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A uto CA D 2 0 11 C o rs o A v an z

A uto CA D 2 011 C ors o A van zato o

A uto CA D 2 0 11 C o rs o A v an z at

Do c ente: arch. F abio Mauri

AutoCad 2011 - Corso Avanzato

SEMINARIO AUTOCAD I CORSO 3D

Presentazione del seminario

2010-2011

Obiettivi

L’obiettivo del corso è apprendere le conoscenze base della costruzione 3D con AutoCAD.

Struttura del seminario

Il seminario comprende una parte teorica, seguita da esercitazioni pratiche. Le esercitazioni comprendono degli esercizi mirati all’uso dei comandi specifici. Dopo una prima fase dedicata agli esercizi di base, gli studenti potranno iniziare a lavorare sul progetto assegnato.

Criteri di valutazione

Le condizioni richieste per ottenere la valutazione sono:

Esecuzione e consegna degli esercizi assegnati

Presenza obbligatoria alle lezioni

Il docente può rifiutarsi di assegnare la valutazione agli studenti che non raggiungono una percentuale di frequenza al corso dell' 80% .

L’ottenimento dell’insufficienza F implica la ripetizione completa del modulo (frequenza e certificazione).

Osservazioni

Orario lezione

8:40 12:00 / 13:00 16:20

Aula

Atelier GC

Responsabile del corso arch. Fabio Mauri

AutoCad 2011 - Corso Avanzato

Sommario

2010-2011

Presentazione del seminario

2

1

Introduzione

4

1.1

Il disegno 3D

4

2 Barre degli strumenti di disegno 3D

5

3 Impostazioni principali

6

3.1 UCS

6

3.2 Layer

6

3.3 Snap ad oggetto

6

3.4 Viste 3D

6

3.5 UCSD

6

3.6 Wireframe – modellazione 3D

6

4 Stile di visualizzazione

7

5 Navigazione 3D

8

5.1

Controllo navigazione 3D

8

6

Memorizzazione viste

9

6.1 Creazione di una vista:

9

6.2 Viste memorizzate:

10

7 Finestre affiancate

11

8 Sistema di Coordinate Utente (UCS) e WCS

12

8.1 Memorizzare e richiamare gli UCS

13

8.2 UCSD

13

9 Modellazione 3D

9.1

Solidi 3D

10 Operazioni booleane

14

14

16

10.1 Unione

16

10.2 Sottrazione

16

10.3 Intersezione

16

11 Creazione di solidi

17

11.1 Estrusione

17

11.2 Rivoluzione

17

11.3 Premi e trascina

18

11.4 Sweep

18

11.5 Loft

18

12 Modifiche sui solidi

19

12.1 Cima

19

12.2 Raccordo

19

12.3 Trancia

20

12.4 Gizmo

20

13 Materiali

21

14 La simulazione della luce

23

14.1 I pannelli di controllo delle luci

15 L’illuminazione solare

23

24

15.1 La posizione geografica

24

15.2 Luce fotometrica

25

15.3 Lo stato del cielo

26

16 L’illuminazione artificiale

16.1 Tipi di illuminazione artificiale

17

Le ombre

27

27

29

AutoCad 2011 - Corso Avanzato

1 Introduzione

1.1 Il disegno 3D

2010-2011

Il lavoro in 3D, utilizzando qualsiasi software, è per molti un’avventura ardua e a volte impossibile.

I modelli 2D e 3D camminano insieme e le difficoltà per arrivare al disegno tridimensionale è limitata. Ottenuto un accurato disegno 2D è infatti possibile giungere rapidamente alla creazione di un oggetto 3D.

Molteplici sono i metodi in cui possiamo risolvere i nostri 3D (estrusione, rivoluzione, sottrazione, ecc.). Scopo del corso è fornire le basi di lavoro necessarie alla realizzazione di un modello tridimensionale senza dimenticare che solo l’esperienza potrà indicarvi il metodo di lavoro più corretto alle vostre esigenze.

Il disegno 2D, nato come strumento di comunicazione tra professionisti e addetti ai lavori, è una forma di linguaggio semplificato, ma di difficile comprensione alla maggior parte delle persone. Da qui il ricorso alla rappresentazione tridimensionale come mezzo indipendente per consentire una maggiore fruibilità del disegno da parte di chi si trova per la prima volta davanti a un progetto.

AutoC ad 2011 - Cors o Avanzato

2 Barre de g li strume nti di dise gno 3D

2010-2011

L’amb iente di lavo ro deve esser e modificato i n "Modellazi one 3D".

deve esser e modificato i n "Modellazi one 3D". La dis posizione dei comandi è u

La dis posizione dei comandi è u guale a quella già trovata n ell'ambiente d i lavoro 2D.

dei comandi è u g uale a quella già trovata n ell'ambiente d i lavoro 2D.

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2010-2011

3 Impostazioni principali

3.1 UCS

L’UCS, in alcuni casi di secondaria importanza nel 2D, acquista una validità fondamentale nel 3D. Se in ambito 2D potevamo anche disattivarlo, nel 3D è usato come riferimento immediato che indica su che piano di lavoro si sta lavorando.

