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Stefano Traini

Le due vie della semiotica


INTRODUZIONE
0.1 Fondazione e istituzionalizzazione della semiotica
La semiotica è la disciplina che studia i segni, definizione questa che sarà ampliata in seguito.
La parola deriva dal greco semeion (segno) e tekmerion (segno sicuro, prova): è già presente nella medicina
greca, nella quale esiste la semeiotica, che studia i sintomi ed il modo in cui da essi si può risalire alle cause.
Le riflessioni sul segno hanno origini antiche (presocratici, Platone, Aristotele, stoici, Scolastica).
Tra '800 e '900 la semiotica viene di fatto fondata, grazie al linguista ginevrino Ferdinand de Saussure e al
filosofo americano Charles Sanders Peirce.
Istituzionalizzata negli anni '60 con la pubblicazione di Eléments de sémiologie di Roland Barthes (1964).
0.2 L'oggetto di studio: la significazione e la comunicazione
Per Eco (Trattato di semiotica generale) la semiotica deve studiare i processi culturali intesi come processi di
comunicazione, che possono sussistere solo perché si stabiliscono dei sistemi di significazione.
Un sistema di significazione è basato su una relazione tra due entità, una presente ed una assente.
C'è significazione ogni volta che qualcosa che è materialmente presente sta per qualcos'altro (una luce
lampeggiante può stare per un pericolo, un allarme può stare per un furto).
Perciò la significazione è una procedura che lega elementi di ordine sensoriale a elementi di ordine
intellettuale.
Gli oggetti della significazione, benché astratti e autonomi, possono essere usati per comunicare.
Perciò la semiotica è la disciplina che studia fenomeni di significazione e di comunicazione. Nel fare questo
non si occupa solo del linguaggio naturale, ma di tutti i sistemi di significazione. Questo amplia il concetto
stesso di significazione (una parola può rinviare a un concetto, un vestito a un'appartenenza socio-culturale,
un'organizzazione spaziale a un modo di intendere le relazioni interpersonali...): la linguistica, come
sosteneva Saussure, è solo una parte della semiotica.
Così intesa la significazione è onnipresente, l'uomo è circondato da fenomeni di significazione e,
inevitabilmente, di comunicazione (primo assioma di Watzlawick, Beavin e Jackson, scuola di Palo Alto:
“non si può non comunicare”).
Il campo di analisi della semiotica è quindi estremamente ampio.
E' una scienza “debole”, con metodi non sempre controllabili, tecniche d'indagine diverse e per taluni non
condivisibili; è una disciplina descrittiva, non prescrittiva: non formula leggi, non mette a punto esperimenti
ripetibili, non ha capacità di simulazione, il suo compito non è quello di indicare comportamenti
comunicativi adeguati, ed ha scarsa predittività.
0.3 La semiotica strutturale e la semiotica interpretativa
La semiotica ha ancora oggi (se consideriamo i suoi iniziatori Saussure e Peirce ha un secolo di vita) due
anime:
– strutturale (si rifà a Saussure, poi Hjelmslev, formalisti russi, Claude Lévi-Strauss, Roland Barthes,
fino a Greimas che elabora semiotica generativa)
– interpretativa (si rifà a Peirce, sviluppata soprattutto da Umberto Eco).
Queste correnti comprendono semiologi, ma anche linguisti, antropologi, psicologi... poiché le metodologie
semiotiche sono il risultato di complesse convergenze interdisciplinari.

PARTE PRIMA – LA SEMIOTICA STRUTTURALE


1. FERDINAND DE SAUSSURE: dalla linguistica alla semiologia
1.1 Brevi cenni bio-bibliografici
Nasce a Ginevra il 26 novembre 1857.
Proviene da una famiglia in cui si contano in ogni generazione persone di scienza, letterati, artisti.
Alla fine delle scuole superiori si iscrive ai corsi di chimica e fisica dell'Università di Ginevra, ma gli studi
linguistici costituiscono ormai l'oggetto dei suoi interessi principali. A 19 anni quindi intraprende studi
letterari e linguistici, e si reca in Germania (Lipsia e Berlino). Sono anni di studio intensissimo. Già al terzo
anno di università, a 21 anni, redige Mémoire sur le système primitif des voyelles dans les langues
indoeuropéennes, un libro di linguistica storica che gli vale una fama assai precoce.
A 24 anni insegna grammatica comparativa alla Sorbona e lì resterà per circa dieci anni. Dopo questo esordio
i suoi lavori si fanno molto più rari e la sua vita è sempre più caratterizzata dall'isolamento.
Nel 1891 viene richiamato all'Università di Ginevra, dove rimane fino alla morte (1913).
Il Corso di linguistica generale viene pubblicato postumo (1916): sono due suoi allievi (Bally e Sechehaye)
che si occupano di redigere l'opera, fondendo gli appunti che insieme ad altri allievi avevano preso nei corsi
di linguistica generale tenuti da Saussure nei tre anni accademici 1906-7, 1908-9 e 1910-11.
Muore il 22 febbraio 1913.
1.2 Langue e parole
Saussure si chiede innanzitutto quale sia l'oggetto della linguistica. Di fronte a una parola si può focalizzare
l'attenzione sui suoi aspetti acustici, sulla corrispondenza tra il suono e l'idea che esso porta con sé, sugli
aspetti individuali o sociali della parola, sugli aspetti più stabili o su quelli che riguardano la sua evoluzione.
La linguistica deve sempre costituire il proprio oggetto.
Saussure si ferma su una dicotomia, che diventa fondamentale per la sua intera teoria: da un lato abbiamo la
parole intesa come realizzazione del segno linguistico, atto individuale; dall'altro abbiamo la langue, aspetto
condiviso, sociale del linguaggio.
Circuito della comunicazione linguistica: parte dal cervello di A, in cui i concetti
si trovano associati alle rappresentazioni delle immagini acustiche che servono alla
loro espressione, un fenomeno psichico al quale ne segue uno fisiologico: il cervello
trasmette agli organi fonatori un impulso corrispondente all'immagine; le onde
sonore si propagano dalla bocca di A all'orecchio di B, processo fisico. Il circuito si
prolunga in B nell'ordine inverso, dall'orecchio al cervello, trasmissione fisiologica dell'immagine acustica; nel
cervello associazione psichica dell'immagine con il concetto corrispondente.
1° processo: A pronuncia (B sente) delle sequenze di suoni (fonazioni).
2° processo: A trasmette suoni che stanno per, equivalgono a pensieri, associazioni psichiche (significazioni).
Immagine acustica o significante: schema, entità astratta, psichica, modello collettivo. Chi parla ha imparato
questo modello, lo ha aggiustato nel tempo, si è esercitato a riprodurlo con la voce e riconoscerlo con l'udito.
Lo stesso vale per i sensi: essi hanno modelli astratti e collettivi, i concetti o significati.

fonia significante
(fonazioni) (immagine acustica)
segno (corrispondenza di significante e significato)

senso significato
(significazione) (concetto)
______________ _________________
Parole Langue
(atto linguistico, esecuzione) (classi / sistema)

PAROLE
Esecuzione materiale, realizzazione individuale che collega una fonia a un senso, atti linguistici unici, irripetibili.
Materia della linguistica. Le discipline che studiano l'esecuzione sono la fonetica, la psicolinguistica, la
sociolinguistica.
Dominio della sostanza.
LANGUE
Parte sociale, collettiva, condivisa del linguaggio, esterna all'individuo, che da solo non può crearla né
modificarla.
Oggetto che si può studiare separatamente dalla parole (possiamo ad esempio studiare le lingue morte sebbene
non si parlino più).
I significanti, in quanto classi di fonazioni, ed i significati, in quanto classi di sensi, costituiscono il suo dominio.
E' di natura omogenea, a differenza del linguaggio che complessivamente è eterogeneo.
E' un oggetto di natura concreta, non essendo i segni linguistici delle astrazioni.
Dominio della forma. Oggetto della linguistica.
1.3 Linguistica esterna e linguistica interna
Esiste una linguistica della langue (essenziale, ha per oggetto la lingua nella sua essenza sociale ed
indipendente dall'individuo) ed una linguistica della parole (ha per oggetto la parte individuale del
linguaggio, compresa la fonazione, è psicofisica).
Per Saussure la linguistica esterna confina con l'etnologia e studia i rapporti tra la storia di una lingua e
quella di una civiltà, di una razza, la storia politica, i rapporti con le istituzioni, l'estensione geografica delle
lingue, il frazionamento dialettale. E' uno studio importante, ma per Saussure non è indispensabile conoscere
le circostanze entro le quali una lingua si è sviluppata: il fatto che gli scacchi, prima di approdare in Europa,
siano passati dalla Persia, è di ordine esterno, mentre tutto ciò che concerne il sistema e le regole è interno.
1.4 La semiologia
Per Saussure la lingua è un sistema di segni che esprimono idee, e la semiologia è una scienza che studia la
vita dei segni nel quadro della vita sociale. La linguistica è solo una parte della semiologia. Quest'ultima
studia tutti i sistemi, siano essi lingue, riti, costumi, alfabeti...
1.5 Il segno linguistico: l'arbitrarietà e la linearità
Il segno linguistico unisce un concetto a un'immagine acustica (questa non è il suono materiale in sé, ma la
rappresentazione psichica che è data dalla testimonianza dei nostri sensi). Possiamo parlare tra noi senza
muovere le labbra, e ciò rende chiaro il carattere psichico delle nostre immagini acustiche.
Il segno linguistico è un'entità psichica a due facce (concetto da un lato, immagine acustica dall'altro) ed è
caratterizzato da due principi primordiali: l'arbitrarietà e la linearità.
“Arbitrario” non vuol dire soggettivo e libero, ma piuttosto “immotivato”, cioè non necessario in rapporto al
significato che viene espresso.
Lineare perché il significante, essendo di natura auditiva, si svolge nel tempo, ne rappresenta un'estensione,
misurabile in una sola dimensione: una linea.
1.6 Immutabilità e mutabilità del segno
C'è arbitrarietà nella scelta dei significanti per veicolare i significati, tuttavia i segni sono un sistema
obbligato. S. vuole così evidenziare l'immutabilità delle lingue, motivandola così:
1) il carattere arbitrario del segno spiega la libertà di scelta, ma è anche un sistema di sicurezza contro
“attacchi” per trasformare le lingue: perché un significante cambi ci deve essere una buona
giustificazione;
2) la moltitudine dei segni necessari a costituire qualsiasi lingua: i segni linguistici sono innumerevoli
ed è difficile pensare alla sostituzione di un intero sistema linguistico;
3) il carattere troppo complesso del sistema;
4) la resistenza dell'inerzia collettiva a un'innovazione linguistica: la lingua è usata da tutti, è della
massa sociale, e questo è un fattore di conservazione. Inoltre il sistema linguistico è eredità
dell'epoca precedente.
Ma se da un lato il tempo dà continuità e stabilità, dall'altro determina al contempo la mutabilità. I due fatti
non sono contraddittori: quando si parla di immutabilità infatti non si parla di inalterabilità, ma di
intangibilità.
1.7 Sincronia e diacronia
La linguistica deve sempre guardare:
a) l'asse della simultaneità, che esclude l'intervento del tempo;
b) l'asse delle successioni in cui è possibile considerare un elemento alla volta.
A questo proposito S. parla di una linguistica sincronica, che si occupa degli aspetti statici, e di una
linguistica diacronica, che si occupa degli aspetti evolutivi delle lingue.
S. fa vari esempi, tra cui quello della partita di scacchi: ci poniamo in una dimensione sincronica, nel senso
che osserviamo una fase della partita, e diacronica se analizziamo la partita dall'inizio. La diacronia riguarda
la parole, in cui si trova il germe del cambiamento.
1.8 La linguistica sincronica
La linguistica sincronica deve stabilire i fattori costitutivi di una lingua. Quella statica è più difficile di quella
storica, poiché i fatti evolutivi sono più concreti di quelli statici.
1.8.1 L'identità e il valore
S. cerca di chiarire il concetto di identità sincronica, affermando che l'identità tra due elementi non è data
dalla materialità degli elementi stessi, ma dalle relazioni che hanno con altri elementi del sistema, dalle
posizioni che ricoprono, dalle differenze che li caratterizzano: l'identità è quindi un valore.
Se durante una partita a scacchi il cavallo viene smarrito, è possibile sostituirlo con un altro, o anche con
un'altra figura alla quale si dia il valore del cavallo, la sua funzione, la capacità di fare certe mosse.
L'identità e il valore confermano che l'aspetto materiale degli elementi è marginale, mentre sono importanti
gli aspetti relazionali, differenziali, oppositivi degli elementi.
Per S. la lingua è un sistema di valori, di elementi che hanno relazioni; il contenuto di un significante è dato
dal suo significato e dai rapporti positivi e differenziali che l'intero segno ha con un altra serie di altri segni.
Il significato di “cane” è delimitato da quello di “gatto”, “cavallo”..., così come se distinguiamo il
significante / cane / dal significante / pane / è perché i due elementi fonetici /c/ e /p/ si oppongono e si
differenziano.
1.8.2 Rapporti sintagmatici e rapporti associativi
Da un lato vi sono rapporti basati sul carattere lineare della lingua, in cui gli elementi si dispongono l'uno
dopo l'altro: queste combinazioni sono dette da S. sintagmi; possono essere parole, frasi intere, parti di frasi...
riconducibili nel dominio della langue.
Dall'altro gli elementi che hanno qualcosa in comune si associano nella memoria. Ad es. “insegnare” si
collega a “insegnante, insegnamento, didattica...”; il rapporto è associativo.
Per S. un'unità linguistica è paragonabile a una parte di un edificio, ad es. una colonna, che si trova in
rapporto sintagmatico con l'architrave che sorregge; se la colonna è dorica, essa evoca un rapporto
associativo con altri ordini (ionico, corinzio...).
1.9 Arbitrarietà verticale e arbitrarietà orizzontale
Verticale: non c'è ragione per cui il significato “tavolo” abbia come significante /tavolo/
Orizzontale: sono arbitrari i rapporti tra un significante ed altri significanti (ad es. la distinzione tra vocale
breve o lunga), così come tra un significato e altri significati (es. l'italiano riconosce una distinzione lessicale
tra foglio e foglia che lo spagnolo non riconosce, perché i due significati hanno lo stesso significante, hoja).
Sui limiti dell'arbitrarietà si sofferma Gensini (1999), in ordine ai criteri di “economia cognitiva” (se è vero
che i nomi dei numeri a 0 a 10 sono arbitrari, non lo sono i nomi successivi), e per il fatto che se significanti
e significati sono arbitrari dal punto di vista logico, non lo sono dal punto di vista della comunità parlante:
per un parlante il legame tra le due facce del segno è impresso nella mente, e quindi naturalizzato. Occorre
considerare poi i limiti biologici dei parlanti: l'arbitrarietà viene vincolata da essi. E' necessario precisare,
poi, che l'arbitrarietà non deve essere confusa con la convenzionalità, meccanismo in base al quale una
comunità attribuisce un certo significante a un certo significato, e viceversa: gli accordi convenzionali sono
indipendenti dal fatto che i segni siano arbitrari.
1.10 Riepilogo
• La semiologia è una scienza che studia la vita dei segni nel quadro della vita sociale.
• La dicotomia di Saussure tra langue e parole distingue la dimensione sociale del linguaggio, con il
sistema di segni condiviso da una comunità, dall'atto linguistico inteso come esecuzione individuale.
• Il segno linguistico ha due facce: il concetto o significato, l'immagine acustica o significante. Il
legame è psichico e non investe la manifestazione concreta (cioè la parole).
• Un sistema di segni può essere pensato come in due assi: quello della simultaneità (sincronia), che
vede il sistema in un determinato momento, e quello delle successioni (diacronia), che - con gli
elementi in ordine sequenziale - pone l'attenzione sugli aspetti evolutivi dei linguaggi.
• Identità e valore: due segni possono essere identici anche se il loro aspetto materiale è diverso, ciò
che conta è il suo valore, cioè le relazioni che esso ha con gli altri segni.
• Dicotomia rapporti sintagmatici (i segni linguistici si dispongono l'uno dopo l'altro) e rapporti
associativi (i segni si collegano virtualmente sulla base di analogie acustiche, semantiche).

