare anche per le straordinarie divisioni e
il

nomina

le tre città confederate in questo

modo Fufluna,
Grli

modo

d'indicarle

Cha, cioè Pupluna,

Velulonia e Chamars.
sulla

Umbri amano

non con

le solite cifre

ma come
fa

sull'oro e sull'argento coi nuè riunita ora in

pompa

del loro

nome

moneta fusa

e coniata

scrivendovi

meri. Essa pel molto che

mi sono adoperato
il

Tulere nell'asse e semisse e sulla coniata; Tuder, Tu negli spezzati
:

una
e
il

serie, nella

quale

sua mostra

)IC che è seguito dal

^

gli

Eugubini danno sempre intero Icuvini ovvero Icuvins.

peso di entrambi ne avverte del valore di 100 nel primo

È una
nome

singolarità della quale

abbiamo avuto esempio
iniziali

in Sabina,
il

e di

50 nel secondo. Poscia
XIIC, X, A.
il

si

hanno spezzati

di

XXX, AXX,

dove sembra che abbiano notate con tre

SAF

proprio

XX,
il

Manca
il

tuttavia l'unità minore e probabilmente
e il

nel solo bronzo di tatta la serie che rappresenta l'oncia.
si

AX,

AXXX,
si

XXXX
come

AXXXX,

il

qual supposto atten-

E

un' oncia ancora

è

quel recente bronzo venuto in possesso
scavi di Telamone,
sul quale
se la

diamo che
le cui basi

avveri

tanti altri per le scoperte ulteriori,

del

march.

Strozzi dagli
è

sono state con instancabile attività e consiglio poste

prima lettera non
agevolmente
si

chiara si legge però

indubitato \MA>I che
tipo.

dal sig. march. C. Strozzi,

nome

illustre che ricordo con sin-

compie Tlo.mun. Questa oncia non ha verun
il

golare aifezione e doverosa riconoscenza.

In altre poi pare che
iniziali siasi

nome

della

città o intero

o in sole

impresso nel solo asse o nel suo multiplo. Leggesi

così Tulere in

un

asse,
i

e

A

nel dritto

V

nel riverso di
la serie

un du-

Tav. XXVIII.
1.

pondio, d'ambedue
anepigrafa.

quali

bronzi

abbiamo

intera

ma

Museo

di Pesaro.

Bifronte barbato

e

coronato di lauro: la

nota della libbra gli è sopra scritta
l'ordinario peso dell'asse

ma

il

suo peso eccede
i

Alle monete già fuse nelle tre classi di aes rude, signa-

romano che non passa Al rovescio

gr. 312,30:

tum

e

grave o coniate

si

vedono talvolta impressi dei segni,
le quali

questo invece ne pesa 389,50.

è la

prora di

che diciamo contromarche
emissione,
altrimenti
il

però non ricevono nella prima
Il

nave volta a sin. e di sopra ripete la nota della libbra. 11

ma
non

dopo che sono entrate in commercio.
ci

supporre

Eocchi nel catalogo ms. di quel Museo ha notato l'analogia
di questa

par verisimile

:

essendo evidente che chi fuse

libbra con

quella di Atri,

come apprendo

dal

metallo vi deve aver notato nella forma o staffa

quanto

si

eh. sig. march. Antaldi.

A me

pare che sia stato fuso nel
il

esige perchè abbia corso legale.
legalizzarlo con altro marchio.

E

però diciamo che non occorre

territorio di Rimini, e siasi perciò ritenuto
locale.

peso della libbra

Sopra un frammento di aes rude
Bebiani presso Benevento ve-

La prora

volta a sin. appartiene alla seconda emis-

portatoci dalle terre dei Liguri

sione romana, al

qual tempo
:

ovvero ad epoca posteriore
che
ci

diamo ben impressa
e

la lettera ^ retrograda e di arcaica forma,
di aes

bisogna riportar quest'asse
già dato,

il

conferma nel parere

sopra

un frammento

signatum probabilmente trovato
è

che

nel peso

si

è

seguita la libbra di Eimini.

nella

necropoli di

Tarquinia ora nel Museo Britannico

im-

Del resto
cezione.
2.

alla regola stabilita dal D'Ailly v'è qualche ecn.

pressa profondamente una mezza luna: la mezza luna e
si

un

astro

Vedi appresso

4.
d.
Il

trovano impressi in altro frammento di quadi'ilatero prove-

Kircheriano.

Bifronte barbato. R. Prora di nave volta a
p. 35, 36)

niente di certo dalla stessa necropoli, e posseduto dal marchese
Strozzi. tato

barone D'Ailly ha stabilito {Rech. I
si

che la prora

SuU'aes grave e sulle monete coniate etrusche ho no>l,

trova costantemente volta a destra uell'asse primitivo:

ma

un

r,

ovvero una foglia di edera, ovvero una mezza

nella seconda emissione che tende alla diminuzione e nelle
serie già diminuite al pari che nei multipli essa si vede volta

luna 3; questi due ultimi segni impressi a solo contorno.

Le monete
bilito

di confederazione si riconoscono

come ho
nomi
;

sta-

a sinistra; di che

mi

è piaciuto

dare un esempio nel sedell'asse primitivo è

altrove a queste

condizioni. I due o piii

inscritti

misse seguente.

Il

maggior peso
e

come
il

su di una moneta che ha per tipi quei di una d'esse
solo inscritto sulla

un nome
Così

fu detto di gr. 312,30

discende fino a 207,10. Così

moneta che porta

i

tipi d'altra zecca.

Bar. D'Ailly,

il

quale anche dimostra che le riduzioni sue-

16

AES GEAVE

T.

XXIX-XXXI

cessive

si

fanno

di
il

metà

in

metà,

creando prima-

1'

asse

di gr. 27, che

meglio

si

adattano alla diminuzione qua-

semissale, poscia

quadrantale, ohe è la
1'

metà

del semisse.

drantaria che alla trientale. Poi rispetto alla nota osservisi

Ma avrebbe
legalmente

dovuto dire che v'era inoltre

asse trientale che
iìno a tanto

come
della

delle tre linee richieste ad indicare

il

tripondio,

se

dimostra avvenuta una diminuzione al terzo,
si

che

mediana non

vi

è

rimasta che una traccia, v'è però

stabilì l'asse sestantario,
11

diminuendo a metà

una

tale distanza delle

due linee

estreme

,

che

sarebbe

l'asse trientale.

peso più elevato dell' asse semissale è

inesplicabile se

non avesse dovuto segnarsene una nel mezzo.

stato stabilito dal D'Ailly a gr. 178.

Nel gran deposito

di

Inoltre di essa linea

media
sia è

le tracce

sono evidenti. Deve

assi primitivi scoperto a Cerveteri vi si trovarono tre

esem-

dunque stimarsi che
tale,
7.

un

tripondio del sistema quadran-

plari del peso di gr. 143,90; 147,80; 148, che

sembrano
epoca

e tal parere

ci

confermato anche dal peso.

provare non

essersi fatto quel deposito

prima

dell'

Kircheriano. Asse trientale del peso di gr. 102. Il dritto ha
il

dell'asse semissale.
3. Kircheriano. Testa di Giove laureata barbata e volta a destra.

solito tipo

del bifronte barbato, nel rovescio la prora è

volta a sin. e sopra v'è la nota della libbra.
8.

R. Prora di nave volta a sin.
4. Kircheriano.

;

di sopra è la nota del semisse.

Kircheriano. Asse sestantario
gr.

del peso di due
il

once, pari a

Testa di Minerva

volta a sin.; di
vi si

sotto è la
la

56,00. Il D'Ailly stabilisce

peso normale di cotesti
117).

nota

del triente. R. Prora a d. e

vede ripetuta

assi a gr.

54,166

(T. Ilpart. I pag.
il

È

notevole nel
nel bifronte
si

nota del triente.

disegno di questo bronzo

profilo

del naso

che da sinistra è convesso, da destra è concavo. Inoltre

ha da avvertire
Tav.
1.

al

modo

di trattare

i

capelli della fronte

XXIX.

e la

barba con una doppia serie di globetti in Inogo dei
Caronni nel catalogo del Museo Hedervary ha già
cotesta maniera di trattare
i

Kircheriano. Testa di Ercole giovine coperta della pelle di
leone che gli
si

ricci. Il

annoda

al collo

;

dietro a d.

è la nota del
è

notato che

capelli, la

barba e

quadrante. R. Prora volta a d. e di sotto vi

ripetuta la

anche

il

bulbo degli occhi tenevasi
di

ai suoi

tempi come prodic'egli,

nota di valore.
zione pesa
si

Un

quadrante ben conservato di mia colleasse di gr. 316:

pria delle officine
tutti questi bronzi:

Gubbio, donde provenivano,
et

grammi 79 che darebbe un

ma
tali

Barba

coma oculique

globuli perpetui

è già notato che gli, spezzati inferiori all'asse sogliono
all'

sunt,

horumque assium genus ex eugubiana Etruriae regione

riferirsi

asse

di

dodici

once

e

più,

quantunque

proveniunt omnes, ita ut a nonnullis antiquariis Eugubio
civitati tribuantur.

assi

non

si

siano

mai

trovati.

Un
I,

quadrante di seconda

ri-

La

quale opinione, dice
il

egli, si

conferma

duzione

cioè appartenente

all'asse di

quattro once è nel

da un

fatto, del

quale ha tenuto conto

Eeposati {Zecca

Kircheriano. Il D'Ailly {Rech.
esso pesa gr. 25,85.
2. Kircheriano.

129) stima che sia unico:

di Gubbio),

avvertendo

che un ingente

numero
e

di

assi

sestantarii fu trovato ivi insieme colla
sin.

forma

che

erano

Testa di Mercurio con pileo alato volta a
d.

conservati dall'abate Trombelli: Eugubii sextantarios fusos

R.
3.

Prora volta a

di sotto è

la nota del sestante.

probat
bellio

numerus ingens cum ipsa forma
servatus.

repertus
asse

et

a Trom-

Kircheriano.
di

Testa di
d.

Koma
XX,

galeata volta a sin.

R. Prora

Contemporaneamente

all'

sestantario
la cui

nave a

e di sotto la

nota dell'oncia.
1-2 pag. 77, 80). Semisse unico
e

fuso fu coniato in

Koma

l'asse del peso di

due once

4. Coli. D'Ailly [Rech. pi.

estrema diminuzione fu stabilita dal D'Ailly a grammi trenta.

nel quale

la

testa di

G-iove è volta a destra

la

prora

della nave è volta a sinistra. Il suo peso è di gr. 127,750,
e

può appartenere
triente

all'asse primitivo.

Nella

coli.

Blacas v'è

Tav.

XXX.
Il

un

rimasto

ignoto

al D'Ailly, nel quale la testa

a, b. Kircheriano.

Cohen ha

scritto di questo decusse che nel

della

Minerva

è volta a destra e la prora a sinistra (Blacas-

Museo

di

Napoli ve n'è un altro esemplare {Monn. de la rép.
:

De

Witte, H. de la

monn.

t.

IV

pi.

VI

n.

2 pag.

8).

Il

rom. pag. 349)

ma

ivi

non

è

mai

stato, e

il

nostro passò dal

suo peso è di gr. 81,84 e però deve considerarsi di prima
emissione.
5.

Museo Capponi
Passeri, al

nel Collegio romano, e fu noto al Gori, al

De

Zelada. Testa di

Eoma
il

volta a d. coperta di
:

Coli.
gr.

D'Ailly (Redi.
154,10,54
e

I

pi.

XXVI,

2).

Asse del
tipo
il

peso

di

galea a testa di grifo coi lacci da legarla pendenti
alla

di dietro

però

semissale.

Ha

per

bifronte

nuca

è la nota del valore,

X

;

suo peso

è di gr.

1106,60

nel dritto, nel rovescio la prora volta a sin. e sopra di essa
la nota della libbra.

pari ad once 39 e

mezzo romane: donde

risulta che questo

Questa prima riduzione non era amil

decusse fu emesso nell'epoca dell'asse trientale. Al riverso
è la prora della la nota. X.

messa da

alcuni,

ma

D'Ailly ne ha dimostrato la realtà.
il

nave volta a

sin.

e

di

sopra

è

ripetuta

6. Kircheriano. Tripondio unico a motivo del tipo che è
fronte. Io l'ho veduto nel Kircheriano, ove ora

bi-

non

è;

però

non ne ho
D'Ailly
l'antico.

tratto

il

disegno dall'originale,
t.

ma

dalle tavole del

(Recherch.,
Il

I pi.
il

XXV,

3),

che non ben ritrae

Tav.
1. a,

XXXI.
&,
e.

D'Ailly ne dà

peso di gr. 254,90

ma

sostiene

Kircheriano. Testa
i

galeata di
:

Eoma

con eresta di

a pag. 193 che non è

un

tripondio, sibbene
e

un dupondio.
mezzo
incirca

grifo e

lacci da legarla pendenti

di dietro è la nota del

Ma

il

peso di gr. 254 equivale a 9 once

tripondio.

R.

Prora a

sin.

e di sopra la nota

medesima

del

T.

XXXII

AES GRAVE

17

valore.

La forma

del rostro non è sempre la stessa perciò
la
e.

ROMA-LUCERIA
2.

ho

curato di

esprimere

notevole
Il

varietà

che

si

vede
Eircheriano. Bifronte barbato. R. Prora di nave volta a destra,
accanto alla quale
v' è

nel rovescio del

tripondio

peso di cotesti pezzi, se-

condo

il

D'Ailly, va da

grammi 208 a 213; sono dunque

la iniziale

U

della zecca lucerina.

da riferire alle corrispondenti riduzioni dell'asse a norma
dei limiti assegnati dalla esperienza.
2.

È moneta
nari
:

di riduzione quadrantaria la prora

pesando once 2
il

e

de-

22 nondimeno

non

è,

come vorrebbe

D'Ailly

Eirclieriano. Testa di

Eoma

volta

a

d.

con galea
alla

che

ha

(V. tav.

XXVIII,

2),

volta a sinistra.

A
il

Lucerà fu dedotta
bar.

una codetta
stretta:
ivi

di crini

per cresta

e la

gronda
valore.

nuca assai
Prora volta

una colonia romana nel 440: donde
duce che
la

D'Ailly deavvenuta in
tal

è

anche la nota

del

R.

riduzione

quadrantaria era già

a sinistra e vi è di sopra ripetuta la nota
Il

del dupondio.

Roma
si

in questa epoca.

Ma

ciò

suppone che

serie

di

peso ascendente dei dupondi va da grammi 151 a 200,

asse e semisse coi tipi romani siasi emessa subito che vi

che però

possono rispondere alle tre
trovato
negli
scavi
di

diminuzioni. In un

condusse la colonia, di che non v'è motivo. Lucerà ebbe

esemplare
leri

Santa

Maria

di

Fal-

la serie primitiva coi propri tipi

come vedremo,

e la serie

veduto da

me

la nota del valore

mancava

al rovescio

ridotta al peso
la

delle tre

once: è quindi ragionevole che
si

di esso.
3.

moneta

coi tipi

romani

stirai

fusa quando
il

in

Eoma

Museo

di Pesaro. Testa della dea di
grifo

Uovaa volta a destra con
alla

erasi ridotta a quadrantaria. Notisi che qui

bar.

De Witte
quadran-

elmo a testa
vedono
i

e

larga gronda
alla

nuca.

Vi

si

(Op.

cit.

t.

IV

pag.

13

pi.

XVIII) ha chiamata riduzione
è

lacci pendenti

come

Roma

del tripondio e del

trientale, o sia di taria
3.

4 once, quella che per noi

deeapondio descritti di
si

sopra. Il segno

X

del

decusse

vi

sia di

3 once.
laureata
volta a dr.
R.

vede a sinistra e a destra, davanti al volto v'è per segno
di lancia. R.

Eircheriano. Testa di Giove

Prora

monetale xm ferro

Prora di nave volta a
:

sini-

volta a destra, di sopra è la nota S e dal lato destro è la
lettera iniziale U. Il suo peso è di un' oncia e mezzo.

stra e di sopra la nota
è ripetuto e
si

X

del valore

il

ferro di lancia vi
al di e

La

vede sotto la prora, stando
Il

sopra la

legge del D'Ailly che la prora è volta a sinistra nella serie
ridotta,

nota del decusse.

suo peso è di

grammi 721,

però può

non è neppur qui osservata.

corrispondere all'asse ridotto a tre once, cioè quadrantario.

Questa insegna del ferro

di lancia

ha riscontro nell'argento
4. Eircheriano.

EOMA E
a tre creste
:

U
dell'

coniato anonimo. II eh. march. Antaldi che ha scandagliato
il

Testa muliebre di prospetto coperta

elmo

peso del decusse, mi scrive che a cotesto deeapondio

il

ha pendenti
:

agli orecchi, e collana di pietre
capelli lucignolati dalla cer-

Gori (Mus. Eli: tav.

CXLVI

n. 6) e 17

ha

attribuito

40

once,

preziose al collo

due

liste di

mentre non ne pesa che 26
l'ebbe e
il

denari.

L'Arigoni ohe

vice le cascano sulle spalle. R.
di prospetto: nell'esergo

Bue che va

a destra e guarda
si

pubblicò {Num. musei
assai

/!ri(7on. t. Ili tav.

21,22)

ROMA.
fin

Sul dorso del bue

alza

lo rappresenta

male

;

né dopo se

n' è
il

veduto alcun
peso sia al-

un caduceo. Niun disegno
tutti
i

ora ha saputo rappresentarci
descritti:
il
i

altro miglior

disegno.

A me

sembra che

particolari che

abbiamo

D'Ailly che
pendenti

è

quanto scadente per difetto della fusione.

l'ultimo editore

ha pur omesso

la collana e

(T. I,

XLVIII,

2). Il

peso di quest'asse è di once nove e quattro

EOMA-VBLITRAE
Tav.
1.

denari.
5. Eircheriano.

XXXn.
Testa di Giove laureata volta a
R.
Il

Tipo simile

al precedente, se

non che in questo pur

Coli. Depoletti.

sin.

ed ha

manca
manca
:

la doppia lista di capelli ravvolti, e la collana

di sotto la nota S giacente.

Prora volta a destra sulla
suo peso
il

però vi

si

vedono

i

pendenti che sono omessi nelle
I,

quale
e

si

vede la lettera V.
E.

è di

once cinque

edizioni,

anche dal D'Ailly (T.
si

XLVIII,

1).

Sul bue al

mezzo.

negoziante Depoletti che

possedeva mi disse
;

rovescio non
cedente,

drizza

un caduceo, come

nel

bronzo pre-

che gli era venuto dalle campagne velletrane
si

e ciò

parmi

ma

vi sta

un U

acuto. Il suo peso è di once otto,

confermi dalla iniziale
di

V

della zecca veliterna, dove ai

imdici denari e mezzo. Di cotesto rare monete se ne è trovato un esemplare negli scavi di Veleia (De

Romani piacque

fondere la

moneta,

contrasegnandone
in

Lama, Tav.

l'ofScina con la iniziale V,

non altrimenti che fecero

Lucerà

Alim. pag. 57), uno nel Modanese sulla via della Secchia
(ivi

con la lettera U. Velletri era colonia latina ed avrà potuto
prestare cotesto ufiìcio della zecca a

pag. 58), uno qui in

Eoma

nel

Campo Verano,
7,

di cui

Roma prima

del 361,

diedi già conto

nella Civ. Catt.

(1877 pag.

8).

Ma

in

nel quale anno,

come narra Diodoro (XIV,
si
i

102), o nel 371,

Puglia non
il

si

sa che se ne sia trovato veruno, e nondimeno

come

si

ha da Livio (VI, 20),

separò dalla romana con-

Riccio l'ha attribuita a Lucerà. Or le acque di Vicarello
ci

federazione, e nel

416 perdette

suoi diritti di cittadinanza.
dei quadri-

che non

hanno mostrata neppur una moneta fusa della

Essa aveva in prima emessi probabilmente
lateri,

zecca di Lucerà ci hanno invece dati sette di questi assi,

due certamente se ne trovarono nelle sue campa-

quattro colla insegna del caduceo e tre con la iniziale U
la loro patria

:

gne

(tav.

LXrX,

2),

e

di

questi uno

con l'epigrafe

RO-

dunque non può essere cercata

fuori del Lazio
vi

N\ANO/V\ (Vedi

tav.

XXHI).

della
sia stata

Sabina nella quale regione, non sapendosi che

una

città

con

l'

iniziale U, è d'uopo che ci vol-

3

18

AES GEAVE

T.

XXXIII

giamo

al

Lazio che

ci

darà da scegliere Lavinium, Lani-

emissione del bronzo, ponendovi sopra per tipo la testa del
lacus reali7ius e al riverso l'uccello che viveva sopra quel

viwn

ovvero Lahìcum prima del 416 o sia dell' epoca di
città latine nella cittadinanza

assorbimento delle

romana.

lago e pascevasi del

buon pesce che

vi pescava.

EEATE
Tav.
1.

SAUEA EALISCOEUM
2. Kircheriano.

xxxin.
con capelli in masse

Testa giovanile diademata con capelli fluttuanti
;

Kirclieriano. Testa barbata

immollate
Dinanzi
artigli

intorno alla fronte e al collo, volta a sinistra

di dietro alla

d'acqua e coronata di giimco palustre volta a
vi

sin.

nuca

è

un

S.

R. Il tipo

medesimo

del dritto

ma
1'

qui la testa
del dritto.

ho letto UT. R. Aquila piscaria che tiene negli
e vi

è volta a destra

ed ha alla nuca ripetuto
e

S

un pesce

poggia sopra

:

sul dorso è chiara la lettera R,

Pesa once undici, denari imo
3.

mezzo.

che al P. Marchi parve un

monogramma, né

del resto si

Museo
tro
i

di Pesaro.

Testa giovanile con diadema occulto den-

avvide delle due lettere che sono chiare nel dritto {Lettera
al Gennarelli, Mon. prim. 1842, 29
{H. de la
ag. pag. 22). Il Blacas

capelli volta a sinistra. Alla

nuca

v' è

un grappolo

d'uva col suo picciuolo ben chiaro. R.

La

stessa testa,
si

ma
il

monn.
non

I pag. 392) annota che la lezione di queste
si

coronata di raggi volta a destra: alla nuca vi

ripete

tre lettere

ebbe prima che

io la pubblicassi è verissimo,

negli

grappolo d'uva ancor qui col suo picciuolo.

Annali deW Instituto 1860 pag. 242. Ciò
a

perchè

La

iniziale S si
il

ha finora
d'

nell' unico

esemplare del Kir-

Eoma

ne furono recati insieme due

esemplari

ma imo
De-

cheriano:
di Pesaro,

grappolo

uva era unico

iu quello del

Museo

d'essi soltanto entrò nel Kircheriano, l'altro l'ebbe il
poletti,

ora vanta un secondo esempio in 'uu

asse tro-

sul quale non fu ravvisata veruna lettera. Il tipo

vato
tav.
di

nelle

campagne
n.

di
i

Nicotera

in

Calabria

(Vedi la

del dritto è manifestamente di

un

dio acquatico a cui coni

LXX

2).

Eccetto

descritti tre esemplari, gli assi
di

viene
in

il

giunco palustre e l'avere

capelli

come

lucignoli
tipo del

questa serie mancano del tutto di segni monetali e

umide masse.

A

ciò

anche dà buon sostegno

il

lettere

come

si

vede nella tavola seguente.

rovescio, l'aquila piscaria.
l'aquila

Quel R dunque che
iniziale del

si

legge sul-

Or

è qui luogo di cercarne la patria.

Cominciamo dalla

può ben essere un'
;

nome

di zecca che di poi.

provenienza. Il P. Marchi non fé caso dell' esemplare notato
dalla lettera S, che fu tardi indicato a
Gr.

emise questo asse

delle

due lettere del dritto dirò

me

e a lui dal sig.

Considerata le circostanze predette, e come non può essere
guari lontana quella terra, donde
plare
si è

Lovatti,

il

quale

lo vide posto

da parte coi duplicati

recato

il

doppio esem-

nel Kircheriano. Il Marchi adunque intese parlare della serie

mi

è sembrato che niuna città vi potesse pretendere

priva di qualsivoglia segno o lettera quando scrisse dell'asse,

più di Reale. Era questa nei tempi dell'asse primitivo, a
cui dobbiamo riportarla pel" suo peso di once otto e diciassette denari,

che dal ripostiglio di monte Mario ne venne fuori un solo,
e degli altri pezzi di

questa serie attestò che erano recati
e piìi

era dico, presso

un lago ohe

si

chiamò lacus

dalle vicinanze di

Eoma

da quelle che toccano

il

mare

veliìius, e per la città che lo

dominava, lacus reatinus e
si

(Uaes grave pag.
veteri

61). Dalla

mia esperienza ho che Cerasse,

palus reatina.