Pur trovandosi nello spazio disegno tridimensionale, il cursore del mouse continua a muoversi nel piano XY determinato dall’UCS corrente. Quindi, tutti gli oggetti disegnati, quali linee, cerchi, archi ecc, giacciono nel piano attivo al momento del loro disegno. Si progetta sempre ed esclusivamente sul piano XY!

3.2 Layer

I layer sono uno strumento organizzativo fondamentale di AutoCAD ed il loro corretto utilizzo è basilare

quando si affronta il 3D. È bene disegnare le varie parti che compongono il modello 3D dell’oggetto, in layer distinti appositamente creati, con colori diversi. In questo modo, disattivando tutti gli altri, sarà possibile visualizzare solo il layer contenente le parti su cui si sta lavorando, lasciando la visuale sgombera da altri inutili oggetti. L’intreccio di linee talvolta può solo danneggiare e confondere le idee. Anche i colori che nel disegno piano sono utilizzati per dividere in spessori diversi gli elementi, nel 3D hanno lo scopo di rendere maggiormente distinguibili i vari elementi del modello.

3.3 Snap ad oggetto

Funzione già largamente usata nel 2D e fondamentale nella modella zione 3D.

3.4 Viste 3D

Il lavoro con solidi o superfici implica un continuo spostamento delle viste: frontale, assonometrica, destra, sinistra, ecc.

Questo in quanto siamo portati facilmente all’inganno da visioni 3D fasulle, che per ragioni di punti prospettici,

ci modificano la realtà.

3.5 UCSD

L’UCS dinamico permette ad AutoCAD di orientare automaticamente il piano di XY alla faccia del solido sulla quale si sta lavorando.

3.6 Wireframe – modellazione 3D

In AutoCAD vi sono principalmente tre possibilità per generare una vista 3D:

Utilizzando gli strumenti di disegno 2D

Mediante l’utilizzo delle superfici

Mediante la modellazione solida 3D

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4 Stile di vi s ualizzazi o ne

Quest t o pannello, situato nella scheda INIZI O Pannell o VISTA opp ure scheda V ISTA Pan n ello STILI D I VISUA LIZZAZIONE, permette di v ariare la visu alizzazione de l modello 3D presente nell l'area di lavo r o. Vi so n o 10 modalit à possibili pre impostate.

r o. Vi so n o 10 modalit à possibili pre impostate. 1. Wirefra m e

1. Wirefram e 2D

2.

3.

4

5 . Ombregg iato 6 . Ombregg iato con spig o li

7 . Tonalità 8 . Schizzo 9 . Wirefram e 1 0. Raggi X

u ale

Concett

Nascost

o

Realistic

.

Per l e visualizzaz ioni Realistic o, Ombreggi ato e Omb r eggiato con spigoli sarà necessario impostare le map p ature e/o le l uci per poter avere la corre tta visualizza zione.

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Pagina 8 di 30
Pagina 8 di 30

5 Navigazi o ne 3D

5.1 Controllo navigazio n e 3D

Nello stesso pann ello visto nel capitolo pre cedente per lo stile di visual izzazione, è s ituato il cont r ollo di naviga zione 3D. Gli st r rumenti princ ipali sono:

Vi ste standard frontali

Vi ste standard assonometri che

P

Z

a n

o om

M

ediante ques t o comando s i ruota anche l’UCS

Vi ewCube

È

la

A g g endo con il destro sul Vi ewCube si p uò scegliere t ra prospettiv a e

a s sonometria.

Pe

M

la rappresen tazione sch e matica del modello 3D s ul quale stia mo

vorando. È vis ibile unicame nte con uno stile di visuali zzazione 3D.

r la modellaz ione si consig lia di utilizzar e la vista para llela.

ediante ques t o comando s i ruota la vist a ma non l’UC S.

St

eeringWheel

D

a lla scheda VI S TA

O rbita C o n questo co mando si pu ò facilmente ruotare, in modo dinam ico,

tti gli elemen ti disegnati n ell'area di lav oro.

tu

Pr

a u tomaticamen te il comand o ORBITA.

emendo "m aiuscolo" + rotellina ( t asto centra le) si effet tua

SUPS I - DACD

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6 Memoriz zazione vi ste

2010-2011

Dura n nte il disegno di un modello 3D di sarà n ecessario cam biare di freq ente il tipo d i visualizzazio ne. Solo c on una corre t ta visuale de l modello riu s ciremo ad es eguire i camb iamenti in ma aniera precis a . A dip endenza dell e esigenze pu ò inoltre esse re utile salva re le viste vis u alizzate per poi richiama r le in maniera veloc e.

N NOME
N NOME

6.1 Creazione di una vis t a:

Sched a VISTA Pa nnello VISTA VISTA CO N

NUOV A VISTA

NB: Il segno di spunta at t ivo sull’op z ione “Salva i istantanea la yer con vis t a” memoriz za anche la c ombinazion e di layer.

