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OTTAVIO MIRBEAU

Prefazione di La Societ morente e lanarchia di Jean Grave (1893)

Fra i miei amici ne ho uno, che mette una buona volont davvero ammirevole, a comprendere le cose. Naturalmente, egli aspira a tutto ci che semplice, grande e bello. Ma la sua educazione, soffocata da pregiudizi e menzogne, inerenti ad ogni educazione cosidetta superiore, lo ferma quasi sempre nei suoi slanci verso la propria elevazione e liberazione spirituale. Vorrebbe emanciparsi del tutto dalle idee tradizionali, dai secolari ingranaggi in cui, suo malgrado, resta impigliato il suo spirito, e non pu. Spesso viene a trovarmi, e allora parliamo a lungo. Le dottrine anarchiche, cos calunniate dagli uni, cos mal comprese dagli altri, lo preoccupano; ma la sua equit cos grande, ch'ei giunge, se non ad accettarle tutte, almeno a capirle. Non crede punto, come lo credono gli altri in mezzo a cui vive, che esse consistano unicamente nel far saltare in aria le case. Vi intravede, al contrario, fra un po' di nebbia che si dissiper, forse, armoniche forme di bellezza; e se ne interessa come di qualche cosa che si vorrebbe amare, una cosa alquanto terribile ancora, e che si teme perch non s' compresa bene. Questo amico ha letto gli ammirevoli libri di Kropotkine, le eloquenti, fervide e dotte proteste di Eliseo Reclus contro l'empiet dei governi e d'una societ basata sul delitto. Di Bakounine conosce ci che i giornali anarchici hanno, qua e l, pubblicato. Ha studiato l'ineguale Proudhon e l'aristocratico Spencer. Le dichiarazioni di tievant lo hanno commosso. Tutto ci lo ha trascinato, per un istante, verso le altezze in cui l'intelligenza si purifica. Ma da queste brevi escursioni a traverso l'ideale, egli torna ogni tanto pi turbato che mai. Mille ostacoli, del tutto subiettivi, lo arrestano; egli si

smarrisce in una infinit di se, di forse, di ma, inestricabile foresta da cui, talvolta, mi chiede ch'io lo tragga. Siccome ieri ancora mi confidava il tormento del suo animo, gli dissi: C' Grave, di cui conosci lo spirito virile e coscienzioso, che ha pubblicato un libro: La Societ morente e l'Anarchia. Questo libro un capolavoro di logica, pieno di luce. Non il grido d'un settario cieco ed ottuso; e non neppure il colpo di grancassa del propagandista vanitoso; l'opera compulsata, pensata, ragionata, d'un appassionato, vero, di uno che ha fede, ma che sa, paragona, discute, analizza, e che, con singolare chiaroveggenza critica, traverso i fatti della storia sociale, le lezioni della scienza e i problemi della filosofia, sa giungere alle conclusioni infrangibili che tu sai gi e di cui non puoi negare la grandezza n la giustizia. L'amico mio m'interruppe vivacemente: Non lo nego.... Capisco bene che Grave, di cui ho seguto nella Rvolte le ardenti campagne, vuole per esempio la soppressione dello Stato. Anche io, che non ho il suo ardimento, accarezzo lo stesso sogno. Lo Stato pesa sull'individuo con un peso ogni giorno pi schiacciante, pi intollerabile. Dell'uomo che snerva e abbrutisce, non fa che una macchina da cui cavar danari con le imposte. La sua sola missione di vivere di lui, come un pidocchio vive dell'animale su cui ha posato i suoi impercettibili tentacoli. Lo Stato ruba all'uomo il danaro, che questi s' miserabilmente guadagnato negli ergastoli del lavoro; gli truffa la libert ad ogni istante intralciata dalle leggi; fin dalla nascita, ne uccide le facolt individuali, amministrativamente, o le falsa, ci che la stessa cosa. Assassino e ladro, s, ho questa convinzione che lo Stato sia doppiamente criminale. Da che l'uomo cammina, lo Stato gli fiacca le gambe; da che tende le braccia, lo Stato gliele spezza; da che osa pensare, lo Stato gli imprigiona il cranio, e gli dice: Cammina, prendi, e pensa. E dunque? gli dissi. Il mio amico continu : L'anarchia, al contrario, la riconquista dell'individuo, la libert di sviluppo per l'individuo in un senso normale ed armonico. Si pu definirla, insomma: l'utilizzazione spontanea di tutte le energie umane, criminalmente sfruttate dallo Stato! So tutto ci; e capisco perch tutte le giovinezze dell'arte e della scienza, il fiore della vita contemporanea, guardi con impazienza il levarsi di quest'alba attesa, in cui intravede non solo un ideale di giustizia, ma anche un ideale di bellezza. Ebbene? chiesi di nuovo. Ebbene, una cosa m'inquieta e mi turba: il lato terrorista dell'anarchia. I mezzi violenti mi ripugnano ; ho orrore del sangue e della morte, e vorrei che l'anarchia attendesse il suo trionfo dalla sola giustizia dell'avvenire. Credi dunque, replicai io, che gli anarchici sieno de' bevitori di sangue ? Non senti, al contrario, l'immensa tenerezza e l'immenso amore della vita, di cui pieno il cuore di un Kropotkine ? Ma via! ci che temi sono

tristezze inseparabili da tutte le lotte umane, contro cui non si pu nulla.... E poi!... Vuoi che ti faccia una similitudine classica ?... La terra arida; tutte le piccole piante, i fiorellini, sono bruciati da un ardente, implacabile sole di morte; essi avvizziscono, si piegano, stanno per morire.... Ma, ecco, una nube appare all'orizzonte, si avanza e copre il cielo infuocato. Scoppia la folgore, e l'acqua si rovescia su la terra secca. Ah! che importa se il fulmine abbatte, qua e l, una quercia troppo alta, quando le pianticine dissetate e ristorate raddrizzano il loro stelo, e i fiori tornano pi vivi nell'aria ridivenuta calma?... Non bisogna commuoversi, capisci, per la morte delle quercie voraci.... Leggi il libro di Grave... Grave ha detto in proposito cose eccellenti. E se, dopo aver letto questo libro, in cui tante idee si muovono e vengono messe in luce, se dopo averlo meditato, come si conviene a un'opera di tale energia intellettuale, non riuscirai a formarti una opinione stabile e tranquilla, sar meglio per te, te ne avverto, rinunciare a divenir l'anarchico che potresti essere, e restare invece il buon borghese, l'impenitente e incorreggibile borghese, il borghese tuo malgrado che sei, forse.... OTTAVIO MIRBEAU
(traduzione di Luiggi Fabbri, 1907)

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