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MEDICINA NEI SECOLI, Supplemento 2006

IL POLICLINICO UMBERTO I Un secolo di storia
Edizione a cura di Carla Serarcangeli

© Copyright 2006 Casa Editrice Università degli Studi di Roma “La Sapienza” P.le Aldo Moro, 5 - 00185 Roma www.editriceateneo.it Iscrizione nel Registro Operatori Comunicazione al n° 11420
ISSN n° 0394/9001 ISBN 88-87242-86-0 ISBN 978-88-87242-86-7

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SOMMARIO PREFAZIONE: CENTO ANNI DI STORIA DEL POLICLINICO UMBERTO I RENATO GUARINI . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . P. 005 PARTE I: UN POLICLINICO “EUROPEO” IL POLICLINICO UMBERTO I: ESIGENZA DELLA COSTRUZIONE ANTONIO BOCCIA . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . P. 013 I CRITERI DI PROGETTAZIONE: UN FUTURO CHE VIENE DAL PASSATO
ROBERTO PALUMBO – ANNA MARIA GIOVENALE

. . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . P. 027

UN TESTIMONE PREZIOSO: COSA RACCONTA DEL POLICLINICO “IL POLICLINICO” VITO CAGLI . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . P. 037 PARTE II: GLI ISTITUTI “BIOLOGICI” DI FONDAZIONE IL DIPARTIMENTO DI ANATOMIA UMANA TINDARO G. RENDA . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . P. 051 LA SCUOLA BIOCHIMICA ROMANA GINO AMICONI . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . P. 071 L’ISTITUTO DI FISIOLOGIA UMANA FABRIZIO EUSEBI – ROBERTO CAMINITI . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . P. 093 L’ISTITUTO DI PATOLOGIA GENERALE PIER PAOLO GAZZANIGA . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . P. 103 L’ISTITUTO DI ANATOMIA E ISTOLOGIA PATOLOGICA ERMANNO BONUCCI . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . P. 123 L’INSEGNAMENTO DELLA FARMACOLOGIA PIETRO MELCHIORRI . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . P. 139 LA SCUOLA ROMANA D’IGIENE
GIANFRANCO TARSITANI – ROSELLA DEL VECCHIO – CARMINE MELINO

. . . . . . . . . P. 153

PARTE III: LE CLINICHE LE SCUOLE DI MEDICINA INTERNA DOMENICO ANDREANI . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . P. 173

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LA CLINICA CHIRURGICA: LA STORIA E LA SCUOLA VINCENZO ZIPARO . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . P. 191 CENT’ANNI DI POLICLINICO: LA CHIRURGIA GIORGIO DI MATTEO . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . P. 207 LA CLINICA OSTETRICA E GINECOLOGICA . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . P. 223

ANTONIO PACHÌ

LA CLINICA PEDIATRICA
MANUEL A. CASTELLO – GIORGIO MAGGIONI

. . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . P. 237

LA CLINICA OTORINOLARINGOIATRICA ROBERTO FILIPO – ELIO DE SETA . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . P. 249 LA CLINICA OCULISTICA PAOLA PIVETTI PEZZI . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . P. 267 LA CLINICA DERMATOLOGICA
VITTORIA SERAFINI – STEFANO CALVIERI

. . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . P. 281

LA CLINICA DELLE MALATTIE TROPICALI E SUBTROPICALI ANTONIO SEBASTIANI – CARLA SERARCANGELI . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . P. 295 LA CLINICA DI MALATTIE NERVOSE E MENTALI ALBERTO GASTON . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . P. 313 LA CLINICA ORTOPEDICA E TRAUMATOLOGICA LUIGI ROMANINI – EMILIO ROMANINI . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . P. 325 PARTE IV: IL POLICLINICO OGGI – RICERCA ED ORGANIZZAZIONE RICERCA DI ECCELLENZA AL POLICLINICO UMBERTO I . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . P. 345

ALBERTO GULINO

L’AZIENDA POLICLINICO ED IL SUO INSERIMENTO NEL SSN GIUSEPPE GRAZIANO . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . P. 359 POSTFAZIONE: POLICLINICO UMBERTO I: L’OSPEDALE DEI ROMANI, VOLUTO DA BACCELLI, ENTRA NEL FUTURO LUIGI FRATI . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . P. 373 PARTE V: ALCUNE IMMAGINI NELLA STORIA DEL POLICLINICO UMBERTO I

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PREFAZIONE CENTO ANNI DI STORIA DEL POLICLINICO UMBERTO I Quando poco oltre la metà del XIX secolo Guido Baccelli, che è clinico medico nell’Università La Sapienza e Ministro della Pubblica Istruzione, pensa ad una struttura di ricerca e di formazione per i futuri medici la medicina è attraversata da una di quelle rivoluzioni di cui parla Thomas S. Kuhn nel suo The structure of scientific revolutions. In quei tempi i rimedi terapeutici realmente efficaci sono davvero pochi, la diagnosi si avvale quasi esclusivamente dell’esame fisico e del rilievo di polso ed urine, poco di più di quanto accadeva ai tempi d’Ippocrate. Vi erano stati però segni di crisi epistemologica anche in Italia: alla Prima riunione degli scienziati italiani, tenutasi a Pisa nell’ottobre del 1939, la sezione medica è inaugurata da Giacomoandrea Giacomini, professore di clinica medica a Padova, con la lettura Della natura e della vita del sangue, nella quale – così recita il resoconto – sono illustrati i risultati discordi delle esperienze de’ chimici moderni, concludendo che le alterazioni del sangue non possono essere, generalmente parlando, che secondarie; e che il pervertimento del fluido [il sangue] essendo la conseguenza del pervertimento anteriore del solido [organi e tessuti], ne consegue il corollario terapeutico che, a riordinare il turbamento de’ tessuti, e non a correggere le alterazioni del sangue, deve essere quasiché sempre diretta ogni clinica operazione. Giacomini era un vitalista legato alla tradizione e sospettoso verso le novità (la sua terapia era largamente fondata sul salasso), cosicché inevitabile è lo scontro con il cesenate Maurizio Bufalini, clinico medico a Firenze, che aveva già diviso il mondo medico con il saggio Sulla dottrina medica della vita, nel quale aveva sostenuto che la materia della quale si compone il soggetto che vive… a ragione dei nostri mezzi analitici non differisce di un minimo della comune materia. Non sorprende perciò che nel Congresso pisano la sua polemica finisse raccomandando caldamente la utilità de’ tentativi fisici e chimici nelle ricerche sulla natura del sangue; ché se l’organismo umano è composto di solidi e di fluidi… eguale impor5

Renato Guarini

tanza debbono pure avere ove si facciano argomento delle nostre esperimentali considerazioni relativamente allo stato sano o morboso del corpo umano. E sempre Bufalini, commentando le “Statistiche degli Ospedali” presentate dal Ferrario, afferma che le statistiche si possono riferire alle cagioni delle malattie o ai segni di queste o ai metodi di cura… in ogni caso lo studio nostro intende a stabilire un rapporto tra la causa e l’effetto… L’eco della riunione degli scienziati e dei dibattiti che impongono anche alla medicina di far tesoro degli avanzamenti della fisica e della chimica percorre le Facoltà mediche, tanto che nascono nuove discipline (biologia, patologia generale, igiene), rivolte a trarre elementi conoscitivi dalla sperimentazione, dall’epidemiologia, dallo studio dell’influenza delle condizioni ambientali o sociali sulle malattie. Anche in Italia dunque matematica, fisica e chimica cominciano a scuotere la medicina clinica e la crisi epistemologica diventa irreversibile quando in Europa la medicina sperimentale di Claude Bernard, la batteriologia di Louis Pasteur e Robert Koch e la patologia cellulare di Rudolph Virchow spostano la centralità della medicina verso l’esperimento dalla corsia, nella quale i malati stazionano anche per mesi in attesa di una evoluzione. Il laboratorio ed il gabinetto di analisi divengono i luoghi dove si riproducono le condizioni patologiche nell’animale da esperimento e si conducono le prime analisi chimiche su liquidi organici (urine e sangue) ed estratti di tessuti, mentre citochimica ed istochimica permettono di differenziare per morfologia, ma anche per funzione, tessuti, cellule e batteri. Su queste fondamenta in Italia si affermano nuove interazioni tra scienze naturali e medicina clinica, a Pavia (e poi a Torino) con Giulio Bizzozero, che scopre la funzione emopoietica del midollo osseo e quella coagulativa delle piastrine, e Camillo Golgi, con l’istochimica delle cellule nervose e gli studi sulla malaria, ai quali dà un contributo fondamentale la scuola medica romana, con Ettore Marchiafava, Angelo Celli, Amico Bignani e Giovanni Battista Grassi. Su questo scenario di medicina positivista interviene dunque Guido Baccelli, clinico medico alla Sapienza, grande maestro che non esita a portare all’Università il medico condotto di Civitavecchia, quell’Augusto Murri che poi diviene cattedratico a Bologna e che orienterà la clinica in senso fisiopatologico, alla 6

Prefazione

ricerca delle cause delle malattie, ben distinte dai sintomi. Baccelli intende la medicina come strumento di avanzamento a servizio della gente, attento ai suoi rapporti con le condizioni sociali (la miseria è la madre delle malattie – egli dice): il suo credito è grande, è amato dalla gente e rispettato dalla politica, e decide così di mettere a frutto il suo prestigio con l’ambizioso progetto di costruire un luogo dove gli avanzamenti scientifici divengano la base della formazione medica e della migliore cura dei malati. Il Policlinico di Roma, intitolato al re Umberto I, è la risposta all’epoca più avanzata in Europa alle esigenze della nuova medicina: un campus unico, nel quale riunire tutte le competenze scientifiche e professionali che facciano da supporto ad una buona formazione. Nel perimetro del campus debbono trovare spazio edifici universitari con biblioteche e laboratori di ricerca, con al centro padiglioni ospitalieri di ricovero per malati, dai quali trarre i casi più appropriati per la didattica o più interessanti per la ricerca. La logica di Baccelli è anche quella della unitarietà nella specificità, cosicché nel progetto tutti gli edifici sono collegati da un doppio camminamento, ipogeo e perigeo. Baccelli precisa bene la finalità del suo progetto, rivolto a dare agli studenti gli elementi formativi per entrare nella medicina di domani, nella quale si stanno spalancando gli orizzonti della ricerca fondata sulle scienze naturali: quelle che oggi sono chiamate scienze biologiche sono ospitate negli edifici perimetrali, come ad es. zoologia e biologia con patologia generale ed anatomia patologica o giusto di fronte al Policlinico (anatomia ed anatomia comparata). Nasce così con un primo finanziamento statale del 1881 (legge n. 209, Baccelli è appena stato nominato Ministro, succedendo a Francesco De Sanctis) il più grande progetto organico di Policlinico, al quale viene dedicata un’area demaniale specifica con vincolo permanente di destinazione d’uso, nel quale si fondono tre principi, posti a base della formazione del medico: l’apertura della medicina alle scienze naturali, che della medicina sono fondamento scientifico; lo sviluppo della clinica, con edifici propri dedicati agli ambiti generali (medicina, chirurgia), ma anche a specialità, nei quali corsie, biblioteche e laboratori (gabinetti d’analisi) costituiscano la base per l’avanzamento delle conoscenze e quindi per una buona formazione; l’utilità sociale, con i padiglioni ospedalieri e la 7

Renato Guarini

possibilità di ricovero nelle cliniche a carico dell’assistenza pubblica. Non solo ricerca e clinica avanzata, ma anche sviluppo di una rete assistenziale-caritativa: Guido Baccelli riesce a far inserire, infatti, il Policlinico nell’ambito della legge n. 6972/1890, che disciplina in particolare le opere pie […Pio Istituto e Ospedali Riuniti] e gli altri enti morali che avessero per fine « ... di prestare assistenza ai poveri, tanto in istato di sanità quanto di malattia» (articolo 1), disponendo anche che «in ogni Comune è istituita una congregazione di carità ... » (articolo 2), mentre con la legge 20 luglio 1890 n. 6980 lo Stato ha finanziato ed avocato a sé la costruzione del Policlinico universitario, con i 10 padiglioni ospedalieri assegnati nel 1898, quando Baccelli è di nuovo Ministro nel Governo Pelloux, in uso al Pio Istituto S. Spirito a titolo di risarcimento di edifici ospedalieri siti nel Lungotevere S. Angelo ed espropriati (concessione revocata con la legge 26 ottobre 1964 n. 1149, che ha dato autonomia gestionale al Policlinico Universitario). In circa 10 anni il Policlinico è terminato, viene inaugurato nel 1904, e diviene così un prestigioso complesso di formazione, ricerca ed assistenza, nel quale hanno modo di svilupparsi grandi scuole. Quando negli anni ’30 viene costruita la Città universitaria ed il complesso universitario diviene lo Studium Urbis lo sviluppo della scienza biomedica ha nuovi ambiti, ormai maturi, come fisiologia e biochimica o igiene e microbiologia, che trovano spazio in edifici all’interno del progetto piacentiniano. Ma non si comprenderebbe lo straordinario sviluppo dei vari settori disciplinari, di cui sono stati e sono protagonisti il Policlinico e le Facoltà mediche della Sapienza, se non si conoscesse il presupposto fondamentale sul quale Baccelli ha costruito il suo progetto, nel quale l’architettura d’insieme è funzionale ad una idea di formazione e ricerca. Questo fascicolo speciale della nostra rivista di storia della medicina [Medicina nei Secoli] è in modo opportuno dedicato alle scuole che hanno preso corpo nella Facoltà di Medicina e nel suo Policlinico: i grandi nomi scorrono e ci ricordano pezzi di storia, in chirurgia con Durante, Paolucci, Valdoni e Stefanini, in medicina con Frugoni, Condorelli e Cassano e così in tutti gli altri settori, nei quali spesso al Policlinico vi è stata la prima cattedra in Italia (sperimentale, come per microbiologia o biochimica, o clinica, come per medicina tropicale o endocrinologia, tanto per fare alcuni esem8

Renato Guarini Rettore dell’Università di Roma La Sapienza 9 . dà rifugio a casa sua ai professori ebrei. che ne costituiscono l’ossatura fondamentale. con l’apporto di tanti docenti e del personale socio-sanitario. Tanto che anche a questa Facoltà si deve se la nostra Università è giudicata. Il Policlinico è stato anche partecipe di intrecci con le vicende politiche dei vari tempi. il comandante della spedizione che aveva affondato il 1 novembre 1918 a Pola la nave ammiraglia austro-ungarica Viribus Unitis. Facoltà e Policlinico sono dunque densi di scienza. di vita vissuta. che si deve all’attività della sezione di Storia della Medicina diretta dalla Professoressa Luciana Rita Angeletti ed al coordinamento editoriale della Professoressa Carla Serarcangeli. la storia del Policlinico e della Facoltà medica scorre dunque con le sue immagini vive. fulcro essenziale della memoria del divenire scientifico e di come la ricerca universitaria sia in grado di entrare nel futuro. il fondatore della neurofisiologia e neurobiologia italiana. di vicende umane. tra cui Mario Camis. nel ranking internazionale. In questo fascicolo. di generazioni di medici che vi si sono formati. Ebbene Paolucci. con episodi che dimostrano comunque il prestigio dei suoi professori. la prima in Italia e tra le prime in Europa. I diversi articoli illustrano appunto le scuole. nel pieno delle discriminazioni razziali che nel 1938 colpiscono anche l’Università. con le sue ricerche di prestigio. con i tanti personaggi che ne hanno fatto una parte viva della Sapienza. come nel caso del chirurgo Raffaele Paolucci.Prefazione pi).

PARTE I Un Policlinico “Europeo” .

Il Policlinico umberto I: esigenza della costruzione IL POLICLINICO UMBERTO I: ESIGENZA DELLA COSTRUZIONE ANTONIO BOCCIA 13 .

14 .

nata sulla base di un disegno originario di grande respiro. ma anche storia di una struttura fisica che. dell’assistenza. di continuo vi dimorano. gli Istituti Nosocomiali siano divenuti anche vere scuole di medicina. l’illustre medico dopo avere accennato allo scopo principale cui debbono rispondere gli ospedali. Rileva come fra tutti gli stabilimenti consimili in Roma. le responsabilità diverse e tuttavia interagenti nella formazione e nell’assistenza. della ricerca. Per quanto riguarda le adunanze scientifiche. Il bibliotecario della Lancisiana curava la compilazione dei verbali e la loro pubblicazione al termine di ogni anno2. attraverso i secoli. Giovanni Maria Lancisi. radici lontane che non possiamo non ricordare. infatti. istituite da Lancisi. e forse in tutta l’Italia. sul Policlinico1: La presenza di universitari e di ospedalieri nella stessa struttura. ricorda come. Nel 1711 tra Lancisi ed il Commendatore del Santo Spirito. tra l’altro. Mons. oltre molti altri. scritto da Stroppiana. il modificarsi dei quadri amministrativi e legislativi di riferimento sia nell’istruzione sia nell’assistenza percorrono la storia dalla istituzione e la condizionano. il quale oltre la sua peculiare e multiforme funzione di beneficenza devesi considerare come pubblico utilissimo Seminario. si sviluppa in tempi lunghi. La storia delle origini e delle esigenze di costruzione del Policlinico ha. che giornalmente vi vengono per far quivi la pratica. 15 . Il Pio Istituto Santo Spirito in Sassia Nel 1676 nell’Ospedale Santo Spirito era ammesso. essa sarà utile ed in qualche misura di supporto anche per meglio comprendere la storia recente e le difficoltà che ancora oggi si incontrano nella gestione e nell’attività del Policlinico Universitario in cui si incrociano e si sommano i problemi della formazione del medico e di tanti professionisti di sanità. ossia una caritatevole assistenza agli infermi. esse avevano per sede il vestibolo della biblioteca e si ha notizie che tali riunioni avevano per oggetto la discussione dei casi clinici più importanti occorsi nelle corsie dell’Ospedale Santo Spirito o verificati al tavolo anatomico. tra medici e chirurghi e speziali. vanti il primato l’Arcispedale Pontificio detto di Santo Spirito in Sassia. come assistente medico dell’Ospedale. di chirurgia e di farmacia pratica. venne deliberato e stipulato un documento nel quale. Giorgio Spinola. Storia di Istituzioni e di uomini.Il Policlinico Umberto I: esigenza della costruzione Prologo Affermava Antonio Ruberti nella prefazione del testo storico. in cui circa 100 giovani.

riunì nuovamente il Santo Spirito insieme con gli altri ospedali. rispettate gelosamente nelle loro dimensioni. designando uno dei chirurghi primari ad impartire lezione due volte la settimana. Durante il suo governo. fino agli ampliamenti del secolo XVIII. In sottordine esisteva un ruolo speciale formato dai cosiddetti giovani cui erano attribuite tutte le funzioni di assistenza e pulizia. Nessun giovane. 16 . con decreto del 30 settembre 1824. Al Santo Spirito aprì un quartiere speciale per cronici. Giuseppe Antonio Sala. per evitare errori a danno degli infermi. Fin da allora i concorsi erano notificati mediante avvisi pubblici a stampa affissi per la città. libere a quanti ne avessero fatto richiesta. i prodotti farmaceutici acquistati direttamente nei grandi mercati d’Europa. Ristrutturazioni e restauri Dopo aver visitato i migliori stabilimenti ospedalieri d’Europa. procedette al restauro del S. Spirito. per volontà di Pio IX. il medesimo architetto. Adottò il metodo di registrare le ordinazioni mediche e chirurgiche fatte fuori di visita. Spada ed il successore Febei promossero ulteriormente l’aggiornamento e l’istruzione dei medici e del personale. tutti scelti per concorso in conformità delle disposizioni emanate da Mons. sotto l’autorità di una Deputazione unica. valoroso artista. che per lunghi anni rimase all’altezza della scienza moderna. Spada. Mons. Leone XII (1823-29). Francesco Azzurri. l’Ospedale ebbe quattro medici primari con relativi assistenti. ove tutto occorreva rivedere su nuove basi. l’appalto delle forniture concesso mediante pubblica asta.Antonio Boccia Assistenza sanitaria Per lungo tempo. Esisteva è vero in Roma l’Università con propria Facoltà Medica. si accinse all’ardua fatica di sistemare l’asilo romano dei pazzi. ma i precettori del Santo Spirito furono sempre poco disposti ad inviarvi i giovani. stabilì utili regole per la contabilità e la registrazione dei malati. Dopo il manicomio. sotto qualunque titolo. di cui fece parte come presidente il Mons. temendo che i frequenti allontanamenti potessero intralciare le esigenze del servizio ospedaliero. Il tempo di Quaresima era stabilito per le dissezioni anatomiche. Egli così riassumeva il lavoro che si proponeva di eseguire e che venne parzialmente attuato: riordinamento completo delle sale esistenti. divisione della Corsia Sistina in due sale distinte. Ne derivò uno stabilimento modello. poteva rimanere nell’Ospedale più di sette anni.

la Riforma dell’Università che 17 . non presentando nulla di pregevole.Sala Benedettina 216 “ . restauro completo della corsia di Alessandro VII sino al Tevere.Corsia Sistina. sbarazzata delle fabbriche adiacenti e tolta dall’immediato contatto della Corsia Sistina.Sala S. sia per la sua pessima disposizione. Il Policlinico Umberto I e l’insegnamento universitario A Roma. corredata di tutto ciò che poteva contribuire al miglioramento della loro sorte. Achille Maria Ricci (1865-1870) che. ed infine usufrutto di una area rilevante per la erezione delle fondamenta di una Clinica medica.Sala dei bambini 22 “ . aveva decretato anche l’istituzione di una cattedra di Anatomia patologica. Allo scadere dell’amministrazione ecclesiastica.Sala Alessandrina 64 “ . Auspicava prossimo il giorno in cui sorgesse un ricovero speciale per questi malati. La farmacia aveva un capo-speziale e sei farmacisti: non esisteva farmacopea speciale ed i medici potevano ordinare ciò che ritenevano necessario. centralizzazione dei servizi generali.Il Policlinico Umberto I: esigenza della costruzione demolizione ragionata di quanto. Giacinto per i tisici 14 “ . si ricusa ad una ragionevole trasformazione.Sala S. Il servizio chirurgico era disimpegnato da un primario con due chirurghi sostituti e quattro sotto-sostituti. comprese le carriole 330 letti . già professore di clinica medica. non senza ostacoli e difficoltà. nel 1870 conclusosi il potere temporale dei Papi prese avvio.Tre piccole sale 28 “ Totale 712 “ Per il servizio di medicina. All’epoca dei restauri era commendatore del Santo Spirito Mons. vi erano sei primari con obbligo di visita due volte al giorno. la capacità complessiva del Santo Spirito era così distribuita: . Ciascun primario aveva assistente e sottoassistente.Sala S. dotato di quanto fosse necessario. Girolamo 22 “ . accogliendo le istanze di Guido Baccelli. e di uno stabilimento completo idroterapico. Filippo 16 “ . Ai tisici l’Azzurri apprestò una nuova dimora. sia per il suo stato di decrepitezza. oltre a concedere nuovi locali ed arredamento idoneo.

l’insegnamento si limitava alla “lettura”. L’impulso decisivo alla costruzione del Policlinico fu dato 10 anni più tardi quando l’imponente progetto fu inserito nelle Opere Edilizie della Capitale. I1 progetto originario collocava il Policlinico Romano sul Colle Esquilino. La classe medica non vuole la ristrutturazione dei vecchi edifici. alle sale incisorie degli ospedali. ai teatri anatomici. Le riviste mediche ospitano articoli di ingegneria ospedaliera. I lavori effettivi iniziarono solo l’anno successivo e nel 1902 il progetto era quasi ultimato. I consensi alla costruzione di nuovi ed efficienti ospedali è unanime. l’area che attualmente occupa. che aveva lavorato senza tregua al progetto di un grande ospedale che accorpasse tutte le Cliniche già dal 1874. nel 1881 in carica come Ministro della Pubblica Istruzione convocò una commissione con il compito di esaminare i problemi inerenti la costruzione del Policlinico. Guido Baccelli. ma desidera adeguarsi alle moderne strutture europee. infatti. alla presenza del Re d’Italia Umberto I e della consorte Regina Margherita. La Commissione stabilì. Direttore della Regia Clinica Medica di Roma. Nell’insegnamento universitario una delle spinose questioni da affrontare era quella di assicurare un’adeguata formazione clinica agli studenti. La Convenzione. I1 più grande monumento alla Carità ed alla Scienza 18 . Successivi regolamenti definirono via via la struttura della Facoltà medica di Roma. Nel novembre del 1870 ad opera del Regolamento Brioschi furono accorpati i corsi di Medicina e Chirurgia. dagli Ospedali civili. che oltre le cliniche obbligatorie il Policlinico dovesse ospitare anche gli ospedali-cliniche ove accogliere gli ammalati più “interessanti” evitando di prelevarli. tra l’altro. All’Architetto Giulio Podesti coadiuvato da Cesare Salvatori ed Edgardo Negri fu affidata la progettazione della monumentale opera. pur risolvendo la parte della prassi clinica. Così.Antonio Boccia da Pontificia divenne Regia. il 19/1/1888 fu posta la prima pietra. aveva comportato una dispersione degli insegnamenti per tutta la città sollevando il problema per una nuova soluzione logistica. per motivi di assetto urbanistico. senza contare il fatto che i fatiscenti e monumentali ospedali tardo trecenteschi mal rispondevano ai recenti sviluppi della batteriologia e fisiopatologia ed alle norme igienico-sanitarie. Negli ordinamenti precedenti. successivamente fu scelta. per lo studio. Occorreva superare le vecchie concezioni didattiche preunitarie. I1 27 dicembre 1870 fu così stipulata la convenzione tra il Ministero della Pubblica Istruzione e le Amministrazioni degli Ospedali Romani per la pratica della Clinica.

45 sopra il livello del mare. sede della Direzione. si trovano tutti su una stessa linea e sono tutti collegati fra di loro da passaggi coperti. della Farmacia. Clinica Chirurgica. delle Malattie nervose e mentali. … e dagli altri lati. e trovasi a metri 52. Clinica e Semeiotica Medica. antico Castro Pretorio. dell’Amministrazione.000 coperti dagli edifici. di cui 40. è circondata da grandi viali della larghezza di metri 30 e verrà recintata sulla fronte principale. … è il riparto delle malattie infettive. Così all’epoca vengono descritti il progetto e le opere frutto dell’ingegno del Podesti e della Commissione3: l’area destinata al Policlinico è in una delle zone più salubri di Roma.Il Policlinico Umberto I: esigenza della costruzione fu inaugurato nello stesso anno con una solenne cerimonia al Campidoglio alla presenza delle massime autorità statali. Otorino-laringoiatrica. II. della Biblioteca. sono allineati i bei fabbricati destinati alle diverse Cliniche universitarie (Clinica Oculistica. Il Policlinico iniziò a funzionare a regime nel 1904. III e IV Padiglione fanno servizio le allieve e diplomate della Scuola (le prime non sono pagate): agli altri Padiglioni fanno servizio infermiere e infermieri dell’Ospedale. di rimpetto alle mura di Belisario. Dal lato opposto al viale del Policlinico. Odontoiatria e Protesi dentaria. del Guardaroba e di diversi servizi. In una terza linea trovansi due Padiglioni (uno appartiene alla Clinica delle malattie tropicali e l’altro in parte all’Istituto di semeiotica medica della R. Al I. da una parte si trova la Clinica ostetrico-ginecologica. Università) e 4 baracche provvisorie per sopperire ai bisogni eccezionali: 2 delle baracche sono aperte ai malati di medicina. Detta area ha l’estensione di circa 160 mila mq. Dermo-sifilopatica. sul fronte. Partendo dal lato sul viale del Policlinico vi troviamo l’edificio centrale. la cucina e dietro ancora il fabbricato destinato alla Chiesa ed alla Scuola-convitto per infermiere Regina Elena: ai due lati di questo sono 5 Padiglioni di medicina e 3 Padiglioni di chirurgia: i padiglioni. si elevano fino a metri sei sul sottostante livello stradale. e dall’altra il fabbricato 19 . che nell’estremo angolo a sud-est. di forma rettangolare. … sarà recintata da muri di sostegno. la dispensa. che recingono il vasto piazzale del Macao. ove. ai due lati del Palazzo dell’Amministrazione. … da una cancellata di ferro poggiata sopra un piccolo zoccolo di muratura. Pediatrica). Ortopedica-traumatologica. Dietro al Palazzo dell’Amministrazione e in comunicazione con questo sono le guardarobe.

Anche per ciò che ha riguardo ai fabbricati.10 sicchè la lunghezza della sala è di metri 20. Come abbiamo detto sopra. cucinetta per i piccoli bisogni. Ogni piano era dotato di tutto il necessario (bagni. latrine. l’ascensore porta il vitto. riscaldamento.oggi Centro Didattico Polifunzionale). per uomini. oltre le Cliniche dipendenti dalla R. luce. la lavanderia. Università. Dietro alla Scuola-Convitto Regina Elena (SCRE . lavabi. le medicine e gli ammalati dal piano terreno al primo piano. furono portati e adattati nei grandi locali seminterrati siti nel Palazzo centrale: vennero muniti di tutti gli occorrenti servizi (acqua. notevoli miglioramenti e trasformazioni. esiste la grande “centrale termica” dalla quale si innalza nel cielo la grande “ciminiera” che si vede da ogni parte di Roma. al primo piano.). Innanzi tutto nel 1931 vennero condotti a termine i lavori per la sistemazione del servizio del pronto soccorso e dell’ ambulatorio medico-chirurgico: gli ambulatori. per donne). l’Istituto anatomo-patologico. bagno 20 . il Policlinico è dotato di l0 padiglioni. stanze per biancheria sporca. I “Padiglioni di chirurgia” sono uguali a quelli di “medicina”. I letti erano discosti 60 centimetri dalla parete e fra un letto e l’altro di fronte è una distanza di metri 3. la morgue. che riunivano in certe ore della giornata da 100 a 150 infermi.Antonio Boccia destinato all’isolamento (infetti). Sarà interessante l’esame di un “Padiglione”: diremo subito che esso aveva le infermerie costruite sopra un porticato aperto in modo che l’aria vi potesse circolare liberamente (ogni Padiglione ha due infermerie: al piano terreno l’una. I letti erano accoppiati e fra una coppia e l’altra si apre un’ampia finestra: la distanza fra i letti di una coppia è di metri 1. la seconda. per rendere facili i servizi di tutti gli edifici. esistono gallerie di collegamento nei sotterranei. e tratti coperti al primo piano che è quello dove sono tutte le infermerie. waterclosets. ecc. Ogni camerata era capace di 34 letti: vi sono inoltre 2 camerette: per cui ogni piano può ospitare 36 ammalati (questi salgono spesso anche a 45). gabinetto di analisi. la sola differenza è data dalla presenza di un piano in più destinato alle sale operatorie. di 4 baracche e di un riparto di “isolamento”. Il piano terreno di ciascun edificio è collegato dalla zona di galleria che si stabilisce sulla volta dei sottostanti tratti in muratura. sono degne di essere qui ricordate. che debbono fare capo al Palazzo di Amministrazione. Riassumendo dunque.

vengono in ogni caso “registrati” dall’Ufficio di P.S. la convenzione fra il Pio Istituto e il Ministero della Educazione Nazionale: in base ad essa quello si è impegnato a costruire l’aula per l’insegnamento della semeiotica medica in aderenza al IX Padiglione. che mentre il S. igiene. Spirito “ritirava” temporaneamente gli ubriachi. La riforma sanitaria Crispi-Pagliani La riforma sanitaria del 1888.S. inaugurata dalla legge Crispi21 . Non va dimenticata in queste opere di ristrutturazione ed ammodernamento. n. n. luce. ecc. ecc. moderna camera mortuaria corredata di cella frigorifera e di tutti gli impianti correlativi da servire per i bisogni così delle RR.Il Policlinico Umberto I: esigenza della costruzione ecc. L’attività di questo Ospedale verso il quale si orientano tante simpatie della cittadinanza è davvero notevole.38718 ed effettuati n. nel 1931. ambulatoriali n. di taglio e di cucito: non minori furono i lavori al reparto Isolamento. una per uomini. l’altra per donne) in seguito viene deciso per la loro ammissione e invio ai Padiglioni. Vennero costruiti nuovi locali per la materasseria e per i lavori di rammendo.) e dotati di un proprio ingresso separato e la sala di attesa era capace di 120 persone a sedere.12466. alla casa delle Suore. impianti di sterilizzazione. Cliniche come dell’ Ospedale del Policlinico. il Policlinico “ritirava” gli agitati per malattie mentali successivamente allocati nel nuovo edificio di Neurologia e Psichiatria. in P. Università una nuova.25587 persone. Furono trasformate e ridotte a migliore assetto per spazio. che si presentano. le camere operatorie. Le sale di medicazione e visita erano ampie. mentre in compenso il Ministero si è impegnato di costruire nel nuovo edificio di anatomiapatologica della R.3109 interventi chirurgici. ricorderemo qui. Gli ammalati. Noi sappiamo già che gli ammalati che si presentavano al pronto soccorso venivano visitati e medicati: se avevano bisogno di ricovero passavano alla sala di osservazione (il Policlinico ha due sale di osservazione.: da dati più puntuali risultano ricoverati. Viene così specificata da Alessandro Canezza e da Mario Casalini nel volume Il Pio Istituto di Santo Spirito e Ospedali Riuniti di Roma pubblicato nel 19334: … l’attività del Policlinico.

l’esposizione dei neonati alla “ruota”. le riforme degli studi medici. Il quadro va completato con l’elevatissimo contingente dei morti nei primi cinque anni di vita – circa il 45% dei morti complessivi – dovuto ad infezioni. quali il lavoro protratto fin nei mesi alti di gravidanza. dell’esclusione dei medicinali dall’assistenza gratuita per i poveri. dopo quasi trent’anni dall’Unità. La statizzazione degli enti ospedalieri dovrebbe concludere il processo iniziato nel 1890 dalla legge CrispiPagliani sulle opere pie. il baliatico mercenario. Un paese malato soffocato nel suo sviluppo dal dilagare delle malattie infettive e parassitarie5. ponendo una premessa indispensabile per far avanzare il paese sulla strada della riorganizzazione amministrativa e strutturale della Sanità Pubblica. che diede un taglio netto rispetto al passato. specialmente gastroenteriche. dell’educazione igienica popolare. sono articolate tra loro. segna il più importante momento di svolta nella storia della sanità in Italia quantomeno fino al secondo dopoguerra. la riforma giunge. il parto non assistito. Quest’ultima è vista con particolare riguardo al coordinamento tra servizi di medicina pubblica e ospedali. in un progetto di “statizzazione” facente capo a un istituendo ministero della Sanità. In tale programma. In questo scenario la riforma sanitaria ebbe il grande merito di creare gli strumenti necessari per una gestione tecnicamente corretta della sanità. che assiste contemporaneamente al rilancio della 22 . a cercar di rimontare dislivelli e diminuire disagi in un paese ancora relegato in una avvilente posizione di inferiorità rispetto ai più evoluti paesi europei e dov’è radicato un diffuso malessere sanitario. dell’igiene del lavoro. seppure ancora molto vaga. come quella – vivamente deplorata al Senato da Moleschott. L’ospedale tardo-ottocentesco. Anche se non immune da pecche.Antonio Boccia Pagliani approvata dal Parlamento il 22 dicembre e preceduta di un anno dall’istituzione della Direzione generale di sanità pubblica presso il Ministero dell’Interno. e a ripercussioni sulla maternità e l’infanzia di piaghe sociali di vario tipo. Infatti. in un periodo storico che registra tutte insieme le scosse dell’industrializzazione e le scoperte della batteriologia. se nel sistema sanitario permangono vistose falle. di un principio di emancipazione della sanità da condizione di puro oggetto politico ad oggetto di grande valenza sociale ed economica. che si colloca oltre l’andamento cronologico di questa storia. nello stesso sistema è però predisposta quella corrispondenza diretta e gerarchica tra il medico provinciale e quello comunale che appare l’anticipazione. dell’organizzazione sanitaria.

La riforma tuttavia costituisce un passo avanti sulla strada della riappropriazione degli enti ospedalieri da parte della comunità medica e un’agevolazione di percorso per l’avvento della tecnologia di fine secolo e per la costruzione dell’ordine clinico. ma anche alla costruzione. attraverso ristrutturazioni e rifacimenti. aggiungendo da noi c’è molta architettura ma poco riguardo ai bisogni dell’uomo ammalato. scriveva Cantani. grazie alle conoscenze dell’eziologia e del meccanismo delle infezioni. porta al superamento delle tradizionali regole d’isolamento con le più aggiornate norme di antisepsi. ma abbattere ed abbandonare e rifare. deve essere affidata a menti meno causidiche ed a mani meno massaie di quelle degli amministratori delle vecchie opere pie. è duramente contestata. titolare a Pavia della prima cattedra ufficiale d’igiene e autore nel 1881 di una meritoria Geografia nosologica dell’Italia. d’altro lato l’accresciuto controllo medico del corpo malato. In quattro secoli il rapporto tra ospedali italiani e ospedali mitteleuropei si è addirittura ribaltato. Una nuova linea vien fuori dal vivace dibattito di “igiene ospedaliera” e di “ingegneria ospedaliera” agitato su riviste e in convegni. La linea di adeguamento dei vecchi ospedali alle nuove esigenze. Il passaggio degli ospedali da “pie opere” sostenute da volontarie elargizioni e donazioni benefiche a “servizi di pubblica assistenza” sostenuti da programmati stanziamenti e finanziamenti si ingrana con gli ulteriori sviluppi della scienza. un’area in cui. se non superiore. reduce da un viaggio di aggiornamento in Germania e Scandinavia. ai quali Bottini. grazie alle conoscenze di farmacoterapia del dolore. di un centinaio di ospedali minori. quando tutto gli si muove intorno. L’azienda ospedaliera. a quella della medicina clinica. Da un lato l’accresciuto controllo igienico dello spazio ospedaliero. porta alla definitiva uscita di minorità della chirurgia e all’acquisto da parte sua di una dignità pari. scrive De Giovanni. tra il 1885 e il 1914. Gli ultimi ospitalucci delle più piccole città austriache o germaniche sono molto meglio organizzati. Un modello per costruire ospedali nuovi è indicato da Giuseppe Soriani. appare “invecchiato” e “stazionario”. ubicati per lo più dove il Paese consolida la sua area di sviluppo industriale. Questa linea razionale innovativa. trova “il coraggio di dire che sono agli antipodi” e che conviene non correggere. sostenuta da grande impegno finanziario spianò la strada al disegno da lungo tempo concepito da Baccelli e che portò alla costruzione del Policlinico Umberto I di Roma. tra malattie della 23 .Il Policlinico Umberto I: esigenza della costruzione scienza medica e alla nascita della medicina sociale.

si risparmia sui materiali da costruzione e persino sulle zone verdi. Costruire in altezza diviene possibile anche grazie all’uso degli ascensori: ne è un esempio il New York Hospital (’30) che impila i suoi ventidue piani nel cuore dell’agglomerato urbano. per rispondere alle mutate esigenze della sanità. Da qui si ricorre a modelli più plastici. Ulteriore evoluzione della piastra torre si ritrova in ospedali come il Sart Tilman di Liegi (piastra collegata ad uno o più blocchi di degenze) o il Reickendor di Berlino (piastra collegata ad un nastro di degenze). come l’attività ambulatoriale per esterni e interni (day hospital e day surgery). Secondo il pensiero dell’architetto francese Tierre Hoet nascono per il futuro due esigenze: . per il personale d’assistenza. servizi di diagnosi e cura e servizi generali. mentre la torre ospiterà le degenze. tutelando per quanto possibile i vantaggi essenziali che esso offriva. quali il monoblocco con piastra. Il monoblocco risulta molto più economico dei precedenti. cresce progressivamente la domanda di beni sanitari6. l’apertura dell’ospedale verso l’esterno e quindi i flussi in entrata e in uscita. utilizzando i criteri che sono alla base dei moderni dipartimenti ospedalieri (per esempio. il che implica il raggruppamento delle unità di cura per poli. sarà sede d’attività ambulatoriali. La piastra.Antonio Boccia miseria e malattie del progresso. di fatto. tuttavia il sistema che ruota attorno all’edificio ospedaliero subirà una dequalifica progressiva che raggiungerà il culmine tra gli anni ’50 e ’70. La tendenza attuale è unire malattie con patologie comuni per ottimizzare l’uso delle risorse. Master in Canada. Ospedale Municipale in Danimarca). per le gallerie di canalizzazione “veloci”. durata della degen24 . non potendo subire alcun ingrandimento o evoluzione se non a costi estremamente elevati7. aumentando. Evoluzione dei modelli architettonici-funzionali Passano appena 16 anni dall’effettiva operatività del Policlinico Umberto I e già il modello a padiglioni viene messo in discussione soprattutto per motivi economici. per il trasporto delle salme ed in generale per persone e cose. sempre più grande negli ultimi modelli (Ospedale Mc.ridurre a necessità reali i tempi di soggiorno degli ospedalizzati. L’ospedale monoblocco però apparirà nel tempo troppo rigido. alla luce dei progressi della medicina e delle necessità economiche. per l’ammissione dei degenti.dimenticare l’ospedale-blocco. Il monoblocco si impone in fatto di brevità e celerità di percorsi. .

high care: degenza di breve durata (2-3 giorni). ad alto grado d’assistenza. .day hospital. . immerso nel verde8. qualità delle cure. in ambienti adatti e confortevoli. In conclusione non appare difficile cogliere in queste recenti visioni e rivisitazioni progettuali punti di convergenza con l’attuale impianto del nostro Policlinico per il quale si impongono importanti e radicali opere di riordino e ristrutturazione in gran parte previsti nel piano triennale 2004/2006 sugli “Interventi edilizi. ma non scoraggiano quanti confidano in una nuova primavera. un’area verde di circa 20 mq per paziente e ampi parcheggi.). .intensive care. STROPPIANA L. anche per avere una degenza ordinaria divisa in blocchi separati: . L’Ospedale ha un bacino d’utenza di 250-300. Di particolare rilievo è lo spazio riservato alla degenza per il Pronto Soccorso che. storia di uomini e di istituzioni dove si incrociano e si sommano i problemi. segue il nuovo concetto di malato e di degenza con un apparente ritorno all’Asclepieio ippocratico. di ristrutturazione e riqualificazione” recentemente approvato. dove completare il ciclo di cura seguiti dagli stessi medici ma con costi assistenziali più bassi.Il Policlinico Umberto I: esigenza della costruzione za. 1980. dispone di ben 35 letti. esposto a Roma. accelerando i cicli di cura e contenendo i costi.000 abitanti. Roma. A tali principi si ispira il programma d’ammodernamento del Policlinico Umberto I.low care: degenza di durata maggiore a bassa assistenza. Università degli Studi di Roma. BIBLIOGRAFIA 1. Il Policlinico Umberto I di Roma. suddivisi tra osservazione. con uno sviluppo verticale di quattro piani al massimo. facendo propri i principi enunciati da Tierre Hoet. Nel marzo 2001 l’idea d’ospedale degli architetti Renzo Piano e Lamberto Rossi. per riservare il ricovero solo a chi ne ha strettamente bisogno. tipologia di pazienti. piano tecnico leggero e degenze). Il modello si distingue. si estende su una superficie di 12-15 ettari. (a cura di). etc. oltre che per i dettami di Hoet (piano tecnico pesante. Le degenze sono raggruppate in aree dipartimentali e l’obiettivo è garantire la continuità assistenziale fino alla dimissione. degenza breve e cure intensive. a voler sottolineare il suo ruolo di filtro. La storia continua. 25 .

Laterza. CANEZZA A.. Il Pio Istituto di Santo Spirito e Ospedali Riuniti di Roma... L’Ospedale tra valori ed interessi: una prospettiva storica. DE ANGELIS P. Collana Studi Storici sull’Ospedale di Santo Spirito in Saxia e sugli Ospedali romani... AA. Igiene e tecnica ospedaliera. CAMBIERI A. VV. Roma. 1933. Istituto editoriale di monografie illustrate di aziende (Tipo Fratelli Stianti). Ministero della Sanità. Med. Secoli 2002.Antonio Boccia 2. Virano e C. Nuovo Modello di Ospedale. 7. Roma. 6... 26 . Il Pensiero Scientifico Editore. 1894. 1952. CATANANTI C.. 3. Il Policlinico Umberto I. Storia della Medicina e della Sanità in Italia: dalla peste europea alla guerra mondiale 1348-1918. 14(1): 1-19. In Occasione dell’XI Congresso Medico Internazionale in Roma. 1987.. C. 14(1):135-153. COSMACINI G. CASALINI M. 1995. La nascita dell’ospedale moderno tra i “lumi della ragione” ed i “fuochi della rivoluzione”. 5. L’Arciospedale di Santo Spirito in Saxia nel passato e nel presente. Roma-Bari. Meta-progetto planimetrico e tridimensionale.tto Giulio Podesti. 4.. Secoli 2002. CATANANTI C. Med. Roma 21 marzo 2001.. CATANANTI C. Progetto eseguito dall’Arch. Roma. Servizio Studi e Documentazione. Roma. 8. PIANO R.

I CRITERI DI PROGETTAZIONE: UN FUTURO CHE VIENE DAL PASSATO ROBERTO PALUMBO – ANNA MARIA GIOVENALE 27 .

Roberto Palumbo .Anna Maria Giovenale 28 .

chiedendo -in modo falsamente ingenuo-: Nel progettare un ospedale. progettando di costruirli “secondo i dettami della moderna ingegneria sanitaria”. cosa va privilegiato? L’Organizzazione funzionale. in questi tre anni. da rivolgere ad un progettista: come mai in Italia gli ospedali sono anche “brutti”? Dove quell’ “anche” stava a sottolineare che gli ospedali sono poco funzionali. Infatti. la domanda voleva denunciare che un ospedale deve possedere una sua “qualità morfologica” e. Ci si trova di fronte ad un impianto originario. viene da pensare che il quesito espresso sia sempre lì. tra le righe fa comprendere di chi sono le vere responsabilità quando si realizza un ospedale “brutto” e per giunta anche “non funzionale”. attraverso le elaborazioni e rielaborazioni di Giulio Podesti. Raccogliendoli insieme si potrebbe confezionare uno “stupidario” che. all’inaugurazione della struttura2. nel 1902. attuale e “sospeso”. Un progettista qualificato non può non rispondere che non esiste una gerarchia e che la buona riuscita dell’organizzazione funzionale interna. didattica. nel loro complesso. nel periodo in cui è stato progettato e costruito. a partire dall’idea di Guido Baccelli. il loro costo in genere viene triplicato rispetto ai preventivi. delle modalità diverse di svolgere assistenza sanitaria. Ora. nel 1874. determinano esse stesse la qualità architettonica di una struttura complessa come quella ospedaliera. ricerca. a distanza di tre anni. proprio coloro che non sono capaci di renderli “belli” aggirano la questione. all’epoca considerato “innovativo”. di accorpare in un’unica area tutti quegli Istituti ritenuti necessari alla formazione medica. è stato però superato a causa delle rapide trasformazioni del quadro esigenziale. però. Il “caso Policlinico Umberto I” non sfugge a questa regola. della crescente e diversificata richiesta di dotazio29 . come in un incantesimo. Un impianto che. insieme a quella delle soluzioni tecnologiche. quando vengono inaugurati sono già vecchi. ha colto le istanze igienico-sanitarie più aggiornate e che. comunque e purtroppo non è cambiata e gli ospedali continuano ad essere “brutti”.I criteri di progettazione: un futuro che viene dal passato La solita domanda Tre anni fa. nel tempo. In realtà. o l’Architettura? Proviamo oggi a fornire una risposta anche a questa domanda poco sensata e siamo in attesa di conoscere quanti e quali altri quesiti di questo tenore ci perverranno nei prossimi mesi. la Tecnologia. in un articolo dal titolo L’ospedale: architettura e tecnologia1. ci si è posti una domanda provocatoria. che hanno portato. la situazione.

che ruotano intorno al Policlinico Umberto I. La consapevolezza del “fare”. E’ chiaro che. Anzi. nel tempo. Questo impianto.nemmeno in esame: per via di tutte le implicazioni storiche. dagli elementi “non ospedalieri” che su esso insistono. necessari a caratterizzare e “personalizzare” spazi moderni. contemporaneamente. Quest’ipotesi non si prende -doverosamente. considerando interdipendenti la qualità morfologica degli spazi.Roberto Palumbo . da giustapposizioni e ampliamenti che si sono susseguiti. si è snaturato di pari passo con il moltiplicarsi di difficoltà e a causa di un conseguente. La necessità di definire schemi progettuali “flessibili” che consentano. al presidio sanitario stesso. progressivo degrado. funzionali. la rimodulazione degli spazi. dalle relazioni tra questi. Il solito progettista qualificato. Raggiunge infine il suo equilibrio solo quando è riuscito a coniugare. nella capacità di conservare l’identità degli edifici e garantire. sostanzialmente “comodi e belli”. con soddisfazione. E poi. urbanistiche. senza la logica di un disegno complessivo. i vincoli dell’esistente vengano avvertiti come preponderanti. si pone l’obiettivo di creare le condizioni per far coesistere la tecnologia ad alta complessità e la struttura esistente che la deve ospitare.Anna Maria Giovenale ni tecnologiche. capace di sopportare la variabilità continua delle parti e dell’insieme. molto di più: indirizza la sua attenzione sulla “centralità dell’utente”. senza contrapposizioni Uno degli obiettivi principali da perseguire consiste. le modificazioni dell’assetto funzionale. le tecnologie e le risorse umane. per definire nuovi criteri di qualità architettonica. di didattica e ricerca da insediare. legate al contesto insediativo. a misura di paziente e personale. va oltre: si fa guidare “per mano” dalla consapevolezza che una struttura ospedaliera. all’atto di rifunzionalizzare e riqualificare il Policlinico Umberto I. di fronte al complesso e articolato quadro esigenziale delle attività da allocare. ben attrezzata e arredata. i requisiti di qualità edilizia ed urbanistica per le attività sanitarie. per quanto funzionale. consapevole che il progetto è solo una parte del processo. gli edifi30 . cerca di fare molto. alla tradizione e consuetudine. nel corso degli anni. infatti. non può prescindere dal tassello urbano in cui si trova. di una visione unitaria della struttura. potrebbe far sorgere una pericolosa ed ambigua tendenza verso il realizzare “altrove”: ipotizzare una struttura nuovissima sotto il profilo organizzativo e formale. pertanto. generato da erogazioni frammentate di finanziamenti.

all’interno di questa. comprendere altre esperienze culturali. ha ricostruito un’identità della struttura nel luogo dove questa è ubicata. di aree di aggregazione. dello “stress” che uno spazio ospedaliero può suscitare. secondo la gamma delle emozioni. relazioni tra funzioni complesse. ad esempio. provare a ridefinire i criteri di “qualità architettonica” (comprendendo. a questo punto. sono stati un po’ troppo contrabbandati per “comfort alberghiero” o (anche un po’ “inquietante”). solo quando. considerandone la pluralità di funzioni. etc. già con l’introduzione dei DRG. come quelle maturate nel settore dell’ergonomia. con quelli vegetazionali. Da un lato la “tradizionale” letteratura scientifica è giustificata.I criteri di progettazione: un futuro che viene dal passato ci con gli spazi aperti di relazione. organizzativi e tecnologici). volendo garantire le comodities necessarie a tutte le diverse categorie di utenti?” La visione strategica di riorganizzazione funzionale non può che essere pluridisciplinare e. poi. in termini di permanente divulgazione. secondo la logica del benessere psico-fisico e dell’integrazione individuale e. la definizione di criteri di orientamento. Risulta. Partecipando ai convegni sull’edilizia ospedaliera. da qui il percorso sporco e quello pulito. chiedersi: “Quali sono le strategie. Questi. ma poi della telemedicina e dei numerosissimi avanzamenti in campo scientifico e tecnologico. ha caratterizzato la produzione edilizia ospedaliera. i criteri progettuali di riferimento sono da ricercare altrove. gli aspetti funzionali. come “umanizzazione”. necessario. molti conferenzieri si sono sentiti probabilmente “innovativi” quando hanno potuto parlare di standard e requisiti per l’accreditamento o di privacy del paziente. di aree di riservatezza. dall’altro si prova la sensazione del “non voler rendersi conto” di quanto tutto sia profondamente cambiato. volendo porre al primo posto l’individuazione di “punti di riferimento”. etc. in sintesi. identificando i 31 . altre scale di valori da attribuire agli spazi ospedalieri. al tempo stesso. Pertanto. con gli elementi di arredo urbano. Viene spontaneo. Negli ultimi quindici anni. anche se più impegnativo. le modalità per intervenire sulla rifunzionalizzazione delle aree e degli spazi del Policlinico Umberto I. occorre rilevare che ci si sente dire sempre le stesse cose (organizzazione funzionale. soprattutto negli ultimi anni. chiarezza dei percorsi differenziati. infatti. quindi. le logiche. con quella lungimiranza che. unitaria. della negazione di stimoli negativi. perché su questi principi si sono formate diverse generazioni e occorre che le nuove siano tenute al corrente.). di accoglienza. quando sarebbe stato più corretto. quindi. anche. Da qui derivano. quasi mai (occorre riconoscerlo).

nel tessuto urbano. Un punto di partenza è costituito dal ripensamento di tutto il sistema di accessibilità e di percorsi. ad una realizzazione per tranches. fin dalla fase di progettazione preliminare. di sistemi di valori di carattere urbano e architettonico. carrabili. dalla commistione tra percorsi pedonali.Anna Maria Giovenale sottosistemi del sistema generale e ponendo al centro dell’obiettivo la leggibilità di grandi aree. significa offrire un importante contributo alla riqualificazione della città. progressivamente. che sia in grado di garantire l’autonomia delle singole parti. cronologicamente. perseguendo gli obiettivi sopra esposti. costituito da tanti subsistemi. Una prima ipotesi di definizione di criteri progettuali operativi Il Policlinico Umberto I. secondo un disegno complessivo.Roberto Palumbo . in relazione privilegiata secondo le esigenze di un ospedale universitario. è un sistema complesso. 32 . A ciò va aggiunta una carenza tipica degli ospedali con tipologia a padiglioni: nonostante alcuni edifici siano di pregio storico-architettonico. che costituisce un importante segmento di città. del complesso insediativo. La qualità architettonica da ricercare va innanzi tutto ricostruita considerando la funzione urbana e sociale dell’area del Policlinico. ritenendo che la qualità ambientale e tecnologica degli spazi è riferita alla qualità dell’intera struttura. con l’obiettivo primario di far coesistere parti funzionanti e parti impegnate nel cantiere. definendo con puntualità i criteri enunciati. come accennato in precedenza. di conseguenza. scandite. opportuno. accresciuta dalla mancanza di chiarezza ed identificazione dei percorsi interni che collegano i vari padiglioni. pertanto. pensando. Risulta. Il Policlinico Umberto I come “sito” tra i siti della città Per riqualificare il Policlinico Umberto I. all’interno di un disegno complessivo. dalla promiscuità tra i flussi di diverse categorie di utenti. Vuol dire elaborare un progetto unitario. i suoi connotati di “sito” e. per categorie di utenti. occorre porsi tra i primi obiettivi. la capacità di interazione con gli altri siti della città. quello di superare la logica di “isolamento” che è sottesa alla sua attuale presenza nella città ed ai collegamenti con questa. nel tentativo di superare la commistione e l’inadeguatezza degli attuali flussi. ipotizzando una maglia articolata. Progettare il Policlinico Umberto I. omogenee. Il Policlinico ha perso. prevedere di articolare la realizzazione degli interventi per tranches. nell’impianto complessivo è rilevante la mancanza di elementi di riconoscibilità.

parcheggio multipiano. c) alcune priorità di riorganizzazione.albergo. La modalità di intervento che si prevede. autonomamente pronti all’uso. in forma negativa. stretto legame tra logica dei flussi finanziari. è che il disegno progettuale sia complessivo ma già elaborato pensando alla realizzazione dei singoli subsistemi e che questi siano. .I criteri di progettazione: un futuro che viene dal passato Si tratta di rovesciare la solita logica: la modalità di realizzazione “per tranches” ha contraddistinto. su rotaie. Partendo da alcuni principi-base quali l’obiettivo di connotare l’intera area del Policlinico come parte integrante del contesto urbano e di rendere compatibili vincoli strutturali con esigenze funzionali e tecnologiche. privo del necessario.edificio della lavanderia. ad 33 . una volta realizzati. i cantieri. Questo potrebbe configurarsi come una sorta di metropolitana e. i “prevedibili” imprevisti. .radiodiagnostica e medicina di laboratorio. In questo ambito. Secondo quest’ottica e secondo le priorità immediate vanno subito privilegiati: a) i collegamenti (ipogeo. nel legame tra progettazione e realizzazione. farmaci. la produzione ospedaliera. a seguito di elaborazioni progettuali portate avanti con l’ottica di realizzare le strutture nella loro interezza. . immediatamente fruibili. b) i servizi generali: . . soprattutto i tempi.pronto soccorso. quindi. Un contesto.edificio della cucina. strettamente interrelato con una nuova architettura del sistema. . progettazione e realizzazione. perché. con la massima attenzione e prudenza a non creare traumatiche interferenze con i servizi circostanti. si dovrà prevedere l’ampliamento dei percorsi sotterranei. definendo un’area ipogea ramificata per i flussi interni relativi alle attività di trasporto del materiale e per l’esercizio delle funzioni di supporto logistico (pasti. informatizzato. programmazione. inerenti: . biancheria). da realizzare anche attraverso l’organizzazione di un sistema meccanizzato.sale operatorie. in sopraelevazione). al piano terra. per il Policlinico Umberto I. tradizionalmente. programmando con puntualità gli interventi. una prima ipotesi potrebbe prendere in considerazione il ridisegno del sistema di circolazione carrabile e pedonale. si subivano “tagli” determinati dalla scarsa entità dei finanziamenti e dalla loro irrazionale modalità di erogazione.

qualora servisse anche come percorso per i visitatori. Al piano superiore va studiato un sistema di percorsi pedonali. di arredo urbano. di eventuali spazi espositivi. di percorsi distinti da quelli in superficie trova conferma nell’impianto originario. nelle aree di relazione tra gli edifici. si inserisce il recupero di identità del verde. il “sotto” si espande ugualmente. di aggregazione. la definizione di “elementi di riconoscibilità”. destinato alle altre categorie di utenza. albergo) e da configurare come subsistemi autonomi. chiaramente distinto da quello dei percorsi pedonali.Roberto Palumbo . attraverso la bonifica delle aree da valorizzare. a completamento della maglia di comunicazione. per il Podesti. Il ripristino della galleria sopraelevata e. Andrea (Medicina II). Si tratta di ricostituire la doppia rete: quella pedonale in superficie e quella sopraelevata su pilotis. a scala “umana”) che si configura come “intimità” di un importante brano cittadino. si potrebbe considerare la realizzazione di altri tre volumi fuori terra. nei tratti coperti in ferro e cristallo che garantiva. da destinare a servizi generali (cucina.Anna Maria Giovenale esempio. E poi. In quest’ottica. di aree da destinare a giardino. con vie. da configurarsi come volume fuori terra e. in forma quasi simmetrica. 34 . si potrebbe ipotizzare la connessione con il sistema della metropolitana esistente. di nuovi spazi di aggregazione. un importante sistema di comunicazione affidato … alla comunicazione tra i clinici. sulla Nomentana. il polo pontino di Latina e la futura nuova sede di “Madonna delle Rose”. in diretto collegamento con il sistema di accessibilità dall’esterno. si potrebbe realizzare una sorta di duplicato sotterraneo dell’aspetto superficiale dell’area del Policlinico: rispetto al “sopra”. fondamentale livello di percorrenze da prevedere consiste in un sistema sopraelevato di percorsi sanitari. lavanderia. garantendo la mobilità dei soli mezzi di soccorso. come fulcro di collegamenti con l’Ospedale S. sistemi di trasporto. in grado di fornire un servizio efficiente. ancora. che si caratterizza come una città. la realizzazione di un eliporto. comunque. collocati in posizione strategica. E’ l’ipotesi di realizzazione di un nuovo spazio urbano (di sosta. Oltre il parcheggio. la costruzione di manti erbosi. Il terzo. collegamenti. sulle testate degli allineamenti che caratterizzano gli edifici esistenti. Relativamente a quest’ipotesi di razionalizzazione dei percorsi va considerata la realizzazione di un nuovo sistema di parcheggi. Secondo quest’ottica. estensibili come ramificazione anche all’esterno dell’area circoscritta del Policlinico.

stretta integrazione tra Ricerca. la never end story potrebbe concludersi. come esperienza. soprattutto. Didattica e Assistenza del Policlinico Umberto I. sulle ascisse verrebbero collocate le macroattività e. passi attraverso la rifunzionalizzazione per macroattività (e. Tale ipotesi di ridisegno complessivo delle funzioni assolverebbe ai requisiti di necessaria. sulle ordinate. da inserire nello “stupidario”. intersecate). si è pronti. con riferimento alla razionalizzazione del sistema di percorsi. una metodologia progettuale innovativa che parta dalla riconfigurazione dell’ospedale come “sito” urbano. Definire un corretto criterio per intervenire. pur nella sua complessità funzionale. etc. integrata. una nuova identità. all’interno dell’impianto complessivo. visto l’impegno dell’Ateneo su questi temi. può costituire un valido esempio. di destinare prevalentemente alle Degenze la fascia centrale dei padiglioni e di utilizzare o rifunzionalizzare la fascia degli edifici sul fronte di Viale Regina Elena per i Servizi ambulatoriali. in altri contesti geografici. liberando gli edifici dalle superfetazioni e dalle ormai improprie destinazioni sanitarie e. una chiara osmosi: secondo la lettura planimetrica della maglia. una riorganizzazione funzionale “per fasce” omogenee di attività. la radiologia. con riferimento all’ipotesi di destinazione funzionale descritta. da esportare e/o utilizzare in numerosi altri casi.) Le tre fasce garantiscono il loro attraversamento ortogonale e. allineandosi a quegli standard qualitativi che la struttura di eccellenza richiede. Il “caso Policlinico” non è unico in Italia e nel mondo: è un fatto emblematico. prevedendo di destinare largamente alla Ricerca gli edifici sul fronte di Viale del Policlinico. comunque. per il Policlinico Umberto I. 35 . Nello schema ipotizzato si coniuga il tentativo di soddisfare diverse esigenze: ricostituire. la diagnostica. una struttura unitaria. si potrebbe ipotizzare. rendere compatibili i vincoli delle strutture esistenti con le esigenze delle attività che devono essere svolte. per specialità. Nonostante questo. superare le condizioni di “alienazione” ed isolamento rispetto al contesto urbano. le attività “giornaliere” (day hospital. all’impianto complessivo. le specialità. A breve. day surgery. fino alla definizione puntuale della qualità dei singoli spazi.I criteri di progettazione: un futuro che viene dal passato Per quanto attiene il disegno di una “nuova architettura del sistema”. ad ulteriori altri quesiti. conferire doverosamente.

1894.tto Giulio Podesti. C. Progetto eseguito dall’Arch. Secoli 2002. In Occasione dell’XI Congresso Medico Internazionale in Roma. 36 .Roberto Palumbo . 14: 243-258. Virano e C. PALUMBO R. Med. Roma. Il Policlinico Umberto I.Anna Maria Giovenale BIBLIOGRAFIA 1. 2. AA. VV... L’ospedale: Architettura e tecnologia.

UN TESTIMONE PREZIOSO: COSA RACCONTA DEL POLICLINICO «IL POLICLINICO» VITO CAGLI 37 .

Vito Cagli 38 .

per limitarsi all’ambito delle iniziative mediche. Insieme a Baccelli. Sarà questa Sezione a fornire il maggior numero di noti39 . il propugnatore e il fondamentale elemento catalizzatore. … Si viene utilmente alle storte e ai reagenti. Sei anni dopo. Scrive Baccelli1: … La diagnosi esatta è la sovrana potenza del Clinico. Clinico medico di Roma. In quello stesso 1893 i lavori per la costruzione del nuovo policlinico ristagnavano: cinque anni erano trascorsi da quando era stata posta la prima pietra dell’edificio e il completamento dell’opera sembrava ancora lontano. con una «Sezione Medica» diretta da Baccelli e una «Sezione Chirurgica» diretta da Durante. ma anche la fondazione di un nuovo giornale medico intitolato proprio «Il Policlinico». A lui. Soltanto nella prima delle due Sezioni troviamo un breve editoriale di presentazione. Forse quel nome alla nuova rivista di medicina voleva essere anche un augurio e uno stimolo: che così come aveva preso il via quella impresa editoriale. una vera e propria nuova rivista ad indirizzo più pratico e ricca di molte informazioni relative al mondo medico. Due anni più tardi. nel 1901. quando si parta dal malato e dal cadavere. ai microscopii e ai termostati. Chirurgia e Igiene». Dunque. il 9 novembre del 1895 esce il primo numero del «Supplemento al Policlinico». non solo l’edificazione del Policlinico Umberto I come sede della Facoltà di Medicina dell’Università di Roma. perché la diagnosi esatta è la somma necessità della cura. si deve. Così il 15 dicembre del 1893 usciva il primo numero del nuovo «Periodico di Medicina. figura di spicco nel periodo di passaggio dal XIX al XX secolo. che traccia il programma e indica le finalità della rivista. primato della clinica e dell’anatomia patologica: quell’indirizzo che egli svilupperà con il termine di “anatomismo clinico”. il «Supplemento» si trasformerà in una terza sezione della rivista: «Il Policlinico Sezione Pratica». allo stesso modo potesse presto concretarsi l’edificazione del nuovo grande nosocomio romano.Un testimone prezioso: cosa racconta del Policlinico “Il Policlinico” La fondazione della Rivista Non è possibile parlare del Policlinico Umberto I di Roma. affidata alla Casa Editrice Luigi Pozzi. Questi i due punti cardinali dai quali deve muovere e perfezionarsi il Clinico. più volte ministro dell’istruzione pubblica. il cofondatore della nuova rivista fu Francesco Durante (1844-1934). Guido Baccelli (1832-1916). senza far riferimento a chi ne fu l’ideatore. intitolato Per intenderci. Clinico chirurgo nell’Università di Roma.

Zeri riassume assai bene il lungo travaglio ed anche la soddisfazione per la conclusione del difficile itinerario. allievo di Baccelli e allora professore ordinario di Semeiotica medica) intitolato: Guido Baccelli e il Policlinico Umberto I. dava luogo ad inconvenienti molto notevoli per gli studenti e per i malati. Occorsero nuove lotte alla Camera ed al Senato per superare le difficoltà finanziarie e tecniche che si opponevano al compimento ed al funzionamento di un organismo così complesso e grandioso. principalmente alle annate de «Il Policlinico Sezione Pratica». I tempi nuovi. e portava anche grave pregiudizio all’attività dei docenti. di sanare una condizione didattica e di ricerca che. di lavoro sperimentale. quando pubblica un numero speciale in occasione delle onoranze a Guido Baccelli2. Questo il disegno informatore dell’opera di Guido Baccelli. fornirle dei mezzi più decorosi e moderni di studio. Ci riferiremo. ma finalmente lo scorso anno prima i padiglioni ospitalieri e poscia le singole cliniche poterono occupare le sedi a loro destinate: e l’opera era così in gran parte compiuta! Si trattava. E di questa conclusione «Il Policlinico» ci fornisce una puntuale testimonianza. di cura. con la sua edificazione e poi con la sua vita e con i personaggi che ne caratterizzeranno l’attività. scomoda e talvolta imbarazzante degli ospedali. reclamavano nuove soluzioni! Ma non era un compito facile e non mancarono gli ostacoli. insomma. Intanto la costruzione del nuovo ospedale è progredita e si comincia a respirare l’aria di una prossima conclusione.Vito Cagli zie sugli eventi che hanno a che vedere con il Policlinico Umberto I. che riunisse professori e studenti affratellandoli nello studio e nell’attuazione pratica della più importante ed umanitaria delle scienze. il fascicolo 15 del 15 aprile 40 . collocata com’era in diversi ospedali della città. Tra i diversi interventi in onore del Maestro è strettamente pertinente al nostro argomento quello a firma di Agenore Zeri (18641939. e riunirle in una grande unità didattica. pertanto. … … I lavori necessari a portare a compimento un’opera iniziatasi sotto auspici così favorevoli occuparono 15 anni di indefessa operosità da parte degli iniziatori e degli esecutori di essa. Dopo il numero in onore di Baccelli. Scrive Zeri3: … E concepì egli allora il Policlinico: togliere le cliniche alla dipendenza disadatta. porvi accanto gli istituti medici per gli insegnamenti teorici e sperimentali e formare così la scuola medica nel senso più vero ed utile della parola.

in questo giorno solenne innalziamo dall’anima grata nel mesto ricordo un pensiero amoroso. e sul labbro loro. Agli illustri Proff. giunsero qui i più grandi maestri. Sopravvivono di quella Commissione i Professori De Renzi. Porro. propiziava sul Vostro capo giovinetto e unigenito la provvidenza di Dio! I lavori intanto del Policlinico si succedevano non senza ostacoli di varia natura. quando. Poi. fra stranieri e nazionali.Un testimone prezioso: cosa racconta del Policlinico “Il Policlinico” del 1906 de «Il Policlinico Sezione Pratica» riporta la cronaca delle onoranze tributate a Guido Baccelli in Campidoglio. Compiuto il disegno di massima. Murri e Schroen che onorano i nostri atenei. Di quelli che restano è breve il drappello. Umberto e Margherita. pieno di ammirazione sincera. Palasciano. il disegno di massima per l’esecuzione del quale si sarebbe aperto tra gli architetti un concorso. Agostino Depretis. imperlando gli occhi. Molti furono i discorsi pronunciati in quella occasione. eravate presente. questo fu vinto dal rinomato architetto romano Giulio Podesti. fiorirono parole di alta ammirazione all’Italia. posero la prima pietra del grande Istituto e Voi. Bottini. o Sire. quando i Vostri Augusti Genitori. Ministro per la prima volta della Pubblica Istruzione. Ebbi anche in quel giorno l’onore di parlare ai Sovrani: e ricordo la grande commozione della Regina Margherita. volendo. nel 1894 venne il crisma solenne di un Congresso medico internazionale che si adunò nel Policlinico. a dare impulso più alacre all’opera santa. dove tutti. rivolgendosi direttamente al Re. in mezzo ad un esercito di novemila medici. Cantani. cui un tenero senso d’illuminata materna pietà. Magni. Ma fu d’uopo giungere al 1884. potessero trovare amica accoglienza e pienezza di mezzi. disse: … Era il 19 gennaio 1888. Mazzoni. per avere una Commissione Reale esecutiva della grande opera. Pellizzati. E qui giustizia vuole che io ricordi quali e quanti dottissimi uomini vi collaborarono. venne a me concesso l’onore di presiederla. ebbi l’onore di convocare alla Minerva una numerosa Commissione di Clinici perché elaborassero. ma di quelli che vissero è più lunga la serie. per il nostro scopo basterà citare qualche stralcio di quello tenuto dallo stesso Baccelli che così esordì4: Nel 1881. Da ogni parte del mondo. Nominata questa dal Presidente del Consiglio di quel tempo. viribus unitis. il quale mirabilmente eseguì la costruzione di tutte le cliniche. la domenica 8 aprile di quell’anno. e lieti essi annuirono all’invito nostro fraterno di considerare il grandioso Istituto come un Salon de la Science. aperto tra gli architetti un concorso. a 19 anni della florida Vostra giovinezza. per 41 .

i novissimi metodi di ricerca e i novissimi veri. 7 de «Il Policlinico Sezione Medica» in data 1 luglio 1916 trovano posto le commemorazioni di Baccelli ad opera di Augusto Murri. Nello stesso numero de «Il Policlinico» del 15 aprile 1906 vengono riportate anche due brevi cronache che vale la pena di citare per esteso qui di seguito: L’inaugurazione della Clinica Medica Lunedì 11 corr. A questo punto una prima tappa fondamentale nella vita del Policlinico Umberto I si è conclusa: il grande istituto è ormai in grado di funzionare. La fine della cerimonia Lunedì. Baccelli. ai clinici italiani e al Comitato organizzatore delle onoranze. nell’Hôtel de Russie. mentre nel fascicolo n. Professori. al mondo. la rivista «Il Policlinico». guidando il pubblico nelle sale. Due puntualizzazioni di Baccelli meritano di essere sottolineate. aiuti e assistenti facevano squisitamente gli onori di casa. Le infermiere presentarono a Guido Baccelli una splendida corbeille di fiori. tra gli autori più spesso presenti nelle diverse sezioni della rivista con i loro contributi scientifici. Così il fascicolo 19 del volume XXIII. Il suo “testimone”. fra i quali si notavano molte signore. Clinico medico di Bologna e di Edoardo Maragliano. Clinico medico di 42 . la Clinica Medica del Policlinico Umberto I venne visitata da un numero rilevantissimo di invitati. del resto. alle ore 10. Accademia Medica. non sappiamo se in parte o per intero. Su questi aspetti «Il Policlinico» sorvola. limitandosi a dar conto riassuntivamente delle principali relazioni tenute in quel congresso. nei gabinetti scientifici e nelle corsie. alle rappresentanze estere. Resta tuttavia attento a quanto accade entro le mura di quella cittadella della medicina e soprattutto a tutto quanto riguarda coloro che la animano da protagonisti e che sono. tenutasi il 16 aprile in commemorazione di Guido Baccelli che era deceduto il 10 gennaio di quello stesso anno. in alcuni locali del Policlinico Umberto I ancora in fase di costruzione. in data 7 maggio 1916 riporta la seduta straordinaria della R. ha minori occasioni per occuparsene. ebbe luogo una colazione offerta dal prof. a mezzogiorno. Il protrarsi dei lavori tra molte difficoltà e l’effetto “catalitico” esercitato dal congresso internazionale che evidentemente fu tenuto.Vito Cagli dimostrare da Roma.

Il libro. ma ora diveniva necessario dare alla cattedra una titolarità. Schupfer. aveva ricoperto il ruolo di redattore capo de «Il Policlinico» sin dalla sua fondazione. Nel periodo di tempo intercorso dalla morte di Baccelli la supplenza della Clinica Medica era stata tenuta da professor Eugenio Rossoni (1848-1919). ordinario di Patologia medica dimostrativa presso l’Università di Pavia. che reca la scritta «OMAGGIO DI LUIGI POZZI EDITORE DE “IL POLICLINICO”». Nel 1927 l’editore Luigi Pozzi (il padre di Arnaldo) pubblicò un volume di 126 pagine. che riguarda la decisione della Facoltà su chi debba coprire la cattedra già di Baccelli. Vittorio Ascoli. 2 schede bianche. Vittorio Ascoli. ha deliberato di chiamare il prof. 1 astenuto. è corredato da 20 fotografie che ci mostrano gli ambienti della Clinica Medica del Policlinico quali erano in quel tempo. ordinario di Patologia medica. rimasta vacante per la morte del compianto prof. Ecco la notizia riportata da «Il Policlinico»5: La Facoltà Medica di Roma adunatasi il 6 corr. che nella Sezione Pratica. che di Baccelli era stato allievo. dove successivamente rimase. relazioni e comunicazioni ad accademie. sia nella Sezione Medica. Ascoli. Baccelli. Questo legame si rafforzò ulteriormente per il fatto che Arnaldo Pozzi si laureò in medicina l’11 luglio del 1923 con una tesi Per la conoscenza della sifilide gastrica preparata nella Clinica Medica. Nel periodo compreso tra il 1917 e il 1927 dalla Clinica Medica uscirono 326 tra lavori. Il Policlinico è orgoglioso di questa designazione e porge i suoi rallegramenti al professor Ascoli. Di notevole interesse è quanto riportato da «Il Policlinico Sezione Pratica» in data 10 giugno 1917. a coprire la cattedra di Clinica Medica dell’Università di Roma. Il risultato della votazione è stato il seguente: 12 voti al prof. oltre al testo della prolusione pronunciata dieci anni prima da Ascoli e già pubblicata su «Il Policlinico»6 e al sommario dell’attività scientifica della Clinica. alla Scuola di Vittorio Ascoli. In realtà «Il Policlinico» fu per moltissimi anni la “voce scientifica” della Clinica Medica e della Clinica Chirurgica della Facoltà Medica di Roma.Un testimone prezioso: cosa racconta del Policlinico “Il Policlinico” Genova. Ben 101 di questi lavori furono pubblicati su «Il Policlinico». 43 . cioè della parte universitaria del Policlinico Umberto I. Perché questo “orgoglio”? Perché Vittorio Ascoli (1863-1931). dal titolo La clinica Medica di Roma nel primo decennio di direzione del Prof. 3 al prof.

riceveva immediatamente una lettera di apprezzamento e di felicitazioni di Frugoni. o ai primi degli anni ’70. se non un obbligo. E de «Il Policlinico» Frugoni assunse la direzione scientifica. titolare della II cattedra di Clinica medica. di ricordi e anche di qualche domanda più confidenziale. anche perché Arnaldo Pozzi era rimasto in Istituto dove ricopriva le mansioni di “primo Aiuto”. nella testata de «Il Policlinico». venne inserito anche il nome di Michele Bufano (1901-1993). anche questa volta la sua prolusione fu pubblicata su «Il Policlinico»7. Dopo la morte di Di Guglielmo. qualifica quest’ultima che conservò fino alla sua morte. o ex cattedratici. non mancava di dare di tanto in tanto alla redazione suggerimenti e consigli.Vito Cagli Così il rapporto tra la Casa Editrice de «Il Policlinico» e la Clinica Medica romana diveniva sempre più stretto. volle avere a cena nella sua casa di via Bruxelles tutta la Redazione e fu una serata piacevolissima di conversazione. Dopo il pensionamento di Frugoni per limiti di età. Scriveva tra l’altro Iandolo8: Del «Policlinico» Frugoni fu per moltissimi anni direttore non soltanto di nome ma di fatto. allora titolare della cattedra di Semeiotica medica. anche dopo il suo collocamento a riposo. Quando poi uno di noi pubblicava un lavoro o un articolo di particolare interesse. Negli anni in cui Frugoni mantenne la cattedra di Clinica Medica. primario medico degli Ospedali Riuniti di Roma e allievo del professor Frugoni. (1932-1951) pubblicare i propri lavori su «Il Policlinico». (1899-1985) titolare della I cattedra di Clinica medica e Cataldo Cassano (1902-1998). comparve anche quello di Giovanni Di Guglielmo (1886-1961) che gli era subentrato nella cattedra e successivamente furono inseriti Luigi Condorelli. Leggeva sistematicamente il nostro Giornale e. Alla morte di Frugoni. rafforzato dal fatto che Vittorio Ascoli mantenne anche la sua funzione di redattore capo de «Il Policlinico». nel 1961. che aveva sede in uno dei nuovi padiglioni costruiti nella zona compresa tra la lavanderia e la Clinica di 44 . L’interesse di Frugoni per «Il Policlinico» non era una pura formalità: sul finire degli anni ’60. accanto al suo nome come direttore. era certamente una prassi consolidata. a firma del più ascoltato tra i redattori. di Clinica medica erano cooptati nella direzione de «Il Policlinico». dopo la morte di Ascoli. fu chiamato alla direzione della Clinica Medica. divenendone anche direttore responsabile. il professor Costantino Iandolo. «Il Policlinico» pubblicò un breve ricordo del Maestro. Quando nel 1932 Cesare Frugoni (1881-1978). Insomma tutti i cattedratici.

nella biblioteca del Policlinico Umberto I. determinati in larga misura dal crescente 45 . restava al professor Frugoni la qualifica di direttore responsabile. Dario Maestrini una medaglia d’oro per i 50 anni di appartenenza alla Accademia Medica. Analogamente la direzione de «Il Policlinico Sezione Chirurgica» fu tenuta fino al 1972 da Pietro Valdoni (19001976) e da Paride Stefanini (1904-1981). Antonio Ribuffo. è stato chiamato a succedere al Prof Pietro Di Mattei nella carica di Presidente dell’Accademia Medica di Roma. Questi resoconti furono presenti. Nel numero 16 de «Il Policlinico Sezione Pratica»9 del 1973 veniva riportata la seguente comunicazione: Il Prof. titolari rispettivamente della I e II cattedra di Clinica chirurgica. Contemporaneamente scomparivano dalla testata i direttori.i Giorgio Monticelli. Nel numero 1 de «Il Policlinico Sezione Pratica» del 1971. Sergio Cerquiglini. in cui si annunciava un radicale cambiamento nel contenuto e nella veste tipografica. Il legame rimaneva dunque saldo e lo testimoniava anche la presenza dei riassunti delle sedute dell’Accademia Medica di Roma. Luigi Travia.F. Mario Rastelli. Pietro Valdoni. in luogo dei direttori. Giuseppe Giunchi. Pietro Valdoni. due editors. Stipa e. in quanto direttori scientifici. il professor Arnaldo Pozzi. che si tenevano nell’aula di Clinica Medica e. con votazione unanime. Giuseppe Caronia ed al Prof. ad essi sarebbero succeduti G. sia pure via via in modo sempre più saltuario. e che erano una delle espressioni dell’attività scientifica della Facoltà di Medicina e del grande istituto in cui essa era largamente presente. Il nuovo Consiglio di Presidenza risulta così composto: Presidente: Prof. Nella stessa seduta è stata conferita al Prof. che passerà poi. La Sezione Pratica de «Il Policlinico» cessava di pubblicare “lavori originali”. Consiglieri Proff. Questi cambiamenti. come si è già detto. Vice Presidente: Prof. fino ai primi anni ’90. «Il Policlinico Sezione chirurgica» restava sotto la direzione di Valdoni e di Stefanini. comparve un breve corsivo. Paride Stefanini. dal 1979.Un testimone prezioso: cosa racconta del Policlinico “Il Policlinico” Malattie Infettive. scelti comunque sempre nell’ambito dei docenti di chirurgia del Policlinico Umberto I. Segretario Prof. a firma degli Editori. per un certo tempo. in seguito. mentre. al suo antico Aiuto. che avrebbero continuato a trovare posto nella Sezione Medica e nella Sezione Chirurgica e riservava il proprio spazio a rassegne sintetiche e a brevi articoli informativi. Giambattista Bietti. Fegiz e S.

46 . E poi le persone. Sezione Medica 1893. con i suoi ricordi e i suoi racconti. la Clinica Medica era. A. rendevano più tenue il legame tra «Il Policlinico» e il Policlinico Umberto I. Accanto a lui numerosi componenti della Redazione provenivano dalla Clinica Medica di Frugoni. 3. 1906. BACCELLI G. il punto di contatto che per tanti anni ha unito due storiche istituzioni del mondo medico romano: il Policlinico Umberto I e la rivista «Il Policlinico» BIBLIOGRAFIA 1. Insomma. Comunque il legame tra “i due Policlinici” permaneva. Il Policlinico. Alcuni anelli di questo legame restavano e restano. Anzitutto l’antico rapporto della Casa Editrice Pozzi con la Clinica Medica del Policlinico Umberto I. 4. 13(14):466-470. Beretta Anguissola venga chiamato alla II Cattedra di Clinica Medica Generale e Terapia Medica. Sezione Pratica 1917. 24(24):784. Guido Baccelli e il Policlinico Umberto I. Fino al 1981 Il professor Arnaldo Pozzi fu. ZERI A. Nello stesso tempo il moltiplicarsi delle cattedre nel Policlinico Umberto I rendeva meno agevole seguire i cambiamenti che si andavano verificando. AA. Per intenderci. ed ancora in una certa misura rimane. Ad entrambi le più vive congratulazioni de «IL POLICLINICO». VV. Sezione Pratica 1906.. Il Policlinico. Cronaca delle onoranze a Guido Baccelli.Vito Cagli interesse degli studiosi per la pubblicazione dei propri lavori scientifici su riviste di lingua inglese a circolazione internazionale. Il Policlinico. 5. I: 2 2. 13(14):417-480. Notizie Diverse. di Di Guglielmo e di Cassano. Nel numero 20 della Sezione Pratica del 1972 nella rubrica Vita Professionale si può leggere10: La facoltà di Medicina e Chirurgia dell’Università di Roma ha deliberato che il Prof. 13(15):505-506. Numero speciale in occasione delle onoranze a Guido Baccelli.. Il Policlinico. un testimone della storica Clinica Medica di Ascoli e di Frugoni. il luogo dell’imprinting originario della Rivista... Il Policlinico. Giuseppe Giunchi venga trasferito dalla I Cattedra di Malattie infettive alla III Cattedra di Clinica Medica Generale e Terapia Medica. BACCELLI G. Ha deliberato altresì con voto unanime che il Prof. Sezione Pratica 1906. Sezione Pratica.

24(1):3. IANDOLO C. 10. 39(4):125-133. Vita Professionale. 79(20):886. Ricordo del Maestro. 7. Sezione Pratica 1973. I compiti attuali della clinica medica. Il Policlinico. Le fonti a cui ho attinto per la redazione del presente capitolo sono i volumi de «Il Policlinico» e desidero ringraziare gli Editori Pozzi per avermi facilitato il lavoro mettendo a mia disposizione la collezione completa della Rivista. 8. Il Policlinico. 80(16):714. 85:1-2. 1972. Il Policlinico.. ASCOLI V. FRUGONI C. Il Policlinico.. 24(3):49. Il Policlinico. Sezione Pratica 1918. Sezione Pratica 1932. Comunicazione.. 24(4):81. 9.Un testimone prezioso: cosa racconta del Policlinico “Il Policlinico” 6. 47 . Sezione Pratica. L’essenza e gli obiettivi dell’insegnamento clinico. Sezione Pratica 1978.

Vito Cagli 48 .

PARTE II: Gli Istituti “Biologici” di Fondazione .

RENDA 51 .IL DIPARTIMENTO DI ANATOMIA UMANA TINDARO G.

istituito nel 2002. per passare poi dal 1377 nello Studio Romano in Trastevere. In questa sede riporto brevi cenni biografici soltanto di alcuni personaggi che con la loro attività hanno dato particolare lustro all’Anatomia romana prima del 1870. Un vero Gabinetto di Anatomia Umana fu istituito da Pio IX nel 1870 presso la sede della “Sapienza” a S. In ciascuno di questi due campi le discipline di base hanno da sempre rappresentato un valido alleato ed un efficiente interlocutore. Le prime tracce risalgono al 1294 nella Scuola Palatina Romana. 92. dopo questa data. di tutti coloro che si sono avvicendati nella direzione dell’Istituto o vi hanno comunque operato meritevolmente. Ma è pur vero che il Policlinico è una struttura universitaria. I Maestri la didattica. Antonio in via Agostino De Pretis. 50) che è anche la sede attuale del Dipartimento di Anatomia Umana. al Viminale. L’insegnamento dell’Anatomia Umana. anche se per parecchio tempo impartito nell’ambito di altri corsi. la ricerca La ricostruzione delle vicende dell’Anatomia romana e delle personalità accademiche che vi hanno operato è già stata oggetto di specifica trattazione negli anni passati e di tali opere mi sono in parte avvalso per il presente contributo e ad esse rimando il lettore che volesse conoscerne i dettagli1. fra cui viene annoverata anche l’Anatomia Umana. e. È 53 . Eustachio. va a studiare a Padova. soprattutto di chirurgia. Risale infine al 1930 il trasferimento dell’Istituto di Anatomia Umana Normale nell’edificio di Viale Regina Elena.Il Dipartimento di Anatomia Umana I primi anni dell’insegnamento Si può convenire che nella storia di una grande istituzione come il Policlinico Umberto I di Roma le cosiddette discipline di base. Realdo Colombo Nato a Cremona tra il 1516 e il 1520. seguito dal regio governo italiano che ha insediato nel 1881 l’Istituto di Anatomia Umana e di Istologia generale e speciale nel Convento di S. E in questo ruolo ritengo che l’Anatomia Umana romana abbia ben contribuito a rendere grande questo importante complesso. 289 (con accesso anche da via Alfonso Borelli. possano non aver avuto un ruolo determinante. dedicata alla formazione dei futuri medici nonché ad un’attività di ricerca scientifica di eccellenza. e dal 1431 nell’Archiginnasio romano. ha fatto parte del curriculum didattico degli studi di Medicina in Roma sin dal XIII secolo.

1 – Realdo Colombo (Cremona 1516Roma 1559) Fig. Qui Realdo Colombo è accolto alla pari da personaggi illustri e diviene amico di Michelangelo Buonarroti che utilizza i suoi insegnamenti per perfezionare le sue opere. Diventa il medico della curia pontificia. nel 1544. come lettore di chirurgia ed anatomia. Libri XV stampata a Venezia nel 1559. scoperta citata anche dallo stesso Harvey. Colombo fu un ottimo anatomico ed eseguì molteplici osservazioni sul cadavere che raccolse nell’opera De Re Anatomica. come l’autopsia sul cadavere di Ignazio di Loyola e quella sul cadavere del cardinale Federico Ridolfi. di cui diviene assistente prima e successore poi. ma che in genere è stata disconosciuta dagli storiografi successivi.Tindaro G. anno in cui il pontefice Paolo III (al secolo Alessandro Farnese) lo chiama a Roma a insegnare all’Archiginnasio che lo stesso papa aveva provveduto a riformare nel 1539. 2 – Frontespizio del De Re Anatomica. Eseguì numerose dissezioni in pubblico alla presenza anche di alti prelati e accademici. Renda discepolo del celebre Vesalio. a lui vengono affidati incarichi particolari e delicati. Libri XV di Realdo Colombo Nel 1545 Cosimo de’ Medici lo chiama nella appena riorganizzata Università di Pisa ove diviene il primo professore di Anatomia. della circolazione polmonare. Vi rimane sino al 1548. morto per apparenti cause naturali durante il conclave per la nomina del successore di Paolo III (1550). Fra le tante descrizioni originali sicuramente la più importante è quella. accurata e completa. E’ stato fra i primi ad utilizzare animali viventi per alcu54 . morte che egli diagnosticò avvenuta per avvelenamento. Fig. Muore a Roma nel 1559.

soffriva molto di gotta. A Realdo Colombo è oggi intitolata l’Aula A del nostro Dipartimento Bartolomeo Eustachio (o Eustachi) Nato presumibilmente nel 1513 a San Severino nelle Marche (ma c’è chi sostiene fosse nato in San Severino di Calabria. quando gravi motivi di salute. Continuò a servire il Cardinale della Rovere e morì nel 1574 Fig. elaborò. Compì dapprima approfonditi studi umanistici in varie università italiane. sul dotto toracico. sul sistema delle vene azygos. Eustachi (San Severino Bartolomeo Eustachio fu un grande ana1513-Fossombrone 1574) tomico ed insieme a Vesalio e Falloppio è considerato il fondatore della moderna Anatomia. anche la data di nascita viene variamente riferita tra il 1500 ed il 1524). ove si ha la prima descrizione delle due dentizioni. artista in Urbino. e qui divenne protomedico e fu ingaggiato come professore di Anatomia presso il Collegio della Sapienza all’Archiginnasio fra il 1555 ed il 1567. Scrisse molti trattati fra cui fondamentali sono quelli sul rene. 3 – Bartolomeo sulla via per Fossombrone. incluso l’Istituto di Filosofia della Sapienza. sulla valvola cardiaca che porta il suo nome e sugli organi dell’udito con particolare riguardo all’orecchio medio e alla tuba che porta ancor oggi il suo nome. lo costrinsero a rassegnare le dimissioni. Nel 1547 si spostò a Roma.Il Dipartimento di Anatomia Umana ne dimostrazioni di anatomia e fisiologia cardio-polmonare. fu scelto come medico personale dal Duca di Urbino. per un’opera mai pubblicata. Avvalendosi dell’opera di Pier Matteo Pini. sulla morfologia e sulla architettura dei denti. al seguito del fratello del Duca. ebraico ed arabo. nel corso dei quali acquisì ottime conoscenze di greco. Delle rimanenti tavole si persero le tracce sin quando non 55 . divenuto presto famoso per la sua bravura. 47 tavole anatomiche che furono incise su lastre di rame dal romano Giulio de’ Musi e di cui le prime 8 furono usate a complemento dei suoi Opuscola anatomica del 1564. il Cardinale Giulio della Rovere. Dal 1540 Eustachio si dedicò agli studi di medicina e. Eseguì molte ricerche comparative su animali talmente importanti da essere considerato come il fondatore dell’Anatomia Comparata.