Il

qual lago non

cerchi nell'odierno lago

ha dato un solo esemplare di questo
pili

Tarquinia

di Pie' di Luco, perchè troppo discosto, né in quello di
Sottile,

Eipa

ne ha dati tre: degli spezzati poi qual

qual

meno

se

di

Lago Lungo,

perchè di loro
il

non

si

avvera

ne trovano sparsamente anche in parti lontane

dal mare.

ciò che del lacus reatinus,

quale, scrivono gli antichi,
il

Ma r
dalle

argomento
raccolti

di

molto valore

si

è

che di simili assi ne
di

disseccato divenne
della greca
e

un campo amenissimo, onde si ebbe
e

nome

abbiamo

quattordici dalle

acqiie

Vicarello e

Tempe

perchè roscido

si

disse

campus Rosea
ad

medesime due
sestanti,

semissi, dieci trienti, dieci quadranti,

campus

roseus, rosulanus. I Eeatini, scrive Cicerone
15),

nove

once settantatre, mentre le acque del Fucino
solo asse,

Attico (IV,

mi condussero a vedere
il

la

loro

Tempe.
dis-

hanno somministrato un
trienti, sette

nn

solo semisse, quattro

Ella era prima

lago Velino che

M. Curio Dentato
il

quadranti, quattordici sestanti,
la patria loro si

dodici once.

seccò aprendogli l'uscita nella Nera, sicché però

terreno

Non

v'

ha quindi dubbio che

debba ceril

ne rimase rugiadoso

:

Reatini

me ad sua Tempe duxerunt,
emissus
siccata et
interciso

care nella Sabina.

A

determinar poi più particolarmente
il

quod lacus
in

Velinus a M. Curio
defluii,

monte

luogo di origine, viene opportuno

simulacro

dell' asse

e

Neram

ex quo

est illa

humida tamen

r

iniziale S. Il

culto dell' Apollo-Sole fu assai celebre nel

modice rosea.
Il

Soratte.

A

lui facevasi
I,

annuo solenne
laonde

sacrifizio nel Soratte
il

Velino era uno di quei laghi nei quali, avverte Ooe.

(Plin. H. N. VII,

49):

Virgilio invocandolo

lumella (L. Vili

16), erano stati portati
1'

semi di pesci
.

chiama sancH custos Soractis

{Aeii.

XI, 785);

e

Silio

al

marini che tolleravano
vectis

acqua dolce. Quos lacus

.

con-

Soracte dà l'appellativo àiPhoebeus {Punic.YIl, 662). Questo

marinis seminibus replebanl, inde
et

Velinus, inde

Soracte

si

disse anche Sauracte e così

lo
si

appella Catone
appellò la città

etiam Sabatinus

item Volsiniensis
si

et

Ciminus lupos auraalia piscium genera

(ap. Varron. /?./?. 11 e. 4); e così
e

Saura

tasque procreaverunt: ao
dulcis

qua sunt

Saurani

si

dissero

da uu antico scrittore greco
:

quei

undae

lollerantia.

che l'abitavano, nominando egli
(ap. Steph. Byz.
s. v.

i

principali fra

i

saurani

Le due

lettere

LT

che sono nel dritto con ogni veromagistrato

2avga

:

2cxvgav(òv d'

al xogovipaiÓTocroi).

simiglianza le dico iniziali del

che

ordinò la

Cotesti

Saurani furono anche soprannominati Hirpi

(Plin.

1.

,

T.

XXXIV-XXXVI

AES GEAVB

19

cit.),

donde

è

probabilmente nato, che Stefano attribuisse
ai

acque

di

Viearello

troveremo probabilissimo
i

che autori

questa Saura

Sanniti confondendo gli Birpi del Soratte

della serie possono essere

Sabatini.
vi

Per popolo sabatino
dalla

cogli Hirpini del Sannio.

non intendiamo già quello che

venne trasportato
(Liv.

Campania non prima dell'anno 543
concesso di prendere
stanza

XXVT,

34) e fugli

nelle terre

di Sutri,

Nepi

e

Tav.
1.

XXXIV.
stra
R.

Vai

(Liv. VI, 5),

ma

coloro che abitarono la sponda sinistra

Kircheriano. Testa dell'Apollo Sorano diademata volta a sini-

del lago di Bracciano, ed al
alla tribù (Liv. VI, 5), che
2.

367

di

Koma

diedero

il

nome

Lo

stesso tipo volto a destra.

Pesa undici once
le

e

da loro prese a chiamarsi Sabatina.
omessi del

denari sette. L' Erizzo

(Discorso sopra
di avere

medaglie

degli

Kirch. Testa giovanile coperta di galea cristata
tutto
i

antichi p. 249), dice

avuto im

bronzo grossisdall' altra parte,

capelli sulla fronte e sul collo
:

:

è volta a sinistra la nota del

simo con
il

la testa

di

Apollo

dall'

ima e
di

ed ha alla nuca la clava
'

di sotto al collo è

cui peso gli pareva che

fosse

sei libbre,

ma
Koma

sogle

semisse. R.
quattro,

Lo

stesso tipo
ac. 18.
il

ma

volto a destra.

Pesa once

giunge che un altro bronzo di maggior
suddette monete

peso

di

tutte

un denaro,

Paragona la testa simile in moneta
(tav.

ha

da

un

lato

la

testa
R.

di

ar3.

di argento ov'è anche

segno della clava

LXXVII,
R.

8)

mata

di

un elmo
i

antico con

n

dietro.

Euota

tra' cui

Kirch. Fulmine con la nota del triente

e la clava.
3,

Tipo

raggi veggonsi
dico,

due medesimi segni.
il

Ciò

scrivendo,

io

medesimo

colla stessa nota.

Pesa once

4 denari. Se ne

r Erizzo dimostra che

bronzo con

la ripetuta testa

ebbero due esemplari dalle acque di VicareUo, uno dal Fucino, ne fu rinvenuto

di

ApoUo non

arrivava a sei libbre, perchè a sua confesil

uno in Civita Castellana, uno in Grualdo

sione era minor di peso di questo secondo bronzo
ta la nota II dinotante

quale pordella
4.

Tadino, uno inPerfugas di Sardegna [Bull. Sard. 1860 p. 35).
Kirch.

un dupondio, che

è quello

Mano

destra aperta e la nota del quadrante a sinistra

nostra T.
2.

XXXIX,
a

2.
S.

clava a destra.
R.

R Mano

sinistra aperta e a sinistra la clava,

Kirch. Pegaso in corsa a sinistra e la nota
tipo

Lo
2.

stesso

a destra la nota del quadrante.

Pesa 2 once

e

12 denari.
in Puglia,

ma

volto
e

destra

con

la nota

retrograda

Pesa

Di questo quadrante ne abbiamo avuto da Biccari
da Eiccia in provincia Arezzo in Toscana.
5.

cinque once
3.

cinque denari.
di cavallo volta a sinistra e sotto al collo la

di

Campobasso, da Cortona e da

Kii'ch.

Protoma

nota del triente.

R Lo

stesso tipo

ma

volto a destra e sotto

Kirch. Conchiglia del genere

pecten veduta dalla parte in-

del collo la nota medesima. Pesa once quattro e denari dieci.
4.

terna: di sotto la clava ai lati la nota del sestante.
stesso tipo.

R Lo
avuti

Kirch. Cignale corrente a sinistra
di'ante. R.

:

di sotto la nota del qua-

Pesa 2 once. Da VicareUo

se

ne sono

Lo

stesso tipo volto a destra e vi è ripetuta la
6.
:

tre esemplari con la clava,

due senza clava.

nota di valore. Pesa once tre e tre denari.
5. Eareh.

Kù'ch. Parte concava dell'astragalo, di sotto la clava, di sopra
la nota dell' oncia,! fi. Parte convessa dell'astragalo, e la nota e la clava

Testa di

im Dioscoro volta
R.
la

a sinistra

alla

nuca la
e

nota del sestante.
dietro
alla

La

stessa

testa

volta

a

destra

come

al dritto.

Pesa denari 19. VicareUo ne ha
sette

nuca

nota medesima.

Pesa

due

once

e
7.

mandati quindici senza clava,

con clava.
d. R.

due denari.
6.

Kirch. Ghianda nel suo calice e la nota della semoncia a
stesso tipo e la nota della

Lo

Kirch. Grrano di orzo e nota dell'oncia. R.
denari ventidue.

Lo

stesso tipo.Pesa

semoncia a

sinistra.

Pesa de-

nari 11. VicareUo ne mise fuori 18.

,

SABATIOT
Tav.

SABINI

Tav.
1.

XXXV.
frigia desinente

XXXVI.
le

Kircheriano. Testa muliebre volta a sinistra coperta di galea
in

Ai Sabini dobbiamo attribuire
pel gran

due

serie

seguenti non solo

rostro

d'

aquila

e

cristata

con lacci

numero

di assi e di spezzati che ci

hanno man-

pendenti: alla nuca è per

segno monetale una clava. R.

dato le acque di VicareUo,

ma

pure per la positiva teil

Lo

stesso tipo

ma

volto a destra e col
e

medesimo segno
si

della

stimonianza di un' onica suUa quale se ne legge

nome
il

clava.

Pesa nove once
la

nove denari. La clava

ripete

SAF

(Tav.

XL,

8 b).

Un

terzo argomento ne lo dà

ve-

per tutta

serie:

ma

v'è inoltre una seconda

serie che

dervi ritenuto nel semisse, nel triente, nel quadrante, nel
sestante, nell'oncia
coi

non ho rappresentato

nelle tavole, dove questo segno

manca:

\m

tipo della serie assegnata ai Sabatini,

nel resto è similissima, ed è pili facile a trovarsi che la

quali perciò arguisco

che ebbero ima confederazione,

precedente.

A

determinare la

regione vale non poco

il

sa-

espressa anche nell'asse col tipo del bifronte, imagine simbolica dei due popoli.
1.

pere, che dieci esemplari dell' asse si rinvennero posito di Cerveteri e che dal ripostiglio di
se ne ebbero con la clava e senza (ilarchi,

nel de-

monte Mario

Kii-ch. Bifronte forse

muliebre coi capelli avvolti intorno alla

Vaes graveiG).

fronte e alle tempia e coronato di lauro. R. Testa di

Mer-

Per mia esperienza

altri

due esemplari

ma

senza clava

curio coperta di petaso alato volta a sin.

AUa

nuca v'è per

vengono dalla necropoli

di Cerveteri e questa città
vi

medeil

segno monetale una ronchetta, che

si

ripete per tutta la serie.

sima ora ha dato cinque semissi: che se
bel

aggiungiamo

Pesa once 9

e

15 denari. Questo asse venne nel Kiixhe-

numero

degli spezzati inferiori all'asse rimessici dalle

rìano dalla Sabina.

20

AES GRAVE

T.

XXXVII xxxviri

2.

Kireh. Testa giovanile con galea cristata volta a
è la

sin., di sotto

3.

Kireh. Fulmine e nota del triente.
desima. Pesa once tre e sette

R.

Delfino e la nota

me-

nota del semisse. R. Testa nuda con capelli

avvolti
:

denari.

Di

cotesto

bronzo

alla guisa

medesima che

si

vedono nelle teste del bifronte

ne furono trovati tre esemplari nel deposito di Cerveteri e

di sotto è la nota del semisse e alla

nuca la ronchetta.

Un
4.

uno n'ebbi già

io dagli scavi di Tarquinia.

esemplare di questo semisse fu già trovato nelle terre di
Chiusi (Gori, Mus. Etr. II p. 426 tab. CXCVII, 9) ed era
del peso di once 4, scrupoli 14.
3.

Kireh. Pongasi per dritto la
di

mano

destra aperta colla nota
la nota

quadrante

e al riverso

i

due acini d'orzo con

me-

desima, messi qui al contrario per errore. Pesa once due
R. Delfino
volto a
e den.
5.

Kireh.

Fulmine
Di

e la

nota

del

triente.

19.

Da

Vicarello ne abbiamo avuti 58.
vista dall' interno, e nota del se-

destra.

sotto la nota stessa, di sopra la ronchetta.
s.

Tre
;

Kireh. Conchiglia pecten
stante.
e R.

esemplari furono trovati in un deposito presso
e v'erano

Germano

Caduceo

e la stessa nota di valore.

Pesa un'oncia

insieme due quadranti della serie medesima ed
Inst.

19 den. Dalle acque di Vicarello ne furono estratti 95

un
4.

sestante (Bull.

1878 pag.
;

30).

esemplari.
del quadrante,
6.

Kireh.

Mano

destra aperta
R,

alla sin. la nota

Kireh. Astragalo e sopra di esso la nota dell' oncia. R.
stessa nota nel

La

a d. la ronchetta.

Due

acini d'orzo e la nota

medesima.
7.

campo

liscio.

Vicarello ce ne ha mandati 581.
R.

Qui

il

modellatore del conio avrebbe dovuto porre la ron-

Kireh. Ghianda nel suo calice.
della semoncia

Nel campo

liscio la

nota

chetta sul rovescio della moneta,

come

fa in tutta la serie,

§. Le acque

di Vicarello ne

mandarono 361

ed egli l'ha posta invece sul dritto.
5.

esemplari.

Kireh. Conchiglia del genere pecien veduta dall'interno, e nota
del sestante. R. Caduceo, la nota

medesima

e la ronchetta

NEPETE.
Tav. XXXVIII.

a destra.
6.

Kireh. Astragalo e di sotto la nota dell'oncia. R.

La

nota

Questa serie assai rara fu ignota
rello e quelle del

al

Zelada:

le

acque di Vica-

medesima

e la ronchetta.
finora

Fucino non ne hanno mandato alcun esemil

La semoncia

manca.

plare
il

:

al

Kircheriano mancava tuttavia

semisse,

il

triente,

quadrante e la semoncia quando fu pubblicato Vaes grave.
il

Brasi nondimeno posto per quadrante

bronzo che è da

Tav.
1.

XXXVII.
diadema:
che manca al bronzo

me
di sopra v'è la nota dell'asse

delineato nella tav. XLIII, n. 4. Gli acquisti posteriori
il

Kireh. Bifronte giovanile con capelli corti e dimessi cinto di

hanno riempita una lacuna dandoci

semisse, che ora è

nel Kircheriano, la cui scoperta ha mostrato che gli autori
dell' aes

simile della tav. precedente. R. Testa di Mercurio col segno
della libbra ripetuto. Pesa once undici e den. 21.

grave

si

erano bene apposti imaginandone

il

tipo
il

Di questo

conforme a

quello dell'asse.

Ulteriormente

si

vedrà se

asse le acque di Vicarello ne hanno mandato sedici esemplari, e se

paragone di questa serie con quella della tavola seguente

ne ebbero quattro dal ripostiglio di Cerveteri,

XXXIX

è

ben fondato anche pel
il

triente,

che è tuttavia

altri dai depositi di

Monte Mario,

altri

da quello di Ostia.
I,

congetturale, ponendo

tipo della tèsta galeata.

Questa serie

Afferma

il

Mommsen

colP. Marchi [H. de la monn.

185)

segna la nota di valore solo nel rovescio del semisse e del
sestante: v'è quindi

che intorno ad Ostia fu trovato un deposito solo di questi
assi e più copioso di quello di
e

da

osservare che questa

nota passa

Monte Mario

{L''aes

grave 48):

irregolarmente sul dritto del quadrante e della semoncia,
inoltre che si ripete sulle

soggiunge ohe da Vicarello se ne ebbero 1109 di questa

due facce dell'oncia. Pare quindi emesse
piìi

serie insieme con

13

di serie

romana. La verità

è

che

il

che siano una volta
spezzati di esse
sia

state,

serie e .che degli

P. Marchi conta solo 13 assi col bifronte sul dritto

e la

stata

composta questa

che

abbiamo

testa di Mercurio coperta di petaso alato sul riverso, che
gli

rappresentata.

furono

mandati,

io

qui e altrove
sottratti,

aggiungo

ai

suoi

L' analogia delle

due serie può servire

di

norma per

calcoli

anche quei pezzi allora

che vennero poscia

ravvicinarne le zecche, onde appaia verosimile ohe questa
serie sia

in

mia mano. Nel luogo

citato si nota dal
il

Mommsen
il

che

uscita da Nepi,

come siamo per provare che

la

nella vicinanze di Trento fu trovato

triente,

quadrante

seguente

ebbe

per

patria Sutri, la quale città

ricevette

e l'oncia di cotesta serie, per testimonianza del Giovanelli

una colonia

inviata colà

da

Eoma

uell'

anno

371,

Nepi

{Dei Rezi, p. 81).
2.

l'ebbe nel 381.
sin., di

Kireh. Testa giovanile galeata volta a
del semisse.
R. Testa

sotto la nota

1.

Kireh. Testa muliebre galeata volta a
orecchi.

sin.

con pendenti agli
e

nuda con

capelli avvolti intorno alla
:

R.

Vaso a due manichi. Pesa once 10

8 denari.

fronte e all'occipite
la nota

ma

sciolti e ricci sul vertice

di sotto

2.

Kireh. Tipo simile al precedente. E. Vaso e nota del semisse
volto a sinistra
2.

medesima. Pesa once cinque e den. 18. Di questa
si

Pesa once cinque
si

e

sedici denari.

moneta

ha una imitazione

alla tav.

XL

n. 9.

Or

si

noti

3.

Manca: ma per congettura

è

supplito

dal P. Marchi.

A

che da Vicarello ne vennero fuori quattro, e altrettanti se

me

pare che
al

si

debba piuttosto supplire con un qualche

ne sono avuti da Corneto. Due ne furono veduti saltare in
aria allo scoppio di

simbolo

confronto delle serie espresse nelle tav.

XXXV-

una mina accesa in una cava

di

peperino
4.

XXXVII

nelle quali la testa

umana non
e

va oltre del semisse.

sulla via di

Genzano verso Civita Lavinia.

Kireh. Delfino che va a sin.

intorno la nota del quadrante.

T.

XXXIX XL

AES GEAVE

21

R.

Vaso simile

ai

precedenti. Pesa cuce due e undici de-

asse

semisse,

quando

il

lago si è

disseccato

si

è

nari,

n

Capranesi

che lo dice
(.4»?!.

trovato nella

regione dei
tav.

veduto un qualche esemplare venir fuori dalle terre occupate prima dalle acque. Trovaronsi bensì un quadrante con
sei trienti e tre quadranti

Vestini lo pubblicò

Inst.
il

1840

p.

253

P. 2).

Cesselo quindi al P. Marchi,
il

quale gli diede nella serie

romani, e con tre

trienti,

due qua-

posto occupato dal bronzo predetto.
/?.

dranti e

un sestante

della

serie sopra descritta attribuita

5. Eirch. Conchiglia pectcn.

Vaso

e

nota del sestante. Pesa

da

me

ai

Sabini (tav.

XXXVI).

due once

e

undici denari.
R.

6. Kirch. Clava e nota dell'oncia.
l'oncia.

Vaso

e di sopra nota delè

Pesa 17 denari. La ripetizione della nota

un'ano-

Tav. XL.
1.

malia, se questo pezzo appartiene a questa serie.
7. Kirch.

Kirch.

Bue

in

gran corsa a sinistra; nel campo
talvolta

di sotto

è

Caduceo

e

nota della semoncia 5. R. Vaso simile ai

la nota del semisse,

retrograda.

R.

Ruota a

sei

precedenti. Pesa dieci denari.
2.

raggi e nota del semisse. Pesa once 4 e 18 denari.

Kirch. Cavallo che corre di galoppo a sin.
nota del triente.
R.

e

quattro globetti,

SUTEIUM
Tav.
Il

Ruota

e la

nota medesima. Pesa once

XXXIX.
di questa serie si

due

e

quindici denari.
il

problema della patria

può dire deciso dall'ap-

3.

Kirch. Cane volto a sinistra che ha sospeso
la

passo

e

muove
Ruota

parizione del tripondio insieme col dupondio nelle campagne
di Sutri, colonia

gamba

destra: nell'esergo è la nota del quadrante. R.

romana del 371. Prima

della scoperta io

a sei raggi, e la nota medesima. Pesa once due e due denari e mezzo.
dei

mi ero preparato a proporla per mia opinione indottovi da
trovamenti anteriori. Consideravo
io

Nel museo medesimo
ove
il

si

ha esempio
destra.

di

uno

che la

zecca donde

si dif,

quadranti,
e

cane

è

volto

a

Pesa once

fondevano
Cerveteri,

questi bronzi

doveva trovarsi nel mezzo
e

fra

due

un denaro.
Ruota
e

Monte Mario

Amelia, perchè tre assi con un

4. Kirch. Testuggine. R.
e

nota del sestante. Pesa un'oncia

semisse

ci

erano stati recati da Cerveteri, due assi da Monte
5.

denari venti e mezzo.
Il

Mario, due dupondi, quattro assi e un semisse scoperti a
distanza di sette od otto miglia dal confluente della

Kiroh.

tipo è lo stesso che al n.

4,

ma

la

nota del se-

Nera nel

misse

è

omessa. Pesa

grammi

36,6.

Tevere

e

dove essi erano riposti con 27 assi eSsemissi romani,

Niuno ha

finora vista l'oncia di questa serie. Grli spez-

due

assi col tipo della testa galeata ripetuta e

un

triente col
6.

zati superiori sogliono

trovarsi da noi
sin.,

sparsamente.
alla

busto di cavallo similmente ripetuto nelle monete assegnate
alla Sabina.

Kirch. Testa di un Dioscoro volta a
dell'oncia.

nuca

la nota

Ora viene in mezzo Sutri

città posta fra
dall'altro, e

Amelia
7.

R.

La

stessa testa volta a destra.

da un

lato, Cerveteri, e

Monte Mario

parmi che

Kirch.
elava.

Mano
R.

aperta, a sin. la nota di sestante, a destra

una

reclami a buon dritto per sé questa monetazione.
1.

Lo

stesso tipo,

ma

la nota è a destra e la clava

Coli. Vaticana.

Testa muliebre

coperta di galea
;

cristata a

a sinistra.

testa di grifo con lacci pendenti volta a d.

alla

nuca

la
e

Questi due bronzi sono nelle

serie delle tav.

XXXIV

nota del tripondio. R. Ruota a sei raggi e la nota mede-

XXXV ma
7

con altro valore

:

ivi il n.

6 è un sestante e

sima

=

del tripondio.

Dalle

campagne

di Sutri,

insieme
sette,

il n.

un quadrante.
sopra la nota del-

col dupondio della stessa serie.

Pesa libbre due, once

8. Coli,

di zolfi deirOdelli. Astragalo e di R.

denari due. Edito
dal

negli Studi e documenti,

Roma, 1880,

l'oncia.
e

La nota

dell'

oncia
l'

è

nel

mezzo del campo
L' ho citata di

comm.

C. L. Visconti pag.

72 sgg.

di sotto si legge chiara

epigrafe 5AF.
la

2. Kirch. Tipo simile al precedente, soltanto varia la nota del

sopra tav.
Sabini.
9.

XXXVII

in prova che

serie

appartenne

ai

valore che qui è dupondio al dritto e al riverso. Pesa 22
once. L' Erizzo (Discorso p.

29)

dice

di

avere

avuto
1).
1'

un

Coli. Depoletti.

Testa coperta

di

galea frigia cristata volta

esemplare di questo dupondio (Vedi tav.
3. Kirch. Tipo simile

XXXIV,

a sin. e ivi la nota S. R. Testa giovanile volta a sin. coi
asse.

variando solo la nota che qui è

capelli avvolti intorno alla fronte e la nota S.

Un

secondo

Pesa once nove

e imdici denari.

Di questi

assi ne furono

esemplare di questo bronzo fu presso

il

Capobianchi, ed

trovati quattro nel

tesoretto di Amelia, tre nel

tesoretto

era del peso di gr. 180, e vuol dire che supponeva
di gr. 360, cioè di once tredici incirca.

un

asse

di Cerveteri, due nel ripostiglio di

Monte Mario.

Il

Mommsen

Ora

se

ne ha un

opinò {H. de la

monn.

I p.

187) che questa serie dovesse

terzo esemplare del peso di gr. 170.

assegnarsi ad Alba Facente e fosse anteriore alla monetina
di argento di quella città. Nella quale opinione indi a p. 192
tolta ogni esitazione stando

10. Dalle tav. del Carelli LVIII, 6.
vescio,

Astragalo ripetuto al roprivo del segno

come

nella

tav.

XXXV, ma
Il,

mo-

fermo registrò Alba
la

fra le co-

netale della clava e

senza la nota dell'oncia.
n.

lonie latine che avevano
ciò

emessa
il

moneta

libbrale.

Ma

se

11-13. Dall' Arigoni. (T. Ili tab.

