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Salve amici, son tornato pi pimpante ed abbronzato! Ricordate chi son io? Il nipote di mio zio.

Ma s, il gufo Rutilondo che va in giro per il mondo a raccogliere storielle divertenti assurde e belle. Sono stato a San Francisco da mio zio Tarquinio Prisco: quante storie mha narrato quel burlone un po svitato! Dopo in India, gi a Calcutta, tra un bign e una pastasciutta, ho incontrato Tullo Ostilio, il cugino di Pompilio con il quale siamo andati dalle parti di Frascati per trovare Servio Tullio: cha invitati da Tigullio e poi insieme dal Superbo, il Tarquinio di Viterbo. Posso dire proprio stata una bella rimpatriata! Dunque adesso, qui in cartella con formaggio e mortadella, ho un bel po di storie care da dovervi raccontare questa volta pure in prosa, come fa mia nonna Rosa. Incomincio presto presto col rcconto Il Re del Cesto.

IL RE DEL CESTO

Che faccia da cretino! disse guardando il re che aveva appena disegnato. Con una smorfia di disgusto accartocci il foglio e lo lasci rotolare sul tavolo. Oggi non ne va bene una! brontol e aggiunse qualche Lego al muro di cinta. Quei mattoncini erano diventati una mania da quando il piccolo Fabio veniva nel suo studio. Ce nerano una marea sparsi qua e l: rossi, gialli, neri, bianchi ... a Toni per piacevano quelli trasparenti, coi quali aveva dato forma a qualcosa che assomigliava molto a un castello: un torrione ospitava un pennone giallo e rosso e, di fronte, un maschio robusto terminava con una piccola vedetta a forma di cilindro. Le mura erano orlate di merli, limpidi e luminosi come gocce di rugiada. L dentro Toni immaginava intrighi e congiure e cos erano nati dei personaggi che quella sera stava cercando inutilmente di abbozzare: uno scudiero, presto abbandonato per un burbero capitano insaccato nella sua pesante armatura, un re dal portamento maestoso e una dama con una tunica finemente ricamata. Aveva anche armato di spada un soldato dalla grinta feroce ... delle emerite schifezze! Il bagliore di un lampo guizz attraverso le fessure della persiana e un attimo dopo si fece sentire la voce del tuono, seguita dal pesante ululare del vento. Mm ... mugugn Toni, il tempo non promette nulla di buono e da un momento allaltro qui ci sar il diluvio! In quellistante il pendolo batt tre colpi. Caspita! un quarto alla mezzanotte! aggiunse. Bisogna proprio che ... BRMMMMMMMMMMMMMMMMMMMMMM La frase si perse nel risonante fragore di un fulmine e la lampada sulla scrivania fece locchietto. Gi, conviene proprio che vada! disse. Si avvi verso la porta dello studio e spense la luce ma dun tratto sarrest ... clicc di nuovo sullinterruttore ... Diavolo! esclam, guardando il castello sulla scrivania. Era come se i mattoncini che aveva aggiunto gli avessero dato un aspetto fantastico e la luce della lampada, coi suoi mille riflessi dorati, aggiungeva adesso leleganza e la lucentezza del cristallo. Il Castello di Cristallo! disse a mezza voce. Gi, potrebbe essere questo il titolo che andavo cercando per la nuova storia Con la felicit di un bambino che ha appena ricevuto un regalo, Toni spense la luce, serr la porta dingresso e si avvi verso casa, due isolati pi avanti, accompagnato dal ticchettio dei passi nella fredda oscurit della notte. Nello studio il pendolo prese a battere DENG DENG DENG rintocchi secchi e ovattati DENG DENG DENG quasi misteriosi ... Per mille diavoli dellinferno! Al riparo! Al riparo! Dietro quelle rocce, presto! Di qua! Di qua! DENG DENG DENG ... Per mille diavoli dellinferno! Attenzione! Colpi di cannone, da quella parte! DENG DENG DENG ... ... che segnarono la mezzanotte, tra lo scompiglio dei tuoni e dei lampi e il turbinio della pioggia e del vento che assieme facevano un baccano del diavolo.

Attenzione! Un raggio accecan ... BARABRMMM ...B ... BRMMMMMMMMM!!!... Nella scarica echeggiante del fulmine si ud un rumore stridulo di ferraglia mescolato a suoni e cigolii, urli e lamenti. La pioggia cadde fitta, a dirotto, per un bel po. Poi cess tutto, di colpo, come in un temporale estivo: niente pi stridori, n gridi n gemiti; nessun bagliore accecante, solo il nitido chiarore della luna che, attraverso la finestra, proiettava sul tavolo dello studio le ombre lunghe di due goffe figure. Contorni umani. Barone Bidonazzo! esclam una. Agli ordini, Vostra Maest! rispose laltra. Vada in perlustrazione e torni subito a riferire! Voglio sapere a quanto ammontano le perdite! Agli ordini, Vostra Maest! Il Barone Bidonazzo si allontan a capo chino e senza volgere le spalle, fino a quando scomparve nel fitto della boscaglia. Non impieg molto per rendersi conto che la situazione era davvero compromessa: il campo di battaglia era uno scompiglio di fogli, figure accartocciate, penne matite e pennarelli, colori e temperini, gomme, bisgomme, trigomme e stragomme. E tuttintorno si udivano gemiti di feriti. Ebbene? chiese di nuovo una delle due sagome, che adesso, col riflesso della luna in fronte, aveva laria di un re. La situazione seria, Vostra Maest! Pi della met dei nostri soldati stata annientata. Ma quel che peggio ... sinterruppe il barone. Avanti, parla, per mille diavoli dellinferno! lo incalz il re. Ehm ... Re Vasone si impadronito del Castello di Cristallo! Per mille diavoli dellinferno! esclam di nuovo il re furibondo, mentre dalle pieghe del mantello venivano gi gli ultimi avanzi di gomma, grigi di matita. Riunite immediatamente gli uomini rimasti e preparate loffensiva! Bisogna strappare il Castello dalle grinfie del rivale! Ad ogni costo e prima dellalba! Conto su di voi, Barone Bidonazzo! Altrimenti ne andr della vostra testa! Il barone inghiott a vuoto, facendo un profondo sospiro. Re Cricca era fuori di s dalla rabbia: farsi giocare come un pivello! Non era par suo. Avrebbe dovuto immaginare che Re Vasone non era tipo da regole. Approfittando del buio e della posizione sul campo, non aveva atteso lultimo rintocco ed era sgattaiolato coi suoi uomini, intrufolandosi nel castello. Doveva essere andata cos. Re Cricca ne era convinto. E adesso il marrano controllava ogni mattone e avrebbe difeso il maniero fino allindomani, quando Toni lo avrebbe disegnato per la sua storia, assieme al suo legittimo possessore. Questi i pensieri che passavano per la mente dei due contendenti di carta. E tale era la loro bramosia di potere e di gloria che quella notte si sarebbero dati battaglia fino allultimo foglio! Avanti con quel tronco!... Gi, gi!... Fate attenzione, piano! Tu, attento a non far cadere quella ruota! Due uomini da questa parte, presto! Il barone impartiva gli ordini con veemenza, cercando di farli eseguire con rapidit e precisione. Ci volle qualche ora perch i suoi soldati riuscissero a sistemare lo stilo di un pastello nei buchi di due gomme tondeggianti, fissandoci sopra un tagliacarte dacciaio. Finalmente il drappello si mosse. Via, sbrigatevi con quellariete! sbraitava il barone a squarciagola. Dai, spingere, spingere! No, no! Ma cosa fate, imbecilli! Attenti a quelle rocce! Non contro le rocce! Che asini! Oh, che bestie! Siete un branco di somari! Sembrate soldatini di carta! Oho-p! Oho-p! urlava un soldato per coordinare gli sforzi dei camerati. Ma gli uomini, esausti per la fatica, finirono per spingere la macchina da guerra contro un mucchio di fogli accartocciati.