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6.2 Viste me m orizzate:

Sched a VISTA Pa nnello VISTA

2010-2011

o Avanzato 6.2 Viste me m orizzate: Sched a VISTA → Pa nnello VISTA 2010-2011 SUPS

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2010-2011

7 Finestre a ffiancate

Alcun e volte è u t ile lavorare con più ved u te e

più

angol azioni. Nella scheda VIS TA pann ello FINESTR A DI LAYO UT è possibil e gestire le div erse finestre

avere

così una

visione sim ultanea da

div erse finestre avere così una visione sim ultanea da NUOVA pe rmette di s a
div erse finestre avere così una visione sim ultanea da NUOVA pe rmette di s a
div erse finestre avere così una visione sim ultanea da NUOVA pe rmette di s a

NUOVA pe rmette di s a lvare delle configurazio n i personaliz z ate che ritro veremo sele ionando CO N NOME.

FINESTRE è possibile scegliere le

In ELENC

visualizzazi oni più

singolarme nte e salvarle con il pulsa n te NUOVA in

un second momento.

comuni, p ersonalizzarle

e salvarle con il pulsa n te NUOVA in un second momento. comuni, p ersonalizzarle SUPS

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2010-2011

8 Sistema d i Coordin ate Utent e (UCS) e WCS

Diseg nando nel pi ano in due d imensioni, la creazione e la modifica dei disegni a vveniva nell’ ambito di un sistem ma di coordin a te assoluto e prefissato: W CS . Quest t o sistema era perfettamen te sufficient e per le esigen ze 2D. L’acro nimo WCS ( W ord Coordin a te System ) in dica il sistem a di coordina t e globali.

Tale i c ona, infatti, segnala all’o p eratore che s ta usando il istema di rif e rimento asso luto. Il punto è definito d a coord inate x e y (x, y) Nel 3 D c’è la neces sità di lavora re anche in z ( x, y, z) e quin di nei vari UC S (User Coor d inate System ) che di volt a

in vol t a sono defin iti dall’utente .

che di volt a in vol t a sono defin i ti dall’utente . I puls

I puls anti per ges tire gli UCS sono situati nella sched a VISTA p annello

COOR DINATE opp u re scheda IN IZIO panel lo COORDINA TE. Con q uesti pulsan t i è possibile ruotare il sis stema di rife rimento XY ( iano di lavor o ), salvare UCS person a lizzati e m o dificare l'a petto dell'ic ona di riferi mento.

a lizzati e m o dificare l'a petto dell'i c ona di riferi m ento. SUPS

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2010-2011

8.1 Memoriz z are e richi a mare gli U CS

Nella scheda VIST A Pannello COORDINAT E, click sull’ic ona “UCS, Al tri UCS…” e r inominare “ A nonimo” con quell o che si desid era. Gli UC S memorizza ti sono elenc a ti nel menu a a tendina nel Pannello CO O RDINATE.

a ti nel menu a a tendina nel Pannello CO O RDINATE. 8.2 UCSD La fu
a ti nel menu a a tendina nel Pannello CO O RDINATE. 8.2 UCSD La fu

8.2 UCSD

La fu nzionalità UC S dinamico c onsente di a llineare tem poraneamen t e e automa t icamente il piano XY de l sistem ma UCS ad un piano su un modello solid o o durante la c reazione di o getti.

Quan do è attivo u n comando d i disegno, è possibile alli n eare il siste ma UCS spos tando il pun t atore su un o spigo lo di una fa c cia anziché utilizzando il comando U CS. Al termi ne, vengono ripristinati la posizione e l'orie n tamento pre cedenti del si stema UCS.

ripristinati la posizione e l'orie n tamento pre cedenti del si stema UCS. SUPS I -

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9 Modellaz i one 3D

2010-2011

Con il termine m odellazione s olida si ind i ica il proced imento tram ite il quale si costruisce un modell o tridim ensionale d i un oggetto attraverso la creazion e , la trasfor mazione, l’un n ione, l’inter sezione o la sottra zione di elem enti solidi. La mo dellazione so lida è il tipo d i modellazio n n e 3D più sem plice da utili z zare e quindi largamente u sata. Risult a quindi indis pensabile uti izzare questa tecnica di m o dellazione t u tte le volte in cui l’oggetto creato non è finito di per se stes so, ma per c o ncluderlo bis ogna modella rlo, incavarlo , sezionarlo, …

In arc hitettura pu ò essere il caso di un muro f orato da ape rture quali ad esempio le p orte o le fine stre.

Per g enerare un so lido è possibi le seguire du e tecniche:

1 . utilizzare f orme tridime nsionali elem entari che p o i verranno a s semblate sec ondo necessi t à 2 . generare un solido per estrusione o rivoluzione d i un oggetto 2 D di forma q u alsiasi (gene ralmente un a polilinea c hiusa).

9.1 Solidi 3D

I com andi principa li di lavoro, so no situati nel la scheda INI ZIO pannel lo MODELLA Z IONE.

La sched a SOLIDO è d edicata unic amente alla modellazion e di element i
La sched a SOLIDO è d edicata unic amente alla modellazion e di element i
solidi.

Parallelep ipedo

Il paralle l epipedo è d efinito dall a base (lung hezza e larg hezza) e dall'altezz a. La base del parallel epipedo vie n e sempre d isegnata parallela a l piano XY de l sistema UCS (piano di lav o ro) corrente .

Selezio nare PARALL ELEPIPEDO.

Specifi care il primo a ngolo della b ase.

Specifi care l'angolo opposto della base.

