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UNIVERSITA’ DEGLI STUDI DI PAVIA

Facoltà di Ingegneria
Corso di Ecologia Applicata L.S
A.A. 2007/2008

IL FIUME TREBBIA
Studio della qualità delle acque

Marco Montagnoli
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PREMESSA

CAPITOLO 1: CONDIZIONI ATTUALI DE TERRITORIO E DEL FIUME

1.1: Il Bacino Imbrifero


1.2: Climatologia, Idrologia, Idraulica
1.3: Aspetti Geomorfologici E Litologici
1.4: Il Trasporto Solido
1.5: I Dissesti Nel Bacino
1.6: Inquadramento Socio-Economico Del Bacino
1.7:Carichi Inquinanti
1.7.1: Carichi Inquinanti Di Origine Civile
1.7.2: Industriali
1.7.3: Agricoli E Zootecnici
1.8:Infrastrutture Acque

CAPITOLO 2: MONITORAGGIO DELLE ACQUE SUPERFICIALI DEL BACINO

2.1: Dislocazione Dei Punti Di Monitoraggio


2.1.1: Punti Di Monitoraggio Delle Acque
Destinate Alla Produzione Di Acqua Potabile
2.1.2: Punti Di Monitoraggio Delle Acque Dolci Che
Richiedono Protezione E Miglioramento Per Essere
Idonee Alla Vita Dei Pesci
2.1.3: Punti Di Monitoraggio Acque Destinate Alla Balneazione
2.2: Indici Per La Classificazione Dei Corpi Idrici Superficiali
2.2.1: Livello Di Inquinamento Dei Macrodescrittori
2.2.2: Qualità Biologica Dei Corsi D’acqua – Indice Biotico Esteso I.B.E.
2.2.3: Stato Ecologico Corpo Idrico

CAPITOLO 3: USI DELLA RISORSA AMBIENTALE

3.1: Usi Attuali


3.2: Usi Potenziali
3.3: Normativa Di Riferimento

CAPITOLO 4: PROPOSTE D’INTERVENTO

4.1: Linee Guida Degli Interventi di Miglioramento Dell’asta Fluviale


4.2: Il Miglioramento Della Qualità Delle Acque
4.3: Le Sistemazioni Spondali e Fluviali
4.4: Opere di Tutela Della Fauna

BIBLIOGRAFIA CITATA
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Premessa
La finalità dello studio del fiume Trebbia è quella di affrontare una problematica ambientale che
si potrebbe incontrare in ambito lavorativo; la stesura del reporting ambientale richiede una
buona conoscenza di base delle nozioni tecniche ingegneristiche (riguardanti soprattutto
l’idraulica, il ramo sanitario-ambientale, l’ecologia). Ci si pone l’obiettivo di fornire al lettore
una descrizione il più accurata possibile dello stato di fatto, ricercando i determinanti nel bacino
e valutando gli impatti sul fiume, secondo le linee guida del modello concettuale europeo
Determinanti-Pressioni-Stato-Impatti-Risposte (DPSIR). Sono allora due gli obiettivi che si è
voluto raggiungere:la costruzione della conoscenza e la divulgazione della stessa,valutando
integralmente il passato e il presente del territorio del Bacino del Trebbia.
Nel lavoro sono stati mantenuti separati i contenuti descrittivi da quelli analitici;i primi sono
sviluppati nei testi mentre i secondi nei grafici. I contenuti analitici sono tuttavia anche
supportati da una descrizione delle modalità d’acquisizione e di elaborazione dei dati,in modo
tale che il lettore non si trovi senza alcuna conoscenza di fronte al dato nudo e crudo.
Gli indicatori e gli indici di sintesi sono collegati a statistiche affidabili provenienti dalla grande
disponibilità di dati a livello provinciale. Nella parte finale del lavoro sono state formulate delle
proposte di intervento là dove ritenute necessarie,per il mantenimento del buono stato di salute
ambientale che comunque caratterizza questo corpo idrico e tutto il suo bacino idrografico.
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CONDIZIONI ATTUALI DEL TERRITORIO E DEL FIUME

1.1 Il Bacino Imbrifero


Il bacino del Trebbia ha una superficie complessiva di circa 1.070 km2 (1,5% della superficie
complessiva del bacino del Po), di cui gran parte in ambito collinare-montano (86%). È situato
alla destra del Po, tra i bacini del Tidone e dello Staffora a est, del Nure a ovest, dello Scrivia a
sud-est, del Taro a sud-ovest e dello Sturla a sud. Il fiume Trebbia nasce dal monte S. Lazzaro
nell’Appennino Ligure e confluisce nel Po, poco a ovest di Piacenza, dopo un percorso di circa
116 km. Lungo lo spartiacque a sud si hanno i monti Penna (1.735 m s.m.) e Maggiorasca (1.799
m s.m.), a est il monte Cavalmurone (1.670 m s.m.) e a ovest il monte Crociglia (1.578 m s.m.).
Riceve numerosi affluenti fra cui il più importante è il torrente Aveto, lungo circa 30 km, con un
elevato contributo idrico per l’alta piovosità sul suo bacino, di superficie circa pari a 257 km2.
Altri affluenti di una certa importanza sono i torrenti Boreca, Bobbio, Perino e Dorba. L’asta
principale del Trebbia è suddivisibile in due tratti distinti per caratteristiche morfologiche,
morfometriche e per comportamento idraulico: il tratto montano che si sviluppa dalla sorgente
fino a Rivergaro, per una lunghezza di circa 95 km, e il tratto di pianura, con alveo tipo
tipicamente pluricursale, fino alla confluenza in Po. Il primo tratto si presenta costantemente
incassato, profondamente inciso nel substrato roccioso, con morfologia caratterizzata da meandri
in roccia molto irregolari, con curvatura generalmente elevata, in lenta evoluzione. Nel tratto
terminale appenninico l’alveo tende a rettificarsi e assume tipologia ramificata. Il tratto di
pianura mantiene il carattere ramificato, con ampie aree golenali e notevoli depositi alluvionali.
Il Trebbia è caratterizzato da una notevole capacità di trasporto solido, negli ultimi anni ridotta
per effetto della sistemazione degli affluenti. Il corso d’acqua nella parte alta ha un alveo
incassato, con sponde rocciose ed elevata pendenza. Nel tratto intermedio l’alveo è costituito da
materiali di scarsa consistenza e in quello finale scorre in un’ampia conoide che si estende fino
allo sbocco nel Po. Ai fini delle analisi conoscitive e della successiva delineazione degli
interventi il bacino idrografico viene suddiviso nelle componenti: asta e sottobacino montano. Il
quadro conoscitivo e di valutazione dei dissesti sui versanti e sulla rete idrografica minore è stato
definito, in maggior dettaglio, separatamente per i sottobacini dell’Alto Trebbia - Aveto e del
Basso Trebbia come si può vedere in figura 1; la linea verde delimita i contorni del bacino
idrografico.
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Figura 1: I sottobacini: l’alto Trebbia-Aveto e il Basso Trebbia.

Morfologicamente l'area appartiene all'Appennino piacentino, caratterizzato in particolare dalla


profondità dei solchi vallivi scavati dai corsi d'acqua all'interno della massa montuosa, costituita
prevalentemente da scisti argillosi e solo in talune aree da serpentini, assai meno erodibili e
pertanto visibili e fortemente connotanti il paesaggio. La valle del Trebbia rappresenta una delle
poche aree con caratteri ambientali ancora fortemente integri e con livelli di qualità delle acque
particolarmente elevati. Il Trebbia è morfologicamente caratterizzato da un fondovalle formato
da masse calcaree molto dure, all'interno delle quali il fiume si è scavato un percorso tortuoso e
suggestivo, che tagliando gli strati depositati ha portato in luce nei secoli significativi fenomeni
fossiliferi. L'esistenza di vaste masse ofiolitiche lungo la dorsale di separazione dalla valle
dell'Aveto ha dato origine a un sistema di vette e rilievi particolare, quali il monte Gifarco, il
monte Rocca Bruna e il Castello dei Fanti, mentre verso oriente il fiume costeggia la vasta mole
calcarea del massiccio dell'Antola.
Le subaree principali individuabili all'interno della valle del Trebbia, contraddistinte da
particolari specificità ambientali sono rappresentate da:
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• la zona dell'alta collina del Trebbia, area dei monti Pillerone e Dinavoli, con vaste
superfici boschive, caratterizzata dalla presenza degli affioramenti ofiolitici (Pietra
Parcellara, Pietra Marcia, Pietra Perduca);
• la zona della valle Perino, caratterizzata dalla permanenza delle tracce del modellamento
glaciale wurmiano, quali le zone umide (monte sant’Agostino e passo di Santa Barbara)
e le emergenze ofiolitiche (presso monte Amelio, Govi, Materano Tre Sorelle, ecc.);
• la zona della finestra tettonica di Bobbio, importante e unica per la presenza delle
formazioni neolitiche dette delle “Arenarie di Bobbio” e delle “Arenarie dell'Aveto”,
cioè le formazioni più recenti dell'area appenninica piacentina portate in superficie
dall'azione erosiva del Trebbia e dell'Aveto;
• la zona dell'alta val Trebbia e val Boreca, caratterizzata, in particolare la seconda, dal
profilo a V con assi ravvicinati rappresentati dai rilievi dei monti Cavalmurone, Chiappo,
Alfeo, Lesima;
• la zona della valle d'Aveto, caratterizzata dalla dorsale Trebbia-Aveto e Aveto-Nure,
morfologia cosiddetta matura, abbandonata a seguito delle profonde incisioni operate da
Trebbia e Aveto e attualmente coperta da grandi aree boschive di latifoglie e cedui misti
che ne determinano la prevalente connotazione.
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1.2 Climatologia, Idrologia, Idraulica


I bacini del massiccio centrale appenninico, di esposizione nord-ovest — sudest, sono
caratterizzati da rilievi non molto elevati, in genere a quota tra i 1.000 e 2.000 m s.m.; il regime
pluviale è contraddistinto da elevata piovosità solo nelle zone prossime al crinale, dovuta alla
particolare intensità dei fronti, che per ragioni orografiche e per la vicinanza del mar Ligure
tendono ad amplificare la loro azione; nella parte collinare e di pianura la piovosità è invece
modesta. Eventi meteorici intensi sono possibili in tutte le stagioni anche se i periodi compresi
tra marzo e maggio e tra settembre e novembre sono quelli con la massima incidenza di eventi
gravosi. Le caratteristiche morfologiche e litologiche del bacino, la forma, l’acclività media dei
versanti, implicano ridotti tempi di corrivazione, con rapida formazione delle piene ed elevati
valori delle portate al colmo. Nel bacino idrografico le precipitazioni medie variano da 800
mm/anno a oltre 2.000 mm/anno. Viene di sotto riportato il pluviogramma mensile relativo
all’anno 2005.

120
IDROGRAMMA MENSILE

100

80

mm/mese
60

40

20

0
gennaio febbraio marzo aprile maggio giugno luglio agosto settembre ottobre novembre dicembre

Grafico 1.1: pluviogramma mensile 2005 [mm/mese]

La portata media annua, calcolata con elaborazione di dati proveniente dalle serie storiche da
1930 al 2004, si aggira intorno al valore di 26,9 m^3/ s e le portate mensili alla sezione di
chiusura corrispondente all’immissione in Po sono riportate nel grafico sottostante:
10

60
idrogramma mensile
55

50

45

40

35

[m^3/s] 30

25

20

15

10

0
io

o
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M

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ov

ic
G

Se

D
N
Grafico 1.2 : idrogramma mensile delle portate [m^3/s]

Nel bacino idrografico del Trebbia le stazioni di misura per le quali sono disponibili valori storici
delle portate di piena sono elencate in Tab. 1.1 e raffigurate con dei pallini rossi nelle figure della
pagina successiva.

Sezione Superficie Hmedia Hmin Qmax qmax Data


km2 m s.m. m s.m. m3/s m3/s km2
Aveto a Cabanne 43.3 1008 810 345 7.97 27/10/1989
Trebbia a Due Ponti 77 958 615 1350 17.53 19/09/1953
Trebbia a Valsigiara 226 593 440 2600 11.5 19/09/1953
Trebbia a S. Salvatore 631 945 280 2280 3.61 17/11/1940
Tabella 1.1:portate di piena storiche
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Figura 2: ubicazioni delle stazioni di misura delle portate storiche

Figura 3: particolare delle stazione alle sezioni di chiusura per il rilevamento delle portate storiche
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Tra gli eventi di piena verificatisi nel bacino del Trebbia si ricordano quelli dell’ottobre 1889 e
del settembre 1953. Quest’ultimo rappresenta l’evento alluvionale più gravoso; fu provocato da
un nubifragio di breve durata ma elevata intensità che produsse esondazioni diffuse lungo tutta
l’asta. L’evento pluviometrico interessò una ristretta fascia compresa tra Genova e il torrente
Aveto, con altezze di pioggia di 40 mm in 1 ora e 112 mm in 3 ore alla stazione di Losso. Per
altre stazioni si dispone solo di dati giornalieri con altezze di pioggia sempre superiori a 100 mm
e massimi attorno ai 200 mm. Il colmo di piena alla sezione di S. Salvatore (superficie di 631
km2) è stato di 3.430 m3/s (stima dell’Ufficio Idrografico). L’evento produsse un incremento
della portata del Po a Piacenza di circa 830 m3/s, abbondantemente laminata, data la non
contemporaneità dei colmi. I danni furono rappresentati da processi di erosione di sponda e da
oltre 2.000 frane. Non si registrarono inondazioni rilevanti, grazie alle scarse precipitazioni
registrate nei tratti medi e bassi del bacino.