Maledizione! fece il barone. Vi far tagliare la testa a tutti quanti, razza didioti! Avanti, sollevate! Sollevate! Ben presto gli urli divnnero un ooh-issa! generale. Quando finalmente lariete fu rimesso in piedi e la punta acuminata guadagn la giusta direzione, il drappello riprese la sua avanzata, lenta ma minacciosa, verso il Castello di Cristallo. L intanto fervevano i preparativi per la difesa. Gli uomini di Re Vasone, sotto il comando del Conte Anselmo, si davano un gran daffare per svitare i coperchi di una mezza dozzina di boccette piene dinchiostro color terra di siena, blu di prussia, rosso carminio, giallo ocra, viola pastello ... Presto con quelle caldaie, voi! urlava il conte. Quanto ci vuole per togliere un coperchio?! Girare! Girare! Oho-p! Oho-p! gridava uno dei soldati per dare il tempo. Qua, mettetele qua! riprese il conte. Bene. Tre uomini per ogni caldaia. E pronti al mio comando! Il Conte Anselmo aveva appena finito di impartire lordine che in lontananza, tra due mucchi di fogli accartocciati, apparve lariete dacciaio luccicante sotto il chiarore della luna: lancia immensa, puntata contro la saracinesca del castello. Allarmi! Allarmi! prese a urlare una sentinella e, dun colpo, il cammino di ronda si riemp di soldati armati fino ai denti. L, tra quei costoni di roccia! url unaltra, indicando freneticamente lariete. Re Cricca si prepara ad attaccare! Vengano pure fece il Conte Anselmo. Troveranno pane per i loro denti e del buon olio caldo per condirlo! ghign sarcastico. Gli uomini sghignazzarono. Ma in quellistante si ud in lontananza un ordine secco: Plotone, aalt! Voi, uno, due, tre, con me! E prendete quel drappo! Il Barone Bidonazzo giunse fin sotto il castello, protetto dalla bandiera bianca e chiese di poter conferire con Re Vasone in persona. Potete ben dire a me, vossignoria rispose il Conte Anselmo in tono beffardo. E sia acconsent il barone. Vogliate riferire al vostro sovrano disse che Re Cricca, Re dei re e Imperatore di tutte le storie e i cartoni, nostro amato e immortale Sovrano, la cui nobilt danimo conosciuta e riportata su tutti i libri della Terra, mosso a piet per la vostra miserevole condizione di assediati. Vogliate anche riferire che Sua Maest disposta a considerare la vostra umile resa e, in cambio del Castello di Cristallo, vi offre salva la vita e lonore delle armi. Inoltre la Venerabile Persona di Sua Maest Re Cricca, Re dei re e Imperatore di tutti i disegni e i fumetti, la cui magnificenza e generosit ogni essere animato ben conosce, informa che ... PPPRRRRRRRRRR ............ Una roboante pernacchia interruppe quel profluvio di parole impedendo al barone di continuare. Era la chiara risposta che sarebbe stata la voce funesta delle armi e non la diplomazia a risolvere la contesa. Al Barone Bidonazzo non rimase che tornare alle sue truppe, mentre urli e fischi, risate e sberleffi lo fecero diventare pi paonazzo dei fichi settembrini. Alla testa dei suoi soldati, sfoder la spada e con la bocca schiumante di rabbia, ordin: Plotone, aavanti! Il battaglione si lanci in una corsa forsennata, avanzando come un terribile ciclone che spazza via e distrugge tutto ci che trova sul proprio cammino. Una densa nuvola di polvere riemp laria, mescolandosi con i Lunga vita a Re Cricca! cui facevano eco altrettanti Morte a Re Vasone! mentre si sprecavano gli urrah al barone e al Castello di Cristallo. La luna era un disco rotondo nel cielo. Bianco latte. Ma sul tavolo di Toni non brillava luminosa come prima. Gi si scorgeva il riverbero dellalba dietro lorizzonte. Allora lariete fu battuto pi volte contro i muri del castello, scuotendolo dalle fondamenta. I mattoncini scricchiolarono e cominciarono ad allentarsi, mentre numerosi soldati, sgualciti e

strappati, venivano gi dondolando leggeri come piume al vento. Prima che il beccatello si staccasse dal barbacane, schiantandosi al suolo con un rumore sordo, dal castello furono versati fiumi dinchiostro che macchiarono carte e penne, gomme e disegni. Matite e pastelli furono spuntati, spezzati. Nella foga della battaglia soldati di Re Vasone strofinarono lunghe lance di legno con la punta di zolfo che prese subito fuoco: quante figure cominciarono a bruciare! Fortunatamente le fiammelle erano troppo piccole perch il campo di battaglia si incendiasse. Quando lalba ridisegn i contorni della vita, limmagine della distruzione e della morte apparve in tutta la sua triste realt. Che desolazione! Trafitto da una matita, il Conte Anselmo era niente pi che una carta semibruciacchiata e del Barone Bidonazzo rimaneva solo la testa ben piantata nellelmo. I due continuavano a guardarsi in cagnesco, uno di fronte allaltro, e nei loro occhi si leggeva tutta la miseria della guerra, alimentata dallorgoglio e dallodio. Il Castello di Cristallo di suo era ormai un ammasso di mattoncini: a testimonianza del suo antico splendore, rimaneva in piedi appena una mezza torretta diroccata. Per mille diavoli dellinferno! esclam Toni entrando la mattina seguente nello studio. Inorridito nel vedere tutto quel pandemonio, non fece nemmeno caso alla sua insolita espressione. Ma cosa accaduto qui stanotte?! si domand. Possibile che sia entrato un ladro? Tra laltro, non mi pare che manchi nulla e poi ... cera ben poco da prendere! Oh, le mie carte, i miei colori!... e il Castello di Cristallo!.. che peccato! Non aggiunse altro. Raccatt ogni cosa dal pavimento e dalla sedia e si accinse a mettere ordine sul piano del tavolo. Guarda questi due dove sono andati a ficcarsi! borbott, togliendo dalla torretta due fogli spiegazzati e bruciacchiati, sui quali si riconoscevano a malapena le figure di Re Cricca e Re Vasone. Toni li prese per il bavero e li lasci andare nel cestino della carta. Quindi, dopo aver messo tutto a posto, si sedette e cominci a lavorare di buona lena. Toni racconta di aver udito per tutto il giorno strani rumori, voci, bisbigli, clamori inspiegabili, suoni, schiamazzi, quasi il sussurro di un lieve rincorrersi. Lui assicura di aver controllato in ogni angolo della stanza, ma di non aver notato nulla dinsolito. In un posto per sembra non abbia controllato: il cestino della carta straccia. Perch avrebbe dovuto farlo daltronde? Eppure qualche sorpresa avrebbe potuto averla. Chiss. Sapendo quanto indomabile sia la sete di potere, quanto smodata la brama della vittoria, quanto difficile da abbattere lorgoglio, noi pensiamo che vi avrebbe trovato Re Cricca e Re Vasone, intenti a darsele anche l dentro, guerreggiare in quella misera anticamera della morte per stabilire, perfino l, chi tra loro dovesse essere re. Non per molto, tuttavia. Ben presto i due furono scaricati coi loro sogni di gloria in un maestoso cassonetto e da l avviati allinceneritore!