2. LOUIS HJELMSLEV: i tratti fondamentali dei linguaggi.


2.1 Brevi cenni bio-bibliografici
Louis Trolle Hjelmslev nasce a Copenaghen il 3 ottobre 1899. Nel 1917 si iscrive all'università per studiare
linguistica indoeuropea. Dopo un periodo di studio a Praga (che negli anni '30 sarà il centro della dottrina
fonologica, Circolo di Praga, di cui fa parte anche Jakobson) e a Parigi, nel 1937 ha una cattedra a
Copenaghen. Fonda il Circolo linguistico di Copenaghen e la rivista “Acta linguistica” con Uldall, con il
quale lavora alla costruzione della teoria linguistica detta glossematica. Muore il 30 maggio 1965. Il suo
testo principale è I fondamenti della teoria del linguaggio (1943). Nel 1959 pubblica Saggi di linguistica
generale, nel 1968 La struttura fondamentale del linguaggio.
2.2 Premesse teoriche
Muove dalle basi poste da Sasussure. Per H. la lingua non deve essere studiata come insieme di fenomeni
non linguistici (fisici, fisiologici, sociologici...) ma deve essere analizzata come una totalità autosufficiente,
un'entità autonoma di dipendenze interne, in una parola con una struttura. L'adozione di un metodo
strutturale è una scelta arbitraria dell'analista.
H. ricorda che la linguistica del passato era induttiva (dal particolare al generale): muovendo dall'ipotesi che
vi siano delle costanti nei fatti linguistici, sostiene che debba diventare deduttiva, partire dai testi per
analizzarne le componenti di grado minore, in un percorso analitico e specificante.
Vuole realizzare una teoria semio-linguistica, la glossematica, la quale predilige l'analisi deduttiva, insiste
sulla forma (spesso trascurata in favore della sostanza), considera la forma linguistica del contenuto (e non
solo quella dell'espressione), considera il linguaggio come un sistema semiotico costituito di piani differenti.
2.3 I 5 tratti fondamentali dei linguaggi
H. vuole descrivere tutti i linguaggi ed è convinto che il linguaggio naturale (non ristretto) abbia potenzialità
maggiori rispetto agli altri, poiché può assumere le proprietà di un metalinguaggio, potendo parlare di sé
stessa e di tutti gli altri linguaggi.
Distingue tra linguaggi non linguistici (o ristretti), che possono servire solo a certi fini (es. formule
matematiche) e linguaggi linguistici (o passe-partout), che hanno campo d'azione molto più esteso e sono in
grado di tradurre quasi tutti gli altri linguaggi.
I tratti che caratterizzano la struttura fondamentale di ogni lingua, per H., sono:
1) una lingua è costituita da un piano dell'espressione e uno del contenuto;
2) una lingua ha due assi: processo e sistema;
3) i piani dell'espressione e del contenuto sono legati tramite la commutazione;
4) una lingua ha relazioni definite: reggenze e combinazioni;
5) non c'è corrispondenza biunivoca tra espressione e contenuto.
2.3.1 I piani dei linguaggi: espressione e contenuto
E' una distinzione ripresa da Saussure. Cambia la terminologia: il 'significante' di Saussure diviene
l'espressione; il 'significato' diviene il contenuto. Quello che Saussure definiva segno diventa funzione
segnica.
2.3.1.1 Materia, forma, sostanza
Per H. esiste una materia intesa come massa amorfa di suoni. A partire da essa ogni lingua traccia le sue
particolari suddivisioni all'interno della massa del pensiero amorfa, pone i centri di gravità in luoghi diversi e
dà loro enfasi diverse, come una stessa manciata di sabbia che può prendere forme diverse.
In quanto massa amorfa, la materia viene articolata dalla forma, che pone delle segmentazioni, dalle quali si
delinea la sostanza.
Es. si pensi a un continuum vocalico indifferenziato aeiou (materia); la forma linguistica traccia
segmentazioni (/a//e//i//o//u/) e solo ora si può dedurre il suono “a” che è sostanza, nel senso che ha una
consistenza fisica.
Stesso discorso per il contenuto.
Es. il contenuto amorfo del tempo viene formato e suddiviso in molti modi, per cui l'inglese ha un passato e
un presente, ma non ha l'imperfetto, alcune lingue usano il presente per indicare anche il futuro, altre ancora
hanno diverse forme di passato. Quindi la forma del contenuto articola la materia secondo schemi lessicali
specifici, ed è solo a partire da questi che noi percepiamo le sostanze.
Pertanto i piani dell'espressione e del contenuto hanno 2 strati: la sostanza e la forma. La funzione segnica è
una relazione formale, interna, che guarda all'esterno verso le sostanze:

E MATERIA (SENSO) = SOSTANZA


FORMA
FUNZIONE SEGNICA
C FORMA
MATERIA (SENSO) = SOSTANZA
Esempi:
a) sostanza dell'espressione: nella lingua naturale la voce articolata, in pittura le pennellate su una tela, in
musica l'esecuzione di una nota
b) forma dell'espressione: nella lingua naturale il sistema fonologico, o morfologico, o sintattico
c) forma del contenuto: il modo in cui la materia del mondo è organizzata. Per una lingua: lo schema
lessicale
d) sostanza del contenuto: il modo di percepire il mondo sulla base dello schema lessicale proiettato dalla
forma.
Pertanto il segno è sostanza dell'espressione e del contenuto, è un'entità a due facce e si rivolge all'esterno,
verso la sostanza dell'espressione, e all'interno, verso la sostanza del contenuto.
In La stratificazione del linguaggio (1954) H. si sofferma sui livelli della sostanza: come aveva anticipato
Saussure la sostanza fonica ha diversi livelli (auditivo, fisico, fisiologico...); ugualmente la sostanza del
contenuto, in cui è fondamentale l'insieme delle valutazioni della comunità (apprezzamenti collettivi). Perciò
il livello più importante della sostanza del contenuto è l'apprezzamento collettivo, oltre al livello socio-
biologico e fisico (disposizioni naturali e capacità sensoriali che permettono agli individui di creare e
riprodurre gli elementi di apprezzamento).
2.3.1.2 L'organizzazione dei piani: le figure del contenuto
I due piani dell'espressione e del contenuto si possono analizzare in modo analogo; per cui, se per il piano
dell'espressione si possono trovare elementi minimi (lettere alfabeto) allo stesso modo per il contenuto si
possono trovare inventari limitati, gli atomi del contenuto, figure che combinandosi garantirebbero la
costituzione dei significati.
Le unità minime prive di significato sono definite figure; le figure formano i segni, entità di taglio superiore
dotate di significato. Una lingua è un sistema di segni; per essere pienamente adeguata deve essere sempre
pronta a formare nuovi segni, nuove parole, nuove radici.
I suoni, ad es., a,l,b,e,r,o non hanno nessun significato proprio ma, combinandosi, permettono una parola
dotata di significato “albero” (principio della doppia articolazione).
2.3.2 Gli assi dei linguaggi: il sistema e il processo
Il secondo tratto dei linguaggi, per H., è la presenza di 2 assi: il processo e il sistema. Visivamente:
Processo

Sistema

Sull'asse del processo ci sono i sintagmi, cioè gli elementi linguistici minimi che congiungendosi danno
luogo a sequenze complesse, le frasi. Su questo asse gli elementi si congiungono per contiguità spazio-
temporale e la relazione che si instaura è sintagmatica ed è in presentia.
Sull'asse del sistema, la relazione è astratta, in absentia. Sopra la camicia, al posto di una certa giacca,
potrebbero essere indossate altre giacche di altri colori o tessuti, o un golf, o un cappotto, ma non una
seconda camicia o una maglietta. Come soggetto di una frase, al posto di qualunque nome proprio, possiamo
usarne un altro, o un nome comune preceduto da un articolo, o un pronome, ma non un verbo o un avverbio.
Gli elementi della comunicazione hanno un rapporto di sostituzione (si può mettere un elemento oppure un
altro), la relazione è paradigmatica.
Ciò che conta nel processo non è la direzione spazio-temporale, del tutto convenzionale, quanto piuttosto
l'ordine posizionale. Gli elementi sono combinati in un certo modo e occupano posizioni precise. I colori di
un semaforo devono succedersi secondo un ordine determinato: verde – arancione – rosso – verde...
L'asse del processo e del sistema rientrano nel dominio della forma, non della sostanza.
2.3.3 La commutazione
E' il terzo tratto fondamentale, che lega i due piani dell'espressione e del contenuto.
Se i cambiamenti introdotti in un piano provocano trasformazioni sull'altro piano, siamo in presenza di una
mutazione e diremo che l'elemento in questione è invariante. Ad es. se nella parola letto sostituisco l'unità del
piano dell'espressione “l” con “t” ottengo la parola tetto, quindi ho una trasformazione anche sul piano del
contenuto.
Se i cambiamenti introdotti su un piano NON provocano trasformazioni sull'altro, siamo in presenza di una
sostituzione e diremo che l'elemento sostituito è una variante del sistema (es se al verde chiaro del semaforo
sostituissimo il verde scuro, non si avrebbe trasformazione sul piano del contenuto).
Se la mutazione riguarda l'ordine del sistema è detta da H. commutazione.
Può riguardare anche l'asse del processo: in questo caso si parla di permutazione (es. “Luca ama Paola”:
posso mutare gli elementi sintagmatici e dire “Paola ama Luca”, trasformando il piano del contenuto).
2.3.4 La reggenza e la combinazione
Il quarto tratto fondamentale riguarda le relazioni tra unità linguistiche, che possono essere:
– reggenza, quando un'unità ne implica necessariamente un'altra (es. in latino tra sine e l'ablativo c'è
reggenza, poiché sine presuppone l'ablativo);
– combinazione, che si ha quando c'è compatibilità (es. latino tra ab e l'ablativo c'è combinazione, nel
senso che la coesistenza tra i due elementi è possibile ma non necessaria).
2.3.5 La non conformità dei piani
Quinto tratto. Nelle lingue naturali (italiano, inglese...) non vi è corrispondenza biunivoca tra elementi
dell'espressione e elementi del contenuto. Ad es. la differenza tra 'pane' e 'cane' nell'espressione consiste
solamente in una lettera (figura non significante), mentre nel contenuto corrisponde a molte differenze
semantiche (commestibile/non commestibile, …). Questo tratto differenzia i linguaggi linguistici (non
conformi) dai linguaggi non linguistici, come l'algebra, o i semafori (conformi): questi ultimi presentano una
corrispondenza uno a uno tra gli elementi dei due piani.
2.4 Dalle semiotiche denotative alle semiotiche connotative
La relazione tra il piano dell'espressione e quello del contenuto (E R C) è detta denotazione; la semiotica
attinente è la semiotica denotativa, in cui l'elemento dell'espressione /casa/ denota il contenuto 'edificio di
uso privato'.
Secondo H., all'interno della semiotica denotativa si sviluppano i significati connotativi, addizionali rispetto
alla prima relazione: se l'espressione /casa/ che denota il contenuto 'edificio di uso aspirato' viene
pronunciata con la 'c' aspirata toscana, tale espressione contrae una seconda relazione con il contenuto
connotativo 'toscanità'. Questi valori “aggiunti” del sistema linguistico sono i connotatori, che vanno a
costituire un contenuto supplementare, aggiungono significazioni ad un secondo livello.
Es. birra – livello denotativo = bevanda alcolica ottenuta tramite la fermentazione del luppolo; livello
connotativo = germanicità.
H. fa un elenco non esaustivo (diverse forme stilistiche, diversi mezzi, diversi toni, diversi idiomi,
regionalità, vernacoli, diverse voci o registri...). I connotatori si possono trovare in entrambi i piani della
semiotica (espressione e contenuto) e negli strati del linguaggio (forma e sostanza).
Per H. la semiotica connotativa (semiotica il cui piano dell'espressione è una semiotica) non è scientifica,
perché non si può applicare un metodo deduttivo nell'analisi dei connotatori: la linguistica è una
metasemiotica, scientifica perché parte da una teoria generale e la applica ai testi.
Introducendo le semiotiche connotative H. tenta di reintegrare nella teoria semiotica i sensi indiretti, quei
significati che non rientrano nello schema di una semiotica a due piani.
2.5 Riepilogo
• Per H. la lingua deve essere analizzata come struttura, un'entità autonoma di dipendenze interne
• L'analisi linguistica deve basarsi sul principio empirico, essere coerente, esauriente, semplice, e
basarsi sulla deduzione (dai testi ai componenti minori)
• H. individua 5 tratti che caratterizzano la struttura fondamentale del linguaggio:
1) il linguaggio ha un piano dell'espressione e un piano del contenuto: essi presentano la stessa
organizzazione e sono stratificati in modo che una forma, articolando una materia, produca delle
sostanze
2) una lingua ha 2 assi: processo e sistema. Sull'asse del processo stanno i sintagmi, sull'asse del
sistema gli elementi che potrebbero stare al posto di altri elementi linguistici
3) i due piani sono legati dalla commutazione, che c'è quando si ha una modifica sul piano
dell'espressione e del contenuto
4) una lingua ha relazioni definite: reggenza e combinazioni. La reggenza è una relazione di
implicazione, la combinazione è determinata solo dalla compatibilità tra elementi linguistici
5) tra l'espressione e contenuto non esiste corrispondenza biunivoca (non conformità). I linguaggi
linguistici sono non conformi e sono definiti sistemi di segni, quelli non linguistici sono conformi e
sono definiti sistemi simbolici.
• La relazione tra piano dell'espressione e piano del contenuto è detta denotazione. All'interno di un
sistema linguistico vi sono particelle addizionali, i connotatori, che aggiungono contenuti
supplementari. Il concetto verrà ripreso da Roland Barthes, con modalità e finalità molto diverse.