Giovanni Maria Lancisi. 5 – Frontespizio di un’edizione del 1728. le tavole di Eustachio risultano molto più accurate per i dettagli anatomici. Il Lancisi le pubblicò completandole con il suo personale commento nel 1714 col titolo Tabulae anatomicae Bartholomei Eustachi quas a tenebris tandem vindicatas. 4 – Giovanni Maria Lancisi (Roma 1654-1720) Fig. A Bartolomeo Eustachio è intitolata l’Aula C del nostro Dipartimento. A Marcello Malpighi è dedicata l’ Aula B del nostro Dipartimento. una Associazione non-profit per la valorizzazione degli studi di anatomia microscopica. Fig. Nel nostro Dipartimento ha sede l’Academia Malpighiana Studiorum Anatomiae Microscopicae.Tindaro G. che fra l’altro aveva l’insegnamento dell’Anatomia nella stessa cattedra che era stata dell’Eustachio. Anche se non raggiungono la bellezza estetica delle tavole di Vesalio. Il papa le mostrò al proprio medico personale. il fondatore dell’Anatomia Microscopica. ha studiato nel Collegio Romano dei Gesuiti e si è laureato all’età di 18 anni in Medicina. anche se non ha mai avuto l’incarico ufficiale di insegnare Anatomia in Roma. a lui intitolata da Pietro Motta che l’ ha fondata nel 1988. Un personaggio che merita in questa sede di essere citato. Egli fu a Roma negli ultimi anni della sua vita (dal 1661 al 1664) come Archiatra del papa Innocenzo XII. Renda furono rinvenute 162 anni dopo in casa di un discendente del Pini ed acquistate dal papa Clemente XI per 600 scudi. Giovanni Maria Lancisi Nato a Roma nel 1654. successiva alla prima del 1714. è Marcello Malpighi. delle tavole di Bartolomeo Eustachio commentate dal Lancisi Nel 1684 fu chiamato alla Cattedra di Anatomia della Sapienza 56 .

oltre a vari altri testi raccolti in una Opera Omnia. Giorgio Baglivi Nato in Dalmazia nel 1668. L’anno successivo ha inaugurato l’Accademia di Medicina e Chirurgia. Seguace del Malpighi. alla cura dei feriti nell’ospedale di 57 Fig. delle vene azygos. 6 – Giorgio Baglivi (Dalmazia 1668. nel cui ordinamento dispose l’obbligo di indire. Si è interessato dell’anatomia del cuore. anche se ancora studente. Fu ammesso all’Arcadia col nome di Esilio Macariano. Avvenuto lo sbarco dei Mille si unì ad essi a Milazzo e collaborò con i chirurghi. scrisse alcune opere sulla circolazione del sangue. compì i suoi studi di Medicina nell’Università di Messina da cui fu espulso per ragioni politiche in quanto aderente al movimento antiborbonico. sulla composizione della saliva e della bile. si è laureato in Medicina a Napoli. Francesco Todaro Nato a Tripi (Messina) nel 1839. Spirito in cui da giovane aveva lavorato come Assistente. Morì a Roma nel 1720 lasciando erede universale l’Ospedale S. Si interessò anche di Igiene. sedute per incentivare la ricerca scientifica e contribuire all’istruzione e all’aggiornamento dei medici. Fondamentali i suoi studi sulla malaria. della circolazione sanguigna. ancor oggi nota come Lancisiana. Fu Archiatra del papa Innocenzo XI e successivamente dei papi Innocenzo XII e Clemente XI. Lo si ricorda come il teorico del “Solidismo”. da lui donata e che oggi porta il suo nome. inaugurando solennemente la Biblioteca medica.Il Dipartimento di Anatomia Umana passando nel 1696 a quella di Medicina che tenne sino al 1718. Nel 1714. almeno due volte al mese. sulle meningi. Fu anche letterato e membro di varie accademie. sul cuore della tartaruga.Roma 1707) . Ha risieduto in diverse città italiane e nel 1692 si trasferisce a Roma ove nel 1696 viene incaricato dell’insegnamento dell’Anatomia e della Chirurgia che tiene sino al 1701 per passare a quello di Medicina teorica che tiene sino alla morte avvenuta prematuramente nel 1707. presentò al papa Clemente XI le ritrovate Tavole Anatomiche di Bartolomeo Eustachio da lui commentate. del sistema nervoso centrale.

riprese gli studi. si trasferì a Firenze ove frequentò i laboratori di Schiff e Pacini ed ebbe l’incarico di settore di Anatomia in S. si laurea in Medicina a Roma nel 1889. 1839-Roma 1918) Fig. Dopo un breve periodo di lavoro negli ospedali romani. Renda Barcellona (Messina). 8 – Atrio principale dello stabile con accesso dal viale Regina Elena. Quando nel 1870 Roma si riunì all’Italia venne chiamato a ricoprire la cattedra di Anatomia della Regia Università. 7 – Francesco Todaro (Tripi. Maria Nuova. carica che occupò sino alla sua morte avvenuta nel 1918. E’ stato tra i primi a introdurre il metodo delle sezioni seriate per lo studio sistematico al microscopio. Qui iniziò i suoi studi sul cuore che lo porteranno alla descrizione dell’architettura cardiaca e del tendinetto che porta il suo nome. Fig. Come politico. introdusse lo studio dell’Embriologia come materia complementare e per primo fu incaricato di un corso ufficiale di Embriologia. Nel 1865 riceve l’incarico dell’insegnamento dell’Anatomia presso l’Università di Messina ove allarga i suoi interessi scientifici alla morfologia ed embriologia di animali marini in quanto convinto assertore del valore degli studi comparati per meglio comprendere l’organizzazione degli organismi più complessi2. meritevole è stata la sua opera a favore di Messina a seguito del terremoto del 1908. fu nominato 58 . Riccardo Versari Nato a Milano nel 1865. Sulla destra il busto di Francesco Todaro (in particolare nella figura seguente). Dopo la liberazione dell’Isola.Tindaro G. ME. Fondò la rivista Ricerche di Morfologia. Venne nominato da Francesco Crispi Senatore del Regno e fu membro delle accademie dei Lincei e dei XL.

Alla morte del Todaro fu chiamato a succedergli nel 1919 nella direzione dell’Istituto che tenne sino al pensionamento avvenuto nel 1935.Busto bronzeo di Morra (Cuneo) nel 1945. Libero docente nel 1896 fu incaricato dell’insegnamento dell’Anatomia Microscopica nel 1897 e professore ordinario della stessa materia nel 1900. Ma il suo contributo più notevole e pregevole sono state le finissime osservazioni sull’angioarchitettura dell’occhio umano e di molti mammiferi. diretto dal Todaro. CN. Fig. Consigliere nell’Atrio principale del superiore della Sanità Pubblica. neurologia periferica. 1945) 59 . Per circa quattro anni lavorò in entrambi i ruoli per poi passare decisamente all’Anatomia nel 1894 quando fu nominato aiuto. Sotto la sua direzione avvenne nel 1930 il trasloco dell’ Istituto nel nuovo complesso di Viale Regina Elena. Francesco Todaro collocato Fu Senatore del Regno. morfogenesi dell’apparato urinario. 9 .Il Dipartimento di Anatomia Umana assistente nell’istituto di Anatomia.Morra. ben operando in entrambi le sedi. che sin dall’inizio subì una parziale variazione di destinazione in quanto si convenne di ospitare anche l’Istituto di Anatomia Comparata sino ad allora situato in alcuni locali dell’ Istituto di Patologia Generale all’interno del Policlinico3. Dipartimento Rettore dell’Accademia di Educazione Fisica e membro di varie accademie ed enti culturali italiani ed esteri. Ha proseguito l’opera del Todaro succedendogli nella direzione della rivista Ricerche di Morfologia. nel 1890. Nel 1903 passò all’Istituto di Anatomia di Palermo e nel 1914 a quello di Napoli. Dal punto di vista scientifico affrontò argomenti di angiologia. fu nominato professore emerito nel 1940 e morì a Fig. 10 – Riccardo Versari (Milano 1865.

Tindaro G. come assistente.Roma 1985) 60 . Fu editore della rivista Ricerche di Morfologia. di medicina sportiva. Vincenzo Virno Nato a Cava dei Tirreni (Salerno) nel 1897. In pari data fu nominato Professore emerito di Anatomia dalla Facoltà di Medicina. 1897. ha compiuto tutta la sua carriera accademica all’interno dell’Istituto di Anatomia di Roma dal 1921. Renda Fig. di anatomia comparata. Fu Commissario Governativo prima e Direttore poi dell’ISEF di Roma tra il Fig. 11 – Facciata principale dello stabile al numero civico 289 del Viale Regina Elena che dal 1930 è stata sede dell’Istituto ed oggi lo è del Dipartimento di Anatomia Umana. 12 – Vincenzo Virno (Cava dei Tirreni. SA. di morfofisiologia dell’apparato locomotore. Si è occupato principalmente di Anatomia macroscopica e topografica. Succedendo al suo maestro Versari assunse la direzione dell’Istituto di Anatomia tra il 1935 ed il 1967. sino al 1972 epoca del suo pensionamento.

Dal punto di vista scientifico ha compiuto importanti ricerche sul 61 . c) il Laboratorio di Colture in 2000) vitro e Immunoistochimica (Prof. Franceschini. entra nel 1939 come assistente nell’Istituto di Anatomia Umana Normale dell’Università di Milano. per lo studio dell’Anatomia. Passa poi a dirigere l’Istituto di Anatomia Umana di Palermo (1963-1967) e quindi quello di Roma (1967-1982). 1912-Milano vallotti). Zaccaria Fumagalli Nato a Parabiago (Milano) nel 1912. Ottenuta la libera docenza nel 1943. Ca(Parabiago. mentre l’Istituto Anatomico di Roma è stato totalmente riorganizzato con l’allestimento di grandi laboratori indipendenti. anche a livello internazionale. d) il Laboratorio di Anatomia Macroscopica (Prof. viene chiamato dall’Università di Messina a dirigere l’Istituto di Anatomia Umana (1952-1963). Marinozzi). Motta. suo primo allievo che lo aveva seguito da Messina). In particolare. gli Istituti di Messina e Palermo sono stati praticamente costruiti ex-novo.M. ciascuno attrezzato per specifiche branche morfologiche: a) il Laboratorio di Microscopia Elettronica (affidato al Prof. 13 – Zaccaria Fumagalli chimica e Radiobiologia (Prof. C. Dopo due anni di frequenza in Anatomia Patologica. Morì a Roma nel 1985. P. dalla Federazione Medico-Sportiva Italiana e dal Ministero della Pubblica Istruzione. Fu Direttore della Scuola centrale dello Sport dal 1966 al 1971. Fu insignito di diverse medaglie d’oro dal CONI. muore a Milano nel 2000. rappresentavano una novità quasi assoluta. b) il Laboratorio di IstoFig. diretto dal Bruni. Di grande impegno è risultata l’attività organizzativa degli Istituti Anatomici da lui diretti. MI. T.Il Dipartimento di Anatomia Umana 1950 e il 1967. all’epoca (si era alla fine degli anni ‘60). Ha anche provveduto a dotare l’Istituto romano di un laboratorio didattico attrezzato con speciali e nuove apparecchiature televisive a circuito chiuso (Centro Didattico Televisivo). Renda). Nominato Professore emerito dell’Università La Sapienza nel 1985. G. si laurea in Medicina nel 1937. dall’ISEF. Fu Accademico emerito dell’Accademia Lancisiana dal 1977. che. Prof.

Durante la direzione del Fumagalli è avvenuto l’ampliamento del numero delle Cattedre e degli incarichi di insegnamento dell’Anatomia Umana e dell’Anatomia Topografica a ricoprire i quali sono stati chiamati altri docenti. Il suo primo incarico lo vede succedere al Fumagalli nella direzione dell’Istituto di Anatomia Umana di Messina nel 1963. sull’architettura vascolare e sull’ultrastruttura dei processi ciliari e della retina.Tindaro G. è stato anche socio fondatore della Società Italiana di Istochimica (1957) e della Società Italiana di Radiobiologia Medica. sullo sviluppo del sistema nervoso. milza. Muore a Roma prematuramente nel 1973. quello di Scienze Neurologiche ove afferirono insieme a lui tre docenti ufficiali all’epoca afferenti all’Istituto (Carlo Cavallotti. Nel 1969 viene chiamato dalla Facoltà di Medicina della Sapienza a ricoprire la prima Cattedra di Anatomia Umana. sugli spermatozoi animali. sulla vascolarizzazione del fegato e sui processi di rigenerazione epatica. negli ultimi anni della sua direzione il Fumagalli si è adoperato ad organizzare l’istituzione di uno dei primi Dipartimenti della Sapienza. Convinto della necessità di avvicinare l’Anatomia Umana alle Scienze cliniche. Pietro Motta e Tindaro Renda) Mario Franceschini Beghini Nato a Sanguinetto (Verona) nel 1918. sulla radioprotezione chimica e sulla radiosensibilità dei tessuti (in particolare fegato. è stato allievo di Levi e Loreti nell’Istituto di Anatomia Umana di Torino dove ha iniziato la carriera accademica. dopo il 1983. Ha anche svolto un’intensa attività pubblicistica a carattere didattico con l’intendimento di modernizzare l’insegnamento universitario dell’Anatomia Umana. 62 . sull’orecchio medio ed interno. alcuni dei quali. L’Istituto non venne in quella circostanza disattivato perché in esso rimasero afferenti altri quattro docenti ufficiali (Marcello Casini. Renda sistema ipotalamo-ipofisario. Giulio Marinozzi. ove chi scrive era stato dall’anno precedente accettato come allievo interno dal Fumagalli. ricerche applicate anche a problematiche di fecondazione artificiale. si sono avvicendati nella direzione dell’Istituto sino alla sua disattivazione a seguito della costituzione dell’odierno Dipartimento4. sistema nervoso). Socio di diverse società scientifiche. Domenico Palermo e Isidoro Rossodivita). dopo aver frequentato gli Istituti anatomici di Padova e Ferrara.

allora diretto da Etienne Wolf. Nel 1962 diviene Tecnico laureato di ruolo. tra cui amava citare sempre il premio Lussana per la migliore tesi di laurea. dell’Istoenzimologia e dell’Immunoistochimica con la collaborazione di chi scrive. Consegue la libera docenza in Anatomia Chirurgica e Corso di Operazioni. Giulio Marinozzi Nato a Tolentino nel 1935. istotipiche ed organotipiche. nei pressi 1918. ove apprese le metodiche delle colture in vitro. Camillo di Roma.Il Dipartimento di Anatomia Umana A lui si deve la completa ristrutturazione dell’ala dell’Istituto romano ove ha attrezzato il reparto per le colture in vitro. VR. Nel contempo. addestratosi presso il Fig. Alcune sue ricerche hanno anche ottenuto riconoscimenti ufficiali. dell’abbozzo degli arti e del tubo neurale. presta anche servizio come chirurgo generale e di pronto soccorso presso l’Ospedale S. la medaglia d’oro al IV festival di cinematografia scientifica e il premio Cacace di Nipiologia del 1963. quindi in Anatomia Topografica e infine in Anatomia Umana. è stato anche un ottimo ricercatore. 14 – Mario Franceschini famoso Centro di Embriologia SpeBeghini (Sanguinetto. ancora studente. che egli si era adoperato a far chiamare dalla Facoltà romana sia come assistente ordinario che come incaricato di Anatomia sullo sdoppiamento della prima cattedra nel 1970-71. suo allievo. ha compiuto i suoi studi di Medicina presso l’Università La Sapienza laureandosi nel 1960. che successivamente applicò sia a Messina che a Roma per i suoi studi su problematiche di organogenesi sullo sviluppo dei somiti.Roma 1973) di Parigi. rimentale di Nogent-sur-Marne. Tra il 1969 ed il 1972 svolge per incarico il corso di Anatomia Umana presso il Libero Istituto di Medicina e Chirurgia dell’Università dell’Aquila e dal 1972 al 1975 presso la Facoltà di Medicina della Sapienza. Didatta preciso e infaticabile. incaricato di seguire gli studenti più giovani nelle esercitazioni di Anatomia Macroscopica. Nel 1975 diviene ordinario di Anatomia Umana e viene chiamato dalla Facoltà romana a ricoprire la terza cattedra di 63 . dell’ Anatomia microscopica ottica. Sin dal primo anno di corso è entrato come allievo interno presso l’ Istituto di Anatomia Umana sotto la direzione del Virno e ben presto dimostra pregevoli qualità di anatomochirurgo tanto da essere.

Interessanti anche i risultati dei suoi studi sulla articolazione del ginocchio compiuti con indirizzo multidisciplinare5. fra cui S. rinnovò la rivista Alcmeone (di cui chi scrive fu per tanti anni Capo Redattore). Con quest’ultimo partecipa alla ristrutturazione dell’Istituto di cui cura particolarmente il reparto di Anatomia Macroscopica e l’annessa Sala Settoria. Fu Direttore dell’Istituto di Anatomia nel triennio 1988-1991. Avvia così un filone di studi morfologici sperimentali sulla epatectomia parziale e rigenerazione epatica e Fig. Seguì con infaticabile attenzione tutte le vicende legislative per trasformare l’ISEF in Facoltà 64 . 15 – Giulio Marinozzi sulla legatura delle vie biliari (Tolentino. Collaborando con il Prof. Con tale metodo ottenne ottimi risultati studiando la microcircolazione muscolare. Ha svolto anche una pregevole attività editoriale per la didattica. Nicola da Tolentino. 1935-Roma 1997) che amplierà successivamente introducendovi metodiche microscopiche. avviò protocolli di cooperazione internazionali e altre iniziative che ben presto portarono l’ISEF Statale di Roma tra le più qualificate istituzioni internazionali del settore. patrono della sua città natale. epatica e retinica.Tindaro G. MC. ne potenziò i laboratori scientifici. Von Hagens dell’Università di Heidelberg. Rita da Cascia e S. Subentrato al suo Maestro Virno come docente di Anatomia nell’ISEF Statale di Roma ne divenne Direttore e ne curò la riorganizzazione curriculare. ossea. ultrastrutturali ed istochimiche. Per la competenza raggiunta nello studio del corpo umano fu incaricato dalle alte autorità ecclesiastiche del tempo a compiere ricognizioni sui corpi di Santi e Beati. Renda Anatomia nell’Istituto che nel frattempo era passato sotto la direzione del Fumagalli. con particolare attenzione al fegato e alle vie biliari. Introduce per primo in Italia la tecnica della Plastinazione degli organi con la collaborazione del Dr. La sua attività di ricerca si è inizialmente rivolta ad argomenti di Anatomia Macroscopica sistematica su temi di angiologia e splancnologia. Miodonsky introdusse la tecnica della iniezione vascolare di resine con osservazione al Microscopio elettronico a scansione dei calchi ottenuti a seguito di corrosione degli organi impregnati (corrosion casts).

Nel 1982 succede al suo maestro nella direzione dell’Istituto. che gli permisero di conquistare la stima del mondo accademico e dei colleghi anatomici che lo vollero per diversi anni come consigliere nella Società Italiana di Anatomia. Nel 1967-68 si trasferisce a Roma allorquando il Fumagalli vi si trasferisce da Palermo. dal 1999-2000. Purtroppo una grave. Fu anche per il suo impegno che. l’attaccamento al lavoro. si era trasferito come Direttore della Clinica Ostetrica della locale Università. Pietro M. Diviene professore ordinario e titolare della seconda Cattedra di Anatomia Umana di Roma nel 1975. Allievo interno del Fumagalli prima e del Franceschini dopo. Chi scrive gli fu sincero amico e collega e volentieri ne testimonia qui anche le doti umane. Libero docente di Istologia nel 1968 e di Anatomia nel 1970.Il Dipartimento di Anatomia Umana Universitaria di cui fu strenuo sostenitore. 65 . è incaricato di Istologia dal 1967 al 1971 presso il Libero Istituto di Medicina e Chirurgia dell’Università dell’Aquila. il senso del dovere. L’ultimo periodo della sua carriera accademica lo vide impegnato nell’organizzazione del Libero Istituto Universitario “Campus Biomedico” di cui fu Rettore ed in cui profuse tutta la sua esperienza e capacità organizzativa raggiungendo in breve tempo ottimi risultati. era divenuto esperto a seguito delle sue frequentazioni di eccellenti laboratori negli Stati Uniti ed in Giappone. compie i suoi studi di Scienze Biologiche prima e di Medicina dopo. Motta Nato a Sassari nel 1942. inizia la carriera universitaria come assistente di ruolo nell’Istituto anatomico messinese. carica che tiene sino al 1985 e successivamente dal 1992 ininterrottamente sino al 2002 allorquando immaturamente e improvvisamente muore in Roma. nel frattempo. presso l’Università di Messina ove il padre. si arrivò alla trasformazione dell’ISEF nell’unico Istituto Universitario autonomo di Scienze Motorie d’Italia (IUSM). l’umiltà nel riconoscere i propri limiti. e di Anatomia Umana dal 1971 presso l’Università La Sapienza. poi. lo spirito di servizio. Giuseppe. Collabora con il suo maestro alla ristrutturazione dell’Istituto anatomico romano dedicando in modo particolare le sue inesauribili energie nell’organizzazione di un moderno ed attrezzato reparto di Microscopia Elettronica delle cui tecniche. incurabile malattia lo portò in breve tempo e immaturamente a morte avvenuta a Roma nel 1997.

dedicandola alla sua memoria ad 66 . Fu Presidente della Società Italiana di Anatomia dal 1993 al 1999. Segretario Generale del (Sassari 1942-Roma 2002) Comitato per i Simposi di Scienze Morfologiche. Renda Dotato di intelligenza vivace. Svolse una cospicua attività editoriale sia nel campo della didattica.Tindaro G. Grazie alla sua instancabile attività l’Istituto di Anatomia di Roma ha acquistato notevole prestigio in campo internazionale costituendo un vero punto di riferimento per molti ricercatori italiani e stranieri che ne hanno frequentato i laboratori ed hanno instaurato attive collaborazioni6. 16 – Pietro M. La morte lo ha colto improvvisamente mentre era dedito alla realizzazione del 5° International Malpighi Symposium concepito per celebrare il 7° Centenario della fondazione dell’Università la Sapienza. ne ha raccolto l’idea e l’ha realizzata con notevole partecipazione di colleghi provenienti da tutte le parti del mondo. animati da profondo amore per la nostra disciplina e da un comune sentire abbiamo operato di conserva sempre e soltanto per il prestigio dell’Istituto che entrambi avevamo contribuito a ristrutturare. pubblicando testi ed atlanti di Anatomia Microscopica che vennero tradotti in diverse lingue. Chi scrive. Motta 1999 al 2002. Importante anche la sua attività pubblicistica collaborando alla realizzazione di trasmissioni televisive della serie Quark. Nel 1995 ha fondato la Academia Malpighiana Studiorum Anatomiae Microscopicae. Chi scrive gli è stato compagno di cammino e sincero amico sin da quando eravamo allievi interni nell’Istituto di Anatomia di Messina. si affermò ben presto in campo nazionale ed internazionale raggiungendo livelli di eccellenza soprattutto per le sue ricerche di microscopia elettronica a trasmissione ed a scansione sul fegato e sull’apparato riproduttivo femminile. Organizzò in Roma alcuni congressi nazionali ed internazionali fra cui alcuni Malpighi Symposia ed il Congresso Mondiale degli Anatomisti nel 1999. sia nel campo scientifico agendo da editor per una collana di 37 volumi su argomenti di anatomia microscopica. abbiamo seguito i rispettivi maestri nell’Istituto romano e. Presidente della Federazione Mondiale delle Società di Anatomia dal Fig. ciascuno con le proprie capacità. insieme a tutti i componenti del nuovo dipartimento. brillante ricercatore e instancabile organizzatore. E’ stato insignito di innumerevoli premi internazionali ed ha ricevuto 6 lauree honoris causa da Università straniere. nel 2003.

scoperta l’11 settembre 2003. In quella occasione è stata scoperta una targa che intitola a Pietro Motta la Sezione di Microscopia Elettronica del Dipartimento. Fig. Anche con questa nostra attenta azione. a poco più di un anno dalla sua morte. Pietro Motta. credo. in occasione del 5° Simposio Malpighi 67 .Il Dipartimento di Anatomia Umana un anno dalla sua scomparsa. L’ultimo quarto del XX secolo ci ha visto solidali. di trasformare l’Anatomia descrittiva in Anatomia funzionale. abbiamo in ogni sede e con forza fatta nostra l’idea. Fig. Consci del ruolo insostituibile che le scienze morfologiche rivestono nella costruzione di solide basi teorico-pratiche del futuro medico. 18 –Targa che intitola la Sezione di Microscopia Elettronica del Dipartimento a Pietro Motta. Giulio Marinozzi e chi scrive. nel seguire le trasformazioni tumultuose delle vicende accademiche e le riforme curriculari che in maniera incalzante si sono susseguite. si abbia contribuito non poco alla crescita e al raggiungimento delle attuali posizioni di eccellenza didattica e scientifica della nostra Facoltà. 17 – Logo del 5° Simposio Malpighi organizzato nell’ambito delle celebrazioni del 7° centenario della fondazione dell’Università “La Sapienza” di Roma e dedicato alla memoria del suo ideatore Pietro Motta. che peraltro avevamo ereditato dai nostri Maestri. favorendone l’apertura verso integrazioni orizzontali e verticali ed impedendone nel contempo la perdita di identità.

IRES. 1985. Ulteriori dettagli sul Dipartimento sono ottenibili visitando il sito web “http://w3. CAVALLOTTI C. Renda Con Decreto Rettorale del 14. Istituto Storico Arte Sanitaria 1926. Anat. è stato istituito il Dipartimento di Anatomia Umana dell’Università “La Sapienza”. 108/2: I-X. Dispone infine di un Servizio di Organizzazione Didattica. 1999. 6. 4. J. CAPPARONI P. L’insegnamento delle discipline anatomiche nella “Studiorum Universitas Messane”. 3. Palermo. Embryol. l’Istituto è stato disattivato in pari data. Ricordo del Prof. MACCHIARELLI G. Embryol... RENDA T. 6:197-214.. J. Andrea. Avendovi aderito la totalità dei componenti dell’Istituto di Anatomia Umana Normale della I Facoltà di Medicina e Chirurgia. BARBERINI F. Anatomia Microscopica Clinica. Viene nominato Direttore del Dipartimento il Prof.it/anatomiaumana/”. Edizioni Universitarie Romane. 22:VII-XIII. Anat. GAUDIO E.. 104/2: 22-27. Motta (1942-2002). It. 68 . Roma. Motta che come si è detto tragicamente scompare dopo pochi mesi. Ricerche di Morfologia 1952.Tindaro G. Commemoration of Professor Pietro M. L’insegnamento delle discipline anatomiche nell’Università degli studi “La Sapienza” di Roma. e ne è prevista l’attivazione di una quinta (Sezione di Anatomia ultrastrutturale clinica) presso il Polo S.02.. 1967. It. Immunoistochimica.2002.. FAMILIARI G. 2. di un Laboratorio di produzione software e servizi multimediali e di una Biblioteca di settore. Anatomia Macroscopica) ciascuna suddivisa in reparti. I maestri di Anatomia nell’Ateneo Romano della Sapienza durante il secolo XVI. L’odierno Dipartimento di Anatomia Umana si articola in quattro Sezioni (Microscopia Elettronica “Pietro Motta”. Ricordo biografico di un maestro: Riccardo Versari. Giulio Marinozzi. Boll. VIRNO V. 2003.. Pietro M. sede della II Facoltà di Medicina e Chirurgia. 5..uniroma1. Dal 2002 ad oggi a tale carica viene eletto chi scrive. BIBLIOGRAFIA 1.

...............................................................1945ZACCARIA FUMAGALLI ......................................................................................................................................................................................................................................1587ALESSANDRO MENGHINI .......1967PIETRO M...1551BARTOLOMEO EUSTACHI ....................1570ARCANGELO PICCOLOMINI ..........................................................................................1731COSIMO GRILLI .............................1742MARCO MARCANGELI..........................................1743NATALE SALICETI .......... RENDA .....1853ANNI ? ? ? ? ? 51 55 67 82 87 1619 26 58 67 81 84 96 1701 08 42 43 48 49 93 1831 53 1870 TAB...........Il Dipartimento di Anatomia Umana TAB...........................................................1431GABRIELE DE ZERBI ....................................................................................................................................................................................1831FORTUNATO RUDEL ..................................................1870RICCARDO VERSARI ..........................................................................................1377PAOLO DI JACOPO DELLA ROTONDA ...........................1626GIOVANNI TRULLI .........................................1294FRANCESCO CASINI ...........................................................................................19921918 1945 1967 1982 1985 1988 1991 2002 69 ................................................. 2.........................................................................................................................................................................................................................................................................................................................................................................DOCENTI DI ANATOMIA ALLA “SAPIENZA” (sino al 1870) DOCENTE ANGELO DA CAMERINO.......................................................................................................... MOTTA .......................................................................................................................................................................................1748LEOPOLDO MICHELI ...1769PIETRO LUPI ..1622GIOVANNI CASTELLANI..1555BENALBO BRANCALUPO .......................................................................1582ANGELO ANTONINI .............................................................................................1701ANTONIO COCCHI..............1539REALDO COLOMBO......................................1793ACHILLE LUPI .....................................................................................................................................................................................................................................1982TINDARO G............... MOTTA ........1681GIOVANNI MARIA LANCISI ......................................................1985GIULIO MARINOZZI.......................1988PIETRO M.......1919VINCENZO VIRNO .....................................................1378PAOLO DI LELLO DELLA VALLE .1658PIETRO MANFREDI ................. I...................1667LUCA ANTONIO PORZIO...........................1684GIORGIO BAGLIVI......................................................................................1696ALESSANDRO PASCOLI .I DIRETTORI DELL’ISTITUTO DI ANATOMIA (dal 1870 al 2002) FRANCESCO TODARO................1480ALFONSO FERRI .......................

LA SCUOLA BIOCHIMICA ROMANA GINO AMICONI 71 .

che ne mantenne l’insegnamento -rinnovato di anno in anno. g.Certificato parte degli interessi scientifici di Amantea fu firmato da Eduard rivolta prevalentemente a temi più propriamenPflüger. Gli successe Giuseppe Amantea. come disciplina autonoma. dell’attuale Biochimica) dalla cosiddetta Chimica clinica e dalla Chimica forense (le due altre branche della chimica applicata allora note. fino alla prima guerra mondiale. nel campo della medicina). che andavano dai farmacologi. trovò ospitalità presso l’Istituto di Fisiologia umana. uno studioso che si era formato anche nel laboratorio di Eduard Pflüger all’Università di Bonn (Fig. 1) e che poi nel 1890 passò alla cattedra di Farmacologia sperimentale. ai fisiologi: furono in verità questi ultimi a dare un solido corpo alla nuova disciplina.che attesta te fisiologici (e. epilessia sperimentale). plasmandone l’architettura generale e dandole un ben definito contenuto in modo da separare nettamente la Chimica fisiologica (denominazione ufficiale in tutta Europa. Una vera e propria cattedra di Chimica fisiologica venne però istituita ufficialmente all’Università di Roma solo nel 1903 e. 1 . Fu incaricato di svolgere il corso Domenico Lo Monaco. non l’impegno attivo di mancarono da parte sua studi che rientrano nelGiuseppe Colasanti l’ambito della biochimica: basti qui ricordare nelle ricerche svolte nel che nel 1923 scoprì che i cristalli di emoglobisuo Istituto di Fisiologia na ottenuti dal sangue di neonato (prelevato dal dell’Università di Bonn. avvenuta nel 1930. ai patologi. verso la fine del XIX secolo gli aspetti chimici dei processi fisiologici e patologici che avvengono negli organismi viventi ricevettero grande attenzione da parte di una molteplicità di specialisti in varie branche della medicina. cordone ombelicale) erano diversi da quelli prodotti dal sangue di adulto: questa osservazione fu tra le prime a mettere in evidenza alcune importanti differenze strutturali a livello molecolare che si producono negli esseri viventi col passare dallo 73 . Anche se la gran Fig.fino alla sua morte. Com’è noto. il quale lasciò l’incarico nel 1949. agli igienisti. quando divenne professore ordinario di Fisiologia umana.La Scuola Biochimica Romana Le prime radici Il primo corso tenuto a Roma di Chimica fisiologica e patologica (denominazione che può considerarsi quella originaria della disciplina nota oggigiorno come Biochimica) venne svolto nel 1881 da Giuseppe Colasanti. ai clinici.

da quel momento in poi. perché lo studio dei trasportatori di ossigeno negli organismi viventi (come appunto è l’emoglobina) sarà tra le linee di ricerca che nel ventennio compreso tra il 1955 ed il 1975 hanno dato lustro alla scuola biochimica romana. che avrebbe dovuto trasferirsi subito -da Napoli. A Roma lo spazio assegnato all’Istituto di Biochimica comprendeva poche stanze. tra cui alcuni futuri vincitori di premi Nobel).nel 1942 si ritenne doveroso bandire il primo concorso nazionale per tre cattedre di Biochimica: un termine quest’ultimo che. in seguito al trasferimento di Giuseppe Amantea alla Fisiologia umana. sostituì definitivamente la dicitura Chimica fisiologica.Gino Amiconi stato neonatale (caratterizzato appunto dalla presenza di un’emoglobina detta fetale) a quello della maturità biologica (con una diversa emoglobina detta adulta.che la differenza di solubilità tra l’emoglobina (il trasportatore di ossigeno presente nel sangue) e la mioglobina (il trasportatore di ossigeno che si trova dentro i muscoli) permetteva di isolare e purificare queste due proteine. Si ama qui citare questi risultati sperimentali. Alessandro Rossi Fanelli a Roma A partire dagli inizi del Novecento lo studio dei sistemi viventi a livello molecolare andò man mano imponendosi negli ambienti biomedici anche in Italia.all’Università di Pavia. dov’era nato ed aveva iniziato la sua carriera universitaria. all’ultimo piano dell’edificio che ospitava la Fisiologia umana (al 74 .la possibilità di determinare per la prima volta la composizione chimica della mioglobina umana. fondata da Alessandro Rossi Fanelli. un brillante risultato che apparve nel 1948 su una delle più prestigiose riviste scientifiche (di allora. l’una dall’altra: tale metodica. Science. diede a Rossi Fanelli –mentre si trovava a Pavia. La sede di Pavia fu per lui del tutto transitoria. innovativa per quei tempi. sempre nello stesso anno. per distinguerla dalla fetale)1. ed infatti già nel 1949 venne chiamato a ricoprire la cattedra di Biochimica all’Università di Roma. circondate da ampie ed inutilizzabili terrazze. e che fu comunicato. Tra i vincitori c’era Alessandro Rossi Fanelli. come anche al giorno d’oggi). Prima di andare in cattedra. dove però giunse solo nel 1945 per le difficoltà imposte dalla guerra allora in atto agli spostamenti di individui e cose. anche alla Barcroft Memorial Conference (un importante congresso a cui parteciparono i più importanti scienziati che lavoravano sulle emoproteine. tant’è che -ad imitazione di quel che era già avvenuto in gran parte del resto d’Europa e negli Stati Uniti d’America. Rossi Fanelli aveva scoperto -a Napoli.

ma nessun assistente. 2 . 27 professori associati e 20 ricercatori (13. le attuali potenzialità scientifiche del Dipartimento. all’età di 75 anni) era diventato il Dipartimento (interfacoltà) di Scienze biochimiche e che dalla sua morte (avvenuta nel 1990) porta il suo nome. svolto da Amantea. c’era un solo tecnico esecutivo assegnato all’Istituto. era stata riparata alla meglio. tra quello amministrativo e quello di laboratorio. diretto da Rossi Fanelli dal 1949. per l’analisi strutturale di biomolecole (basata sulla stretta integrazione tra spettrometria di massa e classiche metodologie biochimiche). costituite -oltre che dalle apparecchiature di base per la biologia molecolare. non stupisce che quando andò fuori ruolo Alessandro Rossi Fanelli fu molto festeggiato sia dai suoi allievi diretti (ritratti in gran parte con lui nella Fig. per la bioinformatica.La Scuola Biochimica Romana primo piano) e la Farmacologia (al piano terra). L’ala sinistra dell’Istituto. dopo la parziale distruzione (Fig. Date tutte queste realizzazioni.Così appariva l’edificio che ospitava nella Città universitaria gli Istituti di Fisiologia e di Farmacologia. rispettivamente. che vanno da quelle per la cinetica rapida (capaci di misurare eventi molecolari che si producono nei millisecondi. All’Istituto di Biochimica. Alessandro Rossi Fanelli creò quello che al tempo della sua andata fuori ruolo (nel 1981. 75 . dopo il bombardamento del 1943. Completano il quadro odierno. Fig. Attualmente (vale a dire nella primavera del 2005) vi afferiscono 21 professori ordinari. 1 assistente ordinario e 38 unità di personale non-docente. in quanto quel poco che vi si trovava era mirato al lavoro sperimentale di neurofisiologia. fu assegnato l’ultimo piano. in cui si decise di mettere gli uffici amministrativi e lo studio di Rossi Fanelli. sia da numerosi scienziati stranieri ben noti in campo internazionale che avevano trascorso periodi più o meno lunghi nei laboratori dell’Istituto da lui diretto (Fig. 4). nei microsecondi e nei nanosecondi). 17 e 10. a quelle per la biocristallografia. per la spettroscopia e per la biotermodinamica2. Da questo poverissimo inizio. afferenti alla Facoltà di Medicina). compresa la parte che risulta distrutta. 3). la biochimica delle proteine e la biologia cellulare. La strumentazione per una valida ricerca biochimica in pratica non esisteva. 2) dovuta al bombardamento che subì Roma nel 1943.da sofisticate strumentazioni per la ricerca d’avanguardia. ed inoltre. Quanto al personale.

4 . Carlo Cannella.Gino Amiconi Fig. Donatella Barra. Dagmar Siliprandi. Doriano Cavallini. Lilia Calabrese. Giorgio Federici. Blumberg. Roberto Strom. Andando dalla fila più bassa a quella più alta e –all’interno di ogni fila. vestito di scuro). Emilia Chiancone ed Anna Giartosio. 3 . Lo spunto per organizzare questa manifestazione scientifica fu la celebrazione del 75° compleanno di Alessandro Rossi Fanelli (al centro della prima fila.da sinistra a destra. Bruno Giardina. Nell’impossibilità di nominare tutti i presenti. si citano solo i tre vincitori di premi Nobel: Max Perutz. (terza fila) Noris Siliprandi. Francesca Riva ed Eraldo Antonini. Carlo De Marco. Alessandro Finazzi-Agrò. In quest’occasione fu organizzato un importante simposio scientifico tenuto a Roma presso l’Accademia Nazionale dei Lincei. Carlo Turano e Francesco Bossa. Alessandro Rossi Fanelli. (seconda fila) Giuseppe Rotilio. (quarta fila) Roberto Scandurra. Tra le varie e dotte comunicazioni scientifiche3 incuriosì gli astanti l’intervento -del tutto fuori dagli schemi classici dei convegni. si vedono: (prima fila) Maurizio Brunori.di William E. Silvestro Duprè. John Kendrew e Renato Dulbecco. Fig. USA): egli presentò un quadro dettaglia76 .Ecco la gran parte dei partecipanti al simposio su “Structure-Function Relationships in Biochemical Systems”. un brillante scienziato dei Bell Laboratories (New Jersey. Franca Ascoli Marchetti.Alessandro Rossi Fanelli (al centro della prima fila) con alcuni dei suoi più stretti collaboratori nel 1981. tenutosi dal 28 al 30 settembre 1981 a Roma nella sede dell’Accademia Nazionale dei Lincei. Paolo Cerletti e Bruno Mondovì.

applicando un ingegnoso trattamento statistico da lui escogitato. caratterizzato da un progressivo aumento del numero di lavori pubblicati ogni anno. trovare la strumentazione adeguata ed allargare gli spazi. in breve. arrivò Doriano Cavallini.di quello successivamente proposto da Eugene Garfield per il suo Citation Index. Secondo Bill Blumberg. Per tale motivo. la produzione scientifica di Rossi Fanelli aveva seguito l’andamento tipico che si osserva per ogni grande scienziato: uno stadio iniziale (1946–1954). Quella di Roma era una buona scuola di Patologia generale che -grazie alle capacità scientifiche ed organizzative del suo direttore. ed anche perché considerata una materia importante per gli 77 . quando vi fu chiamato a ricoprire la cattedra di Biochimica. Vincent Du Vigneaud. Guido Vernoni. che aveva trascorso un lungo periodo a New York presso l’ottimo laboratorio di biochimica della Cornell University.anche regate. che tende poi a declinare gradualmente (1967–1981) man mano che più tempo e più energia vengono dedicati ad altre attività (politica della scienza. chiamò a Roma i due assistenti che avevano collaborato con lui a Pavia: Noris Siliprandi e Giulio Perri. seguito da un periodo (1955–1966) di costante ed elevata produttività scientifica. dedicata allo studio dei fenomeni biologici elementari comuni a molte malattie. ricerca di finanziamenti. incluse quelle a livello molecolare. La costruzione della scuola biochimica romana Poche stanze dunque ed un solo tecnico: ecco ciò che trovò Rossi Fanelli a Roma. una passione questa che durò per l’intera vita di Rossi Fanelli). Al momento della sua partenza per gli Stati Uniti. Una volta resosi conto della scarna situazione in cui versava il suo Istituto. allora diretto dal futuro vincitore di un premio Nobel (quello per la chimica nel 1955).si era guadagnata una notevole fama internazionale. la Patologia generale. amministrazione e -perché no.La Scuola Biochimica Romana to della carriera scientifica di Rossi Fanelli. ai quali affiancò due giovanissimi studenti di medicina romani (Paolo Fasella e Paolo Cerletti). come può essere la didattica universitaria e la ricerca scientifica che di necessità la accompagna: aumentare il personale docente e non docente. cercare ed acquisire sostanziosi finanziamenti. Rossi Fanelli perseguì con tenacia il classico programma di sviluppo che vale per una qualsiasi attività articolata e complessa. osservate dal punto di vista delle loro cause e delle loro modalità di azione. che in seguito si rivelò un poco più elementare -ma altrettanto efficace. Come prima mossa. Cavallini era assistente in una materia d’insegnamento che forse esisteva solo in Italia. Alla fine del 1949.

dal nome dell’allora Segretario di Stato americano che pianificò con chiarezza gli scopi dell’assistenza economica ai Paesi dell’Europa occidentale. molti studenti di medicina facevano domanda per esservi accolti come interni.chiamasse presso di sé i collaboratori che l’avevano aiutato nella ricerca e nella didattica quando si trovava nella precedente sede. fu presentato uno scrupoloso. Carlo De Marco e Bruno Mondovì. peraltro incoraggiato nel caso in questione dallo stesso Vernoni. In Italia. Fu questo un risultato molto importante. ma anche e specialmente perché quel contributo economico costituiva un vero e proprio attestato di stima che l’Istituto di Biochimica riceveva da una prestigiosa istituzione internazionale. A Gerard R. Pomerat. Non sorprenda questo passaggio di personale da una ad un’altra disciplina. e non solo per la somma di denaro. a dicembre del 1953 Rossi Fanelli ricevette un finanziamento di 7500 dollari da spendere in due anni anche “per pagare laureati e tecnici”. fino agli anni Sessanta esisteva la consuetudine che il nuovo professore -dopo aver licenziato tutti gli assistenti (che in quei tempi vedevano il proprio incarico rinnovato di anno in anno) del vecchio docente.passarono all’Istituto di Biochimica. Grandi poi furono gli sforzi di Rossi Fanelli per acquisire -tra il 1950 ed il 1951. sostituito poi con uno più maneggevole. che era considerevole per quei tempi. Un passo ulteriore e fondamentale verso l’acquisizione di importanti e necessari strumenti per portare avanti una ricerca d’avanguardia fu fatto grazie ad un sostanzioso finanziamento della Rockefeller Foundation. non appena vi si fu trasferito Cavallini. dettagliato e ben articolato progetto di ricerca e furono indicate per esteso le necessità pratiche per realizzarlo. 78 . Fra gli obiettivi specifici del piano ERP c’era la modernizzazione della strumentazione scientifica. che di reagenti e di vetreria. al fine di potervi svolgere la loro tesi sperimentale di laurea. Tre di questi -Eraldo Antonini. infatti. il responsabile della Fondazione che doveva indicare i gruppi di ricerca europei degni di contributi finanziari.Gino Amiconi studi medici. in termini sia di strumentazione. un fatto che permise di avere nell’Istituto di Biochimica di Roma uno dei primi spettrofotometri presenti in Italia. oltre ad una centrifuga refrigerata ed un ingombrante apparato per elettroforesi in fase liquida (il cosiddetto Tiselius).alcuni strumenti scientifici d’avanguardia tramite l’European Recovery Program (il cosiddetto piano ERP o meglio piano Marshall. che stava per andare in pensione. completando così quel nucleo originario di ricercatori che si sarebbe dimostrato decisivo per lo sviluppo qualitativo e la solidità scientifica della scuola romana di biochimica. usciti più o meno distrutti dalla seconda guerra mondiale).

non essendo ancora riconosciuta come materia di studio obbligatoria. e poi per studi sul trasporto dell’ossigeno da parte dell’emoglobina e per approfondire ed ampliare le conoscenze necessarie alla conservazione del sangue in vitro. definendo quello italiano il risultato di un vero e proprio miracolo.La Scuola Biochimica Romana Anche se lentamente. decisione presa sotto la pressione degli Stati Uniti che minacciavano di non dare il proprio riconoscimento legale alla laurea in medicina presa in Italia. che avessero voluto continuare i loro studi in America. tanto da riuscire per i loro propri meriti ad ottenere finanziamenti e nuove strumentazioni. sia dal settore pubblico che da privati. l’Istituto di Biochimica dell’Università di Roma cresceva e molto in fretta. utilizzati per pagare un minimo salario a giovani laureati (in medicina. che vi giungevano di continuo da ogni parte del mondo. in scienze biologiche o in farmacia) con la stipula di contratti a breve termine oppure con l’assegnazione di modeste borse di studio: piccoli riconoscimenti economici a persone affascinate dalla ricerca biochimica. i primi collaboratori di Rossi Fanelli avevano maturato una grande esperienza nella ricerca scientifica (alcuni erano anche diventati assistenti). un fatto questo che avrebbe penalizzato pesantemente i neolaureati in medicina italiani. tanto da trascorrere non meno di 10 ore al giorno in laboratorio. non aveva possibilità alcuna di vedere banditi concorsi per posti di ruolo in Biochimica. vista l’assenza della biochimica e della microbiologia dal curriculum degli studi. La scuola romana aveva potentemente contribuito alla realizzazione di questo miracolo. tra l’altro. dapprima. 79 . Solo nel 1954 infatti il Ministero della Pubblica Istruzione impose l’obbligo di sostenere l’esame di biochimica agli studenti di medicina. Tali finanziamenti furono. il Presidente Arne Tiselius volle presentare un quadro dello stato della ricerca biochimica in Europa. Negli anni Sessanta era diventato uno dei centri di ricerca a livello molecolare meglio equipaggiati in Europa dal punto di vista della strumentazione d’avanguardia ed allo stesso tempo era divenuto sede di un’attività scientifica di prima grandezza: per questi motivi esercitava grande attrazione per molti scienziati. Al congresso della FEBS (Federation of European Biochemical Societies) tenuto a Londra nel 1964. Intanto. In altre parole. giovani ed anziani. A quei tempi l’esame di biochimica veniva sostenuto solo da un piccolissimo manipolo di studenti particolarmente interessati al contenuto di questa disciplina: la quale. cominciarono ad arrivare altri finanziamenti dagli Stati Uniti d’America: per ricerche sui semi di cotone. Non si può infatti neanche ipotizzare che il loro impegno derivasse da prospettive di facile carriera nell’ambito dell’università.

Chieti. l’intero piano terra lasciato dalla Farmacologia medica (in seguito al suo trasferimento in un nuovo edificio appositamente costruito per questa disciplina) fu suddiviso a metà con la Fisiologia umana. 5 . Camerino.fu adottato anche in altre Facoltà dell’Università di Roma: in particolare -oltre all’aggiunta della Chimica in Facoltà di Medicina. Per quanto attiene al problema degli spazi. A Doriano Cavallini Fig. 80 . quello di chiedere a sedi universitarie fuori dell’area romana di bandire concorsi per cattedre di biochimica. Poi. Maurizio Brunori ed Emilia Chiancone. Catania. Eraldo Antonini si trasferì al piano terra con i suoi due migliori collaboratori.Gino Amiconi Si era così giunti ad un punto in cui Rossi Fanelli sentì di dover mirare ad un ulteriore fine molto meritorio. di cui divenne direttore.permette di notare facilmente lo sviluppo in altezza del palazzo.divennero sempre più numerose: basti ricordare quelle di Cagliari. L’Aquila. che -col tempo. assieme al sotto-interrato. e lì stabilì l’Istituto di Chimica della Facoltà di Medicina. convertendole in laboratori.nacquero la Biochimica e la Biochimica applicata in due altre Facoltà romane (a Farmacia ed a Scienze matematiche. tutti insegnamenti ospitati nel vecchio Istituto di Biochimica che nel 1986 è diventato il Dipartimento di Scienze biochimiche. dove gli allievi romani esportarono la loro vivacità intellettuale e la maturità scientifica plasmata a Roma. si decise dapprima di utilizzare le grandi terrazze che abbracciavano il primitivo Istituto. fisiche e naturali). Messina. Nel frattempo l’insegnamento delle basi molecolari dei sistemi viventi -in termini sia strutturali che funzionali. studi e biblioteca. Un semplice colpo d’occhio – che mette a paragone la parte B con la parte A di questa figura. concorsi ai quali la gran parte dei suoi allievi poteva prender parte con buone speranze di successo.Ecco com’è attualmente l’edificio che ospita il Dipartimento di Scienze biochimiche (e la Sezione di Fisiologia umana del Dipartimento di Fisiologia e Farmacologia). Questa ampia visione politica rese possibile la creazione di stretti collegamenti fondati su interessi comuni e di importanti relazioni di collaborazione scientifica con altre università. Udine e Viterbo. che fu totalmente ristrutturato.

che in quell’occasione riprese il suo nome storico: “La Sapienza”. Ed ecco come (re)agì. collaborazioni non solo scientifiche ma anche e specialmente gestionali. infine. La sua acuta capacità di accettare e di pilotare qualsiasi cambiamento fu messa alla prova in tali circostanze. Tutti questi travagli che agitavano l’università italiana non lasciarono ovviamente indifferente Rossi Fanelli. Alessandro Finazzi-Agrò. Fu infine possibile sopraelevare di un piano l’intero edificio. mantenendo tuttavia strette e continue collaborazioni con i colleghi della ‘casa-madre’.permise un ulteriore sciamare dei professori di biochimica dall’unica università inizialmente presente. realizzate con incontri periodici e finalizzate alla soluzione di problemi di comune interesse. I Beati Paoli ovverosia i professori ordinari di biochimica nelle università romane Verso la fine degli anni Sessanta il clima sociale in Italia era andato deteriorandosi e la situazione politica era diventata molto complicata e sempre più difficile da gestire. Paolo Fasella. mentre Paolo Ascenzi e Giovanni Antonini giunsero a “Roma 3” dopo essere stati in altre sedi. Giuseppe Rotilio e molti altri si trasferirono direttamente a “Tor Vergata” nel 1980. (Fig. ma non lo distrassero mai al punto da fargli trascurare i normali doveri quotidiani. Tutti questi professori hanno creato loro propri gruppi di ricerca nelle nuove sedi. 5) dopo una lunghissima e defatigante trattativa con varie autorità (al Comune di Roma ed al corrispondente dell’attuale Ministero dei Beni Culturali) per ottenerne il permesso. che divenne la sede dell’Istituto di Biochimica per la Facoltà di Farmacia. Ambedue questi aspetti negativi della vita associata nazionale favorirono la rivolta studentesca del 1968. La gran parte del nuovo piano fu occupata da Carlo De Marco e dal suo gruppo di ricerca. Innanzi tutto cominciò a convocare di tanto in tanto nella biblioteca 81 . da aggiungere che nel 1991 Bruno Giardina passò nella sede romana dell’Università Cattolica del Sacro Cuore.La Scuola Biochimica Romana fu assegnato il compito di rendere abitabile il sotto-interrato. C’è. che la violenza distruttiva di frange estremiste di studenti. I professori universitari si trovarono a dover affrontare allo stesso tempo sia l’occupazione degli edifici che ospitavano i loro Istituti. La creazione a Roma di due altre sedi universitarie -l’Università “Tor Vergata” e l’Università “Roma 3”. una Facoltà che Rossi Fanelli governava già da alcuni anni come Preside.

Visti dal di fuori tali incontri periodici potevano apparire settari. Disegno originale di Rossi Fanelli. Fu questa una notevole innovazione nella conduzione dell’Istituto che. sfociò in una forma di gestione collegiale. 6 . In alto a destra. presieduta dall’Apostolo. i cui desideri si sarebbero potuti esaudire in tempi più lontani. e lo stesso Rossi Fanelli era solito scherzarci sopra dicendo con voce sommessa che quelle riunioni tra i professori di ruolo di biochimica erano in realtà veri e propri incontri di “Beati Paoli”. Fig. vale a dire da Rossi Fanelli in persona. sono abbozzati due aspiranti Beati Paoli. ritenendola colpevole di una tresca intima con un cavaliere di una fazione avversa. 82 . in pratica. Nel serial televisivo si potevano vedere incontri di notabili incappucciati -incluso lo stesso barone di Carini. ed allo stesso tempo fissò incontri settimanali con tutti i professori di ruolo per discutere i problemi accademici ed i progetti futuri (in precedenza queste ultime riunioni si tenevano in modo del tutto irregolare.Schizzo colmo di napoletana ironia che rappresenta una riunione dei Beati Paoli. ed i biochimici romani sono tuttora noti con questo appellativo a molti colleghi italiani e stranieri. cioè dei professori ordinari di Biochimica presenti nel 1983 nelle università romane.Gino Amiconi dell’Istituto tutto il personale -docente e non docente. con la possibilità di salire a 16 nell’anno che stava per iniziare (una prospettiva indicata dai due numeri in basso a destra). dove il barone Vincenzo La Grua Talamanca uccise la moglie Laura.al fine di tastare il polso della situazione. Il numero degli incappucciati. e solo quando ritenuto veramente necessario). era in quel momento di 15. nel castello dei Carini. invece.tenuti in un sotterraneo segreto. Si trattava delle riunioni dei Beati Paoli. vale a dire dei membri di una società segreta che teneva stretto nelle proprie mani il potere reale di una vastissima zona attorno al castello (potere ben distinto da quello. L’origine di tale denominazione risale ad una trasmissione televisiva a puntate che narrava la storia drammatica de La baronessa di Carini. L’intero racconto era basato su un evento storico reale accaduto il 4 dicembre 1503 in Sicilia.

partecipavano alle riunioni settimanali ricordate più sopra (Fig. trasferitisi nelle altre università dell’area romana. Dapprima fu condotta una ricerca sistematica sugli effetti che il calore induce in vari tessuti tumorali coltivati in vitro. La società segreta dei Beati Paoli era dunque una sorta di mafia buona. dei politici ufficiali) e che -quando necessario.permetteva di mantenere per 2-3 ore a 42°C il sangue che irrorava un tumore maligno. Tutti i quotidiani italiani e molti settimanali riportarono 83 . Trattamento di tumori con ipertermia Nel 1963 Alessandro Rossi Fanelli (con la collaborazione di Bruno Mondovì) organizzò un gruppo di lavoro. e tuttora sono. 6). di gran lunga superiori a quelli ottenuti con i trattamenti convenzionali. I primi dati significativi furono pubblicati nel 1967 sulla prestigiosa rivista Cancer. Rossi Fanelli per scherzo ribattezzò con il nome collettivo di “Beati Paoli” l’insieme di tutti i professori ordinari di biochimica che afferivano all’Istituto da lui diretto e quelli che. dove nel frattempo era stata messa a punto una nuova tecnica che -mediante circolazione extracorporea. Due linee di ricerca tra le tante (ed una breve parentesi) Moltissime sono state.si ricorderanno gli studi fatti sul trattamento di alcuni tumori maligni mediante ipertermia controllata e quelli svolti sui trasportatori di ossigeno (mioglobine ed emoglobine). in molti casi di tumore degli arti (melanomi. osteosarcomi e sarcomi dei tessuti molli). le linee di ricerca portate avanti dai vari gruppi della scuola biochimica romana: quali casi esemplari dell’attività scientifica svolta ad altissimo livello -e come tale riconosciuta in campo internazionale. Si giunse in tal modo ad ottenere la (quasi) completa distruzione di gravi processi cancerosi in vari animali da esperimento.La Scuola Biochimica Romana solo apparente per la verità. Poiché a quei tempi -tra la fine degli anni Sessanta e gli inizi degli anni Settanta. furono stabilite strette collaborazioni con clinici ed anestesisti dell’Istituto Regina Elena per lo Studio e la Cura dei Tumori di Roma e con oncologi dell’Università del Wisconsin. finché non furono stabilite con certezza le condizioni ottimali per l’azione distruttiva provocata dall’aumento della temperatura sulle cellule malate.la stampa nazionale era solita chiamare i professori universitari baroni e mafiosi. Raggiunti i risultati attesi in vitro.ristabiliva la vera giustizia. L’applicazione all’uomo vide eccellenti risultati. per studiare la maggiore sensibilità al calore delle cellule neoplastiche rispetto a quelle normali.

Ovviamente questa fama che si era ampiamente diffusa in Europa non dispiacque a Rossi Fanelli. E così. Si possono citare almeno due esempi della ricezione popolare di questa scoperta in Europa: in Svizzera.quella che portò alla realizzazione di uno strumento. Temin e D. La Tribune de Genève del 24 ottobre 1967 riportò in prima pagina un breve articolo intitolato Importante vittoria sul cancro che rinviava alla pagina 15 del quotidiano di quel giorno. . tra cui non si possono non ricordarne due: . basato sulla spettroscopia all’infrarosso. tale tecnologia ha poi trovato applicazione nella farmacologia sperimentale sugli animali e nella diagnostica sugli esseri umani. Nel 1975 infatti il premio Nobel per la medicina fu assegnato ad un altro italiano. si dedicò ben presto e con interesse a ricerche centrate sulla collaborazione tra università ed industria. interagendo con enzimi. Troppi italiani tutti assieme. verrebbe da dire. pagina interamente dedicata al nuovo trattamento terapeutico.Gino Amiconi in breve tempo la notizia. Eugenio Montale vinse il Nobel per la letteratura. che si rallegrò ancor di più in cuor suo leggendo nel 1975 sul quotidiano madrileno ABC che. ci fu chi. il suo nome si trovava nella ristretta rosa dei candidati al premio Nobel per la medicina di quello stesso anno. in quel medesimo anno. Renato Dulbecco (assieme a H. che lentamente si sparse anche nelle altre nazioni europee. già nel 1970 Fasella partecipò alla costituzione di un Laboratorio di ricerca (creato da una grande impresa chimica ed ingegneristica). lo sviluppo delle 84 . ma anche l’intera sua copertina. ed inoltre l’11 ottobre dello stesso anno il settimanale tedesco Quick dedicò al medesimo argomento non solo un articolo nell’interno della rivista. Breve parentesi su una serie di ricerche mirate ad applicazioni pratiche Anche se la maggior parte della ricerca scientifica portata avanti nell’Istituto di Biochimica fino agli anni Ottanta può farsi rientrare di diritto nella cosiddetta ricerca di base (quella sull’ipertermia fu tra le poche eccezioni). Le cose però andarono altrimenti.la progettazione e la sintesi di strutture chimiche simili a (porzioni di) substrati naturali che. dell’erogazione di sangue e di ossigeno al cervello. che poi diresse a lungo sviluppandovi assieme ai suoi collaboratori diverse linee di ricerca finalizzata ad applicazioni biotecnologiche. grazie alle ricerche sul cancro. continuo e non invasivo. bloccano in modo irreversibile la loro attività (vale a dire. come Paolo Fasella. per il controllo in vivo. Baltimore). inoltre.

ma non accadde nulla. 7 .Il volto intelligente e franco di Eraldo Antonini.La Scuola Biochimica Romana basi teoriche e sperimentali di reazioni enzimatiche cosiddette suicide). ma allo stesso tempo capaci di risolvere complessi problemi scientifici: per questa sua qualità di cogliere con immediatezza l’essenziale di ogni fenoFig. passando accanto ad un bagnetto termostatato a 20° C sotto zero. Mente spumeggiante e creativa. meno. oltre che per la sua grande vitalità e per un innato senso dello humor. Eraldo Antonini (Fig. senza peraltro osservare un qualsiasi cambiamento evidente ad occhio nudo. attivi su importanti reazioni biochimiche connesse con l’attività nervosa. compresa la “ragione razionale”. divenne ben presto un leader. Le emoproteine Quando giunse a Roma. infine. Antonini aggiunse una prima volta una notevole quantità di soda. vi immerse il flaconcino che teneva in 85 . Uomo profondamente libero (“moralmente libero” soleva definirsi). altamente specifici. l’acalina.il punto di vista del filosofo della scienza Paul Fayerabend. non solo tra i biochimici romani ma anche in campo internazionale. in un altro campione. secondo il quale gli scienziati lavorano nelle migliori condizioni quando non sono vincolati da una qualsiasi autorità. Rossi Fanelli continuò lo studio sui trasportatori di ossigeno iniziato a Napoli e continuato a Pavia. Ad un campione limpido di un estratto totale di semi di cotone. affidandolo in gran parte ad uno dei suoi più brillanti allievi. Antonini condivideva -anche se in modo non conscio. versò molto acido cloridrico. invertendo un classico detto popolare. Antonini non mancava di progettare esperimenti estremamente semplici da attuare. Un tale modo di pensare può essere esemplificato dalla purificazione di una nuova proteina. 7) prematuramente scomparso nel 1983 all’età di soli 52 anni4. mentre camminava per i corridoi dell’Istituto con la mente assorta dal problema di purificare una o più proteine da quell’estratto. tale strategia è stata successivamente applicata alla produzione di nuovi farmaci. volentieri invitava i suoi allievi a cercare “asini che volano” piuttosto che “asini che camminano”. che ottenne dai semi di cotone con un procedimento del tutto originale. come ispirato.

qualcuno potrebbe commentare. vale a dire capace di trattamenti teorici. tanto che nel 1985 Eugene Garfield (il fondatore di Current Contents) invitò Rossi Fanelli a scrivere quale fosse la presunta causa di quell’enorme successo5. ecco un solo altro ricordo: nel 1961. 8 . Rossi Fanelli ebbe ad affermare che il primo di quei lavori (quello dedicato alla preparazione ed alla caratterizzazione chimico-fisica dell’apoglobina. ma anche e specialmente abile nel progettare e nel portare a termine esperimenti originalissimi. 8). da lui progettato e costruito. Fra le varie ipotesi avanzate. mano. che s’era separata da tutto il resto per effetto del solo abbassamento della temperatura: un’unica operazione che aveva portato alla produzione di una proteina perfettamente purificata. oltre che a costruire con le proprie mani -qualità questa estremamente rara tra i ricercatori. Audentes fortuna juvat.la strumentazione necessaria per realizzarli (Fig. Per brevità. in particolare. All’inizio furono specialmente i lavori scientifici sull’apoglobina ad ottenere un larghissimo riconoscimento internazionale che si protrasse anche negli anni a venire. Di certo Antonini fu uno scienziato geniale. Si trattava di acalina pura.Eraldo Antonini che fa esperimenti con uno strumento di cinetica rapida. e quasi immediatamente vide il formarsi di un precipitato bianco. ma anche in questo caso è evidente una precisa strategia di ricerca: semplificare il sistema. che costituiscono le porzioni non-proteiche dell’emoglobina deputate a legare reversibilmente l’ossigeno). Antonini pubblicò su The Journal of 86 . e con la messa a punto di una metodica per preparare allo stato nativo (e dunque in grado di funzionare) la sola parte proteica dell’emoglobina detta apoglobina (vale a dire. completo come pochi. I suoi primi risultati scientifici molto importanti vennero con l’introduzione di un semplicissimo e rapido metodo per descrivere l’ossigenazione dell’emoglobina in termini quantitativi. Forse. rendendo così l’emoglobina un buon modello per studiare i meccanismi di controllo a livello molecolare6.Gino Amiconi Fig. l’intera macromolecola priva degli emi. il ruolo svolto dalla struttura dell’eme nel modulare alcune importanti proprietà del trasporto dell’ossigeno). apparso nel 1958) era diventato un Citation Classic perché aveva aperto una nuova era nella ricerca delle relazioni tra struttura chimica e funzione biologica dell’emoglobina (per aver dimostrato. ponendolo nelle condizioni più estreme.

ebbe un enorme stimolo intellettuale sulla comunità scientifica internazionale ed in particolare produsse un profondo impatto sulla mente di Max Perutz (premio Nobel per la chimica nel 1962. la secca risposta fu: no! E così lasciò il mondo accademico e la ricer87 . almeno per quei tempi.dei suoi abitanti. Questa scoperta di Antonini -come la gran parte di quelle di cui fu artefice. 9 .La Scuola Biochimica Romana Fig. ancora turbato dai ricordi del Giappone -così una volta ebbe a raccontare. A questo punto non si può non menzionare la venuta a Roma di un americano sessantenne. che dimostrava come la rimozione di uno o due amminoacidi dall’estremità di due delle quattro catene polipeptidiche che costituiscono la molecola dell’emoglobina faceva aumentare la sua affinità per l’ossigeno. Antonini inoltre aveva dimostrato che la liberazione di ioni idrogeno dall’emoglobina era direttamente proporzionale alla quantità di ossigeno legata.Max F. Fig. abbassare la cooperatività tra gli emi e diminuire l’effetto imposto dall’acidità dell’ambiente sul trasporto dell’ossigeno (il cosiddetto effetto Bohr). aveva trascorso alcuni mesi del 1950 in Giappone come visiting lecturer soggiornando in numerose università.chiese a se stesso: Jeffries. Quando era ancora professore alla Harvard University. vuoi veramente restare all’Università. appoggiai i miei dati sugli studi di Antonini ed ebbi la certezza che il legame con l’ossigeno è strutturalmente accoppiato proprio con la rottura di quei ponti elettrostatici che Antonini aveva già descritto. 9). e restando sempre e dovunque affascinato dai paesaggi di quel Paese e dall’accoglienza -rispettosissima ed allo stesso tempo molto amichevole. Biological Chemistry un’osservazione sorprendente. il quale così ebbe a scrivere7: I miei dati di diffrazione dei raggi X mostravano che questi amminoacidi [descritti da Antonini] formavano legami elettrostatici fra loro in assenza di ossigeno. Al suo rientro negli Stati Uniti. legami che si rompevano quando con l’aggiunta di questo gas la forma globale della macromolecola cambiava. continuando a fare quel che hai fatto finora?. Quando trovai sperimentalmente che gli ioni idrogeno che si liberano dall’emoglobina originano da ponti salini. Perutz (a sinistra) dona ad Alessandro Rossi Fanelli uno dei tanti libri che ha scritto. Jeffries Wyman.

pieno di entusiasmo e di alti spiriti. con un continuo ribollire di articolate pianificazioni di nuovi esperimenti proposti dalla mente di uno o di un altro ricercatore. del gruppo dei ricercatori romani contribuì a sviluppare le fondamentali correlazioni fra la struttura quaternaria e le proprietà funzionali dell’emoglobina. della Harvard University. riassunse così quanto gli confidò l’amico Jeffries Wyman sui primi tempi trascorsi a Roma9: il laboratorio era un luogo eccitante. Antonini e Wyman presto si aggiunse Maurizio Brunori e. che poi si protrasse per quasi venticinque anni (Fig.Dopo quasi venticinque anni di permanenza a Roma. tra cui Emilia Chiancone.attaché scientifico (una nuova figura diplomatica che il Dipartimento di Stato aveva creato in quegli anni) e poi -al Cairo. al qual era legato da un profondo affetto. nel 1985 Jeffries Wyman decide di andare a vivere a Parigi. Tutte queste ricerche culminarono nel 1971 con la pubblicazio88 . Quando Rossi Fanelli ed Fig. L’attività scientifica. estremamente produttiva. ebbe in seguito a dire). Nel 1959 Wyman incontrò casualmente in Inghilterra Eraldo Antonini (an interesting young Italian. col passar del tempo. In questa immagine Rossi Fanelli (col camice bianco) fa il brindisi d’addio a Jeffries Wyman (col golf marrone) nella biblioteca del Dipartimento. Tutto ciò sfociava in interessanti ed allo stesso tempo amabili discussioni fra tutti i membri di questo gruppo di giovani ed in brevissimo tempo venivano realizzati tutti i nuovi esperimenti che erano stati programmati. egli accettò per un “periodo di prova”. A Rossi Fanelli. che doveva tenere una conferenza alla Peterhouse (il college più antico e prestigioso della University of Cambridge) e che lo invitò a fare una visita al laboratorio romano dove lavorava. risultati che ebbero un effetto significativo sulla formulazione della teoria degli stati allosterici.Gino Amiconi ca scientifica. La morte di Eraldo Antonini. divenendo dapprima -a Parigi.direttore dell’Ufficio per la cooperazione scientifica dell’UNESCO nel Medio-Oriente8. 10). fu tra le concause che portarono a conclusione il suo periodo romano. altri collaboratori più o meno giovani. 10 . dove ricevette un caldo benvenuto e partecipò ad accese discussioni sull’emoglobina. John Edsall. Wyman giunse a Roma nella primavera del 1969. Antonini offrirono a Wyman un contratto come ricercatore-ospite.

Tanford. in cui ebbe modo di ricordare ai presenti le grandi qualità scientifiche ed umane di Antonini. che lavorava prevalentemente su emoglobina e mioglobina. attratto specialmente (ma non solo) dalla figura centrale rappresentata da Antonini. Ad oltre vent’anni dalla morte. per quattordici anni (dal 1981 al 1995) è stato alla guida della Direzione generale degli Affari scientifici. H. Perutz. E. M. che tuttora costituisce un’importante fonte di dati sull’emoglobina. vale a dire presso l’organismo 89 . la Ricerca e lo Sviluppo presso la Commissione Europea. Imai. Kotani. il tutto condito dalla gioia di Antonini di essere il generoso ospite. W. Edsall.si citano a caso solo J. In particolare. T. noti come La Cura Conferences. Nessuna meraviglia dunque che chi ne scrisse la recensione su Science. dal nome di un vecchio castello vicino Roma. G. P. senza limiti di tempo e senza alcuna presentazione formale.La Scuola Biochimica Romana ne di una monografia scritta a quattro mani da Antonini e Maurizio Brunori: Hemoglobin and Myoglobin in Their Reactions with Ligands. che trascorse a Roma anche un intero anno sabbatico. Gibson. Non solo bravi scienziati. Nessuna meraviglia inoltre che dall’inizio degli anni Sessanta un costante flusso di visitatori stranieri (tra i quali -essendo impossibile nominarli tutti. Q. sia in Italia che all’estero. C. F Taylor. dove ciascuno si trattenne per periodi più o meno lunghi. M. furono stimolo per organizzare una serie di congressi informali estremamente fruttuosi. F. Questo libro. J. il ricordo di Eraldo Antonini è di certo ancora vivo. divenne nel 1991 anch’esso un Citation Classic. avevano un loro carattere speciale: gli argomenti trattati erano sviscerati in modo approfondito. su iniziativa lodevole di Maurizio Brunori. Gill. M. Kendrew. J. Phillipson) si riversò sui laboratori di biochimica di Roma. compreso l’ultimo che si svolse a Caprarola (in provincia di Viterbo) nel 1980. ma anche dirigenti abili e capaci Dopo una brillante carriera scientifica a Roma. Gilbert. Reichlin. S. particolarmente entusiasmanti furono le numerose visite di Rufus Lumry (della University of Minnesota). fu il premio Nobel per la chimica (del 2002) Kurt Wüthrich a tenere la Eraldo Antonini Memorial Lecture. Tali congressi. Paolo Fasella si è dedicato interamente alla politica della scienza. in gran parte col solo ausilio di lavagna e gesso. e non solo tra coloro che lo conobbero personalmente. J. K. Quando nel 2003 se ne celebrò la memoria nell’aula magna de “La Sapienza”. Le numerose relazioni internazionali del gruppo romano. dove fu tenuto il primo incontro nel 1966. annotò che “dopo tutto l’emoglobina è una molecola romana”. Libby.

Gino Amiconi esecutivo dell’Unione Europea a Brussels. A Brief History of Italian Biochemistry. Emilia Chiancone. from its origins up to the Second World War.. tra cui varie lauree honoris causa (da: National University of Ireland. AMICONI G. si ricordano: Giuseppe Rotilio. Regno Unito. accademico dei Lincei. è stato nominato tra i nove membri del Comitato di esperti per la politica della ricerca ed ha ricevuto l’incarico di esperto delle problematiche e del coordinamento degli affari internazionali. University of Newcastle. è stato uno dei principali architetti e promotori del Programma quadro per la politica comunitaria sulla ricerca e sullo sviluppo tecnologico (che -com’è noto.rappresenta la più importante piattaforma per la cooperazione tecnico-scientifica in Europa). ed attualmente è Presidente dell’Istituto Pasteur-Fondazione Cenci Bolognetti dell’Università di Roma “La Sapienza”. nominata Direttore dell’Istituto di Biologia e Patologia molecolari del CNR. presso il medesimo Ministero. Alessandro Finazzi-Agrò. in tempi diversi. è stato presidente della IUPAB (International Union of Pure and Applied Biophysics). Comprehensive Biochemistry 90 . builder of the Roman School of Biological Chemistry. Scozia. sia scientifici che dirigenziali. prima Preside della Facoltà di Medicina e poi Rettore. che è stato Presidente dell’Istituto Nazionale della Nutrizione. A biochemist by chance: Alessandro Rossi Fanelli. 2. Francia. Irlanda. University of Strathclyde. AMICONI G. Al di fuori dell’ambiente accademico. il secondo di quella di Scienze matematiche. Per i suoi numerosi meriti. prima Rettore a Cagliari e poi Preside della Facoltà di Medicina a Roma “La Sapienza”. sono stati scelti come rettori di università oppure come presidi di facoltà: Carlo De Marco. Presidi a “La Sapienza”. Maurizio Brunori. Università di Parma). ha ricevuto un vasto numero di riconoscimenti. Come direttore generale. BIBLIOGRAFIA 1. Memorie di Scienze Fisiche e Naturali (dell’Accademia Nazionale delle Scienze detta dei XL) 1983.. Bruno Mondovì e Francesco Bossa. fisiche e naturali. l’una e l’altra carica ricoperte presso l’Università “Tor Vergata”. Al suo rientro in Italia (nel 1995) ha diretto il Dipartimento per lo sviluppo ed il potenziamento dell’attività di ricerca del Ministero dell’Università e della Ricerca scientifica e tecnologica e. il primo della Facoltà di Farmacia. 107:3-30. Université de Technologie de Compiègne. Molti altri.

Structure and Function Relationships in Biochemical Systems. 1982. 6. 5. EDSALL J. FINAZZI-AGRO’ A. BRUNORI M.. 24:158-161. Trends in Biochemical Sciences 1999. Current Contents 1985. Current Contents 1991. Comprehensive Biochemistry 1986. 22:19. Jeffries Wyman (1901-1995). BOSSA F.. BRUNORI M. 19311983. 2:8. 41: 667-706.. Eraldo Antonini. 3.. A Method for Preparing Globin from Human Hemoglobin. BRUNORI M.. & WYMAN J. 36:99-195 91 .La Scuola Biochimica Romana 2000... Trends in Biochemical Sciences 1984. CHIANCONE E. AMICONI G. CHIANCONE E. Hemoglobin is an honorary enzyme.. 4:100-102. New York. 9. ROSSI FANELLI A.. BRUNORI M. 4.. Jeffries Wyman and Myself: A Story of Two Interacting Lives.T. Plenum Press. 8. Un americano a Roma.. 9:12-13. Biochimica in Italia 1996. CHIANCONE E. A Fascination of Hemoglobin: A Roman Perspective. 7. & STROM R. & COLOSIMO A. (a cura di).

L’ISTITUTO DI FISIOLOGIA UMANA FABRIZIO EUSEBI E ROBERTO CAMINITI 93 .

non avendo la possibilità di verificare o confutare le loro teorie attraverso dimostrazioni pratiche. insieme ad altri che hanno bisogno di una parte sperimentale. la ricerca I primi docenti di fisiologia. così come altri situati in via Panisperna. è ospitato presso l’Ospedale della Consolazione. deve traslocare. Nel 1929 i locali occupati dalla Fisiologia rientrano nel piano di demolizione di alcuni edifici della zona. Il progetto di riunire in un’unica area tutti gli istituti medico-biologici-sperimentali era voluto dall’allora Ministro della Istruzione Pubblica Antonio Scialoia ma. di fatto questo non venne mai realizzato. l’Istituto. iniziano gli Esperimenti di Fisiologia. Il modo di insegnare la fisiologia cambia profondamente a partire dal 1870 con l’istituzione dell’Università regia -che vuole tenere 95 . Carlo Donarelli (1797-1851) e Socrate Cadet (1808-1879) svolgono le loro lezioni sulla base di ipotesi speculative. nella prima parte del XX secolo. incaricato di sovrintendere al progetto. nell’ex convento di S. tenute nell’Archiginnasio romano. infatti. svolti in un Gabinetto fisio-patologico presso l’Arcispedale di Santo Spirito.a. esclusivamente teoriche. la didattica. come risulta dall’Annuario della Regia Università. circa un anno. Per un breve periodo. ma in questa sede le lezioni di fisiologia sperimentale vengono impartite per breve tempo. L’insegnamento di questa materia. al fine di consentire la realizzazione di un’ampia area. ovvero Piazza del Vicinale. è riadattato per accogliere gli studi universitari.L’Istituto di Fisiologia Unana L’esigenza della costruzione L’Istituto di Fisiologia dell’Università di Roma “La Sapienza” ha sede in uno dei primi edifici costruiti all’interno della Città universitaria ed ha espresso. viene trasferito in via Agostino De Pretis.ed è impartito con lezioni. e questo edificio. e l’impegno profuso dal Professor Corrado Tommasi-Crudeli. Con l’a. finchè nel 1931 ottiene la definitiva sistemazione all’interno della Città universitaria1. nonostante gli sforzi della Commissione presieduta da Quintino Sella. 1870-71. di conseguenza. I Maestri. L’insegnamento della fisiologia risale al 1824 -anno della Riforma universitaria voluta da Leone XII. fisiologi di fama internazionale che hanno contribuito all’avanzamento di questa disciplina ed in modo particolare allo sviluppo degli studi dei sistemi nervoso e circolatorio. Antonio. Giovanni Battista Bomba (17721836).

Nell’allocuzione pronunciata da Jacob Moleschott all’Università di Roma il 16 dicembre 1892 in occasione delle “feste giubilari”. diviene. infine. organizzate in suo onore al compimento del settantesimo anno d’età. Rettore dell’Università “La Sapienza” (1966-1967). Nel 1876 Moleschott entra a far parte del Senato del Regno in base alla 18a categoria dei requisiti previsti dall’articolo 33 dello Statuto Albertino: membri della Regia Accademia delle Scienze dopo sette anni di nomina. Protagora e Feuerbach3: I due poli come fari mi accompagnarono in tutti i paesi che contribuirono alla mia educazione. A causa delle sue idee “materialiste” è costretto a lasciare questa università e ad accettare l’incarico dell’insegnamento di Fisiologia al Politecnico di Zurigo nel 1856. Presidente del Parlamento Europeo dal 1963 al 1964 ed.Fabrizio Eusebi e Robero Caminiti il passo con le altre Università italiane e straniere. nato a Bois-le-Duc in Olanda. allora Ministro della Pubblica Istruzione. Nel 1861 per volere di Francesco De Sanctis. si forma culturalmente in Germania laureandosi ad Heidelberg nel 1845. mentre Gaetano Martino è nominato Ministro della Pubblica Istruzione nel 1954 e dallo stesso anno al 1957 Ministro degli Affari Esteri. Jacob Moleschott (1822-1893). dove insegna per diciotto anni e dove ha come allievo Angelo Mosso. è chiamato all’Università di Torino. infine. Silvestro Baglioni diviene Deputato al Parlamento e membro del Consiglio Superiore di Sanità. la ricerca non ha limiti. Inizia con lui la serie di Direttori dell’Istituto di Fisiologia che hanno saputo conciliare l’interesse per la ricerca scientifica con quello della politica giungendo a ricoprire importanti incarichi: Moleschott è Senatore del Regno dal 1876 al 1891. nella stessa guisa che è inesauribile l’ideale. in seguito. Luigi Luciani Senatore dal 1905 al 1919 e Rettore dell’Università di Roma (1898-1900). egli afferma che il suo pensiero si muove tra due poli. … Protagora ha detto che l’uomo è la misura di ogni cosa … Feuerbach ha aggiunto che Iddio è la misura dell’uomo. 96 . capo della delegazione parlamentare alla XV e XVI Assemblea generale dell’ONU.e con la chiamata a Roma nel 1879 di Jacob Moleschott: la disciplina da teorica si trasforma in disciplina sperimentale. … Coll’indirizzo che accennai. nel 1879 ricopre la Cattedra di Fisiologia dell’Università romana “La Sapienza”2.

L’Istituto di Fisiologia Unana Fig. solo con l’arrivo del suo successore. dove si era laureato nel 1868. è eletto Direttore dell’Istituto di Fisiologia. formula dapprima la triade dei sintomi cerebellari: atonia. in particolare. astenia. 1 – Jacob Moleschott Comunque. nato ad Ascoli Piceno compie i suoi studi a Napoli ed a Bologna. dal 1893 al 1917. negli studi della fisiologia del cervelletto. le modificazioni delle traiettorie del 97 . sulle localizzazioni cerebrali. nonostante l’interesse delle ricerche eseguite da Moleschott e l’indiscussa sua capacità di oratore. al fine di documentare la cinematica del movimento ed. Nel 1880 diviene professore ordinario di Fisiologia all’Università di Siena per poi trasferirsi all’Istituto Superiore di Firenze (1882-1893) ed infine a Roma dove. ma molto efficace. l’insegnamento della Fisiologia non era riuscito ancora ad acquisire le caratteristiche di scienza sperimentale: infatti. materia che insegna dal 1875 nella cattedra di Parma. negli anni 1872-73. Di notevole interesse le sue ricerche svolte sull’attività cardiaca. sulla fisiologia del cervelletto e sulla fisiologia del digiuno Fig. Luciani usa un sistema primitivo. atassia. Luigi Luciani (1840-1919). sui centri respiratori. 2 – Luigi Luciani In particolare. Per questi studi sulle funzioni cerebellari. Importante per la sua formazione di ricercatore il soggiorno a Lipsia. Nel 1974 Luciani ottiene a Bologna la libera docenza in Patologia medica generale. testimoniata dalla considerevole partecipazione alle sue lezioni di studiosi della materia oltre che di studenti. sull’epilessia. l’Istituto di Fisiologia subisce un’effettiva trasformazione. a cui aggiunge successivamente il sintomo della dismetria. Luigi Luciani. per seguire i corsi di perfezionamento tenuti da Karl Friedrich Wilhelm Ludwig.

in una fase avanzata di recupero funzionale dopo una lesione cerebellare. oltre ad una perdita della corretta metrica del movimento. assieme a quelli eseguiti in Inghilterra da Gordon Holmes sull’Uomo. mantenendo l’incarico fino al 1904. un testo che senza dubbio gli ha dato fama ma che. In questo modo riesce ad evidenziare come. formulando alcuni principi che mettono in relazione gli stimoli sensoriali con le risposte motorie riflesse. della respirazione e della fisiologia comparata. si trasferisce nel 1917 a Pavia per tornare a Roma nel 1918. fino al 1949. lo ha impegnato per molti anni distogliendolo dalle ricerche sperimentali che stava svolgendo5. per alcuni aspetti. un suo allievo: Silvestro Baglioni. Il metodo di Baglioni-Magnini viene usato per l’applicazione topica di sostanze chimiche ai centri nervosi. nello stesso tempo.Fabrizio Eusebi e Robero Caminiti cammino a seguito di asportazione chirurgica parziale od in toto del cervelletto. mostri tuttavia un atteggiamento atassico. soprattutto quelli sul ruolo della corteccia uditiva nella localizzazione spaziale dei suoni4. Studia la respirazione in varie specie 98 . diviene. nello stesso anno. nel 1913 vince il concorso per la cattedra di Fisiologia umana a Sassari. il cane. sebbene in grado di mantenere la postura eretta. Silvestro Baglioni (1876-1957). fotografando dall’alto le impronte. considerata un “classico” e tradotta in varie lingue incluso spagnolo. Va sottolineato come gli studi di Luciani sulle conseguenze delle lesioni cerebellari negli animali. hanno gettato le basi per una moderna descrizione del ruolo del cervelletto su molti aspetti del controllo motorio. sia nel cane che nella scimmia: dipingere con la vernice le zampe e lasciare libero l’animale di camminare prima e a differenti intervalli dopo l’intervento. Tra i suoi scritti va ricordato il Trattato di Fisiologia dell’Uomo. laureatosi in Medicina nel 1902 presso la Regia Università di Roma. nato a Belmonte Piceno. dove ricopre il ruolo di Direttore dell’Istituto di Fisiologia. Tornato in Italia. Le sue indagini più felici si riferiscono allo studio del sistema nervoso. opera in cinque volumi. caratterizzato da un allargamento della base d’appoggio delle zampe. teso a compensare l’atonia dei muscoli durante la postura eretta e la loro astenia durante il cammino. di natura pionieristica. Assistente di Max Verworn presso l’Istituto di Fisiologia di Göttingen. nel 1905 è nominato aiuto presso l’Istituto di Fisiologia di Napoli diretto da Filippo Bottazzi ed in seguito aiuto presso la cattedra di Fisiologia di Roma. nella direzione dell’Istituto. Indaga a lungo la riflessologia. inglese e tedesco. I suoi studi sulle localizzazioni cerebrali sono. Nel 1918 subentra a Luciani.

L’Istituto di Fisiologia Unana

animali e, per effettuare queste indagini, inventa il toracopneumografo per l’uomo, strumento che porta il suo nome. Lo studio dell’udito e della fonazione lo portano all’interesse per il canto e la musica, in particolare per l’uso degli strumenti a fiato.
Fig. 3 – Silvestro Baglioni

Fonda e dirige alcuni periodici tra cui Fisiologia e Medicina e progetta ed organizza gabinetti fisiopsicologici che hanno il compito di contribuire alla selezione di coloro che si candidano per divenire aviatori. Durante la guerra 1915-18 dirige l’Ufficio Analisi presso il Ministero della Guerra, ufficio preposto al controllo dell’alimentazione dell’esercito. Per i suoi meriti scientifici viene eletto Presidente della Reale Accademia Medica di Roma e socio di molte accademie e società nazionali - quali l’Accademia dei Lincei e la Società italiana delle Scienze (detta dei XL) - ed internazionali6. Andato fuori ruolo Baglioni, per raggiunti limiti d’età, l’insegnamento è affidato per due anni (1947-1949) ad un suo allievo, Emidio Serianni; in seguito viene chiamato a ricoprire la cattedra Giuseppe Amantea. Giuseppe Amantea (1885-1966), nato a Grimaldi (Cosenza), allievo di Luigi Luciani ha studiato a Roma nel laboratorio di fisiologia, partecipando, in qualità di assistente e poi di aiuto, a ricerche di neurofisiologia, studi da lui continuati con geniale intuito di ricercatore per un buon trentennio. Dal 1925 al 1930 è Direttore dell’Istituto di Fisiologia di Messina. Tornato a Roma, ricopre la cattedra di Chimica biologica dal 1931 al 1949, poi passa in Fisiologia umana e diviene Direttore dell’Istituto, incarico che mantiene fino al 1955. Amantea sviluppa un’originale linea di ricerca sull’epilessia sperimentale riflessa, conseguendo risultati rilevanti, tanto che ancora oggi viene ricordata come Epilessia di Amantea. In particolare, dimostra la possibilità di indurre attacchi epilettici per mezzo della stimolazione chimica 99

Fig. 4 – Giuseppe Amantea

Fabrizio Eusebi e Robero Caminiti

della corteccia cerebrale, mediante stricnina, unita ad una stimolazione sensoriale specifica. Per queste ricerche, egli utilizza il metodo di Baglioni-Magnini ed è il primo ad ipotizzare il concorso di più fattori nell’accesso epilettico (fattore predisponente, fattore preparante, fattore scatenante). I suoi interessi sono rivolti anche alla fisiologia della nutrizione e si occupa, in particolar modo, delle proprietà delle vitamine e dei meccanismi neurologici che inducono comportamenti alimentari specifici in risposta a determinati stimoli. Originali i suoi contributi sulle avitaminosi e sul dosaggio della vitamina B1, con l’introduzione del concetto di quoziente beri-berico. Nell’ambito degli studi sulla riproduzione e la fecondazione artificiale per gli animali, nel 1914, lavorando con cani, galli e piccioni, inventa e sperimenta la prima vagina artificiale per la raccolta del liquido seminale. Diviene socio di prestigiose Accademie e Società italiane ed internazionali7. Ad Amantea subentra Gaetano Martino, dopo un breve periodo in cui l’insegnamento è affidato, per incarico, a Sergio Cerquiglini. Gaetano Martino (1900-1967), nato a Messina, si laurea in Medicina e Chirurgia a Roma nel 1923. Dal 1925 al 1930 è Aiuto del Prof. Amantea all’Istituto di Fisiologia di Messina e, dopo aver conseguito specializzazioni presso università straniere (Berlino, Parigi, Francoforte, Vienna) insegna dal 1930 e per un triennio Fisiologia umana presso l’Università di Assuncion in Paraguay e presso quella di San Paolo del Brasile. Ordinario e Direttore dell’istituto di Fisiologia di Messina dal 1935 al 1957, assume l’incarico di Rettore di quella Università nel 1943, incarico che mantiene fino alla sua nomina a Ministro della Pubblica Istruzione nel 1954. Nello stesso anno diviene Ministro degli Affari Esteri ed in tale veste promotore nel 1955 della Conferenza dei Ministri degli Esteri della Comunità Europea del Carbone e dell’Acciaio (CECA) e nel 1957 dei Trattati di Roma, punti importanti questi per l’idea di un’Europa unita8. Nel 1956 è chiamato a dirigere l’Istituto di Fisiologia di Roma. I suoi interessi scientifici sono molteplici e riguardano lo studio della fisiologia del pancreas, dei riflessi condizionati e dell’epilessia riflessa. Sotto la sua direzione, nell’Istituto di Fisiologia di Roma, vengono potenziati i laboratori di elettrofisiologia e di neurochimica, viene inoltre creato un reparto per ricerche con radioisotopi. Nel 1966 è eletto Rettore dell’Università di Roma. Durante la sua attività politica, il Prof. Martino delega il Prof. Sergio Cerquiglini a dirigere l’Istituto di Fisiologia. 100

L’Istituto di Fisiologia Unana

Gli ultimi anni dell’Istituto Sergio Cerquiglini nato a Roma nel 1915, allievo di Giuseppe Amantea, nel 1962 è chiamato dalla Facoltà a ricoprire la II Cattedra di Fisiologia, Cattedra che lascia nel 1967 ad Alfredo Curatolo per passare alla I. Cerquiglini rivolge i suoi studi ai problemi dell’alimentazione, alla fisiologia muscolare e laringea; dedica un interesse particolare alla biomeccanica, alla neurofisiologia e alla fisiologia dell’esercizio fisico. Dall’a.a. 1971-72 e fino al suo ritiro dall’attività accademica, è Direttore della Scuola di Specializzazione in Medicina della Sport9. Alfredo Curatolo, proveniente dall’Università di Siena, si dedica soprattutto alla biochimica del Sistema Nervoso Centrale; nel 1981 passa a ricoprire la I Cattedra e la Facoltà chiama sulla II Cattedra Antonio Urbano, proveniente dall’Università di Catania, dove è stato per alcuni anni Direttore dell’Istituto di Fisiologia. Urbano dirige le sue ricerche al campo della neurofisiologia, focalizzandole sui problemi delle basi neurofisiologiche del comportamento motorio nell’Uomo, che vengono studiate attraverso elettroencefalografia ad alta risoluzione spaziale. Egli istituisce il Dottorato di Ricerca in “Neurofisiologia: Basi neurali delle funzioni cognitive superiori”, di cui è Coordinatore dal 1994 al 1998. Il Dottorato, che prenderà il nome di “Neurofisiologia”, dal 1999 è coordinato dal Prof. Roberto Caminiti, attualmente ordinario di Fisiologia, che aveva raggiunto il Prof. Urbano presso la Facoltà medica romana nel 1983. Marco Marchetti, divenuto ordinario nel 1980, è chiamato a ricoprire la III Cattedra di Fisiologia, di nuova istituzione; si applica nella ricerca sulla biomeccanica dell’esercizio fisico umano e sull’azione riabilitante motoria e fisiologica dello sport. In questi anni svolgono nell’Istituto la loro attività di ricerca i Professori Francesco Figura, Salvatore Condorelli, Andrea Lino, Mariangela Aita e Pietro D’Arcangelo. L’Istituto di Fisiologia, infine, dopo una breve parentesi in cui ha dato vita al Dipartimento di Fisiologia, Biofisica e Nutrizione diretto dal prof. Fabrizio Eusebi, fisiologo dell’ultima generazione, già assistente del Prof. A. Curatolo, ha contribuito con l’Istituto di Farmacologia medica all’istituzione del Dipartimento di Fisiologia Umana e Farmacologia “V. Erspamer”, diretto prima dal farmacologo Prof. Pietro Melchiorri, allievo del Prof. Vittorio Erspamer, e successivamente dal Prof. Eusebi, allievo del Prof. Ricardo Miledi. 101

Fabrizio Eusebi e Robero Caminiti

BIBLIOGRAFIA
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L’ISTITUTO DI PATOLOGIA GENERALE
PIER PAOLO GAZZANIGA

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L’Istituto di Patologia Generale

I primi anni dell’insegnamento Un marmo apposto su una parete di un’aula dell’attuale edificio di Patologia Generale che, completamente ristrutturata, è stata recentemente intitolata ad Amico Bignami, ricorda la successione di coloro che insegnarono Patologia Generale a Roma a partire dall’introduzione di questa disciplina, allora ancella dell’Anatomia Patologica e assai lontana dai contenuti che avrebbe assunto nel secolo scorso, nell’ordinamento degli studi medici fissato nella Bolla di Papa Leone XII del 1824. L’elenco si apre con il romano Pietro Celi, che ricoprì questa cattedra dal 1824 al 1862; seguirono Emilio Negri dal 1863 al 1867, Pietro Gentili dal 1868 al 1875, Antonio Valenti dal 1878 al 1899, e da quest’anno fino al 1929 Amico Bignami. Fino al 1890 l’insegnamento della Patologia Generale fu tenuto in un’auletta della ormai vetusta Sapienza; nel 1890 esso fu trasferito, insieme a quelli di Anatomia umana, Anatomia patologica, Farmacologia e Chimica fisiologica, in via Agostino De Pretis1, dove Antonio Valenti fondò un “Gabinetto di Patologia Generale”, nel quale per la prima volta questa disciplina, prima puramente teorica, si aprì ad una sia pur limitata attività sperimentale, per collocarsi infine nella sede attuale nel Policlinico Umberto I solo a partire dal 1929. In realtà, come vedremo, Bignami era stato il primo ad aver lavorato, sia pure non come docente universitario, nel Policlinico, ciò che giustifica un ricordo della sua figura accademica, scientifica e professionale nel contesto di questo scritto. I Maestri, la didattica, l’attività di ricerca Amico Bignami era nato a Bologna il 25 aprile 1862. Laureatosi a Roma nel 1887, fu assistente nell’Istituto di Patologia Generale dallo stesso anno fino al 1891, quando fu accolto nell’Istituto di Anatomia Patologica diretto da Ettore Marchiafava. Nel 1900 ebbe l’incarico dell’insegnamento della Patologia Generale, divenendo poi titolare della stessa disciplina nel 1906. Contemporaneamente, come allora era consentito, seguì una brillante carriera ospedaliera negli Ospedali Riuniti di Roma, come assistente dal 1888 e primario dal 1896; con quest’ultima qualifica operò prima nell’Ospedale di S. Spirito, poi in quello di S. Giovanni e infine, fino alla morte sopravvenuta nel 1929, nel Policlinico Umberto I. Il nome di Amico Bignami è soprattutto legato ai suoi studi sulla malaria. In collaborazione con Marchiafava egli esaminò in maniera approfondita l’anatomia patologica di questa malattia, particolarmente per quanto riguarda le alterazioni a carico del fegato, della 105

Pier Paolo Gazzaniga

milza e del midollo osseo. Particolare attenzione egli riservò alle alterazioni vascolari, alle quali per primo attribuì una fondamentale importanza nel provocare fenomeni regressivi e necrotici dei vari parenchimi. I suoi studi sul ruolo nella malaria dei monociti e delle cellule del reticolo della milza, del fegato e del midollo osseo furono antesignani di quel concetto di sistema reticolo-endoteliale che doveva essere formalmente enunciato più tardi da Aschoff. Un secondo filone di ricerca di Bignami, che contribuì a rendere famosa la scuola malariologica romana, riguardò il ruolo della zanzara nella trasmissione della malattia. Già nel 1892, in collaborazione con Marchiafava, Bignami aveva fornito, attraverso lo studio delle curve febbrili della malaria estivo-autunnale, un fondamentale contributo alla teoria, allora ancora osteggiata, della pluralità dei parassiti malarici. Ben più importante, peraltro, fu il suo ruolo nell’affermare essere la zanzara il trasmettitore dei parassiti malarici all’uomo. Già negli anni 1894-1896 egli aveva cercato di dimostrare questo meccanismo di infezione, ma fu nel 1898 che, presso l’Ospedale di S. Spirito dove ricopriva il ruolo di primario, Bignami riuscì ad infettare un soggetto ivi ricoverato da sei anni e mai affetto da malaria, mediante la puntura da parte di zanzare catturate nella zona di Maccarese, riproducendo una sindrome estivo-autunnale con presenza di plasmodi nel sangue, esperimento che il Bignami replicò poi su sé stesso. Ad ulteriore conferma, nel novembre del 1898, unitamente a Grassi e Bastianelli, egli comunicò all’Accademia dei Lincei la dimostrazione dello sviluppo di parassiti malarici nell’intestino di Anopheles claviger. Questa disamina dell’attività di ricerca di Amico Bignami sarebbe tuttavia incompleta ove non si ricordassero i suoi studi sulle malattie del sistema nervoso, del sistema endocrino e del sangue. In particolare egli studiò dal punto di vista clinico e anatomo-patologico casi di corea, di atrofia cerebellare, di encefalite letargica; di notevole importanza le ricerche sulle alterazioni cerebrali nell’alcoolismo cronico, destinate poi ad essere ricordate con l’eponimo di malattia di Marchiafava-Bignami. Nel campo della endocrinologia fu il primo in Italia ad occuparsi di acromegalia e nel campo della ematologia si ricordano i suoi studi sull’anemia perniciosa e sulle varie forme allora classificate nel capitolo delle leucemie linfatiche. Ciò che fa della figura di Bignami uno degli esempi più brillanti di connubio tra ricerca sperimentale e medicina clinica fu la sua attività come primario ospedaliero, cui non mancò un pari successo nella professione. Nella commemorazione di Bignami tenuta da Bastianelli nel 1930 presso l’Accademia Medica di Roma questo 106

L’Istituto di Patologia Generale

connubio veniva considerato come un bell’esempio di che cosa significhi per la pratica medica e per la scienza che deve essere impartita a chi studia medicina, l’unione nella stessa persona del medico e dell’uomo di scienza. Con la scomparsa di Bignami avvenuta nel 1929 venne chiamato a ricoprire la cattedra di Patologia Generale di Roma Guido Vernoni.

