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Osservatore_Romano_2011agosto23

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Osservatore Romano
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L’OSSERVATORE ROMANO
GIORNALE QUOTIDIANO POLITICO RELIGIOSO Non praevalebunt
lunedì-martedì 22-23 agosto 2011

Unicuique suum
Anno CLI n. 192 (45.837)
.

Città del Vaticano

Benedetto

XVI

conclude a Madrid la ventiseiesima Giornata mondiale della gioventù

Con la gioia della fede sulle vie del mondo
A Rio de Janeiro nel 2013 il prossimo incontro internazionale

Pioggia e sole a Cuatro Vientos
Forse ciò che più resterà nella memoria dei due milioni di giovani venuti da tutto il mondo per prendere parte alla giornata di Madrid è un momento della veglia. Quando Benedetto XVI, sferzato dalla pioggia battente e a stento protetto da alcuni ombrelli bianchi, ha risposto ai collaboratori che sarebbe rimasto, come le ragazze e i ragazzi accalcati e fradici nello sterminato spazio dell’aeroporto di Cuatro Vientos. Quasi a esprimere con un gesto di coraggio semplice e sereno il rapporto con i suoi giovani: la juventud del Papa, come in questi giorni la moltitudine si è presentata, ritmando interminabili acclamazioni. Niente più di un segno, se si vuole, ma carico di significato per una verità profonda, che rinvia all’essenziale: l’affetto per il Papa, conosciuto sempre meglio nei suoi tratti autentici. E questo legame a sua volta esprime la realtà della Chiesa: nella fraternità cristiana, che è aperta a tutti, e nel mistero della comunione dei santi, a cominciare dai patroni dell’incontro di Madrid, tra cui Giovanni Paolo II, amatissimo e che delle giornate mondiali ebbe l’intuizione provvidenziale. Il Papa con i giovani, dunque, contra viento y marea — controcorrente, si potrebbe rendere — come ha titolato suggestivamente «La Razón», il quotidiano che più spazio ha dedicato all’incontro. Insieme sotto la pioggia e insieme sotto il sole, nella luce accecante e nel caldo implacabile della meseta, di nuovo a Cuatro Vientos, nella messa conclusiva concelebrata dal Papa con molte centinaia di preti e vescovi, tra cui decine di cardinali. Segno ulteriore della natura più autentica delle giornate mondiali: non solo raduni di massa festosi e positivi, ma forma di presenza nuova della Chiesa e momento del suo cammino nel tempo. Dopo una preparazione in Spagna e negli altri Paesi che ha coinvolto migliaia di parrocchie e gruppi, il ritorno dei giovani diverrà infatti per moltissimi di loro l’inizio di una vita cristiana nuova. Il significato religioso e spirituale, chiarissimo nelle parole di Benedetto XVI, è dunque il risultato principale e più autentico della giornata mondiale. Avvenimento che però ha anche attirato, con commenti in genere favorevoli dopo iniziali diffidenze, l’attenzione dei media internazionali. Come già era avvenuto per la visita nel Regno Unito, preceduta da una serie di articoli pregiudiziali e negativi che hanno lasciato il posto a un consenso quasi unanime — ed è merito indiscusso di molte testate britanniche avere saputo cambiare opinione — nell’evidenziare la trasparente umiltà del Papa e la sua capacità gentile di rivolgersi a tutti, facendosi capire non soltanto dai fedeli cattolici. Polemiche e proteste vi sono certo state, marginali però, o così palesemente intolleranti e illogiche da risultare trascurabili, ha commentato Yves Thréard su «Le Figaro». Le giornate di Madrid, insomma, sono state anche un successo riconosciuto dai media, soprattutto spagnoli. Per merito dei protagonisti, innanzi tutto, cioè di Benedetto XVI e della sua juventud, poi naturalmente degli organizzatori e, last but not least, della Spagna: di re Juan Carlos, con la famiglia reale, del Governo e delle diverse autorità. Con una collaborazione tra Stato e Chiesa, sottolineata dal Papa, che fa giustizia di molti luoghi comuni e si propone come esemplare. g. m. v.

L’appuntamento è per il 2013 a Rio de Janeiro, in Brasile. È lì che il Papa ha convocato il prossimo raduno internazionale della gioventù. E verso la città carioca Benedetto XVI ha già invitato a mettersi in cammino i giovani dei cinque continenti che hanno partecipato alla ventiseiesima Giornata mondiale della gioventù, conclusasi domenica 21 agosto a Madrid. Con l’esplicita raccomandazione — rivolta loro al momento del congedo — di «diffondere in ogni angolo del mondo la gioiosa e profonda esperienza di fede» vissuta in questi giorni nella capitale iberica. Il passaggio di testimone tra la gioventù spagnola e quella brasiliana è avvenuto simbolicamente al termine della messa che il Pontefice ha presieduto domenica mattina sulla spianata dell’aeroporto di Cuatros Vientos. La grande croce di legno, simbolo delle Gmg, è

stata consegnata da un gruppo di giovani della Spagna ai loro coetanei del Paese latinoamericano. E proprio spiegando il senso di questo gesto il Papa ha affidato a tutti i presenti un «grande compito»: portare «la conoscenza e l’amore di Cristo a tutto il mondo». Perché — ha affermato — «Egli vuole che siate suoi apostoli nel ventunesimo secolo e messaggeri della sua gioia». Già durante la veglia di preghiera celebrata sabato sera il Pontefice aveva ricordato ai giovani che, «anche in mezzo a contrarietà e sofferenze», nell’amore di Cristo c’è sempre «la fonte della gioia e dell’allegria». Da qui l’appello a non lasciarsi scoraggiare dalle avversità della vita. «Non abbiate paura del mondo, né del futuro, né della vostra debolezza» aveva raccomandato, aggiungendo: «Il Signore vi ha concesso di vivere in questo momento della

storia, perché grazie alla vostra fede continui a risuonare il suo Nome in tutta la terra». Per Benedetto XVI, dunque, «vale la pena accogliere nel nostro intimo la chiamata di Cristo e seguire con coraggio e generosità il cammino che ci propone». La fede, infatti, non si oppone agli «ideali più alti» dell’uomo, ma «li eleva e li perfeziona». Aiutando così i giovani a riscoprire la loro vocazione nella Chiesa e nella società e «a perseverare in essa con allegria e fedeltà». Ma chi è veramente Gesù per l’umanità del nostro tempo? Il Papa se lo è chiesto parlando alla grande assemblea riunita domenica a Cuatros Vientos per la celebrazione eucaristica. E ha suggerito ai giovani di rispondere a questa domanda «con generosità e audacia», ripetendo a Cristo: «Voglio seguirti con fedeltà e lasciarmi guidare dalla tua parola. Tu mi conosci

e mi ami. Io mi fido di te e metto la mia intera vita nelle tue mani. Voglio che tu sia la forza che mi sostiene, la gioia che mai mi abbandona». Proprio dall’amicizia con Gesù «nasce la spinta che conduce a dare testimonianza della fede negli ambienti più diversi, incluso dove vi è rifiuto o indifferenza». E il mondo di oggi — ha ribadito Benedetto XVI — «ha bisogno certamente di Dio». Ne ha dato prova durante i giorni della Gmg la stessa società spagnola, che «in una convivenza sanamente aperta, pluralistica e rispettosa — si è detto convinto il Papa nel discorso pronunciato domenica sera al momento del congedo — sa e può progredire senza rinunciare alla sua anima profondamente religiosa e cattolica».
PAGINE 6-12

Dopo cinque mesi di combattimenti gli insorti sono entrati nella capitale libica ma si segnalano ancora sacche di resistenza

Gheddafi ultimo atto
TRIPOLI, 22. Ore contate in Libia per il colonnello Muammar Gheddafi. Dopo oltre cinque mesi di battaglie, gli insorti sono infatti entrati ieri sera nella capitale, prendendo il controllo di numerosi quartieri. Combattimenti sempre più violenti sono tuttora in corso attorno alla residenza del leader libico, il bunker di Bab al-Azizia, mentre la Guardia repubblicana di Gheddafi e tre dei suoi figli, fra i quali Seif al Islam, si sarebbero arresi agli insorti. Mahmud Jibril, uno dei principali esponenti del Consiglio nazionale transitorio (Cnt), il Governo provvisorio degli insorti, ha comunque fatto sapere che ci sono ancora sacche di resistenza delle forze di Gheddafi. Fonti dei ribelli hanno confermato che dall’aeroporto a sud della capitale truppe lealiste, coadiuvate da mezzi blindati e alcuni carri armati, si stanno dirigendo verso la capitale. Appostati da giorni a pochi chilometri attorno alla capitale, gli anti governativi sono entrati da est dopo aver preso la base aerea di Mitiga, nel sobborgo di Tajoura. Hanno fatto ingresso a Tripoli anche da ovest e da sud, dai monti Nafusa, e anche via mare, arrivando da Misurata. Intensi scontri a fuoco sono tuttora segnalati in altre parti della città e vi sono molti feriti tra le file dei ribelli: lo hanno riferito all’Ansa fonti dei rivoltosi. Incerta, per ora, la sorte del leader libico. Secondo fonti dei ribelli, Gheddafi si troverebbe ancora a Tripoli, mentre altri ritengono che si sia rifugiato a Sirte. La televisione sattellitare Al Jazeera ha riferito stamane che colloqui sarebbero in corso tra l’entourage del colonnello Gheddafi e il Sud Africa, con l’obiettivo di individuare un eventuale esilio per il leader libico. Il portavoce del regime, Mussa Ibrahim, andato in onda sulla televisione di Stato, ha lanciato un appello ai ribelli: «Siamo pronti a negoziare direttamente con il Cnt», ha detto in una conferenza stampa, chiedendo ai rivoltosi e alla Nato di sospendere subito le loro operazioni militari su Tripoli e parlando di almeno 5.000 morti nella capitale solo nelle ultime 12 ore. Immediata la risposta del Governo di transizione a Bengasi, che si è detto pronto a cessare subito le ostilità a patto che Gheddafi annunci la sua partenza dalla capitale della Libia. Commentando l’ingresso degli insorti a Tripoli, il presidente degli Stati Uniti, Barack Obama, ha detto che «il regime di Gheddafi ha raggiunto il punto di non ritorno e il tiranno libico se ne deve andare». Obama ha poi invitato i ribelli a rispettare i diritti umani, preservare le istituzioni dello Stato e il cammino verso la democrazia. In una nota diffusa a notte fonda, il segretario generale della Nato, Anders Fogh Rasmussen, ha dichiarato che il regime di Gheddafi sta chiaramente crollando e la Nato intende lavorare al più presto con il Cnt per una riconciliazione nazionale e la ricostruzione del Paese. Interrompendo la sua vacanza in Cornovaglia, il primo ministro britannico, David Cameron, ha fatto ritorno a Londra per tenere una riunione d’emergenza del Consiglio di sicurezza nazionale sulla Libia. Dalla Francia il presidente, Nicolas Sarkozy, ha esortato il colonnello Gheddafi a risparmiare alla popolazione inutili sofferenze, mentre la Cina ha detto di rispettare le decisoni del popolo libico.

Cinque ordigni lanciati da Gaza hanno colpito Eskhol nonostante la tregua annunciata da Hamas

Razzi su Israele
PAGINA 3

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Il messaggio del Papa ai partecipanti al Meeting di Rimini

La certezza che nasce dalla fede
PAGINA 5

Insorti rimuovono le bandiere simbolo del regime di Gheddafi (Reuters)

pagina 2

L’OSSERVATORE ROMANO
Dopo un’apertura negativa i mercati azzerano le perdite spinte dai titoli bancari

lunedì-martedì 22-23 agosto 2011

La posizione del presidente del Consiglio europeo

L’Europa attende Wall Street
In Asia prevalgono i timori di una recessione globale
NEW YORK, 22. Segno positivo per le principali Borse europee che in fine mattinata fanno segnare rialzi contenuti. Ma l’attenzione degli investitori è tutta rivolta a Wall Street: da settimane, infatti, i tentativi di rimbalzo europei sono azzerati da un’ondata di vendite da oltreoceano: un segnale di sfiducia nei confronti della resistenza del Vecchio Continente. Secondo l’Ocse (organizzazione per lo sviluppo e la cooperazione economica), il pil dell’eurozona rallenta assestandosi al meno due per cento. Il timore di una recessione negli Stati Uniti ha favorito la corsa all’oro sui mercati di Asia e Pacifico, mentre yen e franco svizzero sono scivolati insieme al petrolio. Sulle due valute i mercati asiatici hanno anticipato le misure attese da parte delle autorità monetarie svizzere e giapponesi per frenare la corsa delle rispettive divise, mentre l’oro ha compiuto un nuovo balzo dell’1,6 per cento a quasi 1.882 dollari l’oncia e il brent è scivolato del 2,52 per cento a 105 dollari al barile. Hanno frenato sulla piazza nipponica i titoli dei grandi esportatori verso i mercati occidentali, come Mazda Motor (meno 4,97 per cento), Nissan Motor (meno 4,13), Honda (meno 2,54) e Toyota (meno 2,46). Sotto pressione anche l’industria pesante con Nippon Steel (meno 3,08) e Hitachi Construction terremoto giapponese sulla catena manifatturiera locale e un rallentamento della spesa delle famiglie. È dunque molto difficile che la banca centrale di Bankgok continui a rialzare i tassi (lo ha già fatto otto volte in un anno) per combattere l’inflazione. Anche altre banche asiatiche hanno già espresso la volontà di bloccare manovre di questo tipo, in vista delle conseguenze dell’ormai probabile rallentamento economico delle economie avanzate. Il profondo stallo dei mercati internazionali è iniziato lunedì 25 luglio, quando per la prima volta sono state evidenti le difficoltà americane sul debito. Se si guarda ai grafici degli indici principali, si nota che proprio in quella data i listini cambiano tono e, pur con i vari tentativi di rimonta attorno a Ferragosto, vanno in caduta libera. Fino a quattro settimane fa — stimano gli analisti — agli scossoni seguiva una rimonta, come avvenuto con il finale delle trattative sul secondo salvataggio Ue della Grecia, confermate il 22 luglio stesso, la data in cui gli accordi sono stati raggiunti. Da un mese a questa parte, invece, la Borsa di Milano ha perso il 24,97 per cento e l’indice di Francoforte ha lasciato sul terreno il 25,2. L’intera Europa registrato un calo del 17,97 (indice Stxe 600), con il Nasdaq americano in perdita del 18,08 e il Dow Jones del 14,7 per cento.

No agli eurobond ma sì alla Tobin tax
BRUXELLES, 22. No agli eurobond, sì alla Tobin tax: è questa la posizione del presidente del Consiglio europeo, Herman Van Rompuy, che in questo modo si allinea all’asse franco-tedesco. E ciò nonostante la Commissione europea abbia timidamente aperto all’idea di emettere eurobond per tentare di fermare le turbolenze che stanno investendo i mercati. Per Van Rompuy l’Europa non sarà pronta a emettere eurobond fino a quando non vi sarà una maggiore convergenza tra i bilanci e le economie nazionali. «Gli eurobond si potranno emettere il giorno in cui ogni Paese avrà i bilanci in pareggio o almeno virtualmente in pareggio» ha dichiarato il presidente del Consiglio europeo, aggiungendo che al momento vi sono tre Paesi, Grecia, Portogallo e Irlanda che stanno ricevendo assistenza finanziaria e rilevando che vi sono debiti nazionali che vanno dal 6,6 per cento del pil in Estonia al 142,8 per cento del pil in Grecia. «Non è dunque il momento — ha detto Van Rompuy — per creare un’agenzia unica del debito» a livello europeo. Intanto Berlino ha ribadito la propria opposizione ai titoli europei. «Fino a quando questa coalizione sarà al Governo, non vi saranno eurobond» ha dichiarato il ministro dell’economia tedesco, Philipp Rösler, aggiungendo che l’emissione di eurobond «minaccerebbe la crescita economica della Germania perché porterebbe a un aumento dei tassi d’interesse». Anche il cancelliere tedesco, Angela Merkel, ha ribadito il proprio no all’emissione di eurobond, affermando, come riferisce l’«International Herald Tribune», che non è possibile risolvere la crisi attuale appunto con gli eurobond. Merkel ha dichiarato che i politici non possono e non devono correre dietro i mercati, i quali «ci vogliono forzare a fare certe cose, che non noi faremo». Dal canto suo il ministro delle Finanze, Wolfgang Schäuble, ha avvertito che l’eurozona rischierebbe di diventare «una comunità ad alto tasso d’inflazione» se i suoi membri decidessero di emettere eurobond senza aver prima armonizzato le politiche di bilancio. Il ministro delle Finanze ha spiegato che, senza una politica di bilancio uniforme, non si potrebbe avere un tasso d’interesse uniforme sul debito europeo, collocato sul mercato. Sembra quindi non decollare la proposta della Commissione europea di presentare un rapporto al Parlamento e al Consiglio sulla creazione di un sistema di emissione comune di bond sovrani europei, annunciata da Olli Reh, commissario agli Affari economici e monetari dell’Ue.

Un operatore alla Borsa valori di Milano (Ansa)

Machinery (meno 2,76). Pesante sulla piazza di Sidney il siderurgico Bluescope Steel (meno 6,3), che ha fermato le proprie esportazioni chiudendo un impianto a seguito di un’esplosione. Seduta pirotecnica invece per Bow Energy (più 59,89), dopo l’offerta di Shell tramite la controllata Artrow Energy, che ha messo sul piatto 540 milioni di dollari per acquistare la società. In luce a Hong Kong la catena commerciale Parkson Retail Group (più 5,3), do-

po i dati semestrali, mentre sono scivolati i colossi immobiliari China Resources Land (meno 11,42) e China Overseas Land & Investment (meno 6,08 per cento). Dati inquietanti arrivano intanto da una delle economie più forti del sud-est asiatico: il prodotto interno lordo della Thailandia si è contratto dello 0,2 per cento nel secondo trimestre di quest’anno rispetto al primo. A provocare il calo — dicono gli analisti — sarebbe stato l’impatto del

Per Biden gli Stati Uniti non cadranno mai in default
PECHINO, 22. «Gli Stati Uniti non saranno mai in default»: è quanto ha dichiarato ieri a Chengdu, nel sudovest della Cina, il vice presidente statunitense Joe Biden, in visita ufficiale nel Paese (ora il vice di Barack Obama è in Mongolia). Biden, in occasione della sua missione in Cina, ha rassicurato le autorità di Pechino circa la tenuta dei conti e dell’economia americana. Parlando agli studenti della Sichuan University sulle relazioni sino-americane, Biden ha poi affermato che gli investimenti cinesi in bond americani sono sicuri. Durante la visita, Biden ha tenuto a sottolineare l’importanza, su scala mondiale, dei rapporti tra Stati Uniti e Cina: valutazione condivisa dal vice presidente cinese Xi Jinping, il quale ha affermato che con le nuove circostanze che si sono venute a creare, la Cina e gli Stati Uniti condividono interessi sempre più ampi e sostengono insieme responsabilità comuni. Nel corso della sua missione, Biden ha incontrato anche il presidente cinese, Hu Jintao, e il premier, Wen Jiabao. Il capo dello Stato ha definito Biden «un vecchio amico del popolo cinese» riferendosi alle sue precedenti visite nel Paese compiute nel 1979 e nel 2001.

Le ripercussioni delle trasformazioni socio-politiche sul quadro economico del Medio Oriente

Il prezzo della primavera araba
Egitto e Tunisia puntano sul rilancio dei settori chiave come quello turistico
RIAD, 22. Il costo della primavera araba ha inciso sul quadro macroeconomico di molti Paesi. Egitto e Tunisia tentano di risalire la china. Ma — dicono gli analisti — la strada è ancora lunga. Secondo il ministero delle Finanze egiziano, il prezzo delle manifestazioni che hanno cambiato il quadro politico del Paese è stato di circa 12-15 miliardi di dollari. Un settore messo in ginocchio è senza dubbio quello turistico: secondo Crédit Agricole, calerà dal 5,3 al due per cento. La banca francese afferma che l’inflazione salirà al 12 per cento e che il deficit dall’8,1 passerà al dieci per cento del pil. La disoccupazione viaggia a livelli vicini al dieci per cento. Secondo gli ultimi dati diffusi dal Governo del Cairo, il pil è sceso al più 4,2 per cento nel terzo trimestre dell’anno fiscale 2010-11, e sarebbe destinato a scendere ulteriormente. Nel 2010, dunque, prima delle manifestazioni, la crescita è stata del 5,2. A spingere il pil è soprattutto il settore delle costruzioni, mentre sono in programma anche nuovi progetti nel settore petrolifero e del gas. In Tunisia, le manifestazioni sono costate all’economia una contrazione del 3,3 per cento nel primo trimestre su base annua. La Banca centrale tunisina punta a un tasso di crescita del pil dell’un per cento per il 2011, dopo il 3,7 con cui si è chiuso il 2010. Secondo i dati dell’Fmi, la crescita media nel 2000-05 è stata del 4,4 per cento. In crescita anche il disavanzo sotto il peso degli effetti delle recenti trasformazioni sociopolitiche, che hanno scoraggiato gli investimenti stranieri e messo in ginicchio il turismo. Il Governo intende aumentare le spese legate agli interventi sociali, alla creazione di lavoro, agli investimenti.

Napolitano chiede interventi efficaci contro l’evasione fiscale
ROMA, 22. Le forze politiche in Italia sono chiamate a un’«obbligata e concitata ricerca di risposte urgenti e decisioni immediate» per superare la crisi economica. Fra queste una lotta più efficace contro l’evasione fiscale, uno dei fenomeni più dannosi per la vita economica del Paese e per la stessa etica del bene comune. È questo, in sintesi, l’appello lanciato dal presidente della Repubblica italiana, Giorgio Napolitano, nell’intervento pronunciato di fronte alla platea del Meeting di Rimini, apertosi ieri sul tema: «E l’esistenza diventa una immensa certezza». La manifestazione organizzata da Comunione e Liberazione si concluderà il 27 agosto. Nel suo discorso il capo dello Stato italiano ha tracciato il quadro di un «angoscioso presente» per il Paese, di fronte al quale Governo, maggioranza e opposizione parlamentari sono chiamati ciascuno alle proprie responsabilità, perché le prossime sfide «sono più che mai ardue, profonde e di esito incerto». Di fronte a «fatti inquietanti, davanti a crisi così gravi — è il monito di Napolitano — bisogna parlare il linguaggio della verità» e dunque è sbagliato nascondere le difficoltà, perché l’obiettivo di dare fiducia può finire con l’alimentare illusioni». Allo stesso tempo è deleterio l’atteggiamento di chi, in maniera strumentale, riconduce al Governo e a chi lo guida «ogni criticità della condizione attuale del Paese». Ha detto Napolitano rivolgendosi ai giovani presenti in platea: «Non fatevi condizionare da quel che si è sedimentato in meno di due decenni: chiusure, arroccamenti, faziosità, obbiettivi di potere e anche personalismi dilaganti in seno a ogni parte». È ora di prendere misure concrete ed efficaci, come nel caso della lotta all’evasione fiscale, «una stortura — ha detto il presidente italiano — dal punto di vista economico, legale e morale, divenuta intollerabile, da colpire senza esitare a ricorrere ad alcuno dei mezzi di accertamento e di intervento possibili».

Tokyio non esclude azioni per frenare lo yen
TOKYO, 22. Il Giappone non esclude l’adozione, se necessario, di misure anche drastiche per contrastare i movimenti speculativi che, venerdì scorso, hanno portato lo yen a toccare i nuovi massimi dal dopoguerra sul dollaro, sceso a quota 75,94. Riguardo a tale questione il ministro delle Finanze, Yoshihiko Noda, ha affermato questa mattina di essere preoccupato per la situazione, caratterizzata da «movimenti unilaterali» che hanno rafforzato lo yen. Il biglietto verde intanto mostra segni di ripresa e, dopo l’apertura delle contrattazioni in Australia a 76,80, si è portato a quota 76,88/88 a Tokyo e sui mercati dell’area Asia-Pacifico. In un’intervista rilasciata in questi giorni al «The Wall Street Journal», il vice ministro delle Finanze per gli Affari internazionali, Takehiko Nakao, ha affermato dal canto suo che Tokyo non ha intenzione di intervenire sul mercato dei cambi «come uno strumento quotidiano», e ha aggiunto che non c’è alcuna ragione perché gli investitori continuino a considerare lo yen come un bee rifugio. In ogni caso, ha detto Takehiko Nakao, il Giappone avrebbe preso «i provvedimenti opportuni» se le circostanze lo avessero reso necessario.

Il riposo di un manifestante durante i moti in Egitto (LaPresse/Ap)

Maxi investimento cinese in Guinea
CONAKRY, 22. L’Africa diventa sempre più cinese. Il gruppo China Power Investment Corporation ha annunciato l’intenzione d’investire in Guinea, primo esportatore mondiale di bauxite, più di sei miliardi per l’estrazione del prezioso minerale. In questi giorni una delegazione del gruppo cinese in visita nel Paese africano ha incontrato il presidente Alpha Condé. Il progetto — hanno assicurato i vertici dell’azienda — «è importante e si svolgerà in due fasi».

