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Capitolo LIV degli "Annales" di Tacito

Ma ora abbiamo entrambi colmato la misura, sia tu, per quanto può un principe donare ad un
amico, sia io per quanto può un amico ricevere da un principe; il di più può soltanto fomentare
l'invidia, la quale, come tutti i diletti degli uomini, non giunge a toccare la tua grandezza; ma
su di me sovrasta minacciosa e devo difendermi. E come invocherei il tuo soccorso se in una
campagna militare o in un viaggio mi trovassi spossato, così, vecchio ormai ed inetto anche
agli uffici più lievi in questo viaggio della vita, sentendo di non poter sostenere oltre il carico
delle mie ricchezze, chiedo a te aiuto. Ordina tu che i miei beni passino sotto la cura dei tuoi
amministratori, rientrino a far parte delle tue sostanze. Non intendo con questo volermi ridurre
in miseria, ma riconsegnarti quei beni il cuo fulgore mi abbaglia, potrò nuovamente dedicare
alle occupazioni spirituali quel tempo che si perde nella cura dei giardini e delle ville. Tu hai ora
abbondanza di energie e l'esperienza di un altissimo comando assimilata durante tanti anni:
possiamo quindi noi, tuoi vecchi amici, chiedere congedo. Anche questo sarà per te titolo di
gloria: aver elevato alle più alte fortune chi ne avrebbe accettata anche una modesta.