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il Liberalismo riconosce una certa autonomia del giusto rispetto al bene, per cui doverosa quell'azione che conforme

me ad una norma giusta e dobbiamo scegliere in base ai princpi di giustizia. Tale teoria vede una sua nascita in Locke e in Kant e una ripresa, nel ventesimo secolo, in molti autori: da John Rawls a Robert Nozick. per il Comunitarismo la giustizia non una questione di regole e procedure, ma qualcosa che concerne il comportamento delle persone rispetto ai propri simili, la giustizia una virt della persona. Io invece, ritengo vere entrambe le definizioni, poich la giustizia concerne sicuramente il comportamento delle persone rispetto ai propri simili (ad esempio giusto che io aiuti un uomo che stato vittima di una sparatoria) ma essa va, in ogni modo, regolamentata con leggi pi aperte: se si tratta di una sparatoria la legge non pu punirmi se tento di salvare un uomo ferito, avendone le competenze basilari, per pu farlo qualora io agisca per ignoranza peggiorando la situazione del ferito o per inquinare le prove. Sarebbe cos, secondo alcuni, un processo alle intenzioni e non a fatti reali. Infatti si potrebbe obiettare che non possibile possedere prove certe, in assenza di testimoni, che un soccorritore abbia tentato una manovra per ripristinare il battito cardiaco piuttosto che strangolare e finire la vittima oppure che abbia tentato di rimettere in sede un osso lussato per ignoranza invece che per torturare consapevolmente il ferito. In verit si ci trova di fronte ad una legislazione antiquata ed obsoleta che taglia fuori fattori psicologici, scientifici ed antropologici piuttosto rilevanti per i casi in questione. Difatti negli esempi precedenti sarebbe sufficiente una dettagliata analisi delle cause della morte e delle eventuali tracce di DNA presenti sul collo della eventuale vittima per stabilire se si tratti di strangolamento o meno o nel secondo caso basterebbe una analisi psicologica ed antropologica della vittima e dell'improvvisato soccorritore per stabilire se vi fosse stato un motivo preciso a causare quel moto di giustizia sommaria o di piacere perverso nel torturare la vittima Una normativa che non tiene conto degli aspetti psicologici ed antropologici

degli individui non pu dirsi giusta, cos come non lo si pu dire di un individuo con le migliori intenzioni del mondo che non segue una normativa. Tali norme antropologiche posso definirsi etiche o morali, in quanto dovrebbero essere non solo imposte da uno stato, ma insite proprio nella cultura della nostra gente, o addirittura costituirne la base. Le leggi, nella societ potranno essere affiancate da "valori" ovvero da tratti personali volti al bene, i quali non andranno utilizzate come elemento giuridico, ma sicuramente il loro possesso dev'essere considerato un onore mentre l'assenza non va condannata a priori. Il soggetto andr spinto a svilupparli, a farli propri. Un uomo che non nutre rispetto n per gli altri n per se va aiutato a ritrovare la giusta via con i propri mezzi, a capire cosa l'abbia spinto ad un simile pensiero e solo nel caso in cui questa carenza di virt possa costituire una concreta minaccia verso la societ, si ricorre alla legge ed all'allontanamento. Nel caso in cui gli si venga data una seconda opportunit e la pena inflitta dalla legge abbia sortito il giusto effetto educativo, l'individuo non va isolato, ma reintegrato a tutti gli effetti e trattato dalla comunit stessa come un fratello. Se per caso l'uomo si ritrovi nuovamente a costituire un pericolo irriducibile per la comunit, si agir secondo la legge del "tertium non datur", ovvero lo si condanner nuovamente a scontare una pena simile alla prima, ma stavolta non ci sar riabilitazione. Potr esservi solo nel momento in cui egli riuscir con le proprie forze a riabilitarsi ed a ricostruirsi una vita sociale degna di questo nome.