1.3 Aspetti Geomorfologici e Litologici


Nel seguito si descrivono le principali caratteristiche geolitologiche del bacino con particolare
attenzione verso quei litotipi che per le proprie caratteristiche geomeccaniche manifestano alti
gradi di erodibilità e/o propensione a dissesti gravitativi; fra parentesi si indica la sigla del
litotipo al fine di facilitare la lettura della cartografia geolitologica, alla scala 1:250.000.
I litotipi maggiormente rappresentati all’interno del bacino del Trebbia, sono suddivisibili in tre
fasce distinte con direzione nord-ovest — sudest.
• La prima, dalla sorgente del Trebbia fino a Rivergano, è costituita prevalentemente da
litoidi eterogenei a diverso comportamento meccanico (ADM). Nella zona di monte, in
prossimità di Rovegno, si incontrano termini ignei (LDI) e in subordine litoidi
metamorfici (LMI), con frequenti discontinuità; tale alternanza di litoidi è osservabile
anche sul versante destro del torrente Aveto. In prossimità della confluenza tra Trebbia e
Aveto e per tutto l’ultimo tratto di quest’ultimo, fino a Salsominore, si incontrano
affioramenti di rocce tenere prevalentemente incoerenti (RTE). Sul versante destro, in
prossimità di Bobbio, affiorano litoidi metamorfici con frequenti discontinuità (LDM).
Inoltre è possibile incontrare, su tutto il territorio della prima fascia, complessi strutturali
caotici e tettonizzati (CSC), depositi eterogenei di versante e di trasporto torrentizio
(DEV) e depositi glaciali e fluvioglaciali (DGL).
• La seconda fascia, a valle di Rivergaro, è costituita da depositi derivanti dall’alterazione
di rocce e terreni (DCG).
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• La terza fascia, di pianura, è costituita dai depositi quaternari alluvionali fluviali e


fluviolacustri (AFL), che peraltro fiancheggiano tutti i principali corsi d’acqua del
bacino.

1.4 Il Trasporto Solido


La caratterizzazione del bacino in rapporto al trasporto solido nell’asta principale è definita dai
seguenti elementi:
• la quantità di sedimenti mediamente prodotta dal bacino montano in funzione delle
specifiche caratteristiche geologico-geomorfologiche e climatiche;
• la capacità media di trasporto solido dell’asta principale in funzione delle caratteristiche
idrologiche, geometriche, granulometriche del materiale d’alveo e idrauliche.

Erosione
Sottobacino Superficie Quota media Precipitazione Trasporto solido specifica
media annua
montano km2 m s.m. mm 10^3 m3/anno mm/anno
Trebbia 930 800 1.398 247,2 0,27
Tabella 1.2:caratteristiche di trasporto solido del bacino montano

Asta fluviale Capacità di trasporto al Capacità di trasporto in Capacità di trasporto


fondo 10^3 m3/anno sospensione 10^3 m3/anno totale 10^3 m3/anno
Trebbia 27,0 190,6 217,6
Tabella 1.3:caratteristiche di trasporto solido dell’asta fluviale

Le Tab. 1.2 e Tab. 1.3 rappresentano i valori relativi a questi elementi di caratterizzazione.
Rispetto a un valore totale di produzione del trasporto solido a scala di intero bacino montano del
Po (superficie considerata di 28.440 km2) pari a 3,35 milioni di m3/anno, il trasporto solido
prodotto rappresenta il 7,4%, a fronte di un 3,3% di estensione territoriale; nel complesso quindi
il bacino si colloca su valori molto elevati di erosione, come per altro evidenziato dal valore di
erosione specifica rispetto al valore medio a scala di intero bacino che è pari a 0,12 mm/anno.
Il confronto tra la capacità di trasporto solido dell’asta e il volume di materiale solido prodotto
dal bacino montano permette di valutare, pur nell’approssimazione insita nel metodo, la tendenza
al deposito ovvero all’erosione.

Nel tratto Rivergaro — Rivalta Trebbia non si osservano fenomeni di modificazione morfologica
dell’alveo di particolare significatività; nella parte inferiore (zona di Rivalta Trebbia) si sono
verificati casi di disattivazione in destra di estese barre laterali, ora aree golenali stabili e
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vegetate, con conseguente restringimento dell'alveo inciso. La diminuzione media di larghezza


d'alveo è comunque marcata.
Nel tratto Rivalta Trebbia — S. Antonio l'alveo attivo risente di modificazioni dell'assetto
morfologico probabilmente determinate da passate escavazioni in alveo; è possibile osservare un
netto restringimento dell’ambito entro il quale avviene la divagazione naturale dell'alveo in
magra, per disattivazione di canali secondari il cui tracciato è posizionato fino a distanze di
diverse centinaia di metri dal canale principale. Le situazioni a questo proposito più significative
si osservano nel tratto immediatamente a monte di Gossolengo dove l'alveo, tipicamente
ramificato nel rilievo 1959, è ora trasformato in unicursale sinuoso.
Il tratto S. Antonio — foce Po, soprattutto in prossimità della confluenza, sembra avere risentito
in misura inferiore rispetto al tratto di monte dei fenomeni di abbassamento d'alveo; la larghezza
dell'alveotipo rimane infatti pressoché invariata e risulta evidente una tendenza residua a
ramificare.
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1.5 I Dissesti nel Bacino


Il corso d’acqua, limitato da scarpate di terrazzo ben definite, è caratterizzato da fenomeni
erosivi di sponda che non costituiscono situazioni di criticità anche se presenti in prossimità di
abitati. Si segnala un’erosione più intensa in corrispondenza degli abitati di Rivergaro,
Pizzigherra, Croara Vecchia, Case Bruschi.
L’alveo presenta una generale tendenza alla riduzione della larghezza della sezione di deflusso e
a un abbassamento del fondo, quasi sempre contenuto, a eccezione del tratto da Rivalta Trebbia a
Gossolengo dove si registrano erosioni fino a 1,5 m. Da Gragnano Trebbiense alla SS 10 il corso
d’acqua denota una modesta tendenza al deposito.
La parte di pianura del corso d’acqua, da valle di Travo fino alla confluenza in Po, non presenta
dissesti di particolare entità. Centri abitati interessati da esondazioni sono: Rivergaro, difeso in
passato mediante il rialzo della SS 45, gli insediamenti di Case Bruschi, Mamago, Riva Trebbia,
San Nicolò, Fornace, Case di Rocco, Malpaga, Puglia e quelli in sinistra idraulica a valle
dell’attraversamento dell’autostrada Milano-Bologna. Dissesti di sponda sono presenti in
prossimità di Rovereto Landi, Case Bruschi.
Come indicatori di dissesto vengono presi in considerazione i fenomeni gravitativi che
interessano i versanti e i processi fluvio-torrentizi sui corsi d’acqua. Non sono particolarmente
evidenti, in questo caso, dissesti sulle conoidi e sono del tutto assenti corridoi di valanga.
I fenomeni franosi più evidenti sono frane profonde (circa 50% dei casi), frane con meccanismo
evolutivo complesso (circa il 25 % dei casi) e frane per scorrimento (circa il 15% dei casi).
La Tab. 1.4 evidenzia i valori che esprimono, in sintesi, e caratterizzano i diversi fenomeni di
dissesto.

Sottobacino Superficie Superficie Conoide Esondazione Erosione Franosità Franosità Valanghe


km2 settore km2 km2 Sovralluvion. osservata potenziale Numero
montano aste km2 km2
km2 km

Alto Trebbia-
Aveto 584 584 0 0 67 28 44 0
Basso Trebbia 487 335 0 7 102 35 27 0
Totale 1.071 919 0 7 169 63 71 0
Tabella 1.4:superfici in dissesto relative a conoidi, esondazioni, frane,corsi d’acqua soggetti ad erosione e/o
sovralluvionamento,numero di corridoi di valanga(relativi al tratto montano)
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La distribuzione dei fenomeni di dissesto presenta i seguenti caratteri:


• tutto il bacino montano del Trebbia ha un’elevata franosità, che diventa molto
importante nei territori di alcuni comuni dell’alto bacino e tra la confluenza dell’Aveto e
lo sbocco in pianura;
• l’erosione di sponda (circa il 50% dei casi) è il fenomeno di dissesto lungo i corsi
d’acqua maggiormente presente, con particolare incidenza nell’alto Trebbia e nell’Aveto
nella porzione inferiore;
• il basso Trebbia presenta un grado di dissesto molto elevato fino all’altezza di Pietra
Parcellara; successivamente verso lo sbocco in pianura decresce; in quest’ultimo tratto si
ha d’altro canto un elevata incidenza dei fenomeni di esondazione;
• i dissesti relativi alle conoidi toccano solo marginalmente la porzione centrale del corso
Trebbia.

Quasi i due terzi dei Comuni sono soggetti a fenomeni di dissesto per compresenza soprattutto
di esondazioni, dissesti lungo il reticolo idrografico minore e frane. Circa un quinto dei Comuni
del bacino è interessato da elevata pericolosità da esondazione e riguarda quei Comuni ubicati
nell’ambito di pianura in destra Trebbia e nella fascia pedecollinare del bacino. Più di un terzo
dei comuni del bacino è interessato da pericolosità da elevata a molto elevata per processi di
dissesto lungo la rete idrografica minore di versante ed è localizzato nella fascia montana del
bacino. La fascia montana e collinare del bacino risulta in gran parte soggetta a pericolosità da
frana da elevata a molto elevata. Il Trebbia denuncia squilibri complessivamente modesti in
relazione soprattutto alla sporadica presenza di insediamenti e infrastrutture in prossimità
dell’alveo. Gli squilibri principali, di entità modesta per il basso livello di antropizzazione, sono
da porre in relazione a fenomeni di trasporto solido, sovralluvionamento ed esondazione che
coinvolgono limitate aree interessate da insediamenti. Le opere idrauliche sono sporadiche,
tuttavia il livello di stabilizzazione risulta discreto e solo localmente si verificano fenomeni di
sovralluvionamento. Le infrastrutture viarie e ferroviarie e i relativi manufatti di attraversamento
non determinano interferenze critiche con il deflusso delle acque in piena. Le principali
condizioni di squilibrio, connesse ai fenomeni di dissesto che interessano il reticolo idrografico
minore nella parte montana del bacino, sono da mettere in relazione a fenomeni di erosione di
sponda e di fondo nonché al trasporto solido. Ciò è particolarmente evidente nell’alto Trebbia e
nella porzione inferiore dell’Aveto. In taluni casi tali fenomeni innescano processi di instabilità
di versante per erosione al piede, e locali fenomeni di sovralluvionamento che provocano
17

condizioni di scarsa officiosità dell’alveo in corrispondenza delle infrastrutture di


attraversamento. Nella porzione centrale del bacino, in particolare, vi sono condizioni di criticità
provocate da fenomeni di trasporto di massa sulle conoidi. I corsi d’acqua che determinano
condizioni critiche per abitati e infrastrutture, sono i torrenti Aveto, Rezzoaglio, Perino e
Curiasca e i rii Rondinera, Ottone, Ventra, Bobbio, Ghiaia, Armelio, Dorba. Per quanto riguarda
i versanti i principali fenomeni di dissesto, puntuali e diffusi, che determinano condizioni di
squilibrio sono stati individuati in Val d’Aveto e nel settore superiore del bacino del Trebbia. In
queste zone risultano a rischio alcuni centri abitati e alcune infrastrutture viarie. Sono infine da
considerare gli elevati apporti di materiale ai corsi d’acqua generati da dissesti di versante. I
territori maggiormente interessati ricadono nei comuni di Fascia, Rovegno, S. Stefano d'Aveto,
Corte Brugnatella, Ferriere, Bobbio, Coli, Travo. Nel settore montano del bacino si contano circa
90 situazioni puntuali di dissesto che interessano poco meno della metà dei Comuni dell’intero
bacino; circa 50 sono i centri abitati interessati da tali dissesti i quali danno anche luogo a circa
20 interferenze con infrastrutture di viabilità. Tale situazione si riscontra in particolare nel
sottobacino del Basso Trebbia. In definitiva si osserva che circa il 57% dei Comuni appartenenti
al bacino del Trebbia risultano a rischio da elevato a molto elevato. Ciò trova conferma dalle
diffuse e marcate interferenze fra il quadro di alta pericolosità e medio-alta vulnerabilità che
genera valori di danno e quindi di rischio totale significativi. Ciò è particolarmente evidente nel
sottobacino del Basso Trebbia, dove la percentuale dei comuni a rischio elevato e molto elevato
supera l’80%.
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1.6 Inquadramento socio-economico del Bacino


La Valle del Trebbia (costituita, partendo da fondo valle, dai Comuni di Piacenza, Gossolenfo,
Podenzano, Rivergaro, Travo, Bobbio, Coli, Bettola, Cerignale, Corte Brugnatella, Ottone,
Cerignale, Zerba, Torriglia),appartiene al sistema appenninico (confinando con le province di
Parma, Genova, Pavia), e di questo ne condivide gli aspetti problematici ma ovviamente anche le
potenzialità di sviluppo.
La Val Trebbia presenta un sistema urbano che si snoda lungo il fiume e la Statale 45. IL centro
di maggior rilievo, in grado di esercitare un ruolo sovracomunale, è la città di Bobbio.

