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Di Roberto Vassallo

Liberamente tratto dalle storie del Ghost Tour

Preambolo: Alta sulla salita di Vico Dritto Ponticello, la Porta Soprana (Superana) - detta anche di Sant'Andrea perch costruita sull'omonimo piano dove fino agli ultimi anni del XIX secolo sorgeva anche il monastero intitolato al Santo, cos scenografica colle sue torri monumentali, introduce alla citt medievale: Eretta nel IX secolo, le sue forme attuali risalgono al 1155 quando fu costruita in tempi assai brevi una nuova cinta muraria a protezione della citt dalle temute mire espansionistiche dell'imperatore Federico Barbarossa. Un'iscrizione diffida dallentrare in citt chi non porta pace: "Nel nome di Dio onnipotente, Padre Figlio e Spirito Santo. Amen Sono sorvegliata da soldati, circondata da splendide mura e scaccio lontano con il mio valore i dardi nemici. Se pace tu porti, accostati pure a queste porte, se guerra tu cerchi, triste e battuto ti ritirerai. Il Meridione e il Ponente, il Settentrione e l'Oriente sanno su quali enormi fremiti di guerre io Genova abbia prevalso. Nel consolato del comune di Guglielmo Porco, Oberto Cancelliere, Giovanni Maluccelli, e Guglielmo Lusio, e dei placiti (giudici) Boemondo di Odone, Bonvassallo di Castro, Guglielmo Stangone, Gugliemo Cigala, Nicola Roca e Oberto Recalcati . Ad avvalorare la minaccia per i malintenzionati contenuta nel testo, si dice che alla costruzione del complesso, avesse collaborato addirittura un alchimista il quale, straordinariamente, alla Porta avesse incatenato, come deterrente eccezionale, il fantasma di un guerriero temibilissimo. Un qualche problema comunque sarebbe, in seguito, sorto: perch quel particolarissimo "Guardiano della soglia"(ovvero della Porta) accrescerebbe le proprie risorse difensive solo con ricorrenti tributi di sangue che peraltro, nei secoli, avrebbe gi sollecitato. Alcuni cenni storici: L'importanza di Genova non passa inosservata a Federico Barbarossa che mira a realizzare una coalizione assieme a Genova e Pisa con l'intento di affrontare i comuni italiani, il Papa e conquistare la Sicilia. La conseguenza della richiesta imperiale divide l'oligarchia genovese. Le famiglie genovesi hanno cospicui interessi in Sicilia ma si contrappongono con due ipotesi politiche opposte. La prima prevede una crescita degli interessi economici genovesi in una Sicilia imperiale grazie ai privilegi promessi dal Barbarossa. La seconda pensa che la situazione non possa migliorare oltre grazie ai buoni rapporti con i Normanni. La linea politica adottata la trattativa infinita per non essere costretti a schierarsi apertamente. Federico I Hoenstaufen, detto "il Barbarossa" divenne Imperatore e quindi re d'Italia nel 1152 alla morte dello zio Corrado II, che allora era il regnante. Dopo avere risolto alcuni problemi in Austria, il Barbarossa scese in Italia, dal Brennero, il 2 ottobre 1154. Federico I "Re dei Romani", e quindi destinato al trono imperiale, giunse a Roncaglia (Piacenza) nellottobre 1154 e chiam i rappresentanti dogni citt e tutti i feudatari a rendergli omaggio di sudditanza. Con la dieta dei vassalli del regno rivendic tutti i diritti imperiali e impose a tutti i feudatari e comuni il giuramento di fedelt allimpero e i tributi imperiali. Appena giunto convoc un parlamento a Roncaglia per avvisare tutti i Comuni italiani che non accettava insubordinazioni e per riprendere possesso del potere Imperiale, trascurato dallo zio Corrado. Anche i genovesi mandarono dei loro delegati al Consiglio e rispetto ad altre delegazioni furono accolti con simpatia dall'Imperatore, che, addirittura, fu prodigo di buone parole per la partecipazione di Genova alle Crociate, dove, come sappiamo, avevano portato viveri e volontari. Sembra che, in un colloquio segreto, il Barbarossa promise ai genovesi il monopolio del commercio siciliano, in cambio dell'aiuto della flotta per conquistare l'isola, poich Guglielmo, il Re normanno, rifiutava di sottomettersi! Tornati a Genova, gli ambasciatori riferirono ci ai Consoli, i quali accettarono con entusiasmo la proposta del Barbarossa, considerando anche i guai che sarebbero sorti, se questa proposta fosse stata fatta ai pisani! Sarebbe stata la fine di Genova! Subito dopo distrusse Asti e Chieti (che non avevano giurato fedelt); assedi per 9 settimane Tortona e la distrusse a met di aprile 1155 piegando le riottose citt lombarde al suo volere. Il 24 aprile fu incoronato a Pavia Re dItalia. Considerando la condotta del Barbarossa nei confronti delle altre citt, nonostante le assicurazioni ricevute lanno precedente, i Consoli del 1155 riscattarono tutte le rendite del Comune che erano impegnate,