LA GARA DEGLI STRUMENTI

Firul fir fir Blim blum blam blem blem blim blum Pim pum pom pap pop Ding deng dang dong Scrash slung patazm Parap pip pop... Basta! Basta! Scrash sdleng closh bung Banghe bunghe blon blin blun Pipo boing pu pu p Caracr pep crucr... Basta! Basta! url ancora pi forte il maestro Paraponzi, battendo con violenza la bacchetta sul leggio. Gli strumenti zittirono di colpo. Voi? una banda di strumenti musicali? Siete solo un branco di pignatte! delle pentole stonate! Ecco cosa siete! sentenzi il maestro con la bava rabbiosa alla bocca. Tir un profondo sospiro, restando gonfio e immobile per qualche attimo. Poi aggiunse seccamente: Per oggi basta cos! Si riprende domani! Il maestro chiuse la partitura, scese dalla pedana e si allontan furibondo. Povero Paraponzi! Aveva un diavolo per capello. E fortuna che di capelli gliene era rimasto solo uno! Dopo settimane di prove non era riuscito a mettere daccordo gli strumenti della sua banda e la data del concerto si avvicinava i-ne-so-ra-bil-mente. Al solo pensiero il povero capello boiiing! si rizzava come una molla. Quella strumentaglia di presuntuosi! pensava il poveruomo sulla via di casa. Imbacuccato nel suo grosso cappotto di lana nero, camminava frettolosamente mentre le scarpe affondavano nella neve facendola crocchiare. Puah! Si credono tutti primi strumenti! E cos uno gracchia, laltro pernacchia, il terzo gracida, il quarto schiamazza ... che roba, quei rottami arrugginiti! Ma lasciamo Paraponzi alle sue preoccupazioni e torniamo nella saletta delle prove. calata la sera e gli strumenti, esausti per le lunghe ore di lavoro, stanno gi dormendo profondamente. zzzzzzzzzzzz ... ronfa il violoncello. fiiiiiiiuuu ... risponde a tono il flauto. zzzzzzzzz ... fiffiiuuu ... zzz ... zzz ... fiii ... fiiiuuu ... zz ... ff ... z ... f ... Improvvisamente la grancassa batte tre colpi bum bum bum! interrompendo quel concertino sonnacchioso.

Che che succede? sussultano gli strumenti, svegliandosi di soprassalto. E il flauto: Aiuto! Un te te ... te te ... te terremoto? E il violoncello: Ca ca ... ca ca ... ca cade la ca ca ... ca ca ... ca casa? Bum! rumoreggia la grancassa. Ma che te te e ca ca! Bum bum! Possibile che non si riesca a riposare una notte in santa pace con voi due? Bum bum bum! Ronfate come una campana stonata! Bum bum bum bum! Firufiru firuf! Campana stonata a me? Firuf firuf! interviene il flauto stizzito, ma ancora frastornato dal sonno e dalla paura. E il violoncello gli da manforte: Farafafiof! Bada a come parli, grosso pancione! Bum! Pancione a me? Bum bum! replica la grancassa. E nella saletta scoppia il finimondo ... zinghioi pum sdeng kaiii clang sciaff ghioiii zziiiinnn sclang ouch zuig ohi pat kak clang pling cleng zug flug crog prakkete pritt pratt scrammm che sberle, ragazzi! suoni di tutte le razze e note delle pi pazze! La zuffa ormai generale e laria una nuvola di polvere e un manto di stelle colorate. In tutto quel marasma i piatti riescono per un attimo a mettersi da parte e picchiano forte luno contro laltro, alzando la voce pi che possono: Scrash scrash! Fermi scrash! silenzio scrash! ascoltate scrash! compagni scrash! che zuffa scrash! che botte da orbi scrash scrash! ouch! scrash! Aiut scrash! Ulp scrash scrash scrash! sh... sh... sh... sh... La tensione piano piano si allenta, anche perch le forze cominciano a venir meno e gli strumenti, mezzo ammaccati, si rimettono a posto. Firufiruf!... e ... puff!... ff ... dopo questa sonora lezione ff ... fifff ... fa il flauto, adesso ff ... sapete chi il pi ff ... fifff ... Bum! il pi? incalza la grancassa in tono provocatorio. Fff ... il pi bravo! conclude il flauto. Boing! Ma va l! Pant ... boing! Tubo di scappamento sfiatato! rulla il tamburo. Sdleng sdlen sdl! La pi blava sono me! pizzica la chitarra, facendosi avanti. Pooo! Scansati tu pooo!... fianchi di papera! poo poo p! bofonchia il trombone. Taci, verme! reagisce la chitarra inviperita. Sembra che il pandemonio debba cominciare daccapo. Ma questa volta i piatti intervengono molto energicamente, invitando i contendenti alla calma. Scrash scrash scrash scrash! vibrano a squarciagola. Nessuno di noi scrash! pu qui dire scrash! chi sia davvero il pi bravo scrash scrash! Finiamola adesso e scrash! riposiamo che domani abbiamo delle prove impegnative! scrash scrash scrash scrash! Chi se lo sarebbe mai aspettato? Gli strumenti parvero rinsavire di colpo e, accettando il consiglio dei piatti, decisero che il giorno seguente avrebbero parlato della cosa col maestro. Pertanto pooo! concluse brontolando il trombone non saremo pooo! mai po po! una vera banda pooo! fino a quando po po! qualcuno di noi pooo pooo! penser di essere migliore degli altri poo poo poo po! Mmm... questo vero pens il maestro Paraponzi dopo aver ascoltato le lamentele, i rumori e le richieste della sua banda. Forse giunto il momento di dare una lezione a questi scalcinati! Penso che abbiate ragione disse in tono solenne. A questo punto, la soluzione migliore quella di affidarsi al giudizio del pubblico. Invece del concerto ci sar una gara fra voi come solisti e sar la citt intera a giudicare la vostra esecuzione! Pooo! Fiooo! Crash! Sdleng! Bum! Boing! Paff! fecero gli strumenti, approvando la proposta con vivo interesse. Cos fu indetta la gara tra gli strumenti musicali della banda della citt e tutti i muri furono tappezzati con manifesti del tipo

La Fanfara
Percussioni Archi & Bronzi
la cittadinanza asciutta a teatro invita tutta per la

pi bizzarra e demenziale
Add 13 Dicembre ma, se piove, il 3 Novembre gratuito lingresso al Teatro Il Fungo Lesso Che vi piaccia, s o no Paraponziponzip!