Hong Kong vara misure per la crescita economica
HONG KONG, 22. Il segretario di Hong Kong per i servizi finanziari e il Tesoro, K.C. Chan, ha detto ieri che una serie di nuove misure a sostegno dello sviluppo di Hong Kong saranno annunciate dal vice primo ministro, Li Keqiang, al momento giusto. Parlando in diretta a una trasmissione radiofonica, Chan ha precisato che la misure riguarderanno vari aspetti, tra cui l’espansione del mercato offshore a Hong Kong. Queste misure, secondo Chan, rafforzeranno la competitività del mercato finanziario di Hong Kong e creeranno opportunità di lavoro. Il segretario di Hong Kong per i servizi finanziari e il Tesoro — rilevano le agenzie di stampa internazionali — ha infine esortato la gente a mantenere la calma in mezzo alle turbolenze dei mercati finanziari, causate dal timore di una possibile recessione negli Stati Uniti e della crisi del debito europeo. La Borsa di Hong Kong ha frattanto annunciato di avere in corso trattative con le due principali piazze finanziarie della Cina continentale, ovvero Shanghai e Shenzhen, per un eventuale partnership. Un segnale, indicano gli analisti economici, della costante integrazione economica tra i due territori.

Crolla il prezzo del petrolio
NEW YORK, 22. Il prezzo del petrolio è crollato dell’oltre l’1 per cento per l’evolversi della situazione in Libia. Nei primi scambi in Europa, il prezzo del petrolio è infatti sceso dell’1,2 per cento, a 81,44 dollari al barile. Cali sono stati segnalati anche in Asia, dove il costo del barile è sceso di 1,13 dollari, a 81,13, mentre il petrolio americano è sostanzialmente stabile. Nonostante tutto, l’Opec non ha alcuna intenzione di convocare un vertice straordinario, né di rivedere i tetti di produzione.

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Ma nuove violenze esplodono a Damasco e a Homs

Assad promette altre riforme
DAMASCO, 22. La situazione in Siria sta migliorando e non ci sono motivi di preoccupazione: entro pochi giorni saranno annunciate nuove riforme ed entro il marzo del 2012 saranno indette le elezioni legislative. Questi i punti nodali dell’intervento tenuto ieri dal presidente siriano, Bashir Al Assad, nel corso di un’intervista rilasciata alla televisione di Stato. Parole che, tuttavia, non hanno fermato i disordini: nuove manifestazioni si sono tenute ieri a Damasco, Aleppo, Deir Ezzor, Homs e Idlib. Bashir Al Assad non crede alle minacce di attacchi militari contro il suo Paese perché «per troppe volte abbiamo sentito queste minacce». Le pressioni occidentali — che nei giorni scorsi hanno chiesto più volte le sue dimissioni — «non hanno valore». La situazione nel Paese «sta migliorando», ha assicurato il leader di Damasco, secondo cui «la soluzione della crisi è e sarà politica poiché la sicurezza va mantenuta: le proteste si sono trasformate in azione armate». Rispondendo alle domande dei giornalisti, il presidente Assad ha illustrato le tappe del processo di riforma. «Entro la fine del Ramadan — ha spiegato — sarà varata la nuova legge sui media, mentre già dalla prossima settimana saranno accolte le richieste per dar vita nuovi partiti in linea con la nuova legge sul multipartitismo». Assad ha poi ricordato che sono già in corso «le discussioni all’interno della base e dei vertici del partito Baath per l’emendamento dell’ottavo articolo della Costituzione», ovvero quell’articolo che prevede il primato del Baath nella vita politica siriana. Dopo la discussione sugli emendamenti costituzionali — ha aggiunto Assad — «ci saranno le elezioni; entro dicembre quelle amministrative, ed entro febbraio 2012 quelle legislative». La scorsa settimana il presidente degli Stati Uniti, Barack Obama, ha chiesto ad Assad di fare un passo indietro e rassegnare le dimissioni. Mosca si è tuttavia opposta: per il Cremlino è necessario lasciare al presidente siriano il tempo di attuare le riforme. Nonostante le parole di Assad, la giornata di ieri è stata segnata da nuovi disordini. Secondo fonti degli attivisti, ci sarebbero state vittime in violenti scontri tra manifestanti e forze di sicurezza. I Comitati di coordinamento locale hanno riferito di violenze nei pressi di Khalidiya, quartiere di Homs. Scenario analogo — stando a diversi siti internet legati agli attivisti — nella città di Hula. Sparatorie sono state segnalate nella regione meridionale di Daraa, a Jassem e a Qusur. Tre persone sarebbero strate uccise a Latakia. E anche oggi le violenze non si fermano. Secondo gli attivisti, due persone sono rimaste uccise e altre quattro ferite nella zona ovest di Hama, nel centro del Paese. «Stanotte, intorno all’una, a seguito di una manifestazione a Misyaf per sostenere Assad, alcuni miliziani sono entrati in un quartiere e hanno aperto il fuoco uccidendo due persone e ferendone quattro» ha detto il direttore dell’Osservatorio siriano per i diritti dell’uomo, Rami Abdel Rahman. Le autorità di Damasco attribuiscono queste violenze all’azione di non meglio precisati «gruppi armati», bande di terroristi giunte da altri Paesi. Intanto, una delegazione dell’Onu è arrivata a Damasco con l’obiettivo di verificare la situazione umanitaria, in particolare nei campi profughi palestinesi e negli assembramenti di rifugiati al confine con la Turchia.

Razzi su Israele
Shimon Peres chiede scusa all’Egitto per gli incidenti al confine
TEL AVIV, 22. Non accenna a scemare la tensione in Vicino Oriente. Nelle ultime ore cinque razzi sono stati lanciati dalla Striscia di Gaza contro il sud di Israele. Lo rendono noto fonti della polizia israeliana. Il fuoco palestinese non ha causato vittime, ma solo danni materiali a un edificio vuoto nella zona di Eskhol. Tsahal non ha risposto con alcun raid aereo, come indicato da un portavoce militare. Al termine di una consultazione notturna con alcuni ministri, il premier israeliano, Benjamin Netanyahu, ha deciso di attivarsi per arrivare a una tregua ed evitare un’escalation di violenze nella regione. In caso di ulteriori attacchi da Gaza — ha spiegato Netanyahu — la reazione israeliana sarà «misurata». Questa decisione, riferita dalla radio militare, è arrivata dopo alcune giornate caratterizzate da numerosi lanci di razzi palestinesi verso il sud di Israele e dalle successive rappresaglie israeliane. Hamas, il movimento che controlla Gaza dal giugno 2007, ha annunciato ieri una sospensione della ostilità e ha assicurato che essa sarà rispettata anche dalle formazioni minori attive nella Striscia. Sul fronte diplomatico, una delegazione israeliana di alto livello è giunta in Egitto per discutere della crisi che si è aperta nei rapporti col Cairo in seguito all’uccisione di cinque guardie di frontiera egiziane nel Sinai dal fuoco israeliano. I militari sarebbero stati colpiti nel corso di uno scontro tra soldati israeliani e miliziani palestinesi giovedì scorso. Sulla crisi è intervenuto anche il presidente israeliano, Shimon Peres, che si è detto dispiaciuto per l’uccisione degli egiziani e ha ribadito il valore strategico degli accordi di pace con l’Egitto siglati nel 1978. «Israeliani e egiziani hanno enorme interesse a impedire che il terrorismo si scateni» ha detto Peres. «Il Sinai deve rimanere un centro turistico e di pace; bisogna fare il possibile per impedire che terroristi e estremisti ne prendano il controllo; sono dispiaciuto per la morte di soldati egiziani e faccio le mie condoglianze al popolo dell’Egitto e alle famiglie dei soldati». Anche il ministro della Difessa, Ehud Barak, ha espresso le proprie scuse all’Egitto per quanto accaduto. Il Governo del Cairo ha definito la posizione israeliana «positiva ma insufficiente». A Gerusalemme le autorità israeliane preposte alla sicurezza hanno elevato lo stato di allerta in seguito a informazioni su un imminente attentato nella città. Lo hanno reso noto fonti della stampa locale. A Hebron, in Cisgiordania più di un centinaio di attivisti di Hamas sono stati arrestati. La Lega araba ha condannato le azioni militari di Tsahal su Gaza, chiedendo che le Nazioni Unite si attivino per porre fine agli attacchi. «Abbiamo diffuso una nota per condannare l’offensiva israeliana» ha detto il segretario generale dell’organizzazione, Nabil Al Arabi, parlando con i cronisti al Cairo. «Le Nazioni Unite devono avviare procedure per fermare l’offensiva su Gaza» ha aggiunto.

Un’abitazione danneggiata da un razzo palestinese (Ansa)

Attacchi suicidi di Al Qaeda nel sud dello Yemen
SAN’A, 22. Almeno 14 persone sono rimaste uccise ieri in due attentati suicidi avvenuti, in rapida successione, nella provincia meridionale yemenita di Abyan, nel sud del Paese. Secondo l’emittente satellitare al Arabya, gli attacchi sono stati condotti da militanti di Al Qaeda, da tempo in lotta con le tribù locali e l’esercito di San’a. Tra le vittime, ci sono infatti anche tre leader tribali locali. E a soli quattro giorni dalla sua fondazione, ha già dovuto subire le prime defezioni il Consiglio nazionale, istituito dalle principali forze di opposizione yemenite per coordinare le iniziative contro il regime del presidente Ali Abdullah Saleh. Il capo dello Stato si trova ancora in Arabia Saudita per riprendersi dagli interventi chirurgici cui era stato sottoposto oltre due mesi fa, dopo l’assalto al Palazzo presidenziale di San’a il 3 giugno scorso. I delegati del Consiglio nazionale che hanno lasciato l’incarico sono 23 su 143. «Siamo stati relegati ai margini, e né le nostre posizioni né il nostro punto di vista sono stati presi in considerazione», hanno denunciato i fuoriusciti in un comunicato collettivo. Per gli analisti si tratta di un duplice segnale d’allarme per gli oppositori di Saleh: perché evidenzia come le divisioni tra essi siano già piuttosto profonde, e forse soprattutto perché tutti coloro che sono usciti dal Consiglio rappresentano il sud, vale a dire l’unica parte del Paese che disponga di risorse petrolifere, e che soltanto nel 1990 abbandonò un ventennale assetto comunista per unirsi al Nord, in un’operazione che vide il presidente Saleh ottenere l’appoggio discreto di alcune cancellerie occidentali. Quattro anni dopo scoppiò una prima guerra civile tra Yemen settentrionale e meridionale, seguita nel 2007 da una rivolta popolare, ambedue motivate con la discriminazione subita da parte del Governo centrale. Per controbattere a tale mossa, lo stesso Consiglio ha eletto come proprio presidente Mohammed Basindwa, già ministro degli Esteri e nativo di Aden, l’ex capitale meridionale. «Qualsiasi Consiglio nazionale che si assuma la responsabilità di guidare la pacifica rivoluzione del popolo, per rovesciare quanto resta del regime, dovrebbe essere equamente suddiviso tra il nord e il sud», hanno puntualizzato i 23 defezionisti nella loro nota, ripresa dalle agenzie di stampa internazionali.

Bimbo ucciso da una mina mentre si accertano nuove irregolarità nel voto del 2010

Kabul alla ricerca di sicurezza e stabilità politica
KABUL, 22. Sul doppio fronte della sicurezza e della stabilità politica l’Afghanistan è ancora alla ricerca di un equilibrio. Le violenze da tempo ormai hanno una scadenza quotidiana, e le ultime notizie che vengono dall’ambiente istituzionale non sono incoraggianti. Infatti si appreso che la commissione elettorale indipendente (Iec) ha annunciato, a Kabul, la decisione di estromettere nove deputati dalla Camera bassa del Parlamento, dopo la verifica di irregolarità nelle procedure delle elezioni del 18 settembre 2010. E stamane questi nove deputati hanno dichiarato che non hanno alcuna intenzione di lasciare il proprio incarico. Una situazione questa, rilevano gli analisti, che al di là del fatto in sé, sta a dimostrare un disagio profondo nell’ambiente politico. Mentre il Paese, concordano gli osservatori, dovrebbe guardare avanti e preoccuparsi per il futuro (considerando il perdurare delle violenze talebane), si trova, al contrario, a pensare al voto del 2010 e ai suoi fili ancora appesi. Il tutto, appunto, mentre il territorio continua a essere segnato da attacchi e imboscate. Oggi l’esplosione di un mina, nella provincia meridionale di Helmand, ha provocato due morti, tra cui un bambino. La deflagrazione è avvenuta in un bazaar. Nove persone sono rimaste ferite. E sempre nella provincia di Heland, un commando ha ucciso Moahammad Azam, capo degli uffici giudiziari di Gereshk. Sempre riguardo alla decisione presa dalla Iec, da rilevare che durante una conferenza stampa la commissione elettorale indipendente ha reso noto che a causa delle accertate irregolarità, i deputati in questione hanno perso il seggio: al loro posto subentreranno altri nove candidati che in un primo tempo erano stati esclusi. Anche in Pakistan continuano le violenze. Stamane si è appreso che il ministro dell’Istruzione della provincia di Khyber Pakhtunkhwa, nel nordovest, Sardar Hussain Babak, è rimasto ferito quando uomini armati gli hanno teso un’imboscata, nel distretto di Buner. Ne ha dato notizia l’emittente Geo Tv, aggiungendo che sono rimaste ferite anche due guardie del corpo del ministro.

Kim Jong-il visita una centrale idroelettrica russa
MOSCA, 22. Terzo giorno del viaggio in Russia del leader nordcoreano, Kim Jong-il. Dopo la tappa all’impianto idroelettrico di Bureiskaya (regione di Amur), il «caro leader» — a bordo del treno superblindato — si è diretto verso la città di Ulan-Ude, a un centinaio di chilometri dal lago Baikal, la località che ospiterà il previsto vertice di mercoledì con il presidente russo, Dmitri Medvedev. Lo scrive l’agenzia sudcoreana Yonhap, citando in forma anonima funzionari dei Governi di Mosca e di Seoul. Kim, in Russia per la prima volta da agosto 2002, è impegnato in una missione il cui scopo, oltre a ottenere aiuti economici, è quello di trattare i piani nucleari di Pyongyang e la cooperazione in settori quali energia e trasporti. In base alle fonti della Yonhap, è previsto che Kim Jong-il, sulla strada per Ulan-Ude, si fermi per alcune ore a Skovorodino, punto di partenza di un oleodotto finito nel 2010 e che, lungo oltre 1.000 chilometri, collega la Siberia orientale a Daqing, nella provincia cinese del Heilongjiang. Per anni, la Russia ha proposto la costruzione di un gasdotto attraverso la penisola coreana per poter vendere direttamente gas naturale alla Corea del Sud, tra i principali consumatori a livello mondiale. Se realizzata, l’iniziativa potrebbe aiutare ad allentare le tensioni tra le due Coree, mentre il regime comunista Pyongyang incasserebbe somme annue stimate in 500 milioni di dollari. Mosca — riferisce l’agenzia Ansa — ha anche lanciato l’idea di collegare la Transiberiana alla Corea del Sud, per mettere a disposizione delle aziende sudcoreane una tratta ferroviaria per l’export di beni verso l’Europa.

Al vaglio del Parlamento indiano la legge contro la corruzione
NEW DELHI, 22. Un commissione del Parlamento indiano discuterà la legge anti corruzione sostenuta dall’attivista indiano Anna Hazare, giunto al settimo giorno di digiuno, indetto per protesta. Intanto massicce manifestazioni di sostegno ad Hazare si sono svolte ieri in numerose città indiane, in particolare a Mumbai e a New Delhi: nella capitale, riferiscono fonti locali, sono state arrestate più di ottanta persone. Il premier indiano Manmohan Singh, in un’intervista, ha affermato che «la porta del dialogo è aperta» e che sulla legge anti corruzione «c’è molto spazio per dare e avere». La risposta di Anna Hazare non si è fatta attendere. In un messaggio ai suoi sostenitori, l’attivista indiano afferma che la strada del negoziato non è chiusa e che il problema «può essere risolto soltanto con il confronto». Come condizione per aprire una trattativa con l’Esecutivo, Hazare, riferisce l’agenzia di stampa Ansa, ha posto la nomina di un negoziatore, oltre che il ritiro della legge sulla corruzione proposta dal Governo e giudicata dagli oppositori «insufficiente».

Manifestazioni a San Paolo e in altre città del Brasile

Proteste contro la diga di Belo Monte
SAN PAOLO, 22. Migliaia di persone hanno marciato sabato sera per le strade di San Paolo, Brasilia, Rio de Janeiro e Belem in segno di protesta contro la costruzione della diga di Belo Monte, nell’Amazzonia brasiliana. La centrale idroelettrica sul fiume Xingú sarà la terza del mondo, dopo la diga di Itaipú, al confine fra Brasile e Paraguay, e quella delle Tre Gole in Cina. «La centrale danneggerà gli indios: nessuno ascolta né rispetta gli indigeni brasiliani», ha detto il cacique dei Kayapò, Megaron Txucarranae, che ha guidato nell’Avenida Paulista di San Paolo una marcia di un migliaio di persone. I manifestanti hanno raggiunto la sede dell’Ibama (Istituto brasiliano per l’ambiente). Il Governo brasiliano giudica la realizzazione della grande diga di importanza strategica per la futura crescita economica.

Aumenta il disboscamento in Amazzonia
BRASILIA, 22. Dall’agosto del 2010 al luglio del 2011, la deforestazione in Amazzonia è aumentata complessivamente del 15 per cento, con 2.654 chilometri quadrati di boschi abbattuti, 400 chilometri in più rispetto ai 12 mesi precedenti. Sono i primi dati annuali diffusi dall’Istituto nazionale di investigazioni spaziali (Inpe). Gli stati più colpiti sono il Mato Grosso e il Pará, dove avanzano la monocoltura della soia e l’allevamento di bestiame. I dati dell’Inpe sono calcolati con il cosiddetto Sistema di individuazione della deforestazione in tempo reale (Deter), che rileva, tuttavia, solo le aree disboscate superiori a 25 ettari: verranno utilizzati per il rendiconto annuale sulla deforestazione stilato dal Governo brasiliano, che risulta di norma sensibilmente maggiore rispetto ai numeri forniti dal Deter.

Indigeni dell’Amazzonia manifestano a San Paolo (Reuters)

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L’OSSERVATORE ROMANO
In un dipinto quattrocentesco l’incoronazione della Vergine

lunedì-martedì 22-23 agosto 2011

La Signora Chiesa
di TIMOTHY VERD ON egata inscindibilmente al Figlio che da lei prese il corpo, dato poi per salvare l’uomo, Maria è figura della condizione beata a cui l’essere umano aspira. È il segno della speranza cristiana di salire dalla terra al cielo, di essere trovati in Dio, di condividere eternamente la sua vita. Impersona un rapporto d’amore totale che eleva e purifica ogni altro amore, aprendolo al Divino. Uno straordinario dipinto della metà del XV secolo dà subito conferma a questi ampli asserti: l’Incoronazione della Vergine di Enguerrand Charonton, al Musée Pierre de Luxembourg di Villeneuve-les-Avignon, dove Maria appare tra le persone della santissima Trinità in cielo, investita del serto regale dal Padre, dal Figlio e dallo Spirito Santo. Circondata dall’assemblea degli angeli e dei santi, insieme al Dio uno e trino presiede contemporaneamente alle vicende della terra — dove sorgono due città separate dal mare — e alle vicende di sotto la terra — dove, in corrispondenza di queste città, sono le anime dei defunti. Al centro della parte bassa dell’immagine, poi, su un promontorio tra le città, Cristo morente in croce è adorato da un monaco dall’abito bianco: il committente dell’opera, Jean de Montagnac, certosino di Villeneuve-les-Avignon in Provenza. Il dipinto era destinato a un altare della sua certosa, e il piccolo crocifisso centrale ricordava al celebrante il rapporto del pane e vino consacrati con il corpo e sangue offerti sul Calvario; ai fedeli invece, che vedevano l’ostia e il calice solo all’elevazione, l’associazione visiva era con Maria, grande come le persone divine e come loro brillantemente colorata. Maria che, vista oltre l’Eucaristia, diventava figura di una comunione di vita nel corpo che Cristo ebbe dal suo corpo di donna. La prossimità singolare di Maria alla Trinità, l’onore attribuitole e lo splendore della sua veste sono infine segni che tale comunione è voluta da Dio stesso, che chiama a sé per l’eternità la madre da cui nacque suo Figlio nel tempo. Conosciamo il significato dei dettagli di questo dipinto grazie ad un contratto con ben ventisei clausole, in cui il dotto Jean de Montagnac indica all’artista gli aspetti del soggetto da evidenziare. Vengono specificati la forma particolare della Trinità, con il Padre e Figlio di uguale aspetto; l’identità e le relative posizioni dei santi; le due città — Gerusalemme alla destra di chi guarda, e Roma, nuova Gerusalemme, alla sinistra — e le due zone sotterranee — l’Inferno sotto Gerusalemme, e sotto

L

Roma il Purgatorio con le anime che guardano il cielo e un Papa che viene invitato a salirvi. L’esigenza di ricche vesti per il Padre e il Figlio, e la specificazione delle stoffe pregiate da usare per gli abiti di Maria fanno parte del contratto, firmato alla presenza di testimoni il 25 aprile 1453 nella bottega di un droghiere di Avignone, certo Jean de Bria. Il tema prescelto dal monaco Jean de Montagnac — la madre di Cristo elevata all’abbraccio della Trinità — sviluppa un’idea enunciata nel Nuovo Testamento: i cristiani sono chiamati a diventare «partecipi della natura divina, essendo sfuggiti alla corruzione che è nel mondo a causa della concupiscenza» (2 Pietro 1,4). Già elaborata in senso mariano dai padri greci del IV secolo, questa partecipazione alla vita del Dio trinitario viene articolata in Occidente con la formula secondo cui Maria è «figlia del Padre, madre del Figlio, sposa dello Spirito Santo». Ma c’erano numerose varianti su questo

Figura della condizione beata a cui l’essere umano aspira Maria è il segno della speranza cristiana di salire dalla terra al cielo
concetto: nel XII secolo, parlando di Maria, Aelredo di Rievaulx dirà: Quam Pater sanctificavit, et Filius fecundavit, obumbravit Spiritus Sanctus — Colei che il Padre ha santificata, e il figlio ha fecondata, è passato sotto l’ombra dello Spirito Santo — e più tardi Elinando di Froidmont definisce la Vergine: Conjux Patris, mater Filii, sacrarium Spiritus Sancti — moglie del Padre, madre del Figlio, santuario dello Spirito Santo. Qualunque piega prendessero, simili singolari formulazioni avevano la funzione di suggerire un’assoluta e singolare intimità nel rapporto tra questa donna prescelta e Dio. L’elezione speciale di Maria viene simboleggiata, dopo il Mille, con la metafora della regalità, cara al medioevo europeo affascinato dal parallelismo tra l’ordine del mondo presente e quello del regno celeste. Non è certo un caso che, sopra il portale centrale della cattedrale di Reims — la chiesa in cui per antica tradizione veniva celebrata la consacrazione dei re di Francia — troviamo l’incoronazione di Maria, quasi a legittimare il carattere sacrale attribuito al monarca. Ma anche lontano dalle corti dell’Europa settentrionale, in libere repubbliche italiane quali Firenze e Siena, la poesia della regalità condizionava l’iconografia mariana; la prima opera eseguita per l’interno dell’erigenda cattedrale di Fi-

renze, Santa Maria del Fiore, era un mosaico dell’Incoronazione della Vergine, e centotrenta anni dopo, al momento dell’ultimazione della chiesa, il soggetto della colossale vetrata sopra l’altar maggiore era sempre l’Incoronazione della Vergine. Uno scrittore del XII secolo, il vescovo Amedeo di Losanna, allievo di san Bernardo di Chiaravalle, dà il sapore di quest’accezione mariana della metafora regale. «La santa Vergine Maria fu assunta in cielo — dice — «Ma il suo nome ammirabile rifulse su tutta la terra anche indipendentemente di questo singolare evento, e la sua gloria immortale s’irradiò in ogni luogo prima ancora che fosse esaltata sopra i cieli (...) Abitava nel sublime palazzo della santità, godeva della massima abbondanza dei favori divini, e sul popolo credente e assettato, faceva scendere la pioggia delle grazie, lei che nella ricchezza della grazia aveva superato tutte le creature» (Omelia 7: SC 72, 188-200). Il rischio inerente all’uso di simili figure poetiche — di una certa ipostatizzazione di Maria, proiettata in una zona separata dal popolo di Dio o almeno non relazionata alla condizione regia di tutti i membri della Chiesa — in genere è stato evitato nel medioevo, grazie all’indole simbolica dell’immaginazione dell’epoca. Grandi chiese dedicate a Maria, costruite attraverso più generazioni con stupefacente dispendio creativo e materiale, conferivano a intere città una identità mariana intelligibile a tutti, anche per l’evidente analogia con l’uso antico e medievale di allegorizzare la vita collettiva in termini femminili. Una miniatura del primo decennio del XI secolo, in cui vediamo Cristo imporre la corona all’imperatore Enrico II e all’imperatrice Cunegonde presentati dai santi Pietro e Paolo (CLM 4452, fol. 2, Bayerische Staatsbibliothek, Monaco), raffigura le province dell’impero che assistono al rito come donne similmente coronate, partecipi della regalità dei loro principi. Per un mondo che ragionava così, Maria Regina era figura rappresentativa, la cui eccelsa dignità nobilitava la società cristiana tutt’intera. Essere regina implicava anche l’essere sposa, come l’imperatrice Cunegonda, che riceveva la sua corona da Cristo grazie all’unione con Enrico II. I testi biblici che la liturgia associa a Maria — i salmi dell’Antico Testamento invocati per spiegare il suo rapporto con Cristo — infatti legano la dignità regale a quella sponsale (Salmi 45 [44],11-16). In termini visivi, questa dimensione sponsale dà un senso particolare all’abbigliamento sontuoso in cui Maria viene raffigurata come regina.