23). Il tipo
riverso,

di questi

fosse

le terre

albensi e

Fucino avrebbero dovuto

tre bronzi è l'astragalo ripetuto nel

ma

con questa

mandarcene a quest'ora almeno un saggio. Or prima che
il

particolarità, che nel dritto del triente v'è di sopra

un vaso
14
di

lago fosse disseccato ho io percorso piìi e piìi volte co-

a due manichi
n.

e di sotto

una luna crescente

(id. ib. tab.

teste terre e

non mi

è

mai venuto

fatto di vedervi

verun

37): nel quadrante vi sono invece due

clave, l'una

22

AES GEAVE

T.

XLI-XLIII

sotto,

r

altra di sopra: nell' cucia

{ì<\.

ih. tab.

19

n. 74) y'è

Tav. XLII.
1.

la nota di valore
scio, simile

e la clava ri^jetuta sul dritto e sul rove-

Kii-ch. Testa di leone
è a sinistra.

che morde un pugnale
di cavallo

il

cui manico

per cib all'oncia della tav.

XXXV
19
di

n. 6,

ma

infe-

R.

Protoma
dieci,

sbrigliato volto a si-

riore della

metà pel peso
Instit.

(id.

ib. tab.

n. 74). Il

March.

nistra.

Pesa once

denari quattro e mezzo. Il Passeri
tab.

Eroli narra (Bull.
in

1881 pag. 221)

aver veduto

n'ebbe un esemplare trovato a Perugia (Parain.

Vili

Amelia un simile bronzo.
2.

5;

cf Olivieri, Fond. di Pesaro tav. IV,

1).

Kirch. Testa forse muliebre con capelli corti e cinti da fascia a

PKAENESTE
Tav. XII.

doppio giro. R. Acino d'orzo, di sotto è la nota del semisse.

Pesa once
e le
si

sei.

Dalle acque di Vicarello se ne ebbero due

Questa tavola
che non

cinque seguenti rappresentano parecchi bronzi
3.

esemplari.

sono potuti finora assegnare anche per conget:

Kirch. Astro a sedici raggi. R. Clipeo con
e la nota del quadrante-

umbone
e

nel mezzo,

tura ad alcuna zecca
alcuni
pezzi,

sono però da eccettuare due serie od

Pesa circa due once

mezzo.

Ve

a cui si

può attribuire con verosimiglianza

n'è

un esemplare nel Museo Britannico

(Catal- p. 81) del

la patria.

Una

terza serie v'è

meno lacunosa

delle due pre-

peso di quattr'once in circa. Il Poole l'ha attribuito a Gubbio
:

dette e deve dirsi di Tarquinia, quantunque

non

si

possa

ma

gli

Eugubini non hanno

assi

maggiori del peso

di

spiegare la nota
1.

A

per iniziale di quella zecca.

sette once.
4. Kirch. Altro

Coli. Martinetti. Testa di leone
di

messa

di

prospetto in atto

quadrante posto qui cogli spezzati seguenti,
alla serie prenestina

ma
3.

mordere un pugnale

il

cui manico è a destra. R.

Busto
ret-

non appartengono

che termina col n.
R.

di cavallo sopra base che porta nel

mezzo un incavo

Vaso a due manichi con
polo d'uva con
e
5.

la nota del quadrante.

Grap-

tangolo a
stra ed

modo

di contromarca. Il cavallo è volto a sini-

un pò

di tralcio.
Inst.

Pesa once due, denari 15
1835
p. 43).

ha davanti per segno monetale un caduceo. Pesa

mezzo (Capranesi,

Bull.

undici once e tre denari.

Fu

trovato nella necropoli di Pa-

Kircli. Svastica,
è il globulo

ovvero croce

detta di Gaza R.

Nel centro
contromarea

lestrina con altro esemplare

mancante del predetto segno

nota

dell' oncia e accanto

una
lato.

ed incavo.

Il

suo peso era di gr. 225 cioè di sette once e se-

simile

ad

un

triangolo

aperto

da
ce

un
ne

Pesa circa

dici denari.

Vi fu trovato insieme un semisse simile a quello
1.

un'oncia.

Le acque

di Vicarello

hanno mandato

che darò nella tav. XLIV,
plare con l'insegna della

Ora

si

è

avuto un nuovo esemfra

23 esemplari.
6.

mezza luna trovato

Val Mon-

Kirch.
la

Clava e nota

dell'oncia.
e

R.

Pentagono
denaro.
R.

e nel

mezzo

tone e Montefortino (V. la tav.
2.

LXIX,

1).

nota stessa. Pesa un'oncia

un

Kirch. Testa forse muliebre con capelli corti e intorno cinti a
piti

7.

Kirch. Esterno della

conchiglia pecten.

Pentagono colla

doppi da ima fascia a

modo

di diadema.

R.

Acino d'orzo,

nota dell'oncia nel centro. Pesa 21 denaro.

di sopra

un caduceo,
:

di sotto la nota

del

semisse. Pesa

once sei

un

altro

esemplare del Kircheriano pesa quattro
Tav. XLIII.
il

TIBUE,
triente ed

once e venti denari.

È

parer mio che

semisse e

il

quadrante
per
l'

di questa

L'asse,

il

il

sestante di questa tavola
pezzi
si

non

si

sa donde

tavola siano da unirsi insieme

coll'iisse,

indizio che
il

provengano, gli
tiburtine:

altri

sono trovati nelle campagne

me

ne dà

il

segno monetale del caduceo. Anche
i

P. Marchi

più che altri l'oncia e la semoncia in quattro
il

aveva pensato ohe

due spezzati dovessero stare insieme

esemplari ciascuno e

semisse in due

ci

sono stati
io

manpren-

per lo stesso motivo {La stipe pag. 10).
3. Coli.

dati da quelle terre. L'asse

ve l'ho aggiudicato
di

mia. Frotoma di bue volto a sin. e guardante di pro-

dendone argomento dal culto
tato,

Ercole che vi

è

rappresenle
sortes,

spetto col

muso

torto.

R. Clava di
tre,

nuova foggia ad un

sol

e
si

perchè

il

grifo

può bene simboleggiare

nodo nel mezzo. Pesa once

denaro imo e mezzo.
s.

Fu

che

conservavano nel tempio sontuoso
e

dedicato

a quel

trovata nel territorio di Gallicano presso
4.

Pastore.
e sopra

nume,

può ben anche alludere

all'oracolo apollineo, dan-

Kirch. Astro a sedici raggi. R.
di esso
il

Un

clipeo con

umbone

dosi ivi le risposte, per le quali la sibilla
in tanta
1.

Albuna era
dea.

salita

caduceo o segno monetale, con
e

la nota del

qua-

fama

di sapienza e venerata

come

drante.
5.

Pesa tre once

mezzo denaro.
liscio.

Coli. Santangelo.

Testa di Ercole giovane coperta deUa spoa destra.
R.

Kirch. Caduceo. R.

Campo

Pesa quindici grammi. Di

glia leonina volta

Protoma
e

di

grifo

volta

questo bronzo ne abbiamo avuto quattordici esemplari dalle

egualmente a destra. Pesa once dieci
2.

gr. tre.

acque di Vicarello.
6.

Kirch. Cignale volto a destra, sopra retrograda
del semisse.
R.

del quale v' è la nota
e

Mus.

Brit. Grappolo d'uva con picciuolo. R. Ferro di lancia.
gr.

Vaso a larga bocca

a due

Pesa
7.

11,4 (Poole, Catal. pag. 60).

manichi. Pesa quattro once e diciassette denari. Tivoli ce

Coli. mia.

L'ho

io trovato nei

miei scavi di Palestrina. Grap-

ne ha mandati due esemplari.
tav.
il

Il

Capranesi (Ann.

Instit.

1840

polo d'uva con picciuolo e foglie. R. nato
e pulito

Campo

liscio,

anzi spia-

Q

p.

210)

che possedette questo esemplare dice che

con la lima

e

con forellino

al di sopra,

per
3.

bar. D'Ailly ne acquistò

uno

in

Napoli che poi smarrì.
R. Seppia con

sospenderlo al collo. Sul campo liscio vi furono fatte delle
linee doppie che

Kirch. Aquila stante e respiciente a destra.

sembrano rendere

lettere.

Pesa

gr.

6,30.

quattro tentacoli e nota del triente. Di questo bronzo fu-

T.

XLIV-XLVr

AES GKAVE

23

rono trovati due esemplari iu àmelia (Marcili, lav.
Bull. Instit.

XI

n. 3,

quattro petali. Pesa un' oncia e due denari e mezzo.

Ve

n' è

ISSI pag. 221).
frigio

un esemplare nel Museo Britannico
e

del peso di ventiquattro

4. Eircli.

Elmo

con guanciali
R.

cresta volto a destra e

grammi

{Catal. pag. 39).
n.

la nota di quadrante.
e la nota

Vaso a due manichi con copercMo
qiiindici denari. Io

11. Dall'Ai-igoni (T. HI, tab. 18

62,

64).

Luna crescente
a un settimo
dato

medesima. Pesa due once e
Tivoli.

ne

con astro a

sei raggi. R. Sei globetti intorno

ho veduto im esemplare a
5.

che è nel centro. Nella tavola

LXVI, 17 ne ho
solo
differente

im
qui

Kirch. Testuggine e nota del sestante. R. Protoma di serpe

bronzo

con

simile
i

tipo,

in ciò

che

barbato e con in capo la cresta,

e

vi

si

ripete

la

nota

mancano

sul diitto

tre globetti o siano astri attorno al sole.

medesima. Pesa un' oncia
G.

e

diciassette denari.

Kirch. Vaso da latte

e

nota dell'oncia. R.

Pedum

o sia ba-

stone pastorale e la nota dell'oncia. Pesa ventidue denari e

Tav.
1.

XLV.
a testa di asino e vi è ripetuta la nota medesima.

mezzo. L'oncia e la semoncia provengono dalle campagne
di Tivoli.
7.

Kirch. Vaso a due manichi e nota del triente. R. Corno potorio

Kirch.

Scarabeo.

R.

Fiore.
e

Pesa denari

sedici

e

mezzo.

2. Coli.

KoUer
lo

(Pinder,

Numism.

ani. ined., 1834, che erroneacoi capelli sparsi giu-

Di questa semoncia

dell'oncia ho veduto

quattro esemdi Tivoli.

mente

chiama quadi-ante). Testa

plari che tutti provenivano dalle

campagne

dicata dall'editore una

Medusa

:

di sotto è la nota del triente.

R. Fiore a sei petali e la nota
3.

medesima.
:

Kirch. Pelle di cane posta di prospetto
del quadrante.
R. Testa di cane

di sopra v' è la nota

Tav. XLIV. In questa tavola sono uniti alcuni pezzi fuori di serie
venienza generalmente ignota
il

messa parimente di promedesima. Pesa quattro

e di pro-

spetto, e di sotto ad essa la not^

se ne eccettui

il

semisse e

once e ventitre denari

:

però deve assegnarsi ad un popolo,

sestante n. 4.
a

la cui libbra si elevava al

peso di quindici once.
R.

1.

Kirch. Protoma di bue volta

destra R. Prora di nave e

4. Kii-oh.

Eana

e

nota del quadi-ante.

La

triscele o sia le tre

la nota del semisse. ^Pesa cinque once,

un denaro

e

mezzo.

gambe che partono da im

anello centrale e la nota

mede-

Un
i

secondo esemplare ne fu trovato in Palestrina insieme

sima. Pesa once due e nove denari.
5.

coll'asse che rappresenta la testa del leone col denti, e al rovescio la

pugnale fra

Kirch, Clipeo

con umbone sovrapposto ad una piastra roil

protoma

di cavallo colla insegna del

tonda che occupa
R.

centro

:

disotto la nota del quadrante.
tre globetti

caduceo.
2.

Grano d'orzo

e da lato

ì

denotanti

il

va-

Kirch. Testa di cignale volta a
R. Barbito

destra

e nota del triente.
6.

lore.

Pesa due once

e denari dieci e mezzo.

a cinque corde e la nota predetta. Pesa once

Parigi, Gab. delle medaglie.

Euota

a sei raggi e la nota del

quattro e venti denari; in altro esemplare once 3 e denari
quindici.
3.
7.

quadrante. R. Caduceo e la nota medesima.
Coli.

Keller (Pinder, op.
R.

cit.

pag. 38). Testa muliebre volta

Kirch. Protoma di montone volta a sinistra e nota del quadrante.
R. Testa, parmi, di anguilla volta a sin. e nota del
8.

a sin.

Testa d'aquila volta a destra e di sotto la nota

del quadrante.

quadrante. Pesa once due e den. 18.
4.

Kirch. dalle acque di Vicarello.
nel

Un

secondo esemplare
58).

si

ha

Kirch. Ferro di tridente e nota del sestante. R. Àncora e la
nota medesima. Pesa un' oncia e 22 denari.

Museo Britannico

{Catal. pag.
e

Testa di verro a

sin. R.

Vaso a due manichi

nota del sestante. Pesa un'oncia

5.

Museo

di Vienna.

Ferro di tridente. R. Fascio di verghe

e 9.

e

quattordici denari.
di Vienna.

nota del sestante.
6.

Museo
R.

La

lettera C, e nel

mezzo

la nota dell'oncia.

Kirch. Acino d'orzo nel mezzo

:

di sopra lA di sotto

M

e la

Ferro di lancia.
R.

nota dell'oncia. R. Fiore ad otto petali.
7. Kirch.

Pesa 17 denari.

10. Kirch. Ferro di tridente.
stante.

Ferro di lancia e nota del sedi Vicarello se

Testa di porco
s'intende che
il

:

di sopra

v' è

la nota del sestante:

Pesa

gr. 52.

Dalle acque

ne sono

Ben

modellatore ha trasportato nel dritto
dal
rovescio.

avuti undici esemplari.
11. Kirch. Astragalo. R. Bossolo da giuoco,
il

la V\ al riverso

perchè non rimaneva posto
R.

fritillum dei latini.

di sotto la lettera AA

Lo

stesso

tipo,

la

nota

manca,

di sotto alla testa v' è VÌA retrograda.
8.

Pesa due once.
Tav. XLVI.

TAEQUINn
Prima
dei recenti scavi fatti nella necropoli di Tarquinia,
il

Museo

di Vienna.

È una
se

crisalide

ovvero un bruco. R. Lo

stesso tipo.
9.

Eoto-

Kirch.

È

incerto

hanno voluto porre

qui

una lumaca

ehette {Journal de Savants
tale di

1841

p.

257) notò l'assenza

ignuda, ovvero un òrCcrxog, porcellino terrestre. R.'Nel campo
v' è la

moneta etrusca negli scavi

di Veli, Cere, Tarquinii,

nota del triente. Pesa nove
nel

grammi

e

mezzo.

Ve
il

n' è

Vuloi e Bomarzo, e a p. 259 asserì, che negli scavi di Comete
e di Toscanella

un esemplare

Museo Britannico
la

nel cui dritto

Poole

non

erasi trovata
si

neppure una sola moneta

di

ha creduto che fosse rappresentata
pag. 61).

luna crescente {Catal.

questa nazione. Quindi

tenne che l'Etruria transtiberina

non avesse avuto mai propria moneta. Or poiché questa
R.

10. Kirch. G-rappolo di uva con picciuolo e foglie.

Fiore a

parte della Etruria veùne in potere dei

Eomani

l'anno 474,

24

AES GEAVE

XLVI

indi si dedusse, che a questo anno fosse posteriore la

mo-

8.

Kircheriano.

Luna

crescente ed astro ad otto raggi
fi.

:

di sotto

netazione

fusa degli Etruschi.
valore

Queste deduzioni oggi non

è la nota del triente. e

Ruota ad otto raggi. Pesa quattr'once

hanno

piti

da poi che dalle tombe tarquiniesi abdi aes

due denari.

V è nel Kirch.
:

un secondo esemplare che pesa

biamo avuto un buon numero
suo proprio, perocché solo
Alla tre città Cere,
late a Servio
ivi e

grave e signalum,
altrove
si è

quattro once e nove denari. Se n' è trovato
in Tarquinia

un esemplare
questa serie.

non mai
e

trovato.

oud' è

ohe

io

l'ho

posto

in

Tarquinia,
(u.
e.

Vai delle dodici ribeldopo la vittoria

Due

se ne

ebbero

dalle

acque

di Vicarello.

È

notevole

Tullio
le

176-219),

che se ne sia trovato uno in piombo, che, per essere posseduto dal Biancani in Lodi,
fu attribuito
dal

per essere

state
di

prime motrici della rivolta fu tolta
Tarquinia sostenne altre guerre

Zanetti a

una parte
con
e
si

territorio.
al

questa città (Zecche d'/toiia, V, 451). Oltre^a questo triente
di

Roma fino

404, allorché ottenne una tregua di 40 anni,
la fede giurata.

piombo

ci

viene da Tarquinia

un

sestante dello stesso

sa che mantenne

Le

fu quindi accor-

metallo, che do qui al n. 7.
4. Kircheriano.

data la pace l'anno 445, e rimase anche di poi fedele, di che
è

Delfino

volto

a

d.

e

la

nota del quadrante.
e

anche indizio
il

il

sapersi che nel

451

l'esercito

romano

R. Ancora.

Pesa due once, nove denari

mezzo.

Ne

fu

ebbe libero

passo per le terre tarquiniesi. Cotesta città

trovato

un esemplare, come ho avvertito

di sopra insieme

ebbe

la sua propria zecca, ove certamente in questo secolo
all'

col semisse nella necropoli di Tarquinia.
5. Il

quinto fuse oltre all'aes rude, e

aes

signatum,
si

anche

giogo

e la

nota del sestante. R. L'aratro volto a

d.

Mi

fu

Vaes grave.

BelVaes signatum primitivo
che
il

ebbe già un

recato da Tarquinia insieme con l'asse e l'oncia di questa
serie.

bel saggio nei tre quadrilateri
portati nel

Borghesi credette

Pesa

gr.

50.

Di questo bronzo

si

conservano nel

Museo Vaticano. Questi avevano per impronta
un
lato e

Kircheriano
zichelli che

tre

esemplari senza nota di valore. Il Bazli

un

tridente da

un fulmine

dall'altro.

Di quello
si

ce

recò

disse

di averli trovati nelle terre
il

che appartiene agli ultimi periodi del secolo quinto
trattato nelle dichiarazioni alle tav.

è

di Tarquinia.

Due

di essi sono di bronzo,
n.

terzo che è

XXVI, XXVII. Ma
ai

della

di
e

piombo,
19 denari.

lo

do qui al

7.

Uno

d'essi

pesa un' oncia

nuova

serie di aes

grave venuta alla luce

tempi nostri
il

dàlia necropoli di Tarquinia dirò di essere stato

solo a

6.

Museo Britannico
Ascoli
e

(Catal.

pag.
i

40,

dove

è

assegnato

ad

tener conto stando qui in
di quelle

Eoma,

e a notare la

provenienza

stimato

portare

segni di lui'oncia e mezzo).

monete che

si

trovano oggi disperse pei musei senza

Venne

in

mia mano con

l'asse predetto e col sestante dalla
e

indicazione di luogo. Il primo asse
nella

che ho fatto delineare
dal ritro-

necropoli di Tarquinia;

ne trassi
e

il

disegno.

Nel

dritto

mia tavola fu poi successivamente seguito
di altri sei esemplari, fra
i

rappresenta la luna crescente

nel centro la nota dell'oncia.

vamento

quali fu quello che ora
(Fabretti,

Al riverso non
Questo
di poi.
7.

v' è altro

che

un A. Pesa
o

ventitré
il

grammi.

è deposto nel
Il

Museo

della Università di Torino
r.

A

se sia

un sinbolo

una

lettera

discuteremo

Museo di antichità della
de Witte, H. de la

Univ. di Tor., 1872 § 41;
ed. del Blaoas, T.

cf. J.

mannaie

IV

Kircheriano. Sestante di piombo coi tipi già notati del giogo
e

pag. 14). Allora era ancor

noto che io aveva

già

potuto

dell'aratro.

Ma

qui manca ogni nota di valore.

Può ben

stabilire presso che del tutto la serie, a cui

non mancava

essere

che

si

abbiano qui come in Venosa due serie l'una
l'altra

che
e lo

il

semisse.

Venne
al

di poi ancor questo

da quegli scavi,
deposto
suoi

colla nota

di valore

senza:

perocché noi abbiamo
sestante senza
i

dobbiamo
Il
si

cav.

Gamurrini
aveva

che lo ha
i

nel

anche

il

semisse che ne è privo. Il solo

Kircheriano.
(1. cit.)

Fabretti

avvertito

lettori

globetti

non ne

é indizio

sufficiente,

avendosi per espe-

che

attendessero

da

me
il

l'

intera serie che ora
il

rienza che cotesti spezzati
le predette note, a

sono

stati

emessi anche senza
(tav.

pubblico, nella quale del resto v' è

quadrante e
sulle

triente,

modo

di

esempio in Lucerà

LXIV,

7).

che vi stanno per mia congettura
fatte ancor

fondata

scoperte

A

proposito delle monete di piombo è bene avvertire che

prima neUe campagne

e nella necropoli.

Non
con
che

la loro somiglianza con le

monete

di
si

bronzo non basta a
sa che tali

devo qui omettere
tipo
di

che ora abbiamo un novello asse

provarne l'uso monetario: perocché

monete

un

astro a quattro raggi ripetuto sul riverso,
di

poterono esser fuse per saggiare col confronto di peso la
quantità di piombo o di stagno introdotta nelle simili

sarà dato
1.

neUa tavola

supplemento

LXX,

n.

1.

mogr.,

Coli. Capobianchi.

Protome

di cignale volta a sinistra. R.
si

Ferro
hanno.

nete fuse di bronzo.
il

Il litro di

piombo pesa 11
chil.

chil.

352

di lancia.

È

il

primo dei sette esemplari che ora

litro

di stagno invece

ne pesa 7

285 grammi. Po-

Pesa grammi 307.
pesa 352 (Fabretti,
del

Ma
Il

quello

del

Museo

di

Torino

ne

trebbero anche essere prove di conii.
8. Kircheriano.

Museo d'ani, pag. 41). L'esemplare
di gr.

Bronzo privo della nota
e

di valore.

Ha

nel dritto
attri-

Museo
p.

di

Londra

323,28

(Calai, of the

Greek

un caduceo

nel rovescio un A. Sembra doversi
si

Cons

149) è stato attribuito a Venosa, non essendosene

buire alla zecca di Tarquinia che
lettera A,

serve di questo segno,

saputa la provenienza.
2. Kircheriano. Testa di

non

solo

nell'oncia,
(tav.

ma

ancora come

ve-

montone volta

a destra.

R.

Verga pa-

demmo
segno,

nei quadrilateri

XXVII,

4-6),
si

non potendosi

storale retta. Possedevasi dal can. Marzi, che l'aveva trovata
in

pensare ad Ascoli di Puglia che pur

serve di un simile
:

un sepolcro insieme
lo acquistò e

col

quadrante di questa

serie. Il

Ga-

ma

per iniziale del proprio
le

nome

si

é poi

mai

murrini

pose nel nostro Museo. Pesa gr. 137.

saputo che

monete ascolane siano

state vedute in co-

T.

XLVII

XLVm

AES GRAVE

25

testa Etruria trasliberina,

ovvero che queste nostre siano
si

suo sono discernibili e varmo da destra a sinistra, secondo
il

apparse in Puglia. Dalle acque di Vicarello
ventisette

sono estratte
nostra.

disegno che ne ha dato die' egli nella tav. Ili n.

70,

monete con l'A

e il caduceo,
ci

come questa

si

leggono

.

.

.

alata ...

Ma

sembra che
totalmente
I

il

suo
lui,

disegna-

Inoltre

le

acque medesime

hanno mandati quattordici

tore

non

si

trovi

d'accordo

con

avendo
le-

esemplari di cotesta oncia o semoucia (sogliono pesare circa
i

espresso quasi in incavo le lettere

fl

A + .A. La mia
bronzo

due

terzi di oncia elfettiva)
è
liscia.

dove una faccia rappresenta
Il

zione deriva da imo studio iterato sul bronzo originale, clie

il

caduceo, l'altra

loro

peso

suol

essere

di

mi fu trasmesso
questo,

dal

march. Strozzi.

Un
il

simile a

16 grammi in circa (Poole, Calai. 61, 50, 51).
9.

ma

che porta da un sol lato

tipo dell' astragalo

Ora che

si

è

assicurata la serie

dell'aes

signatum

coli'

A

e

insieme colla nota dell'oncia, è poi singolare sul rovescio

dell'acs yravc con lo stesso segno

rimane a spiegare questo

A

per la leggenda S

A

F che lo dimostra fuso dai Sabini

(tav.

preso per tipo dai Tarquiniesi.