ricostituirono la flotta e cintarono nel giro di cinquantacinque giorni la citt da Porta Nuova di S. Fede a Porta di S. Andrea utilizzando anche parti delle navi per rendere lopera pi sicura. Evidentemente per alcuni membri del consolato del comune, tutto ci non sembrava sufficiente, quindi in gran segreto decisero di ricorrere allaiuto di un oscuro alchimista, un certo Triguat. Triguat lalchimista. Originario della Cappadocia, Triguat, il cui vero nome nessuno seppe mai, era approdato a Genova gi in tarda et e subito si era guadagnato una discreta reputazione come medico, ma le radici della sua medicina non erano fondate sugli scritti di Ippocrate e Galeno, bens su quella branchia dellalchimia che affonda le sue radici nel misticismo e nella magia, ancor pi ancorata nei riti caldei pi reconditi. Alcuni oscuri scribi del consolato del comune di Genova, chiss come, avevano saputo della facolt soprannaturali di Triguat, e per ordine (si dice) dello stesso Guglielmo Embriaco, erano stati incaricati di forzare lalchimista perch le mura della citt potessero resistere agli attacchi del Barbarossa. Allinizio Triguat fu riluttante, neg la sua natura di mago e alchimista, ma dovette cedere poi alle insistenze degli scribi del consolato, che arrivarono addirittura di minacciarlo di morte, se non avesse acconsentito alle loro richieste. Un bel problema, anzi uno in pi da risolvere, dato che il povero Triguat, di alchimia, di magia e di medicina, non ne sapeva nulla, fuggito dallAsia, proprio perch millantatore e gradasso aveva fatto dellarte della menzogna e del raggiro una vera professione, ingannando senza pudore tutti quei poveretti che con fiducia si erano rivolti a lui nella speranza di un qualche conforto. Con rocambolesche fughe, si era sempre dato alla macchia, ricominciando in un altro lontano paese ci che aveva bruscamente interrotto in precedenza, tutto ci finch non giunse a Genova. Genova non era un misero paesucolo dove vantare le proprie credenziali specie se fasulle, e non era neanche quel ricettacolo di gente ignorante, dove si poteva raccontare ogni genere di fesserie essendo creduti. Genova anche se era pervasa da quellaurea di sacro e profano, era sulla strada per diventare la Superba. Ben se ne accorse Triguat, quando dovette trovare rimedio alle sue colossali bugie, e ancor pi quando dovette escogitare il metodo di rendere insormontabili le mura della citt. Scappare non poteva, perch a ben donde delle guardie erano state poste, allentrata della sua spelonca, e quella minaccia di morte qualora non fosse stato capace di dar seguito alle sue vanterie, gli aveva messo il fuoco alle terga. Per tre giorni tent di escogitare senza riuscirvi una parvenza di soluzione; non essendo un matematico non pot fare affidamento sui calcoli e architetture, non essendo un generale, non conosceva le alchimie dellattacco e della difesa, non essendo neanche un mago non poteva dileguarsi come avrebbe voluto, ma essendo solo un ciarlatano pot solo piangere e imprecare contro la malasorte. Al quarto giorno un emissario del consolato fece vista al poveretto per vedere se avesse inventato qualcosa. Mille furono le scuse accampate da Triguat solo per arrivare al nocciolo della questione, e che cio non aveva trovato nessuna soluzione. Lambasciatore del consolato, chiam allora le guardie e disse loro di mettere a morte lalchimista, ma ancora una volta lo sciagurato Triguat riusc a farsi prolungare di altri tre giorni la scadenza per trovare al fine una soluzione. Tre giorni passarono presto, e cos giunse in meno che non si dica, la notte che separava lalba del terzo giorno, preso dal pi nero sconforto, Triguat non trov di meglio che gettarsi in ginocchio e cominciare a implorare alla terra. Quali oscure divinit si celano nei meandri del globo terrestre, spiriti di ogni genere hanno costruito nei meandri di madre Gea, i loro domini, adorati come divinit prima che Dio scrivesse le sue leggi allesordio dellumanit, ora erano rinnegati e gettati nelloblio. Uno spiritello della terra, raccolse i lamenti del povero Triguat e li port a Lucifero in persona. Costui forse per antiche remore contro il genere umano mand un suo emissario sulla superficie terrestre nella persona di Satariel. Satariel e il patto. Egli sedette vicino alluomo, dove la luce della lanterna allungava la sua ombra sino a sovrastare limmagine esile delluomo. Chiese allessere che stava di fronte, cosa volesse e il perch dei suoi lamenti. Luomo tra le lacrime non esit di spiegare al demone il perch dei suoi pianti e le tribolazioni che avrebbe passato se non avesse trovato una soluzione alle richieste degli emissari. Il demone acconsent ad aiutarlo, non dopo avere posto anchegli delle condizioni.

