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Aforismi Indiani Copertina. Presentazione di Franco Battiato. Introduzione. Bhagavad-Git. Srimad-Bhgavatam.

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Gabriele Mandel. Bhagavad-Git.

La Bhagavad-Gt, Il Canto del Beato, uno dei pi importanti testi classici dell'umanit, recita il dialogo fra l'eroe Arjuna e Krsna, suo cocchiere ma in effetti ottavo avatra (discesa, incarnazione) di Visnu. Scritta intorno al V secolo a. C, di autore anonimo, consta di 700 versetti e st rofe (divisibili in quartine al modo occidentale), per un totale di 2800 versett i distribuiti in diciotto capitoli, che costituiscono i capitoli 25 - 42 del lib ro VI del Mahbhrata. Il poema ebbe grande successo e larga popolarit anche fuori dell'induismo. Lo att estano i numerosi commenti lungo il corso dei secoli, a partire da quello del gr ande filosofo Sankara (ca. 788 - 820), e poi di Ramnuja (fra il 1017 e il 1137); di Anandatirtha Madhva (ca. 1199 - 1278), uno dei quattro massimi teorici del vi snuismo vedantico; di Sri Caitanya (1486-1534); di Nilakantha, Sridhara, Madhusu dana, Baladeva (XVIII secolo); di Balgangadhar Tilak (1856-1920); di Sri Aurobin do Ghos (1872-1950); del mahatma Gandhi ( 1869 - 1948); di Rdhakrishnan Sarvepall i (1888-1975) e di Swami Prabhupda (1896-1977). 1. [II, 11]. I veri saggi non si lamentano mai n per i vivi n per i morti. 2. [II, 14]. La gioia e il dolore sono percezioni effimere dei sensi: vanno e vengono come l' estate e l'inverno, perci adoperati per sopportarle. 3. [II, 16]. L'effimero non dura, l'anima invece eterna. Coloro che sanno vedere, sapranno tr arre la verit da questa considerazione. 4. [II, 19]. ignorante colui che crede che l'anima muoia, ma il saggio sa che l'anima non ucc ide n pu essere uccisa. 5. [II, 22]. Come l'uomo abbandona gli abiti vecchi per indossarne di nuovi, cos l'anima abban

dona i vecchi corpi e ne prende di nuovi. 6. [II, 23]. Nessun'arma pu ferire l'anima, n il fuoco pu bruciarla, n l'acqua bagnarla, n il vent o disseccarla. 7. [II, 27]. Colui che nato, di certo deve morire; colui che morto, di certo deve rinascere. Perch dunque ti lamenti per ci che inevitabile? 8. [II, 44]. Coloro che sono attaccati ai godimenti materiali e all'opulenza hanno una mente confusa, che mai potr capire la fermezza di chi adora Dio. 9. [II, 47]. Tu sei chiamato ad agire, non a godere del frutto dei tuoi atti. Non agire mai i n vista del frutto della tua azione. 10. [II, 52]. Quando la tua intelligenza avr superato la densa foresta dell'illusoriet, riuscira i ad essere indifferente a tutto ci che ti stato detto e a tutto ci che ti verr anc or detto. 11. [II, 56]. saggio colui che non si lascia turbare dalle sofferenze, non si lascia allettare dalle gioie, non cade preda della paura e della collera. 12. [II, 62]. Fantasticando piaceri sensuali, l'uomo sviluppa il desiderio, da cui nasce l'att accamento, che genera a sua volta la cupidigia, la quale sfocia infine nella vio lenza. 13. [II, 66]. Colui che non trascende la materia tendendo a Dio non raggiunger n la serenit n la p ace. E come potr mai essere felice chi non ha pace? 14. [II, 70]. Non colui che soddisfa tutti i suoi desideri otterr la pace, ma colui che rimarr i mperturbabile ai desideri, come un oceano che rimane calmo nonostante tutte le a cque che vi si rovesciano. 15. [III, 4]. Rinunciando ad agire, l'uomo non raggiunger mai la perfezione, poich con la sola r inuncia non si raggiunge il successo. 16. [III, 21]. La gente comune ha la tendenza ad imitare tutto quello che fa un grande uomo, e ne segue qualunque esempio.

17. [III, 27]. L'anima che coltiva l'egocentrismo crede di essere l'autrice di tutte le azioni compiute per influsso della natura materiale. 18. [III, 34]. Non bisognerebbe mai cadere preda del desiderio e dell'avversione, dal momento c he essi sono un ostacolo al bene. 19. [III, 35].

di gran lunga preferibile compiere il proprio dovere anche se in modo imperfetto , piuttosto che il dovere prescritto ad altri, anche se in modo perfetto. Meglio affrontare il pericolo del fallimento compiendo il proprio dovere, dato che anc or pi pericoloso compiere il dovere degli altri. 20. [III, 38]. Come il fuoco velato dal fumo, lo specchio dalla polvere e l'embrione ricoperto dall'utero, cos il principio spirituale dalla passione. 21. [III, 42]. I sensi sono superiori agli oggetti sensibili, superiore ai sensi il pensiero, s uperiore al pensiero l'intelligenza, e superiore all'intelligenza il S, l'anima. 22. [IV, 18]. Colui che scorge la non-violenza nella violenza e il disinteresse nell'interesse un saggio, e pur operando tra gli uomini a loro superiore. 23. [IV, 22]. Colui che, pago di ci che ha, ha superato il dualismo, e scevro da invidia e rima ne sereno tanto nel successo quanto nell'insuccesso, qualsiasi azione egli compi a un uomo libero. 24. [IV, 36]. Anche se fra tutti i peccatori tu fossi il peccatore pi grande, salendo sulla nav e della pura fede potrai attraversare del tutto l'oceano delle sofferenze. 25. [IV, 39]. Un uomo di fede che approfondisca la conoscenza del divino e controlli i sensi p otr raggiungere in breve la pace dello spirito. 26. [V, 10]. Come la foglia di loto non contaminata dall'acqua, cos colui che compie il propri o dovere abbandonandosi a Dio non sar mai contaminato dal peccato. 27. [V, 15]. Dio non responsabile delle azioni buone o cattive degli uomini, ma sono gli uomi ni ad agire confusamente quando la loro consapevolezza offuscata dall'ignoranza. 28. [VI, 5]. L'anima usi la mente per elevarsi, non per degradarsi. In verit la mente pu essere amica dell'anima, ma anche nemica. 29. [VI, 30]. Chiunque veda Me. [il Beato Signore]. in ogni cosa, e in ogni cosa veda Me , non mai separato da Me, n Io da lui.

30. [IX, 10]. Io. [il Beato Signore]. sono il Fine, il Sostegno, il Signore, il Testimone, la Dimora, il Rifugio, l'Amico pi intimo, il Creatore, il Distruttore, l'Origine , la Conclusione e il Seme eterno. 31. [XII, 13 - 14]. caro a Dio chi non invidia nessuno ed amichevole, buono, altruista, genuino, equ anime nella gioia e nel dolore, compassionevole, sereno, devoto, e volge a Dio i l suo pensiero. 32. [XIV, 9]. La virt conduce alla gioia, la passione all'egoismo, ma soprattutto sappiate che

l'ignoranza conduce allo squilibrio. 33. [XIV, 16]. detto: le azioni compiute con virt conducono alla purezza; quelle compiute con pa ssionalit conducono al dolore; e quelle compiute con ignoranza conducono alla stu pidit. 34. [XVI, 21]. Tre sono le porte dell'inferno che distruggono il S: la lussuria, la collera e l' avidit. Ecco quindi ci da cui si deve rifuggire. 35. [XVII, 3]. A seconda dell'ambiente in cui vive, ognuno ha un tipo di religione. Il tipo di religione professata da ogni essere umano dunque dipendente da questa ragione. 36. [XVII, 16]. detto che la serenit, la lealt, la ponderatezza, il controllo delle passioni e la purezza di intenti sono i valori della mente. 37. [XVII, 21]. La carit compiuta per ottenere un merito, o con il desiderio di una ricompensa, o fatta controvoglia, solamente frutto dell'egoismo.