La quale

se

noi vogliamo

XL, 8

a, b), la cui serie anepigrafa si

ha nella

tav.

XXXVII.

che sia lettera, non sarebbe certamente etrusca,
latina e neanche potrebbe aversi per iniziale del

ma

greca, o

nome Tar2.

VOLATEEKAE
Volterra,
Coli.

quinii. Livio conta Tarquinia alla
i

metà del

secolo sesto fra

Inghirami.

Bifronte imberbe
R.

coperto di un

popoli etruschi, che concorsero all'armamento della fiotta
a se di provvederla della tela di lino per

pileo a larga gronda e acuminato.
e

Delfino volto a sin.
II

romana prendendo
le vele (L.

intorno

l'

epigrafe

NOfl>J3ì
otto e

con la nota
denari.

del

du-

XXVIII, 4-3): Tarquinienseiì Unica

in

vela.

pondio.

Pesa

once

quattro

L' Inghirami
1
;

Non
fra
si

importa alla questione nostra che non sia stata fondata
:

l'ha pubblicato nei

Monum.

Etr. serie III tav.

il

mio

dagli Etruschi
il

questi occuparono le terre che si stendono

disegno è preso
dal possessore.
3.

da un gesso che

me

ne sono procurato

Tevere

e il

mare nell'epoca medesima,

in che

i

Focesi

stabilirono in Alalia.

Prima

era essa

una colonia

di greci

Kircheriano. Bifronte imberbe coperto di pileo acuminato e
a larga gronda.
R.

Tessali (.Justin.

XX,

1):

Midtae urbcs adirne post lantani

Delfino

con

1'

epigrafe NOfì>l3ì e la
dieci denari
e

veluslalein vestigia graeci moris nslentanl: in Tuscis Tar-

nota
4.

dell' asse.

Pesa quattro once,
tipi

mezzo.

quinii a Thessalis. Secondo Dionigi vi avevano approdato

Kircheriano. Semisse coi
dritto che al riverso

medesimi

dell' asse, tanto al
si

anche

i

Pelasgi

di Cillene
ai

(De

sitit,

orbis v. 347), che vi
vi potè trovare re-

dove solo la nota dell'asse

cambia
denari

abitarono misti

Tirreni.

Demarato

in

lunetta

D,

nota del semisse.

Pesa due once

e

capito l'anno 104 di

Eoma:

egli è certo

che dopo l'occusi

quattordici.

Ora

il

sig.

Capobianchi

mi ha
pari

recato

un

pazione etrusca essa non cambiò mai nome, e sempre
detta

è

suo
gr.

esemplare
12,60.

che

pesa gr. 68,60,

a

due

once e

Tarquinii, fìHDIAT. Sajìpiamo, che Caere
;

si

chiamò

prima AgijUa
cmio che

ma non

venga, di grazia, in mente ad al-

L'Arigoni (T. Ili tab. 26)

e il

Dempstero

(tab.

LVI,

I)

la serie Tarquiniese sia invece uscita dalla offi-

ne diedero inciso un esemplare, che sembra riprodotto dal
Carelli
(tab.

cina di Agijlla, per trovar
delle sue monete.
in Caere
e

modo

di interpretare la lettera
si

A

IV,

8),

omessa però

la nota dell'asse.
le

Di più queste monete non

trovano

Il territorio di

questa città esteudevasi fino al mare,
il

aggiungo che neppure in Alsittm, ne in Axia
le

cui spiagge poi tennero

nome

di

vada volalerrana,

e

(Castel d'Asso),

quali

due

città

potrebbero cercarsi a

questo loro dominio sul mare vollero

di certo significare
il

motivo della

iniziale.

Axia

inoltre fu
se

sempre etrusca ed
non sul
finire della

prendendo per tipo
che
i

di

questa serie

delfino.

Era fama

Alsium non ebbe una colonia romana
prima guerra punica, quando

Volaterraui avessero tolta Populonia ai Corsi, e v'era

erasi introdotto in

Eoma

l'asse

tradizione

che l'avessero colonizzata, come impariamo da

sestantario e in Italia abolita la

moneta

fusa.

Esclusa quindi

Servio (ad Virgil. Aen. J, 172); Alii fopuloniam Volater-

ogni probabilità di antico nome, e del carattere greco o latino in

ranorum coloniam
puisse diclini.

tradunt,

alii

Volaterranos Corsis eri-

una

città la cui necropoli è tutta etrusca,

rimane

che

ci

rivolgiamo a giudicare altrimenti di cotesta A, che

Volterra inscrive
i

il

suo

nome

intero sulle monete,

come

deve essere piuttosto un
livella a cui
il

simbolo o segno simile ad una

Tudertini e gli Eugubini

dell'

Umbria, dall'uso delle quali

piombo manchi.

città si dipartono ripetendo gli stessi tipi per tutta la serie

come fanno generalmente

gli Etruschi.

TELAMON
Tav. XLVII.
1.

CoU. Strozzi. Trovato negli scavi presso Telamone.

È

un' oncia

Tav.

XLVIIL
Bifronte

fusa colla sola nota del valore che è un globetto nel centro

1-7. Kircheriano.

coperto di
R.

pileo

a larga

gronda e

del dritto ripetuto nel riverso.

Non

vi sono

tipi,

ma

acuminato nel mezzo.

Clava

e intorno KOfl-jaì.

La nota
gr.

dall'

un

lato vi si

leggono secondo
si

me

queste lettere

WA-J

di valore nei semisse è la lunetta. Il

dupondio pesa

297

che agevolmente

compiono

col

nome

della città di Tela-

pari ad once 10 e gr. 17. L'asse pesa gr. 125 pari ad once

mone Tlamu.ìl Gamurriui l'ha veduto presso il march. Strozzi
e l'ha dato alla luce nel

quattro e dodici grammi. Il semis pesa

grammi 99

pari ad

Supplemento

al

Corpus inscr.

ilalic.

once 3, gr. 11.

Il triente

pesa gr. 63, cioè due once e tre

del Fabretti a p. 12 n. 70.

Le

lettere che anche a parer

grammi.

26

AES GRAVE

T.

XLIX L

T.iv.

XLIX.
serie

se la

V

sia lettera,

come pare
altri

a

me, ovvero

cifra

A

del valore
scritto il

1-7. Questa

non ha verun tipo

al rovescio,

ma

soltanto

di cinque,

come

opina. Gli Etruschi

hanno

l'epigrafe e la nota di valore. I pesi sono quei della serie

numero cinque,

A, che è la

metà

inferiore del X, e
in

non

si

precedente,

cioè di cinque a sei once la libbra.

Non

v' è

hanno esempi che l'abbiano mai volto
dei Latini.

su alla maniera

stata riduzione,

ma

i

pezzi maggiori non arrivano al giusto

Gli

V Etruschi

nel

significato

numerico

di

peso,

i

minori talvolta lo sorpassano, sempre
cinque a
sei

però accen-

cinque sono però giustamente attribuiti a sbaglio dell'artefice
(ef.

nano

alla libbra di

once.

Fabretti,

Pr.

Suppl.
gli

pag. 249).

Non A

v' è

poi

Quando l'Eckhel scriveva

la Doclrina

numorum

vele-

motivo di supporre che qui

Etruschi abbiano figurato

rum

eransi già tolte queste due serie a Velletri per darle
patria.
il

r àncora
rica.

capovolta,

per provare

che la cifra

è

nume-

a Volterra, loro vera

Nelle monete genuine

il

bi-

Le

tre lettere del dritto sono

disposte da destra a
l'I

fronte è sempre imberbe,
tav.

sestante dell' Arigoni (T. Ili

sinistra,

dovendosi leggere
delle linee della

interiormente
'l

'l

^,

per

l'

in-

31

n.

17),

e

l'asse (ib. tav. 37, IV, 2),
veri,
li

dove
li

il

bifronte

clinazione

e della

V\,

e perchè,

siccome
1,

è barbato,

non possono tenersi per
il

come

ha tenuti
nelle sue

abbiamo notato
qua! lettera e la
fra
i

di sopra, l'epigrafe comincia
i/1

da

fra la

dopo

il

Lanzi anche
I,

Carelli, che
ai quali

ha

incisi

estrema

v' è

un duplice campo
solo,

libero
alle

tavole (tab. II,

VI, 19),

ha
il

fatto l'aggiunta d'un

raggi della ruota, e non

un

come

fra

mezzo

sestante (ib. n. 20). Falso è altresì
(tab.
II)

dupondio del Zelada

tre lettere.

che pur

si

vede riprodotto nelle tavole Carelliane

Con

tali osservazioni

essendo ben dimostrato l'ordine e l'anda-

(tab. II, 2). II

Lanzi imaginb alcune spiegazioni del bifronte,

mento

delle tre lettere

non resta che da stupire ricordando

ora barbato, or in sembianze muliebri, che furono giusta-

l'erronee e disordinate lezioni che di queste lettere si riferiscono. Il Guarnacci {Oi-ig. Hai. p. 173) e
il

mente
Il

riiìutate

daU'Bckhel {D.n.

v.

1,94).

Passeri

(p.

175)

culto di Ercole, la cui insegna è la elava, era diffu-

raddoppiando gratuitamente
giunsero a leggere T P
{Etr. p.

la lettera T, e aggiuntavi

un A,

sissimo per tutta cotesta
il

maremma, come anche dimostrano
il

N A,

per aver l'upluna.

11

Dempstero

portus Uerculis labronis vicino a Volterra e
Cosa.

portus Her-

num.

I,

tav.

LXl)

lesse NA^I. Il Gori (HIus. Etr. II
le tre lettere e lesse

culis presso

423) compose arbitrariamente
il

^VN,
leg-

invertendole e cambiando

T in V, e annunziò che questo
si

bronzo apparteneva senza dubbio a Nuceria, e vi

BTKURIA MEDITERRAISTEA
T.U-. L.

geva Nufceria, come sulla moneta della Nuceria Alfaterna,
che
scrive

l11VHiq>nVl/l. L'Avellino
del
:

nelle

annotazioni
II
p.

Le

varie serie di aes grave nelle quali generalmente

domina

il

alle

tavole

Carelli (Fior., .Ann.

numism.
iiìt.

75)

tipo della ruota, e sono anepigrafi, ovvero distinte da

una

aveva scritto
il

Tab.

1

Inter radios

F

V

N, e notato che
i.

due

lettere, o

contromarche, sogliono aversi dalle terre

Mazzocchi, presso de Attellis {Civiliszazione
vanta [Tirreniche, diatr. VI) di essere stato

II p. 19),
solo che

di Arezzo, di Cortona, di Chiusi e della Valle della Chiana.
11 loro rovescio

si

il

ripete

il

tipo

medesimo

del dritto, ovvero
la serie.

l'abbia attribuita a

Luna: essendo una

rota a sette raggi
tra essi apposte.
I) lesse esternal/l <J

reca

un proprio simbolo che giova a distinguere
il

con tre lettere etrusche

L V N divisamente

Io ne dò

saggio nelle tre tavole

seguenti delineandone
il

Finalmente

il

Cavedoni (/n Fr. CarelUi tab.

solo le maggiori unità; quanto agli spezzati che ripetono tipo dell'asse
serie.

mente
l/l

e
e

non pertanto da destra a sinistra
al

ì,

invece di

mi

è

parato sufficiente di ricordarli a ciascuna

'l

ì,

riverso considerò

1'

àncora come capovolta per

trovarvi la A, quinipondii nota, già per tale giudicata dal

ALLEANZA DI CAMARS CON
1.

Passeri e dal Grotefend (Blatter fur Miinzkunde
l/I

t.

I n. 9).

^

q

e

V

Dopo

tutti

ha parlato

infine il

Mommsen

per dire [H. de

a,b. Kircheriano.

Fu

in

Arezzo nel Museo Bacci, ora se ne ha
ai

la moivn. I p. 381), che è difficile determinare dove si

debba

un secondo esemplare trovato nel 1840 su Falterona
fini della

con-

cominciare a leggere, perchè ciascuna lettera è fra
ruota.

i

raggi della
al

Toscana verso la Romagna.

Il

suo tipo è da un lato

Ma

egli così scrivendo,

mostra

di

non aver badato

la ruota a sette raggi con tre lettere
scritte

1/Hì separatamente
;

doppio spazio lasciato vuoto a destra; mentre
lettere raggi.

ciascuna delle tre
tra

ad ogni due raggi della ruota

né v'ha dubbio che

non ha

in

mezzo

piti di

un

sol

campo vuoto

due

debbasi cominciare da ì perchè fra questa lettera e la

H

Non vi ha poi

dubbio che coteste lettere debbono essere

sono tre raggi coi due loro campi

lisci.

Dall'altro lato è

iniziali,

solo s'ignora a quali città, evidentemente in lega
si

un' àncora sul cui ceppo fra le due patte è iscritto

un

V.

fra

loro,

debbano attribuire.

Netuns

e

Nepete sono le
V\.

Pesa

gr.

736.

Il

secondo

esemplare non pesa uè più né

sole città etrusche a

me

note che abbiano per iniziale un
Felathri
(

meno
e

di questo. Se l'asse di coteste serie va dalle cinque
alle sei

La

F è

comune a Facsulae, a Fercnas, a

Volaterrae),

mezzo

once, né ci sono riduzioni,

il

bronzo che
fatto
i

a Fati (o sia
altre

Vetulonia), a Felsna (cioè

Volsinium), e ad
in F.

abbiamo davanti deve tenersi per un quincusse. Di

168

ancora se

cambiasi

il

V consonante

Abbiamo

grammi che danno
gr.

le
si

sei

once presi cinque volte

sommano

ancora esempì della iniziale A in Peithesa, in Perusia, in

750, che poco

discosta dal peso effettivo del bronzo.

Pupiuna

(o

sia

Populonia).

Con

tutto ciò non si

può decidere

nulla,

prima che consti

,,

T.

LI-LUI

AES GRAVE

27

fìsP, D.

W\,

che
/V\

è la libbra.
il

Di questa

serie

abbiamo

il

semisse,

il

triente,

Tat. li.
1.

il

quadrante,

sestante e l'oncia. In questa serie si sono
;

Nel Kircheriano. È im tlupouJio cou
dritto e l'ancora nel riverso
:

la

ruota a
il

sei

raggi nel

trovate alcune contromarche
desi in tutti trovato.
e nel gli spezzati;

mi sono note
il

la

V che
si

rive-

dove è anche

seguo di vaè
1'

però

triente

non

è

ancor

lore

Il

e la
il

leggenda

fì-J^.

Di questa

serie vi
lio

asse,

il

Nel quadrante,
di

sestante ed oncia è marcato

un

h.

semisse,

quadrante e l'oncia ohe non

delineato nelle
trienti,

Museo

Firenze bassi un sestante con
con

la lettera

>

;

mie tavole, bastando averli indicati. La ruota che nei
semissi ed assi ha sei raggi, ne

V'è anche

la 3

una

foglia di

edera * parimente in

ha poi quattro nel qua3.

contromarca.

drante, nel sestante e nell'oncia. Il semisse in cotesta serie
e nelle

Nel Kircheriano. Euota, a

cui fanno da raggi due semicerchi

seguenti

(2, 3)

non

è notato

che con sei globetti e

opposti e congiunti da una traversa ; in alto è la nota del du-

l'asse si

esprime con una linea retta verticale.

pondio.
serie

Lo

stesso
il

tipo è ripetuto nel rovescio.
il

Di questa
il

2. Nel Kircheriano. Il tipo medesimo della ruota è nel dritto,

abbiamo

semisse,

triente,

il

quadrante,

sestante
),

ma

nel rovescio vi

si

vede un vaso a due manichi di quella

e l'oncia.

La nota

del semisse è

una mezza luna

come

classe che dicesi vaso a

campana

:

la linea che dinota l'asse di

in Volterra, Todi e Grubbio, e nella serie attribuita già a

è sulla pancia del vaso, e sopra
iniziale del

esso vi si vede
scorie,

un D

Bolsena, che ha per tipo una testa giovanile di prospetto
coperta di un pileo

nome

della città.

Di questa

che ad evi-

acuminato a guisa

di

meta
V-

circense.

denza

si

lega colla

precedente e solo se ne distingue pel

nome

della zecca,

abbiamo
di

la libbra che si conserva

nei
il

ALLEANZA DI AEETIUM CON
Tav. LUI.
1.

Musei Kircheriano,
semisse notato da

Arezzo,

di Bologna, di Pesaro;

sei globetti è
il

pure nel Kircheriano;
il
il

vi

Kircheriano. Simile al dupondio della tavola precedente ha

hanno in

altri

Musei

quadrante,

sestante e

1'

oncia.

però di proprio la lettera

nel dritto e la

V

nel rovescio.

Dalla serie medesima, variando solo
che è sul dritto,
ivi
si

luogo della iniziale D

A
nel
il

questa serie manca

tuttavia l'asse,

ma
;

v' è il
il

semisse
triente
Il

ha

la libbra nel
il

Museo
il

di Firenze e

Kircheriano
il

notato

della

cifra

^

v' è

medesimo

il

semisse,

quadrante,

sestante e l'oncia

quadrante,

sestante e l'oncia nel
si

Museo medesimo.

che trovasi anche in quello di Parigi.

sestante e l'oncia

trovano ancora nel Museo di Cortona:

In altre serie la iniziale

è invece
:

un

W.

Se ne ha un
il

la lettera

fl

sembra accennare ad un Aretium rimanendo
il

esempio a Parigi, rm altro a Firenze
pobianchi me ne ha mostrato un terzo
il

ma

di recente

Ca-

poi a sapersi
vocale. Tale

nome
è

dell'altra città la cui iniziale sia

un V

bellissimo.

Vi

è

anche

si

nell'Umbria

VUrvinum
è perciò

Metaurensé, che
è l'odierno

quadrante

e il sestante.

oggi
è

si

appella Urbania, VHortense

Drvinum che

In una terza serie
nota della libbra non
destro.
il

la iniziale
è sulla
i

un AA ma

in

essa

la

Urbino è più distante,

ma non

meno

probabile.

pancia del vaso, sibbene al lato
il

ALLEANZA DI CITTÀ ETEUSCA CON TUDEE UMBEO
2.

Se ne hanno tutti
il

pezzi, l'asse,

semisse,

il

triente,

quadrante,
di

sestante e l'oncia.
e

Da un
lune

calco.

Euota

etnisca
R.

e

fra

i

raggi

in rilievo la
tre

3.

Nei Musei

Firenze

di Arezzo.

Nel

dritto la ruota a sei

leggenda

3Q3+V+.
:

Globo
all'

nel
,

centro

fra

mezze

raggi, nel rovescio

un' anfora, e accanto a

destra la nota

opposte

intorno

orlo

vanno

dodici

globetti

del valore che è la libbra.

nota dell'asse.
il

Fu

già nella

Collezione

Coltellini di CorS.

Di
plare

cotesta serie si hanno inoltre
si

semisse,

un cui esem-

tona (Congetture sopra Viscrisione della torre di
pag.

Marco
che
p.
lo

è trovato

di recente a Chiusi, il triente,

U

qua-

LXXXIX),

il

quale ne

fece

dono

al Sestini, 1

drante e l'oncia.

riprodusse (tom.

IV

delle Lettere e Diss. tav. n.

152

Livorno, 1779). Dal Sestini passò nella Collezione Ainsley,

ALLEANZA DI COETONA CON
Tav. LII.
1.

^ e V-

come

attesta

il

medesimo

Sestini (loc.
starà in

cit.),

dove tuttora
certo,
il

deve conservarsi, ovvero
dritto è
il

Londra

di

avencalco,
visitai

Nel Kircheriano. Nel
sul riverso
il

tipo della ruota a sei raggi;

done

ivi il

numismatico
fé'

sig.

I.

G. Pflster cavato

ferro della bipenne, e a sinistra la nota del
libbra, a destra la
all'asse, la

del quale
il

mi

dono nel luglio del 1857, quando

valore che è la

lettera

iniziale 3.

Se
di

Museo

Britannico. Il Sestini ricorda di aver veduto

\m

ne conosce oltre
Firenze.

sola oncia che è nel

Museo

asse simile a questo,

ma

anepigrafo, nella collezione Sellari

di Cortona, e che altre divisioni di questo asse erano presso
serie varia soltanto la iniziale che è ì.
l'asse,
il

Una seconda
questa
si

Di

l'Ainsley.

Nel Kircheriano

si

hanno
il

il

semisse colla nota
:

hanno

semisse,

il

quadrante

e

1'

oncia.

del valore in sei globetti, e

triente con quattro
il

questi

La

terza serie ha per iniziale del
è

nome un
e
il

V, la cui

ripetono gli stessi tipi:
il

ma

poi

quadrante ne ha tre e

asta sinistra

più lunga della destra,
,

pare perciò più
semisse,
il

sestante due in

campo

liscio.

simile ad

un U che ad un V. L' asse
si

qua-

Assicurata cotesta serie rimane ora che le assegniamo
la zecca dalla quale fu

drante e l'oncia sono conosciuti e
2.

conservano nei Musei.

emessa.

Non

v'è dubbio, che se do-

Nel Kircheriano. Euota a

sei raggi ripetuta nel riverso, sul

vessimo stare alla leggenda sarebbe

Todi,

ma

per asse-

cui orlo sono posti in giro dodici globetti, nota del valore

gnarla a Todi non v'è argomento, della leggenda in fuori,

28

AES GRAVE

T.

LIV

che non opponga uu ostacolo gravissimo. In cotesto bronzo
tutto è etrusco:
il

vece è denominata FE+l-CNkfl,
posto della lettera vocale
se
la
;

ove la

lettera C tiene

il

peso, la figura

della

ruota, la provel'asse, di sei pel

V ma non
P

è certo

come ho

detto

nienza,

il

sistema dei dodici globetti per
della

penultima

sia

un

od un K ovvero un

C o sia se

semisse

invece

mezza luna usata

in Todi.

Ma

si

è

debba leggersi Vetlionea ovvero

Vdlunfa oppur Vetlunva.

convenuto generalmente come a cosa dimostrata, che

vo-

lendo gli antichi significare una confederazione lo abbiano fatto
talvolta
un'altra.

ETRUSCORUM
Tav. LIV.
1.

unendo insieme

i

tipi

di

una

città

col

nome

di

Sarebbe dunque nel caso nostro espressa im'al-

Coli, del sig. Agostino Castellani

in Cortona.

Testa

giovapileo di

leanza, ad esempio, di Cortona con Todi mettendo insieme
coi tipi della

nile di prospetto con capelli sparsi coperta di

un
con

prima

il

nome

della seconda.
la singolarità di quattro

forma piramidale senza
coperta da

gronda, o

piuttosto

gronda
vede

3. a, h. Kircheriano.

Ruota etrusca con

un

velo che

sembra involgerla.

Il pileo si

lettere impresse, le quali insieme unite

sembrano dire

A3TT
centro

munito

di fettucce con le quali é legato di sotto al
v' è

mento.

dove

rV

manca.

R.

Il

riverso

è

liscio,

ma

nel

Nel rovescio

una scure

e

un

coltello

,

nel centro

un

v'è il globetto

segno dell'oncia. Sia pur vero che fu errol'V nella leggenda

globo, a sin. la nota

dell'asse, a destra

una mezza luna.
eccettui

neamente omessa

che dovrebbe essere
clii

Questi
la

tipi si ripetono

per tutta la serie, se ne

Q3TVT, ma
lettere
4,
5.

sarà sempre indubitato che
il

impresse queste

nota del
:

valore, che nel finora
Il
il

semisse
il

é

una mezza luna
il

ebbe in mente
di

nome
i

di Todi.
tipi

rovescia

manca

triente e

sestante, v' è però
è ci

Museo

Bologna. Asse con

cui

sono

da im lato la

quadrante e l'oncia.
semisse,
il

globo dell'asse

ripetuto nel solo
sta

ruota ad otto raggi

lettere divise tra gli otto raggi,
il

ma

nel
è

piccolo

bronzo

n.

4

a

dinotarne
al ri-

che esternamente lette danno

nome

FE..U[INkA. R. Ancora

valore che

l'oncia: la semoncia
il

altro

non ha

con la nota dell'asse nel ceppo di congiungimento delle due

verso che la scure e
dritto che
è

coltello.