Figura 4:suddivisione in Comuni del territorio dell’intera Val Trebbia.

Dal punto di vista socio-economico la Val Trebbia si suddivide in due sub-aree abbastanza
distinte:
• la prima, comprendente i comuni di media e bassa valle che è caratterizzata in generale
da una attenuazione dei tradizionali fenomeni di depauperamento demografico ed
economico tipici dell’appennino, grazie in particolare alle positive dinamiche che
interessano il comune di Rivergaro (il più vicino a Piacenza);
• la seconda, formata dai comuni di alta valle, che continua a sperimentare invece un
consistente processo di marginalizzazione.
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Come la gran parte dei contesti montano-collinari, la Val Trebbia mostra vocazioni legate
soprattutto al suo ambiente naturale, in primo luogo il turismo e secondariamente l’agricoltura.
La Val Trebbia rappresenta infatti l’area turisticamente più rilevante della provincia di Piacenza,
essendo caratterizzata da un’offerta ricca e variegata, con la presenza di:
• un fiume, l’alto Trebbia, che permette la balneazione, la pratica della canoa e la pesca;
• un centro urbano, quello di Bobbio, che presenta una notevole offerta di beni culturali,
monumentali e museali di elevato valore, oltre che un’ampia dotazione di servizi
commerciali e di pubblici esercizi;
• bellezze naturali e paesaggistiche di rilevante interesse (ad esempio i tornanti di
S.Salvatore e la Val Boreca);
• uno stabilimento termale (a Bobbio) e un’area per la pratica dello sci, sia a livello di
discesa che di fondo (Monte Penice).
Di fatto, la Val Trebbia concentra al proprio interno oltre 23000 posti letto distribuiti in alberghi,
campeggi e seconde case per vacanze. La vocazione turistica della Val Trebbia è evidente
qualora si consideri anche il rapporto tra posti letto e popolazione residente, che infatti supera di
molto l’unità (1,5). Il centro più importante dal punto di vista di dotazione dell’offerta è Bobbio
con oltre 6000 posti letto, seguito da Travo (circa 4000), Ottone (circa 3200) e Coli (oltre 2500);
l’offerta turistica della Val Trebbia si concentra inoltre per oltre il 90% nelle residenze e nelle
seconde case per vacanze, mentre il 5% fa capo ai campeggi (Bobbio, Coli, Corte Brugnatella) e
solo il 3% agli alberghi (Bobbio, Ottone). In questo contesto un buon sviluppo ha registrato
inoltre il settore della ristorazione, complessivamente presente con un’ottantina di esercizi e
6600 coperti. Il fatto che anche il rapporto tra ristoranti e popolazione residente risulti elevato
rappresenta un evidente indizio dell’importanza del turismo giornaliero, che trae alimento sia
dalla stessa popolazione provinciale che da quella delle province limitrofe, Milano in primo
luogo.
Con riguardo all’agricoltura invece sono la forestazione, la zootecnia, la cerealicoltura e la
viticoltura le attività principali su cui ruota il settore primario locale. Appaiono qui evidenti
specializzazioni produttive rispetto a:
• i seminativi nel caso di Travo (45% della superficie agricola aziendale) e di Bobbio
(41%);
• i prati e i pascoli con riguardo a Zerba (29%) e Cerignale (24%);
• i boschi nel caso dei comuni di Ottone (71%), Cortebrugnatella (65%), Cerignale (62%) e
Zerba (58%).
20

D’altra parte le aziende viticole che producono uve per vini DOC e DOCG sono circa un
centinaio (dati Istat 1990, di cui l’80% a Travo, le rimanenti a Bobbio e a Coli) ed investono in
tal senso una superficie di 180 ettari (di cui il 70% circa solo a Travo). Oltre che sul turismo, il
modello di sviluppo dell’economia extra-agricola dell’Alta e Media Val Trebbia si fonda sulle
specializzazioni nel campo del commercio, dei trasporti, e dell’edilizia. Decisamente
sottorappresentate nel complesso risultano invece le attività terziarie (credito e assicurazioni,
pubblica amministrazione, servizi privati), per le quali emerge ad ogni modo un’estrema
concentrazione nel comune di Bobbio (in accordo con le dimensioni del centro e con il ruolo di
“polo ordinatore” dell’armatura urbana della Val Trebbia), oltre che nei comuni di Rivergaro e di
Travo. Alla fine del 1996 secondo i dati Cerved risultano presenti nei settori extra-agricoli dei
comuni dell’alta e media valle circa 1.100 unità locali, concentrate per i due terzi circa solo a
Bobbio e più a valle a Rivergaro, prevalentemente di piccola dimensione e con una conduzione a
livello famigliare. Nonostante si sia ormai drasticamente ridotta da tempo l’entità dei flussi
migratori e quindi sia venuta meno la principale causa del depauperamento demografico
dell’appennino piacentino verificatosi a partire dal dopoguerra, è comunque proseguita la
tendenza alla riduzione del numero di residenti nelle zone dell’alta e media valle, mentre in bassa
valle (Rivergaro) la popolazione aumenta invece secondo i ritmi espansivi tipici della cintura
urbana del capoluogo. Le cause dell’attuale declino demografico nelle zone montane e di alta
collina, sono da ricercare prevalentemente nell’andamento del saldo tra morti e nascite, ormai
stabilmente negativo. Alla contrazione dei tassi di natalità si aggiungono tuttavia anche i vuoti
provocati nella struttura delle classi di età dalle precedenti ondate migratorie. La caduta della
natalità che contraddistingue generalmente le aree interne della provincia non risparmia quindi
nemmeno quella in esame, ed è all’origine del continuo e progressivo invecchiamento della
popolazione: ad Ottone, Cerignale e Zerba ad esempio i giovani al di sotto dei 14 anni non
raggiungono il 4% mentre gli anziani con più di 64 anni arrivano ad incidere per quasi il 50%.
Da questo punto di vista non è dunque ipotizzabile a breve termine alcuna inversione delle
tendenze in atto, e trovano altresì spiegazione i fenomeni di accentuato depauperamento (con
perdite di popolazione comprese tra il 20 e il 30 per cento) sperimentati dai comuni dell’Alta
Valle (Ottone, Cerignale, Cortebrugnatella e Zerba). Come si è visto poco sopra, in questo
contesto è comunque possibile individuare una sub-area di relativa tenuta (minor flessione),
incentrata sul comune di Rivergaro e comprendente Bobbio, Travo e Coli. Sempre in alta e
media valle anche il mercato del lavoro locale ha conosciuto, visti gli andamenti a livello
demografico, una riduzione dei tassi di attività. Cosa questa del resto ipotizzabile anche per il
futuro (ferme restando la tendenza ed il ritmo dello spopolamento), considerata sia la minore
21

incidenza degli attivi attualmente presenti nelle classi centrali di età (30-54 anni) che, per contro,
la quota più elevata di coloro che partecipano al mercato del lavoro in età avanzata (oltre 54
anni) e che quindi sono prossimi ad abbandonarlo. Il pendolarismo, seppur cresciuto, non
costituisce un elemento caratterizzante dell’area (se non per Rivergaro e Travo, che sono i più
vicini al capoluogo, ma che non presentano problemi dal punto di vista delle vie di
comunicazione).Tra i pendolari che si spostano per lavoro, oltre il 50% raggiunge Piacenza, il
20% ha un’occupazione nell’ambito di un altro comune della valle, il 20% lavora nel restante
territorio provinciale ed extra-provinciale (le province di Pavia e di Genova in particolare)
mentre il 10% gravita su Milano. Per quanto riguarda più in particolare gli spostamenti
all’interno dell’Alta Valle, appare evidente il ruolo di attrazione esercitato da Bobbio, specie nei
confronti dei movimenti pendolari provenienti da Cerignale e Cortebrugnatella. Nonostante i
rilevanti fenomeni di contrazione demografica, sia il numero di nuclei famigliari residenti nei
comuni dell’Alta e Media Val Trebbia, sia lo stock delle relative abitazioni occupate crescono
sensibilmente a livello aggregato tra il 1981 e il 1991. Questa situazione è però la risultante di
due andamenti divergenti: da un lato la sub-area di Bobbio, Coli, Cortebrugnatella, Travo e
Rivergaro in cui entrambe le variabili segnano variazioni positive, dall’altro la sub-area di
Ottone, Cerignale e Zerba dove al contrario famiglie ed abitazioni occupate decrescono. Ciò fa
presupporre nel primo caso l’esistenza di un sensibile processo di ricambio demografico e di un
crescente livello di attrattività sociale (con Bobbio e Rivergaro che al riguardo giocano un ruolo
centrale), nel secondo caso il persistere ed anzi l’aggravarsi (in accordo con il forte calo di
popolazione) dei fenomeni di marginalizzazione socio-economica. Tra i principali fattori di
debolezza a livello infrastrutturale e del sistema economico invece permangono:
• i vincoli della viabilità (S.S. 45);
• le condizioni strutturali dell’agricoltura (polverizzazione aziendale, presenza di tecniche
produttive e colturali arretrate, bassa produttività, costi unitari elevati e bassi margini di
profitto che disincentivano gli investimenti a supporto delle innovazioni) e la mancanza
di significativi fenomeni di cooperazione, di innovazione, di integrazione con gli altri
stadi della filiera agroalimentare (trasformazione, distribuzione organizzata, agriturismo);
• il dissesto e l’instabilità dei versanti;
• l’impoverimento progressivo (che interessa particolarmente le aree più interne) del
tessuto sociale, che fa mancare le risorse umane necessarie per promuovere e gestire
nuove iniziative imprenditoriali;
• la scarsa integrazione tra i settori del turismo, dell’agricoltura e dell’artigianato.
22

1.7 Carichi inquinanti

Gli inquinanti sono sostanze che, direttamente o indirettamente, costituiscono un pericolo per la
salute dell’uomo o per l’ambiente, provocando alterazioni delle risorse biologiche e
dell’ecosistema. Il fiume Trebbia non è soggetto a forti pressioni d’inquinanti prodotti dall’uomo
ed è per questo considerato un corpo idrico di riferimento nello studio della qualità delle acque
degl’altri fiumi; nel suo tratto montano le acque sono pure e la pressione antropica è scarsa se
non addirittura irrilevante.

1.7.1 Carichi inquinanti di origine civile

Questo tipo di inquinamento idrico è dovuto agli scarichi di acque utilizzate per scopi domestici.
Si tratta di acque aventi un enorme quantitativo di sostanza organica, che viene prontamente
degradata dalla microflora presente nei corsi d’acqua. Tale operazione avviene a spese
dell’ossigeno e l’ambiente anossico che si crea influisce negativamente sulla sopravvivenza della
fauna acquatica. Un altro parametro che è influenzato da questo tipo di inquinamento, in quanto
legato alla degradazione biologica dei composti proteici, è il contenuto di ammoniaca che, nella
sua forma non dissociata (NH3), risulta altamente tossica per i pesci. A valori di pH prossimi alla
neutralità, la percentuale di ammoniaca non dissociata è minima, ma se acque alcaline vengono
immesse nei fiumi prima di essere trattate, si possono raggiungere livelli tossici di ammoniaca
non dissociata. Nei comuni montani sono presenti scarichi di origine antropica sversati, senza
trattamento biologico, direttamente nel corpo idrico; non sono tuttavia di rilevanza importante ai
fini della qualità, in quanto vengono assolutamente smaltiti e supportati dal corpo idrico
recettore. Andando verso valle i centri abitati sono sempre più popolosi e sono dunque presenti
degl’impianti che svolgono cicli di trattamento biologico primario prima di sversare il liquame
chiarificato nel Trebbia.
La Val Trebbia ha una forte incidenza sulla Provincia di Piacenza come si può constatare dal
paragone fornito dalle seguenti tabelle:

Residenti Residenti case Residenti Turisti Produttivi


31.12.05 sparse serviti serviti seviti
Trebbia 36916 4036 30527 17168 7856
Tot PC
2005 265747 18762 234775 40835 28943
Tabella 1.5: confronto abitanti nella Val Trebbia e nella Provincia di Piacenza
23
AE AE AE AE AE serviti / AE AE trattati / AE AE trattati / AE
totali sevibili serviti trattati servibili servibili srviti

Trebbia 61940 57904 55551 53395 95.90% 92.2 96.1


Tot PC
2005 335525 316763 305775 281031 96.5 88.7 91.9
Tabella 1.6: confronto abitanti equivalenti della Val Trebbia e della Provincia di Piacenza