Specifi care l'altezza

Specifi care l'angolo opposto della base.  Specifi care l'altezza SUPS I - DACD P agina
ad 2011 - Cors o Avanzato Cilindro Un cilind r o è definito d al
ad 2011 - Cors o Avanzato Cilindro Un cilind r o è definito d al

ad 2011 - Cors o Avanzato

Cilindro

Un cilind r o è definito dal cerchio d i base e dall’ altezza. Per efault, la ba se del cilindro g iace sul pia n o XY del sis t ema UCS c o rrente. L'alt ezza del cilin dro è parallela a ll'asse Z.

Selezio na CILINDRO

Selezio nare il centro del cerchio

Digita r e il valore del raggio o del d iametro

Digita r e il valore del l’altezza

2010-2011

 Digita r e il valore del l’altezza 2010-2011 Qualora si tratti di un c ilindro

Qualora si tratti di un c ilindro ellittic o, alla prima richiesta nell a riga di coma ndo si digiti E (el littico).

Cono

Un cono è definito dal c erchio di ba s e e dall’altez z a, o in altern a tiva dal verti ice superiore (apice). Per c reare un con o o si procede c ome segue:

Clic su l CONO

Selezio nare il centro del cerchio d d i base

Digita r e il valore del raggio o del d iametro

Digita r e il valore del l’altezza . In a lternativa dig itare A (Apic )

l’altezza . In a lternativa dig itare A (Apic ) Sfera Una sfera è definita da

Sfera

Una sfera è definita da l suo centro e dal suo rag g io/diametro. Per creare u na sfera si pr oceda come r iportato di se guito:

Selezio nare SFERA.

Selezio nare il centro della sfera.

Digita r e il valore del raggio o del d iametro.

 Digita r e il valore del raggio o del d iametro. Piramide La pirami d

Piramide

La pirami d e è definita d alla base in s critta o circo scritta in un c erchio, dal numero d i lati e dall'alt ezza.

Specifi care il punto c entrale dell a base.

Specifi care il raggio o il diametro della base.

Specifi care l'altezza della piramid e.

base.  Specifi care l'altezza della piramid e. Cuneo Analoga m ente al paral elepipedo, il

Cuneo

Analoga m ente al paral elepipedo, il cuneo è cara tterizzato da una base qu a a drata e dall’alte zza.

Selezio nare CUNEO

Selezio nare il primo vertice della base del cun o

Selezio nare il verti c e opposto a l precedente , per definir il quadrilat ero di base

Digita r e il valore del l’altezza.

ero di base  Digita r e il valore del l’altezza. Toro Un Toro è definito

Toro

Un Toro è definito dal c entro, dal ra ggio dell’asse del tubo e d a l raggio del cerchio ch e definisce la sezione del t ubo stesso.

Clic su l toro

Selezio nare il segme nto che defin isce il raggio dell’asse del oro

Digita r e il valore del cerchio di riv oluzione

il raggio dell’asse del oro  Digita r e il valore del cerchio di riv oluzione

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10 O perazio n i boolea n e

Le o p erazioni boo leane permet tono di elab o rare con op erazioni di u ione, sottra zione e inter sezione i solid i utilizzati nel modello 3D.

e inter s ezione i solid i utilizzati nel modello 3D. 10.1 Unione 1. Cl ic

10.1 Unione

1. Cl ic sul parallel epipedo

2. Cl ic sulla sfera

2. Cl ic sulla sfera
2. Cl ic sulla sfera

10.2

Sottrazio ne

1. Cl ic sul parallel epipedo

2. Cl ic sulla sfera

2. Cl ic sulla sfera
2. Cl ic sulla sfera

10.3

Intersezio ne

1. Cl ic sul parallel epipedo

2. Cl ic sulla sfera

2. Cl ic sulla sfera
2. Cl ic sulla sfera
Intersezi o ne 1. Cl ic sul parallel e pipedo 2. Cl ic sulla sfera SUPS
Intersezi o ne 1. Cl ic sul parallel e pipedo 2. Cl ic sulla sfera SUPS
Intersezi o ne 1. Cl ic sul parallel e pipedo 2. Cl ic sulla sfera SUPS
ad 2011 - Cors o Avanzato 2010-2011 C reazion e di solidi ortante cono scere

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2010-2011

Creazion e di solidi

ad 2011 - Cors o Avanzato 2010-2011 C reazion e di solidi ortante cono scere le

ortante cono scere le diffe renze tra la c reazione di s olidi e fici median t e i coman d i ESTRUDI, SWEEP, LO FT e LUZIONE. do si esegue l'estrusione, lo sweep, il l o ft o la rivolu zione ve, è possibil e creare sia s olidi sia supe rfici. Utilizza n do le aperte è po ssibile creare solo superfic i, mentre le curve e consenton o di creare si a solidi sia s u perfici a se onda situazione.