Finalmente il tanto atteso momento arriv. Fuori del teatro era un pieno di luci e ombre, sguardi e ammiccamenti, profumi odori e colori, cappelli e parrucche, frac, pellicce, chiacchiere e rumori. Dentro anche un chicco di riso sarebbe stato scomodo: la platea, i palchi, la galleria, il loggione e il foyer traboccavano di persone. Cerano spettatori ammucchiati perfino nella buca del suggeritore e ciascuno era ansioso di ascoltare buona musica e curioso di assistere ad un piacevole spettacolo. Finalmente gli strumenti entrarono accolti da un caloroso applauso e fecero il dovuto inchino. Quando poi fu silenzio, le luci sfumarono e la chitarra, data una aggiustatina ai bischeri, apr lesibizione, illuminata da un cono violetto dleng sdleng dleeng dlan dlen dileng dileng faceva soddisfatta di s; e poi diln diln diln diln diln diln e ancora bilng sbilng sbilnc ... Suon come meglio pot. Poi fu la volta dellorganetto rirar rirair rarir rirair Tutto impettito gonfiava il mantice come un superbo aquilone al vento ... rirar rirair rarir rir rir ... cru bai b ... ffff ...op! finalmente concluse ansimando.

Attacc quindi il trombone: po po poo p! poporop! popopop! porop porop porop! Sbuffava come il fumaiolo di un vapore. Finch il timpano non si batt un bel po di colpi sulla sua pelle coriacea: boiiing bon bog! boiiing boi bo! bong bong bong bong! boiing boi bo! Subito dopo farfugli il flauto: firufirul firul firul! firif fif fif! fif fif fif! fi fi fi ffffff... sottile comera sembrava un soldatino in marcia. Dal canto loro i piatti cercarono di rumoreggiare con grazia in tonalit sempre diverse: scrash scarsh scaracsh scuracsh scash scash schiricsh carsh carsh cracsh scash scash La grancassa non pot fare altro che bum bum bum! mentre la tromba si esib in un pop pap pep pip pup. Infine il violoncello fece il suo: fiaf raf far faif fif ... A questo punto la prova termin. Gli strumenti, come ogni artista, sognavano unovazione e almeno la richiesta di un bis, se non di un tris un quadris o addirittura di un quinquis. E invece niente. Il pubblico che fino a quel momento aveva ascoltato tra la noia e il fastidio, spesso distratto da sbadigli ron-ron e bisbigli (va detto che ai tempi di quella gara il cellulare non era stato ancora inventato) accenn appena un timido e stanco applauso. Che delusione! I protagonisti di quella piccola ribalta erano gialli per limbarazzo e rossi per la vergogna. Il maestro Paraponzi non si lasci sfuggire loccasione. O la va o la spacca! disse tra s. And lentamente al centro del palcoscenico, apr la partitura e, afferrata la bacchetta, cominci a dondolarla con dolcezza, sussurrando ai suoi strumenti: Cari amici, adesso ora di smetterla con gare, rancori e bisticci. Qui si collabora o si licenziati! Mettiamo da parte lorgoglio e ciascuno sia s stesso con la sua personalit e i suoi timbri, sentendosi parte di un tutto Fece un lieve cenno col capo e la sua bacchetta prese ad andar dietro ad una melodia delicata che si diffuse improvvisa tutto intorno. Gli strumenti suonavano un crescendo di armonie che davano un senso di libert e letizia. Era come se vibrazioni tocchi e sussurri prendessero forma e colore: quasi si materializzassero in azzurri cieli e bianchi gabbiani, tappeti di tulipani narcisi e papaveri che ondeggiavano al soffio di una brezza leggera, prati dalle mille sfumature sui quali stormivano miriadi di foglie, cascate scroscianti di acqua limpida che si polverizzava in minute goccioline tinteggiate da un varipinto arcobaleno, umide rocce muschiate ... unarmonia apparentemente priva di accordi e melodia che pareva scendere dal cielo. Lultima nota dur un tempo indefinito e quando sfum senza dare limpressione della fine, il silenzio del teatro si protrasse fino a quando qualcuno accenn un lento applauso che presto divenne uno scrosciante battimani e unovazione generale. Nemmeno gli strumenti erano in grado di capire che cosa fosse accaduto e mai avrebbero immaginato un successo tale. Adesso potevano davvero essere soddisfatti: sarebbero stati gli strumenti della banda della citt, e a buon diritto. Anche Paraponzi si congratul con loro e a nessuno venne in mente di chiedergli chi avesse vinto la gara. Daltronde non cera stata nessuna gara, solo una grande prova di amicizia e affiatamento.

MAGRINA & GRASSONA

Sul davanzale di una finestra, un vaso di terracotta, due piantine. La mattina, prima che il sole lasciasse le creste della montagna per recarsi in cielo, la Maria si affacciava e le innaffiava con amore. Un po per Magrina diceva canticchiando e qualche goccetta per Grassona. Con le dita allentava la terra perch respirasse, toglieva il seccume e passava una mano affettuosa sulle due creature. Tocco materno, leggero. Adesso, mentre voi ve ne state qui a godervi il tepore del giorno, io vado a sbrigare qualche faccenda, eh piccole? aggiungeva, socchiudendo limposta. Pur coi suoi novantanni suonati, la Maria aveva conservato uno spirito da bambina e un cuore tenero, facile allemozione. Non avrebbe potuto trovare nomi pi appropriati per le due piantine: Magrina, esile e lunga, con tanti steli che spuntavano dal gambo principale e Grassona, il corpo grosso e carnoso, con due protuberanze sopra, a guisa dorecchie. Tuttavia la vecchina non immaginava quello che sarebbe accaduto da l a poco. Infatti, non appena le radici cominciavano ad assaporare il nutrimento dellacqua, Magrina era presa dal desiderio irrefrenabile di punzecchiare la compagna. E cos Ehi, Grassona, come va stamattina? diceva. Sembravano parole innocue e innocenti, eppure contenevano un pizzico di malizia, soprattutto quando veniva pronunciata la parola Grassona. Era storia di ogni giorno. Grassona ormai lo sapeva. E faceva finta di nulla. E allora Magrina rincarava la dose: Che? Non rispondi, Cicciona? Grassona girava gli occhi dallaltro lato, ma la piantina non demordeva: E dai, trippona, di qualcosa alla tua Magrina ... due paroline, due paroline soltanto ... Grassona tentava di resistere. Alzava gli occhi al cielo. Sbuffava. A quel punto le parole si facevano dure, colpivano come pietre: E dai, Cicciona, non darti quellaria da donnona! In fondo sei solo una tardona! Finalmente la pianta grassa perdeva la pazienza daltronde era quello che Magrina voleva e fuori dai gangheri urlava: Hai finito di rompere, piccola cretina? Era fatta! Ma che modi! esclamava lesile piantina, compiaciuta di aver raggiunto il suo scopo. Per caso la panzona ti ha impedito di prender sonno stanotte? Ma guarda questa! Grassona sbuffava. Ma guardati! Secca come una lisca di sardina! E le parole si facevano pesanti da entrambe le parti: Ma sta un po zitta! Puzzi come una sporcona! Sporcona a me? Tu, che puzzi di naftalina! Che cialtrona! Sentilo sto filo di forcina! Briccona! Babbuina! Zitellona! Latrina! Che brutta cafona! Cr ss mm meschina! M sc str c cacona! Cor pr cacchina! Il repertorio, comera naturale, presto cominciava a venir meno. Allora le rivali si affidavano allironia. Sei un tale polpettone da fare sfigurare tutto il regno vegetale! Sicuro tu potresti partecipare al concorso quale miglior manico di scopa! Tutta invidia! Guarda come sono flessuosa: riesco a piegarmi fin quasi a terra

