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Quale futuro per La Tinaia?

di Agnese Donati La Tinaia un corpo di voci, opere e relazioni che nasce cavalcando l'onda dirompente del movimento sociale e culturale che ci ha portato a fare i conti con un nuovo modo di percepire la sofferenza mentale. Piccola nave ancorata nel porto desolato di San Salvi alla met degli anni Settanta, questa esperienza muove dalla necessit di restituire voce e dignit a chi aveva vissuto la realt soffocante dell'Ospedale Psichiatrico, tracciando una fitta trama di attraversamenti tra San Salvi e il mondo. Organismo in continuo mutamento, questo atelier ha fatto dell'attivit espressiva (prima con la ceramica, poi con la pittura e il disegno) un supporto su cui incidere i segni di un linguaggio altrimenti inascoltato e inespresso. Ma la storia della Tinaia viva, non ha mai smesso di muoversi. Negli anni Ottanta ha inizio una serie di mostre che porteranno le opere dell'atelier in musei e gallerie di tutto il mondo: da Marsiglia a Losanna, da Malmo a Chicago... Ancora oggi, nel cuore di San Salvi, l'atelier continua il suo intreccio complesso di relazioni, aprendo i confini tra mondo dell'arte, societ e sofferenza mentale. La collezione Tinaia, che conta circa trentamila opere , ora oggetto di una digitalizzazione che affronta il rischio di perdere, nell'indifferenza e nel silenzio, la densit semantica di questo patrimonio. Gran parte delle opere stata infatti temporaneamente trasferita dal Centro Culturale Paolo Paoli in una stanzuccia al primo piano di un fatiscente edificio sansalvino. Temporaneamente. Sono passati cinque anni e le sculture impacchettate, le tele arrotolate e appoggiate alla bell'e meglio sono ancora l, difficilmente accessibili e in pessime condizioni ambientali. Se di memoria viva si parla, la presenza della Tinaia in un futuro San Salvi porterebbe con s voci ed opere di un passato che ancora oggi pone pi di un interrogativo sul nostro modo di guardare e di rappresentarci. Non si tratta di fare un monumento al passato, n di ridurre quest'esperienza nel guscio svuotato di ci che stata. Si tratta piuttosto di trovare lo spazio (fisico e mentale) per lasciare che questo corpo di storie e immagini continui ad alimentare la propria trasformazione e quella sua vocazione a rompere i confini che abitano la nostra mente. L'autrice laureanda in Storia dell'Arte all'Universit degli Studi di Firenze con una tesi sull'atelier La Tinaia di San Salvi.