Sei sulla pagina 1di 5

L'OBELISCO CAROLINO DI BITONTO

La battaglia che gli austriaci e gli spagnoli combatterono il 25 maggio 1734 presso Bitonto fu rilevante pel numero dei combattenti (1) e fu decisiva e in ordine alla guerra di successione polacca e riguardo agli importanti mutamenti che nella penisola italica da quella battaglia discesero. Ad essa seguirono la perdita del Mezzogiorno da parte dell'Austria e l'affermarsi sul trono di Napoli della dinastia dei Borboni, sicch da quel fortunoso 1734 ebbe inizio il processo d'indipendenza dallo straniero che si realizz nel sec. XIX con l'Unit. Se Carlo di Borbone, vincitore sul campo bitontino, pot vantarsi di avere riaffermato l'italica libert (2 ), i suoi successori, tuttavia non seppero mutare la corona di Napoli in quella d'Italia per il loro triste sgoverno (3) ed anche perch chiusi da quella cesura geopolitica che fu, fino al 1870, lo Stato pontificio. A ricordo della battaglia resta in Bitonto la salda piramide (4) che Carlo volle eretta nel luogo dove fu decisa con le armi borboniche la fortuna del Regno di Napoli. Non solamente per il fatto storico di cui documento, ma anche perch costituisce un'opera di insigne valore artistico, l'obelisco di Bitonto merita attenta consideazione e giustifica la raccolta delle presenti notizie. Da un'inedita memoria sulla battaglia lasciataci dal bitontino Pietro Alburqueque si apprende che il comandante delle forze spagnuole, Giuseppe Carillo conte di Montemar, rimasto vincitore, la sera di quel 25 maggio, entrato nella cappelluccia, vicino al luogo dove fin la zuffa, vi scrisse segretamente sul muro

(1) Le opinioni, al riguardo, sono discordi. Le forze in campo, complessivamente tra austriaci e spagnuoli, si aggirarono sui trentamila uomini. DE VECCHI, Due date, due battaglie, due mutazioni di straniero dominio in Puglia, Bari 1931; G. DE NAPOLI, La fine della dominazione austriaca nel Mezzogiorno d'Italia e la battaglia di Bitonto del 1734, Milano 1934, p. 18. (2) Queste parole furono incise sull'epigrafe commemorativa della battaglia apposta sul basamento dell'obelisco carolino di Bitonto. (3) E. T. DE SIMONE, Pochi giorni a
tonto. Lettere, Napoli 1875, vol. I, p. 291.

(4) P. COLLETTA, Storia del Reame di Napoli, ed. a c. di C. Francovich, Firenze 1962, p. 36.
869

Provincia di Lecce - Mediateca - Progetto EDS (Emeroteca Digitale Salentina)

a cura di IMAGO - Lecce

Hic con un carbone; e questo fu poi l'indizio per l'anno seguente all'Ingegnere
per rinvenire il luogo preciso ove ebbe termine la conquista del Regno (5). Sul monumento bitontino interessanti notizie ci ha tramandato Giuseppe Senatore: Il giorno primo giugno 1734, preso alquanto di riposo e di sollievo il valoroso Duca di Montemar (6) dalle sue gravi ed assidue applicazioni in guerra, nel palazzo ben addobbato del principe Ottajano Medici, sito all'ampia piazza detta di Monteoliveto, ordin egli tantosto al Brigadiere Ingegnere Maggiore D. Giovanni Antonio Medrano che avesse formato un dotto disegno di una ben ideata e nobile macchina piramidale, che doveva porsi in opera tutta in finissimo marmo, e da eccellente scalpello travagliata, ed indi trasportato nella pianura di Bitonto, ove ergere pensavasi per un perenne monumento della battaglia vinta dalle armi spagnuole, ciocch fu dal mentovano Brigadiere puntualmente eseguito (6). Oltre che il progettista del monumento, che in Napoli doveva legare il suo nome al palazzo di Capodimonte e al teatro S. Carlo (7), si conosce anche l'esecutore della guglia bitontina, che fu il tenente colonnello ingegnere del genio Francesco Rorro, coadiuvato dall'ingegnere Gioacchino Magliano. Impresario dei lavori fu un tal Carlo D'Adamo e capi maestri certi Gioacchino Lamberti e Leonardo Scalese (8 ). Il De Napoli riferisce che alla costruzione della guglia attese anche un sacerdote bitontino, Nicola Pasquale Valentino, detto Priscizzo (9 ). Una fonte locale, citata dal De Napoli, ricorda la fondazione dell'obelisco: A d 28 maggio 1736 alle ore quattordici si pose la prima pietra della piramide fatta mettere da S.M. Napoletana e Siciliana, D. Carlo Borbone alla via di Giovinazzo, e propriamente avanti la cappella di S. Maria della Piet dove appunto S.E. il conte di Montemare ruppe le truppe allemanne nella battaglia succeduta alli 25 di maggio del 1734. Detta funzione di mettere la prima pietra fu solenne con sparo e con suono di campane di questa citt, e se ne rog atto pubblico per mano di notar La Segna di Bari, che venne qui col precettore Celentano di Bari, da cui in nome di S.M. furono poste sotto della piramide due medaglie