Enguerrand Charonton, «Incoronazione della Vergine» (XV secolo)

Nella Incoronazione di Charonton, come nello strato più antico del celebre muro palinsesto di Santa Maria Antiqua a Roma (VI secolo) o in altre opere di sapore bizantino quale l’antica Basilea di Santa Maria in Trastevere (V secolo), la corona e le vesti gemmate evocavano la «sposa che si adorna di gioielli» dell’Antico Testamento (cfr. Isaia 61,10), nonché la principessa «presentata al re in

preziosi ricami» il giorno delle sue nozze. Ancora Amedeo di Losanna specifica che, «Maria era la sposa ricca di gioielli spirituali, la madre dell’unico Sposo, la fonte di ogni dolcezza, la delizia dei giardini spirituali e la sorgente delle acque vive e vivificanti che discendono dal Libano divino (...) Mentre la Vergine delle vergini veniva assunta in cielo (...) si compì la profezia del salmista

Fu collaboratore del nostro giornale fino al 1980

È morto Mario Guidotti
È morto domenica mattina a Roma lo scrittore e giornalista Mario Guidotti, collaboratore del nostro giornale e, soprattutto, del settimanale «L’Osservatore della Domenica» per il quale aveva iniziato a scrivere dal 1948. Era nato nel 1923 a Castiglion d’O rcia, in provincia di Siena. Cattolico militante, nella Federazione Universitaria Cattolica Italiana conobbe Aldo Moro e ne divenne amico. Guidotti si laureò in lettere alla Sapienza di Roma. Giornalista e critico letterario all’«Avvenire», fu anche autore di numerosi saggi di critica letteraria e simbologia. Rilevante fu il suo impegno per la promozione e la realizzazione di mostre d’arte, in Italia e all’estero. Per decenni prestò servizio all’Ufficio Stampa della Camera dei Deputati; fu capo ufficio stampa di Sandro Pertini, di Pietro Ingrao, di Nilde Iotti e di Giorgio Napolitano. In Toscana diede vita per lunghi anni al Teatro Povero di Monticchiello. Il motivo di fondo dei suoi interventi era la difesa dei valori cristiani nello spettacolo come nella politica, nei media come nella moda. In un articolo del 1962 — al tempo del «miracolo economico» — Guidotti auspicava ad esempio anche un «miracolo morale altrimenti ci troveremo di fronte a conseguenze poco liete». E metteva in guardia sul modo poco meditato di maneggiare il denaro: sui rischi dello «sperpero»; sul tempo libero inteso «come corsa frenetica al divertimento»; mentre considerava «una specie di malattia» la diffusione del gioco d’azzardo e delle bische. Le esequie di Guidotti si terranno martedì 23 agosto alle ore 17 nella chiesa di Sant’Agnese a Montepulciano. (raffaele alessandrini)

che dice al Signore: “Sta la regina alla tua destra in veste tessuta d’oro, in abiti trapunti e ricamati” (Salmo 45[44],10)» (Omelia 7). La più enfatica visualizzazione dell’alta dignità riservata a Maria — dello splendore delle sue nozze regali col Re dei re — è il grande mosaico absidale di Santa Maria in Trastevere (a Roma), raffigurante Cristo e Maria seduti sullo stesso trono, così vicini che i loro corpi negli abiti d’oro ricamati di gemme si toccano e Cristo può mettere il braccio destro intorno alle spalle della Donna, la quale già porta la corona. Eseguito verso la metà del XII secolo, nel fitto della lotta dei papi a difesa dell’autonomia della Chiesa dall’ingerenza degli imperatori tedeschi, il mosaico intenzionalmente evoca elementi formali e contenutistici paleocristiani, onde suggerire un’ininterrotta continuità tra i secoli formativi della vita ecclesiale romana — i secoli crepuscolari dell’ impero— e il presente. Così mentre «la Donna» raffigurata è Maria — siamo in una chiesa a lei intitolata — la figura rappresenta anche e soprattutto la «Signora Chiesa», giovane e splendidamente vestita al momento delle nozze eterne. Cristo reca un libro con l’invito alla sua eletta a diventare lei stessa trono — Veni electa mea et ponam in te thronum meum — e la eletta, la Chiesa, mostra un rotolo su cui leggiamo parole dal Cantico dei Cantici: Laeva eius sub capite meo, et dextera illius amplexabitur me («La sua sinistra è sotto il mio capo e la sua destra mi abbraccia»; Cantici 2,6, cfr. 8, 3).

Il Giobbe di Fabrice Hadjadj

Si può sopportare tutto tranne l’ipocrisia degli amici
Pubblichiamo uno stralcio della prefazione al libro di Fabrice Hadjadj Giobbe o la tortura dagli amici (Genova-Milano, Marietti, 2011, pagine 92, euro 10). Il testo andrà in scena al Meeting di Rimini il 24 e 25 agosto, per la regia di Andrea Maria Carabelli. di GIANFRANCO RAVASI Questa non è un’introduzione in senso stretto al dramma che Fabrice Hadjadj presenta ora anche al pubblico italiano. Egli è un pensatore che mi ha sempre affascinato coi suoi scritti, tant’è vero che ho voluto che fosse uno dei principali «testimoni» per l’inaugurazione — avvenuta a Parigi nel marzo 2011 — del Cortile dei Gentili, uno spazio simbolico, da esportare idealmente in ogni città, per il dialogo serio e rispettoso tra credenti e non credenti. La vera prefazione al testo del filosofo — che, tra l’altro, è stato proposto ai giovani nel grande piazzale che si apre davanti a Notre-Dame proprio nell’occasione sopra evocata — è quella che segue affidata all’attore Sandro Lombardi, che ha incoraggiato la realizzazione dell’opera sulle scene italiane. La mia sarà solo una premessa generale che punta al retroterra del Giobbe hadjadjano risalendo fino alla sua matrice biblica. Certo, il dramma coglie un aspetto molto rilevante nell’originale ebraico, cioè il lungo confronto-scontro del protagonista coi suoi tre amici «teologi»: Elifaz, Bildad e Zofar, a cui si aggiungerà alla fine Elihu. In realtà la loro retorica argomentativa, il loro sottile dogmatismo, l’artificiosa enfasi consolatoria, il loro implicito cinismo li rendono alla fine veri e propri avversari che soffocano il grande sofferente con gli assalti di un’ipocrita sollecitudine. Scriveva uno dei più famosi innamorati di questo libro, il filosofo danese ottocentesco Søren Kierkegaard; «Giobbe sopportò tutto: soltanto quando vennero i suoi amici per consolarlo perdette la pazienza» (Diario I, 829). L’incandescente verità sull’uomo e su Dio non può essere compressa in uno stampo freddo e teorico, ma si proclama in un grido verso l’alto e ha come sbocco una ferita mistica che diventa una feritoia attraverso la quale passa la luce divina. Come Hadjadj, attorno al testo biblico di Giobbe fatto di 8343 parole ebraiche (il 2,78 % delle Sacre Scritture ebraiche, suddivise dalla tradizione in 1047 versetti e 42 capitoli) si sono appostati tanti inter-preti, anche perché esso è simile — come scriveva un importante esegeta, Luis Alonso Schökel — a un «ciclope gigantesco a cui manchi un occhio o abbia dita in eccedenza: la sua imperfezione e incompiutezza è forse segno dell’insufficienza umana di fronte ai problemi ultimi dell’uomo». Aveva ragione il vecchio e rude san Girolamo, il traduttore dalmata delle Sacre Scritture in latino, il quale, in modo lapidario e folgorante, dichiarava che spiegare Giobbe è come «tenere tra le mani un’anguilla o una piccola murena: quanto più la premi, tanto più velocemente ti scivola via». Questa impressione si conferma vagliando la sterminata bibliografia che attorno all’opera sacra si è ininterrottamente addensata e la si riprova catalogando l’insonne ripresa del personaggio da parte della letteratura e delle varie arti, una sorta di immenso «paratesto» che ha strattonato l’antico «figlio d’Oriente», non ebreo, simile a uno sceicco sfortunato, verso direzioni impreviste e imprevedibili. Tanto per fare qualche esempio tra i mille e mille, pensiamo al cuore del dibattito presente nei Fratelli Karamazov di Dostoevskij, al Leviatan che dal libro di Giobbe migra nel Moby Dick di Melville, ai due prologhi in cielo e in terra che sono ripresi dal Faust di Goethe, al capovolgimento interpretativo operato dalla Risposta a Giobbe di Jung, al Giobbe, «storia di un uomo semplice» ebreo mitteleuropeo di Roth, al Processo di Kafka (...) ininterrotto è, dunque, il fascino che questo poema drammatico ha esercitato fino ai nostri giorni, tant’è vero che anche il film The Tree of Life di Terrence Malick che ha vinto la Palma d’Oro a Cannes nel 2011 si apre con una citazione giobbica. Ma già un Foscolo fremente non esitava a copiarlo da una versione greca e latina, rimanendone abbacinato e proclamandolo ben superiore a Epitteto: «Sublime libro! Come è pieno di grande e magnanimo dolore!... E vi fu chi ardiva tradurlo in versi, in rime, e con fredde eleganze?» (così scriveva il 19 gennaio 1808 a Isabella Teotochi Albrizzi). Ecco, la questione primaria è proprio qui: Giobbe è una delle tante ricerche sul mistero del male e della sofferenza innocente? A prima vista sembrerebbe di sì, dato che le pagine di questo scritto grondano dolore, lamento, protesta. Certo, lo stereotipo comune, divenuto ormai proverbiale, ha anche coniato la risposta a questo urlo, in verità una risposta piuttosto banale: «paziente come Giobbe». A sostenere questa lettura sarebbero i primi due capitoli dell’opera che in realtà sono una specie di «citazione» di un’antica parabola, altrimenti nota nella letteratura dell’antico Vicino Oriente e dedicata al tema del giusto provato: «Nudo dal grembo di mia madre uscii, nudo a esso tornerò. Il Signore ha dato, il Signore ha tolto. Benedetto sia il nome del Signore» (1,21). Questo equivoco si è inchiodato nei secoli nella mente dei lettori, a partire dallo stesso Nuovo Testamento ove san Giacomo nella sua Lettera non esita a celebrare «la perseveranza di Giobbe e l’esito finale, opera del Signore, perché il Signore è ricco di bontà e di misericordia» (5,11). Tra l’altro quell’«esito finale» col ritorno del patriarca biblico allo splendore del suo passato di sceicco appartiene sempre a quella parabola che l’autore sacro ha adottato come cornice per il suo poema. Poema che va, invece, in tutt’altra direzione perché i versi del protagonista sono tutti striati di grida e di lacrime, raggiungendo talvolta un acme quasi blasfemo quando, ad esempio, si accusa Dio di essere simile a un leopardo che «affila gli occhi», oppure a un «generale trionfatore che sfonda il cranio», o ancora a un arciere sadico che mira agli organi vitali della sua vittima. Giobbe è, sì, un «paziente» per la sofferenza che lo tortura a tutti i livelli (anche psicologici e intimi) ma è tutt’altro che «paziente» nella sua reazione, al punto tale che egli spazza via come «decotti di malva» le argomentazioni dei suoi amici teologi che in modo sistematico — come si è detto — ricorrono ai loro dogmi preconfezionati (soprattutto la cosiddetta «teoria della retribuzione», ritmata sul binomio «delitto-castigo») per giustificare la legittimità della prova. Essi si illudono di raffreddare con le loro tesi l’incandescenza del mistero che stanno maneggiando. Un mistero che agli occhi di Giobbe coinvolge necessariamente Dio. E lui che egli convoca in un ideale processo perché faccia la sua testimonianza e si giustifichi: «Ecco qui la mia firma! L’Onnipotente mi risponda! Il mio Rivale scriva il suo documento... Io sono pronto a rendergli conto di tutti i miei passi e, come un principe, mi presento a lui» (31,35-36). La sfida è aperta ed è squisitamente teologica e, contrariamente a quanto s’attendono gli amici, Dio raccoglie il guanto di questa sfida.

lunedì-martedì 22-23 agosto 2011

L’OSSERVATORE ROMANO
ai partecipanti al Meeting di Rimini I 50 anni di Adveniat creata dall’episcopato tedesco

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Il messaggio di Benedetto

XVI

La certezza che nasce dalla fede
Pubblichiamo il messaggio di Benedetto XVI per l’apertura, domenica 21 agosto, della XXXII edizione del Meeting di Rimini. Il documento, a firma del cardinale segretario di Stato Tarcisio Bertone, è stato inviato al vescovo della città, Francesco Lambiasi, e letto dallo stesso presule durante la messa inaugurale. Eccellenza reverendissima, anche quest’anno ho la gioia di trasmettere il cordiale saluto del Santo Padre a Vostra Eccellenza, agli organizzatori e a tutti i partecipanti al Meeting per l’Amicizia tra i Popoli, che si svolge in questi giorni a Rimini. Il tema scelto per l’edizione 2011 — «E l’esistenza diventa una immensa certezza» — suscita vari e profondi interrogativi: che cos’è l’esistenza? Che cos’è la certezza? E soprattutto: qual è il fondamento della certezza senza la quale l’uomo non può vivere? Sarebbe interessante entrare nella ricchissima riflessione che la filosofia, fin dai suoi albori, ha sviluppato attorno all’esperienza dell’esistere, dell’esserci, giungendo a conclusioni importanti, ma spesso anche contraddittorie e parziali. Possiamo tuttavia essere condotti direttamente all’essenziale partendo dall’etimologia latina del termine esistenza: ex sistere. Heidegger, interpretandola come un «non permanere», ha messo in evidenza il carattere dinamico della vita dell’uomo. Ma ex sistere evoca in noi almeno altri due significati, ancora più descrittivi dell’esperienza umana dell’esistere e che, in un certo senso, sono all’origine del dinamismo stesso analizzato da Heidegger. La particella ex ci fa pensare a una provenienza e, nello stesso tempo, a un distacco. L’esistenza sarebbe dunque uno «stare, essendo provenuti da» e, allo stesso tempo, un «portarsi oltre», quasi un «trascendere» che definisce in modo permanente lo stesso «stare». Tocchiamo qui il livello più originario della vita umana: la sua creaturalità, il suo essere strutturalmente dipendente da un’origine, il suo essere voluta da qualcuno verso cui, quasi inconsapevolmente, tende. Il compianto monsignor Luigi Giussani, che con il suo fecondo carisma è all’origine della manifestazione riminese, ha più volte insistito su questa dimensione fondamentale dell’uomo. E giustamente, perché è proprio dalla coscienza di essa che deriva la certezza con cui l’uomo affronta l’esistenza. Il riconoscimento della propria origine e la «prossimità» di questa stessa origine a tutti i momenti dell’esistenza sono la condizione che permette all’uomo un’autentica maturazione della sua personalità, uno sguardo positivo verso il futuro e una feconda incidenza storica. È questo un dato antropologico verificabile già nell’esperienza quotidiana: un bambino è tanto più certo e sicuro quanto più sperimenta la vicinanza dei genitori. Ma proprio rimanendo sull’esempio del bambino capiamo che, da solo, il riconoscimento della propria origine e, conseguentemente, della propria strutturale dipendenza non basta. Anzi potrebbe apparire — come la storia ha ampiamente dimostrato — un peso di cui liberarsi. Ciò che rende «forte» il bambino è la certezza dell’amore dei genitori. Occorre, dunque, entrare nell’amore di chi ci ha voluti per poter sperimentare la positività dell’esistenza. Se manca una delle due, la coscienza dell’origine e la certezza della meta di bene cui l’uomo è chiamato, diventa impossibile spiegare il dinamismo profondo dell’esistenza e comprendere l’uomo. Già nella storia del popolo di Israele, soprattutto nell’esperienza dell’esodo descritta nell’Antico Testamento, emerge come la forza della speranza derivi dalla presenza paterna di Dio che guida il suo popolo, dalla memoria viva delle sue azioni e dalla promessa luminosa sul futuro. L’uomo non può vivere senza una certezza sul proprio destino. «Solo quando il futuro è certo come realtà positiva, diventa vivibile anche il presente» (Benedetto XVI, Spe salvi, 2). Ma su quale certezza l’uomo può fondare ragionevolmente la propria esistenza? Qual è, in definitiva, la speranza che non delude? Con l’avvento di Cristo la promessa che alimentava la speranza del popolo di Israele raggiunge il suo compimento, assume un volto personale. In Cristo Gesù il destino dell’uomo è stato strappato definitivamente dalla nebulosità che lo circondava. Attraverso il Figlio, nella potenza dello Spirito Santo, il Padre ci ha svelato definitivamente il futuro positivo che ci attende. «Il fatto che questo futuro esista, cambia il presente; il presente viene toccato dalla realtà futura, e così le cose future si riversano in quelle presenti e le presenti in quelle future» (ibidem, 7). Cristo risorto, presente nella sua Chiesa, nei Sacramenti e con il suo Spirito, è il fondamento ultimo e definitivo dell’esistenza, la certezza della nostra speranza. Egli è l’eschaton già presente, colui che fa dell’esistenza stessa un avvenimento positivo, una storia di salvezza nella quale ogni circostanza rivela il suo vero significato in rapporto all’eterno. Se manca questa coscienza è facile cadere nei rischi dell’attualismo, nel sensazionalismo delle emozioni, in cui tutto si riduce a fenomeno, o della disperazione, nella quale ogni circostanza appare senza senso. Allora l’esistenza diventa una ricerca affannosa di avvenimenti, di novità passeggere, che, alla fine, risultano deludenti. Solo la certezza che nasce dalla fede permette all’uomo di vivere in modo intenso il presente e, nel mondo quell’«oltre» senza il quale tutto rimane incomprensibile. Ma per questo occorre «rinascere» come disse Gesù a Nicodemo, lasciarsi rigenerare dai Sacramenti e dalla preghiera, riscoprire in essi l’alveo di ogni autentica certezza. La Chiesa, rendendo presente nel tempo il mistero dell’eternità di Dio, è il soggetto adeguato di questa certezza. Nella comunità ecclesiale la pro-esistenza del Figlio di Dio ci raggiunge; in essa la vita eterna, a cui tutta l’esistenza è destinata, diventa sperimentabile già da ora. «L’immortalità cristiana — affermava all’inizio del secolo scorso padre Festugière — ha per carattere proprio di essere l’espansione di un’amicizia». Cos’è infatti il Paradiso se non il compiersi definitivo dell’amicizia con Cristo e tra di noi? In questa prospettiva, prosegue il religioso francese, «poco importa in seguito dove ci si trovi. Il cielo è in verità là dove è il Cristo. Così il cuore che ama non desidera altra gioia se non quella di vivere sempre presso l’amato». L’esistenza, dun-

Un ponte tra la Germania e l’America Latina
di KARINA ALARCÓN PERALTA Il 1945 è sinonimo di postguerra. Da una Germania prostrata, molte comunità cattoliche lanciano un grido di aiuto al mondo. La risposta si traduce in migliaia di pacchi di aiuto da molti Paesi sudamericani, grazie al coordinamento tra parrocchie: era l’inizio di un ponte di solidarietà umana e cristiana che, negli anni successivi, è diventato a doppio senso. E il 23 agosto si compiono i 50 anni dalla creazione da parte della Conferenza episcopale tedesca, di Azione episcopale Adveniat. La festa di Santa Rosa de Lima — patrona dell’America Latina — nel 1961 ha segnato la nascita di questa iniziativa. Ha preso il suo nome dalla supplica latina del Padre Nostro per evidenziare la sua finalità evangelizzatrice nella solidarietà dei cattolici tedeschi con i popoli e la Chiesa in America Latina e nei Caraibi. Oggi Adveniat (www.adveniat.org) sostiene circa 3.400 progetti all’anno, per un totale approssimativo di 40 milioni di euro. In questo mezzo secolo i cattolici tedeschi hanno donato più di 2.100 milioni di euro. L’anno scorso la colletta natalizia ha superato i 35 milioni. In occasione dei cinquant’anni di Adveniat, Reiner Wilhelm, uno dei dodici referat, (responsabile del dipartimento dei progetti) ha fatto a «L’Osservatore Romano» un bilancio delle attività fin qui svolte dall’ente caritativo. Quante ore di sonno perde nel dedicarsi al suo lavoro? Molte. Prima ho lavorato per un periodo in Bolivia e allo stesso tempo nella pastorale locale. Grazie ai primi anni di attività, la Bolivia è come il primo amore: non si dimentica mai. Adesso, conosco entrambi gli aspetti della situazione: l’America Latina con le sue sfide, e quella del mio popolo tedesco, con le sue potenzialità e necessità. La mia è una sorta di funzione di ponte e, forse, anche per me è tempo di cambiamenti. Ho lavorato per tre anni per Ecuador, Cile e Venezuela. Il prossimo novembre mi recherò nuovamente in Ecuador. Com’è la situazione in Cile e Venezuela? In Cile operiamo con alcuni laici perché lì la Chiesa ha una diversa collocazione, gode di maggiori possibilità di autofinanziarsi. Normalmente appoggiamo economicamente vari laici ogni due o tre anni, e anche religiosi e religiose. Per quanto riguarda il Venezuela, in questo periodo una coppia di coniugi studia a Roma grazie a un nostro contributo. Qual è la prospettiva attuale e futura di Adveniat? Siamo presenti in tutta l’America Latina e nei Caraibi. Ultimamente ci siamo riorganizzati. Abbiamo nuove linee guida e strumenti di lavoro più efficaci, sempre in cooperazione e coordinamento con l’America Latina, dove abbiamo realizzato un’indagine durata circa tre anni per analizzare quali sono le loro idee e le aspettative. Allo stesso modo abbiamo fatto questa riflessione, a Essen, e in tutta la Germania, in vista del cinquantesimo anniversario. A grandi linee a quali conclusioni siete arrivati? Evidentemente il mondo sta cambiando e la situazione in America Latina ancora di più, quindi dobbiamo dare risposte alle necessità del presente. Quando la Chiesa in America Latina ci dirà «stiamo bene, siamo autosufficienti e non abbiamo più bisogno di voi», noi scompariremo. Per questo siamo «Azione». Un’Azione che i vescovi fondarono per l’appunto con una sola colletta — 23 milioni di marchi dell’epoca — e che adesso abbiamo ripetuto per cinquanta volte. Perché Adveniat nasce proprio in Germania? Le radici di Adveniat risalgono al dopoguerra. Al termine del conflitto ci siamo ritrovati un popolo umiliato, distrutto, senza case, senza niente. Verso chi ci ha aiutato a ricostruire il nostro Paese e a risollevare il nostro spirito e la nostra nazione, ci sentiamo debitori di solidarietà. Il miracolo dell’economia tedesca si riflette anche in queste opere: grazie ai Paesi latinoamericani e a molti altri, il nostro popolo è riuscito a rendersi utile nell’aiutare gli altri. E quando si è reso conto che l’uomo non vive di solo pane, ma anche del pane della Parola, ha creato Adveniat. Oggi tutte le diocesi tedesche sono coinvolte. Ci sono luci e ombre nella sua esperienza di azione caritativa? Tutto dipende dal Paese e dalla gente. In un’organizzazione umanitaria, molte persone interagiscono. Certamente c’è bisogno di discernimento. Nel nostro caso — poiché siamo Chiesa — c’è sufficiente rispetto da una parte e molta fiducia dall’altra. Come funziona questa fiducia nel concedere borse di formazione o nel finanziare progetti? Quando si tratta di religiosi e religiose, è evidente che lavoreranno nella curia o nei tribunali diocesani. A volte si presta aiuto per la carriera diplomatica, per esempio alcuni cileni ed ecuadoregni oggi servono nelle nunziature. Ma concedere una borsa ai laici è qualcosa di speciale perché il loro legame è diverso dall’appartenere a una congregazione o dall’essere «sottoposti» alla curia vescovile per un servizio post formazione. Qui, entra in gioco la fiducia e la decisione di aiutare giunge dopo un dialogo tra il referat e il vescovo. Comunque, per lavorare in seno alla Chiesa occorre un contratto legale. Oltre alla fiducia cosa occorre per ottenere un contributo? Oltre alla fiducia riposta nel laico da parte del suo vescovo, si concedono borse soltanto se c’è una necessità nella Chiesa locale e che tale formazione non è possibile riceverla nel Paese di origine. Sono convinto che i laici, ancor più se operano nell’ambito cattolico, debbano conoscere: vedere e vivere la Chiesa che non è solo l’America Latina o l’Europa, ma è molto di più. In questa dinamica di universalità della Chiesa, cosa riceve la comunità cattolica tedesca? Tra la realtà latinoamericana e quella europea, quali ricchezze si condividono e quali povertà vengono sanate? Molti credono che noi abbiamo i soldi e che aiutiamo senza ricevere nulla. Non è così. Riceviamo l’esperienza unica della Chiesa. Vediamo che ci sono molte iniziative che nascono in America Latina e che, certamente, potrebbero essere per noi molto utili. Si vede che la Chiesa non è una pietra monolitica ma un’espressione «multiculturale, pluriculturale e a più voci». Più si va a nord, più la gente è «arida» e individualista. In America Latina, invece, soprattutto in Ecuador, Brasile, Bolivia, c’è molta spontaneità. Al nord tutto è secolarizzato, mentre al sud la vita ha tanto a che vedere con la religione. Come è strutturata Adveniat? Siamo 93 laici, tutti con un regolare contratto; il nostro direttore è monsignor Bernd Klaschla. Abbiamo come volontari alcuni giovani che hanno legami di amicizia in America Latina. Quando tornano a Essen fanno praticantato nelle nostre chiese. Pubblichiamo libri, offriamo laboratori, corsi, seminari. Redigiamo articoli di carattere teologico e giornalistico per far conoscere alla gente la cultura latinoamericana. Siamo sempre impegnati in campagne di sensibilizzazione. Qual è la più importante? Quella relativa alla raccolta di fondi, come la campagna annuale dall’Avvento fino alla vigilia di Natale. Ogni anno scegliamo un motto e un tema. Entro la fine del 2011 vogliamo presentare la Chiesa: le comunità ecclesiastiche e i laici. Per questo faremo un congresso con esponenti latinoamericani e, alla fine, una messa di apertura in una favela brasiliana di San Paolo, che sarà trasmessa in Germania da una emittente televisiva. Il 14 ottobre, a Essen, inviteremo a una celebrazione i rappresentanti di Germania e America Latina per avviare l’inizio della campagna.