3. ROLAND BARTHES: la semiologia come critica sociale.


3.1 Brevi cenni bio-bibliografici
Nasce a Cherbourg in Normandia nel 1915. Nel 1924 a Parigi intraprende gli studi liceali. Colpito dalla
tubercolosi, nel 1934 è costretto a trascorrere un periodo di cure a Bayonne. 1947 incarico presso l'Istituto
francese di Bucarest. 1949 lettore di francese all'Università di Alessandria d'Egitto. Qui conosce Greimas,
che lo introduce agli studi di linguistica. Tornato a Parigi, si dedica all'attività di saggista e critico teatrale.
Nel 1957 pubblica Mythologies, che ha un notevole successo nonostante l'ostracismo degli ambienti
accademici. Negli anni '60 aderisce all'attività strutturalista insieme a Foucault, Lacan, Althusser, Lévi-
Strauss. Nel 1977 viene chiamato al Collège de France per insegnare semiologia letteraria. Muore il 20
marzo 1980 dopo alcune settimae di agonia per essere stato investito da un camioncino. Intellettuale
eclettico, complesso. Ci concentriamo qui sulla fase semiologica del suo pensiero. Tra gli scritti: Miti d'oggi
(1957), Elementi di semiologia (1964), Retorica dell'immagine (1964), Introduzione all'analisi strutturale
dei racconti (1966), Sistema della moda (1967).
3.2 Miti d'oggi: critica delle connotazioni ideologiche
Mythologies (1957) è una raccolta di interventi pubblicati nella II metà degli anni '50, che analizzano aspetti
della società di massa e sono collegati da un saggio finale (Il mito oggi) che rilegge i vari materiali da un
punto di vista semiologico.
B. analizza articoli di giornale, foto, film, mostre, le mitologie della società piccolo-borghese, di cui occorre
smascherare il carattere ideologizzato. Fa degli esempi:
1) I matrimoni aristocratici e borghesi mettono in scena con la festa nuziale l'unione di due famiglie e
ricchezze. L'unione di Miss Europa '53 con l'amico d'infanzia ora elettricista, sviluppa l'immagine,
invece, della capanna felice, scegliendo un futuro modesto dopo la gloria. Dalle rappresentazioni
della stampa il matrimonio appare mitologicamente finalità naturale dell'accoppiamento.
2) I giocattoli: nota che i giocattoli più diffusi sono riproduzioni in formato ridotto di oggetti umani,
come se il bambino fosse un uomo in miniatura a cui dare oggetti della sua misura; i giocattoli sono
socializzati, intrisi di tecniche della vita adulta. E' imitazione, forma bambini utenti e non creatori.
3) L'inondazione del gennaio 1955: le foto di questo evento catastrofico pubblicate dalla stampa danno
disorientamento ma non sono minacciose e terrorizzanti, si mette in moto solidarietà e euforia.
Giorno per giorno la piena diventa drammaturgicamente un evento raggruppatore di uomini.
4) Le fotografie choc: le foto della galleria d'Orsay non fanno alcun effetto perché il fotografo ha
'supercostruito' l'orrore e ci depreda della nostra facoltà di giudizio: l'orrore di una foto nasce dal
fatto che la guardiamo dall'interno della nostra libertà.
5) La grande famiglia degli uomini: le omonime foto della mostra di Parigi hanno lo scopo di mostrare
l'universalità di certe fasi umane (nascita, morte, giochi, lavoro), ma se a questi fatti naturali si toglie
il contesto storico culturale, non interessano. Es. la morte interessa per come è rappresentata e
collocata culturalmente in una società.
Da tutti questi esempi risulta un tratto comune: la storicità di certi fenomeni viene fatta passare come
naturale, la società borghese fa passare come naturale ciò che è essenzialmente culturale. Questo
meccanismo di mascheramento è ciò che Barthes chiama mito.
Il mito è un sistema di comunicazione, un sistema semiologico secondo, che B. spiega con Saussure: un
segno, l'unione di significante+significato, diventa a un secondo livello il significante che veicola un altro
significato. Il secondo livello è quello che rappresenta il mito.

1. Significante
2. Significato
[Senso]
Lingua 3. Segno
I. Significante II. Significato
[Forma]

Mito
III. Segno
[Significazione]

Barthes definisce questo schema metalinguaggio (Hjelmslev avrebbe parlato di sistema connotativo).
Es. Copertina di una rivista con foto di un giovane nero in uniforme francese che saluta la bandiera → 1°
livello senso: saluto alla bandiera francese di un soldato di colore → diventa forma per il 2° livello
(significazione): Francia grande impero, tutti i suoi cittadini hanno attaccamento patriottico... Mito, svuota il
primo segno, lo mette in stand-by e impone una seconda lettura.
Il mito più che nascondere deforma, trasformando la storia in natura.
Il mitologo, nella sua analisi, deve distinguere 2 livelli, svelare la deformazione, demolire la significazione
del mito e capire che il nero che saluta è l'alibi dell'imperialità francese.
La semiologia diviene per B., quindi, una disciplina che può dissipare quelle connotazioni culturali, sociali e
ideologiche che la borghesia ha calato sulla lingua, liberando un grado zero della lingua, libera
dall'ideologia.
3.3 Elementi di semiologia: denotazioni e connotazioni
In Elementi di semiologia (1964) B. opera:
a) un ribaltamento di Saussure, considerando la semiologia come parte della linguistica e non viceversa,
affermando che le significazioni dei messaggi visivi dipendono dai messaggi linguistici. Es. didascalia che
spiega una foto, slogan per la pubblicità: si può dire che un oggetto significa perché interviene una lingua che
ne nomina il significante e il significato;
b) teoria della connotazione: (E R C) R C, semiotica connotativa (Hjelmslev), ma anche E R (E R C),
metalinguaggio, semiotica che tratta di un'altra semiotica.
Le connotazioni sono secondo B. sensi aggiunti: un'opera può connotare il significato “Letteratura”, dei
messaggi francesi possono connotare il significato “Francese”. Questi significati, definiti frammenti di
ideologia, hanno a che fare con la cultura, il sapere, la storia.
Un metalinguaggio, al contrario, è un sistema che parla di un altro sistema. La semiologia è quindi un
metalinguaggio poiché si occupa, in quanto sistema secondo, di un linguaggio che intende analizzare.
3.4 Sistema della moda: retorica e ideologia
In un testo pubblicato nel 1967, ma già in cantiere dal 1957, B. prova ad applicare le categorie semiologiche
al campo della moda. Prende come oggetto di analisi il vestito e distingue tra “costume” (langue per
Saussure) e “abbigliamento” (parole).
Nel caso del costume-langue siamo nella dimensione istituzionale e sociale, ciò che conta è il livello
normativo che si stabilisce nella comunità rispetto ai codici vestimentari. Dimensioni: forme, sostanze e
colori ritualizzati, incompatibilità degli indumenti tra loro...
Nel caso dell'abbigliamento-parole siamo nella dimensione individuale, ciò che conta è l'atto di vestirsi
attraverso il quale l'individuo concretizza le norme generali del costume. Dimensioni: grado di usura,
sporcizia, carenze parziali di indumenti, carenze d'uso (bottoni non abbottonati), scelta dei colori (salvo
quelli ritualizzati, es. nero x lutti).
B. riprende anche la dicotomia sincronia – diacronia: il sistema della moda deve essere inteso in senso
sincronico e diacronico (i cambiamenti della moda sono fenomeni regolari e ciclici).
Altra parentela tra lo studio della moda e quello del linguaggio naturale risiede, secondo B., nella possibilità
di trovare un significante e un significato: il vestito possiede una sua forma (oggetto di estetica e tecnologia,
es. tipo di tessuto) ma anche delle funzioni (a loro volta soggette a un'indagine culturale, es. lutto,
giovanilità, classe di provenienza...)
B. si concentra sulla moda scritta, che offre aiuti al semiologo, lessicalizzando i significati: con la scrittura la
moda parla gli indumenti, li riveste di una rete di sensi, per motivi economici (occorre alimentare un
immaginario collettivo che faccia vendere moda secondo cicli più rapidi rispetto al lento ciclo dell'usura).
Applicando la prova di commutazione, B. trova che gli enunciati verbali delle riviste possono essere
ricondotti a 2 insiemi:
– insieme A: Indumento / Mondo
Vi rientrano gli enunciati che mettono in relazione un indumento reale e una circostanza empirica del
mondo.
– insieme B: Indumento / Moda
Vi rientrano gli enunciati che mettono in relazione un indumento e la moda.
B. pensa che nelle riviste si instauri una sovrapposizione di diversi livelli di senso: il primo è un sistema
reale retto da un codice extralinguistico (es. un vestito che ha una sua significazione in quanto oggetto
concreto); al secondo si passa al sistema denotativo e si rende linguisticamente significante un vestito, si
prefigura un metalinguaggio; il terzo livello è connotativo, esprime un significato di ordine ideologico.
Es.: ama gli studi, Pascal, Mozart e il jazz freddo; porta tacchi bassi, fa collezione di piccoli foulard, adora i maglioni
decisi del fratello grande e le gonne sbuffanti e fruscianti.
Significante vestimentario: tacchi bassi, foulard, maglioni, gonne
→ II livello, marche fraseologiche che funzionano come significante retorico di un significato ideologico: piccolo, del
fratello grande, fruscianti
→ III livello, significato di mondanità che inquadra psicologicamente la donna: ama gli studi, Pascal, Mozart, il jazz
freddo
3.5 Retorica dell'immagine: i sèmi connotativi
Anche le immagini funzionano come i miti: naturalizzano ideologie attraverso stereotipi, non coprono la
realtà ma producono “effetti di realtà”.
B. analizza un'immagine pubblicitaria della pasta Panzani: pacchi di pasta, scatola, sacchetto, pomodori,
cipolle, peperoni in una borsa semiaperta, bianco e verde su sfondo rosso.
Il testo verbale svolge una funzione di ancoraggio, vincola le libertà dei significati dell'immagine, aiuta a
capire l'immagine. La borsa semiaperta che lascia scivolare prodotti dà un significato di freschezza dei
prodotti, la tinta tricolore richiama l'italianità, la composizione rinvia a un significato estetico di natura
morta. Tali sensi aggiunti sono significati simbolici (connotati) ed il messaggio letterale (denotato) funziona
da supporto: siamo di fronte a un sistema connotativo, che si serve di altri segni per costruire il proprio
significante.
B. definisce i significati connotati (freschezza, italianità, natura morta) sèmi connotativi e specifica che essi
hanno uno statuto metalinguistico particolare: l'italianità non coincide con l'Italia, ma è l'essenza condensata
di tutto ciò che può essere italiano, dagli spaghetti alla pittura. Data l'immagine fotografica totale essi
costituiscono tratti discontinui (o erratici) nel senso che non riempiono tutto il sistema denotativo.
3.6 L'analisi del racconto (leggere)
B. prova ad applicare il metodo strutturale anche all'analisi letteraria, in Introduzione all'analisi strutturale
dei racconti (1966), posto in apertura di un volume che comprendeva i contributi di un gruppo di studiosi, tra
cui Eco e Greimas.
Sulla scorta dell'esperienza di Propp, l'intento è individuare costanti narrative, modelli universali da cui i
racconti derivano.
B. distingue 3 livelli di senso:
– funzioni
– azioni
– narrazione
La funzione narrativa è una sorta di “germe” che feconda il racconto e maturerà in seguito.
Le funzioni cardinali o nuclei, costituiscono vere cerniere del racconto, che aprono alternative, inaugurano o
concludono situazioni incerte.
Le catalisi colmano lo spazio narrativo che separa le funzioni cardinali, sono descrizioni accessorie che
dilatano il racconto.
Gli indizi servono a delineare la psicologia di un personaggio o a descrivere atmosfere.
Gli informanti sono dati puri immediatamente significanti (es. età di un personaggio) e servono a identificare
meglio il referente.
3.7 La fase semiologica: connotazioni e ideologie
La fase semiologica di B. va dall'elaborazione di Miti d'oggi (1957) al saggio sull'analisi strutturale dei
racconti (1966). A quel punto decide di percorrere altre strade, concentrandosi soprattutto su tematiche
letterarie.
Nella fase semiologica B. non elabora un sistema compiuto. Tuttavia traspaiono delle costanti sulle quali è
utile soffermarsi.
Nel caso dei miti, il suo scopo era demistificare le pratiche borghesi che fanno passare per naturale ciò che è
costruito culturalmente e storicamente: tali pratiche ideologiche devono essere svelate dal semiologo.
Nel caso della moda, le significazioni del linguaggio scritto diventano forme retoriche attraverso le quali le
riviste danno significati ideologici, visioni del mondo, caratteri psicologici dei consumatori.
Nel caso delle foto le ideologie emergono attraverso strategie percettive.
Per spiegare tutte le procedure di mascheramento, B. ricorre al concetto di connotazione.
3.8 Riepilogo
• Miti d'oggi (1957): B. analizza le mitologie della società borghese di massa, dove si presentano come
naturali fenomeni culturali e ideologici. I miti sono sistemi secondi che si sviluppano a partire da
sistemi di primo livello
• Elementi di semiologia (1964): ribaltamento di Saussure per cui la semiologia è parte della
linguistica, ruolo predominante del linguaggio verbale
• Sistema della moda (1967): il vestito come oggetto reale (I livello di significazione) viene preso in
analisi da una lingua (II livello) che tramite una certa fraseologia dà luogo a una retorica che veicola
significati ideologici (III livello)
• Anche le foto mascherano e tentano di rendere naturale ciò che è costruito strategicamente
• La pratica semiologica di B. investe anche il campo letterario: egli ricerca costanti narratologiche

