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Ho scritto “I giorni nascosti” con il desiderio di cercare nello sviluppo del raccon

to alcune possibili reazioni o risposte agli avvenimenti imprevedibili e inspieg


abili che possono affacciarsi alla vita di una persona: l'incontro con il propri
o passato, la scoperta di non conoscere davvero chi si ama, il dover affrontare
il vuoto dei ricordi perchè la realtà supera la razionalità della memoria.
Non sempre nella vita le cose vanno come dovrebbero. A volte i giorni sembrano r
ipetersi, altre sembrano giocare a fare le capriole e ci portano a rivivere e ri
percorrere errori e sensazioni per superarli definitivamente o per meglio farli
propri.
Attraverso il percorso della protagonista, ai suoi piccoli passi quotidiani per
re-imparare a conoscere il passato e le persone che lo popolano, che di volta in
volta si presentano difformi dalle sue certezze, è possibile intravedere un'anal
ogia con quanto ognuno di noi fa, ogni giorno, andando alla ricerca di se stess
o.
Le vicende raccontate esprimono che la strada è difficile per tutti, sia che la no
stra realtà sia lineare e fluente, a volte persino monocorde, sia che ogni giorno
vi si affacci un dubbio, un'incertezza in più nel progredire.
Intanto si insinuano in questa strada varie vie laterali, che di volta in volta
aiutano, frenano, incoraggiano, spaventano. E sono i personaggi secondari: l'ami
ca-confidente, roccia di certezze e di appiglio; il parente scomodo, infido e d
oppio; un nuovo amore, incerto e insicuro, che lentamente si rivela; antiche con
oscenze, che ancorano al passato, infondono introspezione; un inspiegabile nemic
o, che neppure la giustificazione dell'invidia riesce a razionalizzare.
Nel libro, tuttavia, la protagonista ce la fa. Riesce a raggiungere una pacifica
zione con la propria realtà, scoprendo lati reconditi di chi le sta accanto e risc
oprendo il nuovo nell'antico, anche in se stessa. Il lavoro di scavo paziente ne
lla propria memoria e nel proprio dolore la porta a riscoprire la pace interiore
che per lungo tempo era stata sopita dal rimpianto e dalla negazione di sè.
Un lieto fine? No, un finale pacificatore. Il lieto fine esiste solo nelle favol
e. Mi piace invece lasciare chi legge con un filo di speranza. Perchè nella vita n
on è sempre così, anche se di serenità abbiamo tutti bisogno. E ci fa piacere trovarne
un po' almeno nei romanzi.
Un filo di speranza che vorrebbe essere di consolazione e di augurio per ognuno
di noi, alla perenne ricerca di uscire dai nostri errori e difetti, per diventa
re, ogni giorno gradualmente, lentamente e faticosamente, migliori.