Fig. 1 – Guido Vernoni

Fig. 2 – Guido Vernoni al suo tavolo di lavoro nell’Istituto di Patologia Generale di Roma.

Vernoni, nato ad Alessandria d’Egitto da padre medico, il 3 dicembre 1881, dopo gli studi liceali a Pisa ed a Lucca, si laureò in Medicina a Bologna nel 1906. Fu subito ammesso a frequentare l’Istituto di Anatomia Comparata diretto dal Giacomini, dal quale passò, come assistente prima e poi aiuto, nell’Istituto di Patologia Generale diretto da Tizzoni, dove nel 1913 conseguì la libera docenza nella stessa disciplina. Durante la prima guerra mondiale lavorò come Capitano e poi come Maggiore Medico nell’Istituto Militare di Bologna, dove si occupò della preparazione e del controllo del siero antitetanico messo a punto dal suo Maestro Tizzoni. Terminato il conflitto, fu incaricato dell’insegnamento di Batteriologia Generale e Fisiologia Umana prima a Bologna e poi a Firenze, nell’Istituto di Patologia Generale diretto da Alessandro Lustig. Vincitore del concorso a cattedra nel 1925, fu chiamato a Cagliari, donde si trasferì a Catania nel 1928 e finalmente a Roma nel 1929. La nuova sede assegnata per la prima volta alla Patologia Generale nel Policlinico Umberto I era rappresentata dal solo secondo piano di una metà dell’edificio che oggi ospita il Dipartimento di Medicina Sperimentale e Patologia, essendo il primo piano allora 107

Direttore Sanitario del Policlinico. Naturalmente il primo compito di Vernoni fu quello di attrezzare i 15 locali disponibili: creò studi per il direttore e gli assistenti. allora Direttore dell’Istituto di Anatomia Comparata.Pier Paolo Gazzaniga occupato dall’Istituto di Zoologia e per qualche tempo anche da quello di Parassitologia. prevalentemente orientata verso la Fisiopatologia e soprattutto verso lo studio e l’interpretazione patogenetica dei fenomeni patologici elementari. negli anni della seconda guerra mondiale. L’attività di ricerca di Guido Vernoni. l’altra metà dell’edificio. e il piano seminterrato pressoché inagibile. 3 – Biglietto del 1947. ringraziava delle finalità della Patologia Guido Vernoni Generale. segreteria. sia sotto il profilo per la cessione di un microscopio 108 . Un corredo di apparecchiature relativamente ricco per le esigenze della ricerca dell’epoca fu approntato da Vernoni in un breve volgere di anni. fu assai varia. nell’immediato dopoguerra). allora come oggi. anche grazie al contributo del C. che aveva fondato nell’Istituto un Centro di Studi per la Fisiopatologia. che la dotazione di apparecchiature dell’Istituto era tale da consentire a Vernoni di soccorrere con la cessione di un microscopio colleghi meno fortunati (si era nel 1947. laboratori di istologia e di biochimica. biblioteca. fu socio nazionale dell’Accademia dei Lincei dal 1940 in poi. oltre ad un locale per le bilancie e altri apparecchi di precisione. segretario della Croce Rossa Italiana e. peraltro poi perduto per il Policlinico perché trasferito a Modena quando Vernoni lasciò l’insegnamento nel 1952. La Figura 3 mostra. La sua concezione Anatomia Comparata. Direttore dell’Istituto di della malattia. con il quale sempre visti nell’ottica unitaria Giulio Cotronei. con il simpatico ringraziamento di Cotronei. venne anche creata nel seminterrato una camera fredda a -4 C°.N. sia prima che durante il periodo romano.N. occupata dall’Istituto di Anatomia Patologica.R. La personalità scientifica di Guido Vernoni emerse ben presto nell’ambiente accademico romano: egli tenne a lungo la presidenza del Comitato per la Biologia e la Medicina del C. peraltro Fig..R.

cioè una malattia. del tetano. la febbre e la patogenesi dei tumori. Nel campo della infettivologia si occupò della brucellosi. Vernoni abbia elaborato e proposto ipotesi patogenetiche destinate a non essere confermate dalle indagini successive. all’osservazione degli studiosi. fondata inizialmente sul rilievo 109 . anche in questo caso. è chiaramente espressa dalle sue parole: Ogni processo patologico che si offre alla nostra osservazione e forma oggetto del nostro studio. la quale. sulla respirazione dei tessuti in condizioni normali e patologiche studiata con il metodo di Warburg. o quelle sull’effetto delle radiazioni ionizzanti sullo sviluppo dell’embrione di pollo. e in quello della immunologia della funzione dei sieri immuni e della sieroanafilassi. o preceduta essa stessa. gli oltre diecimila preparati istologici della collezione dell’Istituto andarono perduti dopo il 1952. Alcune delle sue prime ricerche furono orientate alla istologia ed alla embriologia. purtroppo. I campi nei quali emerse la personalità scientifica di Vernoni furono molto vari. delle spirochetosi. universitari ed ospedalieri. Ma spiccano soprattutto le sue ricerche sulla istogenesi e sulla patogenesi dei tumori. da una visione unitaria del complesso fenomeno biologico morboso quale si presenta in natura. Nel campo della fisiopatologia meritano un ricordo le sue ricerche sulla patologia del tessuto muscolare. particolarmente importanti quelle sulla distrofia muscolare sperimentale proseguite poi dai suoi allievi. presuppone ed illustra un evento clinico naturale. delle congiuntiviti tracomatose. Per quanto riguarda i tumori. per semplice che sia. E’ singolare che proprio riguardo a due tematiche scientifiche che gli erano particolarmente care. quelle sul metabolismo degli aminoacidi e dei chetoacidi. risulta sempre dalle manifestazioni di un certo numero di manifestazioni morbose elementari che sono appunto quelle che formano l’oggetto di Studio della Patologia Generale… Ogni insegnamento deve tendere alla sintesi ed alla unità: sterile apparendomi ogni descrizione di fatti staccati e singolarmente considerati a scopo didattico se questa analisi non è seguita. come quelle sulla struttura dell’epitelio intestinale e di quello renale. del Policlinico. col quadro della malattia.L’Istituto di Patologia Generale didattico che quello scientifico. sulla febbre. egli sviluppò una teoria. delle leishmaniosi. Nel campo dell’anatomia e dell’istologia patologica egli fu un accurato studioso della morfologia dei tumori: in proposito egli organizzò una sezione di diagnostica istopatologica utilizzata da tutti gli Istituti. sul meccanismo d’azione di alcune vitamine.

Soprattutto egli ebbe il culto della Scuola. Goethe affermava che l’uomo erra finché cerca qualcosa. destinata ad eliminare materiali eterogenei batterici e tossici. Guido Vernoni fu un grande didatta. bensì l’espressione di una iperattività affatto periferica del metabolismo dei tessuti. particolarmente del muscolo striato. Il pensiero di Guido Vernoni è chiaramente espresso in due trattati. Frontali. al quale collaborarono Bastianelli. In altri termini. erano seguite con passione da studenti e medici. La fotografia riportata nella Figura 4 fu scattata in uno degli ultimi giorni dell’ottobre 1952.Pier Paolo Gazzaniga delle alterazioni del derma che precedono la trasformazione neoplastica dell’epitelio nella cancerogenesi sperimentale da idrocarburi. quello di Patologia Generale in due volumi. gli studenti interni dell’Istituto. e ogni errore contiene un nucleo di verità. Cotronei. Valdoni. A sostegno di questa sua ipotesi Vernoni ricordava sempre che il carcinoma epatico è frequente nella cirrosi e altrimenti raro. con le sue alterazioni a carico del connettivo. Intorno a lui sono i suoi allievi già in cattedra (Massimo Aloisi) o prossimi a vincere il concorso (Eugenio Bonetti) o destinati comunque a diventare a breve ordinari di Patologia Generale (Paolo Buffa) o di Chimica Biologica (Doriano Cavallini). è un fattore concausale in molti tumori (va detto peraltro che questo concetto è ridiventato di grande attualità nella ricerca oncologica degli ultimi anni sotto il profilo del ruolo delle citochine proinfiammatorie nella cancerogenesi). Chi scrive. Bilancioni ed altri. oltre al personale tecnico e amministrativo. Ma. come ricorda Di Macco2 nella commemorazione di Guido Vernoni da lui tenuta all’Accademia Medica di Roma. nel quale ebbe come collaboratori per alcuni capitoli illustri studiosi di varie discipline quali Ageno. secondo la quale la cellula tumorale sarebbe una cellula perfettamente costituita e perfettamente funzionante. in occasione del suo addio all’insegnamento e all’Istituto al quale tanto aveva dato. l’alterazione del microambiente metabolico del connettivo sarebbe stato il fattore prevalente responsabile della trasformazione delle cellule parenchimali. Le sue lezioni. cioè una cellula di per sé normale. e che comunque l’infiammazione cronica. e quello sui tumori. Vernoni affermò essere l’ipertermia febbrile non la conseguenza di una alterazione funzionale primitiva dei centri termoregolatori. chiare e brillanti. Ma vi figurano anche. aveva avuto la 110 . Riguardo alla tematica della patogenesi della febbre. allora studente del 3° anno. che è patologica solo nei suoi rapporti con l’organismo che la ospita. Silvestroni.

Guido Vernoni. futuro ordinario di Chimica Biologica a Roma. tra gli studenti dei vari anni. a seguito di un severo concorsino interno con prova scritta. 4. 11. Guido Modiano. futuri ordinari di Patologia Generale. Pier Paolo Gazzaniga. aiuto. 8. Paolo Buffa. il che dimostra. Eraldo Antonini. chi scrive ricorda che il tema proposto quell’anno era stato il ciclo di Krebs. futuro ordinario di Chimica Biologica a Roma. 4 – Fotografia scattata nell’ottobre 1952 in occasione dell’addio di Guido Vernoni all’insegnamento. due soli studenti per anno. futuro ordinario di Chimica Biologica a Roma e Preside della Facoltà Medica dal 1981 al 1990. di Parassitologia. 7. 10. futuro ordinario di Chimica Biologica a Roma. di Genetica Umana. futuro ordinario di Patologia Generale a Roma. 3. ordinario di Patologia Generale a Modena. Massimo Aloisi. poi a Siena ed a Bologna. Fig. 2.L’Istituto di Patologia Generale ventura di esservi stato accolto all’inizio del secondo anno degli studi medici: si era ammessi. Sono inoltre riconoscibili alcuni studenti interni destinati ad una brillante carriera universitaria: 6. 5. dal 1953 ordinario di Patologia Generale a Messina. di Chimica Biologica. che. tra l’altro. Vernoni aveva fin d’allora chiara l’idea che i più giovani adepti della Patologia Generale dovessero essere orientati verso lo studio della biochimica dei fenomeni patologici3. 111 . poi a Padova. nonostante il suo orientamento prevalentemente fisiopatologico. Doriano Cavallini. descritto solo pochi anni prima. futuro ordinario di Parassitologia a Roma. futuro ordinario di Genetica Umana a Roma. Carlo De Marco. Si riconoscono: 1. 9. futuro ordinario di Patologia Generale a Modena. E’ facile riconoscere in quella foto. assistente. assistente. Eugenio Bonetti. E’ presente tutto il personale dell’Istituto di Patologia Generale di allora. Bruno Mondovì. Gianfranco Ferretti.

Amarezza che traspare da una breve lettera di ringraziamento che chi scrive ricevette per il dono di un libro d’arte che in quella triste occasione gli era stato fatto dagli studenti interni. per non essere riuscito ad ottenere dalla Facoltà. Pentimalli si laureò a Napoli nel 1911. Fig. in ringraziamento del dono di un libro d’arte offertogli dagli studenti interni in occasione del suo addio all’insegnamento ed all’Istituto A succedere a Guido Vernoni fu chiamato nel 1952 un altro illustre studioso. Libero docente nel 1916. il trasferimento del suo primo valoroso allievo. si trasferì poi a Perugia dal 1927 al 1933. Durante la prima guerra mondiale si occupò della campagna antitifica coordinata da Galeotti. a Firenze fino al 1936. Assistente di Patologia Generale nell’Istituto diretto da Gino Galeotti.Pier Paolo Gazzaniga Fu proprio il culto della Scuola ad arrecare a Guido Vernoni una grande amarezza. frequentò per tre anni l’Istituto di Patologia di Friburgo diretto da Aschoff. Francesco Pentimalli (Figura 6). Il suo vivo interesse per la ricerca lo portò. a succedergli a Roma. che nel giorno dell’addio egli trasmise con un accorato discorso a tutto l’Istituto. allora studente interno nell’Istituto di Patologia Generale. già 112 . 5 – Breve lettera di Guido Vernoni indirizzata a chi scrive. lettera gelosamente conservata quale testimonianza dell’affetto che il Maestro dimostrava anche ai più giovani dei suoi studenti. a Napoli fino al 1953 e quindi a Roma. Massimo Aloisi. dove concluse la sua carriera nel 1956. vinse il concorso per professore straordinario nel 1925: chiamato a Cagliari. Nato il 28 novembre 1885 a Palmi.

nelle quali fosse stato indotto un fenomeno infiammatorio mediante la cauterizzazione. milza. coltivata poi sempre con grande rigore. riguardò gli effetti dell’intossicazione cronica con protei113 . sul ricambio idrico. rene. allora avvalorati da altri studiosi. incarico quest’ultimo che ricoprì dal 1949 fino alla sua morte nel 1958. sui rapporti tra alcuni ormoni e funzione renale. che lo portarono ad affermare la natura proteica dell’agente del sarcoma. Dopo di allora Pentimalli tese essenzialmente all’isolamento dell’agente di Rous. a vari soggiorni all’estero in prestigiosi Istituti di ricerca: nel 1927 a Berlino nell’Istituto diretto da Warburg. Ben presto però i suoi interessi scientifici si polarizFig. Le indagini sul carcinoma di Ehrlich del topo svolte nel laboratorio di Aschoff gli consentirono di escludere un effetto chemioterapico di alcuni composti. Le prime indagini furono prevalentemente orientate a problemi di fisiopatologia: tra queste le ricerche sull’embolia polmonare. sulla motilità dell’intestino e dell’uretere. Il grande impegno nello studio dei tumori gli valse la nomina a Direttore dell’Istituto Pascale di Napoli e poi dell’Istituto Regina Elena di Roma. Affascinato dall’indirizzo fisico-chimico che Galeotti aveva dato alla disciplina. in altri termini laddove fossero in atto fenomeni proliferativi cellulari. che in certo modo si ricollegava alla visione Vernoniana della patogenesi dei tumori. con appassionate lunghe indagini di ultracentrifugazione e di spettrofotometria. così come in cicatrici cutanee o in calli ossei in formazione. l’anno successivo a Londra sotto la direzione di Hilgar e Murray. Una linea di ricerca iniziata già tra il 1919 e il 1924 e che egli perseguì fino alla tarda età. quali quelli del selenio. 6 – Francesco Pentimalli zarono sull’oncologia sperimentale. Francesco Pentimalli manifestò ben presto un vivo entusiasmo per la ricerca sperimentale. Nelle prime indagini su questo modello egli dimostrò un fenomeno di grande importanza: l’inoculo endovenoso di materiale contenente il virus poteva determinare l’insorgenza del tumore in sedi diverse quali fegato. nel 1936 nell’Istituto di Chimica Fisica di Uppsala diretto da Svedberg.L’Istituto di Patologia Generale ordinario. Ma la vera attività di Pentimalli iniziò con le ricerche sul virus del sarcoma di Rous. Veniva così illustrato un brillante esempio di cocancerogenesi.

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ne eterogenee. La dimostrazione che tra gli effetti di questa tossicosi vi era costantemente una leucocitosi, soprattutto monocitica, talora la presenza in circolo di progenitori leucocitari immaturi, ed anche la comparsa di focolai di metaplasia mieloide in vari organi, quali milza e rene, lo portò ad affermare che questi effetti, che oggi sappiamo essere quelli di una intensa protratta stimolazione del sistema reticolo-endoteliale, erano la prova di un possibile rapporto eziopatogenetico tra intossicazione proteica cronica e leucemie, concetto che egli sostenne fino alla sua morte, nonostante le critiche, con la feroce passione del suo animo calabrese4. I pochissimi anni romani di Francesco Pentimalli non apportarono particolari miglioramenti all’Istituto che era stato chiamato a dirigere. Le già precarie condizioni di salute e il suo gravoso impegno quale Direttore dell’Istituto Regina Elena lo portarono a trascurare l’attività didattica, che rimase in buona parte affidata agli assistenti che l’avevano seguito da Napoli, Antonio Caputo, futuro ordinario di Patologia Generale a Perugia e poi Direttore dello stesso Istituto Regina Elena, e Dino Guerritore, futuro ordinario di Patologia Generale nella Facoltà di Scienze di Roma. Né si ricordano di lui scritti con finalità didattiche. Una figura, insomma, di ricercatore puro, che come tale merita di essere ricordato tra i grandi Maestri della Patologia Generale di allora. A succedergli nella cattedra di Patologia Generale di Roma fu chiamato nel 1956 Gennaro Di Macco (Figura 7). Nato a Siracusa il 1° settembre 1895, si laureò a Napoli nel 1919. Prima assistente, poi aiuto nell’Istituto di Patologia Generale di Palermo diretto da Scaffidi, vi conseguì la libera docenza nella stessa disciplina nel 1923. Incaricato a Palermo dell’insegnamento della Patologia Generale dal 1925, fu nominato, vincitore del relativo concorso, ordinario a Cagliari nel 1930. L’anno seguente passò a Catania, nel 1935 a Torino e infine a Roma nel 1956. Nella fase iniziale della sua carriera frequentò importanti laboratori di ricerca esteri, ad Heidelberg quello diretto da Hans Sachs, a Kiel quello diretto da Heinrich Schade ed a Parigi quello di Fisiologia Generale della Sorbona diretto da Louis Lapicque. Fig. 7 – Gennaro Di Macco. 114

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Giunto a Roma, Di Macco diede un notevole impulso alla ristrutturazione dell’Istituto. Nel piano seminterrato, prima abbandonato, furono create alcune aulette per le esercitazioni degli studenti, corredate con microscopi ed apparecchiature per proiezioni, mentre nel secondo piano furono ammodernati i laboratori di istologia e di biochimica, essendo il primo piano sempre occupato dall’Istituto di Zoologia. In un locale situato fuori dall’Istituto fu organizzato un moderno stabulario per piccoli animali, che fu poi demolito per la costruzione dell’attuale Aula di Patologia Generale e Anatomia Patologica. Nel piano seminterrato fu anche organizzato un laboratorio di analisi cliniche per pazienti ambulatoriali, destinato a rimanere attivo per molti anni. D’altronde, l’interesse di Di Macco per la medicina di laboratorio è dimostrato anche dalla fondazione a Roma di una Scuola di Specializzazione in Patologia Generale, che per molti anni ha preparato medici e biologi all’attività diagnostica laboratoristica. L’attività scientifica di Gennaro Di Macco fu soprattutto rivolta a temi di fisiopatologia e di biochimica. Nel primo settore si ricordano le ricerche sulla patogenesi delle varie forme di ipertermia, febbrile e non, e quelle sulle ipotermie sperimentali, ricerche queste ultime che lo portarono a formulare il concetto di “zero biologico” quale temperatura alla quale cessa l’attività funzionale dei diversi tessuti. Inoltre egli studiò con varie metodiche sperimentali i meccanismi implicati nell’equilibrio funzionale tra le sezioni, orto- e parasimpatica, del sistema nervoso autonomo, e la patogenesi dei relativi squilibri. In campo biochimico meritano una menzione le ricerche sulla patologia del metabolismo degli aminoacidi, sulle ipervitaminosi sperimentali, sugli effetti delle diete monofagiche. Nel campo della immunologia Di Macco si distinse per alcune ricerche sulle idiosincrasie, come espressione di difetti enzimatici costituzionali, pertanto distinte dalle allergie. Appassionato didatta, si servì ampiamente nelle sue lezioni di sussidi tecnici per dimostrazioni epidiascopiche; è degno di menzione il fatto che egli sia stato tra i primissimi docenti di materie mediche in Italia ad utilizzare per l’esame finale degli studenti una prova preliminare scritta mediante test a risposta multipla, che egli allestiva personalmente prima di ogni sessione, antesignano di una metodologia docimologica oggi largamente affermata. Nella sua vasta trattatistica, rappresentata da un testo di Patologia Generale in due volumi, da uno di Patologia del Metabolismo e dalla voluminosa monografia Malattia e Disposizione, Di Macco si è sempre distinto per l’originalità delle sue concezioni in molti settori della disciplina, 115

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non ultimo un vivo interesse innovativo per la Medicina dello Sport. Non si deve infine dimenticare che Di Macco ebbe anche una intensa attività editoriale, avendo fondato, già durante il soggiorno a Torino, vari giornali, almeno uno dei quali, la Rivista di Medicina Sperimentale, ebbe, almeno nelle sue prime annate, un notevole successo nel panorama non fulgido dell’editoria scientifica italiana dell’epoca. Nel 1966 fu chiamato a succedere a Gennaro Di Macco Dino Merlini. Nato a Peccioli nel Pisano il 26 febbraio 1910, si laureò a Pisa nel 1935. Divenuto ben presto assistente nell’Istituto di Patologia Generale di quella Università, allora diretto da Cesare Sacerdotti fino al 1938 e poi da Alberto Marrassini, vi svolse la prima parte della sua carriera, assumendo l’incarico dell’insegnamento di Patologia Generale e di Batteriologia nel 1947 e poi quello della direzione dell’Istituto prima che nel 1950 vi subentrasse Enrico Puccinelli. Vincitore del concorso a straordinario nel 1952, fu chiamato a ricoprire la cattedra di Fig. 8 – Dino Merlini. Perugia, donde fu chiamato a Roma nel 1966. Durante questi anni svolse una vivace attività scientifica in vari settori della fisiopatologia e della biochimica. Dopo le prime indagini sull’attività respiratoria del cuore, in particolare sull’utilizzazione da parte del tessuto cardiaco di acidi grassi a catena breve e lunga e di corpi chetonici quali substrati, sull’effetto di alcune vitamine sul fenomeno di Sanarelli-Schwartzmann e sul fenomeno di Arthus, sulla presenza di fattori antianemici nell’urina, si dedicò ad una serie di ricerche sulla patogenesi del diabete da allossana, all’epoca il più importante modello di diabete sperimentale. Dopo avere descritto l’azione diabetogena dell’acido deidroascorbico, Merlini dimostrò che la somministrazione di acido ascorbico insieme all’allossana non induceva un diabete, ma una grave anemia emolitica in varie specie animali, dovuta alla riduzione dell’allossana ad acido dialurico, a sua volta responsabile della formazione di metemoglobina e di coleglobina, con comparsa di corpi di Heinz negli eritrociti, formazioni delle quali fino ad allora era incerta la natura. Durante il soggiorno perugino Merlini allestì una sezione di microscopia elettronica dotata di un microscopio elettronico Philips 116

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100, con il quale iniziò, in collaborazione con il suo allievo Felice Giacomo Caramia, ricerche di morfologia ultrastrutturale normale e patologica. Giunto a Roma, si impegnò duramente per vari anni nella completa ristrutturazione dell’Istituto di Patologia Generale. Recuperato l’intero primo piano a seguito dell’avvenuto trasferimento dell’Istituto di Zoologia che l’aveva occupato fino ad allora nella sua sede attuale all’interno della Città Universitaria, l’attrezzò con uffici di segreteria e con una serie di laboratori. La vecchia aula da 140 posti, ormai largamente insufficiente (erano gli anni nei quali gli studenti iscritti al 1° anno superavano i 3000) fu demolita e fu costruita con criteri moderni quella che attualmente è intitolata ad Amico Bignami. La biblioteca fu trasferita al secondo piano e attrezzata con moderne scaffalature su due piani anche per accogliere le numerose riviste alle quali l’Istituto si andava abbonando. Nello stesso piano venne realizzata una parziale soppalcatura per accogliere magazzini e laboratori di ricerca. Nel piano seminterrato venne realizzata una sezione di microscopia elettronica, nella quale fu subito trasferito il microscopio elettronico Philips 100 di Perugia, cui si aggiunse nel 1968 un Philips 300 e pochi anni più tardi un secondo Philips 300, sezione che doveva illustrarsi per le ricerche del suo allievo Felice Caramia e di Matteo Russo; inoltre una serie di studi e di laboratori, una elegante auletta in seguito intitolata a Guido Vernoni, e un moderno stabulario in luogo di quello esterno all’Istituto, ormai fatiscente. Infine, veniva avviata la costruzione dell’attuale aula di Patologia Generale e Anatomia Patologica. Come si vede, una completa ristrutturazione e modernizzazione dell’edificio, reso idoneo ad accogliere pochi anni più tardi due nuovi ordinari, Felice Giacomo Caramia e Giuseppe Pontieri. Divenuto Segretario Generale della Lega Italiana per la Lotta contro i Tumori, Merlini si dedicò alla riorganizzazione delle varie sezioni distaccate di questa Istituzione, compiendo numerosi viaggi nelle sedi sparse in Italia, cui si aggiungevano spesso conferenze sulle neoplasie e sul loro impatto sociale. Si deve infine ricordare che, essendo divenuti in parte superati i trattati di Patologia Generale fino ad allora in uso per la preparazione degli studenti, Merlini provvide a curare l’edizione italiana del trattato di Sir Florey dello stesso nome5. Se negli anni successivi alla sua andata fuori ruolo è stato possibile ospitare efficacemente nell’Istituto una numerosa schiera di nuovi docenti e ricercatori, non vi è dubbio che ciò si deve all’entusiasmo con il quale Dino Merlini rinnovò radicalmente le strutture del vecchio edificio. 117

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Uomo di vasta cultura, austero e talora burbero, non facile al rapporto umano ed alla confidenza, Dino Merlini ha tuttavia lasciato un simpatico ricordo in chi lo ha veramente conosciuto da vicino ed ha potuto apprezzare, al di sotto di quella scorza, un animo capace di momenti di grande umanità. Dopo il pensionamento si ritirò nella sua ad un tempo amata e odiata Peccioli, donde però la nostalgia lo riportava, sempre più raramente, a rivisitare per qualche giorno quello che continuava chiamare il “suo” Istituto, ed a discorrere amabilmente delle vicissitudini ulteriori di questo con chi gli era stato più vicino in quegli anni e che di lui conserva un caro ricordo. Già nei primi anni dopo la chiamata di Dino Merlini a Roma si era resa evidente l’esigenza di incrementare il numero degli insegnamenti di Patologia Generale per far fronte alla sempre crescente popolazione di studenti che frequentavano il secondo ed il terzo anno della Facoltà medica. Esigenza che fu soddisfatta dalla chiamata di due nuovi ordinari, Felice Giacomo Caramia a seguito di concorso, e Giuseppe Pontieri per trasferimento da Napoli, chiamate rese possibili dall’ampliamento e dalla modernizzazione dell’Istituto cui Dino Merlini aveva atteso negli anni precedenti. Felice Giacomo Caramia, nato a Mesagne in Puglia il 20 novembre 1927, si laureò a Perugia nel 1954. Assistente nell’Istituto di Patologia Generale di quella Università, diretto da Dino Merlini, vi conseguì la libera docenza nel 1964, per seguire poi Merlini a Roma nel 1966. Vincitore di concorso, fu chiamato nel 1973 a ricoprire la seconda cattedra di Patologia Generale di Roma. Già le sue prime ricerche avevano dimostrato un vivo interesse alla fine indagine morfologica: è di quel periodo lo studio dei diversi citotipi delle ghiandole salivari e delle isole pancreatiche, nonché della distribuzione del glicogeno nel miocardio, nei muscoli stria118

Fig. 9 – Felice Giacomo Caramia

L’Istituto di Patologia Generale

ti e nei neuroni. Il periodo più fecondo della sua attività scientifica coincise con un soggiorno negli Stati Uniti durato molti anni, a più riprese dal 1965 al 1972, per lo più nel prestigioso Institute of Biology della Washington University di St. Louis, dove ebbe come maestri e collaboratori Rita Levi Montalcini, Renato Dulbecco, Piero Angeletti, Sarah Luce ed altri. Erano gli anni sessanta, durante i quali la microscopia elettronica, che aveva iniziato la sua lenta evoluzione dopo la seconda guerra mondiale con l’affinamento delle tecniche di preparazione dei campioni, era diventata la metodica di elezione nella ricostruzione della istologia dei tessuti e nella definizione delle ultrastrutture cellulari e delle loro alterazioni elementari. Con due lavori pubblicati nel 1965 in collaborazione con Munger e Lacy, Caramia, che già nel 1963 aveva da solo identificato un nuovo citotipo nelle isole pancreatiche, furono stabilite definitivamente le basi ultrastrutturali e funzionali delle diverse popolazioni cellulari delle isole. Sul finire del suo lungo soggiorno negli Stati Uniti, nell’ambito delle ricerche di Rita Levi Montalcini sui fattori implicati nello sviluppo dei neuroni gangliari simpatici, ricerche che le avrebbero valso il Premio Nobel per la scoperta del Nerve Growth Factor, Caramia, in collaborazione con la stessa Montalcini e con Piero Angeletti, studiò dal punto di vista ultrastrutturale le alterazioni indotte da vari agenti tossici, quali guanetidina e bretilio, nel corso dello sviluppo di questi neuroni. Tornato in Italia nel 1972, Caramia si dedicò allo studio istologico, ultrastrutturale ed immunochimico degli epatociti in soggetti portatori di quello che era allora indicato come antigene Australia, dimostrando per la prima volta la presenza di particelle simil-virali nelle cellule epatiche di questi pazienti. Negli anni successivi Caramia, insieme ai suoi allievi romani, applicò la sua grande esperienza di fine morfologo allo studio delle alterazioni elementari del fegato in varie condizioni patologiche, con particolare riferimento alla patologia mitocondriale e perossisomiale, confermandosi uno dei massimi esperti di patologia ultrastrutturale epatica; di particolare rilievo anche le ricerche sui meccanismi del trasporto intranucleare del glicogeno e quelle sulla localizzazione dei collageni tipo IV e V nello stroma di diversi tessuti umani. Si può affermare che soltanto la innata modestia e riservatezza di Felice Caramia, purtroppo recentemente scomparso, gli hanno impedito di essere universalmente riconosciuto, come in effetti fu, come uno dei padri fondatori della moderna microscopia elettronica. 119

Pier Paolo Gazzaniga

Giuseppe Pontieri, nato a Nocera Terinese il 3 settembre 1927, si laureò a Napoli nel 1950. Assistente dal 1951 presso l’Istituto di Microbiologia dell’Università di Napoli, poi presso quello di Patologia Generale della stessa Università, conseguì la Libera Docenza in Patologia Generale nel 1958 e quella in Microbiologia nel 1961. Vincitore del concorso alla cattedra di Patologia Generale di Messina nel 1963, fu chiamato a ricoprire la stessa cattedra a Palermo nel 1964, donde si trasferì a Napoli nel 1971, per essere infine chiamato a Roma nel 1974. La sua formazione scientifica si giovò di numerosi soggiorni all’estero: nell’Istituto Pasteur di Parigi nel 1953, nello stesso anno nell’Istituto di Microbiologia di Delft diretto da Kluyver, dal 1954 al 1955 presso l’Istituto di Igiene di Bonn, nel 1956 nei laboratori Hilger di Londra diretti da Keckwick, dal 1958 al 1959 nel laboratorio di Heidelberger della Rutgers University di New Brunswick, dove, in collaborazione con Otto Plescia, svolse intensa attività di ricerca in campo immunologico: sulla immunochimica del tumore mammario del topo, sulle immunoglobuline mielomatose, sulla biosintesi degli antigeni batterici e tumorali, sulla immunochimica del complemento. Seguirono, durante il soggiorno a Palermo e poi a Napoli, le ricerche di microscopia elettronica sulla ultrastruttura dei cromosomi e della membrana nucleare di cellule batteriche e le indagini sulla biosintesi enzimatica indotta nei batteri, nonché sulla induzione di alcuni enzimi nel fegato rigenerante di mammifero. Nel campo dei tumori spiccano le ricerche sugli antigeni del sarcoma di Rous e su un extra-antigene del fattore latte di Bittner assente nel latte normale. Altre indagini riguardarono la titolazione del primo componente del complemento e le tecniche di isolamento e di frazionamento del terzo componente. A Roma l’attività di ricerca di Pontieri continuò ad essere rivolta nel campo dell’Immunopatologia, in particolare con lo studio del ruolo del sistema complementare nel corso dello sviluppo neoplastico, dei rapporti tra immunodepressione ed oncogenesi e dei fenomeni autoimmunitari. Diversi suoi allievi compirono lunghi soggiorni in Laboratori europei e statunitensi con i quali vennero intrapresi rapporti di collaborazione scientifica con interscambio di ricercatori, ed egli stesso, grazie al supporto del CNR e degli Istituti ospitanti, frequentò come Visiting Professor diversi Istituti scientifici degli USA, soprattutto il Waksman Institute of Microbiology della Rutgers University nel New Jersey, dove, durante gli anni giovanili, era iniziata la sua formazione immunologica sotto la guida di Heidelberger e Plescia. Negli studi sul sistema complementare egli mise in evidenza l’uti120

L’Istituto di Patologia Generale

lizzazione da parte delle cellule neoplastiche del C3 e la biosintesi, secrezione ed utilizzazione di questa molecola da parte di cellule staminali emopoietiche, che la incrementano dopo la trasformazione neoplastica con virus oncogeni. Dalle indagini sui rapporti tra immunodepressione ed oncogenesi emerse il risultato dell’aumentata sintesi e secrezione nelle cellule tumorali di metaboliti dell’acido arachidonico, in particolare leucotrieni e prostaglandine, che diventano responsabili dell’inibizione funzionale dei linfociti, con la conseguenza che l’immunodepressione nei tumori può essere riguardata più come un “post-factum” che come “ante-factum”. Numerose altre ricerche riguardarono il chiarimento della specificità antigenica degli anticorpi antifosfolipidi, il ruolo degli eosinofili nelle reazioni di ipersensibilità di 1° tipo e le modificazioni strutturali della membrana plasmatica delle cellule neoplastiche. Pontieri curò con passione l’attività didattica nei Corsi di Laurea e di Specializzazione, non solo nell’ambito della Patologia Generale ma anche in quello della Storia della Medicina, disciplina della quale ebbe per vari anni affidato l’insegnamento. Oltre a varie rassegne, egli pubblicò, in collaborazione con docenti di diverse Università italiane, un libro di Patologia Generale in due volumi, che nelle sue tre edizioni è stato adottato in molte Facoltà di Medicina, di Veterinaria e di Scienze biologiche. Con la figura di Giuseppe Pontieri si conclude una generazione di patologi generali di Roma. La chiamata di Luigi Frati, destinato a diventare Preside della Facoltà Medica, prestigioso incarico che egli ricopre dal 1990 a tutt’oggi, ha dato inizio ad un nuovo periodo di fervida attività scientifica, oltreché didattica ed assistenziale, che nel breve volgere di due decenni ha consentito a numerosi suoi allievi, diretti o indiretti, di coronare la loro carriera con il conseguimento dell’ordinariato nelle varie discipline ricomprese nel raggruppamento della Patologia Generale. All’attività didattica, scientifica ed assistenziale di questa nuova Scuola ha offerto una solida base organizzativa l’istituzione del Dipartimento di Medicina Sperimentale e Patologia, da molti anni diretto con efficacia e passione da Mario Piccoli. Se, come tutti speriamo e confidiamo, il Policlinico Umberto I sopravviverà alle ormai sue ricorrenti crisi, il riconoscimento dell’ulteriore importante contributo offerto dalla Patologia Generale alle sue finalità resterà affidato ad una futura rievocazione. 121

1957. La Storia della Facoltà Medica di Roma. Fasc. 4. XXVIII.. 3. DI MACCO G. Sperim.. serie VIII.. 1960. Medic. CALIFANO L. 2. Secoli 1989. 5. SCARANO G. Med. STROPPIANA L. 2. 122 . Roma. Matematiche e Naturali della Accademia Nazionale dei Lincei. Il suo pensiero nell’evoluzione della Patologia Generale. vol.Pier Paolo Gazzaniga BIBLIOGRAFIA 1.. Istituto di Storia della Medicina. 1985. Guido Vernoni. Commemorazione tenuta all’Accademia Medica di Roma. Commemorazione del Socio F. Pentimalli. 1: 96-104. Edizioni dell’Ateneo.. PAZZINI A. 1961. Istituzioni e ordinamenti. 31:511-16. Roma. Rendiconti della classe di Scienze Fisiche. Storia della Facoltà di Medicina e Chirurgia. Ricordo di Guido Vernoni.

L’ISTITUTO DI ANATOMIA E ISTOLOGIA PATOLOGICA ERMANNO BONUCCI 123 .

un volume su La patologia del cuore e dell’aorta. tuttavia. effettuati inizialmente nell’Ospedale Santo Spirito. non aveva ancora dignità di disciplina autonoma e veniva considerata un complemento di altre discipline e insegnata come corollario soprattutto della Clinica Medica. oltre a numerose altre opere. collocato in un edificio di stile cosiddetto “coloniale”. Al Valeri seguì. e ivi rimase fino al 1928. Questo ebbe poi sede in via Agostino Depretis. la ricerca Corrado Tommasi Crudeli (1834-1900) viene considerato il primo docente ufficiale di Anatomia Patologica presso l’Università di Roma. trova le sue radici nell’insegnamento della disciplina presso l’Ospedale Santo Spirito. la quale peraltro non era ancora compresa nell’ordinamento degli studi. Guido Baccelli (1830-1916). il quale aveva pubblicato. L’insegnamento pratico dell’Anatomia Patologica e la conseguente attività autoptica. il quale dal 1852 al 1865. Studente prima a Firenze e poi a Pisa. come insegnante non ufficiale. è possibile trovare una succinta descrizione dei locali e delle strutture del nuovo Istituto. presso l’Ospedale Santo Spirito. furono trasferiti al Policlinico Universitario nel 1907 in locali provvisori adiacenti alle sale mortuarie e poi. L’Anatomia Patologica. quindi con la sola Patologia Generale. sede nella quale aveva insegnato la disciplina dal 1865. l’Istituto aveva anche utilizzato alcuni locali della Clinica Psichiatrica. dopo la laurea si era recato a Parigi dove si era interessato di Medicina Sperimentale con Claude 125 . ed attualmente sede del Dipartimento di Medicina Sperimentale e Patologia1. la didattica. quando fu trasferito presso il Policlinico Universitario. della Fisiologia.L’Istituto di Anatomia e Istologia Patologica I primi anni dell’insegnamento L’Anatomia Patologica. dove nella seconda metà dell’800 fu creato dapprima un “Gabinetto fisio-patologico” e poi un Istituto di Anatomia Patologica. dal 1923 al 1928. la Zoologia e la Parassitologia. Fisiologia e Chimica Biologica. in locali definitivi ad esse sovrastanti. professore di Clinica Medica e più volte ministro della Pubblica Istruzione. In attesa del completamento delle strutture del Policlinico. dell’Anatomia Normale. quale si è andata sviluppando nel Policlinico Umberto I. ove fu chiamato nel 1871-72 provenendo dall’Università di Palermo. I Maestri. tenne un corso dedicato alla disciplina. di Adalberto Pazzini. in un edificio che comprendeva anche gli Istituti di Anatomia Umana. Nell’Università di Roma il primo docente di Anatomia Patologica fu Gaetano Valeri. Nella Storia della Facoltà Medica di Roma. dapprima condiviso con la Patologia Generale. nel 1928.

e ancora come “Sindrome di Marchiafava-Micheli” l’associazione di ittero emolitico cronico con emoglobinemia. Descrisse per la prima volta lesioni degli organi in varie condizioni patologiche. ricoprendo tra l’altro gli incarichi di Presidente del Consiglio Superiore della Sanità e di vicepresidente della Croce Rossa Italiana. tanto che nel 1881 ebbe a trasferirsi alla Cattedra di Igiene.Ermanno Bonucci Bernard. in collaborazione con Angelo Celli. Noto soprattutto per le sue ricerche nel campo della malaria. partendo dal presupposto che le manifestazioni cliniche delle malattie trovano un riscontro preciso nelle alterazioni anatomo-patologiche. come “Triade di Marchiafava” l’associazione post-pneumonica di setticemia. Successore di Tommasi Crudeli. fu Ettore Marchiafava (1847-1935). 126 . si era poi recato a Modena come incaricato di Anatomia Patologica e. in tale veste. egli prese parte attiva alla vita nazionale. Ad Ettore Marchiafava successe nel 1922 l’allievo Antonio Dionisi (1866-1931). del quale era stato assistente. Egli era peraltro anche uno stimato igienista. contribuì al chiarimento della morfologia e dello sviluppo endoglobulare del parassita. Oltre che insigne studioso. molto impegnato nell’organizzazione e nel funzionamento dei servizi sanitari. Egli fu deputato prima e senatore poi del Regno d’Italia e. in particolare quelli sulla malaria. endocardite e meningite. si era arruolato tra le truppe di Giuseppe Garibaldi e fu lievemente ferito a Milazzo. il quale portò l’Anatomia Patologica alla dignità di disciplina autonoma. della quale. e per tale motivo membro nazionale dell’Accademia dei Lincei. collaborò all’istituzione di dispensari e reparti ospedalieri per la cura delle malattie veneree. Individuò inoltre nel meningococco il responsabile della meningite epidemica. emoglobinuria e sideruria. Egli si interessò di numerosi altri problemi di patologia. era divenuto professore di ruolo di Anatomia Patologica a Palermo. con i quali riuscì ad anticipare l’idea che il parassita malarico dovesse soggiornare nella zanzara per assumere carattere infettante. aveva studiato il ciclo. che nel 1902-3 aveva tenuto per incarico l’insegnamento di Istologia Patologica a Roma. alcune delle quali sono note ancora oggi con il suo nome. Spirito libero e intraprendente. Antonio Dionisi continuò gli studi già intrapresi con il maestro. Tra le sue ricerche meritano menzione quelle sul parassita malarico e sulla propagazione del colera asiatico e della difterite2. e in Germania. dal 1910. con particolare riferimento alla patogenesi degli itteri3. Si conosce infatti come “Sindrome di MarchiafavaBignami” la degenerazione del corpo calloso nell’alcoolismo cronico. e quelli sulle malattie del sangue. dove aveva frequentato l’Istituto di Rudolf Virchow.

Di questa affezione. nel 1942. nel 1960 la Facoltà romana chiamò Luigi Ajello (1898-1995) a dirigere l’Istituto di Anatomia Patologica. su alcune forme di endocardite. fino ad allora avente carattere prevalentemente macroscopico e istopatologico. Degni di menzione sono i suoi studi sulla patologia vascolare nella malattia reumatica. ove era stato nominato professore di Anatomia e Istologia Patologica nel 1928. dopo aver diretto vari Istituti di Anatomia Patologica in altre sedi universitarie. Trascorso tale periodo. l’insegnamento dell’Anatomia Patologica fu affidato per incarico ad Antonio Ascenzi. Tale incarico ebbe la durata di un biennio. subentrò per un breve periodo Giovanni Lelli. quali la tubercolosi. Meritano particolare menzione quelle sulla granulomatosi amebica. introducendo l’uso delle tecniche istochimiche e favorendo lo sviluppo di quelle ultrastrutturali. per raggiunti limiti di età (1958). nuovi mezzi di ricerca e di diagnostica.). su alcune affezioni emolitiche. Sotti fu studioso attento e rigoroso degli aspetti anatomo-patologici delle malattie che all’epoca avevano il maggior impatto sociale. analizzò aspetti poco noti.L’Istituto di Anatomia e Istologia Patologica Successore di Antonio Dionisi fu nel 1931 Guido Sotti. Nel contempo. che tenne l’insegnamento per incarico dal 1947 and 1949. Al cessare dell’attività universitaria di Gaetano Bompiani. era stato chiamato dall’Università di Genova a dirigere l’Istituto di Anatomia Patologica. Cessato l’insegnamento di Guido Sotti nel 1947 per raggiunti limiti di età. tuttavia. che del Bompiani era stato aiuto. biliare. ponendo sempre in primo piano l’insegnamento dell’Anatomia Patologica direttamente al tavolo anatomico. sugli equivalenti anatomici dell’allergia in alcune forme di tubercolosi (intestinale. Luigi Ajello si fece promotore di numerose ricerche. Titolare della cattedra di Anatomia e Istologia Patologica divenne poi Gaetano Bompiani che. e localizzazioni inusuali. Gaetano Bompiani ebbe il merito di continuare l’attività universitaria secondo i rigorosi principi che erano stati propri dei suoi predecessori. come quelli della miocardite di tipo emorragico. sui processi organizzativi che possono portare all’indurimento polmonare4. Egli aveva tenuto per incarico la cattedra di Anatomia Patologica a Palermo e. ecc. quali quelle nella milza e nelle meningi. Sia in tale sede. che aveva tra l’altro provveduto a riorganizzare dopo la parentesi bellica. sia in quella romana. sulla brucella con individua127 . il quale proveniva dall’Università di Bari. in tal modo offrendo all’Anatomia Patologica. aprì i laboratori dell’Istituto a nuove metodiche di ricerca e di studio. fu chiamato nel 1949 a dirigere quello dell’Università di Roma.

Nato a Genova nel 1927. la Facoltà gli affidò l’incarico di insegnamento di Anatomia e Istologia Patologica su corso sdoppiato dal 1963 al 1968. normali e patologici. Marco Melis è membro di numerose Società Scientifiche. e quello intitolato Tavole sinottiche sistematiche di Anatomia Patologica5. su sua proposta. avendo conseguito lo straordinariato. la Facoltà istituì la Cattedra di Tecnica e Diagnostica Istopatologica. Marco Melis aveva svolto la sua attività accademica nella Facoltà di Medicina e Chirurgia di quella città. successivamente. oltre che con metodiche classiche. sul cocainismo subacuto con evidenziazione di uno pseudogranuloma nervoso (gliomatosi cerebrale micronodulare). di cui assunse la direzione e alla quale venne poi annesso il Centro per la prevenzione e la profilassi dei tumori professionali. Inoltre. sui bioritmi. Nel 1954 la Facoltà istituì la Scuola di Perfezionamento in Oncologia. I risultati delle sue ricerche sono stati riportati su numerose pubblicazioni anche a carattere monografico che. l’Anatomia e Istologia Patologica entrò come insegnamento ufficiale in varie Scuole di Specializzazione. Trasferitosi anch’egli in tale sede nel 1960. La sua attività di ricerca ha riguardato vari aspetti della patologia umana e sperimentale. il primo collocato al pianterreno. con tecniche di istochimica. specie per le componenti collaterali anastomotiche. che venne affidata al suo allievo Marco Melis. Alla loro direzione vennero chiamati rispetti128 . Nel 1965.Ermanno Bonucci zione di un granuloma similtubercolare. a quello di Anatomia e Istologia Patologica. E’ attualmente Professore Emerito. In questa data. ed è stata condotta. del cuore e dei reni. la Facoltà. Quest’ultima gli ha consentito di accertare una peculiare fisionomia vascolare degli organi. il secondo al primo piano dello stesso edificio del Policlinico Umberto I. comprendono le metodiche tecniche dalle autopsie alla microscopia elettronica e gli aspetti arteriografici. Di particolare interesse l’originale volume sulle Similitudini in patologia. ritenne opportuno sdoppiare l’insegnamento dell’Anatomia Patologica in due Istituti distinti. tra l’altro. per meglio far fronte all’aumentato numero di studenti. Al cessare dell’attività universitaria di Luigi Ajello per raggiunti limiti di età (1968). venne chiamato dalla Facoltà romana dapprima all’insegnamento di Tecnica e Diagnostica Istopatologica e. di ultrastruttura e di morforadiologia vascolare normale e patologica. dove gli era stato affidato nel 1959-60 l’incarico di insegnamento dell’Anatomia e Istologia Patologica e la direzione dell’Istituto in sostituzione del suo maestro che era stato chiamato a Roma.

Oltre che allo studio di vari problemi di patologia. Fu tra i primi nel mondo ad affrontare tali studi con il microscopio polarizzatore. assistente di ruolo e aiuto. come cimelio storico. dall’altro facendosi promotore di importanti innovazioni metodologiche. e di Bompiani. nell’atrio d’ingresso dell’Istituto. egli si interessò soprattutto al tessuto osseo e ai problemi collegati con il processo di calcificazione in condizioni normali e patologiche. esso fu il primo microscopio utilizzato nel laboratorio di microscopia elettronica istituito da Antonio Ascenzi. sia come mezzo per conservare alla memoria alterazioni patologiche che per le migliorate cognizioni e condizioni sanitarie andavano scomparendo. prima per incarico. giungendo alla conclusione che le varie componenti del tessuto si organizzano in funzione delle forze meccaniche su di esse esercitate. il microscopio elettronico. con il quale aveva fatto la tesi di laurea. il 129 . uno dei quali rinvenuto da lui stesso nel 1950 nell’area del Circeo (cosiddetto Circeo III B). poi. come professore straordinario e ordinario. Come già riportato. con il quale era stato successivamente assistente. la diffrazione dei raggi X. soprattutto quelle sui reperti ossei neandertaliani. da un lato promuovendo con vigore l’insegnamento al tavolo anatomico e facendo riferimento alle metodiche classiche. soprattutto in ambito ultrastrutturale. Resta a testimonianza del secondo il microscopio elettronico che attualmente fa mostra di sé. dal 1963. assistente incaricato.L’Istituto di Anatomia e Istologia Patologica vamente Antonio Ascenzi e Cesare Cavallero. Resta a testimonianza del primo indirizzo il museo di Anatomia Patologica. Di notevole rilievo sono anche le sue osservazioni in ambito antropologico. Si occupò inoltre di problemi di micromeccanica ossea. Antonio Ascenzi (1915-2000) aveva tenuto per incarico l’insegnamento dell’Anatomia e Istologia Patologica nel biennio 1958-59 e gli era stato poi affidato lo stesso insegnamento dalla Facoltà Medica dell’Università di Pisa. tra i quali meritano particolare menzione quelli relativi alla tubercolosi e ai vizi congeniti di cuore. laboratorio tuttora efficiente e dotato di più moderne apparecchiature. e quelle che al momento della scomparsa conduceva ancora sul reperto fossile più antico rinvenuto in Europa. che egli volle istituire sia a scopo didattico. Egli proveniva dalla stessa Scuola di Sotti. Richiamato a Roma sulla I Cattedra di Anatomia e Istologia Patologica nel 1968. Aveva intanto ottenuto la libera docenza in antropologia e gli era stato affidato l’incarico di insegnamento della Paleontologia Umana presso la Facoltà di Scienze dell’Università di Roma. Antonio Ascenzi accentuò le caratteristiche che erano state del suo maestro Gaetano Bompiani.

Fu Socio Corrispondente Fig. dal 1973 Presidente dell’Istituto Italiano di Paleontologia Umana. nel frattempo trasferito all’Università di Milano. nel 1946 aveva seguito il suo maestro. e il premio nazionale “Antonio Feltrinelli” dall’Accademia Nazionale dei Lincei7. Professore ordinario di Anatomia e Istologia Patologica presso l’Università di Pavia dal 1955. Numerosi furono i riconoscimenti alla sua attività scientifica. nel 1969 veniva chiamato dall’Università di Roma a dirigere il II Istituto di Anatomia Patologica. funzione tenuta con scrupolo e grande competenza fino alla sua prematura scomparsa avvenuta nel 1978. e membro del Comitato Editoriale di varie riviste scientifiche a carattere internazionale.R. relativo ad homo erectus. dal 1970 membro del Consiglio Scientifico Internazionale del Laboratorio di Ricerca dell’Istituto Calot di Berck Plage. nella quale fu membro del Consiglio di Presidenza. Alla direzione del II Istituto di Anatomia e Istologia Patologica della Facoltà Medica romana fu chiamato Cesare Cavallero (19131978). 130 . alcuni dei quali extrauniversitari. Particolare importanza ha avuto il suo Trattato di Anatomia Patologica.N. ebbe numerosi altri incarichi. Assistente ordinario ed aiuto presso la stessa Università. oltre alla direzione del I Istituto e della I Scuola di Specializzazione in Anatomia patologica. Antonio Ascenzi. I risultati delle sue ricerche sono riportati in numerosi lavori pubblicati su importanti riviste nazionali e internazionali. pubblicato in collaborazione con Giacomo Mottura6.Ermanno Bonucci cosiddetto “cranio di Ceprano”. 1 – Antonio Ascenzi dal 1972 e Socio Nazionale dal 1987 dell’Accademia Nazionale dei Lincei. dal 1966 membro della Commissione per le Scienze Ausiliarie dell’Archeologia del C. in particolare gli fu conferito il premio Ettore Marchiafava dall’Università di Roma “La Sapienza”. Egli fu dal 1966 al 1970 membro di nomina ministeriale del Consiglio Superiore della Pubblica Istruzione. il quale proveniva dall’Università di Pavia dove era stato alunno del Collegio Ghislieri e si era laureato discutendo una tesi sperimentale di micologia preparata sotto la guida di Piero Redaelli. allora Professore Ordinario di Anatomia Patologia. Fu socio di numerose associazioni scientifiche nazionali ed internazionali. in Francia.

quello di Anatomia e Istologia Patologica nella Facoltà di Medicina e Chirurgia. Cesare Cavallero è stato Direttore delle Scuole di Specializzazione in Anatomia e Istologia Patologica ed in Oncologia dell’Università di Roma. si trasferì alla I Cattedra. E’ stato autore di oltre 300 pubblicazioni su riviste nazionali ed internazionali. in parte in Istituti esteri (Louvain. 131 . ove peraltro ebbe ad insegnare per il solo anno accademico 1975-76. In tale sede. Egli aveva ottenuto nel frattempo la libera docenza prima nella stessa disciplina e poi in Istochimica Normale e Patologica. nel periodo 1968-69. Copenhagen. Durante il periodo di insegnamento di Antonio Ascenzi. Nel 1969 la Facoltà di Medicina e Chirurgia dell’Università romana lo aveva chiamato a tenere per incarico l’insegnamento di Anatomia e Istologia Patologica.L’Istituto di Anatomia e Istologia Patologica Cesare Cavallero ha svolto importanti ricerche scientifiche. Nel 1985. che lo accompagnerà lungo tutto l’arco della sua vita scientifica. essendo andato fuori ruolo Antonio Ascenzi. I suoi studi anatomo-patologici avevano un costante punto di riferimento nella fisiopatologia e nella patogenesi delle affezioni. Danimarca 1946-1948). e l’aterosclerosi umana e sperimentale8. essendo stato subito richiamato a Roma sulla terza Cattedra di Anatomia e Istologia Patologica. che era suo allievo. le malattie del collagene. egli passò alla seconda Cattedra e divenne Direttore del II Istituto. occupandosi dapprima di problemi relativi alla micologia umana e sperimentale e quindi all’endocrinologia sperimentale. ed è stato membro di Consigli Direttivi di numerose Società Scientifiche nazionali ed europee. Belgio 1939-1940. dove era stato assistente e aiuto. Vittorio Marinozzi aveva tenuto per incarico dapprima (1966-68) l’insegnamento di Ultrastruttura della Cellula per la Classe di Scienze Biologiche della Scuola Normale Superiore. su temi riguardanti principalmente l’endocrinologia umana e sperimentale. rappresenta una caratteristica tipica della sua Scuola. Egli aveva infatti iniziato e svolto parte della sua attività accademica presso l’Università di Roma. nel 1969 era stato richiamato a Roma a coadiuvarne l’operato Vittorio Marinozzi (1924-1997). e aveva poi seguito Antonio Ascenzi quando questi era stato chiamato dall’Università di Pisa. Dopo la morte prematura di Cesare Cavallero. e poi. Nel 1975 risultò vincitore del concorso di professore straordinario di Istochimica Normale e Patologica presso la I Facoltà di Medicina e Chirurgia dell’Università di Napoli. e tale indirizzo.

poi presso i centri di Microscopia Elettronica dell’Università di Losanna (1961). sulle glicoproteine di membrana e sui glicoconiugati. dapprima presso l’Istituto Superiore di Sanità di Roma. Cesare Bosman (1932-2003) era stato studente a Roma e. 2 – Vittorio Marinozzi Ascenzi il laboratorio di microscopia elettronica. aveva ottenuto la libera docenza in Anatomia Patologica. soprattutto. Delle sue numerose ricerche condotte con tale tecnica meritano particolare menzione quelle del tutto originali. Per l’insieme dei risultati ottenuti. Egli si era interessato fin dal 1957 di problemi ultrastrutturali. ove era disponibile un microscopio elettronico. riportate su riviste scientifiche di grande risonanza internazionale.Ermanno Bonucci L’attività scientifica di Vittorio Marinozzi ha avuto una notevole risonanza internazionale sia per l’importanza degli argomenti trattati. Trascorso un biennio negli USA. ove si era interessato soprattutto di immunopatologia. dell’Istituto dei Tumori di Villejuif. ed infine a Roma. presso l’Università di California a La Jolla. E’ stato membro di numerose Società Scientifiche nazionali e internazionali. Baroni. era stato incaricato nel 1975 dell’insegnamento di Anatomia e Istologia Patologica presso il I Istituto e nel 1980. a seguito di rego132 . sul significato istochimico dell’impregnazione argentica. l’Accademia Nazionale dei Lincei gli assegnò il premio “Antonio Feltrinelli” per la Medicina nell’anno 1979. successivamente. con incarico di insegnamento su corso sdoppiato di Anatomia e Istologia Patologica. rispettivamente Cesare Bosman e Carlo D. dove era stato allestito da Antonio Fig. sulla composizione e ultrastruttura del nucleolo. e dell’Università di Pisa. Di notevole interesse sono anche le indagini che Egli eseguì su amplissima casistica anatomo-patologica relativamente alle alterazioni polmonari e. in Francia (1962-63). renali nelle cardiopatie congenite cianotizzanti. Nell’anno accademico 1969-1970 vennero affiancati ad Antonio Ascenzi e a Cesare Cavallero i loro allievi. Trasferitosi nuovamente a Roma. assistente di Anatomia Patologica nella Facoltà di Medicina e Chirurgia dell’Università di Pisa. sia per le tecniche innovative ed originali.

La sua competenza anatomo-patologica gli valse l’invito a collaborare con importanti istituzioni ospedaliere. la libera docenza in Anatomia ed Istologia Patologica ed in Cancerologia Sperimentale. in particolare. Minnesota nel 1984). dell’istopatologia e della citopatologia. Jacques Miller e Fritz Bach. Salk Institute for Biological Studies. Membro di numerose società scientifiche. in particolare al tavolo anatomico. immunologia sperimentale. è membro di numerose Società Scientifiche nazionali e internazionali. divenuto professore ordinario. Jonas Salk. Carlo D. dove continuò tale incarico di insegnamento nel II Istituto di Anatomia Patologica della Facoltà di Medicina e Chirurgia dell’Università “La Sapienza”. nato a Milano nel 1934. Anthony Davies.L’Istituto di Anatomia e Istologia Patologica lare concorso. dal 1960 al 1963. ed aveva avuto l’incarico di insegnamento in Anatomia Patologica prima di trasferirsi a Roma. Il suo percorso universitario è contrassegnato da lunghi periodi di studio all’estero (Department of Oncology . quale professore straordinario fu chiamato nel 1980 ad insegnare nella Cattedra di Anatomia e Istologia Patologica dello stesso Istituto. Chicago. Philip Shubik. del Collegio Ghislieri. California dal 1967-1970. Cesare Bosman associava ad una conoscenza molto approfondita ed erudita dell’anatomia patologica. dove poi. San Diego. condotte soprattutto su casistica anatomo-patologica. Minneapolis. proveniente dall’Università di Pavia. durante i quali si è occupato di cancerologia sperimentale. Renato Dulbecco. hanno prodotto risultati molto importanti.Chicago Medical School. e in tal senso ebbe a coordinare un gruppo di ricerca nazionale espressamente dedicato a tale tema. al pari del Cavallero. unanimemente apprezzati. dove era stato alunno. è stato membro del Board of Directors della European Society of Pathology e 133 . soprattutto nello studio delle neoplasie. Vincitore di concorso nazionale. Le sue ricerche. Department of Immunology . Illinois. anche su temi di patologia estremamente rari.University of Minnesota Medical School. era divenuto docente di ruolo nella disciplina. In questi periodi ha avuto modo di collaborare con eminenti scienziati quali Henry Rappaport. fu tra i primi a comprendere l’importanza della diagnostica ultrastrutturale. Baroni. ha continuato l’insegnamento della Disciplina. una notevole capacità didattica. E’ attualmente professore fuori ruolo. immunopatologia e patologia delle malattie immunoproliferative. Direttore della Scuola di Specializzazione in Anatomia Patologica dal 1980 al 1986 e dal 2003 ad oggi. aveva ottenuto la specializzazione in Anatomia ed Istologia Patologica ed in Oncologia.

Durante il periodo della direzione di Antonio Ascenzi. Egli è stato inoltre Direttore della Scuola di Specializzazione in Anatomia Patologica dal 1987 al 2002. professore ordinario di Anatomia e Istologia Patologica presso la Facoltà di Medicina e Chirurgia dell’Università “La Sapienza”. E’ 134 . E’ socio onorario della Società Italiana di Ortopedia e Traumatologia e membro di numerose società scientifiche nazionali e internazionali. è inoltre socio corrispondente della Real Academia de Medicina y Cirugia dell’Università di Cadice. L’attività di ricerca di Ermanno Bonucci ha riguardato numerosi campi della patologia. è dal 2004 socio nazionale. Per essi l’Accademia dei Lincei gli assegnò nel 1989 il premio “Antonio Feltrinelli” per la Medicina. immunoistochimica e microscopia elettronica condotte sui tessuti osseo e cartilagineo normali e patologici hanno avuto ampia risonanza internazionale. nel 1983. quando gli viene affidato quello dell’insegnamento di Anatomia e Istologia Patologica. prevalentemente su riviste a carattere internazionale. Socio corrispondente dell’Accademia Nazionale dei Lincei dal 1993. della Biologia. Degni di particolare menzione sono il Manuale di Istochimica e il volume Calcification in Biological Systems9. Ermanno Bonucci. costituitosi nel 1983 dalla confluenza dell’Anatomia Patologica. venne aggregato al I Istituto l’insegnamento di Istochimica. che nel 1970 fu affidato per incarico al suo allievo Ermanno Bonucci. a seguito di regolare concorso. egli tiene tale incarico sino al 1978. ed è stato coordinatore del Dottorato di Ricerca in Fisiopatologia dei Tessuti Calcificati e del Dottorato di Ricerca in Patologia Umana.Ermanno Bonucci della European Society of Haemopathology. anche come Editor in Chief. i risultati delle ricerche di istochimica. Nel 1980. Partecipa a consorzi di ricerca finanziati dalla Comunità Europea (MuvadenDetec). ed è autore di oltre 350 pubblicazioni a stampa. è stato dal 1983 al 1988 Direttore del Dipartimento di Biopatologia Umana dell’Università di Roma “La Sapienza”. E’ stato membro del Consiglio Scientifico Internazionale del Laboratorio di Ricerca dell’Istituto Ortopedico Calot di Berck-Plage (Francia). E’ Consultant for Pathology of the European Late Effect Project Group. libero docente nella disciplina e in Anatomia Patologica. della Chimica Clinica e dell’Ematologia. di alcune delle quali è stato Presidente. Ha fatto parte del comitato editoriale di numerose riviste scientifiche. E’ autore di oltre 260 pubblicazioni su riviste nazionali ed internazionali. attualmente Professore Emerito. In particolare. Nato a Spoleto (PG) nel 1930. diviene professore straordinario e.

Nel 1983 diviene professore associato di Istituzioni di Anatomia e Istologia Patologica per il Corso di Laurea in Odontoiatria e Protesi Dentaria presso la stessa Facoltà. nato a Milano nel 1948. viene incaricato dell’insegnamento di Anatomia e Istologia Patologica dalla Facoltà di Medicina e Chirurgia dell’Università “La Sapienza” dal 1979 al 1983. si interessa prevalentemente di patologia cardiovascolare e in tale campo ha pubblicato oltre 300 lavori. viene chiamato dall’Università dell’Aquila. gli è stata conferita dal Presidente della Repubblica. sulla cattedra di Anatomia Patologica Cardiovascolare. Di particolare interesse sono i suoi studi sulla etiopatogenesi e sulla suscettibilità genetica del mesotelioma maligno familiare. e quelli del tutto recenti su nuovi parametri genici per la diagnostica molecolare delle neoplasie tiroidee e sui meccanismi patogenetici dello sviluppo dei tumori tiroidei. funzione che ricopre tuttora. nato a Pisa nel 1941. Unità di Trapianto Cardiaco. divenuto professore straordinario nella stessa disciplina. Nel 1993 viene richiamato a Roma. Pietro Gallo. Carlo Azeglio Ciampi. direzione che aveva già tenuto nel periodo 1987-90. nel 1987 viene chiamato dalla Facoltà di Medicina e Chirurgia dell’Università “La Sapienza” quale professore associato di Anatomia e Istologia Patologica. nato a Firenze nel 1947. l’onorificenza di Cavaliere di Gran Croce. accademici ed organizzativi. Università “La Sapienza”. di professore associato di Anatomia e Istologia Patologica. della quale è ancora titolare. Dal 1994 è Direttore del Museo di Anatomia Patologica annesso al I Istituto. ed è stato Presidente della Società Italiana di Patologia Cardiovascolare e membro del Consiglio Direttivo della SIAPEC. dal 1985 è responsabile della Sezione di Patologia. Specializzatosi prima in Anatomia Patologica e poi in Oncologia. dove ha svolto le funzioni di assistente ordinario e.L’Istituto di Anatomia e Istologia Patologica stato coordinatore di numerosi programmi di ricerca condotti in collaborazione con Istituti nazionali e esteri. ove trascorre un triennio. In riconoscimento dei suoi meriti. Nel 1990. Oltre ai numerosi e gravosi impegni didattici. E’ membro di varie Società Scientifiche. I docenti attuali Francesco Nardi. che hanno suscitato vasta eco nazionale e internazionale. In tale disciplina diviene professo135 . Diviene nel 1985 professore straordinario nella stessa Disciplina e Facoltà e nel 1989 professore ordinario. dal 1983. Tullio Faraggiana di Sarzana. ha iniziato il suo iter accademico nel I Istituto di Anatomia Patologica dell’Università “La Sapienza”.

National Institute of Health. di microscopia elettronica e confocale. acquisisce la sua maturità scientifica presso la Scuola di Antonio Ascenzi. E’ professore associato di Anatomia Patologica nella Facoltà di Medicina e Chirurgia de “La Sapienza” dal 1987 al 1994. Tullio Faraggiana di Sarzana ha conseguito la specializzazione in Anatomia Patologica e la American Board of Pathology Medical licence per gli stati di New York. tiene l’insegnamento della suddetta disciplina presso lo stesso Istituto. nel 2000. condotta con tecniche di biologia molecolare. del quale segue anche l’attività di ricerca. nata a Roma nel 1947. ad eccezione del periodo 1975-78 trascorso negli USA quale Visiting Fellow presso il National Cancer Institute di Bethesda. funzione che svolge ancora oggi presso la seconda Facoltà di Medicina e Chirurgia. la patologia della pelle. professore ordinario. la biologia del collagene. Ospedale Sant’Andrea. I suoi interessi scientifici riguardano soprattutto la patologia renale. e sulla patogenesi del carcinoma papillare della tiroide.. Paolo Bianco. Md.Ermanno Bonucci re straordinario nel 1994 e professore ordinario nel 1997 e in tale veste. nel 1986 diviene professore associato di Immunopatologia. ove dal 1999 ricopre anche il ruolo di Direttore della Scuola di Specializzazione in Anatomia Patologica. viene richiamato a Roma dalla I Facoltà di Medicina e Chirurgia. La sua attività di ricerca. per le sue ricerche si avvale di tecniche ultrastrutturali e di biologia e patologia molecolare. verte soprattutto sulla fisiopatologia ossea e sulla biologia delle cellule staminali. Md. E’ stato Assistant Editor e successivamente Associated Editor del Journal of Histochemistry and Cytochemistry. nato a Roma nel 1950. New Jersey. E’ autore di numerose pubblicazioni su riviste scientifiche nazionali e internazionali. a tutt’oggi. Nel 1993 viene chiamato dall’Università dell’Aquila quale Professore Associato di Anatomia e Istologia Patologica. Stefania Uccini. USA. specialista in Patologia Generale e in Anatomia Patologica. divenuto professore straordinario della stessa disciplina. nel 1997. e. E’ membro di numerose Società scientifiche. Le sue ricerche di maggior rilievo vertono sull’eziopatogenesi e sulla classificazione delle malattie linfoproliferative e dei timomi. In tale anno diviene professore straordinario nella stessa disciplina. Indiana. ha percorso tutto il suo iter accademico presso l’Università di Roma. nel 2000 professore straordinario e 136 . nato a Lecce nel 1955. Luigi Ruco. nel 2003 diviene professore ordinario nella stessa sede. Bethesda. e mediante colture in vitro. che amplia e completa con lunghi soggiorni nel National Institute of Dental Research. di istochimica e immunoistochimica.

e i professori Valeria Ascoli. Antonio Dionisi. 2000. Trattato di Anatomia Patologica. Ospedale Sant’Andrea). GRUCCIONI F. neuroblastomi. BONUCCI E. patologia linfoproliferativa.. 75(16):531-538. Roma. Sezione pratica 1968. Lombardo Editore 1981. MELIS M. Torino. 2. Giancarlo Castagna. Roma. Pietro Mingazzini. BIBLIOGRAFIA 1. Francesco Autelitano e Alberto Ceccamea. Anna de Matteis. 71:723-726. 5. Boca Raton. Sezione pratica 1931. Similitudini in patologia. 137 . Ugo Di Tondo. Svolge attività di ricerca prevalentemente su AIDS. Roma. Andrea Onetti Nuda. PAZZINI A. MOTTURA G. Manuale di Istochimica. Soc. Ed. Giulia D’Amati. Soc. patologia pediatrica. AJELLO L. 9. Tavole sinottiche sistematiche di Anatomia Patologica. Antonio Ascenzi (1915-2000). CRC Press 1992. Luigi Giusto Spagnoli. 34:419-420.. J. Florida. Patologica 1979.. Edoardo Pescarmona. UTET. 7. sarcoma di Kaposi. per le quali riscuote unanime apprezzamento.. Ann. igienista. MOSCA L. Universo. Ed. Roma. 38:1577-78.L’Istituto di Anatomia e Istologia Patologica nel 2003 professore ordinario di Anatomia Patologica.. DEL VECCHIO R. Voll. Felice Giangaspero. 8. Corrado Tommasi-Crudeli. ASCENZI A. tra l’altro coordinando il programma MURST sul sarcoma di Kaposi nel 1998 e nel 2000.. prematuramente scomparsi. 1961. Ai suddetti professori di prima fascia si sono affiancati negli anni numerosi professori di ruolo di seconda fascia. I e II. 2000. 3. 12(6):441-456. Gaetano Bompiani. 4. Universo. MELINO C. I risultati ottenuti sono stati oggetto di pubblicazione su riviste scientifiche a carattere nazionale e internazionale.. Carlo Della Rocca. MELIS M. Antonella Stoppacciaro (II Facoltà. Il Policlinico. La Storia della Facoltà Medica di Roma. 1a ed... In particolare. 2000. Cesare Cavallero (1913-1979). attualmente professor ordinario della disciplina presso l’Università di Tor Vergata. Istituto di Storia della Medicina. Domenico Vitolo. 1970. Francesco Carpino. Il Policlinico. BONUCCI E. a riposo per raggiunti limiti di età. Ig. Daniele Eleuteri Serpieri. Calcification in Biological Systems.... ASCENZI M.G. BOMPIANI G. Ha svolto un intenso programma di ricerca.. Biomechanics 2001. 6.

L’INSEGNAMENTO DELLA FARMACOLOGIA PIETRO MELCHIORRI 139 .

Con Lectura simplicium Leone X introdusse per la prima volta nel programma degli studi medici universitari. un orto botanico allestito su ordine dello stesso Pontefice Leone X nei Giardini vaticani. Avicenna. Giovanni Faber. gli insegnamenti impartiti.L’Insegnamento della Farmacologia I primi anni dell’insegnamento Il 9 novembre 1513 Leone X con la Bolla Dum suavissimos atque uberes fructus riordinò e riformò il piano degli studi universitari dell’allora Archiginnasio Romano. medico illustre ai suoi tempi. Dalla consultazione dei Rotuli si deduce anche che l’insegnamento dei semplici alla Sapienza nel 1600 e nella prima metà del 1700 era svolto da differenti e numerosi lettori e comprendeva una moltepli141 . svolse nel primo decennio del 1600 letture di semplici dal titolo De vere catarticis tam compositis quam simplicibus. Questa lettura dei semplici riguardava le parti di piante. Dioscoride. animali o minerali che erano usate nella medicina antica e che non dovevano subire sostanziali cambiamenti che ne avrebbero modificato le proprietà farmacologiche e terapeutiche. Giovanni Sinibaldi. e De alterantibus et corroborantibus. una terza disciplina denominata Lectura simplicium. i nomi dei lettori delle singole materie. sino ad allora assolutamente teorici. assegnandogli il ragguardevole stipendio annuo di 400 fiorini. i chiarimenti ed aggiornamenti che riteneva opportuni. De lenientibus et metallicis. gli argomenti delle letture e perfino gli stipendi dei docenti). erede di quello Studium Urbis fondato nel 1303 da Papa Bonifacio VIII. De lenientibus et aromaticis medicamentis. un insegnamento di fitoterapia e farmacognosia basato su dimostrazioni ed esercitazioni pratiche. vi poteva aggiungere le annotazioni. dal 1635 al 1645 tenne letture di semplici dai titoli De alexifarmacis. ad esempio. ma aveva l’obbligo di mostrare e descrivere agli studenti le piante medicinali che vegetavano nell’orto dei semplici. De vinis Romanorum. Pietro Castelli dal 1629 al 1630 tenne corsi intitolati De medicamentis purgantibus vomitoriis e De mineralibus. aggiungendo alle due precedenti materie dell’insegnamento medico di allora. Da quei pochi “Rotuli della Sapienza” rimasti (magnifiche pergamente miniate in cui venivano annotati gli atti riguardanti l’Università. Plinio che si riferivano alle proprietà delle piante. Il Lettore dei semplici doveva leggere quei passi dei testi di Galeno. Lo stesso Pontefice nominò il primo lettore dei semplici nella persona di Giuliano di Foligno. De purgantibus et venenis. De gemmarum virtutibus. la medicina teorica e la medicina pratica. apprendiamo gli argomenti che i lettori dei semplici trattavano e l’anno in cui li svolsero1.

setacciamento. nella sua celebre bolla Quod Divina Sapientia (1824). nel cui programma didattico possiamo trovare i primi rudimenti di biochimica e chimica del farmaco. dall’altro. in un tempo in cui ancora non esistevano specialità medicinali standardizzate4.Pietro Melchiorri cità di argomenti che oggi definiremmo di Botanica. al fine di arricchirne il contenuto di ciò che era considerato efficace dal punto di vista terapeutico. tentarono di sostituire le piante fresche ed essiccate descritte nei testi di Galeno. con estratti purificati ottenuti trattando i semplici con rozzi metodi fisici (macinazione. a riformare nuovamente i corsi di Medicina della Sapienza. i farmacisti del tempo. Terapia generale e Materia medica2. Se quindi da un lato si assisteva alla nascita dei primi rudimentali farmaci. Ma agli inizi dell’800 anche la riforma benedettina si dimostrò inadeguata all’evolversi delle scienze mediche. legata alla lettura e al commento dei soli testi storici riconosciuti dalla curia pontificia. la aumentata disponibilità di principi attivi purificati o sintetizzati dalla chimica indusse il Pontefice ad aggiungere all’ultimo anno degli studi medici un nuovo insegnamento di farmaci. gli speziali. filtrazione). di Farmacognosia. già nella prima metà del ‘700. riunendo l’insegnamento dei farmaci con quello dell’igiene e della terapia medica in una unica cattedra di Igiene. ritenuto necessario per far conoscere ai medici come si compilavano e si spedivano le ricette contenenti i principi attivi. dall’altro la Botanica andava sempre più assumendo i connotati di scienza autonoma dedicata allo studio delle piante indipendentemente dal loro valore terapeutico. In questo modificato scenario Benedetto XIV introdusse nel 1748 la sua riforma degli studi settecenteschi romani (1748) abolendo la Lectura simplicium e trasferendo l’insegnamento dei semplici nelle Istituzioni di Botanica pratica e aggiungendo agli insegnamenti impartiti nel corso di Medicina della Sapienza quello di Istituzioni ed esperimenti chimici. Inoltre. finì per rendere il corso inadeguato al crescere delle conoscenze scientifiche e sempre più estraneo alle reali esigenze della medicina2. la Farmacia pratica. Fu Leone XII. 142 . se da un lato rappresentava un esempio raro e sorprendentemente attuale di insegnamento integrato. o Avicenna o Razes. Infatti. e nella seconda metà del secolo le scienze chimiche incominciarono ad applicare nuove tecniche analitiche all’ isolamento e identificazione dei principi attivi responsabili dell’effetto curativo delle piante medicinali3. Questo carattere multidisciplinare della Lectura simplicium. per la sua rigidità didattica. percolazione. di Farmacologia e di Terapia medica. macerazione.

le ipotesi germinali di Louis Pasteur e la biologia dei microbi di Robert Koch. La farmacologia sperimentale fece tesoro di quelle idee innovative che in ambito medico avevano rivoluzionato le precedenti concezioni: la medicina sperimentale di Claude Bernard. Nella Materia medica vennero raggruppati sia i farmaci estrattivi di origine vegetale ed animale (sezioni definite come Materia medica botanica e Zoologia medica) sia quelli prodotti dalla chimica (Materia medica chimica). nel 1870. considerare che la riforma di Leone XII segna l’inizio della Farmacologia come nuova disciplina dell’Ateneo romano. la ricerca Possiamo quindi. popolarissimo nell’ambiente studentesco. sia pur suddivisa negli insegnamenti di Materia medica. che vi insegnò fino al 1849. Terapia generale e Farmacia pratica. In questo nuovo fervore delle scienze mediche sperimentali. seguito da Raffaele Luchini (1851-1856) e da Francesco Scalzi (1856-1889). Lo Scalzi. Giuseppe Colasanti viene chiamato a ricoprire la prima cattedra di Materia Medica e Farmacologia sperimentale della Sapienza con il compito di organizzare e sviluppare la nuova scienza del farmaco. Ma la fine dell’800 fu soprattutto caratterizzata dalla identificazione della struttura chimica di numerose molecole contenute nelle piante medicinali. Queste scoperte della chimica fornirono le basi a nuova disciplina. la farmacologia sperimentale. Giuseppe Colasanti era uomo di vasta cultura biolo143 . la Sapienza divenne Università dello Stato Italiano e la denominazione del corso di insegnamento fu mutata in Materia medica e Terapia Generale. mentre l’igiene divenne insegnamento distinto. la farmacocinetica e la farmacodinamica. impresse alla sua scuola un indirizzo sperimentale e scrisse un manuale ad uso degli studenti del suo corso. la didattica. glucosidi e acidi vegetali. nel 1890. a cui si attribuirono le proprietà terapeutiche dei semplici.L’Insegnamento della Farmacologia I Maestri. il Trattato di Materia Medica e una Synopsis pharmacologiae generalis in cui si ritrovano alcuni rudimenti di quelle che oggi sono le due principali sezioni della Farmacologia. a buona ragione. e che permise una prima classificazione dei farmaci naturali in tre grandi categorie chimiche: alcaloidi. noto igienista. che ebbe i suoi più insigni rappresentanti in quelle figure di fisiologi-farmacologi in grado di studiare l’interazione tra organismo e farmaco e di valutare di quest’ultimo sia gli effetti terapeutici che tossici. Scalzi fu il primo a vincere una cattedra per pubblico concorso e sotto il suo insegnamento. la patologia cellulare di Rudolf Virchow. Di questa nuova cattedra fu primo professore Giacomo Folchi.

144 .Pietro Melchiorri gica. Nell’edificio di via De Pretis. sulla tossicità del mercurio. L’Istituto di Farmacologia sperimentale disponeva di 11 locali tra laboratori. una officina ed uno stabulario. e quindi titolare della cattedra di Farmacologia sperimentale. per passare poi alla scuola di Fisiologia di Luigi Luciani a Firenze. la Farmacologia occupò il terzo piano. studi e direzione. possedeva inoltre un museo delle droghe. Colasanti attrezzò in maniera adeguata il suo Istituto. Fu uno dei primi in Europa a descrivere i danni prodotti dal mercurio sul sistema nervoso periferico. Archivio di farmacologia e scienze affini. sugli effetti della cocaina sulle funzioni cerebellari e labirintiche. Iniziò la sua carriera universitaria come settore di Anatomia e poi assistente di Anatomia Comparata. una biblioteca. Organizzò ricerche sulla fisiologia e farmacologia del pancreas. di Virchow a Berlino e infine in quello di Felice Hoppe-Seyler a Strasburgo. Le linee di ricerca che Gaglio svolse nell’Università di Roma risentono della sua formazione fisiologica sperimentale. che alloggiava anche altri Istituti Biologici. si recò fin da giovane nel laboratorio di Stricker a Vienna. Colasanti fondò inoltre la prima rivista italiana di farmacologia. Vincitore di borse di perfezionamento all’estero. L’indirizzo nettamente sperimentale conferito alla farmacologia romana dal Colasanti ricevette un impulso ulteriore in senso fisiologico dal suo successore Gaetano Gaglio (1903-1924). Per queste sue ricerche ricevette anche l’incarico di un insegnamento complementare di Tossicologia presso la Facoltà di Medicina e Chirurgia della Sapienza e la direzione della Scuola di Farmacia5. Con Giuseppe Colasanti la Farmacologia venne trasferita dal Palazzo della Sapienza nell’Istituto di Farmacologia sperimentale con sede in Via Agostino De Pretis 92. fu quindi docente di Fisiologia e incaricato di Anatomia e Fisiologia Comparata. maturata in lunghi soggiorni nei principali laboratori di fisiologia e farmacologia europei. in quello di Pfluger a Bonn. Gaglio infatti aveva iniziato la sua carriera universitaria come assistente di Fisiologia nell’Istituto Universitario di Torino diretto da Angelo Mosso. Nel 1881 fu titolare di Chimica Fisiologica alla Sapienza. talché alla fine dell’8oo l’Istituto di Farmacologia sperimentale della Sapienza era considerato uno dei meglio organizzati in Italia e in grado di sviluppare quella nuova scienza sperimentale che incominciava ad acquisire una posizione autonoma rispetto alle altre scienze biologiche. dotato di una solida ed aggiornata esperienza nella sperimentazione animale. Egli si perfezionò nella fisiologia sperimentale presso i più noti Istituti di Lipsia e Strasburgo.

della direzione. Pietro Di Mattei. L’Istituto di Farmacologia fu localizzato al primo piano di questo edificio e Bonanni curò personalmente una razionale organizzazione dei laboratori. delle porfinurie tossiche prodotte da farmaci e degli effetti degli amari sulla secrezione gastrica. che alloggiava l’Istituto di Farmacologia sperimentale e gli altri Istituti Biologici della Sapienza. venne chiamato a ricoprire la cattedra di Farmacologia della Sapienza un suo allievo. Nel 1929 l’edificio di via Agostino De Pretis. Nei tredici anni del suo insegnamento alla Sapienza. 145 . Fig. e il Verano. Chimica Fisiologica e Fisiologia vennero trasferiti in una nuova sede costruita nell’area compresa tra il Policlinico. impiegando le tecniche dei riflessi condizionati descritte da Ivan Pavlov. la cui costruzione era stata ultimata nel 1902. Fig. 2 – Pietro Di Mattei (al centro con gli occhiali) e alla sua sinistra Hans Selye al 4° Congresso Internazionale di Terapia (Roma 2325 settembre 1954). alla morte di Attilio Bonanni. venne demolito per permettere la costruzione del Ministero dell’Interno e la relativa Piazza del Viminale. che vi si trasferì dalla Università di Pavia dove già insegnava la stessa disciplina dal 1928. Gli Istituti di Farmacologia.L’Insegnamento della Farmacologia Nel 1925 Attilio Bonanni subentrò a Gaglio nella cattedra di Farmacologia e nella direzione dell’Istituto di Farmacologia sperimentale. 1 – Attilio Bonanni (1925) al tavolo della biblioteca dell’Istituto di Farmacologia sperimentale di Via Agostino De Pretis insieme al giovane assistente Pietro Di Mattei (in piedi nella foto). Nel 1938. della biblioteca e dei servizi. degli studi. Bonanni si dedicò allo studio dell’assorbimento del ferro e del suo trasporto nell’organismo.

Seguì una faticosa e lenta ricostruzione che ben presto si dimostrò inadeguata di fronte alle crescenti esigenze sollevate dall’imponente sviluppo della Farmacologia nel rifiorire della ricerca scientifica italiana. 3 – L’edificio della Sapienza che ospitava gli Istituti di Fisiologia. Fig. 4 – Il Ministro dei Lavori Pubblici On.Pietro Melchiorri Gli eventi bellici del secondo conflitto mondiale isolarono la ricerca italiana dal contesto europeo producendo una oscura stagnazione culturale e scientifica. Fu merito indiscusso di Pietro Di Mattei l’essersi energicamente impegnato per ottenere i fondi ministeriali necessari per la costruzione di un nuovo edificio interamente dedicato alla Farmacologia. Chimica Fisiologica e Farmacologia semidistrutto dal bombardamento di Roma del 19 luglio 1943.le Risultò vincitore il progetto Togni pone la prima pietra del nuovo edificio presentato dagli architetti di Farmacologia Medica (7 giugno 1958) 146 . Durante il bombardamento di Roma del 19 luglio 1943 i locali dell’Istituto di Farmacologia furono gravemente colpiti e alcuni piani dell’edificio crollarono. Finalmente nel marzo del 1955 il Ministero dei Lavori Pubblici bandiva un concorso nazionale per la costruzione della nuova sede dell’Istituto di Farmacologia nella Città Universitaria di Roma. Fig.