Il cardinale Carlo Maria Martini SJ; Mons. Alessio Saccardo SJ, Vescovo di Ponta de Pedras (Marajó) e la Comunità dei Gesuiti dell’Aloisianum di Gallarate, annunciano il «dies natalis» di

Monsignor

ANGELO RIVATO,
Vescovo emerito di Ponta de Pedras

SJ

nello stesso tempo, di trascenderlo, scorgendo in esso i riflessi dell’eterno cui il tempo è ordinato. Solo la presenza riconosciuta di Cristo, fonte della vita e destino dell’uomo, è capace di risvegliare in noi la nostalgia del Paradiso e così di proiettarci con fiducia nel futuro, senza paure e senza false illusioni. I drammi del secolo scorso hanno ampiamente dimostrato che quando viene meno la speranza cristiana, quando cioè viene meno la certezza della fede e il desiderio delle «cose ultime», l’uomo si smarrisce e diventa vittima del potere, inizia a chiedere la vita a chi la vita non può dare. Una fede senza speranza ha provocato l’insorgere di una speranza senza la fede, intramondana. Oggi più che mai noi cristiani siamo chiamati a rendere ragione della speranza che è in noi, a testimoniare

que, non è un procedere cieco, ma è un andare incontro a colui che ci ama. Sappiamo quindi dove stiamo andando, verso chi siamo diretti e questo orienta tutta l’esistenza. Eccellenza, auguro che questi brevi pensieri possano essere di aiuto per coloro che prendono parte al Meeting. Sua Santità Benedetto XVI desidera assicurare a tutti, con affetto, il Suo ricordo nella preghiera e, auspicando che la riflessione di questi giorni rafforzi la certezza che solo Cristo illumina pienamente la nostra esistenza umana, di cuore invia a Lei, ai responsabili e agli organizzatori della manifestazione, come pure a tutti i presenti, una particolare Benedizione Apostolica. Unisco anch’io un cordiale saluto e mi valgo della circostanza per confermarmi con sensi di distinto ossequio.

Mons. Angelo Rivato SJ era nato 87 anni fa: San Giovanni Ilarione (Verona) 3 dicembre del 1924 † Gallarate (Varese) 20 agosto 2011. Ordinato sacerdote nella Diocesi di Vicenza il 29 giugno 1951, è entrato nella Compagnia di Gesù il 5 gennaio 1959. Missionario in Brasile dal 1960 fino al suo rientro definitivo in Italia il 5 settembre del 2009, fu il primo Vescovo della diocesi Ponta de Pedras. Ha partecipato al concilio Vaticano II. I funerali si sono celebrati a Gallarate, Aloisianum, lunedì 22 agosto alle ore 10,30. La Salma verrà poi trasportata a S. Giovanni Ilarione — Parrocchia di Santa Caterina in Villa — dove si celebrano le esequie martedì 23 agosto alle ore 10.


Il Direttore, il Cappellano, i colleghi del Corpo della Gendarmeria e dei Vigili del Fuoco dello Stato della Città del Vaticano, con profonda tristezza, partecipano al grande dolore dell’Ispettore Emilio Presciuttini e della sua famiglia per l’improvvisa e prematura scomparsa del figlio

STEFANO
assicurando il ricordo nella preghiera.

Lutto nell’episcopato
Monsignor Angelo Maria Rivato, della Compagnia di Gesù, vescovo emerito di Ponta de Pedras, in Brasile, è morto il 20 agosto a Gallarate. Il compianto presule era nato il 3 dicembre 1924 a San Giovanni Ilarione, nella diocesi di Vicenza. Ordinato sacerdote il 29 giugno 1951, era entrato nella Compagnia di Gesù il 5 gennaio 1959. È stato missionario in Brasile dal 1960 fino al 5 settembre 2009 quando ha fatto definitivamente rientro in Italia. Il 29 aprile 1965 era stato nominato Prelato di Ponta de Pedras. Quindi il 13 giugno 1967 era stato eletto alla Chiesa titolare di Germania di Numidia e il 6 agosto successivo aveva ricevuto l'ordinazione episcopale. Il 26 maggio 1978 aveva rinunciato alla Chiesa titolare di Germania di Numidia e il 4 dicembre 1979 era stato nominato primo vescovo di Ponta de Pedras. Il 16 gennaio 2002 aveva, infine, rinunciato al governo pastorale della diocesi. Le esequie sono state celebrate nella mattina di lunedì 22 agosto a Gallarate, nella Casa dei gesuiti Aloisianum. La salma del vescovo sarà poi portata nella parrocchia di Santa Caterina in Villa a San Giovanni Ilarione dove, nella mattina di martedì 23 agosto, sarà celebrata la messa.

Temi religiosi, politici e sociali al centro dei lavori

Il sinodo dei valdesi e dei metodisti a Torre Pellice
TORINO, 22. La primavera democratica nei Paesi arabi, le politiche migratorie e il 150˚ anniversario dell’Unità d’Italia. Sono questi i temi generali che le comunità metodiste e valdesi affronteranno durante il loro tradizionale Sinodo di fine agosto (dal 21 al 26) a Torre Pellice in provincia di Torino, nel cuore delle valli pinerolesi da secoli sede della più importante minoranza protestante italiana. Ai temi di attualità si aggiunge un argomento che viene sempre affrontato dal sinodo, la laicità dello Stato e l’evangelizzazione. Ma si rifletterà anche sullo «stato di salute del Paese» alla luce della crisi economica in atto e le misure adottate dal Governo per fronteggiarla. Le comunità metoodista e valdese sono preoccupate — afferma la pastora Maria Bonafede, moderatrice della Tavola valdese, l’organo esecutivo dell’unione delle comunità — per le gravi difficoltà che attraversa il Paese. In quanto comunità ecclesiale — tiene a puntualizzare Maria Bonafede — «non intendiamo invadere terreni che non sono nostri, ma la situazione impone a noi, come a tante altre espressioni religiose, culturali e sociali, di operare per il bene della città e della nostra comunità civile. Occorrono idee, professionalità, energie morali». In questa chiave di lettura, i 150 anni dell’Unità d’Italia non costituiscono soltanto una ricorrenza storica ma un’occasione per ragionare sullo stato del Paese, sui ritardi, sulle ombre della storia nazionale, per riaffermare la propria fiducia nella Costituzione. Nel sermone di apertura il pastore metodista Massimo Aquilante ha spiegato il senso della compassione di Gesù verso le folle: la compassione — ha detto — non è un semplice «moto interiore» bensì «una precisa scelta di campo».

Quattromila fedeli indiani all’inaugurazione

Un tempio sikh a Cremona
CREMONA, 22. Un nuovo tempio religioso sikh, uno dei più grandi in tutta Europa, è stato inaugurato ieri a Pessina Cremonese, in provincia di Cremona. All’inaugurazione hanno partecipato quattromila immigrati indiani di religione sikh, cittadini italiani e autorità locali. L’edificio che ospita il tempio, ancora privo di quattro cupole che verranno costruite in seguito, è composto da due piani: al pianterreno vi sono i servizi mentre al primo vi è la zona dedicata al culto. La maggioranza della comunità di religione sikh residente in provincia di Cremona è composta da alcune migliaia d’immigrati indiani occupati nella zootecnia. La religione sikh si basa sulla «comunità dei puri», i Khālsā, pronti alla morte per la fede. Sono poi da ricordare gli Udāsī, coloro che rinunciano al mondo; i Nirmāla, uomini senza macchia; gli Akālī, adoratori dell’Essere senza tempo. I devoti sikh seguono il monoteismo, pur invocando Dio con appellativi induisti e islamici durante le preghiere. Il libro sacro è l’«Adi Granth» formato da circa seimila inni sacri.

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L’OSSERVATORE ROMANO
La veglia di preghiera nella grande spianata dell’aeroporto di Cuatro Vientos

lunedì-martedì 22-23 agosto 2011

lunedì-martedì 22-23 agosto 2011

L’OSSERVATORE ROMANO

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Da amici di Cristo nella società e nella Chiesa
All’aeroporto di Cuatro Vientos, alle porte di Madrid, il Papa ha presieduto sabato sera, 20 agosto, la veglia di preghiera con i giovani partecipanti alla Giornata mondiale della gioventù. L’improvviso temporale abbattutosi sulla spianata ha costretto il Pontefice a interrompere la lettura del discorso preparato per l’occasione. Ne pubblichiamo di seguito il testo integrale. Queridos amigos: Os saludo a todos, pero en particular a los jóvenes que me han formulado sus preguntas, y les agradezco la sinceridad con que han planteado sus inquietudes, que expresan en cierto modo el anhelo de todos vosotros por alcanzar algo grande en la vida, algo que os dé plenitud y felicidad. Pero, ¿cómo puede un joven ser fiel a la fe cristiana y seguir aspirando a grandes ideales en la sociedad actual? En el evangelio que hemos escuchado, Jesús nos da una respuesta a esta importante cuestión: «Como el Padre me ha amado, así os he amado yo; permaneced en mi amor» (Jn 15, 9). Sí, queridos amigos, Dios nos ama. Ésta es la gran verdad de nuestra vida y que da sentido a todo lo demás. No somos fruto de la casualidad o la irracionalidad, sino que en el origen de nuestra existencia hay un proyecto de amor de Dios. Permanecer en su amor significa entonces vivir arraigados en la fe, porque la fe no es la simple aceptación de unas verdades abstractas, sino una relación íntima con Cristo que nos lleva a abrir nuestro corazón a este misterio de amor y a vivir como personas que se saben amadas por D ios. Si permanecéis en el amor de Cristo, arraigados en la fe, encontraréis, aun en medio de contrariedades y sufrimientos, la raíz del gozo y la alegría. La fe no se opone a vuestros ideales más altos, al contrario, los exalta y perfecciona. Queridos jóvenes, no os conforméis con menos que la Verdad y el Amor, no os conforméis con menos que Cristo. Precisamente ahora, en que la cultura relativista dominante renuncia y desprecia la búsqueda de la verdad, que es la aspiración más alta del espíritu humano, debemos proponer con coraje y humildad el valor universal de Cristo, como salvador de todos los hombres y fuente de esperanza para nuestra vida. Él, que tomó sobre sí nuestras aflicciones, conoce bien el misterio del dolor humano y muestra su presencia amorosa en todos los que sufren. Estos, a su vez, unidos a la pasión de Cristo, participan muy de cerca en su obra de redención. Además, nuestra atención desinteresada a los enfermos y postergados, siempre será un testimonio humilde y callado del rostro compasivo de Dios. Queridos amigos, que ninguna adversidad os paralice. No tengáis miedo al mundo, ni al futuro, ni a vuestra debilidad. El Señor os ha otorgado vivir en este momento de la historia, para que gracias a vuestra fe siga resonando su Nombre en toda la tierra. En esta vigilia de oración, os invito a pedir a Dios que os ayude a descubrir vuestra vocación en la sociedad y en la Iglesia y a perseverar en ella con alegría y fidelidad. Vale la pena acoger en nuestro interior la llamada de Cristo y seguir con valentía y generosidad el camino que él nos proponga. A muchos, el Señor los llama al matrimonio, en el que un hombre y una mujer, formando una sola carne (cf. Gn 2, 24), se realizan en una profunda vida de comunión. Es un horizonte luminoso y exigente a la vez. Un proyecto de amor verdadero que se renueva y ahonda cada día compartiendo alegrías y dificultades, y que se caracteriza por una entrega de la totalidad de la persona. Por eso, reconocer la belleza y bondad del matrimonio, significa ser conscientes de que solo un ámbito de fidelidad e indisolubilidad, así como de apertura al don divino de la vida, es el adecuado a la grandeza y dignidad del amor matrimonial. A otros, en cambio, Cristo los llama a seguirlo más de cerca en el sacerdocio o en la vida consagrada. Qué hermoso es saber que Jesús te busca, se fija en ti y con su voz inconfundible te dice también a ti: «¡Sígueme!» (cf. Mc 2,14). Queridos jóvenes, para descubrir y seguir fielmente la forma de vida a la que el Señor os llame a cada uno, es indispensable permanecer en su amor como amigos. Y, ¿cómo se mantiene la amistad si no es con el trato frecuente, la conversación, el estar juntos y el compartir ilusiones o pesares? Santa Teresa de Jesús decía que la oración es «tratar de amistad, estando muchas veces tratando a solas con quien sabemos nos ama» (cf. Libro de la vida, 8). Os invito, pues, a permanecer ahora en la adoración a Cristo, realmente presente en la Eucaristía. A dialogar con Él, a poner ante Él vuestras preguntas y a escucharlo. Queridos amigos, yo rezo por vosotros con toda el alma. Os suplico que recéis también por mí. Pidámosle al Señor en esta noche que, atraídos por la belleza de su amor, vivamos siempre fielmente como discípulos suyos. Amén. Queridos amigos: Gracias por vuestra alegría y resistencia. Vuestra fuerza es mayor que la lluvia. Gracias. El Señor con la lluvia nos ha mandado muchas bendiciones. También con esto sois un ejemplo. Chers jeunes francophones, soyez fiers d’avoir reçu le don de la foi, c’est elle qui illuminera votre vie à chaque instant. Appuyez-vous sur la foi de vos proches, sur la foi de l’Église! Par la foi, nous sommes fondés dans le Christ. Retrouvezvous avec d’autres pour l’approfondir, fréquentez l’Eucharistie, mystère de la foi par excellence. Le Christ seul peut répondre aux aspirations que vous portez en vous. Laissezvous saisir par Dieu pour que votre présence dans l’Église lui donne un élan nouveau! Dear young people, in these moments of silence before the Blessed Sacrament, let us raise our minds and hearts to Jesus Christ, the Lord of our lives and of the future. May he pour out his Spirit upon us and upon the whole Church, that we may be a beacon of freedom, reconciliation and peace for the whole world. Liebe junge Christen deutscher Sprache! Tief in unserem Herzen sehnen wir uns nach dem Großen und Schönen im Leben. Laßt eure Wünsche und Sehnsüchte nicht ins Leere laufen, sondern macht sie fest in Jesus Christus. Er selber ist der Grund, der trägt, und der sichere Bezugspunkt für ein erfülltes Leben. Mi rivolgo ora ai giovani di lingua italiana. Cari amici, questa Veglia rimarrà come un’esperienza indimenticabile della vostra vita. Custodite la fiamma che Dio ha acceso nei vostri cuori in questa notte: fate in modo che non si spenga, alimentatela ogni giorno, condividetela con i vostri coetanei che vivono nel buio e cercano una luce per il loro cammino. Grazie! Arrivederci a domani mattina! Sì, cari amici, Dio ci ama. Questa è la grande verità della nostra vita e che dà senso a tutto il resto. Non siamo frutto del caso o dell’irrazionalità, ma all’origine della nostra esistenza c’è un progetto d’amore di Dio. Rimanere nel suo amore significa quindi vivere radicati nella fede, perché la fede non è la semplice accettazione di alcune verità astratte, bensì una relazione intima con Cristo che ci porta ad aprire il nostro cuore a questo mistero di amore e a vivere come persone che si riconoscono amate da Dio. Se rimarrete nell’amore di Cristo, radicati nella fede, incontrerete, anche in mezzo a contrarietà e sofferenze, la fonte della gioia e dell’allegria. La fede non si oppone ai vostri ideali più alti, al contrario, li eleva e li perfeziona. Cari giovani, non conformatevi con qualcosa che sia meno della Verità e dell’Amore, non conformatevi con qualcuno che sia meno di Cristo. Precisamente oggi, in cui la cultura relativista dominante rinuncia alla ricerca della verità e disprezza la ricerca della verità, che è l’aspirazione più alta dello spirito umano, dobbiamo proporre con coraggio e umiltà il valore universale di Cristo, come salvatore di tutti gli uomini e fonte di speranza per la nostra vita. Egli, che prese su di sé le nostre afflizioni, conosce bene il mistero del dolore umano e mostra la sua presenza piena di amore in tutti coloro che soffrono. E questi, a loro volta, uniti alla passione di Cristo, partecipano molto da vicino alla sua opera di redenzione. Inoltre, la nostra attenzione disinteressata agli ammalati e ai bisognosi sarà sempre una testimonianza umile e silenziosa del volto compassionevole di Dio. Cari amici, che nessuna avversità vi paralizzi! Non abbiate paura del mondo, né del futuro, né della vostra debolezza. Il Signore vi ha concesso di vivere in questo momento della storia, perché grazie alla vostra fede continui a risuonare il suo Nome in tutta la terra. In questa veglia di preghiera, vi invito a chiedere a Dio che vi aiuti a riscoprire la vostra vocazione nella società e nella Chiesa e a perseverare in essa con allegria e fedeltà. Vale la pena accogliere nel nostro intimo la chiamata di Cristo e seguire con coraggio e generosità il cammino che ci propone! Molti sono chiamati dal Signore al matrimonio, nel quale un uomo e una donna, formando una sola carne (cfr. Gn 2, 24), si realizzano in una profonda vita di comunione. È un orizzonte luminoso ed esigente al tempo stesso. Un progetto di amore vero che si rinnova e si approfondisce ogni giorno condividendo gioie e difficoltà, e che si caratterizza per un dono della totalità della persona. Per questo, riconoscere la bellezza e la bontà del matrimonio, significa essere coscienti che solo un contesto di fedeltà e indissolubilità, come pure di apertura al dono divino della vita, è quello adeguato alla grandezza e dignità dell’amore matrimoniale. Cristo chiama altri, invece, a seguirlo più da vicino nel sacerdozio e nella vita consacrata. Che bello è sapere che Gesù ti cerca, fissa il suo sguardo su di te, e con la sua voce inconfondibile dice anche a te: «Seguimi!» (cfr. Mc 2, 14). Cari giovani, per scoprire e seguire fedelmente la forma di vita alla quale il Signore chiama ciascuno di voi, è indispensabile rimanere nel suo amore come amici. E come si mantiene l’amicizia se non attraverso il contatto frequente, la conversazione, lo stare uniti e il condividere speranze o angosce? Santa Teresa di Gesù diceva che la preghiera è «conversare con amicizia, stando molte volte in contatto da soli con chi sappiamo che ci ama» (cfr. Libro della vita, 8). Vi invito, quindi, a rimanere ora in adorazione di Cristo, realmente presente nell’Eucaristia. A dialogare con Lui, a porre davanti a Lui le vostre domande e ad ascoltarlo. Cari amici, prego per voi con tutta l’anima. Vi supplico di pregare anche per me. Chiediamo al Signore, in questa notte, attratti dalla bellezza del suo amore, di vivere sempre fedelmente come suoi discepoli. Amen! Cari amici, grazie per la vostra gioia e per la vostra resistenza! La vostra forza è più grande della pioggia. Grazie! Il Signore, con la pioggia, ci ha mandato molte benedizioni. Anche con questo siete un esempio. Cari giovani di lingua francese, siate orgogliosi di avere ricevuto il dono della fede, è essa che illuminerà la vostra vita in ogni istante. Appoggiatevi sulla fede dei vostri cari, sulla fede della Chiesa! Tramite la fede noi siamo fondati in Cristo. Ritrovatevi assieme ad altri per approfondirla, frequentate l’Eucaristia, mistero della fede per eccellenza. Solo Cristo può rispondere alle aspirazioni che portate in voi. Lasciatevi afferrare da Dio perché la vostra presenza nella Chiesa le dia un nuovo slancio! Cari giovani, in questi momenti di silenzio davanti al Santissimo Sacramento, eleviamo le nostre menti e i nostri cuori verso Gesù Cristo, il Signore della nostra vita e del futuro. Possa Egli infondere il suo Spirito su di noi e sull’intera Chiesa, perché possiamo essere un faro di libertà, di riconciliazione e di pace per il mondo intero. Cari giovani cristiani di lingua tedesca! Nel profondo del nostro cuore desideriamo ciò che è grande e bello nella vita. Non lasciate cadere i vostri desideri e aneliti nel vuoto, ma rendeteli saldi in Gesù Cristo. Egli stesso è il fondamento che sostiene e il punto sicuro di riferimento per una vita piena. Cari amici, invito ognuno di voi a stabilire un dialogo personale con Cristo, esponendogli i vostri dubbi e soprattutto ascoltandolo. Il Signore è qui e vi chiama! Giovani amici, vale la pena sentire nel nostro cuore la Parola di Gesù e camminare seguendo i suoi passi. Domandate al Signore che vi aiuti a scoprire la vostra vocazione nella vita e nella Chiesa, e a perseverare in questa vocazione con gioia e fedeltà, sapendo che Egli mai vi abbandona e mai vi tradisce. Lui è con noi fino alla fine del mondo. Cari giovani amici venuti dalla Polonia! Questa nostra veglia di preghiera è pervasa dalla presenza di Cristo. Sicuri del Suo amore avvicinatevi a Lui con la fiamma della vostra fede. Lui vi riempirà della Sua vita. Edificate la vostra vita su Cristo e sul Suo Vangelo. Vi benedico di cuore.

