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Ajur aama

Forse in giovent aveva anche avuto un nome, ma da anni ormai lei era per tutti ajur aama, la nonna. Una nonnina di quasi cento anni, piccola, raggrinzita, con gli occhi buoni e saggi e pazienti, come uscita da un libro di favole. E, come nelle favole, lei era sempre l, ogni volta che si apriva il libro, ogni volta che si entrava in quella casa di terra rossa un poco discosta dal paese ai piedi della montagna. A ogni nostra partenza dal villaggio ci diceva forse lultima volta che ci vediamo ma non riuscivamo mai a crederle: lei era lunica certezza di ogni viaggio a Dolakha, ritrovarla con quel suo sorriso divertito e un po malizioso, come fosse eterna. E, in un certo senso, certamente eterna lo , come tutte le nonne buone del mondo. Anche quellanno, puntuale come sempre, il freddo dellinverno era arrivato. Le notti erano gelide in quelle casupole di terra e sassi dopo che si era spento il fuoco. Ci apprestavamo a passare linverno nel villaggio e avevamo portato un maglione di lana alla nonnina. Laveva preso con gioia, ma i giorni passavano, diventando sempre pi freddi, e lei quel maglione non lo indossava mai. Cominciammo a chiederci se per caso non avessimo sbagliato qualche cosa, forse non lo poteva portare per chiss quale ragione a noi misteriosa. Ma che diavolo poteva spingere la nonna a non infilarsi quel maglione dal momento che, visibilmente, aveva freddo? Scoprimmo che la ragione era poco arcana, era anzi talmente semplice che non ci avevamo pensato: glielavevano portato via, in famiglia, per darlo a un nipote maschio che partiva in citt, con la scusa che tanto lei non si sarebbe mossa dal fuoco. Qualche giorno pi tardi ajur aama se ne stava curva sui cavoli dellorto. Infilammo un altro maglione in una borsa e uscimmo con laria pi discreta possibile per consegnarglielo, in segreto, tra i cavoli. Alla vista del nuovo maglione i suoi occhi vispi ebbero un guizzo e si illuminarono esultanti. Stava ridendo dentro. Poi part curva ma velocissima verso casa saettando tra le verdure. Di nuovo i giorni passavano e il secondo maglione, come il primo, sembrava non fosse mai esistito. Pensammo a una ripetizione della storia, gi stavamo per sentirci contrariati verso i familiari. Chiedemmo spiegazioni alla nonna un pomeriggio davanti a un fuoco crepitante di granoturco abbrustolito, con il desiderio di mostrare il nostro disappunto alla famiglia. La nonna ebbe un gesto rapido ed eloquente, mettendosi lindice davanti alla bocca ci zitt con un perentorio shhh. Poi, quasi in un sussurro, ci spieg non voglio lasciarmelo portare via di nuovolo metto di notte e dormo che una meraviglia, ma di giorno lo nascondo sotto il materasso Aveva quasi cento anni e un sorriso da ragazzina che lha fatta franca.