4. ALGIRDAS JULIEN GREIMAS: il percorso generativo.


4.1 Brevi cenni bio-bibliografici
Nasce in Lituania nel 1917, la lascia nel 1944, si laurea a Parigi nel 1948 con una tesi sul vocabolario della
moda del 1830. Si interessa di lessicologia e semantica e scrive Semantica strutturale (1966). Nel 1970
pubblica Del senso, nel 1983 Del senso II, nel 1979 il Dizionario ragionato della teoria del linguaggio.
Intorno alla sua opera nasce una vera e propria scuola semiotica, l'École de Paris. La sua figura è al centro di
una costellazione di autori che in varia misura hanno contribuito alla messa a punto della teoria (Saussure,
Hjelmslev, Merleau-Ponty, Lévi-Strauss, Propp, Jakobson, Barthes...).
4.2 La semantica strutturale
Gli sforzi di G. negli anni '60 si concentrano sull'elaborazione di una semantica strutturale, per descrivere il
piano del significato attraverso l'identificazione di unità del contenuto (sèmi), così come la fonologia
identifica unità dell'espressione (fèmi).
Secondo G. la relazione che sul piano dell'espressione si istituisce tra femi e fonemi può essere fatta
corrispondere sul piano del contenuto a una relazione analoga: i sèmi andranno a costituire i sememi.
I sèmi non hanno altra esistenza se non relazionale e strutturale, il loro valore si determina sempre in una
relazione binaria, che deve essere considerata una categoria semantica. La loro natura è teorica e
metalinguistica: ci servono per rendere intelligibili i valori di senso.
Es. i sèmi 'maschile' e 'femminile' non vanno intesi in senso sostanziale, ma in senso esclusivamente
differenziale, poli di una categoria semantica denomiminabile 'sessualità'.
L'analisi semica non può (come quella femica) portare a un inventario finito
I lessemi sono luoghi d'incontro di diversi sèmi.
Es. il lessema 'alto' racchiude i sèmi 'spazialità', 'dimensionalità', 'orizzontalità'.
I lessemi sono costituiti da sèmi differenti: sèmi nucleari (costanti) e sèmi contestuali o classemi.
Il se.mema è la somma di un nucleo semico (invariante) e di sèmi contestuali (effetti di senso), rappresentato
così: Sm = Ns + Cs
4.3 Il progetto semiotico
G., nella seconda fase della sua riflessione semiotica, elabora un progetto teorico, il c.d. Percorso
Generativo. I suoi presupposti sono 4:
i) (la centralità del livello immanente): se l'entità che ci si pone di fronte è il testo realizzato (oggetto
materiale), cioè il livello della manifestazione, l'oggetto di studio della semiotica deve essere la
forma (Hjelmslev), o langue (Saussure). Occuparsi del livello immanente significa porre l'attenzione
sui sistemi soggiacenti che permettono ai segni di significare.
ii) il passaggio dai segni ai testi: anziché concentrarsi sui segni (termini isolati) ci si deve concentrare
sui testi, oggetti di taglio superiore. Passaggio determinante, perché con Saussure si era parlato solo
di segni linguistici, con Hjelmslev si era cominciato a ragionare sulle frasi, ma ora si passa al
transfrastico, si supera il taglio della frase considerando ampie porzioni testuali, analizzando il
quadro nel suo insieme.
iii) il 'mondo naturale' come linguaggio: l'apparenza con la quale l'universo si presenta all'uomo come
insieme di qualità sensibili, dotato di un'organizzazione, la struttura 'di superficie' e discorsiva
dell'universo (il quale è di ordine chimico, fisico, biologico) è il mondo naturale. Esso deve essere
inteso a tutti gli effetti come un linguaggio. Dobbiamo postulare l'esistenza di una semiotica del
mondo naturale. G. considera il mondo esterno come un mondo significante, fatto di natura e
cultura, non come un referente neutro con il quale la lingua costruirebbe dei legami.
iv) (la vocazione scientifica della semiotica): eredità di Saussure e Hjelmslev. G. presuppone vari livelli
semiotici: a) la lingua oggetto, da analizzare; b) gli strumenti descrittivi della semiotica
(metalinguaggio descrittivo), c) linguaggio metodologico, d) revisione delle condizioni di validità
dei livelli precendenti, linguaggio epistemologico.
4.4 Il percorso generativo
G. pensa a un sistema semantico organizzato per livelli di profondità: elementi più profondi generano
elementi più superficiali.

Percorso generativo Profondità


Componente sintattica Componente semantica
Strutture semionarrative Livello profondo: SEMANTICA FONDAMENTALE
SINTASSI FONDAMENTALE
Livello superficie: SEMANTICA NARRATIVA
SINTASSI NARRATIVA SUPERFICIALE
Strutture discorsive SINTASSI DISCORSIVA SEMANTICA DISCORSIVA
Discorsivizzazione
attorializzazione
temporalizzazione
spazializzazione Superficie
4.4.1 Strutture semio-narrative: il livello profondo
Al livello più profondo delle strutture semio-narrative si situa il quadrato semiotico, che costituisce la
struttura elementare della significazione. E' lo schema generale delle articolazioni possibili di una categoria
semantica. Es. categoria 'sessualità'. uomo ermafrodita donna

S1 S2 maschile femminile
Sessualità

non sessualità
non S1 non S2 non femminile non maschile
angelo

La relazione tra S1 e S2 da un lato e tra non S2 e non S1 dall'altro è detta di contrarietà.


Quella tra S1 e non S1, e tra S2 e non S2 è detta di contraddittorietà.
Tra S1 e non S2, e S2 e non S1 si pone una relazione di implicazione.
La categoria /sessualità/ si articola quindi nei sèmi “maschile” e “femminile” (contrari), “non maschile” e
“non femminile”, contraddittori rispetto ai primi due. Nei riquadri in grigio sono indicati alcuni sememi che
possono farsi carico della manifestazione dei singoli sèmi.
Il quadrato semiotico porta alle estreme conseguenze il concetto saussuriano di valore, secondo il quale un
segno può darsi solo su base oppositiva.
Altro esempio significativo è quello dell'opposizione Cultura vs Natura, in cui la cultura racchiude le
relazioni sessuali permesse, mentre la natura quelle che la società esclude (vedi pag. 129).
Il quadrato organizza un universo concettuale, e l'organizzazione dipende dalle codificazioni sociali.
Il modello rappresentato dal quadrato è semantico (semantica fondamentale) in quanto struttura una
categoria semantica facendo emergere l'articolazione del senso all'interno di un microuniverso di significato;
ma è anche un modello sintattico (sintassi fondamentale) in quanto consente operazioni.
Se da un lato abbiamo una sorta di tassonomia semica (visione statica del quadrato), dall'altro abbiamo le
operazioni che un soggetto semiotico può fare su queste posizioni virtuali (visione dinamica): negare S1
significa generare NON S1, affermare NON S1 può portare ad affermare S2; da quest'ultimo punto di vista, il
quadrato è in grado di prevedere dei percorsi e delinea le condizioni embrionali della narratività.
4.4.2 Strutture semio-narrative: il livello di superficie
Il passaggio dal livello profondo a quello superficiale avviene con il passaggio dall'astrazione del quadrato
ad una narratività con forme e modalità umane (narratività antropomorfizzata), con situazioni e azioni.
G. dice che il senso può essere colto solo attraverso la sua narrativizzazione.
Le differenze del quadrato a livello superficiale si trasformano in confronto-scontro tra soggetti e oggetti, con
un progressivo incremento di senso.
Per questa ragione G. ritiene fondamentale la descrizione della grammatica narrativa di superficie,
prendendo ispirazione dall'analisi della fiaba russa svolta da Vladimir Propp, il quale individua una serie di
funzioni narrative sempre uguali.
Es. Allontanamento, proibizione, violazione della proibizione, mancanza o sciagura, reazione dell'eroe,
ottenimento del mezzo magico, trasferimento spaziale tra due regni, lotta, vittoria, rimozione della sciagura o
della mancanza, ritorno, persecuzione, salvezza, soluzione, smascheramento, punizione del falso eroe,
matrimonio...
G. parla di attanti narrativi, tipi narrativi molto generali ed astratti, che non vanno confusi con i personaggi
della narrazione. Egli descrive un modello attanziale di questo tipo:
Destinante → Oggetto → Destinatario

Aiutante ← Soggetto ← Opponente
La prima azione è un contratto: un Destinante trasmette qualcosa a un Destinatario (es. il mandato a
compiere una certa azione). Il Destinante è colui che desidera lo svolgimento di un'azione e alla fine ne
certifica il successo con la sanzione; spesso i due ruoli sono ricoperti dallo stesso personaggio.
Tra Destinante e Destinatario c'è sempre in gioco un Oggetto concreto o astratto. Anche Destinatario e
Soggetto sono spesso lo stesso personaggio.
Di solito l'impresa del soggetto è circondata da circostanze favorevoli o non che si traducono in Aiutanti
(animati o non) e Opponenti (animati o non).
I ruoli attanziali sono ricoperti dagli attori che possono incarnare anche un ruolo tematico (il ricco, il potente,
il prigioniero...), così come possono esserci ruoli patemici per cui i personaggi da tristi diventano felici, da
calmi ansiosi...
I due ruoli di Soggetto e Oggetto si interdefiniscono reciprocamente: il Soggetto è tale solo nella relazione
con l'Oggetto. Si ricorre qui alla categoria di valore, estremamente importante per Saussure.
G. fa l'esempio: automobile-oggetto viene acquistata in virtù di diverse possibili valorizzazioni (rapidità
degli spostamenti, comodità, prestigio sociale, senso di potere...): sono i valori a determinare le dinamiche
narrative, mentre il ruolo giocato dagli oggetti è in definitiva marginale.
Floch (1990) riflette sul modo in cui l'oggetto macchina viene valorizzato negli spot pubblicitari. 4 tipi di
valorizzazione:
1) valorizzazione pratica (S1): corrisponde a valori di utilità (maneggevolezza, confort, robustezza)
2) valorizzazione utopica (S2): comprende valori esistenziali (identità, vita, avventura)
3) valorizzazione ludica (non S1): corrisponde alla negazione dei valori utilitari (lusso, gratuità,
raffinatezza, follia)
4) valorizzazione critica (non S2): corrisponde alla negazione dei valori esistenziali (rapporti
qualità/prezzo, innovazione/costo...).
Gli oggetti valorizzati costituiscono un incremento di senso rispetto al quadrato semiotico, e vanno a
costituire l'area della semantica narrativa. Il Soggetto tende verso il valore di cui, per lui, un Oggetto è
investito. E' in questa tensione che consiste l'organizzazione canonica degli enunciati narrativi.

Dai valori del quadrato si passa alla grammatica narrativa di superficie, poi, in virtù dei meccanismi
enunciativi, si arriva agli attori, agli spazi, ai tempi, ai temi, alle figure.
E' importante precisare che il Percorso Generativo non è il percorso di generazione del testo da parte del suo
autore, quanto piuttosto un quadro generale all'interno del quale si tenta di posizionare gli strumenti di cui
dispone la teoria.
“Generazione”, precisa bene Floch, si oppone a “genesi”: la costituzione del senso è uno sviluppo logico,
costruito a posteriori dall'analista, non è lo svolgimento temporale della sua materializzazione. La ricchezza
di significazione di un'opera non ha niente a che vedere con il tempo passato per concepirla e realizzarla.
4.5 Le passioni
G. tenta di gettare le basi di una semiotica delle passioni che integri il modello narrativo e discorsivo
espresso dal percorso generativo. La semiotica comincia così ad analizzare i sentimenti e le passioni
rappresentate nei discorsi.
G. tenta innanzitutto la strada dell'analisi lessematica delle passioni. Convinto che i lessemi siano
condensazioni che racchiudono strutture narrative e discorsive complesse, G. individua una passione
lessicalizzata (es. collera) e, servendosi delle definizioni dizionariali, la “smonta” scoprendo i percorsi
narrativi latenti. Il dizionario prevede una sequenza tipo “frustrazione”, “scontento”, “aggressività”, ma
anche “delusione” per un'attesa non soddisfatta → dal punto di vista narrativo questo implica un soggetto (di
stato) che ha fiducia verso un altro soggetto (del fare): se il soggetto del fare viene meno alla fiducia che il
soggetto di stato ha riposto in lui, l'insoddisfazione può portare alla collera.
Le passioni non sono analizzabili solo a partire dal lessico e dall'enciclopedia, ma anche a livello della
discorsività. Anche all'interno di un lessema Greimas cerca di costruire analiticamente un percorso,
scomponendo il lessema stesso. Ma il motore delle passioni non è sempre lo stesso: agendo con la
scomposizione si “svilisce” la passione.
4.6 Riepilogo
• Nel piano del contenuto dei linguaggi ci sono unità minimali, dette sèmi
• G. passa dalla considerazione dei segni ai sistemi semiotici (testi), parla di livello immanente dei
testi, cioè di strutture soggiacenti che caratterizzano i sistemi
• Il piano del contenuto dei linguaggi è pensato a strati, in cui dal livello più profondo e astratto,
tramite meccanismi di conversione, si arriva a un livello più superficiale e concreto. Il livello più
profondo è costituito dal quadrato semiotico, base per lo sviluppo di una grammatica narrativa del
livello di superficie. Da lì si arriva alle strutture discorsive, con la messa in scena del senso. Infine, al
livello della manifestazione, ci sono le strutture testuali
• Il percorso generativo di G. si fonda sul fatto che il senso può essere colto attraverso la sua
narrativizzazione, e ciò è valido per tutti i linguaggi
• Semiotica delle passioni: dà importanza alle emozioni e agli stati psicologici nella costruzione delle
significazioni.