Copertina. Raccolta di pensieri tratti da due opere fondamentali dell'antica letteratura re ligiosa indiana, la Bhagavad-Git e lo Srimad Bhgavatam. Nella prima opera, testo r icco di insegnamenti etici e sintesi dei sei sistemi filosofici indiani, evident e l'essenza dell'unicit suprema e del cammino mistico-esoterico, che si pu compier e unendo la via dell'azione e quella dell'amore per giungere alla conoscenza; ne lla seconda opera, vasto poema considerato la Bibbia del visnuismo, abbiamo storia , mito e descrizione, tra poesia e quotidiana immediatezza. Capire altri che hanno cercato Dio la ragione delle ricerche dell'autore, che ha v oluto cogliere il senso dell'aforisma e il particolare ambiente che ne sta alla base, per ritrasmetterli in linguaggio attuale, comprensibile al lettore anche n on specificatamente studioso del settore. Questo ritrovare le nostre passioni e l'ansia attuale del misticismo, questo riconoscere le trentatremila divinit ind come simbolo delle manifestazioni di un Dio unico, possono fornire validi spunti di meditazione e di confronto con la cultura occidentale e cristiana. Pensieri utili oggi come nel passato furono strumenti di evoluzione dell'Io, momen ti d'una ricerca della verit assoluta, itinerario terreno alla comprensione pur l imitata di Dio: l'Uno Assoluto di tutti i tempi e di tutte le genti. Gabriele Mandel, autore di numerosi volumi, studioso di sufismo e sufi egli stes so, ha ricevuto la laurea honoris causa in scienze islamiche dall'Universit Stata le di Konya (Turchia). Direttore dell'Istituto di Storia d'Arte all'Istituto Uni versitario di Lingue Moderne (Iulm) di Milano, gi direttore della Facolt di Psicol ogia dell'Universit Europea di Bruxelles e docente al Politecnico di Torino. Arti sta versatile, l'European Who's Who lo cita come il pi importante ceramista islami co contemporaneo. Espositore alla Biennale di Venezia, ha tenuto, tra l'altro, mo stre personali al Museu de Arte di So Paolo del Brasile, al Museo Dolmabahce di I stanbul, al Museo Nazionale della Scienza e della Tecnica "Leonardo da Vinci" di

Milano, ai musei d'arte moderna di Konya, Ankara, Nuova Delhi, Tokyo, Parigi, a l Civico Museo di Milano e in altri musei nazionali e civici. Introduzione. Il mondo, smarrito da un insegnamento negatore dello spirito, da sillogismi e ra gionamenti falsi, non sa pi quale sia la differenza fra sapere e non sapere. Maitry-upanisad, VII, 8 (ca. V secolo a. C. ) Nel 3500 a. C. prese origine nella valle dell'Indo la civilt che - tra le pi emine nti - fu all'origine di un pensiero filosofico-religioso sotto vari aspetti anco r oggi preminentemente attivo. La civilt della valle dell'Indo, quasi ignorata sino ai primi anni del nostro sec olo, svilupp, soprattutto nelle capitali gemelle Mohenjo-Daro e Harapp, un'urbanis tica esemplare, indice di una vita sociale particolarmente avanzata. Una lunga evoluzione condusse la civilt vallinda a elaborare il concetto di un Di o origine dell'universo fenomenico, e quindi di una catena duale delle progressi oni positive e negative, che fu pertanto all'origine di una realt matematica: Dio divenne il punto (bind) iniziale dal quale consegu anche il segno grafico dello zer o, con la relativa sequenza di numeri positivi e negativi. I valori scientifici, matematici e tecnici elaborati da questa antichissima civi lt dell'Indo arrivarono sino in Egitto, seguendo le vie della diffusione commerci ale dei numerosi prodotti indiani; furono cos trasmessi: la conoscenza del cubito aureo, ad esempio, ma anche i concetti del dualismo fenomenico e le speculazion i esoteriche (fra cui l'ermetismo) che nella valle dell'Indo avevano dato origin e, o quanto meno contribuirono a formarle, a quelle pratiche religiose poi riela borate, nei secoli successivi, dal tantrismo e dal buddhismo. Ci almeno da quanto siamo riusciti a supporre sulla base dei non abbondanti reper ti e - in mancanza di testi specifici perduti ormai da tempo - soprattutto dalle figurazioni sui sigilli dei mercanti, sorta di carta di identit che molti cittadin i della valle dell'Indo portavano appesa al collo. In effetti, gran parte della civilt vallinda venne distrutta dagli invasori nomadici attorno al 1500 a. C. Ci c he pi avanti nel tempo accadr all'impero di Roma invaso dalle popolazioni barbaric he e all'impero cinese conquistato dai mongoli di Gengis Khan, accadde allora ne lla valle dell'Indo invasa dai barbari rya, e questo momento fra i pi significativ i della civilt umana si esaur in un bagno di sangue. Gli rya avevano una propria religione mitologica -relativamente affine a quella d i altre trib nomadiche ariane che poco dopo invasero l'Europa - e vi affiancarono le gesta della loro conquista, creandone grandi poemi religiosi. Imposero per r agioni di governo il sistema delle caste; tuttavia non riuscirono a eliminare co mpletamente i valori della sedentaria civilt dell'Indo. Esponenti di questa cultu ra trovarono rifugio nelle alte valli dello Himlaya, e le loro teorie riaffluiron o poi nel tantrismo e nel buddhismo. Non facile distinguere quanto di tale pensi ero sia sopravvissuto nella complessa mitologia vedica, che spesso adombra solta nto le battaglie e le conquiste degli rya e una ritualistica di potere, ma le compa razioni tra i vari sistemi mitici del cosiddetto mondo ariano e le mistericit della civilt della valle dell'Indo non risultano particolarmente difficili. Anzi. A uno studioso sensibile ai valori del misticismo basta appunto una disces a lungo il grande fiume dei testi vedico-vedantici per cogliere i valori spiritu ali delle due culture - quella vallinda e quella ariana - e avvertirne le interf erenze, le compenetrazioni, i reciproci influssi, ammesso che si dia spazio alla cultura del cuore senza lasciarsi abbacinare dalla cultura della mente.