Attenta che rischi di non sollevarti pi sottolineava Grassona, mentre Magrina si lasciava andare a ogni lieve soffiare del vento. A te neppure un uragano riesce a smuoverti! E poi, come sei buffa tutta nuda: una polpa verde senza neanche una foglia! Sei proprio unignorante! ribadiva Grassona. Le mie foglie sono spine Foglie! Le chiama foglie quei quattro aghi puntuti, puah! Guarda le mie invece. E Magrina si dava una scrollata dalle radici alla pi alta cima e ogni minima parte del suo esile corpo e ogni foglia fremeva con un leggero fruscio, come il frullare di ali duccello. Senti che dolce suono aggiungeva piena di s. La pianta grassa cercava di non darle peso, ma non sempre ci riusciva. Cos rispondeva con acrimonia: Su, sgonfiati adesso, scopa spelacchiata! Sono lastio e linvidia che ti hanno fatto diventare color ciclamino! Queste erano le parole che Magrina proprio non sopportava. Subito si dibatteva, si piegava, si contorceva come se le venissero i crampi allo stomaco e allora cercava di percuotere lavversaria inarcandosi fin quasi a scricchiolare e lanciando il suo stelo come il bastone di una catapulta. Naturalmente era tutto inutile: per quanti sforzi facesse, non riusciva punto a sfiorare la rivale. Cos le offese fioccavano sempre pi pesanti e la lite degenerava fino a quando le contendenti, allo stremo delle forze, decidevano di desistere. Allora le due piante si distendevano e finalmente davano il loro contributo di ossigeno allaria. Delle due, Magrina alla fine sembrava uscire meno malconcia: convinta di essere lei un modello di grazia e bellezza, si addormentava nella frescura della sera. A Grassona, col suo carattere mite, non restava altro che tirare profondi sospiri per riaversi dalla rabbia accumulata. Guardalo come se la dorme quel fuscello scheletrito! pensava. Ma chi mai si crede dessere?! Chi mai le avr detto che solo le sue sono foglie? Chi mai lavr convinta che il suo ciclamino migliore del mio verde? Chi mai le avr messo in testa di essere lei la pi pianta? E, per quanto si sforzasse, non riusciva a ricordare mai una volta che la Maria avesse avuto preferenze per luna o per laltra. Siamo solo diverse seguitava a ripetersi, niente di pi! E finalmente si addormentava con questi rassicuranti pensieri. La vita and avanti cos per parecchio tempo. Poi una mattina accadde qualcosa di insolito: Grassona fu svegliata da una luce intensa. Batt le palpebre, si stropicci gli occhi e saccorse che era giorno inoltrato. Strano che la Maria non si sia ancora fatta viva con la sua razione dacqua pens. E si distese per assaporare un po la luce e il tepore del sole. La vicina accanto era stranamente calma e silenziosa e a Grassona non sembrava vero: aveva perfino paura di guardarla per non darle loccasione di ricominciare. Beh, questa s che vita! disse alla fin fine e su quelle parole la giornata trascorse per la prima volta nella quiete pi assoluta. Il giorno seguente accadde la stessa cosa: Grassona sent il calore del sole sulle palpebre e si accorse che la finestra continuava a rimanere chiusa. Oh, anche stamattina la Maria fa festa! esclam tra s. Poi fu presa dalla curiosit nei confronti della compagna che ormai non sentiva pi da tante ore e le diede una sbirciata: Magrina, chiusa in un totale mutismo, appariva fiacca e molliccia sullo stelo, che faceva fatica a stare diritto. Bah! fece Grassona compiaciuta e con una buona dose di noncuranza e gir lo sguardo. Almeno la mancanza dacqua serve a farla stare zitta! Trascorsero ancora due giorni senza che la finestra si aprisse. A quel punto una leggera preoccupazione assal la pianta grassa: e se la Maria fosse andata via per un po di tempo o le fosse accaduto qualcosa? O Dio! questo avrebbe significato che sarebbe mancato il solito bicchiere dacqua fresca. E se non dovesse piovere ancora per molto? si domand Grassona. La cosa potrebbe essere davvero pericolosa per noi piante che dipendiamo dalla bont del tempo e delluomo! Alz gli occhi al cielo e si raccomand all pioggia. Ma chiss quanto ci sarebbe voluto che piovesse con quella distesa azzurra, totalmente sgombra da nubi!

Comunque pens, per me dovr passare ancora parecchio tempo prima che possa preoccuparmi davvero. Con tutta la riserva dacqua che ho nel mio corpo carnoso! Poi, malignando su Magrina, aggiunse: Se lo tenga pure il suo esile stelo, adesso che siamo senzacqua! Ma, guardandola di sottecchi, la vide in condizioni pietose: come era ridotta dopo quattro giorni senza acqua! I piccioli ricurvi, quasi a toccar terra, cadenti sotto il peso delle foglie che cominciavano ad accartocciarsi. E quel color ciclamino, motivo di tanto orgoglio, appariva mezzo sbiadito. Lo stelo era un misero archetto, senza baldanza e la pelle sembrava aver preso qualche grinza. Magrina quasi non sembrava pi nemmeno una pianta! Grassona rimase l l attonita e senza parole. Provava sentimenti contrapposti: contentezza, dispiacere, gioia, tristezza, paura, coraggio, piet, orgoglio, egoismo, rancore, umilt, amore ... Ehm ... come stai? disse alla compagna con un fil di voce che le soffoc la gola per lemozione. Sono ... priva di forze ... non riesco neppure a parlare ... aiutami, ti prego ... biascic Magrina e si curv ancor pi su s stessa. Ma io non so cosa fare disse Grassona. E diede unocchiata alla terra arsa dal sole. Cosa ... cosa posso fare? non faceva altro che chiedersi. Anche lei una pianta, un essere vivente. Non posso vederla finire cos ... A un tratto la pianta grassa ebbe un sussulto. Magrina, penso di aver trovato, sai? disse con dolcezza alla compagna sofferente. Soffrir un po ma pazienza: qualche puntura val bene la vita di unamica! Allora Grassona raccolse tutte le forze e cominci in modo goffo a piegarsi su s stessa. Non aveva mai fatto una cosa del genere e credeva che mai avrebbe potuto farla. Cos pian piano riusc a volgere le sue spine contro il proprio corpo carnoso, fino a pungerlo e penetrarlo pi volte. Ogni movimento era una spina che le si conficcava dentro procurandole immenso dolore. Ma la pianta era ormai animata da un tale coraggio e da un tale sentimento damore da permetterle di sopportare qualunque pena. Adesso da ciascuna ferita sgorgava un rivolo di quellacqua portentosa che lei aveva dentro di s. Lumore scendeva lentamente andando a inumidire larida terra del vaso, e Magrina riusciva a succhiarlo con le sue lunghe radici sottili. Che acqua buona e dolce era! Oh, le mie povere piantine! disse la Maria, comparendo di buon mattino. Avete sofferto molto la mia mancanza questi giorni che sono stata a letto con la febbre, vero? E vers acqua abbondante dentro il vaso perch entrambe le piante prendessero quella di cui avevano bisogno. Poi si assicur che le figliocce stessero in salute, le accarezz con dolcezza e richiuse le imposte. Sul davanzale di una finestra, un vaso di terracotta, due piantine. Forse non un caso che siano capitate l per caso. Una coppia un po speciale, dato che una una pianta grassa di colore verde e con le spine, mentre laltra una piantina dal fusto esile, piena di foglie e color ciclamino. Eppure sono amiche per la pelle perch hanno scoperto la ricchezza della diversit.