Estrusion e

sia s u perfici a se onda s ituazione. Estrusion e CAD dispone di due siste

CAD dispone di due siste i di estrusio ne di un og g etto:

onalmente a l piano in cui giace l’ oggetto per una minata altez za, oppure secondo un a direzione o un rso qualsiasi. do si estrud e un oggett o fissandone l’altezza, è a nche b ile assegnar e un angolo d i rastremazi o ne; in tal c a so le non si proi ettano ortog o nalmente a l piano ma sono a te di tale an g olo. aiettoria di estrusione q ualora sia c omposta da più enti rettilinei e curvilinei, d eve essere t rasformata i una ea unita! estrude u n a linea o p olilinea, il volume ott e nuto terrà al layer attivo e non a quello di pa rtenza.

terrà al layer attivo e non a quello di pa rtenza. Es t rusione con tr
terrà al layer attivo e non a quello di pa rtenza. Es t rusione con tr

Es trusione con tr a iettoria

a quello di pa rtenza. Es t rusione con tr a iettoria Rivoluzio ne ando rivoluz

Rivoluzio ne

ando rivoluz ione consent e di generare un solido o u na superficie mediante la rotazione di una polilinea , , poligono, re ttangolo, cer c hio, ellisse a t torno a un d eterminato a s se.

, , poligono, re ttangolo, cer c hio, ellisse a t torno a un d e
, , poligono, re ttangolo, cer c hio, ellisse a t torno a un d e
, , poligono, re ttangolo, cer c hio, ellisse a t torno a un d e

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AutoC ad 2011 - Cors o Avanzato 2010-2011 11.3 Premi e t r ascina Per p

11.3 Premi e t r ascina

Per p remere o tra scinare un'ar a delimitata, fare clic all'int erno dell'are a stessa. Fa re clic o dig itare un valor e per specif icare la qu a ntità di es t rusione. Quan do si spost a il cursore, l'estrusione cambia dina m icamente. È anche poss ibile tenere premuti CTRL+ MAIUSC+E e fare clic all 'interno dell' area per prem ere o trascin a re.

È pos sibile premer e o trascinare i seguenti tip i di area deli mitata:

Aree deli mitate che è p ossibile spin g ere o trascin re

Aree che è possibile tra tteggiare sele zionando un punto, con t o lleranza di sp azio pari a ze ro

Aree racc hiuse da geo metria linea re complana r e intersecata , tra cui gli spigoli e la g eometria de i blocchi

Polilinee c hiuse, region i, facce 3D e f acce di solidi 2D costituiti d a vertici com planari

Aree crea t e da geomet ria complana re, inclusi gli o ggetti 2D e g li spigoli dell e facce, rispe t to a qualsias i faccia di u n solido 3D.

rispe t to a qualsias i faccia di u n solido 3D. 11.4 Sweep Il com

11.4 Sweep

Il com ando SWEEP crea un solid o o una super rficie esten dendo la form a di un profi o, ovvero l'o g g getto sotto p osto a swee p , lungo il per corso specific ato. Quando si ese gue lo sweep di un profilo lungo un perc orso, il profil o viene spostato e al lineato segue ndo la norma le (perp endicolare) a l percorso. I p rofili aperti c r reano superfi c i ment re quelli chiu s i creano solid i o superfici.

11.5 Loft

Crea u na superficie o un solido 3 D mediante l a selezione d i una serie di sezioni trasve rsali. Le sezio ni trasversali defin i scono la form a del solido o della superfi cie risultante . È necessario specificare a lmeno due se zioni trasv ersali.

o specificare a lmeno due se zioni trasv ersali. I prof ili di loft poss o
o specificare a lmeno due se zioni trasv ersali. I prof ili di loft poss o

I prof ili di loft poss o no essere a p erti o chiusi, piatti o non p iatti o subog g etti spigolo. Utilizzare l'op zione mod a lità per selezi onare la crea z ione di una s uperficie o d i un solido.

a lità per selezi onare la crea z ione di una s uperficie o d i

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12 Modifich e sui solid i

Il com ando sia di c i ma che di rac cordo è ident ico a quello u tilizzato per i l 2D. Così c ome il coma n do Cima con sente di smu ssare l’angolo formato da due linee, ne l 3D permett e di smussare le fac c e adiacenti d i un solido, in questo caso agisce ciman d o spigoli e b ordi. Il com ando raccord o permette d i arrotondare lo spigolo o i bordi tra du e facce contig ue.

12.1 Cima

1 . Fare clic s u scheda SOL IDO grupp o MODIFICA S OLIDI CIM A SPIGOLO

2 . Seleziona re lo spigolo d ella superfici e di base da c imare. Una delle due superfici adiacenti allo spigolo sele z ionato è evid enziata. 3 . Effettuare una delle se g uenti operaz ioni:

Per s elezionare u n a superficie d iversa, digita re s (Seguent e).

Per u tilizzare la su perficie corre nte, premere INVIO.

4 . Specificar e la distanza dalla superfici e di base. La distan z a dalla sup erficie di ba s e viene mis u rata dallo s pigolo selezi onato ad un punto della

superficie di base. La distan z a dall'altra s u perficie vien e misurata d a llo spigolo s elezionato a d un punto d ella superficie adiacente . 5 . Specificar e la posizione della cima u t ilizzando una delle opzioni descritte di s eguito.

Per s pecificare un o spigolo indi viduale, selez ionarlo.

Per selezionare t u tti gli spigo l li attorno all a superficie d i base, digit are se (SEqu enza chiusa) . Spec ificare uno sp igolo. 6 . Per comp l etare la cima , premere IN V IO.

