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In riferimento alle ultime pubblicazioni sul blog “Made in Desio”, relative all’accostamento del mio nome al passaggio

del Primo cittadino del comune di Campobello di Licata a Desio, ritengo doveroso fare alcune
precisazioni che, invero, avrei gradito non fare, ma che le circostanze mi inducono a comunicare.
Innanzitutto, onde evitare fraintendimenti di sorta, affermo con assoluta fermezza l’orgoglio delle
mie origini siciliane. Sono fiero - da sempre - che i miei genitori abbiano avuto i natali nella Terra
degli scrittori Sciascia e Tomasi di Lampedusa, del conte di Notarbartolo, dei giudici Livatino,
Falcone, Borsellino, dell’attivista Peppino Impastato, delle numerose ed oneste genti che l’hanno
dovuta abbandonare per cercare fortuna nel Nord delle industrie, dei servizi avanzati e della sanità
perfettibile-che-funziona-meglio-che-altrove. Se oggi questa parte d’Italia eccelle è grazie anche al
contributo dei miei e degli altrui avi del sud, trasferitisi nel settentrione il più delle volte per
“pitittu” (fame) e per necessaria ricerca di opportunità, condizioni, queste, che hanno accomunato,
invero, molti italiani, anche lombardi, nel periodo a partire dall’unificazione proclamata il 17 marzo
di centocinquanta anni fa, obbligandoli a compiere le medesime, dolorose scelte dei compatrioti
meridionali.
Come si può facilmente intuire, sono molto meno fiero di vedere accostata la Sicilia ed i siciliani,
quindi anche quelli della folta comunità campobellese, all’estirpabile piaga della mafia, fatto umano
che, come ogni fatto umano (dalla criminalità organizzata alle forme della delinquenza comune, dai
partiti alle associazioni, dalle imprese economiche lecite alle intraprese illecite), è destinato ad
avere un inizio ed una fine. Sono certo che molti “terroni” trapiantati in regione Lombardia siano
persone perbene, integerrime e rispettose delle leggi tanto quanto lo sono gli autoctoni desiani e
brianzoli. Di contro, sono consapevole che la nostra comunità è abitata da delinquenti di qualsiasi
provenienza, pronti a tutto pur di raggiungere i propri obbiettivi di potere e di arricchimento anche
attraverso la violenza e l’esercizio arbitrario dell’attività politica per fini non legittimi.
Fortunatamente si tratta di sacche minoritarie che tutti insieme dovremmo cercare di isolare, stanare
e sconfiggere attraverso l’esperimento di azioni comuni che devono passare, in primis, da un
rispetto maggiore delle Istituzioni nelle quali alcuni dei contendenti di questa campagna elettorale
eserciteranno le loro funzioni pubbliche.
Fatta la premessa chiarificatrice di cui sopra, mi sembra quanto meno opportuno far presente che la
mia candidatura a sindaco non è legata a doppio filo alle vicende della comunità campobellese né
deve essere considerata sua espressione diretta o indiretta. L’essermi presentato alla competizione
per la poltrona di Primo cittadino è stata una scelta travagliata, frutto di un’analisi mia personale e
del gruppo di Lega Italia che mi sostiene. Continuare a scrivere sui blog che sono il figlio di un noto
esponente originario della cittadina è una cosa che, per quanto mi riguarda, non rileva sotto
l’aspetto dell’appeal politico che mi auguro di riuscire a suscitare con modalità differenti dai
cosiddetti “appoggi”. Nemmeno quello dell’esponente di punta dell’amministrazione di Campobello
di Licata mi ha mai interessato, in primo luogo perché non credo che questo espediente riuscirà ad
influenzare (né in positivo né in negativo) l’esito delle prossime consultazioni elettorali desiane. Del
resto, poi, e con tutto il rispetto per la carica istituzionale che ricopre, non stiamo parlando del
sostegno elettorale del sindaco di Londra, Parigi, New York o Milano, ma del passaggio di un
politico che ha fatto il suo dovere di partito e che, tuttavia, non conosce di Desio e dei suoi cittadini
(siciliani e non) problemi, umori, aspirazioni, sensazioni, bisogni e desideri. In che modo, quindi, il
suo passaggio possa determinare il risultato elettorale francamente mi sfugge. Ma se anche
accadesse ciò che era nelle intenzioni dei promotori di questa iniziativa, personalmente la cosa non
suscita interesse perché mi piace pensare che le mie sorti politiche possano dipendere più da me e
dal lavoro dei ragazzi del gruppo a cui appartengo che dalle altrui e non necessariamente gradite
intercessioni. Questo modus operandi lascio che lo utilizzino altri proprio perché non appartengono
allo spirito che soggiace alle decisioni che ho consapevolmente effettuato. Io sto cercando di
accreditarmi agli occhi dei desiani tutti, a prescindere dalla loro origine, attraverso la bontà delle
mie idee e la forza dei miei principi liberali. A ciò aggiungo che mi considero prima italiano ed
europeo che brianzolo, padano, siciliano o quant’altro ed è per la città Desio e per l’Italia che mi
piacerebbe profondere, d’ora innanzi, i miei sforzi.
“Noi fummo da secoli calpesti e derisi perché non siam popolo perché siamo divisi/ raccolgaci
un’unica bandiera, una speme/ di fonderci insieme già l’ora suonò” (G. Mameli)
Credo che queste belle strofe nostro inno nazionale siano sufficienti per descrivere l’atteggiamento
che ho inteso assumere sin dall’inizio della competizione elettorale.
Cordialmente,

Davide La Greca
(candidato sindaco di Lega Italia)

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