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Manor House dal POV di Jace In Italiano!

Manor House dal POV di Jace In Italiano!

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Questa è la scena inedita che Cassandra ha pubblicato dal punto di vista di Jace. Nella versione originale la scena è raccontata dal POV di Clary, qui invece entriamo direttamente nella testa del bel cacciatore e scopriamo che non ha poi la corazza così dura come vuole far credere!
Questa è la scena inedita che Cassandra ha pubblicato dal punto di vista di Jace. Nella versione originale la scena è raccontata dal POV di Clary, qui invece entriamo direttamente nella testa del bel cacciatore e scopriamo che non ha poi la corazza così dura come vuole far credere!

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10/06/2014

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Manor House Scene

Da “Citta’di Vetro” di Cassandra Clare

Jace P.O.V.
Art by
Palnk

Traduzione a cura di Shadowhunters Italia
E’ vietato copiare e incollare il testo da noi tradotto, altrove. E’ tuttavia possibile scaricare il file pdf e condividerlo se volete in altre parti.

Potete leggere l’originale http://cassie-claire.com/cms/jacemanor

Clary sentì un picchiettio secco tutto intorno. Per un momento, disorientata, pensò che avesse iniziato a piovere. Poi capì che erano detriti, terra, vetri rotti: i frantumi della tenuta distrutta, scagliati tutto intorno come una grandine di morte. Jace la schiacciò più forte contro il terreno, appiattendo il corpo sopra il suo. Il battito del suo cuore giungeva alle orecchie di Clary come il rumore del crollo dopo l'esplosione. *** Più tardi, Jace avrebbe ricordato ben poco della distruzione della dimora in se stessa, dello strazio subìto dall'unico posto che fin da quando aveva dieci anni aveva identificato come casa. Gli sarebbero rimasti impressi nella memoria solo la caduta dalla finestra della biblioteca, il violento impatto sull'erba, il successivo rotolare via alla meglio, e il fatto di aver sempre cercato di tenere Clary vicina, di averla spinta giù, sotto di sè, in modo da poterla proteggere col suo corpo mentre interi pezzi della villa piombavano senza pietà attorno a loro come fossero grandine. Poteva sentire Clary respirare affannosamente, il cuore che le batteva all'impazzata contro il suo. In quel momento gli ricordò il suo falco, il modo in cui si piegava nella sua mano, affidandosi a lui alla cieca, il piccolo cuore che martellava ad un ritmo incalzante. Jace notò che Clary lo stava tenendo stretto per la maglietta, anche se dubitava che fosse un gesto consapevole, e teneva il viso appoggiato sulla sua spalla; era spaventato a morte,terrorizzato che il suo solo corpo non sarebbestato sufficiente a metterla in salvo, che non avrebbe potuto coprirla interamente, difenderla completamente. Jace immaginò massi grossi come elefanti abbattersi sul terreno

roccioso, pronti per schiacciarli entrambi, per schiacciare lei. Il suolo tremò ancora una volta sotto di loro, e il ragazzo si spinse con maggiore ardore contro Clary, quasi che la cosa potesse essere di aiuto. Era un riflesso incondizionato della mente umana, lo sapeva, come chiudere gli occhi per non vedere il coltello che sta per arrivarti addosso. Il boato si era spento. Jace realizzò con sua grande sorpresa che aveva recuperato l'udito: poteva sentire di nuovo, avvertire i più piccoli suoni, come il cinguettio degli uccelli, il rumore prodotto dall'aria fra le foglie degli alberi. E la voce di Clary, senza fiato. “Jace — credo che il tuo stilo sia caduto da qualche parte.” Il ragazzo si ritrasse e la fissò. Lei ricambiò il suo sguardo con fermezza. Alla luce della luna i suoi occhi verdi sembravano neri. Aveva i capelli rossi sporchi di cenere e il viso striato di fuliggine. Jace poteva vederle la gola pulsare per l'agitazione. Confuso, rispose l'unica cosa che sinceramente pensava: “Non mi importa. Conta solo che tu non sia ferita.” “Io sto bene.” lo rassicurò, e sollevando una mano gli passò delicatamente le dita tra i capelli, forse per liberarli dalla polvere. A Jace venne la pelle d'oca: il suo corpo, già sovraeccitato a causa dell'adrenalina, aveva accolto quel gesto come se una scarica di scintille gli avessero attraversato la pelle. “Hai dell'erba tra i capelli,” spiegò lei. Aveva gli occhi colmi di apprensione. Era preoccupata per lui. Ripensò alla prima volta che l'aveva baciata, nella serra, a quell'unico momento della sua vita in cui si era sentito appagato ed aveva finalmente provato l'ebbrezza che solo quella bocca contro la sua sapeva dargli, lasciandolo ansimante e senza fiato. Le parole di tutti gli esperti del mondo, le tecniche sperimentate o apprese, non