12.2 Raccordo

1 . Fare clic s u scheda SOL IDO grupp o MODIFICA S OLIDI RAC CORDA SPIGO LO. 2 . Seleziona re lo spigolo d el solido da r accordare. 3 . Specificar e il raggio di r accordo. 4 . Seleziona re altri spigoli o premere IN VIO per crea re il raccordo

spigoli o premere IN VIO per crea re il raccordo Utiliz z are i grip di

Utiliz z are i grip di r accordo e cim atura per mo dificare il rag gio di raccord o della distan n za di cimatu r a.

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12.3 Trancia

AutoC ad 2011 - Cors o Avanzato 2010-2011 12.3 Trancia Se si utilizza il co mando

Se si utilizza il co mando TRAN C IA per tran c c iare un solid o 3D, sono dispo nibili diversi metodi per d e finire il piano o di taglio. Ad esempio, è possi b ile specifica re come pia n o di taglio tre punti, u n asse, una super ficie o un ogg etto piano. È possibile ma ntenere una o entrambe le me dell'oggett o tranciato.

12.4 Gizmo

I giz m o consenton o di spostare, ruotare o me ttere in scala un gruppo di oggetti lung o un asse o un piano 3D.

Sono disponibili tre tipi di gizmo :

Spostame nto 3D.Riposi ziona gli ogg e tti seleziona t i lungo un ass e o un piano.

Rotazione 3D.Ruota gli oggetti selezi onati attorn o all'asse spec i ficato.

Scala 3D. M ette in scala gli oggetti se lezionati lun g o il piano o l' a sse specifica t o, oppure lu n go tutti e tre gli assi in modo unifor m e.

lu n go tutti e tr e gli assi in modo unifor m e. Per d

Per d efault, i gizm o vengono vi sualizzati aut o maticament e quando si s eleziona un o ggetto o un suboggetto in una v ista con stile di visualizza z ione 3D. I giz mo consent o no di produr re risultati pi ù prevedibili vincolando le modif f iche a piani o assi specifici .

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13 Materiali

Per o t tenere un ef f etto realistic o è possibile a ggiungere i m ateriali agli o ggetti dei dis egni. Le im postazioni di un materiale ne determina no le proprie fisiche. Nella scheda REN DER selezion ando il puls a nte BROWS E R DEI MAT ERIALI sono visualizzati i materiali già prese nti di defaul t in AutoCA D . Utilizzando BROWSER D EI MATERIA L I, è possibil e applicare i materiali agli ogget ti di una scen a.

La creazio ne e la mod ifica di mat eriali può es sere eseguit a
La creazio ne e la mod ifica di mat eriali può es sere eseguit a
anche dal la finestra E D ITOR DEI M A TERIALI nell a quale son o
disponibil i diverse imp stazioni per la modifica d elle propriet à
del materi ale.

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AutoC ad 2011 - Cors o Avanzato 2010-2011 L’ass e gnazione dei materiali avv iene principa

2010-2011

AutoC ad 2011 - Cors o Avanzato 2010-2011 L’ass e gnazione dei materiali avv iene principa

L’asse gnazione dei materiali avv iene principa lmente in du e maniere:

mediante il tasto ASSO C IA DA LAYER

mediante il trasciname n to del mater iale direttam ente sull’ele mento 3D tram ite tavolozz a degli strumenti .

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14 La simula zione dell a luce

In un modello 3D l a simulazione della luce è u na delle elab o razioni più c omplicate da costruire. Si po s sono costruir e modelli pe fetti e applic a re i material i più realistici ma, se non s i illumina cor rettamente la scena , il lavoro svo lto potrebbe risultare vani f icato a causa di una luce i appropriata.

14.1 I pannelli di controll o delle luci

I pan n elli di contro llo delle luci s i trovano nell a scheda REN DER.

Nella Figura 1 è r a ppresentato il pannello d i controllo e la barra deg li strumenti d elle luci. Ne lla Figura 2 è rappr esentato il p a nnello per la gestione dell a luce solare.

Tipo di illu minazione On/Off l’illuminazi o ne di default O n/Off l’ illuminazion e
Tipo di illu minazione
On/Off
l’illuminazi o ne di
default
O n/Off
l’ illuminazion e
s o lare

Figu ra 2

default O n/Off l’ illuminazion e s o lare Figu ra 2 Figura 1 I cont

Figura 1

I cont rolli di LUMIN OSITÀ, CON T RASTO e TON I MEDI agisc ono sull’illumi nazione gene rale del mod ello.

L’illu minazione di default è attiva

auto maticamente

come

sorge nte un grup po di luci d i stanti

che s eguono la di rezione della vista.

illuminazio n e è

Quest t o

suffic iente a perc epire il 3D senza requi siti foto realis tici. Quan do si attiva u na fonte lu m inosa che n on sia quella di default ap p are il mess a ggio alla Fig u ra 3.

ed

ha

tipo

di

di default ap p are il mess a ggio alla Fig u ra 3. ed ha

Figura 3

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15 L’illumina zione sol are

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Con i lluminazione solare si int ende la luce proveniente dal sole con raggi paralle li provenient i da un’unic a direzi one. La di rezione e l’a n golo varian o a dipenden za dell’ora d el giorno, la latitudine e la stagione. Il sistema d i illumi nazione solar e presente in AutoCAD ci p ermette di si mulare la pos izione e gli ef f etti del sole sulla base di:

Posizione geografica

Ora del gi o rno

Giorno de ll’anno

È pos sibile attivare i comandi d el pannello Ora e posizio ne” unicame nte se si atti va l’icona “St ato sole” che attiva l’illuminazio n e solare.