5. SVILUPPI DELLA SEMIOTICA GENERATIVA


5.1 La sociosemiotica
La sociosemiotica si concentra sulla dimensione sociale della discorsività, volgendo il suo sguardo sul livello
immanente dei testi (semio-narrativo e discorsivo) per rilevarne le implicazioni sociali.
Può essere difficile distinguere la sociosemiotica da una semiotica generale: “Non ci sono oggetti che vanno
studiati dall'una o dall'altra, distintamente, ma oggetti che possono essere studiati sotto il profilo
sociosemiotico” [Pozzato, 2001]
L'idea è quella di studiare temi di interesse sociologico (moda, giornalismo, pubblicità, politica) usando i
modelli della semiotica narratologica. Tuttavia le lingue, le posture, le scritture, le comunicazioni visive,
sono tutte logiche sociali e in tal senso, appunto, una distinzione teorica tra semiotica generale e
sociosemiotica può perdere di significato: la sociosemiotica servirebbe più che altro a rafforzare un punto di
vista.
(5.1.1 La sociosemiotica come semiotica spettacolare)
Si suppone che tra la realtà sociale e i discorsi che la raccontano vi sia un rapporto speculare: la società si
rispecchia nei discorsi e, specchiandosi, si modifica. Si tratta di considerare i fenomeni sociali (i media, la
moda, la pubblicità, la politica) come dotati di linguaggi propri, come entità dotate di senso.
Es. i giornali raccontano una giornata della Borsa, un evento religioso o di moda; raccontandolo, lo
traducono in un loro linguaggio specifico. Da un lato ci sono gli eventi reali e dall'altro i discorsi sugli
eventi, entrambi considerati linguaggi dotati di senso.
(5.1.2 La sociosemiotica come teoria dell'azione-manipolazione)
La sociosemiotica indaga il mondo in cui nei discorsi (e con i discorsi) si modifica la competenza reciproca
dei soggetti. Lo spazio del discorso è lo spazio all'interno del quale si determina l'equilibrio dei rapporti tra
gli attori sociali, in cui si costruiscono le identità dei soggetti, si distribuiscono le competenze, si stipulano
contratti intersoggettivi. Il discorso diventa così spazio di interazione.
Le strategie discorsive mettono in atto manipolazioni (far-fare) che passano attraverso lo scambio delle
persuasioni (far-credere).
Landowski sostiene che la moda produce e gestisce le identità collettive, imprime un ritmo a un divenire
collettivo di cui essa è al tempo stesso motore e manifestazione visibile. La moda è un processo interattivo di
produzione e invenzione delle identità.
(5.1.3 Il sistema dei discorsi sociali)
Semprini (2003) porta l'esempio della comunicazione Benetton diretta da Oliviero Toscani, in cui il discorso
pubblicitario invade temi e valori politici e religiosi, che appartenevano tradizionalmente ad altri regimi
discorsivi (come quello giornalistico).
Myers (2003) analizza la pubblicità della Co-Operative Bank, nella quale si vedeva l'immagine di un elmetto
dal quale spuntavano delle astine: i pubblicitari ritennero che il pubblico vi avrebbe riconosciuto una mina
anti-uomo. Nell'annuncio la Banca prometteva che i soldi investiti non sarebbero mai andati a coloro che
fornivano armi ai regimi totalitari. Questo è un ulteriore tentativo di appropriarsi di temi di altri sistemi
discorsivi: il senso etico della banca diventa elemento base della marca, i clienti sono interessati al modo in
cui la banca agisce nella società e allo stesso modo, i dipendenti, si sentono membri di un'azienda etica.
Per quanto riguarda gli strumenti operativi della sociosemiotica ci si può concentrare sulla dimensione
narrativa (per vedere come il sociale si costruisce attraverso la narrazione) o su quella discorsiva (per vedere
come i sistemi narrativi vengono assunti da parte di attori sociali).
Marrone (2001) insiste molto sulla dimensione passionale dei discorsi sociali. Nel giornalismo, nella politica,
nella pubblicità le passioni costituirebbero i soggetti in profondità.
Vediamo ora alcuni temi su cui ha lavorato e sta lavorando la sociosemiotica.
5.1.4 Il discorso pubblicitario
Eco (1968) analizzando l'annuncio del sapone Camay tentava di gettare le basi per una retorica visiva della
pubblicità. Notava che la foto pubblicitaria presentava denotativamente un uomo e una donna che da
Sotheby's a Londra sono intenti a guardare dei quadri. L'uomo guarda la donna, lei ha in mano un catalogo
che non legge poiché percepisce lo sguardo di lui. Connotativamente la donna nordica attiva valori di
prestigio, la situazione lascia intendere che sia ricca, colta e di buon gusto. In basso il sapone è accostato a un
flacone di profumo: doppia metonimia (saponetta + flacone di profumo significa saponetta = flacone di
profumo). I due personaggi potrebbero assumere un valore antonomastico, rappresentando tutti i giovani
raffinati, modello da imitare.
Queste analisi hanno avuto il merito di superare l'idea della comunicazione pubblicitaria come persuasione
occulta, diffondendo l'idea che il messaggio pubblicitario non colpisce in modo subliminale un destinatario
passivo, ma si struttura in un complesso reticolo di registri e livelli, costringendo il pubblico a cooperare.
La complessità testuale dei messaggi pubblicitari giustifica l'intervento della semiotica. L'interesse
sociosemiotico va oltre gli aspetti persuasivi e strategici, ed insiste sul fatto che la pubblicità fa parte della
realtà sociale, è un discorso sociale: agisce nel reale e lo trasforma, rappresenta e modifica.
Essa diventa un documento dei gusti, delle inclinazioni, del linguaggio di un'epoca, uno specchio del sistema
culturale in cui è prodotta.
Questo comporta che nella sociosemiotica i prodotti pubblicizzati non sono analizzati nelle loro componenti
materiali, ma in quelle immateriali e simboliche, ci si concentra sulle strutture discorsive che si situano al di
sotto dei segni.
Il semiologo analizza il modo in cui i testi pubblicitari traducono narrativamente i valori, i desideri, le
motivazioni e le forme di razionalità del consumatore postmoderno.
Landowski (1989) ribadisce come il discorso pubblicitario sia un luogo per la messinscena di rapporti
sociali. Nel testo pubblicitario un'azienda deve configurare il proprio pubblico e mettere in scena il tipo di
rapporto che vuole stabilire con esso. Si possono immaginare due tipi di clientela: una autonoma, già
informata, mossa da una domanda di acquisto, ed una dipendente, da informare.
5.1.5 Il discorso giornalistico
Il primo interesse semiotico nei confronti dei giornali si è manifestato per il linguaggio specifico: se n'è
studiata per un certo periodo la complessità, l'oscurità, la settorialità.
Ci si è soffermati poi sulla tematizzazione: nel giornalismo della carta stampata i titoli e le immagini si
collegano in una rete, che costituisce a sua volta un testo. Tg e radiogiornali sfruttano la tematizzazione
organizzando collegamenti tra notizie nel flusso del giornale: a questo proposito è sempre più importante la
figura del conduttore.
La coesione tra le notizie può essere cercata anche tramite criteri di figurativizzazione: in questo caso è una
figura (un tribunale, un carcere, una piazza) a creare il collegamento tra due notizie.
Altra caratteristica testuale importante è la costruzione ed il mantenimento di un'identità di testata ben
riconoscibile, per attivare un processo di fidelizzazione. Importanti da questo punto di vista le rubriche, la
posta, i commenti periodici... Attraverso queste modalità il giornale procede alla produzione del sé.
Secondo Marrone (2001) l'aspetto sociosemioticamente più interessante è che il discorso giornalistico non
può essere inteso come mera rappresentazione del mondo esterno, ma come traduzione dei discorsi che
caratterizzano il mondo esterno e che interagiscono col giornale stesso. Andrebbe quindi superata l'idea di
una separazione tra mondo esterno e discorso giornalistico: quest'ultimo produce effetti di senso a seconda
delle strategie che mette in atto. L'obiettività giornalistica è pertanto una strategia discorsiva.
L'analisi sociosemiotica si sofferma anche sulla componente affettiva del discorso giornalistico: anche qui
non c'è separazione, poiché le passioni stanno nel mondo e il discorso giornalistico le traduce in una misura
dipendente dalle sue strategie.
5.1.6 Il discorso politico
Il c.d. “politichese” è astruso e complesso, strategicamente costruito. La semiotica ha cercato di superare la
contrapposizione tra politica dei fatti (azioni, leggi, sedute parlamentari, riunioni di partito...) e
comunicazione politica. Quest'ultima non rappresenta una realtà referenziale esterna, ma partecipa alla sua
creazione e alla sua trasformazione: uno sciopero è un'azione politica fortemente comunicativa. I due livelli
dell'azione e della comunicazione interagiscono.
Riveste un ruolo emblematico l'Opinione Pubblica, oggetto semiotico che si costruisce nei discorsi ed agisce
sulla prassi politica. Landowski (1989) vi si sofferma con attenzione. Sviluppando le varie possibilità su un
quadrato semiotico, egli propone il seg. schema:
“Opinione” = Destinante “Opinione” = anti-Destinante
La classe politica segue l'Opinione La classe politica delude l'Opinione

“Opinione” ) non-anti-Destinante “Opinione” = non Destinante


La classe politica sfida l'Opinione La classe politica affronta l'Opinione
Quindi, pur se non “esiste”, l'Opinione Pubblica può produrre, nei discorsi, precisi effetti di senso. Marrone
fa poi notare che, per quanto l'Opinione Pubblica sia sempre presente nel discorso politico, oggi la classe
politica sembra che si muova sulla base di passioni diffuse, forme di affettività, in funzione di stati
psicologici o sentimenti condivisi. Per rendere conto di queste nuove modalità è necessario allargare il
campo a categorie di tipo estesico e patemico, più che analizzarle sulla base delle grammatiche narrative.
(5.1.7 Lo spazio)
La spazialità è un linguaggio a tutti gli effetti, è uno dei modi con cui la società si rappresenta.
Emblematico in questo senso è il lavoro nel quale Lévi-Strauss (1958) ricostruisce i significati sociali
inscritti nella pianta di un villaggio Bororo.
Nello spazio entra in gioco la soggettività: il soggetto che entra e interagisce con lo spazio è sempre un
“oggetto sociale”. I posti a sedere, l'ordine di precedenza nell'acquisizione di un bene, sono oggetto di
continue rivendicazioni e controrivendicazioni. La semiotica è interessata all'efficacia simbolica di certi
luoghi (ad es. l'azione che la spazialità di uno stadio esercita sugli spettatori: sollecita a comportamenti
violenti o a rapporti pacifici?)
(5.2 L'estesia)
===
(5.3 Il corpo)
Luogo di costruzione della soggettività umana, che avviene sempre entro dinamiche intersoggettive e quindi
sociali (corpo-in-società).
La società oggi impone modelli corporei giovani, belli, sani – Barthes parla di razzismo giovane – con una
conseguente rimozione del corpo vecchio, malato: questa, per estensione, è la cancellazione sociale dell'idea
di morte. Volli (2002) afferma che il corpo è scritto, nel senso che su di esso lasciamo tracce di
significazione: il trucco, la dieta, sono scritture sul corpo, mostrando il corpo ci facciamo leggere, e questa
lettura non è mai neutra, investe fortemente l'emozione. Ogni corpo è progettato, è un sistema di
significazione-comunicazione.
Il recupero della corporeità all'interno della semiotica è ormai un dato acquisito e sta aprendo ampie
prospettive di ricerca. Analizzando il modo in cui il corpo “prende posizione”, stabilisce un legame tra il
mondo esterocettivo (piano dell'espressione) e quello interocettivo (piano del contenuto) ci si sposta verso lo
studio dei processi di emergenza del senso, in un'ottica marcatamente post-strutturale.