Gli impianti di trattamento si dividono in adeguati e non adeguati; per i secondi andrebbe svolta
un’analisi dei valori di concentrazione degli inquinanti o dei solidi sospesi in uscita all’impianto
per poter fare delle proposte di “upgrading” degli impianti stessi. Con un adeguato studio che
prenda in considerazione ogni impianto singolarmente è possibile proporre ad ogni situazione
delle nuove strategie di gestione o dei progetti d’ampiamento, o ancora l’adozione di nuove
tecnologie avanzate appropriate per il trattamento dei reflui di piccole comunità ( sistemi MBR,
biodischi, gestione integrata di Forsu e fanghi di depurazione). Vengono sotto riportate le tabelle
riassuntive sulla situazione degli impianti di depurazione:

AE con trattamento adeguato


AE tot Pot. Imp. <200 Pot. Imp. 200-2000 Pot. Imp. 2000-10000 Pot. Imp. > 10000
Trebbia 43198 95 16 4 1
Prov. PC 294103 280 42 19 6
Tabella 1.7: confronto degli impianti adeguati nella Val Trebbia e nella Provincia PC

AE con trattamento non adeguato


AE tot Pot. Imp. <200 Pot. Imp. 200-2000 Pot. Imp. 2000-10000 Pot. Imp. > 10000
Trebbia 10107 8 3 1 0
Prov. PC 31093 69 31 1 0
Tabella 1.8: confronto degli impianti non adeguati nella Val Trebbia e nella Provincia PC

Una piccola frazione degli abitanti, sia in Val Trebbia che in Provincia di Piacenza, è servita ma
il liquame non è trattato:
AE serviti senza
trattamento
AE tot
Trebbia 2156
Prov.
PC 12418
Tabella 1.9: AE senza trattamento

Le attività primarie dell’uomo generano delle pressioni che hanno effetti sull’ambiente; il Bod5
(domanda biologica d’ossigeno), l’azoto e il fosforo sono i parametri da misurare e da tenere in
considerazione negli studi di qualità e di progettazione.
24

In riferimento alla produzione di origine antropica vengono di seguito riportate le tabelle


riassuntive dei carichi di Bod5, azoto e fosforo:

Bod5 antropico Scarico in corpo idrico superficiale


Depuratori [t/a] Reti non depurate [t/a] Totale [t/a]
Trebbia 285.2 47.2 332.4
Tabella 1.10: Bod5 prodotto dalla relativa fonte e scaricato in CIR

Bod5 antropico Scarico su suolo

Depuratori [t/a] No serviti da rete [t/a] Case sparse [t/a] Totale [t/a]

Trebbia 0 38.6 66.3 104.9


Tabella 1.11: Bod5 prodotto dalla relativa fonte e scaricato sul suolo

Azoto antropico Scarico in corpo idrico superficiale


Depuratori [t/a] Reti non depurate [t/a] Totale [t/a]
Trebbia 123.5 9.7 133.2
Tabella 1.12: azoto prodotto dalla relativa fonte e scaricato in CIR

Azoto antropico Scarico su suolo


Depuratori [t/a] No serviti da rete [t/a] Case sparse [t/a] Totale [t/a]
Trebbia 0 7.2 17.2 24.4
Tabella 1.13: azoto prodotto dalla relativa fonte e scaricato sul suolo

Fosforo antropico Scarico in corpo idrico superficiale


Depuratori [t/a] Reti non depurate [t/a] Totale [t/a]
Trebbia 21.2 1.4 22.6
Tabella 1.14: fosforo prodotto dalla relativa fonte e scaricato in CIR

Fosforo antropico Scarico su suolo


Depuratori [t/a] No serviti da rete [t/a] Case sparse [t/a] Totale [t/a]
Trebbia 0 1.1 2.7 3.8
Tabella 1.15: azoto prodotto dalla relativa fonte e scaricato sul suolo

È facile notare che tutti i depuratori scaricano direttamente nel CIR; i valori si riferiscono al
totale sul bacino, ma và tenuto presente che la qualità del Trebbia subisce un forte calo nel tratto
di pianura perché lì sono ubicati i grandi agglomerati e concentratela maggior parte delle attività
produttive ed agricole. Sempre in quel tratto a fronte di un forte incremento dei carichi si
25

verifica anche un consistente prelievo idrico a scopo irriguo, che incide sulla concentrazione dei
carichi stessi nelle acque del fiume facendola alzare notevolmente. Gli scaricatori di piena, utili a
convogliare la portata eccedente che si verifica al manifestarsi di grandi eventi di pioggia e che
quindi non può essere trattata negli impianti di depurazione, hanno una loro incidenza:

Bod5 [t/a] Cod [t/a] Azoto [t/a] Fosforo [t/a]


Trebbia 147.5 337.8 15.9 4.97
Tabella 1.16: apporto dei carichi provenienti dagli scaricatori di piena

I carichi che arrivano al Trebbia dagli scaricatori di piena sono molto diluiti e per questo sono
meno incidenti sulla qualità delle acque.

1.7.2 Carichi inquinanti di derivazione industriale

È un tipo di inquinamento molto diversificato in quanto dipende strettamente dal tipo di industria
da cui si origina. Le acque residue di lavorazioni industriali possono così contenere sostanze
chimiche come alcali, acidi, cloro, ammoniaca, idrogeno solforato, sostanze oleose derivanti da
impianti di lavorazione del petrolio, metalli pesanti, materiali radioattivi, materiali organici e
inorganici. Tutte queste sostanze inquinanti sono altamente tossiche per la fauna acquatica.
Fanno parte di questo tipo di inquinamento anche le acque ad elevata temperatura, provenienti da
impianti di raffreddamento di centrali termoelettriche. Inoltre, i gas nocivi scaricati
nell’atmosfera ritornano, sottoforma di piogge acide, in torrenti, fiumi e laghi.
Le attività produttive sono di secondaria importanza lungo la Val Trebbia; la conformazione del
territorio non favorisce lo sviluppo economico di tutte quelle attività che si avvalgono di
importanti vie di comunicazione, proprio perché la Val Trebbia è vincolata alla S.S. 45. Tutto
l’interland industriale piacentino non è considerato poiché non scarica direttamente in Trebbia,
così da alleggerire molto il carico di questa fonte nel corpo idrico in esame:

Volume scaricato [m3/a] Bod5 [t/a] Cod [t/a] Azoto [t/a] Fosforo [t/a]
Trebbia 2004469 80.2 320.7 64.7 20
Tabella 1.18: carichi inquinanti di derivazione industriale

1.7.3 Carichi inquinanti di derivazione agricola

L’inquinamento agricolo è provocato dall’uso di fertilizzanti, concimi chimici e pesticidi


(atrazina). Queste sostanze tossiche finiscono nel sottosuolo o nei fiumi fino a giungere,
attraverso la catena alimentare, all’uomo. Particolarmente temibili sono i pesticidi
26

organoalogenati, ritenuti responsabili della sparizione di molte specie selvatiche, come pure
quelli a base di piretro, utilizzati per combattere i parassiti degli ovini, ma che hanno distrutto
intere popolazioni di insetti, con pesanti conseguenze sulla sopravvivenza di molte specie
acquatiche. Un’altra conseguenza legata a questo tipo di inquinamento è il fenomeno
dell’eutrofizzazione dei fiumi e, in particolare, dei laghi. Infatti, quando un bacino riceve un
eccessivo apporto di materiali (in particolare fosforo derivante da concimi fosforati) questi ultimi
fungono da nutrienti per i vegetali e così ne deriva un’abnorme produzione di alghe
planctoniche. Le alghe possono arrivare a formare dense biomasse che, nei casi estremi,
ricoprono come una coltre l’intera superficie dell’acqua. Tale coltre riduce la trasparenza
dell’acqua impedendo così la penetrazione della luce solare e la produzione fotosintetica di
ossigeno, con ovvie conseguenze negative sulla fauna acquatica.
Oltre alle viti dell’alta Valle, le culture più importanti sono le cerealicole, le miste ( ortaggi) e le
estensioni boschive; l’allevamento è molto praticato, ma non si riscontrano grandi allevamenti
tipici di province quali quelle lombarde di Mantova o Cremona. Gli apporti degli inquinanti al
CIR avvengono per vie traverse: gli scarichi sono da individuare sul suolo e gli inquinanti per
ruscellamento ed infiltrazione arrivano in un secondo momento al fiume. I grandi allevamenti
sono tutti collettati e i reflui ad alto carico provenienti da attività zootecniche sono considerati
rifiuti liquidi e trasportati su gomma fino agli impianti dedicati al loro trattamento; l’apporto dei
carichi di derivazione agricola è qui sotto tabellato:

Bod5 Azoto Fosforo


Zoot. Zoot. Atm. Miner. Suoli incolti Zoot. Miner. Atm. Suoli incolti
[t/a] [t/a] [t/a] [t/a] [t/a] [t/a] [t/a] [t/a] [t/a]

1078.7 434.9 726.8 1425.2 493.3 225.2 178.2 72.5 147.7


Tabella 1.19: carichi inquinanti di derivazione agricola

L’azoto ed il fosforo sono detti atmosferici perchè corrispondenti alle ricadute atmosferiche (per
la presenza di nutrienti nelle piogge che producono un carico stimato per unità di superficie pari
a circa 10 kg/ha/anno per l’azoto, ed a 1 kg/ha/anno per il fosforo); provengono poi dai suoli
incolti (tali suoli infatti sono potenziali riserve di azoto e fosforo dilavabili dagli agenti
atmosferici per un valore pari a 10 kg/ha/anno per l’azoto e 3 kg/ha/anno per il fosforo) e sono
detti mineralizzati (conversione nutrienti da forme organiche ad inorganiche). L’azoto ed il
fosforo zootecnici sono tali perché provenienti da attività zootecniche.
27

1.8 Infrastrutture idrauliche

Nel bacino del trebbia sono presenti varie infrastrutture idrauliche delle più svariate dimensioni;
di molte non verrà riportato neppure il nome, altre invece saranno trattate più in dettaglio. Nel
comune di Ottone località Losso è presente una traversa fluviale di media grandezza utile ai fini
della regolazione idraulica, ma che rivestono un ruolo importante sono le tre dighe le cui
caratteristiche sono riportate in tabella:
Digha Boreca Boschi Brugneto
Sup. bacino [m2] 41.83 166.38 26.91

Altezza [m] 24.00 34.00 77.50

Volume invasato [m3 0.05 0.5 25.13


106]
Corso d’acqua Boreca Aveto Brugneto

Comune Zerba (PC) Ferriere (PC) Torriglia (GE)

Tab 1.20: descrizione dighe nel bacino del Trebbia

Viene qua sotto riportata la fotografia della carta tecnica con l’ubicazione delle tre dighe su essa,
segnalate da una freccia blu:

Fig.5: ubicazione dighe nel bacino


28

MONITORAGGIO DELLE ACQUE SUPERFICIALI DEL BACINO

Il monitoraggio delle acque superficiali viene effettuato nei punti dove sono presenti delle
stazioni di misura, secondo le modalità dettate dal D.Lgs. 152/99 che definisce gli indicatori e gli
indici necessari per costruire il quadro conoscitivo dello stato ecologico ed ambientale delle
acque, rispetto a cui misurare il raggiungimento degli obiettivi di qualità ambientale prefissati.
La localizzazione delle stazioni è stata progettata tenendo conto della morfologia del reticolo
idrografico, della destinazione d’uso del territorio e della risorsa, della distribuzione spaziale
delle pressioni ambientali. La rete comprende stazioni di tipo A, di rilevanza nazionale, e
stazioni di tipo B, ritenute utili per completare il quadro delle conoscenze in relazione agli
obiettivi regionali. Al tipo A appartengono le stazioni denominate AS, situate su corpi idrici
identificati come significativi ai sensi del D.Lgs. 152/99, ed AI, ubicate su corpi idrici ritenuti di
rilevante interesse per il territorio o per il loro impatto sul Po. In ciascuna stazione, con
frequenza mensile, sono determinati la portata ed i parametri di base previsti dall’Allegato 1 del
decreto, cui si aggiungono Temperatura dell'aria, Azoto nitroso, Salmonelle, Enterococchi
intestinali. Per i laghi sono determinati con frequenza semestrale anche parametri specifici quali
Clorofilla “a”, Trasparenza, Ossigeno ipolimnico.