(5) Di detta memoria una copia ottocentesca trovasi presso di me. Squarci di detta memoria trovansi nel lavoro dell'abate Giovanni Battista Lo Iacono, che osserv il fatto d'armi dal campanile della cattedrale di Bitonto. Il lavoro del Lo Iacono, in parte riportato dal DE SIMONE, fu edito a e del can. Nicola Fano il 1887 in Bitonto ed ivi il 1934 a e. di A. Amendolagine. (6) Carlo di Borbone nomin il Montemar duca di Bitonto. (7) COLLETTA, p. 69. (8) DE NAPOLI, p. 90. (9)DE NAPOLI, p. 90. Nei sett. XVI-XVIII i Valentino costruirono in Bitonto i palazzi Bove in via Mercantini e Alitti in piazza Cattedrale. Il 1737 il bitontino Vito Valentino costru in Barletta un grande campanile attiguo alla chiesa del S. Sepolcro. A. CASTELLANO, I Valentino costruttori bitontini nei secc. XVI-XVIII, in Ad maiora , II, 1967, 2, pp. 8-10.

Provincia di Lecce - Mediateca - Progetto EDS (Emeroteca Digitale Salentina)

a cura di IMAGO - Lecce

d'oro con quattro monete d'argento venute da Napoli, e dal detto colonnello fu posto del suo un pezzo da otto spagnuolo (10 ). Il 10 marzo 1741 il campo della battaglia di Bitonto fu visitato da re Carlo e da sua moglie Maria Amalia Walburga. Ai sovrani, reduci da Bari, dove si erano portati a visitare la basilica di S. Nicola, e da Giovinazzo, il fatto d'arme fu illustrato dal vescovo di Bitonto Giovanni Barba (11). Discesi dal palco, che era stato eretto dinanzi alla chiesetta di S. Vito, i sovrani furono ricevuti nella villa De Facendis, che sull'attuale via Cavallotti (12 ). In tale occasione, l'Universit bitontina fece voti a re Carlo perch fosse completato l'obelisco che, come si conosce dall'Alburqueque, mancava dei fregi, delle decorazioni e della corona terminale. A ricordo della visita sovrana, sul prospetto della chiesetta di S. Vito, fu murata la seguente epigrafe: Carolo Utriusque Siciliae Regi / Pio Felici Triumphatori semper invicto I et Mariae Amaliae Valpurgae Reginae / eius coniugi laetissimae / quod VI eid. mart. an. sal. MDCCXLI / Bario primum mox Iuvenacio reduces / ex hisce aedibus et contigui sacelli solario / locum initium exitumque pugnae / qua a. d. VIII Kal. Iun. a. MDCCXXXIV / hispanus miles memorabili parta vittoria / universas Germanorum copias delevit / ex ore Ioh. Barbae Epis. Butuntini I viri clariss. dissertissimq. intellexerint / Nic. De Facendis ex Hisp. Tarrac. oriundus / antenepos Iohn. Felicis qui sub Philippo III / rege catholico stipendia meruit / ut maximum hoc aedum suarum / immo familiae decus posteris innotescat / lap. mem. causa px. c. eod. an. MDCCXLI (13 ). Le quattro facce rettangolari del plinto, sul quale s'imposta la piramide, rivestite di marmi di Genova e di pietra di color mischio tratta nel territorio bitontino da una cava esistente presso la chiesa della Madonna delle Grazie (14 ), portano per ogni lato delle iscrizioni latine che si vogliono dettate dal Mazzocchi per incarico del Tanucci, ovvero dallo stesso ministro di re Carlo (15 ). L'epigrafe dedicatoria, posta sul lato del basamento volto a mezzogiorno, verso la citt, cos ricorda il sovrano: Carolo Hispaniarum Infanti / Neapolitanorum et Siculorum Regi / Parmentium Placentinorum Castrentium Duci / Magno Aetruscorum Principi / quod

(10) DE NAPOLI, Bitonto, la citt degli olivi, in Le cento citt d'Italia , Milano 1928, P . 9. (11) Su di lui CASTELLANO, Puglia sacra: la diocesi di Bitonto nella storia, Bitonto 1963, pp. 52-54. (12) CASTELLANO, I Valentino cit., p. 10. (13) G. PASTORESSA, L'Obelisco carolino, in Solenni feste bicentenarie in onore di Maria SS. Immacolata, Bitonto 1934, p. 18. (14) DE NAPOLI, Bitonto etc., p. 9. (15) DE SIMONE, p. 379; G. B. LO IACONO, La battaglia di Bitonto del 25 maggio 1734, Bitonto 1934, p. 65.