L a Posizione g eografica. Co nsente di sp e cificare la d irezione del n ord geografic o della scena .

L a Data. Perm ette di defin i re un giorno dell’anno n el quale è rap presentata la scena.

L ’ Ora. Permet te di specific are un’ora d el giorno n el quale è rap presentata la scena

d el giorno n el quale è rap presentata la scena F i gura 4 15.1

F i gura 4

15.1 La posizio ne geogra f ica

Esist o no tre opzi oni per def nire la posi zione

geog r afica. Tut t e hanno

di

geore ferenziare il modello 3D. Quest t o corso tr atterà unic a mente l’op z z ione:

“Digit a valori posiz ione”.

mente l’op z z ione: “Digi t a valori posiz ione”. Figura 5 lo scopo La

Figura 5

lo

scopo

z ione: “Digi t a valori posiz ione”. Figura 5 lo scopo La finest ra di

La finest ra di dialogo per la Posiz ione geograf ica (Figura 6 ) permett e di definire la latitudine e l la longitudin e .

Le impo stazioni di lu ogo e di n o rd geografic o sono fatt e manualm ente attrave rso la scelta d ell’opzione “ Usa mappa”

Figura 6

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AutoC ad 2011 - Cors o Avanzato 2010-2011 Fi g ura 7 In quest a finestra

Fi g ura 7

In quest a finestra è possibile d e efinire rispet t o la mapp a mondiale la posizione geografica.

rispet t o la mapp a mondiale la posizione geografica. Figura 8 Quando la p o

Figura 8

Quando la p o o sizione geog rafica è stat a

l’icona del l’UCS vien e

c ontrassegna ta con un s egno grafic o simile ad un c ono rovescia o (Figura 8)

mpostata,

15.2 Luce fot ometrica

Auto CAD offre tre t ipi di unità d i illuminazion e: generica, I nternazionale e

flusso di lavoro del l'illuminazion e generica eq uivale al fluss o di lavoro d ll'illuminazio ne in Au t t oCAD prima d i AutoCAD 2 0 08. Il flusso d i lavoro dell' illuminazione di default

relati vo a AutoCA D 2008 è un fl sso di lavoro fotometrico b asato sulle u nità di illumi nazione Inter nazionali. Qu esto tipo di sc elta determi n a un'illumin a zione corrett a dal pu u nto di vista f isico. L'unità i illuminazio n e americana rappresenta un'altra opzio ne. La differe nza con quell a Internazion a le è che i val o ri d'illumina nza vengono forma ttati con l'un ità di misura f ootcandle an ziché lux.

Il

Le lu c i fotometrich e sono luci fis icamente cor rette. Le luci fisicamente c o rrette si atten uano come il quadrato dell a distanza. Le proprietà fo t ometriche p ssono essere aggiu nte sia alle lu c i naturali ch e a quelle arti f iciali.

sia alle lu c i naturali ch e a quelle arti f iciali. Figura 9 Figur

Figura 9

lu c i naturali ch e a quelle arti f iciali. Figura 9 Figur a 10

Figur a 10 Esem p io di illumina z ione solare st andard della s c ena. In qu e sto caso è si m ulata la luce c h e si avrebbe a Zurigo il 21.0 9.2009 alle 15 :00

c h e si avrebbe a Zurigo il 21.0 9.2009 alle 15 :00 Figura 11 Esempio

Figura 11 Esempio di illuminazione s olare fotome t rica (SI) della scena. In questo c aso è simulata la luce che si a vrebbe a Zurig o il 21.09.200 9 all e 15:00

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15.3 Lo stato d el cielo

Lo st a to del cielo è disponibile u nicamente q u ando il tipo l’ unità di illu m inazione non è impostato su standard.

Lo st a to del cielo c onsente di s pecificare se calcolare l’ill u minazione d el cielo in fa se di render. Non influisc e

sull’ill uminazione d ello sfondo

sorge nte luminosa ma non ha a lcun effetto sullo sfondo. I valori possi bili sono Ciel o Off, Sfondo cielo, Sfond o

cielo con illuminaz i one.

delle finest r e. Questa op zione rende s emplicemen t t e disponibile il cielo come

rende s emplicemen t t e disponibile il cielo come Figura 12 Rende r con Cielo

Figura 12 Rende r con Cielo Off

il cielo come Figura 12 Rende r con Cielo Off Figura 14 Rende r con S

Figura 14 Rende r con S fondo C ielo

Rende r con Cielo Off Figura 14 Rende r con S fondo C ielo Figura 13

Figura 13 Render con immagine di

s fondo

S fondo C ielo Figura 13 Render con immagine di s fondo Figura 15 Render con

Figura 15 Render con Sfondo Cielo c on illuminazio ne

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16 L’illumina zione art i ficiale

Il solo sistema di il luminazione solare agisce unicamente per un period o limitato de lla giornata e , ad esempio , diffici lmente riusci rà a farci ott enere un risu ltato soddisf a cente all’int erno di un e d ificio, dove n ella migliore delle ipotesi otterr emo una sce n a buia. È pe r questo che necessiterem o anche di u n n sistema di s imulazione d i luce a rtificiale.