2.1 Dislocazione dei punti di monitoraggio

Le stazioni di monitoraggio per il controllo della qualità idrica sono cinque e di esse è riportata
una piccola descrizione nella tabella sottostante:

Corpo idrico Stazione Codice Tipo Caratterizzazione

F. Trebbia Valsigiara 01090100 B Stazione a valle dell’impianto di


depurazione di
Ottone, dotato di finissaggio; elevato
inquinamento
batteriologico (incidenza del
parametro E. Coli)

T. Aveto Salsominore 01090200 B Stazione di tipo B in chiusura di


sotto-bacino. Di
pregiata qualità ambientale,
conserva l’utilizzo
balneabile e l’idoneità alla vita dei
Salmonidi. A
monte della stazione esistono
ancora scarichi fognari
non trattati
29

F. Trebbia Piancasale 01090400 B A valle dell’impianto di Bobbio,


dotato di finissaggio,
mostra comunque problemi di
inquinamento
batteriologico, mentre la
fitodepurazione non è
sufficiente ad allineare la qualità
della stazione agli
standards della balneazione

F. Trebbia Pieve Dugliara 01090600 AS Stazione a valle del depuratore di


Rivergaro,
conserva l’idoneità alla vita dei
Ciprinidi

F. Trebbia Foce in Po - 01090700 AS Stazione di tipo AS in chiusura di


Borgotrebbia bacino. Raccoglie i
reflui degli impianti di Niviano,
Gossolengo,
Podenzano, Rottofreno/San
Nicolò/Zona Industriale
Calendasco e del Colatore Diversivo
Ovest, collettore
che restituisce al Trebbia, appena
prima della foce, le
acque derivate da una serie di canali
irrigui. In
frequente secca estiva (derivazioni
irrigue Ca’
Buschi)
Tabella 2.1- Stazioni di monitoraggio della qualità ambientale del bacino del F. Trebbia

Sono segnalate nella figura sottostante con un quadrato verde:

Figura 2.1: ubicazioni delle stazioni per la qualità ambientale nel bacino
30

Figura 2.2: particolare delle stazioni per la qualità più a monte

Oltre a questa categoria di stazioni, sull’asta del Trebbia sono presenti quelle per la studio
dell’idoneità alla vita dei pesci; di esse è riportata un’analoga sintesi nella tabella 2.2:

Id tratto Codice Bacino Corpo Stazione Descrizione Tipo di Conformità Conformità


stazione Idrografico Idrico del corpo Acque 2004 2005
idrico
designato

PC3 01090300 Trebbia T. Aveto Foce Aveto T. Aveto dal S Si Si


in Trebbia, confine
a regionale
monte di alla foce nel
Sanguineto T. Trebbia a
monte di
Sanguineto

PC1 01090500 Trebbia F. Ponte F. Trebbia, S Si Si


Trebbia Travo dal confine
regionale a
Ponte
Travo

PC2 01090600 Trebbia F. Pieve F. Trebbia, C Si Si


Trebbia Dugliara da Ponte
Travo a
Pieve
Dugliara
Tabella 2.2 - Anagrafica dei punti di rilevamento della rete funzionale per l'idoneità delle acque superficiali alla vita
dei pesci salmonicoli (S) e dei ciprinicoli (C) in provincia di Piacenza
31

Queste stazioni sono rappresentate con un triangolo colorato sulla mappa ibrida del bacino:

Figura 2.3: ubicazione delle stazioni per l’idoneità alla vita dei pesci

La stazione di monitoraggio caratterizzata dal codice 01090600 è funzionale sia allo studio della
qualità delle acque che allo studio dell’idoneità alla vita dei pesci. Viene di sotto riportata una
mappa riassuntiva di tutte le stazioni di misura presenti sul Trebbia così indicate:
Stazioni di chiusura di bacino per la misura
della portata
Stazioni di rilevamento per la vita dei pesci
01090300, 01090500, 01090600
Stazioni di rilevamento della qualità delle
acque 01090100, 01090200, 01090400,
01090600, 01090700
Legenda per l’immagine 2.4
32

Figura 2.4: ubicazioni delle stazioni nel bacino

2.1.1 Punti di monitoraggio delle acque destinate alla produzione di acqua


potabile
La Direttiva 75/440/CEE individuava i requisiti di qualità delle acque superficiali utilizzate o
destinate ad essere utilizzate, dopo trattamenti appropriati, per l’approvvigionamento idrico –
potabile. Obiettivo principale era quello di raggiungere determinati standard prima che le acque
fossero consumate dall’uomo, standard di qualità idonei sia alla classificazione che al
miglioramento qualitativo delle acque di superficie; su tutto il bacino del Trebbia non sono
presenti punti di captazione delle acque superficiali al fine dell’approvvigionamento idrico.

2.1.2 Punti di monitoraggio delle acque dolci che richiedono protezione e


miglioramento per essere idonee alla vita dei pesci

Gli art. 10, 11, 12 e 13 del D.Lgs. 152/99 individuano quale obiettivo principale la destinazione
funzionale delle acque dolci idonee alla vita dei pesci, obiettivo da raggiungere attraverso la
33

valutazione della conformità delle acque. In particolare, la rete di monitoraggio si prefigge il


raggiungimento di più obiettivi concomitanti, quali:
• classificare i corpi idrici come idonei alla vita dei salmonidi o dei ciprinidi;
• valutare la capacità di un corpo idrico di sostenere i processi naturali di autodepurazione
e, conseguentemente, di supportare adeguate comunità vegetali ed animali;
• fornire un supporto alla gestione delle aree naturali protette in sintonia con la legge
nazionale sui parchi che prevede la promozione e la valorizzazione del patrimonio
naturale del Paese;
• fornire un supporto alla valutazione dello stato ecologico delle acque previsto dal D.Lgs.
152/99;
• offrire un contributo informativo alla redazione delle carte ittiche;
• integrare le informazioni necessarie per conoscere le caratteristiche dei bacini idrografici
e l'impatto esercitato dall'attività antropica (Allegato 3 del D.Lgs. 152/99).
La Regione Emilia-Romagna ha designato nell’ambito dei corsi d’acqua superficiali che
attraversano il territorio, le acque dolci che richiedono protezione o miglioramento per essere
idonee alla vita dei pesci, accertandone la conformità. Sono stati privilegiati:
• i corsi d’acqua che attraversano il territorio di parchi nazionali e riserve naturali dello
Stato, nonché di parchi e riserve regionali;
• i laghi naturali ed artificiali, gli stagni ed altri corpi idrici, situati nei predetti ambiti
territoriali;
• le acque dolci e superficiali comprese nelle zone umide dichiarate di “importanza
internazionale” ai sensi della convenzione Ramsar;
• le acque dolci superficiali comprese nelle precedenti categorie, che presentino un
rilevante interesse scientifico, naturalistico, ambientale e produttivo in quanto costituenti
habitat di specie animali o vegetali rare o in via di estinzione.
Inoltre, essa ha provveduto con le delibere n. 1420/98, n. 1620/98 e n. 369/99 alla prima
classificazione dei corpi idrici, designati con D.G.R. n. 2131/94, ed ha fornito al Ministero
dell’Ambiente, con cadenza annuale a partire dal 1997, le informazioni sull’attività svolta.
All’interno del Progetto SINA: “Analisi e progettazione delle reti di monitoraggio ambientale su
base regionale e sub – regionale” – Sub-progetto: Monitoraggio Acque interne” (anno 2002), è
stata revisionata la rete delle acque idonee alla vita dei pesci, attraverso un esame delle criticità
in essere. In ottemperanza all’art. 117 della L.R. 3/99, secondo gli indirizzi forniti dalla D.G.R
800/2002, le Province, con appositi atti, hanno individuato stazioni di controllo finalizzate alla
valutazione dei tratti dei corpi idrici designati (in modo da estendere verso valle la
34

designazione/classificazione dei corpi idrici, come da art. 10 del D.Lgs. 152/99), che hanno
portato all’istituzione di una rete a valenza regionale. Per l’accertamento della conformità, il
monitoraggio delle stazioni appartenenti alla rete per l’idoneità delle acque alla vita dei pesci è
effettuato relativamente ai parametri riportati nella tabella sottostante:

Parametro u.d.m.
Temperatura acqua °C
Ossigeno disciolto (O2) mg/L
Ossigeno disciolto alla saturazione %
pH unità pH
Conducibilità elettrica a 20°C µS/cm
Materiale in sospensione mg/L
BOD5 (O2) mg/L
Fosforo totale (P) mg/L
Nitriti (NO2) mg/L
Ammoniaca non ionizzata (NH3) mg/L
Ammoniaca totale (NH4) mg/L
Durezza (CaCO3) mg/L
Tensioattivi anionici (MBAS) mg/L
Composti fenolici (C6H5OH) mg/L
Idrocarburi di origine petrolifera mg/L
Cloro residuo totale (HOCl) mg/L
Zinco totale (Zn) µg/L
Rame (Cu) µg/L
Arsenico (As) µg/L
Cadmio totale (Cr) µg/L
Cromo tot (Cr) µg/L
Mercurio totale (Hg) µg/L
Nichel (Ni) µg/L
Piombo (Pb) µg/L
IBE semestrale
Tabella 2.3:parametri di base per la classificazione funzionale vita pesci

L’accertamento della qualità delle acque e la conseguente classificazione si basa sui risultati di
conformità riferita ai campioni. Le acque sono considerate idonee alla vita dei pesci quando i
relativi campioni, prelevati con frequenza mensile nello stesso punto e per un periodo di dodici
mesi, presentano valori dei parametri conformi ai limiti imperativi e alle relative note esplicative
indicate nelle tabelle riportate nell’Allegato 2, sezione B del D.Lgs. 152/99. Una volta stabilita la
conformità del corpo idrico ai limiti tabellati e proceduto alla sua classificazione, la Provincia, in
collaborazione con le Sezioni Provinciali Arpa, può ridurre la frequenza di campionamento fino
ad arrivare ad una frequenza minima trimestrale; ciò è possibile nei casi in cui si riscontra una
buona qualità delle acque. Quando è appurato che non esistono cause d’inquinamento o rischi di
deterioramento, il campionamento può essere altresì sospeso. Inoltre, se si accerta che non
esistono specifiche fonti d’inquinamento puntuali o diffuse che recapitano nel corpo idrico, la
35

Provincia può esentare la determinazione di quei parametri che si ritengono associabili alle fonti
inquinanti. Per quanto riguarda la temperatura, il campionamento a frequenza settimanale, deve
essere rispettato solo nei casi in cui si è in presenza di uno scarico termico (direttiva del
Consiglio della Comunità Europea n. 659/78); negli altri casi la frequenza deve essere mensile.
Per l’ossigeno disciolto, se si sospettano variazioni diurne sensibili, devono essere prelevati al
minimo due campioni al giorno. Le Amministrazioni provinciali possono derogare rispetto i
parametri di temperatura, pH e materiali in sospensione in caso di condizioni meteorologiche
eccezionali o speciali condizioni geografiche e, rispetto tutti i parametri riportati nella tabella 1/B
dell’Allegato 2 del D.Lgs. 152/99, per arricchimento naturale del corpo idrico da sostanze
provenienti dal suolo senza l’intervento dell’uomo. I criteri sulla base dei quali sono state
stabilite la localizzazione delle stazioni di campionamento (cfr. 2.1) sono i seguenti:
• estensione graduale della designazione di un corpo idrico sino a coprirne l’intera asta
fluviale;
• designazione e classificazione di corsi d’acqua che ricadono in aree protette e per i quali
non è ancora stata proposta alcuna classificazione;
• confronto incrociato con la rete regionale di monitoraggio della qualità delle acque
superficiali al fine di far coincidere, laddove opportuno, i punti di prelievo per evitare la
dispersione delle risorse;
• localizzazione strategica delle stazioni al fine di ottenere con un unico punto di prelievo
anche la designazione di corpi idrici affluenti nel tratto sotteso dalla stazione stessa;
• eliminazione delle stazioni ridondanti o perché troppo ravvicinate o perché sottendono
tratti di aste fluviali troppo brevi;
• confronto tra i punti di controllo posti sugli affluenti in destra orografica ed in sinistra
orografica, di competenza di province diverse, dello stesso corpo idrico per una
distribuzione omogenea della rete su bacini interprovinciali;
• eliminazione di stazioni localizzate su corpi idrici che non raggiungono la conformità per
cause imputabili a fenomeni naturali.
In provincia di Piacenza sono presenti 5 stazioni di monitoraggio della rete per il controllo della
conformità delle acque dolci idonee alla vita dei pesci, di cui una coincidente con la rete
ambientale (F. Trebbia, Pieve Dugliara). Questi punti sono monitorati con frequenza mensile
nelle stazioni di Ponte Travo- F. Trebbia (perché non conforme) e di Sperongia-T. Arda (perché
di nuova istituzione), trimestrale nelle altre.
I parametri considerati ai fini del calcolo della conformità sono: pH, BOD5, ammoniaca
indissociata, ammoniaca totale, nitriti, zinco totale e rame disciolto, temperatura, ossigeno
36

disciolto, materiale in sospensione. La rispondenza alla conformità si effettua tenendo conto di


quanto riportato nel D.L.gs. 258/00 Allegato 2-Sezione B e cioè:
• per i parametri: pH, BOD5, ammoniaca indissociata, ammoniaca totale, nitriti, zinco
totale e rame disciolto, il 95% dei campioni prelevati devono essere conformi ai limiti
tabellati quando la frequenza dei campionamenti è mensile; la percentuale si alza al
100% quando la frequenza di campionamento è inferiore;
• per i parametri temperatura e ossigeno disciolto non devono essere superati i valori
imperativi indicati nella tabella 1/B D. Lgs. 258/00;
• per il parametro “materiale in sospensione” non deve essere superata la concentrazione
media.
Nella realtà provinciale non viene monitorato il cloro residuo totale, in quanto nessuno dei
sistemi di depurazione esistenti effettua un trattamento di disinfezione delle acque reflue con
l’utilizzo di cloro (clorazione). I parametri durezza totale e cloruri non vengono utilizzati per il
calcolo di conformità, ma risultano utili rispettivamente per la valutazione della tossicità di rame,
zinco e dei nitriti. Anche il monitoraggio biologico per la determinazione dell’IBE, che viene
eseguito su tutte le stazioni a destinazione funzionale con frequenza semestrale, è utile per la
eventuale classificazione delle stazioni per la qualità ambientale.