Tale discesa trova la fonte prima nei Veda (= conoscenza intuitiva - sapienza pr imordiale o consapevolezza), le quattro raccolte sanscrite compilate fra il 2000 e il 1200 a. C. secondo alcuni studiosi, tra il XV e V secolo secondo altri. So no: l'innologia sacra, Rg-veda (rk significa strofa); il Sama-veda (da sman, canto liturgico, melodia); lo Yajur-veda (da yajus: formula sacrificale, giaculatoria) e l'Atharva-veda (atharvan sono i sacerdoti addetti al culto del fuoco). A part ire dall'800 (o 600) a. C. vi si aggiunsero vari manuali esplicativi e integrati vi, fra cui i principali furono i Brahmano, gli ranyaka e infine le tredici Upani sad classiche che, sviluppando il concetto di brahman-tman, divennero essenziali per il pensiero vedntico (Vednta: dopo il Veda; per meglio spiegare lo scopo dei V eda) da cui consegu l'induismo. In seguito vennero elaborate le cento Upanisad po st-vediche, nate dalla necessit di dare senso a un pensiero speculativo del vedan tismo. Nel frattempo avevano trovato corpo i grandi poemi epico-religiosi che ad ombravano soprattutto la conquista rya dell'India: il Mahbhdrata e il Rmyana. Il Mahbhrata (circa 220.000 versi distribuiti in diciotto libri) racconta le stori e dei discendenti del leggendario re Bharata ed attribuito al saggio Vysa (Vysadev a), da ritenersi piuttosto l'ultimo integratore del poema (in sanscrito vysa pu si gnificare anche sistematore). Il Rmyana (circa 24.000 distici in sette libri) cant a la conquista di Ceylon ad opera del dio Rama ed attribuito al saggio Valmiki c he, data l'estensione non eccezionale del poema e la sua unitariet, potrebbe anch e esserne effettivamente l'autore. In un secondo periodo - fra l'800 e il 100 a. C. - venne interpolato nel Mahbhrata il grande poema del Beato Krsna: la Bhagavad-Gt (pronuncia: ghta). Si tratta di un t esto ricco di insegnamenti etici, sintesi dei sei sistemi filosofici (darsana) i ndiani e pone l'accento sulla via della realizzazione mistico-esoterica, unendo quella dell'azione (karma-yoga) a quella dell'amore (bhakti-yog) per giungere a q uella della conoscenza (jnna-yoga). Il testo concilia dunque, oltre che vie indui ste tra loro contraddittorie, il popolarismo delle credenze vediche con il misti cismo tendente al divino assoluto. Risolve quindi il dilemma tra karma-mrga (fede ) e jnna-mrga (conoscenza), e in definitiva esprime un'eminente visione mistica ma virile della realt. Autore ipotetico - e naturalmente del tutto improbabile - an cora il saggio Vysa, al quale si voleva attribuire anche il susseguente Vedanta-s utra (o Brahma-stra): raccolta di aforismi in cui compendiata l'essenza dei Veda. A seguito di questo sutra egli avrebbe composto ancora un ampio poema, lo Srima d-Bhgavatam (o Bhgavata-purna) che, considerato il frutto maturo dell'albero dei Ved a (o anche la Bibbia del visnuismo), ne raccoglie in sintesi i valori essenziali. V ysa avrebbe trasmesso questo vasto poema al figlio Sukadeva Gosvmin, che lo avrebb e narrato poi al santo re (rjarsi) Pariksit. In realt il poema, che a tutti gli ef fetti posteriore ai tre testi del Vednta antico (Upanisad, Brahma-stra e BhagavadGit), si configura come una raccolta di dieci testi dovuti a pi autori. Stilistica mente e concettualmente vi si evidenziano imitazioni dei temi maggiori dei grand i poemi religiosi, soprattutto della Bhagavad-Git. L'attribuzione a un solo autor e, ancor oggi seguita da alcuni studiosi indiani, non sostenibile nemmeno a un'a nalisi superficiale dei testi; mentre a volte molto evidente il fine krsnaitico di alcuni libri, in particolare del decimo. Partono da questo tronco numerosi rami, primi tra i quali, fra il 300 a.C. e il 200 d.C., i sei sistemi della filosofia indiana propriamente detta, i saddarsana , da cui deriveranno numerose ulteriori scuole. Terminer il tempo vedantico il Br ahma-stra di Bdarayana (ca. 200 a.C. ), sintesi dell'insegnamento vedico-upanisadi co e base del Vednta d'ogni corrente. Si conclude cos il prasthnatraya, la triplice scienza dei tre testi del Vednta antico (come appunto gi detto, le Upanisad classic he, la Bhagavad-Gita e il Brahma-stra). Sul finire dell'VIII secolo, un primo ordinamento della gran massa di testi e di vie vedntiche venne impostato da Gaudapda con le Mandukya-karika, ma si entra inf ine nella storia con Sankara (o Sankarcrya, ca. 788 - 820). Egli predic un induismo esoterico e riform il pensiero vedntico advaitico (monista), stabilendo la teoria d

etta Mayavada e del Brahman-nirguna, per la quale solo Brhma assoluto reale. Pi le gato allo spirito della Bhagavad-Gita e dello Srimad-Bhdgavatam fu Rmnuja (ca. 101 7 - 1137), il patriarca del Vednta differenziato, come afferm l'illustre studioso it aliano Angelo Morretta. Sankara, restauratore della fede ancestrale - quasi un Tommaso d'Aquino dell'ind uismo - lavor sul piano teologico; Rmnuja, riformatore della fede - quasi un sant'A gostino dell'induismo - predilesse la mistica. Sankara ebbe gran seguito nello s ivaismo e Rmnuja nel visnuismo, dal quale si svilupper il krsnaismo. Da queste due prestigiose figure scenderemo poi gi gi sino a Rmakrsna (1836 - 1886) e a Viveknanda (1863 - 1902), propugnatori e assertori del vedntismo moderno; inf ine al mio maestro Sri Aurobindo Ghos (1872 - 1950) che, nell'ambiente sufico de ll'Afghanistan, seppe farmi appassionare alla sua fede rispettando in pieno la m ia appartenenza all'Islm, e al grande bhaktivedanta krsnaitico Swami Prabhupda (18 96 - 1977), cui si deve la pi grande diffusione del nuovo krsnaismo nel mondo. Ta li eminenti vedntisti, e molti altri ancora che la brevit di questa introduzione n on permette di citare, dimostrarono la vitalit e la pregnanza anche contemporanea della filosofia vedntica.

La distinzione che segue pu interessare l'argomento di questo libro: il termine p recipuo per induismo , in India, santana-dharma (la Legge Eterna); ma vi sono sei ti pi di dharma, e quello dei Veda il supremo, il vaidikadharma. I Veda sono quindi rivelazione divina, mentre i testi vedntici sono grandi insegnamenti dettati da fa mosi saggi, il cui nome pi volte citato. Ci anche espresso in un versetto del Mahbh ata (XIII, 141, 65): Quello enunciato nel Veda il dharma supremo; in secondo luog o viene quello dei testi della tradizione e della conoscenza sacra; segue poi qu ello praticato dagli uomini dabbene. Ecco i tre dharma eterni. Osservazione non ultima: a partire dai primi testi vedici abbiamo una sorta di c oncordanza mitologica tra le religioni dell'Europa classica e dell'India arya, c he tuttavia va cercata nella fluidit migratoria delle popolazioni nomadiche ma an cor pi, a mio parere, in quella che Carl Gustav Jung chiam teoria degli archetipi. Di questo vasto oceano di testi ne ho scelti volutamente solo due per trarne la seguente raccolta di pensieri: la Bhagavad-Glt e lo Srimad-Bhgavatam, che consider o i poli opposti (inizio e conclusione) d'uno stesso pensiero vedantico. Nel pri mo l'essenza dell'Unicit suprema e del cammino mistico evidente; nella seconda ra ccolta (detta anche Bhgavata-purna, di 18.000 versi) abbiamo storia, mito, descriz ione anche banalmente e quotidianamente immediata. Nelle gesta di specifica tipolo gia ariana si insinuano qua e l - quasi di soppiatto - i valori spirituali dell'a ntica civilt dell'Indo, in un insieme di vitalit combattiva e di determinismo spir ituale fascinosamente ancora attuali. Un avvertimento necessario: la lettura del testo sanscrito (e di conseguenza la scelta dei passi e la loro traduzione) stata fatta su pubblicazioni indiane rece nti, che tendono forse a dare degli antichi testi non la realt filologica - con t utte le varianti che ne offrono gli studiosi - ma quella di una leggibilit funzio nale. Ci che interessa al lettore comune - a mio parere - la possibilit di farsi u n'opinione del pensiero (che ritengo d'aver rispettato) piuttosto che delle dott e dissertazioni sui valori filologici. Chi desideri approfondire la conoscenza d el testo nelle ricostruzioni scientifiche dovr allora rivolgersi a pubblicazioni pi particolari (per la Bhagavad-Git, ad esempio, all'eccellente opera del professo r Stefano Piano pubblicata dalle Edizioni San Paolo, 1994). Qui ho voluto solo c ogliere il senso dell'aforisma, l'ambiente particolare e ritrasmetterli anche in linguaggio nostro, attuale e comprensibile ad un lettore europeo interessato pe r proprio diletto, pi che specificatamente studioso del settore. Capire altri che hanno cercato Dio in realt la ragione delle mie ricerche. Questo r itrovare le nostre passioni e l'ansia attuale del misticismo, questo riconoscere

le trentatremila divinit ind simbolo delle manifestazioni di un Dio unico (si pensi ai novantanove Nomi-attributi di Dio nel Corano), questo dividere le zone del m ondo fra nazioni ricche, materialiste, che marciano verso la loro distruzione, e nazioni povere, sfruttate, colonizzate sotto varie forme, ma volte a una rinasc ita di valore spirituale, possono fornirci validi spunti di meditazione. Pensier i comunque utili oggi cos come erano strumenti di evoluzione dell'Io allora, moment i d'una ricerca della Verit Assoluta che il modo terreno di poter giungere ulteri ormente alla comprensione (per quanto limitata alla dimensione umana) di Dio: l' Uno Assoluto di tutti i tempi e di tutte le genti.