In un volume di forma completamente diversa e opportunamente inserito nell’impianto generale.L’Insegnamento della Farmacologia Claudio Dall’Olio e Alfredo Lambertucci. l’Istituto di Medicina legale e l’ex Ufficio postale. agli stabulari e ai relativi servizi. destinata alle aule e ai laboratori didattici. Su viale Regina Margherita si affaccia la parte a 2 piani. nell’ultimo piano. Questa idea guida di una Farmacologia inserita attivamente nell’ attività assistenziale e connessa pertanto per finalità e 147 . a significare le finalità terapeutiche e diagnostiche che per sua scelta ed intuizione dovevano costituire la seconda anima della farmacologia del ‘900. gli studi e la biblioteca. L’edificio fu eretto su un lotto di terreno ricavato tra l’Istituto di Botanica. La matrice italiana del progetto utilizza infatti alcuni precisi contributi della ricerca architettonica internazionale. 5 – Il nuovo edificio dell’Istituto di Farmacologia Medica i cui lavori terminarono nel 1963 Di Mattei volle che il nuovo Istituto fosse denominato Farmacologia Medica. è ricavata l’aula magna capace di 350 posti. Fig. Il progetto fu rielaborato tra il 1956 e il 1957. sulla quale è inserito un corpo a 4 piani per gli uffici. i lavori iniziarono nel 1958 ma solo nel 1963 l’edificio fu definitivamente completato. accanto a quella fisiologica sperimentale. il cui impianto planovolumetrico e alcune soluzioni architettoniche testimoniano un autonomo tema di ricerca nel panorama romano di quegli anni. Su questo si innesta un altro edificio a 5 piani destinato ai laboratori di ricerca e.

vere malattie sociali. non solo la prevenzione. derivava dalle esigenze poste dalla appena allora promulgata normativa che classificava la tossicodipendenza come “malattia sociale” (art. così come il sostegno governativo alla sua istituzione. 4 del DPR 11/2/1961 n. 7 – Vittorio Erspamer e Pietro Melchiorri nella biblioteca del nuovo Istituto di Farmacologia Medica . illustre pioniere della ricerca fisio-farmacologica e scienziato di chiara fama interna148 Fig.Pietro Melchiorri compiti all’attività clinica del Policlinico Umberto I ben si sposava nella mente di Di Mattei all’interesse per le intossicazioni che egli definiva “di massa”. e tra queste in particolare quelle prodotte dall’abuso delle sostanze stupefacenti e psicotrope. Questo ampio ventaglio di compiti del Centro. Queste idee del Di Mattei si concretizzarono con l’istituzione del Centro di Studio per i Farmaci Stupefacenti e Psicoattivi. la diagnosi e la cura delle tossicosi da stupefacenti e da sostanze psicoattive. Vittorio Erspamer. A Pietro Di Mattei subentrò nel 1969 il suo allievo Vittorio Erspamer. avendo come fine. Sanità e l’Università. Di Mattei potè operare nell’Istituto di Farmacologia Medica e nel Centro per le Tossicodipendenze solo per cinque anni poichè lasciò la direzione e l’insegnamento nel 1968 per raggiunti limiti di età. con sede presso l’Istituto di Farmacologia Medica. Il Centro nasce il 20 magFig. chiamato alla cattedra romana da quella di Parma dove già insegnava come farmacologo. ma anche la promozione di iniziative per la prevenzione degli abusi di psicofarmaci sia a livello della classe medica che del comune cittadino. data della firma della conl’Istituto di Farmacologia Medica dal venzione tra l’allora Ministero della 1969 al 1979. 6 – Vittorio Erspamer diresse gio 1963. 249).

l’unità gastroenterologica di Aldo Torsoli. la dermorfina di 452. anno in cui morì all’età di novanta anni. ad esempio. Pertanto propose alla Facoltà di Medicina e Chirurgia l’istituzione di una seconda cattedra di Farmacologia per la quale indicò come docente Eugenio Paroli. si rese subito conto che la gestione di un Centro per le Tossicodipendenze richiedeva la direzione di un farmacologo che si dedicasse interamente ai problemi tossicologici e sociali connessi con l’abuso dei farmaci stupefacenti e psicotropi. Vittorio Erspamer diresse l’Istituto di Farmacologia Medica dal 1969 al 1979. i peptidi scoperti da Erspamer sono stati oggetto di numerosi studi nei laboratori di ricerca biomedica europei e nordamericani. Forse la migliore definizione dell’opera scientifica di Erspamer è quella pronunciata da Viktor Mutt del Karolinska Institute di 149 . la eledoisina di 810. la sauvagina. che dal 1970 ad oggi la bombesina è stata oggetto di 3340 pubblicazioni. con maggiore efficacia ed evidenza di tante pompose parole di elogio. Le pubblicazioni di Erspamer (452) hanno ricevuto più di 900 citazioni internazionali e sono comparse quasi tutte (più del 90%) su le più qualificate riviste internazionali. le tachichinine. In questo trentennio l’inesauribile desiderio di conoscere e ricercare di Vittorio Erspamer coinvolse nell’avventurosa ricerca di nuove molecole peptidiche naturali non solo i farmacologi del suo Istituto ma anche altri gruppi di ricerca dell’area biomedica e clinica dell’Università di Roma. sintetizzato e caratterizzato nelle principali proprietà biologiche. Ma assai più che in Italia. Nei laboratori dell’istituto di Farmacologia Medica dell’Università di Roma. Una breve consultazione della MEDLINE mostra. la deltorfina di 354. La ceruleina. e le tachichinine di 2500. ci forniscono una obiettiva valutazione della enorme diffusione internazionale delle scoperte di Erspamer. la bombesina. quello istochimico di Tindaro Renda. le dermorfine. le deltorfine sono solo alcuni capostipiti di 10 nuove famiglie di peptidi naturali che il gruppo di ricercatori guidato da Erspamer ha sequenziato. nei suoi consigli e sotto la sua guida. i medici della Clinica Chirurgica diretta da Vincenzo Speranza e molti giovani ricercatori che. Vittorio Erspamer ha isolato da anfibi e molluschi più di cinquanta nuovi peptidi bioattivi. la ceruleina di 1939. ma continuò la sua attività di ricerca sino al 1999. Questi aridi numeri. la sauvagina di 240. vissero l’eccitante entusiasmo della scoperta scientifica.L’Insegnamento della Farmacologia zionale. come il gruppo biochimico di Donatella Barra. allievo di Di Mattei e professore ordinario di Farmacologia nell’Università di Camerino6.

un altro illustre pioniere dell’era peptidica: Vittorio Erspamer has done in our time what two of his countrymen Christofer Columbus and Amerigo Vespucci did some five hundred years ago: discovered a continent to explore. Paroli si dedicò a sviluppare il tema delle tossicodipendenze da sostanze stupefacenti e da farmaci psicotropi nell’ambito dell’apposito Centro fondato da Pietro Di Mattei. Non esitò a dirigere personalmente spedizioni di raccolta di anfibi e molluschi nelle Ande del Cile. basata sul contenuto Farmacologia Medica dal 1979 al 1994. Sotto la direzione di Vittorio Erspamer l’Istituto di Farmacologia Medica raggiunse una grande notorietà internazionale ed ospitò molti ricercatori e scienziati europei e nordamericani. come stella polare. Il Centro è stato un prezioso punto di osservazione della evoluzione del comporta150 . cutaneo di peptidi ed amine. Come i grandi navigatori Colombo e Vespucci. nella barriera corallina Australiana. nel Sud Africa. 7 – Eugenio Paroli diresse l’Istituto di anfibi. Nel 1979 subentrò a Vittorio Erspamer nella direzione dell’Istituto di Farmacologia Medica Eugenio Paroli. aveva elaborato una teoria geo-filogenetica di correlazioni tra le diverse specie geografiche di Fig. la National Academy of Science degli Stati Uniti d’America. Dalle sue esperienze.Pietro Melchiorri Stoccolma. lo guidava nelle sue spedizioni di raccolta verso le specie più ricche di nuove molecole biologiche7. Vittorio Erspamer fu Socio di numerose accademie e società nazionali e straniere tra le quali l’Accademia Nazionale dei Lincei. In Vittorio Erspamer viveva appunto lo spirito entusiasta ed avventuroso dell’esploratore. che. scrupolosamente catalogate e conservate. già titolare della II Cattedra di Farmacologia ed allievo di Di Mattei. Fin dalla sua chiamata a Roma dalla cattedra di Farmacologia di Camerino. la British Pharmacological Society. Erspamer era guidato nelle sue “navigazioni” tra migliaia di specie di anfibi dal suo senso di orientamento “biologico”.

Il Dipartimento di Fisiologia Umana e Farmacologia “Vittorio Erspamer” ha iniziato la sua attività nel 2000. Nel 1994 Luciano Angelucci. del diffondersi dell’AIDS negli anni ottanta. 151 . allievo di Di Mattei e di Erspamer. Un’attività osservazionale ed assistenziale culminata nella partecipazione ad un progetto di accoglimento e assistenza in Pronto Soccorso di soggetti con intossicazione acuta da sostanze psicoattive. Nel 2004 anche i docenti del Dipartimento di Farmacologia delle sostanze naturali e Fisiologia generale della Facoltà di Farmacia sono confluiti nel Dipartimento di Fisiologia Umana e Farmacologia. Nel 1997 Pietro Melchiorri. L’attività scientifica connessa con quella assistenziale è stata continua e fertile di risultati. dell’altrettanto improvviso dilagare dell’eroinismo nel decennio successivo. allievo di Paroli. sostituiva Eugenio Paroli nel ruolo di primario del Servizio per la prevenzione e cura delle tossicodipendenze e fondava la Scuola di specializzazione in Tossicologia. E’ stato infatti testimone dell’improvvisa fiammata nel consumo di allucinogeni alla fine degli anni sessanta. veniva eletto direttore dell’Istituto di Farmacologia Medica. completando quindi l’opera di riunire la Fisiologia e la Farmacologia della Sapienza sotto un’unica struttura dipartimentale. contribuendo infatti a formare personale medico competente in Medicina delle Tossicodipendenze. Questa prolungata esperienza sul campo ha permesso di fornire un contributo concreto agli orientamenti terapeutici e legislativi in materia di tossicodipendenze: ne è stato un esempio la nomina di Paroli a Presidente della Commissione governativa per la determinazione della dose media giornaliera. Melchiorri concordò con i docenti dell’Istituto di Fisiologia Umana la creazione di un unico Dipartimento di Fisiologia Umana e Farmacologia intestato alla memoria di Vittorio Erspamer. Il Centro ha anche ampiamente assolto al compito di formazione. finanziato dalla Presidenza del Consiglio dei Ministri. subentrava a Eugenio Paroli nella direzione dell’Istituto di Farmacologia Medica mentre Paolo Nencini. anche lui allievo di Di Mattei. della successiva fase montante nella diffusione della cocaina. clinici e sperimentali sull’abuso di Khat (catha edulis forsk). ad esso originariamente assegnato. condotti in collaborazione con l’Università Nazionale Somala di Mogadiscio e finanziati dalle Nazioni Unite. Di particolare rilievo sono stati i risultati degli studi epidemiologici. Prima del termine del suo mandato di direttore.L’Insegnamento della Farmacologia mento d’abuso delle sostanze psicoattive in Italia.

Roma. 3. 12(3):477-486. Roma. Il tesoro della salute. Roma.. 1991. Sezione pratica 1925.. 1985. I Maestri della Sapienza di Roma dal 1514 al 1787: I Rotuli e altre fonti.. 2. 1997. Giunti. Gaetano Gaglio. CONTE E. PAZZINI A. Archivio storico della Sezione di Storia della Medicina. Gli Orti botanici vaticani dal XIII al XVII secolo.. La Storia della Facoltà Medica di Roma.. 1961. LANZARA P. Firenze. Istituto di Storia della Medicina della Università di Roma. Storia della Facoltà di Medicina e Chirurgia. STROPPIANA L. BALDONI A. Med.Ermanno Bonucci BIBLIOGRAFIA 1. Dall’onnipotenza dei semplici all’atomizzazione del farmaco. Istituzioni e Ordinamenti. Il Policlinico. (a cura di). Istituto Storico Italiano per il Medio Evo. Edizioni dell’Ateneo. 152 . Secoli 2000. Fondo Vittorio Erspamer. 6. 5. 32(14): 511-512. 4. BERETTA M.

LA SCUOLA ROMANA D’IGIENE GIANFRANCO TARSITANI – ROSELLA DEL VECCHIO – CARMINE MELINO 153 .

il maggiore discepolo di Galileo. Il ministro Ruggero Bonghi presentò subito in proposito un disegno di legge. ma anche la riorganizzazione delle Facoltà. che pur stentatamente andò avanti. sul sangue. il più famoso accademico dell’epoca. Giorgio Baglivi (1668-1707) chiamato “l’Ippocrate romano”. la quale fu retta ai tempi quando gli insegnamenti erano nella massima parte cattedratici e lo sperimentalismo era all’infanzia.La Scuola Romana d’Igiene La fabbrica della “Sapienza” Già dal 1500 insufficiente si dimostrava la classica e monumentale “fabbrica della Sapienza” nonostante il prezioso intervento di Papa Leone X che. su disegno di Michelangelo. Benedetto Castelli (1577-1644). sul rene. Ciò per incrementare il primato delle scienze sperimentali tra cui. su sollecitazione del Rettore Tonelli. Ma. ne portò avanti non solo la sistemazione edilizia. Spirito. L’idea del grande Policlinico cominciò a concretizzarsi nel 1881 e la prima pietra fu collocata il 19 gennaio 1888. oltre gli studi matematici e fisici. che fondò una ricca Biblioteca all’Ospedale S. la legge 25 maggio 1907 per la costruzione dell’Universitas studiorum nelle vicinanze del Policlinico. altrettanto fece nel 1874 il ministro Baccelli per il nuovo Policlinico. delle finanze ed il riordino dell’amministrazione. ex conventi e monasteri sul Viminale1. 155 . pur con ampliamenti sparsi qua e là nella città e presso i diversi ospedali romani. Andrea Cesalpino (1519-1603) per i primi studi sulla circolazione del sangue. E numerosi erano gli scienziati che ne tennero alto il prestigio. Marcello Malpighi (1628-1694) con i suoi studi anatomici sul cuore. vanto per la città e d’avanguardia a quei tempi nel mondo. A tutto ciò seguì poi. la deficienza ed il difficile adattamento dei locali di questa Università. con la legge 25 febbraio 1900 n. come Bartolomeo Eustachio da San Severino (1510-1574) per gli studi anatomici. Giovanni Maria Lancisi (1654-1720). per trovare completamento soltanto negli anni trenta in piena era fascista2. gran forma andava acquistando la “Scuola medica di Roma”. Nel 1874 fu insediata una commissione per lo studio degli edifici universitari con la scelta di altri locali demaniali. lo spazio era sempre tiranno tanto che così si espresse il primo Rettore dell’Università di Roma nel 1871’72: … per dar vita ai laboratori ed al moderno progresso scientifico fanno ostacolo al presente l’angustia. 56 si provvide al completamento ed all’ordinamento del grande Policlinico Umberto I.

quindi. secondo il quale soltanto attraverso la medicina. 1) il primo igienista di Roma che. quale anticipatore dell’Igiene moderna. al tempo ancora tanto in auge. tracciando gli intimi legami tra fisiologia. Anche il Virchow (1858) fondò tutta la sua scienza d’anatomopatologo sulle tecniche di laboratorio e quindi sull’indagine microscopica strettamente mirata allo studio delle cellule. cui trasmise i suoi doni miracolosi anche della prevenzione. dio della medicina e padre di Igea. dopo essere stato garibaldino in qualità di medico. Lo stesso fece in Italia Corrado Tommasi-Crudeli. Jenner (1798). nelle prime rudimentali ricerche di E. opponendosi decisamente alle vecchie conoscenze empiriche e filosofiche. quale fondamento primario di tutela nei confronti dell’uomo e delle sue svariate attività. e quindi di L. patologia clinica. cosiddetta “attiva” sarebbe possibile comprendere il meccanismo d’azione delle malattie ed identificarne strategie mirate d’intervento. Facendo tesoro di tante conoscenze.Gianfranco Tarsitani – Rosella Del Vecchio – Carmine Melino L’Istituto d’Igiene Sin dalla mitologia ci viene tramandato che non può esistere la medicina dissociata dall’Igiene: in pratica ebbero i natali insieme. sulla valorizzazione del metodo d’indagine. privata della sperimentazione la medicina ospedaliera sarebbe rimasta del tutto passiva e pertanto insufficiente. dea della salute. secondo il mito di Esculapio. si andava sempre più sviluppando fino a sfociare. Tuttavia. gettò le basi del primo Istituto d’Igiene dell’Università di Roma sulla ricerca sperimentale. che diede il battesimo alla vaccinazione antivaiolosa. Fig. Pasteur nella sperimentazione ad alto contenuto scientifico e pratico. Disciplina. terapia e prevenzione. come una valanga. (Fig. andò a frequentare gli Istituti dei due grandi prima citati. che purtroppo nel corso dei secoli non aveva ancora trovato una adeguata identità scientifica. l’Igiene teorica e pratica su un riscontro nettamente scientifico e pertanto sperimentale. Seguì poi Ippocrate a dar maggior lustro all’Igiene. In tal modo l’Igiene divenne all’unisono anche materia di governo. quale strumento di lotta e di difesa contro le malattie. È del 1865 il classico trattato di Claude Bernard Introduction a l’étude de la médicine expérimentale. 1 – Corrado Tommasi-Crudeli 156 .

che fu poi affidato al suo allievo Angelo Celli. e tenuto da diversi docenti fino al 1870. nominato Rettore. con appena 248 membri. Il Celli portò avanti l’idea del Tommasi-Crudeli con grande attività scientifica unita ad una non indifferente capacità organizzativa.D.La Scuola Romana d’Igiene L’insegnamento dell’Igiene fu istituito nell’Università di Roma con la Bolla di Leone XII Quod divina sapientia nel 1824. allora presso il Ministero degli Interni. fu inaugurato il primo corso ufficiale con le famose lezioni sul Clima di Roma4. 2 – Angelo Celli 157 . nel 1886 Tommasi-Crudeli si dimise dall’insegnamento. lasciò l’Anatomia patologica e seguendo la sua dinamica attività. ed all’avanguardia rispetto al resto dell’Europa. Gli successe Corrado Tommasi-Crudeli che. che ebbe i natali proprio presso l’Istituto di Igiene dell’Università di Roma con il nome di “Laboratori di ispezione igienica” (D. quando fu affidato a Gaetano Valeri che. n° 5103). non come materia unica. trasformò l’insegnamento teorico in pratico-sperimentale sull’esempio di Pettenkofer in Germania (1881): la cattedra assunse la denominazione di “Igiene sperimentale” con annesso “Gabinetto d’Igiene” e rappresentò il primo Istituto d’Igiene in Italia3. si dimise dall’insegnamento nel 1882. Ciò costituì il primo avvio dell’attuale Istituto Superiore di Sanità. Nel 1887 egli volle abbinare all’insegnamento d’Igiene sperimentale per medici anche un insegnamento di Ingegneria sanitaria e laboratori d’indagini tecniche sanitarie. quale perfezionamento d’Igiene pubblica per medici.M. 27 novembre 1887. Fig. Poiché la sistemazione definitiva dei locali continuava a subire slittamenti per motivi burocratici. veterinari e farmacisti (R. La predisposizione dei locali fu realizzata soltanto nell’anno 1884 e. ma abbinato alla Materia medica (Farmacologia). ingegneri. 31 luglio 1887). a sua volta. di cui Alfonso Corradi fu il primo Presidente. i laboratori erano già affiancati alla Direzione Centrale di Sanità. al momento della promulgazione della prima legge sanitaria nazionale del 22 dicembre 1888 (detta Crispi-Pagliani). dapprima come incarico e successivamente in qualità di professore ordinario. Nel 1879 fu creata la Società Italiana d’Igiene. nel 1885. In tal modo.

Nel 1889 furono istituiti i corsi di perfezionamento e complementari d’Igiene pratica. la cosiddetta legge Crispi-Pagliani. oltre i laboratori già funzionanti presso l’Istituto di Igiene. di alimenti. E fu proprio in questo anno che l’Istituto si trasferì dalla sede originaria dell’ex convento di San Paolo Eremita al Viminale all’attuale sede appositamente progettata ed edificata dagli architetti Marcello Piacentini ed Arnaldo Foschini.Gianfranco Tarsitani – Rosella Del Vecchio – Carmine Melino E così fu anche per la creazione dell’Istituto Vaccinogeno Nazionale con annessi laboratori di ricerca batteriologica e stabulari (R. come ordinariato. cariche che ricoprì sino al 1943. di acqua. Nello stesso anno il Celli fondò la rivista Annali dell’Istituto d’Igiene Sperimentale dell’Università di Roma e più tardi propugnò ed ottenne i due nuovi insegnamenti ufficiali di Batteriologia (1924) e di Parassitologia (1925). 4 – Dante De Blasi . con l’aiuto economico della Fondazione Rockfeller. che fu nominato in contemporanea accademico d’Italia e direttore dell’Istituto d’Igiene. fu fondato l’Istituto di Sanità Pubblica (R. È da ricordare che nell’anno 1934 la prima legge sanitaria nazionale del 1888. di fisica. 23 novembre 1888). la cattedra fu affidata per concorso al nuovo titolare Giuseppe Sanarelli che ne divenne direttore. di controllo vaccini.D. che poi prenderà il nome di Istituto Superiore di Sanità. successivamente. presso la “Città Universitaria”. 11 gennaio 1934.D. 3 – Giuseppe Sanarelli Fig. n° 27). Il Sanarelli diresse l’Istituto con altissimo prestigio ed instancabile attività scientifica e riorganizzativa sino al suo collocamento a riposo nel 1935. del suolo ed aria. Egli fu anche Rettore nel biennio 1922-‘23. dell’industria delle sostanze radioattive. sempre presso il Ministero degli Interni. di chimica. fu sostituita dal Testo Unico delle Leggi Sanitarie: da quel momento i Laboratori di Sanità Pub158 Fig. quelli di batteriologia. Va anche ricordato che nel 1934. Esso comprendeva. Il primo direttore fu Dante De Blasi (1935). Egli diresse l’Istituto d’Igiene sperimentale sino alla sua morte prematura nel 1914. dapprima come incarico e. virus o sieri.

Nel 1959 fu chiamato a ricoprire la cattedra di Igiene Vittorio Del Vecchio. dopo un breve interregno con incarico di Giovanni Labranca. Nel 1943 Vittorio Puntoni passò da titolare della cattedra di Microbiologia a quella di Igiene che ricoprirà sino al 1957. Gli successe. prima come incaricato e poi come ordinario. mentre l’insegnamento e la ricerca sperimentale rimasero di pertinenza universitaria. La cattedra di Microbiologia fu affidata Fig. Salvatore Ugo D’Arca. Successivamente. pur con tanti tesori di scienza inevitabilmente distrutti. assistente ed aiuto dell’Istituto 159 Fig. Seguì rapida la ricostruzione. che sin dal 1939 era assistente presso l’Istituto con un qualificato curriculum di ricerca ed un preminente inteFig. 7 – Salvatore Ugo D’Arca . 5 – Vittorio Puntoni per trasferimento da Perugia ad Aldo Cimmino. 6 – Vittorio Del Vecchio resse rivolto allo sviluppo delle attività di prevenzione. l’Istituto d’Igiene venne colpito e devastato dai bombardamenti.La Scuola Romana d’Igiene blica furono separati dall’Università e divennero parte integrante dell’Istituto di Sanità Pubblica. durante l’ultima guerra. Purtroppo. ad ancor meno di sessant’anni d’età. lasciò l’Istituto in una prostrazione profonda. Densa fu l’attività di Puntoni per la ripresa dell’Istituto che. la prematura morte di Del Vecchio. nel 1972. ritornò ai suoi vecchi splendori sia nel campo della ricerca che in quello della didattica5. già da anni assistente presso l’Istituto di Igiene. nel giro di pochi anni.

Il primo direttore del nascente Dipartimento è stato uno di noi (Gianfranco Tarsitani). in quanto nel passato il tutto s’esauriva in una lezione accademica vuota e sterile. superando non poche difficoltà. titolare della cattedra di Igiene Ambientale. E allievi di Del Vecchio che danno lustro alla Scuola Romana d’Igiene sono Adele Simonetti D’Arca. Valerio Leoni. l’insegnamento dell’Igiene cominciò a richiedere locali ed attrezzature di laboratorio. Fig.Piazza del Viminale (1885-1935) La prima sede fu un vecchio convento di monache presso la chiesa di San Paolo Eremita al Viminale in Via Palermo n° 58. formatosi nella Scuola d’Igiene milanese di Giovanardi. che per primo diede inizio ed impulso alla sperimentazione. La liberazione dei locali si riuscì a realizzare soltanto nel 1884 e le condizioni di grave fatiscenza dell’edificio ne ritardarono ulte160 . ampliando il corredo dei laboratori con nuove apparecchiature e con lungimiranza scientifica di rispetto.Gianfranco Tarsitani – Rosella Del Vecchio – Carmine Melino che. 8 – Regia Università degli Studi di Roma – Istituto d’Igiene Sperimentale . riuscì a riportare in auge tutti i settori di ricerca e di studi. chiamato all’unanimità dalla Facoltà di Medicina di Roma e successivamente riconfermato sino alla trasformazione dell’Istituto nel Dipartimento di Scienze di Sanità Pubblica (2001). Nel 1988 gli è succeduto nella direzione dell’Istituto Gaetano Maria Fara. tanto che i corsi non avevano nessun seguito. Augusto Panà che ha trasferito il germe fecondo dell’Istituto di Igiene nella prestigiosa sede dell’Università di Tor Vergata. titolare della cattedra di Igiene e Odontoiatria Preventiva e Sociale con Epidemiologia. che nell’Istituto di Igiene di Roma ha svolto sin dall’inizio la sua preparazione come allievo di Del Vecchio. I locali Soltanto nel 1882 con Corrado Tommasi-Crudeli.

161 .La Scuola Romana d’Igiene riormente la consegna. Istituto di Microbiologia. Infatti. in particolare. visitandolo nel 1912. oppositori ed anche speculatori finanziari. al secondo piano i laboratori di Chimica e degli aiuti ed assistenti. Koch. poi ricoperto. sala esercitazioni ed una stazione meteorologica. Dal 2001 Dipartimento di Scienze di Sanità Pubblica “G. situando l’aula al posto della vecchia chiesa. nel Lazio. con grave disappunto del Tommasi-Crudeli. Finalmente nel 1885 egli riuscì ad inaugurare il primo corso ufficiale d’Igiene sperimentale con le cinque brillanti e documentate lezioni sul “Clima di Roma”. 9 – Università degli Studi di Roma “La Sapienza” dal 1935 al 2001: Istituto di Igiene “G. la biblioteca e la sala lettura. Fig. Sanarelli” Il Celli cominciò la sistemazione dell’Istituto adattando la struttura di tre piani nei diversi settori di ricerca. al terzo piano i laboratori di Microbiologia e Parassitologia. E fu per giunta anche il Koch ad esprimere la sua grande meraviglia per l’esiguità delle risorse di strumenti ed apparecchiature presenti. E tanta fu la fama a quei tempi di questo modesto Istituto che R. lavori noti ed apprezzati da tutto il mondo scientifico del settore. stabulari. al primo piano la direzione. Istituto di Parassitologia. ebbe ad esprimere parole di altissima lode per i “lavori fondamentali” scaturiti dai suoi laboratori. pur nella ristrettezza di mezzi e di spazi ma non di menti e di passioni ineguagliabili. sul terrazzo. era in corso il dibattito sulla questione di Roma capitale con infinite diatribe tra sostenitori. al piano terreno l’Istituto antirabbico con apposite convenzioni con il Comune di Roma (1889) ed i laboratori di preparazione delle culture. È da questa sede che prende la mossa la grande Scuola romana d’Igiene che tanto lustro ha dato alla disciplina stessa ed all’Università di Roma. Sanarelli”. all’epoca argomento di rilevante attualità a causa della presenza della malaria in Italia e.

fondata nel 1889 da Angelo Celli Annali dell’Istituto di Igiene Sperimentale. al primo piano quello destinato alla biblioteca. al primo piano si estenderà l’Igiene. sierologia. Ciò non solo per il lungo spazio di tempo intercorso dall’inizio ufficia. di diatribe intellettuali svolte. sia pure in sintesi. al secondo la Microbiologia ed al terzo la Parassitologia: struttura tuttora in atto anche se oggi. quando fu assegnato un intero edificio all’Igiene all’ingresso della Città Universitaria. Si componeva questo di quattro settori: quello didattico al piano rialzato con due aule. che da allora non ha mai cessa162 . di cui una centrale. che ebbe luogo soltanto nel 1935. e due grandi laboratori per esercitazioni. ricca sin d’allora di numerose migliaia di libri e di riviste specializzate sia italiane che estere. Riorganizzazione quindi impellente. In seguito. per non parlare poi dei congressi nazionali e regionali. ovvero per singolo Autore.Fig.Gianfranco Tarsitani – Rosella Del Vecchio – Carmine Melino La necessità di altri spazi divenne ancora più pressante per la trasformazione in cattedra ufficiale sia della Microbiologia che della Parassitologia quali discipline autonome. delle indagini a campione e così via. microbiologia. degli argomenti nuovi da trattare. nonché di adeguamento dei medesimi alle norme di sicurezza vigenti6. ma anche per la molteplicità dei problemi affrontati. si ripropongono problematiche di riorganizzazione degli spazi in funzione della didattica e della ricerca. 10 – Annali dell’Istituto di Igiene le dell’insegnamento di Igiene. Basta in proposito sfogliare la voluminosa raccolta della rivista dell’Istituto d’Igiene. istologia ed i settori di fisica e chimica. con le aule in comune. delle lezioni commemorative. La ricerca Non è facile voler tracciare ora. che Sperimentale dell’Università di Roma va almeno dal 1885 ad oggi. al piano attico le stalline per animali. a seguito della riunificazione delle tre discipline nel Dipartimento di Scienze di Sanità Pubblica. delle urgenze da affrontare. sullo stesso piano i laboratori di batteriologia. tutto il lavoro scientifico svolto dalla Scuola Romana di Igiene nel suo complesso. ma difficile nella sua realizzazione. ed infine il servizio antirabbico per il Comune di Roma nel seminterrato.

La Scuola Romana d’Igiene

to la pubblicazione anche se in veste e intestazione diversa. Per non parlare poi degli Atti della Società per gli Studi sulla Malaria, anch’essa fondata da Celli nel 1898, nonché degli Atti della Sezione Zooprofilattica dell’Istituto Zootecnico Laziale ed infine degli Atti della Società di Igiene e Medicina Coloniale, fondata nel 1908. E poi dei Fig. 11 – Panoramica del “Laboratorio tanti testi pubblicati e come d’Epoca come Museo” dispense per studenti e tecnici, e come trattati, tra cui noto ancora è il Manuale dell’Igienista di A. Celli, in collaborazione con tutta la scuola, la cui prima edizione risale al 1889, cui seguirono numerosi aggiornamenti. Di particolare rilievo anche i legami scientifici della Scuola Romana d’Igiene con gli altri Istituti d’Igiene europei e cliniche universitarie, in quei tempi in pieno sviluppo: a Parigi con l’Institut Pasteur; a Berlino con il Koch Institute; a Londra con la London School of Tropical Medicine e con il British Institute of Preventive Medicine; a Vienna con l’Istituto Sieroterapico; a Pietroburgo con l’Istituto di Medicina Sperimentale. Il Celli creò anche un Museo, dislocato in tre ambienti a pian terreno dell’Istituto. Qui vi raccolse oggetti, apparecchiature e mappe epidemiologiche, disegni di impianti di smaltimento rifiuti, di planimetrie di ospedali e di quartieri della città di Roma, studi sull’andamento del colera, della pellagra e della malaria nella città e nelle diverse regioni d’Italia. Il tutto fu trasferito nella nuova sede, che però venne distrutta durante il bombardamento del 1943. Ed è appunto su tale concetto ispiratore che è stato ricreato il “Laboratorio d’epoca come Museo” Fig. 12 – Corrado Tommasi- Crudeli nel 1996, al primo piano dell’Istituto
(1834-1900)

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Gianfranco Tarsitani – Rosella Del Vecchio – Carmine Melino

con l’intento di trasmettere la memoria del passato alle nuove generazioni7. Una sintesi verrà comunque qui riportata per Autore e limitata ai soli direttori dell’Istituto e, per ognuno, almeno a qualificarne e ricordarne la fama che a suo tempo li onorò Tutti. Corrado Tommasi-Crudeli già rinomato anatomo-patologo, fu il primo a dare all’insegnamento d’Igiene un indirizzo pratico e sperimentale ed a sollecitare l’istituzione di laboratori scientifici e di ricerca, che purtroppo non poté realizzare in pratica. Importanti sono i suoi studi sulla malaria, specialmente in relazione con la distribuzione delle acque del sottosuolo, tanto utili poi nella bonifica pontina. Fu propugnatore, come deputato prima e come senatore a vita poi, dell’igiene sociale; curò il risanamento della città di Roma, ne studiò il clima, s’occupò del prosciugamento dell’agro romano, del controllo dell’approvvigionamento idrico e dello smaltimento dei reflui, auspicò l’emanazione di regolamenti edilizi mirati per ogni città. Di particolare rilievo i suoi studi sul colera e sulle modalità di diffusione, sul contagio e quindi sull’isolamento e quarantena, sulla lotta alla miseria e sul modo di vivere nei bassi borghi della città, proponendo soluzioni d’estrema importanza igienica, pubblica e sociale. Fu uno strenuo oppositore della tratta delle bianche; promosse provvedimenti a favore dell’infanzia abbandonata; difese ad oltranza l’insegnamento d’Igiene universitario e per post-laureati (ufficiali sanitari e medici provinciali). In complesso un battagliero, un vero garibaldino anche in campo scientifico8. Angelo Celli realizzò l’indirizzo pratico-scientifico dell’insegnamento d’Igiene e di tutto si occupò con competenza e passione: di batteriologia con D. De Blasi; di parassitologia con G. Alessandrini; di fisica-chimica con G. Sampietro; di chimica con 164

Fig.13 – Angelo Celli (1857-1914)

La Scuola Romana d’Igiene

A. Scala; di protozoologia con M. Levi della Vida (tutti ordinari di cattedra a quei tempi). Grande fu il suo interesse per la Malaria e soprattutto per la sua bonifica territoriale ed umana a mezzo della profilassi con il chinino dello Stato, che difese e propagandò a spada tratta (legge 19 marzo 1904), contestando anche aspramente la “mistura Baccelli” propagandata dalla ditta Bisleri. Isolò il meningococco; affermò la patogenicità del b. coli dissentericum, eseguì ricerche sulla filtrabilità del virus della rabbia, studiò la malaria estivo-autunnale e l’anofelismo senza malaria. Si interessò anche di diversi problemi igienico-sociali: la pellagra, la risicoltura, il lavoro delle donne e dei fanciulli, la vigilanza zootecnica. Fondamentali i suoi studi sperimentali sulla trasmissione del plasmodio della malaria e sulla bonifica dell’agro romano e delle paludi pontine. E fu proprio per opera di Celli e di tutta la Scuola romana la grande stagione della malariologia italiana, grazie soprattutto ai lavori di Giovanni Battista Grassi, di Amico Bignami, di Giuseppe Bastianelli, oltre che dello stesso Celli. Poliedrico, quindi, nei suoi interessi scientifici, umile e grande nel contempo. Giuseppe Sanarelli già di chiara fama quando nel 1915 venne da Bologna a ricoprire la cattedra d’Igiene del Celli, prematuramente scomparso nel 1914. In precedenza era stato allievo del Golgi, di De Giaxa e di Pettenkofer. Si dimise da deputato e tutto se stesso, con la sua prestigiosa scuola, dedicò alla ricerca scientifica. Grandi furono i successi e gli onori a vantaggio della disciplina e Fig.14 – Giuseppe Sanarelli (1864-1940) dell’Università di Roma, di cui fu anche Rettore nel biennio 1922-23. Numerosi i campi di ricerca: dalle malattie infettive (colera, tifo, carbonchio, tubercolosi), agli studi epidemiologici e sociali. Contribuì alla promulgazione delle leggi sull’approvvigionamento 165

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idrico dei Comuni, sulla bonifica per la malaria, sull’igiene del lavoro (disciplina del lavoro notturno, lavoro delle donne e fanciulli). Fondamentali i suoi studi sugli ultravirus, sull’immunità naturale ed acquisita, sulla scoperta delle opsonine, del virus mixomatoso, sulla febbre gialla, sull’eredo-immunità tubercolare in contrasto con l’eredo-predisposizione; classico “il fenomeno di Sanarelli” sull’allergia emorragica nell’ampio studio delle enteropatie microbiche. Organizzò ad alti livelli, pur con magri mezzi, l’Istituto d’Igiene: sopraelevò il terrazzo ed installò una stazione meteorologica; incrementò il centro antirabbico anche con la fabbricazione in sede del vaccino e con la distribuzione a molti dispensari periferici. Florida la sua scuola e molti i suoi allievi in cattedra. In complesso un gran Maestro, uno di quei rari uomini che cercò di plasmare la mente degli studenti e degli allievi verso alte concezioni e verso superiori ideali. Nel 1935 per limiti d’età venne fuori dall’insegnamento, proprio quando l’Istituto cambiò sede. A succedergli fu Dante De Blasi da Napoli, ma sempre originario della scuola romana. Dante De Blasi allievo del Celli, fu a Roma il cattedratico d’Igiene fino al 1943, e fu anche Presidente del Consiglio Superiore di Sanità, Direttore dell’Istituto di Sanità Pubblica che poi divenne Superiore di Sanità; fu accademico d’Italia e membro dell’Accademia Pontificia delle Scienze. E tanti anche i suoi interessi scientifici sulla batteriologia e sierologia (noto il fenomeno Fig.15 – Dante De Blasi (1837-1956) paradosso nella sierodiagnosi del tifo, che da lui prende il nome) e molto apprezzati furono i suoi studi sui sieri, sul loro potere batteriotropico e battericida, sul passaggio degli anticorpi nel sangue, sulla deviazione del complemento. Importanti anche i suoi studi epidemiologici, sull’igiene sessuale, sulla bonifica contro la malaria, l’educazione sanitaria, il risanamento urbano. L’igiene era per Lui materia viva da sperimentare sul campo, oltre che nel chiuso dei laboratori: e fu in questo un vero Maestro. Vittorio Puntoni (allievo di Sanarelli, dal quale ereditò la severità del metodo scientifico e l’austerità del laboratorio, successe a 166

La Scuola Romana d’Igiene

De Blasi nel travagliato anno 1943, quando l’Istituto fu centrato il 19 luglio da una bomba che polverizzò l’aula e dintorni. Egli era ordinario di Microbiologia già dal 1925. Famosi i suoi due classici trattati di Microbiologia e di Igiene. Studioso anch’egli di chiara fama: classici i suoi studi sull’anafilassi echinococcica, sulle mutazioni del vibrione colerico, sui vibrioni inagglutinabili, sul virus rabbico e relativi vaccini fenicati, sulla concezione della clamidoreazione. Di pregevole valore la sua monografia sulla rabbia. Interessante anche la sua attenzioFig.16 – Vittorio Puntoni (1887-1970) ne sulle cause ambientali ed atmosferiche nei riguardi delle infezioni intestinali. Importanti i lavori della sua scuola sulle acque, gli alimenti, gli antibiotici. Vari i suoi allievi in cattedra: Ambrosioni, Tizzano, Rita, Biocca, Del Vecchio. Fu per anni Preside di Facoltà. Va a lui il merito, infine, del potenziamento dal Centro per le Microcitemie e l’anemia mediterranea, il primo del genere in Italia, con Ezio Silvestroni e Ida Bianco. Grande organizzatore, profondo studioso, noto anche all’estero quale esperto dell’OMS, raggiunse il fuori ruolo nel 1957. Vittorio Del Vecchio diresse l’Istituto di Igiene dal 1959 quale successore del suo Maestro Puntoni. Già da anni incaricato di igiene edilizia, continuò l’opera con uguale prestigio e con interessi mirati al campo della microbiologia ed immunologia. Adottò un suo metodo originale di chemioprofilassi e chemioterapia della brucel167

Fig.17 – Vittorio Del Vecchio (1914-1972)

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losi e della neurobrucellosi con derivati naftochinonici. Si occupò della malaria, e dell’anofelismo senza malaria, di svariati problemi di Igiene del lavoro (idaditosi, ossido di carbonio, tricloroetilene); di medicina nucleare, d’inquinamento atmosferico e del fall-out radioattivo; nonché di medicina preventiva creando un qualificato centro per gli studenti universitari. Potenziò la già preziosa biblioteca, ora ristrutturata ed a suo nome, su criteri moderni e d’avanguardia, arricchendola di centinaia di volumi di grande rilevanza scientifica. Con lungimiranza fondò la Scuola Speciale per Dirigenti dell’Assistenza Infermieristica, che riscosse lusinghieri apprezzamenti anche da parte dell’OMS. Dal 1964 al 1972, in varie tornate, fu presidente di Sezione al Consiglio Superiore di Sanità ed in questa sede ebbe un ruolo fondamentale nella istituzione della obbligatorietà della vaccinazione antipolio e nell’estensione a tutta la popolazione della vaccinazione antitetanica. È stato per diversi anni pro-rettore all’Università “La Sapienza” di Roma, presidente della Società Italiana per la Lotta contro le Microcitemie e presidente del Consiglio dei Clinici. E tanti campi di studio, purtroppo, lasciò in sospeso per la sua prematura morte a 58 anni, nel 1972, lasciando orfana la sua scuola ed in uno stato di grande frustrazione, di non facile superamento anche nel tempo. Salvatore Ugo D’arca, come incaricato prima ed ordinario dal 1976, subentrò al suo maestro, superando non lievi difficoltà per le risorse e gradualmente riportò l’Istituto a livelli scientifici degni d’ogni attenzione con una lungimiranza d’eccezione. E tutto riorganizzò: ampliò il corredo dei vari laboratori, introducendo nuove e sofisticate apparecchiature; potenziò i corsi di perfezionamento e di specializzazione; particolare attenzione pose alla preparazione dei medici di Sanità Pubblica, considerando estremamente utile e vantaggioso il rapporto di continua collaborazione con gli igienisti del Fig.18 – Salvatore Ugo D’Arca territorio.
(1916-1992)

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La Scuola Romana d’Igiene

Studioso di vasta preparazione ed igienista appassionato, orientò il suo interesse scientifico verso numerosi settori dell’igiene, dimostrando in ciascuno d’essi chiarezza di vedute, facili capacità d’analisi e sintesi (ambienti, lavoro, scuola, acque potabili, superficiali e costiere, alimenti, radioattività, igiene e tecnica ospedaliera, ecc). Nel settore dell’Igiene ambientale va ricordata l’importante indagine condotta sulle acque del Tevere e sulle marrane di Roma, in occasione dell’episodio del colera del 1973 (che interessò la Sardegna, la Puglia e la Campania), con evidenziamento dei vibrioni responsabili. Di particolare menzione è il suo volume di Igiene Ambientale, valido testo per studenti di medicina e di ingegneria, uno dei primi del genere e soprattutto d’estrema chiarezza ed utilità pratica. Per limiti d’età lasciò la direzione dell’Istituto nel 1988. Gaetano Maria Fara, proveniente da Milano, ove era già ordinario d’Igiene e direttore dell’Istituto nel 1974, subentrò a D’Arca nel 1988. Igienista di larghe vedute ed aggiornato soprattutto, a seguito di lunghi soggiorni di studio e di lavoro all’estero, in particolare presso la School of Public Health del Michigan (USA), ove approfondì gli studi di biostatistica, di epidemiologia, e le tecniche per la determinazione dell’effetto attivante dei farmaci. Importanti i suoi interessi sull’epidemiologia delle malattie infettive e non infettive, delle infezioni ospedaliere, sulla valutazione dell’efficacia dei vaccini, sull’organizzazione sanitaria, sui problemi di formazione in Sanità Pubblica ai vari livelli operativi. Numerosi i suoi incarichi nell’ambito universitario, presidente della Società Italiana d’Igiene, Medicina Preventiva e di Comunità, autore del manuale di Igiene e Medicina Fig.19 – Annali di Igiene, Medicina Preventiva e di altri volumi scientifiPreventiva e di Comunità ci specifici. Dinamico direttore della rivista Annali di Igiene, continuazione della rivista fondata dal Celli nel 1889. Pur essendosi formato alla Scuola d’Igiene milanese di Giovanardi, si dedicò totalmente alla Scuola Romana a tal punto da affermare: Ho potuto sviluppare un’affezione a questo istituto ed 169

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alla sua storia da sentirlo, infine, mio: come spesso accadeva duemila anni fa’ a coloro che da ogni parte dell’impero convenivano a Roma, e diventavano romani. Uomo di alta cultura e di eccezionale preparazione, brillante nella penna. Sempre aperto con tutti, allegro, gioviale, amico soprattutto. È stato il prof. Fara l’ultimo direttore dell’Istituto di Igiene. Nel 2001, in base ai nuovi raggruppamenti dipartimentali di discipline affini, il vecchio Istituto di Igiene si è trasformato in Dipartimento di Scienze di Sanità Pubblica “G. Sanarelli” al quale afferiscono gli ex Istituti di Microbiologia e Parassitologia. Un ritorno quasi al passato quando l’Igiene raggruppava in sé tali insegnamenti, successivamente distaccatisi divenendo Istituti autonomi (Microbiologia nel 1924 e Parassitologia nel 1925), e ne sviluppava man mano l’evoluzione quale disciplina madre. Le esigenze che hanno motivato tale riunificazione rispondono ad istanze di integrazione delle conoscenze e delle pratiche sanitarie nell’ottica di una comunione d’intenti rivolta alla salvaguardia della salute umana ed alla tutela dell’ambiente. BIBLIOGRAFIA
1. PAZZINI A., La Storia della Facoltà Medica di Roma. Roma, Istituto di Storia della Medicina, 1961. 2. SPANO N., L’Università di Roma. Roma, Mediterranea, 1935. 3, DEL VECCHIO G. (a cura di), L’Università di Roma. Roma, Istituto Poligrafico dello Stato, 1927. 4. MELINO C., DEL VECCHIO R., DRUDA L., In margine all’inaugurazione dell’Istituto d’Igiene Sperimentale di Roma nel 1885: il clima di Roma. Ann. Ig. 2003; 15:401-412. 5. PUNTONI V., Precursori ed artefici dell’antico Istituto d’Igiene di Roma al Viminale. Giornale di Medicina Militare 1947; 1:1-16. 6. FANTINI B., CORBELLINI G., La nascita dell’Igiene sperimentale e la fondazione dell’Istituto di Igiene dell’Università di Roma. Ann. Ig. 1994; 6:339-55. 7. FARA G.M., MELINO C., SIMONETTI D’ARCA A., MONTACUTELLI R., DEL VECCHIO R., Il Laboratorio d’epoca come Museo. Roma, Kappa, 2003. 8. MELINO C., DEL VECCHIO R., Corrado Tommasi Crudeli igienista. Ann. Ig. 2000; 12:441-56.

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PARTE III Le Cliniche .

LE SCUOLE DI MEDICINA INTERNA NEL POLICLINICO UMBERTO I DOMENICO ANDREANI 173 .

Vi sono stati anche ragguardevoli settori al di fuori 175 . Dando uno sguardo complessivo alla storia del Policlinico ed alle principali aree culturali che lo hanno qualificato. La scuola di Frugoni si è distinta principalmente per l’impronta immunologica ed allergologica. quella di Condorelli per la specificità cardiovascolare. o associati. quella di Luigi Condorelli. quella di Cassano per il settore endocrino-metabolico. Tra l’altro. riscuotendo in tal modo stima e riconoscimenti in tutta Italia ed all’estero. hanno subito profonde modificazioni di struttura e di funzione. appartenenti alla Università di Roma “Studium Urbis”. e che hanno dato luogo a ricerche di eccellenza. alla pari degli altri Istituti inclusi nell’Ospedale. Peraltro i professori di seconda fascia. cosicché le indicazioni riferite in questo capitolo potranno non essere esaurienti. nel contesto di questi cambiamenti si è inserita la nascita di molte specializzazioni nell’ambito della medicina interna con il conseguente frazionamento degli Istituti. e quella di Giunchi per il campo infettivologico. sono state la scuola di Cesare Frugoni. anche le date degli spostamenti dei docenti talora sono apparse incerte. Del resto molti dei professori che avrebbero potuto fornire notizie precise o sono scomparsi. tali da rendere difficile la loro collocazione e caratterizzazione. tanto che non sempre si è riusciti a seguirle con precisione. e quella di Giuseppe Giunchi. come pure a seguito dei necessari adattamenti alla crescente popolazione studentesca ed all’ampliamento degli orizzonti culturali e scientifici. Le modifiche che sono avvenute negli ultimi anni si sono succedute con grande rapidità. di Patologia Medica e di Malattie Infettive. ed i ricercatori.Le Scuole di Medicina interna nel Policlinico Umberto I Gli istituti di MEDICINA INTERNA Dall’inaugurazione del Policlinico Umberto I° gli Istituti di Clinica Medica. nonché cambiamenti di denominazione a seguito delle vicende in cui è stata coinvolta la Facoltà di Medicina in tutta Italia. si può affermare che in linea di massima le grandi scuole che si sono succedute negli anni in medicina interna. o sono risultati indisponibili. quella di Cataldo Cassano. pur essendo molto qualificati per le doti di insegnamento e di ricerca. E’ giusto precisare che per mantenersi in termini ragionevoli di spazio e di contenuti mi sono limitato a citare i professori di prima fascia. poi denominata col titolo originale “La Sapienza”. sono apparsi in numero esorbitante e indicati con titolarità complesse. e cioè gli ordinari. ed anche i contributi bibliografici dei diversi docenti sono risultati spesso incompleti.

come era consuetudine in quel tempo. FRUGONI a lezione di Clinica Medica. ideatore ed artefice dell’Ospedale. egli merita di essere ricordato per l’impiego della terapia per via venosa della lue e della malaria. più volte chiamato a dirigere importanti Ministeri nel governo dell’epoca. uno degli edifici più imponenti del Policlinico Umberto I. L’Istituto di CLINICA MEDICA La Clinica Medica della Università di Roma è stato. Per i suoi eccezionali meriti fu nominato dottore honoris causa nelle Università di Mosca e di Cristiania (Stoccolma). 1 – Il Prof. Baccelli fu personaggio di grande rilievo scientifico e politico. Policlinico Umberto I 176 . che allora insieme alla tubercolosi dominavano la patologia corrente. A Guido Baccelli nella Direzione della Clinica e nell’insegna- Fig. Guido Baccelli. Il prof. un prototipo di quanto di più razionale e moderno fosse possibile1. Dal punto di vista medico. ma non vi è dubbio che le linee ricordate siano state quelle preminenti.Domenico Andreani di quelli citati. e perciò favorito nell’ideare e costruire l’Ospedale. che doveva essere. Egli figura anche come fondatore dell’Accademia Medica e della Società Italiana di Medicina Interna. Dopo l’inaugurazione dal 1906 ne fu primo Direttore proprio il prof. in particolare. egli si occupò di vari aspetti delle malattie. ad esempio quello ematologico. Istituto di Terapia Medica e Medicina Termale. Dipinto ad olio. C. ed è. ed in effetti fu.

Molti degli allievi sono andati ad occupare cattedre in Università italiane e straniere. 2 – Il Prof. A merito scientifico di Di Guglielmo vanno annoverati l’inquadramento delle malattie mieloproliferative ed il riconoscimento della patologia eritremica. tra l’altro fu nominato dottore honoris causa nell’Università di Edimburgo e fu eletto Presidente della Commissione internazionale per il paludismo2. Nel 1951 a Cesare Frugoni è subentrato Giovanni Di Guglielmo. e soprattutto all’asma bronchiale ed alle malattie allergiche. Clinico Medico di Napoli e principale epigone della Scuola ematologica di Ferrata e Micheli. Frugoni è stato Presidente dell’Accademia Medica e della Società Italiana di Medicina Interna3. che istituì la Scuola superiore di Malariologia. Anche Ascoli ebbe numerosi riconoscimenti. I suoi contributi in campo scientifico spaziarono dalla “miastenia gravis” alle diatesi emorragiche. Un quadro morboso di questa patologia è riconosciuto sul piano internazionale come “malat- Fig. L. che hanno apportato numerosi contributi in vari settori della medicina interna. Fu medico personale anche del Re Fuad d’Egitto. che divenne medico personale di molti illustri personaggi italiani e stranieri. alle cardiopatie. CONDORELLI con i suoi allievi di fronte alla Clinica Medica. ben presto divenuta in Europa un centro di riferimento per lo studio. già molto famoso per le qualità di clinico. Alla morte di Ascoli nel 1935 fu chiamato a ricoprire la Cattedra di Clinica Medica il prof. Merito di Frugoni è stato di aver creato una scuola di clinici di rilievo. Cesare Frugoni. 177 . la cura e la profilassi della malaria.Le Scuole di Medicina interna nel Policlinico Umberto I mento seguì nel 1917 il suo allievo Vittorio Ascoli.

venuto a mancare prematuramente. già Patologo Medico nella Università romana. Nel 1980 al prof. l’agobiopsia epatica e quella polmonare. Fisiopatologia digestiva. gli Istituti monocattedra si trasformarono in policattedra: nell’anno accademico 83-84 l’Istituto di Clinica Medica. Del pari importanti sono stati gli studi sulla regolazione pressoria del circolo polmonare e sull’azione farmacologica dell’acido nicotinico. proveniente da Palermo. Nella ristrutturazione della Clinica Medica da Condorelli sono state costruite una bellissima aula e una moderna biblioteca ben attrezzata ed efficiente. alla epatite virale ed alle sue complicanze. Umberto 178 . Antonino Musca e Francesco Aguglia. che era divenuto Clinica Medica I. La sua attività scientifica si è concentrata con speciale predilezione sulla fisiopatologia e clinica della malattie del cuore e della circolazione. Nefrologia e Medicina nucleare. della Società italiana di Cardiologia (per 25 anni). la necessità di adeguare l’insegnamento ai modelli della Comunità europea. ospitava due cattedre di Patologia Medica e due di Semeiotica Medica. Aldo Turchetti. allievo di Condorelli. Condorelli è stato fra i primi in Italia a praticare il cateterismo cardiaco. Nel 1969 alla direzione della Clinica Medica giungeva. alle porfirie. E’ stato insignito delle medaglie d’oro della Pubblica Istruzione e della Sanità. allargando i suoi interessi alla patologia renale. Dopo Di Guglielmo nel 1956 è stato chiamato a dirigere la Cattedra di Clinica Medica Luigi Condorelli. Col trasferimento a Roma egli aveva con sé Francesco Balsano. Egli è stato Presidente della Accademia Medica Romana. Fisiopatologia del ricambio. succedeva nell’insegnamento della Clinica Medica il prof. Particolarmente interessanti sono stati gli studi sul circolo coronarico e l’individuazione delle zone miocardiche elettrocardiograficamente mute4. Turchetti. della Società Europea di Cardiologia e dell’International College of Angiology. Agli inizi degli anni 80 il notevole aumento della popolazione studentesca. Di suggestivo valore sono state la messa a punto della tecnica del pneumomediastino ed il riconoscimento della sindrome clinica dell’“accretio” pericardica5. Condorelli si era perfezionato a Vienna negli Istituti di Sternberg e Wenckebach ed era stato al seguito a Roma di Zeri ed a Napoli di Zagari. E’ stato proposto più volte per il premio Nobel. A queste si aggiungevano molti insegnamenti specialistici: Allergologia. Condorelli ha lasciato un nutrito gruppo di allievi che hanno occupato cattedre di prestigio a Roma ed in altre sedi universitarie. che ha proseguito l’indirizzo cardiovascolare del maestro. Fisiopatologia respiratoria.Domenico Andreani tia di Di Guglielmo”.

dandogli un aspetto moderno ed elegante. Contemporaneamente. Egli è stato insignito della laurea ad honorem dell’Università di Reims. egli riuniva in sé l’insegnamento della clinica medica e la direzione dell’omonimo Istituto. con particolare riferimento all’autoimmunità organospecifica. Vincenzo Marigliano. Francesco Balsano. Nel corso di quegli anni sono divenuti titolari di insegnamenti di Clinica Medica. Francesco Aguglia ed Antonino Musca. all’asma bronchiale ed alle allergie da farmaci6. già Direttore della I Clinica Medica per alcuni anni. Andrea Sciacca. Balsano era già noto per le ricerche compiute in vari campi della medicina interna. dove si è stabilita una schiera di valenti ricercatori. Serafini aveva con sé Guido Valesini e Cesare Masala. titolare di Gerontologia e Geriatria dal 1987. Patologia Medica e Semeiotica Medica. ben noto al mondo accademico per le sue ricerche in campo immunologico ed allergologico. quali la RM. e lo ha dotato di nuovi e preziosi apparecchi. tutti provenienti dalla Scuola di Condorelli e dal gruppo di Turchetti. Mario Sangiorgi. inaugurata nel 1991. Marcello Martelli. subentrava il prof.Le Scuole di Medicina interna nel Policlinico Umberto I Serafini. Questi docenti hanno allargato i Fig. 3 – Cupola e Androne della campi d’interesse del loro maestro Clinica Medica I 179 . il prof. ma si era distinto per gli studi sulla fisiopatologia delle epatiti7 e sulla fisiopatologia del sistema vagale. Di grande impegno da parte di Balsano è stata la promozione della nuova struttura edilizia adibita a laboratori di ricerca. che veniva così disgiunta dall’insegnamento. proveniente dalla scuola di Frugoni. Giuseppe Guarini. Vincenzo Corsi. chiamata “torre di ricerca”. della Società Italiana di Allergologia e dell’International Association of Allergology. dando grande impulso alla Gerontologia8. ma. già titolare di una Patologia Medica. e successivamente di Medicina Interna. è stato Presidente della Società di Medicina Interna. diveniva Direttore del Dipartimento di Scienza dell’invecchiamento. Egli ha avuto il merito di ristrutturare l’Istituto di Clinica Medica. nell’anno accademico 82-83. nella direzione dell’Istituto. Successivamente. ancora mancanti nel Policlinico. Corrado Cordova. i proff. ed oggi interdipartimentale.

Dagianti ha rapidamente dotato la Cattedra di apparecchiature di avanguardia. però sostanzialmente si sono mantenuti nel filone della cardiologia. alla elaborazione di modelli matematici applicati alla patologia circolatoria. si è differenziato. allievo del Frugoni e già cattedratico di Idrologia Medica dal 1938. Baldassarre Messina. all’epoca di Frugoni. Nel 1980 l’Istituto si è diviso. Messina si è qualificato sul piano nazionale ed internazionale per le ricerche di medicina termale. Messini è stato molto attivo nelle ricerche di idrologia e medicina termale. Il prof. Mariano Messini. Armando Dagianti. alle alterazione embriologiche del cuore. alle porfirinopatie. che ha ricoperto la carica di Presidente della Società Europea di Medicina Interna (SEMI) e della Società Internazionale di Medicina Interna (ISIM). curandone in particolare gli aspetti terapeutici. ne era stato Direttore per lunghi anni dal 1942 il prof. l’Istituto di Terapia Medica e di Idrologia. ha pubblicato pregevoli Trattati di Terapia Medica e di Idroclimatologia e fondato la Rivista di Clinica Terapeutica. giunti nel 2000 alla X edizione. di cui divenne titolare il prof. alla nefropatie. si è distinto in modo particolare contribuendo considerevolmente alla validazione internazionale della scuola condorelliana. L’istituto di Cardiologia – Dipartimento di Scienze Cardiorespiratorie Sempre nel contesto della Clinica Medica I. Originariamente l’Istituto di Terapia Medica e Idrologia era unico. G. Istituto di Terapia Medica e Idrologia Bisogna aggiungere che in una cospicua ala nell’edificio della originale Clinica Medica. Ricci si è distinto per le ricerche sul ricambio lipidico e sulla sclerosi vascolare. agli inizi degli anni 70 si costituiva la cattedra di Cardiologia. di cui è stato Direttore fino al suo pensionamento. sul piano accademico e strutturale. Sotto la sua direzione veniva attivata 180 . per molti anni egli è stato coordinatore dei progetti finalizzati del CNR. della Scuola di Condorelli. Il prof. Il prof. B. di regimi dietetici e di fisiopatologia dell’apparato digerente. svolgendo sofisticate ricerche che l’hanno messo in evidenza sul piano internazionale. la direzione della Terapia Medica è andata al prof.Domenico Andreani Condorelli ed hanno spaziato dalle ricerche sulle alterazioni istologiche del fegato. Il prof. Mario Sangiorgi. Giorgio Ricci e quella della Idrologia è andata al prof. tra l’altro dal suo gruppo venivano organizzati Congressi Internazionali di ecocardiografia. Attualmente le due sezioni dell’istituto sono state nuovamente unite e comprese nel Dipartimento di Medicina Interna e Terapia Applicata.

del tutto rinnovato e dedicato al prof. allievo di Baccelli. negli ultimi tempi si è complicata per l’inserimento di diverse cattedre ed a motivo della pletora studentesca.Clinica Medica II . unendosi alla Cattedra di Pneumologia ed includendo varie competenze specialistiche. segnatamente dalle strutture della vecchia “Sapienza”. Dal punto di vista storico ed aneddotico merita ricordare che 181 . Pende ha avuto un certo peso nella endocrinologia italiana per le sue originali concezioni costituzionalistiche e per la enunciazione di alcuni quadri morbosi.Le Scuole di Medicina interna nel Policlinico Umberto I l’Unità di Terapia intensiva coronarica. che già nella “Sapienza” aveva avuto l’insegnamento della Clinica Medica propedeutica. Il primo docente chiamato ad occupare l’Istituto di Patologia Medica fu Eugenio Rossoni. E’ bene dire subito che la sistemazione dell’Istituto. con le modifiche dell’ordinamento didattico. Il Policlinico Umberto I. Nel 2001 il Dipartimento si spostava all’VIII Padiglione. Pende diresse l’Istituto fino al 1950 ad eccezione degli anni 1943-47. per limiti di età. Alla morte di Rossoni nel 1919 subentrò nell’Istituto Agenore Zeri. completato nella parte edilizia nel 1902. Nei primi anni nello stesso edificio furono ospitate la Clinica Neuropatologica e la Clinica Pediatrica. in cui fu sostituito dal prof. Qualche anno dopo l’Istituto di Cardiologia si trasformava in Dipartimento di Scienze cardiovascolari e respiratorie. Silvio De Candia. è divenuto Dipartimento di Scienze Cliniche. suo allievo. era stato aperto ufficialmente nel 1904. certamente egli ha dato un impulso allo studio di questa disciplina in Italia9. Peraltro la Semeiotica Medica aveva avuto una sistemazione a parte. dopo alcuni anni in cui è stato Istituto policattedra.Dipartimento di Scienze Cliniche L’Istituto di Patologia Medica era giunto in eredità dall’era precedente. frutto di intuizioni ed impressioni personali. Dagianti. che all’inizio era semplice e ben definita. altro allievo di Baccelli. L’istituto di Patologia Medica . A. che nella vecchia “Sapienza” era stato docente di Semeiotica Medica. cosicché recentemente. partecipe della scuola costituzionalistica di G. Nel giro di qualche anno la Clinica Neuropatologica e quella Pediatrica furono spostate altrove. Spirito in Sassia. In realtà la denominazione iniziale era Laboratorio di Patologia Medica con una precisa impronta propedeutica alla Clinica Medica. ma la Patologia Medica aveva avuto la sua sistemazione nel 1906. di cui la parte medica era principalmente situata nell’antico Ospedale di S. Viola. nel 1935 da Genova giunse a Roma Nicola Pende. Con l’uscita di scena di Zeri.

Da Pisa Cassano ha portato con sé molti giovani collaboratori che si sono affermati successivamente nella Facoltà. che intendeva esprimere i concetti dell’ideatore sulla costituzione individuale. Condorelli è passato alla Clinica Medica. del pari va citato un grande quadro ad olio affisso alla parete dell’aula dell’Istituto (attualmente nell’Istituto di Genetica G. Cataldo Cassano. che allora era unica. e contemporaneamente nella Patologia Medica è subentrato il prof. Nel 1951 l’insegnamento e l’Istituto sono stati affidati a Luigi Condorelli. Mendel. Roma). 4 – Il Prof. proveniente dalla Clinica Medica di Pisa. il quale ha conferito alla ricerca ed all’insegnamento un’impronta decisamente clinica. Mendel” al centro dell’androne di ingresso della Patologia Medica per molti anni ha fatto mostra di sé una piccola piramide.Domenico Andreani Fig. che da lui prese nome. egli ha conferito un’impronta fisiopatologica alla ricerca ed all’insegnamento. Di Guglielmo. Dipinto ad olio. Nel 1956 per i limiti di età raggiunti dal prof. Istituto di Genetica Medica “G. ha ravvisato la necessità di differenziare le varie 182 . creando una scuola che si è espressa in molti validi docenti nella Facoltà romana ed altrove. N. proveniente da Catania. soprattutto nell’ambito della cardiologia. Pende presenta a lezione una paziente basedowiana nell’anfiteatro dell’Istituto di Patologia Medica.

C. Si sono trasferiti negli USA G. Cassano con i suoi allievi in occasione del suo congedo dalla Clinica Medica II. Negri e M. E. endocrinologia e metabolismo. 5 – Il Prof. Andres e M. Torsoli. G. M. Nel suo gruppo si sono messi in evidenza i proff. Cassano è stato medico di Presidenti della Repubblica e di Presidenti del Consiglio. Giacovazzo. Giacomelli divenuti poi docenti nella Columbia University e nella Harvard University. Gli allievi si sono recati in questi centri e ne sono tornati per vitalizzare i settori della medicina in maggiore espansione culturale. I. dell’apparato gastroenterico. Andreani. Fiaschi. Andres. Andreoli. del rene. è stato per molti anni Presidente della Società Italiana di Endocrinologia e membro dei Consigli Superiori della Pubblica Istruzione e della Sanità. A. in specie nella gastroenterologia. M. Mazzuoli. G. ha ricevuto la medaglia d’oro per i meriti della Sanità. A. Conti. Baschieri. L. Fabbrini. Endocrinologia. che occuperanno cattedre di Medicina Interna. Scavo. Sono state svolte indagini che hanno qualificato l’Istituto sul piano internazionale. C.Le Scuole di Medicina interna nel Policlinico Umberto I Fig. Gastroenterologia. Nefrologia e Medicina Nucleare a Roma ed in altre sedi. che in America ha appro183 . del pancreas endocrino. del ricambio fosfocalcico. D. in molti Congressi in Italia ed all’estero le ricerche della Scuola hanno ricevuto largo consenso11. Croce. tra gli allievi più giovani si è trasferito anche C. un particolare interesse è stato rivolto alle malattie della tiroide10. branche della medicina interna valorizzando i nuovi apporti scientifici provenienti dai centri di eccellenza esteri.F. nefrologia. Baschieri. D.

Menzinger. G. in occasione della visita di colleghi Due bravi collaboratocinesi dell’Università di Shangai. G. specialmente sul terreno della circolazione distrettuale. Domenico Andreani è diventato Professore di Endocrinologia e Medicina Costituzionale. giungendo a risultati di assoluta eccellenza e diventando studioso di riferimento negli USA e in Europa. Pozzilli. Di Mario. un reparto di microscopia elettronica. che ha rappresentato una novità nel Policlinico.Domenico Andreani fondito le ricerche di immunologia e di genetica. con la consulenza dell’architetto Nervi è stata costruita una nuova ala con una ampia aula. proveniente da Torino. U. Fallucca. 184 . Da Cassano l’Istituto di Patologia Medica è stato totalmente rinnovato. Tamburrano e P. 6 – Il Prof. un reparto di medicina nucleare. ed ha occupato una parte dell’Istituto di Patologia medica. Cassano è stato sostituito dal prof. Nello stesso anno il prof. Nel 1969 l’Istituto si è modificato in Clinica Medica II. fra i primi in Italia. Beretta Anguissola ha sviluppato il settore cardiologico e ha costituito una Unità coronarica. Andreani con i suoi collaboratori Università romane. Metabolismo e Medicina Interna nella “Sapienza” ed in altre Fig. il primo in Italia. che era ormai desueto. Carlo Conti nel 1967 è diventato professore di Endocrinologia. Nel 1972 per i limiti di età il prof. con spaziosi e moderni laboratori. Il prof. lo hanno accompagnato i proff. per poi passare alla Patologia Medica. egli ha proseguito l’indirizzo di ricerca in campo endocrinologico e soprattutto metabolico. Tra le molte attività espletate in campo clinico ed accademico Beretta Anguissola è diventato Presidente del Consiglio Superiore di Sanità e si è fatto promotore di un ampio e moderno Trattato di Medicina Clinica12. ove si era conquistata una solida fama di fisiopatologo e clinico. che per diversi anni è stata unica nell’Ospedale. D. che successivamente sono andati a coprire cattedre di Endocrinologia. Alessandro Beretta Anguissola. sistemandosi in una parte dell’Istituto di Malariologia. F.

si sono trasferiti negli USA ed in Canada ove hanno occupato ruoli di Endocrinologia e Metabolismo ad Atlanta (Georgia) e a London (Ontario). Gian Franco Mazzuoli. Torsoli è stato Presidente della Società Italiana di Gastroenterologia e della United European Gastroenterology Foundation (UEGF). della malattia di Crohn. Endocrinologia II e Nefrologia. Torsoli. specie della funzione dello sfintere di Oddi. Gian Franco Delle Fave. egli infatti nella Scuola di Cassano occupa un posto di rilievo. perché per la prima volta nel mondo a Pisa aveva eseguito la biopsia renale con l’ausilio del retropneumoperitoneo. per poi dirigere la Clinica Medica VI. Bellabarba. Paolo Paoluzi. Renzo Caprilli. Carlo De Martinis. Di Girolamo e D. M. Andreani ha sviluppato una intensa attività trattatistica. Aldo Torsoli. Enrico Corazziari.Le Scuole di Medicina interna nel Policlinico Umberto I ri. con limitato numero di studenti. alle sindromi ipoglicemiche. Domenico Scavo ha sviluppato con dedizione l’attività 185 . divenuto ordinario di Gastroenterologia nel 1975. nell’insegnamento della Clinica Medica egli è stato sostituito dal prof. Con loro egli si è occupato della fisiopatologia delle vie biliari. della fisiologia e della patologia del colon. nell’Istituto di Patologia Medica si circondava di molti validi collaboratori fra cui Romano Carratù. Menzinger il Manuale di Diagnostica differenziale endocrinologica14 e con il prof. Mario Andreoli e Giulio Alberto Cinotti sono diventati ordinari di Gastroenterologia. Il suo gruppo si è rivolto principalmente alla patogenesi immunitaria del diabete di tipo I. Beretta Anguissola ha diretto l’Istituto i proff. col prof. Francesco Pallone. Egli è stato Presidente della European Association for the study of diabetes (EASD) e Presidente della Società Italiana di Endocrinologia. Il prof Andreani ha diretto l’Istituto policattedra di Clinica Medica II dal 1983 al 1988. Il prof. per raggiunti limiti di età il prof. Cassano ha pubblicato il Trattato Italiano di Endocrinologia13. Tamburrano il Manuale di Terapia delle malattie endocrine e metaboliche15. Successivamente si è occupato con grande impegno della didattica medica costituendo un Canale Parallelo Sperimentale. Un ricordo speciale merita l’attività di Aldo Torsoli. Medicina Interna. aveva già acquisito notorietà nel 1952. Beretta Anguissola ha ceduto la direzione dell’Istituto al prof. Domenico Scavo. proveniente da Ancona e già suo allievo a Torino. alle complicanze croniche della malattia diabetica. Nel 1986 il prof. qualificandosi sul piano internazionale. Mario Giacovazzo è divenuto ordinario di Medicina Interna. Andreani. in cui egli intendeva realizzare una moderna metodologia clinica16. Nel periodo in cui il prof. Nel 1983. Il prof. con il prof.

che nel 1990 era diventato ordinario di Medicina Interna. era accompagnato da Aldo Fabbrini. Gianni Spera. rispettivamente nelle Università di Catanzaro e de L’Aquila. e quello degli ormoni steroidei. U.7 – Il Prof. nel 2004 il prof. Umberto Di Mario e Renzo Caprilli. Marcello Negri. Vincenzo Toscano e Andrea Lenzi. A.Domenico Andreani Fig. Francesco Sciarra. che aveva acquisito la struttura autonoma dell’Istituto di Malariologia. gonadici e surrenalici. Franco Dondero. U. Nel 1998 l’Istituto si è trasformato in Dipartimento di Scienze Cliniche ed è stato diretto fino al 2002 da Negri. quando era direttore del Dipartimento. clinica e didattica. Carlo Conti. Conti ed i collaboratori hanno coltivato intensamente il campo degli ipogonadismi maschili. sul piano delle ricerche si è rivolto alla fisiopatologia e clinica delle malattie surrenaliche. già loro allievi e professori ordinari. Nel 1988 la direzione dell’Istituto di Clinica Medica II è passata al prof. con Pietro Cugini ha collaborato a ricerche di cronobiologia. Andreani e Torsoli sono usciti dai ruoli e sono stati sostituiti dai proff. Di Mario è venuto a mancare. Aldo Isidori. I proff.Clinica Medica V Il prof. Dalla denominazione di Patologia Medica si era passati a quella di Clinica Medica V per giungere nel 1995 a quella di Dipartimento di Fisiopatologia Medica. Di Mario con i collaboratori e specializzandi nello scalone centrale del Policlinico. da cui sono derivate le ricerche più settoriali in 186 . Purtroppo. L’istituto di Patologia Medica . Torsoli e nel 1991 al prof. Gaetano Frajese.

Sotto la direzione di Fabbrini nel 1995 l’Istituto si è trasformato in Dipartimento di Fisiopatologia Medica. ha pubblicato un Trattato sui fondamenti di Medicina Interna20. Nello stesso Istituto è stato accolto il prof. ha pubblicato un notevole Trattato di malattie della tiroide19. A. Isidori. Pontecorvi che sono andati a ricoprire ruoli di ordinari nella Facoltà di Roma ed in altre sedi. L’Istituto di Malattie Infettive . È stato per lunghi anni Presidente della Commissione Etica della Facoltà. ha curato in particolare il settore degli ormoni steroidei e della patologia surrenalica. Conti hanno proseguito in sostanza l’indirizzo della patologia legata agli ormoni steroidei. Mario Andreoli. nel 2001 ne è diventato Direttore il prof. ha compiuto approfonditi studi sulla gonade maschile. Massimino D’Armiento è succeduto al prof. già allievo di C. Il prof. Gli interessi culturali e le ricerche di tutti i collaboratori del prof. Nel contesto delle linee di ricerca in questi settori sono stati organizzati molti convegni internazionali e sono state pubblicate monografie e resoconti di valido ed interessante contenuto. è stato responsabile del Gruppo di Studio internazionale sugli ormoni steroidei. Ha avuto con sé i collaboratori F. proveniente da L’Aquila. ha costituito un punto di riferimento nazionale18. Aldo Fabbrini. Conti nell’insegnamento di clinica e nella direzione dell’Istituto policattedra. Giuseppe Giunchi. Il prof. della seminologia. ove era divenuto Clinico Medico e Preside della Facoltà. Francesco Sciarra nel 1990 è diventato ordinario di Endocrinologia. proveniente da Sassari. che ha istituito con il CNR un efficiente Centro per le malattie della tiroide.Dipartimento di Medicina Clinica Nel 1968 fu chiamato dalla Facoltà Medica di Roma a ricoprire il ruolo di Malattie Infettive il prof. ma si è occupato più ampiamente di argomenti di Medicina Interna. anch’egli con il ruolo di Endocrinologia. Andreoli dopo la sua quiescenza accademica. D’Armiento ed A. Il prof. Conti e Isidori hanno pubblicato un mirabile Trattato di Andrologia17. ha sviluppato un’intensa attività andrologica specie nel settore della fertilità maschile. Aldo Isidori dal 1980 ha occupato il ruolo di ordinario di Andrologia (la prima cattedra in Italia). allievo di 187 . Cassano.Clinica medica III . Il prof. M. nel 1986 è succeduto al suo maestro prof.Le Scuole di Medicina interna nel Policlinico Umberto I campo andrologico ed in campo della sterilità maschile. in cui con un gruppo di collaboratori. egli si è occupato della patologia nodulare della ghiandola. Monaco.

V. che era titolare di Gastroenterologia dal 1980. Michele Bufano a ricoprire il ruolo di Semeiotica Medica per poi passare alla Patologia Medica. ha pubblicato un importante Trattato di Patologia Medica23. Bonomo è stato Direttore fino al 1992.Istituto di Ematologia Nel 1958 giungeva dalla Clinica Medica di Parma il prof. proveniente da Bari. Giovanni Paolo II. F. che hanno occupato ed occupano ruoli di prestigio nella Facoltà. Tullio Chiarioni e Franco Mandelli. Sorice nel 1993 assumeva la Direzione dell’Istituto e poi del Dipartimento di Malattie infettive e Tropicali fino al 1995. E’ stato coautore del Trattato di Malattie infettive con Giunchi. Sergio Amadori e Giuliana Alimena ed un folto gruppo di capaci collabo188 . RossiFanelli. Egli ha compiuto importanti indagini in campo infettivologico ed in medicina generale. dotandola di moderni laboratori ed ha raccolto intorno a sé molti validi allievi. con lui erano Pierfrancesco Ottaviani. Degli allievi del prof. P. si è qualificato per gli studi sull’immunità e sulle allergopatie. Un allievo di Giunchi. Ha lavorato scientificamente sugli antibiotici. ed un apprezzatissimo docente. si è distinto per l’apporto di clinica e di ricerca dato alle conoscenze delle malattie metaboliche. Gli allievi di Giunchi hanno proseguito con grande successo le premesse scientifiche e didattiche del loro maestro. G. per poi passare nel 1979 a quella di Malattie Infettive. Giunchi ha ristrutturato e rimodernato la Clinica Medica III. F. nel 1979 divenuto ordinario di Ematologia. anch’egli della Scuola di Frugoni. F. ha pubblicato un Trattato di Malattie infettive. Vullo. Nel 1972 Giunchi passava alla Clinica Medica III e vi rimaneva fino alla quiescenza accademica. Bufano si è distinto in special modo Franco Mandelli. il prof. Serra. L’Istituto di Semeiotica Medica e Patologia Medica . Delia. Franco Sorice. Giunchi è stato un esimio clinico. Martino. Lorenzo Bonomo. nel 1973 è stato chiamato alla cattedra di Malattie Tropicali ed Infettive. nel 1985. De Rosa. già titolare di Malattie Infettive a Sassari dal 1959 e successivamente a Perugia. Quando è uscito dai ruoli è stato sostituito dal prof. Panichi. Tra gli allievi di Giunchi e di Sorice vanno segnalati i proff. sulle infezioni stafilococciche e sulla idatidosi22. proveniente da Ferrara. allievo di Pende. chiamato fra l’altro a curare S. Bufano. A dirigere la Clinica Medica III fino al 1995 subentrava nel 1993 il prof. S.S.Domenico Andreani Frugoni. Aiuti. P. che aveva con sé Giuseppe Papa. che ha un posto di rilievo nella letteratura medica e nella didattica21. Livio Capocaccia.

1984. Cesare Frugoni. 1964. Cesi. Fisiopatologia clinica della stenocardia. New York. Ed. Int.Le Scuole di Medicina interna nel Policlinico Umberto I ratori.. Il Policlinico. e coll. dei linfomi e delle leucemie.. ANDREOLI M. 1981.. Piccin. Invecchiamento e longevità. 17. ANDREANI D.. Roma. (1):35. ISIDORI A. Roma. 2000. Sezione pratica 1916. Immunologia clinica ed allergologia. La sterilità maschile. 7. notevole per modernità di organizzazione ed efficienza. 15. 1977. Pozzi.. BIBLIOGRAFIA 1. Vittorio Ascoli. Firenze. Argomenti di metodologia clinica. 8.. Delfino Editore. Manuale di Terapia delle malattie endocrine e metaboliche.. Il Policlinico. 10. BERETTA-ANGUISSOLA A. CONDORELLI L. 14.. Press. 1984... Pozzi. 5. L... Acta medica italica 1938.. Fisiopatologia clinica del Mediastino. ANDREANI D.. Il Policlinico. 189 . Ed. Roma. 23:221-222 e 350-353.. 1980. Sezione pratica 1931:645-646. L. Press. SCIMONE V. 11. 3.. Piccin. Pozzi. Trattato di Andrologia. Mandelli è stato autore di una vasta e qualificata produzione scientifica. Torino. DE CANDIA S. AA.. Padova. Roma. questo Istituto è stato corredato di un Centro Trapianti di midollo di avanguardia. 4. S. Roma. 16. connesso con il Policlinico. CASSANO C. e coll. Milano. Roma. Trattato Italiano di Endocrinologia. BALSANO F. Padova. La tiroide. e coll. I contributi di Nicola Pende all’endocrinologia ed alla scienza della costituzione. 1980. Current Topics in Thyroid Research. 9... CONTI C. 1947.. Trattato di Diagnostica funzionale endocrinologica. 12. BASCHIERI L. USES.. Vallardi. CONDORELLI L. 1965.VV. 2. Mandelli ha creato un Istituto. Roma. E.. TAMBURRANO G. ISIDORI A. SERAFINI U. Medico-Scientifiche. FRUGONI C. 1995.. Sezione pratica 1931:1163-1168. Le epatiti croniche. divenuto struttura di riferimento in campo nazionale ed internazionale. INAM. TORSOLI A. L.Diagnostica e Terapia.1976. CASSANO C. 18. L’Istituto è attualmente inserito nel Dipartimento di Biotecnologie cellulari ed Ematologia. U. CASSANO C. 13. Commemorazione di Guido Baccelli. MARIGLIANO V. e coll. 1992. ANDREANI D. MENZINGER G. particolare campo di studio è stato quello delle malattie emorragiche.. Medicina Clinica . 6.. Roma. Acad. che lo hanno reso noto e stimato nel mondo scientifico medico24..Univ. 1965.

.Domenico Andreani 19. Torino. 2000. 23. 1973. UTET. 1960.. SORICE F. 24. MANDELLI F.. FABBRINI A. Results of the Italian multicenter Group GIMEMA with ATRA and AIDA protocols. 1994. Trattato di Patologia Speciale Medica e Terapia. Milano. ORTONA L. 17:859). GIUNCHI G. BUFANO M. e coll. LEUKEMIA (2003. Malattie Infettive. 21. Manuale Medico di Endocrinologia e Metabolismo.. 2000.. Fondamenti di Medicina Interna. Roma. Il Pensiero Scientifico.. Treatment of elderly patients with acute promyelocytic leukemia. Il Pensiero Scientifico.. 20. SORICE F. Vallardi. 190 . 22.. Roma. Malattie Infettive. ANDREOLI M. Milano. Vallardi.

LA CLINICA CHIRURGICA: LA STORIA E LA SCUOLA VINCENZO ZIPARO 191 .

nato a Bastia in Corsica nel 1748. Maria della Consolazione. Nel 1815. unita a quella d’anatomia. 193 . Spirito. assume una dignità accademica soltanto nel 1539 con l’istituzione nello Studium Urbis di una Cattedra di chirurgia. Giacomo ed è nominato docente di Anatomia pratica. Pio VII istituisce la cattedra di Clinica Chirurgica con un reparto di 7 letti per gli uomini e 6 per le donne presso l’ospedale S. noto chirurgo dell’epoca. dove ha raggiunto una grande fama professionale ed una eccezionale popolarità. 1 – Giuseppe Sisco sità1. testimoniata anche dal sonetto che il suo amico Giuseppe Belli gli dedica alla notizia della sua morte2. e infine di Clinica Chirurgica. compresa la parte inenerente la Medicina legale. sia pure solo sotto forma di esercitazioni. di Medicina operatoria. Gallicano e S. Nel 1781 la chirurgia. Inizialmente i locali a disposizione sono modesti. diviene disciplina autonoma insegnata da Giuseppe Sisco. divenuto famoso per un trattato sulle ferite da arma da fuoco e per l’invenzione di un particolare strumento: l’alfonsino o tirapalle usato per afferrare ed estrarre i proiettili dalle ferite. compie tutti i suoi studi a Roma dove esercita come chirurgo negli ospedali S. esercitata in Roma fin dall’antichità da cerusici e barbieri con una semplice licenza. il quale può essere considerato il primo professore di clinica chirurgica della nostra UniverFig. affidata ad Alfonso Ferri. la direzione è affidata a Giuseppe Sisco (181530).La Clinica Chirurgica: la Storia e la Scuola I primi Maestri della disciplina La chirurgia. La sua tomba e la relativa lapide si trovano nella navata di destra della Chiesa di San Luigi dei Francesi. Giacomo in Augusta. S. Gli succede (1830-1834) Antonio Trasmondi chirurgo dell’ospedale di S. Sisco.

e bona sera: V’ereno in quattro zompi arimediate. Giuseppe Costantini (1851-1870) e Giuseppe Corradi (1870-72) che è il primo clinico chirurgo del Regno d’Italia. da famiglia di sentimenti antiborbonici. a Berlino nel laboratorio d’anatomia patologica di Rudolph Virchow. Costanzo Mazzoni. In seguito ricoprono la Cattedra di chirurgia Bartolomeo Titocci (1835-1850). Guariva a ttutt’e dua la scolazzione. ricopre la cattedra dal 1872 al 1885. nato a Roma nel 1823. Nato in Sicilia a Letojanni (ME) nel 1845.Vincenzo Ziparo La morte de Stramonni È morto er gran cerusico Stramonni: E lo Spedàr de la Consolazzione Nun ze po’ consolà da la passione Che je cià ffatto già pperde li sonni. Alla sua morte prematura (1885) gli succede il suo allievo Francesco Durante. nel 1872. E’ il primo Presidente della neocostituita Società Italiana di Chirurgia. 21 aprile 1834. già dal 1879 professore di Patologia Chirurgica. Che si ar monno vieniveno du’ monni. roggne. per due anni dirige la cattedra di Roma per poi tornare. da giovanissimo è garibaldino. si laurea a Napoli e completa la propria formazione scientifica e chirurgica a Vienna presso il grande Theodor Billroth. città nella quale muore nel 1907. cortellate… Annàvio da Stramonni. La sua formazione professionale è arricchita anche dell’esperienza acquisita durante il periodo trascorso alla scuola di Parigi con August Nelaton ed ottiene grande fama chirurgica nella Roma capitale del Regno d’Italia. Corradi nasce a Bevagna (PG) nel 1830 e compie i suoi studi a Pisa e a Firenze. Nun ze trovava a Roma antro cerusico Che conoscessi mejo la maggnèra De crastà un galantomo e ffàllo musico. all’Università di Firenze. a Londra da Joseph 194 . Tiggne. sassate. Oh quello era davero un omminone De studi profonnissimi e pprofonni!. La personalità di Durante è assai incisiva per lo sviluppo della chirurgia accademica romana.

così nel campo scientifico-tecnico dell’antisepsi e dell’asepsi3. Senatore del Regno dal 1882. La sua interessante teoria. … Ma. geniale ricercatore e: … scienziato versato in tutte le materie fondamentali. descrivendo una tecnica personale di craniotomia con lembo a sezione osteotangenziale discontinua. del felice connubio che in Lui era dell’arte e della scienza4. Rientrato in Italia nel 1872 diviene aiuto di Costanzo Mazzoni. passa a dirigere la Clinica Chirurgica nel 1885. L’ardita operazione in quei tempi in cui nessuno aveva ancora osato aprire il cranio e agire chirurgicamente su un neoplasma del cervello è una dimostrazione della completezza della sua preparazione e della sua dottrina tecnica e fisiopatologica. Nel 1873 gli viene affidato l’incarico di Patologia Chirurgica e nel 1879 è nominato Professore ordinario della stessa disciplina. 2 – Francesco Durante Fig. come nel campo della scienza Egli ebbe la priorità nell’idea della patogenesi dei tumori e in quello chirurgico dell’operabilità dei tumori cerebrali e delle suture vasali.La Clinica Chirurgica: la Storia e la Scuola Fig. 195 . elaborata nel 1874. è il Fondatore e primo Presidente dell’Ordine dei Medici di Roma e dell’Opera Nazionale Invalidi di Guerra. 3 – Francesco Durante ed il suo Trattato Lister e a Parigi nel laboratorio di Louis Antoine Ranvier. sulla genesi embrionaria di alcuni tumori suscita ampia risonanza nel mondo scientifico internazionale. Durante è un insigne operatore in tutti i campi della chirurgia del suo tempo. Nel 1885 asporta con successo un meningioma. Socio Fondatore e Presidente della Società Italiana di Chirurgia.

proprio in tale fabbrica. le corsie per gli uomini e per le donne. Al terzo piano vi sono le stanze per i pensionanti. Nel 1888. la dotazione totale è di 70 posti letto. La clinica viene dotata di un proprio generatore d’energia idroelettrica. Autore di un trattato di Patologia e Clinica Chirurgica (1895) sul quale si sono istruite molte generazioni di medici. uno degli allievi di Durante. grande maestro di medicina e Ministro della Pubblica Istruzione e Francesco Durante. è realizzata la famosa pinza di Durante. Alla sua Scuola Romana si formano numerosissimi chirurghi di cui ben 16 sono divenuti Cattedratici in vari Atenei italiani. architettonicamente simile a quello della Clinica Medica. i laboratori. Sul finire dell’Ottocento le Cattedre di Clinica Medica e di Clinica Chirurgica della Sapienza sono dirette da due personalità di grande rilievo accademico e civile: Guido Baccelli. si sviluppa su 3000 mq e tre piani oltre l’interrato.Vincenzo Ziparo I suoi numerosi interventi per asportazione di tumori cerebrali contribuiscono significativamente allo sviluppo della neurofisiologia e della neurochirurgia. In esso trovano posto più ampi reparti di degenza. Al primo piano una grande aula di 500 posti. fonda e dirige la sezione chirurgica della Rivista Il Policlinico. sale operatorie più moderne e laboratori per la ricerca. Al piano terreno sono situati la portineria. la sala operatoria. la direzione con le segreterie e le stanze per gli assistenti. La Clinica Chirurgica si trasferisce nella nuova sede nel 1904. alla Clinica Chirurgica viene assegnato un edificio in via Garibaldi. Guido Farina. i vari servizi e una grande biblioteca chirurgica. le stanze d’isolamento e le corsie per i malati infetti. La struttura rappresenta quanto di più moderno ed efficiente si possa prevedere in quel periodo. nel sotterraneo dell’edificio trova sede un’officina per la costruzione di strumenti chirurgici gestita dalla Ditta Invernizzi e. che si configura come un vero Istituto Clinico Universitario. In questa Clinica. In 196 . Sotto il loro impulso si realizza la progettazione e la costruzione del nuovo grande Policlinico Universitario Umberto I (1888). gli ambulatori. La costruzione dell’istituto L’edificio. utilizza infatti l’acqua eccedente della sovrastante Fontana dell’Acqua Paola (il “Fontanone del Giancolo”). anche grazie al prestigio di Durante. esegue un intervento strabiliante per quei tempi: sutura con successo una ferita da coltello penetrante il ventricolo sinistro.

Lascia l’insegnamento nel 1938 ed è nominato Senatore del Regno nel 1939. per la sua operosità riceve una medaglia d’argento ed una croce di guerra al valor militare. Alessandri durante un intervento 197 . Fig. 4 – Roberto Alessandri Italiana di Chirurgia (1920-1939) e dell’Accademia Medica di Roma (1924-1928). per raggiunti limiti di età. la didattica. nato a Civitavecchia nel 1867. la ricerca Nel 1919. lascia la Direzione al suo allievo Roberto Alessandri. I Maestri. eseguito da Roberto Fantuzzi e che rappresenta Alessandri e la sua Scuola durante una dimostrazione chirurgica. Un bel dipinto ad olio. Paride Stefanini e Ulrico Bracci. Giacomo e nei nuovi padiglioni Ospedalieri del Policlinico. Tra i mumerosi suoi allievi ricordiamo Pietro Valdoni. si laurea presso l’Università di Roma dove diviene Professore incaricato d’Ortopedia (1900) e di Patologia Chirurgica (1902).La Clinica Chirurgica: la Storia e la Scuola essa Francesco Durante esercita il suo alto magistero realizzando la più importante Scuola Chirurgica Italiana del primo Novecento5. 5 – Dipinto di Roberto Fantuzzi che ritrae R. della Società Fig. Durante. Alessandri. Partecipa alla I guerra mondiale come direttore dell’ambulanza chirurgica d’armata di Gorizia. Diviene Presidente della Società Italiana d’Ortopedia. Rilevanti sono stati i suoi studi sulla chirurgia urologica. è conservato presso la Clinica Chirurgica. è anche primario chirurgo al S.

di famiglia abruzzese. Si ricorda anzi che. A soli 30 anni diviene Fig. decorato con la Medaglia d’oro al Valor Militare ed insignito del titolo di Conte di Valmaggiore. appena fondata. Clinico chirurgo all’Ospedale S. Orsola di Bologna. Per questo atto eroico viene promosso Capitano medico per merito di guerra. dotato di brillante capacità oratoria e di grande abilità chirurgica. nato a Roma nel 1892 e laureatosi a Napoli nel 1916. Paolucci. Nel 1925 gli viene affidato l’incarico di Patologia Chirurgica nell’Università di Bari. Nel 1929 è nominato professore ordinario a Parma e nel 1932 viene chiamato come Clinico chirurgo dall’Ateneo di Bologna6. nave ammiraglia della marina imperiale Asburgica. Dopo la guerra è sospeso dalla Cattedra per i suoi legami con il regime fascista. Dal 1940 al ‘46 è Presidente della Società Italiana di Chirurgia. diviene Clinico chirurgo a Napoli. dove crea un’importante scuola chirurgica. 7 – Pietro Valdoni Deputato e poi Vice-Presidente della Camera dei Fasci e delle Corporazioni. 6 – Raffaele Paolucci con alcuni allievi Fig. assieme al Maggiore Raffaele Rossetti. 198 . Il suo allievo più illustre.Vincenzo Ziparo Nel 1938 la Facoltà chiama a dirigere la Clinica Chirurgica Raffaele Paolucci di Valmaggiore. dà un alto contributo nella chirurgia gastrica e toraco-polmonare. nel suo Abruzzo. partecipa alla I guerra mondiale compiendo. Paolucci. durante il periodo delle persecuzioni razziali. In questo periodo esercita la sua attività di chirurgo come consulente presso l’Ospedale di Lanciano. ma presto reintegrato per i suoi meriti professionali. Ettore Ruggeri. l’incredibile ed eroica impresa di affondare nel porto di Pola la corazzata Viribus Unitis.

Segretario Generale del Partito Comunista Italiano subisce. Nel 1948. per la prima volta al mondo. In seguito numerosi sono i suoi pazienti illustri. in un clima politico teso. Muore improvvisamente nel 1958. aiuto di Alessandri. Valdoni. Nel 1938 diviene ordinario a Cagliari. esegue. Pietro Valdoni. riesce presto ad attrarre alla sua scuola i più brillanti giovani allievi da tutta Italia. un attentato e viene colpito da un proiettile al polmone. poi a Modena e a Firenze. Corrado Manni. tra cui i due Pontefici Paolo VI e Giovanni XXIII. Si reca spesso all’estero ed invia i suoi allievi ad apprendere in centri d’avanguardia le nuove tecniche di chirurgia toracica e cardiovascolare. egli riesce a dare protezione a professori ebrei. nato a Trieste ancora asburgica nel 1900. La Facoltà chiama a succedergli Pietro Valdoni. L’attenzione della stampa italiana ed internazionale è tutta puntata sull’esito dell’intervento: Togliatti guarisce prontamente e la figura di Valdoni assume un’eccezionale notorietà anche al di fuori del mondo accademico e medico.La Clinica Chirurgica: la Storia e la Scuola forte del proprio prestigio di eroe di guerra. ricopre lo stesso ruolo presso il Policlinico Gemelli. Nel 1948 viene eletto Senatore per il Partito Monarchico. 199 . dopo le grandi esperienze acquisite nel corso della seconda guerra mondiale. La tensione politica è elevata e si temono disordini popolari. verso l’anestesiologia e la rianimazione. all’uscita dal Parlamento. Piero Mazzoni. ordinario di Patologia Chirurgica nello stesso Ateneo. un eccezionale intervento di embolectomia dell’arteria polmonare con guarigione del paziente. I medici vicini al politico gravemente ferito decidono di condurre il paziente al Policlinico e di affidarlo alle cure del Prof. figura umana dotata di notevole carisma. Un altro suo allievo. Rientra a Roma nel 1945 come Professore di Patologia Chirurgica. che esegue prontamente una toracotomia con estrazione del proiettile e sutura del polmone. Valdoni è chirurgo d’eccezionale abilità ed eleganza tecnica. si forma alla scuola chirurgica romana. d’anestesiologia e rianimazione. si vanno delineando in Gran Bretagna e Stati Uniti. grande innovatore ed organizzatore. Togliatti. Valdoni intuisce chiaramente i nuovi orizzonti che. Nel 1935. Avvia uno dei suoi più brillanti allievi. creando ed affidando alla sua direzione la cattedra e la scuola di specializzazione in questa disciplina. Ad assisterlo nel corso del difficile intervento è il più giovane Paride Stefanini.

un piano operatorio con 4 sale operatorie con un osservatorio nel piano soprastante. Contemporaneamente si procede a rimodernare e ristrutturare anche il vecchio edificio dotandolo di 3 sale operatorie -di cui una 200 . ricorrevano alle sue cure7.Vincenzo Ziparo Il vecchio Istituto di Clinica Chirurgica era rimasto più o meno nelle condizioni nelle quali l’aveva creato Durante. rappresenta un vero modello di funzionalità ed un vero e proprio ospedale nell’ospedale. all’inizio degli anni ‘60. narcosi e preparazione dei medici. ciascuna sala costituisce un’unità organica a sé stante. dotata di servizi di sterilizzazione. uno d’endoscopia (uno dei suoi allievi. E’ qui che vengono eseguite le prime aortografie e splenoportografie del Policlinico. un servizio d’istopatologia. Luciano Provenzale. La nuova clinica comprende 4 piani di degenza per un totale di 200 letti. All’ultimo piano due nuove piccole aule e la casa delle suore8. La costruzione del nuovo edificio Valdoni. assolutamente inadeguato per il livello di chirurgia praticata da Valdoni e per il gran numero di pazienti che da tutta Italia e anche dall’estero. ottiene dal Ministero dei Lavori Pubblici un finanziamento speciale per la costruzione della nuova clinica chirurgica che viene rapidamente edificata nello spazio retrostante ll vecchio edificio. Quando. anche per il suo prestigio personale. sul lato di via Baglivi. eseguì la prima colonscopia). Valdoni ben comprende il ruolo che le moderne tecnologie diagnostiche vanno assumendo in queFig. la nuova clinica entra in funzione. 8 – Il “nuovo” edificio di I Clinica Chirugica gli anni e realizza all’interno della sua clinica una moderna radiologia con tre sezioni diagnostiche di cui una angiografica. Nell’Istituto viene creato un servizio di medicina nucleare.