Nel fine settimana le celebrazioni conclusive della Gmg

Una grande festa della fede
Dal nostro inviato GIANLUCA BICCINI Dal Manzanarre alla bianca spiaggia di Copacabana; dalla vecchia Europa, le cui radici cristiane sono minacciate dalla secolarizzazione, al nuovo continente, nel Paese con il maggior numero di cattolici al mondo: Benedetto XVI ha dato appuntamento ai giovani in Brasile nel 2013. Lo ha annunciato domenica 21 agosto, al termine della messa con cui si è conclusa l’edizione madrilena del raduno internazionale delle nuove generazioni: la sede scelta è Rio de Janeiro, con un anno di anticipo sulla tradizionale cadenza triennale, perché nel 2014 limmenso Paese latinoamericano ospiterà i campionati mondiali di calcio. La gioia dei giovani verde-oro, che sul palco papale nella spianata dell’aeroporto di Cuatro Vientos hanno accolto la grande croce e l’icona simbolo delle Gmg dalle mani dei coetani spagnoli cantando unidos vinceremos, è stato l’epilogo della grande «festa della fede» vissuta a Madrid nel fine settimana. Nel campo di volo, che ha un’estensione equivalente a 48 campi sportivi, una folla sconfinata di giovani — ben oltre il milione e mezzo preventivato — si sono radunati incuranti del caldo torrido della domenica mattina e del nubifragio che li aveva inzuppati la sera precedente. Dall’enorme palco papale il colpo d’occhio era impressionante: una distesa immensa di ragazzi e di ragazze felici, che alle coreografie da stadio dell’attesa hanno alternato raccoglimento e riflessione nei momenti liturgici della messa e della veglia, formando un cuore solo e un’anima sola, in un silenzio che era più eloquente di ogni parola. A otto chilometri dalla capitale, la base aerea che aveva ospitato anche l’incontro di Giovanni Paolo II con la gioventù spagnola nel 2003, ha aperto i battenti a mezzogiorno di sabato per accogliere quanti iniziavano ad affluire. E mentre Madrid si svuotava, l’enorme distesa di Cuatro Vientos si riempiva dell’allegria, dei canti, delle testimonianze di vita cristiana e delle preghiere di quella che davvero è — come si è sempre proclamata negli slogan di questa XXVI Gmg — «la gioventù del Papa»: un esercito pacifico e multicolore, armato solo di bandiere, cappellini in testa e mochillas in spalla, che intonava cori e improvvisava coreografie e balli di gruppo, oltre ai classici slogan inneggianti al Pontefice scanditi in varie lingue. E sempre loro, «i giovani di Benedetto XVI» sono stati i protagonisti dell’incontro serale, incentrato sull’Eucaristia, nonostante la pioggia battente e le raffiche sferzanti di vento che hanno «spiegato» a chi non lo sapesse perché la grande distesa si chiama «quattro venti». Dunque dopo la fornace ardente del pomeriggio è arrivato il diluvio serale, che non ha risparmiato i principi delle Asturie — i quali avevano accolto il Papa al suo arrivo — né il Pontefice stesso, protetto a malapena da un ombrello. Ma i giovani erano lì a dare l’esempio e Benedetto XVI non li ha delusi. «Se loro restano rimango anch’io»: i microfoni ne hanno catturato la voce serena e determinata, mentre sussurrava ai collaboratori che gli chiedevano cosa fare durante la piccola interruzione, protrattasi per una decina di minuti, quando stava iniziando a pronunciare l’omelia. «Grazie per la vostra resistenza. La nostra forza è più grande della pioggia» ha poi scherzato, suscitando il tripudio dei presenti. «Il Signore con la pioggia ci manda tante benedizioni» ha aggiunto, prima di riprendere la lettura dei saluti in diverse lingue. Prima si era svolta la tradizionale processione con la Croce delle Gmg, portata da giovani di nazioni dei cinque continenti. Un altro piccolo corteo ha recato l’icona mariana, accompagnata da altri ragazzi che tenevano in mano lampade accese. Dopodiché tutti i fedeli hanno acceso le candele trovate nella sacca del pellegrino e si sono uniti nella contemplazione. Quindi, mentre i bomberos, i vigili del fuoco, ripristinavano la sicurezza del palco risistemando i tiranti del maxischermo dietro la sede papale e i tecnici del suono si occupavano dell’audio andato in tilt, Bendetto XVI è sceso in sacrestia per indossare il piviale. Tornato sul palco ha iniziato l’ultima parte della veglia, culminata con l’esposizione del Santissimo Sacramento e la benedizione eucaristica, rinnovando una tradizione da lui introdotta durante la Gmg di Colonia nel 2005. Il diacono ha portato la grande ostia accompagnato dai ministranti che incensavano e da alcuni giovani con candele e fiori, al loro passaggio venivano sparsi petali di fiori. Arrivato sull’altare, il Santissimo è stato esposto nella custodia di Arfe, il magnfico ostensorio della cattedrale di Toledo commissionato dal cardinale Cisneros nel XVI secolo. Nell’alternarsi di litanie, canti e preghiere, il Papa ha consacrato i giovani al Sacro Cuore di Gesù, in un momento di grande intensità culminato nella benedizione impartita con il Santissimo Sacramento, al termine della quale è stato cantato l’inno Cantemos al Amor de los Amores, composto in occasione del XXII Congresso eucaristico internazionale tenutosi proprio a Madrid esattamente un secolo fa, nel 1911. Quando Benedetto XVI è andato via dando appuntamento per l’indomani, loro sono rimasti a pernottare nella spianata dell’aerodromo, dove erano state allestite grandi tende per l’adorazione eucaristica, vere e proprie cappelle con il Santissimo Sacramento. E al risveglio, domenica, hanno recitato le lodi mattutine guidati dai loro coetanei religiosi e religiose. Nella calura opprimente dell’agosto madrileno hanno poi partecipato alla messa di chiusura presieduta da Benedetto XVI e animata da musiche e canti del coro e dell’orchestra sinfonica della Gmg. Sulla vettura panoramica il Papa ha compiuto quel giro tra la folla che la sera prima non era stato possibile, perché le transenne di delimitazione erano state usate dai giovani come lettini da campeggio. Al termine del giro la papamobile si è fermata dietro al palco dove, davanti alla sagrestia, erano ad attenderlo il re Juan Carlos e la regina Sofia. La messa era quella della XXI domenica del Tempo ordinario e i paramenti liturgici sono stati confezionati da migliaia di donne — nelle case, nei conventi, nelle sale parrocchiali — che hanno aderito all’iniziativa coser y cantar, che richiama una nota espressione castigliana con cui si indica una cosa semplice da fare: cucire e cantare. Alla liturgia della parola il Vangelo della confessione di Pietro a Cesarea di Filippo (Matteo 16, 1320): una coincidenza significativa, visto che molti giovani oggi ascoltano tante teorie e false dottrine e si ritrovano confusi. Tuttavia — ha ricordato il Pontefice all’omelia — la rivelazione non viene dalla carne e dal sangue ma dall’alto, da Dio che si rivolge a Pietro e con lui alla Chiesa e al mondo. Poi i giovani hanno recitato con il Papa il credo e, in lingue diverse, la preghiera dei fedeli; quindi hanno presentato le offerte. Dopo la comunione — che non tutti hanno potuto fare, perché il fortunale della sera prima aveva danneggiato alcune delle tende in cui erano custodite particole e pissidi e non è stato possibile riorganizzare la distribuzione — il Papa ha consegnato a cinque giovani una piccola croce, in segno del mandato missionario. Un gesto che è stato esteso a tutti i presenti, perché la Gmg non si esaurisce nelle celebrazioni con il Pontefice, ma dev’essere poi portata nei luoghi di provenienza dei giovani.

Meus queridos amigos, convido cada um e cada uma de vós a estabelecer um diálogo pessoal com Cristo, expondo-lhe as próprias dúvidas e sobretudo escutando-O. O Senhor está aqui e chama-te! Jovens amigos, vale a pena ouvir dentro de nós a Palavra de Jesus e caminhar seguindo os seus passos. Pedi ao Senhor que vos ajude a descobrir a vossa vocação na vida e na Igreja, e a perseverar nela com alegria e fidelidade, sabendo que Ele nunca vos abandona nem atraiçoa! Ele está connosco até ao fim do mundo. Drodzy młodzi przyjaciele z Polski! To nasze modlitewne czuwanie przenika obecność Chrystusa. Pewni Jego miłości zblżcie się do Niego płomieniem waszej wiary. On was napełni Swoim życiem. Budujcie wasze życie na Chrystusie i Jego Ewangelii. Z serca wam błogosławię.

Pubblichiamo qui di seguito una nostra traduzione italiana delle parti in lingua del discorso di Benedetto XVI. Cari giovani, vi saluto tutti, in particolare i giovani che mi hanno formulato le loro domande, e li ringrazio per la sincerità con la quale hanno prospettato le loro inquietudini, che esprimono, in un certo modo, l’anelito di tutti voi per giungere a qualcosa di grande nella vita, qualcosa che vi dia pienezza e felicità. Però, come può un giovane essere fedele alla fede cristiana e continuare ad aspirare a grandi ideali nella società attuale? Nel Vangelo che abbiamo ascoltato, Gesù ci dà una risposta a questa importante questione: «Come il Padre mi ha amato, così io ho amato voi; rimanete nel mio amore» (Gv 15, 9).

Poste al Pontefice all’inizio della liturgia della Parola

Le domande di cinque giovani
All’inizio della liturgia della Parola, cinque giovani si sono presentati al Papa per porgli alcune domande. L’inglese Paul Hitchings gli ha detto: «Mi sono convertito alla Chiesa cattolica alcuni anni fa, grazie all’aiuto di alcuni amici e studiando la storia della Chiesa del mio Paese. Ho scoperto che chi trova Cristo trova se stesso, scopre la propria identità. Ma nel mondo attuale, la fede cristiana viene equiparata ad altri credi, religioni e risulta difficile capire che Cristo è il salvatore di tutti gli uomini. Chi è realmente Cristo? Vale per tutti gli uomini o solo per i cristiani?». Successivamente ha parlato la keniota Roselyn Warau Mwangi, che lavora alla Strathmore University. «Dedico molto tempo — ha raccontato — a lavorare nel campo sociale, con emarginati e persone molto povere. Di recente nella mia università abbiamo avviato una campagna speciale per aiutare le vittime della fame in Kenya, Etiopia e Somalia. Lei, Santità, ha detto che nei poveri possiamo toccare Cristo. Ė vero, ma a volte non è facile perché, dinanzi alla sofferenza del mondo, soprattutto in questa crisi economica, ci chiediamo quale sia il senso del dolore nel piano di Dio. Quando quelli che soffrono ce lo chiedono, facciamo fatica a rispondere. Come si può far capire loro che in essi c’è Cristo vivo e sofferente? Come si fa a dire loro che agli occhi di Dio sono molto importanti?». Quindi è stata la volta dello statunitense Robert de Simone, che fra qualche mese si sposerà. «Il matrimonio cristiano — ha affermato — è una bella vocazione e la mia fidanzata e io cerchiamo di essere felici. Ci rendiamo però conto che è una vocazione molto impegnativa e vediamo che numerose coppie cristiane, e i giovani, non seguono gli orientamenti della Chiesa nel campo della morale sessuale e matrimoniale. Non ci sentiamo delle “persone rare”, ma si ha l’impressione che la morale cristiana sia per pochi e che sia molto difficile mettere in pratica quello che Cristo e la Chiesa ci chiedono. Come si può vivere la vocazione al matrimonio con fedeltà?». La filippina Kritzia Santos ha poi detto: «Sto facendo un master di sviluppo comunitario e aspiro a grandi mete nella mia vita, come lei, Santità, dice di fare nel suo messaggio. Ma nel mio ambiente però per “grandi mete” s’intendono il denaro, il potere, avere posti che danno fama e prestigio. Sembra difficile aspirare a grandi ideali se si vuole essere fedeli alla propria fede e vivere come cristiani. Vorrei domandarle: cosa posso fare per non rinunciare ai miei ideali, alla mia fede, senza allontanarmi dalla società, e lottando per essere un testimone di Cristo nel nostro mondo?». Infine la tedesca Kathleen Hromek si è presentata al Papa. «Mi sembra di essere — ha spiegato — la meno cristiana di tutti quelli che hanno parlato. Mi chiamo Kathleen, sono di Berlino, ancora non sono battezzata, e sono poco praticante. Mi attrae la figura di Cristo, ma non so se desidero realmente essere cristiana, perché, anche se lei ha detto che Cristo dà tutto e non toglie nulla, mi costa molto immaginarlo. Se voglio essere veramente cristiana devo rinunciare a tante cose e non sento che Cristo s’interessi molto a me. Vorrei chiederle di pregare per me e di dirmi cosa devo fare, da dove devo cominciare».

Al termine della celebrazione

La «buona notte» del Papa
Nel congedarsi dai giovani al termine della veglia di preghiera il Papa ha pronunciato il seguente saluto. Queridos jóvenes: Hemos vivido una aventura juntos. Firmes en la fe en Cristo habéis resistido la lluvia. Antes de marcharme, deseo daros las buenas noches a todos. Que descanséis bien. Gracias por el sacrificio que estáis haciendo y que no dudo ofreceréis generosamente al Señor. Nos vemos mañana, si Dios quiere, en la celebración eucarística. Os espero a todos. Os doy las gracias por el maravilloso ejemplo que habéis dado. Igual que esta noche, con Cristo podréis siempre afrontar las pruebas de la vida. No lo olvidéis. Gracias a todos. Delle parole del Pontefice diamo di seguito una nostra traduzione italiana. Cari giovani! abbiamo vissuto un’avventura insieme. Saldi nella fede in Cristo, avete resistito alla pioggia! Prima di lasciarvi, desidero augurare a tutti la buona notte. Riposate bene. Grazie per il sacrificio che state facendo e che, non ho dubbi, offrirete generosamente al Signore. Ci vediamo domani, a Dio piacendo. Vi attendo tutti. Vi ringrazio per il meraviglioso esempio che avete dato. Come questa notte, con Cristo potrete sempre affrontare le prove della vita. Non lo dimenticate! Grazie a tutti!

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L’OSSERVATORE ROMANO
La visita all’Istituto San José

lunedì-martedì 22-23 agosto 2011

Nessuna sofferenza può cancellare la dignità di ogni vita umana
All’Istituto San José di Madrid, struttura dell’Ordine Ospedaliero di San Giovanni di Dio (Fatebenefratelli) che presta assistenza a disabili fisici e mentali, il Papa si è recato nella serata di sabato 2o agosto. Questo il testo del suo discorso. Señor Cardenal Arzobispo de Madrid, Queridos hermanos en el Episcopado, Queridos sacerdotes y religiosos de la Orden Hospitalaria de San Juan de Dios, Distinguidas Autoridades, Queridos jóvenes, familiares y voluntarios aquí presentes: Gracias de corazón por el amable saludo y la cordial acogida que me habéis dispensado. Esta noche, antes de la vigilia de oración con los jóvenes de todo el mundo que han venido a Madrid para participar en esta Jornada Mundial de la Juventud, tenemos ocasión de pasar algunos momentos juntos y así poder manifestaros la cercanía y el aprecio del Papa por cada uno de vosotros, por vuestras familias y por todas las personas que os acompañan y cuidan en esta Fundación del Instituto San José. La juventud, lo hemos recordado otras veces, es la edad en la que la vida se desvela a la persona con toda la riqueza y plenitud de sus potencialidades, impulsando la búsqueda de metas más altas que den sentido a la misma. Por eso, cuando el dolor aparece en el horizonte de una vida joven, quedamos desconcertados y quizá nos preguntemos: ¿Puede seguir siendo grande la vida cuando irrumpe en ella el sufrimiento? A este respecto, en mi encíclica sobre la esperanza cristiana, decía: «La grandeza de la humanidad está determinada esencialmente por su relación con el sufrimiento y con el que sufre (...). Una sociedad que no logra aceptar a los que sufren y no es capaz de contribuir mediante la compasión a que el sufrimiento sea compartido y sobrellevado también interiormente, es una sociedad cruel e inhumana» (Spe salvi, 38). Estas palabras reflejan una larga tradición de humanidad que brota del ofrecimiento que Cristo hace de sí mismo en la Cruz por nosotros y por nuestra redención. Jesús y, siguiendo sus huellas, su Madre Dolorosa y los santos son los testigos que nos enseñan a vivir el drama del sufrimiento para nuestro bien y la salvación del mundo. Estos testigos nos hablan, ante todo, de la dignidad de cada vida humana, creada a imagen de Dios. Ninguna aflicción es capaz de borrar esta impronta divina grabada en lo más profundo del hombre. Y no solo: desde que el Hijo de Dios quiso abrazar libremente el dolor y la muerte, la imagen de Dios se nos ofrece también en el rostro de quien padece. Esta especial predilección del Señor por el que sufre nos lleva a mirar al otro con ojos limpios, para darle, además de las cosas externas que precisa, la mirada de amor que necesita. Pero esto únicamente es posible realizarlo como fruto de un encuentro personal con Cristo. De ello sois muy conscientes vosotros, religiosos, familiares, profesionales de la salud y voluntarios que vivís y trabajáis cotidianamente con estos jóvenes. Vuestra vida y dedicación proclaman la grandeza a la que está llamado el hombre: compadecerse y acompañar por amor a quien sufre, como ha hecho Dios mismo. Y en vuestra hermosa labor resuenan también las palabras evangélicas: «Cada vez que lo hicisteis con uno de estos, mis hermanos más pequeños, conmigo lo hicisteis» (Mt 25, 40). Por otro lado, vosotros sois también testigos del bien inmenso que constituye la vida de estos jóvenes para quien está a su lado y para la humanidad entera. De manera misteriosa pero muy real, su presencia suscita en nuestros corazones, frecuentemente endurecidos, una ternura que nos abre a la salvación. Ciertamente, la vida de estos jóvenes cambia el corazón de los hombres y, por ello, estamos agradecidos al Señor por haberlos conocido. Queridos amigos, nuestra sociedad, en la que demasiado a menudo se pone en duda la dignidad inestimable de la vida, de cada vida, os necesita: vosotros contribuís decididamente a edificar la civilización del amor. Más aún, sois protagonistas de esta civilización. Y como hijos de la Iglesia ofrecéis al Señor vuestras vidas, con sus penas y sus alegrías, colaborando con Él y entrando «a formar parte de algún modo del tesoro de compasión que necesita el género humano» (Spe salvi, 40). Con afecto entrañable, y por intercesión de San José, de San Juan de Dios y de San Benito Menni, os encomiendo de todo corazón a Dios nuestro Señor: que Él sea vuestra fuerza y vuestro premio. De su amor sea signo la Bendición Apostólica que os imparto a vosotros y a todos vuestros familiares y amigos. Muchas gracias. Di seguito una nostra traduzione italiana del discorso del Papa. Signor Cardinale Arcivescovo di Madrid, Venerati fratelli nell’Episcopato, Cari Sacerdoti e Religiosi dell’Ordine Ospedaliero di San Giovanni di Dio, Distinte Autorità, Cari giovani, familiari e volontari qui presenti: grazie di cuore per l’affettuoso saluto e la cordiale accoglienza che mi avete riservato. Questa notte, prima della Veglia di preghiera con i giovani di tutto il mondo che sono venuti a Madrid per partecipare a questa Giornata Mondiale della Gioventù, abbiamo l’occasione di trascorrere alcuni momenti insieme e così potervi manifestare la vicinanza e l’apprezzamento del Papa per ciascuno di voi, per le vostre famiglie e per tutte le persone che vi accompagnano e vi assistono in questa Fondazione dell’Istituto San Giuseppe. La gioventù, lo abbiamo ricordato altre volte, è l’età nella quale la vita si rivela alla persona con tutta la ricchezza e pienezza delle sue potenzialità, spingendo alla ricerca di mete più alte che diano senso alla vita stessa. Per questo, quando il dolore appare nell’orizzonte di una vita giovane, rimaniamo sconcertati e forse ci chiediamo: può continuare ad essere grande la vita quando irrompe in essa la sofferenza? A tale riguardo, nella mia enciclica sulla speranza cristiana, dicevo: «La misura dell’umanità si determina essenzialmente nel rapporto con la sofferenza e col sofferente (...) Una società che non riesce ad accettare i sofferenti e non è capace di contribuire mediante la com-passione a far sì che la sofferenza venga condivisa e portata anche interiormente, è una società crudele e disumana» (Spe salvi, 38). Queste parole riflettono una lunga tradizione di umanità che scaturisce dall’offerta che Cristo fa di se stesso sulla Croce per noi e per la nostra redenzione. Gesù e, seguendo le sue orme, la sua Madre Dolorosa e i santi sono i testimoni che ci insegnano a vivere il dramma della sofferenza per il nostro bene e la salvezza del mondo. Questi testimoni ci parlano, prima di tutto, della dignità di ogni vita umana, creata a immagine di Dio. Nessuna afflizione è capace di cancellare questa impronta divina incisa nel più profondo dell’uomo. E non solo: dal momento in cui il Figlio di Dio volle abbracciare liberamente il dolore e la morte, l’immagine di Dio si offre a noi anche nel volto di chi soffre. Questa speciale predilezione del Signore per colui che soffre ci porta a guardare l’altro con occhi limpidi, per dargli, oltre alle cose esterne di cui ha bisogno, lo sguardo amorevole di cui ha bisogno. Però questo è possibile realizzarlo solo come frutto di un incontro personale con Cristo. Di ciò siate molto consapevoli voi, religiosi, familiari, professionisti della salute e volontari che vivete e lavorate quotidianamente con questi giovani. La vostra vita e dedizione proclamano la grandezza alla quale è chiamato l’uomo: avere compassione e accompagnare per amore chi soffre, come ha fatto Dio. E nella vostra felice professione risuonano anche le parole evangeliche: «Tutto quello che avete fatto a uno solo di questi miei fratelli più piccoli, l’avete fatto a me» (Mt 25, 40).

D’altro canto, voi siete testimoni anche del bene immenso che rappresenta la vita di questi giovani per chi sta loro accanto e per l’intera umanità. In modo misterioso ma molto reale, la sua presenza suscita nei nostri cuori, frequentemente induriti, una tenerezza che ci apre alla salvezza. Certamente, la vita di questi giovani cambia il cuore degli uomini e, per questo, siamo grati al Signore per averli conosciuti. Cari amici, la nostra società, nella quale troppo spesso si pone in dubbio la dignità inestimabile della vita, di ogni vita, necessita di voi: voi contribuite decisamente a edificare la civiltà dell’amore. Ancora di più, siete protagonisti di questa civilizzazione. E come figli della Chiesa offrite al Signore le vostre vite, con le sue pene e le sue gioie, collaborando con Lui ed entrando così «a far parte in qualche modo del tesoro di compassione di cui il genere umano ha bisogno» (Spe salvi, 40). Con grande affetto, e per intercessione di san Giuseppe, san Giovanni di Dio e san Benito Menni, vi affido con tutto il cuore a Dio nostro Signore: che Egli sia la vostra forza e il vostro premio. Sia segno del suo amore la Benedizione Apostolica che imparto a voi e a tutti i vostri familiari e amici. Molte Grazie.

I saluti rivolti al Papa

Quando l’amore supera tutte le difficoltà
Da quasi un secolo i fatebenefratelli, insieme a un gruppo di collaboratori, assistono nell’Istituto San José bambini e giovani con malattie gravi o irreversibili, animati dall’«attenzione e la delicatezza proprie dell’amore cristiano». Lo ha ricordato il cardinale Rouco Varela al Papa all’inizio della visita. «Qui — ha detto — sono stati trattati sempre con amore paziente, abnegato e misericordioso. Si continua a farlo anche oggi con generosa e instancabile dedizione». «La visita del Santo Padre, le sue parole incoraggianti e la sua benedizione — ha proseguito — giungono loro in un momento delicato e, per questo, straordinariamente opportuno. Un momento in cui il Vangelo della vita non è compreso da tanti. Malati, familiari, assistenti, religiose e religiosi, tutti hanno bisogno di una consolazione e di un incoraggiamento confortante che li sostengano in questo esercizio della carità cristiana con i giovani malati e disabili del nostro tempo, così difficile e drammatico. Esercizio quasi sempre eroico! Come potranno non essere grati per il conforto e l’incoraggiamento che viene dal Signore e che il Papa, suo Vicario in terra, può offrire loro?». Quindi ha preso la parola Antonio, 20 anni, studente di architettura, per raccontare al Pontefice la sua vicenda personale. «Sono nato con un problema — ha detto — che all’inizio sembrava a tutti insuperabile, sono nato sordo e quasi in fin di vita. Grazie all’amore che i miei genitori provavano per me, pur sapendo che potevo essere un ostacolo per la loro vita, sono andati avanti. Questo ci ha aiutato a superare noi stessi, a non arrenderci mai. Ho scoperto che cosa sono capaci di fare i genitori per un figlio perché continui a vivere, quando l’amore che sentono per lui è insuperabile». «Il fatto di avere una disabilità — ha confidato a Benedetto XVI — ci aiuta a conoscerci meglio, a essere migliori e soprattutto a comprendere i problemi degli altri. Non ci sentiamo uguali agli altri, ci sentiamo isolati, soli, diversi. Ma c’è qualcosa dentro di me che mi sprona, credo sia questo amore, che mi aiuta a capire che non sono solo. Mamma mi ha sempre detto che se non fossi sordo non sarei come sono. La solitudine che provo dentro di me in alcuni momenti mi fa perdere d’animo. Grazie a Dio l’amicizia dei miei compagni e della mia famiglia mi fa sentire molto integrato, e questo mi ha aiutato a superare i momenti più difficili. A nome dei miei compagni ringrazio le famiglie per l’impegno profuso nell’aiutarci a superare le difficoltà, gli amici per l’aiuto che ci danno per farci sentire integrati, uguali gli altri. Rendo grazie al Dio di Gesù Cristo per averci dato le virtù e la forza necessaria per andare avanti». «Grazie, Santo Padre — ha concluso — per essere oggi con noi e così vicino a noi. Caro Santo Padre, grazie perché la sua presenza ci indica qual è la via da seguire, ossia Gesù Cristo, amico che ci sostiene lungo il cammino».

