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In autobus Michele Fontefrancesco Published in: Citt Futura, 17/9/11 Oggi piccola odissea in giro per il regno unito

per raggiungere Cardiff da Durham. Un taxi fino a Newcastle,poi un pulman fino a Birmingham ed ancora un pulmam, per raggiungere la capitale gallese. Nel cambio di pulman mi son dovuto fermare nella stazione della National Express, conglomerata di trasporti su gomma e rotaia, in quel di Birmingham.

Anni fa, nei miei giorni americani, mi ero abituato ad un dato di fatto. Gironzolando per gli States a bordo dei pi rocamboleschi mezzi si impara che c un'implicita caratteristica nel parco utenti delle corriere. Su di esse, infatti, si incontrano facce del'Altra America, di quel mondo dimenticato di chi non ha una macchina, di chi non ha le possibilit di prendere un aereo od un treno. Gente che spesso ha anche voglia di raccontarti di quell'altra America non cosi' sfavillante come ce la immaginiamo da questa parte dellOceano. Gente che ha voglia di raccontare del suo mondo, intessendo la propria narrazione con esperienze vissute e miti pi o meno sbiaditi. Prendere lautobus, in questo senso, pu essere un po unesperienza. Un modo semi-traumatico per capire la spaccatura sociale che caratterizza gli US.

Tornato nella vecchia Europa, o meglio, sbarcato nella perfida Albione, e iniziato a prendere autobus per andare un po di qua ed un po di l, non mi mai pi capitato di vedere lo stesso 'social devide' in azione. Anche in questa nazione, per, il bus resta un mezzo 'un po' cos', vissuto pi come una calamit che un servizio pubblico.

Sceso a B'gam, e girovagando per la stazione, ho avuto per modo di guardare i volti delle persone, pi di un centinaio, che mi circondavano, ordinatamente (pi o meno) attendendo una qualche corsa: chi per andar a nord, chi a sud, chi ad ovest come me. Nei loro visi, ho visto un altro Regno Unito rispetto a quello raccontato dalla tiv. Un altro volto rispetto a quellInghilterra di cui conservatori e laburisti discutono a Londra. Un mondo di studenti, pensionati, operai, immigrati, piccoli negozianti. Ho avuto davanti a me, un vivido spaccato di quel mondo che un mio caro amico, Gianluca Barbero, chiamerebbe 'dei mille euro (al mese) [mutata mutandis, qui lo si potrebbe chiamare delle '900 pound'].

I britannici non sono americani e cavar loro una storia di vita cosa impegnativa. Non mi voglio quindi spacciare per profeta o araldo di questo mondo di cui comunque mi trovo a far parte. Mi domando solo, ripensando a quei volti, come potrebbe suonare la storia di questo mondo, il brulicante intreccio di queste vite che, anche qui, sono nascoste nella retorica ufficiale, dimenticati tra numeri e statistiche. Cosa potrebbe fare provare, cosa potrebbe fare pensare, al lettore blindato nei sogni televisivi, il sentire di una storia una storia fatta di mille e mille piccole gioie e disperazioni di (noi) protagonisti di questa vita marginale

Sedendomi sul secondo autobus della giornata mi tengo la domanda e mi continuo guardar attorno. --

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