Aldo De Maria a Catania. Silvano Becelli. Sandro Tagliacozzo a Cagliari. a “La Sapienza” come primo professore di cardiochirurgia. Al piano sovrastante una corsia di chirurgia generale denominata “Perfezionandi”. Pone su solide basi tecniche e fisiopatologiche la chirurgia epatobiliopancreatica.e di un moderno laboratorio di emodinamica e diagnostica cardiovascolare diretto da Attilio Reale. è l’Atlante di Tecniche Operatorie pubblicato con Virno e Fornasari alla fine della sua carriera. oncologica. Valdoni cura molto la documentazione iconografica con la realizzazione di un laboratorio fotografico e cinematografico nel quale sono realizzati i primi film scientifici ed un laboratorio di disegno chirurgico affidato all’architetto Vittorio Fornasari. con Marino Cagetti e Gianni Daniele. Benedetto Marino a Catania e poi a Roma in cardiochirurgia. due sale operatorie completamente attrezzate con proprio impianto di sterilizzazione. Gianfranco Fegiz. Antonio Lanzara clinico chirurgo a Napoli. Le degenze della cardiochirurgia sono collocate al piano sovrastante. digestiva. Alla sua scuola si sono formati centinaia di chirurghi. lascia 201 . al compimento del 70° anno. allievo di Valdoni e successivamente Ordinario di cardiologia nell’Università “La Sapienza”. Ernesto Natalini. infine. i quali poi sono rimasti come cattedratici in quella Università al suo ritorno a Roma. poi a Catania. Nell’ala di sinistra del vecchio edificio viene creato il centro di rianimazione con un Servizio di cardiostimolazione e la prima camera iperbarica affidati a Pietro Mazzoni.La Clinica Chirurgica: la Storia e la Scuola per la cardiochirurgia. toracica e vascolare. prima di rientrare a Roma come suo successore alla clinica chirurgica. Luciano Provenzale. divenuto poi una vera autorità in questo campo. altro testo esemplare per chiarezza ed essenzialità. Paolo Biocca inizialmente a Cagliari. Viene sopraelevato un piano e creato un reparto di chirurgia sperimentale con stabulari e box di degenza postoperatoria per animali di piccola e media taglia. E’ autore di un manuale di chirurgia su cui si sono formati i medici di almeno due decenni. prima a Cagliari e Catania ed. La scuola Tra i suoi molti allievi che hanno raggiunto la cattedra vanno ricordati: Piero Tonelli clinico chirurgo a Firenze. insieme ad Achille Mario Dogliotti di Torino. Nel 1970 il Professor Valdoni. Aldo Leggeri e Gianfederico Monti a Trieste. Valdoni eccelle in ogni campo della chirurgia ed è il promotore. della cardiochirurgia in Italia. Enzo De Cesare a Roma.

Istituto di II Patologia Chirurgica. Luciano Provenzale. . Daddi a Perugia. prima a Cagliari e poi a Roma.Istituto di Chirurgia del Cuore e dei Grossi Vasi diretto dal Prof. dà vita a diversi Istituti autonomi.Istituto d’Anestesia e Rianimazione diretto dal Prof. Sergio Stipa. .Istituto Policattedra di prima Clinica Chirurgica che occupa tutto il nuovo edificio A e parte del vecchio edificio B ed ospita nel suo interno le cattedre e i relativi reparti di: 1° Clinica Chirurgica (Prof. Dal 1970 al 1985 l’Istituto di I Clinica Chirurgica viene diretto dal Prof. nel quale sarà ospitata dal 1980 la Cattedra di VII Semeiotica Chirurgica del Prof. Gianfranco Fegiz ed attualmente Dipartimento Durante. Paolo Biocca. Carbone a Catania. Chirurgia sperimentale e poi I Patologia Chirurgica (Prof. . Vincenzo Stipa. Pietro Mazzoni. Giampaolo Piat. 9 – Paolo Biocca d’Urgenza e Pronto Soccorso. Sergio Stipa). Enzo De Cesare). All’Istituto viene assegnata una parte del Palazzo Baleani in Corso Vittorio Emanuele. Silvano Becelli. poi IV Clinica Chirurgica: diretto dal Prof. I Semeiotica Chirurgica e poi IV Patologia Chirurgica (Prof. clinico chirurgo a Cagliari. Attilio Reale. dove il Prof. Felice Virno ha sviluppato un efficiente centro di prevenzione e cura dei tumori della mammella. Mario Flammia e 202 . Pinna. Chirurgia pediatrica (Prof. G.D. Paolo Biocca). Questo Istituto ospiterà dal 1979 una II Cattedra diretta dal Prof. Giampaolo Piat). Muore nel 1976. Renato Ricceri). . diretto dal Prof. G. Ernesto Natalini. Benedetto Marino e una Cattedra di Cardiologia diretta dal Prof. tutti diretti dai suoi allievi: . Nel vecchio edificio rimane il reparto d’Anatomia Chirurgica (Prof. Nel 1970 la grande Clinica Chirurgica creata da Valdoni che assommava a circa 400 posti letto. il quale svilupperà particolarmente la chirurgia toraco-polmonare ed oncologica.Vincenzo Ziparo la cattedra per continuare la sua attività chirurgica nella professione privata. Allievi di Biocca sono stati i Professori: C. Inoltre presso il III Padiglione ha sede la II cattedra di Chirurgia d’Urgenza diretta dal Prof. Anacleto Cirenei.Istituto di Clinica Chirurgica Fig.

dove in breve tempo ristruttura l’Istituto di Patologia Chirurgica. Al Prof. il Prof. dove aveva diretto la Clinica Chirurgica per quasi 20 anni. Flammia diventano professori Ordinari ed afferiscono all’Istituto. allievo di Valdoni. ha fornito grandi contributi nel campo della chirurgia colorettale ed epatobiliare.1926 . diviene ordinario a Roma nel 1967. che successivamente diventerà ordinario di chirurgia presso quella Università. Rientrato a Roma in Semeiotica Chirurgica. frequenta numerosi centri chirurgici esteri. Nel 1984 al pensionamento del Prof. Lascia a Cagliari il suo allievo Prof. Lascia a Cagliari. Daniele e P. imposta la Scuola su 203 . Nel 1970 diviene ordinario a Cagliari. Nel 1999 l’Istituto si trasforma in Dipartimento di Chirurgia Pietro Valdoni e viene eletto direttore il Professor Sergio Stipa. Fegiz subentra nella Cattedra di I Clinica Chirurgica ed il Prof. Biocca. G. che segue a Cagliari e a Catania. Nel 1988 viene eletto Direttore dell’Istituto il Prof. Sandro Tagliacozzo è chiamato da Cagliari a ricoprire la cattedra di Patologia Chirurgica già diretta da Sergio Stipa. Stipa. Antonino Cavallaro e il Prof. il Prof. Piat è eletto direttore dell’Istituto. Ucheddu9. Tra i suoi allievi hanno raggiunto l’ordinariato: Francesco Tonelli a Firenze. Valdoni e Biocca. Chirurgo di grande livello tecnico. Sergio Stipa in quella di V Clinica Chirurgica facendo acquisire all’Istituto anche il I Padiglione di Chirurgia. Fegiz nato nel 1928. chirurgo di grande eleganza tecnica e di profonda cultura scientifica.La Clinica Chirurgica: la Storia e la Scuola Lamberto Aglietti a Roma. i suoi allievi M. Fegiz succede nella direzione dell’Istituto il Prof. Casula. Gianfranco Fegiz. Cagetti. allievo dei Proff. E’ stato a lungo Segretario Generale e poi Presidente della Società Italiana di Chirurgia. S. 10 – Sandro Tagliacozzo Tagliacozzo (n. Manuele Di Paola. G.2000). Sandro Fig.m. Licinio Angelini e Antonio Paolini a Roma. G. Nello stesso anno il Prof. Nel 1986 il Prof. rilevanti sono i suoi contributi nella chirurgia dell’idatidosi epatica e nella chirurgia oncologica del cancro del retto. nato nel 1929.

Direttore del Dipartimento Pietro Valdoni e Direttore della I Scuola di Specializzazione è attualmente il Prof. allievo del Prof. Camillo. Vincenzo Ziparo è eletto Preside della II Facoltà di Medicina. Natale a Grosseto e S. Tersigni al S. R. Al gruppo farà capo una nuova Scuola di Specializzazione in Chirurgia Generale e due Divisioni di Chirurgia Generale ed un Servizio di Chirurgia Pediatrica. Giorgio De Toma. Giovanni Ramacciato che nel 2001 diviene ordinario. Nel novembre 2005 il Prof. Clemente Iascone. ha profuso un grande impegno nell’attività formativa dei giovani chirurghi dell’ultimo ventennio. Ha fornito importanti contributi scientifici nel campo della chirurgia dell’esofago. organizza un moderno laboratorio di ricerca presso l’area del Castro Laurenziano. per lunghi periodi. Lombardi al CTO-S. Convinto assertore della necessità di una stretta collaborazione tra ricerca clinica e ricerca di base. dei tumori del retto ed in chirurgia vascolare. Vincenzo Ziparo.Eugenio. Giacomo. Altri suoi allievi sono diventati primari negli ospedali: A. A. P. Sodaro al Fatebenefratelli. Nella nuova Facoltà si trasferisce il Prof. Claudio Modini. dell’ipertensione portale e dei tumori del fegato. Cavallaro si è dedicato prevalentemente alla chirurgia vascolare alla quale ha fornito significativi contributi scientifici e nella cui pratica chirurgica eccelle. S. ha proseguito la Scuola del Professor Biocca. Vincenti a Napoli. Antonino Cavallaro.Vincenzo Ziparo rigorosi criteri metodologici creando gruppi di lavoro nei vari settori della chirurgia ed inviando tutti i suoi allievi. nei più qualificati centri esteri per apprendere e sviluppare nuove aree di ricerca clinica e sperimentale. Alla conclusione della sua carriera il Professor Sergio Stipa lascia nel Dipartimento numerosi suoi allievi professori ordinari: Antonino Cavallaro. Scattone in Sardegna. Moraldi al S. Giovanni Ramacciato e Luca Di Marzo. All’inizio del II millennio nasce la II Facoltà di Medicina della Sapienza ed una parte della Scuola si sposta nella nuova sede del Policlinico S. dirige la Scuola di Specializzazione in Chirurgia Toracica e il Dottorato di Ricerca in Chirurgia Sperimentale afferenti al Dipartimento. Il Professor Vincenzo Stipa. A. A. Vincenzo Ziparo con 13 tra Professori Associati e Ricercatori. R. Direttore della Scuola di Specializzazione in Chirurgia Generale. Leporelli e M. Andrea mantenendo l’afferenza al Dipartimento Pietro Valdoni. Suoi allievi ordinari sono i Professori: Antonio Bolognese che si è dedicato alla chirurgia oncologica ed è l’attuale 204 . Stipa. Thau. tra cui il Prof.

Roma. PAZZINI A. STROPPIANA L. Storia e Cronache della Chirurgia Italiana del XX Secolo. che ha sviluppato alcune interessanti applicazioni tecnologiche in chirurgia oncologica. Roma.204-205. Il Policlinico Umberto I di Roma. p..cit. BIBLIOGRAFIA 1. Roma. 6. Edizioni Scientifiche Romane. SPOLETINI F. DI MATTEO G. Società Editrice Universo. Vicende. STROPPIANA L. 207. 61-68. pp. 205 . Vol I. LXI (1-3): 138. 1983. Giuseppe Gioacchino Belli.. Angelo Di Giorgio. Francesco Durante. Edizioni dell’Ateneo. PAZZINI A. pp. Il Giornale di chirurgia 1987. Bollettino e Atti della Reale Accademia Medica di Roma 1935. (a cura di). La Storia della Facoltà Medica di Roma. personaggi e strutture della chirurgia romana al Policlinico Umberto I nel periodo 1935-1985. 5. Discorso commemorativo tenuto nell’Aula della Clinica Chirurgica. Compresi i sonetti rifiutati.. 137. pp. 7. op. Piero Chirletti. Roma. VIII (2): 193-198. Istituzioni e ordinamenti. p. SANTORO E. Newton Compton editori. 2000... 8. Roma. nota 1. op. 1985.. (prima pubblicazione 1964).cit. pp. Cento anni di chirurgia. 1980. Roma. CAGLI B. RAGNO L.La Clinica Chirurgica: la Storia e la Scuola Presidente della Società Italiana dei Chirurghi Universitari. 3. Tutti i sonetti romaneschi... che si è applicato alla chirurgia d’urgenza. FELICI A. gli abbozzi e tutte le note dell’autore per la prima volta pubblicati integralmente.. Storia della Facoltà di Medicina e Chirurgia. 1961.176. 1972... 4.72-75. Istituto di Storia della Medicina. 2. ALESSANDRI R. Arti Grafiche Cossidente. Chirurgia a Roma dalle origini ai giorni nostri.. 9. p. 78-79. ALESSANDRI R..

CENT’ANNI DI POLICLINICO: LA CHIRURGIA GIORGIO DI MATTEO 207 .

Le prime Scuole Mediche nacquero e si svilupparono negli Ospedali1. Spirito e. nel 1850. Bartolomeo Titocci (1835-1850). che fu in seguito regolamentata efficacemente da Leone XII (1823–1829) nella bolla Quod Divina Sapientia omnes docet (1824)7. Nel 1872-73 la Facoltà di 209 . l’istruzione universitaria passa al Regno. Giuseppe Costantini11 (1851-1870). Antonio Trasmondi10 (1830-1834). Nel 1815 Pio VII3. Spirito. Giacomo per la Clinica Chirurgica13. Per motivi organizzativi e di funzionalità Pio IX riunì. Questa iniziativa determina una forte opposizione dei Primari che. niente di meno. Dal 1815 si succedono nell’insegnamento della Chirurgia. crea corsi di insegnamento “ufficiali” per le materie cliniche e istituisce una Clinica Medica a S. riesùmano una bolla di Eugenio IV6 (1431-1447) che vietava il ricovero di donne a S. dove Leonardo da Vinci aveva ottenuto. L’applicazione di questa riforma dell’insegnamento medico.costringendo l’amministrazione a formare e a reclutare infermieri. con la presa di Roma. Giacomo che consisteva in 7 letti uomini e 6 letti donne5. riducono l’insegnamento universitario in poche stanze dell’Ospedale per di più esposte agli straripamenti del Tevere. non prestarono più servizio di assistenza diretta in corsia -com’era d’uopo per essere ammessi quali discenti. sotto l’occhio vigile ma discreto di Leone X. provvide a trasformazioni e a restauri edilizi affidati all’architetto Francesco Azzurri che era già intervenuto nell’ospedale Fatebenefratelli. ormai di diritto entrati in carriera. per esempio provocò una clamorosa protesta della deputazione degli Ospedali perché i giovani chirurghi. incontrò forti resistenze anche sotto altri aspetti. Nel 1870. Spirito ed una Clinica Chirurgica a S. prevalentemente nell’Ospedale di S.8. Nel ’70 si passa dai pontifici “Collegi dottorali” alle Facoltà e viene fatta una convenzione con l’Ospedale di S. ma fino al 1876 continuò a funzionare anche l’Archiginnasio vaticano e si ha documentazione di una “Clinica Chirurgica” per qualche tempo ospitata negli Ospedali delle Zoccolette e Fatebenefratelli12. gli Ospedali romani sotto un’unica direzione. alla fine. sulla scia delle modernizzazioni napoleoniche4. già nei primi anni del ‘500.Cent’anni di Policlinico: La Chirurgia I primi anni dell’insegnamento Fare la storia del Policlinico in questi ultimi cento anni significa in gran parte fare la storia dell’insegnamento medico moderno a Roma. il permesso di fare notomia2. ispirò e fece realizzare un programma adeguato per l’assistenza sociale. che consisteva in origine in un corso biennale post-laurea: Giuseppe Sisco9 (1815-1830).

nel 1885 di 25 professori – 11 ordinari. in modo da sopperire alla funzione dell’Ospedale S. Non meno vivace fu la discussione sul conto della Clinica Ostetrico210 . esaminò richieste ed opzioni. L’esigenza della costruzione E’ interessante leggere la relazione finale di questa Commissione15 (costituita da Galassi. che fu il primo clinico chirurgo dell’Università Regia (con due reparti di 16 letti ciascuno. nei pressi del S. Toscani. Pantaloni. 6 incaricati14. come l’altra di Benedetto Viale . già convento. Lanzi. Gallicano.clinico medico . Finalmente Guido Baccelli – Ministro della Pubblica Istruzione – stila nel 1881 una Convenzione Governo – Comune di Roma sul documento di una Commissione di studiosi per un Policlinico con vasti. facile e coordinato l’accesso degli studenti. suo successore. Pasquali – relatore – e Businelli) che. Con l’avvento del Regno si avvertì la necessità di provvedere. Gallicano16. Giuseppe Corradi. oltre che a una nuova organizzazione degli studi superiori di medicina.Giorgio Di Matteo Medicina consta di 31 professori di cui 18 ordinari. 3 straordinari. non ebbero seguito per diversi motivi. più vasto il materiale dimostrativo. al Gianicolo. manifattura tabacchi e lanificio. tanto più che il professore di Clinica Dermosifilopatica da tre anni lavorava in una troppo modesta abitazione borghese presa in fitto in via Luciano Manara. a una diversa e più congrua sistemazione delle Cliniche. Mazzoni. 8 straordinari. Nel sotterraneo del cosiddetto “Istituto Chirurgico” si trovava la prima officina per strumenti chirurgici dell’Invernizzi. 10 incaricati. cioè un reparto di assistenza privato in cui i malati sostenevano una spesa giornaliera. Questa proposta. sifilocomio. Bastianelli. nel fabbricato c’era anche una “casa di salute”. Nel 1888 la Clinica Chirurgica si trasferisce in un edificio di Via Garibaldi 44. vagheggiò la fondazione di un Policlinico per rendere organico l’insegnamento. stabilì che le sole cliniche prescritte dagli ordinamenti universitari vi si fossero dovute comprendere.e la prima di Baccelli (1874). dissertò sull’opportunità di stabilirvi anche una clinica dermosifilopatica più adatta all’insegnamento del sifilocomio di imminente attuazione. che prevedeva un Policlinico di 1200 letti. per uomini e donne). partendo dalla esigenza riconosciuta che una nuova direzione venga data all’insegnamento delle varie parti della medicina in modo che agli studiosi verrà risparmiato non poco disagio cui oggi sottostanno per l’eccentriche e troppo sparpagliate ubicazioni delle cliniche. decorosi e moderni spazi e con larghe attrezzature per la ricerca sperimentale.

sollecitò e fece eseguire importanti sistemazioni archeologiche e culturali e. 50 a quello di oculistica ed altrettanti a quello di dermatosifilopatica e per ultimo 60 all’ostetricia e ginecologia. obbligatorie per disposizione dei regolamenti. Agli ospedali clinici di medicina e chirurgia si assegnarono 150 malati per ciascuno. Infine.Cent’anni di Policlinico: La Chirurgia Ginecologica che avrebbe potuto essere responsabile di insalubrità … per centri perenni d’infezione … che si diffonde con l’aria a certa distanza. geniale nelle intuizioni e originale nelle risoluzioni. si pone la prima pietra in presenza dei Reali. di vocazione politica solidaristica per concezione sociale. A conclusione la Commissione accettò che tutte le attuali cliniche. instancabile negli interessi e nelle espressioni. viene scelta solo in un secondo tempo la zona di Castro Pretorio. Ad una prima indicazione di costruire il Policlinico al lato SudEst della 2ª zona dell’Esquilino segue la scelta. dove più facile appariva lo smaltimento delle acque. moderno nelle acquisizioni scientifiche. come accennato. Fig. Come ministro della P. ritenuta più salubre. le sue stanze per esperimenti. ma lo deve in seguito radicalmente modificare perché. dell’area dove il Policlinico attualmente sorge. Nel 1883 l’architetto Giulio Podesti vince il concorso per il progetto. di carattere fermo e reattivo. il 19 gennaio 1888. di profonda cultura. 1 – Guido Baccelli grande complesso per l’insegnamento 211 . Fu un insigne clinico medico.I. le sue macchine – insomma tutta la suppellettile scientifica necessaria. una breve digressione su Guido Baccelli. Ne conseguiva che il Policlinico sarebbe stato un ricovero ospedaliero ma pure una vasta Scuola (siccome dichiarava nel suo discorso l’On. Ministro) e come Scuola avrebbe avuto i suoi anfiteatri. infine si considerò l’utilità di avere più vicino il “Campo Varano” ai fini di un trasporto tempestivo e rapido dei cadaveri per l’inumazione in modo da scongiurare la possibilità di infezione. dovessero essere comprese nel Policlinico…. più isolata rispetto al contesto urbano. Fu due volte ministro della Pubblica Istruzione e una volta ministro dell’Agricoltura. E’ doverosa. a questo punto. anche umanistica. al fine di creare un unico. i suoi laboratori. definitiva.

Spirito per la costruzione dei muraglioni fluviali. ospitò anche un complesso ospedaliero in base ad una Convenzione Governo-Commissione degli Ospedali del 28/2/189819. universitaria ed ospedaliera. che ben 750 studenti di medicina (su un totale di 1500) gravitavano in reparti clinici di complessivi soli 250 letti.695. Prof. il Policlinico. Il lato maggiore del quadrilatero. fece realizzare il Policlinico17. La sua immagine è affrescata insieme a quella di F. Vi operavano due amministrazioni differenti. La Clinica Chirurgica aveva 80 letti. inizialmente concepito come istituzione universitaria. a sinistra.400.000 lire. Durante sull’arco trionfale della cappella dell’Ospedale. Il Policlinico si estendeva per circa 160. Ma già nel 1920 l’On. 212 . con diritto di prelazione di malati in tutti gli Ospedali di Roma. 3 – Frontespizio della pubblicazione del Ministero dei Lavori Pubblici a ricordo della costruzione del Policlinico Umberto I. Fig. Giuseppe Cirincione rilevava. Fig. 2 – I busti di G. della Cappella del Policlinico Umberto I I lavori presero un ritmo regolare solo nel novembre del 1889.000 lire e la Patologia Chirurgica 551. Il Policlinico era costato complessivamente L. preoccupato. l’opera fu inaugurata nel 190218 e l’Ospedale aperto agli infermi nel 1904-1905. essendo stata demolita verso la fine del secolo una parte del S. All’inizio i letti erano 1150 (350 per le cliniche e 800 per l’ospedale) e in seguito aumentarono a 1650. Baccelli e F. in particolare la Clinica Chirurgica 1.000 coperti dagli edifici. Infatti.Giorgio Di Matteo della medicina. Durante affrescati sull’arco trionfale.000 metri quadrati di cui solo 10. 18.348.

Fig. suo Maestro. combattente della guerra franco-prussiana. I Maestri. Morì improvvisamente nel 1885. 4 – Costanzo Mazzoni (a dx) con un suo collaboratore Fu convinto assertore della chirurgia scientifica. Senatore del Regno. quando. se ne tornò a Firenze. per ragioni famigliari. Egli guida una folta schiera di allievi ed elabora per la 213 . e insegnando così – come scrisse Baccelli – non solo a vivere ma anche a morire22.Cent’anni di Policlinico: La Chirurgia corrispondente alle mura di Belisario. Gli successe Costanzo Mazzoni. chirurgo di gran perizia (si era perfezionato a Parigi) e fervente patriota (si era battuto con Garibaldi alla difesa di Roma)21. Fin dai primi tempi del funzionamento l’amministrazione lamentò deficit economici preoccupanti tanto che già nel 1908 lo Stato fu costretto ad assumersi il carico di ripianare i debiti. di Ascoli Piceno. era di 561 metri. intento a prestar soccorso ad un infermo. A Mazzoni succede come Professore Straordinario di Clinica Chirurgica Francesco Durante. ricoprì la carica di Presidente del Consiglio Superiore di Sanità del Regno. Durante si trasferì al Policlinico dall’Istituto Chirurgico del Gianicolo nel 1905 e vi svolse un’attività chirurgica molto intensa e varia che sta alla base della sua ben nota produzione trattatistica23. Per ragioni di “ventilazione” le Cliniche Ostetrica e di Malattie Infettive con la lavanderia furono poste rispettivamente agli angoli Nord-Est e SudEst del complesso. la ricerca Giuseppe Corradi20 tenne la direzione della Clinica Chirurgica dal 1870 al 1872. da dove proveniva. Nel 1920 Roberto Alessandri succede a Francesco Durante. anch’egli perfezionato all’estero. la didattica.

invece. La burocrazia subito lo sommerge. radiologia diagnostica e radioterapia. Ad Alessandri succede. per una spesa complessiva di 3. nel 1936. Come si vede. derivarono in seguito l’aspirazione e la politica delle Cliniche universitarie a mantenere la propria indipendenza operativa che però. quale è il programma che volete svolgere. Qualcun altro. laboratori.000 lire (coperta al 50% dall’allora Regia Università). Commenta infatti con queste parole il lavoro informativo-amministrativo: Dal rettorato circolari su circolari. nel 1938. non sprecate la carta. sala sperimentale. chi avete sposato. cinque di terapia. quanti figli avete.era già stato Professore di Istologia ed Embriologia -. Raffaele Paolucci. a getto continuo mentre nelle altre Università dove ero stato non ne ricevevo che nel numero di due o tre all’anno: non dare la mano. già si centralizzava. anche i padiglioni ospedalieri. di 90 letti. per le esigenze diagnostiche e terapeutiche. date assicurazioni. proveniente dalla Clinica di Bologna. museo anatomopatologico. firmate dopo ogni lezione. sotto la sua direzione. al giorno d’oggi. nello stesso periodo. contemporaneamente alla nascita della Città Universitaria. quante lezioni avete impartito. due corsie di degenza.Giorgio Di Matteo disciplina una rigorosa interpretazione scientifica . Difatti. veniva inaugurato l’Istituto di Radiologia costituito da dieci sezioni di diagnostica. laboratori ed ambulatori. parlare col voi. equidivisi tra uomini e donne. contrasta con il concetto di centralizzazione dei servizi. quale è l’attività cui vi dedicate principalmente? Pare che a que214 . cui facevano capo. affermazione di una via italiana al razionalismo strutturale. persegue moderne formule organizzative e cura l’ampliamento della Clinica. Alessandri aveva curato in modo particolare l’autonomia organizzativa della propria clinica e probabilmente da quel modello. di una sala operatoria principale e di una accessoria nell’aula delle lezioni. 5 – Busto di Francesco Durante spondeva a quello della Clinica Medica. Questa dispone.500. di biblioteca. un reparto operatorio. che d’altra parte corriFig. chi furono i vostri nonni.

Pietro Valdoni. Nel dopoguerra Paolucci sperimentava l’amara sospensione temporanea dall’insegnamento per motivi politici.in Clinica Chirurgica . D’Urso. e questo merito di guerra pesò negativamente sul giudizio chirurgico che di Lui all’inizio si diede. una grandissima esperienza nella chirurgia dello stoFig. scomparso improvvisamente nel 1958 a 66 anni. oratore affascinante. 6 – Raffaele Paolucci maco e dell’intestino. che diventerà Patologo e Clinico di Napoli. Nel 1870-1871 questa materia aveva preso il posto della chirurgia theoretica che esisteva nell’Archiginnasio Pontificio ed era stata insegnata successivamente dai professori G. scrittore. E qui conviene fare qualche cenno sull’insegnamento di Patologia Chirurgica nell’ateneo romano. Dal 1902 al 1920 era stato patologo Alessandri. P. C. meglio. replicasse così: l’attività principale consiste nel rispondere alle vostre circolari24. dermatologo. Durante. Patologo Chirurgo a Roma dal 1946-’47. infine anche uomo politico ma non mercante della politica25. Paolucci aveva affondato a Pola. capostipite di una fiorente Scuola tuttora in espansione prestigiosa. la Semeiotica e la Medicina Operatoria. la corazzata Viribus Unitis. della milza. suo allievo. della tiroide e delle paratiroidi. Scalzi. nel 1918. succede . vibrante di contenuti ideologici. Ordunque la necessità di un intenso impegno al giorno d’oggi necessario per dirigere a Roma un Istituto o. Nel Regolamento del 22 ottobre 1908 la Patologia chirurgica sperimentale dimostrativa fa parte di un gruppo di materie che comprende la Clinica Chirurgica. In realtà egli era dotato di un eccezionale temperamento chirurgico che fece di lui un abilissimo operatore. Fu uomo di grande disciplina interiore. G. trova radici lontane e profonde. un Dipartimento universitario. Pancioni. A lui si debbono la prima iniziativa e la più vasta casistica di chirurgia polmonare in Italia. Dal 1920 l’insegnamento 215 . che abbiamo già visto clinico dopo il 1920. F. la prima operazione con successo sulla fistola congenita tracheoesofagea e notevoli ricerche sperimentali. Umana. Mazzoni. F. ammiraglia della flotta austriaca. Per tre anni la cattedra è tenuta da Ettore Ruggieri.Cent’anni di Policlinico: La Chirurgia st’ultima domanda il Prof. A Paolucci. protagonista di alta cultura. Bosellini.

primario al I Padiglione. nel futuro. esalta tutti i campi della moderna chirurgia promuovendovi parallelamente la ricerca scientifica e adeguandovi la didattica. C’è stata al Policlinico una Scuola Ospedaliera. che nel 1959 diventa Clinica Chirurgica. Angelo Chiasserini. ufficialmente sancita dalla convenzione del 1937 con i primari “aggregati clinici”26 e con gli sdoppiamenti. fondatore di una Scuola Ospedaliera che produsse una cultura pratica d’alto livello. appunto. cioè dei rapporti fra Chirurgia universitaria e Chirurgia ospedaliera al Policlinico. la Patologia Chirurgica. la chirurgia comunque avrebbe rivestito un ruolo terapeutico essenziale. nel 1964. Stefanini a favore del quale. dando l’incarico a Rosario Pandolfini (dal ’37-’38 al ’39-’40) e poi a Vittorio Puccinelli (dal ’40-’41 al ’43-’44). per primo. dotato di non comune intuito scientifico. Gli ospedalieri hanno espresso grandi personalità chirurgiche come Lucio Urbani. Valdoni allarga le potenzialità recettive e funzionali dell’Istituto. Vittorio Puccinelli27. dà un impulso dominante alla costruzione del nuovo edificio della Patologia Chirurgica inaugurato nel 1958. Perez dà all’insegnamento un prevalente indirizzo teorico-dimostrativo. per la sua epoca. sviluppo e diffusione dei tumori con altre terapie non cruente. della Patologia Chirurgica. Dopo Perez essa viene retta brevemente per incarico da Giacomo Giangrasso. primario al I Padiglione. A questo punto si innesta una citazione particolare. perché Valdoni succede a Paolucci.Giorgio Di Matteo della Patologia Chirurgica dimostrativa viene assunto da Giovanni Perez che amplia e migliora l’Istituto (studiato da Gaspare D’Urso). presiede la Società Italiana di Chirurgia. fino a quel momento. Questi rapporti non si esauriscono nel senso di una semplice coabitazione qualche volta sofferta e discorde. l’unico mezzo terapeutico valido. sdoppia. Si dedicò in modo particolare allo studio dei tumori sostenendo che la chirurgia era. Chiusa questa parentesi torniamo alla Patologia Chirurgica. si sdoppia la Clinica Chirurgica. ma si esaltano in fasi di cooperazione produttiva e di competizione tecnico-professionale di alto livello. come può apparire da un esame superficiale e contingente. A metà degli anni sessanta si raggiunge il massimo della recetti216 . ma sottolineava che. almeno per gli stadi non avanzati di malattia. La concezione di Bastianelli non era assolutista ed egli stesso prevedeva la possibilità di poter dominare. In Patologia Chirurgica viene chiamato da Pisa il Prof. Su tutti si staglia il profilo indiscusso di Raffaele Bastianelli. poi è chiamato da Firenze Pietro Valdoni. nella cui struttura ha sede anche la Clinica Otorinolaringoiatrica. operatore esperto e capace.

è Presidente della Società Italiana di Chirurgia. come Valdoni. Certamente si era fatta molta strada dai tempi dell’Ospedale S. Ulteriori generazioni della Sua Scuola vedono al Policlinico N. Coloni in chirurgia toracica. Paolo Fiorani e Fabrizio Benedetti Valentini in Chirurgia vascolare. Vincenzo Speranza. allarga e caratterizza il suo “Istituto Policattedra”. in questo volume. anch’egli. Pappalardo. Alfani e P. C. M. Molti suoi allievi diventano professori ordinari della Facoltà: Guido Castrini. Anticipa i tempi della moderna chirurgia. innovatore e vigoroso propositore organizzativo. passione di iniziative. vascolare. Simi. fonda le due Università libere di L’Aquila e di Mogadiscio. era stato professore ordinario prima a Perugia poi a Pisa ed infine. Costante Ricci in chirurgia toracica. Valdoni e la sua Scuola vengono ricordati ampliamente. G. P. Il Prof. Manlio Carboni. assume la direzione della Patologia chirurgica di Roma: nell’Università di Pisa rimangono i Suoi allievi Mario Selli e Massimo Ermini. dei trapianti). Procacciante. Lezoche. Giorgio Ribotta. A. 7 – Paride Stefanini proficua parentesi ospedaliera a L’Aquila. dall’anno accademico 1959-1960. allievo di Alessandri. Franz Rizzo. impegno costante di aggiornamento. E. Alcuni Allievi della Scuola insegnano o hanno insegnato in altre 217 . Berloco. D. dopo una Fig. oltre che generale (chirurgia toracica. dà un’impronta inconfondibile del suo pensiero all’insegnamento universitario. F. Basso. Raffaello Cortesini. ha una visione originale degli attuali sistemi didattici.Cent’anni di Policlinico: La Chirurgia vità effettiva e della funzionalità delle Cliniche Universitarie con 653 letti di chirurgia generale e 95 di urologia con un indice di occupazione che sfiora il 100%. Speziale in chirurgia vascolare. Con queste sue qualità e con gli impulsi che gli provengono dal carattere inquieto e brillante realizza la promozione chirurgica specialistica. G. ma neanche in quegli anni si potè comunque realizzare la corrispondenza adeguata e moderna tra richiesta didattico-dimostrativa e offerta strutturale e funzionale. Paride Stefanini. Basoli. E’ un chirurgo di eccellente esperienza professionale e molteplici interessi scientifici. Giacomo. Mennini. Montesani. F. F. da Vincenzo Ziparo. alla chirurgia dei trapianti. Negro.

prima Semeiota quindi Patologo e Clinico Chirurgo. Casciani. in questo caso. è professore e Direttore nel Dipartimento di Scienze Chirurgiche e Tecnologie Mediche Applicate “Francesco Durante”. direttore dell’Istituto di IV Clinica Chirurgica dal 1985 al 2000. Massimo Monti. sono professori in altre università italiane. Rendina (chirurgia toracica) nella II Facoltà – Ospedale S. diretta da V. generalmente più giovani accademicamente. Vincenzo Martinelli. R. Gentileschi. direttore dell’Istituto di Clinica Chirurgica III dal 1985 al 2001.. Pistolese (chirurgia vascolare). Mineo (chirurgia toracica) nell’Università di Tor Vegata. professore di chirurgia pediatrica a Londra. recentemente chiamato a Roma dalla nostra Facoltà. A. Altri. Nella IV Clinica Chirurgica. 218 . Giampaolo Zelli. Angelo Filippini. Valdoni (e. cui si devono il forte impegno per la costruzione dell’edificio di III Clinica Chirurgica e la formazione accademica di un folto gruppo di professori ordinari che hanno insegnato nella nostra Facoltà medica: Giorgio Di Matteo. Dal gruppo di Di Matteo derivano numerosi allievi che hanno raggiunto la cattedra di chirurgia generale nella Facoltà Medica della Sapienza: Francesco Paolo Campana. Agostino Pierro. Paolucci) che prestigiosamente hanno tenuto l’insegnamento a Roma ricordo in particolare il Prof. Francesco Vietri. 8 – III Clinica Chirurgica (attualmente Dipartimento di Silvio Messinetti. anche del Prof. Martinelli.Giorgio Di Matteo università e facoltà romane: C. Antonio Cancrini jr. Giovanni Marcozzi. C. Filippo Custureri. raggiungevano l’ordinariato anche i Proff. Scienze Chirurgiche) Alberto Montori. Fra gli allievi del Prof. Vanni Beltrami. Adriano Redler. E. Arullani al Campus Biomedico. Fig. Enrico De Antoni. N. Giovanni Galassi e Marcello Bezzi. allievo di Martinelli. Andrea. Alberto Berni.

(di circa 50 letti. Morabito chirurgo vascolare al San Camillo. all’Università Gabriele D’Annunzio di Chieti. Campana. Sacco. di spazi e di attrezzature per la didattica e per la ricerca) e un insediamento a Palazzo Baleani come laboratorio di attività accademiche organizzative e di ricerca. Luciano Corbellini. Nicola Picardi. eccellenti servizi. Cancrini senior urologo all’Istituto dei Tumori. Nei primi anni ’90 sono stati acquisiti all’Istituto altre due strutture. 9 – Francesco Cossiga. a colloquio con il Prof. Gidaro.Cent’anni di Policlinico: La Chirurgia Altri professori della Scuola hanno avuto destini diversi: Achille Lucio Gaspari all’Università di Tor Vergata. R. oggi Dipartimento di Scienze Chirurgiche. Giuseppe Mocavero in anestesiologia all’Università di Trieste. L’Istituto è stato diretto fino al 1985 dal Prof. La sede “storica” e “centrale” di questa Scuola è l’originario Istituto di III Clinica Chirurgica. Marcozzi. dal Prof. è stato progressivamente dotato di autonomi. Di Matteo ospedaliero del Policlinico. metodologici e tecnici della Scuola si sono sviluppati in diversi campi della chirurgia. derivati dal nostro gruppo. Presidente della Repubblica. già Clinica Urologica. P. Si aggiunga a questi una schiera molto numerosa di professori associati. nel tempo. Prevalgono ricerche e casistiche riguardanti l’endocrinochirurgia. Gli interessi scientifici. il IV Padiglione Fig. Salvatore Stella. dotato di tre camere operatorie. quindi. Di Matteo e. dal 1985 al 2001 dal Prof. ampio ed attrezzato edificio (attivato nel 1967) capace di circa cento letti di degenza che. G. C’è inoltre un’ulteriore generazione di professori. Zechini chirurgo generale al Policlinico e all’Ospedale Pertini) e fuori Roma. in visita alla III Clinica Chirurgica. F. Antonio Napolitano. che insegnano attualmente nell’Università di Chieti: G. Innocenti. di ricercatori e di primari ospedalieri a Roma (A. la chirurgia oncologi- 219 . A. Carlo Marchegiani.

operanti da decenni. In questi 50 anni nel Policlinico si è costruito. Chirurgia Vascolare. la chirurgia della mammella e plastico-ricostruttiva. di quelle discipline chirurgiche che già negli anni ’30 avevano assunto legittimamente un’autonoma identificazione.I. Di Matteo ha rivestito le cariche di Segretario Generale e di Presidente della Società Italiana di Chirurgia e dell'Eurosurgery. didattica. De Antoni Segretario Generale della S. nelle diverse espressioni culturale e professionale si è sempre perseguita una “ricerca di equilibrio tra tradizione e innovazione che. pubblicazioni e divulgazioni chirurgiche. Lo spazio a disposizione non mi consente di tracciare in particolare l’origine. Chirurgia Digestiva. alla nascita ed allo sviluppo del Polo Pontino della Sapienza svolgendo in quella sede il loro insegnamento ed anche alcune qualificate attività chirurgiche.C. fin dai primordi. la chirurgia biliare. su indicazioni della Facoltà. è condizione decisiva di vitalità”. Redler è stato Presidente del Consiglio ed Assessore della Regione Lazio. Sono presenti nel Dipartimento. politici. ricostruito e ristrutturato ma non così intensamente da stravolgerne l’impianto originario28. Altri hanno anche assunto ruoli ed impegni rappresentativi ed organizzativi accademici. quella polmonare. per le istituzioni culturali. Per la chirurgia il periodo da noi tratteggiato rappresenta un passaggio storico cruciale per l’evoluzione dei metodi e delle tecnolo220 . generali e specialistiche di grande valore per ricerche. Un centro di documentazione scientifica. Montori è stato Presidente della Società Europea di Chirurgia Endoscopica. alcuni Dottorati e Corsi di alta formazione. si basa su un imponente archivio iconografico di casistica e comprende anche numerosissimi film di tecniche chirurgiche. la chirurgia vascolare. fra i primi ad essere costituito nel Policlinico e che si deve prevalentemente al Prof. la chirurgia laparoscopica. la chirurgia endoscopica: un buon impulso ha avuto. nel Policlinico. Queste succinte cronache si concludono con la considerazione che.Giorgio Di Matteo ca dello stomaco e del colon-retto. Di Matteo e Messinetti sono stati Prorettori vicari della Sapienza per lunghi periodi di tempo. in particolare Filippini. la microchirurgia. e Presidente del Corso di Laurea specialistica in Medicina e Chirurgia “B”. Molti Docenti della Scuola. hanno fortemente contribuito. societari. Giorgio Palazzini. nel Policlinico. lo svolgimento ed il progresso. tre Scuole di Specializzazione: Chirurgia Generale. la chirurgia urologica.

. Ateneo.. 1990.VV.. R. AA. Giuseppe Via.. 1865. Roma.. le rarefazioni e i sussulti giornalieri e che la coscienza dei doveri formativi e assistenziali guiderà e conforterà sempre l’impegno professionale di tutti. Roma. 1985. medici e non medici. DI SIMONE M.B. Roma. p. Viterbo. 8. Storia della Facoltà di Medicina e Chirurgia.. 9. 2005. Ed. De Romanis. L’insegnamento delle discipline anatomiche nell’Università degli Studi La Sapienza di Roma. ZAPPOLI A. Arti Grafiche Cossidente.. STROPPIANA L.. Brevi illustrazioni ai busti dei medici celebri posti nell’attico dell’arciospedale di S. Edizioni Universitarie Romane. 11(3). per le nuove concezioni didattiche. BELLI A. 2. Gli arcispedali di Roma. Tip.. Tip. L’Università di Roma. (a cura di). 1950. Stabilimento Poligrafico per l’Amministrazione dello Stato. Storie. Sono sicuro che non verranno meno questi sentimenti nonostante le difficoltà... Gli Ospedali di Roma e le Bolle pontificie. 1985. BENEDETTO da Alatri. 1981. Realtà e prospettive. STROPPIANA L. Saggio dell’Istituto Clinico Romano di medicina esterna. 1834. d’altra parte ben conosciute. MUNAFO’ G.. Più che con un elenco di opere. I luoghi della Sapienza. Soc. 221 .. voglio concludere in questa sede con un’emotiva riflessione29. Roma. Roma. La Facoltà di Medicina e Chirurgia de la “Sapienza” negli anni 1984 – 1989. DE ANGELIS P. Bagatto libri. CANEZZA A. Roma. Airone. per gli incessanti cambiamenti organizzativi.Cent’anni di Policlinico: La Chirurgia gie. Boll. 10. 4. con un impegno operativo spesso di prim’ordine. Roma. Tutti al Policlinico. BIBLIOGRAFIA 1. Selegrafica 80. Ad Antonio Trasmondo lettera del Dott.XI.. 1990. Roma. Il Policlinico Umberto I di Roma. 1824. AA.VV. It.. Cosmopolita. 1868. hanno sempre cercato di onorare il loro lavoro con un grande senso di filosofia morale e sociale. Chir. I chirurghi nel palazzo. 3. Ed. Marini. Ed. voci e leggende di Archiatri Pontifici.. MATRONE T. CAVALLOTTI C. 1980. PAZZINI A. Roma. Spirito in Sassia. 5. Roma. La nuova sala Amici nell’ospedale Fate-bene Fratelli all’isola Tiberina. Fratelli Quatrini. Roma. L’insegnamento della medicina negli ospedali di Roma. 1948. Roma. Bio-bibliografia di Storia della Chirurgia. Menicanti. “La Sapienza per Roma”. Tip. A. 1927 – anno VI. Istituzioni e Ordinamenti. 7. AZZURRI F. con una scrupolosa riflessione epistemologica. 1948. Roma. La “Sapienza” romana nel settecento. Stab. Ateneo. 1933 . Roma. DI MATTEO G. SISCO G. 6.

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LA CLINICA OSTETRICA E GINECOLOGICA ANTONIO PACHÌ 223 .

sancendo così l’indispensabilità di una stretta collaborazione tra ostetrici e pediatri. La scuola di Perfezionamento di Ostetricia e Ginecologia fu istituita nel 1906. Nel primitivo progetto1. nel 1932 la Clinica Pediatrica fu realizzata a parte con diverso disegno. Il progetto di Pasquali prevedeva la realizzazione di tre distinti corpi di fabbrica1: per la ginecologia.a. ed iniziò a funzionare nell’a. la direzione sanitaria e gli ambulatori. a quel tempo Titolare della cattedra di Clinica Ostetrica e Ginecologia dell’Università “La Sapienza” di Roma. 2 sale parto. era anche previsto un attiguo edificio per la Clinica pediatrica. ed ognuno di detti corpi doveva far capo ad una grande aula centrale ad anfiteatro che costituiva il fulcro del “sistema didattico-assistenziale”. I Maestri. l’attività di ricerca Ercole Pasquali unì la sua opera di docente e di Presidente della Società Italiana di Ostetricia e Ginecologia all’impegno della direzione del Bollettino trimestrale del Reale Istituto Ostetrico e Ginecologico di Roma ed alla pubblicazione di numerosi articoli. Successivamente. mentre al 2° piano era organizClinica Ostetrica-Ginecologica zato un reparto a pagamento. 1907-1908 grazie ad Ernesto Pestalozza. con felice intuizione. cinque camere per le malate infette. docente dal 1905 al 225 . un anno dopo la sua morte. con un’aula capace di ospitare 120 studenti. alla sua inaugurazione. preziosi furono i suggerimenti per la realizzazione dell’edificio di Clinica Ostetrica e Ginecologica forniti da Ercole Pasquali.La Clinica Ostetrica e Ginecologica L’esigenza della costruzione Quando nel 1888 si dette luogo alla progettazione esecutiva per la costruzione del Policlinico Umberto I. Il fabbricato per il ricovero delle gestanti aveva 12 letti. per le gestanti e per le puerpere. Quattro erano i dormitori per le allieve ostetriche corredati di stanze per i servizi e di una biblioteca. 1 – Pianta dell’Istituto di 1° piano. refettorio. I tre reparti erano collegati ad un fabbricato sporgente. la didattica. aveva una capacità di 56 posti letto 2. stanze soggiorno e servizi. Le puerpere erano ricoverate nella corsia al Fig. La nuova clinica Ostetrico-Ginecologica. invece.

Ernesto Pestalozza. che successe al Pasquali. sempre più articolata. aveva conseguito la libera docenza. contribuendo ai progressi della tecnica chirurgica. creata nel 1927. nel 1889. in particolare. nato a Milano nel 1860. agli interventi inutilmente demolitori e fu uno degli ispiratori dell’Opera Nazionale Maternità e Infanzia. molti dei quali si inserirono come docenti in altre Università e nelle scuole per Ostetriche. 2 – Busto di Ernesto Pestalozza 226 . della quale scrisse una memoria per celebrarne i primi trenta anni di attività. alla sterilizzazione coattiva. agli studi dell’anatomia dell’utero in gravidanza e durante il parto. cercando di interpretare i ritmi biologici nella evoluzione della gravidanza.Antonio Pachì 1934. dopo aver diretto la cattedra di Genova nel 1891 e successivamente quella di Firenze nel ’92. soprattutto per le correzioni degli spostamenti di posizione dell’utero e per il prolasso. man mano veniva creando. Nel 1927 la Clinica Ostetrica del Policlinico Umberto I venne ampliata e la sua ricettività portata a 100 letti. Pestalozza intuì per primo che la causa del corion-epitelioma era da ricercarsi negli elementi ovulari e diede un notevole contributo alla dottrina delle autointossicazioni gravidiche. alla cui organizzazione diede un contributo basilare3. La scuola aveva carattere eminentemente pratico e durava un anno. Fu Senatore del Regno e per due volte Presidente della Società Italiana di Ostetricia e Ginecologia. dove si era laureato nel 1884 e dove. chimiche e fisico- Fig. era stato allievo di Alessandro Cuzzi all’Università di Pavia. essa riuscì a formare centinaia di allievi. Si dedicò. altri invece furono assorbiti nelle strutture sanitarie e di ricerca scientifica che la Società. Fondò la rivista La Ginecologia. Era contrario alla limitazione delle nascite. Egli diede all’insegnamento e alla ricerca un indirizzo fisio-patologico. Nel 1895 venne chiamato a Roma. I suoi laboratori furono ristrutturati e dotati di moderne apparecchiature per ricerche sierologiche.

M. oltre a quelle di Monaco. Lipsia e Buenos Aires. orientandola alla sperimentazione. poiché riteneva che nessun medico potesse seriamente garantire. Alle dipendenze della Clinica furono create due Guardie Ostetriche permanenti. Fu anche autore delle voci riguardanti l’ostetricia nella Enciclopedia Treccani. lo stato di salute dei coniugi. I. ritenendolo immorale. 227 .La Clinica Ostetrica e Ginecologica chimiche. sostenendo che era prematuro applicare alla specie umana i postulati di una scienza troppo nuova e non ancora sufficientemente sperimentata sugli animali. con un atto pubblico. Inoltre furono istituiti reparti radioterapici all’avanguardia per quei tempi e fu migliorato l’isolamento delle pazienti infette. Nel I Congresso di Ostetricia Sociale nel 1919 tracciò una sintesi dei problemi della tutela della salute della madre e del figlio che sostenne sia nelle direttive dell’O. Fu avverso alla sterilizzazione a scopo eugenico e riteneva che il cosiddetto miglioramento della “razza” si sarebbe meglio potuto raggiungere mediante un adeguato perfezionamento sia fisico che morale. N. Nel 1924 il nuovo Statuto Universitario definì la regolamentazione di quegli istituti. (Opera Nazionale Maternità ed Infanzia) che nella sua attività di Senatore. della Società Ostetrica di Edimburgo e di quella belga di Ostetricia e Ginecologia. data la latenza di alcune malattie come la blenorragia e la sifilide al tempo molto comuni. Pestalozza fu relatore a congressi internazionali della specialità. membro dell’Accademia di Medicina di Parigi. e parimenti fu anche contrario all’obbligo del certificato medico prematrimoniale. Pestalozza è stato il primo professore romano a creare intorno a sé un vera Scuola e dare un personale indirizzo alla ricerca scientifica. Si oppose all’aborto per ragioni economico-sociali. una presso la Clinica Ostetrica del Policlinico Umberto I e l’altra nel centro storico di Roma nel quartiere Trastevere presso la Maternità Savetti rimasta attiva fino agli inizi degli anni ’60. Dimostrò che con una più larga applicazione della laparotomia era possibile ottenere la sopravvivenza del feto anche in presenza di gravi viziature pelviche contro il parere di chi indicava l’aborto come unica soluzione del caso. (tra cui anche quello di Ostetricia e Ginecologia) che erano nati come enti culturali e si erano costituiti grazie all’associazione di professori e liberi docenti di cattedre affini e complementari. Budapest. Parimenti venivano regolamentate anche le Scuole di Perfezionamento nelle varie discipline ed i Diplomi con la qualifica di Specialista. Parimenti si mostrò contrario all’aborto per ragioni eugenetiche.

sugli aspetti istologici del cancro dell’utero in gravidanza. Oltre al contributo scientifico a favore delle madri e dei neonati. si trovò a svolgere il suo mandato di professore in uno dei periodi storici più difficili della nostra epoca. si era laureato a Padova nel 1907 ed aveva conseguito nel 1915 la Libera Docenza sotto la direzione di Pestalozza.M. La guerra in Etiopia. Notevoli i suoi lavori di anatomia patologica fetale. Il dramma della guerra. Di grande interesse anche i suoi studi sul corion-epitelioma.Antonio Pachì Pestalozza morì il giorno di Natale del 1934 ed a riconoscimento dei suoi meriti gli è stata intitolata una strada di Roma. era facile immaginare. Ha ricoperto la carica di Ispettore Superiore dell’O. un ostetrico della stessa scuola. sulla mola vescicolare.B. esasperava i problemi delle donne e i quartieri popolari di Roma si riempirono con gli esuli dal fronte di Cassino. Per primo in Italia realizzò il taglio cesareo sul segmento inferiore dell’utero4. avrebbero dovuto assumere gli ospedali. sulla T.I ed è stato membro del Consiglio Superiore di Sanità e Presidente della Società Italiana di Ostetricia e Ginecologia dal 1936 al 1939 e dal 1942 al 1944. genitale. che aveva portato alle “sanzioni” ebbe come effetto la chiusura dell’Italia in un nazionalismo cupo che non riguardò soltanto gli scambi economici con l’Europa e l’America. con gli uomini al fronte. A lui successe fin dal gennaio 1935. nella zona Boccea. Che cosa sarebbe successo se i tedeschi avessero deciso di difendere Roma? Quale funzione.C. sui polipi cervicali. Roma visse in quella primavera del ’44 uno dei momenti più drammatici della sua storia. Gaifami si è interessato dei problemi di legislazione sanitaria ed ha chiesto una chiarificazione dei diritti professionali degli specialisti in Ostetricia e Ginecologia. ma condizionò nel nostro Paese anche la ricerca scientifica. Quando fu chiamato alla cattedra di Roma Gaifami riordinò e ampliò la Clinica. Come allievo di Pestalozza e seguace del suo credo professionale. che aveva già trascorso sedici anni nella Clinica Ostetrica di Roma ed era stato poi chiamato a dirigere la Cattedra di Sassari nel 1923 e successivamente quella di Siena nel ’24 e quella di Bari nel ’25. Gaifami era nato a Como nel 1883.N. in questo caso. Paolo Gaifami. divenuta ormai insufficiente per l’accrescersi della popolazione scolastica. sulla patogenesi del distacco di placenta normalmente inserta. nessun diaframma si opponeva più tra la città e le Forze Alleate. sui tumori dell’utero e dell’ovaio. Evacuata dai tedeschi Cassino il 17 maggio. le ricerche di istologia placentare. Il 3 giugno Kesserling diede ordine alle truppe tedesche di ripiegare oltre Roma e il 4 giu228 . i rilievi sulla reazione deciduale della mucosa della portio.

Successivamente Assistente degli Ospedali Riuniti di Roma fino al 1922. Fig. Un busto di bronzo lo ricorda ai ginecologi italiani all’ingresso dell’Aula Magna della Clinica Ostetrica e Ginecologica del Policlinico Umberto I. come supplente. Fu infatti chiamato alla direzione della Clinica Ostetrica e Ginecologica del Policlinico Umberto I. “figlio d’arte” dell’ostetrico Arturo Bompiani. alla quale rinunciò per dirigere l’Istituto di Maternità degli Ospedali Riuniti di Roma nel quartiere Monteverde. Nel 1936 diresse la Clinica Ginecologica di Palermo e nel 1937 vinse il concorso per la Clinica di Sassari.La Clinica Ostetrica e Ginecologica gno. 229 . prima in qualità di Assistente e successivamente di Aiuto. Numerose le sue pubblicazioni sia di anatomia che di fisiologia ostetrica. le prime “jeeps” della 5° Armata Americana entrarono a Porta San Giovanni. Bompiani nel 1925 conseguì la Libera Docenza. Bompiani morì giovanissimo a soli 57 anni5. 3 – Busto di Paolo Gaifami Fig. Paolo Gaifami morì sotto il bombardamento di Roma del 14 marzo 1944 mentre si trovava nel quartiere di San Lorenzo nei pressi dell’Università. anno in cui tornò alla Clinica Universitaria. mentre gli ultimi “panzer” partivano dalla stazione di San Paolo. si era laureato a Roma nel 1914. 4 – Paolo Gaifami In quei giorni drammatici si scelse di risolvere la “successione Gaifami” utilizzando forze disponibili all’interno dell’ambiente universitario romano. era nato nel 1890. Di notevole importanza il suo Trattato di Ostetricia rivolto sia agli studenti che agli specializzandi. era stato assistente volontario dal 1915 al 1919 nella Clinica Ostetrica e Ginecologica di Roma. Roberto Bompiani.

dove restò dieci anni. che si stava trasferendo all’Università di Milano per sostituire Luigi Mangiagalli. Partì per il fronte come ufficiale medico. in alcuni casi. Introdusse in Italia il parto pilotato ed istituì corsi di psicoprofilassi. la preoccupazione di non essere lasciato indietro. Egli diede un reale contributo 230 . Nella lotta contro il cancro dell’apparato genitale femminile fu un caposcuola ed organizzò centri di diagnosi precoce. egli si trovò all’avanguardia. riallacciare sul piano culturale i contatti con gli altri Paesi. Le ricerche di Cattaneo. apportarono un reale contributo alla conoscenza della fisiologia fetale e lo collocano tra gli antesignani della moderna medicina fetale. Richiamò per primo l’attenzione Fig. 5 – Luigi Cattaneo sulla necessità di controlli urologici in ginecologia. limitando l’uso del forcipe e denunciando l’abuso del taglio cesareo. precorrendo anche in questo i tempi. Nel 1927 Cattaneo seguì il suo maestro. Nella ricerca scientifica. sotto i bombardamenti. si rese subito conto che era necessario riempire i vuoti lasciati dalla guerra. Si perfezionò quindi in Ostetricia e Ginecologia. prima incaricato e successivamente ordinario. Fu Assistente volontario nella Clinica OstetricoGinecologica di Pavia dal ’19 al ’22 e successivamente nel ruolo di Assistente effettivo e quindi in quello di Aiuto. Emilio Alfieri. propagandandoli sia tra gli ostetrici che direttamente tra le partorienti6. un tenace sostenitore del parto naturale. modificando acquisizioni già date per certe. discipline che andavano sempre più acquisendo carattere chirurgico. della Clinica Ostetrica e Ginecologica dell’Università di Perugia. illustrando le sindromi urologiche di interesse ginecologico e insistendo sulla distinzione tra sintomi urologici e sintomi ginecologici. Nel ’45. di Paolo Gaifami e la breve supplenza di Roberto Bompiani. dove rimase fino al raggiungimento della pensione nel 1960. dopo la tragica morte. Egli fu. fu chiamato alla Cattedra di Roma. Era nato a Vellozzo Bellini in provincia di Pavia.Antonio Pachì Quando Luigi Cattaneo arrivò alla Cattedra di Roma. nel 1945. Nel 1928 conseguì la libera docenza in Clinica Ostetrica e Ginecologica e nel 1935 fu nominato Direttore. portò Cattaneo ad accelerare i tempi e. inoltre. prepararsi ad affrontare un periodo di prevedibile sviluppo demografico.

quest’intervento. preferirono il trattamento radiante. Anche la sala operatoria fu radicalmente trasformata e dotata di impianto di condizionamento dell’aria. con personale adeguatamente preparato ad operare dalla selezione dei donatori fino alla preparazione delle unità da trasfondere. apprezzavano l’originalità delle sue ricerche. seguendo il metodo di Wertheim. di urologia e di cardiologia. Tuttavia. 231 . da eseguirsi su un caso clinico specificandone la diagnosi e la terapia. anche una prova di Clinica Ostetrica. Fu creata una nuova biblioteca. come chirurgo. solo per il gusto di indulgere a virtuosismi. era solito praticare l’isterectomia addominale radicale. presente in quegli anni. contro il parere di quelli che. quella via che potrà apportare i migliori vantaggi. Sotto la direzione di Cattaneo. In caso di cancro del collo dell’utero. e la Legge divenne operante nel 1957. di emotrasfusione. asportando anche le ghiandole linfatiche pelviche. tra “vaginalisti” ed “addominalisti” ed affermò che: La standardizzazione è nefasta in chirurgia (…) il clinico. La sala operatoria di Cattaneo era frequentata oltre che dagli assistenti e dagli studenti anche da chirurghi provenienti da tutta Italia e dall’estero. gli esami citologici e la colposcopia. fu anche messo in grado di effettuare le exanguino-trasfusioni ai neonati nei casi di immunizzazione da Rh molto frequenti a quel tempo prima dell’avvento della profilassi mediante la somministrazione della gammaglobulina specifica. ampliò. non seguì mai la strada dei grandi interventi demolitori. anzi. a quei tempi preziosa rarità. Cattaneo si inserì con piena autorevolezza nella vivace polemica. oltre alla chiarezza dell’esposizione. Nel 1956 fu ripristinato. la Clinica Ostetrica del Policlinico Umberto I venne dotata di nuovi reparti per la roentgenterapia. di volta in volta. In particolare il servizio trasfusionale. sospeso durante gli eventi bellici. tecniche operatorie che lui descrisse nel 1958 nella pubblicazione Basi della cura radicale del cancro del collo dell’utero. almeno per un certo periodo.La Clinica Ostetrica e Ginecologica alla ginecologia operativa e nella cura del carcinoma cervicale fu sostenitore di un intervento chirurgico totale. di fronte alla realtà vivente dei casi con tutte le loro varietà adotterà. oltre a sopperire alle esigenze della Clinica. tra le altre. all’Università di Roma. Si prevedeva. così anche le sue lezioni erano sempre affollatissime di studenti e specialisti che. l’Esame di Stato. dotato di nuovi esemplari il museo anatomopatologico e creati all’interno della Clinica stessa servizi autonomi di anestesia.

Antonio Pachì Cattaneo lasciò la cattedra nel 1960 per raggiunti limiti di età e morì successivamente a Roma il 16 febbraio 1968. ma egli non ebbe il tempo per riorganizzare la clinica romana sul modello di quella che aveva lasciato a Firenze a causa delle sue non perfette condizioni di salute. Nell’anno accademico 1967-68 le aumentate esigenze didattiche. consigliarono la suddivisione in due dell’Istituto. già direttore della Clinica Ostetrica di Genova. infatti. il cui carico diveniva sempre più oneroso per un solo titolare. con voto unanime della Facoltà. Nel breve volgere del tempo trascor232 . chiamato dall’Università di Bari e a Wladimiro Ingiulla. venne affidata la Direzione del I Istituto. Notevole diffusione ebbe il suo Manuale di Clinica Ostetrica e Ginecologica per il quale nel 1961 ebbe il riconoscimento del premio Marzotto7. Con Maurizio si chiuse un modo di essere della Clinica Ostetrica romana. All’Ingiulla. Il breve periodo trascorso a Roma. così come era avvenuto per altre discipline. Ginecologo di fama internazionale. fu chiamato a dirigere la Clinica Ostetrica e Ginecologica del Policlinico Umberto I di Roma Fig. Amreich. La spiccata personalità di entrambi i docenti. sino ad allora imperniata sulla figura di un unico Direttore. nell’ambito del Policlinico Umberto I. 6 – Luigi Cattaneo in Aula Eugenio Maurizio. Egli fece parte del Consiglio Superiore della Pubblica Istruzione e fu Presidente della Società Italiana di Ostetricia e Ginecologia dal 1962 al 1965. indussero la Facoltà. il Centro per la sterilità coniugale con annesso laboratorio per i dosaggi ormonali. a scindere l’insegnamento in due cattedre affidandole rispettivamente a Giuseppe Valle. proveniente da quella di Firenze. non gli impedì. Organizzò. di lasciare una sua precisa impronta8. attratto dai problemi della grossa chirurgia ginecologica. nato a Catania nel 1913 e formatosi alla scuola ginecologica milanese di Luigi Mangiagalli. però. in collaborazione con Giuseppe Delle Piane e Giuseppe Tesauro diresse il Trattato di Ginecologia edito dall’Istituto Geografico de Agostini di Novara. Il 6 novembre 1960. Nel 1972. Maurizio sviluppò con particolare interesse l’aspetto sociale della sua disciplina dedicandosi soprattutto al settore della endocrinologia ostetrica e ginecologica. la fama ed il prestigio che li accompagnavano dalle rispettive sedi di provenienza. era divenuto “vaginalista” eccelso presso la scuola di I.

apparivano di estrema semplicità.a causa della mancata realizzazione dei risultati attesi . nata 233 . lo portò a gestire il I Istituto di Clinica Ostetrica e Ginecologica con competenza ed originale capacità. dovette abbandonare la direzione dell’Istituto per motivi di salute ed al suo posto la Facoltà affidò il temporaneo incarico della Direzione a Luigi Carenza. La sua formazione scientifica. di Franco Crainz. che lo mantenne fino alla chiamata. In campo ostetrico egli amava ripetere che la moderna Ostetricia doveva validamente impegnarsi alla soluzione del problema del dolore in travaglio di parto e la sua scuola fu la prima a sperimentare su ampia casistica il parto indolore mediante la somministrazione gamma-OH. impegnandosi in ricostruzioni scientifiche originali su temi monografici. onde sopperire alle aumentate esigenze didattiche.La Clinica Ostetrica e Ginecologica so a Roma divenne punto di richiamo per giovani colleghi che volevano vederlo operare per apprendere le tecniche chirurgiche più raffinate. fino a concordare piani operativi con le autorità competenti. Dopo solo tre anni. Uomo di vasta cultura. Tali ricerche hanno trovato significativo riconoscimento nella nomina a Vice Presidente della Società Italiana di Storia della Medicina ed a socio di numerose Società straniere. maturata attraverso soggiorni di studio e di ricerca presso varie università italiane ed europee. nel 1972. Quell’anno segnò per Crainz il ritorno alla sua città natale ed all’università presso la quale si era laureato nel 1936. Quell’anno è passato alla storia come l’anno della contestazione giovanile che. nelle sue mani. quando la Facoltà decise di scindere l’insegnamento in due cattedre. Per seguire l’evoluzione storica della Clinica Ostetrica e Ginecologica del Policlinico Umberto I è necessario riallacciarsi alla chiamata nella Facoltà di Roma di Giuseppe Valle nel 1968. È stato Presidente della Società Italiana di Ginecologia e Ostetricia dal 1977 al 1980 e. L’interesse e la particolare competenza di Franco Crainz in questo campo risulta dalle numerose pubblicazioni scientifiche sull’argomento9. del quale aveva affrontato tutti gli aspetti clinico-organizzativi. In un momento in cui le tecniche chirurgiche ampiamente demolitive e mutilanti iniziavano ad essere messe in discussione . Spinto da tale intuizione si era subito dedicato alla progettazione di un grande reparto di radioterapia dei tumori ginecologici. da quell’anno. tecniche che. Crainz ha lascito la direzione del I Istituto nel 1983 per raggiunti limiti d’età.egli aveva intuito che in oncologia ginecologica la radioterapia sarebbe stata la terapia alternativa alla chirurgia. Socio Onorario. il suo grande e costante interesse per la Storia della Medicina lo ha portato a scrivere su diversi argomenti di ostetricia.

per raggiunti limiti d’età. ha preparato i primi operatori degli attuali “Consultori Familiari”. oltre ad affrontare i problemi organizzativi del nuovo Istituto a lui affidato e la relativa strutturazione didattica ed assistenziale. confermando il prevalente indirizzo chirurgico della sua Scuola. hanno avuto come obiettivo la realizzazione della funzionalità dell’Istituto e la crescita professionale di tutti i collaboratori. ed a lui successe Luigi Carenza. si impegnò nell’attività scientifica. Lasciò la direzione del II Istituto nel 1974. particolarmente significativa nel campo della chirurgia oncologica. Egli ha inoltre contribuito ad incrementare. i rapporti scientifici della Clinica romana con le più prestigiose università straniere. si diffuse in tutto il mondo occidentale.Antonio Pachì nei “campus” americani. La contestazione. con le sue modalità culturalmente caratterizzanti. da lui stesso verificate. ostetriche ed assistenti sociali. Tale preminente indirizzo chirurgico influenzò anche l’attività didattica. portò a definire il 1968 come “l’anno degli studenti” e Valle. mediante l’organizzazione di corsi di aggiornamento per specialisti. E’ testimonianza di ciò l’ampia casistica raccolta. Valle fu particolarmente sensibile alle esigenze culturali che si andavano delineando e che lo indussero a partecipare attivamente alle nuove proposte di trasformazione sociale. stimolandolo ed aiutandolo a realizzare le correzioni strutturali effettivamente utili e necessarie. grazie alla sua capacità di intessere relazioni internazionali ed al suo impegno nel partecipare ai Congressi internazionali. sia nell’ambito della Comunità Economica Europea che della Federazione Internazionale per la Pianificazione Familiare (IPPF). suggerendogli l’organizzazione di due corsi “Teorico-pratici di Chirurgia Ginecologica” che ottennero un notevole successo di partecipazione anche per l’innovatrice presentazione delle tecniche operatorie allora più attuali10. L’essersi formato nella Clinica di Roma fin dal momento della laurea lo ha reso interprete delle reali esigenze organizzative ed assistenziali. Presso il II Istituto egli ha attivato uno dei primi Centri di “Pianificazione Familiare” che. In quegli anni di contestazione giovanile. e la ricerca scientifica documentata negli Atti della potenziata attività della Società Interregionale di Ostetricia e Ginecologia e nella nuova edizione della rivista Aggiornamenti in Ostetricia e Ginecologia da lui diretta. Il secondo Istituto ha infatti finalizzato i 234 . I suoi interessi. non limitati da aspirazioni personali. Le naturali doti di organizzatore di Luigi Carenza e la sua formazione universitaria e professionale alla scuola del suo grande maestro Luigi Cattaneo gli hanno consentito una costante progressione in tutte le tappe successive da giovane assistente a professore ordinario.

Carenza ha continuato la tradizione della qualificata chirurgia onco-ginecologica.La Clinica Ostetrica e Ginecologica suoi sforzi in particolari settori di attività ultraspecialistica. Questa sua dedizione lo ha portato ad organizzare. isteroscopia e senologia. La realizzazione del Centro di Diagnosi Prenatale. con i neonatologi e gli specialisti delle varie discipline interessate ai singoli casi. avendo intuito la potenzialità della diagnostica ecografica. all’inizio della sua direzione. affiancandola alla moderna chemioterapia organizzata sul modello dei più avanzati Centri statunitensi. in un’ottica multidisciplinare. con scambi di allievi e assistenti. servizi di colposcopia. con precipuo indirizzo alla prevenzione della patologia maligna. La diagnostica prenatale si è inoltre avvalsa della collaborazione dei genetisti. di un servizio di ecografia successivamente ampliato e potenziato con aggiornati apparecchi moderni e divenuto punto di riferimento per la didattica e la ricerca della patologia embrio-fetale. 7 – Luigi Carenza Obstetric and Ginecology. Carenza fu Presidente della Società italiana di Oncologia e nell’ottobre 1985 fu nominato membro onorario della American College of Fig. ha valorizzato l’attività clinico-assistenziale di tutte le forme di patologia complicanti la gravidanza conseguendo ottimi risultati sia da un punto di vista assistenziale che di ricerca11. presso la Clinica Ginecologica del Policlinico Umberto I laboratori altamente qualificati per la ricerca oncologica in ginecologia. 235 . con i quali ha mantenuto rapporti culturali e scientifici non solo personali. In campo ostetrico già nel 1975. senza trascurare il particolare aspetto sociale e quello dell’assistenza psicologica pre e post-trattamento. prelievo dei villi coriali e prelievo di sangue fetale mediante fetoscopia. all’avanguardia nel campo sia ostetrico che ginecologico. ma di scuola. Erede della disciplina chirurgica di Cattaneo. che costituì l’avvio alla realizzazione nell’Istituto da lui diretto. Carenza. ha permesso di mettere a punto le tecniche di prelievo di materiale embrio-fetale mediante le tecniche di amniocentesi. uno dei primi in Italia. per lo studio delle sofisticate tecniche di indagine del DNA genomico ed inoltre. ha dotato l’Istituto di uno dei primi apparecchi ecografici (KreitzCombison 2) giunti in Italia.

PACHÌ A. 12:111-114. BOMPIANI R. 18(10):523-528... Centro Interdipartimentale Malattie Sociali. 3.. VALLE G. 6. Roma. 2. 441-442. 7. Servizio di Diagnosi Prenatale. 4. 1987. MASSAZZA M. Roma.. La Clinica Ostetrica e Ginecologica 1968. Paolo Gaifami. Ostetricia e Ginecologia a “La Sapienza” 1786-1986. Virano C. In: La chirurgia italiana. Genus 1937. Il Policlinico Umberto I. 42. 11. MARZIALE P. BIBLIOGRAFIA 1.. SANNICANDRO G. Manuale di Clinica Ostetrica e Ginecologia.. SALVATORI C. DALLA PICCOLA B. Roberto Bompiani (1890-1947). PACHÌ A. La Storia della Facoltà Medica di Roma. Sezione Pratica 1944.. Boll. 8-9. Roma. CARENZA L. Diagnosi Prenatale Precoce. Roma. pp. nell’interesse della loro disciplina. 1986.. Il Policlinico. a rendere il Policlinico Umberto I un punto di riferimento in campo internazionale per il progresso della Ostetricia e Ginecologia. tuttora in atto. ed Atti Accademia Medica di Roma 1968-1970. 51:218. Il Policlinico. I e II.. Istituto di Storia della Medicina. SEU. e C. BOMPIANI R. Ernesto Pestalozza. 1961. 9... La Clinica Ostetrica e Ginecologica 1972. Progetto eseguito dall’Arch. 1980. et al. 1982. Firenze. hanno saputo contribuire. PAZZINI A. Voll. SEU. 1961. In Occasione dell’XI Congresso Medico Internazionale in Roma. Ernesto Pestalozza. Giunti. PACHÌ A. 8. MAURIZIO E. Sezione Pratica 1935. Wladimiro Ingiulla (1913-1972). Roma. Luigi Cattaneo. Per dare maggior prestigio al diploma di specializzazione in ostetricia e ginecologia. Arti Grafiche Santarelli. 10.Antonio Pachì Questo breve excursus attraverso le tappe di progettazione e realizzazione nel tempo.PACHÌ A. 70:109-112. Luigi Cattaneo.. CARENZA L. 236 .tto Giulio Podesti. EGA.. Luigi Cattaneo. Commemorazione del Prof.. SAMARITANI F. nel corso degli anni.. 1894. 113-114.. 53:43-50.. Filo conduttore dell’esposizione è stato il succedersi di quegli uomini che. Il feto come paziente. Minerva Ginecologica 1966. pp. ha scandito la storia della Clinica Ostetrica e Ginecologica del Policlinico Umberto I dal suo sorgere fino all’entrata in vigore di una nuova recente organizzazione: quella dei Dipartimenti. GAIFAMI P.. MAURIZIO E. Roma. Atti della Società Italiana di Ostetricia e Ginecologia 1968.. 1947... pp. 5. 74:155-157.

CASTELLO .GIORGIO MAGGIONI 237 .LA CLINICA PEDIATRICA MANUEL A.

destinato al ricovero dei bambini solo dopo i due anni di età1. insieme ad un gruppo di nobildonne romane. dei bambini che frequentavano l’ambulatorio La Scarpetta. A questo ne seguirono molti altri: a San Pietroburgo (1834). L’opera fu dedicata al Bambino Gesù e prese rapidamente avvio fin dall’inizio di quell’anno4. All’inizio il Concetti si valse. per l’insegnamento. gli affidò con decreto (14 dicembre 1896) l’incarico dell’insegnamento di patologia e clinica pediatrica del quale diventerà ordinario nel 1899. l’aver dato inizio a Roma al primo insegnamento di clinica pediatrica con un corso pareggiato per studenti e ancora senza un reparto a disposizione. Budapest (1839). per volontà di Napoleone Bonaparte. 239 Fig. dell’Ospedale dei bambini malati (Hopital des enfants malades). In Italia il primo «ospedaletto per bambini poveri» sembra esser stato quello fondato a Torino nel 1843 dal conte Luigi Franchi di Pont con la collaborazione di un comitato del quale facevano parte personalità quali Camillo di Cavour e Roberto d’Azeglio3. Primo Cattedratico di Pediatria . per iniziativa della duchessa Arabella Salviati. Praga (1842). il primo ospedale pediatrico sorse nel 1869. 1 . I primi anni dell’insegnamento A Roma. del quale il Concetti era stato allievo. E’ merito del viterbese Luigi Concetti (1854-1920). dal 1890 primario di questo Ospedale e che nel 1894 aveva conseguito la libera docenza in patologia e clinica pediatrica. sotto il pontificato di Pio IX. Londra (1852) e così via2. Berlino (1843). Vienna (1837). Nel 1896 il ministro della Pubblica Istruzione Guido Baccelli6. Il 2 dicembre 1894 la sua prolusione fu dedicata a Lo stato attuale della pediatria5.La Clinica Pediatrica La disciplina Le strutture sanitarie dedicate alle cure e all’assistenza dei bambini malati prendono avvio in Europa solo a partire dagli inizi del XIX secolo con la creazione a Parigi.Luigi Concetti. nel 1802. nata dai duchi Fitz-James.

E’ importante ricordare che il Concetti inviava gli studenti a casa dei malati per poter seguirne il decorso e l’esito delle cure. Castello . sistemata nell’edificio di Patologia medica dove il Concetti poté attrezzare con molta difficoltà un piccolo reparto. due anni dopo la morte del Concetti che non la poté vedere completata. Paolo Marconi fino alla costruzione di quella che è ancora oggi la Clinica Pediatrica7. nel 1898-99 il Concetti riuscì a stilare una convenzione con l’Ospedale Santo Spirito che gli mise a disposizione durante l’anno scolastico una sala con l0 lettini per bambini svezzati e due culle per lattanti con letti per le madri. con altri. della quale fu presidente dal 1913 al 1920. Guido Baccelli e varie personalità politiche. I Maestri. Il Concetti è giustamente considerato il fondatore della Scuola pediatrica romana: la sua attività fu instancabile sia sul piano clinico didattico sia su quello organizzativo. Francesco Durante e sito a Trastevere in via Garibaldi 44. Ernesto Nathan. 240 . una stanza per la direzione e una per la biblioteca dove finirà per installare un primo apparecchio radiologico insieme alla concessione di poter avere per l’insegnamento i bambini ricoverati nel reparto difterici. il prof. e dei piccoli ricoverati presso il Bambino Gesù. La prima pietra dell’edificio fu posta il 15 giugno 1912 con una cerimonia alla quale parteciparono il Re. Avuto un piccolo contributo dal Ministero. una suora e due infermieri. Alla sua morte. il 6 dicembre 1920. l’attività di ricerca Nell’anno accademico 1904-05 la Clinica Pediatrica fu trasferita nel Policlinico Umberto I da poco costruito e. provvisoriamente. fondò a Torino la Società Italiana di Pediatria (SIP). Le lezioni erano tenute nel vicino anfiteatro della Clinica Oculistica diretta dal prof. diventasse operativa nel 1922. il sindaco di Roma. a causa dei numerosi ritardi dovuti anche al periodo bellico. il Concetti ottenne un allargamento degli spazi. la Regina. Le lezioni si svolgevano nei locali sotterranei dell’Istituto di Clinica Chirurgica allora diretto dal prof. Nel rinnovare la convenzione.Manuel A. Passeranno 10 anni prima che la Clinica. due anni dopo. il suo manuale L’igiene del bambino ebbe larga diffusione. la didattica. Francesco Businelli. Il corso di pediatria era facoltativo e diventerà obbligatorio solo dal 1910-11.Giorgio Maggioni gestito dalla Società Soccorso e Lavoro con sede in Trastevere. Le vicissitudini della costruzione del Policlinico e dei vari reparti sono state puntualmente illustrate dall’architetto prof. Nel 1890 organizzò a Roma il I Congresso pediatrico italiano e nel 1898.

la direzione fu affidata all’aiuto Tullio Luzzatti per gli anni 1920-21 e 1921-22. Un anno prima. per un anno. primo ternato dell’ultimo concorso e allievo del prof. nel giugno del 1925 fu sospeso dall’incarico dal ministro della Pubblica Istruzione Pietro Fedele e fu avviata un’inchiesta a suo carico. Orazio Malaguzzi Valeri. Rocco Jemma di Napoli8. suo aiuto. come la cura della pellagra. Tale attività. 241 . di grande importanza sociale. Gino Frontali. Caduto il fascismo il 25 luglio 1943. Il Caronia venne sostituito per il periodo 1925-27 dal prof. Francesco Valagussa e nel ‘27-28 dal prof. Nel gennaio 1923 fu chiamato alla direzione della Clinica Pediatrica il prof. alla cura e al recupero dei bambini affetti da poliomielite fondando ad Ariccia un Istituto. dotato anche di un reparto di chirurgia. Comba della Scuola di Firenze9. Luigi Spolverini il quale la diresse fino al 1943. Sostenitore del Partito Popolare di don Luigi Sturzo. A partire dall’anno accademico 1928-29 fu chiamato. di un laboratorio chimico e microbiologico. nel 1936. L’infondatezza delle accuse addebitate indusse tuttavia il ministro a trasferirlo a Napoli il 23 ottobre 1927 con l’incarico di dirigere. il prof. allievo di C. Giuseppe Caronia (1884-1977). alla direzione della Clinica di Roma il prof. inviso al regime fascista. di un reparto fisioterapico e di due polmoni d’acciaio. Il prof. Salvatore De Villa. Dal 1935 lo Spolverini si dedicò. già allievo di Concetti. fu chiamato da Padova dove dirigeva dal 1930 la Clinica Pediatrica. la cattedra di malattie infettive di quell’Università. che diresse fino alla morte. Nel 1937 riuscì ad ottenere dagli Ospedali Riuniti la costruzione di un Padiglione pediatrico da affiancare alla Clinica. in particolare. Spolverini ebbe il merito di organizzare la Clinica Pediatrica con criteri moderni corredandola di un reparto radiologico. al prof. Proveniente dalla Clinica di Pavia. Frontali tenne l’incarico fino al 1958-59 quando la direzione della Clinica fu affidata. gli valse il laticlavio. a causa di una denuncia anonima. Frontali era noto anche sul piano internazionale per le sue ricerche nel campo dell’alimentazione infantile e in quello vitaminologico. Caronia si adoperò in modo particolare per la messa in funzione della Clinica potenziando soprattutto il laboratorio e l’ambulatorio e portando i posti letto agibili a cinquanta.La Clinica Pediatrica con la costruzione della Clinica non ancora ultimata. aveva organizzato con successo il Congresso Internazionale di Pediatria a Roma. dal l0 gennaio 1928. specializzato nella riabilitazione fisica e ortopedica di questi pazienti.

che fu sdoppiata in I Cattedra. e II Cattedra affidata al Frontali. che accostò come patologia al kwashiorkor africano. Fig. Le numerose difficoltà nella gestione della Clinica durante il conflitto bellico furono affrontate dal Frontali con energia e dedizione assolute specie dopo il bombardamento del 18 marzo 1944 che recò gravi danni al padiglione pediatrico. oltre all’alimentazione del bambino. il Caronia fu eletto Rettore dell’Università e reintegrato nell’incarico di direttore della Clinica Pediatrica .Manuel A. Al Frontali si deve anche l’iniziativa dell’inserimento. Nel 1944.che terrà fino al 195354 . all’interno della Clinica Pediatrica. 2 – Gino Frontali Fine semeiologo. 3 – Visita del Presidente Antonio Segni nel 1964. affidata a lui. dopo la liberazione di Roma. Nel 1960 il prof. Fig. fu dedicata in particolare alla thalassemia. le Prescrizioni pediatriche e i due volumi di Lezioni pediatriche. il Manuale di Pediatria. Frontali e i suoi allievi organizzarono il XXVII Congresso italiano di pediatria in occasione del quale egli fu eletto presidente della SIP fino al 1963. alla malattia da carenza caloricoproteica. nello stesso tempo il Caronia mantenne anche la Cattedra di Malattie Infettive alla quale era stato richiamato nel 1935 da Napoli a Roma.Giorgio Maggioni La sua attività didattica è documentata da numerose pubblicazioni quali le Lezioni sull’alimentazione infantile. alla cura della tubercolosi. Arrigo Colarizi ed Emiliano Rezza 242 . Castello . L’attività scientifica di Frontali a Roma. della prima scuola elementare per bambini malati. Nella foto con il Rettore Giuseppe Ugo Papi e i Proff. sono legati al suo nome alcuni sintomi quali il riflesso controlaterale degli adduttori nella poliomielite e il fenomeno oculocardiaco nella difterite.

dove aveva lavorato alla Harvard University di Boston per due anni. Spolverini. da Pavia. Nella foto con i Proff. Arrigo Colarizi e Egli arrivò. ed in seguito trascorrerà altri 24 mesi a New Haven. Nel novembre 1961 arrivò Emiliano Rezza. seguita da tutti. vent’anni dopo. ordinario dal 1995. Il laboratorio. L’ematologia. che presto diventò una delle migliori d’Italia. sarebbe stata Fig. autori del libro sulle aberrazioni cromosomiche. creata da Alessandro Seganti e continuata da Vincenzo Colloridi. Incitò i suoi allievi a recarsi all’estero per perfezionarsi nei diversi settori della pediatria. Cardi fece un soggiorno di studio a Philadelfia per approfondire la scienza dell’alimentazione presso l’Istituto di Szent Gyorgy. allievo del prof. nel 1960. Giovanni Bucci tornò dagli Stati Uniti nel 1961. anticipando così la strada che. alla direzione della Clinica il prof. il Frontali svolse la relazione su I disturbi del ricambio idro-salino nell’infanzia. Il prof. La cardiologia pediatrica. Alessandro Seganti insieme a Marcello Orzalesi. dapprima diretta da Stegagno e quindi da Di 243 . sotto Giovanna Mancuso introdusse i micrometodi. L’anno dopo. Nei 12 anni di direzione di Colarizi la Clinica è stata ammodernata con la creazione o il potenziamento di servizi indispensabili: la radiologia pediatrica. 4 – Papa Paolo VI visita la Clinica nel 1966. Fomentò la super specializzazione dei suoi allievi. La genetica clinica con Vignetti e Ferrante. nel corso del XXVIII Congresso a Torino. che era stato suo allievo a Pavia. Arrigo Colarizi. Colarizi portò a Roma una ventata di novità e snellì le procedure dei ricoveri. che era rimasto a Pavia con l’incarico della Cattedra per l’anno accademico 1960-61 e che di Colarizi diventò suo primo aiuto e suo successore. affidata a Guido Iannaccone. indispensabili in pediatria. per due anni. creando per ogni campo della pediatria delle persone specialmente dedicate.La Clinica Pediatrica anno della sua morte. Contemporaneamente Orzalesi si recò in America una prima volta a Boston. al quale si unì dopo poco tempo Ettore Cardi. che la terrà fino al 1972-73. Nell’anno accademico 1960-61 fu chiamato.

Colarizi. 5 – Papa Giovanni Paolo II visita nel 1995 esperienza clinica e di lail reparto di oncologia. Castello . Colarizi si concentrarono sulla neonatologia. Il suo posto è stato preso da Anna Maria Pasquino diventata ordinario dal 2000. Nel XXXI Congresso Nazionale della Società Italiana di Pediatria del 1966.Giorgio Maggioni Gilio è stata la prima in Italia a impiegare la vincristina nella terapia delle leucemie. ordinario dal 1980-81 . Rezza aveva grande Fig. Il servizio si è occupato specialmente di nanismi. che nell’anno seguente si trasferì presso la II Università di Roma “Tor Vergata” come cattedratico di Pediatria. sulla prematurità e sull’alimentazione infantile. Alla seconda è stato chiamato nell’anno accademico 1973-74 il prof. Carlo Imperato da Parma che sarebbe rimasto fino al 1996 e fuori ruolo fino al 1999 diventando così il cattedratico rimasto più a lungo nella Clinica Pediatrica di Roma.Manuel A. L’endocrinologia inizialmente con Massimo Orsini e quindi con Brunetto Boscherini. Studiò a fondo i problemi. Manuel A. tenutosi a Genova. affidato a Mario Midulla che veniva dagli Stati Uniti. Castello ria capacità di analisi e sintesi dei problemi. assunse la direzione della I Cattedra che tenne fino alla sua scomparsa nel dicembre 1985. Nel 1968 è stata creata la II Cattedra di Clinica Pediatrica alla quale fu chiamato il prof. che all’epoca costituì una novità. Imperato sviluppò lo studio delle malattie respiratorie. In effetti le principali ricerche del periodo dirette dal prof. con il passaggio a fuori ruolo del prof. Il CNR convenzionò un laboratorio di virus respiratori. cercando sempre la spiegazione logica dei fenomeni che affrontava. con pubblicazioni a livello internazionale. Emiliano Rezza che nel 1973. accompagnato boratorio e una straordinadal Prof. creando un’equipe di ricerca clinica e di 244 . Introdusse in Clinica la reidratazione mediante fleboclisi. fu affidata alla Scuola Romana la relazione sul tema Disturbi respiratori del neonato. dei disturbi della pubertà di patologie della tiroide e della Sindrome di Turner.

Ha formato un’equipe composta da A. Nell’anno accademico 1980-81 Giovanni Bucci assunse la direzione della III Cattedra di Clinica Pediatrica. Dal 1997 è Segretario Generale del Gruppo Latino di Pediatria e dal 2004 Presidente dell’Accademia Internazionale di Pediatria. le malattie metaboliche mediante un test rapido. Cappelli che oltre a curare la malattia. La fibrosi cistica. di recente creazione. La gastroenterologia con Ettore Cardi. continuato adesso da Serena Quattrucci. Il prof. Dal 1979 al 1982 è stato Presidente della Società Italiana di Pediatria. ha introdotto in clinica l’alimentazione parenterale e insieme a Rezza è l’autore della dieta per le gravi intolleranze alimentari. Brunetto Boscherini. Il Servizio vanta la più importante casistica italiana di trapianto di polmoni. Ha studiato per primo la pressione arteriosa sistolica del neonato ed ha descritto un metodo per il prelievo di sangue arterioso della radiale. oggi impiegato in tutto il mondo. coadiuvato da Marcello Orzalesi per i primi anni e da un’equipe di neonatologi. con Mariano Antonelli. Nel 1980-81 sono diventati cattedratici i Proff. Ha pubblicato un nuovo metodo di assistenza respiratoria mediante pressione positiva continua a doppia cannula. Bucci. il cui servizio è centro di riferimento regionale per la malattia. Dominici. Insieme a Francesco Laurenti ha utilizzato la trasfusione di granulociti nelle sepsi neonatali. ha effettuato diversi studi di livello internazionale. che diventò cattedratico nel 1986 insieme a Piero Vignetti. che è stato utilizzato in toto o in parte in diversi protocolli internazionali. Schiavetti e C. L’oncologia con Manuel A. Fomentò anche lo studio di alcune patologie gastroenteriche. la gascromatografia dei lipidi. C. Ha pubblicato con Palermo il primo studio italiano ecoencefalografico del neonato. Nel 1987 ha proposto un nuovo protocollo di chemioterapia per i tumori a piccole cellule. Mario Midulla e Roberto Ronchetti. si occupa 245 . Clerico. Era stato professore di Puericultura dal 1971. con ottimi risultati. Dagli anni ’90 Margherita Bonamico si è dedicata allo studio della malattia celiaca. A. Castello. a base di carboplatino ed etoposide ad alte dosi di grande efficacia. che si è tenuto a Roma. E’ stato il primo Presidente della Società Italiana di Neonatologia dal 1994 al 1997.La Clinica Pediatrica laboratorio. Dal 1971 hanno incominciato a svilupparsi nuove sottospecialità pediatriche. Nel 1990 è stato Presidente del Congresso Internazionale di Oncologia Pediatrica. diventato cattedratico nel 1995. Cardi ha studiato specialmente la celiachia.