L’incontro con i comitati organizzatori della Gmg

Efficace collaborazione tra Chiesa e istituzioni civili
Nella nunziatura apostolica di Madrid il Papa ha incontrato sabato pomeriggio, 20 agosto, i membri dei comitati organizzatori della Giornata mondiale della gioventù. Dopo alcune parole di saluto rivoltegli dal ministro della Presidenza spagnola, Ramón Jáuregui, e dal cardinale Rouco Varela, il Pontefice ha pronunciato il seguente discorso. Queridos amigos: Me complace recibiros en esta Nunciatura Apostólica para agradeceros vivamente todo lo que habéis llevado a cabo para la organización de esta Jornada Mundial de la Juventud. Sé muy bien que, desde el momento que se hizo pública la noticia de que la Archidiócesis de Madrid había sido elegida como Sede de esta iniciativa, el Señor Cardenal Antonio María Rouco Varela puso en marcha los trabajos del Comité Organizador Local, en el que, con un profundo sentido eclesial y extraordinario afecto al Vicario de Cristo, han colaborado los responsables de las diversas áreas que se hallan implicadas en un acontecimiento de esta magnitud, coordinados por Monseñor César Augusto Franco Martínez. Solo el amor a la Iglesia y el afán por evangelizar a los jóvenes explican este compromiso tan generoso en tiempo y energías, que dará un abundante fruto apostólico. Durante meses habéis entregado lo mejor de vosotros mismos al servicio de la misión de la Iglesia. Dios os lo premiará con el ciento por uno. No sólo a vosotros, sino a vuestras familias e instituciones, que con abnegación han sostenido vuestra dedicación y esmero. Si, como dice Jesús, ni un vaso de agua dado en su nombre quedará sin recompensa, ¡cuánto más la entrega diaria y permanente a la organización de un hecho eclesial de tanto relieve como el que estamos viviendo! Gracias a cada uno de vosotros. De igual modo, quiero manifestar mi gratitud a los miembros de la Comisión Mixta, formada por el Arzobispado de Madrid y las Administraciones del Estado, de la Comunidad de Madrid y del Ayuntamiento de la Villa, que, también desde el inicio de la preparación de esta Jornada Mundial de la Juventud, se constituyó con la mirada puesta en los cientos de miles de jóvenes peregrinos que han llegado a Madrid, ciudad abierta, hermosa y solidaria. Ciertamente, sin esta colaboración solícita, no se habría podido realizar un evento de tanta complejidad y trascendencia. A este respecto, sé bien que las diversas entidades se han puesto a disposición del Comité Organizador Local, sin escatimar esfuerzos y en un clima de amable cooperación, que honra a esta noble Nación y al reconocido espíritu de hospitalidad de los españoles. La eficacia de esta comisión manifiesta que no solo es posible la colaboración entre la Iglesia y las instituciones civiles, sino que, cuando se orientan al servicio de una iniciativa de tan largo alcance, como es la que nos ocupa, se hace verdad el principio de que el bien integra a todos en la unidad. Por ello, quiero expresar a los representantes de las respectivas Administraciones, que han trabajado denodadamente por el éxito de esta Jornada Mundial, mi más sentido y cordial agradecimiento en nombre de la Iglesia y de los jóvenes que disfrutan en estos días de vuestra acogida y solicitud. Para todos vosotros, vuestras familias e instituciones, invoco del Señor la abundancia de sus dones. Muchas gracias. Ecco una nostra traduzione italiana delle parole del Papa. Cari amici, mi è gradito ricevervi in questa Nunziatura Apostolica per ringraziarvi vivamente di tutto ciò che avete compiuto per l’organizzazione di questa Giornata Mondiale della Gioventù. So molto bene che, dal momento che è stata resa pubblica la notizia che l’Arcidiocesi di Madrid era stata eletta come sede di questa iniziativa, il Signor Cardinale Antonio Maria Rouco Varela avviò i lavori del Comitato Organizzatore Locale, nel quale, con un profondo senso ecclesiale e con straordinario affetto verso il Vicario di Cristo, hanno collaborato i responsabili dei diversi ambiti coinvolti in un evento di tale grandezza, coordinati da Mons. César Augusto Franco Martínez. Solo l’amore alla Chiesa e l’ansia per evangelizzare i giovani spiegano questo impegno così generoso di tempo ed energie, che darà un abbondante frutto apostolico. Nel corso di vari mesi avete dato il meglio di voi stessi al servizio della missione della Chiesa. Dio vi premierà con il cento per uno. Non solo a voi, ma anche alle vostre famiglie e istituzioni, che con abnegazione hanno sostenuto la vostra dedizione e diligenza. Sì, come dice Gesù, neppure un bicchiere di acqua dato nel suo nome rimarrà senza ricompensa; quanto più l’impegno quotidiano e continuo nell’organizzazione di un evento ecclesiale di tanto rilievo come quello che stiamo vivendo! Grazie a ciascuno di voi. Allo stesso modo, vorrei manifestare la mia gratitudine ai membri della Commissione Mista, formata dall’Arcivescovato di Madrid e dalle Amministrazioni dello Stato, dalla Comunità di Madrid e dal Municipio della Città, che, fin dall’inizio della preparazione di questa Giornata Mondiale della Gioventù, fu costituita con lo sguardo rivolto alle centinaia di migliaia di giovani pellegrini che sono giunti a Madrid, città aperta, bella e solidale. Certamente, senza questa sollecita collaborazione, non si sarebbe potuto realizzare un evento di tale complessità e rilevanza. A tale riguardo, so bene che diversi organismi si sono posti a disposizione del Comitato Organizzatore Locale, senza risparmiare sforzi e in un clima di cordiale collaborazione, che onora questa nobile Nazione e il riconosciuto spirito di ospitalità degli spagnoli. L’efficacia di questa commissione manifesta che non solo è possibile la collaborazione tra la Chiesa e le istituzioni civili, ma che, quando si orientano al servizio di una iniziativa di così vasto respiro, come è quella che ci vede impegnati, si realizza il principio che il bene integra tutti nell’unità. Perciò, voglio esprimere ai rappresentanti delle rispettive Amministrazioni, che hanno lavorato senza risparmiarsi per la riuscita di questa Giornata Mondiale, il mio più sentito e cordiale ringraziamento a nome della Chiesa e dei giovani che usufruiscono in questi giorni della vostra accoglienza e sollecitudine. Per tutti voi, le vostre famiglie e istituzioni, invoco dal Signore l’abbondanza dei suoi doni. Grazie.

L’incontro con suor Teresita Barajuen, monaca cistercense di 104 anni, entrata in clausura il 16 aprile 1927, giorno della nascita di Joseph Ratzinger

lunedì-martedì 22-23 agosto 2011

L’OSSERVATORE ROMANO
La messa conclusiva della Giornata mondiale della gioventù

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Il mondo ha bisogno della gioia della fede
La messa conclusiva della ventiseiesima Giornata mondiale della gioventù è stata presieduta da Benedetto XVI nella mattina di domenica 21 agosto, sulla grande spianata della base aerea dell’aeroporto dei Cuatro Vientos. Prima di dare inizio alla celebrazione il Papa ha pronunciato le seguenti parole. Queridos jóvenes: He pensado mucho en vosotros en estas horas que no nos hemos visto. Espero que hayáis podido dormir un poco, a pesar de las inclemencias del tiempo. Seguro que en esta madrugada habréis levantado los ojos al cielo más de una vez, y no sólo los ojos, también el corazón, y esto os habrá permitido rezar. Dios saca bienes de todo. Con esta confianza, y sabiendo que el Señor nunca nos abandona, comenzamos nuestra celebración eucarística llenos de entusiasmo y firmes en la fe. Questo è il testo dell’omelia del Pontefice. Queridos jóvenes: Con la celebración de la Eucaristía llegamos al momento culminante de esta Jornada Mundial de la Juventud. Al veros aquí, venidos en gran número de todas partes, mi corazón se llena de gozo pensando en el afecto especial con el que Jesús os mira. Sí, el Señor os quiere y os llama amigos suyos (cf. Jn 15,15). Él viene a vuestro encuentro y desea acompañaros en vuestro camino, para abriros las puertas de una vida plena, y haceros partícipes de su relación íntima con el Padre. Nosotros, por nuestra parte, conscientes de la grandeza de su amor, deseamos corresponder con toda generosidad a esta muestra de predilección con el propósito de compartir también con los demás la alegría que hemos recibido. Ciertamente, son muchos en la actualidad los que se sienten atraídos por la figura de Cristo y desean conocerlo mejor. Perciben que Él es la respuesta a muchas de sus inquietudes personales. Pero, ¿quién es Él realmente? ¿Cómo es posible que alguien que ha vivido sobre la tierra hace tantos años tenga algo que ver conmigo hoy? En el evangelio que hemos escuchado (cf. Mt 16, 13-20), vemos representados como dos modos distintos de conocer a Cristo. El primero consistiría en un conocimiento externo, caracterizado por la opinión corriente. A la pregunta de Jesús: «¿Quién dice la gente que es el Hijo del hombre?», los discípulos responden: «Unos que Juan el Bautista, otros que Elías, otros que Jeremías o uno de los profetas». Es decir, se considera a Cristo como un personaje religioso más de los ya conocidos. Después, dirigiéndose personalmente a los discípulos, Jesús les pregunta: «Y vosotros, ¿quién decís que soy yo?». Pedro responde con lo que es la primera confesión de fe: «Tú eres el Mesías, el Hijo del Dios vivo». La fe va más allá de los simples datos empíricos o históricos, y es capaz de captar el misterio de la persona de Cristo en su profundidad. Pero la fe no es fruto del esfuerzo humano, de su razón, sino que es un don de Dios: «¡Dichoso tú, Simón, hijo de Jonás!, porque eso no te lo ha revelado ni la carne ni la sangre, sino mi Padre que está en los cielos». Tiene su origen en la iniciativa de Dios, que nos desvela su intimidad y nos invita a participar de su misma vida divina. La fe no proporciona solo alguna información sobre la identidad de Cristo, sino que supone una relación personal con Él, la adhesión de toda la persona, con su inteligencia, voluntad y sentimientos, a la manifestación que Dios hace de sí mismo. Así, la pregunta de Jesús: «Y vosotros, ¿quién decís que soy yo?», en el fondo está impulsando a los discípulos a tomar una decisión personal en relación a Él. Fe y seguimiento de Cristo están estrechamente relacionados. Y, puesto que supone seguir al Maestro, la fe tiene que consolidarse y crecer, hacerse más profunda y madura, a medida que se intensifica y fortalece la relación con Jesús, la intimidad con Él. También Pedro y los demás apóstoles tuvieron que avanzar por este camino, hasta que el encuentro con el Señor resucitado les abrió los ojos a una fe plena. Queridos jóvenes, también hoy Cristo se dirige a vosotros con la misma pregunta que hizo a los apóstoles: «Y vosotros, ¿quién decís que sequela di Cristo sono in stretto rapporto. E, dato che suppone la sequela del Maestro, la fede deve consolidarsi e crescere, farsi più profonda e matura, nella misura in cui si intensifica e rafforza la relazione con Gesù, la intimità con Lui. Anche Pietro e gli altri apostoli dovettero avanzare per questo cammino, fino a che l’incontro con il Signore risorto aprì loro gli occhi a una fede piena. Cari giovani, anche oggi Cristo si rivolge a voi con la stessa domanda che fece agli apostoli: «Ma voi, chi dite che io sia?». Rispondetegli con generosità e audacia, come corrisponde a un cuore giovane qual è il vostro. Ditegli: Gesù, io so che Tu sei il Figlio di Dio, che hai dato la tua vita per me. Voglio seguirti con fedeltà e lasciarmi guidare dalla tua parola. Tu mi conosci e mi ami. Io mi fido di te e metto la mia intera vita nelle tue mani. Voglio che Tu sia la forza che mi sostiene, la gioia che mai mi abbandona. Nella sua risposta alla confessione di Pietro, Gesù parla della Chiesa: «E io a te dico: tu sei Pietro, e su questa pietra edificherò la mia Chiesa». Che significa ciò? Gesù costruisce la Chiesa sopra la roccia della fede di Pietro, che confessa la divinità di Cristo. Sì, la Chiesa non è una semplice istituzione umana, come qualsiasi altra, ma è strettamente unita a Dio. Lo stesso Cristo si riferisce ad essa come alla «sua» Chiesa. Non è possibile separare Cristo dalla Chiesa, come non si può separare la testa dal corpo (cfr. 1 Cor 12, 12). La Chiesa non vive di se stessa, bensì del Signore. Egli è presente in mezzo ad essa, e le dà vita, alimento e forza. Cari giovani, permettetemi che, come Successore di Pietro, vi inviti a rafforzare questa fede che ci è stata trasmessa dagli Apostoli, a porre Cristo, il Figlio di Dio, al centro della vostra vita. Però permettetemi anche che vi ricordi che seguire Gesù nella fede è camminare con Lui nella comunione della Chiesa. Non si può seguire Gesù da soli. Chi cede alla tentazione di andare «per conto suo» o di vivere la fede secondo la mentalità individualista, che predomina nella società, corre il rischio di non incontrare mai Gesù Cristo, o di finire seguendo un’immagine falsa di Lui. Aver fede significa appoggiarsi sulla fede dei tuoi fratelli, e che la tua fede serva allo stesso modo da appoggio per quella degli altri. Vi chiedo, cari amici, di amare la Chiesa, che vi ha generati alla fede, che vi ha aiutato a conoscere meglio Cristo, che vi ha fatto scoprire la bellezza del suo amore. Per la crescita della vostra amicizia con Cristo è fondamentale riconoscere l’importanza del vostro gioioso inserimento nelle parrocchie, comunità e movimenti, così come la partecipazione all’Eucarestia di ogni domenica, il frequente accostarsi al sacramento della riconciliazione e il coltivare la preghiera e la meditazione della Parola di Dio. Da questa amicizia con Gesù nascerà anche la spinta che conduce a dare testimonianza della fede negli ambienti più diversi, incluso dove vi è rifiuto o indifferenza. Non è possibile incontrare Cristo e non farlo conoscere agli altri. Quindi, non conservate Cristo per voi stessi! Comunicate agli altri la gioia della vostra fede. Il mondo ha bisogno della testimonianza della vostra fede, ha bisogno certamente di Dio. Penso che la vostra presenza qui, giovani venuti dai cinque continenti, sia una meravigliosa prova della fecondità del mandato di Cristo alla Chiesa: «Andate in tutto il mondo e proclamate il Vangelo a ogni creatura» (Mc 16,15). Anche a voi spetta lo straordinario compito di essere discepoli e missionari di Cristo in altre terre e paesi dove vi è una moltitudine di giovani che aspirano a cose più grandi e, scorgendo nei propri cuori la possibilità di valori più autentici, non si lasciano sedurre dalle false promesse di uno stile di vita senza D io. Cari giovani, prego per voi con tutto l’affetto del mio cuore. Vi raccomando alla Vergine Maria, perché vi accompagni sempre con la sua intercessione materna e vi insegni la fedeltà alla Parola di Dio. Vi chiedo anche di pregare per il Papa, perché come Successore di Pietro, possa proseguire confermando i suoi fratelli nella fede. Che tutti nella Chiesa, pastori e fedeli, ci avviciniamo ogni giorno di più al Signore, per crescere nella santità della vita e dare così testimonianza efficace che Gesù Cristo è veramente il Figlio di Dio, il Salvatore di tutti gli uomini e la fonte viva della loro speranza. Amen

soy yo?». Respondedle con generosidad y valentía, como corresponde a un corazón joven como el vuestro. Decidle: Jesús, yo sé que Tú eres el Hijo de Dios que has dado tu vida por mí. Quiero seguirte con fidelidad y dejarme guiar por tu palabra. Tú me conoces y me amas. Yo me fío de ti y pongo mi vida entera en tus manos. Quiero que seas la fuerza que me sostenga, la alegría que nunca me abandone. En su respuesta a la confesión de Pedro, Jesús habla de la Iglesia: «Y yo a mi vez te digo que tú eres Pedro, y sobre esta piedra edificaré mi Iglesia». ¿Qué significa esto? Jesús construye la Iglesia sobre la roca de la fe de Pedro, que confiesa la divinidad de Cristo. Sí, la Iglesia no es una simple institución humana, como otra cualquiera, sino que está estrechamente unida a Dios. El mismo Cristo se refiere a ella como «su» Iglesia. No se puede separar a Cristo de la Iglesia, como no se puede separar la cabeza del cuerpo (cf. 1Co 12,12). La Iglesia no vive de sí misma, sino del Señor. Él está presente en medio de ella, y le da vida, alimento y fortaleza. Queridos jóvenes, permitidme que, como Sucesor de Pedro, os invite a fortalecer esta fe que se nos ha transmitido desde los Apóstoles, a poner a Cristo, el Hijo de Dios, en el centro de vuestra vida. Pero permitidme también que os recuerde que seguir a Jesús en la fe es caminar con Él en la comunión de la Iglesia. No se puede seguir a Jesús en solitario. Quien cede a la tentación de ir «por su cuenta» o de vivir la fe según la mentalidad individualista, que predomina en la sociedad, corre el riesgo de no encontrar nunca a Jesucristo, o de acabar siguiendo una imagen falsa de Él. Tener fe es apoyarse en la fe de tus hermanos, y que tu fe sirva igualmente de apoyo para la de otros. Os pido, queridos amigos,

que améis a la Iglesia, que os ha engendrado en la fe, que os ha ayudado a conocer mejor a Cristo, que os ha hecho descubrir la belleza de su amor. Para el crecimiento de vuestra amistad con Cristo es fundamental reconocer la importancia de vuestra gozosa inserción en las parroquias, comunidades y movimientos, así como la participación en la Eucaristía de cada domingo, la recepción frecuente del sacramento del perdón, y el cultivo de la oración y meditación de la Palabra de Dios. De esta amistad con Jesús nacerá también el impulso que lleva a dar testimonio de la fe en los más diversos ambientes, incluso allí donde hay rechazo o indiferencia. No se puede encontrar a Cristo y no darlo a conocer a los demás. Por tanto, no os guardéis a Cristo para vosotros mismos. Comunicad a los demás la alegría de vuestra fe. El mundo necesita el testimonio de vuestra fe, necesita ciertamente a Dios. Pienso que vuestra presencia aquí, jóvenes venidos de los cinco continentes, es una maravillosa prueba de la fecundidad del mandato de Cristo a la Iglesia: «Id al mundo entero y proclamad el Evangelio a toda la creación» (Mc 16,15). También a vosotros os incumbe la extraordinaria tarea de ser discípulos y misioneros de Cristo en otras tierras y países donde hay multitud de jóvenes que aspiran a cosas más grandes y, vislumbrando en sus corazones la posibilidad de valores más auténticos, no se dejan seducir por las falsas promesas de un estilo de vida sin Dios. Queridos jóvenes, rezo por vosotros con todo el afecto de mi corazón. Os encomiendo a la Virgen María, para que ella os acompañe siempre con su intercesión maternal y os enseñe la fidelidad a la Palabra de Dios. Os pido también que recéis por el Papa, para que, como Sucesor de Pedro, pueda seguir confirmando a sus hermanos en la fe. Que todos

en la Iglesia, pastores y fieles, nos acerquemos cada día más al Señor, para que crezcamos en santidad de vida y demos así un testimonio eficaz de que Jesucristo es verdaderamente el Hijo de Dios, el Salvador de todos los hombres y la fuente viva de su esperanza. Amén. Ecco una nostra traduzione italiana delle parole pronunciate dal Papa prima di dare inizio alla celebrazione. Cari giovani, ho pensato molto a voi in queste ore in cui non ci siamo visti. Spero che abbiate potuto dormire almeno un poco, nonostante l’inclemenza del tempo. Sono sicuro che all’alba di oggi avete levato gli occhi al cielo più di una volta e non solo gli occhi, ma anche il cuore, e questo vi avrà permesso di pregare. Dio sa ricavare il bene da tutto. Con questa fiducia, e sapendo che il Signore non ci abbandona mai, iniziamo la nostra Celebrazione eucaristica pieni di entusiasmo e saldi nella fede. Di seguito la traduzione italiana dell’omelia del Pontefice. Cari giovani, con la celebrazione dell’Eucaristia giungiamo al momento culminante di questa Giornata Mondiale della Gioventù. Nel vedervi qui, venuti in gran numero da ogni parte, il mio cuore si riempie di gioia pensando all’affetto speciale con il quale Gesù vi guarda. Sì, il Signore vi vuole bene e vi chiama suoi amici (cfr. Gv 15,15). Egli vi viene incontro e desidera accompagnarvi nel vostro cammino, per aprirvi le porte di una vita piena e farvi partecipi della sua relazione intima con il Padre. Noi, da parte nostra, coscienti della grandezza del suo amore, desideriamo corrispondere con ogni generosità a questo segno di predilezione con il proposito di condividere anche con gli altri la gioia che abbiamo ricevuto.

Certamente, sono molti attualmente coloro che si sentono attratti dalla figura di Cristo e desiderano conoscerlo meglio. Percepiscono che Egli è la risposta a molte delle loro inquietudini personali. Ma chi è Lui veramente? Come è possibile che qualcuno che ha vissuto sulla terra tanti anni fa abbia qualcosa a che fare con me, oggi? Nel Vangelo che abbiamo ascoltato (cfr. Mt 16,13-20) vediamo descritti due modi distinti di conoscere Cristo. Il primo consisterebbe in una conoscenza esterna, caratterizzata dall’opinione corrente. Alla domanda di Gesù: «La gente chi dice che sia il Figlio dell’Uomo?», i discepoli rispondono: «Alcuni dicono Giovanni il Battista, altri Elia, altri Geremia o qualcuno dei profeti». Vale a dire, si considera Cristo come un personaggio religioso in più di quelli già conosciuti. Poi, rivolgendosi personalmente ai discepoli, Gesù chiede loro: «Ma voi, chi dite che io sia?». Pietro risponde con quella che è la prima confessione di fede: «Tu sei il Cristo, il Figlio del Dio vivente». La fede va al di là dei semplici dati empirici o storici, ed è capace di cogliere il mistero della persona di Cristo nella sua profondità. Però la fede non è frutto dello sforzo umano, della sua ragione, bensì è un dono di Dio: «Beato sei tu, Simone, figlio di Giona, perché né carne, né sangue te lo hanno rivelato, ma il Padre mio che è nei cieli». Ha la sua origine nell’iniziativa di Dio, che ci rivela la sua intimità e ci invita a partecipare della sua stessa vita divina. La fede non dà solo alcune informazioni sull’identità di Cristo, bensì suppone una relazione personale con Lui, l’adesione di tutta la persona, con la propria intelligenza, volontà e sentimenti alla manifestazione che Dio fa di se stesso. Così, la domanda «Ma voi, chi dite che io sia?», in fondo sta provocando i discepoli a prendere una decisione personale in relazione a Lui. Fede e

Il saluto del cardinale Rouco Varela

«Santità, conti su questi giovani»
Dopo la pioggia di sabato sera, il sole «luminoso e ardente» sorto domenica nel cielo di Madrid è «come un invito a guardare verso l’alto, alla ricerca degli orizzonti che illuminano il futuro definitivo dell’uomo: quelli del Cielo!». Con questa immagine il cardinale Rouco Varela ha introdotto il saluto rivolto al Papa all’inizio della messa. «Questo magnifico chiarore — ha detto — presagisce e preannuncia la luce piena e definitiva di Gesù Cristo risorto, la cui Pasqua si rivive nella celebrazione del Sacramento dell’Eucaristia, presieduta dal successore di Pietro, l’apostolo che per primo, fra i dodici, fece la chiara e inequivocabile professione di fede nel suo Maestro e Signore: “Tu sei il Cristo, il Figlio del Dio vivente”». Nell’assemblea radunata per l’Eucaristia — ha sottolineato il porporato — «la cattolicità della Chiesa risplende come in poche altre». È questo — ha aggiunto — «il momento del “sì” a Cristo: il sì delle vite convertite, il sì della vocazione al sacerdozio o alla vita consacrata, il sì alla chiamata a essere apostoli laici nel mondo tanto convulso e problematico del nostro tempo». I giovani — ha proseguito il cardinale — sono disposti «a offrire al Signore un nuovo — o un rinnovato — “sì”, sostenuti e confidando nel sì di Pietro che il Papa incarna e rende attuale per loro e con loro in questa solenne celebrazione dell’Eucaristia». Essi — ha assicurato — «torneranno alle loro case e ai loro ambienti disposti a essere testimoni coraggiosi del Vangelo di Gesù Cristo con le parole e con le opere». Per questo accettano l’invio missionario che il Papa gli propone: quello di essere — ha concluso — «testimoni della vera gioia: della gioia di Cristo Risorto! L’unica gioia che non perisce, l’unica capace di conquistare il cuore dei loro giovani amici e compagni: di salvare il mondo! Conti su di loro, Santo Padre!».