Presentazione di Franco Battiato. Aforismi indiani - scelti e tradotti impeccabilmente dal nostro luminoso compagn o di viaggio Gabriele Mandel - uno di quei libri che bisogna cucirsi addosso, come facevano con la carta moneta gli emigranti quando andavano in terre straniere. Sintesi mirabile di una conoscenza reale, questo distillato dello Srimad-Bhgavata m e della Bhagavad-Git aiuta e serve soprattutto oggi, in occidente: in una socie t attraversata da miliardi di informazioni audio-visive e caratterizzata da una f orsennata velocit che mal sopporterebbe anche solo il pensiero di iniziare la let tura, seppur stimolante, di un volume di migliaia di pagine. Ben vengano allora queste riduzioni che, pur togliendo densit, nulla tolgono alla verit iniziatica e iniziale, dandoci invece la possibilit di ricevere un messaggi o essenziale anche rimanendo comodamente seduti a casa nostra o mentre viaggiamo . A causa dell'ignoranza l'anima vede il proprio corpo materiale come propria ident it, ma come l'inquilino differente dalla casa, cos l'anima differente dal corpo, f atto di elementi materiali che nel tempo si degradano e alla fine muoiono... Sappi che le conseguenze di tutte le azioni, compiute nel bene e nel male in que sta vita, le ritroverai senz'altro nella vita futura. Questo , in sintesi ed estrema semplicit, il grande messaggio del libro. Un messag gio, a ben meditare, di una considerevole portata. Si pu, come per tutte le cose di questo mondo, essere d'accordo oppure no; ma come diceva un santo padre del d eserto: Per colui che crede non esistono dubbi, per colui che non crede non esistono cert ezze. Franco Battiato.

Srimad Bhagavatam.

Libro primo. Una delucidazione a carattere generale anzitutto: i libri dello Srimad-Bhgavatam seguono la narrazione a dialogo fra il docente e l'allievo; qui tuttavia le narr azioni sono storie nelle storie, in una sorta di incastro a tre livelli: 1, il gran de vaisnava (devoto del Signore Supremo) Maitreya narra le storie spirituali al saggio Vidura; 2, Sukadeva narra la storia di Maitreya e Vidura al re Pariksit e ai saggi, fra i quali Suta; 3, Suta racconta ad altri saggi la storia del re Pari

ksit, di Sukadeva e di Maitreya, storie che naturalmente comportano tutti gli in segnamenti espressi da ogni singolo personaggio. Il primo libro, probabilmente quello pi vicino alla Bhagavad-Gita e al Mahbharata per struttura e concetti, si compone di 808 versetti o strofe (circa 3200 versi) , distribuiti in diciannove capitoli o canti. Nella prima parte, i saggi del Naimisaranya hanno da Suta Gosvamin (gosvmin o svmi n: colui che controlla i sensi e la mente, titolo dei grandi maestri spirituali) n umerose risposte sulla ritualistica devozionale, e una spiegazione riguardo i va lori religiosi dello Srimad-Bhdgavatam. Poi Nrada istruisce Vyasa su questi argom enti, cui seguono storie di Arjuna e Asvatthman, di Pariksit, di Bhisma e di Krsn a. L'ultima parte dedicata soprattutto alla storia del re Pariksit, narrata dal saggio Saunaka Gosvamin. indubbio l'intreccio fra mitologia, insegnamenti religi osi e vicende storiche che vedono coinvolto anche il regno di Mathura.

38. [II, 8]. Ogni azione condotta dagli uomini di fuori dal messaggio divino o senza tenerne presenti i valori in verit solo uno sforzo inutile. 39. [II, 10]. Non dobbiamo desiderare oltre misura la soddisfazione dei sensi e il guadagno, m a preoccuparci del buon mantenimento di noi stessi, quanto occorre per poter cam minare sulla via della Verit Assoluta. 40. [III, 31]. Come non vediamo il cielo dietro le nuvole n l'aria pura a causa della polvere, c os gli uomini senza intelligenza non scorgono la Verit. 41. [III, 34]. Se l'uomo si sottrae all'illusione acquisisce la conoscenza, grazie alla quale p u raggiungere la consapevolezza e cos capire il grande valore del S. 42. [V, 18]. Colui che dotato di conoscenza, tenda alla evoluzione del S, cercando in tutti i modi di migliorare se stesso con applicazione costante, dal momento che la srego latezza dei sensi conduce ineluttabilmente alla rovina. 43. [VII, 36]. Colui che segue i retti princpi di Dio non uccide nessuno, neanche chi gli nemico , e meno che mai se questi distratto, o ubriaco, o malato, o addormentato, o min orenne, o donna, o folle, o debole, o atterrato o terrorizzato: mai. 44. [XIII, 20]. Quando giunge il momento, anche se ami intensamente la vita, le ricchezze, gli o nori, le propriet, tutto dovrai abbandonare immediatamente assieme al soffio vita le. 45. [XIII, 26]. Anche se in vita non ha usato correttamente il proprio corpo, colui che al momen to della morte lo abbandona serenamente, serenamente affrontando l'ignoto, comun que un saggio. 46. [XIII, 27]. Chi ascoltando le voci del cuore o gli insegnamenti dei saggi si distacca dalle cose materiali e lascia il mondo delle apparenze per seguire quel Dio che dentro di lui, costui veramente un grande uomo.

47. [XIII, 47]. Chi senza artigli preda di chi ha gli artigli; chi senza zampe preda di chi ha l e zampe; i deboli sono preda dei forti e gli uomini d'altri uomini. Ma questa so lo la legge della sopravvivenza. 48. [XVI, 9]. Pigro e inutile, l'ignorante ha una breve vita, che trascorre la notte dormendo e il giorno in attivit inconsistenti. 49. [XVII, 14]. Chiunque porta offesa alle persone innocenti Mi deve temere, perch anche con il r eprimere i malvagi si arreca senz'altro beneficio alle persone oneste. 50. [XVII, 16]. In verit, il dovere supremo del capo dello Stato di proteggere le persone oneste e punire senza indugio i delinquenti. 51. [XVIII, 48]. Pur possedendo la forza, coloro che credono in Dio sanno mantenersi calmi anche quando vengono diffamati o vilipesi o rifiutati. Non dovrebbero reagire neanche se venissero uccisi.

Srimad Bhagavatam. LIBRO SECONDO. Il secondo libro si compone di 395 strofe (circa 1580 versetti), distribuite in dieci capitoli o canti. In un'assemblea di mistici, sulle rive del Gange, a Hastinapura (oggi Delhi), il saggio Sukadeva Gosvamin spiega al re Pariksit il cammino verso la realizzazion e del S lungo la via mistica. Tutta la descrizione si impernia sul bhakti-yoga, o vvero il cammino dell'amore, sulla purezza della mente, sulla comprensione e ado razione di Dio nei vari gradi e modi. Seguono le domande rivolte dal mun Narada a Brahma circa la Causa di tutte le cause e le Sue manifestazioni nel mondo fenomen ico. Dopo una disamina dell'universo quale creazione di Dio, ha luogo la descriz ione degli avatra o manifestazioni di Dio e delle rispettive fatiche (capitolo 7). Di nuovo Sukadeva Gosvmin spiega al re Pariksit la legge del karman e i valori de llo Srimad-Bhgavatam (capitoli 8 e 9). Il libro si conclude con un'esaltazione de lle qualit divine e con la descrizione del devoto realizzato. 52. [I, 12]. In questo mondo, a che serve vivere molti anni di confusa insipienza? Meglio un istante cosciente grazie al quale raggiungere la consapevolezza suprema. 53. [I, 15]. Colui che giunge al termine della vita, affronti senza paura la morte, abbandona ndo con l'arma del distacco tutti i desideri che il corpo pu ancora nutrire. 54. [III, 17]. Sorgendo e tramontando, il sole accorcia la durata della vita dell'uomo, tranne quella di colui che tende a Dio e dedica parte del suo tempo a glorificare il Si gnore infinitamente buono.