La nefrologia con Sandro Ungari. Francesco Cozzi. dell’Istituto.ssa Iannetti si è dedicata specialmente alle epilessie infantili. ha creato il Centro per la nutrizione pediatrica. E’ stata fondatrice e presidente dal 1993 al 1995 della Società Europea di Immunologia clinica e pediatrica.Manuel A. quello di oncologia. L’ematologia è stata ereditata da Giuseppe Multari e Guiduccio Ballati. sulla scia del suo maestro prof. Desiderio Lendvai ha creato e condotto il servizio per le cefalee infantili fino alla sua quiescenza nel 2005. Villa. Le malattie respiratorie con Roberto Ronchetti. Centro che è stato continuato da Enzo Ferrante e. Nel 1992 ha ricevuto dall’American College of Allergy. La neuropediatria. il reparto di fibrosi cistica. Giorgio Maggioni. con le più moderne apparecchiature. Imperato e che nel 2000 è passato alla II Facoltà dell’Università di Roma “La Sapienza”. Negli ultimi anni sotto la direzione. convertito in Dipartimento nel 2005. attualmente. all’ospedale Great Ormond Street di Londra per perfezionarsi. professore ordinario dal 1995 è stata responsabile del servizio di Allergologia e Immunologia fino alla sua prematura scomparsa nel 2002. P. al tema della neuroimmunologia. da Andrea Vania. Armando Signoretti. di trapianto di cellule staminali e di ricerche di biologia molecolare. La prof. recentemente. Ha iniziato anche le ricerche sui disturbi respiratori nel sonno in collaborazione con M. Ha una vasta gamma di pubblicazioni su temi della specialità. Asthma and Clinical Immunology l’Honorary International Distinguished fellow award. alla fine degli anni ’60. Castello . che in seguito andò all’Ospedale Bambino Gesù come primario pediatra sostituito dapprima da Ugo Ruberto e attualmente da Riccardo Lubrano. venuto da Parma con il prof. Luisa Businco. cattedratica dal 1996 che è stata Presidente della Società Italiana di Neuropediatria dal 1995 al 2005. dopo aver trascorso un periodo di tempo. sono stati restaurati l’aula. prematuramente scomparso alla soglia della Cattedra nel 1988. Ronchetti ha portato alla Clinica Pediatrica di Roma lo studio della fisiopatologia respiratoria. quello di 246 .Giorgio Maggioni del dolore e della nutrizione dei pazienti affetti da tumore. da parte di Castello. Ha studiato specialmente la morte improvvisa del lattante e la terapia chirurgica del tumore di Wilms. alle sindromi neurocutanee e. è divenuto il responsabile della chirurgia pediatrica dal 1969. Sotto la sua responsabilità il Servizio si è occupato della prevenzione delle malattie allergiche in specie dell’allergia alle proteine del latte vaccino. con Paola Iannetti.

La vecchia accettazione pediatrica ha avuto come primari Antonio Scalamandrè. Patrizia Colarizi che ha una lunga esperienza nel follow-up dei prematuri. Nel 2001 sono stati chiamati a rimpiazzare i Proff.12. dopo il restauro nuovo Istituto in via dei Sardi (direzione. Il nuovo DEA è diretto da Corrado Moretti che si dedica specialmente alla terapia intensiva neonatale e pediatrica. Bruno Marino dall’Ospedale Bambino Gesù. Giorgio Maggioni. Nel 1979-80 l’assegnazione di un nuovo ruolo portò alla chiamata dalla direzione della Clinica Pediatrica di Ancona del prof.La Clinica Pediatrica gastroenterologia ed è stato creato il DEA pediatrico. 247 . Nel 1969 ne fu riconosciuto il ruolo effettivo con la gestione del reparto neonati delle Cliniche Ostetriche della Facoltà. L’insegnamento di questa materia fu attribuito a partire dal 196061 a una Cattedra convenzionata con l’Ordine di Malta e la direzione affidata al prof. Tesoriere della Società Italiana di Pediatria del 1985 al 1991 è stato il vero successore del Frontali. laboratorio. vennero collocati nei sotterranei dell’ala destra della Clinica Pediatrica dove rimasero fino al 1983. Salvatore Cucchiara da Napoli e il prof. 6 – I Proff. che l’anno seguente assunse con la I Cattedra la direzione dell’Istituto Fig. Carlo Imperato e Giorgio Maggioni. il prof.03 durante la cerimonia di riapertura 1983 venne inaugurato il dell’Aula Magna della Clinica.) rimanendo il reparto degenze presso le Cliniche Ostetriche. Marzia Duse di Brescia è diventata responsabile dell’allergologia e immunologia. Maggioni è uno dei primi e più importanti studiosi di nutrizione infantile italiana. Cardi e Colloridi. La direzione e i laboratori particolarmente potenziati dal Malaguzzi per l’ematologia. di Puericultura. Nel il 20. Nel 2002 è diventata cattedratica di Neonatologia la prof. ambulatorio. Anna Maria Assensio. Orazio Malaguzzi Valeri. con 10 posti letto per degenze brevi e sei per la terapia intensiva pediatrica. Nel 2005 la prof. specie per il fattore Rh. La Puericultura a Roma. Enzo Ferrante e Laura Tucciarone. ecc.

. Umberto I a Roma. 6. Caronia Giuseppe. La prof. 1990. In: Dizionario biografico degli Italiani. Primo Supplemento. Roma. Pazzini A. In: NICHOLS B. In: Dizionario biografico degli Italiani. 34-37. nei quali l’Istituto di Puericultura è stato diretto dai professori associati Lapi e Schwarzenberg. CRESPI M. Roma. Dopo un interregno durato diversi anni.. Paris.Manuel A. Pagine di Storia della Medicina 1971. 7.. XXVII. P. 8. Dal Tevere al Gianicolo: l’Ospedale del Bambino Gesù tra cronaca e storia. (a cura di). Istituto della Enciclopedia italiana. 1982. dell’Obelisco. Frontali Gino. PAVAN A. CANTANI A. Storia della pediatria. SIRONI A. La Storia della Facoltà Medica di Roma. LAPLANE R.R.. nel 2004 è stato chiamato da Palermo il prof. Nello stesso tempo fu chiamato da Sassari il prof. per motivi di salute.Giorgio Maggioni Nell’anno accademico 1986-87 fu chiamata alla II Cattedra la prof. pp.. Concetti Luigi.. 1934. 1998. BALLABRIGA A. Il primo Ospedale infantile in Torino (1843). 1961.. 711-713. Istituto della Enciclopedia italiana. Roma. French Pediatrics. In: Dizionario biografico degli Italiani. 2001. MARTINELLI V. Mario De Curtis. Minerva Medica. BABONNEIX L.. Roma. BURGIO G.. Istituto della Enciclopedia italiana. Roma. Il prof. Baccelli Guido. CAFFARATTO T. In: Traité de Médecine des enfants. L’Istituto era passato a fare parte del Dipartimento di Ginecologia e Ostetricia nel 2001... 4. (a cura di). pp. NAPOLI C. 2. New York. XV (1): 30-32. 5. 1963.. Istituto della Enciclopedia italiana. pp. LATRONICO N. 1988. Marcello Orzalesi per la Cattedra libera che prese il nome di Pediatria Preventiva e Sociale. 605-606. Il padiglione di pediatria nel Policlinico. MARCONI. XXXIV. Castello .ssa Carapella. 39-48.. pp. 9. Istituto di Storia della Medicina. 1977. pp. Dattiloscritto redatto in occasione del restauro dell’Aula Magna della Clinica Pediatrica. Jr. V. 1980. 248 . 664-666. L. Laterza. 3. Orzalesi diventò in seguito primario neonatologo dell’Ospedale Bambino Gesù.. Roma. pp. KRETCHMER N. Introduction. Erminia Carapella De Luca che passerà nel 1988-89 alla I Cattedra. BIBLIOGRAFIA 1. In: Dizionario biografico degli Italiani. 59-105. si ritirò nel 1998. Bari. I piccoli malati del Gianicolo: storia dell’Ospedale pediatrico Bambino Gesù.M. Torino. ed. History of Pediatrics 1850-1950.L. 13-15.

LA CLINICA OTORINOLARINGOIATRICA ROBERTO FILIPO .ELIO DE SETA 249 .

divenne il più insigne cultore italiano di otologia tanto che nel 1870 fu invitato ufficialmente a Roma per tenere alcune conferenze sulle malattie dell’orecchio. Spirito. tale incarico De Rossi tiene anche negli anni seguenti. naso e gola erano già compresi. Clemente Emilio De Rossi era nato il 10 febbraio 1844 a Mentone. Nell’anno 1884-85. con l’applicazione dell’articolo 96 della legge Casati. dal 1890 al 1898. Spirito. 1881-82 fu istituita la Cattedra di ruolo di Otoiatria. dal momento che non erano previsti sussidi per l’attività assistenziale e scientifica né era possibile disporre di letti per i ricoveri. tenuto anch’esso da De Rossi. sia pure in due corsi d’insegnamento. tutti e tre. come lo stesso De Rossi lamentava in una sua vigorosa protesta al Ministro. Anche la sede non era fissa. e per nulla rispondenti ad ancorché minime esigenze di pratica clinica e di insegnamento. Ancora giovanissimo. nell’elenco delle materie indicate senza alcuna distinzione tra quelle del Corso di Laurea in Medicina e chirurgia dell’anno 1871-72. fa la sua prima comparsa un corso di Otoiatria affidato a Clemente Emilio De Rossi. prende il titolo di Otoiatria pratica e nell’anno seguente (187475) ne viene specificato il carattere di «Corso libero complementare». Giovanni Calibita. Il corso. Nel giugno 1891. ma una Clinica universitaria vera e propria non esisteva ancora. dal titolo «Laringoscopia »· Nell’anno seguente (1885-86) entrambi i corsi appaiono tra quelli complementari del VI anno ma il titolo di Laringoscopia è mutato in Laringorinologia: orecchio. I locali destinati all’insegnamento di questa disciplina furono di fortuna. Ma i locali erano insufficienti e. Nel 1877-78 l’insegnamento entra a far parte dei corsi ufficiali da conferirsi per incarico. il corso di Otoiatria rimaneva tra quelli “complementari” del VI anno e tra quelli “liberi” compariva un altro corso. De Rossi divenne il primo titolare della materia.a. dal 1874 al 1890 presso l’Ospedale di S. Clemente Emilio De Rossi fu nominato professore ordina- 251 . Giacomo. mancanti assolutamente del reparto clinico. Era nato così in Italia l’insegnamento accademico dell’otoiatria.La Clinica Otorinolaringoiatrica I primi anni del’insegnamento Alla Regia Università di Roma. nuovamente presso l’Ospedale di S. finché nel 1881-82 viene istituita la Cattedra di ruolo e il De Rossi ne è nominato titolare. dal 1898 al 1901. presso l’Ospedale di S. ma negli anni aveva subito spostamenti: dal 1871 al 1874 le lezioni si tennero due volte alla settimana nel Teatro anatomico di S. nel 187374. quando nell’a. all’inizio.

già assistente e poi aiuto di De Rossi fin dal 1888. ottenendo risultati soddisfacenti1. Tra gli strumenti chirurgici da lui ideati ricordiamo il divaricatore ortostatico per la chirurgia mastoidea. Alla Scuola di De Rossi si perfezionarono diversi specialisti e tra i molti citiamo il suo futuro successore Gherardo Ferreri. Ferreri. Nel 1893 De Rossi fondò con Giuseppe Gradenigo la rivista Archivio italiano di otologia. l’uso del trapano a mano per aprire la mastoide in modo meno traumatico. nato a Cuneo nel 1856. intervento questo che effettuò a scopo funzionale nel 1878. anche per i brillanti progressi che seppe apportare alle tecniche chirurgiche in vigore a quel tempo. Avoledo che dirigerà in seguito il reparto di otoiatria dell’Ospedale Maggiore di Milano. De Carli. Nel 1876 De Rossi descrisse la miringotomia (effettuata già nel 1870). La Scuola. l’impiego dell’infuso di “jequizitv” per sterilizzare la mucosa infetta della cassa timpanica in caso di otiti medie purulente croniche e l’applicazione dell’elettrolisi all’ablazione dei tumori laringei. oltre che per la notevole produzione scientifica. nel 1905. per primo. la didattica. in seguito pubblicò studi sulla tenotomia del tensore del timpano e dello stapedio e sulla disarticolazione dell’incudine dalla staffa. i ferri per la microchirurgia otologica. Sotto la sua direzione. l’attività di ricerca Successore sulla Cattedra di otoiatria a Roma fu Gherardo Ferreri il quale assunse l’incarico della Cattedra vacante per la morte del suo maestro. Gelasio Chiucini e Gaetano Geronzi che.Elio De Seta rio di Otoiatria e questo rappresentò un’enorme evento poiché fu il primo otoiatra a rivestire questo ruolo in Europa. il figlio Carlo che divenne direttore del reparto specialistico Marchiafava a Sampierdarena. il corso di Clinica otoiatrica e rinolaringologica venne finalmente indicato con il titolo di 252 . Faraci che insegnerà all’Università di Palermo. terranno alcuni corsi a titolo privato. si era laureato in Medicina e Chirurgia a Roma nel 1880. De Rossi morì a Roma nel novembre 1901. l’otoscopio operatorio.Roberto Filipo . In quegli anni De Rossi dette vita a una Scuola molto frequentata e il suo impegno si caratterizzò. Mise in atto tecniche chirurgiche innovatrici quali: il metodo di otoplastica. rinologia e laringologia. divenendo nel 1903 professore straordinario e nel 1909 ordinario. per conto dell’Università di Roma. il dilatatore a punto d’arresto nell’antro mastoideo.

Ben presto. inoltre la cannula a doppia corrente per le irrigazioni auricolari antisettiche continue. la sonda per iniezioni endotimpaniche graduate di ossigeno. quali porticati e sotterranei. Nella nuova sede la Clinica fu sistemata nello stesso fabbricato della patologia chirurgica. nel 1906. Gherardo Ferreri fu il primo otorinolaringoiatra italiano a effettuare l’intervento di laringectomia totale2. della funzione sociale della medicina. pubblicata nel 1890. recando l’apporto della sua cultura ed esperienza. fu chiamato nel 1929 dalla Facoltà romana a ricoprire la Cattedra rimasta libera dopo la morte di Gherardo Ferreri. trasferì la Clinica otorinolaringoiatrica dall’Ospedale S. ma da questa era completamente separata nelle sale e nei servizi. Tenne a lungo e prestigiosamente la Cattedra fino al 1929 annoverando tra i suoi allievi il nipote Giorgio. Guido Baccelli. In molti argomenti egli ha lasciato una sua personale impronta. Spirito al “nuovo” Policlinico Umberto I. per lo sviluppo scientifico della disciplina e per nuove esigenze di spazio. Era la prima volta che la Clinica otorinolaringoiatrica aveva un edificio a sé stante e il merito fu tutto di Ferreri e del ministro della Pubblica Istruzione di allora. in Archivio italiano di otologia e negli Archivi italiani di laringologia. propugnando tra i primi l’istituzione dei dispensari antitubercolari. l’apparecchio per il massaggio e la ginnastica del timpano e degli ossicini. Bilancioni era nato a Rimini il 2 luglio 1881 e si era laureato a 253 . che vennero chiusi e trasformati in ambienti clinici. inoltre. la pinza curva da piccola chirurgia laringea con punte cambiabili e l’allacciapolipi laringeo. Guglielmo Bilancioni direttore della Clinica otorinolaringoiatrica dell’Università di Pisa. mettendo in atto la tecnica che Francesco Durante propose nel 1904. insegnamento complementare del quinto anno di corso. Ferreri morì a Roma il 22 gennaio 1929. Gherardo Ferreri. Si occupò a fondo. La produzione scientifica di Ferreri fu contenuta principalmente negli Atti della Clinica otorinolaringoiatrica periodico da lui stesso fondato nel 1903. Apprezzatissimi furono i suoi manuali e la monografia Indirizzo pratico alla diagnosi e cura delle malattie della lingua. Tra gli strumenti da lui ideati vanno citati: l’abrasore laringeo ad anse nascoste. Guglielmo Bilancioni e Giuseppe Vidau.La Clinica Otorinolaringoiatrica Otorinolaringoiatria. furono utilizzati anche locali non previsti nella costruzione.

ivi compreso un impianto radiologico che consentiva di intervenire sotto controllo RX. gli studi di fonetica biologica e sperimentale (La voce parlata e cantata.Elio De Seta Roma nel 1905. il museo anatomo-patologico e uno stabulario per piccoli animali da esperimento3.Roberto Filipo . Tra gli apparecchi e i ferri chirurgici da lui ideati. Si trasferì successivamente nella Clinica ORL di Roma diretta da Gherardo Ferreri dove. dei seni paranasali e dell’orecchio medio con risvolti positivi dal punto di vista diagnostico e chirurgico. diresse a Roma il reparto otoiatrico dell’Aeronautica militare. 1923). il reparto di radiologia. conseguì la libera docenza in otorinolaringoiatria. estendendo l’indicazione a tutte le forme di laringite cronica anche non specifica. anche la storia della medicina di cui era profondo cultore.con attrezzature complete. Dal 1907 al 1910 aveva ricoperto il ruolo di assistente e poi di aiuto negli Ospedali riuniti di Roma. il laboratorio di fonetica biologica in modo che il malato potesse passare da una sala all’altra senza perder tempo e concludere rapidamente l’esame. ricordiamo l’apparecchio per la transilluminazione laringea. i fattori ereditari nella patologia otorinolaringoiatrica (Prime linee di una patologia dello sviluppo. anche se i suoi progetti erano assai più vasti di quanto in effetti non riuscì a realizzare con i mezzi che aveva a disposizione. Furono inoltre allestite sale operatorie riservate alla bronco-esofagoscopia . nel 1913. le forbici da turbinotomia e l’apparecchio per la cloronarcosi nella chirurgia dei seni paranasali. Promosse un più diffuso impiego dell’esame radiologico del cranio. Così si limitò ad attuare gli interventi richiesti dalle carenze funzionali più evidenti. normale e patologica. Bilancioni diede. La produzione scientifica fu notevole includendo più di 300 pubblicazioni e abbracciò. Diede nuovo impulso allo sviluppo della Clinica. la storia della medicina con argomenti 254 . 1932). oltre le diverse branche della specialità. laboratori di chimica e batteriologia. Dopo aver prestato negli anni della grande guerra la sua opera come maggiore medico. notevole sviluppo all’esame radioscopico del torace. Organizzò gli ambienti per l’esame funzionale dell’orecchio.allora agli albori in Italia . inoltre. sviluppando brillanti studi sulla funzionalità labirintica in condizioni di ipossia. Possiamo schematizzare i principali campi di interesse: la patologia tubercolare.

Morì a Roma il 6 gennaio 1935. Ampliò e migliorò la Clinica di cui gli era stata affidata la direzione: creò nuovi reparti destinati alla foniatria. 255 . Fu nominato professore ordinario nel 1942.La Clinica Otorinolaringoiatrica inerenti le scoperte in campo specialistico dei medici italiani del passato (Eustachio. in quegli anni fu sostituito dal suo aiuto Ettore Borghesan. La produzione scientifica di Vidau fu quanto mai varia e riguardò i più importanti problemi di patologia e clinica otorinolaringoiatrica: le malattie dell’epiglottide. direttore della Clinica ORL di Perugia (1962-71). Negli ultimi anni della carriera Vidau si adoperò per far iniziare. all’interno del Policlinico Umberto I. Valsalva. non poteva reggere il passo delle necessità sviluppate con l’evoluzione della specialità. Spallanzani. inaugurata da Gherardo Ferreri nel 1906. si laureò e svolse tutta la carriera universitaria presso il nostro Ateneo. opera in quattro volumi. romano di nascita. Ettore Borghesan. la costruzione di un nuovo e razionale edificio . Corti. Purtroppo non poté veder compiuto interamente il suo grande sogno. Fu membro della Reale Accademia Medica di Roma e socio fondatore della Società otorinolaringoiatrica latina. Morgagni. ricoprirà la Cattedra di Roma. direttore della Clinica ORL di Perugia (1944-53). poi di Catania (1953-66) e infine dell’Università Cattolica di Roma (1966-75).che accogliesse la Clinica otorinolaringoiatrica. Dal 1921 al 1925 fu assistente volontario. Leopoldo Fiori-Ratti. prematuramente scomparso. Nel 1925 fondò la rivista Valsalva e nel 1928 pubblicò il Manuale di otorinolaringoiatria. audiologia ed elettrofisiologia specialistica. per la quale dette preziose indicazioni e direttive. ma da tempo si era reso conto che la struttura della vecchia Clinica. direttore della Clinica ORL di Perugia (1939-43). A Bilancioni successe il suo aiuto Giuseppe Vidau. dal 1925 al 1931 è stato assistente di ruolo e poi aiuto (1931-35) del professor Bilancioni. Scarpa). poiché morì di infarto cardiaco a Roma nel 1954. direttore della Clinica ORL di Palermo. per motivi politici. Vincenzo Fortunato. Diresse la Clinica fino alla sua morte (1954) con un intervallo.la sede attuale . Domenico Raschellà. i traumi del naso e delle cavità paranasali. la plastica per fistole tracheolaringee. di Napoli (197175) e della Cattolica di Roma (1975-83). Domenico Filipo che. dal 1943 al ‘45. dopo aver diretto la Clinica ORL di Perugia (1953-62). Vidau dette vita ad una Scuola nella quale si formarono futuri cattedratici e primari ospedalieri: Donato di Vestea. la patologia del setto nasale.

dell’International Broncho-Esophagological Society. fu in stretto contatto con i più illustri esponenti dell’otorinolaringoiatria di allora grazie alla frequenza assidua delle principali Cliniche e ai congressi europei della specialità4. Dal 1953 al 1954 fu presidente della Società italiana di otologia. L’attività clinica e chirurgica non lo allontanarono comunque mai da quella scientifica. ubicato nel Policlinico. mantenne l’insegnamento a Perugia fino al 1940. Si tratta dell’edificio sede dell’attuale Dipartimento Assistenziale Integrato (DAI) di Otorinolaringoiatria dell’Università “La Sapienza” di Roma che al tempo rappresentava uno dei più moderni complessi sanitari esistenti. austriaca e polacca. alla morte di Vidau. belga. Inaugurò nel 1955 la nuova sede della Clinica ORL nel Policlinico Umberto I che subito organizzò e perfezionò nelle sue strutture interne. il reparto radiologico.Elio De Seta Rodolfo Bormioli. nel 1956 divenne professore straordinario e infine ordinario nel 1959. nato a Roma il 24 settembre 1893. fu nominato professore incaricato di Clinica ORL presso l’Università degli Studi di Roma. Alla morte di Vidau fu chiamato a ricoprire la Cattedra Giorgio Ferreri. partecipò alla prima guerra mondiale come ufficiale di artiglieria e si laureò a Padova nel 1917. primario per oltre quindici anni del reparto ORL dell’Ospedale S. L’edificio. nipote di Gherardo e allievo della Scuola romana. del Collegium ORL Amicitiae Sacrum.Roberto Filipo . rinologia e laringoiatria e organizzò il 51° Congresso nazionale a Roma e il 52° a Trieste. due complessi operatori. Nel 1954. Nel 1947 fondò il Gruppo otologi ospedalieri italiani (GOOI) concepito come forma di tutela degli specialisti ospedalieri nei confronti dell’allora predominante potere universitario. Giovanni di Roma. dell’International College of Surgeons. Socio delle Società ORL francese. era composto da reparti di degenza per complessivi 118 letti. lungo il lato prospiciente viale dell’Università e posto tra la Clinica dermosifilopatica e la “nuova” Clinica urologica. Dopo la guerra entrò come assistente ordinario nella Clinica otorinolaringoiatrica dell’Università di Roma diretta dallo zio Gherardo. Nel 1950 organizzò a Roma una riunione straordinaria del Collegium Otorinolaryngologicum Amicitiae Sacrum. il reparto per visite ambulatoriali e dai servizi speciali quali l’otoneu256 . Camillo di Roma (1934-54). Conseguì la libera docenza nel 1923 e per un decennio (1930-40) fu professore incaricato di otorinolaringoiatria presso l’Università di Perugia. Giorgio Ferreri. Divenuto primario del reparto ORL dell’Ospedale S.

Morì improvvisamente per infarto cardiaco nel luglio del 1961. l’olfattometria. una delle più autorevoli figure di clinico e di ricercatore. Avendo intuito. Tentativi di cura dell’ozena con impianto endonasale di placenta (1949). probabilmente per il fatto che allora erano ancora pochi i colleghi che avevano compreso l’importanza di lavorare in stretta sintonia con scuole estere.La Clinica Otorinolaringoiatrica rologia. telefoni interni e segnalazioni acustiche radio a cuffia5. dette vita a due scuole. indirizzò alcuni collaboratori in differenti campi come la chirurgia plastica. Cancro della laringe: Chirurgia e radioterapia (1949). I reparti di degenza erano articolati su quattro piani (fino al 1968 il terzo piano ospitò un reparto di chirurgia generale) e i complessi operatori ubicati all’ultimo piano. nell’ambito dell’otorinolaringoiatria italiana dell’epoca. A lui si deve la descrizione di un sintomo – il sintomo auricolare di Ferreri . L’apertura mentale conseguita grazie ai continui scambi culturali con l’estero spinse Giorgio Ferreri a fondare nel 1959 la rivista Italian general review of otorhinolaryngology edita in inglese e francese che tuttavia non ebbe la fortuna che avrebbe meritato. la tracheobronco-esofagoscopia. inoltre. che ciascuna branca dell’otorinolaringoiatria stava evolvendo verso una superspecializzazione. l’audiologia con le cabine silenti. la microbiologia. Anestesia locale e anestesia generale nella tonsillectomia (1948). sulla malattia di Wegener e il granuloma gangraenescens. Tra gli allievi del ventennale periodo ospedaliero ricordiamo 257 . la foniatria. l’anatomia patologica. Giorgio Ferreri fu. Fu autore di circa 120 pubblicazioni tra le quali: il capitolo sulla chirurgia del labirinto e le complicanze endocraniche otogene nel Trattato di Chirurgia otorinolaringologica di Caliceti (1940). il laboratorio d’analisi e gli stabulari. una ospedaliera.nei tumori peritubarici. Alla didattica era riservata un’aula di 168 posti e una fornitissima biblioteca. nata nel periodo del primariato al San Camillo e l’altra universitaria. L’istituto già allora era dotato di lavanderia autonoma. Moderne acquisizioni sulla genesi e sul significato delle due componenti del nistagmo vestibolare (1952) e ancora studi sulle neuriti ottiche di origine sinusale. Ciascuna sala operatoria era dotata di tutti i servizi accessori e costituiva pertanto un’unità organica a sé stante. Tra il blocco operatorio e l’aula delle lezioni esisteva un impianto televisivo per mezzo del quale gli studenti potevano seguire gli interventi chirurgici. l’otoneurologia. l’otochirurgia.

Domenico Filipo aveva pubblicato circa 90 lavori scientifici. Al momento del trasferimento a Roma. Nato a Polistena (RC) l’8 maggio 1904.Elio De Seta Edmondo Coppo. Roberto Valerio e Virgilio Pinelli giunti anch’essi al vertice primariale. Alla morte di Giorgio Ferreri la direzione della Clinica fu affidata temporaneamente a Giorgio Paludetti. fino al 1962 quando a ricoprire la Cattedra fu chiamato il professor Domenico Filipo. in successione. ma in realtà dal primo novembre 1953 fu chiamato dall’Università di Perugia a dirigere la Clinica ORL. Di particolare importanza è la Relazione Ufficiale sui Tumori 258 . aiuto anziano. metà nel periodo in cui era stato assistente e aiuto a Roma e metà nel periodo della direzione della Clinica di Perugia. direttore della Clinica otorinolaringoiatrica dell’Università di Perugia dal 1953. Michele Di Girolamo primario dal 1950 al 1970 all’Ospedale Fatebenefratelli di Roma. Nel 1957 fu nominato professore straordinario e quindi il primo novembre 1962 fu chiamato dalla Facoltà di Roma a ricoprire la Cattedra lasciata libera da Giorgio Ferreri. Goffredo Carfagni e Annibale Perrino divenuti tutti. Antonio Cerretti e Luciano Curi. Stelio Crifò. Allievo del professor Bilancioni. realizzati. primari ORL dell’Istituto Regina Elena di Roma. per il quale l’incarico romano rappresentava un ritorno alla sede d’origine e il coronamento di una carriera iniziata quasi trent’anni prima. quasi in egual misura. Allievi degli anni in cui Ferreri fu direttore della Clinica di Roma furono Lucio Coppo. futuro cattedratico di Audiologia all’Università “La Sapienza”. Vittorio Pescetti. poi primario a Rieti.Roberto Filipo . primari ORL prematuramente scomparsi. aveva frequentato diversi corsi specialistici nelle Cliniche di Vienna e Parigi e nel 1938 aveva conseguito la libera docenza. si era laureato a Roma nel Fig. Fu aiuto di ruolo dal 1946 al 1957. Mario Modestini. 1 – Domenico Filipo 1930. Ugo Bombelli primario dal 1950 presso l’ospedale San Giovanni di Roma.

sulle ipoacusie neurosensoriali e sulle algie craniofacciali. direttore della Clinica ORL di Perugia (1971-1987) e successivamente (1988-2005) della Clinica ORL dell’Università Cattolica di Roma. Giancarlo Zaoli a Rimini. già direttore della Clinica ORL de L’Aquila. Nella Clinica ORL del nostro Ateneo. Le osteopatie rare in ORL (1967). è stato nominato ordinario. sulla malattia di Ménière. attualmente a Siena. direttore della Clinica ORL di Roma “Tor Vergata”. Vanno ricordati inoltre: il Trattato di Otorinolaringoiatria in due volumi (1967). Maurizio Maurizi. poi. incrementando l’attività operatoria con particolare riguardo alla laringectomia totale per la cura dei tumori maligni della laringe e creando così una Scuola di specialisti che in Italia raggiunse livelli apicali in diverse sedi universitarie e ospedaliere6. trasferitosi a Perugia nel 1953 al seguito del professor Domenico Filipo. Luigi Bernicchi a Città di Castello. Italo de Vincentiis. inoltre. Desiderio Passali. la monografia sulla Terapia delle malattie otorinolaringoiatriche e la relazione ufficiale Le angiopatie in ORL presentata al Congresso nazionale di otorinolaringoiatria tenutosi a Firenze nel 1960. potenziando notevolmente i servizi di audiologia e di foniatria. Nel 1970. Filipo tradusse in pratica i suoi interessi scientifici. Allievi che hanno conseguito il primariato ospedaliero della specialità sono stati. Tra gli allievi di Domenico Filipo che hanno conseguito cattedre universitarie citiamo: Tommaso Marullo e Italo de Vincentiis. Italo de Vincentiis ha pubblicato. mantenne la direzione della prima fino al 1974. Tra i suoi lavori: Le micosi in otorinolaringoiatria (1961). diversi trattati e monografie e 47 pubblicazioni indexate. già direttori della prima e seconda Clinica ORL dell’Università “La Sapienza” rispettivamente. Otosclerosi e stapedectomia (1974). avendo Filipo sdoppiato la Cattedra. Alberto Di Girolamo. Alfredo Cimino a Catanzaro. rientrò con lui a Roma nel 1962. 259 .La Clinica Otorinolaringoiatrica maligni primitivi del rinofaringe presentata al Congresso nazionale a Roma nel 1950. Morì a Roma nel 1976. Antonio Luvarà a Reggio Calabria e molti altri. hanno suscitato particolare interesse. anno del pensionamento. con lo sdoppiamento della cattedra. ricoprendo la seconda Cattedra di Clinica ORL. Filipo diresse la Clinica di Roma come unico cattedratico fino al 1969. Giuseppe Archilei a Foligno. La puntura citodiagnostica linfonodale in otorinolaringoiatria (1964). invece. le pubblicazioni sulla laringe artificiale. anche come coautore.

inoltre le innovazioni apportate alle tecniche per la terapia chirurgica funzionale delle neoplasie maligne della regione sovraglottica. 2 – Tommaso Marullo e clinica dell’insufficienza vertebrobasilare (1978). Marco Fusetti. sul circolo cerebrale. fra le relazioni svolte per la Società italiana di audiologia quella sulla Semeiologia Fig.Roberto Filipo . Tra i suoi allievi ricordiamo Giorgio Iannetti. E’ andato in pensione un anno prima della naturale scadenza. I tumori maligni primitivi del seno e dell’osso mascellare (1974). direttore di Chirurgia Maxillo-Facciale a “La Sapienza”. quando Domenico Filipo ha lasciato la direzione della prima Cattedra. vanno ricordati gli studi sperimentali sulle malformazioni dell’orecchio. È stato membro del Consiglio superiore di sanità e vicepresidente della Società europea di otorinolaringoiatria (EUFOS). pochi mesi prima della sua prematura scomparsa. Tommaso Marullo è autore di 42 pubblicazioni scientifiche indexate e di numerose relazioni ufficiali presentate a Congressi nazionali delle società italiane di otorinolaringoiatria e di audiologia. quelli sulla impedenzometria posizionale. presso la Clinica ORL. ma non profondamente infiltranti. il suo posto è stato occupato dal professor Tommaso Marullo che dal 1973 già ricopriva l’insegnamento di Clinica ORL della terza Cattedra. sulla faticabilità e recupero della funzione uditiva. È stato presidente della Società italiana di otorinolaringoiatria. Fra le relazioni ufficiali svolte per la SIO sono da ricordare Le malformazioni dell’orecchio (1954). nonché delle neoplasie estese a più regioni laringee. 260 . Alberto Biserni vincitore del concorso a cattedra ORL in Clinica nel 1986. il reparto di chirurgia maxillofacciale. attualmente direttore della Clinica ORL de L’Aquila. L’arteriografia vertebrale in otorinolaringoiatria (1970). Nel 1980 ha istituito.Elio De Seta E’ stato tra i fondatori dell’AUORL (1971). di quella di foniatria e direttore della rivista Valsalva. Tra gli argomenti di ricerca perseguiti appassionatamente. Nel 1974.

si è spento nel maggio del 2004. 3 – Stelio Crifò in Italia. 261 . Tra gli allievi divenuti professori ordinari.La Clinica Otorinolaringoiatrica trattamento che prevede l’eviscerazione sottopericondrale interna nel rispetto dello scheletro dell’organo. Il professor Stelio Crifò (1929-1980) nell’arco di tutta la carriera sì dedicò a studi di anatomia e di istologia inerenti i diversi settori della specialità e nel 1956 fu nominato dirigente dei laboratori di ricerca della Clinica ORL di Roma. direttore della Cattedra omonima presso la Clinica di Roma ed inoltre responsabile della terza divisione ORL. tra quelli che hanno conseguito i vertici primariali ricordiamo Paolo Bolasco a Roma (Ospedale Nuovo Regina Margherita) e Fulvio Carluccio ad Avezzano. Tommaso Marullo è stato per nove anni membro del Consiglio Superiore di Sanità. Nel 1972 istituì presso la Clinica ORL un servizio speciale centralizzato di diagnosi e cura per le malattie allergologiche e immunologiche. dal 1970 fu redattore capo della rivista Valsalva e dal 1979 anche del Bollettino della Società Italiana di audiologia e foniatria. Roberto Filipo è l’attuale Direttore del Dipartimento Assistenziale Integrato di Otorinolaringoiatria de “La Sapienza” e Mario Fabiani è Audiologo nel nostro Ateneo. Fu uno dei più convinti assertori della necessità di autonomizzare l’audiologia dall’otorinolaringoiatria e nel 1979 attivò la Scuola di specializzazione in audiologia. Nel 1991 è stato decorato di medaglia d’oro al merito della Sanità Pubblica. membro del Consiglio scientifico del laboratorio di neurofisiologia del CNR di Pisa. professore ordinario di audiologia. fra i primi Fig. membro elettivo del Comitato nazionale per le scienze biologiche e mediche del CNR. Nel 1974 fu nominato. fondata e diretta dal suo maestro Giorgio Ferreri. È stato presidente della Società Italiana di Audiologia. Crifò è stato redattore della rivista bilingue Italian general review of otorhinolaryngology.

Stelio Crifò è improvvisamente deceduto il 16 giugno 1980. componente della commissione del Ministero della Sanità per il Servizio Sanitario Nazionale. stava per intraprendere un triennio di direzione dell’intera Clinica ORL di Roma7. presidente della Società italiana di otorino-laringologia pediatrica e della Società italiana di audiologia. numerosissime e ad impronta clinica e sperimentale.Roberto Filipo . sulla granulomatosi di Wegener e sulle mesenchimopatie. ordinario nel 1990 e direttore della quarta Cattedra di Clinica ORL a “La Sapienza”. I suoi campi di interesse riguardano soprattutto la chirurgia larin262 . le ricerche di audiologia. Il professor Alberto Biserni (1946-1986) ricoprì l’incarico di insegnamento al corso ufficiale di Clinica otorinolaringoiatrica già nel 1979.Elio De Seta Fu membro del comitato CNR per la medicina e biologia. i capitoli delle relazioni ufficiali La tonsilla linguale. Osteopatie rare in ORL. Tra le pubblicazioni. Nel 1986. gli studi sul lisozima e sul muscolo vocale. Ha curato la traduzione italiana di trattati di patologia e chirurgia otorinolaringoiatrica: Ballantyne e Naumann. La Clinica attuale Marco de Vincentiis. il capitolo Le malattie del naso sul Trattato di otorinolaringoiatria di Domenico Filipo. Dirige attualmente il Dipartimento di ORL e Foniatria Giorgio Ferreri. mentre. nel pieno dell’attività clinica e scientifica. la monografia La puntura citodiagnostica linfonodale in otorinolaringoiatria. socio di numerose organizzazioni scientifiche italiane e straniere. Alberto Biserni era noto in campo nazionale e internazionale anche per essere stato molti anni segretario dell’AUORL e redattore capo della rivista Il Valsalva. Nel 1980 fu nominato primario del servizio di laringobronco-esofagoscopia e nel 1982 professore associato e titolare della quarta Cattedra di Clinica ORL. Tra le sue pubblicazioni sono da ricordare i lavori sperimentali sulla laringe artificiale e quelli sull’epidemiologia e la terapia chirurgica del cancro laringeo. pochi mesi prima della prematura scomparsa. professore associato nel 1987 presso l’Università di Chieti. di particolare interesse sono gli studi sulla distribuzione dei mucopolisaccaridi acidi nella mucosa nasale. risultò vincitore del concorso a cattedra di Clinica otorinolaringoiatrica a coronamento di una particolare dedizione alla didattica e alla ricerca scientifica8. Sindromi ostruttive acute di tipo asmatico.

ha frequentato come fellow in diversi periodi. dal 2004 responsabile della UOC di Foniatria. nella stessa matera è stato chiamato dalla Facoltà nel 2000 come professore ordinario. la chirurgia plastica ricostruttiva dopo demolizioni per neoplasie maligne del distretto cervicofacciale ed altre. professore associato di Audiologia dal 1985. Le sue ricerche originali riguardano i potenziali evocati uditivi del troncoencefalo e le otoemissioni acustiche. a partire dal 1971. Roberto Filipo. ricoprendo il ruolo di ordinario di audiologia ed è stato nominato primario del 263 . Gli acufeni (1983) e Fisiopatologia e clinica delle vie uditive del troncoencefalo (1985). Ha curato le relazioni ufficiali dei congressi nazionali della Società italiana di audiologia e di otorinolaringoiatria su: L’indagine elettroacustica nella patologia della voce (1976). E’ presidente del Corso d Laurea in Audioprotesi e direttore della scuola di specializzazione in Audiologia e Foniatria dal 2002. ordinario nel 1990. trattamento ed evoluzione verso il carcinoma. E’ direttore del periodico Nuova medicina moderna e dal 1987 della rivista Valsalva. Giancarlo Cianfrone è professore associato di audiologia dall’82. E’ coordinatore nazionale del Gruppo di cooperazione interdisciplinare in ORL e dal 1986 responsabile scientifico della ricerca CNR su Le lesioni precancerose della laringe: tipizzazione istologica. l’House Ear Institute di Los Angeles e altri importanti Centri otologici statunitensi e lì ha acquisito. Professore associato di Otorinolaringoiatria presso l’Università degli Studi “La Sapienza” di Roma dal 1982 è stato chiamato dalla Facoltà come professore di prima fascia nel 1986. negli ultimi dieci anni i suoi interessi scientifici si sono rivolti principalmente alla sindrome delle apnee ostruttive durante il sonno e al russamento.La Clinica Otorinolaringoiatrica gea subtotale. strategie cliniche e tecniche chirurgiche allora d’avanguardia e tuttora valide. specialista in ORL nel 1971 ed in neurochirurgia nel 1976. da allora è titolare dell’insegnamento di audiologia di Roma “La Sapienza”. Mario Fabiani. la microchirurgia laser C02. portandole a Roma. Le sue pubblicazioni sono rivolte prevalentemente allo studio della neuromeccanica e micromeccanica dell’organo del Corti e alle emissioni otoacustiche sulle quali ha organizzato conferenze e simposi anche internazionali. a proposito dei quali ha organizzato due congressi internazionali a Roma.

Direttore del Dipartimento di Neurologia e Otorinolaringoiatria dell’Università degli Studi di Roma “La Sapienza” dal 2001.Roberto Filipo . Roberto Filipo è l’attuale direttore del Dipartimento Assistenziale Integrato (DAI) di Otorinolaringoiatria. quell’unità organizzativa della Clinica che si era persa dopo la scomparsa del padre. per trasferimento.Elio De Seta Servizio speciale di audiologia della Clinica. Dirige attualmente la II Scuola di Specializzazione in otorinolaringoiatria. dal 1998. dopo oltre 20 anni. Direttore dell’istituto di Clinica Otorinolaringoiatrica dal 1990 al 2001. Nel luglio del 1987 è stato chiamato. E’ stato direttore della Scuola di specializzazione in audiologia (1988-2001) e del corso di laurea per audiometristi fino al 2004. realizzando così nuovamente. 4 – Laboratorio di dissezione del temporale 264 . a ricoprire la III Cattedra della Clinica ORL. Direttore del Centro Interuniversitario di Ricerca sulle Problematiche della Sordità. La sua produzione scientifica è stata sempre rivolta elettivamente allo studio delle patologie funzionali e flogistiche dell’orecchio medio e interno e la maggior parte dei lavori si riferisce a problema- Fig. Presidente del Corso di Laurea “C” della Facoltà di Medicina e Chirurgia a “La Sapienza” di Roma dal 1995 al 2001. È stato presidente della Commissione medica della fondazione mondiale dei sordi e consulente scientifico per l’Ente nazionale sordomuti.

CURI L. infine. 1985. esperti otologi di fama internazionale.. 2. 76(2):179-80.. 6. Roma. la chirurgia dell’orecchio medio e soprattutto la chirurgia dell’impianto cocleare. 20(1):16-22. Istituto di Storia della Medicina. 1961. BIBLIOGRAFIA 1. 1991. La Storia della Facoltà Medica di Roma. Fon. 5. PAZZINI A. Domenico Filipo. Aud. Valsalva 1961. 3. Acta Otorhinolaryngol. 2000. Roma. Faringol. In memoria del Prof. Con cadenza trimestrale vi si tengono corsi di dissezione dell’osso temporale e chirurgia in diretta con docenti della Clinica e ospiti. eseguito in Clinica fin dal 1993. I cento anni della otorinolaringoiatria italiana. MORETTI A. In: FELISATI D. BELLUSSI G. Laringectomia totale: dal chirurgo generale all’otorinolaringoiatra. CELESTINO D. DE VINCENTIIS I. STROPPIANA L. Otorinolar. Ital... Voll.. 1978... 7. Istituzioni e Ordinamenti. CROCE A. all’ultimo piano della Clinica. Rinol. Otol. It. CROCE A. Edizioni dell’Ateneo. La storia dell’otorinolaringoiatria di Roma e del Lazio dalla fine dell’800 ad oggi. Il Prof. I e II. aspiratori e microstrumenti. 41(6):440-53... Riv. Evoluzione dell’ORL in ambito universitario a Roma “La Sapienza”. trapani. La chirurgia funzionale dell’orecchio nei lavori di Clemente Emilio De Rossi. Ann. 11:15-26. 71-88. ha allestito e dirige. 37:181185.. PALUDETTI G.. Interessi clinici particolari sono l’otoneurochirurgia. . un Laboratorio del temporale con dieci postazioni per altrettanti allievi. dotate di microscopio operatorio. che è attualmente considerato il metodo più efficace e di avanguardia per la riabilitazione dell’udito in pazienti affetti da sordità severa-profonda sia congenita che acquisita. 8. Giorgio Ferreri (1893-1961). Firenze. Giunti 1992 pag. 265 . Storia della Facoltà di Medicina e Chirurgia. Da molti anni. DI GIROLAMO A. Laringol. 4.La Clinica Otorinolaringoiatrica tiche tipicamente audiologiche e otologiche con numerosi contributi clinici e sperimentali originali. Valsalva 1965.

LA CLINICA OCULISTICA PAOLA PIVETTI PEZZI 267 .

ma di esso comunque facente parte. Spirito. In questo edificio la Clinica Oculistica può usufruire di un unico locale. al primo piano due padiglioni d’infermeria collegati da una galleria. Businelli dedica una particolare cura alla didattica e rivolge la sua attenzione soprattutto ai problemi clinici quali l’oftalmopatia dei neonati. viene chiamato come Direttore Giuseppe Cirincione. ma già nell’anno successivo. è nominato Direttore della Clinica Oculistica Francesco Magni. l’insegnamento è affidato al suo allievo Alfredo Fortunati fino a quando. E’ situato nella zona anteriore.La Clinica Oculistica I primi anni d’insegnamento L’insegnamento della Clinica Oculistica nell’Università “La Sapienza” di Roma inizia con l’istituzione della Regia Università: infatti. è formato da tredici camere destinate ai pensionanti e all’abitazione per gli 269 . le flogosi del segmento anteriore ed il glaucoma. dove necessariamente trovano posto il laboratorio. situato al pianterreno. avvenuta nel 1907. Il secondo piano. dove è tuttora operante. ognuna con sei letti. Nel frattempo nel 1877. La sede dell’Istituto L’edificio di Clinica Oculistica viene costruito. uno a destra per le donne. Angelo. 13002. nella Convenzione stipulata il 27 dicembre 1870 tra il Ministro della Pubblica Istruzione e le Amministrazioni degli Ospedali ove è espressa la decisione di svolgere il corso di lezioni di Oculistica in locali messi a disposizione presso l’Ospedale San Giacomo. Nel 1905 la Clinica ha la sua sede definitiva in una struttura appositamente costruita al Policlinico Umberto I. viene colmata così questa lacuna presente nell’Università Pontificia. trasferitosi dall’Università di Modena. la zona cioè che si affaccia sul viale del Policlinico (in passato via delle mura di Belisario). su progetto dell’Architetto Podesti. 187273. inoltre una stanza per il medico di guardia e tre camere per malati isolati. La costruzione prevede: nell’avancorpo un pianterreno ove collocare l’infermeria per bambini con quattro sale. la Clinica dall’Ospedale San Giacomo è trasferita al Santo Spirito o più precisamente all’Ospedale San Carlo. all’estremità sinistra della fronte del Policlinico … e si eleva sopra un’area di mq. Dopo la sua morte. uno a sinistra per gli uomini. per la prima volta. l’ambulatorio e la clinica1. proveniente dall’Università di Bologna. nel 1908. l’insegnamento è tenuto da Francesco Businelli. un edificio situato verso Ponte S. a. divisi ciascuno in due sale ed ognuna dotata di cinque letti. lo troviamo citato. staccato dal vecchio ospedale S.a. Inizialmente. la irido-coroidite simpatica. nel progetto. durante la direzione di Businelli.

Contino a Palermo. 270 . promuove la fondazione e dirige la rivista Annali di Ottalmologia e Clinica Oculistica. La sua fama di chirurgo è legata soprattutto agli interventi per innesti corneali. due camere di visita per il professore. sul tracoma. su problemi chirurgici. la ricerca Giuseppe Cirincione (Bagheria 1863 – Roma 1929) assume la direzione della cattedra nel 1908 e la “nuova” clinica diventa un importante centro di ricerca apprezzato a livello internazionale. Nel retrocorpo un’antisala da cui si accede alla scala principale. va ricordato che fu il primo a praticare con successo in Italia e in Europa l’innesto corneale (1907) su un occhio di un lavoratore cieco per leucoma. dotato di laboratori. Di particolare interesse la sua raccolta di preparati istologici e di disegni riproducenti le malattie oculari. così Giuseppe Scuderi sottolinea la sua abilità chirurgica5: … Della sua incessante attività di clinico e di chirurgo. sulla tubercolosi del nervo ottico. L’obiettivo che vuole raggiungere è quello di evitare che gli studenti debbano subire4: il calvario da lui percorso per il perfezionamento all’estero in clinica oculistica e viceversa spingere gli stranieri a venire in Italia a perfezionarsi nel grande centro oftalmologico di Roma. la didattica. clinici e di medicina legale. di adeguata attrezzatura scientifica e di apparecchiature adatte a riprendere gli atti operatori. I Maestri.Paola Pivetti Pezzi studenti. Cirincione è autore di importanti pubblicazioni relative alle sue ricerche sull’embriologia e istopatologia dell’apparato visivo. nata dalla fusione di altri due periodici: Clinica Oculistica (1900-1915) e Annali di Ottalmologia (1871-1915). Numerosi furono i suoi allievi che raggiunsero la Cattedra universitaria: Speciale a Torino. sulla sclerosi congiuntivale. nel 1917. di una biblioteca ben fornita di periodici italiani e stranieri. due per gli assistenti e due camerini con lavandino e cesso3. Di Marzio a Bologna. Ben consapevole dell’importanza delle pubblicazioni scientifiche. Lo Cascio a Napoli. Maggiore a Genova. una spaziosa sala d’aspetto. egli. Cattaneo a Milano. prelevando il disco di cornea da trapiantare dal bulbo di un altro paziente affetto da tumore maligno dell’orbita.

Fig. dal 1929 al 1935.Roma 1957) ha diretto la Clinica Oculistica di Roma soltanto per sei anni. il più 271 . tutti i campi dell’oftalmologia. nonché le classiche ricerche sulla cataratta artificiale ed in particolare su quella naftalinica. Modena. Ovio è stato un caposcuola dell’Oftalmologia Italiana. 2 – Giuseppe Ovio disegno a matita Fig. Giuseppe Ovio (Polcenigo (Udine) 1863.La Clinica Oculistica Fig. dopo essere stato titolare della cattedra di Oculistica di Siena. Professore Emerito dell’Università di Roma6: … L’opera scientifica di Giuseppe Ovio si è concentrata in circa 100 pubblicazioni che hanno interessato. Le sue alte doti scientifiche sono ricordate nella commemorazione fatta da Gian Battista Bietti in occasione della scomparsa del più venerando Maestro dell’Oftalmologia Italiana Giuseppe Ovio. 1 – Giuseppe Cirincione Nel 1926 Cirincione termina il suo ruolo di docente e l’insegnamento è affidato come supplenza al suo allievo Quirino Di Marzio che mantiene l’incarico fino al 1929. Genova e Padova. le indagini sperimentali sui traumatismi da pallini da caccia. Nell’ambito dei contributi di anatomia e fisiologia fa poi spicco il grosso volume di “Anatomia e Fisiologia dell’occhio nella serie animale”. … Degni di menzione sono anzitutto gli studi clinico-patologici dei suoi anni giovanili sull’oftalmia simpatica e sul glioma retinico. quando viene chiamato a Roma il Professor Giuseppe Ovio. 3 – Giuseppe Ovio Scienziato e uomo di grande cultura. nel senso più vero della parola.

se non si avesse presente il suo “Manuale di oculistica pratica”. quale rappresentante dell’Italia. un vasto e fecondo lavoro ha poi svolto nei riguardi della Storia della Medicina. Egli tuttavia non tenne mai a guadagni economici e si andò sempre più rifugiando nei suoi prediletti studi. Ebbe larga schiera di allievi e lasciò profondo solco del Suo passaggio nelle numerose sedi toccate dalla sua lunga carriera universitaria. dal punto di vista storico. Egli ci ha dato qui contributi di altissimo interesse e che rappresentano senza dubbio quanto di più vasto e completo sia stato scritto in italiano sull’oftalmologia.B. un enorme lavoro condotto con l’obiettivo di far chiarezza nella disciplina dell’oculistica e con la speranza.Paola Pivetti Pezzi completo del genere. Vorremmo qui soprattutto ricordare il volume sull’ottica di Euclide. All’ottica fisiologica egli seppe anche indirizzare l’interesse di numerosi allievi . Ma la visione sull’attività di Giuseppe Ovio quale scrittore di cose oculistiche non sarebbe completa. edito da Vallardi. Morgagni e i due volumi su Antonio Scarpa. che ebbe ripetute edizioni e sul quale si educarono numerose generazioni di medici. di Leonardi. precursore dell’oculistica moderna. … Non mancano trattazioni sui problemi della visione cromatica. campo nel quale Giuseppe Ovio ha pubblicato anche un prezioso volume. perché è la gioia maggiore che uno possa provare 272 . come egli afferma. nel 1952 il II (dal 1850 al 1900). Nel 1935 Ovio è dichiarato Professore fuori ruolo per raggiunti limiti di età. che7: nel leggerlo qualcuno provassse un po’ del piacere da me provato nello scrivere questo libro. soprattutto negli anni della sua maturità. ma continua la sua attività scientifica fino a tarda età dedicandosi anche a ricerche storiche. … …Per la stima della quale godeva negli ambienti oftalmologici anche stranieri fu piu’ volte chiamato a far parte di riunioni e congressi internazionali… Fece pure parte del Concilium Ophthamologicum Universale. di Lachi. uscito pure in edizione francese. e che ebbe anche l’onore di un’edizione francese. quello su G.. Fu clinico valentissimo ed operatore sicuro e.. ricchissimo di una messe di preziose notizie estremamente utili allo studioso. di Strampelli. godé di largo apprezzamento e successo professionale. Infatti nel 1950 pubblica il I Volume della Storia dell’Oculistica (dalle origini al 1850). Molti di essi ascesero a posti di rilievo nell’oftalmologia italiana e basterà qui ricordare i nomi di Pardo.

ricerche queste ultime che presenta nel 1952 a Torino al Congresso della Società con il titolo: Le manifestazioni oculari delle malattie da virus e da rickettsie. 273 . intanto. 1886 – Roma 1955) proveniente dall’Università di Napoli. di capacità. di bontà. suscitando grande interesse. infatti. fu. Alla sua morte. 4 – Vittoriano Cavara Le sue alte doti umane e di scienziato sono state così ricordate nella commemorazione fatta da Giambattista Bietti8: … Di lui si può con piena certezza affermare che raramente vi è stata tanta unanimità di consensi nel considerarlo su un piano elevatissimo di intelligenza. Bari. Socio fondatore della Società Oftalmologica Italiana. Marcello Focosi cattedratico di Sassari. di signorilità e di umanità … … Per quanto profondamente schivo da onori e da cariche i Suoi meriti grandissimi gli valsero i più alti riconoscimenti in Italia e all’Estero. Particolare interesse suscitano i suoi studi sulle micosi oculari. tra i primi in Italia ad operare il distacco di retina. avvenuta in maniera improvvisa nel 1955. Si dedicò inoltre allo studio del trapianto di cornea e delle resine sintetiche in Oftalmologia. dal 1935 era stata affidata a Vittoriano Cavara. di rettitudine. Vittoriano Cavara. Bologna. onde fu ripetutamente membro di comitati e commissioni e socio di numerose accademie e società scientifiche italiane e straniere … Oltre alla sua opera di ricercatore va sottolineata quella di chirurgo. si dedica a numerosi aspetti della Oftalmologia.La Clinica Oculistica sapere che ciò che si è tanto amato interessi. quelli sulle virosi. (Castelmaggiore. molto apprezzati. La relativa monografia ha rappresentato per molti anni il massimo testo di riferimento e di consultazione nel campo delle virosi oculari. dopo essere stato titolare della Cattedra di Clinica Oculistica di Siena. è chiamato alla Direzione della Clinica il suo allievo Gian Battista Bietti. sui metodi di diagnosi differenziale tra pneumococco e streptococco (batteriologia oculare). inoltre. sulle malattie oculari di natura tubercolare. Fig. La Cattedra di Oculistica. Tra i suoi allievi vanno ricordati oltre a Bietti. Siena e Firenze e Franco D’Ermo cattedratico a Cagliari. Padova e Roma – Tor Vergata.

Istituisce la Scuola Speciale per Ortottisti. Durante la sua vita professionale Bietti svolge un’intensissima attività clinica. infatti. Negli anni ’60 del secolo scorso la Clinica Oculistica contava di 120 letti di degenza suddivisi in quattro reparti per adulti (due repar274 . le distrofie corneali. alla clinica e terapia medica e chirurgica. Collabora con il Centro Studi e Ricerche di Medicina Aeronautica. le distrofie retiniche e sul trattamento chirurgico del glaucoma congenito. viene spesso invitato dai più prestigiosi Dipartimenti di Oftalmologia a tenere conferenze e letture magistrali e da questi soggiorni all’estero riporta sempre. Ha dato il proprio nome a più di 25 sindromi. malattie e tecniche chirurgiche. sul tracoma. anche internazionali. conducendo studi originali sulla circolazione retinica in volo ad alta quota e si fa promotore della Scuola di Specializzazione in Medicina Aeronautica Spaziale. dotandola di laboratori di ricerca e di nuove strumentazioni e tecnologie. compendia le sue ricerche sulle vitamine. per primo la propone nel trattamento del distacco di retina e del glaucoma. Il suo interesse di ricercatore e di clinico si rivolge a quasi tutti gli aspetti dell’oftalmologia: dalla fisiopatologia sperimentale all’istologia e microbiologia. Precursore e pioniere della crioterapia in oftalmologia. per oltre un ventennio. dal 1955 al 1977. Bietti. È nominato Presidente dell’International Organization against Trachoma (OMS) e Vice Presidente dell’International Council of Ophthalmology 9. che tutt’ora vive con rimpianto nel ricordo dei suoi Allievi e della comunità scientifica internazionale. i virus. fin dai primi anni del suo insediamento a Roma. Particolarmente aperto verso esperienze e realtà culturali internazionali. Sempre in campo chirurgico mette a punto originali interventi per la correzione della ptosi palpebrale e di particolari forme di strabismo. e dà un importante contribuito all’istituzione dell’Oftalmologia Sociale. Pavia e Parma. con entusiasmo. effettua una progressiva e moderna riorganizzazione della Clinica. scienziato di profonda cultura e soprattutto Maestro appassionato. scientifica e universitaria che gli fa guadagnare meritata fama internazionale come clinico insigne. idee originali e novità tecnologiche utili per modernizzare e incentivare l’attività clinica e di ricerca della “sua clinica”. dopo essere stato titolare delle Cliniche di Sassari. prima in Italia.Paola Pivetti Pezzi Gian Battista Bietti (Padova 1907 – Roma 1977) ha diretto con altissimo prestigio la Clinica Oculistica dell’Università di Roma. mentre in numerose monografie e pubblicazioni.

un grande organizzatore. provenienti da tutte le regioni di Italia per essere operati dal Professore Bietti. M. M. L’amore per lo studio.La Clinica Oculistica ti Uomini e due reparti Donne) e di un reparto Pediatrico di 22 letti. il Reparto Glaucoma (con il Prof. stimolando i suoi allievi più giovani ad affrontare. P. Fig. Pecori Giraldi) e. M. Bietti ha dato un notevole impulso alla ricerca. il Centro Uveiti (con la Prof. all’avanguardia per l’epoca. il Reparto Retina grafia con un prototipo di tonografo elettronico (con il Prof.G.R. sia sperimentale che clinica. non sufficienti per soddisfarre le richieste di ricovero di bambini affetti da glaucoma congenito. infatti. C. La Clinica. Wirth). non soltanto scientifica. J. il Centro di Fisiofarmacologia Oculare (con il Prof. Pivetti Pezzi). infine. Bucci). e la sua profonda cultura. le più attuali e difficili problematiche del momento relative all’oftalmologia sempre sotto la sua precisa e sapiente guida. con interesse ed entusiasmo. nello studio della fisiopatologia della motilità oculare e nella prevenzione dell’ambliopia. 5 – Il Prof.A. Pannarale). un grande clinico e chirurgo. egli ha costituito. Quaranta ed il Prof. nella terapia chirurgica e parachirurgica del distacco di retina. tra i reparti raggiungono l’eccellenza il Centro di Elettroretinografia (con il Prof. A. Risultati significativi e internazionalmente riconosciuti si sono così ottenuti nel campo della terapia del glaucoma con l’individuazione di nuovi agenti osmotici e dei primi beta-bloccanti topici. Bietti mentre esegue una tonoBagolini). nella patogenesi e terapia delle uveiti. Virno e la Prof. ma nello stesso tempo esigente e rigoroso nella sua funzione di educatore e di Maestro. viene dotata di reparti speciali di ricerca clinica. Sempre aperto e disponibile al dialogo con i giovani. B. si riflettevano sulle sue innate capacità didattiche e sul suo spiccato senso del dovere per l’insegnamento. un 275 . i periodici incontri aperti a tutti gli oftalmologi della regione. Le sue lezioni. M. quindi. affidati a valenti ricercatori. il Reparto di Ortottica (con il Prof. che trasmetteva a chi gli stava vicino. Bietti certamente non è stato soltanto un grande ricercatore. i seminari e le riunioni del Circolo Oftalmologico Romano non si possono dimenticare. ma anche un grande didatta. cataratta e strabismo.

Roma.S. Assistenti. Sapporo. Neuschüler (Primario. Pristley (Univ. N. Fig. Padova). C. Cattolica). 14. Modugno (P. 5. Bozzoni Pantaleoni (Primario. 13. Tor Vergata). Bisantis (P. Luigi Scullica (Roma. Quaranta (P. Vozza (Primario. Roma).O. Roma. B.B. Bucci (P. Massimo G. Roma. Roma. La Sapienza). USA). Wirth (Pisa).A.C.A. Giappone). Allieve Ortottiste e Ospiti stranieri: 2. Roma). B. Paola Pivetti Pezzi (Roma. Santillo (Primario. G.O.A. L.O. F.O. Padova). 3. G. 16. 6.O.Paola Pivetti Pezzi punto costante di riferimento e di guida per l’Oculistica Italiana del suo tempo. Roma. Siena). M. prestigioso e appassionato organizzatore di una grande Scuola. 8. Moschini (P. La Sapienza). Alberto M. Scullica (P. Trieste). R. Ortottiste. Tor Vergata). Cerulli (P. Bruna (Aiuto. 20. La Sapienza). Milano). Roma. M. Roma). Pannarale (P. Bietti davanti alla Clinica Oculistica di Roma nel 1968/69 insieme agli Aiuti. Brescia).O. 9. Bruno Boles Carenini (Torino). Ciucci (Primario. Pannarale (Roma. Roma. 276 .B. 18. 17. Bucci (Roma. P. 4.O. Il Prof. Cattolica). La Sapienza).A. Roma. M. ma anche uomo di alte qualità morali e culturali. A. Koki Aoki (Univ. Ravalico (P. G. La Sapienza). Bruno Bagolini (Roma. 7. 22. Bagolini (P. Mario R. B. Boston. Capobianco (P. Stirpe (Pres. Cattolica). Bietti). L.O. 12. 11. 6 – 1. Specializzandi. Virno (P. R. 23. Tor Vergata).O. Quaranta (Brescia). C. Pivetti Pezzi (P. Roma. G. 21. M. La Sapienza). Nove suoi allievi sono diventati Professori Ordinari. G. 24. R. Missiroli (P. Roma).A. Fond. Cattolica). 10. 15. uomo di scienza. F. La Sapienza).A. ampliando e diffondendo la sua Scuola e i suoi insegnamenti: Antonio Grignolo (Genova). C. Carlo A. Roma).19.

dal 1980. Di particolare rilievo le ricerche sul tracoma. Nel 1998 è dichiarato Professore fuori ruolo per raggiunti limiti di età rimanendo Direttore della II Scuola di Specializzazione in 277 . già presenti in Istituto. Mario Rosario Pannarale (Triggiano. il Ministero della Pubblica Istruzione concede il nulla osta per l’istituzione di una seconda Cattedra di Clinica Oculistica che si vuole ricoprire con la chiamata a Roma. la II Scuola di Specializzazione in Oftalmologia. E’ stato socio fondatore del Club Gonin e membro di numerose società internazionali di Patologia e Chirurgia Retinica. Pannarale dirige per molti anni la Scuola speciale per Ortottisti e. anche Bietti muore improvvisamente mentre si trova in Egitto. di elettrofisiologia oculare e di biotecnologie. per partecipare ad un Congresso e la Facoltà di Medicina affida temporaneamente la Direzione dell’Istituto e l’Insegnamento al suo allievo Mario Rosario Pannarale. titolare della Cattedra di Ottica Fisiopatologia e in seguito chiamato a ricoprire la I Cattedra di Clinica Oculistica. il Servizio di laserterapia (Laser Argon/Krypton e Yag Laser). Sotto la sua direzione la I Clinica Oculistica diventa Centro di riferimento nazionale per la diagnosi e la terapia medica e chirurgica delle malattie vitreo-retiniche. 1926 – Roma 2002) svolge un’intensa e originale attività di ricerca clinica e sperimentale in numerosi campi dell’Oftalmologia. Infatti proprio in quell’anno. il Centro di elettrofisiologia e tecniche biomediche. Guida con grande impegno l’attività di alcuni Servizi e Centri di ricerca. Di particolare rilievo: il Centro per la diagnosi e la chirurgia delle malattie della retina. e soprattutto le ricerche sulla patologia vitreo-retinica. per trasferimento. Professore Ordinario dal 1965 e Direttore dell’Istituto di Clinica Oculistica dell’Università di Bari. il Servizio di diagnosi. al Cairo. il Reparto di fisiofarmacologia oculare e glaucoma. con la realizzazione di nuovi strumenti per la microchirurgia del segmento posteriore. campo nel quale con grande passione ha raggiunto l’eccellenza.La Clinica Oculistica Come il suo maestro Vittoriano Cavara. Degne di menzione sono in particolare le numerose tecniche innovative da lui adottate nella chirurgia del distacco di retina e dei fori maculari. gli studi di Otticafisiopatologica. Bari. il Centro di Ortottica per lo studio e la cura delle anomalie della motilità oculare e della visione binoculare. di Giuseppe Scuderi. il Centro per le eredo-degenerazioni retiniche. profilassi e terapia medico-chirurgica della retinopatia diabetica e delle vasculopatie oculari. il 1977. e promuove la nascita e lo sviluppo di altri.

adeguandolo alle esigenze moderne e all’evoluzione dei tempi. il Centro di fisiopatologia del film lacrimale. il Centro di Laser-terapia. Importanti sono i lavori di oncologia e istopatologia oculare. il Centro di oftalmologia sociale e di ergoftalmologia. la cataratta congenita e quella traumatica. Apporti originali di ordine classatorio. Potenzia e segue i Centri ed i Laboratori afferenti alla II Clinica: il Centro di studio per il glaucoma. il Laboratorio di istologia. il coloboma congenito della palpebra superiore. etiopatogenetico. clinico. ha isolato il virus del tracoma (1961) e sul tracoma stesso egli ha apportato importanti acquisizioni nella terapia medica e chirurgica. nato a Giardini Naxos. Nel 1988 è dichiarato Professore fuori ruolo per raggiunti limiti di età rimanendo Direttore della I Scuola di Specializzazione in Oftalmologia fino al pensionamento nel 1993. Nel 1989 viene chiamato a succedergli il suo allievo Prof. l’entropion e l’ectropion palpebrale. La sua ampia produzione scientifica è rivolta a quasi tutti i campi dell’oftalmologia. di cui diventa Direttore. è trasferito a Roma nel 1977 da Bari per ricoprire la II Cattedra di Clinica Oculistica. di microchirurgia. Messina. il Centro di diagnostica strumentale. semeiologico. di cui è stato in Italia un precursore. E’ conosciuto a livello internazionale per essere colui che10: primo in Italia e tra i primisimi nel mondo. Nel 1980 Scuderi fonda una nuova rivista scientifica Clinica Oculistica e Patologia Oculare. Giuseppe Scuderi.Paola Pivetti Pezzi Oftalmologia fino al pensionamento nel 2001. il glaucoma congenito.ssa Paola Pivetti Pezzi. Molte sono le tecniche chirurgiche ideate e descritte: la cantoplastica. il rifacimento della cavità congiuntivale anoftalmica. Nel 2002 viene chiamata dalla Facoltà a succedergli la Prof. e degli annessi dell’orbita. istopatologia ed ultrastruttura oculare. è autore di numerose pubblicazioni e monografie tra cui l’Atlante di Oftalmoscopia Clinica. nel 1918. sulle malformazioni oculari e sulla patologia corneale. Anche importanti i lavori sul tumore del bulbo oculare. anatomopatologico e terapeutico egli ha fornito al tema della vasculopatia diabetica della retina. il Centro di studio della motilità oculare. istituisce il Day Hospital e ridimensiona i reparti di degenza. 278 . la ricostruzione delle vie lacrimali di deflusso. Scuderi ristruttura tutto l’Istituto di Oftalmologia11.

vol. op. p. II 1952.. 8. SCUDERI G.tto Giulio Podesti. 5.. Vittoriano Cavara. p. 1980. p. 1894. Storia della Facoltà di Medicina e Chirurgia. I.B.B. 77. (a cura di). L’Istituto di Oftalmologia dell’Università “La Sapienza” di Roma. Am. Ocul. 62:1256. p.La Clinica Oculistica Corrado Balacco Gabrieli. 1961. vol. Giuseppe Cirincione nel giudizio degli italiani e degli stranieri. Castalia 1963... FRANCOIS J. Boll. 1958. Roma. 8. 11. 2. Giuseppe Cirincione (18631929). nota 2. 16: 5. Il Prof. cit.. 1985... et al. Il Policlinico 1955. 279 .. cfr. L’Istituto di Oftalmologia (ex di Clinica Oculistica) è infatti diventato Dipartimento Universitario di Scienze Oftalmologiche nell’a.32. Verduci Ed. et al. 9.B. In Occasione dell’XI Congresso Medico Internazionale in Roma. BIBLIOGRAFIA 1.. J. Istituzioni e Ordinamenti.. SALVATORI C. 10.8. nota 5. p. Istituto di Storia della Medicina della Università di Roma. Roma. Professore Ordinario di Ottica Fisiopatologia all’Università di Bari. 1977. G. Il Policlinico Umberto I. 2001/2002.. STROPPIANA L.. Tipografia Ghibaudo. Cuneo. Roma. Roma. 6. BIETTI G.. Università degli Studi di Roma. Lettura Oftalmologica 1939. Ophthalmol. OVIO G. 4. 84:128. 262-263. STROPPIANA L.a.. Bietti. 3.17. XIX (3):28-30. 37:71. Progetto eseguito dall’Arch. p. Roma. Storia dell’Oculistica. 1986. Il Policlinico Umberto I. BAZZI F.87. Vol. Giuseppe Ovio. Virano C. pp. (a cura di). Balacco Gabrieli è l’attuale Direttore del Dipartimento di Scienze Oftalmologiche. SCUDERI G. BIETTI G. PAZZINI A. SALVATORI C. e C... La Storia della Facoltà Medica di Roma. 7. Edizioni dell’Ateneo. I 1950. D’AMICO D. cit. cfr. op.

STEFANO CALVIERI .LA CLINICA DERMATOLOGICA VITTORIA SERAFINI .

nel 1905 l’Istituto e la Clinica venivano trasferiti dai locali del San Gallicano al nuovo “Umberto I”. dove venivano ricoverate coattivamente. L’Istituto di Clinica Dermosifilopatica era tra i primi sette che costituivano il progetto originario del Policlinico: collocato nella estremità sinistra dell’area ospedaliera. Come per l’ospedale San Gallicano. nelle sale celtiche. Nel 1882 i reparti venivano chiusi fino a che Baccelli non li riattivava col nome di Clinica e Istituto dermosifilopatico e mentre iniziava a concretizzarsi il nuovo progetto di Città universitaria nelle vicinanze del Policlinico. ospedale clinico finalizzato all’insegnamento universitario i cui lavori di costruzione erano iniziati nel 1888. laboratori e un’aula per 120 studenti1.La Clinica Dermatologica L’insegnamento universitario della “Dermopatia” nella città di Roma ha origine nell’800 come corso per laureandi in Medicina e Chirurgia all’ospedale San Gallicano. anche le vicende della Clinica Dermosifilopatica del Policlinico Umberto I erano legate. Il nuovo Regolamento introduceva una non esclusiva coincidenza tra prostituzione e contagio. comprendeva due infermerie capaci di 20 letti complessivi e 15 camere per pensionanti e assistenti. dove ancora sorge. la maggior parte delle donne schedate come prostitute in base ad una regolamentazione voluta per primo da Cavour nel 1861 e che portava il suo nome2. punto di riferimento per la diagnosi e la cura delle malattie veneree. c’erano ambulatori. Coautore del testo che andava a parziale modifica del Regolamento Cavour del 1861. da un lato alla normativa dello Stato in tema di Sanità e Istruzione e dall’altro alle norme in materia di controllo dei contagi venerei e di regolamentazione della prostituzione. il Tommasi Crudeli titolare della Cattedra di Igiene della Regia Università di Roma. aperte le prime due sale degenti e. prevedeva 283 . Il 22 dicembre 1888 era stato promulgato il primo Codice di Igiene e Sanità Pubblica. sin dalla nascita. approvato dal Parlamento italiano: parte del codice era dedicata alla igiene della prostituzione. a partire dal 1870 cominciavano a svolgersi le lezioni agli studenti della nuova Facoltà di Medicina e Chirurgia della Regia Università del Regno d’Italia. Qui. con una speciale convenzione fra Ministero della Pubblica Istruzione e gli ospedali. nel 1854 veniva ufficialmente fondata la Cattedra. Come descritto da Pazzini nella Storia della Facoltà Medica di Roma. rimaneva tuttavia sempre attivo e presente nella vita della città di Roma. Il San Gallicano. L’igiene della prostituzione partiva dal presupposto che quest’ultima fosse un male inevitabile e socialmente necessario e che in quanto tale andasse sorvegliata e regolamentata per prevenire eccessi peggiori.

il quale rimaneva alla direzione dell’Istituto dal 1859 al 1892.Stefano Calvieri l’apertura di dispensari pubblici gratuiti e la chiusura dei sifilocomi/carcere previsti dalla originaria normativa. Una ulteriore svolta si aveva col Regolamento sanitario del 1905 che. Le persone cominciarono a rivolgersi ai Dispensari ospedalieri: uomini (molti) e donne. Successivamente. studi e insegnamento per le malattie sessualmente trasmesse. mentre è del 1936 una ulteriore divisione per patologie: veneree e cutanee. Egli fu il primo titolare della Cattedra fondata grazie al lascito del dottor Nicola Corsi. La parte relativa ai primi anni è conservata in volumi collettanei. dunque. dal 1923 le cartelle. compresa quella universitaria romana. Le diverse attività svolte nell’Istituto sono testimoniate dal materiale raccolto oggi nel Fondo conservato presso la Biblioteca dell’attuale Dipartimento di Clinica Dermatologica e delle Malattie Veneree. che raccolgono casi di uomini e donne malati tanto di patologie dermatologiche quanto di malattie veneree. documentazione relativa a concorsi. Il materiale relativo alle cartelle. facilitava l’accesso alle strutture. inizialmente denominate Diari clinici. dividono i casi di uomini e donne. parte dal 1896 per giungere fino ai primi anni ’60 e si fa progressivamente più consistente con il trascorrere degli anni. la Clinica Dermosifilopatica del Policlinico universitario sin dal suo nascere assolveva a compiti diversi. In relazione a tali normative. presso Dispensari distinti dagli Uffici Sanitari.Vittoria Serafini . era dispensario per la diagnosi e la cura dei contagi sessuali ad accesso libero e gratuito per uomini e donne ed era uno dei centri governativi per il controllo sanitario delle donne regolamentate come prostitute. materiale burocratico amministrativo di diversa natura. ordinati cronologicamente. Questo portò alla nascita e allo sviluppo di diverse cliniche dermosifilopatiche su tutto il territorio italiano. di cui le prostitute regolamentate non erano che una parte. sistemate cronologicamente. Il Fondo comprende tesi di laurea e lavori di specializzazione dei medici impegnati nella clinica. garantendo trattamento gratuito e riservato a chiunque. Di Menassei rimane a testimonianza del284 . La sistemazione del materiale testimonia i percorsi stessi della disciplina come pure delle prassi burocratiche relative all’organizzazione ospedaliera e della professione in rapporto alla struttura ospedaliera3. sostituiti da sezioni dermosifilopatiche presso gli ospedali civili. Ma la parte più ricca e interessante è costituita dalle cartelle cliniche. Oltre allo studio e alla cura delle patologie dermatologiche era centro di ricerca. Al momento dell’istituzione del corso di clinica dermosifilopatica l’insegnamento fu affidato inizialmente al professor Casimiro Menassei.

poi a Genova e alla fine della prima guerra mondiale. dedicava i suoi studi al parassita del mollusco contagioso e alla psoriasi. si occupò anche del periodico La clinica dermosifilopatica della regia Università di Roma. ma soprattutto concentrava le proprie ricerche alla messa a punto di un nuovo metodo di coltura del bacillo della lebbra. nel gennaio del 1919 il professor Campana moriva in povertà. l’insegnamento passava al professor Roberto Campana4. durante il periodo della direzione della Clinica di Roma. Fu socio fondatore e presidente per i primi due anni della Società Dermatologica Italiana e membro dell’Accademia Medica di Roma. Nel 1890 conseguiva la libera docenza e nel 1894 passava Direttore dei dispensari celtici governativi per la profilassi antivenerea. dopo concorso. nel 1878 Roberto Campana aveva vinto il concorso per la Cattedra di Clinica dermosifilopatica a Genova. assistente ordinario e poi aiuto. Dal 1893. fornendola anche di una biblioteca. allievo di Cantani. nella ricerca e nell’insegnamento presso l’Università di Roma. Trattato per studenti e medici pratici stampato a Torino nel 1906. Chiamato nel 1893 a dirigere la Cattedra a Roma. Augusto Ducrey. L’Istituto passava sotto la direzione del professor Augusto Ducrey nel 1919. allora dominante. Era stato professore ordinario a Pisa. Eminente e appassionato patologo. quella del bacillo dell’ulcera molle che lo poneva in una posizione di netta opposizione di fronte a coloro che sostenevano la tesi. dal 1894 al 1918. fino al 1918. è una figura illustre della dermosifilografia italiana. svolgeva il suo insegnamento prima nei locali del San Gallicano e poi dal 1905. Dopo essersi adoperato per 24 anni ininterrottamente nello studio. Autore del manuale Dei morbi sifilitici e venerei. si era laureato nel 1883 e subito aveva iniziato a lavorare a Napoli presso la Clinica Dermosifilopatica diretta da De Amicis. dopo aver donato tutto il suo patrimonio agli Ospedali di Roma. allievo di Cantani e Tanturri con il quale aveva studiato a Napoli. Nominato. dell’unicismo della lesione venerea e di quella sifilitica. ultimata la costruzione dell’Istituto al Policlinico. era rimasto a Napoli per dieci anni.La Clinica Dermatologica l’intensa attività una Raccolta dei casi clinici delle malattie della pelle e sifilitiche e un Atlante riproducente i casi di malattie cutanee che si presentarono alla Clinica durante gli anni del suo insegnamento. Nato a Teramo. quando il problema del ritorno a casa dei reduci si era accompagnato a quello di un incremento della diffusio285 . L’esordio della carriera scientifica del professore era legato alla sua scoperta più importante. si dedicava qui all’organizzazione della Clinica. Nato a Napoli nel 1860.

Nonostante l’incremento delle malattie veneree. col modello del dispensario possedeva un’istituzione profilattica che veniva inficiata dal cattivo funzionamento. l’arretratezza di strutture e tecniche applicate. dicevano i relatori. Veniva in particolare sottolineata l’insufficienza delle registrazioni della tipologia della malattia. nel contempo. compreso quello della Clinica Dermosifilopatica del Policlinico Umberto I. durante gli orari di consultazione. veniva incaricato dal sindaco della Capitale di verificare la possibile riforma dei servizi di profilassi delle malattie veneree. Diversi i motivi. Per la stesura della relazione i Commissari avevano visitato personalmente i locali dei dispensari. nella sua opera. secondo i relatori: l’ubicazione inadatta. Nel 1919 veniva chiamato dalla Regia Università di Roma a dirigere l’Istituto di Clinica Dermosifilopatica e. delle cure eseguite. attività che dal 1910 era passata dal Ministero dell’Interno alle amministrazioni comunali. Si formò una Commissione che. la frequenza risultava notevolmente diminuita rispetto al periodo antecedente la prima guerra mondiale. 286 . sulle strutture ospedaliere. la poca pulizia. oltre che della Commissione di revisione del Regolamento sulle malattie veneree.Stefano Calvieri ne delle malattie veneree. Particolarmente attivo nel dopoguerra come membro. la Commissione elaborava proposte e modifiche ai servizi cittadini6. la mancanza di direttive uniche. non esistendo statistiche ufficiali sulla diffusione della sifilide. fu a lungo presidente della Società Italiana di Dermatologia e Sifilografia5. dei risultati conseguiti e soprattutto la mancanza di un’adeguata propaganda a scopo profilattico. Ma soprattutto l’Italia. Nel 1920 concluso il lavoro di indagine. anche di quella per la profilassi sui reduci e membro ufficiale delegato dal Governo italiano al Congresso internazionale di Cannes sui problemi della profilassi indetto dalla Croce Rossa americana. usava i dati parziali ricavati dall’Ufficio di stato civile del Comune per le nascite e la mortalità infantile. La Commissione investiva il Comune di un ruolo decisivo nell’ambito della profilassi: secondo i relatori Ducrey e De Napoli occorreva adottare adeguate misure di difesa della popolazione di cui proprio il Comune poteva e doveva farsi carico poggiandosi.Vittoria Serafini . i dati del brefotrofio provinciale di Roma. i dati dell’Ambulatorio della Regia Clinica Neuropatologica e quelli del primo dispensario celtico del Policlinico Umberto I. insieme a Ferdinando De Napoli aveva fatto parte della Commissione per la revisione del Regolamento della prostituzione poi ratificata nel 1923 come “Regolamento Mussolini”.

Il dispensario della clinica aveva conservata la assoluta gratuità per diverse ragioni. commessi.30. ecc…) con turnazioni quindicinali. curandovi. aperto con orario continuato tutti i giorni dalle 8. dei risultati ottenuti da trarsi annualmente per ciascun dispensario ai fini della statistica sanitaria. Ducrey aveva affidato il servizio al suo aiuto prof.30 alle 10.La Clinica Dermatologica Veniva proposto un piano di riordino per la città di Roma che. contemporaneamente alle malattie veneree. Oltre alla sua presenza tre volte a settimana e ogni volta che ve ne fosse bisogno. Il progetto prevedeva altresì di eliminare il carattere di specializzazione troppo spinta dei dispensari. mentre molte Cliniche universitarie italiane avevano ormai istituito tasse di consultazione e anche per gli esami del sangue. coadiuvati dai volontari. erano portati dai pazienti o somministrati gratuitamente dalla Clinica a seconda delle circostanze. iniezioni. Venivano stabiliti turni mattutini. anche quelle dermatologiche. All’inizio del 1920 Ducrey proponeva alla direzione dell’ospedale che la Regia Clinica universitaria Dermosifilopatica di Roma diventasse oltre che centro scientifico di studi. che sostituivano in parte i preparati a base di mercurio e che sarebbero rimasti i farmaci più attivi contro la sifilide fino alla scoperta di antibiotici e sulfamidici negli anni ‘40. tra cui il figlio. per donne e operai. ecc…. medicazioni. riduceva a tre i dispensari controbilanciando i tagli con l’incremento degli ambulatori della Regia Clinica Dermosifilopatica del Policlinico Umberto I e del San Gallicano ai quali il Comune avrebbe assegnato un contributo finanziario annuo. soprattutto di quelli interni agli ospedali. Il nuovo dispensario. un centro di propaganda e perfezionata assistenza a mezzo di un dispensario “modello” in sostituzione del vecchio. delle terapie. Veniva anche proposta l’adozione di una scheda clinica unica di registrazione per la razionalizzazione del sistema di identificazione dei pazienti. A ciascuno degli ordinari era affidata la prima visita degli infermi e a ciascuno dei volontari un compito definito (esami microscopici. considerato inadeguato. veniva completato alla fine del 1921 e inaugurato nel gennaio del 1922. vista la scarsezza delle risorse. con sezione uomini e donne. più comodi per piccoli impiegati. e turni serali. Intanto per agevolare la profilassi delle 287 . Ogni intervento operativo era gratuito e gratuite le reazioni di Wassermann. Garibaldi e a due assistenti ordinari. Il tentativo era di far compiere un salto qualitativo alla struttura nell’ambito di un progetto di riordino di più ampio respiro. La progettata trasformazione del servizio rientrava in quanto proposto nella relazione al Sindaco di Roma. I preparati arsenobenzolici.

per il Policlinico Umberto I. o fondare piccoli padiglioni all’interno del Policlinico.Vittoria Serafini . aprendo le porte a tutti indistintamente. Di fatto per un periodo non breve il dispensario e gli ambulatori rimasero quasi privi di personale medico. Rotture generazionali. I regolamenti delle Cliniche universitarie finanziate dal governo prevedevano il diritto di scegliere i malati per i casi di studio. I professori della Facoltà di Medicina. Si intendeva inoltre incrementare il più possibile l’afflusso di malati. portarono all’allontanamento di Ducrey dalla Clinica e alla nomina di un nuovo direttore. per giungere all’ospedale. A Roma. “materiale umano” la cui scarsezza era in realtà problema non solo della Clinica Dermosifilopatica. preferivano strutture più centrali.Stefano Calvieri malattie veneree e della sifilide. l’attuazione solo parzialmente riuscita di un importate progetto pilota. soprattutto operai. dai quali trarre “il materiale umano” per i casi di studio. ipotesi che ebbe la meglio7. 288 . Questa molteplicità di cause rischiavano di rendere inefficaci i propositi di “modernizzazione” del servizio che Ducrey tentava di attuare. Sotto la direzione Ducrey la Clinica Dermosifilopatica fu al centro di alterne vicende che causarono un conflitto che sfociava in due inchieste: una del Ministero degli Interni e una del Ministero della Pubblica Istruzione in merito alla gestione dei fondi e alla suddivisione dei ruoli medici all’interno della Clinica messa in moto da una denuncia degli assistenti della stessa Clinica Dermosifilopatica. modificando la delibera in sospensione fino alla chiusura dell’inchiesta8. venne discusso tra l’altro se continuare a prelevare i malati da grandi ospedali civili. venuti a conoscenza della denuncia. come si era fatto per un lungo periodo iniziale. Le competenze diversificate della Clinica per giunta facevano si che si creasse una dicotomia tra attività dell’Istituto come polo di insegnamento e ricerca e della Clinica come presidio sanitario di cure ambulatoriali e degenza e controllo delle donne regolamentate come prostitute. ad esempio strade praticabili. a questo si aggiungeva la lontananza del Policlinico dai quartieri più popolosi e popolari della città con l’aggravio della mancanza anche di infrastrutture. motivo per il quale molti infermi. avevano deliberato l’espulsione degli assistenti dall’ufficio che ricoprivano e lo stesso ministro Gentile era intervenuto. Ma per le malattie veneree era abitudine dei romani recarsi ancora all’ospedale San Gallicano. divergenze di approccio alla professione tra il direttore e i suoi assistenti in un momento di crisi economica grave. in secondo luogo per l’esistenza del sussidio governativo. anche i malati di patologie cutanee onde non sottolineare la differenza tra frequentatori.

ma va tuttavia ricordato che quanto accaduto durante la direzione del professor Ducrey aveva avuto cause complesse: i tentativi non riusciti di riforma erano inseriti non solo in dinamiche interne alla professione e alla questione ospedaliera e universitaria in particolare ma anche e soprattutto nell’ambito di un disegno più generale che riguardava le strutture sanitarie della capitale. che erano stati progressivamente limitati nelle competenze sanitarie. era stato allievo di Maiocchi fino al 1912. questione professionale e questione sanitaria fossero strettamente legate. rivendicava posizioni rigide comprese le cure coattive nei confronti delle donne sospettate di essere infette. servizi di assistenti sanitarie visitatrici e perfino ostetriche provinciali. Socio dei maggiori istituti culturali italiani e stranieri dermosifilopatici. I Comuni si videro sempre più costretti a limitare la propria assistenza agli ammalati poveri. Nell’evolversi della struttura sanitaria giocava infatti un rilevante ruolo negativo il fallimento della riforma amministrativa in discussione in quegli anni. il dispensario avevano subito dunque un parziale ridimensionamento 289 . che avrebbe dovuto portare all’abolizione della Provincia. Si cercava però di compensare la situazione ingaggiando un braccio di ferro con gli enti comunali. Bosellini si spendeva con impegno negli anni della sua direzione per dare lustro alla clinica dopo le vicende che avevano colpito il suo predecessore e l’intera struttura. fu membro del Consiglio Superiore di Sanità Pubblica e del Consiglio Nazionale delle Ricerche. nel 1923 veniva chiamato a dirigere la Clinica Dermosifilopatica romana come successore di Ducrey. La funzione profilattica veniva integrata con interventi diversificati ma dispersivi: centri profilattici provinciali. laboratori provinciali di vigilanza igienica. in particolare. La Clinica Dermosifilopatica del Policlinico e. In tal modo il fascismo interrompeva un processo storico che aveva visto il Comune al centro del buon funzionamento del servizio sanitario nazionale. Nel 1928 si decideva di non farne più nulla nonostante le funzioni di quest’Ente venissero sempre più depotenziate. alla formale rilevazione delle malattie infettive o a riempire eventuali lacune rimaste scoperte9. Nato nel 1873. Docente a Cagliari poi a Modena e a Pisa dove insegnava nel 1922. Direttore attivo tanto nella veste di primario ospedaliero quanto nella attività di ricerca in cui coinvolgeva la clinica e i giovani medici che lo seguivano.La Clinica Dermatologica A ricoprire l’incarico veniva chiamato il professor Pier Luigi Bosellini. convinto assertore che questione morale. ingerenza o responsabilità nel campo della profilassi di malattie importanti: non solo la sifilide ma anche la tubercolosi. Veniva tolta in generale ai Comuni ogni iniziativa.

la fortuna della sifilografia tra le due guerre mondiali si legavano al fatto che tra gli anni Venti e gli anni Quaranta del Novecento la questione della degenerazione fisica divenne elemento critico importante.000 pazienti annui del 1935. mettendo in guardia da ricerche che limitavano gli studi ad un solo organo o sistema. soprattutto quando ereditarie. Le infezioni veneree. Se Ducrey aveva imposto un carattere eminentemente dottrinario all’insegnamento impartito nell’Istituto. fornendo di nuovi strumenti di laboratorio la sierologia e la batteriologia. Bosellini lavorò. ampliata. come esposto nel testo La dermatologia nei suoi rapporti con la medicina interna. Bosellini rimaneva alla guida dell’Istituto fino al 1943.000 pazienti per giungere infine agli 8. Socio dei principali istituti culturali italiani. Creava altresì ex-novo un laboratorio di fisico-chimica e incrementava il patrimonio di volumi della Biblioteca di Istituto con numerosi lasciti di volumi personali. E l’importanza ascritta alle malattie veneree faceva si che i medici dermosifilopati rivendicassero il valore della specializzazione legando allo Stato il ruolo profilattico della loro attività. in senso più ampio. durante gli anni della docenza romana. legato a letture della realtà che affidavano al numero e alla salute dei cittadini la forza di una Nazione. Nonostante questi precedenti il numero dei malati e delle malate che si rivolgevano alla Clinica del Policlinico durante la direzione di Bosellini andò progressivamente aumentando: fino al 1930 la media continuò a salire con un movimento annuo di circa 6. ad alcune tipologie di eczemi. Alla Clinica in particolar modo si dedicava incrementando gli ambulatori. veniva riattrezzato il gabinetto di terapia fisica ed eseguiti i lavori di riammodernamento della Clinica che. era anche membro del Consiglio Superiore di Sanità Pubblica e del Consiglio Nazionale delle Ricerche. Le teorie eugenetiche conoscevano anche in Italia veloce diffusione fornendo basi scientifiche alle iniziative politiche al regime fascista10. diventavano il terreno concreto e simbolico ad un tempo delle forze fisiche e morali che potevano inquinare il corpo singolo e collettivo. Nel 1927. Lo sviluppo della Clinica e. sussidiato dal Ministero dell’Interno.Vittoria Serafini . ai granulomi cutanei. Egli dedicava contributi diretti allo studio dell’eziologia dei tuberculidi. sotto la sua direzione. vedeva salire il numero dei degenti a 60.Stefano Calvieri legato alle riforme politiche e sociali di cui sopra che avevano nel contempo inficiato i tentativi di riforma. non solamente per i tentativi operati dai venereologi di inci290 . Funzionavano ormai a pieno regime l’ambulatorio per le malattie cutanee e il dispensario antivenereo governativo. soprattutto per inquadrare le dermopatie nella medicina interna.

in coincidenza con le mutate condizioni politiche. Formatosi alla scuola di Ducrey e Bosellini. del testo Dermatologia e venereologia. Autore assieme a Nazzaro. metodo applicato per un periodo non breve anche fuori dalla Clinica romana. anno in cui veniva chiamato a Roma. ne diresse l’Istituto fino al 1945 per poi trasferirsi a Napoli dal 1946 fino al 1955. Clinico specializzato già incaricato inizialmente all’Università di Perugia. Bosellini lasciava la direzione della Clinica sostituito. di uomini e donne. Per le sue ricerche in questo campo gli veniva assegnato il Premio Marchiafava. Si interessava anche di approfondire i rapporti tra tubercolosi e dermatosi non specifiche ricevendo il premio De Amicis della Società Italiana di Dermatologia. in via transitoria dal professor Eugenio Tarantelli. Dedicava altrettante energie alla ricerca di una terapia efficace per la sifilide: sua la proposta e l’attuazione della cura della tabe mediante vaccino antirabbico.La Clinica Dermatologica dere sulle condizioni di salute in generale. Gli anni del dopoguerra si caratterizzavano soprattutto come periodo di assestamento. nel 1944/45. dopo aver vinto nel 1934 il concorso per la Cattedra di Clinica Dermosifilopatica dell’Università di Messina. raggiunti i limiti di età. L’attenzione specifica alla sifilide vedeva anche l’applicazione di una nuova reazione sierologica ideata dal prof. incrementando il movimento degli ammalati nei reparti già esistenti e dotando ambulatori e laboratori di nuove strumentazioni. Nel 1946 il professor Ludovico Tommasi assumeva la cattedra tenendola fino al 1955. Spicca. ma in particolare per l’attenzione specifica posta sulla salute riproduttiva. dove aveva fondato e reso funzionante l’Istituto di Clinica dermosifilopatica nel 1924. dedicava studi alla psoriasi e in particolare alla leishmaniosi cutanea in Italia: a lui si deve il riconoscimento e lo studio di una zona di diffusione endemica della Leishmania comprendente la costiera adriatica dell’Italia centro meridionale. dedicava studi in particolare alla sifi291 . Imprimendo al suo lavoro un indirizzo anatomo-clinico funzionale con forti riferimenti alla medicina generale. Nel 1943. della Clinica stessa. aiuto presso il San Gallicano. Nel 1955 a Tarantelli subentrava il professor Mario Monacelli11. La seconda guerra mondiale e le trasformazioni politiche e sociali del paese segnavano il declino della sifilografia tradizionalmente intesa. di sifilide si soffriva e si moriva. Qui si dedicava al miglioramento della funzionalità dell’Istituto. quindi a Palermo e Napoli. nominato poi titolare a Sassari. giungeva infine a Roma dove come studioso si adoperava per rimettere nel quadro della medicina interna la dermatologia.

e non solo. Tra i suoi lavori anche studi su epiteliomi. del paese portavano una trasformazione anche nella organizzazione dell’Istituto. Venivano inaugurati anche un nuovo centro per lo studio della psoriasi.Vittoria Serafini . enzimocitochimica. diversi ambulatori. Di contro. tanto da rendere possibile nel 2000 l’attivazione presso il Dipartimento del Centro di riferimento regionale per le 292 . psoriasi. una sala operatoria di chirurgia plastica. A. una biblioteca. sierologia e biochimica. Quest’ultimo. La Clinica cambiava direzione nel 1972 quando l’incarico veniva affidato al prof. Dal 1980 la struttura consta di circa 100 posti letto. Negli ultimi anni. un laboratorio per le ricerche endocrinologiche e tutte le attrezzature degli ambulatori rinnovate. Si occupava in maniera dettagliata di linfomi con particolare attenzione sia all’aspetto clinico sia eziopatogenetico. la Clinica è stata diretta dal professor Onorio Antonio Carlesimo e.Stefano Calvieri lide femminile. Antonio Ribuffo. immunologia. Ribuffo. Nel 1958 lo Stato italiano con la legge Merlin. nella nuova società di massa dove le esigenze sanitarie della popolazione richiedevano interventi sanitari diversamente strutturati. istopatologia cutanea. l’immunologia e la biochimica applicate alla dermatologia. laboratori di microscopia elettronica. dal 1986 al 1994. Nel contempo si aprivano la strada ricerche sulle dermatosi allergiche e le recenti malattie professionali che imprimevano nuovi indirizzi alla disciplina. In questi anni del resto cambiamenti normativi importanti per la storia sanitaria. dermatiti da contatto. A lui il merito di aver richiamato la comunità scientifica a porre attenzione al concetto di cute come “organo spia di patologia” con ricerche originali sul piano immunologico ed enzimocitochimico. si è interessato di genodermatosi. aboliva le norme sulla regolamentazione della prostituzione. apriva un nuovo ambulatorio di sessuologia completamente attrezzato per ogni ricerca in tale campo. In tal modo si incrementava il movimento degli ammalati nei reparti già esistenti e negli ambulatori. melanomi. I lavori di ampliamento e ristrutturazione voluti dal professor Monacelli comprendevano anche un nuovo reparto di degenza al secondo piano della Clinica fino ad allora mai utilizzato. dal 1994 al 2005 dal professor Stefano Calvieri. morbo di Paget. allievo del Prof. il quale cercava di correlare la clinica con la patofisiologia. La Clinica dismetteva dunque l’ambulatorio governativo e cambiava il proprio nome in Clinica Dermatologica e delle Malattie Veneree. dopo dieci anni di dibattiti e un travagliato iter parlamentare. sviluppando a tal fine tecniche innovative quali l’enzimocitochimica.

i laboratori di immunofluorescenza. ed è stato coordinatore locale e nazionale di numerosi progetti di ricerca del CNR e del MURST. In fondo a tale corridoio troviamo gli ambulatori uomini. in particolare. donne. Attualmente è responsabile della conduzione di importanti protocolli di sperimentazione internazionali. ha avviato numerose indagini sulle patologie dei capelli e del cuoio capelluto con l’istituzione di un ambulatorio di tricologia. e gli ambulatori di allergologia e micologia. infine Roma. da un breve corridoio che conduce nell’atrio centrale. enzimocitochimica ed immunoistochimica. in particolare nel settore dei nuovi materiali protesici biocompatibili.La Clinica Dermatologica Malattie Neurocutanee. l’ambulatorio tricologico. Napoli. dove è situata la portineria. ambulatori che hanno trovato spazio grazie all’opera di ristrutturazione dei locali seminterrati dell’Istituto. pediatrico. II corridoio centrale conduce all’aula. Epiluminescenza. il servizio di microscopia elettronica. le stanze per i professori. sempre sul piano scientifico. Attualmente l’Istituto risulta dunque composto al piano terra: da un ingresso. le stanze per gli amministrativi e le stanze per i professori. il professor Scuderi ha prestato servizio presso le Università di Bari. E. l’ambulatorio endocrinologico e delle malattie neurocutanee. di Tricologia. è divenuto: Dipartimento di Malattie Cutanee – Veneree e Chirurgia Plastica Ricostruttiva. ha curato l’attivazione di un reparto di 22 posti letto e di ambulatori specialistici ed ultraspecialistici. Calvieri ha dato. Nel corridoio di destra sono collocati: la direzione. Dall’anno 2000 l’Istituto di Clinica Dermatologica. di Terapia fisica e Dermatologia chirurgica. Al primo piano si trova293 . Dall’atrio si dipartono tre corridoi: uno centrale. inoltre. L’attività assistenziale è stata indirizzata anche verso l’utenza territoriale. tanto da aver dato luogo ad un brevetto internazionale sull’isolamento di cellule staminali cutanee. l’ambulatorio oncologico. nonché di un servizio di consulenze di chirurgia plastica operante all’interno del Policlinico Umberto I e per numerosi ospedali della capitale. Catania e Sassari. Le ricerche sono di particolare valore anche applicativo. Ha richiesto ed ottenuto dalla Regione Lazio l’autorizzazione all’attivazione di un Centro Ustioni dotato di 5 posti letto. A Roma. notevole impulso alla Dermatologia oncologica favorendo lo svolgimento di un’intensa attività scientifica e clinica nella diagnosi e nella terapia del melanoma. l’istologia. Nel corridoio di sinistra si trovano: il laboratorio di sierologia. potenziando gli ambulatori di Dermatologia oncologica. diretto dal novembre del 2005 dal professor Nicolò Scuderi. Specializzato in Chirurgia Plastica. uno a destra ed uno a sinistra.