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L’OSSERVATORE ROMANO
L’annuncio all’Angelus dopo la messa celebrata sulla spianata dei Cuatro Vientos

lunedì-martedì 22-23 agosto 2011

A Rio de Janeiro nel 2013 la prossima Gmg
Si celebrerà nel 2013 a Rio de Janeiro, in Brasile, la prossima Giornata mondiale della gioventù. Ne ha dato l’annuncio Benedetto XVI all’Angelus recitato al termine della messa di domenica mattina, 21 agosto, sulla spianata dell’aeroporto dei Cuatro Vientos. Il Pontefice ha introdotto la preghiera mariana con queste parole. Queridos amigos, Ahora vais a regresar a vuestros lugares de residencia habitual. Vuestros amigos querrán saber qué es lo que ha cambiado en vosotros después de haber estado en esta noble Villa con el Papa y cientos de miles de jóvenes de todo el orbe: ¿Qué vais a decirles? Os invito a que deis un audaz testimonio de vida cristiana ante los demás. Así seréis fermento de nuevos cristianos y haréis que la Iglesia despunte con pujanza en el corazón de muchos. mente con el Papa en esa bella ciudad brasileña. Queridos amigos, antes de despedirnos, y a la vez que los jóvenes de España entregan a los de Brasil la cruz de las Jornadas Mundiales de la Juventud, como Sucesor de Pedro, confío a todos los aquí presentes este gran cometido: Llevad el conocimiento y el amor de Cristo por todo el mundo. Él quiere que seáis sus apóstoles en el siglo veintiuno y los mensajeros de su alegría. ¡No lo defraudéis! Muchas gracias. Chers jeunes de langue française, le Christ vous demande aujourd’hui d’être enracinés en Lui et de bâtir avec Lui votre vie sur le roc qu’il est Lui-même. Il vous envoie pour être des témoins courageux et sans complexes, authentiques et crédibles! N’ayez pas peur d’être catholiques, d’en témoigner toujours autour de vous avec simplicité et sincérité! mandou: para que, graças à vossa fé, continue a ressoar a Boa Nova de Cristo por toda a terra. Espero poder encontrar-vos daqui a dois anos, na próxima Jornada Mundial da Juventude, no Rio de Janeiro, Brasil. Até lá, rezemos uns pelos outros, dando testemunho da alegria que brota de viver enraizados e edificados em Cristo. Até breve, queridos jovens! Que Deus vos abençoe! Drodzy młodzi Polacy, silni wiarą, zakorzenieni w Chrystusie! Niech owocują w was otrzymane w tych dniach od Boga talenty. Bądźcie Jego świadkami. Nieście innym orędzie Ewangelii. Waszą modlitwą i przykładem życia pomagajcie Europie odnaleźć jej chrześcijańskie korzenie. Di seguito una nostra traduzione italiana delle parti in lingua del discorso del Pontefice. Cari amici, ora ritornerete nei vostri luoghi di dimora abituale. I vostri amici vorranno sapere che cosa è cambiato in voi dopo essere stati in questa nobile Città con il Papa e centinaia di migliaia di giovani di tutto il mondo: che cosa direte loro? Vi invito a dare un’audace testimonianza di vita cristiana davanti agli altri. Così sarete lievito di nuovi cristiani e farete sì che la Chiesa riemerga con vigore nel cuore di molti. Quanto ho pensato in questi giorni a quei giovani che attendono il vostro ritorno! Trasmettete loro il mio affetto, in particolare ai più sfortunati, e anche alle vostre famiglie e alle comunità di vita cristiana alle quali appartenete. Vi confesso che sono veramente colpito dal numero così significativo di Vescovi e Sacerdoti presenti in questa Giornata. Ringrazio tutti dal profondo dell’anima, incoraggiandoli, allo stesso tempo, a continuare coltivando la pastorale giovanile con entusiasmo e dedizione. Saluto con affetto l’Arcivescovo Ordinario Militare e ringrazio vivamente l’Aviazione Militare per aver concesso con tanta generosità la Base Aerea dei Quattro Venti proprio nel centenario di fondazione dell’Aeronautica Militare Spagnola. Sotto la materna protezione di Maria Santissima, col titolo di Nostra Signora di Loreto, metto tutti coloro che la compongono e le loro famiglie. Allo stesso modo, nella commemorazione di ieri del terzo anniversario del grave incidente aereo avvenuto nell’aeroporto di Barajas, che provocò numerose vittime e feriti, desidero far giungere la mia vicinanza spirituale e il mio profondo affetto a tutti coloro che sono stati colpiti da questo tremendo avvenimento, così come ai familiari dei caduti, le cui anime raccomando alla misericordia di Dio. Sono lieto di annunciare ora che la sede della prossima Giornata Mondiale della Gioventù, nel 2013, sarà Rio de Janeiro. Chiediamo al Signore che già da questo momento assista con la sua forza quanti devono organizzarla e spiani il cammino ai giovani di tutto il mondo perché possano riunirsi nuovamente col Papa in questa bella città brasiliana. Cari amici, prima di congedarci, e mentre i giovani di Spagna consegnano a quelli del Brasile la croce delle Giornate Mondiali della Gioventù, come Successore di Pietro, affido a tutti i presenti questo grande compito: portate la conoscenza e l’amore di Cristo a tutto il mondo. Egli vuole che siate suoi apostoli nel ventunesimo secolo e messaggeri della sua gioia. Non deludetelo! Grazie. Cari giovani di lingua francese, Cristo vi chiede oggi di essere radicati in Lui e di edificare con Lui la vostra vita sulla roccia che è Lui stesso. Egli vi invia per essere testimoni coraggiosi e senza complessi, autentici e credibili! Non abbiate paura d’essere cattolici, di testimoniarlo sempre intorno a voi con semplicità e sincerità! Possa la Chiesa trovare in voi e nella vostra giovinezza i missionari gioiosi della Buona Novella! Saluto tutti i giovani di lingua inglese presenti qui oggi! Tornando a casa portate con voi la buona notizia dell’amore di Cristo che avete sperimentato in questi indimenticabili giorni. Fissate i vostri occhi su di Lui, approfondite la vostra conoscenza del Vangelo e porterete abbondanti frutti! Dio benedica tutti voi! A presto! Miei cari amici! La fede non è una teoria. Credere significa entrare in una relazione personale con Gesù e vivere l’amicizia con Lui in comunione con altri, nella comunità della Chiesa. Affidate a Cristo tutta la vostra vita, e aiutate i vostri amici a giungere alla fonte della vita, a Dio. Il Signore faccia di voi gioiosi testimoni del suo amore. Cari giovani e amici di lingua portoghese, avete trovato Gesù Cristo! Vi sentirete controcorrente in mezzo ad una società dove domina la cultura relativista che rinuncia a cercare e a possedere la verità. È in questo particolare momento storico, pieno di grandi sfide e di opportunità, che il Signore vi ha inviato: perché grazie alla vostra fede continui a risuonare la Buona Novella di Cristo per tutta la terra. Spero di potervi incontrare fra due anni nella Giornata Mondiale della Gioventù a Rio de Janeiro, Brasile. Nel frattempo, preghiamo gli uni per gli altri offrendo testimonianza della gioia che nasce dal vivere radicati ed edificati in Cristo. A presto cari giovani. Che Dio vi benedica. Cari giovani Polacchi, forti nella fede, radicati in Cristo! I talenti ricevuti da Dio in questi giorni portino in voi abbondanti frutti. Siate i Suoi testimoni. Portate agli altri il messaggio del Vangelo. Con la vostra preghiera e con l’esempio della vita aiutate l’Europa a ritrovare le sue radici cristiane.

Le parole di ringraziamento del cardinale Ryłko

I nuovi missionari del Vangelo
«Ecco davanti a lei i giovani convenuti dagli angoli più disparati della terra: una Chiesa giovane, piena della gioia e dell’entusiasmo della fede». Così il cardinale Stanisław Ryłko, presidente del Pontificio Consiglio per i Laici, ha presentato al Pontefice l’assemblea di giovani radunati nella spianata dei Cuatro Vientos per la messa conclusiva della Gmg. «Sono giovani — ha detto prendendo la parola a conclusione del rito liturgico per ringraziare il Papa — fieri della loro appartenenza a Cristo e alla sua Chiesa. È veramente una “generazione che cerca D io”. Sono giovani che in questi giorni trascorsi a Madrid hanno fatto la scelta di vivere — come ci insegna san Paolo — “radicati e fondati in Cristo, saldi nella fede”». «Sì, questa — ha continuato — è la gioventù del Papa. Nella sua persona questi giovani incontrano sempre un vero padre che gli vuol bene e un maestro della fede, una guida sicura che insegna a non perdere mai di vista ciò che per la vita è essenziale, cioè Dio, quel Dio che si è manifestato nel volto del suo Figlio fatto uomo per la nostra salvezza. Citando le parole pronunciate dal Pontefice a Ratisbona il 12 settembre 2006 — «i conti sull’uomo, senza Dio, non tornano, e i conti sul mondo, su tutto l’universo, senza di Lui non tornano» aveva detto in quella occasione — il porporato ha ringraziato Benedetto XVI in particolare per «il dono prezioso» di Youcat, il catechismo che i giovani hanno trovato negli zaini del pellegrino, e per le sue parole di «paterna esortazione» scritte nella premessa al testo: «Studiate il catechismo con passione e perseveranza. Dovete sapere che cosa credete, dovete conoscere la vostra fede. Sì, dovete essere ben più profondamente radicati nella fede della generazione dei vostri genitori, per poter resistere con forza e decisione alle sfide e alle tensioni di questo tempo». «Al termine di queste meravigliose giornate trascorse a Madrid, traboccanti di gioia — ha poi aggiunto — i giovani desiderano porgerle, Santo Padre, i sensi della loro viva e filiale devozione e gratitudine. Grazie d’aver presieduto questa Gmg! Grazie per le parole che ha voluto rivolgere a questi giovani, parole di speranza che illuminano il loro cammino. Stretti intorno alla Santità Vostra come successore di Pietro, vogliamo oggi rinnovare anche il nostro grazie al beato Giovanni Paolo II per il dono delle Giornate mondiali della gioventù, che hanno raggiunto ormai i 25 anni di storia: quante vite cambiate! Quante scelte vocazionali compiute! Quanti frutti di santità!». Il cardinale ha quindi sottolineato il significato dell’«invio missionario» che ha concluso la celebrazione. «Tutti i giovani qui presenti — ha spiegato — sono pronti a ripartire da Madrid per il mondo intero, inviati dalla Santità Vostra come apostoli della nuova evangelizzazione. Ognuno di loro ha ricevuto una piccola croce missionaria che Lei, Santo Padre, tra poco benedirà, una croce che gli dovrà ricordare sempre l’importante consegna oggi ricevuta di portarla nel mondo come segno dell’amore del Signore Gesù per l’umanità, annunciando a tutti che solo in Cristo, morto e risorto, c’è salvezza e redenzione».

¡Cuánto he pensado en estos días en aquellos jóvenes que aguardan vuestro regreso! Transmitidles mi afecto, en particular a los más desfavorecidos, y también a vuestras familias y a las comunidades de vida cristiana a las que pertenecéis. No puedo dejar de confesaros que estoy realmente impresionado por el número tan significativo de Obispos y sacerdotes presentes en esta Jornada. A todos ellos doy las gracias muy desde el fondo del alma, animándolos al mismo tiempo a seguir cultivando la pastoral juvenil con entusiasmo y dedicación. Saludo con afecto al Señor Arzobispo castrense y agradezco vivamente al Ejército del Aire el haber cedido con tanta generosidad la Base Aérea de Cuatro Vientos, precisamente en el centenario de la creación de la aviación militar española. Pongo a todos los que la integran y a sus familias bajo el materno amparo de María Santísima, en su advocación de Nuestra Señora de Loreto. Asimismo, y al conmemorarse ayer el tercer aniversario del grave accidente aéreo ocurrido en el aeropuerto de Barajas, que ocasionó numerosas víctimas y heridos, deseo hacer llegar mi cercanía espiritual y mi afecto entrañable a todos los afectados por ese lamentable suceso, así como a los familiares de los fallecidos, cuyas almas encomendamos a la misericordia de Dios. Me complace anunciar ahora que la sede de la próxima Jornada Mundial de la Juventud, en el dos mil trece, será Río de Janeiro. Pidamos al Señor ya desde este instante que asista con su fuerza a cuantos han de ponerla en marcha y allane el camino a los jóvenes de todo el mundo para que puedan reunirse nueva-

Que l’Église trouve en vous et en votre jeunesse les missionnaires joyeux de la Bonne Nouvelle! I greet all the English-speaking young people present here today! As you return home, take back with you the good news of Christ’s love which we have experienced in these unforgettable days. Fix your eyes upon him, deepen your knowledge of the Gospel and bring forth abundant fruit! God bless all of you until we meet again! Meine lieben Freunde! Glaube ist keine Theorie. Glauben heißt, in eine persönliche Beziehung zu Jesus zu treten und die Freundschaft mit ihm in Gemeinschaft mit anderen, in der Gemeinschaft der Kirche zu leben. Vertraut Christus euer ganzes Leben an, und helft euren Freunden, daß auch sie zur Quelle des Lebens, zu Gott gelangen. Der Herr mache euch zu frohen Zeugen seiner Liebe. Cari giovani di lingua italiana! Vi saluto tutti! L’Eucaristia che abbiamo celebrato è Cristo risorto presente e vivo in mezzo a noi: grazie a Lui, la vostra vita è radicata e fondata in Dio, salda nella fede. Con questa certezza, ripartite da Madrid e annunciate a tutti ciò che avete visto e udito. Rispondete con gioia alla chiamata del Signore, seguiteLo e rimanete sempre uniti a Lui: porterete molto frutto! Queridos jovens e amigos de língua portuguesa, encontrastes Jesus Cristo! Sentir-vos-eis em contracorrente no meio duma sociedade onde impera a cultura relativista que renuncia a buscar e a possuir a verdade. Mas foi para este momento da história, cheio de grandes desafios e oportunidades, que o Senhor vos

lunedì-martedì 22-23 agosto 2011

L’OSSERVATORE ROMANO
Il ringraziamento ai volontari nella nuova fiera di Madrid

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All’amore di Cristo si può rispondere solo con l’amore
Un dovere di giustizia, una necessità del cuore. Così il Papa ha spiegato il senso dell’incontro con i rappresentanti degli oltre ventottomila volontari che hanno prestato servizio durante lo svolgimento della Gmg 2011, svoltosi, nel pomeriggio di domenica 21 agosto, nei locali della nuova fiera di Madrid. Queridos voluntarios: Al concluir los actos de esta inolvidable Jornada Mundial de la Juventud, he querido detenerme aquí, antes de regresar a Roma, para daros las gracias muy vivamente por vuestro inestimable servicio. Es un deber de justicia y una necesidad del corazón. Deber de justicia, porque, gracias a vuestra colaboración, los jóvenes peregrinos han podido encontrar una amable acogida y una ayuda en todas sus necesidades. Con vuestro servicio habéis dado a la Jornada Mundial el rostro de la amabilidad, la simpatía y la entrega a los demás. Mi gratitud es también una necesidad del corazón, porque no solo habéis estado atentos a los peregrinos, sino también al Papa, a mí. En todos los actos en los que he participado, allí estabais vosotros: unos visiblemente y otros en un segundo plano, haciendo posible el orden requerido para que todo fuera bien. No puedo tampoco olvidar el esfuerzo de la preparación de estos días. Cuántos sacrificios, cuánto cariño. Todos, cada uno como sabía y podía, puntada a puntada, habéis ido tejiendo con vuestro trabajo y oración el maravillo cuadro multicolor de esta Jornada. Muchas gracias por vuestra dedicación. Os agradezco este gesto entrañable de amor. Muchos de vosotros habéis debido renunciar a participar de un modo directo en los actos, al tener que ocuparos de otras tareas de la organización. Sin embargo, esa renuncia ha sido un modo hermoso y evangélico de participar en la Jornada: el de la entrega a los demás de la que habla Jesús. En cierto sentido, habéis hecho realidad las palabras del Señor: «Si uno quiere ser el primero, sea el último de todos y el servidor de todos» (Mc 9,35). Tengo la certeza de que esta experiencia como voluntarios os ha enriquecido a todos en vuestra vida cristiana, que es fundamentalmente un servicio de amor. El Señor trasformará vuestro cansancio acumulado, las preocupaciones y el agobio de muchos momentos en frutos de virtudes cristianas: paciencia, mansedumbre, alegría en el darse a los demás, disponibilidad para cumplir la voluntad de Dios. Amar es servir y el servicio acrecienta el amor. Pienso que es este uno de los frutos más bellos de vuestra contribución a la Jornada Mundial de la Juventud. Pero esta cosecha no la recogéis solo vosotros, sino la Iglesia entera que, como misterio de comunión, se enriquece con la aportación de cada uno de sus miembros. Al volver ahora a vuestra vida ordinaria, os animo a que guardéis en vuestro corazón esta gozosa experiencia y a que crezcáis cada día más en la entrega de vosotros mismos a Dios y a los hombres. Es posible que en muchos de vosotros se haya despertado tímida o poderosamente una pregunta muy sencilla: ¿Qué quiere Dios de mí? ¿Cuál es su designio sobre mi vida? ¿Me llama Cristo a seguirlo más de cerca? ¿No podría yo gastar mi vida entera en la misión de anunciar al mundo la grandeza de su amor a través del sacerdocio, la vida consagrada o el matrimonio? Si ha surgido esa inquietud, dejaos llevar por el Señor y ofreceos como voluntarios al servicio de Aquel que «no ha venido a ser servido sino a servir y a dar su vida como rescate por muchos» (Mc 10,45). Vuestra vida alcanzará una plenitud insospechada. Quizás alguno esté pensando: el Papa ha venido a darnos las gracias y se va pidiendo. Sí, así es. Ésta es la misión del Papa, Sucesor de Pedro. Y no olvidéis que Pedro, en su primera carta, recuerda a los cristianos el precio con que han sido rescatados: el de la sangre de Cristo (cf. 1P 1, 18-19). Quien valora su vida desde esta perspectiva sabe que al amor de Cristo solo se puede responder con amor, y eso es lo que os pide el Papa en esta despedida: que respondáis con amor a quien por amor se ha entregado por vosotros. Gracias de nuevo y que Dios vaya siempre con vosotros. Di seguito una nostra traduzione italiana delle parole del Papa. Cari volontari, nel concludere questa indimenticabile Giornata Mondiale della Gioventù, ho desiderato fermarmi qui, prima di tornare a Roma, per ringraziarvi vivamente per il vostro prezioso servizio. È un dovere di giustizia ed una necessità del cuore. Dovere di giustizia, perché, grazie alla vostra collaborazione, i giovani pellegrini hanno potuto avere una cordiale accoglienza ed un aiuto in tutte le loro necessità. Con il vostro servizio avete dato alla Giornata Mondiale della Gioventù il volto dell’amabilità, della simpatia e della premura per gli altri. La mia gratitudine è anche una necessità del cuore, perché non solo siete stati attenti ai pellegrini, ma anche al Papa, a me. In tutti i momenti ai quali ho partecipato, voi eravate lì: alcuni visibilmente, altri in secondo piano, rendendo possibile l’ordine richiesto perché tutto andasse bene. Non posso neppure dimenticare lo sforzo della preparazione di questi giorni. Quanti sacrifici, quanto amore! Tutti, ciascuno come sapeva e poteva, di volta in volta, avete intessuto con il vostro lavoro e la preghiera il meraviglioso quadro multicolore di questa Giornata. Grazie per la vostra dedizione! Vi sono grato per questo profondo gesto di amore. Molti di voi hanno dovuto rinunciare a prendere parte in modo diretto nei vari atti, perché occupati in altri compiti dell’organizzazione. Tuttavia, questa rinuncia è stata un modo molto bello ed evangelico di partecipare alla Giornata: quello dell’attenzione agli altri di cui parla Gesù. In un certo modo, avete realizzato la parola del Signore: «Se uno vuole essere il primo, sia l’ultimo di tutti e il servitore di tutti» (Mc 9,35). Sono certo che questa esperienza come volontari vi ha arricchito tutti nella vostra vita cristiana, che è fondamentalmente un servizio di amore. Il Signore trasformerà la vostra stanchezza accumulata, le preoccupazioni e il peso di molti momenti in frutti di virtù cristiane: pazienza, mansuetudine, gioia nel donarsi agli altri, disponibilità a compiere la volontà di Dio. Amare è servire e il servizio aumenta l’amore. Penso che questo sia uno dei frutti più belli del vostro contributo alla Giornata Mondiale della Gioventù. Ma questo frutto non lo raccogliete solo voi, ma la Chiesa intera, che, quale mistero di comunione, si arricchisce con l’apporto di ognuno dei suoi membri. Nel tornare ora alla vostra vita ordinaria, vi incoraggio a conservare nel vostro cuore questa gioiosa espe-

rienza e a crescere ogni giorno di più nel dono di voi stessi a Dio e agli uomini. È possibile che in molti di voi si sia manifestata timida o con forza una domanda molto semplice: Che cosa vuole Dio da me? Qual è il suo disegno sulla mia vita? Cristo mi chiama a seguirlo più da vicino? Non potrei spendere tutta la mia vita nella missione di annunciare al mondo la grandezza del suo amore attraverso il sacerdozio, la vita consacrata o il matrimonio? Se è sorta questa inquietudine, lasciatevi guidare dal Signore e offritevi volontariamente al servizio di Colui che «non è venuto per farsi servire, ma per servire e dare la propria vita in riscatto per molti» (Mc 10,45). La vostra vita raggiungerà una pienezza insospettata. Forse qualcuno sta pensando: il Papa è venuto a ringraziarci e ora sta chiedendo. Sì, è così. Questa è la missione del Papa, Successore di Pietro. E non dimenticate che Pietro, nella sua prima lettera, ricorda ai cristiani il prezzo con il quale sono stati riscattati: quello del sangue di Cristo (cfr. 1Pt 1,18-19). Chi valuta la sua vita da questa pro-

spettiva sa che all’amore di Cristo si può rispondere solo con amore, e questo è ciò che vi chiede il Papa in questo congedo: che rispondiate con amore a colui che per amore si è consegnato per voi. Ancora grazie e che Dio sia sempre con voi.

I saluti rivolti al Papa

Un servizio reso con sacrificio e generosità
All’inizio dell’incontro il cardinale Rouco Varela ha introdotto i due giovani ai quali gli oltre ventottomila volontari che in questi giorni hanno svolto il servizio, hanno affidato l’incarico di esprimere al Papa i loro sentimenti. Dopo averne posto in evidenza impegno e servizio l’arcivescovo di Madrid ha voluto sottolineare «lo sforzo, il sacrificio, la generosità e lo stile impresso dai volontari della Giornata Mondiale della Gioventù 2011 di Madrid», il comportamento e l’«eccezionale qualità umana, con cui l’hanno fatto» mossi dall’amore, «un amore offerto al Signore — ha detto — alla Chiesa e al Papa». Javier Reyes, un maestro di 25 anni, ha poi salutato il Papa a nome dei volontari, manifestando la gioia del servizio reso «perché i giovani potessero vivere questa meravigliosa esperienza e festa di fede». Ha poi ringraziato il Papa «per aver confidato in noi giovani. Abbiamo voglia di lavorare e d’imparare e la Chiesa ci offre questa opportunità. Santità, la sua testimonianza di dedizione, mostrata in questo viaggio apostolico a Madrid, è stata un esempio per tutta la gioventù. Ci rimane un altro grande compito: continuare a crescere come Chiesa, come persone radicate in Cristo e protette dalla nostra Madre, la Vergine Maria, per essere testimoni di Gesù Cristo». «Torni quando vuole in questa sua casa — ha detto concludendo — le porte sono aperte». È stata poi la volta di Giselle Azevedo, 28 anni, brasiliana di Rio de Janeiro. Una veterana delle Gmg, come ha detto al Papa: «Sono stata una volontaria della Giornata di Madrid, per senso di gratitudine. Ho partecipato alla Giornata di Colonia dove mi ha colpito vedere il coraggio nell’esprimere la propria fede di quella moltitudine di giovani, il silenzio e l’entusiasmo con cui ascoltavano le sue parole. Quella Giornata mi ha confermato che “la Chiesa è viva ed è giovane”, che la Chiesa era la mia casa e per essa volevo vivere, dando il meglio di me stessa: la mia gioventù, i miei doni, il mio tempo, la mia vita. Per questo sono missionaria e mi sono impegnata a portare Dio dove c’è bisogno, a evangelizzare con coraggio, a rendere testimonianza con la mia vita che “Cristo non toglie nulla, ma dà tutto”. So che tutti i volontari internazionali condividono con me questa esperienza dell’incontro con Dio e con la Chiesa». Infine ha ringraziato il Pontefice per aver scelto il Brasile per la celebrazione della prossima Giornata Mondiale della Gioventù. «Noi, giovani brasiliani — ha detto — siamo molto felici di accogliere i giovani nel nostro Paese. L’allegria e la religiosità proprie del nostro popolo saranno rafforzate e animate da questa grande festa della fede. Fin da ora conti sulle nostre preghiere. L’aspettiamo».