Dal pileo acuminato del
pileo

marre:

il

campo

è intorno
i

chiuso da

un cerchio

in rilievo.

tanto analogo
la figura

al

flaminico

si

poteva

Non
della

v'ha dubbio che

tipi

della ruota e dell'ancora siano
si

dedurre che
dote,
e

giovanile
tale

rappresentasse un saceridea
è

zecca di Chiusi, la

quale

chiamò Camars dagli

vie

più,

perchè

confermata dagli
per Vacidris e

Etruschi,

ma

questi tipi sono stati veduti ancora nel quin-

strumenti

sacrificali

definiti

dal Cavedoni

cusse di confederazione, dove la prima lettera è
è

un

3,

che

la secespita [Nat. dell'aes

grave pag. 22). La opinione meil

pure r iniziale del nome etrusco Fetlun[e]a inscritto fra
nostra moneta.
o
l'

desima portò
cambiare

il

P. Marchi,

quale fu perciò

indotto a

gl'intervalli degli otto raggi di cotesta

E

la nota dell'asse

che credette male espressa nel

poiché in quel quincusse
città
tito

manca

il

nome
tipo,

iniziale della
si è

disegno in caipedimctùa. Io ne ho veduto l'originale e con-

alleata, indi si deduce, che
di sopra,

il

come

avver-

fermo
l'unità

col possessore,

che ivi è fuor di dubbio la nota del-

vale a significare la zecca, che è quella di
della città che qui
si

sia dell'asse.

È

invalsa la credenza che

i

bronzi

Chiusi. Il

nome

legge

è

Velhmea, o

di questa serie

provengano dai contorni del lago
di quali pezzi lo abbiano
'

di

Boi-

supplendosi la terza lettera col confronto del secondo esemplare che dò qui appresso.

sena. Io
dire.

non so

detto o potuto

Ma la penultima lettera della
se

quale

Non

di certo

dell'asse

,

unico

finora,

probabilmente

sono determinabile le sole linee inferiori è per congettura
supplita per E, né
si

trovato in luogo non molto discosto da Cortona:

non del
sa dove

può altrimenti,

non

si

vuol leggere

semisse,

i

cui

due esemplari finora noti non

si

Vetlunva, ovvero
6.

Vellunfa. del
si

siano stati trovati.

Un

quadrante so che

è stato di recente

Museo
dente

di Pesaro. I tipi sono gli stessi
:

numero precelegge
si

comprato a Chiusi. Del sestante
è vero

e dell'oncia e
al

semoncia se

r epigrafe

meglio

conservata
dell'

interalascia

che sogliono trovarsi intorno

lago fa d'uopo ri-

mente CETUCNKA. Sul ceppo
scorgere la nota
dell'asse.

àncora non

petere ciò che abbiamo altrove notato degli spezzati inferiori,

Questo
(tav.

bronzo che pesa sette
VI,
1

cioè ohe

non

si

suole fare gran caso di essi, quando
la

once fu pubblicato dal Passeri
vi lesse, E..+U..A.

pag.

183) che

si tratta

di assegnare

patria

ad

alcuna

serie.

Ma

noi

Poscia

il

Lanzi ripetendo la stampa del
pili

vediamo che essendosi scavato molto intorno

alla

Bolsena

Passeri ne diede una
gio 11, 30, 25).

lezione

piena fl(MV)-J+33

{Sag-

etrusca cioè alla odierna Orvieto, né questi né altri bronzi
della serie nostra son venuti fuori: né io ricordo di averne

Fu dunque per ambedue
:

certo che la città
il

indicata dalla epigrafe era Vetulonia

e

però fa senso che

veduti nella moderna Bolsena in casa del conte Cozza, che

Grotefend scrivendo dopo (BMter fur Miinzkunde 1837 T.I
n.
(cf.

pur aveva raccolto gran copia
delle quali piacquegli

di svariate monete, di alcune

9)

attribuisca

la
5).

moneta a Vetuna

città

dell'Umbria

farmene grazioso dono. Volendo poi

T. II p. 70 n.

Ma

il

Fabbretti avendola trascritta

attribuire questa serie ad alcuna città etrusca farò notare

nel Glossarium (col. 1959) dal Lanzi attesta poi nella Daacrizione

che l'Etruria centrale non adopera figure

umane per

tipo

;

geografica

1867 pag. 5XSIII
di

di

aver

veduto

nel che è anche seguita dai Tudertini ed Eugubini. Il Ca-

l'esemplare del

Museo

Bologna

e di

avervi letto CE+UCN8fl.

vedoni

(loo. cit.) opinò,
si

che ne fossero autori

i

Tuscanienses,

La

città di

Vetulonia sulla propria moneta s'inscrive
di

FA+U

perchè essi
l'ebbe

danno

il

nome comune

alla nazione, e questa
(III, 8, 16):
.4

e sopra

un bronzo

alleanza

con Populonia e Camars
questo asse in-

dal rito

sacrificale,

scrivendo Plinio
sv.nt

essa vi è indicata

dal

nome

V>ifl+3^. In

sacrifico ritu lingua

Graecorum Thusci

cognominati.

11

T.

LV

AES GEIVE

29

marchese Melohiorri
si

(Bull. Inslit.
il

1839
iu,

p. 122)

stimò, che
la

biano fuso

i

coloni di

Ancona

;

e che la triscele faccia da
il

potesse dare a Luni, e

motivo
e
il

perchè

moneta
per
ove
il

simbolo del promontorio come per altro verso

cubito è

reca per

simbolo la luna,

cacio di

Luni ebbe

simbolo della
//.

città posta in ipso fleclenlis so orae cubilo (Plin.

insegna patria la luna, come

s'impara

da Marziale,

N. Ili,

13).

Perocché così potrà trovarsi anche da giusti-

scrive: Cnscus ctruscae signatus

imagine lunae.
la

Ma
,

qui

ficare la disposizione

nuova

delle
i

due gambe, che

si

vanno

Melchiorri

passa

per tipo patrio

mezza luna

che è

incontro, sapendosi, che tre sono

promonlorii del monte

invece im segno distintivo di conio, un' impronta
cina
;

dell'oifi-

Cumerio, due dei quali colle loro estremità ricurve s'incontrano chiudendo in seno la città di Ancona,
il

né l'hanno

adoperata

solo

quei di
si

Luni,

ma

altri

terzo che sporscrive

popoli etruschi, anche in contromarca, e
dai latini,

trova usata anche

ge in mare a settentrione sta
(11, 4), in angusto

solo.

Exin

ilta,

Mela

come

se

ne può convincere chi guarda l'asse di
il

duorum pyoinontoriorum ex

diverso
ri

Palestrina (Tav.LXIX, 1), ore la mezza luna prende
del caduceo. Eivenendo ai

posto

coeuntium inflexu cubiti imagine sedens. I Siracusani

Tuscanienses cotesti popoli non

vennero l'anno 347 di Eoma. Questo asse che pesa diciassette

figurano fra le dodici città etrusche, e di più nel loro territorio
si

once non ha finora spezzati: potrebbe per altro citarsi

non

si

trovano
si

le

monete

di questa
i

sorta,
tipi

ne poi

a confronto quel triente, che do alla tav.

XLV,

3,

il

cui

vede come essi

potessero attribuire

comuni a

peso

è

di circa cinque once.

tutta la nazione, almeno a parere dei G-recij ai quali secondo
la tradizione

avevano di certo miglior dritto
io

i

Tarquiniesi.
si

UMBRIA
TUDEE
Tav. LV.
1.

Dietro tutto ciò
attribuire ad una

penso, che cotesta serie non
città,

debba
stata

speciale

ma

sia

piuttosto

emessa a nome comune dalla nazione.
2. Kircheriano. I tipi sono

quei dell'asse: la nota di valore è
accetta e
il

Parigi, Gab. delle medaglie. Aquila ad

ali

semiaperte volta

posta in basso
denari

fra

V

coltello.

Pesa

tre

once,

a

sin.,

davanti 3Q31-V-}i

e

la nota dell'asse. R. Cornucopia,

uno

e

mezzo. L' esemplare del Gabinetto parigino

pieno di bei pomi tra

quali spiccano
il

un grappolo d'uva
simbo-

delle medaglie pesa gr. 83.
3.

a destra con una spiga di grano,
ripetono
i

pisello a sinistra,

Kircheriano. Nel quadrante si

tipi

medesimi:

la

leggiando le vigne,

i

campi
e

e gli orti coi pomavii.

Pesa grammi
di

nota del valore è posta fra
plare
del

il

coltello e l'accetta.
gr.

Un

esem-

255 pari ad once nove

due grammi.

Un

nuovo esemplare

Museo Britannico pesa

45,00 {Calai,

p. 24).

egual peso è stato acquistato di recente dal Capobianchi: quello
del

Un

esemplare che proviene da Chiusi ha di peso

gr. 36,70.

Museo

di

Napoli pesa once quattordici.
si

È

da notarsi
da

4. Kircheriano. I tipi sono gli stessi.

La nota

del valore è nel

che la monetazione di Todi
quella di Gubbio, e
si

distingue notabilmente

centro.

Pesa dodici denari. Ve n'è un

altro

esemplare che

accosta di molto a quella di Tar-

pesa sedici denari e mezzo.
5.

quinia e di Volterra,
:

lasciata da parte quella del. centro

Kircheriano. I tipi sono
la

i

medesimi

manca però

al riverso

dell'Etruria

il

cui sistema

non

si

diparte da

un

asse di sei alle

luna crescente.

Non

vi è la nota del valore,

ma

è

una

otto once. Il P.
vieri fu
il

Marchi [L'aes grave pag. 76)
le

scrive,
di

che l'Oli;

mezz'oncia avendo di peso sei denari.
6.

primo a riconoscere

monete

Todi
il

era però

(Carelli tav.

XX

n.

34).

Dopo

la serie già descritta

ho posto
si

stato notato dal P. Lanzi {Saggio II p. 29), che

Passeri nei

questo bronzo per una certa analogia dell'accetta che vi
vede.

suoi

Paralipomeni

al

Dempstero, se n'era vantato scopri(/).

È

un' oncia e ripete

il

tipo, cioè l'accetta e la clava,

tore da parecchi anni

n. v.

I,

98). Il luogo accennato

a cui non v'è niente di simile nelle serie che ripetono al

dal Lanzi, e che

il

P. Eckhel dice ivi di non sapere dove
Ivi narra

rovescio

il

tipo del dritto.

l'abbia scritto, è a pag. 154 dell'opera citata.

che avendo

egli

fatto
ivi

dimora

per

due anni dal

1715

FIXIBUS AGEOEUil PICENI ET GALLICI

in

Todi e vedute

ed acquistate molte di queste monete,

ANCON
7.

dalla loro frequenza cominciò a sospettare che fossero tu-

Museo
il

di Firenze. di tre

Nel

dritto v' è delineata la triscele o sia

dertine: che poi ne fu pienamente convinto allorché s'imbattè nelle

gruppo
è

gambe umane che procedono da un globo
col

monete
il

di

Gubbio pubblicate dal Dempstero.
la zecca, e in ciò

che

nel

centro,

ginocchio alquanto
seguirsi

piegato.

So-

Fu

egli

dunque
il

primo a scoprirne

ha

gliono queste tre

gambe

ma

qui con nuovo esem-

ragione
il

Lanzi,

ma

l'Olivieri di fatto dieci anni
i

prima che

pio due sole

si

seguitano, non già la terza, che ha
di

un motridente.

Passeri desse
la

alla luce
e

suoi Paralipomeni nel

1757 ne
del

vimento contrario aUa seconda. B. Ferro

im
e

divulgò

scoperta,

in

questo

senso

la

sentenza
il

Pesa

gr.

484,18,

pari a
il

diciassette

once

gr.

8,18.

P. Marchi è vera.

Dopo

l'Olivieri ne scrisse

Pellerin e

n

Gori ne possedette

primo esemplare, che passò poi in

quindi

il

Passeri. Ciò è quanto alla scoperta della moneta

Sicilia e ora

non

si

sa dove sia. 11 P.

Eomano ne aveva una
l'

fusa di Todi.
l'Arigoni fin
niata

Ma

fa meraviglia che

non

siasi avvertito

aver

copia in bronzo. Cotesto nuovo esemplare
il

ha pubblicato

dal 1741 già assegnata a Todi la moneta cola

Gamurrini, dal quale abbiamo appreso che proviene dalle

che

porta

stessa

epigi-afe

3Q3+V+

(Tab.

XXII
tipo

terre

umbre

tra

Todi

e

Perugia

{Perioil.

numism.

del

n. 222).

SuUe monete

dei Tudertini

non abbiamo per

march. Strozzi anno IV

p. B).

È

per

me

probabile che l'ab-

figure degli dei,

ma

simboli, che ne rivelano gli attributi.

30

ABS GEAVE

LVI LVII

Questa relazione che passa fra
boli posti al
serie della
2.

le

imagini degli dei e

i

sim-

ziale si vede costantemente riprodotta nel sestante
l'oncia.

e nelal

riverso

si

vedrà manifestamente

nelle

due

V'è anche
il

esempio di once che non ripetono
del dritto. Questa serie
è

moneta lucerina,

la fusa e la coniata.
altri

rovescio
lo

globetto

ridotta al

Da

un'impronta. Cane alano accovacciato in riposo:
è

sistema dell'asse quadrantario.
4, 12, 13.

hanno detto un lupo. L'epigrafe
del semisse.
7?.

3Q3+V+
ivi
e

e

v'è

la nota

Ai pezzi della nostra serie ho aggiimto
fu comprato qui a

il

disegno di

Lira a tre corde e

è

ripetuta la nota

un frammento che
Gir.

Roma

dal sig. conte
soli-

predetta del semisse. Pesa once sette
3. Kirch.

un quarto.

di Colloredo: di piìi vi

ho aggregato due once

Mano
Pesa

sinistra

armata

di cesto atletico e nota del tri-

tarie, in

una delle
si

quali, n.

12, ohe è nei

Musei

di

Pesaro
il

ente. B. Il
ente.
4.

nome 3Q3+V+
gr. 63.

fra

due clave,

e

la nota del tri-

e

di

Parma,
in

ha un ferro
liscio
:

di lancia e al riverso

glo-

betto
fl.

campo
38), è

nell' altro,

che

si

ha nel

Carelli

Kirch. Kana e nota del quadrante,

Ancora
61,50.

e

la nota
Il

me-

(tab.

XX,

un acino

d'orzo nel dritto e nel riverso

desima: inoltre a

d.

VT. Pesa

gr.

Mazzocchi
questo qua-

un

globetto parimente in

campo

liscio.

(Tirreni che, diatr. VI) legge

LV

e attribuisce

drante a Luni.
5.

IGDVIUM
non locusta;
fra
i

Kirch. Cicala

e

due globetti nota del
i

14.

Museo

di Pesaro. Il tipo di questo tripondio è la

luna cre-

sestante. R. Perro del tridente, a d.
l'epigrafe

due globetti, a

sin.

scente con la nota del valore nel centro e l'epigrafe al di

VT. Cotesto tridente ha piuttosto forma

di ro-

sopra che esternamente
il

si

legge

II/1I3V>II.

Nel rovescio

v'è

stro quale si vede nel quadrilatero della tav.

XVIII. L'esemepigrafe

globo del sole sfolgorante di raggi, che sono dieci. Pesa

plare che ora si conserva ha nel riverso
d.

1'

Vt

a

gr. 428, lo che

suppone un asse

di gr. 140, pari

ad once

e

i

globetti a sin. e pesa gr. 40,60.

quattro, gli assi di
globetto, nota delai

Gubbio

finora noti

vanno dai grammi 180

6.

Kirch. Vaso a due manichi e di sopra
l'oncia. R.
gr. 22,00.

un

193, cioè dalle sei alle sette once. Usano gli Eugubini,
multipli
i

Porro di lancia, a

d.

il

globetto, a sin. \J+. Pesa

ripetere nei

tipi

dell'asse,

e

però anche
in questo

del
tri-

semisse.
d.

Le

quattro stelle

nel dritto sono

7.

Kirch. Kana. R. Testuggine a sin. im globetto, a
gr. 17,00.

VK. Pesa

pondio appena visibili
bini,

per difetto di

fusione.

Gli

Eugunon
i

umbri

ancor

essi

come

i

Tudertini,

seguono
:

8.

Da

un'impronta. Pana. R. Acino di

grano a destra
7,

IV:

la

pertanto

scuole
si

diverse

nell'arte

monetale

perocché
e

nota di valore manca. Cotesti due nn.
di che

8 sono fuori di serie,
(tav.

Tudertini

accostano di molto all'arte sabina
e
i

del Lazio

abbiamo arrecati
si

altri simili

esempi

XL nn.
n. 7,

6, 7).

come
stando
il

i

Tarquiniesi
piìi

Volterrani,

mentre

gli

Eugubini

I tipi della seconda

rivedono in un bronzo ancor esso fuori

da presso

al

centro della

Etruria ne imitano

di serie, che si trova delineato nella tav.

LXIV

come

peso e la forma.

luoerino.

Le monete

libbrali di

Lucerà non hanno leggenda,

le tudertine invece l'hanno.

TAf. LVII.
1.

Kirch.

I

tipi

di

quest'asse

sono

quei

del

tripondio,

luna

Tav. LVI.
1,

crescente fra quattro stelle, nel mezzo la nota dell'asse e

2.

Coli. Passeri pag. 203, 205.

Vi furono
si

dei pezzi di
altri
Il
il

moche
'

r

epigrafe 5HGV>II

esternamente

letta.

/?.

Globo del sole
e altret-

neta

tudertina,

nei

quali
il

non

avevano

tipi

sfolgorante per quattordici raggi, sette maggiori
tanti minori.
nari.

l'aquila al dritto, e

cornucopia al riverso.
con
la nota "^ e
è

Passeri ne
coi

Pesa grammi 194 pari ad once
del

sei e
è in
I,

2 deovvero
è in
i.

conobbe due,

il

semisse

triente

La desinenza
:

nome

in questi bronzi

quattro globetti, dove l'epigrafe

tronca +V+. Queste due
di circa
sei

in
2. a,
b.

l

qui

è

in

i,

nell'esemplare del

Museo

di

Pesaro

monete suppongono
pesando
il

iiu

asse
tre, e
il

del peso
il

once,

Kirch. Globo solare con dodici raggi. R.

Luna

crescente

semisse once

triente im' oncia e mezzo,

fra quattro stelle, nel

mezzo

la nota del semisse e l'epivi

secondo l'Olivieri;
di gr. 42,

ma

Passeri a n. 205
di gr.

gU dà

il

peso

grafe plare

S1/1II1V>II.

Nel museo medesimo
è

ha un altro esemdel

e a pag.

214 quello

47.

Non

dirò

che
;

b,

nel quale

omessa

la
:

nota

valore

e

sono

questi tipi abbiano ad essersi ripetuti per tutta una serie

omesse anche
gr.

le quattro stelle
il

l'epigrafe è IMIDV)!!.

Pesa

perchè
tipi,

ho

l'esempio

di

Gubbio, che ripete a coppie

i

99.

Di recente

Capobianchi

ne ha

acquistato

un
al

come vedremo

nelle tavole seguenti.
i

esemplare dalla collezione Ranghiasci di
descritto 2 a.
3. Kirch.

Gubbio simile

3.

Kirch. Questa serie ha
scritta alla tav.

medesimi

tipi

che la prima già deasse.

LIV, manca però sinora del proprio
di questa serie
è

Cornucopia sopra un disco in rilievo
R. Tanaglia sopra

:

sull'orlo è scritto

3-11. Nelle

frazioni

vario l'uso di

scrivere
è
4.

iniIIV)!!.

un simile

disco fra quattro gloe denari 21.

e accorciare il

nome

della

città.

Perocché nel semisse

betti, nota del valore.

Pesa
:

un'oncia
varia
il

3Q3+V+
manca
si

e si ripete

anche nel riverso: la nota del valore

Kirch.
è

I tipi

sono

i

medesimi

segno di valore che

ora è a destra ora a sinistra: nel triente è intera, ovvero
I'

di quadrante.

Il

suo peso è di un' oncia e sette denari.

ultima lettera, nel quadrante ora

è

intera, ora vi
ini-

5.

Kirch. Cornucopia sopra disco e intorno all'orlo, 5MDV>l'l. R.

vede scritta la sola prima sillaba V+, la quale sillaba

Ripete lo stesso simbolo e aggiugne la nota del sestante.

T.

LYiir LTX

AES GEAVE

31

Pesa diciassette denari. L'epigrafe talvolta
in
tj.

è

omessa, come

serie

è

tanto rara che dell'asse non
di

si

ha

finora se

non l'unico

un esemplare da me veduto
I

in

Cortona.

esemplare del Museo
al

Pesaro. Del semisse se ne contano apaltrettanti

Kirch.
la

tipi

e l'epigrafe

sono gli stessi,

ma

riverso v'è

pena

tre
i

esemplari e
Galli
il

del

triente.

Non

è

proba-

nota dell'oncia.

bile che

abbiano

emessa cotesta serie di
1842, Oeuvr. VII,

aes grave,
390),

7.

I

tipi

adunque
in due.

iu questa serie

eugubina vanno accoppiati
il

di

come tenne

Borghesi

(Lett.

ne

si

due

È

quindi fuori di serie

sestante
il

delineato

spiegherebbe come in tanti anni di loro dominio (v'erano venuti
al piìi tardi

in questo luogo, nel quale dall'un lato è

cornucopia colla
palma.

nel 364) abbiano fuso sì poco di moneta. Stermi-

nota del sestante, dall'altro

è

un ramo

di

nati

i

Galli dalla Seuonia nel

471

i

Eomani

vi

dedussero una
cominciò

loro colonia,

ma

non jn'ima del 486, nel qual anno
l'asse sestantario.
d'

in

Eoma
i

ad aver corso legale

Tav. LVIII.
1.

Erano adunque passati quindici anni

indipendenza nei

Coli. mia.

Luna

crescente

e

nel mezzo l'astragalo, di sopra
R.

quali

Eiminesi avevano ordinata

la loro

republica e forse an-

esternamente

letto,

SHI1V>II.

Acino d'orzo

fra

due

stelle

che aperta la loro zecca, se non

si

vuole piuttosto, che questa

e nel basso la nota del

semisse. Pesa gr. 93, pari a tre
nelle

loro monetazione fusa e coniata abbia a ripetersi,
il

come opina
latini, i quali
i

once,

gr.

9.

Fu

trovato

campagne

di

Sentinum

Mommsen

[H.

de la m. Ili p. 187), dai coloni

(Sassoferrato) in distanza di venti
se ne hanno altri due esemplari,

miglia da Gubbio. Ora
e

del resto non seguirono
cini

Eoma (Momms.
al singoiar

1.

e), ne
di

popoli

viil

uno nel Earcheriano

uno

lontani, in

quanto

costume

non variare

nel
2.

Museo

di Pesaro.
e

tipo del dritto e di variare invece quello del riverso nella sedi

Kircheriano. Cornucopia
nel

rincontro l'epigrafe $N13V>II:
lì.

rie fusa. Il Gallo Senone,

colle

sue armi e

costumi,
i

simbolo
simboli

mezzo

v'è la nota

del semisse.

Elmo

cristato volto

della Senonia, occupa

il

dritto dei primi tre bronzi,

a sin. Pesa once due, den. undici.
3.

allusivi alla città marittima sono figurati sul riverso dei tre ultil'epi-

Eirch.

Eamo

di

palma dentro un cerchio; nel lembo
R,

mi.

Il

Gallo

armato

è sulla

moneta

coniata,

dove

si

ha sul

grafe $HI3V>II.

La nota

del sestante dentro

un

cerchio.

dritto la testa di Vulcano,

nume

tutelare della colonia che la

Pesa den. 16,
4.

acini 12.

emise.

Museo
palma

di Milano. I tipi
è

sono gli

stessi,
II,

ma
2).

lo

stile

della

diverso (Avell.

Opusc.

2,

5.

Museo

di

Arezzo

:

si

ha pure nel Museo Britannico. Cornu-

Tav. LIX.
1.

copia e nel mezzo

un globo nota

dell' oncia.

R.

Grappolo

Museo
tratto

di Pesaro. Testa di
:

un Gallo molto

simile ad

un

ri-

d'uva. Nelle tavole del Carelli, che copiano dal Sestini (Leti,
cont.
il
t.

ha mento

raso, grandi mustacchi,

muscolo adusto,
di

IV

tab.

I,

1)

il

grappolo è delineato in modo, che

capelli incolti e torque al collo. R.

Protome

un

cavallo

Cavedoni {ad Carell. tab. XXIII, 5) lo ha potuto cre;

sfrenato volta a

d.,

insegna di alta nobiltà, anzi reale, del

dere una ciocca di tre olive

inoltre

il

cornucopia

vi è stato

Gallo qui rappresentato. Pesa gr. 395 pari ad once quattordici.

cambiato in due
I).

delfini

e

aggiunta l'epigrafe IKVVIN.
colla
il

Eirch. Ruota a quattro

raggi

nota
tipo

del triente

:

sul

2.

Kircheriano. Nel semisse e per tutta la serie

il

dritto rap-

lembo

SmilV)!!.
e

R.

Vi

è ripetuto

medesimo. Pesa

presenta l'imagine di un Gallo,

sul rovescio
sin.