371

Provincia di Lecce - Mediateca - Progetto EDS (Emeroteca Digitale Salentina)

a cura di IMAGO - Lecce

hispanici exercitus imperator / Germanos deleveril / italicam libertatem I undaverit / Appuli Calabrique signum / extulerunt (16 ). Quella posta ad ovest descrive le vicende della battaglia che concluse la conquista del Regno: Germarzorunt militum / hic / justo numero certanium / hispanica virtus / partem minimatn trucidavit / reliquos fortiter captos servavit / rei gestae nuntium ex captivis / ad Germaniae regem / humaniter ablegavit / anno salutis MDCCXXXIV. Cos suona l'epigrafe rivolta a settentrione: Philippo V / Hispan. Indiar. Siciliae / utriusque / regi / potentissimo / pio / felici / quod / Afris domitis / neapolitanum regnum / devictis / iusto bello Germanis / receperit / et Carolo filio optimo / italicis pridem / ditionibus aucto / adsignaverit / monumentum victoriae / poni laetantes / populi voluerunt. Quella a levante ricorda il vincitore della battaglia: Iosepho Carillo / comiti Montemar / quod / eius opera / ductu consilio / Hispani Germanorum cuncta / subegerint / VIII Kal. J unii / a. s. MDCCXXXIV / Regi iussu / honos habitus. La snella piramide, che affida alla sobriet delle linee la sua composta eleganza architettonica, decorata da mascheroni e da trofei simboleggianti la vittoria. Il culmine dell'obelisco, alquanto svasato, sostiene una corona poggiante su quattro stemmi borbonici. L'altezza dell'obelisco, secondo quanto riferisce il Senatore, fu stabilita in 72 palmi napoletani. L'infelice scelta del materiale tufaceo impiegato nell'ossatura della piramide ha causato, durante i secoli, diversi danni al pesante rivestimento marmoreo del monumento di questo, completato vent'anni dopo la sua erezione, prevedeva la caduta, stante la cattiva qualit della pietra adoperata, il Galanti nella Relazione Ufficiale inviata a Ferdinando IV il 1780 (17 ). Il 1861, l'obelisco veniva radicalmente restaurato (18 ). Un altro restauro occorse il 1928. L'ultimo risale al 1957 ed avvenne perch un fulmine, caduto sull'obelisco, ne scopr il rivestimento di una faccia e ridusse in frantumi l'epigrafe del basamento posta sul lato a mezzogiorno. L'obelisco carolino, oggi, al centro della vasta piazza antistante al nuovo santuario dei SS. Medici. E' alto m. 19 dal piano di calpestio nel quale gli ultimi lavori stradali hanno inglobato il primo gradino dei quattro originari. Pur se

(16) Il 1957 questa epigrafe fu colpita dal fulmine e ridotta in frammenti, conservati nel civico museo di Bitonto. Il testo fu rinnovato nell'attuale epigrafe. (17) DE NAPOLI, Bitonto etc., p. 9.

(18) Il DE NAPOLI, Bitonto, p. 9 scrive del restauro ottocentesco accennando ad un'iscrizione apposta all'arco trionfale eretto in onore di Ferdinando II allorquando il sovrano il 13 febbraio 1859 visit Bitonto.
372

Provincia di Lecce - Mediateca - Progetto EDS (Emeroteca Digitale Salentina)

a cura di IMAGO - Lecce

circondato da moderne ed alte costruzioni che ne condizionano lo slancio architettonico e ne attutiscono l'eleganza decorativa, l'obelisco carolino degno di ammirazione ed tra i pi noti monumenti di Bitonto. Esso, pi che per i suoi pregi artistici e la prestigiosa paternit, affida la sua fama al severo giudizio politico che ne diede il Colletta: rimane segno di superbia non di virt (19 ).
ANTONIO CASTELLANQ

(19) COLLETTA, p. 36.

373 3 - LA ZAGAGLIA

Provincia di Lecce - Mediateca - Progetto EDS (Emeroteca Digitale Salentina)

a cura di IMAGO - Lecce