Domenica sera il congedo

Quattro giorni belli e impegnativi
dal nostro inviato GIANLUCA BICCINI «Contento e riconoscente verso tutti», Benedetto XVI ha lasciato la Spagna domenica sera, 21 agosto, e con il successivo atterraggio all’aeroporto di Ciampino e il rientro alla residenza estiva di Castel Gandolfo ha concluso il suo ventesimo viaggio internazionale. L’occasione è stata la Gmg di Madrid, i cui momenti celebrativi — come egli stesso ha detto nel saluto al re Juan Carlos durante la cerimonia di congedo all’aeroporto internazionale di Barajas — «resteranno profondamente impressi» nella sua memoria e nel suo cuore. Ma la presenza del Papa in questo Paese ha significato anche un abbraccio al popolo di una nazione, che, pur aperta e pluralistica, non rinuncia alla sua anima profondamente cattolica. Sono stati quattro giorni belli e impegnativi quelli vissuti da Benedetto XVI nella capitale spagnola, tra le continue manifestazioni di entusiasmo che lo hanno accompagnato sia nei luoghi delle celebrazioni, sia lungo le strade della città. Domenica pomeriggio, per esempio, all’uscita dalla nunziatura alcune giovani danzatrici, nei loro tradizionali costumi di scena, lo avevano salutato a ritmo di flamenco. Salito in papamobile, nell’itinerario verso lo scalo aereo madrileno, si è poi fermato presso l’Ifema per incontrare quattordicimila dei tantissimi volontari che hanno offerto il loro generoso servizio durante la preparazione e lo svolgimento della XXVI Giornata mondiale della gioventù. Un servizio poco appariscente e discreto che ha ricevuto il più ampio e atteso riconoscimento. Nel nono padiglione, scelto per l’incontro, il Papa ha pregato con loro e li ha ringraziati per i sacrifici fatti nell’assicurare accoglienza e ogni tipo di aiuto ai pellegrini. Diversamente dal passato, i loro «diretti superiori», ovvero i membri dei comitati organizzatori — che di solito vengono incontrati insieme ai volontari — erano stati salutati il giorno prima, sabato pomeriggio. Nella sede della nunziatura il Papa ha infatti ricevuto il comitato misto che riuniva quello dell’arcidiocesi di Madrid e quello del governo spagnolo, coordinato dal ministro della presidenza Ramón Jáuregui e dal sottosegretario Soledad López. Ha lavorato per due anni con l’obiettivo della buona riuscita dell’avvenimento, offrendo un esempio di collaborazione tra Stato e Chiesa. Nella circostanza Benedetto XVI ha anche incontrato due anziane religiose. Alla prima, di 104 anni, ha regalato un libro con dedica: si chiama Teresita Barajuen, è monaca cistercense di Buenafuente del Sistal (SigüenzaGuadalajara), e per una singolare coincidenza è entrata in clausura il 16 aprile 1927, sabato santo e giorno di nascita di Joseph Ratzinger. Successivamente il Papa ha visitato l’Istituto Fondazione San José, dove i religiosi dell’ordine ospedaliero di san Giovanni di Dio accolgono e curano disabili fisici e psichici. Opera di san Benito Menni, rifondatore dei fatebenefratelli, struttura con 400 posti letto che impegna trecento operatori. Antonio Villuenda, studente d’architettura ventenne non udente lo ha salutato a nome dei presenti, tra i quali anche un gruppo di giovani disabili partecipanti alla Gmg, perché l’attenzione al mondo della sofferenza è una delle dimensioni che qualificano vita della Chiesa. Al termine dell’incontro, pieno di momenti molto toccanti, Benedetto XVI ha firmato il libro d’oro della Fondazione e lasciato in dono un quadro in mosaico raffigurante Cristo, tratto dall’immagine nella nicchia della Confessione di San Pietro dove sono custoditi i palli, sotto l’altare papale nella basilica vaticana. Ora per i giovani che stanno lasciando la Spagna per rientrare a casa si apre il tempo della missione nei luoghi di provenienza, soprattutto in vista del prossimo appuntamento a Rio de Janeiro. Per questo non è un caso che uno dei progetti di solidarietà che di consueto scaturiscono come frutto di carità delle Gmg sia destinato al Brasile: punta a creare opportunità di recupero e di inserimento per la gioventù del Paese più duramente provata dalla povertà e da situazioni di violenza. L’altro progetto possibile grazie a Madrid 2011 resterà invece come ricordo nella capitale spagnola: riguarda la costruzione di un complesso residenziale destinato a famiglie a rischio di esclusione sociale: 127 alloggi su quattro piani. Il coordinamento è affidato alla Caritas madrilena che nel 2004 e nel 2006 aveva inaugurato due edifici con le stesse finalità, accogliendo trecento famiglie, per un totale di un migliaio di persone.

L’altra, in sedia a rotelle, è una suora del Sacro Cuore che aveva lavorato a lungo nella Congregazione per la Dottrina della Fede, quando quest’ultimo ne era prefetto.

Inviati durante il rientro a Roma

Telegrammi del Pontefice a capi di Stato
L’aereo con a bordo Benedetto XVI, di ritorno da Madrid, è atterrato all’aeroporto di Ciampino alle ore 21.22 di domenica 21 agosto. Sul volo, scortato nello spazio aereo spagnolo da due jet del Ejército del Aire, oltre al seguito papale erano anche l'ambasciatore María Jesús Figa López-Palop, prima donna a rappresentare la Spagna presso la Santa Sede, e il presidente della compagnia di bandiera iberica. A ricevere il Pontefice c’erano gli arcivescovi James Michael Harvey, prefetto della Casa Pontificia, Giuseppe Bertello, nunzio apostolico in Italia, Vincenzo Pelvi, ordinario militare per l’Italia, e monsignor Peter Bryan Wells, assessore della Segreteria di Stato. Presente anche il decano del Corpo Diplomatico accreditato presso la Santa Sede, l’ambasciatore di Honduras, Emilio Alejandro Valladares Lanza. Durante il viaggio di rientro il Papa ha inviato i seguenti telegrammi ai capi di Stato francese e italiano. A Su Majestad Juan Carlos I, Rey de España Palacio de la Zarzuela Madrid Al término de mi Viaje Apostólico a España con ocasión de la celebración de la XXVI Jornada Mundial de la Juventud deseo renovar mi sentida gratitud a Vuestra Majestad a la Reina a los demás miembros de la Familia Real y a las Autoridades así como a los Pastores y fieles de ese noble País por las innumerables muestras de afecto que me han dispensado durante mi permanencia en esas benditas tierras. Con estos sentimientos encomiendo fervientemente a todos los españoles a la intercesión de la Virgen María y de Santiago Apóstol para que en consonancia con su rico patrimonio de valores humanos y cristianos avancen por los caminos de la solidaridad y el justo progreso a la vez que les imparto de corazón una especial Bendición Apostólica prenda de copiosas gracias celestiales. BENEDICTUS
PP XVI

Son Excellence Monsieur Nicolas Sarkozy Président de la République Française Paris Alors que je survole le territoire français au retour de mon Voyage Apostolique à Madrid j’adresse de nouveau à Votre Excellence et à ses compatriotes mes vœux les meilleurs. Que Dieu accorde à la France et à ses habitants d’abondantes Bénédictions. BENEDICTUS
PP XVI

trimonio spirituale dell’Europa, come mirabilmente appare anche nella storia del popolo spagnolo, rendo grazie a Dio per questa provvidenziale opportunità ed invio di cuore a Lei, Signor Presidente, ed alla diletta Nazione italiana il mio cordiale saluto assicurando per tutti una speciale preghiera. BENEDICTUS
PP XVI

A Sua Eccellenza On. Giorgio Napolitano Presidente della Repubblica Italiana Palazzo del Quirinale 00187 Roma Al rientro dal mio Viaggio Apostolico a Madrid, dove ho incontrato giovani pronti ad impegnarsi per creare un futuro radicato nei perenni valori cristiani che formano il pa-

Da parte sua il presidente Napolitano, nel messaggio inviato a Benedetto XVI, sottolinea che «le giornate di Madrid hanno conseguito un pieno successo, rappresentando per i giovani provenienti da tutto il mondo un importante momento di dialogo e di arricchimento culturale e spirituale». E afferma: «Il suo messaggio ha riacceso la speranza di molti indicando ai giovani la via dell’impegno in difesa dei più autentici valori dell’uomo, della solidarietà, del dialogo e del rispetto reciproco».

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L’OSSERVATORE ROMANO
Il congedo all’aeroporto Barajas di Madrid

lunedì-martedì 22-23 agosto 2011

La Spagna può progredire senza rinunciare alla sua anima religiosa
Il Papa prega per la Spagna, per i giovani, per le famiglie, per chi affronta difficoltà, per chi non trova lavoro. Lo ha assicurato nel pomeriggio di domenica 21 agosto, all’aeroporto internazionale Barajas di Madrid, in occasione della cerimonia di congedo dalla Spagna. Majestades, Distinguidas Autoridades nacionales, autonómicas y locales, Señor Cardenal Arzobispo de Madrid y Presidente de la Conferencia Episcopal Española, Señores Cardenales y Hermanos en el Episcopado, Amigos todos: Ha llegado el momento de despedirnos. Estos días pasados en Madrid, con una representación tan numerosa de jóvenes de España y todo el mundo, quedarán hondamente grabados en mi memoria y en mi corazón. Majestad, el Papa se ha sentido muy bien en España. También los jóvenes protagonistas de esta Jornada Mundial de la Juventud han sido muy bien acogidos aquí y en tantas ciudades y localidades españolas, que han podido visitar en los días previos a la Jornada. Gracias a Vuestra Majestad por sus cordiales palabras y por haber querido acompañarme tanto en el recibimiento como, ahora, al despedirme. Gracias a las Autoridades nacionales, autonómicas y locales, que han mostrado con su cooperación fina sensibilidad por este acontecimiento internacional. Gracias a los miles de voluntarios, que han hecho posible el buen desarrollo de todas las actividades de este encuentro: los diversos actos literarios, musicales, culturales y religiosos del «Festival joven», las catequesis de los Obispos y los actos centrales celebrados con el Sucesor de Pedro. Gracias a las fuerzas de seguridad y del orden, así como a los que han colaborado prestando los más variados servicios: desde el cuidado de la música y de la liturgia, hasta el transporte, la atención sanitaria y los avituallamientos. España es una gran Nación que, en una convivencia sanamente abierta, plural y respetuosa, sabe y puede progresar sin renunciar a su alma profundamente religiosa y católica. Lo ha manifestado una vez más en estos días, al desplegar su capacidad técnica y humana en una empresa de tanta trascendencia y de tanto futuro, como es el facilitar que la juventud hunda sus raíces en Jesucristo, el Salvador. Una palabra de especial gratitud se debe a los organizadores de la Jornada: al Cardenal Presidente del Pontificio Consejo para los Laicos y a todo el personal de ese Dicasterio; al Señor Cardenal Arzobispo de Madrid, Antonio María Rouco Varela, junto con sus Obispos auxiliares y toda la archidiócesis; en particular, al Coordinador General de la Jornada, Monseñor César Augusto Franco Martínez, y a sus colaboradores, tantos y tan generosos. Los Obispos han trabajado con solicitud y abnegación en sus diócesis para la esmerada preparación de la Jornada, junto con los sacerdotes, personas consagradas y fieles laicos. A todos, mi reconocimiento, junto con mi súplica al Señor para que bendiga sus afanes apostólicos. Y no puedo dejar de dar las gracias de todo corazón a los jóvenes por haber venido a esta Jornada, por su participación alegre, entusiasta e intensa. A ellos les digo: Gracias y enhorabuena por el testimonio que habéis dado en Madrid y en el resto de ciudades españolas en las que habéis estado. Os invito ahora a difundir por todos los rincones del mundo la gozosa y profunda experiencia de fe vivida en este noble País. Transmitid vuestra alegría especialmente a los que hubieran querido venir y no han podido hacerlo por las más diversas circunstancias, a tantos como han rezado por vosotros y a quienes la celebración misma de la Jornada les ha tocado el corazón. Con vuestra cercanía y testimonio, ayudad a vuestros amigos y compañeros a descubrir que amar a Cristo es vivir en plenitud. Dejo España contento y agradecido a todos. Pero sobre todo a Dios, Nuestro Señor, que me ha permitido celebrar esta Jornada, tan llena de gracia y emoción, tan cargada de dinamismo y esperanza. Sí, la fiesta de la fe que hemos compartido nos permite mirar hacia adelante con mucha confianza en la providencia, que guía a la Iglesia por los mares de la historia. Por eso permanece joven y con vitalidad, aun afrontando arduas situaciones. Esto es obra del Espíritu Santo, que hace presente a Jesucristo en los corazones de los jóvenes de cada época y les muestra así la grandeza de la vocación divina de todo ser humano. Hemos podido comprobar también cómo la gracia de Cristo derrumba los muros y franquea las fronteras que el pecado levanta entre los pueblos y las generaciones, para hacer de todos los hombres una sola familia que se reconoce unida en el único Padre común, y que cultiva con su trabajo y respeto todo lo que Él nos ha dado en la Creación. Los jóvenes responden con diligencia cuando se les propone con sinceridad y verdad el encuentro con Jesucristo, único redentor de la humanidad. Ellos regresan ahora a sus casas como misioneros del Evangelio, «arraigados y cimentados en Cristo, firmes en la fe», y necesitarán ayuda en su camino. Encomiendo, pues, de modo particular a los Obispos, sacerdotes, religiosos y educadores cristianos, el cuidado de la juventud, que desea responder con ilusión a la llamada del Señor. No hay que desanimarse ante las contrariedades que, de diversos modos, se presentan en algunos países. Más fuerte que todas ellas es el anhelo de Dios, que el Creador ha puesto en el corazón de los jóvenes, y el poder de lo alto, que otorga fortaleza divina a los que siguen al Maestro y a los que buscan en Él alimento para la vida. No temáis presentar a los jóvenes el mensaje de Jesucristo en toda su integridad e invitarlos a los sacramentos, por los cuales nos hace partícipes de su propia vida. Majestad, antes de volver a Roma, quisiera asegurar a los españoles que los tengo muy presentes en mi oración, rezando especialmente por los matrimonios y las familias que afrontan dificultades de diversa naturaleza, por los necesitados y enfermos, por los mayores y los niños, y también por los que no encuentran trabajo. Rezo igualmente por los jóvenes de España. Estoy convencido de que, animados por la fe en Cristo, aportarán lo mejor de sí mismos, para que este gran País afronte los desafíos de la hora presente y continúe avanzando por los caminos de la concordia, la solidaridad, la justicia y la libertad. Con estos deseos, confío a todos los hijos de esta noble tierra a la intercesión de la Virgen María, nuestra Madre del Cielo, y los bendigo con afecto. Que la alegría del Señor colme siempre vuestros corazones. Muchas gracias. Di seguito una nostra traduzione italiana del discorso pronunciato dal Pontefice. Maestà, Illustri Autorità nazionali, regionali e locali, Signor Cardinale Arcivescovo di Madrid e Presidente della Conferenza Episcopale Spagnola, Signori Cardinali e fratelli nell’Episcopato, amici tutti, è giunto il momento di congedarci. Questi giorni passati a Madrid, con una rappresentanza così numerosa di giovani dalla Spagna e da tutto il mondo, resteranno profondamente impressi nella mia memoria e nel mio cuore. Maestà, il Papa si è sentito molto bene in Spagna. Anche i giovani protagonisti di questa Giornata Mondiale della Gioventù sono stati accolti molto bene qui e in tante città e località spagnole, che hanno potuto visitare nei giorni precedenti alla Giornata. Grazie a Vostra Maestà per le cordiali parole e per aver voluto accompagnarmi sia al mio arrivo, sia ora, alla partenza. Grazie alle Autorità nazionali, regionali e locali, che hanno dimostrato con la loro cooperazione fine sensibilità per questo avvenimento internazionale. Grazie alle migliaia di volontari che hanno reso possibile il buon sviluppo di tutte le attività di questo incontro: i diversi atti letterari, musicali, culturali e religiosi del «Festival joven», le catechesi dei Vescovi e gli atti presieduti dal Successore di Pietro. Grazie alle forze di sicurezza e dell’ordine, come pure a coloro che hanno collaborato prestando i più svariati servizi: dalla cura della musica e della liturgia fino al trasporto, l’attenzione sanitaria e gli approvvigionamenti. La Spagna è una grande Nazione che, in una convivenza sanamente aperta, pluralistica e rispettosa, sa e può progredire senza rinunciare alla sua anima profondamente religiosa e cattolica. Lo ha manifestato ancora una volta in questi giorni, dispiegando la sua capacità tecnica e umana in una impresa così rilevante e ricca di futuro come è quella di favorire che la gioventù affondi le sue radici in Gesù Cristo, il Salvatore. Una parola di speciale gratitudine si deve agli organizzatori della Giornata: al Cardinale Presidente del Pontificio Consiglio per i Laici e a tutto il personale di questo Dicastero; al signor Cardinale Arcivescovo di Madrid, Antonio Maria Rouco Varela, con i suoi vescovi ausiliari e tutta l’arcidiocesi; in particolare al Coordinatore Generale della Giornata, Monsignor César Augusto Franco Martínez e ai suoi numerosi e così generosi collaboratori. I vescovi hanno lavorato con sollecitudine e abnegazione nelle proprie diocesi per l’accurata preparazione della Giornata, assieme ai sacerdoti, ai religiosi e ai fedeli laici. A tutti va il mio ringraziamento unito alla preghiera al Si-

gnore perché benedica le vostre fatiche apostoliche. E non posso tralasciare di ringraziare con tutto il cuore i giovani per essere venuti a questa Giornata, per la loro partecipazione gioiosa, entusiasta ed intensa. A loro dico: grazie e complimenti per la testimonianza che avete dato a Madrid e nelle altre città spagnole dove siete stati. Vi invito adesso a diffondere in ogni angolo del mondo la gioiosa e profonda esperienza di fede vissuta in questo nobile Paese. Trasmettete la vostra gioia specialmente a coloro che avrebbero voluto venire ma non hanno potuto farlo per diversi motivi, a quanti hanno pregato per voi e

Il saluto del re Juan Carlos

Verso un futuro libero da egoismi
Al momento del congedo il re di Spagna Juan Carlos ha rivolto al Papa un discorso di saluto e di ringraziamento. «Sono stati quattro giorni pieni di gioia e di esperienze — ha detto tra l’altro — per la moltitudine di giovani della Spagna e del mondo intero, che hanno seguito le sue profonde parole e riflessioni da queste generose e ospitali terre di Madrid. «Nelle strade e nelle piazze della capitale spagnola, nella cattedrale dell’Almudena consacrata dal suo predecessore Giovanni Paolo II, a Cuatro Vientos o a San Lorenzo dell’Escorial, avete ricevuto numerose dimostrazioni di meritato affetto, ammirazione e rispetto». «Insieme a Valencia, Santiago de Compostela e Barcellona, a partire da oggi Madrid — ha proseguito — sarà ricordata come un momento fondamentale, tra i più importanti e commoventi, dei vostri viaggi in Spagna. «Il successo e la ripercussione internazionale ottenuti da questa Giornata mondiale, celebrata per la seconda volta nel nostro paese, hanno potuto contare sul lavoro, sullo sforzo e sulla dedizione di tante persone, tra le quali i volontari meritano senza dubbio una menzione speciale. «Tutte queste persone hanno contribuito a dimostrare ancora una volta al mondo il sincero spirito di accoglienza che distingue la società spagnola». «Santità — ha aggiunto — avete rivolto parole di amore e di speranza, di incoraggiamento e di fiducia, a una gioventù che è depositaria di sentimenti e valori quali il cameratismo, l’amicizia e la solidarietà. «Esse ci incoraggiano a contare in misura maggiore sull’impegno generoso della gioventù per costruire il mondo più giusto, più pacifico, più solidale e più sostenibile, in termini di protezione ambientale, che tutti noi auspichiamo. «Questo mondo migliore — nel rispetto per la libertà e la dignità della persona — richiede lo sforzo, il dialogo, la comprensione e la cooperazione di tutti per raggiungere la concordia e per superare crisi e sfide. «Il presente richiede di concentrare la nostra attenzione sui giovani se vogliamo ottenere il futuro che essi rappresentano e che si meritano. Un futuro che sarà migliore soltanto se collochiamo gli interessi generali al di sopra degli egoismi particolari, se pensiamo più a ciò che dobbiamo fare per gli altri, piuttosto che a quello che possiamo ottenere per noi stessi». «D’altra parte — ha detto ancora — come ha detto Sua Santità ai giovani riuniti a San Paolo nel 2007, “gli anni che state vivendo sono gli anni che preparano il vostro futuro… Vivete con entusiasmo, con gioia, ma soprattutto con senso di responsabilità”. Per questo il futuro richiede di proteggere la nostra libertà e i nostri diritti come cittadini, e al tempo stesso di assumere i sacrifici, gli obblighi e le responsabilità che la convivenza rispettosa e armoniosa tra tutti gli esseri umani impone». Concludendo, il re ha ringraziato il Papa per la visita e per «l’entusiasmo che avete suscitato nei giovani. Grazie di cuore del suo affetto e amicizia».

a coloro ai quali la celebrazione della Giornata ha toccato il cuore. Con la vostra vicinanza e testimonianza, aiutate i vostri amici e compagni a scoprire che amare Cristo è vivere in pienezza. Lascio la Spagna contento e riconoscente verso tutti. Ma soprattutto verso Dio, Nostro Signore, che mi ha permesso di celebrare questa Giornata così ricca di grazia e di emozione, così carica di dinamismo e di speranza. Sì, la festa della fede che abbiamo condiviso ci permette di guardare in avanti con molta fiducia nella provvidenza, che guida la Chiesa attraverso il mare della storia. Per questo rimane giovane e piena di vita, anche affrontando situazioni difficili. Questo è opera dello Spirito Santo, che rende presente Gesù Cristo nei cuori dei giovani di ogni epoca e così rivela loro la grandezza della vocazione divina di ogni essere umano. Abbiamo potuto sperimentare anche come la grazia di Cristo faccia crollare i muri ed elimini le frontiere che il peccato innalza tra i popoli e le generazioni, per fare di tutti gli uomini una sola famiglia che si riconosce unita nell’unico Padre comune, e che coltiva con il proprio lavoro e il rispetto tutto quello che Egli ci ha dato nella Creazione. I giovani rispondono con impegno quando si propone loro con sincerità e verità l’incontro con Gesù Cristo, unico redentore dell’umanità. Essi tornano ora alle loro case come missionari del Vangelo, «radicati e fondati in Cristo, saldi nella fede», ma avranno bisogno di aiuto nel loro cammino. Raccomando, quindi, in modo particolare ai Vescovi, ai sacerdoti, ai religiosi e agli educatori cristiani, la cura della gioventù, che vuole rispondere con speranza alla chiamata del Signore. Non bisogna scoraggiarsi davanti agli ostacoli che, in diversi modi, si presentano in alcuni paesi. Più forte di tutto questo è il desiderio di Dio, che il Creatore ha posto nel cuore dei giovani e la potenza dall’alto, che dà forza divina a coloro che seguono il Maestro e a coloro che trovano in Lui alimento per la vita. Non abbiate timore di presentare ai giovani il messaggio di Gesù Cristo in tutta la sua integrità e ad invitarli ad accostarsi ai Sacramenti tramite i quali Egli ci rende partecipi della sua stessa vita. Maestà, prima di tornare a Roma, desidero assicurare gli spagnoli che li ho molto presenti nella mia preghiera e prego specialmente per gli sposi e per le famiglie che affrontano difficoltà di diversa natura, per i bisognosi e gli infermi, per gli anziani e i bambini, e anche per coloro che non trovano lavoro. Prego anche per i giovani di Spagna. Sono convinto che, animati dalla fede in Cristo, offriranno il meglio di se stessi perché questo grande Paese affronti le sfide del momento presente e continui ad avanzare nel cammino della concordia, della solidarietà, della giustizia e della libertà. Con questi pensieri affido tutti i figli di questa nobile Terra all’intercessione della Vergine Maria, nostra Madre del Cielo, e li benedico con affetto. Che la gioia del Signore ricolmi sempre i vostri cuori. Grazie.

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