PARTE SECONDA – LA SEMIOTICA INTERPRETATIVA


6. CHARLES SANDERS PEIRCE: l'abduzione, la semiosi, i segni
6.1 Brevi cenni bio-bibliografici
Nasce a Cambridge nel 1839. La sua formazione è prevalentemente scientifica: a 16 anni entra nel college di
Harvard dove il padre insegna matematica. Si laurea in chimica; nel 1864-5 tiene le sue prime lezioni di
Logica della scienza. Per varie ragioni, tra cui il suo carattere eccentrico, non riesce ad inserirsi nel mondo
accademico. Nel 1869 entra all'osservatorio di Harvard come assistente astronomo. Nel 1907 è ridotto in
miseria: alcuni amici gli fanno tenere conferenze al Philosophy Club di Harvard per aiutarlo. Muore per un
tumore nel 1914.
Il riconoscimento tardivo della sua importanza è dovuta in gran parte al suo mancato inserimento nell'ambito
universitario, che non gli ha consentito la pubblicazione e la circolazione dei suoi lavori. Parte dei suoi scritti
sono raccolti nei Collected Papers, raccolta di 8 volumi pubblicata a Harvard dal 1931 al 1958. Per le 40mila
pagine dei restanti manoscritti è in corso un progetto editoriale. Si occupò di matematica, fisica, logica,
filosofia. E' ritenuto il fondatore della semiotica angloamericana contemporanea.
6.2 La teoria della conoscenza: verso una semiotica cognitiva
6.2.1 Contro il nominalismo e l'intuizionismo
La teoria della conoscenza di P. è contro: 1) il nominalismo e 2) l'intuizionismo.
1) P. si oppone al nominalismo in favore del realismo. Il nominalismo è una dottrina filosofica per la quale
concetti generali o universali (“animale”, “uomo”...) non esistono come realtà, sono le cessità del pensiero
umano per parlare delle cose, sono solo operazioni mentali. P. argomenta contro il nominalismo in 3 modi:
i) la scienza sperimentale crede all'esistenza di leggi oggettive da scoprire
ii) se ci sono principi logici interni alla mente, com'è possibile che essi siano universali e comunicabili?
iii) Il nominalismo contrasta col principio di evoluzione, in particolare con l'idea di un cambiamento
delle specie naturali (come si adeguano le operazioni mentali alle modifiche ambientali?)
2) P. rifiuta l'intuizionismo cartesiano, cioè l'ipotesi che parte della conoscenza della realtà esterna sia
diretta e immediata; è invece convinto che una conoscenza fondata sul concetto di segno sia una conoscenza
mediata. L'esperienza dimostra che la conoscenza procede per ipotesi e assestamenti, anche laddove questa
procedura non è immediatamente evidente.
Alla tesi della conoscenza mediata si può opporre l'idea che sia comunque necessario un punto di partenza,
una premessa intuitiva nascosta su cui poggiare le inferenze seguenti.
Proni (1990) riporta 3 requisiti che riassumono la confutazione dell'intuizionismo:
1. se non è ipotizzabile la conoscenza intuitiva, ogni cognizione è determinata da cognizioni precedenti
2. se l'introspezione interna non suppone una conoscenza intuitiva, ogni ipotesi su ciò che avviene al
nostro interno ha senso solo in quanto spiega eventi esterni
3. l'unica forma del pensiero è quella che si attua attraverso i segni
Insomma il pensiero, secondo P., è obbligatoriamente inferenziale e l'inferenza corrisponde ai 3 requisiti
appena descritti.
6.2.2 Deduzione, induzione, abduzione
Se l'uomo non può servirsi di intuizioni immediate per conoscere la realtà, è costretto a fare ragionamenti,
inferenze.
– DEDUZIONE –
CASO: A (quest'uomo è un governatore)
REGOLA: se A allora B (se un uomo è governatore, allora riceve grandi onori)
RISULTATO: B (quest'uomo riceve grandi onori)
Il caso è un'occorrenza a cui viene applicata una regola generale, il risultato è la conseguenza dell'applica-
zione della regola al caso.
Il ragionamento deduttivo non comporta alcun rischio: ci si limita a calcolare una conseguenza logica.
– INDUZIONE –
CASO: quest'uomo è un governatore
RISULTATO: quest'uomo riceve grandi onori
REGOLA: (forse) se un uomo è governatore allora riceve grandi onori
Nell'induzione caso e risultato sono premesse da cui, per generalizzazione, si istituisce una regola. Ma la
regola ha un margine di rischio e l'unico modo per confermarla sarebbe verificare sperimentalmente che tutti
i governatori ricevano effettivamente grandi onori.
– ABDUZIONE –
RISULTATO: quest'uomo riceve grandi onori
REGOLA: se un uomo è governatore, allora riceve grandi onori
CASO: (forse) quest'uomo è un governatore
Qui avviene il vero salto logico rischioso. L'abduzione è l'inferenza di un caso da una regola e un risultato. E'
una scommessa: nessuno ci garantisce che l'uomo sia governatore, lo ipotizziamo e lo concludiamo noi.
Anche in questo caso si dovrebbe ricorrere a una verifica sperimentale.
Per P. l'abduzione regola ogni forma di indagine, serve a spiegare i fatti: dato un fatto sorprendente, che non
riusciamo a spiegare, siamo portati a fare ipotesi e a stabilire nuove leggi.
Il termine medio, la regola, è la sua chiave di volta. La scommessa sta nel considerare il risultato come un
caso da ricondurre a una regola che non è necessariamente l'unica regola funzionante: potrebbero essercene
altre ugualmente valide.
Secondo Bonfantini e Proni (1983), il margine di rischio delle abduzioni può dare luogo a almeno 3 tipi di
abduzione, con tre gradi ascendenti di originalità e creatività:
1) 1° tipo: la legge-mediazione cui ricorrere è data in modo obbligante e automatico o semiautomatico
(es. la sensazione: sulla base della nostra costituzione organica una certa sensazione di colore sorge
necessariamente come risultato dell'impatto di un'impressione sull'occhio, che il nostro organismo
riconduce a una spiegazione semplificata, “questo è rosso”)
2) 2° tipo: la legge viene reperita per selezione nell'ambito dell'enciclopedia disponibile (abduzioni
scientificamente significative, ad es. ipotesi di Keplero sull'ellitticità dell'orbita di Marte)
3) 3° tipo: la legge viene costituita ex novo, inventata (è il caso di quelle scoperte rivoluzionarie che
cambiano radicalmente un paradigma scientifico consolidato.
6.3 La semiosi: Oggetto, Segno, Interpretante
Se nessuna conoscenza è intuitiva, allora ogni atto di cognizione è mediato.
La mediazione è attuata attraverso la semiosi, oggetto di studio della semiotica.
La semiosi è un processo che coinvolge un segno, un oggetto e un interpretante, sempre compresenti.
L'oggetto (o Oggetto Dinamico)è inteso come realtà esterna, ed è il motore della semiosi, è identificabile con
“la cosa in sé”, l'oggetto quale esso è. Per rendere conto degli oggetti della realtà esterna, abbiamo bisogno di
segni: questi costituiscono il fulcro della semiosi, in quanto mediano tra l'oggetto e l'interpretante. Per
svolgere la loro funzione mediatrice i segni devono illuminare l'oggetto, coglierne le qualità, costituirne
un'idea.
Il segno per P. non è biplanare nel senso in cui lo intendevano Saussure e Hjelmslev, tuttavia in diversi
passaggi anche P. sembra riferirsi a un'espressione che rimanda a un contenuto. Tant'è che per indicare il
contenuto di un segno egli parla di Oggetto Immediato. Se l'Oggetto Dinamico era l'oggetto esterno, quello
Immediato è il significato.
L'unica via per delineare il contenuto di un segno, è ricorrere a un interpretante, un altro segno che ci dice
qualcosa in più rispetto al segno di partenza.
Se dobbiamo spiegare cos'è un cane a un bambino, gli diremo che è un animale che ha certe caratteristiche,
gli mostreremo delle foto, gliene disegneremo uno, gli diremo che può essere fedele ma anche pericoloso:
tutti questi segni sono interpretanti che ci servono per delineare un significato del segno /cane/.
Essendo l'Oggetto Immediato l'insieme di tutti gli interpretanti di un certo segno, ne consegue che siano
possibili conoscenze solo parziali; ecco perché la semiosi è illimitata, perché il ricorso agli interpretanti è
potenzialmente infinito.
Per P. c'è un interpretante immediato, una sorta di primo effetto del segno sulla mente dell'interprete; un
interpretante dinamico, l'effetto realmente prodotto sulla sua mente; un interpretante logico-finale,
un'interpretazione che blocca, anche se solo temporaneamente, il processo potenzialmente infinito della
semiosi. L'unico modo per approdare a un punto di stabilità è l'adozione di un abito intepretativo, una
tendenza a un comportamento, il più perfetto resoconto di un concetto che si possa esprimere in parole
consisterà in una descrizione dell'abito che si calcola che quel concetto produca.
Su questa idea P. fonda la dottrina filosofica del pragmatismo1.
Esempi sulla semiosi:
/chiesa/ è un segno che sta per un Oggetto Dinamico, che è la chiesa intesa come realtà esterna, in tutta la sua
complessità reale e concettuale. Tuttavia usando questo segno, seleziono necessariamente dei tratti dell'O.D.
che mi interessano: potrei parlarne dal punto di vista architettonico, o parlare della chiesa in quanto gerarchia
ecclesiastica, commentare le scelte politiche del Vaticano... Queste proprietà vanno a costituire il ground, ciò
che viene trasmesso dell'O.D. secondo un certo profilo. L'O.I. sarà il contenuto del segno, la somma dei vari
grounds. Nel circuito della semiosi questa casella può essere riempita solo facendo ricorso agli interpretanti
(foto di una chiesa, articolo di giornale, enciclica...)
(6.4 La classificazione dei segni: icone, indici, simboli)
P. propone una classificazione dei segni molto complessa, da cui si possono isolare tre tipologie principali:
– icona: segno motivato per somiglianza con l'oggetto (es. illustrazioni, ritratti, caricature, suoni
onomatopeici...)
– indice: segno motivato per continuità fisica con l'oggetto (es. dito puntato verso qualcosa, impronta
digitale...)
– simbolo: segno convenzionale (es. segni del linguaggio naturale, della matematica, del codice della
strada, dei gradi militari...)
6.5 Riepilogo
• La semiotica per P. è una semiotica cognitiva: si fonda su una teoria della conoscenza anti-
intuizionista (per conoscere è necessario fare continue inferenze, ipotesi, interpretazioni attraverso le
quali ci avviciniamo all'approssimazione della realtà)
• L'inferenza fondamentale è l'abduzione
• Se la conoscenza è inferenziale, l'uomo deve servirsi di segni per attivare l'interpretazione
• Oggetto, segno e interpretante sono i tre poli della semiosi, struttura triadica
• L'oggetto è il motore della semiosi (realismo di Peirce)
• I significati si costituiscono grazie ai segni, che mediano tra gli oggetti e gli interpretanti
• Poiché ogni interpretante ne può attivare altri in una catena infinita, la semiosi è illimitata, tuttavia P.
prevede stadi intermedi di sospensione, ricorrendo all'interpretante logico-finale, che blocca

1 Il pragmatismo concepisce il pensiero non come una contemplazione passiva di una verità prestabilita, o una
ricezione passiva di dati sensibili provenienti dall'esterno, ma come un processo di intervento attivo sulla realtà. In
questa prospettiva generale, si configura, con P., come teoria del significato, ed identifica il significato di un'espressione
con l'insieme delle conseguenze pratiche che derivano dalla sua accettazione.
temporaneamente il flusso della semiosi
• Nella classificazione dei segni la tricotomia fondamentale è quella di simbolo, indice, icona

7. UMBERTO ECO: il modello enciclopedico e la cooperazione interpretativa


7.1 Brevi cenni bio-bibliografici
Nasce ad Alessandria nel 1932. Si laurea in filosofia a Torino nel 1954 con una tesi sull'estetica di Tommaso
d'Aquino. Nel 1962 pubblica Opera aperta, nel 1968 La struttura assente, nel 1975 Trattato di semiotica
generale, nel 1979 Lector in Fabula, nel 1984 Semiotica e filosofia del linguaggio, nel 1990 I limiti
dell'interpretazione, nel 1997 Kant e l'ornitorinco, nel 2003 Dire quasi la stessa cosa.
7.2 Il Trattato di semiotica generale: la teoria dei codici
Eco riconosce due domini della disciplina semiotica: una teoria dei codici e una teoria della produzione
segnica.
Nella teoria dei codici tutto ruota attorno alla funzione segnica, cioè alla relazione espressione/contenuto di
derivazione saussuriane e hjelmsleviana.
Per definire il concetto di codice Eco ricorre alla similitudine con un bacino collocato a monte, chiuso da due
montagne, regolato da una diga: una serie di segnali elettrici (lampadine) indicano lo stato dell'acque e
richiedono delle risposte del destinatario.
(a) (b) (c)
lampadine stati dell'acqua risposte del destinatario
AB livello critico evacuazione
BC livello d'allarme stato d'allarme
CD livello di sicurezza stato di riposo
AD livello di insufficienza immissione
A partire da questo modello, si possono mettere in evidenza quattro fenomeni che caratterizzano un codice:
1) una serie di segnali regolati da leggi combinatorie interne: i segnali (AB, BC...) non vanno pensati
come collegati agli stati dell'acqua o alle risposte del destinatario, ma solo come elementi che
compongono la struttura combinatori: essi costituiscono un sistema sintattico;
2) una serie di stati dell'acqua. Questi contenuti possono essere autonomi rispetto ai segnali elettrici
(potrebbero essere veicolati da un qualunque altro sistema significante, ad es, da delle bandiere).
Pensati così vanno a costituire un sistema semantico;
3) una serie di possibili risposte comportamentali da parte del destinatario. Anche qui il sistema è
autonomo: le risposte comportamentali possono essere stimolate anche da altri sistemi significanti;
4) una regola che associa alcuni elementi del sistema (1) con alcuni elementi del sistema (2) o (3): le
unità del sistema sintattico, associate a quelle del sistema semantico corrispondono a una data
risposta. → Solo questa opzione può essere detta codice. Gli altri esempi sono s-codici, sistemi che
possono sussistere indipendentemente da qualsiasi proposito significativo e comunicativo.
7.2.1 Funzione segnica, denotazione, connotazione
In codice associa gli elementi di un sistema veicolante (espressione) a quelli di un sistema veicolato
(contenuto). Si ha funzione segnica quando un'espressione è correlata a un contenuto.
Un segno non è un'entità fisica. La funzione segnica stabilisce una correlazione astratta; le occorrenze
segniche, invece, investono le sostanze.
Un segno non è un'entità semiotica fissa, ma il luogo d'incontro di elementi tra loro indipendenti: per questp
è meglio parlare di funzione segnica.
I segni sono risultati provvisori di regole di codifica, stabiliscono correlazioni transitorie. Ad es.
l'espressione /piano/ può essere correlata ai contenuti “livello”, “progetto”, “lentamente”, “strumento
musicale”.
Seguendo le indicazioni di H. e B., E. passa a considerare la possibilità di superelevazione di codici: è il caso
in cui un primo codice stabilisce un significato (denotazione) ed un secondo codice vi si istituisce sopra,
“parassitariamente”, veicolando un ulteriore significato (connotazione).