Ecco, disse:- io ti mando lo spirito di *Koor il principe guerriero, dominatore dei tre mondi, che nella sua grandezza volle sfidare il suo signore e che per punizione ora vaga senza dimora e dannato per leternit. Ebbene io legher alle porte della tua citt questo spirito malvagio ed egli veglier la sua entrata in eterno. Bada uomo, questo lo spirito di un grande guerriero ed esige un tributo, egli sazier la sua fame di vendetta col sangue di chi oser portare guerra entro le sue mura ma guai il giorno che si dovesse mancare a questa imposizione, perch sar lo stesso spirito a cercarsi la vittima sacrificale e tu Triguat sarai il primo di questa lunga schiera. Detto ci, lo spirito spar, lasciando nellanimo di Triguat una profonda amarezza e sconforto. Ormai la luce dellalba stava facendo capolino e le guardie stavano bussando alla porta, non vi era pi tempo per rammarichi o rimorsi, era solo il momento di agire e cos, prendendo il coraggio a due mani come mai aveva fatto prima dora, il sedicente negromante inform i due guardiani della sua magia. Nessuno come ovvio volle credere e a nulla valsero i suoi pianti e lamenti, a niente serv le parole e i gesti disperati, e meno che mai i suoi lacrimevoli racconti, il povero Tigruat, fin i suoi giorni impiccato con infamia, cos come aveva vissuto. Koor, invece mantenne fede al suo patto, accrescendo ogni volta la sua forza con le vite di coloro che in un modo o nellaltro non seguirono gli ammonimenti posti a memoria sulla soglia. Finite le guerre, cessarono anche i contributi di sangue che volenti o nolenti si perpetuarono nei secoli, mentre ancora oggi lo spirito di quel feroce guerriero esige quel nefasto tributo, a memoria di ci che luomo lega sulla terra, legato per leternit anche nellaldil.

*Note: Per saperne di pi leggere La leggenda di Koor Principe Guerriero e il fiume del paradiso.