Srimad Bhagavatam. LIBRO TERZO. Il terzo libro si compone di 1416 strofe (circa 5664 versetti), distribuite in t rentatr capitoli o canti. Come narratore citato ancora Sukadeva Gosvmin, anche se si pu supporre che in alcuni casi l'accenno a lui sia solo un'interpolazione. Il re Vidura rivolge al mun Maitreya alcune domande sul Brahman Supremo, a seguito d elle quali si da inizio a una serie di eroiche vicende terrene collegate a ricer che spirituali. Seguono le vicende di Visnu, di Mahesvara e di Brahma (espressio ni divine collegate ai tre influssi della natura materiale); la creazione dell'u niverso; combattimenti fra avatara e le forze del male; insegnamenti delle divin it e dei grandi saggi sull'adorazione della Divinit assoluta, sulle azioni necessa rie al devoto e sulle peregrinazioni dell'anima incarnata, sino alla sua liberaz ione finale. Questi ultimi insegnamenti sono rivolti in particolare a Devahuti, madre di Kapila (avatara di Visnu) e moglie del mun Kardama. 55. [V, 23]. Dio, l'Unico, esisteva cos prima d'ogni cosa. Egli il Maestro di tutti, e tutti t endono a Lui anche se lo identificano in modi vari e differenti. 56. [V, 29]. La grande verit causale degenera in falso ego, che si manifesta materialmente nel causante, nella causa e negli effetti. Cos l'anima, cedendo alla materia, abband ona la virt per seguire l'ignoranza, la passione e vane illusioni. 57. [VII, 10]. L'uomo che si preoccupa insensatamente dell'identit del suo essere come quell'uom o che si turba perch sta sognando che gli tagliano la testa. 58. [VII, 11]. Come illusorio il tremolo della luna sull'acqua, cos e l'illusione dell'anima quan do, credendo nella sola materia, ritiene di non esistere. 59. [VII, 17]. Felici sono solo il pi sciocco degli sciocchi e il pi elevato tra i mistici; ma a coloro che si trovano fra questi due limiti tocca godere e soffrire. 60. [X, 26]. Gli uomini sono animali rotti dalle fatiche, oberati dalla miseria, ma s'illudon o tuttavia di essere felici quando si riempiono la pancia e si abbandonano alle passioni. 61. [XI, 1]. L'errore degli uomini sta nel non riconoscere che essi sono un insieme di innume revoli atomi, e che un semplice atomo all'origine di innumerevoli effetti. 62. [XII, 19]. Solo con una vita irreprensibile si pu giungere infine a capire la luce suprema d i Dio, che i sensi non percepiscono per quanto si trovi nel cuore di ciascuno di noi.

63. [XII, 41]. Conoscenza, elemosina, ascesi e veracit sono i quattro piedi del dharma (la norma e terna. Viene raffigurato come un toro). Egli produsse anche i quattro stadi di v ita con le loro norme di comportamento. 64. [XIV, 18]. Come grazie a una nave possibile attraversare l'oceano, cos grazie a una moglie s i pu attraversare il pericoloso oceano della vita, esperienza dopo esperienza, st agione dopo stagione. 65. [XIV, 20]. Come il comandante di un fortino respinge facilmente l'assalto dei predoni, cos g li uomini che hanno una buona moglie respingono facilmente gli assalti negativi dei sensi pur cos difficili da vincere. 66. [XVI, 5]. Come la lebbra distrugge la pelle, cos il cattivo comportamento di un servo distr ugge la buona reputazione del suo padrone. 67. [XXII, 13]. Chi rifiuta un dono ma poi va a implorare un avaro perde la reputazione per quan to grande essa sia: con un comportamento negligente si pu facilmente distruggere il proprio onore. 68. [XXV, 16]. L'errata identificazione di io e mio conduce all'avidit e alla lussuria; ma chi equil ibratamente supera queste impurit supera con mente serena i concetti di dolore e di gioia. 69. [XXVI, 30]. Il dubbio, la memoria, la consapevolezza conseguente all'errore e perfino il rip oso sono funzioni di vario genere ma tutte tipiche dell'intelligenza. 70. [XXVI, 42]. Il gusto in realt un solo senso, ma a contatto con le sostanze ci appare sotto i diversi aspetti di dolce, acido, amaro, piccante e aspro. 71. [XXVII, 1]. L'anima, pur risiedendo nel corpo, distaccandosi dagli influssi della materia pu rimanere libera da appetiti carnali, dal senso del possesso e dalla paura della morte, cos come il sole, pur riflettendosi sull'acqua, ne distaccato. 72. [XXVII, 2]. Quando l'anima individuale, sviata dal falso ego, cade sotto il dominio degli ap petiti materiali, si illude di poter essere la dominatrice del proprio destino. 73. [XXVII, 18]. Come la terra non pu essere separata dal suo odore n l'acqua dal suo sapore, cos la consapevolezza non pu essere separata dall'intelligenza. 74. [XXVIII, 2]. Occorre adempiere in modo totale i doveri prescritti, evitare ci che non lecito f are, accontentarsi di ci che si ottiene per grazia di Dio e ascoltare con deferen za le parole dei grandi saggi. 75. [XXVIII, 39]. Come un uomo, pur amando il figlio o le ricchezze, sa di essere altri da loro, c os l'anima realizzata, pur amando il proprio corpo, sa di essere altri da lui. 76. [XXVIII, 40].

Il calore si distingue dalla fiamma anche se ne intimamente legato; e le fiamme, le scintille e il fumo - pur scaturiti da un unico fuoco - sono tuttavia cose d istinte fra loro.. [Cos l'anima e il corpo].. 77. [XXX, 1]. Come una massa di nuvole ignora il vento che pur tuttavia le sospinge, cos l'uomo ignora la vera essenza del tempo. 78. [XXXII, 33]. Come un oggetto percepito in modo differente dai vari sensi, cos Dio, pur essendo Uno e Unico, tuttavia percepito sotto aspetti differenti dai vari testi sacri.

Srimad Bhagavatam. LIBRO QUARTO. Il quarto libro si compone di 1444 strofe (circa 6000 versetti), distribuite in trentun capitoli o canti; quindi il pi lungo dei dieci libri che compongono il Bh agavata-purana. Vi sono narrate le gesta dei discendenti di Svayambhuva Manu, in particolare di Visnu e Laksmi; di Siva e Sati; del re Dhruva, del suo ritiro nella foresta, dei suoi combattimenti nel mondo fenomenico e del suo ritorno a Dio. Seguono le sto rie dei discendenti di Dhruva: Utkala, Vatsara, Vena, Prthu (e il suo incontro c on Siva), Puranjana (e la sua reincarnazione), Pracinabarhi, Praceta (cui Narada fornisce altri insegnamenti su Dio). I narratori in prima persona sono vari (Ma itreya, Narada, alcuni dei personaggi regali), e gli argomenti vanno dalle gesta eroiche e guerriere agli insegnamenti mistico-teologici e mitologici, sulla fal sariga del Mahabharata e della Gita.

79. [III, 17]. Non pu giungere a capire la grandezza degli spiriti superiori colui che per quant o possieda educazione, austerit, ricchezza, bellezza, giovinezza e censo, manca d i buon senso ed reso cieco dall'orgoglio. 80. [VIII, 33]. L'anima incarnata pu superare le tenebre dell'ignoranza se accetta quanto le tocc a nella buona e nella cattiva sorte. 81. [VIII, 34]. Chi vuole vivere serenamente sia contento per chi migliore di lui, senta compass ione per chi peggiore di lui e provi amicizia per quanti sono eguali a lui. 82. [XI, 10]. In verit le persone consapevoli che seguono la via di Dio, non debbono comportars i come animali uccidendo altri esseri viventi. 83. [XI, 20]. Dio l'Essere Supremo, onnipresente, n alleato n nemico degli esseri viventi, che d a Lui comunque dipendono come i granelli di polvere dipendono dal vento.

84. [XI, 32]. Colui che, consapevole, desidera evolvere, non cada mai preda della collera, per ch quando ne sconvolto causa sofferenza nel prossimo. 85. [XII, 4]. L'identificazione di io e tu, derivata dall'errato concetto dell'identit personale, ana come un sogno, ma causa un'errata interpretazione della vita e conduce alla schiavit e alla sofferenza. 86. [XVIII, 5]. Colui che, trascurando le parole dei saggi, elabora un metodo di vita basato sol o sul proprio tornaconto, sar destinato a fallire pi volte e pi volte ancora. 87. [XXII, 30]. Quando la mente attratta dagli oggetti dei sensi e di continuo vi pensa, la cosc ienza si perde, cos come l'acqua di un lago fra l'erba alta. 88. [XXII, 32]. L'ostacolo pi grande all'evoluzione dell'anima anteporre gli interessi materiali agli interessi dello spirito. 89. [XXII, 34]. Colui che tende a realizzare se stesso fugga il contatto l'ignoranza e moderi i l pi possibile la gratificazione edonistica dei sensi. 90. [XXIV, 75]. Di tutte le benedizioni che una persona sulla via della realizzazione trascenden tale pu acquisire in questo mondo, la pi alta la conoscenza, simile alla nave che ci permette di attraversare l'oceano tempestoso. 91. [XXV, 6]. Colui che considera i doveri della famiglia, i figli, la ricchezza come lo scopo ultimo della vita, senza coglierne l'aspetto trascendentale, come colui che per correndo le vie dell'esistenza materiale incappa nei briganti. 92. [XXVIII, 63]. Come un uomo vedendo la propria immagine riflessa in uno specchio sa comunque ch e non si tratta di un'altra persona, cos in effetti la differenza tra lui e Dio.