2.1.3 Punti di monitoraggio delle acque destinate alla balneazione


A livello provinciale (e regionale) non esistono acque dolci interne destinate alla balneazione ai
sensi del D.Lgs. 152/99 e del DPR 470/82, ma nei tratti montani del fiume Trebbia e fino alla
città di Marsaglia esiste storicamente un uso ricreativo di queste acque, nonostante i divieti di
balneazione che i sindaci espongono nelle località frequentate nel periodo estivo dalla
popolazione locale ed extraregionale.
37

2.2 Indici per la classificazione dei corpi idrici superficiali


Gl’indici hanno lo scopo di formulare diagnosi sulla qualità di ambienti di acque correnti sulla
base delle modificazioni nella composizione della comunità di macro invertebrati indotte da
fattori di inquinamento o da significative alterazioni fisiche dell’ambiente fluviale.
Gl’indici utilizzati in questo lavoro sono il LIM ( livello d’inquinamento da macrodescrittori)
l’IBE ( indice biotico esteso) ed il SECA (stato ecologico del corso d’acqua) dei quali si riporta
una breve descrizione introduttiva prima di esporre i dati ed i loro valori nel caso particolare del
Trebbia.
L’indice LIM si ottiene sommando i punteggi ottenuti da 7 parametri chimici e microbiologici
“macrodescrittori”, ciascuno dei quali determinato dal 75° percentile della relativa serie delle
misure considerate (Tabella 2.4).
Parametro LIVELLO 1 LIVELLO 2 LIVELLO 3 LIVELLO 4 LIVELLO 5
100-OD (% sat.) | 10 | | 20 | | 30 | | 50 | >| 50 |
(*)
BOD5 (O2 mg/L) < 2,5 4 8 15 > 15
COD (O2 mg/L) <5 10 15 25 > 25
NH4 (N mg/L) < 0,03 0,10 0,50 1,50 > 1,50
NO3 (N mg/L) < 0,3 1,5 5,0 10,0 > 10,0
Fosforo tot. (P < 0,07 0,15 0,30 0,60 > 0,60
mg/L)
E.coli (UFC/100 < 100 1.000 5.000 20.000 > 20.000
mL)
Punteggio 80 40 20 10 5
L.I.M. 480 – 560 240 – 475 120 – 235 60 – 115 < 60
Tabella 2.4- Livello Inquinamento da Macrodescrittori

Ogni macrodescrittore è misurato ed in base al suo valore di concentrazione gli è assegnato un


punteggio ed un livello di appartenenza. L’approccio ecosistemico alla valutazione della qualità
degli ambienti fluviali mette in evidenza la stretta interdipendenza che esiste tra i fattori biotici e
i fattori abiotici. Per questa ragione accanto al controllo chimico-fisico e batteriologico occorre
adottare una metodologia in grado di attuare una “sorveglianza ecologica degli ambienti” e di
rispondere alle esigenze di diagnosi, controllo e previsione degli impatti. La metodologia che
utilizza i macroinvertebrati bentonici per esprimere l’Indice Biotico Esteso-IBE (indicato anche
dal D.Lgs. 152/99) invece, è ormai inserita da anni nei programmi di monitoraggio delle acque
superficiali, superato un primo periodo di sperimentazione. L’indice derivato dal “Trent Biotic
Index” (Woodwiss, 1964) anglosassone, rielaborato come “Extended Biotic Index – E.B.I.”
(Woodwiss, 1978) è stato adattato per una applicazione ai corsi d’acqua italiani da Ghetti (Ghetti
e Bonazzi, 1980 e 1981; Ghetti, 1986 e 1995). La metodologia di applicazione dell’IBE induce
ad allargare l’attenzione dalla qualità del campione d’acqua (dimensione igienico-sanitaria) alla
qualità del fiume come ecosistema (dimensione ecologica): la sorveglianza ambientale non deve
38

essere infatti rivolta esclusivamente al controllo della qualità dell’acqua, rispetto ad uno standard
di utilizzo, ma deve comprendere una valutazione dello stato complessivo del corpo recettore e
degli ecosistemi confinanti. In questo senso l’indice risulta estremamente valido per:
• controllare nel tempo l’evoluzione qualitativa dei corpi idrici;
• stimare l’impatto causato dagli scarichi puntiformi e diffusi;
• valutare le trasformazioni fisiche dell’alveo;
• valutare le capacità autodepurative di un corso d’acqua.
L’indice esprime un giudizio sulla qualità delle acque correnti basato sulla modificazione
qualitativa della comunità macrobentonica che viene campionata in un corso d’acqua. Più
precisamente, il metodo si basa su due tipi di indicatori: da un lato la diversa sensibilità agli
inquinanti di alcuni gruppi faunistici, dall’altro la ricchezza delle unità sistematiche della
comunità macrobentonica complessiva. I macroinvertebrati sono organismi la cui taglia è
raramente inferiore al millimetro e sono, quindi, visibili ad occhio nudo. Vivono attaccati ai
substrati solidi usando meccanismi di adattamento per resistere alla forza della corrente; le
tipologie di habitat che colonizzano possono essere sedimento di fondo, piante acquatiche, alghe.
La loro vita dipende direttamente dalla qualità dell’acqua e del sedimento. Ad essi appartengono
Insetti, Crostacei, Irudinei, Tricladi, Oligocheti e gruppi più rari come Nematomorfi, Briozoi,
Poriferi. Questi organismi sono stati scelti come indicatori in quanto:
• sono organismi costituiti da numerosi taxa con differenti livelli di sensibilità alle
alterazioni dell’ambiente e con diversi ruoli ecologici;
• poiché presentano cicli di vita relativamente lunghi, riescono a rilevare nel tempo gli
effetti legati ai fattori di stress dell’ambiente;
• sono facilmente campionabili, riconoscibili e classificabili.
Il metodo prevede che, non essendo sempre possibile in una indagine con finalità pratiche
classificare gli organismi a livello di specie, occorra stabilire un livello superiore di
determinazione sistematica (genere, famiglia) e spesso ci si limita al livello di famiglia. Questo
livello viene indicato come “unità sistematica”. Il metodo in realtà si fonda concettualmente su di
un confronto fra la composizione di una comunità “attesa” e la composizione della comunità
presente in un determinato tratto di fiume. L’indice che si forma assume valori crescenti al
crescere delle unità sistematiche presenti, sempre in un ambito di valori determinato dal taxon
più sensibile presente nell’ambiente in questione. Quindi i valori decrescenti vanno intesi come
un progressivo allontanamento da una condizione “ottimale attesa”, definita dalla composizione
della comunità che, in condizioni di “buona efficienza dell’ecosistema”, dovrebbe colonizzare
quella tipologia di corso d’acqua. A livello operativo il campionamento qualitativo (o meglio
39

semiquantitativo) necessario per l’applicazione dell’IBE in una stazione di monitoraggio viene


effettuato con l’ausilio di un apposito retino con il quale si catturano i macroinvertebrati
(organismi adulti e larve). Lungo un transetto obliquo che attraversa l’alveo bagnato da sponda a
sponda si raccoglie una serie di campioni, che vengono poi riversati in una bacinella per
agevolare l’operazione di separazione e prima classificazione (ad occhio nudo) dei
macroinvertebrati. Viene quindi compilata una scheda di campo con le informazioni ambientali
necessarie a caratterizzare la stazione in oggetto. Gli organismi classificati vengono conservati in
una soluzione di alcool al 70-80%; successivamente, in laboratorio, viene effettuata la
classificazione servendosi di uno stereomicroscopio. La definizione del valore di indice da
assegnare a una determinata sezione di corso d’acqua si basa su una tabella a due entrate. In
ordinata sono riportati, dall’alto verso il basso secondo un ordine di sensibilità, alcuni gruppi di
macroinvertebrati; in ascissa gli intervalli numerici che fanno riferimento al numero totale delle
unità sistematiche rinvenute nella stazione di campionamento. L’ingresso in tabella si realizza in
orizzontale con il taxa più sensibile presente nella comunità della stazione in esame, in verticale
con il numero totale di unità sistematiche che formano la comunità stessa. L’indice biotico risulta
dalla casella che si trova all’incrocio della riga di entrata orizzontale con la colonna di entrata
verticale. I valori dell’IBE vengono raggruppati in cinque classi di qualità ciascuna individuata
da un numero romano e da un colore; queste classi consentono di rappresentare la qualità del
tratto fluviale mediante cinque intervalli di giudizio. Ad ogni classe di qualità corrisponde un
diverso giudizio di qualità biologica e un diverso colore; viene qui sotto riportata quest’ultima
tabella descritta:

Classi di Valore di Giudizio Colore di


qualità I.B.E. riferimento

CLASSE I 10-11-12- Ambiente non alterato in Azzurro


modo sensibile

CLASSE II 8-9 Ambiente con moderati Verde


sintomi di alterazione

CLASSE III 6-7 Ambiente alterato Giallo


CLASSE IV 4-5 Ambiente molto alterato Arancione
CLASSE V 1-2-3 Ambiente fortemente Rosso
degradato
Tabella 2.5 - Conversione dei valori IBE in Classi di Qualità e relativo giudizio
40

Dalla combinazione dei valori dell’indice LIM e dell’indice IBE è possibile definire l’indice
SECA che riveste il ruolo di indice riassuntivo, portando con se tutte le informazioni necessarie a
definire la qualità del corpo idrico in esame.
Anch’esso è diviso come i suoi componenti in cinque classi di qualità ed il valore che si
conferisce ad un tratto fluviale corrisponde al peggiore dei valori di LIM e IBE assegnati a
quello stesso tratto. Per fare un esempio: se ad una certa stazione si è conferito un LIVELLO 2 di
indice LIM ed una CLASSE III di indice IBE allora anche l’indice SECA sarà in CLASSE 3,
perché domina la situazione peggiore in questo caso corrispondente al valore dell’IBE. La classe
di appartenenza dell’indice SECA è ricavabile dalla seguente tabella:

CLASSE 1 CLASSE 2 CLASSE 3 CLASSE 4 CLASSE 5


L.I.M.
480 – 560 240 – 475 120 – 235 60 – 115 < 60
IBE
10-11-12- 8-9 6-7 4-5 1-2-3
Tabella 2.6 Stato Ecologico dei corsi d’acqua

2.2.1 Livello d’inquinamento dei macrodescrittori

Di seguito sono riportate le tabelle con i dati, raccolti alle stazioni di monitoraggio per la qualità
ambientale, relativi all’anno 2005.