ESPRESSIONE CONTENUTO
Espressione Contenuto (denot.) (connot.)
AB livello critico evacuazione
BC livello d'allarme stato d'allarme
CD livello di sicurezza stato di riposo
AD livello di insufficienza immissione
7.2.2 Le interazioni dei codici: le decodifiche aberranti
Per E. un testo è un reticolo di messaggi dipendenti da diversi codici e sottocodici che, potendo in parte
differire da emittente a destinatario, possono determinare il successo o l'insuccesso di una comunicazione.
Ad es., il sistema culturale del destinatario potrebbe attivare interpretazioni non previste dall'emittente:
questi fenomeni sono detti aberrazioni comunicative, o decodifiche aberranti.
Eco e Fabbri (1978) hanno individuato delle possibilità:
1) incomprensione del messaggio per totale carenza del codice: l'informazione arriva come segnale
fisico ma non subisce alcuna decodifica, passa come rumore;
2) incomprensione del messaggio per disparità dei codici: quando il codice dell'emittente è mal
conosciuto dal ricevente, o quando alle unità del codice dell'emittente vengono attribuiti significati
che mutano completamente nel contesto in cui appaiono (es. il dito puntato in certe civiltà significa
indicazione, in altre maledizione)
3) incomprensione del messaggio per interferenze circostanziali: il destinatario è in possesso del codice
dell'emittente, capisce il messaggio, ma è mosso da esigenze in conflitto con il tipo di persuasione
che l'emittente vorrebbe indurre (es lettore di sinistra che legge un quotidiano conservatore tenderà a
ricondurre l'informazione entro il proprio sistema di aspettative consolidato)
4) rifiuto del messaggio per delegittimazione dell'emittente: c'è completa comprensione ma il sistema di
credenze o le pressioni circostanziali del destinatario sono così forti e in contrasto da operare un
volontario stravolgimento del senso.
I primi due casi possono trovare spiegazione teorica in due ipotesi sociolinguistiche, l'ipotesi deficitaria
(esistono culture subalterne che non hanno un bagaglio di conoscenze adeguate alla decodifica di certi
messaggi per scarsa scolarizzazione, posizione svantaggiata nella struttura sociale...) e l'ipotesi differenziale
(la cultura “colta” differisce da quella “popolare” per il suo orientamento prevalentemente metalinguistico e
universalistico, si stacca dal contesto enunciativo).
Il terzo e quarto caso rientrano in quella che E. definisce guerriglia semiologica nella quale ha peso
fondamentale l'ideologia.
7.3 Dal modello semantico dizionariale al modello enciclopedico
Dopo una prima fase in cui E. sviluppa una semiotica di tipo strutturale, si sposta verso una semiotica
interpretativa, su due versanti strettamente correlati:
– nello studio del significato, attraverso cui arriva a delineare un modello semantico ad istruzioni in
formato di enciclopedia;
– nello studio dell'attività interpretativa, attraverso cui studia la cooperazione interpretativa nei testi
narrativi, anche se poi torna a più riprese su quelli che sono i limiti dell'interpretazione.
E. ritiene che la semantica di H., definita semantica a dizionario poiché si basa su elementi linguistici che
devono definirne altri, e sull'idea che le parole abbiano significati definiti e precisi, sia effettivamente in
grado di spiegare una serie di fenomeni semantici, come la sinonimia o la parafrasi (una pecora è un ovino
femmina), le similarità, le differenze, l'antinomia (uomo antonimo di donna), l'iponimia, l'iperonimia (equino
iperonimo di cui stallone e l'iponimo).
Tuttavia il modello di H. presenta almeno 2 problemi:
– il problema dell'interpretazione delle figure del contenuto (il toro è un bovino maschio, ma cosa
significa bovino e cosa maschio?
– il problema della limitatezza dell'inventario che racchiude le figure del contenuto (H. dice che deve
essere limitato, ma non come procedere per limitarlo)
E' a causa di questa inconsistenza che E. arriva a sostenere la necessità della semantica a enciclopedia: se il
modello dizionariale definisce /uomo/ come la somma di una serie di tratti (“maschio” + “umano”), il
modello enciclopedico penserà al significato del termine come l'insieme di tutti gli interpretanti relativi al
termine stesso (“maschio”, “adulto”, “umano”, ma anche aspetti anatomici “gambe”, “braccia”, “testa”,
sociali “capacità di organizzazione in gruppi”, dimensione psicologica, storia della sua evoluzione,
illustrazioni che lo rappresentano, fotografie, pitture...): si sconfinerò nella dimensione complessa delle
conoscenze del mondo.
In questo modo cade l'idea di definire il significato attraverso una serie di tratti di natura linguistica e si
consolida l'ipotesi di un significato aperto, definito da conoscenze linguistiche e conoscenze sul mondo.
Appare qui fondamentale la teoria di P. e in particolare il principio d'interpretanza, che diviene presupposto
dell'intero modello.
Intesa così l'enciclopedia non può che essere un postulato semiotico: non è descrivibile nella sua totalitò. Eco
sostiene che si possano dare delle rappresentazioni “locali”: quando due persone comunicano attivano delle
porzioni enciclopediche che consentono la comprensione reciproca. Dei vari termini verranno utilizzati solo
quelli che il contesto rende pertinenti e utili, consentendo la rapidità e il successo delle comunicazioni
quotidiane.
Nel Trattato di semiotica generale E. abbozza una forma di rappresentazione enciclopedica locale in cui le
denotazioni si attivano in relazione ai contesti e alle circostanze attraverso le denotazioni e le connotazioni,
determinando percorsi di lettura interni all'enciclopedia.
Prima il segno era inteso come (E=C), ora il suo modello diventa quello dell'inferenza (se p allora q).
Se per Saussure l'espressione e il contenuto erano come il recto e il verso di un foglio, ora il contenuto di un
segno è attivato sulla base di un pacchetto di istruzioni: ecco perché si parla di semantica a istruzioni.
Trovano così larghe convergenze la semantica (studio della significazione) e la pragmatica (studio dei
contesti comunicativi).
Violi (1992) individua 4 livelli di enciclopedia:
1) globale: è il livello più generale e astratto. Enciclopedia intesa come repertorio di tutti i saperi e le
interpretazioni;
2) enciclopedia come sapere medio: individua le conoscenze e i saperi che caratterizzano una data
cultura e che la differenziano da tutte le altre. E' un'enciclopedia locale privilegiata;
3) competenza enciclopedica: l'enciclopedia si intende qui come la competenza media che un individuo
deve possedere per appartenere a una data cultura;
4) competenza semantica: competenza più specificatamente linguistica, riguarda le regole semantiche
che organizzano i significati di una lingua.
I primi due si riferiscono all'ambito collettivo, gli ultimi due alla dimensione individuale.
7.4 La cooperazione interpretativa
Il concetto di enciclopedia è centrale perché costituisce il punto di riferimento per regolare l'attività
interpretativa: l'ipotesi è che due persone che comunicano devono attivare porzioni enciclopediche,
selezionare contesti, scegliere proprietà semantiche, escluderne altre.
I contesti sono caratterizzati da usi, convenzioni e peculiarità che regolano le relazioni comunicative dei
soggetti che si muovono l loro interno: l'enciclopedia registra queste convenzioni sottoforma di regole,
codici, sottocodici, sceneggiature.
E. si concentra sul rapporto testo-destinatario. Diventa centrale in questo senso la dimensione pragmatica: un
testo postula il suo destinatario come condizione indispensabile per la propria capacità comunicativa.
(7.4.1 Il Lettore Modello)
(7.4.2 La manifestazione lineare e le circostanze di enunciazione)
(7.4.3 Codici e sottocodici: le sceneggiature, frames)
(7.4.4 Il topic e l'isotopia)
(7.4.5 Le strutture narrative: fabula e intreccio)
(7.4.6 Previsioni e passeggiate inferenziali)
(7.4.7 Uso e interpretazione)
Un testo è una catena di artifici espressivi che devono essere attualizzati dal destinatario. E' dunque qualcosa
di incompleto, poiché prevede sempre una competenza grammaticale da parte del destinatario ed è sempre
intessuto di un “non detto”, che richiede l'attivazione del lettore.
Quindi un testo è incompleto senza l'intervento di un lettore che, con la sua attività interpretativa, riempia di
senso gli “spazi bianchi” di cui il testo è necessariamente intessuto.
Questa affermazione può essere interpretata in 2 modi, uno più moderato e uno più radicale (sostenuto da E.
nel Lector in fabula, 1979):
– il testo non comunica nulla senza l'intervento di un destinatario competente in grado di
comprenderlo;
– il testo non solo non è in grado di comunicare nulla, ma neppure in grado di significare nulla in
assenza di un interprete competente.
E. formula l'immagine del proprio lettore ideale, capace di cooperare all’attualizzazione testuale come
l’autore pensava, e di muoversi interpretativamente così come l'autore si è mosso generativamente.
Se un testo inizia con ‘C’era una volta’, ancia un segnale che immediatamente seleziona il proprio lettore
modello, che dovrebbe essere un bambino, o qualcuno che è disposto ad accettare una storia che vada al di là
del senso comune.” (Eco, Sei passeggiate nei boschi narrativi, 1994).
Il lettore modello può non coincidere con il lettore empirico.
Perché la comunicazione “funzioni” è necessaria la cooperazione interpretativa, la collaborazione del lettore
empirico, il quale deve fare inferenze, previsioni, ipotesi per riempire il non detto, assumere la posizione del
lettore modello, grazie alle istruzioni fornite dall'autore, sia esplicite che implicite (segnali, allusioni, indizi).
Il lettore si confronterà con la fabula (ordine cronologico degli eventi) e l'intreccio (storia così come ci viene
raccontata, come appare in superficie, fatta di flashback, anticipazioni, pause...).
I testi giocano sulla suspance, sulle previsioni che vengono via via confermate o disattese. Per fare ciò il
lettore fa passeggiate inferenziali, esce metaforicamente dal testo, recupera le sue sceneggiature comuni e fa
ragionamenti del tipo: “la situazione è x e, in base alla mia esperienza e ai testi che conosco, posso prevedere
che succederà y”.
Le “istruzioni per l'uso” basilari per la lettura di un testo sono contenute all'interno del “patto comunicativo”.
7.5 La natura contrattuale del significato
7.5.1 Tipi cognitivi e Contenuto Nucleare
In Kant e l'ornitorinco (1997) E. affronta una serie di questioni semiotiche che riguardano i processi
cognitivi e consolida l'idea che il significato si possa delineare sollo sulla base di continue negoziazioni.
La percezione, o meglio, l'inferenza percettiva può essere intesa come uno stadio primario dell'attività
semiotica, una sorta di precondizione della semiosi, sulla base della quale formiamo degli schemi, detti Tipi
Cognitivi (TC) grazie ai quali riconosciamo le occorrenze concrete.
Es. degli aztechi: quando essi assistettero allo sbarco dei conquistadores e si trovarono per la prima volta di
fronte ai cavalli, li considerarono inizialmente cervi e solo dopo lunghe frequentazioni con gli Spagnoli
appresero informazioni su questi animali e trovarono loro un nome specifico nella loro lingua. Essi
elaborarono un primo TC del cavallo, sulla cui base furono in grado di riconoscere i cavalli che comparirono
successivamente (occorrenze).
I TC sono privati, sono posseduti dagli individui per i processi percettivi di riconoscimento; tuttavia vengono
collettivizzati: si cerca di chiarire insieme quali tratti debbano comporre il TC-cavallo. Questi elementi
condivisi intersoggettivamente possono essere considerati interpretanti (es. la forma del cavallo, il tipo di
galoppo, la sua alimentazione...): sono chiamati da E. Contenuto Nucleare (CN).
TC privato, porta a parlare di un fenomeno di semiosi percettiva
CN pubblico, porta a parlare di un fenomeno di accordo comunicativo
Accanto a queste due forme può esserci una conoscenza allargata, che E. chiama Contenuto Molare (CM),
una conoscenza specialistica e settoriale che va oltre il CN.
Ad es. uno zoologo avrà un CM di cavallo molto più ampio del CN della comunità.
Significativa in questo senso la storia scientifica dell'ornitorinco, mammifero che depone uova, che alla fine
del '700 mette in crisi il quadro categoriale dell'epoca. Solo nel 1884, dopo controversie e discussioni si
stabilirà che appartiene alla categoria dei monotremi, mammiferi e ovipari al contempo. Sono stati 80 anni di
negoziazioni che hanno messo in evidenza il funzionamento della dialettica della conoscenza, nella quale si
procede riaggiustando il quadro categoriale via via che si conoscono nuovi fenomeni.
La dialettica tra quadro categoriale e nuove esperienze percettive ha un correlato semiotico:
– nella prospettiva strutturalista di H., secondo cui la nostra competenza semantica è organizzata in un
quadro di tipo categoriale, e gli elementi della forma del contenuto si strutturano sulla base di
opposizioni e differenze;
– nella prospettiva cognitivo-interpretativa di P., secondo cui il significato si costituisce
nell'interpretazione e dall'organizzazione strutturale si arriva al modello a enciclopedia.
Queste due prospettive devono coesistere, completarsi a vicenda, per E., ed è su questo equilibrio felicemente
instabile che procede la nostra conoscenza.
7.5.2 La negoziazione del significato nelle traduzioni
In Dire quasi la stessa cosa (2003), lavoro dedicato alla traduzione, E. afferma che come si negoziano i
significati da attribuire alle espressioni che usiamo, allo stesso modo si negozia il significato nelle traduzioni.
Tradurre significa partire da un testo elaborato in un certo sistema linguistico e costruirne un doppio in un
altro sistema linguistico che possa avere aspetti analoghi dal punto di vista sintattico, stilistico, metrico,
passionale.
Ogni traduzione presenta margini di infedeltà, che dipendono dal traduzione e dalla continua attività di
negoziazione.
Le parti in gioco sono molte:
– il testo fonte, con i suoi diritti autonomi e la figura dell'autore empirico, con le sue eventuali pretese
di controllo e tutta la cultura in cui il testo nasce;
– il testo di arrivo, la cultura in cui appare, il sistema di aspettative dei suoi lettori, l'industria editoriale
Dalle pratiche di traduzione appare che, se i sistemi linguistici possono apparire incommensurabili, essi sono
certamente comparabili: se il 'bois' francese non corrisponde esattamente al 'legno' italiano o al 'timber'
inglese, questo non vuol dire che francesi, italiani e inglesi non siano in grado di comparare i tre termini
tenendo presenti le aree semantiche ad essi relativi.
Se cade l'idea del linguaggio come “padrone tirannico” del pensiero, capace di modellare la cultura e il
comportamento, …
– o esistono modalità universali di segmentazione, impalcatura profonda soggiacente alle apparenti
segmentazioni operate dalle lingue
– o si danno linee di tendenza, disposizioni basilari della realtà che permettono la comparazione tra
lingue e consentono di andare al di là delle forme del contenuto di ciascuna lingua.
Si delinea l'ipotesi dell'esistenza di uno “zoccolo duro dell'essere”, un modo in cui vanno le cose
indipendentemente dall'intervento delle lingue.
7.6 Riepilogo
• Trattato di semiotica generale risente molto del lavoro di H.; teoria dei codici. Un codice è un
dispositivo che collega diversi sistemi, un s-codice è un sistema che regola solo un ordine
• La funzione segnica è costituita da uno o più elementi di un piano dell'espressione
convenzionalmente correlati a uno o più elementi di un piano del contenuto. Come diceva G. è una
relazione esclusivamente formale e si distingue dalle occorrenze concrete della comunicazione
• Ai codici della denotazione possono aggiungersi quelli della connotazione e il testo può diventare un
reticolo di significazioni su vari livelli
• Nella comunicazione l'interazione dei codici può dare fenomeni di decodifica aberrante
• Le semantiche a dizionario hanno dei limiti: E. propone una semantica a enciclopedia, che considera
tutti gli interpretanti possibili per la descrizione di un significato. L'enciclopedia diventa così
un'ipotesi regolativa; è possibile descrivere solo enciclopedie locali, porzioni di enciclopedia
• Il sistema è a istruzioni: dato x, se occorre nel contesto y, il significato sarà z
• Con il modello enciclopedico semantica e pragmatica si fondono: i significati dipendono dal contesto
• L'attività interpretativa è cooperativa: per E. ogni testo può essere interpretato dal destinatario sulla
base della propria competenza enciclopedica. Per rendere conto di questa attività interpretativa E.
delinea vari livelli, che vanno dalla manifestazione lineare, alle circostanze di enunciazione, all'uso
di codici, sottocodici, frames
• Il significato si può delineare sulla base di continue contrattazioni: si modifica e si riarticola sulla
base di negoziazioni che dipendono dagli individui, dalla civiltà, dalla cultura