93. [XXIX, 3O - 31]. Come un povero cane che, sopraffatto dalla fame, va di porta in porta a volte ri cevendo cibo altre volte una bastonata a seconda del caso, cos l'uomo che preda d ei desideri vaga sui molti sentieri della vita, nel bene e nel male, nella fortu na e nella sfortuna, nella gioia o nel dolore o nella mediocrit, a seconda del ca so. 94. [XXIX, 32]. Finch rimaniamo condizionati dalle leggi della natura, mai sar possibile porre fin e alle sofferenze determinate dalle circostanze, dagli uomini, dal proprio corpo , dalla propria mente. 95. [XXIX, 33]. Non si libera dal peso colui che, stanco di portare un pesante fardello sulla te sta, se lo mette sulla spalla. 96. [XXIX, 35]. Come un sogno agisce sino a che non ci si sveglia, cos le sofferenze dell'esisten za materiale agiscono sino a che non si giunge a conoscerne la Causa vera.

97. [XXIX, 58]. Sappi che le conseguenze di tutte le azioni compiute nel bene e nel male in ques ta vita le ritroverai senz'altro nella reincarnazione successiva.

Srimad Bhagavatam. LIBRO QUINTO. Il quinto libro si compone di 667 strofe, distribuite in ventisei capitoli o can ti. Questo libro si distacca notevolmente dagli altri per trattazione e per stil e. I versetti sono per la quasi totalit in prosa rimata piuttosto che in quartine . La trattazione verte in generale sulla descrizione della terra e dei sistemi p lanetari, costituendo una summa teologico-scientifica di tenore astronomico. Dop o la descrizione delle gesta dei re Priyavrata e Agnidhra, Visnu appare come fig lio del re Nabhi sotto le spoglie di Rsabhadeva, offrendo vari insegnamenti e da ndo vita - con la sua morte - a nuove religioni. Dal settimo al quindicesimo cap itolo sono narrate le gesta del re Bharata, della sua reincarnazione e dei suoi discendenti. Vengono poi descritti soprattutto il corso del Gange, la struttura dell'universo, il corso del Sole e le orbite dei pianeti sopra e sotto la Terra.

98. [VI, 5]. La lussuria, la collera, la presunzione, l'avidit, l'accidia, l'illusoriet e la pa ura sono generate da una mente volta agli interessi materiali; ma colui che sa r ifiuta tutto ci. 99. [VIII, 10]. Coloro che si sono elevati nella via della ricerca e della privazione, anche se hanno rinunciato agli interessi personali non possono rifiutarsi tuttavia di aiu tare gli amici che si trovano nella necessit. 100. [XI, 16]. Sino a che la mente non distinguer la natura dell'anima dal mondo della materia s ar costretta a soggiacere al dolore, all'illusione, alla malattia, all'egoismo, a ll'avidit, all'inimicizia. 101. [XIV, 16]. Talvolta gli uomini del governo, resi malvagi dal materialismo, come cannibali s accheggiano i beni accumulati dai cittadini togliendo loro lo spazio vitale, ma solo quei cittadini che sono del pari legati al materialismo ne rimangono come m orti. 102. [XIV, 19]. Talvolta, non riuscendo a dominare le istanze del suo corpo, l'uomo perde la paz ienza, ma invece di irritarsi con se stesso se la prende con i suoi familiari. 103. [XXVI, 2]. Tre tipi di influssi materiali dirigono le azioni, sicch, a seconda delle attitud ini, le attivit degli uomini risultano differenti, e ogni genere di azione possib ile con diversi valori e gradi.

Srimad Bhagavatam. LIBRO SESTO. Il sesto libro si compone di 851 strofe, distribuite in diciannove capitoli o ca nti. Il libro inizia con la storia del grande peccatore Ajamila, salvato da quattro s ervitori di Visnu. una sorta di lotta fra angeli e demoni per il possesso di un' anima penitente. Seguono le istruzioni di Yamaraja per una buona morte nel nome di Dio e le storie di Prajapati Daksa, delle sue figlie e della loro discendenza . Dal settimo capitolo sono narrate le gesta del re Indra, del demone Vrtrsura, del le loro lotte e della loro trascendenza, una volta purificati dalle loro colpe. Seguono le storie del re Citraketu, di Siva, di Parvati; e infine di Diti, mogli e del mun Kasyapa, un pretesto per descrivere la pumsavana-vrata, lunghissima ser ie di cerimonie, vrata, della durata anche di un anno, grazie alle quali si poss ono conseguire i vari benefici materiali che si chiedono a Dio.

104. [I, 10]. L'espiazione di colui che si pente di un peccato e lo commette di nuovo inutile, come inutile lavare un elefante. 105. [I, 12]. Come coloro che, curandosi in modo adatto, superano vari tipi di malattie, cos in vero colui che segue i giusti princpi progressivamente evolve. 106. [I, 13 - 14]. Come il fuoco distrugge le erbe secche ai piedi dei bamb, cos con il controllo dei sensi, l'elemosina, la veridicit, il retto operare, l'abbandono della violenza, la preghiera, la purificazione del corpo, delle parole e del pensiero, le person e sobrie che seguono princpi religiosi e hanno fede distruggono ogni tipo di pecc ato. 107. [I, 18]. Cos come tutte le acque dei fiumi non possono purificare un vaso che ha contenuto liquore, cos non possono servire i riti purificatori compiuti da chi non ha fede . 108. [I, 47]. Proprio come il tempo presente rivela le qualit del passato e anticipa il futuro, cos la nascita rivela le qualit dei princpi buoni e dei princpi cattivi delle vite passate e prepara quelle future. 109. [I, 49]. Come nel sogno si pu credere di agire realmente, ma un errore, cos l'ignorante non ha consapevolezza delle rinascite, e dimenticando ci che stato in passato non ha nozione di quel che si sta preparando per il futuro. 110. [I, 50]. L'anima sperimenta gioia, dolore e serenit grazie all'unione con la mente, le per cezioni dei sensi e le azioni del corpo. 111. [I, 52]. Se l'anima incarnata si priva della conoscenza completa, non controlla i sensi e la mente e compie azioni senza capirne la portata. Cos ne rimarr prigioniera come

un baco da seta costretto a chiudersi da solo nel suo bozzolo. 112. [I, 53]. In verit, nessuno pu rimanere inattivo nemmeno per un attimo: ognuno di noi inelut tabilmente costretto a compiere azioni pratiche secondo la tendenza determinata dalle passate esperienze di vita. 113. [I, 54]. Nasci simile al padre e simile alla madre a causa di una forte pulsione fisica i nconsciamente causata da valori sia materiali sia spirituali. 114. [II, 19]. Proprio come una medicina potente presa in modo corretto agisce comunque, cos la preghiera agisce a prescindere dal grado di fede raggiunto da chi prega. 115. [III, 16]. In verit, come le varie parti del corpo non possono vedere gli occhi, cos gli esse ri viventi non possono capire Dio con i sensi, con la mente, con lo spirito vita le, anche se ognuno di noi Lo porta nel profondo del cuore. 116. [V, 14]. A che serve guadagnare materialmente se non ci si pu liberare dalle passioni? com e colui che, pur essendo intelligente, si lascia attrarre dagli orpelli di una p rostituta. 117. [V, 16]. La natura materiale, creando e distruggendo, illusoria. come un fiume dalle acqu e pi rapide presso le rive: quale guadagno pu trarne l'ignorante che stoltamente v i si immerge? 118. [V, 19]. La ruota del tempo eterno, affilatissima, gira governando il mondo con indiffere nza, e solo chi ignora ci perde il suo tempo nell'interesse delle cose materiali. 119. [VII, 14]. Coloro che, caduti nell'oscurit, indicano agli altri una via sbagliata, affondera nno con i loro seguaci cos come affonderebbe una barca fatta di pietra. 120. [IX, 49]. Colui che, attratto dai beni materiali, non conosce le aspirazioni dell'anima sp regevole come un avaro, ed tale anche chiunque lo assecondi. 121. [X, 10]. Il tuo corpo, che vive fra tristezze e sofferenze, e dopo la morte buono tutt'al pi come cibo per gli animali carnivori, pu perire ad ogni istante. Allora, se pos siedi ricchezze, parenti, amici, aiuta disinteressatamente il tuo prossimo. 122. [XII, 10]. Come una bambola di legno o un animale di paglia non hanno vita, cos nulla ha vit a propria che non venga da Dio. 123. [XIV, 3]. Tanti sono gli esseri umani, come tanti sono gli atomi della terra, ma ben pochi sono coloro che agiscono secondo i princpi della fede. 124. [XVI, 5]. Nel fiume del tempo gli esseri umani diventano di volta in volta amici, nemici, parenti, indifferenti, generosi, invidiosi. 125. [XVI, 6].