B.O.D. 100 –
01090100 Data Azoto Azoto 5 C.O.D. Fosforo E. coli Oss.
(O2 (O2 (ufc/100
nitrico ammoniacale mg/L) mg/L) totale mL) disciolto
(N
mg/L) (N mg/L) (P mg/L) (O2 %)
25/01/2005 0,5 <0,02 <2 <4 <0,01 700 30
15/02/2005 0,5 <0,02 <2 <4 <0,01 18 6
15/03/2005 0,5 <0,02 <2 5 <0,01 10 13
19/04/2005 0,7 <0,02 <2 <4 <0,01 570 5
17/05/2005 0,6 <0,02 <2 <4 <0,01 26 5
21/06/2005 0,2 <0,02 <2 <4 <0,01 48 3
19/07/2005 <0,2 <0,02 <2 <4 <0,01 51 0
23/08/2005 0,4 <0,02 <2 <4 <0,01 3 12
20/09/2005 0,4 <0,02 <2 <4 <0,01 11 9
18/10/2005 0,2 <0,02 <2 <4 <0,01 45 1
22/11/2005 0,2 <0,02 <2 <4 <0,01 7 4
20/12/2005 <0,2 <0,02 <2 4 <0,01 98 7
75°
percentile,calcolato 0,5 <0,02 <2 <4 <0,01 51 9
75° percentile, limite 0,5 0,01 1 2 0,005 62,75 9,75
N.ro dati 12 12 12 12 12 12 12
Punteggio parz. 40 80 80 80 80 80 80
Tabella 2.7 Macrodescrittori alla stazione 01090100
41

100 –
01090200 Data Azoto Azoto B.O.D. 5 C.O.D. Fosforo E. coli Oss.
(O2 (O2 (ufc/100
nitrico ammoniacale mg/L) mg/L) totale mL) disciolto
(N (P
mg/L) (N mg/L) mg/L) (O2 %)
25/01/2005 0,4 <0,02 <2 <4 <0,01 32 11
15/02/2005 0,5 <0,02 <2 <4 <0,01 10 22
15/03/2005 0,5 <0,02 <2 <4 <0,01 0 14
19/04/2005 0,7 <0,02 <2 <4 <0,01 160 4
17/05/2005 0,6 <0,02 <2 <4 <0,01 5 1
21/06/2005 0,2 <0,02 <2 <4 <0,01 3 1
19/07/2005 <0,2 <0,02 <2 <4 <0,01 0 9
23/08/2005 0,4 <0,02 <2 <4 <0,01 8 9
20/09/2005 0,4 <0,02 <2 <4 <0,01 2 8
18/10/2005 0,2 <0,02 <2 <4 <0,01 0 6
22/11/2005 0,3 <0,02 2 <4 <0,01 13 13
20/12/2005 0,2 <0,02 <2 <4 <0,01 16 17
75° percentile
calcolato 0,5 <0,02 <2 <4 <0,01 13 13
75° percentile 0,5 0,01 1 2 0,01 14 13
N.ro dati 12 12 12 12 12 12 12
Punteggio parz. 40 80 80 80 80 80 40
Tabella 2.8 Macrodescrittori alla stazione 01090200

100 –
01090400 Data Azoto Azoto B.O.D. 5 C.O.D. Fosforo E. coli Oss.
(O2 (O2 (ufc/100
nitrico ammoniacale mg/L) mg/L) totale mL) disciolto
(N (P
mg/L) (N mg/L) mg/L) (O2 %)
25/01/2005 0,5 <0,02 <2 <4 <0,01 1.800 26
15/02/2005 0,6 <0,02 <2 <4 <0,01 100 7
15/03/2005 0,6 0,15 <2 5 <0,01 4 12
19/04/2005 0,4 0,05 <2 6 <0,01 330 7
17/05/2005 0,7 0,06 <2 <4 <0,01 57 0
21/06/2005 0,3 <0,02 <2 <4 <0,01 14 4
19/07/2005 0,3 0,1 <2 <4 0,04 1.270 7
23/08/2005 0,4 <0,02 <2 <4 <0,01 112 6
20/09/2005 0,4 <0,02 <2 <4 <0,01 29 11
18/10/2005 <0,2 <0,02 <2 <4 <0,01 23 26
22/11/2005 0,3 <0,02 <2 <4 <0,01 15 3
20/12/2005 4,5 <0,02 <2 <4 <0,01 24 5
75° percentile
calcolato 0,6 0,05 <2 <4 <0,01 112 11
75° percentile 0,6 0,05 1 2 0,01 167 11
N.ro dati 12 12 12 12 12 12 12
Punteggio parz. 40 40 80 80 80 40 40
Tabella 2.9 Macrodescrittori alla stazione 01090400
42

100 –
01090600 Data Azoto Azoto B.O.D. 5 C.O.D. Fosforo E. coli Oss.
(O2 (O2 (ufc/100
nitrico ammoniacale mg/L) mg/L) totale mL) disciolto
(N (P
mg/L) (N mg/L) mg/L) (O2 %)
11/01/2005 <0,2 <0,02 <2 <4 <0,01 40 1
01/02/2005 0,6 <0,02 <2 <4 <0,01 4 6
01/03/2005 0,8 0,05 <2 <4 <0,01 4 7
05/04/2005 0,6 <0,02 2 <4 <0,01 0 8
03/05/2005 0,9 <0,02 <2 <4 <0,01 11 12
07/06/2005 0,9 <0,02 2 <4 <0,01 27 16
05/07/2005 0,6 <0,02 <2 <4 <0,01 880 13
02/08/2005 0,4 <0,02 <2 <4 0,02 680 12
06/09/2005 0,4 <0,02 <2 5 <0,01 11 17
04/10/2005 0,3 <0,02 <2 <4 <0,01 510 10
08/11/2005 0,9 <0,02 <2 <4 <0,01 300 11
29/11/2005
75° percentile
calcolato 0,8 <0,02 <2 <4 <0,01 300 12
75° percentile 0,9 0,01 1,0 2,0 0,005 405 13
N.ro dati 11 11 11 11 11 11 11
Punteggio parz. 40 80 80 80 80 40 40
Tabella 2.10 Macrodescrittori alla stazione 01090600

100 –
01090700 Data Azoto Azoto B.O.D. 5 C.O.D. Fosforo E. coli Oss.
(O2 (O2 (ufc/100
nitrico ammoniacale mg/L) mg/L) totale mL) disciolto
(N (P
mg/L) (N mg/L) mg/L) (O2 %)
11/01/2005 0,9 0,03 <2 4 <0,01 840 13
01/02/2005 0,7 <0,02 <2 <4 <0,01 460 23
01/03/2005 1,2 0,36 4 8 0,18 450 9
05/04/2005 0,4 <0,02 2 5 <0,01 345 24
03/05/2005 0,8 <0,02 <2 <4 0,04 3.200 38
07/06/2005 0,8 <0,02 2 6 0,06 70 36
05/07/2005
02/08/2005
06/09/2005
04/10/2005
08/11/2005 2,6 0,04 <2 8 <0,01 >1.500 28
29/11/2005 0,3 <0,02 2 <4 <0,01 1.380 10
75° percentile
calcolato 0,9 0,03 2 6 0,04 1.380 28
75° percentile 1,0 0,03 2 7 0,05 1.410 30
N.ro dati 8 8 8 8 8 8 8
Punteggio parz. 40 40 80 40 80 20 20
Tabella 2.11 Macrodescrittori alla stazione 01090700
43

I dati mancanti all’ultima stazione sono dovuti a delle forti situazioni di magra provocate dal
cospicuo prelievo idrico a scopo irriguo. Qui di seguito verranno ora inseriti i grafici riportanti
sull’asse delle ordinate il valore di un macrodescrittore alle stazioni di misura e sull’asse delle
ascisse la progressiva delle stazioni con la distanza dalla fonte; è il caso di precisare fin da subito
che i primi due valori sull’asse delle ascisse (20 e 26) non corrispondono a due stazioni distanti 6
Km l’una dall’altra, ma sono la distanza dalla fonte del Trebbia per la stazione 01090100 a
Valsigiara (20) e la distanza della fonte dell’Aveto per la stazione 01090200 a Salsominore (26).

1.05
Azoto Nitrico 01090700
1
0.95
01090600
0.9
0.85
0.8
0.75
0.7
0.65
01090400
0.6
0.55
01090100 01090200
0.5
0.45
0.4
0.35
0.3
0.25
0.2
0.15
0.1
0.05
0
20 26 51 91 116
[Km dalla fonte]

Grafico 2.1: azoto nitrico [mg/l]


44

0.055
Azoto Ammoniacale 01090400
0.05

0.045

0.04

0.035
01090700
0.03

0.025

0.02

0.015
01090100 01090200 01090600
0.01

0.005

0
20 26 51 91 116
[Km dalla fonte]

Grafico 2.2: azoto ammoniacale [mg/l]

2.25

BOD5 01090700
2

1.75

1.5

1.25

01090100 01090200 01090400 01090600


1

0.75

0.5

0.25

0
20 26 51 91 116
[Km dalal fonte]

Grafico 2.3: BOD5 [mg/l]


45

7.5
01090700
7 COD

6.5

5.5

4.5

3.5

2.5
01090100 01090200 01090400 01090600
2

1.5

0.5

0
20 26 51 91 116
[Km dalla fonte]

Grafico 2.4: COD [mg/l]

0.055
Fosforo Totale 01090700
0.05

0.045

0.04

0.035

0.03

0.025

0.02

0.015
01090200 01090400
0.01

01090100 01090600
0.005

0
20 26 51 91 116
[Km dalla fonte]

Grafico 2.5: fosforo totale [mg/l]


46

01090700
1400
E. coli
1300

1200

1100

1000

900

800

700

600

500
0109060
400 0

300

200 01090400

100
01090100
01090200
0
20 26 51 91 116
[Km dalla fonte]

Grafico 2.6: E. coli [ ufc/100ml]

32.5
01090700
30 Ossigeno Disciolto

27.5

25

22.5

20

17.5

15 01090600
01090200
12.5 01090400
01090100
10

7.5

2.5

0
20 26 51 91 116
[Km dalla fonte]

Grafico 2.7: ossigeno disciolto [ 100 – O2 disciolto in %]


47

Dai grafici sopra riportati è palese come la qualità delle acque decada, pur mantenendo livelli
accettabili, presso la foce in Po dopo aver ricevuto tutti gli apporti dei centri urbani maggiori
situati nella bassa valle. Una piccola anomalia è rappresentata dal valore dell’azoto ammoniacale
alla stazione 01090400; il valore è da attribuirsi probabilmente ad un mal funzionamento
dell’impianto di Bobbio nel comparto di nitrificazione biologica che scarica nel Trebbia proprio
a monte di quella stazione. Lo spazio è talmente breve che il fiume non ha tempo di svolgere il
processo di autodepurazione cioè di smaltire naturalmente il carico. È anche interessante il
valore estremamente basso di Escherichia Coli alla stazione 01090200; esso è da attribuire al
basso livello di insediamento antropico nel tronco montano dell’Aveto rispetto a quello del
Trebbia. In base alle concentrazioni ed utilizzando la tabella 2.4, è stato assegnato un livello di
qualità ad ogni stazione; il livello alla stazione si considera costante per tutto il tratto a monte di
essa. Viene di sotto riportato il grafico riassuntivo dei livelli LIM:

600
LIM

01090200
500
01090100
01090600
01090400

400

01090700

300

200

100

0
20 26 51 91 116
[Km dalla fonte]

Grafico 2.8: LIM alle stazioni di misura


48

2.2.2 Qualità biologica del corso d’acqua-Indice Biotico Esteso-IBE

I valori dell’indice IBE riportati nel seguente grafico sono stati calcolati come media dei valori
del suddetto indice riferito agli ultimi cinque anni nelle stazioni di misura:

12

IBE
01090100 01090200
10
01090400 01090600

01090700
8

0
20 26 51 91 116
[Km dalla fonte]

Grafico 2.9: IBE alle stazioni

2.2.3 Stato Ecologico del Corso d’Acqua-SECA

Dai valori dell’indice LIM e da quelli dell’indice IBE è stato possibile definire l’indice SECA il
quale, composto da cinque classi di qualità ambientale, è utilizzato come riferimento dalla
normativa. Quest’ultima prevede entro il 2016 il raggiungimento dello stato di buono ( verde)
per tutti i corpi idrici superficiali non interessati da speciali deroghe. Il Trebbia si può
considerare già avviato al raggiungimento dell’obiettivo visto che, a causa delle pressioni
antropiche ed ai prelievi irrigui, solo l’ultimo tratto è in terza classe e comunque caratterizzato da
uno stato ecologico sufficiente.

Valsigiara Salsomaggiore Piancasale Pieve Dugliara Foce in Po Borgotrebbia


01090100 01090200 01090400 01090600 01090700

CLASSE 1 CLASSE 1 CLASSE 2 CLASSE 2 CLASSE 3


Tabella 2.12: valori SECA alle stazioni
49

USI DELLA RISORSA AMBIENTALE

3.1 Usi Attuali

Il bacino del Trebbia è molto vasto e copre un territorio che si estende dai versanti montani
dell’Appennino fino alla Pianura Padano dove il fiume sfocia in Po.
Il bacino, soprattutto nella parte alta è caratterizzato da un basso livello d’antropizzazione e
questo influisce molto sull’utilizzo della risorsa ambientale. Nel lavoro abbiamo già avuto modo
di descrivere l’utilizzo del suolo che passa da boschivo, a viticolo fino ad arrivare a cerealicolo;
l’agricoltura, nel tratto di pianura soprattutto, comporta un grande prelievo d’acqua i cui effetti
sono ben noti:
• aumento delle concentrazioni dei carichi in alveo,
• restringimento dell’alveo di magra,
• azzeramento dell’apporto alla foce in Po.
Nell’alto Trebbia, più precisamente negli affluenti Aveto, Borreca e Brugneto sono presenti delle
dighe di piccolo-medie dimensioni; le prime due sono utilizzate a scopo di produzione
idroelettrica mentre la terza è il serbatoio idropotabile della Provincia di Genova a cui fornisce
acqua sia per usi industriali sia per consumo umano infatti la qualità dell’acqua è già molto
buona alla fonte .
Sempre nei tratti di monte è in auge la pratica sportiva della pesca, attività che attira molti
appassionati dando la possibilità ai comuni più lontani nel cuore dell’Appennino di essere visitati
e interessati dal ciclo economico in questione. Lungo tutta l’asta fluviale non è prevista la
balneazione a norma di legge, ma è usanza delle popolazioni locali e limitrofe andare a passare
delle giornate di svago lungo le sponde del fiume; questo avviene fino alla città di Marmaglia
poiché più a valle il territorio è meno naturale, meno caratteristico ed il prelievo irriguo limita
molto la portata.