Questa storia, cari amici, mha davvero emozionato e mha fatto anche pensare che noi, come le piantine, siamo ospiti in un vaso. Anzi, siamo lequipaggio di una splendida astronave che attraversa luniverso nel suo viaggio siderale. Questa grande navicella la Terra, amici cari, che fornisce a sufficienza acqua cibo ed energia, per di pi gratuitamente e in perfetta autonomia. Ma purtroppo lequipaggio cosa fa stupidamente? sciupa sperpera e distrugge. Spinto poi dallingordigia e dallavido egoismo, spreca tempo e intelligenza nel cercare di capire come il prossimo fregare e pi roba possedere. Come se la nostra vita sia soltanto e in fondo questa e durare debba eterna. A proposito di vita, un compare di mio nonno, cho incontrato nei miei viaggi, mha svelato un tal segreto: noi viviamo dentro un corpo che, a guisa di scafandro, ci permette di viaggiare con la navicella Terra. Quando il corpo giunge a fine, lo lasciamo e traslochiamo in unaltra dimensione rivestiti solamente dei pensieri e delle azioni che ci hanno accompagnato nel percorso della vita. Della vita oltre la vita narra lultimo racconto.

BETTI E COCCOLINA

Conosciamo solo una parte dellesistenza: quella sensibile.

Ciao, Coccolina Ciao, Coccolina! Betti aspett uno due secondi. Poi ripet per la terza volta: Ciao, Coccolina! La pappagallina rimase con gli occhi chiusi. Cosa c, Coccolina? Hai sonno? fece la bambina con dolcezza. E riprov: Coccolina, testa in gi! Ogni volta che la bambina diceva cos, la cocorita abbassava la testa e la intrufolava tra le piume azzurre e verdi, sotto lattaccatura dellala, rimanendo in equilibrio sul posatoio. Come una palla. Talvolta per un minuto intero. Questa volta per, la pappagallina alz appena mezza palpebra e quasi subito la riabbass. Non mi fai testa in gi? disse Betti con la voce suadente. Coccolina non si mosse. Cattiva! esclam la bambina, mettendo il broncio per non aver ottenuto il suo scopo. Afferr per una zampa la tartaruga di panno giallo e arancione che dormiva ai piedi del suo letto e indirizz una linguaccia verso luccello. Poi, gi dimentica del piccolo bisticcio, si diresse verso la cucina, saltellando su un piede. Ciao, mamma Ciao, piccola. Dormito bene? Betti annu con un po di muso. Coshai, piccola? Ancora sonno? Coccolina non mi d confidenza stamattina mugol Betti. Oh, avr sonno anche lei Non vero. Ha aperto un occhio Che ti dicevo? Vorr riposare ancora sottoline la mamma. In fondo, anche per lei domenica. Prendi il latte, adesso. Vedrai che pi tardi sar arzilla e chiacchierona come sempre Betti tir a s la tazza piena di latte. Un sospiro. E vi lasci cadere uno due tre quattro biscotti, accompagnandoli ogni volta con un Fiuuhom! della voce. Gocce di latte schizzarono sul tavolo. Che pasticciona! brontol la mamma. Guarda il pigiama! Come il vestito della nonna! esclam prontamente la bambina. La donna non pot trattenere un sorriso, al pensiero di sua madre che ben sapeva come sporcarsi ogni volta che mangiava gli spaghetti al sugo. Non cera modo di convincerla che non andavano succhiati uno per uno. E se ne usc dalla cucina per sbrigare i lavori del mattino. Quando entr nella camera di Betti ebbe per una sgradevole sorpresa: la pappagallina stava sul fondo della gabbia, coricata su un lato. Immobile. Le zampette rigide. Oh, mio Dio! Povera Coccolina! esclam la signora Rita. Si avvicin alla gabbia in punta di piedi. Cosa ti successo, piccola? bisbigli la donna, per non farsi sentire dalla bambina. Poverina! Fino a ieri facevi il diavolo a quattro, da un posatoio allaltro. Cos che ti ha fatto male? La donna stava assorta davanti alla povera bestiola, quando sent Betti urlare: Coccolina! Coccolina! La bambina si precipit verso la gabbia.

Coccolina! Coccolina! ripeteva senza staccare gli occhi dalluccello. Le lacrime le sgocciolavano sulle guance come la pioggia sui vetri. Chi stato!? Cosa successo a Coccolina!? Dimmi chi stato!? La donna confortava la piccola stringendola forte forte al petto. Calmati le diceva. Calmati, piccola Betti piagnucolava e tirava su col naso a ogni respiro. Biascicava parole che la mamma non riusciva a capire. A un tratto pos di nuovo gli occhi gonfi di lacrime sul corpicino della bestiola e con la voce rotta dalla disperazione implor: Dimmi, mamma, chi stato? Non so, cara, non so proprio cosa sia successo balbett la mamma. Forse ha fatto indigestione Per Betti non cera modo di calmarsi. Non riusciva a farsene una ragione. Quasi non ci credeva. Gli occhi gonfi, la testa piena, guardava quel batuffolo colorato e sentiva un dolore che era troppo grande per lei. Quante ore aveva trascorso con la pappagallina. E quanti giorni, giocando, chiacchierando, scherzando. Quanti segreti le aveva confidato. E adesso la bestiola era l, immobile. Era come se con lei se ne fosse andato un pezzetto della sua vita. Betti rest attaccata al grembo della madre che continuava a carezzarle teneramente i capelli. Singhiozzando si accoccol sulle sue gambe e, confortata dal tepore delle sue mani, piano piano si addorment. Dormi, dormi bambina mia, ti far bene sussurr la signora Rina, adagiando Betti sul letto. Le rimbocc le coperte, abbass lentamente la persiana e usc dalla stanza senza fare il minimo rumore. Betti pss! psss! Ehi, Betti! pss! psss! fece una vocina nella penombra di un sottile raggio di luce: una miriade di forme pulviscolari danzavano dalla persiana fino al pavimento. E ancora: Betti! pss! pss! Betti! La bambina biascic qualche parola girandosi su un fianco. Sss! ss! Betti! Ehi, Betti! Sveglia! disse di nuovo la vocina, questa volta con pi forza. S sei tu? S, sono io vieni, vieni qui Betti scost le coperte, si alz e si diresse verso il luogo dal quale veniva il richiamo. Ohooooo! Sei tu!? esclam la bambina. Uno stupore indicibile. Stai bene? Tirami fuori dalla gabbia La bambina, sbalordita e assonnata, non riusciva a muoversi, immobile come una macchia sul muro. E muoviti! incalz la voce. Fai come ti dico! Ma tu sei tu!? balbettava Betti. Ancora non riusciva a credere ai propri occhi. Insomma, apri s o no? fece la pappagallina, svolazzando impaziente e battendo le ali contro i ferriccioli. Come un automa, Betti apr lo sportellino e prese in mano la cocorita: emanava un tepore che non aveva mai sentito e il soffice piumaggio del petto vibrava teneramente, come il sottocollo dei gatti quando fanno le fusa. E adesso monta su di me disse la pappagallina. Betti la guard meravigliata. Vuoi scherzare? Sei cos piccola! disse. Monta su, ti dico! La bambina divaric le gambe e whoooooom! si sent improvvisamente sollevare da terra: per un istante ebbe la sensazione di perdere lequilibrio ed essere sbalzata pericolosamente in aria, come se si trovasse su una barca in un mare in tempesta. Poi avvert un rumore sordo e fu come se tutto quanto cominciasse a turbinarle attorno. Il buio che avvolgeva la stanza era screziato di virgole luminescenti che mulinavano vorticosamente, accrescendo lansia e linsicurezza di Betti.