Auto CAD dispone d i due diversi tipi di illumin azione artifici ale:

L’illumina z ione di defa u lt

L’illumina z ione Utente (luce artificia l le)

Come è già stato a ccennato in p recedenza l’i lluminazione di default è a ttiva quando si comincia a modellare l a scena 3D ed offre u na luce omo g enea su tutt a la scena e n o n gestisce la proiezione d elle ombre. Al co ntrario la luc e solare e art ificiale perm etterà al mo d ello di appa rire più caldo ed emozion ante grazie a i molti effetti che l’il luminazione d efinita dall’u tente può cre are.

16.1 Tipi di illu minazione artificiale

Esist o no quattro ti p i di luce artif iciale (Figura 16):

Punto

Riflettore

Lontana

Luce foto metrica da ret e

L’agg i unta di luci c onferisce ma ggior chiarez za al modello e ne facilita la percezion e della t ridimension a lità.

facilita la percezion e della t ridimension a lità. Figura 16 Le so rgenti lumin o

Figura 16

Le so rgenti lumin o se, oltre a p oter essere a ccese o spe n te e modifi ata nelle lor o prop r ietà, posson o essere spost a te e modific a te come qua lsiasi altro ele mento della rappresentaz ione grafica. Gli ef f etti delle mo difiche sono v isibili nelle fi n estra di lavo ro in tempo r eale. L’ele mento di luce inserito nel m odello è rap p resentato d a un simbolo g rafico chiama to glifo.

La luce puntifo rme

Una l uce puntifor me, rapprese n tata da un g lifo a forma di cer chio con una croce al cen t ro, irradia lu c e in tutte le direzi oni a partire dalla posizio ne in cui si t rova. La sua inten sità, di norm a , diminuisce con la dista nza a meno che l’ A ttenuazione non sia impo stata su Ness u na . Quest t o tipo di l u ce è la pi ù indicata p er ottenere un’ill u minazione g enerica. Si p o trebbe dire che la luce punti f orme simul a la lampadi n a ad incan d d escenza, le lante rne e le cand e le.

a la lampadi n a ad incan d d escenza, le lante rne e le cand

Figura 1 7

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Lu ce riflettore

Una l uce riflettore, indicata nel modello dal g lifo a forma

È possibile

contr o llare la dire zione della l u ce e le dim ensioni del

cono. Come per la luc e puntiforme anche in q uesto caso l’inte n sità diminu isce con la distanza a meno che l’Atte nuazione non sia impostat a su Nessuna.

di tor cia, emette u n cono di luc e direzionale

Lu ce lontana

emette u n cono di luc e direzionale  Lu ce lontana Figur a 19 Esem

Figur a 19 Esem p io senza il calc olo delle omb r e

2010-2011

19 Esem p io senza il cal c olo delle omb r e 2010-2011 Figura 1

Figura 1 8

Una luce lo ntana emett e raggi di lu c e paralleli e

uniformi in una sola dire zione. La luc e lontana non è rapprese n tata da alc un glifo nel disegno. La

selezione

unicamente selezionan do il pulsa n te luci ne l modello. La sua inte n sità non dim minuisce con la distanza e resta immu tata su ogn i faccia ch e illumina. S i potrebbe d ire che quest t o tipo di illu minazione si comporta come la lu ce del sole riferimento geografico. Questo tipo di luce è util e per illumin a re gli oggett i della scena o uno sfondo in modo unif o rme.

i questo t i ipo di luce è possibil e

ma senza

Lu ce fotometri c a da rete

Una l uce fotomet rica da rete

sorge nte luminos a . Questo tip o di luce p uò essere u t ilizzato per rappresentar e distribuzio ni della luc e aniso t rope (non u n iforme) deriv ate dai dati f orniti dai pr o duttori di lu c i reali. Conse nte quindi di ottenere un a

una rappre sentazione 3 D della distri buzione dell'i ntensità dell a luce di un a

rappr esentazione molto più pre c isa della luce sottoposta a rendering ris petto alle luc i puntiformi e ai riflettori.

Quest t e informazio n i sulla distrib uzione della luce direzion a le sono mem orizzate in u n n file di dati f o tometrici ne l forma to IES utilizz a ndo il forma t o di file stan d ard IES LM 6 3 1991 per i d ati fotometri ci. È possibil e caricare i file

di da t i fotometrici forniti da va ri produttori nel gruppo Dati fotomet r ici nella tavo lozza delle p roprietà dell a

luce. L'icona della l uce rapprese n ta i dati foto metrici selezi onati.

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17 Le ombre

Come abbiamo vis to l’utilizzo o meno dell e ombre poss ono modifica re la perc e zione dello sp azio. AutoC A D possiede d u e