Come l'oro e altri beni vengono trasferiti da una parte all'altra per ragioni di commercio, cos l'essere umano passa attraverso varie vite, figlio di differenti padri. 126. [XVI, 42]. Di che beneficio pu essere a s e agli altri una religione che predica l'invidia o l'orgoglio, o fa soffrire, o nuoce, suscitando in definitiva l'irreligiosit e la Tua collera? 127. [XVII, 20]. Nella grande corrente dei flussi materiali, che cosa possono essere mai un bene, un male, la felicit, l'infelicit, il paradiso, l'inferno? 128. [XVII, 21]. Dio, l'Essere Supremo, Uno. Con il suo potere Egli crea tutti gli esseri viventi , tutti i destini delle anime condizionate, ma anche la libert, la felicit, il dol ore. . . e nulla di tutto ci Lo tocca. 129. [XVII, 22]. Dio non predilige o respinge, non ha parenti o amici, nulla Gli eguale ed dovunq ue, non toccato dalla materia e quindi dall'attaccamento, dalla felicit o dalla c ollera. 130. [XVII, 30]. Come colui che, ignorando che cosa sia una ghirlanda, non la sa fare, cos noi, no n distinguendo la differenza fra ci che in noi e fuori di noi, non sappiamo ben d iscernere qualit e difetti a causa dei nostri pregiudizi. 131. [XVIII, 41]. Chi ben conosce il comportamento delle donne sa che spesso hanno parole suadenti per l'orecchio e il viso come un fiore di loto che sboccia nell'autunno, ma nel loro cuore vibra una lama tagliente.

Srimad Bhagavatam. LIBRO SETTIMO. Il settimo libro si compone di 750 strofe, distribuite in quindici capitoli o ca nti. Sempre sotto la forma tradizionale del dialogo, si narrano le qualit di Visn u, divinit equanime verso tutte le creature, la vicenda del suo nemico, il re dei demoni Hiranyakasipu, e del figlio di questi, il santo re Prahlada. Visnu, sott o forma di deva Nrsimha uccide alla fine il re dei demoni, soggiogando gli infer i al cui comando pone il devoto Prahlada. Dal capitolo undici alla fine vengono descritti ed esaltati: la societ perfetta (composta da quattro classi materiali - i ntellettuale, amministrativa, mercantile e lavorativa - e da quattro classi spir ituali), il comportamento della persona perfetta, la vita ideale di famiglia. Il libro si conclude con le istruzioni devozionali per la realizzazione del buon d evoto, dettate dal mun Narada (il cui nome per pu essere stato interpolato successi vamente).

132. [I, 11]. Sappi che il fluire del tempo, regolatore della materia e degli uomini, un aspet to della creativit di Dio, ma Dio in effetti del tutto fuori dal tempo.

133. [I, 24]. Sappi che sofferenza, punizione e castigo provengono dal falso concetto di io e mio elaborato da uomini materialisti. 134. [I, 30]. Superando i concetti di lussuria, odio, paura e affetto, ridimensionando il conc etto di peccato e capendo infine la realt di Dio, molti hanno raggiunto la sereni t.

135. [II, 22]. L'anima eterna, inesauribile, immateriale, onnidimensionale, conoscitiva, trasce ndentale; ma quando accetta di essere calata in un corpo, deve subire i limiti d elle qualit materiali. 136. [II, 25-26]. Colui che conosce la differenza fra l'anima e il corpo accetta di buon grado la condizione umana, gli amici e i nemici, le relazioni, la separazione, le condizi oni della vita materiale, la nascita, la morte, la sofferenza, le differenze rel igiose e sociali, le disconferme, l'ansia, i profitti, le perdite, e in definiti va la legge del karma.

137. [II, 42]. A causa dell'ignoranza l'anima vede il proprio corpo materiale come propria iden tit, ma come l'inquilino differente dalla casa, cos l'anima differente da un corpo , fatto di elementi materiali che nel tempo si degradano e alla fine muoiono. 138. [II, 48]. come un sogno irreale prodotto dai sensi il concetto sterile che tutto dipenda e sclusivamente dall'influsso di una natura materiale. 139. [V, 37]. Come una buona erba medicinale viene conservata, come un buon amico viene accolt o nella famiglia, come la parte malata di un corpo viene tagliata perch il resto sopravviva, cos se un figlio malvagio e ostile alla famiglia bene che ne venga al lontanato. 140. [VI, 10]. Ladri, mercenari e mercanti, pur amando molto la vita, spinti dal desiderio del guadagno amano tuttavia il denaro ancor pi della vita.

141. [VII, 21]. Come nell'ambito della materia un esperto di oro sa riconoscerne la presenza nel le rocce e la tecnica per estrarlo, cos colui che sa riconoscere il valore dello spirito negli esseri umani in grado di raggiungere la perfezione spirituale. 142. [VII, 39]. Dal momento che la nostra vita ha una durata limitata, ricchezze, donne, animali domestici, figli, palazzi, terra, elefanti, tesori, lussi, grandezza economica e piacere dei sensi hanno del pari una durata limitata e possiedono tutti quindi un valore effimero. 143. [IX, 31]. Come l'albero procede dal seme, e pur sorgendo dalla terra ne differente, cos l'u niverso fenomenico procede da Dio pur rimanendone differente. L'illusoriet ci ind

uce a credere reale ci che in effetti creato, mantenuto e distrutto da Dio, sola essenza ed unica Verit.

144. [IX, 48]. Pur se la mente distingue l'aria, il fuoco, la terra, il cielo, l'acqua, gli ogg etti, il prana, i sensi, la coscienza, un falso ego, e se stessa e la vita mater iale e l'anima, tutto ci ha una sola natura: Dio, e nulla esiste in realt al di fu ori di Dio. 145. [XIII, 29]. Come un animale stupido cerca inutilmente l'acqua perch non sa vederla quando nas costa dall'erba, cos noi cerchiamo altrove anzich in noi stessi. 146. [XIII, 33]. Colui per il quale il denaro tutto, costantemente oppresso dalla paura delle tas se, dei ladri, dei nemici, dei parenti, degli animali, dei questuanti, del tempo e perfino di se stesso. 147. [XIII, 34]. Chi vuole vivere senza dolore, senza illusioni, senza paura, senza collera, libe rato dalla povert e dalla fatica, abbandoni la causa di tutto ci: il desiderio di fama e di ricchezze. 148. [XV, 43-44]. Un'errata interpretazione della realt della vita genera attaccamento, ostilit, avi dit, tristezza, illusione, paura, pazzia, vanagloria, acrimnia, criticismo, invidi a, intolleranza, passione, confusione, fame, sonno, inimicizia, e perfino l'uso errato del concetto di virt.