è

lo

scudo

due once
7.

dieci denari.
ti-e

adoperato dai Galli, che era ovale: a

cinque globetti
adoperata anche

Kirch. Euota a
tuto
il

raggi: nel lembo SHI3V>II. R. Vi è ripe:

dimostrano la divisione decimale
dagli Atriani.

dell' asse

tipo

medesimo
di'itto.

di più vi è la nota del
e den. 21.

quadrante
Questi due
è il
3.

Pesa

sei

once

e

ventuno

denaro

pari

a

che manca nel

Pesa un'oncia
asse di

grammi
4.

194.
di Pesaro.

spezzati suppongono

un

maggior peso, che non
è copiato

Museo

Testa di Gallo. R. Spada

e fodero.

La
ed

conosciuto sinora. Di

piìi il tipo

dalla serie del-

spada ha vetta traversa nel manico, termina in punta
è a doppio taglio
:

l'Etruria centrale, che la ruota del dritto ripete sul rovescio.

la

lama

è rinforzata nel

mezzo da una
a

Per questi due motivi
i

li

ho posti fuori della
il sestante n. 3.

serie,

costola. Il fodero porta la cintura doppia

raccomandata

nella quale figurano

semissi ed

due

anelli,

e

nel mezzo xm rilievo corrispondente alla coi

stola: la nota del triente sono

quattro globetti a sin. Il
si

AGER GALLICUS
AEIMINUM
5.

peso

è

di gr.

157.

Nel Kircheriano
ho

serba

un frammento
4
a

di questo

bronzo che

rappresentato
si

al n.

motivo

della punta della spada che ci

vede chiara.
R.

Kircheriano. Testa simile alla precedente.

Ferro di

tri-

Allorché

si

è

preso a dimostrare che le teste

del

dritto

dente e tre globetti a destra. Pesa

tre once, 19

denari e

di questa serie erano quasi ritratti dei

GalU Senoni, che occu6.

mezzo.
Kircheriano. Testa del Gallo

parono questa parte dell'Umbria, fu supposto che non potevano
precedere l'epoca del loro soggiorno
;

come

le precedenti.

R. Delfino

e

però che non furono gli

volto a d. di sotto ha la nota del sestante.
e 9 denari.

Pesa due once

Umbri che

fusero queste monete. Eesta ora a vedere se pote-

rono fondersi dai Eiminesi dopo la partenza dei GaUi. Questa

32

AES GEAVE

T.

LX

Tav. LX.
1.

l'Hatria veneta, e ne prende argomento dal
avanti. R.

nome che

porta.

Kircheriauo. Testa del Gallo come
e a sin. il globetto,

Eoslro di nave

Ma

la

denominazione di mare Adriatico passò dalla prima
si

nota del valore. Pesa un'oncia e dieci
io

Hatria, dove

limitava alla sola ragione che esso mare basi

den.

Lo strumento
al

clie

dico rostro di nave è

da paradove ho

gnava, e così

cominciò ad estendere
si

tal

nome

fino

al

gonarsi

creduto
i

tridente

della

Tav. XVIII,

Gargano,

non però

obliterò

il

primitivo di mare Jonio,
:

mostrato come

tre denti

sono

insieme

congiunti, lo clie

anzi fu la stessa cosa dire Jonio e Adriatico
'ASgi'ag èarì

rò òì avrà

non
2.

si

vede mai fatto nei tridenti.
/?.

xcà 'lóviog, scrive Scilace (§ 27) fra gli anni

Kiroheriano. Testa del Gallo simile alle precedenti.
chiglia Peclen veduta dall'esterno.
lore,

Con-

416

a 419, e aveva di sopra (al
all'

§ 14) detto che

il

porto di
ionio
:

Manca ogni nota

di va-

Otranto era
Xii-irjV

ingresso del seno adiùatico, ovvero

ma

è

una semoncia,

e

pesa sedici denari.
il

A

miei occhi

'YÒQOvg
e

sttI
i

tm iov
si

'AÓ'qi'ov,

ij

reo

tov loviuv xò'/.nov

non

è barbato,

quel Gallo che

Minervini allega dal

Mu-

arójiaK,

ohe

Japigi
il

stendevano

fino al

monte Arione

seo di Napoli in

conferma

della

semoncia che pubblica,

pel quale intende
tico: 'Icinvyég

Gargano; che pone però nel golfo adriaf'di'oc

appartenente alla collezione Lauria {Oss. numism. p. 10),

daiv

/it'xQi

'Agtonog

ngovc tov sr rm

dove

il

Gallo gli pare barbato.

xòXnoì nò

'Aà'gi'a.

Il territorio di

Adria estendevasi dal fiume
che davano
e
il

Vomano

al

Matrino

e vi si coltivavano le viti

AGER PICEXrS
FIRMUM
o.

Pretuzziano, del quale parlano con lode Plinio
Silio però

Dioscoride.
v.

chiama

vitiferi questi

campi (Lib.

XV

570)

:

In Fermo da ima impronta mandatami dal
rone.

sig.

conte L.
è la

Mor-

Ttim qua vitiferos doinitat prnetuttia pubes
laeta laboris ngros.

Testa di donna volta a
E.

sin.

di dietro

nota del
è

quadrante.
la

Testa di bue posta di i3rospetto:

di sopra

Del resto l'agro pretuzziano confinava

col Piceno, del quale

leggenda

FIR.

Pesa once

tre.

Nel Kircheriano
il

se ne con-

Rufo Pesto Avieno

(Descr. orbis tcrrae vv. 500, 501) scrive:

serva

un esemplare

rotto dal lato destro

cui peso è di

Nemnrosi
un' oncia e venti denari. Cotesto quadrante fu in prima attribuito dal Vermiglioli ad

maxima
tegit

cernes
ìllic

Culmina Piceni: coma

largi palmitis

Hirelum {Opusc.

voi.

4;

Iscr.

Tenditur ac fuso Bacckus
Perug.
tav. IV,
t. 1).

arva

flagello.

Il

P. Marchi lo die ad Hispelium [L'aes grave

B.

n.

8 pag. 85 seg.).

Ma

il

De

Minicis lo rivendicò

Di

tale coltivazione

menano vanto anche
un

gli

Adriani che

a,'Fermo{Ce'nni sturici e numismatici di Fermo, p.Iseg. 136);
lo che si vide poi

pongono sul loro asse l'imagine di

Sileno, che venerano

confermato da im secondo esemplare che

come

dio lare, e però gli
città

appongono sul

riverso

il

cane.

se ne ebbe (Le monete gravi, pag. 4). Questo pesa gr. 98.
4.

Questa

ebbe una colonia romana l'anno 465 passati

Kirch. Bipenne e di sopra la nota del quadrante. R. Ferro
di lancia e dal lato
i

98 anni dalla sua fondazione, se essa fu colonia siracusana o
più veramente occupata da coloni siracusani. Certamente Pilisto nell'anno I della 01.

sinistro

SH.

Il

De

Minicis

ha

dato

due suoi esemplari per sestanti {Le monete gravi, 1868
il

105 comandava

la flotta siracusana
il

tav. n. 2, 3):

primo,

n.

2,

del peso di gr. 48;

il

secondo,

presso le acque dell'Adriatico, quando Dionigi
in Caulonia e

giovane era

n. 3, di gr. 37.

Ma

l'esemplare Kircheriano ha tre globetti

Dione occupava
e.

la tirannide in Siracusa (Diod.

ed

è

però un quadrante.

XVI
quattro gloincerto.

n. 3;

Plut. in Dione

25, 35).

Non

è

quindi ohe

si

parli

5. Kircheriano.

Aratro volto a destra e di sotto

della città,

come intende Tzetze, ma del mare. La
il

loro

mo-

betti certi, e di sotto

\m quinto
la

è

/?.

Aratro volto a sinistra
Vidi
cotesto

neta fusa non è generalmente rara. Seguono

sistema deci-

leggenda FIR in parte logora.
gì' incerti e

male
e nel

e

non omettono

di fondere

anche la semoncia. Nell'asse
dell' unità
I,

bronzo nel Kircheriano fra
studio l'epigrafe che
il

ne cavai con molto

semisse adoperano la nota comune
• • • • •,

e

del

dimostra appartenente alla serie di
lettera
il

quincunce
ziale

ma

inoltre

si

servono anche della inisemisse.

Fermo. Ne interrogai per

De

Minicis,

il

quale

U che vale

libbra,

e del S pel
i

anche

mi

rispose che veramente se n' erano trovati due esemplari

esempio della doppia nota,
l'altro,

globetti da

un

lato, il

S

dal-

nelle

campagne

di

Fermo,

ma

1'

uno

di essi,

tuttavia
11

in
7.

come

si

vedrà nel n. 3 della tav. LXI.
coronato
di
e

quella città, non mostrava di avere leggenda.

suo peso

Kircheriano.

Testa di Sileno di prospetto

un
due

è di once due e ventidue denari, o piuttosto di gr.

84 pari
:

viticcio di edera

con tre corimbi uno sulla fronte
calvo,

a tre once.
le

Fermo ebbe una

colonia

romana nel 490

ma

sulle tempia.

È

ma due

ciocche di capelli gli penIl

sue monete forse precedono una tale epoca.

dono dalle tempia decorate ancor esse da un corimbo.

nome

della

città è

appena

visibile,

però

si
>l

legge

senza

AGER PRAETUTTIANUS
HATRIA
6.

dubbio TAH: in alto sulla testa
della libbra.
la iniziale U.
/?.

è la lettera
:

nota iniziale
di sopra

Cane accovacciato

di sotto

HAT:

Pesa

gr. 410. Cotesta iniziale

che ninno aveva

L'Hatria dei Pretuzziani credesi fondata da Dionigi
chio, ovvero rimpiantata, se era già
Il

il

vec-

avvertita sull'esemplare del Kircheriano

ha poi avuta una
(pi.

prima colonia dei Liburni.

conferma nell'asse del Blacas, che egli ha dato inciso

Milliugen {ConsiJ. 214) opina che sia stala fondata dal-

XVI,

H.

de la mon.

t.

IV),

il

cui peso è di gr. 385, 25,

T.

XLI-XLIII

AES GRAVE

33

e

dal

medesimo duca

è

stato veduto
cit.

auche

iu altro n. 1).

esemasse

ziale del

nome
e

di

Ilatria.

R.

Globetto nel

centro,

nota

plare presso l'Hoffraauu (op. del peso di 339
sig.

I pag.

355

Un

dell'oncia,

intorno

TAH. L'esemplare
e

del Kircheriano non
e

grammi

è stato di recente acquistato dal
4.

ha questo H nel

dritto,

pesa un' oncia

cinque denari.

Capobianchi.

Kirch. Nel campo del dritto è un H, e al riverso

A$

dove

queir

S

è

segno già noto della semoncia. Pesa dieci desi

nari e mezzo. Hatria non

è

veduta mai priva dell'aspi-

Tav. LXI.
1.

rata: fa

quindi d'uopo che la lettera
si

H

del

dritto

ed

A
Il

Kircheriano. Testa di Sileno di prospetto calvo con due ciocclie

del rovescio

congiungano
la

insieme in una sola voce.

di capelli alle

tempia coronato
fronte,

di

un

viticcio d'ellera

Mommsen
lettera

ha tolta

semoncia ad Atri per darla ad Ascoli
moneta,
e ciò

con corimbo sulla
niata di Todi.

come
R.

si

vede suUa moneta codi sotto

piceno, che non ha propria

a motivo

della

A

destra

HAT.

Cane accovacciato,
e

A

interpretata da lui isolatamente per

Asndum. Sta
si

è la nota della unità.
nari.
gr.

Pesa once quattordici
si

dodici

de-

però di fatto che nelle campagne di Ascoli non

è

mai

L'esemplare che oggi

trova nel Kircheriano pesa

trovato verun esemplare di questa moneta, la quale invece
è frequente nelle terre atriane.

198,00 pari a sette once incirca.
Testa di Medusa cinta
sciolti
il

2. Kirclieriano.

collo dalle volute di

VESTINOE^TVI
serpenti con capelli
di sotto è
e

spinti

indietro

dal

vento:
5.

HAT.

B.

Cavallo Pegaso corrente a destra: di

Kircheriano. Testa di bue di
del sestante. R.

prospetto e di sopra
e di sotto VES.

la

nota

sotto
3. Coli.

è

la nota

del quincuuce in cinque globetti.

Luna crescente

Pesa

tre once.

Sorriechio in Atri.

La

testa di

Medusa

è cinta al collo

6.

Kirch. Bipenne

e la

nota dell'oncia. R. Conchiglia pecten ve:

da due serpenti,
della

le code dei quali si

drizzano da due lati
d.
i

duta dalla parte interna
e undici
7.

al Iato sinistro VES.

Pesa un'oncia

fronte: di

sotto

è

la

leggenda HAT, a
di

S

nota

denari (Avell.
volto
a d.

Opusc.
R.

II,

2,

3).

del

semisse. R. Cavallo Pegaso a d. e

sotto

cinque

Kirch. Calzare

La

sola

epigrafe VE5.

È
R.

una

globetti che sono la nota del quincunce.

È

quindi dimostrato
dell'asse e però
8.

semoncia del peso di grammi ventuno.
Kirch. Calzare a
d.

che per gli Atriani
si
il

il

quincunce

è la

metà

ed

ivi la

nota della semoncia

l.

La

chiama da
torto
di

loro

col

nome

di

semisse:

donde appare

sola epigrafe VES.

È

del peso di
il

grammi

22,20.

Non omet-

chi

ha voluto negare l'asse decimale stabilito

terò di riferire qui

triente di questa serie descritto dal

dal P. Marchi

(Momms.

H.

de la monn.
Il

t.

I

pag.

248

Riccio

il

quale afferma di averlo avuto nelle mani in un
{Vigile, giornale di Chieti,

n. 2), e sostenuto

anche dal Borghesi.
168, quello

peso del semisse

suo viaggio

31

marzo 1841).
di

Kircheriano
gr.

è

di gr.

del Sorriechio n. 3 pesa

Esso triente aveva per tipo del dritto l'interno
chiglia pecten,
e al rovescio

una conquale

250. La nota

del

semis

S

congiunta con quella dei

una
il

clava,

sopra della

cinque globetti non p\iò mettei'si in dubbio: inoltre ce ne
assicura

era la nota del triente e sotto

nome VE^. Quivi

egli dice

anche

il

sig.
il

Cherubini che

a
lo

mia

richiesta di

che

il

suo peso era di cinque once e mezzo,
il

ma un
è

dieci anni

recente ha esaminato

bronzo

e

me

ha dichiarato sicu-

dopo
gli

medesimo Riccio

{Repertorio, Napoli

1852 pag. 2)
probabile che

ramente genuino.
4. Kircheriano.

assegna quattro once e un quarto.
tipo dell' oncia figurante
l'

Non

Testa giovanile

con boccoli di

capelli

lunghi
:

il

interno della conchiglia siasi

alla cervice e avvolti intorno alla fronte volta a sinistra

ripetuto
e

due volte nella

serie

medesima pel

solo triente

davanti

è

la nota del triente.

R.
si si

Vaso a due manichi con
vede solo
il

per la sola oncia. Anche la diversa valutazione del peso
il

entro una pianta della quale
gliare delle foglie
otto denari e
:

primo germosei once,

prova che

Riccio siasi lasciato illudere dalla poco fedele

a destra

legge

HAT. Pesa

memoria.

mezzo.

APULIA

LUCERIA
Tav. LXII.
1.

Tav.

LXin.
Testa di Ercole giovane coperta dalla pelle
R.

Kircheriano.

È

rappresentato da un lato

un pesce

detto

rana

1.

Coli. Santangelo.

plscatrix degli antichi, volto a destra, ed ha di sotto la nota
del quadrante. R.

del leone volta a d.
sin.

Busto

di cavallo brigliato volto a

Un delfino

volto a d. e di sopra

HAT. Pesa
ed

L'esemplai'e che è nella collezione Blacas pesa gr. 341,23

tre once e ventidue denari. L'ho nella è del peso di

mia

collezione

{H. de la
è

mon. IV

p.

11).

Quello descritto dal

Sambon
numism.
che

grammi

cento undici. Nella collezione Sorin

del peso di gr. 348,40 {Recherches, p. 82). Quello pos-

riechio se
2.

ne ha un esemplare
sin.,

piombo.

seduto dal Cenni e pubblicato dal Piorelli {Ann.
t.

Kirch. Gallo stante volto a
R. Calzare a
d.,

davanti la nota del sestante.

11 frontespizio) pesava

gr.

341.

Il

Riccio

scrive

di sotto

TAH. Pesa

un' oncia e ventidue

un esemplare ne
gr.

fu trovalo in Puglia, ed era del peso di
p.

denari e mezzo.

Ancor

di questo si

ha un esemplare

in
e

294 {Zecca di Lucerla,

11). Il disegno espresso

da
si

piombo nella collezione Sorriechio. Noi abbiamo veduto
spiegato in Tarquinia l'uso monetale del piombo.
3. Coli, di

lui aggiunge la clava presso al collo dell'Ercole, che

non
la

ha nei tre esemplari genuini che ho

citati:

ben

vedo

mons. Taggiasco. Àncora

e dal lato destro

un H

ini-

in

uno

falso e

moderno, stato già nella collezione Panelli,

84

AES dEAVE

T. Lx:iv

al riverso

del quale
è

il

modellatore non contento della renell'antico

Tav. LXIV.
1.

dina che sola

espressa
di

esemplare vi ha agconsta
11

Nel Kircheriano. Euota
cerchio
:

a quattro raggi priva dei quarti di

giunto una

specie

oavezzino,

che

del frontale

di sopra è la nota, del quineunce, ossia della

metà
è

con sottogola, dei facciali, della museruola.
è ricavalo dalla collezione

mio disegno

dell'asse
di

decimale.
e

R.

II. tipo

medesimo.

Il

suo peso

Santangelo, dove ho avuto cura
si

quattro once

dodici denari,

pari a gr. 126.

A

ces-

che fosse bene espressa la criniera che vi
in

vede trattata

sare ogni dubbio che in questo bronzo sia effigiata una ruota
così

modo

singolare, l'occhio dell'Ercole

non

è di profilo,

ma

rozzamente espressa,

ma non

ostante riconosciuta anche

intero, quasi fosse di prospetto, quale si vede talvolta nel bi-

dal

De Witte

nella descrizione della tav. IV" pag. 12 (H. de la

fronte dell'asse primitivo

romano:

di che

ho un esempio in

monn.

ed. Blacas), giova

osservare

che

i

tipi

di questa

imo della mia eoUezioue appartenuto
2. Kircheriano.

al ricco deposito di Cere.

serie fusa sono poi ripetuti nella serie coniata coll'ordine

Testa di Apollo coi capelli raccolti e legati in
volto a sin. e nota dell'asse.
assi con questi tipi se

m^edesimo. Ivi dunque
nita
dei
si

si

ha una ruota a otto raggi
cerchio.

mu-

un

ciuffo sul vertice

R.

Gallo

quarti

del

suo

Ed

è

bene

avvertirlo,

stante volto a sin.
-Musei e
il

Di

ne hanno nei

perchè

vedrà, che questi tipi sono ripetuti nella

serie

Minervini due ne ha pubblicato dalla collezione

coniata, ove anche si apprende che sono simboli della divi-

Lauria
scrive
di
di
t.

{Oss.

num.

tav. V,

1,2)

del peso di gr. 241, ove
della zecca

nità ivi effigiata.
2. Coli. mia.

a pag. 104

ohe

sono

indubitatamente

Clava e nota del triente da un

lato,

dall'altro

il

Lucerà; un terzo esemplare l'abbiamo avuto dal Duca
Blacas che l'ebbe nel suo

fulmine.

Pesa grammi 100,50. L'esemplare del Kirche-

Museo

(llist.

de la monnaie,
3.

riano è di tre once, quattordici denari e mezzo.
Kii'cher. Delfino volto a sinistra e di sotto la nota del qua-

IV

pi.

XII) del peso di gr. 202,82.

È

quindi un asse riterzi.
Il

dotto a circa sette once, cioè a
coi

meno

di

due

Lauria
4.

drante.

R.

Astro a

sei raggi.

Pesa due once

e

23 denari,

due esemplari predetti
esso

n'

ebbe anche un terzo, pubblila

Eirch. Esterna parte della conchiglia pecten. R. Astragalo e
di sopra la nota del sestante.

cato ancor

dal Minervini, con

singolarità di

una
5.

leggenda

al riverso,

ma non ben

riuscita nella fusione e però

Coli. mia.
gr.

Eaua.

7?.

Spiga di grano e

la

nota dell'oncia. Pesa
è

imperfetta. Ei ne diede

un supplemento ed una interpre-

33,50.

L'esemplare del Kircheriano

di

un' oncia e

tazione, della quale tratteremo nella nostra tavola
3.

LXX n. 3.
Eoma
dal
6.

denari sette.

Nel Museo

di Napoli. Eii

comprato di recente in

Kirch.

Luna

crescente.

R. Tirso sulla cui ferula svolazza an-

comm.

Piorelli e trasmesso al

Museo

di

Napoli. Eappred.

nodata una tenia. Pesa un' oncia,

cinque denari e mezzo:
e

senta nel dritto la testa di Apollo intorno vi
si

laureata volta a

e

un

altro

esemplare conta di peso diciannove denari
lati è
i

mezzo.
inter-

legge a

d.

U

PVUO

U

F

:

a sinistra

C

MO-

Questa tenia svolazzante da due

stata

male

DIO

GR

F.

R. Cavallo libero volto a d. e saltellante: di

pretata quasi quei svolazzi fossero

tentacoli di
il

un

polpo,
e

sopra un astro a quattordici raggi. Pesa gr. 396,50. Cotesto

che per tale

si

è tenuto e

si

tiene

mazzo

di frondi

bronzo l'ho

io

giudicato una
si

moderna
ciò

copia,

e

questo
7.

ramoscelli del tirso.

mio parere ora mi

conferma da

che del suo peso di
il

Mia

Coli.

Ho

qui posto questo bronzo che ha

i

tipi

medee

oltre a quattordici once

mi ha

scritto

eh.

De

Petra, al

simi che l'oncia.
dall'altro

Kappresenta da un lato la ranocchia
di grano.
è
il

quale ne ho fatto richiesta. Esso somiglia in tutto al vero
asse pubblicato dal Caronni,

una spiga

Esso

è privo della

nota di

che lo comprò e introdusse

valore. Simile

a questo

tipo di quel bronzo che ho
n.

nel
n.

Museo Hedervary
42)
:

{ilus Hederv. pars. I p. 35 tab. II

rappresentato nella tavola

LV

8:

esso però ha la legdi Todi, e

era di gr. 307. Dell'esemplare che era

una volta
saputo

genda nV, che ha esempi nella serie libbrale
in questa di Lucerà. Il suo peso è di
I

non

nella collezione

Lombardi

in

Lucerà non

si

è finora

grammi

45,50.

dove

si trovi. Il sig.

Prauoesco Mongelli prima del 1848

me

Lucerini hanno ancora fusa una serie ridotta della loro
e della

ne mostrò uno suo, che fuori le porte di Lucerà aveva tolto
di
lo

moneta
iniziale

romana

ma

in questa vi
si

hanno adoperata

la

mano

a

due pastori,
di già

i

quali procacciando di dividerselo
e guasto.

U

distintiva,

onde

rafferma la serie precedente

avevano

profondamente intagliato
si

Esso
nella
8.

attribuita ai Lucerini.

La

riduzione appare fatta sulla quarta

nondimeno, quantunque
Collezione del
principe

mal

concio, passò di poi

parte della libbra.

Spinelli,
{Oss.

ove nel 1855

il

Miner-

Kircheriano. Testa di Ercole giovane con la spoglia del leone
in capo e la clava accostata al collo volta a d.
libero galoppante a
d.,

vini attesta di averlo veduto

num.

pag.

105). Della
ciò

R. Cavallo
di sotto U.

notizia data dal Eicoio dell' esemplare

Lombardi vedi

di sopra astro

ad otto raggi,

che dico nel Pavergo a pag. 41.

Pesa due once
asse
nelle

e

14 denari; un mio esemplare smozzicato
e

La doppia scoperta

fatta di cotesto

campail

ih

due luoghi pesa once due
di tre once.

nove denari

:

il

Eiccio ne dà

gne di Lucerà ne ha dimostrata la

patria:

prima

Maz-

uno
9.

zocchi seguito dal Caronni Io aveva attribuito a Pesto,

ma
fa

Kirch. Euota a quattro raggi e nota del quineunce: nel basso U. R.

non

si

sa

per

qual motivo.