contano niente quando quella che stai baciando è la persona giusta. O meglio...la persona sbagliata. “Non dovresti toccarmi,” le disse. La manò di Clary si bloccò dov'era, il palmo immobile sulla guancia di lui. “Perchè no?” “Lo sai perchè. Hai visto quello che ho visto io, no? Il passato, l'angelo. I nostri genitori.” L'espressione negli occhi di lei si rabbuiò. “Si,l'ho visto.” “Allora sai cos'è accaduto.” “Sono accadute un sacco di cose, Jace.” “Non per me.” Le parole gli uscirono in un sussurro angosciato. “Ho sangue di demone, Clary. Sangue di demone. Questo spiega molte cose, non credi?” Clary sporse il mento in fuori. Jace sapeva quanto poco le piacessero la sensazione di non aver capito qualcosa, la consapevolezza di non sapere, e ancora meno che qualcuno le dicesse che non c'era bisogno che lei sapesse. Amava quella parte di lei, che anche quella volta riuscì a farlo andare fuori di testa. “Non significa niente. Valentine era pazzo. Stava solo vaneggiando.” “E Jocelyn? Anche lei era pazza? So che Valentine ha provato a farlo. Ha provato a creare degli ibridi: angelo/umano, e demone/umano. Tu rappresenti il primo caso, Clary, io l'ultimo. Sono per metà un mostro. Ed è questo lato di me che mi porta sempre a voler bruciare tutto, a distruggere tutto.”

“Questo non è vero. Non può essere. Non ha alcun senso.” “Ce l'ha,invece.” Come poteva non capire? A lui sembrava così ovvio, quasi elementare. “Questo spiega tutto.” “Intendi dire che spiega perchè sei uno Shadowhunter tanto ingamba? Perchè sei leale, coraggioso, onesto e tutte quelle altre cose che i demoni non sono”? “Intendo dire che spiega,” parlò con calma, “perchè provo certi sentimenti per te.” Clary emise un suono sorpreso, un fischio prodotto dall'aria attraverso i denti. “Cosa vuoi dire?” “Sei mia sorella,” continuò lui, “Mia sorella, il mio sangue, la mia famiglia. Dovrei volerti proteggere —” quelle parole quasi lo strozzarono— “proteggerti da tutti quei ragazzi che vorrebbero fare con te esattamente quello che invece io voglio fare con te.” Sentì che a lei si era mozzato il respiro. Lo stava ancora guardando, e sebbene si aspettasse di leggerle negli occhi orrore, o qualche forma di repulsione — dato che non credeva di essere mai stato tanto chiaro ed esplicito prima di allora nell'esprimerle ciò che provava— al contrario non vi scorse nulla del genere. Notò invece solo un'espressione di curiosità sincera, quasi che lei stesse esaminando la mappa di un paese sconosciuto. Con fare assente, Clary fece scorrere le sue dita dalla guancia alla bocca di lui, accarezzando la piega delle labbra con la punta dell'indice, come se stesse seguendo le linee di un disegno immaginario. Era stupore quello che

aveva negli occhi. Jace sentì che il cuore gli balzava in gola, mentre il suo corpo, traditore, rispondeva al tocco di quelle mani. “Che cos'è, esattamente, che vorresti fare con me?” sussurrò lei. Jace non poté più fermarsi. Si piegò su di lei, sfiorandole l'orecchio con le labbra: “Potrei mostrartelo.”

La sentì fremere, ma a dispetto di quel brivido, lei lo sfidò con lo sguardo. Al ragazzo parve di avere il sangue che bruciava, tra l'adrenalina, il desiderio e l'avventatezza dettata dalla disperazione. Glielo mostrerò, non riuscì ad impedirsi di pensare. In parte era convinto che lo avrebbe respinto, ma il resto di lui era troppo pieno di Clary - la vicinanza, la sensazione del corpo di lei contro il suo — per riuscire a pensare lucidamente. “Se vuoi che mi fermi, dimmelo adesso,” le sussurrò, e quando lei non protestò, le accarezzò la tempia con le labbra. “O adesso.” Si spostò sulla guancia, lungo la mascella: assaporò quella pelle, dal gusto un po' dolce e un po' salato, in un misto di cenere e desiderio. “O adesso.” Le labbra seguirono ancora la linea della mascella e la ragazza si inarcò verso di lui, spingendolo ad affondare le dita nel terreno nel tentativo inutile di domare l'impeto della passione. Clary respirava velocemente, ansimando, e la cosa lo stava facendo impazzire...mise la propria bocca su quella di lei, per calmarla, mormorando, dicendo, non chiedendo: “Adesso.” E la baciò. Dapprima assaggiandola con gentilezza, ma poi ad un tratto le mani di lei si insinuarono nella parte posteriore della sua maglietta, e il ragazzo avvertì la pelle liscia, quella morbidezza premuta contro il suo petto...fu come se la terra solida sotto di lui si fosse smaterializzata e si fosse ritrovato a precipitare nel vuoto.

Cominciò a baciare Clary nel modo che aveva sempre desiderato, con abbandono totale e selvaggio, muovendole la lingua in bocca e cercando la sua in un duello continuo ed impossibile da interrompere. Lei era altrettanto audace: esplorava la sua bocca, lo assaporava senza sosta. Muovendosi per raggiungere i bottoni del giaccone di Clary proprio nell'attimo in cui lei gli mordicchiava con delicatezza la punta della lingua, Jace sentì tutto il suo corpo contrarsi..