Srimad Bhagavatam. LIBRO OTTAVO. L'ottavo libro si compone di 931 strofe, distribuite in 24 capitoli o canti. In definitiva i libri precedenti narrano le gesta della dinastia di Svayambhuva Man u; qui vengono narrate, da Sukadeva Gosvmin al re Pariksit, quelle di altri tre M anu, anch'essi amministratori dell'universo. Segue la storia del re degli elefanti , Gajendra, attaccato dal coccodrillo e aiutato da Dio, simbolo dell'anima attac cata dal coccodrillo dell'esistenza materiale. Seguono note vicende mitologiche di Brahma, Siva e Visnu, come il cosiddetto frullamento dell'oceano, Siva che salv a l'universo bevendone il veleno, e via via sino a Matsya, l'avatra-pesce con il quale Dio salva dal diluvio universale il re Satya-vrata (detto anche Vaivasvata Manu) e la sua schiera di devoti e di spiriti eletti racchiusi in un'arca.

149. [I, 9]. Egli ha creato l'intero universo, ma l'intero universo non pu creare Lui. I corpi si addormentano, ma Egli veglia sempre su tutto. Nessun individuo Lo pu conoscer e, ma Egli tutto conosce. 150. [I, 10]. Dio ovunque, in questo e in tutti gli altri universi; in tutto ci che esiste in q

uesto e in tutti gli altri luoghi; in tutto ci che animato e in tutto ci che non a nimato. Lui che assegna ci di cui potete godere, e non sta a voi impossessarvi di ci che appartiene agli altri.

151. [I, 12]. Egli non ha n inizio n fine n centro. Non n all'interno n all'esterno dell'intera ma ifestazione cosmica, i cui limiti, pur causati da Lui, non Lo toccano; ed Egli i n verit superiore a tutto. 152. [I, 13]. Dio, Universo Totale, chiamato con tanti nomi: Potere Supremo, Verit Ultima, Font e della luce, Senza inizio, il Prima di tutto l'universo, con la Sua energia e l a Sua potenza crea questo universo, lo mantiene, lo distrugge, pur rimanendo ast rattamente inattivo e sussistendone estraneo. 153. [III, 6]. Come un attore cela nella danza la propria identit, ben difficile capire le azion i di Dio; e nemmeno gli esseri sommi e i grandi saggi lo possono; e ancor meno g li uomini comuni giungono a questa conoscenza o ne sanno parlare; ma solo a Dio possiamo chiedere protezione. 154. [V, 22]. Non Dio che vuole uccisioni, protezione, discriminazioni, privilegi, decime; ma poich Lui che crea e distrugge, verso di Lui tendono passioni, virt, ignoranza.

155. [VII, 44]. I mistici accettano di soffrire per coloro che soffrono, ritenendo ci il modo pi e levato per adorare Dio, dal momento che Dio nel cuore di ognuno. 156. [XVI, 7]. La casa nella quale i viandanti non vengono accolti nemmeno con un bicchiere d'a cqua simile solo alla tana degli sciacalli. 157. [XIX, 22]. Se uno non si accontenta di tre palmi di terra, non si accontenter nemmeno di tut ta un'isola, e quando ne possieder una di nove acri avr il desiderio di possederne sette. 158. [XIX, 24]. Chi non in grado di controllare se stesso non si sentir appagato nemmeno posseden do l'intero universo; invece felice colui che sa accontentarsi di ci che secondo i suoi meriti Dio gli concede. 159. [XIX, 25]. L'essere umano sempre trascorrer un'esistenza materiale che lo lascer insoddisfatt o di quel che gli tocca in sorte, inducendolo a desiderare ricchezze terrene. Me rita la serenit colui che si dichiara soddisfatto di ci che la provvidenza gli ha elargito. 160. [XX, 4]. Non c' disordine peggiore della menzogna. In verit la Terra ha detto: Io posso sopp ortare ogni peso, tranne quello della persona che mente per ingannare.

161. [XXII, 17]. Per quanto una persona possa essere culturalmente progredita e dotata di autocon trollo, le sollecitazioni del benessere possono facilmente farla deviare dalla r

etta via.

Srimad Bhagavatam. LIBRO NONO. Il libro nono si compone di 960 strofe, distribuite in 24 capitoli o canti. quas i interamente dedicato all'elencazione delle dinastie dei Manu, a partire dalla nascita di Brahma da un fiore di loto spuntato dall'ombelico del Signore Supremo . Dopo le storie di Muni Cyavana, di Mun Durvasa e di Muni Saubhari, vengono elen cati i discendenti di re Mandhat, i figli di Sagara, la dinastia di Amsumat, la d inastia di Kus*a, quella dei figli di Purravas, le dinastie di Puru, di Bharata, di Ajamida, dei figli di Yayti. E questo, probabilmente, il meno interessante e i l pi compendioso dei libri in cui si divide il Bhagavata-purna. 162. [V, 15]. Per colui che ha raggiunto una profonda fede in Dio, nulla sar troppo duro da com piere o impossibile da abbandonare, e nessun altro essere umano potr essergli sup eriore. 163. [IX, 49]. Il devoto che canta le lodi di Dio giunge a capirne quella realt spirituale che g li uomini ignoranti credono inesistente e vana. 164. [XVIII, 44]. Quando un padre saggio e generoso, buono il figlio che agisce secondo il suo vol ere, mediocre quello che si limita ad obbedirgli, cattivo quello che obbedisce c on riluttanza, ma davvero un reprobo quello che gli disobbedisce.

165. [XIX, 15]. Quando un uomo n invidia gli altri n nuoce agli altri ha raggiunto l'equilibrio ch e gli permette di evolvere in tutte le direzioni.

Srimad Bhagavatam. LIBRO DECIMO. Il libro decimo si compone di 608 strofe, distribuite in tredici capitoli o cant i. verosimilmente il pi krsnaitico di tutti i testi vedantici. Narra infatti la nas cita del dio Krsna, la sua apparizione sulla terra, la sua vita come bambino, l' uccisione del demone Putana che aveva tentato di avvelenare il bambino, l'uccisi one del demone Trnavarta, la manifestazione di Krsna (Dio uno solo ma possiede mo lti nomi e forme), la liberazione degli alberi Yamala-arjuna, i giochi infantili di Krsna, l'uccisione del demone Aghasura, la preghiera di Brahma a Krsna mukund a (Colui che accorda la liberazione, la Persona Suprema), con cui si conclude (can to X, verso 64) questa grande opera mitico-mistico-teologica.

166. [I, 38]. Chi nato a questa vita certo di morire, oggi o molto avanti nel tempo, poich per tutti coloro che vivono in un corpo nulla v' di pi certo della morte. 167. [I, 40]. Come chi cammina mette avanti i piedi uno alla volta, e come un bruco che proced e da filo d'erba a filo d'erba, cos ogni essere trasmigra da un corpo all'altro a causa delle sue azioni. 168. [I, 43]. Come gli astri specchiandosi sulla superficie di un liquido increspata dal vento appaiono con forme tremolanti, cos con le sue immaginazioni l'individuo non ries ce a identificarsi, e ci a causa del suo attaccamento alle cose materiali. 169. [II, 22]. Una persona malvagia si identifica con il proprio corpo, e cos come morta anche s e vive, mentre per le sue crudelt verr maledetta dagli uomini anche dopo morta. Se nz'altro il suo comunque un destino infernale. 170. [IV, 19]. Come i vasi fatti di terra, dalla terra vengono e alla terra ritornano, cos torna no alla terra i corpi degli esseri umani. Ma non la loro anima. 171. [IV, 20]. Colui che non sa distinguere la differenza fra il S e il suo corpo, pensa di esse re solo un corpo, e cos non capisce che la vita del S continua in differenti corpi . 172. [IV, 27]. Coloro che, non avendo afferrato il concetto di Dio, non si pongono in relazione con Lui subiscono la paura, l'invidia, l'avidit, le illusioni, la follia, si lam entano, si esaltano e giungono sino ad uccidersi l'un l'altro. 173. [V, 25]. Come i legnetti sull'acqua vengono separati dalle onde, cos per la forza delle az ioni passate noi veniamo separati da parenti e amici. 174. [X, 10]. Dopo la morte anche il corpo di un personaggio eminente cenere, escrementi e ver mi. Chi uccide, chi vive nell'egoismo, mediti su ci che lo aspetta. 175. [X, 11]. A chi appartiene il corpo? A me, a chi lo nutre, al padre, alla madre, al nonno, al becchino, a chi lo schiavizza, al fuoco che lo brucia, agli animali che lo d ivorano. . . oppure a Dio?