3.2 Usi Potenziali


Gli usi potenziali della risorsa non si discostano molto come tipologia da quelli già menzionati; i
recenti studi che mostrano una diminuzione della piovosità sparsa in tutta Italia dovrebbero
influenzare i committenti nella realizzazione di opere volte al rallentamento del deflusso e quindi
alla ritenzione della risorsa acqua. Queste opere, come appunto dighe,traverse o briglie,
50

servirebbero sì a regolare il deflusso, ma potrebbero essere utilizzate anche per altri scopi
contemporaneamente. Le dighe potrebbero fornire energia elettrica e, là dove si sono formati
degli invasi artificiali, sarebbe conveniente praticare la pesca; un bacino artificiale è del tutto
simile ad uno naturale e al suo interno può essere incrementato lo sviluppo dell’ittofauna.
Ogni nuova costruzione idraulica tuttavia deve essere progettata anche e soprattutto dal punto di
vista ecologico; gli studi in materia mostrano come sia importante per diverse specie
dell’ittofauna poter migrare lungo il continuum fluviale: ad opere di sbarramento devono essere
allora previste delle opere di passaggio per l’ittofauna. Con i dovuti costi questo deve essere un
imperativo se si vuole operare in senso ecologico oltre che badando alla convenienza economica,
in modo tale da mettere in pratica i concetti di sviluppo sostenibile che tutti conoscono.

3.3 Normativa di Riferimento


La normativa principale da seguire nella progettazione di interventi è la DIRETTIVA
2000/60/EC edita dal Parlamento Europeo e che definisce tutti gli obiettivi da raggiungere ed i
tempi in cui raggiungerli. Tutte le altre leggi Italiane hanno recepito questa direttiva ed hanno
definito caso per caso i passi e i limiti che sono necessari al raggiungimento degli obiettivi
comunitari. Nel D.Lgs. 152/99 sono contenuti, in allegato, tutti i limiti di concentrazione, tutte le
modalità di analisi e tutti i parametri da analizzare soprattutto per qualsivoglia uso della risorsa.
51

PROPOSTE D’INTERVENTO

4.1 Linee guida degli interventi di miglioramento dell’asta fluviale


In questo capitolo si accennerà ai possibili interventi d’ingegneria naturalistica ed ambientale
volti al miglioramento delle condizioni ecologiche del fiume; lungo il Trebbia si distinguono la
zona funzionale montana fino circa a Bobbio e la zona funzionale valliva fino alla foce in Po.
Gli interventi saranno quindi sostanzialmente differenti e studiati specificatamente in rapporto
alle condizioni dell’alveo e non si discosteranno dalle linee guida dettate anche dall’Autorità di
Bacino del Fiume Po:
• interventi di protezione spondale e di sistemazione dei versanti;
• interventi e tecniche di ingegneria naturalistica;
• interventi di ed opere di sistemazione fluviale;
• interventi rivolti alla protezione dell’ittofauna.
Con un approccio multidisciplinare si presterà attenzione a sostenere l’esigenze dello sviluppo
economico delle comunità, valutando la fattibilità di ogni progetto in base ai regimi idrologici
che caratterizzano la Val Trebbia ed in base alle ripercussioni sulla biosfera valliva.
Concentrandosi su ogni tratto fluviale, ma tenendo presente anche l’influenza di quel tratto sul
resto del sistema fluviale, è opportuno avviare una procedura incrementale che guidi fino alla
soluzione di compromesso migliore tra le varie soluzioni gestionali, progettuali e di scopo. Il
Bacino dell’alto Trebbia, dalla fonte fino alla confluenza con il torrente Aveto, possiede una
vasta gamma di ambienti torrentizi dotati di buona vocazione piscicola, in particolare troticola, a
cui tuttavia da un quindicennio a questa parte è corrisposto un generalizzato scadimento del
popolamento ittico.
L’ittofauna è diminuita sia in termini di densità di popolazione che di biomassa ( numero
d’individui e peso in pesce per unità di superficie ); non sono state rinvenute neppure
popolazioni di trota ben strutturate nelle varie classi d’età in grado di garantire una certa
riproduzione naturale. Il principale fattore d’involuzione è da individuarsi nel degrado
qualitativo dell’habitat, ed in particolare nel degrado delle condizioni morfologiche.
L’inghiaiamento dell’alveo ha comportato un accumulo, nelle zone più profonde e ricche di
ripari per le trote, di materiale alluvionale a granulometria medio-fine. Ciò ha comportato la
banalizzazione dell’habitat con la drastica riduzione delle zone di rifugio, alimentazione e
riproduzione. Le più penalizzate sono state le trote di taglia maggiore. Quanto appena detto è in
contrasto con gli studi sulla qualità biologica degli ambienti valutata secondo il metodo IBE; la
qualità chimica dell’acqua rimane infatti ottima e sul substrato ghiaioso la ricolonizzazione da
52

parte dei macroinvertebrati avviene con relativa facilità. Per l’ittofauna, però, le modificazioni
morfologiche dell’alveo si dimostrano assai più dannose, anche a lungo termine, di quanto non
faccia supporre la valutazione IBE. Il Trebbia, dopo la confluenza con l’Aveto, è caratterizzato
da un andamento a meandri incassati ( caratteristici quelli di località San Salvatore ) per poi nel
tratto più vallivo distendersi fino alla foce in Po. La qualità chimica e biologica diminuisce
andando verso valle a causa dell’apporto sempre maggiore di inquinanti e carichi antropici, ma
anche agricoli e zootecnici. Gli interventi devono quindi mirare a migliorare la qualità delle
acque oltre che a far fronte al consistente prelievo irriguo che nei periodi estivi comporta
situazioni di secca nell’alveo, nel tratto a valle di Rivergaro fino alla foce in Po.

4.2 Il miglioramento della qualità delle acque


Come è stato già esposto, la qualità delle acque si valuta attraverso l’utilizzo di indici sintetici
come l’IBE , il LIM ed il SECA per avere un giudizio medio complessivo. Migliorare la qualità
delle acque significa quindi rientrare in una classe di qualità superiore. L’asta del Trebbia rientra
tutta in tre classi di qualità dell’indice SECA come rappresentato in tabella 2.12; solo l’ultimo
tratto fluviale, da Pieve Dugliara alla foce in Po deve, per legge, deve essere migliorato e fatto
rientrare in seconda classe entro il 2016. Vanno censiti i depuratori e resi efficienti quelli con
trattamento non adeguato al fine di migliorare i rendimenti del trattamento biologico e di
rimozione dell’azoto. Le nuove tecnologie mettono a disposizione dei piccoli impianti con
problemi di spazio, delle soluzioni come:
• sistemi Membrane Biological Reactor (MBR);
• sistemi Biodischi;
• sistemi a supporto mobile sommerso.
Tutte queste nuove tecnologie riescono a svolgere i cicli di trattamento, con alti rendimenti di
abbattimento dei carichi, in volumi ridotti; sono l’ideale per piccole comunità e sono utilizzabili
anche negli ampliamenti degli impianti non adeguati (upgrading) cioè di quegli impianti che o
non funzionano a dovere o sono stati progettati per potenzialità minori di quelle di esercizio.
Un’altra soluzione adottabile nel tratto vallivo è la creazione, ove ce ne sia l’opportunità e lo
spazio necessario, di fasce filtro; sono zone di vegetazione riparia, poco distanti dalla sponda,
che svolgono un’azione di filtro delle acque e lasciano sedimentare i solidi sospesi trasportati
per ruscellamento verso il corpo idrico. Sono molto efficaci nel trattamento dei carichi non-point
e vengono messe a dimora come sistema di conservazione e gestione dell’ambiente fornendo
anche habitat validi per la selvaggina.
53

Ove sia presente lo spazio necessario la fascia filtro ideale è costituita da alberi alti vicino alla
sponda per uno spessore di 10 metri, da uno strato di arbusti di circa 4 metri e da uno di piante
autoctone largo circa sette metri e confinante con il suolo eventualmente coltivato. Le fasce filtro
sono utili, anche nel caso del Trebbia, per raddrizzare i confini dei campi arabili posti a dimora
vicino il corso di un fiume a meandri. Queste fasce raccolgono i sedimenti che, in quantità ed in
qualità, dipendono dalle condizioni agrarie di monte; è opportuno valutare anche la pendenza dei
campi coltivati e la coltura che portano. Se un campo è fortemente pendente e poco coperto
vegetalmente ( biomassa residua scarsa) allora apporterà un grande quantitativo di sedimenti alla
fascia con il rischio che quest’ultima si sovraccarichi e perda la sua capacità depurativa.

4.3 La sistemazioni spondali e fluviali


Le sponde devono essere efficienti dal punto di vista idraulico e salvaguardare l’ecotono tra
fiume e territorio; una regola fissa degli interventi sulle sponde è quella di evitare l’uniformità.
Sponde variabili aumentano la turbolenza e con essa l’ossigenazione dell’acqua, ostacolano la
canalizzazione del flusso se questo non è l’obiettivo dell’intervento, e favoriscono la
coesistenza di diversi tipi di habitat e di diverse nicchie ecologiche. Una sistemazione spondale
localizzata nella parte esterna dei meandri favorirebbe la consolidazione della sponda andando
ad opporsi al processo erosivo, e fornendo un valido rifugio per l’ittofauna. Il ripristino poi di un
deflusso in meandri e non incanalato apporterà il vantaggio di aumentare le fascie vegetative, di
aumentare l’area del bacino e la lunghezza dell’alveo così da aumentare anche la produttività
piscicola.
Per quanto riguarda il bacino dell’alto Trebbia e dei suoi affluenti quali il torrente Terenzone, il
Brugneto, il Pescia, il Longhella ed del più importante Aveto sarebbe opportuno ripristinare la
sequenza naturale di pool and rifle così da garantire habitat adatti sia ai macroinvertebrati
bentotici sia all’ittofauna di piccola, ma anche media e grande stazza.
Lungo gli affluenti e lungo l’asta principale andrebbero poste ove possibile, delle briglie e delle
traverse fluviali che andrebbero a diminuire la velocità di deflusso della risorsa acqua verso valle
e a, per così dire, risparmiare acqua. Tale acqua raccolta nel bacino artificiale che si viene a
formare può essere captata per il consumo umano direttamente o può essere una valida fonte per
rimpinguare le falde; può essere usata ai fini della produzione di energia idroelettrica e può
fornire uno spazio utile alla pratica della pesca sportiva. Annesse a queste opere devono però
essere sempre previste delle scale di risalita dei pesci, cioè opere di idraulica fluviale abbastanza
complesse che tenendo conto del deflusso minimo vitale,garantiscono un livello d’acqua
54

sufficiente e un passaggio che permette ai pesci di migrare verso monte durante il loro ciclo di
vita nonostante la presenza di un’opera di sbarramento.

4.3 Opere di tutela della fauna


Ogni opera di sistemazione fluviale e d’intervento all’interno dell’alveo comporta un impatto
sulla fauna e per questo motivo vanno adottati degli accorgimenti per la tutela di quest’ultima.
Devono essere costruiti dei passaggi artificiali per la risalita dei pesci nel fiume là dove opere di
regolazione del deflusso ne impediscano il passaggio; possono essere costruite delle scale di
risalita dei pesci in calcestruzzo a bacini successivi o rampe e passaggi costruiti con tecniche di
ingegneria naturalistica.
Lungo l’asta principale e negli affluenti dell’Alto Trebbia vanno costruiti dei ripari per
l’ittofauna che forniscono ombra, basse temperature e protezione dalle correnti veloci e dai
predatori. Possono essere costruiti sopra o sotto il livello dell’acqua e in particolari condizioni di
corrente lenta anche galleggianti. La rinaturalizzazione con ripristino dei corridoi ecologici
comporta oltre alla riduzione dell’inquinamento anche il miglioramento delle condizioni sia per
la fauna terrestre che per l’ittofauna; i corridoi ecologici fungono anche da collegamento tra
habitat critici andando ad aumentare la connettività tra questi, cioè la libertà di movimento delle
specie selvatiche e dei geni all’interno del territorio e proteggono dal contatto umano e dal
contatto quindi con le attività antropiche.
Al fine del mantenimento di una vasta biodiversità e della protezione della fauna sarebbe
importante avviare lungo tutto il corso del fiume un’opera di protezione della vegetazione riparia
con estirpazione della specie alloctone andando, soprattutto nel tratto vallivo, ad avviare la
rivegetazione delle sponde e delle isole fluviali a volte troppo spoglie.
55

Bibliografia Citata:

1. Amministrazione Provinciale Di Piacenza,Dipartimento Politiche Di


Programmazione e Sviluppo,Piano Territoriale Di Coordinamento
Provinciale 2000;

2. ARPA Piacenza, Il Piano Regionale Di Tutela Delle Acque Nella Provincia


Di Piacenza 2007;

3. ARPA E Provincia Di Piacenza, Rapporto Sulla Qualità Delle Acque


Superficiali Della Provincia Di Piacenza 2003;

4. Autorità Di Bacino Del Fiume Po Di Parma, Linee Generali Di Assetto


Idrogeologico E Quadro Degli Interventi Bacino Del Trebbia 2001;

5. David Mazzoni, Paolo Ferrarini, La Pesca Sportiva Nelle Acque Interne,


2004;

6. D.Lgs. 152/99 ed Allegati;