Del

resto,

quando

si

emise

La ruota medesima. Pesa un'oncia

e

22 denari. Fno dei due

dalla zecca

medesima

l'asse ridotto,

al tipo dell'Apollo

esemplari di mia collezione ha di peso gr. 38, l'altro]31,70.
10. Kirch. Clava, di sopra la nota del triente, di sotto la let-

sostituito l'Ercole coperto dalla spoglia di leone, all' astro

di quattordici raggi quello di otto.

tera iniziale U.

R.

Fulmine. Pesa

gr.

33,50.

T.

XLV

AES GEAVE

35

11.

Coli. mia. In questo spezzato appare la
di

prima volta un L

manos
una

esset

pervium.

Il

Milliugen

si

maravigliava come mai
è vero, dice,

forma cbe dicesi normale

e

quadrata. Pesa egualmente

tal città

non avesse propria moneta. Egli

gr. 33,50.

che vi sono delle monete colla iscrizione \f da lungo tempo
attribuite a Velia, e ora si suppone

12. Kirch. Delfino: di sopra è la nota del quadrante, di sotto
la lettera U.

che

appartengano

a

R. Astro ad otto raggi. Pesa denari ventuno.

Venosa

;

ma

talune sembrano doversi assegnare piuttosto a
altra

13. Coli. mia.
la lettera

Due
L

esemplari
:

del

tipo

precedente

nei

quali

Veretum nella Japigia, non avendosi del resto
che la iniziale \E per se incerta {Consid. stimò ancor esso
clie

guida

è quadi-ata

l'uno pesa gr. 20, l'altro 23,80.

p.

241). L'Eckhel
Velia, indotI,

14. Kirch. Conchiglia pecten veduta dall'esterno. B. Astragalo,
di sopra la
gr.

cotesto \E significasse

nota del sestante,

di sotto la lettera U.

Pesa

tovi dal tipo della Pallade e della civetta (D. n. v.
Il Sestini

166).

17.

non seppe contradire, sebbene dicesse non potersi
i

15.

Coli.

mia.

I

tipi è

e

il

valore

sono

quei

del

n.

14,

ma

persuadere che monete

cui

tipi

avevano tanta analogia

la lettera

L

normale. Pesa gr. 17,20.
R.

con quei di Lucerà dovessero essere date a Velia. Dei resto
è
il

16. Zirch. Eana.

Spiga

di

grano:

di sopra

globetto

raccomandava
{Descr. pag.

di vedere se si potessero 17). Il

mai dare a Venosa

nota dell'oncia, di ^otto la lettera U. Pesa nove denari.
17. Kirch.

dubbio fu tolto

e la questione decisa

Luna
:

crescente. R. Tirso che porta avvinta una tenia
la ferula serve anche per asta verticale della
sei

quando

il

P. Baselice tornando a Napoli da Venosa portò

svolazzante
lettera
L-.

seco alcune monete fuse ivi acquistate, e le mostrò all'Avellino, il

Pesa

grammi

e

20

ceutigr.

quale non trovandovi alcuna epigrafe pur le assegnò

18.

È uno

dei tre esemplari di

mia

collezione, nei quali la

L

è

a quella colonia a motivo della loro provenienza pubblican-

normale. Pesa gr. 6,20.

done l'asse {Rull. arch. nap.
Egli vi riportò anche
l'

a.

II p.

34 Tav.

II fig. 6).

esemplare del Carelli (Tav.

XLV,

2).

ASCULUM APULUM
Tav.
1

ancor esso proveniente da Venosa,

ma

dato

come

incerto.

LXV.
alla provenienza,

Ora possiamo esser

certi che

i

Venosini fusero più serie
il

1-5. Tardi e dopo ricerche iterate si è deciso, avuto riguardo

della loro moneta, e nella

prima omisero del tutto

mo-

che le monete fuse con la lettera

A
un

inful-

nogramma

\£,

che

inscrissero poi nella seconda. L'asse

scritta con

la nota di valore nel dritto, e al rovescio

della prima serie è del peso libbrale,

ma
:

di sistema deil

mine sono della zecca

di Ascoli di Puglia. I pezzi di cotesta
il

cimale, e non ha veruna nota
sia

di
e

valore
si

quincunce, o
certi

serie trovati finora sono

triente,

il

quadrante,

il

sestante,

semisse
il

tuttavia
triente,
è

manca,

può esser

che

l'oncia
p.

e

la

semoncia.

I

pesi notati dal Minervini {Oss.

non ebbero
niata
:

perchè manca altresì alla serie co-

97) sono questi: triens gr. 46,00; quadrans gr. 27,71;

ciò

senza esempio. Le zecche di Puglia battono

sextans gr. 22, 72 ;.wr>CM gr. 13,30; semuncia gr. 6,68.
Questi pesi
cherches
del

anche la
di

semoncia e noi
però

l'abbiamo
che

nella
si

serie

coniata

medesimi trovo notati dal Sambon nelle Re-

Venosa:

notiamo

non

è

ancora trovata

1860

p.

74:
li

e

di

nuovo nelle

Recherohes

quella che deve appartenere
valore
brale.
si

alla

serie

fusa.

La

nota di

del 1869, dove anche
al triente per

attribuisce ad Ascoli piceno e dà
gr.

trova segnata nel solo sestante
di

della

serie lib-

maggior peso

53

e

per minore gr. 44; e

Nel quadrante venosino
la nota di valore,

diminuzione

semissale
lati,

così dice del quadrante che discende da gr.
e
il

27 a

gr.

21

manca

ma
solo.

nel sestante v' è sui due

sestante da 22 gr. a 17. Cotesti pesi dimostrano che
di Ascoli

e nell'oncia

da un lato
alla

la zecca

non emise

la sua

moneta fusa sul

si-

Ho

riferito

zecca

venosina un

quadrante

e

im

stema libbrale,

ma

sul trientale.

sestante per sola congettura alla quale attribuzione non sarà
ostacolo la ripetuta nota di valore, conosciutane
la

incoil

VE^SrVSIA
Venosa gran
città la cui origine si fa risalire a

stanza della zecca di

Venosa: e neppure mi

si

opporrà

Dio-

tipo nuovo, avendo osservato che anche nella
i

moneta fusa può
tipi

mede ebbe da Koma una

colonia

nel 461, perchè

stando

Venosini hanno due

tipi nei sestanti e nelle once. Si
il

sul confine della Paglia e della Lucania tenesse quei due

anche dire che hanno emesso
diversi, di che vedi la tavola.
6.

quadrante

con due

popoli in soggezione. Era in possesso dei Sanniti, che ne

furono cacciati, quando
assalto;

il

console

Postumio
I,

la

prese

di

Coli.

Sant.

Protoma

di cignale
sin.

volta a sin.
gr.

R.

Protoma

di

scrivendo Orazio (L. II Sat.

34, segg.):

cane da caccia volta a
plare nel

Pesa

330.

Ve ne ha un esem-

Museo Britannico

del peso di gr. 338,51.
ri-

Nani venusinus arai finem sub utrumque colonus
Missus ad hoc, pulsis, vetus
est

7.

Kircher.

Tre mezze lune opposte dalla parte convessa
il

ut fama, Sabellis,
hostis,

guardante

centro. R. Conchiglia pecten veduta dall'esterno.

Quo ne per vacuum Romano incwreret

Pesa

tre once e

im denaro. Se

l'asse è libbrale è

dunque

Sive quod Apula gens, seu quod Lucania hellum
Incuterei violenta

chiaro che questo bronzo non può essere che

un quadrante.

La sua provenienza
con simili
tipi e il

ci

è ignota,

ma

il

confronto del u. 10
di

E
eo

il

commentatore: Eo missus erat Romanus colonus

\E

iniziale del

nome

Venosa

ce ne assi-

tempore, quo a Romanis Sabini vieti sunt, ut ne per

cura la patria. Noi siam privi adunque del semisse, o sia quincunce, e del triente.

vacuum

locum,

Sabellis

expulsis,

iter

Lucanis ad Ro-

36

AES GKAVE

T.

IXTI

8. Kircli.

Luna

crescente, e al rovescio

il

medesimo

tipo.

Pesa

di-

l'esergo è la nota del triente. Il suo peso è di

grammi 28,65

e
i

ciassette

denari. Il confronto del simile bronzo con la sillaba
ci

suppone

l'asse

ridotto a quadrantario. Si è opinato che
,

\E iniziale di Venosa

ha dimostrata

la zecca

che lo emise.
e

Lucani giunsero ad impossessarsi di Metaponto
fusero queste monete che
tlIET
;

ed

ivi

Se fu semoncia, noi manchiamo del sestante
9. Kircheriauo.

dell'oncia.
la

in

carattere
i

osco

s'inscrivono

DeMno
Il tipo
è

volto a sinistra e

di

sotto

nota del

ma

non

si è

considerato che

Lucani non hanno mai
che
greco,

sestante,
di valore.

fl.

medesimo

del dritto con la nota stessa

fuse monete nelle città da loro

conquistate,
dell'alfabeto

non

si

V

anche

di questo
il

bronzo

il

confronto nel

servono nelle loro monete

che

anche

sestante

che vi aggiunge

nome

di Venosa. Il peso di

quando adoperano

il

dialetto loro proprio, e così scrivono

quello che è nella collezione Blacas è di
è

grammi

56,

il

nostro

AOYKANO/V\
ratura. Dicasi

in osco, siccome

AYKIANilN
i

in greca lette-

di gr.

55,53.

Ho

posto questo bronzo fuori della prima

adunque piuttosto che

Metapontini trasforritirata

serie

che

è priva della

nota di valore.
si

Noi apprendiamo
i

mati dalla lunga dominazione dei Lucani, dopo la
di Pirro,
Il

che in Venosa come in Lucerà
globetti delle once
10. Kirch.

cominciò ad apporre

resi liberi

dai

Eomani emisero queste monete.

prima che

l'asse libbrale fosse ridotto.

lungo possesso di cotesto popolo è indicato da Strabene, ove
i

Tre mezze lune opposte dalla parte

convessa

al

dice che

Sanniti abolirono le feste dei Neleidi r/cfaviadi]

vnù

centro e di sopra \E. R. Esterno

della conchiglia peclen.
è

.^ayr^rou' (VI, 264). IlMillingen [Consid.^.2o, 22) seguendo
il

Pesa un'oncia, nove denari
drante,

e

mezzo. Se questo

un qual'asse

Cluverio

{It.

ant. p. 1278) giustamente tiene che qui per
i

come quello

del n. 7,

abbiamo adunque che
ebbe
la

Sanniti debbono intendersi
4. Kirch.

Lucani.
d., di

quando fu

ridotto a semissale

leggenda \F

e

non-

Testa giovanile forse coronata volta a
del
sestante
,

dietro è

dimeno

i

globetti del valore vi sono omessi.
il

Questa inco-

la nota

davanti

il

nome

/V\ET. R. Elefante

stanza deve sospendere

nostro giudizio intorno alla serie
il

gradiente a sin. di sopra è probabilmente
volante che l'incorona. Di questa

una
si

vittorietta

libbrale che parrebbe dover portare queste note, se
stante di essa serie n. 9 n' è fornito.
11. Coli Carelli (Tav.
/?.

se-

moneta

è

avuto

di di

recente
l'epigrafe \f.

un secondo esemplare

trovato

nelle
di

campagne

LXXXIX,
che

14) Mezza luna con

Sepino, e pesa gr. 18,70.
plare
5.

Un frammento

nn

altro

esem-

Lo

stesso tipo col segno dell'oncia.

mi fu donato

in Salerno

un quarantatre anni addietro.
R. Elefante a d. coro-

12. Kircher.

DeMno
e

va a sinistra ed ha di sotto la nota
\E.
R.

Da un mio

calco. Testa barbata a d.

del sestante
e di sopra la

di sopra l'epigrafe

Lo

stesso tipo,

nato dalla vittoria.
6. Coli. Lauria.

nota del sestante.
l'ho

È

per

me

incerto a qual serie

Testa barbata volta a
:

d.

;

alla

nuca

la

leggenda

ridotta appartenga, però

dato

separatamente. Questo

/V\ET

(v.

la tav.) R. Elefante

di sopra la nota di sestante. Il
e nelle Osserv.

esemplare pesa grammi 23,00. Altri ve ne ha di den. 15,90,
di 19 e mezzo, di 22,40, tutti muniti dell'epigrafe e della

Minervini (nel Rull. arch. nap. Ili

numism.

pag. 74) credette esservi rappresentata una cerva nutrice di

nota di valore.

Telefo

:

l'unghia visibile in tutti e quattro

i

piedi facendola

senza dubbio determinare per cerva.

A me

però non altro

appare che quanto ho espresso nella tavola. Nell'esemplare

Tav. LXVI.
1.

del
R.

Museo Borgiano
si

e

in quanti

mi sono

noti
di

di

Propastile

Kirch. Civetta di prospetto e nota del sestante.
cignale e vi è ripetuta
la

Testa di
questa

ganda,

vede chiaramente un elefante
si

barbaro

nota.

Ho

qui

delineata

ma

con piedi carnosi a cui

possono supporre le tre

o

moneta

in seguito alle serie di

Venosa, perchè potrebbe
di esse.

quattro unghie, non però un' unghia biiìda propria del cervo.

ben essere appartenuta ad alcuna
e

Pesa due once
sopra una

due denari

e

mezzo. Questi

tipi si

rivedono

CAlVrPANIA

moneta coniata
InsUt.

dalla predetta Venosa. Il Capranesi

{Ann.

1870, 210 tav.

Q

VELECHA
n. 1)

trasse in

errore gli

autori
di
7.

dell'aes grave

ponendo che sul riverso fosse una testa

Da un

gesso della Coli. Odelli. Testa del sole raggiante di
:

lupo e non di cignale.
2.

prospetto
di

a d. la

iniziale

D,

a sin. la

nota del

semisse

Kirch.

Testa

giovanile
d.,

Ercole
v' è
il

coperta

dalla

pelle

di

significato con sei globetti.

R.

Luna

crescente ed astro a

leone volta a

dinanzi

segno del quadrante. R.
tipi si

nove raggi entro un cerchio
basso la nota
8.

di altrettanti globettini:

nel

Protoma

di porco a d.

Pesa once due. Questi

hanno

del

semisse.

anche sebben separatamente sulle monete coniate di Venosa.

Kirch. I
il

tipi

medesimi della moneta precedente: a destra
si

Di cotesto bronzo, come del precedente ne

è ignota la patria.

3 del quale

conserva l'asta verticale, a

sin.

un

indizio

dei

due globetti. R. Luna crescente ed astro

coi

due glo-

LUCANIA AUSTRALIS
METAPONTUM
3.

betti in alto.
9. Kircheriano.
v' è

Pesa nove denari.

Testa del sole raggiante di prospetto, al di sotto
R. busto

la nota del sestante. la nota
e

di cavallo volto a sin. e

Kirch. Bifronte imberbe, a

d.

l'epigrafe

W\ET

(v. la tav.)

R.

ha davanti 22 denari

medesima

e di sotto le lettere

CE. Pesa

Elefante volto a sin. al di sopra v' è una figurina incerta, ma,
pel confronto del n. 5 può essere stata una vittorietta. Nel-

mezzo. Se ne ha un esempio nel Museo Bri-

tannico {Catal. pag. 128) posto fra le monete osche incerte.

1

T.

LXVII

AES GRAVE

37

10. Kiroher. I tipi sono simili al precedente,
l'oncia. E.

ma

la nota è del-

Busto di cavallo

volto a d. che

ha dinanzi

la

APPEXDICE
SABINI
NVESIA-ANCARANO
Tav. LXVII.
1. a, b.

nota medesima. Pesa sedici denari.

Ho
mostra

uniti insieme questi quattro pezzi appartenenti a

due
di-

serie diverse
il

ma

usciti dalla officina

medesima, come

nome
delle

della città che comincia colle iniziali C e CE.

Abbiamo

monete coniate che ripetono

i

tipi

mede-

Coli. Nardoni. Neil' antica necropoli posta presso
i

Ancava con

simi della testa del sole e del busto di cavallo e portano
la

rano dietro
soli

monti

di Norcia,

dalla quale oggi vi
il

si

leggenda, quando è

intera,

CEAEXA. Se

cotesto popolo

tre quarti d'ora di viaggio,

Guardabassi inspettore

ha fuso moneta del sistema quadrantario è dunque anteriore in questo luogo alla
è

degli scavi attestò di aver trovato trentasei chilogrammi e

prima guerra punica.

Ma

quale
si

mezzo

di aes

rude minuto (Mem. dei Lincei

a..

1878). Unica

questa

Velecha

?

In Campania, dovere opinione che

tro-

però è cotesta piastrella quadi-ata che porta per tipo in incavo una croce equilatera con un tondino rilevato nel centro,
quasi fulcro o piede del groma agrimensorio veduto dall'alto.

vino queste monete non vi è città veruna che porti questo
altro simile

nome. Solo un villaggio posto fra Atella
il

e

Napoli vi

si

accosta chiamandosi Pollica, e dice
si

Giustiniani

R.

Cifra simile

alla

lettera

C impressa ancor

essa
si è

che nelle antiche carte

trova scritto Polvica, Pulbica.

nel bronzo.

Un

bronzo della stessa natura del nostro

La

serie
si

seguente eh' è
notato

anonima,

si

crede

campana,

pubblicato dal P.
è

De

Feis (Vedi la tav. seguente n. 3).
di lastra,

Non

ma non
pani
è
si

è

che fa uso dei sei globetti
il

come

la

però un frammento
l'ho fatto
il sig.

ma im

informe
Tav.

bronzo

precedente per dinotare

semisse, mentre gli osci camil
i

fuso, quale
n. 3.

rappresentare

nella

LXVIII

servono dell'asse decimale, e però
Il

loro semisse

Ma

ora

Stettiner possiede nella collezione sua

un quincunce.

Friedlaender che stanziò
le

Velecani in
coniate, 12.

un esemplare pei
rano; è

tipi

impressi similissimo a quello di Anca-

Campania non diede loro che
che sono da
11. Kircheriano.

sole tre

monete

una
di

piastrellina ancor essa,

come quella

di

Anca-

me
Due

incise nella Tav.

LXXXVIII,

10, 11,
e

rano,

ma

forma

triangolare, del peso di circa

30 grammi

giovani in corta tunica cinta

un

d'essi

con la stessissima croce su di una faccia, e la mezza luna

con clamide gonfia dalla violenza del moto sembrano esser
venuti alle mani lottando colle pugna strette. R.

impressa

sull' altra.

Esso

gli è

venuto da Perugia.
il

Due mezze

Consta

che gli antichi

marcarono Vaes rude come
Strozzi sono

lune opposte colla parte

convessa al centro e aventi cianel basso v' è la nota del semisse
e

signalum. Nella collezione del march.

due

scuna in seno un astro
in sei globetti.

:

frammenti di quadrilatero trovati negli scavi di Tarquinia
che portano per marchio una luna crescente con un astro.
Intorno alle diverse opinioni che cercano spiegare
delle
i

Pesa un'oncia
di Pesaro:
il

mezzo. Se ne ha un esemZanetti (Zecche, pag. 451)
siansi

plare nel

Museo

motivi

l'attribuì a Luni, dove

non sappiamo che

mai

tro-

marche

e contrassegni

può vedersi

il

Borghesi (Oeu-

vati pezzi di questa serie.

vres, l;

212 213). Niuno però

dei bronzi con contromarca

12-14. Kircher. I tipi di questi tre bronzi
del semisse
:

sono

quelli stessi

sono contrassegnati da due facce. Perciò io stimo, che questa sia

solo ne

differiscono per la nota di valore e

una novità

di

aes

signatum, portante

i

suoi tipi

pel peso. Il n. 12 è

un

triente del peso di venti denari e
di undici

impressi in incavo.

mezzo;

il n.
il

13 è un'oncia del peso

denari e

mezzo;

n.

14

è

una semoucia del peso

di quattro dei

RUTULI
ARDEA
2. a, b, e, d, e.

nari e mezzo.

Non

ne furono interpretati;

tipi

quanto
grave

alla zecca, si sono classificati

fra gli incerti

(Aes

Tav. IV, A,

.5).

Kircheriano. Cotesto insigne frammento di qua-

Ho

qui poste

alcune

monete, delle quali
Italia

s'ignora la

drilatero, che

mi

fu dato di vedere quando la stampa delle
è

patria e

sembrano provenire dalla
n.

superiore,

non

tavole di aes

signatum era compiuta, mi
si

sembrato pre-

però quella che pongo al
15. (Aes grave Tav.

15.

gio dell' opera, che

avesse almeno nell'appendice. Io ne ho
i

IV

incerte. A, 6). Testa virile

con capelli
R.

fatto delineare tutti

lati,

perchè constasse la somiglianza

ricci volta a sin., alla

nuca

la nota dell'oncia.

Un

de-

di questo pezzo del Lazio con quei delle terremare della

cusse

croce equilatera.

Emilia trovati nel Reggiano e nel Parmigiano.

Il così detto

16-17. (L'aes grave, incerte, Tav.

V

dall'Arigoni nn. 4, 5). Il
la

ramo secco

è sui

due

lati

maggiori,

ma

privo di quei glosi

secondo bronzo
l'astro

n.

17, che

ha per tipo

mezza luna e
i

boli con anelli che in alcuni quadrilateri

vedono impressi

con un globetto a destra, deve avere invece

tre

sul tronco ad ogni diramazione delle braccia, e che è proprio a

globetti

come

nel

n.

16 e però ve

li

ho aggiunti. Essi

quanto pare della zecca di Todi.
lati

Il

metallo scorso

fra

non significano
anche
il

la nota di valore,

ma

gli astri e questo è

staffa e staffa nei

minori ha quell'andamento che abnei quadrilateri
è di gr.
e si
e,

significato di quei che sono sul rovescio.

biamo
sopra

notato
si

in

generale
Il

nei

quali

di

18-19. (L'aes grave sopra citato
goni).

V
tipi

incerte

nn. 7, 8 dalP Ari-

allarga.

suo

peso

2691,00

pari a

Paragona

il

bronzo delineato nella Tav.

XLIV

n. 1

libbre 8, gr. 3,00.

Non

è intero
letfc.

vede dal colpo di
fu

che è d'altro conio

ma

con

simili a questi.

mazza che porta impresso,

che

spezzato nel

,

38

ÀES GEAVB

T.

LXVIII LXIX

mezzo

:

può quindi supporsi che

l'

intero

pesasse

sedici

montò a cento

e dieci libbre incirca,

ma
si

fra tanti piccoli
let-

libbre incirca.

pezzi uno soltanto
tere
e
si
i

portava

i

due segni predetti. Le

Cessa quindi ogni pretesa distinzione di zecche da questa
parte, e solo si potrà dire, fra noi

segni impressi generalmente

sono sempre tenuti
e a

sono

più
i

rari questi

tengono universalmente in conto di contromarca:
:

bronzi primitivi, e nella Emilia invece sono

più comuni.

ragione

noi troviamo di fatto questi marchi impressi anche

sull'aM uscito dalle forme con segni in rilievo.

Ma

non

v'è

SUPPLEMENTO
CAESENA
Tav. LXVIII.
1.

I

esempio che

le

contromarche
si

occupassero

il

campo

della

moneta, uè che

imprimessero su l'una

e l'altra faccia.
si

Eagion vuole adunque, che questi segni impressi
dino come
tipi.

riguar-

Vi fu quindi una terza classe

di aes

che
Peis,

a, b.

Collezion

mia.

Trovato

dal

sig.

V.

Capobianohi
altri

in

portò

i

tipi in incavo.

Ma

non saprei seguire
di

il

P.

De

Cesena presso un negoziante insieme con
di aes

frammenti

quando stima che Vaes rude fu in origine

un peso mi-

rude

e

signatum: ora nella collezione mia per gra-

nimo

e determinato.

zioso suo dono.

La sua forma

è di bacino

rotondo leggermente

concavo come
sezza.

si

vede nel disegno, che rappresenta la gros4. Coli. Pasinati
,

EOMA
oggi passato in quella del sig. Pietro Stettiner.
di quadrilatero con

È

singolarissimo non solo perchè apparisce certissima-

mente

tagliato, di che ora si

hanno

altri

esempi

sicuri,

ma

Frammento
sulle

un

delfino di arcaico stile
si

perchè chi lo tagliò ebbe intenzione manifesta dì farsene
un' accetta, la cui forma
viglia.
il

due

facce, il

primo quadrilatero che

sappia trovato

pezzo tagliato esprime a marai

in

Roma

esso è stato levato dalle acque del Tevere
e

pro-

Non ometterò

di far notare che fra

pezzi di questo

priamente fra Ponte Kotto

Ripa Grande, Pesa

gr.

1460

deposito
accetta

me ne fu recato un secondo, che ha ma non così bella e finita. Il peso
due accette non avrebbe

ugual forma di
del

pari a quattro libbre, quattro once e

grammi

12.