Finalmente, come per incanto, le pareti della camera divennero trasparenti, fluttuanti come tende al vento. Il fragore e il vortice si chetarono e una luce bianchissima circond ogni cosa, facendola apparire come evanescente. Betti si vide in groppa alla pappagallina che volteggiava leggera a mezzaria: la bestiola era piccola come il batuffolo che la bambina era abituata a tenere tra le mani eppure, al tempo stesso, grande abbastanza da poterla sorreggere. Betti era eccitata, anche se il timore di cadere la faceva stare rigida. Sei pronta? chiese Coccolina. S rispose Betti, come se sapesse gi cosa sarebbe successo da l a un momento. Reggiti forte, allora! La pappagallina frull con un tintinnio di mille campanellini, attravers le pareti della camera come fossero daria e si libr nel cielo, sopra il giardinetto di casa. Betti lo vide allontanarsi, sempre pi piccolo, fino a diventare grande come una tovaglia da tavola, qua e l trapunta di rossi, di gialli, di azzurri un fazzolettino ricamato che presto spar inghiottito nel verde dellimmenso parco di pini che si estendeva tutto intorno alla casa. La bambina stava avvinghiata al collo della pappagallina e non finiva di stupirsi. Affascinata, guardava dallalto alberi e case, strade, campi il ponticello sul fiume. Ogni cosa rimpiccioliva a vista. Comerano buffe le case: sembravano tante scatoline, come quelle che Betti teneva nel cassetto della sua scrivania, piene di piccoli segreti. I campi, arati a squadra, erano la gonnellina scozzese che le aveva regalato la mamma; il fiume, il nastro azzurro col quale aveva legato i capelli il giorno del suo settimo compleanno. Tutto era in miniatura, pulito, ordinato e i colori erano smaglianti, soffusi di una luce bianchissima e intensa: non le dava alcun fastidio. Non dici niente? chiese Coccolina, interrompendo il silenzio. Mi piace guardare gi, bellissimo disse la bambina. Per ti sento ancora troppo rigida. La pappagallina ammorbid il battito delle ali. Stai tranquilla, non hai motivo di spaventarti, sei con me, con la tua Coccolina Betti prov ad allentare le spalle. Guarda l fece Coccolina, indicando le cime dei monti. Mm, che buoni! Sembrano dei bign alla crema, spruzzati di zucchero a velo. La bambina si lecc le labbra. E aggiunse: Dove andiamo? Ehm voglio farti vedere il luogo dove andr ad abitare Vuoi dire che cambi casa? Su per gi. Ecco, stiamo per arrivarci Betti non fece neanche in tempo a vedere un mare di nuvole davanti a s che vi era gi dentro. Era una fitta nebbia, soffice e impalpabile, candida e lucente che le impediva quasi di vedere la stessa pappagallina. A ogni battito delle ali, andava su e gi leggera, carezzandole le mani e il volto come teneri fiocchi di neve. Era una sensazione piacevolissima che metteva il solletico della gioia. Lentamente la nube prese a colorarsi di un tenue violetto, poi cangi in verde, un verde chiarissimo. Infine si tinse di giallo e davanti a Betti apparve la grande volta di un arcobaleno. I suoi colori erano nastri sottili, intessuti di miriadi di puntini che saltellavano velocemente da una estremit allaltra: ogni movimento era un suono e tutti assieme componevano una musica dolcissima. Betti non riusc a fare altro che un prolungato Ohoooooo! Siamo al settimo cielo sussurr la pappagallina. Qui il sette di casa. il numero della perfezione e dellunit. Betti guard Coccolina con occhi attoniti. Ehm non facile da spiegare continu la pappagallina. Tutto ci che nel mondo si manifesta in forma di sette viene da qui i giorni della settimana, le stelle dellorsa, i colori dellarcobaleno, le note della gamma diatonica

I sette nani! aggiunse prontamente Betti che voleva far vedere di aver capito. Anche quelli sorrise la cocorita. Anchio ho sette anni aggiunse Betti, orgogliosa di far parte della schiera. vero fece la pappagallina, felice della coincidenza. Intanto Betti non si era accorta di essere giunta a destinazione e di avere sotto i piedi la consistenza rassicurante del terreno. Coccolina adesso le stava sul dorso della mano sinistra. La bambina si guard attorno: piante e cespugli si stendevano fino ai piedi di boscose colline. Ogni tanto li rinfrescava unazzurra macchia dacqua in mezzo. Sulla sinistra, un semicerchio di tenero verde e gruppetti di tre quattro alberi prendevano lo sguardo fino a portarlo a un fiumiciattolo che giocava a saltare in un lago. Erano le sole cose familiari. Per il resto, cerano forme stranissime, tutte tondeggianti, che Betti non aveva mai visto prima. Pulsavano damore e trasudavano di gioia, e avevano il potere di far riposare lo sguardo e mettere allegria. Ti piace? chiese la pappagallina, interrompendo lestasi di Betti. meraviglioso tutto meraviglioso qui la bambina non sapeva dire altro. Sentiva che ogni frase, perfino ogni parola sarebbe stata insufficiente, anzi banale, per esprimere le sensazioni e i sentimenti che le gonfiavano il petto. A un tratto avvert una presenza dietro di lei. Guarda chi c disse Coccolina. Betti si gir. Friz! esclam Ma tu non sei Friz, il cane della signora Gisa? Non posso dire in carne e ossa, ma sono proprio io rispose spiritosamente un cocker marrone con una punta di bianco sul tartufo nero. Le orecchie gli strisciavano per terra ancora pi dellultima volta che Betti laveva visto, prima che finisse sotto le ruote di una macchina. Come sar contenta la signora Gisa quando le dir che ti ho visto qui! disse la bambina. Ha sofferto tanto dopo lincidente! Puoi provarci le rispose il cocker, ma non credo che ti prender troppo sul serio. E dimmi aggiunse, come sta la padrona? Bene, bene disse Betti. Sai, non ti ha dimenticato; parla spesso di te, anche se adesso ha un piccolo terrier che le tiene compagnia. Vanno sempre insieme a far la spesa e lei lo tiene sempre stretto al guinzaglio per paura che le scappi. E poi lo presenta a tutte le persone con cui si ferma a parlare per strada. Sono contento per lei disse Friz. E domand: Bello qui, vero? Bello? magnifico! Ed io mi piacerebbe tanto In quel preciso istante una voce roca cantilen: Ciao ciccio, ciao ciccio Betti ebbe un sobbalzo. Ciao ciccio gracchi ancora la voce. Sempre tra i piedi quel merlo! esclam Friz, alzando il muso verso un albero che protendeva i suoi rami sopra le loro teste. Scendi gi e vieni a vedere chi c. Un merlo svolazz fino a poggiarsi sulla schiena del cane e continu a ripetere come un disco rotto: Ciao ciccio, ciao ciccio, ciao ciccio Ma balbett la bambina, ma Ciccio, il merlo del primo piano! Ciao ciccio, ciao ciccio seguitava luccello, faticando a stare in equilibrio sul cocker. Dal canto suo Friz faceva apposta a dondolarsi per farlo cadere. proprio lui annu il cane. Nemmeno qui, dopo tanto tempo ha imparato a comunicare in modo cristiano! Ciao Ciccio disse Betti, provando a salutarlo. Ciao ciccio rispose il merlo. Visto che fesso? ribatt Friz con una certa aria di superiorit. Ciao ciccio fesso fece ancora il merlo. Bisogna stare sempre allerta disse Friz. Il tipo ha la spiccata tendenza ad imparare immediatamente tutte le stupidaggini e le parolacce.