Clary posò le mani sulle sue, e per un attimo lui ebbe paura che lei gli dicesse di fermarsi, che quello che stavano facendo era sbagliato, e che si sarebbero odiati domani. Ma invece la ragazza disse: “Lascia fare a me,” e lui s’immobilizzò mentre lei con calma si sbottonava la giacca fino ad aprirla completamente. La maglietta che indossava sotto era di tessuto leggero, tanto che Jace poté vedere la linea del suo corpo: le curve dei seni, l’incavo della vita, i fianchi simili ai lati di una piccola anfora. Sentì che gli girava la testa. Non che fosse la prima volta che vedeva una ragazza in una situazione d'intimità, ovviamente, ma non gli era mai importato prima. Adesso invece era tutto il resto a non avere valore. Clary sollevò le braccia, inclinando la testa all'indietro con un'espressione implorante negli occhi. “Torna qua,” gli sussurrò. “Baciami ancora.” A Jace sfuggì un suono che non pensava di aver mai fatto prima e cadde su di lei, dentro di lei, baciando le sue palpebre, le labbra, la gola, dove sentiva il battito pulsarefece scivolare le mani sotto la maglietta leggera di lei e nulla lo separò più dal calore della sua pelle. Mentre tentava di trovare il gancio del reggiseno, Jace fu abbastanza sicuro che tutto il sangue aveva abbandonato il

suo cervello – il che era ridicolo, qual è il vantaggio di essere uno Shadowhunter esperto in tutto, se non hai idea di come trovare il gancio di un reggiseno? – e sentì che non poteva impedirsi di gemere, poi le sue mani furono sulla schiena nuda di Clary, la delicata forma delle spalle di lei sotto i suoi palmi. Il piccolo suono che lei produsse in un certo senso fu di gran lunga più erotico del vedere nuda qualunque altra ragazza. Le mani di Clary, piccole ma determinate, erano sull’orlo della sua maglia e la stropicciavano. Jace le spinse in alto, attorno alle sue costole, desiderava così tanto che la sua pelle entrasse a diretto contatto con quella di lei. Così era questa la differenza, si ritrovò a pensare. Era questo che significava essere innamorati. Si era sempre vantato delle sue tecniche, di avere il controllo, e dei risultati che otteneva. Ma quello richiedeva valutazione, e valutazione richiedeva distanza, mentre adesso non c’era nessuna distanza. In realtà non voleva che ci fosse nulla tra il suo corpo e quello di Clary. Le mani del ragazzo trovarono la cintura dei jeans, il profilo delle anche visibile al di sotto di essi. Sentì le dita di Clary sulla sua schiena nuda, cercare e accarezzare le sue cicatrici, dolcemente. Non era sicuro che Clary ne fosse consapevole, ma sentì che lei stava ruotando i fianchi contro i suoi, facendolo vacillare, facendogli desiderare di andare più veloce...troppo veloce. Si abbassò ancora di più, assicurandola fermamente al proprio corpo, allineando i fianchi di lei ai suoi, sentendola ansimare contro la sua bocca. Pensò che lei avrebbe potuto spingerlo via, ma invece gli passò le gambe attorno ai fianchi, attirandolo ancora di più a sé. Per un secondo, Jace pensò che sarebbe svenuto.

“Jace” sussurrò Clary, e gli baciò la nuca, il collo. Lui aveva le mani sulla vita di lei, e si muoveva contro il suo

torace. La pelle di Clary era incredibilmente morbida. Lei si sollevò un poco, mentre Jace faceva scivolare le mani sotto il suo reggiseno, e baciò la cicatrice del marchio a forma di stella che lui aveva sulla spalla. Jace stava per chiederle se ciò che stava facendo le andava bene, quando la sentì allontanarsi con un’esclamazione di sorpresa. *** “Cosa c’è?” Jace s’immobilizzò.”Ti ho fatto male?” “No. E’ stato questo.” Clary toccò la catenina che Jace aveva attorno al collo. Attaccato ad essa pendeva un piccolo cerchio di metallo. Le doveva essere rimbalzato contro quando il ragazzo aveva cercato di piegarsi in avanti. Ora lei lo stava fissando. Quell’anello di ferro battuto con la sua trama di stelle – ora conosceva quell’anello. L’anello dei Morgenstern. Era lo stesso anello che brillava nella mano di Valentine, nel sogno che l’angelo aveva fatto fare ad entrambi. Era stato di Valentine un tempo, poi lui l’aveva donato a Jace, come se fosse stato destinato da sempre a tramandarsi di padre in figlio. “Mi dispiace,” riprese Jace. Tracciò la linea del suo zigomo con le dita, lo sguardo intenso. “Avevo dimenticato di avere addosso questa cosa maledetta.” D'improvviso, Clary si sentì gelare il sangue nelle vene. “Jace,” disse in tono basso. “Jace, no.” “No cosa? Non indossare l’anello?” “No, non-non toccarmi. Fermati un secondo.”

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