Prendo

frammento

argomento dal posto dato

al delfino

per credere ohe un

qui disegnato è di gr. 351.
lico tagliò

Costui che da un pane metaldi certo fusa un'accetta

simile delfino doveva essere figurato nella parte mancante.

Dico, poiché fu tagliato, perchè vi
e

si

vede una linea segnata
il

per farne aes rude.

poco sopra di essa
al colpo

il

segno dell'accetta per disporre
Il

bronzo

di

mazza.

quadrilatero

intero doveva

SAMNIUM
2.

quindi pesare un otto in nove libbre.
è

È

notevole che in

Mia

collezione.

Questo pezzo di aes rude mi
città posta a

stato recato

questo quadrilatero la grossezza della bava sporgente fra
le

da Ponte Landolfo

poca distanza da Campo Lat-

due

staffe

sia

uguale dall'alto in
di questa

basso,

e regolare.

taro nel Sannio, territorio dei Liguri Bebiani. Io ne ho già

Non
e

v'è finora

un bronzo

classe così

elegante

dato in disegno la parte liscia nella Tav.

VI

n. 9,

ma

allora

simmetrico.

non mi era peranco avveduto della singolarissima lettera ì
impressa per contrassegno sulla faccia
opposta.

La forma

SUPPLEMENTO
PRAENBSTE
Tav. LXIX.
1.

II

.

della lettera è arcaica, l'andamento è retrogrado:
ci

ma

non
altri

è

dato

di stabilire

che

senso

si

abbia.
si

Era con

pezzi maggiori sotto grosse pietre che

vollero rimuovere

dal proprietario avv. D. Daniele Perugini.
di

Su

di

una moneta

Trovato nelle terre che sono fra Val Montone

e

Monte Portino.

bronzo della collezione D'Ailly furono lette due sigle S F bronzo
si

Testa di leone di prospetto ohe morde una lamina di spada
acuta a due tagli munita di manico a destra. R. Protoma
di cavallo sbrigliato

le quali in altro

sou vedute spiegate
la

FORTVNAI
pl.LIV, 12;

STIPE (D'Ailly, fìecherches sur
cf.

monn.rom.

1

volta

a sin. dinanzi alla fronte

v' è

la

mia

SijU.

pag. 555,2299). Il bronzo nostro antecede

una mezza
ci

luna.

Pesa

gr, 347.

È

questo

il

terzo asse che

l'epoca della colonia beneventana, e del traspiantamento dei

viene dalle terre circostanti a Pai estrina, onde ho preso a quella insigne città del Lazio. Gli

Liguri Bebiani nel Sannio.
3.

partito di assegnarlo
assi
la

Belona nell'Orvietano, ora posseduto dal P. D. Leopoldo De Peis
Barnabita e da lui pubblicato con una dichiarazione, nella
quale è di parere, che questo informe pezzo con una croce
equilatera impressa da
il

privi

di

segni

monetali formano

una prima

serie,

seconda se ne distingue per un caduceo, del quale

mi

sono giovato per mettere insieme alcuni pezzi che ripetono
la stessa insegna:

un

lato e

un' àncora dall'altro, sia

questi

sono

il

semisse e

il

quadrante

vero e primitivo aes rude del peso di un'oncia divenuto

(Tav. XLI, 2, 4).

Ora per cotesto nuovo asse portante per
si

per quei segni impressi aes signatum.
che dalla necropoli di Anoarano
ci è

Ho

già detto avanti

insegna la luna crescente,

dovrà fare altrettanto, e però
rimetta
degli

venuto un simile pezzo

attenderemo che la terra

ci

spezzati

che

ma

in piastrellina quadrata portante da

un

lato la lettera

abbiano, questo segno monetale.

segno C e dall'altro una croce equilatera similissima a
quella di Belona. e anche da

Perugia se ne

è

avuta una
2. 0, b.

VELITRAB

seconda piastrellina coi segni medesimi, che porta quella
di

Museo

di Napoli.

Quadrilatero della collezione Borgiana,
pubblicato per disegno. Il P. Eckhel

Ancarano.

Il

minuto aes rude raccolto

in quella necropoli

finora descritto,

ma non

.

T.

LXX

AES GEAVE

39

lo

vide

il

primo

in Velletri e lo descrisse

:

poscia

il

Borgia

di Pesaro, che

rappresenta sui due
3),

lati la testa

dell'Apollo

r inserì nel

rn(o/of/o del suo

Museo

trascritto dall'Avellino e

Sorano

(v.

Tav. XXXIII,

aggiuntovi per simbolo
d'

mone-

dato in luce dal Fiorelli {Ann. di numìsin. Yol.ll p. 99).
Ivi
il

tale dietro la

nuca un grappolo
1^. Il picciuolo

uva che erroneamente cresi

Borgia

p.

10
di

lo attribuisce a

Kimini. Eappresenta da
il

derebbesi un

che qui non è chiaro ben

un

lato la

lama
Pesa

una spada,

dall'altro

fodero col balteo

vede espresso nella tavola citata in quel di Pesaro. General-

cinturino.

gr.

1898,14 pari a cinque libbre ed 8
Il

mente

si

tiene

per lunga esperienza che
si

le

monete fuse

di

once meno 6 grammi.
nari 2.

Borgia

gli

assegna once 60

e

de-

maggior peso non

trovano molto lontane dalle città e
:

Fu

trovato insieme col quadrilatero che porta da
il

un

regioni che le emisero

ma

qui la lontananza è

grande

lato l'aquila sul fulmine, dall' altro

pegaso

e l'epigrafe

che appena basta a spiegarla l'analogia di qualche asse della
Italia centrale ti;ovato, per

ROAAAMOAA.
ma, se
è

Il

Carelli n'ebbe forse
assai dift'erente.

uno schizzo
il

di disegno

modo

di esempio, a Veleia o a

così,

Perocché
il

manico non è

Trento.

Il

motivo

di tale trasporto

non

è

sempre agevole che
ai Falisci della

ricurvo di sopra,

come

lo

rappresenta

disegno del Carelli,

si divini:

pure per questo asse che appartiene

ma

termina in un pomo; non ha poi la vetta libera per

Sabina

si

può sospettare che

i

coloni dedotti dai
stati parte di

Komani
quei Fa-

paramano,

ma

congiunta di un pezzo. colla lama. Questa è a
il

in Ipponio verso l'anno
lisci,

515 siano

punta ed ha due tagli

cui trinciante ai due terzi si al-

che poco dopo

furono

dedotti in Sardegna (vedi la

larga a guisa del ferro di una lancia. Essa poi è corsa per

Sylloge inscr. ant. n. 558).

lungo

da una costa

di forza.

Quanto

al fodero questo è

baccellato ed ha l'estremità inferiore protetta da una larga
piastra orlata in forma di pelta, che le fa da crespello. Il

APULIA
LUCERIA
3. (a),
h.

cingolo è annodato alla estremità superiore poco
all'apertura o bocca che riceve
la

di sotto
Coli. Lauria.

lama, la quale appare
la

È

il

riverso dell'asse edito dal Minervini
il

aver due seni e sollevarsi nel mezzo, perchè
trodotta che
alla
sia, si

lama, in-

{Osierv. pag.

104 Tav. IV, 14)

cui dritto è simile a quello

tenga ferma. Vedi

le dichiarazioni fatte

dell'esemplare seguente. Qui poi ho riprodotto da un mio
particolar
i

Tav. XIII.

disegno

la

faccia

b

soltanto

dove

si

leggono

nomi

dei due soprastanti alla zecca, che credesi lucerina.

SUPPLEMENTO

III

Il io

Minervini tenne questo bronzo indubbitatamente genuino,

ne ho sempre difEidato; però mi parve che vi dovesse

ETEURIA
.

essere

un

originale antico dal quale

il

moderno impostore

TAEQUINII
raggi ripeil

avesse potuto ricavare la leggenda con tale paleografia ed
ortografia superiore

Tav.
1.

LSX.
tuto nel riverso. Il sistema di ripetere nel rovescio
del dritto, proprio della zecca sabatina e sabina (Tav.

a

qualunque ordinaria contraffazione.

Tarquinia. Asse col tipo di un astro a quattro

La

lezione
e

del

Minervini fu: SE

POS C BAB
U

ed

U

,

tipo

spiegando

supplendo Sergius o Servius Postumius, PuSExtio

XXXIV,

hlius Babidius, Luceria. Io lessi la prima volta

XXXV),
2,

e di
si

alcune città dell' Etruria centrale (Tav. LII,

P
4. a,
b.

BAB

(Syll pag. 78).
sig.

3;

Lm)

vede qui usurpato anche da Tarquinia. Di
ridotti (Tav.

ciò

Dalle campagne di Campobasso, ora posseduto dal
Bellini.

avevamo avuto un indizio nei quadrilateri
4, 5;

XXVII,

Dom.

A

conferma dei miei sospetti

e diiBdenze è

XXVn,

2, 3, 4, 5, 6),

che al pari dei quadrilateri col tipo
1.

venuto alla luce dopo molti anni questo nuovo esemplare

del del
tera

ramo braeciato (Tav. IX,
bue (Tav. XX), ripetono

3 H;

1, 2, 3;

XXV

1, 2)

e

apertamente moderno,
onde
e ne
è

la

mezza luna ovvero

la let-

stato

ripreso da

ma me

con leggenda ben conservata,

l'esame del primo esempilare
piìi

A
ci

sulle

due

facce.

Di quest'asse scoperto nel 1875 che
si

è risultata

una lezione

piena del primo bronzo mal
dei duumviri monetali sono
il

ha di peso gr. 368 non
che

hanno finora spezzati. L'altro
piìi

asse,

riuscito nella fusione. I
stati

nomi

ha dato Tarquinia in

esemplari, pare che debba

qui diversamente
il

ordinati, dandosi
:

primo posto a

stare a capo della serie sia che pesi gr. 352,

come quello

Babio,

secondo a Sestio
.

ecconè

l'

epigrafe

SEP

BABI

del

Museo

di Torino,

323 come quello del Museo Britanvolta nella collezione

U

SEXTI

Ambedue

i

coni

sembrano

usciti dalla

medesima
alle linee

nico,

307 come quello che fu una
è stalo

mano, che non badando nella iscrizione circolare
paleografiche, che
fossero volte
al

Capobianchi ed

da

me
si

disegnato nella Tav.

XLVI.

centro,

ce ne

ha date
se;

Questi pesi a bastanza dimostrano, che in Tarquinia, più

nell'uno

e la

nell'altro

bronzo

alcune

d'esse

inclinate

che in Atri

e altrove,

non

stette per nulla alla libbra
dirsi.

guendo
che

mano che modellava da
di artefice

sinistra a

destra

lo

romana

effettiva o

nominale che voglia

parmi argomento
esistito,

moderno. Se l'originale
e
li

FALISGI
SAURA FALISCORUM
2.

non ha mai
somministrò
grafia

colui

che

inventò questi nomi
di

all'artefice

mostra

non ignorare

la
fa

paleocerta-

ed

ortografia
il

arcaica latina.

A me

non

Nel Museo

di Napoli, trovato in Calabria nelle

campagne

di

mente ostacolo
il

prenome SEP per Seplimus quantunque
l'

Nicotera {Not. degli scavi 1882 pag.

285).

E un

secondo

confessi raro di guisa che

Creili potè sostenere per

ben

esemplare

di

quel rarissimo e finora unico del Museo Olivieri

fatto dall'

Hagenbuch

il

supplemento Seplimius, togliendolo

40

AES GEAVE

T.

LXX

così dalla classe dei
si

prenomi nella gruteriana 527,

1,

dove
anche

rone dice (De L.

L,

IX, 60 ed. Muli.)

:

In praenominibus,

legge

:

SEP

ANICIVS
onde,

DAMA

;

opinione accettata
dell' Orelli

quibus dlscernerentur nomina gentilicia, ut ab numero,
in viris Quintus, Sextus, Decimus.
Il fatto

dal sig. Henzen,

nell' indice

ha posto

poi è ohe nella
il

questo Septimius nel novero di quei nomi, che falsamente
si

Epitome de nom.

rat.

(L.

X

Val. Max.) è ricordato

pro-

credono prenomi:

nomina quae male prò praenominibus
è

nome Septimus,

portato già dal primo re

degli Bquicoli:

habentur.

Ma

se

vero

che

i

pronomi Quintus, Sextus,

Ab aequicoUs Septimum Modium
Ivi
L.

primum regem
XXV,
37),

eorurn:
scrive:

Decimus, notati da Varrone,
nascita,

provennero dall'ordine della
dice
il

l'annotatore

cita

Livio
fllium e

(1,
i

che

qual
33)

motivo vi sarà,

Borghesi

{Oeuvr.
cita,

Marcium Septimi

codici,

che sono concordi a

VITI pag.

da rigettare quei, che Varrone
il

non
fatto.

dare questa lezione.

mentre l'analogia ne vien garante ed anche

Var-

PARERaO
NUOVO QUADKILATERO FALSO COL TIPO DELLA SPADA E DEL FODERO E L'EPIGRAFE ROMANOM
Comincio dal ripetere
drilateri del Sinistri,
ciò,

che altrove scrissi dei tre qua-

ed informarne

il

chiarissimo P. Garrucci,

il

quale potrebbe insti-

per dare un giudizio
gli stessi tipi

competente

di

un

tuire qualche utile disquisizione sul vero originale ». Ciò è quanto
scrissi e divulgai nella Civ.
Catt.

nuovo quadrilatero recante

ma

modificati, che si

quad. 726 pag. 724,

in segg.

è sostenuto e forse si sostiene tuttora

per genuino ed autentico.

Da
cui
il

queste tre copie che
si

è

oramai certo essere quelle di
bisogna ora distinguere un
luce che ripete l'identico

L'ab. Minervino prima del 1804 serbava in Napoli
drilatero che aveva per tipi

im quafodero,
;

Sinistri

confessò

autore,

una spada

e al riverso

un

quadrilatero

di

recente

uscito

alla

accanto al quale era espresso in istrana guisa un fulmine

leg-

disegno

ma

con particolarità diverse.
quadrilatero

ge vasi inoltre
Il

dalla
il

parte

della

lama
e

l'epigrafe

ROAAANOM.

Codesto

giacque per lunga pezza ignorato

e

P. Caronni che
il

vide se ne invaghì

ottenutone a gran prie-

s'ignorerebbe tuttavia, se un tal
fuori dalle tenebre. Egli

Bonichi non lo avesse tratto

ghi un disegno

diede alla luce nel suo Ragguaglio (Tav.XIII).
del

un bel

mi

si

presentò al Collegio

Potè dipoi dall'erede
ginale pel

Minervino acquistare

il

bronzo ori-

Romano

col bronzo

originale ed

un disegno che serbo tuttora

Museo Wiczay.
al

dimandandomi
gli di-

di farne

una

illustrazione.

Ma

essendomi
il

io ri-

Ma
sospetti.

rimaneva

Caronni di apprendere cosa, che

fiutato,

che

il

conobbi

falso, egli lo

mandò

a Parigi dove

Duca

minuì in seguito la gioia di quell'acquisto per dar luogo a
In

di Blacas lo acquistò per la sua collezione, persuaso di avere

Roma come

cominciò a sapersi del quadrilatero
tal

in esso trovato l'antico modello, dal quale
le

il

Sinistri

aveva tratto

minerviniano così vi fu un
chiarò pubblicamente

Giuseppe

Sinistri,

il

quale die di

sue tre copie modificandone in alcune parti

il tipo.

Perocché

essere

egli l'autore

di quello

due

in questo la testa di ariete posta per

pomo

della spada guarda

altri quadrilateri siffatti.

a destra,
il

il

fulmine a

pie' della
si

spada è omesso, varia la forma
vede aggiunta la lettera

Il

Caronni adunque ebbe quivi

primo avviso, che

il

fece

del fodero, acuto in pimta, e vi a

N avanti

entrare in diffidenza di quel suo cotanto vantato acquisto
nella descrizione del

:

onde

ROMANOAA,
il

che manca negli esemplari del Sinistri, non

Museo Hedervariano stampata

dal

Wiezay

eccettuato quello del Caronni, contro a ciò che ne scrisse per
errore
è

(tom. I n. 387) ne mise in dubbio l'autenticità.

Blacas [H. dd la m.

t.

I pag. 179, nota), e

l'epigrafe

Dal canto suo
spettissimo

il

Seidl {Schwergeld, pag 64) die' per soidentico

trasportata da destra a sinistra del fodero.

l'esemplare
il

conservato
il il

nel

Gabinetto

di

Or

il

Duca sostenne

1'

antichità di cotesto

bronzo in più

Vienna ed

sig.

Arneth ne confermò
ove
si

parere.

Non mancava

luoghi della Histoire de la mannaie, e lo stesso ha fatto di poi
il

dunque che

di

sapere

celasse

terzo esemplare e di
pili

barone

De Witte

nella descrizione delle tavole tom.

IV

del-

questo risponderemo noi, avendone avuta certa notizia e di

l'opera

medesima. Una

tal differenza di pareri si è ancor notata
la

ima copia in gesso nel 1861 dal Museo
esso
di

di Volterra.

Del resto
piti

in quanto alle
e

due monete che portano

leggenda PO/V\A, KVPI
se si

non fu mai tenuto per genuino,
originale
antico, secondo
il

ma
il

tutto

al

copia

OVAUAISTEA, ne deve recar sorpresa

considera a qual

un

Can. Gori prefetto di
prof.

quel
nella

raffinatezza di iniitazione dell'antico sono oggidì giunti gl'impostori;

Museo,

alla cui opinione sottoscrive

Migliarini

ed è ben ricordare la urna di piombo, detta in Francia

lettera del 6 aprile 1861, dove avvalora cotal parere del Gori
colla

di Domitilla, conservata

una volta nel Museo Blacas, dichiarata
pag. 20) e

testimonianza di

colui, che

lo

dette

al

Museo,

il

quale,
:

come parfaitement authentique (Revuearchéol.lSQQ come
pi.

com' egli scrive,
e

lo qualificò

per ripetizione da antico originale

tale pubblicata

ed illustrata dal Gerhard {Ant. Bildwerke
la

mi

fa notare il Migliarini che in

quel tempo vi erano in Volterra

LXXXVII

1-4),

cui

forma
la

di

gesso

ho

io

veduta in

due Inghirami intendenti,
11

oltre molti altri.
il

casa del cav. Ruspi, che

me

mostrò, dichiarandosene l'indi imperizia nel falsario

Can. Gori
«

scriveva

16 marzo di quest' anno al Micontro
l'autenticità del presente
le invio

ventore ed artefice.

Un

argomento

può

gliarini:

La

tradizione

sta

anche suggerirlo l'epigrafe

N ROMANOM,

che a parere del

asse in discorso ».

E

prosegue a dire: « Dal calco che

Ella potrà rilevare qualche criterio sulla natura di tal fusione

Mommsen e del De Witte solo può spiegarsi per Nummus Romancrum. Ma che i Romani nelle monete emesse a loro conto dalle

1

T.

LXX

AES GEAVE

41

zecche

degli alleati
i

non abbiano adoperato

la lettera
il

N come

è

da notarsi che questo quadrilatero non

si

può esser fuso
l'

fanno

Teatini e

i

Venosini, quando imprimono

bronzo decie la lettera

fuori del Lazio, nel quale

non essendo in uso
il

asse decimale,
il

male, lo dimostra la monetazione con l'epigrafe

ROAAA

sarebbe stato fuor di luogo
che di
il

denominare
di riduzione

nummus

bronzo,

U

n, dove nell'esergo a significare

il

sistema decimale adoperano

piti

dovrebbe supporsi

semissale,

pesando

invece dell'
sia
il

N

la cifra dell' S

signiiìcando coll'S le sei once o
le altre quattro. Inoltre

quadrilatero once 53.

semisse romano e coi quattro globi

ASSE IMAGINAEIO DI LUCERÀ

Asse Incerino con testa di Apollo diademata volta a
intorno U- PVUiO- UF- C-

d.

e

e la lettera iniziale ticolare della lettera

U non

vi si vede.

Nel quale ultimo parla descri-

MODIO-

CN-

F.

B. Cavallo corrente a

U non va neanche d'accordo con

destra e di sopra astro ad otto raggi. Trovasi delineato dal Riccio
noi
e

zione, che egli ne fece al Cavedoni, nel 1847. Il Riccio del

Reil

PoUorama pUtoresco (Napoli
l'articolo

n. 29), dal quale l'autore trasse

pertorio che descrive

l'unico
il

asse

Lombardi non

è
è

dunque

stampò a parte

medesimo

colla figura dell'asse, che è

Riccio del Cavedoni, e

Riccio del Cavedoni non

quello del
al Riccio

stato riprodotto dal Ritschl nelle Priscae latiniiatis

monumenta
Il

Poliorama. Si può quindi con fondamento supporre che

Ta?. V, insieme con l'altro asse datoci dal Caronni.
poi ha dato confusamente
le

Mommsen
con

mancando
di

il

disegno
edito
1,6,

dell'unico

asse

Lombardi
e

si

sia servito
alla

due descrizioni del Riccio
de
la

un bronzo

dal

P. Marchi

da

me

riprodotto

r Hedervariana
la

del Caronni {H.

m.

I p.

344), riferendo

Tav.

XXXIV n.
:

ed a cui abbia apposto un

riverso tolto dal noto
si

sola

iscrizione

che
si

si

diparte

da quella
che

del

Caronni,

e

asse Ulcerino ridotto (Tav.
otto raggi

LXIV

n.

8),

dove

ha

l'astro ad

non
Il

è la vera,

come

vedrà dall'esame

qui soggiungo.

abbia però omessa la lettera U, forse perchè ne fu

Riccio nel Poliorama afferma che questo

bronzo fu trovato

avvertito, ovvero si avvide dell'errore.

E questa ipotesi a me sembra
coll'unico

nel 1847 alla porta di Lucerà detta di Troia e fu acquistato dal

spiegare

il

fatto di

un disegno che non va d'accordo

Lombardi ed egM ne diede
dell' Instit.

notizia al Cavedoni (c£

Bull.

Arali,

originale dallo stesso Riccio descritto al Cavedoni e nel Repertorio, e

1847

p.

159),

attestando che

pesava undici once
alla

neanche con quello del Caronni da lui medesimo citato
la descritta

nap. pari
in

a gr. 294.

Ma
il

il

medesimo Riccio dando
o

luce

con dire parergli « quella moneta di Lombardi essere
e delineata nel
tab.

Napoli

nel

1852
monete
(1.

Repertorio
citato

sia descrizione e tassa

Museo Hedervariano
»

sotto Pesto,

Pars 1 pag. 35

delle

antiche
città

ecc.,

dal

Mommsen

col

titolo

11

fol.

42
si

(Repert.

nota 35

a pag.

6).

Quanto

alla

Monete di

cit.),

a p.

29 dà

di questa che

pur chiama
diversa.
e

iscrizione,

essa

diparte da quella del Caronni nella disposi-

unica moneta del Museo Lombardi una descrizione
Primieramente dice che
la stella
la

zione è distribuzione se ne diparte anche nel dettato, cambiando
il

testa di
piìi

Apollo
il

è

laureata

che

GR

F in

CN

F.

Conchiudiamo che questo
è

asse,

come

è rap-

ha 14 raggi,

e

di

che sotto

cavallo v' è l'ar-

presentato in figura dal Riccio, non

mai

stato

nella raccolta

caica
si

U

iniziale della zecca lucerina.

La qual
ci

descrizione

non

Lombardi, ne altrove,
dei sigg, Ritschl e

e

però dovrà essere escluso dalle opere
e

trova d'accordo col disegno del dritto ohe

mostra un Apollo
ad otto raggi.

Mommsen,

di quanti

lo

hanno

citato

e

diademato ne con quello del riverso, ove

l'astro è

trascritto sulla fede di lui.

Fine cella Pakte prima

Monete fuse

ARICCIA

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T.II.

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OUINCiENTO

T.VIII.

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MUSEO BRITANNICO

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MUSEO BRITANNICO

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T.XIV.

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MUSEO VATICANO

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T.-XVI

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MUSEO KIRCHERIANO

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CARELLI

T.XXII.

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MUSEO BRITANNICO

2

CERVETEKI

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MUSEO KIRCHERIANO

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MUSEO BRITANNICO

2

MUSEO KIRCHE RIANO

T.XXV

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19

LUCANIA

CAMPANIA

ETRURIA

APPENDICE
i.

T.

LIVI

ANCARANO

AR_DEA

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2.

7.

CESENA -^ PONTE LANDOLFO. J.BELONA .^.ROMA

SVPPL.TLXIX

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7.

PRESSO MONTE FORTINO

^.

MUSEO

DI

NAPOLI

SVPPL.TLXX_

i.

TARQUINIA

M.

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