Coccolina vol sulla testa del merlo suonando i mille campanellini che tintinnavano ogni volta che muoveva le ali. Adesso i tre animali erano uno sullaltro, come i musicanti di Brema quando si arrampicarono sulla finestra per far fuggire i briganti. Ricordo riprese a dire Betti, che il suo padrone, il vecchio zio Tobia, gliene aveva insegnate un sacco e una sporta Fortunatamente tanto presto le impara e tanto presto le dimentica disse Friz. Ce nera una in particolare che ripeteva spesso continu Betti, e faceva trasalire tutte le persone per strada No, ferma! url Friz. cornuto! complet la bambina. fatta! concluse Friz. Cornuto cornuto prese a gracchiare il merlo, mentre la cocorita con le zampe gli tirava le piume della testa, nel disperato tentativo di farlo tacere. Ciao ciccio fesso cornuto ciao ciccio il merlo ormai andava avanti a briglia sciolta. Ecco, questo tutto il suo repertorio disse Friz portandosi una zampa agli occhi per lo sconforto. Ti piace qui, vero Betti? aggiunse poi nella speranza di interrompere la litania delluccello. S, tanto, tantissimo fece Betti. Ad un tratto gli occhi le si illuminarono e disse con molto candore: Che ne pensate, amici, se rimango qui con voi? Friz e Coccolina si guardarono e la pappagallina frull delicatamente le ali per ritornare sulla mano della bambina. Ci fu il solito tintinnio di campanelli a cui fece eco un cornuto del merlo. Vedi prese a dire la cocorita con molta serenit, tu sei ancora Cornuto! si inser gracchiando ancora il merlo. Betti port la mano alla bocca cercando di trattenere un sorriso, mentre Coccolina diede unocchiataccia alluccello che si era messo a camminare in tondo, il petto rigonfio e il passo impacciato come quello dei contadini quando schiacciano luva nei tini. Non dargli retta disse Friz omai spazientito. Penso che non sia possibile quello che chiedi riprese la pappagallina rivolta a Betti. Per adesso il tuo posto a casa, con la tua mamma. Anzi, tra poco tu Ciao ciccio fesso intercal ancora il merlo. Questa volta Friz digrign i denti ed abbai lanciandosi contro luccello il quale svolazz per qualche metro fino a posarsi su un ramo. Tra poco sarai di nuovo con lei continu Coccolina. Pensa, Betti, pensa quale grosso dolore sarebbe per la tua mamma se non potesse averti accanto! Non credi che ne soffrirebbe? La bambina annu. E tu questo non lo vuoi, vero? No, no si affrett a dire Betti, che si rabbuiava al solo pensiero che la mamma potesse star male. Non preoccuparti: il momento verr quando sar giusto per te riprese la cocorita. Daltronde, sei appena allinizio della strada e chiss quante persone incontrerai, chiss quali avventure! Io posso solo dirti che la cosa pi bella crescere rimanendo bambini nel cuore. Solo cos si impara a rispettare ogni essere vivente, grande o piccolo, importante o meno che sia; solo cos si impara la prudenza e la temperanza, la forza, la giustizia e lumilt, da cui vengono la fede la speranza e la carit. Il merlo non osava avvicinarsi. Tuttavia ogni tanto azzardava un ciao ciccio e un cornuto che per non facevano pi effetto sui tre amici. Sai perch ti ho portato qui? chiese poi la cocorita. Eri tanto dispiaciuta per me, che mi sono commossa. Cos, per non farti stare in pena, ho voluto che tu conoscessi il luogo dove adesso condurr la mia nuova esistenza. Qui io vivr felice per sempre, anche se mi mancherai per un po. Ma pi sarai capace di amare, tanto maggiore sar la mia felicit. Cerca di non scordarlo mai, Betti.

Bh, adesso che la morale fatta, possiamo salutarci! borbott Friz con un filo di ironia. E porse la zampa destra alla bambina. Ciao, Friz disse Betti, sfregandogliela affettuosamente tra le mani. Poi si volse verso il merlo e anche a lui disse: Ciao, Ciccio Ciao, Betti gracchi il tipo. I tre si guardarono meravigliati. Addio, Betti disse Coccolina, carezzando il volto della bambina con le soffici piume delle ali che tintinnarono ancora una volta. Ciao, Coccolina Coccolina Coccolina continu a ripetere Betti con gli occhi umidi di gioia. Coccolina Su, su piccola, calmati. Sta tranquilla, piccola mia Betti si sent accarezzare le guance. La bambina apr gli occhi e nella penombra vide accanto a s la figura rassicurante della mamma. Mamma! esclam stringendosi forte forte a lei. Mamma disse di nuovo. S, piccola? Mamma, mi regali il tuo cestino da cucito? La signora Rina rimase un attimo perplessa per quella strana richiesta. Ma pens che non era proprio il momento di deludere la bambina. Bene, va bene balbett. Le strinse affettuosamente la mano. Me lo dai adesso? insistette la bambina. La donna usc dalla camera e quando torn, vide Betti che teneva tra le mani la cocorita e le accarezzava la testolina reclinata su un lato. Adesso la seppelliremo fece la bambina, mostrando una serenit inaspettata. Tanto, lei felice lass, nel settimo cielo. Betti adagi il corpicino della bestiola nel cestino di vimini trapunto di panno rosso e le mise accanto una delle sue bamboline di pezza. Per giocare quando ne avr voglia aggiunse. E, abbassato il coperchio, si avvi verso il giardino, per nascondere il suo piccolo grande tesoro, l, sotto lalbero di tiglio che era stato piantato sette anni prima, il giorno della sua nascita.

Ogni volta che racconto questa storia, cari amici, qualche calda lacrimuccia mi compare sugli occhietti. Son sensibile, miei cari, ma io non me ne vergogno: sbagliato trattenere sentimenti ed emozioni. E comunque siamo giunti anche questa volta in fondo: me ne vado alla ricerca di qualcosa di intrigante da potervi raccontare quando faccio qui ritorno. Questa volta vado in giro coi miei pattini a rotelle.
(fischiettando)

Sono il gufo Rutilondo che va in giro per il mondo ...