PAZZINI A. 3. Per la profilassi delle malattie veneree. Genova. aa. 9. 1992. 6. 8. Ital. Nuova Italia. AA.. PRETI D. conversazione col professor Ducrey. 1987. 699. Economia. dell’Ateneo. 26 febbraio 1923. I e II. 1961. Istituzioni e ordinamenti. 1860-1915. Firenze. Augusto Ducrey. Roma.. LXXVI: 292-296. II secondo piano è interamente occupato da un reparto di degenza. P... 27 febbraio 1923. 7. Ital. 1957. uomini e donne. ACS. Min. La Med. In Dizionario biografico degli italiani. Necrologio. Origini e sviluppo della scuola medica ospedaliera di Roma. 1985. inedita: Vittoria Serafini. 1941. Il Fondo è stato oggetto di studio per una tesi di dottorato. 2. Roma. Ed.. Reggio Emilia. Società Italiana di Dermatologia e Sifilografia. Dottorato in Storia della famiglia e dell’identità di genere. Int. DGSP. Storia della Facoltà di Medicina e Chirurgia.Stefano Calvieri no un reparto di degenza uomini ed uno donne. l’ambulatorio di dermatologia correttiva. 4. 1999. MAIOCCHI R. RUSCA V. Augusto Ducrey. Roma. Università di Napoli “L’Orientale”. STROPPIANA L.. STROPPIANA L. b. 9: 603-605. «Il Giornale d’Italia». Milano.. Roberto Campana. Istituto di Storia della Medicina dell’Università di Roma. «Secolo XIX». Stato e prostituzione in Italia. La denuncia del direttore della clinica dermosifilopatica. Politiche e pratiche di eugenetica in Italia tra le due guerre mondiali. 1990. La Storia della Facoltà Medica di Roma. 5.. XIV ciclo.. La denuncia del direttore della clinica dermosifilopatica. BIBLIOGRAFIA 1. 2003 – 2004. istituzioni e professioni sanitarie. 294 . FrancoAngeli. Roma. La modernizzazione corporativa (1922-1940). di terapia fisica e la camera operatoria. Dermat. Relazioni dei Consigli direttivi alla Direzione generale di sanità. 1921. Istituto della Enciclopedia italiana. e sifil. VV. Il Saggiatore. In: Atti del I Congresso italiano di storia ospitaliera. In: Dizionario biografico degli italiani. 1995. salute pubblica.. Giorn. GIBSON M. Scienza italiana e razzismo fascista. Voll. Istituto della Enciclopedia italiana. Milano. Il corpo e il contagio.Vittoria Serafini .

LA CLINICA DELLE MALATTIE TROPICALI ANTONIO SEBASTIANI – CARLA SERARCANGELI 295 .

per il timore di importare le forme trasmissibili sul territorio metropolitano. problema assai ampio ed articolato nei suoi complessi aspetti diagnostici. insigne igienista e malariologo dell’Università di Roma. dei funzionari civili e degli altri espatriati residenti nei paesi assoggettati e. inoltre. fondata nel 1908. il privilegio delle attività sanitarie di tipo ambientale e collettivo. Con questa fase storica coincide una sempre maggiore attenzione per quelle patologie esotiche indicate con i termini di “Malattie Tropicali”. sola garanzia di effettivo progresso sanitario3. un processo cui l’Italia partecipa stabilendo la propria egemonia sull’Eritrea. curativi e preventivi in quanto. sulla Somalia centrale e meridionale e. Subito vi aderirono 297 . appena un anno dopo le consorelle inglese e tedesca. quanto. la definizione dei bisogni sanitari effettivi e preminenti. sulla Libia. “Malattie Coloniali”. la medicina tropicale comprende lo studio di tutte quelle malattie che occorrono comunemente nei climi tropicali: se si intendessero quelle limitate nella loro estensione geografica.La Clinica delle Malattie Tropicali La disciplina La seconda metà del secolo XIX e l’inizio del XX segnano la massima espansione coloniale delle Potenze Europee. la promozione della partecipazione attiva degli utenti. Tenuto conto dell’effetto potenziante svolto sulla morbosità dal drammatico stato di povertà delle zone depresse. il promotore della “Società Italiana di Medicina ed Igiene Tropicale”. per la salute dei militari. come sosteneva Aldo Castellani1. In Italia è stato Angelo Celli. A sua volta con la Medicina Internazionale in quanto prevede un impegno planetario inteso a risolvere il disagio economico delle aree del sottosviluppo come indispensabile premessa di emancipazione civile. ne deriva che gli argomenti oggetto della “Medicina Tropicale” possano trovare punti di contatto con le basi teoriche e gli sviluppi pratici della “Medicina di Comunità” e della “Medicina Internazionale”. “Malattie dei Paesi Caldi” e fonte di notevole preoccupazione negli occupanti. Il crescente interesse rivolto alle patologie coloniali giustificò il sorgere in Occidente di istituti e società scientifiche dedicati a tali problematiche. non tanto verso le popolazioni autoctone. invece. l’adozione di sistemi di lavoro di gruppo da parte degli operatori2. non vi sarebbero ragioni di fare assurgere la medicina tropicale ad una branca specialistica della scienza medica. con la Medicina di Comunità in quanto propone sotto l’aspetto metodologico: la globalizzazione dell’intervento. successivamente.

ricovero e cura. coinvolti a motivo della presenza oltremare delle nostre truppe. si vide costretto ad interrompere le ricerche che stava conducendo e. Entrarono a farne parte numerosi ufficiali medici. direttore del Laboratorio Microbiologico dell’Ospedale Portoghese di S. Paolo del Brasile e. esponente dell’Istituto di cui nel titolo. quando il Ministero ne 298 . presso la Clinica Medica di Roma per poter continuare i suoi studi sulle malattie esotiche. venne comandato. L’ultima è la “Società Italiana di Medicina Tropicale”. Che su questi temi sia sempre vivo l’interesse lo conferma la recente decisione della “Società Italiana di Malattie Infettive” di variare la denominazione in “Società Italiana di Malattie Infettive e Tropicali”. Fig. tra il 1908 ed il 1983. in via provvisoria. società tuttora attiva e che ha avuto quale primo Presidente il Professor Antonio Sebastiani. a causa del terribile terremoto che il 28 dicembre 1908 aveva colpito la città di Messina. Tuttavia bisogna attendere il 1931 per vedere istituita. allora Capo dell’Ufficio Sanitario di detto dipartimento4. con un corso complementare affidato per incarico ad Umberto Gabbi (1860-1933). I primi anni dell’insegnamento L’insegnamento della materia era stato impartito. una “nuova” Clinica per l’insegnamento delle Malattie Tropicali e Subtropicali e l’omonimo Istituto di ricerca.Antonio Sebastiani . Ordinario nell’Università di Messina.Carla Serarcangeli connazionali di grande spessore: Aldo Castellani che operava a Ceylon (Sri Lanka). Alfonso Splendore. dal 1909 al 1917. con Decreto ministeriale del 27 febbraio 1909. 1 – Umberto Gabbi Gabbi insegnò fino al 1° novembre 1917. allievo di Pietro Grocco5. Antonio Carini direttore dell’Istituto Pasteur. cremonese. presso la Facoltà di Medicina e Chirurgia di Roma. con provvedimento legislativo. attinenti la disciplina. Gabbi. nella stessa città. Merita segnalazione il fatto inusuale del succedersi di ben cinque diverse società scientifiche. Società nata con il sostegno e l’iniziale contributo finanziario del “Dipartimento per la Cooperazione allo Sviluppo” del nostro Ministero degli Esteri e sotto la sagace regia di Guido Bertolaso.

Aldo Castellani (1874-1971) fu nominato “stabile” (Ordinario. Castellani. Nel verbale del Senato Accademico del 14 marzo 1931 si legge8: Il Rettore comunica che la Facoltà di Medicina e Chirurgia. dal 1926 al 1931 alla Tulane Medical School di New Orleans. accettò. incarichi prestigiosi che non volle abbandonare per dedicarsi esclusivamente all’insegnamento in Italia. per le sue ricerche microbiologiche e parassitologiche. dal 1919 al 1926 alla London School of Hygiene and Tropical Medicine. di I fascia) di Clinica delle Malattie Tropicali e Subtropicali. ma soprattutto per aver scoperto. Castellani era conosciuto in tutto il mondo per i suoi studi in dermatologia.69 della Legge Casati ed in applicazione dell’art. 1837. a titolo gratuito.D. A lui si deve quel “toccasana” contro le micosi superficiali noto come tintura rubra di Castellani diffusissima per oltre mezzo secolo. Aldo 299 .a. per la realizzazione dei vaccini polivalenti. dai primi mesi del suo incarico. 18 dicembre 1930 n.3 del R.L. operò al fine di ottenere la nomina del personale occorrente per il funzionamento della Clinica da lui diretta. dall’esigenza di rendere operativa la struttura e consapevole di non assicurare la sua presenza in modo continuativo. Alla fama scientifica si accompagnava una grande professionalità ed una notevole capacità didattica. la nomina presso la nostra Università solo dopo un decreto legge che lo assicurava di poter mantenere l’attività anche all’estero. conseguita per titoli nell’Università di Torino6. Con Decreto Rettorale venne conferito a Basile per l’a. Castellani ricopriva. pertanto. in Ceylon (Sri Lanka) l’etiologia e la cura della framboesia e nuovi batteri enteritogeni7. l’agente causale della malattia del sonno e. nel 1902 ad Entebbe (Kenia). inoltre. con titoli equivalenti a quello italiano di “Professore Stabile”. cioè “per chiara fama”. chiese ed ottenne nel marzo del 1916 l’autorizzazione a trasferire all’Università di Roma la sua libera docenza in Parassitologia. negli anni seguenti. poiché era stato docente dal 1903 al 1914 a Ceylon presso il Collegio Medico della capitale Colombo.La Clinica delle Malattie Tropicali dispose il rientro nella sede di origine.a. 1927-28 in Patologia Coloniale. Nel frattempo Carlo Basile. ha preso in esame una lettera del sen. a decorrere dal 1 febbraio 1931. un medico formatosi presso il Royal College of Physicians and Surgeons di Londra. in base all’art. 1924-25 l’incarico di insegnamento. nell’adunanza del 7 marzo 1931. quindi. Prof. Spinto. di Diagnostica delle Malattie Tropicali. insegnamento che fu mutato nell’a. ottenendo la certezza di contenere le lezioni all’Università di Roma nel trimestre aprile-giugno.

quattro assistenti.testè nominato stabile della Clinica delle malattie tropicali e subtropicali .Antonio Sebastiani . sorsero problemi di carattere economico. pubblicato nel Bollettino Ufficiale del Ministero dell’Educazione Nazionale n. il Prof. si legge10: Per regolare le condizioni della consegna e disciplinarne le conseguenze d’ordine finanziario è stata stipulata tra l’amministrazione ospitaliera e l’Università una convenzione… . la cessione “in uso temporaneo” del 10° Padiglione del Policlinico Umberto I appartenente al Pio Istituto S. futuri Direttori degli Istituti di Malattie Tropicali delle Università di Napoli e. che modificava il ruolo organico del personale della Clinica ed assegnava alla stessa il personale richiesto. riuscì a far trasferire a Roma.1227. Nonostante il parere favorevole del Senato Accademico ed il Decreto Rettorale 8 aprile 1931. un tecnico. avvalendosi delle disposizioni all’art. dal dedica a Mario Girolami 1 gennaio 1932. di Modena9. 26 del RDL 28 agosto 1931 n.con la quale chiede la nomina del personale occorrente pel funzionamento della Clinica stessa. 300 . era stata disposta. e la loro retribuzione graverà sui fondi messi a disposizione dei competenti Ministeri.Carla Serarcangeli Castellani . 2 – Foto di Aldo Castellani con nominare assistente incaricato. La sede dell’Istituto Un altro problema da affrontare nell’immediato riguardava i locali assegnati per rendere operativa l’iniziativa.18 del 5 maggio 1931. con lettera 19 aprile 1931 del Ministro dell’Interno ad interim. Castellani. il Dr. Spirito ed Ospedali Riuniti e. due custodi. a partire dal 1 novembre 1931. rispettivamente. Giuseppe Acanfora. sempre nel verbale dell’11 giugno 1931. Il ruolo organico di tale personale dovrebbe comprendere due aiuti. per il funzionamento della Clinica stessa. Benito Mussolini. Igino Jacono aiuto di ruolo della terza Clinica Medica di Napoli e a far Fig.

a Joar (villaggio Duca degli Abruzzi).. Tale convenzione in forza del comma 8. quello dell’Africa Italiana 100. Il Consiglio di Amministrazione presa visione della convenzione l’approva.D. è subordinata all’approvazione del Consiglio di Amministrazione. 3 – Ingresso dell’Istituto di Malattie Tropicali Borbone-Orléans Duchessa d’Aosta (1871-1951) sostenitrice dei corsi per infermiere volontarie della CRI e madre del futuro Viceré di Etiopia. come desumiamo dal rilievo del numero dei Ministeri coinvolti nel finanziamento annuale per il funzionamento della Clinica (i Ministeri della Guerra e della Marina si impegnarono a versare 50.L. di manutenzione. Fra i primi a contribuire con mezzi personali per dotare la Clinica delle strutture necessarie troviamo Luigi Amedeo Savoia Aosta (1873-1933) Duca degli Abruzzi.000 lire l’anno. Con lui sua cognata Elena di Fig. Gabriele Amalfitano e 301 . il Rettore prega il Consiglio stesso di esaminarla e di deliberare in merito. una estesa azienda agricola con poderose opere irrigue ed annesso zuccherificio. di gestione.1837. creando in Somalia.000). Mario Cecchi. esploratore e conoscitore dei problemi di sanità tropicale per aver vissuto molti anni in Africa.000 e quelli dell’Aeronautica e dell’Interno 20. L’impegno economico era gravoso e benché l’interesse dello Stato ad attivare gli studi di medicina tropicale fosse alto. A ricordo dell’importante donazione furono posti all’ingresso dell’Istituto due medaglioni in bronzo con i ritratti delle Loro Altezze Reali inseriti in una lapide scolpita da Romano Romanelli.La Clinica delle Malattie Tropicali Il Rettore riferisce che tutte le spese di adattamento. di riduzione in pristino dei locali ecc.4 del R. datata 1933. Nell’anno accademico 1932-33 vengono nominati assistenti incaricati Giuseppe Giunta. pertanto. si resero indispensabili donazioni da parte di “benemeriti”. e. 18 dicembre 1930 n. ufficiale di Marina. graveranno sui fondi speciali concessi da vari Ministeri a norma dell’art.

riuscì ad ottenere il personale promessogli: due Aiuti (Igino Jacono e Mario Ghiron). a S. un tecnico e due custodi.000 occorrenti per la sistemazione dei lavori della Clinica. ecc. Sen Aldo Castellani. Per la parte del memoriale che riguarda la richiesta straordinaria di £. risulta ancora privo di personale tecnico e di custodia. tra cui un promemoria a Benito Mussolini. sorte con speciali assegnazioni (Clinica della tubercolosi. possono in parte essere limitate. direttore della Clinica delle malattie tropicali.Antonio Sebastiani .) non hanno dotazioni dall’Università.1932 12 Il Rettore comunica che dal Ministero della Educazione nazionale è stato qui trasmesso l’unito memoriale. Il denaro per completare e far funzionare la Clinica è sempre scarso ed il Direttore cerca di trovare il modo per ottenere finanziamenti. 300. Gabriele Amalfitano e Massimo Acquaviva Coppola). la Clinica potrebbe funzionare soltanto per pochi mesi. completati da un Museo “dimostrativo” ricco di preparati anatomo-patologici e da una Biblioteca fornita delle recenti pubblicazioni. presentato dal Prof.3. tre Assistenti (Giuseppe Acanfora. il Capo del Governo (lo stesso Benito Mussolini). che anche le altre Cliniche. in favore di Felice Pullè. La Clinica funzionava e molti erano i medici desiderosi di poterla frequentare come assistenti volontari. inoltre. Diversa situazione troviamo invece a partire dal 1936. da lui conosciuto personalmente per averlo curato da un’ulcera duodenale nel 1925 e seguito clinicamente fino al 1943.. riferisce che il Consiglio di Amministrazione del Consorzio per la Città Universitaria. ma i risultati non sono brillanti11: Consiglio di Amministrazione 10. Ai locali destinati al buon funzionamento della Clinica stessa (lavanderia-stireria. Clinica di Semeiotica medica.Carla Serarcangeli viene concesso un contratto. Clinica delle malattie del lavoro. … Il Consiglio constata che l’Università non ha i fondi necessari per poter assegnare una dotazione annua alla Clinica delle malattie tropicali e subtropicali e. L’Istituto.E. perché essendo il direttore della medesima autorizzato a compiere i propri studi all’estero. dopo che Castellani aveva guidato i servizi sanitari delle Forze Armate durante la vittoriosa guerra italo-etiopica (ottobre 1935 – maggio 1936). ha constatato l’impossibilità di prelevare la somma richiesta sui fondi del Consorzio. I laboratori erano dotati di moderne attrezzature scientifiche. nella recente seduta del 5 corr. numerose sono le richieste che inoltra. che le spese di funzionamento della Clinica delle malattie tropicali e subtropicali. sala di lavaggio e 302 . Rileva. dove trascorrere la maggior parte dell’anno. comunque.

Durante la II guerra mondiale. si accompagnava anche uno stabulario che rispondeva alle “nuove” esigenze della medicina sperimentale. F. il colonnello statunitense Charles Poletti. compatibilmente con la necessità del servizio. sospese Castellani dall’insegnamento. il Ministero dell’Educazione Nazionale cercò di venire incontro alle necessità della Clinica che vedeva richiamati in servizio militare Aiuti ed Assistenti e stabilì accordi perché fosse loro concesso. Risi. Paroni-Sterbini. Colosimo. E. anche presso la clinica predetta. M. dalla direzione e dallo stipendio in esecuzione a quanto stabilito con l’ordine n. comandante dell’area della capitale. avvenuta la liberazione di Roma ad opera delle forze alleate. 4 – Aldo Castellani all’ingresso dell’Istituto dopo una conferenza ad un gruppo di medici militari ché potessero essere ricoverati e curati i militari affetti da malattie specifiche13. A partire dal 1935 era iniziata anche la convenzione con l’Ospedale militare del Celio per- Fig. F. Frega. In questi anni l’Istituto si dotò di un qualificato Servizio di Radiologia Diagnostica. Gabriele 303 . Nel 1944. di svolgere la loro opera.1 del 26 giugno del 1944 e con decorrenza 4 luglio. La produzione scientifica risultava notevole ed abbracciava i diversi campi della disciplina.La Clinica delle Malattie Tropicali sterilizzazione dei materiali di laboratorio). cui sono stati preposti in successione i Professori F. Virgili. Pompei. V.

in virtù dell’applicazione di questo D. in favore di Castellani dovette essere applicato il D. furono presentate diverse domande per la copertura del ruolo e la Facoltà di Medicina dovette procedere ad una votazione: ottenne la maggioranza dei voti Mario Girolami (1903-1982). in via temporanea. Mario Berlinguer. Spirito ed Ospedali Riuniti. nel 1942 divenne ordinario di quest’ultima disciplina a Cagliari e fu chiamato a Roma nel 1950.114 che consentiva per tutta la durata della guerra. la didattica. su proposta rinnovabile di anno in anno15. la ricerca Mario Girolami16 era nato nel 1903 a Monteveglio (Bologna). veniva a decadere anche la convenzione stipulata con il Pio Istituto S. diretto da Castellani. Con l’uscita di Aldo Castellani. n. rinnovata la convenzione con il Pio Istituto di S. Allievo nell’Ateneo di Bologna di Antonio Gasbarrini.27 del 3. in Patologia Speciale Medica e in Clinica delle Malattie Tropicali e Subtropicali. Dopo essere stato direttore incaricato dei Laboratori dell’Ospedale Italiano di Alessandria d’Egitto ed aver conseguito la libera docenza in Patologia Tropicale e Subtropicale. si rese vacante la Cattedra di Malattie Tropicali e Subtropicali. ma il problema più grave era determinato dall’utilizzo del 10° Padiglione come Clinica universitaria: in quanto. Nonostante la Commissione per l’epurazione del personale universitario avesse prosciolto Castellani dall’addebito di apologia fascista. dopo la laurea conseguita nel 1927. si recò a Londra nel 1932 per frequentare il Ross Institute and Hospital for Tropical Disease. Di conseguenza. iniziando allora a rivolgere i suoi studi sulla specialità. fino alla definizione della convenzione.L. presentò ricorso chiedendone la dispensa dal servizio. Spirito. Pertanto.1949. come da bando pubblicato sulla G. la permanenza dei professori di ruolo oltre il 70° anno ed eventualmente fino al 75° anno. Castellani quindi potè essere reintegrato in servizio e restituito alla Facoltà in una condizione di assoluta integrità morale solo nel maggio del 1945. 16 marzo 1944 n..Antonio Sebastiani . ma ormai aveva raggiunto l’età per essere collocato a riposo14.2. egli potè rimanere in servizio fino al 1 novembre del 1949 ed essere nominato Professore Emerito con decreto del Presidente della Repubblica datato 31 agosto 1949. Costituiva certamente un problema sostituire una figura così famosa a livello internazionale.U. con l’andata in pensione di Castellani.Carla Serarcangeli Amalfitano fu incaricato della direzione dell’Istituto. dove assunse la direzione dell’Istituto (nella 304 . La scuola.L. tuttavia l’Alto Commissario aggiunto per l’epurazione.

quando si rese nuovamente vacante la Cattedra e la direzione dell’Istituto. Proseguì alcuni studi di Castellani ben evidenziando come il Maestro avesse per primo descritto alcune parassitosi e ripubblicandone i risultati su riviste italiane. questa era organizzata in tre differenti livelli: un corso bimestrale di preparazione. assunse anche la direzione della Scuola di Specializzazione in Gastroenterologia di Roma -la prima attivata in Italia. Furono presentate due domande. e nel 1979 gli venne conferito il titolo di Professore Emerito. dalla microbiologia alla radiologia. Mario Girolami rimase Direttore dell’Istituto fino a quando. in data 14 maggio. nel 1973. approvò tale cambiamento17. soprattutto brillante ed appassionata fu la presentazione dei candida305 . 5 – Mario Girolami il solo a far parte della Associazione degli Istituti Europei di Medicina Tropicale. Dal 1950 fu Direttore della Scuola di Clinica delle Malattie Tropicali e Subtropicali. Il Consiglio di Facoltà. Nel 1973. uno annuale di perfezionamento ed infine uno biennale di specializzazione. dal 1956 al 1973. comunque. quella di Marco Lippi. Fig. Girolami. mantenne. Aiuto di ruolo). Ordinario di Clinica delle Malattie Tropicali e Subtropicali di Cagliari. decise di coprire tale ruolo mediante il trasferimento di un docente della disciplina. in data 10 ottobre 1962. in Italia. e quella di Franco Sorice. questo incarico era stato assolto da Gabriele Amalfitano. questo era conosciuto a livello mondiale per la sua importanza ed era. dalla fisiopatologia alle indagini cliniche e terapeutiche. del 26/06/1973. come da bando pubblicato sulla G.La Clinica delle Malattie Tropicali vacanza intercorsa. Direttore dell’Istituto di Malattie Infettive di Ferrara. fu collocato fuori ruolo. anno del suo congedo per raggiunti limiti di età. Vivace fu la discussione in Facoltà nella seduta del 27 luglio per designare il nuovo titolare. Su proposta del titolare venne avanzata la richiesta di cambiamento di denominazione della Cattedra di Clinica delle Malattie Tropicali e Subtropicali in quella di Clinica delle Malattie Tropicali ed Infettive ed il Ministro della Pubblica Istruzione. I suoi studi scientifici abbracciarono diversi campi.facendola afferire all’Istituto. la direzione della scuola di specializzazione delle Malattie Tropicali e Subtropicali fino al 1978.U.

ed il Professor Giuseppe Giunchi. Sorice. la Clinica delle Malattie Tropicali ed Infettive. Dopo un periodo trascorso nell’Università di Sassari da Professore incaricato e nell’Università di Ferrara come Professore Ordinario viene. è divenuto nel 1956 libero docente in Malattie Infettive ed in Patologia Speciale Medica. nel quale illustrava il curriculum di Sorice e ne sottolineava la preparazione.Carla Serarcangeli ti da parte dei loro Maestri: il Professor Mario Girolami. (Cattedra frutto dello sdoppiamento della I avvenuto nel 1968. nella stessa seduta del 27 luglio. 6 – Franco Sorice novembre 1979. si è prevalentemente dedicato allo studio delle malattie batteriche ed alla 306 . Giovanni Di Guglielmo e Giuseppe Giunchi.Antonio Sebastiani . che aveva inviato al Preside ed ai Colleghi di Facoltà una lettera nella quale esaltava i meriti didattici e scientifici di Lippi. quindi. resasi vacante la Cattedra di Malattie Infettive. nato ad Udine nel 1923. Sorice ha trascorso molti anni della sua formazione e della sua carriera presso l’Università di Roma. clinico di notevole spessore e brillante ricercatore. la regolare continuità scientifica. allocata nei locali dell’Istituto di Malattie Infettive. Ha avuto come maestri Cesare Frugoni. ricoperta con procedura concorsuale dal professor Giovanni Mastrandrea. Dopo la laurea conseguita nel 1947. chiede ed ottiene autorizzazione a ricoprire questa Cattedra dal 1 Fig. in seguito al collocamento fuori ruolo del Professore Germano Ricci. soppressa e destinata ad altro insegnamento nel 1972 in seguito alla morte dello stesso Mastrandrea) il Consiglio di Facoltà convenne di non rinviare ulteriormente la decisione e di procedere. che aveva prodotto un dettagliato documento. da inserire nel verbale del Consiglio di Facoltà. ruolo che mantiene fino a quando. dal 1 novembre 1973. chiamato a Roma a dirigere. nonostante fosse emersa la proposta di chiedere al Ministero un raddoppiamento della Cattedra di Malattie Infettive o anche quella di riattivare la II Cattedra di Malattie Tropicali. Si cercò di trovare una soluzione di compromesso ma. i contributi originali prodotti in molti campi della ricerca e la capacità organizzativa dimostrata. alla chiamata per votazione nominale: ottenne la maggioranza Franco Sorice. ha frequentato per dieci anni la Cattedra di Clinica Medica Generale e Terapia Medica come assistente.

La sua nomina era stata deliberata dal Dipartimento per la Cooperazione allo Sviluppo del nostro Ministero degli Affari Esteri –principale finanziatore dell’iniziativa– e ratificata dal Governo Somalo. che mantiene l’incarico direttivo fino al 1994. Sebastiani si è dedicato alle ricerche sugli enterovirus. 7 – Antonio Sebastiani Cattedra (nata per sdoppiamento nel 1977) finché . prima con Giuseppe Giunchi e poi con Luigi Ortona. Gli succede alla Direzione dell’Istituto il Professor Antonio Sebastiani.nel 1979 . che ha guidato la Commissione Mista Italo-Somala per la Cooperazione Universitaria dal 1972 al 307 . in ottemperanza alle norme comunitarie europee. Sebastiani. si è trasformata in corso quadriennale di “Medicina Tropicale” riservato ai soli borsisti retribuiti dal Ministero della Sanità o da Enti convenzionati con l’Università. è passato alla I cattedra assumendo. vincitore del relativo concorso è stato chiamato alla titolarità della II Fig. le dissenterie. Antonio Sebastiani. le virus-epatiti ed alcune parassitosi endemiche in quel Paese. sui virus respiratori.La Clinica delle Malattie Tropicali antibioticoterapia. inoltre. ha potuto approfondire varie tematiche riguardanti il tetano. dall’avere trascorso annualmente un trimestre presso l’Università Nazionale della Somalia dal 1977 al 1990 con compiti didattici e di ricerca.a seguito del trasferimento di Sorice. Scuola che. E’ Professore Emerito dal 24 maggio 1999. su proposta del Professor Paride Stefanini. cioè fino alla confluenza dipartimentale dell’Istituto. romano del 1929. nel contempo. allievo del Girolami e dello stesso Sorice. Ha fatto parte della Commissione per il Farmaco del Ministero della Sanità nella metà degli anni ’90. favorito. ha percorso l’intero iter formativo nell’Istituto conseguendo la libera docenza in Malattie Infettive ed in Malattie Tropicali. I testi ed i trattati di malattie infettive cui ha posto mano. contribuendo al ripristino della trasparenza nei rapporti Commissione-industria. hanno trovato un vasto consenso tra studenti e medici nell’ultimo trentennio. cioè fino alla cessazione ufficiale di ogni attività a motivo dei conflitti interni scoppiati in quella Nazione18. sulla vaccinazione antipoliomielitica. Presso tale Università ha presieduto il Comitato Tecnico della Facoltà di Medicina e Chirurgia nel periodo 1979-92. la direzione dell’Istituto di Malattie Tropicali ed Infettive e della Scuola di Specializzazione in Malattie Tropicali e Subtropicali.

III Patologia Medica e poi IV Clinica Medica. in particolare Delia. inoltre. Questi due ultimi vincevano il concorso di Professore di prima fascia. Regno Unito. nella Facoltà di Medicina e Chirurgia dell’Università di Roma “La Sapienza”. in successione. parassitologo clinico con vasto curriculum di permanenza in aree tropicali. Un piano di studi orchestrato con l’OMS che lo propose allo Yemen ed agli Emirati Arabi e.in dieci semestri seguiti da un biennio post-laurea di perfezionamento con cinque opzioni: Medicina di Comunità.Carla Serarcangeli 1981. rispettivamente nel 1985 e nel 1994. sono stati disattivati per costituire il nuovo Dipartimento di “Malattie Infettive e Tropicali”. cooptando il Professor Umberto Serafini e concedendo strutture di ricovero alle cattedre delle quali è stato titolare. Quando poi.“tempo pieno di docenti e discenti” .Antonio Sebastiani . Durante la presidenza di Sebastiani venne adottato uno schema didattico intensivo . nei paesi arabi. Medicina Interna. istituti che. la Facoltà somala risultò radicalmente innovativa rispetto agli schemi italiani del periodo e pienamente consonante con la dottrina e la pratica della Medicina di Comunità19. il Professor Franco Sorice – Direttore in carica dell’Istituto di Malattie Tropicali ed Infettive – si trasferiva alla direzione dell’Istituto di Malattie Infettive. e dagli allievi Salvatore Delia e Vincenzo Vullo. compiuto varie missioni presso l’Università Nazionale della Somalia. Per volere di Paride Stefanini. seguito dal Prof. gli succedeva nella titolarità della IV Clinica Medica il Professor Vincenzo Corsi. Nel periodo 1972 (fondazione) – 1990 (cessazione di fatto dell’attività) la Facoltà di Mogadiscio ha laureato oltre 600 medici destinati al Servizio Sanitario Nazionale. PediatriaPuericultura. Il 1 Novembre 1979. Onde evitare equivoci deve essere precisato che. rimasto di ruolo fino al 1985. in Canada. attualmente circa 150 professano con successo all’estero nei paesi africani. nel 1994. Europa continentale20. cioè fino alla sua morte. Ostetricia-Ginecologia. riconobbe un Dottorato in Medicina di Comunità con borse assegnate nell’Africa Orientale dalla stessa OMS. hanno convissuto due distinti istituti: quello di Malattie Infettive e quello di Malattie Tropicali e Subtropicali (dal 1961 di Malattie Tropicali ed Infettive). nel 1980. il Serafini si trasferiva. Tornando alle vicende dell’Istituto romano. i quali hanno pubblicato numerosi contributi di interesse tropicalistico e. Usa. 308 . Di questi. questo nel 1973 assunse l’assetto policattedra. Chirurgia Generale. e venivano chiamati presso l’Istituto di Malattie Infettive. In seguito otteneva l’afferenza il Professor Carlo De Bac – proveniente dall’Istituto di Malattie Infettive – con l’incarico della II cattedra di Malattie Tropicali. Ignazio Ilardi.

Vincenzo Vullo. Facoltà Medica de “La Sapienza”. Gabriele Amalfitano. Costituito il Dipartimento di Malattie Infettive e Tropicali nel 1994. Mario Mazzetti di Pietralata. Marcello Assumma. Carlo De Bac. Vincenzo Servino. Giovanni Gambini. Alfredo Pennica. comunicazioni in convegni e congressi nazionali ed internazionali in parte frutto di collaborazione con enti stranieri e finanziate da OMS.e vi afferivano i Professori Carlo De Bac e Vittorio Laghi.la gestione della Scuola di Specializzazione in Malattie Tropicali e Subtropicali (poi titolata “Medicina Tropicale” secondo la normativa Cee) e di Gastroenterologia (1961-1981) con circa 400 specializzati. sono stati eletti alla sua Direzione. Livio Capocaccia. Furio Cifarelli (suo un testo di Malattie Tropicali per l’Università Nazionale della Somalia). Giorgio Quaranta. Frequenti i contributi originali e significativi. Sebastiani . Marco Lippi. Lo svolgimento di Corsi di Medicina Missionaria per conto 309 . Michele De Carlo. Antonio Sebastiani. Antonio De Dominicis. Consiglio Universitario Nazionale. Giorgio Quaranta.che si avvaleva della preziosa collaborazione di Antonio Aceti. Massimo Marangi . Mario Nuti. Igino Jacono. Diego De Luca. Biagio Urso. Franco Sorice (notissimi i testi di Malattie infettive in collaborazione con Giuseppe Giunchi e con Luigi Ortona). Angelo Balestrieri. Giovanni Mastrandrea. Vincenzo Russo. Massimo Marangi. Giorgio Mazzacurati.La Clinica delle Malattie Tropicali Nell’Istituto di Malattie Tropicali ed Infettive rimaneva il Prof. Marino Luminari. Giuseppe Scotti. Alfredo Pennica. Antonio Sebastiani. Ha così compimento la storia dell’Istituto che negli oltre 60 anni della sua intensa e meritoria attività ha prodotto e realizzato: . Francesco Paroni-Sterbini. Giorgio Mele. Antonio Aceti. successivamente. Vittorio Laghi. . numerosi in parassitologia e sulle virus-epatiti. Mariano Belli. Giovanni Panichi. i Professori Franco Sorice.oltre 2000 pubblicazioni scientifiche a stampa su riviste italiane ed estere. CNR. Bruno Benetazzo. Mario Manganaro. .intensa attività trattatistica nel settore con in primo piano Aldo Castellani (il fondamentale trattato di Medicina Tropicale vide la I edizione a Londra nel 1910). Antonio Cappelli (uno dei fondatori della Medicina di Comunità in Italia). Sergio Sanguigni. Ministero della Sanità. Vincenzo Vullo (attualmente in carica). Corrado Bianchini (editor di un testo di Medicina Internazionale) Ignazio Ilardi. Salvatore Delia. Mario Girolami. Salvatore Delia. entrambi vincitori del concorso di Professore Ordinario espletato nel 1985.

. alimentato dalle patologie dei viaggiatori e degli immigrati: la casistica comprende. E’ un’autorità indiscussa nel campo delle virus-epatiti e da quasi un ventennio presiede la “Società Italiana per lo Studio delle Malattie da virus”.la gestione assistenziale con ambulatori. inoltre. Numerosi specializzati e vari membri del personale dell’Istituto hanno prestato servizio nella OMS ed in diversi enti ed organizzazioni per la “Cooperazionee allo Sviluppo” in Africa. Oltre 400 studenti hanno preparato con successo la Tesi di Laurea nell’Istituto.Carlo De Bac.la gestione dell’insegnamento nel Corso di Laurea. Assistenza è stata ampiamente fornita ai docenti di quella Università. Infine. nel periodo 1985-2004 sono stati chiamati presso l’Istituto (o dal 1994 presso la sezione di Malattie Tropicali del Dipartimento) i seguenti Professori di I fascia: . . offerto un accurato monitoraggio a molti borsisti stranieri specializzandi nella Facoltà Medica de “La Sapienza” ed un preciso punto di riferimento per quelli della Università Nazionale della Somalia (dal 1977).Giovanni Panichi. . L’impegno tropicalistico si è mantenuto costante anche dopo la decolonizzazione. allievo di Giuseppe Giunchi e poi di Giorgio Andreoni.la gestione delle Riviste scientifiche: Archivio Italiano di Medicina Tropicale e Parassitologia e Rivista Italiana di Gastroenterologia. E’ stato. America Latina. circa il 20% dei casi di malaria da importazione osservati in Italia. Esponente di punta della epatologia virologica. . negli ultimi anni ha presieduto la Società Italiana di Medicina Tropicale. diventato fondamentale con la riforma della tabella 18 bis. Vinto il concorso di I fascia ha preso servizio presso l’Università di Sassari ove ne ha diretto l’Istituto di Malattie 310 . sua principale collaboratrice Gloria Taliani. Asia.Carla Serarcangeli dello SMOM (Sovrano Militare Ordine di Malta) e di corsi per “Assistente Medico” voluti dall’AFIS (Amministrazione Fiduciaria Italiana della Somalia) negli anni ’50.Vittorio Laghi. . tra l’altro. profughi in Italia e supportati dal nostro Ministero degli Affari Esteri a motivo della guerra civile nel loro Paese. day hospital ed una dotazione di posti letti ordinari che ha raggiunto le cento unità. allievo di Luigi Ortona e proveniente dall’Università Cattolica del Sacro Cuore. ha operato prevalentemente nell’Istituto di Malattie Infettive de “La Sapienza”. che ha raggiunto l’ordinariato nel 2005.Antonio Sebastiani . allievo di Luigi Condorelli e di Germano Ricci.

i suoi indubbi meriti scientifici sono stati riconosciuti nel concorso di I fascia nel 1994. CAPPELLI A. A. Brevi cenni storici sulla Medicina Tropicale. relativamente alle sedute dell’anno 1932. Gollancz. 11. Roma. V. A. fascicolo n. 1:35–46. I e II... BIBLIOGRAFIA 1. 644: Castellani Aldo. ha optato per la II Facoltà di Medicina. Microbes. 605: Basile Carlo.. Aldo Castellani (1874-1971) un viaggio scientifico lungo un secolo. Secoli 2003. 3. relativamente alle sedute dell’anno 1931. Trop. A Doctor’s life in many lands.. men and monarchs. SEU.. In Sassari. London.. dove dirige una divisione d’avanguardia nell’Ospedale S. Fratelli Palombi.Sez. Chiamato a Sassari vi ha diretto per un lustro l’Istituto di Malattie Infettive con grande dinamismo ed ottenendone il trasferimento in nuove strutture moderne ed adeguate. 1960. Roma.Antonio Aceti. CASTELLANI A.. 1985. Storia delle Società di Medicina Tropicale in Italia. 5: 3–14. Roma. Andrea e dove è stato eletto Direttore del Dipartimento di Medicina Interna. Vol. MORRONE A. formatosi nell’Istituto.15:469-500. Med. 9. di recente costituita.) relativamente al fascicolo n. SEBASTIANI A. 7. La Storia della Facoltà Medica di Roma. BIANCHINI C. Il Policlinico .La Clinica delle Malattie Tropicali Infettive. VERBALI del Senato Accademico. Chiamato a Roma presso “La Sapienza” nel 1999. 10. Ital.. SERARCANGELI C. 13. 12. 2001. Medicina Internazionale. fascicolo n. MELEDANDRI G. VERBALI del Consiglio di Amministrazione.S.S.. Istituto di Storia della Medicina. CASTELLANI A. La Medicina di Comunità: Fondamenti teorici e caratteristiche organizzative. Ha fornito apporti significativi nel campo dei batteri anaerobi e degli enterobatteri patogeni. 1961. 5. MARANGI M. SEBASTIANI A. 1996. 49:1117–1130. Giorn.S. PAZZINI A. . ARCHIVIO STORICO UNIVERSITA’ “LA SAPIENZA” (in seguito citato come A.S. fascicolo n. Med. 1440: Acanfora Giuseppe. BETTINI S.. A. 311 . 6. 8. Quaderni della Cooperazione (Ministero Affari Esteri). Pratica 1932. 4. ancora molto giovane. 2.. ha promosso annualmente dei corsi di aggiornamento infettivologico e tropicalistico di notevole risonanza nazionale e vi ha organizzato esemplarmente il Congresso nazionale della Società Italiana di Malattie Infettive del 1997. 2314: Gabbi Umberto.

Arch. Centro Analisi Sociale. A. Paride Stefanini e la Medicina di Comunità. 18. 20.Carla Serarcangeli 14. CAPPELLI A. 15. fascicolo n.. 1:31-35. Organizz.. GIROLAMI M..Antonio Sebastiani .. ARCHIVIO STORICO SENATO fascicolo n. L’Istituto di Malattie Tropicali ed Infettive dell’Università di Roma.. Giorn. SEBASTIANI A. 4979: Girolami Mario. SEBASTIANI A. Sanitaria 1992. 19. Trop. Ital. La Facoltà Medica di Mogadiscio: un patrimonio da tutelare.S. Le Facoltà di Medicina in Africa. Med. Ital.S. 1962. ADINOLFI C. 16.492. fascicolo n. 2:1-24. Med. 5: 53–56. A. 312 . 17. Parassit. 644: Castellani Aldo. Roma. 1983. Trop 2000.

CLINICA DELLE MALATTIE NERVOSE E MENTALI ALBERTO GASTON 313 .

il quale tenne la cattedra dal 1871 al 1875. abbastanza vicino alle concezioni di Guislain. appoggiando l’idea di Livi a favore della denominazione “freniatrica”. ed essendo ugualmente utile all’insegnamento ed alla condotta del luogo pio che la scelta cada sulla stessa persona. in un rapporto amministrativo del 1871. da tale disciplina. infatti. La scelta cadde quindi. a suo parere. necessariamente. come ordinariamente avviene. ho potuto ottenere che il Direttore del Manicomio sia a quell’insegnamento prescelto. Studi psicologici e patologici (1856). anno in cui i due insegnamenti di Malattie mentali e Malattie nervose vengono fusi insieme. meglio ancora.trattato dal quale traspariva chiaramente il suo atteggiamento critico riguardo le tendenze riduzionistiche della medicina mentale dell’epoca e la sua chiara propensione a favore di una “psicologia” o. generare ambiguità spiritualistiche.Clinica delle Malattie Nervose e Mentali La disciplina L’insegnamento di Clinica delle Malattie Nervose e Mentali è stato costituito nella sua unitarietà soltanto a partire dal 1920-21. rispetto alla denominazione “psichiatrica”. Girolami ebbe anche un certo rilievo nella scelta della denominazione della nascente Società Freniatrica (il cui congresso di fondazione si svolse a Roma nel 1873). dello studio dei “fenomeni morali”. dice testualmente: Sono riuscito ad ottenere dalla Pubblica Istruzione che un insegnamento di Psichiatria sia stabilito nella Romana Università. non era possibile prescindere. Diomede Pantaleoni. Malattie Mentali . pena la incompletezza dell’operare psichiatrico2. anno in cui dovette lasciare a causa di una grave malattia che lo portava a morte nel 1878.Come riporta Adalberto Pazzini1. Ciò nonostante egli continuò a seguire un indirizzo che si può definire psicologico-spiritualista e 315 . Girolami si era conquistato una certa fama con la direzione del manicomio di Pesaro (dal 1850) e con un trattato Sulla Pazzia. che era all’epoca Giuseppe Girolami. nella sua Storia della Facoltà Medica Romana. che avrebbe potuto. cui dedica lo studio . secondo alcuni dei partecipanti. sul direttore del Manicomio. vista anche una certa ambiguità semantica della parola “psiche” (come è noto la parola “psichiatria” affonda le sue radici nella concezione romantica della medicina dei primi anni dell’800). detto alla francese. Sino ad allora la loro evoluzione è relativamente autonoma e tale tornerà ad essere dopo circa cinquanta anni.

che lo oppose anche a Lombroso. egli rese possibile la creazione di due sale di osservazione sotto la direzione di un professore di Psichiatria. Morselli. l’attività di ricerca La cattedra di psichiatria. lungo la linea di idee che da Griesinger va verso Kraepelin. Tamburini) le cui idee sposteranno il baricentro della psichiatria italiana dalla prevalente influenza del pensiero psichiatrico francese a quella del pensiero tedesco. sul piano della terapia. al numero 13 di via dei Penitenzieri. idea. Polemizzò d’altronde anche con Griesinger sottolineando. prolusione nella quale. il quale comunque confermò la persistenza in seno al Manicomio. delle due sale destinate alla Psichiatria. soltanto una umile stanza posta in un angolo del Manicomio3. restò vacante sino al 1881. ne indicava le illusioni e non mancava di sottolineare la assoluta importanza di una medicina psicologica. anche se. fondamentale per cercare di interpretare e chiarire tutte quelle forme (cliniche) non spiegabili con il solo strumento anatomo-patologico. consisteva in due reparti di 12 letti 316 .Alberto Gaston che per questo motivo lo separerà dalle idee di un gruppo altamente significativo e sempre più emergente (Livi. pur valorizzando sufficientemente il valore delle ricerche anatomo-patologiche ed istologiche del sistema nervoso. primo medico di sezione del Manicomio. Le sue linee programmatiche si trovano nel testo della prolusione con la quale inaugurerà il primo corso di Clinica delle malattie mentali nell’Università di Roma. appena due anni dopo. appena costituita. a dire di De Sanctis. il valore di una cura morale (psicologica) e affermando la necessità di essere allo stesso tempo un buon medico ed un buon psicologo. che dal 1931 riprenderà l’antico nome di Santa Maria della Pietà. la didattica. che la tenne sino 1893. Alla sua morte gli successe per breve tempo (infatti nel 1895. La sede del Manicomio era allora alla Lungara. Ezio Sciamanna troverà. anno della chiamata di Alessandro Solivetti. dove era stato trasferito fin dal 1728 dalla prima sede di piazza Colonna (aperta nel 1548) e dove resterà almeno sino al 1914. rinunciò volontariamente all’incarico) lo stesso Direttore del Manicomio Clodomiro Bonfigli. data di inizio del trasferimento dei malati al nuovo Manicomio di S. alla morte di Girolami. che. ma autonoma. Nel 1900 la Clinica fu trasferita in una struttura annessa al Manicomio. questa ultima. I Maestri. come ricorda ancora il Pazzini4. Onofrio in Campagna. il successore di Bonfigli. il quale era abbastanza contrario alla presenza degli psicologi nella Società Freniatrica. come ricorda sempre Pazzini.

nel 1897. rivista scientifica nel cui titolo compare ormai la parola “psicologia”. su alcuni problemi che riguardano le localizzazioni cerebrali e quelli sui disturbi del linguaggio. dove. Augusto Tamburini. affidata ad un altro suo assistente. per uomini e donne. alla morte di Livi. A Sciamanna successe. nel marzo del 1918 saranno sistemati frettolosamente per ospitare i feriti e i reduci della guerra) verrà inaugurato ufficialmente nel 1924. tra l’altro. all’interno della futura Città Universitaria. quindi. non ancora completati. contribuirono a rinforzare l’indirizzo prevalentemente organicista della ricerca. della tesi di laurea di Montessori. come già accennato. Fondò. Ugo Cerletti. collaborando attivamente con Eugenio Tanzi. diresse dal 1895 al 1905 la Clinica Psichiatrica rendendola definitivamente autonoma dal Manicomio. D’altro canto gli ottimi risultati della ricerca isto-patologica. e vari locali per l’ambulatorio. che continuò anche sotto la direzione di Tamburini. neuropatologia. nel 1899 fondò a Roma il primo asilo-scuola5. E’ anche interessante ricordare che fu relatore. e di Benedikt. un’ aula ed una biblioteca. passò a Modena e quindi al San Lazzaro di Reggio Emilia. Il progetto della nuova Clinica Psichiatrica fu presentato nell’agosto del 1911 (insieme a quello degli Istituti di Igiene e di Medicina Legale). egli fu allievo di Charcot. alla cattedra di Clinica Psichiatrica che tenne sino al 1919. già incaricato dal 1883 di Neuropatologia. fu nominato direttore. a Parigi. uno stato irritati317 . Luigi Luciani ed Enrico Morselli. tra le altre cose. anno della sua morte. argomento di cui si occupava. psichiatria. a Vienna ed a lui si deve un forte impulso organizzativo della ricerca sia sul piano prettamente scientifico che sul piano clinico. Sono noti i suoi studi. Come ricorda sempre Pazzini. I locali furono ampliati dal successore di Sciamanna. nel 1877. Ezio Sciamanna. la direzione. L’Istituto (i cui locali. in base ad una progetto di massima che prevedeva l’ubicazione dell’Università a breve distanza dal viale a sud del Policlinico. nella stessa clinica da lui diretta. insieme a Luciani. il quale già pensava alla fondazione di un vero e proprio istituto autonomo. sulle allucinazioni a contenuto antagonistico. Laureato a Bologna si interessò subito alla neurologia e alla psichiatria e. dopo un breve periodo di incarico al Manicomio di Voghera. Augusto Tamburini. Nel 1905 sarà chiamato a Roma.Clinica delle Malattie Nervose e Mentali ognuno. che. nel 1896. il laboratorio. ebbero inoltre una certa eco le sue teorie sulla genesi dei disturbi psicosensoriali: egli prese in considerazione l’ipotesi che l’allucinazione fosse una sorta di “epilessia dei centri sensoriali”. insieme all’antropologo Giuseppe Sergi la Rivista quindicinale di psicologia. Sante De Sanctis.

dapprima come supplente. laureato a Roma nel 1883.. più precisamente nella parte posteriore dell’edificio. dove 318 . dapprima complementare. Giovanni. nella quale tra l’altro dice queste idee avranno sempre.. l’insegnamento di Neuropatologia sarà assegnato a Giovanni Mingazzini. si tenne inizialmente presso l’ospedale di S. il corso. potrebbe “risvegliare” le immagini già in essi immagazzinate. come avviene nella normale percezione.. come direttore della Scuola di Neuropatologia. il merito di scuotere la psichiatria clinica da quella specie di sonno in cui erasi immersa. Sua anche la prefazione alla traduzione italiana dei Principi di Psicologia di Willam James del 1905. Di Tamburini è opportuno ricordare anche l’entusiastica Prefazione alla edizione italiana del Trattato di E. di vedute nuove e feconde. di metodi. nel tentativo di rafforzare l’autonomia della disciplina che. Todaro. Tamburini nel 1896 fondò con Morselli e Tanzi la Rivista di patologia nervosa e mentale. due anni dopo diventa assistente nell’istituto anatomico. Giovanni Mingazzini.. questa immagine “risvegliata” irritativamente sarebbe poi proiettata all’esterno tramite l’intervento dei centri senso-motori. in alcuni locali della Patologia Medica all’interno del nuovo ospedale Policlinico. in un secondo momento presso l’ospedale di Santo Spirito ed infine al Policlinico. diretto da F. Nel 1895. affidato ad Ezio Sciamanna nel 1883. che lo aveva immediatamente preceduto.L’insegnamento di questa disciplina prende l’avvio con l’incarico di Neuropatologia. fu tra l’altro un membro molto attivo della Società Freniatrica (di cui diresse anche la relativa Rivista) affiancato in ciò. quindi come incaricato (1896). provocando appunto il fenomeno allucinatorio. ed infine. dal 1905. come ricorda sempre Pazzini. quando Sciamanna otterrà la cattedra di Psichiatria. Malattie Nervose . intesa anche come scienza sociale. dove ebbe soltanto 6 letti per il ricovero ed alcune stanze per gli ambulatori e la direzione6.Alberto Gaston vo di questi centri. tanta copia di fatti.. Kraepelin. di idee. straordinario (1899). proveniva dalla titolarità della Cattedra di Neuropatologia. che aveva trovato appunto una collocazione. tra gli altri. da Clodomiro Bonfigli (molto impegnato in quel periodo nella elaborazione di una legge sugli Istituti medicopedagogici) con il quale cercò di costruire uno spazio proprio per la Psichiatria. sul piano medico-scientifico. che è tanto più complesso quanto più lo stimolo è di origine corticale. che dischiude. opera affascinante. rischiava di essere soverchiata dalla Neuropatologia. fisiogene o anche psicogene).. provocato da cause le più varie (centrali o periferiche. come abbiamo già visto. del resto lo stesso Sciamanna.

Dal 1906 fu nominato Direttore del Manicomio e della Clinica Neurologica. 1895. le ricerche sulla patologia delle atrofie cerebellari. Tra queste opere le lezioni di Anatomia Clinica rivestono forse una particolare importanza. Nel 1888 conseguì la libera docenza in anatomia umana. Lavorò per circa due anni nel laboratorio del manicomio di Monaco di Baviera. Der Balken. specialmente dopo le scoperte della mielogenesi per opera di Meynert e Flechsig e della degenerazione sperimentale di Gudden. sino al 1920. era dedicato a Francesco Todaro. le ricerche sulle fibre arcifomi e sulle loro connessioni (considerate come una sua vera scoperta). ed iniziava sottolineando l’importanza che l’applicazione della fine tecnica istologica aveva portato nella conoscenza dell’architettura dei centri nervosi. Tra le sue ricerche più importanti è bene ricordare quelle che riguardano la morfologia del cervello dei microcefali. Tra le opere monografiche è bene ricordare Il cervello in relazione coi fenomeni psichici. Anatomia clinica dei centri nervosi ad uso dei medici e degli studenti. 19297. che permisero di stabilire il decorso e l’individualità dei diversi fasci nervosi. ruolo che tenne sino alla morte. 1922. 1923. Berlino. essendo state ormai unificate le due cattedre. lo studio sulla morfologia della regione prelenticolare (nota come campo di Mingazzini o Mingazzinische Feld o Punkt). Il suo insegnamento fu particolarmente caratterizzato da un approccio prevalentemente clinico. che divenne nel tempo ricchissimo di mezzi di indagine e di collezioni. Sul piano puramente clinico terapeutico fu tra i primissimi ad applicare in Italia la malarioterapia di von Jauregg nella demenza paralitica. le sue lezioni erano molto segui319 . Le afasie. Torino. sulla morfofisiologia e fisiopatologia del corpo calloso e molte altre ancora. dove fondò un Laboratorio di anatomia patologica per lo studio e la ricerca anatomica delle lesioni del sistema nervoso. i risultati di queste importanti ricerche sarebbero rimasti sterili se i patologi e i clinici avessero trascurato di studiare in vivo il disturbo di quelle funzioni presumibilmente connesse con le lesioni e con le degenerazione dei fasci. Nel 1891 è nominato anatomo-patologo nel Manicomio di Roma. Roma. nello stesso periodo seguì nel laboratorio di G. Torino.Clinica delle Malattie Nervose e Mentali si dedicò alla anatomia del sistema nervoso. 1908 e 1913. Ma. egli sottolinea. il volume. gli studi sul nucleo lenticolare (sindrome lenticolare acuta di Mingazzini). quelle sulla sifilide dell’asse cerebro-spinale. Sergi studi di morfologia cerebrale e di antropologia. di cui stava preparando la terza edizione. anno dal quale divenne professore di Clinica delle Malattie Nervose e Mentali.

Laureato in Medicina a Roma nel 1886 con una tesi sulle afasie. nel 1903 ottiene l’incarico di “Psicologia Fisiologica”. nei locali del Manicomio. diretta da Sciamanna. come si legge in una sua commemorazione letta da S. capitolo 1. ebbe una assidua corrispondenza. per studi sull’ipnotismo. con il titolo I sogni e il sonno nell’isterismo e nella epilessia e che sarà ulteriormente elaborato nel suo scritto I sogni: studi clinici e psicologici di un alienista. argomento che presenterà come lezione di libera docenza. nel 1891 lavora presso il laboratorio di anatomia patologica diretto dal Mingazzini. durante una relazione di Freud sul libro La disperazione di ogni psicologia di Moebius). Forel.v. e citati anche nel volume che raccoglie i dibattiti della Società Psicoanalitica di Vienna (nella riunione del 15 aprile 1908. Con Freud. nella Facoltà di Medicina una delle tre prime cattedre italiane di Psicologia Sperimentale (le altre erano quella di Kiesow. inoltre. in Ancona. M. ad esempio. Si può affermare che la sua opera Neuropsichiatria infantile (Roma. Questi scritti sono noti anche perché citati da Freud nella Traumdeutung (L’interpretazione dei sogni. Si dedica a ricerche sul sonno e i sogni. e diede l’appoggio della sua alta autorità allo sparuto gruppo di giovani che stava organizzando il primo nucleo del movimento psicoanalitico nel nostro paese. Charcot e quindi a Zurigo. Baglioni. Malattie Nervose e Mentali. anche attraverso l’individuazione e la descrizione di nuove forme patologiche come. specie in relazione alle malattie mentali. la sindrome aparetico-afasica tardiva della 320 . Nel 1907 fonda la rivista L’Infanzia Anormale. nel 1892 è aiuto nella Clinica Psichiatrica dell’Università. nel 1906 ottiene a Roma.Alberto Gaston te e molto apprezzate oltre che per la vastità del suo sapere per una vivacità speciale di espressione e di linguaggio. nel 1896.H della edizione italiana: Rapporti tra sogno e malattie mentali). come ricorda Cesare Musatti nella commemorazione del centenario della nascita. a Napoli)8. e quella di Colucci. 1925) segna l’atto di nascita di una nuova disciplina. A Mingazzini succede Sante De Sanctis. molto interessato alle ricerche di J. alla fine di dicembre del 1929. con contributi prevalentemente di tipo medico e pedagogico e da questo anno sino al 1930 dirigerà l’Istituto di Psicologia della Facoltà di Medicina dell’Università di Roma. Nel 1893 si reca a Parigi. presso la scuola di Antropologia di Giuseppe Sergi. a Torino. Nel 1902 inaugura il primo corso di Psicologia con metodi sperimentali. da A.

sindrome notissima che U. da Genova. Lavorò con Sciamanna e Mingazzini. in questo senso. prima di una lunga serie di batterie di test o reattivi mentali per la misurazione del grado dell’intelligenza. anno in cui esce di ruolo. specialmente sotto i vari aspetti sia psicopedagogici che psichiatrici o psicopatologici: egli. De Sanctis’ disease. dove aveva iniziato gli studi. ma ne comprese anche subito gli inconvenienti e i difetti del metodo. e avvicinandosi. Il tratto caratteristico della psicologia differenziale di De Sanctis si può dire che consista prevalentemente nel suo specifico interesse per la clinica. nel 1925 fu professore 321 . nella commemorazione romana del centenario della nascita. Rispetto a questa ultima sindrome è noto il giudizio dello stesso Kraepelin che. che rimase in carica sino al 1948-49. tornò presto a Roma. per esempio. Laureato a Torino. nel 1935. pubblicati nel 1930 sulla Rivista di Psicologia. fra tappe progressive e tappe regressive e preferiamo per la clinica graduare non l’intelligenza.. Alla morte di De Sanctis. per fare un esempio. le sue comunicazioni sulla demenza precocissima la cui esattezza posso confermare in tutto e che mi diedero vari impulsi a pensare. I suoi reattivi furono utilizzati ai fini della scolarizzazione e della educabilità degli anormali psichici e non per il loro inquadramento diagnostico. la descrizione della dementia praecocissima. ricorda aver sentito chiamare nel California Hospital di San Francisco. di Pierre Janet.Clinica delle Malattie Nervose e Mentali frenastenia cerebropatica postnatale o. Me personalmente hanno interessato più di tutto. pubblicata da Binet e Simon nel 1905. Cerletti. Il particolare atteggiamento clinico e psicopatologico si evidenzierà nel suo interesse per la storia del malato. comprese subito il valore della Scala metrica. ma l’insufficienza mentale. come quelle. alle ricerche tipiche della psicologia patologica. ancor più interessante. considerando la stessa patologia mentale come un elemento importante della ricerca psicologica che studia i fenomeni normali. Ugo Cerletti. fu chiamato a Roma.. in una lettera riportata da Ferruccio Banissoni negli scritti in onore. come dirà lui stesso: Noi supereremo tutte le scale dell’intelligenza perché rinunciamo alla comparazione fra frenastenico e fanciullo normale. scrive: La sua opera è stata multilaterale e feconda.

cui diede il nome di “acroagonine”. Già dal 1933 a Genova Cerletti lavorava sulla epilessia sperimentale nei cani e nelle cavie usando l’elettrostimolazione per provocare attacchi convulsivi. dopo una serie di applicazioni. ormai titolare a Roma. 322 . osservata presso il mattatoio di Roma. che. In Germania aveva maturato un orientamento spiccatamente biologico. collaborò inoltre con Nissl interessandosi dei processi di fagocitosi nella sostanza cerebrale e delle evidenze anatomiche nella paralisi progressiva. in un certo senso. con l’ipotesi che la convulsione stessa provocasse nell’organismo il rilascio di “sostanze vitalizzanti”. Nel 1900 insieme a Gaetano Perusini (futuro collaboratore di Alzheimer) si recò ad Heidelberg. Tamburini. tra cui lo stesso Cerletti. mise a punto con Lucio Bini un apparecchio per una tecnica più sicura e applicabile all’uomo. per cui si poteva attribuire la natura infiammatoria dei processi istopatologici osservati alla azione locale e diretta della spirocheta. l’esame post-mortem suggeriva ai ricercatori. inoltre aveva portato avanti ricerche sulla paralisi progressiva. Tale ipotesi fu confermata da Noguchi poco tempo dopo (1913). La storia è nota: approntata una tecnica di passaggio di corrente attraverso il capo. Tra l’altro la scoperta qualche anno dopo (1917) da parte di von Jauregg della malario-terapia. Tornato in Italia si laureò nel 1901. darà. nel 1928 alla Università di Genova e dal 1935 diresse la Clinica delle Malattie Nervose e Mentali di Roma. L’introduzione delle terapie di shock (cardiazolico e coma insulinico) nella cura della schizofrenia. dove studiò psichiatria clinica e neuropatologia con Kraepelin ed Erb. Dopo la morte di Sciamanna. che la malattia probabilmente aveva una origine batterica.Alberto Gaston di Neurologia a Bari. inizio alle moderne terapie psichiatriche di shock. che stordiva soltanto gli animali e permetteva l’induzione di convulsioni con l’applicazione di correnti elettriche di intensità molto bassa e non pericolosa. Nel marzo del 1938 essi applicavano il primo elettroshock su un vagabondo in uno stato di tipo confusionale. lo incoraggiò a tornare in Germania per seguire un corso di studi avanzati tenuto a Monaco da Kraepelin e Alzheimer. basate anche sull’idea di un antagonismo tra epilessia e schizofrenia e l’idea che sostanze sconosciute venissero rilasciate nell’organismo dopo un accesso convulsivo guidava le ricerche di Cerletti. inviato dalla polizia presso la clinica universitaria. si era interessato prevalentemente di ricerche di istologia e istopatologia del sistema nervoso centrale. che cercava di produrre delle convulsioni tramite il passaggio di una corrente elettrica.

Uscito di ruolo Cerletti. Con l’uscita di Mario Gozzano la Clinica delle Malattie Nervose e Mentali dell’Università di Roma perde la sua precedente unitarietà. sia quella Cardiazolica che quella Insulinica. Tra il 1924 ed il 1934 ebbe numerosi contatti con l’estero. dove nel 1938. Questo indirizzo che potrebbe definirsi eclettico. e la neurochirurgia con Beniamino Guidetti. dopo un periodo di incarico affidato a Vittorio Challiol. anche per la sua sicurezza rispetto alle altre. egli ha sempre messo in evidenza la necessità di discriminare di volta in volta la predominante provenienza somatica o psicologica8. viene chiamato a Roma Mario Gozzano. Laureato a Torino nel 1922. specialmente con l’Austria. Le discipline si autonomizzano: la psichiatria con Giancarlo Reda la neuropsichiatria infantile con Giovanni Bollea. ma bilaterale. quindi a Bologna. 323 . Nel 1935 è incaricato di Clinica delle Malattie Nervose e Mentali a Cagliari. Poco tempo dopo Cerletti comunicava il resoconto del caso alla Accademia Medica Romana ed in breve tempo la nuova terapia convulsivante sostituì. La psichiatria . che si trasferirà in un Istituto autonomo. vinto il concorso.dice Gozzano . bensì integrare i dati che ci offrono tanto lo studio biologico quanto lo studio psicologico del malato psichiatrico. con il quale sviluppò alcune ricerche sulla elettrofisiologia della corteccia cerebrale.Clinica delle Malattie Nervose e Mentali presentava una remissione completa della sintomatologia. da dove appunto tornerà a Roma. è nominato straordinario. Come sottolinea giustamente Pazzini in campo psichiatrico Gozzano ha sempre cercato di dare un “indirizzo integrale” alla psichiatria e cioè di considerare la eziopatogenesi della malattia psichiatrica non come di derivazione esclusivamente somatica o psicologica. va poi a Pisa. da Genova sarà chiamato Cornelio Fazio che verrà con tutta la sua scuola e nello stesso periodo tornerà anche Vincenzo Floris che era stato uno degli aiuti di Gozzano. ma che io preferirei chiamare indirizzo integrale della psichiatria è quello che noi seguiamo nella Clinica Psichiatrica di Roma. dove frequentò alcuni corsi di base con Otto Marburg e Wolfgang Pauli e in Germania con Oskar Vogt.non può e non deve seguire un indirizzo unilaterale. nel 1924 torna a Roma per lavorare con Mingazzini.

1935. I e II. Pesaro.A. Sulla pazzia: studj psicologici e patologici di Giuseppe Girolami medico direttore del manicomio di Pesaro. 6..Alberto Gaston BIBLIOGRAFIA 1. A. e Med.. nota 1. STROPPIANA L. 3: 3-8. GIROLAMI G. Istituzioni e Ordinamenti.. PAZZINI A. L’ospedale dei pazzi di Roma dai papi al ‘900: lineamenti di assistenza e cura a poveri dementi. 1856. La Storia della Facoltà Medica di Roma.. BAGLIONI S. 1961. Roma. 5. SPANO N. 2. 3. La commemorazione romana di Sante De Sanctis nel centenario della sua nascita. Livorno. 7. 1930. Intorno ad un viaggio scientifico ai manicomj delle principali nazioni di Europa. Istituto di Storia della Medicina. L’Università di Roma. 1985. Mediterranea. Riv. 324 . Storia della Facoltà di Medicina e Chirurgia.. A. 1994. Bari. PAZZINI A. op. 1854. Roma. GIROLAMI G. Dedalo. Giovanni Mingazzini e la sua opera (Commemorazione). Riv. 4.. Wagner. Fisiol... Roma. 8.. cfr. Edizioni dell’Ateneo. di Psicologia 1962. LVI: 420-460. cit. Voll. pei tipi di Annesio Nobili.A..

LA CLINICA ORTOPEDICA E TRAUMATOLOGICA LUIGI ROMANINI .EMILIO ROMANINI 325 .

Vittorio Putti e Baldo Rossi. dell’Ospedale San Giacomo e dell’Ospedale della Consolazione (Filippo Scalzi. all’Istituto Rizzoli di Bologna. Clinico Chirurgo. L’idea di una fusione delle due materie era ormai matura poichè si veniva evidenziando e concretizzando il concetto unitario di una disciplina diretta alla diagnosi e cura delle deformità dell’apparato locomotore sia congenite che acquisite da cause genetiche. con il primo concorso in Italia di Professore Ordinario della disciplina. E qui nello stesso tempo. i primi due verranno chiamati a “La Sapienza” di Roma.La Clinica Ortopedica e Traumatologica Sulla nascita della disciplina L’insegnamento di Clinica Ortopedica e Traumatologica si concretizza a Roma in Cattedra Universitaria nel 1912. è interessante notare come. ma che ancora i Chirurghi Generali del tempo consideravano di loro stretta pertinenza.prima Università in Italia . la terna è composta da Riccardo Dalla Vedova. che riesce finalmente a trovare una sua pur precaria collocazione nel Policlinico Umberto I inaugurato da pochi anni1. Facendo un passo indietro è interessante notare come tra il ‘70 e la fine del secolo.La Sapienza vede “materializzarsi” l’Ortopedia e Traumatologia nel 1910. Solo con il pensionamento di F. e il liberarsi dell’incarico di Traumatologia. Baccelli negli anni tra il 1888 e 1905 del grande Ospedale Universitario Romano. Postempscky) e quello di Ortopedia agli Aiuti della Clinica Chirurgica Universitaria Roberto Alessandri e poi a Demetrio Roncalli e Riccardo Dalla Vedova. E’ la consacrazione ufficiale dell’opera di molti grandi chirurghi che insegnarono (sia nell’Archigimnasio Pontificio della Sapienza tra il 1500 e 1870 e poi nella nuova Università Statale dopo “fatta l’Italia”). Scalzi. una disciplina che veniva poco alla volta prendendo forma nei decenni a cavallo tra il XIX e XX secolo. l’insegnamento di Traumatologia venga affidato a prestigiosi Primari Chirurghi ospedalieri. A. ideatore e creatore con G. Poiché il genio creativo di un singolo concepisce contemporaneamente i due grandi progetti: Francesco Durante. Francesco Occhini. si uniscono i percorsi sia della nuova disciplina. che del Policlinico Umberto I. Angelo Incoronato. distrofiche. è lo stesso che intuisce l’opportunità e la necessità di fondere i due insegnamenti (tanto vicini alla sua sensibilità ed ai suoi interessi operativi e di ricerca) al punto di assumere personalmente nel 1910 l’incarico della materia per divenire nello 327 . le due materie vengono per la prima volta riunite in un solo insegnamento e . Infatti Durante. infettive così come traumatiche.

Raffaele Bastianelli (e non è dir poco) che aspirava a quell’incarico. con l’avvento di Riccardo Dalla Vedova alla Cattedra nel 1912. che io lasci la parola proprio a Dalla Vedova che. Francesco Durante. per incarico del Rettore. elaborò personalmente il capi328 . qui voglio ricordare le sue tecniche di resezione o osteotomia cuneiforme del ginocchio. lascia Roma per tornare alla sua Sicilia. e. Durante traversò tutte le esperienze chirurgiche in Italia ed all’estero. sua creatura. nella sua prima Sede in un edificio di via Garibaldi 44 (ai piedi del bosco del Parnaso sotto il Gianicolo). Durante chiede alla Facoltà di bandire quel Concorso di Ordinario che si concluderà. di resezione della spalla e di astragalectomia parziale. prima nella Clinica Chirurgica Universitaria. riesce ad ottenere l’uso Dalla Vedova (a destra) ritratti durante una di due piccole infermerie e di Commissione di Concorso (1936) un solarium nel braccio orientale della terrazza. Gli succederanno i suoi allievi: Roberto Alessandri per la Clinica Chirurgica e Riccardo Dalla Vedova per la Clinica Ortopedica. Dalla Vedova. valorizzata dal suo mettersi personalmente in gioco. Con la realizzazione della nuova specialità. a questo punto. come ho accennato all’esordio di questo racconto. e poi nella nuova sede prestigiosa del Policlinico Umberto I. tecniche di deciso stampo specialistico ortopedico. nel Fig. Direttore del neo Istituto di Clinica Ortopedica. nel frattempo. radiologiche e cliniche d’avanguardia. Nato a Letojanni di Messina.Emilio Romanini stesso tempo Ordinario di Clinica Chirurgica con l’interim dell’Ortopedia e Traumatologia. dopo 47 anni d’insegnamento. se altri parlerà dei suoi meriti specificamente chirurgici (tra cui il primo intervento nel mondo nel 1857 di asportazione di un tumore cerebrale). dal 1912 al 1919 deve operare usufruendo dei pochi letti che gli vengono “prestati” dalla Clinica Chirurgica già forte di 90 letti e di attrezzature di laboratorio. 1 – Vittorio Putti (a sinistra) e Riccardo tempo. Ma non si adatta e. accettò signorilmente la assunzione di responsabilità del Maestro indiscutibile.Luigi Romanini . E’ bene. dell’artroplastica del gomito. e si fece da parte per non interferire nei suoi disegni.

promiscui a piccoli pazienti di ambo i sessi). Consulente specialista del 9° corpo d’Armata e Colonnello della Croce Rossa durante la guerra 1915-18. 2 – La corsia dei bambini nel reparto di Ortopedia attrezzato nei locali della Clinica Chirurgica del Policlinico 329 . di locali per la Direzione. delle fotografie e delle radiografie. di una sala per apparecchi gessati. di due locali per ricerche istologiche. per l’impianto radiografico e per la fotografia a luce artificiale. di una sala per terapia fisica. per gli assistenti e per la Biblioteca.La Clinica Ortopedica e Traumatologica tolo relativo alla sua Clinica nella Monografia L’Università di Roma pubblicata dallo stabilimento Poligrafico dell’Amministrazione dello Stato nel 1927 . nella quale è ammassata una larga dotazione di macchinari e di apparecchi. egli fu chiamato dalla Regina Margherita come Consulente Specialista Ortopedico e Traumatologo all’Ospedale della CRI annesso alla Reale Casa del Quirinale per i mutilati di guerra. E’ un uomo che ha appena oltrepassato la cinquantina che . pervenuti per la maggior parte alla clinica da donazione di sua Maestà la Regina Elena: tale suppellettile non è abbastanza utilizzata. Ed ecco le sue parole: Al piano terreno. Fig. riservato. (Fig. per l’Archivio delle storie cliniche. oltre ad un locale per l’ambulatorio (ottenuto da qualche mese). di locali per l’armamento.non demorde dall’impegno di costruire a Roma un “vero” Istituto di Clinica Ortopedica e lavora per questo scopo con quella indefessa attività che ha sempre marcato i tempi della sua vita. dispone di un’infermeria per i bambini (20 letti. 2-3-4) In quel capitolo il Direttore dell’Istituto espone la realtà del suo piccolo Reparto con una serenità ed un equilibrio che sono lo specchio del suo carattere severo. e questo suo ben operare presso le istituzioni gli procurò tale stima e simpatia da riuscire ad ottenere un ampliamento della sua sede autonoma nel 1919.Anno VI2. ma straordinariamente laborioso e tenace. comunicante con spogliatoio. nel padiglione orientale. per provvisoria concessione ed adattamento di locali del pianterreno nel fabbricato della Clinica Chirurgica.malgrado il passare degli anni (allora le carriere erano spesso più rapide) . data l’angustia dello spazio.

al contrario. con evidente reciproco disagio di funzionamento. ma anche una vena di delusione e stanchezza nel vedere i tempi protrarsi in maniera eccessiva.Luigi Romanini . L’Istituto funziona soltanto durante il periodo delle lezioni. non essendo compatibile con l’ammontare della donazione. di rimpetto alla clinica pediatrica. sul prolungamento del Viale Regina Margherita. ma fino ad ora non ne sono state iniziate neppure le fondazioni. tempi serrati. Fig. Per questo Istituto è stato studiato un progetto di sistemazione edilizia definitiva. mentre la sua disciplina. che andava acquisendo sempre più importanza e significato. la clinica si giova delle officine di protesi dei mutilati di guerra cui ha concesso in uso il macchinario e gli utensili che alla clinica sono pervenuti dalla stessa donazione sovrana che l’ha fornita delle macchine per chinesiterapia. Per l’allestimento degli apparecchi ortopedici. I locali per i vari servizi igienici di dette infermerie e della camera operatoria sono promiscui con la clinica chirurgica. 3 – La sala gessi con l’annesso laboratorio radiologico ancora presso la Clinica Chirurgica del Policlinico Nelle due infermerie del I piano sono allogati 16 letti per gli adulti (8 uomini e 8 donne).Emilio Romanini Fig. Dal 1918 al 1933 Dalla Vedova non si stancò mai di dimostrare l’importanza scientifica e sociale dell’insegnamento da lui dettato e 330 . La soprastante terrazza viene adibita a solarium (priva però di qualsiasi adattamento). nella mancanza di locali per gestirvi le officine proprie. 4 – L’angusto locale dove sono ammassate le attrezzature e i macchinari per la terapia fisica e riabilitazione come racconta Riccardo Dalla Vedova Dall’ultima sua frase traspare tutta la necessità e l’urgenza che assillavano Dalla Vedova. gli impone.

sorse il magnifico Istituto di Clinica Ortopedica della Città Universitaria.M. acquista ed espropria tutta la vasta area compresa tra il Policlinico. la Regina Elena di Savoia l’urgenza di provvedere a creare nella capitale un Istituto degno di Roma e delle finalità che doveva perseguire. vengono destinati alla creazione della nuova Città Universitaria (termine discusso e contestato in un primo tempo) che dovrà riunire tutte le facoltà (esclusa Ingegneria. ricorda come il Vallone. Sono molti. creano in una prima fase il dilatarsi dei tempi. per avere troppe volte chiesto invano. Scienze Politiche e poche altre) con il programma. in quegli anni. con impostazioni e disegni progettuali spesso contrastanti. di abbandonare il prestigioso Palazzo borrominiano della Sapienza. E’ quella che Livio Iannattoni3. che diverrà in futuro Archivio di Stato. E nel 1935. Sono circa 30 ettari che. dopo molti dubbi. Architettura. a Roma a dibattere il tema dell’Università. nella commemorazione del Maestro nel 1942. nel tempo. 331 . La nuova sede E sono le parole di Carlo Marino-Zuco. indimenticato poeta e cantore di Roma. quando già la voce del Maestro cominciava ad essere roca e stanca. appena aldilà dei propilei. ma il succedersi tra quadri dirigenti di personalità tecniche e politiche diverse. dilazionando l’inizio dei lavori che solo intorno agli anni 1930-31 sfociano in una condizione di fermento operoso. vasto terreno di caccia per le nostre scorrerie ed i nostri sogni di ragazzi tra i gruppi di Piazza Siculi e di Via dei Marrucini. che ci ricordano il grande evento del tanto atteso passaggio dell’Istituto dagli angusti locali del Policlinico nell’imponente nuovo edificio creato da Arnaldo Foschini all’ingresso della nuova Sapienza. 5 – L’epigrafe che ricorda la donazione di S. finalmente foriero di risultati. la zona militare di Castro Pretorio (dove era appena sorto il Ministero dell’Aereonautica) e il quartiere di San Lorenzo.La Clinica Ortopedica e Traumatologica Fig. Lo Stato. e le sedi di via Panisperna ed altre. selvaggi ed incolti.

per la sua organicità della costruzione. essa aveva solo 40 letti. E’ infatti opportuno ricordare che. per il proporzionato rapporto dei diversi servizi. e li spronava continuamente a completare con rapidità l’opera. 6 – Nel 1933 si pongono le fondamenta dell’Istituto (sullo sfondo la Clinica Neurologica e il complesso del Policlinico) 332 . Dalla Vedova ne previde 100 nel nuovo Istituto. ma di avere pazientato fino quando fosse stato possibile far si che l’Istituto sorgesse nelle proporzioni che la sua mente di antesignano assegnavano alla Ortopedia nei rapporti della vita sociale moderna. e quelle dell’attrezzatura specifica per un così grande Istituto e per il suo larghissimo movimento ambulatorio in continuo inesauribile aumento. E fu opera degna di tanto grande Maestro. quando io avrei dovuto assumere una cattedra di Ortopedia fuori Roma. ingegneri e costruttori trovarono le strade spianate da Colui che per anni aveva maturato nella sua mente tutte le possibili soluzioni di tale edificio. ma lo creò in modo tale da potervene disporre senza alcun disagio ben duecentocinquanta negli anni successivi. medici e personale adatto alla specialità. fino al momento in cui la Clinica Ortopedica prese possesso del nuovo Istituto. previde alle difficoltà di preparare gli uomini. E come pensò alle strutture dell’edificio. Il Suo grande merito non è solo quello di aver ottenuto un Istituto. perché architetti. la cui necessità veniva imponendosi col tempo.Emilio Romanini E sorse quasi d’incanto. lasciò Fig.Luigi Romanini . per i moderni dettagli costruttivi legati alle necessità specialistiche e soprattutto per le indovinate proporzioni dell’edificio. Nel novembre del 1940 prima dello scadere dei limiti di età.

di cui due a Bologna e una a Roma. svoltosi per la prima ed unica volta in Italia in tre giornate. alla lussazione congenita dell’anca. (Fig. Aumenta in modo eloquente il numero dei ricoveri e si incrementa il numero delle prestazioni chirurgiche e conservative. Di Nepi e molti altri. Marino-Zuco e Tancredi e successivamente Paparella-Treccia. sistemiche e non. alle deformità congenite degli arti.La Clinica Ortopedica e Traumatologica Fig. La Scuola La clinica vive una vita nuova e nuovi allievi si aggiungono alla Scuola: emergono Crainz. colla decisa volontà ch’io continuassi l’opera sua.in campo ortopedico: le deformità conseguenti alla poliomielite. e poi F. Russo. alla TBC. che ancora oggi. 7 – Illustrazione dal progetto dell’architetto Arnaldo Foschini per l’Istituto di Clinica Ortopedica anticipatamente la propria. ha ricordato con lucidità in alcuni scritti e in una spiritosa e vivace intervista l’attività di quegli anni. divengono il pane quotidiano della pattuglia di giovani chirurghi del Nuovo Istituto. I tempi sono rapidi: nel 1933 viene posta la prima pietra4. 6. sia in campo traumatologico che . Si allarga sempre più il 333 . indomito ultranovantenne.grossa novità per Roma .7) nel 1936 l’inaugurazione dell’Istituto che già nel 1938 è sede di una giornata del Congresso della Società Internazionale di Chirurgia Ortopedica e Traumatologica.

11) un vasto modernissimo laboratorio per analisi chimico-cliniche e di istopatologia. quattro vaste sale operatorie provviste di osservatori per studenti e specialisti in formazione collegati via radio. Anche l’attività didattica e di ricerca si amplia grazie a nuove strutture: una bella aula di oltre 100 posti. ritenuta dispersa. 11 – I medici in posa in uno dei quattro osservatori del reparto operatorio campo d’azione mediante l’opera ed il servizio di consulenza prestato alla Società Autonoma delle Officine Ortopediche Romane che si afferma rapidamente in campo nazionale (dalla prima sede a Villa Mirafiori.Emilio Romanini Fig. Al centro: Maria Josè di Savoia a colloquio con Dalla Vedova nella biblioteca. e oggi esposta Fig. 8 – Personaggi illustri in visita all’Istituto. In alto: l’arrivo della Regina d’Italia nel 1937. (Fig.Luigi Romanini . con un potenziale di uomini apparecchiature e strutture di tale qualità da competere degnamente con quelle dei più antichi Istituti: il Rizzoli di Bologna. era stato generosamente fornito delle più moderne apparecchiature riabilitative dal delicato e munifico gesto dalla Regina Elena di Savoia. ma recuperata nel 1999 dal personale dell’Istituto. In basso: Umberto di Savoia nel 1942 visita i militari feriti 334 . un servizio di radiologia ed un potenziamento di quel piccolo Reparto di Fisiochinesiterapia che. oggi ancora attiva in via degli Irpini). come abbiamo detto. i Rachitici a Milano e il Maria Adelaide di Torino. in un edificio alle spalle dell’Istituto. Una epigrafe commemorativa di quell’evento. fu danneggiata nei successivi eventi bellici.

La Clinica Ortopedica e Traumatologica nell’atrio della Sede del Dipartimento di Scienze dell’Apparato Locomotore. giungono nel cielo di Roma sui quartieri di Castro Pretorio. 5) Tutti questi Reparti completamente autonomi rendevano di fatto l’Istituto distaccato ma contiguo al Policlinico. (Fig. 335 . Tiburtino e San Lorenzo.40 (come testimonia la foto dell’orologio “della firma” all’ingresso del personale dell’Istituto) la successiva Fig. mentre tutta l’Italia è entusiasticamente invasata da visioni e certezze di un futuro imperiale. assurto alla Cattedra nel 1942. In basso: una corsia devastata.come sempre . Infatti il 19 luglio del 1943. Ma proprio quando la Nuova Clinica Ortopedica ha preso consistenza e il complesso si perfeziona con l’attivazione di sempre nuove iniziative sotto l’occhio vigile di Dalla Vedova e la dinamica spinta di Carlo Marino-Zuco. In alto: i danni riportati dall’ala di levante e dell’ingresso posteriore della Clinica. 9 – Immagini riprese il 20 luglio subito dopo il bombardamento americano di Roma. alle ore 11. cominciano a delinearsi torbidi segni della tempesta e delle ineluttabili tragedie che . Alle ore 11. perfettamente autosufficiente ma direttamente collegato all’opera ed ai programmi dello stesso Policlinico Universitario. A sinistra: l’ingresso del personale. la prima ondata delle Fortezze Volanti e dei Liberators partite dall’Africa.seguono alle guerre ingiuste.03.

per la gran parte militari traumatizzati provenienti dal fronte.12). segue personalmente.Luigi Romanini . con la collaborazione di Tommaso Crespi e Aldo Astolfi.Emilio Romanini ondata scarica numerose bombe sia sul Policlinico che sulla Città Universitaria. egli nel difficile momento che l’Italia attraversa. diastasatori e compattatori per le scoliosi e per tutto ciò che riguarda l’impiego della biotecnologia in chirurgia ortopedica. e viene realizzato l’originale sistema di avvitamento del collo del femore con vite a cannocchiale e l’altrettanto originale sistema di centramento radioscopico. dove l’Istituto continuerà a prestare assistenza durante il durissimo e drammatico periodo dell’inverno e primavera 1944. potrebbero avallare la testimonianza di Cesare De Simone che. egli riesce in breve tempo non solo a ricostruire. Nato a Roma nel 1893. di segmenti scheletrici. Tutti i degenti. 336 . fra i primi in Europa. (Fig. sistema TV a circuito chiuso per la trasmissione degli interventi dalle sale operatorie e dalle sale gessi). elaborati e costruiti prototipi originalissimi di protesi di anca (fig. ma ad ampliare e migliorare le strutture dell’Istituto. è nominato anche Commissario della Società Italiana di Ortopedia e Traumatologia la cui vita era rimasta paralizzata a causa della guerra7. sotto l’occupazione nazifascista e nell’anno successivo6. dove vengono centrate l’ala sud. I primi materiali bio-compatibili vengono studiati e lavorati per la creazione di mezzi di sintesi.10) che viene portata a oltre 300 posti e fornita di apparecchiature di estrema avanguardia per l’epoca (impianto per la traduzione simultanea a quattro linee. La didattica e la ricerca Nella clinica viene potenziata l’attività didattica con la ricostruzione dell’Aula Magna (fig. mentre viene attrezzato un laboratorio tecnico-chirurgico che Marino-Zuco. vengono evacuati e trasferiti nei locali di una scuola pubblica di Via Boezio. il cortile ed alcuni ambulatori della Clinica Ortopedica. di spalla. l’Aula Magna. Ma nel 1946 Marino-Zuco è già al lavoro per la ricostruzione dell’Istituto. nel suo libro5 Venti angeli sopra Roma parla di settanta morti tra pazienti e personale medico-sanitario in Clinica Ortopedica. 9) La perdita pressochè totale del materiale di documentazione non ci permette di ricostruire con esattezza i dettagli ed i numeri dell’evento. Le poche foto faticosamente reperite in Istituto e allegate. qui vengono disegnati. Con un impegno e una genialità organizzativa e la capacità di reperire risorse da grande manager.

dettato dell’accordo Università-Ospedali istituito già nel 1824 da Leone XII 337 . Marcello Pizzetti ne diverrà il responsabile dalla fine degli anni ’60 fino al 1980 quando diviene Professore Ordinario (primo in Italia) di Medicina Fisica e Riabilitazione. al piede torto congenito ed alle cifoscoliosi che vengono curate chirurgicamente con metodiche originali. infatti. dalla poliomielite agli esiti delle paralisi ostetriche. tra il 1970 e il 1985 portata avanti con risultati brillanti dal suo successore Giorgio Monticelli.La Clinica Ortopedica e Traumatologica Fig. Questa imponente impostazione didattica e scientifica consentirà notevoli realizzazioni in sede assistenziale e scientifica. Rimangono sempre stretti i rapporti con il Policlinico soprattutto in riferimento alla traumatologia: la clinica Ortopedica gestisce. di una sezione di idro-balneoterapia con vasca per la deambulazione e vasche a farfalla in acciaio. 12 – Uno dei primi modelli di protesi d’anca MZ (Marino Zuco 1950) e immagine radiografica di un impianto Il laboratorio di istopatologia clinica e batteriologia viene ulteriormente potenziato con l’uso di uno dei primi microscopi elettronici impiantati nel Policlinico e nella Città Universitaria e con la creazione di una sofisticata Banca delle Ossa. Egli scomparve prematuramente nel 1997. paralisi da cerebropatie. un reparto specialistico presso il Pronto Soccorso dove a turno i suoi operatori prestano servizio di consulenza. e che verrà. Il reparto di Fisioterapia dispone qui di una vastissima palestra per la ginnastica medica e la rieducazione motoria. 10 – L’Aula Magna al termine dei lavori di ricostruzione nel 1948 Fig. gli succederanno nel 2000 Valter Santilli e Vincenzo Saraceni. I più diversi campi della patologia ortopedica verranno affrontati con visione del tutto nuova e con risultati decisamente positivi. di servizi ambulatoriali e numerosi box per la termo-elettro-fisioterapia. Sarà questo un tema di particolare interesse per Marino-Zuco che già dal 1922 aveva riferito all’Accademia Medica di Roma sulla cura moderna della scoliosi.