8. Il campo interpretativo: il modello semantico di PATRIZIA VIOLI


8.5 Riepilogo
La teoria di Violi parte dal presupposto secondo il quale il linguaggio – e quindi la sua componente
semantica – affonda le sue radici nell'esperienza.
Le parole funzionano come dispositivi inferenziali, elementi che attivano possibili inferenze e guidano
l'interpretazione del testo, imponendo vincoli di diverso grado.
Dal punto di vista strutturale le unità lessicali presentano proprietà essenziali, non cancellabili, e proprietà
tipiche, eliminabili.
Dal punto di vista della delimitazione del significato lessicale, la competenza enciclopedica, intesa come
insieme ideale di tutto il sapere, viene integrata dalla competenza semantica, intesa come il tipo di
conoscenze che gli individui devono avere per poter condividere una data lingua e partecipare a una certa
cultura.
Alla competenza inferenziale, basata su un'ampia serie di connessioni logico-ipotetiche, si affianca la
competenza referenziale, basata sulla capacità di “mappare” i termini lessicali sul mondo, di stabilire
riferimenti appropriati tra lessico e entità esterne.
Questa teoria si basa sull'idea che i significati presentino delle regolarità e che siano sostanzialmente stabili.
Infatti la prospettiva internalista sostenuta da Violi vede il contesto non solo come qualcosa di esterno, ma
soprattutto come qualcosa di creato e costruito dall'uso di un termine, per cui le parole non possono darsi
fuori contesto, ma sono sempre indicizzate a un contesto standard di riferimento.
Questa ipotesi ha come corollario l'idea che il significato abbia natura schematica e che le unità lessicali
siano indicizzate a dei frames soggiacenti.
I frames sono composti, anch'essi, da proprietà essenziali non cancellabili e da proprietà tipiche eliminabili.
Se ne può dedurre che non può esistere un modello unificato per la descrizione del sistema lessicale, perché
le unità lessicali sono strutturate diversamente a seconda delle salienze esperienziali: questo conferma la
centralità dell'esperienza.
9. CONCLUSIONI
9.1 La svolta generativa
Con S. prende corpo l'idea che i sistemi di significazione, oggetto di studio di quella che dovrà essere la
semiologia, possano essere studiati dal punto di vista della langue, della dimensione sociale del linguaggio e
da una prospettiva sincronica.
Al centro delle idee di S. c'è il contetto di valore. Il segno si definisce per il suo valore relazionale,
oppositivo e differenziale.
H. riprende le idee di S., considerando la lingua come struttura e cercando delle costanti, che andrebbero
ricercate nel livello immanente dei segni. La distinzione tra livello immanente e livello manifesto era già
presente in fase embrionale in S., diventa presupposto epistemologico con H. e viene ripreso con forza da G.,
il quale pensa di descrivere il piano del contenuto dei linguaggi proprio a partire dal livello immanente,
prefigurando un percorso generativo del senso organizzato per livelli (dai più profondi ai più superficiali).
La semiotica strutturale si caratterizza quindi per il suo approccio:
– intralinguistico
– immanente
– basato sull'idea di scomporre l'oggetto di analisi, di pensarlo come una struttura composta di più
livelli.
G. raccoglie l'eredità strutturalista ed è interessato all'organizzazione semiotica che presiede alla generazione
del senso, e quindi dei testi. Chi oggi cerca di sviluppare la sua eredità riparte proprio dalla svolta semiotica
che ha portato l'attenzione sui sistemi e i processi della significazione.
B. decreta la supremazia della lingua naturale, che ha il potere di rendere significanti tutti i sistemi. La sua
semiologia svela le incrostazioni ideologiche che la borghesia ha calato sulla lingua.
E., infine, decide di allontanarsi da S. e accoglie alcune intuizioni di P.: l'esigenza di costruire una
classificazione dei segni, l'idea di porre il modello dell'inferenza alla base del rinvio segnico.
Sappiamo che la significazione si definisce come relazione di rinvio tra elementi materiali (espressioni) ed
entità concettuali (contenuti). Secondo Fabbri (1998) la “svolta semiotica” consisterebbe nello spostare
l'attenzione verso le strutture soggiacenti della significazione: occorre definire la semiotica come una teoria
dei sistemi e dei processi della significazione (Fabbri e Marrone, 2000).
Servendosi di Foucault, Fabbri individua il luogo dell'analisi semiotica non nelle parole né nelle cose, ma
negli oggetti, punti in cui i due livelli si trovano a convergere. La semiotica della svolta non è interessata agli
aspetti referenziali del linguaggio, alle capacità che può avere un segno di riferirsi a un oggetto della realtà,
ma ai segni in quanto oggetti, luoghi in cui le parole interagiscono con le cose, i discorsi con la realtà.
Es. la prigione può essere pensata come un'espressione (un elemento materiale) il cui contenuto (aspetto
concettuale) può essere considerato l'illegalità, cioè l'immagine che una certa epoca si fa della delinquenza.
Foucault si sofferma sull'evoluzione storica della prigione anche dal punto di vista della sua disposizione
architettonica e, analizzando questi aspetti, cerca di ricostruire il modo in cui in diversi periodi storici si è
considerata la delinquenza e si è elaborato il concetto di pena.
Il paradigma semiotico della svolta considera il “mondo naturale” come sistema di significazione e quindi
come linguaggio traducibile in altri linguaggi, superando l'idea che il linguaggio naturale debba avere la
supremazia. In un articolo di giornale che parla di una sfilata di moda, entra in funzione un linguaggio scritto
che traduce un altro; un critico che spiega un quadro usa il linguaggio verbale per tradurre quello visivo.
I linguaggi non si riferiscono a cose esterne, ma attraverso strategie, costruiscono effetti di senso, che in
determinate condizioni sono effetti di reale. Per descrivere questi effetti dobbiamo ricorrere alla narratività e
all'affettività.
Il linguaggio non è lo strumento di una semplice mediazione tra oggetto e soggetto, tra essere e pensiero,
come spesso è stato sostenuto in filosofia: è semmai il luogo della loro reciproca costituzione (Fabbri e
Marrone, 2000).
La semiotica struttural-generativa ha una vocazione sistematica e una vocazione scientifica, assicurata da un
sistema a quattro livelli:
1) empirico, momento in cui la semiotica analizza i testi per svelare i funzionamenti del senso;
2) metodologico, in cui si mettono a punto i concetti;
3) teorico, nel quale si definiscono le categorie;
4) epistemologico, di connessione dei livelli precedenti.
9.2 L'avvento della semiotica dell'interpretazione
Sull'altro versante P. propone una semiotica che si inserisce in una più ampia teoria della conoscenza, in cui i
soggetti devono confrontarsi con una realtà, attuare processi di cognizione, interpretare oggetti...
Gli oggetti, intesi come realtà esterna, sono il primo motore del circuito triadico denominato semiosi. Essi
“spingono” perché il circuito si attivi, tuttavia non determinano direttamente i significati.
L'unica forma del pensiero è quella che si attua attraverso segni e l'unico modo per costruire il significato di
questi segni è ricorrere ad altri segni, gli interpretanti.
Secondo Bonfantini (1987) questa visione può avere una grave conseguenza: concepire come possibile solo
la comunicazione tra parlanti che posseggono lo stesso codice. Se vi fosse asimmetria, la decodifica di un
messaggio non sarebbe possibile. E' Wittgenstein, con le Ricerche filosofiche (1953) a legittimare lo
spostamento dell'attenzione dalla semantica alla pragmatica: egli sostiene che il significato della parola è il
suo uso.
Il cambio di paradigma che permette di superare S. avviene però grazie alla diffusione del pensiero di P.,
soprattutto a opera di E., dagli anni '70 in poi: i giochi comunicativi possono cominciare ad essere visti come
confronti anche asimmetrici tra emittenti e destinatari, poiché l'interazione comunicativa è osservata in
un'ottica interpretativa, nelle pratiche degli scambi sociali.
E' in virtù di questo spostamento che E. abbandona un primo abbozzo di teoria dei codici, tutto impostato
sulla linea S. - H., per approdare a una teoria semiotica di impostazione interpretativa.
Sullo sfondo prende forma un modello semantico a istruzioni in formato di enciclopedia, fondato sulla
convergenza di conoscenze linguistiche e conoscenze del mondo, nonché sull'interazione tra semantica e
pragmatica, proprio perché i significati dipendono dagli usi, dai contesti, dai partecipanti all'atto
comunicativo.
Questa diversa angolazione chiarisce le differenze rispetto a G.: se G. era interessato al sistema semiotico che
permette la generazione di un testo, E. sposta l'attenzione sul rapporto testo-destinatario. I testi sono pigri,
reticenti, intessuti di non detto: al momento della ricezione i destinatari devono cooperare per riempire gli
spazi bianchi, devono interpretare.
Se in G. al centro c'è il percorso generativo, in E. c'è la cooperazione interpretativa: si tratta di due punti di
vista differenti rispetto allo stesso oggetto, come sottolinea Violi (1982), di due prospettive che in qualche
misura possono completarsi a vicenda.
Il paradigma cognitivo-interpretativo privilegia:
– la semiosi rispetto alla semiotica sistematica
– la diacronia rispetto alla sincronia
– l'interpretante rispetto al codice
– l'interpretazione rispetto alla rappresentazione.
L'oggetto di studio non è più la significazione intesa come sistema di corrispondenze tra un piano
dell'espressione e un piano del contenuto, ma la semiosi, il circuito che parte dalla realtà esterna e ha il suo
fulcro nei segni che generano interpretanti.
Si studia il modo in cui il senso si costruisce nell'interpretazione.
Il comunicare e il significare vengono sempre più concepiti come azioni, atti linguistici, che producono a
loro volta sul destinatario e sulla realtà socio-culturale, “effetti di senso” (Bonfantini, 1987).
Il concetto di codice è posto in posizione marginale: sono solo utili finzioni, approssimazioni teoriche che
rappresentano in modo semplificato certe omogeneità e similarità.
In alcune versioni più moderate, come quella di Violi, la dinamica dell'interpretazione coesiste con la
regolarità dei codici.
La soggettività individuale assume un ruolo centrale: è un'istanza che si costruisce nel linguaggio, è la fonte
portante della semiosi.
In questo paradigma la semiotica è intesa come un campo di problemi, un luogo di incontro di riflessioni
interdisciplinari attorno al tema generale del linguaggio e della comunicazione. Dunque un campo più che
una disciplina.
Mentre la semiotica strutturale si contraddistingue per la sua vocazione empirica, in quanto disciplina che
lavora sui testi, la semiotica interpretativa ha anzitutto una vocazione filosofica, che la fa in larga misura
convergere con la filosofia del linguaggio. E. (1984) descrive 3 livelli della semiotica:
– la semiotica generale è di natura filosofica, pone categorie generali alla luce delle quali sistemi
diversi possano essere comparati;
– le semiotiche specifiche sono grammatiche di particolari sistemi di segni (es. linguaggio gestuale dei
sordi, segnaletica stradale, una lingua, fonologia...);
– le semiotiche applicate sono pratiche interpretativo-descrittive che hanno lo scopo di rendere il
discorso su un dato testo intersoggettivamente controllabile.