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Commento al Vangelo di Pentecoste 12 giugno 2011 Gv. 20, 19-23.

A volte le sfide, le responsabilit, la stessa visione della sofferenza che avvolge il mondo e i suoi abitanti sembrano sopraffarci. Allora ci sentiamo impotenti di fronte alla cattiveria, alla morte e alla sofferenza, arresi al non-senso. Il bello di essere cristiani per che di fronte alle difficolt della vita non siamo mai soli. Con noi, in noi, c Dio. Il Creatore del mondo non ha soltanto mandato suo Figlio a prendere la nostra condizione umana e a redimerci, ma tramite lo Spirito Santo viene addirittura ad abitare in noi. Senza fare violenza alla nostra volont e alla nostra autonomia, ma anzi liberandoci. Liberandoci anzitutto dalle nostre paure. La paura di non farcela, di non essere allaltezza, la stessa paura di non credere, in definitiva la paura di soffrire e di morire. Ges viene a visitare i discepoli mentre le porte sono sbarrate, e mostra loro le sue ferite, divenute gloriose con la risurrezione. Pace a voi!. Dopo di ch con un atto di una dolcezza e intimit quasi conturbante alita su di loro lo Spirito. Lo stesso spirito che diede vita al primo uomo, lo stesso che visit la Vergine Maria. Con lo Spirito tutti possiamo essere trasfigurati. Il Cristiano non semplicemente una persona di buona volont: licona di Dio, un alter Christus, perch condivide lo stesso Spirito divino. E questo senza che debba avere qualit particolari per meritarlo, perch non monti in superbia: lo Spirito che ne fa una persona nuova, pur rimanendo s stesso. Oggi Pentecoste, latto di nascita della Chiesa, il giorno discesa dello Spirito Santo sui discepoli e sul mondo. Senza Spirito impossibile essere cristiani; senza Spirito in definitiva impossibile essere uomini liberi e felici. Daniele e Roxana (Per il Fo.par. della Parrocchia di S. Stefano d'Ungheria, Padova)