Ricorderò infine colui che succede a MarinoZuco nel 1964: Giorgio Monticelli. con una migliore dinamica dei servizi e degli spazi. così come nacquero iniziative di carattere sociale particolarmente innovative per l’epoca rivolte al recupero dei motulesi ed alla prevenzione delle malattie traumatiche con la fondazione della Associazione Italiana Riabilitazione Minorati e della Società Italiana di Medicina del Traffico. viene chiamato alla Cattedra Romana nel novembre 1963. diretto da Salvatore Pappalardo del Dipartimento di Scienze dell’Apparato Locomotore. Oggi quel piccolo Reparto è da alcuni anni divenuto una Divisione Traumatologica del DEA. Sotto la sua Direzione. anche Marino-Zuco. l’Istituto si rinnova ancora una volta. Tale disposizione è stata sempre confermata negli anni successivi nelle riforme e negli statuti dell’Università Statale8. Si aprono grandi prospettive a una nuovissima scienza che deriva direttamente dalla specialità ortopedica: la Terapia Fisica e la Riabilitazione Motoria in Ortopedia. Si potenziano. forte di 12 letti e adeguate strutture. forma una “squadra” poliedrica e vivacissima di collaboratori ed allievi che nei successivi decenni diffonderà la cultura ortopedica in grandissima parte delle Università e degli Ospedali romani ed italiani. Monticelli) .Luigi Romanini . 13 – Marino Zuco (al centro) e Monticelli (a destra) insieme al Rettore Ugo Papi (1965. alla prolusione del Prof. Ordinario dal 1959 a Siena. che lascerà nel 1987. L’accordo prevedeva che tutti i Professori di Clinica hanno il diritto di scegliere i malati convenienti alla Istruzione in qualsivoglia Ospedale della città. con la trasformazione delle vecchie corsie in camere e box a due o tre letti con servizi personalizzati e moderni. dal 1950 al 1964. e che non è possibile enumerare in questa sintetica e breve trattazione. Come già fece Dalla Vedova. gli ambulatori e si aggiorna il reparto di radiologia dove vengono arricchite le diagnostiche con specifiche apparecchiature per le sacco-radico338 Fig.Emilio Romanini con la bolla quod divina sapientia omnes docet.

da tecniche originali. Merlè D’Aubignè (presidente della Società Internazionale di Chirurgia Ortopedica e Traumatologia). il Prof. ma ancora artigianali. Ma. adeguata agli standard internazionali. D’Avack. a metodiche di più ampio respiro. Si passava così anche nei laboratori. 14) Negli anni ’70 Monticelli fonda il Giornale Italiano di Ortopedia e Traumatologia edito in lingua italiana ed inglese. soprattutto. (Fig. consentite da scambi culturali frequentissimi sia del Maestro che degli allievi in campo internazionale. Così come tutti i suoi allievi ebbero sempre ad apprezzare il suo impegno nella loro formazione clinica e scientifica e le sue caratteristiche peculiari di dedizione e umanità che riservava ai pazienti. 14 – Il tavolo della Presidenza in occasione di un Congresso Internazionale nell’aula dell’Istituto: da sinistra il Prof.La Clinica Ortopedica e Traumatologica lografie del rachide. fu importante l’adeguamento di tutta l’attività di ricerca di base e applicata. organo ufficiale della Società Italiana di Ortopedia e Traumatologia in cui confluiscono e si esauriscono le storie di molte riviste ormai obsolete. dalla chirurgia infantile a quella dei tumori e alle nuove Fig. al passo con i tempi. Monticelli metodiche di osteosintesi rigida e poi dinamica9. Paride Stefanini e il Prof. 339 . Sono note in tutto il mondo le metodiche della Sua Scuola per l’allungamento degli arti e il trattamento delle deformità vertebrali. il rettore Prof. dalla chirurgia vertebrale alla chirurgia protesica sostitutiva.

e Giuseppe Costanzo. col terminare del secolo e con l’arrivo alla Cattedra di Franco Postacchini. mentre alla seconda Cattedra viene chiamato a Roma. (Fig. viene chiamato alla Cattedra presso il Polo Pontino di Latina della nostra università nel 2005. nello stesso anno. Perugia (al centro) e Romanini (a destra) motore. Di Perugia è doveroso ricordare l’intensa attività scientifica e chirurgica nei campi della patologia del ginocchio e delle malattie dei tendini. Perugia succede al Maestro nella direzione della prima Cattedra nel 1985. mentre (ed è la storia più recente) Ciro Villani risulta vincitore del concorso per la seconda Cattedra Universitaria a Roma nel 2003. Nel 2000. che aprirà un discorso nuovo in campo nazionale sul tema della Neuro-Ortopedia infantile e dell’ancoraggio biologico in chirurgia protesica. cui era stata affidata una terza Cattedra. l’Istituto si trasforma in Dipartimento di Scienze Fig. 15 – A sinistra Monticelli con i due allievi in dell’Apparato LocoCattedra. che egli stesso terrà a battesimo assumendone la Direzione. Marcello Pizzetti e Luigi Romanini si succederanno alla Direzione dell’Istituto dal 1987 al 1999. che successe a Romanini a L’Aquila nel 1986. 15) Maurizio Monteleone.Luigi Romanini . Lamberto Perugia. nella patologia scheletrica dell’emofilico fino a divenire punto di riferimento in campo internazionale nella traumatologia sportiva. di due Cattedre e di più di 20 Professori Associati. 340 . dall’Università dell’Aquila il vostro cronista di oggi. si trasferisce alla Direzione dell’Istituto di Clinica Ortopedica della nuova Università di Tor Vergata.Emilio Romanini Già nel 1968 Monticelli chiese lo sdoppiamento della sua cattedra per affiancare a sè Lamberto Perugia che divenne titolare della seconda Cattedra Ortopedica Romana. Con la nascita del Dipartimento il vecchio Istituto prende un aspetto nuovo: non è più la grande nave da battaglia forte di oltre 200 letti.

quando Autorità accademiche e aziendali testimoniarono in gran numero il prezioso e indispensabile contributo tuttora fornito dall’Istituto al complesso del Policlinico10. Malgrado tutto. 341 . La Città Universitaria di Roma negli anni del II Conflitto Mondiale. Milano. sempre ben guidata e attenta alle esigenze accademiche del grande complesso ortopedico di Piazzale Aldo Moro. La Storia della Facoltà Medica di Roma. Roma.. pur sempre positiva e propositiva. 1990.. 1927. Nel futuro. Ciò ebbe una splendida conferma in occasione della festosa cerimonia per la celebrazione del sessantesimo anniversario dell’Istituto. L’Università di Roma. oggi forse eccessivamente snella per le sue reali potenzialità e per il servizio ancora imponente che deve svolgere sul piano didattico. che certamente. PAZZINI A. Roma intima e sconosciuta. Venti angeli sopra Roma. dovuta soprattutto all’impegno di una Facoltà Medica poliedrica e articolata. 9(1):221-255. anche i rapporti tra il Dipartimento ed il Policlinico (a sua volta divenuto Azienda) si fanno più complessi. Roma. 3. I e II. E’. nelle mani delle giovani leve pervenute alla guida della struttura. di ricerca e assistenziale nel confronto di un numero tanto vasto di studenti e delle incessanti richieste di ricovero e cura dei pazienti. DEL VECCHIO G. 6. non potrà che essere degno del suo prestigioso passato. di fronte ai nuovi problemi.La Clinica Ortopedica e Traumatologica Ricercatori ed Assistenti Ordinari ad esaurimento.. BIBLIOGRAFIA 1. Voll. Mediterranea. (a cura di). Roma. Serie III . 1935. I bombardamenti aerei sulla città eterna (il 19 luglio e il 13 agosto 1943). essi si maturano grazie ad una dialettica serrata e spesso laboriosa. JANNATTONI L. Istituto di Storia della Medicina. si prospetta ancora una volta un nuovo progetto di competizione e rilancio.. 4. 2.. da considerare la perdita di gran numero del personale medico e sociosanitario a causa dei pensionamenti e del blocco delle assunzioni che riduce drasticamente la mano d’opera attiva. Mursia 1993. infatti. DE SIMONE C. COCCIA M. In tali nuove condizioni. 1961. Roma. essa si trasforma poco a poco in una struttura più duttile e dinamica. L’Università di Roma. Istituto Poligrafico dello Stato. 5. Newton Compton. Atti e Memoria dell’Arcadia. SPANO N.

60° Anniversario della Fondazione dell’Istituto di Clinica Ortopedica e Traumatologica dell’Università di Roma “La Sapienza”.. GUIDONI E.. 1962. BADER L. Storia della Facoltà di Medicina e Chirurgia. 1985. REGNI M.Luigi Romanini ..Emilio Romanini 7. Istituzioni e Ordinamenti. 8. Multigrafica. Roma. Padova. Edizioni dell’Ateneo. ROMANINI L. Genesi ed evoluzione dell’ortopedia in Italia dalla chirurgia del Medioevo alla chirurgia ortopedica dei nostri giorni. (a cura di). 10.. STROPPIANA L. 9. 342 . Roma. 1985. 1935-1985 La Sapienza nella Città Universitaria. Delfino Editore 1997. Roma.

PARTE IV Il Policlinico oggi .Ricerca ed Organizzazione .

RICERCA DI ECCELLENZA AL POLICLINICO UMBERTO I ALBERTO GULINO 345 .

nei Paesi in cui essa sia competitiva. personale sanitario e cittadini si aspettano di trovare le risposte più aggiornate al bisogno primario rappresentato dalla salute1. medici in formazione. metodologie innovative e mezzi.5. La ricerca di eccellenza è la missione di tutte le strutture universitarie. i finanziamenti e di conseguenza i programmi di ricerca si sono fortemente ridotti. di insegnare e di fornire assistenza. una delle cause andrebbe ricercata nell’aumento della richiesta di servizi. Per questa ragione. studenti. una delle finalità principali di un Policlinico Universitario è lo sviluppo di una ricerca capace di generare progressi scientifici e di trasferirli al paziente. questa missione è sentita in modo particolare perché in esse tutti i fruitori. nonostante grandissime opportunità siano offerte dagli enormi avanzamenti registrati negli ultimi anni sia sul piano conoscitivo che tecnologico. Dovendosi confrontare con le riforme del servizio sanitario e con i tagli alle spese imposte dai governi. Diversi illustri pareri sono stati raccolti sulle più prestigiose riviste scientifiche ma le cause della crisi non sono state ancora del tutto chiarite3. i risultati che ne derivano portano alla creazione di centri dove si sviluppa una ricerca di eccellenza. Oltre ai compiti istituzionali didattico-assistenzali. La pressione finanziaria sulle università può comportare che gli allievi più brillanti non possano continuare la loro carriera nei dipartimenti universitari e di conseguenza la maggior parte degli scienziati sono costretti a trovare impiego nell’industria. in tutto il mondo la Medicina accademica vive un momento di profonda riflessione in relazione alle sue capacità di ricercare. Per taluni. La carenza di incentivi finanziari e il crescere della disillusione riguardo le prospettive di carriera nella medicina accademica hanno ostacolato gli sforzi di reclutamento e mantenimento del personale delle Facoltà Mediche.Ricerca di eccellenza al Policlinico Umberto I Premessa ovvero Medicina Accademica ed Eccellenza Scientifica al giro di boa. dalla globalizzazione e dalle tendenze sociali. Quando si crea questa condizione.4. Nonostante gli enormi problemi in cui si è venuta a trovare la 347 . La mancanza di riconoscimento per i buoni insegnanti pone un serio problema all’educazione ed alla ricerca medica del futuro. Perchè si realizzi questo obiettivo è necessaria una stretta collaborazione tra ricerca di base e ricerca clinica. Paradossalmente. di pensare. sono in corso dibattiti per cercare di trovare le strategie migliori per sostenere questo settore così cruciale. Nelle Facoltà Mediche. Naturalmente si tratta di una sfida difficile per la cui realizzazione sono necessarie competenze.2.

ma allo stesso tempo ha conservato la capacità di sviluppare una ricerca di eccellenza riconosciuta nel mondo e. I risultati di questa politica scientifica sono stati giudicati positivamente1. ponendo quindi la nostra Istituzione nel più globale contesto internazionale che si muove nell’ambito degli obiettivi stabiliti nel 1997 dal NIH Director’s Panel on Clinical Research (http://www. anche per l’influenza che questa politica ha avuto nell’orientare la ricerca accademica2 in quanto ha accelerato il trasferimento (traslazione) dei risultati della ricerca di base verso una migliore caratterizzazione delle diverse patologie come substrato razionale per gli interventi terapeutici. accanto alle tradizionali ricerca di base e ricerca clinica. requisito essenziale per la realizzazione di una eccellenza scientifica. in particolare grazie agli studi di Genomica e di Medicina molecolare. così come ha fornito un punto di riferimento per le generazioni di medici del secolo scorso. e la ricerca traslazionale (studies of the mechanisms of human disease and evaluation of therapeutic interventions)1.htm) per i National Institutes of Health USA. La coesistenza nella nostra Facoltà di Medicina della missione “universitaria” con quella “clinico-assistenziale”. la Facoltà 348 . Ponendo l’accento sull’importanza fondamentale della ricerca di base e di quella epidemiologica. il Panel ha peraltro ridefinito in maniera differenziale la ricerca clinica (studies of living human subjects.Alberto Gulino Medicina accademica a livello internazionale. ha reso possibile la programmazione delle finalità del Policlinico Umberto I introducendo.2.gov/news/crp/97report/1report. in molti centri la ricerca si mantiene ad un livello di eccellenza.nih. Il Policlinico Umberto I ha condiviso con altre strutture nazionali ed internazionali questa profonda riflessione sull’essere una moderna Medicina accademica e non è sfuggito alle contraddizioni proprie di un Policlinico universitario. GLI STRUMENTI: Eccellenza scientifica e benchmarking nella ricerca. la ricerca traslazionale. including the laboratorybased development of new forms of technology). Ciò ha avuto ovvie ripercussioni sulla politica degli investimenti scientifici sia in termini di risorse che di progettualità culturali. Facendo propria questa politica scientifica e dando ampio spazio alle procedure di benchmarking nella ricerca. si accinge a continuare a fornire il suo servizio negli anni a venire.

Science. pur confermando lo sviluppo della ricerca di base e della ricerca clinica. etc. Le procedure di benchmarking si sono sviluppate mediante l’utilizzo di criteri di valutazione dell’attività di ricerca scientifica. Tali procedure hanno trovato spazio sia in appropriati organi all’interno dell’Università (Facoltà di Medicina e Ateneo) sia in un contesto sovrauniversitario nazionale (ad es. J. indicatori d’impatto scientifico. Medicine. Journal Citation Report-ISI) o di raggiungimento di obiettivi e verifiche intermedie in analogia a quanto realizzato in ambito internazionale o nella ricerca industriale pre-competitiva (obiettivi intermedi. Nature Cell Biology. Esempi sono rappresentati dal numero e dalla qualità delle pubblicazioni scientifiche prodotte. Le pubblicazioni scientifiche risultano infatti nelle più prestigiose riviste a diffusione internazionale quali. utilizzo risorse rispetto agli obiettivi intermedi raggiunti. danno spazio a quell’area intermedia a forte implementazione di risultati rappresentata dalla ricerca traslazionale. sempre di più.Ricerca di eccellenza al Policlinico Umberto I di Medicina ed il suo Policlinico Umberto I. qualità valutata secondo indicatori scientimetrici consolidati quali l’impact factor (Journal Citation Report-ISI). a titolo esemplificativo. hanno disegnato la propria struttura ed i propri obiettivi secondo modalità che..). nel corso degli ultimi anni. La valutazione di una selezione di oltre 3.. Produttività scientifica Il forte impulso alla ricerca si è tradotto in una crescita progressiva dell’attività valutata come prodotti (pubblicazioni scientifiche) nonché come partecipazione dei ricercatori della Facoltà di Medicina e del Policlinico Umberto I a collaborazioni scientifiche multicentriche a livello nazionale ed internazionale. che ne ha anzi rappresentato l’elemento caratterizzante di eccellenza scientifica.000 pubblicazioni della Facoltà di Medicina nell’ultimo quinquennio ha rivelato la collocazione degli impact factor medi relativi ai vari settori scientificodisciplinari in posizione di eccellenza (primo quartile) rispetto al corrisponente impact factor di ogni categoria. spesso svolgendo un preminente ruolo di coordinamento. Exp. Invest. Nature. Nature Medicine. Cell. la competizione per il reperimento di risorse per la realizzazione dei progetti di ricerca). Nature Neurosci. il MIUR nell’ambito del Comitato di Indirizzo per la Valutazione della Ricerca e degli altri organi di valutazione dei prodotti e della progettualità) ed internazionale (ad es. JAMA. già ampiamente in uso in ambito internazionale (pubblicazioni scientifiche indexate. New England J. J. Lancet. 349 . Clin.

. Natl. CNR. nell’ultimo triennio. Juvenile Diabetes Research Foundation.. Associazione Italiana per la Ricerca sul Cancro. ASI. articolando in maniera integrata le principali aree di ricerca di eccellenza scientifica (dalla biologia. Il MIUR ha selezionato. Acad. Un ulteriore livello organizzativo per la realizzazione di ricerche di Medicina traslazionale a forte integrazione multidisciplinare è rappresentato dall’attivazione nell’anno 2000 del Centro d’Eccellenza in Biologia e Medicina Molecolare (BEMM) nell’ambito del riconoscimento e del finanziamento di Centri di 350 . Med. Trend Biochem. J. Hum. Circulation. oltre 200 Progetti di Ricerca di Rilevante carattere Nazionale (PRIN) presentati da ricercatori della Facoltà di Medicina.. Cancer Inst. Natl. Gastroenterology..Alberto Gulino Med. Trend Neurosci. Cell Biol. Il coinvolgimento dei ricercatori della Facoltà in progetti di ricerca sostenuti finanziariamente da Enti di ricerca nazionali ed internazionali testimonia la validità delle ricerche condotte. di cui oltre 50 sono anche coordinati da ricercatori della nostra sede. Fondazione Cenci-Bolognetti. Immunity. Dottorati di Ricerca I numerosi corsi di Dottorato di Ricerca della “Sapienza” che operano all’interno delle strutture del Policlinico Umberto I rappresentano il fertile terreno in cui la formazione si confronta con lo sviluppo della ricerca più innovativa sottoposta al vaglio della competizione internazionale. Ministero della Salute.. USA. Uguale riconoscimento viene attribuito a progetti di ricerca sostenuti finanziariamente da numerosi altri Enti nazionali ed internazionali di finanziamento della ricerca caratterizzati da sistemi di valutazione scientifica a peer review (ad es. J. Genet. Blood. V e VI Programma Quadro dell’Unione Europea).. Sci.. gli oltre trenta Dottorati di Ricerca attivi nel Policlinico sono fortemente improntati alla missione della Medicina traslazionale. Trend Genet.. Trend Mol. Proc. MIUR-FIRB. EMBO J. Telethon. Enti di Ricerca e Istituti Scientifici. Trend Pharmacol. Superando le barriere disciplinari e facendo tesoro della partecipazione delle preziose competenze proprie della ricerca di base e provenienti anche dalle altre Facoltà dell’Università La Sapienza nonché da altre Università. Sci. fino alla progettazione ed applicazione di tecnologie diagnostiche avanzate). Am. J. biochimica e genetica e biotecnologie alla medicina sperimentale e molecolare ed alla chirurgia sperimentale in tutte le sue specializzazioni. Sci.. Cancer Cell.

realizzazione di una piattaforma tecnologica per l’identificazione. . quali . Infatti. A costituire il BEMM partecipano le principali aree della Facoltà di Medicina e del Policlinico Umberto I ma anche settori esterni della Facoltà di Scienze MM. . il BEMM comprende anche una piattaforma tecnologica e biotecnologica rivolta all’integrazione ed al trasferimento tecnologico delle ricerche realizzate. Testimonianza dell’apertura ed integrazione del Policlinico con le iniziative scientifiche più innovative del territorio.realizzazione di una piattaforma tecnologica per l’uso del sistema di RNAinterference e per lo studio del suo ruolo in oncologia. .realizzazione dello sviluppo tecnologico e relativa piattaforma tecnologica per l’analisi highthroughput del trascrittoma e dei profili di espressione genica. Lo stato dell’arte e le frontiere della ricerca L’attuale attività di ricerca della Facoltà Medica della Sapienza e 351 .biologia strutturale e Proteomica. focalizzandosi in particolare alla post-genomica cioè allo studio dei geni e dei loro prodotti ed al loro ruolo nella fisio-patologia. è la partecipazione allo sviluppo della piattaforma tecnologica afferente al Centro di Oncogenomica “ROC” (Rome Oncogenomic Center). A sostegno della finalità traslazionale.trasduzione dei segnali cellulari e .genomica funzionale.biologia dello sviluppo e patogenesi delle malattie umane. costituendo un complesso multidisciplinare di numerosi gruppi di ricerca operanti nei settori della: .NN.Ricerca di eccellenza al Policlinico Umberto I Eccellenza di rilievo nazionale da parte del MIUR. la missione del BEMM è lo sviluppo della ricerca nel settore delle biotecnologie e della biomedicina. La disponibilità delle competenze dei componenti del Policlinico Umberto I per le attività del Centro di Oncogenomica “ROC” ne costituisce un punto di riferimento per la realizzazione di progetti di ricerca su base nazionale ed internazionale.FF. le cui finalità sono rappresentate dall’implementazione tecnologica nel settore dell’Oncogenomica con riferimento a tre impianti. requisito indispensabile per il raggiungimento dell’eccellenza scientifica. e di Farmacia. l’isolamento e lo studio di cellule staminali neoplastiche. rappresentando quindi un incubatore culturale e tecnologico in grado di fornire un importante valore aggiunto. . promosso e sostenuto finanziariamente dall’ AIRC.

alla cardiochirurgia ed alle patologie cardiache anche attraverso prospettive tecnologiche terapeutiche innovative (ad es.malattie endocrino-metaboliche. Quest’ambito scientifico si avvale dell’attività dei ricercatori afferenti ai Dipartimenti di Scienze Cardiovascolari. nonché a quelli fisiopatologici. Quest’ambito scientifico si avvale dell’attività dei ricercatori afferenti ai Dipartimenti di Scienze Neurologiche e di Neurologia ed Otorinolaringoiatria e a quelli di Fisiologia Umana e Farmacologia. per quanto attiene agli aspetti funzionali nonché a quelli fisiopatologici. allo “stroke”. all’ epidemiologia della nutrizione.malattie cardiovascolari e respiratorie. di Medicina Clinica. diagnostici e terapeutici relativi alle patologie endocrine generali ed in particolare tiroidea. nonché a quelli patogenetici su base genetica e molecolare. patogenetici genetico-molecolari e clinici delle malattie infiammatorie e neoplastiche intestinali. nonché alle strategie finalizzate al settore della biochimica della nutrizione. utilizzazione di cellule staminali). Risultati di particolare rilievo a livello nazionale ed internazionale sono stati ottenuti in numerosi settori: . nonché sull’area della post-genomica e delle biotecnologie applicate alla Medicina. Quest’ambito scientifico si avvale dell’attività dei ricercatori afferenti ai Dipartimenti di Scienze Cliniche. all’andrologia e alle patologie dell’apparato riproduttivo. diagnostici e terapeutici (medici e chirurgici) delle malattie degenerative. per quanto attiene agli aspetti differenziativi e funzionali.Alberto Gulino del suo Policlinico Umberto I è impegnata su molteplici problematiche mediche e chirurgiche generali e specialistiche. di Medicina Sperimentale e Patologia. vascolari e neoplastiche del sistema nervoso centrale e periferico. diagnostici e terapeutici medico-chirurgici. di Medicina Sperimentale e Patologia. . per quanto attiene agli aspetti differenziativi e funzionali. fisiopatologici. per quanto attiene agli aspetti fisiopatologici.malattie dell’apparato gastroenterico e scienze dell’alimentazione. . di Fisiopatologia Medica e di Medicina Sperimentale e Patologia ed anche di contributi provenienti da altri distretti tra i quali i Dipartimenti di Istologia ed Embriologia medica e di Anatomia Umana. . Respiratorie e Morfologiche. genetico-molecolari. all’impiego di tecnologie medico-chirurgiche innovative anche in ambito diagnostico e terapeutico. Particolare rilievo hanno i settori di ricerca relativi alla patologia aterosclerotica. delle patologie biliari e delle epatiti e dell’epatocarcinoma. genetico-molecolari.neuroscienze. al diabete mellito. di Scienze dell’Invecchiamento e all’Istituto di Clinica Pediatrica. alla valu352 . all’obesità.

diagnostici e terapeutici relativi alle patologie pediatriche congenite e non. ed anche di contributi provenienti da altri distretti tra i quali i Dipartimenti di Anatomia Umana e di Medicina Sperimentale e Patologia e gli Istituti di Scienza dell’Alimentazione e di Clinica Pediatrica.patologie dell’area materno-infantile e ginecologica per quanto attiene agli aspetti fisiopatologici. la 353 . alla loro caratterizzazione diagnostica genetico-molecolare. .Ricerca di eccellenza al Policlinico Umberto I tazione dello stato nutrizionale e all’intervento nutrizionale. sull’epidemiologia della malaria. Particolare rilevanza hanno le ricerche sulla identificazione di meccanismi patogenetici di microrganismi emergenti. . di Medicina Sperimentale e Patologia. nonché allo sviluppo del settore delle cellule staminali da cordone ombelicale e dei trapianti di midollo. virali. per quanto attiene agli aspetti fisiopatologici. per quanto attiene allo sviluppo di nuove tecniche diagnostiche e terapeutiche. di Medicina Clinica. anestesiologia e rianimazione.malattie infettive. con particolare riguardo alla diagnostica ed alla terapia prenatale e neonatale ed alla medicina della riproduzione nonchè agli aspetti fisiopatologici e clinici delle patologie ginecologiche disfunzionali e oncologiche. di Clinica e Terapia Medica applicata. . Particolare rilievo hanno i progetti incentrati su tecnologie chirurgiche innovative quali la chirurgia dei trapianti. Quest’ambito scientifico si avvale dell’attività dei ricercatori afferenti al Dipartimento di Biotecnologie Cellulari ed Ematologia. . allo sviluppo di originali modelli sperimentali della malattia umana per la validazione di terapie innovative. sulla messa a punto di nuovi protocolli diagnostici e terapeutici. parassitari.ematologia e immunologia clinica. Quest’ambito scientifico si avvale dell’attività dei ricercatori afferenti ai Dipartimenti di Scienze Cliniche. a quelli di Medicina Clinica. sull’HIV e quelle sul plasmodium falciparum. Quest’ambito scientifico si avvale dell’attività dei ricercatori afferenti al Dipartimento di Malattie Infettive e Tropicali. di Medicina Clinica. di Medicina Interna. di Scienze di Sanità Pubblica e di Medicina Sperimentale e Patologia. per quanto attiene agli aspetti biologico-clinici delle leucemie acute e croniche e dei linfomi e delle malattie su base immunologica. Quest’ambito scientifico si avvale dell’attività dei ricercatori afferenti all’Istituto di Clinica Pediatrica ed a quelli dei Dipartimenti di Scienze Ginecologiche perinatologia e puericultura e di Medicina Sperimentale e Patologia. diagnostici e terapeutici delle malattie da agenti batterici.chirurgie generali e specialistiche.

la ricerca del Policlinico Umberto I. in particolare quelli relativi all’Oncologia (in considerazione degli enormi avanzamenti registrati in questo campo) ma anche in tutte le altre aree della Medicina (ad es. costituisce un importante aspetto in tutte le aree di attività sopra descritte. della tomografia computerizzata. . di Medicina Sperimentale e Patologia e di Scienze Cliniche. postGenomica e Proteomica. la microchirurgia. per quanto attiene il controllo dell’espressione genica e le basi molecolari dei principali processi morbosi.diagnostica per immagini. della risonanza magnetica e della medicina nucleare con particolare riferimento alle prospettive dell’Imaging Molecolare. tecnologiche e cliniche della riparazione e rigenerazione tessutale e dell’uso delle cellule staminali. per quanto attiene allo sviluppo di nuove tecniche diagnostiche non invasive ad alto impatto tecnologico nel campo degli ultrasuoni. in piena sintonia con la profonda rivoluzione culturale e tecnologica verificatasi con la capitalizzazione delle informazioni derivanti dal Progetto Genoma Umano. quella della biologia dello sviluppo e del differenziamento cellulare. di Biotecnologie Cellulari ed Ematologia e di Medicina Sperimentale e Patologia.Alberto Gulino chirurgia laparoscopica ed endoscopica. di Anatomia Umana. nonché alle strategie di sviluppo di nuovi radiofarmaci e di chemio-radioterapia delle neoplasie. 354 . Infine l’area della Genetica Medica e Molecolare e della Medicina Molecolare. nel periodo più recente ha sviluppato ed esteso con particolare impegno il settore della Genomica. funzione ed evoluzione delle macromolecole di interesse biologico (settore di grandi implicazioni biotecnologiche e farmacologiche) e quelli dei Dipartimenti di Istologia ed Embriologia Medica. Oltre a conseguire significativi risultati nelle aree che sono state illustrate. Base di partenza possono essere considerati gli studi del Dipartimento di Scienze Biochimiche sulla struttura. Quest’ambito scientifico si avvale dell’attività dei ricercatori afferenti ai vari Dipartimenti di Chirurgia generale e Specialistica e di Anestesiologia. E’ importante infine sottolineare che lo sviluppo di tutti i settori più innovativi a livello diagnostico e terapeutico nel campo delle malattie oncologiche. su altre due grandi aree. che si pone in posizione strategica nel percorrere le frontiere conoscitive. Quest’ambito scientifico si avvale dell’attività dei ricercatori afferenti ai Dipartimenti di Scienze Radiologiche. con la collaborazione di altri Dipartimenti a prevalente finalità clinica.

Da segnalare al riguardo. cellule staminali epidermiche. Le principali aree riguardano lo studio di progenitori muscolari scheletrici e miocardici. conoscono una profonda rivoluzione e una straordinaria espansione delle teoriche possibilità applicative in dipendenza dalla recente acquisizione di conoscenze profondamente innovative nell’emergente campo delle cellule staminali. all’Ingegneria tissutale ed alla Robotica interventistica. prevede l’uso di cellule autologhe in congiunzione con idonei carrier derivati da materiali biocompatibili. Sia l’ingegneria dei tessuti. o all’uso di cellule staminali da sangue del cordone ombelicale). che vanno dalla Medicina molecolare. cioè lo sviluppo e l’applicazione di metodi di ricostruzione ex vivo di organi e tessuti per successivo uso in vivo. l’identificazione ed isolamento di geni-malattia. .). conseguendo brillanti e promettenti risultati in queste tecnologie di frontiera. Puntando sul forte carattere di traslazionalità medica. tali settori insistono su tematiche di particolare attualità e prospettiva assistenziale afferenti a vari ambiti disciplinari. lo studio di caratteri complessi e la delineazione di nuove sindromi genetiche. metaboliche. etc. già operanti nelle sue strutture. cellule staminali scheletriche e mesenchimali. con un piano di sviluppo che valorizza i settori di eccellenza scientifica maggiormente innovativi. Mentre l’uso di cellule staminali emopoietiche in procedure di trapianto di midollo emopoietico costituisce un dato sostanzialmente acquisito della medicina avanzata. negli ultimi anni. a seguito di una riflessione programmatica maturata all’interno della Commissione Assistenza della Facoltà medica. allo stato nativo o dopo espansione o modificazione ex vivo. I ricercatori del Policlinico Umberto I sono attivamente impegnati in uno spettro relativamente ampio di sistemi di cellule staminali. La terapia cellulare invece intende sviluppare terapie utilizzanti cellule autologhe. L’ingegneria dei tessuti. cellule sta355 .Ingegneria dei tessuti e terapia cellulare.Ricerca di eccellenza al Policlinico Umberto I malattie degenerative. sia la terapia cellulare. Proprio su queste frontiere. il Policlinico Umberto I si è caratterizzato. lo sviluppo di nuovi protocolli diagnostici molecolari e terapeutici innovativi comprendenti lo sviluppo di nuovi bersagli cellulari di terapia molecolare. ancorché soggetto a importanti sviluppi e perfezionamenti (si pensi all’uso di cellule staminali purificate. la disponibilità e l’uso di cellule staminali non emopoietiche per la ricostruzione di organi e tessuti non emopoietici apre immense prospettive terapeutiche. compresa la loro manipolazione genetica a fini terapetici.

uso di cellule stromali di midollo come adiuvante nel trapianto di midollo emopoietico. della ematolo356 . della neurologia molecolare. malattia di Hungtinton. Tali investimenti biotecnologici comprendono lo sviluppo di tecnologie bioinformatiche (che si interfacciano con la cornice di lettura della moltitudine di dati prodotti dal Progetto Genoma Umano e dagli avanzamenti della ricerca biologica e biomedica) e di tecnologie miranti alla realizzazione di strumenti terapeutici o di indagini diagnostiche genetiche e molecolari sufficientemente accurate ed applicabili a grandi numeri di individui.Alberto Gulino minali corneali e congiuntivali. ricostruzione di cornea. con la finalità di progettualità connotate da forti ricadute socio-economiche nell’ambito della tutela della salute. con la possibilità di identificare determinanti genici di predittività alla risposta terapeutica. sono numerose le competenze presenti nella Facoltà di Medicina ed il suo Policlinico Umberto I che operano con brillanti risultati nei settori dell’oncologia (neoplasie a trasmissione ereditaria e sporadiche). cellule staminali neurali e cellule staminali germinali con le corrispondenti applicazioni cliniche per la ricostruzione di cute. malattia di Parkinson. L’investimento tecnologico rappresenta una tappa essenziale e caratterizzante della Medicina molecolare. Ma certamente la frontiera tracciata dall’incontro della Genomica e post-Genomica con la Medicina è rappresentata dalla Farmacogenomica. ha il potenziale di generare nuovi strumenti diagnostici molecolari che possono essere usati per “individualizzare” ed ottimizzare la terapia. malattie della tiroide e neoplasie endocrine). obesità. con la singolarità della sua storia naturale. delle patologie cardio-vascolari. ponendo l’“individuo”. Tale investimento tecnologico rappresenta anche un importante punto di incontro fra il mondo accademico della ricerca scientifica e quello imprenditoriale. ricostruzione di cartilagini articolari e riparazione di difetti scheletrici. ricostituzione della spermatogenesi. Muovendosi in questo ambito. . preventiva e clinica. diabete. della genetica medica. distrofie muscolari.Medicina molecolare. infarto del miocardio.7. Tale intersezione fra Genomica e Medicina. al centro della Medicina6. dell’endocrinologia e malattie del metabolismo (diabetologia. quale sviluppo biotecnologico rivolto allo sfruttamento dei processi biologici per la produzione di modelli di malattia o di prodotti di uso diagnostico e/o terapeutico che possano consentire il realizzarsi della Medicina predittiva.

Un’area di grande interesse e di forte valenza innovativa. ed in chirurgie specialistiche (ad es.. 327:1001-2. 6:1201-1204. Nel travaglio culturale dell’epoca moderna ha conservato tutto il suo giovane entusiasmo conoscitivo per affrontare le sfide della frontiera del terzo millennio. 3. appare infine essere quella dell’Imaging molecolare. rappresentando un ulteriore elemento di integrazione tra e con i Dipartimenti Universitari. Concludendo. J. anche nei più avanzati settori di frontiera della biomedicina. WILSON J. VARMUS H. Clinical research at NIH – A report card. 327:999-1000.. La recentissima ristrutturazione dell’assetto clinico-assistenziale del Policlinico Umberto I attraverso l’attivazione di Dipartimenti Assistenziali Integrati (DAI). neurochirurgia. STEWART P. The National Institutes of Health and clinical research: a progress report. Improving clinical research. 2000. ortopedia). istituzionalmente dedicati allo sviluppo della ricerca. 2003. è in una fase avanzata ma ricca di sperimentazione e di forti impulsi all’innovazione tecnologica. dell’infettivologia e virologia molecolare.. NATHAN D. BMJ 2003.M. la storia scientifica del Policlinico Umberto I affonda le sue radici in un lontano passato che ha rappresentato un punto di riferimento per la Medicina accademica. CLARK J. BMJ Publishing Group to launch an international campaign to promote academic medicine.Ricerca di eccellenza al Policlinico Umberto I gia. BIBLIOGRAFIA 1. con il quale i ricercatori del Policlinico si cimentano con successo. Nature Med. Questo settore. New Engl.G.. . Med. particolarmente endoscopica.. 349:1860-1865.E. costituisce una tappa fondamentale all’attuazione della traslazionalità dei risultati ottenuti. 2. SMITH R.G. BMJ 2003.. 4.D.Tecnologie biomediche e robotica in chirurgia e diagnostica per immagini. 357 . della gastroenterologia. in cui la diagnostica per immagini si coniuga con i più avanzati aspetti dei settori sopra descritti della Medicina molecolare e della Medicina rigenerativa. della diagnosi pre-natale e delle patologie pediatriche. NATHAN D.. l’applicazione di metodiche robotizzate di navigazione in vari settori della chirurgia generale. confrontandosi con il progressivo perfezionamento di processi diagnostici per immagini già attuati e l’acquisizione di nuove modalità diagnostiche. otorinolaringoiatria.

BMJ 2002. Academic medicine: a faltering engine. The Human Genome.M. Moving towards individualized medicine with pharmacogenomics. 409:813-958. 6..Alberto Gulino 5. STEWART P.V.E. Nature 2001. 429: 464-468. STEWART P.. 324:437-8.M. 358 ... EVANS W. Nature 2004. 7. RELLING M.

AZIENDA POLICLINICO E INSERIMENTO NEL SSN GIUSEPPE GRAZIANO 359 .

tuttora. 549 del 1924 le cui norme sono riprodotte nel T. le funzioni didattica. con la “clinicizzazione” degli ospedali. e la Regione Lazio in seguito. E’ per tali ragioni che le convenzioni e i protocolli di intesa stipulati nel corso degli anni tra l’Università di Roma e il Pio Istituto. inizialmente concepito come esclusiva sede universitaria. delle Leggi dell’Istruzione Superiore approvato con R. in un sistema inscindibile. Spirito ed Ospedali Riuniti. n.1933 si affermava la tendenza a riconoscere la “supremazia” dell’Università. Prima di tali convenzioni la collaborazione tra Università e Ospedali era disciplinata caso per caso e si limitava a prevedere la fornitura alle Facoltà mediche di malati e cadaveri quali ausili alle attività didattiche. sede di attività e di personale ospedaliero. Di fatto. circa il nuovo ordinamento del Policlinico Umberto I1. essendosi dovuta demolire una parte dell’Ospedale S. fin dalla sua costruzione. scientifica e assistenziale. siano stati intensi e complessi i legami tra Università e Sanità Pubblica. In realtà tali rapporti erano già stati disciplinati da una Convenzione stipulata il 28 febbraio 1898. Excursus legislativo Con il D. un modello per tutto il territorio nazionale. hanno rappresentato talvolta. Da questo brevissimo excursus storico si evince come nel Policlinico Umberto I.Azienda Policlinico e inserimento nel SSN Brevi cenni storici “ E’ approvata la convenzione intervenuta in data 7 novembre 1936-XV fra ……” Con queste parole inizia l’articolo unico del regio decreto con cui nel 1937 si approvava la Convenzione stesa su 35 articoli che disciplinavano i rapporti tra la Regia Università di Roma e il Pio Istituto di S. 1592 del 31. n. la “supremazia” dell’Università era riscontrabile anche nella presenza dei rappresentanti dell’Università 361 .L. In un contesto normativo sostanzialmente privo di un vero e proprio sistema sanitario pubblico.U. nelle contraddizioni derivanti da una legislazione ambigua.D. si decise che il Policlinico. unico Policlinico Universitario a gestione diretta ad essere stato ed essere. si persegue l’obiettivo di coordinare. allorquando. Spirito. dovesse essere sede anche di padiglioni ospedalieri2. Nel contempo non sfugge la peculiarità del Policlinico Umberto I. prima ancora che il Policlinico fosse costruito. prima.8. nella cui direzione viene previsto il personale universitario.

comprese le Università con le Facoltà di Medicina. Una netta inversione di tendenza si ha con la riforma degli enti e dell’assistenza ospedaliera. 129 e 130 del 1969. attuata con la Legge n.1968 (cosiddetta Legge Mariotti) e con i successivi decreti delegati nn. Con tale normativa. Nel 1992 la riforma progettata dal Decreto Legislativo n. che istituisce il Servizio Sanitario Nazionale e introduce principi innovativi nel nostro paese. 132 del 12.2. sono soggetti al potere di programmazione e gestione di un vero e proprio “servizio pubblico sanitario” basato sul nuovo “Ente ospedaliero”. diviene del tutto paritaria con una prospettiva destinata a durare nel tempo. La Legge n. la propria autonomia. E’ proprio la razionalizzazione del rapporto di pubblico impiego – attuata con il Decreto Legislativo n. 502 è incentrata su un fondamentale obiettivo: la razionalizzazione del sistema sanitario. Tale intervento si inquadra in un più generale programma di revisione organizzativa che.Giuseppe Graziano nei Consigli di Amministrazione dell’Ospedale. 21/1992. indipendentemente dalla capacità contributiva) riconosce ad una serie di istituzioni che svolgono assistenza ospedaliera. compresi quelli afferenti alle Facoltà di Medicina. investe la razionalizzazione e revisione delle discipline del pubblico impiego. pur ritenendo opportuno il loro inserimento nel Servizio Sanitario Nazionale e prospettando l’adozione dello strumento convenzionale per disciplinare le attività ed integrarle alle finalità del Servizio Sanitario Nazionale3. 29/1993 – che rappresenta l’asse portante su cui deve rapportarsi la stessa riforma sanitaria pre362 . 128. efficienza ed economicità in materia di assistenza sanitaria pubblica. 833 del 1978. Si afferma il principio che l’assistenza ospedaliera deve essere inquadrata ed organizzata in una visione unitaria e tutti gli ospedali. Università ed Ospedale. prendendo spunto dalla legge delega n. la posizione delle due istituzioni. essendo pervasa da principi di universalità e solidarietà (erogazione delle prestazioni sanitarie a tutti i cittadini. Pur lasciando inalterato il principio informatore del Servizio Sanitario Nazionale – vale a dire la tutela universalistica della salute – l’intervento del legislatore del 1992 ha approntato un modello di riforma teso fondamentalmente ad un forte recupero della efficacia.

Lgs. ancora oggi attuale. Altro punto centrale della riforma è stata l’introduzione della tendenziale separazione tra funzione di garanzia dei livelli di assistenza ed erogazione delle prestazioni medesime. di organizzazione.Azienda Policlinico e inserimento nel SSN vista dal citato D. il recupero della efficienza ed efficacia dell’azione pubblica. da leggere come parte integrante di un più esteso disegno riformatore che vede.S. 502/1992. In tale ottica si è pervenuti ad una marcata ridefinizione dei compiti ed attribuzioni dello Stato e delle Regioni. Ridimensionato lo spessore delle attribuzioni dello Stato. funzionamento e controllo delle attività sanitarie. e formazione dell’offerta affidata ad altri distinti soggetti erogatori (pubblici o privati) da cui la U. E’ proprio in questi anni che su tale questione si apre un ampio dibattito. sulle problematiche etiche che scaturiscono dall’ineludibile necessità di operare scelte programmatorie in ambito sanitario. si assiste ad un capovolgimento della precedente logica economico-istituzionale che – nella incompleta attuazione delle previsioni normative già presenti nella Legge n.L. In questa fase di revisione dello stato sociale. N. quali obiettivi qualificanti. dovrebbe “acquistare” le prestazioni stesse. 833/1978 e nel sostanziale fallimento di un disegno che prevedeva una espansione della medicina territoriale a fronte di un ridimensionamento del sistema ospedaliero – ha favorito una incontrollata crescita della spesa sanitaria accompagnata da sistematici e deresponsabilizzanti meccanismi di ripiano “ex post” dei deficit regionali. In primo luogo. sono stati rafforzati i poteri della Regione in materia di programmazione regionale. l’amministrazione pubblica ed il sistema sanitario devono trasformarsi in strumento razionale tramite cui ricercare ed attuare la migliore combinazione tra le risorse (limitate) ed una domanda sempre in aumento. Altro elemento qualificante della riforma è l’accreditamento degli enti erogatori. il controllo delle prestazioni e del servizio reso. la remunerazione delle prestazioni a tariffa predeterminata. la libera scelta dell’utente circa il soggetto erogatore cui riferirsi. 363 . nella quale la crescita esponenziale dei bisogni si scontra con la sempre più rilevante scarsezza delle risorse.

ribadita l’adozione dello strumento “convenziona364 . qualificato come ospedale a rilievo nazionale e di alta specializzazione. 6 dello stesso Decreto Legislativo 502/92 prevede di articolare su diversi livelli i convenzionamenti di tipo misto. Con tale Decreto Legislativo viene. L’art. con centri di costo basati sulle prestazioni erogate e dunque con preventivi e consuntivi. e dall’altro si ha un accordo di attuazione (esecutivo) tra università ed azienda sanitaria. condivise e concordate e testimoniate dalla dislocazione della Facoltà di Medicina e Chirurgia nelle struttura ospedaliere. 4 del Decreto Legislativo n. dove all’azienda spetta la gestione assistenziale. è definito azienda dell’Università dotata di autonomia organizzativa. autonomia e organi di gestione propri. 517. altresì. ancora una volta. tenendo presente che le aziende ospedaliere sono enti strumentali della Regione. 502/92 specifica che è possibile costituire in “azienda” di tipo ospedaliero i presidi ospedalieri ove sia presente il percorso formativo del triennio clinico della Facoltà di Medicina e Chirurgia. nonché di programmazione. Viene. ribadita l’esigenza che: … l’attività assistenziale necessaria per lo svolgimento dei compiti istituzionali delle università è determinata nel quadro della programmazione nazionale e regionale … secondo specifici protocolli d’intesa… stipulati tra Regione e Università in conformità ad apposite linee guida…. L’art.Giuseppe Graziano Il vero elemento innovativo è l’identificazione giuridica della USL e dell’ospedale quali aziende della Regione con personalità giuridica. patrimoniale e contabile. in particolare i Policlinici universitari hanno una gestione informata al principio dell’autonomia economicofinanziaria. Il Policlinico a gestione diretta. Nel 1999 si avverte nuovamente la necessità di ridisegnare il quadro normativo dei rapporti tra Servizio Sanitario Nazionale e Università e viene emanato il Decreto Legislativo n. Da un lato si ha il coordinamento generale delle finalità universitarie ed assistenziali. gestionale. da cui si genera la necessità di stipulare un protocollo d’intesa tra Università e Regione. Per quanto attiene i rapporti tra Servizio Sanitario Nazionale e Università la norma prevede che le Aziende-Policlinico a gestione diretta si affianchino alle aziende USL ed alle aziende ospedaliere.

sia pure dopo un periodo di sperimentazione di quattro anni.un duplice riferimento università-regione che garantisca l’armonico raggiungimento degli obiettivi aziendali. anche attraverso un organo collegiale di indirizzo nel quale le due istituzioni sono rappresentate nella funzione unitaria di pianificazione e controllo. . denominate aziende ospedaliere universitarie integrate con il servizio sanitario nazionale. anche operanti in strutture di pertinenza dell’università. 517/99. . prefigurando una nuova tipologia di azienda ospedaliero-universitaria diversa dalle aziende ospedaliere per tre fondamentali caratteristiche: . Il Decreto Legislativo n. denominate aziende ospedaliere integrate con l’università. salvo gli adattamenti necessari. 365 . vi è la volontà di pervenire ad un modello aziendale unico di azienda ospedaliero-universitaria. 517/99 pone le basi per il superamento sia dei policlinici a gestione diretta che degli ospedali clinicizzati o aziende miste.una missione più complessa e articolata che prevede la “integrazione” dell’assistenza con didattica e ricerca mediante la istituzione di uno specifico modello organizzativo: il Dipartimento ad Attività Integrata. per un periodo transitorio di quattro anni. di due tipologie organizzative di azienda ospedaliero-universitaria: a) aziende ospedaliere costituite in seguito alla trasformazione dei policlinici universitari a gestione diretta. anche in base ai risultati della sperimentazione. Il primo punto di rilevante importanza di tale norma è la definizione. Per la prima volta.una organizzazione conseguentemente più complessa: i principali atti dell’azienda siano adottati dal Direttore Generale d’intesa con il Rettore.Azienda Policlinico e inserimento nel SSN le” per disciplinare i rapporti tra Servizio Sanitario Nazionale e Università4. al quale si dovrebbe applicare la disciplina prevista dal Decreto Legislativo n. b)aziende ospedaliere costituite mediante trasformazione dei presidi ospedalieri nei quali insiste la prevalenza del corso di laurea in medicina e chirurgia.

della “inscindibilità” tra didattica.fra il Servizio Sanitario Nazionale e le Facoltà di Medicina. E’ del tutto evidente che lo spirito di “leale” e “reale” collaborazione non può limitarsi a semplice enunciato nei testi legislativi o nei protocolli di intesa. Facoltà di Medicina e Servizio Sanitario Nazionale E’ sicuramente il tema dell’assistenza sanitaria che continua a suscitare il dibattito più acceso. Il Servizio Sanitario Nazionale ha come precipuo compito istituzionale l’erogazione dell’assistenza sanitaria.purchè non manchi lo spirito di leale collaborazione . L’elemento qualificante è rappresentato dal fatto che si passa dal concetto. ritiene che … è un campo di fertile intesa .per i policlinici non era prevista la “personalità giuridica” che invece era prevista per le aziende USL e per le aziende ospedaliere. invece. Viene poi specificato che i dipartimenti sono articolati in strutture “complesse” e strutture “semplici”. in quanto entrambe le istituzioni sono deputate ad erogare assistenza ai cittadini. 366 . in passato. per fortuna senza successo.Giuseppe Graziano Punto qualificante del decreto è la individuazione del Dipartimento ad Attività Integrata quale modello ordinario di gestione operativa dell’azienda ospedaliero-universitaria al fine di assicurare l’esercizio integrato delle attività assistenziali. Di fatto. più volte ribadito dalla giurisprudenza costituzionale. Entrambe le istituzioni hanno comunque l’obiettivo di garantire la promozione e la tutela della salute dei cittadini. didattiche e di ricerca. sostenuto. ricerca ed assistenza a quello della “integrazione” di queste funzioni. di modelli e strumenti di gestione e di meccanismi operativi di valutazione in tutti i settori nei quali le reciproche funzioni istituzionali collidono e/o si sovrappongono. ma deve tradursi in atti concreti finalizzati alla congiunta e condivisa individuazione di linee programmatiche. La maggioranza degli autori. mentre le Facoltà di Medicina hanno l’assistenza sanitaria come compito inscindibilmente connesso alle funzioni istituzionali di didattica e di ricerca. il decreto legislativo 502/1992 presentava numerose importanti criticità: . che l’unica soluzione al problema sarebbe stata rappresentata dalla “estromissione” delle Facoltà mediche dall’Università. Alcuni autori hanno.

si traslava nel rapporto università-policlinico dove l’università aveva una funzione di controllo politico ed il policlinico uno specifico organo di gestione: in questo senso devono essere letti ed inquadrati i “presìdi” di autonomia organizzativa. . In altre parole. ad indicare i criteri per individuare gli ospedali di rilievo nazionali. Da tutto ciò si deduce che l’azienda policlinico. trovino il modo di coesistere all’interno degli obiettivi formulati in sede politico-amministrativa universitaria ma anche in 367 . bensì uno strumento diretto dell’università che. su proposta della facoltà. Tali criticità nascevano dal fatto che il D.Lgs/vo 502. Ne discende che l’azienda policlinico si poneva come “impresa organo” con mezzi. per mezzo di apposito protocollo. devono tenere conto del livello di separazione tra la decisione politico-amministrativa ed il livello della responsabilità gestionale.attribuzione automatica. come invece accadeva per le aziende USL ed ospedaliere. dove la regione fornisce indirizzo politico e dunque identifica obiettivi da perseguire e controllo dei risultati.Azienda Policlinico e inserimento nel SSN . d’intesa concordava con la regione le modalità attuative di funzionamento del policlinico. non era. doveva fissare le modalità organizzative e gestionali in armonia ed in analogia con i principi fissati dal D. In realtà il modello introdotto dal D. gestionale. sarebbe stata conferita la personalità giuridica ed autonomia di bilancio.Lgs/vo 502/92. Le finalità universitarie. ai quali inoltre. D’altra parte lo statuto universitario. finanziaria. patrimoniale e contabile dell’azienda policlinico che erano peraltro espressamente citati dal comma 5 dell’art.4 del D. uno strumento diretto della regione.Lgs/vo 502/92 è un decreto attuativo della Legge Delega n. potestà ed autonomia in grado di compiere tutte le attività negoziali correlate al raggiungimento degli obiettivi che le erano stati assegnati5.qualifica del Policlinico come azienda dell’università. 421/92 nella quale si specificava che sarebbe dovuto essere proprio il decreto attuativo.Lgs/vo 502/92. gestionale e tecnica. l’intervento normativo statutario deve consentire che gli interessi della ricerca e della didattica. senza previo controllo del possesso dei requisiti tecnico-organizzativi.Lgs/vo 502/92 che li identificava per le aziende ospedaliere. cioè il D. della qualifica di “ospedali di rilievo nazionale ad alta specializzazione”. che sono quelle di didattica e di ricerca. compresi i policlinici universitari. insieme a quelli assistenziali.

se è vero che i Dipartimenti ad Attività Integrata hanno il compito di assicurare l’esercizio integrato delle attività assistenziali. che è il sistema di controllo direzionale. non senza qualche ragione.Lgs/vo 502/92 è forte: si passa da un sistema monetario di previsione e consuntivo ad un sistema revisionale e gestionale che valorizza l’aspetto “economico” e comporta l’adozione della partita doppia a determinare il reddito di esercizio e cioè un raffronto tra costi e ricavi. La modifica normativa si completa con l’introduzione dei Dipartimenti ad Attività Integrata. Infatti. didattiche e di ricerca. 1 Agosto 1998 (D’Alema) specifico per il Policlinico e poi con il Decreto Legislativo 517/1999. non si comprende perché debbano continuare ad esistere. per garantire il processo di aziendalizzazione delle aziende USL e delle aziende ospedaliere. bilancio autonomo dell’Università e propri organi. che danno personalità giuridica al Policlinico. Ulteriore elemento di criticità è rappresentato dal sistema di finanziamento. ha previsto il passaggio dal sistema di contabilità finanziaria a quello economico patrimoniale. patrimonio e contabilità. i Dipartimenti Universitari competenti esclusivamente in materia di ricerca e didattica. il tutto al fine di garantire nelle USL e negli ospedali il conseguimen368 . i Dipartimenti Universitari con i Dipartimenti ad Attività Integrata. che è l’unico responsabile dei risultati conseguiti.Giuseppe Graziano quegli obiettivi assegnati al direttore generale d’azienda. Questo quadro normativo cambia con il D. In merito a questa innovazione alcuni sostengono. teso alla pianificazione e formulazione di budget. Il cambiamento imposto dal D.5 del D. Ma si introduce anche un altro strumento economico-giuridico. che i Dipartimenti ad Attività Integrata rappresentano una sorta di “sovrastruttura” che renderà più complessa la gestione dei policlinici e che il legislatore avrebbe dovuto essere più coraggioso e spingersi a sostituire. nelle Facoltà di Medicina.L. nelle Facoltà di Medicina. Il sistema di contabilità analitica impone di avere informazioni dettagliate sui costi e sui ricavi al fine di poter determinare la relazione tra costi ed i vari oggetti di imputazione. lo stesso che viene adottato dalle aziende private. L’art.Lgs/vo 502/92. misurazione dell’attività e valutazione.

Nel sistema sanitario regionale i rapporti tra aziende USL ed aziende ospedaliere e regione sono chiari poiché impostati sui due livelli: la regione è l’ente decisore dell’indirizzo politico amministrativo che definisce gli obiettivi generali delle aziende ed assegna le risorse. efficacia ed economicità. e controlla il raggiungimento degli obiettivi stessi. senza precisare modalità e procedure. dell’assetto finanziario mutuato dal sistema contabile dell’università.Lgs/vo 517/99 al comma 1 dell’art. valorizzare e valutare correttamente la quota dei costi prestazionali complessivi corrispondente agli emolumenti sti369 . In realtà si è avuta una “conservazione”.Azienda Policlinico e inserimento nel SSN to degli obiettivi aziendali in condizioni di efficienza. è necessaria una breve premessa tesa a sottolineare che il finanziamento di tale struttura dovrebbe prevedere un maggiore costo assistenziale dovuto alle attività didattica e di ricerca e si dovrebbe. inoltre. almeno per l’azienda policlinico. l’azienda ha la responsabilità gestionale dell’attività. La mediazione tra regione ed aziende viene trovata al momento dell’approvazione dei bilanci. 7 lascia ampi margini di incertezza laddove si afferma. 4 è prevista l’autonomia economico-finanziaria e dei preventivi e consuntivi per centri di costo basati sulle prestazioni erogate. La Regione LAZIO con legge regionale 95/96 ha previsto una fase di definizione concordata degli obiettivi e risorse e una fase di controllo dove viene approvato dalla regione il bilancio di esercizio dell’azienda.. che: … Al sostegno economico-finanziario delle attività svolte dalle Aziende concorrono risorse messe a disposizione sia dall’Università sia dal Fondo Sanitario regionale…. Tutto ciò ha portato a situazioni in cui gli statuti universitari non hanno sempre ridefinito in senso economico-patrimoniale gli assetti contabili dei policlinici. pero’. non sono così stringenti per i policlinici pur se al comma 5 dell’art. Nell’affrontare il delicato tema del finanziamento delle attività del policlinico. Per quanto riguarda l’azienda policlinico non solo ciò non avviene ma il D. ovviamente correlate agli obiettivi.Lgs/vo 502/92 per le aziende USL ed aziende ospedaliere. se previsti dal D. Tali strumenti di controllo. dall’altro lato.

Quindi il prodotto finale. Ebbene il comma 2 dell’art. 6 del Decreto Interministeriale del 31/07/97 fornisce delle soluzioni alquanto scarne: infatti. dunque i costi assistenziali crescono e questo rende ancora piu’ critica la posizione degli ospedali dove si insegna perché i sistemi prospettici di pagamento basati sulla valutazione del “case mix” e quindi connotati da una standardizzazione e semplificazione del prodotto ospedaliero e della loro tariffazione. la didattica dilata i tempi ed i percorsi assistenziali in funzione della formazione clinica e della ricerca. tariffato in maniera del tutto iniqua.Giuseppe Graziano pendiali del personale universitario impiegato in assistenza già sostenuti dal sistema universitario stesso. nello stesso modo. tenendo presenti ovviamente i maggiori costi dovuti alle attività di ricerca e didattica. viene riconosciuta all’azienda dove è strutturata la facoltà di medicina la “integrazione dal 3 all’8 % della valorizzazione dell’attività assistenziale” da essa svolta per i maggiori costi indotti sulle attività assistenziali dalle funzioni di ricerca e didattica. un modo per “pesare” questa diversa modalità di erogazione di una prestazione sanitaria. rappresentano una perdita per l’ospedale di insegnamento. Conclusioni Le considerazioni di cui sopra offrono alcuni spunti sui quali è possibile avviare un discorso propositivo rivolto alle competenti sedi istituzionali (Parlamento. MURST e Regioni). Si sottolinea. Inoltre è prevista una decurtazione della valorizzazione stessa che è commisurata al risparmio corrispondente alla maggiore spesa di personale che avrebbe dovuto sostenere l’azienda per produrre la stessa attività. È necessario. che sono richiesti alle diverse aziende sia ospedaliere che universitarie considerate come “centri di erogazione”. 370 . Ministero della Sanità. viene ritenuto “uguale” e. inoltre. conseguentemente. sia per le aziende ospedaliere che universitarie. perdita che si esplicita con una produttività assistenziale piu’ bassa. dunque. Il sistema di finanziamento assistenziale è incentrato sulla identificazione dell’ente regione quale “committente” dei prodotti finali cioè ricoveri e prestazioni. che per le aziende policlinico classificate nei presidi ad elevata complessità è prevista un’unica forfettaria decurtazione compensativa dal 5 al 15 % sul complessivo finanziamento. Ovviamente.

Ciò comporta che. Il problema. merita particolare approfondimento. quindi. stabilito pure che l’esercizio della didattica e della ricerca scientifica non può prescindere dalla partecipazione del Servizio Sanitario Nazionale. riesaminare un percorso. è quella di valorizzare e non di comprimere la partecipazione dell’Università sia nel momento programmatorio dell’organizzazione del Servizio Sanitario Nazionale sia nel momento gestionale del Servizio stesso. la collaborazione tra Università e Servizio Sanitario Nazionale non può prescindere dalla fissazione di alcuni principi che. a livello regionale e locale. eventualmente rimodulata in alcuni punti. pur nell’ambito della normativa attuale. ma anche nei momenti applicativi o modificativi più importanti di tali piani. in quanto le strutture assistenziali debbono ritenersi essenziali per una corretta gestione di tali attività. in concreta applicazione delle leggi. Vi è pertanto la necessità di stabilire. Parallelamente. per quanto riguarda l’attività assistenziale connessa con l’attività di didattica e di ricerca. senza 371 . anche per quanto riguarda gli aspetti gestionali e organizzativi. l’Università deve essere coinvolta in tale programmazione e partecipare al momento programmatorio sia a livello nazionale che. spettando al Servizio Sanitario Nazionale la programmazione delle risorse necessarie al raggiungimento dei fini sopradetti. Invero. nonché della ricerca scientifica. debbono essere tenuti presenti per garantire lo sviluppo delle istituzioni interessate.Azienda Policlinico e inserimento nel SSN Occorre. si deve affermare chiaramente che l’Università. avviato oltre settanta anni orsono e proseguito senza soste nell’ultimo ventennio. Del resto. della consultazione obbligatoria dell’Università da parte della Regione non solo nella fase della stesura di Piani Sanitari Regionali. sia per i corsi di laurea che per quelli di specializzazione. una delle possibilità più significative di cui in questo momento dispone il Servizio Sanitario Nazionale per garantire all’utente un buon livello assistenziale. cercando soprattutto di evitare contrapposizioni e isolamenti. soprattutto. gli ambiti ed i livelli di tale partecipazione. non può agire in senso autonomo rispetto agli obiettivi generali del Servizio Sanitario Nazionale. e che la funzione primaria del Servizio Sanitario Nazionale è quella dell’assistenza per garantire ai cittadini il più alto livello di tutela della salute. Stabilito che la funzione primaria dell’università è quella della organizzazione e gestione della didattica ai fini della formazione. devono essere introdotti nell’attuale normativa.

basato sul Dipartimento ad Attività Integrata.. STROPPIANA L. L’aforisma preferito di Guido Baccelli. 372 . seduta n. Franco Angeli– Fondazione Smith Kline. L’Universita’ di Roma. 14:155-175.. Le leggi dell’ospedale. CARINCI P.. (a cura di). pp. Edizioni dell’Ateneo. forse sta proprio in queste parole la chiave per trovare quella leale e reale collaborazione tra il Policlinico Universitario e il Servizio Sanitario Nazionale. BIBLIOGRAFIA 1. 2.universitario. Facoltà di medicina e Servizio sanitario Nazionale. 3. 2001. le modalità di gestione e i sistemi di finanziamento. 1980. fondatore del Policlinico Umberto I. analisi moderna. Il Caso del Policlinico Umberto I. DI IORIO F. Zaglio A. Il Policlinico Universitario. GIOVENALE A.Giuseppe Graziano margini di incertezza e indeterminatezza. Med. Il Policlinico Umberto I di Roma. I rapporti tra Servizio Sanitario Nazionale e Universita’ Commissione Parlamentare di inchiesta sul Sistema Sanitario.121-140. Mediterranea. FIORE A. Roma.. 1936.M. 4.. Roma. era sintesi antica... 5. 98 del 7 marzo 2001. Secoli 2002.57-58. quegli elementi di modernità che caratterizzino il modello organizzativo aziendale ospedaliero . Senato della Repubblica. Verduci. Milano.. SPANO N. BOMPIANI A. SERARCANGELI C. Roma. FATARELLA R. pp.. 1988. GHETTI V.

POSTFAZIONE POLICLINICO UMBERTO I: L’OSPEDALE DEI ROMANI. VOLUTO DA BACCELLI. ENTRA NEL FUTURO LUIGI FRATI 373 .

in una visione che viene rinforzata dall’amicizia con Rudolph Virchow. Roma auspicatur. carissimi viri! Salus populi suprema lex esto… Hospites doctissimi. non in un grande ospedale come tale. entra nel futuro Dovendo celebrare in una raccolta collettanea di saggi i 100 anni del Policlinico Umberto I. le fondamenta del mondo occidentale ed ancora c’è in lui l’orgoglio di chi sa di poter dettare le regole di una visione della medicina proiettata nel futuro: nella presentazione della nuova rivista Il Policlinico. Con Virchow Baccelli amava parlare in latino: Latinus latine loquor. come doveva. da lui fondata con il clinico chirurgo Francesco Durante nel 1893. il clinico insigne d’origine toscana. tra lo stimolo e il controstimolo. oppure infine ricordare i tanti studenti divenuti illustri che nella Facoltà e nel Policlinico si sono formati. vi erano più possibilità: seguire lo sviluppo dell’assistenza in quello che è stato per un secolo ed è l’ospedale dei Romani.Policlinico Umberto I: l’Ospedale dei Romani. annota Fausto Pettinelli nella monografia “Il medico dei Re” (2000). il patologo che stava spingendo la medicina verso l’indagine fisiopatologica a livello cellulare. voluto da Baccelli. Perché così lo ha ideato Guido Baccelli. ostico verso la politica dei politici di professione. per realizzare quella che oggi noi chiamiamo “autonomia universitaria”: “Voleva che le Università fossero libere”. Alla fine ci siamo rivolti a ricordare le Scuole che si sono sviluppate. ma divenuto infine politico (quattro volte Ministro) quando si è reso conto che così doveva essere per realizzare i suoi progetti per sviluppare una medicina d’avanguardia. formazione ed assistenza. in una continuità che ha nelle Scuole il fluire ed il rafforzarsi delle conoscenze. ed in latino tenne il saluto inaugurale all’XI Congresso Medico Internazionale che si tenne a Roma nel 1894: … Salvete igitur. che si sbizzarriva tra le teorie organiche e dinamiche. oppure porre attenzione ai personaggi ed alle loro scoperte. con Atene. tra la diatesi e i concetti nebulosi del misto organico. segna la discontinuità con il dipanarsi delle teorie e dei nominalismi: Al nosografismo puro. la reazio375 . competitiva in ambito internazionale: “Scienza e politica mi sono entrambe amiche e io le amo con pari fervore” ripeteva. La ricerca per Baccelli era il fondamento della clinica. ma in un grande ospedale dove si integrano ricerca. in una logica colta. tenne dietro. iterumque iterumque salvete… Finì proclamando l’apertura del congresso: Undecimum omnium gentium de medicina conventum. C’è in Baccelli tutto l’orgoglio di chi sa di vivere nella città che ha costruito. ma profondamente romano. iniziò a dire nelle relazioni che tenne nei Congressi internazionali di Medicina di Parigi e Berlino. hodie.

Di quel lavoro che è nell’odierna convivenza civile e sociale potenza altamente moralizzatrice. per discernere se il liquido nel cavo pleurico sia “più o meno corpuscolato”. Nominata la commissione dal Presidente del Consiglio di quel tempo Agostino Depretis. per Roma. Iniziò facendo la cronistoria dal 1874. fu centrato sul Policlinico. Tutte sono in grado di pronunciare sopra ogni caso l’ultima parola della scienza”. mi fu concesso l’onore di presiederla”. Quando l’8 aprile 1906 gli vengono tributate le “onoranze capitoline” alla presenza del Re Vittorio Emanuele III. E conclude con un richiamo al ruolo anche sociale del Policlinico: “In questo tempio dove i nostri fratelli indigenti potranno recuperare la salute. inaugurato quattro anni prima. per l’esecuzione del quale si sarebbe aperto un concorso tra gli architetti… Il concorso fu vinto dal rinomato architetto romano Giulio Podesti… Ma bisognò giungere al 1884 per avere una commissione esecutiva della grande opera. 1:1-2]. Delle Cliniche del Policlinico Baccelli diceva con orgoglio che sono “munite dei più perfetti e moderni mezzi d’investigazione. la figlia del suo allievo più illustre. Rivolgendosi al Re. per favore. condannata in Assise per correità nell’omicidio 376 . potranno anche riconquistare.. Per intenderci. la batteriologia attrassero a sé vigorosi ingegni… [Baccelli G. da Baccelli introdotto in una lezione di Clinica medica nell’aprile del 1872. cosa posso fare io per Lei?”. la chimica organica. lei ha fatto tanto per la medicina. Mi dica. auscultando il torace di un malato di pleurite. del Sindaco Cruciani Aliprandi e del Rettore Tonelli. La ricerca è dunque la base per una formazione di eccellenza e però per la formazione medica è necessaria anche l’osservazione diretta del malato. di ministri e di scienziati accorsi da tutta Europa. Da per tutto sorgevano laboratori: la istologia patologica.Luigi Frati ne scientifica. chiese clemenza per Linda Murri. quando fu elaborato un primo progetto per un ospedale di 1200 posti letto e proseguì dicendo: Nel 1881 ebbi l’onore. per l’Italia. Proprio dalla riconduzione dell’essere medico alla visita del malato è nato il: “Dica trentatre”. quando fui per la prima volta ministro. Il Policlinico. il discorso di Baccelli. Ed al Re che gli diceva: “Eccellenza. di convocare alla Minerva una commissione di clinici perché studiassero il disegno di massima. sezione medica 1893. Ciò che oggi resterà più profondamente scolpito negli animi… è la coscienza di un grande beneficio”. accrescere e accumulare le forze necessarie alla ripresa del lavoro. proseguì: “Era il 10 gennaio 1888 quando i vostri genitori Umberto e Margherita posero la prima pietra del grande istituto…”.

Nessuno partecipò più di me al tuo grande dolore. “rovesciando” il sistema (non diagnostica. in quel periodo sono identificati ormoni (l’insulina: Frederick Banting e Charles Best. per la farmacologia e per l’igiene. di formazione. come legame profondo scientifico ed umano tra Maestro ed allievi. mette a punto l’elettroshock (1938).Policlinico Umberto I: l’Ospedale dei Romani. oltre che la biomedicina: sembra crollare la tradizionale interpretazione delle verità “seconde” (quelle scientifiche) subordinate alle verità “prime” (quelle filosofi377 . in particolare la fisica e la chimica di sintesi. Questo breve spaccato del personaggio che amava definirsi Direttore della Regia Clinica medica di Roma bene illustra i presupposti su cui è stato edificato il Policlinico Umberto I ed i diversi capitoli di questo fascicolo speciale di “Medicina nei Secoli”. ****** Il progetto architettonico originario ha subito ampliamenti negli anni ’20-30. entra nel futuro del marito. Non bastano più i laboratori negli Istituti clinici: la costruzione piacentiniana della Città universitaria consente di dedicare spazi esterni alla cinta del Policlinico per la fisiologia e la biochimica. che Archibald E. riamai moltissimo lui. rendono omaggio ai tanti che si sono impegnati e si impegnano nella vita quotidiana del Policlinico. 1909). ma anche di umanità romanesca. Intanto la farmacologia sintetizza i primi chemioterapici utilizzabili in terapia umana (Gerhard Domagk. cosicché alla morte di Baccelli il 10 gennaio 1916 Augusto Murri telegrafò al figlio Alfredo: Amato da lui. 1922) e la fisiologia si addentra nello studio anche a fini diagnostici dell’attività elettrica cerebrale (Johannes Berger. ma terapia). che riesce a volte a rendere meno drammatica la sofferenza. che illustrano le Scuole. Sono gli anni in cui progrediscono rapidamente le scienze di base. anche in chiave patologica (le chemical malformations. che a loro volta divengono Maestri (Murri. Garrod aveva descritto nel suo Inborns errors of metabolism. cosicché le ricerche “biologiche” appaiono sempre più di rapida applicazione nella medicina pratica. Alessandri e così via). 1935). quando si affaccia la necessità di espandere i laboratori di ricerca biomedica: è l’epoca in cui la biochimica spiega alcune tappe dei diversi metabolismi. 1929). così come per la clinica delle malattie nervose e mentali (all’epoca disciplina unica) e per la medicina legale. Il legame profondo della Scuola si estendeva financo alle angustie familiari. fatta di scienza. così che Ugo Cerletti. voluto da Baccelli. Dunque la Scuola.

2004. Cresce così la Facoltà di Medicina in un clima di aperto confronto culturale e scientifico: con il Policlinico e con la nuova Città Universitaria lo Studium Urbis è punto di arrivo dei più prestigiosi Maestri accademici. p. colpito da scomunica.). e che a La Sapienza si afferma per “il suo inestinguibile fervore per il progresso della scienza. annota Giorgio Levi Dalla Vida (Fantasmi ritrovati. che già aveva vissuto una evidente crisi con l’uomo rinascimentale (il ricordo va ovviamente a Galileo). poi revocata. al Policlinico favorita da un mal interpretato concetto di autonomia universitaria (ogni Professore-caposcuola ha diritto ad organizzarsi anche al di fuori di una visione d’insieme). che sostiene la assoluta libertà della scienza di cercare la “sua” verità. a volte con una loro istopatologia. 1907) indica come eresia le tesi di Loisy. soprattutto chirurgiche (otorinolaringoiatria. che invece qualche Direttore d’Istituto ha interrotto per creare il proprio castelletto autosufficiente). i laboratori di analisi. Cagliari. Siena. che gli è stato collega all’Università. Catania. che però si diffondono. Sorgono così negli anni ’60-80 specifiche costruzioni. sono spesso tappe intermedie. etc.: la diffusione in più strutture delle stesse tecnologie avviene inevitabilmente a livello medio-basso (salvo qualche caso) e questo diviene uno dei motivi di crisi strutturale del Policlinico. professore di Storia del Cristianesimo. Nel frattempo prendono autonomia molte specialità. Pisa. L’allargamento negli anni ’80-90 della base elettorale per Rettore (dai soli Professori ordinari a tutti i docenti e poi anche al persona378 . Sassari.. con rischio di perdita di competitività con gli altri grandi ospedali romani e soprattutto con i grandi ospedali universitari del Nord Italia.Luigi Frati co-teologiche). urologia. quindi riabilitato. che per lui faceva tutt’uno colla diffusione del suo messaggio di rinnovamento religioso”. crisi che diviene “funzionale”. anche alterando la logica unitaria di Baccelli (nel progetto originale tutti gli edifici erano uniti da una rete ipogea. L’interruzione dei percorsi perigei spinge le Cliniche maggiori ad organizzarsi come piccoli policlinici. etc. 89). Messina. che non hanno subito analoga parcellizzazione. e da corridoi perigei. etc. rimasta funzionante. anche per prestigiosi ritorni al Policlinico). la corrente di pensiero che in Francia vede in prima linea Alfred Loisy. Della nuova crisi si fa interprete il modernismo. L’enciclica Pascendi Dominici Gregis (Pio X. con la loro radiologia. perché coerenti con gli avanzamenti straordinari della scienza: nell’Università romana se ne fa interprete Ernesto Bonaiuti. punto di riferimento del sistema universitario nazionale (Perugia.

14 dicembre 1994). da praticare non tenendo in conto solo la stratificazione accademica gerarchica. I continui cambiamenti alla direzione generale non hanno consentito di dare una risposta alle esigenze profonde di riorganizzazione. affidati alla managerialità monocratica di un direttore generale (decreto legislativo 502/1992). all’affermarsi di tecnologie sofisticate nella diagnostica per immagini. ***** Dopo anni di amministrazione del Policlinico nel coacervo degli Ospedali Riuniti. si deve al Rettore Antonio Ruberti la riconduzione del Policlinico ad ospedale d’insegnamento per la Facoltà di Medicina e quindi ad una gestione assunta in prima persona dall’Università. La democratizzazione della conduzione del Policlinico. e la remunerazione degli atti medici a tariffa pre-fissata (D. che amministravano migliaia di posti-letto nei 4 grandi ospedali romani ed in altri di più ridotte dimensioni. infine alle crescenti aspettative di diagnosi precoce e di guarigione della gente dovute alla “propaganda” (giornali. qualche altro – decisamente migliore – ha però seguito le vicissitudini dovute ai cambi di maggioranza politica regionale. Anche per questo esplodono i costi. Ma stavano incombendo profonde trasformazioni.Policlinico Umberto I: l’Ospedale dei Romani. più che per capacità gestionale. dovute allo sviluppo della biologia in senso molecolare e cellulare applicato alla medicina. La gestione è stata affidata a Direttori generali: qualcuno di questi si è distinto per l’eloquio forbito. Così ad inizio degli anni ’90 si cerca di raggiungere il loro contenimento attraverso due strumenti di gestione: l’aziendalizzazione dei grandi ospedali. si è fondata sulla moltiplicazione delle strutture ai livelli medio-alti e non su regole premianti la meritocrazia. voluto da Baccelli. avocata a sé dai Rettori. televisione).M. che implicano l’accorciamento della degenza media (sino a limiti che sfiorano talvolta una ridotta sicurezza per i pazienti!) ed il passaggio delle modalità organizzative almeno in parte da una forma “statica-classica” (il primariato con i suoi letti per la degenza) ad una più articolata ed in genere più breve in day hospital-day surgery o ambulatoriale (diritto del docente a poter “curare” i pazienti nel 379 . sfruttato spesso dal Rettore di turno con una mal riposta logica di compensazione del consenso ricevuto. che sposta le proprie richieste sulla domanda di salute. entra nel futuro le tecnico-amministrativo e socio-sanitario) fa della Facoltà di Medicina il maggior “giacimento” di voti.

La reazione violenta della Facoltà e del suo Preside e delle forze sociali ha riportato il volume assistenziale ad una misura compatibile con un piano di rilancio (circa 1. se non di propensione allo sfascio ed alla implosione di sistema. alla quale ci stiamo accingendo con importanti investimenti in edilizia e tecnologie. L’indicazione di 900 posti letto in diminuzione (!!!) rimane imperdonabile per i coautori: Rettore. tra “area h24” (quella delle degenze) ed “area h12” (quella degli ambulatori e dei day hospital) ed ancora tra un’organizzazione fondata sulle discipline (universitarie od ospedaliere. In questa nuova logica. cercando di recuperare 10 anni di inerzia. Verso dove andare? In questo riassetto organizzativo la scientificità diagnostico-terapeutica (appropriatezza medica) si deve dunque confrontare con nuove modalità organizzative (appropriatezza organizzativa) ed entrambe richiedono una revisione radicale del sistema di funzionamento dell’ospedale. che stenta ad affermarsi nel mondo ospedaliero.300 postiletto: accordo Presidenza Facoltà-OO. aperti all’innovazione strutturale ed organizzativa. Direttore generale. approfittando del decentramento della II Facoltà al S. che si fonda anche sulla “economia” di gestione. Andrea. dava un’indicazione per il Policlinico di un potenziale assistenziale ridotto a meno della metà dei 2. che è studiato e curato dal medico-docente. Giunta Regionale dell’epoca. cardiovascolare. mentre della gestione del reparto si occupa lo staff infermieristico. Si tratta di una riorganizzazione profonda. ma soprattutto su di una organizzazione funzionale alla ricerca-didattica integrata con l’assistenza. neurologia da neuroradiologia e da neurochirurgia) ed un’organizzazione basata sulle necessità del malato (che è malato gastroenterologico. etc.Luigi Frati modello organizzativo più opportuno. che.-Regione del marzo 2004). con una organizzazione integrata). neurologico.SS. proprio perché siamo e vogliamo restare Policlinico universitario. Di questa riorganizzazione vogliamo essere protagonisti. non necessariamente “staticamente” a sua esclusiva conduzione).020 posti-letto accertati nella Conferenza dei Servizi Università-Regione-Ministeri del 29 luglio 1999. di cui vi è evidenza nel Piano sanitario regionale 2003.: medicochirurgico. nel quale è forte la rigidità delle “divisioni” e 380 . Questa è la sfida che stiamo raccogliendo adesso. è pressoché la stessa cosa: cardiologia distante da cardiochirurgia. si attenua il ruolo della divisione (o della cattedra) quale “possesso” del suo dirigente medico-professore: la struttura organizzativa di base diviene strumentale al ricovero del malato.

semplici a valenza dipartimentale o interdipartimentale.Policlinico Umberto I: l’Ospedale dei Romani. entra nel futuro dei relativi primariati (adesso si chiamano unità operative complesse. Ed è questa la scommessa più importante: valorizzare in termini meritocratici le tante competenze che si sono formate nel Policlinico. a 381 . ***** Pochi forse sanno che Guido Baccelli. da celebrare in ogni Comune da parte delle scolaresche. già tre volte Ministro della Pubblica Istruzione. in particolare da parte dei Ricercatori (con conseguente assegnazione di funzioni). L’Università per fortuna ha la caratteristica di avere alcuni punti di riferimento meritocratici: il valore scientifico-professionale è largamente riconducibile alla pubblicistica internazionale (con il relativo impact factor) ed è così possibile andare oltre la gestione burocratico-politica del sistema. dette premi agli agricoltori che avessero migliorato la resa agraria (inguaribile meritocrate!).) e forte è il potere del primario-dirigente sull’attribuzione di responsabilità ai medici da lui coordinati. Significativo è allora che con la attuale direzione generale. tramite un censimento concordato tra Azienda e Facoltà. che a sua volta è nominato con scelta fiduciaria dalla politica regionale. in un’Italia all’epoca fondamentalmente agricola). fortemente voluta da questa dirigenza dell’Università. dal 1901 al 1903. Si aggiunga che il 70% dei dirigenti-primari degli ospedali è passato attraverso una o più sanatorie e che i restanti dirigenti sono stati scelti spesso dalla politica attraverso il sistema perverso della idoneità aperta (che quindi non si nega a nessuno) e della scelta fiduciaria tra gli idonei da parte del Direttore generale. semplici. la propria esperienza scientifico-professionale. Il ministero aveva competenze anche su commercio ed industria: Baccelli distribuì gratuitamente i concimi minerali. etc. ai quali si deve se il Policlinico è classificato per validità scientifico-professionale il primo in Italia. Nel febbraio 1902 Baccelli riuscì a far firmare dal re Vittorio Emanuele III il decreto che faceva divenire nazionale quella Festa. fu anche Ministro dell’Agricoltura (fu l’ultimo suo incarico ministeriale. istituì e poi incentivò i campi sperimentali agrari (altrettanto inguaribile ricercatore!). Già nel 1889 aveva opposto al piano nazionale di disboscamento del Ministro Salvatore Majorana Calatabiano l’istituzione di una “Festa degli alberi”. sia stata offerta a tutti i docenti la possibilità di mettere in evidenza. voluto da Baccelli. del personale medico e di quello sanitario.

il Rettore Guarini ed io pianteremo un ulivo. guardare al futuro. Ed offriremo ai presenti. in una visione unitaria e nel contempo articolata. …non perché restino ai tuoi figli. cioè sulla nostra storia e sul comune impegno a servizio delle istituzioni e della società civile. insieme con il Preside della II Facoltà Vincenzo Ziparo. che amplifichi le possibilità di valorizzazione meritocratica delle professionalità e che renda fruibili le molte eccellenze diagnostico-curative per i tanti che vedono nel Policlinico l’ospedale dei romani. che in una sua poesia più o meno dice così: … a settant’anni pianterai. Renato Guarini. diceva Baccelli..Luigi Frati primavera o in autunno. Piantare un albero. degli ulivi [alberi forti e che danno frutti ai quali è legata la nostra tradizione]. ama citare il poeta turco Nazim Hikmet. a chi ci ricorda che a settant’anni o giù di lì dovremmo pensare ad altro che all’Università. Luigi Frati. Il giorno che inizieranno i lavori per l’ammodernamento strutturale e tecnologico del Policlinico. ma perché [tu li veda crescere] … e la vita peserà di più sulla bilancia. per vederlo crescere e guardare al futuro. Che c’entrano gli alberi? Il Rettore Prof. con l’Assessore regionale alla Sanità Augusto Battaglia e con il Direttore generale del Policlinico Ubaldo Montaguti una copia di questo volumetto sul Policlinico Umberto I.. Preside della I Facoltà di Medicina e Chirurgia 382 . con il Direttore amministrativo dell’Università Carlo Musto D’Amore.

PARTE V Alcune immagini nella storia del Policlinico Umberto I .

IL PROGETTO PRIMITIVO 385 .

386 .Ermanno Bonucci Immagini tratte dal Volume stampato in occasione dell’ XI Congresso Medico Internazionale tenutosi in Roma il 29 Marzo 1894 e contenente il Progetto dell’Architetto Giulio Podesti.

Alcune immagini nella storia del Policlinico Umberto I 387 .

Alcune immagini nella storia del Policlinico Umberto I 388 .

Alcune immagini nella storia del Policlinico Umberto I 389 .

Alcune immagini nella storia del Policlinico Umberto I 390 .

Alcune immagini nella storia del Policlinico Umberto I 391 .

Alcune immagini nella storia del Policlinico Umberto I 392 .

Alcune immagini nella storia del Policlinico Umberto I 393 .

Alcune immagini nella storia del Policlinico Umberto I 394 .

395 .

Alcune immagini nella storia del Policlinico Umberto I 396 .

Alcune immagini nella storia del Policlinico Umberto I 397 .

Alcune immagini nella storia del Policlinico Umberto I 398 .

IL PROGETTO ESECUTIVO .

.Immagini tratte dal Volume stampato nel 1902 a cura del Ministero dei Lavori Pubblici a ricordo della costruzione del Policlinico Umberto I.

Alcune immagini nella storia del Policlinico Umberto I Frontespizio Veduta a volo d’uccello del Policlinico 401 .

Alcune immagini nella storia del Policlinico Umberto I Veduta del Policlinico dal lato sud Prospetto del Palazzo centrale dell’Amministrazione 402 .

Alcune immagini nella storia del Policlinico Umberto I Scala principale del Palazzo dell’Amministrazione (parte inferiore) Scala principale del Palazzo dell’Amministrazione (parte superiore) 403 .

Alcune immagini nella storia del Policlinico Umberto I Prospetto della Clinica Medica Prospetto della Clinica Chirurgica 404 .

Alcune immagini nella storia del Policlinico Umberto I Prospetto delle Cliniche Patologica e Chirurgica Prospetto della Clinica Dermosifilopatica 405 .

Alcune immagini nella storia del Policlinico Umberto I Veduta laterale della Clinica Dermosifilopatica Prospetto della Clinica Ostetrico-Ginecologica Clinica Ostetrico-Ginecologica veduta da mezzogiorno 406 .

Alcune immagini nella storia del Policlinico Umberto I Veduta esterna dei Padiglioni Ospedale Sala di dissezione nel Padiglione Crupposi 407 .

Alcune immagini nella storia del Policlinico Umberto I Veduta interna della Cucina a vapore Veduta della Cappella 408 .

Alcune immagini nella storia del Policlinico Umberto I Veduta interna della sala delle caldaie Veduta della caminiera 409 .

Alcune immagini nella storia del Policlinico Umberto I Veduta aerea della Lavanderia Veduta interna del locale delle lavatrici 410 .

Alcune immagini nella storia del Policlinico Umberto I Viale posteriore alla Cliniche con veduta dei canili e delle prese d’aria Sezione Clinica Ostetrica e Ginecologica 411 .

ALCUNE DELLE PRIME COSTRUZIONI .

Alcune immagini nella storia del Policlinico Umberto I Per l’iconografia si ringrazia l’Ufficio Tecnico dell’Università “La Sapienza” ed in particolare l’Architetto Carla Onesti .Settore Archivio Storico sul patrimonio architettonico. 414 .

Alcune immagini nella storia del Policlinico Umberto I Clinica Pediatrica Clinica Psichiatrica 415 .

Chimica Fisiologica .Farmacologia Medicina Legale 416 .Alcune immagini nella storia del Policlinico Umberto I Fisiologia umana .

IL BOMBARDAMENTO DEL 19 LUGLIO 1943 .

Alcune immagini nella storia del Policlinico Umberto I Si ringrazia l’Istituto Luce per aver messo a disposizione il materiale fotografico di questa sezione ed in particolare il Direttore dell’Archivio Storico Edoardo Ceccuti e Patrizia Cacciani. 418 .

Alcune immagini nella storia del Policlinico Umberto I L’Istituto di Fisiologia umana. Chimica Fisiologica e Farmacologia danneggiato dal bombardamento Ala destra dello stesso Istituto 419 .

Alcune immagini nella storia del Policlinico Umberto I I gravi danni del bombardamento Reparto di Clinica Ortopedica dopo il bombardamento 420 .

Giorgio Maggioni all’ingresso della Clinica Pediatrica gravemente danneggiata 421 .Alcune immagini nella storia del Policlinico Umberto I Reparto di Clinica Ortopedica Il Prof.

LATO OVEST VIA DELLE MURA DI BELISARIO (Oggi Viale del Policlinico) .

Alcune immagini nella storia del Policlinico Umberto I Clinica Chirurgica Patologia Chirurgica 425 .

Alcune immagini nella storia del Policlinico Umberto I Lato della Patologia Chirurgica 426 .

Alcune immagini nella storia del Policlinico Umberto I Padiglione Clinica Medica Padiglione Clinica Oculistica 427 .

LATO EST-SUD VIALE DELLA REGINA (Oggi Viale Regina Elena) VIALE DEL CASTRO PRETORIO (Oggi Viale dell’Università) .

Alcune immagini nella storia del Policlinico Umberto I Ingresso Clinica Ostetrica Clinica Pediatrica 431 .

Alcune immagini nella storia del Policlinico Umberto I Stenditoio Stenditoio 432 .

Alcune immagini nella storia del Policlinico Umberto I Viale Regina Elena Angolo Viale Regina Elena 433 .

Alcune immagini nella storia del Policlinico Umberto I Angolo Viale dell’Università Progetto della Clinica di Malattie Infettive 434 .

Alcune immagini nella storia del Policlinico Umberto I Viale dell’Università 435 .

VEDUTE AEREE .

Alcune immagini nella storia del Policlinico Umberto I Laboratorio analisi e dissezione III Clinica Chirurgica 439 .

Alcune immagini nella storia del Policlinico Umberto I Veduta aerea della “Caminiera” Retro Clinica delle Malattie Nervose e Mentali 440 .

I CANTIERI .

Alcune immagini nella storia del Policlinico Umberto I Impalcature 443 .

Alcune immagini nella storia del Policlinico Umberto I Cantieri sul retro della Clinica Oculistica 444 .

GLI EDIFICI ALL’INTERNO DEL POLICLINICO .

Alcune immagini nella storia del Policlinico Umberto I Passaggio perigeo tra gli edifici Passaggio perigeo tra gli edifici 447 .

Alcune immagini nella storia del Policlinico Umberto I

Ingresso Lavanderia

448

Alcune immagini nella storia del Policlinico Umberto I

Sala delle lavatrici

Veduta dall’alto della sala lavatrici

449

Alcune immagini nella storia del Policlinico Umberto I

Retro della lavanderia ed alloggio suore

Veduta di scorcio della “caminiera”

450

Alcune immagini nella storia del Policlinico Umberto I

Annotazioni tecniche relative ad un edificio

451

Alcune immagini nella storia del Policlinico Umberto I

III Clinica Chirurgica (ingresso)

452

Alcune immagini nella storia del Policlinico Umberto I

Pronto Soccorso

453

LE “NUOVE” COSTRUZIONI

Alcune immagini nella storia del Policlinico Umberto I

Progetto della Clinica Otorinolaringoiatrica

Progetto della Clinica Otorinolaringoiatrica

457

Alcune immagini nella storia del Policlinico Umberto I Clinica Otorinolaringoiatrica Clinica Otorinolaringoiatrica vista da viale dell’Università 458 .

Alcune immagini nella storia del Policlinico Umberto I Ingresso della Clinica Pediatrica Ingresso del Nido 459 .

SALA OPERATORIA .LABORATORIO .CLINICA OSTETRICA E GINECOLOGICA: AULA .

Alcune immagini nella storia del Policlinico Umberto I Aula Sala operatoria con osservatorio 463 .

Alcune immagini nella storia del Policlinico Umberto I Sala operatoria Laboratorio 464 .

CARTELLONISTICA .

Alcune immagini nella storia del Policlinico Umberto I 467 .

Alcune immagini nella storia del Policlinico Umberto I 468 .

Alcune immagini nella storia del Policlinico Umberto I 469 .

Alcune immagini nella storia del Policlinico Umberto I 470 .

Alcune immagini nella storia del Policlinico Umberto I 471 .

5 .Finito di stampare nel mese di dicembre 2006 presso il Centro Stampa Università Università degli Studi di Roma La Sapienza P.le Aldo Moro.editriceateneo.00185 www.it .

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